Miscellanea ,
VENERABILI
FRATELLI
,
SALUTE
E
APOSTOLICA
BENEDIZIONE
Il
fermo
proposito
,
che
fin
dai
primordi
del
Nostro
Pontificato
abbiamo
concepito
,
di
voler
consacrare
tutte
le
forze
che
la
benignità
del
Signore
si
degna
concederCi
alla
restaurazione
di
ogni
cosa
in
Cristo
,
Ci
risveglia
nel
cuore
una
grande
fiducia
nella
potente
grazia
di
Dio
,
senza
la
quale
nulla
di
grande
e
di
fecondo
per
la
salute
delle
anime
possiamo
pensare
od
imprendere
quaggiù
.
Nello
stesso
tempo
però
sentiamo
più
che
mai
vivo
il
bisogno
di
essere
secondati
unanimemente
e
costantemente
nella
nobile
impresa
da
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
chiamati
a
parte
dell
ufficio
Nostro
pastorale
,
da
ognuno
del
Clero
e
dei
singoli
fedeli
alle
vostre
cure
commessi
.
Tutti
in
vero
nella
Chiesa
di
Dio
siamo
chiamati
a
formare
quell
unico
corpo
,
il
cui
capo
è
Cristo
:
corpo
strettamente
compaginato
,
come
insegna
l
Apostolo
Paolo
(
Eph
.
IV
,
16
)
,
e
ben
commesso
in
tutte
le
sue
giunture
comunicanti
,
e
questo
in
virtù
dell
operazione
proporzionata
di
ogni
singolo
membro
,
onde
il
corpo
stesso
prende
l
aumento
suo
proprio
e
di
mano
in
mano
si
perfeziona
nel
vincolo
della
carità
.
E
se
in
quest
opera
di
"
edificazione
Corpo
di
Cristo
"
(
Eph
.
IV
,
12
)
è
Nostro
primo
ufficio
d
insegnare
,
additare
il
retto
modo
da
seguire
e
proporne
i
mezzi
,
di
ammonire
ed
esortare
paternamente
,
è
altresì
dovere
di
tutti
i
Nostri
figliuoli
dilettissimi
,
sparsi
pel
mondo
,
di
accogliere
le
parole
Nostre
,
di
attuarle
dapprima
in
se
stessi
e
di
concorrere
efficacemente
ad
attuarle
eziandio
negli
altri
,
ciascuno
secondo
la
grazia
da
Dio
ricevuta
,
secondo
il
suo
stato
ed
ufficio
,
secondo
lo
zelo
che
ne
infiamma
il
cuore
.
Qui
vogliamo
soltanto
ricordare
quelle
molteplici
opere
di
zelo
in
bene
della
Chiesa
,
della
società
e
degli
individui
particolari
,
comunemente
designati
col
nome
di
azione
cattolica
,
che
fioriscono
per
grazia
di
Dio
in
ogni
luogo
e
che
abbondano
altresì
nella
nostra
Italia
.
Voi
ben
intendete
,
Venerabili
Fratelli
,
quanto
esse
Ci
debbano
tornar
care
e
quanto
intimamente
bramiamo
di
vederle
rassodate
e
promosse
.
Non
solo
a
più
riprese
ne
abbiamo
trattato
a
voce
con
parecchi
almeno
di
voi
,
e
col
principali
loro
rappresentanti
in
Italia
nell
occasione
che
essi
Ci
recavano
in
persona
l
omaggio
della
loro
devozione
e
del
loro
affetto
filiale
,
ma
altresì
pubblicando
Noi
su
questo
argomento
o
facendo
pubblicare
con
la
Nostra
Autorità
vari
Atti
,
che
tutti
già
conoscete
.
Vero
è
che
alcuni
di
questi
,
come
richiedevano
le
circostanze
per
Noi
dolorose
,
erano
piuttosto
diretti
a
rimuovere
gli
ostacoli
al
più
spedito
procedere
dell
azione
cattolica
e
a
condannare
certe
tendenze
indisciplinate
,
che
con
grave
danno
della
causa
comune
si
andavano
insinuando
.
Però
Ci
tardava
il
cuore
di
rivolgere
a
tutti
eziandio
una
parola
di
paterno
conforto
e
di
eccitamento
acciocché
sul
terreno
,
per
quanto
è
da
Noi
,
sgombro
dagli
impedimenti
,
si
continui
ad
edificare
il
bene
e
ad
accrescerlo
largamente
.
Ci
è
dunque
ben
grato
di
farlo
ora
con
le
presenti
Nostre
Lettere
a
comune
consolazione
,
nella
certezza
che
le
parole
Nostre
saranno
da
tutti
dolcemente
ascoltate
e
seguite
.
Vastissimo
è
il
campo
dell
azione
cattolica
,
la
quale
per
sé
medesima
non
esclude
assolutamente
nulla
di
quanto
,
in
qualsiasi
modo
,
diretto
od
indiretto
,
appartiene
alla
divina
missione
della
Chiesa
.
Di
leggieri
si
riconosce
la
necessità
del
concorso
individuale
a
tant
opera
,
non
solo
per
la
santificazione
delle
anime
nostre
,
ma
anche
per
diffondere
e
sempre
meglio
dilatare
il
Regno
di
Dio
negli
individui
,
nelle
famiglie
e
nella
società
,
procurando
ciascuno
,
secondo
le
proprie
forze
,
il
bene
del
prossimo
con
la
diffusione
della
verità
rivelata
,
con
l
esercizio
delle
virtù
cristiane
e
con
le
opere
di
carità
o
di
misericordia
spirituale
e
corporale
.
Questo
è
il
camminare
degno
di
Dio
,
a
che
ci
esorta
San
Paolo
,
così
da
piacergli
in
ogni
cosa
,
producendo
frutti
di
ogni
opera
buona
e
crescendo
nella
scienza
di
Dio
:
"
Ut
ambuletis
digne
Deo
per
omnia
placentes
:
in
omni
opere
bono
fructificantes
et
crescentes
in
scentia
Dei
"
(
Coloss
.
I
,
10
)
.
Oltre
a
questi
però
v
è
un
gran
numero
di
beni
appartenenti
all
ordine
naturale
a
cui
la
missione
della
Chiesa
non
è
direttamente
ordinata
,
ma
che
pure
sgorgano
dalla
medesima
,
quasi
naturale
sua
conseguenza
.
Tanta
è
la
luce
della
Rivelazione
cattolica
,
che
si
diffonde
vivissima
su
ogni
scienza
;
tanta
la
forza
delle
massime
evangeliche
,
che
i
precetti
della
legge
naturale
si
radicano
più
sicuri
ed
ingagliardiscono
;
tanta
infine
l
efficacia
della
verità
e
della
morale
insegnate
da
Gesù
Cristo
,
che
lo
stesso
benessere
materiale
degli
individui
,
della
famiglia
e
della
società
umana
si
trova
provvidenzialmente
sostenuto
e
promosso
.
La
Chiesa
,
pure
predicando
Gesù
Cristo
crocifisso
,
scandalo
e
stoltezza
innanzi
al
mondo
(
I
Cor
.
I
,
23
)
,
è
divenuta
ispiratrice
e
fautrice
primissima
di
civiltà
;
e
la
diffusione
per
tutto
dove
predicavano
i
suoi
apostoli
,
conservando
e
perfezionando
gli
elementi
buoni
delle
antiche
civiltà
pagane
,
strappando
dalla
barbarie
ed
educando
a
civile
consorzio
i
nuovi
popoli
che
al
suo
seno
materno
si
rifugiavano
,
diede
all
intera
società
,
bensì
a
poco
a
poco
,
ma
con
tratto
sicuro
e
sempre
più
progressivo
,
quell
impronta
tanto
spiccata
,
che
ancora
oggi
universalmente
conserva
.
La
civiltà
del
mondo
è
civiltà
cristiana
;
tanto
è
più
vera
,
più
durevole
,
più
feconda
di
frutti
preziosi
,
quanto
è
più
nettamente
cristiana
;
tanto
declina
,
con
immenso
danno
del
bene
sociale
,
quanto
all
idea
cristiana
si
sottrae
.
Onde
,
per
la
forza
intrinseca
delle
cose
,
la
Chiesa
divenne
anche
di
fatto
custode
e
vindice
della
civiltà
cristiana
.
E
tale
fatto
in
altri
secoli
della
storia
fu
riconosciuto
e
ammesso
;
formò
anzi
il
fondamento
inconcusso
delle
legislazioni
civili
.
Su
quel
fatto
poggiarono
le
relazioni
tra
la
Chiesa
e
gli
Stati
,
il
pubblico
riconoscimento
dell
autorità
della
Chiesa
nelle
materie
tutte
che
toccano
in
qualsivoglia
modo
la
coscienza
,
la
subordinazione
di
tutte
le
leggi
dello
Stato
alle
divine
leggi
del
Vangelo
,
la
concordia
dei
due
poteri
dello
Stato
e
della
Chiesa
,
nel
procurare
in
tal
modo
il
bene
temporale
dei
popoli
,
che
non
ne
abbia
a
soffrire
l
eterno
.
Non
abbiamo
bisogno
di
dirvi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
quale
prosperità
e
benessere
,
quale
pace
e
concordia
,
quale
rispettosa
soggezione
all
autorità
e
quale
eccellente
governo
si
otterrebbero
e
si
manterrebbero
nel
mondo
,
se
si
potesse
attuare
ovunque
il
perfetto
ideale
della
civiltà
cristiana
.
Ma
posta
la
lotta
continua
della
carne
contro
lo
spirito
,
delle
tenebre
contro
la
luce
,
di
Satana
contro
Dio
,
tanto
non
è
da
sperare
,
almeno
nella
sua
piena
misura
.
Onde
continui
strappi
si
vanno
facendo
alle
pacifiche
conquiste
della
Chiesa
,
tanto
più
dolorosi
e
funesti
,
quanto
più
la
società
umana
tende
a
reggersi
con
principi
avversi
al
concetto
cristiano
,
anzi
ad
apostatare
interamente
da
Dio
.
Non
per
questo
è
da
perdere
punto
il
coraggio
.
La
Chiesa
sa
che
le
porte
dell
inferno
non
prevarranno
contro
di
lei
;
ma
sa
ancora
che
avrà
nel
mondo
premura
,
che
i
suoi
apostoli
sono
inviati
come
agnelli
tra
lupi
,
che
i
suoi
seguaci
saranno
sempre
coperti
d
odio
e
di
disprezzo
,
come
d
odio
e
di
disprezzo
fu
saturato
il
divino
suo
Fondatore
.
La
Chiesa
va
quindi
innanzi
imperterrita
,
e
mentre
diffonde
il
Regno
di
Dio
là
dove
non
fu
peranco
pregiudicato
,
si
studia
per
ogni
maniera
di
riparare
alle
perdite
nel
Regno
già
conquistato
.
"
Restaurare
tutto
in
Cristo
"
è
stata
sempre
la
divisa
della
Chiesa
,
ed
è
particolarmente
la
Nostra
nei
trepidi
momenti
che
traversiamo
.
Ristorare
ogni
cosa
,
non
in
qualsivoglia
modo
,
ma
in
Cristo
:
"
in
Lui
,
tutte
le
cose
che
sono
in
Cielo
ed
in
terra
"
,
soggiunse
l
Apostolo
(
Eph
.
I
,
10
)
:
ristorare
in
Cristo
non
solo
ciò
che
appartiene
propriamente
alla
divina
missione
della
Chiesa
di
condurre
le
anime
a
Dio
,
ma
anche
ciò
che
,
come
abbiamo
spiegato
,
da
quella
divina
missione
spontaneamente
deriva
,
la
civiltà
cristiana
nel
complesso
di
tutti
e
singoli
gli
elementi
che
la
costituiscono
.
E
poiché
Ci
fermiamo
a
quest
ultima
sola
parte
della
restaurazione
desiderata
,
voi
vedete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
quanto
aiuto
tornano
alla
Chiesa
quelle
schiere
elette
di
cattolici
che
si
propongono
appunto
di
riunire
insieme
tutte
le
forze
vive
,
a
fine
di
combattere
con
ogni
mezzo
giusto
e
legale
la
civiltà
anticristiana
,
riparare
per
ogni
modo
i
disordini
gravissimi
che
da
quella
derivano
;
ricondurre
Gesù
Cristo
nella
famiglia
,
nella
scuola
,
nella
società
;
ristabilire
il
principio
dell
autorità
umana
come
rappresentante
di
quella
di
Dio
;
prendere
sommamente
a
cuore
gli
interessi
del
popolo
e
particolarmente
del
ceto
operaio
ed
agricolo
,
non
solo
istillando
nel
cuore
di
tutti
il
principio
religioso
,
unico
vero
fonte
di
consolazione
nelle
angustie
della
vita
,
ma
studiandosi
di
rasciugarne
le
lacrime
,
di
raddolcirne
le
pene
,
di
migliorare
la
condizione
economica
con
ben
condotti
provvedimenti
;
adoperarsi
quindi
perché
le
pubbliche
leggi
siano
informate
a
giustizia
,
e
si
correggano
o
vadano
soppresse
quelle
che
alla
giustizia
si
oppongono
:
difendere
infine
e
sostenere
con
animo
veramente
cattolico
i
diritti
di
Dio
in
ogni
cosa
e
quelli
non
meno
sacri
della
Chiesa
.
Il
complesso
di
tutte
queste
opere
sostenute
e
promosse
in
gran
parte
dal
laicato
cattolico
e
variamente
ideate
a
seconda
dei
bisogni
propri
di
ogni
nazione
e
delle
circostanze
particolari
in
cui
versa
ogni
paese
,
è
appunto
quello
che
con
termine
più
particolare
e
certo
nobile
assai
suoi
essere
chiamato
azione
cattolica
,
ovvero
azione
dei
cattolici
.
Essa
in
tutti
i
tempi
venne
sempre
in
aiuto
della
Chiesa
,
e
la
Chiesa
tale
aiuto
ha
sempre
accolto
favorevolmente
e
benedetto
,
sebbene
a
seconda
dei
tempi
si
sia
variamente
esplicato
.
Ed
è
infatti
da
notare
qui
subito
,
che
non
tutto
ciò
che
potrà
essere
stato
utile
,
anzi
unicamente
efficace
nei
secoli
andati
,
torna
oggi
possibile
restituire
allo
stesso
modo
:
tanti
sono
i
cangiamenti
radicali
che
col
correre
dei
tempi
s
insinuano
nella
società
o
nella
vita
pubblica
,
e
tanti
i
nuovi
bisogni
che
le
circostanze
cambiate
vanno
di
continuo
suscitando
.
Ma
la
Chiesa
nel
lungo
corso
della
sua
storia
ha
sempre
ed
in
ogni
caso
dimostrato
luminosamente
di
possedere
una
meravigliosa
virtù
di
adattamento
alle
variabili
condizioni
del
consorzio
civile
,
talché
,
salva
sempre
l
integrità
e
l
immutabilità
della
fede
e
della
morale
,
e
salvi
egualmente
i
sacrosanti
suoi
diritti
,
facilmente
si
piega
e
si
accomoda
in
tutto
ciò
che
è
contingente
ed
accidentale
alle
vicende
dei
tempi
ed
alle
nuove
esigenze
della
società
.
La
pietà
,
dice
San
Paolo
,
a
tutto
si
acconcia
possedendo
le
promesse
divine
,
così
per
i
beni
della
vita
presente
,
come
per
quelli
della
vita
futura
.
"
Pietas
autem
ad
omnia
utilis
est
,
promissionem
habens
vitæ
,
quæ
nunc
est
,
et
futuræ
"
(
I
Tim
.
IV
,
8
)
.
E
però
anche
l
azione
cattolica
,
se
opportunamente
cambia
nelle
sue
forme
esterne
e
nei
mezzi
che
adopera
,
rimane
sempre
la
stessa
nei
principi
che
la
dirigono
e
nel
fine
nobilissimo
che
si
propone
.
Perché
poi
nello
stesso
tempo
torni
veramente
efficace
,
converrà
diligentemente
avvertire
le
condizioni
che
essa
medesima
impone
,
se
ben
si
considerino
la
sua
natura
ed
il
suo
fine
.
Anzitutto
dov
essere
altamente
radicato
nel
cuore
che
lo
strumento
vien
meno
,
se
non
è
acconcio
all
opera
che
si
vuol
eseguire
.
L
azione
cattolica
(
come
si
ritrae
ad
evidenza
dalle
cose
anzidette
)
poiché
si
propone
di
ristorare
ogni
cosa
in
Cristo
,
costituisce
un
vero
apostolato
ad
onore
e
gloria
di
Cristo
stesso
.
Per
bene
compierlo
ci
vuole
la
grazia
divina
,
e
questa
non
si
dà
all
apostolo
che
non
sia
unito
a
Cristo
.
Solo
quando
avremo
formato
Gesù
Cristo
in
noi
,
potremo
più
facilmente
ridonarlo
alle
famiglie
,
alla
società
.
E
però
quanti
sono
chiamati
a
dirigere
o
si
dedicano
a
promuovere
il
movimento
cattolico
devono
essere
cattolici
a
tutta
prova
,
convinti
della
loro
fede
,
sodamente
istruiti
nelle
cose
della
Religione
,
sinceramente
ossequienti
alla
Chiesa
ed
in
particolare
a
questa
suprema
Cattedra
Apostolica
ed
al
Vicario
di
Gesù
Cristo
in
terra
;
di
pietà
vera
,
di
maschie
virtù
,
di
puri
costumi
e
di
vita
così
intemerata
che
tornino
a
tutti
di
esempio
efficace
.
Se
l
animo
non
è
così
temprato
,
non
solo
sarà
difficile
promuovere
negli
altri
il
bene
,
ma
sarà
quasi
impossibile
procedere
con
rettitudine
d
intenzione
e
mancheranno
le
forze
per
sostenere
con
perseveranza
le
noie
che
reca
seco
ogni
apostolato
,
le
calunnie
degli
avversari
,
le
freddezze
e
la
poca
corrispondenza
degli
uomini
anche
dabbene
,
talvolta
perfino
le
gelosie
degli
amici
e
degli
stessi
compagni
di
azione
,
scusabili
senza
dubbio
,
posta
la
debolezza
dell
umana
natura
,
ma
pure
grandemente
pregiudizievoli
e
causa
di
discordie
,
di
attriti
,
di
domestiche
guerricciuole
.
Solo
una
virtù
paziente
e
ferma
nel
bene
,
e
nello
stesso
tempo
soave
e
delicata
,
è
capace
di
rimuovere
o
diminuire
questa
difficoltà
,
così
che
l
opera
a
cui
sono
dedicate
le
forze
cattoliche
non
ne
vada
compromessa
.
Tale
è
la
volontà
di
Dio
,
diceva
San
Pietro
ai
primitivi
fedeli
,
che
col
ben
fare
chiudiate
la
bocca
agli
uomini
stolti
.
"
Sic
est
voluntas
Dei
,
ut
bene
facientes
obmutescere
faciatis
imprudentium
hominum
ignorantiam
"
(
I
Petr
.
II
,
15
)
.
Importa
inoltre
ben
definire
le
opere
intorno
alle
quali
si
devono
spendere
con
ogni
energia
e
costanza
le
forze
cattoliche
.
Quelle
opere
devono
essere
di
così
evidente
importanza
,
così
rispondenti
ai
bisogni
della
società
odierna
,
così
acconce
agli
interessi
morali
e
materiali
,
soprattutto
del
popolo
e
delle
classi
diseredate
,
che
mentre
infondono
ogni
migliore
alacrità
dei
promotori
dell
azione
cattolica
pel
grande
e
sicuro
frutto
che
da
sé
medesime
promettono
,
siano
insieme
da
tutti
e
facilmente
comprese
ed
accolte
volonterosamente
.
Appunto
perché
i
gravi
problemi
della
vita
odierna
sociale
esigono
una
soluzione
pronta
e
sicura
,
si
desta
in
tutti
il
più
vivo
interesse
di
sapere
e
conoscere
i
vari
modi
onde
quelle
soluzioni
si
propongono
in
pratica
.
Le
discussioni
in
un
senso
o
nell
altro
si
moltiplicano
ogni
dì
più
e
si
propagano
facilmente
per
mezzo
della
stampa
.
È
quindi
supremamente
necessario
che
l
azione
cattolica
colga
il
momento
opportuno
,
si
faccia
innanzi
coraggiosa
e
proponga
anch
essa
la
soluzione
sua
e
la
faccia
valere
con
propaganda
ferma
,
attiva
,
intelligente
,
disciplinata
,
tale
che
direttamente
si
opponga
alla
propaganda
avversaria
.
La
bontà
e
giustizia
dei
principi
cristiani
,
la
retta
morale
che
professano
i
cattolici
,
il
pieno
disinteresse
delle
cose
proprie
non
altro
apertamente
e
sinceramente
bramando
che
il
vero
,
il
solo
,
il
supremo
bene
altrui
,
infine
l
evidente
loro
capacità
di
promuovere
meglio
degli
altri
anche
i
veri
interessi
economici
del
popolo
,
è
impossibile
non
facciano
breccia
sulla
mente
e
sul
cuore
di
quanti
ascoltano
e
non
ne
aumentino
le
file
,
fino
a
renderli
un
corpo
forte
e
compatto
,
capace
di
resistere
gagliardamente
alla
contraria
corrente
e
di
tenere
in
rispetto
gli
avversari
.
Tale
supremo
bisogno
avvertì
pienamente
il
Nostro
Antecessore
di
b.m.
Leone
XIII
,
additando
soprattutto
nella
memoranda
Enciclica
"
Rerum
Novarum
"
ed
in
altri
documenti
posteriori
,
l
oggetto
intorno
al
quale
precipuamente
doveva
svolgersi
l
azione
cattolica
,
cioè
"
la
pratica
soluzione
a
seconda
dei
principi
cristiani
della
questione
sociale
"
.
Noi
pure
,
seguendo
così
sapienti
norme
,
col
Nostro
Motu
proprio
del
18
Dicembre
1903
abbiamo
dato
all
azione
popolare
cristiana
,
che
in
sé
comprende
tutto
il
movimento
cattolico
sociale
,
un
ordinamento
fondamentale
che
fosse
quasi
la
regola
pratica
del
lavoro
comune
ed
il
vincolo
della
concordia
e
della
carità
.
Qui
dunque
ed
a
questo
scopo
santissimo
e
necessarissimo
devono
anzitutto
aggrupparsi
e
solidarsi
le
opere
cattoliche
,
varie
e
molteplici
nella
forma
,
ma
tutte
egualmente
intese
a
promuovere
con
efficacia
il
medesimo
bene
sociale
.
Ma
perché
quest
azione
sociale
si
mantenga
e
prosperi
con
la
necessaria
coesione
delle
varie
opere
che
la
compongono
è
soprammodo
importante
che
i
cattolici
procedano
con
esemplare
concordia
tra
loro
;
la
quale
per
altro
non
si
otterrà
mai
,
se
non
vi
ha
in
tutti
unità
di
intendimenti
.
Su
tale
necessità
non
può
cadere
dubbio
di
sorta
alcuna
;
tanto
chiari
ed
aperti
sono
gli
insegnamenti
dati
da
questa
Cattedra
Apostolica
,
tanta
la
viva
luce
che
vi
hanno
sparso
intorno
coi
loro
scritti
i
più
insigni
tra
cattolici
d
ogni
paese
,
tanto
lodevole
esempio
che
più
volte
,
anche
da
Noi
medesimi
,
si
è
proposto
ai
cattolici
di
altre
nazioni
,
i
quali
appunto
per
questa
concordia
ed
unità
di
intendimenti
,
in
breve
tempo
hanno
ottenuto
frutti
fecondi
e
assai
consolanti
.
Ad
assicurarne
poi
il
conseguimento
,
tra
le
varie
opere
degne
egualmente
di
lode
,
si
è
dimostrata
altrove
singolarmente
efficace
un
istituzione
di
carattere
generale
,
che
col
nome
di
Unione
popolare
è
destinata
ad
accogliere
i
cattolici
di
tutte
le
classi
sociali
,
ma
specialmente
le
grandi
moltitudini
del
popolo
intorno
ad
un
solo
centro
comune
di
dottrina
,
di
propaganda
e
di
organizzazione
sociale
.
Essa
infatti
,
poiché
risponde
ad
un
bisogno
egualmente
sentito
quasi
in
ogni
paese
,
e
poiché
la
sua
semplice
costituzione
risulta
dalla
natura
stessa
delle
cose
quali
egualmente
per
tutto
s
incontrano
,
non
può
dirsi
che
sia
propria
più
di
una
nazione
che
di
un
altra
,
ma
di
tutte
,
dove
si
manifestano
gli
stessi
bisogni
e
sorgono
i
medesimi
pericoli
.
La
sua
grande
popolarità
la
rende
facilmente
cara
ed
accettevole
e
non
disturba
né
impedisce
alcun
altra
istituzione
ma
piuttosto
a
tutte
le
istituzioni
dà
forza
e
compattezza
poiché
con
la
sua
organizzazione
strettamente
personale
sprona
gli
individui
a
entrare
nelle
istituzioni
particolari
,
li
addestra
al
lavoro
pratico
e
veramente
proficuo
,
ed
unisce
gli
animi
di
tutti
in
un
unico
sentire
e
volere
.
Stabilito
così
codesto
centro
sociale
,
tutte
le
altre
istituzioni
d
indole
economica
,
destinate
a
risolvere
praticamente
e
sotto
i
vari
suoi
aspetti
il
problema
sociale
,
si
trovano
come
spontaneamente
raggruppate
insieme
nel
fine
generale
che
le
unisce
,
mentre
pure
,
a
seconda
dei
vari
bisogni
a
cui
si
applicano
,
prendono
forme
diverse
e
diversi
mezzi
adoperano
,
come
richiede
lo
scopo
particolare
proprio
di
ciascuna
.
E
qui
Ci
torna
ben
caro
di
esprimere
la
Nostra
soddisfazione
pel
molto
che
in
questa
parte
si
è
già
fatto
in
Italia
,
con
certa
speranza
che
,
posto
l
aiuto
divino
,
si
faccia
ancora
assai
più
nell
avvenire
,
rassodando
il
bene
ottenuto
e
dilatandolo
con
zelo
sempre
più
crescente
.
Nel
che
si
rese
grandemente
benemerita
l
Opera
dei
Congressi
e
Comitati
Cattolici
,
grazie
all
attività
intelligente
degli
uomini
esimi
che
la
dirigevano
,
e
che
a
quelle
particolari
istituzioni
furono
preposti
o
le
dirigono
tuttora
.
E
però
tale
centro
od
unione
di
opere
d
indole
economica
,
come
fu
da
Noi
espressamente
conservata
al
cessare
dell
anzidetta
Opera
dei
Congressi
,
così
dovrà
continuare
anche
in
seguito
sotto
la
solerte
direzione
di
coloro
che
le
sono
preposti
.
Contuttociò
,
perché
l
azione
cattolica
sia
efficace
sotto
ogni
rispetto
,
non
basta
che
essa
sia
proporzionata
ai
bisogni
sociali
odierni
;
conviene
ancora
che
si
faccia
valere
con
tutti
quei
mezzi
pratici
,
che
le
mettono
oggi
in
mano
il
progresso
degli
studi
sociali
ed
economici
,
l
esperienza
già
fatta
altrove
,
le
condizioni
del
civile
consorzio
,
la
stessa
vita
pubblica
degli
Stati
.
Altrimenti
si
corre
rischio
di
andare
tentoni
lungo
tempo
in
cerca
di
cose
nuove
e
mal
sicure
,
mentre
le
buone
e
certe
si
hanno
in
mano
ed
hanno
fatto
già
ottima
prova
;
ovvero
di
proporre
istituzioni
e
metodi
propri
forse
di
altri
tempi
,
ma
oggi
non
intesi
dal
popolo
,
ovvero
infine
di
arrestarsi
a
mezza
via
non
servendosi
,
nella
misura
pur
concessa
,
di
quei
diritti
cittadini
che
le
odierne
costituzioni
civili
offrono
a
tutti
e
quindi
anche
ai
cattolici
.
E
per
fermarsi
a
quest
ultimo
punto
,
certo
è
che
l
odierno
ordinamento
degli
Stati
offre
indistintamente
a
tutti
la
facoltà
di
influire
sulla
pubblica
cosa
,
ed
i
cattolici
,
salvo
gli
obblighi
imposti
dalla
legge
di
Dio
e
dalle
prescrizioni
della
Chiesa
,
possono
con
sicura
coscienza
giovarsene
,
per
mostrarsi
idonei
al
pari
,
anzi
meglio
degli
altri
,
di
cooperare
al
benessere
materiale
civile
del
popolo
ed
acquistarsi
così
quell
autorità
e
quel
rispetto
che
rendano
loro
possibile
eziandio
di
difendere
e
promuovere
i
beni
più
alti
,
che
sono
quelli
dell
anima
.
Quei
diritti
civili
sono
parecchi
e
di
vario
genere
,
fino
a
quello
di
partecipare
direttamente
alla
vita
politica
del
paese
rappresentando
il
popolo
nelle
aule
legislative
.
Ragioni
gravissime
Ci
dissuadono
,
Venerabili
Fratelli
,
dallo
scostarsi
da
quella
norma
già
decretata
dal
Nostro
Antecessore
di
s
.
m
.
Pio
IX
e
seguita
poi
dall
altro
Nostro
Antecessore
di
s
.
m
.
Leone
XIII
durante
il
diuturno
suo
Pontificato
,
secondo
la
quale
rimane
in
genere
vietata
in
Italia
la
partecipazione
dei
cattolici
al
potere
legislativo
.
Sennonché
altre
ragioni
parimenti
gravissime
,
tratte
dal
supremo
bene
della
società
,
che
ad
ogni
costo
deve
salvarsi
,
possono
richiedere
che
nei
casi
particolari
si
dispensi
dalla
legge
,
specialmente
quando
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
ne
riconosciate
la
stretta
necessità
pel
bene
delle
anime
e
dei
supremi
interessi
delle
vostre
Chiese
e
ne
facciate
dimanda
.
Ora
la
possibilità
di
questa
benigna
concessione
Nostra
induce
il
dovere
nei
cattolici
tutti
di
prepararsi
prudentemente
e
seriamente
alla
vita
politica
,
quando
vi
fossero
chiamati
.
Onde
importa
assai
,
che
quella
stessa
attività
,
già
lodevolmente
spiegata
dai
cattolici
per
prepararsi
con
una
buona
organizzazione
elettorale
alla
vita
amministrativa
dei
Comuni
e
dei
Consigli
provinciali
,
si
estenda
altresì
a
prepararsi
convenientemente
e
ad
organizzarsi
per
la
vita
politica
,
come
fu
opportunamente
raccomandato
con
la
circolare
del
3
dicembre
1904
alla
Presidenza
generale
delle
Opere
economiche
in
Italia
.
Nello
stesso
tempo
dovranno
inculcarsi
e
seguirsi
in
pratica
gli
altri
principi
che
regolano
la
coscienza
di
ogni
vero
cattolico
.
Deve
egli
ricordarsi
sopra
ogni
cosa
di
essere
in
ogni
circostanza
e
di
apparire
veramente
cattolico
,
accedendo
agli
offici
pubblici
ed
esercitandoli
col
fermo
e
costante
proposito
di
promuovere
a
tutto
potere
il
bene
sociale
ed
economico
della
Patria
e
particolarmente
del
popolo
,
secondo
le
massime
della
civiltà
spiccatamente
cristiana
e
di
difendere
insieme
gli
interessi
della
Chiesa
,
che
sono
quelli
della
Religione
e
della
giustizia
.
Tali
sono
,
Venerabili
Fratelli
,
i
caratteri
,
l
oggetto
e
le
condizioni
dell
azione
cattolica
,
considerata
nella
parte
sua
più
importante
,
che
è
la
soluzione
della
questione
sociale
,
degna
quindi
che
vi
si
applichino
con
la
massima
energia
e
costanza
tutte
le
forze
cattoliche
.
Il
che
però
non
esclude
che
si
favoriscano
e
si
promuovano
anche
altre
opere
di
vario
genere
,
di
diversa
organizzazione
,
ma
tutte
egualmente
destinate
a
questo
o
quel
bene
particolare
della
società
e
del
popolo
ed
a
rifiorimento
della
civiltà
cristiana
sotto
vari
determinati
aspetti
.
Sorgono
esse
per
lo
più
grazie
allo
zelo
di
particolari
persone
e
si
diffondono
nelle
singole
diocesi
e
talvolta
si
aggruppano
in
federazioni
più
estese
.
Ora
,
sempreché
sia
lodevole
il
fine
che
si
propongono
,
siano
fermi
i
principi
cristiani
che
seguono
e
giusti
i
mezzi
che
adoperano
,
sono
anch
esse
da
lodare
e
incoraggiare
per
ogni
modo
.
E
si
dovrà
lasciare
loro
una
certa
libertà
di
organizzazione
,
non
essendo
possibile
,
che
dove
più
persone
convengono
insieme
,
si
modellino
tutte
in
medesimo
stampo
e
si
accentrino
sotto
un
unica
direzione
.
L
organizzazione
poi
deve
sorgere
spontanea
dalle
opere
stesse
,
altrimenti
si
avranno
edifici
bene
architettati
,
ma
privi
di
fondamento
reale
e
perciò
al
tutto
effimeri
.
Conviene
pure
tener
conto
dell
indole
delle
singole
popolazioni
.
Altri
usi
,
altre
tendenze
si
manifestano
in
luoghi
diversi
.
Quel
che
importa
è
che
si
lavori
su
buon
fondamento
,
con
sodezza
di
principi
,
con
fervore
e
costanza
,
e
se
questo
si
ottiene
,
il
modo
e
la
forma
che
prendono
le
varie
opere
,
sono
e
rimangono
accidentali
.
Per
rinnovare
ed
infine
accrescere
in
tutte
indistintamente
le
opere
cattoliche
l
alacrità
necessaria
,
e
per
offrire
occasione
ai
promotori
e
ai
membri
delle
medesime
di
vedersi
e
conoscersi
scambievolmente
,
di
stringere
sempre
meglio
i
vincoli
della
carità
fraterna
fra
loro
,
d
animarsi
l
un
l
altro
con
zelo
sempre
più
ardente
all
azione
efficace
e
di
provvedere
alla
migliore
solidità
e
diffusione
delle
opere
stesse
,
gioverà
mirabilmente
il
celebrare
di
tempo
in
tempo
,
secondo
le
norme
già
date
da
questa
Santa
Sede
,
i
Congressi
generali
e
parziali
dei
cattolici
italiani
,
che
devono
essere
la
solenne
manifestazione
della
fede
cattolica
e
la
festa
comune
della
concordia
e
della
pace
.
Ci
resta
a
toccare
,
Venerabili
Fratelli
,
di
un
altro
punto
di
somma
importanza
,
ed
è
la
relazione
che
tutte
le
opere
dell
azione
cattolica
devono
avere
rispetto
all
Autorità
ecclesiastica
.
Se
bene
si
considerano
le
dottrine
che
siamo
andati
svolgendo
nella
prima
parte
di
queste
Nostre
Lettere
,
si
conchiuderà
di
leggieri
,
che
tutte
quelle
opere
che
direttamente
vengono
in
sussidio
del
ministero
spirituale
pastorale
della
Chiesa
e
che
si
propongono
un
fine
religioso
in
bene
diretto
delle
anime
,
devono
in
ogni
menoma
cosa
essere
subordinate
all
autorità
dei
Vescovi
,
posti
dallo
Spirito
Santo
a
reggere
la
Chiesa
di
Dio
nelle
diocesi
loro
assegnate
.
Ma
anche
le
altre
opere
,
che
,
come
abbiamo
detto
,
sono
precipuamente
istituite
a
ristorare
e
promuovere
in
Cristo
la
vera
civiltà
cristiana
e
che
costituiscono
nel
senso
spiegato
l
azione
cattolica
,
non
si
possono
per
niun
modo
concepire
indipendenti
dal
consiglio
e
dall
alta
direzione
dell
Autorità
ecclesiastica
,
specialmente
poi
in
quanto
devono
tutte
informarsi
ai
principi
della
dottrina
e
della
morale
cristiana
;
molto
meno
è
possibile
concepirle
in
opposizione
più
o
meno
aperta
con
la
medesima
Autorità
.
Certo
è
che
tali
opere
,
posta
la
natura
loro
,
si
debbono
muovere
con
la
conveniente
ragionevole
libertà
,
ricadendo
sopra
di
loro
la
responsabilità
dell
azione
,
soprattutto
poi
negli
affari
temporali
ed
economici
ed
in
quelli
della
vita
pubblica
amministrativa
o
politica
,
alieni
dal
ministero
puramente
spirituale
.
Ma
poiché
i
cattolici
alzano
sempre
la
bandiera
di
Cristo
,
per
ciò
stesso
alzano
la
bandiera
della
Chiesa
,
ed
è
quindi
conveniente
che
la
ricevano
dalle
mani
della
Chiesa
,
che
la
Chiesa
ne
vigili
l
onore
immacolato
e
che
a
questa
materna
vigilanza
i
cattolici
si
sottomettano
,
docili
ed
amorevoli
figliuoli
.
Per
la
qual
cosa
appare
manifesto
quanto
fossero
sconsigliati
coloro
,
pochi
invero
,
che
qui
in
Italia
e
sotto
i
Nostri
occhi
vollero
accingersi
a
una
missione
che
non
ebbero
da
Noi
,
né
da
alcun
altro
dei
Nostri
Fratelli
nell
episcopato
,
e
si
fecero
a
promuoverla
,
non
solo
senza
il
debito
ossequio
all
Autorità
,
ma
perfino
apertamente
contro
il
volere
di
lei
,
cercando
di
legittimare
la
loro
disobbedienza
con
frivole
distinzioni
.
Dicevano
anch
essi
di
alzare
in
nome
di
Cristo
un
vessillo
;
ma
tal
vessillo
non
poteva
essere
di
Cristo
,
perché
non
recava
tra
le
sue
pieghe
la
dottrina
del
divin
Redentore
,
che
anche
qui
ha
la
sua
applicazione
:
"
Chi
ascolta
voi
,
ascolta
me
;
e
chi
disprezza
voi
,
disprezza
me
"
(
Luc
.
X
,
16
)
;
"
Chi
non
è
meco
è
contro
di
me
;
e
chi
meco
non
raccoglie
,
disperde
"
(
Ib
.
XI
,
23
)
,
dottrina
dunque
di
umiltà
,
di
sommissione
,
di
filiale
rispetto
.
Con
estremo
rammarico
del
Nostro
cuore
abbiamo
dovuto
condannare
una
simile
tendenza
ed
arrestare
autorevolmente
il
moto
pernicioso
che
già
si
andava
formando
.
E
tanto
maggiore
era
il
dolor
Nostro
,
perché
vedevamo
incautamente
trascinati
per
così
falsa
via
buon
numero
di
giovani
a
Noi
carissimi
,
molti
dei
quali
di
eletto
ingegno
,
di
fervido
zelo
,
capaci
di
operare
efficacemente
il
bene
,
ove
siano
rettamente
guidati
.
Mentre
però
additiamo
a
tutti
la
retta
norma
dell
azione
cattolica
,
non
possiamo
dissimulare
,
Venerabili
Fratelli
,
il
pericolo
non
lieve
al
quale
,
per
la
condizione
dei
tempi
,
si
trova
oggi
esposto
il
Clero
;
ed
è
di
dare
soverchia
importanza
agli
interessi
materiali
del
popolo
,
trascurando
quelli
ben
più
gravi
del
sacro
suo
ministero
.
Il
sacerdote
,
elevato
sopra
gli
altri
uomini
per
compiere
la
missione
che
tiene
da
Dio
,
deve
mantenersi
egualmente
al
disopra
di
tutti
gli
umani
interessi
,
di
tutti
i
conflitti
,
di
tutte
le
classi
della
società
.
Il
suo
proprio
campo
è
la
Chiesa
,
dove
ambasciatore
di
Dio
predica
la
verità
ed
inculca
col
rispetto
dei
diritti
di
Dio
il
rispetto
ai
diritti
di
tutte
le
creature
.
Così
operando
,
egli
non
va
soggetto
ad
alcuna
opposizione
,
non
apparisce
un
uomo
di
parte
,
fautore
degli
uni
,
avversario
degli
altri
,
né
per
evitare
l
urto
di
certe
tendenze
o
per
non
irritare
in
molti
argomenti
gli
animi
inaspriti
si
mette
nel
pericolo
di
dissimulare
la
verità
o
di
tacerla
,
mancando
nell
uno
o
nell
altro
caso
ai
suoi
doveri
;
senza
dire
che
dovendo
trattare
ben
spesso
di
cose
materiali
,
potrebbe
trovarsi
solidale
in
obbligazioni
dannose
alla
sua
persona
,
e
alla
dignità
del
suo
ministero
.
Non
dovrà
dunque
prender
parte
ad
associazioni
di
questo
genere
,
se
non
dopo
matura
considerazione
,
d
accordo
col
suo
Vescovo
,
ed
in
quei
casi
soltanto
,
ne
quali
l
aiuto
suo
è
immune
da
ogni
pericolo
e
torna
di
evidente
profitto
.
Né
in
tal
maniera
si
raffrena
punto
il
suo
zelo
.
Il
vero
apostolo
deve
"
farsi
tutto
a
tutti
,
per
tutti
salvare
"
(
I
Cor
.
IX
,
22
)
;
come
già
il
divin
Redentore
,
deve
sentirsi
muovere
a
pietà
le
viscere
,
"
mirando
le
turbe
così
vessate
,
giacenti
quasi
pecore
senza
pastore
"
(
Matth
.
IX
,
36
)
.
Con
la
propaganda
efficace
degli
scritti
,
con
l
esortazione
viva
della
parola
,
col
concorso
diretto
nei
casi
anzidetti
s
adoperi
adunque
a
fine
di
migliorare
eziandio
,
entro
i
limiti
della
giustizia
e
della
carità
,
la
condizione
economica
del
popolo
,
favorendo
e
promovendo
quelle
istituzioni
che
a
ciò
conducono
,
quelle
soprattutto
che
si
propongono
di
ben
disciplinare
le
moltitudini
contro
l
invadente
predominio
del
socialismo
e
che
ad
un
tempo
le
salvano
e
dalla
rovina
economica
e
dallo
sfacelo
morale
e
religioso
.
In
questo
modo
l
assistenza
del
clero
alle
opere
dell
azione
cattolica
mira
ad
un
fine
altamente
religioso
,
né
tornerà
mai
d
impedimento
,
sarà
anzi
di
aiuto
al
suo
ministero
spirituale
,
allargandone
il
campo
e
moltiplicandone
il
frutto
.
Ecco
,
o
Venerabili
Fratelli
,
quanto
Ci
premeva
esporre
ed
inculcare
intorno
all
azione
cattolica
da
sostenere
e
promuovere
nella
nostra
Italia
.
Additare
il
bene
non
basta
;
è
necessario
eseguirlo
in
pratica
.
Nel
che
tornerà
di
grandissimo
aiuto
l
esortazione
vostra
altresì
ed
il
paterno
vostro
immediato
eccitamento
al
ben
fare
.
Siano
pure
umili
i
principi
,
purché
veramente
si
cominci
,
la
grazia
divina
li
farà
crescere
in
breve
tempo
e
prosperare
.
E
tutti
i
Nostri
diletti
figliuoli
,
che
si
dedicano
all
azione
cattolica
,
ascoltino
di
nuovo
la
parola
che
Ci
sgorga
tanto
spontanea
dal
cuore
.
Nelle
amarezze
onde
siamo
tuttodì
circondati
,
se
vi
ha
alcuna
consolazione
in
Cristo
,
se
alcun
conforto
Ci
vien
dalla
carità
vostra
,
se
vi
ha
comunione
di
spirito
e
viscere
di
compassione
,
diremo
Noi
pure
con
l
Apostolo
Paolo
(
Phil
.
II
,
1-5
)
,
rendete
compiuto
il
Nostro
gaudio
con
la
concordia
,
con
l
identica
carità
,
col
sentimento
unanime
,
con
l
umiltà
e
debita
soggezione
,
cercando
non
il
proprio
comodo
,
ma
il
bene
comune
,
e
trasfondendo
nei
vostri
cuori
quei
medesimi
sentimenti
,
che
in
sé
nutriva
Gesù
Cristo
,
Salvatore
nostro
.
Sia
Egli
il
principio
di
ogni
vostra
impresa
:
"
Quanto
voi
dite
o
fate
,
sia
tutto
nel
nome
del
Signore
Gesù
Cristo
"
(
Coloss
.
III
,
17
)
;
sia
Egli
il
termine
d
ogni
vostra
operazione
:
"
Conciossiaché
da
Lui
,
e
per
Lui
,
ed
a
Lui
sono
tutte
le
cose
;
a
Lui
gloria
nei
secoli
"
(
Rom
.
XI
,
36
)
.
Ed
in
questo
giorno
faustissimo
,
che
ricorda
gli
Apostoli
,
quando
,
ripieni
di
Spirito
Santo
,
uscirono
dal
Cenacolo
a
predicare
al
mondo
il
Regno
di
Cristo
,
discenda
eziandio
su
tutti
voi
la
virtù
del
medesimo
Spirito
e
pieghi
ogni
durezza
,
ritempri
gli
animi
freddi
,
e
quanto
è
sviato
rimetta
sul
retto
sentiero
:
"
Flecte
quod
est
rigidum
,
fove
quod
est
frigidum
,
rege
quod
est
devium
"
.
Auspice
intanto
del
divino
favore
e
pegno
del
Nostro
specialissimo
affetto
sia
l
Apostolica
Benedizione
,
che
dall
intimo
del
cuore
impartiamo
a
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
al
vostro
Clero
e
al
popolo
italiano
.
Dato
a
Roma
,
presso
San
Pietro
,
nella
Festa
della
Pentecoste
,
11
Giugno
1905
,
del
Nostro
Pontificato
anno
II
.
PIO
PP
.
X
.
Miscellanea ,
VENERABILI
FRATELLI
,
SALUTE
E
APOSTOLICA
BENEDIZIONE
L
'
officio
divinamente
commessoCi
di
pascere
il
gregge
del
Signore
ha
,
fra
i
primi
doveri
imposti
da
Cristo
,
quello
di
custodire
con
ogni
vigilanza
il
deposito
della
fede
trasmessa
ai
santi
,
ripudiando
le
profane
novità
di
parole
e
le
opposizioni
di
una
scienza
di
falso
nome
.
La
quale
provvidenza
del
Supremo
Pastore
non
vi
fu
tempo
che
non
fosse
necessaria
alla
Chiesa
cattolica
:
stanteché
per
opera
del
nemico
dell
'
uman
genere
,
mai
non
mancarono
"
uomini
di
perverso
parlare
(
Act
.
X
,
30
)
,
cianciatori
di
vanità
e
seduttori
(
Tit
.
I
,
10
)
,
erranti
e
consiglieri
agli
altri
di
errore
(
II
Tim
.
III
,
13
)
"
.
Pur
nondimeno
gli
è
da
confessare
che
in
questi
ultimi
tempi
,
è
cresciuto
oltre
misura
il
numero
dei
nemici
della
croce
di
Cristo
;
che
,
con
arti
affatto
nuove
e
piene
di
astuzia
,
si
affaticano
di
render
vana
la
virtù
avvivatrice
della
Chiesa
e
scrollare
dai
fondamenti
,
se
venga
lor
fatto
,
lo
stesso
regno
di
Gesù
Cristo
.
Per
la
qual
cosa
non
Ci
è
oggimai
più
lecito
di
tacere
,
seppur
non
vogliamo
aver
vista
di
mancare
al
dovere
Nostro
gravissimo
,
e
che
Ci
sia
apposta
a
trascuratezza
di
esso
la
benignità
finora
usata
nella
speranza
di
più
sani
consigli
.
Ed
a
rompere
senza
più
gl
'
indugi
Ci
spinge
anzitutto
il
fatto
,
che
i
fautori
dell
'
errore
già
non
sono
ormai
da
ricercarsi
fra
i
nemici
dichiarati
;
ma
,
ciò
che
dà
somma
pena
e
timore
,
si
celano
nel
seno
stesso
della
Chiesa
,
tanto
più
perniciosi
quanto
meno
sono
in
vista
.
Alludiamo
,
o
Venerabili
Fratelli
,
a
molti
del
laicato
cattolico
e
,
ciò
ch
'
è
più
deplorevole
,
a
non
pochi
dello
stesso
ceto
sacerdotale
,
i
quali
,
sotto
finta
di
amore
per
la
Chiesa
,
scevri
d
'
ogni
solido
presidio
di
filosofico
e
teologico
sapere
,
tutti
anzi
penetrati
delle
velenose
dottrine
dei
nemici
della
Chiesa
,
si
dànno
,
senza
ritegno
di
sorta
,
per
riformatori
della
Chiesa
medesima
;
e
,
fatta
audacemente
schiera
,
si
gittano
su
quanto
vi
ha
di
più
santo
nell
'
opera
di
Cristo
,
non
risparmiando
la
persona
stessa
del
Redentore
divino
,
che
,
con
ardimento
sacrilego
,
rimpiccioliscono
fino
alla
condizione
di
un
puro
e
semplice
uomo
.
Fanno
le
meraviglie
costoro
perché
Noi
li
annoveriamo
fra
i
nemici
della
Chiesa
;
ma
non
potrà
stupirsene
chiunque
,
poste
da
parte
le
intenzioni
di
cui
Dio
solo
è
giudice
,
si
faccia
ad
esaminare
le
loro
dottrine
e
la
loro
maniera
di
parlare
e
di
operare
.
Per
verità
non
si
allontana
dal
vero
chi
li
ritenga
fra
i
nemici
della
Chiesa
i
più
dannosi
.
Imperocché
,
come
già
abbiam
detto
,
i
lor
consigli
di
distruzione
non
li
agitano
costoro
al
di
fuori
della
Chiesa
,
ma
dentro
di
essa
;
ond
'
è
che
il
pericolo
si
appiatta
quasi
nelle
vene
stesse
e
nelle
viscere
di
lei
,
con
rovina
tanto
più
certa
,
quanto
essi
la
conoscono
più
addentro
.
Di
più
,
non
pongono
già
la
scure
ai
rami
od
ai
germogli
;
ma
alla
radice
medesima
,
cioè
alla
fede
ed
alle
fibre
di
lei
più
profonde
.
Intaccata
poi
questa
radice
della
immortalità
,
continuano
a
far
correre
il
veleno
per
tutto
l
'
albero
in
guisa
,
che
niuna
parte
risparmiano
della
cattolica
verità
,
niuna
che
non
cerchino
di
contaminare
.
Inoltre
,
nell
'
adoperare
le
loro
mille
arti
per
nuocere
,
niuno
li
supera
di
accortezza
e
di
astuzia
:
giacché
la
fanno
promiscuamente
da
razionalisti
e
da
cattolici
,
e
ciò
con
sì
fina
simulazione
da
trarre
agevolmente
in
inganno
ogni
incauto
;
e
poiché
sono
temerari
quanto
altri
mai
,
non
vi
è
conseguenza
da
cui
rifuggano
e
che
non
ispaccino
con
animo
franco
ed
imperterrito
.
Si
aggiunga
di
più
,
e
ciò
è
acconcissimo
a
confonderle
menti
,
il
menar
che
essi
fanno
una
vita
operosissima
,
un
'
assidua
e
forte
applicazione
ad
ogni
fatta
di
studi
,
e
,
il
più
sovente
,
la
fama
di
una
condotta
austera
.
Finalmente
,
e
questo
spegne
quasi
ogni
speranza
di
guarigione
,
dalle
stesse
loro
dottrine
sono
formati
al
disprezzo
di
ogni
autorità
e
di
ogni
freno
;
e
,
adagiatisi
in
una
falsa
coscienza
,
si
persuadono
che
sia
amore
di
verità
ciò
che
è
infatti
superbia
ed
ostinazione
.
Sì
,
sperammo
a
dir
vero
di
riuscire
quando
che
fosse
a
richiamar
costoro
a
più
savi
divisamenti
;
al
qual
fine
li
trattammo
dapprima
come
figli
con
soavità
,
passammo
poi
ad
un
far
severo
,
e
finalmente
,
benché
a
malincuore
,
usammo
pure
i
pubblici
castighi
.
Ma
voi
sapete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
come
tutto
riuscì
indarno
:
sembrarono
abbassai
la
fronte
per
un
istante
,
mala
rialzarono
subito
con
maggiore
alterigia
.
E
potremmo
forse
tuttora
dissimulare
se
non
si
trattasse
che
sol
di
loro
:
ma
trattasi
invece
della
sicurezza
del
nome
cattolico
.
Fa
dunque
mestieri
di
uscir
da
un
silenzio
,
che
ormai
sarebbe
colpa
,
per
far
conoscere
alla
Chiesa
tutta
chi
sieno
infatti
costoro
che
così
mal
si
camuffano
.
E
poiché
è
artificio
astutissimo
dei
modernisti
(
ché
con
siffatto
nome
son
chiamati
costoro
a
ragione
comunemente
)
presentare
le
loro
dottrine
non
già
coordinate
e
raccolte
quasi
in
un
tutto
,
ma
sparse
invece
e
disgiunte
l
'
una
dall
'
altra
,
allo
scopo
di
passare
essi
per
dubbiosi
e
come
incerti
,
mentre
di
fatto
sono
fermi
e
determinati
;
gioverà
innanzi
tutto
raccogliere
qui
le
dottrine
stesse
in
un
sol
quadro
,
per
passar
poi
a
ricercar
le
fonti
di
tanto
traviamento
ed
a
prescrivere
le
misure
per
impedirne
i
danni
.
E
alfin
di
procedere
con
ordine
in
una
materia
di
troppo
astrusa
,
è
da
notare
anzi
tutto
che
ogni
modernista
sostiene
e
quasi
compendia
in
sé
molteplici
personaggi
:
quelli
cioè
di
filosofo
,
di
credente
,
di
teologo
,
di
storico
,
di
critico
,
di
apologista
,
di
riformatore
:
e
queste
parti
sono
tutte
bene
da
distinguersi
una
ad
una
,
da
chi
voglia
conoscere
a
dovere
il
lor
sistema
e
penetrare
i
principî
e
le
conseguenze
delle
loro
dottrine
.
Prendendo
adunque
le
mosse
dal
filosofo
,
tutto
il
fondamento
della
filosofia
religiosa
è
riposto
dai
modernisti
nella
dottrina
,
che
chiamano
dell
'
agnosticismo
.
Secondo
questa
,
la
ragione
umana
è
ristretta
interamente
entro
il
campo
dei
fenomeni
,
che
è
quanto
dire
di
quel
che
apparisce
e
nel
modo
in
che
apparisce
:
non
diritto
,
non
facoltà
naturale
le
concedono
di
passare
più
oltre
.
Per
lo
che
non
è
dato
a
lei
d
'
innalzarsi
a
Dio
,
né
di
conoscerne
l
'
esistenza
,
sia
pure
per
intromessa
delle
cose
visibili
.
E
da
ciò
si
deduce
che
Dio
,
riguardo
alla
scienza
,
non
può
affatto
esserne
oggetto
diretto
;
riguardo
alla
storia
non
deve
mai
riputarsi
come
soggetto
istorico
.
Poste
cotali
premesse
,
ognuno
scorge
di
leggieri
quali
sieno
le
sorti
della
teologia
naturale
,
dei
motivi
di
credibilità
,
dell
'
esterna
rivelazione
.
Tutto
questo
i
modernisti
tolgon
via
di
mezzo
,
e
ne
fanno
assegno
all
'
intellettualismo
,
ridicolo
sistema
,
come
essi
affermano
,
e
tramontato
già
da
gran
tempo
.
Né
in
ciò
ispira
loro
alcun
ritegno
il
sapere
che
si
enormi
errori
furono
già
formalmente
condannati
dalla
Chiesa
.
Giacché
infatti
il
Concilio
Vaticano
così
ebbe
definito
:
"
Se
qualcuno
dirà
,
che
Dio
uno
e
vero
,
Creatore
e
Signor
nostro
,
per
mezzo
delle
cose
create
,
non
possa
conoscersi
con
certezza
col
lume
naturale
dell
'
umana
ragione
,
sia
anatema
"
(
De
Revel
.
,
can
.
I
)
;
e
similmente
:
"
Se
alcuno
dirà
non
essere
possibile
,
o
non
convenire
che
,
mediante
divina
rivelazione
,
sin
l
'
uomo
ammaestrato
di
Dio
e
del
culto
che
Gli
si
deve
,
sia
anatema
"
(Ibid.,
can
.
II
)
;
e
finalmente
:
"
Se
alcuno
dirà
che
la
rivelazione
divina
non
possa
essere
fatta
credibile
da
esterni
segni
e
che
perciò
gli
uomini
non
debbano
esser
mossi
alla
fede
se
non
da
interna
esperienza
o
privata
ispirazione
,
sia
anatema
"
(
De
Fide
,
can
.
III
).Di
qual
guisa
poi
i
modernisti
dall
'
agnosticismo
,
che
è
puro
stato
d
'
ignoranza
,
passino
all
'
ateismo
scientifico
e
storico
,
che
invece
è
stato
di
positiva
negazione
;
e
con
qual
diritto
perciò
di
logica
,
dal
non
sapere
se
Iddio
sia
intervenuto
o
no
nella
storia
dell
'
uman
genere
si
trascorra
a
spiegar
tutto
nella
storia
medesima
ponendo
Dio
interamente
da
parte
come
se
in
realtà
non
fosse
intervenuto
,
lo
assegni
chi
può
.
Ma
tanto
è
;
per
costoro
è
fisso
e
determinato
che
la
scienza
e
la
storia
debbano
esser
atee
;
entro
l
'
àmbito
di
esse
non
vi
è
luogo
se
non
per
fenomeni
,
sbanditone
in
tutto
Iddio
e
quanto
sa
di
divino
.
Dalla
quale
dottrina
assurdissima
vedrem
bentosto
che
cosa
siasi
costretti
di
ammettere
intorno
alla
persona
augusta
di
Gesù
Cristo
,
intorno
ai
misteri
della
Sua
vita
e
della
Sua
morte
,
intorno
alla
Sua
risurrezione
ed
ascensione
al
Cielo
.
Vero
è
che
l
'
agnosticismo
non
costituisce
nella
dottrina
dei
modernisti
se
non
la
parte
negativa
;
la
positiva
sta
tutta
nell
'
immanenza
vitale
.
Dall
'
una
all
'
altra
ecco
con
qual
discorso
procedono
.
La
Religione
,
sia
essa
naturale
o
sopra
natura
,
alla
guisa
di
ogni
altro
fatto
qualsiasi
,
uopo
è
che
ammetta
una
spiegazione
.
Or
,
tolta
di
mezzo
la
naturale
teologia
,
chiuso
il
cammino
alla
rivelazione
per
il
rifiuto
dei
motivi
di
credibilità
,
negata
anzi
qualsivoglia
esterna
rivelazione
,
chiaro
è
che
siffatta
spiegazione
indarno
si
cerca
fuori
dell
'
uomo
.
Resta
dunque
che
si
cerchi
nell
'
uomo
stesso
;
e
poiché
la
religione
non
è
altro
infatti
che
una
forma
della
vita
,
la
spiegazione
di
essa
dovrà
ritrovarsi
appunto
nella
vita
dell
'
uomo
.
Di
qui
il
principio
dell
'
immanenza
religiosa
.
Di
più
,
la
prima
mossa
,
per
così
dire
,
di
ogni
fenomeno
vitale
,
quale
si
è
detta
essere
altresì
la
religione
,
è
sempre
da
ascrivere
ad
un
qualche
bisogno
;
i
primordi
poi
,
parlando
più
specialmente
della
vita
,
sono
da
assegnare
ad
un
movimento
del
cuore
,
o
vogliam
dire
ad
un
sentimento
.
Per
queste
ragioni
,
essendo
Dio
l
'
oggetto
della
religione
,
dobbiamo
conchiudere
che
la
fede
,
inizio
e
fondamento
di
ogni
religione
,
deve
riporsi
in
un
sentimento
che
nasca
dal
bisogno
della
divinità
.
IL
quale
bisogno
,
non
sentendosi
dall
'
uomo
se
non
indeterminate
ed
acconce
circostanze
,
non
può
di
per
sé
appartenere
al
campo
della
coscienza
:
ma
giace
da
principio
al
di
sotto
della
coscienza
medesima
o
,
come
dicono
con
vocabolo
tolto
ad
imprestito
dalla
moderna
filosofia
,
nella
subcoscienza
,
ove
la
sua
radice
rimane
occulta
ed
incomprensibile
.
Che
se
si
chieda
in
qual
modo
da
questo
bisogno
della
divinità
,
che
l
'
uomo
provi
in
se
stesso
,
si
faccia
poi
trapasso
alla
religione
,
i
modernisti
rispondono
così
.
La
scienza
e
la
storia
,
essi
dicono
,
sono
chiuse
come
fra
due
termini
:
l
'
uno
esterno
,
ed
è
il
mondo
visibile
;
l
'
altro
interno
,
ed
è
la
coscienza
.
Toccato
che
abbiano
o
l
'
uno
o
l
'
altro
di
questi
termini
,
non
hanno
come
passare
più
oltre
;
al
di
là
si
trovano
essi
a
faccia
dell
'
inconoscibile
.
Dinanzi
a
questo
inconoscibile
,
o
sia
esso
fuori
dell
'
uomo
oltre
ogni
cosa
visibile
,
o
si
celi
entro
l
'
uomo
nelle
latebre
della
subcoscienza
,
il
bisogno
del
divino
,
senza
verun
atto
della
mente
,
secondo
che
vuole
il
fideismo
,
fa
scattare
nell
'
animo
già
inclinato
a
religione
un
certo
particolar
sentimento
;
il
quale
,
sia
come
oggetto
sia
come
causa
interna
,
ha
implicata
in
sé
la
realtà
del
divino
e
congiunge
in
certa
guisa
l
'
uomo
con
Dio
.
A
questo
sentimento
appunto
si
dà
dai
modernisti
il
nome
di
fede
,
e
lo
ritengono
quale
inizio
di
religione
.
Ma
non
è
qui
tutto
il
filosofare
,
o
,
a
meglio
dire
,
il
delirare
di
costoro
.
Imperocché
in
siffatto
sentimento
essi
non
riscontrano
solamente
la
fede
:
ma
colla
fede
e
nella
fede
stessa
quale
da
loro
è
intesa
,
sostengono
che
vi
si
trovi
altresì
la
Rivelazione
.
E
che
infatti
può
pretendersi
di
vantaggio
per
una
rivelazione
?
O
non
è
forse
rivelazione
,
o
almeno
principio
di
rivelazione
,
quel
sentimento
religioso
che
si
manifesta
d
'
un
tratto
nella
coscienza
?
Non
è
rivelazione
l
'
apparire
,
benché
in
confuso
,
che
Dio
fa
agli
animi
in
quello
stesso
sentimento
religioso
?
Aggiungono
anzi
di
più
che
,
essendo
Iddio
in
pari
tempo
e
l
'
oggetto
e
la
causa
della
fede
,
la
detta
rivelazione
è
al
tempo
stesso
di
Dio
e
da
Dio
:
ha
cioè
insieme
Iddio
e
come
rivelante
e
come
rivelato
.
Di
qui
,
Venerabili
Fratelli
,
quell
'
assurdissimo
effato
dei
modernisti
che
ogni
religione
,
secondo
il
vario
aspetto
sotto
cui
si
riguardi
,
debba
dirsi
egualmente
naturale
e
soprannaturale
.
Di
qui
lo
scambiar
che
fanno
,
come
di
pari
significato
,
coscienza
e
rivelazione
.
Di
qui
la
legge
,
per
cui
la
coscienza
religiosa
si
dà
come
regola
universale
,
da
porsi
in
tutto
a
pari
della
rivelazione
,
ed
alla
quale
tutti
hanno
obbligo
di
sottostare
,
non
esclusa
la
stessa
autorità
suprema
della
Chiesa
,
sia
che
ella
insegni
,
sia
che
legiferi
in
materia
di
culto
o
di
disciplina
.
Se
non
che
in
tutto
questo
procedimento
dal
quale
,
a
detta
dei
modernisti
,
saltan
fuori
la
fede
e
la
rivelazione
,
egli
è
mestieri
tener
d
'
occhio
un
punto
,
che
è
di
capitale
importanza
per
le
conseguenze
storico
critiche
,
che
essi
ne
derivano
.
Quell
'
inconoscibile
,
di
cui
parlano
,
non
si
presenta
già
alla
fede
come
nudo
in
sé
ed
isolato
;
ma
si
bene
congiunto
strettamente
a
un
qualche
fenomeno
,
che
,
quantunque
appartenga
al
campo
della
scienza
e
della
storia
,
pure
in
certa
guisa
ne
trapassa
i
confini
.
Tal
fenomeno
potrà
essere
un
fatto
qualsiasi
della
natura
,
che
in
sé
racchiude
alcun
che
di
misterioso
:
potrà
essere
altresì
un
uomo
,
il
cui
carattere
,
i
cui
gesti
,
le
cui
parole
mal
si
compongano
colle
leggi
ordinarie
della
storia
.
Or
bene
la
fede
,
attirata
dall
'
inconoscibile
racchiuso
nel
fenomeno
,
s
'
impadronisce
di
tutto
intero
il
fenomeno
stesso
e
lo
penetra
in
certo
qual
modo
della
sua
vita
.
Da
ciò
due
cose
conseguitano
.
La
prima
,
una
tal
trasfigurazione
del
fenomeno
,
per
una
,
diremmo
,
quasi
elevazione
sulle
condizioni
sue
proprie
,
che
lo
renda
acconcio
,
come
materia
,
alla
forma
del
divino
che
la
fede
v
'
introdurrà
.
La
seconda
,
un
certo
sfiguramento
,
nato
da
ciò
che
avendo
la
fede
tolto
il
fenomeno
ai
suoi
aggiunti
di
tempo
e
di
luogo
,
facilmente
gli
attribuisce
quello
che
nella
realtà
delle
cose
non
ha
di
fatto
:
il
che
soprattutto
avviene
quando
si
tratti
di
fenomeni
di
antica
data
,
e
tanto
più
se
sono
remoti
.
Da
questi
due
capi
i
modernisti
traggono
per
loro
due
canoni
;
i
quali
,
uniti
a
un
terzo
già
dedotto
dall
'
agnosticismo
,
formano
quasi
la
base
della
critica
storica
.
Illustriamo
il
fatto
con
un
esempio
,
preso
dalla
persona
dl
Gesù
Cristo
.
Nella
persona
di
Cristo
,
dicono
,
la
scienza
e
la
storia
non
trovan
nulla
al
di
là
dell
'
uomo
.
Dunque
,
in
vigore
del
primo
canone
dato
dall
'
agnosticismo
,
dalla
storia
dl
essa
deve
cancellarsi
tutto
quanto
sa
di
divino
.
Più
oltre
,
in
conformità
del
.
secondo
canone
,
la
persona
di
Cristo
è
stata
trasfigurata
dalla
fede
:
dunque
fa
d
'
uopo
spogliarla
di
tutto
ciò
che
la
innalza
sopra
le
condizioni
storiche
.
Per
ultimo
,
la
stessa
è
stata
sfigurata
dalla
fede
,
secondo
insegna
il
terzo
canone
:
dunque
non
da
rimuoversi
da
lei
i
discorsi
,
i
fatti
,
tutto
quello
insomma
che
non
risponde
al
suo
carattere
,
alla
sua
condizione
ed
educazione
,
al
luogo
ed
al
tempo
in
cui
visse
.
Strano
per
fermo
parrà
a
noi
questo
modo
di
ragionare
;
ma
qui
sta
la
critica
dei
modernisti
.
Adunque
il
sentimento
religioso
,
che
per
vitale
immanenza
si
sprigiona
dai
nascondigli
della
subcoscienza
,
è
il
germe
di
tutta
la
religione
,
ed
è
insieme
la
ragione
di
quanto
fu
o
sarà
per
essere
in
qualsivoglia
religione
.
Rude
dapprima
e
quasi
informe
,
a
poco
a
poco
,
sotto
l
'
influsso
del
misterioso
principio
che
gli
diede
origine
,
esso
e
venuto
perfezionandosi
,
a
seconda
dei
progressi
della
vita
umana
.
di
cui
,
come
si
disse
,
e
una
forma
.
Ecco
pertanto
la
nascita
di
qualsiasi
religione
,
sia
pure
soprannaturale
:
esse
altro
non
sono
che
semplici
esplicazioni
dell
'
anzidetto
sentimento
.
Né
credasi
già
che
diversa
sia
la
sorte
della
religione
cattolica
;
anzi
in
tutto
pari
alle
altre
:
imperocché
non
altrimenti
essa
è
nata
,
che
per
processo
di
vitale
immanenza
nella
coscienza
di
Cristo
,
uomo
di
elettissima
natura
,
quale
mai
altro
simile
si
vide
né
mai
si
troverà
.
Nell
'
udir
tali
cose
Noi
trasecoliamo
di
fronte
ad
affermazioni
cotanto
audaci
e
sacrileghe
!
Eppure
,
Venerabili
Fratelli
,
non
sono
esse
un
parlar
temerario
solamente
d
'
increduli
.
Sono
uomini
cattolici
,
sono
anzi
sacerdoti
non
pochi
che
così
la
discorrono
pubblicamente
;
e
con
siffatti
delirii
si
dànno
vanto
di
riformare
la
Chiesa
!
Qui
,
non
trattasi
più
del
vecchio
errore
,
che
alla
natura
umana
concedeva
quasi
un
diritto
all
'
ordine
soprannaturale
.
Si
va
assai
più
lungi
;
sino
cioè
ad
afferrare
che
la
religione
nostra
santissima
,
nell
'
uomo
Cristo
del
pari
che
in
noi
,
è
frutto
interamente
spontaneo
della
natura
.
Del
quale
asserto
non
sappiamo
qual
sia
mezzo
più
acconcio
per
sopprimere
ogni
ordine
soprannaturale
.
Perciò
con
somma
ragione
il
Concilio
Vaticano
pronunziò
:
"
Se
alcuno
dirà
,
non
poter
l
'
uomo
essere
elevato
da
Dio
a
una
conoscenza
e
perfezione
che
superi
la
natura
,
ma
potere
e
dovere
di
per
sé
stesso
,
con
un
perpetuo
progresso
,
giungere
finalmente
al
possesso
di
ogni
vero
e
di
ogni
bene
,
sia
anatema
"
(
De
Revel
.
,
can
.
III
)
.
Fin
qui
però
,
o
Venerabili
Fratelli
,
non
abbiam
visto
farsi
punto
luogo
all
'
azione
dell
'
intelletto
.
Eppure
,
secondo
le
dottrine
dei
modernisti
,
ha
essa
ancora
la
sua
parte
nell
'
atto
di
fede
.
E
giova
osservare
in
che
modo
.
In
quel
sentimento
,
dicono
,
di
cui
sovente
si
è
parlato
,
appunto
perché
egli
è
sentimento
e
non
cognizione
,
Dio
si
presenta
bensì
all
'
uomo
,
ma
in
maniera
così
confusa
che
nulla
o
a
malapena
si
distingue
dal
soggetto
credente
.
Fa
dunque
d
'
uopo
che
sopra
quel
sentimento
si
getti
un
qualche
raggio
di
luce
,
sì
che
Dio
ne
venga
fuori
per
intero
e
pongasi
in
contrapposto
col
soggetto
.
Ora
,
è
questo
il
compito
dell
'
intelletto
;
di
cui
è
proprio
il
pensare
ed
analizzare
,
e
per
mezzo
del
quale
l
'
uomo
prima
traduce
in
rappresentazioni
mentali
i
fenomeni
di
vita
che
sorgono
in
lui
,
e
poi
li
significa
con
verbali
espressioni
.
Di
qui
il
detto
volgare
dei
modernisti
,
che
l
'
uomo
religioso
deve
pensare
la
sua
fede
.
L
'
intelletto
adunque
,
sopravvenendo
al
sentimento
,
su
di
esso
si
ripiega
e
vi
fa
intorno
un
lavorio
somigliante
a
quello
di
un
pittore
che
illumina
e
ravviva
il
disegno
di
un
quadro
svanito
per
la
vecchiaia
.
Il
paragone
è
di
uno
dei
maestri
del
modernismo
.
Doppio
poi
è
l
'
operar
della
mente
in
siffatto
negozio
;
dapprima
,
con
un
atto
nativo
e
spontaneo
,
esprimendo
la
sua
nozione
con
una
proposizione
semplice
e
volgare
;
indi
,
con
riflessione
e
più
intima
penetrazione
,
o
,
come
dicano
,
lavorando
il
suo
pensiero
,
rende
ciò
che
ha
pensato
con
proposizioni
secondarie
,
derivate
bensì
dalla
prima
,
ma
più
affinate
e
distinte
.
Le
quali
proposizioni
,
ove
poi
ottengano
la
sanzione
del
magistero
supremo
della
Chiesa
,
costituiranno
appunto
il
dogma
.
Con
ciò
,
nella
dottrina
dei
modernisti
,
ci
troviamo
giunti
ad
uno
dei
capi
di
maggior
rilievo
,
all
'
origine
cioè
e
alla
natura
stessa
del
dogma
.
Imperocché
l
'
origine
del
dogma
la
ripongon
essi
in
quelle
primitive
formole
semplici
;
le
quali
,
sotto
un
certo
aspetto
,
devono
ritenersi
come
essenziali
alla
fede
,
giacché
la
rivelazione
,
perché
sia
veramente
tale
,
richiede
la
chiara
apparizione
di
Dio
nella
coscienza
.
Il
dogma
stesso
poi
,
secondo
che
paiono
dire
,
è
costituito
propriamente
dalle
formole
secondarie
.
A
conoscere
però
bene
la
natura
del
dogma
,
è
uopo
ricercare
anzi
qual
relazione
passi
fra
le
formole
religiose
ed
il
sentimento
religioso
.
Nel
che
non
troverà
punto
difficoltà
,
chi
tenga
fermo
,
che
il
fine
di
cotali
formole
altro
non
è
,
se
non
di
dar
modo
al
credente
di
rendersi
ragione
della
propria
fede
.
Per
la
qual
cosa
stanno
esse
formole
come
di
mezzo
fra
il
credente
e
la
fede
di
lui
;
per
rapporto
alla
fede
,
sono
espressioni
inadeguate
del
suo
oggetto
e
sono
dai
modernisti
chiamate
simboli
;
per
rapporto
al
credente
,
si
riducono
a
meri
istrumenti
.
Non
è
lecito
pertanto
in
niun
modo
sostenere
che
esse
esprimano
una
verità
assoluta
:
essendoché
,
come
simboli
,
sono
semplici
immagini
di
verità
,
e
perciò
da
doversi
adattare
al
sentimento
religioso
in
ordine
all
'
uomo
;
come
istrumenti
,
sono
veicoli
di
verità
,
e
perciò
da
acconciarsi
a
lor
volta
all
'
uomo
in
ordine
al
sentimento
religioso
.
E
poiché
questo
sentimento
,
siccome
quello
che
ha
per
obbietto
l
'
assoluto
,
porge
infiniti
aspetti
,
dei
quali
oggi
l
'
uno
domani
l
'
altro
può
apparire
;
e
similmente
colui
che
crede
può
passare
per
altre
ed
altre
condizioni
,
ne
segue
che
le
formole
altresì
che
noi
chiamiamo
dogmi
devono
sottostare
ad
uguali
vicende
ed
essere
perciò
variabili
.
Così
si
ha
aperto
il
varco
alla
intima
evoluzione
dei
dogmi
.
Infinito
cumulo
di
sofismi
che
abbatte
e
distrugge
ogni
religione
!
E
questa
,
non
pur
possibile
,
ma
necessaria
evoluzione
e
mutazione
dei
dogmi
non
solo
i
modernisti
l
'
affermano
arditamente
ma
è
conseguenza
legittima
delle
loro
sentenze
.
Infatti
fra
i
capisaldi
della
loro
dottrina
vi
è
ancor
questo
,
tratto
dal
principio
dell
'
immanenza
vitale
:
che
le
formole
cioè
religiose
,
perché
tali
siano
in
verità
e
non
mere
speculazioni
dell
'
intelletto
,
è
mestieri
che
sieno
vitali
e
che
vivano
della
stessa
vita
del
sentimento
religioso
.
Il
che
non
è
da
intendersi
quasiché
tali
formole
,
specie
se
puramente
immaginative
,
sieno
costruite
a
bella
posta
pel
sentimento
religioso
;
giacché
poco
monta
della
loro
origine
,
come
altresì
del
loro
numero
e
della
loro
qualità
;
ma
cosi
,
che
le
stesse
,
fatte
se
occorre
all
'
uopo
delle
modificazioni
,
vengano
vitalmente
assimilate
dal
sentimento
religioso
.
E
per
dirla
in
altri
termini
,
fa
di
mestieri
che
la
formola
primitiva
sia
accettata
e
sancita
dal
cuore
,
e
che
il
susseguente
lavorio
per
la
formazione
delle
formole
secondarie
sia
fatto
sotto
la
direzione
del
cuore
.
Di
qui
procede
che
siffatte
formole
,
perché
sieno
vitali
,
devono
essere
e
mantenersi
adatte
tanto
alla
fede
quanto
al
credente
.
Laonde
,
se
per
una
ragione
qualsiasi
cotale
adattamento
venga
meno
,
perdono
elle
il
primitiva
significato
e
vogliono
essere
cambiate
.
Or
tale
essendo
il
valore
e
la
sorte
mutevole
delle
formole
dogmatiche
,
non
reca
stupore
che
i
modernisti
le
abbiano
tanto
in
dileggio
;
mentre
al
contrario
non
fanno
che
ricordare
ed
esaltare
il
sentimento
religioso
e
la
vita
religiosa
.
Perciò
pure
criticano
con
somma
audacia
la
Chiesa
,
accusandola
di
camminare
fuor
di
strada
,
né
saper
distinguere
fra
il
senso
materiale
delle
formole
e
il
loro
significato
religioso
e
morale
,
e
attaccandosi
con
ostinazione
,
ma
vanamente
,
a
formole
vuote
di
senso
,
lasciar
che
la
religione
precipiti
a
rovina
.
Oh
!
Veramente
ciechi
e
conduttori
di
ciechi
,
che
,
gonfi
del
superbo
nome
di
scienza
,
vaneggiano
fino
al
segno
di
pervertire
l
'
eterno
concetto
di
verità
e
il
genuino
sentimento
religioso
:
"
spacciando
un
nuovo
sistema
,
col
quale
,
tratti
da
una
sfrontata
e
sfrenata
smania
di
novità
,
non
cercano
la
verità
ove
certamente
si
trova
;
e
disprezzate
le
sante
ed
apostoliche
tradizioni
,
si
attaccano
a
dottrine
vuote
,
futili
,
incerte
,
riprovate
dalla
Chiesa
,
e
con
esse
,
uomini
stoltissimi
,
si
credono
di
puntellare
e
sostenere
la
stessa
verità
"
(
Gregorio
XVI
,
Lett
.
Enc
.
"
Singulari
Nos
"
,
25
giugno
1834
)
.
E
fin
qua
,
o
Venerabili
Fratelli
,
del
modernista
considerato
come
filosofo
.
Or
,
se
facendoci
oltre
a
considerarlo
nella
sua
qualità
di
credente
,
vogliam
conoscere
in
che
modo
,
nel
modernismo
,
il
credente
si
differenzi
dal
filosofo
,
convien
osservare
che
quantunque
il
filosofo
riconosca
per
oggetto
della
fede
la
realtà
divina
,
pure
questa
realtà
non
altrove
l
'
incontra
che
nell
'
animo
del
credente
,
come
oggetto
di
sentimento
e
di
affermazione
:
che
esista
poi
essa
o
no
in
sé
medesima
fuori
di
quel
sentimento
e
di
quell
'
affermazione
,
a
lui
punto
non
cale
.
Per
contrario
il
credente
ha
come
certo
ed
indubitato
che
la
realtà
divina
esiste
di
fatto
in
se
stessa
,
né
punto
dipende
da
chi
crede
.
Che
se
poi
cerchiamo
,
qual
fondamento
abbia
cotale
asserzione
del
credente
,
i
modernisti
rispondono
:
l
'
esperienza
individuale
.
Ma
nel
dir
ciò
,
se
costoro
si
dilungano
dai
razionalisti
,
cadono
nell
'
opinione
dei
protestante
dei
pseudomistici
.
Così
infatti
essi
discorrono
.
Nel
sentimento
religioso
,
si
deve
riconoscere
quasi
una
certa
intuizione
del
cuore
;
la
quale
mette
l
'
uomo
in
contatto
immediato
colla
realtà
stessa
di
Dio
,
e
tale
gl
'
infonde
una
persuasione
dell
'
esistenza
di
Lui
e
della
Sua
azione
sì
dentro
,
sì
fuori
dell
'
uomo
,
da
sorpassar
di
gran
lunga
ogni
convincimento
scientifico
.
Asseriscono
pertanto
una
vera
esperienza
,
e
tale
da
vincere
qualsivoglia
esperienza
razionale
;
la
quale
se
da
taluno
,
come
dai
razionalisti
,
e
negata
,
ciò
dicono
intervenire
perché
non
vogliono
porsi
costoro
nelle
morali
condizioni
,
che
son
richieste
per
ottenerla
.
Or
questa
esperienza
,
poi
che
l
'
abbia
alcuno
conseguita
,
è
quella
che
lo
costituisce
propriamente
e
veramente
credente
.
Quanto
siamo
qui
lontani
dagli
insegnamenti
cattolici
!
Simili
vaneggiamenti
li
abbiamo
già
uditi
condannare
dal
Concilio
Vaticano
.
Vedremo
più
oltre
come
,
con
siffatte
teorie
,
congiunte
agli
altri
errori
già
mentovati
,
si
spalanchi
la
via
all
'
ateismo
.
Qui
giova
subito
notare
che
,
posta
questa
dottrina
dell
'
esperienza
unitamente
all
'
altra
del
simbolismo
,
ogni
religione
,
sia
pure
quella
degl
'
idolatri
,
deve
ritenersi
siccome
vera
.
Perché
infatti
non
sarà
possibile
che
tali
esperienze
s
'
incontrino
in
ogni
religione
?
E
che
si
siano
di
fatto
incontrate
non
pochi
lo
pretendono
.
E
con
qual
diritto
modernisti
negheranno
la
verità
ad
una
esperienza
affermata
da
un
islamita
?
con
qual
diritto
rivendicheranno
esperienze
vere
pei
soli
cattolici
?
Ed
infatti
i
modernisti
non
negano
,
concedono
anzi
,
altri
velatamente
altri
apertissimamente
,
che
tutte
le
religioni
son
vere
.
E
che
non
possano
sentire
altrimenti
,
è
cosa
manifesta
.
Imperocché
per
qual
capo
,
secondo
i
loro
placiti
,
potrebbe
mai
ad
una
religione
,
qual
che
si
voglia
,
attribuirsi
la
falsità
?
Senza
dubbio
per
uno
di
questi
due
:
o
per
la
falsità
del
sentimento
religioso
,
o
per
la
falsità
della
formola
pronunziata
dalla
mente
.
Ora
il
sentimento
religioso
,
benché
possa
essere
più
o
meno
perfetto
,
è
sempre
uno
:
la
formola
poi
intellettuale
,
perché
sia
vera
,
basta
che
risponda
al
sentimento
religioso
ed
al
credente
,
checché
ne
sia
della
forza
d
'
ingegno
in
costui
.
Tutt
'
al
più
,
nel
conflitto
fra
diverse
religioni
,
i
modernisti
potranno
sostenere
che
la
cattolica
ha
più
di
verità
perché
più
vivente
,
e
merita
con
più
ragione
il
titolo
di
cristiana
,
perché
risponde
più
pienamente
alle
origini
del
cristianesimo
.
Che
dalle
premesse
date
scaturiscano
siffatte
conseguenze
,
non
può
per
fermo
sembrare
assurdo
.
Assurdissimo
è
invece
che
cattolici
e
sacerdoti
,
i
quali
,
come
preferiamo
credere
,
aborrono
da
tali
enormità
,
si
portino
in
fatto
quasi
le
ammettessero
.
Giacché
tali
sono
le
lodi
che
tributano
ai
maestri
di
siffatti
errori
,
tali
gli
onori
che
rendono
loro
pubblicamente
,
da
dar
agevolmente
a
supporre
che
essi
non
onorano
già
le
persone
,
forse
non
prive
di
un
qualche
merito
,
ma
piuttosto
gli
errori
che
quelle
professano
apertamente
e
cercano
a
tutt
'
uomo
propagare
.
Ma
,
oltre
al
detto
,
questa
dottrina
dell
'
esperienza
è
per
un
altro
verso
contrarissima
alla
cattolica
verità
.
Imperocché
viene
essa
estesa
ed
applicata
alla
tradizione
quale
finora
fu
intesa
dalla
Chiesa
,
e
la
distrugge
.
Ed
infatti
dai
modernisti
è
la
tradizione
così
concepita
che
sia
una
comunicazione
dell
'
esperienza
originale
fatta
agli
altri
,
mercè
la
predicazione
,
per
mezzo
della
formola
intellettuale
.
A
questa
formola
perciò
,
oltre
al
valore
rappresentativo
,
attribuiscono
una
tal
quale
efficacia
di
suggestione
,
che
si
esplica
tanto
in
colui
che
crede
,
per
risvegliare
il
sentimento
religioso
a
caso
intorpidito
e
rinnovar
l
'
esperienza
già
avuta
una
volta
,
quanto
in
coloro
che
ancor
non
credono
,
per
suscitare
in
essi
la
prima
volta
il
sentimento
religioso
e
produrvi
l
'
esperienza
.
Di
questa
guisa
l
'
esperienza
religiosa
si
viene
a
propagare
fra
i
popoli
;
né
solo
nei
presenti
per
via
della
predicazione
,
ma
anche
fra
i
venturi
sì
per
mezzo
dei
libri
e
sì
per
la
trasmissione
orale
dagli
uni
agli
altri
.
Avviene
poi
che
una
simile
comunicazione
dell
'
esperienza
si
abbarbichi
talora
e
viva
,
talora
isterilisca
subito
e
muoia
.
Il
vivere
è
pei
modernisti
prova
di
verità
;
giacché
verità
e
vita
sono
per
essi
una
medesima
cosa
.
Dal
che
è
dato
inferir
di
nuovo
,
che
tutte
le
religioni
,
quante
mai
ne
esistono
,
sono
egualmente
vere
,
poiché
se
nol
fossero
non
vivrebbero
.
E
tutto
questo
si
spaccia
per
dare
un
concetto
più
elevato
e
più
ampio
della
religione
!
Condotte
fin
qui
le
cose
,
o
Venerabili
Fratelli
,
abbiamo
abbastanza
in
mano
per
conoscere
qual
ordine
stabiliscano
i
modernisti
fra
la
fede
e
la
scienza
;
con
qual
nome
di
scienza
intendono
essi
ancor
la
storia
.
E
in
primo
luogo
si
deve
tenere
che
l
'
oggetto
dell
'
una
è
affatto
estraneo
all
'
oggetto
dell
'
altra
e
da
questo
separato
.
Imperocché
la
fede
si
occupa
unicamente
di
cosa
,
che
la
scienza
professa
essere
a
sé
inconoscibile
.
Quindi
diverso
il
campo
ad
entrambe
assegnato
:
la
scienza
è
tutta
nella
realtà
dei
fenomeni
,
ove
non
entra
affatto
la
fede
:
questa
al
contrario
si
occupa
della
realtà
divina
che
alla
scienza
è
del
tutto
sconosciuta
.
Dal
che
si
viene
a
conchiudere
che
tra
la
fede
e
la
scienza
non
vi
può
essere
mai
dissidio
:
giacché
,
se
ciascuna
tiene
il
suo
campo
,
non
potranno
mai
incontrarsi
,
né
perciò
contraddirsi
.
Che
se
a
ciò
si
opponga
,
nel
mondo
visibile
esservi
cose
che
pure
appartengono
alla
fede
,
come
la
vita
umana
di
Cristo
;
i
modernisti
rispondono
negando
.
Perché
quantunque
tali
cose
sieno
nel
novero
dei
fenomeni
,
pure
,
in
quanto
sono
vissute
dalla
fede
e
,
nel
modo
già
indicato
,
sono
state
da
essa
trasfigurate
e
sfigurate
,
furono
tolte
dal
mondo
sensibile
e
trasferite
ad
essere
materia
del
divino
.
Quindi
,
qualora
più
oltre
si
ricercasse
se
Cristo
abbia
fatto
veri
miracoli
e
vere
profezie
,
severamente
sia
risorto
ed
asceso
al
Cielo
;
la
scienza
agnostica
lo
negherà
,
la
fede
lo
affermerà
;
né
perciò
vi
sarà
lotta
fra
le
due
.
Imperocché
lo
negherà
il
filosofo
qual
filosofo
parlando
a
filosofie
considerando
unicamente
Cristo
nella
sua
realtà
storica
;
l
'
affermerà
il
credente
come
credente
parlando
a
credenti
e
considerando
la
vita
di
Cristo
quale
è
vissuta
dalla
fede
e
nella
fede
.
S
'
ingannerebbe
però
a
partito
chi
,
date
queste
teorie
,
si
credesse
autorizzato
a
credere
,
essere
la
fede
e
la
scienza
indipendenti
l
'
una
dall
'
altra
.
Si
,
della
scienza
ciò
è
fuori
di
dubbio
;
ma
è
ben
altro
della
fede
;
la
quale
,
non
per
uno
ma
per
tre
capi
,
deve
andar
soggetta
alla
scienza
.
Imperocché
da
riflettersi
in
primo
luogo
che
in
ogni
fatto
religioso
,
toltane
la
realtà
divina
e
l
'
esperienza
che
di
essa
ha
chi
crede
,
tutto
il
rimanente
ed
in
specialità
le
formole
religiose
,
non
escono
dal
campo
dei
fenomeni
:
e
cadono
quindi
sotto
il
dominio
della
scienza
.
Esca
pure
il
credente
dal
mondo
,
se
gli
vien
fatto
;
finché
però
resterà
nel
mondo
,
non
potrà
mai
sottrarsi
,
lo
voglia
o
no
,
alle
leggi
,
all
'
osservazione
,
ai
giudizi
della
scienza
e
della
storia
.
Di
più
,
benché
sia
detto
che
Dio
è
oggetto
della
sola
fede
,
ciò
nondimeno
deve
solo
intendersi
della
realtà
divina
,
non
già
della
idea
di
Dio
.
L
'
idea
di
Dio
è
pur
essa
sottoposta
alla
scienza
;
la
quale
,
mentre
spazia
nell
'
ordine
logico
,
si
solleva
fino
all
'
assoluto
ed
all
'
ideale
.
È
dunque
diritto
della
filosofia
o
della
scienza
sindacare
l
'
idea
di
Dio
,
dirigerla
nella
sua
evoluzione
,
correggerla
qualora
vi
si
immischi
qualche
elemento
estraneo
:
quindi
il
ripetere
che
fanno
i
modernisti
che
l
'
evoluzione
religiosa
deve
essere
coordinata
colla
evoluzione
morale
ed
intellettuale
;
ossia
,
come
insegna
uno
dei
loro
maestri
,
deve
essere
subordinata
.
Per
ultimo
è
pur
da
osservare
che
l
'
uomo
non
soffre
in
sé
dualismo
:
per
la
qual
cosa
il
credente
prova
in
se
stesso
un
intimo
bisogno
di
armonizzare
siffattamente
la
fede
colla
scienza
che
non
si
opponga
al
concetto
generale
che
scientificamente
si
ha
dell
'
universo
.
Così
dunque
si
evince
essere
la
scienza
affatto
libera
dalla
libera
fede
;
la
fede
invece
,
tuttoché
si
decanti
estranea
alla
scienza
,
essere
a
questa
sottoposta
.
Le
quali
cose
tutte
,
Venerabili
Fratelli
,
sono
diametralmente
contrarie
a
ciò
che
insegnava
il
Nostro
Antecessore
Pio
IX
:
"
Essere
dovere
della
filosofia
,
in
materia
di
religione
,
non
dominare
ma
servire
,
non
prescrivere
ciò
che
si
debba
credere
,
ma
abbracciarlo
con
ragionevole
ossequio
,
né
scrutar
l
'
altezza
dei
misteri
di
Dio
,
ma
piamente
ed
umilmente
venerarla
"
(
Breve
al
Vescovo
di
Breslavia
,
15
giugno
1857
)
.
I
modernisti
invertono
del
tutto
le
parti
.
Ond
'
è
che
ad
essi
può
applicarsi
ciò
che
l
'
altro
Nostro
Predecessore
Gregorio
IX
scriveva
di
taluni
teologi
del
suo
tempo
:
"
Alcuni
fra
voi
,
gonfi
come
otri
dello
spirito
di
vanità
,
si
sforzano
con
novità
profana
di
valicare
i
termini
segnati
dai
Padri
;
piegando
alla
dottrina
filosofica
dei
razionali
l
'
intelligenza
delle
pagine
Celesti
,
non
per
profitto
degli
uditori
ma
per
far
pompa
di
scienza
...
Questi
sedotti
da
dottrine
diverse
e
peregrine
,
tramutano
in
coda
il
capo
e
costringono
la
regina
a
servire
all
'
ancella
"
(
Lettera
ai
maestri
di
Teologia
di
Parigi
,
7
luglio
1223
)
.
Il
che
parrà
più
manifesto
dalla
condotta
stessa
dei
modernisti
,
interamente
conforme
a
quel
che
insegnano
.
Negli
scritti
e
nei
discorsi
sembrano
essi
non
rare
volte
sostenere
ora
una
dottrina
ora
un
'
altra
,
talché
si
è
facilmente
indotti
a
giudicarli
vaghi
ed
incerti
.
Ma
tutto
ciò
è
fatto
avvisatamente
;
per
l
'
opinione
cioè
che
sostengono
della
mutua
separazione
della
fede
e
della
scienza
.
Quindi
avviene
che
nei
loro
libri
si
incontrano
cose
che
ben
direbbe
un
cattolico
;
ma
,
al
voltar
della
pagina
,
si
trovano
altre
che
si
stimerebbero
dettate
da
un
razionalista
.
Di
qui
,
scrivendo
storia
,
non
fanno
pur
menzione
della
divinità
di
Cristo
;
predicando
invece
nelle
chiese
,
l
'
affermano
con
risolutezza
.
Di
qui
parimente
,
nella
storia
non
fanno
nessun
conto
né
di
Padri
né
di
Concilî
;
ma
se
catechizzano
il
popolo
,
li
citano
con
rispetto
.
Di
qui
,
distinguono
l
'
esegesi
teologica
e
pastorale
dall
'
esegesi
scientifica
e
storica
.
Similmente
dal
principio
che
la
scienza
non
ha
dipendenza
alcuna
dalla
fede
,
quando
trattano
di
filosofia
,
di
storia
,
di
critica
,
non
avendo
orrore
di
premere
le
orme
di
Lutero
(
Prop
.
29
,
condannata
da
Leone
X
,
Bolla
.
"
Exsurge
Domine
"
,
15
maggio
1520
:
"
Ci
si
è
aperta
la
strada
per
isnervare
l
'
autorità
dei
Concilî
e
contraddire
liberamente
alle
loro
deliberazioni
,
e
giudicare
i
lor
decreti
e
confessare
arditamente
tutto
ciò
che
ci
sembra
vero
,
sia
approvato
o
condannato
da
qualunque
Concilio
"
)
,
fanno
pompa
di
un
certo
disprezzo
delle
dottrine
cattoliche
,
dei
santi
Padri
,
dei
sinodi
ecumenici
,
del
magistero
ecclesiastico
:
e
se
vengono
di
ciò
ripresi
,
gridano
alla
manomissione
della
libertà
.
Da
ultimo
,
posto
l
'
aforisma
che
la
fede
deve
soggettarsi
alla
scienza
,
criticano
di
continuo
e
all
'
aperto
la
Chiesa
,
perché
con
somma
ostinatezza
rifiuta
di
sottoporre
ed
accomodare
i
suoi
dogmi
alle
opinioni
della
filosofia
:
ed
essi
,
da
parte
loro
,
messa
fra
i
ciarpami
la
vecchia
teologia
,
si
adoperano
di
porne
in
voga
una
nuova
,
tutta
ligia
ai
deliramenti
dei
filosofi
.
Con
che
,
Venerabili
Fratelli
,
Ci
si
dà
finalmente
il
passo
per
osservare
i
modernisti
sull
'
arena
teologica
.
Difficile
compito
:
ma
con
poco
potremo
trarCi
d
'
impaccio
.
IL
fine
da
ottenere
è
la
conciliazione
della
fede
colla
scienza
,
restando
però
sempre
incolume
il
primato
della
scienza
sulla
fede
.
In
questo
affare
il
teologo
modernista
si
giova
degli
stessissimi
principî
che
vedemmo
usati
dalla
filosofia
,
adattandoli
al
credente
;
ciò
sono
i
principî
dell
'
immanenza
e
del
simbolismo
.
Ed
ecco
con
quanta
speditezza
compie
egli
il
suo
lavoro
.
Ha
detto
il
filosofo
:
"
Il
principio
della
fede
è
immanente
"
;
il
credente
ha
soggiunto
:
"
Questo
principio
è
Dio
"
;
il
teologo
dunque
conclude
:
"
Dio
è
immanente
nell
'
uomo
"
.
Di
qui
l
'
essere
dell
'
immanenza
teologica
.
Parimente
:
il
filosofo
ha
ritenuto
come
certo
che
le
"
rappresentazioni
dell
'
oggetto
della
fede
sono
semplicemente
simboliche
"
;
il
credente
ha
affermato
che
"
l
'
oggetto
della
fede
è
Dio
in
se
stesso
"
;
il
teologo
adunque
pronunzia
:
"
Le
rappresentazioni
della
realtà
divina
sono
simboliche
"
.
Di
qui
il
simbolismo
teologico
.
Errori
per
verità
enormi
;
i
quali
quanto
sieno
perniciosi
,
si
vedrà
luminosamente
nell
'
osservarne
le
conseguenze
.
Infatti
,
per
dir
subito
del
simbolismo
,
i
simboli
essendo
tali
in
relazione
all
'
oggetto
,
ed
in
relazione
al
credente
non
essendo
che
istrumenti
,
fa
mestieri
innanzi
tutto
,
così
insegnano
i
modernisti
,
che
il
credente
non
si
attacchi
troppo
alla
formola
,
ma
se
ne
giovi
solo
allo
scopo
di
unirsi
all
'
assoluta
verità
,
di
cui
la
formola
rivela
insieme
e
nasconde
,
si
sforza
cioè
di
esprimere
ma
senza
mai
riuscirvi
.
Vogliono
in
secondo
luogo
che
il
credente
usi
di
tali
formole
tanto
quanto
gli
sono
utili
,
poiché
sono
date
per
giovamento
e
non
per
averne
intralcio
;
salvo
,
s
'
intende
,
il
rispetto
che
,
per
riguardi
sociali
,
si
deve
alle
formole
giudicate
acconce
dal
pubblico
magistero
ad
esprimere
la
coscienza
comune
,
finché
però
lo
stesso
magistero
non
stabilisca
altrimenti
.
Quanto
poi
all
'
immanenza
,
non
è
agevole
determinare
ciò
che
per
essa
intendano
i
modernisti
;
giacché
diverse
sono
fra
essi
le
opinioni
.
Altri
la
pongono
in
ciò
,
che
Dio
operante
sia
intimamente
presente
nell
'
uomo
,
più
che
non
sia
l
'
uomo
a
sé
stesso
;
il
che
,
sanamente
inteso
,
non
può
riprendersi
.
Altri
pretendono
che
l
'
azione
divina
sia
una
coll
'
azione
della
natura
,
come
di
causa
prima
con
quella
di
causa
seconda
;
e
ciò
distruggerebbe
l
'
ordine
soprannaturale
.
Altri
per
ultimo
la
spiegano
in
modo
da
dar
sospetto
di
un
senso
panteistico
;
il
che
,
a
dir
vero
,
è
più
coerente
col
rimanente
delle
loro
dottrine
.
A
questo
postulato
dell
'
immanenza
un
altro
poi
se
ne
aggiunge
,
che
si
può
intitolare
dalla
permanenza
divina
:
e
l
'
una
dall
'
altra
si
fa
differire
quasi
a
quel
modo
stesso
,
che
l
'
esperienza
privata
differisce
dall
'
esperienza
trasmessa
per
tradizione
.
Un
esempio
illustrerà
il
concetto
:
e
sia
l
'
esempio
della
Chiesa
e
dei
Sacramenti
.
La
Chiesa
,
dicono
,
e
i
Sacramenti
non
si
devon
credere
come
istituiti
da
Cristo
stesso
.
Vieta
ciò
l
'
agnosticismo
,
che
in
Cristo
non
riconosce
nulla
più
che
un
uomo
,
la
cui
coscienza
religiosa
,
come
quella
di
ogni
altro
uomo
,
si
è
formata
a
poco
a
poco
;
lo
vieta
la
legge
dell
'
immanenza
,
che
non
ammette
,
per
dirlo
con
una
loro
parola
,
esterne
applicazioni
;
lo
vieta
pure
la
legge
dell
'
evoluzione
,
che
per
lo
svolgersi
dei
germi
richiede
tempo
ed
una
certa
serie
di
circostanze
;
lo
vieta
finalmente
la
storia
,
che
mostra
tale
di
fatto
essere
stato
il
corso
delle
cose
.
Però
è
da
tenersi
che
Chiesa
e
Sacramenti
furono
istituiti
mediatamente
da
Cristo
.
Ma
in
qual
modo
?
eccolo
.
Le
coscienze
tutte
cristiane
,
essi
dicono
,
furono
virtualmente
inchiuse
nella
coscienza
di
Gesù
Cristo
,
come
la
pianta
nel
seme
.
Or
poiché
i
germi
vivono
la
vita
del
seme
,
così
deve
affermarsi
che
tutti
i
cristiani
vivono
la
vita
di
Cristo
.
Ma
la
vita
di
Cristo
,
secondo
la
fede
,
è
divina
;
dunque
anche
quella
dei
cristiani
.
Se
pertanto
questa
vita
,
nel
corso
dei
secoli
,
diede
origine
alla
Chiesa
e
ai
Sacramenti
,
con
ogni
diritto
si
potrà
dire
che
tale
origine
è
da
Cristo
ed
è
divina
.
Nello
stesso
modo
provano
esser
divine
le
Scritture
e
divini
i
dogmi
.
E
con
ciò
la
teologia
moderna
può
dirsi
compiuta
.
Esigua
cosa
a
dir
vero
,
ma
più
che
abbondante
per
chi
professa
doversi
sempre
ed
in
tutto
rispettare
le
conclusioni
della
scienza
.
L
'
applicazione
poi
di
queste
teorie
agli
altri
punti
che
verremo
esponendo
potrà
ognuno
farla
di
per
sé
stesso
.
Abbiam
parlato
finora
della
origine
e
della
natura
della
fede
.
Ma
molti
essendo
i
germi
di
questa
,
e
principali
fra
essi
la
Chiesa
,
il
dogma
,
il
culto
,
i
Libri
sacri
,
di
questi
eziandio
è
da
conoscere
ciò
che
insegnano
i
modernisti
.
E
per
farci
dal
dogma
,
l
'
origine
e
la
natura
di
esso
quale
sia
,
si
è
già
indicato
più
sopra
.
Nasce
il
dogma
dal
bisogno
che
prova
il
credente
di
lavorare
sul
suo
pensiero
religioso
,
sì
da
rendere
la
sua
e
l
'
altrui
coscienza
sempre
più
chiara
.
Tale
lavorio
consiste
tutto
nell
'
indagare
ed
esporre
la
formola
primitiva
,
non
già
in
se
stessa
e
razionalmente
,
ma
rispetto
alle
circostanze
o
,
come
più
astrusamente
dicono
,
vitalmente
.
Di
qui
si
ha
che
intorno
alla
medesima
si
vadano
formando
delle
formole
secondarie
,
che
poi
sintetizzate
e
riunite
in
un
'
unica
costruzione
dottrinale
,
quando
questa
sia
suggellata
dal
pubblico
magistero
come
rispondente
alla
coscienza
comune
,
si
chiamerà
dogma
.
Dal
dogma
son
da
distinguersi
accuratamente
le
speculazioni
teologiche
;
le
quali
però
,
benché
non
vivano
della
vita
del
dogma
,
pur
tuttavia
non
sono
inutili
sì
per
armonizzare
la
religione
colla
scienza
e
togliere
fra
loro
ogni
contrasto
,
sì
per
lumeggiare
esternamente
e
difendere
la
religione
stessa
;
e
chi
sa
che
forse
non
giovino
altresì
per
preparar
la
materia
di
un
dogma
futuro
.
Del
culto
poi
non
vi
sarebbe
gran
che
da
dire
,
se
sotto
questo
nome
non
venissero
eziandio
i
Sacramenti
,
intorno
ai
quali
sono
gravissimi
gli
errori
dei
modernisti
.
IL
culto
vogliono
che
risulti
da
un
doppio
bisogno
;
giacché
,
torniamo
ad
osservarlo
,
nel
loro
sistema
tutto
va
attribuito
ad
intimi
bisogni
.
L
'
uno
è
quello
di
dare
alla
religione
alcunché
di
sensibile
;
l
'
altro
è
il
bisogno
di
propagarla
,
il
che
non
potrebbe
avvenire
senza
una
qualche
forma
sensibile
e
senza
atti
santificanti
,
che
diconsi
Sacramenti
.
Quanto
poi
ai
Sacramenti
,
essi
pei
modernisti
si
riducono
a
meri
simboli
o
segni
,
non
però
privi
di
efficacia
;
efficacia
che
essi
cercano
di
spiegare
coll
'
esempio
di
certe
cotali
parole
che
volgarmente
diconsi
aver
fatto
fortuna
,
per
avere
acquistata
la
forza
di
diffondere
talune
idee
potenti
e
che
colpiscono
grandemente
gli
animi
.
Come
quelle
parole
sono
ordinate
alle
dette
idee
,
così
i
Sacramenti
al
sentimento
religioso
:
nulla
di
vantaggio
.
Parlerebbero
certamente
più
chiaro
ove
affermassero
che
i
Sacramenti
sono
istituiti
unicamente
per
nutrir
la
fede
.
Ma
ciò
è
condannato
dal
Concilio
di
Trento
(
Sess
.
VII
,
de
Sacramentis
in
genere
,
can
.
5
)
:
"
Se
alcuno
dirà
che
questi
Sacramenti
sono
istituiti
solo
per
nutrir
In
fede
,
sia
anatema
"
.
Della
natura
ancora
e
dell
'
origine
dei
Libri
sacri
già
si
è
toccato
.
Secondo
il
pensare
dei
modernisti
,
si
può
ben
definirli
una
raccolta
di
esperienze
:
non
di
quelle
,
che
comunemente
si
hanno
da
ognuno
,
ma
delle
straordinarie
e
più
insigni
che
siensi
avute
in
una
qualche
religione
.
E
così
essi
appunto
insegnano
a
riguardo
dei
nostri
libri
del
Vecchio
e
del
Nuovo
Testamento
.
A
lor
comodo
però
,
notano
assai
scaltramente
che
,
sebbene
l
'
esperienza
sia
del
presente
,
può
tuttavolta
prender
materia
dal
passato
ed
eziandio
dal
futuro
,
in
quanto
che
il
credente
o
per
la
memoria
rivive
il
passato
a
maniera
del
presente
,
o
vive
già
per
anticipazione
l
'
avvenire
.
Ciò
giova
a
dar
modo
di
computare
fra
i
Libri
santi
anche
gli
storici
e
gli
apocalittici
.
Così
adunque
in
questi
libri
parla
bensì
Iddio
per
mezzo
del
credente
;
ma
,
come
vuole
la
teologia
modernistica
,
solo
per
immanenza
e
permanenza
vitale
.
Vorrà
sapersi
,
in
che
consista
dopo
ciò
l
'
ispirazione
?
Rispondono
che
non
si
distingue
,
se
non
forse
per
una
certa
maggiore
veemenza
,
dal
bisogno
che
sente
il
credente
di
manifestare
a
voce
e
per
scritto
la
propria
fede
.
È
alcun
che
di
simile
a
quello
che
si
avvera
nella
ispirazione
poetica
;
per
cui
un
cotale
diceva
:
È
Dio
in
noi
,
da
Lui
agitati
noi
c
'
infiammiamo
.
È
questo
appunto
il
modo
onde
Dio
deve
dirsi
origine
della
ispirazione
dei
Libri
sacri
.
Affermano
inoltre
i
modernisti
che
nulla
vi
è
in
questi
libri
che
non
sia
ispirato
.
Nel
che
potrebbe
taluno
crederli
più
ortodossi
di
certi
altri
moderni
che
restringono
alquanto
la
ispirazione
,
come
,
a
mo
'
di
esempio
,
nelle
così
dette
citazioni
tacite
.
Ma
queste
non
sono
che
lustre
e
parole
.
Imperciocché
se
,
secondo
l
'
agnosticismo
,
riteniamo
la
Bibbia
come
un
lavoro
umano
fatto
da
uomini
per
servigio
di
uomini
,
salvo
pure
al
teologo
di
chiamarla
divina
per
immanenza
,
come
mai
l
'
ispirazione
potrebbe
in
essa
restringersi
?
Sì
,
i
modernisti
affermano
un
'
ispirazione
totale
:
ma
,
nel
senso
cattolico
,
non
ne
ammettono
in
fatto
veruna
.
Più
larga
materia
ci
offre
ciò
che
la
scuola
dei
modernisti
fantastica
a
riguardo
della
Chiesa
.
È
qui
da
presupporre
che
la
Chiesa
secondo
essi
è
frutto
di
due
bisogni
:
uno
nel
credente
,
specie
se
abbia
avuta
qualche
esperienza
originale
e
singolare
,
di
comunicare
ad
altri
la
propria
fede
;
l
'
altro
nella
collettività
,
dopo
che
la
fede
si
è
fatta
comune
a
molti
,
di
aggrupparsi
in
società
e
di
conservare
,
accrescere
e
propagare
il
bene
comune
.
Che
cosa
è
dunque
la
Chiesa
?
un
parto
della
coscienza
collettiva
,
ossia
collettività
di
coscienze
individuali
;
le
quali
,
in
forza
della
permanenza
vitale
,
pendono
tutte
da
un
primo
credente
,
cioè
pei
cattolici
da
Cristo
.
Ora
ogni
società
ha
bisogno
di
un
'
autorità
che
la
regga
:
il
cui
compito
sia
dirigere
gli
associati
al
fine
comune
,
e
conservare
saggiamente
gli
elementi
di
coesione
,
i
quali
in
una
società
religiosa
sono
la
dottrina
ed
il
culto
.
Perciò
nella
Chiesa
cattolica
una
triplice
autorità
:
disciplinare
,
dogmatica
,
culturale
.
La
natura
poi
di
questa
autorità
dovrà
desumersi
dalla
sua
origine
;
e
dalla
natura
si
dovranno
a
loro
volta
dedurre
i
diritti
e
i
doveri
.
Fu
errore
volgare
dell
'
età
passata
che
l
'
autorità
sia
venuta
alla
Chiesa
dal
di
fuori
,
cioè
immediatamente
da
Dio
:
e
perciò
era
giustamente
ritenuta
autocratica
.
Ma
queste
sono
teorie
oggimai
passate
di
moda
.
Come
la
Chiesa
è
emanata
dalla
collettività
delle
coscienze
,
cosi
l
'
autorità
emana
vitalmente
dalla
stessa
Chiesa
.
Pertanto
l
'
autorità
del
pari
che
la
Chiesa
nasce
dalla
coscienza
religiosa
,
e
perciò
alla
medesima
resta
soggetta
:
e
se
venga
meno
a
siffatta
soggezione
,
si
volge
in
tirannide
.
Nei
tempi
che
corrono
il
sentimento
di
libertà
è
giunto
al
suo
pieno
sviluppo
.
Nello
stato
civile
la
pubblica
coscienza
ha
voluto
un
regime
popolare
.
Ma
la
coscienza
dell
'
uomo
,
come
la
vita
,
è
una
sola
.
Se
dunque
l
'
autorità
della
Chiesa
non
vuol
suscitare
e
mantenere
una
guerra
intestina
nelle
coscienze
umane
,
uopo
è
che
si
pieghi
anch
'
essa
a
forme
democratiche
;
tanto
più
che
,
a
negarvisi
,
lo
sfacelo
sarebbe
imminente
.
È
da
pazzo
il
credere
che
possa
aversi
un
regresso
nel
sentimento
di
libertà
quale
domina
al
presente
.
Stretto
e
rinchiuso
con
violenza
strariperà
più
potente
,
distruggendo
insieme
la
religione
e
la
Chiesa
.
Fin
qui
il
ragionare
dei
modernisti
:
e
la
conseguenza
è
,
che
sono
tutti
intesi
a
trovar
modi
per
conciliare
l
'
autorità
della
Chiesa
colla
libertà
dei
credenti
.
Se
non
che
non
solamente
fra
le
sue
stesse
pareti
trova
la
Chiesa
con
chi
doversi
comporre
amichevolmente
,
ma
eziandio
fuori
.
Non
è
sola
essa
ad
occupare
il
mondo
:
l
'
occupano
insieme
altre
società
,
colle
quali
non
può
aver
uso
e
commercio
.
Convien
dunque
determinare
quali
sieno
i
diritti
e
i
doveri
della
Chiesa
verso
le
società
civili
;
e
ben
s
'
intende
che
tale
determinazione
deve
esser
desunta
dalla
natura
della
Chiesa
stessa
,
quale
i
modernisti
l
'
hanno
descritta
.
Le
regole
perciò
da
usarsi
son
quelle
stesse
che
sopra
si
adoperarono
per
la
scienza
e
la
fede
.
Ivi
parlavasi
di
oggetti
,
qui
di
fini
.
Come
adunque
,
per
ragione
dell
'
oggetto
,
si
dissero
la
fede
e
la
scienza
vicendevolmente
estranee
,
così
lo
Stato
e
la
Chiesa
sono
l
'
uno
all
'
altra
estranei
pel
fine
a
cui
tendono
,
temporale
per
lo
Stato
,
spirituale
pella
Chiesa
.
Fu
d
'
altre
età
il
sottomettere
il
temporale
allo
spirituale
;
il
parlarsi
di
questioni
miste
,
nelle
quali
la
Chiesa
interveniva
quasi
signora
e
regina
,
perché
la
Chiesa
sl
stimava
istituita
immediatamente
da
Dio
,
come
autore
dell
'
ordine
soprannaturale
.
Ma
la
filosofia
e
la
storia
non
più
ammettono
cotali
credenze
.
Adunque
lo
Stato
deve
separarsi
dalla
Chiesa
e
per
egual
ragione
il
cattolico
dal
cittadino
.
Di
qui
è
,
che
il
cattolico
,
perché
insieme
cittadino
,
ha
diritto
e
dovere
,
non
curandosi
dell
'
autorità
della
Chiesa
,
dei
suoi
desiderî
,
consigli
e
comandi
,
sprezzate
altresì
le
sue
riprensioni
,
di
far
quello
che
giudicherà
espediente
al
bene
della
patria
.
Voler
imporre
al
cittadino
una
linea
di
condotta
sotto
qualsiasi
pretesto
è
un
vero
abuso
di
potere
ecclesiastico
da
respingersi
con
ogni
sforzo
.
Le
teorie
,
o
Venerabili
Fratelli
,
onde
promanano
tutti
questi
errori
,
son
quelle
appunto
che
il
Nostro
Predecessore
Pio
VI
già
condannò
solennemente
nella
Costituzione
Apostolica
"
Auctorem
Fidei
"
(
Prop
.
2
)
.
"
La
proposizione
che
stabilisce
che
la
potestà
è
stata
da
Dio
data
alla
Chiesa
,
perché
fosse
comunicata
ai
Pastori
,
che
sono
ministri
di
lei
per
la
salute
delle
anime
;
così
intesa
,
che
la
potestà
del
ministero
e
regime
ecclesiastico
si
derivi
nei
Pastori
dalla
Comunità
dei
fedeli
:
eretica
"
.
Prop
.
3
.
"
Inoltre
quella
che
stabilisce
il
Romano
Pontefice
esser
capo
ministeriale
;
così
spiegata
che
il
Romano
Pontefice
,
non
da
Cristo
nella
persona
del
Beato
Pietro
,
ma
dalla
Chiesa
abbia
avuta
la
potestà
del
ministero
,
di
cui
come
successore
di
Pietro
,
vero
Vicario
di
Cristo
e
capo
di
tutta
la
Chiesa
,
gode
nella
Chiesa
universa
:
eretica
"
)
.
Ma
non
basta
alla
scuola
dei
modernisti
che
lo
Stato
sia
separato
dalla
Chiesa
.
Come
la
fede
,
quanto
agli
elementi
fenomenici
,
deve
sottostare
alla
scienza
,
così
nelle
cose
temporali
la
Chiesa
ha
da
soggettarsi
allo
Stato
.
Questo
forse
non
l
'
asseriscono
essi
peranco
apertamente
;
ma
per
forza
di
raziocinio
sono
costretti
ad
ammetterlo
.
Imperocché
,
concesso
che
lo
Stato
abbia
assoluta
padronanza
in
tutto
ciò
che
è
temporale
,
se
avvenga
che
il
credente
,
non
pago
della
religione
dello
spirito
,
esca
in
atti
esteriori
,
quali
per
mo
'
di
esempio
,
l
'
amministrarsi
o
il
ricevere
dei
Sacramenti
,
bisognerà
che
questi
cadano
sotto
il
dominio
dello
Stato
.
E
che
sarà
dopo
ciò
dell
'
autorità
ecclesiastica
?
Siccome
questa
non
si
spiegasse
non
per
atti
esterni
,
sarà
in
tutto
e
per
tutto
assoggettata
al
potere
civile
.
È
questa
ineluttabile
conseguenza
che
trascina
molti
fra
i
protestanti
liberali
a
sbarazzarsi
di
ogni
culto
esterno
,
anzi
d
'
ogni
esterna
società
religiosa
,
i
quali
invece
si
adoprano
di
porre
in
voga
una
religione
che
chiamano
individuale
.
Che
se
i
modernisti
,
a
luce
di
sole
,
non
si
spingono
ancora
tant
'
oltre
,
insistono
intanto
perché
la
Chiesa
si
pieghi
spontaneamente
ove
essi
la
voglion
trarre
e
si
acconci
alle
forme
civili
.
Tutto
ciò
per
l
'
autorità
disciplinare
.
Più
gravi
assai
e
perniciose
sono
le
loro
affermazioni
a
riguardo
dell
'
autorità
dottrinale
e
dogmatica
.
Circa
il
magistero
ecclesiastico
così
essi
la
pensano
:
la
società
religiosa
non
può
veramente
essere
una
senza
unità
di
coscienza
nei
suoi
membri
e
senza
unita
di
formola
.
Ma
questa
duplice
unità
richiede
,
per
così
dire
,
una
mente
comune
,
a
cui
spetti
trovare
e
determinare
la
formola
,
che
meglio
risponda
alla
coscienza
comune
:
alla
qual
mente
fa
d
'
uopo
inoltre
attribuire
un
'
autorità
bastevole
,
perché
possa
imporre
alla
comunanza
la
formola
stabilita
.
Or
nell
'
unione
è
quasi
fusione
della
mente
designatrice
della
formola
e
dell
'
autorità
che
la
impone
,
ritrovano
i
modernisti
il
concetto
del
magistero
ecclesiastico
.
Poiché
dunque
in
fin
dei
conti
il
magistero
non
nasce
che
dalle
coscienze
individuali
ed
a
bene
delle
stesse
coscienze
ha
imposto
un
pubblico
ufficio
;
ne
consegue
di
necessità
che
debba
dipendere
dalle
medesime
coscienze
e
debba
quindi
avviarsi
a
forme
democratiche
.
IL
proibire
pertanto
alle
coscienze
degli
individui
che
facciano
pubblicamente
sentire
i
loro
bisogni
;
non
soffrire
chela
critica
spinga
il
dogma
verso
necessarie
evoluzioni
,
non
è
già
uso
di
potestà
,
data
per
pubblico
bene
,
ma
abuso
.
Similmentene
l
'
uso
stesso
della
potestà
fa
di
mestieri
serbare
modo
e
misura
.
Sa
di
tirannide
condannare
un
libro
all
'
insaputa
dell
'
autore
,
senza
ammettere
spiegazioni
di
sorta
né
discussione
.
Adunque
qui
pure
è
da
ricercarsi
una
via
di
mezzo
che
salvi
insieme
i
diritti
dell
'
autorità
e
della
libertà
.
Nel
frattempo
il
cattolico
si
regolerà
in
guisa
che
non
lasci
pubblicamente
di
protestarsi
rispettosissimo
dell
'
autorità
,
continuando
però
sempre
ad
operare
a
suo
talento
.
In
generale
vogliono
ammonita
la
Chiesa
che
,
poiché
il
fine
della
potestà
ecclesiastica
è
tutto
spirituale
,
disdice
ogni
esterno
apparato
di
magnificenza
con
che
essa
si
circonda
agli
occhi
delle
moltitudini
.
Nel
che
non
riflettono
che
se
la
religione
è
essenzialmente
spirituale
non
c
tuttavia
ristretta
al
solo
spirito
;
e
che
l
'
onore
tributato
all
'
autorità
ridonda
su
Gesù
Cristo
che
ne
fu
istitutore
.
Per
compiere
tutta
questa
materia
della
fede
e
dei
diversi
suoi
germi
,
rimane
da
ultimo
,
Venerabili
Fratelli
,
che
ascoltiamo
le
teorie
dei
modernisti
circa
lo
sviluppo
dei
medesimi
.
e
lor
principio
generale
che
in
una
religione
vivente
tutto
debba
essere
mutevole
e
mutarsi
di
fatto
.
Di
qui
fanno
passo
a
quella
che
è
delle
principali
fra
le
loro
dottrine
,
vogliam
dire
all
'
evoluzione
.
Dogma
dunque
,
Chiesa
,
culto
,
Libri
sacri
,
anzi
la
fede
stessa
,
se
non
devon
esser
cose
morte
,
fa
mestieri
che
sottostiano
alle
leggi
dell
'
evoluzione
.
Siffatto
principio
non
si
udrà
con
istupore
da
chi
rammenti
quanto
i
modernisti
son
venuti
affermando
intorno
a
ciascuno
di
questi
oggetti
.
Posta
pertanto
la
legge
dell
'
evoluzione
,
i
modernisti
stessi
ci
descrivono
in
qual
maniera
l
'
evoluzione
si
effettui
.
E
cominciamo
dalla
fede
.
La
forma
primitiva
,
essi
dicono
,
della
fede
fu
rudimentaria
e
comune
indistintamente
a
tutti
gli
uomini
;
giacché
nasceva
dalla
natura
e
dalla
vita
umana
.
Il
progresso
si
ebbe
per
sviluppo
vitale
;
che
è
quanto
dire
non
per
aggiunta
di
nuove
forme
apportate
dal
di
fuori
,
ma
per
una
crescente
penetrazione
nella
coscienza
del
sentimento
religioso
.
Doppio
indi
fu
il
modo
di
progredire
nella
fede
:
prima
negativamente
,
col
depurarsi
da
ogni
elemento
estraneo
,
come
ad
esempio
dal
sentimento
di
famiglia
o
di
nazionalità
;
quindi
positivamente
,
mercè
il
perfezionarsi
intellettuale
e
morale
dell
'
uomo
,
per
cui
l
'
idea
divina
sl
ampliò
ed
illustrò
e
il
sentimento
religioso
divenne
più
squisito
.
Del
progresso
della
fede
non
altre
cause
assegnar
si
possono
che
quelle
stesse
onde
già
si
spiegò
la
sua
origine
.
Alle
quali
però
fa
d
'
uopo
aggiungere
quei
genii
religiosi
,
che
noi
chiamiamo
profeti
e
dei
quali
Cristo
fu
il
sommo
;
sì
perché
nella
vita
o
nelle
parole
ebbero
un
certo
che
di
misterioso
,
che
la
fede
attribuiva
alla
divinità
,
e
sì
perché
toccaron
loro
esperienze
nuove
ed
originali
in
piena
armonia
coi
bisogni
del
loro
tempo
.
Il
progresso
del
dogma
nasce
principalmente
dal
bisogno
di
superare
gli
ostacoli
della
fede
,
di
vincere
gli
avversari
,
di
ribattere
le
difficoltà
,
senza
dire
dello
sforzo
continuo
di
viemeglio
penetrare
gli
arcani
della
fede
.
Così
,
per
tacer
di
altri
esempi
,
è
avvenuto
di
Cristo
;
in
cui
,
quel
più
o
meno
divino
,
che
la
fede
in
esso
ammetteva
,
si
venne
gradatamente
amplificando
in
modo
,
che
finalmente
fu
ritenuto
per
Dio
.
Lo
stimolo
precipuo
di
evoluzione
del
culto
sarà
il
bisogno
di
adattarsi
agli
usi
ed
alle
tradizioni
dei
popoli
;
come
altresì
di
usufruire
della
virtù
che
certi
atti
hanno
ricevuto
dall
'
usanza
.
La
Chiesa
finalmente
trova
la
sua
ragione
di
evolversi
nel
bisogno
di
accomodarsi
alle
condizioni
storiche
e
di
accordarsi
colle
forme
di
civil
governo
pubblicamente
adottate
.
Così
i
modernisti
di
ciascun
capo
in
particolare
.
E
qui
,
innanzi
di
farCi
oltre
,
bramiamo
che
ben
si
avverta
di
nuovo
a
questa
loro
dottrina
dei
bisogni
;
giacché
essa
,
oltreché
di
quanto
finora
abbiam
visto
,
è
quasi
base
e
fondamento
di
quel
vantato
metodo
che
chiamano
storico
.
Or
,
restando
tuttavia
nella
teoria
della
evoluzione
,
vuole
di
più
osservarsi
che
quantunque
i
bisogni
servano
di
stimolo
per
la
evoluzione
,
essa
nondimeno
,
regolata
unicamente
da
siffatti
stimoli
,
valicherebbe
facilmente
i
termini
della
tradizione
,
e
strappata
così
dal
primitivo
principio
vitale
,
meglio
che
a
progresso
menerebbe
a
rovina
.
Quindi
studiando
più
a
fondo
il
pensiero
dei
modernisti
,
deve
dirsi
che
l
'
evoluzione
è
come
il
risultato
di
due
forze
che
si
combattono
,
delle
quali
una
è
progressiva
,
l
'
altra
conservatrice
.
La
forza
conservatrice
sta
nella
Chiesa
e
consiste
nella
tradizione
.
L
'
esercizio
di
lei
è
proprio
dell
'
autorità
religiosa
;
e
ciò
,
sia
per
diritto
,
giacché
sta
nella
natura
di
qualsiasi
autorità
il
tenersi
fermo
il
più
possibile
alla
tradizione
;
sia
per
fatto
,
perché
sollevata
al
disopra
delle
contingenze
della
vita
,
poco
o
nulla
sente
gli
stimoli
che
spingono
a
progresso
.
Per
contrario
la
forza
che
,
rispondendo
ai
bisogni
,
trascina
a
progredire
,
cova
e
lavora
nelle
coscienze
individuali
,
in
quelle
soprattutto
che
sono
,
come
dicono
,
più
a
contatto
della
vita
.
Osservate
qui
di
passaggio
,
o
Venerabili
Fratelli
,
lo
spuntar
fuori
di
quella
dottrina
rovinosissima
che
introduce
il
laicato
nella
Chiesa
come
fattore
di
progresso
.
Da
una
specie
di
compromesso
fra
le
due
forze
di
conservazione
e
di
progressione
,
fra
l
'
autorità
cioè
e
le
coscienze
individuali
,
nascono
le
trasformazioni
e
i
progressi
.
Le
coscienze
individuali
,
o
talune
di
esse
,
fan
pressione
sulla
coscienza
collettiva
;
e
questa
a
sua
volta
sull
'
autorità
,
e
la
costringe
a
capitolare
ed
a
restare
ai
patti
.
Ciò
ammesso
,
ben
si
comprendono
le
meraviglie
che
fanno
i
modernisti
,
se
avvenga
che
siano
biasimati
o
puniti
.
Ciò
che
loro
sia
scrive
a
colpa
,
essi
l
'
hanno
per
sacrosanto
dovere
.
Niuno
meglio
di
essi
conosce
i
bisogni
delle
coscienze
perché
si
trovano
con
queste
a
più
stretto
contatto
che
non
si
trovi
la
potestà
ecclesiastica
.
Incarnano
quasi
in
sé
quei
bisogni
tutti
:
e
quindi
il
dovere
per
loro
di
parlare
apertamente
e
di
scrivere
.
Li
biasimi
pure
l
'
autorità
,
la
coscienza
del
dovere
li
sostiene
,
e
sanno
per
intima
esperienza
di
non
meritare
riprensioni
ma
encomii
.
Pur
troppo
essi
sanno
che
i
progressi
non
si
hanno
senza
combattimenti
,
né
combattimenti
senza
vittime
:
e
bene
,
saranno
essi
le
vittime
,
come
già
i
profeti
e
Cristo
.
Né
perché
siano
trattati
male
,
odiano
l
'
autorità
:
concedono
che
ella
adempia
il
suo
dovere
.
Solo
rimpiangono
di
non
essere
ascoltati
,
perché
in
tal
guisa
il
progredire
degli
animi
si
ritarda
:
ma
verrà
senza
meno
il
tempo
di
rompere
gl
'
indugi
,
giacché
le
leggi
dell
'
evoluzione
si
possono
raffrenare
,
ma
non
possono
affatto
spezzarsi
.
E
così
continuano
il
lor
cammino
,
continuano
benché
ripresi
e
condannati
,
celando
un
'
incredibile
audacia
col
velo
di
un
'
apparente
umiltà
.
Piegano
fintamente
il
capo
:
ma
la
mano
e
la
mente
proseguono
con
più
ardimento
il
loro
lavoro
.
E
così
essi
operano
scientemente
e
volentemente
;
sì
perché
è
loro
regola
che
l
'
autorità
debba
essere
spinta
,
non
rovesciata
;
si
perché
hanno
bisogno
di
non
uscire
dalla
cerchia
della
Chiesa
per
poter
cangiare
a
poco
a
poco
la
coscienza
collettiva
;
il
che
quando
dicono
,
non
si
accorgono
di
confessare
che
la
coscienza
collettiva
dissente
da
loro
,
e
che
quindi
con
nessun
diritto
essi
si
dànno
interpreti
della
medesima
.
Per
detto
adunque
e
per
fatto
dei
modernisti
nulla
,
o
Venerabili
Fratelli
,
vi
deve
essere
di
stabile
,
nulla
di
immutabile
nella
Chiesa
.
Nella
qual
sentenza
non
mancarono
ad
essi
dei
precursori
,
quelli
cioè
dei
quali
il
Nostro
Predecessore
Pio
IX
già
scriveva
:
"
Questi
nemici
della
divina
rivelazione
,
che
estollono
con
altissime
lodi
l
'
umano
progresso
,
vorrebbero
,
con
temerario
e
sacrilego
ardimento
,
introdurlo
nella
cattolica
religione
,
quasi
che
la
stessa
religione
fosse
opera
non
di
Dio
ma
degli
uomini
o
un
qualche
ritrovato
filosofico
che
con
mezzi
umani
possa
essere
perfezionato
"
(
Enc
.
"
Qui
pluribus
"
,
9
nov
.
1846
)
.
Circa
la
rivelazione
specialmente
e
circa
il
dogma
,
la
dottrina
dei
modernisti
non
ha
filo
di
novità
;
ma
è
quella
stessa
che
nel
Sillabo
di
Pio
IX
ritroviamo
condannata
,
così
espressa
:
"
La
divina
rivelazione
è
imperfetta
e
perciò
soggetta
a
continuo
ed
indefinito
progresso
,
che
risponda
a
quello
dell
'
umana
ragione
"
(
Sillabo
,
Prop
.
V
)
;
più
solennemente
poi
la
troviamo
riprovata
dal
Concilio
Vaticano
in
questi
termini
:
"
Né
la
dottrina
della
fede
,
che
Dio
rivelò
,
è
proposta
agli
umani
ingegni
da
perfezionare
come
un
ritrovato
filosofico
,
ma
come
un
deposito
consegnato
alla
Sposa
di
Cristo
,
da
custodirsi
fedelmente
e
da
dichiararsi
infallibilmente
.
Quindi
dei
sacri
dogmi
altresì
deve
sempre
ritenersi
quel
senso
che
una
volta
dichiarò
la
Santa
Madre
Chiesa
,
né
mai
deve
allontanarsi
da
quel
senso
sotto
pretesto
e
nome
di
più
alta
intelligenza
"
(
Const
.
Dei
Filius
,
cap
.
IV
)
.
Col
che
senza
dubbio
l
'
esplicazione
nelle
nostre
cognizioni
,
anche
circa
la
fede
,
tanto
è
lungi
che
venga
impedita
,
che
anzi
ne
è
aiutata
e
promossa
.
Laonde
lo
stesso
Concilio
prosegue
dicendo
:
"
Cresca
dunque
e
molto
e
con
slancio
progredisca
l
'
intelligenza
,
la
scienza
,
la
sapienza
così
dei
singoli
come
di
tutti
,
così
di
un
sol
uomo
come
di
tutta
la
Chiesa
coll
'
avanzare
delle
età
e
dei
secoli
;
ma
solo
nel
suo
genere
,
cioè
nello
stesso
dogma
,
nello
stesso
senso
e
nella
stessa
sentenza
"
(
Loc
.
cit
.
)
.
Ma
ormai
,
dopo
aver
osservato
nei
seguaci
del
modernismo
il
filosofo
,
il
credente
,
il
teologo
,
resta
che
osserviamo
parimente
lo
storico
,
il
critico
,
l
'
apologista
.
Taluni
dei
modernisti
,
che
si
dànno
a
scrivere
storia
,
paiono
oltremodo
solleciti
di
non
passar
per
filosofi
;
che
anzi
professano
di
essere
affatto
ignari
di
filosofia
.
È
ciò
un
tratto
di
finissima
astuzia
:
affinché
nessuno
creda
che
essi
sieno
infetti
di
pregiudizi
filosofici
e
non
sieno
perciò
,
come
dicono
,
affatto
obbiettivi
.
Ma
il
vero
è
,
che
la
loro
storia
o
critica
non
parla
che
con
la
lingua
della
filosofia
;
e
le
conseguenze
che
traggono
,
vengono
di
giusto
raziocinio
dai
loro
principî
filosofici
.
Il
che
,
a
chi
bene
riflette
,
si
fa
subito
manifesto
.
I
primi
tre
canoni
di
questi
tali
storici
o
critici
sono
quegli
stessi
principî
,
che
sopra
riportammo
dai
filosofi
:
cioè
l
'
agnosticismo
,
il
teorema
della
trasfigurazione
delle
cose
per
la
fede
,
e
l
'
altro
che
Ci
parve
poter
chiamare
dello
sfiguramento
.
Osserviamo
le
conseguenze
che
da
ciascuno
di
questi
si
traggono
.
Dall
'
agnosticismo
si
ha
che
la
storia
,
non
meno
che
la
scienza
,
si
occupa
solo
dei
fenomeni
.
Dunque
,
tanto
Dio
quanto
un
intervento
qualsiasi
divino
nelle
cose
umane
deve
rimandarsi
alla
fede
come
di
esclusiva
sua
pertinenza
.
Per
lo
che
se
trattasi
di
cosa
in
cui
s
'
incontri
un
duplice
elemento
,
divino
ed
umano
come
Cristo
,
la
Chiesa
,
i
Sacramenti
e
simili
,
dovrà
dividersi
e
sceverarsi
in
modo
che
ciò
che
è
umano
si
dia
alla
storia
,
ciò
che
è
divino
alla
fede
.
Quindi
quella
distinzione
comune
fra
i
modernisti
,
fra
un
Cristo
storico
ed
un
Cristo
della
fede
,
una
Chiesa
della
storia
ed
una
Chiesa
della
fede
,
fra
Sacramenti
della
storia
e
Sacramenti
della
fede
e
via
dicendo
.
Dipoi
questo
stesso
elemento
umano
,
che
vediamolo
storico
prendersi
per
sé
quale
essa
si
porge
nei
monumenti
,
deve
ritenersi
sollevato
dalla
fede
per
trasfigurazione
al
di
là
delle
condizioni
storiche
.
Conviene
perciò
separarne
di
nuovo
tutte
le
aggiunte
fattevi
:
cosi
,
trattandosi
di
Gesù
Cristo
,
tutto
quello
che
passa
la
condizione
dell
'
uomo
sia
naturale
,
quale
si
dà
dalla
psicologia
,
sia
risultante
dal
luogo
e
dal
tempo
in
che
visse
.
Di
più
,
per
terzo
principio
filosofico
,
pur
quelle
cose
che
non
escono
dalla
cerchia
della
storia
,
le
vagliano
quasi
e
ne
escludono
,
rimandandolo
parimenti
alla
fede
,
tutto
ciò
che
,
secondo
quanto
dicono
,
non
entra
nella
logica
dei
fatti
o
non
era
adatto
alle
persone
.
Di
tal
modo
,
vogliono
che
Cristo
non
abbia
dette
le
cose
che
non
sembrano
essere
alla
portata
del
volgo
.
Quindi
dalla
storia
reale
di
Lui
cancellano
e
rimettono
alla
fede
tutte
le
allegorie
che
incontransi
nei
suoi
discorsi
.
Si
vuol
forse
sapere
con
quali
regole
si
compia
questa
cernita
?
Con
quella
del
carattere
dell
'
uomo
,
della
condizione
che
ebbe
nella
società
,
della
educazione
,
delle
circostanze
di
ciascun
fatto
:
a
dir
breve
con
una
norma
,
se
bene
intendiamo
,
che
si
risolve
per
ultimo
in
mero
soggettivismo
.
Si
studiano
cioé
di
prendere
essi
e
quasi
rivestire
la
persona
di
Gesù
Cristo
;
ed
a
Lui
ascrivono
senza
più
quanto
in
simili
circostanze
avrebbero
fatto
essi
stessi
.
Così
dunque
,
per
conchiudere
,
a
priori
,
come
suol
dirsi
,
e
coi
principî
di
una
filosofia
,
che
essi
ammettono
ma
ci
asseriscono
d
'
ignorare
,
nella
storia
che
chiamano
reale
affermano
Cristo
non
essere
Dio
né
aver
fatto
nulla
di
divino
;
come
uomo
poi
aver
Lui
fatto
e
detto
quel
tanto
,
che
essi
,
riferendosi
al
tempo
in
cui
Egli
visse
,
Gli
consentono
di
aver
operato
e
parlato
.
Come
poi
la
storia
riceve
dalla
filosofia
le
sue
conclusioni
,
così
la
critica
le
ha
a
sua
volta
dalla
storia
.
Essendoché
il
critico
seguendo
gli
indizi
dati
dallo
storico
,
di
tutti
i
documenti
ne
fa
due
parti
.
Tutto
ciò
che
rimane
,
dopo
il
triplice
taglio
or
ora
descritto
,
lo
assegna
alla
storia
reale
;
il
restante
lo
confina
alla
storia
della
fede
,
ossia
alla
storia
interna
.
Giacché
queste
due
storie
distinguono
diligentemente
i
modernisti
;
e
,
ciò
che
e
ben
da
notarsi
,
alla
storia
della
fede
contrappongono
la
storia
reale
in
quanto
è
reale
.
Perciò
,
come
già
si
è
detto
,
un
doppio
Cristo
;
l
'
uno
reale
,
l
'
altro
che
veramente
non
mai
esisté
ma
appartiene
alla
fede
;
l
'
uno
che
visse
in
determinato
luogo
e
tempo
,
l
'
altro
che
solo
s
'
incontra
nelle
pie
meditazioni
della
fede
;
tale
,
per
mo
'
d
'
esempio
,
è
il
Cristo
descrittoci
nell
'
Evangelio
giovanneo
,
il
qual
Vangelo
,
affermano
,
non
è
che
una
meditazione
.
Ma
qui
non
si
arresta
il
dominio
della
filosofia
nella
storia
.
Fatta
,
come
dicemmo
,
la
divisione
dei
documenti
in
due
parti
,
si
presenta
di
nuovo
il
filosofo
col
suo
principio
dell
'
immanenza
vitale
,
e
prescrive
che
tutto
quanto
è
nella
storia
della
Chiesa
debba
spiegarsi
per
vitale
emanazione
.
E
poiché
la
causa
o
condizione
di
qualsiasi
emanazione
vitale
deve
ripetersi
da
un
bisogno
,
si
avrà
che
ogni
avvenimento
si
dovrà
concepire
dopo
il
bisogno
,
e
dovrà
istoricamente
ritenersi
posteriore
a
questo
.
Che
fa
allora
lo
storico
?
Datosi
a
studiar
di
nuovo
i
documenti
,
tanto
nei
Libri
sacri
quanto
ricevuti
altronde
,
va
tessendo
un
catalogo
dei
singoli
bisogni
che
man
mano
si
presentarono
nella
Chiesa
sia
per
riguardo
al
dogma
,
sia
per
riguardo
al
culto
od
altre
materie
:
e
quel
catalogo
trasmette
poscia
al
critico
.
E
questi
mette
indi
mano
ai
documenti
destinati
alla
storia
della
fede
e
li
distribuisce
in
guisa
di
età
in
età
,
che
rispondano
al
datogli
elenco
;
rammentando
sempre
il
precetto
che
il
fatto
è
preceduto
dal
bisogno
e
la
narrazione
dal
fatto
.
Potrà
ben
darsi
talora
che
talune
parti
della
Sacra
Scrittura
,
come
le
Epistole
,
sieno
esse
stesse
il
fatto
creato
dal
bisogno
.
Checché
sia
però
,
deve
aversi
per
regola
che
l
'
età
di
un
documento
qualsiasi
non
può
determinarsi
se
non
dall
'
età
in
cui
ciascun
bisogno
si
è
manifestato
nella
Chiesa
.
Di
più
è
da
distinguere
fra
l
'
inizio
di
un
fatto
e
la
sua
esplicazione
;
poiché
ciò
che
può
nascere
in
un
giorno
,
non
cresce
se
non
col
tempo
.
E
questa
è
la
ragione
perché
il
critico
debba
novamente
spartire
in
due
i
documenti
già
disposti
per
età
,
sceverando
quelli
che
riguardano
le
origini
di
un
fatto
da
quelli
che
appartengono
al
suo
svolgimento
,
e
questi
eziandio
ordini
secondo
il
succedersi
dei
tempi
.
Ciò
fatto
,
entra
di
nuovo
in
iscena
il
filosofo
,
ed
impone
allo
storico
di
compiere
i
suoi
studi
a
seconda
dei
precetti
e
delle
leggi
dell
'
evoluzione
.
E
lo
storico
torna
a
scrutare
i
documenti
,
ricerca
sottilmente
le
circostanze
e
condizioni
nelle
quali
,
col
succedersi
dei
tempi
,
la
Chiesa
si
è
trovata
,
i
bisogni
così
interni
che
esterni
che
l
'
hanno
spinta
a
progresso
,
gli
ostacoli
che
incontrò
:
a
dir
breve
,
tutto
ciò
che
giovi
a
determinare
il
modo
onde
furono
mantenute
le
leggi
della
evoluzione
.
Compiuto
un
tal
lavoro
,
egli
finalmente
tesse
nelle
sue
linee
principali
la
storia
dello
sviluppo
dei
fatti
.
Segue
il
critico
,
che
a
questo
tema
storico
adatta
il
restante
dei
documenti
.
Si
dà
mano
a
stendere
la
narrazione
:
la
storia
è
compiuta
.
Or
qui
chiediamo
,
a
chi
dovrà
attribuirsi
una
simile
storia
?
allo
storico
forse
od
al
critico
?
Per
fermo
né
all
'
uno
all
'
altro
,
sì
bene
al
filosofo
.
Tutto
il
lavoro
di
essa
è
un
lavoro
di
apriorismo
,
e
di
apriorismo
riboccante
di
eresie
.
Fanno
certamente
pietà
questi
uomini
,
dei
quali
l
'
Apostolo
ripeterebbe
:
"
Svanirono
nei
pensamenti
...
imperocché
vantandosi
di
essere
sapienti
,
son
divenuti
stolti
"
(Rom.,
I
,
21
,
22
)
;
ma
muovono
in
pari
tempo
a
sdegno
,
quando
poi
accusano
la
Chiesa
di
manipolare
i
documenti
in
guisa
da
farli
servire
ai
propri
vantaggi
.
Addebitano
cioè
alla
Chiesa
ciò
che
dalla
propria
coscienza
sentono
apertamente
rimproverarsi
.
Dall
'
avere
così
disgregati
i
documenti
e
seminatili
lungo
le
età
,
segue
naturalmente
che
i
Libri
sacri
non
possano
di
fatto
attribuirsi
agli
autori
,
dei
quali
portano
il
nome
.
E
questo
è
il
motivo
perché
i
modernisti
non
esitano
punto
nell
'
affermare
che
quei
libri
,
e
specialmente
il
Pentateuco
ed
i
tre
primi
Vangeli
,
da
una
breve
narrazione
primitiva
,
son
venuti
man
mano
crescendo
per
aggiunte
o
interpolazioni
,
sia
a
maniera
di
interpretazioni
o
teologiche
o
allegoriche
,
sia
a
modo
di
transizioni
che
unissero
fra
sé
le
parti
.
A
dir
più
breve
e
più
chiaro
vogliono
che
debba
ammettersi
la
evoluzione
vitale
dei
Libri
sacri
,
nata
dalla
evoluzione
della
fede
e
ad
essa
corrispondente
.
Aggiungono
di
più
,
che
le
tracce
di
cotale
evoluzione
sono
tanto
manifeste
,
da
potersene
quasi
scrivere
una
storia
.
La
scrivono
anzi
questa
storia
,
e
con
tanta
sicurezza
che
si
sarebbe
tentati
a
creder
aver
essi
visto
coi
propri
occhi
i
singoli
scrittori
che
di
secolo
in
secolo
stesero
la
mano
all
'
ampliazione
delle
sante
Scritture
.
A
conferma
di
che
,
chiamano
in
aiuto
la
critica
che
dicono
testuale
;
e
si
adoprano
di
persuadere
che
questo
o
quel
fatto
,
questo
o
quel
discorso
non
si
trovi
al
suo
posto
e
recano
altre
ragioni
del
medesimo
stampo
.
Direbbesi
per
verità
che
si
sieno
prestabiliti
certi
quasi
-
tipi
di
narrazioni
o
parlate
,
che
servano
di
criterio
certissimo
per
giudicare
ciò
che
stia
al
suo
posto
e
ciò
che
sia
fuor
di
luogo
.
Con
siffatto
metodo
stimi
chi
può
come
costoro
debbano
essere
capaci
di
giudicare
.
Eppure
,
chi
li
ascolti
ad
oracolare
dei
loro
studi
sulle
Scritture
,
pei
quali
han
potuto
scoprirvi
si
gran
numero
di
incongruenze
,
è
spinto
a
credere
che
niun
uomo
prima
di
loro
abbia
sfogliato
quei
libri
,
né
che
li
abbia
ricercati
per
ogni
verso
una
quasi
infinita
schiera
di
Dottori
,
per
ingegno
,
per
scienza
,
per
santità
di
vita
più
di
loro
.
I
quali
Dottori
sapientissimi
,
tanto
fu
lungi
che
trovasser
nulla
da
riprendere
nei
Libri
santi
,
che
anzi
quanto
più
ringraziavano
Iddio
,
che
si
fosse
così
degnato
di
parlare
cogli
uomini
.
Ma
purtroppo
i
Dottori
nostri
non
attesero
allo
studio
delle
Scritture
con
quei
mezzi
,
onde
son
forniti
i
modernisti
!
Cioè
non
ebbero
a
maestra
e
condottiera
una
filosofia
che
trae
principio
dalla
negazione
di
Dio
,
né
fecero
a
se
stessi
norma
di
giudicare
.
Crediamo
adunque
che
sia
ormai
posto
in
luce
il
metodo
storico
dei
modernisti
.
Precede
il
filosofo
;
segue
lo
storico
;
tengon
dietro
per
ordine
la
critica
interna
e
la
testuale
.
E
poiché
la
prima
causa
questo
ha
di
proprio
che
comunica
la
sua
virtù
alle
seconde
,
è
evidente
che
siffatta
critica
non
è
una
critica
qualsiasi
,
ma
una
critica
agnostica
,
immanentista
,
evoluzionista
;
e
perciò
chi
la
professa
o
ne
fa
uso
,
professa
gli
errori
in
essa
racchiusi
e
si
pone
in
contraddizione
colla
dottrina
cattolica
.
Per
la
quale
cosa
non
può
finirsi
di
stupire
come
una
critica
di
tal
genere
possa
oggidì
aver
tanta
voga
presso
cattolici
.
Di
ciò
può
assegnarsi
una
doppia
causa
:
la
prima
è
l
'
alleanza
onde
gli
storici
ed
i
critici
di
questa
specie
sono
legati
fra
loro
senza
riguardi
a
diversità
di
nazioni
o
di
credenze
;
la
seconda
è
l
'
audacia
indicibile
,
con
cui
ogni
stranezza
che
uno
di
loro
proferisca
,
dagli
altri
è
levata
al
cielo
e
decantata
qual
progresso
della
scienza
;
con
cui
,
se
taluno
voglia
da
se
stesso
verificare
il
nuovo
ritrovato
,
serratisi
insieme
lo
assalgono
,
se
talun
lo
neghi
lo
trattano
da
ignorante
,
se
lo
accolga
e
lo
difenda
lo
ricoprono
di
encomî
.
Così
non
pochi
restano
ingannati
che
forse
,
se
meglio
vedessero
le
cose
,
ne
sarebbero
inorriditi
.
Da
questo
prepotente
imporsi
dei
fuorviati
,
da
questo
incauto
assentimento
di
animi
leggeri
nasce
poi
un
quasi
corrompimento
di
atmosfera
che
tutto
penetra
e
diffonde
per
tutto
il
contagio
.
Ma
passiamo
all
'
apologista
.
Costui
,
nei
modernisti
,
dipende
ancor
esso
doppiamente
dal
filosofo
.
Prima
indirettamente
,
pigliando
per
sua
materia
la
storia
scritta
,
come
vedemmo
,
dietro
le
norme
del
filosofo
:
poi
direttamente
accettando
dal
filosofo
i
principî
e
i
giudizî
.
Quindi
quel
comune
precetto
della
scuola
del
modernismo
che
la
nuova
apologia
debba
dirimere
le
controversie
religiose
per
via
di
ricerche
storiche
e
psicologiche
.
Ond
'
è
che
gli
apologisti
dan
capo
al
loro
lavoro
coll
'
ammonire
i
razionalisti
che
essi
difendono
la
religione
non
coi
Libri
sacri
né
colle
storie
volgarmente
usate
nella
Chiesa
e
scritte
alla
vecchia
moda
;
ma
colla
storia
reale
composta
a
seconda
dei
moderni
precetti
e
con
metodo
moderno
.
E
ciò
dicono
,
non
quasi
argomentando
ad
hominem
,
ma
perché
difatti
credono
che
solo
in
tale
storia
si
trovi
la
verità
.
Non
si
curano
poi
,
nello
scrivere
,
di
insistere
sulla
propria
sincerità
:
sono
essi
già
noti
presso
i
razionalisti
,
sono
già
lodati
siccome
militanti
sotto
una
stessa
bandiera
;
della
quale
lode
,
che
ad
un
cattolico
dovrebbe
fare
ribrezzo
,
essi
si
compiacciono
o
se
ne
fanno
scudo
contro
le
riprensioni
della
Chiesa
.
Ma
vediamo
in
pratica
come
uno
di
costoro
compia
la
sua
apologia
.
Il
fine
che
si
propone
è
di
condurre
l
'
uomo
che
ancora
non
crede
a
provare
in
sé
quella
esperienza
della
cattolica
religione
che
,
secondo
i
modernisti
,
è
base
della
fede
.
Due
vie
perciò
gli
si
aprono
,
l
'
una
oggettiva
,
l
'
altra
soggettiva
.
La
prima
muove
dall
'
agnosticismo
;
e
tende
a
dimostrare
come
nella
religione
e
specialmente
nella
cattolica
vi
sia
tale
virtù
vitale
,
da
costringere
ogni
savio
psicologo
e
storico
ad
ammettere
che
nella
storia
di
essa
si
nasconda
alcun
che
di
incognito
.
A
tale
scopo
fa
d
'
uopo
provare
che
la
religione
cattolica
qual
è
al
presente
,
è
la
stessissima
che
Gesù
Cristo
fondò
,
ossia
il
progressivo
sviluppo
del
germe
recato
da
Gesù
Cristo
.
Pertanto
dovrà
dapprima
determinarsi
quale
esso
sia
questo
germe
.
Pretendono
di
esprimerlo
colla
seguente
formola
:
Cristo
annunciò
la
venuta
del
regno
di
Dio
,
il
quale
regno
dovrebbe
aver
fra
breve
il
suo
compimento
,
ed
Egli
ne
sarebbe
il
Messia
,
cioè
l
'
esecutore
stabilito
da
Dio
e
l
'
ordinatore
.
Dopo
ciò
converrà
dimostrare
come
questo
germe
,
sempre
immanente
nella
religione
cattolica
,
di
mano
in
mano
e
di
pari
passo
con
la
storia
,
siasi
sviluppato
e
sia
venuto
adattandosi
alle
successive
circostanze
,
da
queste
vitalmente
assimilandosi
quanto
gli
si
affacesse
di
forme
dottrinali
,
culturali
,
ecclesiastiche
;
superando
nel
tempo
stesso
gli
ostacoli
,
sbaragliando
i
nemici
,
e
sopravvivendo
ad
ogni
sorta
di
contraddizioni
o
dl
lotte
.
Dopo
che
tutto
questo
,
cioè
gl
'
impedimenti
,
i
nemici
,
le
persecuzioni
,
i
combattimenti
,
come
pure
la
vitalità
e
fecondità
della
Chiesa
,
siansi
mostrati
tali
che
,
quantunque
nella
storia
della
stessa
Chiesa
si
scorgano
serbate
le
leggi
della
evoluzione
,
pure
queste
non
bastano
a
pienamente
spiegarla
:
l
'
incognito
sarà
dl
fronte
e
si
presenterà
da
sé
stesso
.
Fin
qui
i
modernisti
.
I
quali
,
però
,
in
tutto
questo
discorrere
,
non
pongon
mente
a
una
cosa
;
e
cioè
,
che
quella
determinazione
del
germe
primitivo
è
tutto
frutto
dell
'
apriorismo
del
filosofo
agnostico
ed
evoluzionista
,
e
che
il
germe
stesso
è
così
gratuitamente
da
loro
definito
pel
buon
giuoco
della
loro
causa
.
Mentre
però
i
nuovi
apologisti
,
cogli
argomenti
arrecati
,
si
studiano
di
affermare
e
persuadere
la
religione
cattolica
,
non
han
riguardo
a
concedere
che
in
essa
molte
cose
sono
che
spiacciono
.
Che
anzi
,
con
una
mal
velata
voluttà
,
van
ripetendo
pubblicamente
che
anche
in
materia
dogmatica
ritrovano
errori
e
contraddizioni
;
benché
soggiungano
,
che
tali
errori
e
contraddizioni
non
solo
meritano
scusa
,
ma
,
ciò
che
è
più
strano
,
sono
da
legittimarsi
e
giustificarsi
.
Così
pure
,
secondo
essi
,
nelle
sacre
Scritture
corrono
moltissimi
sbagli
in
materia
scientifica
e
storica
.
Ma
,
dicono
,
non
sono
quelli
,
libri
di
scienza
o
di
storia
,
sì
bene
di
religione
e
di
morale
,
ove
la
scienza
e
la
storia
sono
involucri
con
cui
si
coprono
le
esperienze
religiose
e
morali
per
meglio
propagarsi
nel
pubblico
;
il
quale
pubblico
non
intendendo
altrimenti
,
una
scienza
od
una
storia
più
perfetta
sarebbegli
stata
non
di
vantaggio
ma
di
nocumento
.
Del
resto
,
aggiungono
,
i
Libri
sacri
,
perché
di
lor
natura
religiosi
,
sono
essenzialmente
viventi
:
or
la
vita
ha
pur
essa
la
sua
verità
e
la
sua
logica
;
diversa
certamente
dalla
verità
e
logica
razionale
,
anzi
di
tutt
'
altro
ordine
,
verità
cioè
di
comparazione
e
proporzione
sia
coll
'
ambiente
in
cui
si
vive
,
sia
col
fine
per
cui
si
vive
.
Finalmente
a
tanto
estremo
essi
giungono
ad
affermare
,
senza
attenuazione
di
sorta
,
che
tutto
ciò
che
si
spiega
con
la
vita
è
vero
e
legittimo
.
Noi
,
Venerabili
Fratelli
,
pei
quali
la
verità
è
una
ed
unica
,
e
che
riteniamo
i
sacri
Libri
come
quelli
che
"
scritti
sotto
l
'
ispirazione
dello
Spirito
Santo
,
hanno
per
autore
Iddio
"
(
Conc
.
Vat
.
,
De
Rev
.
c
.
2
)
,
affermiamo
ciò
essere
il
medesimo
che
attribuire
a
Dio
la
menzogna
di
utilità
o
officiosa
;
e
colle
parole
di
Sant
'
Agostino
protestiamo
che
:
"
Ammessa
una
volta
in
così
altissima
autorità
qualche
bugia
officiosa
,
nessuna
particella
di
quei
libri
resterà
che
,
sembrando
ad
alcuno
ardua
per
costume
o
incredibile
per
la
fede
,
con
la
stessa
perniciosissima
regola
,
non
si
riferisca
a
consiglio
o
vantaggio
dell
'
autore
menzognero
"
(
Epist
.
28
)
.
Dal
che
seguirà
quel
che
lo
stesso
santo
Dottore
aggiunge
:
"
In
esse
-
cioè
nelle
Scritture
-
ciascuno
crederà
quel
che
vuole
,
quel
che
non
vuole
non
crederà
"
.
Ma
i
modernisti
apologeti
non
si
dàn
pensiero
di
tanto
.
Concedono
di
più
trovarsi
talora
nei
Libri
santi
dei
ragionamenti
,
per
sostenere
una
qualche
dottrina
,
che
non
si
appoggiano
a
verun
ragionevole
fondamento
,
come
son
quelli
che
si
basano
sulle
profezie
.
Vero
è
che
anche
questi
menan
per
buoni
come
artifizî
di
predicazione
legittimati
dalla
vita
.
Che
più
?
Concedono
,
anzi
sostengono
,
che
Gesù
Cristo
stesso
errò
manifestamente
nell
'
assegnare
il
tempo
della
venuta
del
regno
di
Dio
:
ma
ciò
,
secondo
essi
,
non
può
fare
meraviglia
,
perché
Egli
ancora
era
sottoposto
alle
leggi
della
vita
!
Che
sarà
dopo
ciò
dei
dogmi
della
Chiesa
?
Riboccano
pur
questi
di
aperte
contraddizioni
;
ma
,
oltreché
sono
ammesse
dalla
logica
della
vita
,
non
si
oppongono
alla
verità
simbolica
;
giacché
si
tratta
in
essi
dell
'
infinito
,
che
ha
infiniti
rispetti
.
A
far
breve
,
talmente
approvano
e
difendono
siffatte
teorie
,
che
non
si
peritano
di
dichiarare
non
potersi
rendere
all
'
infinito
omaggio
più
nobile
,
come
affermando
di
esso
cose
contraddittorie
!
Ed
ammessa
così
la
contraddizione
,
quale
assurdo
non
si
ammetterà
?
Oltre
agli
argomenti
oggettivi
,
il
non
credente
può
essere
disposto
alla
fede
anche
con
soggettivi
.
In
questo
caso
gli
apologeti
modernisti
si
rifanno
sulla
dottrina
della
immanenza
.
Si
adoprano
cioè
a
convincer
l
'
uomo
,
che
in
lui
stesso
e
negli
intimi
recessi
della
sua
natura
e
della
sua
vita
si
cela
il
desiderio
e
il
bisogno
di
una
religione
,
né
di
una
religione
qualsiasi
,
ma
tale
quale
è
appunto
la
cattolica
;
giacché
questa
,
dicono
,
è
postulata
onninamente
dal
perfetto
sviluppo
della
vita
.
E
qui
di
bel
nuovo
siam
costretti
a
lamentarCi
gravemente
che
non
mancano
cattolici
i
quali
,
benché
rigettino
la
dottrina
dell
'
immanenza
come
dottrina
,
pure
se
ne
giovano
per
l
'
apologetica
;
e
ciò
fanno
con
sì
poca
cautela
,
da
sembrare
ammettere
nella
natura
umana
non
pure
una
capacità
od
una
convenienza
per
l
'
ordine
soprannaturale
,
ciò
che
gli
apologisti
cattolici
,
colle
debite
restrizioni
,
dimostraron
sempre
,
ma
una
stretta
e
vera
esigenza
.
A
dir
più
giusto
però
,
questa
esigenza
della
religione
cattolica
è
sostenuta
dai
modernisti
più
moderati
.
Quelli
fra
costoro
che
potremmo
chiamare
integralisti
,
pretendono
che
si
debba
indicare
all
'
uomo
,
che
ancor
non
crede
,
latente
in
lui
lo
stesso
germe
che
fu
nella
coscienza
di
Cristo
e
da
Cristo
trasmesso
agli
uomini
.
Ed
eccovi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
descritto
per
sommi
capi
il
metodo
apologetico
dei
modernisti
,
in
tutto
conforme
alle
loro
dottrine
:
metodo
e
dottrine
infarciti
di
errori
,
atti
non
ad
edificare
,
ma
a
distruggere
;
non
a
far
dei
cattolici
,
ma
a
trascinare
i
cattolici
nella
eresia
,
anzi
alla
distruzione
totale
d
'
ogni
religione
!
Restano
per
ultimo
a
dir
poche
cose
del
modernista
in
quanto
la
pretende
a
riformatore
.
Già
le
cose
esposte
finora
ci
provano
abbondantemente
da
quale
smania
di
innovazione
siano
rôsi
cotesti
uomini
.
E
tale
smania
ha
per
oggetto
quanto
vi
è
nel
cattolicismo
.
Vogliono
riformata
la
filosofia
specialmente
nei
Seminarî
:
sì
che
relegata
la
filosofia
scolastica
alla
storia
della
filosofia
in
combutta
cogli
altri
sistemi
passati
di
uso
,
si
insegni
ai
giovani
la
filosofia
moderna
,
unica
,
vera
e
rispondente
ai
nostri
tempi
.
A
riformare
la
teologia
,
vogliono
che
quella
,
che
diciamo
teologia
razionale
,
abbia
per
fondamento
la
moderna
filosofia
.
Chiedono
inoltre
che
la
teologia
positiva
si
basi
principalmente
sulla
storia
dei
dogmi
.
Anche
la
storia
chiedono
che
si
scriva
e
si
insegni
con
metodi
loro
e
precetti
nuovi
.
Dicono
che
i
dogmi
e
la
loro
evoluzione
debbano
accordarsi
colla
scienza
e
la
storia
.
Pel
catechismo
esigono
che
nei
libri
catechistici
si
inseriscano
solo
quei
dogmi
,
che
sieno
stati
riformati
e
che
sieno
a
portata
dell
'
intelligenza
del
volgo
.
Circa
il
culto
,
gridano
che
si
debbano
diminuire
le
devozioni
esterne
e
proibire
che
si
aumentino
.
Benché
a
dir
vero
,
altri
più
favorevoli
al
simbolismo
,
si
mostrino
in
questa
parte
più
indulgenti
.
Strepitano
a
gran
voce
perché
il
regime
ecclesiastico
debba
essere
rinnovato
per
ogni
verso
,
ma
specialmente
pel
disciplinare
e
il
dogmatico
.
Perciò
pretendono
che
dentro
e
fuori
si
debba
accordare
colla
coscienza
moderna
,
che
tutta
è
volta
a
democrazia
;
perché
dicono
doversi
nel
governo
dar
la
sua
parte
al
clero
inferiore
e
perfino
al
laicato
,
e
decentrare
,
Ci
si
passi
la
parola
,
l
'
autorità
troppo
riunita
e
ristretta
nel
centro
.
Le
Congregazioni
romane
si
devono
svecchiare
:
e
,
in
capo
a
tutte
,
quella
del
Santo
Officio
e
dell
'
Indice
.
Deve
cambiarsi
l
'
atteggiamento
dell
'
autorità
ecclesiastica
nelle
questioni
politiche
e
sociali
,
talché
si
tenga
essa
estranea
dai
civili
ordinamenti
,
ma
pur
vi
si
acconci
per
penetrarli
del
suo
spirito
.
In
fatto
di
morale
,
danno
voga
al
principio
degli
americanisti
,
che
le
virtù
attive
debbano
anteporsi
alle
passive
,
e
di
quelle
promuovere
l
'
esercizio
,
con
prevalenza
su
queste
.
Chiedono
che
il
clero
ritorni
all
'
antica
umiltà
e
povertà
;
ma
lo
vogliono
di
mente
e
di
opere
consenziente
coi
precetti
del
modernismo
.
Finalmente
non
mancano
coloro
che
,
obbedendo
volentierissimo
ai
cenni
dei
loro
maestri
protestanti
,
desiderano
soppresso
nel
sacerdozio
lo
stesso
sacro
celibato
.
Che
si
lascia
dunque
d
'
intatto
nella
Chiesa
,
che
non
si
debba
da
costoro
e
secondo
i
lor
principî
riformare
?
In
tutta
questa
esposizione
della
dottrina
dei
modernisti
vi
saremo
sembrati
,
o
Venerabili
Fratelli
,
prolissi
forse
oltre
il
dovere
.
Ma
è
stato
ciò
necessario
,
sì
per
non
sentirCi
accusare
,
come
suole
,
di
ignorare
le
loro
cose
,
e
sì
perché
si
veda
che
,
quando
parlasi
di
modernismo
,
non
parlasi
di
vaghe
dottrine
non
unite
da
alcun
nesso
,
ma
di
un
unico
corpo
e
ben
compatto
,
ove
chi
una
cosa
ammetta
uopo
è
che
accetti
tutto
il
rimanente
.
Perciò
abbiam
voluto
altresì
far
uso
di
una
forma
quasi
didattica
,
né
abbiamo
ricusato
il
barbaro
linguaggio
onde
i
modernisti
fanno
uso
.
Ora
,
se
quasi
di
un
solo
sguardo
abbracciamo
l
'
intero
sistema
,
niuno
si
stupirà
ove
Noi
lo
definiamo
,
affermando
esser
esso
la
SINTESI
DI
TUTTE
LE
ERESIE
.
Certo
,
se
taluno
si
fosse
proposto
di
concentrare
quasi
il
succo
ed
il
sangue
di
quanti
errori
circa
la
fede
furono
sinora
asseriti
,
non
avrebbe
mai
potuto
riuscire
a
far
meglio
di
quel
che
han
fatto
r
modernisti
.
Questi
anzi
tanto
più
oltre
si
spinsero
che
,
come
già
osservammo
,
non
pure
il
cattolicesimo
ma
ogni
qualsiasi
religione
hanno
distrutta
.
Così
si
spiegano
i
plausi
dei
razionalisti
:
perciò
coloro
,
che
fra
i
razionalisti
parlano
più
franco
ed
aperto
,
si
rallegrano
di
non
avere
alleati
più
efficaci
dei
modernisti
.
E
per
fermo
,
rifacciamoci
alquanto
,
o
Venerabili
Fratelli
,
a
quella
esizialissima
dottrina
dell
'
agnosticismo
.
Con
essa
,
dalla
parte
dell
'
intelletto
,
è
chiusa
all
'
uomo
ogni
via
per
arrivare
a
Dio
,
mentre
si
pretende
di
aprirla
più
acconcia
per
parte
di
un
certo
sentimento
e
dell
'
azione
.
Ma
chi
non
iscorge
quanto
vanamente
ciò
si
affermi
?
IL
sentimento
risponde
sempre
all
'
azione
di
un
oggetto
,
che
sia
proposto
dall
'
intelletto
o
dal
senso
.
Togliete
di
mezzo
l
'
intelletto
;
l
'
uomo
,
già
portato
a
seguire
il
senso
,
lo
seguirà
con
più
impeto
.
Di
più
,
le
fantasie
,
quali
che
esse
siano
,
di
un
sentimento
religioso
non
possono
vincere
il
senso
comune
:
ora
questo
insegna
che
ogni
perturbazione
od
occupazione
dell
'
animo
non
è
di
aiuto
ma
d
'
impedimento
alla
ricerca
del
vero
;
del
vero
,
diciamo
,
quale
è
in
se
;
giacché
quell
'
altro
vero
soggettivo
,
frutto
del
sentimento
interno
e
dell
'
azione
,
se
è
acconcio
per
giocare
di
parole
,
poco
interessa
l
'
uomo
a
cui
soprattutto
importa
di
conoscere
se
siavi
o
no
fuori
di
lui
un
Dio
,
nelle
cui
mani
una
volta
dovrà
cadere
.
Ricorrono
,
a
vero
dire
,
i
modernisti
per
aiuto
all
'
esperienza
.
Ma
che
può
aggiungere
questa
al
sentimento
?
Nulla
:
solo
potrà
renderlo
più
intenso
:
dalla
quale
intensità
sia
proporzionatamente
resa
più
ferma
la
persuasione
della
verità
dell
'
oggetto
.
Ma
queste
due
cose
non
faranno
si
che
il
sentimento
lasci
di
essere
sentimento
,
né
ne
cangiano
la
natura
sempre
soggetta
ad
inganno
,
se
l
'
intelletto
non
lo
scorga
;
anzi
la
confermano
e
la
rinforzano
,
giacché
il
sentimento
quanto
è
più
intenso
tanto
a
miglior
diritto
è
sentimento
.
Trattandosi
poi
qui
di
sentimento
religioso
e
di
esperienza
in
esso
contenuta
,
sapete
bene
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
quanta
prudenza
sia
mestieri
in
siffatta
materia
e
di
quanta
scienza
che
regoli
la
stessa
prudenza
.
Lo
sapete
dalla
pratica
delle
anime
,
di
talune
,
in
ispecialità
,
in
cui
domina
il
sentimento
:
lo
sapete
dalla
consuetudine
dei
trattati
di
ascetica
;
i
quali
,
quantunque
disprezzati
da
costoro
,
contengono
più
solidità
di
dottrina
e
più
sagacia
di
osservazione
che
non
ne
vantino
i
modernisti
.
A
Noi
per
fermo
sembra
cosa
da
stolto
o
almeno
da
persona
al
sommo
imprudente
,
ritener
per
vere
,
senza
esame
di
sorta
,
queste
intime
esperienze
quali
dai
modernisti
si
spacciano
.
Perché
allora
,
lo
diciamo
qui
di
passata
,
perché
,
se
queste
esperienze
hanno
si
grande
forza
e
certezza
,
non
l
'
avrà
uguale
quella
esperienza
che
molte
migliaia
di
cattolici
affermano
di
avere
,
che
i
modernisti
cioè
battono
un
cammino
sbagliato
?
Sola
questa
esperienza
sarebbe
falsa
e
ingannevole
?
La
massima
parte
degli
uomini
ritiene
fermamente
e
sempre
riterrà
che
col
solo
sentimento
e
colla
sola
esperienza
senza
guida
e
lume
dell
'
intelletto
,
mai
non
si
potrà
giungere
alla
conoscenza
di
Dio
.
Dunque
resta
di
nuovo
o
l
'
ateismo
o
l
'
irreligione
assoluta
.
Né
i
modernisti
hanno
nulla
a
sperar
di
meglio
dalla
loro
dottrina
del
simbolismo
.
Imperciocché
se
tutti
gli
elementi
che
dicono
intellettuali
non
sono
che
puri
simboli
di
Dio
,
perché
non
sarà
un
simbolo
il
nome
stesso
di
Dio
o
di
personalità
divina
?
E
se
è
cosi
,
si
potrà
bene
dubitare
della
stessa
divina
personalità
,
ed
avremo
aperta
la
via
al
panteismo
.
E
qua
similmente
,
cioè
al
puro
panteismo
,
mena
l
'
altra
dottrina
dell
'
immanenza
divina
.
Giacché
domandiamo
:
siffatta
immanenza
distingue
o
no
Iddio
dall
'
uomo
?
Se
lo
distingue
,
in
che
differisce
adunque
cotal
dottrina
dalla
cattolica
?
o
perché
mai
rigetta
quella
della
esterna
rivelazione
?
Se
poi
non
lo
distingue
,
eccoci
di
bel
nuovo
col
panteismo
.
Ma
difatto
l
'
immanenza
dei
modernisti
vuole
ed
ammette
che
ogni
fenomeno
di
coscienza
nasca
dall
'
uomo
in
quanto
uomo
.
Dunque
di
legittima
conseguenza
inferiamo
che
Dio
e
l
'
uomo
sono
la
stessa
cosa
;
e
perciò
il
panteismo
.
Finalmente
pari
è
la
conseguenza
che
si
trae
dalla
loro
decantata
distinzione
fra
la
scienza
e
la
fede
.
L
'
oggetto
della
scienza
lo
pongono
essi
nella
realtà
del
conoscibile
;
quel
lo
della
fede
nella
realtà
dell
'
inconoscibile
.
Orbene
l
'
inconoscibile
è
tale
per
la
totale
mancanza
di
proporzione
fra
l
'
oggetto
e
la
mente
.
Ma
questa
mancanza
di
proporzione
,
secondo
gli
stessi
modernisti
,
non
potrà
mai
esser
tolta
.
Dunque
l
'
inconoscibile
resterà
sempre
inconoscibile
tanto
pel
credente
quanto
pel
filosofo
.
Dunque
se
si
avrà
una
religione
,
questa
sarà
della
realtà
dell
'
inconoscibile
.
La
quale
realtà
perché
poi
non
possa
essere
l
'
anima
uni
versale
del
mondo
,
come
l
'
ammettono
taluni
razionalisti
,
noi
nol
vediamo
.
Ma
basti
sin
qui
per
conoscere
per
quante
vie
la
dottrina
del
modernismo
conduca
all
'
ateismo
e
alla
distruzione
di
ogni
religione
.
L
'
errore
dei
protestanti
dié
il
primo
passo
in
questo
sentiero
;
il
secondo
è
del
modernismo
:
a
breve
distanza
dovrà
seguire
l
'
ateismo
.
A
più
intimamente
conoscere
il
modernismo
e
a
trovare
più
acconci
rimedi
a
sì
grave
malore
,
gioverà
ora
,
o
Venerabili
Fratelli
,
ricercare
alquanto
le
cause
,
onde
esso
è
nato
ed
è
venuto
crescendo
.
Non
ha
dubbio
che
la
prima
causa
ed
immediata
sta
nell
'
aberrazione
dell
'
intelletto
.
Quali
cause
remote
due
Noi
ne
riconosciamo
:
la
curiosità
e
la
superbia
.
La
curiosità
,
se
non
saggiamente
frenata
,
basta
di
per
sé
sola
a
spiegare
ogni
fatta
di
errori
.
Per
lo
che
il
Nostro
Predecessore
Gregorio
XVI
a
buon
diritto
scriveva
(
Lett
.
Enc
.
"
Singulari
Nos
"
,
25
giugno
1834
)
:
"
È
grandemente
da
piangere
nel
vedere
fin
dove
si
profondino
i
deliramenti
dell
'
umana
ragione
,
quando
taluno
corra
dietro
alle
novità
,
e
,
contro
l
'
avviso
dell
'
Apostolo
,
si
adoperi
di
saper
più
che
saper
non
convenga
,
e
confidando
troppo
in
se
stesso
,
pensi
dover
cercare
la
verità
fuori
della
Chiesa
cattolica
,
in
cui
,
senza
imbratto
di
pur
lievissimo
errore
,
essa
si
trova
"
.
Ma
ad
accecare
l
'
animo
e
trascinarlo
nell
'
errore
assai
più
di
forza
ha
in
sé
la
superbia
:
la
quale
,
trovandosi
nella
dottrina
del
modernismo
quasi
in
un
suo
domicilio
,
da
essa
trae
alimento
per
ogni
verso
e
riveste
tutte
le
forme
.
Per
la
superbia
infatti
costoro
presumono
audace
mente
di
se
stessi
e
si
ritengono
e
si
spacciano
come
norma
di
tutti
.
Per
la
superbia
si
gloriano
vanissimamente
quasi
essi
soli
possiedano
la
sapienza
,
e
dicono
gonfi
e
pettoruti
:
"
Noi
non
siamo
come
il
rimanente
degli
uomini
"
;
e
per
non
essere
di
fatto
posti
a
paro
degli
altri
,
abbracciano
e
sognano
ogni
sorta
di
novità
,
le
più
assurde
.
Per
la
superbia
ricusano
ogni
soggezione
,
e
pretendono
che
l
'
autorità
debba
comporsi
colla
libertà
.
Per
la
superbia
,
dimentichi
di
se
stessi
,
pensano
solo
a
riformare
gli
altri
,
né
rispettano
in
ciò
qualsivoglia
grado
fino
alla
potestà
suprema
.
No
,
per
giungere
al
modernismo
,
non
vi
è
sentiero
più
breve
e
spedito
della
superbia
.
Se
un
laico
cattolico
,
se
un
sacerdote
dimentichi
il
precetto
della
vita
cristiana
che
c
'
impone
di
rinnegare
noi
stessi
se
vogliamo
seguire
Gesù
Cristo
,
né
sradichi
dal
suo
cuore
la
mala
pianta
della
superbia
;
sì
costui
è
dispostissimo
quanto
mai
a
professare
gli
errori
del
modernismo
!
Per
lo
che
,
o
Venerabili
Fratelli
,
sia
questo
il
primo
vostro
dovere
di
resistenza
a
questi
uomini
superbi
,
occuparli
negli
uffici
più
umili
ed
oscuri
,
affinché
sieno
tanto
più
depressi
quanto
più
essi
s
'
inalberano
,
e
,
posti
in
basso
,
abbiano
minor
campo
di
nuocere
.
Inoltre
,
sia
da
voi
stessi
,
sia
per
mezzo
dei
rettori
dei
Seminari
,
cercate
con
somma
diligenza
di
conoscere
i
giovani
che
aspirano
ad
entrare
nel
clero
;
e
se
alcuno
ne
troviate
di
carattere
superbo
,
con
ogni
risolutezza
respingetelo
dal
sacerdozio
.
Si
fosse
cosi
operato
sempre
,
colla
vigilanza
e
fortezza
che
faceva
di
mestieri
!
Che
se
dalle
cause
morali
veniamo
a
quelle
che
spettano
all
'
intelletto
,
la
prima
da
notarsi
è
l
'
ignoranza
.
I
modernisti
,
quanti
essi
sono
,
che
vogliono
apparire
e
farla
da
dottori
nella
Chiesa
,
esaltando
a
grandi
voci
la
filosofia
moderna
e
schernendo
la
scolastica
,
se
hanno
abbracciata
la
prima
ingannati
dai
suoi
orpelli
,
ne
devono
saper
grado
alla
totale
ignoranza
in
che
erano
della
seconda
,
e
dal
mancare
perciò
di
mezzo
per
riconoscere
la
confusione
delle
idee
e
ribattere
i
sofismi
.
Dal
connubio
poi
della
falsa
filosofia
colla
fede
è
sorto
il
loro
sistema
,
riboccante
di
tanti
e
si
enormi
errori
.
Alla
propagazione
del
quale
portassero
almeno
un
minor
zelo
ed
ardore
di
quel
che
fanno
!
Tanta
invece
è
la
loro
alacrità
,
cosi
indefesso
il
lavoro
,
che
da
strazio
il
vedere
consumate
tante
forze
a
danno
della
Chiesa
,
le
quali
,
rettamente
usate
,
le
sarebbero
di
vantaggio
grandissimo
.
A
trarre
poi
in
inganno
gli
animi
una
doppia
tattica
essi
usano
:
prima
si
sbarazzano
degli
ostacoli
,
poi
cercano
con
somma
cura
i
mezzi
che
loro
giovino
,
ed
instancabili
e
pazientissimi
li
mettono
in
opera
.
Degli
ostacoli
,
tre
sono
i
principali
che
più
sentono
opposti
ai
loro
conati
:
il
metodo
scolastico
di
ragionare
,
l
'
autorità
dei
Padri
con
la
tradizione
,
il
magistero
ecclesiastico
.
Contro
tutto
questo
la
loro
lotta
è
accanita
.
Deridono
perciò
continuamente
e
disprezzano
la
filosofia
e
la
teologia
scolastica
.
Sia
che
ciò
facciano
per
ignoranza
,
sia
che
il
facciano
per
timore
o
meglio
per
l
'
una
cosa
insieme
e
per
l
'
altra
;
certo
si
è
che
la
smania
di
novità
va
sempre
in
essi
congiunta
coll
'
odio
della
Scolastica
;
né
vi
ha
indizio
più
manifesto
che
taluno
cominci
a
volgere
al
modernismo
,
che
quando
incominci
ad
aborrire
la
Scolastica
.
Ricordino
i
modernisti
e
quanti
li
favoriscono
la
condanna
che
Pio
IX
inflisse
alla
proposizione
che
diceva
(
Sillabo
,
Prop
.
12
)
:
"
Il
metodo
ed
i
principî
,
con
cui
gli
antichi
Dottori
scolastici
trattarono
la
teologia
,
più
non
si
confanno
ai
bisogni
dei
nostri
tempi
ed
ai
progressi
della
scienza
"
.
Sono
poi
astutissimi
nello
stravolgere
la
natura
e
l
'
efficacia
della
Tradizione
,
alfin
di
privarla
di
ogni
peso
e
di
ogni
autorità
.
Ma
starà
sempre
per
i
cattolici
l
'
autorità
del
secondo
Sinodo
Niceno
,
il
quale
condannò
"
coloro
che
osano
...
secondo
gli
scellerati
eretici
,
disprezzare
le
ecclesiastiche
tradizioni
ed
escogitare
qualsiasi
novità
o
architettare
con
malizia
ed
astuzia
di
abbattere
checché
sia
delle
legittime
tradizioni
della
Chiesa
cattolica
"
.
Starà
sempre
la
professione
del
quarto
Sinodo
Costantinopolitano
:
"
Noi
dunque
professiamo
di
serbare
e
custodire
le
regole
,
che
tanto
dai
santi
famosissimi
Apostoli
,
quanto
dagli
uni
versali
e
locali
Concili
degli
ortodossi
o
anche
da
qualunque
deiloquo
Padre
e
Maestro
della
Chiesa
,
furono
date
alla
santa
cattolica
ed
apostolica
Chiesa
"
.
Per
lo
che
i
Romani
Pontefici
Pio
IV
e
Pio
IX
nella
professione
di
fede
vollero
aggiunto
anche
questo
:
"
Io
ammetto
fermissimamente
ed
abbraccio
le
apostoliche
ed
ecclesiastiche
tradizioni
,
e
tutte
le
altre
osservanze
e
costituzioni
del
la
medesima
Chiesa
"
.
Né
altrimenti
che
della
Tradizione
giudicano
i
modernisti
dei
santissimi
Padri
della
Chiesa
.
Con
estrema
temerità
li
spacciano
,
come
degnissimi
bensì
di
ogni
venerazione
,
ma
ignorantissimi
di
critica
e
di
storia
,
scusabili
solo
pei
tempi
in
che
vissero
.
Si
studiano
infine
e
si
sforzano
di
attenuare
e
svilire
l
'
autorità
dello
stesso
Magistero
ecclesiastico
,
sia
pervertendo
ne
sacrilegamente
l
'
origine
,
la
natura
,
i
diritti
,
sia
ricantando
liberamente
contro
di
essa
le
calunnie
dei
nemici
.
Del
gregge
dei
modernisti
sembra
detto
ciò
che
con
tanto
dolore
scriveva
il
Predecessore
Nostro
(
Motu
proprio
"
Ut
mysticam
"
,
14
marzo
1891
)
:
"
Per
rendere
spregiata
ed
odiosa
la
mistica
Sposa
di
Cristo
,
che
è
la
luce
vera
,
i
figli
delle
tenebre
furon
soliti
di
opprimerla
pubblicamente
di
una
pazza
calunnia
,
e
,
stravolto
il
significato
e
la
forza
delle
cose
e
delle
parole
,
chiamarla
amica
di
oscurità
,
mentitrice
d
'
ignoranza
,
nemica
della
luce
e
del
progresso
delle
scienze
"
.
Dopo
ciò
,
Venerabili
Fratelli
,
qual
meraviglia
se
i
cattolici
,
strenui
difensori
della
Chiesa
,
son
fatti
segno
dai
modernisti
di
somma
malevolenza
e
di
livore
?
Non
vi
è
specie
d
'
ingiurie
con
cui
non
li
lacerino
:
l
'
accusa
più
usuale
è
quella
di
chiamarli
ignoranti
ed
ostinati
.
Che
se
la
dottrina
e
l
'
efficacia
di
chi
li
confuta
dà
loro
timore
,
ne
incidono
i
nervi
colla
congiura
del
silenzio
.
E
questa
maniera
di
fare
a
riguardo
dei
cattolici
è
tanto
più
odiosa
perché
nel
medesimo
tempo
e
senza
modo
né
misura
,
con
continue
lodi
esaltano
chi
sta
dalla
loro
;
i
libri
di
costoro
riboccanti
di
novità
accolgono
ed
ammirano
con
grandi
applausi
;
quanto
più
alcuno
si
mostra
audace
nel
distruggere
l
'
antico
,
nel
rigettare
la
tradizione
e
il
magistero
ecclesiastico
,
tanto
più
gli
dàn
vanto
di
sapiente
;
e
per
ultimo
,
ciò
che
fa
inorridire
ogni
anima
retta
,
se
qualcuno
sia
con
dannato
dalla
Chiesa
non
solo
pubblicamente
e
profusamente
lo
encomiano
,
ma
quasi
lo
venerano
come
martire
della
verità
.
Da
tutto
questo
strepito
di
lodi
e
d
'
improperi
colpiti
e
turbati
gli
animi
giovanili
,
da
una
parte
per
non
passare
per
ignoranti
,
dall
'
altra
per
parere
sapienti
spinti
internamente
dalla
curiosità
e
dalla
superbia
,
si
dànno
per
vinti
e
passano
al
modernismo
.
Ma
qui
già
siamo
agli
artifici
con
che
i
modernisti
spacciano
la
loro
merce
.
Che
non
tentano
essi
mai
per
moltiplicare
gli
adepti
?
Nei
Seminari
e
nelle
Università
cercano
di
ottenere
cattedre
da
mutare
insensibilmente
in
cattedre
di
pestilenza
.
Inculcano
le
loro
dottrine
,
benché
forse
velatamente
,
predicando
nelle
chiese
;
le
annunciano
più
aperte
nei
congressi
:
le
introducono
e
le
magnificano
nei
sociali
istituti
.
Col
nome
proprio
o
di
altri
pubblicano
libri
,
giornali
,
periodici
.
Uno
stesso
e
solo
scrittore
fa
uso
talora
di
molti
nomi
,
perché
gli
incauti
sieno
tratti
in
inganno
dalla
simulata
moltitudine
degli
autori
.
Insomma
coll
'
azione
,
colla
parola
,
colla
stampa
tutto
tentano
,
da
sembrar
quasi
colti
da
frenesia
.
E
tutto
ciò
con
qual
esito
?
Piangiamo
pur
troppo
gran
numero
di
giovani
di
speranze
egregie
e
che
ottimi
servigi
renderebbero
alla
Chiesa
,
usci
ti
fuori
dal
retto
cammino
.
Piangiamo
moltissimi
,
che
,
sebbene
non
giunti
tant
'
oltre
,
pure
,
respirata
un
'
aria
corrotta
,
sogliono
pensare
,
parlare
,
scrivere
più
liberamente
che
non
si
convenga
a
cattolici
.
Si
contano
costoro
fra
i
laici
,
si
contano
fra
i
sacerdoti
;
e
chi
lo
crederebbe
?
si
contano
altresì
nelle
stesse
famiglie
dei
Religiosi
.
Trattano
la
Scrittura
secondo
le
leggi
dei
modernisti
.
Scrivono
storia
e
sotto
specie
di
dir
tutta
la
verità
,
tutto
ciò
che
sembri
gettare
ombra
sulla
Chiesa
lo
pongono
diligentissimamente
in
luce
con
voluttà
mal
repressa
.
Le
pie
tradizioni
popolari
,
seguendo
un
certo
apriorismo
,
cercano
a
tutta
possa
di
cancellare
.
Ostentano
disprezzo
per
sacre
Reliquie
raccomandate
dalla
loro
vetustà
.
Insomma
li
punge
la
vana
bramosia
che
il
mondo
parli
di
loro
;
il
che
si
persuadono
che
non
sarà
,
se
dicono
soltanto
quello
che
sempre
e
da
tutti
fu
detto
.
Intanto
si
dànno
forse
a
credere
di
prestare
ossequio
a
Dio
ed
alla
Chiesa
;
ma
in
realtà
gravissimamente
li
offendono
,
non
tanto
per
quel
che
fanno
,
quanto
per
l
'
intenzione
con
cui
operano
e
per
l
'
aiuto
che
prestano
utilissimo
agli
ardimenti
dei
modernisti
.
A
questo
torrente
di
gravissimi
errori
,
che
di
celato
e
alla
scoperta
va
guadagnando
,
si
adoperò
con
detti
e
con
fatti
di
opporsi
fortemente
Leone
XIII
Predecessore
Nostro
di
felice
ricordanza
,
specialmente
a
riguardo
delle
sante
Scritture
.
Ma
i
modernisti
,
lo
vedemmo
,
non
si
lasciano
spaventare
facilmente
:
affettando
il
maggior
rispetto
ed
una
somma
umiltà
,
stravolsero
a
loro
senso
le
parole
del
Pontefice
,
e
gli
atti
di
Lui
li
fecero
passare
come
diretti
ad
altri
.
Cosi
il
male
è
venuto
pigliando
forza
ogni
giorno
più
.
Abbiam
dunque
deciso
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
non
tergiversare
più
oltre
e
di
por
mano
a
misure
più
energiche
.
Preghiamo
perciò
e
scongiuriamo
voi
che
,
in
negozio
di
tanto
rilievo
,
non
Ci
lasciate
minimamente
desiderare
la
vostra
vigilanza
e
diligenza
e
fortezza
.
E
quel
che
chiediamo
ed
aspettiamo
da
voi
,
lo
chiediamo
altresì
e
lo
aspettiamo
dagli
altri
pastori
delle
anime
,
dagli
educatori
e
maestri
del
giovine
clero
,
e
specialmente
dai
Superiori
generali
degli
Ordini
religiosi
.
I
.
La
prima
cosa
adunque
,
per
ciò
che
spetta
agli
studi
,
vogliamo
e
decisamente
ordiniamo
che
a
fondamento
degli
studi
sacri
si
ponga
la
filosofia
scolastica
.
Bene
inteso
che
,
"
se
dai
Dottori
scolastici
furono
agitate
questioni
troppo
sottili
o
fu
alcun
che
trattato
con
poca
considerazione
;
se
fu
detta
cosa
che
mal
si
affaccia
con
dottrine
accertate
dei
secoli
seguenti
,
ovvero
in
qualsivoglia
modo
non
ammissibile
;
non
è
nostra
intenzione
che
tutto
ciò
debba
servir
d
'
esempio
da
imitare
anche
ai
di
nostri
"
(
Leone
XIII
,
Enc
.
"
Æterni
Patris
"
.
Ciò
che
conta
anzi
tutto
è
che
la
filosofia
scolastica
,
che
Noi
ordiniamo
di
seguire
,
si
debba
precipuamente
intendere
quella
di
San
Tommaso
di
Aquino
:
intorno
alla
quale
tutto
ciò
che
il
Nostro
Predecessore
stabilì
,
intendiamo
che
rimanga
in
pieno
vigore
,
e
se
è
bisogno
,
lo
rinnoviamo
e
confermiamo
e
severamente
ordiniamo
che
sia
da
tutti
osservato
.
Se
nei
Seminari
si
sia
ciò
trascurato
,
toccherà
ai
Vescovi
insistere
ed
esigere
che
in
avvenire
si
osservi
.
Lo
stesso
comandiamo
ai
Superiori
degli
Ordini
religiosi
.
Ammoniamo
poi
quelli
che
insegnano
,
di
ben
persuadersi
,
che
il
discostarsi
dall
'
Aquinate
,
specialmente
in
cose
metafisiche
,
non
avviene
senza
grave
danno
.
Posto
così
il
fondamento
della
filosofia
,
si
innalzi
con
somma
diligenza
l
'
edificio
teologico
.
Venerabili
Fratelli
,
promovete
con
ogni
industria
possibile
lo
studio
della
teologia
,
talché
i
chierici
,
uscendo
dai
Seminari
,
ne
portino
seco
un
'
alta
stima
ed
un
grande
amore
e
l
'
abbiano
sempre
carissimo
.
Imperocché
"
nella
grande
e
molteplice
copia
di
discipline
che
si
porgono
alla
mente
cupida
di
verità
,
a
tutti
è
noto
che
alla
sacra
Teologia
appartiene
talmente
il
primo
luogo
,
che
fu
antico
detto
dei
sapienti
essere
dovere
delle
altre
scienze
ed
arti
di
servirla
e
prestarle
mano
siccome
ancelle
"
(
Leone
XIII
,
Lett
.
Ap
.
"
In
magna
"
,
10
dicembre
1889
)
.
Aggiungiamo
qui
,
sembrarCi
altresì
degni
di
lode
coloro
,
che
,
salvo
il
rispetto
alla
Tradizione
,
ai
Padri
,
al
Magistero
ecclesiastico
,
con
saggio
criterio
e
con
norme
cattoliche
(
ciò
che
non
sempre
da
tutti
si
osserva
)
cercano
di
illustrare
la
teologia
positiva
,
attingendo
lume
dalla
storia
di
vero
nome
.
Certamente
che
alla
teologia
positiva
deve
ora
darsi
più
larga
parte
che
pel
passato
:
ciò
nondimeno
deve
farsi
in
guisa
,
che
nulla
ne
venga
a
perdere
la
teologia
scolastica
,
e
si
disapprovino
quali
fautori
del
modernismo
coloro
che
tanto
innalzino
la
teologia
positiva
da
sembrar
quasi
spregiare
la
Scolastica
.
In
quanto
alle
discipline
profane
basti
richiamare
quel
che
il
Nostro
Predecessore
disse
con
molta
sapienza
(
Allocuz
.
7
marzo
1580
)
:
"
Adoperatevi
strenuamente
nello
studio
delle
cose
naturali
:
nel
qual
genere
gl
'
ingegnosi
ritrovati
e
gli
utili
ardimenti
dei
nostri
tempi
,
come
di
ragione
sono
ammirati
dai
presenti
,
cosi
dai
posteri
avranno
perpetua
lode
ed
encomio
"
.
Questo
però
senza
danno
degli
studi
sacri
:
il
che
ammoniva
lo
stesso
Nostro
Predecessore
con
queste
altre
gravissime
parole
(
Loc
.
cit
.
)
:
"
La
causa
di
siffatti
errori
,
chi
la
ricerchi
diligentemente
,
sta
principalmente
in
ciò
che
di
questi
nostri
tempi
,
quanto
più
fervono
gli
studi
delle
scienze
naturali
,
tanto
più
son
venute
meno
le
discipline
più
severe
e
più
alte
:
alcune
di
queste
infatti
sono
quasi
poste
in
dimenticanza
;
alcune
sono
trattate
stancamente
e
con
leggerezza
,
e
,
ciò
che
è
indegno
,
perduto
lo
splendore
della
primitiva
dignità
,
sono
deturpate
da
prave
sentenze
e
da
enormi
errori
"
.
Con
questa
legge
ordiniamo
che
si
regolino
nei
Seminari
gli
studi
delle
scienze
naturali
.
II
.
A
questi
ordinamenti
tanto
Nostri
che
del
Nostro
Antecessore
fa
mestieri
volgere
l
'
attenzione
ognora
che
si
tratti
di
scegliere
i
moderatori
e
maestri
così
dei
Seminari
come
delle
Università
cattoliche
.
Chiunque
in
alcun
modo
sia
infetto
di
modernismo
,
senza
riguardi
di
sorta
si
tenga
lontano
dall
'
ufficio
cosi
di
reggere
e
cosi
d
'
insegnare
:
se
già
si
trovi
con
tale
incarico
,
ne
sia
rimosso
.
Parimente
si
faccia
con
chiunque
o
in
segreto
o
apertamente
favorisce
il
modernismo
,
sia
lodando
modernisti
,
sia
attenuando
la
loro
colpa
,
sia
criticando
la
Scolastica
,
i
Padri
,
il
Magistero
ecclesiastico
,
sia
ricusando
obbedienza
alla
potestà
ecclesiastica
,
da
qualunque
persona
essa
si
eserciti
;
e
similmente
con
chi
in
materia
storica
,
archeologica
e
biblica
si
mostri
amante
di
novità
;
e
finalmente
,
con
quelli
altresì
che
non
si
curano
degli
studi
sacri
o
paiono
a
questi
anteporre
i
profani
.
In
questa
parte
,
o
Venerabili
Fratelli
,
e
specialmente
nella
scelta
dei
maestri
,
non
sarà
mai
eccessiva
la
vostra
attenzione
e
fermezza
;
essendoché
sull
'
esempio
dei
maestri
si
formano
per
lo
più
i
discepoli
.
Poggiati
adunque
sul
dovere
di
coscienza
,
procedete
in
questa
materia
con
prudenza
sì
ma
con
fortezza
.
Con
non
minore
vigilanza
e
severità
dovrete
esaminare
e
scegliere
chi
debba
essere
ammesso
al
sacerdozio
.
Lungi
,
lungi
dal
clero
l
'
amore
di
novità
:
Dio
non
vede
di
buon
occhio
gli
animi
superbi
e
contumaci
!
A
niuno
in
avvenire
si
conceda
la
laurea
dì
teologia
o
di
diritto
canonico
,
che
non
abbia
prima
compito
per
intero
il
corso
stabilito
di
filosofia
scolastica
.
Se
tale
laurea
ciò
non
ostante
venisse
concessa
,
sia
nulla
.
Le
ordinazioni
che
la
Sacra
Congregazione
dei
Vescovi
e
Regolari
emanò
nell
'
anno
1896
pei
chierici
d
'
Italia
dell
'
uno
e
dell
'
altro
clero
circa
il
frequentare
le
Università
,
stabiliamo
che
d
'
ora
innanzi
rimangano
estese
a
tutte
le
nazioni
.
I
chierici
e
sacerdoti
iscritti
ad
un
Istituto
o
ad
una
Università
cattolica
non
potranno
seguire
nelle
Università
civili
quei
corsi
,
di
cui
vi
siano
cattedre
negli
Istituti
cattolici
ai
quali
essi
appartengono
.
Se
in
alcun
luogo
si
è
ciò
permesso
per
il
passato
,
ordiniamo
che
più
non
si
conceda
nell
'
avvenire
.
I
Vescovi
che
formano
il
Consiglio
direttivo
di
siffatti
cattolici
Istituti
o
cattoliche
Università
veglino
con
ogni
cura
perché
questi
Nostri
comandi
vi
si
osservino
costantemente
.
III
.
È
parimente
officio
dei
Vescovi
impedire
che
gli
scritti
infetti
di
modernismo
o
ad
esso
favorevoli
si
leggano
se
sono
già
pubblicati
,
o
,
se
non
sono
,
proibire
che
si
pubblichino
.
Qualsivoglia
libro
o
giornale
o
periodico
di
tal
genere
non
si
dovrà
mai
permettere
o
agli
alunni
dei
Seminari
o
agli
uditori
delle
Università
cattoliche
:
il
danno
che
ne
proverrebbe
non
sarebbe
minore
di
quello
delle
letture
immorali
;
sarebbe
anzi
peggiore
,
perché
ne
andrebbe
viziata
la
radice
stessa
del
vivere
cristiano
.
Né
altrimenti
si
dovrà
giudicare
degli
scritti
di
taluni
cattolici
,
uomini
del
resto
di
non
malvagie
intenzioni
,
ma
che
digiuni
di
studi
teologici
e
imbevuti
di
filosofia
moderna
,
cercano
di
accordare
questa
con
la
fede
e
di
farla
servire
,
come
essi
dicono
,
ai
vantaggi
della
fede
stessa
.
Il
nome
e
la
buona
fama
degli
autori
fa
si
che
tali
libri
sieno
letti
senza
verun
timore
e
sono
quindi
più
pericolosi
per
trarre
a
poco
a
poco
al
modernismo
.
Per
dar
poi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
disposizioni
più
generali
in
sì
grave
materia
,
se
nelle
vostre
diocesi
corrono
libri
perniciosi
,
adoperatevi
con
fortezza
a
sbandirli
,
facendo
anche
uso
di
solenni
condanne
.
Benché
questa
Sede
Apostolica
ponga
ogni
opera
nel
togliere
di
mezzo
siffatti
scritti
,
tanto
oggimai
ne
è
cresciuto
il
numero
,
che
a
condannarli
tutti
non
bastano
le
forze
.
Quindi
accade
che
la
medicina
giunga
talora
troppo
tardi
,
quando
cioè
pel
troppo
attendere
il
male
ha
già
preso
piede
.
Vogliamo
adunque
che
i
Vescovi
,
deposto
ogni
timore
,
messa
da
parte
la
prudenza
della
carne
,
disprezzando
il
gridio
dei
malvagi
,
soavemente
,
sì
,
ma
con
costanza
,
adempiano
ciascuno
le
sue
parti
;
memori
di
quanto
prescriveva
Leone
XIII
nella
Costituzione
Apostolica
"
Officiorum
"
:
"
Gli
Ordinari
,
anche
come
Delegati
della
Sede
Apostolica
,
si
adoperino
di
proscrivere
e
di
togliere
dalle
mani
dei
fedeli
i
libri
o
altri
scritti
nocivi
stampati
o
diffusi
nelle
proprie
diocesi
"
.
Con
queste
parole
si
concede
,
è
vero
,
un
diritto
:
ma
s
'
impone
in
pari
tempo
un
dovere
.
Né
stimi
veruno
di
avere
adempiuto
cotal
dovere
,
se
deferisca
a
Noi
l
'
uno
o
l
'
altro
libro
mentre
altri
moltissimi
si
lasciano
divulgare
e
diffondere
.
Né
in
ciò
vi
deve
rattenere
il
sapere
che
l
'
autore
di
qualche
libro
abbia
altrove
ottenuto
l
'
Irnprimatur
;
sì
perché
tal
concessione
può
essere
simulata
,
sì
perché
può
essere
stata
fatta
per
trascuratezza
o
per
troppa
benignità
e
per
troppa
fiducia
nel
l
'
autore
,
il
quale
ultimo
caso
può
talora
avverarsi
negli
Ordini
religiosi
.
Aggiungasi
che
,
come
non
ogni
cibo
si
confà
a
tutti
egual
mente
,
cosi
un
libro
che
in
un
luogo
sarà
indifferente
,
in
un
altro
,
per
le
circostanze
,
può
tornare
nocivo
.
Se
pertanto
il
Vescovo
,
udito
il
parere
di
persone
prudenti
,
stimerà
di
dover
condannare
nella
sua
diocesi
anche
qualcuno
di
siffatti
libri
,
gliene
diamo
ampia
facoltà
,
anzi
glielo
rechiamo
a
dovere
.
Intendiamo
bensì
che
si
serbino
in
tal
fatto
i
riguardi
convenienti
,
bastando
forse
che
la
proibizione
si
restringa
talora
soltanto
al
clero
;
ma
eziandio
in
tal
caso
sarà
obbligo
dei
librai
cattolici
di
non
porre
in
vendita
i
libri
condannati
dal
Vescovo
.
E
poiché
Ci
cade
il
discorso
,
vigilino
i
Vescovi
che
i
librai
per
bramosia
di
lucro
non
spaccino
merce
malsana
:
il
certo
è
che
nei
cataloghi
di
taluni
di
costoro
si
annunziano
di
frequente
e
con
lode
non
piccola
i
libri
dei
modernisti
.
Se
essi
ricusano
di
obbedire
,
non
dubitino
i
Vescovi
di
privarli
del
titolo
di
librai
cattolici
;
similmente
e
con
più
ragione
,
se
avranno
quello
di
vescovili
;
che
se
avessero
titolo
di
pontifici
,
si
deferiscano
alla
Sede
Apostolica
.
A
tutti
finalmente
ricordiamo
l
'
articolo
XXVI
della
mentovata
Costituzione
Apostolica
"
Officiorum
"
:
"
Tutti
coloro
che
abbiano
ottenuta
facoltà
apostolica
di
leggere
e
ritenere
libri
proibiti
,
non
sono
perciò
autorizzati
a
leggere
libri
o
giornali
proscritti
dagli
Ordinari
locali
,
se
pure
nell
'
indulto
apostolico
non
sia
data
espressa
facoltà
di
leggere
e
ritenere
libri
condannati
da
chicchessia
"
.
IV
.
Ma
non
basta
impedire
la
lettura
o
la
vendita
dei
libri
cattivi
;
fa
d
'
uopo
impedirne
altresì
la
stampa
.
Quindi
i
Vescovi
non
concedano
la
facoltà
di
stampa
se
non
con
la
massima
severità
.
E
poiché
è
grande
il
numero
delle
pubblicazioni
,
che
,
a
seconda
della
Costituzione
"
Officiorum
"
,
esigono
l
'
autorizzazione
dell
'
Ordinario
,
in
talune
diocesi
si
sogliono
determinare
in
numero
conveniente
censori
di
officio
per
l
'
esame
degli
scritti
.
Somma
lode
noi
diamo
a
siffatta
istituzione
di
censura
;
e
non
solo
esortiamo
,
ma
ordiniamo
che
si
estenda
a
tutte
le
diocesi
.
In
tutte
adunque
le
Curie
episcopali
si
stabiliscano
Censori
per
la
revisione
degli
scritti
da
pubblicarsi
;
si
scelgano
questi
dall
'
uno
e
dall
'
altro
clero
,
uomini
di
età
,
di
scienza
e
di
prudenza
e
che
nel
giudicare
sappiano
tenere
il
giusto
mezzo
.
Spetterà
ad
essi
l
'
esame
di
tutto
quello
che
,
secondo
gli
articoli
XLI
e
XLII
della
detta
Costituzione
,
ha
bisogno
di
permesso
per
essere
pubblicato
.
Il
Censore
darà
per
iscritto
la
sua
sentenza
.
Se
sarà
favorevole
,
il
Vescovo
concederà
la
facoltà
di
stampa
colla
parola
Imprimatur
,
la
quale
però
sarà
preceduta
dal
Nihil
obstat
e
dal
nome
del
Censore
.
Anche
nella
Curia
romana
non
altrimenti
che
nelle
altre
,
si
stabiliranno
censori
di
ufficio
.
L
'
elezione
dei
medesimi
,
dopo
interpellato
il
Cardinale
Vicario
e
coll
'
annuenza
ed
approvazione
dello
stesso
Sommo
Pontefice
,
spetterà
al
Maestro
del
sacro
Palazzo
Apostolico
.
A
questo
pure
toccherà
determinare
per
ogni
singolo
scritto
il
Censore
che
lo
esamini
.
La
facoltà
di
stampa
sarà
concessa
dallo
stesso
Maestro
ed
insieme
dal
Cardinale
Vicario
o
dal
suo
Vicegerente
,
premesso
però
,
come
sopra
si
disse
,
il
Nulla
osta
col
nome
del
Censore
.
Solo
in
circo
stanze
straordinarie
e
rarissimamente
si
potrà
,
a
prudente
arbitrio
del
Vescovo
,
omettere
la
menzione
del
Censore
.
Agli
autori
non
si
farà
mai
conoscere
il
nome
del
Censore
,
prima
che
questi
abbia
dato
giudizio
favorevole
:
affinché
il
Censore
stesso
non
abbia
a
patir
molestia
o
mentre
esamina
lo
scritto
o
in
caso
che
ne
disapprovi
la
stampa
.
Mai
non
si
sceglieranno
Censori
dagli
Ordini
religiosi
,
senza
prima
averne
secretamente
il
parere
del
Superiore
provinciale
,
o
,
se
si
tratta
di
Roma
,
del
Generale
:
questi
poi
dovranno
secondo
coscienza
attestare
dei
costumi
,
della
scienza
e
della
integrità
della
dottrina
dell
'
eligendo
.
Ammoniamo
i
Superiori
religiosi
del
gravissimo
dovere
che
essi
hanno
di
mai
non
permettere
che
alcun
che
si
pubblici
dai
loro
sudditi
senza
la
previa
facoltà
loro
e
dell
'
Ordinario
diocesano
.
Per
ultimo
affermiamo
e
dichiariamo
che
il
titolo
di
Censore
,
di
cui
taluno
sia
insignito
,
non
ha
verun
valore
né
mai
si
potrà
arrecare
come
argomento
per
dar
credito
alle
private
opinioni
del
medesimo
.
Detto
ciò
generalmente
,
nominatamente
ordiniamo
una
osservanza
più
diligente
di
quanto
si
prescrive
nell
'
articolo
XLII
della
citata
Costituzione
"
Officiorum
"
,
cioè
:
"
È
vietato
ai
sacerdoti
secolari
,
senza
previo
permesso
dell
'
Ordinario
,
prendere
la
direzione
di
giornali
o
di
periodici
"
.
Del
quale
permesso
,
dopo
ammonitone
,
sarà
privato
chiunque
ne
facesse
mal
uso
.
Circa
quei
sacerdoti
,
che
hanno
titoli
di
corrispondenti
o
collaboratori
,
poiché
avviene
non
raramente
che
pubblichino
,
nei
giornali
o
periodici
,
scritti
infetti
di
modernismo
,
vedano
i
Vescovi
che
ciò
non
avvenga
;
e
se
avvenisse
,
ammoniscano
e
diano
proibizione
di
scrivere
.
Lo
stesso
con
ogni
autorità
ammoniamo
che
facciano
i
Superiori
degli
Ordini
religiosi
:
i
quali
se
si
mostrassero
in
ciò
trascurati
,
provvedano
i
Vescovi
,
con
autorità
delegata
dal
Sommo
Pontefice
.
I
giornali
e
periodici
pubblicati
dai
cattolici
abbiano
,
per
quanto
sia
possibile
,
un
Censore
determinato
.
Sara
obbligo
di
questo
leggere
opportunamente
i
singoli
fogli
o
fascicoli
,
dopo
già
pubblicati
:
se
cosa
alcuna
troverà
di
pericoloso
,
ordinerà
che
sia
corretto
quanto
prima
.
Lo
stesso
diritto
avrà
il
Vescovo
,
anche
in
caso
che
il
Censore
non
abbia
reclamato
.
V
.
Ricordammo
già
sopra
i
congressi
e
i
pubblici
convegni
come
quelli
nei
quali
i
modernisti
si
adoprano
di
propalare
e
propagare
le
loro
opinioni
.
I
Vescovi
non
permetteranno
più
in
avvenire
,
se
non
in
casi
rarissimi
,
i
congressi
di
sacerdoti
.
Se
avverrà
che
li
permettano
,
lo
faranno
solo
a
questa
condizione
:
che
non
vi
si
trattino
cose
di
pertinenza
dei
Vescovi
o
della
Sede
Apostolica
,
non
vi
si
facciano
proposte
o
postulati
che
implichino
usurpazione
della
sacra
potestà
,
non
vi
si
faccia
affatto
menzione
di
quanto
sa
di
modernismo
,
di
presbiterianismo
,
di
laicismo
.
A
tali
convegni
,
che
dovranno
solo
permettersi
volta
per
volta
e
per
iscritto
o
in
tempo
opportuno
,
non
potrà
intervenire
sacerdote
alcuno
di
altra
diocesi
,
se
non
porti
commendatizie
del
proprio
Vescovo
.
A
tutti
i
sacerdoti
poi
non
passi
mai
di
mente
ciò
che
Leone
XIII
raccomandava
con
parole
gravissime
(
Lett
.
Enc
.
"
Nobilissima
Gallorum
"
,
10
febbraio
1884
)
:
"
Sia
intangibile
presso
i
sacerdoti
l
'
autorità
dei
propri
Vescovi
;
si
persuadano
che
il
ministero
sacerdotale
,
se
non
si
eserciti
sotto
la
direzione
del
Vescovo
,
non
sarà
né
santo
,
né
molto
utile
,
né
rispettabile
"
.
VI
.
Ma
che
gioveranno
,
o
Venerabili
Fratelli
,
i
Nostri
comandi
e
le
Nostre
prescrizioni
,
se
non
si
osservino
a
dovere
e
con
fermezza
?
Perché
questo
si
ottenga
,
Ci
è
parso
espediente
estendere
a
tutte
le
diocesi
ciò
che
i
Vescovi
dell
'
Umbria
(
Atti
del
Congr
.
dei
Vescovi
dell
'
Umbria
,
nov
.
1849
,
tit
.
II
,
art
.
6
)
,
molti
anni
or
sono
,
con
savissimo
consiglio
stabilirono
per
le
loro
:
"
Ad
estirpare
-
così
essi
-
gli
errori
già
diffusi
e
ad
impedire
che
più
oltre
si
diffondano
o
che
esistano
tuttavia
maestri
di
empietà
,
pei
quali
si
perpetuino
i
perniciosi
effetti
originati
da
tale
diffusione
,
il
sacro
Congresso
,
seguendo
gli
esempi
di
San
Carlo
Borromeo
,
stabilisce
che
in
ogni
diocesi
si
istituisca
un
Consiglio
di
uomini
commendevoli
dei
due
cleri
,
a
cui
spetti
il
vigilare
se
e
con
quali
arti
i
nuovi
errori
si
dilatino
o
si
propaghino
,
e
farne
avvertito
il
Vescovo
perché
di
concorde
avviso
prenda
rimedi
con
cui
il
male
si
estingua
fin
dal
principio
e
non
si
spanda
di
vantaggio
a
rovina
delle
anime
,
e
,
ciò
che
è
peggio
,
si
afforzi
e
cresca
"
.
Stabiliamo
adunque
che
un
siffatto
Consiglio
,
che
si
chiamerà
di
vigilanza
,
si
istituisca
quanto
prima
in
tutte
le
diocesi
.
I
membri
di
esso
si
sceglieranno
colle
stesse
norme
già
prescritte
pei
Censori
dei
libri
.
Ogni
due
mesi
,
in
un
giorno
determinato
,
si
raccoglierà
in
presenza
del
Vescovo
:
le
cose
trattate
o
stabilite
saranno
sottoposte
a
legge
di
secreto
.
I
doveri
degli
appartenenti
al
Consiglio
saranno
i
seguenti
:
Scrutino
con
attenzione
gl
'
indizi
di
modernismo
tanto
nei
libri
che
nell
'
insegnamento
;
con
prudenza
,
prontezza
ed
efficacia
stabiliscano
quanto
è
d
'
uopo
per
la
incolumità
del
clero
e
della
gioventù
.
Combattano
le
novità
di
parole
,
e
rammentino
gli
ammonimenti
di
Leone
XIII
(
S
.
C
.
AA
.
EE
.
SS
.
,
27
gennaio
1901
)
:
"
Non
si
potrebbe
approvare
nelle
pubblicazioni
cattoliche
un
linguaggio
che
ispirandosi
a
malsana
novità
sembrasse
deridere
la
pietà
dei
fedeli
ed
accennasse
a
nuovi
orientamenti
della
vita
cristiana
,
a
nuove
direzioni
della
Chiesa
,
a
nuove
ispirazioni
dell
'
anima
moderna
,
a
nuova
vocazione
del
clero
,
a
nuova
civiltà
cristiana
"
.
Tutto
questo
non
si
sopporti
così
nei
libri
come
dalle
cattedre
.
Non
trascurino
i
libri
nei
quali
si
tratti
o
delle
pie
tradizioni
di
ciascun
luogo
o
delle
sacre
Reliquie
.
Non
per
mettano
che
tali
questioni
si
agitino
nei
giornali
o
in
periodici
destinati
a
fomentare
la
pietà
,
né
con
espressioni
che
sappiano
di
ludibrio
o
di
disprezzo
né
con
affermazioni
risolute
specialmente
,
come
il
più
delle
volte
accade
,
quando
ciò
che
si
afferma
o
non
passa
i
termini
della
probabilità
o
si
basa
su
pregiudicate
opinioni
.
Circa
le
sacre
Reliquie
si
abbiano
queste
norme
.
Se
i
Ve
scovi
i
quali
sono
soli
giudici
in
questa
materia
,
conoscano
con
certezza
che
una
reliquia
sia
falsa
,
la
toglieranno
senz
'
altro
dal
culto
dei
fedeli
...
Se
le
autentiche
di
una
Reliquia
qualsiasi
,
o
pei
civili
rivolgimenti
o
in
altra
guisa
siensi
smarrite
,
non
si
esponga
alla
pubblica
venerazione
,
se
prima
il
Vescovo
non
ne
abbia
fatta
ricognizione
.
L
'
argomento
di
prescrizione
o
di
fondata
presunzione
allora
solo
avrà
valore
quando
il
culto
sia
commendevole
per
antichità
:
il
che
risponde
al
decreto
emanato
nel
1896
dalla
Congregazione
delle
Indulgenze
e
sacre
Reliquie
,
in
questi
termini
:
"
Le
Reliquie
antiche
sono
da
conservarsi
nella
venerazione
che
finora
ebbero
,
se
pure
in
casi
particolari
non
si
abbiano
argomenti
certi
che
sono
false
o
supposte
"
.
Nel
portar
poi
giudizio
delle
pie
tradizioni
si
tenga
sempre
presente
,
che
la
Chiesa
in
questa
materia
fa
uso
di
tanta
prudenza
,
da
non
permettere
che
tali
tradizioni
si
raccontino
nei
libri
,
se
non
con
grandi
cautele
e
premessa
la
dichiarazione
prescritta
da
Urbano
VIII
:
il
che
pure
adempiuto
,
non
perciò
ammette
la
verità
del
fatto
,
ma
solo
non
proibisce
che
si
creda
,
ove
a
farlo
non
manchino
argomenti
umani
.
Così
appunto
la
sacra
Congregazione
dei
Riti
dichiarava
fin
da
trent
'
anni
addietro
(
Decreto
2
maggio
1877
)
:
"
Siffatte
apparizioni
o
rivelazioni
non
furono
né
approvate
né
condannate
dalla
Sede
Apostolica
,
ma
solo
passate
come
da
piamente
credersi
con
sola
fede
umana
,
conforme
alla
tradizione
di
cui
godono
,
confermata
pure
da
idonei
testimoni
e
documenti
"
.
Niun
timore
può
ammettere
chi
a
questa
regola
si
tenga
.
Imperocché
il
culto
di
qualsivoglia
apparizione
,
in
quanto
riguarda
il
fatto
stesso
e
dicesi
relativo
,
ha
sempre
implicita
la
condizione
della
verità
del
fatto
:
in
quanto
poi
è
assoluto
,
si
fonda
sempre
nella
verità
,
giacché
si
dirige
alle
persone
stesse
dei
santi
che
si
onorano
.
Lo
stesso
vale
delle
Reliquie
.
Commettiamo
infine
al
Consiglio
di
vigilanza
,
di
tener
d
'
occhio
assiduamente
e
diligentemente
gl
'
istituti
sociali
come
pure
gli
scritti
di
questioni
sociali
affinché
nulla
vi
si
celi
di
modernismo
,
ma
ottemperino
alle
prescrizioni
dei
Romani
Pontefici
.
VII
.
Le
cose
fin
qui
stabilite
affinché
non
vadano
in
dimenticanza
,
vogliamo
ed
ordiniamo
che
i
Vescovi
di
ciascuna
diocesi
,
trascorso
un
anno
dalla
pubblicazione
delle
presenti
Lettere
,
e
poscia
ogni
triennio
,
con
diligente
e
giurata
esposizione
riferiscano
alla
Sede
Apostolica
intorno
a
quanto
si
prescrive
in
esse
,
e
sulle
dottrine
che
corrono
in
mezzo
al
clero
e
soprattutto
nei
Seminari
ed
altri
istituti
cattolici
,
non
eccettuati
quelli
che
pur
sono
esenti
dall
'
autorità
dell
'
Ordinario
.
Lo
stesso
imponiamo
ai
Superiori
generali
degli
Ordini
religiosi
a
riguardo
dei
loro
dipendenti
.
Queste
cose
,
o
Venerabili
Fratelli
,
abbiam
creduto
di
scrivervi
per
salute
di
ogni
credente
.
I
nemici
della
Chiesa
certamente
ne
abuseranno
per
ribadire
la
vecchia
accusa
,
per
cui
siamo
fatti
passare
come
avversi
alla
scienza
ed
al
progresso
della
civiltà
.
A
tali
accuse
,
che
trovano
smentita
in
ogni
pagina
della
storia
della
Chiesa
,
alfine
di
opporre
alcun
che
di
nuovo
,
è
Nostro
consiglio
di
accordare
ogni
favore
e
protezione
ad
un
nuovo
Istituto
,
da
cui
,
coll
'
aiuto
di
quanti
fra
i
cattolici
sono
più
insigni
per
fama
di
sapienza
,
ogni
fatta
di
scienza
e
di
erudizione
,
sotto
la
guida
ed
il
magistero
della
cattolica
verità
,
sia
promossa
.
Assecondi
Iddio
i
Nostri
disegni
e
Ci
prestino
aiuto
quanti
di
vero
amore
amano
la
Chiesa
di
Gesù
Cristo
.
Ma
di
ciò
in
altra
opportunità
.
A
Voi
intanto
,
o
Venerabili
Fratelli
,
nella
cui
opera
e
zelo
sommamente
confidiamo
,
imploriamo
di
tutto
cuore
la
pienezza
dei
lumi
Celesti
,
affinché
in
tanto
periglio
delle
anime
per
gli
errori
che
da
ogni
banda
s
'
infiltrano
,
scorgiate
quel
che
far
vi
convenga
;
e
con
ogni
ardore
e
fortezza
lo
eseguiate
.
Vi
assista
colla
Sua
virtù
Gesù
Cristo
autore
e
consumatore
della
nostra
fede
;
vi
assista
coll
'
intercessione
e
coll
'
aiuto
la
Vergine
Immacolata
profligatrice
di
tutte
le
eresie
.
E
Noi
,
come
pegno
della
Nostra
carità
e
delle
divine
consolazioni
fra
tante
contrarietà
,
impartiamo
con
ogni
affetto
a
voi
,
al
vostro
clero
ed
ai
vostri
fedeli
l
'
Apostolica
Benedizione
.
Dato
a
Roma
,
presso
San
Pietro
,
il
giorno
8
settembre
1907
,
nell
'
anno
V
del
Nostro
Pontificato
.
PIO
PP
.
X
.
Miscellanea ,
VENERABILI
FRATELLI
,
SALUTE
E
APOSTOLICA
BENEDIZIONE
Non
appena
per
gli
inscrutabili
consigli
della
Provvidenza
divina
,
senza
alcun
Nostro
merito
,
fummo
chiamati
ad
assiderCi
sulla
Cattedra
del
Beatissimo
Principe
degli
Apostoli
,
Noi
,
ascoltando
come
diretta
alla
Nostra
Persona
quell
'
istessa
voce
che
il
Nostro
Signor
Gesù
Cristo
rivolgeva
a
Pietro
:
"
Pascola
i
miei
agnelli
,
pascola
le
mie
pecore
"
(
Joan
.
XXI
,
15-17
)
,
immediatamente
rivolgemmo
uno
sguardo
di
inesprimibile
affetto
al
gregge
che
veniva
affidato
alla
Nostra
cura
:
gregge
veramente
immenso
,
perché
abbraccia
,
quali
per
un
aspetto
,
quali
per
un
altro
,
tutti
gli
uomini
.
Tutti
,
infatti
,
quanti
essi
sono
,
furono
liberati
dalla
servitù
del
peccato
da
Gesù
Cristo
,
che
per
loro
offri
il
prezzo
del
Suo
Sangue
;
né
v
'
ha
alcuno
che
sia
escluso
dai
vantaggi
di
questa
redenzione
.
Onde
può
ben
dire
il
Divino
Pastore
che
,
mentre
una
parte
dell
'
uman
genere
la
tiene
di
già
avventuratamente
accolta
nell
'
ovile
della
Chiesa
,
l
'
altra
Egli
ve
la
sospingerà
dolcemente
:
"
Ho
anche
altre
pecore
che
non
sono
di
questo
ovile
;
ed
occorre
che
io
le
porti
qui
ed
ascolteranno
la
mia
voce
"
(
Joan
.
X
,
16
)
.
Lo
confessiamo
,
Venerabili
Fratelli
:
il
primo
sentimento
che
abbiamo
provato
nell
'
animo
,
e
che
vi
fu
acceso
di
sicuro
dalla
divina
bontà
,
è
stato
un
incredibile
palpito
di
affetto
e
di
desiderio
per
la
salvezza
di
tutti
gli
uomini
;
e
nell
'
assumere
il
Pontificato
Noi
concepimmo
quel
medesimo
voto
che
Gesù
Cristo
espresse
già
presso
a
morire
sulla
Croce
:
"
O
padre
santo
,
conservali
nel
tuo
nome
,
che
Tu
hai
dato
a
me
"
(
Joan
.
XVII
,
11
)
.
Quindi
è
che
allorquando
da
questa
altezza
dell
'
apostolica
dignità
potemmo
contemplare
con
un
solo
sguardo
il
corso
degli
umani
avvenimenti
,
e
Ci
vedemmo
dinanzi
la
miseranda
condizione
della
civile
società
,
Noi
ne
provammo
davvero
un
acuto
dolore
.
E
come
sarebbe
potuto
accadere
,
che
divenuti
Noi
Padre
di
tutti
gli
uomini
,
non
Ci
sentissimo
straziare
il
cuore
allo
spettacolo
che
presenta
l
'
Europa
e
con
essa
tutto
il
mondo
,
spettacolo
il
più
tetro
forse
ed
il
più
luttuoso
nella
storia
dei
tempi
?
Sembrano
davvero
giunti
quei
giorni
,
dei
quali
Gesù
Cristo
predisse
:
"
Udirete
le
battaglie
e
le
opinioni
delle
battaglie
[...]
Nascerà
infatti
gente
da
gente
e
regno
da
regno
"
(
Matth
.
XXIV
,
6,7
)
.
Il
tremendo
fantasma
della
guerra
domina
dappertutto
,
e
non
v
'
è
quasi
altro
pensiero
che
occupi
ora
le
menti
.
Nazioni
grandi
e
fiorentissime
sono
là
sui
campi
di
battaglia
.
Qual
meraviglia
per
ciò
,
se
ben
fornite
,
come
uomo
,
di
quegli
orribili
mezzi
che
il
progresso
dell
'
arte
militare
ha
inventati
,
si
azzuffano
in
gigantesche
carneficine
?
Nessun
limite
alle
rovine
,
nessuno
alle
stragi
:
ogni
giorno
la
terra
ridonda
di
nuovo
sangue
e
si
ricopre
di
morti
e
feriti
.
E
chi
direbbe
che
tali
genti
,
l
'
una
contro
l
'
altra
armate
,
discendano
da
uno
stesso
progenitore
,
che
sian
tutte
dell
'
istessa
natura
,
e
parti
tutte
d
'
una
medesima
società
umana
?
Chi
li
ravviserebbe
fratelli
,
figli
di
un
unico
Padre
,
che
è
nei
Cieli
?
E
intanto
,
mentre
da
una
parte
e
dall
'
altra
si
combatte
con
eserciti
sterminati
,
le
nazioni
,
le
famiglie
,
gli
individui
gemono
nei
dolori
e
nelle
miserie
,
tristi
seguaci
della
guerra
:
si
moltiplica
a
dismisura
,
di
giorno
in
giorno
,
la
schiera
delle
vedove
e
degli
orfani
:
languiscono
,
per
le
interrotte
comunicazioni
,
i
commerci
,
i
campi
sono
abbandonati
,
sospese
le
arti
,
i
ricchi
nelle
angustie
,
i
poveri
nello
squallore
,
tutti
nel
lutto
.
Commossi
da
mali
così
gravi
Noi
,
fin
dalla
soglia
del
Sommo
Pontificato
,
ritenemmo
Nostro
dovere
di
raccogliere
le
ultime
parole
uscite
dal
labbro
del
Nostro
Predecessore
,
Pontefice
di
illustre
e
così
santa
memoria
,
e
di
dar
principio
al
Nostro
Apostolico
Ministero
col
tornare
a
pronunziarle
:
e
così
caldamente
scongiurammo
e
Principi
e
Governanti
affinché
,
considerando
quante
mai
lagrime
e
quanto
sangue
sono
stati
già
versati
,
s
'
affrettassero
a
ridare
ai
loro
popoli
i
vitali
benefizi
della
pace
.
Deh
!
Ci
conceda
Iddio
misericordioso
che
,
come
all
'
apparire
del
Redentore
divino
sulla
terra
,
così
all
'
iniziarsi
del
Nostro
ufficio
di
Vicario
di
Lui
,
risuoni
l
'
angelica
voce
annunziatrice
di
pace
:
"
Pace
in
terra
agli
uomini
di
buona
volontà
"
(
Luc
.
II
,
14
)
.
E
l
'
ascoltino
,
li
preghiamo
,
l
'
ascoltino
questa
voce
coloro
che
hanno
nelle
loro
mani
i
destini
dei
popoli
.
Altre
vie
certamente
vi
sono
,
vi
sono
altre
maniere
,
onde
i
lesi
diritti
possano
avere
ragione
:
a
queste
,
deposte
intanto
le
armi
,
essi
ricorrano
,
sinceramente
animati
da
retta
coscienza
e
da
animi
volonterosi
.
È
la
carità
verso
di
loro
e
verso
tutte
le
nazioni
che
così
Ci
fa
parlare
,
non
già
il
Nostro
interesse
.
Non
permettano
dunque
che
cada
nel
vuoto
la
Nostra
voce
di
padre
e
di
amico
.
Ma
non
è
soltanto
l
'
attuale
sanguinosa
guerra
che
funesti
le
nazioni
e
a
Noi
amareggi
e
travagli
lo
spirito
.
Vi
è
un
'
altra
furibonda
guerra
,
che
rode
le
viscere
dell
'
odierna
società
:
guerra
che
spaventa
ogni
persona
di
buon
senso
,
perché
mentre
ha
accumulato
ed
accumulerà
anche
per
l
'
avvenire
tante
rovine
sulle
nazioni
,
deve
anche
ritenersi
essa
medesima
la
vera
origine
della
presente
luttuosissima
lotta
.
Invero
,
da
quando
si
è
lasciato
di
osservare
nell
'
ordinamento
statale
le
norme
e
le
pratiche
della
cristiana
saggezza
,
le
quali
guarentivano
esse
sole
la
stabilità
e
la
quiete
delle
istituzioni
,
gli
Stati
hanno
cominciato
necessariamente
a
vacillare
nelle
loro
basi
,
e
ne
è
seguito
nelle
idee
e
nei
costumi
tale
un
cambiamento
che
,
se
Iddio
presto
non
provvede
,
sembra
già
imminente
lo
sfacelo
dell
'
umano
consorzio
.
I
disordini
che
scorgiamo
,
sono
questi
:
la
mancanza
di
mutuo
amore
fra
gli
uomini
,
il
disprezzo
dell
'
autorità
,
l
'
ingiustizia
dei
rapporti
fra
le
varie
classi
sociali
,
il
bene
materiale
fatto
unico
obbiettivo
dell
'
attività
dell
'
uomo
,
come
se
non
vi
fossero
altri
beni
,
e
molto
migliori
,
da
raggiungere
.
Son
questi
a
Nostro
parere
i
quattro
fattori
della
lotta
,
che
mette
così
gravemente
a
soqquadro
il
mondo
.
Bisogna
dunque
diligentemente
adoperarsi
a
torre
di
mezzo
tali
disordini
,
richiamando
in
vigore
i
principi
del
cristianesimo
,
se
si
ha
veramente
intenzione
di
sedare
ogni
conflitto
e
di
mettere
in
assetto
la
società
.
Gesù
Cristo
disceso
dal
Cielo
appunto
per
questo
fine
di
ripristinare
fra
gli
uomini
il
regno
della
pace
,
rovesciato
dall
'
odio
di
Satana
,
non
altro
fondamento
volle
porvi
che
quello
dell
'
amore
fraterno
.
Quindi
quelle
Sue
parole
tanto
spesso
ripetute
:
"
Io
vi
dò
un
nuovo
incarico
:
di
amarvi
a
vicenda
(
Joan
.
XIII
,
34
)
;
questo
è
il
mio
precetto
,
che
vi
amiate
a
vicenda
(
Joan
.
XV
,
12
)
;
questo
vi
ordino
,
di
amarvi
a
vicenda
"
(
Joan
.
XV
,
17
)
;
quasi
che
tutta
la
Sua
missione
ed
il
Suo
compito
si
restringessero
a
far
sì
che
gli
uomini
si
amassero
scambievolmente
.
E
quale
forza
di
argomenti
non
adoperò
per
condurci
a
questo
amore
?
Guardate
in
alto
,
ci
disse
:
"
Uno
solo
è
infatti
il
Padre
vostro
,
che
è
nei
Cieli
"
(
Matth
.
XXIII
,
9
)
.
A
tutti
,
senza
che
per
Lui
possa
per
nulla
contare
la
diversità
di
nazioni
,
la
differenza
di
lingue
,
la
contrarietà
di
interessi
,
a
tutti
pone
sul
labbro
la
stessa
preghiera
:
"
Padre
nostro
,
che
sei
nei
Cieli
"
(
Matth
.
VI
,
9
)
;
ci
assicura
anzi
che
questo
Padre
Celeste
,
nell
'
effondere
i
suoi
benefizi
,
non
fa
distinzione
neppure
di
meriti
:
"
Egli
fa
sorgere
il
suo
sole
sui
buoni
e
sui
cattivi
e
fa
piovere
sui
giusti
e
sugli
ingiusti
"
(
Matth
.
V
,
45
)
.
Dichiara
inoltre
che
noi
siamo
tutti
fratelli
:
"
Voi
tutti
poi
siete
fratelli
"
(
Matth
.
XXIII
,
8
)
;
e
fratelli
a
Lui
stesso
:
"
Perché
,
tra
i
molti
fratelli
,
Egli
sia
il
primogenito
"
(
Rom
.
VIII
,
29
)
.
Poi
,
cosa
che
vale
assaissimo
a
stimolarci
all
'
amore
fraterno
anche
verso
di
quelli
che
la
nativa
nostra
superbia
disprezza
,
giunse
sino
ad
identificarsi
col
più
meschino
degli
uomini
,
nel
quale
vuole
si
ravvisi
la
dignità
della
sua
stessa
persona
:
"
Quanto
avete
fatto
ad
uno
solo
di
questi
miei
umilissimi
fratelli
,
lo
avete
fatto
a
me
"
(
Matth
.
XXV
,
40
)
.
Che
più
?
Sul
punto
di
lasciare
la
vita
,
pregò
intensamente
il
Padre
,
affinché
tutti
coloro
che
avessero
creduto
in
Lui
,
fossero
per
il
vincolo
della
carità
una
cosa
sola
fra
loro
:
"
Come
tu
Padre
sei
in
me
,
io
sono
in
te
"
(
Joan
.
XVII
,
21
)
.
E
finalmente
,
confitto
sulla
Croce
,
tutto
il
Suo
Sangue
riversò
su
di
noi
,
onde
plasmati
quasi
e
formati
in
un
corpo
solo
,
ci
amassimo
scambievolmente
con
la
forza
di
quel
medesimo
amore
che
l
'
un
membro
porta
all
'
altro
in
uno
stesso
corpo
.
Ma
,
purtroppo
,
oggigiorno
diversamente
si
comportano
gli
uomini
.
Mai
forse
più
di
oggi
si
parlò
di
umana
fratellanza
:
si
pretende
anzi
,
dimenticando
le
parole
del
Vangelo
e
l
'
opera
di
Cristo
e
della
sua
Chiesa
,
che
questo
zelo
di
fraternità
sia
uno
dei
parti
più
preziosi
della
moderna
civiltà
.
La
verità
però
è
questa
,
che
mai
tanto
si
disconobbe
l
'
umana
fratellanza
quanto
ai
giorni
che
corrono
.
Gli
odi
di
razza
sono
portati
al
parossismo
;
più
che
da
confini
,
i
popoli
sono
divisi
da
rancori
:
in
seno
ad
una
stessa
nazione
e
fra
le
mura
d
'
una
città
medesima
ardono
di
mutuo
livore
le
classi
dei
cittadini
;
e
fra
gli
individui
tutto
si
regola
con
l
'
egoismo
,
fatto
legge
suprema
.
Vedete
,
Venerabili
Fratelli
,
quanto
sia
necessario
fare
ogni
sforzo
perché
la
carità
di
Cristo
torni
a
dominare
fra
gli
uomini
.
Questo
sarà
sempre
il
Nostro
obbiettivo
e
questa
l
'
impresa
speciale
del
Nostro
Pontificato
.
Questo
sia
pure
,
ve
ne
esortiamo
,
il
vostro
studio
.
Non
ci
stanchiamo
di
inculcare
negli
animi
di
attuare
il
detto
dell
'
Apostolo
San
Giovanni
:
"
Perché
noi
ci
amiamo
l
'
un
l
'
altro
"
(
Joan
.
III
,
23
)
.
Sono
belle
,
per
fermo
,
sono
commendevoli
le
pie
istituzioni
,
di
cui
abbondano
i
nostri
tempi
;
ma
allora
solo
tradurranno
un
reale
vantaggio
,
quando
contribuiranno
in
qualche
modo
a
fomentare
nei
cuori
l
'
amore
di
Dio
e
del
prossimo
;
diversamente
non
hanno
valore
,
perché
"
chi
non
ama
rimane
nella
morte
"
(
Ibid
.
14
)
.
Abbiamo
detto
che
un
'
altra
cagione
dello
scompiglio
sociale
consiste
in
questo
,
che
generalmente
non
è
più
rispettata
l
'
autorità
di
chi
comanda
.
Imperocché
dal
giorno
che
ogni
potere
umano
si
volle
emancipato
da
Dio
,
Creatore
e
Padrone
dell
'
universo
,
e
lo
si
volle
originato
dalla
libera
volontà
degli
uomini
,
i
vincoli
intercedenti
fra
superiori
e
sudditi
si
andarono
rallentando
talmente
da
sembrare
ormai
che
siano
quasi
spariti
.
Uno
sfrenato
spirito
di
indipendenza
unito
ad
orgoglio
si
è
a
mano
a
mano
infiltrato
per
ogni
dove
,
non
risparmiando
neppure
la
famiglia
ove
il
potere
chiarissimamente
germina
dalla
natura
;
ed
anzi
,
ciò
che
è
più
deplorevole
,
non
sempre
si
è
arrestato
alle
soglie
del
Santuario
.
Di
qui
il
disprezzo
delle
leggi
;
di
qui
l
'
insubordinazione
delle
masse
;
di
qui
la
petulante
critica
di
quanto
l
'
autorità
disponga
;
di
qui
i
mille
modi
escogitati
a
fin
di
rendere
inefficace
la
forza
del
potere
;
di
qui
gli
spaventevoli
delitti
di
coloro
che
,
facendo
professione
di
anarchia
,
non
si
peritano
di
attentare
così
agli
averi
come
alla
vita
altrui
.
Di
fronte
a
questa
mostruosità
del
pensare
e
dell
'
agire
,
deleteria
di
ogni
esistenza
sociale
,
Noi
costituiti
da
Dio
custodi
della
verità
,
non
possiamo
non
alzare
la
voce
;
e
ricordiamo
ai
popoli
quella
dottrina
che
nessun
placito
umano
può
mutare
:
"
Non
vi
è
potere
se
non
da
Dio
:
e
le
cose
che
sono
,
sono
ordinate
da
Dio
"
(
Rom
.
XIII
,
1
)
.
Ogni
potere
adunque
che
si
esercita
sulla
terra
,
sia
esso
di
sovrano
,
sia
di
autorità
subalterne
,
ha
Dio
per
origine
.
Dal
che
San
Paolo
deduce
il
dovere
di
ottemperare
,
non
già
in
qualsivoglia
maniera
,
ma
per
coscienza
,
ai
comandi
di
chi
è
investito
del
potere
,
salvo
il
caso
in
cui
si
oppongano
alle
leggi
divine
:
"
Laonde
siate
costretti
della
necessità
,
non
solo
per
ira
,
ma
anche
per
coscienza
"
(
Ibid
.
5
)
.
E
conformemente
a
questi
precetti
di
San
Paolo
,
insegna
pure
lo
stesso
Principe
degli
Apostoli
:
"
Siate
soggetti
ad
ogni
creatura
umana
per
amore
di
Dio
:
sia
al
re
perché
capo
,
sia
ai
comandanti
come
quelli
che
sono
da
lui
inviati
"
(
I
Petr
.
II
,
13-14
)
.
Dalla
qual
premessa
il
medesimo
Apostolo
delle
genti
inferisce
che
chi
si
ribella
alle
legittime
potestà
umane
,
si
ribella
a
Dio
ed
incorre
nell
'
eterna
dannazione
:
"
Perciò
chi
resiste
al
potere
,
resiste
all
'
ordine
di
Dio
.
E
quelli
che
resistono
,
vanno
in
dannazione
"
(
Rom
.
XIII
,
2
)
.
Rammentino
questo
i
Principi
e
i
Reggitori
dei
popoli
,
e
vedano
se
sa
sapiente
e
salutevole
consiglio
,
per
i
pubblici
poteri
e
per
gli
Stati
,
il
far
divorzio
dalla
Religione
santa
di
Cristo
,
che
è
sostegno
così
potente
delle
autorità
.
Riflettano
bene
se
sia
misura
di
saggia
politica
il
voler
sbandita
dal
pubblico
insegnamento
la
dottrina
del
Vangelo
e
della
Chiesa
.
Una
funesta
esperienza
dimostra
che
ivi
l
'
autorità
umana
è
disprezzata
,
donde
esula
la
religione
.
Succede
infatti
alle
società
,
quello
stesso
che
accadde
al
nostro
primo
padre
,
dopo
aver
mancato
.
Come
in
lui
appena
la
volontà
si
fu
ribellata
a
Dio
,
le
passioni
si
sfrenarono
e
disconobbero
l
'
impero
della
volontà
;
cosi
,
allorquando
chi
regge
i
popoli
disprezza
l
'
autorità
divina
,
i
popoli
a
loro
volta
scherniscono
l
'
autorità
umana
.
Rimane
certo
il
solito
espediente
di
ricorrere
alla
violenza
per
soffocare
le
ribellioni
:
ma
a
che
pro
?
La
violenza
opprime
i
corpi
,
non
trionfa
della
volontà
.
Tolto
dunque
o
indebolito
il
doppio
elemento
di
coesione
di
ogni
corpo
sociale
,
l
'
unione
cioè
dei
membri
fra
loro
per
la
carità
vicendevole
e
l
'
unione
dei
membri
stessi
col
capo
per
la
soggezione
all
'
autorità
,
qual
meraviglia
,
o
Venerabili
Fratelli
,
che
la
società
odierna
ci
si
presenti
divisa
come
in
due
grandi
armate
che
fra
loro
lottano
ferocemente
e
senza
posa
?
Di
fronte
a
coloro
ai
quali
o
concesse
fortune
o
l
'
attività
propria
apportò
una
qualche
abbondanza
di
beni
,
stanno
i
proletari
e
i
lavoratori
,
accesi
d
'
odio
e
d
'
invidia
,
perché
mentre
partecipano
agli
stessi
costitutivi
essenziali
,
pur
non
si
trovano
nella
medesima
condizione
di
quelli
.
Naturalmente
,
infatuati
come
sono
dagli
inganni
dei
sobillatori
,
ai
cui
cenni
si
mostrano
d
'
ordinario
docilissimi
,
chi
potrebbe
loro
persuadere
come
dall
'
essere
gli
uomini
uguali
per
natura
,
non
segua
che
tutti
debbano
occupare
lo
stesso
grado
nel
consorzio
sociale
,
ma
che
ognuno
ha
quella
posizione
che
con
le
sue
doti
,
non
contrariate
dalle
circostanze
,
si
sia
procacciata
?
Per
il
che
,
quando
i
poveri
lottano
coi
facoltosi
,
quasi
che
questi
si
siano
impadroniti
d
'
una
porzione
di
beni
altrui
,
non
soltanto
offendono
la
giustizia
e
la
carità
,
ma
anche
la
ragione
,
specialmente
perché
anch
'
essi
,
se
volessero
,
potrebbero
collo
sforzo
di
onorato
lavoro
riuscire
a
migliorare
la
propria
condizione
.
A
quali
conseguenze
,
non
meno
disastrose
per
gli
individui
che
per
la
società
,
meni
quest
'
odio
di
classe
,
è
superfluo
il
dirlo
.
Tutti
vediamo
e
lamentiamo
la
frequenza
degli
scioperi
per
i
quali
di
subito
si
produce
l
'
arresto
della
vita
cittadina
e
nazionale
nelle
operazioni
più
necessarie
:
parimenti
le
minacciose
sommosse
e
i
tumulti
,
in
cui
spesso
avviene
che
si
dà
mano
alle
armi
e
si
fa
scorrere
il
sangue
.
Non
vogliamo
stare
qui
a
ripetere
le
ragioni
che
provano
a
evidenza
l
'
assurdità
del
socialismo
e
di
altri
simili
errori
.
Leone
XIII
,
Nostro
Predecessore
,
ne
trattò
con
grande
maestria
in
memorabili
Encicliche
:
e
voi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
cercate
,
col
vostro
abituale
interessamento
,
che
quegli
autorevoli
insegnamenti
non
cadano
mai
in
dimenticanza
,
e
che
anzi
nelle
associazioni
cattoliche
,
nei
congressi
,
nei
discorsi
sacri
,
nella
stampa
cattolica
si
insista
sempre
nell
'
illustrarli
saggiamente
e
nell
'
inculcarli
secondo
i
bisogni
.
Ma
in
particolar
modo
-
non
dubitiamo
di
ripeterlo
-
con
tutti
gli
argomenti
che
ci
dà
il
Vangelo
e
che
ci
porgono
la
stessa
umana
natura
e
gl
'
interessi
sì
pubblici
che
privati
,
studiamoci
di
esortare
tutti
gli
uomini
ad
amarsi
tra
loro
fraternamente
in
virtù
del
divino
precetto
sulla
carità
.
L
'
amore
fraterno
non
varrà
certo
a
togliere
di
mezzo
la
diversità
delle
condizioni
e
perciò
delle
classi
.
Questo
non
è
possibile
,
come
non
è
possibile
che
in
un
corpo
organico
tutte
le
membra
abbiano
una
stessa
funzione
ed
una
stessa
dignità
.
Farà
non
di
meno
che
i
più
alti
si
inchinino
verso
i
più
umili
e
li
trattino
non
solo
secondo
giustizia
,
come
è
d
'
uopo
,
ma
con
benevolenza
,
con
affabilità
,
con
tolleranza
:
i
più
umili
poi
riguardino
i
più
elevati
con
compiacimento
del
loro
bene
e
con
fiducia
nel
loro
appoggio
:
a
quella
maniera
appunto
che
in
una
stessa
famiglia
i
fratelli
più
piccoli
confidano
nell
'
aiuto
e
nella
difesa
dei
più
grandi
.
Se
non
che
,
Venerabili
Fratelli
,
quei
mali
che
finora
siamo
venuti
lamentando
,
hanno
ora
radice
più
profonda
,
a
sterpar
la
quale
,
se
non
concorrono
gli
sforzi
di
tutti
gli
onesti
,
è
vano
sperare
di
conseguire
l
'
oggetto
dei
nostri
voti
,
vale
a
dire
la
tranquillità
stabile
e
durevole
negli
umani
rapporti
.
Quale
sia
questa
radice
l
'
insegna
l
'
Apostolo
:
"
Radice
..
di
tutti
i
mali
è
la
cupidigia
"
(
I
Tim
.
VI
,
10
)
.
E
infatti
,
se
ben
si
consideri
,
da
questa
radice
si
originano
tutti
i
mali
onde
al
presente
è
inferma
la
società
.
Quando
invero
con
le
scuole
perverse
,
ove
si
plasma
il
cuore
della
tenera
età
malleabile
come
cera
,
colla
stampa
cattiva
,
che
informa
le
menti
delle
masse
inesperte
,
e
cogli
altri
mezzi
con
cui
si
dirige
l
'
opinione
pubblica
,
quando
,
diciamo
,
si
è
fatto
penetrare
negli
animi
l
'
esiziale
errore
che
l
'
uomo
non
deve
sperare
in
uno
stato
di
felicità
eterna
;
che
quaggiù
;
proprio
quaggiù
,
può
essere
felice
col
godimento
delle
ricchezze
,
degli
onori
,
dei
piaceri
di
questa
vita
,
non
v
'
è
da
meravigliarsi
che
tali
esseri
umani
,
naturalmente
fatti
per
la
felicità
,
colla
stessa
violenza
onde
sono
trascinati
all
'
acquisto
di
detti
beni
,
respingano
da
sé
qualunque
ostacolo
che
ne
li
trattenga
od
impedisca
.
Giacché
poi
questi
beni
non
sono
divisi
ugualmente
fra
tutti
,
ed
e
dovere
dell
'
autorità
sociale
d
'
impedire
che
la
libertà
individuale
trasmodi
e
s
'
impadronisca
dell
'
altrui
,
di
qui
nasce
l
'
odio
contro
i
pubblici
poteri
,
di
qui
l
'
invidia
dei
diseredati
dalla
fortuna
contro
quelli
che
ne
sono
favoriti
,
di
qui
infine
la
lotta
fra
le
varie
classi
cittadine
,
gli
uni
per
conseguire
ad
ogni
costo
e
strappare
il
bene
di
cui
mancano
,
gli
altri
per
conservare
ed
accrescere
quello
che
possiedono
.
Fu
in
previsione
di
questo
stato
di
cose
che
Gesù
Cristo
Signor
Nostro
col
sublime
Sermone
della
Montagna
spiegò
a
bello
studio
quali
fossero
le
vere
beatitudini
dell
'
uomo
sulla
terra
,
e
pose
,
per
così
dire
,
i
fondamenti
della
cristiana
filosofia
.
Quelle
massime
anche
agli
avversari
della
fede
apparvero
come
tesoro
incomparabile
di
sapienza
e
come
la
più
perfetta
teoria
della
morale
religiosa
;
e
certo
tutti
convengono
nel
riconoscere
che
prima
di
Cristo
,
verità
assoluta
,
nulla
di
pari
gravità
ed
autorità
e
di
tanto
alto
sentimento
fu
mai
da
alcuno
inculcato
.
Or
tutto
il
segreto
di
questa
filosofia
sta
in
ciò
che
i
così
detti
beni
della
vita
mortale
sono
semplici
parvenze
di
bene
,
e
che
perciò
non
è
col
loro
godimento
che
si
possa
formare
la
felicità
dell
'
uomo
.
Sulla
fede
dell
'
autorità
divina
,
tanto
è
lungi
che
le
ricchezze
,
la
gloria
,
il
piacere
ci
arrechino
la
felicità
che
,
anzi
,
se
vogliamo
davvero
essere
felici
,
dobbiamo
piuttosto
,
per
amore
di
Dio
,
rinunziarvi
:
"
Beati
i
poveri
....
Beati
voi
,
che
ora
piangete
...
Beati
quando
gli
uomini
vi
odieranno
e
vi
separeranno
e
scacceranno
il
vostro
nome
come
un
male
"
(
Luc
.
VI
,
20-22
)
.
Vale
a
dire
,
attraverso
i
dolori
,
le
sventure
,
le
miserie
di
questa
vita
,
se
com
'
è
dover
nostro
,
le
sopportiamo
pazientemente
,
ci
apriamo
da
noi
stessi
l
'
adito
al
possesso
di
quei
veri
ed
imperituri
beni
"
che
Dio
ha
preparato
a
quelli
che
lo
amano
"
(
I
Cor
.
II
,
9
)
.
Ma
un
così
importante
insegnamento
della
fede
da
molti
purtroppo
è
negletto
,
e
da
non
pochi
è
dimenticato
del
tutto
.
Tocca
a
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
di
farlo
rivivere
negli
uomini
:
senza
cui
l
'
uomo
,
e
l
'
umana
società
,
non
avranno
mai
pace
.
Diciamo
dunque
a
quanti
sono
afflitti
o
sventurati
,
di
non
fermare
l
'
occhio
alla
terra
,
che
è
luogo
di
esilio
,
ma
di
levarlo
al
Cielo
,
al
quale
siamo
diretti
:
perché
"
non
abbiamo
qui
una
città
stabile
,
ma
ne
cerchiamo
una
futura
.
"
(
Hebr
.
XIII
,
13
)
.
Ed
in
mezzo
alle
avversità
colle
quali
Iddio
mette
alla
prova
la
loro
perseveranza
nel
servirlo
,
riflettano
sovente
quale
premio
è
loro
riservato
,
se
da
tale
cimento
usciranno
vittoriosi
:
"
Poiché
quella
che
oggi
è
per
noi
una
momentanea
e
leggiera
tribolazione
,
forma
in
noi
il
peso
oltremodo
sublime
ed
eterno
della
gloria
"
(
II
Cor
.
IV
,
17
)
.
Da
ultimo
l
'
adoprarsi
con
ogni
potere
e
con
ogni
attività
per
farli
fiorire
fra
gli
uomini
la
fede
nella
verità
soprannaturale
,
e
contemporaneamente
la
stima
,
il
desiderio
,
la
speranza
dei
beni
eterni
,
sia
la
prima
delle
vostre
missioni
,
o
Venerabili
Fratelli
,
e
il
principale
intento
del
clero
ed
anche
di
tutti
quei
Nostri
figli
che
,
stretti
in
vari
sodalizi
,
zelano
la
gloria
di
Dio
e
il
bene
vero
della
società
.
Perocché
a
misura
che
crescerà
negli
uomini
il
sentimento
di
questa
fede
,
andrà
scemando
la
smania
febbrile
onde
si
ricercano
i
vani
beni
della
terra
,
e
gradatamente
andranno
sedandosi
i
moti
e
le
contese
sociali
.
E
ora
se
lasciando
da
parte
la
società
civile
,
rivolgiamo
il
pensiero
alla
considerazione
di
ciò
che
è
proprio
della
Chiesa
,
vi
è
,
senza
dubbio
,
ragione
perché
l
'
animo
Nostro
,
trafitto
da
tanta
calamità
dei
tempi
,
almeno
in
parte
si
allieti
.
Infatti
oltre
agli
argomenti
,
che
si
offrono
da
sé
luminosissimi
,
di
quella
divina
virtù
ed
indefettibilità
di
cui
gode
la
Chiesa
,
non
piccola
consolazione
Ci
offrono
quei
preclari
frutti
che
del
suo
operoso
Pontificato
Ci
lasciò
il
Nostro
Predecessore
,
Pio
X
,
dopo
aver
illustrato
l
'
Apostolica
Sede
con
gli
esempi
di
una
vita
tutta
santa
.
Vediamo
,
infatti
,
per
l
'
opera
sua
,
acceso
universalmente
negli
Ecclesiastici
lo
spirito
religioso
;
ravvivata
la
pietà
del
popolo
cristiano
;
promosse
nelle
società
cattoliche
l
'
azione
e
la
disciplina
;
dove
costituita
la
sacra
gerarchia
,
dove
ampliata
;
provveduto
per
l
'
educazione
del
giovane
clero
,
conforme
alla
severità
dei
canoni
,
e
,
nella
misura
del
necessario
,
a
seconda
della
natura
dei
tempi
;
rimosso
dall
'
insegnamento
delle
scienze
sacre
ogni
pericolo
di
temerarie
innovazioni
;
l
'
arte
musicale
ricondotta
a
servire
degnamente
la
maestà
delle
sacre
funzioni
ed
accresciuto
il
decoro
del
culto
;
il
cristianesimo
largamente
propagato
con
nuove
missioni
di
banditori
del
Vangelo
.
Sono
questi
,
in
verità
,
grandi
meriti
del
Nostro
Antecessore
verso
la
Chiesa
,
meriti
dei
quali
conserveranno
i
posteri
grata
memoria
.
Tuttavia
,
poiché
il
campo
del
padre
di
famiglia
è
sempre
esposto
,
così
permettendo
Iddio
,
alle
male
arti
del
nemico
,
non
avverrà
mai
che
non
debbasi
esso
lavorare
perché
il
fiorire
della
zizzania
non
danneggi
la
buona
messe
.
Pertanto
,
ritenendo
come
detto
anche
a
Noi
ciò
che
Dio
disse
al
profeta
:
"
Ecco
,
e
io
ti
ho
posto
oggi
sulle
genti
e
sui
regni
,
perché
tu
tolga
e
distrugga
...
perché
edifichi
e
pianti
"
(
Jer
.
I
,
10
)
,
per
quanto
starà
in
Noi
avremo
sempre
la
massima
cura
di
rimuovere
il
male
e
promuovere
il
bene
,
fintantoché
non
piacerà
al
Pastore
dei
Pastori
di
domandarCi
conto
dell
'
esercizio
del
Nostro
mandato
.
Or
dunque
,
o
Venerabili
Fratelli
,
mentre
vi
rivolgiamo
questa
prima
Lettera
Enciclica
,
ravvisiamo
opportuno
accennare
alcuni
dei
punti
principali
a
cui
abbiamo
in
animo
di
dedicare
le
Nostre
speciali
cure
;
così
studiandovi
voi
di
secondare
col
vostro
zelo
l
'
opera
Nostra
,
anche
più
sollecitamente
si
otterranno
i
desiderati
frutti
.
E
innanzi
tutto
poiché
in
ogni
umana
società
,
qualunque
sia
stato
il
motivo
della
sua
formazione
,
primo
coefficiente
di
ogni
operosità
collettiva
è
l
'
unione
e
la
concordia
degli
animi
,
Noi
dovremo
rivolgere
un
'
attenzione
specialissima
a
sopire
i
dissensi
e
le
discordie
tra
i
cattolici
,
quali
esse
si
siano
,
e
ad
impedire
che
ne
organo
altre
in
avvenire
,
talché
tra
i
cattolici
,
uno
sia
il
pensare
e
uno
l
'
operare
.
Ben
comprendono
i
nemici
di
Dio
e
della
Chiesa
che
qualsiasi
dissidio
dei
nostri
nella
propria
difesa
,
segna
per
essi
una
vittoria
;
laonde
usano
assai
di
frequente
questo
sistema
che
,
allorquando
più
vedono
compatti
i
cattolici
,
proprio
allora
,
astutamente
gettando
tra
di
loro
i
semi
della
discordia
,
maggiormente
si
sforzano
di
romperne
la
compattezza
.
Piacesse
al
Cielo
che
tale
sistema
non
così
spesso
avesse
avuto
l
'
esito
desiderato
,
condanno
tanto
grave
per
la
religione
!
Quindi
,
qualora
la
legittima
autorità
imparta
qualche
comando
,
a
nessuno
sia
lecito
di
trasgredirlo
,
per
la
ragione
che
non
gli
piace
;
ma
ciascuno
sottometta
la
propria
opinione
all
'
autorità
di
colui
al
quale
è
soggetto
,
ed
a
lui
obbedisca
per
debito
di
coscienza
.
Parimenti
nessun
privato
,
o
col
pubblicare
libri
o
giornali
,
ovvero
con
tenere
Pubblici
discorsi
,
si
comporti
nella
Chiesa
da
maestro
.
Sanno
tutti
a
chi
sia
stato
affidato
da
Dio
il
magistero
della
Chiesa
;
a
Lui
dunque
si
lasci
libero
il
campo
,
affinché
parli
quando
e
come
crederà
opportuno
.
È
dovere
degli
altri
prestare
a
Lui
,
quando
parla
,
ossequio
devoto
,
ed
ubbidire
alla
Sua
parola
.
Riguardo
poi
a
quelle
cose
delle
quali
-
non
avendo
la
Santa
Sede
pronunziato
il
proprio
giudizio
-
si
possa
,
salva
la
Fede
e
la
disciplina
,
discutere
pro
e
contro
,
è
certamente
lecito
ad
ognuno
di
dire
la
propria
opinione
e
di
sostenerla
.
Ma
in
simili
discussioni
rifuggasi
da
ogni
eccesso
di
parole
,
potendone
derivare
gravi
offese
alla
carità
;
ognuno
liberamente
difenda
la
sua
opinione
,
ma
lo
faccia
con
garbo
,
né
creda
di
poter
accusare
altri
di
sospetta
fede
o
di
mancata
disciplina
per
la
semplice
ragione
che
la
pensa
diversamente
da
lui
.
Vogliamo
pure
che
i
nostri
si
guardino
da
quegli
appellativi
,
di
cui
si
è
cominciato
a
fare
uso
recentemente
per
distinguere
cattolici
da
cattolici
;
e
procurino
di
evitarli
non
solo
come
profane
novità
di
parole
,
che
non
corrispondono
né
alla
verità
,
né
alla
giustizia
,
ma
anche
perché
né
è
ammissibile
il
più
,
né
il
meno
:
"
Questa
è
la
fede
cattolica
,
alla
quale
chi
non
crede
fedelmente
e
fermamente
non
potrà
essere
salvo
"
(
Symb
.
Athanas
.
)
;
o
si
professa
intero
,
o
punto
non
si
professa
.
Non
vi
ha
dunque
necessità
di
aggiungere
epiteti
alla
professione
del
cattolicismo
;
basti
a
ciascuno
di
dire
così
:
"
Cristiano
il
mio
nome
,
e
cattolico
il
mio
cognome
"
;
soltanto
,
si
studi
di
essere
veramente
tale
,
quale
si
denomina
.
Del
resto
,
dai
nostri
che
si
sono
dedicati
al
comune
vantaggio
della
causa
cattolica
,
ben
altro
richiede
oggidì
la
Chiesa
che
il
persistere
troppo
a
lungo
in
questioni
da
cui
non
si
trae
nessun
utile
:
richiede
invece
che
si
sforzino
a
tutto
potere
di
conservare
integra
la
Fede
ed
incolume
da
ogni
alito
d
'
errore
,
seguendo
specialmente
le
orme
di
colui
che
Cristo
costituì
custode
ed
interprete
della
verità
.
Vi
sono
oggi
pure
,
e
non
sono
scarsi
,
coloro
i
quali
,
come
dice
l
'
Apostolo
:
"
Stimolati
nell
'
orecchio
,
e
non
.
sostenuti
da
una
sana
dottrina
,
ammucchiano
le
parole
dei
maestri
secondo
i
propri
desideri
e
dalle
verità
si
sviano
e
si
lasciano
convertire
dalle
parole
"
(
II
Tim
.
IV
,
3
,
4
)
.
Infatti
tronfi
ed
imbaldanziti
per
il
grande
concetto
che
hanno
dell
'
umano
pensiero
,
il
quale
in
verità
ha
raggiunto
,
la
Dio
mercè
,
incredibili
progressi
nello
studio
della
natura
,
alcuni
,
confidando
nel
proprio
giudizio
in
ispregio
dell
'
autorità
della
Chiesa
,
giunsero
a
tal
punto
di
temerità
che
non
esitarono
a
voler
misurare
colla
loro
intelligenza
perfino
le
profondità
dei
divini
misteri
e
tutte
le
verità
rivelate
,
e
a
volerle
adattare
al
gusto
dei
nostri
tempi
.
Sorsero
di
conseguenza
i
mostruosi
errori
del
Modernismo
,
che
il
Nostro
Predecessore
giustamente
dichiarò
"
sintesi
di
tutte
le
eresie
"
condannandolo
solennemente
.
Tale
condanna
,
o
Venerabili
Fratelli
,
noi
qui
rinnoviamo
in
tutta
la
sua
estensione
;
e
poiché
un
così
pestifero
contagio
non
e
stato
ancora
del
tutto
sradicato
,
ma
,
sebbene
latente
,
serpeggia
tuttora
qua
e
là
,
Noi
esortiamo
che
guardisi
ognuno
con
cura
dal
pericolo
di
contagio
;
che
ben
potrebbe
ripetersi
di
tale
peste
ciò
che
di
altra
cosa
disse
Giobbe
:
"
È
fuoco
che
divora
.
fino
alla
perdizione
e
che
sradica
tutti
i
germi
"
(
Job
.
XXXI
,
12
)
.
Né
soltanto
desideriamo
che
i
cattolici
rifuggano
dagli
errori
dei
Modernisti
,
ma
anche
dalle
tendenze
dei
medesimi
,
e
dal
cosiddetto
spirito
modernistico
;
dal
quale
chi
rimane
infetto
,
subito
respinge
con
nausea
tutto
ciò
che
sappia
di
antico
,
e
si
fa
avido
e
cercatore
di
novità
in
ogni
singola
cosa
,
nel
modo
di
parlare
delle
cose
divine
,
nella
celebrazione
del
sacro
culto
,
nelle
istituzioni
cattoliche
e
perfino
nell
'
esercizio
privato
della
pietà
.
Vogliamo
dunque
che
rimanga
intatta
la
nota
antica
legge
:
"
Nulla
si
rinnova
,
se
non
ciò
che
è
stato
,
tramandato
"
;
la
quale
legge
,
mentre
da
una
parte
deve
inviolabilmente
osservarsi
nelle
cose
di
Fede
,
deve
dall
'
altra
servire
di
norma
anche
in
tutto
ciò
che
va
soggetto
a
mutamento
;
benché
anche
in
questo
valga
generalmente
la
regola
:
"
Non
nova
,
sed
noviter
"
.
Ma
poiché
,
o
Venerabili
Fratelli
,
ad
una
aperta
professione
di
fede
cattolica
e
ad
una
vita
ad
essa
consentanea
sogliono
gli
uomini
essere
stimolati
,
più
che
da
altro
,
dalle
fraterne
esortazioni
e
dal
mutuo
buon
esempio
,
perciò
Noi
Ci
compiacciamo
vivamente
che
sorgano
di
continuo
nuove
associazioni
cattoliche
.
E
non
solo
desideriamo
che
queste
fioriscano
,
ma
vogliamo
che
il
loro
incremento
si
giovi
della
Nostra
protezione
e
del
Nostro
favore
;
e
tale
incremento
non
sarà
per
mancare
,
purché
obbediscano
costantemente
e
fedelmente
a
quelle
prescrizioni
che
furono
o
saranno
date
dalla
Sede
Apostolica
.
Tutti
coloro
pertanto
che
,
iscritti
in
tali
associazioni
,
tendono
le
loro
forze
per
Iddio
e
per
la
Chiesa
,
non
dimentichino
mai
il
detto
della
divina
Sapienza
:
"
L
'
uomo
obbediente
parlerà
di
vittoria
"
(
Prov
.
XXI
,
28
)
;
perché
se
non
obbediranno
a
Dio
con
ossequio
verso
il
Capo
della
Chiesa
,
essi
invano
attenderanno
l
'
aiuto
del
Cielo
e
invano
altresì
lavoreranno
.
Ma
affinché
tutte
queste
cose
siano
mandate
a
effetto
con
quell
'
esito
che
Ci
ripromettiamo
,
voi
ben
sapete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
esser
necessaria
l
'
opera
prudente
ed
assidua
di
coloro
che
Cristo
Signore
ha
mandato
"
operai
della
sua
messe
"
,
cioè
del
Clero
.
Perciò
comprendete
che
la
vostra
cura
principale
deve
essere
di
applicarvi
a
santificare
sempre
più
,
come
esige
il
sacro
stato
,
il
Clero
che
già
avete
,
ed
a
formare
degnamente
per
l
'
ufficio
così
venerabile
,
con
la
più
disciplinata
educazione
,
gli
alunni
del
Santuario
.
E
benché
la
vostra
diligenza
non
abbia
bisogno
di
stimolo
,
pure
Noi
vi
esortiamo
e
vi
scongiuriamo
a
voler
adempiere
questo
dovere
colla
massima
solerzia
.
Si
tratta
di
cosa
che
per
il
bene
della
Chiesa
ha
importanza
capitale
;
ma
avendone
i
Nostri
Predecessori
di
s
.
m
.
Leone
XIII
e
Pio
X
trattato
in
proposito
,
non
è
il
caso
di
aggiungere
altri
consigli
.
Solamente
bramiamo
che
quei
documenti
di
così
saggi
Pontefici
,
e
più
specialmente
la
"
Exhortatio
ad
Clerum
"
della
s
.
m
.
di
Pio
X
,
mercè
le
vostre
insistenti
premure
giammai
cadano
in
oblio
,
ma
siamo
sempre
scrupolosamente
osservati
.
Di
una
cosa
peraltro
non
vogliamo
tacere
,
ed
è
il
ricordare
ai
sacerdoti
di
tutto
il
mondo
,
Nostri
figli
carissimi
,
l
'
assoluta
necessità
tanto
per
il
vantaggio
loro
personale
,
quanto
per
l
'
efficacia
del
loro
ministero
,
di
stare
strettamente
uniti
e
pienamente
ai
propri
Vescovi
.
Purtroppo
dallo
spirito
di
insubordinazione
e
d
'
indipendenza
che
ora
regna
nel
mondo
,
non
tutti
,
come
con
dolore
accennammo
più
sopra
,
sono
scevri
i
ministri
del
Santuario
:
né
sono
rari
i
Sacri
Pastori
che
trovano
angustie
e
contraddizioni
proprio
là
,
donde
dovrebbero
aspettarsi
conforto
ed
aiuto
.
Orbene
,
se
alcuno
tanto
miseramente
vien
meno
ai
dovere
,
rifletta
e
mediti
bene
che
divina
e
L
'
autorità
dei
Vescovi
,
cui
lo
Spirito
Santo
ha
destinati
a
reggere
la
Chiesa
di
Dio
(
Act
.
XX
,
28
)
.
Rifletta
inoltre
che
se
,
come
abbiamo
visto
,
resiste
a
Dio
chi
resiste
a
qualsiasi
legittima
potestà
,
è
assai
più
irriverente
la
condotta
di
coloro
che
ricusano
di
ubbidire
ai
Vescovi
,
cui
Dio
ha
consacrati
con
carattere
speciale
per
esercitare
il
suo
divino
potere
.
"
Poiché
l
'
amore
-
così
scriveva
il
santo
martire
Ignazio
-
non
permette
di
tacere
di
voi
,
perciò
ho
pensato
ammonirvi
di
essere
unanimi
nella
sentenza
di
Dio
.
Infatti
Gesù
Cristo
,
inseparabile
dalla
nostra
vita
,
lo
è
per
sentenza
del
Padre
,
come
pure
i
Vescovi
,
stabiliti
nelle
plaghe
del
mondo
,
lo
sono
per
sentenza
del
Padre
.
Onde
a
voi
occorre
convenire
nella
sentenza
del
Vescovo
"
(
In
Epist
.
ad
Ephes
.
,
III
)
.
E
la
parola
di
quel
martire
insigne
è
stata
,
a
traverso
ogni
età
,
la
parola
di
tutti
i
Padri
e
Dottori
della
Chiesa
.
Si
aggiunga
che
già
troppo
grave
,
anche
per
le
difficoltà
dei
tempi
,
e
il
peso
che
portano
i
Vescovi
,
e
che
più
grave
è
ancora
l
'
ansietà
in
che
vivono
per
la
responsabilità
di
custodire
il
gregge
loro
affidato
:
"
Essi
infatti
vigilano
come
dovessero
render
conto
delle
vostre
anime
"
(
Hebr
.
XIII
,
17
)
.
Non
si
deve
dunque
chiamare
crudele
chi
,
con
la
propria
insubordinazione
,
ne
accresce
l
'
onere
e
l
'
amarezza
?
"
Perché
questo
non
vi
giova
"
(
Ibid
.
17
)
,
direbbe
a
costoro
l
'
Apostolo
,
e
ciò
perché
:
"
La
Chiesa
è
la
plebe
adunata
intorno
al
sacerdote
e
il
gregge
raccolto
intorno
al
pastore
"
(S.Cypr
.
Flor
.
et
Pupp
.
,
ep
.
66
,
al
.
69
)
;
donde
segue
,
che
non
è
colla
Chiesa
chi
non
è
col
Vescovo
.
Ed
ora
,
Venerabili
Fratelli
,
al
termine
di
questa
lettera
,
il
Nostro
cuore
torna
colà
,
donde
volemmo
prendere
le
mosse
.
È
la
parola
di
pace
che
Ci
torna
sul
labbro
,
per
il
che
,
con
voti
fervidi
ed
insistenti
invochiamo
di
nuovo
,
per
il
bene
tanto
della
società
che
della
Chiesa
,
la
fine
dell
'
attuale
disastrosissima
guerra
.
Per
il
bene
della
società
affinché
,
ottenuta
che
sia
la
pace
,
progredisca
veramente
in
ogni
ramo
del
progresso
;
per
il
bene
della
Chiesa
di
Gesù
Cristo
,
affinché
,
non
rattenuta
da
ulteriori
impedimenti
,
continui
fin
nelle
più
remote
contrade
della
terra
ad
apportare
agli
uomini
conforto
e
salute
.
Purtroppo
da
lungo
tempo
la
Chiesa
non
gode
di
quella
libertà
di
cui
avrebbe
bisogno
;
e
cioè
da
quando
il
Suo
Capo
,
il
Sommo
Pontefice
,
incominciò
a
mancare
di
quel
presidio
che
,
per
disposizione
della
divina
Provvidenza
,
aveva
ottenuto
nel
volgere
dei
secoli
per
tutela
della
Sua
libertà
.
La
mancanza
di
tale
presidio
è
venuta
a
cagionare
,
cosa
d
'
altronde
inevitabile
,
un
non
lieve
turbamento
in
mezzo
ai
cattolici
:
coloro
difatti
che
si
professano
figli
del
Romano
Pontefice
,
tutti
,
così
i
vicini
come
i
lontani
,
hanno
diritto
d
'
essere
assicurati
che
il
loro
Padre
comune
sia
veramente
libero
da
ogni
umano
potere
,
e
libero
assolutamente
risulti
.
Al
voto
pertanto
d
'
una
pronta
pace
fra
le
Nazioni
Noi
congiungiamo
anche
il
desiderio
della
cessazione
dello
stato
anormale
,
in
cui
si
trova
il
Capo
della
Chiesa
,
e
che
nuoce
grandemente
,
per
molti
rispetti
,
alla
stessa
tranquillità
del
popolo
.
Contro
un
tale
stato
Noi
rinnoviamo
le
proteste
che
i
Nostri
Predecessori
,
indottivi
non
già
da
umani
interessi
,
ma
dalla
santità
del
dovere
,
emisero
più
di
una
volta
;
e
le
rinnoviamo
per
le
stesse
cause
,
per
tutelare
cioè
i
diritti
e
la
dignità
della
Sede
Apostolica
.
Rimane
,
o
Venerabili
Fratelli
,
che
,
siccome
il
cuore
dei
Principi
e
di
tutti
coloro
ai
quali
spetta
mettere
fine
alle
atrocità
e
ai
danni
che
abbiamo
ricordati
,
sta
nelle
mani
di
Dio
,
a
Dio
supplici
leviamo
la
voce
,
e
,
a
nome
dell
'
intera
umanità
,
gridiamo
:
"
Dacci
la
pace
,
Signore
,
nei
nostri
giorni
"
.
E
chi
disse
di
sé
:
"
Io
,
Signore
...
faccio
la
pace
"
(
Is
.
XLV
,
6-7
)
,
Egli
,
placato
dalle
nostre
preghiere
,
voglia
quanto
prima
sedare
i
flutti
tempestosi
,
dai
quali
sono
agitate
la
Società
civile
e
la
Società
religiosa
.
Ci
assista
propizia
la
Beatissima
Vergine
,
Ella
che
ha
generato
lo
stesso
Principe
della
Pace
;
e
l
'
umile
Nostra
Persona
,
il
Nostro
Pontificale
Ministero
,
la
Chiesa
,
e
con
essa
le
anime
di
tutti
gli
uomini
,
redente
tutte
dal
Sangue
divino
del
Suo
Figlio
,
accolga
sotto
la
Sua
materna
protezione
.
Auspice
dei
Celesti
doni
e
pegno
della
Nostra
benevolenza
,
impartiamo
di
gran
cuore
,
o
Venerabili
Fratelli
,
l
'
Apostolica
Benedizione
a
voi
,
al
vostro
clero
ed
al
vostro
popolo
.
Dato
in
Roma
,
presso
San
Pietro
,
il
1°
Novembre
1914
,
nella
festa
di
Ognissanti
,
del
Nostro
Pontificato
anno
I
.
Miscellanea ,
Venerabili
Fratelli
,
salute
ed
Apostolica
Benedizione
.
I
.
L
'
annuncio
della
Parola
La
predicazione
prosegue
l
'
opera
della
redenzione
Avendo
Gesù
Cristo
nostro
Signore
col
morire
sull
'
altare
della
Croce
compiuta
la
Redenzione
del
genere
umano
,
e
volendo
indurre
gli
uomini
mercè
l
'
osservanza
de
'
suoi
comandamenti
a
guadagnarsi
la
vita
eterna
,
non
ricorse
ad
altro
mezzo
che
alla
voce
de
'
suoi
predicatori
,
commettendo
loro
di
annunziare
al
mondo
le
cose
necessarie
a
credere
o
ad
operare
per
la
salute
.
"
Piacque
a
Dio
di
salvare
i
credenti
per
mezzo
della
stoltezza
della
predicazione
"
(
1
Cor
1,21
)
.
Elesse
egli
quindi
gli
apostoli
,
ed
avendo
loro
infusi
con
lo
Spirito
Santo
i
doni
appropriati
a
sì
alto
ufficio
:
"
Andate
"
-
disse
-
"
per
tutto
il
mondo
e
predicate
l
'
Evangelio
"
(
Mc
16,15
)
.
Ed
è
questa
predicazione
appunto
che
rinnovò
la
faccia
della
terra
.
Poiché
se
la
Fede
cristiana
convertì
le
menti
degli
uomini
da
molteplici
errori
alla
conoscenza
della
verità
,
e
le
anime
loro
dall
'
indegnità
dei
vizi
all
'
eccellenza
di
ogni
virtù
,
non
per
altra
via
le
convertì
se
non
per
via
della
predicazione
:
"
La
Fede
dall
'
udito
,
l
'
udito
poi
per
la
parola
di
Cristo
"
(
Rm
10,17
)
.
Laonde
,
siccome
per
divina
disposizione
,
sogliono
le
cose
conservarsi
per
quelle
medesime
cause
che
le
hanno
generate
,
egli
è
manifestato
essere
legge
divina
che
l
'
opera
dell
'
eterna
salute
si
continui
per
la
predicazione
della
cristiana
sapienza
;
a
buon
diritto
venir
questa
annoverata
tra
le
cose
di
suprema
importanza
,
e
meritare
perciò
tutte
le
nostre
cure
e
sollecitudini
,
massime
se
ci
fosse
ragion
di
credere
ch
'
ella
,
perdendo
in
efficacia
,
fosse
in
qualche
modo
venuta
meno
alla
sua
nativa
integrità
.
Ed
è
questo
appunto
che
s
'
aggiunge
ai
tanti
mali
,
che
Noi
sopra
ogni
altro
affliggono
in
questi
miseri
tempi
.
Se
miriamo
quanti
sono
coloro
che
attendono
alla
predicazione
,
li
ritroviamo
in
sì
gran
numero
che
forse
mai
non
fu
il
maggiore
.
Ma
se
al
tempo
stesso
consideriamo
a
che
sono
ridotti
i
costumi
pubblici
e
privati
e
le
leggi
onde
si
reggono
i
popoli
,
vediamo
crescere
ogni
giorno
il
disprezzo
e
la
dimenticanza
d
'
ogni
concetto
soprannaturale
;
vediamo
illanguidire
il
vigore
severo
della
virtù
cristiana
,
con
obbrobrioso
e
rapido
ritorno
all
'
indegnità
della
vita
pagana
.
Di
tanti
mali
molte
certamente
e
varie
sono
le
cagioni
:
non
si
può
negare
però
che
purtroppo
insufficiente
sia
il
rimedio
che
i
ministri
della
divina
parola
vi
dovrebbero
apportare
.
Forse
che
la
parola
di
Dio
non
è
più
quella
che
l
'
Apostolo
chiamava
viva
ed
efficace
e
penetrante
più
d
'
una
spada
a
due
tagli
?
Forse
col
tempo
e
coll
'
uso
la
spada
s
'
è
spuntata
?
Certo
ella
è
colpa
dei
ministri
,
che
non
sanno
maneggiarla
,
s
'
essa
perde
spesso
della
sua
forza
.
Né
davvero
si
può
dire
che
gli
Apostoli
incontrassero
tempi
migliori
dei
nostri
,
come
se
allora
il
mondo
fosse
più
docile
al
Vangelo
o
meno
riottoso
alla
legge
di
Dio
.
Gli
è
perciò
che
conscii
del
dovere
che
l
'
ufficio
apostolico
c
'
impone
e
mossi
dall
'
esempio
dei
due
nostri
immediati
Predecessori
,
abbiamo
creduto
,
in
un
affare
di
tanta
importanza
,
di
dover
porre
ogni
diligenza
per
chiamare
la
predicazione
della
divina
parola
alla
norma
data
da
Cristo
e
dalle
leggi
ecclesiastiche
.
II
.
Cause
di
inefficacia
Non
si
deve
predicare
senza
mandato
Nel
che
,
o
Venerabili
Fratelli
,
importa
ricercare
anzitutto
quali
siano
le
cagioni
che
fanno
tralignare
dalla
retta
via
.
Ora
siffatte
cagioni
possono
ridursi
a
tre
:
o
perché
viene
commessa
la
predicazione
a
chi
non
si
dovrebbe
;
o
perché
non
ci
si
apporta
la
dovuta
intenzione
;
o
ancora
non
si
predica
nel
modo
che
si
conviene
.
Infatti
,
secondo
che
insegna
il
Concilio
di
Trento
,
l
'
ufficio
di
predicare
spetta
ai
Vescovi
principalmente
.
E
gli
Apostoli
,
ai
quali
succedettero
i
Vescovi
,
quello
soprattutto
ritennero
che
loro
appartenesse
.
Così
Paolo
:
"
Non
mi
ha
mandato
Cristo
a
battezzare
,
ma
a
predicare
il
Vangelo
"
(
1
Cor
1,17
)
.
E
gli
altri
Apostoli
similmente
:
"
Non
è
giusto
che
noi
tralasciamo
la
parola
di
Dio
per
servire
alle
mense
"
(
At
6,2
)
.
Però
sebbene
quest
'
ufficio
appartenga
ai
Vescovi
in
proprio
,
tuttavia
essendo
essi
occupati
da
molti
altri
pensieri
nel
governo
delle
loro
Chiese
,
né
potendo
perciò
sempre
né
in
ogni
caso
adempirlo
di
per
sé
,
è
necessario
che
vi
soddisfacciano
anche
per
mezzo
di
altri
.
Laonde
chiunque
,
oltre
i
Vescovi
,
esercita
quest
'
ufficio
,
lo
esercita
senza
dubbio
come
un
incarico
episcopale
.
Questo
adunque
rimanga
anzitutto
bene
stabilito
:
a
nessuno
essere
lecito
d
'
intraprendere
da
sé
l
'
ufficio
di
predicare
,
essere
anzi
a
ciò
necessaria
la
legittima
missione
,
che
nessuno
può
dare
,
dal
Vescovo
in
fuori
:
"
Quomodo
praedicabunt
nisi
mittantur
?
Come
predicheranno
se
non
sono
mandati
?
"
(
Rm
10,15
)
.
Quindi
mandati
furono
gli
Apostoli
,
e
mandati
da
Colui
che
è
Pastore
supremo
e
Vescovo
delle
anime
nostre
(
cf
1
Pt
2,25
)
,
mandati
i
settantadue
discepoli
;
e
lo
stesso
Paolo
,
quantunque
costituito
già
da
Cristo
vaso
di
elezione
per
portare
il
nome
di
lui
dinanzi
alle
genti
ed
ai
re
(
cf
At
9,15
)
,
non
iniziò
il
suo
apostolato
fino
a
quando
i
seniori
,
ubbidendo
al
comando
dello
Spirito
Santo
:
"
Mettetemi
da
parte
Saulo
per
l
'
impresa
"
(
del
Vangelo
)
(
At
13,2
)
,
impostegli
le
mani
,
non
lo
licenziarono
.
La
qual
cosa
nei
primi
tempi
della
Chiesa
fu
consuetudine
costante
.
Tanto
che
tutti
,
anche
i
più
insigni
nel
semplice
ordine
sacerdotale
,
come
Origene
,
e
quelli
che
dappoi
furono
innalzati
alla
dignità
episcopale
,
come
Cirillo
di
Gerusalemme
e
gli
altri
antichi
Dottori
della
Chiesa
,
tutti
,
autorizzati
ciascuno
dal
proprio
vescovo
,
intrapresero
l
'
opera
della
predicazione
.
Oggi
all
'
incontro
,
o
Venerabili
Fratelli
,
si
direbbe
sia
invalsa
un
'
usanza
ben
differente
.
Non
sono
rari
,
tra
i
sacri
oratori
,
tali
di
cui
si
potrebbe
ripetere
con
verità
quello
onde
si
lagna
Iddio
presso
Geremia
:
"
Io
non
li
avevo
mandati
quei
profeti
,
eppure
correvano
da
sé
"
(
Ger
23,21
)
.
Basta
infatti
che
alcuno
o
per
naturale
inclinazione
o
per
altro
motivo
qualunque
s
'
invogli
di
darsi
al
ministero
della
parola
,
perché
facilmente
gli
si
apra
l
'
accesso
al
pergamo
,
quasi
palestra
da
esercitarvisi
ognuno
a
suo
talento
.
Tocca
dunque
a
voi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
riparare
a
tanto
disordine
;
e
poiché
ben
sapete
come
dovrete
un
giorno
rendere
conto
a
Dio
ed
alla
Chiesa
del
pascolo
che
avrete
fornito
alle
vostre
greggi
,
non
vogliate
permettere
che
alcuno
,
senza
il
vostro
consenso
,
s
'
introduca
nell
'
ovile
e
quivi
a
suo
piacimento
pasca
le
pecorelle
di
Cristo
.
Nessuno
pertanto
nelle
vostre
diocesi
d
'
ora
innanzi
dovrà
predicare
se
non
sia
stato
da
voi
stessi
chiamato
ed
approvato
.
Vorremmo
perciò
,
su
questo
proposito
,
che
con
ogni
vigilanza
consideriate
a
quali
persone
affidate
incarico
così
santo
e
rilevante
.
Il
decreto
del
Concilio
Tridentino
infatti
questo
solo
permette
ai
Vescovi
,
che
scelgano
uomini
idonei
,
cioè
dire
che
siano
capaci
di
adempiere
salutarmente
il
dovere
della
predicazione
.
Salutarmente
,
dice
-
notate
bene
la
parola
che
esprime
la
norma
in
questo
affare
-
non
dice
con
eloquenza
,
non
già
con
plauso
degli
uditori
,
ma
con
frutto
delle
anime
,
che
è
il
fine
proprio
del
ministero
della
divina
parola
.
Che
se
desiderate
intendere
da
Noi
anche
più
precisamente
quali
veramente
si
debbano
reputare
idonei
,
diremo
senz
'
altro
che
sono
quelli
appunto
ne
'
quali
riscontrate
i
segni
della
vocazione
divina
.
Imperocché
quei
requisiti
stessi
che
si
domandano
acciocché
alcuno
sia
ammesso
al
sacerdozio
:
"
Nessuno
si
appropria
da
sé
tale
onore
ma
chi
è
chiamato
da
Dio
"
(
Eb
5,4
)
,
sono
pure
necessari
perché
egli
sia
giudicato
atto
alla
predicazione
.
Chi
può
essere
ammesso
a
predicare
Vocazione
questa
non
difficile
ad
intendere
.
Poiché
allorquando
Cristo
,
Maestro
e
Signor
nostro
,
stava
per
salire
al
cielo
,
non
disse
già
agli
Apostoli
che
,
spargendosi
pel
mondo
,
subito
principiassero
a
predicare
,
ma
"
trattenetevi
in
città
sino
a
tanto
che
siate
rivestiti
di
virtù
dall
'
alto
"
(
Lc
24,4
)
.
Sicché
questo
è
l
'
indizio
d
'
essere
alcuno
da
Dio
chiamato
a
tale
ufficio
,
s
'
egli
sia
dall
'
alto
rivestito
di
virtù
.
Il
che
come
sia
,
Venerabili
Fratelli
,
lo
possiamo
raccogliere
dall
'
esempio
degli
Apostoli
,
tostoché
ricevettero
virtù
dal
cielo
.
Era
su
di
loro
disceso
appena
lo
Spirito
Santo
,
che
lasciando
stare
i
mirabili
carismi
loro
conferiti
essi
,
di
rozzi
e
fiacchi
uomini
che
erano
,
ad
un
tratto
diventarono
dotti
e
perfetti
.
Così
se
un
sacerdote
sia
fornito
di
conveniente
dottrina
e
di
virtù
purché
egli
abbia
tanto
in
doni
di
natura
da
non
tentare
Iddio
giustamente
si
potrà
giudicarlo
chiamato
al
ministero
della
predicazione
,
né
vi
sarà
ragione
che
il
Vescovo
non
lo
possa
ammettere
.
Ed
è
quello
stesso
che
intende
il
Concilio
di
Trento
,
quando
stabilisce
che
il
Vescovo
non
permetta
di
predicare
ad
alcuno
che
non
sia
ben
provato
per
costumi
e
per
dottrina
.
E
'
quindi
dovere
del
Vescovo
assicurarsi
per
via
di
lunga
ed
accurata
esperienza
quanta
sia
la
scienza
e
la
virtù
di
coloro
,
ch
'
egli
pensa
d
'
incaricare
dell
'
ufficio
di
predicare
.
E
s
'
egli
in
ciò
si
dimostrasse
troppo
facile
e
trascurato
,
mancherebbe
ad
un
suo
gravissimo
dovere
,
e
sul
suo
capo
ricadrebbe
la
colpa
e
degli
errori
profferiti
dal
predicatore
ignorante
e
dello
scandalo
e
mal
esempio
del
malvagio
.
Ma
per
facilitarvi
l
'
adempimento
dell
'
obbligo
vostro
in
questo
genere
,
o
Venerabili
Fratelli
,
ordiniamo
che
d
'
ora
innanzi
tutti
coloro
che
domandano
la
facoltà
di
predicare
abbiano
a
sostenere
un
doppio
e
severo
giudizio
,
dei
costumi
e
della
scienza
loro
,
così
appunto
come
si
suole
per
la
facoltà
di
ascoltare
le
confessioni
.
E
chiunque
o
per
l
'
uno
o
per
l
'
altro
conto
sia
ritrovato
manchevole
,
senza
nessun
riguardo
,
come
inetto
venga
escluso
da
tale
ufficio
.
Lo
esige
la
dignità
vostra
,
perché
,
come
abbiamo
detto
,
i
predicatori
fanno
le
vostre
veci
:
lo
esige
il
bene
della
santa
Chiesa
,
nella
quale
,
se
altri
mai
dev
'
essere
sale
della
terra
e
luce
del
mondo
,
ciò
spetta
a
colui
che
è
occupato
nel
ministero
della
parola
(
Mt
5,13.14
)
.
Il
fine
e
le
forme
della
predicazione
Ben
considerate
queste
cose
,
può
sembrare
superfluo
il
procedere
a
spiegare
qual
debba
essere
il
fine
e
il
modo
della
sacra
predicazione
.
Giacché
ove
la
scelta
dei
sacri
oratori
si
faccia
secondo
la
mentovata
regola
,
che
dubbio
c
'
è
che
quelli
,
i
quali
sono
adorni
delle
richieste
qualità
,
si
proporranno
nel
predicare
una
degna
causa
e
si
atterranno
a
una
degna
maniera
?
Tuttavia
giova
lumeggiare
questi
due
capi
,
affinché
tanto
meglio
apparisca
perché
mai
talvolta
venga
a
mancare
in
alcuni
l
'
ideale
del
buon
predicatore
.
Che
cosa
i
predicatori
nell
'
adempiere
al
loro
ufficio
abbiano
da
avere
innanzi
agli
occhi
,
si
rileva
da
questo
,
che
essi
possono
e
debbono
dire
di
sé
quel
di
San
Paolo
:
"
Facciamo
le
veci
di
ambasciatori
per
Cristo
"
(
2
Cor
5,20
)
.
Se
dunque
sono
ambasciatori
di
Cristo
,
nel
compiere
la
loro
ambasceria
debbono
volere
quello
stesso
che
Cristo
intese
nel
darla
loro
:
anzi
quello
che
egli
stesso
si
propose
,
mentre
visse
sulla
terra
.
Giacché
gli
Apostoli
,
e
dopo
gli
Apostoli
i
predicatori
,
non
ebbero
missione
diversa
da
quella
di
Cristo
:
"
Come
mandò
me
il
Padre
,
anch
'
io
mando
voi
"
(
Gv
20,21
)
.
E
sappiamo
per
che
cosa
Cristo
discese
dal
cielo
,
avendo
egli
apertamente
dichiarato
:
"
Io
a
questo
fine
son
venuto
nel
mondo
,
di
rendere
testimonianza
alla
verità
"
(
Gv
18,37
)
.
"
Io
son
venuto
perché
abbiano
vita
"
(
Gv
10,10
)
.
Quelli
dunque
che
esercitano
la
sacra
predicazione
debbono
mirare
all
'
una
e
all
'
altra
cosa
,
cioè
a
diffondere
la
verità
da
Dio
rivelata
,
e
a
destare
ed
alimentare
la
vita
soprannaturale
in
coloro
che
li
ascoltano
;
in
una
parola
,
a
promuovere
la
gloria
di
Dio
,
coll
'
attendere
alla
salute
delle
anime
.
Laonde
,
come
a
torto
si
direbbe
medico
chi
non
esercitò
la
medicina
,
o
maestro
di
un
'
arte
qualsiasi
chi
quell
'
arte
non
insegni
,
così
chi
predicando
non
si
cura
di
condurre
gli
uomini
a
una
più
piena
cognizione
di
Dio
e
sulla
via
dell
'
eterna
salute
,
potremo
dirlo
un
vano
declamatore
,
non
un
predicatore
evangelico
.
E
così
non
ve
ne
fossero
di
siffatti
declamatori
!
Intenzioni
dei
falsi
predicatori
E
che
cosa
è
poi
quello
da
cui
si
lasciano
soprattutto
trasportare
?
Alcuni
dalla
cupidigia
della
gloria
umana
,
per
soddisfare
alla
quale
"
si
studiano
di
dir
cose
più
alte
che
adatte
,
ingenerando
nelle
deboli
intelligenze
stupore
di
sé
,
non
operando
la
loro
salute
.
Si
vergognano
di
dir
cose
umili
e
piane
,
per
non
sembrar
di
saper
solo
queste
...
Si
vergognano
di
allattare
i
pargoli
"
.
E
mentre
il
Signore
Gesù
dall
'
umiltà
degli
uditori
voleva
s
'
intendesse
essere
egli
colui
che
si
aspettava
:
"
Si
annunzia
ai
poveri
il
Vangelo
"
(
Mt
2,5
)
,
quanto
non
brigano
costoro
per
acquistarsi
rinomanza
dalla
predicazione
nelle
grandi
città
e
sui
pulpiti
primarii
?
E
poiché
nelle
cose
rivelate
da
Dio
ve
n
'
ha
di
quelle
che
spaventano
la
debolezza
della
corrotta
natura
umana
,
e
che
per
ciò
non
sono
adatte
ad
adunare
moltitudini
,
da
esse
cautamente
si
astengono
e
prendono
a
trattare
argomenti
ne
'
quali
,
salvo
la
natura
del
luogo
,
niente
v
'
ha
di
sacro
.
E
non
raro
avviene
,
che
nel
trattar
di
verità
eterne
discendono
alla
politica
,
massime
se
qualche
cosa
di
questo
genere
occupi
fortemente
gli
animi
degli
uditori
.
Questo
solo
sembra
essere
il
loro
studio
,
di
piacere
agli
uditori
e
imitar
quelli
che
San
Paolo
dice
lusingatori
delle
orecchie
(
2
Tm
9,3
)
.
Di
qui
quel
gesto
non
pacato
e
grave
,
ma
da
scena
e
da
comizio
;
di
qui
quelle
patetiche
modulazioni
di
voci
o
tragiche
impetuosità
;
di
qui
quel
modo
di
parlare
proprio
dei
giornali
;
di
qui
quella
copia
di
sentenze
attinte
dagli
scrittori
empii
ed
acattolici
,
non
dalle
divine
Lettere
né
dai
Santi
Padri
;
di
qui
finalmente
quella
vertiginosità
di
parola
che
nei
più
d
'
essi
si
riscontra
e
che
serve
sì
a
ottundere
le
orecchie
e
a
far
stupire
gli
uditori
,
ma
che
non
reca
ad
essi
niente
di
buono
da
riportare
a
casa
.
Ora
è
incredibile
di
che
inganno
siano
vittime
cotali
predicatori
.
Conseguano
pure
quel
plauso
degli
stolti
che
essi
cercano
con
tanta
fatica
e
non
senza
profanazione
:
ma
vale
la
spesa
,
quando
con
ciò
essi
vanno
incontro
al
biasimo
degli
uomini
savii
,
e
,
quel
che
è
peggio
,
al
tremendo
giudizio
severissimo
di
Cristo
?
Se
non
che
,
Venerabili
Fratelli
,
non
tutti
i
predicatori
che
si
allontanano
dalle
buone
regole
cercano
,
nel
predicare
,
unicamente
gli
applausi
.
Il
più
delle
volte
quelli
che
si
procurano
siffatte
manifestazioni
lo
fanno
per
giovarsene
ad
altro
scopo
anche
meno
onesto
.
Giacché
dimenticando
il
detto
di
San
Gregorio
:
"
Il
sacerdote
non
predica
per
mangiare
,
ma
perciò
deve
mangiare
perché
predichi
"
,
non
sono
rari
coloro
i
quali
,
sentendo
di
non
esser
fatti
per
altri
uffici
,
dove
vivere
con
decoro
,
si
sono
dati
alla
predicazione
,
non
per
esercitare
debitamente
questo
santissimo
ministero
,
ma
per
fare
i
loro
interessi
.
Vediamo
quindi
tutte
le
sollecitudini
di
costoro
essere
volte
non
a
cercare
dove
si
possa
sperare
un
maggior
frutto
nelle
anime
,
ma
dove
predicando
v
'
è
da
guadagnare
di
più
.
Ora
da
uomini
siffatti
non
potendosi
aspettar
altro
che
danno
e
disonore
per
la
Chiesa
,
dovete
,
Venerabili
Fratelli
,
vigilare
con
ogni
diligenza
affinché
,
scoprendo
qualcuno
che
faccia
servire
la
predicazione
alla
sua
vanità
o
all
'
interesse
,
lo
rimoviate
senza
indugio
dall
'
ufficio
di
predicare
.
Giacché
chi
non
si
perita
di
profanare
cosa
sì
santa
,
non
avrà
certo
ritegno
di
discendere
ad
ogni
bassezza
,
spargendo
una
macchia
d
'
ignominia
non
solo
sopra
di
sé
,
ma
anche
sullo
stesso
sacro
ministero
,
che
così
indegnamente
egli
compie
.
E
dovrà
usarsi
la
stessa
severità
contro
coloro
che
non
predicano
come
si
deve
,
per
aver
trascurati
i
necessarii
requisiti
a
compiere
bene
questo
ministero
.
E
quali
siano
questi
,
lo
insegna
coll
'
esempio
suo
colui
che
dalla
Chiesa
fu
denominato
il
Predicatore
della
verità
,
Paolo
Apostolo
;
ed
oh
se
,
per
beneficio
di
Dio
,
avessimo
molto
maggior
numero
di
predicatori
simili
a
lui
!
III
.
Condizioni
per
predicare
La
scienza
necessaria
La
prima
cosa
dunque
che
apprendiamo
da
San
Paolo
si
è
con
che
preparazione
e
dottrina
egli
intraprese
a
predicare
.
Né
qui
intendiamo
degli
studii
ai
quali
egli
aveva
diligentemente
atteso
sotto
il
magistero
di
Gamaliele
.
Giacché
la
scienza
in
lui
infusa
per
rivelazione
,
oscurava
e
quasi
sopraffaceva
quella
che
egli
da
sé
si
era
procacciata
:
benché
anche
questa
non
gli
giovò
poco
,
come
dalle
sue
Lettere
si
ricava
.
La
scienza
è
affatto
necessaria
al
predicatore
,
come
dicemmo
;
della
cui
luce
chi
è
privo
facilmente
erra
,
secondo
la
verissima
sentenza
del
Concilio
Lateranense
IV
:
"
L
'
ignoranza
è
la
madre
di
tutti
gli
errori
"
.
Tuttavia
ciò
non
vuole
intendersi
di
qualsiasi
scienza
,
ma
di
quella
che
è
propria
del
sacerdote
e
che
si
restringe
,
per
dir
tutto
in
poco
,
alla
cognizione
di
sé
,
di
Dio
e
dei
doveri
:
di
sé
,
diciamo
,
perché
ognuno
metta
da
parte
i
propri
vantaggi
;
di
Dio
,
perché
conduca
tutti
a
conoscerlo
e
ad
amarlo
;
dei
doveri
,
perché
li
osservi
e
insegni
ad
osservarli
.
La
scienze
delle
altre
cose
,
se
manchi
questa
,
gonfia
e
nulla
giova
.
Disponibilità
senza
condizioni
Ma
vediamo
qual
fu
nell
'
Apostolo
la
preparazione
interiore
.
Nel
che
tre
cose
debbono
massimamente
tenersi
sotto
gli
occhi
.
La
prima
,
che
San
Paolo
si
abbandonò
tutto
alla
divina
volontà
.
Non
appena
infatti
,
mentr
'
era
in
cammino
verso
Damasco
,
fu
tocco
dalla
virtù
del
Signore
Gesù
,
egli
proruppe
in
quella
esclamazione
,
degna
d
'
un
Apostolo
:
"
Signore
,
che
vuoi
tu
che
io
faccia
?
"
(
At
9,6
)
.
Per
amor
di
Cristo
,
cominciò
subito
ad
essergli
indifferente
,
come
gli
fu
poi
sempre
in
appresso
,
il
lavorare
e
il
riposare
,
la
penuria
e
l
'
abbondanza
,
la
lode
e
il
disprezzo
,
il
vivere
e
il
morire
.
Non
è
da
dubitare
che
perciò
egli
profittasse
tanto
nell
'
apostolato
,
perché
si
sottomise
con
pieno
ossequio
alla
volontà
di
Dio
.
Al
modo
stesso
quindi
innanzi
tutto
serva
a
Dio
ogni
predicatore
che
s
'
affatica
alla
salute
delle
anime
:
in
maniera
che
non
si
dia
alcun
pensiero
degli
uditori
,
del
successo
,
dei
frutti
,
che
sarà
per
avere
:
che
cerchi
,
infine
,
non
sé
,
ma
Dio
solo
.
Questo
studio
poi
così
grande
di
prestare
ossequio
a
Dio
richiede
un
animo
sì
disposto
a
patire
,
che
non
si
sottragga
a
nessuna
fatica
o
incommodo
.
La
qual
cosa
in
Paolo
fu
insigne
.
Giacché
avendo
il
Signore
detto
di
lui
:
"
Io
gli
farò
vedere
quanto
debba
egli
patire
per
il
nome
mio
"
(
At
9,16
)
,
egli
da
allora
abbracciò
tutti
i
travagli
sì
volenterosamente
da
scrivere
:
"
Sono
inondato
dall
'
allegrezza
in
mezzo
a
tutte
le
nostre
tribolazioni
"
(
2
Cor
7,4
)
.
Ora
questa
tolleranza
della
fatica
se
nel
predicatore
sia
segnalata
,
purificandolo
da
quel
che
in
lui
v
'
è
di
umano
,
e
conciliandogli
la
grazia
di
Dio
necessaria
per
far
frutto
,
è
incredibile
quanto
renda
commendevole
la
sua
opera
agli
occhi
del
popolo
cristiano
.
Al
contrario
poco
riescono
a
muover
gli
animi
,
quelli
che
dovunque
vanno
,
cercano
comodità
più
del
giusto
,
e
fuori
delle
loro
prediche
,
non
toccano
quasi
altro
del
sacro
ministero
;
sì
da
apparire
che
essi
badino
più
alla
propria
sanità
,
che
al
vantaggio
delle
anime
.
In
terzo
luogo
finalmente
dall
'
Apostolo
s
'
impara
che
al
predicatore
è
necessario
quello
che
si
dice
lo
spirito
di
orazione
:
egli
infatti
come
prima
fu
chiamato
all
'
apostolato
,
cominciò
a
pregar
Dio
:
"
Ei
già
fa
orazione
"
(
At
9,11
)
.
E
la
ragione
è
perché
non
coll
'
abbondanza
del
dire
,
né
col
discutere
sottilmente
o
col
caldamente
perorare
si
ottiene
la
salute
delle
anime
:
un
predicatore
che
si
fermi
qui
non
è
altro
che
"
un
bronzo
sonante
o
un
cembalo
squillante
"
(
1
Cor
13,1
)
.
Ciò
che
dà
vigore
alle
parole
dell
'
uomo
e
le
fa
mirabilmente
efficaci
a
salute
,
è
la
divina
grazia
:
"
Dio
diede
il
crescere
"
(
1
Cor
3,6
)
.
Or
la
grazia
di
Dio
non
si
ottiene
con
lo
studio
e
coll
'
arte
,
ma
s
'
impetra
con
la
preghiera
.
Onde
chi
poco
o
niente
è
dedito
all
'
orazione
,
indarno
spende
la
sua
opera
e
la
sua
diligenza
nella
predicazione
,
perché
innanzi
a
Dio
non
caverà
nessun
profitto
né
per
sé
né
per
gli
uditori
.
Dottrina
e
pietà
Pertanto
,
a
restringere
in
poco
quanto
siamo
venuti
dicendo
fin
qui
,
ci
serviamo
di
queste
parole
di
San
Pietro
Damiano
:
"
Al
predicatore
due
cose
sono
sommamente
necessarie
,
cioè
dire
,
che
sovrabbondi
di
sentenze
della
dottrina
sacra
e
fiammeggi
dello
splendore
di
religiosa
vita
.
Che
dove
un
sacerdote
non
riesca
ad
unire
in
sé
le
due
cose
,
di
guisa
che
sia
esemplare
di
vita
e
copioso
dei
doni
di
dottrina
,
è
meglio
senza
dubbio
la
vita
che
la
dottrina
...
Più
vale
la
chiarezza
della
vita
per
l
'
esempio
,
che
l
'
eloquenza
e
l
'
accurata
eleganza
dei
discorsi
...
E
'
necessario
che
il
sacerdote
,
che
esercita
l
'
ufficio
della
predicazione
,
versi
piogge
di
dottrina
spirituale
ed
irraggi
lume
di
vita
religiosa
:
a
maniera
di
quell
'
Angelo
,
il
quale
annunziando
ai
pastori
il
nato
Signore
,
balenò
d
'
uno
splendore
di
chiarezza
,
ed
espresse
con
parole
ciò
che
era
venuto
ad
evangelizzare
"
.
Predicare
tutta
la
verità
e
tutti
i
precetti
Ma
per
ritornare
a
San
Paolo
,
se
esaminiamo
di
quali
cose
fosse
solito
trattare
predicando
,
egli
compendia
tutto
così
:
"
Non
mi
credetti
di
sapere
altra
cosa
tra
di
noi
,
se
non
Gesù
Cristo
,
e
questo
crocifisso
"
(
1
Cor
2,2
)
.
Fare
che
gli
uomini
conoscessero
sempre
più
Gesù
Cristo
,
e
d
'
una
cognizione
che
giovasse
a
vivere
e
non
a
credere
soltanto
,
ecco
quello
a
che
egli
s
'
affaticò
con
tutto
il
vigore
del
suo
petto
.
E
però
predicava
tutti
i
dommi
o
precetti
di
Cristo
anche
i
più
severi
senza
nessuna
reticenza
o
temperamento
,
intorno
all
'
umiltà
,
all
'
annegazione
di
sé
,
alla
castità
,
al
disprezzo
delle
cose
terrene
,
all
'
obbedienza
,
al
perdono
dei
nemici
o
simili
.
Né
mostrava
alcuna
timidezza
nel
proclamare
:
che
si
scelga
tra
Dio
e
Belial
,
perché
non
si
può
servire
ad
entrambi
;
che
tutti
,
appena
escono
di
questa
vita
,
hanno
a
presentarsi
a
un
tremendo
giudizio
;
che
con
Dio
non
c
'
è
luogo
a
transazioni
;
che
o
è
da
sperare
la
vita
eterna
,
se
si
osserva
tutta
la
legge
,
o
,
se
per
secondare
le
passioni
si
trascura
il
dovere
,
è
da
aspettarsi
il
fuoco
eterno
.
Né
mai
il
Predicatore
della
verità
stimò
di
astenersi
da
siffatti
argomenti
per
la
ragione
che
,
data
la
corruzione
dei
tempi
,
sembrassero
troppo
duri
a
coloro
ai
quali
parlava
.
Apparisce
chiaro
dunque
come
non
siano
da
approvare
quei
predicatori
,
che
non
osano
toccare
certi
capi
di
dottrina
cristiana
,
per
non
riuscir
molesti
all
'
uditorio
.
Forse
che
il
medico
darà
rimedii
inutili
all
'
infermo
,
se
questi
per
caso
abborrisca
dagli
utili
?
E
poi
qui
si
parrà
la
virtù
e
l
'
abilità
dell
'
oratore
,
se
egli
le
cose
ingrate
avrà
col
suo
dire
rese
grate
.
Non
serve
la
sapienza
del
mondo
Gli
argomenti
poi
che
aveva
preso
a
trattare
in
che
modo
l
'
Apostolo
li
esponeva
?
"
Non
nelle
persuasive
dell
'
umana
sapienza
"
(
1
Cor
2,4
)
.
Quanto
importa
,
Venerabili
Fratelli
,
che
ciò
sia
da
tutti
sommamente
ritenuto
,
mentre
vediamo
non
pochi
oratori
sacri
che
predicano
mettendo
da
parte
la
Sacra
Scrittura
,
i
Padri
e
i
Dottori
della
Chiesa
e
gli
argomenti
della
sacra
teologia
,
e
non
parlano
se
non
quasi
solo
il
linguaggio
della
ragione
.
Ed
è
,
senza
dubbio
,
uno
sbaglio
:
giacché
nell
'
ordine
soprannaturale
non
si
riesce
a
nulla
coi
soli
amminicoli
umani
.
-
Ma
si
oppone
:
al
predicatore
il
quale
si
fondi
troppo
sulle
verità
rivelate
,
non
si
presta
fede
.
-
E
'
proprio
vero
?
Ammettiamo
pure
che
ciò
avvenga
presso
gli
acattolici
:
sebbene
,
quando
i
Greci
cercavano
la
sapienza
,
s
'
intende
,
di
questo
mondo
,
l
'
Apostolo
predicava
Gesù
Crocifisso
.
Ma
,
se
volgiamo
gli
occhi
alle
popolazioni
cattoliche
,
in
esse
coloro
che
sono
alieni
da
noi
,
ritengono
per
lo
più
la
radice
della
Fede
:
le
menti
infatti
sono
accecate
perché
son
corrotti
gli
animi
.
Finalmente
con
quale
spirito
predicava
San
Paolo
?
Non
per
piacere
agli
uomini
,
ma
a
Cristo
:
"
Se
piacessi
agli
uomini
,
non
sarei
servo
di
Cristo
"
(
Gal
1,10
)
.
Con
un
'
anima
tutt
'
accesa
della
carità
di
Cristo
,
non
altro
cercava
se
non
la
gloria
di
Cristo
.
O
se
quanti
s
'
affaticano
nel
ministero
della
parola
,
amassero
tutti
davvero
Gesù
Cristo
,
e
potessero
far
proprie
l
'
espressioni
di
San
Paolo
:
"
Per
causa
di
cui
(
Gesù
Cristo
)
ho
giudicato
un
discapito
tutte
le
cose
"
(
Fil
3,8
)
;
e
"
Il
mio
vivere
è
Cristo
"
(
Fil
3,8
)
.
Tanto
quelli
che
ardono
d
'
amore
,
sanno
infiammare
gli
altri
.
Onde
San
Bernardo
così
ammonisce
il
predicatore
:
"
Se
tu
bene
intendi
,
cerca
d
'
esser
conca
e
non
canale
"
;
cioè
di
quel
che
dici
sii
pieno
tu
stesso
,
e
non
ti
basti
solo
trasfonderlo
negli
altri
.
"
Ma
-
come
lo
stesso
Dottore
soggiunge
-
oggi
nella
Chiesa
abbiamo
molti
canali
e
pochissime
conche
"
.
Affinché
ciò
non
accada
in
avvenire
,
dobbiamo
rivolgere
tutti
i
nostri
sforzi
,
o
Venerabili
Fratelli
:
a
noi
spetta
,
respingendo
gl
'
indegni
,
e
incoraggiando
,
formando
,
guidando
gl
'
idonei
,
fare
che
di
predicatori
,
secondo
il
cuore
di
Dio
,
ne
sorgano
quanti
più
si
può
.
Pieghi
poi
lo
sguardo
sul
suo
gregge
il
misericordioso
Pastore
eterno
,
Gesù
Cristo
,
anche
per
le
preghiere
della
Vergine
Santissima
,
Madre
augusta
dello
stesso
Verbo
incarnato
e
Regina
degli
Apostoli
;
e
rinfocolando
lo
spirito
dell
'
apostolato
nel
Clero
,
faccia
che
siano
numerosi
quelli
che
cerchino
"
di
comparir
degni
d
'
approvazione
davanti
a
Dio
,
operai
non
mai
svergognati
,
che
rettamente
maneggino
la
parola
di
verità
"
(
2
Tm
2,15
)
.
Auspice
dei
doni
divini
e
in
attestato
della
nostra
benevolenza
,
a
voi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
e
al
vostro
Clero
e
popolo
impartiamo
con
ogni
affetto
l
'
Apostolica
Benedizione
.
Dato
a
Roma
presso
San
Pietro
,
il
15
giugno
,
festa
del
Sacratissimo
Cuore
di
Gesù
,
dell
'
anno
1917
,
terzo
del
nostro
Pontificato
.
Miscellanea ,
I
Nel
quale
si
fa
la
presentazione
di
Ciuffettino
e
della
sua
famiglia
,
e
si
lancia
uno
sguardo
reverente
alla
culta
città
di
Cocciapelata
.
SEDETEVI
intorno
a
me
,
figliuoli
miei
,
e
state
ad
ascoltare
la
veridica
storia
di
Ciuffettino
:
quel
ragazzo
tanto
famoso
che
nessuno
di
voi
,
ci
scommetto
,
l
'
avrà
mai
sentito
neanche
nominare
.
E
perciò
,
mi
aspetto
già
la
domanda
:
-
-
Ciuffettino
!
toh
!
o
chi
era
,
Ciuffettino
?
Oh
!
bella
!
Ciuffettino
era
Ciuffettino
.
Un
bambinetto
alto
quanto
...
eh
no
,
il
solito
soldo
di
cacio
non
lo
dico
,
neanche
se
mi
bastonano
.
Mettiamo
,
tanto
per
cambiare
,
alto
come
una
pianta
di
basilico
.
La
faccia
sarebbe
stata
passabile
,
anzi
,
piuttosto
carina
,
se
lui
l
'
avesse
sempre
tenuta
pulita
:
ma
siccome
si
lavava
due
volte
la
settimana
per
figura
,
così
era
nera
e
brutta
come
un
carboncino
.
Ma
la
estrema
piccolezza
non
era
la
sola
specialità
del
nostro
eroe
:
egli
portava
fieramente
,
ritto
su
la
fronte
,
un
ciuffo
immenso
di
capelli
che
gli
dava
un
'
aria
curiosa
,
e
lo
faceva
somigliare
ad
uno
spolvera
mobili
.
E
lui
ci
teneva
,
sapete
,
al
suo
ciuffo
!
Guai
se
qualche
amico
gli
consigliava
giudiziosamente
di
farselo
tagliare
!
Era
capace
di
cominciar
subito
una
questione
;
con
il
solito
epilogo
di
pugni
e
di
scappellotti
.
In
paese
tutti
lo
chiamavano
Ciuffettino
,
per
canzonarlo
:
ma
Ciuffettino
,
invece
,
era
superbo
del
nomignolo
che
gli
avevano
appioppato
,
e
non
voleva
che
neppure
la
mamma
lo
chiamasse
con
il
suo
vero
nome
di
battesimo
.
Il
quale
era
...
Eh
!
non
lo
so
né
pure
io
.
Mettetene
uno
qualunque
voialtri
.
Ma
a
proposito
:
Ciuffettino
,
di
chi
era
figlio
?
Dove
abitava
?
A
queste
interrogazioni
risponderò
con
una
domanda
:
siete
mai
stati
a
Cocciapelata
?
Mi
dispiace
dovervi
dire
che
,
se
non
ci
siete
mai
stati
,
avete
fatto
malissimo
.
Non
andare
a
Cocciapelata
,
la
patria
di
Celso
Perepè
,
l
'
immortale
inventore
dei
cavatappi
a
macchina
,
è
lo
stesso
che
non
voler
vedere
nulla
di
bello
e
di
buono
al
mondo
.
Vergogna
!
È
vero
che
non
ci
sono
mai
stato
né
pure
io
,
ma
questo
non
vuol
dire
.
Io
me
la
figuro
benissimo
.
Cocciapelata
è
un
paesino
ridente
,
situato
su
una
collinetta
verde
,
vicino
al
mare
.
L
'
ultimo
censimento
,
fatto
dal
sindaco
del
paese
circa
un
paio
d
'
anni
fa
,
assegnava
a
Cocciapelata
la
cospicua
cifra
di
trecentosettantacinque
abitanti
,
compresi
dodici
cani
,
trentaquattro
porci
,
diciassette
galline
,
un
pappagallo
e
quattro
gatti
e
mezzo
.
Dico
quattro
gatti
e
mezzo
,
perché
Ménico
,
il
gatto
del
farmacista
,
mancava
di
due
zampe
,
della
coda
e
di
un
occhio
:
e
perciò
non
poteva
di
diritto
pretendere
al
titolo
ambito
di
gatto
intero
.
Le
fatiche
di
Ciuffettino
Cocciapelata
alta
è
un
ammasso
di
macerie
sudice
e
nere
;
gli
artisti
che
vengono
di
fuori
dicono
che
quella
parte
indecente
di
paese
è
bellissima
.
Cocciapelata
bassa
è
pulita
:
ha
due
strade
diritte
e
larghe
,
diciotto
case
a
due
piani
,
una
scuola
comunale
,
un
Circolo
dove
si
radunano
tutti
gli
imbecilli
del
villaggio
per
non
far
nulla
-
-
il
Circolo
si
chiama
Club
letterario
-
-
una
piazza
con
una
fontana
,
un
monumento
in
gesso
a
Celso
Perepè
,
e
un
teatrino
stabile
di
burattini
.
A
Cocciapelata
bassa
c
'
è
igiene
,
pulizia
,
e
quasi
direi
una
specie
di
eleganza
.
Gli
artisti
dicono
che
,
quella
parte
graziosa
del
paesello
è
bruttissima
.
Dove
stavano
e
che
cosa
facevano
i
genitori
di
Ciuffettino
?
Ecco
:
voi
entrate
in
Cocciapelata
dalla
porta
dei
Trulli
-
-
la
porta
che
anticamente
dava
su
la
via
del
principato
degli
Sbucciamela
-
-
e
camminate
dieci
passi
per
la
strada
maestra
:
poi
voltate
a
sinistra
,
poi
a
dritta
,
e
vi
trovate
davanti
alla
bottega
di
compare
Attanasio
,
il
ciabattino
di
moda
a
Cocciapelata
.
La
bottega
di
compare
Attanasio
non
era
in
fondo
che
uno
sgabuzzino
di
legno
;
però
non
bisognava
dirlo
al
brav
'
uomo
,
perché
allora
,
Dio
ci
scampi
e
liberi
,
c
'
era
da
sentirsi
tirare
una
scarpa
in
testa
.
Nella
botteguccia
,
ci
si
rigirava
appena
:
ma
compare
Attanasio
aveva
fatto
miracoli
,
ed
era
riuscito
ad
incastrare
in
un
metro
quadrato
di
spazio
il
proprio
banco
,
due
sgabelli
,
un
fornelletto
,
tre
volumi
molto
usati
dell
'
Almanacco
del
Secolo
,
ch
'
egli
rileggeva
regolarmente
quattro
volte
il
mese
da
una
quindicina
d
'
anni
,
e
un
gatto
quasi
soriano
,
che
rispondeva
al
nome
di
Gigi
...
quando
ne
aveva
voglia
.
Siccome
la
sora
Rosa
,
degna
consorte
dell
'
integerrimo
Attanasio
Battisòla
,
era
piuttosto
abbondante
di
forme
,
e
nella
bottega
non
c
'
entrava
,
così
la
si
contentava
,
povera
donna
,
di
starsene
per
istrada
a
far
la
calza
,
per
dir
male
con
le
vicine
della
moglie
del
sindaco
.
La
casa
di
Ciuffettino
L
'
avevano
desiderato
a
lungo
,
quel
benedetto
figliuolo
!
Oh
!
se
l
'
avevano
desiderato
!
Sfido
:
come
si
fa
a
concepire
una
famiglia
senza
ragazzi
?
L
'
onesto
ciabattino
,
dopo
tutto
,
non
stava
mica
male
;
poteva
dirsi
anzi
un
signoretto
:
guadagnava
alle
volte
anche
sei
soldi
il
giorno
,
e
non
ne
aveva
né
pure
per
dar
da
mangiare
a
Gigi
,
il
quale
era
costretto
di
campare
alle
spalle
del
salumaio
accanto
:
e
poi
,
fìgurarsi
:
in
paese
il
sor
Attanasio
lo
chiamavano
pomposamente
il
re
dei
disperati
!
Un
figliuolo
sarebbe
stato
proprio
il
cacio
su
i
maccheroni
!
Se
no
,
a
chi
avrebbe
lasciato
tutti
i
tesori
di
famiglia
?
A
chi
le
forme
?
A
chi
le
lesine
?
A
chi
gli
spaghi
?
A
chi
la
pece
?
A
chi
...
i
chiodi
?
Il
sor
Attanasio
Proprio
sul
limitare
della
vecchiaia
,
il
desiderato
figliuolo
venne
.
Sicuro
.
E
siccome
la
mamma
,
sbadatamente
,
prima
di
metterlo
alla
luce
,
andò
a
vedere
il
pappagallo
,
anzi
,
il
kakatoa
,
che
aveva
portato
dall
'
America
il
figliuolo
del
farmacista
,
così
il
ragazzo
nacque
...
con
il
ciuffo
.
Appena
Ciuffettino
ebbe
cinque
anni
,
il
babbo
lo
mandò
a
scuola
.
Bisogna
premettere
,
a
lode
del
nostro
eroe
,
che
era
venuto
su
un
monello
di
prima
forza
:
svogliato
,
bugiardo
,
sfacciato
,
sporco
...
Il
babbo
aveva
fatto
del
suo
meglio
per
metterlo
su
la
via
buona
:
ma
aveva
anche
troppe
scarpe
da
rattoppare
,
e
non
poteva
star
sempre
appresso
al
figliuolo
.
La
mamma
poi
,
si
sa
,
gliele
dava
tutte
vinte
...
Basta
:
a
sei
anni
,
Ciuffettino
era
più
asino
che
a
cinque
.
A
sette
,
peggio
che
mai
.
A
otto
,
non
ve
ne
parlo
.
A
nove
...
E
il
babbo
:
-
-
Ciuffettino
te
ne
pentirai
...
bada
,
Ciuffettino
!
...
stà
attento
...
studia
...
Ma
si
!
La
mamma
era
sempre
pronta
a
gridare
:
-
-
O
làscialo
un
po
'
in
pace
,
questo
figliolo
!
Non
vedi
come
è
miserino
,
povero
tesoruccio
?
A
farlo
studiar
tanto
c
'
è
il
caso
...
Gesummaria
!
...
di
mandarlo
all
'
altro
mondo
...
-
-
Così
lo
alleverai
una
birba
matricolata
!
-
-
strillava
compar
Attanasio
,
tirando
lo
spago
con
bizza
.
-
-
Esagerato
,
brontolone
!
-
-
E
tu
vecchia
senza
giudizio
...
Alle
volte
Ciuffettino
,
dopo
questi
discorsi
,
si
portava
la
punta
del
pollice
al
naso
,
e
stendendo
la
mano
a
ventaglio
,
faceva
:
-
-
Babbo
:
cucù
...
Compare
Attanasío
,
imbestialito
-
-
con
ragione
,
veh
!
-
-
gli
tirava
una
forma
di
legno
...
senza
colpirlo
:
e
Ciuffettino
,
per
il
dispiacere
,
andava
,
a
furia
di
capriòle
,
fino
al
teatro
dei
burattini
,
per
la
rappresentazione
diurna
.
-
-
Bel
rispetto
verso
suo
padre
!
Eh
!
quel
figliolo
!
quel
figliolo
finisce
male
...
Finisce
male
,
quel
figliolo
!
...
La
sora
Rosa
e
...
il
kakatoa
E
il
povero
padre
,
sospirando
per
la
gran
passione
,
tutto
confuso
,
finiva
sempre
per
mettere
i
tacchi
delle
scarpe
alla
rovescia
,
sollevando
la
suprema
quanto
legittima
indignazione
degli
avventori
:
fra
i
quali
,
non
ultimo
,
l
'
illustrissimo
signor
Spiridione
Falbalà
,
sindaco
e
droghiere
del
comune
di
Cocciapelata
.
II
In
cui
Ciuffettino
lascia
onorevolmente
gli
studi
,
e
compie
una
di
quelle
prodezze
che
lo
hanno
reso
celebre
tra
i
monelli
.
UN
giorno
Ciuffettino
andò
alla
scuola
di
cattivo
umore
.
Si
davano
gli
esami
bimestrali
,
e
il
ragazzo
non
sapeva
una
parola
di
quello
che
avrebbe
dovuto
dire
.
Il
maestro
-
-
un
vecchietto
calvo
,
con
certi
occhiali
che
sembravano
fanali
da
locomotiva
,
e
con
un
lungo
pastrano
verde
che
aveva
l
'
aspetto
di
una
gran
fodera
da
ombrelli
-
-
lo
chiamò
subito
alla
lavagna
.
Il
maestro
avrebbe
dovuto
esser
severo
con
quella
birba
,
che
pochi
giorni
prima
si
era
permesso
di
attaccargli
una
scala
di
carta
alle
falde
del
pastrano
:
ma
era
tanto
gentile
e
tanto
buono
,
quel
degno
vecchino
!
-
-
Andiamo
...
-
-
cominciò
-
-
prima
dell
'
aritmetica
,
ti
interrogherò
su
la
grammatica
.
Ciuffettino
volse
uno
sguardo
disperato
ad
un
suo
amico
,
come
per
dire
:
-
-
Se
non
mi
aiuti
,
son
fritto
!
-
-
Dunque
-
-
proseguì
il
maestro
-
-
la
grammatica
è
...
?
Ciuffettino
seguitava
a
far
il
telegrafo
senza
fili
con
il
proprio
compagno
.
E
il
maestro
:
-
-
La
grammatica
,
è
...
?
Che
cos
'
è
?
...
E
il
ragazzo
,
zitto
.
-
-
Oh
!
dico
a
te
,
sai
!
...
la
grammatica
?
...
-
-
La
grammatica
,
che
cosa
?
-
-
ripeté
finalmente
il
nostro
eroe
,
biascicando
le
parole
.
-
-
Che
cos
'
è
?
-
-
Quello
che
vòle
-
-
rispose
pronto
il
monello
,
credendo
di
aver
trovato
una
scappatoia
.
-
-
No
quello
che
voglio
!
Che
maniera
di
rispondere
?
La
grammatica
è
l
'
arte
...
su
via
...
rammentati
bene
...
-
-
È
l
'
arte
...
-
-
...
che
insegna
...
-
-
...
che
insegna
...
-
-
...
a
leggere
e
a
scrivere
...
-
-
...
a
leggere
e
a
scrivere
...
-
-
...
correttamente
.
-
-
...
correttamente
.
-
-
Bravo
.
Vedo
che
fai
progressi
.
Passiamo
ad
altro
.
Che
cos
'
è
,
la
parola
uomo
?
Un
nome
...
?
Un
nome
comune
,
eh
?
Benissimo
,
un
nome
comune
.
Di
che
genere
?
A
proposito
:
di
quante
specie
può
essere
,
il
genere
?
Ciuffettino
volse
l
'
occhio
al
compagno
,
che
alzò
due
dita
della
mano
facendo
un
certo
verso
con
la
bocca
per
significare
la
parola
due
.
E
Ciuffettino
,
pronto
:
-
-
Duecento
.
Il
maestro
diede
un
balzo
su
la
poltrona
.
-
-
Ma
come
!
pensaci
bene
:
è
tanto
facile
!
...
Di
quante
specie
...
su
da
bravo
...
Di
'...?
-
-
Duemila
...
!
Il
povero
maestro
sudava
freddo
...
-
-
Ventimila
!
-
-
ribadì
con
forza
Ciuffettino
.
Il
maestro
di
scuola
-
-
Ma
no
!
...
duecentomila
!
due
milioni
!
asino
!
bestia
che
sei
!
-
-
urlò
l
'
insegnante
,
fuori
dalla
grazia
di
Dio
-
-
Sono
dueeeee
...
due
,
capisci
?
genere
femminile
e
genere
maschile
...
-
-
E
poi
,
calmandosi
:
-
-
Passiamo
ad
altro
.
Ciuffettino
gonfiò
le
gote
e
alzò
gli
occhi
al
cielo
,
pensando
:
-
-
Auff
!
l
'
è
lunga
!
-
-
Spero
che
sarai
più
forte
in
aritmetica
.
Ti
darò
una
operazioncina
facile
facile
.
Ma
mèttici
un
po
'
di
attenzione
,
mi
raccomando
...
!
Tu
hai
in
un
panierino
ventisette
fichi
...
-
-
Hum
!
-
-
Hum
,
che
cosa
?
-
-
Nulla
:
ho
fatto
così
per
fare
:
hum
!
-
-
Dunque
,
tu
hai
in
un
panierino
ventisette
fichi
:
e
devi
fare
un
chilometro
di
strada
...
Ad
ogni
cinquanta
metri
tu
mangi
un
fico
-
-
segna
costi
su
la
lavagna
-
-
ora
io
ti
domando
:
quando
arrivi
a
destinazione
,
quanti
fichi
ti
rimangono
?
Questa
volta
l
'
amico
di
Ciuffettino
alzò
sette
dita
.
Ma
Ciuffettino
scosse
il
capo
.
-
-
Quanti
?
-
-
ripeté
il
maestro
,
aggiustandosi
gli
occhialoni
sul
naso
.
-
-
Tutti
-
-
disse
risolutamente
il
ragazzo
.
-
-
Tutti
!
-
-
gridò
il
vecchietto
,
tornando
a
montar
su
le
furie
-
-
ma
come
tutti
?
Ma
che
sei
,
sordo
?
Se
ne
mangi
uno
ogni
cinquanta
metri
...
-
-
Ma
io
non
li
mangio
,
perché
i
fichi
non
mi
piacciono
!
...
A
questa
uscita
la
scolaresca
diede
in
una
risatona
lunga
,
irrefrenabile
,
scrosciante
.
E
il
maestro
diventò
addirittura
furibondo
.
-
-
A
casa
,
monello
!
Compiango
i
tuoi
poveri
genitori
,
che
dovranno
tenersi
per
tutto
il
giorno
fra
i
piedi
un
somaro
come
te
!
Vedrai
,
che
bell
'
avvenire
che
ti
prepari
...
!
Via
,
a
casa
!
Io
non
ti
ci
voglio
più
,
qua
dentro
...
Quella
birba
di
Ciuffettino
si
strinse
nelle
spalle
:
poi
,
come
se
niente
fosse
,
esclamò
:
-
-
Giusto
:
anch
'
io
mi
ci
noiavo
,
a
scuola
.
Non
so
che
gusto
ci
si
provi
a
rifinirsi
gli
occhi
su
tutti
questi
libracci
...
Arrivederlo
e
grazie
.
Uscendo
dalla
scuola
,
il
buon
umore
gli
tornò
subito
in
corpo
.
E
perciò
si
mise
a
correre
,
saltando
come
un
capriòlo
,
verso
lo
sgabuzzino
del
babbo
.
-
-
Oh
!
babbo
!
oh
!
babbo
!
-
-
vociò
da
lontano
.
La
scuola
di
Cocciapelata
Compare
Attanasio
,
meravigliato
,
sporse
il
capo
fuor
della
botteguccia
.
-
-
C
'
è
vacanza
,
oggi
?
-
-
domandò
.
-
-
E
anche
domani
-
-
aggiunse
,
tutto
trafelato
,
Ciuffettino
,
arrivando
a
tempo
su
l
'
uscio
per
dare
il
consueto
calcio
quotidiano
al
povero
Gigi
che
faceva
le
fusa
.
-
-
Domani
?
-
-
ripeté
il
padre
del
bambino
,
in
tono
dolente
-
-
o
quando
la
riaprono
,
la
scuola
?
A
saperti
tutto
il
giorno
libero
di
fare
il
bighellone
...
c
'
è
da
sentirsi
riavere
...
-
-
Non
la
riapron
più
,
la
scuola
.
Non
la
sai
la
notizia
?
Il
Governo
ha
proibito
a
tutti
i
ragazzi
di
andare
a
scuola
.
E
poi
i
maestri
han
fatto
sciopero
.
-
-
Ma
smèttila
,
bugiardo
!
che
mi
tiri
fuori
adesso
?
Vado
ad
informarmi
io
.
Mentre
compare
Attanasio
si
toglieva
il
grembiule
per
uscire
,
eccoti
il
maestro
di
scuola
,
che
,
approfittando
dell
'
ora
di
ricreazione
,
era
voluto
venire
dal
babbo
di
Ciuffettino
a
raccontargli
le
geste
di
quel
brigante
.
-
-
Senta
...
ho
cacciato
via
di
scuola
il
suo
figliolo
perché
se
no
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
finiva
male
...
È
un
vagabondo
,
un
somaraccio
,
uno
screanzato
...
Mi
dispiace
per
lei
,
povero
sor
Attanasio
,
che
è
un
onesto
operaio
...
Il
ciabattino
cascò
dalle
nuvole
.
Che
Ciuffettino
fosse
lo
scolaro
più
svogliato
della
scuola
elementare
di
Cocciapelata
,
lo
sapeva
;
ma
che
fosse
birbante
al
punto
di
farsi
metter
fuori
,
e
in
quel
modo
,
non
poteva
figurarselo
.
E
perciò
,
annichilito
dalle
parole
del
maestro
,
il
buon
uomo
si
pose
a
bofonchiare
:
-
-
Anche
questa
!
...
anche
questa
m
'
ha
fatta
!
...
ah
!
da
quando
è
nato
,
quel
ragazzo
è
stato
sempre
la
mi
'
disperazione
...
Ed
io
che
l
'
avevo
desiderato
tanto
...
!
Ora
che
ne
farò
,
io
,
che
ne
farò
?
Buttarlo
via
non
posso
:
è
il
mi
'
figliolo
,
e
gli
voglio
bene
,
nonostante
tutto
,
e
bisogna
che
me
lo
tenga
...
Ma
che
ne
farò
?
eh
?
Il
sor
Attanasio
si
asciugò
gli
occhi
con
il
rovescio
della
mano
pelosa
.
Ciuffettino
,
che
in
fondo
in
fondo
non
era
cattivo
,
si
sentì
commosso
,
e
mormorò
con
un
fil
di
voce
:
-
-
Babbo
...
non
lo
farò
più
...
perdonami
...
-
-
Eh
!
disgraziato
!
il
peggio
poi
sarà
per
te
...
Io
ti
perdono
,
ma
il
mio
perdono
non
serve
a
nulla
.
Bisogna
rimediare
...
-
-
Rimedierò
...
-
-
Ma
in
che
modo
?
lo
dica
lei
,
sor
maestro
...
-
-
Lo
metta
ad
imparare
un
mestiere
,
dia
retta
a
me
;
...
forse
...
chi
sa
...
con
un
padrone
severo
,
potrà
emendarsi
.
Il
ciabattino
tornò
al
suo
bischetto
,
e
ricominciò
a
tirar
lo
spago
.
Intanto
il
nostro
eroe
era
riuscito
a
ficcar
la
sua
minuscola
personcina
tra
lo
sgabello
del
babbo
e
la
parete
di
legno
della
botteguccia
,
rubando
il
posto
al
povero
Gigi
.
Il
maestro
si
voleva
sedere
su
un
sgabello
in
faccia
al
sor
Attanasio
:
ma
siccome
non
c
'
entrava
,
nello
sgabuzzino
,
così
dovette
sedersi
mezzo
dentro
e
mezzo
fuori
.
E
il
sole
gli
picchiava
sul
groppone
con
una
forza
!
...
-
-
Ecco
,
il
mio
consiglio
sarebbe
-
-
borbottava
il
maestro
,
che
si
sentiva
abbrustolire
,
dimenandosi
su
lo
sgabello
-
-
sarebbe
quello
...
-
-
Dica
,
dica
-
-
incoraggiava
compar
Attanasio
,
mentre
Ciuffettino
si
divertiva
a
tirargli
il
gatto
nelle
gambe
-
-
le
sue
le
son
parole
d
'
oro
...
-
-
Ecco
.
C
'
è
il
fabbro
ferraio
che
sta
in
piazza
,
il
quale
avrebbe
bisogno
di
un
ragazzo
...
-
-
Va
'
all
'
inferno
!
-
-
strillò
il
ciabattino
,
cercando
di
sferrare
un
calcio
al
gatto
.
-
-
Dice
a
me
?
-
-
A
lei
?
Le
pare
,
sor
maestro
?
L
'
avevo
con
il
gatto
.
Séguiti
pure
.
Diceva
,
che
il
fabbro
...
-
-
Ecco
...
parli
un
po
'
..
col
sor
Teodoro
...
badi
che
in
paese
lo
hanno
soprannominato
Trippetta
...
e
lui
se
ne
ha
per
male
...
non
gli
scappi
di
bocca
quel
soprannome
,
sa
...
-
-
Stia
tranquillo
...
Pezzo
di
canaglia
!
-
-
Badi
come
parla
!
...
Mi
maraviglio
!
-
-
Ma
io
...
-
-
Una
canaglia
sarà
lei
...
-
-
No
:
in
questo
caso
sarà
lei
...
-
-
Proprio
vero
:
tale
il
figlio
,
tale
il
padre
...
-
-
Io
dicevo
a
Ciuffettino
,
che
si
diverte
a
buttarmi
il
gatto
fra
le
gambe
...
-
-
Ah
!
non
parlava
con
me
!
...
-
-
Ma
si
figuri
...
-
-
Allora
,
facciamo
la
pace
...
Uno
dei
soliti
scherzi
di
Ciuffettino
...
-
-
Diamine
!
qua
la
mano
...
-
-
Eccola
,
compare
Attanasio
...
Intanto
Ciuffettino
,
con
una
abilità
sorprendente
,
da
perfetto
contorsionista
,
era
passato
tra
le
gambe
del
padre
e
si
era
accoccolato
senza
che
nessuno
se
ne
avvedesse
,
sotto
lo
sgabello
,
e
li
,
ricominciò
la
medesima
storia
con
il
gatto
.
-
-
Il
fabbro
,
capisce
-
-
continuava
l
'
insegnante
-
-
ha
molto
lavoro
.
Sul
principio
il
ragazzo
non
potrà
guadagnar
tesori
,
ma
...
ohi
!
ohi
!
-
-
Che
c
'
è
?
-
-
C
'
è
che
quel
suo
gatto
ha
certe
unghie
!
O
non
potrebbe
tenerlo
in
casa
,
benedetto
lei
?
-
-
In
casa
?
Ma
il
mio
Gigi
deve
stare
in
bottega
..
!
-
-
Ah
!
furfante
,
grullaccio
,
mascalzone
!
...
-
-
Moderi
i
termini
,
sa
!
-
-
Che
vuol
moderare
?
io
ripeto
:
furfante
,
grullaccio
...
Il
maestro
l
'
aveva
,
naturalmente
,
con
Ciuffettino
.
Il
quale
stava
segando
,
con
una
piccola
sega
da
traforo
che
gli
aveva
regalata
il
figlio
del
falegname
di
faccia
,
una
gamba
dello
sgabello
.
Quando
compare
Attanasio
si
alzò
,
mostrando
i
pugni
al
maestro
,
questi
si
mise
a
strillare
.
-
-
Ma
è
matto
?
se
la
piglia
con
me
?
-
-
Già
,
con
lei
!
o
perché
mi
dà
della
canaglia
,
del
grullaccio
...
?
-
-
Ma
io
parlavo
con
Ciùf
...
Non
poté
finire
:
lo
sgabello
,
privo
dell
'
appoggio
di
una
gamba
si
rovesciò
,
e
il
maestro
fece
un
capitombolo
,
buttando
all
'
aria
il
bischetto
con
quanto
c
'
era
sopra
.
E
qui
successe
il
finimondo
.
Una
scarpa
venne
lanciata
proprio
sul
naso
di
compar
Attanasio
,
il
quale
,
cieco
di
rabbia
,
urlando
come
un
ossesso
,
sfondò
con
un
pugno
la
parete
della
bottega
,
e
dette
un
pestone
formidabile
al
gatto
:
Gigi
,
per
la
paura
e
per
il
dolore
,
fuggì
,
passando
su
la
faccia
del
maestro
,
graffiandogli
il
naso
e
rompendogli
i
vetri
degli
occhialoni
...
Figuratevi
le
urla
,
i
lamenti
,
le
esclamazioni
dei
due
vecchi
...
In
breve
tutta
la
stradicciòla
fu
piena
di
gente
che
voleva
sapere
che
cosa
fosse
avvenuto
.
Ma
intanto
,
la
vera
causa
di
tutto
quel
putiferio
...
correva
a
gambe
levate
giù
per
le
pendici
del
colle
,
verso
la
spiaggia
del
mare
.
Ciuffettino
,
per
affogare
la
paura
,
andava
a
fare
un
bel
bagno
!
III
Dove
Burchiello
,
figlio
dell
'
oste
Veleno
,
compiange
dì
vero
cuore
Ciuffettino
e
gli
propone
di
andar
con
lui
a
vedere
ì
fochi
dal
nipote
del
barbiere
Tosacani
.
ED
ecco
Ciuffettino
a
tirare
il
mantice
nella
bottega
del
sor
Teodoro
,
detto
volgarmente
Trippetta
.
Il
mantice
soffiava
,
ma
il
ragazzo
soffiava
più
del
mantice
.
Per
i
primi
quattro
giorni
,
le
cose
andarono
benino
:
Ciuffettino
si
divertiva
a
veder
battere
il
ferro
rovente
,
a
vederlo
foggiare
,
limare
,
lustrare
:
e
il
divertimento
gli
faceva
dimenticar
la
noia
e
la
fatica
del
mantice
.
Ma
dopo
pochi
giorni
...
si
tornò
alle
solite
.
Ciuffettino
doveva
andare
a
bottega
alle
sei
:
finì
con
l
'
andarci
alle
due
dopo
mezzogiorno
.
Doveva
aiutare
il
padrone
nel
suo
lavoro
e
invece
stava
su
l
'
uscio
di
bottega
a
fare
il
chiasso
con
i
compagni
.
E
il
sor
Teodoro
se
ne
lagnò
subito
con
compare
Attanasio
.
-
-
Lo
vedi
?
-
-
gridava
questi
rivolto
alla
madre
del
bambino
.
-
-
Lo
vedi
?
Tu
che
lo
proteggi
sempre
?
È
inutile
:
da
quel
ragazzo
non
si
potrà
mai
cavar
niente
di
bòno
.
E
invece
di
formare
la
consolazione
dei
nostri
ultimi
giorni
,
Ciuffettino
...
ci
manderà
più
presto
al
camposanto
.
La
sora
Aspasia
,
che
a
proposito
del
figliolo
era
incorreggibile
,
rispondeva
,
corrucciata
:
-
-
Ma
che
camposanto
!
...
Certe
cose
,
proprio
,
non
si
sa
come
t
'
escano
di
bocca
...
È
un
po
'
fiero
,
povero
bimbo
...
ma
il
cuore
è
bono
...
Una
volta
,
il
sor
Teodoro
disse
a
Ciuffettino
:
-
-
Senti
...
stasera
mi
toccherà
a
far
tardi
perché
ci
ho
un
lavoro
da
terminare
...
E
tu
mi
aiuterai
:
così
ti
regalerò
due
bei
soldi
nuovi
di
zecca
.
Ora
vado
ad
avvisare
i
tuoi
che
non
ti
aspettino
a
cena
:
e
poi
passo
dal
farmacista
per
sentire
del
letto
da
allargare
...
Torno
subito
:
hai
capito
?
Non
far
malanni
...
-
-
Ma
io
,
veramente
,
stasera
preferivo
di
andare
a
dormire
!
-
-
esclamò
Ciuffettino
con
un
muso
lungo
un
miglio
.
-
-
Caro
mio
,
quando
uno
deve
guadagnarsi
il
pane
con
le
proprie
braccia
,
bisogna
che
lasci
da
parte
le
poltronerie
.
Rammèntalo
:
perché
tu
,
disgraziatamente
,
non
sei
il
figlio
di
un
signore
:
e
ti
toccherà
a
lavorare
come
un
ciuco
per
campar
la
vita
...
-
-
Come
un
ciuco
lavorerete
voi
!
-
-
disse
il
ragazzo
,
tutto
impermalito
.
-
-
Io
,
per
vostra
regola
,
quando
sarò
grande
,
farò
il
milionario
!
...
Il
sor
Teodoro
detto
«
Trippetta
»
Il
sor
Teodoro
non
gli
rispose
neanche
-
-
perché
con
quel
monello
c
'
era
da
compromettersi
,
proprio
.
Si
infilò
la
giacca
e
uscì
.
Imbruniva
.
Nella
piazzetta
del
villaggio
i
buoni
paesani
si
radunavano
in
crocchi
intorno
alla
fontana
,
a
frescheggiare
.
I
ragazzi
correvano
,
saltavano
,
ridendo
e
schiamazzando
,
tra
i
gruppi
dei
grandi
,
e
Ciuffettino
,
che
se
ne
stava
mogio
mogio
su
la
porta
della
bottega
,
li
guardava
,
sospirando
malinconicamente
.
Burchiello
Ad
un
tratto
il
suo
occhio
ebbe
un
lampo
di
gioia
.
Nella
penombra
della
sera
aveva
intravveduto
le
linee
piuttosto
goffe
del
suo
buon
amico
Gigino
,
soprannominato
,
chi
sa
perché
,
Burchiello
,
da
tutta
la
ragazzaglia
di
Cocciapelata
.
Burchiello
era
figlio
di
un
oste
del
paese
,
che
si
era
reso
celebre
nei
dintorni
per
il
Marsala
fatto
con
la
camomilla
e
l
'
estratto
di
sorbe
fermentate
.
Il
figliuolo
di
tanto
padre
era
una
birba
peggio
di
Ciuffettino
:
e
però
Ciuffettino
gli
portava
un
amore
sviscerato
.
-
-
Buonasera
,
Ciuffettino
-
-
fece
Burchiello
avvicinandosi
.
-
-
Buonasera
,
Burchiello
.
-
-
O
che
fai
?
-
-
Mi
diverto
a
contar
le
lucciole
.
-
-
Buon
pro
ti
faccia
!
Addio
...
-
-
Dove
vai
?
-
-
Giusto
!
Perché
non
vieni
anche
te
?
C
'
è
il
nipote
del
Barbiere
Tosacani
che
ha
comprato
quattro
soldi
di
mortaretti
,
e
li
vuole
sparare
tutti
stasera
...
Cocciapelata
,
patria
di
Ciuffettino
-
-
Ma
bisogna
andare
a
Cocciapelata
alta
...
-
-
Eh
!
già
!
-
-
E
io
non
posso
,
perché
ci
ho
da
aspettare
padron
Teodoro
,
che
torna
per
lavorare
sino
a
tardi
...
-
-
E
tu
devi
star
lì
ad
aiutarlo
?
-
-
Già
a
far
soffiare
il
mantice
!
-
-
Ti
compatisco
...
poveraccio
!
Proprio
,
ti
compatisco
.
Ciuffettino
tacque
,
e
alzò
gli
occhi
al
cielo
.
In
quella
,
eccoti
la
sora
Menica
,
la
moglie
del
sor
Teodoro
,
con
un
grosso
involto
sotto
il
braccio
,
e
due
piatti
coperti
in
mano
.
...
eccoti
la
sora
Menica
...
-
-
Guarda
,
Ciuffettino
-
-
disse
la
buona
donna
appoggiando
la
roba
sopra
un
banco
-
-
questa
è
la
cena
del
mi
'
marito
...
Digli
che
non
faccia
tanto
tardi
,
che
non
si
affatichi
troppo
,
poveromo
...
Intanto
,
per
aspettarlo
gli
cucirò
du
'
camicie
...
Buonasera
,
figliolo
...
abbi
giudizio
,
sai
,
non
ti
allontanare
di
bottega
...
-
-
Ma
ché
!
-
-
fece
il
ragazzo
,
con
un
gesto
da
grand
'
uomo
annoiato
.
-
-
Sei
proprio
una
vittima
!
-
-
seguitava
Burchiello
,
sedendosi
sul
limitare
della
bottega
,
e
voltando
il
capo
di
tratto
in
tratto
verso
il
banco
dove
era
stata
depositata
la
cena
del
sor
Teodoro
.
-
-
Quando
passo
di
qui
,
e
ti
vedo
a
tirare
il
mantice
...
proprio
...
mi
vien
da
piangere
!
Era
stracotto
con
le
lenti
...
Ciuffettino
si
sedette
accanto
all
'
amico
e
lo
baciò
delicatamente
su
di
un
occhio
.
-
-
Ma
il
tuo
babbo
-
-
disse
poi
,
asciugandosi
una
lacrima
-
-
non
ti
dice
mai
di
lavorare
?
-
-
Ché
!
...
mai
!
Mio
padre
ha
altro
per
il
capo
!
...
C
'
è
la
mamma
:
ma
alla
mamma
non
si
dà
retta
.
Sarebbe
ora
di
finirla
,
con
questa
storia
!
Perché
,
dico
io
,
un
povero
bambino
ha
da
star
le
ore
e
le
ore
a
rovinarsi
la
salute
su
i
libri
,
o
pure
ad
affaticarsi
in
una
bottega
di
falegname
o
di
fabbro
?
Via
...
non
c
'
è
carità
,
siamo
giusti
.
I
ragazzi
non
debbono
far
mai
nulla
:
altrimenti
,
a
che
servirebbe
di
essere
ragazzi
?
Burchiello
parlava
e
arricciava
il
naso
.
-
-
Ma
che
hai
?
-
-
gli
domandò
Ciuffettino
.
-
-
Sento
un
certo
odorino
che
...
-
-
È
odore
di
stufatino
coi
fagioli
-
-
disse
,
ridendo
,
il
figlio
di
compar
Attanasio
.
-
-
Povero
grullo
!
questo
gli
è
cavolo
trascinato
...
-
-
Ma
che
cavolo
d
'
Egitto
!
È
stufatino
!
-
-
È
cavolo
!
-
-
È
stufatinooo
!
-
-
Vogliamo
vedere
?
-
-
O
vediamo
!
E
i
due
bricconcelli
si
avvicinarono
al
banco
e
alzarono
uno
dei
piatti
portati
dalla
Menica
.
-
-
Hai
visto
,
grullo
?
Patate
lesse
e
condite
!
-
-
Ma
guardiamo
quell
'
altro
piatto
...
-
-
Guardiamo
pure
!
...
Era
stracotto
con
le
lenti
:
ma
uno
stracotto
così
bello
e
profumato
,
che
sembrava
dicesse
:
màngiami
,
màngiami
!
IV
Dove
Ciuffettino
e
Burchiello
si
mangiano
la
cena
di
compare
Teodoro
detto
Trippetta
e
poi
vogliono
fare
arrosto
il
gatto
di
bottega
.
CURIOSA
!
-
-
disse
,
dopo
una
pausa
,
Burchiello
-
-
A
vederlo
,
così
a
occhio
e
croce
,
questo
stracotto
mi
fa
l
'
effetto
che
debba
essere
salato
...
-
-
E
io
scommetto
che
è
sciocco
-
-
È
salato
-
-
È
sciocco
!
-
-
Proviamo
!
-
-
Non
ci
mancherebbe
altro
!
E
allora
,
Trippetta
,
che
cosa
mangia
?
-
-
Eh
!
per
un
pochino
...
-
-
Ma
se
se
ne
accorge
?
-
-
Fa
'
come
vuoi
:
io
per
me
proverei
...
-
-
E
poi
il
mi
'
babbo
dice
che
la
roba
degli
altri
va
lasciata
stare
...
-
-
Il
tu
'
babbo
,
vedi
,
è
un
brav
'
uomo
:
ma
ci
ha
troppe
frasche
per
il
capo
.
Da
'
retta
a
me
...
-
-
No
,
no
,
ecco
:
non
voglio
.
-
-
E
allora
,
arrivederci
:
io
vo
a
vedere
i
fochi
dal
nipote
del
barbiere
Tosacani
...
chi
sa
che
bellezza
...
-
-
Addio
...
e
divèrtiti
.
Quando
Burchiello
stava
per
varcare
la
soglia
dell
'
uscio
di
bottega
,
Ciuffettino
lo
richiamò
.
-
-
Sicché
,
tu
dici
che
quello
stracotto
è
salato
?
-
-
E
come
!
-
-
Bah
!
a
me
,
tanto
,
non
importa
nulla
.
E
i
fochi
,
i
fochi
?
-
-
Quattro
soldi
di
mortaretti
...
-
-
E
li
fa
scoppiare
tutti
insieme
?
-
-
Tutti
insieme
!
Ciuffettino
e
Burchiello
-
-
Chi
sa
che
bel
vedere
!
basta
,
addio
,
Burchiello
,
ci
vediamo
domani
.
E
Ciuffettino
mandò
un
sospiro
lungo
un
miglio
.
Ma
Burchiello
aveva
fatto
appena
quattro
passi
che
si
sentì
chiamare
un
'
altra
volta
.
-
-
Senti
...
oh
!
ci
vengono
dimolti
ragazzi
a
vedere
i
fochi
?
-
-
Tutti
i
ragazzi
di
Coccîapelata
,
vuoi
dire
-
-
esclamò
Burchiello
,
rientrando
in
bottega
-
-
oh
!
sarà
proprio
una
cosa
da
raccontarsi
...
-
-
Io
,
un
pezzettino
di
stracotto
lo
assaggerei
:
ma
piccolo
...
per
provare
...
-
-
Ma
diamine
!
-
-
eppoi
senti
:
quando
un
amico
,
un
vero
amico
,
ti
dà
un
consiglio
,
non
fare
il
sordo
.
I
consigli
dei
genitori
,
quelli
sì
che
sono
interessati
;
ma
i
consigli
degli
amici
...
neanche
per
sogno
!
-
-
I
consigli
...
de
'
genitori
?
-
-
Sicuro
,
vah
!
i
genitori
hanno
l
'
interesse
...
di
farci
stare
boni
.
-
-
Tiranni
!
-
-
borbottò
Ciuffettino
,
avvicinandosi
al
piatto
dello
stufato
.
-
-
Nemici
delle
consolazioni
!
-
-
ribadì
Burchiello
,
seguendo
l
'
amico
.
-
-
Chi
l
'
assaggia
per
il
primo
?
-
-
disse
Ciuffettino
.
-
-
Io
...
perché
sono
più
attempato
di
te
,
e
ho
diritto
a
certi
riguardi
-
-
rispose
dignitosamente
Burchiello
.
-
-
Mi
dispiace
,
ma
il
primo
sarò
io
...
-
-
Neanche
per
sogno
!
...
-
-
O
vediamo
!
Il
nostro
eroe
,
lesto
lesto
,
acciuffò
un
pezzetto
di
stracotto
e
se
lo
cacciò
in
bocca
:
ma
quell
'
altro
,
non
meno
lesto
di
lui
,
ne
acciuffò
un
altro
pezzo
e
lo
ingoiò
senza
neanche
masticarlo
,
come
fanno
i
cani
.
Mosso
da
un
desiderio
legittimo
di
rivincita
,
siccome
di
carne
non
ce
n
'
era
più
,
Ciuffettino
raccolse
con
la
mano
tutte
le
lenti
,
e
fece
,
per
mangiarle
;
ma
Burchiello
gli
diede
un
buffetto
al
braccio
,
e
le
lenti
saltarono
in
terra
.
-
-
O
che
credi
?
...
imbecille
!
-
-
esclamò
,
in
tono
irato
,
Burchiello
.
-
-
Dici
a
me
?
-
-
Sì
,
a
te
...
imbecille
e
somaro
!
-
-
Allora
...
aspetta
...
Si
accapigliarono
,
e
cominciarono
a
menarsi
botte
da
orbi
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
di
pugilato
,
i
due
amici
si
lasciarono
:
Ciuffettino
aveva
il
naso
sbucciato
e
un
occhio
pesto
,
e
Burchiello
un
orecchio
graffiato
e
un
sopracciglio
gonfio
come
un
palloncino
.
Fatti
i
conti
,
erano
pari
:
ragione
per
cui
,
senza
stare
a
pensarci
sopra
,
si
dettero
la
mano
,
si
abbracciarono
,
si
baciarono
,
e
giurarono
di
non
leticare
mai
più
.
Ciuffettino
e
Burchiello
si
accopigliano
-
-
Facciamo
arrostire
il
gatto
!
-
-
Del
resto
avevi
ragione
:
lo
stracotto
era
piuttosto
salatino
-
-
osservò
il
nostro
eroe
,
avvicinandosi
al
piatto
delle
patate
-
-
bisognerebbe
vedere
,
se
...
-
-
Giusto
!
me
l
'
hai
cavata
di
bocca
!
Bisognerebbe
provare
le
patate
-
-
Ma
e
quando
torna
il
sor
Teodoro
,
e
non
trova
nulla
?
-
-
Gli
dici
che
è
venuta
la
su
'
sposa
,
e
ha
detto
che
per
questa
sera
non
le
andava
a
verso
di
preparare
da
cena
...
-
-
Eh
!
No
...
se
ne
verrebbe
ad
accorgere
...
Piuttosto
prepariamogli
noi
qualche
cosa
...
-
-
Mi
viene
un
'
idea
!
...
Ma
prima
mangiamo
le
patate
!
E
tuffò
le
mani
nel
piatto
avidamente
.
-
-
Sei
sempre
lo
stesso
villanzone
!
-
-
gridò
inviperito
Ciuffettino
,
mettendo
addirittura
il
muso
nell
'
intingolo
-
-
aspetta
...
ohè
!
...
che
te
...
le
vuoi
...
mangiar
tutte
...
te
...
?
?
-
-
Faccio
il
comodo
mio
...
-
-
rispondeva
l
'
altro
a
bocca
piena
.
-
-
Brutto
cretino
!
-
-
Cretino
a
me
?
-
-
Sì
,
a
te
,
a
te
,
a
te
!
Non
mi
fai
mica
paura
,
sai
!
...
-
-
Vieni
avanti
,
se
hai
fegato
!
...
E
ripeti
che
sono
un
cretino
!
-
-
Sì
,
cretino
,
e
ciuco
...
-
-
Ah
!
questa
volta
ti
strappo
il
ciuffo
in
parola
d
'
onore
.
Si
accapigliarono
e
ricominciarono
a
menarsi
botte
da
orbi
.
Dopo
una
ventina
di
minuti
di
pugilato
,
i
due
amici
si
lasciarono
:
Ciuffettino
aveva
strappato
a
Burchiello
i
bottoni
della
giacca
,
e
Burchiello
aveva
strappato
a
Ciuffettino
il
goletto
e
la
cravatta
...
Anche
questa
volta
,
fatti
i
conti
,
erano
pari
.
-
-
Rendimi
il
goletto
!
-
-
E
tu
rendimi
i
miei
bottoni
!
-
-
E
facciamo
la
pace
!
-
-
Facciamola
pure
!
Senza
stare
a
pensarci
sopra
,
si
dettero
la
mano
,
si
abbracciarono
,
si
baciarono
,
e
giurarono
di
non
leticare
mai
più
.
-
-
E
ora
?
-
-
disse
Ciuffettino
,
grattandosi
un
orecchio
a
sangue
-
-
col
padrone
,
come
si
fa
?
-
-
Te
l
'
ho
detto
che
ci
ho
un
'
idea
!
Al
padrone
arrostiremo
un
gatto
.
-
-
Un
gatto
?
-
-
Sicuro
:
i
gatti
,
tanto
,
somigliano
alle
lepri
tal
quale
.
Io
lo
so
perché
il
mi
'
babbo
dà
sempre
ai
suoi
avventori
il
gatto
,
dicendo
:
-
-
Ecco
:
questa
è
quella
lepre
che
ho
ammazzato
ier
l
'
altro
...
-
-
O
dove
lo
troviamo
,
il
gatto
?
-
-
Si
cerca
,
toh
!
-
-
Pigliamo
il
gatto
di
bottega
!
-
-
Giusto
!
Micio
,
micio
,
micinooo
...
-
-
Non
vuol
venire
...
Eh
!
ma
lo
acchiappo
:
intanto
,
tu
,
accendi
il
fuoco
...
Ciuffettino
rincorreva
il
gatto
per
la
bottega
,
ma
il
gatto
,
prevedendo
il
fatale
pericolo
che
lo
minacciava
,
faceva
lanci
incredibili
,
di
qua
e
di
là
,
e
ogni
tanto
si
ficcava
negli
angoli
più
oscuri
,
per
riscappare
al
momento
opportuno
.
Burchiello
,
nella
smania
di
attivare
il
fuoco
,
aveva
strappato
la
corda
del
mantice
.
Per
non
fare
altri
malanni
,
bruciò
tutti
i
libri
e
i
giornali
che
trovò
in
bottega
(
il
sor
Teodoro
ci
teneva
,
a
essere
un
fabbro
ferraio
letterato
)
ma
rovesciò
subito
un
bigonciòlo
d
'
acqua
su
le
fiamme
perché
gli
pareva
che
...
divampassero
troppo
.
Intanto
Ciuffettino
,
sempre
più
accanito
,
correva
dietro
al
gatto
,
e
buttava
giù
arnesi
,
banchi
,
sgabelli
;
per
ultimo
,
volendo
tirar
fuori
la
vittima
di
sotto
una
credenza
dove
c
'
erano
bottiglie
e
bicchieri
,
fece
cader
la
credenza
;
non
vi
so
dire
che
spicinìo
:
tutto
andò
in
pezzi
:
bottiglie
,
vetri
,
bicchieri
;
una
rovina
senza
l
'
uguale
.
E
il
gatto
,
còlto
il
momento
buono
,
prese
l
'
uscio
e
filò
in
piazza
.
Allora
il
nostro
eroe
,
furibondo
,
senza
pensare
più
a
nulL
'
inseguimento
del
gatto
la
,
piantò
la
bottega
,
e
si
cacciò
a
correre
disperatamente
dietro
l
'
animale
:
Burchiello
,
in
quattro
lanci
,
gli
fu
vicino
:
e
tutti
e
due
,
come
dèmoni
scatenati
,
seguitarono
la
corsa
furiosa
.
Il
gatto
andava
verso
la
campagna
:
e
loro
dietro
,
a
scapicollo
,
per
vie
scoscese
,
nella
notte
limpida
,
soffusa
della
melanconica
alba
lunare
.
V
In
cui
Ciuffettino
per
le
sue
birichinate
si
trova
a
dover
passare
la
notte
nel
bosco
,
e
si
incontra
nel
terribile
Lupo
mannaro
.
GIUNSERO
alla
riva
del
mare
,
e
,
seguendo
la
spiaggia
sabbiosa
,
s
'
inoltrarono
nella
pineta
.
Là
sotto
c
'
era
buio
pesto
.
Ma
i
ragazzi
seguitavano
a
correre
,
a
casaccio
,
picchiando
di
tanto
in
tanto
la
testa
nei
tronchi
degli
alberi
,
inciampando
nei
rami
bassi
,
nell
'
erba
folta
,
cadendo
e
rialzandosi
.
A
un
certo
punto
,
trafelati
,
si
fermarono
in
uno
spazio
libero
,
nel
quale
piovevano
i
raggi
della
luna
.
Si
guardarono
qualche
tempo
,
soffiando
:
poi
Ciuffettino
,
in
tono
lamentoso
,
domandò
:
-
-
Adesso
,
come
faccio
a
tornare
a
bottega
?
-
-
A
me
lo
dici
?
-
-
ribatté
Burchiello
,
stringendosi
nelle
spalle
-
-
che
c
'
entro
io
?
-
-
Come
,
che
c
'
entri
!
E
lo
stracotto
chi
l
'
ha
mangiato
?
-
-
Tu
hai
detto
:
proviamo
...
-
-
Tu
l
'
hai
detto
.
-
-
No
,
l
'
hai
detto
tu
.
Senti
,
Burchiello
,
non
mi
fare
stizzire
,
perché
se
no
,
lo
sai
,
finisce
male
.
-
-
Ci
ho
colpa
io
se
ti
sei
lasciato
scappare
il
gatto
?
-
-
Io
mi
sono
lasciato
scappare
il
gatto
,
ma
se
tu
non
fossi
venuto
a
bottega
a
darmi
quei
bei
consigli
...
-
-
Già
l
'
ho
sempre
pensato
che
tu
sei
un
povero
figliolo
,
uno
strullo
...
-
-
Bada
come
parli
,
veh
!
-
-
Lo
sai
che
quando
voglio
dartele
,
non
fo
complimenti
...
-
-
Séntilo
,
oh
!
Or
ora
ne
hai
buscate
quanto
un
ciuco
...
-
-
Quanto
un
ciuco
!
Ma
che
,
ti
ci
vorresti
riprovare
?
-
-
Eh
,
perché
no
?
Per
acchiappare
il
gatto
Non
dissero
altro
:
si
accapigliarono
,
e
ricominciarono
a
menarsi
botte
da
orbi
.
Dopo
un
dieci
minuti
di
quel
lavoro
,
i
due
amiconi
si
lasciarono
;
Ciuffettino
aveva
la
faccia
tutta
graffiata
,
e
Burchiello
era
pieno
di
bernoccoli
.
-
-
E
adesso
,
facciamo
la
pace
!
-
-
disse
Ciuffettino
.
-
-
Facciamola
pure
!
Senza
stare
a
pensarci
sopra
,
si
dettero
la
mano
,
si
abbracciarono
,
si
baciarono
,
e
giurarono
di
non
leticare
mai
più
.
-
-
Ora
che
non
c
'
è
più
speranza
di
riacchiappare
quel
gatto
birbone
-
-
propose
Burchiello
-
-
torniamo
a
casa
...
-
-
E
,
sai
,
ci
sarà
da
fare
un
miglio
!
...
-
-
Colpa
tua
:
se
correvi
meno
!
-
-
Bravo
!
Ma
io
correvo
dietro
al
gatto
!
-
-
E
io
correvo
dietro
a
te
!
-
-
Io
,
per
stasera
,
a
Cocciapelata
non
ci
ritorno
davvero
!
-
-
E
i
fochi
del
nipote
del
barbiere
Tosacani
?
-
-
Ma
a
quest
'
ora
sono
stati
belli
e
accesi
...
-
-
Bah
!
io
voglio
andare
a
dormire
nel
mi
'
letto
.
-
-
Figùrati
!
se
torno
a
casa
,
il
babbo
gli
è
capace
di
rompermi
il
manico
della
granata
su
la
schiena
.
-
-
Ma
sai
che
è
un
bel
tipo
,
il
tu
'
babbo
!
-
-
Capirai
:
il
sor
Teodoro
sarà
andato
subito
a
raccontargli
ogni
cosa
...
Guai
se
ci
penso
!
mi
si
rizzano
i
capelli
in
capo
...
No
,
no
,
a
casa
per
una
settimana
almeno
non
ci
ritorno
...
-
-
Vieni
via
,
buacciòlo
:
ti
proteggo
io
!
-
-
Bella
protezione
!
Grazie
.
-
-
Vieni
,
sì
o
no
?
-
-
No
,
no
e
no
.
-
-
Davvero
?
-
-
Davvero
,
davverissimo
.
-
-
Allora
,
buonanotte
!
-
-
Che
...
mi
lasci
solo
?
-
-
Eh
!
una
volta
che
non
vuoi
venir
via
!
-
-
Dopo
avermi
messo
in
questo
imbroglio
,
mi
pianti
come
un
cavolo
!
...
-
-
Ho
sonno
...
-
-
Io
,
per
me
,
dormo
ai
piedi
di
un
albero
.
-
-
Eh
!
ma
io
non
ci
sono
abituato
;
e
avrei
paura
di
buscarmi
un
raffreddore
.
E
poi
dicono
che
nella
pineta
,
di
notte
,
ci
passeggi
il
lupo
mannaro
...
Brrr
...
Vieni
via
anche
tu
!
-
-
Non
vengo
,
non
vengo
!
-
-
Bada
al
lupo
mannaro
!
-
-
Non
vengo
!
...
-
-
Bada
alle
infreddature
!
-
-
Addio
!
...
Burchiello
si
allontanò
fischiettando
.
E
Ciuffettino
rimase
fermo
,
nel
mezzo
della
radura
,
con
gli
occhi
al
cielo
stellato
.
-
-
Fidatevi
degli
amici
!
-
-
borbottava
-
-
Eh
!
se
invece
di
fare
il
monello
avessi
dato
retta
al
babbo
e
a
quel
poveroCiuffettino
nel
bosco
mo
del
maestro
...
ora
sarei
a
casa
,
a
mangiarmi
una
bella
minestra
di
fagioli
e
una
fetta
di
pane
imburrata
di
sotto
e
di
sopra
...
e
la
mamma
mi
farebbe
le
carezze
,
e
il
babbo
mi
racconterebbe
la
storia
di
quando
Cocciapelata
fu
assalita
dai
briganti
...
Mah
!
è
meglio
non
pensarci
!
E
il
sor
Teodoro
?
Il
sor
Teodoro
,
se
mi
bastonasse
,
avrebbe
ragione
da
vendere
!
Dio
,
quella
bottega
,
quella
bottega
!
Che
rovina
!
Figuriamoci
quando
sarà
tornato
,
e
avrà
visto
...
quella
strage
!
Mi
par
di
sentirli
,
gli
strilli
!
Assassino
,
brigante
!
...
E
poi
...
via
,
dal
babbo
:
-
-
Senta
,
il
su
'
fi
gliolo
se
lo
deve
riprendere
...
-
-
Ma
come
!
-
-
S
'
immagini
che
mi
ha
fatto
un
danno
di
mille
lire
!
Sono
rovinato
...
anzi
,
spero
che
me
le
ridarà
lei
.
-
-
Io
?
neanche
se
rattoppassi
scarpe
per
cento
anni
di
seguito
potrei
guadagnar
tanto
da
far
questa
somma
.
Ah
!
birbone
!
..
ah
!
monellaccio
!
...
Mille
lire
!
...
-
-
Ma
che
!
di
più
!
Duemila
!
Centomila
!
E
poi
mi
ha
fatto
scappare
il
gatto
,
capisce
!
-
-
Anche
il
gatto
!
...
-
-
Sicuro
!
-
-
Vieni
qui
,
manigoldo
...
vieni
qui
,
che
ti
voglio
far
du
'
carezze
come
ti
meriti
...
vieni
qui
...
»
E
io
,
invece
,
sono
qua
,
in
mezzo
al
bosco
,
e
ho
fame
,
e
ho
sonno
,
e
ho
paura
!
Ossia
:
paura
non
si
potrebbe
dire
,
veramente
:
ma
una
specie
di
uggiolina
...
Non
vorrei
incontrarmi
col
lupo
mannaro
...
Ciuffettino
nel
bosco
Ciuffettino
,
con
un
tremito
improvviso
,
si
guardo
intorno
e
orecchiò
alcuni
minuti
.
Si
udivano
ancora
nell
'
alto
silenzio
della
notte
,
lontani
lontani
,
i
passi
di
Burchiello
.
-
-
Canaglia
!
...
-
-
riprese
a
bofonchiare
-
-
quando
torno
a
Cocciapelata
,
te
ne
voglio
dare
un
sacco
e
una
sporta
.
Perché
è
stata
tutta
colpa
sua
!
Sicuro
!
O
chi
ci
pensava
,
a
mangiare
lo
stracotto
con
le
lenti
?
Chi
ci
pensava
,
dico
io
?
E
quelle
patate
...
Come
erano
buone
,
veh
,
quelle
patate
!
...
Avevano
un
saporino
d
'
aglio
!
-
-
Sì
,
I
gufi
ascoltano
le
storie
di
Ciuffettino
ma
intanto
eccomi
nella
pineta
...
condannato
a
viverci
per
una
settimana
,
almeno
!
Eh
!
chi
si
presenta
su
al
paese
?
Se
non
mi
vengono
a
prendere
!
...
Ora
,
intanto
,
cerchiamo
di
dormire
:
perché
ho
un
sonno
...
un
sonno
...
aui
!
...
se
non
avessi
il
pensiero
di
quel
maledetto
lupo
...
Dopo
una
pausa
,
e
un
'
altra
guardatina
sospettosa
all
'
ingiro
,
tentennando
il
capo
:
-
-
Ohe
!
Ciuffettino
!
o
che
sei
diventato
?
...
se
anche
tu
ti
vedessi
venire
incontro
il
lupo
mannaro
,
non
sarebbe
mica
il
caso
di
spaventarsi
!
Gli
faresti
una
bella
riverenza
,
e
gli
diresti
:
-
-
Alzati
e
vieni
via
con
me
!
-
-
«
Buona
sera
,
signor
lupo
mannaro
;
come
sta
?
sta
bene
?
Allora
,
che
mi
farebbe
il
piacere
di
andarsene
?
Scusi
,
ma
che
vuole
,
io
non
ci
sono
avvezzo
a
trattare
con
i
lupi
mannari
:
perciò
se
lei
non
va
via
,
vado
via
io
...
-
-
E
scommetto
che
il
lupo
mannaro
sarebbe
tanto
bene
educato
da
rispondermi
:
-
-
Ma
si
figuri
,
signor
Ciuffettino
!
le
pare
!
...
non
voglio
disturbarla
!
conosco
le
convenienze
!
...
Me
ne
vado
subito
!
...
Arrivederla
e
buon
riposo
!
...
Così
borbottando
il
ragazzo
si
accomodò
una
specie
di
soffice
giaciglio
con
le
erbe
secche
,
e
vi
si
buttò
sopra
,
a
pancia
all
'
aria
,
chiudendo
gli
occhi
e
tappandosi
le
orecchie
.
Di
tanto
in
tanto
li
riapriva
,
ma
per
un
attimo
.
E
si
pigiava
sempre
più
le
mani
contro
le
orecchie
.
Forse
,
se
avesse
potuto
ficcarsi
un
paio
di
metri
sotto
terra
,
lo
avrebbe
fatto
.
Nel
bosco
tenebroso
non
si
udiva
il
fruscìo
di
una
foglia
,
il
crepitìo
di
un
ramo
spezzato
,
il
sussurro
di
un
animaletto
notturno
.
Nulla
.
Ma
Ciuffettino
aveva
paura
.
E
tremava
:
e
tremava
:
e
dentro
di
sé
continuava
il
famoso
monologo
.
-
-
E
se
venisse
il
lupo
mannaro
,
che
ci
sarebbe
di
male
?
Non
ti
mangerebbe
mica
!
E
poi
,
sono
tutte
storie
...
che
raccontano
le
nonne
di
Cocciapelata
per
addormentare
i
bimbi
cattivi
...
storie
ridicole
...
D
'
un
tratto
,
un
ululato
minaccioso
echeggiò
nella
radura
,
proprio
vicino
al
nostro
eroe
,
il
quale
si
raggomitolò
tutto
,
e
si
coprì
di
erbe
e
di
fronde
,
come
per
nascondersi
.
Ma
all
'
urlo
seguì
una
voce
tremenda
,
che
disse
-
-
Ciuffettino
!
sono
il
lupo
mannaro
!
Alzati
,
e
vieni
via
con
me
!
VI
Nel
quale
Ciuffettino
vien
portato
dal
Lupo
mannaro
entro
una
sacca
,
fino
alla
capanna
dell
'
Orca
.
CIUFFETTINO
non
si
mosse
,
non
rifiatò
E
il
lupo
mannaro
,
con
un
'
altro
ululato
:
-
-
Muoviti
!
a
chi
dico
?
...
è
tardi
,
e
abbiamo
da
camminare
un
bel
pezzo
...
ohe
!
Ciuffettino
!
ohe
!
...
Ma
Ciuffettino
si
ostinava
a
non
dar
segno
di
vita
.
-
-
Curiosa
!
-
-
borbottò
il
lupo
mannaro
,
acciuffando
una
gamba
del
ragazzo
,
e
lasciandola
ricadere
,
di
schianto
-
-
sembra
morto
!
Ohe
,
Ciuffettino
!
se
ti
alzi
subito
,
quando
arriviamo
all
'
osteria
,
ti
pago
le
paste
asciutte
con
le
rigaglie
.
-
-
...
E
il
pomodoro
!
-
-
aggiunse
impensatamente
,
il
nostro
eroe
:
perché
bisogna
sapere
che
le
paste
con
le
rigaglie
e
il
pomodoro
erano
sempre
state
la
sua
passione
.
Peccato
che
la
mamma
non
le
faceva
che
ogni
capo
d
'
anno
,
e
i
capo
d
'
anno
sono
così
rari
,
nella
vita
!
È
grassa
se
ci
scappano
una
volta
ogni
dodici
mesi
!
Subito
dopo
aver
lanciato
quelle
parole
imprudenti
,
Ciuffettino
richiuse
la
bocca
;
e
tornò
a
fare
il
morto
come
prima
:
ma
era
troppo
tardi
:
il
lupo
mannaro
,
sgranando
gli
occhiacci
e
ghignando
,
prese
fra
le
zampe
robuste
il
ragazzo
,
e
se
lo
cacciò
in
una
gran
sacca
che
teneva
a
tracolla
:
poi
,
si
rialzò
su
le
zampe
di
dietro
,
e
appoggiandosi
ad
un
nodoso
bastone
,
si
addentrò
nella
tenebrosa
foresta
,
gettando
degli
-
-
umh
!
-
-
umh
!
-
-
formidabili
,
che
svegliarono
gli
echi
sopiti
della
notte
.
-
-
Ciuffettino
,
di
lì
ad
un
poco
,
sporse
il
capo
dalla
sacca
,
e
dopo
matura
riflessione
si
decise
a
dire
qualche
cosa
,
timidamente
.
-
-
Scusi
...
signor
lupo
mannaro
...
si
deve
andar
lontano
di
molto
?
-
-
Ah
!
ora
lo
cacci
fuori
,
il
fiato
!
Brutto
scimmiòtto
!
Perché
non
mi
rispondevi
prima
?
Ti
costava
fatica
?
-
-
Scusi
...
ripeté
il
ragazzo
-
-
signor
lupo
mannaro
...
non
si
arrabbi
,
veh
!
Si
deve
andar
lontano
di
molto
?
-
-
Eh
!
secondo
!
-
-
rispose
beffardamente
il
mostro
-
-
per
me
,
gli
è
poco
.
Una
quarantina
di
miglia
,
su
per
giù
...
-
-
Quaranta
miglia
!
...
ma
che
le
pare
?
non
posso
!
-
-
Oh
!
mi
dispiace
,
caro
Ciuffettino
...
-
-
Ma
come
fa
ella
a
sapere
che
mi
chiamo
Ciuffettino
?
-
-
Lo
so
,
perché
ho
sentito
dianzi
quel
tuo
amico
chiamarti
a
nome
...
-
-
Ah
!
Burchiello
!
O
non
poteva
acchiappar
lui
?
-
-
Se
acchiappavo
lui
,
c
'
era
il
caso
che
perdessi
te
...
-
-
E
lei
aveva
proprio
bisogno
di
acchiappar
me
?
...
-
-
Si
,
perché
mi
sei
simpatico
...
-
-
Grazie
mille
.
Ma
senta
,
io
quaranta
miglia
,
creda
,
non
le
posso
fare
!
-
-
E
chi
te
le
fa
fare
,
babbuino
?
Le
faccio
io
!
...
-
-
Ma
gli
è
che
il
mio
babbo
mi
aspetta
!
-
-
Aspetterà
...
!
-
-
La
mia
mamma
,
anche
!
-
-
Aspetterà
anche
lei
.
-
-
Eh
!
ma
c
'
è
il
caso
che
mi
si
freddi
la
minestra
....
-
-
E
tu
làsciala
freddare
.
-
-
Almeno
me
le
desse
davvero
,
quelle
paste
con
le
rigaglie
...
-
-
Te
le
darò
sicuro
,
le
paste
!
sentirai
che
roba
!
...
E
ora
,
taci
,
o
,
se
vuoi
far
meglio
,
dormi
.
-
-
Non
ho
più
sonno
.
-
-
Allora
conta
quante
pulci
ballano
nella
mia
saccoccia
.
-
-
Giusto
!
volevo
dire
:
mi
permette
di
camminare
da
me
?
Mica
per
dir
male
della
sua
sacca
,
ma
io
sto
meglio
in
piedi
...
libero
...
-
-
Eh
!
lo
credo
!
Per
iscapparmi
!
fossi
matto
!
...
-
-
E
se
scappo
,
lei
mi
raggiunge
.
-
-
Sì
...
ma
se
ti
salta
il
ticchio
di
arrampicarti
su
di
un
albero
?
Allora
?
io
non
posso
arrampicarmi
,
non
mi
riesce
.
No
,
no
,
da
'
retta
a
me
:
è
meglio
che
tu
la
faccia
finita
,
e
tu
dorma
...
Come
un
gigantesco
grillo
,
il
lupo
mannaro
percorse
il
bosco
e
la
pianura
...
-
-
Ma
sa
che
è
un
bel
tipo
,
lei
!
-
-
0
bel
tipo
,
o
brutto
tipo
,
ti
ripeto
di
farla
finita
.
-
-
Ma
io
ho
fame
!
-
-
Hai
fame
?
-
-
strillò
il
lupo
mannaro
,
gettando
fiamme
dagli
occhi
.
-
-
Hai
fame
?
te
la
do
io
,
la
fame
!
Sta
'
zitto
,
Ciuffettino
!
...
-
-
Voglio
tornare
dal
babbo
...
-
-
È
troppo
tardi
,
mio
caro
:
i
ragazzi
per
bene
,
a
quest
'
ora
,
non
vanno
a
girare
nei
boschi
...
-
-
Ma
io
son
pentito
...
-
-
È
troppo
tardi
:
e
falla
finita
.
Ciuffettino
sognava
di
ritrovarsi
a
casa
,
col
suo
babbo
e
la
sua
mammina
...
-
-
No
!
-
-
Sìììì
!
...
Il
lupo
mannaro
,
per
la
rabbia
,
morse
la
cima
del
bastone
,
e
si
ruppe
due
denti
.
-
-
Brutta
canaglia
!
-
-
ripigliò
,
dando
una
zampata
alla
saccoccia
-
-
ora
te
ne
avvedrai
!
-
-
Se
mi
riesce
di
scappare
!
...
-
-
bisbigliò
Ciuffettino
.
-
-
Scapparee
?
?
?
...
-
-
ripeté
il
mostro
,
andando
su
tutte
le
furie
:
e
si
diede
a
correre
per
il
bosco
,
a
salti
,
come
un
immenso
grillo
,
e
divorò
le
miglia
con
una
rapidità
ed
una
agilità
favolose
.
Ciuffettino
,
che
sporgeva
il
capo
fuori
della
tasca
,
si
sentiva
mancare
il
respiro
per
la
gran
corsa
del
lupo
,
il
quale
filava
con
la
velocità
di
una
locomotiva
.
Corri
,
corri
,
il
bosco
fu
oltrepassato
:
si
tagliò
un
vasto
piano
deserto
,
e
di
nuovo
rieccoti
un
bosco
.
Corri
,
corri
,
anche
quel
bosco
fu
oltrepassato
:
e
rieccoti
un
piano
,
poi
un
altro
bosco
.
Le
ore
passavano
,
e
il
lupo
mannaro
raddoppiava
di
lena
;
perché
voleva
giungere
a
casa
prima
che
l
'
alba
baluginasse
in
cielo
.
Fatica
il
lupo
non
ne
sentiva
,
ma
fame
,
sì
e
di
molta
.
Perciò
,
di
tanto
in
tanto
,
dava
certi
sbadigli
screanzati
che
rintronavano
all
'
intorno
,
lugubremente
,
e
facevano
sussultare
il
povero
Ciuffettino
,
il
quale
,
a
furia
di
sentirsi
sballottare
a
quella
maniera
,
aveva
finito
con
l
'
appisolarsi
,
e
di
tanto
in
tanto
sognava
...
Sognava
di
trovarsi
a
tavola
,
con
la
mamma
,
con
il
babbo
,
mangiando
le
paste
col
pomodoro
,
e
il
pane
imburrato
di
sotto
e
di
sopra
...
e
tirando
,
di
sotto
la
tavola
,
una
quantità
di
calci
al
vecchio
Gigi
...
o
pure
sognava
di
andare
ai
burattini
,
e
di
esser
chiamato
dal
burattinaio
per
assistere
alle
nozze
cospicue
di
Florindo
e
di
Rosaura
...
La
sua
simpatia
,
fra
i
burattini
del
Castello
di
Cocciapelata
,
era
Arlecchino
:
ed
egli
sognava
appunto
di
trovarsi
accanto
ad
Arlecchino
,
di
ridere
e
di
far
le
capriole
con
lui
...
Ma
,
ad
ogni
sbadiglio
del
lupo
mannaro
,
il
povero
figliuolo
si
destava
di
soprassalto
,
ed
era
così
richiamato
,
bruscamente
,
alla
terribile
realtà
.
Già
le
prime
luci
dell
'
alba
cominciavano
a
far
capolino
di
là
dai
monti
,
e
su
i
rami
gli
uccelli
squittivano
,
spollinandosi
e
ripulendosi
per
bene
le
alucce
molli
di
rugiada
.
-
-
Signor
lupo
mannaro
...
mi
farebbe
la
cortesia
di
darmi
una
mezza
porzione
di
spezzatino
?
-
-
bisbigliò
,
stropicciandosi
gli
occhi
,
il
nostro
amico
-
-
proprio
,
senta
,
lo
stomaco
mi
va
via
...
-
-
Lo
dici
a
me
!
...
-
-
brontolò
il
lupo
mannaro
-
-
e
poi
,
dopo
un
gran
respirone
:
-
-
Per
fortuna
,
eccoci
a
casa
.
-
-
A
casa
di
chi
?
-
-
A
casa
mia
,
toh
!
-
-
Ma
io
non
ci
voglio
venire
,
a
casa
sua
!
-
-
Eppure
ci
verrai
!
-
-
Neanche
se
lei
mi
regala
una
torta
di
cioccolata
grande
come
la
rota
di
un
barroccio
...
-
-
Ci
verrai
!
...
Quest
'
ultima
volta
,
il
lupo
parlò
con
una
voce
,
che
sembrava
il
rombo
del
tuono
.
E
di
lì
a
poco
,
allo
svolto
di
un
sentiero
,
apparve
una
capannaccia
,
tutta
nera
,
con
il
tetto
a
sghimbescio
,
addossata
a
due
alberi
colossali
.
VII
In
cui
Ciuffettino
giuoca
un
bel
tiro
al
Lupo
ed
alla
sua
degna
consorte
.
GIUNSERO
alla
capanna
.
Non
appena
il
lupo
mannaro
ebbe
ficcata
la
chiave
nella
toppa
,
si
udì
una
voce
brontolare
:
-
-
A
quest
'
ora
!
a
quest
'
ora
si
ritorna
,
vagabondo
e
bighellone
!
Adesso
ti
accomodo
io
...
Il
lupo
mannaro
tremava
come
una
foglia
,
perché
per
l
'
appunto
-
-
le
debolezze
sono
così
varie
negli
uomini
...
figuratevi
nei
lupi
mannari
!
-
-
della
moglie
aveva
una
paura
incredibile
.
Aprì
pian
piano
l
'
uscio
,
ed
entrò
,
a
testa
bassa
,
trascinando
le
zampe
,
come
un
lupo
condannato
a
morte
.
-
-
O
che
hai
fatto
,
eh
,
brutto
muso
?
-
-
strillò
la
megèra
,
mettendosi
i
grandi
pugni
pelosi
su
i
fianchi
-
-
che
hai
fatto
,
da
ieri
a
sera
?
Sempre
a
gironzolare
di
qua
e
di
là
,
senza
portare
mai
nulla
di
buono
a
casa
.
Già
,
me
lo
diceva
la
mamma
quando
ci
fidanzammo
:
non
lo
sposare
,
non
lo
sposare
;
è
un
discolaccio
senza
voglia
di
far
nulla
...
-
-
Senti
,
senti
,
mogliettina
mia
bella
-
-
bisbigliò
il
brigante
mellifluamente
-
-
questa
volta
almeno
non
devi
sgridarmi
...
se
tu
sapessi
che
cosa
ti
ho
portato
!
Gli
occhi
loschi
della
vecchiaccia
scintillarono
.
-
-
Che
cosa
mi
hai
portato
,
eh
,
briccone
?
-
-
chiese
in
tono
più
dolce
.
-
-
Questo
!
-
-
disse
trionfalmente
il
lupo
:
e
acciuffando
per
la
collottola
il
nostro
Ciuffettino
mezzo
morto
di
paura
,
lo
presentò
alla
mogliera
,
che
diventata
tutto
ad
un
tratto
allegra
e
gestrosa
abbracciò
il
lupo
mannaro
,
e
fece
due
piroette
,
battendo
le
palme
come
una
bambina
che
vede
un
bel
balocco
.
-
-
Oh
!
che
grazioso
bambino
!
-
-
disse
,
prendendo
in
braccio
il
ragazzo
,
e
sbaciucchiandolo
-
-
bravo
vecchio
mio
,
ti
perdono
di
aver
fatto
tardi
...
è
stata
una
gran
bella
sorpresa
!
...
Ma
a
proposito
avrai
fame
,
eh
?
-
-
Giusto
...
volevo
dirtelo
...
Ti
avevo
preparato
la
pasta
con
i
fagioli
,
ma
che
vuoi
,
adesso
è
diventata
una
pappa
...
Per
oggi
ti
contenterai
di
un
mezzo
maialino
lesso
...
domani
-
-
e
questo
lo
pronunciò
ammiccando
furbescamente
-
-
mangeremo
meglio
tutt
'
e
due
!
Ciuffettino
divenne
livido
:
ma
pure
ebbe
il
coraggio
di
mormorare
:
-
-
Anch
'
io
,
veramente
,
avrei
fame
...
La
capanna
del
lupo
mannaro
-
-
Ha
fame
,
ha
fame
,
povero
piccino
!
-
-
disse
la
,
moglie
del
lupo
,
tutta
flebile
,
carezzando
il
nostro
eroe
-
-
bisogna
contentarlo
...
oh
!
...
com
'
è
caruccio
!
e
che
ciuffo
!
Questo
ciuffo
già
,
sarà
meglio
tagliartelo
...
Ciuffettino
mandò
un
grido
di
disperazione
.
La
capanna
del
lupo
mannaro
-
-
No
!
...
no
,
sentite
,
signora
lupa
!
...
non
mi
tagliate
il
ciuffo
,
per
carità
;
sarei
,
capace
di
morirne
di
crepacuore
!
Lasciatemi
stare
come
sono
...
Anzi
ecco
:
se
mi
rimandaste
a
casa
?
...
-
-
Ma
dove
stai
di
casa
?
-
-
È
un
ragazzo
di
Cocciapelata
-
-
concluse
il
lupo
mannaro
-
-
Moglie
mia
:
si
mangia
o
non
si
mangia
?
...
Ed
eccoli
tutti
e
tre
a
tavola
.
Il
lupo
mangiava
,
ma
Ciuffettino
,
a
malgrado
dello
spavento
,
divorava
addirittura
.
E
pure
la
moglie
del
lupo
lo
fissava
con
certi
occhi
che
avrebbero
levato
l
'
appetito
al
conte
Ugolino
!
-
-
Ma
sapete
che
siete
una
gran
bella
donna
!
...
-
-
esclamò
,
dopo
aver
spolverato
due
piatti
di
maialino
con
patate
,
il
nostro
amico
Ciuffettino
,
rivolto
alla
lurida
strega
-
-
avete
una
carnagione
!
e
un
naso
!
...
Non
lo
dico
per
farvi
un
complimento
,
Dio
me
ne
guardi
:
ma
una
bella
donna
come
voi
,
non
la
si
trova
a
girare
il
mondo
quant
'
è
tondo
...
La
megera
si
ringalluzzì
,
perché
ad
esser
bella
ci
teneva
-
-
Lo
vedi
?
-
-
gridò
,
in
tono
di
rimprovero
,
allo
sposo
-
-
tu
che
dici
sempre
che
invecchio
!
...
c
'
è
invece
questo
degno
ragazzo
che
mi
trova
bella
...
Bravo
!
sei
un
bimbo
di
ingegno
!
Come
ti
chiami
?
...
-
-
Ciuffettino
!
-
-
Bravo
,
Ciuffettino
!
Ecco
un
figliuolo
che
,
quando
si
trova
in
faccia
ad
una
signora
veramente
bella
,
non
ha
nessuna
vergogna
a
dichiararle
:
«
siete
bella
!
»
-
-
E
poi
dovete
esser
tanto
buona
...
-
-
Sì
,
non
sono
neanche
cattiva
...
-
-
Insomma
,
via
,
siete
una
perla
!
-
-
No
,
signora
Lupa
:
non
mi
tegliate
il
ciuffo
,
per
carità
!
-
-
Tesoro
di
ragazzo
!
Aspetta
,
ti
vado
a
prendere
un
grappolino
d
'
uva
passa
...
sentirai
com
'
è
dolce
...
Il
lupo
sogghignava
.
-
-
È
un
furbo
,
Ciuffettino
!
è
un
furbo
matricolato
!
-
-
Mandiamolo
addirittura
in
soffitta
,
dove
c
'
è
l
'
uva
passa
,
a
monti
...
Vai
,
vai
pure
in
soffitta
,
tesoruccio
di
mamma
:
e
mangia
più
uva
che
puoi
...
tanto
ci
si
vede
,
perché
è
l
'
alba
...
Ciuffettino
salì
la
scaletta
di
legno
che
portava
in
soffitta
:
ma
,
subito
dopo
,
cavandosi
le
scarpe
,
ridiscese
pian
piano
fino
alla
cucina
,
ed
ascoltò
,
trattenendo
il
fiato
,
quello
che
il
lupo
e
la
moglie
dicevano
.
-
-
Che
vuoi
!
-
-
esclamò
la
vecchiaccia
,
rosicchiando
un
osso
accanitamente
,
per
facilitarsi
la
digestione
-
-
quel
bambino
mi
è
simpatico
.
-
-
Perché
ha
detto
che
sei
una
bella
donna
...
-
-
ripicchiò
il
lupo
,
con
uno
sberleffo
.
-
-
Già
,
tu
sei
sempre
stato
un
marito
ignorante
e
non
so
come
abbia
fatto
a
volerti
tanto
bene
.
-
-
Dunque
come
lo
cucineremo
,
domani
,
quel
ragazzo
?
-
-
fece
il
lupo
,
cambiando
discorso
.
-
-
Stammi
a
sentire
:
io
direi
di
metterlo
in
istufato
,
con
i
funghi
:
è
appunto
tenero
e
grassoccio
,
e
farebbe
un
'
eccellente
riuscita
...
Ciuffettino
sentendo
queste
parole
,
tremò
per
tutte
le
membra
e
fu
lì
lì
per
isvenire
.
-
-
Credi
?
-
-
disse
il
lupo
,
accendendo
la
pipa
-
-
io
invece
sono
sicuro
che
infilato
nello
spiedo
...
-
-
Tu
non
ti
intendi
di
cucina
,
sei
un
asino
!
-
-
No
:
sono
un
lupo
.
-
-
Mettiamolo
in
padella
...
Ciuffettino
,
fra
sè
,
con
le
lacrime
agli
occhi
,
bisbigliò
:
-
-
Allora
,
se
mi
mettono
in
padella
...
son
fritto
!
-
-
Che
padella
!
Io
preferisco
nel
tegame
,
con
gli
spinaci
-
-
Con
i
funghi
!
-
-
Mi
voglion
mettere
in
padella
!
-
-
Con
gli
spinaci
!
-
-
Zitto
,
che
se
no
ci
sente
...
e
io
non
voglio
che
ci
senta
;
poverino
,
non
deve
saper
nulla
di
nulla
,
lui
.
-
-
Eh
!
ma
bisogna
pure
che
lo
sappia
!
-
-
No
.
Gli
faremo
bere
quel
vino
che
tu
hai
preparato
per
quando
soffri
d
'
insonnia
...
-
-
Quello
con
la
marca
gialla
?
Un
buon
bicchiere
lo
farà
dormire
tre
giorni
di
seguito
...
Lo
scambio
delle
marche
nel
vino
-
-
Sicuro
,
toh
!
-
-
Fingeremo
di
invitarlo
a
bere
con
noi
...
-
-
E
così
berrò
anch
'
io
,
ma
di
quello
bono
...
stasera
ci
ho
una
sete
...
!
-
-
Ciuffettino
!
...
Ciuffettino
!
Il
nostro
eroe
risalì
in
soffitta
,
e
affacciandosi
alla
scala
,
domandò
in
tono
di
voce
tranquillissimo
:
Che
volete
,
mamma
lupa
?
-
-
Prendi
un
paio
di
bottiglie
...
ché
si
fa
un
po
'
di
baldoria
...
-
-
O
dove
sono
?
-
-
Vicino
ai
cesti
dell
'
uva
màlaga
...
Ah
!
...
-
-
Prendi
una
bottiglia
di
quelle
con
la
marca
gialla
,
e
una
di
quelle
con
la
marca
rossa
...
-
-
Non
ci
vedo
,
aspettate
...
Ciuffettine
andò
presso
alla
finestròla
della
soffitta
,
dai
vetri
della
quale
filtrava
la
melanconica
luce
dell
'
alba
,
e
guardò
le
due
bottiglie
che
aveva
preso
a
casaccio
,
dal
mucchio
;
portavano
appunto
la
marca
rossa
e
la
marca
gialla
:
allora
le
staccò
tutte
e
due
e
le
scambiò
,
riattaccandole
con
un
po
'
di
pane
masticato
.
-
-
Dunque
?
-
-
berciava
la
vecchia
,
cominciando
a
spazientirsi
.
-
-
Eccomi
...
eccomi
...
scusate
...
ho
inciampato
...
-
-
O
bravo
!
-
-
ringhiò
il
lupo
stappando
le
bottiglie
:
-
-
adesso
staremo
allegri
!
-
-
Credi
,
Ciuffettino
;
che
noi
ti
vogliamo
un
gran
bene
!
-
-
sospirò
la
moglie
del
lupo
,
facendo
gli
occhi
di
triglia
fradicia
.
-
-
E
io
!
-
-
disse
Ciuffettino
,
porgendo
il
proprio
bicchiere
al
lupo
mannaro
,
che
glie
lo
riempì
del
vino
della
bottiglia
gialla
.
-
-
Io
vi
voglio
un
bene
dell
'
anima
,
a
tutti
e
due
!
Alla
vostra
salute
!
-
-
Alla
tua
!
-
-
risposero
i
due
birbaccioni
,
alzando
i
bicchieri
colmi
dell
'
altro
vino
.
-
-
Che
possiate
campar
mill
'
anni
!
-
-
E
anche
te
,
Ciuffettino
!
La
vecchia
riempì
ancora
il
proprio
bicchiere
,
e
quello
del
marito
:
poi
disse
con
voce
languida
,
e
con
un
sorriso
bonario
,
al
nostro
eroe
:
-
-
E
tu
non
bevi
?
Non
far
complimenti
,
sai
,
gioia
di
mamma
!
-
-
Vi
pare
!
...
-
-
e
giù
...
Ciuffettino
tracannò
un
altro
bicchiere
.
-
-
E
adesso
va
'
a
dormire
!
-
-
comandò
il
lupo
mannaro
al
ragazzo
.
-
-
Nel
nostro
letto
ti
troverai
benone
...
-
-
Giusto
!
Va
'
a
letto
...
amoruccio
mio
!
Ciuffettino
non
se
lo
fece
ripetere
altre
volte
.
Andò
nella
camera
vicina
,
che
era
la
camera
da
letto
dei
due
sposi
,
e
si
ficcò
vestito
sotto
le
coltri
,
aspettando
ansioso
.
Il
lupo
mannaro
e
la
megera
,
in
cucina
,
sbadigliavano
screanzatamente
,
e
mugolavano
.
Di
lì
a
un
quarto
d
'
ora
,
dormivano
tutti
e
due
come
due
marmotte
,
e
russavano
in
modo
così
sfacciato
,
che
,
negli
alberi
intorno
alla
capanna
,
per
la
paura
,
non
si
sarebbe
più
trovato
un
cardellino
o
un
'
allodola
a
pagarli
un
milione
.
Il
lupo
e
l
'
orca
dormivano
come
marmotte
VIII
In
cui
Ciuffettino
si
trova
senza
volerlo
in
una
città
di
Sapienti
.
ALLORA
Ciuffettino
,
piano
piano
,
in
punta
di
piedi
,
trattenendo
il
respiro
,
scese
dal
letto
,
traversò
la
cucina
,
fece
due
boccacce
al
lupo
mannaro
e
alla
degna
consorte
,
tirò
un
calcio
al
gatto
,
andò
all
'
uscio
,
lo
aprì
...
e
si
precipitò
fuori
,
nella
foresta
...
Tra
gli
alberi
altissimi
scintillavano
i
primi
raggi
del
sole
.
Il
ragazzo
,
aspirò
con
gioia
la
fresca
aria
mattutina
.
Sentendosi
tutto
allegro
per
aver
scampato
un
tremendo
pericolo
,
si
diede
a
correre
a
gambe
levate
per
i
sentieri
del
bosco
.
Di
tanto
in
tanto
,
anzi
,
faceva
anche
girandole
,
capriòle
e
salti
mortali
...
Alle
volte
sì
,
gli
pareva
di
sentire
un
rumore
di
passi
affrettati
,
e
un
fruscio
di
fronde
smosse
:
e
allora
si
fermava
e
ratteneva
il
fiato
:
ma
erano
paure
inutili
;
ché
il
lupo
ora
stava
dormendo
la
grossa
nella
sua
capanna
,
e
per
un
paio
di
giorni
almeno
non
l
'
avrebbero
destato
nemmeno
le
cannonate
.
Succedeva
invece
che
il
bimbo
,
dopo
un
breve
sussulto
,
si
potesse
render
ragione
di
quei
rumori
che
lo
mettevano
in
sospetto
.
E
allora
si
vedeva
fuggire
tra
i
piedi
un
coniglio
che
la
sua
corsa
aveva
disturbato
nel
meglio
di
un
pacifico
pranzo
di
erbe
tenere
e
di
radici
.
Un
po
'
più
avanti
,
Ciuffettino
assisteva
al
passaggio
velocissimo
di
una
volpe
furibonda
:
o
pure
agli
esercizi
acrobatici
di
uno
scoiattolo
...
Rincorato
,
il
bimbo
ripigliava
la
fuga
:
e
al
pensiero
della
bella
sorpresa
che
attendeva
il
lupo
e
la
moglie
al
loro
risvegliarsi
,
Ciuffettino
non
poteva
trattenere
piccole
risate
di
contentezza
.
Corri
corri
,
Ciuffettino
uscì
dalla
foresta
e
si
trovò
in
un
vastissimo
piano
,
sparso
di
campi
coltivati
,
maravigliosi
di
verde
nel
trionfo
della
luce
del
sole
divino
.
Il
ragazzo
si
inginocchiò
su
l
'
erba
e
congiungendolo
le
manine
,
alzò
gli
occhi
e
il
ciuffo
al
cielo
,
e
mormorò
:
-
-
Grazie
,
buon
Dio
,
di
avermi
salvato
!
...
forse
sarà
stata
la
mia
mamma
a
pregare
per
me
...
perché
io
non
merito
tanta
bontà
!
Ma
adesso
torno
da
lei
,
e
le
chiedo
perdono
di
tutto
...
e
anche
al
mio
babbo
,
chiederò
perdono
...
e
tornerò
a
lavorare
...
Si
rialzò
,
e
volgendo
in
giro
gli
sguardi
credette
di
riconoscere
una
stradicciòla
bianca
,
fiancheggiata
di
siepi
e
di
alberelli
.
-
-
Sicuro
!
quella
è
la
strada
che
dal
mare
va
a
Cocciapelata
...
Oh
!
bella
!
e
come
mai
l
'
ho
ritrovata
così
presto
,
dopo
aver
fatto
tante
miglia
da
una
parte
sola
?
E
si
rimise
in
cammino
.
Però
,
credendosi
vicinissimo
a
casa
,
il
ragazzo
sentì
sfumare
a
poco
a
poco
tutti
i
buoni
propositi
,
come
nebbia
al
sole
.
-
-
Ora
,
ho
bell
'
e
capito
...
mi
toccherà
a
ritornare
dal
sor
Teodoro
...
a
tirare
il
mantice
...
se
pure
non
voglio
andare
a
fare
il
garzone
di
bottega
dal
farmacista
...
o
se
non
torno
a
scuola
...
Bel
divertimento
!
...
A
ripensarci
bene
,
c
'
è
ecco
da
stare
allegri
.
Beato
chi
può
girare
il
mondo
,
libero
di
sè
,
senza
pensieri
e
senza
bisogno
di
lavorare
...
Almeno
si
vedono
tanti
paesi
nuovi
,
e
ci
si
diverte
...
Auf
!
Gran
brutto
destino
,
quello
di
noi
altri
ragazzi
...
Cammina
,
cammina
;
il
nostro
eroe
ad
ogni
svolto
della
via
,
diceva
,
con
un
palpito
di
cuore
:
-
-
ci
sono
-
-
e
invece
non
arrivava
mai
.
Cocciapelata
non
compariva
.
Ciuffettino
provò
un
certo
sgomento
.
Com
'
era
lunga
quella
via
,
e
quanto
silenzio
da
per
tutto
!
Alla
fine
,
eccoti
apparire
,
in
fondo
in
fondo
alla
strada
,
una
distesa
di
mura
merlate
,
un
mare
di
case
,
una
selva
di
comignoli
che
gettavano
grandi
colonne
di
fumo
nero
al
cielo
,
e
tante
,
tante
cupole
...
-
-
Non
è
Cocciapelata
di
certo
-
-
pensò
Ciuffettino
-
-
ma
è
una
città
,
e
siccome
è
una
città
,
laggiù
ci
saranno
tanti
uomini
,
e
siccome
ci
saranno
tanti
uomini
,
qualcuno
mi
darà
da
mangiare
e
da
bere
!
In
pochi
minuti
giunse
alla
porta
della
città
sconosciuta
.
Sarebbe
entrato
se
,
d
'
improvviso
,
un
omaccione
alto
quanto
un
campanile
non
fosse
sbucato
fuori
da
uno
sgabuzzino
presso
la
porta
,
e
non
l
'
avesse
preso
per
le
gambe
,
come
un
fantoccio
,
facendo
un
brutto
cipiglio
,
e
susurrando
con
voce
straordinariamente
fioca
:
-
-
Chi
sei
?
Dove
vai
?
Ciuffettino
rispose
subito
a
voce
alta
:
-
-
Sono
Ciuffettino
.
-
-
Parla
piano
.
Ciuffettino
...
!
Ciuffettino
...
?
non
conosco
questa
roba
!
-
-
Non
sono
una
roba
io
,
sono
un
ragazzo
.
-
-
Va
bene
,
ma
non
ti
conosco
!
Ciuffettino
e
i
ragazzi
studiosi
della
città
dei
sapienti
-
-
E
neanch
'
io
conosco
voi
!
-
-
Parla
piano
,
ti
dico
!
E
dove
vai
?
-
-
A
casa
.
Ma
che
dorme
qualcuno
,
qui
vicino
?
-
-
Ho
capito
!
-
-
disse
ad
un
tratto
il
misterioso
personaggio
,
rimettendo
in
terra
il
ragazzo
-
-
sei
venuto
qui
per
studiare
...
-
-
Io
?
?
?
...
-
-
Eh
!
che
cosa
vuoi
che
venga
a
fare
un
bambino
alla
Città
dei
Sapienti
?
Bravo
:
mi
congratulo
,
bella
cosa
istruirsi
!
Però
bada
di
far
poco
rumore
con
le
scarpe
,
camminando
...
-
-
Ma
voi
chi
siete
?
che
fate
?
-
-
Io
?
sto
a
guardia
della
porta
,
perché
non
entrino
i
seccatori
in
città
.
Addio
,
ragazzo
:
che
gli
studi
ti
sieno
leggeri
!
-
-
Sei
venuto
qui
per
studiare
?
-
-
Ho
bell
'
e
visto
!
questo
non
è
un
paese
per
me
-
-
brontolò
Ciuffettino
,
addentrandosi
nelle
viuzze
deserte
e
silenziose
della
città
.
E
intanto
leggeva
-
-
alla
meglio
,
perché
quel
monello
non
era
ancora
arrivato
a
leggere
correntemente
,
figuratevi
!
-
-
i
manifesti
che
tappezzavano
le
cantonate
.
Quei
manifesti
portavano
scritte
di
questo
genere
:
ABBASSO
L
'
IGNORANZA
!
LO
STUDIO
È
LA
SORGENTE
DI
OGNI
BENESSERE
UMANO
.
CHI
NON
AMA
DI
ISTRUIRSI
NON
È
DEGNO
DI
VIVERE
!
VIVA
LA
GRAMMATICA
!
SOLTANTO
CON
LO
STUDIO
L
'
UOMO
PUÒ
INNALZARSI
A
DIO
.
Ciuffettino
scrollava
il
capo
,
scandalizzato
da
quelle
eresie
.
E
brontolava
:
-
-
Non
vedo
l
'
ora
di
andarmene
,
da
questa
brutta
città
!
...
Appena
ho
mangiato
qualcosa
,
scappo
;
quest
'
aria
mi
fa
male
!
...
ché
ché
!
...
Ci
sarebbe
da
diventar
tisici
in
una
settimana
!
...
Lemme
lemme
,
parlando
con
sé
stesso
,
Ciuffettino
giunse
ad
un
crocevia
dove
si
trovavano
molti
fanciulli
,
pallidi
e
silenziosi
,
seduti
su
le
gambe
,
accovacciati
,
sdraiati
in
terra
,
e
tutti
intenti
a
consultar
volumi
,
pergamene
,
papiri
.
Alcuni
guardavano
certi
oggetti
curiosi
col
microscopio
:
altri
,
armati
di
enormi
cannocchiali
esploravano
il
cielo
azzurro
:
altri
ancora
sfogliavano
lentamente
monumentali
libri
in
cartapecora
,
dalle
pagine
ricoperte
di
grossi
caratteri
strani
.
Tutti
poi
sembravano
immersi
in
profonde
meditazioni
.
Ciuffettino
ristette
,
stupito
.
Ed
il
suo
primo
pensiero
fu
:
-
-
Perché
quei
bambini
non
fanno
il
chiasso
?
E
il
secondo
:
La
Città
dei
Sapienti
-
-
Studiano
...
certo
!
Ossia
:
fanno
quello
che
io
non
ho
mai
fatto
.
E
me
ne
trovo
bene
.
Vedi
che
facce
che
hanno
!
Si
accostò
ad
un
fanciullo
e
chiese
:
-
-
Oh
cosino
!
...
o
che
leggi
,
le
novelle
delle
Fate
?
Il
bambino
lo
fissò
con
lo
sguardo
profondo
e
rispose
lentamente
:
-
-
Leggo
la
storia
greca
.
E
tu
che
fai
?
Vuoi
leggerla
anche
tu
?
-
-
Io
?
io
vorrei
mangiare
.
L
'
abitante
della
Città
dei
Sapienti
si
rituffò
nei
suoi
studi
.
Allora
Ciuffettino
si
rivolse
ad
un
altro
,
che
era
tutto
occupato
al
microscopio
.
-
-
Mi
faresti
il
piacere
di
indicarmi
l
'
osteria
più
vicina
?
Il
fanciullo
tolse
pigramente
gli
occhi
dall
'
apparecchio
e
bisbigliò
:
-
-
Qui
non
ci
sono
osterie
.
Se
vuoi
andare
a
scuola
...
-
-
Ma
io
mi
sento
tirare
lo
stomaco
...
-
-
Qui
non
si
mangia
che
di
sera
:
il
giorno
si
lavora
.
Se
vuoi
andare
a
scuola
...
-
-
A
scuola
,
neanche
se
m
'
impiccano
!
-
-
strillò
inviperito
Ciuffettino
,
e
continuò
il
viaggio
.
Ed
eccolo
nella
gran
piazza
della
città
,
dove
gli
uomini
sapienti
erano
quel
giorno
riuniti
per
istudiare
nientemeno
che
la
quadratura
del
circolo
.
Eh
!
non
fate
smorfie
voi
altri
:
dico
proprio
la
quadratura
del
circolo
.
Ciuffettino
,
appena
vide
quel
gruppo
di
scienziati
,
si
mise
a
ridere
sgangheratamente
.
Ciuffettino
nel
letto
dell
'
Orca
IX
Nel
quale
Ciuffettino
restituisce
...
per
forza
,
l
'
Elixir
di
lunga
vita
che
il
professor
Sotutto
gli
aveva
offerto
generosamente
.
A
dir
la
verità
,
anche
voi
altri
,
bambini
miei
,
vedendo
quegli
illustri
scienziati
,
avreste
riso
un
pochino
.
Figuratevi
tanti
vecchi
lunghi
;
magri
,
sparuti
,
con
le
grandi
barbe
fluenti
,
bianche
e
giallastre
,
con
certi
brutti
nasi
bitorzoluti
,
su
cui
si
appoggiavano
occhiali
enormi
:
e
poi
,
vestiti
di
lunghe
cappe
nere
ricamate
in
oro
,
con
cappelli
a
cono
altissimi
e
ornati
di
pietre
scintillanti
...
Sembravano
tanti
morti
in
permesso
,
vestiti
in
maschera
.
Sul
suolo
di
cemento
della
piazza
era
stato
disegnato
con
il
carbone
un
ampio
circolo
.
E
i
sapienti
andavano
entro
a
quello
tracciando
altre
linee
e
altri
disegni
capricciosi
,
adoperando
compassi
,
seste
gigantesche
e
penne
stilografiche
mostruose
.
Tutti
disegnavano
,
accumulavano
cifre
su
cifre
,
trinciavano
l
'
aria
con
i
loro
arnesi
,
facendo
segni
cabalistici
:
ma
nessuno
parlava
.
Quell
'
alto
silenzio
venne
turbato
a
un
tratto
da
Ciuffettino
.
I
dotti
,
sentendo
le
risate
del
ragazzo
,
lasciarono
per
qualche
istante
le
ricerche
tormentose
del
gran
problema
.
Erano
tutti
indignati
.
Chi
poteva
permettersi
...
?
Uno
dei
vecchioni
,
scoprendo
il
nostro
eroe
,
gli
corse
incontro
,
emettendo
piccole
grida
gutturali
,
lo
acciuffò
per
la
collottola
,
e
alzandolo
all
'
altezza
del
suo
naso
,
domandò
,
stizzosamente
:
-
-
Di
dove
vieni
?
Da
quale
scuola
scappi
?
Perché
ridi
?
Ciuffettino
,
benché
l
'
avventura
fosse
tutt
'
altro
che
allegra
,
continuò
a
sghignazzare
.
Non
poteva
tenersi
,
proprio
!
-
-
Ah
!
tu
seguiti
a
ridere
!
-
-
aggiunse
lo
scienziato
,
tentennando
il
capo
in
atto
di
minaccia
-
-
devi
essere
un
ignorantello
della
campagna
!
...
Adesso
la
voglia
di
ridere
te
la
caverò
io
...
-
-
0
guarda
!
-
-
disse
Ciuffettino
-
-
che
colpa
ci
ho
io
se
avete
quel
naso
che
pare
un
peperone
?
-
-
Al
cospetto
di
un
uomo
che
da
duecento
anni
si
assilla
intorno
ai
sublimi
quesiti
della
natura
,
e
che
ha
dato
al
mondo
i
frutti
portentosi
del
suo
genio
,
tu
osi
sghignazzare
?
...
-
-
Duecento
anni
?
-
-
esclamò
Ciuffettino
,
maravigliato
-
-
voi
avete
duecento
anni
?
...
li
portate
di
molto
bene
...
Ve
ne
davo
un
centinaio
solamente
.
Il
dotto
trascinò
nel
circolo
dei
colleghi
il
ragazzo
,
e
lo
presentò
all
'
assemblea
con
queste
parole
:
-
-
Mi
nutro
con
l
'
«
elixir
di
lunga
vita
...
-
-
È
un
povero
idiota
...
una
specie
di
minuscola
scimmia
...
bisognerà
istruirlo
!
...
Tutti
guardarono
curiosamente
Ciuffettino
,
come
se
fosse
stato
un
animaletto
di
nuovo
genere
.
-
-
Cominceremo
a
mandarlo
alle
scuole
inferiori
-
-
proseguì
il
solito
scienziato
.
-
-
Senta
,
signor
...
signor
?
-
-
chiese
Ciuffettino
.
-
-
Mi
chiamo
Sotutto
.
-
-
Senta
,
signor
Sotutto
:
io
andrei
volentieri
a
scuola
,
ma
a
pancia
piena
...
-
-
Che
sciocchezza
!
Io
,
per
esempio
,
non
ho
mangiato
da
sei
mesi
,
piccolo
ignorante
!
-
-
E
io
da
dieci
mesi
e
mezzo
!
-
-
ribadì
un
altro
,
con
uno
sbadiglio
.
-
-
Beati
loro
!
-
-
mugolò
Ciuffettino
-
-
io
,
invece
,
non
mangio
da
stamattina
,
e
mi
sento
languido
,
languido
...
-
-
A
te
deve
bastare
,
per
adesso
,
che
io
ti
spezzi
il
pane
della
scienza
...
-
-
riprese
a
dire
il
professore
Sotutto
.
E
Ciuffettino
,
da
quell
'
asino
che
era
:
-
-
Il
pane
della
scienza
...
è
bianco
o
nero
?
perché
,
dico
la
verità
,
preferisco
quello
bianco
...
Il
professore
levò
le
mani
al
cielo
.
-
-
Che
abisso
di
ignoranza
!
Vediamo
:
cominceremo
con
le
scienze
esatte
.
T
'
insegnerò
l
'
aritmetica
.
Conosci
la
tavola
pitagorica
?
E
Ciuffettino
:
-
-
Conosco
soltanto
la
tavola
...
dove
,
si
mangia
.
Il
sapiente
emise
un
gemito
.
-
-
Oh
!
supremo
idiotismo
!
E
dimmi
,
animaletto
,
sapresti
tu
estrarre
da
un
numero
qualunque
la
radice
quadrata
?
-
-
Io
le
radici
non
le
so
estrarre
,
ma
le
so
mangiare
con
il
lesso
...
-
-
Lo
udite
?
lo
udite
?
-
-
sbraitò
il
povero
professore
Sotutto
,
furibondo
,
ai
colleghi
mezzo
svenuti
per
l
'
orrore
.
-
-
Che
ne
dobbiamo
fare
,
di
questo
scellerato
?
...
-
-
Pietà
supplicava
Ciuffettino
,
impaurito
-
-
fatemi
tornare
dalla
mamma
!
..
Insegnatemi
la
strada
di
casa
!
...
E
se
avete
un
briciolo
di
cuore
,
datemi
almeno
una
fetta
di
panettone
...
-
-
Panettone
?
-
-
ripeté
il
professore
.
-
-
Che
c
'
entra
?
Non
comprendo
.
È
forse
il
nome
di
tuo
padre
?
-
-
Il
nome
del
mi
'
babbo
?
Ma
che
!
Io
ho
fame
,
ecco
:
ho
fameeeee
!
...
-
-
Con
questi
bisogni
volgari
non
ti
riuscirà
mai
di
elevarti
alle
rette
eccelse
della
scienza
.
Non
troverai
,
certo
,
la
quadratura
del
circolo
!
-
-
Pazienza
:
a
me
basterebbe
di
trovare
...
due
ova
al
tegame
!
Lo
scienziato
rifletté
a
lungo
.
-
-
Ma
se
ti
do
da
mangiare
,
studierai
,
dopo
?
-
-
chiese
con
voce
rabbonita
.
E
Ciuffettino
:
-
-
Figuratevi
!
...
Datemi
da
mangiare
e
vedrete
.
L
'
ho
sempre
detto
,
io
,
che
di
uomini
come
voi
ce
ne
sono
pochi
!
...
E
vi
voglio
un
bene
dell
'
anima
!
Siete
la
mia
seconda
madre
!
-
-
Silenzio
:
séguimi
!
Si
incamminarono
verso
la
casa
del
professor
Sotutto
:
ma
il
vecchio
procedeva
così
lentamente
che
ci
vollero
quattro
ore
e
trentacinque
minuti
per
arrivarvi
.
E
in
tutto
non
erano
che
duecento
metri
di
strada
!
Ciuffettino
si
sentiva
svenire
.
Per
andare
dal
portone
alle
scale
ci
vollero
trenta
minuti
buoni
.
-
-
Auf
!
non
ne
posso
più
!
...
-
-
disse
il
ragazzo
,
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
-
Calma
,
figliolo
:
sono
vecchio
e
non
mi
riesce
più
di
correre
.
E
poi
...
c
'
é
tempo
a
tutto
.
Giunsero
al
primo
pianerottolo
che
era
già
notte
.
-
-
O
quanti
piani
ci
sono
ancora
?
-
-
bisbigliò
Ciuffettino
.
-
-
Pochi
,
ragazzo
mio
:
dodici
soltanto
.
-
-
Allora
muoio
per
strada
!
...
-
-
Calma
,
ragazzo
...
calma
...
-
-
Ma
io
ho
fame
!
...
E
Ciuffettino
,
per
la
bizza
,
si
diede
una
quantità
di
pugni
nel
capo
.
A
mezzanotte
erano
al
sesto
piano
.
-
-
Sentite
veh
,
fra
poco
mi
butto
a
sedere
,
e
non
mi
muovo
più
-
-
minacciò
il
ragazzo
,
esausto
.
-
-
Fa
'
pure
il
tuo
comodo
,
ragazzo
mio
:
d
'
altronde
io
son
vecchio
,
ho
duecento
anni
,
e
non
posso
mica
volare
...
Quando
avevo
la
tua
età
,
ero
capace
di
far
tutte
le
scale
in
cinque
ore
solamente
...
All
'
alba
arrivarono
al
dodicesimo
piano
.
Il
dotto
ficcò
la
chiave
nella
toppa
,
aprì
l
'
uscio
ed
entrò
,
seguito
dal
bimbo
che
,
poverino
,
boccheggiava
.
Nell
'
anticamera
il
vecchio
,
buttandosi
su
una
poltrona
,
mormorò
:
-
-
Siedi
.
Ciuffettino
obbedì
,
chiedendo
:
-
-
Perché
debbo
sedere
?
-
-
Non
bisogna
far
mai
nulla
senza
riflettere
.
Per
quale
motivo
siamo
venuti
qui
?
-
-
Per
mangiare
,
toh
!
-
-
Allora
riflettiamo
se
dobbiamo
mangiar
davvero
.
Il
sapiente
non
deve
cominciare
alcuna
cosa
senza
prima
pensarci
due
volte
.
-
-
Auf
!
-
-
Calma
,
figliolo
:
pensa
che
non
sono
più
un
ragazzo
,
io
...
-
-
Sfido
!
avete
duecent
'
anni
sul
groppone
,
e
ve
li
siete
spesi
proprio
benino
!
Quattro
ore
dopo
passarono
nel
salotto
da
pranzo
.
-
-
Finalmente
!
-
-
disse
Ciuffettino
,
sedendosi
a
tavola
,
mentre
il
vecchio
apriva
un
piccolo
armadio
incastrato
nella
parete
,
e
ne
estraeva
due
grossi
bicchieri
e
un
paio
di
bottiglie
di
forma
bizzarra.Il
professor
Sotutto
versò
nei
bicchieri
il
liquido
delle
bottiglie
,
mescolando
:
poi
ordinò
a
Ciuffettino
:
-
-
Mangia
!
-
-
Che
cosa
devo
mangiare
?
questa
è
roba
da
bere
!
...
-
-
Questo
è
il
mio
cibo
:
siccome
ho
perduto
tutti
i
denti
,
mi
nutro
con
l
'
Elixir
di
lunga
vita
.
Ciuffettino
restituisce
l
'
«
elixir
»
-
-
Che
brutto
colore
e
che
pessimo
odore
!
-
-
brontolò
il
nostro
eroe
,
tappandosi
il
naso
con
le
dita
,
e
trangugiando
il
liquido
misterioso
come
se
fosse
stato
olio
di
ricino
.
-
-
Ti
piace
?
-
-
chiese
il
vegliardo
,
che
nel
frattempo
aveva
vuotato
ingordamente
il
proprio
bicchiere
,
e
si
stava
leccando
i
baffi
.
-
-
Eccellente
,
vero
?
-
-
Buonissimo
,
...
-
-
balbettò
Ciuffettíno
:
e
,
alzandosi
su
la
sedia
,
in
una
contrazione
dolorosa
dello
stomaco
...
restituì
su
la
tovaglia
candida
l
'
Elixir
di
lunga
vita
.
-
-
Com
'
è
buono
...
ohi
,
ohi
...
Il
vecchio
,
livido
,
puntò
lentamente
il
dito
lungo
ed
ossuto
verso
Ciuffettino
.
-
-
Che
hai
fatto
!
!
...
-
-
Eh
!
...
in
fin
dei
conti
,
abbiate
pazienza
!
...
Bella
educazione
,
quella
,
di
invitar
le
persone
a
bere
certa
roba
...
-
-
Tu
...
osi
?
!
...
-
-
Sì
-
-
aggiunse
il
ragazzo
con
fuoco
-
-
e
adesso
ho
più
fame
di
prima
!
Ora
voglio
una
coscia
di
pollo
o
almeno
una
fetta
di
mortadella
!
-
-
Bene
!
Il
professor
Sotutto
prese
Ciuffettino
,
se
lo
mise
sotto
il
braccio
,
mugolando
,
e
lo
portò
per
le
vie
tranquille
della
Città
dei
Sapienti
,
fino
alla
porta
.
Costì
lo
riconsegnò
a
quella
guardia
che
conosciamo
,
esclamando
:
-
-
Mettete
fuori
della
città
questo
ignorantello
!
E
se
ritorna
,
prendetelo
a
calci
!
La
guardia
scaraventò
il
fanciullo
,
come
se
fosse
stato
una
palla
di
gomma
,
in
un
prato
vicino
.
-
-
Sono
morto
!
-
-
pensò
il
nostro
amico
-
-
addio
,
mamma
!
addio
babbo
!
E
,
credendosi
morto
,
si
pose
a
dormire
tranquillamente
.
Quando
si
svegliò
,
il
sole
era
alto
e
tutto
intorno
a
lui
fiammeggiava
della
luce
meridiana
.
X
Dove
Ciuffettino
dichiara
di
esser
figlio
di
un
banchiere
,
e
poi
accetta
di
affogare
Melampo
...
per
quattro
soldi
ed
un
po
'
di
aleatico
.
ECCO
-
-
bofonchiava
Ciuffettino
,
allontanandosi
dalla
Città
dei
Sapienti
-
-
che
cosa
tocca
a
un
ragazzaccio
svogliato
e
ignorante
come
me
!
...
E
intanto
,
così
,
non
ho
mangiato
!
E
mi
sta
bene
,
ih
!
ih
!
ih
!
perché
se
avessi
obbedito
il
babbo
...
ed
il
maestro
...
Oh
...
ma
se
faccio
tanto
di
tornar
a
casa
,
quant
'
è
vero
Iddio
,
mi
metto
a
lavorare
,
e
divento
un
buon
ragazzo
sul
serio
.
E
i
miei
genitori
dovranno
piangere
di
gioia
,
dovranno
...
!
Un
giorno
,
poi
,
quando
sarò
grande
,
troverò
un
bell
'
impiego
,
e
guadagnerò
i
denari
a
palate
...
E
per
le
vie
di
Cocciapelata
tutti
diranno
:
«
quello
era
Ciuffettino
...
quel
monellaccio
...
non
par
vero
!
adesso
è
il
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
...
Che
ingegno
!
»
E
di
tutto
il
danaro
che
avrò
,
che
ne
farò
?
Farò
,
prima
di
ogni
cosa
,
un
vestito
al
mi
'
babbo
,
tutto
d
'
oro
e
d
'
argento
:
alla
mi
'
mamma
,
povera
donna
,
comprerò
un
paio
di
buccole
con
le
pietre
lucenti
come
il
sole
:
e
io
non
mangerò
che
pasticcini
alla
crema
e
dormirò
in
un
letto
tutto
di
panna
montata
,
con
i
cialdoni
per
guanciali
...
Oh
!
ecco
un
mulino
...
Un
omuncolo
se
ne
stava
su
la
porta
del
mulino
,
con
le
mani
dietro
le
spalle
,
lanciando
nell
'
aria
azzurra
e
luminosa
il
fumo
di
una
vecchia
pipa
di
gesso
.
-
-
Quell
'
omino
!
oh
!
Quell
'
omino
!
che
mi
dareste
,
per
piacere
,
un
po
'
di
pane
,
un
po
'
di
salame
e
un
po
'
di
burro
?
-
-
Ti
contenti
di
poco
,
figlio
mio
-
-
disse
l
'
omino
,
ridendo
-
-
ma
perché
,
di
grazia
,
dovrei
darti
il
pane
,
il
salame
ed
il
burro
?
-
-
Toh
!
perché
mi
sento
appetito
!
-
-
Ma
io
,
quando
mi
sento
appetito
,
non
vengo
mica
a
mangiare
a
casa
tua
!
-
-
Cotesto
gli
è
vero
-
-
rispose
Ciuffettino
tutto
mortificato
-
-
ma
io
credevo
...
-
-
Se
vuoi
questa
roba
,
guadagnatela
!
Ciuffettino
fece
una
smorfia
.
-
-
Come
ho
da
fare
?
-
-
Te
lo
spiego
subito
;
per
l
'
appunto
stamattina
mi
si
è
guastata
la
macina
del
mulino
:
aiutami
ad
accomodarla
...
Ciuffettino
fece
un
'
altra
smorfia
.
-
-
Eh
!
...
ma
cotesti
son
lavori
da
facchini
-
-
disse
,
tentennando
il
capo
.
-
-
Che
vi
pare
che
io
possa
...
?
Il
mulino
Allora
,
caro
milionario
-
-
rispose
sogghignando
il
mugnaio
-
-
tienti
pure
la
tua
superbia
e
io
mi
terrò
il
mio
pane
...
Bella
carità
!
-
-
E
tu
,
non
ti
vergogni
,
alla
tua
età
,
sano
e
svelto
come
sei
,
a
non
fare
nulla
?
-
-
Ma
io
le
màcine
non
le
ho
accomodate
mai
,
e
non
voglio
sciuparmi
le
mani
con
gli
arnesi
.
-
-
Povero
grullo
!
!
-
-
Sarò
un
grullo
,
ma
...
-
-
Il
tu
'
babbo
che
cosa
fa
,
scusa
?
-
-
Il
mi
'
babbo
?
-
-
e
il
ragazzo
divenne
rosso
come
un
pomodoro
-
-
Fa
...
fa
...
il
banchiere
...
Il
mugnaio
diede
in
una
risataccia
fenomenale
.
-
-
Il
banchiere
!
ma
deve
aver
fallito
,
a
quel
che
sembra
...
-
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
-
chiese
tutto
impermalito
Ciuffettino
.
-
-
Sarebbe
a
dire
,
che
a
guardarti
le
scarpe
si
capisce
subito
che
non
sei
figlio
di
un
banchiere
...
-
-
Gua
'
...
queste
le
sono
le
scarpe
di
campagna
.
-
-
E
tu
sei
un
bugiardello
.
Animo
:
vuoi
,
o
no
,
aiutarmi
ad
aggiustare
la
màcina
?
Per
l
'
appunto
il
mio
nipote
gli
è
andato
al
paese
...
se
mi
dài
una
mano
,
sarai
contento
.
Insieme
col
pane
e
il
salame
ci
metterò
mezzo
litro
di
vino
dolce
...
-
-
Che
è
,
aleatico
?
-
-
Appunto
,
aleatico
.
Ciuffettino
alzò
gli
occhi
al
cielo
,
mandò
un
sospirone
,
e
disse
lamentevolmente
:
-
-
Vi
aiuterò
...
purché
non
mi
facciate
faticare
troppo
!
...
Ed
entrarono
nel
mulino
.
Si
trattava
di
sgobbare
,
e
per
bene
:
poiché
si
era
rotto
un
perno
della
ruota
della
màcina
.
Ciuffettino
,
per
un
poco
,
fece
le
viste
di
aiutare
l
'
omuncolo
,
il
quale
,
disgraziato
,
sudando
,
soffiando
,
bestemmiando
,
tirava
martellate
e
piantava
chiodi
che
pareva
il
castigo
di
Dio
:
ma
poi
,
stanco
,
si
buttò
a
sedere
per
terra
,
e
disse
,
incaponito
:
-
-
No
!
questo
non
è
il
mi
'
mestiere
!
Preferisco
fare
l
'
avvocato
.
Allora
il
mugnaio
gli
dette
il
pane
solo
;
e
poi
sempre
sogghignando
,
gli
propose
:
-
-
Se
vuoi
guadagnarti
il
pane
,
il
salame
e
il
vino
...
senza
faticare
...
ti
offro
un
altro
mezzo
.
C
'
è
Melampo
,
che
è
vecchio
,
è
pieno
d
'
acciacchi
,
e
mi
da
impiccio
...
Ammazzarlo
da
me
non
posso
...
mi
farebbe
male
...
ci
ho
il
cuore
buono
,
io
...
Potresti
affogarmelo
tu
...
nel
fosso
vicino
...
È
una
cosa
da
nulla
:
gli
attacchi
un
sasso
al
collo
,
e
lo
butti
nell
'
acqua
...
E
poi
ritorni
,
e
io
ti
dò
da
cena
,
e
ti
regalo
quattro
soldi
.
Ciuffettino
si
grattò
forte
forte
la
zucca
.
-
-
Ma
io
,
questo
signor
Melampo
non
lo
conosco
neanche
di
vista
...
-
-
È
il
mio
cane
...
che
adesso
mangia
il
pane
a
tradimento
...
-
-
Ah
!
dunque
è
un
cane
?
-
-
Sicuro
,
toh
!
O
che
credevi
?
-
-
Mi
proverò
:
ma
vi
confesso
che
anche
questo
mestiere
mi
sfagiola
poco
...
-
-
Se
non
sei
contento
,
vàttene
.
-
-
Mi
proverò
,
vi
dico
!
...
Che
brutto
carattere
che
avete
,
caro
omino
!
...
E
il
mugnaio
condusse
il
ragazzo
vicino
al
casotto
di
Melampo
.
Melampo
era
un
vecchio
cane
da
pastore
,
che
aveva
perduto
il
pelo
e
le
illusioni
della
vita
a
forza
di
far
la
guardia
al
padrone
.
Adesso
gli
erano
rimasti
due
denti
,
con
i
quali
non
poteva
masticare
neanche
pappa
bollita
,
e
un
occhio
solo
,
perché
l
'
altro
glie
l
'
aveva
chiuso
un
cacciatore
con
una
impallinata
.
Non
gli
riusciva
più
di
abbaiare
per
una
laringite
cronica
,
che
lo
affliggeva
da
qualche
anno
,
e
non
poteva
camminare
,
per
via
di
una
sciatica
a
una
zampa
che
lo
faceva
orribilmente
soffrire
.
Passava
il
tempo
a
rimpiangere
i
bei
giorni
della
gioventù
,
e
intanto
lasciava
che
di
notte
,
le
astute
faine
penetrassero
nel
pollaio
e
facessero
strage
dei
polli
del
mugnaio
.
-
-
Questo
è
il
cane
che
devi
affogare
-
-
mormorò
l
'
omuncolo
,
passando
una
corda
al
collo
della
povera
bestia
,
e
offrendo
un
capo
della
corda
a
Ciuffettino
.
-
-
Va
'
e
fa
presto
...
pensa
alla
cena
...
all
'
aleatico
e
ai
quattro
soldi
.
-
-
Questo
il
cane
che
devi
affogre
...
L
città
dei
Sapienti
Ciuffettino
,
mogio
mogio
,
trascinandosi
di
Melampo
,
s
'
avviò
,
per
un
sentieruolo
che
serpeggia
tra
i
campi
,
verso
il
tònfano
del
mulino
.
XI
Nel
quale
Ciuffettino
si
commuove
alle
lamentele
del
vecchio
Melampo
,
e
fa
a
meno
della
cena
promessagli
dal
mugnaio
.
A
un
certo
momento
,
Ciuffettino
udì
una
voce
dolente
,
che
,
tra
un
singhiozzo
e
l
'
altro
,
mormorava
:
-
-
Bella
ricompensa
,
dopo
tant
'
anni
di
lavoro
!
...
ah
!
mondaccio
ingrato
!
Il
nostro
eroe
si
guardò
intorno
,
ma
non
vide
nessuno
.
-
-
Si
vede
che
questa
voce
me
la
sono
sognata
io
-
-
disse
il
ragazzo
,
crollando
il
capo
e
tirando
la
corda
:
-
-
Via
,
Melampo
!
...
In
fondo
,
in
fondo
,
mi
dispiace
di
dover
affogare
questo
povero
cane
...
Coraggio
,
Ciuffettino
!
pensa
all
'
aleatico
e
alla
cena
...
l
'
ha
detto
anche
quell
'
omino
che
ride
sempre
...
E
riecco
daccapo
la
voce
lamentevole
brontolare
:
-
-
Dopo
che
io
gli
ho
salvato
tante
volte
la
casa
dagli
assalti
dei
briganti
...
Ciuffettino
si
fermò
:
guardò
in
cielo
,
guardò
in
terra
,
si
rivoltò
su
sé
stesso
una
diecina
di
volte
...
e
rimase
come
prima
.
Allora
,
facendo
spalluccie
:
-
-
Bah
!
si
vede
che
questa
voce
me
la
sono
sognata
io
.
Erano
al
tònfano
,
dove
le
acque
tumultuose
che
venivan
giù
dai
poggi
parevano
ammonticchiarsi
,
schiumando
e
gorgogliando
.
Il
ragazzo
ebbe
un
brivido
:
-
-
Povera
bestia
...
che
brutta
fine
!
eh
!
se
non
ci
fosse
di
mezzo
la
cena
...
-
-
Per
carità
,
Ciuffettino
,
sàlvami
...
-
-
supplicò
la
solita
voce
.
Questa
volta
Ciuffettino
capì
.
Era
proprio
Melampo
che
parlava
!
...
Allora
,
mettendosi
a
sedere
sopra
un
sasso
coperto
di
musco
,
il
fanciullo
disse
al
cane
,
che
si
era
subito
accovacciato
ai
suoi
piedi
,
implorando
:
-
-
Che
vuoi
,
Melampo
mio
!
se
stesse
in
me
,
ti
lascerei
campare
questi
altri
pochi
giorni
che
ti
restano
...
Ma
è
il
mugnaio
che
vuole
la
tua
morte
.
E
mi
ha
promesso
tante
belle
cose
se
ti
butto
nel
fosso
...
l
'
aleatico
...
il
salame
...
il
vino
...
quattro
soldi
...
e
se
tu
sapessi
-
-
qui
Ciuffettino
fece
un
grande
sbadiglio
-
-
che
fame
che
ho
,
e
in
che
miserie
mi
trovo
!
Quel
po
'
di
pane
di
dianzi
non
mi
ha
toccato
né
pure
un
dente
.
Con
quei
quattro
soldi
posso
ritornare
a
casa
...
Perché
,
mio
caro
Melampo
,
devi
sapere
che
io
sono
un
ragazzo
sperduto
:
e
se
mi
riesce
di
tornare
a
casa
...
-
-
Ciuffettino
mio
,
abbi
pietà
della
mia
vecchiaia
.
-
-
Melampo
,
senti
,
non
posso
...
-
-
Te
ne
sarò
riconoscente
...
-
-
Non
posso
...
-
-
Pensa
che
alle
volte
,
una
buona
azione
fa
perdonare
molti
falli
...
-
-
Eh
!
eh
!
per
un
cane
non
parli
male
,
Melampo
mio
.
Credi
che
mi
passa
l
'
anima
il
pensiero
di
doverti
buttare
nel
fosso
...
E
Ciuffettino
si
asciugò
una
lacrima
.
Allora
Melampo
,
attaccandosi
ad
un
tenue
filo
di
speranza
:
-
-
Vedrai
che
un
giorno
sarai
contento
di
non
aver
dato
retta
a
quel
cattivo
e
sconoscente
padrone
...
se
tu
sapessi
quanto
mi
ha
fatto
soffrire
,
e
quanto
pane
duro
mi
ha
fatto
mangiare
!
Scommetto
che
senza
quel
pane
a
quest
'
ora
avrei
ancora
tutti
i
miei
denti
...
Tu
devi
esser
buono
di
cuore
.
Ascoltami
...
via
...
Ciuffettino
si
commosse
.
Sciolse
il
cane
,
e
accarezzandogli
il
muso
,
esclamò
:
-
-
Farò
a
meno
di
cenare
,
per
istasera
,
e
ti
salverò
la
pelle
.
Potrei
anche
tornare
al
mulino
,
e
dire
di
avere
eseguita
la
commissione
...
ma
dire
una
bugia
di
questo
genere
mi
ripugna
...
Di
bugie
n
'
ho
dette
già
troppe
...
Pazienza
:
la
Provvidenza
mi
aiuterà
.
Melampo
,
in
un
impeto
di
gioia
,
riacquistando
per
un
attimo
la
vigoria
della
giovinezza
,
si
rizzò
su
le
zampe
posteriori
,
e
abbracciò
il
bambino
,
lavandogli
la
faccia
a
furia
di
linguate
.
-
-
Caro
Ciuffettino
!
Dio
te
ne
renda
merito
!
-
-
Io
vorrei
ritrovar
la
strada
di
casa
,
ecco
non
domanderei
altro
!
-
-
Ma
dove
vuoi
andare
?
-
-
A
Cocciapelata
!
-
-
Caro
Ciuffettino
!
Dio
te
ne
renda
merito
!
Cocciapelata
è
lontana
lontana
...
miglia
e
miglia
...
-
-
A
Cocciapelata
c
'
è
il
mi
'
babbo
!
-
-
Vieni
:
io
ti
farò
da
guida
!
-
-
Tu
?
vecchio
e
acciaccato
a
quel
modo
?
-
-
Eh
!
ma
ora
ci
ho
una
forza
nova
,
che
tu
non
puoi
sapere
!
Andiamo
!
Scommetto
che
non
indovineresti
mai
da
che
cosa
m
'
è
venuta
,
questa
forza
!
-
-
Da
che
cosa
,
Melampo
?
-
-
Dalla
riconoscenza
!
Il
bambino
e
il
cane
si
posero
in
via
.
E
quella
notte
,
l
'
uno
e
l
'
altro
dormirono
,
a
pancia
vuota
,
in
un
pagliaio
abbandonato
,
mentre
la
luna
splendeva
in
cielo
,
e
i
grilli
cantavano
fra
le
erbe
alte
,
imperlate
dalla
guazza
.
XII
In
cui
Ciuffettino
fa
la
conoscenza
del
terribile
Spellacane
,
soprannominato
:
Attila
,
flagello
dei
burattini
.
IL
giorno
dopo
,
verso
il
tramonto
,
Ciuffettino
e
il
cane
giunsero
ad
un
crocicchio
,
al
quale
mettevano
capo
quattro
strade
.
Una
di
queste
,
seguendo
le
pendici
de
'
colli
,
serpeggiava
a
lungo
e
si
perdeva
in
alto
,
fra
il
verde
delle
piante
.
Il
cane
la
indicò
a
Ciuffettino
.
-
-
Ecco
-
-
disse
.
-
-
Che
cosa
?
-
-
La
via
di
Cocciapelata
.
-
-
Oh
!
guarda
!
ci
siamo
di
già
...
mormorò
il
bambino
,
senza
entusiasmo
.
-
-
Sicuro
:
e
fra
un
paio
d
'
orette
,
camminando
lesti
,
arriviamo
a
casa
tua
...
Ciuffettino
si
grattò
un
orecchio
.
-
-
Un
paio
d
'
ore
sole
?
-
-
Poco
più
,
poco
meno
.
-
-
Senti
,
senti
!
E
ci
fu
un
lungo
silenzio
.
-
-
Andiamo
?
-
-
fece
il
cane
.
-
-
Per
essere
un
bambino
sperduto
,
hai
una
bella
fretta
di
rivedere
il
tu
'
babbo
e
la
tu
'
mamma
!
Ciuffettino
si
diede
un
'
altra
buona
grattata
all
'
orecchio
.
-
-
Egli
è
,
vedi
,
che
per
l
'
appunto
,
ho
dimenticato
una
cosa
.
-
-
Che
cosa
?
-
-
Che
fra
poco
è
sera
...
-
-
Ebbene
?
-
-
I
miei
vanno
a
letto
con
le
galline
...
-
-
Non
capisco
...
Che
c
'
entra
?
-
-
C
'
entra
sicuro
:
mi
dispiacerebbe
di
doverli
svegliare
.
-
-
Per
una
volta
tanto
!
-
-
Eh
!
tu
dici
bene
;
ma
se
tu
sapessi
che
benedett
'
omo
gli
è
il
mi
'
babbo
!
-
-
Sarebbe
capace
di
strillarti
?
-
-
Purtroppo
!
-
-
Eh
!
via
!
dopo
tanto
tempo
che
non
ti
vede
!
.
avrà
il
cuore
grosso
grosso
,
poveraccio
...
via
...
via
...
andiamo
...
te
ne
troverai
contento
...
Ciuffettino
nicchiava
.
-
-
E
per
quella
strada
lì
di
faccia
,
dove
si
va
a
finire
?
-
-
chiese
dopo
un
poco
.
-
-
Si
va
a
finire
in
un
paesello
su
la
riva
del
mare
...
-
-
È
lontano
?
L
'
arrivo
del
villaggio
-
-
Ché
!
appena
un
mezzo
miglio
....
-
-
Chi
sa
che
bel
paese
!
..
-
-
Uhm
!
ci
sono
stato
una
volta
col
mi
'
padrone
e
non
m
'
è
parso
nulla
di
straordinario
...
-
-
Ma
tu
,
scusa
se
te
lo
dico
,
sei
un
cane
,
e
i
cani
certe
cose
non
le
possono
capire
...
Io
,
per
esempio
,
lo
vedrei
volentieri
,
quel
paese
...
Ciuffettino
si
tacque
,
e
tese
l
'
orecchio
.
Gli
era
parso
di
udire
come
un
lontano
frastuono
,
composto
di
squilli
di
trombe
,
di
colpi
di
grancassa
e
di
grida
umane
.
-
-
Senti
,
Melampo
!
...
-
-
Si
vede
che
al
villaggio
c
'
è
la
musica
...
-
-
Che
bella
cosa
!
...
-
-
Il
sole
sta
per
calare
...
andiamo
,
Ciuffettino
,
spicciamoci
...
Il
cane
e
il
ragazzo
fecero
qualche
passo
su
la
via
di
Cocciapelata
:
ma
,
ad
un
tratto
,
Ciuffettino
si
fermò
,
e
disse
risolutamente
:
-
-
Oh
!
io
voglio
andare
a
sentire
la
musica
.
Oramai
,
per
tornare
a
casa
è
tardi
.
Domattina
,
all
'
alba
...
-
-
Per
tornare
alla
propria
casa
,
quando
si
è
pentiti
del
male
fatto
,
non
è
mai
tardi
-
-
sospirò
il
cane
.
-
-
Anch
'
io
,
se
quand
'
ero
cùcciolo
non
fossi
fuggito
dalla
mia
famiglia
...
-
-
Tutte
storie
.
In
fin
dei
conti
,
la
famiglia
è
una
tirannia
bella
e
buona
!
-
-
Ma
se
tu
stesso
ieri
dicevi
che
volevi
tornare
a
tutti
i
costi
presso
il
tu
'
babbo
...
-
-
Lo
dicevo
...
lo
dicevo
sicuro
!
Ma
adesso
voglio
andare
a
sentire
la
musica
.
-
-
Ciuffettino
,
da
'
retta
a
chi
ti
vuol
bene
...
torna
a
casa
.
-
-
Stasera
no
:
domattina
:
ecco
,
domattina
ci
torno
davvero
.
-
-
Ciuffettino
,
sii
buono
:
pensa
che
spesso
,
nella
vita
,
certe
leggerezze
si
pagano
care
.
Caro
Melampo
,
sei
proprio
un
cane
uggioso
,
e
se
seguiti
,
ti
darò
una
pedata
perché
tu
te
ne
vada
per
i
fatti
tuoi
...
Melampo
si
asciugò
con
la
zampa
una
grossa
lacrima
.
-
-
Ciuffettino
,
te
ne
pentirai
...
-
-
E
sèguita
!
...
-
-
Fa
'
quel
che
ti
pare
,
ma
te
ne
pentirai
.
Quella
birba
alzò
le
spalle
,
e
,
dopo
un
momento
di
incertezza
,
prese
la
strada
che
andava
al
villaggio
su
la
marina
.
A
mano
a
mano
che
Ciuffettino
si
avvicinava
,
il
frastuono
si
faceva
maggiore
.
La
quiete
solenne
del
tramonto
ne
era
turbata
.
-
-
Peperepepepé
!
...
peperepepepé
!
pum
!
pum
!
pum
!
-
-
Ma
che
ci
sarà
?
-
-
si
chiese
Ciuffettino
-
-
un
circo
equestre
?
...
oppure
una
giostra
meccanica
?
...
o
un
museo
di
figure
di
cera
?
...
E
si
mise
a
correre
con
tanta
furia
,
che
Melampo
,
indebolito
dagli
anni
e
dagli
acciacchi
,
rimase
indietro
un
bel
pezzo
.
Ed
ecco
Ciuffettino
alle
prime
case
del
villaggio
.
Da
un
lato
,
sopra
una
montagnòla
,
si
drizzava
una
gran
baracca
di
burattini
e
all
'
intorno
si
affollavano
i
bambini
,
gridando
e
schiamazzando
.
Dall
'
interno
della
baracca
partivano
i
suoni
discordi
delle
trombe
e
dei
pifferi
e
i
tonfi
sordi
della
grancassa
,
abbozzanti
una
specie
di
marcia
guerresca
,
che
avrebbe
fatto
accapponare
la
pelle
a
un
elefante
.
Il
nostro
bimbo
,
invece
,
per
l
'
entusiasmo
,
fece
una
quantità
di
capriòle
.
-
-
I
burattini
!
ci
sono
i
burattini
!
che
bella
cosa
!
era
tanto
che
mi
struggevo
di
assistere
ad
una
rappresentazione
di
burattini
!
E
si
mischiò
alla
folla
.
Un
ragazzo
,
su
l
'
entrata
della
baracca
,
gridava
con
voce
stentorea
:
-
-
Venghino
,
signori
!
un
ultimo
colpo
di
musica
,
e
si
va
dar
principio
alla
rappresentazione
strasordinaria
.
Loro
vedranno
la
gran
tragedia
delle
avventure
inconcepibili
del
terribile
Orlando
a
Roncisvalle
,
che
va
a
liberare
la
sua
propria
fidanzata
e
sposa
dalle
spire
del
mostro
marino
,
con
Arlecchino
servo
fedele
e
Brighella
spaventato
dal
serpente
rosso
.
Loro
vedranno
le
più
grandi
scene
con
combattimento
a
fuoco
ed
arma
bianca
inclusive
,
nonché
le
gesta
del
cavaliere
Ispano
oste
degli
infedeli
,
che
uccide
i
maghi
e
le
streghe
come
fossero
mosche
cavalline
,
e
viceversa
,
tutti
gli
spiriti
infernali
dell
'
emisfero
settentrionale
.
Cinque
soldi
i
primi
posti
,
due
i
secondi
...
Avanti
,
avanti
!
...
venghino
,
signori
...
Ciuffettino
brontolò
:
-
-
Ah
!
se
avessi
un
paio
di
soldi
...
Si
frugò
in
tasca
,
instintivamente
,
e
non
trovò
che
un
po
'
di
briciole
di
pane
e
un
'
ala
secca
di
farfalla
.
I
ragazzi
del
paese
,
a
frotte
,
entravano
nella
baracca
.
E
Ciuffettino
,
guardandoli
:
-
-
Quelli
sì
che
son
fortunati
!
...
A
pensarci
,
mi
viene
l
'
acquolina
in
bocca
Chi
sa
come
deve
esser
bella
quella
tragedia
!
...
Orlando
a
Roncisvalle
!
...
con
il
mostro
marino
e
Brighella
spaventato
dal
serpente
rosso
!
...
Chi
sa
che
scenari
!
E
poi
il
cavaliere
Ispano
!
Quel
cavaliere
Ispano
che
fa
l
'
oste
...
Ah
!
se
avessi
due
soldi
...
Salì
pian
piano
la
scala
di
legno
all
'
entrata
della
baracca
,
e
dirigendosi
al
ragazzo
del
burattinaio
,
chiese
timidamente
:
-
-
Potrei
passare
anch
'
io
a
veder
la
tragedia
?
..
-
-
Sicuro
,
gua
'
-
-
rispose
il
ragazzo
,
squadrando
Ciuffettino
da
capo
a
piedi
-
-
basta
che
tu
paghi
...
-
-
Ecco
-
-
fece
il
nostro
eroe
imbarazzato
-
-
gli
è
appunto
questo
che
non
vorrei
...
-
-
Allora
,
fa
'
una
cosa
;
va
'
a
spasso
e
la
tragedia
figùratela
...
La
tragedia
costa
due
soldi
...
-
-
A
dirtela
proprio
schietta
,
i
due
soldi
mi
incomodano
...
-
-
Se
ti
incomodano
,
dàlli
a
me
.
-
-
Oggi
per
l
'
appunto
non
ce
li
ho
.
-
-
E
allora
,
te
l
'
ho
detto
:
la
tragedia
la
sentirai
quest
'
altra
volta
...
-
-
Ma
io
voglio
entrare
.
Ti
offro
,
in
pegno
,
il
mio
cappello
...
-
-
Grazie
,
gli
è
troppo
bellino
!
-
-
Allora
,
tienti
la
giubba
...
-
-
Con
tutte
quelle
toppe
?
-
-
Io
voglio
entrare
,
ecco
!
Mi
basta
di
sentire
una
scena
...
-
-
Nemmeno
per
sogno
...
-
-
Un
atto
solamente
...
-
-
Neanche
per
idea
...
-
-
Due
atti
,
via
...
-
-
Ma
che
sei
,
sordo
?
-
-
Lo
dici
a
me
,
sordo
?
Già
,
a
te
...
proprio
a
te
!
e
lèvati
di
torno
se
non
vuoi
che
ti
gonfi
il
muso
di
scappellotti
,
grullaccio
!
A
queste
parole
;
Ciuffettino
,
cieco
di
rabbia
,
si
avventò
sul
nemico
,
e
cominciò
a
tirar
calci
e
pugni
come
un
ossesso
.
L
'
altro
,
per
un
poco
rimase
sbalordito
,
ma
poi
,
sentendosi
picchiare
a
quel
modo
,
divenne
addirittura
feroce
.
I
due
avversari
si
acciuffarono
,
e
a
furia
di
divincolarsi
,
di
indietreggiare
,
inciamparono
in
una
sedia
e
caddero
sul
tavolato
:
poi
,
sempre
lottando
,
ruzzolarono
in
platea
.
Figuratevi
il
putiferio
dei
ragazzi
che
assistevano
alla
grande
rappresentazione
!
...
Orlando
,
che
aveva
cominciato
a
piangere
su
i
casi
della
bella
fidanzata
e
stava
lanciando
invettive
ai
perfidi
maganzesi
,
dové
troncare
di
secco
in
secco
la
scena
madre
,
restando
immobile
,
con
le
braccia
penzoloni
,
le
gambe
in
aria
,
in
balìa
dei
nemici
miscredenti
,
perché
il
burattinaio
,
attaccandolo
ad
una
quinta
precipitosamente
,
si
era
gettato
fuori
dell
'
usciòlo
del
palcoscenico
.
Ciuffettino
obbligato
a
far
la
maronetta
nel
teatro
di
Mastro
Spellacane
-
-
Che
cos
'
è
?
-
-
urlò
il
burattinaio
con
un
vocione
da
orso
malato
ai
bronchi
-
-
che
è
successo
?
Chi
è
che
fa
tanto
chiasso
?
Ora
vi
accomodo
io
...
Bisogna
sapere
che
quel
burattinaio
si
chiamava
Spellacane
,
ed
era
il
terrore
dei
poveri
burattini
,
e
lo
spavento
dei
ragazzi
del
paese
.
Vestiva
sempre
di
una
giubba
color
di
fuoco
,
di
un
paio
di
calzoni
neri
e
gialli
,
e
portava
un
gran
cappellaccio
a
cencio
ornato
di
una
penna
di
airone
tutta
spelacchiata
.
La
faccia
non
sarebbe
sembrata
brutta
,
non
guardando
agli
occhi
loschi
,
al
naso
rosso
e
pieno
di
bitorzoli
,
alla
bocca
larga
e
sdentata
,
alle
guancie
tutte
sparse
di
rughe
e
di
crepature
,
come
la
corteccia
di
certi
vecchi
alberi
,
e
irte
di
peli
somiglianti
a
setole
di
maiale
.
Il
brav
'
uomo
,
in
compenso
,
era
calvo
,
e
possedeva
due
orecchi
monumentali
,
a
ventola
;
ma
,
in
fondo
,
ripeto
,
non
poteva
dirsi
proprio
brutto
.
Era
soltanto
orribile
.
Dopo
gli
urli
di
Spellacane
,
nella
platea
ci
fu
un
gran
silenzio
.
-
-
Dunque
-
-
ripeté
il
tremendo
uomo
,
facendo
scricchiolare
i
tre
denti
e
mezzo
che
gli
erano
rimasti
nelle
mascelle
-
-
si
può
sapere
?
...
-
-
Padrone
-
-
esclamò
l
'
avversario
di
Ciuffettino
con
voce
piagnucolosa
-
-
è
tutta
colpa
...
di
un
ragazzo
...
che
...
voleva
...
che
voleva
entrare
...
in
teatro
...
senza
so
...
senza
so
...
ih
!
ih
!
-
-
Finisci
!
-
-
Senza
soldi
!
ih
!
ih
!
-
-
Dov
'
è
?
dov
'
è
?
-
-
ruggì
Spellacane
,
girando
gli
occhioni
loschi
,
intorno
-
-
dov
'
è
?
che
me
lo
mangi
vivo
!
Cíuffettino
si
era
nascosto
sotto
una
sedia
,
e
non
fiatava
.
-
-
Gli
è
lì
sotto
-
-
disse
il
ragazzo
del
burattinaio
,
indicando
la
sedia
.
Gli
spettatori
della
tragica
scena
furono
scossi
da
un
tremito
di
orrore
.
-
-
Ora
lo
ingoia
con
il
vestito
e
tutto
!
-
-
bisbigliò
uno
.
-
-
Ma
che
!
se
lo
beve
stasera
nel
vino
-
-
disse
un
altro
.
-
-
Lo
butta
nel
fuoco
!
-
-
aggiunse
un
terzo
.
Spellacane
andò
ad
acchiappare
Ciuffettino
.
-
-
Ah
!
tu
volevi
entrare
a
ufo
nel
teatro
!
-
-
Io
?
no
!
...
volevo
...
ecco
...
non
si
arrabbi
...
senta
...
-
-
Ho
capito
tutto
.
Ci
penso
io
.
-
-
Io
dovrei
andare
a
Cocciapelata
...
-
-
Eh
,
per
adesso
a
Cocciapelata
non
ci
vai
!
Come
ti
chiami
?
-
-
Ciuffettino
,
per
servirla
.
-
-
Con
me
non
si
scherza
,
sai
,
Ciuffettino
.
Io
sono
il
terribile
Spellacane
!
-
-
Ci
ho
tanto
piacere
.
Ma
io
non
ho
fatto
nulla
...
-
-
Ora
,
ora
te
ne
accorgerai
....
E
si
portò
il
ragazzo
sul
palcoscenico
,
in
una
specie
di
oscuro
antro
pieno
di
polvere
e
di
tele
di
ragni
,
sparso
di
ordigni
strani
,
di
corde
,
di
carrucole
,
di
pali
,
e
popolato
di
figure
fantastiche
,
immobili
,
appese
ai
fili
,
come
tanti
appiccati
,
e
coperte
di
stoffe
e
di
lustrini
che
rilucevano
qua
e
là
nella
penombra
,
al
fioco
lume
di
un
lampanino
ad
olio
.
Quel
burttinaio
si
chiamava
Spellacane
ed
era
il
terrore
dei
burattini
XIII
In
cui
Ciuffettino
prega
mastro
Spellacane
dì
non
fargli
fare
il
burattino
.
CHE
cosa
vòle
?
-
-
domandó
Ciuffettino
che
si
sentiva
soffocare
in
quell
'
atmosfera
umida
e
greve
-
-
se
lei
fosse
un
burattinaio
bene
educato
,
dovrebbe
trattarmi
con
più
garbo
...
non
sono
mica
di
legno
,
io
!
oh
,
oh
...
la
mi
strizza
i
fianchi
!
...
badi
....
Il
teatro
dei
burattini
di
Mastro
Spellacane
-
-
Giusto
-
-
mormorava
tra
i
denti
l
'
omaccio
,
staccando
dalla
testa
di
un
burattino
il
filo
di
ferro
,
e
agganciandolo
alla
giacchetta
del
ragazzo
,
proprio
vicino
al
collo
.
-
-
mi
mancava
Facanapa
...
per
il
second
'
atto
...
L
'
ho
dovuto
bruciare
ieri
per
riscaldarmi
,
povero
Facanapa
!
Me
ne
dispiace
,
ma
non
potevo
mica
crepare
di
freddo
...
Legne
non
ce
ne
avevo
più
...
Che
te
ne
pare
,
Ciuffettino
?
...
-
-
A
me
pare
che
Melampo
aveva
ragione
!
...
-
-
Chi
è
il
signor
Melampo
?
-
-
...
e
che
i
vagabondi
e
i
monelli
non
trovano
mai
fortuna
nel
mondo
!
-
-
Cotesto
sarà
vero
:
ma
io
non
capisco
che
cosa
c
'
entrino
questi
discorsi
con
Facanapa
.
-
-
Ma
io
spero
che
lei
scherzi
....
-
-
Io
?
?
...
Per
tua
regola
,
caro
il
mi
'
figliolo
,
io
non
scherzo
mai
.
-
-
E
,
rivolgendosi
ai
poveri
burattini
,
immobili
ai
loro
ganci
,
chiese
in
tono
lùgubre
:
-
-
È
vero
,
voialtri
,
che
io
non
scherzo
mai
?
...
E
i
burattini
in
coro
,
fiocamente
:
-
-
È
veero
!
è
veero
!
...
-
-
Dunque
,
rassègnati
,
e
buonanotte
-
-
concluse
Spellacane
,
attaccando
alle
mani
di
Ciuffettino
che
faceva
sforzi
disperati
per
liberarsi
,
un
cordoncino
di
seta
-
-
vedrai
che
in
fin
dei
conti
,
il
mestiere
del
burattino
gli
è
un
mestiere
divertente
!
-
-
Eh
!
ma
io
sono
un
ragazzo
che
il
burattino
non
l
'
ha
fatto
mai
...
-
-
Ci
sono
tanti
uomini
con
la
barba
lunga
,
che
lo
fanno
tutti
i
giorni
...
-
-
E
poi
la
parte
di
Facanapa
non
mi
piace
.
-
-
Oh
!
oh
!
-
-
disse
il
burattinaio
,
aggrottando
le
sopracciglia
-
-
Non
ti
piace
!
...
Ma
il
padrone
sono
io
,
qui
...
ditelo
voi
,
zucche
di
legno
:
sono
o
non
sono
il
padrone
...
?
E
i
poveri
burattini
:
-
-
Sììì
...
sììì
...
Il
pubblico
,
in
platea
,
s
'
impazientiva
.
Già
qualche
ragazzo
più
coraggioso
degli
altri
aveva
cominciato
a
fischiare
.
I
più
tranquilli
si
contentavano
di
smuovere
le
sedie
.
La
burrasca
si
avvicinava
.
Mastro
Spellacane
diede
un
ruggito
.
-
-
Non
so
chi
mi
tenga
dal
disperdere
a
calci
tutta
quella
canaglia
!
-
-
mormorò
-
-
Ma
hanno
pagato
!
-
-
aggiunse
,
dopo
matura
riflessione
-
-
in
fondo
,
io
sono
un
burattinaio
onesto
!
...
Via
,
Ciuffettino
,
aiutami
...
E
se
riesci
a
farti
battere
le
mani
,
nella
gran
scena
del
secondo
atto
,
domani
...
Al
povero
figliuolo
il
core
si
fece
grosso
grosso
.
-
-
Domani
...
mi
rimanda
a
casa
?
-
-
Domani
...
ti
faccio
fare
da
re
dei
Mori
nell
'
Imperatrice
Amalasunta
...
Ciuffettino
ebbe
un
sussulto
.
-
-
Ma
quanto
crede
ella
che
voglia
restare
a
far
da
burattino
?
-
-
Oh
!
bella
!
quanto
mi
fa
comodo
!
-
-
Ma
lei
la
sbaglia
!
...
-
-
Eh
!
eh
!
...
-
-
E
di
grosso
!
...
perché
io
sono
un
ragazzo
:
e
siccome
sono
un
ragazzo
,
non
sono
un
pezzo
di
legno
:
e
siccome
non
sono
un
pezzo
di
legno
,
non
voglio
esser
neanche
il
re
dei
Mori
:
e
se
io
sono
stato
sempre
un
bighellone
,
e
ho
lasciato
la
scuola
,
lei
non
c
'
entra
:
e
il
mi
'
babbo
mi
gridava
sempre
,
ma
io
non
gli
davo
retta
:
e
la
mi
'
mamma
ci
piangeva
:
e
poi
un
giorno
mi
misero
dal
sor
Teodoro
che
tutti
al
paese
chiamano
Trippetta
,
ma
lui
ci
si
arrabbia
,
e
poi
venne
BURCHIELLO
:
e
si
mangiò
lo
stracotto
con
le
lenti
,
e
le
patate
condite
:
ma
poi
si
doveva
arrostire
il
gatto
:
e
quello
scappò
:
e
io
trovai
il
lupo
mannaro
,
e
poi
scappai
nella
Città
de
'
Sapienti
dove
non
c
'
era
nessuno
che
avesse
fame
:
e
poi
andai
da
un
mugnaio
e
gli
dissi
:
che
me
lo
darebbe
un
po
'
di
pane
?
e
lui
voleva
che
affogassi
Melampo
:
e
Melampo
mi
disse
che
si
sentiva
male
,
e
non
poteva
morire
:
e
allora
tutti
e
due
si
tornò
verso
casa
;
ma
poi
ho
sentito
le
trombe
e
la
grancassa
,
e
ho
detto
:
«
a
casa
ci
andrò
domani
,
stasera
;
vado
a
vedere
i
burattini
»
:
e
invece
ho
trovato
un
ragazzo
che
non
voleva
,
lasciarmi
passare
:
e
adesso
voglio
andar
via
,
ecco
!
ih
!
ih
!
ih
!
Padron
Spellacane
ebbe
un
truce
sorriso
.
-
-
Non
ho
capito
nulla
-
-
disse
,
attaccando
ad
un
chiodo
,
insieme
con
gli
altri
burattini
,
il
povero
figliuolo
:
-
-
ma
,
intanto
,
a
me
non
importano
le
tue
ciancie
.
Tu
,
d
'
ora
innanzi
,
sei
una
marionetta
!
Ciuffettino
divenne
di
fuoco
.
-
-
Una
marionetta
sarà
lei
!
-
-
Sta
'
zitto
!
-
-
No
,
che
non
voglio
stare
zitto
:
e
le
manderò
a
rifascio
tutta
la
rappresentazione
...
-
-
Pròvati
!
...
-
-
Mi
ci
provo
di
certo
!
-
-
E
io
ti
chiudo
sotto
il
palcoscenico
,
al
buio
,
per
un
paio
di
mesi
almeno
!
Ciuffettino
costretto
a
far
la
marionetta
Ciuffettino
si
tacque
;
e
mastro
Spellacane
,
stizzito
,
acchiappò
da
un
gran
mazzo
di
fantocci
due
tre
infelici
che
gli
servivano
per
il
primo
atto
,
e
si
arrampicò
sopra
una
scaletta
che
dava
su
i
cieli
del
teatrino
.
Non
appena
il
fiero
Orlando
fu
staccato
dalla
quinta
,
e
ricominciò
ad
ondeggiare
nelle
giunture
,
mandando
le
braccia
e
le
gambe
di
qua
e
di
là
,
un
oooh
!
...
di
sodisfazione
uscì
dalle
bocche
dei
piccoli
spettatori
.
La
tragedia
che
Maestro
Spellacane
recitava
era
stata
composta
,
qualche
anno
addietro
,
dal
burattinaio
stesso
,
in
un
momento
di
melanconìa
letteraria
,
ed
aveva
ottenuto
un
lusinghiero
successo
.
Si
componeva
di
moltissimi
atti
,
e
ognuno
di
questi
atti
si
suddivideva
in
moltissimi
quadri
:
ma
la
tragedia
aveva
questo
di
buono
:
che
anche
rappresentandola
ad
atti
separati
,
o
recitandola
alla
rovescia
,
ossia
dal
fondo
alla
cima
,
il
risultato
era
sempre
il
medesimo
,
e
piaceva
lo
stesso
.
Per
la
storia
dell
'
arte
non
posso
a
meno
di
riprodurre
per
intero
il
primo
atto
del
sublime
lavoro
storicofantastico
di
mastro
Spellacane
,
persuaso
che
i
miei
amici
lettori
saranno
contenti
del
regalo
,
e
mi
dimostreranno
la
loro
gratitudine
,
rappresentando
questo
magnifico
frammento
nei
loro
teatrini
di
marionette
.
Il
castello
di
Roncisvalle
XIV
Nel
quale
,
come
intermezzo
,
si
rappresenta
il
1°
atto
della
grande
tragedia
Orlando
a
Roncisvalle
.
ECCO
senz
'
altro
il
prezioso
lavoro
,
la
gemma
poetica
di
Mastro
Spellacane
.
PERSONAGGI
Orlando
il
prode
Iltraditore
Gano
di
Maganza
Isotta
fidanzata
di
Orlando
,
che
non
parla
ma
lascia
pensare
molte
cose
Arlecchino
Il
Gigante
Moro
rapitor
di
donzelle
La
fata
dei
boschi
Il
Drago
infernale
Soldati
di
Orlando
I
perfidi
Maganzesi
Miscredenti
di
legno
e
di
cartone
Una
saetta
Alcuni
colpi
di
tuono
IL
PROLOGO
(
Gano
di
Maganza
,
solo
,
con
i
suoi
pensieri
.
Egli
odia
il
prode
Orlando
,
e
si
unisce
ai
nemici
di
questi
,
pur
fingendosi
suo
amico
.
E
nonostante
la
sua
nera
perfidia
,
parla
in
endecasillabi
sciolti
)
.
Io
sono
un
traditore
,
e
me
ne
vanto
:
questa
sera
nell
'
ora
vespertina
il
gigante
verrà
degli
infedeli
;
Isotta
rapirà
:
la
fidanzata
di
Orlando
è
questa
,
e
non
ve
n
'
ha
più
bella
di
lei
,
sotto
il
sereno
ciel
d
'
aprile
.
oppure
di
novembre
:
io
,
d
'
Orlando
nemico
occulto
dal
sembiante
onesto
,
favorirò
la
trama
nella
notte
.
e
Orlando
guiderò
nella
battaglia
per
liberar
,
la
bionda
fidanzata
,
e
insieme
per
condurlo
alla
rovina
!
E
guiderdone
a
me
sarà
l
'
articolo
che
le
gazzette
stamperanno
in
cronaca
,
nel
raccontare
il
fiero
caso
occorso
al
furibondo
eroe
di
Roncisvalle
!
Gano
di
Maganza
QUADRO
PRIMO
La
casa
del
castello
di
Orlando
Orlando
e
Gano
di
Maganza
Orlando
.
Parli
?
Gano
.
Non
parlo
!
Orlando
.
Taci
?
Gano
.
Taccio
,
è
vero
:
ma
il
mio
silenzio
svela
il
mio
pensiero
.
Orlando
.
E
quale
?
Gano
(
con
voce
commossa
)
.
Il
male
ti
attende
-
-
orrende
sciagure
pendono
su
la
tua
testa
.
Orlando
(
tentennando
la
testa
di
legno
)
.
Parli
tu
il
vero
?
Gano
.
Il
vero
parlo
,
Orlando
:
coraggio
il
caso
è
molto
miserando
(
ride
malvagiamente
:
poi
,
ripigliandosi
,
per
non
farsi
scorgere
da
Orlando
)
.
T
'
han
rubato
la
sposa
!
Orlando
(
sbatacchiando
le
gambe
di
qua
e
di
là
)
.
Oh
!
menti
!
menti
!
Gano
.
Giuro
al
Signore
!
Orlando
(
c
.
s
.
)
.
Io
perdo
i
sentimenti
!
(
fa
finta
di
suonare
il
corno
,
che
porta
appeso
alla
cintura
.
La
sala
si
riempie
di
armati
di
legno
e
di
cartone
.
Quelli
di
cartone
debbono
rimanere
prudentemente
in
fondo
)
.
Orlando
(
ai
prodi
soldati
di
legno
)
.
Soldati
all
'
erta
!
La
battaglia
è
vicina
.
L
'
infedele
nero
,
Turco
e
crudele
è
già
in
avanscoperta
.
Ei
m
'
ha
rapito
,
o
prodi
,
la
dolce
fidanzata
avvinta
a
me
dai
nodi
de
'
giuramenti
sacri
,
e
tanto
amata
!
Toglierla
a
lui
dobbiam
!
...
Soldati
all
'
erta
!
Andiamo
,
andiamo
,
andiam
!
Tutti
(
per
fare
qualche
cosa
)
.
Andiamo
,
andiamo
,
andiamo
,
andiamo
!
Andiam
!
QUADRO
SECONDO
La
foresta
Orlando
,
il
Maganzese
,
Arlecchino
,
la
Fata
Gano
(
in
disparte
)
.
Fra
poco
il
Turco
piomberà
alle
spalle
d
'
Orlando
il
vincitor
,
con
fuoco
e
palle
!
(
Una
saetta
.
Arlecchino
trema
per
tutte
le
giunture
)
.
Gano
Hai
tu
paura
forse
?
Arlecchino
(
seguitando
a
tremare
)
.
Sono
incerto
se
debbo
aver
paura
o
no
:
la
notte
è
scura
non
ci
si
vede
un
corno
!
Orlando
(
che
ha
sentito
)
.
Un
corno
?
eccolo
qua
!
Arlecchino
(
ridendo
)
.
Ah
!
ah
!
ah
!
ah
!
ah
!
ah
!
(
i
tre
burattini
volano
per
la
scena
,
mentre
il
tuono
rumoreggia
dietro
le
quinte
,
per
mezzo
di
una
lastra
di
bandone
sapientemente
agitata
dalla
mano
del
burattinaio
)
.
Orlando
(
a
Gano
)
.
Or
che
qui
siam
venuti
,
o
Maganzese
vuoi
essermi
cortese
di
dir
dove
si
trovi
la
mia
bianca
e
dolce
fidanzata
?
Gano
(
ipocritamente
)
.
Dev
'
esser
molto
stanca
!
Oh
!
fior
dischiuso
all
'
alba
dell
'
aprile
.
fiore
umano
e
gentile
!
Amala
,
Orlando
,
...
e
salvala
!
(
indicando
le
quinte
)
.
Essa
,
tra
quelle
rocce
le
lunghe
chiome
inanellate
e
bionde
nasconde
!
Il
bellissimo
Orlando
Arlecchino
.
E
vicino
c
'
è
il
giuoco
delle
bocce
.
Gano
.
E
volge
i
disperati
sguardi
ai
pirati
che
l
'
han
rapita
a
te
!
Orlando
(
dimenandosi
e
correndo
di
qua
e
di
là
,
e
sbatacchiandosi
contro
le
quinte
,
in
preda
alla
disperazione
)
.
Oh
!
mia
rabbia
,
oh
furore
,
rovina
!
distruzion
,
morte
,
terrore
!
Andiamo
,
andiamo
,
amici
,
a
liberarla
.
Io
,
colaggiù
,
non
posso
più
lasciarla
!
(
apparisce
la
Fata
dei
Boschi
,
dietro
una
fiammata
di
pece
greca
)
.
La
Fata
(
con
le
braccia
in
aria
)
.
Orlando
,
se
tu
vai
contro
il
nemico
ti
benedico
:
di
più
non
dico
!
Arlecchino
.
Di
queste
cose
non
m
'
importa
un
fico
!
(
la
Fata
dispare
con
un
'
altra
fiammata
di
pece
greca
)
Gano
(
a
parte
)
.
Oh
!
rabbia
,
son
perduto
!
l
'
oste
non
è
venuto
?
Arlecchino
(
che
ha
sentito
)
.
Qual
'
oste
?
ha
il
vino
buono
?
Gano
.
Grullo
!
L
'
oste
:
il
nemico
!
(
un
altro
tuono
)
.
Arlecchino
(
rabbrividendo
)
.
Senti
che
tuono
?
Orlando
(
a
Gano
)
.
Andiamo
,
amico
!
Arlecchino
(
seguendoli
)
.
Su
,
padròn
,
v
'
avviate
...
in
cerca
di
nerbate
!
(
partono
tutti
e
tre
)
.
QUADRO
TERZO
Una
collina
Orlando
,
il
Manganese
,
Arlecchino
Orlando
.
Oh
!
soave
fidanzata
tanto
amata
Non
ascolti
i
preghi
miei
?
Mia
diletta
,
dove
sei
?
T
'
han
rapita
alle
gioie
di
mia
vita
,
e
ti
trovi
in
mezzo
ai
guai
?
Non
sia
mai
!
(
poi
,
come
svegliandosi
da
un
sogno
)
.
Dove
andiamo
dunque
,
dove
?
Isotta
Gano
(
accennando
sempre
fra
le
quinte
)
.
Lassù
,
lassù
!
Arlecchino
(
con
un
grido
)
.
Si
muove
qualcosa
!
oh
!
Dio
!
...
son
morto
!
(
si
odono
colpi
e
clamori
confusi
dietro
le
scene
)
.
Orlando
.
Ah
!
siam
traditi
!
...
Arlecchino
.
E
'
l
'
oste
con
il
conto
!
Gano
.
L
'
oste
nemica
...
Arlecchino
Orlando
.
Oh
!
affronto
!
Tu
m
'
hai
tradito
,
Maganzese
infame
!
Gano
(
con
una
sghignazzata
)
.
Sono
assai
bene
ordite
le
mie
trame
!
Orlando
(
al
colmo
del
furore
)
.
Sia
l
'
ultimo
conforto
O
Maganzese
,
a
te
,
questo
pugnale
!
(
Gli
si
slancia
addosso
.
Combattimento
accanito
,
durante
il
quale
i
due
avversari
volano
per
l
'
aria
,
agitando
disordinatamente
la
testa
,
le
gambe
e
le
braccia
.
In
ultimo
,
il
Maganzese
cade
)
.
Gano
.
Ahi
!
come
mi
fai
male
!
(
sviene
)
Arlecchino
.
Lo
credo
ben
,
lo
credo
!
(
sghignazza
)
.
Orlando
.
Ed
ora
,
a
liberar
la
fidanzata
!
...
Il
terribile
gigante
Arlecchino
.
Non
è
ancor
terminata
?
(
via
)
.
QUADRO
QUARTO
La
vallata
di
Roncisvalle
(
Il
Gigante
,
seguìto
da
alcuni
perfidi
Maganzesi
e
da
una
squadra
di
infedeli
di
cartone
,
si
slancia
contro
Orlando
,
armato
di
lancia
e
scudo
,
e
contro
Arlecchino
,
armato
di
bastone
.
Urla
feroci
)
.
Il
Gigante
(
menando
colpi
a
dritto
e
a
rovescio
)
.
Orlando
temerario
,
orsù
,
che
chiedi
?
Orlando
(
tirando
anche
lui
botte
da
orbi
)
.
Isotta
io
chiedo
,
Isotta
avrò
!
Il
Gigante
.
Per
te
uno
spiedo
preparerò
!
..
Orlando
(
seguítando
a
combattere
come
se
nulla
fosse
)
.
Tu
mi
rapisti
la
fidanzata
!
Il
Gigante
.
Nè
vo
'
che
quella
donna
tu
riacquisti
Arlecchino
(
frulla
su
sé
stesso
e
tira
bastonate
contro
le
quinte
)
.
Orlando
(
lotta
con
il
Gigante
.
Dopo
quattro
nuovi
assalti
lo
atterra
.
E
poi
,
ad
uno
ad
uno
,
abbatte
gli
altri
nemici
.
È
vittorioso
.
Va
a
prendere
la
fidanzata
dietro
le
scene
.
Isotta
è
raggiante
per
la
felicità
.
Le
sue
belle
guancie
di
legno
sembrano
lustrate
con
lo
spirito
)
Orlando
.
Scendi
pel
piano
,
bianca
fanciulla
,
faran
le
lignee
forti
mie
braccia
,
alla
tua
candida
come
la
neve
persona
lieve
,
tenera
culla
!
(
Orlando
suona
il
famoso
corno
.
Accorre
un
drago
alato
con
un
razzo
da
due
soldi
in
bocca
.
I
tre
personaggi
prendono
posto
sul
suo
dorso
.
Il
drago
s
'
inalza
,
sbattendo
le
ali
di
carta
)
.
Arlecchino
(
piagnucoloso
)
.
Oh
!
come
si
sta
mal
su
queste
squame
!
Orlando
(
al
drago
)
.
Al
castello
,
suvvia
!
Arlecchino
.
Ma
ho
tanta
fame
!
(
Fuoco
di
bengala
.
Cala
il
sipario
)
.
XV
Nel
quale
Ciuffettino
sviene
sotto
una
grandinata
di
pomodori
di
mele
fradicie
.
IL
second
'
atto
della
sanguinosa
tragedia
si
svolgeva
nel
bosco
del
Mago
Merlino
.
Orlando
,
poco
contento
del
primo
servo
,
Arlecchino
,
perché
troppo
pauroso
e
poltrone
,
si
era
tolto
per
cinque
lire
il
mese
(
vitto
e
biancheria
)
il
prode
ed
astuto
Facanapa
,
che
Ciuffettino
doveva
rappresentare
su
le
scene
,
per
volere
supremo
di
Mastro
Spellacane
.
Orlando
aveva
abbandonato
il
nemico
e
la
fidanzata
per
correre
alla
guerra
,
essendosi
i
perfidi
maganzesi
di
nuovo
associati
con
gli
infedeli
di
cartone
e
di
cenci
,
per
rapire
i
beni
e
la
futura
sposa
all
'
eroe
di
Roncisvalle
.
Eccolo
nel
bosco
del
mago
Merlino
.
Colà
,
circondato
da
pochi
uomini
e
dal
fido
Facanapa
,
Orlando
deve
difendersi
dagli
aspri
assalti
de
'
maganzesi
e
del
suo
ex
amico
Gano
di
Maganza
,
il
quale
è
risuscitato
per
comodo
dell
'
autore
e
del
pubblico
.
Pallido
,
pallido
,
curvo
,
tremante
,
Ciuffettino
si
trovò
-
-
quando
il
sipario
fu
arrotolato
contro
il
soffitto
del
teatrino
-
-
dinanzi
al
colto
pubblico
e
all
'
inclita
guarnigione
.
Imaginatevi
le
grida
e
le
risate
dei
ragazzi
!
-
-
Toh
!
guarda
Facanapa
!
...
-
-
Ma
quello
è
un
burattino
di
ciccia
!
-
-
Oh
!
bellino
!
-
-
Ma
che
bellino
!
non
vedi
che
non
ci
ha
le
gambe
torte
e
il
naso
lungo
?
-
-
Vogliamo
il
burattino
di
legno
!
-
-
No
!
no
!
...
è
buffo
anche
così
!
guarda
che
ciuffo
!
...
-
-
Ohe
,
Facanapa
,
tagliati
il
ciuffo
!
...
-
-
Attento
al
ciuffo
!
...
-
-
Zitti
,
ragazzi
:
staremo
a
vedere
:
se
ci
piacerà
,
bene
,
se
no
lo
piglieremo
a
torsolate
!
Non
vi
dico
niente
delle
smanie
di
Ciuffettino
.
Non
gli
riusciva
di
spiccicar
parola
.
Orlando
gli
aveva
rivolte
per
lo
meno
dieci
volte
le
stesse
domande
,
e
lui
zitto
.
Tanto
che
mastro
Spellacane
,
imbestialito
,
lo
alzò
di
peso
con
il
filo
di
ferro
che
lo
reggeva
,
e
il
povero
figliuolo
,
trovandosi
sospeso
in
aria
,
si
mise
a
sgambettare
,
come
un
fantoccio
vero
.
-
-
Devi
ripetere
quello
che
ti
suggerisco
io
,
hai
capito
!
-
-
tuonò
il
burattinaio
-
-
altrimenti
guai
a
te
!
...
Il
timore
ridonò
l
'
uso
della
parola
a
Ciuffettino
e
poiché
non
c
'
era
scampo
possibile
,
il
ragazzo
si
provò
a
contentare
il
tremendo
uomo
.
E
sul
principio
,
le
cose
andarono
piuttosto
benino
.
Il
nostro
eroe
,
istintivamente
,
imitava
a
maraviglia
il
saltellare
e
l
'
agitarsi
dei
burattini
,
e
infilava
un
mucchio
di
stupidaggini
che
mandavano
in
solluchero
gli
spettatori
.
Ma
purtroppo
...
di
lì
a
un
certo
tempo
,
quelle
birbe
si
stancarono
di
vedere
un
ragazzo
su
quelle
scene
sacre
alle
teste
di
legno
,
e
un
lungo
mormorìo
di
malcontento
si
innalzò
dalle
prime
file
delle
sedie
.
I
più
facinorosi
lanciarono
esclamazioni
di
questo
genere
:
-
-
Vogliamo
il
burattino
di
legno
!
-
-
Ohe
,
Facanapa
!
smèttila
!
...
-
-
Ritirati
...
ci
hai
una
faccia
di
freddo
!
...
-
-
Basta
!
...
tu
non
sei
un
burattino
,
ma
un
asino
!
...
-
-
Ohe
!
Spellacane
!
...
rimetti
fuori
Facanapa
,
quello
di
legno
!
-
-
Almeno
,
quello
apre
la
bocca
e
muove
gli
occhi
!
-
-
Basta
...
va
'
via
,
va
'
via
!...!
Ciuffettino
,
impaziente
,
si
piantò
su
le
due
gambuccie
qualche
momento
,
dinanzi
alla
ribalta
,
tenendosi
le
mani
su
i
fianchi
in
atto
di
sfida
.
Ma
Spellacane
,
per
evitare
un
guaio
,
dette
uno
strattone
al
filo
di
ferro
che
teneva
il
bimbo
,
e
questo
tornò
a
volare
per
l
'
aria
,
con
somma
gioia
della
ragazzaglia
.
Il
nostro
eroe
divenne
rosso
come
un
gambero
,
e
gettò
fiamme
dagli
occhi
:
voleva
protendere
le
braccia
,
stendere
le
gambe
,
voleva
fare
mille
gesti
minacciosi
,
e
si
imbrogliava
nei
fili
,
e
non
riusciva
che
ad
eseguire
certe
mosse
talmente
comiche
,
da
far
scoppiare
dalle
risa
un
moribondo
.
Descrivervi
gli
urli
,
i
fischi
,
gli
applausi
ironici
,
le
risate
clamorose
di
quel
pubblico
screanzato
sarebbe
impossibile
.
Più
Ciuffettino
si
arrabbiava
e
si
agitava
,
più
i
monellacci
sghignazzavano
e
berciavano
...
Mastro
Spellacane
,
profittando
del
momento
buono
,
fece
entrare
in
iscena
una
dozzina
di
maganzesi
di
legno
,
e
li
lanciò
contro
Ciuffettino
,
urlando
:
-
-
Morte
!
Sterminio
e
distruzione
!
Ciuffettino
dapprima
respinse
l
'
assalto
di
quei
dodici
guerrieri
coperti
di
latta
,
i
quali
a
testa
bassa
,
appiccicati
l
'
uno
all
'
altro
,
buttando
le
membra
di
qua
e
di
là
,
si
lanciavano
avanti
con
un
coraggio
addirittura
leonino
:
ma
ben
presto
il
ragazzo
si
trovò
legato
come
un
salame
nei
fili
dei
fantocci
,
e
dovette
arrendersi
.
I
vincitori
lo
coprirono
delle
loro
lignee
persone
.
Fu
una
festa
indimenticabile
,
per
i
frequentatori
della
baracca
...
Le
grida
di
entusiasmo
,
gli
evviva
,
i
battimani
salirono
al
cielo
.
Ogni
ombra
di
malumore
scomparve
.
Quella
battaglia
aveva
messo
il
fuoco
nelle
vene
degli
spettatori
.
Tanto
che
uno
di
questi
-
-
un
certo
tipo
,
che
tutti
chiamavano
Funghetto
perché
era
piccolo
;
aveva
un
capo
grosso
grosso
,
e
somigliava
,
su
per
giù
,
ad
un
fungo
porcino
-
-
si
decise
di
lanciare
un
torsolo
di
pera
sul
groppone
di
Ciuffettino
.
Fu
il
segnale
della
nuova
battaglia
.
I
ragazzi
cominciarono
una
grandinata
di
torsoli
di
mele
e
di
pere
:
e
poi
si
frugarono
in
tasca
,
e
tirarono
tutto
quello
che
vi
rinvennero
:
e
poi
,
imbestialiti
,
presi
da
una
furia
incredibile
,
si
chinarono
a
raccattare
i
sassolini
,
le
buccie
,
la
terra
...
per
continuare
il
tiro
accelerato
.
Non
c
'
era
altro
scampo
di
salvezza
che
la
fuga
...
Allora
Ciuffettino
,
riavendosi
dallo
stordimento
,
cieco
di
furore
,
con
un
supremo
sforzo
strappò
i
fili
che
lo
tenevano
legato
,
e
con
quattro
calci
bene
assestati
mandò
quattro
burattini
in
platea
:
gli
altri
li
prese
a
pugni
,
li
batté
,
li
calpestò
,
li
sbriciolò
.
Ma
il
lancio
de
'
proiettili
seguitava
.
Alcuni
ragazzi
erano
usciti
dalla
baracca
,
erano
andati
dalla
fruttivendola
di
faccia
,
ed
erano
tornati
carichi
di
pomodori
e
di
mele
fradicie
...
Non
c
'
era
altro
scampo
di
salvezza
che
la
fuga
.
E
Ciuffettino
,
mezzo
morto
,
coperto
di
sugo
di
pomodoro
e
tutto
,
tutto
bagnato
di
glorioso
sudore
,
ríparò
dietro
le
quinte
...
Ma
un
implacabile
pomodoro
lo
raggiunse
anche
là
,
nell
'
ultimo
rifugio
,
e
lo
colpì
in
un
occhio
.
Per
il
dolore
,
per
la
fatica
,
per
la
rabbia
,
il
ragazzo
lanciò
questo
grido
:
-
-
Oh
!
mamma
mia
!
-
-
E
svenne
...
XVI
Nel
quale
Melampo
paga
un
debito
di
riconoscenza
verso
Ciuffettino
.
ALLORCHÉ
Ciuffettino
riprese
i
sensi
,
si
trovò
in
un
angolo
tenebroso
del
palcoscenico
,
legato
strettamente
ad
una
piccola
trave
,
fra
due
ombre
lunghe
lunghe
,
secche
secche
,
che
gli
parvero
due
burattini
.
-
-
Oh
!
che
è
stato
?
-
-
brontolò
il
ragazzo
,
stupefatto
-
-
chi
m
'
ha
legato
così
?
...
-
-
Mastro
Spellacane
-
-
riprese
subito
con
voce
funebre
,
uno
dei
burattini
-
-
il
quale
ci
ha
ordinato
,
inoltre
,
di
farti
buona
custodia
.
Capirai
!
...
dopo
la
catastrofe
di
questa
sera
,
successa
per
colpa
tua
...
-
-
Per
colpa
mia
!
...
-
-
Tua
,
già
.
Il
padrone
ha
dovuto
rendere
i
biglietti
...
-
-
Gli
sta
bene
!
Chi
gli
ha
insegnato
di
far
fare
da
burattini
ai
ragazzi
?
-
-
Ma
!
-
-
grugnì
l
'
altro
burattino
,
facendo
crocchiare
le
giunture
-
-
noi
non
ci
entriamo
,
in
queste
piccolezze
.
Noi
dobbiamo
guardarti
,
impedirti
di
fuggire
,
e
basta
.
-
-
Ma
voi
altri
,
chi
siete
,
se
è
lecito
?
-
-
Noi
siamo
i
gendarmi
.
E
se
ti
ostinassi
a
voler
fuggire
,
noi
dovremmo
ucciderti
come
un
cane
!
Questa
è
la
frase
di
prammatica
di
ogni
vecchio
dramma
da
burattini
.
-
-
Oh
!
il
mio
cane
!
-
-
pensò
,
per
associazione
d
'
idee
,
Ciuffettino
,
con
le
lacrime
agli
occhi
-
-
dove
sarà
,
adesso
!
...
almeno
ci
avessi
lui
...
mi
consolerei
...
Povero
Melampo
...
se
l
'
avessi
ascoltato
...
Oh
!
...
la
mia
testa
!
la
mia
testaccia
!
...
Aveva
appena
finito
di
dire
dentro
di
sé
queste
parole
,
che
si
sentì
lambire
le
mani
delicatamente
,
e
sentì
sul
volto
un
soffio
caldo
e
inuguale
.
Ciuffettino
mandò
un
grido
di
allegrezza
:
-
-
Melampo
!
-
-
e
intanto
,
il
bimbo
sentì
gonfiarglisi
il
petto
dalla
speranza
.
-
-
Sono
io
!
...
-
-
borbottò
il
degno
animale
,
affettuosamente
-
-
vengo
a
pagare
il
mio
debito
di
gratitudine
verso
di
te
...
Te
l
'
avevo
detto
,
che
una
buona
azione
,
alle
volte
,
viene
ricompensata
!
...
Vedi
,
prima
che
il
burattinaio
se
ne
andasse
,
mi
sono
introdotto
pian
pianino
sotto
il
palcoscenico
...
ho
aspettato
che
tutto
fosse
tranquillo
,
e
sono
venuto
da
te
...
Ora
,
a
poco
a
poco
,
roderò
le
corde
che
ti
avvincono
ai
polsi
...
-
-
Le
roderai
?
-
-
non
poté
a
meno
di
chiedere
Ciuffettino
-
-
e
con
che
cosa
?
...
Mastro
Spellacane
furibondo
insegue
Ciuffettino
-
-
Mi
sono
spiegato
male
.
Purtroppo
...
non
ho
denti
!
Ma
ho
riacquistato
un
po
'
di
sveltezza
e
di
forza
...
Faró
rodere
dai
topi
le
corde
che
ti
serrano
...
Adesso
te
ne
cerco
qualcuno
...
bastano
pochi
...
Quando
li
avrò
presi
,
i
topi
si
raccomanderanno
che
non
li
mangi
,
e
io
,
in
compenso
,
chiederò
loro
che
mi
aiutino
a
liberarti
...
-
-
Ben
pensata
...
!
fai
presto
,
per
carità
,
Melampo
mio
!
...
E
quando
sarò
ricco
,
parola
d
'
onore
,
ti
farò
mettere
i
denti
finti
,
così
potrai
mangiare
anche
gli
ossi
!
...
I
due
gendarmi
non
avevano
capito
nulla
,
perché
il
cane
e
il
ragazzo
si
erano
parlati
nelle
orecchie
.
E
poi
quei
poveri
burattini
avevano
un
sonno
!
...
Tanto
che
finirono
con
l
'
addormentarsi
in
piedi
.
Di
lì
ad
un
quarto
d
'
ora
Melampo
tornò
con
quattro
topolini
in
bocca
.
Ai
topolini
non
pareva
vero
di
potersela
cavare
a
così
buon
mercato
,
e
si
misero
subito
a
rodere
le
corde
con
accanimento
,
di
modo
che
prima
dell
'
alba
Ciuffettino
si
trovò
libero
.
Si
alzò
,
e
,
saltellando
,
si
avviò
a
tentoni
alla
porticina
del
palcoscenico
.
I
gendarmi
ronfavano
,
e
non
c
'
era
da
temer
nulla
da
parte
di
loro
.
Ma
ecco
,
di
un
subito
,
che
un
rumore
di
passi
...
piuttosto
spietati
,
si
fece
udire
in
platea
.
Ciuffettino
rabbrividì
,
e
disse
a
Melampo
,
con
un
fil
di
voce
:
-
-
È
Mastro
Spellacane
!
Ora
stai
fresco
anche
te
!
...
E
la
voce
da
orso
raffreddato
dello
spaventoso
burattinaio
rimbombò
.
-
-
Ciuffettinooo
!
svégliati
!
...
bisogna
sbarazzar
la
baracca
,
perché
si
parte
!
...
Questa
non
è
più
aria
per
noi
...
Ciuffettino
e
Melampo
si
nascosero
in
un
angolo
presso
la
porticína
.
Il
burattinaio
entrò
,
e
andò
dritto
al
fondo
;
mentre
il
ragazzo
ed
il
cane
se
la
svignavano
...
Erano
appena
fuori
,
e
stavano
per
imboccar
la
strada
di
Cocciapelata
,
quando
il
burattinaio
uscì
gesticolando
e
vociando
dalla
baracca
,
e
tagliò
loro
la
strada
.
Allora
Ciuffettino
e
Melampo
presero
la
via
del
mare
:
e
il
cane
pregò
subito
il
nostro
eroe
di
montargli
in
groppa
.
-
-
Oggi
mi
sento
in
forza
,
ti
ripeto
,
perché
ieri
sera
ho
mangiato
due
bistecche
da
un
macellaio
del
paese
!
Monta
e
non
aver
paura
...
-
-
e
così
dicendo
Melampo
si
buttò
a
correre
.
Per
qualche
tempo
il
burattinaio
,
schiumando
dalla
bile
,
gli
tenne
dietro
:
ma
poi
,
con
il
fiato
spezzato
,
la
milza
gonfia
come
un
pallone
,
dovè
fermarsi
.
Allora
,
tendendo
il
pugno
verso
i
fuggenti
,
ringhiò
:
-
-
Adesso
vado
ad
infilarmi
gli
stivaloni
delle
sette
leghe
,
e
poi
vi
raggiungo
in
due
salti
!
E
la
vedremo
!
Mentre
tornava
addietro
,
rifletteva
:
-
-
Della
pelle
di
quel
canaccio
mi
farò
un
bel
panciotto
da
inverno
...
E
di
Ciuffettino
,
che
ne
farò
?
Lo
condannerò
a
star
fra
i
burattini
tutta
la
vita
!
...
Ma
le
tristi
idee
di
vendetta
non
portano
mai
fortuna
a
chi
le
concepisce
.
Mastro
Spellacane
andò
ad
infilarsi
gli
stivali
delle
sette
leghe
e
riprese
l
'
inseguimento
dei
nostri
amici
:
e
proprio
quegli
stivali
magici
lo
condussero
alla
rovina
.
Attenti
,
e
vedrete
!
...
XVII
Dove
Ciuffettino
,
sfuggendo
dalle
grinfe
di
mastro
Spellacane
,
è
costretto
a
seguire
il
capitano
Mangiavento
ne
'
suoi
viaggi
di
lungo
corso
.
MELAMPO
e
Ciuffettino
erano
giunti
alla
spiaggia
.
In
un
seno
tranquillo
una
vecchia
nave
mercantile
se
ne
stava
,
immobile
,
specchiando
lo
scafo
nero
e
rugoso
nelle
acque
limpide
.
Su
la
riva
manco
l
'
ombra
di
una
capanna
:
il
deserto
addirittura
.
-
-
Rifugiamoci
là
dentro
-
-
disse
il
cane
,
tuffandosi
risolutamente
nell
'
acqua
,
e
nuotando
con
vigore
verso
la
nave
-
-
aspetteremo
che
venga
notte
,
e
poi
cercheremo
di
ripigliar
la
via
di
Cocciapelata
.
-
-
Eh
!
-
-
bofonchiò
Ciuffettino
,
il
quale
si
trovava
sempre
su
la
groppa
del
cane
-
-
se
avessi
dato
retta
a
te
,
a
quest
'
ora
dormirei
in
casa
del
mi
'
babbo
...
Me
lo
merito
,
lo
ripeterò
cento
volte
:
me
lo
merito
,
ah
!
sono
stato
un
gran
monellaccio
!
-
-
Ma
sei
pentito
davvero
?
-
-
chiedeva
Melampo
,
soffiando
perché
l
'
acqua
non
gli
entrasse
nel
naso
-
-
non
ci
credo
...
-
-
Melampo
mio
,
te
lo
giuro
...
-
-
Eh
!
per
promettere
,
si
promette
bene
:
ma
a
mantenere
...
-
-
Ma
io
non
sono
di
quelli
che
promettono
e
poi
non
mantengono
.
!
-
-
Davvero
?
...
-
-
Io
sono
un
ragazzo
di
nuovo
genere
.
Oh
!
Melampo
!
guarda
laggiù
...
laggiù
in
fondo
...
ohi
,
ohi
...
-
-
Che
cosa
c
'
è
?
-
-
C
'
è
il
burattinaio
...
mastro
Spellacane
...
che
corre
come
il
vento
...
-
-
Làscialo
correre
:
nell
'
acqua
non
ci
viene
...
-
-
Ma
perché
correrà
tanto
?
-
-
Che
vuoi
che
ti
dica
?
Avrà
gli
stivaloni
delle
sette
leghe
...
-
-
Credevo
che
usassero
soltanto
nei
libri
delle
Fate
.
-
-
Oh
!
Eccoci
,
finalmente
!
A
dirtela
schietta
,
non
ne
potevo
proprio
più
!
...
Intanto
Mastro
Spellacane
,
che
aveva
scòrto
i
fuggitivi
,
al
colmo
del
furore
e
pregustando
la
gioia
della
vendetta
,
si
lasciò
trasportare
dallo
slancio
dei
famosi
stivaloni
dette
sette
leghe
,
che
gli
aveva
lasciati
in
eredità
un
bisavolo
Mago
di
professione
,
e
cadde
in
acqua
.
Il
feroce
uomo
non
sapeva
nuotare
,
e
gli
stivaloni
erano
pesantissimi
.
Perciò
bevve
tant
'
acqua
che
ne
fece
una
indigestione
e
morì
.
Triste
morte
per
uno
che
aveva
tanto
amato
...
il
vino
!
Ma
meritata
:
perché
Spellacane
era
sempre
stato
un
fior
di
canaglia
.
Annaspa
annaspa
,
Melampo
invece
era
arrivato
alla
scaletta
di
legno
del
bastimento
,
sotto
la
quale
galleggiava
una
barchettina
.
Balzarono
nella
barchettina
,
e
si
arrampicarono
su
la
scaletta
.
Molti
marinai
dormivano
distèsi
sopra
le
tavole
del
ponte
,
col
naso
rivolto
alle
stelle
.
Avevano
preso
tutti
una
bella
sbornia
la
notte
innanzi
,
alla
fiera
del
paese
vicino
.
Perciò
Melampo
e
Ciuffettino
si
calarono
nella
stiva
indisturbati
.
Il
ragazzo
trovò
,
in
un
angolo
della
stiva
,
presso
la
poppa
,
l
'
usciòlo
di
una
specie
di
cabina
:
lo
aprì
ed
entrò
.
C
'
era
un
puzzo
di
pesce
secco
,
di
olio
rancido
e
di
catrame
,
là
dentro
:
vi
si
respirava
a
malapena
:
ma
il
ragazzo
non
fece
troppe
storie
:
si
sdraiò
sopra
un
mucchio
di
cordami
,
appoggiò
il
capo
sopra
una
cassetta
di
baccalà
,
e
attaccò
un
bel
sonno
.
Melampo
rimase
un
bel
pezzo
a
fantasticare
su
i
suoi
casi
:
poi
,
dopo
essersi
grattato
un
orecchio
,
e
dopo
essersi
data
una
brava
leccatina
al
muso
,
chiuse
gli
occhi
anche
lui
.
Quando
si
svegliò
,
Ciuffettino
vide
,
e
con
estrema
maraviglia
,
che
le
pareti
della
cabina
oscillavano
.
-
-
Il
terremoto
!
...
-
-
disse
.
E
si
alzò
:
ma
le
gambe
lo
reggevano
malissimo
in
equilibrio
.
Anzi
,
dovette
appoggiarsi
ad
una
cassa
,
per
non
cadere
.
Orecchiando
,
gli
parve
di
sentire
un
sinistro
scricchiolìo
,
frammischiato
di
tanto
in
tanto
ad
una
specie
di
gemito
.
Lo
scricchiolìo
ed
il
gemito
partivano
certamente
dal
fasciame
della
vecchia
nave
.
Ma
perché
?
Anche
Melampo
sembrava
inquieto
.
Ciuffettino
si
arrampicò
sopra
un
mucchio
di
cordami
,
poi
sopra
una
botticella
,
e
si
affacciò
ad
un
finestrino
.
Cielo
ed
acqua
!
Per
quanto
il
ragazzo
allungasse
il
collo
,
non
poté
veder
altro
.
Il
sole
tramontava
,
incendiando
il
mare
.
Il
monello
si
ritrasse
,
con
gli
occhi
abbagliati
.
-
-
Sicché
?
-
-
domandò
il
cane
,
ansiosamente
.
-
-
Ma
!
...
non
capisco
!
-
-
rispose
Ciuffettino
,
tirandosi
il
ciuffo
,
perplesso
.
-
-
Che
cos
'
è
questo
movimento
?
-
-
Io
mi
sento
mancar
le
tavole
sotto
i
piedi
.
-
-
Anch
'
io
!
...
-
-
Sai
che
cosa
bisognerebbe
fare
?
-
-
Sentiamo
.
-
-
Bisognerebbe
andar
di
sopra
...
-
-
E
se
ci
vedono
?
-
-
Non
ci
mangeranno
mica
,
caro
Melampo
.
E
poi
,
in
confidenza
...
mi
sento
avvilire
dalla
fame
.
-
-
Se
non
hai
paura
tu
,
io
non
ho
paura
davvero
!
-
-
Paura
io
!
...
per
tua
regola
,
io
non
sono
un
ragazzo
pauroso
.
Figùrati
che
discorrevo
con
il
lupo
mannaro
come
si
discorrerebbe
col
primo
galantuomo
venuto
...
Tu
avessi
visto
,
che
brutto
tipo
,
quel
lupo
mannaro
!
E
sua
moglie
,
poi
!
...
Mi
volevano
mettere
in
umido
,
con
le
cipolle
,
ma
io
...
immagina
!
...
ci
ridevo
come
un
matto
.
Così
chiacchierando
,
Ciuffettino
e
il
cane
salirono
la
scala
che
riusciva
sul
ponte
del
battello
.
Proprio
in
quel
momento
i
marinai
,
dietro
ordine
del
capitano
,
stavano
eseguendo
una
difficile
manovra
delle
vele
,
perché
mutava
il
vento
.
Il
capitano
era
un
omaccione
grasso
e
rubicondo
,
dall
'
occhio
vispo
,
dalla
gran
barba
incolta
,
dalla
bocca
larga
come
un
forno
,
guarnita
di
denti
da
coccodrillo
e
sempre
pronta
al
sorriso
.
Si
chiamava
Mangiavento
,
ma
invece
non
mangiava
che
aringhe
salate
.
Però
in
gran
copia
:
almeno
una
cinquantina
il
giorno
:
salute
a
noi
!
Questo
Mangiavento
fu
il
primo
a
scorgere
Ciuffettino
e
Melampo
,
che
erano
sbucati
fuori
dal
boccaporto
,
come
due
apparizioni
.
-
-
Per
mille
brigantini
!
-
-
tuonò
il
capitano
,
mettendosi
le
mani
su
i
fianchi
,
e
girando
gli
sguardi
su
gli
uomini
dell
'
equipaggio
-
-
chi
ha
fatto
salire
a
bordo
questo
minuscolo
passeggero
?
Avevo
detto
,
sì
o
no
,
che
non
volevo
passeggeri
?
-
-
Ma
io
non
sono
un
passeggero
,
scusi
-
-
obbiettò
Ciuffettino
,
facendosi
avanti
e
togliendosi
il
cappelluccio
.
-
-
E
chi
sei
,
allora
?
-
-
Io
sono
,
Ciuffettino
!
-
-
E
dove
vai
?
-
-
Lo
domando
a
lei
,
dove
vado
!
-
-
Lo
domandi
a
me
?
Sei
curioso
!
...
Sembri
una
acciuga
!
-
-
E
lei
sembra
un
ippopotamo
!
Per
una
brusca
scossa
di
rollìo
,
Ciuffettino
perse
l
'
equilibrio
,
e
andò
a
ruzzolare
proprio
su
i
piedi
colossali
del
capitano
,
che
per
poco
non
si
fece
scoppiare
una
vena
nel
petto
per
il
gran
convulso
delle
risa
.
Era
un
burlone
,
quel
bravo
marinaio
!
-
-
Ma
,
o
di
dove
sei
scappato
fuori
?
-
-
riprese
Mangiavento
.
-
-
Non
lo
so
.
-
-
E
che
fai
?
-
-
Nulla
.
-
-
Ma
qui
ci
deve
essere
uno
sbaglio
.
-
-
Sarà
benissimo
!
...
-
-
Sei
a
bordo
di
una
bastimento
:
facciamo
rotta
per
le
Antille
...
-
-
Le
Antille
!
Che
sono
molto
distanti
,
scusi
,
signore
,
le
Antille
,
da
Cocciapelata
?
Padron
Mangiavento
uscì
in
una
risata
tale
che
Ciuffettino
,
còlto
alla
sprovvista
,
fece
un
salto
.
E
il
beccheggio
obbligò
il
ragazzo
a
far
altre
due
o
tre
capriòle
,
tutte
di
seguito
.
-
-
Da
Cocciapelata
...
oh
!
oh
!
oh
!
...
come
sei
buffo
!
-
-
E
dàgli
!
ma
cotesto
non
è
rispondere
!
-
-
Ma
le
Antille
sono
isole
lontane
migliaia
e
migliaia
di
miglia
,
sciocchíno
!
-
-
Allora
,
senta
,
vorrei
tornare
indietro
!
-
-
Siamo
già
in
alto
mare
,
non
si
può
!
-
-
E
quando
ci
arriveremo
?
-
-
Fra
un
mese
...
fra
due
...
fra
sei
!
chi
sa
!
dipende
dai
venti
...
-
-
E
allora
,
il
mi
'
babbo
...
?
E
il
nostro
eroe
scoppiò
in
un
pianto
disperato
.
Abbiamo
già
fatto
capire
che
il
capitano
Mangiavento
era
un
brav
'
uomo
.
Le
lagrime
del
ragazzo
lo
commossero
.
Prese
Ciuffettino
delicatamente
fra
le
mani
,
e
lo
alzò
fin
presso
la
sua
barba
,
che
puzzava
maledettamente
di
tabacco
.
Ciuffettino
fece
due
grandi
sternuti
,
e
seguitò
a
piangere
.
-
-
Via
,
Bruscolino
...
come
ti
chiami
?
-
-
Ciuffettino
.
-
-
Via
,
Ciuffettino
:
spiegami
qualche
cosa
...
non
piangere
così
...
non
posso
veder
piangere
i
bambini
...
sii
buono
...
vedrai
che
accomoderemo
tutto
...
Non
piangere
!
E
Ciuffettino
starnutiva
e
piangeva
.
-
-
Comincio
ad
arrabbiarmi
!
-
-
disse
il
capitano
,
scrollando
il
grosso
capo
-
-
se
non
mi
dici
tutto
,
non
ti
dò
da
-
-
Di
dove
sei
scappato
fuori
?
-
-
disse
capitan
Mangiavento
cena
!
...
Smetti
di
piangere
,
Bruscolino
...
ossia
,
Ciuffettino
!
...
E
Ciuffettino
,
dinanzi
alla
tremenda
minaccia
,
raccontò
la
propria
istoria
.
Mangiavento
rideva
sotto
i
baffi
,
ascoltando
.
In
ultimo
disse
:
-
-
Mio
caro
ragazzo
,
dopo
le
tue
monellerie
,
certe
lezioni
te
le
sei
meritate
.
Tu
rimarrai
a
bordo
,
con
noi
,
a
lavorare
,
e
verrai
con
noi
alle
Antille
:
e
dopo
un
anno
di
navigazione
,
tornerai
a
casa
guarito
di
tutte
le
tue
grullaggini
:
avrai
le
mani
callose
e
il
colore
abbronzato
,
ed
amerai
lo
studio
ed
il
lavoro
.
Tornerai
a
casa
trasformato
.
Tuo
padre
,
perdendo
un
birichino
,
acquisterà
un
uomo
...
E
me
ne
ringrazierà
.
Dopo
una
pausa
,
il
degno
marinaio
aggiunse
:
-
-
Ma
tu
devi
aver
fame
,
caro
Burattino
...
ossia
,
Ciuffettino
.
Ti
piacciono
le
aringhe
salate
?
Ciuffettino
storse
la
bocca
.
-
-
Eppure
le
devi
mangiare
,
perché
a
bordo
non
c
'
è
altro
.
Tu
avrai
due
aringhe
e
il
tuo
cane
una
bella
zuppa
.
E
voialtri
,
figliuoli
,
attenti
alla
manovra
!
E
così
il
nostro
eroe
,
dopo
mille
peripezie
strane
,
per
colpa
della
sua
testolina
bislacca
,
si
trovò
costretto
ad
abbandonare
il
bel
cielo
della
patria
.
XVIII
In
cui
Ciuffettino
diventa
di
punto
in
bianco
un
instancabile
lavoratore
.
QUELLA
sera
Ciuffettino
mangiò
le
aringhe
che
non
gli
piacevano
,
e
Melampo
divorò
la
zuppa
di
brodo
rancido
che
gli
piaceva
moltissimo
.
La
mattina
dopo
Mangíavento
disse
a
Ciuffettino
in
tono
brusco
:
-
-
Senti
,
ragazzo
mio
,
qui
,
a
bordo
,
il
pane
bisogna
guadagnarselo
!
-
-
Io
,
veramente
,
il
pane
non
me
lo
sono
guadagnato
mai
,
e
mi
maraviglio
!
-
-
rispose
,
imbronciato
,
il
ragazzo
.
Capitn
Mngiavento
aveva
la
mania
di
scrivere
-
-
E
che
credi
che
sia
una
vergogna
,
guadagnarsi
il
pane
?
Intanto
,
ecco
:
piglia
quella
secchia
e
quella
scopa
e
lava
il
ponte
...
-
-
Ma
io
questo
mestiere
non
lo
so
e
non
lo
voglio
fare
!
-
-
ribatté
il
monello
,
pestando
i
piedi
.
-
-
Dici
davvero
?
-
-
chiese
Mangiavento
,
con
calma
.
-
-
Non
lo
voglio
fare
:
no
,
no
e
poi
no
!
...
-
-
E
allora
non
ti
confondere
:
vuol
dire
che
a
colazione
avrai
soltanto
la
galletta
!
Infatti
,
a
mezzogiorno
,
Ciuffettino
non
ebbe
che
un
po
'
di
galletta
tanto
muffita
e
tanto
dura
che
per
poco
il
poveraccio
,
volendola
sgranocchiare
,
non
ci
si
ruppe
tutti
i
denti
.
Però
,
alla
sera
,
Ciuffettino
si
decise
di
lavare
il
ponte
.
Il
giorno
dipoi
il
capitano
chiamò
di
nuovo
a
sé
il
fanciullo
,
e
gli
disse
:
-
-
Oggi
bisogna
che
ti
arrampichi
su
l
'
albero
per
andare
a
rifar
quei
nodi
di
corde
alla
vela
...
Li
vedi
lassù
?
Questa
volta
,
spero
che
non
ti
farai
pregare
...
Ciuffettino
fece
un
gesto
da
imperatore
romano
.
-
-
Come
?
Io
?
nemmen
per
sogno
!
Mangiavento
,
secondo
il
solito
,
rideva
.
-
-
C
'
è
poco
da
ridere
!
non
ci
vado
lassù
...
a
rischio
di
rompermi
il
collo
!
...
-
-
Andavi
mai
a
coglier
le
pesche
...
quando
marinavi
la
scuola
?
-
-
chiese
beffardamente
il
vecchio
lupo
di
mare
.
-
-
Qualche
volta
...
-
-
bisbigliò
Ciuffettino
,
abbassando
il
capo
.
-
-
Allora
non
avevi
paura
di
romperti
il
collo
...
Ciuffettino
lanciato
in
mare
...
-
-
È
vero
,
ma
...
-
-
Insomma
ci
vai
,
si
o
no
?
-
-
Nemmeno
se
lei
mi
regala
cento
lire
!
Mangiavento
alzò
le
spalle
.
-
-
Oggi
avrai
un
'
altra
porzioncina
di
galletta
...
Non
c
'
è
mica
da
arrabbiarsi
!
Tu
non
vuoi
far
nulla
?
Hai
ragione
,
poverino
...
È
segno
che
ti
piace
la
galletta
...
Tutti
i
gusti
sono
gusti
...
Ciuffettino
lavò
il
ponte
A
farvela
breve
,
bambini
miei
:
di
lì
a
cinque
o
sei
giorni
,
Ciuffettino
era
cambiato
da
così
a
così
:
tutte
le
mattine
,
all
'
alba
,
lavava
il
ponte
,
poi
dava
mano
ai
marinai
alle
manovre
,
si
arrampicava
su
i
sartiami
per
isciogliere
le
vele
,
rammendava
le
reti
,
aiutava
il
marinaio
cuoco
a
far
la
cucina
per
il
capitano
,
risciacquava
i
piatti
...
insomma
,
sgobbava
per
davvero
senza
lamentarsi
:
e
si
faceva
voler
bene
dall
'
equipaggio
e
dal
capitano
per
l
'
umore
sempre
gaio
e
per
la
chiara
bontà
dell
'
animo
.
-
-
È
piccolo
come
un
cece
!
-
-
disse
un
giorno
padron
Mangiavento
,
ai
suoi
marinai
-
-
ma
vale
più
di
tanti
giovanotti
grandi
e
grossi
e
col
cervellino
di
lumaca
!
Melampo
,
per
la
vita
tranquilla
che
menava
a
bordo
,
era
quasi
ringiovanito
.
Aveva
ripreso
un
po
'
di
forza
nelle
zampe
,
gli
era
ricresciuto
il
pelo
,
e
,
visto
all
'
ingrosso
,
sembrava
presso
a
poco
un
bel
cane
di
mezza
età
.
Il
poveraccio
era
così
felice
,
e
spingeva
così
lontano
le
proprie
illusioni
,
che
alle
volte
,
a
certi
pizzicorini
delle
gengive
,
gli
veniva
fatto
di
pensare
:
-
-
Tra
poco
mi
rispuntano
i
denti
!
Vane
speranze
,
ohimè
!
La
navigazione
procedeva
tranquilla
:
il
vecchio
battello
aveva
quasi
sempre
il
vento
in
poppa
e
viaggiava
con
una
discreta
velocità
.
Il
mare
era
calmo
,
e
il
cielo
si
mostrava
sempre
sgombro
di
nubi
.
Se
le
cose
procedevano
in
quel
modo
,
in
poco
più
di
un
mese
si
sarebbe
giunti
alla
mèta
.
Ma
per
l
'
appunto
...
Vi
dirò
il
resto
in
quest
'
altro
capitolo
.
XIX
Dove
Ciuffettino
dimostra
il
proprio
carattere
generoso
,
e
si
fa
buttare
in
mare
piuttosto
che
commettere
una
cattiva
azione
.
Capitan
Mangiavento
BISOGNA
sapere
che
mastro
Mangiavento
aveva
messo
una
grande
affezione
a
Ciuffettino
,
e
per
quanto
gli
si
dimostrasse
,
nei
modi
,
piuttosto
rude
,
e
non
gli
risparmiasse
nessuna
fatica
,
pure
,
nell
'
intimo
,
gli
serbava
una
grande
tenerezza
.
Ciuffettino
gli
ricordava
il
su
'
povero
figliuolo
,
morto
molti
anni
prima
,
mentre
lui
si
trovava
lontano
,
nell
'
Oceano
,
a
rischiare
la
vita
per
guadagnare
il
pane
alla
famiglia
.
Proprio
glielo
ricordava
in
tutto
:
nella
faccia
,
nella
piccolezza
della
persona
,
nelle
mosse
...
O
allora
,
perché
faceva
il
burbero
?
direte
voi
altri
.
Lo
faceva
,
perché
aveva
capito
il
male
della
bestia
...
ossia
,
di
Ciuffettino
:
e
si
era
fitto
in
capo
di
mutare
in
meglio
l
'
indole
di
quel
ragazzo
.
Padron
Mangiavento
era
cocciuto
nelle
proprie
idee
:
e
quando
si
era
giurato
di
fare
una
cosa
,
non
c
'
erano
santi
,
bisognava
che
mantenesse
il
giuramento
.
-
-
Voglio
farne
un
omino
per
bene
!
-
-
ripeteva
sempre
,
guardando
il
ragazzo
che
correva
di
qua
e
di
là
,
sul
ponte
;
per
aiutare
i
marinai
-
-
perché
avrei
voluto
che
diventasse
così
anche
il
mi
'
povero
figliuolo
!
...
E
,
alle
volte
,
gli
scendevano
due
grosse
lacrime
giù
per
le
guancie
abbrustolite
dal
sole
e
dalla
salsedine
.
Uno
dei
marinai
di
Mangiavento
Sicché
,
una
sera
,
il
capitano
Mangiavento
disse
,
abbracciando
e
baciando
Ciuffettino
:
-
-
Sono
ormai
dieci
giorni
che
ti
porti
bene
.
In
premio
,
finché
sarai
buono
,
ti
terrò
a
cena
con
me
,
nella
mia
cabina
,
tutte
le
sere
.
Figuratevi
la
felicità
del
ragazzo
,
che
delle
aringhe
affumicate
non
ne
poteva
più
!
...
Per
colmo
di
gentilezza
,
dopo
cena
,
padron
Mangiavento
distese
un
pagliericcio
ai
piedi
del
suo
letto
,
e
invitò
Ciuffettino
a
dormire
,
perché
,
francamente
,
a
lasciarlo
in
fondo
alla
stiva
,
in
quel
puzzo
e
in
quella
muffa
,
gli
rincresceva
.
Così
si
tirò
innanzi
altri
quattro
o
cinque
giorni
:
il
nostro
eroe
faceva
miracoli
,
e
in
tutto
quel
tempo
non
si
ebbe
che
dodici
soli
scappellotti
dal
capitano
,
per
dodici
differenti
birichinate
.
Dodici
in
cinque
giorni
!
...
Un
vero
prodigio
.
Ciuffettino
studiava
...
E
non
basta
.
Aveva
ripreso
anche
a
scrivere
;
la
cosa
può
sembrare
inverosimile
,
ma
è
assolutamente
vera
;
aveva
ripreso
a
scrivere
.
Che
cosa
?
Quello
che
gli
passava
per
il
capo
.
Mastro
Mangiavento
gli
aveva
regalato
un
libriccino
,
un
lapis
,
e
un
temperino
a
due
lame
,
di
vero
metallo
nichele
:
più
che
si
porta
e
più
diventa
lucido
:
e
Ciuffettino
,
di
tanto
in
tanto
,
copriva
alcune
paginette
del
libriccino
con
la
sua
calligrafia
irregolare
e
tremebonda
.
Ecco
qualche
saggio
della
prosa
di
Ciuffettino
:
«
Quesa
matina
dichono
imarinari
che
ce
bonacca
1
.
Ma
sispera
che
cambi
che
senò
citocca
di
stare
costì
ha
no
far
nulla
.
Oggi
o
avuto
il
cuoco
che
mi
a
regallato
un
biscoto
gliò
dato
un
baco
e
un
'
abbracco
e
ci
ho
deto
che
m
piacerebbe
tutti
i
giorni
»
Non
c
'
è
molto
rispetto
alla
grammatica
,
in
queste
poche
righe
,
è
vero
,
figliuoli
miei
?
Ma
Ciuffettino
non
ci
badava
,
perché
la
grammatica
l
'
aveva
sempre
definita
nel
seguente
modo
:
-
-
La
grammatica
è
quella
cosa
che
serve
ai
maestri
per
poter
mettere
in
castigo
gli
scolari
.
Si
può
essere
più
ingiusti
e
più
ignoranti
di
così
?
Quanto
a
Melampo
...
che
era
,
senza
dubbio
,
il
più
fortunato
di
tutti
a
bordo
,
perché
non
faceva
mai
nulla
tutto
il
santo
giorno
,
Melampo
,
dico
,
ingrassava
a
vista
d
'
occhio
.
E
ringiovaniva
...
ringiovaniva
...
Non
c
'
erano
che
i
denti
che
si
ostinavano
a
non
voler
ritornare
...
Ma
il
buon
cane
sperava
sempre
.
Su
l
'
imbrunire
di
una
giornata
soffocante
,
Ciuffettino
,
che
era
disceso
nella
stiva
a
prendere
una
scatola
di
conserve
per
il
cuoco
,
intravide
,
nell
'
oscurità
,
alcune
ombre
che
si
agitavano
,
e
udì
un
bisbigliare
sommesso
.
Capì
subito
chi
fossero
quelle
ombre
,
ma
non
gli
piacque
punto
quel
mormorio
misterioso
.
-
-
O
ragazzi
!
-
-
disse
-
-
che
fate
di
bello
,
eh
?
...
-
-
Silenzio
,
Ciuffettino
!
-
-
rispose
una
voce
-
-
aspettavamo
giusto
te
!
-
-
Me
!
-
-
esclamò
il
fanciullo
,
maravigliato
.
-
-
Parla
piano
!
-
-
Perché
debbo
parlare
piano
?
-
-
Perché
sì
...
Gli
uomini
dell
'
equipaggio
circondarono
Ciuffettino
.
-
-
Con
te
possiamo
parlar
franchi
...
-
-
cominciò
uno
...
-
-
Sei
una
perla
di
ragazzo
...
-
-
seguitò
un
altro
.
1
Evidentemente
Ciuffettino
voleva
scrivere
bonaccia
.
-
-
A
vederti
,
così
piccino
,
non
si
direbbe
:
ma
invece
hai
una
intelligenza
tale
!
...
-
-
aggiunse
un
terzo
.
-
-
Humh
!
-
-
borbottò
Ciuffettíno
,
punto
commosso
da
tutto
quel
burro
-
-
non
vi
capisco
.
-
-
Ci
capirai
più
tardi
!
Anzi
...
subito
,
se
vuoi
ascoltarci
!
-
-
Figuratevi
!
-
-
Ciuffettino
,
si
tratta
della
tua
fortuna
.
-
-
Eh
!
eh
!
-
-
fece
il
ragazzo
,
aguzzando
le
orecchie
.
-
-
Tu
devi
aiutarci
...
-
-
In
che
cosa
?
-
-
Siamo
certi
che
non
ti
rifiuterai
...
!
-
-
Ma
in
che
cosa
debbo
aiutarvi
?
-
-
In
una
cosa
semplicissima
.
In
premio
,
ti
daremo
una
borsettina
piena
colma
di
fiorini
d
'
oro
,
lucenti
come
il
sole
!
...
Ciuffettino
fu
lì
lì
per
isvenire
.
-
-
Una
...
borsetta
...
?
-
-
borbottò
-
-
non
canzonate
?
-
-
Ti
pare
!
o
che
abbiamo
l
'
aria
di
gente
che
vuol
canzonare
?
Noi
,
caro
Ciuffettino
,
siamo
tutti
galantuomini
,
e
quel
che
si
promette
,
si
mantiene
...
-
-
O
bravi
!
ma
ancora
non
capisco
nulla
!
-
-
Ti
sarai
accorto
che
padron
Mangiavento
è
troppo
vecchio
,
oramai
...
-
-
Non
mi
pare
!
-
-
Insomma
,
che
è
inetto
a
guidar
la
nave
...
-
-
Senti
!
...
senti
!
...
-
-
E
poi
è
tanto
cattivo
...
-
-
Ci
martirizza
tutti
...
-
-
Siamo
le
sue
vittime
!
e
anche
tu
,
povero
Ciuffettino
!
-
-
Io
?
io
no
!
-
-
gridò
il
nostro
eroe
,
con
uno
slancio
di
sincerità
.
-
-
Basta
,
non
dire
sciocchezze
.
È
un
carnefice
.
Ti
fa
levare
a
brùzzico
tutte
le
mattine
per
lavare
il
ponte
.
A
vederti
sfacchinare
a
quel
modo
,
ci
viene
da
piangere
,
a
noi
!
...
Povero
piccino
,
diciamo
,
guarda
che
cosa
lo
costringe
a
fare
quel
brigante
!
-
-
Ma
no
,
via
,
sbagliate
.
-
-
O
senti
:
è
ora
di
finirla
.
Abbiamo
combinato
tutto
:
questa
notte
ci
impadroniremo
della
nave
,
e
manderemo
al
diavolo
il
capitano
!
...
Ciuffettino
avrebbe
voluto
gettar
un
grido
di
indignazione
,
ma
non
poté
.
La
sorpresa
e
l
'
orrore
lo
impietrarono
.
-
-
Così
,
veleggiando
per
conto
nostro
-
-
continuava
uno
dei
manigoldi
-
-
ci
faremo
ricchi
.
E
poi
venderemo
il
bastimento
ai
pirati
,
e
anderemo
a
goderci
il
nostro
denaro
in
qualche
cantuccio
remoto
del
mondo
...
e
vivremo
felici
!
Sarà
una
felicità
ben
meritata
,
dopo
tanto
onesto
lavoro
!
Ciuffettino
,
scommetto
che
adesso
,
al
pensiero
di
un
bel
gruzzoletto
di
quattrini
,
ti
senti
venire
l
'
acquolina
in
bocca
!
...
Ciuffettino
,
con
grande
sforzo
,
riuscì
finalmente
a
dire
qualche
cosa
.
-
-
Ma
gli
altri
...
i
compagni
...
sono
d
'
accordo
?
-
-
Oh
!
non
c
'
è
che
il
cuoco
,
il
timoniere
e
il
gabbiere
.
Quelli
lì
,
se
vogliono
darci
una
mano
,
bene
,
se
no
...
peggio
per
loro
!
Ma
quello
che
ci
preme
...
è
il
capitano
...
mastro
Mangiavento
...
E
tu
puoi
aiutarci
!
-
-
Io
!
!
!
-
-
disse
il
bambino
,
pieno
di
terrore
.
-
-
Sì
...
tu
!
Non
stai
tutte
le
sere
a
cena
con
mastro
Mangiavento
?
Non
dormi
tutte
le
sere
nella
sua
cabina
?
Dunque
senti
.
Lui
,
di
solito
,
si
chiude
con
il
paletto
...
Quando
sei
ben
sicuro
che
il
capitano
dorme
la
grossa
,
non
fai
altro
che
levare
il
paletto
per
lasciarci
libero
l
'
ingresso
...
Lo
leghiamo
come
una
mortadella
,
e
...
ma
a
questo
dobbiamo
pensarci
noi
.
A
te
daremo
subito
tanti
bei
fiorini
...
Anzi
,
eccoti
intanto
la
caparra
...
-
-
Ma
io
credo
che
vi
giri
il
capo
!
-
-
urlò
Ciuffettino
,
inviperito
,
respingendo
con
orrore
il
danaro
che
il
birbaccione
gli
offriva
-
-
io
...
io
dovrei
...
tradire
il
mio
ca
-
-
Ma
in
che
cosa
debbo
aiutarvi
?
pitano
...
un
uomo
a
quel
modo
!
...
e
poi
,
fosse
anche
un
birbante
come
voi
altri
,
certe
azioni
...
mai
e
poi
mai
!
...
Sarò
stato
un
ragazzaccio
,
non
avrò
avuto
voglia
di
studiare
,
avrò
mangiato
lo
stracotto
al
mi
'
padrone
,
e
avrò
dato
qualche
dispiacere
alla
mi
'
mamma
,
che
,
poverina
,
non
se
li
merita
davvero
:
ma
certe
brutte
cose
io
non
le
ho
mai
fatte
,
e
non
le
farò
mai
,
nemmeno
per
un
tesoro
,
perché
piuttosto
che
tener
di
balla
alla
canaglia
,
morirei
di
fame
!
...
-
-
Ciuffettino
!
-
-
mormorò
minacciosamente
il
solito
marinaio
-
-
pochi
discorsi
:
o
ci
aiuti
,
o
guai
a
te
!
...
-
-
Adesso
,
a
buon
conto
,
dirò
tutto
a
Mastro
Mangiavento
!
...
-
-
Guàrdatene
bene
!
...
-
-
Ché
,
ché
,
dirò
tutto
,
io
!
-
-
E
noi
ti
faremo
la
pelle
!
-
-
Potete
fare
quel
che
volete
,
ma
tanto
da
me
non
c
'
è
da
sperar
nulla
!
...
-
-
Ciuffettino
,
o
ci
aiuti
,
o
guai
a
te
!
-
-
Ciuffettino
pensaci
bene
!
-
-
Ci
ho
bell
'
e
pensato
!
...
-
-
Ti
diamo
tre
minuti
di
tempo
per
riflettere
.
-
-
Son
troppi
!
-
-
Ebbene
?
-
-
Ho
riflettuto
.
Lasciatemi
andare
.
Vo
'
a
spifferare
ogni
cosa
a
quel
poveromo
...
-
-
Ciuffettino
:
vuoi
fare
quanto
ti
abbiamo
detto
?
E
una
.
Guarda
,
il
denaro
è
sempre
qui
...
-
-
Tientelo
pure
il
tuo
danaro
,
non
so
che
farmene
...
Lasciatemi
andare
...
-
-
Non
ti
lasceremo
andare
se
non
prometti
...
-
-
Non
prometto
nulla
!
-
-
Bada
!
-
-
Mamma
mia
,
proteggimi
tu
!
-
-
Qui
non
c
'
è
mamma
che
tenga
.
Vuoi
,
sì
o
no
?
-
-
No
!
-
-
Ciuffettino
,
per
l
'
ultima
volta
!
-
-
No
!
neanche
se
mi
scannate
!
-
-
Ciuffettino
!
!
...
-
-
Neanche
se
mi
squartate
!
...
-
-
Ciuffettinooo
!
!
...
-
-
Neanche
se
...
-
-
Eh
!
allora
,
peggio
per
te
!
E
così
dicendo
il
birbante
prese
Ciuffettino
,
tappandogli
la
bocca
con
la
grossa
mano
,
e
andò
a
prendere
sopra
un
mucchio
di
balle
di
grano
,
un
sacchetto
vuoto
:
poi
vi
ficcò
dentro
il
ragazzo
,
legò
ben
bene
la
bocca
del
sacchetto
,
e
aprendo
un
finestrino
,
buttò
ogni
cosa
in
mare
.
Compiuto
questo
atto
coraggioso
,
l
'
eroe
,
còlto
da
una
idea
spiacevole
,
borbottò
:
-
-
Bisognerebbe
che
il
capitano
non
si
accorgesse
della
scomparsa
di
Ciuffettino
.
Guarda
un
po
'
quello
stupido
quanto
imbarazzo
ci
crea
,
adesso
!
-
-
Vero
sciocco
!
-
-
disse
uno
-
-
rifiutare
una
borsa
piena
di
fiorini
...
-
-
Chi
avrebbe
mai
supposto
una
stupidaggine
simile
?
-
-
aggiunse
un
altro
.
-
-
Il
capitano
adesso
è
occupato
a
scrivere
,
in
cabina
-
-
rispose
il
primo
-
-
fino
all
'
ora
in
cui
non
ricercherà
il
ragazzo
:
in
caso
,
gli
diremo
che
è
nella
stiva
a
mettere
in
ordine
le
cassette
delle
provviste
...
Nel
frattempo
,
inviteremo
anche
gli
altri
compagni
a
ritrovarsi
qui
,
fra
un
'
ora
,
per
vedere
di
mettersi
d
'
accordo
con
noi
...
Se
non
vorranno
...
loro
sono
tre
,
e
noi
sei
:
ne
avremo
facilmente
ragione
.
Il
capitano
,
solo
,
non
potrà
difendersi
a
lungo
...
è
vero
che
è
forte
come
un
toro
...
ma
non
vuol
dire
.
Prima
che
spunti
il
nuovo
sole
saremo
padroni
della
nave
,
e
fra
poco
,
saremo
anche
tutti
milionari
e
potremo
fumare
sigari
da
una
lira
e
cinquanta
l
'
uno
!
-
-
E
bere
buon
vino
da
dieci
soldi
la
bottiglia
!
-
-
Io
mi
,
comprerò
un
palazzo
alto
come
la
torre
Eiffel
!
-
-
E
io
mi
farò
costruire
una
ferrovia
per
potermici
scarrozzare
dalla
mattina
a
sera
!
-
-
Io
mi
contenterò
di
una
automobile
di
sessanta
cavalli
.
-
-
E
io
di
un
aereoplano
da
corsa
...
Dunque
,
siamo
intesi
...
fra
un
'
ora
...
ci
ritroviamo
un
'
altra
volta
qui
...
con
i
compagni
!
-
-
Siamo
intesi
.
XX
In
cui
Ciuffettino
si
vendica
nobilmente
dei
suoi
carnefici
e
salva
la
vita
al
capitano
Mangiavento
.
QUANDO
il
povero
Ciuffettino
sentì
il
freddo
dell
'
acqua
che
filtrava
nel
sacchetto
,
si
raccomandò
mentalmente
al
buon
Dio
...
ed
invocò
il
soccorso
dei
genitori
...
Ma
oramai
,
per
salvarlo
,
ci
voleva
proprio
un
miracolo
.
Il
ragazzo
si
agitò
disperatamente
per
uscire
dal
sacco
:
inutile
!
Quella
tela
era
cosa
forte
!
...
Provò
con
le
dita
,
con
i
denti
,
a
stracciare
l
'
involucro
;
neanche
per
sogno
!
I
secondi
trascorrevano
,
e
Ciuffettino
si
sentiva
soffocare
...
Proprio
quando
stava
per
cedere
,
si
ricordò
di
avere
in
tasca
il
temperino
che
mastro
Mangiavento
gli
aveva
regalato
...
Quello
di
vero
metallo
nichele
...
Con
prestezza
incredibile
levò
di
tasca
,
il
temperino
,
e
si
pose
a
menar
colpi
furibondi
su
la
tela
del
sacco
...
E
riuscì
a
liberarsi
con
uno
sforzo
supremo
.
Ma
nel
Ciuffettino
riuscì
a
liberarsi
dal
sacco
momento
che
tornava
a
galla
,
per
la
commozione
intensa
,
per
la
fatica
immane
,
per
l
'
acqua
bevuta
,
per
il
freddo
,
per
tutto
,
insomma
,
Ciuffettino
provò
una
specie
di
gran
confusione
nel
cervello
,
sentì
un
gran
male
nel
petto
,
e
svenne
,
ricadendo
negli
abissi
del
mare
.
-
-
Questa
volta
è
finita
davvero
per
Ciuffettino
-
-
direte
voi
che
mi
ascoltate
:
e
scommetto
che
avrete
già
i
lucciconi
...
Bravi
:
è
segno
che
siete
ragazzi
di
cuore
buono
.
,
Ma
non
voglio
vedervi
piangere
:
e
perciò
vi
dico
subito
che
,
anche
questa
volta
,
la
Provvidenza
volle
aiutare
Ciuffettino
.
Presi
nel
vortice
!
E
in
fin
dei
conti
non
sarebbe
stato
giusto
che
Ciuffettino
fosse
finito
in
corpo
ai
pesci
,
dopo
aver
dimostrato
tanto
coraggio
e
tanta
onestà
!
Non
vi
pare
?
C
'
è
sempre
un
Dio
per
i
buoni
!
Dunque
il
fanciullo
cadeva
pian
piano
sott
'
acqua
:
ma
un
salvatore
lo
raggiungeva
nella
tremenda
discesa
,
e
lo
riportava
nuovamente
alla
superfice
del
mare
.
L
'
aria
fresca
batté
sul
volto
del
ragazzo
,
e
penetrò
per
le
narici
nei
piccoli
polmoni
contratti
,
producendo
effetti
benefici
in
tutto
l
'
organismo
.
Dopo
pochi
istanti
Ciuffettino
aprì
un
occhio
...
e
vide
accanto
a
sé
il
grosso
muso
,
grondante
acqua
,
di
Melampo
.
Gli
occhi
del
bravo
cane
,
nella
penombra
della
sera
,
lustravano
di
gioia
.
-
-
Melampo
!
-
-
balbettò
Ciuffettino
...
-
-
tu
!
...
-
-
Io
,
mio
caro
figliuolo
...
Quando
ti
hanno
chiuso
nel
sacco
e
poi
buttato
dal
finestrino
...
io
stavo
nascosto
,
dietro
certe
casse
,
nella
stiva
.
Se
avessi
abbaiato
,
o
avessi
tentato
di
difenderti
allora
,
avrei
fatto
peggio
.
Mi
avrebbero
ammazzato
,
e
buonanotte
.
Purtroppo
i
miei
morsi
non
fanno
più
male
a
nessuno
...
E
poi
...
chi
vuoi
che
abbia
paura
di
un
cane
senza
denti
?
...
Mi
sono
gettato
nell
'
acqua
dopo
di
te
...
e
in
tempo
per
salvarti
,
grazie
al
cielo
!
Ciuffettino
,
commosso
,
si
accostò
al
muso
di
Melampo
e
vi
depose
un
bacio
...
quasi
fraterno
.
-
-
Sei
proprio
una
perla
di
cane
,
e
ti
voglio
un
bene
dell
'
anima
!
Quando
penso
che
quel
maladetto
mugnaio
voleva
che
,
ti
buttassi
nel
fosso
con
una
pietra
al
collo
!
...
-
-
Svelto
,
Ciuffettino
:
ora
che
ti
sei
un
po
'
riposato
sul
mio
groppone
...
attaccati
alla
mia
coda
,
e
nuota
con
me
...
Vedi
,
il
bastimento
è
già
lontano
...
se
non
si
fa
presto
non
lo
raggiungiamo
più
...
-
-
Non
ci
mancherebbe
altro
!
...
Quanto
pagherei
Melampo
,
di
poter
dare
una
bella
lezione
a
quei
marioli
,
e
poter
salvare
Mangiavento
!
...
Povero
padron
Mangiavento
!
...
Tanto
buono
,
con
quel
suo
fare
burbero
...
Peccato
che
si
diverta
a
dare
tanti
scappellotti
così
spesso
...
-
-
Forza
,
Ciuffettino
!
...
Il
cane
e
il
ragazzo
nuotavano
con
la
velocità
di
due
freccie
verso
la
nave
che
appariva
come
una
gran
macchia
oscura
nel
fondo
del
cielo
stellato
:
ma
la
distanza
che
li
separava
dalla
mèta
sembrava
non
volesse
diminuire
affatto
.
Nuota
,
nuota
,
non
arrivavano
mai
.
-
-
Sono
stanco
!
-
-
rantolò
Ciuffettino
,
attaccandosi
con
tutte
e
due
le
mani
alla
coda
del
cane
.
-
-
Coraggio
...
per
carità
...
anch
'
io
sono
stanco
...
ma
...
-
-
Ma
tu
,
caro
mio
,
sei
un
cane
!
-
-
Forza
!
...
-
-
Non
ne
posso
più
!
...
Babbino
,
aiutami
!
Non
aveva
finito
di
pronunciare
con
voce
fioca
queste
parole
,
che
la
nave
sembrò
avanzarsi
verso
gli
esausti
nuotatori
.
In
verità
,
il
vento
era
cessato
improvvisamente
,
ed
il
veliero
,
arrestando
la
corsa
,
si
cullava
adesso
su
le
onde
tranquille
...
Quando
giunsero
ai
fianchi
del
battello
,
Ciuffettino
disse
a
Melampo
:
Nuota
,
nuota
non
arrivavano
mai
-
-
Io
mi
arrampico
a
bordo
:
e
tu
aspetta
un
poco
,
che
sciolga
la
scaletta
e
la
butti
giù
...
-
-
Fa
'
prestino
!
-
-
sospirò
la
buona
bestiola
,
alla
quale
era
entrato
un
gran
freddo
addosso
!
Il
ragazzo
in
men
che
non
si
dice
si
trovò
sul
ponte
.
Non
c
'
era
nessuno
:
un
alto
silenzio
regnava
a
bordo
.
Sciolse
le
corde
che
reggevano
la
scala
,
e
Melampo
raggiunse
in
due
lanci
l
'
amico
Ciuffettino
.
-
-
Oh
!
bella
!
...
-
-
bisbigliò
il
nostro
eroe
-
-
sembra
che
sieno
scappati
tutti
...
Ah
!
...
no
!
...
c
'
è
un
lume
nella
cabina
di
mastro
Mangiavento
...
Mastro
Mangiavento
aveva
la
cabina
sul
ponte
.
Il
fanciullo
ed
il
cane
si
diressero
verso
quella
.
Dalle
commessure
della
porta
filtrava
un
po
'
di
luce
.
Ciuffettino
guardò
pel
buco
della
serratura
,
e
vide
il
capitano
,
curvo
sul
suo
tavolino
,
occupato
a
scrivere
.
Mastro
Mangiavento
,
nelle
sere
di
buon
tempo
,
scriveva
un
capitolo
di
un
certo
suo
bellissimo
libro
su
le
maraviglie
del
mare
,
libro
pieno
di
scienza
e
di
noia
,
che
nessun
editore
volle
mai
stampare
.
Il
degno
uomo
ne
aveva
già
scritti
diciottomila
fogli
,
ed
era
appena
a
metà
!
Povero
Mangiavento
!
...
Non
gli
poteva
rimproverare
che
quel
peccato
lì
:
ma
quel
peccato
era
grosso
,
pur
troppo
!
Ciuffettino
,
a
un
tratto
,
udi
un
calpestìo
leggero
dietro
di
sé
.
Si
voltò
e
scòrse
un
'
ombra
traversare
il
ponte
e
poi
scomparire
nel
boccaporto
.
Allora
gli
venne
una
idea
sublime
.
Corse
al
boccaporto
2
e
orecchiò
qualche
momento
.
Giù
,
nella
stiva
,
si
erano
radunati
gli
uomini
dell
'
equipaggio
in
misterioso
conciliabolo
.
Noi
già
sappiamo
che
i
ribelli
volevano
trascinare
alla
causa
loro
anche
i
pochissimi
che
erano
rimasti
fedeli
al
capitano
.
Il
nostro
eroe
,
ridendo
in
cuor
suo
per
il
bel
tiro
che
stava
per
giuocare
ai
briganti
,
andò
a
prendere
a
poppa
una
grossa
pertica
,
poi
la
ficcò
tra
il
tavolato
e
la
pesante
botola
di
legno
che
serviva
di
chiusura
del
boccaporto
.
Fece
leva
,
con
un
vigore
che
non
avrebbe
certo
trovato
in
una
circostanza
normale
della
vita
e
,
dopo
tre
o
quattro
tentativi
,
riuscì
a
sollevare
il
quadrato
di
legno
,
che
vacillò
un
istante
su
gli
anelli
che
lo
trattenevano
al
ponte
,
e
cadde
,
con
cupo
rimbombo
,
nel
suo
àlveo
.
Così
la
stiva
fu
chiusa
.
Allora
Ciuffettino
passò
la
spranga
di
ferro
che
serviva
di
catòrcio
attraverso
agli
anelli
infitti
nella
botola
e
nel
ponte
,
e
,
rialzandosi
,
tutto
sudato
,
ma
soddisfatto
,
si
pose
a
ballare
come
un
pazzo
e
a
far
capriòle
.
-
-
Ci
siete
!
-
-
diceva
,
facendo
le
corna
verso
la
stiva
,
dov
'
erano
radunati
i
marinai
-
-
e
stateci
!
..
Melampo
rideva
anch
'
esso
:
ma
dignitosamente
sollevando
un
poco
le
labbra
su
le
gengive
,
come
fanno
i
cani
bene
educati
.
Quando
ebbe
sfogata
una
parte
della
propria
contentezza
,
Ciuffettino
corse
alla
cabina
di
mastro
Mangiavento
,
e
disse
,
picchiando
all
'
uscio
:
-
-
Sor
capitano
...
o
sor
capitano
...
!
venga
qui
fuori
un
momento
...
2
Credo
inutile
spiegare
questi
termini
tecnici
ai
miei
piccoli
lettori
:
del
resto
il
babbo
o
la
mamma
potranno
,
dato
il
caso
,
colmare
la
lacuna
,
molto
più
opportunamente
e
forse
più
chiaramente
di
me
.
Ciuffettino
chiude
il
boccaporto
Il
capitano
,
che
stava
scrivendo
il
trentesimo
foglietto
di
quella
sera
,
e
il
centesimo
sproposito
-
-
sempre
di
quella
sera
-
-
alzò
appena
il
capo
e
rispose
come
in
sogno
:
-
-
È
pronta
la
minestra
?
bene
,
se
è
di
fagioli
ci
ho
piacere
...
-
-
Ma
che
minestra
!
ma
che
fagioli
!
...
è
proprio
il
momento
della
minestra
!
...
-
-
Allora
,
se
non
si
tratta
di
mangiare
,
lasciami
in
pace
.
Sto
descrivendo
il
serpente
di
mare
lungo
due
miglia
,
che
ingoia
le
isole
con
le
case
e
i
vulcani
che
fumano
,
figurati
....
-
-
Lo
so
:
ma
se
sapesse
che
cosa
è
accaduto
!
-
-
Sciocchezze
,
sciocchezze
...
lasciami
in
pace
...
Ciuffettino
,
in
quattro
parole
e
dodici
bestialità
,
informò
il
capitano
dell
'
accaduto
.
Mastro
Mangiavento
mandò
all
'
inferno
la
propria
opera
letteraria
,
aprì
l
'
uscio
,
e
abbracciò
,
silenziosamente
,
il
bambino
e
lo
soffocò
di
-
-
Sor
capitano
!
venga
fuori
un
momento
!
baci
e
di
carezze
,
piangendo
come
un
vitello
per
la
troppa
commozione
.
-
-
Ah
!
sì
?
...
-
-
disse
,
quando
si
fu
un
po
'
sfogato
,
lasciando
rifiatare
il
nostro
eroe
-
-
ah
!
volevavano
ricompensarmi
a
quel
modo
...
dopo
tutto
il
bene
che
ho
fatto
loro
?
...
Brutti
manigoldi
!
...
Adesso
te
li
cucino
io
come
si
meritano
...
Prese
lo
schioppo
,
e
si
avvicinò
alla
botola
.
Giù
si
sentivano
urla
feroci
,
imprecazioni
,
e
colpi
potenti
battuti
su
le
travi
che
reggevano
l
'
intavolato
.
-
-
Li
accoppo
tutti
ad
uno
ad
uno
!
-
-
brontolò
mastro
Mangiavento
,
cacciando
la
canna
dello
schioppo
in
un
buco
del
legno
.
Allora
Ciuffettino
si
mise
a
strillare
:
-
-
No
,
sor
capitano
,
per
carità
...
non
tiri
...
non
tiri
,
sor
capitano
!
...
Mangiavento
si
fermò
,
maravigliato
.
-
-
Perché
non
vuoi
che
tiri
?
-
-
Ammazzarli
...
come
tante
bestie
...
no
...
no
...
non
lo
faccia
,
sor
capitano
,
dia
retta
a
me
!
-
-
Ma
o
quei
briganti
non
avrebbero
ammazzato
me
volentieri
?
...
-
-
Ma
lei
non
deve
far
quello
che
fanno
i
birbaccioni
!
...
Lei
ha
il
core
bono
...
no
,
no
,
butti
via
quello
schioppo
...
mi
vien
la
pelle
d
'
oca
a
pensarci
...
-
-
E
ti
hanno
gettato
in
mare
,
chiuso
in
un
sacco
!
...
-
-
Io
li
ho
bell
'
e
perdonati
:
faccia
altrettanto
lei
.
Dio
glie
ne
renderà
merito
,
padron
Mangiavento
!
-
-
Lo
credi
?
-
-
Ne
son
certo
...
li
lasci
fare
...
-
-
Sei
un
gran
bravo
ragazzo
,
Ciuffettino
!
-
-
gridò
il
capitano
,
intenerito
,
scaraventando
lontano
lo
schioppo
,
e
tornando
ad
abbracciare
il
piccolo
eroe
-
-
e
senza
volerlo
mi
hai
dato
una
bella
lezione
!
...
E
pensare
che
volevo
essere
il
tuo
maestro
...
d
'
ora
innanzi
,
verrò
a
scuola
da
te
...
-
-
Non
di
grammatica
,
però
!
-
-
proruppe
il
monello
,
ridendo
.
-
-
Bisogna
pensare
a
salvarci
la
pelle
-
-
continuò
padron
Mangiavento
,
grattandosi
la
pera
.
-
-
Una
volta
che
non
vuoi
che
li
accoppi
...
Già
,
hai
ragione
...
Ecco
,
si
potrebbe
mettere
in
mare
questa
barca
di
salvataggio
...
Se
Dio
ci
assiste
,
con
questa
barca
,
possiamo
giungere
alla
spiaggia
più
vicina
...
a
qualche
paese
abitato
...
Io
poi
penserò
a
rintracciare
,
con
l
'
aiuto
delle
autorità
,
questi
scellerati
...
e
potrò
,
forse
,
ricuperare
la
nave
...
Bell
'
idea
!
Caliamo
la
barca
,
dopo
averla
riempita
per
bene
di
viveri
e
di
attrezzi
...
e
partiamo
!
Così
fecero
.
All
'
alba
avevano
già
percorso
un
paio
di
miglia
,
a
forza
di
remi
.
Poi
,
sentendo
un
po
'
di
brezza
,
compare
Mangiavento
issò
la
vela
che
si
stese
subito
come
un
'
ala
candida
.
A
volte
,
nell
'
alto
silenzio
,
il
vento
che
si
levava
portava
alle
orecchie
dei
nostri
amici
le
urla
rabbiose
dei
marinai
che
si
agitavano
furibondi
nel
ventre
del
vecchio
bastimento
nero
.
XXI
Nel
quale
son
raccontate
le
disgrazie
che
toccano
a
Ciuffettino
,
a
mastro
Mangiavento
,
ed
al
cane
Melampo
nella
loro
navigazione
prima
di
toccare
l
'
Isola
dei
Pappagalli
.
LA
barca
,
sotto
la
spinta
del
vento
,
correva
leggera
tra
i
ricami
delle
schiume
,
su
la
immensità
azzurra
del
mare
,
piegando
graziosamente
la
gran
vela
latina
fino
quasi
a
sfiorare
l
'
acqua
,
come
una
gigantesca
farfalla
che
volesse
dissetarsi
alla
fragrante
frescura
delle
onde
.
Le
ore
trascorrevano
monotone
,
a
bordo
.
Capitano
Mangiavento
rimpiangeva
il
suo
capolavoro
lasciato
su
la
nave
,
Melampo
la
sua
zuppa
con
gli
ossi
,
e
Ciuffettino
il
suo
lettuccio
.
Tutti
e
tre
,
durante
il
giorno
,
fecero
soltanto
una
lunga
serie
di
tentativi
terribili
per
islogarsi
le
mascelle
.
Ciuffettino
solo
sbadigliò
circa
milleduecento
volte
.
Figuratevi
!
Su
l
'
imbrunire
i
tre
naviganti
respirarono
un
po
'
.
Il
sole
che
aveva
picchiato
per
tante
ore
,
con
forza
estrema
,
sul
loro
cervello
,
li
aveva
rincitrulliti
;
essi
bevvero
a
più
riprese
,
avidamente
,
nel
bigonciòlo
dell
'
acqua
,
ed
aspirarono
con
immenso
piacere
l
'
aria
umida
della
sera
.
-
-
Bella
vita
quella
del
marinaio
!
-
-
Ma
seguiteremo
un
pezzo
,
mastro
Mangiavento
?
-
-
chiedeva
tutto
ingrugnito
Ciuffettino
,
che
rosicchiava
da
un
'
ora
un
enorme
osso
di
presciutto
.
-
-
A
dirvela
schietto
,
io
mi
sono
bell
'
e
noiato
...
-
-
Se
ti
sei
annoiato
,
scendi
e
vàttene
!
-
-
mugolò
il
capitano
-
-
Come
vuoi
che
sappia
quando
avrà
termine
il
nostro
viaggio
?
Se
non
so
neanche
dove
si
vada
!
-
-
Bella
vita
,
proprio
,
quella
del
marinaio
!
-
-
Non
è
né
migliore
né
peggiore
di
tante
altre
.
-
-
Si
fatica
,
si
fatica
,
si
rischia
tutti
i
momenti
di
andare
ai
pesci
...
e
poi
...
per
ricavare
che
cosa
?
-
-
Taci
,
monello
,
non
dire
eresie
.
Al
mondo
tutti
coloro
che
lavorano
sono
utili
,
e
quello
stesso
beneficio
grande
o
piccolo
che
sia
,
che
il
loro
lavoro
reca
alla
società
è
il
più
nobile
compenso
delle
loro
fatiche
.
Che
sarebbe
dell
'
industria
,
del
commercio
,
senza
noi
altri
marinari
?
-
-
Sa
ella
qual
'
è
davvero
il
più
bel
mestiere
?
...
-
-
Quale
?
...
-
-
Quello
del
gran
signore
...
io
,
per
esempio
,
per
quel
mestiere
lì
ci
avrei
una
disposizione
incredibile
...
-
-
Bei
discorsi
!
E
io
che
speravo
che
ti
fosse
tornata
in
corpo
la
voglia
di
lavorare
!
...
O
va
'
a
fidarti
dei
figliuoli
!
...
Cíuffettino
restò
un
po
'
confuso
:
ma
quella
sera
,
chi
lo
sa
,
aveva
il
diavolo
addosso
,
e
si
sentiva
una
gran
smania
di
dire
stramberie
.
-
-
Ma
che
voglia
,
che
voglia
!
...
-
-
ripigliò
,
straziando
l
'
osso
di
prosciutto
.
-
-
Io
mi
contenterei
di
avere
un
impiego
che
mi
permettesse
di
dormire
,
di
mangiare
,
di
baloccarmi
senza
noie
di
sorta
...
senza
nessuno
che
mi
cacciasse
sotto
il
naso
libracci
,
o
penne
per
scrivere
,
o
secchie
per
lavare
l
'
intavolato
dei
bastimenti
...
Mastro
Mangiavento
diede
un
gran
sospiro
,
e
alzò
gli
occhi
al
cielo
,
come
per
dire
:
-
-
Signore
...
!
non
l
'
ascoltate
!
...
-
-
Vorrei
fare
l
'
imperatore
,
ecco
!
-
-
finì
Ciuffettino
strappando
un
ultimo
pezzo
di
ciccia
dall
'
osso
,
e
alzandosi
in
piedi
,
in
atto
tragico
.
Il
marinaio
,
benché
ne
avesse
poca
voglia
,
dovette
ridere
.
-
-
Ma
che
credi
,
che
anche
gli
imperatori
non
facciano
nulla
?
...
-
-
Già
,
lo
credo
,
lo
credo
,
sí
!
...
Bella
cosa
!
...
Alzarsi
la
mattina
,
e
ordinare
:
-
-
Ehi
!
,
portatemi
il
caffè
e
latte
con
i
crostini
e
le
scarpe
nove
!
E
poi
...
:
-
-
Portatemi
il
più
bel
teatrino
di
burattini
che
si
possa
trovare
nel
mondo
...
e
anche
una
scatola
di
soldatini
di
piombo
...
e
una
ferrovia
con
la
macchina
vera
,
che
manda
il
fumo
e
fischia
,
e
va
avanti
e
indietro
...
E
poi
:
-
-
Datemi
da
colazione
:
panna
montata
e
confetti
...
e
poi
:
-
-
Portatemi
il
pranzo
:
salame
e
fichi
,
susine
acerbe
,
e
crema
alla
vainiglia
...
e
poi
:
-
-
Preparatemi
la
bicicletta
...
quella
che
va
avanti
con
la
benzina
...
Che
bella
cosa
!
che
bella
cosa
!
che
bella
cosa
!
-
-
E
pure
,
vedi
,
grullo
,
vorrei
che
tu
provassi
per
un
poco
la
gioia
di
essere
imperatore
...
magari
delle
rane
!
E
poi
,
son
certo
che
te
ne
stancheresti
subito
!
...
-
-
Neanche
per
sogno
!
...
Magari
fossi
imperatore
delle
rane
...
dei
grilli
...
delle
lucertole
!
...
-
-
Invocheresti
subito
la
tua
pace
,
la
tua
libertà
...
e
chiederesti
di
lavorare
...
-
-
No
,
no
...
è
inutile
;
ho
provato
con
lei
:
il
lavoro
non
è
fatto
per
me
:
è
troppo
faticoso
.
Tanto
,
si
campa
una
volta
sola
!
che
,
ché
!
...
ho
deciso
;
voglio
girare
il
mondo
in
cerca
di
avventure
,
e
se
mi
fanno
imperatore
o
anche
semplicemente
re
di
qualche
luogo
,
chiamerò
a
suo
tempo
il
mi
'
babbo
e
la
mi
'
mamma
,
perché
vengano
a
dividere
con
me
le
ricchezze
e
gli
onori
...
-
-
A
Cocciapelata
non
ci
vuoi
tornare
più
,
dunque
?
-
-
No
...
no
...
ci
ho
riflettuto
meglio
:
mi
son
ficcato
in
capo
di
far
l
'
imperatore
...
Voglio
avere
una
bella
reggia
tutta
d
'
oro
e
di
brillanti
,
con
le
scale
di
smeraldi
e
gli
armadi
pieni
di
cioccolatini
...
Sono
stufo
di
fare
il
marinaio
...
di
risciacquare
i
piatti
e
di
fare
di
bagni
freddi
...
Padron
Mangiavento
esclamò
,
sghignazzando
:
-
-
Sicuro
,
toh
!
Se
le
tue
parole
fossero
arrivate
all
'
orecchio
della
Fata
dei
bambini
,
che
bellezza
!
...
Sai
come
ti
punirebbe
?
Esaudendo
i
tuoi
desideri
!
...
-
-
Ma
la
Fata
dei
bambini
è
lontana
,
purtroppo
!
-
-
sospiro
Cíuffettíno
,
buttando
l
'
osso
di
prosciutto
in
mare
,
sconsolatamente
.
-
-
Chi
sa
!
-
-
mormorò
una
voce
soave
all
'
orecchio
del
ragazzo
.
Questi
si
voltò
,
guardò
il
cane
,
che
sonnecchiava
,
guardò
mastro
Mangiavento
,
che
rideva
,
e
chiese
insospettito
:
-
-
Lo
ha
detto
lei
,
chi
sa
?
-
-
Io
no
!
-
-
fece
Mangiavento
-
-
e
seguitava
a
ridere
.
-
-
O
allora
...
?
Ciuffettino
voleva
arrabbiarsi
,
secondo
il
suo
solito
:
ma
il
sonno
lo
vinse
a
un
tratto
:
fece
un
ampio
sbadiglio
,
si
buttò
sopra
una
panca
,
e
si
addormentò
di
picchio
.
Il
giorno
dopo
í
tre
naviganti
furono
còlti
da
una
tremenda
burrasca
.
Il
cielo
diventò
nero
come
la
cappa
del
camino
,
e
la
superfice
del
mare
,
il
dì
innanzi
tersa
come
uno
specchio
,
apparve
orribilmente
sconvolta
ed
irta
di
montagne
verdi
,
orlate
di
bianco
...
La
povera
barca
,
sballottata
di
qua
e
di
là
,
dopo
un
'
aspra
lotta
con
i
marosi
,
finì
col
perdere
la
vela
,
e
poi
i
remi
,
e
poi
il
timone
...
e
gli
infelici
che
vi
stavano
sopra
si
trovarono
,
così
,
alla
mercè
di
Dio
.
A
un
certo
momento
,
un
baratro
immenso
si
spalancò
dinanzi
alla
navicella
.
E
quel
baratro
aveva
una
forma
circolare
...
Le
acque
correvano
in
giri
concentrici
,
nel
fondo
di
un
imbuto
gigantesco
...
e
nero
...
nero
come
l
'
ebano
.
La
barca
fu
trasportata
come
una
piuma
nei
giri
del
vortice
,
e
cominciò
la
tremenda
discesa
.
Melampo
guaiva
pietosamente
,
Ciuffettino
piangeva
,
mastro
Mangiavento
si
mordeva
i
pugni
...
Ma
non
c
'
era
da
far
nulla
...
D
'
improvviso
,
la
navicella
incontrò
la
punta
di
una
roccia
sottomarina
.
Seguì
uno
schianto
orribile
,
e
la
barca
fu
inghiottita
nell
'
abisso
.
Ciuffettino
,
che
era
balzato
in
acqua
,
volle
gridare
:
-
-
addio
,
Mangiavento
!
-
-
ma
invece
bevve
tre
o
quattro
litri
d
'
acqua
salata
.
Mentre
Ciuffettino
nel
fondo
del
mare
annaspava
per
nuotare
trovò
un
punto
d
'
appoggio
.
E
si
attaccò
a
quello
,
disperatamente
.
Per
un
caso
bizzarro
,
quel
punto
d
'
appoggio
si
muoveva
,
e
sembrava
che
avesse
la
potenza
di
uscire
dal
tremendo
vortice
.
Infatti
,
pochi
minuti
dopo
Ciuffettino
navigava
tranquillamente
...
sul
dorso
di
una
balena
,
grande
come
un
'
isola
,
con
una
testa
che
pareva
una
montagna
.
Melampo
e
mastro
Mangiavento
erano
scomparsi
.
Ciuffettino
li
chiamò
a
lungo
,
con
voce
angosciosa
,
ma
il
ruggito
dell
'
oceano
che
riempiva
lo
spazio
,
copriva
anche
le
sue
grida
.
Solo
...
solo
...
sul
dorso
di
una
balena
!
Ciuffettino
,
a
furia
di
pensare
a
questo
nuovo
caso
straordinario
,
finì
con
l
'
addormentarsi
profondamente
.
E
non
c
'
è
da
muovergliene
rimprovero
il
povero
figliuolo
era
mezzo
morto
di
stanchezza
e
di
paura
!
La
balena
corse
a
lungo
,
per
la
grande
distesa
delle
'
acque
irate
:
e
,
ai
primi
albori
,
giunse
ad
un
'
isola
.
Si
accostò
alla
spiaggia
,
chiamò
con
voci
rimbombante
alcune
tartarughe
di
mare
che
stavano
lì
ad
asciugarsi
la
corazza
al
primo
sole
,
e
ordinò
loro
di
trasportare
a
terra
il
povero
Come
si
salvò
Ciuffettino
Cíuffettino
.
Dopo
di
che
,
lanciando
due
grandi
colonne
d
'
acqua
polverizzata
dagli
sfiatatoi
,
brontolò
:
-
-
Anche
questa
è
stata
una
gran
bella
seccatura
!
Ma
spero
che
la
Fata
dei
bambini
sarà
contenta
...
Contenta
lei
,
contenti
tutti
!
...
E
riprese
a
correre
su
le
onde
con
la
velocità
del
treno
lampo
,
spaventando
i
poveri
pesciolini
,
che
correvano
a
rifugiarsi
nelle
misteriose
caverne
sottomarine
.
XXII
In
cui
Ciuffettino
vien
creato
,
su
due
piedi
,
Imperatore
dei
Pappagalli
,
e
prende
il
nome
augusto
di
Ciuffettino
XXXV
.
CIUFFETTINO
restò
qualche
minuto
immobile
,
lungo
disteso
su
la
sabbia
,
sotto
il
cielo
minaccioso
,
riflettendo
.
Alle
sue
orecchie
giungevano
gli
urli
assordanti
del
mare
infuriato
.
Ed
ecco
che
,
in
un
momento
in
cui
la
bufera
sembrò
calmarsi
,
un
ciangottìo
bizzarro
si
fece
udire
a
poca
distanza
da
Ciuffettino
.
-
-
O
questa
?
-
-
pensò
il
ragazzo
,
cercando
di
alzarsi
.
Era
indebolito
in
tutte
le
membra
,
e
gli
ci
volle
del
bello
e
del
buono
per
potersi
mettere
ginocchioni
su
la
spiaggia
.
Il
ciangottìo
seguitava
.
Somigliava
a
un
dialogo
umano
,
ma
i
suoni
articolati
erano
a
volte
più
rauchi
,
a
volte
più
acuti
e
più
vibranti
.
Ciuffettino
,
dopo
essersi
rizzato
su
le
ginocchia
,
si
voltò
a
guardare
verso
l
'
interno
dell
'
isola
...
e
vide
dinanzi
a
sè
,
a
poca
distanza
,
due
grossi
pappagalli
verdi
,
accoccolati
su
di
un
grosso
tronco
abbattuto
di
palma
;
due
pappagalli
che
si
intrattenevano
gravemente
fra
loro
,
guardando
verso
il
ragazzo
,
e
sbattendo
le
ali
di
tempo
in
tempo
,
quasi
fossero
in
procinto
di
spiccare
il
volo
,
ma
invece
per
iscuotere
dalle
penne
le
goccioline
di
rugiada
.
-
-
Oh
!
oh
!
...
-
-
fece
il
nostro
eroe
-
-
guarda
...
due
pappagalli
!
...
Buon
giorno
,
signori
...
brutto
tempaccio
,
eh
?
-
-
Si
è
alzato
,
finalmente
-
-
sillabò
uno
dei
due
uccelli
grattandosi
una
guancia
con
la
grossa
zampa
-
-
credevo
che
fosse
morto
.
-
-
Anch
'
io
-
-
disse
l
'
altro
,
che
aveva
trovato
una
mandorla
e
la
sbucciava
-
-
Bisognerebbe
avvertirlo
...
-
-
Lo
credi
?
...
-
-
Lascio
decidere
a
te
,
egregio
collega
.
-
-
Ho
deciso
.
Buongiorno
,
straniero
!
...
Ciuffettino
corse
incontro
alle
due
bestioie
,
ma
queste
si
ritrassero
insospettite
.
-
-
Di
dove
vieni
?
-
-
Da
lontano
,
eh
!
da
molto
lontano
!
-
-
Ma
chi
sei
?
-
-
Se
me
lo
domandi
con
quel
tono
,
caro
pappagallo
,
non
ti
rispondo
!
I
due
pappagalli
scoppiarono
in
una
gran
risata
.
E
Ciuffettino
,
impermalito
:
-
-
C
'
è
poco
da
ridere
...
Per
vostra
regola
,
io
non
sono
il
buffone
di
nessuno
...
I
pappagalli
continuarono
a
ridere
.
-
-
Smettetela
,
se
no
...
E
quelli
,
neanche
per
sogno
:
seguitavano
alla
più
bella
.
Ciuffettino
,
rosso
dalla
bizza
,
fece
per
gettarsi
addosso
ai
due
uccelli
canzonatori
:
ma
questi
presero
il
volo
e
andarono
ad
appollaiarsi
in
cima
ad
un
grosso
albero
.
Di
lassù
continuarono
a
ridere
,
facendo
al
ragazzo
,
che
si
arrovellava
inutilmente
,
mille
riverenze
canzonatorie
,
e
dicendo
,
tratto
tratto
:
-
-
Cucù
!
...
-
-
Vi
voglio
mettere
arrosto
!
Un
dei
due
pappagalli
ridivenne
serio
.
-
-
Tu
non
puoi
metterci
arrosto
...
perché
prima
che
tu
riuscissi
a
toccarci
,
con
un
nostro
fischio
avremmo
radunati
qui
tutti
i
pappagalli
della
foresta
,
e
la
meglio
cosa
che
ti
potrebbe
succedere
sarebbe
quella
di
sentirti
portar
via
le
orecchie
ed
il
naso
...
e
cotesto
ciuffo
di
capelli
...
-
-
Ah
!
-
-
fece
il
nostro
eroe
.
E
rimase
alquanto
sopra
di
sè
.
-
-
È
meglio
che
tu
non
ti
arrabbi
,
credilo
.
Oramai
la
tua
sorte
è
segnata
!
...
-
-
Cucù
!
-
-
Che
sorte
?
-
-
Non
le
conosci
le
leggi
del
paese
?
-
-
Scusate
,
cari
pappagalli
,
ma
non
ho
avuto
tempo
di
leggerle
...
arrivando
qui
...
-
-
Un
uomo
non
può
sbarcare
in
quest
'
isola
senza
il
permesso
degli
isolani
...
?
-
-
E
chi
sono
,
questi
isolani
...
?
-
-
I
pappagalli
,
ragazzo
mio
.
Perciò
,
siccome
tu
hai
violato
le
nostre
leggi
...
ti
conviene
di
tornartene
via
subito
...
-
-
Davvero
!
-
-
O
di
sottoporti
a
quelle
pene
che
il
Consiglio
Supremo
dei
Rampicanti
giudicherà
adeguate
al
tuo
delitto
...
-
-
Ma
come
faccio
ad
andar
via
!
...
-
-
E
allora
resta
,
e
sei
fritto
!
-
-
Ma
perché
non
ci
mettete
un
cartello
,
davanti
alla
spiaggia
della
vostra
isola
:
proibito
l
'
accesso
!
-
-
Meno
discorsi
:
il
tuo
nome
!
-
-
Ciuffettino
.
I
due
pappagalli
gettarono
un
grido
inarticolato
,
e
lasciarono
l
'
albero
per
venirsi
a
posare
presso
i
piedi
del
ragazzo
.
-
-
Come
hai
detto
?
-
-
bisbigliò
uno
degli
uccelli
,
commosso
-
-
Ciu
...
-
-
Ciuffettino
!
...
-
-
Ciuffettino
?
?
!
...
-
-
Sì
,
Ciuffettino
,
Ciuffettino
.
Che
c
'
è
di
straordinario
?
-
-
Lo
senti
?
-
-
disse
il
pappagallo
che
aveva
parlato
dianzi
,
rivolto
all
'
altro
-
-
È
lui
...
E
il
secondo
pappagallo
,
ripeté
:
-
-
È
lui
.
Le
due
bestiole
strisciarono
il
petto
su
la
sabbia
dinanzi
a
Ciuffettino
,
poi
si
rivoltarono
con
la
pancia
all
'
insù
.
Al
ragazzo
pareva
di
sognare
.
-
-
Ma
che
cosa
è
stato
?
O
che
vi
piglia
,
adesso
?
-
-
È
lui
!
è
lui
!
-
-
ripetevano
i
pappagalli
,
restando
con
le
zampe
all
'
aria
,
come
storditi
.
-
-
Sono
io
...
sicuro
!
-
-
riprese
Ciuffettino
,
che
non
sapeva
se
doveva
ridere
o
irritarsi
di
nuovo
-
-
secondo
me
,
avete
bevuto
troppo
a
colazione
,
poveri
pappagallini
...
-
-
E
lui
!
è
lui
!
...
I
pappagalli
seguitarono
una
mezz
'
ora
buona
a
rivoltolarsi
per
la
sabbia
,
senza
pronunciar
sillaba
,
e
poi
ripresero
a
trascinarsi
su
le
corte
zampe
,
andando
avanti
ed
indietro
come
due
pappagalli
finti
,
caricati
a
macchina
.
Il
nuovo
giuoco
durò
un
'
ora
precisa
:
dopo
di
che
gli
animaletti
si
decisero
a
sciogliere
la
lingua
:
-
-
Ciuffettino
,
io
ti
saluto
!
-
-
disse
il
primo
,
solennemente
.
-
-
Ciuffettino
,
ti
saluto
anch
'
io
-
-
aggiunse
l
'
altro
con
la
medesima
solennità
.
-
-
E
io
faccio
altrettanto
-
-
rispose
Ciuffettino
che
adesso
rideva
a
crepapelle
.
-
-
Ma
il
primo
pappagallo
arruffò
in
modo
spaventevole
le
piume
,
e
sbatté
le
ali
con
forza
brontolando
severamente
:
-
-
Sappi
che
da
dieci
anni
ti
attendevamo
con
ansia
!
...
Perché
ridi
?
-
-
Da
dieci
anni
...
!
Nespole
!
Vi
sarete
annoiati
,
ad
aspettar
tanto
!
-
-
I
pappagalli
mancano
del
loro
imperatore
da
ben
dieci
anni
!
Questa
frase
il
pappagallo
oratore
la
sillabò
in
tono
lugubre
,
e
l
'
altro
,
strofinandosi
su
la
sabbia
,
fece
finta
di
piangere
,
e
ripeté
:
-
-
Dieci
anni
...
uh
!
uh
!
dieci
anni
!
uh
!
uh
!
-
-
Quando
morì
Ciuffettino
XXXIV
,
senza
eredi
-
-
proseguiva
il
primo
pappagallo
-
-
il
gran
Mago
dei
Pappagalli
dichiarò
che
l
'
isola
doveva
restare
senza
Imperatore
finché
l
'
anima
di
Ciuffettino
Primo
,
detto
il
Vittorioso
per
le
sue
guerre
contro
i
macacchi
invasori
,
finché
la
sua
anima
grande
,
dico
,
non
ritornasse
in
terra
nella
spoglie
di
un
essere
umano
...
Tu
sei
l
'
Eletto
!
Tu
sei
l
'
Atteso
!
Tu
sei
il
nostro
nuovo
Imperatore
!
Da
dieci
anni
,
ogni
mattina
,
noi
volavamo
su
questa
spiaggia
sperando
di
vederti
arrivare
.
-
-
Ma
voi
altri
,
chi
siete
?
-
-
chiese
Ciuffettino
,
il
quale
in
tutto
quel
discorso
non
aveva
capito
che
una
cosa
:
che
lo
volevano
creare
Imperatore
dei
Pappagalli
.
-
-
Noi
siamo
i
più
alti
dignitari
dell
'
impero
.
Io
sono
il
principe
Beccolungo
...
-
-
E
io
sono
il
duca
Beccocorto
...
-
-
Mi
dispiace
tanto
di
non
aver
un
becco
anch
'
io
-
-
esclamò
il
ragazzo
,
un
po
'
mortificato
:
ma
poi
,
riprendendo
coraggio
:
-
-
Me
ne
metterò
uno
di
cartone
.
Sicché
,
voi
altri
mi
assicurate
che
io
sono
proprio
il
vostro
nuovo
Imperatore
?
-
-
Gloria
a
te
,
Ciuffettino
!
-
-
gridò
Beccolungo
,
facendo
due
rivoltoloní
.
-
-
Gloria
te
,
Ciuffettino
-
-
ripeté
l
'
altro
,
facendone
quattro
.
In
quella
un
raggio
di
sole
ruppe
il
velo
di
nubi
,
e
sfolgorò
sul
capo
augusto
di
Ciuffettino
XXXV
!
XXIII
Dove
Ciuffettino
è
obbligato
a
dimostrare
la
propria
sagacia
e
la
propria
tattica
nella
guerra
contro
le
scimmie
predone
.
BECCOLUNGO
e
Beccocorto
conficcarono
le
loro
unghie
negli
abiti
di
Ciuffettino
,
e
spiccarono
il
volo
.
Il
ragazzo
,
in
un
attimo
,
si
trovò
ad
una
altezza
vertiginosa
,
ed
ebbe
una
gran
paura
.
-
-
Tenetemi
forte
almeno
!
-
-
balbettò
,
diventando
bianco
come
un
cencio
lavato
.
I
pappagalli
risposero
con
una
risatina
rispettosa
,
ma
sardonica
.
-
-
Vostra
maestà
non
dubiti
!
...
-
-
disse
Beccolungo
.
-
-
...
non
dubiti
rispose
Beccocorto
.
Il
tragitto
aereo
si
compì
in
pochi
minuti
.
Ecco
Ciuffettino
seduto
in
un
bel
nido
fatto
di
rami
intrecciati
maestosamente
e
imbottito
di
superbe
piume
azzurre
,
rosse
,
gialle
,
verdi
e
color
dell
'
oro
.
E
quel
nido
maraviglioso
era
piantato
su
la
biforcatura
di
un
alto
albero
,
nel
bel
mezzo
della
foresta
.
Intorno
a
Ciuffettino
,
su
i
rami
degli
alberi
stavano
appollaiati
,
a
gruppi
di
due
,
di
tre
,
di
quattro
,
graziosi
perrocchetti
,
maestosi
kakatoa
,
superbi
pappagalli
cinerini
,
verdi
e
rossi
,
are
colossali
,
dai
colori
metallici
.
Alcuni
di
quei
pappagalli
,
forse
per
la
vecchiaia
,
portavano
gli
occhiali
;
altri
tenevano
sotto
l
'
ala
grossi
scartafacci
;
altri
,
ancora
,
erano
decrepiti
e
malconci
,
però
si
coprivano
le
membra
spennacchiate
,
con
piume
di
altri
uccelli
,
attaccate
a
furia
di
gomma
e
di
colla
di
pesce
.
Il
più
vecchio
dell
'
assemblea
-
-
un
decrepito
kakatoa
che
aveva
perduto
la
cresta
rossa
,
e
portava
la
coda
finte
e
gli
occhiali
-
-
dopo
aver
confabulato
a
lungo
con
Beccolungo
e
Beccocorto
,
esclamò
rivolto
al
nostro
eroe
:
-
-
Tu
sei
il
successore
di
Ciuffettino
XXXIV
,
il
nostro
grande
imperatore
morto
per
aver
mangiato
il
prezzemolo
con
le
patate
.
Tu
sei
colui
che
attendevamo
.
Ricordati
però
,
che
se
tu
sei
l
'
Imperatore
,
io
sono
il
tuo
primo
ministro
,
e
sono
anche
perciò
presidente
del
Consiglio
.
Tu
avrai
nelle
tue
mani
le
nostre
ricchezze
e
le
nostre
sostanze
.
Però
non
potrai
disporne
in
nessuna
maniera
,
senza
il
nostro
consenso
,
che
non
ti
accorderemo
mai
.
Ti
serviremo
tutti
fedelmente
;
ora
tu
devi
giurare
di
sottometterti
alle
leggi
che
regolano
il
nostro
impero
...
-
-
Mi
sottometto
!
giuro
!
-
-
proruppe
Ciuffettino
.
In
un
momento
,
presso
il
ragazzo
,
si
affollarono
pappagalli
di
tutte
le
dimensioni
,
di
tutte
le
forme
e
di
tutte
le
specie
,
i
quali
,
fra
il
verde
delle
piante
,
alla
bella
luce
dorata
del
sole
che
metteva
fiamme
e
scintillii
nelle
loro
piume
multicolori
,
formavano
un
quadro
degno
di
ispirare
anche
quel
famoso
pittore
di
pappagalli
che
si
chiamava
...
Come
si
chiamava
,
perbacco
?
Il
vecchio
pappagallo
con
gli
occhiali
,
arrampicandosi
a
fatica
sopra
un
ramo
che
dominava
il
nido
di
Ciuffettino
,
mostrò
agli
adunati
la
corona
imperiale
,
e
la
lasciò
cadere
proprio
su
la
zucca
del
fanciullo
.
Allora
tutti
i
pappagalli
,
ad
un
tempo
solo
,
intonanarono
l
'
inno
dei
Rampicanti
,
inno
scritto
dall
'
imperatore
Ciuffettino
XIV
.
Le
stonature
di
quei
cantori
non
potete
figurarvele
;
basti
dirvi
che
Ciuffettino
,
il
quale
,
in
fondo
,
non
conosceva
che
la
musica
suonata
dall
'
unico
organetto
sfiatato
di
Cocciapelata
,
dovette
tapparsi
le
orecchie
!
...
Appena
l
'
inno
cessò
,
i
pappagalli
presero
a
strillare
:
-
-
Viva
il
nostro
imperatore
!
Viva
Ciuffettino
XXXV
!
...
E
incominciarono
la
festa
.
Allora
Ciuffettino
disse
,
in
confidenza
,
a
Beccolungo
e
a
Beccocorto
:
-
-
Sentite
:
non
per
offendervi
:
vi
son
grato
delle
vostre
dimostrazioni
di
affetto
e
dei
vostri
inni
ma
vi
sarei
anche
più
grato
se
voleste
offrirmi
qualcosina
da
buttar
giù
,
nello
stomaco
...
I
pappagalli
stavano
appollaiati
a
due
a
due
...
-
-
C
'
è
tempo
!
-
-
disse
,
con
una
riverenza
,
Beccolungo
.
-
-
...
tempo
!
-
-
ripeté
Beccocorto
.
-
-
Ma
io
ho
fame
!
-
-
strillò
Ciuffettino
,
col
pianto
alla
gola
.
-
-
Vergogna
!
Un
imperatore
non
deve
mai
aver
fame
-
-
ribatté
Beccolungo
.
-
-
...
mai
fame
!
-
-
ripeté
Beccocorto
.
-
-
Fino
a
stasera
non
si
mangia
-
-
sentenziò
Beccolungo
.
-
-
Pazienza
!
-
-
sospirò
l
'
imperatore
dei
pappagalli
-
-
vuol
dire
che
,
per
ammazzare
il
tempo
,
schiaccierò
un
sonnellino
.
E
incominciava
ad
appisolarsi
davvero
,
quando
grida
orribili
echeggiarono
nella
foresta
.
-
-
Che
cosa
succede
?
-
-
borbottò
Ciuffettino
,
stropicciandosi
gli
occhi
-
-
chi
è
quel
maleducato
...
-
-
Il
nemico
!
il
nemico
!
-
-
si
sentiva
gridare
da
ogni
parte
.
-
-
Il
nemico
!
-
-
ripeterono
in
coro
Beccolungo
e
Beccocorto
che
non
abbandonavano
mai
il
loro
signore
.
-
-
Il
nemico
?
quale
nemico
?
-
-
chiese
Ciuffettino
,
trasognato
.
-
-
I
macacchi
!
i
macacchi
!
...
-
-
esclamavano
i
pappagalli
della
foresta
,
correndo
di
qua
,
di
là
,
intimoriti
.
Eccoti
il
vecchio
kakatoa
con
gli
occhiali
che
si
precipita
nel
nido
del
nostro
amico
,
ciangottando
:
-
-
Il
popolo
ti
chiede
,
eccelso
imperatore
!
...
-
-
Ma
io
,
veramente
,
ho
sonno
!
-
-
bofonchiò
Ciuffettino
.
-
-
Non
c
'
è
sonno
che
tenga
:
i
macacchi
,
gli
eterni
nostri
nemici
,
gli
abitatori
delle
isole
vicine
,
stanno
per
dare
un
nuovo
e
terribile
assalto
alla
nostra
terra
!
...
Difèndici
!
Guìdaci
alla
vittoria
!
...
-
-
Ho
fame
!
-
-
sospirò
l
'
imperatore
,
sbadigliando
.
-
-
Dopo
la
battaglia
,
mangerai
-
-
ammonì
severamente
Beccolungo
.
-
-
...
mangerai
-
-
ripeté
Beccocorto
.
-
-
Bah
!
-
-
fece
Ciuffettino
,
prendendo
la
cosa
con
filosofia
-
-
andiamo
pure
alla
battaglia
,
purché
dopo
ci
sia
un
buon
pranzetto
.
Vi
avverto
che
le
mandorle
mi
piacciono
infinitamente
...
Oh
!
ma
dico
non
ci
sarà
pericolo
di
nulla
,
in
questa
battaglia
?
-
-
Un
imperatore
non
deve
mai
aver
paura
-
-
sentenziò
ancora
Beccolungo
.
-
-
...
mai
paura
!
-
-
aggiunse
Beccocorto
.
-
-
Eh
,
lo
so
,
non
deve
:
ma
io
,
all
'
idea
di
doverne
buscare
,
mi
sento
venir
freddo
...
-
-
Certo
,
sublime
imperatore
,
tu
dovrai
dimostrare
una
grande
sagacia
ed
un
grande
coraggio
contro
un
nemico
così
numeroso
e
così
forte
:
ma
io
credo
che
con
l
'
aiuto
dei
tuoi
sudditi
,
finirai
col
vincere
...
come
vinse
il
grande
Ciuffettino
XXIV
.
-
-
Anche
lui
ebbe
da
fare
con
quei
noiosi
di
macacchi
?
-
-
Ciuffettino
XXIV
riuscì
a
vincere
...
!
Uccise
in
singolar
tenzone
il
re
dei
macacchi
...
e
lo
spellò
sotto
gli
sguardi
dei
pappagalli
festanti
...
La
pelle
del
nemico
si
trova
nel
Museo
storico
...
Perché
non
dovresti
tu
fare
altrettanto
?
-
-
Ma
io
non
le
so
spellare
,
le
scimmie
...
-
-
Vergogna
!
Quella
pelle
è
un
trofeo
di
gloria
!
...
-
-
Davvero
?
se
non
è
intignata
,
me
ne
farò
una
pelliccia
per
questo
inverno
...
Ma
io
ti
domando
ancora
:
e
se
perdo
?
-
-
Se
perdi
,
i
giudici
superiori
ti
condanneranno
ad
aver
le
orecchie
strappate
...
-
-
Eh
!
...
-
-
E
ti
lasceranno
due
mesi
senza
mangiare
.
-
-
Allora
bisogna
vincere
per
forza
!
-
-
Decidi
tu
,
eccelso
imperatore
!
-
-
concluse
Beccolungo
.
-
-
...
tu
!
-
-
aggiunse
Beccocorto
,
che
aveva
una
gran
voglia
di
ridere
,
ma
faceva
finta
di
nulla
.
Lo
sbarco
all
'
isola
dei
Pappagalli
-
-
Ho
bell
'
e
deciso
:
andiamo
contro
i
macacchi
!
Alti
dignitari
,
seguitemi
!
E
Ciuffettino
scivolò
lungo
il
tronco
dell
'
albero
,
e
si
avviò
per
la
foresta
,
seguìto
dal
valoroso
principe
Beccolungo
e
dall
'
integerrimo
duca
Beccocorto
.
XXIV
In
cui
Ciuffettino
XXXV
vince
i
terribili
macacchi
con
uno
strattagemma
maraviglioso
.
TUTTI
i
pappagalli
componenti
l
'
esercito
erano
appollaiati
su
i
primi
alberi
del
bosco
,
proprio
contro
la
spiaggia
degli
infami
macacchi
,
abitatori
delle
isolette
vicine
.
L
'
imperatore
,
che
sebbene
piccino
,
aveva
molta
più
intelligenza
di
tutti
i
macacchi
messi
insieme
,
capì
che
l
'
esercito
invasore
si
sarebbe
potuto
facilmente
respingere
con
una
semplicissima
burla
.
E
infatti
,
dopo
aver
lanciata
un
'
occhiata
sprezzante
su
gli
avversari
,
disse
a
Beccolungo
e
a
Beccocorto
:
-
-
Guidatemi
al
Museo
storico
!
...
ho
bisogno
della
pelle
del
re
dei
macacchi
.
-
-
La
pelle
...
!
-
-
esclamò
Beccolungo
,
stupefatto
.
-
-
La
pelle
!
-
-
ripeté
Beccocorto
,
sbattendo
le
ali
per
la
maraviglia
.
-
-
Sì
...
obbeditemi
!
sono
o
non
sono
il
vostro
imperatore
?
I
due
dignitari
,
almeno
una
volta
tanto
,
obbedirono
,
e
trasportarono
Ciuffettino
,
con
il
sistema
già
adottato
poco
tempo
prima
,
sopra
una
palma
gigantesca
che
si
innalzava
nel
folto
della
foresta
.
In
cima
alla
palma
i
pappagalli
dell
'
isola
avevano
depositato
i
ricordi
e
i
documenti
più
preziosi
della
loro
storia
.
Ciuffettino
,
senza
badare
a
Beccolungo
e
a
Beccocorto
,
i
quali
gridavano
al
sacrilegio
,
all
'
empietà
,
arruffando
le
penne
e
nascondendo
la
testa
sotto
le
ali
,
Ciuffettino
,
dico
,
si
infilò
dentro
la
pelle
del
macacco
e
abbandonò
precipitosamente
il
Museo
storico
.
I
dignitari
lo
seguirono
borbottando
,
altamente
scandalizzati
.
Ma
egli
li
calmò
subito
.
Ciuffettino
s
'
infiò
nella
pelle
del
macacco
Un
capo
dei
macacchi
si
avanzò
verso
l
'
imperatore
...
-
-
Se
seguitate
a
brontolare
così
,
miei
cari
aiutanti
,
vi
metto
allo
spiedo
per
questa
sera
.
Giusto
,
ve
l
'
ho
detto
,
ci
ho
un
appetito
...
E
voi
siete
belli
e
grassocci
.
Delle
vostre
lingue
,
poi
,
me
ne
faccio
fare
un
cibreino
dal
cuoco
di
Corte
...
Ciuffettino
guida
la
colonna
dei
macacchi
Traversarono
di
nuovo
il
bosco
.
Quando
fu
sul
limitare
,
Ciuffettíno
impartì
alcuni
ordini
misteriosi
:
e
Beccolungo
e
Beccocorto
,
divenuti
improvvisamente
ossequenti
e
premurosi
,
fecero
due
o
tre
rivoltoloni
per
terra
,
e
promisero
,
anche
questa
volta
,
di
obbedire
.
Ciuffettino
si
avviò
,
solo
solo
,
verso
l
'
esercito
nemico
.
A
mano
a
mano
che
si
avanzava
,
le
scimmie
emettevano
lunghi
grugniti
di
stupore
e
di
gioia
.
Un
loro
compagno
...
nell
'
isola
!
La
cosa
parve
di
buon
augurio
a
tutti
.
Il
capo
dei
macacchi
si
avanzò
verso
l
'
imperatore
dei
pappagalli
,
facendo
ad
ogni
passo
una
riverenza
,
e
strofinando
il
muso
contro
la
sabbia
:
poi
quando
si
trovò
a
brevissima
distanza
da
Ciuffettino
,
in
atto
di
suprema
allegrezza
,
si
lanciò
in
aria
,
ed
eseguì
una
serie
di
doppi
salti
-
-
Viva
il
fratello
macacco
!
mortali
,
con
una
agilità
ed
una
eleganza
che
il
più
bravo
ginnasta
del
globo
gli
avrebbe
invidiate
inutilmente
.
Ciuffettino
allargò
le
braccia
,
con
gesto
amichevole
:
e
la
scimmia
si
precipitò
per
rispondere
all
'
invito
,
abbracciando
strettamente
il
ragazzo
.
Fu
una
scena
proprio
commovente
.
Tutti
i
macacchi
si
soffiavano
il
naso
con
le
dita
e
si
asciugavano
le
lacrime
con
il
fazzoletto
.
-
-
Chi
sei
...
fratello
?
-
-
cominciò
il
capitano
dei
macacchi
,
con
voce
tremula
,
soffiando
nel
pelo
del
finto
collega
,
sperando
di
trovarvi
qualche
cosina
-
-
che
vuoi
?
-
-
Non
mi
vedi
?
Sono
un
macacco
come
te
,
e
forse
più
di
te
.
Che
cosa
voglio
?
Eh
,
mio
caro
,
non
voglio
nulla
.
Sono
riuscito
a
far
prigioniero
l
'
imperatore
dei
pappagalli
,
ed
ora
sono
padrone
dell
'
isola
...
-
-
Tu
!
-
-
esclamò
il
vero
macacco
,
grattandosi
furiosamente
.
-
-
Ma
io
non
ti
conosco
,
di
dove
vieni
?
-
-
Di
laggiù
-
-
e
Ciuffettino
indicò
un
punto
qualunque
,
nel
mare
.
-
-
Deve
essere
un
gran
bel
paese
!
-
-
mormorò
,
convinto
,
il
macacco
.
-
-
E
come
hai
trovato
il
coraggio
di
venir
qui
,
solo
solo
?
...
E
come
hai
conquistato
l
'
isola
senza
l
'
aiuto
di
nessuno
...
?
-
-
Eh
!
ti
racconterò
poi
...
Insomma
:
io
desidero
di
dividere
con
te
l
'
isola
dei
pappagalli
.
-
-
Tu
...
desideri
...
!
Oh
!
generoso
fratello
!
È
vero
,
però
,
che
se
anche
tu
non
mi
avessi
fatta
questa
bella
offerta
,
l
'
isola
me
la
sarei
presa
da
me
...
-
-
Ma
allora
saresti
stato
costretto
a
combattere
,
perché
i
pappagalli
da
me
vinti
e
sottomessi
sono
divenuti
miei
schiavi
e
mi
obbediscono
in
tutto
e
per
tutto
...
Invece
...
se
sei
buono
,
ti
invito
a
banchetto
nella
foresta
,
e
poi
ti
lascio
libero
di
saccheggiare
metà
dell
'
impero
...
-
-
Infatti
oggi
ci
ho
poca
voglia
di
combattere
,
perché
mi
duole
un
piede
...
Basta
,
caro
fratello
,
facciamo
così
.
Verrò
a
pranzo
con
te
...
-
-
e
rivolgendosi
ai
prodi
soldati
Ciuffettino
abbraccia
il
capo
dei
macacchi
-
-
avanti
,
figliuoli
,
si
va
a
mangiare
dal
fratello
macacco
,
che
ci
offre
anche
metà
dell
'
isola
senza
colpo
ferire
!
...
Le
urla
e
le
acclamazioni
salirono
al
cielo
.
E
l
'
esercito
si
pose
in
moto
verso
la
foresta
.
Lo
guidava
Ciuffettino
,
il
quale
faceva
il
macacco
con
una
abilità
davvero
straordinaria
:
sembrava
che
l
'
avesse
fatto
sempre
.
Camminarono
fino
ad
una
grande
radura
,
nella
quale
i
pappagalli
,
dietro
gli
ordini
del
loro
imperatore
,
avevano
preparato
un
sontuoso
banchetto
.
In
terra
,
erano
sparse
a
profusione
,
in
un
disordine
pittoresco
,
ghiottonerie
di
ogni
genere
.
C
'
erano
montagnòle
di
mandorle
dolci
,
cùmuli
di
noci
e
di
nocciòle
,
piramidi
di
susine
,
colonne
di
dàtteri
,
mucchi
di
banane
bell
'
e
sbucciate
,
torri
di
ananassí
,
colline
di
fichi
verdini
:
e
poi
un
esercito
di
bottiglie
di
ogni
grandezza
,
avanzo
di
un
bottino
memorabile
fatto
dai
pappagalli
a
bordo
di
una
nave
naufragata
su
la
spiaggia
dell
'
isola
.
Cominciò
il
pranzo
:
e
non
vi
so
dire
se
macacchi
assaltassero
con
entusiasmo
le
delicate
vivande
.
Basti
ricordare
che
,
di
lì
a
un
'
oretta
,
era
spolverata
ogni
cosa
.
Durante
il
banchetto
,
fra
il
capitano
dei
macacchi
e
Sul
banco
dei
giudici
,
come
al
solito
,
tutti
dormivano
...
Ciuffettino
ci
fu
un
commovente
scambio
di
cortesie
.
Il
maccaco
vero
prendeva
le
mandorle
,
le
biascicava
ben
bene
e
poi
voleva
ficcarle
per
forza
in
bocca
al
macacco
falso
:
segno
di
estrema
riverenza
e
di
grandissimo
affetto
.
Ma
a
quelle
belle
dimostrazioni
il
nostro
eroe
non
ci
era
abituato
,
e
dopo
aver
lottato
fieramente
per
non
subirle
,
fini
con
l
'
alzarsi
,
adducendo
il
pretesto
di
andar
a
prendere
certe
bottiglie
di
vino
speciale
,
per
far
onore
agli
ospiti
.
Ciuffettino
offrì
una
di
quelle
bottiglie
al
capo
dei
macacchi
,
il
quale
se
la
incollò
alle
labbra
,
piangendo
di
gioia
.
In
un
attimo
anche
alle
altre
scimmie
venne
dispensato
il
soave
licore
...
e
tutti
bevvero
avidamente
.
Ma
di
lì
a
un
quarto
d
'
ora
,
i
macacchi
,
come
si
fossero
passati
una
parola
d
'
ordine
,
reclinarono
il
capo
sul
petto
,
abbandonarono
le
bottiglie
,
e
rotolarono
su
l
'
erba
,
come
morti
.
I
miei
lettori
avranno
capito
benissimo
ciò
che
era
avvenuto
:
i
pappagalli
,
sempre
dietro
ordine
di
Ciuffettino
,
avevano
messo
una
gran
quantità
di
grani
d
'
oppio
nel
viTutti
i
macacchi
bevvero
avidamente
Le
zattere
dei
macacchi
no
...
e
le
scimmie
,
bevendo
quel
vino
,
si
erano
addormentate
.
Quando
Ciuffettino
si
fu
assicurato
che
tutti
i
macacchi
andavano
pei
sette
sonni
,
chiamò
con
grandi
voci
i
suoi
sudditi
che
se
ne
stavano
nascosti
fra
gli
alberi
,
aspettando
l
'
esito
dell
'
avventura
.
E
ordinò
che
il
campo
venisse
subito
sgombrato
dai
corpi
dei
vinti
nemici
.
I
vincitori
non
posero
tempo
in
mezzo
:
legarono
i
macacchi
come
tanti
salami
,
e
poi
,
riunendosi
in
gruppi
di
sette
od
otto
,
li
trasportarono
ad
uno
ad
uno
,
volando
su
la
spiaggia
.
Li
rimisero
su
le
zattere
,
ruppero
gli
ormeggi
a
colpi
di
becco
,
e
abbandonarono
quei
vili
predoni
al
loro
destino
.
E
,
compiuta
questa
immane
fatica
,
per
tutta
l
'
isola
un
solo
grido
,
assordante
,
uscito
dalla
gola
di
centomila
pappagalli
,
echeggiò
:
-
-
Viva
Ciuffettino
XXXV
!
XXV
In
cui
Ciuffettino
XXXV
si
stanca
di
fare
l
'
Imperatore
,
e
ritorna
un
Ciuffettino
qualunque
scappando
dall
'
Isola
dei
Pappagalli
entro
una
zucca
vuota
.
CIUFFETTINO
,
poveraccio
,
dopo
aver
compiuta
la
grande
impresa
,
si
sentiva
cascare
dalla
stanchezza
e
dal
sonno
,
e
perciò
,
dopo
essersi
arrampicato
fin
su
la
reggia
,
disse
in
un
tono
piuttosto
secco
ai
suoi
due
aiutanti
di
campo
:
-
-
Scusate
,
ragazzi
,
ma
io
voglio
dormire
.
Vi
saluto
,
e
arrivederci
a
domani
.
Beccolungo
e
Beccocorto
ricominciarono
ad
arruffare
le
penne
e
a
frignare
.
-
-
Immenso
imperatore
,
noi
crediamo
che
tu
scherzi
....
-
-
Non
ischerzo
niente
affatto
:
anzi
,
guardate
!
E
si
sdraiò
sul
letto
di
piume
,
chiudendo
gli
occhi
beatamente
.
I
pappagalli
vennero
subito
a
beccargli
il
naso
.
-
-
Ma
che
rob
'
è
?
-
-
disse
,
stizzito
,
Ciuffettino
XXXV
.
-
-
quando
io
dò
un
ordine
...
-
-
Il
popolo
desidera
ardentemente
di
farti
onore
!
...
-
-
Dite
al
popolo
che
lo
ringrazio
,
ma
ora
ho
sonno
.
-
-
Impossibile
,
maestà
:
sarebbe
un
'
offesa
!
Nella
foresta
,
che
era
tornata
tranquilla
per
un
momento
;
si
rinnovarono
le
grida
rauche
,
discordi
,
assordanti
.
I
parrocchetti
,
i
pappagalli
verdi
,
i
giaccò
,
le
cocorite
,
le
are
,
i
kakatoa
,
intonarono
l
'
inno
nazionale
dei
pappagalli
.
Figuratevi
che
roba
!
Ciuffettino
si
alzò
dal
nido
,
tappandosi
le
orecchie
,
e
brontolando
:
-
-
Anche
questa
mi
doveva
succedere
!
...
Speriamo
che
duri
poco
...
Beccolungo
,
che
aveva
udito
,
rispose
subito
con
un
certo
sarcasmo
:
-
-
Poco
?
Ne
avrai
fino
a
domani
all
'
alba
,
grande
imperatore
vittorioso
!
-
-
Ma
io
non
voglio
!
-
-
Si
,
tu
non
vuoi
,
ma
il
tuo
popolo
lo
vuole
!
E
così
,
per
quella
notte
,
Ciuffettino
non
poté
chiudere
occhio
.
La
mattina
dopo
gli
si
consenti
di
dormire
un
paio
d
'
ore
:
ma
non
appena
il
sole
fu
alto
all
'
orizzonte
,
Beccolungo
e
Beccocorto
vennero
a
svegliare
il
ragazzo
,
e
questo
,
ancora
con
gli
occhi
tra
'
peli
,
dovette
fare
un
gran
discorso
ai
sudditi
festanti
.
Ciuffettino
passa
una
notte
nel
palazzo
del
re
dei
Fannulloni
-
-
Posso
mangiare
?
-
-
chiese
,
dopo
il
discorso
,
Ciuffettino
XXXV
.
-
-
Certo
!
-
-
rispose
Beccolungo
-
-
tutto
quello
che
vuoi
...
-
-
...
che
vuoi
!
-
-
ripeté
Beccocorto
.
-
-
Grazie
,
per
ora
mi
contento
di
un
panierino
di
fichi
...
-
-
Impossibile
!
-
-
Perché
?
-
-
Perché
i
fichi
ti
farebbero
male
,
e
la
tua
salute
ci
è
preziosa
...
-
-
Come
siete
gentili
!
Allora
,
datemi
un
po
'
di
mandorle
...
Ciuffettino
vide
una
zucca
-
-
Chè
!
...
sono
troppo
calorose
,
divino
imperatore
.
-
-
...
troppo
calorose
!
-
-
Allora
,
pazienza
:
prenderò
du
'
noci
...
-
-
C
'
è
il
caso
che
sappiano
di
rancido
!
Non
ci
mancherebbe
altro
!
-
-
Se
ci
fosse
qualche
susina
...
-
-
Le
susine
fanno
dolere
il
corpo
.
-
-
O
allora
,
che
cosa
mangio
?
-
-
Orzo
bollito
,
soave
imperatore
.
-
-
Ma
a
me
l
'
orzo
non
mi
piace
!
...
-
-
E
allora
,
siamo
dolenti
,
ma
digiunerai
.
La
tua
salute
ci
è
cara
!
-
-
Così
mi
farete
crepar
di
fame
!
Ciuffettino
resisté
fino
a
sera
;
poi
dovette
cedere
,
ed
ingozzarsi
l
'
orzo
bollito
.
Durante
la
notte
il
vecchio
kakatoa
lo
chiamò
a
presiedere
una
seduta
segreta
del
Consiglio
Imperiale
dei
pappagalli
.
La
mattina
dopo
fu
obbligato
a
passare
in
rivista
l
'
esercito
,
e
poi
ad
esaminare
il
bilancio
dello
stato
.
Dopo
colazione
-
-
il
solito
orzo
bollito
-
-
Ciuffettino
ebbe
un
'
idea
.
-
-
Oggi
sono
libero
,
finalmente
,
e
voglio
prendermi
un
po
'
di
svago
.
Andrò
su
la
spiaggia
a
raccoglier
granchi
...
Beccolungo
gli
tolse
subito
questa
speranza
.
-
-
C
'
è
troppo
vento
oggi
,
per
andar
su
la
spiaggia
.
-
-
...
troppo
vento
!
-
-
ripeté
Beccocorto
.
-
-
La
tua
salute
...
-
-
cominciò
Beccolungo
.
-
-
È
preziosa
,
lo
so
-
-
finì
Ciuffettino
,
il
quale
aveva
una
gran
voglia
di
piangere
.
-
-
Ed
io
che
credevo
che
fosse
un
bel
mestiere
...
fare
l
'
imperatore
Aveva
ragione
mastro
Mangiavento
!
...
Aveva
ragione
fin
troppo
!
...
Allora
,
preso
da
una
risoluzione
improvvisa
,
Ciuffettino
XXXV
disse
ai
suoi
aiutanti
di
campo
:
-
-
E
se
io
la
facessi
finita
?
Se
me
ne
andassi
?
I
due
pappagalli
sbatterono
le
ali
violentemente
,
dilatando
le
pupille
.
-
-
Andartene
!
Lasciare
il
trono
vacante
!
...
Oh
che
dici
,
immenso
Ciuffettino
?
Ma
ci
fai
sbigottire
!
...
Che
idee
!
...
Non
lo
sai
,
che
fino
alla
tua
morte
devi
regnare
in
quest
'
isola
?
Oh
!
ma
tu
vaneggi
,
tu
ti
senti
male
...
-
-
No
,
mi
sento
benissimo
,
anzi
...
Sicché
...
io
dovrò
rimaner
qui
fin
che
campo
...
a
mangiar
l
'
orzo
?
-
-
Certo
!
...
-
-
E
a
sentir
gli
strilli
del
mio
popolo
?
-
-
Senza
dubbio
!
L
'
imperatore
fece
spalluccia
.
Ma
nella
sua
mente
si
era
già
formato
un
grande
disegno
,
e
tutti
i
pappagalli
di
questa
terra
non
gli
avrebbero
impedito
di
mandarlo
ad
effetto
.
Qualche
giorno
dopo
,
passeggiando
su
la
riva
del
mare
,
seguito
da
Beccolungo
e
da
Beccocorto
,
vide
abbattuta
su
la
sabbia
,
una
zucca
gigantesca
.
Sotto
la
scuCiuffettino
spinge
l
'
apparecchio
in
mare
sa
di
volercisi
divertire
,
Ciuffettino
aprì
la
zucca
in
due
,
aiutandosi
con
una
grande
sciabola
,
che
adesso
portava
sempre
al
fianco
-
-
era
,
manco
a
dirlo
,
anche
quello
un
avanzo
del
famoso
bottino
della
nave
naufragata
-
-
e
poi
,
dopo
aver
aperta
la
zucca
,
pregò
i
suoi
aiutanti
di
campo
di
scavargliela
a
colpi
di
becco
.
E
questi
obbedirono
senza
sospettar
di
nulla
.
Però
,
quando
ebbero
scavata
una
metà
della
zucca
,
Ciuffettino
li
fece
fermare
,
e
disse
loro
che
aveva
fretta
di
tornare
alla
reggia
.
-
-
E
la
zucca
?
-
-
chiesero
i
due
pappagalli
,
che
per
obbedire
il
loro
imperatore
,
avevano
faticato
come
...
bestie
.
-
-
La
lascio
qui
.
Ho
voluto
provare
se
vi
riusciva
di
far
quel
che
vi
dico
io
,
qualche
volta
.
Ora
andiamo
.
I
due
pappagalli
si
guardarono
,
e
scossero
il
capo
come
a
dire
:
Ciuffettino
in
viaggio
-
-
Che
bel
matto
!
E
tutto
finì
lì
.
Però
,
di
nottetempo
,
Ciuffettino
,
approfittando
del
sonno
dei
suoi
cortigiani
,
discese
dal
nido
,
e
si
avviò
alla
spiaggia
.
Aveva
sotto
il
braccio
una
lunga
canna
di
bambù
che
si
era
procurata
nella
foresta
,
una
larga
foglia
di
banana
,
arrotolata
,
e
un
cartoccio
di
mandorle
.
La
notte
era
buia
.
Gli
ci
volle
del
bello
e
del
buono
per
ritrovare
la
zucca
:
ma
poi
la
trovò
.
Certamente
la
Fata
dei
bambini
lo
proteggeva
.
E
allora
si
diede
a
trasformare
la
zucca
in
una
barchetta
:
ficcò
nel
centro
del
cucurbitaceo
gigantesco
la
canna
di
bambù
,
e
alla
sommità
di
questa
,
per
vela
,
legò
la
foglia
di
banana
.
Poi
spinse
l
'
apparecchio
in
mare
e
vi
saltò
dentro
,
raccomandandosi
al
buon
Dio
,
e
promettendo
solennemente
,
se
riusciva
a
salvarsi
,
di
diventare
un
ragazzino
per
bene
.
L
'
onda
lieve
lo
spinse
al
largo
.
XXVI
Nel
quale
Ciuffettino
gusta
le
delizie
del
beato
Regno
dei
Fannulloni
.
E
la
mattina
dopo
approdava
su
la
riva
rocciosa
di
un
'
altra
terra
sconosciuta
.
Legò
la
zucca
con
una
cordicella
ad
uno
scoglio
aguzzo
che
pareva
un
piòlo
,
e
si
arrampicò
su
le
rupi
per
vedere
un
po
'
di
paese
.
Quando
giunse
in
cima
alla
rupe
più
alta
,
Ciuffettino
aveva
la
lingua
fuori
;
ma
,
rallegrato
dalla
superba
vista
,
non
sentì
la
stanchezza
e
si
mise
a
far
dei
salti
da
...
macacco
.
-
-
Che
bell
'
isola
!
che
bell
'
isola
!
e
che
bella
città
!
...
che
bella
città
!
...
Un
carro
viaggiava
pian
piano
...
Infatti
,
sotto
i
raggi
del
sole
,
le
cupole
e
i
minareti
di
una
immensa
città
,
distesa
mollemente
su
di
un
piano
cinto
di
verdi
boscaglie
,
scintillavano
e
gettavano
lampi
multicolori
,
come
se
fossero
stati
fatti
di
brillanti
e
di
smeraldi
.
Che
delizia
degli
occhi
!
...
Ciuffettino
,
sbalordito
e
contento
,
continuò
a
ballare
e
a
dimenarsi
finché
non
si
sentì
stanco
.
Allora
cavò
di
tasca
il
cartoccio
di
mandorle
,
e
si
mise
a
mangiare
,
sempre
balbettando
,
fra
un
boccone
e
l
'
altro
:
-
-
Che
bell
'
isola
...
che
bella
città
...
!
Quando
ebbe
,
finito
tutte
le
mandorle
,
si
rotolò
giù
dalla
rupe
,
e
si
lanciò
a
correre
verso
la
città
misteriosa
.
Aveva
preso
un
sentiero
largo
e
pulito
,
e
trottava
come
un
ciuchino
;
a
testa
bassa
...
E
per
poco
non
dava
del
capo
nel
timone
di
un
carro
che
veniva
innanzi
pian
piano
,
tirato
da
due
buoi
pigri
e
sonnolenti
.
Colui
che
guidava
il
carro
,
stando
seduto
su
di
un
mucchio
di
fieno
,
si
mise
a
ridere
sommessamente
,
a
piccoli
scatti
:
e
poi
,
dopo
un
lungo
sbadiglio
,
mormorò
:
-
-
Che
cosa
fai
,
piccolo
imbecille
?
non
ti
vergogni
di
andare
a
piedi
a
quel
modo
?
Vedi
,
tra
poco
ti
rompevi
la
zucca
...
Ciuffettino
,
stupefatto
,
guardò
prima
l
'
uomo
che
sonnecchiava
,
e
poi
i
buoi
che
sembravano
lì
lì
per
chiudere
gli
occhi
e
dormire
...
e
poi
il
cane
che
faceva
un
pisolino
in
cima
al
carro
...
In
ultimo
gridò
con
voce
squillante
:
-
-
Io
non
mi
vergogno
di
andare
a
piedi
:
voi
,
piuttosto
,
dovreste
guidare
un
po
'
meglio
i
vostri
buoi
...
-
-
O
se
no
,
perché
non
correte
a
mettervi
a
letto
?
L
'
uomo
fece
un
piccolo
gesto
di
disgusto
,
e
si
tappò
le
orecchie
,
sbadigliando
ancora
.
-
-
Uh
!
come
strilli
!
Mi
sono
alzato
adesso
-
-
sospirò
.
-
-
Non
sai
,
poverino
,
che
in
questo
paese
è
proibito
di
correre
?
Ti
compatisco
perché
devi
essere
un
forestiero
...
-
-
Sì
,
sono
un
forestiero
,
ma
il
mi
'
babbo
non
mi
ha
detto
mai
che
ci
fossero
paesi
nei
quali
non
si
potesse
correre
...
-
-
Tu
sei
nel
regno
dei
Fannulloni
,
piccino
mio
e
bisogna
che
tu
ti
uniformi
alle
leggi
vigenti
nel
regno
:
me
ne
dispiace
per
il
tuo
babbo
...
-
-
Ah
!
io
sono
nel
regno
dei
Fannulloni
?
Cioè
,
nel
paese
in
cui
i
ragazzi
non
sono
obbligati
né
a
leggere
,
-
-
Che
cosa
fai
,
piccolo
imbecille
?
né
a
scrivere
,
né
a
far
di
conto
?
cioè
,
nel
paese
in
cui
è
permesso
di
dormire
metà
della
giornata
e
ruzzare
durante
l
'
altra
metà
?
Dove
non
ci
sono
ne
maestri
,
ne
precettori
?
Dove
non
ci
sono
né
libri
,
né
quaderni
di
scuola
?
...
L
'
uomo
del
carro
,
ridacchiando
,
accennava
di
sì
col
capo
.
-
-
Ma
allora
,
-
-
gridò
Ciuffettino
,
mentre
il
cuore
gli
si
gonfiava
per
la
contentezza
-
-
sono
arrivato
proprio
nel
paese
che
sognavo
da
tanto
tempo
!
...
Che
bellezza
!
Altro
che
paese
de
'
Sapienti
,
altro
che
impero
de
'
Pappagalli
!
...
Il
regno
de
'
Fannulloni
!
Ecco
il
mio
ideale
!
...
Ah
!
...
caro
il
mi
'
omo
:
io
non
mi
muovo
più
di
qui
,
neanche
se
mi
pigliano
a
calci
.
A
proposito
,
scusate
:
come
si
potrebbe
fare
per
arrivare
alla
città
,
senza
andare
a
piedi
?
Mi
sento
quasi
stanco
...
-
-
Prima
c
'
era
un
tram
elettrico
-
-
disse
l
'
uomo
del
carro
,
accomodandosi
meglio
sul
suo
letto
di
fieno
-
-
ma
adesso
l
'
hanno
levato
perché
correva
troppo
...
Eh
,
se
ci
andassi
io
,
ti
ci
porterei
...
-
-
Quante
miglia
ci
sono
?
L
'
uomo
fece
un
atto
con
le
spalle
come
a
dire
:
-
-
E
chi
lo
ha
mai
saputo
?
-
-
Basta
,
pazienza
,
andrò
a
piedi
-
-
mormorò
Ciuffettino
,
imbronciato
-
-
che
noia
!
-
-
Ohe
...
dico
...
bada
che
non
ti
acchiappino
le
guardie
...
I
forestieri
còlti
in
flagrante
delitto
di
camminare
a
piedi
,
senza
uno
speciale
permesso
del
re
,
sono
condotti
dinanzi
al
tribunale
supremo
...
per
essere
giudicati
severamente
secondo
le
leggi
del
paese
...
Solamente
i
nativi
dell
'
isola
,
per
una
concessione
speciale
,
possono
andare
a
piedi
...
purché
vadano
adagino
adagino
...
-
-
Anche
qui
...
come
fra
i
pappagalli
...
ci
sono
certe
leggi
curiose
!
...
-
-
esclamo
Ciuffettino
:
e
,
dopo
una
breve
riflessione
:
-
-
Basta
,
speriamo
che
non
mi
acchiàppi
-
-
Zitto
:
-
-
disse
la
Fata
-
-
eccoti
questo
sassolino
...
no
:
diavolo
!
...
non
ci
mancherebbe
altro
!
Arrivederci
,
quell
'
omino
!
...
Ma
costui
dormiva
già
la
grossa
,
ed
i
buoi
si
erano
sdraiati
in
terra
per
ischiacciare
un
sonnellino
.
Soltanto
il
cane
aveva
ancora
un
occhio
semi
aperto
:
ma
stava
per
chiudere
anche
quello
.
Ciuffettino
si
limitò
a
salutare
il
cane
.
Ripigliando
il
viaggio
verso
la
capitale
del
regno
dei
Fannulloni
,
dapprima
mosse
le
gambe
con
lentezza
:
ma
istintivamente
,
per
il
desiderio
di
arrivare
presto
,
prese
a
poco
a
poco
un
'
andatura
più
svelta
,
e
poi
più
svelta
,
e
poi
più
svelta
,
e
finì
col
tornare
a
correre
a
perdifiato
come
prima
...
-
-
Alto
là
!
...
-
-
gridò
una
voce
da
vecchio
baritono
sfiatato
,
presso
le
porte
della
città
.
-
-
Buonanotte
!
-
-
pensò
Ciuffettino
-
-
son
capitato
nelle
grinfie
delle
signore
guardie
!
...
Ora
sì
che
sto
fresco
...
-
-
Ah
!
tu
correvi
?
-
-
proseguì
la
voce
-
-
Sei
forestiero
?
L
'
uomo
che
parlava
era
sdraiato
sotto
una
specie
di
palanchino
,
sostenuto
da
un
piccolo
elefante
che
piegava
le
ginocchia
per
l
'
affanno
.
Sì
,
sono
forestiero
-
-
dichiarò
Ciuffettíno
.
Hai
il
permesso
del
re
?
L
'
ho
lasciato
a
casa
...
Allora
,
scusa
tanto
,
ma
devi
venir
con
noi
...
-
-
E
dove
?
-
-
In
prigione
!
...
Ciuffettino
pianse
e
si
disperò
,
ma
i
suoi
pianti
e
le
sue
disperazioni
non
approdarono
a
nulla
:
l
'
uomo
dell
'
elefante
,
che
era
anche
il
capo
delle
guardie
di
Sbadigliopolis
,
capitale
del
regno
dei
Fannulloni
,
aveva
già
reclinato
il
capo
sul
petto
e
si
era
messo
a
russare
come
un
contrabbasso
.
Una
guardia
,
che
veniva
dietro
l
'
elefante
,
lemme
lemme
,
lanciò
una
corda
al
collo
di
Ciuffettino
e
lo
trascinò
seco
.
Il
nostro
ragazzo
fu
gettato
in
una
tetra
carcere
,
dove
attese
il
giudizio
del
tribunale
supremo
.
Nei
casi
ordinari
un
accusato
doveva
aspettare
almeno
sette
od
otto
mesi
prima
si
subire
il
primo
interrogatorio
:
ma
trattandosi
di
un
forestiero
,
il
re
,
che
era
anche
,
non
si
sa
per
qual
motivo
,
capo
del
tribunale
,
fece
un
'
eccezione
alla
regola
:
e
chiamò
dinanzi
alla
corte
augusta
il
ragazzo
dopo
soli
tredici
giorni
di
carcere
preventivo
.
Sul
banco
dei
giudici
,
tanto
per
cambiare
,
tutti
dormivano
.
Solo
il
re
,
in
un
seggio
speciale
,
si
sforzava
di
tener
gli
occhi
semi
aperti
per
sbiluciare
l
'
accusato
.
-
-
Hai
il
permesso
del
re
?
Ma
ci
vedeva
poco
,
l
'
illustre
Pipino
il
losco
,
re
dei
Fannulloni
.
E
quindi
,
svegliando
il
cancelliere
,
che
russava
ai
suoi
piedi
,
mormorò
:
-
-
Dov
'
è
questo
forestiero
?
-
-
È
lì
...
in
mezzo
alla
stanza
.
-
-
Ah
!
Ecco
,
ecco
,
ecco
...
mi
pare
...
ma
che
cos
'
è
?
Uno
scarafaggio
?
-
-
Prego
!
-
-
strillò
Ciuffettino
,
inviperito
.
-
-
Io
sono
un
ragazzo
,
e
tutti
dicono
che
sono
anche
simpatico
!
-
-
Uhm
,
sarà
-
-
fece
Pipino
il
losco
,
bevendo
un
bicchierino
,
tanto
per
togliersi
al
torpore
che
lo
invadeva
tutto
-
-
ma
a
me
sembri
proprio
uno
scarafaggio
...
Basta
,
che
cosa
ne
dicono
i
miei
egregi
colleghi
della
Corte
?
I
giudici
russavano
alla
più
bella
.
E
il
re
dei
Fannulloni
riprese
,
tutto
contento
:
-
-
Dicono
di
sì
:
e
adesso
,
passiamo
ai
capi
d
'
accusa
.
Ma
,
per
l
'
appunto
,
anche
il
cancelliere
si
era
addormentato
:
e
il
processo
fu
rimandato
al
giorno
dopo
.
Nella
seconda
seduta
il
sommo
Pipino
domandò
al
nostro
amico
:
-
-
Come
ti
chiami
?
-
-
Mi
chiamo
Ciuffettino
,
e
sono
stato
imperatore
dei
Pappagalli
.
-
-
Allora
,
tu
sei
un
pappagallo
.
!
..
fatti
vedere
un
po
'
meglio
...
-
-
Ma
no
,
sono
un
ragazzo
!
o
quante
volte
glie
lo
debbo
dire
?
-
-
Bah
!
per
tutti
gli
illustri
Pipini
della
mia
dinastia
!
...
io
non
capisco
nulla
!
...
E
i
miei
colleghi
della
Corte
?
I
giudici
russavano
alla
più
bella
.
E
il
re
dei
Fannulloni
,
riprese
contento
:
-
-
Dicono
di
sì
.
Perché
,
allora
,
se
sei
un
pappagallo
,
vai
girando
il
mondo
a
piedi
?
...
-
-
E
dàgli
!
...
ma
scusi
se
glie
lo
dico
,
bisogna
proprio
aver
le
orecchie
foderate
di
prosciutto
!
...
sono
un
ragazzo
,
e
cammino
perché
ho
due
gambe
...
-
-
Per
gli
dèi
!
...
potevi
dirmelo
prima
.
E
il
permesso
,
ce
l
'
hai
?
-
-
E
dove
vuole
che
l
'
abbia
?
Allora
,
sei
incappato
nell
'
articolo
trentamilasettecentoventicinque
del
nostro
codice
penale
...
Il
sommo
giudice
ficcò
il
naso
tra
i
fogli
di
un
grosso
libraccio
legato
in
cartapecora
,
e
nella
ricerca
tormentosa
...
fu
gettato
in
un
tetro
carcere
...
perdette
un
paio
d
'
ore
buone
.
Poi
,
rialzando
il
capo
a
fatica
,
e
stropicciandosi
gli
occhi
,
bisbigliò
:
-
-
Ehi
...
accusato
...
,
dove
sei
?
perché
non
rispondi
...
ehi
?
Ciuffettino
non
poteva
rispondere
perché
,
a
furia
di
vedere
dormire
gli
altri
...
si
era
addormentato
anche
lui
.
Allora
il
re
dei
Fannulloni
,
rivolgendosi
alla
Corte
,
dichiarò
:
-
-
L
'
accusato
non
dice
nulla
.
Approva
.
Io
,
per
mio
conto
,
visto
che
si
tratta
di
un
pappagallo
,
userei
molta
indulgenza
...
Che
cosa
ne
dicono
gli
egregi
colleghi
della
corte
?
I
giudici
,
per
fare
una
cosa
nuova
,
avevano
riattaccato
a
dormire
.
E
Pipino
il
losco
riprese
,
a
fior
di
labbra
:
-
-
Dicono
di
sì
:
ed
ora
,
passiamo
agli
altri
capi
d
'
accusa
.
Ma
per
l
'
appunto
,
anche
questa
volta
,
il
cancelliere
si
era
addormentato
come
un
ghiro
:
e
il
processo
fu
rimandato
al
giorno
dopo
.
Dopo
otto
giorni
di
quel
lavoro
,
il
re
dei
Fannulloni
decise
di
troncare
il
processo
e
di
mandare
assolto
l
'
accusato
per
insufficienza
di
prove
.
Inoltre
,
facendo
mostra
di
una
magnanimità
e
di
una
dolcezza
senza
esempi
,
re
Pipino
disse
al
nostro
amicone
:
-
-
Siccome
nello
svolgersi
del
processo
tu
hai
dimostrato
una
certa
intelligenza
e
un
certo
spirito
e
siccome
mi
piaci
perché
sei
una
piccola
scimmia
bianca
-
-
era
tanto
che
desideravo
una
scimmia
ammaestrata
!
...
-
-
così
ti
offro
di
restare
al
mio
palazzo
in
qualità
di
buffone
...
Ciuffettìno
,
lusingato
dalla
generosa
offerta
,
ringraziò
commosso
e
baciò
le
mani
del
buon
re
dei
Fannulloni
.
Poi
chiese
:
-
-
E
che
cosa
debbo
fare
...
per
fare
il
buffone
,
maestà
?
-
-
Nulla
,
mio
caro
:
nel
mio
regno
non
si
fa
mai
nulla
...
Non
lo
sai
?
il
codice
parla
chiaro
...
Ciuffettino
,
libertosi
dall
'
inseguimento
degli
elefanti
del
re
Pipino
,
si
trova
alla
riva
del
mare
-
-
Capisco
...
-
-
mormorò
il
nostro
eroe
,
tirandosi
la
punta
del
naso
con
aria
grave
e
riflessiva
..
-
-
Ti
va
,
scimiottino
?
-
-
aggiunse
carezzevolmente
il
monarca
.
-
-
Si
figuri
,
maestà
!
Bisognerà
dormire
dalla
mattina
alla
sera
...
nevvero
?
-
-
Certo
!
-
-
E
non
si
dovrà
mai
prendere
un
libro
in
mano
?
...
-
-
Eh
!
diamine
!
-
-
E
né
pure
una
penna
...
-
-
L
'
uso
della
penna
è
facoltativo
nel
mio
regno
.
-
-
Oh
!
maestà
...
come
sono
felice
...
-
-
voleva
cominciare
,
tutto
giocondo
,
Ciuffettino
;
ma
il
re
,
còlto
da
un
impeto
di
sonno
-
-
sfido
,
pover
'
omo
!
non
aveva
chiuso
occhio
da
quasi
venti
minuti
!
-
-
si
era
raggomitolato
nel
suo
seggio
,
aveva
curvato
il
capo
fin
su
le
ginocchia
,
attaccando
un
bafarellino
...
Il
ragazzo
si
tacque
,
e
aspettando
il
risveglio
di
Pipino
il
losco
,
si
divertì
a
far
tante
oche
di
carta
con
un
trattato
di
commercio
che
era
scivolato
dalle
mani
del
grande
monarca
di
Sbadigliopolis
.
XXVII
Nel
quale
Ciuffettino
prende
un
mezzo
gelato
di
crema
e
sente
ancora
la
voce
della
Fata
dei
bambini
.
ENTRANDO
nella
camera
che
gli
avevano
destinata
,
nel
palazzo
del
grande
monarca
di
Sbadigliopolis
,
Ciuffettino
fece
una
smorfia
di
malcontento
e
disse
,
senza
tanti
complimenti
,
al
maggiordomo
che
lo
accompagnava
:
-
-
Non
ci
avete
niente
di
meglio
,
in
questa
casa
?
A
dire
la
verità
,
l
'
idea
di
dover
dormire
in
questo
canile
mi
sorride
poco
...
Il
maggiordomo
spalancò
gli
occhi
,
aprì
la
bocca
,
e
fece
atto
di
parlare
:
ma
non
ci
riuscì
:
la
commozione
era
stata
troppo
forte
.
Si
limitò
a
fare
una
lunga
serie
di
versacci
,
e
a
ballettare
per
la
stanza
,
come
se
avesse
avuto
il
fuoco
sotto
i
piedi
.
Ciuffettino
lo
guardava
,
ridendo
.
-
-
O
coteste
,
che
mosse
sarebbero
?
-
-
È
l
'
orrore
...
che
hanno
provocato
in
me
...
le
tue
forsennate
parole
-
-
bisbigliò
il
maggiordomo
,
seguitando
a
ballettare
.
-
-
Ma
che
cosa
ho
detto
?
-
-
Non
hai
trovato
...
di
tuo
gusto
...
questa
stanza
magnifica
...
-
-
Senti
,
senti
!
-
-
Hai
osato
di
chiamarla
...
canile
!
-
-
Sicuro
,
gua
'
!
gli
è
un
canile
.
-
-
La
migliore
stanza
della
reggia
!
-
-
Allora
,
mi
dispiace
per
il
tuo
signore
e
padrone
,
ma
si
sta
meglio
nella
casa
del
mi
'
babbo
,
a
Cocciapelata
.
Almeno
,
c
'
è
più
pulizia
...
-
-
Che
dici
?
Che
c
'
entra
questa
Cocciapelata
?
Che
roba
è
,
Cocciapelata
?
-
-
Roba
da
mangiare
!
-
-
esclamò
Ciuffettino
,
buttandosi
a
male
dalle
risa
-
-
Volevo
dire
che
a
casa
mia
non
si
cammina
sul
sudiciume
...
-
-
Oh
!
buon
Dio
!
...
che
esagerazione
...
Un
po
'
di
polvere
per
terra
...
-
-
Si
vede
che
qui
non
ispazzano
mai
...
-
-
Una
volta
il
mese
,
caro
Ciuffettino
:
più
spesso
sarebbe
troppa
fatica
...
-
-
E
il
letto
,
ogni
quando
lo
rifanno
?
-
-
Oh
!
che
c
'
è
bisogno
di
rifarlo
?
Il
letto
si
rifà
da
sè
.
Una
volta
l
'
anno
,
naturalmente
,
si
cambia
la
biancheria
...
-
-
Ma
che
ti
pare
!
troppo
spesso
,
anzi
...
-
-
Se
mai
,
potresti
lamentarti
perché
non
hanno
aperto
la
finestra
...
C
'
è
un
po
'
di
puzzo
di
rinchiuso
...
-
-
Un
po
!
Chiàmalo
un
po
'
,
bello
mio
!
Qui
si
affoga
!
-
-
Colpa
dei
camerieri
...
benedetto
Iddio
,
hanno
sempre
sonno
,
poverini
...
Che
cosa
vorresti
farci
?
-
-
Io
?
nulla
.
Nulla
!
Ma
dimmi
,
maggiordono
dell
'
anima
mia
:
anche
il
re
dei
Fannulloni
è
trattato
a
questo
modo
?
-
-
Sfido
io
!
...
-
-
E
se
ne
contenta
?
-
-
Che
domanda
!
...
-
-
Bah
!
Allora
,
beato
lui
!
...
Addio
,
cosino
caro
.
Per
ora
vedrò
di
schiacciare
un
sonnellino
,
e
poi
...
Il
ragazzo
interruppe
il
suo
dire
con
uno
sbadiglio
sguaiato
,
e
il
maggiordomo
,
ancora
molto
indispettito
,
si
ritirò
in
fretta
,
per
andare
a
schiacciare
una
dormitina
anche
lui
.
Aveva
tanto
lavorato
,
quel
giorno
!
Aveva
fatto
finta
di
leggere
un
giornale
,
aveva
scritto
due
lettere
e
firmato
due
cartoline
illustrate
per
il
re
,
e
si
era
ricucito
un
bottone
su
la
manica
della
giacca
.
Roba
da
sbalordire
!
...
Ma
era
anche
estenuato
,
proprio
.
Certe
fatiche
non
si
sostengono
impunemente
!
Ciuffettino
,
dopo
essersi
chiuso
nella
stanza
,
aprì
le
finestre
,
perché
entrasse
un
po
'
d
'
aria
buona
,
diede
una
ravviatina
al
letto
,
e
rovesciò
la
brocca
dell
'
acqua
su
l
'
impiantito
,
per
lavarlo
.
Poi
si
buttò
sul
letto
di
sfascio
...
e
andò
a
battere
la
schiena
in
terra
.
Le
tavole
,
ròse
e
marcite
,
a
quella
scossa
brusca
,
si
erano
spezzate
,
e
il
letto
si
era
piegato
in
due
,
come
un
libro
.
Così
l
'
illustre
Cíuffettino
,
il
grande
imperatore
dei
pappagalli
,
il
glorioso
vincitore
dei
macacchi
...
dovette
dormire
per
terra
.
Quando
si
svegliò
,
imbruniva
.
Dalla
finestra
aperta
venivano
gli
ultimi
riflessi
del
giorno
,
e
le
strida
delle
rondini
che
turbinavano
nel
cielo
.
Ciuffettino
si
alzò
,
andò
ad
aprire
l
'
uscio
,
e
suonò
il
campanello
.
Ma
il
campanello
non
agiva
,
perché
da
cinquanta
anni
si
erano
rotti
tutti
i
fili
,
e
nessuno
aveva
avuto
il
tempo
o
la
forza
di
accomodarli
.
Allora
Cíuffettino
si
mise
a
urlare
a
squarciagola
:
-
-
Camerieri
!
lacchè
!
...
servitori
!
sguatteri
...
!
facchini
!
ohe
!
...
Nessuno
rispondeva
.
-
-
Dormiranno
-
-
pensò
il
nostro
eroe
-
-
Per
altro
,
a
dire
la
verità
...
questo
sistema
di
dormir
sempre
sarà
bello
...
anzi
,
gli
è
bello
di
certo
...
ma
ci
ha
i
suoi
bravi
difetti
...
Non
far
nulla
,
sta
bene
ma
così
è
meno
di
nulla
!
Si
mosse
per
la
reggia
,
girando
per
i
corridoi
e
traversando
le
grandi
sale
deserte
e
buie
come
tante
caverne
.
Finalmente
trovò
un
servo
che
stava
a
guardare
,
alla
luce
di
un
lumicino
che
parea
spento
,
due
gatti
che
,
oh
!
...
miracolo
!
facevano
qualche
cosa
.
Facevano
le
fusa
.
-
-
Senti
,
oh
,
-
-
disse
il
ragazzo
,
scuotendo
il
servo
-
-
io
sono
Ciuffettino
...
-
-
Che
cosa
desidera
,
illustrissimo
?
-
-
bisbigliò
quell
'
altro
,
riuscendo
,
a
prezzo
di
fatiche
inaudite
,
a
rimettersi
in
piedi
-
-
sono
ai
suoi
ordini
...
-
-
Non
si
mangia
mai
,
qui
?
-
-
L
'
illustrissimo
signor
Ciuffettino
desidera
di
far
colazione
?
Si
mosse
per
la
reggia
,
per
i
corridoi
deserti
...
-
-
Ma
se
è
notte
!
...
Desidero
di
cenare
.
Anzi
,
a
dirti
la
verità
,
vorrei
che
la
cena
fosse
piuttosto
abbondante
...
Mi
raccomando
al
cuoco
...
-
-
Va
bene
,
ci
penso
io
...
Il
servo
uscì
dalla
stanza
lentamente
e
Ciuffettino
rimase
a
guardare
i
gatti
.
Di
lì
ad
un
paio
d
'
ore
,
mentre
il
bambino
smaniava
,
ricomparve
il
solito
servo
,
mogio
mogio
,
come
se
avesse
ricevuto
un
carico
di
bastonate
sul
groppone
.
-
-
Dunque
!
?
-
-
chiese
,
furibondo
,
Ciuffettino
.
-
-
Illustrissimo
...
il
cuoco
...
sul
più
bello
...
mentre
preparava
anche
la
cena
di
Sua
Maestà
,
...
si
addormentato
improvvisamente
...
-
-
Per
baccolina
!
o
perché
non
l
'
avete
svegliato
subito
!...?
-
-
Non
si
può
,
illustrissimo
:
il
cuoco
se
ne
avrebbe
a
male
.
È
tanto
puntiglioso
!
E
poi
,
oramai
,
si
erano
bruciate
tutte
le
pietanze
...
-
-
E
allora
?
-
-
Che
vuole
,
illustrissimo
?
Di
caldo
,
stasera
,
non
c
'
è
nulla
...
Siamo
tutti
mortificati
...
-
-
Figurati
come
sono
mortificato
io
!
Almeno
via
...
portami
un
po
'
di
frutta
...
quella
,
almeno
,
ci
sarà
...
-
-
L
'
hanno
bell
'
e
finita
...
-
-
Una
mezza
pagnottella
...
-
-
Pane
non
c
'
è
n
'
è
più
...
-
-
Allora
,
che
cosa
mi
dai
?
-
-
Le
posso
dare
...
l
'
indirizzo
di
una
trattoria
qui
accanto
.
Ciuffettino
si
tirò
il
ciuffo
per
la
gran
stizza
.
-
-
Per
andare
alla
trattoria
ci
vorrebbero
molti
soldi
...
e
io
sono
un
disperato
di
prima
forza
.
-
-
Se
l
'
illustrissimo
signor
Ciuffettino
-
-
continuó
il
servo
,
timidamente
-
-
si
volesse
contentare
di
qualche
cosina
di
freddo
...
Gli
occhi
del
ragazzo
brillarono
di
gioia
improvvisa
.
-
-
Ma
sicuro
,
toh
!
è
un
'
ora
che
te
lo
dico
...
Che
cosa
ci
hai
,
di
freddo
?
-
-
Un
mezzo
gelato
di
crema
...
E
per
quel
giorno
il
povero
figliuolo
si
rassegnò
a
prendere
,
al
posto
del
pranzo
e
della
cena
,
un
mezzo
gelato
di
crema
,
nella
quale
,
per
una
sbadataggine
degli
sguatteri
,
era
stato
messo
il
sale
invece
dello
zucchero
...
Ciuffettino
tornò
in
camera
sua
con
un
diavolo
per
capello
.
Si
sdraiò
alla
meglio
sopra
una
coperta
distesa
in
terra
,
e
cerco
di
ripigliare
sonno
.
Ma
si
voltava
,
si
rivoltava
,
e
nulla
.
-
-
Auf
!
se
non
ci
fosse
la
comodità
di
poter
sempre
tenere
le
mani
alla
cintola
e
di
non
dover
mai
leggere
libri
...
si
starebbe
di
molto
male
,
nel
regno
dei
Fannulloni
!
-
-
sospirò
,
a
un
certo
punto
,
il
grande
Ciuffettino
,
stringendosi
il
cintolíno
dei
calzoni
,
per
cercar
di
restringere
anche
lo
stomaco
...
vuoto
.
Una
vocina
sottile
sottile
sussurrò
all
'
orecchio
del
fanciullo
:
-
-
Chi
non
lavora
,
non
mangia
!
...
Ciuffettino
,
meravigliato
,
disse
:
-
-
Questa
voce
,
io
l
'
ho
sentita
un
'
altra
volta
...
E
la
vocina
riprese
:
-
-
Chi
non
lavora
,
si
annoia
!
-
-
Tutte
storie
!
-
-
ribatté
Ciuffettino
,
sbadigliando
disperatamente
-
-
io
non
mi
annoio
...
ho
sonno
,
ecco
...
questo
si
...
-
-
Sei
un
grullo
!
...
-
-
Grazie
del
complimento
!
eppure
questa
voce
,
io
l
'
ho
sentita
un
'
altra
volta
...
-
-
Chi
non
lavora
,
non
dorme
-
-
finì
la
vocina
.
E
difatti
,
quella
notte
,
Ciuffettino
non
dormì
.
XXVIII
In
cui
Ciuffettino
è
costretto
a
fare
il
buffone
per
divertire
il
re
dei
Fannulloni
.
LA
sera
dopo
,
il
re
dei
Fannulloni
mandò
a
chiamare
d
'
urgenza
Ciuffettino
il
quale
,
poveraccio
,
per
vedere
di
ammazzare
il
tempo
,
si
era
dato
al
nobile
ed
istruttivo
giuoco
delle
bolle
di
sapone
.
Ciuffettino
interruppe
,
a
malincuore
,
il
lavoro
,
e
,
bofonchiando
,
trascinando
le
gambe
,
entrò
nella
gran
sala
della
reggia
,
dove
l
'
inarrivabile
monarca
stava
discutendo
di
affari
di
stato
con
gli
alti
consiglieri
della
Corona
.
-
-
Giusto
te
-
-
esclamò
il
sire
di
Sbadigliopolis
,
rivolto
al
ragazzo
,
tutto
imbronciato
-
-
adesso
,
quando
avremo
finito
la
discussione
,
mi
offrirai
un
saggio
delle
tue
virtù
...
Ne
parlavamo
anche
oggi
,
con
il
maggiordomo
....
Ciuffettino
si
limitò
a
chinare
il
capo
,
senza
comprendere
.
Il
monarca
seguitò
a
parlare
,
rivolto
ai
consiglieri
che
lo
circondavano
,
curvi
,
in
atteggiamento
da
grandi
pensatori
di
razza
:
-
-
Vedo
che
riflettete
ai
sublimi
problemi
che
vi
ho
presentati
.
Bravi
!
bisogna
riflettere
molto
,
nella
vita
!
Però
,
non
dobbiamo
spingerci
oltre
certi
limiti
.
Abbiamo
riflettuto
sei
ore
buone
:
è
tempo
,
dunque
,
di
chiudere
la
laboriosa
seduta
...
Ci
sono
altre
piccole
faccende
da
sbrigare
?
Nessuno
rispose
al
monarca
.
-
-
Ehi
,
dico
...
signor
relatore
...
-
-
strillò
il
re
dei
Fannulloni
,
che
quel
giorno
,
per
un
bel
caso
,
non
aveva
punto
sonno
-
-
rispondete
!
...
Ci
sono
altre
faccende
?
Nessuna
risposta
.
Allora
il
re
,
alzatosi
dal
suo
seggio
,
andò
ad
urlar
nelle
orecchie
del
relatore
:
-
-
Ci
sono
altre
faccende
?
...
-
-
Chi
?
che
cosa
?
dove
?
-
-
chiese
,
svegliandosi
di
soprassalto
,
l
'
integerrimo
funzionario
-
-
che
cosa
è
successo
?
Il
re
,
con
una
pazienza
esemplare
,
ripeté
la
domanda
.
-
-
Ah
!
sicuro
-
-
disse
il
relatore
,
stropicciandosi
gli
occhi
-
-
Vostra
Maestà
mi
aveva
fatto
una
paura
...
Dunque
,
ecco
:
ci
sarebbero
gli
abitanti
dei
sobborghi
di
Sbadigliopolis
che
vorrebbero
una
diminuzione
di
imposte
...
perché
il
raccolto
delle
patate
quest
'
anno
è
andato
male
...
-
-
Ci
penseremo
...
C
'
è
tempo
,
non
è
vero
?
-
-
Altro
che
!
ne
riparleremo
fra
due
o
tre
anni
,
Maestà
.
Poi
ci
sarebbe
il
processo
del
terribile
brigante
Squarciagola
,
che
si
è
impadronito
di
quel
castello
...
su
la
riva
del
mare
...
Sono
sette
anni
che
si
rimanda
sempre
...
-
-
Ebbene
,
che
male
ci
sarebbe
se
lo
rimandassimo
di
altri
sette
anni
?
-
-
Benone
,
Maestà
.
Quel
brigante
non
ha
punta
furia
di
essere
condannato
.
Per
adesso
mangia
,
beve
fuma
e
giuoca
a
briscola
con
i
carcerieri
...
-
-
Tiriamo
innanzi
.
-
-
Pensiamo
alle
opere
pubbliche
,
Maestà
.
I
cittadini
di
Sbadigliopolis
si
lamentano
sempre
di
quel
famoso
ponte
...
!
-
-
Ancora
!
Si
parla
ancora
del
ponte
?
-
-
Maestà
:
il
ponte
minaccia
rovina
da
circa
dieci
anni
...
E
se
rovina
,
la
città
resta
divisa
in
due
parti
dal
fiume
,
perché
non
abbiamo
che
quel
ponte
solo
...
-
-
Si
potrà
andare
in
barca
.
-
-
Oh
!
certo
!
...
-
-
Allora
,
aspettiamo
.
Che
furia
c
'
è
?
Una
delle
due
:
o
il
ponte
casca
,
e
allora
c
'
è
sempre
modo
di
rifabbricarlo
su
le
vecchie
fondamenta
:
o
non
casca
,
e
allora
è
inutile
preoccuparsene
...
Abbiamo
altro
?
-
-
A
poca
distanza
di
qui
brucia
un
villaggio
...
gli
abitanti
sono
tutti
fuggiti
...
-
-
Per
il
nostro
grande
avo
Pipino
il
Secco
!
se
il
villaggio
brucia
,
non
c
'
è
che
un
rimedio
:
lasciarlo
bruciare
!
...
-
-
Che
sapienza
!
-
-
borbottò
il
nostro
Ciuffettino
,
stupefatto
.
Gli
altri
dignitari
,
svegliati
dal
relatore
,
gridarono
in
coro
:
-
-
Ha
ragione
Sua
Maestà
!
...
E
se
ne
andarono
,
dopo
essersi
inchinati
cerimoniosamente
fino
a
terra
.
Il
re
dei
Fannulloni
restò
solo
con
il
nostro
eroe
,
e
rimase
un
bel
pezzo
a
squadrarlo
con
occhio
più
curioso
che
benevolo
.
Il
fanciullo
,
sotto
quegli
sguardi
da
esaminatore
,
si
sentiva
impacciato
e
non
sapeva
dove
posare
le
pupille
e
dove
ficcar
le
mani
.
-
-
Sei
molto
piccolo
!
-
-
dichiarò
pretensiosamente
re
Pipino
,
dopo
un
lunghissimo
studio
.
-
-
Bella
scoperta
!
-
-
pensò
Ciuffettino
:
ma
non
pronunziò
sillaba
.
-
-
Hai
proprio
l
'
aria
di
una
scimmietta
ammaestrata
!
...
-
-
E
dàgli
!
...
-
-
mugolò
il
ragazzo
.
-
-
Orsù
-
-
concluse
il
monarca
,
accendendo
una
bellissima
pipa
turca
,
e
sdraiandosi
sopra
un
divano
-
-
Comincia
a
fare
il
buffone
!
Ciuffettino
guardò
il
re
con
aria
attonita
,
e
non
si
mosse
.
-
-
Dunque
?
-
-
insisté
subito
re
Pipino
-
-
io
mi
annoio
.
Divertimi
!
Fammi
ridere
a
crepapelle
!
Il
nostro
eroe
ebbe
la
forza
di
dire
:
-
-
Ma
io
...
non
saprei
...
il
buffone
per
me
gli
è
un
mestiere
novo
...
se
vuole
che
le
faccia
il
pizzicorino
sul
naso
per
farla
ridere
...
-
-
Come
!
-
-
disse
il
re
dei
Fannulloni
un
po
'
offeso
-
-
il
pizzicorino
!
che
confidenze
sono
queste
,
messer
Ciuffettino
!
...
Ricordatevi
che
se
non
avete
giudizio
,
vi
metterò
la
catenella
ai
piedi
,
come
alle
scimmiette
cattive
...
-
-
Divertimi
!
Fammi
ridere
crepapelle
!
-
-
Deve
essere
una
fissazione
-
-
sospirò
il
ragazzo
-
-
Oh
!
Fatina
dei
bambini
!
...
proteggimi
tu
!
...
-
-
Sentiamo
...
sai
ingoiare
i
coltelli
?
-
-
chiese
il
re
in
tono
più
raddolcito
-
-
sai
bere
lo
spirito
acceso
?
-
-
Maestà
,
sono
cose
troppo
indigeste
-
-
rispose
Ciu
ffettino
,
che
cercava
di
darsi
coraggio
.
-
-
Almeno
...
sai
dirmi
che
cosa
penso
in
questo
momento
?
Vediamo
,
questo
deve
essere
facile
per
te
.
Indovina
.
-
-
Vostra
Maestà
non
pensa
...
nulla
!
-
-
gridò
il
ragazzo
,
con
accento
ispirato
.
-
-
Bravo
!
vedo
che
l
'
ingegno
non
ti
manca
.
Adesso
insegnami
un
giuoco
di
carte
.
-
-
Non
ne
conosco
punti
!
-
-
Allora
fa
'
qualche
esperimento
di
prestidigitazione
...
-
-
Non
so
neanche
chi
sia
...
-
-
Chi
?
-
-
La
signora
prestidigitazione
!
-
-
Ci
vuole
una
bella
dose
di
pazienza
con
te
,
Ciuffettino
!
...
Via
,
ti
perdono
:
fammi
un
paio
di
salti
mortali
,
e
non
se
ne
parli
più
...
-
-
Se
si
contenta
di
una
mezza
dozzina
di
capriòle
...
-
-
propose
Ciuffettino
.
-
-
Bah
!
contentiamoci
!
Il
ragazzo
cominciò
una
serie
di
belle
capriòle
in
mezzo
alla
stanza
:
e
re
Pipino
rideva
...
rideva
...
-
-
Sì
non
c
'
è
male
-
-
disse
poscia
,
asciugandosi
gli
occhi
che
avevano
pianto
per
il
gran
convulso
delle
risa
-
-
sembri
proprio
una
scimmia
...
sono
contento
...
sai
fare
altro
?
...
-
-
So
far
querciòla
...
-
-
Benissimo
!
...
evviva
!
...
Ciuffettino
dovette
ripetere
l
'
elegante
esercizio
una
cinquantina
di
volte
:
poi
il
re
,
inesausto
di
godimenti
,
volle
che
egli
ricominciasse
la
serie
delle
capriòle
.
A
notte
alta
,
il
monarca
disse
:
Ciuffettino
e
capitan
Mangiavènto
incontrano
la
nave
dei
ribelli
-
-
Sono
proprio
convinto
che
mi
divertirai
molto
.
Oramai
tu
sei
necessario
,
nel
palazzo
.
È
un
gran
bello
svago
,
per
un
uomo
come
me
,
che
deve
reggere
un
popolo
di
fannulloni
,
e
deve
dare
il
buon
esempio
a
tutti
,
sacrificandosi
a
non
far
mai
niente
...
è
un
gran
bello
svago
,
volevo
dire
,
quello
di
possedere
una
graziosa
scimmietta
ammaestrata
come
tu
sei
!
E
,
in
segno
di
suprema
sodisfazione
,
re
Pipino
offerse
al
nostro
eroe
una
caramella
di
menta
di
quelle
da
tre
un
soldo
.
XXIX
Nel
quale
la
Fata
dei
bambini
dichiara
che
le
crudeli
prove
di
Ciuffettino
sono
cessate
.
DOPO
tre
giorni
di
quel
lavoro
,
Ciuffettino
fu
preso
da
un
'
uggia
grandissima
.
Il
re
dei
Fannulloni
,
con
quella
eterna
storia
della
scimmia
ammaestrata
,
Sbadigliopolis
,
dove
non
c
'
erano
che
dormiglioni
e
imbecilli
,
la
reggia
,
piena
di
ragnatela
e
di
topi
,
tutti
quei
maggiordomi
e
quei
servitori
,
che
non
facendo
mai
nulla
combinavano
sempre
malanni
su
malanni
,
tutta
quella
roba
stupida
e
sonnacchiosa
,
inutile
e
stagnante
,
finì
col
provocare
nell
'
animo
del
nostro
amico
un
vivo
senso
di
repulsione
.
E
alla
sera
del
terzo
giorno
,
entrando
nella
sua
camera
,
e
vedendo
il
solito
letto
sfasciato
,
con
le
coltri
sudice
,
Ciuffettino
si
buttò
ginocchioni
su
l
'
impiantito
,
e
diede
in
uno
scoppio
di
pianto
disperato
.
-
-
Fatina
dei
bambini
!
...
buona
Fatina
!
...
aiutami
tu
,
aiutami
tu
,
che
sei
tanto
buona
!
...
Mòviti
a
compassione
...
Sono
stanco
...
di
non
far
nulla
!
...
Ho
capito
l
'
ammaestramento
:
grazie
,
ma
non
ne
voglio
più
...
Voglio
tornar
nei
paesi
dove
i
bambini
imparano
un
mestiere
,
oppure
studiano
i
libri
...
i
buoni
libri
che
dicono
tante
belle
cose
!
...
Voglio
tornar
nei
paesi
dove
ci
sono
i
maestri
!
...
Voglio
rivedere
i
miei
genitori
e
il
mio
professore
,
e
la
mi
'
casa
,
eppoi
il
mi
'
cane
,
eppoi
mastro
Mangiavento
,
eppoi
mastro
Trippetta
!
...
Sono
stato
punito
anche
troppo
dei
miei
sógni
di
bambino
senza
giudizio
!
...
Volevo
far
l
'
imperatore
...
e
ho
visto
che
non
c
'
è
sugo
nemmeno
a
far
l
'
imperatore
dei
pappagalli
...
volevo
trovare
un
luogo
dove
non
ci
fosse
l
'
obbligo
di
lavorare
,
e
dove
i
libri
fossero
sconosciuti
...
e
mi
sono
bell
'
e
persuaso
che
questo
luogo
è
il
più
infelice
angolo
del
mondo
...
Per
carità
,
Fatina
mia
!
...
sono
pentito
,
e
sinceramente
,
questa
volta
,
di
aver
fatto
e
pensato
tante
bestialità
...
Non
voglio
più
fare
le
capriòle
e
le
smorfie
per
divertire
re
Pipino
...
voglio
andarmene
al
mio
paese
...
voglio
mostrare
a
tutti
,
ed
anche
ai
miei
vecchi
che
sono
diventato
buono
e
giudizioso
...
Fatina
mia
,
per
carità
...
Fatina
bella
,
Fatina
bella
,
Fatina
bella
!
E
Ciuffettino
piangeva
,
piangeva
...
Ed
ecco
la
solita
vocina
sottile
sottile
,
armoniosa
come
un
canto
sommesso
di
usignoli
,
soffiargli
all
'
orecchio
:
-
-
Meriteresti
che
la
lezione
si
prolungasse
dell
'
altro
,
perché
sei
stato
un
gran
birichino
.
Ti
ricordi
quella
volta
,
su
la
barca
,
con
mastro
Mangiavento
...
quando
dicesti
tutte
quelle
sciocchezze
fidando
che
la
fata
non
ti
ascoltasse
?
Io
,
invece
,
ascoltavo
...
e
pensavo
a
punirti
.
Come
s
'
ingannano
,
certe
volte
i
bambini
...
!
-
-
Sono
punito
abbastanza
,
ti
dico
,
bella
Fatina
...
Perdonami
...
!
-
-
Lo
so
,
lo
so
che
il
tuo
pentimento
è
sincero
.
Sei
convinto
adesso
che
,
per
essere
felici
,
e
per
riuscire
utili
ai
propri
genitori
ed
al
prossimo
,
per
divenire
buoni
cittadini
e
per
onorare
la
patria
,
sono
necessari
la
fermezza
del
carattere
,
il
rispetto
verso
i
superiori
,
l
'
amore
allo
studio
ed
al
lavoro
,
il
disprezzo
di
ogni
vanità
e
di
ogni
leggerezza
?
Vedi
col
fatto
che
sia
questo
regno
dei
Fannulloni
,
per
esempio
!
...
-
-
Eh
!
l
'
ho
visto
...
l
'
ho
visto
purtroppo
!
-
-
Ti
piacerebbe
vivere
sempre
in
un
paese
come
questo
?
-
-
Ne
morirei
,
Fatina
mia
!
-
-
E
se
tutti
i
ragazzi
la
pensassero
come
la
pensavi
tu
...
una
volta
...
,
la
terra
si
trasformerebbe
in
un
grande
regno
dei
Fannulloni
!
...
-
-
Non
ci
mancherebbe
altro
!
-
-
Io
leggo
benissimo
nell
'
anima
tua
,
Ciuffettino
!
Tu
sei
guarito
...
e
ora
voglio
che
tu
sia
anche
contento
della
tua
guarigione
.
-
-
Come
...
bella
Fatina
?
...
-
-
Zitto
,
e
...
vedrai
:
intanto
,
eccoti
questo
sassolino
.
Quando
sarai
fuggito
dal
palazzo
,
troverai
,
probabilmente
,
qualche
difficoltà
a
passar
le
porte
della
città
.
Getta
il
sassolino
contro
le
porte
e
si
apriranno
.
Abbi
cura
di
raccoglierlo
:
perché
,
se
tu
fossi
inseguito
,
questo
sassolino
ti
diverrebbe
prezioso
...
Il
fanciullo
sentì
qualche
cosa
che
gli
scivolava
nella
mano
destra
.
Era
proprio
un
sassolino
lucido
e
rotondo
.
-
-
Grazie
,
bella
,
buona
,
cara
Fatina
!
...
Ti
prometto
di
pensare
ogni
giorno
a
te
,
come
penso
alla
mi
'
mamma
!
Nella
notte
,
mentre
tutti
dormivano
nella
reggia
,
Ciuffettino
fuggì
.
Giunse
alle
porte
di
Sbadigliopolis
e
le
trovò
chiuse
:
ma
il
sassolino
magico
,
come
aveva
detto
la
cara
Fata
dei
bambini
,
glie
le
fece
spalancare
.
Ciuffettino
allora
si
gettò
a
corsa
disperata
nella
campagna
,
tutta
diffusa
del
mite
chiarore
azzurrino
delle
stelle
.
Ed
ecco
,
di
schianto
,
levarsi
nel
silenzio
notturno
un
gran
brusìo
di
voci
furibonde
.
Il
bimbo
si
fermò
ad
ascoltare
.
«
Ci
siamo
!
ora
davvero
,
sassolino
mio
,
mi
raccomando
a
te
!
»
La
sua
fuga
era
stata
scoperta
;
gli
uomini
di
re
Pipino
montati
su
gli
elefanti
,
si
accingevano
ad
inseguirlo
!
...
È
vero
che
quegli
animalacci
eran
pigri
e
melensi
;
ma
in
fin
delle
fini
,
gli
elefanti
,
anche
quando
hanno
sonno
,
corrono
sempre
più
di
un
bambino
...
Ma
Ciuffettino
lanciò
in
direzione
degli
inseguitori
il
sassolino
fatato
.
Dove
questo
cadde
,
si
spalancò
un
abisso
.
E
gli
inseguitori
dovettero
fermarsi
,
mentre
Ciuffettino
correva
vertiginosamente
verso
la
spiaggia
del
mare
.
All
'
alba
si
ritrovò
nell
'
istesso
punto
dove
aveva
approdato
alcuni
giorni
innanzi
:
e
vide
,
per
colmo
di
fortuna
,
la
sua
zucca
a
vela
che
si
dondolava
leggermente
ai
soffi
della
brezza
,
in
una
spece
di
spaccatura
degli
scogli
...
Mandò
un
grido
di
gioia
e
si
precipitò
verso
la
barca
.
-
-
Oh
!
...
Fatina
...
Fatina
...
-
-
disse
poi
,
saltando
nella
zucca
,
e
sciogliendo
la
corda
vegetale
che
la
teneva
legata
ad
una
roccia
-
-
adesso
...
non
ho
più
che
un
desiderio
:
chieder
perdono
a
quel
povero
vecchio
del
mi
'
babbo
e
a
quella
santa
donna
della
mi
'
mamma
.
Ma
Cocciapelata
,
dove
sarà
?
...
Dove
sarà
,
Cocciapelata
?
E
la
zucca
,
spinta
dalla
vela
di
foglia
di
banana
,
prese
il
largo
,
mentre
il
sole
si
levava
nel
cielo
come
un
gran
pallone
rosso
.
-
-
Addio
,
isola
dei
Fannulloni
!
-
-
strillò
Ciuffettino
,
agitando
il
cappelluccio
.
Ma
,
quasi
per
incanto
,
l
'
isola
fu
di
un
subito
avvolta
da
un
fitto
nebbione
,
e
disparve
come
un
miraggio
.
XXX
Dove
Ciuffettino
ritrova
miracolosamente
il
capitano
Mangiavento
ed
il
cane
Melampo
,
e
poi
torna
a
Cocciapelata
a
rivedere
i
suoi
genitori
che
lo
avevano
creduto
morto
.
LA
sera
del
quarto
giorno
di
navigazione
,
Ciuffettino
scorse
un
punto
nero
all
'
orizzonte
.
-
-
Una
nave
,
di
certo
!
-
-
esclamò
il
nostro
eroe
,
tutto
lieto
,
alzando
gli
occhi
al
cielo
-
-
grazie
,
buon
Dio
!
...
sono
bell
'
e
e
salvo
!
E
di
fatti
,
in
capo
a
due
ore
,
il
ragazzo
si
trovava
a
bordo
di
una
nave
.
E
sapete
,
miei
piccoli
amici
,
che
nave
era
quella
?
Ve
la
dò
ad
indovinare
in
mille
!
Quella
di
mastro
Mangiavento
!
E
a
bordo
,
Ciuffettino
ritrovò
il
buon
capitano
Mangiavento
,
il
quale
,
nel
riabbracciare
il
suo
caro
ragazzo
,
pianse
di
gioia
:
e
ritrovò
il
suo
Melampo
,
che
lo
coprì
di
carezze
e
di
linguate
:
e
rivide
alcuni
marinai
ribelli
,
con
le
facce
contrite
...
smorte
...
con
gli
occhi
lucenti
...
Ma
colui
che
lo
aveva
buttato
in
mare
,
chiuso
nel
sacco
,
non
c
'
era
.
Ciuffettino
e
Mangiavento
si
raccontarono
scambievolmente
le
avventure
che
erano
loro
toccate
dopo
il
tragico
distacco
.
Quelle
di
Mangiavento
ve
le
riassumo
in
poche
parole
.
La
barchetta
,
uscendo
per
un
miracolo
dal
tenebroso
vortice
,
aveva
incontrato
un
gran
bastimento
che
faceva
vela
per
l
'
Europa
:
e
l
'
uomo
e
il
cane
erano
stati
raccolti
mezzo
morti
,
dall
'
equipaggio
della
nave
.
Destino
volle
che
,
pochi
giorni
dopo
,
la
vecchia
tartana
di
padron
Mangiavento
fosse
ritrovata
,
mentre
andava
all
'
impazzata
,
senza
una
direzione
precisa
,
come
un
vascello
fantasma
.
Mangiavento
,
con
l
'
aiuto
dell
'
equipaggio
della
nave
salvatrice
,
recuperò
il
suo
battello
.
Ai
marinai
ribelli
fu
inflitta
una
pena
severissima
...
E
coloro
che
vennero
giudicati
meno
colpevoli
,
e
che
si
mostrarono
sinceramente
pentiti
,
tornarono
a
far
parte
dell
'
equipaggio
.
Così
mentre
Mangiavento
decideva
di
andare
alla
ricerca
di
Ciuffettino
,
per
volere
della
divina
Provvidenza
,
Ciuffettino
navigava
su
la
sua
zucca
incontro
a
mastro
Mangiavento
!
-
-
E
adesso
,
figliuolo
mio
,
-
-
chiese
questi
al
nostro
eroe
-
-
che
cosa
vuoi
fare
?
La
barchetta
di
Mastro
Mangiavento
-
-
Voglio
rivedere
il
mi
'
babbo
e
la
mi
'
mamma
!
-
-
esclamò
subito
Ciuffettino
.
E
il
battello
volse
la
prua
in
direzione
delle
coste
europee
.
Questa
volta
il
viaggio
si
compì
senza
incidenti
degni
di
esser
narrati
.
Oramai
il
periodo
delle
grandi
prove
si
era
chiuso
per
Ciuffettino
.
Prima
di
toccare
terra
,
mastro
Mangiavento
disse
al
ragazzo
:
-
-
A
te
debbo
la
vita
e
questa
nave
.
Le
buone
azioni
meritano
ricompensa
.
D
'
ora
innanzi
,
tuoi
genitori
non
mancheranno
di
nulla
...
e
tu
...
se
vuoi
,
navigherai
con
Ciuffettino
ritrova
Mangiavento
me
...
E
diventerai
un
bravo
e
forte
marinaio
...
Che
posso
dirti
,
Ciuffettino
?
...
Sono
vecchio
,
oramai
...
Sono
solo
...
E
ti
amo
come
amavo
il
mi
'
povero
ragazzo
...
che
è
in
cielo
...
Non
abbandonarmi
!
Quello
che
è
mio
,
è
tuo
.
Vuoi
?
Ciuffettino
,
per
tutta
risposta
,
saltò
al
collo
del
degno
uomo
.
-
-
Ora
torna
al
tuo
paese
,
figliuolo
.
Porta
un
po
'
di
gioia
nella
tua
casa
.
Io
verrò
più
tardi
,
a
Cocciapelata
,
per
conoscere
il
tu
'
babbo
e
la
tu
'
mamma
,
e
per
ricondurti
a
bordo
della
mia
nave
...
Poco
dopo
il
ragazzo
,
seguito
da
Melampo
,
correva
a
perdifiato
su
la
stradicciòla
che
serpeggiava
,
salendo
ripidamente
,
intorno
al
colle
di
Cocciapelata
.
E
quando
,
nell
'
ora
solenne
del
tramonto
,
Cíuffettino
giunse
alle
prime
casette
del
villaggio
natio
,
sentì
che
il
cuore
gli
martellava
forte
e
le
gambe
gli
piegavano
sotto
.
Dovette
fermarsi
per
ripigliar
fiato
.
Poi
seguitò
il
cammino
.
I
cani
accucciati
su
le
porte
dei
casolari
,
al
suo
passaggio
,
si
alzavano
stirando
le
membra
,
e
le
oche
e
i
polli
fuggivano
da
ogni
parte
,
agitando
le
ali
,
schiamazzando
,
impauriti
.
Anzi
,
molte
di
quelle
bestiòle
riconobbero
l
'
antico
Ciuffettino
:
il
terrore
dei
cani
,
dei
gatti
,
delle
galline
e
delle
oche
di
Cocciapelata
.
Qualche
ragazzo
,
per
la
via
,
disse
forte
,
additandolo
:
-
-
Toh
!
guarda
Ciuffettino
!
...
Ma
egli
non
badava
a
nulla
:
era
giunto
alla
mèta
.
Eccolo
dinanzi
allo
sgabuzzino
di
compare
Attanasio
...
Ecco
lì
il
gatto
,
il
povero
gatto
che
aveva
ricevuto
tanti
calci
...
Il
nostro
eroe
si
trascinò
fino
alla
porta
della
botteguccia
,
ma
non
ebbe
coraggio
di
entrare
.
Chiamò
,
con
un
fil
di
voce
:
-
-
Babbo
!
La
sora
Rosa
,
che
traversava
in
quel
momento
la
strada
per
portare
la
zuppa
al
marito
,
vide
il
fanciullo
,
e
riLe
vicinanze
di
Cocciapelata
Melampo
preannunzia
alla
sora
Rosa
il
ritorno
di
Ciuffettino
Ciuffettino
è
tornato
mase
un
po
'
in
forse
.
Poi
lo
riconobbe
.
Cacciò
uno
strillo
,
lascio
andar
la
zuppa
in
terra
,
e
si
slanciò
sul
suo
figliuolo
,
balbettando
,
nella
felicità
improvvisa
,
immensa
,
insperata
:
-
-
Ah
!
delizia
mia
!
...
core
mio
!
...
vita
mia
!
..
sei
tu
!
...
sei
vivo
!
La
Madonna
mi
ha
fatto
la
grazia
!
...
È
vivo
!
...
È
tornato
...
è
tornato
dalla
su
'
mamma
che
lo
adora
!
A
questo
chiasso
il
sor
Attanasio
uscì
fuori
dallo
sgabuzzino
...
Vide
,
si
portò
la
mano
alla
gola
...
e
cascò
per
le
terre
come
un
cencio
.
Il
ragazzo
e
la
sora
Rosa
corsero
a
lui
.
-
-
Babbo
...
babbo
mio
!
...
-
-
gridò
Ciuffettino
coprendo
di
baci
e
di
lacrime
il
viso
del
vecchio
.
Ma
questi
,
passato
il
primo
istante
di
intensa
commozione
,
sorrise
.
-
-
Sei
proprio
tu
...
il
mio
Ciuffettino
!
-
-
riuscì
a
dire
,
con
un
singhiozzo
.
In
quel
momento
soave
ridevano
tutti
:
rideva
il
povero
ciabattino
,
rideva
la
sora
Rosa
,
rideva
il
ragazzo
,
rideva
Melampo
,
mostrando
le
gengive
...
E
anche
il
cielo
,
tutto
sonoro
di
trilli
e
di
voli
,
pareva
ridere
e
illuminarsi
di
quella
gioia
sconfinata
che
si
diffondeva
dal
più
umile
angolo
della
terra
.
Miscellanea ,
La
nuova
civiltà
cristiana
,
nata
con
l
'
avvento
del
Salvatore
,
superiore
ad
ogni
altra
civiltà
1
.
La
promessa
di
un
Redentore
illumina
la
prima
pagina
della
storia
dell
'
umanità
;
e
così
la
fiduciosa
speranza
di
tempi
migliori
lenì
il
rimpianto
del
paradiso
perduto
e
accompagnò
il
genere
umano
nel
suo
tribolato
cammino
,
finché
nella
pienezza
dei
tempi
il
Salvatore
del
mondo
,
venendo
sulla
terra
,
compì
l
'
attesa
e
inaugurò
una
nuova
civiltà
universale
,
la
civiltà
cristiana
,
immensamente
superiore
a
quella
che
l
'
uomo
aveva
fino
allora
laboriosamente
raggiunto
in
alcune
nazioni
più
privilegiate
.
Il
consumismo
bolscevico
e
ateo
minaccia
tremenda
per
la
civiltà
umana
2
.
Ma
la
lotta
fra
il
bene
e
il
male
rimase
nel
mondo
come
triste
retaggio
della
colpa
originale
;
e
l
'
antico
tentatore
non
ha
mai
desistito
con
fallaci
promesse
d
'
ingannare
l
'
umanità
.
Perciò
nel
corso
dei
secoli
uno
sconvolgimento
è
succeduto
all
'
altro
fino
alla
rivoluzione
dei
nostri
giorni
,
la
quale
o
già
imperversa
o
seriamente
minaccia
,
si
può
dire
,
dappertutto
e
supera
in
ampiezza
e
violenza
quanto
si
ebbe
a
sperimentare
nelle
precedenti
persecuzioni
contro
la
Chiesa
.
Popoli
interi
si
trovano
nel
pericolo
di
ricadere
in
una
barbarie
peggiore
di
quella
in
cui
ancora
giaceva
la
maggior
parte
del
mondo
all
'
apparire
del
Redentore
.
3
.
Questo
pericolo
tanto
minaccioso
,
Voi
l
'
avete
già
compreso
,
Venerabili
Fratelli
,
è
il
comunismo
bolscevico
ed
ateo
che
mira
a
capovolgere
l
'
ordinamento
sociale
e
a
scalzare
gli
stessi
fondamenti
della
civiltà
.
Condanne
anteriori
del
comunismo
4
.
Di
fronte
a
tale
minaccia
la
Chiesa
Cattolica
non
poteva
tacere
e
non
tacque
.
Non
tacque
specialmente
questa
Sede
Apostolica
che
sa
essere
sua
specialissima
missione
la
difesa
della
verità
e
della
giustizia
e
di
tutti
quei
beni
eterni
che
il
comunismo
misconosce
e
combatte
.
Fin
dai
tempi
in
cui
circoli
colti
pretesero
liberare
la
civiltà
umana
dai
legami
della
morale
e
della
religione
,
i
Nostri
Predecessori
attirarono
l
'
attenzione
del
mondo
apertamente
ed
esplicitamente
alle
conseguenze
della
scristianizzazione
della
società
umana
.
E
quanto
al
comunismo
,
già
fin
dal
1846
il
venerato
Nostro
Predecessore
Pio
IX
di
s
.
m
.
pronunciò
solenne
condanna
,
confermata
poi
nel
sillabo
,
contro
"
quella
nefanda
dottrina
del
così
detto
comunismo
,
sommamente
contraria
allo
stesso
diritto
naturale
,
la
quale
,
una
volta
ammessa
,
porterebbe
al
radicale
sovvertimento
dei
diritti
,
delle
cose
,
delle
proprietà
di
tutti
,
e
della
stessa
società
umana
"
(
Enciclica
Qui
pluribus
,
del
9
novembre
1846
:
Acta
Pii
IX
,
vol
.
I
,
p
.
13
.
Cfr
.
Syllabus
,
IV
:
A.A.S.
,
vol
.
III
,
p
.
170
)
.
Più
tardi
,
l
'
altro
Nostro
Predecessore
di
immortale
memoria
,
Leone
XIII
,
nell
'
Enciclica
Quod
apostolici
muneris
lo
definiva
"
peste
distruggitrice
,
la
quale
,
intaccando
il
midollo
della
società
umana
,
la
condurrebbe
alla
rovina
"
(
Enciclica
Quod
apostolici
muneris
,
del
28
dicembre
1878
:
Acta
Leonis
XIII
,
vol
.
I
,
p
.
40
)
;
e
con
chiara
visione
indicava
che
i
movimenti
atei
delle
masse
nell
'
epoca
del
tecnicismo
traevano
origine
da
quella
filosofia
,
che
già
da
secoli
cercava
separare
la
scienza
e
la
vita
dalla
fede
e
dalla
Chiesa
.
Atti
del
presente
pontificato
5
.
Noi
pure
durante
il
Nostro
pontificato
abbiamo
sovente
e
con
premurosa
insistenza
denunziate
le
correnti
atee
minacciosamente
crescenti
.
Quando
nel
1924
la
Nostra
missione
di
soccorso
ritornava
dall
'
Unione
Sovietica
,
Ci
siamo
pronunziati
contro
il
comunismo
in
apposita
Allocuzione
diretta
al
mondo
intero
(
18
dicembre
1924
:
A.A.S.
,
vol
.
XVI
(
1924
)
,
pp
.
494-495
)
.
Nelle
Nostre
Encicliche
Miserentissimus
Redemptor
(
8
maggio
1928
:
AA.S.
,
vol
.
XX
(
1928
)
,
pp
.
165-178
)
,
Quadragesimo
anno
(
15
maggio
1931
:
A.A.S.
,
vol
.
XXIII
(
1931
)
,
pp
.
177-228
)
,
Charitate
Christi
(
3
maggio
1932
:
A.A.S.
,
vol
.
XXIV
(
1932
)
,
pp
.
177-194
)
,
Acerba
animi
(
29
settembre
1932
:
A.A.S.
,
vol
.
XXIV
(
1932
)
,
pp
.
321-332
)
,
Dilectissima
nobis
(
3
giugno
1933
:
A.A.S.
,
vol
.
XXV
(
1933
)
,
pp
.
261-274
)
,
abbiamo
elevato
solenne
protesta
contro
le
persecuzioni
scatenate
ora
in
Russia
,
ora
nel
Messico
,
ora
nella
Spagna
;
né
si
è
ancora
spenta
l
'
eco
universale
di
quelle
allocuzioni
da
Noi
tenute
l
'
anno
scorso
in
occasione
dell
'
inaugurazione
della
Mostra
mondiale
della
Stampa
cattolica
,
dell
'
udienza
ai
profughi
spagnuoli
e
del
Messaggio
per
la
festa
del
Santo
Natale
.
Persino
gli
stessi
più
accaniti
nemici
della
Chiesa
,
i
quali
da
Mosca
dirigono
questa
lotta
contro
la
civiltà
cristiana
,
con
i
loro
ininterrotti
attacchi
a
parole
e
a
fatti
rendono
testimonianza
che
il
Papato
,
anche
ai
giorni
nostri
,
ha
continuato
fedelmente
a
tutelare
il
santuario
della
religione
cristiana
,
e
più
frequentemente
e
in
modo
più
persuasivo
che
qualsiasi
altra
pubblica
autorità
terrena
ha
richiamato
l
'
attenzione
sul
pericolo
comunista
.
Necessità
di
un
altro
documento
solenne
6
.
Ma
nonostante
questi
ripetuti
avvertimenti
paterni
,
che
sono
stati
da
Voi
,
Venerabili
Fratelli
,
con
Nostra
grande
soddisfazione
,
così
fedelmente
trasmessi
e
commentati
ai
fedeli
con
tante
Vostre
recenti
Lettere
pastorali
anche
collettive
,
il
pericolo
sotto
la
spinta
di
abili
agitatori
non
fa
che
aggravarsi
di
giorno
in
giorno
.
Perciò
Noi
ci
crediamo
in
dovere
di
elevare
di
nuovo
la
Nostra
voce
con
un
documento
ancora
più
solenne
,
com
'
è
costume
di
questa
Sede
Apostolica
,
maestra
di
verità
,
e
come
lo
rende
naturale
il
fatto
che
un
tale
documento
è
nel
desiderio
di
tutto
il
mondo
cattolico
.
E
confidiamo
che
l
'
eco
della
Nostra
voce
giunga
dovunque
si
trovino
menti
scevre
di
pregiudizi
e
cuori
sinceramente
desiderosi
del
bene
dell
'
umanità
;
tanto
più
che
la
Nostra
parola
ora
viene
dolorosamente
avvalorata
dalla
vista
dei
frutti
amari
delle
idee
sovversive
,
quali
Noi
abbiamo
previsti
e
preannunziati
e
che
si
vanno
paurosamente
moltiplicando
o
di
fatto
nei
paesi
già
dominati
da
esso
o
in
minaccia
in
tutti
gli
altri
paesi
del
mondo
.
Solo
la
civiltà
cristiana
è
veramente
umana
7
.
Noi
,
quindi
,
vogliamo
ancora
una
volta
esporre
come
in
breve
sintesi
i
principi
del
comunismo
ateo
come
si
manifestano
principalmente
nel
bolscevismo
,
con
i
suoi
metodi
di
azione
,
contrapponendo
a
questi
falsi
principi
la
luminosa
dottrina
della
Chiesa
ed
inculcando
di
nuovo
con
insistenza
i
mezzi
coi
quali
la
civiltà
cristiana
,
sola
Civitas
veramente
humana
,
può
essere
salvata
da
questo
satanico
flagello
e
maggiormente
sviluppata
,
per
il
vero
benessere
dell
'
umana
società
.
La
dottrina
del
comunismo
ha
un
falso
ideale
di
giustizia
,
di
eguaglianza
e
di
fraternità
8
.
Il
comunismo
di
oggi
,
in
modo
più
accentuato
che
altri
simili
movimenti
del
passato
,
nasconde
in
sé
un
'
idea
di
falsa
redenzione
.
Uno
pseudo
-
ideale
di
giustizia
,
di
uguaglianza
e
di
fraternità
nel
lavoro
,
pervade
tutta
la
sua
dottrina
e
tutta
la
sua
attività
d
'
un
certo
falso
misticismo
,
che
alle
folle
adescate
da
fallaci
promesse
comunica
uno
slancio
e
un
entusiasmo
contagioso
,
specialmente
in
un
tempo
come
il
nostro
,
in
cui
da
una
distribuzione
difettosa
delle
cose
di
questo
mondo
risulta
una
miseria
non
consueta
,
si
vanta
anzi
questo
pseudo
-
ideale
come
se
fosse
stato
iniziatore
di
un
certo
progresso
economico
,
il
quale
,
quando
è
reale
,
si
spiega
con
ben
altre
cause
,
come
con
l
'
intensificare
la
produzione
industriale
in
paesi
che
ne
erano
quasi
privi
,
valendosi
anche
di
enormi
ricchezze
naturali
,
e
con
l
'
uso
di
metodi
brutali
per
fare
ingenti
lavori
con
poca
spesa
.
Il
materialismo
evoluzionistico
di
Marx
9
.
La
dottrina
che
il
comunismo
nasconde
sotto
apparenze
talvolta
così
seducenti
,
in
sostanza
oggi
si
fonda
sui
principi
già
predicati
da
Marx
del
materialismo
dialettico
e
materialismo
storico
,
di
cui
i
teorici
del
bolscevismo
pretendono
possedere
l
'
unica
genuina
interpretazione
.
Questa
dottrina
insegna
non
esserci
che
una
sola
realtà
,
la
materia
,
con
le
sue
forze
cieche
,
la
quale
evolvendosi
diventa
pianta
,
animale
,
uomo
.
Anche
la
società
umana
non
è
altro
che
un
'
apparenza
e
una
forma
della
materia
che
si
evolve
nel
detto
modo
,
e
per
ineluttabile
necessità
,
tende
,
in
un
perpetuo
conflitto
delle
forze
,
verso
la
sintesi
finale
:
una
società
senza
classi
.
In
tale
dottrina
,
com
'
è
evidente
,
non
vi
è
posto
per
l
'
idea
di
Dio
,
non
esiste
differenza
fra
spirito
e
materia
,
né
tra
anima
e
corpo
;
non
si
dà
sopravvivenza
dell
'
anima
dopo
morte
,
e
quindi
nessuna
speranza
in
un
'
altra
vita
.
Insistendo
sull
'
aspetto
dialettico
del
loro
materialismo
i
comunisti
pretendono
che
il
conflitto
che
porta
il
mondo
verso
la
sintesi
finale
,
può
essere
accelerato
dagli
uomini
.
Quindi
si
sforzano
di
rendere
più
acuti
gli
antagonismi
che
sorgono
fra
le
diverse
classi
della
società
,
e
la
lotta
di
classe
con
i
suoi
odi
e
le
sue
distruzioni
,
prende
l
'
aspetto
d
'
una
crociata
per
il
Progresso
dell
'
umanità
.
Invece
,
tutte
le
forze
,
quali
che
esse
siano
,
che
resistono
a
quelle
violenze
sistematiche
,
debbono
essere
annientate
come
nemiche
del
genere
umano
.
L
'
uomo
viene
spogliato
della
vera
libertà
e
della
sua
dignità
10
.
Inoltre
,
il
comunismo
spoglia
l
'
uomo
della
sua
libertà
,
principio
spirituale
della
sua
condotta
morale
,
toglie
ogni
dignità
alla
persona
umana
e
ogni
ritegno
morale
contro
l
'
assalto
degli
stimoli
ciechi
.
All
'
uomo
individuo
non
è
riconosciuto
,
di
fronte
alla
collettività
,
alcun
diritto
naturale
della
personalità
umana
,
essendo
essa
,
nel
comunismo
,
semplice
ruota
e
ingranaggio
del
sistema
;
nelle
relazioni
poi
degli
uomini
fra
loro
è
sostenuto
il
principio
dell
'
assoluta
uguaglianza
,
rinnegando
ogni
gerarchia
e
ogni
autorità
che
sia
stabilita
da
Dio
,
compresa
quella
dei
genitori
;
ma
tutto
ciò
che
tra
gli
uomini
esiste
della
così
detta
autorità
e
subordinazione
,
tutto
deriva
dalla
collettività
come
da
primo
e
unico
fonte
.
Né
viene
accordato
agli
individui
diritto
alcuno
di
proprietà
sui
beni
di
natura
e
sui
mezzi
di
produzione
,
poiché
essendo
essi
sorgente
di
altri
beni
,
il
loro
possesso
condurrebbe
al
potere
di
un
uomo
sull
'
altro
.
Per
questo
appunto
dovrà
essere
distrutta
radicalmente
questa
sorta
di
proprietà
privata
,
come
la
prima
sorgente
di
ogni
schiavitù
economica
.
Distruzione
dei
valori
fondamentali
del
matrimonio
e
della
famiglia
11
.
Rifiutando
alla
vita
umana
ogni
carattere
sacro
e
spirituale
,
una
tale
dottrina
naturalmente
fa
del
matrimonio
e
della
famiglia
una
istituzione
puramente
artificiale
e
civile
,
ossia
il
frutto
di
un
determinato
sistema
economico
;
viene
rinnegata
l
'
esistenza
di
un
vincolo
matrimoniale
di
natura
giuridico
-
morale
che
sia
sottratto
al
beneplacito
dei
singoli
o
della
collettività
,
e
,
conseguentemente
l
'
indissolubilità
di
esso
.
In
particolare
per
il
comunismo
non
esiste
alcun
legame
della
donna
con
la
famiglia
e
con
la
casa
.
Esso
,
proclamando
il
principio
della
emancipazione
della
donna
,
la
ritira
dalla
vita
domestica
e
dalla
cura
dei
figli
per
trascinarla
nella
vita
pubblica
e
nella
produzione
collettiva
nella
stessa
misura
che
l
'
uomo
,
devo1vendo
alla
collettività
la
cura
del
focolare
e
della
prole
.
È
negato
infine
ai
genitori
il
diritto
di
educazione
,
essendo
questo
concepito
come
un
diritto
esclusivo
della
comunità
,
nel
cui
nome
soltanto
e
per
suo
mandato
i
genitori
possono
esercitarlo
.
La
società
diverrebbe
una
collettività
col
solo
scopo
della
produzione
12
.
Che
cosa
sarebbe
dunque
la
società
umana
,
basata
su
tali
fondamenti
materialistici
?
Sarebbe
una
collettività
senz
'
altra
gerarchia
che
quella
del
sistema
economico
.
Essa
avrebbe
come
unica
missione
la
produzione
di
beni
per
mezzo
del
lavoro
collettivo
e
per
fine
il
godimento
dei
beni
della
terra
in
un
paradiso
in
cui
ciascuno
"
darebbe
secondo
le
sue
forze
,
e
riceverebbe
secondo
i
suoi
bisogni
"
.
Alla
collettività
il
comunismo
riconosce
il
diritto
,
o
piuttosto
l
'
arbitrio
illimitato
,
di
aggiogare
gli
individui
al
lavoro
collettivo
,
senza
riguardo
al
loro
benessere
personale
,
anche
contro
la
loro
volontà
e
persino
con
la
violenza
.
In
essa
tanto
la
morale
quanto
l
'
ordine
giuridico
non
sarebbero
se
non
un
'
emanazione
del
sistema
economico
del
tempo
,
di
origine
quindi
terrestre
,
mutevole
e
caduca
.
In
breve
si
pretende
di
introdurre
una
nuova
epoca
e
una
nuova
civiltà
,
frutto
soltanto
di
una
cieca
evoluzione
:
"
una
umanità
senza
Dio
"
.
Il
potere
statale
è
il
mezzo
più
efficace
per
conseguire
i
fini
del
comunismo
13
.
Quando
poi
le
qualità
collettive
saranno
finalmente
acquisite
da
tutti
,
in
quella
condizione
utopistica
di
una
società
senza
alcuna
differenza
di
classi
lo
Stato
politico
,
che
ora
si
concepisce
solo
come
lo
strumento
di
dominazione
dei
capitalisti
sui
proletari
,
perderà
ogni
sua
ragione
d
'
essere
e
si
"
dissolverà
"
;
però
,
finché
questa
beata
condizione
non
sarà
attuata
,
lo
Stato
e
il
potere
statale
è
per
il
comunismo
il
mezzo
più
efficace
e
più
universale
per
conseguire
il
suo
fine
.
Il
comunismo
bolscevico
ed
ateo
quale
nuovo
Vangelo
14
.
Ecco
,
Venerabili
Fratelli
,
il
nuovo
presunto
Vangelo
,
che
il
comunismo
bolscevico
ed
ateo
annunzia
all
'
umanità
quasi
messaggio
salutare
e
redentore
!
Un
sistema
,
pieno
di
errori
e
sofismi
,
contrastante
sia
con
la
ragione
sia
con
la
rivelazione
divina
;
sovvertitore
dell
'
ordine
sociale
,
perché
equivale
alla
distruzione
delle
sue
basi
fondamentali
,
misconoscitore
della
vera
origine
della
natura
e
del
fine
dello
Stato
,
negatore
dei
diritti
della
personalità
umana
,
della
sua
dignità
e
libertà
.
La
diffusione
del
comunismo
aiutata
da
abbaglianti
promesse
di
un
futuro
di
benessere
15
.
Ma
come
mai
può
avvenire
che
un
tale
sistema
,
scientificamente
da
lungo
tempo
sorpassato
,
confutato
dalla
realtà
pratica
;
come
può
avvenire
,
diciamo
,
che
un
tale
sistema
possa
diffondersi
così
rapidamente
in
tutte
le
parti
del
mondo
?
La
spiegazione
sta
nel
fatto
che
assai
pochi
hanno
potuto
penetrare
la
vera
natura
del
comunismo
;
più
invece
cedono
alla
tentazione
abilmente
presentata
sotto
le
più
abbaglianti
promesse
.
Sotto
pretesto
che
si
vuole
soltanto
migliorare
la
sorte
delle
classi
lavoratrici
,
togliere
abusi
reali
prodotti
dall
'
economia
liberale
e
ottenere
una
più
equa
distribuzione
dei
beni
terreni
(
scopi
senza
dubbio
pienamente
legittimi
)
,
e
profittando
della
mondiale
crisi
economica
,
si
riesce
ad
attirare
nella
sfera
d
'
influenza
del
comunismo
anche
quei
ceti
della
popolazione
che
per
principio
rigettano
ogni
materialismo
e
ogni
terrorismo
.
E
siccome
ogni
errore
contiene
sempre
una
parte
di
vero
,
questo
lato
della
verità
che
abbiamo
accennato
,
messo
astutamente
in
mostra
a
tempo
e
luogo
per
coprire
,
quando
conviene
,
la
crudezza
ributtante
e
inumana
dei
princìpi
e
dei
metodi
del
comunismo
,
seduce
anche
spiriti
non
volgari
,
fino
a
diventarne
a
loro
volta
gli
apostoli
presso
giovani
intelligenze
ancora
poco
atte
ad
avvertirne
gli
intrinseci
errori
.
I
banditori
del
comunismo
sanno
inoltre
profittare
anche
degli
antagonismi
di
razza
,
delle
divisioni
od
opposizioni
di
diversi
sistemi
politici
,
perfino
della
disorientazione
nel
campo
della
scienza
senza
Dio
,
per
infiltrarsi
nelle
Università
e
corroborare
i
principi
della
loro
dottrina
con
argomenti
pseudoscientifici
.
Il
liberalismo
ha
preparato
la
strada
al
comunismo
16
.
Per
spiegare
poi
come
il
comunismo
sia
riuscito
a
farsi
accettare
senza
esame
da
tante
masse
di
operai
,
conviene
ricordarsi
che
questi
vi
erano
già
preparati
dall
'
abbandono
religioso
e
morale
nel
quale
erano
stati
lasciati
dall
'
economia
liberale
.
Con
i
turni
di
lavoro
anche
domenicale
non
si
dava
loro
tempo
neppur
di
soddisfare
ai
più
gravi
doveri
religiosi
nei
giorni
festivi
;
non
si
pensava
a
costruire
chiese
presso
le
officine
né
a
facilitare
l
'
opera
del
sacerdote
;
anzi
si
continuava
a
promuovere
positivamente
il
laicismo
.
Si
raccoglie
dunque
ora
l
'
eredità
di
errori
dai
Nostri
Predecessori
e
da
Noi
stessi
tante
volte
denunziati
,
e
non
è
da
maravigliarsi
che
in
un
mondo
già
largamente
scristianizzato
dilaghi
l
'
errore
comunista
.
La
diffusione
del
comunismo
frutto
di
una
propaganda
astuta
17
.
Inoltre
la
diffusione
così
rapida
delle
idee
comuniste
che
si
infiltrano
in
tutti
i
paesi
grandi
e
piccoli
,
colti
e
meno
sviluppati
,
sicché
nessun
angolo
della
terra
è
libero
da
esse
,
si
spiega
con
una
propaganda
veramente
diabolica
quale
forse
il
mondo
non
ha
mai
veduto
:
propaganda
diretta
da
un
solo
centro
e
che
abilissimamente
si
adatta
alle
condizioni
dei
diversi
popoli
;
propaganda
che
dispone
di
grandi
mezzi
finanziari
,
di
gigantesche
organizzazioni
,
di
congressi
internazionali
di
innumerevoli
forze
ben
addestrate
;
propaganda
che
si
fa
attraverso
fogli
volanti
e
riviste
,
nei
cinematografi
,
nei
teatri
,
con
la
radio
,
nelle
scuole
e
persino
nelle
Università
,
penetra
a
poco
a
poco
in
tutti
i
ceti
delle
popolazioni
anche
migliori
,
senza
che
quasi
si
accorgano
del
veleno
che
sempre
più
pervade
le
menti
e
i
cuori
.
Congiura
del
silenzio
nella
stampa
mondiale
18
.
Un
terzo
potente
aiuto
al
diffondersi
del
comunismo
è
una
vera
congiura
del
silenzio
in
una
grande
parte
della
stampa
mondiale
non
cattolica
.
Diciamo
congiura
,
perché
non
si
può
altrimenti
spiegare
che
una
stampa
così
avida
di
mettere
in
rilievo
anche
i
piccoli
incidenti
quotidiani
,
abbia
potuto
per
tanto
tempo
tacere
degli
orrori
commessi
in
Russia
,
nel
Messico
e
anche
in
gran
parte
della
Spagna
,
e
parli
relativamente
così
poco
d
'
una
sì
vasta
organizzazione
mondiale
quale
è
il
comunismo
di
Mosca
.
Questo
silenzio
è
dovuto
in
parte
a
ragioni
di
una
politica
meno
previdente
,
ed
è
favorito
da
varie
forze
occulte
le
quali
da
tempo
cercano
di
distruggere
l
'
ordine
sociale
cristiano
.
Persecuzione
anticristiana
del
comunismo
in
Russia
e
in
Messico
19
.
Intanto
i
dolorosi
effetti
di
quella
propaganda
ci
stanno
dinanzi
.
Dove
il
comunismo
ha
potuto
affermarsi
e
dominare
-
e
qui
Noi
pensiamo
con
singolare
affetto
paterno
ai
popoli
della
Russia
e
del
Messico
,
-
ivi
si
è
sforzato
con
ogni
mezzo
di
distruggere
(
e
lo
proclama
apertamente
)
fin
dalle
sue
basi
la
civiltà
e
la
religione
cristiana
,
spegnendone
nel
cuore
degli
uomini
,
specie
della
gioventù
,
ogni
ricordo
.
Vescovi
e
sacerdoti
sono
stati
banditi
,
condannati
ai
lavori
forzati
,
fucilati
e
messi
a
morte
in
maniera
inumana
;
semplici
laici
,
per
aver
difeso
la
religione
,
sono
stati
sospettati
,
vessati
,
perseguitati
e
trascinati
nelle
prigioni
e
davanti
ai
tribunali
.
Orrori
del
comunismo
in
Spagna
20
.
Anche
là
dove
,
come
nella
Nostra
carissima
Spagna
,
il
flagello
comunista
non
ha
avuto
ancora
il
tempo
di
far
sentire
tutti
gli
effetti
delle
sue
teorie
,
vi
si
è
,
in
compenso
,
scatenato
purtroppo
con
una
violenza
più
furibonda
.
Non
si
è
abbattuta
l
'
una
o
l
'
altra
chiesa
,
questo
o
quel
chiostro
,
ma
quando
fu
possibile
si
distrusse
ogni
chiesa
e
ogni
chiostro
e
qualsiasi
traccia
di
religione
cristiana
,
anche
se
legata
ai
più
insigni
monumenti
d
'
arte
e
di
scienza
!
Il
furore
comunista
non
si
è
limitato
ad
uccidere
Vescovi
e
migliaia
di
sacerdoti
,
di
religiosi
e
religiose
,
cercando
in
modo
particolare
quelli
e
quelle
che
proprio
si
occupavano
con
maggior
impegno
degli
operai
e
dei
poveri
;
ma
fece
un
numero
molto
maggiore
di
vittime
tra
i
laici
di
ogni
ceto
,
che
fino
al
presente
vengono
,
si
può
dire
ogni
giorno
,
trucidati
a
schiere
per
il
fatto
di
essere
buoni
cristiani
o
almeno
contrari
all
'
ateismo
comunista
.
E
una
tale
spaventevole
distruzione
viene
eseguita
con
un
odio
,
una
barbarie
e
una
efferatezza
che
non
si
sarebbe
creduta
possibile
nel
nostro
secolo
.
Non
vi
può
essere
uomo
privato
,
che
pensi
saggiamente
,
né
uomo
di
Stato
,
consapevole
della
sua
responsabilità
,
che
non
rabbrividisca
al
pensiero
che
quanto
oggi
accade
in
Ispagna
non
abbia
forse
a
ripetersi
domani
in
altre
nazioni
civili
.
Le
persecuzioni
e
le
violenze
sono
i
frutti
naturali
dei
sistema
comunista
21
.
Né
si
può
dire
che
tali
atrocità
siano
un
fenomeno
transitorio
solito
ad
accompagnarsi
a
qualunque
grande
rivoluzione
,
isolati
eccessi
di
esasperazione
comuni
ad
ogni
guerra
;
no
,
sono
frutti
naturali
del
sistema
,
che
manca
di
ogni
freno
interno
.
Un
freno
è
necessario
all
'
uomo
sia
individuo
che
in
società
.
Anche
i
popoli
barbari
ebbero
questo
freno
nella
legge
naturale
scolpita
da
Dio
nell
'
animo
di
ciascun
uomo
.
E
quando
questa
legge
naturale
venne
meglio
osservata
,
si
videro
antiche
nazioni
assurgere
ad
una
grandezza
che
abbaglia
ancora
,
più
di
quel
che
converrebbe
,
certi
superficiali
studiosi
della
storia
umana
.
Ma
se
si
strappa
dal
cuore
degli
uomini
l
'
idea
stessa
di
Dio
,
essi
necessariamente
sono
dalle
loro
passioni
sospinti
alla
più
efferata
barbarie
.
Il
comunismo
è
antireligioso
per
natura
e
lotta
contro
tutto
ciò
che
è
divino
22
.
È
quello
che
purtroppo
stiamo
vedendo
:
per
la
prima
volta
nella
storia
stiamo
assistendo
ad
una
lotta
freddamente
voluta
e
accuratamente
preparata
dall
'
uomo
contro
"
tutto
ciò
che
è
divino
"
(
1Ts
2
,
4
)
.
Il
comunismo
è
per
sua
natura
antireligioso
,
e
considera
la
religione
come
"
l
'
oppio
del
popolo
"
perché
i
princìpi
religiosi
che
parlano
della
vita
d
'
oltre
tomba
,
distolgono
il
proletario
dal
mirare
al
conseguimento
del
paradiso
sovietico
,
che
è
di
questa
terra
.
Il
comunismo
ha
imposto
la
schiavitù
a
milioni
di
uomini
23
.
Ma
non
si
calpesta
impunemente
la
legge
naturale
e
l
'
Autore
di
essa
:
il
comunismo
non
ha
potuto
né
potrà
ottenere
il
suo
intento
neppur
nel
campo
puramente
economico
.
È
vero
che
nella
Russia
ha
potuto
contribuire
a
scuotere
uomini
e
cose
da
una
lunga
e
secolare
inerzia
,
e
ottenere
con
ogni
sorta
di
mezzi
,
spesso
senza
scrupoli
,
qualche
successo
materiale
;
ma
sappiamo
per
testimonianze
non
sospette
,
anche
recentissime
,
che
di
fatto
neppur
là
ha
raggiunto
lo
scopo
che
aveva
promesso
;
senza
contare
poi
la
schiavitù
che
il
terrorismo
ha
imposto
a
milioni
di
uomini
.
Anche
nel
campo
economico
è
pur
necessaria
qualche
morale
,
qualche
sentimento
morale
della
responsabilità
,
che
invece
non
trova
posto
in
un
sistema
prettamente
materialistico
come
il
comunismo
.
Per
sostituirlo
non
rimane
che
il
terrorismo
,
quale
appunto
vediamo
ora
nella
Russia
,
dove
gli
antichi
compagni
di
congiura
e
di
lotta
si
dilaniano
a
vicenda
;
un
terrorismo
,
il
quale
per
altro
non
riesce
ad
arginare
non
che
la
corruzione
dei
costumi
,
ma
neppure
il
dissolvimento
della
compagine
sociale
.
Un
paterno
pensiero
ai
popoli
oppressi
in
Russia
24
.
Con
questo
però
non
vogliamo
in
nessuna
maniera
condannare
in
massa
i
popoli
dell
'
Unione
Sovietica
,
per
i
quali
nutriamo
il
più
vivo
affetto
paterno
.
Sappiamo
come
non
pochi
di
essi
gemono
sotto
il
duro
giogo
loro
imposto
con
la
forza
da
uomini
in
massima
parte
estranei
ai
veri
interessi
del
paese
,
e
riconosciamo
che
molti
altri
furono
ingannati
da
fallaci
speranze
.
Noi
colpiamo
il
sistema
e
i
suoi
autori
e
fautori
,
i
quali
hanno
considerato
la
Russia
come
terreno
più
atto
per
introdurre
in
pratica
un
sistema
già
elaborato
da
decenni
,
e
di
là
continuano
a
propagarlo
in
tutto
il
mondo
.
La
luminosa
dottrina
sociale
della
Chiesa
25
.
Esposti
così
gli
errori
e
i
mezzi
violenti
e
ingannevoli
del
comunismo
bolscevico
ed
ateo
,
è
tempo
ormai
,
Venerabili
Fratelli
,
di
presentare
brevemente
la
vera
nozione
della
Civitas
humana
,
della
umana
Società
,
quale
ce
l
'
insegnano
la
ragione
e
la
rivelazione
per
il
tramite
della
Chiesa
Magistra
gentium
,
e
quale
Voi
già
conoscete
.
Per
la
Chiesa
c
'
è
una
suprema
realtà
:
Dio
26
.
Al
di
sopra
di
ogni
altra
realtà
sta
il
sommo
,
unico
supremo
Essere
,
Dio
,
Creatore
onnipotente
di
tutte
le
cose
,
Giudice
sapientissimo
e
giustissimo
di
tutti
gli
uomini
.
Questa
suprema
realtà
,
Dio
,
è
la
condanna
più
assoluta
delle
impudenti
menzogne
del
comunismo
.
E
in
verità
,
non
perché
gli
uomini
credono
,
Dio
è
;
ma
perché
Egli
è
,
perciò
lo
crede
e
lo
prega
chiunque
non
chiuda
volontariamente
gli
occhi
di
fronte
alla
verità
.
Che
cosa
è
l
'
uomo
secondo
la
ragione
e
la
fede
27
.
Quanto
all
'
uomo
,
ciò
che
la
ragione
e
la
fede
dicono
di
lui
,
Noi
ne
abbiamo
esposto
i
punti
fondamentali
nell
'
Enciclica
sull
'
educazione
cristiana
(
Enciclica
Divini
illius
Magistri
,
del
31
dicembre
1929
:
A.A.S.
,
voi
.
XXII
(
1930
)
,
pp
.
49-86
)
.
L
'
uomo
ha
un
'
anima
spirituale
e
immortale
;
è
una
persona
,
dal
Creatore
ammirabilmente
fornita
di
doni
di
corpo
e
di
spirito
,
un
vero
"
microcosmo
"
come
dicevano
gli
antichi
,
un
piccolo
mondo
,
che
vale
di
gran
lunga
più
di
tutto
l
'
immenso
mondo
inanimato
.
Egli
ha
in
questa
e
nell
'
altra
vita
solo
Dio
per
ultimo
fine
,
è
dalla
grazia
santificante
elevato
al
grado
di
figlio
di
Dio
e
incorporato
al
regno
di
Dio
nel
mistico
corpo
di
Cristo
.
Conseguentemente
Dio
l
'
ha
dotato
di
molteplici
e
svariate
prerogative
:
diritto
alla
vita
,
all
'
integrità
del
corpo
,
ai
mezzi
necessari
all
'
esistenza
;
diritto
di
tendere
al
suo
ultimo
fine
nella
via
tracciata
da
Dio
:
diritto
all
'
associazione
,
alla
proprietà
e
all
'
uso
della
proprietà
.
Dio
stesso
ha
voluto
il
matrimonio
e
la
famiglia
28
.
Come
il
matrimonio
e
il
diritto
all
'
uso
naturale
di
esso
sono
di
origine
divina
,
così
anche
la
costituzione
e
le
prerogative
fondamentali
della
famiglia
sono
state
determinate
e
fissate
dal
Creatore
stesso
,
non
dall
'
arbitrio
umano
né
da
fattori
economici
.
Nell
'
Enciclica
sul
matrimonio
cristiano
(
Enciclica
Casti
connubii
,
del
31
dicembre
1930
:
A.A.S.
,
vol
.
XXII
(
1930
)
,
pp
.
539-582
)
e
nell
'
altra
Nostra
,
sopra
accennata
,
sull
'
educazione
,
Ci
siamo
largamente
diffusi
su
questi
argomenti
.
Mutui
diritti
e
doveri
tra
l
'
uomo
e
la
società
29
.
Ma
Dio
ha
in
pari
tempo
ordinato
l
'
uomo
anche
alla
società
civile
,
richiesta
dalla
sua
stessa
natura
.
Nel
piano
del
Creatore
la
società
è
un
mezzo
naturale
,
di
cui
l
'
uomo
può
e
deve
servirsi
per
il
raggiungimento
del
suo
fine
,
essendo
la
società
umana
per
l
'
uomo
,
e
non
viceversa
.
Ciò
non
è
da
intendersi
nel
senso
del
liberalismo
individualistico
,
che
subordina
la
società
all
'
uso
egoistico
dell
'
individuo
;
ma
solo
nel
senso
che
,
mediante
l
'
unione
organica
con
la
società
,
sia
a
tutti
resa
possibile
per
la
mutua
collaborazione
l
'
attuazione
della
vera
felicità
terrena
;
inoltre
nel
senso
che
nella
società
trovano
sviluppo
tutte
le
doti
individuali
e
sociali
,
inserite
nella
natura
umana
,
le
quali
,
sorpassano
l
'
immediato
interesse
del
momento
,
rispecchiano
nella
società
la
perfezione
divina
,
ciò
che
nell
'
uomo
isolato
non
può
verificarsi
.
Ma
anche
quest
'
ultimo
scopo
è
in
ultima
analisi
in
ordine
all
'
uomo
,
perché
riconosca
questo
riflesso
della
perfezione
divina
,
e
lo
rimandi
così
in
lode
e
adorazione
al
Creatore
.
Solo
l
'
uomo
,
la
persona
umana
,
è
dotato
di
ragione
e
di
volontà
moralmente
libera
.
La
società
non
può
frodare
l
'
uomo
dei
suoi
diritti
personali
dati
dal
Creatore
30
.
Pertanto
come
l
'
uomo
non
può
esimersi
dai
doveri
voluti
da
Dio
verso
la
società
civile
,
e
i
rappresentanti
dell
'
autorità
hanno
il
diritto
,
quando
egli
si
rifiutasse
illegittimamente
,
di
costringerlo
al
compimento
del
proprio
dovere
.
così
la
società
non
può
frodare
l
'
uomo
dei
diritti
personali
che
gli
sono
stati
concessi
dal
Creatore
,
i
più
importanti
dei
quali
sono
stati
da
Noi
sopra
accennati
,
né
rendergliene
impossibile
per
principio
l
'
uso
.
È
quindi
conforme
alla
ragione
e
da
essa
voluto
che
alla
fin
fine
tutte
le
cose
terrestri
siano
ordinate
alla
persona
umana
,
affinché
per
mezzo
suo
esse
trovino
la
via
verso
il
Creatore
.
E
si
applica
all
uomo
,
alla
persona
umana
,
ciò
che
l
'
Apostolo
delle
Genti
scrive
ai
Corinti
sull
'
economia
della
salvezza
cristiana
:
"
Tutto
è
vostro
,
voi
siete
di
Cristo
,
Cristo
è
di
Dio
"
(
1Cor
3
,
23
)
.
Mentre
il
comunismo
impoverisce
la
persona
umana
,
capovolgendo
i
termini
della
religione
,
dell
'
uomo
e
della
società
,
la
ragione
e
la
rivelazione
la
elevano
cosi
in
alto
!
Giustizia
sociale
e
amore
cristiano
nell
'
ordine
economico
-
sociale
31
.
Sull
'
ordine
economico
-
sociale
i
princìpi
direttivi
sono
stati
esposti
nell
'
Enciclica
sociale
di
Leone
XIII
sulla
questione
del
lavoro
(
Enciclica
Rerum
novarum
,
del
15
maggio
1891
,
Acta
Leonis
XIII
,
vol
.
XI
,
pp
.
97-144
)
,
e
nella
Nostra
sulla
ricostruzione
dell
'
ordine
sociale
(
Enciclica
Quadragesimo
anno
,
del
15
maggio
1931
:
A.AS
.
,
vol
.
XXIII
(
1931
)
,
pp
.
177-228
)
sono
stati
adattati
alle
esigenze
del
tempo
presente
.
Poi
,
insistendo
di
nuovo
sulla
dottrina
secolare
della
Chiesa
circa
il
carattere
individuale
e
sociale
della
proprietà
privata
.
Noi
abbiamo
precisato
il
diritto
e
la
dignità
del
lavoro
,
i
rapporti
di
vicendevole
appoggio
e
aiuto
che
devono
esistere
tra
quelli
che
detengono
il
capitale
e
quelli
che
lavorano
,
il
salario
dovuto
per
stretta
giustizia
all
'
operaio
per
sé
e
per
la
sua
famiglia
.
Richiamo
ai
principi
sociali
svolti
dalla
"
Quadragesimo
anno
"
32
.
Nella
stessa
Nostra
Enciclica
abbiamo
mostrato
che
i
mezzi
per
salvare
il
mondo
attuale
dalla
triste
rovina
nella
quale
il
liberalismo
amorale
ci
ha
piombati
,
non
consistono
nella
lotta
di
classe
e
nel
terrore
,
e
neppure
nell
'
abuso
autocratico
del
potere
statale
,
ma
nella
penetrazione
della
giustizia
sociale
e
del
sentimento
di
amore
cristiano
nell
'
ordine
economico
e
sociale
.
Abbiamo
mostrato
come
una
sana
prosperità
deve
essere
ricostruita
secondo
i
veri
princìpi
di
un
sano
corporativismo
che
rispetti
la
debita
gerarchia
sociale
,
e
come
tutte
le
corporazioni
devono
unirsi
in
armonica
unità
,
ispirandosi
al
principio
del
bene
comune
della
società
.
E
la
missione
più
genuina
e
principale
del
potere
pubblico
e
civile
consiste
appunto
nel
promuovere
efficacemente
questa
armonia
e
la
coordinazione
di
tutte
le
forze
sociali
.
Gerarchia
sociale
e
prerogative
dello
Stato
secondo
la
dottrina
cattolica
33
.
In
vista
di
questa
collaborazione
organica
verso
la
tranquillità
,
la
dottrina
cattolica
rivendica
allo
Stato
la
dignità
e
l
'
autorità
di
un
vigilante
e
previdente
difensore
dei
diritti
divini
e
umani
,
sui
quali
le
Sacre
Scritture
e
i
Padri
della
Chiesa
insistono
tanto
spesso
.
Non
è
vero
che
tutti
abbiano
uguali
diritti
nella
società
civile
,
e
che
non
esista
legittima
gerarchia
.
Ci
basti
richiamarci
alle
Encicliche
di
Leone
XIII
,
sopra
accennate
,
specialmente
a
quella
sul
potere
dello
Stato
(
Enciclica
Diuturnum
illud
,
del
29
giugno
1881
:
Acta
Leonis
XIII
,
vol
.
II
,
pp
.
269-287
)
e
all
'
altra
sopra
la
costituzione
cristiana
dello
Stato
(
Enciclica
Immortale
Dei
,
del
1°
novembre
1885
:
Acta
Leonis
XIII
,
vol
.
V
,
pp
.
118-150
)
.
In
esse
il
cattolico
trova
esposti
luminosamente
i
principi
della
ragione
e
della
fede
,
che
lo
renderanno
capace
di
proteggersi
contro
gli
errori
e
i
pericoli
della
concezione
statale
comunista
.
La
spogliazione
dei
diritti
e
l
'
asservimento
dell
'
uomo
,
il
rinnegamento
dell
'
origine
prima
e
trascendente
dello
Stato
e
del
potere
statale
,
l
'
abuso
orribile
del
potere
pubblico
a
servizio
del
terrorismo
collettivista
sono
proprio
il
contrario
di
ciò
che
corrisponde
all
'
etica
naturale
e
alla
volontà
dei
Creatore
.
Sia
l
'
uomo
sia
la
società
civile
traggono
origine
dal
Creatore
,
e
sono
da
Lui
mutualmente
ordinati
l
'
uno
all
'
altra
;
quindi
nessuno
dei
due
può
esimersi
dai
doveri
correlativi
,
né
rinnegare
o
menomarne
i
diritti
.
Il
Creatore
stesso
ha
regolato
questo
mutuo
rapporto
nelle
sue
linee
fondamentali
ed
è
ingiusta
usurpazione
quella
che
il
comunismo
si
arroga
,
d
'
imporre
cioè
in
luogo
della
legge
divina
basata
sugli
immutabili
principi
della
verità
e
della
carità
,
un
programma
politico
di
partito
,
che
promana
dall
'
arbitrio
umano
ed
è
pieno
di
odio
.
Bellezza
della
dottrina
sociale
della
Chiesa
che
vuole
un
felice
progresso
della
società
34
.
La
Chiesa
,
nell
'
insegnare
questa
luminosa
dottrina
,
non
ha
altra
mira
che
di
attuare
il
felice
annunzio
cantato
dagli
Angeli
sulla
grotta
di
Betlemme
alla
nascita
del
Redentore
"
Gloria
a
Dio
...
e
...
pace
agli
uomini
"
(
Lc
2
,
14
)
pace
vera
e
vera
felicità
,
anche
quaggiù
quanto
è
possibile
,
in
vista
e
in
preparazione
della
felicità
eterna
,
ma
agli
uomini
di
buona
volontà
.
Questa
dottrina
è
ugualmente
lontana
da
tutti
gli
estremi
dell
'
errore
come
da
tutte
le
esagerazioni
dei
partiti
o
sistemi
che
vi
aderiscono
,
si
attiene
sempre
all
'
equilibrio
della
verità
e
della
giustizia
;
lo
rivendica
nella
teoria
,
lo
applica
e
lo
promuove
nella
pratica
;
conciliando
i
diritti
e
i
doveri
degli
uni
con
quelli
degli
altri
,
come
l
'
autorità
con
la
libertà
,
la
dignità
dell
'
individuo
con
quella
dello
Stato
,
la
personalità
umana
nel
suddito
con
la
rappresentanza
divina
nel
superiore
,
e
quindi
la
doverosa
soggezione
e
l
'
amore
ordinato
di
sé
,
della
famiglia
e
della
patria
,
con
l
'
amore
delle
altre
famiglie
e
degli
altri
popoli
,
fondato
nell
'
amore
di
Dio
,
padre
di
tutti
,
primo
principio
ed
ultimo
fine
.
Essa
non
disgiunge
la
giusta
cura
dei
beni
temporali
dalla
sollecitudine
degli
eterni
.
Se
quelli
subordina
a
questi
,
secondo
la
parola
del
suo
divino
Fondatore
:
"
Cercate
prima
il
regno
di
Dio
e
la
sua
giustizia
e
tutto
il
resto
vi
sarà
dato
per
giunta
"
.
(
Mt
6
,
33
)
;
è
lungi
dal
disinteressarsi
delle
cose
umane
e
dal
nuocere
ai
progressi
civili
e
ai
vantaggi
materiali
,
che
anzi
li
sostiene
e
li
promuove
nella
più
ragionevole
ed
efficace
maniera
.
Così
,
anche
nel
campo
economico
-
sociale
,
la
Chiesa
,
benché
non
abbia
mai
offerto
un
determinato
sistema
tecnico
,
non
essendo
questo
compito
suo
,
ha
però
fissato
chiaramente
punti
e
linee
che
,
pur
prestandosi
a
diverse
applicazioni
concrete
secondo
le
varie
condizioni
dei
tempi
,
dei
luoghi
e
dei
popoli
,
indicano
la
via
sicura
per
ottenere
il
felice
progresso
della
società
.
Nella
"
Rerum
novarum
"
e
nella
"
Quadragesimo
anno
"
sapienti
principi
di
ordine
sociale
35
.
La
saggezza
e
somma
utilità
di
questa
dottrina
viene
ammessa
da
quanti
veramente
la
conoscono
.
Ben
a
ragione
insigni
statisti
poterono
affermare
che
,
dopo
aver
studiato
i
diversi
sistemi
sociali
,
non
avevano
trovato
nulla
di
più
sapiente
che
i
princìpi
esposti
nelle
Encicliche
:
Rerum
novarum
e
Quadragesimo
anno
.
Ma
anche
in
paesi
non
cattolici
,
anzi
neppur
cristiani
,
si
riconosce
quanto
siano
utili
per
la
società
umana
le
dottrine
sociali
della
Chiesa
;
così
,
or
fa
appena
un
mese
,
un
eminente
uomo
politico
dell
'
Estremo
Oriente
,
non
cristiano
,
non
dubitò
di
proclamare
che
la
Chiesa
con
la
sua
dottrina
di
pace
e
di
fraternità
cristiana
porta
un
altissimo
contributo
allo
stabilimento
e
al
mantenimento
della
pace
operosa
tra
le
nazioni
.
Perfino
gli
stessi
comunisti
,
come
sappiamo
dalle
sicure
relazioni
che
affluiscono
da
ogni
parte
a
questo
Centro
della
cristianità
,
se
non
sono
ancora
del
tutto
corrotti
,
quando
viene
loro
esposta
la
dottrina
sociale
della
Chiesa
,
ne
riconoscono
la
superiorità
sulle
dottrine
dei
loro
capi
e
maestri
.
Soltanto
gli
accecati
dalla
passione
e
dall
'
odio
chiudono
gli
occhi
alla
luce
della
verità
e
la
combattono
ostinatamente
.
Fu
il
cristianesimo
ad
innalzare
il
lavoro
manuale
alla
sua
vera
dignità
36
.
Ma
i
nemici
della
Chiesa
,
pur
costretti
a
riconoscere
la
sapienza
della
sua
dottrina
,
rimproverano
alla
Chiesa
di
non
aver
saputo
agire
in
conformità
di
quei
principi
,
e
perciò
affermano
di
doversi
cercare
altre
vie
.
Quanto
questa
accusa
sia
falsa
e
ingiusta
lo
dimostra
tutta
la
storia
del
cristianesimo
.
Per
non
accennare
che
a
qualche
punto
caratteristico
,
fu
il
cristianesimo
a
proclamare
per
primo
,
in
una
maniera
e
con
una
ampiezza
e
convinzione
sconosciute
ai
secoli
precedenti
,
la
vera
e
universale
fratellanza
di
tutti
gli
uomini
di
qualunque
condizione
e
stirpe
,
contribuendo
così
potentemente
all
'
abolizione
della
schiavitù
,
non
con
sanguinose
rivolte
,
ma
per
l
'
interna
forza
della
sua
dottrina
,
che
alla
superba
patrizia
romana
faceva
vedere
nella
sua
schiava
una
sua
sorella
in
Cristo
.
Fu
il
cristianesimo
,
che
adora
il
Figlio
di
Dio
fattosi
uomo
per
amor
degli
uomini
e
divenuto
come
"
Figlio
del
Fabbro
"
,
anzi
"
Fabbro
"
Egli
stesso
(
1
Mt
13
,
55;
Mc
6
,
3
)
,
fu
il
cristianesimo
ad
innalzare
il
lavoro
manuale
alla
sua
vera
dignità
;
quel
lavoro
manuale
prima
tanto
disprezzato
,
che
perfino
il
discreto
Marco
Tullio
Cicerone
,
riassumendo
l
'
opinione
generale
del
suo
tempo
,
non
si
peritò
di
scrivere
queste
parole
di
cui
ora
si
vergognerebbe
ogni
sociologo
:
"
Tutti
gli
artigiani
si
occupano
in
mestieri
spregevoli
,
poiché
l
'
officina
non
può
avere
alcunché
di
nobile
"
(
De
officiis
,
lib
.
I
,
c
.
42
)
.
L
'
azione
della
Chiesa
ha
rigenerato
la
società
umana
37
.
Fedele
a
questi
principi
la
Chiesa
ha
rigenerato
la
società
umana
;
sotto
il
suo
influsso
sorsero
mirabili
opere
di
carità
,
potenti
corporazioni
di
artigiani
e
lavoratori
d
'
ogni
categoria
,
derise
bensì
dal
liberalismo
del
secolo
scorso
come
cose
da
Medio
Evo
,
ma
ora
rivendicate
all
'
ammirazione
dei
nostri
contemporanei
che
cercano
in
molti
paesi
di
farne
in
qualche
modo
rivivere
il
concetto
.
E
quando
altre
correnti
intralciavano
l
'
opera
e
ostacolavano
l
'
influsso
salutare
della
Chiesa
,
questa
fino
ai
giorni
nostri
non
desisteva
dall
'
ammonire
gli
erranti
.
Basti
ricordare
con
quanta
fermezza
,
energia
e
costanza
il
Nostro
Predecessore
Leone
XIII
rivendicasse
all
'
operaio
il
diritto
di
associazione
,
che
il
liberalismo
dominante
negli
Stati
più
o
meno
potenti
si
accaniva
a
negargli
.
E
questo
influsso
della
dottrina
della
Chiesa
anche
al
presente
è
più
grande
che
non
sembri
,
perché
grande
e
certo
,
benché
invisibile
e
non
facilmente
mensurabile
,
è
il
predominio
delle
idee
sui
fatti
.
Dal
disprezzo
degli
insegnamenti
della
Chiesa
sono
derivati
il
socialismo
e
il
comunismo
38
.
Si
può
ben
dire
con
tutta
verità
che
la
Chiesa
,
a
somiglianza
di
Cristo
,
passa
attraverso
i
secoli
facendo
del
bene
a
tutti
.
Non
vi
sarebbe
né
socialismo
né
comunismo
se
coloro
che
governano
i
popoli
non
avessero
disprezzati
gli
insegnamenti
e
i
materni
avvertimenti
della
Chiesa
:
essi
invece
hanno
voluto
sulle
basi
del
liberalismo
e
del
laicismo
fabbricare
altri
edifici
sociali
,
che
sulle
prime
parevano
potenti
e
grandiosi
,
ma
ben
presto
si
videro
mancare
di
solidi
fondamenti
,
e
vanno
miseramente
crollando
l
'
uno
dopo
l
'
altro
,
come
deve
crollare
tutto
ciò
che
non
poggia
sull
'
unica
pietra
angolare
che
è
Gesù
Cristo
.
Necessità
di
ricorrere
ai
ripari
di
fronte
all
'
ideologia
comunista
39
.
Questa
,
Venerabili
Fratelli
,
è
la
dottrina
della
Chiesa
,
l
'
unica
che
possa
apportare
vera
luce
,
come
in
ogni
altro
campo
,
così
anche
nel
campo
sociale
,
e
possa
recare
salvezza
di
fronte
all
'
ideologia
comunista
.
Ma
bisogna
che
tale
dottrina
passi
sempre
più
nella
pratica
della
vita
,
secondo
l
'
avvertimento
dell
'
Apostolo
San
Giacomo
:
"
Siate
...
operatori
della
parola
e
non
semplici
uditori
,
ingannando
voi
stessi
"
(
Gc
1
,
22
)
;
perciò
quello
che
più
urge
al
presente
è
di
adoperare
con
energia
gli
opportuni
rimedi
per
opporsi
efficacemente
al
minaccioso
sconvolgimento
che
si
va
preparando
.
Nutriamo
la
ferma
fiducia
che
almeno
la
passione
con
cui
i
figli
delle
tenebre
giorno
e
notte
lavorano
alla
loro
propaganda
materialistica
e
atea
,
valga
a
santamente
stimolare
i
figli
della
luce
ad
uno
zelo
non
dissimile
,
anzi
maggiore
,
e
per
l
'
onore
della
Maestà
divina
.
Tutti
i
cristiani
sono
impegnati
in
questa
grande
lotta
40
.
Che
cosa
bisogna
dunque
fare
,
di
quali
rimedi
servirsi
per
difendere
Cristo
e
la
civiltà
cristiana
contro
quel
pernicioso
nemico
?
Come
un
padre
nel
cerchio
della
sua
famiglia
,
Noi
vorremmo
intrattenerci
quasi
nell
'
intimità
sui
doveri
che
la
grande
lotta
dei
giorni
nostri
impone
a
tutti
i
figli
della
Chiesa
,
indirizzando
il
Nostro
paterno
avvertimento
anche
a
quei
figli
che
si
sono
allontanati
da
essa
.
Il
rinnovamento
della
vita
cristiana
è
il
rimedio
fondamentale
che
preserva
dal
comunismo
41
.
Come
in
tutti
i
periodi
più
burrascosi
della
storia
della
Chiesa
,
così
ancor
oggi
il
fondamentale
rimedio
è
un
sincero
rinnovamento
di
vita
privata
e
pubblica
secondo
i
principii
del
Vangelo
in
tutti
quelli
che
si
gloriano
di
appartenere
all
'
Ovile
di
Cristo
,
affinché
siano
veramente
il
sale
della
terra
che
preservi
la
società
umana
da
una
tale
corruzione
.
Consolazione
per
i
segni
di
rinnovamento
spirituale
42
.
Con
animo
profondamente
grato
al
Padre
dei
lumi
,
da
cui
discende
"
ogni
cosa
ottima
data
e
ogni
dono
perfetto
"
(
Gc
1,17
)
,
vediamo
dappertutto
consolanti
segni
di
questo
rinnovamento
spirituale
,
non
solo
in
tante
anime
singolarmente
elette
che
in
questi
ultimi
anni
si
sono
innalzate
al
vertice
della
più
sublime
santità
e
in
tante
altre
sempre
più
numerose
che
generosamente
camminano
verso
la
stessa
luminosa
meta
,
ma
anche
nel
rifiorire
di
una
pietà
sentita
e
vissuta
in
tutti
i
ceti
della
società
,
anche
nei
più
colti
,
come
abbiamo
rilevato
nel
Nostro
recente
Motu
-
proprio
In
multis
solaciis
del
28
ottobre
scorso
,
in
occasione
del
riordinamento
della
Pontificia
Accademia
delle
Scienze
(
In
multis
solaciis
,
del
28
ottobre
1936
:
A.A.S-
,
vol
.
XXVIII
(
1936
)
,
pp
.
421-424
)
.
Necessità
di
professare
la
religione
non
solo
esteriormente
43
.
Non
possiamo
però
negare
che
molto
ancora
resta
a
fare
su
questa
via
del
rinnovamento
spirituale
.
Anche
in
paesi
cattolici
,
troppi
sono
quelli
che
sono
cattolici
quasi
solo
di
nome
;
troppi
quelli
che
,
pur
seguendo
più
o
meno
fedelmente
le
pratiche
più
essenziali
della
religione
che
si
vantano
di
professare
,
non
si
curano
di
conoscerla
meglio
,
di
acquistarne
una
più
intima
e
più
profonda
convinzione
,
e
meno
ancora
di
far
sì
che
all
'
esterna
vernice
corrisponda
l
'
interno
splendore
di
una
coscienza
retta
e
pura
,
che
sente
e
compie
tutti
i
suoi
doveri
sotto
lo
sguardo
di
Dio
.
Sappiamo
quanto
il
Divin
Salvatore
aborrisse
questa
vana
e
fallace
esteriorità
,
Egli
che
voleva
che
tutti
adorassero
il
Padre
"
in
spirito
e
verità
"
(
Gv
4
,
23
)
.
Chi
non
vive
veramente
e
sinceramente
secondo
la
fede
che
professa
,
non
potrà
oggi
,
mentre
tanto
gagliardo
soffia
il
vento
della
lotta
e
della
persecuzione
,
reggersi
a
lungo
,
ma
verrà
miseramente
travolto
da
questo
nuovo
diluvio
che
minaccia
il
mondo
,
e
così
mentre
si
prepara
da
sé
la
propria
rovina
,
esporrà
al
ludibrio
anche
il
nome
cristiano
.
Il
distacco
dai
beni
terreni
e
il
precetto
della
carità
sono
due
insegnamenti
particolarmente
attuali
44
.
E
qui
vogliamo
,
Venerabili
Fratelli
,
insistere
piu
particolarmente
sopra
due
insegnamenti
del
Signore
,
che
hanno
speciale
connessione
con
le
attuali
condizioni
del
genere
umano
:
il
distacco
dei
beni
terreni
e
il
precetto
della
carità
.
"
Beati
i
poveri
di
spirito
"
furono
le
prime
parole
che
uscirono
dalle
labbra
del
Divin
Maestro
,
nel
suo
sermone
della
montagna
(
Mt
5
,
3
)
.
E
questa
lezione
è
più
che
mai
necessaria
in
questi
tempi
di
materialismo
assetato
dei
beni
e
piaceri
di
questa
terra
.
Tutti
i
cristiani
ricchi
o
poveri
,
devono
sempre
tener
fisso
lo
sguardo
al
cielo
,
ricordandosi
che
"
non
abbiamo
qui
una
città
permanente
,
ma
cerchiamo
quella
avvenire
"
(
Eb
13
,
14
)
.
I
ricchi
non
devono
porre
nelle
cose
della
terra
la
loro
felicità
né
indirizzare
al
conseguimento
di
quelle
i
loro
sforzi
migliori
;
ma
,
considerandosene
solo
come
amministratori
che
sanno
di
doverne
rendere
conto
al
supremo
Padrone
,
se
ne
valgano
come
i
mezzi
preziosi
che
Dio
loro
porge
per
fare
del
bene
;
e
non
lascino
di
distribuire
ai
poveri
quello
che
loro
avanza
,
secondo
il
precetto
evangelico
(
Lc
11
,
41
)
.
Altrimenti
si
verificherà
di
loro
e
delle
loro
ricchezze
la
severa
sentenza
di
San
Giacomo
Apostolo
:
"
Su
via
adesso
,
o
ricchi
,
piangete
,
urlate
a
motivo
delle
miserie
che
verranno
sopra
di
voi
.
Le
vostre
ricchezze
si
sono
imputridite
e
le
vostre
vestimenta
sono
state
rose
dalle
tignole
.
L
'
oro
e
l
'
argento
vostro
è
arrugginito
;
e
la
loro
ruggine
sarà
una
testimonianza
contro
di
voi
,
e
quasi
fuoco
,
divorerà
le
vostre
carni
.
Vi
siete
adunati
tesori
d
'
ira
per
gli
ultimi
giorni
...
"
(
Gc
5
,
1-3
)
.
La
miseria
e
la
sofferenza
non
potranno
mai
scomparire
dal
mondo
45
.
Ma
anche
i
poveri
,
a
loro
volta
,
pur
adoperandosi
secondo
le
leggi
della
carità
e
della
giustizia
a
provvedersi
del
necessario
e
anche
a
migliorare
la
loro
condizione
,
devono
sempre
rimanere
essi
pure
"
poveri
di
spirito
"
(
Mt
5
,
3
)
,
stimando
più
i
beni
spirituali
che
i
beni
e
godimenti
terreni
.
Si
ricordino
poi
che
non
si
riuscirà
mai
a
fare
scomparire
dal
mondo
le
miserie
,
i
dolori
,
le
tribolazioni
,
alle
quali
sono
soggetti
anche
quelli
che
nell
'
apparenza
sembrano
più
fortunati
.
E
quindi
,
per
tutti
e
necessaria
la
pazienza
,
quella
pazienza
cristiana
che
solleva
il
cuore
alle
divine
promesse
di
una
felicità
eterna
.
"
Siate
dunque
pazienti
,
o
fratelli
-
vi
diremo
ancora
con
San
Giacomo
-
sino
alla
venuta
del
Signore
.
Ecco
,
l
'
agricoltore
aspetta
il
prezioso
frutto
della
terra
,
e
l
'
aspetta
con
pazienza
finché
riceva
il
frutto
primaticcio
e
il
serotino
.
Siate
anche
voi
pazienti
,
e
rinfrancate
i
vostri
cuori
,
perché
la
venuta
del
Signore
è
vicina
"
(
Gc
5
,
7-8
)
.
Solo
così
si
adempirà
la
consolante
promessa
del
Signore
:
"
Beati
i
poveri
!
"
.
E
non
è
questa
una
consolazione
e
una
promessa
vana
come
sono
le
promesse
dei
comunisti
;
ma
sono
parole
di
vita
che
contengono
una
somma
realtà
e
che
si
verificano
pienamente
qui
in
terra
e
poi
nell
'
eternità
.
Quanti
poveri
,
infatti
,
in
queste
parole
e
nell
'
aspettativa
del
regno
dei
cieli
che
è
già
proclamato
loro
proprietà
:
"
perché
il
regno
di
Dio
è
vostro
"
(
Lc
6
,
20
)
,
trovano
una
felicità
,
che
tanti
ricchi
non
trovano
nelle
loro
ricchezze
,
sempre
inquieti
e
sempre
assetati
come
sono
di
averne
di
più
.
La
carità
cristiana
testimonia
che
la
Chiesa
sta
dalla
parte
dei
poveri
e
dei
lavoratori
46
.
Ancora
più
importante
,
come
rimedio
del
male
di
cui
trattiamo
,
o
certo
più
direttamente
ordinato
a
risanano
,
è
il
precetto
della
carità
.
Noi
pensiamo
a
quella
carità
cristiana
,
"
paziente
e
benigna
"
(
1Cor
13
,
4
)
,
la
quale
evita
ogni
aria
di
avvilente
protezione
e
ogni
ostentazione
;
quella
carità
che
fin
dagli
inizi
del
cristianesimo
guadagnò
a
Cristo
i
più
poveri
tra
i
poveri
,
gli
schiavi
;
e
ringraziamo
tutti
coloro
che
nelle
opere
di
beneficenza
,
dalle
conferenze
di
S
.
Vincenzo
de
'
Paoli
fino
alle
grandi
recenti
organizzazioni
d
'
assistenza
sociale
,
hanno
esercitato
ed
esercitano
le
opere
della
misericordia
corporale
e
spirituale
.
Quanto
più
i
lavoratori
e
i
poveri
sperimenteranno
in
se
stessi
ciò
che
lo
spirito
dell
'
Amore
animato
dalla
virtù
di
Cristo
fa
per
essi
,
tanto
più
si
spoglieranno
del
pregiudizio
che
il
Cristianesimo
abbia
perduto
della
sua
efficacia
e
la
Chiesa
stia
dalla
parte
di
quelli
che
sfruttano
il
loro
lavoro
.
La
giustizia
e
la
carità
cristiana
non
sempre
sono
state
vissute
nella
pratica
quotidiana
47
.
Ma
quando
vediamo
da
un
lato
una
folla
di
indigenti
per
varie
ragioni
indipendenti
da
loro
veramente
oppressi
dalla
miseria
,
e
dall
'
altro
lato
accanto
ad
essi
,
tanti
che
si
divertono
spensieratamente
e
spendono
enormi
somme
in
cose
inutili
,
non
possiamo
non
riconoscere
con
dolore
che
non
solo
non
è
ben
osservata
la
giustizia
ma
che
pure
il
precetto
della
carità
cristiana
non
è
approfondito
abbastanza
,
non
è
vissuto
nella
pratica
quotidiana
.
Desideriamo
pertanto
,
Venerabili
Fratelli
,
che
venga
sempre
più
illustrato
con
la
parola
e
con
gli
scritti
questo
divino
precetto
,
preziosa
tessera
di
riconoscimento
lasciata
da
Cristo
ai
suoi
veri
discepoli
;
questo
precetto
,
che
ci
insegna
a
vedere
nei
sofferenti
Gesù
stesso
e
ci
impone
di
amare
i
nostri
fratelli
come
il
divin
Salvatore
ha
amato
noi
,
cioè
fino
ai
sacrificio
di
noi
stessi
,
e
,
se
occorre
,
anche
della
propria
vita
.
Si
meditino
poi
da
tutti
e
spesso
queste
parole
,
per
una
parte
consolanti
ma
per
l
'
altra
terribili
,
della
sentenza
finale
,
che
pronuncerà
il
Giudice
Supremo
nel
giorno
dell
'
estremo
Giudizio
:
"
Venite
,
o
benedetti
dal
Padre
mio
:
...
Perché
io
ebbi
fame
,
e
voi
mi
deste
da
mangiare
;
ebbi
sete
e
mi
deste
da
bere
...
In
verità
vi
dico
,
che
tutte
le
volte
che
avete
fatto
qualche
cosa
a
uno
di
questi
minimi
tra
i
miei
fratelli
,
l
'
avete
fatto
a
me
"
(
Mt
25
,
34-40
)
.
E
di
contro
:
"
Andate
via
da
me
,
maledetti
nel
fuoco
eterno
..
,
perché
io
ebbi
fame
,
e
voi
non
mi
deste
da
mangiare
;
ebbi
sete
,
e
non
mi
deste
da
bere
...
Io
vi
dico
in
verità
che
tutte
le
volte
che
voi
non
l
'
avete
fatto
a
uno
di
questi
minimi
tra
i
miei
fratelli
,
non
l
'
avete
fatto
a
me
"
(
Mt
25
,
41-45
)
.
Osservare
il
"
nuovo
precetto
"
della
carità
48
.
Per
assicurarsi
dunque
la
vita
eterna
e
poter
efficacemente
soccorrere
gli
indigenti
,
è
necessario
ritornare
ad
una
vita
più
modesta
;
rinunziare
ai
godimenti
,
spesso
anche
peccaminosi
,
che
il
mondo
oggi
offre
in
tanta
abbondanza
;
dimenticare
se
stesso
per
l
'
amore
del
prossimo
.
Una
divina
forza
rigeneratnice
si
trova
in
questo
"
precetto
nuovo
"
(
come
Gesù
lo
chiamava
)
di
carità
cristiana
(
Gv
13
,
34
)
,
la
cui
fedele
osservanza
infonderà
nei
cuori
un
'
interna
pace
sconosciuta
al
mondo
,
e
rimedierà
efficacemente
ai
mali
che
travagliano
l
'
umanità
.
Carità
e
giustizia
debbono
operare
insieme
49
.
Ma
la
carità
non
sarà
mai
vera
carità
se
non
terrà
sempre
conto
della
giustizia
.
L
'
Apostolo
insegna
che
"
chi
ama
il
prossimo
,
ha
adempiuto
la
legge
"
;
e
ne
da
la
ragione
:
"
poiché
il
Non
fornicare
,
Non
uccidere
,
Non
rubare
...
e
qualsiasi
altro
precetto
,
si
riassume
in
questa
formula
:
Amerai
il
tuo
prossimo
come
te
stesso
"
(
Rm
13
,
8-9
)
.
Se
dunque
,
secondo
l
'
Apostolo
,
tutti
i
doveri
si
riducono
al
solo
precetto
della
vera
carità
,
anche
quelli
che
sono
di
stretta
giustizia
,
come
il
non
uccidere
e
il
non
rubare
;
una
carità
che
privi
l
'
operaio
del
salario
a
cui
ha
stretto
diritto
,
non
è
carità
,
ma
un
vano
nome
e
una
vuota
speranza
di
carità
.
Né
l
'
operaio
ha
bisogno
di
ricevere
come
elemosina
ciò
che
a
lui
tocca
per
giustizia
;
né
si
può
tentare
di
esimersi
dai
grandi
doveri
imposti
dalla
giustizia
con
piccoli
doni
di
misericordia
.
Carità
e
giustizia
impongono
dei
doveri
,
spesso
circa
la
stessa
cosa
,
ma
sotto
diverso
aspetto
;
e
gli
operai
,
a
questi
doveri
altrui
che
li
riguardano
,
sono
giustamente
sensibili
per
ragione
della
loro
stessa
dignità
.
Invito
agli
imprenditori
cristiani
ad
osservare
l
'
insegnamento
sociale
della
Chiesa
50
.
Perciò
Ci
rivolgiamo
in
modo
particolare
a
voi
,
padroni
e
industriali
cristiani
,
il
cui
compito
è
spesso
tanto
difficile
perché
voi
portate
la
pesante
eredità
degli
errori
di
un
regime
economico
iniquo
che
ha
esercitato
il
suo
rovinoso
influsso
durante
più
generazioni
;
siate
voi
stessi
memori
della
vostra
responsabilità
.
E
purtroppo
vero
che
il
modo
di
agire
di
certi
ambienti
cattolici
ha
contribuito
a
scuotere
la
fiducia
dei
lavoratori
nella
religione
di
Gesù
Cristo
.
Essi
non
volevano
capire
che
la
carità
cristiana
esige
il
riconoscimento
di
certi
diritti
,
che
sono
dovuti
all
'
operaio
e
che
la
Chiesa
li
ha
esplicitamente
riconosciuti
.
Come
è
da
giudicarsi
l
'
operato
di
quei
padroni
cattolici
,
i
quali
in
qualche
luogo
sono
riusciti
ad
impedire
la
lettura
della
Nostra
Enciclica
Quadragesimo
anno
,
nelle
loro
chiese
patronali
?
o
di
quegli
industriali
cattolici
che
si
sono
mostrati
fino
ad
oggi
gli
avversari
di
un
movimento
operaio
da
Noi
stessi
raccomandato
?
E
non
è
da
deplorare
che
il
diritto
di
proprietà
,
riconosciuto
dalla
Chiesa
,
sia
stato
talvolta
usato
per
defraudare
l
'
operaio
del
suo
giusto
salario
e
de
'
suoi
diritti
sociali
?
La
giustizia
sociale
è
il
segno
della
salute
del
corpo
sociale
51
.
Difatti
,
oltre
la
giustizia
commutativa
,
vi
è
pure
la
giustizia
sociale
,
che
impone
anch
'
essa
dei
doveri
a
cui
non
si
possono
sottrarre
né
i
padroni
né
gli
operai
.
Ed
è
appunto
proprio
della
giustizia
sociale
l
'
esigere
dai
singoli
tutto
ciò
che
è
necessario
al
bene
comune
.
Ma
come
nell
'
organismo
vivente
non
viene
provvisto
al
tutto
,
se
non
si
dà
alle
singole
parti
e
alle
singole
membra
tutto
ciò
di
cui
esse
abbisognano
per
esercitare
le
loro
funzioni
;
così
non
si
può
provvedere
all
'
organismo
sociale
e
al
bene
di
tutta
la
società
se
non
si
dà
alle
singole
parti
e
ai
singoli
membri
,
cioè
uomini
dotati
della
dignità
di
persone
,
tutto
quello
che
devono
avere
per
le
loro
funzioni
sociali
.
Se
si
soddisferà
anche
alla
giustizia
sociale
,
un
'
intensa
attività
di
tutta
la
vita
economica
svolta
nella
tranquillità
e
nell
'
ordine
ne
sarà
il
frutto
e
dimostrerà
la
sanità
del
corpo
sociale
,
come
la
sanità
del
corpo
umano
si
riconosce
da
una
imperturbata
e
insieme
piena
e
fruttuosa
attività
di
tutto
l
'
organismo
.
La
giustizia
sociale
esige
che
gli
operai
dispongano
anche
di
una
serie
di
provvidenze
52
.
Ma
non
si
può
dire
di
aver
soddisfatto
alla
giustizia
sociale
se
gli
operai
non
hanno
assicurata
la
propria
sostentazione
e
quella
delle
proprie
famiglie
con
un
salario
proporzionato
a
questo
fine
;
se
non
si
facilita
loro
l
'
occasione
di
acquistare
qualche
modesta
fortuna
,
prevenendo
così
la
piaga
del
pauperismo
universale
;
se
non
si
prendono
provvedimenti
a
loro
vantaggio
,
con
assicurazioni
pubbliche
o
private
,
per
il
tempo
della
loro
vecchiaia
,
della
malattia
o
della
disoccupazione
.
In
una
parola
,
per
ripetere
quello
che
abbiamo
detto
nella
Nostra
Enciclica
Quadragesimo
anno
:
"
allora
l
'
economia
sociale
veramente
sussisterà
e
otterrà
i
suoi
fini
,
quando
a
tutti
e
singoli
soci
saranno
somministrati
tutti
i
beni
che
si
possono
apprestare
con
le
forze
e
i
sussidi
della
natura
,
con
l
'
arte
tecnica
,
con
la
costituzione
sociale
del
fatto
economico
;
i
quali
beni
debbono
essere
tanti
quanti
sono
necessari
sia
a
soddisfare
ai
bisogni
e
alle
oneste
comodità
sia
a
promuovere
gli
uomini
a
quella
più
felice
condizione
di
vita
,
che
,
quando
la
cosa
si
faccia
prudentemente
,
non
solo
non
è
d
'
ostacolo
alla
virtù
,
ma
grandemente
la
favorisce
"
(
Enciclica
Quadragesimo
anno
,
del
15
maggio
1931
:
A.A.S.
,
vol
.
XXIII
(
1931
)
,
p
.
202
)
.
Realizzare
associazioni
tra
datori
di
lavoro
per
adempiere
i
doveri
di
giustizia
53
.
Se
poi
,
come
avviene
sempre
più
frequentemente
nel
salariato
,
la
giustizia
non
può
essere
osservata
dai
singoli
,
se
non
a
patto
che
tutti
si
accordino
a
praticarla
insieme
mediante
istituzioni
che
uniscano
tra
loro
i
datori
di
lavoro
,
per
evitare
tra
essi
una
concorrenza
incompatibile
con
la
giustizia
dovuta
ai
lavoratori
,
il
dovere
degli
impresari
e
padroni
è
di
sostenere
e
di
promuovere
queste
istituzioni
necessarie
,
che
diventano
il
mezzo
normale
per
poter
adempiere
i
doveri
di
giustizia
.
Ma
anche
i
lavoratori
si
ricordino
dei
loro
obblighi
di
carità
e
di
giustizia
verso
i
datori
di
lavoro
,
e
siano
persuasi
che
con
questo
salvaguarderanno
meglio
anche
i
propri
interessi
.
Necessità
di
istituzioni
professionali
e
interprofessionali
54
.
Se
dunque
si
considera
l
'
insieme
della
vita
economica
,
-
come
l
'
abbiamo
già
notato
nella
Nostra
Enciclica
Quadragesimo
anno
,
-
non
si
potrà
far
regnare
nelle
relazioni
economico
-
sociali
la
mutua
collaborazione
della
giustizia
e
della
carità
,
se
non
per
mezzo
di
un
corpo
di
istituzioni
professionali
e
interprofessionali
su
basi
solidamente
cristiane
,
collegate
tra
loro
e
formanti
,
sotto
forme
diverse
e
adattate
ai
luoghi
e
circostanze
,
quello
che
si
diceva
la
corporazione
.
Studio
e
diffusione
della
dottrina
sociale
cristiana
55
.
Per
dare
a
questa
azione
sociale
una
più
grande
efficacia
,
è
molto
necessario
di
promuovere
lo
studio
dei
problemi
sociali
alla
luce
della
dottrina
della
Chiesa
e
diffonderne
gli
insegnamenti
sotto
l
'
egida
dell
'
Autorità
di
Dio
costituita
nella
Chiesa
stessa
.
Se
il
modo
di
agire
di
taluni
cattolici
ha
lasciato
a
desiderare
nel
campo
economico
-
sociale
,
ciò
stesso
avvenne
perché
essi
non
hanno
abbastanza
conosciuto
e
meditato
gli
insegnamenti
dei
Sommi
Pontefici
su
questo
argomento
.
Perciò
è
sommamente
necessario
che
in
tutti
i
ceti
della
società
si
promuova
una
più
intensa
formazione
sociale
corrispondente
al
diverso
grado
di
cultura
intellettuale
,
e
si
procuri
con
ogni
sollecitudine
e
industria
la
più
larga
diffusione
degli
insegnamenti
della
Chiesa
anche
tra
la
classe
operaia
.
Siano
illuminate
le
menti
alla
luce
sicura
della
dottrina
cattolica
e
inclinate
le
volontà
a
seguirla
e
ad
applicarla
come
norma
del
retto
vivere
,
per
l
'
adempimento
coscienzioso
dei
molteplici
doveri
sociali
,
opponendosi
così
a
quella
incoerenza
e
discontinuità
nella
vita
cristiana
da
Noi
varie
volte
lamentata
,
per
cui
taluni
,
mentre
sono
apparentemente
fedeli
all
'
adempimento
dei
loro
doveri
religiosi
,
nel
campo
poi
del
lavoro
o
dell
'
industria
o
della
professione
o
nel
commercio
o
nell
'
impiego
,
per
un
deplorevole
sdoppiamento
di
coscienza
,
conducono
una
vita
troppo
difforme
dalle
norme
così
chiare
della
giustizia
e
della
carità
cristiana
,
procurando
in
tal
modo
grave
scandalo
ai
deboli
e
offrendo
ai
cattivi
facile
pretesto
di
screditare
la
Chiesa
stessa
.
Il
ruolo
della
stampa
cattolica
nell
'
opera
di
rinnovamento
56
.
Grande
contributo
a
questo
rinnovamento
può
rendere
la
stampa
cattolica
.
Essa
può
e
deve
dapprima
procurare
in
vari
e
attraenti
modi
di
far
sempre
meglio
conoscere
la
dottrina
sociale
,
informare
con
esattezza
ma
anche
con
la
debita
ampiezza
sull
'
attività
dei
nemici
,
e
riferire
sui
mezzi
di
combattere
che
si
sono
mostrati
i
più
efficaci
in
varie
regioni
,
proporre
utili
suggerimenti
e
mettere
in
guardia
contro
le
astuzie
e
gli
inganni
coi
quali
i
comunisti
procurano
,
e
sono
già
riusciti
ad
attrarre
a
sé
uomini
in
buona
fede
.
Premunirsi
contro
le
insidie
del
comunismo
57
.
Su
questo
punto
abbiamo
già
insistito
nella
Nostra
Allocuzione
del
12
maggio
dell
'
anno
scorso
,
ma
crediamo
necessario
,
Venerabili
Fratelli
,
di
dover
in
modo
particolare
richiamarvi
sopra
di
nuovo
la
vostra
attenzione
.
Il
comunismo
nel
principio
si
mostrò
quale
era
in
tutta
la
sua
perversità
,
ma
ben
presto
si
accorse
che
in
tale
modo
allontanava
da
sé
i
popoli
e
perciò
ha
cambiato
tattica
e
procura
di
attirare
le
folle
con
vari
inganni
nascondendo
i
propri
disegni
dietro
idee
che
in
sé
sono
buone
ed
attraenti
.
Così
vedendo
il
comune
desiderio
di
pace
,
i
capi
del
comunismo
fingono
di
essere
i
più
zelanti
fautori
e
propagatori
del
movimento
per
la
pace
mondiale
;
ma
nello
stesso
tempo
eccitano
a
una
lotta
di
classe
che
fa
correre
fiumi
di
sangue
,
e
sentendo
di
non
avere
interna
garanzia
di
pace
,
ricorrono
ad
armamenti
illimitati
.
Così
,
sotto
vari
nomi
che
neppure
alludono
al
comunismo
,
fondano
associazioni
e
periodici
che
servono
poi
unicamente
a
far
penetrare
le
loro
idee
in
ambienti
altrimenti
a
loro
non
facilmente
accessibili
;
anzi
procurano
con
perfidia
di
infiltrarsi
in
associazioni
cattoliche
e
religiose
.
Così
altrove
,
senza
punto
recedere
dai
loro
perversi
principi
,
invitano
i
cattolici
a
collaborare
seco
sul
campo
così
detto
umanitario
e
caritativo
,
proponendo
talvolta
anche
cose
del
tutto
conformi
allo
spirito
cristiano
e
alla
dottrina
della
Chiesa
.
Altrove
poi
spingono
l
'
ipocrisia
fino
a
far
credere
che
il
comunismo
in
paesi
di
maggior
fede
o
di
maggior
cultura
assumerà
un
altro
aspetto
più
mite
,
non
impedirà
il
culto
religioso
e
rispetterà
la
libertà
delle
coscienze
.
Vi
sono
anzi
di
quelli
che
riferendosi
a
certi
cambiamenti
introdotti
recentemente
nella
legislazione
sovietica
,
ne
concludono
che
il
comunismo
stia
per
abbandonare
il
suo
programma
di
lotta
contro
Dio
.
Non
è
ammessa
alcuna
collaborazione
con
il
comunismo
58
.
Procurate
,
Venerabili
Fratelli
,
che
i
fedeli
non
si
lascino
ingannare
!
Il
comunismo
è
intrinsecamente
perverso
e
non
si
può
ammettere
in
nessun
campo
la
collaborazione
con
lui
da
parte
di
chiunque
voglia
salvare
la
civilizzazione
cristiana
.
E
se
taluni
indotti
in
errore
cooperassero
alla
vittoria
del
comunismo
nel
loro
paese
,
cadranno
per
i
primi
come
vittime
del
loro
errore
e
quanto
più
le
regioni
dove
il
comunismo
riesce
a
penetrare
si
distinguono
per
l
'
antichità
e
la
grandezza
della
loro
civiltà
cristiana
,
tanto
più
devastatore
vi
si
manifesterà
l
'
odio
dei
"
senza
Dio
"
.
Preghiera
e
penitenza
59
.
Ma
"
se
il
Signore
non
sarà
il
custode
della
città
,
indarno
veglia
colui
che
la
custodisce
"
(
Sal
126
,
1
)
.
Perciò
,
come
ultimo
e
potentissimo
rimedio
,
vi
raccomandiamo
,
Venerabili
Fratelli
,
di
promuovere
e
intensificare
nel
modo
più
efficace
nelle
vostre
diocesi
lo
spirito
di
preghiera
congiunta
con
la
cristiana
penitenza
.
Quando
gli
Apostoli
chiesero
al
Salvatore
perché
non
avessero
essi
potuto
liberare
dello
spirito
maligno
un
demoniaco
,
il
Signore
rispose
:
"
Demoni
siffatti
non
si
scacciano
,
se
non
con
la
preghiera
e
col
digiuno
"
(
Mt
17
,
21
)
.
Anche
il
male
che
oggi
tormenta
l
'
umanità
non
potrà
esser
vinto
se
non
da
una
universale
santa
crociata
di
preghiera
e
di
penitenza
;
e
raccomandiamo
singolarmente
agli
Ordini
contemplativi
,
maschili
e
femminili
,
di
raddoppiare
le
loro
suppliche
e
i
loro
sacrifici
per
impetrare
dal
Cielo
alla
Chiesa
un
valido
soccorso
nelle
lotte
presenti
,
con
la
possente
intercessione
della
Vergine
Immacolata
,
la
quale
,
come
un
giorno
schiacciò
il
capo
all
'
antico
serpente
,
così
è
sempre
il
sicuro
presidio
e
l
'
invincibile
"
Aiuto
dei
Cristiani
"
.
Ai
sacerdoti
il
compito
di
tenere
accesa
la
fiaccola
della
fede
60
.
Per
l
'
opera
mondiale
di
salute
che
siamo
venuti
tracciando
e
per
l
'
applicazione
dei
rimedi
che
abbiamo
brevemente
indicati
,
ministri
e
operai
evangelici
designati
dal
divino
Re
Gesù
Cristo
sono
in
prima
linea
i
sacerdoti
.
Ad
essi
,
per
vocazione
speciale
,
sotto
la
guida
dei
sacri
Pastori
e
in
unione
di
filiale
obbedienza
al
Vicario
di
Cristo
in
terra
,
è
affidato
il
compito
di
tenere
accesa
nel
mondo
la
fiaccola
della
fede
e
di
infondere
nei
fedeli
quella
soprannaturale
fiducia
colla
quale
la
Chiesa
nel
nome
di
Cristo
ha
combattuto
e
vinto
tante
battaglie
.
"
Questa
è
la
vittoria
che
vince
il
mondo
,
la
fede
nostra
"
(
1Gv
5
,
4
)
.
I
sacerdoti
esortati
ad
operare
a
vantaggio
dei
poveri
e
degli
operai
61
.
In
modo
particolare
ricordiamo
ai
sacerdoti
l
'
esortazione
del
Nostro
Predecessore
Leone
XIII
,
tante
volte
ripetuta
,
di
andare
all
'
operaio
;
esortazione
che
Noi
facciamo
Nostra
e
completiamo
:
"
Andate
all
'
operaio
,
specialmente
all
'
operaio
povero
,
e
in
generale
,
andate
ai
poveri
"
,
seguendo
in
ciò
gli
ammaestramenti
di
Gesù
e
della
sua
Chiesa
.
I
poveri
difatti
sono
i
più
insidiati
dai
mestatori
,
che
sfruttano
la
loro
misera
condizione
per
accenderne
la
invidia
contro
i
ricchi
ed
eccitarli
a
prendersi
con
la
forza
quello
che
sembra
loro
ingiustamente
negato
dalla
fortuna
;
e
se
il
sacerdote
non
va
agli
operai
,
ai
poveri
,
per
premunirli
o
disingannarli
dai
pregiudizi
e
dalle
false
teorie
,
essi
diventeranno
facile
preda
degli
apostoli
del
comunismo
.
Utilizzare
nuove
forme
di
apostolato
per
riguadagnare
a
Cristo
le
masse
operaie
62
.
Non
possiamo
negare
che
molto
si
è
fatto
in
questo
senso
,
specialmente
dopo
le
Encicliche
Rerum
novarum
e
Quadragesimo
anno
;
e
con
paterna
compiacenza
salutiamo
le
industriose
cure
pastorali
di
tanti
Vescovi
e
Sacerdoti
,
che
vanno
escogitando
e
provando
,
sia
pure
con
le
debite
prudenti
cautele
,
nuovi
metodi
di
apostolato
meglio
corrispondenti
alle
esigenze
moderne
.
Ma
tutto
questo
è
ancora
troppo
poco
al
bisogno
presente
.
Come
,
quando
la
patria
è
in
pericolo
,
tutto
ciò
che
non
è
strettamente
necessario
o
non
è
direttamente
ordinato
all
'
urgente
bisogno
della
difesa
comune
,
passa
in
seconda
linea
;
così
anche
nel
caso
nostro
,
ogni
altra
opera
,
per
quanto
bella
e
buona
,
deve
cedere
il
posto
alla
vitale
necessità
di
salvare
le
basi
della
fede
e
civiltà
cristiana
.
E
quindi
nelle
parrocchie
i
sacerdoti
,
pur
dando
naturalmente
quello
che
è
necessario
alla
cura
ordinaria
dei
fedeli
,
riservino
il
più
e
il
meglio
delle
loro
forze
e
della
loro
attività
a
riguadagnare
le
masse
dei
lavoratori
a
Cristo
e
alla
Chiesa
e
a
far
penetrare
lo
spirito
cristiano
negli
ambienti
che
ne
sono
più
alieni
.
Essi
poi
,
nelle
masse
popolari
troveranno
una
corrispondenza
e
un
'
abbondanza
di
frutti
inaspettata
,
che
li
compenserà
del
duro
lavoro
del
primo
dissodamento
;
come
abbiamo
visto
e
vediamo
in
Roma
e
in
molte
altre
metropoli
,
dove
al
sorgere
di
nuove
chiese
nei
quartieri
periferici
si
vanno
raccogliendo
zelanti
comunità
parrocchiali
e
si
operano
veri
miracoli
di
conversioni
tra
popolazioni
che
erano
ostili
alla
religione
solo
perché
non
la
conoscevano
.
L
'
apostolato
più
efficace
è
dato
dai
sacerdoti
che
vivono
in
povertà
e
umiltà
63
.
Ma
il
più
efficace
mezzo
di
apostolato
tra
le
folle
dei
poveri
e
degli
umili
è
l
'
esempio
del
sacerdote
,
l
'
esempio
di
tutte
le
virtù
sacerdotali
,
quali
le
abbiamo
descritte
nella
Nostra
Enciclica
Ad
catholici
sacerdotii
(
del
20
dicembre
1935
:
A.AS
.
,
vol
.
XXVIII
(
1936
)
,
pp
.
5-53
)
,
ma
nel
caso
presente
in
modo
speciale
è
necessario
un
luminoso
esempio
di
vita
umile
,
povera
,
disinteressata
,
copia
fedele
del
Divin
Maestro
che
poteva
proclamare
con
divina
franchezza
:
"
Le
volpi
hanno
delle
tane
e
gli
uccelli
dell
'
aria
dei
nidi
,
ma
il
Figliuolo
dell
'
uomo
non
ha
dove
posare
il
capo
"
(
Mt
8
,
20
)
.
Un
sacerdote
veramente
ed
evangelicamente
povero
e
disinteressato
fa
miracoli
di
bene
in
mezzo
al
popolo
,
come
un
S
.
Vincenzo
de
'
Paoli
,
un
Curato
d
'
Ars
,
un
Cottolengo
,
un
Don
Bosco
e
tanti
altri
;
mentre
un
sacerdote
avaro
e
interessato
,
come
abbiamo
ricordato
nella
già
citata
Enciclica
,
anche
se
non
precipita
come
Giuda
nel
baratro
del
tradimento
,
sarà
per
lo
meno
un
vano
"
bronzo
risonante
"
e
un
inutile
"
cembalo
squillante
"
(
1Cor
13
,
1
)
,
e
troppo
spesso
un
impedimento
piuttosto
che
uno
strumento
di
grazia
in
mezzo
al
popolo
.
E
se
il
sacerdote
secolare
o
regolare
per
obbligo
del
suo
ufficio
deve
amministrare
dei
beni
temporali
,
si
ricordi
che
non
soltanto
deve
scrupolosamente
osservare
tutto
ciò
che
prescrive
la
carità
e
la
giustizia
,
ma
deve
mostrarsi
in
modo
particolare
veramente
un
padre
dei
poveri
.
Invito
all
'
Azione
cattolica
per
un
apostolato
sociale
64
.
Dopo
che
al
Clero
,
Noi
rivolgiamo
il
Nostro
paterno
invito
ai
carissimi
figli
Nostri
del
laicato
,
che
militano
nelle
file
della
tanto
a
Noi
diletta
Azione
Cattolica
,
che
dichiarammo
in
altra
occasione
(
12
maggio
1936
)
"
un
sussidio
particolarmente
provvidenziale
"
all
'
opera
della
Chiesa
in
queste
contingenze
tanto
difficili
.
Infatti
l
'
Azione
Cattolica
è
pure
apostolato
sociale
,
in
quanto
tende
a
diffondere
il
Regno
di
Gesù
Cristo
non
solo
negli
individui
,
ma
anche
nelle
famiglie
e
nella
società
.
Deve
perciò
anzi
tutto
attendere
a
formare
con
cura
speciale
i
suoi
soci
e
prepararli
alle
sante
battaglie
del
Signore
.
A
tale
lavoro
formativo
,
quanto
mai
urgente
e
necessario
,
che
si
deve
sempre
premettere
all
'
azione
diretta
e
fattiva
,
serviranno
certamente
i
circoli
di
studio
,
le
settimane
sociali
,
corsi
organici
di
conferenze
e
tutte
quelle
altre
iniziative
atte
a
far
conoscere
la
soluzione
dei
problemi
sociali
in
senso
cristiano
.
I
membri
dell
'
Azione
cattolica
sono
i
primi
apostoli
dei
compagni
di
lavoro
65
.
Militi
dell
'
Azione
Cattolica
così
ben
preparati
ed
addestrati
saranno
i
primi
ed
immediati
apostoli
dei
loro
compagni
di
lavoro
e
diventeranno
i
preziosi
ausiliari
del
sacerdote
per
portare
la
luce
della
verità
e
sollevare
le
gravi
miserie
materiali
e
spirituali
,
in
innumerevoli
zone
refrattarie
alla
azione
del
ministro
di
Dio
,
o
per
inveterati
pregiudizi
contro
il
Clero
o
per
deplorevole
apatia
religiosa
.
Si
coopererà
in
tal
modo
,
sotto
la
guida
di
sacerdoti
particolarmente
esperti
,
a
quella
assistenza
religiosa
alle
classi
lavoratrici
,
che
Ci
sta
tanto
a
cuore
,
come
il
mezzo
più
adatto
per
preservare
quei
Nostri
diletti
figli
dall
'
insidia
comunista
.
L
'
Azione
cattolica
deve
operare
anche
con
una
vasta
propaganda
orale
e
scritta
66
.
Oltre
a
questo
apostolato
individuale
,
spesse
volte
nascosto
,
ma
oltre
modo
utile
ed
efficace
,
è
compito
dell
'
Azione
Cattolica
fare
con
la
propaganda
orale
e
scritta
una
larga
seminagione
dei
princìpi
fondamentali
che
servano
alla
costruzione
di
un
ordine
sociale
cristiano
,
quali
risultano
dai
documenti
Pontifici
.
Organizzazioni
ausiliarie
67
.
Attorno
all
'
Azione
Cattolica
si
schierano
le
organizzazioni
che
Noi
abbiamo
già
salutato
come
ausiliarie
della
stessa
.
Anche
queste
così
utili
organizzazioni
,
Noi
esortiamo
con
paterno
affetto
a
consacrarsi
alla
grande
missione
di
cui
trattiamo
,
che
attualmente
supera
tutte
le
altre
per
la
sua
vitale
importanza
.
Organizzazioni
di
classe
68
.
Noi
pensiamo
altresì
a
quelle
organizzazioni
di
classe
:
di
lavoratori
,
di
agricoltori
,
di
ingegneri
,
di
medici
,
di
padroni
,
di
studiosi
,
e
altre
simili
;
uomini
e
donne
,
i
quali
vivono
nelle
stesse
condizioni
culturali
e
quasi
naturalmente
sono
stati
riuniti
in
gruppi
omogenei
.
Proprio
questi
gruppi
e
queste
organizzazioni
sono
destinate
ad
introdurre
quell
'
ordine
nella
società
,
che
Noi
abbiamo
avuto
di
mira
nella
Nostra
Enciclica
Quadragesimo
anno
,
e
a
diffondere
così
il
riconoscimento
della
regalità
di
Cristo
nei
diversi
campi
della
cultura
e
del
lavoro
.
L
'
Azione
cattolica
deve
operare
in
campo
sociale
anche
con
lo
studio
dei
nuovi
problemi
69
.
Che
se
,
per
le
mutate
condizioni
della
vita
economica
e
sociale
,
lo
Stato
si
è
creduto
in
dovere
di
intervenire
fino
ad
assistere
e
regolare
direttamente
tali
istituzioni
con
particolari
disposizioni
legislative
,
salvo
il
rispetto
doveroso
delle
libertà
e
delle
iniziative
private
;
anche
in
tali
circostanze
l
'
Azione
Cattolica
non
può
tenersi
estranea
alla
realtà
,
ma
deve
dare
con
saggezza
il
suo
contributo
di
pensiero
,
con
lo
studio
dei
nuovi
problemi
alla
luce
della
dottrina
cattolica
,
e
di
attività
con
la
partecipazione
leale
e
volenterosa
dei
suoi
inscritti
alle
nuove
forme
ed
istituzioni
,
portando
in
esse
lo
spirito
cristiano
,
che
è
sempre
principio
di
ordine
e
di
mutua
e
fraterna
collaborazione
.
Appello
agli
operai
cattolici
70
.
Una
parola
particolarmente
paterna
vorremmo
qui
indirizzare
ai
Nostri
cari
operai
cattolici
,
giovani
e
adulti
,
i
quali
forse
in
premio
della
loro
fedeltà
talvolta
eroica
in
questi
tempi
tanto
difficili
,
hanno
ricevuto
una
missione
molto
nobile
e
ardua
.
Sotto
la
guida
dei
loro
Vescovi
e
dei
loro
Sacerdoti
,
essi
devono
ricondurre
alla
Chiesa
e
a
Dio
quelle
moltitudini
di
loro
fratelli
di
lavoro
,
i
quali
,
esacerbati
per
non
essere
stati
compresi
o
trattati
con
la
dignità
alla
quale
avevano
diritto
,
si
sono
allontanati
da
Dio
.
Gli
operai
cattolici
col
loro
esempio
,
con
le
loro
parole
,
dimostrino
a
questi
loro
fratelli
traviati
,
che
la
Chiesa
è
una
tenera
Madre
per
tutti
quelli
che
lavorano
e
soffrono
,
e
non
ha
mai
mancato
,
né
mai
mancherà
al
suo
sacro
dovere
materno
di
difendere
i
suoi
figli
.
Se
questa
missione
,
che
essi
debbono
compiere
nelle
miniere
,
nelle
fabbriche
,
nei
cantieri
,
dovunque
si
lavora
,
richiede
alle
volte
dei
grandi
sacrifizi
,
si
ricorderanno
che
il
Salvatore
del
mondo
ha
dato
non
solo
l
'
esempio
del
lavoro
,
ma
anche
quello
del
sacrificio
.
Necessità
della
concordia
tra
i
cattolici
71
.
A
tutti
i
Nostri
figli
poi
,
d
'
ogni
classe
sociale
,
d
'
ogni
nazione
,
di
ogni
gruppo
religioso
e
laico
nella
Chiesa
,
vorremmo
indirizzare
un
nuovo
e
più
urgente
appello
alla
concordia
.
Più
volte
il
Nostro
cuore
paterno
è
stato
addolorato
dalle
divisioni
spesso
futili
nelle
loro
cause
,
ma
sempre
tragiche
nelle
loro
conseguenze
,
che
mettono
alle
prese
i
figli
d
'
una
stessa
Madre
,
la
Chiesa
.
Così
si
vede
che
i
sovversivi
,
che
non
sono
tanto
numerosi
,
approfittando
di
queste
discordie
,
le
rendono
più
acute
,
e
finiscono
per
gettare
gli
stessi
cattolici
gli
uni
contro
gli
altri
.
Dopo
gli
avvenimenti
di
questi
ultimi
mesi
,
dovrebbe
sembrare
superfluo
il
Nostro
monito
.
Lo
ripetiamo
però
una
volta
ancora
per
quelli
che
non
hanno
capito
,
o
forse
non
vogliono
capire
.
Quelli
che
lavorano
ad
aumentare
le
discordie
fra
cattolici
prendono
sopra
di
sé
una
terribile
responsabilità
dinanzi
a
Dio
e
alla
Chiesa
.
Appello
a
quanti
credono
in
Dio
72
.
Ma
a
questa
lotta
impegnata
dal
potere
delle
tenebre
contro
l
'
idea
stessa
della
Divinità
,
Ci
è
caro
sperare
che
,
oltre
tutti
quelli
che
si
gloriano
del
nome
di
Cristo
,
si
oppongano
pure
validamente
quanti
(
e
sono
la
stragrande
maggioranza
dell
'
umanità
)
credono
ancora
in
Dio
e
lo
adorano
.
Rinnoviamo
quindi
l
'
appello
che
già
lanciammo
cinque
anni
or
sono
nella
Nostra
Enciclica
Caritate
Christi
,
affinché
essi
pure
lealmente
e
cordialmente
concorrano
da
parte
loro
"
per
allontanare
dall
'
umanità
il
grande
pericolo
che
minaccia
tutti
"
.
Poiché
-
come
allora
dicevamo
,
-
siccome
"
il
credere
in
Dio
è
il
fondamento
incrollabile
di
ogni
ordinamento
sociale
e
di
ogni
responsabilità
sulla
terra
,
perciò
tutti
quelli
che
non
vogliono
l
'
anarchia
e
il
terrore
devono
energicamente
adoperarsi
perché
i
nemici
della
religione
non
raggiungano
lo
scopo
da
loro
così
apertamente
proclamato
"
(
Enciclica
Caritate
Christi
,
del
3
maggio
1932
:
A.A.S.
,
vol
.
XXIV
(
1932
)
,
p
.
184
)
.
Doveri
dello
Stato
cristiano
:
aiutare
la
Chiesa
ad
opporsi
al
comunismo
73
.
Abbiamo
esposto
,
Venerabili
Fratelli
,
il
compito
positivo
,
l
'
ordine
dottrinale
insieme
e
pratico
,
che
la
Chiesa
si
assume
per
la
sua
stessa
missione
affidatale
da
Cristo
,
di
edificare
la
società
cristiana
e
,
ai
nostri
tempi
,
di
oppugnare
e
infrangere
gli
sforzi
del
comunismo
;
e
abbiamo
fatto
appello
a
tutte
e
singole
le
classi
della
società
.
A
questa
medesima
impresa
spirituale
della
Chiesa
lo
Stato
cristiano
deve
pure
positivamente
concorrere
,
aiutando
in
tale
compito
la
Chiesa
coi
mezzi
a
lui
propri
,
i
quali
,
benché
siano
mezzi
esterni
,
non
mirano
meno
,
in
primo
luogo
al
bene
delle
anime
.
Negli
stati
cristiani
deve
essere
impedita
la
propaganda
atea
e
senza
alcuna
legge
morale
74
.
Perciò
gli
Stati
porranno
ogni
cura
per
impedire
che
una
propaganda
atea
,
la
quale
sconvolge
tutti
i
fondamenti
dell
'
ordine
,
faccia
strage
nei
loro
territori
,
perché
non
si
potrà
avere
autorità
sulla
terra
,
se
non
viene
riconosciuta
l
'
autorità
della
Maestà
divina
,
né
sarà
fermo
il
giuramento
,
se
non
si
giura
nel
nome
del
Dio
vivente
.
Noi
ripetiamo
ciò
che
spesso
e
così
insistentemente
abbiamo
detto
,
nominatamente
nella
Nostra
Enciclica
Caritate
Christi
:
"
Come
può
sostenersi
un
contratto
qualsiasi
e
quale
valore
può
avere
un
trattato
,
dove
manchi
ogni
garanzia
di
coscienza
?
E
come
si
può
parlare
di
garanzia
di
coscienza
,
dove
è
venuta
meno
ogni
fede
in
Dio
,
ogni
timor
di
Dio
?
Tolta
questa
base
,
ogni
legge
morale
cade
con
essa
e
non
vi
è
più
nessun
rimedio
che
possa
impedire
la
graduale
ma
inevitabile
rovina
dei
popoli
,
della
famiglia
,
dello
Stato
,
della
stessa
umana
civiltà
"
(A.A.S.,
vol
.
XXIV
(
1932
)
,
p
.
190
)
.
Prendere
provvedimenti
per
il
bene
comune
75
.
Inoltre
lo
Stato
deve
mettere
ogni
cura
per
creare
quelle
condizioni
materiali
di
vita
senza
cui
un
'
ordinata
società
non
può
sussistere
,
e
per
fornire
lavoro
specialmente
ai
padri
di
famiglia
e
alla
gioventù
.
S
'
inducano
a
questo
fine
le
classi
possidenti
ad
assumersi
,
per
la
urgente
necessità
del
bene
comune
,
quei
pesi
,
senza
cui
la
società
umana
non
può
essere
salvata
né
esse
stesse
potrebbero
trovar
salvezza
.
I
provvedimenti
però
che
lo
Stato
prende
a
questo
fine
,
devono
essere
tali
che
colpiscano
davvero
quelli
che
di
fatto
hanno
nelle
loro
mani
i
maggiori
capitali
e
vanno
continuamente
aumentandoli
con
grave
danno
altrui
.
Richiamo
ad
operare
con
una
prudente
e
sobria
amministrazione
pubblica
76
.
Lo
Stato
medesimo
,
memore
della
sua
responsabilità
davanti
a
Dio
e
alla
società
,
con
una
prudente
e
sobria
amministrazione
sia
di
esempio
a
tutti
gli
altri
.
Oggi
più
che
mai
la
gravissima
crisi
mondiale
esige
che
quelli
che
dispongono
di
fondi
enormi
,
frutto
del
lavoro
e
del
sudore
di
milioni
di
cittadini
,
abbiano
sempre
davanti
agli
occhi
unicamente
il
bene
comune
e
siano
intenti
a
promuoverlo
quanto
più
è
possibile
.
Anche
i
funzionari
dello
Stato
e
tutti
gli
impiegati
adempiano
per
obbligo
di
coscienza
i
loro
doveri
con
fedeltà
e
disinteresse
,
seguendo
i
luminosi
esempi
antichi
e
recenti
di
uomini
insigni
,
che
con
indefesso
lavoro
sacrificarono
tutta
la
loro
vita
per
il
bene
della
patria
.
Nel
commercio
poi
dei
popoli
fra
loro
,
si
procuri
sollecitamente
di
rimuovere
quegli
impedimenti
artificiali
della
vita
economica
,
che
promanano
dal
sentimento
della
diffidenza
e
dell
'
odio
,
ricordandosi
che
tutti
i
popoli
della
terra
formano
un
'
unica
famiglia
di
Dio
.
Lasciare
libertà
alla
Chiesa
nel
compimento
della
sua
missione
77
.
Ma
nello
stesso
tempo
lo
Stato
deve
lasciare
alla
Chiesa
la
piena
libertà
di
compiere
la
sua
divina
e
del
tutto
spirituale
missione
per
contribuire
con
ciò
stesso
potentemente
a
salvare
i
popoli
dalla
terribile
tormenta
dell
'
ora
presente
.
Si
fa
oggi
dappertutto
un
angoscioso
appello
alle
forze
morali
e
spirituali
,
e
ben
a
ragione
,
perché
il
male
che
si
deve
combattere
è
prima
di
tutto
,
considerato
nella
sua
prima
sorgente
,
un
male
di
natura
spirituale
,
ed
è
da
questa
sorgente
che
sgorgano
per
una
logica
diabolica
tutte
le
mostruosità
del
comunismo
.
Ora
,
tra
le
forze
morali
e
religiose
eccelle
incontestabilmente
la
Chiesa
Cattolica
;
e
perciò
il
bene
stesso
dell
'
umanità
esige
che
non
si
pongano
impedimenti
alla
sua
operosità
.
Operando
solo
con
mezzi
economici
e
politici
lo
Stato
non
raggiunge
lo
scopo
del
bene
comune
78
.
Se
si
agisce
altrimenti
e
si
pretende
in
pari
tempo
di
raggiungere
lo
scopo
con
mezzi
puramente
economici
e
politici
,
si
è
in
balìa
di
un
errore
pericoloso
.
E
quando
si
esclude
la
religione
dalla
scuola
,
dall
'
educazione
,
dalla
vita
pubblica
e
si
espongono
a
ludibrio
i
rappresentanti
del
cristianesimo
e
i
suoi
sacri
riti
,
non
si
promuove
forse
quel
materialismo
donde
germoglia
il
comunismo
?
Né
la
forza
,
neppure
la
meglio
organizzata
,
né
gli
ideali
terreni
,
siano
pur
essi
i
più
grandi
e
i
più
nobili
,
possono
padroneggiare
un
movimento
,
che
getta
le
sue
radici
proprio
nella
troppa
stima
dei
beni
del
mondo
.
Appello
ai
governanti
a
non
porre
impedimenti
alla
missione
della
Chiesa
79
.
Confidiamo
che
quelli
che
dirigono
le
sorti
delle
nazioni
,
per
poco
che
sentano
il
pericolo
estremo
da
cui
oggi
sono
minacciati
i
popoli
,
sentiranno
sempre
meglio
il
supremo
dovere
di
non
impedire
la
Chiesa
di
compiere
la
sua
missione
;
tanto
più
che
nel
compierla
,
mentre
mira
alla
felicità
eterna
dell
'
uomo
,
essa
lavora
inseparabilmente
anche
alla
vera
felicità
temporale
.
Appello
paterno
ai
seguaci
del
comunismo
80
.
Ma
non
possiamo
porre
fine
a
questa
Lettera
Enciclica
senza
rivolgere
una
parola
a
quegli
stessi
Nostri
figli
che
sono
già
intaccati
quasi
dal
male
comunista
.
Li
esortiamo
vivamente
ad
ascoltare
la
voce
del
Padre
che
li
ama
;
e
preghiamo
il
Signore
che
li
illumini
affinché
abbandonino
la
via
sdrucciolevole
che
travolge
tutti
in
una
immensa
catastrofica
rovina
e
riconoscano
anch
'
essi
che
l
'
unico
Salvatore
è
Gesù
Cristo
Signor
Nostro
:
"
perché
non
c
'
è
sotto
il
cielo
alcun
altro
nome
dato
agli
uomini
,
dal
quale
possiamo
aspettarci
d
'
esser
salvati
"
(
At
4
,
12
)
.
Conclusione
.
S
.
Giuseppe
modello
e
patrono
della
classe
operaia
81
.
E
per
affrettare
la
tanto
da
tutti
desiderata
"
Pace
di
Cristo
nel
Regno
di
Cristo
"
(
Enciclica
Ubi
arcano
,
del
23
dicembre
1922
:
A.A.S.
,
vol
.
XIV
(
1922
)
,
p
.
619
)
poniamo
la
grande
azione
della
Chiesa
Cattolica
contro
il
comunismo
ateo
mondiale
sotto
l
'
egida
del
potente
Protettore
della
Chiesa
,
S.Giuseppe
.
Egli
appartiene
alla
classe
operaia
ed
ha
sperimentato
il
peso
della
povertà
,
per
sé
e
per
la
Sacra
Famiglia
,
di
cui
era
il
capo
vigile
ed
affettuoso
;
a
lui
fu
affidato
il
Fanciullo
divino
,
quando
Erode
sguinzagliò
contro
di
Lui
i
suoi
sicari
.
Con
una
vita
di
fedelissimo
adempimento
del
dovere
quotidiano
,
ha
lasciato
un
esempio
a
tutti
quelli
che
devono
guadagnarsi
il
pane
col
lavoro
delle
loro
mani
e
meritò
di
esser
chiamato
il
Giusto
,
esempio
vivente
di
quella
giustizia
cristiana
,
che
deve
dominare
nella
vita
sociale
.
82
.
Con
gli
occhi
rivolti
in
alto
,
la
nostra
fede
vede
i
nuovi
cieli
e
la
nuova
terra
,
di
cui
parla
il
primo
Nostro
Antecessore
,
S
.
Pietro
.
Mentre
le
promesse
dei
falsi
profeti
in
questa
terra
si
spengono
nel
sangue
e
nelle
lacrime
,
risplende
di
celeste
bellezza
la
grande
apocalittica
profezia
del
Redentore
del
mondo
:
«
Ecco
,
Io
faccio
nuove
tutte
le
cose
»
.
Non
Ci
resta
,
Venerabili
Fratelli
,
che
alzare
le
mani
paterne
e
fare
scendere
sopra
di
Voi
,
sopra
il
Vostro
Clero
e
popolo
,
su
tutta
la
grande
Famiglia
Cattolica
,
l
'
Apostolica
Benedizione
.
Dato
a
Roma
,
presso
S
.
Pietro
,
nella
festa
di
San
Giuseppe
,
Patrono
della
Chiesa
Universale
,
il
dì
19
di
marzo
del
1937
,
l
'
anno
XVI
del
Nostro
pontificato
.
Miscellanea ,
MILANO
PERCORSA
IN
OMNIBUS
Guida
per
chi
vuol
visitare
con
poco
dispendio
di
tempo
e
denaro
,
tutto
quanto
di
più
rimarchevole
offre
questa
città
COMPILATA
DA
GAETANO
BRIGOLA
ED
ILLUSTRATA
DA
NOTIZIE
STORICHE
ED
ARTISTICHE
DA
FELICE
VENOSTA
AL
LETTORE
.
Le
ferrovie
,
recando
facilità
ed
economia
di
tempo
nel
viaggiare
,
fecero
sentire
il
bisogno
di
Guide
delle
varie
città
,
che
in
poche
pagine
offrissero
non
solo
la
descrizione
storica
ed
artistica
di
esse
,
ma
le
presentassero
benanco
sotto
l
'
aspetto
del
loro
soggiorno
e
della
loro
indole
;
in
modo
che
il
viaggiatore
potesse
in
pochi
giorni
farsi
un
concetto
giusto
del
paese
visitato
.
Le
Guide
,
che
sino
ad
oggi
esistettero
,
non
si
prestavano
a
quest
'
ufficio
,
e
,
limitandosi
alla
descrizione
artistica
,
lasciavano
al
viaggiatore
il
cómpito
di
formare
un
apprezzamento
,
che
il
più
delle
volte
non
era
ragionato
,
vuoi
per
la
troppa
rapida
corsa
fatta
in
luogo
,
vuoi
per
inscienza
degli
usi
e
dei
costumi
di
esso
.
Questo
bisogno
fece
nascere
nel
sottoscritto
l
'
idea
di
compilare
all
'
uopo
una
nuova
Guida
di
Milano
,
resa
tanto
più
necessaria
in
quanto
che
,
dopo
la
emancipazione
dallo
straniero
,
1'
attività
e
l
'
indole
de
'
suoi
abitanti
la
portarono
a
floridezza
e
comodità
tali
da
poter
rivaleggiare
colle
più
grandi
metropoli
d
'
Europa
.
Il
limite
tracciatoci
però
e
la
novità
di
molte
cose
descritte
potranno
forse
aver
fatto
cadere
il
compilatore
in
alcune
inesattezze
alle
quali
potrà
in
seguito
rimediare
se
il
favore
del
pubblico
lo
incoraggerà
a
fare
una
seconda
edizione
.
Milano
,
maggio
1871
.
G
.
B
.
CENNO
STORICO
.
Circa
seicento
anni
prima
dell
'
êra
volgare
una
moltitudine
di
gente
,
composta
di
guerrieri
,
di
donne
e
di
fanciulli
,
spinta
dalla
scarsezza
dei
viveri
a
mutare
paese
,
colla
guida
di
Belloveso
,
uscì
dalla
Gallia
,
in
oggi
Francia
,
e
,
valicate
le
Alpi
,
giunse
nell
'
Insubria
.
Combattuti
e
vinti
i
popoli
che
l
'
abitavano
,
Belloveso
si
stabilì
nella
terra
chiusa
tra
i
due
fiumi
Ticino
ed
Adda
,
e
gettò
le
fondamenta
d
'
un
villaggio
chiamandolo
Milano
.
L
'
origine
di
questa
parola
si
cercò
di
spiegare
in
molte
maniere
;
e
noi
,
senza
partecipare
in
tutto
alla
smania
,
che
in
oggi
è
rinata
in
alcuni
,
di
cercare
cioè
ogni
derivazione
nel
celtico
,
non
peritiamo
ad
ammettere
che
il
nome
Milano
sorse
dall
'
idioma
dei
Celti
,
e
cioè
da
Med
e
Lan
,
o
la
terra
ubertosa
.
Le
vecchie
leggende
dei
duci
Medo
ed
Olano
,
del
in
medio
amnium
,
del
in
medio
lanae
e
simili
non
sono
più
ammissibili
dalla
buona
critica
filologica
.
A
poco
a
poco
Milano
si
aumentò
in
numero
degli
abitanti
e
degli
edifici
;
e
il
meschino
villaggio
divenne
col
progresso
del
tempo
città
.
vasta
e
popolosa
.
-
-
Scorsi
erano
quattrocento
anni
dalla
fondazione
di
essa
città
,
quando
i
Romani
,
varcati
gli
Appennini
,
e
passato
il
Po
in
prima
sotto
il
comando
del
console
Flaminio
,
poi
di
Marcello
suo
successore
,
dal
223
al
225
prima
dell
'
éra
volgare
,
con
segnalate
vittorie
si
resero
padroni
di
tutta
l
'
Insubria
fino
alle
Alpi
;
e
fu
vera
conquista
opima
per
la
ubertà
della
terra
acquistata
.
I
Romani
chiamarono
il
paese
vinto
Gallia
Cisalpina
,
ossia
al
di
qua
delle
Alpi
,
e
lo
dissero
altresì
Gallia
Togata
,
perchè
gli
abitanti
,
deposto
il
rozzo
saio
gallico
,
avevano
adottata
la
toga
romana
.
Milano
sotto
il
regime
dei
nuovi
dominatori
migliorò
d
'
assai
.
L
'
asciugamento
di
molte
paludi
rese
1'
aria
più
salubre
e
più
fertili
i
terreni
che
la
circondavano
.
Il
popolo
imparò
quelle
arti
e
quei
mestieri
che
dirozzano
e
che
sono
necessari
alla
vita
.
La
città
crebbe
,
e
,
già
aggregato
di
meschini
casolari
di
legno
,
si
andò
abbellendo
di
edifici
di
pietra
.
Gli
imperatori
romani
vi
ebbero
lunga
stanza
,
per
la
sua
col
-
locazione
opportuna
ad
operazioni
militari
contro
i
popoli
del
Settentrione
,
i
quali
erano
una
minaccia
perenne
per
la
Gallia
Cisalpina
.
Massimiano
Erculeo
abbattè
la
siepe
che
serviva
di
prima
cerchia
alla
città
celtica
,
che
ci
viene
ricordata
dal
nome
della
Via
Andegari
,
AndeGar
,
che
corrisponde
al
nostro
idioma
a
siepe
di
biancospini
,
ed
eresse
solide
mura
che
gira
-
vano
per
due
miglia
con
nove
porte
.
La
porta
Romana
aprivasi
a
S
.
Vittorello
,
presso
la
Via
Unione
;
l
'
Erculea
alla
Maddalena
,
presso
Sant
'
Eufemia
;
la
Giovia
a
San
Vicenzino
,
presso
il
Foro
Bonaparte
;
la
Ticinese
,
o
Marzia
,
al
Carrobbio
;
la
Comasina
a
San
Marcellino
;
la
Nuova
alla
Croce
Rossa
;
la
Tosa
a
San
Zeno
;
1'
Argentea
od
Orientale
,
presso
San
Babila
,
e
la
Vercellina
presso
la
chiesa
di
Santa
Maria
alla
Porta
.
Sotto
Costantino
,
Milano
toccò
l
'
apice
del
suo
splendore
;
avvegnachè
avendo
quell
'
imperatore
divisa
1'
Italia
in
due
regioni
,
Milano
fu
dichiarata
metropoli
della
settentrionale
,
che
comprendeva
sette
provincie
dalle
Alpi
fino
alla
Istria
,
e
destinata
a
residenza
di
un
governatore
col
titolo
di
Vicario
dell
'
Italia
.
Le
mura
romane
durarono
fino
al
nono
secolo
,
allorchè
l
'
arcivescovo
Ansperto
ne
operò
il
ristauro
e
l
'
ampliamento
,
fra
le
porte
Ticinese
e
Vercellina
,
costruendo
un
nuovo
muro
che
dal
Carrobbio
seguiva
le
Vie
del
Circo
e
del
Cappuccio
,
e
girava
poi
a
destra
per
ricongiunger
-
si
all
'
antica
cerchia
in
vicinanza
della
Porta
Vercellina
.
Per
tre
secoli
rimasero
ognora
come
le
aveva
ampliate
Ansperto
;
quando
il
Comune
di
Milano
entrò
in
lotta
con
Federico
Barbarossa
.
A
premunire
la
città
contro
quell
'
imperatore
,
i
Milanesi
pensarono
,
fin
dal
1156
,
di
cingerla
di
un
valido
fossato
,
e
precisamente
quello
per
cui
ora
scorre
il
Naviglio
.
Della
terra
cavata
nel
fare
la
fossa
,
se
ne
formarono
nel
1167
i
bastioni
nel
luogo
che
fino
ai
nostri
giorni
conservò
il
nome
di
Terraggio
.
Nella
prima
metà
del
secolo
XIV
(
1330-38
)
,
Azzone
Visconti
rafforzò
i
Terraggi
con
un
muro
,
mantenendo
però
inalterato
il
circuito
della
città
,
che
continuò
dove
si
trova
il
Naviglio
interno
,
ed
aveva
gli
ingressi
ai
ponti
,
che
descrissero
fino
all
'
anno
1866
,
colla
denominazione
di
Borghi
,
la
parte
di
città
al
di
là
del
fossato
.
Allorchè
nel
seco
-
lo
XV
fu
costruito
il
Naviglio
della
Martesana
,
il
fossato
fu
ristretto
,
e
la
metà
interna
di
esso
fu
convertita
poi
ad
uso
di
magazzeni
di
pietre
o
di
legnami
,
chiamati
col
nome
di
sciostra
o
claustra
,
perchè
rinchiusi
fra
il
muro
di
Azzone
e
la
fossa
.
L
'
antica
larghezza
di
questa
fossa
può
facilmente
anch
'
oggi
comprendersi
nel
sito
degli
Archi
di
Porta
Nuova
,
misurando
Io
spazio
che
è
fra
le
torri
e
la
riva
esterna
del
canale
rimasta
inalterata
.
Il
terzo
ed
ultimo
ingrandimento
fu
decretato
da
Ferrante
Gonzaga
;
governatore
del
bucato
di
Milano
per
1'
imperatore
Carlo
V
.
Le
mura
spagnuole
,
oggi
accessibili
alle
carrozze
,
e
convertite
ad
uso
di
pubblico
passeggio
,
furono
incominciate
nell
'
anno
1546
,
presso
la
distrutta
chiesa
di
S
.
Dionigi
.
Milano
,
dopo
i
Romani
,
venne
mano
mano
governata
dai
Goti
,
dai
Longobardi
,
dai
Franchi
,
dai
Re
d
'
Italia
e
dagli
Imperatori
di
Germania
.
Dopo
la
guerra
dei
Valvassori
,
si
costituì
in
Repubblica
(
1044
)
.
Soccombuta
questa
forma
di
governo
,
ebbe
a
signori
i
Torriani
,
i
Visconti
;
indi
si
formò
di
nuovo
in
Repubblica
,
detta
di
Sant
'
Ambrogio
.
Si
diede
poscia
agli
Sforza
;
indi
cadde
in
potere
dei
Francesi
,
degli
Spagnuoli
,
degli
Austriaci
,
dei
Gallo
-
Sardi
e
di
nuovo
degli
Austriaci
.
Nello
scorcio
del
se
-
colo
passato
,
1797
,
fu
centro
della
Repubblica
Cisalpina
,
che
nel
1802
si
tramutò
in
Repubblica
Italiana
.
Nel
1805
,
creato
il
Regno
d
'
Italia
,
ne
divenne
la
metropoli
.
Nel
1815
Milano
,
ritornata
sotto
l
'
austriaca
dominazione
,
fu
sede
del
regno
Lombardo
-
Veneto
.
Nel
marzo
1848
,
cacciati
gli
Austriaci
,
si
formò
dai
cittadini
un
governo
provvisorio
;
ma
nell
'
agosto
di
quello
stesso
anno
ricadde
in
possesso
degli
Austriaci
,
che
la
governarono
fino
al
4
giugno
1859
.
Fu
allora
unita
aI
regno
sabaudo
,
e
nel
1861
divenne
parte
del
nuovo
Regno
d
'
Italia
.
Nel
volgere
di
secoli
e
di
mutamenti
di
dominazioni
,
di
guerre
e
di
morie
,
ebbe
Milano
a
subire
molte
vicende
,
e
giorni
di
ristrettezze
e
di
sciagure
;
ma
la
ricchezza
del
suolo
e
la
industria
de
'
suoi
abitatori
sempre
la
fecero
risorgere
,
e
ne
tennero
alta
la
rinomanza
.
Ora
essa
è
riputata
la
seconda
metropoli
della
gran
madre
,
l
'
Italia
.
Marzo
1371
.
FELICE
VENOSTA
.
AVVERTENZA
.
La
Stazione
principale
della
Società
Anonima
degli
Omnibus
è
in
Piazza
del
Duomo
con
apposita
sala
d
'
aspetto
,
ove
si
può
lasciare
in
deposito
i
propri
effetti
.
L
'
Impresa
degli
Omnibus
Antonio
Vismara
ha
la
propria
Stazione
alla
Porta
Ticinese
.
L
'
Impresa
Michele
Lissoni
ha
la
stazione
in
Piazza
Fontana
,
ove
ha
pur
sede
l
'
Impresa
Gaetano
Lissoni
.
TARIFFE
DEGLI
OMNIBUS
.
Per
una
corsa
tra
la
Piazza
del
Duomo
ed
una
delle
Porte
della
città
indicate
o
viceversa
L
.
10
Per
una
corsa
degli
Oumibue
in
servizio
delle
ferrovie
tra
la
Piazza
del
Duomo
e
la
Stazione
Centrale
,
o
quella
di
Vigevano
L
25
Per
un
bagaglio
della
dimensione
non
maggiore
di
centimetri
60
L
25
Per
ogni
bagaglio
di
maggior
dimensione
L
50
LINEE
PERCORSE
DALLE
VETTURE
OMMIBUS
DELLA
SOCIETA
'
ANONIMA
(
Veggasi
la
pianta
della
Città
in
fine
della
Guida
)
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
VENEZIA
Linea
A
Colore
Rosso
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
Corso
Venezia
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
NUOVA
.
Linea
B
Colore
Azzurro
:
1
.
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
via
S
.
Margherita
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
del
Giardino
,
via
Fate
-
bene
-
fratelli
,
Corso
di
Porta
Nuova
,
alla
Porta
.
2
.
Piazza
del
Duomo
,
via
S
.
Radegonda
,
Piazza
S
.
Fedele
,
via
delle
Case
Rotte
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
di
S
.
Giuseppe
,
via
di
Brera
,
via
Solferino
,
via
Castelfidardo
alla
Porta
Nuova
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
BARRIERA
PRINC
.
e
UMBERTO
.
Linea
C
Colore
Terraceo
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
via
Monte
Napoleone
,
via
del
Giardino
,
Piazza
Cavour
,
via
Principe
Umberto
alla
Barriera
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
TENAGLIA
.
Linea
D
Colore
Violaceo
:
Piazza
del
Duomo
,
via
S
.
Radegonda
,
Piazza
S
.
Fedele
,
via
delle
Case
rotte
,
Piazza
del
Teatro
alla
Scala
,
via
di
S
.
Giuseppe
,
via
dell
'
Orso
,
Ponte
Vetero
,
Corso
Garibaldi
,
via
dell
'
Anfiteatro
,
via
Legnano
alla
Porta
Tenaglia
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
MAGENTA
.
Linea
E
Colore
Giallo
:
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
Piazza
Mercanti
,
via
Fustagnari
,
Cordusio
,
via
di
S
.
Maria
Segreta
,
via
dei
Meravigli
,
via
di
S
.
Maria
alla
Porta
,
Corso
Magenta
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PIAZZA
DI
SAN
VITTORE
.
Linea
F
Colore
Verde
:
Piazza
del
Duomo
,
via
Torino
,
via
Spadari
,
via
Armorari
,
via
Boschetto
,
Cinque
Vie
,
via
di
S
.
Maria
Podone
,
via
S
.
Orsola
,
via
del
Cappuccio
,
via
S
.
Valeria
,
Piazza
di
S
.
Ambrogio
,
via
S
.
Vittore
alla
Piazza
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
ROMANA
.
Linea
G
Colore
Arancio
:
Piazza
del
Duomo
,
via
dei
Cappellari
,
via
dei
Rastrelli
,
via
Larga
,
via
Velasca
,
Corso
di
Porta
Romana
alla
Porta
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
ALLA
PORTA
VITTORIA
.
Linea
H
Colore
Ceruleo
:
Piazza
del
Duomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
via
del
Palazzo
di
Giustizia
(
quanto
prima
si
chiamerà
Beccaria
)
,
via
di
S
.
Zeno
,
Verziere
,
via
di
S
.
Pietro
in
Gessate
,
Corso
di
Porta
Vittoria
alla
Porta
.
DALLA
PORTA
TICINESE
ALLA
PORTA
GARIBALDI
.
Linea
I
Colore
Rosa
:
Corso
di
Porta
Ticinese
,
Carrobbio
,
via
Torino
,
Piazza
del
Duomo
,
via
Carlo
Alberto
,
Piazza
dei
Mercanti
,
via
dei
Fustagnari
,
Cordusio
,
via
Broletto
,
Ponte
Vetero
,
Corso
Garibaldi
alla
Porta
.
NB
.
Le
Imprese
degli
Omnibus
Antonio
Vismara
,
Michele
e
Gaetano
Lissoni
,
accennate
di
sopra
,
percorrono
linee
già
intrecciate
dalla
Società
principale
,
che
è
l
'
Anonima
.
Linea
A
.
(
Colore
rosso
Porta
Venezia
)
.
MONUMENTI
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
di
Corte
(
Si
può
visitare
nelle
ore
del
giorno
)
.
Arcivescovado
.
Piazza
Fontana
.
Palazzo
del
Duomo
.
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
Uomo
di
Pietra
.
Galleria
De
Cristoforis
.
Colonna
di
San
Babila
.
Palazzo
di
Prefettura
.
Regio
Conservatorio
.
Reale
Collegio
delle
fanciulle
.
Seminario
.
Palazzo
delle
Assisie
.
Serbelloni
.
Ciani
.
Saporiti
.
Barriera
.
Lazzaretto
.
Giardini
Pubblici
.
Museo
Civico
.
Villa
Reale
(
Si
può
visitare
nelle
ore
del
giorno
)
.
CHIESE
.
Metropolitana
e
sue
ricchezze
.
Di
Campo
Santo
.
Di
San
Carlo
.
Di
San
Babila
.
Della
Passione
.
TEATRI
.
Santa
Radegonda
.
Teatro
milanese
.
ALBERGHI
ANCHE
CON
SERVIZIO
DI
TAVOLA
(
*
)
Agnello
.
Ancora
.
Roma
.
Europa
.
Francia
.
Ville
(
De
la
)
(
Solo
pranzo
alla
sera
)
.
Leone
.
Biscione
(
Piazza
Fontana
)
.
(
*
)
Cucina
pronta
a
tutte
le
ore
.
Pranzo
alla
carta
ed
a
prezzo
fisso
,
od
a
piacere
.
PIAZZA
DEL
DUOMO
.
La
nuova
Piazza
del
Duomo
è
in
corso
di
esecuzione
su
disegno
dell
'
architetto
comm
.
Giuseppe
Mengoni
da
Bologna
.
I
lavori
vennero
cominciati
nel
marzo
1870
.
Metropolitana
.
Fra
i
più
celebri
e
rinomati
edifici
,
non
solo
d
'
Italia
,
ma
benanco
d
'
Europa
,
è
la
nostra
Cattedrale
.
Questa
insigne
chiesa
ebbe
principio
l
'
anno
1386
al
15
marzo
;
venne
innalzata
sulle
rovine
della
antica
chiesa
di
Santa
Maria
Maggiore
,
o
Duomo
jemale
,
nel
luogo
ove
era
già
il
tempio
pagano
a
Minerva
.
Le
fondamenta
di
essa
furono
fatte
gettare
da
Gian
Galezzo
Visconti
,
signore
di
Milano
,
allo
scopo
di
costruire
un
monumento
che
,
nella
sua
magnificenza
e
gigantesca
mole
,
attestasse
la
grandezza
del
suo
potere
.
Per
la
costruzione
assegnò
vistose
rendite
,
e
donò
la
copiosissima
cava
di
marmi
bianchi
di
Gandoglia
,
che
trovasi
presso
il
Lago
Maggiore
.
Ignorasi
tuttodì
quale
ne
sia
stato
l
'
architetto
;
ovvi
però
chi
ne
attribuisce
il
disegno
al
tedesco
Enrico
Gamodia
,
e
chi
allo
svizzero
Marco
da
Campione
.
Il
nostro
Omodeo
nel
1490
innalzava
la
massima
aguglia
.
Il
Pellegrini
,
e
quindi
il
Richini
o
Cerano
disarmonizzarono
collo
stile
greco
-
romano
il
carattere
gotico
del
tempio
nella
facciata
,
che
fu
compiuta
soltanto
nel
1810
per
ordine
di
Napoleone
I
dal
Pollak
e
dall
'
Amati
.
L
'
interno
è
a
croce
latina
,
di
-
viso
in
cinque
navate
da
52
piloni
sorreggenti
la
volta
.
La
lunghezza
dalla
porta
d
'
ingresso
allo
sfondo
del
coro
è
di
metri
148;
la
larghezza
nella
croce
di
87
,
e
l
'
altezza
alla
statua
della
Madonna
di
108
.
Dal
piano
al
sommo
della
massima
cupola
si
ascende
per
328
gradini
(
*
)
.
E
bello
dall
'
alto
mirare
la
sottoposta
marmorea
mole
,
stupenda
per
le
116
guglie
piramideggianti
,
per
le
4000
e
più
statue
,
poi
trafori
,
balaustrate
e
terrazzi
,
lavori
di
più
se
-
coli
;
ed
intorno
l
'
animato
spettacolo
della
lombarda
metropoli
;
e
più
lungi
1'
ubertoso
agro
(
*
)
Si
può
salire
sul
Duomo
mediante
pagamento
di
una
tassa
di
centesimi
25
per
ogni
persona
da
mezz
'
ora
dopo
1'Ave
Maria
del
mattino
ad
un
'
ora
prima
di
quella
della
sera
.
Una
disposizione
dell
'
Autorità
non
permette
che
si
abbia
a
salire
da
soli
.
milanese
,
dove
la
celebre
Abbazia
di
Chiaravalle
,
e
più
remota
la
maestosa
Certosa
di
Pavia
,
e
il
memorabile
campo
di
battaglia
di
Magenta
,
e
gli
ameni
colli
della
Brianza
colla
Rotonda
del
Cagnola
,
e
infine
la
catena
dei
monti
che
trasportano
il
pensiero
fra
le
delizie
dei
laghi
di
Como
e
di
Lecco
.
Nell
'
interno
del
Duomo
,
dove
la
luce
penetra
attraverso
le
vetriate
dipinte
,
quali
da
artisti
del
500
,
quali
dai
contemporanei
Bertini
,
spiccano
i
monumenti
eretti
all
'
arcivescovo
Ariberto
,
l
'
inventore
del
Carroccio
;
a
Gian
Giacomo
de
'
Medici
,
che
vuolsi
disegno
del
Michelangelo
con
statue
di
bronzo
di
Leone
Leoni
;
al
Vimercate
e
al
Caracciolo
,
del
Bambaja
,
autore
dell
'
altare
della
presentazione
;
a
Ottone
Giovanni
Visconti
;
all
'
arcivescovo
Arcimboldi
;
inoltre
ammiransi
1'
urna
di
porfido
del
Battistero
,
le
statue
di
Martino
V
e
di
Pio
IV
de
'
Medici
,
quella
di
San
Bartolomeo
dell
'
Agrati
,
i
bassorilievi
del
capocroce
allo
svolto
,
e
le
statue
del
Bussola
,
la
Madonna
dell
'
albero
del
Buzzi
,
denominata
dal
ricco
candelabro
che
sta
dinanzi
all
'
altare
;
i
pulpiti
rivestiti
di
rame
stonati
da
Andrea
Pelizzone
e
sostenuti
ciascuno
da
quattro
cariatidi
`
di
bronzo
;
gli
intagli
degli
stalli
del
coro
,
della
cantoria
;
il
tabernacolo
all
'
altare
maggiore
,
opera
dei
Solari
lombardi
e
dono
di
Pio
IV
;
infine
nella
segrestia
meridionale
il
Tesoro
,
e
nella
cripta
o
cappella
sotterranea
,
la
preziosa
urna
ove
riposa
la
salma
dell
'
arcivescovo
S
.
Carlo
.
Nel
principio
del
Duomo
ovvi
una
meridiana
eseguita
nella
seconda
metà
.
del
secolo
passato
sotto
la
direzione
dell
'
illustre
astronomo
Boscovich
,
la
cui
perfezione
subì
qualche
pregiudizio
in
occasione
in
cui
si
rifece
il
pavimento
.
Palazzo
Reale
.
L
'
area
ove
ora
sorge
questo
edificio
era
anticamente
Il
Broletto
,
o
sede
del
-
'
autorità
cittadina
.
Trasferito
il
Municipio
nel
1228
in
Piazza
Mercanti
,
Matteo
I
Visconti
converse
quel
luogo
in
palazzo
ducale
;
Azzone
nel
1336
lo
ornò
;
Galeazzo
II
lo
rifabbricò
,
e
Francesco
Sforza
lo
abbellì
.
Il
palazzo
era
al
di
fuori
cinto
da
portici
,
rinforzati
da
quattro
torrioni
,
e
per
una
via
sopra
i
tetti
comunicava
col
privato
palazzo
del
Visconti
a
S
.
Giovanni
in
Conca
.
Logorato
dagli
anni
,
fu
nel
1662
modificato
,
per
ordine
del
governatore
Don
Luigi
de
Gusman
Ponza
di
Leon
,
dall
'
architetto
Ambrogio
Pessina
con
due
grandi
portici
laterali
,
sui
quali
erano
dipinti
in
medaglie
i
ritratti
dei
governatori
di
Milano
.
L
'
arciduca
Ferdinando
lo
fece
rifabbricare
tra
gli
anni
1772
al
1778
,
come
è
al
presente
dall
'
architetto
Giuseppe
Piermarini
da
Foligno
,
scolaro
di
Luigi
Vanvitelli
napoletano
(
*
)
.
Il
palazzo
è
grandioso
,
e
le
stanze
sono
addobbate
con
lusso
,
adorne
di
bei
damaschi
,
di
stucchi
e
di
pitture
di
Giocondo
Albertolli
,
Knoller
,
Traballesi
,
Hayez
,
Palagi
;
ma
sopratutto
di
Andrea
Appiani
.
Magnifica
è
la
gran
sala
delle
Cariatidi
.
Nel
1796
vi
furono
posti
gli
uffici
della
Re
-
pubblica
Cisalpina
.
Nella
maggior
sala
il
giorno
9
luglio
1797
vi
si
diede
il
gran
pranzo
(
*
)
Fu
la
prima
opera
del
Piermarini
in
Milano
.
patriottico
ai
deputati
di
tutti
i
comuni
di
Lombardia
,
destinati
a
dare
il
loro
voto
a
nome
del
popolo
per
la
creazione
della
Repubblica
Cisalpina
.
Soggiacque
dopo
il
1799
a
varie
desti
-
nazioni
;
finchè
vi
fu
insediata
il
24
giugno
1802
la
sede
del
governo
della
Repubblica
Italiana
.
Creato
il
Regno
d
'
Italia
servì
di
abitazione
al
Vice
-
Re
,
principe
Eugenio
di
Beauharnais
;
come
poi
lo
fu
dal
1818
al
1848
pel
Vice
-
Re
austriaco
,
l
'
arciduca
Rainieri
.
Oggi
è
di
proprietà
del
Re
.
Al
.
palazzo
reale
è
unita
una
chiesa
dedicata
a
San
Gottardo
,
pur
fatta
erigere
da
Azzone
,
la
quale
conserva
tuttodì
della
sua
antica
costruzione
in
terra
cotta
e
dello
stile
del
XIV
secolo
,
il
poscoro
e
il
campanile
,
il
più
bello
della
città
,
e
dove
fu
posto
nel
1336
dal
Visconti
il
primo
orologio
a
batteria
che
suonasse
in
Italia
.
Fu
in
diverse
epoche
rimodernata
:
vi
sono
pitture
di
Knoller
e
Traballesi
.
Sulla
soglia
di
questo
tempio
,
la
mattina
del
16
maggio
1412
,
veniva
pugnalato
il
duca
Giovanni
Maria
Visconti
,
il
quale
,
a
soli
20
anni
,
si
era
già
mostrato
uno
dei
più
atroci
tiranni
.
Arcivescovado
.
Il
primitivo
edificio
fu
di
-
strutto
da
Attila
,
e
rialzato
quindi
nel
573
dal
metropolita
Lorenzo
II
;
atterrato
ancora
dal
Barbarossa
,
venne
ricostruito
nel
1178
,
dopo
il
trionfo
di
Legnano
,
dall
'
arcivescovo
Galdino
,
e
reso
più
agiato
da
Giovanni
Visconti
,
e
più
ancora
nell
'
anno
1494
da
Guido
Antonio
Arcimboldi
.
.
Nel
1565
San
Carlo
Borromeo
lo
compì
per
opera
del
Pellegrini
,
il
quale
architetto
ideò
il
magnifico
cortile
con
portici
dorici
sotto
,
e
jonî
sopra
e
la
porta
bugnata
verso
la
via
delle
Ore
,
e
1'
altra
verso
il
Duomo
.
Del
Pellegrini
è
anche
la
bella
scuderia
di
forma
decagona
a
tre
piani
.
Il
cortile
verso
la
Piazza
Fontana
è
opera
di
Fabio
Mangone
,
fatta
eseguire
dal
cardinale
Federico
Borromeo
.
Nel
1797
vennero
sloggiati
i
preti
,
e
vi
fu
insediato
mi
Consiglio
militare
francese
,
unitamente
alle
carceri
pei
detenuti
francesi
e
cisalpini
,
e
verso
la
fine
del
1798
vi
risiedette
il
Comitato
di
Polizia
.
Dal
1799
in
avanti
ritornò
esclusiva
sede
degli
arcivescovi
.
Nel
cortile
del
Pellegrini
veggonsi
ora
due
magnifiche
statue
colossali
,
il
Mosè
di
A
.
Tandardini
e
l
'
Aronne
di
G
.
Stilizza
.
Nelle
stanze
Arcivescovili
vi
è
una
Galleria
di
quadri
fondata
dai
cardinali
Monti
e
Pozzobonelli
.
Piazza
Fontana
.
A
questa
Piazza
si
diede
il
nome
di
Fontana
,
allorchè
nel
1780
venne
abbellita
e
lastricata
,
ponendovisi
nel
mezzo
la
fontana
di
granito
rosso
,
ridotto
a
lucido
,
disegno
di
Piermarini
,
con
due
bellissime
Sirene
di
marmo
bianco
di
Carrara
,
opera
di
Giuseppe
Franchi
carrarese
,
celebre
professore
di
scultura
nell
'
Accademia
di
Belle
Arti
.
L
'
acqua
per
l
'
alimento
della
fontana
si
trae
dal
canale
Seveso
,
che
scorre
di
sotto
la
città
,
per
mezzo
di
una
ruota
mossa
continuamente
dalle
acque
medesime
del
Seveso
.
Questo
luogo
era
il
Viridarium
degli
antichi
,
e
,
se
si
deve
credere
al
Fiamma
,
vi
era
un
vasto
giardino
,
nel
mezzo
del
quale
i
Gentili
veneravano
la
statua
della
dea
Februa
,
quale
oracolo
a
cui
ricorrevano
per
le
predizioni
sopra
l
'
esito
della
guerra
.
Nell
'
anno
1864
,
idi
primavera
,
fa
abbellita
da
verdi
zolle
ed
alberi
e
sedili
a
cura
del
Municipio
.
Palazzo
della
fabbrica
del
Duomo
.
A
tergo
della
Metropolitana
ovvi
il
palazzo
sede
dell
'
Amministrazione
della
fabbrica
del
Duomo
.
Venne
eretto
su
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
dopo
1'
anno
1845
.
La
facciata
a
colonne
ne
è
grandiosa
.
Nell
'
interno
del
palazzo
trovasi
la
piccola
chiesa
dell
'
Annunziata
,
detta
di
Campo
Santo
,
perchè
nel
medio
evo
in
questo
luogo
eravi
un
cimitero
.
Sull
'
altare
si
vede
un
basso
rilievo
di
marmo
di
fabbrica
che
doveva
essere
posto
ad
ornamento
della
porta
settentrionale
della
Metropolitana
.
In
questa
Piazza
si
esponeva
nel
medio
evo
,
in
tempo
di
pace
,
il
famoso
Carroccio
.
Teatro
Santa
Radegonda
.
Qui
presso
,
nella
via
omonima
,
è
il
teatro
di
Santa
Radegonda
costruito
nel
1850
,
sull
'
area
di
una
sala
che
serviva
a
pubblici
trattenimenti
,
con
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
.
Ivi
era
l
'
antica
chiesa
di
Santa
Radegonda
,
demolita
nel
1783
,
nel
cui
spazio
veniva
eretto
verso
il
1803
un
teatro
per
marionette
dalla
signora
Anastasia
Franzini
,
vedova
Barbini
in
società
con
Carlo
Re
,
e
quindi
convertito
dalla
sola
Barbini
in
teatro
per
opera
o
commedia
circa
l
'
anno
1810;
e
il
vecchio
teatro
durò
a
tale
uso
per
alcuni
anni
soltanto
.
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
I
lavori
di
questa
Galleria
,
unica
al
mondo
,
vennero
solennemente
iniziati
il
7
marzo
1865
,
avendovi
posta
la
prima
pietra
re
Vittorio
Emanuele
.
L
'
architetto
ne
fu
il
comm
.
Giuseppe
Mengoni
.
La
costruzione
durò
due
anni
e
mezzo
circa
.
Fu
aperta
al
pubblico
il
15
settembre
1867
.
Misura
metri
195
di
lunghezza
;
metri
14
,
50
di
larghezza
;
all
'
ottagono
la
larghezza
è
di
metri
39
.
La
superficie
totale
dei
fabbricati
è
di
metri
quadrati
8600
.
L
'
altezza
dei
fabbricati
è
di
metri
26;
quella
dal
piano
alla
sommità
dei
vetri
nelle
braccia
intorno
all
'
ottagono
è
di
metri
32
,
e
di
metri
50
l
'
altezza
della
cupola
dell
'
ottagono
.
Gli
archi
maggiori
verso
le
Piazze
del
Duomo
e
della
Scala
hanno
una
luce
di
metri
24
per
metri
12
,
21;
quelli
d
'
ingresso
verso
le
vie
Silvio
Pellico
e
Berchet
metri
23
per
metri
12
.
Venticinque
statue
d
'
illustri
italiani
,
eseguite
da
artisti
milanesi
,
adornano
gli
ingressi
e
l
'
ottagono
.
Quattro
affreschi
veggonsi
negli
scompartimenti
della
volta
dell
'
ottagono
,
larghi
metri
15
,
alti
7
,
50;
e
furono
eseguiti
:
L
'
Europa
,
dal
Petrasanta
;
L
'
Asia
,
dal
Giuliano
;
L
'
Africa
,
dal
Tagliano
;
L
'
America
,
dal
Casnedi
.
Gli
stessi
egregi
artisti
eseguirono
nei
pennacchi
dei
due
grandi
archi
laterali
quattro
figure
;
sono
all
'
arco
verso
la
via
Silvio
Pellico
:
La
Scienza
,
del
Pagliano
,
e
L
'
Industria
,
del
Pietrasanta
.
All
'
arco
verso
la
via
Berchet
:
L
'
Arte
,
del
Canedi
,
e
L
'
Agricoltura
,
del
Pagliano
.
In
questa
Galleria
vi
sono
magnifici
negozi
,
e
i
due
più
eleganti
caffè
di
Milano
(
*
)
.
DALLA
PIAZZA
DEL
DUOMO
A
PORTA
VENEZIA
.
Teatro
milanese
.
Questo
teatro
venne
fondato
dal
dottor
Carlo
Righetti
nell
'
anno
1869
per
rappresentazioni
in
dialetto
milanese
ed
operette
buffe
;
è
sotto
gli
auspici
di
un
'
Accademia
,
il
cui
presidente
è
il
Sindaco
di
Milano
,
e
conta
fra
i
soci
onorari
illustrazioni
dell
'
arte
cittadina
.
Il
locale
fu
ridotto
in
forma
di
teatro
a
spese
del
fondatore
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Vismara
;
è
molto
elegante
;
possiede
pitture
pregevoli
,
fra
le
quali
due
quadri
del
Domenico
Induno
.
Pur
bello
è
il
telone
,
rappresentante
Meneghino
che
cede
il
primato
alla
giovane
Commedia
milanese
.
L
'
Uomo
di
Pietra
.
Sul
Corso
Vittorio
Emanuele
,
all
'
altezza
del
primo
piano
della
casa
N
.
29
,
evvi
incastrata
al
muro
un
'
antica
statua
molto
digradata
dal
tempo
,
che
il
popolo
designa
col
nome
di
Uomo
di
Pietra
,
e
che
rappresenta
(
*
)
Sulla
prima
pietra
della
Galleria
sta
incisa
la
seguente
epigrafe
:
VITTORIO
EMANUELE
RE
D
'
ITALIA
POSE
7
MARZO
1865
AUSPICE
IL
RE
.
MAGNANIMO
DITE
RIVENDICAVA
L
'
ITALIA
A
LIBERTA
'
MILANO
INIZIA
LE
GRANDI
IMPRESE
DEI
.
LAVORO
E
DELL
'
ARTE
CHE
NELLA
LIBERTA
'
HANNO
VITA
RIGOGLIOSA
E
FECONDA
.
una
persona
togata
.
Varie
sono
le
opinioni
intorno
a
questa
statua
;
alcuni
la
vogliono
attribuire
a
Cicerone
,
per
essere
scritta
ai
piedi
una
sentenza
di
questo
oratore
;
altri
a
Mario
,
od
a
Cesare
,
ed
altri
ad
Adelmano
Menclozio
,
creato
arcivescovo
di
Milano
l
'
anno
948
,
per
la
vicinanza
della
di
lui
casa
di
abitazione
,
e
per
avere
esso
fatta
in
quel
luogo
fabbricare
una
chiesa
,
demolita
nel
1787
.
Più
probabile
è
l
'
asserto
del
Grazioli
che
la
vuole
di
qualche
console
romano
,
che
,
benemerito
di
Milano
,
ha
con
-
seguito
l
'
onore
della
statua
.
Chiesa
di
S
.
Carlo
.
Sull
'
area
dell
'
antica
chiesa
di
Santa
Maria
dei
Servi
o
del
Sacco
,
che
da
ultimo
era
stata
ridotta
dalla
gotica
forma
dal
Pellegrini
,
si
gettavano
le
fondamenta
nell
'
anno
1838
della
chiesa
attuale
di
S
.
Carlo
,
che
fu
terminata
nel
1851
.
Costò
circa
3,000,000
di
lire
.
Il
disegno
,
non
troppo
felice
,
è
dell
'
Amati
.
Dicontro
alla
chiesa
evvi
il
grande
Albergo
della
Ville
,
fabbricato
non
sono
molti
anni
.
Galleria
De
-
Cristoforis
.
Vicino
alla
chiesa
di
San
Carlo
vi
è
la
Galleria
De
-
Cristoforis
.
Venne
incominciata
nell
'
anno
1830
,
ed
inaugurata
nel
1832
con
una
sfarzosa
festa
da
ballo
in
costume
,
data
dall
'
arciduca
vicere
Rainieri
.
L
'
elegante
disegno
è
dell
'
architetto
Andrea
Pizzala
;
fu
costruita
sull
'
area
di
antico
palazzo
appartente
al
duca
Serbelloni
.
Leone
di
Porta
Venezia
.
Il
leone
su
di
una
colonna
,
che
vedesi
a
destra
nel
principio
del
Corso
di
Porta
Venezia
risale
al
1502
,
e
fu
eseguito
a
spese
della
città
per
volere
del
prefetto
Catiliano
Cotta
.
La
colonna
venne
eretta
soltanto
nel
1626
da
Carlo
Francesco
Serbelloni
.
Varie
sono
le
asserzioni
degli
storici
su
questo
monumento
;
alcuni
opinano
sia
testimonio
della
vittoria
riportata
da
Francesco
I
Sforza
sui
Veneti
a
Caravaggio
;
altri
lo
stemma
della
Porta
Orientale
,
che
era
uno
stendardo
bianco
con
lione
nero
.
Chiesa
di
San
Babila
.
Sulle
rovine
dell
'
antico
tempio
del
Sole
venne
innalzata
la
chiesa
di
San
Babila
.
Subì
una
totale
riforma
nel
1588
,
e
fu
anco
a
'
nostri
giorni
rimodernata
.
La
chiesa
era
anticamente
fuori
delle
mura
della
città
,
le
quali
seguivano
la
linea
delle
due
vi
-
cine
vie
del
Monte
Napoleone
e
Durini
.
Palazzo
di
Prefettura
.
Nella
vicina
via
di
Monforte
,
che
si
trova
a
destra
della
chiesa
di
San
Babila
,
evvi
il
palazzo
della
Regia
Prefettura
,
residenza
pure
del
Prefetto
.
Il
disegno
di
questo
palazzo
è
di
Giovanni
Battista
Diotti
,
che
ne
era
proprietario
.
In
una
delle
sue
sale
possiede
pitture
dell
'
Appiani
.
L
'
attuale
facciata
venne
costruita
dipoi
con
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Gilardoni
,
e
terminata
nel
1818
.
Innanzi
a
questo
edificio
,
già
sede
dei
governatori
austriaci
,
cominciò
la
gloriosa
lotta
delle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
che
finì
colla
cacciata
degli
Austriaci
dalla
città
.
Chiesa
di
Santa
Maria
della
Passione
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
della
Passione
,
che
trovasi
nella
vicina
via
del
Conservatorio
,
fu
fatta
innalzare
,
in
forma
di
croce
greca
,
da
Daniele
Birago
,
arcivescovo
di
Mitilene
(
in
partibus
)
nel
1485
,
e
donata
ai
padri
lateranensi
.
Il
celebre
scultore
Cristoforo
Solari
,
detto
il
Gobbo
,
eresse
nel
1530
la
grandiosa
sua
cupola
.
Nel
1692
venne
ridotto
il
tempio
a
croce
latina
.
-
-
La
stravagante
facciata
fu
disegnata
dall
'
architetto
Rusnati
.
Questa
chiesa
ha
peregrine
pitture
di
Bernardino
Luini
,
di
Daniele
Crespi
,
di
Giulio
Campi
,
di
Cesare
Procaccini
,
di
Enea
Salmeggia
,
di
Gaudenzio
Ferrari
,
ecc
.
Degno
di
ammirazione
è
il
bellissimo
monumento
a
Daniele
Birago
,
opera
del
celebre
Andrea
Fusina
,
che
lo
eseguì
nel
1495
.
Regio
Conservatorio
.
Presso
la
chiesa
della
Passione
vi
è
il
Regio
Conservatorio
di
Musica
,
il
cui
edificio
,
già
convento
dei
padri
lateranensi
,
non
offre
nulla
di
rimarchevole
.
Il
Conservatorio
fu
istituito
nel
1808
a
spese
del
governo
.
Dell
'
antico
refettorio
si
formò
una
elegante
sala
con
palco
ad
uso
di
teatro
,
testè
rimodernata
,
che
serve
per
accademie
vocali
ed
istrumentali
.
Nel
1868
venne
in
esso
creata
una
biblioteca
musicale
.
Reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Nella
via
della
Passione
,
vicinissima
al
Conservatorio
,
è
il
Reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Fu
esso
fon
-
dato
da
Napoleone
I
,
con
decreto
18
settembre
1808
,
e
riformato
nel
1861;
quivi
venne
da
altra
sede
trasportato
soltanto
nell
'
anno
1864
.
Vi
sono
stabiliti
24
posti
gratuiti
a
vantaggio
di
fanciulle
di
famiglie
civili
,
i
cui
genitori
abbiano
reso
notevoli
servigi
allo
Stato
.
Il
disegno
del
grandioso
edificio
è
dell
'
architetto
Besia
;
esso
era
prima
proprietà
_
del
conte
Archinti
.
Ritornando
sul
Corso
Venezia
per
la
via
della
Passione
,
e
quindi
lungo
il
Naviglio
,
troviamo
il
Seminario
.
Il
Seminario
Maggiore
fu
fatto
erigere
sull
'
area
di
una
casa
di
Umiliati
nel
1570
da
San
Carlo
Borromeo
,
su
disegno
di
Giuseppe
Meda
,
uomo
di
genio
intraprendente
e
perseverante
.
La
Porta
che
dal
Corso
mette
all
'
edificio
fu
aggiunta
,
circa
un
secolo
dopo
,
dall
'
arcivescovo
Alfonso
Litta
su
disegno
di
Richini
,
fiancheggiato
da
maestose
cariatidi
,
rappresentanti
la
Pietà
e
la
Sapienza
.
Il
grandioso
ed
imponente
cortile
è
degno
di
ammirazione
per
la
sua
vastità
e
bellezza
;
ha
due
ordini
architravati
l
'
uno
sopra
l
'
altro
con
colonne
maestose
binate
,
dorico
il
primo
,
jonico
il
secondo
.
Nel
1798
furono
i
seminaristi
traslocati
altrove
,
per
porre
in
quell
'
edificio
i
prigionieri
tedeschi
;
quindi
nel
1799
i
giovani
requisiti
per
le
milizie
della
Cisalpina
.
Nel
ritorno
degli
Imperiali
fu
rimesso
in
pristino
.
Nel
1859
servì
per
qualche
tempo
di
ospedale
militare
pei
sol
-
dati
feriti
,
austriaci
e
francesi
.
Casa
Castiglioni
.
Di
contro
al
Seminario
evvi
la
casa
bramantesca
ora
del
sig
.
Silvestri
,
e
già
di
proprietà
Stampa
-
Castiglioni
,
ed
in
origine
dei
marchesi
Pirovano
,
indi
degli
Scaccabarozzi
.
Questa
casa
,
in
oggi
molto
rovinata
ed
informe
,
si
annovera
solo
per
essere
stata
una
delle
prime
fabbriche
del
Bramante
,
e
di
sua
mano
dipinta
.
Ove
è
il
ponte
sorgevano
gli
Archi
o
Por
-
toni
di
Porta
Orientale
,
costruiti
di
viva
pietra
sulla
forma
delle
antiche
porte
romane
dopo
la
desolazione
di
Federico
Barbarossa
nel
1171
.
Su
di
essi
vedevasi
scolpita
una
scrofa
in
atto
di
allattare
i
suoi
piccoli
parti
.
Vennero
demoliti
nel
1819
(
*
)
.
Palazzo
delle
Assisie
.
Poco
discosto
dal
ponte
,
volgendo
a
sinistra
,
lungo
la
via
del
Senato
,
è
il
palazzo
sede
ora
della
Corte
d
'
Assisie
.
In
questo
luogo
sorgeva
anticamente
un
monastero
di
Umiliate
.
San
Carlo
Borromeo
nell
'
anno
1579
lo
fece
demolire
,
ed
affidò
l
'
incarico
all
'
architetto
Fabio
Mangone
di
costruirgli
un
nuovo
fabbricato
,
ove
istituì
un
Collegio
detto
elvetico
,
venendovi
educati
i
chierici
svizeri
.
Concorse
all
'
opera
anche
il
cardinale
Federico
Borromeo
.
L
'
edificio
è
de
'
pii
vasti
e
ben
architettati
che
si
conoscano
in
Italia
.
I
suoi
ampi
cortili
sono
adorni
di
doppio
porticato
dorico
e
jonico
,
con
colonne
di
granito
.
La
facciata
,
alquanto
barocca
,
è
del
Richini
.
Nel
1786
1'
edificio
fu
convertito
in
sede
del
governo
.
Nel
1797
fu
destinato
per
le
riunioni
del
Gran
Consiglio
dei
Juniori
della
Repubblica
Cisalpina
;
indi
per
sede
del
Ministero
della
guerra
della
Repubblica
Italiana
.
Sotto
il
Regno
italico
vi
aveva
residenza
il
Corpo
Legislativo
,
il
Senato
ed
il
Ministero
della
guerra
.
Nel
1817
il
governo
austriaco
vi
poneva
gli
Uffici
della
Contabilità
dello
Stato
,
la
quale
venne
abolita
,
con
poco
senno
,
nel
1864
.
(
*
)
Tre
erano
le
porte
costruite
sulla
forma
delle
romane
,
e
cioè
la
Orientale
,
la
Romana
,
demolita
nel
1782
.
e
gli
Archi
di
Porta
Nuova
.
Ritornando
al
ponte
di
Porta
Venezia
devonsi
rimarcare
:
Palazzo
Busca
.
Appena
passato
il
ponte
,
a
man
dritta
,
è
l
'
imponente
palazzo
del
defunto
Antonio
Busca
.
Apparteneva
già
alla
famiglia
Serbelloni
.
Lo
fece
innalzare
Giovanni
Galeazzo
Serbelloni
,
di
poi
consultore
della
Re
-
pubblica
Italiana
,
su
disegno
del
valente
architetto
Simone
Cantoni
;
venne
terminato
soltanto
nell
'
anno
1795
.
Magnifica
ne
è
specialmente
la
facciata
;
nel
mezzo
di
questa
si
vede
un
bellissimo
pezzo
architettonico
con
colonne
isolate
che
forma
una
loggia
maestosa
,
decorata
di
un
grande
bassorilievo
di
stucco
dello
scultore
Donato
Carabelli
,
rappresentante
alcuni
fatti
della
storia
di
Milano
del
tempo
di
Federico
Barbarossa
.
In
una
sala
del
primo
piano
vi
è
un
dipinto
del
Traballasi
,
Giunone
che
cerca
sedurre
Eolo
perchè
sommerga
il
naviglio
trojano
.
Sulla
facciata
di
questo
palazzo
,
verso
il
ponte
,
vi
è
una
lapide
che
ricorda
avere
ivi
preso
stanza
Napoleone
Bonaparte
,
entrato
la
prima
volta
in
Milano
,
il
15
maggio
1796
.
Il
giorno
8
giugno
1859
vi
abitò
il
re
Vittorio
Emanuele
.
Di
contro
al
palazzo
Busca
è
la
chiesa
di
San
Pietro
Celestino
;
possiede
buone
pitture
dello
Storer
e
del
Procaccini
,
ecc
.
Casa
Ciani
.
Poco
lungi
,
a
sinistra
,
vi
è
la
casa
del
barone
Ciani
,
sorprendente
per
decorazioni
in
terra
cotta
;
ha
bassorilievi
ed
iscrizioni
riferentisi
ai
gloriosi
fatti
delle
guerre
combattutesi
per
la
indipendenza
italiana
negli
anni
1859
e
1860
.
Palazzo
Saporiti
.
Nell
'
area
del
soppresso
convento
dei
cappuccini
a
Porta
Orientale
(
1810
)
,
citato
nei
Promessi
Sposi
del
Manzoni
,
un
signor
Belloni
,
arricchitosi
coi
giuochi
che
si
tenevano
nel
teatro
alla
Scala
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Giusti
,
verso
il
1811
,
faceva
innalzare
questo
palazzo
,
comperato
quindi
dalla
fa
-
miglia
dei
marchesi
Saporiti
.
Maestosa
ne
è
l
'
architettura
,
con
grandioso
colonnato
d
'
ordine
jonico
,
ricca
di
un
bassorilievo
di
Pompeo
Marchesi
e
di
varie
statue
di
divinità
,
in
parte
lavorate
dallo
stesso
Marchesi
ed
in
parte
da
Grazioso
Rusca
.
In
questo
tratto
di
Corso
è
pur
degno
di
essere
osservato
il
palazzo
Ponti
,
già
appartenente
alla
famiglia
Bovara
,
e
quindi
a
quella
dei
Camozzi
di
Bergamo
,
e
testè
al
Busca
.
L
'
elegante
disegno
di
esso
è
dell
'
architetto
Fe
-
lice
Soave
.
Fu
abitazione
degli
ambascia
-
tori
della
prima
Repubblica
Francese
.
Porta
Venezia
.
Questa
porta
si
chiamò
sino
al
1862
Orientale
,
anche
Lenza
,
per
corruzione
di
lingua
.
I
Romani
l
'
appellavano
Argentea
,
vuolsi
perchè
da
quivi
entravano
le
ricchezze
del
paese
.
Alcuni
storici
affermano
fosse
dedicata
al
Sole
,
perché
da
questa
parte
nasce
ad
illuminare
la
città
.
L
'
antica
porta
fu
demolita
nel
1784
,
e
in
quell
'
anno
venne
incominciata
la
nuova
su
disegno
del
Piermarini
;
i
lavori
non
terminarono
che
nel
1795
.
Nel
1827
l
'
Amministrazione
della
città
,
volendo
nuovamente
rifabbricarla
,
ne
affidò
il
lavoro
all
'
architetto
Rodolfo
Vantini
di
Brescia
,
che
lo
compì
nel
1831
.
L
'
esecuzione
di
questa
porta
o
barriera
,
con
colonne
,
statue
e
bassorilievi
,
è
molto
commendevole
.
La
Concordia
e
la
Giustizia
sono
di
Pompeo
Marchesi
;
1'
Eternità
e
la
Fedeltà
,
del
Monti
di
Ravenna
;
Cerere
e
Vulcano
,
di
Gandolfi
;
Minerva
e
Mercurio
,
di
Cacciatori
;
i
bassorilievi
di
Busca
,
Somaini
,
Sangiorgio
,
ecc
.
Il
Lazzaretto
.
Appena
fuori
di
Porta
Venezia
,
a
sinistra
,
è
situato
il
Lazzaretto
,
stato
eretto
su
disegno
di
Lazzaro
Palazzi
nel
1489
da
Lodovico
Sforza
,
detto
il
Moro
,
ad
insinuazione
di
Antonio
Bembo
,
dopo
la
pestilenza
dell
'
anno
1461
,
per
la
più
comoda
cura
e
separazione
delle
persone
sane
dalle
infette
.
Il
cardinale
Ascanio
Sforza
,
fratello
del
duca
,
contribuì
alla
generosa
impresa
.
Il
terreno
aveva
appartenuto
al
conte
Galeotto
Bevilacqua
,
che
ne
aveva
fatto
dono
all
'
Ospedale
Maggiore
.
-
-
La
fabbrica
nel
1507
fu
ridotta
come
al
presente
da
Luigi
XII
re
di
Francia
,
in
quell
'
epoca
signore
di
Milano
.
San
Carlo
,
su
disegno
del
Pellegrini
fece
erigere
nel
centro
una
bella
cappella
di
figura
ottagona
con
otto
arcate
aperte
,
affinchè
gli
ammalati
potesser
dalle
loro
celle
vedere
la
celebrazione
degli
uffici
divini
.
Dal
1785
in
poi
servì
1'
edificio
a
differenti
usi
.
Il
giorno
9
luglio
1797
si
celebrò
nel
Lazzaretto
la
generale
Federazione
di
tutti
i
capi
dei
diversi
dipartimenti
della
Repubblica
Cisalpina
;
venne
allora
denominato
Campo
di
Marte
,
innalzandovisi
la
statua
della
Libertà
,
che
venne
dal
popolo
spezzata
il
28
aprile
1799
,
all
'
entrare
dell
'
esercito
austro
-
russo
.
Manzoni
,
ne
'
suoi
Promessi
Sposi
,
descrive
sovranamente
questo
luogo
.
Dicontro
al
Lazzaretto
vi
è
la
R
.
Scuola
superiore
di
medicina
veterinaria
,
con
annesso
ospedale
per
cura
degli
animali
domestici
infermi
.
Poco
discosto
vi
è
pure
uno
stabilimento
per
lezioni
di
nuoto
,
detto
Bagno
di
Diana
,
che
fu
architettato
da
Andrea
Pizzala
.
Il
bello
stradone
,
che
si
presenta
dicontro
alla
porta
,
venne
decretato
da
Napoleone
I
.
Chiamasi
di
Loreto
;
esso
continua
sempre
così
maestoso
sino
alla
Reale
Villa
di
Monza
.
Giardini
Pubblici
.
Rientrando
in
città
per
la
Porta
Venezia
,
a
destra
,
si
presenta
il
magnifico
bastione
omonimo
.
Questo
tratto
di
bastione
,
tutto
alberato
a
doppio
ordine
di
ippocastani
,
con
comodi
marcia
-
piedi
,
che
si
estende
sino
a
Porta
Nuova
,
è
il
passeggio
preferito
dalla
popolazione
.
Qui
hanno
luogo
i
corsi
pei
quali
la
nostra
città
ha
rinomanza
.
A
destra
di
esso
godesi
la
veduta
degli
ameni
colli
briantei
,
e
dei
monti
comaschi
e
bergamaschi
fino
alle
grandi
Alpi
.
A
sinistra
presentansi
i
Giardini
Pubblici
.
Al
vecchio
Giardino
,
che
trovasi
tra
il
bastione
e
il
Corso
Venezia
,
si
scende
per
una
magnifica
gradinata
.
Esso
venne
ideato
dal
Piermarini
,
e
fu
incominciato
l
'
anno
1785
per
ordine
di
Giuseppe
II
nell
'
area
ove
già
sorgevano
i
monasteri
di
San
Dionigio
,
che
ricordava
l
'
arcivescovo
Ariberto
,
demolito
nel
1770
,
e
delle
Carcanine
,
demolito
nel
1775
.
E
disegnato
,
secondo
l
'
antico
gusto
francese
,
a
viali
regolari
con
un
folto
boschetto
,
fiancheggiante
il
giardino
della
Villa
Reale
.
Nel
mezzo
sorge
un
fabbricato
quadrato
ed
isolato
,
già
disegno
dello
stesso
Piermarini
.
Da
molti
anni
era
in
rovina
per
avvenutovi
incendio
.
Ora
,
a
cura
di
una
società
,
fu
ristaurato
ed
abbellito
sotto
la
direzione
dell
'
ingegnere
architetto
Giuseppe
Balzaretti
.
Nell
'
interno
questo
edificio
ha
un
'
elegante
sala
,
sorprendente
per
la
sua
ampiezza
;
essa
serve
per
concerti
musicali
,
feste
da
ballo
,
esposizioni
,
accade
-
mie
,
ecc
.
Fu
inaugurato
il
22
febbrajo
1871
.
Il
nuovo
giardino
,
incominciato
nel
1856
su
disegno
dell
'
ingegnere
Balzaretti
nell
'
area
principalmente
della
estesissima
ortaglia
già
di
proprietà
Dugnani
,
venne
aperto
al
pubblico
nel
1861;
esso
desta
l
'
ammirazione
di
tutti
per
la
bellezza
del
suo
disegno
;
è
a
viali
tortuosi
,
ad
ondulazioni
di
terreno
che
innalzasi
bruscamente
al
di
là
del
rivolo
che
lo
attraversa
in
senso
diagonale
.
Una
parte
di
questo
passeggio
è
ridotta
a
giardino
zoologico
.
Dal
bastione
vi
si
accede
da
un
ponte
di
ferro
;
ha
pure
parecchi
ingressi
dalla
via
Palestro
,
Piazza
Cavour
e
via
Manin
.
Nell
'
altipiano
evvi
un
elegante
caffè
assai
frequentato
nella
estiva
stagione
.
Questo
giardino
possiede
parecchie
statue
,
due
delle
quali
del
Pattinati
,
l
'
una
rappresentante
L
'
Italia
e
l
'
altra
Carlo
Porta
,
il
gran
poeta
milanese
.
Dal
nuovo
giardino
pubblico
si
può
accedere
al
Museo
Civico
(
*
)
.
Il
Museo
pervenne
al
Municipio
nel
1838
per
l
'
acquisto
da
esso
fatto
delle
ricche
raccolte
d
'
oggetti
naturali
,
di
proprietà
del
nobile
Giuseppe
De
Cristoforis
e
del
professore
Giorgio
Jan
;
ampliato
in
seguito
sempre
più
con
nuovi
acquisti
e
privati
doni
.
(
*
)
E
visibile
pubblicamente
nei
giorni
di
domenica
e
di
giovedì
,
dalle
ore
10
della
mattina
alle
4
pomeridiane
nell
'
estate
,
e
dalle
11
antimeridiane
e
3
pomeridiane
nell
'
inverno
;
negli
altri
giorni
devesi
ritirare
permesso
o
dei
Municipio
o
del
direttore
del
Museo
.
Venne
nell
'
attuale
edificio
trasferito
nel
1864
dalla
via
del
Circo
,
ed
ordinato
dai
professori
Jan
e
Cornalia
.
Racchiude
collezioni
di
ogni
ramo
di
zoologia
,
di
botanica
,
di
mineralogia
,
di
geologia
,
di
etnografia
ed
altre
istruttive
curiosità
.
Il
palazzo
apparteneva
alla
famiglia
Dugnani
sopra
nominata
,
e
conserva
ancora
vari
affreschi
del
Porta
di
Milano
,
e
del
'
I
'
iepolo
di
Venezia
.
In
esso
fu
per
qualche
tempo
il
Reale
collegio
delle
Fanciulle
.
Sotto
al
porticato
vi
è
un
gruppo
in
gesso
del
Marchesi
rappesentante
Ercole
che
libera
Alceste
.
Nella
via
Palestro
,
che
lambe
il
nuovo
giardino
pubblico
verso
la
città
,
evvi
la
Villa
Reale
.
Questo
palazzo
venne
eretto
su
elegante
e
sontuoso
disegno
dell
'
architetto
Leopoldo
Pollack
per
ordine
del
generale
Lodovico
Belgiojoso
;
fu
terminato
nel
1793
.
L
'
interno
e
l
'
esterno
dell
'
edifizio
annunziano
il
buon
gusto
dell
'
architetto
.
Sotto
il
regno
Italico
venne
in
possesso
del
governo
.
Vi
abitarono
principi
e
sovrani
;
nel
1859
Napoleone
III
,
vittorioso
sui
campi
di
Magenta
.
Ora
è
proprietà
del
principe
ereditario
Umberto
di
Piemonte
.
La
più
bella
facciata
di
esso
è
quella
verso
il
giardino
.
Grazioso
Rusca
,
Francesco
Carabelli
e
Bartolomeo
Ribossi
scolpirono
le
statue
che
adornano
in
alto
il
palazzo
.
Le
medaglie
all
'
interno
con
figure
a
basso
rilievo
di
stucco
,
rappresentanti
vari
fatti
storici
e
favolosi
,
di
cui
forni
i
soggetti
il
Panini
,
sono
di
Donato
Carabelli
,
di
Angelo
Pizzi
,
di
Carlo
Pozzi
e
di
Andrea
Casareggio
.
Nell
'
interno
ammirasi
una
grande
medaglia
di
Andrea
Appiani
,
che
rappresenta
il
Parnasso
,
ultima
opera
di
quel
pittore
,
e
affreschi
di
Bernardino
Luini
,
trasportativi
su
tavola
dal
casale
della
Pelucca
presso
Monza
.
Linea
B
(
N
.
1
.
Colore
azzurro
Porta
Nuova
)
.
Per
la
via
Carlo
Alberto
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Il
palazzo
della
Ragione
.
Loggia
degli
Osii
.
Palazzo
delle
Scuole
Palatine
,
ora
degli
Uffici
delle
Ipoteche
.
Collegio
dei
Giureconsulti
.
Questura
.
Archi
di
Porta
Nuova
.
Liceo
Panini
.
Convitto
nazionale
Longone
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Istituto
dei
Ciechi
.
Casa
di
Salute
.
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
sorelle
.
Porta
Nuova
.
CHIESE
.
San
Francesco
da
Paola
.
Sant
'
Angelo
.
TEATRI
.
Teatro
Re
(
vecchio
)
.
La
Scala
.
Filo
-
drammatico
.
ALBERGHI
,
ECC
.
Milano
.
Annunciata
con
bagni
.
Aquila
.
Angioli
.
Gallo
.
Piazza
Mercanti
.
La
Piazza
Mercanti
,
così
detta
dalla
riunione
che
vi
facevano
i
mercanti
in
consiglio
in
occasione
di
qualche
loro
affare
,
è
un
vasto
quadrato
nel
centro
della
città
.
Nel
suo
mezzo
,
sopra
archi
tutti
aperti
,
s
'
innalza
l
'
archivio
notarile
,
insediatovi
il
1
ottobre
1775
.
Questo
edificio
,
isolato
e
grandioso
,
venne
eretto
nel
1233
da
Oldrado
da
Tresseno
di
Lodi
,
podestà
di
Milano
,
e
fu
chiamato
della
Ragione
,
come
quello
che
era
destinato
a
sede
del
Consiglio
generale
dei
cittadini
.
Riconoscente
Milano
al
podestà
fecegli
scolpire
una
statua
equestre
a
mezzo
rilievo
,
posta
nella
fronte
meridionale
del
palazzo
stesso
.
Dalla
parte
settentrionale
vedesi
inserita
in
un
pilastro
una
scrofa
pelosa
,
che
si
credette
fino
ai
giorni
nostri
avesse
dato
il
nome
a
Milano
.
La
bellissima
architettura
del
secolo
XIII
venne
deturpata
nel
1775
,
e
le
ampie
finestre
furono
chiuse
.
Ora
si
pensa
di
ripristinarla
,
e
venne
all
'
uopo
dalla
Regia
Accade
-
mia
di
Belle
Arti
aperto
un
concorso
.
Una
delle
finestre
verso
mezzodì
venne
nel
1870
scoperta
quale
modello
.
Di
contro
alla
statua
di
Oldrado
,
è
la
Loggia
degli
Osii
,
così
chiamata
da
una
famiglia
antica
ivi
esistente
,
fu
costruita
in
epoche
diverse
.
La
parte
più
antica
è
del
1316
,
e
la
si
deve
a
Matteo
Visconti
:
vuolsi
terminato
1'
edificio
da
Galeazzo
Il
.
E
di
marmo
bianco
e
nero
,
arricchita
da
stemmi
della
città
e
delle
sei
porte
,
ed
altri
dei
Visconti
e
degli
Sforza
.
Dal
suo
pulpito
,
detto
dal
volgo
parlera
,
si
leggevano
le
sentenze
di
morte
e
gli
atti
pubblici
;
qui
i
consoli
ed
i
podestà
parla
-
vano
al
popolo
.
Ora
è
sede
della
Camera
di
Commercio
.
Nel
palazzo
attiguo
stavano
le
Scuole
Palatine
,
nelle
quali
insegnarono
,
secondo
la
tradizione
,
Virgilio
,
Plinio
Secondo
,
Sant
'
Agostino
,
Emanuele
Crisolara
,
Demetrio
Calcondila
,
venuto
da
Costantinopoli
per
la
lingua
greca
,
Francesco
Filelfo
,
Giorgio
Merula
,
Pietro
Candido
Decembrio
,
ecc
.
Le
scuole
vennero
poi
riunite
al
Ginnasio
di
Brera
.
Il
palazzo
stesso
servì
,
in
sullo
scorcio
del
passato
secolo
e
in
sul
principio
del
presente
,
ad
uffici
dei
Tribunali
di
Prima
Istanza
ed
Appello
;
ora
è
sede
dello
Ufficio
delle
Ipoteche
.
Questa
parte
di
Piazza
,
precisamente
quella
fra
gli
edifici
descritti
,
era
pur
destinata
alla
esecuzione
delle
sentenze
di
morte
,
particolarmente
dei
nobili
(
*
)
.
Fu
qui
che
vennero
giustiziati
Francesco
,
Margherita
ed
altri
della
famiglia
Pusterla
.
Il
lato
settentrionale
della
Piazza
è
fiancheggiato
dalla
maestosa
e
ricca
fabbrica
dell
'
antico
Collegio
de
'
Giureconsulti
,
conti
e
cavalieri
,
chiuso
nel
1796
.
Fu
fatta
costruire
da
Pio
IV
de
'
Medici
con
disegno
di
Vincenzo
Seregni
.
E
formata
da
portici
arcuati
,
sostenuti
da
binate
colonne
doriche
,
poste
sopra
a
piedestalli
.
Il
secondo
ordine
ha
i
pilastri
ad
uso
di
termini
con
capitello
fonico
.
La
statua
in
marmo
di
Sant
'
Ambrogio
è
mediocre
lavoro
di
L
.
Scorzini
.
Nel
mezzo
sta
la
torre
,
dicesi
innalzata
da
Napo
della
Torre
l
'
anno
1272;
era
presso
il
Broletto
Nuovo
,
o
Municipio
,
stato
trasferito
,
come
abbiamo
veduto
,
in
questa
Piazza
nel
1228
,
ove
era
un
edificio
della
famiglia
Faroldi
.
Al
tempo
di
Fabrizio
Bossi
,
vicario
di
provvigione
,
fu
collocato
sulla
torre
1'
orologio
e
la
campana
del
pubblico
.
-
-
Ove
è
la
torre
da
duecento
anni
,
in
una
nicchia
,
inalzavasi
la
statua
d
'
ottima
scultura
rappresentante
Filippo
II
,
re
di
Spagna
.
La
statua
alla
venuta
dei
francesi
nel
1796
era
stata
rovesciata
,
e
mozza
del
capo
.
Lo
scultore
Carabelli
si
esibì
a
sostituirvi
quello
di
Bruto
.
(
*
)
Il
duplice
supplizio
della
decapitazione
o
della
forca
non
avevano
in
Milano
un
luogo
esclusivo
,
specialmente
pei
plebei
.
La
decapitazione
d
'
ordinario
si
eseguiva
a
mezzo
il
Corso
di
Porta
Tosa
(
ora
Verziere
)
;
il
patibolo
si
erigeva
al
prato
delle
forche
fuori
di
Porta
Vigentina
,
alla
Vetra
;
o
in
altri
siti
secondo
il
delitto
che
era
stato
perpetrato
.
Venne
la
statua
riformata
il
9
luglio
1797
,
giorno
primo
della
libertà
Cisalpina
,
ponendovi
ai
piedi
questa
iscrizione
:
ALL
'
IPOCRISIA
DI
FILIPPO
II
SUCCEDA
LA
VIRTU
'
DI
MARCO
GIUNIO
BRUTO
.
CITTADINI
SPECCHIATEVI
NEL
VOSTRO
PRIMO
PROCONSOLE
.
ANNO
V
REPUBBLICANO
XXI
MESSIDORO
.
Questa
statua
fu
levata
all
'
entrare
dei
coalizzati
(
28
aprile
1799
)
,
e
dal
popolo
deturpata
.
Il
collegio
dei
Giureconsulti
servì
in
seguito
per
gli
Uffici
della
Congregazione
Centrale
,
dell
'
I
-
spettorato
delle
Scuole
ecc
.
;
ora
è
occupato
dal
Comando
Superiore
della
Guardia
Nazionale
,
ed
in
parte
dalla
Borsa
.
Su
questa
Piazza
vedesi
un
pozzo
;
nel
1767
venne
ricostrutto
con
eleganza
dal
conte
Nicola
Visconti
prefetto
della
città
.
Al
N
.
19
sono
gli
Uffici
del
Telegrafo
.
Nella
vicina
via
Carlo
Alberto
vanno
sorgendo
grandiosi
edifici
,
fra
cui
citiamo
quelli
dei
fratelli
Conconi
,
disegno
dell
'
architetto
Jodani
,
dei
signori
Galli
e
Rosa
,
disegno
dell
'
architetto
Maurizio
Garavaglia
,
e
dei
fratelli
Cesati
e
fratelli
Bianchi
,
entrambi
disegno
dell
'
architetto
Bigatti
.
Presso
la
Piazza
Mercanti
,
in
fondo
alla
via
Ugo
Foscolo
,
evvi
il
Teatro
Re
(
vecchio
)
.
In
quell
'
area
sorgeva
ancora
nel
1811
1'
antica
chiesa
di
San
Salvatore
in
Xenodochio
,
fondata
nel
787
dall
'
arciprete
Dateo
col
primo
brefotrofio
sulle
rovine
di
una
grandiosa
fabbrica
romana
,
detta
il
Campidoglio
e
dedicata
a
Giove
.
L
'
Ospizio
dei
fanciulli
esposti
di
Dateo
era
ancora
in
prospere
condizioni
nell
'
undecimo
secolo
.
Nel
1811
la
chiesa
di
S
.
Salvatore
venne
comparata
all
'
asta
bandita
dalla
Prefettura
del
Monte
Napoleone
da
un
ex
-
calzolajo
Carlo
Re
,
il
quale
vi
fece
erigere
l
'
attuale
teatro
sul
disegno
del
Canonica
,
che
venne
inaugurato
sulla
fine
del
1513
.
Questo
teatro
sta
per
essere
demolito
.
Nella
via
Santa
Margherita
trovansi
gli
uffici
della
Regia
Questura
.
Ove
è
la
R
.
Questura
esisteva
l
'
antico
e
vasto
monastero
di
Santa
Maria
di
Giasone
,
detto
quindi
di
Santa
Margherita
.
-
-
Il
disegno
dell
'
attuale
fabbricato
è
dell
'
ingegnere
architetto
Giusti
.
Durante
la
dominazione
austriaca
quivi
erano
le
carceri
,
ora
demolite
,
pei
reati
politici
.
E
noto
quanto
Silvio
Panico
,
che
vi
fu
rinchiuso
,
scrisse
sulle
medesime
.
Teatro
alla
Scala
.
Incendiatosi
,
la
mattina
del
25
febbrajo
1776
,
entrante
la
quaresima
secondo
il
rito
ambrosiano
,
il
teatro
nel
palazzo
ducale
,
che
era
stato
eretto
nel
1717
sull
'
area
di
altro
pure
consumato
dalle
fiamme
il
5
gennaio
1708
,
si
pensò
con
autorizzazione
di
Maria
Teresa
di
innalzarne
uno
immediatamente
fuori
dal
suddetto
palazzo
,
in
località
più
comoda
al
pubblico
.
Il
teatro
incendiato
era
proprietà
dei
palchettisti
,
perchè
nel
1717
costruito
a
loro
spese
,
avendo
l
'
erario
fornito
soltanto
l
'
area
ed
i
muri
di
cinta
;
spettava
quindi
ai
medesimi
la
spesa
del
nuovo
se
non
volevano
perdere
i
di
-
ritti
dei
palchi
,
rappresentanti
un
capitale
di
oltre
tre
milioni
.
Perciò
scelsero
tra
loro
dodici
cavalieri
,
delegati
a
rappresentarli
,
e
trattare
col
governo
e
cogli
appaltatori
circa
i
lavori
.
L
'
imperatrice
,
annuente
al
desiderio
del
figlio
che
si
erigessero
due
teatri
,
fu
scelto
pel
primo
1'
area
dove
sorgeva
la
chiesa
di
Santa
Maria
della
Scala
,
pel
secondo
1'
area
delle
Scuole
Canobbiane
.
Si
stipulò
un
contratto
solenne
tra
la
R
.
Camera
e
la
società
dei
palchettisti
,
Ia
quale
obbligossi
a
far
edificare
i
due
nuovi
teatri
sui
disegni
di
Piermarini
,
che
nel
luglio
dello
stesso
1776
li
compì
.
In
corrisponsione
la
R
.
Camera
assunse
l
'
obbligo
di
tenere
aperto
il
teatro
nel
carnevale
e
nell
'
autunno
con
spettacoli
d
'
opere
in
musica
e
balli
,
assegnando
ai
proprietari
oltre
il
canone
dei
palchi
,
l
'
affitto
di
vari
locali
,
ed
il
ricavo
dell
'
appalto
dei
pubblici
giuochi
,
contemplato
però
il
caso
di
generale
soppressione
dei
medesimi
.
In
meno
di
due
anni
la
fabbrica
della
Scala
venne
ultimata
dai
fratelli
Fè
,
Marliani
e
Nosetti
appaltatori
,
e
il
3
agosto
1778
se
ne
fece
la
solenne
apertura
col
dramma
in
musica
Europa
riconosciuta
del
maestro
Salieri
.
Il
Panini
ebbe
a
porgere
1'
argomento
per
la
esecuzione
del
sipario
.
Venne
poi
a
subire
dei
ristauri
e
delle
rimodernature
nel
1807
,
1814
,
1830
,
1865
e
1870
.
-
-
La
platea
ha
metri
24
,
84
in
lungo
,
e
22
,
01
in
largo
,
e
la
recingono
sovrimponendosi
cinque
ordini
di
palchi
,
sommanti
a
194
,
coronati
da
una
galleria
aperta
.
Contiene
circa
4000
spetta
-
tori
.
È
provveduto
di
ampie
sale
per
ridotto
,
di
un
caffè
.
Ha
annessa
una
scuola
da
ballo
.
La
Piazza
,
che
ha
nome
da
questo
teatro
,
nel
prossimo
anno
verrà
arricchita
di
un
grandioso
monumento
a
Leonardo
da
Vinci
,
opera
dello
scultore
cav
.
Pietro
Magni
;
sarà
collocato
nel
mezzo
del
giardino
fatto
costruire
nel
1SG0
dal
Municipio
.
Teatro
Filodrammatico
.
Ove
esistevano
la
chiesa
ed
il
monastero
dei
santi
Cosma
e
Damiano
,
sorge
un
elegantissimo
teatro
di
declamazione
eretto
nel
1798
da
una
società
di
cittadini
costituita
in
Accademia
.
Il
disegno
originario
è
del
Piermarini
;
ma
fu
costruito
con
modificazioni
dagli
architetti
Pollai
:
e
Canonica
;
manca
tuttora
al
compimento
la
facciata
.
Ha
quattro
ordini
di
logge
non
interrotte
da
alcuna
separazione
,
e
può
contenere
800
persone
sedute
.
Possiede
un
lodatissimo
sipario
rappresentante
la
Scuola
d
'
Atene
,
opera
di
Andrea
Appiani
,
del
quale
è
pure
la
bella
medaglia
nella
vôlta
.
V
'
hanno
anche
ornati
pregevoli
di
Gaetano
Vaccani
.
Si
accede
al
teatro
mediante
biglietto
gratuito
rilasciato
dai
soci
.
Sulle
scene
di
questi
dilettanti
comparvero
Vincenzo
Monti
,
Carlo
Porta
,
la
Pasta
,
ecc
.
Nella
via
Filodrammatici
devesi
osservare
una
bella
porta
scolpita
in
marmo
con
bassorilievo
e
tre
ritratti
,
fra
i
quali
quello
di
Francesco
Sforza
.
Lungo
la
vicina
via
del
Giardino
,
che
è
d
'
uopo
riprendere
per
recarsi
alla
Porta
Nuova
,
vi
sono
parecchi
edifici
degni
di
osservazione
;
la
Banca
Nazionale
,
già
casa
Greppi
,
disegno
del
Canonica
;
qui
abitò
re
Carlo
Alberto
il
5
agosto
1848
,
ove
poco
mancò
rimanesse
ucciso
da
una
mano
di
alcuni
cittadini
,
frementi
per
la
perdita
della
guerra
intrapresa
da
lui
contro
gli
Austriaci
;
il
palazzo
Loria
,
compiutosi
nello
scorso
anno
1870
su
disegno
dell
'
architetto
Luigi
Clerichetti
:
ha
un
magnifico
cortile
;
il
palazzo
Traversi
,
già
Anguissola
disegno
del
Canonica
;
il
palazzo
Poldi
-
Pezzoli
,
disegno
dell
'
architetto
Cantoni
.
In
quest
'
ultimo
palazzo
sono
raccolti
molti
oggetti
d
'
arte
;
ammirasi
all
'
esterno
1'
ultimo
lavoro
dello
scultore
Bartolini
,
gruppo
in
marmo
rappresentante
Astianatte
,
gettato
dall
'
alto
del
-
le
mura
di
Troia
da
Perseo
per
comando
di
Ulisse
.
V
'
hanno
pure
il
palazzo
Melzi
,
disegno
dell
'
architetto
Giocondo
Albertolli
,
e
il
palazzo
d
'
Adda
,
disegno
dell
'
architetto
Arganini
.
La
chiesa
di
San
Francesco
da
Paola
che
vedesi
nella
stessa
via
del
Giardino
non
presenta
nulla
di
rimarchevole
.
Allo
sbocco
della
Croce
Rossa
vi
è
l
'
Albergo
Milano
.
Archi
di
Porta
Nuova
.
In
fine
della
via
del
Giardino
evvi
un
avanzo
di
monumento
antico
,
vogliamo
dire
gli
Archi
,
o
Portoni
chiamati
di
Porta
Nuova
.
Essi
rammentano
una
delle
porte
costrutte
dalla
Lega
Lombarda
nel
1171
sulla
forma
delle
antiche
porte
romane
a
due
archi
,
e
coi
marmi
estratti
dalle
mure
della
città
erette
da
Massimiano
;
e
perché
tutta
la
costruzione
fosse
romana
,
si
levarono
dall
'
antica
cerchia
persino
le
decorazioni
e
le
iscrizioni
,
e
si
trasferirono
sulle
nuove
porte
.
La
storia
di
questo
monumento
si
lega
fino
ai
nostri
giorni
colla
storia
della
libertà
di
Milano
.
Nel
marzo
1848
ha
degnamente
fatto
la
sua
parte
nella
rivoluzione
delle
cinque
giornate
.
Tra
il
1861
e
il
1862
furono
ristaurati
a
spese
del
Comune
;
e
il
18
marzo
1862
vi
vennero
col
-
locate
le
seguenti
epigrafi
dettate
dal
dottor
Tullo
Massarani
:
DA
QUESTI
AVANZI
DELLA
CERCHIA
ANTICA
MILANO
DOPO
SETTE
SECOLI
RINNOVÒ
LE
BATTAGLIE
DELLA
LEGA
LOMBARDA
MDCCCXLVIII
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
LIBERA
RESTAURANDO
GLI
ARCHI
VETUSTI
MILANO
RIBENEDICE
LE
MEMORIE
CITTADINE
NEL
NOME
D
'
ITALIA
MDCCCLXII
.
Liceo
Panini
e
Convitto
nazionale
Longone
.
Passati
gli
Archi
,
volgendo
a
sinistra
,
trovasi
la
via
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Evvi
in
essa
da
visitare
il
P
.
Liceo
Panini
,
il
quale
possiede
due
copiosi
ed
ordinati
gabinetti
di
fisica
e
di
storia
naturale
,
una
biblioteca
ed
una
raccolta
di
carte
geografiche
.
Nell
'
edificio
stesso
è
insediato
il
Convitto
nazionale
Longone
,
riformato
con
decreto
reale
24
settembre
del
1861
.
Era
prima
Collegio
sotto
la
direzione
dei
Padri
Barnabiti
.
Venne
fondato
-43-
nel
1573
da
S
.
Carlo
in
una
casa
degli
Umiliati
,
sotto
il
titolo
di
Collegio
di
Santa
Maria
,
per
l
'
ammaestramento
della
nobile
gioventù
,
ma
povera
;
fu
in
seguito
detto
Collegio
Longone
,
perchè
uno
di
questa
famiglia
,
Pier
Antonio
Longone
,
ne
accrebbe
le
entrate
con
lascito
15
luglio
1613
.
Chiuso
,
fu
nel
1820
riaperto
sotto
la
direzione
,
come
si
è
detto
,
dei
Barnabiti
.
In
esso
vi
sono
dieci
posti
interamente
gratuiti
,
e
venti
a
metà
.
A
pochi
passi
abbiamo
1'
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Nel
1588
venuti
in
Milano
i
frati
ospitalieri
di
S
.
Giovanni
di
Dio
,
detti
Fate
-
bene
-
fratelli
,
fondarono
questo
nosocomio
in
parte
di
locali
di
proprietà
degli
Umiliati
.
La
prima
pietra
fu
posta
dall
'
arcivescovo
Gaspare
Visconti
.
Era
detto
in
origine
Ospedale
de
'
Convalescenti
di
S
.
Giovanni
Evangelista
;
poi
di
Santa
Maria
d
'
AraCoeli
dalla
unitavi
chiesa
;
in
fine
nel
1634
assunse
l
'
attua
-
le
denominazione
(
*
)
.
A
quest
'
Ospedale
molti
benefattori
lasciarono
ricche
dotazioni
per
accrescerlo
e
mantenerlo
.
Con
tali
mezzi
nel
1825
venne
innalzato
1'
attuale
edificio
su
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Gilardoni
.
Ha
un
grandioso
atrio
;
al
piede
della
grande
scala
scorgesi
la
colossale
statua
marmorea
di
San
Giovanni
di
Dio
,
uscita
dallo
scarpello
del
professore
Pompeo
Marchesi
.
In
questo
stabilimento
non
si
ricevono
che
uomini
,
esclusi
gli
affetti
da
malattie
croniche
e
veneree
.
Con
decreto
9
marzo
1870
esso
veniva
sottoposto
ad
una
Commissione
amministratrice
laica
.
(
*
)
Dal
costume
seguito
dal
fondatore
dell
'
ordine
,
ne
primordi
del
suo
spedale
,
di
portarsi
in
giro
per
la
città
,
anche
di
notte
,
a
questuare
pe
'
suoi
poveri
col
grido
Fate
-
bene
,
o
fratelli
,
a
voi
stessi
,
ne
venne
il
nomignolo
dato
a
que
'
padrii
.
Istituto
dei
Ciechi
.
Non
lungi
da
quest
'
ospedale
evvi
1'
Istituto
dei
Ciechi
,
fondato
il
7
maggio
1839
da
Michele
Barozzi
,
e
quivi
stabilmente
insediato
il
1°
dicembre
1855
,
trasportatovi
dal
locale
della
Pia
Casa
d
'
Industria
di
S
.
Marco
.
E
assai
rinomato
pel
sistema
di
educazione
impartiti
a
quegli
infelici
.
Chiesa
di
Sant
'
Angelo
.
Seguendo
pel
Corso
di
Porta
Nuova
devesi
visitare
la
chiesa
di
Sant
'
Angelo
,
già
officiata
dai
Minori
Osservanti
.
E
una
costruzione
imponente
cominciata
nel
1552;
ne
pose
la
prima
pietra
1'
arcivescovo
Arcimboldi
.
La
facciata
ha
due
ordini
;
uno
dorico
,
1'
altro
jonico
,
ed
è
ornata
di
varie
statue
.
L
'
interno
è
grandioso
,
in
una
sola
navata
,
che
si
allarga
nel
presbiterio
.
L
'
architetto
ne
fu
Vincenzo
Seregni
.
Benchè
questa
chiesa
sia
stata
soggetta
a
diverse
vicende
,
pure
vi
si
sono
conservati
molti
preziosi
freschi
,
e
varie
pitture
degne
di
essere
ammirate
,
fra
le
quali
quelle
del
Procaccini
,
del
Barabino
,
del
Semini
,
del
Lomazzi
,
del
Fiammenghino
,
del
Legnani
,
del
Caravaggino
,
del
Suardi
,
del
Morazzone
,
ecc
.
Casa
di
Salute
.
Questa
Casa
,
per
la
cura
di
individui
d
'
ogni
età
,
sesso
e
condizione
,
affetti
da
qualsiasi
malattia
medica
,
chirurgica
ed
ostetrica
,
mediante
pensione
da
determinarsi
a
norma
dei
casi
e
delle
esigenze
,
ora
esercita
da
una
Società
anonima
,
ricostituita
con
istrumento
15
aprile
1866
,
a
rogito
del
notaio
Migliavacca
,
devesi
ad
un
legato
di
Lire
50
mila
di
Leopoldo
Bevagna
,
primo
agosto
1826
,
il
quale
lasciava
appunto
due
terzi
del
di
lui
patrimonio
all
'
erezione
di
un
ospedale
in
Milano
pel
ricovero
di
ammalati
in
pensione
.
Fu
aperto
nel
1835
.
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Presso
Sant
'
Angelo
,
in
principio
del
secondo
tronco
della
via
Moscova
,
evvi
pure
la
Fabbrica
dei
Tabacchi
.
Essa
fu
eseguita
su
disegno
dell
'
architetto
Canonica
,
e
per
la
medesima
si
occupò
tutto
il
vasto
convento
dei
Carmelitani
Scalzi
,
che
era
stato
eretto
nel
1622
sotto
il
governatore
Mendozza
.
Secondo
il
Torri
,
ove
era
quel
monastero
sorgeva
la
casa
della
famosa
Guglielmina
Boema
.
Nel
1801
parte
del
convento
servì
di
Ospedale
Militare
per
le
guardie
del
generale
Brune
.
Quasi
dicontro
a
questa
fabbrica
evvi
la
caserma
dei
Carabinieri
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
sorelle
.
Questo
Pio
Stabilimento
ebbe
il
suo
principio
nel
1814
circa
nel
Borgo
degli
Ortolani
,
nel
locale
del
già
soppresso
convento
e
chiesa
di
Sant
'
Ambrogio
ad
Nemus
.
L
'
ex
-
religiosa
,
madre
Giovanna
Lomeni
ne
fu
la
promotrice
;
mercè
le
cure
della
con
-
tessa
Laura
Visconti
Ciceri
,
ebbe
poi
tale
sviluppo
da
meritare
a
questa
dama
1'
onore
di
fondatrice
.
Il
Pio
Istituto
andò
poi
sempre
prosperando
per
continue
beneficenze
;
onde
si
pensò
a
dargli
nuova
sede
,
e
nel
1841
si
principiò
l
'
attuale
elegante
e
maestoso
locale
su
disegno
dell
'
architetto
Giulio
Aluisetti
,
Questo
spedale
è
destinato
a
ricovero
delle
malattie
acute
.
Con
Decreto
30
agosto
1863
l
'
Amministrazione
di
esso
fu
concentrata
nel
Consiglio
degli
Istituti
Spedalieri
.
Di
contro
all
'
ospedale
è
da
visitare
la
rinomata
fabbrica
di
carrozze
del
signor
cav
.
Cesare
Sala
.
Porta
Nuova
.
L
'
antichissima
Porta
era
de
-
dicata
a
Saturno
.
L
'
attuale
edificio
venne
eretto
nel
1810
,
tutto
di
pietra
arenaria
,
d
'
ordine
corintio
,
con
casini
laterali
d
'
ordine
dorico
;
il
di
-
segno
ne
è
gentile
ed
elegante
,
e
devesi
al
poeta
prof
.
cav
.
Giuseppe
Zanoia
.
Linea
B
.
(
N
.
2
.
Colore
azzurro
Porta
Nuova
)
.
Per
la
via
santa
Radegonda
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
del
Censo
.
Marino
.
Belgiojoso
.
Casa
Manzoni
Leone
-
Leoni
.
Monte
di
Pietà
.
Cassa
di
Risparmio
.
Comando
Militare
.
Accademia
di
Belle
Arti
,
ecc
.
Casa
d
'
Industria
.
Bagno
Pubblico
di
Castelfidardo
.
CHIESE
.
San
Raffaele
.
San
Fedele
.
San
Giovanni
alle
Case
Rotte
.
San
Marco
.
TEATRI
.
Della
Commedia
(
In
costruzione
)
.
ALBERGHI
E
TRATTORIE
.
Popolo
.
Corona
d
'
Italia
.
Bella
Venezia
.
Borsa
.
Chiesa
di
San
Raffaele
.
La
chiesa
di
San
Raffaele
riconosce
la
sua
erezione
dal
re
Berengario
;
in
seguito
fu
ricostrutta
con
disegno
del
Pellegrini
:
la
grandiosa
facciata
non
è
ancora
finita
.
Contiene
qualche
buona
pittura
del
Figini
,
del
Nuvolone
,
del
Fiammenghino
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Fedele
.
Nella
Piazza
omonima
vi
è
il
bellissimo
tempio
di
San
Fedele
,
eretto
sull
'
area
dell
'
antichissima
chiesa
di
Santa
Maria
in
Solariolo
.
Il
Pellegrini
,
che
ne
fu
l
'
autore
,
ha
in
esso
spiegato
il
suo
genio
.
-
-
Quell
'
architetto
,
essendo
stato
chiamato
in
Ispagna
,
lasciò
a
Martino
Bassi
di
condurre
a
termine
il
grandioso
edificio
.
San
Carlo
,
che
lo
fondò
nel
1566
,
volle
consacrarlo
il
24
giugno
1569
con
molta
solennità
.
I
Gesuiti
,
venuti
a
Milano
nel
1563
,
entrarono
in
possesso
di
San
Fedele
nel
1569
.
Aboliti
i
Gesuiti
nel
1773
,
vi
subentrarono
i
Canonici
della
Cappella
Regia
di
Santa
Maria
della
Scala
,
chiesa
stata
chiusa
il
5
agosto
1776
per
fabbricare
,
come
abbiamo
veduto
,
il
teatro
grande
.
Soppressi
parimenti
questi
canonici
,
continuò
sino
ai
nostri
giorni
ad
essere
altra
delle
parrocchiali
della
città
,
conservando
il
titolo
di
Regia
Cappella
.
Era
in
essa
che
si
facevano
i
funerali
aulici
.
L
'
altare
maggiore
di
questa
insigne
chiesa
,
composto
di
fini
marmi
,
di
sculture
e
di
ricca
doratura
,
è
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
.
Si
contengono
in
essa
chiesa
pitture
di
Bernardino
Campi
,
del
Cerano
,
del
Preterazzano
,
l
'
allievo
del
Tiziano
,
dei
fratelli
Santagostino
.
E
pure
da
ammirarsi
un
bel
dipinto
a
fresco
rappresentante
la
Vergine
,
quivi
trasportato
dalla
chiesa
di
Santa
Maria
della
Scala
.
Palazzo
del
Censo
ed
Archivio
.
Il
palazzo
della
Direzione
del
Censo
era
già
la
casa
o
il
Collegio
dei
Gesuiti
.
Venne
rifabbricato
sul
di
-
segno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
,
dal
quale
pur
furono
disegnate
e
dirette
tutte
le
interne
costruzioni
.
La
facciata
con
porta
di
pietra
è
d
'
ordine
dorico
.
In
una
parte
del
Collegio
suddetto
trovansi
gli
Archivi
governativi
,
nei
quali
furono
pure
compenetrate
tutte
le
carte
pubbliche
che
erano
nell
'
antico
Archivio
del
Castello
.
Fra
i
più
curiosi
documenti
sono
le
gride
e
le
ordinanze
della
città
di
Milano
dal
1446
al
1450
dei
signori
capitanei
et
defensores
libertatis
.
Teatro
della
Commedia
.
Di
contro
al
tempio
di
San
Fedele
sta
ora
sorgendo
un
teatro
per
la
commedia
su
disegno
dell
'
architetto
Scala
di
Udine
.
Le
proporzioni
di
questo
teatro
sa
-
ranno
approssimativamente
eguali
a
quelle
della
Fenice
di
Venezia
.
La
platea
misurerà
,
ai
due
assi
principali
,
metri
13
,
50
per
ciascuno
;
il
palco
scenico
avrà
una
profondità
di
metri
A
.
La
fronte
verso
la
Piazza
avrà
un
'
estensione
lineare
di
48
metri
.
L
'
ingresso
ed
il
passaggio
dei
cocchi
sarà
verso
la
via
Berchet
.
Qui
sorgeva
la
casa
eretta
nel
IV
secolo
dai
marchesi
Imbonati
,
la
quale
nel
1829
passò
in
terza
proprietà
a
Massimo
d
'
Azeglio
.
Fu
ivi
che
questo
illustre
italiano
eseguì
dal
1830
al
1844
le
migliori
opere
del
suo
pennello
,
e
scrisse
i
romanzi
storici
Ettore
Fieramosca
,
pubblicato
nel
1833
,
e
Nicolò
de
'
Lapi
,
pubblicato
nel
1841
.
Nella
Piazza
di
San
Fedele
evvi
1'
albergo
della
Bella
Venezia
.
Nel
mezzo
di
essa
sorgeva
la
casa
Sannazzari
,
edificata
in
sullo
scorcio
del
passato
secolo
dall
'
architetto
Piermarini
,
la
quale
conteneva
ricchi
musei
d
'
opere
d
'
arte
,
e
una
rara
raccolta
di
uccelli
,
preparati
dal
Volpini
.
Verso
il
1813
divenne
proprietà
del
ministro
Prina
,
e
fu
quivi
che
esso
fu
barbaramente
ucciso
il
20
aprile
1814
.
In
quell
'
occasione
,
saccheggiata
e
guasta
,
la
casa
fu
poscia
del
tutto
demolita
per
dare
agio
maggiore
alla
chiesa
.
Palazzo
del
Marino
.
Tomaso
Marini
,
genovese
,
venne
a
Milano
verso
il
1525
,
e
avendo
presi
,
unitamente
ad
un
suo
concittadino
Grimaldi
,
tutti
gli
appalti
e
dazi
della
città
,
ammassò
in
pochi
anni
una
ricchezza
sorprendente
.
Divenuto
signore
,
ed
in
seguito
duca
di
Terranuova
,
pensò
a
formarsi
una
magnifica
abitazione
,
dove
si
tenevano
le
Finanze
,
dandone
l
'
incarico
all
'
architetto
Galeazzo
Alessi
,
perugino
,
che
nel
1555
disegnò
questo
palazzo
isolato
con
profusione
grandissima
di
ornamenti
.
L
'
edificio
non
venne
terminato
,
vuolsi
dalla
tradizione
popolare
,
perchè
il
Fisco
andò
al
possesso
di
tutto
il
patrimonio
del
Marini
,
accusato
di
aver
ucciso
per
gelosia
la
propria
moglie
nella
sua
villa
di
Gaggiano
.
Pare
piuttosto
che
la
confisca
provenisse
dai
debiti
verso
lo
Stato
,
cagionati
dalla
matta
amministrazione
di
quell
'
uomo
.
Nel
1682
fu
venduto
per
ottanta
-
mila
lire
agli
Omodei
;
quella
famiglia
lo
rivendette
a
Maria
Teresa
.
Dopo
aver
servito
a
parecchi
usi
,
specialmente
per
Uffici
dipendenti
dalla
R
.
Finanza
,
vi
si
insediava
nel
1861
il
Municipio
,
che
ne
diveniva
proprietario
.
La
facciata
verso
la
Piazza
di
San
Fedele
è
la
sola
compiuta
;
essa
è
di
tre
ordini
di
architettura
,
dorico
,
jonico
e
composito
:
è
veramente
imponente
.
Magnifico
è
anche
il
cortile
.
Vi
si
conserva
una
gran
sala
con
pitture
di
Giovanni
da
Monte
e
di
Ottavio
Semini
,
del
quale
ultimo
è
la
medaglia
della
vôlta
,
Psiche
condotta
al
cospetto
di
Giove
.
L
'
affresco
del
da
Monte
,
il
Ratto
delle
Sabine
,
andò
perduto
.
Chiesa
di
San
Giovanni
.
-
-
Presso
il
palazzo
del
Marino
evvi
la
chiesa
di
San
Giovanni
alle
Case
Rotte
,
disegno
di
Francesco
Richini
,
costruita
sull
'
area
dell
'
antica
chiesa
di
Sant
'
Anastasia
,
consumata
dal
fuoco
nel
1728
.
Non
presenta
senta
nulla
di
rimarchevole
,
eccetto
due
dipinti
,
1'
uno
del
Giudici
,
e
del
Del
Cairo
l
'
altro
.
Palazzo
Comunale
.
-
-
Limitrofo
alla
chiesa
evvi
un
palazzo
,
ora
pur
proprietà
del
Municipio
e
sede
di
Uffici
civici
.
In
questa
linea
erano
le
case
di
Guido
della
Torre
,
capitano
perpetuo
del
popolo
,
guaste
nell
'
anno
1311
dalla
fazione
Ghibellina
;
e
perciò
tanto
la
chiesa
di
San
Giovanni
come
questo
palazzo
diconsi
alle
Case
Rotte
da
quelle
rovine
.
Palazzo
Leoni
.
Nella
via
degli
Omenoni
evvi
la
casa
Besana
,
già
di
Leone
-
Leoni
,
aretino
,
famoso
scultore
ed
architetto
del
secolo
XVI
,
il
quale
la
ornò
di
varie
sculture
di
sua
mano
.
Le
cariatidi
,
scolpite
dal
Vairone
,
tengono
molto
della
scuola
di
Michelangelo
.
Palazzo
Belgiojoso
.
Qui
presso
è
la
Piazza
Belgiojoso
nella
quale
è
degno
di
osservazione
il
palazzo
principesco
di
quella
famiglia
,
eretto
nel
1777
su
disegno
dell
'
architetto
Piermarini
.
Contiene
nell
'
interno
pitture
di
Martino
Knoller
e
Albertolli
,
e
stucchi
di
Gerli
.
In
questo
palazzo
abitò
il
maresciallo
Brune
.
In
angolo
alla
piazza
Belgiojoso
e
la
via
del
Morone
è
la
casa
di
Alessandro
Manzoni
.
Monte
di
Pietà
.
Il
Monte
di
Pietà
,
destinato
a
provvedere
con
pronte
sovvenzioni
in
denaro
ai
pressanti
bisogni
dell
'
indigenza
,
ed
a
sottrarre
la
medesima
dalle
rovinoso
estorsioni
dell
'
usura
,
venne
fondato
dalla
liberalità
dei
cittadini
,
eccitata
dalle
prediche
del
francescano
Domenico
Ponzone
nell
'
anno
1490
,
con
approvazione
e
con
sussidi
di
Lodovico
Maria
Sforza
,
detto
il
Moro
,
settimo
duca
di
Milano
.
La
primitiva
sede
era
in
via
Santa
Maria
Segreta
.
Venne
sempre
più
arricchito
con
altre
pie
disposizioni
,
non
che
colle
generose
elargizioni
di
Maria
Teresa
e
di
Giuseppe
II
.
Nel
1783
fu
trasferito
ove
trovasi
al
presente
,
in
edificio
eretto
dall
'
architetto
Piermarini
nell
'
area
sulla
quale
surgevano
i
soppressi
conventi
di
monache
dell
'
ordine
di
Sant
'
Agostino
e
di
Santa
Chiara
.
Nel
1796
,
per
varie
vicende
,
essendosi
quasi
annientato
,
fu
chiuso
;
e
quindi
nel
1804
riaperto
.
Il
20
giugno
1810
ebbe
un
nuovo
regolamento
,
e
venne
infine
riordinato
,
secondo
il
bisogno
dei
tempi
progrediti
,
in
questi
ultimi
anni
.
Palazzo
della
Cassa
di
Risparmio
.
Nell
'
area
,
ove
esisteva
in
via
Monte
di
Pietà
il
palazzo
disegno
del
Piermarini
,
da
ultimo
sede
dell
'
Intendenza
Militare
,
eretto
ove
già
erano
il
convento
e
la
chiesa
delle
monache
cappuccine
di
Santa
Barbara
soppresse
nel
1782
,
a
spese
dell
'
Amministrazione
della
Cassa
di
Risparmio
si
è
innalzato
un
grandioso
palazzo
isolato
,
di
-
segno
dell
'
architetto
Balzaretti
,
imitazione
del
palazzo
Strozzi
di
Firenze
.
Sarà
la
sede
della
Cassa
di
Risparmio
.
Comando
Militare
.
In
via
di
Brera
è
il
Comando
Militare
;
era
già
palazzo
appartenente
alla
famiglia
Cusani
.
E
di
stile
barocco
,
architettato
dal
Ruggeri
,
che
vi
aveva
finto
alla
base
una
montagna
su
cui
posasse
lo
Stiliobate
;
ora
i
rocchi
ne
furono
scarpellati
.
Il
Piermarini
disegnò
la
facciata
verso
il
giardino
.
Degne
di
essere
osservate
sono
le
stanze
,
ricche
di
stucchi
e
di
pitture
.
Palazzo
di
belle
arti
,
o
di
Brera
.
Già
casa
degli
Umiliati
,
indi
dei
Gesuiti
;
attualmente
vi
hanno
sede
i
principali
rami
delle
scienze
e
delle
arti
.
Questo
palazzo
è
uno
dei
più
grandiosi
ed
imponenti
edifici
della
città
nostra
.
-
Il
disegno
originale
devesi
all
'
architetto
Francesco
Richini
;
il
Piermarini
vi
aggiunse
la
maestosa
porta
con
colonne
doriche
,
dando
termine
alla
facciata
.
Nella
magnifica
corte
quadrangolare
,
circondata
da
doppio
ordine
di
portici
sostenuti
da
doppie
colonne
,
vedonsi
le
statue
di
uomini
distinti
per
dottrina
,
e
quella
in
bronzo
di
Napoleone
I
al
centro
,
dovuta
al
Canova
.
Grandioso
è
lo
scalone
a
doppie
andate
colle
statue
di
Beccaria
e
di
Parini
.
Il
palazzo
contiene
:
L
'
Istituto
lombardo
di
scienze
,
lettere
ed
arti
,
sorto
l
'
anno
1802
,
la
cui
missione
è
di
raccogliere
le
utili
scoperte
e
di
eccitare
al
perfezionamento
di
tutti
gli
studi
;
componesi
di
due
classi
di
scienze
matematiche
e
naturali
,
cioè
,
di
lettere
,
scienze
morali
e
politiche
.
L
'
Accademia
di
Belle
Arti
,
fondata
da
Maria
Teresa
nel
1776
,
progressivamente
ordinata
ed
ampliata
,
e
pur
da
ultimo
con
decreto
reale
3
settembre
1859
.
Conta
attualmente
un
Corpo
accademico
composto
di
venti
accademici
oltre
il
Presidente
ed
i
professori
delle
varie
scuole
con
voto
deliberativo
,
che
formano
il
Consiglio
;
e
di
un
numero
indeterminato
di
soci
onorari
senza
voto
.
La
Biblioteca
,
istituita
nel
1770
da
Maria
Teresa
,
possiede
tal
numero
di
manoscritti
e
tale
quantità
di
opere
di
vario
genere
e
rare
edizioni
e
manoscritti
e
corali
da
potersi
ritenere
fra
le
distinte
d
'
Italia
.
Venne
formata
colla
libreria
dei
Gesuiti
e
della
famiglia
Pertusati
,
coi
libri
di
Haller
,
colla
ricca
collezione
donata
dal
cardinale
Durini
e
dal
conte
di
Firmiam
,
ecc
.
,
ecc
.
Il
Gabinetto
numismatico
contiene
tutte
le
classificazioni
appartenenti
alla
numismatica
antica
e
moderna
,
e
possiede
una
biblioteca
propria
di
opere
relative
alla
scienza
.
Venne
fondata
nel
1803
.
L
'
Osservatorio
astronomico
innalzato
dai
Gesuiti
nell
'
anno
1766
,
sotto
la
direzione
del
padre
Boscovich
.
Il
Gabinetto
tecnologico
,
ricco
di
una
collezione
di
macchine
,
modelli
e
disegni
,
destinato
specialmente
all
'
istruzione
degli
artieri
.
Il
Museo
patrio
d
'
archeologia
,
istituito
nel
1862
per
la
raccolta
e
conservazione
dei
monumenti
patri
dello
Stato
,
del
Municipio
e
di
quelli
offerti
dai
privati
.
La
Cimelioteca
,
in
cui
sono
raccolti
cimelii
scientifici
,
manoscritti
,
ecc
.
di
Alessandro
Volta
.
L
'
Ateneo
,
composto
di
60
membri
effettivi
domiciliati
in
Milano
e
di
un
numero
illimitato
di
soci
corrispondenti
nazionali
e
stranieri
.
La
Pinacoteca
(
*
)
,
nei
cui
corridoi
a
mano
manca
sono
raccolti
gli
affreschi
di
Bernardino
Luini
e
della
sua
scuola
,
e
nelle
sale
quadri
di
G
.
C
.
Procaccini
,
del
Tiziano
,
del
Salmeggia
,
di
Wan
-
Dik
,
di
Paride
Bordone
,
del
Guercino
,
di
Rubens
,
del
Domenichino
,
dell
'
Albano
,
di
Gaudenzio
Ferrari
,
dei
Caraccio
,
di
Daniele
Crespi
,
dei
Campi
,
di
Benvenuto
da
Garofolo
,
del
Tintoretto
,
di
Paolo
Veronese
,
del
Moretto
,
di
Giacomo
Palma
,
di
Stefano
di
Ferrara
,
di
Carlo
Crivelli
,
del
Mantegna
,
di
Bellino
Gentile
,
di
Nicola
Pisano
,
di
Bernardino
Marchesi
,
del
Cima
da
Conegliano
,
di
Giovanni
Sanzio
padre
di
Rafaello
,
di
Van
-
Thielen
,
del
Morillo
,
di
Guido
,
di
G
.
B
.
Moroni
,
di
Lorenzo
Costa
,
del
Francia
,
di
Vittore
Carpaccio
,
di
Cesare
da
Sesto
,
di
Rafaello
,
e
moltissimi
altri
di
tutte
le
scuole
,
e
dei
primi
tempi
della
pittura
,
di
cui
puossi
trovare
particolareggiato
cenno
nelle
apposite
guide
.
A
destra
le
sale
che
servono
all
'
esposizione
degli
annuali
concorsi
di
pittura
,
di
scultura
ed
architettura
,
e
contengono
oltre
due
copie
del
Cenacolo
,
i
quadri
che
riportarono
il
primo
premio
ai
concorsi
generali
.
In
questo
palazzo
abitarono
1'
abate
Giuseppe
Panini
e
l
'
astronomo
Barnaba
Oriani
.
Il
primo
morì
il
15
agosto
1799
,
ed
il
secondo
il
12
novembre
1832
,
come
lo
indicano
le
due
iscrizioni
poste
sulla
facciata
del
palazzo
verso
la
Piazzetta
.
(
*
)
Vi
si
può
accedere
tutti
i
giorni
dal
5
novembre
al
20
aprile
dalle
ore
9
antimeridiane
alle
3
pomeridiane
:
dal
21
aprile
al
4
novembre
dalle
ore
9
alle
4
.
Chiesa
di
San
Marco
.
-
-
Nella
Piazza
omonima
sorge
il
tempio
di
San
Marco
.
Venne
nell
'
area
di
antichissima
chiesa
ricostruito
nel
1254
in
istile
gotico
con
fregi
in
cotto
,
finestre
a
sesto
acuto
;
soltanto
la
facciata
presenta
ancora
l
'
idea
di
sua
origine
vetusta
.
Vuolsi
rifabbricato
per
voto
dei
milanesi
,
e
dedicato
a
San
Marco
in
riconoscenza
di
servigi
ricevuti
dai
Veneziani
.
L
'
interno
è
.
decoroso
,
di
forma
moderna
con
tre
navi
,
ed
è
.
a
croce
latina
;
fu
rimodernato
nel
secolo
XVI
.
Possiede
pitture
del
G
.
P
.
Lomazzo
,
del
Conca
,
di
A
.
Campi
,
di
G
.
C
.
Procaccini
,
del
Cerano
,
del
Genovesino
,
ecc
.
;
e
diversi
monumenti
sepolcrali
,
segnatamente
quello
di
Lanfranco
Settala
,
primo
generale
degli
Agostiniani
,
morto
nel
1264
,
e
vuolsi
lavoro
di
Balduccio
da
Pisa
.
Casa
d
'
Industria
.
L
'
annesso
vasto
monastero
degli
Agostiniani
,
padri
soppressi
nel
1797
,
servì
di
caserma
militare
prima
e
dopo
la
Re
-
pubblica
Cisalpina
,
ora
ai
soldati
francesi
,
ora
ai
Polacchi
,
ora
ai
Cisalpini
e
Italiani
.
-1127
luglio
1815
vi
venne
aperto
dal
governo
la
Pia
Casa
d
'
Industria
e
Ricovero
pei
poveri
,
e
nel
1868
,
per
cura
del
Municipio
,
anche
il
Ricovero
di
Mendicità
.
Bagni
pubblici
.
Stabilimento
in
costruzione
in
via
Castelfidardo
.
Racchiude
vasche
comuni
pei
nuoto
non
troppo
felicemente
ideate
.
Linea
C
.
(
Colore
terraceo
.
Barriera
Principe
Umberto
)
.
MONUMENTI
.
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Monumento
Cavour
.
Istituto
tecnico
superiore
.
Palazzo
Taverna
.
Palazzo
Melzi
d
'
Eril
.
della
R
.
Zecca
.
Regia
Casa
di
Pena
.
Barriera
.
Stazione
Centrale
.
CHIESE
.
San
Bartolomeo
.
ALBERGHI
.
Cavour
.
Manin
.
Firenze
.
Percorrendo
la
linea
dalla
Piazza
del
Duomo
alla
barriera
Principe
Umberto
devesi
fare
attenzione
al
palazzo
in
angolo
tra
la
via
Monte
Napoleone
e
la
via
Sant
'
Andrea
.
Era
quivi
l
'
antica
casa
Marliani
,
di
architettura
bramantesca
,
ridotta
alla
moderna
costruzione
dall
'
architetto
Piermarini
.
Fu
sede
questo
palazzo
del
Monte
Camerale
di
Santa
Teresa
,
specie
di
Debito
Pubblico
,
istituito
da
Maria
Teresa
con
un
primo
decreto
18
dicembre
1755
;
quindi
del
Monte
Napoleone
,
fondato
nel
1804
da
Bonaparte
allo
scopo
di
consolidare
e
redimere
il
debito
.
Dopo
il
1814
,
gli
Austriaci
vi
insediarono
il
Monte
Lombardo
-
Veneto
,
che
,
nel
1864
,
il
governo
italiano
tramutò
in
Debito
Pubblico
.
Di
contro
a
questo
palazzo
è
la
casa
portante
il
num
.
23
,
di
proprietà
della
famiglia
Verri
,
ed
ove
abitarono
Pietro
Verri
,
lo
storico
ed
economista
,
ed
i
suoi
fratelli
Alessandro
,
autore
delle
Notti
Romane
,
e
Carlo
,
scrittore
in
agronomia
.
È
rimarchevole
anche
la
casa
Vidiserti
n
.
37;
ivi
il
18
marzo
1848
si
raccolsero
i
capi
della
insurrezione
di
Milano
contro
gli
Austriaci
.
Apposite
iscrizioni
indicano
poi
ove
abitarono
e
morirono
gli
scrittori
e
poeti
Carlo
Porta
e
Tomaso
Grossi
.
Nella
vicina
via
dei
Bigli
è
l
'
antico
palazzo
dei
conti
Taverna
,
ora
del
sig
.
Andrea
Ponti
,
che
si
vuole
architettura
dalla
scuola
del
Bramante
;
la
facciata
venne
restaurata
non
sono
molti
anni
.
Ammirabili
le
pitture
nel
cortile
;
esse
appartengono
alla
scuola
del
Luini
.
Nella
vicina
casa
,
pure
Taverna
,
mentre
il
popolo
milanese
combatteva
nelle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
il
Comitato
centrale
dell
'
insurrezione
respingeva
l
'
armistizio
offerto
dal
generale
Radetzki
,
e
si
costituiva
in
Governo
Provvisorio
.
La
famiglia
Taverna
ha
un
bel
palazzo
anche
nella
via
Monte
Napoleone
.
Piazza
Cavour
.
Così
chiamata
pel
monumento
innalzato
dal
Municipio
di
Milano
al
grande
ministro
Camillo
Benso
conte
di
Cavour
,
che
vedesi
nel
mezzo
di
essa
Piazza
.
La
inaugurazione
del
monumento
avvenne
la
prima
domenica
di
giugno
dell
'
anno
1865
.
La
statua
di
Cavour
fu
modellata
da
Edoardo
Tabacchi
,
quella
di
Clio
,
che
le
sta
ai
piedi
in
atto
di
scrivere
,
da
Antonio
Tantardini
.
La
fusione
in
bronzo
delle
medesime
fu
eseguita
dal
Papi
di
Firenze
.
In
Piazza
Cavour
abbiamo
di
rimarchevole
1'
Istituto
Tecnico
Superiore
.
Creato
colla
legge
13
novembre
1859
,
ebbe
principio
di
attuazione
pel
reale
decreto
13
novembre
1862
.
L
'
edificio
attuale
,
ricostruito
con
moderna
architettura
sotto
il
Regno
Italico
con
disegno
dell
'
architetto
Pietro
Pestagalli
,
servì
a
parecchi
usi
,
che
non
è
ufficio
nostro
qui
rammentare
.
Dalla
Piazza
Cavour
si
può
anche
avere
accesso
al
Civico
Museo
,
un
cui
ingresso
trovasi
nella
via
Manin
.
In
questa
Piazza
vi
è
da
visitare
Io
studio
dello
scultore
cav
.
Pietro
Magni
,
il
quale
sta
eseguendo
il
gran
monumento
a
Leonardo
da
Vinci
,
che
dovrà
sorgere
nel
mezzo
di
Piazza
della
Scala
.
Intorno
al
piedestallo
del
medesimo
,
saranno
le
statue
degli
scolari
del
fondatore
della
scuola
lombarda
:
Salaino
,
Boltrafiio
,
Marco
d
'
Oggionno
e
Cesare
da
Sesto
.
Abbiamo
pur
quivi
l
'
Albergo
Cavour
.
Percorrendo
la
via
Manin
è
degno
di
osservazione
il
palazzo
ducale
Melzi
di
Eril
,
che
fu
abitazione
di
Francesco
Melzi
d
'
Eril
,
vice
-
presidente
della
Repubblica
Italiana
,
e
vi
morì
il
16
gennaio
1816
nella
età
di
63
anni
.
In
questa
via
è
1'
albergo
Manin
con
eccellente
servizio
di
trattoria
alla
carta
e
a
pasto
.
Volgendo
nella
via
Moscova
devesi
visitare
la
Regia
Zecca
.
Questo
stabilimento
monetario
è
stato
eretto
nel
1778
,
ed
è
in
moltissima
considerazione
,
tanto
per
la
quantità
,
delle
macchine
che
servono
alla
fabbricazione
delle
monete
,
quanto
per
l
'
ottimo
sistema
che
si
è
introdotto
,
e
per
la
scelta
degli
artefici
ed
operatori
d
'
ogni
genere
.
Fu
in
questo
stesso
stabilimento
che
si
illustrarono
il
cav
.
Morosi
e
il
bolognese
Luigi
Manfredini
.
Prima
dell
'
anno
1778
la
Zecca
era
situata
nella
via
omonima
presso
San
Sepolcro
,
e
vi
ò
riconosciuta
in
quel
luogo
fin
dal
872
,
Poco
lontano
dalla
Zecca
vi
è
la
nuova
chiesa
di
San
Bartolomeo
,
cominciata
nel
1867
.
Il
disegno
è
dell
'
architetto
Maurizio
Garavaglia
,
il
quale
nell
'
interno
si
attenne
alla
demolita
chiesa
di
Santa
Marta
,
che
era
nella
Piazza
omonima
,
ed
architettata
da
Francesco
Richini
.
Nella
via
Principe
Umberto
sono
degne
di
osservazione
le
case
Maciacchini
,
architettura
toscana
dello
stesso
Maciacchini
,
e
Calegari
,
architettura
del
Jodani
.
In
angolo
a
questa
via
e
quella
Parini
vi
è
l
'
albergo
Firenze
.
Trovandosi
in
questa
località
devesi
visitare
la
Regia
Casa
di
Pena
,
che
sorge
in
via
Giuseppe
Parini
.
Essa
è
il
primo
edificio
in
Italia
,
eretto
fin
dal
1762
per
uso
carceri
a
forma
penitenziaria
;
architetto
ne
fu
Francesco
Croce
;
ma
non
fu
terminato
.
Ebbe
gli
elogi
del
benefico
Howard
,
e
destò
1'
ammirazione
di
nostrali
e
forestieri
.
Barriera
Principe
Umberto
.
Questa
barriera
venne
inaugurata
nell
'
autunno
1865
.
Fu
eseguita
su
disegno
dell
'
architetto
Balzaretti
,
del
quale
sono
pure
i
casini
laterali
,
non
che
gli
spazi
a
giardino
tanto
ai
lati
,
quanto
lungo
la
via
Panini
,
e
fuori
città
,
per
accedere
alla
stazione
ferroviaria
.
Il
re
di
Portogallo
,
Luigi
Filippo
Maria
,
fu
il
primo
a
passarvi
.
Stazione
Centrale
.
La
stazione
centrale
venne
inaugurata
il
5
maggio
1864
.
Elevasi
quasi
a
livello
del
bastione
a
245
metri
fuori
della
città
;
ha
una
forma
planimetrica
rettangolare
,
col
maggior
lato
di
metri
233
œ
di
lunghezza
,
e
poco
meno
di
78
di
larghezza
:
due
fronti
,
l
'
una
verso
la
città
,
l
'
altra
verso
la
campagna
,
insieme
collegate
da
una
gran
galleria
coperta
di
40
metri
e
mezzo
di
larghezza
.
Nella
fronte
verso
la
città
,
trovasi
l
ingresso
e
l
'
ordinamento
del
servizio
pubblico
,
nella
fronte
verso
la
campagna
gli
uffici
della
locale
Direzione
.
Il
servizio
per
le
partenze
è
posto
a
sinistra
di
chi
accede
alla
stazione
,
ed
il
caffè
,
squisitamente
provveduto
d
'
ogni
genere
di
trattoria
e
bottiglieria
,
è
all
'
estremo
di
questo
lato
.
Alla
parte
opposta
sta
invece
il
servizio
degli
arrivi
,
e
la
loggia
reale
con
molta
ricchezza
costruita
.
Nelle
sale
vi
sono
affreschi
grandiosi
dei
pittori
Gerolamo
Induno
ed
Eleuterio
Paliano
.
Linea
D
.
(
Colore
violaceo
Porta
Tenaglia
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Foro
Bonaparte
.
Castello
.
Piazza
d
'
Armi
.
Arena
.
Arco
del
Sempione
.
Il
Tivoli
.
L
'
Eco
della
Simonetta
.
CHIESE
.
Santa
Maria
della
Consolazione
.
TEATRI
.
Circhi
pel
popolo
.
ALBERGHI
(
*
)
.
Foro
Bonaparte
.
Sull
'
area
delle
demolite
fortificazioni
del
Castello
,
dal
lato
di
mezzodì
,
dall
'
architetto
Canonica
disponevasi
a
pubblico
passeggio
la
Piazza
denominata
quindi
Foro
Bonaparte
,
con
svariati
campi
e
zolle
,
e
ben
disposti
viali
ornati
d
'
alberi
che
gli
Austriaci
,
me
-
mori
delle
cinque
giornate
del
marzo
1848
,
al
loro
ritorno
nell
'
agosto
di
quello
stesso
anno
,
fecero
abbattere
.
L
'
attuale
ordinamento
del
Foro
Bonaparte
devesi
alla
Giunta
Municipale
,
che
dal
1864
vi
continua
a
fare
abbellimenti
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
cav
.
Agostino
Nazari
.
Castello
.
Il
Castello
,
detto
anticamente
la
Fortezza
di
Porta
Giovia
,
venne
innalzato
nel
1358
da
Galeazzo
II
Visconti
,
con
architettura
militare
di
quei
tempi
.
La
fabbrica
fu
terminata
nel
1368
.
Essa
doveva
tenere
in
freno
gli
amatissimi
sudditi
.
Morto
Galeazzo
,
ad
istanza
dei
cittadini
,
venne
demolito
.
Se
non
che
succeduto
il
figlio
di
lui
Giovanni
Galeazzo
conte
di
Virtù
,
dopo
l
'
usurpazione
dello
Stato
(
*
)
In
questa
linea
non
vi
sono
che
alberghi
ed
osterie
secondarie
.
Milanese
,
non
tardò
a
farne
rifabbricare
un
altro
di
maggiore
robustezza
,
e
vi
fissò
poi
la
sua
stanza
,
e
qui
nasceva
il
di
lui
figlio
secondogenito
Filippo
Maria
,
in
cui
dovevasi
spegnere
la
linea
dominatrice
dei
Visconti
.
Così
stette
fino
al
1447
,
quando
,
morto
quest
'
ultimo
duca
,
i
Milanesi
,
proclamata
1'
Aurea
libertà
ambrosiana
,
credettero
necessario
spianare
quel
forte
per
togliersene
di
dosso
la
soggezione
.
Ma
anche
questa
volta
si
trovò
subito
chi
lo
rifacesse
,
e
fu
Francesco
Sforza
,
quando
con
nessun
diritto
,
ma
colla
più
efficace
delle
ragioni
,
la
spada
,
acquistò
Milano
,
e
ne
corroborò
tutti
i
punti
.
La
nuova
fortezza
sorse
in
forma
di
un
gran
quadrato
con
alte
mura
cinte
da
fossato
,
e
con
vigorosi
torrioni
agli
angoli
rivolti
verso
la
città
,
e
di
tale
altezza
elle
le
palle
ad
un
bisogno
potessero
da
essi
volare
in
mezzo
della
città
,
stessa
.
Le
diede
vie
coperte
,
oscure
prigioni
,
cameroni
pei
militi
,
stanze
col
trabocchetto
,
ingressi
muniti
di
alte
torri
con
grande
cortile
interno
quadrilungo
,
con
rocchetto
centrale
per
tenere
,
quando
bisognasse
,
in
freno
lo
stesso
Castello
,
e
per
racchiudervi
il
tesoro
.
In
questo
quadrato
era
compreso
il
palazzo
ducale
,
di
cui
si
ponno
mirare
gli
avanzi
.
Un
fulmine
,
scoppiato
ai
28
giugno
1521
nella
polveriera
,
mandava
in
conquasso
grande
parte
dell
'
edificio
,
che
fu
ristaurato
sotto
i
regni
di
Carlo
V
e
Filippo
II
,
e
ridotto
nelle
più
recenti
regole
militari
,
coronato
di
sei
baluardi
,
cortine
,
fossi
,
strade
coperte
,
mura
fortissime
,
ecc
.
Salvo
alcuni
miglioramenti
fatti
nel
1734
durò
la
fortezza
in
quello
stato
sino
al
1500
.
Sostenne
otto
assedi
.
Con
legge
30
nevoso
,
anno
nono
repubblicano
,
fu
decretata
dal
Governo
Cisalpino
la
demolizione
della
fortezza
e
1'
erezione
del
Foro
Bonaparte
,
nel
quale
dovevano
essere
raccolti
stabilimenti
per
le
assemblee
del
popolo
,
per
le
arti
,
per
le
scienze
,
pel
commercio
e
pel
soldato
emerito
,
ed
innalzato
,
nel
luogo
il
più
insigne
,
un
grandioso
monumento
,
che
tramandasse
alla
posterità
le
gloriose
gesta
degli
eserciti
francesi
in
Italia
.
Il
progetto
relativo
al
Foro
Bonaparte
era
dall
'
architetto
Giovanni
Antolini
presentato
al
Governo
il
25
frimale
del
suddetto
anno
.
La
prima
pietra
fu
posta
con
gran
solennità
il
30
aprile
1801
,
presso
lo
sbocco
della
via
Cusani
.
Ma
caduta
la
Repubblica
Cisalpina
non
si
pensò
più
alla
costruzione
del
Foro
Bonaparte
.
Il
Castello
,
rimasto
dall
'
antica
fortezza
,
venne
ad
avere
parecchie
migliorie
,
la
più
importante
,
verso
la
Piazza
d
'
anni
,
devesi
all
'
ingegnere
militare
colonnello
Rossi
sotto
il
Regno
italico
.
I
due
torrioni
di
solide
bugne
agli
angoli
verso
la
città
,
furono
mozzati
dal
popolo
nel
1548
.
Nel
1862
l
'
attuale
Governo
demolì
alcune
opere
forti
fiancheggianti
quei
torrioni
,
e
vi
costrusse
da
un
lato
l
'
elegante
edificio
gotico
che
serve
a
scuola
di
equitazione
.
Chiesa
di
Santa
Maria
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
della
Consolazione
,
detta
del
Castello
,
già
convento
degli
Agostiniani
,
soppressi
nel
1769
,
fu
fondata
,
secondo
alcuni
,
dal
duca
Galeazzo
Maria
Visconti
,
e
giusta
l
'
opinione
di
altri
,
da
Giovanni
Galeazzo
.
Fu
dappoi
,
con
disegno
dell
'
architetto
Gio
.
Battista
Chiappa
,
rimodernata
.
Contiene
pitture
di
Camillo
Procaccini
,
di
Daniele
Crespi
,
di
Gaudenzio
Ferrari
e
di
altri
.
Piazza
d
'
Armi
.
Lo
spazio
dal
lato
di
tra
-
montana
del
Castello
nell
'
anno
1806
venne
ridotto
a
piazza
per
militari
esercizi
,
d
'
onde
la
denominazione
di
Piazza
d
'
armi
.
Ha
la
lunghezza
di
metri
549.93
,
la
larghezza
di
metri
654
.
43
.
Qui
presso
evvi
il
bersaglio
militare
,
della
Guardia
nazionale
e
della
Società
dei
Carabinieri
milanesi
.
In
questa
Piazza
,
specialmente
durante
il
primo
Regno
d
'
Italia
,
si
sono
fatte
di
molte
feste
popolari
.
L
'
Arena
.
Questo
grandioso
edificio
ò
uno
dei
più
insigni
che
si
eressero
sotto
il
Governo
italico
per
accrescere
il
decoro
e
lo
splendore
della
città
di
Milano
,
che
mancava
di
un
monumento
di
questo
genere
.
Esso
ha
la
forma
di
un
elissi
col
maggior
asse
di
240
metri
sopra
120;
venne
disegnato
dall
'
architetto
Canonica
ad
imitazione
del
Circo
di
Caracalla
,
e
può
conte
-
nere
30,000
spettatori
.
Fu
incominciato
nel
1805
,
e
alla
sua
costruzione
si
impiegarono
le
pietre
del
demolito
castello
,
ed
alla
fronte
delle
carceri
gli
avanzi
del
castello
di
Trezzo
.
Imponente
è
il
Pulvinare
,
posto
verso
il
mezzogiorno
,
non
che
la
porta
principale
.
Serve
ai
pubblici
spettacoli
di
corse
di
cavalli
e
di
bighe
,
ed
ai
giuochi
ginnastici
e
pirotecnici
,
ed
è
atto
altresì
a
divertimenti
di
naumachia
,
avendovi
il
comodo
di
riempire
tutta
l
'
Arena
col
rigagnolo
scorrente
tra
il
podio
e
l
'
Arena
stessa
.
Nell
'
inverno
serve
al
divertimento
del
pattinaggio
.
Venne
il
giorno
17
dicembre
1807
inaugurato
con
un
grande
spettacolo
di
naumachia
,
presente
1'
imperatore
Napoleone
.
Arco
del
Sempione
.
L
'
architetto
Luigi
Caguola
,
avendo
per
le
nozze
del
vicerè
Eugenio
,
nel
1806
,
alzato
a
Porta
Orientale
un
arco
di
legno
e
tela
con
stile
classico
e
pretto
,
il
Consiglio
Municipale
decretò
fosse
eseguito
di
marmo
bianco
a
capo
della
strada
del
Sempione
,
adoperandovi
i
200
mila
franchi
che
Napoleone
aveva
assegnati
alla
città
per
spese
di
ornamento
pubblico
.
L
'
autunno
del
1807
se
ne
gettarono
le
fondamenta
,
e
al
1814
erasi
all
'
imposta
delle
due
arcate
minori
.
Il
19
aprile
di
quell
'
anno
se
ne
sospendevano
i
lavori
per
la
caduta
del
Regno
d
'
Italia
.
Francesco
I
,
per
istanza
della
Congregazione
centrale
,
che
implorò
di
impiegare
nella
costruzione
i
crediti
che
le
provincie
avevano
per
somministrazioni
fatte
agli
eserciti
Austriaci
,
supplendo
nel
resto
lo
Stato
,
autorizzò
il
proseguimento
di
quei
lavori
,
che
,
ripigliati
nel
1816
,
terminarono
nel
1838
.
Dovevano
fregiarlo
la
statua
della
Vittoria
,
in
ricordo
della
battaglia
di
Jena
,
e
i
fasti
napoleonici
.
Il
Governo
austriaco
volle
che
portasse
la
statua
della
Pace
,
e
i
fatti
che
precedettero
quella
pace
sciagurata
.
Il
monumento
componesi
di
un
arco
grandissimo
fiancheggiato
da
due
minori
,
il
tutto
sormontato
da
un
attico
.
E
adorno
di
colonne
monoliti
di
marmo
di
Crevola
,
e
lo
fregiano
molti
bassorilievi
di
G
.
Monti
,
di
Cacciatori
,
di
C
.
Pacetti
,
di
C
.
Monti
,
di
Rusca
,
di
Acquisti
,
di
Perabò
,
di
Marchesi
,
di
Somaini
,
ed
ornamenti
e
statue
di
squisito
lavoro
.
La
sestiga
colossale
,
modellata
da
A
.
Sangiorgio
,
venne
fusa
in
bronzo
dal
Manfredini
,
come
pure
le
quattro
Fame
modellate
dal
Putti
bolognese
.
I
due
casini
laterali
di
granito
rosso
sono
di
maestosa
semplicità
dorica
.
L
'
arco
è
praticabile
nell
'
interno
;
comoda
scala
conduce
alla
sommità
,
dalla
quale
si
gode
la
vista
di
stupendi
panorami
,
e
si
porno
ammirare
da
presso
la
sestiga
e
le
statue
.
La
spesa
.
per
salire
è
tenuissirna
.
Sotto
questo
monumento
,
il
giorno
8
giugno
1859
,
entravano
l
'
imperatore
Napoleone
III
e
re
Vittorio
Emanuele
,
vincitori
nei
campi
di
Palestro
e
di
Magenta
.
A
perpetuare
sì
felice
avvenimento
vennero
,
il
18
marzo
1860
,
cancellate
al
sommo
dell
'
Arco
le
impronte
servili
,
e
poste
le
seguenti
epigrafi
:
(
verso
la
campagna
)
ENTRANDO
CON
L
'
ARMI
GLORIOSE
NAPOLEONE
III
E
VITTORIO
EMANUELE
II
LIBERATORI
MILANO
ESULTANTE
CANCELLÒ
DA
QUESTI
MARMI
LE
IMPRONTE
SERVILI
E
VI
SCRISSE
L
'
INDIPENDENZA
D
'
ITALIA
MDCCCLIX
(
verso
la
città
)
ALLE
SPERANZE
DEL
REGNO
ITALICO
AUSPICE
NAPOLEONE
I
I
MILANESI
DEDICARONO
L
'
ANNO
MDCCCVII
E
FRANCATI
DA
SERVITÙ
FELICEMENTE
RESTITUIRONO
MDCCCLIX
Questo
Arco
doveva
formare
il
principio
della
magnifica
strada
,
che
congiungeva
Milano
colla
sommità
del
Sempione
,
opera
delle
più
dispendiose
e
difficili
che
siensi
intraprese
sotto
il
Governo
italico
.
La
lunghezza
della
strada
da
Gabio
,
confine
in
allora
del
Regno
,
sino
a
Soma
è
di
metri
106
,
586
.
Da
Soma
a
Milano
,
continuata
dal
Governo
austriaco
,
metri
51,000
.
Il
Tivoli
.
Di
fianco
all
'
Arena
avvi
uno
spazio
di
terreno
che
la
Giunta
Municipale
sta
ordinando
per
luogo
di
sollazzi
popolari
,
denominandolo
il
Tivoli
.
La
Porta
Tenaglia
,
che
è
qui
presso
,
è
una
delle
più
vecchie
,
e
reclama
dal
Municipio
urgente
ricostruzione
.
Non
molto
lungi
fuori
di
questa
Porta
,
evvi
un
palazzo
denominato
la
Simonetta
,
da
un
già
suo
proprietario
,
celebre
per
la
singolarità
di
un
Eco
che
,
allo
scoppio
di
un
'
arme
da
fuoco
,
al
getto
di
un
grido
,
si
fa
udire
in
un
angolo
del
cortile
,
aperto
da
un
lato
,
e
viene
ripetuto
distintamente
più
di
trenta
volte
,
finchè
,
scemando
,
di
mano
in
mano
si
perde
.
Crediamo
abbia
il
primato
sull
'
Eco
del
Battisterio
di
Pisa
.
Ciò
che
di
questo
fabbricato
rimane
,
dimostra
bastantemente
quello
che
doveva
essere
di
magnifico
a
'
suoi
tempi
.
Sulla
costruzione
di
esso
,
la
malignità
,
che
non
ha
sempre
torto
,
disse
che
fu
eretto
dagli
appaltatori
dei
bastioni
,
e
regalato
poi
a
don
Ferrante
Gonzaga
per
gratitudine
di
avere
questo
governatore
chiuso
gli
occhi
sul
prezzo
e
sul
modo
onde
quell
'
opera
fu
eseguita
.
Per
avere
accesso
nel
palazzo
si
deve
pagare
una
tassa
di
centesimi
50
.
Linea
E
.
(
Colore
giallo
.
Porta
Magenta
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
del
Bollo
.
Litta
.
Orfanotrofio
femminile
.
CHIESE
.
Santa
Maria
Segreta
.
San
Nazaro
Pietra
Santa
.
Santa
Maria
alla
Porta
.
Monastero
Maggiore
.
Le
Grazie
.
ALBERGHI
.
Beccaccia
.
Nella
linea
dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Magenta
havvi
il
palazzo
,
sede
degli
uffici
del
Bollo
e
di
altri
delle
regie
Finanze
,
eretto
al
Bocchetto
,
ove
esisteva
il
monastero
colla
chiesa
di
Sant
'
Ulderico
,
vescovo
di
Augusta
,
soppresso
nel
1787
:
offre
poco
di
rimarchevole
.
Si
disse
questa
località
del
Bocchetto
da
uno
sbocco
di
condotto
d
'
acqua
o
piscina
,
costruito
ivi
presso
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Segreta
.
Di
questo
tempio
si
fa
menzione
fin
dal
secolo
XI
come
fondato
da
donna
di
famiglia
cospicua
.
Nel
seco
-
lo
XVIII
fu
ridotto
alla
odierna
forma
su
disegno
dell
'
architetto
Giulio
Galliori
.
In
materia
d
'
arte
,
nella
chiesa
,
altro
non
si
ravvisa
di
interessante
che
un
quadro
del
Panfilo
rappresentante
la
Vergine
col
Bambino
,
e
l
'
altare
maggiore
,
costrutto
di
fini
marmi
e
di
bronzi
dorati
su
disegno
del
prof
.
Giuseppe
Levati
.
Chiesa
di
San
Nazaro
Pietrasanta
.
E
questa
chiesuola
molto
elegante
:
l
'
altare
maggiore
è
dell
'
architetto
Zanoja
;
possiede
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
Aurelio
Luini
,
Ridolfo
Cunio
,
scolare
del
Cerano
.
Questo
tempio
fu
detto
di
Pietra
santa
,
secondo
una
tradizione
,
da
un
cippo
di
marmo
africano
,
sul
quale
inginocchiossi
il
vescovo
Ambrogio
,
implorando
la
sconfitta
degli
Ariani
.
Santa
Maria
alla
Porta
.
Questa
chiesa
fu
così
detta
perché
già
presso
la
porta
Giovia
e
le
mura
fabbricate
dall
'
imperatore
Massimiano
Erculeo
;
lo
che
dimostra
la
sua
antichità
.
La
vecchia
chiesa
fu
rifabbricata
nel
1652
su
disegno
di
Francesco
Richini
per
ordine
di
Benedetto
Aresi
.
Sulla
bella
facciata
,
restaurata
alcuni
anni
or
sono
,
vedesi
un
basso
rilievo
in
marmo
rappresentante
l
'
incoronazione
della
Madonna
,
eseguito
da
Carlo
Simonetta
.
Nell
'
interno
vi
è
una
statua
del
Simonetta
stesso
,
e
parecchie
pitture
di
Marco
d
'
Oggionno
,
di
Camillo
Procaccini
,
del
Lomazzo
.
Monastero
Maggiore
.
Molti
pretendono
che
in
origine
qui
fosse
il
tempio
di
Giove
,
e
che
le
quattro
belle
colonne
di
porfido
che
sostengono
la
tribuna
dell
'
altare
maggiore
in
Sant
'
Ambrogio
si
trovassero
in
quell
'
edificio
.
Diverse
sono
le
opinioni
sopra
1'
epoca
della
fondazione
del
monastero
:
alcuni
l
'
attribuiscono
a
San
Martino
nel
IV
secolo
;
tutti
però
si
accordano
nell
'
ammetterlo
ampliato
da
Ottone
imperatore
nel
X
secolo
.
La
chiesa
,
già
dedicata
alla
Madonna
,
venne
nel
secolo
XII
intitolata
a
San
Maurizio
.
Fu
già
quell
'
edificio
,
sino
al
1799
,
chiostro
di
Benedettine
,
e
venne
chiamato
Maggiore
,
sia
per
copia
di
privilegi
che
per
numero
di
monache
.
Si
pretende
che
Barbarossa
,
prescrivendo
il
diroccamento
di
Milano
,
ordinasse
di
rispettare
il
Monastero
Maggiore
,
la
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
e
la
cattedrale
.
La
chiesa
attuale
col
monastero
(
ora
sede
di
scuole
comunali
)
fu
costrutta
col
disegno
dell
'
architetto
Giovan
Giacomo
Dolcebono
,
pavese
,
scolaro
di
Bramante
.
La
facciata
è
tutta
di
marmo
,
condotta
con
isquisito
gusto
dal
milanese
Francesco
Pirovano
.
L
'
interno
della
chiesa
è
una
vera
galleria
di
Scuola
Lombarda
;
vi
primeggiano
affreschi
di
Bernardino
Luini
,
di
Calisto
Piazza
da
Lodi
,
di
Pietro
Gnocchi
,
di
Lomazzo
,
Ferrari
,
e
di
-
pinti
di
Antonio
Campi
.
In
questa
chiesa
leggonsi
due
iscrizioni
sepolcrali
,
le
quali
ricordano
d
'
essere
stati
ivi
sepolti
,
nell
'
anno
1532
,
Alessandro
Bentivoglio
,
signore
di
Bologna
,
scacciato
da
papa
Giulio
II
,
e
nel
1545
Ginevra
Bentivoglio
,
moglie
di
Giovanni
Carretto
marchese
di
Finale
.
Il
fianco
di
levante
della
chiesa
venne
deturpato
nei
secoli
decorsi
coll
'
addossamento
di
case
;
rimasto
di
nuovo
scoperto
per
I
'
apertura
della
via
Bernardino
Luini
,
si
va
a
ristaurare
in
pietra
e
-
laterizi
su
disegno
del
pittore
Angelo
Colla
.
Nello
stesso
fianco
di
levante
,
presso
la
via
Ansporto
,
scorgesi
una
torre
quadrata
a
diversi
piani
,
innalzata
ai
tempi
di
Massimiano
:.una
porta
a
lato
della
medesima
,
con
colonne
di
marmo
antico
isolate
,
deve
aver
servito
di
comunicazione
al
Circo
romano
,
che
esisteva
nella
vicinanza
.
Presso
questa
torre
avvene
altra
rotonda
,
divisa
in
tre
piani
,
e
che
vedesi
da
tergo
al
tempio
.
E
opera
,
coll
'
unito
avanzo
di
antiche
mura
,
dell
'
arcivescovo
Ansperto
,
il
quale
l
'
avrebbe
fatta
costruire
a
difesa
del
monastero
.
La
parte
terrena
si
crede
aver
servito
di
carcere
ad
alcuni
martiri
milanesi
,
fra
cui
Gervaso
,
Protaso
,
Vittore
,
Naborre
e
Felice
.
Palazzo
Litta
.
Questo
palazzo
fu
fatto
in
-
cominciare
dal
conte
Bartolomeo
Arese
,
presi
-
dente
del
Senato
al
tempo
di
Filippo
IV
di
Spagna
,
sul
disegno
di
Francesco
Richini
,
e
terminato
in
seguito
dai
successori
di
lui
.
Presenta
una
facciata
maestosa
e
ricca
di
marmi
;
l
'
in
-
terno
è
decorato
di
grandiosi
vestiboli
e
portici
in
giro
sostenuti
da
colonne
;
lo
scalone
magni
-
fico
di
marmo
,
che
vi
fu
aggiunto
posteriormente
,
è
opera
di
Carlo
Giuseppe
Merli
.
E
ricco
pure
di
sontuose
stanze
,
di
un
bel
giardino
e
annessa
cavallerizza
.
Morto
l
'
Arese
,
passò
il
palazzo
al
conte
Giulio
Visconti
,
nipote
suo
,
ed
ultimo
vicerè
di
Napoli
per
Carlo
VI
;
da
questi
pervenne
per
eredità
alla
famiglia
Litta
-
Visconti
-
Arese
.
Orfanotrofio
femminile
.
Nel
Corso
Magenta
evvi
anche
l
'
Orfanotrofio
femminile
.
Fino
dal
decimosesto
secolo
si
pensò
a
sopprimere
in
Milano
la
mendicità
,
ed
in
questo
luogo
,
denominato
di
Santa
Maria
della
Stella
,
già
convento
di
Benedettine
,
stabilì
San
Carlo
Borromeo
uno
specale
pei
mendicanti
.
Creato
arcivescovo
di
Milano
,
il
cardinale
Federico
Borromeo
fece
costruire
da
Fabio
Mangone
solida
e
semplice
fabbrica
per
applicarla
al
ricovero
degli
orfani
d
'
ambo
i
sessi
,
la
quale
venne
poi
destinata
a
beneficio
delle
sole
femmine
.
Le
orfane
si
ammettono
dai
7
ai
12
anni
,
senz
'
obbligo
di
speciale
corredo
;
devono
appartenere
a
famiglie
povere
di
Milano
,
aventi
costì
il
decennale
domicilio
;
sono
preferite
quelle
che
hanno
perduti
entrambi
i
genitori
.
Alcune
piazze
sono
di
patronato
privato
.
Il
fabbricato
venne
ristaurato
or
non
sono
molti
anni
.
Chiesa
di
Santa
Maria
delle
Grazie
.
Questa
chiesa
fu
fabbricata
nel
luogo
ove
esisteva
-
no
i
quartieri
delle
milizie
del
duca
Francesco
I
Sforza
,
sotto
il
comando
del
generale
conte
Gaspare
Vimercati
,
il
quale
,
nel
1463
,
donò
ai
Domenicani
il
fondo
ed
unitovi
santuario
con
effigie
della
Madonna
molto
in
venerazione
,
a
patto
che
fabbricassero
un
tempio
grandioso
ed
un
convento
.
Lodovico
il
Moro
e
Beatrice
sua
moglie
,
nel
1492
,
presero
ad
ingrandire
la
chiesa
medesima
in
forma
di
croce
latina
;
ma
per
le
vicende
di
lui
rimase
l
'
opera
imperfetta
.
I
fini
lavori
di
cotto
,
gli
stemmi
,
le
medaglie
e
gli
emblemi
che
veggonsi
esteriormente
nella
parte
del
coro
,
dimostrano
quanto
Lodovico
si
studiasse
di
renderla
elegante
.
La
facciata
è
semplice
,
di
gotica
architettura
,
e
non
presenta
di
osservabile
che
il
piccolo
pronao
alla
porta
maggiore
,
ornato
di
medaglie
e
sostenuto
da
due
colonne
del
miglior
gusto
del
rimanente
.
L
'
interno
della
chiesa
è
a
tre
navi
di
gotica
architettura
sino
al
presbiterio
;
la
grandiosa
cupola
,
l
'
ampio
coro
e
le
cappelle
semicircolari
nei
lati
sono
disegno
del
Bramante
,
al
quale
Lodovico
ordinò
la
costruzione
tanto
di
quelle
opere
,
quanto
della
grandiosa
sacrestia
e
del
chiostro
contiguo
.
Questo
tempio
contiene
pregevoli
pitture
di
P
.
d
'
Adda
,
Gaudenzio
Ferrari
,
Francesco
Vicentini
,
Gio
.
Batt
.
Secchi
,
Semini
,
G
.
Nuvolone
,
B
.
Zenale
,
ecc
.
ecc
.
Nel
refettorio
del
monastero
esiste
ancora
la
famosa
pittura
di
Leonardo
da
Vinci
,
Il
Cenacolo
.
E
soverchio
descrivere
questa
meraviglia
dell
'
arte
,
da
tutta
Europa
conosciuta
,
e
la
quale
Francesco
I
di
Francia
,
nel
1520
,
avrebbe
voluto
trasportare
a
Parigi
.
Deperita
quella
pittura
,
venne
mirabilmente
restaurata
da
F
.
Barezzi
nel
1856
(
*
)
.
In
questo
stesso
refettorio
trovasi
altro
dipinto
a
fresco
,
La
Crocifissione
,
con
moltissime
figure
e
colla
veduta
di
Gerusalemme
,
lavoro
eseguito
da
Giovanni
Donato
Montorfano
milanese
nell
'
anno
1495
.
Mentre
Leonardo
da
Vinci
dipingeva
quel
Cenacolo
abitavasene
nella
vicina
casa
al
numero
67
,
contraddistinta
in
oggi
al
di
fuori
da
medaglie
scolpite
da
Pompeo
Marchesi
,
ed
ivi
in
una
sala
terrena
eseguiva
i
quattordici
ritratti
sforzeschi
.
Nel
convento
di
questa
chiesa
era
stabilito
il
Tribunale
di
Sant
'
Ufficio
,
trasportatovi
nel
1559
da
Sant
'
Eustorgio
,
e
vi
esistette
fino
alla
totale
sua.abolizione
avvenuta
nel
1769
.
I
monaci
furono
soppressi
il
7
marzo
1797
,
e
l
'
edificio
mutato
in
caserma
.
(
*
)
Nel
palazzo
di
Brera
evvi
una
copia
di
quest
'
opera
rara
,
fatta
dal
pittore
Giuseppe
Bossi
per
allogazione
del
Governo
Italico
.
Poco
distante
dalla
Piazza
delle
Grazie
eravi
la
Casa
di
Correzione
,
stata
innalzata
verso
il
1764
,
quando
si
cessò
di
vendere
ai
Veneziani
i
condannati
alle
,
galere
,
che
venivano
poi
spediti
in
Levante
.
Furono
in
seguito
i
condannati
concentrati
nell
'
edificio
in
via
Appiani
.
Porta
Magenta
.
Questa
porta
era
dedicata
a
Venere
,
forse
per
l
'
amenità
e
piacevolezza
del
luogo
.
Era
già
chiamata
Vercellina
,
perchè
da
essa
si
va
direttamente
a
Vercelli
;
indi
Magenta
in
memoria
della
battaglia
combattuta
in
quel
borgo
il
4
giugno
1859
,
che
portò
la
libertà
a
Milano
.
Dalla
porta
stessa
entrò
nel
1805
Napoleone
I
,
che
veniva
a
Milano
a
cingere
la
celebre
corona
ferrea
.
Nella
casa
al
numero
9
,
nel
Corso
Magenta
,
nacque
nel
1598
il
matematico
Bonaventura
Cavalieri
;
in
quella
al
numero
66
visse
,
e
morì
nel
1851
,
Francesco
Cherubini
,
e
al
numero
67
Giovanni
Gherardini
.
Lapidi
apposite
sulle
facciate
di
queste
case
ricordano
tali
fatti
.
Linea
F
.
(
Colore
verde
Dalla
piazza
del
Duomo
alla
Piazza
di
San
Vittore
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Biblioteca
Ambrosiana
.
Monumento
a
Federico
Borromeo
.
Palazzo
Borromeo
.
Caserma
San
Francesco
.
Ospedale
militare
.
Pusterla
di
Sant
'
Ambrogio
(
avanzi
)
.
Macello
pubblico
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
CHIESE
.
San
Sepolcro
.
Santa
Maria
Podone
.
Sant
'
Ambrogio
.
San
Vittore
.
ALBERGHI
.
(
In
questa
linea
non
vi
sono
che
alberghi
e
trattorie
di
secondo
ordine
)
.
Biblioteca
Ambrosiana
.
La
Biblioteca
Ambrosiana
fu
fondata
e
dotata
nell
'
anno
1602
dal
cardinale
Federico
Borromeo
.
All
'
uopo
fece
dall
'
architetto
Fabio
Mangone
,
presso
San
Sepolcro
,
costruire
apposito
edificio
,
la
cui
facciata
,
di
ordine
dorico
,
è
piccola
,
ma
graziosa
;
nel
fregio
,
a
caratteri
di
bronzo
,
leggesi
:
biblioteca
Ambrosiana
.
Venne
aperta
ad
uso
pubblico
nell
'
anno
1609
,
e
detta
Ambrosiana
,
in
memoria
del
vescovo
Ambrogio
,
protettore
di
Milano
.
Il
cardinale
Federico
,
a
renderla
una
delle
prime
d
'
Italia
,
spedì
a
sue
spese
in
varie
parti
di
Oriente
e
di
Occidente
uomini
dotti
per
raccogliere
libri
,
manoscritti
,
stampe
,
quadri
,
sculture
ed
oggetti
di
scienza
e
di
rarità
;
e
ne
fecero
buona
mèsse
,
che
andò
sempre
più
accrescendosi
col
progresso
degli
anni
per
donazioni
e
per
lasciti
.
Circa
120
mila
sono
i
volumi
,
e
15
mila
le
opere
manoscritte
di
questa
Biblioteca
,
come
pure
molti
le
pitture
,
le
sculture
,
i
disegni
,
i
cartoni
e
le
svariate
rarità
della
storia
naturale
,
delle
scienze
e
delle
arti
.
In
essa
sono
pure
riposti
una
parte
del
museo
Settala
ed
il
medagliere
Castiglioni
;
una
bella
raccolta
di
oggetti
antichi
nazionali
e
stranieri
,
come
bronzi
,
avori
,
minerali
,
armi
,
frecce
,
ecc
.
ecc
.
Vi
si
vedono
parecchie
iscrizioni
romane
del
medio
evo
,
alcuni
monumenti
,
fra
cui
gli
avanzi
di
quello
di
Gastone
da
Foix
,
eseguito
dal
valente
Bambaia
,
modelli
di
plastica
,
ecc
.
Fra
le
cose
rarissime
vi
sono
:
Le
Antichità
giudaiche
di
Giuseppe
Ebreo
,
tradotte
in
latino
da
Ruffino
,
su
papiro
del
V
secolo
;
un
Virgilio
,
con
note
del
Petrarca
relative
alla
sua
Laura
;
la
Cronaca
dei
Papi
,
di
Martino
Polacco
;
un
Dante
in
pergamena
;
un
volume
di
Leonardo
da
Vinci
;
il
Codice
Atlantico
dei
dodici
che
esistevano
,
rimasti
a
Parigi
;
alcune
lettere
del
cardinale
Bembo
a
Lucrezia
Borgia
,
con
una
ciocca
dei
capelli
della
medesima
.
Primeggiano
pure
l
'
originale
della
Scuola
d
'
Atene
di
Raffaello
,
il
cui
affresco
eseguì
a
Roma
nel
Vaticano
;
un
affresco
di
B
.
Luini
,
rappresentante
Gesù
coronato
di
spine
,
con
varie
persone
in
ginocchio
,
che
si
credono
ritratti
dei
deputati
del
Pio
Luogo
di
Santa
Corona
,
cui
apparteneva
questo
locale
ed
ove
ebbe
la
sua
prima
origine
(
*
)
.
(
*
)
Il
Luogo
Pio
di
Santa
Corona
,
fu
fondato
dal
domenicano
del
convento
della
Rosa
,
Stefano
Seregni
,
nel
1497
,
o
si
disse
di
Santa
Corona
,
in
memoria
delle
spine
del
Redentore
.
Unito
nel
1786
all
'
Ospedale
Maggiore
,
somministra
tuttavia
a
circa
trentamila
poveri
della
città
soccorso
di
medici
,
chirurghi
,
levatrici
e
medicinali
.
Vi
sono
peregrini
lavori
del
Luini
,
del
Durero
,
dei
Caracci
,
del
Vinci
,
del
Procaccini
,
del
Correggio
,
del
Tiziano
,
del
Giorgione
,
di
Palma
il
Vecchio
,
di
Andrea
del
Sarto
,
di
Michelangelo
,
di
Reni
,
del
Guercino
,
di
Giulio
Romano
,
di
Bruguel
,
di
Rubens
,
ecc
.
,
ecc
.
Ad
un
membro
della
famiglia
Borromeo
,
e
già
al
proposto
degli
Oblati
,
spetta
la
prerogativa
di
Conservatore
perpetuo
della
Biblioteca
,
mentre
gli
altri
Conservatori
sono
quinquennali
.
I
bibliotecari
formano
un
Collegio
di
dottori
,
più
o
meno
di
numero
secondo
1'
opportunità
.
In
Piazza
di
San
Sepolcro
,
avanti
la
facciata
del
Mangone
,
venne
nel
1865
eretta
,
a
spese
di
alcuni
cittadini
,
la
statua
in
marmo
di
Federico
Borromeo
,
eseguita
dallo
scultore
Corti
;
nel
piedestallo
sono
incise
iscrizioni
allusive
al
fondatore
della
Ambrosiana
,
tolte
dal
libro
i
Promessi
Sposi
di
Manzoni
.
Qui
presso
,
nella
via
omonima
,
era
l
'
antichissima
Zecca
di
Milano
.
Chiesa
di
San
Sepolcro
.
Questa
chiesa
è
antichissima
.
Venne
innalzata
nell
'
anno
1030
ad
onore
della
Trinità
da
un
ricco
zecchiero
,
tale
Benedetto
Rozzone
di
Cortesella
.
Se
non
che
un
pronipote
di
Rozzone
,
reduce
dopo
il
1099
da
Terra
Santa
,
pur
per
desiderio
mostratogli
,
dall
'
arcivescovo
in
Costantinopoli
,
pose
mano
a
riedificare
la
chiesa
a
somiglianza
di
quella
del
Santo
Sepolcro
di
Gerusalemme
,
assumendo
il
titolo
di
San
Sepolcro
.
Nel
1578
fu
donata
da
San
Carlo
agli
Oblati
da
esso
istituiti
,
e
nel
1618
Federico
Borromeo
riabbellì
la
chiesa
,
non
rimanendovi
della
sua
prima
origine
che
le
due
ineguali
torri
.
Sulla
porta
evvi
un
bell
affresco
del
Bramantino
,
rappresentante
Cristo
morto
in
seno
alla
Madre
,
con
San
Giovanni
e
la
Maddalena
,
opera
molto
lodata
dal
Vasari
e
dal
Lomazzo
.
Nell
'
interno
della
chiesa
vi
sono
quadri
di
Carlo
Magatti
e
di
Francesco
Nuvolone
;
nella
sagrestia
trovasi
una
raccolta
di
varie
pitture
,
fra
cui
alcune
del
Luini
.
Curiose
,
ma
malfatte
,
sono
le
statue
in
plastica
che
rappresentano
due
fatti
di
Gesù
Cristo
;
al
contrario
si
stimano
assai
quelle
dello
Scurolo
,
rappresentanti
un
fatto
della
Vergine
,
opera
del
celebre
Caradosso
Foppa
.
In
questo
Scurolo
,
che
pur
possiede
due
affreschi
del
Luiui
,
veniva
a
meditare
San
Carlo
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Podone
.
Si
pretende
da
alcuni
che
il
fondatore
di
questa
chiesa
sia
stato
un
tal
Werulfo
,
detto
Podone
,
soldato
di
Carlo
Magno
nel
872;
altri
però
ne
attribuiscono
la
fondazione
nel
834
all
'
arcivescovo
Angilberto
Pusterla
,
lo
stesso
che
fece
fabbricare
il
famoso
paliotto
che
vedremo
nella
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
.
Nel
semicircolo
sopra
la
porta
d
'
ingresso
,
scorgesi
in
un
basso
rilievo
di
marmo
,
intagliata
insieme
colla
Vergine
ed
il
Bambino
,
l
'
effigie
del
conte
Vitaliano
Borromeo
,
il
quale
,
nel
1440
,
a
proprie
spese
,
fece
riparare
la
chiesa
,
dotandola
di
molte
ricche
suppellettili
e
di
un
capitolo
di
canonici
,
stato
soppresso
;
nel
1625
il
cardinale
Federico
la
fece
ridurre
a
più
moderna
architettura
da
Fabio
Mangone
tomi
facciata
d
'
ordine
composito
,
decorata
con
pronao
.
I
Borromei
vi
collocarono
i
sepolcri
di
famiglia
,
come
chiesa
di
loro
juspatronato
.
Il
conte
Giberto
fece
ricostruire
l
'
antica
cappella
a
destra
con
pitture
ed
ornati
del
Sanquirico
onde
riporvi
il
corpo
di
San
Renato
,
dato
in
dono
alla
nobile
famiglia
da
Leone
XII
.
In
questa
chiesa
vi
è
una
buona
pittura
di
Cristoforo
Franchi
.
La
statua
di
rame
,
colla
testa
e
mani
di
getto
in
bronzo
,
rappresentante
San
Carlo
,
che
sta
nella
Piazza
,
fu
fatta
eseguire
da
Federico
Borromeo
nel
1624
su
modello
di
Dionigi
Bussola
;
essa
trovavisi
prima
al
Cordusio
.
Venne
donata
a
Giberto
Borromeo
da
Giuseppe
II
nel
1786
.
Palazzo
Borromeo
.
Di
contro
a
Santa
Maria
Podone
è
il
palazzo
della
cospicua
famiglia
Borromeo
,
il
quale
conserva
ancora
la
sua
antichissima
forma
gotica
.
In
una
sala
a
pian
terterreno
evvi
un
magnifico
affresco
dell
'
antica
scuola
lombarda
,
sconosciuto
in
Milano
,
ma
ricordato
e
fattone
il
disegno
nella
storia
della
Pittura
Italiana
del
Rosini
.
Il
palazzo
contiene
altre
pitture
,
e
si
conserva
la
camera
abitata
da
San
Carlo
,
ivi
nato
.
Caserma
di
San
Francesco
.
Ove
è
la
caserma
,
detta
di
San
Francesco
,
esisteva
una
bella
chiesa
dei
Minori
Conventuali
,
la
più
grande
dopo
il
Duomo
,
fabbricata
sull
'
area
dell
'
antichissima
Basilica
Naboriana
(
*
)
verso
(
*
)
La
Basilica
Naboriana
,
innalzata
fin
dal
primo
secolo
da
un
tal
Filippo
Oldano
nei
suoi
orti
per
seppellirvi
i
martiri
,
vuolsi
la
prima
chiesa
di
Milano
.
l
'
anno
1256
,
epoca
in
cui
andò
la
basilica
in
possesso
di
que
'
padri
.
In
San
Francesco
avevano
i
Corio
i
loro
sepolcri
,
e
vi
erano
raccolte
le
spoglie
di
Bernardino
Corio
,
di
Raimondo
Torriani
,
di
Frate
Buonvicino
da
Riva
,
poeta
anteriore
a
Dante
,
e
quella
di
Francesco
Carmagnola
,
e
molte
opere
d
'
arte
.
Disacrata
la
chiesa
,
e
soppressi
i
frati
,
nel
1798
,
venne
l
'
edificio
convertito
in
Ospedale
militare
;
quindi
vi
si
posero
provvisoriamente
gli
Orfanelli
.
Il
Governo
Italico
pensò
di
erigere
in
quel
luogo
una
grandiosa
caserma
,
dando
incarico
del
di
-
segno
all
'
ingegnere
militare
,
colonnello
Rossi
.
Ricollocati
gli
Orfanelli
in
San
Pietro
in
Gessate
,
se
ne
cominciarono
nel
1813
i
lavori
,
che
durarono
parecchi
anni
per
le
vicende
politiche
,
e
non
si
terminarono
che
nel
1851
.
Può
la
caserma
contenere
più
di
2000
soldati
di
fanteria
.
Ospedale
militare
.
Nel
vasto
monastero
dei
Cistercensi
è
stabilito
,
sin
dal
20
agosto
1798
,
l
'
Ospedale
militare
.
La
fabbrica
è
disegno
del
Bramante
,
e
fu
incominciata
nel
1499
per
ordine
del
cardinale
Ascanio
Sforza
.
Essa
consiste
in
due
grandiosi
cortili
con
portici
,
che
li
circondano
,
divisi
da
un
lungo
corridoio
.
Non
avvi
niente
di
più
magnifico
di
questi
cortili
,
dorico
l
'
uno
,
jonico
l
'
altro
,
con
colonne
appoggiate
sopra
un
continuato
basamento
a
guisa
di
parapetto
.
L
'
interno
dell
'
antico
refettorio
pure
presenta
grandiosità
e
magnificenza
.
Di
prospetto
all
'
ingresso
vedesi
la
bell
'
opera
dipinta
a
fresco
nel
1545
da
Calisto
Piazza
,
lo
scolare
del
Tiziano
,
divisa
in
tre
parti
,
che
rappresenta
le
nozze
di
Cana
in
Galilea
.
Dello
stesso
pittore
sono
pure
gli
Apostoli
dipinti
nelle
lunette
della
vòlta
.
All
'
ingresso
dello
scalone
vedesi
il
ritratto
del
duca
Lodovico
il
Moro
.
Sotto
il
Governo
Italico
era
questo
ospedale
molto
in
grido
.
Basilica
di
Sant
'
Ambrogio
.
La
basilica
Ambrosiana
fu
fondata
nel
387
dal
vescovo
Ambrogio
,
ove
già
era
il
palazzo
imperiale
coll
'
annesso
giardino
.
L
'
atrio
esteriore
,
eretto
nel
872
dall
'
arcivescovo
Ansperto
Confalonieri
,
e
tipo
dell
'
architettura
più
antica
che
si
conservi
dopo
i
Romani
,
è
cinto
da
portici
;
esso
è
un
vero
museo
d
'
iscrizioni
e
di
tombe
antiche
:
il
visitatore
legge
su
quelle
pareti
le
memorie
di
tante
passate
generazioni
.
-
-
Le
imposte
di
ci
-
presso
della
porta
di
mezzo
hanno
intagli
del
IX
secolo
.
-
-
L
'
interno
è
diviso
in
tre
navate
colla
tribuna
,
la
cripta
,
le
cancellate
,
l
'
ambone
.
Sorretta
da
quattro
colonne
di
porfido
,
quelle
delle
quali
abbiamo
accennato
parlando
di
San
Maurizio
,
è
la
tribuna
dell
'
altare
maggiore
,
sotto
il
quale
si
rinvenne
nel
1834
un
magnifico
avello
di
porfido
,
che
forse
racchiuse
le
ceneri
di
Sant
'
Ambrogio
.
Veri
capolavori
sono
i
mosaici
del
coro
,
il
sarcofago
sotto
il
pulpito
e
il
famoso
paliotto
dell
'
altare
maggiore
,
di
massiccio
argento
e
pietre
preziose
,
donato
nel
835
da
Angilberto
Pusterla
,
ed
eseguito
da
Wolvino
,
orefice
,
colla
spesa
,
che
immensa
doveva
essere
a
quei
tempi
,
di
ottantamila
fiorini
d
'
oro
.
Contiene
inoltre
questo
tempio
di
belle
pitture
di
Ambrogio
Borgognone
,
del
Lanzani
,
del
Tiepolo
,
del
Porta
,
del
Lanino
,
del
Ferrari
,
del
Procaccini
,
ecc
.
Nel
1002
1'
arcivescovo
Arnolfo
vi
fece
collo
-
care
,
su
di
una
colonna
,
il
serpente
di
bronzo
,
che
tuttodì
si
vede
,
che
egli
aveva
portato
da
Costantinopoli
;
vuolsi
lo
stesso
che
innalzò
Mosè
nel
deserto
a
terrore
degli
Israeliti
.
La
basilica
Ambrosiana
,
dove
incoronavansi
i
re
d
'
Italia
,
è
celebre
nella
storia
;
e
l
'
archivio
capitolare
conserva
preziose
pergamene
'
e
codici
,
fra
cui
un
messale
con
belle
miniature
del
1395
,
dono
di
Gian
Galeazzo
,
e
diversi
diplomi
dei
secoli
VIII
e
IX
.
Anticamente
erano
due
chiese
,
separate
da
muro
con
tre
porte
,
dalle
quali
si
passava
nella
parte
della
primitiva
basilica
di
Fausta
.
Esse
vennero
riunite
nel
1507
,
e
si
formò
una
sola
chiesa
.
Fu
la
basilica
piú
volte
ristaurata
;
la
prima
,
nel
1197
,
dall
'
arcivescovo
Uberto
.
Da
qualche
anno
importantissimi
lavori
vi
si
stanno
facendo
dal
Governo
sotto
la
direzione
di
una
Commissione
.
Molti
illustri
vennero
in
Sant
'
Ambrogio
sepolti
,
fra
cui
Domenico
Pagani
,
il
cronista
Pietro
Candido
Decembrio
,
il
latinista
Marcantonio
;
Miraggio
,
il
guerriero
Pietrasanta
,
ecc
.
Molte
favole
corsero
intorno
all
'
isolata
colonna
,
che
è
sulla
Piazza
omonima
;
alcuni
vollero
fosse
reliquia
d
'
antico
palazzo
,
detto
Ambrosiano
.
Questo
è
certo
che
fino
al
1500
il
podestà
di
Milano
,
nel
dì
in
cui
entrava
in
carica
,
prestava
su
quella
colonna
il
giuramento
di
mantenere
integri
gli
statuti
della
città
.
Vicino
alla
basilica
di
Sant
'
Ambrogio
,
verso
la
via
Lanzone
,
sorge
1'
oratorio
di
Sant
'
Agostino
.
Il
Torre
vuole
che
in
esso
questo
santo
abbia
ricevuto
le
acque
battesimali
dal
vescovo
Ambrogio
;
ma
è
più
facile
il
credere
che
fosse
uno
dei
due
battisteri
che
erano
in
que
'
tempi
in
Milano
per
dare
l
'
acqua
lustrale
ai
primi
cristiani
.
Di
contro
all
'
atrio
di
Ansperto
vedesi
la
chiesuola
di
San
Sigismondo
,
presso
la
quale
abitò
,
dall
'
anno
1353
al
1355
,
Francesco
Petrarca
.
Prendendo
la
via
per
andare
a
San
Vittore
,
giunti
al
ponte
,
dove
il
Naviglio
disvolta
alla
Porta
Ticinese
,
scorgesi
una
torre
che
conserva
ancora
tutti
i
caratteri
di
opera
fortilizia
.
Essa
è
avanzo
della
pusterla
di
Sant
'
Ambrogio
,
eretta
l
'
anno
1171
.
Fu
a
questa
porta
che
Gian
Galeazzo
Visconti
fece
,
il
0
maggio
1385
,
a
tradimento
,
prigioniero
lo
zio
Barnabò
coi
figli
di
lui
Rodolfo
e
Lodovico
.
Macello
pubblico
.
In
vicinanza
di
questa
torre
presentasi
la
nuova
via
Olona
,
in
fondo
alla
quale
è
il
Pubblico
macello
.
Ha
questo
edificio
forma
rettangolare
,
e
la
superficie
complessiva
di
oltre
37,000
metri
.
La
fronte
principale
prospetta
la
via
di
San
Calocero
.
All
'
ingiro
si
trovano
,
oltre
i
locali
per
1'
amministrazione
,
per
la
Questura
e
per
la
Finanza
,
le
stalle
di
deposito
per
le
bestie
,
i
magazzeni
,
il
macello
di
ovini
e
le
tripperie
.
Al
centro
il
parco
col
padiglione
per
1'
esazione
delle
tasse
;
a
ponente
il
macello
dei
suini
,
i
porcili
,
il
locale
delle
macchine
per
l
'
innalzamento
delle
acque
al
serbatojo
e
per
lo
sviluppo
del
vapore
.
Le
celle
macellatorie
per
le
bestie
mastre
e
soriane
costituiscono
quattro
corpi
di
fabbricati
isolati
fra
loro
e
suddivisi
da
strade
coperte
.
Le
celle
macellatorie
sono
di
varia
dimensione
ed
assegnate
a
seconda
dell
'
importanza
de
'
macellai
.
L
'
acqua
viene
distribuita
ad
ogni
singolo
locale
mediante
tubi
sotterranei
.
Fu
costrutto
nell
'
anno
1862
su
disegno
dell
'
ingegnere
civico
cav
.
Agostino
Nazari
per
cura
del
Municipio
,
a
spese
di
una
Società
privata
.
Basilica
di
San
Vittore
.
Questa
chiesa
,
che
dicesi
eretta
sull
'
area
di
un
tempio
di
Marte
,
è
di
antica
fondazione
;
ebbe
la
sua
origine
nel
114
da
Porzio
,
figlio
di
quel
Filippo
Oldano
,
noto
per
la
basilica
Naboriana
,
innalzata
da
lui
,
come
abbiamo
accennato
parlando
della
caserma
di
San
Francesco
,
ne
'
propri
orti
.
Da
esso
Porzio
la
nuova
basilica
fu
detta
Porziana
.
Essendovi
poi
stato
nel
303
posto
il
corpo
di
San
Vittore
,
venne
da
quel
tempo
detta
di
San
Vittore
al
corpo
.
Divenuta
l
'
antica
chiesa
cadente
dal
tempo
,
fu
nel
990
riparata
dall
'
arcivescovo
Arnolfo
;
ed
in
essa
furono
insediati
i
Benedettini
neri
,
che
vi
stettero
alcuni
secoli
;
indi
passò
in
Abbadia
,
e
finalmente
nel
1507
agli
Olivetani
,
i
quali
nel
1560
posero
la
prima
pietra
dell
'
attuale
bellissima
chiesa
,
costruita
su
disegno
di
Galeazzo
Alessi
.
E
tutta
ornata
di
stucchi
,
di
fregi
,
di
cornici
allumate
ad
oro
finissimo
con
nicchie
,
e
conserva
pitture
dei
Proeaccini
,
del
Crespi
,
del
Salmeggia
,
del
Nuvolone
,
del
Moncalvo
,
ecc
.
Finissimi
sono
gli
intagli
degli
stalli
del
coro
.
Fu
sulle
soglie
di
questa
basilica
che
il
vescovo
Ambrogio
cacciò
l
'
imperatore
Teodosio
,
perchè
macchiato
del
sangue
dei
Tessalonicesi
.
Il
monastero
di
San
Vittore
,
progetto
di
Giuseppe
Antonio
Castelli
di
Monza
,
riuscì
uno
dei
più
belli
di
Milano
.
Nel
1797
servì
di
ospedale
militare
;
quindi
,
senza
interruzione
,
di
caserma
di
cavalleria
.
Ospedale
Fate
-
bene
-
fratelli
.
Di
rimarchevole
non
abbiamo
altro
in
questo
giro
che
l
'
ospedale
succursale
dei
Fate
-
bene
-
fratelli
,
eretto
su
disegno
di
Nicola
Dordoni
,
ed
aperto
nel
26
agosto
1860
.
Quivi
era
il
vecchio
convento
di
monache
Cappuccine
,
sotto
la
protezione
di
Santa
Maria
di
Loreto
,
fondato
nel
1620
dalla
famiglia
Secchi
.
L
'
ordine
sovrano
militare
Gerosolimitano
mantiene
in
quest
'
ospitale
19
letti
.
Si
ammira
nella
chiesa
una
cappella
che
riproduce
esattamente
la
Santa
Casa
di
Loreto
.
Nella
via
di
San
Vittore
ovvi
il
Pio
Istituto
del
Buon
Pastore
per
le
povere
figlie
traviate
,
iniziato
privatamente
pochi
anni
or
sono
da
al
-
cune
pie
giovani
.
Linea
G
.
(
Colore
arancio
.
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Romana
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Regia
Posta
delle
lettere
.
Palazzo
Annoni
.
Scuole
Comunali
,
Palazzo
Della
Somaglia
.
Scuola
Superiore
d
'
Agricoltura
(
*
)
.
Ospedale
Maggiore
ed
annessi
Pii
Istituti
.
Riformatorio
della
Gioventù
.
Collegio
Convitto
Calchi
-
Taeggi
.
Civica
Palestra
.
Porta
Romana
.
Fabbrica
del
gas
(
*
)
.
CHIESE
,
Sant
'
Eufemia
(
*
)
.
San
Paolo
(
*
)
.
San
Celso
(
*
)
.
San
Nazaro
.
San
Calimero
.
Santa
Maria
del
Paradiso
.
TEATRI
.
Canobbiana
Carcano
.
ALBERGHI
,
ECC
.
Reale
.
San
Marco
.
Tre
Svizzeri
.
Pensione
Svizzera
.
Reichmann
.
Due
Spade
.
(
*
)
Per
visitare
gli
edifici
segnati
con
asterisco
,
si
può
,
per
maggiore
comodità
.
,
abbandonare
la
linea
di
Porta
Romana
e
prendere
1'
omnibus
dell
'
impresa
Lissoni
con
stazione
in
Piazza
Fontana
,
linea
al
suburbio
di
Porta
.
Ticinese
.
Regia
Posta
delle
lettere
.
In
fondo
al
primo
tratto
della
via
Rastrelli
evvi
la
Regia
Posta
delle
lettere
.
La
facciata
dell
'
edificio
è
di
buona
architettura
,
disegnata
e
diretta
da
Leopoldo
Pollach
.
Vi
si
ammira
una
regolarità
ben
intesa
delle
parti
,
e
termina
con
un
elegante
frontone
.
Bella
è
la
sala
della
impostazione
e
distribuzione
delle
lettere
,
lavoro
della
locale
Direzione
del
Genio
Civile
,
eseguita
nell
'
anno
1862
.
E
sin
dal
1788
che
in
questo
luogo
si
trovano
gli
uffici
della
Posta
:
prima
erano
nella
demolita
via
dei
Profumieri
,
presso
Piazza
Mercanti
.
La
posta
delle
lettere
era
stata
introdotta
dai
Torriani
;
se
ne
pagava
tenuissima
tassa
;
ma
nè
pronta
la
spedizione
,
nè
esatto
il
riscontro
.
Teatro
della
Canobbiana
.
Parlando
del
Teatro
alla
Scala
,
tenemmo
pur
parola
del
Teatro
della
Canobbiana
.
Sappiamo
dunque
che
il
disegno
anche
di
questo
è
del
Piermarini
.
Esso
fu
inaugurato
nell
'
estate
del
1779
.
Pei
lavori
si
impiegò
maggior
tempo
di
quello
voluto
per
la
Scala
,
stante
le
gravi
difficoltà
incontrate
per
l
'
acqua
che
vi
scorre
al
disotto
.
-
Hla
cinque
ordini
di
logge
,
compreso
il
loggione
,
e
può
contenere
2200
spettatori
.
L
'
interno
è
stato
rinnovato
nell
'
autunno
del
1870
.
La
sua
facciata
è
bella
e
regolare
.
Per
mezzo
di
due
archi
,
gettati
sulla
via
dei
Rastrelli
,
il
teatro
comunica
col
palazzo
di
Corte
.
Trovandosi
in
questo
punto
devesi
ammirare
la
parte
del
palazzo
Reale
prospicente
la
via
Larga
:
la
bella
facciata
è
dell
'
architetto
Tazzini
.
Nella
casa
al
numero
1
,
nella
vicina
via
Pantano
,
vedesi
l
'
iscrizione
che
ricorda
la
nascita
di
Gaetana
Agnesi
,
illustre
nelle
matematiche
,
ivi
avvenuta
il
16
maggio
1718
.
Palazzo
Annoni
.
Il
palazzo
Annoni
venne
eretto
nel
1631
su
disegno
di
Francesco
Richini
con
magnifica
facciata
.
L
'
interno
è
sontuosa
-
mente
decorato
,
ed
è
fornito
d
'
una
collezione
di
pitture
originali
di
Rubens
,
di
Cesare
Magno
da
Sesto
,
di
Wandick
e
di
altri
insigni
autori
.
L
'
albergo
Reichmann
,
che
è
di
contro
al
palazzo
Annoni
,
era
già
abitazione
del
generale
conte
Domenico
Pino
,
illustre
nelle
guerre
del
primo
impero
.
Poco
lungi
da
questo
luogo
,
verso
la
via
Unione
,
vedesi
una
casa
di
moderna
costruzione
,
la
cui
facciata
innesta
assai
bene
le
teste
dei
Visconti
colle
teste
di
cani
a
fregio
delle
soprapporte
e
dei
balconi
.
In
quest
'
area
era
il
palazzo
fatto
erigere
da
Luchino
Visconti
;
veniva
soprannominato
la
Casa
dei
Cani
,
essendo
ivi
che
i
Visconti
tenevano
rinchiusi
quei
cinque
mila
cani
,
i
quali
furono
cagione
di
molti
dolori
.
Era
questo
poi
l
'
edificio
che
comunicava
col
palazzo
ducale
,
come
abbiamo
veduto
parlando
del
reale
palazzo
.
Vicino
a
questa
casa
esiste
tuttora
la
soppressa
chiesa
di
San
Giovanni
in
Conca
con
facciata
che
mostra
la
sua
antichità
anteriore
al
secolo
XII
.
In
essa
era
la
statua
equestre
di
Barnabò
Visconti
,
che
vedesi
nel
museo
archeologico
.
Fu
in
questa
chiesa
che
il
feroce
Barnabò
aveva
fatto
collocare
il
cada
-
vere
di
sua
moglie
Regina
degli
Scaligeri
.
Dell
'
alta
torre
di
San
Giovanni
,
l
'
eruditissimo
dottor
fisico
Pietro
Moscati
trasse
profitto
per
formarvi
un
Osservatorio
astronomico
dei
più
accreditati
.
Lasciato
in
dono
al
Vicerè
Raineri
,
questi
lo
aggregava
ad
uso
del
Liceo
Beccaria
.
La
casa
vicina
,
che
nell
'
ornato
della
porta
ha
i
ritratti
in
marmo
di
Traiano
e
di
Tito
,
era
l
'
antico
palazzo
degli
Sforza
-
Visconti
,
edificato
sull
'
area
di
quello
di
Barnabò
.
Scuole
Comunali
.
Grandioso
edificio
eretto
a
spese
del
Comune
di
Milano
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
.
In
esso
sono
collocate
parecchie
scuole
comunali
.
Venne
terminato
nell
'
anno
1867
.
Palazzo
della
Somaglia
.
I1
palazzo
della
Somaglia
,
già
Mellerio
,
è
dell
'
architetto
Simone
Cantoni
.
Nell
'
interno
vi
sono
buone
pitture
,
e
tra
queste
una
Madonna
di
Sassoferrato
.
Adorna
questo
edificio
anche
una
bella
scultura
del
Fabris
,
rappresentante
Astianatte
cd
Andromaca
.
Il
generale
Massena
,
entrando
in
Milano
il
14
maggio
1796
coll
'
antiguardia
dell
'
esercito
repubblicano
francese
,
prendeva
stanza
in
questo
palazzo
.
Per
visitare
i
monumenti
che
sono
lungo
il
corso
San
Celso
è
d
'
uopo
percorrere
la
via
Rugabella
.
In
questa
via
era
la
casa
dei
Borromei
,
venduta
non
sono
moltissimi
anni
ai
signori
Valerio
e
Carpani
,
che
la
rifabbricarono
.
In
essa
nacque
il
cardinale
Federico
Borromeo
,
e
visse
e
morì
,
durante
la
lunga
vedovanza
,
la
contessa
Clelia
Borromeo
,
valente
nelle
matematiche
non
meno
della
contemporanea
Agnesi
.
Abitò
pure
in
questa
via
Gian
Giacomo
Trivulzio
,
maresciallo
di
Francia
.
Altra
casa
storica
è
quella
ove
ebbe
culla
Nicolò
Sfondrato
,
che
fu
poi
papa
col
nome
di
Gregorio
XIV
.
In
fondo
alla
via
Rugabella
sorge
una
colonna
;
essa
fa
innalzata
nel
1613
,
e
detta
di
San
Senatore
.
Rappresenta
Sant
'
Elena
coronata
che
tiene
fra
le
braccia
la
croce
.
Chiesa
di
Sant
'
Eufemia
.
La
chiesa
di
Sant
'
Eufemia
è
antichissima
;
fu
fondata
verso
il
478
da
San
Senatore
,
vescovo
di
Milano
,
presso
la
casa
di
sua
abitazione
.
Venne
rifabbricata
nel
XIV
secolo
sulle
basi
dell
'
antica
,
e
ridotta
dalla
gotica
forma
all
'
ordine
corintio
sul
principio
del
XVII
.
La
facciata
ha
un
bel
pronao
d
'
ordine
fonico
;
grande
ne
è
il
pregio
per
la
sua
elegante
semplicità
;
il
restante
al
di
sopra
è
di
ordine
composito
.
Possiede
la
chiesa
pitture
del
Tiziano
,
di
Marco
da
Oggiono
,
la
più
stimabile
di
questo
pittore
su
tavola
,
rappresentante
Sant
'
Eufemia
,
e
di
altri
.
Nell
'
anno
1870
si
intrapresero
lavori
su
disegno
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
per
la
rivendicazione
dell
'
antica
gotica
forma
.
Chiesa
di
San
Paolo
.
Del
vasto
monastero
di
Agostiniane
,
dette
Angeliche
,
sotto
il
titolo
di
San
Paolo
,
non
rimane
che
la
sola
chiesa
.
La
contessa
di
Guastalla
Lodovica
Torelli
fu
la
fon
-
datrice
di
questo
stabilimento
,
eretto
nel
1531
.
La
elegante
facciata
della
chiesa
fu
eseguita
su
di
-
segno
di
Giovan
Battista
Crespi
,
detto
il
Cerano
,
celebre
pittore
non
meno
elle
valente
architetto
.
Essa
è
ricca
d
'
ornamenti
giudiziosamente
distribuiti
.
I
bassorilievi
furono
dal
Cerano
medesimo
inventati
,
e
scolpiti
da
Gaspare
Vismara
,
dal
Lasagna
,
da
Andrea
Biffi
,
ecc
.
L
'
interno
del
tempio
,
ad
una
sola
nave
di
ordine
corintio
,
fu
saviamente
architettato
da
Galeazzo
Alessi
,
il
quale
disegnò
anche
il
fianco
del
medesimo
dalla
parte
di
Sant
'
Eufemia
.
Contiene
la
chiesa
pitture
dei
fratelli
Vincenzo
,
Giulio
ed
Antonio
Campi
e
del
Salmeggia
.
L
'
importanza
dei
capi
d
'
arte
che
vi
sono
raccolti
fece
sì
che
la
chiesa
di
San
Paolo
,
come
il
Monastero
Maggiore
,
venisse
conservata
nella
soppressione
generale
.
Chiesa
di
Santa
,
Maria
presso
San
Colse
.
Il
tempio
della
Madonna
presso
San
Celso
è
il
più
illustre
dei
nostri
santuari
per
la
sua
architettura
e
ricchezza
dei
capolavori
che
vi
si
veggono
.
E
antica
tradizione
che
Sant
'
Ambrogio
,
avendo
trovato
i
corpi
dei
Santi
Nazaro
e
Celso
,
facesse
erigere
in
quel
luogo
,
a
perpetuarne
la
memoria
,
un
pilastro
,
e
vi
volesse
dipinta
l
'
immagine
della
Vergine
col
figlio
,
che
tuttodì
si
venera
dai
fedeli
.
Il
pilastro
rimase
esposto
fino
all
'
anno
992
,
tempo
in
cui
Landolfo
fece
fabbricare
la
chiesa
e
monastero
di
San
Celso
.
Filippo
Maria
Visconti
,
nel
1429
,
fece
circondare
con
una
piccola
chiesa
quell
'
immagine
;
poi
,
crescendo
la
venerazione
del
santuario
,
Giovanni
Galeazzo
Maria
Sforza
,
nipote
di
Lodovico
il
Moro
,
pensò
di
edificare
la
chiesa
attuale
che
ebbe
principio
nel
1491
.
-
Il
disegno
di
questo
sontuoso
edificio
,
del
vestibolo
,
che
gli
sta
davanti
,
è
del
Bramante
.
La
facciata
,
costrutta
posteriormente
,
è
disegno
di
Galeazzo
Alessi
,
con
bassorilievi
e
sculture
,
quali
dello
Stoldo
fiorentino
,
quali
del
milanese
Annibale
Fontana
.
L
'
interno
mostra
una
dovizia
di
dipinti
di
Cesare
Procaccini
,
Gaudenzio
Ferrari
,
Paris
Bordone
,
A
.
Campi
,
Carlo
da
Urbino
,
Calisto
da
Lodi
,
Moretto
da
Brescia
e
Andrea
Appiani
,
di
cui
sono
anche
i
bellissimi
affreschi
della
cupola
.
L
'
Assunta
nella
sontuosa
cappella
della
Madonna
è
del
Fontana
.
L
'
altare
di
questa
cappella
e
quello
dell
'
altare
maggiore
sono
preziosi
.
Galeazzo
Alessi
disegnò
pure
gli
stalli
del
coro
,
che
furono
eseguiti
da
Paolo
Banza
milanese
.
Nell
'
attigua
chiesa
di
San
Celso
vedonsi
parecchi
avanzi
antichi
.
Scuola
Superiore
di
Agricoltura
.
(
Locale
di
San
Luca
)
.
Questa
scuola
,
istituita
per
iniziativa
della
Provincia
di
Milano
con
Reale
Decreto
10
aprile
1870
,
venne
aperta
il
2
gennaio
1871
col
concorso
del
Governo
,
della
Provincia
e
del
Municipio
;
ed
è
unica
finora
in
Italia
.
Il
locale
ove
essa
si
trova
ci
richiama
molte
memorie
patrie
.
Quivi
era
un
ospedale
per
gli
esposti
in
sostituzione
dello
Xenodochio
,
fondato
,
come
abbiamo
veduto
,
da
Dateo
in
San
Salvatore
:
era
chiamato
Ospedale
di
San
Celso
.
L
'
arcivescovo
Galdino
nel
1168
lo
ringrandì
col
patrimonio
del
consorzio
dei
poveri
.
E
qui
dall
'
ospedale
del
Brolio
si
trasferivano
gli
esposti
,
allorchè
pervenivano
ai
due
anni
;
disposizione
conservatasi
per
alcuni
secoli
.
Questo
ospedale
fu
anche
molto
favorito
da
Barnabò
Visconti
.
Riunito
il
Brefotrofio
nell
'
Ospedale
Maggiore
,
l
'
edificio
venne
nel
1750
comperato
dai
monaci
di
Sant
'
Ambrogio
,
e
nel
1765
convertito
in
un
bellissimo
monastero
di
Cistercensi
con
vago
e
comodo
locale
,
e
con
chiesa
dedicata
a
San
Luca
.
Soppressi
questi
frati
nel
1798
,
servì
di
ospedale
ai
soldati
francesi
,
tedeschi
e
cisalpini
,
e
quindi
di
quartiere
alle
milizie
veterane
cisalpine
.
Un
cartello
fu
posto
al
sommo
della
porta
così
espresso
:
AI
VETERANI
ED
INVALIDI
NAZIONALI
ONORE
E
RIPOSO
ANNO
IX
.
Nel
1801
,
il
generale
Pietro
Theulié
,
morto
il
19
giugno
1807
sotto
Colberg
,
in
allora
ministro
della
guerra
,
concepì
il
disegno
di
raccogliere
in
San
Luca
i
figli
dei
soldati
orfani
e
bisognosi
.
L
'
Istituto
di
beneficenza
fu
aperto
nell
'
anno
1802
,
e
durò
fino
al
1839
,
contenendo
oltre
250
alunni
gratuiti
,
e
50
a
pensione
.
Trasportato
altrove
l
'
Istituto
,
fu
qui
posta
una
casa
di
cadetti
,
che
cessò
il
22
marzo
1848
.
Servito
1'
edificio
a
diversi
usi
militari
,
nel
1859
di
ospedale
pei
soldati
feriti
francesi
ed
au
-
striaci
,
venivavi
nel
1861
insediato
un
Collegio
militare
,
che
nel
1869
fu
concentrato
in
quello
di
Napoli
.
Fuori
della
vicina
Porta
,
chiamata
Lodovica
da
Lodovico
il
Moro
,
che
è
una
delle
informi
di
Milano
,
trovansi
,
a
destra
,
le
officine
della
Impresa
del
gas
per
la
illuminazione
pubblica
e
privata
della
città
.
Ritornando
sul
Corso
di
Porta
Romana
per
le
vie
di
Sant
'
Eufemia
e
delle
Capre
si
trova
,
di
contro
a
quell
ultima
via
,
la
Chiesa
di
San
Nazaro
.
Questa
basilica
fu
edificata
nell
'
anno
382
da
Sant
'
Ambrogio
ad
onore
degli
Apostoli
;
quindi
detta
Nazariana
pel
corpo
di
S
.
Nazaro
in
essa
trasportato
.
Vuolsi
che
quivi
fosse
un
antico
teatro
,
e
che
la
chiesa
sortavi
venisse
pavimentata
con
marmi
africani
da
Sirena
,
moglie
di
Stilicone
.
Guasta
dal
fuoco
nel
1075
,
fu
ristaurata
con
archi
assai
tesi
,
ma
robusti
.
Forma
vestibolo
alla
chiesa
il
grandioso
edificio
sepolcrale
,
con
cappella
dedicata
alla
Vergine
.
Assunta
,
costrutto
nel
1518
dal
maresciallo
Gian
Giacomo
Trivulzio
,
soprannomato
il
Magno
,
che
,
vivo
,
volle
prepararsi
il
soggiorno
della
morte
..
.
La
facciata
di
questo
vestibolo
è
di
figura
quadrata
;
è
ornata
di
pilastri
dorici
con
base
attica
e
capitelli
un
poco
liberi
;
il
secondo
ordine
superiore
è
fonico
moderno
,
con
finestre
quadrate
,
tramezzate
da
colonnette
doriche
.
Il
vestibolo
ha
tre
porte
,
le
quali
danno
accesso
all
'
interno
,
di
figura
ottagona
,
semplice
e
conveniente
al
carattere
dell
'
edificio
.
San
Carlo
,
in
esecuzione
alle
deliberazioni
del
Concilio
Tridentino
,
fece
trasportare
le
ossa
del
Trivulzio
nel
deposito
sotterraneo
.
Dal
vestibolo
si
passa
al
tempio
,
stato
più
volte
ristaurato
e
rimodernato
.
E
in
una
sola
nave
in
forma
di
croce
latina
.
In
esso
vi
sono
di
pregevoli
pitture
di
Vitale
Sala
,
di
Carlo
Cane
,
di
Bernardino
Lanino
,
di
Gaudenzio
Ferrari
.
Il
14
dicembre
1870
furono
scoperti
nel
presbitero
alcuni
grandiosi
affreschi
,
altamente
lodati
,
del
pittore
Giuseppe
Ugolini
,
il
quale
,
in
costume
del
400
dell
'
éra
volgare
,
vi
effigiò
due
santi
arcivescovi
,
fra
i
molti
seppelliti
sotto
quell
'
altare
maggiore
;
essi
fiancheggiano
un
gran
dipinto
di
una
ventina
circa
di
figure
al
naturale
rappresentanti
San
Paolo
apostolo
che
nell
'
atrio
dell
'
areopago
d
'
Atene
predica
e
fa
conoscere
agli
Ateniesi
non
l
'
Ignoto
,
ma
il
vero
Dio
risorto
.
Vi
si
vede
Dionigi
l
'
areopagista
,
e
la
celebre
Damaride
,
convertita
da
quell
'
apostolo
.
Nella
cappella
di
San
Martoriano
,
architettata
,
come
quella
al
lato
del
Vangelo
,
da
Carlo
Ruzzi
nel
1653
,
è
sepolto
il
celebre
Manfredo
Settala
,
uomo
istrutto
e
raccoglitore
di
un
prezioso
museo
di
cose
naturali
,
che
vedemmo
in
parte
nella
Biblioteca
Ambrosiana
.
Altri
illustri
uomini
sono
in
San
Nazaro
sepolti
,
fra
cui
Venanzio
Oldrado
,
Clicerio
Landriano
,
Lazzaro
Beccardo
,
il
canonico
Torri
,
Carlo
Maggi
,
Domenico
Balestrieri
,
ecc
.
A
destra
dell
'
altare
maggiore
è
la
chiesuola
di
Santa
Caterina
alla
Ruota
,
di
stile
bramantesco
,
e
della
stessa
scuola
vuolsi
il
vestibolo
sopra
descritto
.
Essa
è
di
forma
rettangola
e
semplicissima
.
Vi
sono
pregevoli
dipinti
del
Lanino
,
e
pitture
su
vetri
,
sullo
stile
di
Alberto
Durero
,
che
si
credono
eseguite
da
Luca
d
'
Olanda
.
A
manca
di
San
Nazaro
sta
la
canonica
,
che
tra
i
suoi
fasti
vanta
il
soggiorno
fattovi
da
San
Domenico
.
Ospedale
Maggiore
ed
annessi
.
Prima
di
proseguire
pel
corso
di
Porta
Romana
è
d
'
uopo
visitare
l
'
Ospedale
Maggiore
.
Questo
stabilimento
di
pubblica
beneficenza
si
deve
alla
generosità
di
Francesco
Sforza
,
duca
di
Milano
,
e
della
moglie
di
lui
Bianca
Maria
Visconti
.
Per
la
costruzione
dell
'
ospedale
lo
Sforza
dava
un
proprio
palazzo
con
orto
e
una
rôcca
ai
deputati
della
città
,
e
ne
poneva
egli
stesso
con
grande
solennità
la
prima
pietra
il
4
aprile
1456;
.
e
con
Bianca
e
col
popolo
chiese
ed
ottenne
da
Pio
II
,
con
bolla
9
dicembre
145S
,
di
concentrare
nel
nuovo
ospedale
i
patrimoni
di
sette
piccoli
ancora
esistenti
;
epperò
fu
detto
Maggiore
.
Il
quale
avvenimento
venne
festeggiato
come
una
grande
ventura
:
un
'
epigrafe
e
due
quadri
,
tuttora
esistenti
presso
il
Luogo
Pio
,
ne
perpetuano
la
memoria
.
Si
vuole
che
nel
1460
fosse
già
l
'
ospedale
aperto
.
Antonio
Filarete
;
detto
l
'
Averulino
,
ne
fu
l
'
architetto
.
Lo
stile
è
gotico
.
La
fabbrica
primitiva
forma
un
quadrato
perfetto
con
quattro
cortili
,
con
portici
inferiori
e
superiori
.
Nel
centro
delle
crociere
l
'
architetto
collocò
una
cupola
,
formata
non
solo
ad
ornamento
,
ma
anche
per
una
più
copiosa
illuminazione
e
maggiore
aria
;
ed
in
questo
centro
pose
un
altare
isolato
a
comodo
degli
ammalati
.
A
fianco
di
essa
fabbrica
scorre
un
emissario
del
Naviglio
,
che
serve
agli
opportuni
usi
dell
'
ospedale
.
Del
Bramante
è
il
portico
che
si
presenta
a
destra
entrando
nel
gran
cortile
di
mezzo
,
stato
aggiunto
posteriormente
alla
fabbrica
di
Filerete
,
che
non
fu
terminata
in
un
sol
tempo
.
La
parte
di
mezzo
,
che
prospetta
la
via
Paletta
,
fu
edificata
in
conseguenza
al
testamento
18
maggio
1621
di
Giovanni
Pietro
Carcano
,
il
quale
lasciava
al
grande
Ospedale
l
'
usufrutto
della
metà
del
suo
ingentissimo
patrimonio
per
sedici
anni
,
che
salì
alla
somma
di
330,000
scudi
d
'
oro
,
equivalenti
all
'
incirca
a
quattro
milioni
di
lire
italiane
.
Quel
denaro
servì
appunto
all
'
ampliamento
del
fabbricato
dello
Sforza
.
Il
nuovo
edificio
venne
terminato
verso
l
'
anno
1642
.
Il
concetto
è
di
Fabio
Mangone
e
Francesco
Richini
,
i
quali
si
servirono
del
portico
esteriore
disegnato
dal
Bramante
fino
all
'
altezza
del
parapetto
,
cambiando
sotto
le
colonne
;
e
da
quella
disposizione
concepirono
l
'
idea
delle
altre
tre
parti
,
e
formarono
per
tal
modo
l
'
elegante
disegno
di
questo
maestoso
cortile
,
sorprendente
per
la
sua
vastità
,
per
la
ricchezza
delle
sculture
e
pei
doppi
portici
che
lo
circondano
,
con
colonne
d
'
ordine
jonico
moderno
al
piano
terreno
e
composito
al
superiore
.
Di
fronte
al
magnifico
ingresso
della
porta
maggiore
è
la
chiesa
di
buona
forma
,
ed
in
essa
si
ammirano
un
quadro
dell
'
Assunta
del
Guercino
,
e
due
altri
del
secolo
XV
della
Scuola
lombarda
,
che
rappresentano
le
cerimonie
dell
'
innalzamento
dell
ospedale
.
Nel
sotterraneo
di
questa
chiesa
sono
sepolti
parecchi
dei
caduti
nella
rivoluzione
milanese
del
marzo
1848
.
L
'
ala
sinistra
dell
'
ospedale
,
cioè
quella
verso
la
Porta
Vittoria
,
fu
eretta
in
sullo
spirare
dello
scorso
secolo
col
denaro
del
notaio
causidico
Giuseppe
Macchi
,
il
quale
,
dopo
una
vita
più
gretta
e
misera
che
mai
per
spilorcia
avarizia
,
lasciava
nel
1797
all
'
ospedale
un
assai
pingue
patrimonio
.
L
'
architetto
fu
l
'
ingegnere
Castelli
.
Si
conservano
in
quest
'
ospedale
i
ritratti
dei
benefattori
,
fra
i
quali
del
Tiziano
,
del
Procacciai
,
Traballesi
,
Hayez
,
ecc
.
,
ecc
.
,
che
nel
loro
assieme
rappresentano
la
storia
della
pittura
lombarda
dalla
fondazione
del
nosocomio
a
noi
.
Essi
,
ogni
biennio
,
vengono
esposti
alla
pubblica
vista
sotto
i
portici
del
grande
cortile
,
e
precisamente
nel
giorno
25
marzo
;
e
in
questo
anno
(
1871
)
appunto
se
ne
fa
l
'
esposizione
.
All
'
Ospedale
Maggiore
sono
riuniti
il
Luogo
Pio
di
Santa
Corona
,
di
cui
tenemmo
parola
,
descrivendo
la
Biblioteca
Ambrosiana
;
non
che
l
'
ospizio
degli
Esposti
e
delle
Partorienti
;
il
locale
di
Sant
'
Antonino
,
per
le
deliranti
e
le
pazze
;
di
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
per
le
croniche
,
ecc
.
Palazzo
Venini
.
Nella
vicina
via
di
Chiaravalle
evvi
il
palazzo
Venini
,
il
quale
è
di
elegante
architettura
:
fu
ristaurato
non
sono
molti
anni
.
Palazzo
Greppi
.
-
-
In
via
Sant
'
Antonio
,
dicontro
alla
chiesa
omonima
,
vi
è
il
palazzo
Greppi
,
il
cui
architetto
fu
il
Piermarini
.
Vi
hanno
nell
'
interno
di
esso
grandiose
sale
;
una
di
queste
,
d
'
ordine
corintio
,
fu
ornata
dall
'
Albertolli
,
dal
Franchi
,
da
M
.
Knoller
,
ed
altre
vennero
affrescate
da
Calani
,
Traballesi
,
Appiani
.
Chiesa
di
Sant
'
Antonio
.
La
chiesa
di
Sant
'
Antonio
rimonta
al
secolo
XIV
,
venne
ricostruita
nel
XVII
su
disegno
di
Francesco
Richini
:
è
in
una
sola
nave
d
'
ordine
corintio
.
Conserva
tuttavia
dell
'
antico
il
campanile
,
il
più
bel
lavoro
gotico
di
Milano
dopo
quello
di
San
Gottardo
e
di
Sant
'
Eustorgio
.
Per
ammirare
questo
campanile
è
d
'
uopo
recarsi
nella
via
Bergamini
.
L
'
interno
ha
buoni
dipinti
dei
fratelli
Carloni
,
del
Moncalvo
,
di
A
.
Figini
,
di
C
.
Procaccini
,
di
Del
Cairo
,
del
Bernardino
Campi
,
di
F
.
Gallizia
,
di
E
.
Salmoggia
,
di
Carlo
Cani
,
di
A
.
Caracci
,
di
Palma
il
giovane
,
ecc
.
Ritornando
sul
Corso
di
Porta
Romana
devonsi
ammirare
sulla
facciata
della
casa
,
a
destra
,
portante
il
numero
54
,
alcuni
avanzi
antichi
,
che
già
appartenevano
alla
porta
clic
venne
eretta
colà
nell
'
anno
1171
dai
Consoli
milanesi
a
memorare
il
fatto
avventuroso
del
ristabilimento
dei
cittadini
nella
patria
,
succeduto
il
27
aprile
1167
per
opera
dei
confederati
lombardi
,
guidati
da
un
frate
Jacopo
.
La
porta
fu
di
-
strutta
per
ordine
dell
'
imperatore
Leopoldo
II
nell
'
anno
1791
.
In
pari
tempo
si
demolì
la
torretta
colle
carceri
ch
'
era
lì
presso
,
innalzata
da
Luchino
Visconti
,
la
quale
tenne
pur
rinchiusa
Margherita
Pusterla
.
Chiesa
di
San
Calimero
.
La
chiesa
di
San
Calimero
,
che
trovasi
a
destra
non
lungi
dal
ponte
di
Porta
Romana
,
vuolsi
fabbricata
nel
secolo
XII
nell
'
area
ove
esisteva
mi
tempio
di
Apollo
,
la
statua
del
quale
fu
distrutta
dallo
stesso
San
Calimero
.
L
'
interno
del
tempio
fu
rifatto
dal
Richini
.
Nello
scurolo
vedesi
il
pozzo
ove
,
secondo
la
tradizione
,
fu
gettato
il
corpo
di
Calimero
.
Di
rimarchevole
in
questo
tempio
non
vi
è
che
una
pittura
di
Carlo
Cane
,
e
una
memoria
del
Tempesta
,
celebre
pittore
di
paesi
e
di
marmi
,
ivi
sepolto
.
Vicino
a
San
Calimero
è
il
collegio
di
Santa
Sofia
delle
Salesiane
.
Riformatorio
della
Gioventù
.
In
fondo
alla
via
San
Calimero
evvi
il
Riformatorio
del
-
la
Gioventù
,
già
Pia
Casa
di
Patronato
pei
carcerati
e
liberati
dal
carcere
.
Scopo
della
istituzione
,
approvata
dal
Governo
con
decreto
4
aprile
1854
,
per
iniziativa
del
sacerdote
Giovanni
Spagliardi
,
è
di
visitare
i
carcerati
per
confortarli
alla
rassegnazione
,
migliorarli
con
assidue
istruzioni
,
e
indurli
a
ravvedimento
;
di
prestare
assistenza
e
sussidio
ai
liberati
dal
carcere
che
danno
speranza
di
emenda
,
accogliendo
in
apposito
ospizio
quelli
fra
essi
che
per
le
loro
particolari
circostanze
richiedono
questo
speciale
patrocinio
;
di
provvedere
di
stabile
alloggio
i
detti
individui
quando
offrano
sufficiente
guarentigia
di
buona
condotta
e
si
possano
credere
stabilmente
emendati
.
Nello
scorso
anno
1870
venne
il
Riformatorio
sottoposto
ad
un
nuovo
Statuto
.
Il
progetto
di
questo
edificio
è
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
.
Allungandosi
per
la
via
Quadronno
,
a
destra
uscendo
dal
Riformatorio
,
allo
sbocco
presentasi
il
Civico
collegio
Calchi
-
Taeggi
.
Il
collegio
Calchi
-
Taeggi
dipende
dal
Municipio
per
Reale
decreto
19
settembre
1861
.
Trovasi
quivi
fino
dall
'
anno
1795
.
Esso
è
l
'
unione
del
Collegio
Calchi
,
fondato
verso
il
1500
da
Bartolomeo
Calchi
in
via
Borgonovo
,
e
del
collegio
Taeggi
,
fondato
nel
1559
dal
conte
palatino
Ambrogio
Taeggi
nel
convento
di
San
Simone
.
L
'
unione
avvenne
per
decreto
di
Leopoldo
del
20
giugno
1792
.
Questo
Istituto
serve
per
gli
studi
ginnasiali
,
tecnici
e
liceali
,
di
lingua
,
ecc
.
E
regolato
da
civici
amministratori
,
e
diretto
da
un
rettore
,
da
un
censore
di
disciplina
,
ecc
.
Ha
otto
piazze
gratuite
e
venti
a
metà
pensione
.
L
'
edificio
fu
rimodernato
con
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
.
Chiesa
di
Santa
Maria
del
Paradiso
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
del
Paradiso
possiede
quadri
di
Francesco
Fabbrica
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Domenico
Pellegrini
;
nella
vò1ta
Ferdinando
Porta
dipinse
l
'
Assunta
.
Nelle
vicinanze
evvi
l
'
altra
chiesa
di
San
Pietro
dei
Pellegrini
;
Barnabò
Visconti
aveva
unito
ad
essa
uno
spedale
pel
ricovero
dei
poveri
pellegrini
,
i
quali
venivano
per
due
giorni
alloggiati
ed
alimentati
.
Teatro
Carcano
.
Il
teatro
Carcano
,
così
chiamato
dal
nome
del
proprietario
,
fu
eretto
su
disegno
del
Canonica
nel
1805
,
ove
antica
-
mente
esisteva
la
chiesa
coll
'
ospedale
di
San
Lazzaro
,
convertito
nel
1498
in
convento
di
monache
domenicane
,
soppresse
nel
1799
.
Il
teatro
è
armonico
,
però
non
troppo
elegante
.
Agli
amatori
di
fiori
consigliamo
una
visita
al
giardino
di
casa
Pertusati
,
che
è
rimpetto
al
teatro
.
Ha
una
pregevole
raccolta
botanica
.
Civica
Palestra
.
Poco
lungi
dal
teatro
Carcano
,
a
destra
,
è
la
Civica
Palestra
,
eretta
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
,
ed
inaugurata
or
sono
pochi
anni
.
Serve
agli
esercizi
ginnici
degli
allievi
,
specialmente
delle
scuole
comunali
.
Porta
Romana
.
L
'
antichissima
Porta
Romana
era
dedicata
ad
Apollo
.
L
'
attuale
fu
fatta
costruire
dai
Milanesi
nell
'
anno
1598
su
disegno
di
Martino
Bassi
pel
ricevimento
di
Margherita
d
'
Austria
,
destinata
sposa
a
Filippo
III
di
Spagna
.
E
di
ordine
dorico
bugnato
,
ed
era
già
fortificata
.
Venne
ristaurata
nel
1794
.
Entrarono
per
essa
parecchi
principi
e
sovrani
,
e
il
generale
Bonaparte
,
vincitore
degli
Austriaci
,
nel
giorno
14
maggio
1796
.
In
quell
'
occasione
vi
venne
posta
la
seguente
iscrizione
:
ALLA
VALOROSA
ARMATA
FRANCESE
DAL
SUPREMO
GENERALE
BONAPARTE
GUIDATA
AL
TRIONFO
CHE
NEL
GIORNO
14
MAGGIO
1796
PER
QUESTA
VIA
PORTO
'
LA
LIBERTA
'
ALL
'
INSUBRIA
IL
POLOLO
MILANESE
MEMORE
E
RICONOSCENTE
.
Questa
epigrafe
fu
tolta
al
ritorno
degli
Austriaci
.
Linea
H
.
(
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
Porta
Vittoria
)
.
MONUMENTI
,
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
:
Monumento
a
Beccaria
.
Palazzo
di
Giustizia
.
Colonna
di
Porta
Vittoria
.
Luogo
Pio
Trivulzio
.
Palazzo
Sormani
.
Collegio
della
Guastalla
.
Riformatorio
della
Pace
.
Edificio
di
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
,
Orfanotrofio
maschile
.
Porta
Vittoria
.
CHIESE
.
Santo
Stefano
.
San
Bernardino
.
San
Barnaba
.
Santa
Prassede
.
San
Pietro
in
Gessate
.
TEATRI
,
Gerolamo
.
ALBERGHI
ECC
,
Passarella
.
Monumento
a
Cesare
Beccaria
.
Nel
mezzo
della
nuova
Piazza
dedicata
a
Cesare
Beccaria
sorge
un
monumento
a
quel
grande
filantropo
nostro
concittadino
.
La
solenne
inaugurazione
di
esso
ebbe
luogo
il
giorno
19
marzo
1871
.
E
lavoro
peregrino
dello
scultore
Giuseppe
Grandi
.
La
statua
del
Beccaria
posa
su
ampio
piedestallo
rettangolare
di
granito
;
i
quattro
lati
di
questo
presentano
due
bassorilievi
in
bronzo
,
la
Civiltà
ed
il
Tempo
,
che
stende
un
velo
sugli
emblemi
del
barbarismo
,
e
due
iscrizioni
.
La
prima
di
queste
suona
così
....
Italiani
e
Stranieri
eressero
,
augurando
che
il
voto
13
marzo
1865
della
Camera
dei
Deputati
per
l
'
ABOLIZIONE
DELLA
PENA
DI
MORTE
sia
tradotto
in
legge
.
E
l
'
altra
il
seguente
brano
dello
stesso
Beccaria
:
....
Se
dimostrerò
non
essere
la
pena
di
morte
nè
utile
,
nè
necessaria
,
avrò
vinto
la
causa
dell
'
umanità
.
Attorno
alla
base
della
statua
vi
è
scolpito
:
Cesare
Beccaria
nato
in
Milano
il
15
marzo
1738
Morto
il
28
novembre
1794
Inaugurato
il
19
marzo
1871
.
Palazzo
di
Giustizia
.
Il
palazzo
di
Giustizia
,
ora
del
Tribunale
Civile
e
Correzionale
,
è
di
un
'
imponente
e
ben
intesa
architettura
,
in
-
dicante
il
carattere
del
luogo
;
il
cortile
,
a
doppio
porticato
,
è
pur
grazioso
.
Venne
questo
edificio
fatto
innalzare
nell
'
anno
1605
su
disegno
di
Vincenzo
Seregni
,
per
ordine
di
Pietro
Enrico
Azevedo
,
conte
di
Fuentes
,
governatore
di
Milano
per
Filippo
III
di
Spagna
,
come
lo
indicavano
due
epigrafi
latine
tolte
nel
1796
.
Allorchè
si
demolirono
le
prigioni
del
Podestà
alla
Piazza
dei
Mercanti
,
queste
carceri
furono
dilatate
e
fortificate
con
una
cinta
soda
e
massiccia
di
muro
.
Nel
1796
si
levarono
le
tredici
armi
rappresentanti
gli
stemmi
di
diversi
fiscali
,
capitani
e
vicari
di
giustizia
,
ed
al
luogo
delle
accennate
epigrafi
,
venne
sostituito
l
'
assioma
del
celebre
Gaetano
Filangeri
,
che
è
il
seguente
:
LO
SPAVENTO
DEL
MALVAGIO
DEVE
ESSERE
COMBINATO
COLLA
SICUREZZA
DELL
'
INNOCENTE
Nell
'
anno
1815
dagli
Austriaci
era
fatto
scomparire
sotto
uno
strato
di
calcina
;
e
non
fu
che
nel
marzo
1871
che
,
mercè
l
'
iniziativa
di
un
capo
della
magistratura
milanese
,
rivisse
.
Superiormente
alla
porta
vedesi
un
terrazzo
donde
pubblicavansi
i
bandi
e
le
sentenze
.
Teatro
Gerolamo
.
In
sostituzione
di
demolito
teatro
,
disegno
del
Canonica
,
veniva
,
nell
'
anno
1868
,
costruito
l
'
attuale
su
disegno
dell
'
architetto
Ambrogio
Spinella
.
Fu
inaugurato
nel
1869
.
Il
teatro
è
elegante
:
conserva
un
bel
telone
dipinto
dal
Vacca
,
rappresentante
la
caduta
di
Ippolito
.
Serve
a
spettacoli
di
burattini
colla
maschera
di
Gerolamo
,
protagonista
monferrino
.
Può
anche
servire
per
attori
.
Chiesa
di
Santo
Stefano
.
La
chiesa
di
Santo
Stefano
è
antichissima
,
ed
era
prima
detta
di
San
Zaccaria
.
La
fondazione
viene
attribuita
all
'
arcivescovo
San
Martiniano
,
il
quale
vi
fu
seppellito
nel
433
.
Il
primitivo
tempio
venne
distrutto
nel
1075
da
un
forte
incendio
;
rifatto
,
ma
non
colla
vaghezza
e
maestà
del
precedente
,
l
'
arcivescovo
Visconti
volle
che
fosse
ricostruito
su
disegno
di
Aurelio
Trezzi
.
Federico
Borromeo
lo
fece
perfezionare
nel
1596
.
Contiene
l
'
interno
di
buone
pitture
di
G
.
Cesare
Procacciai
,
di
Federico
Bianchi
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Del
Cairo
,
del
Fiammenghini
,
di
Francesco
Casella
,
ecc
.
Girolamo
Quadrio
,
nel
1642
,
alzò
1'
attuale
campanile
di
bella
forma
archi
-
tettonica
.
Il
26
dicembre
1476
,
all
'
ingresso
di
questa
chiesa
,
fu
assassinato
il
duca
Galeazzo
Maria
Sforza
per
opera
dell
'
Olgiati
,
del
Visconti
e
del
Lampugnani
.
La
Piazza
di
Santo
Stefano
serve
al
mercato
del
pesce
,
selvaggiume
,
pollame
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Bernardino
.
Presso
Santo
Stefano
trovasi
la
chiesa
di
San
Bernardino
,
eretta
nel
1696
.
Superiormente
all
'
atrio
di
essa
evvi
un
particolare
oratorio
,
ove
esistono
giovanili
lavori
di
Andrea
Appiani
.
Giovanni
V
,
re
di
Portogallo
,
fece
levare
il
disegno
di
questa
chiesa
per
erigerne
altra
a
Lisbona
.
Attiguo
vi
è
un
Ossario
,
in
cui
vedesi
una
bizzarra
decorazione
di
ossa
e
di
teschi
umani
,
che
il
volgo
crede
dei
cristiani
morti
dagli
Ariani
al
tempo
di
Sane
Ambrogio
;
ma
noi
non
dubitiamo
a
supporre
vengano
dall
'
ospedale
del
Brolio
,
detto
(
li
San
Giobbe
.
E
un
ornamento
che
dovrebbe
ormai
scomparire
.
Colonna
di
Porta
Vittoria
.
Dalla
via
di
San
Bernardino
,
recandosi
al
Verziere
,
o
mercato
delle
erbe
,
trovasi
una
colonna
di
granito
.
Essa
venne
fatta
erigere
nel
1576
da
San
Carlo
,
su
disegno
del
Pellegrini
,
in
onore
di
San
Martiniano
.
La
statua
del
Redentore
è
del
Vismara
.
Questa
colonna
è
ora
sacra
alla
libertà
di
Milano
.
Attorno
al
piedestallo
di
essa
,
su
lapidi
di
bronzo
,
collocate
il
18
marzo
1861
a
cura
del
Municipio
,
trovansi
incisi
i
nomi
dei
morti
nella
gloriosa
rivoluzione
del
marzo
1818
.
Evvi
pure
la
seguente
epigrafe
:
CITTADINI
ONORATE
LA
MEMORIA
DEI
VOSTRI
CHE
A
18
MARZO
1848
SI
LEVARONO
NEL
NOME
D
'
ITALIA
E
TRIONFATA
L
'
AUSTRIACA
TENACIA
COLLA
VIRTU
'
DEL
VOLERE
QUESTE
VIE
RIBATTEZZARONO
PRIME
COL
SANGUE
E
COLLA
VITTORIA
MDCCCLX
.
Ai
22
marzo
il
popolo
trae
quivi
a
deporre
corone
e
fiori
.
Luogo
Pio
Trivulzi
.
Il
Pio
Albergo
Trivulzi
trovasi
nella
vicina
via
della
Signora
.
Questo
istituto
di
beneficenza
lo
si
deve
al
principe
Tolomeo
Trivulzi
,
il
quale
,
con
testamento
23
agosto
1766
,
ordinò
si
convertisse
il
suo
palazzo
in
casa
di
rifugio
poi
vecchi
d
'
ambo
i
sessi
nativi
di
Milano
o
domiciliativi
da
dieci
anni
almeno
,
resi
inetti
,
per
età
settuagenaria
,
a
procurarsi
col
lavoro
la
sussistenza
.
L
'
ospizio
fa
aperto
il
1°
gennaio
1771
,
e
venne
poscia
ampliato
con
altre
elargizioni
.
Ora
vi
sono
ricoverati
oltre
400
vecchi
fra
maschi
e
femmine
.
In
quest
'
ospizio
morì
,
il
9
gennaio
1799
,
1'
illustre
Gaetana
Agnesi
,
e
vi
fu
il
21
marzo
1812
trasportata
la
salma
del
principe
Trivulzi
,
che
era
nella
chiesa
de
'
Cappuccini
a
Porta
Orientale
.
Palazzo
Sormani
.
Passato
il
ponte
di
Porta
Vittoria
,
a
destra
voltando
,
vedesi
il
palazzo
Sormani
.
Esso
fu
eretto
su
disegno
licenzioso
,
ed
apparteneva
alla
famiglia
patrizia
Monti
.
Quivi
nacque
Cesare
Monti
,
che
fu
arcivescovo
di
Milano
,
non
che
il
fratello
di
lui
,
Marco
Antonio
,
presidente
del
Magistrato
di
Sanità
,
e
benemerito
per
savio
provvidenze
e
per
civile
coraggio
durante
la
peste
1630
.
Estinta
la
fa
-
miglia
Monti
passò
il
palazzo
all
'
Andreani
,
e
quindi
,
estinta
pur
questa
,
alla
Sormani
.
Collegio
della
Guastalla
.
Nel
parlare
della
chiesa
di
San
Paolo
,
abbiamo
accennato
alla
contessa
della
Guastalla
Lodovica
Torelli
.
E
alla
stessa
che
devesi
questo
collegio
,
fondato
nell
'
anno
1557
,
per
l
'
educazione
civile
e
religiosa
di
donzelle
milanesi
nobili
e
povere
.
Esso
è
il
più
antico
di
questa
specie
.
Chiesa
di
San
Barnaba
.
La
chiesa
di
San
Barnaba
,
eretta
prima
del
secolo
XII
,
venne
ricostruita
nel
1545
su
disegno
di
Giacomo
Antonio
Morigia
.
E
di
ordine
corintio
con
tre
altari
da
ciascun
lato
,
comodo
presbiterio
e
coro
.
Vi
sono
buone
pitture
di
Aurelio
Luini
,
Carlo
Urbino
,
del
Lomazzo
,
di
C
.
Procaccini
,
ecc
.
Poco
discosto
da
San
Barnaba
,
verso
la
Porta
Romana
,
eravi
un
chiostro
di
Templari
;
ivi
prese
alloggio
Barbarossa
sì
nel
primo
che
nel
secondo
assedio
di
Milano
.
Riformatorio
alla
Pace
.
Questo
Riformatorio
,
regolato
come
quello
di
cui
abbiamo
parlato
,
era
già
Istituto
di
Santa
Maria
della
Pace
pei
giovanetti
traviati
,
fondato
dal
religioso
comasco
Paolo
Marchiondi
,
ed
aperto
nel
1841
.
La
chiesa
è
di
gotica
architettura
;
fu
fondata
nel
1466
da
un
tal
Amadeo
,
cavaliere
portoghese
,
frate
francescano
,
che
andava
per
la
città
gridando
pace
,
pace
,
onde
far
cessare
i
dissidi
tra
'
Milanesi
;
e
perciò
detta
della
Pace
.
Il
duca
Galeazzo
Maria
Sforza
ed
altri
somministrarono
di
poi
i
soccorsi
per
terminarla
.
Vi
sono
in
essa
pitture
,
pur
troppo
in
deperimento
,
del
Luini
,
del
Semini
,
di
Marco
d
'
Oggionno
;
una
copia
della
Cena
di
Leonardo
,
fatta
dal
Lomazzo
.
Presso
questo
luogo
evvi
una
caserma
di
soldati
di
fanteria
:
era
quel
fabbricato
già
convento
di
monache
agostiniane
,
dette
di
San
Filippo
.
Fu
in
esso
che
Napoleone
I
fondò
,
nel
1810
,
il
reale
Collegio
delle
Fanciulle
.
Edificio
di
San
Michele
.
In
fondo
alla
via
,
presso
il
bastione
a
destra
,
presentasi
un
edificio
di
forma
quasi
circolare
:
è
desso
San
Michele
ai
nuovi
sepolcri
,
succursale
dell
'
Ospedale
Maggiore
.
Questo
fabbricato
risale
al
1698
,
eretto
su
disegno
dell
'
ingegnere
Attilio
Arigone
.
Consiste
in
una
chiesa
a
croce
greca
,
con
cupola
nel
centro
,
la
quale
oggidì
forma
soltanto
il
corpo
di
mezzo
dell
'
edificio
.
Fu
innalzato
per
la
tumulazione
dei
cadaveri
dell
'
ospedale
.
In
seguito
si
formò
il
magnifico
portico
all
'
in
-
torno
della
chiesa
,
nel
quale
si
pose
un
continuato
numero
di
sepolcri
più
alti
da
terra
,
a
fine
di
preservarli
dall
'
acqua
sorgente
.
Il
disegno
di
questo
porticato
è
dell
'
architetto
Francesco
Croce
,
perfezionato
nell
'
anno
1731
.
Cessò
quivi
la
tumulazione
in
conseguenza
della
legge
di
Giuseppe
II
,
che
prescriveva
la
sepoltura
dei
cadaveri
fuori
città
.
Sotto
il
Regno
Italico
si
pensava
di
convertire
quest
'
edificio
in
Panteon
per
gli
uomini
illustri
.
Chiesa
di
Santa
Prassede
.
Questa
chiesa
fu
fondata
da
San
Carlo
nell
'
anno
1579
con
ritiro
per
le
Cappuccine
;
nel
1782
vi
subentrarono
le
Benedettine
di
Santa
Radegonda
,
secolarizzate
dalla
Repubblica
Cisalpina
.
La
chiesa
conserva
tuttodì
due
bellissimi
quadri
,
uno
di
Simone
Preterazzano
,
l
'
altro
di
G
.
Cesare
Procaccini
.
Il
convento
,
che
eravi
annesso
,
fu
convertito
sotto
il
Regno
Italico
in
caserma
di
soldati
,
e
tuttodì
serve
a
tale
uso
.
Chiesa
di
San
Pietro
in
Gessate
.
Da
una
nobile
famiglia
di
Gessate
,
o
Glassiate
,
si
vuole
fondata
questa
chiesa
nel
1344
con
monastero
di
Umiliati
,
nel
quale
chiostro
,
nel
1436
,
succedettero
i
Maurini
,
in
ultimo
i
Somaschi
.
La
chiesa
è
in
tre
navi
,
di
gotica
architettura
,
alquanto
sformata
nei
tempi
posteriori
.
Il
coro
fu
innalzato
nell
'
anno
1450
,
di
poi
ingrandito
nel
1640
.
V
'
hanno
in
questo
tempio
pitture
del
Luini
,
del
Crespi
,
del
Caravaggino
,
del
Lanzani
,
del
Moncalvo
,
dello
Zenale
,
del
Civerchio
,
del
Vajani
e
del
Buttinoni
.
La
Madonna
col
Bambino
si
crede
del
Bramante
.
Nell
'
ultima
cappella
è
pur
degno
di
osservazione
il
monumento
della
famiglia
Griffi
.
Orfanotrofio
Maschile
.
Il
convento
di
San
Pietro
in
Gessate
coi
grandi
chiostri
,
attribuiti
al
Bramante
,
per
decreto
22
giugno
1772
,
venne
da
Maria
Teresa
donato
all
'
Orfanotrofio
Maschile
,
fondato
in
via
Crocifisso
nel
1533
da
Girolamo
Miani
.
Il
patrimonio
di
quest
'
Istituto
,
che
può
calcolarsi
a
tre
milioni
,
è
frutto
di
doni
e
di
lasciti
di
molti
benefattori
.
I
ricoverati
sono
in
numero
di
250
circa
.
Vi
si
accettano
dagli
anni
sette
ai
dieci
,
e
vi
rimangono
sino
ai
diciotto
;
vengono
istruiti
nelle
materie
proprie
delle
classi
elementari
,
nel
disegno
;
ed
avviati
nelle
arti
meccaniche
;
alcuni
,
i
più
idonei
,
vi
apprendono
anche
la
musica
istrumeutale
,
la
ginnastica
e
i
militari
esercizi
.
Ai
tempi
della
Repubblica
Cisalpina
questi
orfani
vennero
soldatescamente
disciplinati
:
formarono
un
battaglione
,
che
fu
denominato
Battaglione
della
Speranza
.
Nelle
cinque
giornate
del
marzo
1848
gli
orfanelli
prestarono
pure
un
grande
servizio
alla
patria
;
parte
di
essi
stettero
alle
barricate
,
parte
servirono
alla
trasmissione
degli
ordini
dei
capi
della
insurrezione
da
un
punto
all
'
altera
del
-
la
città
..
Porta
Vittoria
.
-
-
La
Porta
Vittoria
,
così
denominata
in
memoria
della
vittoria
riportata
nel
1848
dai
Milanesi
sulle
soldatesche
austriache
,
chiamavasi
prima
Tosa
.
L
'
origine
di
questo
nome
non
è
dagli
storici
ben
definita
.
Il
più
probabile
è
che
possa
derivare
da
Tusca
,
perchè
in
antiche
carte
viene
chiamata
Tusa
e
non
Tosa
.
Dalla
cittadinanza
si
fanno
voti
perchè
il
Municipio
abbia
a
ricostruire
questa
Porta
e
renderla
degna
del
gran
fatto
al
quale
è
stata
dedicata
.
Fuori
la
città
,
non
molto
lungi
,
evvi
l
'
ospedale
dei
pazzi
,
detto
la
Senavra
.
Il
locale
era
altre
volte
convento
di
Gesuiti
.
Linea
I
.
(
Colore
rosa
.
Dalla
Porta
Ticinese
alla
Porta
Garibaldi
)
.
(
1
.
Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
P
.
a
Ticinese
)
.
MONUMENTI
EDIFICI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Ginnasio
e
Liceo
Beccaria
.
Palazzo
Trivulzi
.
Congregazione
di
Carità
.
Istituto
Tecnico
.
Colonne
di
San
Lorenzo
.
Arco
di
Porta
Ticinese
.
Barriera
.
Bagni
pubblici
.
Stazione
Milano
-
Vigevano
.
La
Conca
in
via
Arena
.
Istituti
dei
Sordo
-
Muti
.
Casa
d
'
Industria
.
CHIESE
.
San
Satiro
.
Santa
Maria
Beltrade
.
San
Sebastiano
.
Sant
'
Alessandro
.
San
Michele
alla
Chiusa
.
San
Giorgio
in
Palazzo
.
San
Sisto
.
San
Lorenzo
.
Sant
'
Eustorgio
.
Santa
Maria
della
Vittoria
.
San
Calocero
.
TEATRI
.
Re
(
nuovo
)
.
ALBERGHI
.
Cappello
.
Falcone
.
Pozzo
.
Gran
Bretagna
.
Gran
Parigi
.
D
'
Italia
.
Chiesa
di
Santa
Maria
presso
San
Satiro
.
-
-
La
chiesa
di
Santa
Maria
presso
San
Satiro
affermasi
innalzata
nell
'
anno
869
dall
'
arcivescovo
Ansperto
Confalonieri
,
ove
era
una
sua
casa
eretta
sull
'
area
di
un
tempio
romano
,
e
che
de
-
dicò
a
San
Satiro
.
Un
fatto
singolare
diede
il
nome
di
Santa
Maria
alla
chiesa
,
ed
origine
all
'
edificazione
dell
'
attuale
,
chè
mal
si
attribuisce
al
Bramante
,
e
molto
meno
al
Suardi
,
suo
scolaro
.
Prima
della
venuta
in
Milano
del
Bramante
la
chiesa
era
già
in
costruzione
.
Non
tornerà
discaro
sapere
il
fatto
accennato
.
Nel
1242
,
un
tal
Masazio
,
uscendo
furioso
da
una
casa
da
giuoco
,
ove
aveva
perduto
tutto
il
suo
avere
,
si
fece
a
passare
per
la
via
del
Falcone
.
Ivi
vedendo
l
'
immagine
della
Madonna
,
che
era
sul
muro
esterno
della
chiesa
di
San
Satiro
,
cieco
d
'
ira
,
le
scagliò
una
coltellata
,
che
colse
nel
collo
il
Bambino
.
Narra
la
tradizione
che
dal
quadro
stillasse
sangue
.
La
voce
dell
'
avvenuto
,
propagatasi
tosto
,
fuvvi
gran
ressa
alla
via
del
Falcone
;
la
Madonna
venne
posta
nella
chiesa
,
e
da
quel
giorno
la
divozione
andò
crescendo
.
La
chiesa
è
formata
di
tre
navi
,
in
figura
di
croce
mozza
,
non
essendovi
,
cagione
l
'
attigua
pubblica
via
,
spazio
pel
coro
;
onde
l
'
architetto
vi
surrogò
una
prospettiva
a
'
rilievo
di
mirabile
effetto
;
opera
assai
lodata
dal
Vasari
e
da
altri
.
Dell
'
antichissimo
tempio
evvi
un
avanzo
nella
cappella
della
crociera
a
sinistra
,
verso
la
via
del
Falcone
,
con
quattro
colonne
di
materia
,
dimensione
e
capitelli
differenti
,
raccolti
da
edifici
anteriori
,
come
allora
si
soleva
.
In
questa
cappella
vi
è
anche
un
bel
lavoro
in
plastica
del
Caradosso
Foppa
.
La
sagrestia
è
un
tempietto
ottagono
del
Bramante
,
somma
,
mente
lodato
dal
Vasari
e
dal
Milizia
.
Fu
assai
bene
ristaurato
nel
1857
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
pitture
del
Boltraffio
,
del
Borgognone
,
del
Bramantino
,
di
Gaetano
Vaccani
,
ecc
.
-
-
Quanto
prima
si
darà
mano
alla
costruzione
della
facciata
del
tempio
,
ancora
in
rustico
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Giuseppe
Vandoni
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Beltrade
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
Beltrade
fu
fondata
da
una
contessa
Beltrado
nell
'
anno
836
,
e
ristaurata
nel
1717
,
e
da
ultimo
,
da
Giacomo
Moraglia
,
nel
1855
con
buoni
affreschi
.
Una
rozza
scultura
,
che
prima
vedevasi
sulla
porta
maggiore
,
ora
da
un
canto
,
rappresenta
l
'
immagine
che
chiamavasi
Idea
;
essa
era
il
simbolo
di
una
processione
che
sino
all
'
anno
1586
soleva
farsi
nel
giorno
della
Purificazione
da
questa
chiesa
alla
Metropolitana
.
Chiesa
di
San
Sebastiano
.
La
chiesa
di
San
Sebastiano
,
di
proprietà
del
Comune
,
è
opera
del
Pellegrini
,
e
devesi
la
sua
erezione
al
voto
fatto
dai
Milanesi
durante
la
peste
dell
'
anno
1576
.
La
prima
pietra
fu
posta
da
San
Carlo
.
E
di
forma
circolare
,
ed
una
delle
più
belle
che
vanti
Milano
.
Magnifica
è
la
parte
esterna
,
ornata
di
lesene
binate
,
d
'
ordine
dorico
,
con
cornice
elegantemente
lavorata
;
l
'
ordine
jonico
si
vede
superiormente
all
'
attico
praticabile
.
La
cupola
torreggia
sopra
questo
secondo
ordine
.
Tre
porte
,
una
maggiore
ornata
con
colonne
,
e
due
laterali
più
semplici
,
danno
ingresso
all
'
interno
,
il
quale
corrisponde
alla
bellezza
esterna
per
la
sua
semplicità
ed
eleganza
;
un
ordine
di
lesene
disposte
in
giro
divide
le
cappelle
arcuate
;
il
coro
è
di
figura
ottagona
con
cupola
circolare
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
pregevoli
pitture
:
il
San
Sebastiano
è
del
Bramante
.
Sotto
la
Repubblica
Cisalpina
essa
servì
di
Circolo
costituzionale
.
E
generalmente
reclamato
che
quest
'
edificio
venga
isolato
,
colla
demolizione
delle
catapecchie
addossatevi
negli
ultimi
tempi
della
dominazione
spagnuola
.
Chiesa
di
Sant
'
Alessandro
.
La
chiesa
di
Sant
'
Alessandro
,
detta
in
Zebedia
,
vuolsi
eretta
sull
'
area
di
una
prigione
chiamata
appunto
Zebedia
,
nella
quale
l
'
alfiere
della
legione
tebea
,
Alessandro
,
fu
detenuto
.
La
facciata
dell
'
antico
tempio
era
verso
San
Giovanni
in
Conca
.
L
'
attuale
edificio
venne
elevato
nell
'
anno
1602
con
tanta
solennità
che
si
coniarono
persino
medaglie
commemorative
.
L
'
architetto
ne
fu
Lorenzo
Binaghi
,
barnabita
.
Esso
ha
la
forma
di
una
croce
greca
con
magnifica
cupola
,
sostenuta
da
otto
colonne
di
granito
rosso
lucido
.
La
facciata
,
con
due
campanili
e
bella
scalinata
,
sarebbe
stata
più
grandiosa
se
avesse
avuto
un
second
'
ordine
:
così
appare
tozza
.
Questo
tempio
,
restaurato
non
sono
molti
anni
,
è
ricco
nell
'
interno
di
fregi
e
stucchi
,
e
vi
meritano
particolare
osservazione
l
'
altare
maggiore
,
il
pulpito
e
due
confessionali
,
incastonati
in
pietre
dure
,
gli
intagli
dell
'
organo
,
vari
dipinti
del
Crespi
,
del
Procaccini
,
del
Campi
,
del
Fiamminghino
,
dello
Scaramuccia
,
del
Moncalvo
,
del
Guadagnini
,
dello
Scuri
,
ecc
.
,
non
che
il
monumento
al
matematico
Paolo
Frisi
,
il
cui
ritratto
è
del
celebre
Franchi
.
Liceo
e
Ginnasio
Beccarla
.
Al
lato
destro
della
chiesa
di
Sant
'
Alessandro
,
uscendo
,
trovansi
pubbliche
scuole
,
altre
volte
Arcimbolde
,
da
monsignor
Giovanni
Battista
Arcimboldi
,
il
quale
nel
1609
fondava
due
cattedre
di
logica
e
morale
appunto
presso
i
Barnabiti
di
Sant
'
Alessandro
.
Soppressa
la
Congregazione
di
questi
padri
,
vi
fu
stabilito
dal
Governo
un
Liceo
ed
un
Ginnasio
pubblico
,
diretti
da
professori
secolari
Il
liceo
Beccaria
possiede
un
gabinetto
di
fisica
,
eretto
fino
dall
'
anno
1787
,
una
raccolta
di
animali
,
ed
una
collezione
mineralogica
,
che
ebbe
origine
nel
1773
,
e
resa
quindi
molto
ricca
dal
celebre
naturalista
,
ex
-
barnabita
,
Ermenegildo
Pini
,
mercè
le
sue
fatiche
,
i
suoi
viaggi
e
le
sue
corrispondenze
coi
più
celebrati
naturalisti
.
Palazzo
Trivulzi
.
Nella
Piazza
di
Sant
'
Alessandro
,
dicontro
la
chiesa
,
vedesi
il
palazzo
Trivulzi
;
esso
è
di
una
soda
costruzione
,
e
ragguardevole
per
le
cose
rare
e
preziose
che
vi
si
contengono
,
fra
cui
una
ricca
libreria
ed
un
,
museo
di
pregevolissime
antichità
,
formato
in
gran
parte
dal
filologo
abate
don
Carlo
Trivulzi
,
morto
nel
1789
,
dal
fratello
di
lui
Giorgio
,
morto
nel
1802
,
e
continuato
dai
discendenti
della
famiglia
,
la
quale
cortesemente
ne
permette
la
visita
al
forestiero
.
Congregazione
di
Carità
.
La
Congregazione
di
Carità
ha
la
propria
sede
in
via
Olmetto
,
nella
già
casa
Archinti
,
la
quale
conserva
pregevoli
pitture
del
Lanzani
,
del
Tiepolo
,
del
Piazzetta
e
del
Bigori
.
Chiesa
di
San
Michele
alla
Chiusa
.
La
chiesa
di
San
Michele
alla
Chiusa
,
che
trovasi
qui
presso
,
ritiene
il
suo
nome
dalla
chiusa
,
posta
nel
1171
ad
un
acquidotto
a
trattenere
le
acque
che
da
essa
poi
uscivano
poco
lungi
dalla
città
.
Sono
due
chiese
riunite
verso
il
1750
;
contengono
qualche
buon
dipinto
.
Nel
portico
del
piccolo
cortile
si
osserva
1'
antico
metodo
,
detto
Graffito
,
introdottosi
in
Italia
nel
principio
del
XVI
secolo
,
col
quale
si
ornavano
e
si
abbellivano
le
case
nel
loro
esterno
.
Chiesa
di
San
Giorgio
in
palazzo
.
La
chiesa
di
San
Giorgio
credesi
eretta
nel
750
da
San
Natale
,
arcivescovo
di
Milano
,
sull
'
area
ov
'
era
un
tempio
di
Mercurio
.
L
'
aggiunto
di
Palazzo
,
che
ancora
essa
ritiene
,
si
vuole
derivato
da
un
palazzo
imperiale
edificato
da
Trajano
o
da
Massimiano
.
Nel
1600
fu
l
'
edificio
abbellito
da
Federico
Borromeo
.
L
'
attuale
facciata
di
granito
è
disegno
di
Bernardino
Ferrari
.
Vi
sono
in
questa
chiesa
da
ammirarsi
un
San
Gerolamo
,
opera
celebre
di
Gaudenzio
Ferrari
,
la
Deposizione
,
di
Bernardino
Luini
.
Nella
casa
Stampa
-
Soncino
,
presso
S
.
Giorgio
,
sorge
,
monumento
particolare
,
una
torre
a
sei
piani
,
con
terrazzi
accessibili
,
alta
metri
42
24
,
sulla
cui
sommità
sono
le
colonne
col
plus
ultra
,
stemma
di
Carlo
V
,
al
cui
onore
fu
eretta
.
Chiesa
di
San
Sisto
-
-
La
chiesa
di
San
Sisto
si
pretende
essere
fondata
da
Desiderio
,
ultimo
re
dei
Longobardi
nell
'
anno
770;
fu
rifabbricata
da
Federico
Borromeo
:
vi
sono
pitture
del
Pietra
.
Istituto
Tecnico
.
Nell
'
area
,
ove
sorgeva
il
convento
di
monache
agostiniane
,
fondato
da
Simone
da
Casale
nel
1345
,
venne
eretto
,
nella
prima
metà
di
questo
secolo
,
un
edificio
ad
uso
scuole
ginnasiali
su
disegno
del
conte
Gian
Luca
della
Somaglia
.
Soppresse
queste
scuole
,
sostituendole
con
quelle
tecniche
,
dal
Comune
si
rifabbricò
ed
ingrandì
l
'
edificio
,
con
progetto
dell
'
ingegnere
A
.
Nazari
,
comprendendovi
anche
la
già
chiesa
di
Santa
Marta
,
che
era
una
delle
più
belle
opere
del
Richini
.
L
'
Istituto
tecnico
impartisce
l
'
istruzione
a
circa
180
alunni
.
Presso
il
Carrobbio
,
nella
via
San
Simone
,
evvi
un
teatro
adatto
a
rappresentazioni
drammatiche
.
Chiesa
e
colonne
di
San
Lorenzo
.
Le
sedici
colonne
,
che
veggonsi
lungo
il
Corso
di
Porta
Ticinese
,
e
che
sono
parallele
alla
pubblica
strada
,
formano
il
monumento
romano
più
grandioso
che
conservi
ancora
Milano
.
Esse
sono
di
marmo
bianco
scanalate
,
d
'
ordine
corintio
,
e
composte
di
quattro
pezzi
ciascuna
,
compreso
il
capitello
e
la
base
,
che
ha
unita
una
piccola
porzione
di
colonna
.
Una
giusta
ed
uniforme
distanza
si
osserva
nel
loro
scomparto
;
la
base
è
atticurga
;
posano
esse
a
perfetto
livello
sopra
un
rozzo
zoccolo
di
pietra
.
Da
ciascuna
parte
hanno
per
termine
un
pilastro
innalzato
in
tempi
posteriori
.
Gli
architravi
sono
alti
due
terzi
del
diametro
delle
colonne
con
tre
fasce
,
come
debbe
avere
il
corintio
.
Nella
soffitta
,
fra
capitello
e
capitello
,
avvi
un
riquadro
decente
-
mente
intagliato
.
Queste
colonne
da
alcuni
credonsi
una
parte
delle
Terme
Erculee
,
costruite
da
Massimiano
;
altri
opinano
del
tempio
di
Ercole
,
pure
eretto
da
quell
'
imperatore
.
L
'
iscrizione
romana
,
che
vedesi
sul
pilastro
verso
la
città
.
ad
onore
di
Lucio
Vero
,
non
deve
avere
nessuna
relazione
colle
colonne
,
nè
coll
'
edificio
:
questa
lapide
fu
ritrovata
e
dissotterrata
1'
anno
1505
vicino
al
colonnato
.
Da
questi
avanzi
antichi
si
ha
accesso
in
un
cortile
,
intorno
al
quale
sono
poste
le
abitazioni
altre
volte
canonicali
,
fatte
costruire
da
Federico
Borromeo
;
è
il
sagrato
di
una
delle
più
vaste
e
più
belle
chiese
di
Milano
,
quella
cioè
di
San
Lorenzo
.
Questo
tempio
fu
eretto
fin
dai
tempi
di
Sant
'
Ambrogio
sulle
rovine
di
opera
romana
.
Fu
distrutto
da
un
incendio
nel
1071
,
poi
ricostrutto
;
rovinato
di
nuovo
nell
'
anno
1573
,
venne
infine
riedificato
per
ordine
di
San
Carlo
su
disegno
di
Martino
Bassi
,
che
imitò
San
Vitale
di
Ravenna
.
Il
corpo
dell
'
edificio
è
composto
di
un
ottagono
formato
da
quattro
archi
grandi
e
da
quattro
minori
.
L
'
ordine
principale
è
dorico
con
lesene
.
I
lavori
terminarono
verso
il
1593
.
In
questa
chiesa
vi
sono
buone
pitture
di
Ercole
Procaccini
,
Aurelio
Luini
,
Giambattista
della
Cerva
,
Carlo
Urbino
,
dello
Storer
,
ecc
.
Alla
sinistra
,
verso
la
Vetra
,
evvi
una
chiesetta
ottangolare
,
la
quale
ha
servito
di
primitivo
tempio
dedicato
a
San
Genesio
,
ed
ora
a
Sant
'
Aquilino
martire
,
con
un
vestibolo
che
ha
comunicazione
colla
strada
.
Questa
cappella
dicesi
eretta
da
Galla
Placidia
,
figlia
di
Teodosio
,
e
vi
si
vede
l
'
urna
sepolcrale
della
medesima
e
di
Ataulfo
,
marito
di
lei
.
Posteriormente
vi
fu
aggiunta
la
cupola
con
un
lucernario
.
La
porta
di
questa
cappella
è
adorna
di
ricche
sculture
;
negli
absidi
si
vedono
mosaici
del
nono
secolo
,
guasti
però
dai
ristauratori
.
Nella
chiesa
è
pur
rimarchevole
il
mausoleo
di
Giovanni
Conti
,
eretto
nel
secolo
XVI
da
Gaspare
Visconti
,
non
che
l
'
altro
dell
'
antica
famiglia
Robiano
.
Uscendo
in
istrada
dalla
cappella
di
Sant
'
Aquilino
a
destra
trovasi
la
Piazza
della
Vetra
.
Questo
luogo
,
pochi
anni
or
sono
,
offriva
un
misero
spettacolo
.
Da
una
parte
scoperta
correva
la
gora
,
e
all
'
intorno
erano
povere
case
,
con
terrazze
di
legno
,
occupate
le
più
dai
conciapelli
.
Da
antico
deturpava
inoltre
questa
Piazza
la
forca
,
trasferita
nel
1814
altrove
.
Le
catapecchie
dall
'
anno
1829
vennero
scomparendo
mano
mano
,
e
moderni
edifici
vi
vanno
sorgendo
;
le
acque
furono
coperte
;
e
il
Comune
,
nel
1863
,
vi
erigeva
un
Mercato
per
gli
erbaggi
e
le
frutta
,
e
nell
'
anno
1866
altro
pei
latticini
;
entrambi
su
disegno
dell
'
architetto
Enrico
Terzaghi
.
Dicontro
la
Vetra
,
verso
il
Corso
di
Porta
Ticinese
,
è
la
via
Gian
Giacomo
Mora
,
nome
dell
'
infelice
barbiere
,
che
ivi
aveva
la
bottega
e
l
'
abitazione
,
i
cui
casi
miserissimi
sono
sovranamente
descritti
da
Alessandro
Manzoni
nel
suo
libro
:
Processo
degli
Untori
nel
1630
.
E
qui
appunto
,
ove
ora
è
la
casa
al
numero
1
,
sorgeva
la
Colonna
infame
,
stata
posta
sulle
rovine
della
casa
e
bottega
del
Mora
.
La
colonna
,
testimonio
di
barbarie
,
venne
fatta
togliere
da
Pietro
Verri
,
il
1°
settembre
1778
per
consiglio
di
Cesare
Beccaria
.
123
-
Arco
di
Porta
Ticinese
.
Proseguendo
pel
Corso
trovasi
il
ponte
attraversante
il
Naviglio
,
costruito
pochi
anni
sono
,
in
istile
lombardo
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
Emilio
Bignami
.
Questo
ponte
conserva
l
'
arco
e
parte
della
torre
di
cui
erano
munite
le
porte
dei
Visconti
.
Nel
1863
vennero
questi
avanzi
dell
'
antichità
,
modello
dei
primordi
dell
'
architettura
gotico
-
lombarda
,
ristaurati
da
inesperto
architetto
;
sicché
le
torri
furono
guaste
.
Teatro
Re
.
Questo
teatro
venne
fatto
costruire
da
un
Giovanni
Re
nel
1864
,
e
fu
inaugurato
nel
settembre
di
quell
'
anno
.
Il
disegno
è
dell
'
architetto
Concorreggi
;
riuscì
difettoso
.
Può
contenere
circa
1200
persone
.
Chiesa
di
Sant
'
Enstorgio
.
La
chiesa
di
Sant
'
Eustorgio
si
annovera
tra
le
più
antiche
di
Milano
,
e
si
riguarda
come
uno
dei
primi
edifici
cristiani
.
Essa
è
una
delle
meraviglie
dell
'
arte
lombarda
.
Fu
fondata
nel
320
dallo
stesso
Eustorgio
,
che
la
dedicò
ai
Re
Magi
,
le
reliquie
dei
quali
vennero
appunto
a
lui
regalate
dall
'
imperatore
di
Costantinopoli
,
ed
ivi
sepolte
(
*
)
;
quindi
prese
il
nome
di
Sant
'
Eustorgio
in
onore
dello
stesso
vescovo
,
per
essere
ivi
stato
tumulato
.
Nei
primi
tempi
la
chiesa
trovavasi
ben
lontana
dalla
città
;
la
fronte
era
verso
la
via
di
Santa
Croce
con
due
archi
che
le
servivano
di
portico
.
Fu
rimodernata
nell
'
anno
1278
da
Ottone
Visconti
coll
'
opera
di
Tosano
,
detto
il
Lombardino
,
e
quindi
da
Francesco
Richini
,
il
quale
guastò
la
bella
architettura
lombarda
.
(
*
)
Il
sarcofago
è
ora
vuoto
di
quelle
reliquie
,
le
quali
,
poste
in
San
Giorgio
per
salvarle
dalle
mani
del
Barbarossa
,
furono
quindi
nel
1162
trasportate
in
Germania
.
Da
qualche
anno
,
sotto
la
direzione
degli
architetti
Enrico
Terzaghi
e
Giovanni
Brocca
,
si
sono
intrapresi
da
quella
Fabbriceria
lavori
di
ripristino
dell
'
architettura
antica
.
Il
fianco
meridionale
della
chiesa
e
la
facciata
sono
stati
egregiamente
compiuti
,
ed
anche
l
'
interno
è
a
buon
punto
di
avanzamento
.
Il
campanile
,
assai
ragguardevole
per
l
'
altezza
e
per
la
bella
costruzione
,
fu
ultimato
nel
1309
,
e
vi
venne
posto
il
primo
quadrante
che
dinotasse
le
ore
.
Il
pulpito
di
pietra
,
che
si
vede
posto
nell
'
angolo
della
facciata
servì
a
Pietro
da
Verona
per
iscagliare
i
suoi
fulmini
contro
gli
eretici
.
Nell
'
interno
sonovi
magni
-
fiche
opere
di
architettura
,
fra
cui
del
Bramante
e
del
Michelozzo
Michelozzi
,
-
lo
scolaro
del
Donatello
e
il
seguace
del
Brunelleschi
,
il
primo
che
da
noi
incominciò
a
scostarsi
dallo
stile
gotico
,
-
consistenti
specialmente
nelle
cappelle
fatte
erigere
a
destra
dai
Visconti
,
una
delle
quali
ha
bellissima
arca
dovuta
a
Gian
Giacomo
Balduccio
da
Pisa
.
Molte
pitture
peregrine
pur
vi
sono
del
Borgognone
,
del
Bramantino
,
del
Fiammenghini
,
del
Fratazzi
,
dello
Storer
,
dei
fratelli
Procaccini
,
del
Civerchio
,
del
Figini
,
ecc
.
In
Sant
'
Eustorgio
sono
sepolti
alcuni
uomini
illustri
,
fra
cui
il
grecista
Emanuele
Crisolara
e
gli
storici
Gaspare
Bugati
e
Giorgio
Merula
.
Del
convento
annesso
,
ora
caserma
di
soldati
,
entrarono
nel
1220
in
possesso
i
Domenicani
.
Vi
ebbe
per
qualche
tempo
sede
il
Tribunale
dell
'
Inquisizione
.
Porta
Ticinese
.
Anticamente
la
Porta
Ticinese
era
situata
dove
ora
è
il
Carrobbio
,
e
chiamavasi
Marzia
,
perchè
dedicata
a
Marte
.
La
terza
Porta
,
quella
costruita
al
tempo
degli
Spagnuoli
,
era
ancora
nel
1800
un
informe
fabbricato
.
Quando
Napoleone
Bonaparte
,
vinta
la
battaglia
di
Marengo
,
ritornò
per
questa
Porta
in
Milano
coll
'
esercito
francese
,
dando
nuova
esistenza
alla
Repubblica
Cisalpina
,
si
pensò
di
rammemorare
il
fatto
in
uno
alla
gloriosa
giornata
campale
con
un
monumento
.
Il
16
giugno
dell
'
anno
1801
il
Governo
e
le
autorità
francesi
,
con
solenne
pompa
,
recaronsi
alla
Porta
Ticinese
,
e
posero
la
prima
pietra
d
'
un
nuovo
edificio
.
Il
progetto
però
non
fu
eseguito
per
allora
.
Rivisse
soltanto
verso
il
1810;
e
con
soscrizioni
private
,
ma
vuolsi
superiormente
eccitate
,
si
diede
mano
nel
1812
alla
costruzione
del
severo
Portico
isolato
che
tuttodì
esiste
.
Il
disegno
è
del
marchese
Cagnola
,
il
quale
prese
ad
imitare
quegli
onorari
che
si
facevano
in
Roma
.
E
di
grandioso
effetto
;
raggiunto
dall
'
architetto
con
pochissimi
mezzi
.
Ai
lati
dell
'
Arco
trovansi
due
vistosi
e
sodi
fabbricati
a
bugnato
,
per
uso
degli
agenti
daziari
.
Per
la
Porta
Ticinese
facevano
il
solenne
ingresso
i
principi
,
gli
arcivescovi
,
i
governatori
nostri
ed
i
monarchi
che
venivano
a
visitare
Milano
,
usanza
derivata
dai
tempi
in
cui
Pavia
era
residenza
dei
re
longobardi
.
Fuori
di
questa
Porta
veggonsi
i
meravigliosi
lavori
fatti
per
1'
unione
delle
acque
dell
'
Adda
con
quelle
del
Ticino
,
ed
il
canale
detto
il
Naviglio
di
Pavia
.
Più
innanzi
ne
parleremo
.
Presso
la
Porta
stessa
,
a
sinistra
,
lungo
la
via
di
circonvallazione
alla
Porta
Lodovica
è
lo
Stabilimento
nazionale
pei
bagni
,
costruito
dall
'
ingegnere
cav
.
Sfondrini
.
E
grandioso
,
e
con
vasche
da
nuoto
eleganti
.
Prendendo
la
via
a
destra
,
e
seguendo
la
strada
di
circonvallazione
alla
Porta
Magenta
,
trovasi
,
alla
sinistra
,
la
nuova
Stazione
succursale
per
la
linea
Milano
-
Vigevano
,
inaugurata
nel
novembre
1869;
stazione
che
fra
non
molto
tempo
sarà
posta
in
diretta
comunicazione
coll
'
interno
di
Milano
,
andandosi
a
dar
mano
ai
lavori
per
l
'
apertura
di
una
nuova
Porta
,
che
si
chiamerà
dalla
città
di
Genova
.
Ritornando
in
città
per
la
Porta
Ticinese
devesi
visitare
la
via
della
Conca
,
che
è
presso
il
bastione
a
sinistra
.
Quivi
trovasi
la
magnifica
conca
,
eseguita
nella
prima
metà
del
decimoquinto
secolo
per
opera
degli
ingegneri
ducali
Filippo
da
Modena
e
Fioravanti
da
Bologna
,
durante
la
signoria
di
Filippo
Maria
Visconti
,
allo
scopo
non
solo
di
procurare
il
vantaggio
a
Milano
coll
'
introdurvi
acqua
navigabile
,
ma
eziandio
per
congiungere
le
acque
dell
'
Adda
,
o
Martesana
,
con
quelle
del
Ticino
,
o
Naviglio
Grande
,
come
sopra
si
è
accennato
.
Si
vede
quindi
che
le
conche
sono
ingegnose
opere
idrauliche
,
le
quali
,
succedendosi
in
vari
punti
,
portano
due
acque
ad
unirsi
,
malgrado
la
diversità
dei
loro
livelli
.
Nel
1497
,
per
ordine
di
Lodovico
il
Moro
,
Leonardo
da
Vinci
non
rese
che
regolare
questa
conca
per
alzarsi
dal
Naviglio
grande
fino
alla
fossa
di
fortificazione
.
In
quell
'
anno
,
1497
,
il
duca
Lodovico
faceva
eseguire
il
monumento
che
vedesi
presso
la
conca
,
il
quale
rammenta
e
come
egli
avesse
alla
fabbrica
del
duomo
ridonato
il
diritto
del
dazio
sulle
navi
che
passavano
per
di
là
,
e
la
morte
della
diletta
di
lui
sposa
Beatrice
d
'
Este
.
Santa
Maria
della
Vittoria
.
Allungandosi
per
la
via
Arena
,
verso
la
città
,
trovasi
la
chiesa
di
Santa
Maria
della
Vittoria
,
così
chiamata
da
una
vittoria
non
lungi
da
quel
luogo
,
allora
fuori
mura
,
riportata
dai
Milanesi
contro
gli
Imperiali
,
comandati
da
Lodovico
il
Bavaro
.
La
chiesa
fu
eretta
nel
1339
,
e
di
nuovo
fabbricata
nel
1669
dal
cardinale
Omodei
,
con
disegno
del
Mangone
.
L
'
Omodei
vi
pose
i
sepolcri
di
sua
famiglia
in
forma
di
piramidi
con
erme
in
bronzo
.
L
'
interno
del
tempio
è
di
buona
e
grandiosa
architettura
,
di
forma
quadrata
,
con
quattro
archi
,
sui
quali
si
innalza
una
maestosa
cupola
.
L
'
ordine
è
fonico
composito
.
Si
ammirano
in
essa
pitture
di
Camillo
Procaccini
,
di
Giacinto
Brandi
,
di
Giovanni
Ghisolfi
,
di
Antonio
Raggi
,
del
Fiammenghini
,
ecc
.
Chiesa
di
San
Calocero
.
Percorrendo
la
strada
a
sinistra
,
lungo
il
Naviglio
,
trovasi
nella
via
omonima
,
la
chiesa
di
San
Calocero
.
Essa
venne
innalzata
da
San
Carlo
nel
1565
,
e
ciò
,
vuole
una
volgare
tradizione
,
per
una
immagine
della
Madonna
dipinta
su
d
'
un
muro
,
che
fu
veduta
piangere
alla
vista
dei
mali
che
i
Francesi
facevano
soffrire
nel
1500
ai
Milanesi
.
Altra
tradizione
narra
poi
che
San
Calocero
istruisse
ivi
nella
fede
San
Secondo
,
e
lo
facesse
battezzare
dai
Santi
Faustino
e
Giovita
,
sgorgando
al
sacro
uso
una
fonte
che
tuttodì
quivi
si
riguarda
.
Annessa
a
San
Calocero
è
la
casa
dei
padri
delle
Missioni
nelle
parti
degli
infedeli
.
Di
contro
evvi
la
soppressa
chiesa
di
San
Vincenzo
al
Prato
,
di
gotica
architettura
,
il
cui
primitivo
edificio
era
stato
nel
550
eretto
sull
'
area
di
un
tempio
dedicato
a
Giove
.
Istituto
dei
Sordo
-
muti
.
Nella
vicina
via
di
San
Vincenzo
,
e
precisamente
nel
convento
già
dei
Padri
Cistercensi
,
soppresso
nel
secolo
scorso
,
venne
nel
1830
posto
l
'
Istituto
pei
sordo
-
muti
,
iniziato
in
Milano
nel
1805
da
Antonio
Heyraud
di
Lione
,
sotto
la
protezione
del
Governo
italico
.
Sessanta
sono
i
ricoverati
;
v
'
hanno
24
piazze
gratuite
,
16
per
maschi
e
8
per
femmine
,
a
carico
del
Governo
.
Coi
legati
conseguiti
dappoi
e
cogli
avanzi
dell
'
Istituto
si
sono
costituite
alcune
pensioni
semigratuite
sì
pei
maschi
che
per
le
femmine
,
a
norma
dei
casi
.
Ottima
è
1'
istruzione
che
si
impartisce
a
quegli
infelici
,
i
quali
,
uscendo
ai
ventidue
anni
dall
'
Istituto
,
ponno
procurarsi
una
vita
meno
dolorosa
.
Annesso
all
'
Istituto
principale
avvene
altro
pei
sordo
-
muti
poveri
di
campagna
,
sorto
nell
anno
1853
.
Ha
un
patrimonio
proprio
,
formato
da
lasciti
di
benefattori
,
colla
cui
rendita
e
col
frutto
di
assegni
mantiene
circa
120
sordo
-
muti
d
'
ambo
i
sessi
.
129
Casa
d
'
Industria
.
Ove
era
l
'
ospedale
di
San
Vincenzo
de
'
Pazzi
,
nell
'
anno
1786
aprivasi
una
Casa
di
lavoro
volontario
pei
poveri
della
città
.
Essa
venne
riformata
colla
denominazione
di
Casa
d
'
Industria
,
nel
1808
,
nel
qual
tempo
si
proibiva
la
mendicità
nel
Dipartimento
dell
'
Olona
.
Mentre
in
quella
di
San
Marco
si
accettano
i
soli
uomini
,
quivi
le
sole
donne
.
Per
chi
,
percorrendo
la
linea
di
San
Vittore
,
non
avesse
visitato
il
Macello
pubblico
,
potrà
recarvisi
da
questo
lato
.
In
principio
della
via
di
San
Vincenzo
,
per
ritornare
nel
centro
della
città
,
al
ponte
sul
Naviglio
,
vedesi
l
'
Arco
già
della
pusterla
Fabbrica
;
esso
,
come
quello
di
Porta
Ticinese
,
ci
dà
un
saggio
dei
primordi
dell
'
architettura
lombardo
-
gotica
.
Linea
I
.
(
Colore
rosa
.
Dalla
Porta
Ticinese
alla
Porta
Garibaldi
)
.
(2.--Dalla
Piazza
del
Duomo
alla
P
.
Garibaldi
)
.
MONUMENTI
RIMARCHEVOLI
,
ECC
.
Palazzo
Broletto
.
Clerici
.
Mercato
.
Forni
militari
.
Porta
Garibaldi
.
Cimitero
maggiore
.
CHIESE
.
San
Protaso
.
San
Tomaso
.
Santa
Maria
del
Carmine
.
San
Simpliciano
.
Santa
Maria
Incoronata
.
TEATRI
.
Fossati
.
ALBERGHI
.
Madonna
del
Monte
.
Torre
di
Londra
.
Palazzo
Carmagnola
o
del
Broletto
.
Il
palazzo
,
detto
tuttodì
del
Broletto
,
fu
ricostruito
nel
1410
circa
dal
noto
capitano
Francesco
Busone
di
Carmagnola
,
il
quale
lo
abitò
dal
1413
al
1424
,
come
lo
indica
l
'
apposita
lapide
,
e
fu
quivi
che
condusse
la
propria
sposa
Antonietta
Visconti
,
parente
del
duca
di
Milano
Filippo
Maria
.
Passato
il
Carmagnola
,
per
disgusti
col
Ducato
,
al
servizio
della
Repubblica
Veneta
e
dichiarato
ribelle
,
dispose
,
con
testamento
8
settembre
1429
,
che
questo
palazzo
toccasse
come
quota
ereditaria
alle
sue
figlie
Luchina
,
maritata
al
conte
Luigi
Dal
Verme
,
ed
Antonia
,
maritata
al
dottor
in
legge
Garnerio
di
Castilione
i
ma
il
9
marzo
1464
,
per
contratto
fra
le
due
sorelle
,
passò
in
unica
proprietà
della
contessa
Luchina
.
Per
varie
vicende
subite
dai
Dal
Verme
l
'
edificio
venne
ad
appartenere
al
Governo
spagnuolo
,
e
Filippo
III
,
nel
1605
,
lo
donava
alla
città
di
Milano
,
che
vi
collocò
il
mercato
dei
grani
.
Nell
'
anno
1714
vi
fu
trasportato
il
Banco
di
Sant
'
Ambrogio
,
specie
di
Monte
Mercantile
;
nel
1770
,
sotto
la
direzione
dello
storico
Giulini
,
vi
si
pose
l
'
Archivio
civico
,
e
finalmente
,
nel
1786
,
vi
presero
stanza
gli
uffici
del
Comune
,
che
sino
dal
1228
trovavansi
in
Piazza
Mercanti
,
dandogli
appunto
il
nome
di
Broletto
,
e
vi
rimasero
fino
all
'
anno
1861
.
Consiste
esso
in
un
ampio
caseggiato
,
diviso
in
due
cortili
con
portici
nell
'
intorno
,
e
con
porte
di
prospetto
che
mettono
alle
vie
del
Broletto
e
Giulini
.
Di
antico
pur
conserva
qualche
finestrone
ed
alcune
sale
con
buoni
dipinti
.
Ora
è
sede
dell
'
Intendenza
di
Finanza
.
Trovandosi
in
questo
punto
si
può
visitare
il
Palazzo
Clerici
.
Questo
palazzo
,
sede
della
Gran
Carte
d
'
Appello
,
non
che
del
Tribunale
di
Commercio
,
che
è
posto
nella
via
omonima
,
apparteneva
alla
nobile
famiglia
Clerici
.
Il
capostipite
di
questa
famiglia
,
venuto
in
Milano
da
Domaso
,
divenne
straricco
,
commerciando
in
società
con
quel
Pietro
Carcano
,
quasi
secondo
fondatore
dell
'
Ospedale
Maggiore
.
Il
palazzo
,
quantunque
barocco
,
è
tuttavia
grandioso
:
vi
si
vede
una
magnifica
sala
con
stucchi
dorati
,
ed
una
bellissima
pittura
a
fresco
nella
vólta
,
di
Gio
.
Battista
Tiepolo
.
Chiesa
di
San
Protaso
.
Poco
lungi
dal
palazzo
Clerici
trovasi
la
chiesa
di
San
Protaso
,
detta
ad
Monacos
,
aggiunto
derivatole
dall
'
esservi
stati
fin
dal
800
i
Benedettini
.
Eretta
poi
in
parrocchia
,
il
diritto
di
nomina
spettava
ai
monaci
di
San
Simpliciano
.
Fu
l
'
antica
chiesa
ricostruita
con
disegno
del
Pellegrini
,
e
restaurata
nel
1852
.
Vi
sono
in
questo
tempio
pitture
del
Fiammenghini
,
del
Nuvolone
,
di
Daniele
Crespi
,
del
Cunio
,
del
Cerano
,
di
Camillo
Procaccini
.
Chiesa
di
San
Tomaso
.
La
chiesa
di
San
Tomaso
in
Terra
Mala
è
d
'
incerta
origine
.
Secondo
una
tradizione
l
'
aggiunto
di
terra
mala
o
amara
le
deriva
da
questo
fatto
.
,
Essendo
morto
un
povero
,
e
non
volendo
il
parroco
di
San
Tomaso
dargli
sepoltura
,
se
prima
la
moglie
non
gli
pagasse
il
dovuto
;
la
donna
,
disperata
di
non
avere
,
nè
trovare
il
denaro
,
diede
in
alti
lamenti
.
Passò
in
quel
mentre
il
duca
Giovan
-
Maria
Visconti
,
il
quale
,
udito
il
motivo
di
quelle
strida
,
comandò
che
il
parroco
non
solo
desse
sepoltura
gratis
al
morto
,
ma
fosse
,
che
è
peggio
,
seppellito
insieme
;
e
non
vi
fu
prece
peroratrice
,
nè
pianto
capace
a
far
muovere
il
duca
.
Vuolsi
che
il
parroco
,
calandosi
nella
fossa
,
andasse
altamente
sciamando
:
Quanto
è
amara
questa
terra
.
La
chiesa
ha
un
bellissimo
pronao
,
e
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
di
Aurelio
Luini
,
di
Rodolfo
Cunio
.
L
'
altare
maggiore
è
disegno
dell
'
architetto
cav
.
Zanoja
.
Chiesa
di
Santa
Maria
del
Carmine
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
del
Carmine
fu
eretta
dai
padri
Carmelitani
nel
1268
.
Se
non
che
essa
,
dominata
dal
vicino
castello
,
ne
fu
molto
guasta
.
Rifatta
in
forma
più
grande
a
tre
navi
,
le
si
diede
l
'
architettura
gotica
.
L
'
ornato
esterno
della
porta
,
che
tuttodì
si
conserva
,
vuolsi
di
-
segno
di
F
.
Richini
.
La
chiesa
fu
rimodernata
nel
1840
.
Vi
sono
pitture
di
Cesare
Procaccini
,
di
Filippo
Abbiati
,
di
Stefano
Maria
Legnani
,
di
Bernardino
Luini
,
del
Montalto
;
sculture
del
Volpi
.
Vi
si
ammirano
inoltre
un
Battistero
gotico
-
moderno
ed
alcuni
monumenti
.
Nella
parte
del
Foro
Bonaparte
,
che
trovasi
a
sinistra
di
chi
si
reca
al
Corso
Garibaldi
,
lambente
la
strada
,
si
sta
erigendo
,
a
cura
del
Municipio
,
un
Mercato
per
gli
erbaggi
,
su
disegno
dell
'
ingegnere
architetto
Agostino
Nazari
.
Teatro
Fossati
.
Il
teatro
Fossati
venne
eretto
dalla
famiglia
omonima
nell
'
anno
1859
,
su
elegante
disegno
dell
'
architetto
Fermo
Zuccari
.
L
'
interno
è
in
legno
;
può
contenere
circa
2500
spettatori
.
Esso
ha
due
facciate
,
una
prospicente
il
Foro
Bonaparte
,
ì
'
altra
il
Corso
Garibaldi
.
Vi
si
danno
variati
spettacoli
.
Chiesa
di
San
Simpliciano
.
La
chiesa
di
San
Simpliciano
,
di
gotica
costruzione
,
è
una
delle
quattro
basiliche
che
anticamente
esiste
-
vano
fuori
della
città
,
e
si
vuole
fondata
dal
vescovo
Ambrogio
sotto
il
titolo
di
Santa
Maria
.
Essendovi
seppellito
nell
'
anno
400
Simpliciano
,
prese
il
nome
di
questo
santo
.
L
'
interno
della
chiesa
è
costrutto
in
tre
navi
in
forma
di
croce
latina
con
cupola
.
Contiene
di
belle
pitture
di
Ambrogio
Borgognone
,
-
che
eseguì
mirabilmente
nell
'
abside
del
coro
l
'
affresco
la
Coronazione
della
Madonna
,
-
di
Francesco
Terzi
,
di
Camillo
Procaccini
,
di
Antonio
Fratazzi
,
di
Aurelio
Luini
,
ecc
.
La
facciata
venne
compiuta
soltanto
nel
novembre
del
1870
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Macciachini
,
il
quale
le
conservò
assai
lodevolmente
il
carattere
del
XIII
secolo
.
Il
bellissimo
chiostro
,
che
era
annesso
alla
chiesa
di
San
Simpliciano
,
architettato
dal
Bramante
e
finito
dal
Seregni
nel
1563
,
fu
convertito
dall
'
arciduca
Ferdinando
a
quartiere
pei
soldati
.
Sotto
il
Governo
Italico
venne
rimodernato
con
disegno
del
colonnello
Rossi
.
Forni
militari
.
Proseguendo
la
via
per
alla
Porta
Garibaldi
,
trovansi
a
destra
,
nella
via
Moscova
,
i
Forni
militari
,
stati
costruiti
verso
il
1828
dal
Governo
austriaco
,
il
quale
si
serviva
dell
'
area
e
di
una
parte
dei
fondamenti
che
erano
stati
preparati
dal
cessato
Governo
italiano
per
la
principale
caserma
militare
di
cavalleria
.
Chiesa
di
Santa
Maria
Incoronata
.
La
chiesa
di
Santa
Maria
Incoronata
fu
eretta
nel
1451
dal
duca
Francesco
Sforza
;
e
nel
1460
Bianca
Maria
,
moglie
di
lui
,
ne
fabbricò
altra
unita
alla
prima
,
che
dedicò
a
San
Nicola
da
Tolentino
,
volendo
colle
due
fabbriche
formare
simbolo
della
sua
unione
col
duca
.
La
facciata
è
eguale
e
semplice
,
di
forma
pure
eguale
è
l
'
interno
con
due
presbiteri
e
due
altari
maggiori
.
L
'
architettura
gotica
fu
guasta
nel
1654
.
Vi
sono
bei
monumenti
della
famiglia
Bossi
,
di
Giovanni
Tolentino
e
di
Gabriele
di
Cotignola
,
arcivescovo
di
Milano
,
fratello
germano
di
Francesco
Sforza
.
V
'
hanno
pregevoli
pitture
di
Luigi
Scaramuccia
,
di
Ercole
Procaccini
e
del
Montalto
.
Il
convento
,
che
era
annesso
a
questa
chiesa
,
fu
convertito
in
caserma
pei
soldati
.
Porta
Garibaldi
.
La
Porta
Garibaldi
,
già
Comasina
,
è
una
delle
principali
di
Milano
.
Essa
era
nei
primi
tempi
al
Ponte
Vetero
e
dedicata
alla
Luna
.
La
Porta
che
qui
si
trovava
,
costruita
dal
Governo
spagnuolo
,
venne
demolita
,
e
su
disegno
dell
'
architetto
Giacomo
Moraglia
,
dai
negozianti
della
città
eretta
l
'
attuale
fra
gli
anni
1826
e
1828
.
E
un
arco
ornato
alla
dorica
,
sormontato
da
quattro
colossi
del
Perabò
,
rappresentanti
i
fiumi
primari
di
Lombardia
:
il
Po
,
il
Ticino
,
l
'
Adda
e
l
'
Olona
.
Nel
1860
la
Rappresentanza
cittadina
la
intitolava
a
Garibaldi
a
rammentare
le
vittorie
comensi
.
Nell
'
attico
superiore
,
cancellata
l
'
impronta
servile
,
venne
posta
la
seguente
epigrafe
:
QUI
SULL
'
ORME
DEL
NOME
NEMICO
IL
FERRO
DELL
'
ITALICA
GIOVENTU
'
INCISE
LE
VITTORIE
COMENSI
MDCCCLIX
ai
lati
:
VARESE
.
SAN
FERMO
.
Prima
di
terminare
il
giro
di
Milano
non
si
deve
tralasciare
di
visitare
il
Cimitero
monumentale
.
Il
Cimitero
monumentale
trovasi
fuora
la
Porta
Garibaldi
,
a
sinistra
,
tra
la
strada
comunale
di
Bovisio
e
la
ferrovia
.
I
lavori
di
questa
grandiosa
necropoli
vennero
iniziati
nell
'
anno
1863
su
disegno
dell
'
architetto
Carlo
Macciachini
.
Eseguitasi
la
generale
fondazione
della
parte
anteriore
,
tratte
a
compimento
e
la
metà
degli
spalti
circostanti
e
il
giardino
rialzato
dal
lato
di
ponente
,
colle
sottoposte
gallerie
,
la
Giunta
Municipale
pensò
di
farne
l
'
inaugurazione
solenne
il
2
novembre
1866
.
I
lavori
continuano
annualmente
;
e
appunto
in
oggi
si
stanno
ponendo
le
fondamenta
della
gran
cripta
od
ossario
,
e
quanto
prima
si
getteranno
quelle
del
Famedio
,
che
raccoglierà
la
memoria
degli
illustri
cittadini
.
Il
Cimitero
è
già
ricco
di
pregevoli
monumenti
dovuti
ad
artisti
milanesi
,
fra
i
quali
Tantardini
,
Pandiani
,
Miglioretti
,
Strazza
,
Spertini
,
Crippa
,
Buzzi
-
Giberto
,
Corti
,
ecc
.
Lo
stile
di
esso
è
lombardo
della
seconda
metà
del
.
XIII
secolo
.
La
Piazza
del
Duomo
,
la
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
il
Cimitero
monumentale
e
il
Macello
pubblico
sono
le
maggiori
opere
edili
iniziate
dal
Comune
in
questo
decennio
di
libertà
.
137
Notizie
indispensabili
od
utili
al
viaggiatore
(
*
)
.
Chiunque
visiti
Milano
dimentica
presto
i
comodi
e
gli
agi
del
suo
domicilio
,
trovando
negli
alberghi
e
nelle
locande
alloggio
e
trattamento
confacente
alla
sua
condizione
qualunque
essa
siasi
.
In
nessun
albergo
si
penuria
di
mezzi
accessori
.
Buone
vetture
,
legni
di
piazza
e
destri
servitori
sono
al
minimo
cenno
a
vostra
disposizione
.
Il
banchiere
,
il
negoziante
,
l
'
amico
,
cui
siete
raccomandato
,
vi
servono
di
guida
.
Le
Autorità
di
qualunque
grado
sono
accessibili
in
ispecie
al
forestiere
;
anche
mancando
di
protezioni
e
di
raccomandazioni
non
avete
nulla
a
temere
nel
disimpegno
dei
vostri
affari
.
Il
Sindaco
riceve
in
udienza
particolare
ogni
settimana
;
per
essere
ammessi
a
queste
udienze
bisogna
farsi
inscrivere
in
apposito
registro
.
Per
affari
d
'
urgenza
riceve
tutti
i
giorni
.
Le
risposte
alle
suppliche
od
ai
reclami
che
si
presentano
al
protocollo
generale
si
ricevono
per
mezzo
della
divisione
a
cui
l
'
affare
appartiene
.
Al
Prefetto
si
ricorre
,
sia
direttamente
,
sia
col
mezzo
delle
Autorità
locali
,
per
tutto
ciò
che
concerne
l
'
amministrazione
politica
.
L
'
esito
delle
suppliche
e
delle
dimande
o
reclami
contro
le
decisioni
delle
Autorità
subalterne
si
conosce
o
col
mezzo
della
Prefettura
stessa
o
delle
Autorità
locali
da
cui
il
ricorso
è
partito
.
Il
Prefetto
dà
udienza
in
determinati
giorni
della
settimana
.
(
*
)
Non
permettendoci
il
limitato
spazio
di
questa
Guida
di
dare
un
elenco
generale
di
ogni
ramo
di
commercio
e
d
'
industria
,
ci
limitiamo
ad
additare
al
viaggiatore
alcuno
di
essi
fra
i
pii
.
accreditati
.
Se
fa
bisogno
di
rinvenire
persone
di
cui
si
ignori
il
domicilio
,
se
ne
fa
ricerca
all
'
Ufficio
del
Ruolo
di
popolazione
(
Anagrafe
)
,
esistente
al
Municipio
,
via
Case
Rotte
,
al
numero
4
.
Qualunque
reclamo
che
il
forestiero
abbia
per
avventura
a
fare
contro
il
servizio
delle
vetture
da
nolo
,
od
ogni
altro
riflettente
la
sicurezza
pubblica
,
notificazioni
di
smarrimenti
,
ecc
.
,
un
ufficio
di
Sorveglianza
urbana
è
posto
nel
Palazzo
del
Marino
ad
accoglierlo
.
Il
forestiero
può
rivolgersi
anche
agli
Agenti
urbani
.
Ecco
intanto
alcuni
dei
principali
indirizzi
che
crediamo
segnalare
al
viaggiatore
per
gli
emergenti
suoi
bisogni
.
Alberghi
(
*
)
.
*
Agnello
-
*
Ancora
-
*
Angioli
-
*
Aquila
-
*
Beccaccia
-
Bella
Venezia
-
*
Biscione
-
*
Borsa
-
*
Cappello
-
Cavour
-
Città
(
Ville
)
-
*
Corona
d
'
Italia
-
*
Due
Spade
-
*
Europa
-
*
Falcone
-
*
Firenze
-
*
Francia
-
*
Gallo
-
Gran
Brettagna
-
*
Leone
-
*
Madonna
del
Monte
-
*
Milano
-
*
Passarella
-
Pensione
Svizzera
-
*
Ponzone
-
*
Popolo
-
*
Pozzo
-
Reale
-
Reichman
-
*
Roma
-
San
Marco
-
*
San
Michele
-
*
Torre
di
Londra
-
Tre
Svizzeri
.
Antiquari
.
-
-
Arrigoni
,
Corso
Venezia
n
.
6
.
-
Baslini
,
Corso
Venezia
n
.
12
.
-
Franchi
Ulisse
,
via
del
Pesce
n
.
2
.
Sanquirico
Antonio
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
43
,
ecc
.
(
*
)
Gli
alberghi
contrassegnati
coll
'
asterisco
hanno
trattoria
in
casa
,
pronta
ad
ogni
ora
del
giorno
.
Con
tre
,
quattro
o
cinque
lire
al
maximum
si
può
avere
in
tutti
questi
alberghi
un
buon
pranzo
.
Articoli
da
Viaggio
.
Bouffier
Pietro
di
Giovanni
,
via
Torino
n
.
14
.
-
Ghezzi
Enrico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
18
.
-
Münster
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
,
ecc
.
Bagni
particolari
.
Bagni
con
gabinetti
separati
e
acque
calde
.
Bagni
dell
'
ex
Ville
,
via
Pasquirolo
n
.
11
.
del
Giardinetto
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
17
.
Reali
,
via
Pantano
n
.
2
e
via
Larga
n
.
33
.
di
proprietà
di
Clotilde
vedova
Jodani
,
via
Tre
Alberghi
n
.
24
.
dell
'
Annunciata
,
via
omonima
n
.
11
.
Russi
ed
Orientali
,
anche
per
cura
idropatica
,
via
Sala
n
.
7
.
Bagni
pubblici
:
con
vasche
grandi
e
maestri
di
nuoto
.
Bagno
di
Diana
,
fuori
di
Porta
Venezia
.
Bagno
in
via
Castelfidardo
.
Bagno
Nazionale
,
anche
con
gabinetti
separati
e
doccia
,
fuori
di
Porta
Ticinese
.
Bagno
del
Ticino
,
fuori
di
Porta
Ticinese
.
Banche
e
Banchieri
.
Banca
Franco
-
Italiana
,
via
San
Pietro
all
'
Orto
n
.
8
.
-
Banca
Nazionale
,
via
Giardino
n
.
6
.
-
Banca
popolare
,
Piazza
Mercanti
.
-
Banca
del
Popolo
,
via
Brera
n
.
19
.
-
Banca
Lombarda
,
via
Giardino
n
.
7
.
-
Belinzaghi
commendatore
Giulio
,
via
Andegari
n
.
14
.
Brot
cav
.
Carlo
Francesco
,
via
Giardino
n
.
14
.
-
Campagnoni
Francesco
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
n
.
8
e
10
.
-
Cavajani
Oneto
e
Comp
.
,
via
Giardino
n
.
5
.
-
Mazzoni
e
Campi
,
via
Bigli
n
.
15
.
-
Mylius
Enrico
e
Comp
.
,
via
Clerici
n
.
6
.
-
Pisa
Zaccaria
,
via
Meravigli
n
.
11
.
-
Spagliardi
Giuseppe
ed
Antonio
e
Comp
.
,
via
Cusani
n
.
5
.
-
Ulrich
e
Comp
.
,
via
Bigli
n
.
21
.
-
Warchex
vedova
,
Garavaglia
e
Comp
.
,
via
Oriani
n
.
1
.
-
Weill
-
Schott
figli
e
Comp
.
,
via
Pietro
Verri
n
.
7
,
ecc
.
Biblioteche
pubbliche
.
Biblioteca
Nazionale
di
Brera
,
via
Brera
n
.
28
,
aperta
dalle
ore
9
antimeridiane
alle
5
pomeridiane
,
meno
i
giorni
festivi
,
le
ferie
del
carnovale
,
della
Pasqua
,
e
le
autunnali
dal
15
settembre
al
4
novembre
.
Ambrosiana
,
San
Sepolcro
n
.
1
.
Pei
forestieri
è
aperta
tutto
l
'
anno
dalle
ore
10
antimeridiane
alle
3
pomeridiane
;
nei
dì
festivi
da
un
'
ora
alle
3
pomeridiane
.
Popolare
,
via
Circo
n
.
4
,
aperta
dalle
ore
7
alle
9
pomeridiane
;
nei
dì
festivi
dalle
ore
2
pomerid
.
alle
4
.
Per
ogni
volume
che
si
estrae
dalla
Biblioteca
Popolare
si
pagano
cent
.
5
per
la
durata
di
venticinque
giorni
;
scorsi
i
quali
,
se
il
libro
non
viene
riconsegnato
alla
Biblioteca
,
si
paga
di
nuovo
una
tassa
e
una
sopratassa
di
cent
.
5
per
ogni
mese
o
frazione
di
mese
.
Per
ritirare
il
libro
bisogna
far
constare
di
sè
a
chi
sepraintende
alla
distribuzione
.
Biblioteche
private
.
Belgiojoso
fu
principe
Emilio
,
piazza
Belgiojoso
n
.
2
.
Borromeo
Arese
conte
Vitaliano
,
piazza
Borromeo
n
.
7
.
Bruschetti
ing
.
Giuseppe
,
corso
Porta
Romana
,
n
.
66
.
(
Archivio
storico
di
architettura
civile
,
idraulica
e
militare
,
già
proprietà
del
fu
ingegnere
F
.
B
.
Ferrari
,
Cavagna
Sangiuliani
conte
cav
.
Antonio
(
Raccolta
di
storie
municipali
italiane
e
illustrazioni
patrie
)
,
via
Pietro
Verri
n
.
18
.
Cavaleri
avv
.
Michele
,
Corso
Magenta
,
n
.
86
.
D
'
Adda
marchese
Girolamo
,
via
Gesù
n
.
12
.
Rocca
Saporiti
conte
Apollinare
,
marchese
della
Sforzesca
,
Corso
Venezia
n
.
56
.
Trivulzio
marchese
Gian
Giacomo
,
Piazza
di
Sant
'
Alessandro
n
.
4
.
Bijoutieri
,
Orefici
,
Orologiai
.
Bigatti
fratelli
,
negozianti
in
gioje
,
fabbricatori
di
giojellerie
,
bijouterie
e
argenterie
,
via
Giardino
7
.
-
Carenzio
e
Confalonieri
,
giojellieri
e
bijoutieri
,
Piazza
del
Duomo
n
.
27
.
-
Conti
Annibale
,
orefice
e
giojelliere
,
via
orefici
n
.
28
.
-
Grisetti
Eugenio
,
orefice
e
giojelliere
,
via
Tomaso
Grossi
n
.
9
.
-
Sartirana
G
.
,
orefice
e
orologiaio
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
.
-
Terruggia
Pietro
,
orefice
e
giojelliere
,
via
Orefici
n
.
38
,
ecc
.
Broughams
.
-
Stazioni
principali
.
-
Piazze
:
Duomo
-
Fontana
-
Mercanti
-
Santa
Marta
-
Scala
-
San
Sepolcro
-
Cavour
.
Vie
:
Giardino
-
Brera
-
Bottonuto
-
San
Giuseppe
-
Corso
Venezia
-
Corso
di
Porta
Romana
-
Corso
Magenta
-
Ponte
Vetero
,
ecc
.
Tariffe
:
Per
una
corsa
che
non
oltrepassi
la
mezz
'
ora
si
paga
di
giorno
Lir
.
1
.
e
di
notte
Lir
.
1
.
25
.
Fino
ad
un
'
ora
intiera
Lir
.
1
.
50
di
giorno
e
Lir
.
1
.
75
di
notte
.
Per
ogni
mezz
'
ora
successiva
Cent
.
75
di
giorno
e
Lir
.
1
di
notte
.
La
mezz
'
ora
incominciata
si
considera
come
completa
.
Per
ogni
bagaglio
od
oggetto
che
non
stia
nell
'
interno
si
paga
Cent
.
25
sia
di
giorno
che
di
notte
.
Caffè
e
Pasticcerie
principali
.
Caffè
(
*
)
.
Caffè
Cova
,
via
San
Giuseppe
-
Caffè
Biffi
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
Gnocchi
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
Gnocchi
,
al
Foro
Bonaparte
-
Caffè
Martini
,
Piazza
della
Scala
-
Caffè
Merlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
dell
'
Europa
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Caffè
dell
'
Accademia
,
Piazza
della
Scala
-
Caffè
Maldifassi
,
via
Principe
Umberto
-
Caffè
del
Rinascimento
,
Corso
Venezia
-
Caffè
del
Risorgimento
,
Corso
Magenta
-
Caffè
del
Duomo
,
in
Piazza
del
Duomo
(
*
*
)
-
Caffè
ai
Giardini
Pubblici
-
Caffè
Moresco
,
via
Solferino
.
Pasticcieri
od
Offellieri
.
Biffi
,
Piazza
del
Duomo
n
.
33
-
Lazzaroni
,
Corso
Venezia
n
.
1-
Dell
'
Acqua
,
via
Santa
Margherita
n
.
4
,
e
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Puricelli
,
via
Monte
Napoleone
n
.
45
-
Cova
,
via
Giardino
n
.
1
-
Baj
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
4
-
Castiglioni
Luigi
,
via
Tre
Alberghi
n
.
2
-
Lorioli
Carlo
,
via
Brera
n
.
2
,
ecc
.
Calzolai
da
donna
.
Beltrami
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
17
-
Brivio
,
Corso
Venezia
n
.
4
-
Dupin
,
via
della
Passarella
n
.
26
-
Bianchi
,
via
Tre
Alberghi
n
.
14
,
ecc
.
(
*
)
Tutti
questi
caffè
dalle
ore
10
antimeridiane
alle
2
pomeridiane
servono
il
déjeuné
alla
forchetta
.
(
*
*
)
Questo
caffè
è
provveduto
di
una
grande
quantità
di
giornali
.
Calzolai
da
uomo
.
Borioli
Alessandro
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Mejani
Carlo
,
via
Lupetta
n
.
1
-
Mosconi
Domenico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
31
-
Mûnster
fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
,
e
Galleria
Vittorio
Emanuele
(
calzature
specialmente
di
Vienna
)
-
Veronesi
,
Corso
Venezia
n
.
11
,
ecc
.
Cambia
valute
.
Casati
Ignazio
,
via
Santa
Margherita
-
Grisi
Francesco
e
Comp
.
,
Piazza
Mercanti
-
Mazzucchelli
Luigi
,
Cordusio
-
Prada
Celestino
,
Piazza
del
Duomo
n
.
20
-
Strada
Luigi
,
via
Giardino
n
.
4
,
ecc
.
Cappellai
.
Bergamo
Giuseppe
,
Piazza
del
Duomo
n
.
35
-
Chiesa
Antonio
,
Piazza
del
Duomo
n
.
27
-
De
Marchi
-
Gherini
Ambrogio
,
via
delle
Asole
n
.
2
-
Insom
Domenico
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
3
-
Mariani
Gaetano
,
Cordusio
-
Migliavacca
Giovanni
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Ponzone
Antonio
(
Ditta
)
,
via
Santa
Margherita
n
.
4
,
ecc
.
Cartolai
,
oggetti
di
cancelleria
.
Maglia
Antonio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
n
.
20
-
Crivelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
36
-
Ripamonti
-
Carpano
Antonio
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
18
-
De
Grandi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
29
-
Ferrario
Luigi
,
via
Armorari
n
.
3
-
Bontà
(
Ditta
)
,
via
Pantano
n
.
9
-
Orgneri
Michele
,
via
San
Giuseppe
n
.
12
,
ecc
.
Chincaglieria
,
Bronzi
,
Bijouteria
di
lusso
,
Grande
novità
.
Baglia
Carlo
,
Piazza
del
Duomo
n
.
43
.
-
Brioschi
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
4
.
-
Pirotta
e
Caprotti
,
Galleria
De
Cristoforis
.
-
Galli
e
Bonnefoy
,
al
Gran
Mercurio
,
Corso
Vittorio
Emanuele
,
n
.
15
.
-
Grande
Emporio
d
'
ogni
genere
d
'
addobbi
in
pendole
,
bronzi
,
lampade
,
porcellana
e
cristalleria
,
macchine
per
usi
domestici
,
bijouterie
ed
articoli
da
viaggio
.
Si
spedisce
gratis
il
catalogo
dei
vari
articoli
a
chi
ne
fa
domanda
per
lettera
.
Consoli
.
Austria
-
Ungheria
.
Cantoni
Eugenio
,
console
generale
,
via
Meravigli
n
.
15
.
-
Belgio
.
Belinzaghi
Giulio
,
console
generale
,
via
Andegari
n
.
14
.
-
Bolivia
.
Brambilla
Pietro
,
vice
-
console
,
via
Torino
n
.
51
.
-
Brasile
.
Mazzone
cav
.
Carlo
,
vice
-
console
,
via
Solferino
n
.
20
.
-
Chili
.
Brivio
marchese
Giacomo
,
console
,
via
Olmetto
n
.
17
.
-
Confederazione
Argentina
Juan
F
.
Pelanda
.
-
Confederazione
Svizzera
.
Vonwiller
Oscar
,
console
,
via
Broletto
n
.
37
.
-
Francia
.
Bouillat
cav
.
Edoardo
,
console
,
via
Sant
'
Andrea
n
.
8
.
-
Germania
del
Nord
e
Granducato
di
Baden
.
Mack
Davide
,
console
,
via
Bassano
Porrone
n
.
2
.
-
Grecia
.
Ralli
cav
.
Giacomo
,
console
,
via
San
Simone
n
.
8
.
-
Inghilterra
.
Kelly
Thomas
William
,
vice
-
console
,
nell
'
Albergo
Reale
,
via
Tre
Alberghi
.
-
Messico
.
Brocca
dott
.
Giovanni
,
console
,
corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
.
-
Monaco
(
Principato
di
)
.
Cavriani
nobile
Ippolito
,
console
,
via
Olmetto
n
.
7
.
-
Paraguay
.
Visconti
di
Modrone
conte
Guido
,
vice
-
console
,
via
Cerva
n
.
28
.
-
Portogallo
.
De
Souza
Holstein
cav
.
Federico
Filippo
,
console
,
Piazza
San
Sepolcro
n
.
11
.
-
San
Marino
.
Antona
-
Traversi
avv
.
Giovanni
,
console
,
via
Giardino
n
.
10
.
-
Spagna
.
Brocca
commendatore
Luigi
,
console
,
corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
.
Stati
Uniti
d
'
America
.
Clark
William
,
via
Monforte
.
-
Turchia
.
J
.
Dominian
effendi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
20
.
Dentisti
e
Pedicuri
.
Ballerio
Isidoro
,
dentista
,
via
Rastrelli
n
.
16
-
Banfi
Girolamo
,
dentista
,
via
Palazzo
Reale
n
.
3
-
Bauer
Adolfo
,
dentista
,
via
San
Dalmazio
n
.
5
.
-
Briziano
Pompeo
,
pedicure
,
via
Pattari
n
.
3
.
Buzenac
Luigi
,
dentista
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
24
-
Clément
Arbib
,
dentista
,
via
San
Protaso
n
.
3
-
Winderling
L
.
Noé1
-
e
G
.
Noél
,
dentista
,
via
Borgospesso
n
.
21
-
De
Ambrosis
Giovanni
,
pedicure
,
via
Falcone
n
.
1
,
ecc
.
Editori
di
musica
.
Ricordi
Tito
,
via
Omenoni
n
.
1
,
ed
ottagono
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Lucca
Francesco
,
via
San
Paolo
n
.
10
,
e
via
Santa
Radegonda
n
.
5
-
Canti
Giovanni
,
via
Giardino
n
.
1
,
e
via
Meravigli
n
.
11
,
ecc
.
Facchini
e
Fattorini
.
La
società
dei
Facchini
,
con
brevetto
municipale
,
e
quella
de
'
Fattorini
di
Piazza
,
prestano
un
lodevole
servizio
di
scorta
e
trasporto
di
effetti
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
,
ricapito
lettere
,
gruppi
,
circolari
,
ecc
.
Le
due
Società
si
distinguono
in
fra
esse
dal
berretto
;
hanno
stazioni
nelle
Piazze
e
grandi
vie
;
la
stazione
principale
è
in
Piazza
Mercanti
.
Tariffa
della
Società
dei
Facchini
.
Per
servizio
di
scorta
e
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
senza
interruzioni
o
fermate
L
.
25
Per
ogni
ora
L
50
Per
ricapito
di
lettere
,
gruppi
,
fatture
e
di
tutto
quanto
può
contenersi
nella
borsa
,
per
ciascun
capo
L
20
Trasporto
di
bagagli
,
casse
,
bauli
e
simili
,
in
qualunque
direzione
nell
'
interno
della
città
del
peso
di
kilogr
.
1
a
30
L
30
fino
a
kilogr
.
50
L
50
fino
ad
un
quintale
L
70
Pel
trasporto
nei
sobborghi
,
in
aumento
per
ogni
tassa
L
15
Tariffa
della
Società
dei
Fattorini
di
Piazza
.
Per
servizio
di
scorta
e
per
indicazione
da
uno
ad
altro
punto
della
città
senza
interruzioni
o
fermate
L
.
30
Per
ogni
ora
L
60
Per
ricapito
di
lettere
,
gruppi
,
fatture
e
di
tutto
quanto
può
contenersi
nella
borsa
,
per
ciascun
pezzo
L
20
Trasporto
di
bagagli
,
casse
,
bauli
e
simili
,
in
qualunque
direzione
nell
'
interno
della
città
del
peso
dikilogr
.
1
a
30
L
.
30
fino
a
kilogr
.
50
L
50
fino
ad
un
quintaleL
70
Pel
trasporto
nei
sobborghi
,
in
aumento
per
ogni
tassa
L
20
Farmacie
.
Biraghi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
5
-
Brera
(
di
)
,
via
Fiori
Oscuri
n
.
15
-
De
Ponti
Donnino
,
alle
Cinque
Vie
n
.
22
-
Foglia
Antonio
,
Corso
di
Porta
Romana
n
.
22
-
Franzini
,
via
Santa
Margherita
n
.
12
-
Garofoletti
Alberto
,
via
Santa
Maria
alla
Porta
n
.
1
-
Migliavacca
Gio
.
Battista
,
via
Monte
Napoleone
n
.
1
-
Porati
,
Corso
di
Porta
Ticinese
-
Pozzi
Giuseppe
,
Corso
Venezia
n
.
41
-
Riva
Palazzi
,
Piazza
della
Scala
-
Stagnoli
,
via
Bigli
n
.
28
-
Zambelletti
Lodovico
,
piazza
San
Carlo
n
.
5
.
Farmacie
omeopatiche
.
Biraghi
Carlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
3
-
Franzini
,
via
Santa
Margherita
n
.
12
-
Garofoletti
Alberto
,
via
Santa
Maria
alla
Porta
n
.
1
-
Pozzi
Giuseppe
,
Corso
Venezia
n
.
41
.
Fotografi
.
Calzolari
Figlio
,
successore
a
Duroni
Alessandro
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
13
-
Deroche
ed
Heyland
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
15
-
Ganzini
Giovanni
Battista
,
via
Unione
n
.
10
-
Montabone
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Pagliano
Leonida
,
via
Monforte
n
.
3
-
Rossi
Giulio
(
sistema
Crozat
)
,
via
Bigli
n
.
7
-
Triestina
,
Corso
Venezia
n
.
77
.
Gabinetti
di
decenza
.
Due
sono
i
Gabinetti
di
decenza
in
Milano
con
assai
proprie
ritirate
per
uomini
e
signore
,
l
'
uno
in
via
Pasquirolo
,
l
'
altro
al
nuovo
Giardino
Pubblico
,
sotto
l
'
edificio
del
caffè
.
-
Il
prezzo
d
'
accesso
è
di
cent
.
10
.
-
Nel
primo
,
a
convenienti
prezzi
,
si
può
anche
avere
profumerie
.
-
In
esso
da
appositi
incaricati
si
ricevono
in
deposito
effetti
da
viaggio
,
e
si
fa
ripulitura
d
'
abiti
e
di
scarpe
.
-
Pel
deposito
di
effetti
pagansi
cent
.
10
.
-
Pella
pulitura
di
abiti
e
scarpe
cent
.
10
.
Giornali
politici
.
La
Lombardia
,
giornale
ufficiale
della
Provincia
di
Milano
-
La
Perseveranza
-
La
Gazzetta
di
Milano
-
Il
Secolo
-
Il
Pungolo
-
Il
Corriere
di
Milano
-
Il
Sole
,
anche
commerciale
-
L
'
Unità
Italiana
-
Il
Gazzettino
Rosa
.
-
-
Questi
giornali
si
ponilo
comperare
presso
le
apposite
edicole
,
poste
nei
principali
centri
di
Milano
.
Istituti
e
Collegi
principali
d
'
Educazione
.
Convitto
Nazionale
Longoni
,
Corso
ginnasiale
-
Iiceale
e
tecnica
superiore
,
via
Fatebene
-
fratelli
n
.
11
.
Civico
Collegio
-
Ginnasio
-
Liceo
Calchi
Taeggi
,
via
Porta
Vigentina
n
.
17
.
Istituto
Dolci
,
premiato
più
volte
dalla
Società
Pedagogica
italiana
.
È
provveduto
d
'
un
scelto
Corpo
di
professori
per
l
'
insegnamento
elementare
,
ginnasiale
,
liceale
tecnico
,
militare
,
amministrativo
e
commerciale
,
ecc
.
Lo
stabilimento
è
arricchito
di
copiosa
suppellettile
,
in
libreria
,
macchine
,
musei
,
ecc
.
per
lo
studio
della
geometria
,
fisica
,
storia
naturale
,
geografia
,
chimica
,
meccanica
,
ecc
.
Ha
unito
un
Convitto
regolato
sulle
norme
dei
migliori
della
Svizzera
e
della
Germania
.
L
'
Istituto
,
che
raccomandiamo
specialmente
,
e
che
può
essere
visitato
in
ogni
tempo
,
è
posto
in
vasto
locale
,
con
giardino
,
cortile
e
portici
,
Corso
di
Porta
Ticinese
n
.
83
.
Collegio
di
preparazione
agli
Istituti
militari
con
annesso
Corso
tecnico
.
E
molto
in
credito
,
diretto
essendo
da
professori
addetti
al
già
Collegio
militare
che
esisteva
in
Milano
.
Trovasi
in
via
Camminadella
n
.
22
.
Collegio
reale
delle
fanciulle
con
24
posti
gratuiti
,
via
Passione
n
.
12
.
Liceo
privato
De
Angeli
,
via
Zebedia
n
.
1
.
Istituto
privato
Boselli
per
l
'
istruzione
elementare
e
ginnasiale
,
via
San
Giuseppe
n
.
4
.
Istituto
privato
Pietrasanta
,
per
Corsi
ginnasiali
,
elementari
,
tecnici
e
commercio
.
Possiede
un
museo
di
Storia
Naturale
e
Mineralogia
,
via
San
Paolo
n
.
10
.
Istituto
privato
Stampa
.
Insegnamento
diurno
e
serale
del
Corso
elementare
,
di
ragioneria
,
amministrazione
e
commercio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
scala
n
.
15
.
Vi
è
annesso
un
ufficio
approvato
per
interpretazioni
e
traduzioni
in
qualunque
lingua
.
Insegnamenti
speciali
.
Reale
Conservatorio
di
Musica
.
Istruzione
in
ogni
ramo
di
materia
musicale
,
via
Conservatorio
n
.
12
.
Accademia
de
'
Filodrammatici
.
Scuola
di
declamazione
,
via
Filodrammatici
n
.
1
.
Reale
Istituto
Sordo
-
muti
per
l
'
istruzione
de
-
gli
stessi
,
via
San
Vincenzo
n
.
7
.
Istituto
dei
Ciechi
,
corso
Porta
Nuova
n
.
5
.
Collegio
Tipografico
fondato
dal
tipografo
-
editore
signor
Francesco
Pagnoni
,
inaugurato
il
14
maggio
1871
,
via
Ancona
n
.
3
.
Scopo
di
questo
Collegio
è
la
professione
e
la
educazione
perfezionata
dell
'
Arte
Tipografica
,
Fonderia
,
Stereotipia
,
Galvanoplastica
,
Legatoria
ed
Arti
affini
.
Non
si
accettano
giovinetti
se
non
di
madri
vedove
e
bisognose
.
La
durata
di
permanenza
per
l
'
istruzione
ed
educazione
agli
Allievi
professionisti
non
deve
oltrepassare
gli
anni
sei
;
scorsi
i
quali
ognuno
dovrà
provvedersi
il
proprio
sostentamento
procacciandosi
onorato
lavoro
nelle
altrui
officine
.
Scuola
civica
di
Musica
,
Piazza
Mercanti
,
n
.
4
.
Scuola
di
Cauto
per
adolescenti
,
piazza
del
Duomo
n
.
16
.
Scuola
di
Ballo
e
Canto
,
annessa
al
R
.
Teatro
della
Scala
.
Civica
Palestra
ginnastica
,
Corso
di
Porta
Romana
n
.
108
.
Scuole
di
nuoto
presso
i
Bagni
Pubblici
,
di
Diana
,
Castelfidardo
,
Nazionale
,
Ticino
,
ecc
.
Scuola
Orfeonica
femminile
,
Corso
Magenta
,
locale
del
Monastero
Maggiore
pel
canto
corale
da
impartirsi
alle
fanciulle
,
fondato
dal
maestro
Cr
.
Varisco
.
Librerie
italiane
e
straniere
.
Brigola
Gaetano
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
-
Bolchesi
Domenico
,
Galleria
De
Cristoforis
-
Dumolard
fratelli
(
libreria
francese
)
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
21
-
Hoepl
,
successore
a
Laengner
Teodoro
(
libreria
tedesca
)
,
Galleria
De
Cristoforis
n
.
59
-
Agnelli
Giacomo
,
via
Santa
Margherita
n
.
2
,
specialmente
per
libri
scolastici
ed
educativi
,
-
Carrara
Paolo
,
via
Santa
Margherita
n
.
5
-
Paravia
Cr
.
Batt
.
,
Galleria
De
Cristoforis
.
Libri
antichi
.
-
Barbini
Carlo
,
via
Chiaravalle
n
.
9
,
editore
anche
della
Biblioteca
Ebdomadaria
-
Galleria
Teatrale
-
Repertorio
del
Teatro
Milanese
e
Poliantea
Drammatica
-
Branca
Carlo
,
via
Monte
Napoleone
n
.
23
-
Schieppati
Gaetano
,
via
San
Pietro
all
'
Orto
n
.
17
-
Frisiani
Carlo
,
via
San
Paolo
n
.
11
.
-
Vergani
Pietro
,
via
Sant
'
Antonio
n
.
20
.
Mercanti
in
stoffe
,
seterie
e
snoda
.
Landi
Mafessoni
e
Pollenghi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Vernazzi
Fulvio
e
Comp
.
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
28
-
Ronchi
e
Dell
'
Orto
,
ottagono
della
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Cozzi
Aliprandi
,
successori
a
Panseri
,
piazza
del
Duomo
-
Osnago
,
Eredi
,
via
Santa
Radegonda
n
.
5
-
Manfredi
,
Zanardi
e
Comp
.
,
via
Rastrelli
n
.
24
-
Rossignol
G
.
,
via
Torino
,
ecc
.
Modiste
e
Sarte
.
Lebrun
-
Ferrandi
Giuseppina
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
5
-
Chaillon
Enrichetta
,
via
Pattari
n
.
2
-
Corti
,
sorelle
,
via
Passarella
n
.
2
-
Nessi
Elena
.
via
San
Paolo
n
.
5
-
Vigorelli
Induno
,
Corso
Vittorio
Emanuele
-
Jeannette
Landi
,
via
Borgogna
n
.
2
.
Musei
.
Museo
Cavaleri
,
dal
suo
fondatore
,
l
'
egregio
avvocato
Michele
Cavaleri
,
inaugura
-
tosi
nel
marzo
1871
.
Trovasi
al
Corso
Magenta
n
.
86
.
Museo
Molinari
,
del
suo
fondatore
,
il
popolano
Francesco
Molinari
,
inauguratosi
il
29
settembre
1870
.
Trovasi
in
via
Maddalena
n
.
17
.
Museo
Civico
,
nel
palazzo
Comunale
de
'
Giardini
Pubblici
.
Museo
Patrio
di
Archeologia
,
nel
palazzo
di
Belle
Arti
via
Brera
.
Museo
Ambrosiano
,
presso
la
Biblioteca
Abrosiana
,
Piazza
della
Rosa
n
.
2
,
ed
altri
in
case
private
.
Numismatica
.
Avvi
un
gabinetto
di
numismatica
nel
palazzo
di
Belle
Arti
in
via
Brera
-
altro
nella
Biblioteca
Ambrosiana
-
altro
nel
palazzo
Municipale
del
Marino
,
proveniente
al
Comune
da
eredità
del
defunto
conte
Carlo
Taverna
.
Parecchi
altri
Gabinetti
di
numismatica
sono
in
case
private
.
Oggetti
chirurgici
,
Cinti
,
ecc
.
Baldinelli
Ferdinando
,
via
Pattari
n
.
7
-
Gennari
P
.
Enrico
,
via
Ospedale
n
.
14
-
Repossi
Flaminio
,
via
Torino
24
-
Sighinolfi
,
via
Santa
Maria
Segreta
n
.
1
.
Orario
ferroviario
,
vedi
pag
.
III
Ottici
.
Duroni
Antonio
,
Galleria
Vittorio
Emanuele
-
Brenta
Fratelli
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
12
-
Quercetti
Fortunato
,
Piazza
del
Duomo
n
.
35
-
Albini
Luigi
,
via
Santa
Margherita
,
n
.
7
.
Pinacoteche
.
Nel
palazzo
di
Belle
Arti
in
via
Brera
.
-
Nella
Biblioteca
Ambrosiana
,
Piazza
della
Rosa
n
.
2
.
Una
raccolta
di
quadri
ed
altri
oggetti
d
'
arte
sono
giornalmente
visibili
nella
Esposizione
permanente
in
via
Palermo
n
.
1
.
Si
fanno
esposizioni
di
Belle
Arti
nella
Gran
Sala
ai
vecchi
Giardini
Pubblici
.
Vi
sono
molte
altre
Gallerie
private
di
quadri
,
ecc
.
Posta
delle
lettere
.
L
'
ufficio
delle
Regie
Poste
è
in
via
Rastrelli
num
.
20
.
Esso
è
aperto
dalle
ore
8
della
mattina
alle
10
della
sera
per
la
distribuzione
,
raccomandazione
ed
assicurazione
delle
lettere
,
giornali
e
vendita
francobolli
;
pel
rilascio
e
pagamento
di
vaglia
dalle
ore
8
della
mattina
alle
4
pomeridiane
.
La
levata
delle
lettere
dalle
buche
sussidiarie
ha
luogo
cinque
volte
al
giorno
,
cioè
:
alle
ore
7
e
30
e
10
mattina
,
ed
alle
2
e
30
,
4
e
15
e
8
pomeridiane
.
Quelle
site
nei
quartieri
di
Porta
Vittoria
,
Porta
Venezia
,
Porta
Nuova
e
Porta
Garibaldi
sono
levate
mezz
'
ora
più
tardi
.
E
fatta
eccezione
per
le
buche
-
poste
in
via
Broletto
,
via
Armorari
,
Piazza
Mercanti
e
Piazza
della
Scala
,
per
le
quali
viene
stabilita
una
levata
straordinaria
alle
12
meridiane
.
Le
lettere
della
città
fra
la
città
e
sobborghi
dovranno
essere
impostate
nell
'
apposita
buca
presso
l
'
ufficio
centrale
.
Giornali
,
stampe
e
campioni
non
potranno
impostarsi
nelle
buche
succursali
della
città
.
Le
lettere
che
si
vogliono
raccomandare
od
assicurare
,
i
giornali
,
le
opere
periodiche
devono
essere
presentate
agli
uffici
appositi
un
'
ora
prima
del
tempo
stabilito
per
l
'
impostazione
delle
corrispondenze
ordinarie
.
Le
lettere
contenenti
valori
devono
assoggettarsi
almeno
alla
formalità
della
raccomandazione
,
non
rispondendo
l
'
Amministrazione
,
in
caso
diverso
,
del
non
avvenutone
ricapito
.
Regia
Questura
.
La
Direzione
centrale
è
in
via
Santa
Margherita
num
.
18
,
ed
è
sede
della
Questura
.
V
'
hanno
sei
Sezioni
distribuite
per
la
città
:
la
prima
.
,
via
Pontaccio
n
.
19
-
la
seconda
,
via
Santa
Margherita
n
.
10
-
la
terza
,
via
Cerva
n
.
14
-
la
quarta
Corso
di
Porta
Romana
n
.
98
-
la
quinta
,
via
San
Simone
n
.
12
-
la
sesta
,
via
Terraggio
n
.
4
.
Restaurants
.
Borsa
,
via
San
Giuseppe
n
.
2
Pranzo
da
franchi
4
in
avanti
a
tutte
le
ore
.
Manin
,
via
Manin
n
.
7
-
Rebecchino
,
via
Rebecchino
n
.
7
-
Ristoro
,
via
Aquila
n
.
6
-
Annunciata
,
via
Annunciata
n
.
11
-
Firenze
,
via
Principe
Umberto
n
.
29
-
Trattoria
Galli
nella
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
ecc
.
La
maggior
parte
degli
Alberghi
e
Caffè
primari
danno
pranzi
e
déjeunés
alla
carta
e
a
prezzo
fisso
.
Fra
questi
citiamo
come
principali
:
L
'
albergo
Milano
-
di
Francia
-
Roma
-
del
Leone
-
della
Passarella
-
del
Bissone
-
e
del
Falcone
.
Quando
vogliasi
uscire
dalle
porte
della
città
per
godere
della
vista
della
campagna
,
nei
suburbi
vi
sono
parecchie
trattorie
molto
frequentate
dai
Milanesi
,
specialmente
nella
stagione
estiva
,
le
quali
offrono
pranzi
succosi
:
le
più
in
grido
sono
:
l
'
Isola
Bella
,
il
Giardino
d
'
Italia
,
l
'
Isola
Botta
,
la
Magna
,
I
Promessi
Sposi
,
Loreto
,
la
Noce
,
ecc
.
Sarti
da
uomo
.
Marzio
Carlo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
-
Prandoni
,
via
Farine
n
.
10
-
Tonelli
,
via
Carlo
Alberto
n
.
1
.
-
Segramora
Alessandro
,
via
Pattari
n
.
3
-
Segramora
Giacomo
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
32
-
Lampugnani
Giuseppe
,
Piazza
del
Duomo
n
.
22
,
ecc
.
Sorveglianza
Urbana
.
La
Sorveglianza
Urbana
ha
pure
sei
Mandamenti
,
ai
quali
il
forestiere
potrà
rivolgersi
per
quanto
gli
verrà
ad
occorrere
per
illustrazioni
o
per
reclami
dipendenti
da
servizi
di
spettanza
civica
.
Il
primo
Mandamento
è
posto
in
via
San
Simpliciano
n
.
5
-
il
secondo
via
Case
Rotte
n
.
4
-
il
terzo
via
Durini
n
.
19
-
il
quarto
via
Sant
'
Eufemia
n
.
14
-
il
quinto
Piazza
Vetra
n
.
9
-
il
sesto
via
Terraggio
n
.
2
.
Telegrafo
.
L
'
Ufficio
telegrafico
è
situato
in
Piazza
Mercanti
n
.
19
.
Esso
è
aperto
giorno
e
notte
senza
interruzione
.
La
tariffa
dei
prezzi
dei
dispacci
è
esposta
nell
'
ufficio
stesso
.
Nella
sala
d
'
accesso
vi
sono
le
module
per
l
'
invio
dei
dispacci
,
non
che
l
'
occorrente
per
iscriverli
.
Uffici
d
'
indizio
.
Per
ricerca
di
alloggi
,
persone
di
servizio
,
impiegati
,
ecc
.
:
Amadori
Marino
,
via
Tre
Alberghi
n
.
28
-
Gavazzeni
Carlo
,
via
San
Raffaele
n
.
1
.
-
Bertolazzi
Giuseppe
,
Piazza
Duomo
n
.
41
-
Bestetti
Ambrogio
Luigi
,
Verziere
n
.
5
-
Bonfico
Giuseppe
,
via
San
Vito
n
.
18
-
Camisasca
Francesco
,
via
San
Giuseppe
n
.
13
-
De
Vecchi
Giuseppe
,
via
San
Raffaele
n
.
10
.
Vedute
di
Milano
,
Stampe
,
Fotografie
,
Guide
,
ecc
.
Artaria
Ferdinando
e
Figli
,
via
Santa
Margherita
-
Pozzi
Pompeo
,
Galleria
De
Cristoforis
-
Ronchi
Luigi
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
22
-
Vallardi
Antonio
,
via
Santa
Margherita
,
ecc
.
Guide
,
Dizionari
in
tutte
le
lingue
,
Dialoghi
,
ecc
.
,
Brigola
Gaetano
,
Corso
Vittorio
Emanuele
n
.
26
.
Divertimenti
.
Sotto
questo
titolo
esponiamo
al
lettore
quanto
la
città
di
Milano
offre
al
viaggiatore
in
materia
di
Spettacoli
teatrali
diurni
e
serali
,
Concerti
,
Passeggi
,
Società
di
Riunione
,
Balli
,
Equitazione
,
Velocipedi
,
Scherma
,
Ginnastica
,
Pattinaggio
,
Bersaglio
,
Salita
al
Duomo
,
Gite
piacevoli
ai
dintorni
di
Milano
,
ecc
.
Quando
il
forestiere
,
dopo
visitati
i
monumenti
della
Città
,
voglia
conoscerne
i
passa
-
tempi
,
dovrà
innanzi
tutto
recarsi
al
Teatro
alla
Scala
,
il
quale
offre
il
primo
spettacolo
che
si
possa
godere
in
Italia
d
'
opera
seria
e
di
ballo
,
con
attori
di
canto
,
ballerini
e
mimi
di
cartello
,
e
con
decorazioni
sceniche
che
invano
cercherebbonsi
in
altre
città
anche
principali
.
Non
dovrà
in
seguito
dimenticare
i
Teatri
secondari
,
come
la
Canobbiana
,
il
Carcano
,
il
Vecchio
Re
,
Santa
Radegonda
,
il
Milanese
(
*
)
,
il
Politeama
Milanese
,
nel
quale
ultimo
,
nelle
stagioni
principalmente
di
estate
ed
autunno
,
si
danno
opere
e
balli
con
abili
artisti
.
Per
la
commedia
italiana
o
francese
è
raccomandabile
il
Vecchio
Teatro
Re
,
il
quale
sarà
nel
1872
surrogato
dal
Teatro
della
Commedia
,
che
si
sta
costruendo
in
Piazza
San
Fedele
.
Al
Fossati
ed
al
Nuovo
Teatro
Re
si
danno
operette
buffe
,
balletti
e
commedie
.
Questi
ultimi
(
*
)
Non
ometta
il
viaggiatore
la
visita
al
Teatro
Milanese
,
ove
vi
si
recita
la
Commedia
in
dialetto
,
che
dipinge
al
vivo
i
costumi
della
città
.
teatri
sono
frequentatissimi
dal
popolo
dei
quartieri
operai
,
e
vi
è
permesso
anche
il
fumare
.
Seguono
i
teatri
diurni
:
il
Padiglione
nazionale
,
i
Circhi
al
Nuovo
Tivoli
,
e
la
Commenda
,
ecc
.
Quando
nella
sosta
che
un
forestiere
fa
in
Milano
,
egli
vegga
annunciato
uno
spettacolo
nell
'
Arena
,
non
deve
tralasciare
di
recarvisi
,
onde
godere
del
magnifico
colpo
d
'
occhio
che
offre
quell
'
edificio
,
particolarmente
dal
Pulvinare
se
,
specialmente
,
siavi
concorso
di
spettatori
.
Eccovi
intanto
i
prezzi
ordinari
d
'
entrata
ai
teatri
di
Milano
.
Teatro
R
.
alla
Scala
L
.
3
50
In
prime
sere
di
spettacolo
o
di
Veglione
(
*
)
L
5
R
.
della
Canobbiana
L
1
25
Quando
vi
si
fa
musica
L
2
Carcano
L
1
50
Re
(
vecchio
)
L
1
50
Milanese
L
1
50
Politeama
Milanese
(
*
*
)
L
1
00
Fossati
L
80
Re
(
nuovo
)
L
80
Santa
Radegonda
L
1
25
A
seconda
degli
spettacoli
.
L
1
50
(
*
)
Un
Gabinetto
di
decenza
per
signore
,
custodito
da
apposita
donna
,
trovasi
tra
la
seconda
e
terza
fila
a
sinistra
del
R
.
Teatro
alla
Scala
.
La
tariffa
è
di
cent
.
10
.
(
*
*
)
Varia
il
prezzo
poi
a
seconda
dei
posti
.
Il
teatro
fu
inaugurato
il
4
maggio
1871
.
Architetto
ne
fu
il
signor
Carlo
Naymiller
.
Commenda
(spettac.i
diurni
)
L
.
80
Fiando
,
detto
Gerolamo
(
marionette
)
L
.
50
Prandi
(
marionette
)
L
50
Filodrammatici
,
vi
si
ha
accesso
con
biglietto
d
'
invito
emesso
dalla
Presidenza
,
o
dato
da
un
socio
.
San
Simone
,
occupato
dalla
Società
di
dilettanti
Gustavo
Modena
.
Vi
si
può
entrare
con
biglietto
come
nel
teatro
dell
'
Accademia
dei
Filodrammatici
.
In
altra
sera
,
anzichò
rinchiudersi
nei
teatri
,
si
può
godere
ottimi
concerti
nei
caffè
Gnocchi
e
Biffi
nella
Galleria
Vittorio
Emanuele
.
Si
danno
concerti
assai
di
frequente
nel
Salone
ai
vecchi
Giardini
Pubblici
,
nella
gran
sala
del
R
.
Conservatorio
.
Nelle
sere
d
'
estate
si
fa
musica
nel
giardino
dei
caffè
Cova
in
via
San
Giuseppe
,
in
quello
del
Rinascimento
al
Corso
Venezia
,
e
Gnocchi
al
Foro
Bonaparte
;
al
caffè
Maldifassi
,
in
via
Principe
Umberto
,
ogni
giovedì
e
domenica
,
come
anche
al
caffe
Garibaldi
in
Piazza
Fontana
,
ed
in
altre
sale
di
caffè
secondari
.
Pure
in
estate
,
ogni
giorno
di
festa
,
vi
è
musica
e
gran
passeggio
ai
Giardini
Pubblici
Vecchi
dalle
ore
due
alle
quattro
pomeridiane
;
dalle
ore
sei
alle
otto
di
sera
ai
Nuovi
Giardini
.
In
questi
geniali
ritrovi
il
gentil
sesso
milanese
fa
pompa
di
bellezza
e
d
'
eleganza
.
Dalle
ore
3
alle
4
pomeridiane
,
nei
giorni
di
martedì
e
giovedì
,
il
corpo
di
musica
della
Guardia
Nazionale
eseguisce
concerti
in
Piazza
della
Scala
.
Ogni
giorno
,
dalle
ore
2
alle
5
pomeridiane
,
passeggio
dalla
Piazza
del
Duomo
,
lungo
i
Corsi
Vittorio
Emanuele
e
Venezia
,
e
bastioni
dalla
Porta
Venezia
alla
Nuova
.
Particolarmente
nei
dì
festivi
vi
si
ammirano
numerosi
ed
eleganti
cocchi
.
Nei
più
caldi
giorni
dell
'
estate
il
corso
delle
carrozze
sui
bastioni
si
fa
dalle
ore
7
alle
9
pomeridiane
.
Luogo
di
passatempo
pel
cittadino
e
il
forestiero
,
offrono
pure
e
la
Galleria
Vittorio
Emanuele
,
il
Foro
Bonaparte
,
special
-
mente
nell
'
estate
,
ove
sonvi
vari
divertimenti
,
ed
il
Tivoli
,
dove
si
eseguisce
musica
ogni
giovedì
e
domenica
;
vi
hanno
in
esso
caffè
,
liquoristi
ed
altri
esercenti
pel
popolo
;
un
circolo
per
cavalli
o
comiche
compagnie
per
chi
ama
gli
spettacoli
a
poco
prezzo
;
giostre
,
saltimbanchi
,
suonatori
ambulanti
,
ecc
.
Ogni
forestiere
che
soggiorni
a
Milano
per
alcuni
giorni
può
,
presentato
da
un
socio
,
frequentare
i
concerti
della
Società
del
Quartetto
,
e
le
riunioni
serali
delle
Società
Patriottica
,
dell
'
Unione
,
degli
Artisti
,
del
Durino
e
del
Giardino
.
In
quest
'
ultima
vi
sono
assai
splendide
sale
,
nelle
quali
nel
carnevale
si
danno
bellissime
feste
da
ballo
;
possiede
essa
di
molti
giornali
,
ed
una
buona
raccolta
di
libri
.
Anche
alla
Società
degli
Artisti
e
del
Durino
si
danno
frequentemente
concerti
,
feste
da
ballo
,
alle
quali
il
forestiero
è
ammesso
munito
di
viglietto
procurato
da
un
socio
.
Sono
celebratissimi
i
Risotti
masqué
,
che
una
volta
l
'
anno
dà
la
Società
degli
Artisti
,
per
le
spiritose
mascherate
,
parodie
e
la
vivacità
più
bizzarra
che
mai
.
Amate
il
ballo
,
1'
equitazione
,
il
velocipede
,
la
scherma
,
la
ginnastica
o
il
bersaglio
,
ecc
.
?
,
vi
hanno
luoghi
di
riunione
anche
per
ciò
con
ottimi
maestri
.
Ne
diamo
un
saggio
.
Maestri
e
maestre
da
ballo
.
Angiolini
Silvia
,
via
Durini
n
.
34
-
Casati
,
conjugi
,
Giovanni
e
Wouthier
Margherita
,
via
Santa
Margherita
n
.
22
-
Della
Croce
Achille
,
via
Bagutta
n
.
8
-
Della
Croce
Carlo
,
via
Soncino
Merati
n
.
8
,
ecc
.
Maestri
di
equitazione
.
Beretta
Angelo
,
vicolo
Tignoni
n
.
14
-
Bergomi
Saule
,
Corso
Venezia
78
-
Mangiagalli
Alessandro
,
Corso
Venezia
n
.
78
.
Società
del
Veloce
Club
.
Ogni
socio
paga
annualmente
L
.
50
,
ed
è
obbligato
per
un
triennio
.
I
ragazzi
dai
sette
ai
quattordici
anni
pagano
la
metà
,
e
sono
obbligati
solamente
per
un
anno
.
Scopo
dell
'
Istituzione
è
quella
di
diffondere
questo
nobile
e
salutare
esercizio
ginnastico
.
La
Società
ha
una
scuola
nel
locale
presso
Porta
Tenaglia
,
il
cui
terreno
è
adattato
con
salite
,
ostacoli
,
ecc
.
,
pel
perfezionamento
del
dilettante
.
Stabilisce
gare
di
velocità
,
gite
di
piacere
.
E
in
comunicazione
colle
altre
Società
principali
di
velocisti
.
Maestri
di
scherma
.
Citterio
Fortunato
,
via
San
Vito
n
.
22
-
Carmine
Luigi
,
vicolo
Rasivi
-
Cerri
Giuseppe
,
via
Passarella
n
.
8
-
Galli
Giovanni
,
Corso
Venezia
n
.
31
,
e
Galli
Enrico
,
via
San
Zeno
n
.
9
,
ecc
.
Maestri
di
ginnastica
.
Bardelli
Luigi
,
Corso
Magenta
n
.
45
-
Martinelli
Paolo
,
via
Gesù
n
.
23
-
Lomazzi
Ippolito
,
via
Guastalla
n
.
13
-
Ronchi
Giovanni
,
via
Armorari
n
.
12
-
Zibecchi
Luigi
,
via
Stampa
11
.
Una
Società
di
Ginnastica
ha
sede
presso
la
Civica
Palestra
a
Porta
Romana
,
col
precipuo
scopo
di
generalizzare
l
'
igienico
esercizio
.
Anche
la
Giunta
Municipale
ha
nominata
una
Commissione
all
'
uopo
.
Pattinaggio
.
Nella
stagione
invernale
l
'
Arena
è
allagata
e
ridotta
ad
uso
degli
amatori
del
Pattinaggio
.
Qui
convengono
i
più
esperti
sdrucciolatori
sul
ghiaccio
,
e
la
spaziosa
piazza
presenta
un
incantevole
colpo
d
'
occhio
.
Un
'
apposita
Società
si
è
formata
per
rendere
più
agevole
e
più
divertente
quest
'
esercizio
ginnastico
.
La
Società
è
retta
da
una
Commissione
di
cinque
membri
.
Ogni
socio
è
vincolato
al
pag
-
mento
della
sua
quota
per
anni
tre
consecutivi
,
e
salvo
il
diffidamento
in
iscritto
tre
mesi
prima
della
scadenza
del
suo
triennio
,
e
perciò
prima
del
mese
di
settembre
,
s
'
intenderà
vincolato
per
un
altro
triennio
successivo
.
La
quota
di
ogni
socio
è
fissata
in
lire
15
annue
;
pei
soci
che
non
raggiungono
l
'
età
di
quindici
anni
la
quota
annuale
è
di
lire
7
.
50
.
Sono
esclusi
dal
vincolo
triennale
gli
ufficiali
della
guarnigione
,
gli
impiegati
ed
i
forastieri
non
aventi
domicilio
stabile
in
Milano
.
Nessuno
può
pattinare
nel
recinto
della
Società
non
essendo
socio
;
ai
soli
forastieri
di
passaggio
in
Milano
è
permesso
di
pattinare
,
mediante
il
contributo
di
lire
2
ogni
volta
approfitteranno
del
permesso
,
quando
però
siano
presentati
da
tre
soci
ed
ammessi
dalla
Commissione
.
Bersaglio
al
Lazzaretto
fuori
di
Porta
Venezia
.
Tiro
di
Carabina
e
di
Pistola
.
Si
fanno
spesso
partite
di
gara
con
premi
analoghi
.
Tassa
per
ogni
colpo
di
Carabina
L
.
06
ogni
100
L
5
ogni
colpo
di
Pistola
L
03
con
figurina
di
gessoL
08
con
cartone
L
08
Alla
Piazza
Castello
,
vicino
al
bastione
di
Porta
Magenta
,
evvi
il
Bersaglio
Municipale
.
Esso
è
amministrato
,
ad
esempio
delle
istituzioni
simili
,
da
una
speciale
Commissione
civica
di
sette
membri
,
sotto
la
presidenza
del
Sindaco
,
col
precipuo
incarico
di
promuovere
lo
sviluppo
dell
'
esercizio
del
tiro
a
segno
con
premi
,
incoraggiamenti
,
ecc
.
Serve
anche
ad
uso
della
Società
dei
carabinieri
Milanesi
,
il
cui
circolo
è
Corso
Magenta
n
.
34
.
Tariffa
pel
Tiro
a
segno
nel
Bersaglio
Municipale
N
.
1
Ettogrammo
polvere
di
fucileria
.
.
L.-30
N
10
Palle
bersaglio
L
-15
N
100
Id
.
id
L
1
25
N
1
Scatola
di
250
capsule
rigate
L
-50
N
1
id
.
id
.
lisce
L
-
40
N
10
Cartucce
arma
retrocarica
L
-
60
N
10
»
per
fucili
lisci
L
-
55
N
.
1
Gramma
pezzuole
L
.
-
20
N
1
Cartone
L
-
06
N
1
Marca
per
colpo
di
carabina
con
arma
e
munizione
del
Bersaglio
L
-
05
N
10
Marche
per
colpo
di
qualunque
arma
privata
con
munizione
propria
L
-
15
N
1
Marca
per
colpo
di
fucile
liscio
o
rigato
con
arma
del
Bersaglio
e
munizioni
proprie
L
-
02
N
1
Marca
per
colpo
di
pistola
con
arma
e
munizione
del
Bersaglio
L
-
03
N
10
Marche
per
colpo
di
pistola
con
arma
e
munizione
propria
L
10
Avvertenze
.
I
Tiratori
con
arma
e
munizioni
proprie
possono
acquistare
una
marca
personale
per
trenta
giorni
continui
al
prezzo
di
lire
3
.
Il
diritto
che
accorda
tale
marca
viene
sospeso
nei
giorni
di
partita
.
Le
munizioni
acquistate
al
Bersaglio
debbono
essere
consumate
nel
luogo
e
non
possono
asportarsi
dallo
stesso
.
La
polvere
non
viene
accordata
in
quantità
maggiore
di
un
ettogramo
.
Salita
al
Duomo
.
Il
forastiero
,
prima
della
sua
partenza
da
Milano
,
non
deve
dispensarsi
dalla
salita
al
Duomo
da
noi
citata
a
pag
.
14
,
Gite
di
piacere
noi
dintorni
di
Milano
.
Al
forestiere
,
che
abbia
tempo
di
fermarsi
in
Milano
,
consigliamo
di
visitare
i
suoi
dintorni
.
In
alcuni
di
essi
vi
si
può
recare
col
mezzo
della
164
ferrovia
;
ma
val
meglio
prendere
apposita
vettura
,
e
per
ciò
proponiamo
la
Società
Anonima
degli
omnibus
per
1'
ottimo
servizio
.
Ne
diamo
1'
apposita
tariffa
.
Vetture
per
servizio
di
città
.
Durata
del
Servizio
A
2
cavalli
Ad
1
cavallo
Per
ore
due
L
.
Ogni
ora
successiva
Andata
e
ritorno
dal
teatro
.
Un
servitore
8
2
4
2
5
1
3
2
Si
fanno
abbonamenti
settimanali
e
mensili
,
sia
per
la
passeggiata
del
Corso
,
sia
per
il
Teatro
,
a
prezzi
da
convenirsi
.
Non
competono
mancie
al
personale
.
Vetture
per
servizio
di
campagna
.
Percorrenza
Con
cocchiere
Con
postigl
.
e
Fino
a
chilometri
40
fra
andata
e
ritorno
Ogni
chilometro
in
più
All
'
uomo
per
vitto
e
mancia
15
30
2
18
50
4
Foraggio
a
carico
dei
committenti
.
Sconto
del
10
per
100
nei
giorni
feriali
e
di
ordinario
concorso
pei
soli
servizi
con
cocchiere
.
I
principali
luoghi
da
visitarsi
sono
:
L
'
Abbazia
di
Chiaravalle
,
fuori
di
Porta
Romana
,
innalzata
nel
1135
da
San
Bernardo
per
desiderio
dei
Milanesi
.
La
Cascina
Linterna
,
fuori
di
Porta
Magenta
,
ove
è
la
villa
abitata
da
Francesco
Petrarca
.
La
Certosa
di
Garignano
,
fuori
di
Porta
Sempione
,
fondata
dall
'
arcivescovo
Giovanni
Visconti
.
Vi
sono
le
migliori
opere
di
Daniele
Crespi
.
La
Chiesa
di
Saronno
,
una
delle
più
belle
e
ricche
chiese
di
Lombardia
.
La
Certosa
di
Pavia
,
il
più
bel
tempio
del
-
l
'
Alta
Italia
dopo
il
Duomo
di
Milano
ed
il
San
Marco
di
Venezia
.
Fu
innalzato
nel
1396
da
Galeazzo
Visconti
.
Il
Santuario
di
Rho
,
assai
rinomato
.
Nelle
vicinanze
vi
è
la
principesca
villa
di
Lainate
.
Cinisello
,
per
la
villa
Ghirlanda
-
Silva
,
ricca
di
pitture
,
di
oggetti
d
'
arte
e
di
libri
preziosi
,
sopratutto
del
XV
secolo
.
Monza
,
per
la
sua
Cattedrale
,
la
chiesa
di
Santa
Maria
in
Strada
,
il
più
ricco
lavoro
gotico
in
mattoni
del
Milanese
,
ristaurato
egregiamente
nel
1870
dall
'
architetto
Carlo
Macciachini
,
e
la
sontuosa
Villa
Reale
co
'
suoi
giardini
e
il
Parco
.
Desio
,
ove
evvi
la
bella
villa
Traversi
-
Antona
.
Como
,
per
la
Cattedrale
cominciata
nel
1396
,
le
chiese
di
San
Fedele
,
del
Crocifisso
,
di
Sant
'
Abbondio
e
San
Carpoforo
;
la
Biblioteca
Comunale
,
il
Palazzo
del
Comune
,
il
Palazzo
Giovio
,
ecc
.
Il
lago
di
Como
,
ove
natura
ed
arte
hanno
intrecciati
tutti
i
loro
tesori
.
Vaprio
,
per
la
villa
Castelbarco
,
detta
Monastirolo
,
e
il
palazzo
Melzi
.
Evvi
in
Vaprio
una
grande
manifattura
di
velluti
di
cotone
e
di
cotonerie
,
ora
del
duca
Visconti
di
Modrone
,
una
grandiosa
fabbrica
di
carta
con
macchine
inglesi
,
della
ditta
Binda
e
Comp
.
Non
sarà
male
impiegata
anche
una
gita
al
Santuario
di
Caravaggio
,
ai
dintorni
di
Varese
,
ricchi
di
ville
amenissime
,
non
che
al
suo
Santuario
la
Madonna
del
Monte
,
a
Magenta
,
che
diede
il
nome
alla
battaglia
combattuta
il
4
giugno
1859
,
e
vinta
dai
Francesi
contro
gli
Austriaci
;
alla
Brianza
amenissima
per
vedute
e
luoghi
incantevoli
,
al
Lago
Maggiore
,
ecc
.
,
e
per
ciò
il
viaggiatore
può
ricorrere
alle
Guide
analoghe
.
FINE
Miscellanea ,
Avvertenza
Nel
voltare
in
italiano
i
Racconti
delle
fate
m
'
ingegnai
,
per
quanto
era
in
me
,
di
serbarmi
fedele
al
testo
francese
.
Parafrasarli
a
mano
libera
mi
sarebbe
parso
un
mezzo
sacrilegio
.
A
ogni
modo
,
qua
e
là
mi
feci
lecite
alcune
leggerissime
varianti
,
sia
di
vocabolo
,
sia
di
andatura
di
periodo
,
sia
di
modi
di
dire
:
e
questo
ho
voluto
notare
qui
di
principio
,
a
scanso
di
commenti
,
di
atti
subitanei
di
stupefazione
e
di
scrupoli
grammaticali
o
di
vocabolario
.
Peccato
confessato
,
mezzo
perdonato
:
e
così
sia
.
C
.
COLLODI
Barba
-
blu
C
'
era
una
volta
un
uomo
,
il
quale
aveva
palazzi
e
ville
principesche
,
e
piatterie
d
'
oro
e
d
'
argento
,
e
mobilia
di
lusso
ricamata
,
e
carrozze
tutte
dorate
di
dentro
e
di
fuori
.
Ma
quest
'
uomo
,
per
sua
disgrazia
,
aveva
la
barba
blu
:
e
questa
cosa
lo
faceva
così
brutto
e
spaventoso
,
che
non
c
'
era
donna
,
ragazza
o
maritata
,
che
soltanto
a
vederlo
,
non
fuggisse
a
gambe
dalla
paura
.
Fra
le
sue
vicinanti
,
c
'
era
una
gran
dama
,
la
quale
aveva
due
figlie
,
due
occhi
di
sole
.
Egli
ne
chiese
una
in
moglie
,
lasciando
alla
madre
la
scelta
di
quella
delle
due
che
avesse
voluto
dargli
:
ma
le
ragazze
non
volevano
saperne
nulla
:
e
se
lo
palleggiavano
dall
'
una
all
'
altra
,
non
trovando
il
verso
di
risolversi
a
sposare
un
uomo
,
che
aveva
la
barba
blu
.
La
cosa
poi
che
più
di
tutto
faceva
loro
ribrezzo
era
quella
,
che
quest
'
uomo
aveva
sposato
diverse
donne
e
di
queste
non
s
'
era
mai
potuto
sapere
che
cosa
fosse
accaduto
.
Fatto
sta
che
Barba
-
blu
,
tanto
per
entrare
in
relazione
,
le
menò
,
insieme
alla
madre
e
a
tre
o
quattro
delle
loro
amiche
e
in
compagnia
di
alcuni
giovinotti
del
vicinato
,
in
una
sua
villa
,
dove
si
trattennero
otto
giorni
interi
.
E
lì
,
fu
tutto
un
metter
su
passeggiate
,
partite
di
caccia
e
di
pesca
,
balli
,
festini
,
merende
:
nessuno
trovò
il
tempo
per
chiudere
un
occhio
,
perché
passavano
le
nottate
a
farsi
fra
loro
delle
celie
:
insomma
,
le
cose
presero
una
così
buona
piega
,
che
la
figlia
minore
finì
col
persuadersi
che
il
padrone
della
villa
non
aveva
la
barba
tanto
blu
,
e
che
era
una
persona
ammodo
e
molto
perbene
.
Tornati
di
campagna
,
si
fecero
le
nozze
.
In
capo
a
un
mese
,
Barba
-
blu
disse
a
sua
moglie
che
per
un
affare
di
molta
importanza
era
costretto
a
mettersi
in
viaggio
e
a
restar
fuori
almeno
sei
settimane
:
che
la
pregava
di
stare
allegra
,
durante
la
sua
assenza
;
che
invitasse
le
sue
amiche
del
cuore
,
che
le
menasse
in
campagna
,
caso
le
avesse
fatto
piacere
:
in
una
parola
,
che
trattasse
da
regina
e
tenesse
dappertutto
corte
bandita
.
"
Ecco
"
,
le
disse
,
"
le
chiavi
delle
due
grandi
guardarobe
:
ecco
quella
dei
piatti
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
non
vanno
in
opera
tutti
i
giorni
:
ecco
quella
dei
miei
scrigni
,
dove
tengo
i
sacchi
delle
monete
:
ecco
quella
degli
astucci
,
dove
sono
le
gioie
e
i
finimenti
di
pietre
preziose
:
ecco
la
chiave
comune
,
che
serve
per
aprire
tutti
i
quartieri
.
Quanto
poi
a
quest
'
altra
chiavicina
qui
,
è
quella
della
stanzina
,
che
rimane
in
fondo
al
gran
corridoio
del
pian
terreno
.
Padrona
di
aprir
tutto
,
di
andar
dappertutto
:
ma
in
quanto
alla
piccola
stanzina
,
vi
proibisco
d
'
entrarvi
e
ve
lo
proibisco
in
modo
così
assoluto
,
che
se
vi
accadesse
per
disgrazia
di
aprirla
,
potete
aspettarvi
tutto
dalla
mia
collera
.
"
Ella
promette
che
sarebbe
stata
attaccata
agli
ordini
:
ed
egli
,
dopo
averla
abbracciata
,
monta
in
carrozza
,
e
via
per
il
suo
viaggio
.
Le
vicine
e
le
amiche
non
aspettarono
di
essere
cercate
,
per
andare
dalla
sposa
novella
,
tanto
si
struggevano
dalla
voglia
di
vedere
tutte
le
magnificenze
del
suo
palazzo
,
non
essendosi
arrisicate
di
andarci
prima
,
quando
c
'
era
sempre
il
marito
,
a
motivo
di
quella
barba
blu
,
che
faceva
loro
tanta
paura
.
Ed
eccole
subito
a
sgonnellare
per
le
sale
,
per
le
camere
e
per
le
gallerie
,
sempre
di
meraviglia
in
meraviglia
.
Salite
di
sopra
,
nelle
stanze
di
guardaroba
,
andarono
in
visibilio
nel
vedere
la
bellezza
e
la
gran
quantità
dei
parati
,
dei
tappeti
,
dei
letti
,
delle
tavole
,
dei
tavolini
da
lavoro
,
e
dei
grandi
specchi
,
dove
uno
si
poteva
mirare
dalla
punta
dei
piedi
fino
ai
capelli
,
e
le
cui
cornici
,
parte
di
cristallo
e
parte
d
'
argento
e
d
'
argento
dorato
,
erano
la
cosa
più
bella
e
più
sorprendente
che
si
fosse
mai
veduta
.
Esse
non
rifinivano
dal
magnificare
e
dall
'
invidiare
la
felicità
della
loro
amica
,
la
quale
,
invece
,
non
si
divertiva
punto
alla
vista
di
tante
ricchezze
,
tormentata
,
com
'
era
,
dalla
gran
curiosità
di
andare
a
vedere
la
stanzina
del
pian
terreno
.
E
non
potendo
più
stare
alle
mosse
,
senza
badare
alla
sconvenienza
di
lasciar
lì
su
due
piedi
tutta
la
compagnia
,
prese
per
una
scaletta
segreta
,
e
scese
giù
con
tanta
furia
,
che
due
o
tre
volte
ci
corse
poco
non
si
rompesse
l
'
osso
del
collo
.
Arrivata
all
'
uscio
della
stanzina
,
si
fermò
un
momento
,
ripensando
alla
proibizione
del
marito
,
e
per
la
paura
dei
guai
,
ai
quali
poteva
andare
incontro
per
la
sua
disubbidienza
:
ma
la
tentazione
fu
così
potente
,
che
non
ci
fu
modo
di
vincerla
.
Prese
dunque
la
chiave
,
e
tremando
come
una
foglia
aprì
l
'
uscio
della
stanzina
.
Dapprincipio
non
poté
distinguere
nulla
perché
le
finestre
erano
chiuse
:
ma
a
poco
a
poco
cominciò
a
vedere
che
il
pavimento
era
tutto
coperto
di
sangue
accagliato
,
dove
si
riflettevano
i
corpi
di
parecchie
donne
morte
e
attaccate
in
giro
alle
pareti
.
Erano
tutte
le
donne
che
Barba
-
blu
aveva
sposate
,
eppoi
sgozzate
,
una
dietro
l
'
altra
.
Se
non
morì
dalla
paura
,
fu
un
miracolo
:
e
la
chiave
della
stanzina
,
che
essa
aveva
ritirato
fuori
dal
buco
della
porta
,
le
cascò
di
mano
.
Quando
si
fu
riavuta
un
poco
,
raccattò
la
chiave
,
richiuse
la
porticina
e
salì
nella
sua
camera
,
per
rimettersi
dallo
spavento
:
ma
era
tanto
commossa
e
agitata
,
che
non
trovava
la
via
a
pigliar
fiato
e
a
rifare
un
po
'
di
colore
.
Essendosi
avvista
che
la
chiave
della
stanzina
si
era
macchiata
di
sangue
,
la
ripulì
due
o
tre
volte
:
ma
il
sangue
non
voleva
andar
via
.
Ebbe
un
bel
lavarla
e
un
bello
strofinarla
colla
rena
e
col
gesso
:
il
sangue
era
sempre
lì
:
perché
la
chiave
era
fatata
e
non
c
'
era
verso
di
pulirla
perbene
:
quando
il
sangue
spariva
da
una
parte
,
rifioriva
subito
da
quell
'
altra
.
Barba
-
blu
tornò
dal
suo
viaggio
quella
sera
stessa
,
raccontando
che
per
la
strada
aveva
ricevuto
lettere
,
dove
gli
dicevano
che
l
'
affare
,
per
il
quale
si
era
dovuto
muovere
da
casa
,
era
stato
bell
'
e
accomodato
e
in
modo
vantaggioso
per
lui
.
La
moglie
fece
tutto
quello
che
poté
per
dargli
ad
intendere
che
era
oltremodo
contenta
del
suo
sollecito
ritorno
.
Il
giorno
dipoi
il
marito
le
richiese
le
chiavi
:
ed
ella
gliele
consegnò
:
ma
la
sua
mano
tremava
tanto
,
che
esso
poté
indovinare
senza
fatica
tutto
l
'
accaduto
.
"
Come
va
"
,
diss
'
egli
,
"
che
fra
tutte
queste
chiavi
non
ci
trovo
quella
della
stanzina
?
"
"
Si
vede
"
,
ella
rispose
,
"
che
l
'
avrò
lasciata
disopra
,
sul
mio
tavolino
.
"
"
Badate
bene
"
,
disse
Barba
-
blu
,
"
che
la
voglio
subito
.
"
Riuscito
inutile
ogni
pretesto
per
traccheggiare
,
convenne
portar
la
chiave
.
Barba
-
blu
,
dopo
averci
messo
sopra
gli
occhi
,
domandò
alla
moglie
:
"
Come
mai
su
questa
chiave
c
'
è
del
sangue
?
"
.
"
Non
lo
so
davvero
"
,
rispose
la
povera
donna
,
più
bianca
della
morte
.
"
Ah
!
non
lo
sapete
,
eh
!
"
,
replicò
Barba
-
blu
,
"
ma
lo
so
ben
io
!
Voi
siete
voluta
entrare
nella
stanzina
.
Ebbene
,
o
signora
:
voi
ci
entrerete
per
sempre
e
andrete
a
pigliar
posto
accanto
a
quelle
altre
donne
,
che
avete
veduto
là
dentro
.
"
Ella
si
gettò
ai
piedi
di
suo
marito
piangendo
e
chiedendo
perdono
,
con
tutti
i
segni
di
un
vero
pentimento
,
dell
'
aver
disubbidito
.
Bella
e
addolorata
com
'
era
,
avrebbe
intenerito
un
macigno
:
ma
Barba
-
blu
aveva
il
cuore
più
duro
del
macigno
.
"
Bisogna
morire
,
signora
"
,
diss
'
egli
,
"
e
subito
.
"
"
Poiché
mi
tocca
a
morire
"
,
ella
rispose
guardandolo
con
due
occhi
tutti
pieni
di
pianto
,
"
datemi
almeno
il
tempo
di
raccomandarmi
a
Dio
.
"
"
Vi
accordo
un
mezzo
quarto
d
'
ora
:
non
un
minuto
di
più
"
,
replicò
il
marito
.
Appena
rimasta
sola
,
chiamò
la
sua
sorella
e
le
disse
:
"
Anna
"
,
era
questo
il
suo
nome
,
"
Anna
,
sorella
mia
,
ti
prego
,
sali
su
in
cima
alla
torre
per
vedere
se
per
caso
arrivassero
i
miei
fratelli
;
mi
hanno
promesso
che
oggi
sarebbero
venuti
a
trovarmi
;
se
li
vedi
,
fa
'
loro
segno
,
perché
si
affrettino
a
più
non
posso
"
.
La
sorella
Anna
salì
in
cima
alla
torre
e
la
povera
sconsolata
le
gridava
di
tanto
in
tanto
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Non
vedo
altro
che
il
sole
che
fiammeggia
e
l
'
erba
che
verdeggia
.
"
Intanto
Barba
-
blu
,
con
un
gran
coltellaccio
in
mano
,
gridava
con
quanta
ne
aveva
ne
'
polmoni
:
"
Scendi
subito
!
o
se
no
,
salgo
io
"
.
"
Un
altro
minuto
,
per
carità
"
rispondeva
la
moglie
.
E
di
nuovo
si
metteva
a
gridare
con
voce
soffocata
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Non
vedo
altro
che
il
sole
che
fiammeggia
e
l
'
erba
che
verdeggia
.
"
"
Spicciati
a
scendere
"
,
urlava
Barba
-
blu
,
"
o
se
no
salgo
io
.
"
"
Eccomi
"
rispondeva
sua
moglie
;
e
daccapo
a
gridare
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Vedo
"
rispose
la
sorella
Anna
"
vedo
un
gran
polverone
che
viene
verso
questa
parte
...
"
"
Sono
forse
i
miei
fratelli
?
"
"
Ohimè
no
,
sorella
mia
:
è
un
branco
di
montoni
.
"
"
Insomma
vuoi
scendere
,
sì
o
no
?
"
,
urlava
Barba
-
blu
.
"
Un
'
altro
momentino
"
rispondeva
la
moglie
:
e
tornava
a
gridare
:
"
Anna
,
Anna
,
sorella
mia
,
non
vedi
tu
apparir
nessuno
?
"
.
"
Vedo
"
ella
rispose
"
due
cavalieri
che
vengono
in
qua
:
ma
sono
ancora
molto
lontani
.
"
"
Sia
ringraziato
Iddio
"
,
aggiunse
un
minuto
dopo
,
"
sono
proprio
i
nostri
fratelli
:
io
faccio
loro
tutti
i
segni
che
posso
,
perché
si
spiccino
e
arrivino
presto
.
"
Intanto
Barba
-
blu
si
messe
a
gridare
così
forte
,
che
fece
tremare
tutta
la
casa
.
La
povera
donna
ebbe
a
scendere
,
e
tutta
scapigliata
e
piangente
andò
a
gettarsi
ai
suoi
piedi
:
"
Sono
inutili
i
piagnistei
"
,
disse
Barba
-
blu
,
"
bisogna
morire
"
.
Quindi
pigliandola
con
una
mano
per
i
capelli
,
e
coll
'
altra
alzando
il
coltellaccio
per
aria
,
era
lì
lì
per
tagliarle
la
testa
.
La
povera
donna
,
voltandosi
verso
di
lui
e
guardandolo
cogli
occhi
morenti
,
gli
chiese
un
ultimo
istante
per
potersi
raccogliere
.
"
No
,
no
!
"
,
gridò
l
'
altro
,
"
raccomandati
subito
a
Dio
!
"
,
e
alzando
il
braccio
...
In
quel
punto
fu
bussato
così
forte
alla
porta
di
casa
,
che
Barba
-
blu
si
arrestò
tutt
'
a
un
tratto
;
e
appena
aperto
,
si
videro
entrare
due
cavalieri
i
quali
,
sfoderata
la
spada
,
si
gettarono
su
Barba
-
blu
.
Esso
li
riconobbe
subito
per
i
fratelli
di
sua
moglie
,
uno
dragone
e
l
'
altro
moschettiere
,
e
per
mettersi
in
salvo
,
si
dette
a
fuggire
.
Ma
i
due
fratelli
lo
inseguirono
tanto
a
ridosso
,
che
lo
raggiunsero
prima
che
potesse
arrivare
sul
portico
di
casa
.
E
costì
colla
spada
lo
passarono
da
parte
a
parte
e
lo
lasciarono
morto
.
La
povera
donna
era
quasi
più
morta
di
suo
marito
,
e
non
aveva
fiato
di
rizzarsi
per
andare
ad
abbracciare
i
suoi
fratelli
.
E
perché
Barba
-
blu
non
aveva
eredi
,
la
moglie
sua
rimase
padrona
di
tutti
i
suoi
beni
:
dei
quali
,
ne
dette
una
parte
in
dote
alla
sua
sorella
Anna
,
per
maritarla
con
un
gentiluomo
,
col
quale
da
tanto
tempo
faceva
all
'
amore
:
di
un
'
altra
se
ne
servì
per
comprare
il
grado
di
capitano
ai
suoi
fratelli
:
e
il
resto
lo
tenne
per
sé
,
per
maritarsi
con
un
fior
di
galantuomo
,
che
le
fece
dimenticare
tutti
i
crepacuori
che
aveva
sofferto
con
Barba
-
blu
.
Così
per
tutti
gli
sposi
.
Da
questo
racconto
,
che
risale
al
tempo
delle
fate
,
si
potrebbe
imparare
che
la
curiosità
,
massime
quando
è
spinta
troppo
,
spesso
e
volentieri
ci
porta
addosso
qualche
malanno
.
La
bella
addormentata
nel
bosco
C
'
era
una
volta
un
Re
e
una
Regina
che
erano
disperati
di
non
aver
figliuoli
,
ma
tanto
disperati
,
da
non
potersi
dir
quanto
.
Andavano
tutti
gli
anni
ai
bagni
,
ora
qui
ora
là
:
voti
,
pellegrinaggi
;
vollero
provarle
tutte
:
ma
nulla
giovava
.
Alla
fine
la
Regina
rimase
incinta
,
e
partorì
una
bambina
.
Fu
fatto
un
battesimo
di
gala
;
si
diedero
per
comari
alla
Principessina
tutte
le
fate
che
si
poterono
trovare
nel
paese
(
ce
n
'
erano
sette
)
perché
ciascuna
di
esse
le
facesse
un
regalo
;
e
così
toccarono
alla
Principessa
tutte
le
perfezioni
immaginabili
di
questo
mondo
.
Dopo
la
cerimonia
del
battesimo
,
il
corteggio
tornò
al
palazzo
reale
,
dove
si
dava
una
gran
festa
in
onore
delle
fate
.
Davanti
a
ciascuna
di
esse
fu
messa
una
magnifica
posata
,
in
un
astuccio
d
'
oro
massiccio
,
dove
c
'
era
dentro
un
cucchiaio
,
una
forchetta
e
un
coltello
d
'
oro
finissimo
,
tutti
guarniti
di
diamanti
e
di
rubini
.
Ma
in
quel
mentre
stavano
per
prendere
il
loro
posto
a
tavola
,
si
vide
entrare
una
vecchia
fata
,
la
quale
non
era
stata
invitata
con
le
altre
,
perché
da
cinquant
'
anni
non
usciva
più
dalla
sua
torre
e
tutti
la
credevano
morta
e
incantata
.
Il
Re
le
fece
dare
una
posata
,
ma
non
ci
fu
modo
di
farle
dare
,
come
alle
altre
,
una
posata
d
'
oro
massiccio
,
perché
di
queste
ne
erano
state
ordinate
solamente
sette
,
per
le
sette
fate
.
La
vecchia
prese
la
cosa
per
uno
sgarbo
,
e
brontolò
fra
i
denti
alcune
parole
di
minaccia
.
Una
delle
giovani
fate
,
che
era
accanto
a
lei
,
la
sentì
,
e
per
paura
che
volesse
fare
qualche
brutto
regalo
alla
Principessina
,
appena
alzati
da
tavola
,
andò
a
nascondersi
dietro
una
portiera
,
per
potere
in
questo
modo
esser
l
'
ultima
a
parlare
,
e
rimediare
,
in
quanto
fosse
stato
possibile
,
al
male
che
la
vecchia
avesse
fatto
.
Intanto
le
fate
cominciarono
a
distribuire
alla
Principessa
i
loro
doni
.
La
più
giovane
di
tutte
le
diede
in
regalo
che
ella
sarebbe
stata
la
più
bella
donna
del
mondo
:
un
'
altra
,
che
ella
avrebbe
avuto
moltissimo
spirito
:
la
terza
,
che
avrebbe
messo
una
grazia
incantevole
in
tutte
le
cose
che
avesse
fatto
:
la
quinta
che
avrebbe
cantato
come
un
usignolo
:
e
la
sesta
,
che
avrebbe
suonato
tutti
gli
strumenti
con
una
perfezione
da
strasecolare
.
Essendo
venuto
il
momento
della
vecchia
fata
,
essa
disse
tentennando
il
capo
più
per
la
bizza
che
per
ragion
degli
anni
,
che
la
Principessa
si
sarebbe
bucata
la
mano
con
un
fuso
e
che
ne
sarebbe
morta
!
Questo
orribile
regalo
fece
venire
i
brividi
a
tutte
le
persone
della
corte
,
e
non
ci
fu
uno
solo
che
non
piangesse
.
A
questo
punto
,
la
giovane
fata
uscì
di
dietro
la
portiera
e
disse
forte
queste
parole
:
"
Rassicuratevi
,
o
Re
e
Regina
;
la
vostra
figlia
non
morirà
:
è
vero
che
io
non
ho
abbastanza
potere
per
disfare
tutto
l
'
incantesimo
che
ha
fatto
la
mia
sorella
maggiore
:
la
Principessa
si
bucherà
la
mano
con
un
fuso
,
ma
invece
di
morire
,
s
'
addormenterà
soltanto
in
un
profondo
sonno
,
che
durerà
cento
anni
,
in
capo
ai
quali
il
figlio
di
un
Re
la
verrà
a
svegliare
"
.
Il
Re
,
per
la
passione
di
scansare
la
sciagura
annunziatagli
dalla
vecchia
,
fece
subito
bandire
un
editto
,
col
quale
era
proibito
a
tutti
di
filare
col
fuso
e
di
tenere
fusi
per
casa
,
pena
la
vita
.
Fatto
sta
,
che
passati
quindici
o
sedici
anni
,
il
Re
e
la
Regina
essendo
andati
a
una
loro
villa
,
accadde
che
la
Principessina
,
correndo
un
giorno
per
il
castello
e
mutando
da
un
quartiere
all
'
altro
,
salì
fino
in
cima
a
una
torre
,
dove
in
una
piccola
soffitta
c
'
era
una
vecchina
,
che
se
ne
stava
sola
sola
,
filando
la
sua
rocca
.
Questa
buona
donna
non
sapeva
nulla
della
proibizione
fatta
dal
Re
di
filare
col
fuso
.
"
Che
fate
voi
,
buona
donna
?
"
,
disse
la
Principessa
.
"
Son
qui
che
filo
,
mia
bella
ragazza
"
,
le
rispose
la
vecchia
,
che
non
la
conosceva
punto
.
"
Oh
!
carino
,
carino
tanto
!
"
,
disse
la
Principessa
,
"
ma
come
fate
?
datemi
un
po
'
qua
,
che
voglio
vedere
se
mi
riesce
anche
a
me
.
"
Vivacissima
e
anche
un
tantino
avventata
com
'
era
(
e
d
'
altra
parte
il
decreto
della
fata
voleva
così
)
,
non
aveva
ancora
finito
di
prendere
in
mano
il
fuso
,
che
si
bucò
la
mano
e
cadde
svenuta
.
La
buona
vecchia
,
non
sapendo
che
cosa
si
fare
,
si
mette
a
gridare
aiuto
.
Corre
gente
da
tutte
le
parti
;
spruzzano
dell
'
acqua
sul
viso
alla
Principessa
:
le
sganciano
i
vestiti
,
le
battono
sulle
mani
,
le
stropicciano
le
tempie
con
acqua
della
Regina
d
'
Ungheria
;
ma
non
c
'
è
verso
di
farla
tornare
in
sé
.
Allora
il
Re
,
che
era
accorso
al
rumore
,
si
ricordò
della
predizione
delle
fate
:
e
sapendo
bene
che
questa
cosa
doveva
accadere
,
perché
le
fate
l
'
avevano
detto
,
fece
mettere
la
Principessa
nel
più
bell
'
appartamento
del
palazzo
,
sopra
un
letto
tutto
ricami
d
'
oro
e
d
'
argento
.
Si
sarebbe
detta
un
angelo
,
tanto
era
bella
:
perché
lo
svenimento
non
aveva
scemato
nulla
alla
bella
tinta
rosa
del
suo
colorito
:
le
gote
erano
di
un
bel
carnato
,
e
le
labbra
come
il
corallo
.
Ella
aveva
soltanto
gli
occhi
chiusi
:
ma
si
sentiva
respirare
dolcemente
;
e
così
dava
a
vedere
che
non
era
morta
.
Il
Re
ordinò
che
la
lasciassero
dormire
in
pace
finché
non
fosse
arrivata
la
sua
ora
di
destarsi
.
La
buona
fata
,
che
le
aveva
salvata
la
vita
,
condannandola
a
dormire
per
cento
anni
,
si
trovava
nel
regno
di
Matacchino
,
distante
di
là
dodici
mila
chilometri
,
quando
capitò
alla
Principessa
questa
disgrazia
:
ma
ne
fu
avvertita
in
un
baleno
da
un
piccolo
nano
che
portava
ai
piedi
degli
stivali
di
sette
chilometri
(
erano
stivali
,
coi
quali
si
facevano
sette
chilometri
per
ogni
gambata
)
.
La
fata
partì
subito
,
e
in
men
di
un
'
ora
fu
vista
arrivare
dentro
un
carro
di
fuoco
,
tirato
dai
draghi
.
Il
Re
andò
ad
offrirle
la
mano
,
per
farla
scendere
dal
carro
.
Ella
diè
un
'
occhiata
a
quanto
era
stato
fatto
:
e
perché
era
molto
prudente
,
pensò
che
quando
la
Principessa
venisse
a
svegliarsi
,
si
vedrebbe
in
un
brutto
impiccio
,
a
trovarsi
sola
sola
in
quel
vecchio
castello
;
ed
ecco
quello
che
fece
.
Toccò
colla
sua
bacchetta
tutto
ciò
che
era
nel
castello
(
meno
il
Re
e
la
Regina
)
governanti
,
damigelle
d
'
onore
,
cameriste
,
gentiluomini
,
ufficiali
,
maggiordomi
,
cuochi
,
sguatteri
,
lacchè
,
guardie
,
svizzeri
,
paggi
e
servitori
;
e
così
toccò
ugualmente
tutti
i
cavalli
,
che
erano
nella
scuderia
coi
loro
palafrenieri
e
i
grossi
mastini
di
guardia
nei
cortili
e
la
piccola
Puffe
,
la
canina
della
Principessa
,
che
era
accanto
a
lei
,
sul
suo
letto
.
Appena
li
ebbe
toccati
,
si
addormentarono
tutti
,
per
risvegliarsi
soltanto
quando
si
sarebbe
risvegliata
la
loro
padrona
,
onde
trovarsi
pronti
a
servirla
in
tutto
e
per
tutto
.
Gli
stessi
spiedi
,
che
giravano
sul
fuoco
,
pieni
di
pernici
e
di
fagiani
si
addormentarono
:
e
si
addormentò
anche
il
fuoco
.
E
tutte
queste
cose
furono
fatte
in
un
batter
d
'
occhio
;
perché
le
fate
sono
sveltissime
nelle
loro
faccende
.
Allora
il
Re
e
la
Regina
,
quand
'
ebbero
baciata
la
loro
figliuola
,
senza
che
si
svegliasse
,
uscirono
dal
castello
,
e
fecero
bandire
che
nessuno
si
fosse
avvicinato
a
quei
pressi
.
E
la
proibizione
non
era
nemmeno
necessaria
,
perché
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
crebbe
,
lì
dintorno
al
parco
,
una
quantità
straordinaria
di
alberi
,
di
arbusti
,
di
sterpi
e
di
pruneti
,
così
intrecciati
fra
loro
,
che
non
c
'
era
pericolo
che
uomo
o
animale
potesse
passarvi
attraverso
.
Si
vedevano
appena
le
punte
delle
torri
del
castello
:
ma
bisognava
guardarle
da
una
gran
distanza
.
E
anche
qui
è
facile
riconoscere
che
la
fata
aveva
trovato
un
ripiego
del
suo
mestiere
,
affinché
la
Principessa
,
durante
il
sonno
,
non
avesse
a
temere
l
'
indiscretezza
dei
curiosi
.
In
capo
a
cent
'
anni
,
il
figlio
del
Re
che
regnava
allora
,
e
che
era
di
un
'
altra
famiglia
che
non
aveva
che
far
nulla
con
quella
della
Principessa
addormentata
,
andando
a
caccia
in
quei
dintorni
,
domandò
che
cosa
fossero
le
torri
che
si
vedevano
spuntare
al
di
sopra
di
quella
folta
boscaglia
.
Ciascuno
gli
rispose
,
secondo
quello
che
ne
avevano
sentito
dire
:
chi
gli
diceva
che
era
un
vecchio
castello
abitato
dagli
spiriti
;
chi
raccontava
che
tutti
gli
stregoni
del
vicinato
ci
facevano
il
loro
sabato
.
La
voce
più
comune
era
quella
che
ci
stesse
di
casa
un
orco
,
il
quale
portava
dentro
tutti
i
ragazzi
che
poteva
agguantare
,
per
poi
mangiarseli
a
suo
comodo
,
e
senza
pericolo
che
qualcuno
lo
rincorresse
,
perché
egli
solo
aveva
la
virtù
di
aprirsi
una
strada
attraverso
il
bosco
.
Il
Principe
non
sapeva
a
chi
dar
retta
,
quando
un
vecchio
contadino
prese
la
parola
e
gli
disse
:
"
Mio
buon
Principe
,
sarà
ormai
più
di
cinquant
'
anni
che
ho
sentito
raccontare
da
mio
padre
che
in
quel
castello
c
'
era
una
Principessa
,
la
più
bella
che
si
potesse
mai
vedere
;
che
essa
doveva
dormirvi
cento
anni
,
e
che
sarebbe
destata
dal
figlio
di
un
Re
,
al
quale
era
destinata
in
sposa
"
.
A
queste
parole
,
il
Principe
s
'
infiammò
;
senza
esitare
un
attimo
,
pensò
che
sarebbe
stato
lui
,
quello
che
avrebbe
condotto
a
fine
una
sì
bella
avventura
,
e
spinto
dall
'
amore
e
dalla
gloria
,
decise
di
mettersi
subito
alla
prova
.
Appena
si
mosse
verso
il
bosco
,
ecco
che
subito
tutti
gli
alberi
d
'
alto
fusto
e
i
pruneti
e
i
roveti
si
tirarono
da
parte
,
da
se
stessi
,
per
lasciarlo
passare
.
Egli
s
'
incamminò
verso
il
castello
,
che
era
in
fondo
a
un
viale
,
ed
entrò
dentro
;
e
la
cosa
che
gli
fece
un
po
'
di
stupore
,
fu
quella
di
vedere
che
nessuno
delle
sue
genti
aveva
potuto
seguirlo
,
perché
gli
alberi
,
appena
passato
lui
,
erano
tornati
a
ravvicinarsi
.
Ma
non
per
questo
si
peritò
a
tirare
avanti
per
la
sua
strada
:
un
Principe
giovine
e
innamorato
è
sempre
pien
di
valore
.
Entrò
in
un
gran
cortile
,
dove
lo
spettacolo
che
gli
apparve
dinanzi
agli
occhi
sarebbe
bastato
a
farlo
gelare
di
spavento
.
C
'
era
un
silenzio
,
che
metteva
paura
:
dappertutto
l
'
immagine
della
morte
:
non
si
vedevano
altro
che
corpi
distesi
per
terra
,
di
uomini
e
di
animali
,
che
parevano
morti
,
se
non
che
dal
naso
bitorzoluto
e
dalle
gote
vermiglie
dei
guardaportoni
,
egli
si
poté
accorgere
che
erano
soltanto
addormentati
,
e
i
loro
bicchieri
,
dove
c
'
erano
sempre
gli
ultimi
sgoccioli
di
vino
,
mostravano
chiaro
che
si
erano
addormentati
trincando
.
Passa
quindi
in
un
altro
gran
cortile
,
tutto
lastricato
di
marmo
;
sale
la
scala
ed
entra
nella
sala
delle
guardie
,
che
erano
tutte
schierate
in
fila
colla
carabina
in
braccio
,
e
russavano
come
tanti
ghiri
;
traversa
molte
altre
stanze
piene
di
cavalieri
e
di
dame
,
tutti
addormentati
,
chi
in
piedi
chi
a
sedere
.
Entra
finalmente
in
una
camera
tutta
dorata
,
e
vede
sopra
un
letto
,
che
aveva
le
cortine
tirate
su
dai
quattro
lati
,
il
più
bello
spettacolo
che
avesse
visto
mai
,
una
Principessa
che
mostrava
dai
quindici
ai
sedici
anni
,
e
nel
cui
aspetto
sfolgoreggiante
c
'
era
qualche
cosa
di
luminoso
e
di
divino
.
Si
accostò
tremando
e
ammirando
,
e
si
pose
in
ginocchio
accanto
a
lei
.
In
quel
punto
,
siccome
la
fine
dell
'
incantesimo
era
arrivata
,
la
Principessa
si
svegliò
,
e
guardandolo
con
certi
occhi
,
più
teneri
assai
di
quello
che
sarebbe
lecito
in
un
primo
abboccamento
,
"
Siete
voi
,
o
mio
Principe
?
"
,
ella
gli
disse
.
"
Vi
siete
fatto
molto
aspettare
!
"
Il
Principe
,
incantato
da
queste
parole
,
e
più
ancora
dal
modo
col
quale
erano
dette
,
non
sapeva
come
fare
a
esprimerle
la
sua
grazia
e
la
sua
gratitudine
.
Giurò
che
l
'
amava
più
di
se
stesso
.
I
suoi
discorsi
furono
sconnessi
e
per
questo
piacquero
di
più
;
perché
,
poca
eloquenza
,
grande
amore
!
Esso
era
più
imbrogliato
di
lei
,
né
c
'
è
da
farsene
meraviglia
,
a
motivo
che
la
Principessa
aveva
avuto
tutto
il
tempo
per
poter
pensare
alle
cose
che
avrebbe
avuto
da
dirgli
:
perché
,
a
quanto
pare
(
la
storia
peraltro
non
ne
fa
parola
)
,
durante
un
sonno
così
lungo
,
la
sua
buona
fata
le
avea
regalato
dei
piacevolissimi
sogni
.
Fatto
sta
,
che
erano
già
quattro
ore
che
parlavano
fra
loro
due
,
fitto
fitto
,
e
non
si
erano
ancora
detta
la
metà
delle
cose
che
avevano
da
dirsi
.
Intanto
tutte
le
persone
del
palazzo
si
erano
svegliate
colla
Principessa
:
e
ciascuno
aveva
ripreso
le
sue
faccende
:
e
siccome
tutti
non
erano
innamorati
,
così
non
si
reggevano
in
piedi
dalla
fame
.
La
dama
d
'
onore
,
che
sentiva
sfinirsi
come
gli
altri
,
perdé
la
pazienza
e
disse
ad
alta
voce
alla
Principessa
che
la
zuppa
era
in
tavola
.
Il
Principe
diede
mano
alla
Principessa
perché
si
alzasse
:
ella
era
già
abbigliata
e
con
gran
magnificenza
:
ed
egli
fu
abbastanza
prudente
da
farle
osservare
,
che
era
vestita
come
la
mi
'
nonna
,
e
che
aveva
un
camicino
alto
fin
sotto
gli
orecchi
,
come
costumava
un
secolo
addietro
.
Ma
non
per
questo
era
meno
bella
.
Passarono
nel
gran
salone
degli
specchi
e
lì
cenarono
,
serviti
a
tavola
dagli
ufficiali
della
Principessa
.
Gli
oboè
e
i
violini
suonarono
delle
sinfonie
vecchissime
,
ma
sempre
belle
,
quantunque
fosse
quasi
cent
'
anni
che
nessuno
pensava
più
a
suonarle
:
e
dopo
cena
,
senza
metter
tempo
in
mezzo
,
il
grande
elemosiniere
li
maritò
nella
cappella
di
corte
,
e
la
dama
d
'
onore
tirò
le
cortine
del
parato
.
Dormirono
poco
.
La
Principessa
non
ne
aveva
un
gran
bisogno
,
e
il
Principe
,
appena
fece
giorno
,
la
lasciò
per
ritornare
in
città
,
dove
il
padre
suo
stava
in
pensiero
per
lui
.
Il
Principe
gli
dette
a
intendere
che
,
nell
'
andare
a
caccia
,
s
'
era
sperso
in
una
foresta
e
che
aveva
dormito
nella
capanna
d
'
un
carbonaio
,
dove
aveva
mangiato
del
pan
nero
e
un
po
'
di
formaggio
.
Quel
buon
uomo
di
suo
padre
,
che
era
proprio
un
buon
uomo
,
ci
credé
:
ma
non
fu
così
di
sua
madre
,
la
quale
,
vedendo
che
il
figliuolo
andava
quasi
tutti
i
giorni
a
caccia
e
che
aveva
sempre
degli
ammennicoli
pronti
per
giustificarsi
,
tutte
le
volte
che
gli
accadeva
di
passare
tre
o
quattro
nottate
fuori
di
casa
,
finì
col
mettersi
in
capo
che
ci
doveva
essere
di
mezzo
qualche
amoretto
.
Perché
bisogna
sapere
che
egli
passò
più
di
due
anni
insieme
colla
Principessa
,
e
ne
ebbe
due
figli
;
di
cui
il
maggiore
,
che
era
una
femmina
,
si
chiamava
Aurora
,
e
il
secondo
che
era
maschio
,
fu
chiamato
Giorno
,
comecché
promettesse
di
essere
anche
più
bello
della
sorella
.
La
Regina
si
provò
più
volte
a
interrogare
il
figlio
,
e
a
metterlo
su
per
levargli
di
sotto
qualche
parola
:
dicendogli
che
in
questo
mondo
ognuno
è
padrone
di
fare
il
piacer
suo
:
ma
egli
non
si
arrisicò
mai
a
confidarle
il
segreto
del
suo
cuore
.
Voleva
bene
a
sua
madre
;
ma
ne
aveva
paura
,
perché
essa
veniva
da
una
famiglia
d
'
orchi
,
e
il
Re
s
'
era
indotto
a
sposarla
unicamente
a
cagione
delle
sue
grandi
ricchezze
.
Anzi
c
'
era
in
corte
la
diceria
che
ella
avesse
tutti
gli
istinti
dell
'
orco
;
e
che
,
quando
vedeva
passare
dei
ragazzetti
,
facesse
sopra
di
sé
degli
sforzi
inauditi
per
trattenersi
dalla
voglia
di
avventarsi
su
di
essi
e
di
mangiarseli
vivi
vivi
.
Ecco
perché
il
Principe
non
volle
mai
dir
nulla
dei
suoi
segreti
.
Ma
quando
il
Re
morì
,
e
questo
accadde
due
anni
dopo
,
e
che
egli
diventò
il
padrone
del
regno
,
fece
subito
bandire
pubblicamente
il
suo
matrimonio
e
andò
con
grande
scialo
a
prendere
la
Regina
sua
moglie
al
castello
.
Le
fu
preparato
un
solenne
ingresso
nella
capitale
del
Regno
,
dov
'
ella
entrò
in
mezzo
ai
suoi
due
figli
.
Di
lì
a
poco
tempo
il
Re
andò
a
far
la
guerra
al
Re
Cantalabutta
,
suo
vicino
.
Lasciò
la
reggenza
del
Regno
alla
Regina
sua
madre
,
e
le
raccomandò
tanto
e
poi
tanto
la
moglie
e
i
figliuoli
suoi
.
Si
contava
che
egli
dovesse
restare
alla
guerra
tutta
l
'
estate
,
che
appena
fu
partito
la
Regina
mandò
la
nuora
e
i
suoi
ragazzi
in
una
casa
in
mezzo
ai
boschi
,
per
poter
meglio
soddisfare
le
sue
orribili
voglie
.
Dopo
qualche
giorno
,
vi
andò
essa
pure
,
e
una
tal
sera
disse
al
suo
capo
cuoco
:
"
Domani
a
pranzo
voglio
mangiare
la
piccola
Aurora
"
.
"
Ah
,
signora
!
"
,
esclamò
il
cuoco
.
"
Voglio
così
"
,
rispose
la
Regina
;
e
lo
disse
col
tono
di
voce
d
'
un
'
orchessa
,
che
ha
proprio
voglia
di
mangiare
della
carne
viva
.
"
E
la
voglio
mangiare
in
salsa
piccante
.
"
Quel
pover
'
uomo
del
cuoco
,
vedendo
che
con
un
'
orchessa
c
'
era
poco
da
scherzare
,
prese
una
grossa
coltella
e
salì
su
nella
camera
della
piccola
Aurora
.
Ella
aveva
allora
quattr
'
anni
appena
,
e
corse
saltellando
e
ridendo
a
gettarglisi
al
collo
e
a
chiedergli
delle
chicche
.
Egli
si
mise
a
piangere
,
la
coltella
gli
cascò
di
mano
e
andò
giù
nella
corte
a
sgozzare
un
agnellino
,
e
lo
cucinò
con
una
salsa
così
buona
,
che
la
sua
padrona
ebbe
a
dire
di
non
aver
mai
mangiato
una
cosa
così
squisita
in
tempo
di
vita
sua
.
In
quello
stesso
tempo
esso
aveva
portato
via
la
piccola
Aurora
e
l
'
aveva
data
in
custodia
alla
sua
moglie
,
perché
la
nascondesse
nel
quartierino
di
sua
abitazione
in
fondo
al
cortile
.
Otto
giorno
dopo
quella
strega
della
Regina
disse
al
suo
capo
cuoco
:
"
Voglio
mangiare
a
cena
il
piccolo
Giorno
"
.
Egli
non
rispose
né
sì
né
no
,
risoluto
com
'
era
a
farle
lo
stesso
tiro
della
volta
passata
.
Andò
a
cercare
il
piccolo
Giorno
,
e
lo
trovò
con
una
spada
in
mano
,
che
tirava
di
scherma
con
una
grossa
scimmia
:
eppure
non
aveva
più
di
tre
anni
.
Lo
prese
e
lo
portò
alla
sua
moglie
,
la
quale
lo
nascose
insieme
colla
piccola
Aurora
:
e
in
luogo
del
fanciullo
,
servì
in
tavola
un
caprettino
di
latte
,
che
l
'
orchessa
trovò
delizioso
.
Fin
lì
le
cose
erano
andate
bene
;
ma
una
sera
la
malvagia
Regina
disse
al
cuoco
:
"
Voglio
mangiare
la
Regina
,
cucinata
colla
stessa
salsa
de
'
suoi
figliuoli
"
.
Fu
allora
che
il
povero
cuoco
sentì
cascarsi
le
braccia
,
perché
non
sapeva
proprio
come
fare
a
ingannarla
per
la
terza
volta
.
La
giovane
Regina
aveva
vent
'
anni
suonati
,
senza
contare
i
cento
passati
dormendo
;
e
la
sua
pelle
,
quantunque
sempre
bella
e
bianchissima
,
era
diventata
un
po
'
tosta
:
e
ora
come
trovare
nello
stallino
un
animale
che
avesse
per
l
'
appunto
la
pelle
tigliosa
a
quel
modo
?
Per
salvare
la
propria
vita
,
prese
la
risoluzione
di
tagliar
la
gola
alla
Regina
e
salì
nella
camera
di
lei
,
col
fermo
proposito
di
non
dovercisi
rifare
due
volte
.
Egli
fece
di
tutto
per
eccitarsi
e
per
andare
in
bestia
,
e
con
un
pugnale
in
mano
entrò
nella
camera
della
giovane
Regina
:
ma
non
volendola
prendere
di
sorpresa
,
le
raccontò
con
grandissimo
rispetto
l
'
ordine
ricevuto
dalla
Regina
madre
.
"
Fate
pure
,
fate
pure
"
,
ella
gli
disse
,
porgendogli
il
collo
,
"
eseguite
l
'
ordine
che
vi
hanno
dato
;
io
andrò
così
a
rivedere
i
miei
figli
,
i
miei
poveri
figli
,
che
ho
tanto
amato
.
"
Ella
li
credeva
morti
fin
dal
momento
che
li
aveva
veduti
sparire
,
senza
saperne
altro
.
"
No
,
no
,
o
signora
"
,
rispose
il
povero
cuoco
,
tutto
intenerito
,
"
voi
non
morirete
nient
'
affatto
:
e
non
lascerete
per
questo
di
andare
a
rivedere
i
vostri
figliuoli
:
ma
li
vedrete
a
casa
mia
,
dov
'
io
li
ho
nascosti
,
e
anche
per
questa
volta
ingannerò
la
Regina
,
facendole
mangiare
una
giovine
cervia
invece
di
voi
.
"
La
condusse
subito
nella
sua
camera
,
dove
,
lasciandola
che
si
sfogasse
a
baciare
le
sue
creature
,
e
a
piangere
con
esse
,
se
ne
andò
diviato
a
cucinare
una
cervia
,
che
la
Regina
mangiò
per
cena
,
col
medesimo
gusto
,
come
se
avesse
mangiato
la
giovine
Regina
.
Ella
era
molto
soddisfatta
della
sua
crudeltà
;
e
già
studiava
il
modo
per
dare
a
intendere
al
Re
,
quando
fosse
tornato
,
che
i
lupi
affamati
avevano
divorato
la
Regina
sua
moglie
e
i
suoi
ragazzi
.
Una
sera
che
la
Regina
madre
,
secondo
il
suo
solito
,
ronzava
in
punta
di
piedi
per
le
corti
e
per
i
cortili
,
a
fiutare
l
'
odore
della
carne
cruda
,
sentì
in
una
stanza
terrena
il
piccolo
Giorno
che
piangeva
,
perché
la
sua
mamma
lo
voleva
picchiare
,
a
causa
che
era
stato
cattivo
,
e
sentì
nello
stesso
tempo
la
piccola
Aurora
che
implorava
perdono
per
il
suo
fratellino
.
L
'
orchessa
riconobbe
la
voce
della
Regina
e
de
'
suoi
figliuoli
,
e
furibonda
d
'
essere
stata
ingannata
,
con
una
voce
spaventevole
,
che
fece
tremar
tutti
,
ordinò
che
la
mattina
dipoi
fosse
portata
in
mezzo
alla
corte
una
gran
vasca
,
e
che
la
vasca
fosse
riempita
di
vipere
,
di
rospi
,
di
ramarri
e
di
serpenti
per
farvi
gettar
dentro
la
Regina
,
i
figliuoli
,
il
capo
cuoco
,
la
moglie
di
lui
e
la
sua
serva
di
casa
.
Ella
aveva
ordinato
che
fossero
menati
tutti
colle
mani
legate
di
dietro
.
Essi
erano
lì
,
e
già
i
carnefici
si
preparavano
a
gettarli
nella
vasca
,
quand
'
ecco
che
il
Re
,
il
quale
non
era
aspettato
così
presto
di
ritorno
,
entrò
nella
corte
a
cavallo
:
esso
era
venuto
colla
posta
,
e
domandò
tutto
stupito
che
cosa
mai
volesse
dire
quell
'
orrendo
spettacolo
.
Nessuno
aveva
coraggio
di
aprir
bocca
,
quando
l
'
orchessa
,
presa
da
una
rabbia
indicibile
nel
vedere
quel
che
vedeva
,
si
gettò
da
se
stessa
colla
testa
avanti
nella
vasca
,
dove
in
un
attimo
fu
divorata
da
tutte
quelle
bestiacce
,
che
c
'
erano
state
messe
dentro
per
suo
comando
.
A
ogni
modo
il
Re
se
ne
mostrò
addolorato
,
perché
in
fin
dei
conti
era
sua
madre
:
ma
trovò
la
maniera
di
consolarsene
presto
colla
sua
bella
moglie
e
coi
suoi
bambini
.
Se
questo
racconto
avesse
voglia
d
'
insegnar
qualche
cosa
,
potrebbe
insegnare
alle
fanciulle
che
chi
dorme
non
piglia
pesci
...
né
marito
.
La
Bella
addormentata
nel
bosco
dormì
cent
'
anni
,
e
poi
trovò
lo
sposo
:
ma
il
racconto
forse
è
fatto
apposta
per
dimostrare
alle
fanciulle
che
non
sarebbe
prudenza
imitarne
l
'
esempio
.
Cenerentola
C
'
era
una
volta
un
gentiluomo
,
il
quale
aveva
sposata
in
seconde
nozze
una
donna
così
piena
di
albagia
e
d
'
arroganza
,
da
non
darsi
l
'
eguale
.
Ella
aveva
due
figlie
dello
stesso
carattere
del
suo
,
e
che
la
somigliavano
come
due
gocce
d
'
acqua
.
Anche
il
marito
aveva
una
figlia
,
ma
di
una
dolcezza
e
di
una
bontà
da
non
farsene
un
'
idea
;
e
in
questo
tirava
dalla
sua
mamma
,
la
quale
era
stata
la
più
buona
donna
del
mondo
.
Le
nozze
erano
appena
fatte
,
che
la
matrigna
dette
subito
a
divedere
la
sua
cattiveria
.
Ella
non
poteva
patire
le
buone
qualità
della
giovinetta
,
perché
,
a
quel
confronto
,
le
sue
figliuole
diventavano
più
antipatiche
che
mai
.
Ella
la
destinò
alle
faccende
più
triviali
della
casa
:
era
lei
che
rigovernava
in
cucina
,
lei
che
spazzava
le
scale
e
rifaceva
le
camere
della
signora
e
delle
signorine
;
lei
che
dormiva
a
tetto
,
proprio
in
un
granaio
,
sopra
una
cattiva
materassa
di
paglia
,
mentre
le
sorelle
stavano
in
camere
coll
'
impiantito
di
legno
,
dov
'
erano
letti
d
'
ultimo
gusto
,
e
specchi
da
potervisi
mirare
dalla
testa
fino
ai
piedi
.
La
povera
figliuola
tollerava
ogni
cosa
con
pazienza
,
e
non
aveva
cuore
di
rammaricarsene
con
suo
padre
,
il
quale
l
'
avrebbe
sgridata
,
perché
era
un
uomo
che
si
faceva
menare
per
il
naso
in
tutto
e
per
tutto
dalla
moglie
.
Quando
aveva
finito
le
sue
faccende
,
andava
a
rincantucciarsi
in
un
angolo
del
focolare
,
dove
si
metteva
a
sedere
nella
cenere
;
motivo
per
cui
la
chiamavano
comunemente
la
Culincenere
.
Ma
la
seconda
delle
sorelle
,
che
non
era
così
sboccata
come
la
maggiore
,
la
chiamava
Cenerentola
.
Eppure
Cenerentola
,
con
tutti
i
suoi
cenci
,
era
cento
volte
più
bella
delle
sue
sorelle
,
quantunque
fossero
vestite
in
ghingheri
e
da
grandi
signore
.
Ora
accadde
che
il
figlio
del
Re
diede
una
festa
da
ballo
,
alla
quale
furono
invitate
tutte
le
persone
di
grand
'
importanza
e
anche
le
nostre
due
signorine
furono
del
numero
,
perché
erano
di
quelle
che
facevano
grande
spicco
in
paese
.
Eccole
tutte
contente
e
tutte
affaccendate
a
scegliersi
gli
abiti
e
le
pettinature
,
che
tornassero
loro
meglio
a
viso
.
E
questa
fu
un
'
altra
seccatura
per
la
povera
Cenerentola
,
perché
toccava
a
lei
a
stirare
le
sottane
e
a
dare
l
'
amido
ai
manichini
.
Non
si
parlava
d
'
altro
in
casa
che
del
come
si
sarebbero
vestite
in
quella
sera
.
"
Io
"
,
disse
la
maggiore
,
"
mi
metterò
il
vestito
di
velluto
rosso
e
le
mie
trine
d
'Inghilterra."
"
E
io
"
,
disse
l
'
altra
,
"
non
avrò
che
il
mio
solito
vestito
:
ma
,
in
compenso
,
mi
metterò
il
mantello
a
fiori
d
'
oro
e
la
mia
collana
di
diamanti
,
che
non
è
dicerto
di
quelle
che
si
vedono
tutti
i
giorni
.
"
Mandarono
a
chiamare
la
pettinatora
di
gala
,
per
farsi
fare
i
riccioli
su
due
righe
,
e
comprarono
dei
nèi
dalla
fabbricante
più
in
voga
della
città
.
Quindi
chiamarono
Cenerentola
perché
dicesse
il
suo
parere
,
come
quella
che
aveva
moltissimo
gusto
;
e
Cenerentola
die
'
loro
i
migliori
consigli
,
e
per
giunta
si
offrì
di
vestirle
:
la
qual
cosa
fu
accettata
senza
bisogno
di
dirla
due
volte
.
Mentre
le
vestiva
e
le
pettinava
,
esse
dicevano
:
"
Di
'
,
Cenerentola
,
avresti
caro
di
venire
al
ballo
?..."
.
"
Ah
,
signorine
!
voi
mi
canzonate
:
questi
non
son
divertimenti
per
me
!
"
"
Hai
ragione
:
ci
sarebbe
proprio
da
ridere
,
a
vedere
una
Cenerentola
,
pari
tua
,
a
una
festa
da
ballo
.
"
Un
'
altra
ragazza
,
nel
posto
di
Cenerentola
,
avrebbe
fatto
di
tutto
per
vestirle
male
;
ma
essa
era
una
buonissima
figliuola
,
e
le
vestì
e
le
accomodò
come
meglio
non
si
poteva
fare
.
Per
la
gran
contentezza
di
questa
festa
,
stettero
quasi
due
giorni
senza
ricordarsi
di
mangiare
:
strapparono
più
di
dodici
aghetti
per
serrarsi
ai
fianchi
e
far
la
vita
striminzita
;
e
passavano
tutt
'
intera
la
santa
giornata
a
guardarsi
nello
specchio
.
Venne
finalmente
il
giorno
sospirato
.
Partirono
di
casa
e
Cenerentola
le
accompagnò
cogli
occhi
più
lontano
che
poté
:
quando
non
le
scorse
più
,
si
mise
a
piangere
.
La
sua
Comare
,
che
la
trovò
cogli
occhi
rossi
e
pieni
di
pianto
,
le
domandò
che
cosa
avesse
.
"
Vorrei
...
vorrei
...
"
E
piangeva
così
forte
,
che
non
poteva
finir
la
parola
.
La
Comare
,
che
era
una
fata
,
le
disse
:
"
Vorresti
anche
tu
andare
al
ballo
,
non
è
vero
?
"
.
"
Anch
'
io
,
sì
"
disse
Cenerentola
con
un
gran
sospirone
.
"
Ebbene
:
prometti
tu
d
'
essere
buona
?
"
,
disse
la
Comare
.
"
Allora
ti
ci
farò
andare
.
"
E
menatala
in
camera
,
le
disse
:
"
Vai
nel
giardino
e
portami
un
cetriolo
"
.
Cenerentola
scappò
subito
a
cogliere
il
più
bello
che
poté
trovare
e
lo
portò
alla
Comare
,
non
sapendo
figurarsi
alle
mille
miglia
come
mai
questo
cetriolo
l
'
avrebbe
fatta
andare
alla
festa
di
ballo
.
La
Comare
lo
vuotò
per
bene
,
e
rimasta
la
buccia
sola
,
ci
batté
sopra
colla
bacchetta
fatata
,
e
in
un
attimo
il
cetriolo
si
mutò
in
una
bella
carrozza
tutta
dorata
.
Dopo
,
andò
a
guardare
nella
trappola
,
dove
trovò
sei
sorci
,
tutti
vivi
.
Ella
disse
a
Cenerentola
di
tenere
alzato
un
pochino
lo
sportello
della
trappola
,
e
a
ciascun
sorcio
che
usciva
fuori
,
gli
dava
un
colpo
di
bacchetta
,
e
il
sorcio
diventava
subito
un
bel
cavallo
:
e
così
messe
insieme
un
magnifico
tiro
a
sei
,
con
tutti
i
cavalli
di
un
bel
pelame
grigio
-
topo
-
rosato
.
E
siccome
essa
non
sapeva
di
che
pasta
fabbricare
un
cocchiere
:
"
Aspettate
un
poco
"
disse
Cenerentola
"
voglio
andare
a
vedere
se
per
caso
nella
topaiola
ci
fosse
un
topo
;
che
così
ne
faremo
un
cocchiere
"
.
"
Brava
!
"
disse
la
Comare
"
va
'
un
po
'
a
vedere
.
"
Cenerentola
ritornò
colla
topaiola
,
dove
c
'
erano
tre
grossi
topi
.
La
fata
,
fra
i
tre
,
scelse
quello
che
aveva
la
barba
più
lunga
;
il
quale
,
appena
l
'
ebbe
toccato
,
diventò
un
bel
pezzo
di
cocchiere
,
e
con
certi
baffi
,
i
più
belli
che
si
fossero
mai
veduti
.
Fatto
questo
,
le
disse
:
"
Ora
vai
nel
giardino
:
e
dietro
l
'
annaffiatoio
troverai
sei
lucertole
.
Portamele
qui
.
"
Appena
l
'
ebbe
portate
,
la
Comare
le
convertì
in
sei
lacchè
,
i
quali
salirono
subito
dietro
la
carrozza
,
colle
loro
livree
gallonate
,
e
vi
si
tenevano
attaccati
,
come
se
in
vita
loro
non
avessero
fatto
altro
mestiere
.
Allora
la
fata
disse
a
Cenerentola
:
"
Eccoti
qui
tutto
l
'
occorrente
per
andare
al
ballo
:
sei
contenta
?
"
.
"
Sì
,
ma
che
ci
devo
andare
in
questo
modo
,
e
con
questi
vestitacci
che
ho
addosso
?
"
La
fata
non
fece
altro
che
toccarla
colla
sua
bacchetta
,
e
i
suoi
poveri
panni
si
cambiarono
in
vestiti
di
broccato
d
'
oro
e
di
argento
,
e
tutti
tempestati
di
pietre
preziose
:
quindi
le
diede
un
paio
di
scarpine
di
vetro
,
che
erano
una
meraviglia
.
Quand
'
ella
ebbe
finito
di
accomodarsi
,
montò
in
carrozza
:
ma
la
Comare
le
raccomandò
sopra
ogni
altra
cosa
di
non
far
più
tardi
della
mezzanotte
,
ammonendola
che
se
ella
si
fosse
trattenuta
al
ballo
un
minuto
di
più
,
la
sua
carrozza
sarebbe
ridiventata
un
cetriolo
,
i
suoi
cavalli
dei
sorci
,
i
suoi
lacchè
delle
lucertole
,
i
suoi
vestiti
avrebbero
ripreso
la
forma
e
l
'
aspetto
cencioso
di
prima
.
Ella
dette
alla
Comare
la
sua
parola
d
'
onore
che
sarebbe
venuta
via
dal
ballo
avanti
la
mezzanotte
.
E
partì
,
che
non
entrava
più
nella
pelle
dalla
gran
contentezza
.
Il
figlio
del
Re
,
essendogli
stato
annunziato
l
'
arrivo
di
una
Principessa
,
che
nessuno
sapeva
chi
fosse
,
corse
incontro
a
riceverla
,
e
offrì
la
mano
per
iscendere
di
carrozza
,
e
la
condusse
nella
sala
dov
'
erano
gl
'
invitati
.
Si
fece
allora
un
gran
silenzio
:
le
danze
rimasero
interrotte
,
i
violini
smessero
di
suonare
,
tutti
gli
occhi
erano
rivolti
a
contemplare
le
grandi
bellezze
della
sconosciuta
.
Non
si
sentiva
altro
che
un
bisbiglio
confuso
,
e
un
dire
sottovoce
:
"
Oh
!
com
'
è
bella
!..."
.
Lo
stesso
Re
,
per
quanto
vecchio
,
non
rifiniva
dal
guardarla
,
e
andava
dicendo
sottovoce
alla
Regina
,
che
da
molti
anni
non
gli
era
più
capitato
di
vedere
una
donna
tanto
bella
e
tanto
graziosa
.
Tutte
le
dame
avevano
gli
occhi
addosso
a
lei
,
per
esaminarne
la
pettinatura
e
i
vestiti
,
e
farsene
fare
degli
uguali
per
il
giorno
dopo
,
sempre
che
fosse
stato
possibile
trovare
delle
stoffe
così
belle
e
delle
modiste
così
valenti
.
Il
figlio
del
Re
la
collocò
nel
posto
d
'
onore
:
quindi
andò
a
prenderla
per
farla
ballare
.
Ella
ballò
con
tanta
grazia
,
da
far
crescere
in
tutti
lo
stupore
.
Fu
servito
un
magnifico
rinfresco
,
che
il
giovine
Principe
non
assaggiò
nemmeno
,
tanto
era
assorto
nel
rimirare
la
bella
sconosciuta
.
Ella
andò
a
porsi
accanto
alle
sue
sorelle
:
usò
loro
mille
finezze
:
e
fece
parte
ad
esse
delle
arance
e
dei
cedri
,
che
il
Principe
le
aveva
regalato
;
la
qual
cosa
le
meravigliò
moltissimo
,
perché
esse
non
la
riconobbero
né
punto
né
poco
.
In
quella
che
stavano
discorrendo
insieme
,
Cenerentola
sentì
battere
le
undici
e
tre
quarti
;
e
fatta
subito
una
gran
riverenza
a
tutta
la
società
,
scappò
via
come
il
vento
.
Appena
arrivata
a
casa
,
corse
a
trovare
la
Comare
,
e
dopo
averla
ringraziata
,
le
disse
che
avrebbe
avuto
un
gran
piacere
di
tornare
anche
alla
festa
del
giorno
dipoi
,
perché
il
figlio
del
Re
l
'
aveva
pregata
molto
.
Mentre
stava
raccontando
alla
Comare
tutti
i
particolari
della
festa
,
le
due
sorelle
bussarono
alla
porta
:
Cenerentola
andò
loro
ad
aprire
.
"
Quanto
siete
state
a
tornare
!
"
disse
ella
stropicciandosi
gli
occhi
e
stirandosi
come
se
si
fosse
svegliata
in
quel
momento
.
E
sì
,
che
ella
non
aveva
avuto
davvero
una
gran
voglia
di
dormire
,
dacché
s
'
erano
lasciate
.
"
Se
tu
fossi
stata
al
ballo
"
,
le
disse
una
delle
sue
sorelle
"
non
ti
saresti
annoiata
:
vi
è
capitato
la
più
bella
Principessa
,
ma
di
'
pure
la
più
bella
che
si
possa
vedere
al
mondo
:
essa
ci
ha
fatto
mille
garbatezze
,
e
ci
ha
regalato
dei
cedri
e
delle
arance
.
"
Cenerentola
non
capiva
più
in
sé
dalla
gioia
.
Ella
domandò
loro
il
nome
di
questa
Principessa
;
ma
quelle
risposero
che
non
la
conoscevano
,
e
che
il
figlio
del
Re
si
struggeva
della
voglia
di
sapere
chi
fosse
,
e
che
per
saperlo
avrebbe
dato
qualunque
cosa
.
Cenerentola
sorrise
,
e
disse
loro
:
"
Dev
'
esser
bella
davvero
!
Dio
mio
!
come
siete
felici
voi
altre
!
Che
cosa
pagherei
di
poterla
vedere
!
Via
,
signora
Giulietta
,
prestatemi
il
vostro
vestito
giallo
,
quello
di
tutti
i
giorni
...
"
.
"
Giusto
,
lo
dicevo
anch
'
io
!
"
rispose
Giulietta
.
"
Prestare
il
mio
vestito
a
una
brutta
Cenerentola
come
te
.
Bisognerebbe
proprio
dire
che
avessi
perso
il
giudizio
.
"
Questa
risposta
Cenerentola
se
l
'
aspettava
:
e
ne
fu
contentissima
;
perché
si
sarebbe
trovata
in
un
grande
impiccio
,
se
la
sua
sorella
le
avesse
prestato
il
vestito
.
La
sera
dopo
le
due
sorelle
tornarono
al
ballo
:
e
Cenerentola
pure
;
ma
vestita
anche
più
sfarzosamente
della
prima
volta
.
Il
figlio
del
Re
non
la
lasciò
un
minuto
;
e
in
tutta
la
serata
non
fece
altro
che
dirle
un
monte
di
cose
appassionate
e
galanti
.
La
giovinetta
,
che
non
s
'
annoiava
punto
,
si
era
dimenticata
le
raccomandazioni
fatte
dalla
Comare
;
tant
'
è
vero
che
sentì
battere
il
primo
tocco
della
mezzanotte
,
e
credeva
che
non
fossero
ancora
le
undici
.
S
'
alzò
e
fuggì
con
tanta
leggerezza
,
che
pareva
una
cervia
.
Il
Principe
le
corse
dietro
,
ma
non
poté
raggiungerla
.
Nel
fuggire
,
ella
lasciò
cascare
una
delle
sue
scarpine
di
vetro
,
che
il
Principe
raccattò
con
grandissimo
amore
.
Cenerentola
arrivò
a
casa
tutta
scalmanata
,
senza
carrozza
,
senza
lacchè
e
con
addosso
il
vestito
di
tutti
i
giorni
,
non
essendole
rimasto
nulla
delle
sue
magnificenze
,
all
'
infuori
di
una
delle
sue
scarpine
,
la
compagna
di
quella
che
aveva
perduta
per
la
strada
.
Fu
domandato
ai
guardaportoni
del
palazzo
,
se
per
caso
avessero
veduto
uscire
una
Principessa
;
ma
essi
risposero
che
non
avevano
veduto
uscir
nessuno
,
tranne
una
ragazza
mal
vestita
e
che
dall
'
aspetto
pareva
piuttosto
una
contadina
che
una
signora
.
Quando
le
sorelle
ritornarono
dal
ballo
,
Cenerentola
chiese
loro
se
si
erano
divertite
e
se
c
'
era
stata
anche
la
bella
signora
.
Esse
risposero
di
si
,
e
che
era
scappata
via
allo
scocco
della
mezzanotte
,
e
con
tanta
furia
,
che
s
'
era
lasciata
cascare
una
delle
sue
scarpine
di
vetro
,
la
più
bella
scarpina
del
mondo
:
e
che
il
figlio
del
Re
l
'
aveva
raccattata
,
e
non
aveva
fatto
altro
che
guardarla
tutto
il
tempo
del
ballo
,
e
che
questo
voleva
dire
che
egli
era
innamorato
morto
della
bella
signora
,
alla
quale
apparteneva
la
scarpina
.
E
dicevano
la
verità
:
perché
di
lì
a
pochi
giorni
il
figlio
del
Re
fece
bandire
a
suon
di
tromba
che
sposerebbe
colei
,
il
cui
piede
avesse
calzato
bene
quella
scarpina
.
Si
cominciò
a
provare
la
scarpa
alle
Principesse
:
poi
alle
Duchesse
e
a
tutte
le
dame
di
corte
:
ma
era
tempo
perso
.
Fu
portata
a
casa
delle
due
sorelle
,
le
quali
fecero
ogni
sforzo
possibile
per
far
entrare
il
piede
in
quella
scarpa
:
ma
non
ci
fu
modo
.
Cenerentola
,
che
stava
a
guardarle
e
che
aveva
riconosciuta
la
scarpina
,
disse
loro
:
"
Voglio
vedere
anch
'
io
se
mi
va
bene
!
"
.
Le
sorelle
si
misero
a
ridere
e
a
canzonarla
.
Il
gentiluomo
incaricato
di
far
la
prova
della
scarpa
,
avendo
posato
gli
occhi
addosso
a
Cenerentola
e
parendogli
molto
bella
,
disse
che
era
giustissimo
,
e
che
egli
aveva
l
'
ordine
di
provar
la
scarpa
a
tutte
le
fanciulle
.
Fece
sedere
Cenerentola
,
e
avvicinando
la
scarpa
al
suo
piedino
,
vide
che
c
'
entrava
senz
'
ombra
di
fatica
e
che
calzava
proprio
come
un
guanto
.
Lo
stupore
delle
due
sorelle
fu
grande
,
ma
crebbe
del
doppio
,
quando
Cenerentola
cavò
fuori
di
tasca
l
'
altra
scarpina
e
se
la
infilò
in
quell
'
altro
piede
.
In
codesto
punto
arrivò
la
Comare
,
la
quale
,
dato
un
colpo
di
bacchetta
ai
vestiti
di
Cenerentola
,
li
fece
diventare
assai
più
sfarzosi
,
che
non
fossero
stati
mai
.
Allora
le
due
sorelle
riconobbero
in
essa
la
bella
signora
veduta
al
ballo
;
e
si
gettarono
ai
suoi
piedi
per
chiederle
perdono
dei
mali
trattamenti
che
le
avevano
fatto
patire
.
Cenerentola
le
fece
alzare
,
e
disse
,
abbracciandole
,
che
perdonava
loro
di
cuore
,
e
che
le
pregava
ad
amarla
sempre
e
dimolto
.
Vestita
com
'
era
,
fu
condotta
dal
Principe
,
al
quale
parve
più
bella
di
tutte
le
altre
volte
,
e
dopo
pochi
giorni
la
sposò
.
Cenerentola
,
buona
figliuola
quanto
bella
,
fece
dare
un
quartiere
alle
sue
sorelle
,
e
le
maritò
il
giorno
stesso
a
due
gentiluomini
della
corte
.
Questo
racconto
,
invece
di
una
morale
,
ne
ha
due
.
Prima
morale
:
la
bellezza
,
per
le
donne
in
ispecie
,
è
un
gran
tesoro
;
ma
c
'
è
un
tesoro
che
vale
anche
di
più
,
ed
è
la
grazia
,
la
modestia
e
le
buone
maniere
.
Con
queste
doti
Cenerentola
arrivò
a
diventar
Regina
.
Altra
morale
:
grazia
,
spirito
,
coraggio
,
modestia
,
nobiltà
di
sangue
,
buon
senso
,
tutte
bellissime
cose
;
ma
che
giovano
questi
doni
della
Provvidenza
,
se
non
si
trova
un
compare
o
una
comare
,
oppure
,
come
si
dice
oggi
,
un
buon
diavolo
che
ci
porti
?
Senza
l
'
aiuto
della
Comare
,
che
cosa
avrebb
'
ella
fatto
quella
buona
e
brava
figliuola
di
Cenerentola
?
Puccettino
C
'
era
una
volta
un
taglialegna
e
una
taglialegna
,
i
quali
avevano
sette
figliuoli
,
tutti
maschi
:
il
maggiore
aveva
dieci
anni
,
il
minore
sette
.
Farà
forse
caso
di
vedere
come
un
taglialegna
avesse
avuto
tanti
figliuoli
in
così
poco
tempo
:
ma
egli
è
,
che
la
sua
moglie
era
svelta
nelle
sue
cose
,
e
quando
ci
si
metteva
,
non
faceva
meno
di
due
figliuoli
alla
volta
.
E
perché
erano
molto
poveri
,
i
sette
ragazzi
davano
loro
un
gran
pensiero
,
per
la
ragione
che
nessuno
di
essi
era
in
grado
di
guadagnarsi
il
pane
.
La
cosa
che
maggiormente
li
tormentava
,
era
che
il
minore
veniva
su
delicato
e
non
parlava
mai
:
e
questo
che
era
un
segno
manifesto
di
bontà
del
suo
carattere
,
lo
scambiavano
per
un
segno
di
stupidaggine
.
Il
ragazzo
era
minuto
di
persona
;
e
quando
venne
al
mondo
,
non
passava
la
grossezza
di
un
dito
pollice
;
per
cui
lo
chiamarono
Puccettino
.
Capitò
un
'
annata
molto
trista
,
nella
quale
la
carestia
fu
così
grande
,
che
quella
povera
gente
risolvettero
di
disfarsi
de
'
loro
figliuoli
.
Una
sera
che
i
bambini
erano
a
letto
,
e
che
il
taglialegna
stava
nel
canto
del
fuoco
,
disse
,
col
cuore
che
gli
si
spezzava
,
alla
sua
moglie
:
"
Come
tu
vedi
,
non
abbiamo
più
da
dar
da
mangiare
ai
nostri
figliuoli
:
e
non
mi
regge
l
'
animo
di
vedermeli
morir
di
fame
innanzi
agli
occhi
:
oramai
io
sono
risoluto
a
menarli
nel
bosco
e
farveli
sperdere
;
né
ci
vorrà
gran
fatica
,
perché
,
mentre
essi
si
baloccheranno
a
far
dei
fastelli
,
noi
ce
la
daremo
a
gambe
,
senza
che
abbiano
tempo
di
addarsene
"
.
"
Ah
!
"
,
gridò
la
moglie
,
"
e
puoi
tu
aver
tanto
cuore
da
sperdere
da
te
stesso
le
tue
creature
?
"
Il
marito
ebbe
un
bel
tornare
a
battere
sulla
miseria
,
in
cui
si
trovavano
;
ma
la
moglie
non
voleva
acconsentire
a
nessun
patto
.
Era
povera
,
ma
era
madre
:
peraltro
,
ripensando
anch
'
essa
al
dolore
che
avrebbe
provato
se
li
avesse
veduti
morire
di
fame
,
finì
col
rassegnarvisi
,
e
andò
a
letto
piangendo
.
Puccettino
aveva
sentito
tutti
i
loro
discorsi
:
e
avendo
capito
,
dal
letto
,
che
ragionavano
di
affari
,
si
levò
in
punta
di
piedi
,
sgattaiolando
sotto
lo
sgabello
di
suo
padre
,
per
potere
ascoltare
ogni
cosa
senz
'
esser
visto
.
Quindi
ritornò
a
letto
,
e
non
chiuse
un
occhio
nel
resto
della
nottata
,
rimuginando
quello
che
doveva
fare
.
Si
levò
a
giorno
,
e
andò
sul
margine
di
un
ruscello
,
dove
si
riempì
la
tasca
di
sassolini
bianchi
:
poi
chiotto
chiotto
se
ne
tornò
a
casa
.
Partirono
,
ma
Puccettino
non
disse
nulla
ai
suoi
fratelli
di
quello
che
sapeva
.
Entrarono
dentro
una
foresta
foltissima
,
dove
alla
distanza
di
due
passi
non
c
'
era
modo
di
vedersi
l
'
uno
coll
'
altro
.
Il
taglialegna
si
messe
a
tagliar
legne
,
e
i
ragazzi
a
raccogliere
delle
frasche
per
far
dei
fastelli
.
Il
padre
e
la
madre
,
vedendoli
intenti
al
lavoro
,
si
allontanarono
adagio
adagio
,
finché
se
la
svignarono
per
un
viottolo
fuori
di
mano
.
Quando
i
ragazzi
si
videro
soli
,
si
misero
a
strillare
e
a
piangere
forte
forte
.
Puccettino
li
lasciò
berciare
,
essendo
sicuro
che
a
ogni
modo
sarebbero
tornati
a
casa
;
perché
egli
,
strada
facendo
,
aveva
lasciato
cadere
lungo
la
via
i
sassolini
bianchi
che
s
'
era
messi
nella
tasca
.
"
Non
abbiate
paura
di
nulla
,
fratelli
miei
"
,
disse
loro
,
"
il
babbo
e
la
mamma
ci
hanno
lasciati
qui
soli
;
ma
io
vi
rimenerò
a
casa
:
venitemi
dietro
.
"
Essi
infatti
lo
seguirono
,
ed
egli
li
menò
per
la
stessa
strada
che
avevano
fatta
,
andando
al
bosco
.
Da
principio
non
ebbero
coraggi
d
'
entrarvi
:
e
si
messero
in
orecchio
alla
porta
di
casa
per
sentire
quello
che
dicevano
fra
loro
,
il
padre
e
la
madre
.
Ora
bisogna
sapere
che
quando
il
taglialegna
e
sua
moglie
rientrarono
in
casa
,
trovarono
che
il
signore
del
villaggio
aveva
mandato
loro
dieci
scudi
,
di
cui
era
debitore
da
molto
tempo
,
e
sui
quali
non
ci
contavano
più
.
Questo
bastò
per
rimettere
un
po
'
di
fiato
in
corpo
a
quella
povera
gente
,
che
era
proprio
a
tocco
e
non
tocco
per
morir
di
fame
.
Il
taglialegna
mandò
subito
la
moglie
dal
macellaro
.
E
siccome
era
molto
tempo
che
non
s
'
erano
sfamati
,
essa
comprò
tre
volte
più
di
carne
di
quella
che
ne
sarebbe
abbisognata
per
la
cena
di
due
persone
.
Quando
furono
pieni
,
la
moglie
disse
:
"
Ohimè
!
dove
saranno
ora
i
nostri
figliuoli
?
se
fossero
qui
potrebbero
farsi
tondi
coi
nostri
avanzi
!
Ma
tant
'
è
,
Guglielmo
,
se
'
stato
tu
che
hai
voluto
smarrirli
:
ma
io
l
'
ho
detto
sempre
che
ce
ne
saremmo
pentiti
.
Che
faranno
ora
nella
foresta
?
Ohimè
!
Dio
mio
!
i
lupi
forse
a
quest
'
ora
l
'
hanno
bell
'
e
divorati
.
Proprio
non
bisogna
aver
cuore
,
come
te
,
per
isperdere
i
figliuoli
a
questo
modo
!..."
.
Il
taglialegna
perse
la
pazienza
,
perché
la
moglie
tornò
a
ripetere
più
di
venti
volte
che
egli
se
ne
sarebbe
pentito
,
e
che
essa
l
'
aveva
di
già
detto
e
ridetto
:
e
minacciò
di
picchiarla
se
non
si
fosse
chetata
.
Questo
non
voleva
dire
che
il
taglialegna
non
potesse
essere
anche
più
addolorato
della
moglie
;
ma
essa
lo
tormentava
troppo
:
ed
egli
somigliava
a
tanti
altri
,
che
se
la
dicono
molto
colle
donne
che
parlano
con
giudizio
,
ma
non
possono
soffrire
quelle
che
hanno
sempre
ragione
.
La
taglialegna
si
struggeva
in
pianti
,
e
seguitava
sempre
a
dire
:
"
Ohimè
!
dove
saranno
ora
i
miei
bambini
?
i
miei
poveri
bambini
?
"
.
Una
volta
,
fra
le
altre
,
lo
disse
così
forte
,
che
i
ragazzi
,
che
erano
dietro
l
'
uscio
,
la
sentirono
e
gridarono
tutti
insieme
:
"
Siamo
qui
!
siamo
qui
!
"
.
Essa
corse
subito
ad
aprir
l
'
uscio
e
,
abbracciandoli
,
disse
:
"
Che
contentezza
a
rivedervi
,
miei
cari
figliuoli
!
Chi
lo
sa
come
siete
stanchi
,
e
che
fame
avete
!
e
tu
,
Pieruccio
,
guarda
un
po
'
come
ti
sei
inzaccherato
!
vien
qua
,
che
ti
spillaccheri
"
.
Pieruccio
era
il
maggiore
dei
figliuoli
e
la
madre
gli
voleva
più
bene
che
agli
altri
,
perché
era
rosso
di
capelli
come
lei
.
Si
messero
a
tavola
e
mangiarono
con
un
appetito
,
che
fecero
proprio
consolazione
al
babbo
e
alla
mamma
,
ai
quali
raccontarono
,
parlando
quasi
tutti
nello
stesso
tempo
,
la
gran
paura
che
avevano
avuta
nella
foresta
.
Quella
buona
gente
era
tutta
contenta
di
rivedere
i
figliuoli
in
casa
;
ma
la
contentezza
durò
finché
durarono
i
dieci
scudi
.
Quando
questi
finirono
,
tornarono
al
sicutera
delle
miserie
,
e
allor
decisero
di
smarrirli
daccapo
;
e
per
andare
sul
sicuro
,
pensarono
di
condurli
molto
più
lontani
della
prima
volta
.
Peraltro
di
questa
cosa
non
poterono
parlarne
con
tanta
segretezza
,
che
Puccettino
non
sentisse
tutto
;
il
quale
pensò
di
cavarsene
fuori
col
solito
ripiego
:
se
non
che
,
quantunque
si
alzasse
sul
far
del
giorno
per
andare
in
cerca
di
sassolini
bianchi
,
rimase
proprio
come
quello
,
e
non
poté
far
nulla
,
perché
trovò
l
'
uscio
di
casa
serrato
a
doppia
mandata
.
Egli
non
sapeva
davvero
che
cosa
stillarsi
,
quando
ecco
che
la
madre
dette
a
ciascuno
di
loro
un
pezzo
di
pane
per
colazione
.
Allora
gli
venne
in
capo
che
di
quel
pane
avrebbe
potuto
servirsene
,
invece
dei
sassolini
,
seminando
i
minuzzoli
lungo
la
strada
per
dove
sarebbero
passati
.
E
si
messe
il
pane
in
tasca
.
Il
padre
e
la
madre
li
condussero
nel
punto
più
folto
e
più
oscuro
della
foresta
:
e
quando
ci
furono
arrivati
,
essi
presero
una
scappatoia
e
via
.
Puccettino
non
se
ne
fece
né
in
qua
né
in
là
,
perché
sapeva
di
poter
ritrovare
facilmente
la
strada
coll
'
aiuto
dei
minuzzoli
sparsi
;
ma
figuratevi
come
rimase
,
quando
si
accorse
che
i
minuzzoli
glieli
avevano
beccati
gli
uccelli
.
Eccoli
dunque
tutti
afflitti
,
perché
più
camminavano
e
più
si
perdevano
nella
foresta
.
Intanto
si
fece
notte
e
si
alzò
un
vento
da
far
paura
.
Pareva
ad
essi
di
sentire
da
tutte
le
parti
urli
di
lupi
,
che
si
avvicinavano
per
mangiarli
.
Non
avevano
fiato
né
per
discorrere
,
né
per
voltarsi
indietro
.
Venne
poi
una
grand
'
acqua
che
li
bagnò
fin
sotto
la
pelle
:
a
ogni
passo
sdrucciolavano
e
cascavano
nella
mota
:
e
quando
si
rizzavano
tutti
infangati
,
non
sapevano
dove
mettersi
le
mani
.
Puccettino
montò
in
cima
a
un
albero
per
vedere
se
scuopriva
paese
;
e
guardando
da
ogni
parte
,
vide
un
lumicino
piccino
,
come
quello
di
una
candela
,
il
quale
era
lontano
lontano
,
molto
al
di
là
della
foresta
.
Scese
dall
'
albero
:
e
quando
fu
in
terra
,
non
vide
più
nulla
.
Questa
cosa
gli
diede
un
gran
dolore
.
Nonostante
,
camminando
innanzi
coi
suoi
fratelli
,
verso
quella
parte
dove
aveva
veduto
il
lumicino
,
finì
col
rivederlo
da
capo
mentre
usciva
fuori
del
bosco
.
Arrivarono
finalmente
alla
casa
dove
si
vedeva
questo
lume
:
non
senza
provare
delle
grandi
strette
al
cuore
,
perché
di
tanto
in
tanto
lo
perdevano
di
vista
,
segnatamente
quando
camminavano
in
qualche
pianura
molto
bassa
.
Picchiarono
a
una
porta
:
una
buona
donna
venne
loro
ad
aprire
,
e
domandò
loro
che
cosa
volevano
.
Puccettino
disse
che
erano
poveri
ragazzi
che
s
'
erano
spersi
nella
foresta
,
e
che
chiedevano
da
dormire
per
amor
d
'
Iddio
.
La
donna
,
vedendoli
tutti
così
carini
,
si
messe
a
piangere
,
e
disse
:
"
Ohimè
!
poveri
miei
figliuoli
,
dove
siete
mai
capitati
?
Ma
non
sapete
che
questa
è
la
casa
dell
'
Orco
che
mangia
tutti
i
bambini
?
"
.
"
Ah
,
signora
"
,
rispose
Puccettino
,
il
quale
tremava
come
una
foglia
,
e
così
i
suoi
fratelli
.
"
Che
cosa
volete
che
facciamo
?
Se
non
ci
pigliate
in
casa
,
è
sicuro
che
i
lupi
stanotte
ci
mangeranno
.
E
in
tal
caso
,
è
meglio
che
ci
mangi
questo
signore
.
Forse
se
voi
lo
pregate
,
potrebbe
darsi
che
avesse
compassione
di
noi
.
"
La
moglie
dell
'
Orco
,
sperando
di
poterli
nascondere
a
suo
marito
fino
alla
mattina
dopo
,
li
lasciò
entrare
e
li
menò
a
riscaldarsi
intorno
a
un
buon
fuoco
,
dove
girava
sullo
spiede
un
montone
tutt
'
intero
,
che
doveva
servire
per
la
cena
dell
'
Orco
.
Mentre
cominciavano
a
riscaldarsi
,
sentirono
battere
tre
o
quattro
colpi
screanzati
alla
porta
.
Era
l
'
Orco
che
tornava
.
In
men
d
'
un
baleno
,
la
moglie
li
nascose
tutti
sotto
il
letto
ed
andò
ad
aprire
.
L
'
Orco
domandò
subito
se
la
cena
era
lesta
e
il
vino
levato
di
cantina
:
e
senza
perder
tempo
si
mise
a
tavola
.
Il
montone
non
era
ancora
cotto
e
faceva
sempre
sangue
,
e
per
questo
gli
parve
anche
più
buono
.
Poi
,
fiutando
di
qua
e
di
là
,
cominciò
a
dire
che
sentiva
odore
di
carne
viva
.
"
Sarà
forse
"
,
disse
la
moglie
,
"
quel
vitello
che
ho
spellato
or
ora
,
che
vi
mette
per
il
naso
quest
'odore."
"
E
io
dico
che
sento
l
'
odore
di
carne
viva
"
,
riprese
l
'
Orco
guardando
la
moglie
di
traverso
,
"
e
qui
ci
deve
essere
qualche
sotterfugio
!..."
Nel
dir
così
si
alzò
da
tavola
e
andò
difilato
verso
il
letto
.
"
Ah
!
"
,
egli
gridò
,
"
tu
volevi
dunque
ingannarmi
,
brutta
strega
?
Non
so
chi
mi
tenga
dal
fare
un
boccone
anche
di
te
.
Buon
per
te
,
che
sei
vecchia
e
tigliosa
!
Ecco
qui
della
selvaggina
,
che
mi
capita
in
buon
punto
per
far
trattamento
a
tre
Orchi
miei
amici
,
che
verranno
da
me
in
questi
giorni
.
"
E
li
tirò
fuori
di
sotto
il
letto
,
uno
dietro
l
'
altro
.
Quei
poveri
bambini
si
buttarono
in
ginocchio
,
chiedendogli
perdono
,
ma
avevano
da
fare
col
più
crudele
di
tutti
gli
Orchi
,
il
quale
,
facendo
finta
di
sentirne
compassione
,
li
mangiava
di
già
cogli
occhi
prima
del
tempo
,
dicendo
alla
moglie
che
sarebbero
stati
una
pietanza
delicata
,
in
specie
se
gli
avesse
accomodati
con
una
buona
salsa
.
Andò
a
prendere
un
coltellaccio
,
e
avvicinandosi
a
quei
poveri
figliuoli
,
lo
affilava
sopra
una
lunga
pietra
che
egli
teneva
nella
mano
sinistra
.
E
ne
aveva
già
agguantato
uno
,
quando
la
moglie
gli
disse
:
"
Che
ne
volete
voi
fare
a
quest
'
ora
?
non
sarebbe
meglio
aspettare
a
domani
?
"
.
"
Chetati
,
te
!
"
,
riprese
l
'
Orco
.
"
Così
saranno
più
frolli
.
"
"
Ma
ve
ne
avanza
ancora
tanta
della
carne
!
C
'
è
qui
un
vitello
,
un
montone
e
un
mezzo
maiale
...
"
"
Hai
ragione
"
,
disse
l
'
Orco
,
"
rimpinzali
dunque
per
bene
,
perché
non
abbiano
a
smagrire
,
e
portali
a
letto
.
"
Quella
buona
donna
,
fuor
di
sé
dalla
contentezza
,
dette
loro
da
cena
:
ma
essi
non
poterono
mangiare
a
cagione
della
gran
paura
che
avevano
addosso
.
In
quanto
all
'
Orco
,
ricominciò
a
bere
,
soddisfattissimo
di
aver
trovato
di
che
regalare
ai
suoi
amici
.
Vuotò
una
dozzina
di
bicchieri
di
più
del
solito
,
finché
il
vino
gli
die
'
al
capo
e
fu
obbligato
ad
andare
a
letto
.
L
'
Orco
aveva
sette
figliuole
,
che
erano
sempre
bambine
,
le
quali
erano
tutte
di
un
bel
colorito
,
perché
,
come
il
padre
,
si
cibavano
di
carne
cruda
;
ma
avevano
degli
occhiettini
grigi
e
tondi
,
e
il
naso
a
punta
e
una
bocca
larghissima
,
con
una
rastrelliera
di
denti
lunghi
,
affilati
e
staccati
l
'
uno
dall
'
altro
.
Non
erano
ancora
diventate
cattive
:
ma
promettevano
bene
,
perché
di
già
mordevano
i
fanciulli
per
succhiare
il
sangue
.
Le
avevano
mandate
a
dormire
di
buon
'
ora
,
ed
erano
tutte
e
sette
in
un
gran
letto
,
ciascuna
con
una
corona
d
'
oro
sulla
testa
.
Nella
stessa
camera
c
'
era
un
altro
letto
della
medesima
grandezza
.
Fu
appunto
in
questo
letto
che
la
moglie
dell
'
Orco
messe
a
dormire
i
sette
ragazzi
;
e
dopo
andò
a
coricarsi
accanto
a
suo
marito
.
Puccettino
,
che
s
'
era
avviso
che
le
figlie
dell
'
Orco
portavano
una
corona
d
'
oro
in
capo
,
e
che
aveva
sempre
paura
che
l
'
Orco
non
si
ripentisse
di
averli
sgozzati
subito
,
si
levò
verso
mezzanotte
,
e
prendendo
i
berretti
dei
fratelli
ed
il
suo
,
andò
pian
pianino
a
metterli
sul
capo
delle
sette
figlie
dell
'
Orco
,
dopo
aver
loro
levata
la
corona
d
'
oro
,
che
pose
sul
capo
suo
e
de
'
suoi
fratelli
,
perché
l
'
Orco
li
scambiasse
per
le
proprie
figlie
,
e
pigliasse
le
sue
figlie
per
i
fanciulli
che
voleva
sgozzare
.
E
la
cosa
andò
appuntino
com
'
egli
se
l
'
era
figurata
;
perché
l
'
Orco
,
svegliatosi
sulla
mezzanotte
,
si
pentì
di
aver
differito
al
giorno
dopo
quello
che
poteva
aver
fatto
la
sera
stessa
.
Saltò
dunque
il
letto
bruscamente
,
e
prendendo
il
coltellaccio
:
"
Andiamo
un
po
'
a
vedere
"
,
disse
,
"
come
stanno
queste
birbe
;
e
facciamola
finita
una
volta
per
tutte
"
.
Quindi
salì
a
tastoni
nella
camera
delle
sue
figlie
,
e
si
avvicinò
al
letto
dove
erano
i
ragazzi
,
i
quali
dormivano
tutti
,
meno
Puccettino
,
che
ebbe
una
gran
paura
quando
sentì
l
'
Orco
che
gli
tastava
la
testa
,
come
l
'
aveva
già
tastata
ai
suoi
fratelli
.
L
'
Orco
sentendo
la
corona
d
'
oro
,
disse
:
"
Ora
la
facevo
bella
davvero
!
Si
vede
proprio
che
ieri
sera
ne
ho
bevuto
mezzo
dito
di
più
"
.
Allora
andò
all
'
altro
letto
,
e
avendo
sentito
i
berretti
dei
ragazzi
:
"
Eccoli
"
,
disse
,
"
questi
monellacci
!
Lavoriamo
di
fine
"
.
E
nel
dir
così
,
senza
esitare
,
tagliò
la
gola
alle
sue
sette
figliuole
.
Contentissimo
del
fatto
suo
,
andò
di
nuovo
a
coricarsi
accanto
alla
moglie
.
Appena
che
Puccettino
sentì
l
'
Orco
che
russava
,
svegliò
i
suoi
fratelli
e
disse
loro
di
vestirsi
subito
e
di
seguirlo
.
Scesero
in
punta
di
piedi
nel
giardino
e
scavalcarono
il
muro
.
Corsero
a
gambe
quasi
tutta
la
notte
,
tremando
come
foglie
,
e
senza
sapere
dove
andavano
.
Quando
l
'
Orco
si
svegliò
,
disse
alla
moglie
:
"
Va
'
un
po
'
a
vestire
quei
monelli
di
ieri
sera
"
.
L
'
Orchessa
restò
molto
meravigliata
della
bontà
insolita
di
suo
marito
,
e
non
le
passò
neanche
dalla
mente
che
per
vestirli
egli
volesse
intendere
un
'
altra
cosa
,
credendo
in
buona
fede
di
doverli
andare
a
vestire
.
Salì
dunque
di
sopra
,
e
rimase
senza
fiato
in
corpo
,
vedendo
le
sue
sette
figliuole
scannate
e
immerse
nel
proprio
sangue
.
Cominciò
subito
dallo
svenirsi
,
essendo
questo
il
primo
espediente
,
a
cui
in
simili
casi
ricorrono
tutte
le
donne
.
L
'
Orco
,
temendo
che
la
moglie
non
mettesse
troppo
tempo
a
far
quello
che
le
aveva
ordinato
,
salì
di
sopra
anche
lui
per
darle
una
mano
;
e
non
rimase
meno
sconcertato
alla
vista
di
quello
spettacolo
orrendo
.
"
Ah
!
che
ho
mai
fatto
?
"
,
gridò
.
"
Ma
quei
disgraziati
me
la
pagheranno
,
e
subito
!
"
E
senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
gettò
una
brocca
d
'
acqua
sul
naso
della
moglie
,
e
così
avendola
fatta
tornare
in
sé
:
"
Dammi
subito
"
,
disse
,
"
i
miei
stivali
di
sette
chilometri
,
perché
io
li
voglio
raggiungere
"
.
E
uscì
fuori
all
'
aperta
campagna
,
e
dopo
aver
corso
di
qua
e
di
là
,
finalmente
infilò
la
strada
che
battevano
per
l
'
appunto
quei
poveri
ragazzi
,
che
erano
forse
distanti
non
più
di
cento
passi
dalla
casa
paterna
.
Essi
videro
l
'
Orco
che
passava
di
montagna
in
montagna
,
traversando
i
fiumi
colla
stessa
facilità
come
se
fossero
stati
rigagnoli
.
Puccettino
avendo
occhiata
una
roccia
incavata
,
lì
vicino
al
luogo
dove
si
trovavano
,
vi
fece
nascondere
i
sei
fratelli
,
e
vi
si
nascose
anch
'
esso
,
senza
perdere
peraltro
di
vista
tutte
le
mosse
dell
'
Orco
.
L
'
Orco
che
cominciava
a
sentirsi
rifinito
dalla
strada
fatta
(
perché
gli
stivali
di
sette
chilometri
son
molto
faticosi
per
chi
li
porta
)
,
pensò
di
ripigliar
fiato
,
e
il
cielo
volle
che
andasse
per
l
'
appunto
a
sedersi
sopra
la
roccia
,
dove
quei
ragazzi
si
erano
nascosti
.
E
siccome
era
stanco
morto
,
dopo
essersi
sdraiato
si
addormentò
,
e
si
messe
a
russare
con
tanto
fracasso
,
che
i
poveri
ragazzi
ebbero
la
stessa
paura
di
quando
lo
videro
col
coltellaccio
in
mano
,
in
atto
di
far
loro
la
festa
.
Ma
Puccettino
non
ebbe
tutta
questa
paura
,
e
disse
ai
fratelli
di
scappare
a
gambe
verso
casa
,
mentre
l
'
Orco
dormiva
come
un
ghiro
;
e
di
non
stare
in
pena
per
lui
.
Essi
non
se
lo
fecero
dir
due
volte
,
e
in
pochi
minuti
arrivarono
a
casa
.
Puccettino
intanto
si
avvicinò
all
'
Orco
:
gli
levò
adagino
gli
stivali
,
e
se
l
'
infilò
per
sé
.
Questi
stivali
erano
molto
grandi
e
molto
larghi
,
ma
perché
eran
fatati
,
avevano
la
virtù
d
'
ingrandirsi
e
di
rimpicciolirsi
,
secondo
la
gamba
di
chi
li
calzava
:
per
cui
,
gli
tornavano
precisi
,
come
se
fossero
stati
fatti
per
il
suo
piede
.
Eglì
andò
di
carriera
alla
casa
dell
'
Orco
,
dove
trovò
la
moglie
che
piangeva
per
le
figlie
uccise
.
"
Vostro
marito
"
,
le
disse
Puccettino
,
"
si
trova
in
un
gran
pericolo
:
è
cascato
fra
le
mani
di
una
banda
di
assassini
,
che
hanno
giurato
di
ucciderlo
,
se
non
consegna
loro
tutto
il
suo
oro
e
il
suo
argento
.
Mentre
gli
stavano
col
pugnale
alla
gola
,
esso
mi
ha
visto
,
e
mi
ha
pregato
di
venir
qui
per
avvertirvi
della
sua
trista
condizione
e
per
invitarvi
a
darmi
tutto
quello
che
egli
possiede
di
prezioso
,
senza
ritenervi
nulla
,
perché
caso
diverso
,
lo
uccideranno
senz
'
ombra
di
misericordia
.
E
siccome
il
tempo
stringe
,
egli
ha
voluto
che
prendessi
i
suoi
stivali
di
sette
chilometri
,
come
vedete
,
e
non
solo
perché
mi
spicciassi
,
ma
anche
perché
possiate
accertarvi
che
non
sono
un
imbroglione
.
"
La
buona
donna
,
tutta
spaventata
,
gli
diede
ogni
cosa
che
aveva
;
perché
l
'
Orco
,
in
fin
dei
conti
,
era
un
buon
marito
,
quantunque
fosse
ghiotto
di
bambini
.
Puccettino
,
col
carico
addosso
di
tutte
le
ricchezze
dell
'
Orco
,
tornò
a
casa
del
padre
,
dove
fu
accolto
con
grandissima
festa
.
C
'
è
per
altro
della
gente
che
non
crede
che
la
cosa
finisse
così
;
e
pretendono
che
Puccettino
non
commettesse
mai
questo
furto
a
danno
dell
'
Orco
:
e
che
solo
non
si
facesse
scrupolo
di
prendergli
gli
stivali
di
sette
chilometri
,
perché
egli
se
ne
serviva
unicamente
per
dare
la
caccia
ai
ragazzi
.
Questi
tali
accertano
di
aver
saputo
la
verità
proprio
sul
posto
,
per
essersi
trovati
a
mangiare
e
bere
nella
stessa
casa
del
taglialegna
.
Raccontano
,
dunque
,
che
quando
Puccettino
ebbe
infilato
gli
stivali
dell
'
Orco
,
se
ne
andò
alla
Corte
,
dove
stavano
tutti
in
gran
pensiero
per
un
'
armata
,
che
era
in
campagna
alla
distanza
di
duecento
chilometri
,
e
per
l
'
esito
di
una
battaglia
data
pochi
giorni
avanti
.
Dimodoché
Puccettino
andò
a
trovare
il
Re
e
gli
disse
che
se
lo
desiderava
avrebbe
potuto
portargli
le
notizie
dell
'
armata
,
prima
del
calar
del
sole
.
E
il
Re
gli
promise
una
grossa
somma
,
se
egli
fosse
stato
da
tanto
.
La
sera
stessa
Puccettino
ritornò
colle
notizie
dell
'
armata
;
e
questa
prima
corsa
avendolo
messo
in
buona
vista
,
guadagnava
quel
che
voleva
;
perché
il
Re
lo
pagava
profumatamente
,
valendosi
di
lui
per
portare
i
suoi
ordini
al
campo
;
e
un
'
infinità
di
signore
gli
davano
quel
che
chiedeva
,
per
aver
le
nuove
dei
loro
amanti
;
e
questo
fu
il
guadagno
più
concludente
di
tutti
gli
altri
.
Ci
furono
anche
alcune
mogli
che
gli
consegnarono
delle
lettere
per
i
loro
mariti
;
ma
esse
pagavano
coi
gomiti
,
e
il
profitto
era
così
meschino
,
che
egli
non
si
degnò
nemmeno
di
segnare
nel
libro
degli
utili
i
piccoli
benefizi
che
gli
pervenivano
per
questo
titolo
.
Dopo
aver
fatto
per
qualche
tempo
il
mestiere
del
corriere
,
e
avere
ammassato
grandi
ricchezze
,
ritornò
alla
casa
di
suo
padre
,
dove
non
è
possibile
immaginarsi
la
festa
che
gli
fecero
nel
rivederlo
fra
loro
.
Egli
messe
la
sua
famiglia
nell
'
agiatezza
;
comprò
degl
'
impieghi
,
di
recente
fondazione
,
per
il
padre
e
per
i
fratelli
:
formò
a
tutti
uno
stato
conveniente
;
e
gli
rimase
sempre
un
ritaglio
di
tempo
,
tanto
da
fare
il
damerino
colle
signore
.
La
storia
di
questo
piccolo
eroe
,
che
i
francesi
chiamano
Petit
Poucet
,
perché
era
grande
appena
come
il
dito
pollice
,
è
stata
forse
inventata
apposta
per
dar
ragione
e
autorità
a
quell
'
antico
proverbio
che
dice
:
"
Gli
uomini
non
si
misurano
a
canne
!
"
.
Pelle
d
'
asino
C
'
era
una
voIta
un
Re
così
potente
,
così
ben
voluto
da
'
suoi
popoli
e
così
rispettato
dai
suoi
vicini
e
alleati
,
che
poteva
dirsi
il
più
felice
di
tutti
i
monarchi
della
terra
.
Fra
le
sue
tante
fortune
,
c
'
era
anche
quella
di
avere
scelta
per
compagna
una
Principessa
,
bella
quanto
virtuosa
:
e
questi
avventurati
sposi
vivevano
come
due
anime
in
un
nocciolo
.
Dal
loro
casto
imeneo
era
nata
una
figlia
,
ornata
di
tutte
le
grazie
e
di
tutte
le
attrattive
,
a
segno
tale
da
non
far
loro
desiderare
una
figliuolanza
più
numerosa
.
Il
lusso
,
l
'
abbondanza
,
il
buon
gusto
regnavano
nel
loro
palazzo
:
i
ministri
erano
saggi
e
capaci
:
i
cortigiani
virtuosi
e
affezionati
:
i
domestici
fidati
e
laboriosi
:
le
scuderie
vaste
e
piene
de
'
più
bei
cavalli
del
mondo
,
tutti
coperti
di
magnifiche
gualdrappe
.
Ma
la
cosa
che
faceva
maggiormente
stupire
i
forestieri
,
che
venivano
a
visitare
quelle
belle
scuderie
,
era
che
nel
bel
mezzo
di
esse
e
nel
luogo
più
vistoso
,
un
signor
Somaro
faceva
sfoggio
delle
sue
grandi
e
lunghe
orecchie
.
Né
si
può
dire
che
questo
fosse
un
capriccio
;
se
il
Re
gli
aveva
assegnato
un
posto
particolare
e
quasi
d
'
onore
,
c
'
era
la
sua
ragione
.
Perché
bisogna
sapere
che
questo
raro
animale
meritava
davvero
ogni
riguardo
,
a
motivo
che
la
natura
lo
aveva
formato
in
un
modo
così
straordinario
e
singolare
,
che
tutte
le
mattine
la
sua
lettiera
,
invece
di
essere
sporca
,
era
ricoperta
a
profusione
di
bellissimi
zecchini
e
napoleoni
d
'
oro
,
che
venivano
raccattati
,
appena
egli
si
svegliava
.
Ma
siccome
le
disgrazie
sono
tegoli
che
cascano
sul
capo
dei
Re
come
su
quello
dei
sudditi
,
e
non
c
'
è
allegrezza
senza
che
ci
sia
mescolato
qualche
dispiacere
,
così
accadde
che
la
Regina
fu
colta
all
'
improvviso
da
una
fiera
malattia
,
per
la
quale
né
la
scienza
né
i
medici
sapevano
suggerire
rimedio
di
sorta
.
La
desolazione
era
al
colmo
.
Il
Re
,
tenero
di
cuore
e
innamoratissimo
,
a
dispetto
del
proverbio
che
dice
"
Il
matrimonio
è
la
tomba
dell
'
amore
"
,
si
dava
alla
disperazione
e
faceva
voti
ardentissimi
a
tutte
le
divinità
del
regno
,
e
offriva
la
sua
vita
per
quella
di
una
sposa
così
adorata
:
ma
gli
Dei
e
le
fate
erano
sordi
a
ogni
preghiera
.
Intanto
la
Regina
,
sentendo
avvicinarsi
l
'
ultim
'
ora
,
disse
al
suo
sposo
,
il
quale
struggevasi
in
pianto
:
"
Prima
di
morire
,
non
vi
abbiate
a
male
se
esigo
da
voi
una
cosa
;
ed
è
,
che
nel
caso
vi
venisse
voglia
di
rimaritarvi
...
"
.
A
queste
parole
il
Re
dette
in
urli
da
straziare
il
cuore
.
Prese
le
mani
di
sua
moglie
e
le
bagnò
di
pianto
,
giurando
che
era
un
di
più
venirgli
a
parlare
di
un
altro
matrimonio
.
"
No
,
no
,
mia
cara
Regina
"
,
egli
gridava
,
"
ditemi
piuttosto
che
io
debbo
seguirvi
!
"
"
Lo
Stato
"
,
ripigliò
la
Regina
con
una
tranquillità
imperturbabile
,
che
accresceva
gli
spasimi
e
le
torture
del
Re
,
"
lo
Stato
ha
ragione
di
pretendere
da
voi
dei
successori
;
e
vedendo
che
io
ho
dato
solamente
una
figlia
,
vorrà
da
voi
dei
figli
che
vi
somiglino
:
ma
io
,
con
tutte
le
forze
dell
'
anima
e
per
tutto
il
bene
che
mi
avete
voluto
,
vi
domando
di
non
cedere
alle
insistenze
de
'
vostri
popoli
,
se
non
quando
avrete
trovato
una
Principessa
più
bella
e
fatta
meglio
di
me
.
Giuratemelo
,
e
morirò
contenta
.
"
Alcuni
credono
che
la
Regina
,
la
quale
non
mancava
di
una
certa
dose
di
amor
proprio
,
volesse
per
forza
questo
giuramento
,
perché
,
persuasa
com
'
era
che
nel
mondo
non
ci
fosse
altra
donna
da
starle
a
fronte
per
bellezza
,
veniva
così
ad
assicurarsi
che
il
Re
non
si
sarebbe
mai
riammogliato
.
Finalmente
ella
morì
,
né
ci
fu
marito
che
facesse
mai
tanto
fracasso
.
Piangeva
come
una
vite
tagliata
,
singhiozzava
giorno
e
notte
,
e
non
aveva
altro
pensiero
,
che
quello
di
adempiere
a
tutto
il
cerimoniale
e
a
tutte
le
seccature
del
vedovile
.
Ma
i
grandi
dolori
non
durano
.
D
'
altra
parte
,
i
maggiorenti
dello
Stato
si
riunirono
,
e
presentatisi
in
deputazione
al
Re
,
si
fecero
a
domandargli
che
riprendesse
moglie
.
Questa
proposta
gli
parve
dura
,
e
fu
cagione
di
nuovi
piagnistei
.
Messe
di
mezzo
il
giuramento
fatto
alla
Regina
e
sfidò
tutti
i
suoi
consiglieri
a
trovargli
una
mogile
più
bella
e
fatta
meglio
della
sua
sposa
buon
'
anima
;
persuaso
che
sarebbe
stato
impossibile
.
Ma
il
Consiglio
chiamò
ragazzate
simili
giuramenti
,
e
soggiunse
che
la
bellezza
importava
fino
ad
un
certo
segno
,
purché
la
regina
fosse
virtuosa
e
buona
da
far
figliuoli
:
che
per
la
quiete
e
la
tranquillità
dello
Stato
ci
volevano
dei
Principi
ereditarii
:
che
,
senza
ombra
di
dubbio
,
l
'
infanta
aveva
tutte
le
doti
volute
per
diventare
una
gran
Regina
,
ma
bisognava
darle
per
isposo
un
forestiero
:
e
in
questo
caso
,
o
il
forestiero
l
'
avrebbe
menata
a
casa
sua
,
o
,
regnando
con
essa
,
i
loro
figli
non
sarebbero
stati
considerati
dello
stesso
sangue
:
e
finalmente
,
che
non
avendo
egli
nessun
figlio
maschio
che
portasse
il
suo
nome
,
i
popoli
vicini
avrebbero
potuto
far
nascere
delle
guerre
da
condurre
lo
Stato
in
rovina
.
Il
Re
,
toccato
da
queste
considerazioni
,
dette
parola
che
avrebbe
pensato
a
contentarli
.
Cercò
difatti
fra
le
Principesse
da
marito
quella
che
sarebbe
stata
più
adatta
per
lui
.
Ogni
giorno
gli
portavano
a
vedere
dei
bellissimi
ritratti
:
ma
non
ce
n
'
era
neppur
una
che
avesse
le
grazie
della
defunta
Regina
.
E
così
non
si
decideva
mai
.
Quand
'
ecco
che
per
sua
gran
disgrazia
,
sebbene
fosse
stato
fin
allora
un
uomo
pien
di
giudizio
,
tutto
a
un
tratto
dette
volta
al
cervello
,
e
cominciò
a
pigliare
la
fissazione
di
credere
che
l
'
infanta
sua
figlia
vincesse
di
gran
lunga
in
grazia
e
in
bellezza
la
Regina
madre
,
e
fece
intendere
che
era
deciso
a
volerla
sposare
,
perché
ella
sola
poteva
scioglierlo
dalla
fatta
promessa
.
A
questa
brutale
proposizione
,
la
giovane
Principessa
,
un
fior
di
virtù
e
di
pudore
,
ci
corse
poco
non
cadesse
in
terra
svenuta
.
Si
gettò
ai
piedi
del
Re
suo
padre
,
e
lo
scongiurò
,
con
tutte
le
forze
dell
'
anima
,
a
non
costringerla
a
commettere
un
tal
delitto
.
Ma
il
Re
,
che
si
era
fitto
in
testa
questa
strana
idea
,
volle
consultare
un
vecchio
druido
,
per
acquietare
la
coscienza
della
giovane
Principessa
.
Il
druido
,
che
sapeva
più
d
'
ambizioso
che
di
santo
,
non
badò
a
sacrificare
l
'
innocenza
e
la
virtù
,
per
la
boria
di
diventare
il
confidente
di
un
gran
Re
,
e
trovò
il
modo
di
insinuarsi
con
tanto
garbo
nell
'
animo
di
lui
,
e
gli
abbellì
talmente
il
delitto
che
stava
per
commettere
,
che
lo
persuase
perfino
che
lo
sposare
la
propria
figlia
era
un
'
opera
meritoria
.
Il
Re
,
messo
su
dai
discorsi
dello
scellerato
,
lo
abbracciò
,
e
si
partì
da
lui
più
incaponito
che
mai
nella
sua
idea
,
e
ordinò
all
'
infanta
di
prepararsi
a
ubbidire
.
La
giovane
Principessa
straziata
da
un
acerbo
dolore
,
non
vide
altro
scampo
che
andare
a
casa
della
sua
comare
,
la
fata
Lilla
.
Per
cui
partì
la
sera
stessa
in
un
grazioso
calessino
,
tirato
da
un
grosso
montone
che
conosceva
tutte
le
strade
,
e
arrivò
felicemente
.
La
fata
,
che
voleva
molto
bene
all
'
infanta
,
le
disse
che
aveva
saputo
ogni
cosa
,
ma
che
non
se
ne
desse
alcun
pensiero
,
perché
non
poteva
accaderle
nulla
di
male
,
solo
che
avesse
dato
retta
fedelmente
alle
sue
prescrizioni
.
"
Perché
,
mia
cara
figlia
"
,
ella
disse
,
"
sarebbe
un
grande
sproposito
lo
sposare
vostro
padre
:
e
voi
,
senza
contradirlo
,
potete
tirarvene
fuori
:
ditegli
,
che
per
contentare
un
vostro
capriccio
,
bisogna
che
egli
vi
regali
un
vestito
color
dell
'
aria
.
Con
tutta
la
sua
potenza
non
sarà
mai
capace
di
tanto
.
"
La
Principessa
ringraziò
senza
fine
la
comare
,
e
la
mattina
dopo
ripeté
al
Re
,
suo
padre
,
quello
che
la
fata
le
aveva
consigliato
,
dichiarando
che
senza
il
vestito
color
dell
'
aria
,
ella
non
avrebbe
mai
acconsentito
a
nulla
.
Il
Re
,
tutto
contento
per
la
speranza
avuta
,
radunò
gli
operai
più
famosi
e
ordinò
loro
questa
stoffa
,
sotto
pena
che
,
se
non
ci
fossero
riusciti
,
li
avrebbe
fatti
tutti
impiccare
dal
primo
all
'
ultimo
.
Ma
non
ebbe
il
dispiacere
di
venire
a
questi
estremi
.
Il
giorno
dopo
gli
portarono
il
vestito
tanto
desiderato
:
e
il
cielo
quando
è
sparso
di
nuvole
d
'
oro
non
ha
un
colore
più
bello
di
quello
che
aveva
questa
stoffa
,
quando
venne
spiegata
.
L
'
infanta
ne
rimase
afflittissima
e
non
sapeva
come
uscire
da
quest
'
impiccio
.
Il
Re
pigiava
per
venire
a
una
conclusione
.
Bisognò
tornare
un
'
altra
volta
dalla
comare
,
la
quale
stupita
che
il
suo
ripiego
non
avesse
fatto
l
'
effetto
,
le
suggerì
di
provarsi
a
chiedere
un
altro
vestito
color
della
luna
.
Il
Re
,
che
non
sapeva
ricusarle
nulla
,
mandò
fuori
in
cerca
di
operai
più
capaci
,
e
ordinò
loro
un
vestito
color
della
luna
,
e
con
tanta
premura
di
averlo
subito
,
che
fra
l
'
ordinarlo
e
il
riportarlo
bell
'
e
fatto
,
non
ci
corsero
ventiquattr
'
ore
.
L
'
infanta
,
invaghita
in
quel
primo
momento
più
del
magnifico
vestito
che
di
tutte
le
attenzioni
di
suo
padre
,
se
ne
afflisse
poi
oltremisura
,
appena
si
trovò
insieme
colle
sue
donne
e
colla
sua
nutrice
.
La
fata
Lilla
,
che
sapeva
tutto
,
venne
in
aiuto
alla
sconsolata
Principessa
,
e
le
disse
:
"
O
io
non
ne
azzecco
più
una
,
oppure
ho
ragione
di
credere
che
se
ora
gli
chiedeste
un
vestito
color
del
sole
,
si
sarebbe
trovato
il
verso
di
disgustare
il
Re
,
vostro
padre
;
perché
è
impossibile
che
si
possa
giungere
a
fabbricare
una
simile
stoffa
.
Male
male
che
la
vada
,
guadagneremo
sempre
del
tempo
"
.
L
'
infanta
se
ne
persuase
,
e
chiese
il
vestito
.
Il
Re
,
tutto
amore
per
lei
,
diede
senza
rincrescimento
tutti
i
diamanti
e
i
rubini
della
sua
corona
,
con
ordine
di
non
risparmiare
alcuna
cosa
perché
questa
stoffa
riuscisse
compagna
al
sole
:
tanto
che
quando
fu
messa
in
mostra
,
tutti
quelli
che
la
videro
,
furono
costretti
a
chiuder
gli
occhi
per
il
gran
bagliore
.
Si
vuole
anzi
che
incominci
da
quel
tempo
l
'
uso
degli
occhiali
verdi
e
delle
lenti
affumicate
.
Figuratevi
un
po
'
come
rimase
l
'
infanta
a
quella
vista
.
Cosa
più
bella
e
più
artisticamente
lavorata
non
s
'
era
veduta
mai
.
Ella
restò
confusa
,
e
col
pretesto
che
le
faceva
male
agli
occhi
,
si
ritirò
nella
sua
camera
,
dove
la
fata
l
'
aspettava
col
rossore
della
vergogna
fino
alla
punta
dei
capelli
.
E
lì
accadde
di
peggio
;
perché
la
fata
,
vedendo
il
vestito
color
del
sole
,
diventò
paonazza
dal
gran
dispetto
.
"
Oh
,
questa
volta
poi
,
figlia
cara
"
,
diss
'
ella
all
'
infanta
,
"
metteremo
l
'
indegno
amore
di
vostro
padre
a
una
prova
terribile
.
Sia
pure
che
egli
abbia
fissato
davvero
il
chiodo
in
questo
matrimonio
,
che
si
figura
assai
vicino
:
ma
io
son
sicura
che
rimarrà
molto
sbalestrato
dalla
domanda
che
vi
consiglio
di
fargli
.
Si
tratta
della
pelle
di
quell
'
asino
,
al
quale
egli
vuole
un
gran
bene
perché
provvede
con
tanta
larghezza
a
tutte
le
spese
della
sua
Corte
.
Andate
,
e
ditegli
che
desiderate
quella
pelle
.
"
L
'
infanta
,
tutt
'
allegra
di
aver
trovato
un
altro
scappavia
per
mandare
a
monte
un
matrimonio
che
detestava
,
e
colla
speranza
sicura
che
il
padre
suo
non
avrebbe
mai
acconsentito
a
sacrificare
l
'
asino
del
suo
cuore
,
andò
da
lui
e
gli
disse
chiaro
e
tondo
che
voleva
la
pelle
di
quel
bell
'
animale
.
Sebbene
il
Re
rimanesse
molto
sconcertato
per
questo
capriccio
,
non
esitò
a
contentarla
.
Il
povero
asino
fu
sacrificato
e
la
sua
pelle
venne
presentata
con
molta
galanteria
all
'
infanta
,
la
quale
,
non
vedendo
più
alcun
mezzo
per
sottrarsi
alla
sua
disgrazia
,
stava
per
perdersi
d
'
animo
e
darsi
alla
disperazione
;
quando
ecco
che
sopraggiunse
la
fata
:
"
Che
fate
voi
,
figlia
mia
"
,
diss
'
ella
vedendo
la
Principessa
che
si
strappava
i
capelli
e
si
graffiava
il
bel
viso
;
"
questo
è
il
momento
più
fortunato
della
vostra
vita
.
Avvolgetevi
in
codesta
pelle
,
uscite
dal
palazzo
e
camminate
finché
troverete
terra
sotto
i
piedi
.
Quando
si
sacrifica
tutto
alla
virtù
,
gli
Dei
sanno
ricompensare
.
Andate
;
sarà
mia
cura
che
le
vostre
robe
vi
seguano
dappertutto
;
in
qualunque
luogo
,
dove
vi
fermerete
,
la
cassetta
de
'
vostri
vestiti
e
delle
vostre
gioie
vi
sarà
venuta
dietro
sotto
terra
:
eccovi
la
mia
bacchetta
:
ve
la
regalo
,
e
battendola
in
terra
tutte
le
volte
che
avrete
bisogno
della
vostra
cassetta
,
la
cassetta
apparirà
dinanzi
ai
vostri
occhi
.
Ma
spicciatevi
a
partire
,
e
non
più
indugi
"
.
L
'
infanta
abbracciò
mille
volte
la
sua
comare
,
pregandola
di
non
abbandonarla
mai
;
si
messe
addosso
quella
brutta
pelle
,
e
dopo
essersi
insudiciato
il
viso
di
fuliggine
,
uscì
da
quel
magnifico
palazzo
,
senza
che
nessuno
la
riconoscesse
.
La
sparizione
dell
'
infanta
fece
un
gran
chiasso
.
Il
Re
,
che
aveva
fatto
preparare
una
magnifica
festa
,
era
disperato
e
non
sapeva
darsene
pace
.
Diè
ordine
che
partissero
più
di
cento
giandarmi
e
più
di
mille
moschettieri
in
cerca
della
figlia
:
ma
la
fata
,
che
la
proteggeva
,
la
rendeva
invisibile
agli
occhi
di
tutti
;
e
così
bisognò
farsene
una
ragione
.
L
'
infanta
intanto
comminava
giorno
e
notte
.
Essa
andò
lontano
,
e
poi
più
lontano
,
e
sempre
più
lontano
,
e
cercava
dappertutto
un
posto
da
impiegarsi
;
ma
sebbene
per
carità
le
dessero
un
boccone
,
nessuno
voleva
saperne
di
lei
,
a
cagione
di
vederla
tanto
sudicia
.
Giunse
finalmente
a
una
bella
città
,
dove
vicino
alla
porta
c
'
era
una
fattoria
:
e
la
fattoressa
aveva
appunto
bisogno
di
una
donna
da
strapazzo
per
lavare
i
cenci
e
per
tenere
puliti
i
tacchini
e
lo
stallino
dei
maiali
.
Vedendo
questa
zingara
così
sudicia
,
le
propose
di
entrare
al
suo
servizio
:
e
l
'
infanta
accettò
di
gran
cuore
,
stanca
com
'
era
di
aver
fatto
tanto
paese
.
Fu
messa
in
un
canto
della
cucina
,
dove
sui
primi
giorni
ebbe
a
patire
gli
scherzi
triviali
del
basso
servidorame
,
tanto
la
sua
pelle
d
'
asino
la
rendeva
sporca
e
nauseante
.
Alla
fine
ci
fecero
l
'
occhio
,
e
perché
ella
si
mostrava
molto
precisa
nelle
faccende
che
doveva
fare
,
la
fattoressa
la
prese
nelle
sue
buone
grazie
.
Menava
le
pecore
all
'
erba
,
e
,
alla
sua
ora
,
le
rimetteva
dentro
:
e
guardava
anche
i
tacchini
,
e
lo
faceva
con
tanta
intelligenza
,
che
pareva
non
avesse
fatto
altro
mestiere
in
vita
sua
:
ogni
cosa
fioriva
e
prosperava
fra
le
sue
mani
.
Un
giorno
,
mentre
stava
seduta
presso
una
fontana
d
'
acqua
limpidissima
,
dove
veniva
spesso
a
piangere
la
sua
misera
sorte
,
le
saltò
in
capo
di
specchiarvisi
dentro
,
e
l
'
orribile
pelle
d
'
asino
,
che
le
serviva
da
cappello
e
da
vestito
,
la
spaventò
.
Vergognandosi
di
trovarsi
in
quello
stato
,
si
lavò
ben
bene
il
viso
e
le
mani
,
che
diventarono
bianche
più
dell
'
avorio
,
e
il
suo
bel
carnato
riprese
la
freschezza
di
prima
.
Il
piacere
di
vedersi
così
bella
le
fece
entrar
la
voglia
di
bagnarsi
,
e
si
bagnò
:
ma
dopo
,
per
tornare
alla
fattoria
,
le
convenne
rimettersi
addosso
la
solita
pellaccia
.
Per
buona
fortuna
l
'
indomani
era
giorno
di
festa
;
per
cui
ebbe
tutto
il
comodo
di
fare
apparire
la
sua
cassetta
,
di
accomodarsi
e
di
pettinarsi
perbene
,
di
dare
la
cipria
ai
suoi
bei
capelli
e
di
mettersi
il
suo
bel
vestito
color
dell
'
aria
.
La
sua
camera
era
così
piccina
,
che
non
c
'
entrava
nemmeno
tutto
lo
strascico
della
sottana
.
La
bella
Principessa
si
mirò
e
si
ammirò
da
se
stessa
,
e
con
molto
piacere
;
anzi
,
con
tanto
piacere
,
che
decise
da
quel
momento
in
poi
di
mettersi
nelle
feste
e
per
le
domeniche
,
a
uno
per
volta
,
tutti
i
suoi
bei
vestiti
,
non
foss
'
altro
per
darsi
un
po
'
di
svago
.
E
mantenne
puntualmente
la
presa
risoluzione
.
Ella
intrecciava
dei
fiori
e
dei
diamanti
fra
i
suoi
bei
capelli
,
con
un
'
arte
ammirabile
:
e
spesso
sospirava
,
mortificata
di
non
avere
per
testimoni
,
se
non
le
sue
pecore
e
i
suoi
tacchini
,
che
le
volevano
lo
stesso
bene
,
anche
a
vederla
vestita
di
quella
orribile
pelle
d
'
asino
,
che
le
aveva
dato
il
brutto
soprannome
,
fra
la
gente
di
fattoria
.
Un
giorno
di
festa
,
in
cui
Pelle
d
'
Asino
s
'
era
messa
il
suo
vestito
color
del
sole
,
il
figlio
del
Re
,
al
quale
apparteneva
la
fattoria
,
ritornando
dalla
caccia
,
vi
si
fermò
per
prendere
un
po
'
di
riposo
.
Quel
Principe
era
giovane
,
bello
,
fatto
a
pennello
della
persona
,
l
'
occhio
diritto
di
suo
padre
,
l
'
amore
della
Regina
sua
madre
,
l
'
idolo
di
tutti
i
suoi
popoli
.
Venne
offerta
al
Principe
una
merenda
campestre
,
che
egli
accettò
:
e
dopo
si
messe
a
girare
per
i
cortili
e
per
tutti
i
ripostigli
.
E
nel
girandolare
di
qua
e
di
là
,
entrò
in
un
andito
scuro
,
in
fondo
al
quale
vide
una
porta
chiusa
.
La
curiosità
gli
fece
metter
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
.
Ma
immaginatevi
come
restò
,
quando
vide
la
Principessa
così
bella
e
così
riccamente
vestita
!
Al
suo
aspetto
nobile
e
modesto
,
la
prese
per
una
Dea
.
La
foga
della
passione
,
che
provò
in
quell
'
istante
,
fu
così
forte
,
che
avrebbe
dicerto
sfondata
la
porta
,
se
non
l
'
avesse
trattenuto
il
rispetto
che
gl
'
ispirava
quell
'
angiolo
di
donna
.
Se
ne
venne
via
a
gran
passi
per
quell
'
andito
oscuro
e
tetro
,
ma
lo
fece
per
andar
subito
ad
informarsi
chi
era
la
persona
che
stava
in
quella
piccola
cameruccia
.
Gli
risposero
che
era
una
servaccia
,
chiamata
Pelle
d
'
Asino
,
a
motivo
della
pelle
colla
quale
si
vestiva
,
e
che
era
tutt
'
unta
e
bisunta
da
fare
schifo
a
guardarla
e
a
parlarci
,
e
che
l
'
avevano
presa
proprio
per
compassione
per
mandarla
dietro
ai
montoni
e
ai
tacchini
.
Il
Principe
,
poco
soddisfatto
di
questo
schiarimento
,
s
'
accorse
subito
che
quella
gente
ordinaria
non
ne
sapeva
di
più
,
e
che
era
fiato
buttato
via
stare
a
interrogarla
.
Se
ne
tornò
al
palazzo
di
suo
padre
,
innamorato
da
non
potersi
dir
quanto
,
e
coll
'
immagine
fissa
dinanzi
agli
occhi
,
di
quella
creatura
divina
che
aveva
veduto
dal
buco
della
serratura
.
Egli
si
pentiva
di
non
aver
picchiato
alla
porta
:
ma
fece
giuro
che
un
'
altra
volta
non
gli
sarebbe
più
accaduto
.
Intanto
il
gran
subbuglio
del
sangue
cagionato
dall
'
amore
,
gli
messe
addosso
nella
nottata
un
febbrone
da
cavalli
,
che
in
poche
ore
lo
ridusse
al
lumicino
.
La
Regina
sua
madre
,
che
non
aveva
altri
figliuoli
che
quello
,
si
dava
alla
disperazione
,
vedendo
tornare
inutili
tutti
i
rimedi
:
e
invano
prometteva
ai
medici
grandi
ricompense
:
essi
adoperavano
tutta
la
loro
arte
,
ma
non
bastava
a
guarire
il
Principe
.
Alla
fine
indovinarono
che
questa
gran
malattia
derivava
da
qualche
passione
segreta
,
e
ne
avvertirono
la
Regina
;
la
quale
,
tutta
tenerezza
per
il
suo
figlio
,
venne
a
scongiurarlo
di
palesare
la
cagione
del
suo
male
,
col
dire
che
quand
'
anche
si
fosse
trattato
di
cedergli
la
corona
,
il
Re
suo
padre
sarebbe
sceso
dal
trono
senza
rammarico
,
pur
di
vederlo
contento
;
e
che
se
egli
avesse
desiderato
in
moglie
una
Principessa
,
avrebbe
fatto
qualunque
sacrificio
perché
la
potesse
avere
,
anche
se
fossero
stati
in
guerra
col
padre
di
essa
e
che
ci
fossero
giusti
motivi
di
rancore
;
ma
che
per
carità
lo
scongiuravano
a
non
lasciarsi
morire
perché
dalla
vita
sua
dipendeva
la
loro
.
La
Regina
desolata
non
poté
finire
questo
discorso
commovente
senza
bagnare
il
viso
del
Principe
con
un
diluvio
di
lacrime
.
"
Signora
"
,
prese
a
dire
il
Principe
con
un
fil
di
voce
,
"
io
non
sono
un
figlio
tanto
snaturato
da
desiderare
la
corona
del
padre
mio
:
Dio
voglia
che
egli
campi
ancora
cent
'
anni
,
e
che
io
possa
essere
il
più
fedele
e
il
più
rispettoso
dei
suoi
sudditi
!
In
quanto
alla
Principessa
che
mi
offrite
,
non
ho
pensato
ancora
ad
ammogliarmi
:
ma
quando
fosse
,
potete
ben
credere
che
,
sommesso
come
sono
,
farei
sempre
la
vostra
volontà
,
qualunque
cosa
me
ne
dovesse
costare
.
"
"
Ah
!
figlio
mio
"
,
riprese
la
Regina
,
"
nessuna
cosa
ci
parrà
grave
,
pur
di
salvarti
la
vita
:
ma
,
mio
caro
figlio
,
salva
la
vita
mia
e
quella
del
padre
tuo
,
facendoci
conoscere
il
tuo
desiderio
,
e
stai
sicuro
che
sarai
contentato
.
"
"
Ebbene
,
signora
"
,
disse
egli
,
"
poiché
volete
per
forza
che
vi
manifesti
il
mio
desiderio
,
vi
obbedirò
;
tanto
più
che
mi
parrebbe
un
delitto
di
mettere
in
pericolo
la
vita
di
due
esseri
,
che
mi
sono
carissimi
.
Ebbene
,
madre
mia
,
io
desidero
che
Pelle
d
'
Asino
mi
faccia
un
piatto
dolce
:
e
quando
sarà
fatto
,
che
mi
sia
portato
qui
.
"
La
Regina
,
sentendo
un
nome
così
bizzarro
,
domandò
chi
fosse
questa
Pelle
d
'
Asino
.
"
Signora
"
,
rispose
uno
de
'
suoi
ufficiali
,
che
per
caso
l
'
aveva
veduta
,
"
è
la
bestia
più
brutta
,
dopo
il
lupo
:
un
muso
tinto
,
un
sudiciume
che
abita
nella
vostra
fattoria
e
che
custodisce
i
tacchini
.
"
"
Questo
non
vuol
dir
nulla
"
,
disse
la
Regina
,
"
forse
il
mio
figlio
,
tornando
da
caccia
,
avrà
mangiato
della
sua
pasticceria
:
sarà
un
capriccio
da
malati
:
ma
infine
io
voglio
che
Pelle
d
'
Asino
(
poiché
questa
Pelle
d
'
Asino
esiste
)
gli
faccia
subito
un
pasticcio
.
"
Si
mandò
alla
fattoria
e
fu
fatta
venire
Pelle
d
'
Asino
,
per
ordinarle
un
pasticcio
per
il
Principe
,
e
perché
ci
mettesse
tutta
la
sua
bravura
.
Alcuni
scrittori
pretendono
che
proprio
in
quel
punto
,
in
cui
il
Principe
pose
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
,
gli
occhi
di
Pelle
d
'
Asino
se
ne
avvidero
;
e
che
dopo
,
affacciatasi
alla
sua
finestrina
,
e
visto
questo
Principe
così
giovane
,
così
bello
,
e
così
ben
formato
,
ne
avesse
serbata
l
'
immagine
scolpita
nel
cuore
,
e
che
spesso
e
volentieri
questo
ricordo
le
fosse
costato
qualche
grosso
sospiro
!
Fatto
sta
che
Pelle
d
'
Asino
,
o
l
'
avesse
voluto
,
o
avesse
solamente
sentito
dire
un
gran
bene
di
lui
,
era
tutta
contenta
di
aver
trovata
la
via
per
farsi
conoscere
.
Si
chiuse
nella
sua
cameretta
:
gettò
in
un
canto
quella
pellaccia
sudicia
,
si
lavò
ben
bene
il
viso
e
le
mani
,
ravviò
i
suoi
biondi
capelli
,
s
'
infilò
una
bella
vitina
di
argento
luccicante
e
una
sottana
della
stessa
roba
,
e
si
messe
a
fare
il
pasticcio
tanto
desiderato
.
Prese
del
fior
di
farina
,
delle
uova
e
del
burro
freschissimo
.
E
mentre
lavorava
a
impastarlo
,
fosse
caso
o
altro
,
un
anello
che
aveva
in
dito
le
cascò
nella
pasta
e
vi
rimase
dentro
.
Appena
il
pasticcio
fu
cotto
,
si
rimesse
addosso
la
sua
orribile
Pelle
d
'
Asino
e
consegnò
il
pasticcio
all
'
ufficiale
,
al
quale
chiese
le
nuove
del
Principe
:
ma
questi
non
si
degnò
nemmeno
di
rispondere
,
e
corse
subito
dal
Principe
col
pasticcio
.
Il
Principe
glielo
prese
avidamente
dalle
mani
e
lo
mangiò
con
tanta
voracità
,
che
i
medici
,
lì
presenti
,
dissero
subito
che
questa
fame
da
lupi
non
era
punto
un
buon
segno
.
Difatti
ci
corse
poco
che
il
Principe
non
rimanesse
strozzato
dall
'
anello
,
che
trovò
in
una
fetta
del
pasticcio
:
ma
gli
riuscì
di
cavarselo
di
bocca
con
molta
destrezza
,
e
così
rallentò
un
poco
anche
la
furia
del
mangiare
,
esaminando
il
bellissimo
smeraldo
incastonato
in
un
cerchietto
d
'
oro
,
il
quale
era
così
tanto
stretto
,
che
egli
giudicò
non
potesse
star
bene
altro
che
al
ditino
più
grazioso
e
più
affascinante
del
mondo
.
Baciò
mille
volte
l
'
anello
,
lo
messe
sotto
il
capezzale
,
e
ogni
tantino
,
quando
credeva
di
non
esser
visto
da
nessuno
,
lo
tirava
fuori
per
guardarlo
.
Non
si
può
dire
quanto
si
tormentasse
il
cervello
per
immaginare
il
modo
di
arrivare
a
conoscere
colei
,
alla
quale
questo
anello
andasse
bene
.
Non
osava
sperare
che
se
egli
avesse
domandato
di
Pelle
d
'
Asino
,
di
quella
cioè
che
gli
aveva
fatto
il
pasticcio
da
lui
richiesto
,
gliel
'
avrebbero
fatta
venire
;
e
non
aveva
neppure
il
coraggio
di
palesare
ad
anima
viva
ciò
che
aveva
veduto
dal
buco
della
serratura
,
per
paura
che
lo
canzonassero
e
lo
pigliassero
per
un
visionario
.
Il
fatto
egli
è
che
tutti
questi
pensieri
lo
tormentarono
tanto
e
poi
tanto
,
che
gli
si
riprese
una
grossa
febbre
:
e
i
medici
,
non
sapendo
più
che
cosa
dire
,
dichiararono
alla
Regina
che
il
suo
figliuolo
era
malato
di
amore
.
La
Regina
andò
subito
dal
figlio
,
insieme
col
Re
,
che
non
sapeva
darsi
pace
.
"
Figlio
,
mio
caro
figlio
"
,
disse
il
Re
,
addoloratissimo
,
"
palesa
pure
il
nome
di
quella
che
tu
vuoi
,
ché
noi
facciamo
giuro
di
dartela
,
foss
'
anche
la
più
vile
fra
tutte
le
schiave
della
terra
.
"
La
Regina
,
abbracciandolo
,
gli
ripeté
il
giuro
del
Re
.
Il
Principe
,
intenerito
dai
pianti
e
dalle
carezze
degli
autori
de
'
suoi
giorni
:
"
Padre
mio
e
madre
mia
"
,
disse
loro
,
"
io
non
penso
punto
a
stringere
un
legame
,
che
possa
farvi
dispiacere
,
e
la
prova
,
che
dico
il
vero
"
,
soggiunse
cavando
lo
smeraldo
di
sotto
il
capezzale
,
"
è
questa
,
che
io
sposerò
la
donna
a
cui
quest
'
anello
potrà
entrare
in
dito
,
chiunque
ella
sia
;
né
c
'
è
da
sospettare
che
quella
che
avrà
un
ditino
così
grazioso
e
sottile
possa
essere
una
marrana
o
una
contadina
"
.
Il
Re
e
la
Regina
presero
in
mano
l
'
anello
,
lo
esaminarono
con
molta
curiosità
,
e
finirono
col
dire
come
diceva
il
Principe
,
cioè
,
che
non
poteva
andar
bene
,
se
non
a
una
fanciulla
di
buona
famiglia
.
Allora
il
Re
,
abbracciato
il
Principe
e
scongiuratolo
di
guarire
,
uscì
di
camera
e
fece
dare
nei
tamburi
,
nei
pifferi
e
nelle
trombe
per
tutta
la
città
e
bandire
col
mezzo
dei
suoi
araldi
che
non
c
'
era
da
far
altro
che
venire
al
palazzo
per
provarsi
un
anello
,
e
che
quella
a
cui
sarebbe
tornato
preciso
,
avrebbe
sposato
l
'
erede
al
trono
.
Prima
arrivarono
le
Principesse
:
poi
le
Duchesse
,
le
Marchese
e
le
Baronesse
;
ma
ebbero
tutte
un
bell
'
assottigliarsi
le
dita
:
non
ce
ne
fu
una
che
potesse
infilarsi
l
'
anello
.
Convenne
scendere
alle
modistine
,
le
quali
,
sebbene
graziose
,
avevano
i
diti
troppo
grossi
.
Il
Principe
che
cominciava
a
star
meglio
,
faceva
da
se
stesso
la
prova
.
Si
venne
finalmente
alle
cameriere
;
e
anche
queste
fecero
la
figura
di
tutte
le
altre
.
Non
c
'
era
più
nessuna
donna
che
non
si
fosse
provata
invano
a
mettersi
l
'
anello
,
allorché
il
Principe
volle
che
venissero
le
cuoche
,
le
sguattere
e
le
pecoraie
:
e
tutte
gli
furono
menate
dinanzi
;
ma
i
loro
ditoni
grossi
e
tozzi
non
poterono
passare
nell
'
anello
,
al
di
là
dell
'
ugna
.
"
È
stata
fatta
venire
quella
Pelle
d
'
Asino
che
,
giorni
addietro
,
mi
fece
un
dolce
?
"
,
domandò
il
Principe
.
Tutti
si
messero
a
ridere
e
risposero
di
no
,
perché
era
troppo
sudicia
e
da
far
schifo
.
"
Cercatela
subito
"
,
disse
il
Re
,
"
non
sarà
detto
mai
che
io
abbia
fatta
una
sola
eccezione
.
"
Ridendo
e
burlando
,
corsero
in
cerca
della
tacchinaia
.
L
'
infanta
,
che
aveva
sentito
i
tamburi
e
il
bando
degli
araldi
d
'
arme
,
s
'
era
già
figurata
che
il
suo
anello
fosse
la
causa
di
tutto
questo
diavoleto
;
essa
amava
il
Principe
,
e
perché
il
vero
amore
è
timido
e
modesto
,
così
stava
sempre
colla
paura
che
qualche
dama
non
avesse
un
ditino
piccolo
come
il
suo
,
per
cui
fu
per
lei
una
grande
allegrezza
quando
vennero
a
cercarla
e
a
battere
alla
sua
porta
.
Fin
dal
momento
che
ella
era
venuta
a
sapere
che
si
cercava
un
dito
,
al
quale
andasse
bene
il
suo
anello
,
una
vaga
speranza
l
'
aveva
consigliata
a
pettinarsi
con
più
amore
del
solito
e
a
mettersi
il
suo
bel
busto
d
'
argento
,
con
la
sottana
tutta
gale
e
ricami
d
'
argento
e
seminata
di
smeraldi
.
Appena
sentì
bussare
alla
porta
e
chiamarsi
per
andare
dal
Re
,
lesta
come
un
baleno
si
rimise
la
sua
pelle
d
'
asino
e
aprì
.
Gli
uomini
di
corte
,
pigliandola
in
canzonatura
,
le
dissero
che
il
Re
la
cercava
,
per
farle
sposare
suo
figlio
;
quindi
in
mezzo
alle
più
matte
risate
,
la
condussero
dal
Principe
:
il
quale
,
stupefatto
anch
'
esso
dallo
strano
abbigliamento
della
fanciulla
,
non
voleva
credere
che
fosse
quella
medesima
che
aveva
veduto
coi
propri
occhi
,
così
sfolgorante
e
così
bella
!
Tristo
e
confuso
di
aver
preso
questo
granchio
a
secco
madornale
:
"
Siete
voi
"
,
le
domandò
,
"
che
abitate
in
fondo
di
quel
corridoio
oscuro
,
nel
terzo
cortile
della
fattoria
?
"
.
"
Sissignore
!
"
,
rispose
.
"
Fatemi
vedere
la
vostra
mano
"
,
disse
egli
tremando
e
con
un
grosso
sospiro
.
Indovinate
ora
voi
chi
rimase
più
meravigliato
di
tutti
?
Fu
il
Re
e
la
Regina
,
furono
tutti
i
ciamberlani
e
i
grandi
della
Corte
,
quando
videro
uscir
fuori
di
sotto
a
quella
pelle
nera
e
bisunta
,
una
manina
delicata
,
bianca
e
color
di
rosa
,
dove
l
'
anello
senza
molta
fatica
poté
infilarsi
nel
più
bel
ditino
del
mondo
;
quindi
per
un
leggero
movimento
fatto
dall
'
infanta
,
la
pelle
cadde
,
ed
ella
apparve
di
una
bellezza
così
abbagliante
,
che
il
Principe
,
sebbene
ancora
molto
debole
,
si
gettò
ai
suoi
piedi
e
l
'
abbracciò
con
tanto
ardore
,
che
la
fece
arrossire
;
ma
nessuno
quasi
se
ne
accorse
,
perché
il
Re
e
la
Regina
vennero
ad
abbracciarla
anch
'
essi
con
grandissima
tenerezza
,
e
le
chiesero
se
fosse
contenta
di
sposare
il
loro
figliuolo
.
La
Principessa
,
confusa
da
tante
carezze
e
dall
'
amore
che
le
dimostrava
questo
bel
Principe
,
stava
per
ringraziare
,
quand
'
ecco
che
il
soffitto
della
sala
si
aprì
,
e
la
fata
Lilla
,
calandosi
dentro
a
un
carro
intrecciato
coi
rami
e
coi
fiori
del
suo
nome
,
raccontò
con
una
grazia
infinita
tutta
l
'
istoria
dell
'
infanta
.
Il
Re
e
la
Regina
lietissimi
di
sapere
che
Pelle
d
'
Asino
era
una
gran
Principessa
,
raddoppiarono
le
attenzioni
,
ma
il
Principe
si
mostrò
sempre
più
sensibile
alle
virtù
della
Principessa
,
e
il
suo
amore
si
accrebbe
per
tutte
le
cose
che
aveva
sentito
dire
.
La
sua
impazienza
di
sposare
la
Principessa
era
così
forte
,
che
non
le
lasciò
nemmeno
il
tempo
di
fare
i
preparativi
convenienti
per
questo
augusto
imeneo
.
Il
Re
e
la
Regina
,
innamorati
della
loro
nuora
,
le
facevano
mille
carezze
e
la
tenevano
sempre
stretta
fra
le
loro
braccia
.
Ella
aveva
dichiarato
che
non
poteva
sposare
il
Principe
senza
il
consenso
del
Re
suo
padre
;
per
cui
egli
fu
il
primo
ad
essere
invitato
,
senza
dirgli
per
altro
il
nome
della
sposa
:
la
fata
Lilla
che
,
com
'
è
naturale
,
era
quella
che
regolava
ogni
cosa
,
aveva
voluto
così
,
per
evitare
tutte
le
conseguenze
.
Arrivarono
Principi
e
Re
da
tutti
i
paesi
;
chi
in
portantina
,
chi
in
calesse
;
i
più
lontani
vennero
a
cavallo
sopra
elefanti
,
sopra
tigri
e
sopra
aquile
;
ma
il
più
magnifico
e
il
più
potente
di
tutti
fu
il
padre
dell
'
infanta
,
il
quale
,
per
buona
fortuna
,
aveva
dimenticato
il
suo
amore
stranissimo
e
aveva
sposato
una
Regina
,
vedova
e
molto
bella
.
L
'
infanta
andò
a
incontrarlo
;
ed
egli
la
riconobbe
subito
e
l
'
abbracciò
con
gran
tenerezza
,
prima
che
ella
avesse
il
tempo
di
gettarsi
ai
suoi
piedi
.
Il
Re
e
la
Regina
gli
presentarono
il
loro
figlio
,
al
quale
egli
fece
un
sacco
di
garbatezze
.
Le
nozze
furono
celebrate
con
uno
scialo
da
non
potersi
descrivere
.
I
giovani
sposi
,
poco
curanti
di
tutte
queste
magnificenze
,
non
vedevano
e
non
pensavano
altro
che
a
se
stessi
.
Il
Re
,
padre
del
Principe
,
fece
incoronare
suo
figlio
lo
stesso
giorno
,
e
baciandogli
la
mano
,
lo
collocò
sul
trono
,
malgrado
la
resistenza
opposta
da
questo
buonissimo
figliuolo
:
ma
bisognò
ubbidire
.
Le
feste
di
questi
illustri
sponsali
durarono
più
di
tre
mesi
;
ma
l
'
amore
dei
giovani
sposi
durerebbe
anch
'
oggi
,
tanto
si
volevano
bene
,
se
non
fossero
morti
cent
'
anni
dopo
.
La
storia
di
Pelle
d
'
Asino
è
un
po
'
difficile
a
pigliarla
per
vera
;
ma
finché
nel
mondo
ci
saranno
nonne
,
mamme
e
ragazzi
,
se
la
ricorderanno
tutti
con
piacere
.
Le
Fate
C
'
era
una
volta
una
vedova
che
aveva
due
figliuole
.
La
maggiore
somigliava
tutta
alla
mamma
,
di
lineamenti
e
di
carattere
,
e
chi
vedeva
lei
,
vedeva
sua
madre
,
tale
e
quale
.
Tutte
e
due
erano
tanto
antipatiche
e
così
gonfie
di
superbia
,
che
nessuno
le
voleva
avvicinare
.
Viverci
insieme
poi
,
era
impossibile
addirittura
.
La
più
giovane
invece
,
per
la
dolcezza
dei
modi
e
per
la
bontà
del
cuore
,
era
tutta
il
ritratto
del
suo
babbo
...
e
tanto
bella
poi
,
tanto
bella
,
che
non
si
sarebbe
trovata
l
'
eguale
.
E
naturalmente
,
poiché
ogni
simile
ama
il
suo
simile
,
quella
madre
andava
pazza
per
la
figliuola
maggiore
;
e
sentiva
per
quell
'
altra
un
'
avversione
,
una
ripugnanza
spaventevole
.
La
faceva
mangiare
in
cucina
,
e
tutte
le
fatiche
e
i
servizi
di
casa
toccavano
a
lei
.
Fra
le
altre
cose
,
bisognava
che
quella
povera
ragazza
andasse
due
volte
al
giorno
ad
attingere
acqua
a
una
fontana
distante
più
d
'
un
miglio
e
mezzo
,
e
ne
riportasse
una
brocca
piena
.
Un
giorno
,
mentre
stava
appunto
lì
alla
fonte
,
le
apparve
accanto
una
povera
vecchia
che
la
pregò
in
carità
di
darle
da
bere
.
"
Ma
volentieri
,
nonnina
mia
...
"
rispose
la
bella
fanciulla
"
aspettate
;
vi
sciacquo
la
brocca
...
"
E
subito
dette
alla
mezzina
una
bella
risciacquata
,
la
riempì
di
acqua
fresca
,
e
gliela
presentò
sostenendola
in
alto
con
le
sue
proprie
mani
,
affinché
la
vecchiarella
bevesse
con
tutto
il
suo
comodo
.
Quand
'
ebbe
bevuto
,
disse
la
nonnina
:
"
Tu
sei
tanto
bella
,
quanto
buona
e
quanto
per
benino
,
figliuola
mia
,
che
non
posso
fare
a
meno
di
lasciarti
un
dono
"
.
Quella
era
una
Fata
,
che
aveva
preso
la
forma
di
una
povera
vecchia
di
campagna
per
vedere
fin
dove
arrivava
la
bontà
della
giovinetta
.
E
continuò
:
"
Ti
do
per
dono
che
ad
ogni
parola
che
pronunzierai
ti
esca
di
bocca
o
un
fiore
o
una
pietra
preziosa
"
.
La
ragazza
arrivò
a
casa
con
la
brocca
piena
,
qualche
minuto
più
tardi
;
la
mamma
le
fece
un
baccano
del
diavolo
per
quel
piccolo
ritardo
.
"
Mamma
,
abbi
pazienza
,
ti
domando
scusa
...
"
,
disse
la
figliuola
tutta
umile
,
e
intanto
che
parlava
le
uscirono
di
bocca
due
rose
,
due
perle
e
due
brillanti
grossi
.
"
Ma
che
roba
è
questa
!...",
esclamò
la
madre
stupefatta
,
"
sbaglio
o
tu
sputi
perle
e
brillanti
!
...
O
come
mai
,
figlia
mia
?..."
Era
la
prima
volta
in
tutta
la
sua
vita
che
la
chiamava
così
,
e
in
tono
affettuoso
.
La
fanciulla
raccontò
ingenuamente
quel
che
le
era
accaduto
alla
fontana
;
e
durante
il
racconto
,
figuratevi
i
rubini
e
i
topazi
che
le
caddero
già
dalla
bocca
!
"
Oh
,
che
fortuna
...
"
,
disse
la
madre
,
"
bisogna
che
ci
mandi
subito
anche
quest
'
altra
.
Senti
,
Cecchina
,
guarda
che
cosa
esce
dalla
bocca
della
tua
sorella
quando
parla
.
Ti
piacerebbe
avere
anche
per
te
lo
stesso
dono
?
...
Basta
che
tu
vada
alla
fonte
;
e
se
una
vecchia
ti
chiede
da
bere
,
daglielo
con
buona
maniera
.
"
"
E
non
ci
mancherebbe
altro
!...",
rispose
quella
sbadata
.
"
Andare
alla
fontana
ora
!
"
"
Ti
dico
che
tu
ci
vada
...
e
subito
"
,
gridò
la
mamma
.
Brontolò
,
brontolò
;
ma
brontolando
prese
la
strada
portando
con
sé
la
più
bella
fiasca
d
'
argento
che
fosse
in
casa
.
La
superbia
,
capite
,
e
l
'
infingardaggine
!
...
Appena
arrivata
alla
fonte
,
eccoti
apparire
una
gran
signora
vestita
magnificamente
,
che
le
chiede
un
sorso
d
'
acqua
.
Era
la
medesima
Fata
apparsa
poco
prima
a
quell
'
altra
sorella
;
ma
aveva
preso
l
'
aspetto
e
il
vestiario
di
una
principessa
,
per
vedere
fino
a
quale
punto
giungeva
la
malcreanza
di
quella
pettegola
.
"
O
sta
'
a
vedere
...
"
,
rispose
la
superba
,
"
che
son
venuta
qui
per
dar
da
bere
a
voi
!
...
Sicuro
!
...
per
abbeverare
vostra
Signora
,
non
per
altro
!
...
Guardate
,
se
avete
sete
,
la
fonte
eccola
lì
.
"
"
Avete
poca
educazione
,
ragazza
...
"
,
rispose
la
Fata
senza
adirarsi
punto
,
"
e
giacché
siete
così
sgarbata
,
vi
do
per
dono
che
ad
ogni
parola
pronunziata
da
voi
vi
esca
di
bocca
un
rospo
o
una
serpe
.
"
Appena
la
mammina
la
vide
tornare
da
lontano
,
le
gridò
a
piena
gola
:
"
Dunque
,
Cecchina
,
com
'
è
andata
?
"
.
"
Non
mi
seccate
,
mamma
!...",
replicò
la
monella
;
e
sputò
due
vipere
e
due
rospacci
.
"
O
Dio
!
...
che
vedo
!...",
esclamò
la
madre
.
"
La
colpa
deve
essere
tutta
di
tua
sorella
,
ma
me
la
pagherà
...
"
E
si
mosse
per
picchiarla
.
Quella
povera
figliuola
fuggì
via
di
rincorsa
e
andò
a
rifugiarsi
nella
foresta
vicina
.
Il
figliuolo
del
Re
che
ritornava
da
caccia
la
incontrò
per
un
viottolo
,
e
vedendola
così
bella
,
le
domandò
che
cosa
faceva
in
quel
luogo
sola
sola
,
e
perché
piangeva
tanto
.
"
La
mamma
...
"
,
disse
lei
,
"
m
'
ha
mandato
via
di
casa
e
mi
voleva
picchiare
...
"
Il
figliuolo
del
Re
,
che
vide
uscire
da
quella
bocchina
cinque
o
sei
perle
e
altrettanti
brillanti
,
la
pregò
di
raccontare
come
mai
era
possibile
una
cosa
tanto
meravigliosa
.
E
la
ragazza
raccontò
per
filo
e
per
segno
tutto
quello
che
le
era
accaduto
.
Il
Principe
reale
se
ne
innamorò
subito
e
considerando
che
il
dono
della
Fata
valeva
più
di
qualunque
grossa
dote
che
potesse
avere
un
'
altra
donna
,
la
condusse
senz
'
altro
al
palazzo
del
Re
suo
padre
e
se
la
sposò
.
Quell
'
altra
sorella
frattanto
si
fece
talmente
odiare
da
tutti
,
che
sua
madre
stessa
la
cacciò
via
di
casa
;
e
la
disgraziata
dopo
aver
corso
invano
cercando
chi
acconsentisse
a
riceverla
andò
a
morire
sul
confine
del
bosco
.
MORALE
Gli
smeraldi
,
le
perle
,
ed
i
diamanti
Abbaglian
gli
occhi
col
vivo
splendore
;
Ma
le
dolci
parole
e
i
dolci
pianti
Hanno
spesso
più
forza
e
più
valore
.
ALTRA
MORALE
La
cortesia
che
le
bell
'
alme
accende
,
Costa
talora
acerbi
affanni
e
pene
;
Ma
presto
o
tardi
la
virtù
risplende
,
E
quando
men
ci
pensa
il
premio
ottiene
.
Cappuccetto
Rosso
C
'
era
una
volta
in
un
villaggio
una
bambina
,
la
più
carina
che
si
potesse
mai
vedere
.
La
sua
mamma
n
'
era
matta
,
e
la
sua
nonna
anche
di
pìù
.
Quella
buona
donna
di
sua
madre
le
aveva
fatto
fare
un
cappuccetto
rosso
,
il
quale
le
tornava
così
bene
a
viso
,
che
la
chiamavano
dappertutto
Cappuccetto
Rosso
.
Un
giorno
sua
madre
,
avendo
cavate
di
forno
alcune
stiacciate
,
le
disse
:
"
Va
'
un
po
'
a
vedere
come
sta
la
tua
nonna
,
perché
mi
hanno
detto
che
era
un
po
'
incomodata
:
e
intanto
portale
questa
stiacciata
e
questo
vasetto
di
burro
"
.
Cappuccetto
Rosso
,
senza
farselo
dire
due
volte
,
partì
per
andare
dalla
sua
nonna
,
la
quale
stava
in
un
altro
villaggio
.
E
passando
per
un
bosco
s
'
imbatté
in
quella
buona
lana
del
Lupo
,
il
quale
avrebbe
avuto
una
gran
voglia
di
mangiarsela
;
ma
poi
non
ebbe
il
coraggio
di
farlo
,
a
motivo
di
certi
taglialegna
che
erano
lì
nella
foresta
.
Egli
le
domandò
dove
andava
.
La
povera
bambina
,
che
non
sapeva
quanto
sia
pericoloso
fermarsi
per
dar
retta
al
Lupo
,
gli
disse
:
"
Vo
a
vedere
la
mia
nonna
e
a
portarle
una
stiacciata
,
con
questo
vasetto
di
burro
,
che
le
manda
la
mamma
mia
"
.
"
Sta
molto
lontana
di
qui
?
"
,
disse
il
Lupo
.
"
Oh
,
altro
!
"
,
disse
Cappuccetto
Rosso
.
"
La
sta
laggiù
,
passato
quel
mulino
,
che
si
vede
di
qui
,
nella
prima
casa
,
al
principio
del
villaggio
.
"
"
Benissimo
"
,
disse
il
Lupo
,
"
voglio
venire
a
vederla
anch
'
io
.
Io
piglierò
da
questa
parte
,
e
tu
da
quell
'
altra
,
e
faremo
a
chi
arriva
più
presto
.
"
Il
Lupo
si
messe
a
correre
per
la
sua
strada
,
che
era
una
scorciatoia
,
con
quanta
forza
avea
nelle
gambe
:
e
la
bambina
se
ne
andò
per
la
sua
strada
,
che
era
la
più
lunga
,
baloccandosi
a
cogliere
le
nocciuole
,
a
dar
dietro
alle
farfalle
,
e
a
fare
dei
mazzetti
con
tutti
i
fiorellini
,
che
incontrava
lungo
la
via
.
Il
Lupo
in
due
salti
arrivò
a
casa
della
nonna
e
bussò
.
"
Toc
,
toc
.
"
"
Chi
è
?
"
"
Sono
la
vostra
bambina
,
son
Cappuccetto
Rosso
"
,
disse
il
Lupo
,
contraffacendone
la
voce
,
"
e
vengo
a
portarvi
una
stiacciata
e
un
vasetto
di
burro
,
che
vi
manda
la
mamma
mia
.
"
La
buona
nonna
,
che
era
a
letto
perché
non
si
sentiva
troppo
bene
,
gli
gridò
:
"
Tira
la
stanghetta
,
e
la
porta
si
aprirà
"
.
Il
Lupo
tirò
la
stanghetta
,
e
la
porta
si
aprì
.
Appena
dentro
,
si
gettò
sulla
buona
donna
e
la
divorò
in
men
che
non
si
dice
,
perché
erano
tre
giorni
che
non
s
'
era
sdigiunato
.
Quindi
rinchiuse
la
porta
e
andò
a
mettersi
nel
letto
della
nonna
,
aspettando
che
arrivasse
Cappuccetto
Rosso
,
che
,
di
lì
a
poco
,
venne
a
picchiare
alla
porta
.
"
Toc
,
toc
.
"
"
Chi
è
?
"
Cappuccetto
Rosso
,
che
sentì
il
vocione
grosso
del
Lupo
,
ebbe
dapprincipio
un
po
'
di
paura
;
ma
credendo
che
la
sua
nonna
fosse
infreddata
rispose
:
"
Sono
la
vostra
bambina
,
son
Cappuccetto
Rosso
,
che
vengo
a
portarvi
una
stiacciata
e
un
vasetto
di
burro
,
che
vi
manda
la
mamma
mia
"
.
Il
Lupo
gridò
di
dentro
,
assottigliando
un
po
'
la
voce
:
"
Tira
la
stanghetta
e
la
porta
si
aprirà
.
"
Cappuccetto
Rosso
tirò
la
stanghetta
e
la
porta
si
aprì
.
Il
Lupo
,
vistala
entrare
,
le
disse
,
nascondendosi
sotto
le
coperte
:
"
Posa
la
stiacciata
e
il
vasetto
di
burro
sulla
madia
e
vieni
a
letto
con
me
"
.
Cappuccetto
Rosso
si
spogliò
ed
entrò
nel
letto
,
dove
ebbe
una
gran
sorpresa
nel
vedere
com
'
era
fatta
la
sua
nonna
,
quando
era
tutta
spogliata
.
E
cominciò
a
dire
:
"
O
nonna
mia
,
che
braccia
grandi
che
avete
!
"
.
"
Gli
è
per
abbracciarti
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
gambe
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
correr
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
orecchie
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
sentirci
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
occhioni
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
vederci
meglio
,
bambina
mia
.
"
"
O
nonna
mia
,
che
denti
grandi
che
avete
!
"
"
Gli
è
per
mangiarti
meglio
.
"
E
nel
dir
così
,
quel
malanno
di
Lupo
si
gettò
sul
povero
Cappuccetto
Rosso
,
e
ne
fece
un
boccone
.
La
storia
di
Cappuccetto
Rosso
fa
vedere
ai
giovinetti
e
alle
giovinette
,
e
segnatamente
alle
giovinette
,
che
non
bisogna
mai
fermarsi
a
discorrere
per
la
strada
con
gente
che
non
si
conosce
:
perché
dei
lupi
ce
n
'
è
dappertutto
e
di
diverse
specie
,
e
i
più
pericolosi
sono
appunto
quelli
che
hanno
faccia
di
persone
garbate
e
piene
di
complimenti
e
di
belle
maniere
.
Il
gatto
con
gli
stivali
Un
mugnaio
,
venuto
a
morte
,
non
lasciò
altri
beni
ai
suoi
tre
figliuoli
che
aveva
,
se
non
il
suo
mulino
,
il
suo
asino
e
il
suo
gatto
.
Così
le
divisioni
furono
presto
fatte
:
né
ci
fu
bisogno
dell
'
avvocato
e
del
notaro
;
i
quali
,
com
'
è
naturale
,
si
sarebbero
mangiata
in
un
boccone
tutt
'
intera
la
piccola
eredità
.
Il
maggiore
ebbe
il
mulino
.
Il
secondo
,
l
'
asino
.
E
il
minore
dei
fratelli
ebbe
solamente
il
gatto
.
Quest
'
ultimo
non
sapeva
darsi
pace
,
per
essergli
toccata
una
parte
così
meschina
.
"
I
miei
fratelli
"
,
faceva
egli
a
dire
,
"
potranno
tirarsi
avanti
onestamente
,
menando
vita
in
comune
:
ma
quanto
a
me
,
quando
avrò
mangiato
il
mio
gatto
,
e
fattomi
un
manicotto
della
sua
pelle
,
bisognerà
che
mi
rassegni
a
morir
di
fame
.
"
Il
gatto
,
che
sentiva
questi
discorsi
,
e
faceva
finta
di
non
darsene
per
inteso
,
gli
disse
con
viso
serio
e
tranquillo
:
"
Non
vi
date
alla
disperazione
,
padron
mio
!
Voi
non
dovete
far
altro
che
trovarmi
un
sacco
e
farmi
fare
un
paio
di
stivali
per
andare
nel
bosco
;
e
dopo
vi
farò
vedere
che
nella
parte
che
vi
è
toccata
,
non
siete
stato
trattato
tanto
male
quanto
forse
credete
"
.
Sebbene
il
padrone
del
gatto
non
pigliasse
queste
parole
per
moneta
contante
,
a
ogni
modo
gli
aveva
visto
fare
tanti
giuochi
di
destrezza
nel
prendere
i
topi
,
or
col
mettersi
penzoloni
,
attaccato
per
i
piedi
,
or
col
fare
il
morto
,
nascosto
dentro
la
farina
,
che
finì
coll
'
aver
qualche
speranza
di
trovare
in
lui
un
po
'
di
aiuto
nelle
sue
miserie
.
Appena
il
gatto
ebbe
ciò
che
voleva
,
s
'
infilò
bravamente
gli
stivali
,
e
mettendosi
il
sacco
al
collo
,
prese
le
corde
colle
zampe
davanti
e
se
ne
andò
in
una
conigliera
,
dove
c
'
erano
moltissimi
conigli
.
Pose
dentro
al
sacco
un
po
'
di
crusca
e
della
cicerbita
:
e
sdraiandosi
per
terra
come
se
fosse
morto
,
aspettò
che
qualche
giovine
coniglio
,
ancora
novizio
dei
chiapperelli
del
mondo
,
venisse
a
ficcarsi
nel
sacco
per
la
gola
di
mangiare
la
roba
che
c
'
era
dentro
.
Appena
si
fu
sdraiato
,
ebbe
subito
la
grazia
.
Eccoti
un
coniglio
,
giovane
d
'
anni
e
di
giudizio
,
che
entrò
dentro
al
sacco
:
e
il
bravo
gatto
,
tirando
subito
la
funicella
,
lo
prese
e
l
'
uccise
senza
pietà
né
misericordia
.
Tutto
glorioso
della
preda
fatta
andò
dal
Re
,
e
chiese
di
parlargli
.
Lo
fecero
salire
nei
quartieri
del
Re
,
dove
entrato
che
fu
fece
una
gran
riverenza
al
Re
,
e
gli
disse
:
"
Ecco
,
Sire
,
un
coniglio
di
conigliera
che
il
signor
marchese
di
Carabà
"
,
era
il
nome
che
gli
era
piaciuto
di
dare
al
suo
padrone
,
"
mi
ha
incaricato
di
presentarvi
da
parte
sua
"
.
"
Di
'
al
tuo
padrone
"
rispose
il
Re
"
che
lo
ringrazio
e
che
mi
ha
fatto
un
vero
regalo
.
"
Un
'
altra
volta
andò
a
nascondersi
fra
il
grano
,
tenendo
sempre
il
suo
sacco
aperto
;
e
appena
ci
furono
entrate
dentro
due
pernici
,
tirò
la
corda
e
le
acchiappò
tutte
e
due
.
Corse
quindi
a
presentarle
al
Re
,
come
aveva
fatto
per
il
coniglio
di
conigliera
.
Il
Re
gradì
moltissimo
anche
le
due
pernici
e
gli
fece
dare
la
mancia
.
Il
gatto
in
questo
modo
continuò
per
due
o
tre
mesi
a
portare
di
tanto
in
tanto
ai
Re
la
selvaggina
della
caccia
del
suo
padrone
.
Un
giorno
avendo
saputo
che
il
Re
doveva
recarsi
a
passeggiare
lungo
la
riva
del
fiume
insieme
alla
sua
figlia
,
la
più
bella
Principessa
del
mondo
,
disse
al
suo
padrone
:
"
Se
date
retta
a
un
mio
consiglio
,
la
vostra
fortuna
è
fatta
:
voi
dovete
andare
a
bagnarvi
nel
fiume
,
e
precisamente
nel
posto
che
vi
dirò
io
:
quanto
al
resto
,
lasciate
fare
a
me
"
.
Il
marchese
di
Carabà
fece
tutto
quello
che
gli
consigliò
il
suo
gatto
,
senza
sapere
a
che
cosa
gli
avrebbe
potuto
giovare
.
Mentre
egli
si
bagnava
,
il
Re
passò
di
là
;
e
il
gatto
si
messe
a
gridare
con
quanta
ne
aveva
in
gola
:
"
Aiuto
,
aiuto
!
affoga
il
marchese
di
Carabà
"
.
A
queste
grida
,
il
Re
messe
il
capo
fuori
dallo
sportello
della
carrozza
e
,
riconosciuto
il
gatto
,
che
tante
volte
gli
aveva
portato
la
selvaggina
,
ordinò
alle
guardie
che
corressero
subito
in
aiuto
del
marchese
di
Carabà
.
Intanto
che
tiravano
su
,
fuori
dell
'
acqua
,
il
povero
Marchese
,
il
gatto
avvicinandosi
alla
carrozza
raccontò
al
Re
che
mentre
il
suo
padrone
si
bagnava
,
i
ladri
erano
venuti
a
portargli
via
i
suoi
vestiti
,
sebbene
avesse
gridato
al
ladro
con
tutta
la
forza
dei
polmoni
.
Il
furbo
trincato
aveva
nascosto
i
panni
sotto
un
pietrone
.
Il
Re
diè
ordine
subito
agli
ufficiali
della
sua
guardaroba
di
andare
a
prendere
uno
dei
più
sfarzosi
vestiari
per
il
marchese
di
Carabà
.
Il
Re
gli
usò
mille
carezze
,
e
siccome
l
'
abito
che
gli
avevano
portato
in
quel
momento
faceva
spiccare
i
pregi
della
sua
persona
(
perché
era
bello
e
benissimo
fatto
)
,
la
Principessa
lo
trovò
simpatico
e
di
suo
genio
:
e
bastarono
poche
occhiate
del
marchese
di
Carabà
,
molto
rispettose
ma
abbastanza
tenere
,
perché
ella
ne
rimanesse
innamorata
cotta
.
Volle
il
Re
che
salisse
nella
sua
carrozza
,
e
facesse
la
passeggiata
con
essi
.
Il
gatto
,
contentissimo
di
vedere
che
il
suo
disegno
cominciava
a
pigliar
colore
,
s
'
avviò
avanti
;
e
avendo
incontrato
dei
contadini
,
che
segavano
,
disse
loro
:
"
Buona
gente
che
segate
il
fieno
,
se
non
dite
al
Re
che
il
prato
segato
da
voi
appartiene
al
marchese
di
Carabà
,
sarete
tutti
affettati
fini
fini
come
carne
da
far
polpette
"
.
Il
Re
infatti
domandò
ai
segatori
di
chi
fosse
il
prato
che
segavano
.
"
È
del
marchese
di
Carabà
"
,
dissero
tutti
a
una
voce
perché
la
minaccia
del
gatto
li
aveva
impauriti
.
"
Voi
avete
di
bei
possessi
"
,
disse
il
Re
al
marchese
di
Carabà
.
"
Lo
vedete
da
voi
,
Sire
"
,
rispose
il
Marchese
.
"
Questa
è
una
prateria
,
che
non
c
'
è
anno
che
non
mi
dia
una
raccolta
abbondantissima
.
"
Il
bravo
gatto
,
che
faceva
sempre
da
battistrada
,
incontrò
dei
mietitori
,
e
disse
loro
:
"
Buona
gente
che
segate
il
grano
,
se
non
direte
che
tutto
questo
grano
appartiene
al
signor
marchese
di
Carabà
,
sarete
stritolati
fini
fini
come
carne
da
far
polpette
"
.
Il
Re
,
che
passò
pochi
minuti
dopo
,
volle
sapere
a
chi
appartenesse
tutto
il
grano
che
vedeva
.
"
È
del
signor
marchese
di
Carabà
"
,
risposero
i
mietitori
.
E
il
Re
se
ne
rallegrò
col
Marchese
.
Il
gatto
,
che
trottava
sempre
avanti
la
carrozza
,
ripeteva
sempre
le
medesime
cose
a
tutti
quelli
che
incontrava
lungo
la
strada
;
e
il
Re
rimaneva
meravigliato
dei
grandi
possessi
del
signor
marchese
di
Carabà
.
Finalmente
il
gatto
arrivò
a
un
bel
castello
,
di
cui
era
padrone
un
orco
,
il
più
ricco
che
si
fosse
mai
veduto
;
perché
tutte
le
terre
,
che
il
Re
aveva
attraversate
,
dipendevano
da
questo
castello
.
Il
gatto
s
'
ingegnò
di
sapere
chi
era
quest
'
uomo
,
e
che
cosa
sapesse
fare
:
e
domandò
di
potergli
parlare
,
dicendo
che
gli
sarebbe
parso
sconvenienza
passare
così
accosto
al
suo
castello
senza
rendergli
omaggio
e
riverenza
.
L
'
orco
l
'
accolse
con
tutta
quella
cortesia
che
può
avere
un
orco
;
e
gli
offrì
da
riposarsi
.
"
Mi
hanno
assicurato
"
,
disse
il
gatto
,
"
che
voi
avete
la
virtù
di
potervi
cambiare
in
ogni
specie
d
'
animali
;
e
che
vi
potete
,
per
dirne
una
,
trasformare
in
leone
e
in
elefante
.
"
"
Verissimo
!
"
,
rispose
l
'
orco
bruscamente
,
"
e
per
darvene
una
prova
,
mi
vedrete
diventare
un
leone
.
"
Il
gatto
fu
così
spaventato
dal
vedersi
dinanzi
agli
occhi
un
leone
,
che
s
'
arrampicò
subito
su
per
le
grondaie
,
ma
non
senza
fatica
e
pericolo
,
a
cagione
dei
suoi
stivali
,
che
non
erano
buoni
a
nulla
per
camminare
sulle
grondaie
de
'
tetti
.
Di
lì
a
poco
,
quando
il
gatto
si
avvide
che
l
'
orco
aveva
ripresa
la
sua
forma
di
prima
,
calò
a
basso
e
confessò
di
avere
avuto
una
gran
paura
.
"
Mi
hanno
per
di
più
assicurato
"
,
disse
il
gatto
,
"
ma
questa
mi
par
troppo
grossa
e
non
la
posso
bere
,
che
voi
avete
anche
la
virtù
di
prendere
la
forma
dei
più
piccoli
animali
;
come
sarebbe
a
dire
,
di
cambiarvi
,
per
esempio
,
in
un
topo
o
in
una
talpa
:
ma
anche
queste
son
cose
,
lasciate
che
ve
lo
ripeta
,
che
mi
paiono
sogni
dell
'
altro
mondo
!
"
"
Sogni
?
"
,
disse
l
'
orco
.
"
Ora
vi
farò
veder
io
!..."
E
nel
dir
così
,
si
cangiò
in
sorcio
,
e
si
messe
a
correre
per
la
stanza
.
Ma
il
gatto
,
lesto
come
un
baleno
,
gli
s
'
avventò
addosso
e
lo
mangiò
.
Intanto
il
Re
che
,
passando
da
quella
parte
,
vide
il
bel
castello
dell
'
orco
,
volle
entrarvi
.
Il
gatto
,
che
sentì
il
rumore
della
carrozza
che
passava
sul
ponte
-
levatoio
del
castello
,
corse
incontro
al
Re
e
gli
disse
:
"
Vostra
Maestà
sia
la
benvenuta
in
questo
castello
del
signor
marchese
di
Carabà
"
.
"
Come
!
signor
Marchese
!
"
,
esclamò
il
Re
.
"
Anche
questo
castello
è
vostro
?
Non
c
'
è
nulla
di
più
bello
di
questo
palazzo
e
delle
fabbriche
che
lo
circondano
;
visitiamolo
all
'
interno
,
se
non
vi
scomoda
.
"
Il
Marchese
dette
la
mano
alla
Principessa
;
e
seguendo
il
Re
,
che
era
salito
il
primo
,
entrarono
in
una
gran
sala
,
dove
trovarono
imbandita
una
magnifica
merenda
,
che
l
'
orco
aveva
fatta
preparare
per
certi
suoi
amici
che
dovevano
venire
a
trovarlo
,
ma
che
non
avevano
ardito
di
entrar
nel
castello
,
perché
sapevano
che
c
'
era
il
Re
.
Il
Re
,
contento
da
non
potersi
dire
,
delle
belle
doti
del
marchese
di
Carabà
,
al
pari
della
sua
figlia
,
che
n
'
era
pazza
,
e
vedendo
i
grandi
possessi
che
aveva
,
dopo
aver
vuotato
quattro
o
cinque
bicchieri
,
gli
disse
:
"
Signor
Marchese
!
se
volete
diventare
mio
genero
,
non
sta
che
a
voi
"
.
Il
marchese
,
con
mille
reverenze
,
gradì
l
'
alto
onore
fattogli
dal
Re
,
e
il
giorno
dopo
sposò
la
Principessa
.
Il
gatto
diventò
gran
signore
,
e
se
seguitò
a
dar
la
caccia
ai
topi
,
lo
fece
unicamente
per
passatempo
.
Godersi
in
pace
una
ricca
eredità
,
passata
di
padre
in
figlio
,
è
sempre
una
bella
cosa
:
ma
per
i
giovani
,
l
'
industria
,
l
'
abilità
e
la
svegliatezza
d
'
ingegno
valgono
più
d
'
ogni
altra
fortuna
ereditata
.
Da
questo
lato
,
la
storia
del
gatto
del
signor
marchese
di
Carabà
è
molto
istruttiva
,
segnatamente
per
i
gatti
e
per
i
marchesi
di
Carabà
.
Enrichetto
dal
ciuffo
C
'
era
una
volta
una
Regina
,
la
quale
partorì
un
figliuolo
così
brutto
e
così
male
imbastito
,
da
far
dubitare
per
un
pezzo
se
avesse
fattezze
di
bestia
o
di
cristiano
.
Una
fata
,
che
si
trovò
presente
al
parto
,
dette
per
sicuro
che
egli
avrebbe
avuto
molto
spirito
:
e
aggiunse
di
più
,
che
in
grazia
di
un
certo
dono
particolare
,
fattogli
da
lei
,
avrebbe
potuto
trasfondere
altrettanta
dose
di
spirito
e
d
'
intelligenza
in
quella
persona
,
chiunque
si
fosse
,
che
egli
avesse
amato
sopra
tutte
le
altre
.
Questa
cosa
consolò
un
poco
la
povera
Regina
,
la
quale
non
poteva
darsi
pace
di
aver
messo
al
mondo
un
brutto
marmocchio
a
quel
modo
!
Il
fatto
egli
è
,
che
appena
il
fanciullo
cominciò
a
spiccicar
parola
,
disse
delle
cose
molto
aggiustate
:
e
in
tutto
quello
che
faceva
,
mostrava
un
so
che
di
così
aggraziato
,
che
piaceva
e
dava
nel
genio
a
tutti
.
Mi
dimenticava
di
dire
che
egli
nacque
con
un
ciuffettino
di
capelli
sulla
testa
:
e
per
questo
lo
chiamarono
Enrichetto
dal
ciuffo
:
perché
Enrichetto
era
il
suo
nome
di
battesimo
.
In
capo
a
sette
o
otto
anni
,
la
Regina
di
uno
Stato
vicino
partorì
due
bambine
.
La
prima
,
che
venne
al
mondo
,
era
più
bella
del
Sole
;
e
la
Regina
ne
sentì
un
'
allegrezza
così
grande
,
da
far
temere
per
la
sua
salute
.
La
stessa
fata
,
che
aveva
assistito
alla
nascita
di
Enrichetto
dal
ciuffo
,
si
trovò
presente
anche
a
quest
'
altra
:
e
per
moderare
la
gioia
della
Regina
,
le
dichiarò
che
la
piccola
Principessa
non
avrebbe
avuto
neppur
l
'
ombra
dello
spirito
,
per
cui
sarebbe
stata
tanto
stupida
,
quanto
era
bella
.
La
Regina
rimase
molto
male
di
questa
cosa
:
ma
pochi
momenti
dopo
ebbe
un
altro
dispiacere
anche
più
grosso
,
nel
vedere
che
la
seconda
figlia
,
che
aveva
partorito
,
era
talmente
brutta
da
fare
paura
.
"
Non
vi
disperate
,
signora
"
,
le
disse
la
fata
,
"
la
vostra
figlia
sarà
ricompensata
per
un
altro
verso
;
essa
avrà
tanto
spirito
,
da
non
avvedersi
nemmeno
della
bellezza
che
non
l
'
è
toccata
.
"
"
Dio
voglia
che
sia
così
!
"
,
rispose
la
Regina
,
"
ma
non
ci
sarebbe
modo
di
fare
avere
un
po
'
di
spirito
anche
alla
maggiore
che
è
tanto
bella
?
"
"
Per
quanto
allo
spirito
,
o
signora
,
io
non
ci
posso
far
nulla
"
,
disse
la
fata
,
"
ma
posso
tutto
per
la
parte
della
bellezza
;
e
siccome
non
c
'
è
cosa
al
mondo
che
non
farei
per
vedervi
contenta
,
così
le
concederò
in
dono
la
virtù
di
far
diventare
bella
la
persona
che
più
sarà
di
suo
genio
.
"
A
mano
a
mano
che
le
due
Principesse
crescevano
,
crescevano
con
esse
i
loro
pregi
,
fino
al
punto
che
non
si
parlava
d
'
altro
che
della
bellezza
della
più
grande
e
dello
spirito
della
minore
.
È
vero
però
che
anche
i
loro
difetti
si
facevano
più
vistosi
,
coll
'
andare
in
là
degli
anni
.
La
minore
imbruttiva
a
occhiate
,
e
la
maggiore
diventava
stupida
un
giorno
più
dell
'
altro
,
e
non
sapeva
rispondere
alle
domande
che
le
venivano
fatte
,
o
rispondeva
delle
giuccherie
.
Oltre
a
questo
ell
'
era
così
smanierata
e
senza
garbo
né
grazia
,
che
non
era
buona
di
posare
quattro
vasi
di
porcellana
sul
camminetto
senza
romperne
qualcuno
,
né
d
'
accostarsi
alla
bocca
un
bicchier
d
'
acqua
senza
versarselo
mezzo
sul
vestito
.
Sebbene
la
bellezza
sia
un
gran
vantaggio
per
una
fanciulla
,
pure
è
un
fatto
che
la
sorella
minore
aveva
sempre
il
disopra
sull
'
altra
,
in
società
e
in
tutte
le
conversazioni
.
Sul
primo
,
tutti
si
voltavano
dalla
parte
della
più
bella
per
vederla
e
ammirarla
;
ma
dopo
pochi
minuti
la
lasciavano
per
andare
da
quella
che
aveva
più
spirito
,
a
sentire
le
cose
graziose
che
diceva
:
e
faceva
maraviglia
di
vedere
come
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
la
maggiore
non
avesse
più
nessuno
dintorno
a
sé
,
mentre
tutti
erano
a
far
corona
intorno
alla
sorella
minore
.
La
maggiore
,
sebbene
molto
stupida
,
si
avvide
di
questa
cosa
:
e
avrebbe
dato
volentieri
tutta
la
sua
bellezza
,
per
avere
la
metà
dello
spirito
della
sorella
.
La
Regina
,
quantunque
fosse
prudente
,
non
seppe
stare
dallo
sgridarla
piu
volte
delle
sue
grullerie
:
e
questa
cosa
fece
tanta
pena
alla
povera
Principessa
,
che
si
sentì
come
morire
.
Un
giorno
,
che
era
andata
nel
bosco
a
piangere
la
sua
disgrazia
,
vide
venirsi
incontro
un
omiciattolo
brutto
e
spiacente
quanto
mai
,
ma
vestito
con
grandissima
eleganza
.
Era
il
giovane
principe
Enrichetto
dal
ciuffo
,
il
quale
innamoratosi
di
lei
al
solo
vederne
i
ritratti
che
giravano
per
tutto
il
mondo
,
aveva
abbandonato
il
regno
di
suo
padre
per
avere
il
piacere
di
vederla
e
di
parlarle
.
Contentissimo
di
trovarla
sola
,
si
avvicinò
a
lei
con
tutto
il
rispetto
e
la
gentilezza
immaginabile
.
E
avendo
udito
che
essa
era
molto
afflitta
,
dopo
i
soliti
complimenti
d
'
uso
le
disse
:
"
Io
non
so
comprendere
,
o
Regina
,
come
essendo
voi
così
bella
come
siete
,
possiate
essere
triste
come
apparite
;
perché
,
sebbene
io
possa
vantarmi
di
aver
veduto
un
'
infinità
di
belle
donne
,
posso
dire
di
non
averne
vista
una
sola
,
la
cui
bellezza
si
avvicinasse
alla
vostra
"
.
"
A
voi
piace
dir
così
!
"
,
rispose
la
Principessa
,
e
non
disse
altro
.
"
La
bellezza
"
,
riprese
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
è
un
dono
così
grande
,
che
deve
compensare
di
tutto
il
resto
;
e
quando
la
si
possiede
,
non
vedo
nessun
'
altra
cosa
che
possa
recarci
afflizione
.
"
"
Vorrei
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
essere
brutta
quanto
voi
e
avere
dello
spirito
;
piuttosto
che
avere
la
bellezza
che
ho
,
ed
essere
una
stupida
come
sono
.
"
"
Non
c
'
è
nulla
,
o
signora
,
che
dia
segno
di
aver
dello
spirito
,
quanto
il
credere
di
non
averne
:
egli
è
uno
di
quei
pregi
,
che
per
la
sua
indole
singolare
,
più
se
ne
ha
,
e
più
si
crede
di
esserne
mancanti
.
"
"
Io
non
m
'
intendo
di
queste
cose
"
,
disse
la
Principessa
,
"
ma
so
benissimo
che
io
sono
una
grande
imbecille
,
ed
ecco
la
cagione
del
dolore
,
che
mi
farà
morire
.
"
"
Se
non
è
che
questo
che
vi
tormenta
,
o
signora
,
io
posso
facilmente
metter
fine
alla
vostra
afflizione
.
"
"
E
come
fare
?
"
,
disse
la
Principessa
,
"
Io
ho
il
potere
"
,
disse
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
di
trasfondere
tutto
lo
spirito
,
che
può
desiderarsi
,
in
quella
persona
che
io
dovrò
amare
sopra
le
altre
;
e
siccome
voi
siete
quella
,
così
dipende
da
voi
di
possedere
tanto
spirito
,
quanto
se
ne
può
avere
,
solo
che
siate
contenta
di
sposarmi
.
"
La
Principessa
rimase
come
una
statua
,
e
non
rispose
sillaba
.
"
Vedo
bene
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
che
questa
mia
proposta
non
vi
è
andata
punto
a
genio
:
e
non
me
ne
faccio
nessuna
meraviglia
;
ma
vi
lascio
un
anno
intero
,
perché
possiate
prendere
una
risoluzione
.
"
La
Principessa
aveva
così
poco
spirito
,
e
al
tempo
stesso
sentiva
tanta
voglia
di
averne
,
che
s
'
immaginò
che
la
fine
dell
'
anno
non
sarebbe
arrivata
mai
,
e
così
accettò
la
proposizione
che
le
veniva
fatta
.
Appena
ebbe
promesso
a
Enrichetto
dal
ciuffo
che
dentro
un
anno
e
in
quello
stesso
giorno
l
'
avrebbe
sposato
,
si
sentì
subito
molto
diversa
da
quella
di
prima
;
e
provò
una
facilità
incredibile
a
dire
tutte
le
cose
che
voleva
dire
,
e
a
dirle
in
un
modo
grazioso
,
spontaneo
e
naturale
.
Cominciò
da
questo
momento
a
metter
su
una
conversazione
elegante
e
ben
condotta
con
Enrichetto
dal
ciuffo
,
nella
quale
essa
brillò
con
tanta
vivacità
,
che
a
questi
nacque
il
dubbio
di
averle
dato
più
spirito
di
quello
che
se
ne
fosse
serbato
per
sé
.
Ritornata
che
fu
al
palazzo
,
la
Corte
non
sapeva
che
pensare
di
un
cambiamento
così
improvviso
e
straordinario
;
dappoiché
,
per
quante
sguaiataggini
le
avevano
udito
dire
in
passato
,
ora
la
sentivano
dire
altrettante
cose
spiritosissime
e
piene
di
buon
senso
.
Tutta
la
Corte
n
'
ebbe
un
'
allegrezza
tale
da
non
figurarselo
.
Non
ci
fu
la
sorella
minore
,
che
non
ne
restasse
contenta
,
perché
non
avendo
più
sulla
maggiore
il
disopra
dello
spirito
,
faceva
ora
accanto
a
lei
la
figura
meschinissima
d
'
una
bertuccia
.
Il
Re
si
lasciava
guidare
da
lei
,
e
qualche
volta
andava
fino
a
tener
consiglio
nel
suo
quartiere
.
La
diceria
di
questo
cambiamento
essendosi
sparsa
all
'
intorno
,
tutti
i
giovani
principi
degli
Stati
vicini
fecero
a
gara
per
arrivare
a
farsi
amare
,
e
quasi
tutti
la
chiesero
in
sposa
ma
essa
non
trovava
chi
avesse
abbastanza
spirito
,
e
faceva
lo
stesso
viso
a
tutte
le
offerte
di
matrimonio
,
senza
impegnarsi
con
alcuno
.
Intanto
se
ne
presentò
uno
così
potente
,
così
ricco
,
e
così
spiritoso
e
bello
della
persona
,
che
ella
non
poté
stare
dal
sentire
una
certa
inclinazione
per
lui
.
Suo
padre
,
che
se
n
'
era
avveduto
,
le
disse
che
la
lasciava
padrona
di
scegliersi
lo
sposo
a
modo
suo
,
e
che
non
aveva
da
far
altro
che
far
conoscere
la
sua
volontà
.
E
siccome
accade
che
più
uno
ha
dello
spirito
,
e
più
si
trova
impensierito
a
pigliare
una
risoluzione
stabile
in
certe
faccende
,
essa
,
dopo
aver
ringraziato
suo
padre
,
domandò
che
le
fosse
dato
un
po
'
di
tempo
per
poterci
pensar
sopra
.
E
per
caso
andò
a
passeggiare
in
quel
bosco
dove
aveva
incontrato
Enrichetto
dal
ciuffo
,
per
avere
il
modo
di
pensare
comodamente
alla
risoluzione
da
prendere
.
Mentr
'
ella
passeggiava
tutt
'
immersa
ne
'
suoi
pensieri
sentì
sotto
i
piedi
un
rumore
sordo
,
come
di
molte
persone
che
vadano
e
vengano
,
e
si
dieno
un
gran
da
fare
.
Avendo
teso
l
'
orecchio
con
più
attenzione
,
sentì
qualcuno
che
diceva
:
"
Passami
codesta
caldaia
"
;
e
un
altro
:
"
Metti
della
legna
sul
fuoco
"
.
La
terra
si
aprì
in
quel
momento
,
ed
ella
vide
sotto
i
suoi
piedi
come
una
gran
cucina
piena
di
cuochi
,
di
sguatteri
e
d
'
ogni
sorta
di
gente
necessaria
per
allestire
una
gran
festa
.
E
di
lì
uscì
fuori
una
schiera
di
venti
o
trenta
rosticcieri
,
che
andarono
a
piantarsi
in
un
viale
del
bosco
,
intorno
a
una
lunghissima
tavola
,
e
tutti
colla
ghiotta
in
mano
e
colla
coda
di
volpe
sull
'
orecchio
si
posero
a
lavorare
a
tempo
di
musica
,
sul
motivo
di
una
graziosa
canzone
.
La
Principessa
,
stupita
di
quello
spettacolo
,
domandò
loro
per
chi
fossero
in
tanto
lavorìo
.
"
Lavoriamo
"
,
rispose
il
capoccia
della
brigata
,
"
per
il
signor
Enrichetto
dal
ciuffo
,
che
domani
è
sposo
.
"
La
Principessa
,
sempre
più
meravigliata
,
e
ricordandosi
a
un
tratto
che
un
anno
fa
,
e
in
quello
stesso
giorno
,
aveva
promesso
di
sposare
il
principe
Enrichetto
dal
ciuffo
,
credé
di
cascare
dalle
nuvole
.
La
ragione
della
sua
dimenticanza
stava
in
questo
che
,
quando
promise
,
era
sempre
la
solita
stupida
,
e
acquistando
in
seguito
lo
spirito
che
il
Principe
le
aveva
dato
,
non
si
ricordava
più
di
tutte
le
sue
grullerie
.
Non
aveva
fatto
ancora
trenta
passi
,
seguitando
la
sua
passeggiata
,
che
s
'
imbatté
in
Enrichetto
dal
ciuffo
,
il
quale
si
faceva
avanti
tutto
sgargiante
e
magnifico
,
come
un
Principe
che
vada
a
nozze
.
"
Eccomi
qui
,
signora
"
,
egli
disse
,
"
puntuale
alla
mia
parola
:
e
non
ho
il
minimo
dubbio
che
voi
siate
venuta
qui
per
mantenere
la
vostra
,
e
per
far
di
me
,
col
dono
della
vostra
mano
,
il
mortale
più
felice
di
questa
terra
.
"
"
Vi
confesserò
francamente
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
che
su
questa
cosa
non
ho
presa
ancora
nessuna
risoluzione
;
e
ho
paura
che
,
se
dovrò
prenderne
una
,
non
sarà
mai
quella
che
desiderate
.
"
"
Voi
mi
fate
stupire
,
o
signora
"
,
disse
Enrichetto
dal
ciuffo
.
"
Lo
capisco
"
,
disse
la
Principessa
,
"
difatti
mi
troverei
in
un
grandissimo
impiccio
,
se
avessi
da
fare
con
un
uomo
brutale
e
senza
spirito
.
Una
Principessa
mi
ha
dato
la
sua
parola
,
egli
mi
direbbe
;
e
una
volta
che
mi
ha
promesso
,
bisogna
bene
che
mi
sposi
.
Ma
poiché
la
persona
colla
quale
parlo
,
è
la
persona
più
spiritosa
di
questo
mondo
,
così
sono
sicura
che
vorrà
capacitarsi
della
ragione
.
Voi
sapete
che
anche
allora
,
quand
'
ero
stupida
,
non
sapevo
risolvermi
a
doversi
sposare
;
e
vi
par
egli
possibile
che
ora
,
dopo
tutto
lo
spirito
che
mi
avete
dato
,
e
che
mi
ha
resa
di
più
difficile
contentatura
,
di
quel
che
fossi
prima
,
possa
oggi
prendere
una
risoluzione
che
non
sono
stata
buona
di
prendere
per
il
passato
?
Se
vi
premeva
tanto
di
sposarmi
,
avete
avuto
un
gran
torto
a
togliermi
dalla
mia
stupidaggine
,
e
a
farmi
aprire
gli
occhi
,
perché
ci
vedessi
meglio
d
'
una
volta
.
"
"
Se
un
uomo
senza
spirito
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
sarebbe
ben
accolto
,
stando
a
quello
che
dite
,
quando
venisse
a
rinfacciarvi
la
parola
mancata
,
o
perché
volete
che
io
non
debba
valermi
degli
stessi
mezzi
,
per
una
cosa
nella
quale
è
riposta
la
felicità
di
tutta
la
mia
vita
?
Vi
pare
egli
ragionevole
che
le
persone
di
spirito
debbano
trovarsi
in
peggiore
condizione
di
quelle
che
non
ne
hanno
?
E
potete
pretenderlo
voi
?
voi
che
ne
avete
tanto
e
che
avete
tanto
desiderato
di
averne
?
Ma
veniamo
al
sodo
,
se
vi
contentate
.
All
'
infuori
della
mia
bruttezza
,
c
'
è
forse
in
me
qualche
cosa
che
vi
dispiaccia
?
Siete
forse
scontenta
della
mia
nascita
,
del
mio
spirito
,
del
mio
carattere
,
delle
mie
maniere
?
"
"
Tutt
'
altro
"
,
rispose
la
Principessa
,
"
anzi
,
tutte
le
cose
che
avete
nominate
,
sono
appunto
quelle
che
mi
piacciono
in
voi
.
"
"
Quand
'
è
così
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
,
"
sono
felice
,
perché
non
sta
che
a
voi
a
fare
di
me
il
più
bello
e
il
più
grazioso
degli
uomini
.
"
"
Ma
come
può
accader
questo
?
"
,
chiese
la
Principessa
.
"
Il
come
è
facile
"
,
rispose
Enrichetto
dal
ciuffo
.
"
Basta
che
voi
mi
amiate
tanto
,
da
desiderare
che
ciò
accada
:
e
perché
,
o
signora
,
non
vi
nasca
dubbio
su
quello
che
dico
,
sappiate
che
la
medesima
fata
,
che
nel
giorno
della
mia
nascita
mi
fece
il
dono
di
rendere
spiritosa
la
persona
che
più
mi
fosse
piaciuta
,
diede
a
voi
pure
quello
di
far
diventare
bello
colui
che
amerete
,
e
al
quale
vorrete
far
di
genio
e
volentieri
questo
favore
.
"
"
Se
la
cosa
sta
come
la
raccontate
"
,
disse
la
Principessa
,
"
vi
desidero
con
tutto
il
cuore
che
diventiate
il
Principe
più
simpatico
e
più
bello
del
mondo
,
e
per
quanto
è
da
me
,
ve
ne
faccio
pienissimo
dono
.
"
La
Principessa
aveva
appena
finito
di
dire
queste
parole
,
che
subito
Enrichetto
dal
ciuffo
apparve
ai
suoi
occhi
il
più
bell
'
uomo
della
terra
,
e
il
meglio
formato
,
e
il
più
amabile
di
quanti
se
ne
fossero
mai
veduti
.
Vogliono
alcuni
che
questo
cambiamento
avvenisse
non
già
per
gl
'
incanti
della
fata
,
ma
unicamente
per
merito
dell
'
amore
.
E
dicono
che
la
Principessa
,
avendo
ripensato
meglio
alla
costanza
del
suo
cuore
e
della
sua
mente
,
non
vide
più
le
deformità
personali
di
lui
,
né
la
bruttezza
del
suo
viso
:
talché
il
gobbo
che
egli
aveva
di
dietro
,
le
sembrò
quella
specie
di
rotondità
e
di
floridezza
d
'
aspetto
di
chi
dà
nell
'
ingrassare
:
e
invece
di
vederlo
zoppicare
orribilmente
,
come
aveva
fatto
fino
allora
,
le
parve
che
avesse
un
'
andatura
aggraziata
e
un
po
'
buttata
su
una
parte
,
che
le
piaceva
moltissimo
.
Fu
detto
fra
le
altre
cose
,
che
gli
occhi
di
lui
,
che
erano
guerci
,
le
parvero
più
brillanti
;
e
che
finisse
col
mettersi
in
testa
che
quel
modo
storto
di
guardare
fosse
il
segno
di
un
violento
accesso
di
amore
:
e
che
perfino
il
naso
di
lui
,
grosso
e
rosso
come
un
peperone
,
accennasse
a
qualche
cosa
di
serio
e
di
marziale
.
Fatto
sta
che
la
Principessa
gli
promise
,
lì
sul
tamburo
,
che
l
'
avrebbe
sposato
,
purché
ne
avesse
ottenuto
il
consenso
dal
Re
suo
padre
.
Il
Re
,
avendo
saputo
che
la
sua
figlia
aveva
moltissima
stima
per
Enrichetto
dal
ciuffo
,
che
egli
del
resto
conosceva
per
un
Principe
spiritosissimo
e
pieno
di
giudizio
,
lo
accettò
con
piacere
per
suo
genero
.
Il
giorno
dipoi
furono
fatte
le
nozze
,
come
Enrichetto
dal
ciuffo
aveva
preveduto
,
e
a
seconda
degli
ordini
che
egli
medesimo
aveva
già
dato
da
molto
tempo
prima
.
Questa
sembrerebbe
una
favola
;
eppure
è
una
storia
.
Tutto
ci
par
bello
nella
persona
amata
,
anche
i
difetti
:
tutto
ci
par
grazioso
,
anche
le
sguaiataggini
.
La
storia
d
'
Enrichetto
dal
ciuffo
è
vecchia
quanto
il
mondo
.
La
Bella
dai
capelli
d
'
oro
C
'
era
una
volta
la
figlia
di
un
Re
,
la
quale
era
tanto
bella
,
che
in
tutto
il
mondo
non
si
dava
l
'
eguale
;
e
per
cagione
di
questa
sua
grande
bellezza
,
la
chiamavano
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
perché
i
suoi
capelli
erano
più
fini
dell
'
oro
,
e
biondi
e
pettinati
a
meraviglia
le
scendevano
giù
fino
ai
piedi
.
Essa
andava
sempre
coperta
dai
suoi
capelli
inanellati
,
con
in
capo
una
ghirlanda
di
fiori
e
con
delle
vesti
tutte
tempestate
di
diamanti
e
di
perle
,
tanto
che
era
impossibile
vederla
e
non
restarne
invaghiti
.
In
quelle
vicinanze
c
'
era
un
giovane
Re
,
il
quale
non
aveva
moglie
,
ed
era
molto
ricco
e
molto
bello
della
persona
.
Quando
egli
venne
a
sapere
tutte
le
belle
cose
che
si
dicevano
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
sebbene
non
l
'
avesse
ancora
veduta
,
se
ne
innamorò
così
forte
,
che
non
beveva
né
mangiava
più
;
finché
un
bel
giorno
,
fatto
animo
risoluto
,
pensò
di
mandare
un
ambasciatore
per
chiederla
in
isposa
.
Fece
fabbricare
apposta
una
magnifica
carrozza
per
il
suo
ambasciatore
:
gli
dette
più
di
cento
cavalli
e
cento
servitori
,
e
si
raccomandò
a
più
non
posso
perché
gli
conducesse
la
Principessa
.
Appena
l
'
ambasciatore
ebbe
preso
congedo
dal
Re
e
si
fu
messo
in
viaggio
,
alla
Corte
non
si
parlava
d
'
altro
:
e
il
Re
,
che
non
dubitava
punto
che
la
Principessa
non
volesse
acconsentire
ai
suoi
desideri
,
cominciò
subito
a
farle
allestire
degli
abiti
bellissimi
e
dei
mobili
di
gran
valore
.
Intanto
che
erano
dietro
a
questi
preparativi
,
l
'
ambasciatore
,
che
era
arrivato
alla
Corte
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
recitò
il
suo
bravo
discorso
;
ma
sia
che
la
Principessa
in
quel
giorno
non
fosse
di
buon
umore
,
sia
che
il
complimento
non
le
andasse
a
genio
,
fatto
sta
che
rispose
all
'
ambasciatore
di
ringraziare
il
Re
e
di
dirgli
che
non
aveva
voglia
di
maritarsi
.
L
'
ambasciarore
se
ne
partì
dalla
Principessa
dispiacentissimo
di
non
poterla
condur
seco
:
e
riportò
indietro
tutti
i
regali
,
che
doveva
presentarle
da
parte
del
Re
:
perché
la
Prilicipessa
era
molto
onesta
,
e
sapeva
che
alle
ragazze
non
sta
bene
di
accettare
i
regali
dai
giovinotti
.
Per
cui
non
volle
gradire
né
i
diamanti
né
le
altre
cose
;
e
solo
per
non
scontentare
il
Re
,
accettò
una
carta
di
spilli
d
'
Inghilterra
.
Quando
l
'
ambasciatore
fu
tornato
alla
capitale
dove
il
suo
Re
lo
aspettava
con
tanta
impazienza
,
tutti
rimasero
male
dal
vedere
che
non
avesse
condotto
seco
la
Principessa
,
e
il
Re
si
messe
a
piangere
come
un
ragazzo
,
né
c
'
era
verso
di
consolarlo
.
Si
trovava
lì
,
alla
Corte
,
un
giovinetto
bello
come
il
sole
,
il
più
grazioso
di
tutti
gli
abitanti
del
Regno
.
A
cagione
appunto
delle
sue
belle
maniere
e
del
suo
spirito
,
lo
chiamavano
"
Avvenente
"
.
Tutti
gli
volevano
bene
,
meno
gli
invidiosi
,
che
si
rodevano
dalla
rabbia
perché
il
Re
lo
colmava
di
favori
e
lo
metteva
a
parte
d
'
ogni
suo
segreto
.
Accade
che
Avvenente
si
trovò
in
un
crocchio
di
persone
,
che
parlavano
del
ritorno
dell
'
ambasciatore
e
dicevano
che
non
era
stato
buono
a
nulla
;
allora
egli
disse
,
senza
badarci
tanto
né
quanto
:
"
Se
il
Re
avesse
mandato
me
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
son
sicuro
che
ella
sarebbe
venuta
meco
"
.
Senza
metter
tempo
in
mezzo
quei
malanni
risoffiarono
subito
queste
parole
al
Re
e
gli
dissero
:
"
Sapete
,
o
Sire
,
che
cosa
ha
detto
Avvenente
?
ha
detto
che
se
aveste
mandato
lui
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
egli
si
riprometteva
di
condurla
seco
.
Vedete
quant
'
è
maligno
!
e
'
pretende
di
essere
più
bello
di
voi
,
e
vorrebbe
dare
ad
intendere
che
la
Principessa
si
sarebbe
tanto
invaghita
di
lui
,
da
seguitarlo
da
per
tutto
"
.
Ecco
il
Re
che
va
in
bestia
e
si
riscalda
in
modo
da
perdere
il
lume
degli
occhi
:
"
Ah
!
ah
!
"
,
egli
dice
,
"
dunque
questo
bel
mugherino
si
piglia
giuoco
della
mia
disgrazia
?
dunque
si
stima
da
più
di
me
?
Olà
:
mettetelo
subito
nella
gran
torre
,
e
che
lì
ci
muoia
di
fame
"
.
Le
guardie
del
Re
andarono
da
Avvenente
,
il
quale
non
si
ricordava
nemmeno
di
quello
che
aveva
detto
:
lo
trascinarono
in
prigione
e
gli
fecero
mille
angherie
.
Questo
povero
giovine
non
aveva
che
un
po
'
di
paglia
a
uso
di
letto
:
e
certo
vi
sarebbe
morto
,
senza
una
piccola
fontana
,
che
scaturiva
a
piè
della
torre
,
dove
egli
pigliava
qualche
sorso
d
'
acqua
per
rinfrescarsi
un
poco
,
perché
la
fame
gli
aveva
seccata
la
gola
.
Un
giorno
,
non
potendone
più
,
diceva
sospirando
:
"
Di
che
mai
si
lamenta
il
Re
?
Fra
tutti
i
suoi
sudditi
non
ce
n
'
è
uno
che
,
quanto
me
,
gli
sia
fedele
.
Non
ho
ricordanza
di
averlo
offeso
mai
!
"
.
Il
Re
,
per
caso
,
passando
vicino
alla
torre
,
sentì
i
lamenti
di
colui
che
aveva
tanto
amato
,
e
si
fermò
per
stare
in
orecchio
:
quantunque
i
cortigiani
,
che
erano
con
lui
,
e
che
l
'
avevano
a
morte
con
Avvenente
,
dicessero
al
Re
:
"
Che
idea
è
la
vostra
,
o
Sire
?
non
sapete
che
è
un
malanno
?
"
.
E
il
Re
rispose
:
"
Lasciatemi
qui
:
voglio
sentire
quello
che
dice
"
.
E
avendo
sentito
i
lamenti
di
lui
,
gli
occhi
gli
s
'
empirono
di
pianto
:
aprì
la
porta
della
torre
,
e
lo
chiamò
.
Avvenente
,
tutto
desolato
,
andò
a
buttarsi
ai
ginocchi
del
Re
,
e
gli
baciò
i
piedi
.
"
Che
cosa
v
'
ho
fatto
,
o
Sire
"
,
egli
disse
,
"
per
meritarmi
sì
duri
trattamenti
?
"
"
Tu
ti
sei
preso
giuoco
di
me
e
del
mio
ambasciatore
"
,
rispose
il
Re
,
"
tu
ti
sei
lasciato
uscir
di
bocca
che
,
se
avessi
mandato
te
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
ti
saresti
stimato
da
tanto
da
menarla
teco
.
"
"
È
vero
,
Sire
"
,
disse
Avvenente
,
"
io
le
avrei
raccontato
così
bene
le
vostre
virtù
e
i
vostri
pregi
,
che
son
sicuro
che
ella
non
avrebbe
saputo
come
resistere
;
e
in
tutto
questo
non
mi
par
che
ci
sia
cosa
che
possa
offendervi
.
"
Il
Re
riconobbe
,
difatto
,
di
aver
torto
:
dette
un
'
occhiata
a
coloro
,
che
gli
avevano
messo
in
disgrazia
il
suo
favorito
,
e
lo
menò
con
sé
,
non
senza
pentirsi
amaramente
del
gran
dispiacere
che
gli
aveva
dato
.
Dopo
averlo
invitato
a
una
lauta
cena
,
lo
chiamò
nel
suo
gabinetto
e
gli
disse
:
"
Avvenente
,
io
amo
sempre
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
;
il
suo
rifiuto
non
mi
ha
levato
di
speranza
,
ma
non
so
che
strada
mi
prendere
per
indurla
a
diventare
mia
sposa
.
Ho
una
gran
voglia
di
mandar
te
,
per
vedere
se
tu
fossi
buono
di
venirne
a
capo
"
.
Avvenente
rispose
che
era
dispostissimo
a
obbedirlo
in
ogni
cosa
,
e
che
sarebbe
partito
subito
,
anche
l
'
indomani
.
"
Oh
!
"
,
disse
il
Re
,
"
ti
voglio
dare
una
splendida
accompagnatura
...
"
"
Non
mi
par
punto
necessaria
"
,
egli
rispose
,
"
quanto
a
me
,
mi
basta
e
me
n
'
avanza
d
'
un
bel
cavallo
e
di
qualche
lettera
da
poter
presentare
da
parte
vostra
.
"
Il
Re
non
poté
stare
dall
'
abbracciarlo
per
la
gran
contentezza
di
vederlo
così
pronto
e
sollecito
a
partire
.
Egli
prese
congedo
dal
Re
e
dai
suoi
amici
un
lunedì
mattina
,
e
si
pose
in
viaggio
per
compiere
la
sua
ambasciata
da
sé
solo
,
senza
fare
vistosità
e
senza
fracasso
.
Lungo
la
strada
non
faceva
altro
che
studiare
tutti
i
modi
per
impegnare
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
a
divenire
la
sposa
del
Re
.
Portava
in
tasca
un
piccolo
calamaio
,
e
quando
gli
veniva
qualche
bel
pensierino
da
incastrare
nel
suo
discorso
,
scendeva
da
cavallo
e
si
metteva
sotto
un
albero
per
pigliarne
ricordo
prima
che
gli
passasse
dalla
memoria
.
Una
mattina
,
che
era
partito
sul
far
del
giorno
,
passando
da
una
gran
prateria
,
gli
venne
in
mente
un
'
idea
gentile
e
graziosa
;
e
sceso
subito
di
sella
,
andò
a
mettersi
sotto
una
sfilata
di
salici
e
di
pioppi
,
piantati
lungo
un
piccolo
ruscello
che
scorreva
all
'
orlo
del
prato
.
Quand
'
ebbe
finito
di
scrivere
si
voltò
a
guardare
da
tutte
le
parti
,
tanto
era
contento
di
trovarsi
in
un
luogo
così
delizioso
!
Quand
'
ecco
che
vide
sull
'
erba
un
Carpione
color
dell
'
oro
,
che
boccheggiava
e
non
ne
poteva
più
,
perché
,
per
la
gola
di
chiappare
dei
moscerini
,
aveva
fatto
un
salto
così
lungo
e
così
fuor
dell
'
acqua
,
che
era
andato
a
ricascare
sull
'
erba
,
dove
stava
quasi
per
morire
.
Avvenente
n
'
ebbe
compassione
,
e
sebbene
fosse
giorno
di
magro
e
potesse
fargli
comodo
per
il
suo
desinare
,
lo
prese
e
lo
rimesse
perbenino
nella
corrente
del
fiume
.
Appena
il
nostro
Carpione
sentì
il
fresco
dell
'
acqua
,
cominciò
a
scodinzolare
dall
'
allegrezza
e
andò
subito
a
fondo
:
ma
poi
,
ritornato
a
fior
d
'
acqua
,
disse
,
avvicinandosi
tutto
vispo
alla
riva
:
"
Avvenente
,
io
vi
ringrazio
del
servizio
che
mi
avete
reso
;
senza
di
voi
sarei
morto
e
voi
mi
avete
salvato
.
Io
non
sono
un
ingrato
e
saprò
ricambiarvi
!
"
.
Dopo
questo
complimento
sparì
sott
'
acqua
:
e
Avvenente
rimase
molto
maravigliato
dello
spirito
e
della
buona
creanza
del
Carpione
.
Un
altro
giorno
,
mentre
seguitava
il
suo
viaggio
,
s
'
imbatté
in
un
Corvo
ridotto
a
mal
partito
:
questo
povero
uccello
era
inseguito
da
un
'
Aquila
smisurata
,
gran
divoratrice
di
Corvi
;
e
stava
lì
lì
per
essere
agguantato
,
e
l
'
Aquila
l
'
avrebbe
inghiottito
come
un
chicco
di
canapa
,
se
Avvenente
non
si
fosse
mosso
a
compassione
della
povera
bestia
.
"
Ecco
"
,
gli
disse
,
"
che
al
solito
i
più
forti
opprimono
i
più
deboli
.
Che
ragione
ha
l
'
Aquila
di
mangiare
il
Corvo
?
"
E
preso
l
'
arco
che
portava
sempre
seco
,
e
una
freccia
,
puntò
la
mira
contro
l
'
Aquila
e
crac
!
le
scagliò
la
freccia
nel
corpo
e
la
passò
da
parte
a
parte
.
L
'
Aquila
cadde
giù
morta
,
e
il
Corvo
,
tutt
'
allegro
,
andandosi
a
posare
in
cima
a
un
ramo
:
"
Avvenente
"
,
gli
disse
,
"
voi
siete
stato
molto
generoso
d
'
essere
venuto
in
aiuto
a
me
,
che
sono
un
povero
uccello
:
ma
non
avete
trovato
un
ingrato
;
all
'
occorrenza
saprò
ricambiarvi
!
"
.
Avvenente
ammirò
il
buon
cuore
del
Corvo
,
e
continuò
la
sua
strada
.
Una
mattina
,
che
albeggiava
appena
e
non
vedeva
nemmeno
dove
mettesse
i
piedi
,
nel
traversare
un
gran
bosco
,
sentì
un
Gufo
che
strillava
come
un
disperato
.
"
Ohe
!
"
,
egli
disse
,
"
ecco
un
Gufo
al
quale
deve
essere
capitato
qualche
brutto
malanno
.
"
Guarda
di
qui
,
guarda
di
là
,
finalmente
gli
venne
fatto
di
vedere
alcune
reti
,
che
erano
state
tese
la
notte
per
acchiappare
gli
uccelli
.
"
Che
miseria
!
"
,
egli
disse
,
"
si
vede
proprio
che
gli
uomini
sono
fatti
apposta
per
tormentarsi
gli
uni
cogli
altri
,
e
per
non
lasciar
ben
avere
tanti
poveri
animali
,
che
non
hanno
fatto
loro
nessun
male
e
nessun
dispetto
.
"
Cavò
fuori
il
suo
coltello
e
tagliò
le
funicelle
delle
reti
.
Il
Gufo
prese
il
volo
,
ma
ricalando
subito
a
tiro
di
schioppo
:
"
Avvenente
"
,
egli
disse
,
"
non
ho
bisogno
di
perdermi
in
parole
per
dirvi
la
gratitudine
che
sento
per
voi
.
Il
fatto
parla
da
sé
.
I
cacciatori
stavano
lì
per
arrivare
:
senza
il
vostro
soccorso
,
mi
avrebbero
preso
e
ammazzato
.
Ma
io
ho
un
cuore
riconoscente
,
e
saprò
ricambiarvi
"
.
Ecco
le
tre
avventure
più
strepitose
che
accadessero
al
buon
Avvenente
durante
il
suo
viaggio
.
Egli
aveva
tanta
passione
di
arrivar
presto
,
che
,
appena
giunto
,
andò
subito
al
palazzo
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
.
Il
palazzo
era
pieno
di
meraviglie
.
Diamanti
ammontati
come
sassi
:
abiti
magnifici
,
argenterie
,
confetti
,
dolci
e
ogni
grazia
di
Dio
:
di
modo
che
Avvenente
pensava
dentro
di
sé
che
se
la
Principessa
si
fosse
decisa
a
lasciare
tutte
quelle
magnificenze
per
venire
a
stare
col
Re
suo
padrone
,
bisognava
proprio
dire
che
gli
era
toccata
una
gran
fortuna
.
Si
messe
un
vestito
di
broccato
e
delle
penne
bianche
e
carnicine
:
si
pettinò
,
s
'
incipriò
,
si
lavò
il
viso
:
si
infilò
intorno
al
collo
una
ricca
sciarpa
,
tutta
ricamata
,
con
un
piccolo
paniere
e
con
dentro
un
bel
canino
,
che
esso
aveva
comprato
,
passando
da
Bologna
.
Avvenente
era
così
bello
della
persona
e
così
grazioso
,
e
ogni
cosa
che
faceva
,
lo
faceva
con
tanto
garbo
,
che
quando
si
presentò
alla
porta
del
palazzo
,
tutte
le
guardie
gli
strisciarono
una
gran
riverenza
,
e
corsero
ad
annunziare
alla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
che
Avvenente
,
l
'
ambasciatore
del
Re
suo
vicino
,
domandava
la
grazia
di
poterla
vedere
.
Subito
che
intese
il
nome
d
'
Avvenente
,
la
Principessa
disse
:
"
Questo
nome
m
'
è
di
buon
augurio
:
scommetto
che
dev
'
essere
un
giovane
grazioso
e
da
piacere
"
.
"
Oh
davvero
,
Signora
!
"
,
dissero
tutte
le
dame
d
'
onore
.
"
Noi
l
'
abbiamo
veduto
dall
'
ultimo
piano
,
dove
s
'
era
a
mettere
in
ordine
la
vostra
biancheria
:
e
tutto
il
tempo
che
s
'
è
trattenuto
sotto
le
nostre
finestre
,
non
siamo
state
più
buone
a
far
nulla
.
"
"
Vi
fa
un
bell
'
onore
"
,
replicò
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
"
di
passare
il
vostro
tempo
a
guardare
i
giovanotti
.
Animo
,
via
!
mi
si
porti
subito
il
mio
vestito
di
gala
,
di
raso
blu
,
a
ricami
;
mi
si
sparpaglino
con
grazia
i
miei
capelli
biondi
:
mi
si
faccia
una
ghirlanda
di
fiori
freschi
,
si
tirino
fuori
le
mie
scarpine
col
tacco
rilevato
e
il
mio
ventaglio
;
si
spazzi
la
mia
camera
e
si
spolveri
il
mio
trono
;
perché
io
voglio
che
si
dica
dappertutto
che
io
sono
davvero
la
Bella
dai
capelli
d
'oro."
Ecco
tutte
le
donne
in
gran
moto
per
abbigliarla
come
una
Regina
:
e
tanto
si
danno
da
fare
,
che
s
'
urtano
fra
di
loro
e
non
concludono
nulla
di
buono
.
Finalmente
la
Principessa
passò
nella
sala
dei
grandi
specchi
per
rimirarsi
e
vedere
se
al
suo
abbigliamento
mancasse
qualche
cosa
;
poi
salì
sul
trono
,
tutto
d
'
oro
,
d
'
avorio
e
d
'
ebano
,
che
mandava
un
profumo
delizioso
,
e
ordinò
alle
donne
di
prendere
degli
strumenti
e
di
mettersi
a
cantare
,
ma
con
una
certa
discrezione
,
per
non
cavar
di
cervello
la
gente
.
Quando
Avvenente
fu
condotto
nella
sala
di
udienza
,
restò
così
fuori
di
sé
dalla
meraviglia
,
che
dopo
ha
raccontato
molte
volte
che
non
poteva
quasi
aprir
bocca
per
parlare
.
Nondimeno
si
fece
coraggio
:
disse
il
suo
discorso
come
non
si
poteva
dir
meglio
,
e
pregò
la
Principessa
di
non
dargli
il
dispiacere
di
doversene
tornar
via
senza
di
lei
.
"
Garbato
Avvenente
"
,
disse
la
Principessa
,
"
le
ragioni
che
mi
avete
dette
sono
eccellenti
e
io
sarei
contenta
di
fare
un
favore
a
voi
,
piuttosto
che
a
qualunqu
'
altra
persona
,
Ma
bisogna
che
sappiate
che
un
mese
fa
andai
a
passeggiare
colle
mie
dame
di
compagnia
lungo
il
fiume
,
e
siccome
mi
fu
servita
la
colazione
,
così
nel
cavarmi
il
guanto
,
mi
uscì
l
'
anello
dal
dito
e
disgraziatamente
cadde
nell
'
acqua
.
Quest
'
anello
mi
è
più
caro
del
regno
.
Lascio
immaginare
a
voi
il
dispiacere
che
provai
!
E
ora
ho
fatto
giuro
di
non
dare
ascolto
a
nessuna
trattativa
di
matrimonio
,
se
l
'
ambasciatore
che
verrà
a
portarmi
lo
sposo
non
mi
riporti
prima
il
mio
anello
.
Tocca
a
voi
a
decidere
su
quello
che
volete
fare
;
perché
se
duraste
a
parlarmene
quindici
giorni
e
quindici
notti
in
fila
,
non
arrivereste
mai
a
farmi
cambiare
di
sentimento
.
"
Avvenente
rimase
mezzo
intontito
a
questa
risposta
:
le
fece
una
gran
riverenza
e
la
pregò
di
voler
gradire
il
canino
,
il
paniere
e
la
sciarpa
;
ma
essa
rispose
che
non
accettava
nessun
regalo
e
che
pensasse
alle
cose
che
gli
aveva
dette
.
Quando
fu
tornato
a
casa
,
se
ne
andò
a
letto
senza
prendere
nemmeno
un
boccone
da
cena
:
e
il
canino
,
che
si
chiamava
Caprioletto
,
non
volle
cenare
neanche
lui
e
andò
a
cucciarsi
accanto
al
padrone
.
Tutta
la
notte
,
quanto
fu
lunga
,
Avvenente
non
fece
altro
che
sospirare
.
"
Dove
poss
'
io
ripescare
un
anello
,
che
,
un
mese
fa
,
è
cascato
nel
fiume
?
"
,
esso
diceva
.
"
Sarebbe
una
pazzia
soltanto
a
provarsi
!
Si
vede
bene
che
la
Principessa
lo
ha
detto
apposta
per
mettermi
nell
'
impossibilità
di
poterla
ubbidire
.
"
E
tornava
a
sospirare
e
a
dare
in
tutte
le
smanie
.
Caprioletto
,
che
lo
sentiva
,
gli
disse
:
"
Caro
padrone
,
fatemi
un
piacere
:
non
disperate
ancora
della
vostra
buona
fortuna
.
Voi
siete
un
giovine
troppo
carino
,
per
non
dover
essere
fortunato
.
Appena
farà
giorno
,
andiamo
subito
in
riva
al
fiume
"
.
Avvenente
gli
dette
colla
mano
due
buffetti
e
non
rispose
sillaba
:
finché
stanco
e
rifinito
dalla
passione
,
si
addormentò
.
Caprioletto
,
quando
vide
i
primi
chiarori
dell
'
alba
,
cominciò
tanto
a
sgambettare
,
che
lo
svegliò
e
gli
disse
:
"
Animo
,
padrone
,
vestitevi
:
e
usciamo
!
"
.
Avvenente
non
desiderava
di
meglio
.
Si
alza
,
si
veste
,
scende
nel
giardino
e
dal
giardino
s
'
incammina
un
passo
dietro
l
'
altro
verso
il
fiume
,
dove
si
mette
a
passeggiare
col
suo
cappello
sugli
occhi
e
colle
braccia
incrociate
,
pensando
al
brutto
momento
di
dover
ripartire
,
quand
'
ecco
che
a
un
tratto
sente
una
voce
che
lo
chiama
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
Si
volta
a
guardare
da
tutte
le
parti
e
non
vede
anima
viva
.
Credé
di
aver
sognato
.
Si
rimette
a
passeggiare
,
e
daccapo
la
solita
voce
a
chiamarlo
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
"
Chi
è
che
mi
chiama
?
"
,
diss
'
egli
.
Caprioletto
,
che
era
molto
piccino
,
e
così
poteva
guardare
nell
'
acqua
a
piccolissima
distanza
,
gli
rispose
:
"
Datemi
del
bugiardo
se
non
è
un
Carpione
,
color
dell
'
oro
,
quello
laggiù
in
fondo
"
.
Detto
fatto
,
un
grosso
Carpio
venne
su
a
fior
d
'
acqua
e
gli
disse
:
"
Voi
mi
avete
salvato
la
vita
nei
prati
degli
Alzieri
,
dove
io
senza
di
voi
sarei
rimasto
morto
,
e
vi
promisi
un
ricambio
.
Pigliate
,
caro
Avvenente
,
ecco
qui
l
'
anello
della
Bella
dai
capelli
d
'
oro
"
.
Egli
si
chinò
e
tirò
fuori
l
'
anello
dalla
gola
del
Carpio
e
lo
ringraziò
a
mille
doppi
.
E
invece
di
tornare
a
casa
,
andò
difilato
al
palazzo
,
in
compagnia
di
Caprioletto
,
che
era
contento
come
una
pasqua
per
aver
consigliato
il
suo
padrone
a
venire
sulla
sponda
del
fiume
.
Fu
annunziato
alla
Principessa
che
Avvenente
desiderava
di
vederla
.
"
Ahimè
!
povero
giovane
!
"
,
diss
'
ella
,
"
e
'
vien
da
me
per
congedarsi
.
Avrà
capito
che
ciò
che
io
voglio
da
lui
è
impossibile
,
e
partirà
per
andare
a
raccontarlo
al
suo
padrone
.
"
Avvenente
,
appena
introdotto
,
le
presentò
l
'
anello
dicendo
:
"
Ecco
,
o
Principessa
,
il
vostro
comando
è
stato
obbedito
:
sareste
ora
tanto
compiacente
di
prendere
per
vostro
sposo
il
mio
augusto
padrone
?
"
.
Quand
'
ella
vide
il
suo
anello
,
sano
e
salvo
come
se
non
fosse
stato
toccato
,
rimase
meravigliata
:
ma
tanto
meravigliata
,
che
credeva
di
sognare
.
"
Davvero
"
,
ella
disse
,
"
grazioso
Avvenente
!
Si
vede
proprio
che
voi
avete
una
fata
dalla
vostra
altrimenti
questi
miracoli
non
si
fanno
.
"
"
Signora
"
,
egli
replicò
,
"
io
non
so
di
fate
:
ma
so
che
ho
un
gran
desiderio
di
contentare
ogni
vostra
voglia
.
"
"
Poiché
avete
questa
buona
volontà
"
,
ella
continuò
"
rendetemi
un
altro
gran
servizio
,
senza
di
che
non
c
'
è
caso
che
io
possa
risolvermi
a
prendere
marito
.
C
'
è
un
Principe
,
non
lontano
di
qui
,
detto
Galifrone
,
il
quale
si
è
messo
in
testa
di
volermi
sposare
.
Egli
mi
ha
fatto
conoscere
la
sua
intenzione
con
minacce
paurose
,
dicendo
che
se
io
non
lo
voglio
,
metterà
lo
scompiglio
e
la
desolazione
ne
'
miei
Stati
.
Ma
ditemi
un
po
'
voi
,
se
potrei
dargli
retta
.
Figuratevi
che
è
un
gigante
più
grande
di
una
gran
torre
;
ed
è
capace
di
mangiare
un
uomo
come
una
scimmia
mangerebbe
una
castagna
.
Quando
va
in
giro
per
la
campagna
,
si
mette
in
tasca
dei
piccoli
cannoni
,
dei
quali
poi
si
serve
come
se
fossero
pistole
:
e
quando
parla
forte
,
fa
diventar
sorde
tutte
le
persone
che
gli
stanno
vicine
.
Gli
mandai
a
dire
che
non
avevo
voglia
di
maritarmi
e
che
mi
scusasse
:
ma
non
per
questo
ha
smesso
di
perseguitarmi
:
ammazza
i
miei
sudditi
,
e
prima
d
'
ogni
cosa
bisogna
che
voi
vi
battiate
con
lui
,
e
che
mi
portiate
la
sua
testa
.
"
Avvenente
rimase
sbalordito
da
questo
discorso
:
stette
un
po
'
soprappensiero
;
poi
disse
:
"
Ebbene
,
o
signora
!
io
mi
batterò
con
Galifrone
.
Credo
che
ne
toccherò
io
!
A
ogni
modo
,
morirò
da
valoroso
"
.
La
Principessa
restò
meravigliatissima
:
e
gli
disse
un
monte
di
cose
,
per
vedere
di
stornarlo
da
questa
impresa
.
Ma
non
valse
a
nulla
.
Egli
se
ne
venne
via
,
per
mettersi
subito
in
cerca
delle
armi
e
di
tutto
l
'
occorrente
.
Quand
'
ebbe
ciò
che
voleva
,
ripose
Caprioletto
nel
solito
panierino
,
montò
sul
suo
bel
cavallo
e
andò
nel
paese
di
Galifrone
.
A
quanti
incontrava
per
via
,
domandava
a
tutti
notizie
di
lui
:
e
tutti
gli
dicevano
che
era
un
vero
demonio
,
e
che
faceva
spavento
soltanto
a
doverlo
avvicinare
.
Caprioletto
,
per
fargli
coraggio
,
gli
diceva
:
"
Caro
padrone
,
in
quel
mentre
che
vi
batterete
,
io
anderò
a
mordergli
le
gambe
:
lui
si
chinerà
per
levarmi
di
tra
i
piedi
,
e
intanto
voi
l
'
ammazzerete
"
.
Avvenente
ammirava
lo
spirito
del
suo
canino
:
ma
sapeva
bene
che
il
suo
aiuto
non
sarebbe
stato
in
ragione
del
bisogno
.
Finalmente
arrivò
in
vicinanza
del
castello
di
Galifrone
:
tutte
le
strade
erano
seminate
d
'
ossa
e
di
carcasse
d
'
uomini
,
che
esso
aveva
divorati
o
fatti
in
pezzi
.
Né
dové
aspettarlo
molto
tempo
,
perché
lo
vide
comparire
di
dietro
al
bosco
.
La
sua
testa
sorpassava
gli
alberi
più
alti
,
e
con
una
voce
spaventosa
cantava
:
Chi
mi
porta
dei
teneri
bambini
Da
farli
scricchiolare
sotto
il
dente
?
Ne
ho
bisogno
di
tanti
e
poi
di
tanti
.
Che
in
tutto
il
mondo
non
ce
n
'
è
bastanti
.
E
subito
Avvenente
,
a
botta
e
risposta
,
si
messe
a
cantare
:
Fatti
avanti
,
c
'
è
Avvenente
Che
saprà
strapparti
i
denti
;
Non
è
un
colosso
di
figura
,
Ma
di
te
non
ha
paura
.
Le
rime
non
tornavano
precise
:
ma
bisogna
riflettere
che
la
strofa
la
improvvisò
in
fretta
e
in
furia
,
ed
è
un
miracolo
se
non
la
fece
anche
più
brutta
,
per
la
paura
che
gli
era
entrata
in
corpo
.
Quando
Galifrone
sentì
questa
risposta
,
si
voltò
di
qua
e
di
là
,
e
vide
Avvenente
colla
spada
nel
pugno
della
mano
,
che
gli
disse
per
giunta
tre
o
quattro
parolacce
,
per
farlo
andare
in
bestia
più
che
mai
.
Non
ci
mancava
altro
!
Egli
prese
una
furia
così
spaventosa
,
che
,
afferrata
una
mazza
tutta
di
ferro
,
avrebbe
ucciso
con
un
colpo
solo
il
delicato
Avvenente
,
senza
il
caso
di
un
Corvo
che
venne
a
posarglisi
sulla
testa
e
gli
dette
negli
occhi
una
beccata
così
aggiustata
,
che
glieli
cavò
di
netto
.
Il
sangue
gli
grondava
giù
per
il
viso
:
e
infuriato
da
far
paura
,
picchiava
mazzate
a
diritto
e
a
rovescio
.
Intanto
Avvenente
,
scansandosi
a
tempo
,
gli
tirava
dei
colpi
di
spada
,
ficcandogliela
in
corpo
fino
all
'
impugnatura
:
e
tanto
era
il
sangue
,
che
il
gigante
perdeva
dalle
sue
molte
ferite
,
che
finalmente
stramazzò
per
terra
.
Avvenente
gli
tagliò
subito
la
testa
,
tutto
allegro
di
avere
avuto
questa
bella
fortuna
;
e
il
Corvo
che
s
'
era
posato
sul
ramo
d
'
un
albero
,
gli
disse
:
"
Io
non
ho
dimenticato
il
servizio
che
mi
rendeste
,
uccidendo
l
'
Aquila
che
mi
dava
addosso
.
Vi
promisi
di
contraccambiarvi
,
e
credo
di
aver
pagato
il
mio
debito
"
.
"
Sono
io
che
vi
debbo
tutto
,
signor
Corvo
"
,
rispose
Avvenente
,
"
e
mi
dichiaro
vostro
buon
servitore
.
"
Poi
montò
subito
a
cavallo
,
col
carico
della
spaventosa
testa
di
Galifrone
.
Quando
arrivò
in
città
,
tutta
la
gente
gli
andava
dietro
gridando
:
"
Ecco
il
bravo
Avvenente
,
che
ritorna
dall
'
aver
morto
il
gigante
Galifrone
"
e
la
Principessa
,
che
sentiva
questo
baccano
e
tremava
dalla
paura
che
venissero
a
dargli
la
nuova
della
morte
di
Avvenente
,
non
aveva
fiato
di
chiedere
che
cosa
fosse
avvenuto
.
Ma
in
quel
punto
ella
vide
entrare
Avvenente
,
colla
testa
del
gigante
,
che
metteva
ancora
spavento
,
quantunque
non
potesse
più
fare
alcun
male
.
"
Signora
"
,
egli
disse
,
"
il
vostro
nemico
è
morto
.
Voglio
sperare
che
ora
non
direte
più
di
no
al
Re
,
mio
augusto
padrone
.
"
"
Ah
!
senza
dubbio
"
,
replicò
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
"
che
io
gli
dirò
sempre
di
no
,
se
voi
prima
della
mia
partenza
non
trovate
il
modo
di
portarmi
l
'
acqua
della
caverna
tenebrosa
.
C
'
è
qui
,
poco
distante
,
una
grotta
profonda
che
gira
più
di
cento
chilometri
.
Ci
stanno
sull
'
ingresso
due
draghi
che
ne
impediscono
l
'
entrata
.
Buttano
fiamme
di
fuoco
dalla
bocca
e
dagli
occhi
.
Quando
poi
siamo
dentro
alla
grotta
,
si
trova
una
gran
buca
nella
quale
bisogna
scendere
,
ed
è
piena
di
rospi
,
di
biacchi
,
di
ramarri
e
di
altri
serpenti
.
In
fondo
a
questa
buca
c
'
è
una
piccola
nicchia
,
dalla
quale
scaturisce
la
fontana
della
bellezza
e
della
salute
:
io
voglio
a
tutti
i
costi
di
quell
'
acqua
.
Ogni
cosa
che
si
lava
con
quell
'
acqua
diventa
meravigliosa
:
se
siamo
belle
,
si
rimane
sempre
belle
:
se
brutte
,
si
diventa
belle
:
se
siamo
giovani
,
si
resta
giovani
:
se
vecchie
,
si
ringiovanisce
.
Vedete
bene
,
caro
Avvenente
,
che
io
non
posso
lasciare
il
mio
Regno
,
senza
portar
meco
un
poco
di
quell
'
acqua
lì
.
"
"
Signora
"
,
egli
rispose
;
"
voi
siete
tanto
bella
,
che
quest
'
acqua
per
voi
mi
pare
affatto
inutile
:
ma
io
sono
un
ambasciatore
disgraziato
,
di
cui
volete
la
morte
.
Io
vado
a
cercarvi
ciò
che
voi
desiderate
,
colla
certezza
nel
cuore
di
non
tornare
più
indietro
.
"
La
Bella
dai
capelli
d
'
oro
non
cambiò
per
questo
di
proposito
:
e
il
povero
Avvenente
partì
col
suo
canino
Caprioletto
per
andare
alla
grotta
tenebrosa
,
a
cercarvi
l
'
acqua
della
bellezza
.
Tutti
quelli
che
lo
incontravano
lungo
la
strada
,
dicevano
:
"
Che
peccato
vedere
un
giovane
tanto
grazioso
correre
così
spensieratamente
in
bocca
alla
morte
:
egli
se
ne
va
alla
grotta
da
sé
solo
:
ma
quand
'
anche
fossero
cento
,
non
verrebbero
a
capo
di
nulla
.
Perché
la
Principessa
s
'
incaponisce
a
volere
l
'
impossibile
?
"
.
Egli
seguitava
a
camminare
,
e
non
diceva
parola
:
ma
era
triste
,
molto
triste
.
Arrivato
verso
la
cima
della
montagna
,
si
sedette
per
ripigliar
fiato
,
e
lasciò
il
cavallo
a
pascere
e
Caprioletto
a
correr
dietro
alle
mosche
.
Egli
sapeva
che
la
grotta
tenebrosa
non
era
molto
distante
di
là
,
e
guardava
se
per
caso
l
'
avesse
potuta
scoprire
;
quand
'
ecco
che
vide
un
enorme
scoglio
,
nero
come
l
'
inchiostro
,
di
dove
usciva
un
fumo
densissimo
,
e
di
lì
a
poco
uno
dei
draghi
che
buttava
fuoco
dagli
occhi
e
dalla
gola
.
Il
drago
aveva
il
corpo
verde
e
giallo
,
dei
grossi
unghioni
e
una
coda
lunghissima
,
che
s
'
attorcigliava
in
più
di
cento
giri
.
Caprioletto
vide
anch
'
egli
ogni
cosa
,
e
non
sapeva
dove
nascondersi
:
la
povera
bestia
era
mezza
morta
dalla
paura
.
Avvenente
,
fatto
oramai
animo
di
morire
,
cavò
fuori
la
sua
spada
e
s
'
avviò
colla
sua
boccetta
,
che
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
gli
aveva
dato
,
per
riempirla
coll
'
acqua
della
bellezza
.
Egli
disse
al
suo
canino
Caprioletto
:
"
Per
me
è
finita
!
io
non
potrò
mai
arrivare
a
prendere
di
quest
'
acqua
,
che
è
custodita
dai
draghi
;
quando
sarò
morto
,
riempi
la
boccetta
col
mio
sangue
e
portala
alla
Principessa
,
perché
ella
possa
vedere
quanto
mi
costa
il
servirla
:
e
dopo
vai
a
trovare
il
Re
mio
padrone
,
e
raccontagli
la
mia
disgrazia
"
.
Mentre
diceva
così
,
sentì
una
voce
che
lo
chiamava
:
"
Avvenente
!
Avvenente
!
"
.
Egli
disse
:
"
Chi
mi
chiama
?
"
,
e
vide
un
Gufo
nel
buco
d
'
un
albero
vecchio
,
che
gli
disse
:
"
Voi
mi
avete
liberato
dalle
reti
de
'
cacciatori
,
dov
'
ero
rimasto
preso
:
e
mi
salvaste
la
vita
.
Promisi
di
rendervi
il
contraccambio
,
e
il
momento
è
giunto
.
Datemi
la
vostra
boccetta
:
io
conosco
tutti
gli
andirivieni
della
grotta
tenebrosa
:
anderò
io
a
prendervi
l
'
acqua
della
bellezza
"
.
Figuratevi
se
questa
cosa
gli
fece
piacere
!
Lo
lascio
pensare
a
voi
.
Avvenente
gli
dette
subito
la
sua
boccetta
e
il
Gufo
entrò
nella
grotta
,
come
sarebbe
entrato
in
casa
sua
.
E
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
tornò
e
riportò
la
boccetta
piena
e
tappata
.
Ad
Avvenente
parve
d
'
aver
toccato
il
cielo
con
un
dito
:
ringraziò
il
Gufo
dal
profondo
del
cuore
e
,
risalita
la
montagna
,
prese
tutt
'
allegro
la
strada
che
menava
alla
città
.
Andò
subito
al
palazzo
e
presentò
la
boccetta
alla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
la
quale
non
ebbe
più
nulla
da
ridire
.
Ella
ringraziò
Avvenente
,
e
diè
l
'
ordine
che
fosse
allestita
ogni
cosa
per
la
partenza
.
Poi
si
messe
in
viaggio
con
lui
:
e
strada
facendo
,
finì
col
persuadersi
che
il
giovinetto
era
molto
grazioso
;
e
qualche
volta
gli
diceva
:
"
Se
aveste
voluto
,
vi
avrei
fatto
Re
e
non
saremmo
partiti
mai
dai
miei
Stati
"
.
Ma
egli
rispose
:
"
Rinunzierei
a
tutti
i
troni
della
terra
,
piuttosto
che
dare
un
dispiacere
così
forte
al
mio
Re
:
sebbene
voi
siate
più
bella
del
sole
"
.
Finalmente
giunsero
alla
Capitale
,
e
il
Re
,
sapendo
che
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
stava
per
arrivare
,
andò
a
incontrarla
e
le
presentò
i
più
bei
regali
del
mondo
.
Furono
fatte
le
nozze
,
e
con
tanta
gala
e
magnificenza
,
che
si
durò
a
discorrerne
per
un
pezzo
;
ma
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
,
che
in
fondo
al
cuore
era
innamorata
di
Avvenente
,
non
poteva
stare
senza
vederlo
e
l
'
aveva
sempre
sulla
bocca
.
Ella
diceva
al
Re
:
"
Se
non
era
Avvenente
,
io
non
sarei
dicerto
venuta
qui
:
egli
ha
fatto
per
me
delle
cose
,
da
non
potersi
credere
;
e
voi
dovete
essergli
grato
"
.
Gl
'
invidiosi
che
sentivano
questi
discorsi
della
Regina
andavano
dopo
bisbigliando
al
Re
:
"
Voi
non
siete
geloso
;
eppure
avreste
motivo
di
esserlo
.
La
Regina
è
così
innamorata
di
Avvenente
,
che
non
mangia
né
beve
più
;
essa
non
fa
altro
che
parlar
di
lui
e
della
grande
riconoscenza
che
voi
dovete
avergli
:
come
se
chiunque
altro
aveste
mandato
,
nel
posto
suo
,
non
avesse
saputo
fare
altrettanto
"
.
E
il
Re
disse
:
"
Davvero
,
che
me
ne
sono
accorto
anch
'
io
.
Che
sia
preso
subito
e
imprigionato
nella
torre
,
coi
ferri
ai
piedi
e
alle
mani
"
.
Avvenente
fu
preso
e
,
in
ricompensa
di
aver
così
bene
servito
il
Re
,
fu
chiuso
nella
torre
coi
ferri
ai
piedi
e
alle
mani
.
La
sola
persona
che
egli
vedesse
,
era
il
guardiano
della
carcere
;
il
quale
gli
gettava
da
una
buca
un
pezzo
di
pan
nero
e
un
po
'
d
'
acqua
in
una
ciotola
di
terra
.
Ma
il
suo
piccolo
Caprioletto
non
lo
abbandonava
mai
,
e
veniva
a
fargli
coraggio
e
a
portargli
tutte
le
nuove
che
correvano
per
la
città
.
Quando
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
venne
a
risapere
la
disgrazia
di
Avvenente
,
andò
a
buttarsi
ai
piedi
del
Re
,
e
colle
lacrime
agli
occhi
lo
pregò
a
farlo
levare
di
prigione
.
Ma
più
essa
si
raccomandava
,
e
più
il
Re
s
'
intristiva
,
pensando
fra
sé
e
sé
:
"
È
segno
che
ne
è
innamorata
"
e
così
non
intendeva
né
ragioni
né
preghiere
.
Il
Re
finì
col
mettersi
in
testa
di
non
essere
abbastanza
bello
agli
occhi
della
Regina
:
e
gli
venne
l
'
idea
di
lavarsi
il
viso
coll
'
acqua
della
bellezza
,
per
vedere
se
in
questo
modo
gli
fosse
riuscito
di
farsi
amare
un
poco
di
più
.
Quest
'
acqua
stava
sul
caminetto
nella
camera
della
Regina
,
che
la
teneva
lì
,
per
averla
sempre
sott
'
occhio
;
ma
una
delle
sue
cameriere
,
volendo
ammazzare
un
ragno
con
una
spazzolata
,
fece
cascare
disgraziatamente
la
boccetta
,
la
quale
si
ruppe
,
e
l
'
acqua
se
n
'
andò
tutta
per
la
terra
.
La
cameriera
ripuli
ogni
cosa
in
fretta
e
furia
,
e
non
sapendo
come
rimediarla
,
si
ricordò
di
aver
visto
nel
gabinetto
del
Re
un
'
altra
boccetta
somigliantissima
e
piena
d
'
acqua
chiara
,
tale
e
quale
come
l
'
acqua
della
bellezza
.
Non
parendo
suo
fatto
,
la
prese
senza
star
a
dir
nulla
e
la
posò
sul
camminetto
della
Regina
.
L
'
acqua
che
era
nel
gabinetto
del
Re
serviva
per
far
morire
i
Principi
e
i
grandi
Signori
,
quando
ne
avevano
fatta
qualcuna
delle
grosse
.
Invece
di
tagliar
loro
la
testa
o
impiccarli
,
si
bagnava
loro
il
viso
con
quest
'
acqua
:
e
così
si
addormentavano
e
non
si
svegliavano
più
.
Una
sera
,
dunque
,
il
Re
prese
la
boccetta
e
si
strofinò
ben
bene
il
viso
.
Dopo
si
addormentò
e
morì
.
Il
piccolo
Caprioletto
,
che
fu
uno
dei
primi
a
sapere
il
caso
,
andò
subito
a
raccontarlo
ad
Avvenente
,
il
quale
gli
disse
di
andare
di
corsa
dalla
Bella
dai
capelli
d
'
oro
e
di
pregarla
a
volersi
ricordare
del
povero
prigioniero
.
Caprioletto
sgattaiolò
fra
mezzo
alle
gambe
della
folla
,
perché
alla
Corte
c
'
era
un
gran
via
-
vai
e
una
gran
diceria
per
la
morte
del
Re
,
e
disse
alla
Regina
:
"
Signora
,
non
vi
scordate
del
povero
Avvenente
"
.
Ella
si
rammentò
subito
di
tutti
i
patimenti
che
aveva
sofferti
per
lei
,
e
della
sua
gran
fidatezza
.
Uscì
senza
farne
parola
con
alcuno
,
e
andò
diritto
alla
torre
,
dove
sciolse
da
se
stessa
le
catene
dalle
mani
e
dai
piedi
d
'
Avvenente
:
e
mettendogli
una
corona
in
capo
e
un
manto
reale
sulle
spalle
,
disse
:
"
Venite
,
mio
caro
Avvenente
,
io
vi
faccio
Re
,
e
vi
prendo
per
mio
sposo
"
.
Egli
si
gettò
ai
suoi
piedi
e
la
ringraziò
:
e
tutti
si
chiamarono
fortunati
di
averlo
per
sovrano
.
Le
nozze
furono
fatte
con
grandissima
magnificenza
,
e
la
Bella
dai
capelli
d
'
oro
visse
molti
anni
col
suo
bell
'
Avvenente
,
tutti
e
due
felici
e
contenti
,
da
non
poterselo
figurare
.
Si
vuole
che
Avvenente
lasciasse
ai
suoi
figli
un
libro
di
ricordi
:
un
libro
curioso
,
perché
aveva
tutte
le
pagine
bianche
,
meno
l
'
ultima
,
sulla
quale
aveva
scritto
di
proprio
pugno
le
seguenti
parole
:
"
Se
per
caso
qualche
povero
diavolo
ricorre
a
te
per
essere
aiutato
,
tu
aiutalo
:
né
badare
com
'
è
vestito
,
né
se
abbia
viso
di
persona
da
poterti
rendere
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
il
piacere
che
gli
fai
.
Sulle
opere
buone
e
generose
non
si
mercanteggia
mai
:
né
bisogna
farle
coll
'
intenzione
di
ripigliarci
sopra
il
frutto
e
l
'
usura
.
A
ogni
modo
,
tieni
sempre
a
mente
che
un
benefizio
fatto
non
è
mai
perduto
"
.
L
'
uccello
turchino
C
'
era
una
volta
un
Re
,
molto
ricco
di
quattrini
e
di
terre
:
la
sua
moglie
morì
,
ed
egli
ne
fu
inconsolabile
.
Per
otto
giorni
intieri
si
chiuse
in
un
piccolo
salottino
,
dove
picchiava
il
capo
nel
muro
,
tanto
era
il
dolore
che
gli
straziava
l
'
anima
;
per
paura
che
finisse
coll
'
ammazzarsi
,
furono
accomodate
delle
materasse
fra
il
muro
e
i
parati
della
stanza
.
Così
poteva
sbatacchiarsi
a
suo
piacere
,
e
non
c
'
era
caso
che
potesse
farsi
del
male
.
Tutti
i
suoi
sudditi
si
messero
d
'
accordo
per
andare
a
trovarlo
e
dirgli
quelle
ragioni
credute
più
adatte
,
per
iscuoterlo
dalla
sua
tristezza
.
Alcuni
prepararono
dei
discorsi
molto
seri
:
altri
uscirono
fuori
con
delle
cose
piacevoli
e
anche
allegre
:
ma
tutte
queste
ciarle
non
fecero
su
lui
né
caldo
né
freddo
.
Esso
non
badava
neppure
a
quello
che
gli
dicevano
.
Alla
fine
gli
si
presentò
,
fra
gli
altri
,
una
donna
tutta
abbrunata
e
coperta
di
veli
neri
,
di
mantiglie
e
di
strascichi
da
gran
lutto
,
la
quale
piangeva
e
singhiozzava
così
forte
,
e
con
urli
così
acuti
e
sfogati
,
che
il
Re
ne
rimase
sbalordito
.
Ella
gli
disse
che
non
aveva
intenzione
di
fare
come
gli
altri
:
e
che
andava
non
per
iscemargli
il
suo
dolore
,
ma
piuttosto
per
accrescerlo
,
perché
non
sapeva
che
ci
potesse
essere
una
cosa
più
giusta
nel
mondo
di
quella
di
piangere
una
buona
moglie
perduta
:
e
che
ella
,
a
cui
era
toccato
il
migliore
di
tutti
i
mariti
,
faceva
conto
di
piangerlo
,
finché
avesse
avuto
lacrime
e
occhi
.
A
questo
punto
,
raddoppiò
le
sue
grida
e
i
suoi
pianti
,
e
il
Re
,
sull
'
esempio
di
lei
,
si
messe
a
berciare
come
un
bambino
.
Egli
la
ricevé
meglio
di
tutti
gli
altri
:
e
le
raccontò
la
storia
delle
belle
doti
della
sua
cara
defunta
,
mentre
ella
faceva
altrettanto
dei
pregi
del
suo
caro
defunto
;
e
discorsero
tanto
e
tanto
,
che
nessuno
dei
due
sapeva
più
che
cosa
si
dire
sul
conto
della
loro
grande
afflizione
.
Quando
la
furba
vedovella
si
accorse
che
l
'
argomento
era
agli
sgoccioli
,
alzò
un
pochino
il
velo
e
il
Re
poté
ricrearsi
la
vista
nel
mirare
questa
bella
sconsolata
,
che
sotto
due
lunghe
ciglia
nerissime
girava
e
muoveva
con
moltissim
'
arte
un
paio
d
'
occhi
,
grandi
e
turchini
,
come
l
'
azzurro
d
'
un
cielo
stellato
.
Il
suo
carnato
era
sempre
fresco
.
Il
Re
cominciò
a
guardarla
con
molta
attenzione
:
a
un
poco
per
volta
,
parlò
meno
della
sua
moglie
,
e
fini
col
non
parlarne
più
.
La
vedova
badava
a
dire
di
voler
piangere
sempre
il
suo
marito
:
e
il
Re
la
consigliava
a
non
voler
rendere
eterno
il
suo
dolore
.
Per
farla
corta
,
tutti
cascarono
dalle
nuvole
,
nel
sentire
che
il
Re
l
'
aveva
sposata
,
e
che
il
nero
s
'
era
cambiato
in
verde
e
in
color
di
rosa
.
Spesso
e
volentieri
basta
conoscere
il
debole
delle
persone
,
per
impadronirsi
del
loro
cuore
e
farne
quel
che
ci
pare
e
piace
.
Il
Re
,
dal
suo
primo
matrimonio
,
non
aveva
avuto
che
una
sola
figlia
,
la
quale
passava
per
l
'
ottava
meraviglia
del
mondo
;
e
si
chiamava
Fiorina
,
perché
somigliava
alla
Flora
,
tanto
era
fresca
,
giovine
e
bella
.
Ella
non
portava
mai
vestiti
sfarzosi
;
preferiva
invece
la
seta
leggera
,
con
qualche
fermaglio
di
pietre
preziose
e
molte
ghirlande
di
fiori
,
che
facevano
una
figura
magnifica
intorno
ai
suoi
bellissimi
capelli
.
Aveva
quindici
anni
,
quando
il
Re
si
rimaritò
.
La
novella
Regina
mandò
a
prendere
una
sua
figlia
,
che
era
stata
allevata
in
casa
della
sua
comare
,
la
fata
Sussio
:
ma
non
per
questo
era
diventata
più
bella
e
più
graziosa
.
La
fata
ci
aveva
messo
un
grand
'
impegno
:
ma
senza
concluder
nulla
di
buono
:
nondimeno
le
voleva
moltissimo
bene
.
La
chiamavano
Trotona
,
perché
aveva
sul
viso
delle
macchie
rossastre
,
come
quelle
della
trota
:
i
suoi
capelli
erano
così
grassi
e
imbiosimati
,
da
non
giovarsene
a
toccarli
e
dalla
sua
pelle
giallastra
gocciolava
l
'
unto
.
La
Regina
le
voleva
un
bene
dell
'
anima
e
non
aveva
altro
in
bocca
che
la
sua
cara
Trotona
;
e
perché
Fiorina
era
stata
in
ogni
cosa
molto
più
favorita
della
sua
figlia
,
ne
sentiva
una
grande
spina
al
cuore
,
e
faceva
di
tutto
per
mettere
Fiorina
in
uggia
al
padre
.
Non
c
'
era
giorno
che
la
Regina
e
Trotona
non
inventassero
qualche
marachella
a
danno
di
Fiorina
;
ma
la
Principessa
,
così
dolce
di
carattere
e
piena
di
spirito
,
ci
passava
sopra
e
faceva
finta
di
non
darsene
per
intesa
.
Il
Re
disse
un
giorno
alla
Regina
che
Trotona
e
Fiorina
erano
tutte
e
due
da
marito
,
e
che
appena
si
fosse
presentato
un
Principe
in
Corte
,
bisognava
fare
in
modo
di
dargliene
una
.
"
Io
voglio
"
,
disse
la
Regina
,
"
che
mia
figlia
sia
maritata
la
prima
:
ha
più
anni
della
vostra
,
e
siccome
è
anche
mille
volte
più
graziosa
,
così
non
c
'
è
nemmeno
da
esitare
e
da
pensarci
sopra
.
"
Il
Re
,
a
cui
non
piaceva
mettersi
a
tu
per
tu
,
disse
che
per
parte
sua
era
contentissimo
,
e
che
la
lasciava
padrona
di
fare
e
disfare
.
Di
lì
a
poco
tempo
si
venne
a
sapere
che
stava
per
giungere
il
Re
Grazioso
.
Non
c
'
era
ricordanza
d
'
un
altro
Re
più
galante
e
più
splendido
di
lui
.
Il
suo
spirito
e
la
sua
persona
rispondevano
a
capello
al
suo
nome
.
Appena
la
Regina
venne
a
saperlo
,
messe
subito
in
moto
tutte
le
sarte
e
tutti
i
lavoranti
di
mode
,
per
allestire
il
corredo
alla
sua
Trotona
.
Di
più
,
pregò
il
Re
a
non
fare
nessun
vestito
di
nuovo
a
Fiorina
;
e
,
messa
su
la
cameriera
di
lei
,
le
fece
portar
via
tutti
i
suoi
abiti
,
le
pettinature
e
le
gioie
,
il
giorno
stesso
in
cui
arrivò
il
Principe
Grazioso
;
e
così
Fiorina
,
quando
andò
per
vestirsi
,
non
trovò
nemmeno
il
biracchio
d
'
un
nastro
e
mandò
alle
botteghe
,
per
comprare
delle
stoffe
:
ma
risposero
che
la
Regina
aveva
loro
proibito
che
le
fosse
venduta
la
più
piccola
cosa
.
Ragione
per
cui
ella
si
trovò
con
un
vestituccio
da
casa
,
abbastanza
indecente
,
e
n
'
ebbe
tanta
vergogna
che
,
all
'
arrivo
del
Re
Grazioso
,
andò
a
rincattucciarsi
in
un
angolo
della
sala
.
La
Regina
lo
ricevé
con
grandi
salamelecchi
e
gli
presentò
sua
figlia
,
che
era
più
risplendente
del
sole
,
e
più
brutta
del
solito
,
a
cagione
dei
tanti
fronzoli
che
aveva
addosso
.
Il
Re
si
voltò
da
un
'
altra
parte
per
non
vederla
:
e
la
Regina
intestata
a
credere
che
gli
piacesse
troppo
e
che
non
volesse
impegnarsi
,
cercava
tutti
i
mezzi
per
mettergliela
dinanzi
agli
occhi
.
Egli
domandò
se
non
vi
fosse
anche
un
'
altra
Principessa
,
chiamata
Fiorina
.
"
Si
,
"
disse
Trotona
indicandola
col
dito
"
eccola
là
che
si
nasconde
,
perché
è
una
broccola
.
"
Fiorina
arrossì
e
diventò
bella
,
ma
tanto
bella
,
che
il
Re
Grazioso
ne
rimase
abbagliato
.
Si
alzò
subito
,
fece
un
grand
'
inchino
alla
Principessa
,
e
le
disse
:
"
La
vostra
bellezza
è
tale
,
che
non
ha
bisogno
di
fronzoli
e
di
altri
ornamenti
.
"
"
Signore
"
,
ella
rispose
,
"
vi
giuro
che
non
è
mia
abitudine
di
portare
dei
vestiti
sconvenienti
,
come
questo
:
e
mi
avreste
fatto
un
gran
regalo
a
non
voltarvi
verso
di
me
.
"
"
Impossibile
"
,
esclamò
Grazioso
,
"
che
una
Principessa
così
meravigliosa
,
trovandosi
presente
in
qualche
luogo
,
si
possano
avere
degli
occhi
per
le
altre
,
e
non
per
lei
!
"
"
Ah
!
"
,
disse
la
Regina
stizzita
,
"
spendo
proprio
bene
il
mio
tempo
a
stare
a
sentire
i
vostri
discorsi
.
Credetelo
a
me
,
signore
:
Fiorina
è
già
abbastanza
civetta
e
non
ha
bisogno
di
essere
stuzzicata
con
tante
galanterie
.
"
Il
Re
Grazioso
capì
per
aria
le
ragioni
che
facevano
parlare
così
la
Regina
;
ma
non
essendo
uomo
da
peritarsi
o
da
pigliar
soggezione
,
lasciò
libero
sfogo
alla
sua
ammirazione
per
Fiorina
,
e
ci
parlò
insieme
per
tre
ore
di
seguito
.
La
Regina
che
aveva
un
diavolo
per
capello
e
Trotona
che
non
sapeva
darsi
pace
di
vedersi
preferita
la
Principessa
,
andarono
tutte
e
due
a
lamentarsi
risentitamente
dal
Re
e
lo
costrinsero
a
consentire
che
Fiorina
venisse
rinchiusa
in
una
torre
per
tutto
il
tempo
che
il
Re
Grazioso
fosse
rimasto
alla
Corte
,
perché
così
non
avessero
modo
di
vedersi
fra
loro
.
Detto
fatto
,
appena
Fiorina
fu
tornata
nella
sua
stanza
,
quattro
uomini
mascherati
la
portarono
in
cima
alla
torre
e
ce
la
lasciarono
nella
più
grande
costernazione
,
perché
ella
capiva
benissimo
che
con
questo
tiro
si
voleva
toglierle
l
'
occasione
di
piacere
al
Re
,
il
quale
piaceva
già
tanto
a
lei
,
che
avrebbe
desiderato
averlo
per
suo
sposo
.
Il
Re
Grazioso
,
che
non
sapeva
nulla
della
violenza
usata
alla
Principessa
,
aspettava
smaniando
l
'
ora
di
poterla
rivedere
.
Parlò
di
lei
alle
persone
che
il
Re
gli
aveva
messo
dintorno
per
dargli
un
corteggio
d
'
onore
;
ma
queste
,
per
ordine
della
Regina
,
gliene
dissero
tutto
il
male
possibile
:
che
era
una
fraschetta
,
una
capricciosa
,
d
'
indole
cattiva
,
il
supplizio
dei
conoscenti
e
dei
servitori
,
che
non
si
poteva
essere
più
sudici
di
lei
e
che
spingeva
la
spilorceria
fino
al
segno
di
vestirsi
peggio
d
'
una
pecoraia
,
piuttosto
che
comprarsi
delle
belle
stoffe
,
coi
denari
che
le
passava
suo
padre
.
A
sentire
tutte
queste
storie
,
Grazioso
si
rodeva
dentro
di
sé
,
e
aveva
certi
scatti
di
collera
,
che
durava
fatica
a
frenarli
.
"
No
"
,
diceva
esso
fra
sé
e
sé
,
"
non
è
possibile
che
il
cielo
abbia
messo
un
'
anima
così
volgare
in
quell
'
opera
così
bella
della
natura
.
Sia
pure
che
quando
la
vidi
,
non
fosse
vestita
con
molta
decenza
,
ma
il
rossore
che
n
'
ebbe
,
prova
abbastanza
che
quella
non
è
la
sua
abitudine
.
Come
può
essere
cattiva
,
con
quell
'
aria
di
modestia
e
di
dolcezza
che
innamora
?
non
mi
va
giù
:
e
credo
invece
che
la
Regina
ne
dica
tanto
male
apposta
.
Le
matrigne
ci
sono
per
qualche
cosa
in
questo
mondo
:
e
quanto
alla
Principessa
Trotona
,
è
una
così
brutta
versiera
,
che
non
mi
farebbe
punto
specie
se
invidiasse
a
morte
la
più
perfetta
fra
tutte
le
creature
.
"
Mentre
egli
fantasticava
così
,
i
cortigiani
che
gli
stavano
dintorno
capirono
dalla
sua
cera
,
che
a
dirgli
male
di
Fiorina
,
non
gli
avevano
fatto
un
gran
piacere
.
Ce
ne
fu
uno
più
svelto
degli
altri
,
il
quale
mutando
linguaggio
e
registro
,
per
arrivare
a
conoscere
i
sentimenti
del
Re
si
fece
a
dire
le
più
belle
cose
sul
conto
della
Principessa
.
A
quelle
parole
,
egli
si
svegliò
come
da
un
sonno
profondo
,
prese
parte
alla
conversazione
e
la
gioia
brillò
sul
suo
viso
.
Amore
,
Amore
,
...
quant
'
è
difficile
a
saperti
nascondere
!
Tu
fai
capolino
dappertutto
:
sulle
labbra
di
un
amante
,
ne
'
suoi
occhi
,
nel
suono
della
sua
voce
:
quando
si
ama
davvero
,
il
silenzio
e
la
conversazione
,
la
gioia
e
la
tristezza
,
tutto
palesa
quello
che
si
sente
dentro
.
La
Regina
impaziente
di
sapere
se
il
Re
Grazioso
fosse
rimasto
fortemente
preso
di
Fiorina
,
mandò
a
chiamare
coloro
che
egli
aveva
ammessi
alla
sua
confidenza
e
passò
il
resto
della
notte
a
interrogarli
.
Tutte
le
cose
che
essi
le
raccontavano
valevano
a
confermarla
sempre
più
nell
'
idea
che
il
Re
amasse
Fiorina
.
Ma
che
cosa
vi
dirò
io
dell
'
abbattimento
di
spirito
della
povera
Principessa
?
Ella
stava
distesa
per
terra
nella
parte
più
alta
di
quell
'
orribile
torre
,
dove
era
stata
portata
quasi
di
peso
dagli
uomini
mascherati
.
"
Sarei
meno
da
compiangere
"
,
diceva
essa
,
"
se
mi
avessero
rinchiusa
qui
,
prima
di
conoscere
quel
simpatico
Re
.
La
memoria
che
serbo
di
lui
non
può
servire
che
a
far
crescere
i
miei
tormenti
.
Si
vede
bene
che
la
Regina
mi
tratta
in
questo
modo
per
impedirmi
di
poterlo
vedere
.
Povera
me
!
quanto
mi
dovrà
costar
cara
questa
po
'
di
bellezza
che
il
cielo
mi
ha
dato
!
"
E
dopo
piangeva
,
e
piangeva
tanto
dirottamente
,
che
la
sua
stessa
nemica
ne
avrebbe
avuto
pietà
,
se
avesse
veduto
il
suo
dolore
.
E
così
passò
la
nottata
.
La
Regina
,
che
voleva
amicarsi
il
Re
a
furia
di
moine
e
di
segni
particolari
di
riguardo
e
d
'
attenzione
,
gli
mandò
degli
abiti
splendidissimi
,
d
'
una
magnificenza
senza
pari
e
tagliati
sulla
moda
del
paese
:
e
più
,
le
insegne
dei
cavalieri
dell
'
Amore
,
ordine
cavalleresco
istituito
dal
Re
,
per
voler
di
lei
,
il
giorno
stesso
del
loro
matrimonio
.
Era
un
cuore
d
'
oro
,
smaltato
color
di
fiamma
,
contornato
da
parecchie
frecce
e
trapassato
da
una
di
queste
,
col
motto
:
"
una
sola
mi
ferisce
"
.
La
Regina
aveva
fatto
tagliare
per
il
Re
Grazioso
un
rubino
grosso
come
un
uovo
di
struzzo
:
ogni
freccia
era
di
un
solo
diamante
,
lungo
quanto
un
dito
,
e
la
catena
alla
quale
era
appeso
il
cuore
,
tutta
fatta
di
perle
,
delle
quali
la
più
piccola
pesava
un
mezzo
chilogrammo
:
insomma
,
dacché
mondo
è
mondo
,
non
s
'
era
mai
veduto
nulla
d
'
eguale
.
A
quella
vista
il
Re
rimase
così
stupito
,
che
per
qualche
minuto
non
seppe
trovare
il
verso
di
dire
una
parola
.
Nel
tempo
medesimo
gli
fu
presentato
un
libro
,
di
cui
i
fogli
erano
in
carta
velina
,
con
miniature
meravigliose
e
la
copertina
tutta
d
'
oro
e
carica
di
gemme
,
e
dove
erano
scritti
con
un
linguaggio
molto
appassionato
e
galante
gli
statuti
dell
'
Ordine
de
'
Cavalieri
d
'
Amore
.
Dissero
al
Re
che
la
Principessa
,
da
lui
veduta
,
lo
pregava
a
voler
essere
suo
cavaliere
;
e
che
intanto
gli
mandava
questi
regali
.
A
queste
parole
,
egli
osò
lusingarsi
che
questa
Principessa
fosse
appunto
quella
amata
da
lui
.
"
Come
!
"
,
esclamò
egli
,
"
la
bella
Principessa
Fiorina
pensa
a
me
in
una
maniera
così
generosa
e
cortese
?
"
"
Signore
"
,
gli
dissero
,
"
voi
pigliate
sbaglio
sul
nome
;
noi
veniamo
qui
da
parte
dell
'
amabile
Trotona
.
"
"
È
la
Trotona
che
mi
vuole
per
suo
cavaliere
?
"
,
disse
il
Re
,
con
una
fisionomia
seria
e
ghiacciata
"
mi
dispiace
di
non
potere
accettare
tanto
onore
,
ma
un
sovrano
non
è
padrone
di
prendere
gl
'
impegni
che
vorrebbe
.
Io
conosco
i
doveri
d
'
un
cavaliere
,
e
vorrei
adempirli
tutti
:
preferisco
dunque
non
avere
la
grazia
,
che
ella
mi
offre
,
piuttosto
che
dovermene
rendere
indegno
.
"
E
rimesse
subito
nella
cestina
il
cuore
,
la
catena
e
il
libro
,
e
rimandò
ogni
cosa
alla
Regina
,
la
quale
ci
corse
poco
che
,
insieme
a
sua
figlia
,
non
affogasse
della
bile
per
il
modo
disprezzante
col
quale
il
Re
straniero
aveva
accolto
un
favore
così
singolare
.
Appena
Grazioso
ebbe
il
tempo
di
recarsi
dal
Re
e
dalla
Regina
,
entrò
nel
loro
appartamento
colla
speranza
di
trovarvi
Fiorina
.
La
cercò
cogli
occhi
dappertutto
:
e
quando
sentiva
qualcuno
entrare
nella
stanza
,
si
voltava
subito
a
guardare
;
si
vedeva
che
era
inquieto
,
e
di
cattivo
umore
.
La
maliziosa
Regina
aveva
indovinato
appuntino
quel
che
il
Principe
rimuginava
nel
cuore
,
ma
faceva
l
'
indifferente
come
non
ne
sapesse
nulla
.
Essa
gli
parlava
di
partite
di
piacere
;
ed
egli
rispondeva
a
rovescio
.
Alla
fine
Grazioso
domandò
dove
fosse
la
Principessa
Fiorina
.
"
Signore
"
,
gli
disse
fieramente
la
Regina
,
"
il
Re
suo
padre
le
ha
proibito
di
uscire
dalle
sue
stanze
,
fino
a
tanto
che
mia
figlia
non
abbia
preso
marito
.
"
"
E
qual
motivo
"
,
replicò
il
Re
,
"
vi
può
essere
,
per
tener
prigioniera
la
bella
Principessa
?
"
"
Non
lo
so
"
,
disse
la
Regina
,
"
e
quand
'
anche
lo
sapessi
non
mi
crederei
punto
obbligata
a
dirvelo
.
"
Al
Re
era
salita
la
bizza
fino
alla
punta
dei
capelli
.
Dava
delle
occhiatacce
,
di
traverso
,
a
Trotona
,
e
pensava
fra
sé
che
era
per
colpa
di
quel
mostriciattolo
,
se
gli
era
stato
tolto
il
piacere
di
veder
la
Principessa
.
Si
congedò
in
quattro
e
quattr
'
otto
dalla
Regina
,
perché
la
sua
presenza
gli
faceva
male
al
cuore
.
Quando
fu
tornato
nella
sua
camera
,
disse
a
un
giovane
Principe
che
lo
aveva
accompagnato
e
al
quale
voleva
un
gran
bene
,
di
spendere
tutto
quello
che
ci
fosse
voluto
,
pur
di
tirargli
dalla
sua
qualche
cameriera
della
Principessa
,
e
aver
così
il
modo
di
parlarle
un
solo
momento
.
Questo
Principe
trovò
senza
fatica
alcune
dame
di
Corte
che
s
'
intesero
con
lui
:
e
fra
le
tante
,
ce
ne
fu
una
che
gli
dètte
per
sicuro
che
quella
sera
stessa
Fiorina
sarebbe
stata
a
una
finestrina
bassa
,
che
dava
sul
giardino
;
e
che
di
lì
il
Principe
avrebbe
potuto
parlarle
:
s
'
intende
bene
,
adoperando
tutte
le
cautele
da
non
essere
scoperto
,
perché
,
diceva
essa
,
il
Re
e
la
Regina
sono
tanto
severi
,
che
se
scoprissero
che
io
ho
tenuto
di
mano
agli
amori
del
Principe
Grazioso
,
per
me
sarebbe
morte
sicura
.
Il
Principe
,
contento
da
non
potersi
dire
di
aver
menata
la
cosa
fino
a
quel
punto
,
le
promise
tutto
quello
che
volle
,
e
corse
a
fare
la
sua
parte
col
Re
,
avvertendolo
dell
'
ora
fissata
per
il
ritrovo
.
Ma
la
confidente
,
che
era
di
malafede
,
andò
subito
a
risoffiare
ogni
cosa
alla
Regina
,
e
si
messe
ai
suoi
ordini
.
Il
primo
pensiero
della
Regina
fu
quello
di
mandare
la
propria
figlia
alla
piccola
finestra
;
e
la
imbeccò
così
bene
,
che
Trotona
,
sebbene
fosse
una
grande
stupida
,
non
dimenticò
un
etto
di
quello
che
doveva
dire
e
fare
.
La
notte
era
così
buia
,
che
sarebbe
stato
impossibile
al
Re
di
accorgersi
della
trappoleria
,
quand
'
anche
non
avesse
avuto
ragione
di
credersi
sicuro
del
fatto
suo
:
di
modo
che
si
avvicinò
alla
finestra
con
un
trasporto
di
gioia
incredibile
.
E
lì
disse
a
Trotona
tutte
quelle
cose
che
avrebbe
dette
a
Fiorina
,
per
assicurarla
del
suo
grand
'
amore
.
Trotona
,
profittando
dell
'
equivoco
,
gli
rispose
che
era
la
creatura
più
infelice
di
questo
mondo
,
a
motivo
di
una
matrigna
così
spietata
e
che
avrebbe
dovuto
passarne
ancora
chi
sa
quante
,
prima
che
la
figlia
di
lei
non
si
fosse
maritata
.
Il
Re
disse
e
giurò
che
se
ella
lo
avesse
voluto
per
suo
sposo
,
sarebbe
stato
più
che
felice
di
metterla
a
parte
della
sua
corona
e
del
suo
cuore
.
E
nel
dir
questo
,
si
cavò
un
anello
di
dito
e
infilandolo
nel
dito
a
Trotona
aggiunse
che
quello
era
un
pegno
eterno
della
sua
fede
,
e
che
stava
a
lei
fissare
l
'
ora
della
partenza
.
Trotona
rispose
,
come
meglio
poté
,
a
tutte
queste
calorose
premure
.
Egli
s
'
era
accorto
benissimo
che
nelle
risposte
di
lei
non
c
'
era
un
chicco
di
buon
senso
:
la
quale
cosa
gli
avrebbe
fatto
dispiacere
,
se
già
non
fosse
stato
persuaso
che
la
paura
dell
'
apparizione
improvvisa
della
Regina
doveva
essere
la
cagione
di
quei
discorsi
sconclusionati
.
Egli
la
lasciò
,
a
patto
che
sarebbe
tornata
il
giorno
dopo
:
ed
ella
promise
con
tutto
il
cuore
.
La
Regina
,
saputo
il
buon
esito
del
primo
colloquio
,
cominciò
a
sperar
bene
.
Di
fatto
,
fissato
il
giorno
della
partenza
,
il
Re
la
venne
a
prendere
in
un
cocchio
volante
,
tirato
da
ranocchi
alati
,
regalo
fattogli
da
un
Mago
amico
suo
.
La
notte
era
buia
di
molto
.
Trotona
uscì
misteriosamente
da
una
piccola
porta
,
e
il
Re
,
che
la
stava
attendendo
,
la
prese
fra
le
sue
braccia
e
le
giurò
cento
e
cento
volte
fedeltà
eterna
!
Ma
siccome
non
si
sentiva
in
vena
di
seguitare
a
volare
per
lungo
tempo
nel
suo
cocchio
volante
,
senza
sposare
la
Principessa
,
che
amava
tanto
,
così
le
chiese
dove
voleva
che
si
facessero
le
nozze
:
ella
rispose
che
aveva
per
comare
una
fata
chiamata
Sussio
,
molto
conosciuta
,
ed
era
suo
avviso
di
andare
al
castello
di
lei
.
Il
Re
non
sapeva
la
strada
,
ma
bastò
che
dicesse
ai
suoi
grossi
ranocchi
:
conducetemi
là
.
Essi
sapevano
la
carta
geografica
dell
'
Universo
,
e
in
pochi
minuti
portarono
lui
e
la
Trotona
dalla
fata
Sussio
.
Il
castello
era
così
bene
illuminato
,
che
il
Re
,
arrivandovi
,
si
sarebbe
subito
avvisto
del
suo
errore
,
se
la
Principessa
non
avesse
avuto
la
malizia
di
coprirsi
tutta
col
velo
.
Chiese
della
comare
:
la
chiamò
a
quattr
'
occhi
,
e
le
raccontò
il
come
e
il
quando
avesse
ingannato
il
Principe
Grazioso
,
pregandola
a
fare
in
modo
di
rabbonirlo
.
"
Ah
!
figlia
mia
!
"
,
disse
la
fata
,
"
la
cosa
non
sarà
facile
:
egli
ama
troppo
Fiorina
,
e
son
sicura
che
ci
farà
disperare
,
e
dimolto
.
"
Intanto
il
Re
le
aspettava
in
una
sala
,
le
cui
pareti
erano
di
diamanti
,
così
nitide
e
così
trasparenti
,
da
lasciargli
vedere
,
a
traverso
di
essi
,
la
Sussio
e
Trotona
,
che
parlavano
fra
di
loro
.
Credé
di
sognare
.
"
Possibile
"
,
diceva
,
"
che
io
sia
stato
tradito
?
O
sono
i
diavoli
,
che
hanno
portata
qui
questa
nemica
della
nostra
gioia
?
Vien
'
ella
forse
per
avvelenare
il
nostro
matrimonio
?
E
la
mia
diletta
Fiorina
non
si
vede
venire
!
Chi
sa
che
il
padre
suo
non
l
'
abbia
inseguita
fin
qui
!
"
Molte
altre
cose
gli
passavano
per
la
testa
,
che
lo
mettevano
in
grande
agitazione
;
ma
il
peggio
fu
quando
le
due
donne
entrarono
nella
sala
,
e
che
Sussio
gli
disse
con
voce
di
comando
:
"
Re
Grazioso
,
ecco
qui
la
Principessa
Trotona
,
alla
quale
avete
dato
la
vostra
parola
,
essa
è
mia
figlioccia
,
e
desidero
che
la
sposiate
subito
"
.
"
Io
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
io
sposare
quel
brutto
scarabocchio
?
Si
vede
proprio
che
mi
avete
preso
per
un
uomo
di
pasta
frolla
,
a
farmi
certi
discorsi
.
Sappiate
intanto
che
io
non
le
ho
fatta
nessuna
promessa
,
e
se
ella
dice
il
contrario
,
si
merita
il
titolo
...
"
"
Non
proseguite
"
,
disse
Sussio
,
"
e
badate
bene
di
non
mancarmi
di
rispetto
.
"
"
Sia
pure
"
,
replicò
il
Re
,
"
che
io
debba
rispettarvi
,
per
quanto
può
meritarlo
una
fata
:
ma
voglio
peraltro
che
mi
rendiate
la
mia
Principessa
.
"
"
E
non
son
io
la
tua
Principessa
,
spergiuro
?
"
,
disse
Trotona
,
mostrandogli
l
'
anello
,
"
A
chi
l
'
hai
tu
dato
quest
'
anello
in
pegno
di
fede
?
Con
chi
hai
parlato
alla
piccola
finestra
,
se
non
con
me
?
"
"
Come
mai
?
"
,
egli
rispose
,
"
dunque
sono
stato
tradito
...
ingannato
?
No
,
mille
volte
no
!
Non
voglio
essere
la
vittima
e
lo
zimbello
degli
altri
.
Su
,
su
,
ranocchi
!
miei
bravi
ranocchi
!
voglio
partir
subito
.
"
"
Non
è
una
cosa
che
possiate
farla
senza
il
permesso
mio
"
,
disse
Sussio
.
Ella
lo
toccò
,
e
i
suoi
piedi
si
attaccarono
all
'
impiantito
,
come
se
ci
fossero
rimasti
inchiodati
.
"
Quand
'
anco
mi
lapidaste
"
,
le
disse
il
Re
,
"
quand
'
anche
mi
scorticaste
vivo
,
non
sarò
mai
d
'
altri
che
di
Fiorina
;
la
mia
risoluzione
è
presa
,
e
fate
pure
di
me
quello
che
più
vi
piace
.
"
Sussio
messe
in
opera
tutto
,
dolcezze
,
maniere
,
promesse
,
preghiere
;
Trotona
pianse
,
strillò
,
singhiozzò
,
andò
in
convulsioni
,
e
si
calmò
.
Il
Re
non
aprì
più
bocca
,
e
guardandole
tutte
e
due
con
grandissimo
disprezzo
,
non
rispose
sillaba
alle
loro
cicalate
.
E
così
passarono
venti
giorni
e
venti
notti
,
senza
che
le
due
donne
si
chetassero
un
minuto
,
e
senza
che
sentissero
il
bisogno
di
mangiare
,
di
dormire
e
di
mettersi
a
sedere
.
Alla
fine
Sussio
,
stanca
morta
da
non
poterne
più
,
disse
al
Re
:
"
Ebbene
,
voi
siete
un
ostinataccio
,
né
c
'
è
verso
di
farvi
intendere
la
ragione
:
scegliete
dunque
:
o
sett
'
anni
di
penitenza
,
per
aver
dato
la
vostra
parola
senza
mantenerla
,
o
sposare
la
mia
figlioccia
"
.
Il
Re
,
che
fin
allora
aveva
serbato
un
profondo
silenzio
,
gridò
subito
:
"
Fate
di
me
tutto
quel
che
volete
,
purché
io
sia
liberato
da
questa
sguaiata
"
.
"
Sguaiato
voi
"
,
replicò
Trotona
inviperita
.
"
Ci
vuol
davvero
una
bella
faccia
fresca
,
come
la
vostra
,
sovranuccio
da
un
soldo
la
serqua
,
a
venire
con
un
equipaggio
da
ranocchiai
fino
nel
mio
paese
,
per
dirmi
delle
insolenze
e
per
mancarmi
di
parola
.
Se
aveste
un
brindello
d
'
onore
,
terreste
forse
questo
contegno
?
"
"
I
vostri
rimproveri
mi
straziano
l
'
anima
"
disse
il
Re
,
in
atto
di
canzonatura
.
"
Capisco
anch
'
io
che
ho
un
gran
torto
a
non
sposare
questa
bella
fanciulla
!
"
"
No
,
no
,
non
la
sposerai
mai
"
,
gridò
Sussio
tutta
stizzita
.
"
A
te
non
rimane
altre
che
volare
da
questa
finestra
,
perché
per
sett
'
anni
interi
tu
sarai
l
'
uccello
turchino
.
"
A
queste
parole
il
Re
cominciò
a
cambiare
d
'
aspetto
;
le
braccia
si
vestono
di
penne
e
formano
le
due
ali
:
le
gambe
e
i
piedi
diventano
neri
e
sottili
;
gli
crescono
delle
unghie
appuntate
;
il
corpo
si
assottiglia
e
si
cuopre
tutto
di
lunghe
piume
finissime
e
macchiate
di
turchino
;
gli
occhi
si
fanno
tondi
e
brillano
come
due
soli
;
il
naso
ha
preso
il
garbo
di
un
becco
d
'
avorio
;
sul
suo
capo
spunta
un
ciuffetto
bianco
,
in
forma
di
diadema
;
canta
da
innamorare
e
parla
nello
stesso
modo
.
Ridotto
in
quello
stato
,
manda
un
grido
di
dolore
nel
vedersi
così
trasfigurato
e
,
pigliando
il
volo
a
ali
spiegate
,
fugge
dal
funesto
palazzo
di
Sussio
.
Pieno
l
'
anima
di
tristezza
infinita
,
va
svolazzando
di
ramo
in
ramo
,
scegliendo
a
preferenza
gli
alberi
consacrati
all
'
amore
o
alla
malinconia
;
e
ora
si
posa
sui
mirti
,
ora
sui
cipressi
:
e
canta
delle
arie
pietose
,
colle
quali
piange
sulla
sua
trista
sorte
e
su
quella
di
Fiorina
.
"
Dove
l
'
avranno
nascosta
i
suoi
nemici
?
"
,
egli
diceva
,
"
che
sarà
mai
accaduto
di
quella
bella
infelice
?
Il
cuore
spietato
della
Regina
l
'
avrà
lasciata
ancora
in
vita
?
Dove
potrò
cercarla
?
E
sarò
dunque
condannato
a
passare
sette
anni
senza
di
lei
?
Forse
in
questo
tempo
le
daranno
uno
sposo
,
e
io
perderò
per
sempre
l
'
unica
speranza
che
mi
faccia
cara
la
vita
.
"
Questi
pensieri
accuoravano
così
forte
l
'
uccello
turchino
,
che
gli
venne
voglia
di
lasciarsi
morire
.
Intanto
la
Sussio
aveva
rimandato
Trotona
dalla
Regina
madre
,
la
quale
stava
in
gran
pensiero
sul
come
fosse
andato
a
finire
lo
sposalizio
.
Ma
quando
vide
la
figlia
,
e
che
riseppe
da
lei
tutto
l
'
accaduto
,
prese
una
furia
spaventosa
,
la
quale
di
contraccolpo
andò
a
ricascare
sulla
povera
Fiorina
.
"
Voglio
"
,
ella
disse
,
"
che
abbia
da
pentirsi
più
di
una
volta
di
aver
saputo
innamorare
il
Re
Grazioso
.
"
Ella
salì
nella
torre
insieme
con
Trotona
,
la
quale
era
vestita
de
'
suoi
abiti
più
sfarzosi
:
e
portava
in
capo
una
corona
di
brillanti
e
le
reggevano
lo
strascico
del
manto
reale
tre
figli
de
'
più
ricchi
baroni
dello
Stato
.
Nel
dito
grosso
aveva
l
'
anello
del
Re
Grazioso
,
quello
stesso
che
aveva
dato
nell
'
occhio
a
Fiorina
,
il
giorno
che
parlarono
insieme
.
Ella
rimase
sbalordita
e
non
sapeva
cosa
pensare
,
nel
vedere
Trotona
in
tutta
quella
gala
.
"
Ecco
mia
figlia
"
,
disse
la
Regina
,
"
che
è
venuta
a
portarvi
i
regali
delle
sue
nozze
;
essa
è
stata
sposa
del
Re
Grazioso
,
il
quale
ne
è
innamorato
morto
:
non
c
'
è
da
figurarsi
una
coppia
più
felice
di
loro
!..."
E
nel
dir
così
,
furono
spiegate
davanti
alla
Principessa
le
stoffe
d
'
oro
e
d
'
argento
,
le
trine
,
i
nastri
,
le
pietre
preziose
che
stavano
in
una
gran
cesta
di
filigrana
d
'
oro
.
Nel
presentarla
di
tutte
queste
cose
,
Trotona
s
'
ingegnò
di
metterle
sott
'
occhio
l
'
anello
del
Re
;
per
cui
la
Principessa
Fiorina
non
poteva
ormai
più
dubitare
della
sua
disgrazia
.
Ella
gridò
con
l
'
accento
della
disperazione
che
le
togliessero
davanti
agli
occhi
tutti
quei
regali
tanto
funesti
;
che
non
voleva
più
vestire
,
altro
che
di
nero
;
o
piuttosto
morire
subito
.
E
cadde
svenuta
.
La
crudele
Regina
,
contentissima
del
tiro
fatto
,
non
volle
che
le
fosse
prestato
alcun
soccorso
;
la
lasciò
sola
in
quello
stato
compassionevole
,
e
corse
malignamente
a
raccontare
al
Re
che
sua
figlia
era
talmente
invasata
dall
'
amore
,
fino
al
segno
di
commettere
delle
stravaganze
senz
'
esempio
:
e
che
bisognava
stare
attenti
,
perché
non
potesse
fuggire
dalla
torre
.
Il
Re
rispose
che
era
padrona
di
regolare
questa
faccenda
a
modo
suo
,
e
che
,
quanto
a
lui
,
non
avrebbe
avuto
nulla
da
ridire
in
contrario
.
Quando
la
Principessa
si
fu
riavuta
dallo
svenimento
e
poté
ripensare
al
contegno
,
che
tenevano
con
lei
,
ai
mali
trattamenti
che
riceveva
dall
'
indegna
matrigna
e
alla
speranza
perduta
per
sempre
di
sposare
il
Re
Grazioso
,
il
suo
dolore
si
fece
così
acuto
,
che
pianse
tutta
la
notte
:
e
affacciatasi
alla
finestra
,
si
sfogò
in
lamenti
che
straziavano
il
cuore
.
Quando
vide
albeggiare
,
richiuse
la
finestra
e
seguitò
a
piangere
.
La
notte
di
poi
aprì
la
finestra
,
e
sospirando
e
singhiozzando
versò
un
fiume
di
lagrime
;
ma
appena
fatto
giorno
tornò
a
nascondersi
nella
sua
stanza
.
Intanto
il
Re
Grazioso
,
o
per
meglio
dire
,
il
bell
'
uccello
turchino
,
non
finiva
mai
di
svolazzare
intorno
al
palazzo
:
egli
pensava
che
la
sua
cara
Principessa
vi
era
rinchiusa
:
e
se
i
lamenti
di
lei
erano
strazianti
,
i
suoi
non
lo
erano
di
meno
.
Egli
si
avvicinava
alle
finestre
più
che
poteva
,
per
metter
gli
occhi
dentro
alle
stanze
:
ma
la
paura
che
Trotona
non
lo
scorgesse
e
non
le
nascesse
il
sospetto
che
fosse
lui
,
lo
teneva
indietro
dal
fare
quanto
avrebbe
voluto
.
"
Ci
va
della
mia
vita
"
,
diceva
egli
fra
sé
,
"
e
se
quelle
due
versiere
mi
scuoprissero
,
sarebbero
capaci
di
qualunque
vendetta
;
e
così
bisognerebbe
o
che
io
mi
allontanassi
di
qui
o
che
mettessi
a
repentaglio
i
miei
giorni
.
"
Questi
ragionamenti
lo
persuasero
a
pigliare
tutte
le
precauzioni
immaginabili
,
e
,
per
il
solito
,
cantava
soltanto
di
notte
.
Rimpetto
alla
finestra
,
dove
stava
Fiorina
,
c
'
era
un
cipresso
di
una
grandezza
maravigliosa
:
l
'
uccello
turchino
venne
a
posarvisi
sopra
.
Appena
si
fu
posato
,
sentì
una
voce
che
si
lamentava
in
questo
modo
:
"
Dovrò
ancora
soffrire
per
molto
tempo
?
e
la
morte
non
verrà
a
liberarmi
da
queste
pene
?
Quelli
che
hanno
paura
della
morte
,
se
la
vedono
arrivare
anche
troppo
presto
:
io
la
desidero
,
e
la
crudele
mi
sfugge
.
Ah
!
Regina
senza
cuore
!
che
t
'
ho
io
fatto
per
tenermi
così
iniquamente
imprigionata
?
Non
puoi
inventare
altri
modi
per
martoriarmi
?
Oramai
non
ti
manca
altro
che
farmi
vedere
coi
propri
miei
occhi
,
la
felicità
che
gode
la
sua
indegna
figlia
col
Re
Grazioso
"
.
L
'
uccello
turchino
non
aveva
perso
una
sillaba
di
questo
lamento
:
ne
rimase
stupito
,
e
aspettò
con
una
smania
indicibile
che
il
sole
si
levasse
,
per
vedere
la
donna
che
si
disperava
tanto
.
Ma
quando
il
sole
si
levò
,
ella
aveva
già
richiusa
la
finestra
,
e
s
'
era
ritirata
.
L
'
uccello
,
curioso
,
fu
puntuale
a
tornare
la
sera
dopo
.
Era
chiaro
di
luna
.
E
vide
una
fanciulla
alla
finestra
della
torre
,
che
ricominciava
la
storia
de
'
suoi
affanni
.
"
Oh
,
sorte
,
sorte
!
"
,
diceva
essa
,
"
tu
che
mi
cullasti
nella
speranza
d
'
un
trono
:
tu
che
mi
avevi
reso
l
'
amore
del
padre
mio
,
che
t
'
ho
mai
fatto
,
per
dovermi
sommergere
in
quest
'
oceano
di
grandi
amarezze
?
È
proprio
scritto
che
si
debba
cominciare
fin
da
un
'
età
così
giovane
,
come
la
mia
,
a
provare
la
tua
incostanza
?
Ritorna
,
o
barbara
,
ritorna
da
me
:
io
non
ti
domando
che
una
grazia
sola
;
poni
fine
al
mio
spietato
destino
.
"
L
'
uccello
turchino
stava
tutto
in
orecchi
,
e
più
ascoltava
,
più
si
persuadeva
che
la
donna
che
lamentavasi
a
quel
modo
,
doveva
essere
la
sua
graziosa
Principessa
.
E
le
disse
:
"
Adorata
Fiorina
,
maraviglia
de
'
nostri
giorni
,
perché
volete
por
fine
così
repentinamente
ai
vostri
?
C
'
è
sempre
speranza
di
trovare
un
rimedio
alle
vostre
afflizioni
"
.
"
Come
?
...
chi
è
che
mi
volge
queste
parole
di
consolazione
?
"
diss
'
ella
.
"
Un
Re
infelice
"
,
rispose
l
'
uccello
,
"
il
quale
vi
ama
e
non
amerà
che
voi
sola
.
"
"
Un
Re
che
mi
ama
?
"
,
ella
soggiunse
,
"
non
sarebbe
per
caso
un
laccio
teso
da
'
miei
nemici
?
Ma
,
in
fin
dei
conti
,
che
cosa
ci
guadagnerebbe
la
Regina
?
Se
ella
vuol
conoscere
i
miei
sentimenti
,
son
pronta
a
dirglieli
colla
mia
stessa
bocca
.
"
"
No
,
Principessa
mia
"
,
rispose
l
'
uccello
,
"
l
'
amante
che
vi
parla
non
è
capace
di
un
tradimento
.
"
Nel
dir
queste
parole
,
andò
a
posarsi
sulla
finestra
.
Fiorina
dapprincipio
ebbe
una
gran
paura
di
un
uccello
così
singolare
,
che
parlava
con
tant
'
anima
,
come
se
fosse
un
uomo
,
sebbene
avesse
una
vocina
compagna
a
quella
dell
'
usignolo
;
ma
la
bellezza
delle
sue
penne
,
e
più
che
altro
le
cose
gentili
che
le
disse
,
la
rassicurarono
.
"
M
'
è
egli
dunque
concesso
di
potervi
rivedere
,
Principessa
mia
?
"
,
esclamò
.
"
Posso
io
bearmi
in
tanta
contentezza
,
senza
morire
di
gioia
?
Ma
,
ohimè
!
quanto
questa
gioia
è
avvelenata
dal
vedervi
costì
in
prigione
,
e
dallo
stato
,
nel
quale
l
'
iniqua
Sussio
mi
ha
trasfigurito
per
sette
anni
!
"
"
E
voi
chi
siete
,
grazioso
uccello
?
"
,
disse
la
Principessa
,
facendogli
delle
carezze
.
"
Voi
avete
pronunziato
il
mio
nome
"
,
soggiunse
il
Re
,
"
e
fate
finta
di
non
riconoscermi
?
"
"
Come
!
"
,
disse
la
Principessa
.
"
Possibile
,
che
il
più
gran
Re
del
mondo
!
...
possibile
che
il
Re
Grazioso
si
sia
cambiato
in
quest
'
uccellino
?
"
"
Ohimè
!
Pur
troppo
è
così
,
mia
bella
Fiorina
"
,
egli
riprese
a
dire
,
"
e
l
'
unica
cosa
che
in
tanta
disgrazia
mi
sia
di
sollievo
,
gli
è
di
sapere
che
ho
preferito
questo
martirio
a
quello
di
dover
rinunziare
alla
gran
passione
che
ho
per
voi
.
"
"
Per
me
?
"
,
disse
Fiorina
.
"
Ah
!
per
carità
,
non
cercate
di
ingannarmi
.
Lo
so
,
lo
so
,
che
avete
sposato
Trotona
:
ho
riconosciuto
il
vostro
anello
nel
suo
dito
:
l
'
ho
veduta
tutta
fiammante
dei
vostri
brillanti
.
Essa
è
venuta
a
insultarmi
qui
,
in
questa
orribile
prigione
,
carica
del
peso
di
una
corona
e
di
un
manto
reale
,
avuto
in
dono
da
voi
,
mentre
io
ero
carica
di
catene
e
di
ferri
!..."
"
E
voi
vedeste
Trotona
in
questo
abbigliamento
?
"
,
interruppe
il
Re
,
"
ed
essa
e
sua
madre
ebbero
tanta
sfacciataggine
da
dirvi
che
tutti
quei
gioielli
erano
un
regalo
mio
?
Oh
cielo
!
si
può
essere
più
sfacciatamente
bugiardi
di
così
?
E
non
potermi
vendicare
come
vorrei
!
...
Sappiate
dunque
che
tentarono
di
mettermi
in
mezzo
:
che
,
valendosi
del
vostro
nome
,
mi
fecero
rapire
quella
brutta
megera
di
Trotona
;
ma
,
appena
avvistomi
dello
sbaglio
,
l
'
ho
piantata
lì
,
e
ho
preferito
piuttosto
diventare
per
sette
anni
l
'
uccello
turchino
,
che
mancare
alla
fede
che
vi
ho
giurata
.
"
Fiorina
provava
un
piacere
così
grande
,
udendo
parlare
in
questo
modo
il
suo
caro
amante
,
che
non
sentiva
più
i
tormenti
della
sua
prigionia
.
Che
cosa
mai
non
gli
seppe
dire
per
consolarlo
del
suo
tristo
caso
e
per
accertarlo
che
ella
avrebbe
fatto
per
lui
,
ciò
che
esso
aveva
fatto
per
lei
?
Il
giorno
cominciava
a
farsi
chiaro
.
Molti
ufficiali
della
corte
erano
già
alzati
:
e
l
'
uccello
turchino
e
la
Principessa
parlavano
ancora
fitto
fitto
fra
loro
.
Alla
fine
si
separarono
con
gran
dispiacere
,
dopo
essersi
scambiata
la
promessa
che
tutte
le
notti
si
sarebbero
riveduti
.
La
gioia
di
ritrovarsi
insieme
fu
tanto
grande
,
da
non
potersi
ridire
.
Ciascuno
,
per
la
sua
parte
,
ringraziava
l
'
amore
e
la
fortuna
.
Intanto
Fiorina
stava
in
pensiero
per
l
'
uccello
turchino
.
"
Chi
me
lo
assicura
dai
cacciatori
,
o
dalle
grinfie
di
qualche
aquila
o
di
qualche
avvoltoio
affamato
,
capace
di
mangiarselo
con
tanto
gusto
,
come
se
non
fosse
un
gran
Re
?
Oh
Dio
!
che
sarebbe
di
me
,
meschina
,
se
le
sue
penne
fini
e
leggiere
,
portate
dal
vento
,
giungessero
fino
nel
mio
carcere
per
annunziarmi
la
sciagura
,
che
io
temo
sempre
?
"
Questo
tristo
pensiero
fece
sì
che
la
Principessa
non
poté
chiudere
un
occhio
;
perché
,
quando
si
ama
davvero
,
le
paure
pigliano
l
'
aspetto
di
verità
,
e
quel
che
prima
pareva
impossibile
diventa
possibilissimo
;
e
fu
così
,
che
ella
passò
tutta
la
giornata
a
piangere
,
finché
non
venne
l
'
ora
fissata
per
andare
a
mettersi
alla
finestra
.
Il
grazioso
uccello
,
nascosto
dentro
lo
spacco
d
'
un
albero
,
in
tutto
il
giorno
non
aveva
fatto
altro
che
pensare
alla
sua
bella
Principessa
.
"
Quanto
sono
contento
"
,
diceva
egli
,
"
di
averla
ritrovata
:
e
com
'
è
premurosa
per
me
!
Le
gentilezze
che
mi
usa
,
le
sento
tutte
qui
nel
cuore
!
"
L
'
appassionato
amante
contava
fino
al
minuto
secondo
il
tempo
della
sua
penitenza
,
che
gli
impediva
di
sposarla
;
e
si
struggeva
più
che
mai
dal
desiderio
di
veder
finita
la
sua
condanna
.
E
perché
voleva
usare
a
Fiorina
tutte
quelle
galanterie
,
che
aveva
in
poter
suo
di
fare
,
volò
fino
alla
capitale
del
suo
regno
,
andò
nel
suo
palazzo
,
entrò
nel
suo
gabinetto
dal
buco
d
'
un
vetro
rotto
:
prese
un
paio
d
'
orecchini
di
diamanti
,
così
belli
e
così
perfetti
,
da
non
trovarli
eguali
,
e
li
portò
la
sera
a
Fiorina
,
pregandola
di
volerseli
mettere
.
"
Me
li
metterei
"
,
diss
'
ella
,
"
se
voi
mi
vedeste
di
giorno
;
ma
siccome
non
vi
parlo
che
di
notte
,
così
non
me
li
metterò
.
"
L
'
uccello
le
promise
di
fare
in
modo
di
venire
alla
Torre
nell
'
ora
che
ella
avesse
voluto
:
allora
s
'
infilò
gli
orecchini
,
e
passarono
tutta
la
notte
in
colloqui
fra
loro
,
come
avevano
fatto
la
sera
avanti
.
Il
giorno
dopo
l
'
uccello
tornò
nel
suo
regno
:
andò
al
palazzo
,
entrò
nel
suo
gabinetto
per
il
solito
vetro
rotto
,
e
portò
via
con
sé
i
più
splendidi
braccialetti
che
si
fossero
mai
visti
:
erano
formati
di
uno
smeraldo
tutto
di
un
pezzo
,
sfaccettato
e
bucato
nel
mezzo
per
potervi
passare
la
mano
e
il
braccio
.
"
Credete
forse
"
,
gli
disse
la
Principessa
,
"
che
il
mio
amore
per
voi
abbia
bisogno
di
essere
coltivato
a
furia
di
regali
?
Ah
!
si
vede
proprio
che
mi
conoscete
male
!
"
"
No
,
o
signora
"
,
replicò
egli
,
"
io
non
ho
mai
creduto
che
i
ninnoli
che
vi
offro
sieno
necessari
per
conservarmi
il
bene
che
mi
volete
;
ma
sarei
mortificato
,
se
trascurassi
la
più
piccola
occasione
per
mostrarvi
l
'
attenzione
che
ho
per
voi
:
e
poi
,
quando
non
mi
avete
dinanzi
agli
occhi
,
questi
piccoli
gioielli
saranno
buoni
a
richiamarmi
alla
vostra
memoria
.
"
Fiorina
,
dal
canto
suo
,
gli
disse
un
'
infinità
di
cose
gentili
,
alle
quali
egli
ne
rispose
mille
altre
,
più
gentili
che
mai
.
La
notte
seguente
l
'
uccello
turchino
si
fece
un
obbligo
di
portare
alla
sua
bella
un
orologio
,
d
'
una
giusta
grandezza
,
che
stava
dentro
a
una
perla
;
eppure
la
materia
era
vinta
dall
'
eccellenza
del
lavoro
.
"
È
inutile
"
,
diss
'
ella
con
grazia
squisita
,
"
di
venirmi
a
regalare
un
orologio
.
Quando
voi
siete
lontano
da
me
,
le
ore
mi
paiono
eterne
:
quando
siete
con
me
,
passano
come
un
sogno
.
Come
posso
fare
a
dar
loro
una
misura
giusta
?
"
"
Ohimè
,
Principessa
mia
"
,
esclamò
l
'
uccello
turchino
,
"
io
la
penso
precisamente
come
voi
su
questo
punto
,
perché
in
quanto
a
sensibilità
di
cuore
son
sicuro
di
non
restare
indietro
a
nessuno
.
Difatti
,
vedendo
quel
che
soffrite
per
conservarmi
il
vostro
cuore
,
sono
in
grado
di
giudicare
che
avete
portato
l
'
amicizia
e
la
stima
all
'
estremo
limite
,
dove
possono
arrivare
.
"
Quando
appariva
il
giorno
,
l
'
uccello
volava
dentro
lo
spacco
del
suo
albero
,
e
li
si
nutriva
di
frutti
.
Qualche
volta
cantava
delle
belle
ariette
:
il
suo
canto
innamorava
i
passanti
,
che
lo
udivano
,
senza
che
potessero
vedere
alcuno
.
Così
si
sparse
la
voce
che
lì
dintorno
ci
fossero
degli
spiriti
.
E
questa
credenza
si
diffuse
tanto
,
che
nessuno
aveva
più
coraggio
di
entrare
nel
bosco
.
Si
raccontavano
mille
avventure
favolose
,
accadute
in
quel
luogo
:
e
lo
spavento
generale
fu
cagione
della
maggior
sicurezza
dell
'
uccello
turchino
.
Non
passava
giorno
,
senza
che
egli
facesse
un
regalo
a
Fiorina
:
ora
un
vezzo
di
perle
:
ora
anelli
con
brillanti
,
di
finissimo
lavoro
:
ora
fermagli
di
diamanti
,
spilloni
,
mazzolini
di
pietre
preziose
,
colorite
a
imitazione
dei
fiori
,
libri
piacevoli
e
medaglie
:
per
farla
corta
,
essa
aveva
messo
insieme
un
ammasso
di
ricchezze
maravigliose
.
Con
queste
si
adornava
soltanto
la
notte
per
far
piacere
al
Re
:
il
giorno
,
non
sapendo
dove
riporle
,
le
nascondeva
dentro
al
saccone
del
letto
.
In
questo
modo
scorsero
due
anni
,
senza
che
Fiorina
avesse
da
lagnarsi
una
sola
volta
della
sua
prigionia
.
E
come
poteva
lagnarsene
?
Essa
aveva
la
consolazione
di
parlare
tutte
le
notti
con
la
persona
amata
;
né
c
'
è
ricordanza
che
fra
due
innamorati
si
sieno
mai
scambiate
tante
paroline
graziose
,
come
accadeva
fra
loro
.
Benché
ella
non
vedesse
anima
viva
e
l
'
uccello
passasse
le
giornate
rinchiuso
dentro
lo
spacco
dell
'
albero
,
nondimeno
avevano
sempre
mille
cose
nuove
da
raccontarsi
;
la
materia
era
inesauribile
,
perché
il
loro
cuore
e
il
loro
spirito
fornivano
abbondantemente
il
soggetto
dei
lunghi
colloqui
.
Intanto
la
maliziosa
Regina
,
che
la
teneva
così
crudelmente
imprigionata
,
si
dava
un
gran
da
fare
per
vedere
di
maritare
la
figlia
.
Mandava
ambasciatori
a
proporla
a
tutti
i
principi
,
dei
quali
sapeva
il
nome
:
ma
appena
gli
ambasciatori
arrivavano
,
si
trovavano
congedati
senza
tante
cerimonie
.
"
Oh
!
se
si
trattasse
della
Principessa
Fiorina
"
,
dicevan
loro
,
"
sareste
ricevuti
a
braccia
aperte
:
ma
in
quanto
a
Trotona
,
può
farsi
monaca
se
vuole
;
ché
nessuno
si
opporrà
dicerto
.
"
A
sentire
questi
discorsi
,
la
madre
e
la
figlia
andavano
su
tutte
le
furie
e
se
la
pigliavano
contro
la
povera
Principessa
,
vittima
delle
loro
persecuzioni
.
"
Come
!
"
,
dicevano
esse
,
"
sebbene
chiusa
in
prigione
,
quest
'
insolente
sarà
dunque
per
noi
un
bastone
fra
i
piedi
?
Come
perdonarle
i
brutti
tiri
,
che
ci
fa
tutti
i
giorni
?
Bisogna
dire
che
ell
'
abbia
delle
corrispondenze
segrete
nei
paesi
stranieri
:
in
questo
caso
,
per
lo
meno
,
è
rea
di
Stato
:
trattiamola
dunque
come
tale
,
e
si
faccia
di
tutto
per
convincerla
del
suo
delitto
.
"
Il
loro
conciliabolo
finì
così
tardi
,
che
era
già
mezzanotte
suonata
,
quando
si
decisero
a
salire
nella
torre
per
interrogarla
.
Essa
per
l
'
appunto
stava
alla
finestra
,
coll
'
uccello
turchino
,
ornata
delle
sue
gemme
,
e
coi
suoi
belissimi
capelli
pettinati
con
tutta
quella
attenzione
,
che
non
è
punto
naturale
nella
persona
afflitta
da
un
gran
dolore
.
La
sua
camera
e
il
suo
letto
erano
seminati
di
fiori
,
e
qualche
pasticca
di
Spagna
,
che
essa
aveva
bruciato
pochi
momenti
prima
,
spandeva
per
la
stanza
un
buonissimo
odore
.
La
Regina
messe
l
'
orecchio
alla
porta
,
e
le
parve
sentir
cantare
un
'
aria
a
due
voci
:
perché
anche
Fiorina
aveva
una
voce
angelica
.
Le
parole
di
quest
'
aria
le
parvero
molto
tenere
,
e
dicevano
press
'
a
poco
così
:
"
Come
è
trista
la
nostra
sorte
:
e
quanti
affanni
ci
costa
il
nostro
amore
!
...
Ma
invano
si
provano
a
vincere
tanta
fermezza
:
a
dispetto
dei
nostri
nemici
,
i
nostri
cuori
rimarranno
uniti
per
sempre
.
"
Questo
piccolo
concerto
fu
chiuso
da
alcuni
sospiri
.
"
Ah
!
Trotona
mia
,
siamo
tradite
!
"
esclamò
la
Regina
spalancando
screanzatamente
l
'
uscio
ed
entrando
nella
camera
.
Come
restò
Fiorina
a
quella
vista
!
Chiuse
subito
la
finestra
,
per
dar
tempo
al
real
uccello
di
volar
via
.
Le
stava
più
a
cuore
la
salvezza
di
lui
,
che
la
propria
:
ma
egli
non
ebbe
la
forza
di
allontanarsi
:
col
suo
sguardo
penetrantissimo
,
aveva
capito
il
pericolo
al
quale
si
trovava
esposta
la
Principessa
.
Egli
aveva
vista
la
Regina
e
Trotona
:
che
dolore
per
lui
di
non
essere
in
grado
di
difendere
la
sua
bella
!
Le
due
megere
si
avventarono
su
di
essa
,
come
se
la
volessero
mangiare
.
"
Si
sanno
le
vostre
trame
contro
lo
Stato
!
"
,
esclamò
la
Regina
.
"
Non
sperate
che
il
vostro
grado
basti
a
salvarvi
dal
meritato
castigo
.
"
"
E
con
chi
posso
aver
tramato
,
o
signora
?
"
replicò
la
Principessa
.
"
Da
due
anni
in
qua
,
non
siete
forse
voi
la
mia
carceriera
?
Ho
mai
vedute
altre
persone
,
fuor
di
quelle
mandatemi
da
voi
?
"
Mentre
parlava
così
la
Regina
e
sua
figlia
la
guardavano
con
tanto
d
'
occhi
.
Erano
rimaste
abbagliate
dalla
sua
bellezza
meravigliosa
e
dalla
sua
acconciatura
veramente
straordinaria
.
"
E
chi
vi
ha
dato
,
o
signora
"
,
disse
la
Regina
,
"
tutte
codeste
pietre
preziose
,
che
brillano
come
il
sole
?
Volete
forse
darci
ad
intendere
che
in
questa
torre
ci
sono
delle
miniere
?
"
"
Ce
l
'
ho
trovate
"
,
disse
Fiorina
,
"
è
tutto
quello
che
io
ne
so
.
"
La
Regina
la
guardò
fissa
negli
occhi
,
per
iscuoprire
ciò
che
passava
nel
fondo
del
suo
cuore
.
"
Noi
non
ci
lasceremo
infinocchiare
da
voi
"
,
disse
la
Regina
.
"
Voi
credete
di
darcela
a
bere
:
ma
noi
sappiamo
benissimo
,
Principessa
,
tutto
quello
che
fate
dalla
mattina
alla
sera
:
e
queste
gioie
vi
furono
regalate
,
per
mettervi
su
,
e
per
impegnarvi
a
vendere
il
regno
di
vostro
padre
.
"
"
Davvero
,
che
sono
in
uno
stato
da
poter
vendere
i
regni
!...",
essa
rispose
,
con
un
sorriso
di
sdegno
.
"
Una
povera
Principessa
che
languisce
nei
ferri
da
tanto
tempo
,
è
proprio
la
persona
che
ci
vuole
,
per
macchinare
i
complotti
di
Stato
.
"
"
E
come
va
dunque
"
,
replicò
la
Regina
,
"
che
siete
così
tutta
agghindata
,
come
una
civettuola
,
e
che
la
vostra
camera
è
piena
di
profumi
,
e
che
la
vostra
persona
è
così
magnifica
e
risplendente
,
che
a
Corte
non
potreste
fare
una
figura
migliore
?
"
"
Ho
molto
tempo
da
perdere
"
,
disse
la
Principessa
,
"
per
cui
non
c
'
è
nulla
di
strano
se
ne
spendo
un
poco
a
farmi
bella
:
ne
passo
tanto
a
piangere
sulla
mia
disgrazia
,
che
non
c
'
è
ragione
di
rimproverarmi
.
"
"
Animo
,
via
"
,
disse
la
Regina
,
"
vediamo
un
po
'
se
questa
innocentina
,
non
abbia
per
caso
qualche
corrispondenza
coi
nemici
dello
Stato
.
"
E
da
se
stessa
si
mise
a
frugare
dappertutto
:
e
arrivata
al
saccone
,
che
ella
fece
vuotare
,
ci
trovò
dentro
una
quantità
così
sterminata
di
diamanti
,
perle
,
rubini
,
smeraldi
e
topazi
,
che
ella
non
sapeva
raccapezzarsi
di
dove
fossero
usciti
.
E
perché
aveva
fissato
dentro
di
sé
di
mettere
in
qualche
nascondiglio
della
stanza
alcune
carte
,
che
potessero
compromettere
la
Principessa
,
così
quando
nessuno
ci
badava
,
le
nascose
nel
camminetto
;
ma
per
buona
fortuna
l
'
uccello
turchino
,
dal
posto
dove
s
'
era
posato
,
ci
vedeva
meglio
di
una
lince
e
udiva
ogni
cosa
;
per
cui
gridò
:
"
Guàrdati
,
Fiorina
:
ecco
la
tua
nemica
che
ti
prepara
un
tradimento
"
.
Questa
voce
così
inattesa
spaventò
la
Regina
a
tal
punto
,
che
non
osò
fare
quanto
aveva
meditato
.
"
Vedete
bene
,
signora
"
,
disse
la
Principessa
,
"
che
gli
spiriti
che
volano
per
l
'
aria
,
sono
tutti
per
me
.
"
"
Io
credo
piuttosto
"
,
disse
la
Regina
fuori
di
sé
dalla
collera
"
che
ci
sieno
dei
diavoli
,
che
vi
vogliono
bene
:
ma
,
a
loro
marcio
dispetto
,
vostro
padre
saprà
farsi
giustizia
.
"
"
Dio
volesse
"
,
esclamò
Fiorina
,
"
che
io
non
avessi
da
temere
altro
che
il
furore
di
mio
padre
:
ma
quello
che
mi
spaventa
,
è
il
vostro
,
o
signora
.
"
La
Regina
se
ne
andò
via
tutta
sottosopra
per
le
cose
che
aveva
vedute
e
sentite
,
e
tenne
consiglio
sul
da
farsi
contro
la
Principessa
.
Alcuni
consiglieri
le
fecero
notare
,
che
,
nel
caso
che
qualche
fata
o
qualche
mago
avessero
preso
la
Principessa
sotto
la
loro
protezione
,
il
vero
segreto
per
irritarli
sarebbe
stato
quello
di
tormentare
più
che
mai
la
Principessa
;
e
che
,
in
fin
dei
conti
,
bisognava
scuoprire
a
ogni
costo
la
ragione
del
suo
armeggìo
.
La
Regina
dette
il
benestare
a
questo
consiglio
:
e
mandò
a
dormire
nella
camera
della
Principessa
una
giovinetta
,
che
pareva
l
'
innocenza
in
persona
,
col
dire
che
c
'
era
mandata
apposta
per
servirla
.
Ma
come
restar
presi
a
un
chiapperello
così
grossolano
?
La
Principessa
,
fin
dal
primo
giorno
,
la
ritenne
per
una
spia
e
n
'
ebbe
un
grandissimo
dispiacere
.
"
Come
!
"
,
essa
diceva
,
"
io
dunque
non
potrò
più
parlare
a
questo
uccello
turchino
,
che
è
tutto
l
'
amor
mio
?
Era
esso
,
che
mi
aiutava
a
sopportare
le
mie
sciagure
:
e
io
lo
consolava
nelle
sue
.
Il
nostro
amore
ci
compensava
di
tutto
.
Che
avverrà
di
lui
?
che
cosa
sarà
di
me
?
"
E
pensando
a
tutto
questo
,
piangeva
come
una
vite
tagliata
.
Non
aveva
coraggio
di
affacciarsi
alla
finestra
,
sebbene
lo
sentisse
svolazzare
lì
dintorno
;
perché
si
struggeva
dalla
voglia
di
aprirgli
,
ma
temeva
di
mettere
in
pericolo
la
vita
del
suo
caro
amante
.
Passò
un
mese
intero
,
senza
che
essa
si
facesse
vedere
:
e
intanto
l
'
uccello
turchino
si
dava
alla
disperazione
,
e
piangeva
e
si
lamentava
da
far
pietà
!
D
'
altra
parte
,
come
poteva
fare
a
vivere
,
lui
,
senza
la
sua
Principessa
?
Non
aveva
mai
provato
,
come
allora
,
i
tormenti
della
lontananza
e
quelli
della
sua
metamorfosi
.
Invano
cercava
qualche
pretesto
per
consolarsi
:
dopo
essersi
lambiccato
il
cervello
,
non
trovava
nulla
che
valesse
a
dargli
un
po
'
di
conforto
.
La
spia
della
Principessa
,
che
da
un
mese
non
chiudeva
occhio
né
giorno
né
notte
,
si
sentì
alla
fine
così
presa
dal
sonno
che
si
addormentò
profondamente
.
Quando
Fiorina
se
ne
accorse
,
aprì
la
sua
finestrina
,
e
disse
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
Sono
queste
le
sue
precise
parole
,
e
non
c
'
è
stata
cambiata
una
virgola
.
Appena
l
'
uccello
la
sentì
,
volò
subito
sulla
finestra
.
Che
gioia
quando
si
rividero
!
e
quante
cose
avevano
da
dirsi
!
Mille
e
mille
volte
ripeterono
le
loro
tenerezze
e
i
loro
giuramenti
di
fedeltà
!
La
Principessa
non
poté
trattenere
le
lacrime
;
l
'
amante
s
'
intenerì
,
e
fece
di
tutto
per
consolarla
.
Venuta
finalmente
l
'
ora
di
lasciarsi
,
senza
che
la
carceriera
sorvegliante
si
fosse
ancora
svegliata
,
si
dettero
l
'
addio
più
tenero
e
più
commovente
che
possa
immaginarsi
.
La
spia
si
addormentò
anche
il
giorno
dopo
,
e
la
Principessa
,
puntuale
,
andò
alla
finestra
e
disse
,
come
la
volta
avanti
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
E
subito
l
'
uccello
venne
,
e
quella
notte
passò
come
l
'
altra
avanti
,
senza
rumori
e
senza
improvvisate
,
con
grandissima
soddisfazione
dei
nostri
amanti
;
i
quali
si
figurarono
che
la
sorvegliante
avrebbe
preso
tanto
gusto
a
dormire
,
da
poter
ripetere
la
medesima
storia
tutte
le
sere
.
Di
fatto
,
anche
la
terza
sera
passò
felicemente
:
ma
alla
quarta
,
la
dormigliona
avendo
sentito
un
po
'
di
rumore
,
senza
dar
segno
di
nulla
si
pose
in
orecchio
;
e
guardando
bene
,
vide
al
chiaro
di
luna
il
più
bell
'
uccello
dell
'
universo
,
che
stava
a
parlare
colla
Principessa
,
e
la
carezzava
colle
zampine
e
le
dava
delle
beccatine
amorose
:
e
fra
le
altre
,
sentì
molte
di
quelle
cosine
che
si
dicevano
fra
loro
e
ne
rimase
molto
maravigliata
,
perché
l
'
uccello
parlava
come
se
fosse
un
innamorato
,
e
Fiorina
gli
rispondeva
con
grande
tenerezza
.
Sul
far
del
giorno
si
dissero
addio
:
e
quasi
il
cuore
presagisse
loro
qualche
vicina
disgrazia
,
non
trovavano
il
verso
di
lasciarsi
.
La
Principessa
si
gettò
sul
suo
letto
tutta
piangente
,
e
il
Re
tornò
dentro
allo
spacco
dell
'
albero
.
La
sorvegliante
corse
dalla
Regina
,
e
le
raccontò
quanto
aveva
visto
e
sentito
.
La
Regina
mandò
a
chiamare
Trotona
e
la
sua
confidente
,
e
dopo
un
lungo
ciarlare
conclusero
che
l
'
uccello
turchino
doveva
essere
il
Re
Grazioso
.
"
Che
vergogna
"
,
esclamò
la
Regina
,
"
che
vergogna
,
figlia
mia
!
questa
Principessa
insolente
,
che
io
credeva
rifinita
dai
dispiaceri
,
se
ne
sta
godendo
tranquillamente
gli
amorosi
colloqui
del
vostro
ingrato
!
Ah
!
voglio
vendicarmi
,
e
la
vendetta
dev
'
essere
di
quelle
da
ricordarsene
per
un
pezzo
.
"
Trotona
la
pregò
di
non
perdere
neppure
un
minuto
,
e
siccome
in
questa
faccenda
le
pareva
di
essere
più
interessata
della
stessa
Regina
,
così
sentiva
andarsi
in
deliquio
dalla
contentezza
,
soltanto
a
pensare
al
martirio
che
avrebbero
dovuto
patire
i
due
disgraziati
amanti
.
La
Regina
rimandò
alla
torre
la
spia
,
con
ordine
di
non
dar
segni
né
di
sospetto
né
di
curiosità
;
e
anzi
,
di
mostrarsi
più
addormentata
del
solito
.
Infatti
andò
a
letto
di
prima
sera
,
e
russava
e
russava
,
tanto
che
la
Principessa
,
ingannata
a
quel
modo
,
aprì
la
finestra
e
disse
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
Ma
invano
essa
lo
chiamò
,
per
quanto
fu
lunga
la
notte
:
ei
non
comparve
mai
,
perché
la
trista
Regina
aveva
fatto
attaccare
ai
cipressi
delle
spade
,
dei
coltelli
,
dei
rasoi
,
dei
pugnali
:
motivo
per
cui
,
quando
egli
venne
a
buttarsi
a
volo
su
quelle
piante
,
si
tagliò
i
piedi
e
le
ali
:
e
tutto
ferito
,
com
'
era
,
arrivò
a
stento
all
'
albero
suo
,
lasciando
dietro
a
sé
una
lunga
striscia
di
sangue
!
Oh
!
perché
,
bella
Principessa
,
non
eravate
presente
per
soccorrere
l
'
uccello
reale
?
Ma
ella
sarebbe
morta
se
l
'
avesse
veduto
in
quello
stato
da
far
compassione
!
Fisso
nell
'
idea
che
questo
brutto
scherzo
gli
venisse
fatto
per
colpa
di
Fiorina
,
non
volle
prendere
nessuna
cura
per
la
sua
vita
.
"
Ah
spietata
!
"
,
diceva
egli
dolorosamente
,
"
è
così
che
ricompensi
la
passione
più
pura
e
più
tenera
,
che
siasi
mai
data
al
mondo
?
Se
volevi
la
mia
morte
,
perché
non
domandarmela
colla
tua
bocca
?
La
morte
,
data
da
te
,
mi
sarebbe
stata
cara
!
Con
quanto
amore
e
con
quante
confidenze
io
veniva
a
trovarti
!
Io
soffriva
per
te
,
e
soffriva
senza
lamentarmi
.
Come
!
e
avesti
cuore
di
sacrificarmi
alla
più
crudele
di
tutte
le
donne
?
Essa
era
la
nostra
comune
nemica
,
e
tu
hai
fatto
la
pace
con
essa
a
spese
mie
?
Sei
tu
,
Fiorina
,
sei
tu
che
mi
ferisci
di
pugnale
!
Tu
hai
preso
in
prestito
la
mano
di
Trotona
e
l
'
hai
portata
fino
al
mio
cuore
!
"
Questi
funesti
pensieri
lo
angustiarono
tanto
,
che
risolvé
di
morire
.
Ma
il
Mago
,
suo
amico
,
avendo
veduto
tornare
a
casa
i
ranocchi
volanti
,
col
carro
,
senza
avere
nessuna
notizia
del
Re
,
si
mise
in
così
gran
pensiero
che
potesse
essergli
accaduta
qualche
disgrazia
,
che
fece
otto
volte
il
giro
della
terra
per
trovarlo
;
e
non
lo
trovò
.
Stava
per
cominciare
il
nono
giro
,
allorché
traversando
il
bosco
,
dov
'
era
l
'
uccello
turchino
,
suonò
a
distesa
il
corno
,
secondo
le
regole
prescritte
:
e
dopo
gridò
per
cinque
volte
con
quanta
ne
aveva
in
gola
:
"
Re
Grazioso
!
Re
Grazioso
,
dove
siete
voi
?
"
.
Il
Re
riconobbe
la
voce
del
suo
migliore
amico
:
"
Accostatevi
a
quest
'
albero
"
,
egli
disse
"
e
vedrete
lo
sventurato
Re
,
al
quale
volete
tanto
bene
,
immerso
nel
proprio
sangue
!
"
.
Il
Mago
,
sbalordito
,
guardò
da
tutte
le
parti
,
senza
che
potesse
veder
nulla
.
"
Io
sono
l
'
uccello
turchino
"
,
disse
il
Re
con
voce
sfinita
e
languente
.
A
queste
parole
il
Mago
lo
trovò
senza
fatica
nel
suo
piccolo
nido
.
Chiunque
altro
fuori
di
lui
si
sarebbe
maravigliato
molto
di
più
:
ma
egli
conosceva
tutti
gli
artifici
della
magia
.
Bastarono
poche
parole
che
disse
,
per
far
cessare
il
sangue
che
grondava
ancora
:
e
con
alcune
erbe
trovate
nel
bosco
,
e
sulle
quali
mormorò
alcune
formule
magiche
,
guarì
il
Re
così
perbene
,
che
pareva
non
fosse
stato
nemmeno
graffiato
.
Quindi
lo
pregò
a
volergli
raccontare
per
quale
avventura
era
diventato
uccello
,
e
chi
l
'
aveva
ferito
così
crudelmente
!
Il
Re
contentò
la
sua
curiosità
,
e
gli
disse
che
era
Fiorina
quella
che
aveva
rivelato
il
mistero
amoroso
delle
visite
segrete
che
ei
le
faceva
,
e
che
per
amicarsi
la
Regina
,
ella
aveva
acconsentito
a
lasciar
mettere
fra
i
rami
del
cipresso
i
pugnali
e
i
rasoi
,
che
l
'
avevano
tagliato
e
fatto
quasi
a
pezzetti
:
si
sfogò
molte
volte
sull
'
infedeltà
della
Principessa
e
giurò
che
avrebbe
avuto
più
caro
a
morire
,
piuttosto
che
conoscere
un
cuore
tanto
cattivo
.
Il
Mago
,
si
scatenò
contro
Fiorina
e
contro
tutte
le
donne
,
e
consigliò
il
Re
a
dimenticarla
affatto
.
"
Che
disgrazia
sarebbe
la
vostra
"
,
diss
'
egli
,
"
se
vi
ostinaste
a
voler
bene
a
quell
'
ingrata
!
Dopo
quello
che
vi
ha
fatto
,
c
'
è
da
aspettarsene
di
tutti
i
colori
.
"
L
'
uccello
turchino
,
su
questo
punto
,
non
andava
d
'
accordo
perché
egli
era
ancora
troppo
innamorato
di
Fiorina
:
e
il
Mago
,
che
gli
leggeva
nel
cuore
,
sebbene
facesse
di
tutto
per
dissimulare
i
propri
sentimenti
,
gli
cantò
una
canzonetta
graziosa
che
diceva
su
per
giù
così
:
"
Quando
si
ha
nell
'
anima
una
grande
spina
,
sono
inutili
i
discorsi
e
i
ragionamenti
;
si
dà
retta
soltanto
al
nostro
dolore
e
non
ai
consigli
degli
altri
.
Bisogna
lasciar
fare
al
tempo
,
perché
per
ogni
cosa
c
'
è
un
momento
opportuno
,
e
fino
a
tanto
che
questo
momento
non
è
arrivato
,
è
inutile
tormentarsi
lo
spirito
con
ingegnosi
ripieghi
"
.
L
'
uccello
turchino
se
ne
persuase
,
e
pregò
l
'
amico
di
portarlo
a
casa
sua
e
di
metterlo
in
una
gabbia
,
dove
fosse
al
sicuro
dalle
unghie
del
gatto
e
da
ogni
arme
pericolosa
.
Ma
saltò
su
a
dire
il
Mago
:
"
Vi
rassegnate
dunque
a
restare
ancora
per
cinque
anni
in
uno
stato
così
compassionevole
e
si
poco
confacente
ai
vostri
interessi
e
alla
vostra
dignità
?
Perché
dovete
sapere
che
avete
dei
nemici
i
quali
giurano
e
spergiurano
che
siete
morto
e
vogliono
invadere
il
vostro
regno
;
e
ho
una
gran
paura
che
questo
regno
lo
dobbiate
perdere
avanti
di
aver
ripreso
le
vostre
vere
sembianze
"
.
"
Non
potrò
andare
nel
mio
palazzo
"
,
egli
replicò
,
"
e
governare
secondo
il
solito
,
come
facevo
prima
?
"
"
Oh
!
"
,
esclamò
l
'
amico
,
"
è
difficile
.
C
'
è
chi
è
contento
di
obbedire
a
un
uomo
,
ma
non
intende
obbedire
a
un
pappagallo
,
c
'
è
chi
oggi
vi
teme
,
perché
siete
un
Re
circondato
di
grandezze
e
di
fasto
,
e
che
domani
vi
strapperebbe
le
penne
,
se
vi
vedesse
trasformato
in
un
uccello
.
"
"
Ah
,
umana
debolezza
!
oh
,
prestigio
di
un
brillante
esteriore
!...",
esclamò
il
Re
,
"
sebbene
tu
non
significhi
nulla
per
il
merito
e
le
virtù
,
non
cessi
per
questo
di
avere
una
potenza
affascinatrice
,
dalla
quale
è
difficilissimo
difendersi
.
Ebbene
"
,
egli
continuò
,
"
mostriamoci
filosofi
,
e
disprezziamo
quello
che
non
si
può
avere
:
la
nostra
risoluzione
non
sarà
delle
peggiori
.
"
"
Io
non
mi
do
per
vinto
così
alla
prima
"
,
disse
il
Mago
,
"
e
spero
ancora
di
trovare
qualche
buon
espediente
,
che
faccia
al
caso
nostro
.
"
Intanto
Fiorina
,
la
povera
Fiorina
,
desolata
di
non
rivedere
il
Re
,
passava
le
giornate
e
le
nottate
alla
finestra
,
ripetendo
senza
tregua
:
Uccello
turchino
,
color
del
cielo
,
Vola
e
ritorna
subito
a
me
.
La
presenza
della
sorvegliante
non
le
dava
più
soggezione
;
la
sua
disperazione
era
arrivata
a
tal
punto
,
che
non
aveva
riguardi
per
nessuno
.
"
Che
n
'
è
stato
di
voi
,
Re
Grazioso
?
"
,
esclamava
,
"
forse
i
nostri
comuni
nemici
vi
hanno
fatto
provare
i
tristi
effetti
della
loro
rabbia
?
siete
forse
stato
sacrificato
al
loro
furore
?
Povera
me
!
me
meschina
!
non
siete
forse
più
vivo
?
non
potrò
dunque
rivedervi
mai
più
?
Oppure
stanco
delle
mie
tante
sciagure
,
m
'
avete
abbandonata
alla
dura
sorte
che
mi
perseguita
?
"
E
quante
lacrime
e
quanti
singhiozzi
tenevano
dietro
a
questi
pietosi
lamenti
!
E
come
le
ore
parevano
eterne
,
per
la
lontananza
del
caro
amante
!
La
Principessa
abbattuta
,
malata
,
divenuta
magra
e
tale
da
non
riconoscersi
più
da
quella
di
prima
,
aveva
appena
tanto
fiato
da
reggersi
in
piedi
.
Ella
era
persuasa
che
al
Re
fosse
capitata
ogni
maggior
disgrazia
che
possa
darsi
sulla
terra
.
La
Regina
e
Trotona
gongolavano
e
il
piacere
di
vedersi
vendicate
era
più
forte
in
loro
del
dolore
provato
per
l
'
offesa
ricevuta
.
E
alla
fin
fine
,
qual
era
poi
questa
offesa
?
Il
Re
Grazioso
non
aveva
voluto
sposare
una
brutta
befana
,
che
doveva
essergli
antipatica
e
odiosa
per
mille
ragioni
.
In
questo
frattempo
il
padre
di
Fiorina
,
che
era
in
là
cogli
anni
,
si
ammalò
e
morì
.
La
fortuna
della
Regina
e
della
sua
figlia
allora
cambiò
d
'
aspetto
;
tutti
le
riguardavano
come
due
imbroglione
che
avessero
abusato
del
loro
ascendente
,
e
il
popolo
ammutinato
corse
al
palazzo
a
domandare
la
Principessa
Fiorina
,
proclamandola
per
sua
sovrana
.
La
Regina
irritata
voleva
trattare
la
cosa
con
grande
alterigia
;
si
affacciò
al
balcone
e
minacciò
i
rivoltosi
.
In
quel
punto
,
la
sommossa
diventa
generale
:
si
sfondano
le
porte
del
suo
quartiere
,
si
saccheggia
tutto
,
e
la
lasciano
morta
a
sassate
.
Trotona
si
rifugiò
presso
la
Sussio
,
perché
correva
lo
stesso
pericolo
della
madre
.
I
grandi
del
regno
si
radunarono
subito
,
e
salirono
sulla
torre
dove
era
la
Principessa
molto
malata
.
Ella
non
sapeva
nulla
né
della
morte
di
suo
padre
,
né
della
brutta
fine
toccata
alla
sua
nemica
.
Quando
sentì
tutto
quel
rumore
credé
in
buona
fede
che
venissero
a
prenderla
per
condurla
alla
morte
.
E
non
ebbe
nessuna
paura
,
perché
al
giorno
che
aveva
perduto
l
'
uccello
turchino
,
la
vita
per
lei
era
diventata
odiosa
.
Ma
i
suoi
sudditi
,
gettandosi
ai
suoi
piedi
,
le
dettero
a
conoscere
il
cambiamento
che
era
accaduto
nella
sua
fortuna
.
Ella
non
se
ne
fece
né
in
qua
né
in
là
.
La
portarono
nel
suo
palazzo
,
e
lì
la
incoronarono
.
Le
grandi
attenzioni
che
le
furono
usate
e
la
passione
che
aveva
di
rivedere
l
'
uccello
turchino
contribuirono
molto
a
farla
rimettere
in
salute
e
a
darle
abbastanza
forza
per
nominare
un
consiglio
che
avesse
cura
del
regno
durante
la
sua
assenza
:
quindi
prese
con
sé
mille
milioni
di
pietre
preziose
,
e
una
notte
se
ne
partì
,
tutta
sola
,
senza
che
alcuno
sapesse
per
dove
s
'
era
incamminata
.
Il
Mago
,
che
aveva
preso
a
cuore
gli
affari
del
Re
Grazioso
,
non
avendo
tanto
potere
da
distruggere
l
'
incantesimo
che
la
Sussio
aveva
fatto
,
pensò
bene
di
andarla
a
trovare
e
proporle
qualche
accomodamento
,
per
vedere
se
ella
avesse
voluto
rendere
al
Re
la
sua
sembianza
naturale
;
e
senza
mettere
tempo
in
mezzo
attaccò
i
suoi
ranocchi
e
volò
dalla
fata
,
la
quale
in
quel
momento
stava
discorrendo
con
Trotona
.
Da
un
mago
a
una
fata
non
c
'
è
un
grande
stacco
.
Essi
si
conoscevano
già
da
circa
seicent
'
anni
,
e
in
questo
lasso
di
tempo
erano
stati
fra
loro
mille
volte
amici
e
mille
volte
si
erano
guastati
.
"
Che
desidera
il
mio
compare
?
"
,
ella
gli
disse
.
(
È
questo
il
nome
che
si
danno
tutti
,
fra
di
loro
.
)
"
Posso
esservi
utile
in
qualche
cosa
che
dipenda
da
me
?
"
"
Sì
,
comare
mia
"
,
disse
il
Mago
.
"
Voi
potete
far
tutto
per
rendermi
contento
.
Si
tratta
del
mio
migliore
amico
:
di
un
Re
,
che
voi
avete
reso
infelice
.
"
"
Ah
!
intendo
,
compare
"
,
disse
Sussio
,
"
me
ne
dispiace
proprio
nell
'
anima
,
ma
non
c
'
è
da
sperar
grazia
per
lui
,
fin
tanto
che
si
ostina
a
non
volere
sposare
la
mia
figlioccia
:
eccola
qui
bella
e
fresca
,
come
vedete
.
Ora
tocca
a
lui
a
decidersi
.
"
Al
Mago
gli
restò
la
parola
in
bocca
,
tanto
la
ragazza
gli
parve
brutta
:
nondimeno
non
trovava
il
verso
di
venirsene
via
senza
aver
combinato
qualcosa
,
segnatamente
perché
il
Re
,
dal
giorno
che
era
in
gabbia
,
aveva
corso
mille
pericoli
.
Il
chiodo
,
dove
la
gabbia
stava
attaccata
,
s
'
era
rotto
:
la
gabbia
era
cascata
per
terra
,
e
sua
maestà
,
colle
penne
,
nella
caduta
s
'
era
fatto
molto
male
.
Il
gatto
,
che
si
trovava
presente
a
questo
caso
,
gli
dette
una
graffiata
nell
'
occhio
,
e
ci
corse
poco
non
l
'
accecasse
.
Un
'
altra
volta
s
'
erano
scordati
di
dargli
da
bere
,
ed
era
già
a
tocco
e
non
tocco
di
beccarsi
una
bella
pipita
,
se
per
fortuna
non
giungevano
in
tempo
a
salvarlo
con
alcune
gocce
d
'
acqua
.
Un
frugolo
di
scimmiotto
,
scappato
non
si
sa
di
dove
,
gli
pettinò
ben
bene
le
penne
attraverso
i
ferri
della
gabbia
,
strapazzandolo
senza
nessun
complimento
,
come
se
fosse
stata
una
gazza
o
un
merlo
.
Ma
la
cosa
più
triste
di
tutte
era
questa
:
che
egli
stava
a
un
pelo
per
perdere
il
trono
,
perché
i
suoi
eredi
ne
inventavano
ogni
giorno
una
delle
nuove
,
pur
di
provare
come
e
qualmente
egli
fosse
morto
e
morto
davvero
.
Alla
fine
il
Mago
combinò
con
la
comare
Sussio
,
che
ella
condurrebbe
Trotona
nel
palazzo
del
Re
Grazioso
,
che
lì
vi
resterebbe
alcuni
mesi
,
durante
i
quali
il
Re
doveva
prendere
una
risoluzione
circa
allo
sposarla
:
e
intanto
la
fata
renderebbe
al
Re
la
sua
figura
naturale
,
salvo
sempre
a
farlo
tornare
uccello
,
nel
caso
che
si
fosse
ostinato
a
non
voler
sposare
la
sua
figlioccia
.
La
fata
diede
a
Trotona
dei
vestiti
d
'
oro
e
d
'
argento
;
quindi
la
fece
montare
in
groppa
,
dietro
a
sé
,
sopra
un
drago
,
e
si
recarono
al
regno
di
Re
Grazioso
,
il
quale
vi
giungeva
,
anche
lui
,
in
quello
stesso
punto
insieme
al
Mago
suo
amico
.
Con
tre
colpi
di
bacchetta
,
egli
ritornò
quello
stesso
che
era
stato
prima
,
bello
,
amabile
,
spiritoso
,
magnifico
:
ma
gli
costava
salata
questa
diminuzione
di
penitenza
,
perché
il
solo
pensiero
di
sposare
Trotona
gli
metteva
i
brividi
addosso
.
Il
Mago
aveva
un
bel
persuadere
colle
migliori
ragioni
di
questo
mondo
:
ma
tutti
i
suoi
discorsi
lasciavano
il
tempo
com
'
era
!
Il
Re
si
dava
meno
pensiero
delle
cure
di
Stato
,
che
di
trovare
ogni
ammennicolo
per
mandare
in
lungo
il
termine
fissato
dalla
Sussio
per
le
nozze
con
Trotona
.
Intanto
la
Regina
Fiorina
,
coi
capelli
tutti
sciolti
e
arruffati
apposta
per
nascondersi
il
viso
,
con
un
cappello
di
paglia
in
capo
e
con
un
sacco
di
tela
sulle
spalle
cominciò
il
suo
viaggio
un
po
'
a
piedi
e
un
po
'
a
cavallo
,
ora
per
mare
,
ora
per
terra
.
Faceva
dappertutto
le
più
minute
ricerche
:
ma
non
sapendo
con
certezza
che
strada
prendere
,
temeva
sempre
di
andare
da
una
parte
,
mentre
il
suo
Re
pigliava
da
quell
'
altra
.
Un
giorno
,
essendosi
fermata
sull
'
orlo
d
'
una
fontana
le
cui
acque
cristalline
rimbalzavano
sopra
un
letto
di
sassolini
minutissimi
,
le
venne
voglia
di
lavarsi
i
piedi
.
Si
sedé
sull
'
erba
,
e
raccolti
e
fermati
i
capelli
con
un
nastro
,
tuffò
i
piedi
dentro
l
'
acqua
.
A
vederla
,
c
'
era
da
scambiarla
con
Diana
che
si
bagna
di
ritorno
dalla
caccia
.
In
quel
mentre
passò
di
lì
una
vecchierella
,
tutta
ripiegata
,
la
quale
si
appoggiava
a
un
grosso
bastone
:
si
fermò
,
e
le
disse
:
"
Che
fate
costì
,
mia
bella
figliuola
?
Mi
fa
male
a
vedervi
sola
così
!
"
.
"
Non
son
sola
,
mia
buona
nonna
"
,
rispose
la
Regina
,
"
sono
invece
in
numerosa
compagnia
,
perché
ho
qui
con
me
un
mondo
di
disinganni
,
d
'
inquietudini
e
di
dispiaceri
.
"
E
nel
dir
così
,
i
suoi
occhi
si
empirono
di
pianto
.
"
Come
?
così
giovine
,
e
piangete
!
"
,
disse
la
buona
vecchina
.
"
Animo
,
figlia
mia
,
non
vi
date
alla
disperazione
.
Raccontatemi
sinceramente
quello
che
avete
,
e
spero
di
consolarvi
.
"
La
Regina
non
se
lo
fece
dire
due
volte
:
le
raccontò
le
sue
disgrazie
,
la
parte
che
in
tutta
questa
faccenda
vi
aveva
avuto
la
Sussio
,
e
finalmente
le
disse
che
andava
in
cerca
dell
'
uccello
turchino
.
La
vecchierella
si
rizza
sulla
persona
,
piglia
un
altro
contegno
,
cambia
improvvisamente
di
figura
e
apparisce
giovine
,
bella
,
magnificamente
vestita
:
poi
guardando
la
Regina
con
un
grazioso
sorriso
:
"
Incomparabile
Fiorina
"
,
le
dice
,
"
il
Re
che
voi
cercate
non
è
più
uccello
:
mia
sorella
Sussio
gli
ha
rese
le
sue
prime
sembianze
:
e
ora
trovasi
nel
suo
regno
.
Non
state
a
tormentarvi
più
:
perché
voi
arriverete
a
veder
coronate
le
vostre
speranze
.
Eccovi
quattro
uova
:
nei
grandi
bisogni
della
vita
le
romperete
,
e
ci
troverete
dentro
delle
cose
che
vi
saranno
di
un
grande
aiuto
"
.
Detto
questo
,
sparì
.
Fiorina
si
sentì
rinascere
a
queste
parole
;
ripose
le
uova
nel
sacco
,
e
s
'
incamminò
verso
il
regno
di
Grazioso
.
Dopo
aver
camminato
otto
giorni
e
otto
notti
,
giunse
a
piè
di
una
montagna
d
'
un
'
altezza
prodigiosa
,
tutta
quanta
d
'
avorio
e
così
tagliata
a
picco
,
che
non
c
'
era
verso
di
arrampicarcisi
sopra
,
senza
cadere
.
Ella
fece
mille
sforzi
inutili
:
sdrucciolava
,
si
affaticava
;
finché
,
disperata
di
vedersi
di
fronte
un
ostacolo
insormontabile
,
andò
a
sdraiarsi
appiè
della
montagna
,
colla
ferma
risoluzione
di
lasciarsi
morire
;
quand
'
ecco
che
si
ricordò
degli
uovi
avuti
dalla
fata
.
Ne
prese
uno
e
disse
:
"
Vediamo
un
po
'
,
se
promettendomi
i
soccorsi
de
'
quali
avessi
avuto
bisogna
,
si
fosse
burlata
di
me
"
.
Appena
rotto
l
'
uovo
,
vennero
fuori
alcuni
piccoli
ganci
d
'
oro
,
che
ella
si
attaccò
ai
piedi
e
alle
mani
.
E
con
l
'
aiuto
di
questi
poté
salire
senza
fatica
sulla
montagna
d
'
avorio
;
perché
i
ganci
facevano
presa
,
e
le
impedivano
di
sdrucciolare
in
basso
.
Quando
fu
sulla
vetta
,
ecco
nuove
difficoltà
per
incominciare
a
calare
al
piano
:
perché
tutta
la
vallata
non
era
altro
che
un
grandissimo
specchio
di
cristallo
.
Vi
erano
lì
dintorno
più
di
sessantamila
donne
,
che
si
miravano
in
esso
con
grandissimo
diletto
,
perché
bisogna
sapere
che
lo
specchio
aveva
dieci
chilometri
di
larghezza
e
venti
di
lunghezza
.
Ciascuna
vi
si
vedeva
riflessa
secondo
il
suo
desiderio
:
quella
di
capelli
rossi
appariva
bionda
:
la
vecchia
si
vedeva
giovine
:
la
giovine
pareva
anche
più
giovine
;
in
una
parola
,
questo
specchio
nascondeva
così
bene
i
difetti
,
che
le
donne
correvano
a
specchiarvisi
dalle
cinque
parti
del
mondo
.
Bisogna
aver
visto
le
smorfie
e
i
bocchini
tondi
,
che
facevano
la
maggior
parte
di
quelle
civettuole
;
c
'
era
da
scoppiar
dalle
risa
.
E
non
per
questo
gli
uomini
ci
si
affollavano
in
minor
numero
:
perché
lo
specchio
faceva
un
gran
comodo
anche
a
loro
.
A
chi
regalava
bellissimi
capelli
:
a
chi
un
personale
alto
ed
elegante
,
o
una
cert
'
aria
marziale
,
o
una
fisionomia
simpatica
e
bella
.
Essi
ridevano
delle
donne
e
le
donne
non
se
ne
stavano
dal
ridere
alle
loro
spalle
:
per
cui
la
montagna
veniva
chiamata
con
molti
nomi
differenti
.
Nessuno
era
stato
mai
capace
di
toccarne
la
cima
:
e
quando
vi
scorsero
Fiorina
,
le
donne
si
messero
tutte
a
strillare
come
tante
calandre
:
"
Dove
va
mai
quella
sfacciata
?
"
,
dicevano
esse
.
"
Quella
lì
dev
'
essere
tanto
imprudente
,
da
mettere
i
piedi
anche
sul
nostro
specchio
.
Vedrete
che
dopo
pochi
passi
,
ce
lo
manderà
in
bricioli
.
"
E
così
facevano
un
diavoleto
da
cavar
di
cervello
.
La
Regina
non
sapeva
come
fare
,
perché
vedeva
un
gran
pericolo
nel
dovere
scendere
da
quella
altezza
:
allora
ruppe
un
altr
'
ovo
,
dal
quale
uscirono
fuori
due
piccioni
e
un
cocchio
,
che
tutt
'
a
un
tratto
diventò
tanto
grande
,
da
poterci
entrar
dentro
comodamente
:
e
in
questo
modo
i
piccioni
con
molta
leggerezza
calarono
giù
al
basso
la
Regina
,
senza
che
accadesse
nulla
di
male
.
Ella
disse
ai
suoi
bravi
piccioni
:
"
Miei
piccoli
amici
,
se
voi
sarete
tanto
cortesi
di
portarmi
fino
sul
posto
dove
il
Re
Grazioso
tiene
la
sua
corte
,
non
troverete
in
me
un
'
ingrata
"
.
I
piccioni
,
cortesi
e
obbedienti
,
volarono
giorno
e
notte
finché
non
furono
arrivati
alle
porte
della
città
.
Così
Fiorina
smontò
,
e
diede
a
ciascuno
di
essi
un
dolcissimo
bacio
,
che
costava
più
di
una
corona
reale
.
Oh
,
come
le
batteva
il
cuore
,
mettendo
il
piede
in
città
!
Per
non
essere
riconosciuta
,
si
insudiciò
il
viso
;
e
chiese
a
quelli
che
passavano
per
la
strada
,
dove
avrebbe
potuto
vedere
il
Re
.
Alcuni
si
messero
a
ridere
.
"
Vedere
il
Re
?
"
,
le
dicevano
,
"
davvero
eh
!
e
che
vuoi
tu
da
lui
,
mio
bel
Muso
-
sudicio
?
Vai
,
vai
piuttosto
a
lavarti
:
perché
i
tuoi
occhi
non
sono
degni
di
vedere
un
gran
monarca
a
quel
modo
.
"
La
Regina
non
rispose
:
si
allontanò
pian
piano
:
e
tornò
daccapo
a
domandare
a
quelli
che
incontrava
,
dove
avrebbe
potuto
mettersi
per
vedere
il
Re
.
"
Domani
deve
venire
al
tempio
con
la
Principessa
Trotona
"
,
le
risposero
,
"
perché
finalmente
ha
consentito
di
sposarla
.
"
"
Cielo
,
quale
notizia
!
Trotona
,
l
'
indegna
Trotona
sul
punto
di
sposare
il
Re
!
"
,
Fiorina
credette
di
morire
e
non
aveva
più
fiato
né
per
parlare
né
per
andare
avanti
.
Entrò
sotto
una
porta
,
e
sedutasi
sopra
una
pietra
,
col
viso
coperto
dai
capelli
e
dal
suo
cappello
di
paglia
,
cominciò
a
dire
:
"
Sfortunata
che
io
sono
!
Eccomi
venuta
qui
per
far
più
bello
il
trionfo
della
mia
rivale
e
per
vedere
coi
miei
occhi
la
sua
contentezza
!
Fu
dunque
a
cagione
di
lei
,
che
l
'
uccello
turchino
non
venne
più
a
vedermi
?
Era
dunque
per
quella
brutta
strega
,
che
mi
faceva
la
più
nera
di
tutte
le
infedeltà
,
mentre
io
,
rifinita
dal
dolore
,
mi
logorava
dalla
passione
per
la
conservazione
dei
suoi
giorni
?
Il
traditore
s
'
era
cambiato
...
Ricordandosi
di
me
,
come
se
non
m
'
avesse
visto
mai
,
lasciava
che
io
mi
struggessi
per
la
sua
lontananza
,
senza
darsi
punto
pensiero
della
mia
!..."
.
Quando
si
ha
il
cuore
grosso
dai
dispiaceri
,
è
raro
che
si
senta
il
bisogno
di
mangiare
.
La
Regina
cercò
un
po
'
di
albergo
:
e
si
coricò
,
senza
prendere
un
boccone
.
Si
alzò
col
sole
e
corse
al
tempio
;
ma
prima
di
poterci
entrare
dové
subire
molte
manieracce
dalle
guardie
e
dai
soldati
.
Vide
il
trono
del
Re
e
quello
di
Trotona
,
che
era
già
considerata
come
Regina
.
Che
dolore
per
un
'
anima
sensibile
e
appassionata
,
come
quella
di
Fiorina
!
Si
avvicinò
al
trono
della
sua
rivale
,
e
lì
stette
in
piedi
,
appoggiata
a
una
colonna
di
marmo
.
Il
Re
arrivò
il
primo
,
più
bello
e
più
amabile
di
quello
che
fosse
stato
mai
in
tutta
la
vita
.
Trotona
venne
dopo
,
vestita
con
gran
magnificenza
,
ma
brutta
da
far
paura
.
Ella
guardò
la
Regina
con
un
certo
cipiglio
"
E
chi
sei
tu
"
,
le
disse
,
"
che
ardisci
di
avvicinarti
alla
mia
augusta
persona
e
al
mio
trono
d
'
oro
?
"
"
Io
mi
chiamo
Viso
-
sudicio
"
,
diss
'
ella
,
"
son
venuta
di
lontano
per
vendervi
delle
cose
rare
.
"
E
cominciò
a
frugare
nel
suo
sacco
di
tela
,
e
tirò
fuori
i
braccialetti
di
smeraldo
che
il
Re
Grazioso
le
aveva
regalati
.
"
Oh
!
oh
!
"
,
esclamò
Trotona
,
"
carini
codesti
pezzi
di
bicchiere
;
me
li
vendi
per
cinque
soldi
?
"
"
Fateli
prima
vedere
a
chi
se
ne
intende
,
o
signora
,
e
poi
sul
prezzo
ci
accomoderemo
.
"
Trotona
,
che
amava
il
Re
con
maggior
tenerezza
di
quel
che
poteva
attendersi
da
quella
foca
,
e
non
le
pareva
vero
di
trovare
delle
occasioni
per
parlargli
,
si
avanzò
fino
al
trono
di
lui
e
gli
mostrò
i
braccialetti
,
pregandolo
a
dire
il
suo
sentimento
.
Alla
vista
di
quei
braccialetti
,
egli
si
ricordò
di
quelli
che
aveva
dato
a
Fiorina
:
diventò
bianco
,
sospirò
,
e
stette
per
un
po
'
di
tempo
senza
rispondere
:
alla
fine
,
temendo
di
far
vedere
il
turbamento
dell
'
animo
,
fece
su
di
sé
un
grande
sforzo
e
rispose
:
"
Questi
braccialetti
,
secondo
me
,
valgono
quanto
tutto
il
mio
regno
:
credevo
che
nel
nondo
ve
ne
fosse
un
paio
solo
;
ma
ora
vedo
che
ce
ne
sono
degli
altri
"
.
Trotona
tornò
sul
suo
trono
,
dove
ci
faceva
la
figura
di
un
'
ostrica
attaccata
al
suo
guscio
;
e
chiese
alla
Regina
quanto
,
senza
rubare
,
avrebbe
preteso
de
'
suoi
braccialetti
.
"
Se
doveste
pagarmeli
,
o
signora
,
vi
sarebbe
d
'
un
grande
scomodo
:
vi
propongo
piuttosto
un
altro
patto
.
Ottenetemi
il
favore
di
dormire
una
notte
nella
sala
degli
Echi
,
che
è
nel
palazzo
del
Re
,
e
io
vi
cedo
gli
smeraldi
.
"
"
Magari
,
Viso
-
sudicio
!
"
,
disse
Trotona
,
buttandosi
via
dalle
risate
come
una
sguaiata
,
e
mostrando
certi
denti
più
lunghi
di
quelli
d
'
un
cinghiale
.
Il
Re
non
si
dette
pensiero
di
sapere
di
dove
venivano
quei
braccialetti
,
un
po
'
perché
gli
era
indifferente
la
venditrice
(
che
non
destava
davvero
nessuna
curiosità
)
,
ma
segnatamente
per
il
disgusto
invincibile
che
provava
a
discorrere
con
Trotona
.
Ora
bisogna
sapere
,
che
in
quel
tempo
che
egli
era
sempre
uccello
turchino
,
una
tal
volta
gli
era
venuto
fatto
di
raccontare
alla
Principessa
come
proprio
sotto
al
suo
quartiere
reale
c
'
era
una
piccola
sala
che
si
chiamava
la
sala
degli
Echi
;
costruita
in
un
modo
così
ingegnoso
,
che
tutto
ciò
che
vi
si
diceva
sottovoce
,
era
sentito
benissimo
dal
Re
quando
si
trovava
a
letto
nella
sua
camera
;
per
cui
Fiorina
non
poteva
immaginare
un
miglior
mezzo
di
questo
,
per
potergli
rimproverare
la
sua
infedeltà
.
Per
ordine
di
Trotona
la
condussero
nella
sala
degli
Echi
,
dov
'
ella
dette
principio
ai
suoi
lamenti
e
ai
suoi
rimproveri
così
:
"
La
sciagura
,
alla
quale
non
voleva
credere
,
pur
troppo
è
certa
,
barbaro
uccello
turchino
!
tu
ti
sei
scordato
di
me
:
tu
ami
la
mia
indegna
rivale
.
I
braccialetti
,
che
ebbi
dalla
tua
mano
reale
,
non
furono
capaci
di
richiamarmi
alla
tua
memoria
:
tanto
io
sono
lontana
dal
tuo
pensiero
!
"
.
E
qui
i
singhiozzi
le
tolsero
la
parola
:
quand
'
essa
riebbe
fiato
da
parlare
,
ricominciò
daccapo
e
continuò
fino
alla
mattina
.
I
camerieri
,
avendola
sentita
piangere
e
sospirare
tutta
la
notte
,
andarono
a
raccontarlo
a
Trotona
:
la
quale
le
domandò
la
ragione
di
tutto
il
lamentìo
che
aveva
fatto
.
La
Regina
rispose
che
aveva
dormito
profondamente
e
che
dormendo
le
accadeva
per
il
solito
di
sognare
e
di
parlare
a
voce
alta
.
Quanto
al
Re
,
per
una
strana
fatalità
non
aveva
sentito
nulla
:
e
questo
derivava
,
perché
dal
giorno
che
incominciò
la
sua
passione
per
Fiorina
,
aveva
perduti
i
sonni
;
e
quando
la
sera
andava
a
letto
,
gli
davano
dell
'
oppio
per
farlo
riposare
.
La
Regina
passò
una
gran
parte
del
giorno
così
inquieta
,
da
non
potersi
dir
quanto
.
"
Se
mi
ha
sentito
"
,
diceva
fra
sé
,
"
come
si
può
dare
al
mondo
un
'
indifferenza
più
atroce
della
sua
?
Se
poi
non
mi
ha
sentito
,
in
qual
altro
modo
potrò
far
giungere
la
mia
voce
fino
a
lui
?
"
Gioielli
e
cose
d
'
arte
veramente
rare
e
straordinarie
non
ne
aveva
più
:
perché
le
pietre
preziose
sono
sempre
belle
,
ma
ci
bisognava
qualcosa
che
sapesse
stuzzicare
il
gusto
di
Trotona
.
Allora
ricorse
ai
suoi
uovi
e
ne
ruppe
uno
.
Ecco
che
scappò
subito
fuori
una
carrozzina
d
'
acciaio
lustro
,
tutta
ornata
di
fregi
d
'
oro
in
rilievo
;
alla
carrozzina
erano
attaccati
sei
sorci
verdi
,
guidati
da
un
grosso
topo
color
di
rosa
,
mentre
il
battistrada
,
anch
'
esso
della
famiglia
topesca
,
era
d
'
una
bella
tinta
grigio
-
perla
.
Dentro
alla
carrozza
c
'
erano
quattro
marionette
più
vispe
e
più
graziose
di
quelle
che
si
vedono
sui
teatrini
alle
grandi
fiere
di
Padova
e
di
Sinigaglia
,
e
facevano
delle
cose
molto
sorprendenti
,
in
specie
due
piccole
egiziane
,
le
quali
ballavano
la
sarabanda
e
il
minuetto
meglio
di
tutte
le
ballerine
della
Pergola
e
della
Scala
.
La
Regina
rimase
a
bocca
aperta
a
vedere
questo
capolavoro
dell
'
arte
negromantica
:
ma
non
fece
motto
fino
alla
sera
,
che
era
l
'
ora
che
Trotona
andava
alla
passeggiata
.
Allora
si
mise
in
un
viale
a
far
galoppare
i
suoi
sorci
che
tiravano
la
carrozza
,
gli
altri
topi
e
le
marionette
.
Questa
novità
fece
tanta
meraviglia
a
Trotona
,
che
cominciò
a
gridare
:
"
Viso
-
sudicio
!
ehi
,
Viso
-
sudicio
!
li
vuoi
cinque
soldi
per
la
tua
carrozza
e
per
il
tuo
equipaggio
topinesco
?
"
.
"
Domandate
ai
letterati
e
ai
sapienti
di
questo
regno
"
,
disse
Fiorina
"
che
cosa
può
valere
una
meraviglia
simile
,
e
io
me
ne
starò
al
parere
del
più
capace
fra
loro
.
"
Trotona
,
prepotente
in
ogni
cosa
,
rispose
:
"
Non
mi
star
più
a
stomacare
colla
tua
sudicia
presenza
;
dimmi
il
prezzo
,
e
finiscila
"
.
"
Dormire
ancora
un
'
altra
volta
nella
sala
degli
Echi
"
,
disse
Fiorina
,
"
ecco
tutto
quello
che
vi
domando
.
"
"
Va
'
,
povera
bestia
"
,
replicò
Trotona
,
"
non
ti
sarà
negato
.
"
E
voltandosi
alle
sue
dame
,
disse
:
"
Questa
stupida
creatura
non
sa
ricavare
nessun
guadagno
dalla
vendita
di
tante
belle
rarità
!
"
.
Venne
la
notte
.
Fiorina
disse
tutto
quello
che
si
può
immaginare
di
più
tenero
e
di
appassionato
,
ma
fu
lo
stesso
che
dirlo
al
muro
,
come
la
notte
avanti
,
perché
il
Re
non
lasciava
mai
di
prendere
la
sua
solita
bevanda
coll
'
oppio
.
I
camerieri
dicevano
fra
loro
:
"
Questa
campagnola
,
non
c
'
è
caso
,
dev
'
esser
grulla
:
che
cos
'
è
tutto
questo
cicalìo
che
fa
la
notte
?
"
.
"
Peraltro
"
,
osservavano
alcuni
,
"
nelle
cose
che
dice
,
c
'
è
del
buon
senso
e
della
passione
.
"
Fiorina
aspettò
colla
febbre
addosso
che
venisse
il
giorno
,
per
vedere
l
'
effetto
prodotto
da
'
suoi
discorsi
.
"
Pur
troppo
"
,
essa
diceva
,
"
questo
spietato
è
diventato
sordo
alla
mia
voce
!
Non
riconosce
più
la
voce
della
sua
cara
Fiorina
?
Ah
!
che
vergogna
,
ostinarsi
ancora
a
volergli
bene
!
Egli
mi
disprezza
,
e
me
lo
merito
.
Sì
,
mi
sta
bene
.
"
Però
tutti
questi
ragionamenti
tornavano
inutili
.
Ella
non
poteva
guarire
della
sua
passione
.
Nel
sacco
non
le
rimaneva
che
un
solo
uovo
,
dal
quale
potesse
sperare
qualche
soccorso
.
Lo
ruppe
e
ne
uscì
fuori
un
pasticcio
di
sei
uccelli
lardellati
,
cotti
e
benissimo
rosolati
;
eppure
,
con
tutto
questo
,
cantavano
da
innamorare
,
predicavano
la
buona
ventura
e
sapevano
di
medicina
meglio
di
Esculapio
.
La
Regina
restò
stupita
di
una
cosa
tanto
meravigliosa
,
e
se
ne
andò
col
suo
pasticcio
parlante
nell
'
anticamera
di
Trotona
.
Mentr
'
essa
aspettava
di
poter
passare
,
uno
de
'
camerieri
le
si
avvicinò
e
le
disse
:
"
Ma
non
sapete
,
mio
bel
Viso
-
sudicio
,
che
se
il
Re
non
pigliasse
l
'
oppio
per
dormire
,
voi
lo
cavereste
di
cervello
con
tutto
il
chiacchierio
che
fate
nella
notte
?
"
.
Fiorina
allora
capì
subito
la
ragione
perché
il
Re
non
l
'
aveva
udita
,
e
disse
al
cameriere
:
"
Sono
tanto
sicura
di
non
disturbare
i
sonni
del
Re
,
che
stasera
,
nel
caso
che
io
dorma
nella
sala
degli
Echi
,
se
non
gli
darete
nemmeno
una
goccia
d
'
oppio
,
tutte
queste
perle
e
diamanti
saranno
per
voi
"
.
Il
cameriere
accettò
e
dette
la
sua
parola
.
Dopo
pochi
minuti
arrivò
Trotona
e
vide
la
Regina
che
faceva
finta
di
voler
mangiare
il
suo
pasticcio
.
"
Che
cosa
fai
costì
,
Viso
-
sudicio
?
"
le
disse
.
"
Signora
"
,
rispose
Fiorina
,
"
son
qui
che
mangio
astrologhi
,
musici
e
dottori
di
medicina
.
"
In
quello
stesso
momento
gli
uccelli
cominciarono
a
cantare
dolcemente
,
come
tante
sirene
;
poi
gridavano
:
"
Buttateci
una
piccola
moneta
d
'
argento
e
vi
diremo
la
buona
ventura
"
,
Un
anatrotto
,
che
torreggiava
sugli
altri
,
disse
più
forte
di
tutti
:
"
Qua
,
qua
,
qua
,
qua
;
io
sono
medico
,
io
guarisco
la
gente
da
tutti
i
mali
e
da
tutte
le
pazzie
,
fuori
che
da
quella
d
'
amore
"
.
Trotona
sbalordita
da
questo
portento
non
veduto
mai
in
vita
sua
,
gridò
,
sagrando
come
un
vetturino
:
"
Affeddìo
,
che
bel
pasticcio
!
Lo
voglio
per
me
.
Qua
,
Visosudicio
:
quanto
ne
chiedi
?
"
.
"
Il
solito
prezzo
"
,
ella
disse
,
"
dormire
nella
sala
degli
Echi
,
e
nient
'altro."
"
Sta
bene
,
e
ti
voglio
dar
per
giunta
anche
questa
moneta
"
,
disse
Trotona
,
fuor
di
sé
dall
'
allegrezza
di
avere
avuto
il
pasticcio
.
Fiorina
se
ne
va
via
ringraziando
,
tutta
contenta
per
la
speranza
che
questa
volta
il
Re
avrebbe
sentita
la
sua
voce
.
Appena
venne
la
notte
,
ella
si
fece
condurre
nella
sala
degli
Echi
,
colla
passione
che
la
struggeva
che
il
cameriere
mantenesse
la
parola
e
che
,
invece
di
dare
al
Re
il
solito
oppio
,
gli
mettesse
innanzi
qualche
altra
bevanda
da
tenerlo
desto
;
quando
poté
figurarsi
che
tutti
dormissero
,
ella
ricominciò
i
suoi
pietosi
lamenti
:
"
A
quanto
pericolo
non
sono
io
andata
incontro
"
,
ella
diceva
,
"
per
venirti
a
cercare
,
mentre
tu
mi
fuggi
e
vuoi
sposare
Trotona
!
Che
t
'
ho
io
fatto
,
crudele
,
per
scordarti
così
i
tuoi
giuramenti
?
Rammentati
almeno
qualche
volta
della
tua
metamorfosi
,
del
mio
amore
e
dei
nostri
teneri
colloqui
!
"
.
Ella
ripeté
questi
colloqui
a
uno
a
uno
,
e
con
tanta
fedeltà
di
memoria
,
da
far
vedere
che
per
lei
non
c
'
era
altra
cosa
al
mondo
che
le
fosse
più
cara
di
questi
ricordi
.
Il
Re
non
dormiva
punto
,
e
sentiva
così
distintamente
la
voce
di
Fiorina
e
tutte
le
sue
parole
,
che
non
sapeva
raccapezzarsi
da
dove
venissero
:
ma
il
suo
cuore
,
teneramente
commosso
,
gli
fece
ricordare
così
al
vivo
l
'
immagine
della
sua
incomparabile
Principessa
,
che
nel
trovarsi
ora
diviso
da
lei
sentì
il
medesimo
dolore
di
quando
i
coltelli
lo
ferirono
fra
i
rami
del
cipresso
.
E
anch
'
esso
si
mise
a
parlare
sullo
stesso
tono
della
Regina
,
e
disse
:
"
Ah
!
Principessa
troppo
crudele
per
un
amante
che
vi
adorava
!
com
'
è
egli
mai
possibile
che
mi
abbiate
sacrificato
ai
nostri
comuni
nemici
?..."
.
Fiorina
udì
le
cose
che
il
Re
diceva
,
e
non
si
stette
dal
rispondergli
e
dal
fargli
sapere
che
s
'
egli
avesse
voluto
degnarsi
di
chiamare
presso
di
sé
Viso
-
sudicio
,
avrebbe
potuto
aver
la
spiegazione
di
tanti
misteri
,
fin
allora
inesplicabili
per
lui
.
A
queste
parole
il
Re
,
impaziente
,
chiamò
uno
dei
suoi
camerieri
,
e
gli
disse
se
fosse
stato
possibile
di
trovargli
subito
Viso
-
sudicio
e
di
condurgliela
lì
.
Il
cameriere
rispose
che
la
cosa
poteva
farsi
in
un
batter
d
'
occhio
,
perché
Viso
-
sudicio
era
a
dormire
nella
sala
degli
Echi
.
Il
Re
non
sapeva
che
cosa
si
pensare
.
Come
poteva
mai
figurarsi
che
una
sì
gran
Regina
,
come
Fiorina
,
potesse
trovarsi
trasfigurata
a
quel
modo
?
E
come
credere
che
Viso
-
sudicio
avesse
la
voce
della
Regina
e
conoscesse
tutti
i
suoi
segreti
più
intimi
,
se
ella
non
fosse
stata
la
Regina
stessa
?
Tormentato
da
questi
sospetti
si
alzò
dal
letto
,
si
vestì
in
fretta
e
furia
,
e
per
una
scaletta
segreta
scese
nella
sala
degli
Echi
.
La
Regina
aveva
levata
la
chiave
:
ma
il
Re
ne
aveva
una
che
apriva
tutte
le
porte
del
palazzo
.
La
trovò
vestita
con
una
veste
leggerissima
di
seta
bianca
,
che
essa
era
solita
portare
sotto
i
suoi
panni
sudici
e
strappati
;
i
suoi
bellissimi
capelli
le
scendevano
per
le
spalle
;
era
distesa
sopra
un
canapè
,
e
una
lampada
,
in
lontananza
,
mandava
all
'
intorno
un
pallido
sbattimento
di
luce
.
Il
Re
entrò
dentro
all
'
improvviso
;
e
la
passione
dell
'
amore
vincendo
tutti
i
suoi
risentimenti
,
appena
l
'
ebbe
riconosciuta
,
andò
a
gettarsi
a
'
suoi
piedi
,
le
bagnò
le
mani
del
suo
pianto
e
credette
di
morire
di
gioia
,
di
dolore
e
di
mille
pensieri
diversi
che
,
tutti
in
una
volta
,
gli
si
affollarono
alla
memoria
.
La
Regina
non
fu
meno
commossa
di
lui
;
ed
ebbe
una
tal
serratura
al
cuore
,
che
sentiva
mancarsi
il
respiro
.
Ella
guardava
fisso
fisso
il
Re
,
senza
dir
parola
;
e
quand
'
ebbe
la
forza
di
poter
parlare
,
non
ebbe
quella
per
fargli
dei
rimproveri
.
La
gran
contentezza
di
rivederlo
le
fece
dimenticare
per
un
momento
tutte
le
ragioni
,
che
essa
credeva
fondatissime
,
di
lagnarsi
di
lui
.
Alla
fine
ogni
cosa
venne
in
chiaro
,
tutti
e
due
a
vicenda
si
trovarono
giustificati
;
il
loro
amore
riprese
al
disopra
,
e
l
'
unica
spina
,
che
ormai
li
tormentasse
,
era
la
fata
Sussio
.
Ma
in
questo
frattempo
giunse
il
Mago
,
grande
amico
del
Re
,
in
compagnia
d
'
una
famosa
fata
,
la
quale
era
appunto
quella
che
aveva
dato
le
quattro
uova
a
Fiorina
.
Scambiati
i
primi
complimenti
d
'
uso
,
il
mago
e
la
fata
dissero
chiaro
e
tondo
che
essendosi
trovati
d
'
accordo
a
riunire
i
loro
poteri
in
favore
del
Re
e
della
Regina
,
la
fata
Sussio
non
poteva
far
altro
che
un
bel
nulla
contro
di
essi
;
e
che
per
conseguenza
non
c
'
erano
più
ostacoli
per
mandare
in
lungo
le
loro
nozze
.
Ci
vuol
poco
a
figurarsi
l
'
allegrezza
dei
due
giovani
amanti
.
Appena
si
fece
giorno
,
la
voce
si
sparse
per
il
palazzo
,
e
tutti
furono
contenti
di
vedere
la
bella
Fiorina
.
Il
rumore
di
questa
notizia
essendo
arrivato
fino
agli
orecchi
di
Trotona
,
questa
corse
subito
dal
Re
:
e
come
rimase
brutta
,
quando
gli
vide
al
fianco
la
sua
odiata
rivale
!
Mentre
stava
per
aprir
bocca
e
per
dir
loro
un
sacco
di
vituperi
,
il
mago
e
la
fata
la
trasformarono
in
una
maiala
,
perché
così
le
rimanesse
un
poco
della
sua
fisionomia
e
del
suo
brutto
vizio
di
grugnire
.
Ella
fuggì
via
,
grugnendo
sempre
fin
giù
nel
cortile
,
dove
fu
accolta
da
uno
scoppio
di
risate
,
che
la
messero
all
'
ultima
disperazione
.
Il
Re
Grazioso
e
la
Regina
Fiorina
,
liberati
finalmente
dalla
presenza
di
una
così
odiosa
persona
,
non
pensarono
più
che
a
festeggiare
le
loro
nozze
:
le
quali
spiccarono
per
buon
gusto
e
magnificenza
:
e
c
'
è
da
immaginarsi
facilmente
la
felicità
dei
due
sposi
,
dopo
tanti
dispiaceri
e
tante
traversie
.
Domandatelo
al
Re
Grazioso
,
ed
egli
vi
risponderà
:
meglio
diventare
uccelli
turchini
,
corvi
e
anche
anatre
palustri
,
piuttosto
che
sposare
una
Trotona
,
alla
quale
non
si
voglia
bene
.
Peccato
che
non
si
trovi
sempre
un
mago
o
una
fata
per
mandare
a
monte
tanti
matrimoni
,
dove
l
'
amore
non
c
'
entra
per
nulla
!
La
Gatta
Bianca
C
'
era
una
volta
un
Re
il
quale
aveva
tre
figli
:
tre
pezzi
di
giovanotti
forti
e
coraggiosi
;
ed
egli
si
era
messo
paura
che
volessero
salire
sul
trono
prima
della
sua
morte
:
tanto
più
,
che
stando
a
certe
voci
che
correvano
,
i
suoi
figli
cercavano
dappertutto
di
farsi
dei
partigiani
per
impadronirsi
del
regno
.
Il
Re
cominciava
a
essere
un
po
'
in
là
cogli
anni
,
ma
essendo
ancora
verde
di
spirito
e
sano
di
mente
,
non
se
la
sentiva
punto
di
cedere
loro
un
posto
,
occupato
da
lui
con
tanta
dignità
.
Pensò
,
dunque
,
che
il
miglior
partito
per
vivere
tranquillo
fosse
quello
di
tenerli
a
bocca
dolce
a
furia
di
promesse
,
che
egli
avrebbe
saputo
sempre
deludere
e
mandare
in
fumo
.
Li
chiamò
nel
suo
gabinetto
,
e
dopo
aver
parlato
alla
buona
di
varie
cose
,
saltò
fuori
col
dire
:
"
Miei
cari
figli
,
voi
converrete
meco
che
la
mia
età
avanzata
non
mi
permette
più
di
accudire
agli
affari
di
Stato
con
lo
stesso
impegno
d
'
una
volta
;
temo
che
i
miei
sudditi
ne
abbiano
a
risentire
i
danni
,
ed
è
per
questo
che
ho
deciso
di
mettere
la
corona
sul
capo
a
uno
di
voi
tre
.
Peraltro
è
ben
giusto
che
in
compenso
di
un
regalo
simile
,
voi
dobbiate
cercare
di
compiacermi
nel
disegno
,
che
oramai
ho
fatto
,
di
ritirarmi
in
campagna
.
Mi
pare
che
un
canino
vispo
,
fido
,
grazioso
potrebbe
tenermi
un
'
ottima
compagnia
:
così
,
senza
stare
a
scegliere
il
figlio
maggiore
piuttosto
del
minore
,
io
vi
dichiaro
che
quello
che
di
voi
tre
mi
porterà
il
canino
più
bello
,
quello
sarà
il
mio
erede
"
.
I
principi
restarono
sorpresi
del
capriccio
del
loro
padre
per
un
canino
,
ma
i
due
minori
vi
trovarono
il
loro
tornaconto
ed
accettarono
con
piacere
la
commissione
di
andare
in
cerca
di
un
cane
.
Quanto
al
figlio
maggiore
,
era
troppo
timido
e
troppo
rispettoso
per
far
valere
i
suoi
diritti
.
Presero
quindi
congedo
dal
Re
,
il
quale
li
fornì
d
'
oro
e
di
pietre
preziose
,
soggiungendo
che
fra
un
anno
,
né
più
né
meno
,
in
quello
stesso
giorno
e
alla
medesima
ora
,
dovessero
tornare
a
portargli
ciascuno
il
suo
canino
.
Prima
di
mettersi
in
viaggio
i
tre
fratelli
andarono
a
un
castello
,
discosto
appena
un
miglio
dalla
città
.
Menarono
seco
gli
amici
e
fecero
gran
baldoria
,
giurandosi
tutti
e
tre
amicizia
eterna
,
e
restando
intesi
che
in
questa
faccenda
avrebbero
ciascuno
tirato
avanti
per
il
fatto
suo
,
senza
gelosie
e
rancori
,
e
che
in
ogni
caso
il
più
fortunato
avrebbe
sempre
tenuto
a
parte
gli
altri
due
della
sua
fortuna
.
E
così
partirono
,
dopo
aver
fissato
che
al
ritorno
si
sarebbero
ritrovati
nello
stesso
castello
,
per
poi
recarsi
tutti
insieme
dal
Re
.
Non
vollero
con
sé
nessuno
,
e
cambiarono
di
nome
per
non
essere
riconosciuti
.
Ciascuno
prese
una
via
diversa
.
I
due
maggiori
ebbero
molte
avventure
;
ma
io
racconterò
soltanto
quelle
del
minore
.
Il
quale
era
grazioso
,
d
'
umore
allegro
e
piacevole
,
una
bella
testa
,
fisonomia
signorile
,
fattezze
regolari
,
bei
denti
e
moltissima
destrezza
in
tutti
quegli
esercizi
,
che
completano
l
'
educazione
di
un
gentiluomo
.
Cantava
con
gusto
,
suonava
il
liuto
e
la
chitarra
da
incantare
,
maneggiava
la
tavolozza
,
era
insomma
un
cavaliere
compitissimo
e
di
un
coraggio
che
rasentava
la
temerità
.
Non
passava
giorno
che
non
comprasse
cani
grandi
,
piccoli
,
levrieri
,
bull
-
dogs
,
da
caccia
,
spagnuoli
,
barboni
.
Se
ne
aveva
uno
bello
e
ne
trovava
un
altro
più
bello
,
lasciava
il
primo
per
tenersi
l
'
altro
:
perché
gli
sarebbe
stato
impossibile
,
solo
com
'
era
,
di
menarsi
dietro
trenta
o
quarantamila
cani
;
ed
egli
non
voleva
con
sé
nessuno
strascico
di
gentiluomini
o
di
servitori
o
di
paggi
.
Camminava
e
camminava
,
senza
sapere
neanche
lui
dove
andasse
,
quand
'
ecco
che
una
volta
si
trovò
sorpreso
dalla
notte
,
dai
tuoni
e
da
un
gran
rovescio
d
'
acqua
nel
mezzo
d
'
una
foresta
,
dove
non
raccapezzava
più
nemmeno
la
strada
che
doveva
fare
.
Prese
il
primo
viottolo
che
gli
capitò
fra
i
piedi
,
e
dopo
aver
camminato
un
pezzo
,
poté
scorgere
un
po
'
di
luce
;
e
da
questa
si
figurò
che
,
non
molto
lontano
,
ci
dovesse
essere
qualche
casa
,
dove
avrebbe
potuto
mettersi
al
coperto
fino
al
giorno
.
Guidato
così
da
quella
po
'
di
luce
che
vedeva
,
giunse
alla
porta
di
un
castello
,
il
più
magnifico
che
si
possa
immaginare
.
La
porta
era
d
'
oro
,
coperta
di
carbonchi
,
il
cui
bagliore
limpido
e
smagliante
illuminava
tutti
i
dintorni
.
E
questa
era
la
luce
che
il
Principe
aveva
veduto
di
lontano
.
I
muri
erano
di
porcellana
trasparente
sulla
quale
,
dipinta
in
colori
,
si
vedeva
la
storia
di
tutte
le
fate
dalla
creazione
del
mondo
in
poi
;
né
vi
erano
dimenticate
le
famose
avventure
di
Pelle
d
'
Asino
,
di
Finetta
,
del
Melarancio
,
di
Graziosa
,
della
Bella
addormentata
nel
bosco
,
di
Serpentino
Verde
e
di
cent
'
altri
.
Gli
fece
grandissimo
piacere
di
riconoscervi
anche
il
Principe
Folletto
,
perché
era
suo
zio
all
'
uso
di
Brettagna
.
La
pioggia
e
la
stagione
indiavolata
gli
levarono
la
voglia
di
trattenersi
più
a
lungo
in
un
luogo
,
dove
si
bagnava
tutto
fino
all
'
ossa
,
senza
contare
che
dove
non
giungeva
il
riflesso
luminoso
dei
carbonchi
,
non
ci
si
vedeva
proprio
di
qui
a
lì
.
Tornò
alla
porta
d
'
oro
,
e
vide
uno
zampetto
di
capriolo
attaccato
in
fondo
a
una
piccola
catena
tutta
di
diamanti
:
e
non
poté
di
meno
di
restare
a
bocca
aperta
,
non
tanto
per
la
magnificenza
di
quel
cordone
da
campanello
,
quanto
per
la
gran
sicurezza
colla
quale
vivevano
in
quel
palazzo
.
"
Perché
"
,
faceva
egli
a
dire
,
"
che
ci
vorrebbe
per
i
ladri
a
staccare
la
catenella
e
portar
via
i
carbonchi
?
Sarebbe
il
vero
modo
di
diventar
ricchi
una
volta
per
tutte
.
"
Tirò
lo
zampetto
di
capriolo
:
subito
sentì
suonare
una
campanella
,
che
allo
squillo
gli
parve
d
'
oro
o
d
'
argento
.
Di
lì
a
un
minuto
la
porta
si
aprì
,
senza
che
egli
potesse
veder
altro
che
una
dozzina
di
mani
per
aria
,
ciascuna
delle
quali
teneva
una
fiaccola
accesa
.
A
quella
vista
restò
così
intontito
,
che
non
sapeva
risolversi
a
entrare
,
quando
sentì
altre
mani
,
che
lo
spingevano
per
dietro
,
e
anche
con
una
certa
tal
qual
violenza
.
Egli
entrò
là
dentro
a
malincuore
,
e
per
ogni
buon
fine
e
rispetto
portò
la
mano
all
'
impugnatura
della
spada
:
quand
'
ecco
,
che
traversando
un
vestibolo
,
tutto
incrostato
di
porfido
e
di
lapislazzuli
,
sentì
due
voci
angeliche
che
cantavano
così
:
Delle
man
.
,
che
vedete
Non
vi
prenda
sospetto
:
Ché
sotto
questo
tetto
Non
c
'
é
da
temer
nulla
.
Se
non
le
seducenti
Grazie
di
un
bel
visino
;
Caso
che
il
vostro
cuore
Non
voglia
rimaner
schiavo
d
'
amore
.
Egli
non
poté
immaginarsi
che
lo
invitassero
con
tanta
buona
grazia
,
per
fargli
poi
un
brutto
tiro
:
per
cui
,
sentendosi
sospinto
verso
una
gran
porta
di
corallo
,
che
si
aprì
al
suo
avvicinarsi
,
entrò
in
una
gran
sala
,
tutta
di
madreperla
;
e
quindi
passò
in
altre
sale
ornate
in
mille
maniere
differenti
e
così
ricche
di
pitture
e
di
marmi
preziosi
,
da
farlo
restare
sbalordito
.
Migliaia
e
migliaia
di
lumi
,
che
dal
soffitto
arrivavano
fino
a
terra
,
illuminavano
altri
quartieri
;
anche
questi
pieni
di
lampadari
,
di
luci
a
riflesso
e
di
ventole
gremite
di
candele
.
Per
farla
corta
,
era
una
tal
maraviglia
da
crederla
un
sogno
.
Dopo
aver
traversato
una
fila
di
sessanta
stanze
,
le
mani
che
lo
guidavano
lo
fecero
fermare
,
ed
esso
vide
una
poltrona
grande
e
molto
comoda
,
che
si
accostò
da
sé
sola
al
camminetto
.
In
quel
mentre
il
fuoco
si
accese
:
e
le
mani
che
gli
sembravano
bellissime
,
bianche
,
piccole
,
bofficette
e
ben
proporzionate
,
cominciarono
a
spogliarlo
:
perché
,
com
'
ho
detto
poco
fa
,
era
tutto
fradicio
mézzo
e
c
'
era
il
caso
di
fargli
prendere
un
'
infreddatura
.
Gli
fu
presentato
senza
che
egli
vedesse
alcuno
,
una
camicia
così
bella
,
che
era
proprio
una
camicia
da
sposi
,
insieme
a
una
veste
da
camera
,
di
stoffa
trapunta
d
'
oro
e
ricamata
di
piccoli
smeraldi
,
che
formavano
degli
arabeschi
e
delle
cifre
.
Le
mani
,
senza
corpo
,
gli
avvicinarono
una
toeletta
,
che
era
una
vera
maraviglia
:
e
lo
pettinarono
con
tanta
leggerezza
e
con
tanta
maestria
,
che
rimase
contentissimo
.
Poi
lo
rivestirono
tutto
,
non
coi
panni
di
lui
,
ma
con
gli
altri
abiti
molto
più
belli
.
Egli
stava
ammirando
,
senza
fiatare
,
tutto
quello
che
accadeva
sotto
i
suoi
occhi
,
e
di
tanto
in
tanto
aveva
qualche
brivido
di
paura
,
che
non
poteva
vincere
a
nessun
costo
.
Quando
l
'
ebbero
incipriato
,
pettinato
,
profumato
,
vestito
in
gala
,
e
fatto
più
bello
d
'
un
amore
,
le
solite
mani
lo
condussero
in
una
sala
magnifica
per
i
mobili
e
per
le
dorature
.
In
giro
alle
pareti
si
vedeva
la
storia
dei
gatti
più
famosi
.
Rodilardo
appiccato
pei
piedi
,
nel
Consiglio
dei
Topi
:
il
Gatto
cogli
stivali
,
marchese
di
Carabà
:
il
Gatto
scrivano
:
il
Gatto
cambiato
in
donna
,
i
Sorci
mutati
in
gatti
:
il
Sabbato
e
tutte
le
sue
stregherie
;
insomma
non
c
'
era
cosa
più
originale
di
questi
quadri
.
La
tavola
era
apparecchiata
,
con
sopra
due
posate
e
due
tovagliolini
,
ciascuno
dei
quali
col
suo
laccetto
d
'
oro
:
la
dispensa
faceva
restare
a
bocca
aperta
per
la
quantità
di
vasi
di
cristallo
di
monte
e
di
altre
pietre
preziose
.
Il
Principe
non
sapeva
per
chi
fossero
quelle
due
posate
,
quando
vide
alcuni
gatti
che
andavano
a
pigliar
posto
in
una
piccola
orchestra
fatta
apposta
per
loro
:
uno
portava
un
libro
pieno
di
capperi
e
di
note
le
più
strane
del
mondo
:
un
altro
teneva
in
mano
un
quaderno
arrotolato
,
per
battere
il
tempo
:
gli
altri
avevano
delle
piccole
chitarre
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
ciascuno
di
essi
cominciò
a
miagolare
in
diversi
toni
e
a
grattare
coll
'
unghie
le
corde
della
chitarra
.
Il
Principe
avrebbe
quasi
creduto
di
esser
capitato
all
'
inferno
,
se
non
gli
fosse
parso
che
il
palazzo
fosse
troppo
meraviglioso
per
dar
motivo
a
simili
sospetti
:
e
non
potendo
far
altro
,
si
tappava
gli
orecchi
e
si
buttava
via
dalle
risate
,
a
vedere
i
gesti
e
le
boccacce
di
quei
musicanti
di
una
razza
nuova
.
Mentre
stava
pensando
alle
tante
cose
che
gli
erano
accadute
in
questo
castello
,
vide
entrare
una
figurina
non
più
alta
di
mezzo
braccio
.
Questa
specie
di
bambolina
era
coperta
dalla
testa
ai
piedi
da
un
lungo
velo
di
crespo
nero
.
L
'
accompagnavano
due
gatti
,
anch
'
essi
abbrunati
,
col
mantello
e
la
spada
al
fianco
.
E
dietro
a
loro
,
un
numeroso
corteggio
di
gatti
,
che
portavano
trappole
e
gabbie
piene
di
sorci
e
di
topi
.
Il
Principe
era
fuori
di
sé
dallo
stupore
,
e
non
sapeva
che
cosa
pensare
.
Intanto
la
bambolina
si
avvicinò
e
si
tolse
il
velo
:
sicché
egli
poté
vedere
la
più
bella
gattina
,
fra
quante
ce
ne
furono
e
ce
ne
saranno
mai
.
Ella
appariva
molto
giovine
e
molto
afflitta
:
e
faceva
un
miagolìo
così
dolce
e
così
carino
,
che
andava
proprio
al
cuore
.
Ella
disse
al
Principe
:
"
Figlio
di
Re
,
tu
sei
il
benvenuto
.
La
mia
miagolante
maestà
ti
vede
con
piacere
"
.
"
Signora
Gatta
"
,
disse
il
principe
"
voi
siete
molto
buona
a
farmi
sì
cortese
accoglienza
;
ma
voi
non
mi
avete
l
'
aria
di
essere
una
bestiolina
come
tutte
le
altre
:
il
dono
della
parola
e
il
bel
castello
che
possedete
,
ne
sono
una
prova
lampante
.
"
"
Figlio
di
Re
"
,
riprese
la
Gatta
,
"
ti
prego
,
non
mi
dire
dei
complimenti
.
Io
sono
semplice
di
modi
e
di
parole
:
ma
ho
un
buon
cuore
.
Animo
!
"
continuò
ella
"
si
serva
subito
in
tavola
;
e
i
musicanti
tacciano
,
perché
tanto
il
Principe
non
intende
nulla
di
quello
che
dicono
.
"
"
Dicono
forse
qualche
cosa
?
"
,
domandò
egli
.
"
Ma
sicuro
"
,
ella
soggiunse
,
"
perché
qui
ci
sono
dei
letterati
,
che
hanno
moltissimo
spirito
:
e
se
resterete
un
poco
fra
noi
,
ve
ne
persuaderete
facilmente
.
"
"
Basta
sentirvi
discorrere
,
per
crederlo
subito
"
,
disse
il
Principe
con
molta
galanteria
,
"
ed
è
per
questo
,
o
signora
,
che
io
vi
stimo
una
gatta
veramente
singolare
.
"
Fu
portata
la
cena
:
la
quale
era
servita
da
quelle
stesse
mani
,
appartenenti
a
corpi
invisibili
.
Si
rifecero
dal
mettere
in
tavola
due
pasticci
:
uno
di
piccioncini
e
l
'
altro
di
sorci
grassi
come
ortolani
.
La
vista
di
quest
'
ultimo
pasticcio
fece
perdere
al
Principe
la
voglia
di
assaggiare
il
primo
;
per
il
sospetto
che
tutti
e
due
fossero
stati
cucinati
dallo
stesso
cuoco
,
e
con
le
medesime
rigaglie
:
ma
la
gattina
,
vedendogli
far
boccuccia
,
indovinò
la
sua
idea
e
lo
accertò
che
la
sua
cucina
era
fatta
a
parte
,
e
che
poteva
mangiare
tranquillamente
le
pietanze
,
che
gli
avessero
messo
dinanzi
,
senza
scrupolo
di
trovarci
dentro
o
topi
o
sorci
.
Il
Principe
non
se
lo
fece
dire
due
volte
,
persuaso
che
la
bella
Gattina
non
poteva
avere
nessun
motivo
per
dargli
ad
intendere
una
cosa
per
un
'
altra
.
E
mentre
mangiava
gli
venne
fatto
notare
che
ella
aveva
un
piccolo
ritratto
in
avorio
,
attaccato
a
una
zampa
,
e
gli
fece
specie
.
La
pregò
se
avesse
voluto
mostrarglielo
,
credendo
che
fosse
il
ritratto
di
padron
Buricchio
.
Ma
rimase
oltremodo
stupito
nel
vedere
che
era
un
giovine
così
bello
,
da
non
credere
che
la
natura
n
'
avesse
formato
un
altro
compagno
:
e
il
ritratto
somigliava
tanto
a
lui
,
che
se
gliel
'
avessero
dipinto
apposta
,
non
poteva
esser
più
vero
e
più
parlante
.
Ella
sospirò
:
e
facendosi
anche
più
trista
,
serbò
un
profondo
silenzio
.
Il
Principe
capì
che
ci
doveva
esser
sotto
qualche
cosa
di
misterioso
e
di
straordinario
,
ma
non
ebbe
cuore
di
chiedere
spiegazioni
,
per
paura
di
far
dispiacere
alla
Gatta
e
di
affliggerla
più
che
mai
.
Egli
le
parlò
di
tutte
le
novità
che
sapeva
,
e
la
trovò
istruttissima
degl
'
interessi
delle
case
principesche
e
di
tutti
i
fatti
che
accadevano
nel
mondo
.
Alzati
da
cena
,
la
Gatta
Bianca
invitò
il
suo
ospite
a
voler
passare
in
una
gran
sala
,
dove
c
'
era
un
teatro
sul
quale
davano
un
balletto
dodici
gatti
e
dodici
scimmie
.
Gli
uni
erano
vestiti
da
mori
,
le
altre
da
chinesi
.
È
facile
immaginarsi
i
salti
e
le
capriole
che
facevano
,
e
i
graffi
e
le
zampate
che
di
tanto
in
tanto
si
scambiavano
fra
loro
.
La
serata
finì
così
.
Gatta
Bianca
dette
la
buona
notte
al
suo
ospite
:
e
le
mani
,
che
l
'
avevano
condotto
fin
lì
,
lo
ripresero
e
lo
menarono
in
un
quartiere
,
che
era
tutto
differente
da
quello
che
aveva
visto
.
Poteva
dirsi
più
elegante
che
magnifico
:
ed
era
tappezzato
,
di
cima
in
fondo
,
di
ali
di
farfalle
,
i
cui
variati
colori
formavano
mille
fiori
diversi
.
Vi
erano
pure
delle
penne
di
uccelli
rarissimi
,
e
che
forse
non
si
sono
veduti
altro
che
in
quel
luogo
.
I
letti
erano
di
velo
,
e
ornati
con
bellissimi
fiocchi
di
nastro
;
e
dappertutto
grandi
specchi
,
che
andavano
dall
'
impiantito
al
soffitto
,
e
messi
dentro
a
cornici
cesellate
d
'
oro
e
che
rappresentavano
migliaia
e
migliaia
di
piccoli
amorini
.
Il
Principe
entrò
a
letto
senza
fare
una
parola
,
perché
era
impossibile
attaccare
un
po
'
di
conversazione
colle
mani
che
lo
servivano
.
Dormì
poco
e
fu
svegliato
da
un
rumore
confuso
.
Le
mani
,
lì
pronte
,
lo
tirarono
subito
fuori
del
letto
e
gli
messero
addosso
un
vestito
da
caccia
.
Dette
un
'
occhiata
giù
,
nella
corte
del
castello
,
e
vide
più
di
cinquecento
gatti
,
dei
quali
alcuni
tenevano
i
levrieri
al
guinzaglio
,
e
gli
altri
suonavano
il
corno
.
Era
una
gran
festa
:
Gatta
Bianca
andava
alla
caccia
,
e
voleva
che
il
Principe
fosse
della
partita
.
Le
solite
mani
,
addette
al
suo
servizio
,
gli
presentarono
un
cavallo
di
legno
,
che
correva
a
briglia
sciolta
e
che
sapeva
andare
al
passo
,
che
era
uno
stupore
.
Egli
stintignava
un
poco
a
montarci
sopra
,
dicendo
che
era
quasi
lo
stesso
che
fargli
fare
la
figura
di
cavaliere
errante
come
Don
Chisciotte
:
ma
la
sua
mala
voglia
gli
giovò
poco
:
si
trovò
messo
di
peso
sul
cavallo
di
legno
,
il
quale
aveva
una
gualdrappa
e
una
sella
a
ricami
d
'
oro
e
di
diamanti
.
Gatta
Bianca
cavalcava
uno
scimmiotto
,
il
più
bello
e
il
più
fiero
che
si
potesse
mai
vedere
;
essa
aveva
lasciato
il
suo
gran
velo
e
portava
in
testa
un
berretto
da
amazzone
,
che
le
dava
una
cert
'
aria
di
spavalderia
,
che
metteva
paura
a
tutti
i
sorci
del
vicinato
.
Non
c
'
è
stata
mai
un
'
altra
caccia
divertente
come
quella
:
i
gatti
correvano
più
dei
conigli
e
delle
lepri
:
e
così
,
quando
chiappavano
qualche
animale
,
Gatta
Bianca
voleva
che
lo
mangiassero
dinanzi
a
lei
,
e
questa
cosa
dava
luogo
a
mille
giuochi
piacevolissimi
di
agilità
e
di
destrezza
.
E
nemmeno
gli
uccelli
,
dal
canto
loro
,
erano
sicuri
:
perché
i
gattini
s
'
arrampicavano
su
per
gli
alberi
:
e
il
bravo
scimmiotto
portava
Gatta
Bianca
fin
dentro
ai
nidi
dell
'
Aquile
,
perché
disponesse
a
piacer
suo
delle
piccole
Altezze
aquiline
.
Finita
la
caccia
,
ella
prese
un
corno
lungo
un
dito
,
ma
che
mandava
un
suono
così
chiaro
e
sfogato
,
da
farsi
sentire
benissimo
alla
distanza
di
cento
miglia
.
Quand
'
ebbe
fatti
due
o
tre
squilli
di
corno
,
si
vide
circondata
da
tutti
i
gatti
del
paese
:
alcuni
arrivarono
per
aria
,
portati
in
cocchio
:
altri
venivano
per
acqua
,
dentro
le
barche
:
insomma
era
uno
spettacolo
non
mai
veduto
.
Quasi
tutti
erano
vestiti
in
diversi
modi
.
Gatta
Bianca
,
accompagnata
da
questo
pomposo
corteggio
,
ritornò
al
palazzo
e
pregò
il
Principe
a
venirvi
anche
lui
.
Egli
gradì
l
'
invito
,
sebbene
tutto
questo
gattaio
gli
sapesse
un
po
'
troppo
di
sabbato
e
di
stregheria
,
e
la
Gatta
parlante
gli
paresse
più
strana
e
più
inconcepibile
di
tutto
il
resto
.
Appena
entrata
nel
palazzo
,
le
portarono
il
suo
velo
nero
.
Cenò
col
Principe
,
il
quale
aveva
una
fame
che
parevano
due
,
e
mangiò
per
quattro
.
Furono
portati
dei
liquori
,
che
egli
gustò
volentieri
,
ma
che
gli
fecero
dimenticare
,
lì
per
lì
,
il
canino
che
doveva
portare
al
Re
.
Da
quel
momento
in
poi
non
aveva
altro
pensiero
che
stare
a
miagolare
con
Gatta
Bianca
:
o
,
come
chi
dicesse
,
a
tenerle
buona
e
fidata
compagnia
:
tutti
i
giorni
passarono
in
feste
piacevoli
,
ora
alla
pesca
,
ora
alla
caccia
:
eppoi
balli
,
tornei
e
altri
spassi
,
che
lo
divertivano
moltissimo
.
Spesso
e
volentieri
la
bella
Gatta
faceva
dei
versi
e
delle
canzonette
in
uno
stile
così
appassionato
,
da
far
capire
che
aveva
il
cuore
sensibile
e
che
certe
cose
non
si
sanno
dire
,
senza
essere
innamorati
:
ma
il
suo
segretario
,
che
era
un
vecchio
soriano
,
aveva
una
mano
di
scritto
così
brutta
,
che
sebbene
le
opere
di
lei
sieno
state
conservate
,
oggi
è
impossibile
leggerle
e
raccapezzarvi
dentro
qualche
cosa
.
Il
Principe
si
era
scordato
di
tutto
,
perfino
del
suo
paese
.
Le
solite
mani
,
rammentate
tante
volte
,
continuavano
a
servirlo
.
Qualche
volta
si
pentiva
di
non
essere
un
gatto
,
per
poter
passare
tutta
la
vita
in
così
amabile
compagnia
"
Povero
me
!
"
,
diceva
egli
a
Gatta
Bianca
,
"
come
sarei
disperato
se
dovessi
lasciarvi
;
vi
amo
tanto
!
o
diventate
donna
,
o
fatemi
diventare
un
gatto
!
"
Ella
pigliava
in
chiasso
queste
parole
,
e
gli
dava
delle
risposte
così
ambigue
e
sibilline
,
da
non
ricavarci
un
numero
.
Un
anno
passa
presto
,
in
ispecie
quando
non
si
hanno
né
seccature
né
pensieri
:
e
quando
si
sta
bene
di
salute
e
ci
manca
il
tempo
per
potersi
annoiare
.
Gatta
Bianca
sapeva
il
giorno
in
cui
egli
doveva
tornare
a
casa
,
e
perché
egli
non
ci
pensava
più
,
credé
ben
fatto
ricordarglielo
.
"
Sai
tu
"
,
ella
gli
disse
,
"
che
ti
restano
tre
giorni
solamente
,
per
cercare
il
canino
tanto
desiderato
da
tuo
padre
,
e
che
i
tuoi
fratelli
ne
hanno
trovati
dei
bellissimi
?
"
Il
Principe
ritornò
in
sé
,
e
maravigliandosi
della
sua
negligenza
:
"
Per
quale
incantesimo
piacevole
"
disse
"
ho
potuto
scordarmi
di
una
cosa
,
che
mi
stava
a
cuore
al
disopra
di
tutte
le
altre
?
Ce
ne
va
della
mia
gloria
e
della
mia
fortuna
.
Dove
troverò
un
canino
,
proprio
come
ci
vuole
,
per
guadagnare
un
Regno
,
e
un
cavallo
così
scappatore
da
arrivare
in
tempo
?
"
.
E
incominciò
a
inquietarsi
e
a
mettersi
di
cattivo
umore
.
Gatta
Bianca
,
con
una
vocina
carezzevole
,
gli
disse
:
"
Figlio
di
Re
,
non
ti
dare
alla
disperazione
:
io
sono
fra
i
tuoi
buoni
amici
:
puoi
trattenerti
qui
ancora
un
giorno
,
perché
sebbene
da
qui
al
tuo
paese
ci
sieno
più
di
duemila
miglia
,
il
bravo
cavallo
di
legno
ti
ci
porterà
in
meno
di
dodici
ore
"
.
"
Vi
ringrazio
,
mia
bella
Gatta
"
,
disse
il
Principe
,
"
peraltro
non
mi
basta
di
tornare
da
mio
padre
,
ma
bisogna
che
gli
porti
anche
un
canino
.
"
"
Tieni
"
,
gli
disse
Gatta
Bianca
,
"
eccoti
una
ghianda
,
dove
ce
ne
troverai
dentro
uno
assai
più
bello
della
stessa
canicola
.
"
"
Via
,
via
,
signora
Gatta
"
,
disse
il
Principe
,
"
Vostra
Maestà
si
piglia
giuoco
di
me
.
"
"
Avvicina
la
ghianda
all
'
orecchio
"
,
ella
soggiunse
,
"
e
lo
sentirai
abbaiare
.
"
Esso
obbedì
;
e
sentì
subito
il
canino
che
faceva
:
bu
!
bu
!
Il
Principe
saltava
dalla
contentezza
:
perché
un
canino
,
che
può
entrare
in
una
ghianda
,
bisogna
che
sia
piccino
davvero
.
Egli
voleva
aprirla
,
perché
si
struggeva
di
vederlo
;
ma
Gatta
Bianca
gli
disse
che
per
la
strada
avrebbe
potuto
sentir
freddo
e
che
era
meglio
aspettare
che
fosse
dinanzi
al
Re
suo
padre
.
Il
Principe
la
ringraziò
mille
volte
e
poi
dell
'
altro
:
e
gli
dette
un
addio
che
veniva
proprio
dal
cuore
.
"
Vi
giuro
"
,
egli
soggiunse
"
che
i
giorni
mi
son
passati
come
un
lampo
;
volere
o
non
volere
,
sento
che
mi
dispiace
a
lasciarvi
;
e
sebbene
voi
siate
qui
la
sovrana
,
e
i
gatti
che
vi
corteggiano
sieno
più
spiritosi
e
galanti
dei
nostri
,
io
non
mi
perito
a
invitarvi
a
venir
via
con
me
.
"
La
Gatta
,
a
questa
proposta
,
rispose
con
un
profondo
sospiro
.
Si
lasciarono
.
Il
Principe
arrivò
il
primo
nel
luogo
,
dove
co
'
suoi
fratelli
era
stato
fissato
il
ritrovo
.
Dopo
poco
arrivarono
anche
gli
altri
e
rimasero
maravigliati
nel
vedere
un
cavallo
di
legno
,
che
caracollava
meglio
di
quelli
delle
scuole
d
'
equitazione
.
Il
Principe
andò
loro
incontro
:
si
abbracciarono
ripetutamente
e
si
raccontarono
le
avventure
dei
loro
viaggi
:
ma
il
nostro
Principe
non
disse
tutta
la
verità
circa
a
quanto
gli
era
accaduto
,
e
mostrò
ai
fratelli
un
canucciaccio
mezzo
spelacchiato
,
dicendo
che
gli
era
parso
così
grazioso
,
che
aveva
pensato
di
portarlo
a
suo
padre
.
Per
quanto
si
volessero
bene
tra
fratelli
e
fratelli
,
nondimeno
i
due
maggiori
sentirono
un
gran
piacere
della
cattiva
scelta
fatta
dal
minore
;
e
perché
erano
a
tavola
,
si
davano
di
nascosto
nel
piede
,
come
per
dire
che
da
lui
non
avevano
nulla
da
temere
.
Il
giorno
dopo
partirono
tutti
e
tre
insieme
,
nella
medesima
carrozza
.
I
due
figli
maggiori
del
Re
avevano
in
alcuni
panieri
dei
canini
così
belli
e
così
delicati
,
che
pareva
non
si
dovessero
toccare
,
per
paura
di
sciuparli
.
Il
minore
aveva
il
suo
cane
spelacchiato
,
così
inzaccherato
di
mota
,
che
nessuno
lo
voleva
accosto
.
Appena
arrivati
al
palazzo
,
tutti
furono
loro
dintorno
per
dargli
il
ben
tornato
:
quindi
passarono
nelle
stanze
del
Re
.
Esso
non
sapeva
in
favore
di
chi
decidersi
,
perché
i
due
cani
presentati
dai
suoi
figli
maggiori
erano
pari
a
bellezza
:
e
già
i
due
fratelli
si
disputavano
il
vantaggio
della
successione
al
trono
,
quando
ecco
che
il
Principe
trovò
il
mezzo
di
metterli
d
'
accordo
,
cavando
fuori
di
tasca
la
ghianda
,
che
Gatta
Bianca
gli
aveva
dato
.
Apertala
in
presenza
di
tutti
,
ciascuno
poté
vedere
un
canino
,
accovacciato
nel
cotone
,
il
quale
sarebbe
passato
attraverso
a
un
anello
da
dito
,
senza
nemmeno
toccarlo
.
Il
Principe
lo
posò
in
terra
,
ed
egli
si
mise
a
ballare
la
sarabanda
con
accompagnamento
di
nacchere
e
con
tanta
grazia
e
leggerezza
,
come
non
avrebbe
saputo
far
meglio
,
la
più
celebre
ballerina
spagnuola
.
Esso
era
di
mille
colori
,
tutti
diversi
,
e
il
pellame
e
gli
orecchi
gli
toccavano
terra
.
Il
Re
rimase
un
po
'
male
,
perché
era
proprio
impossibile
trovar
da
ridire
qualche
cosa
sulla
bellezza
di
quel
cagnolino
.
A
ogni
modo
egli
non
aveva
punta
voglia
di
disfarsi
della
sua
corona
:
ogni
rosone
di
essa
gli
era
mille
volte
più
caro
di
tutti
i
cani
dell
'
universo
.
Disse
dunque
ai
suoi
figliuoli
di
essere
arcicontento
di
tutto
quello
che
avevano
fatto
:
ma
siccome
eran
riusciti
così
bene
nella
prima
prova
,
voleva
avere
un
altro
saggio
della
loro
abilità
,
prima
di
mantenere
la
parola
data
;
per
cui
dava
loro
tempo
un
anno
a
cercargli
una
pezza
di
tela
così
fine
e
sottile
,
da
passar
tutta
dalla
cruna
di
un
ago
,
di
quelli
da
ricamo
.
Tutti
e
tre
sentirono
male
la
cosa
di
doversi
rifar
da
capo
a
cercare
.
I
due
principi
,
i
cui
cani
erano
meno
belli
di
quello
del
fratello
minore
,
si
rassegnarono
.
Ognuno
se
n
'
andò
per
il
suo
viaggio
e
senza
perdersi
in
tante
tenerezze
come
la
prima
volta
,
perché
il
bel
cagnolino
era
stato
cagione
di
un
certo
raffreddamento
fra
loro
.
Il
nostro
Principe
rimontò
sul
suo
cavallo
,
e
senza
curarsi
di
altri
aiuti
,
all
'
infuori
di
quelli
che
poteva
attendere
dalla
Gatta
Bianca
,
partì
alla
gran
carriera
e
ritornò
al
castello
,
dov
'
ella
gli
aveva
fatto
così
buon
viso
e
lieta
accoglienza
.
Trovò
che
tutte
le
porte
erano
spalancate
e
le
mura
risplendenti
per
centomila
fiaccole
accese
,
che
facevano
un
effetto
meraviglioso
.
Le
solite
mani
,
che
l
'
avevano
servito
sempre
con
tanta
puntualità
,
gli
si
fecero
incontro
:
e
presa
la
briglia
del
bravo
cavallo
di
legno
,
lo
portarono
alla
scuderia
,
mentre
il
Principe
si
avviava
verso
la
camera
di
Gatta
Bianca
.
Ella
stava
coricata
dentro
a
una
piccola
cestina
sopra
un
guanciale
di
seta
,
bianca
come
la
neve
.
La
sua
pettinatura
era
un
po
'
trascurata
e
la
fisonomia
abbattuta
e
trista
:
ma
appena
visto
il
Principe
,
fece
mille
salti
e
mille
sgambetti
,
per
fargli
intendere
la
gioia
che
provava
.
"
Per
quante
ragioni
avessi
per
credere
al
tuo
ritorno
"
,
diss
'
ella
,
"
ti
confesso
,
o
figlio
di
Re
,
che
ci
contavo
assai
poco
:
per
il
solito
sono
così
disgraziata
ne
'
miei
desideri
,
che
questa
volta
mi
par
proprio
di
aver
avuto
una
vera
fortuna
.
"
Il
Principe
,
in
ricambio
,
le
fece
mille
carezze
:
e
le
raccontò
l
'
esito
del
suo
viaggio
,
che
forse
ella
già
sapeva
meglio
di
lui
;
e
venne
a
dire
come
qualmente
il
Re
voleva
una
pezza
di
tela
che
potesse
passare
dalla
cruna
d
'
un
ago
;
che
questa
cosa
a
lui
gli
pareva
impossibile
,
ma
che
a
ogni
modo
voleva
tentarla
,
ripromettendosi
miracoli
dalla
buona
amicizia
e
dall
'
aiuto
di
lei
.
Gatta
Bianca
,
pigliando
una
cert
'
aria
di
serietà
,
rispose
che
non
era
una
faccenda
da
darsene
pensiero
:
che
,
per
buona
fortuna
,
aveva
nel
suo
castello
delle
Gatte
che
filavano
benissimo
:
che
essa
pure
vi
avrebbe
messo
lo
zampino
,
per
mandare
avanti
il
lavoro
;
in
una
parola
che
egli
poteva
starsene
tranquillo
,
e
che
avrebbe
trovato
lì
quello
che
cercava
,
senza
bisogno
di
andare
a
girellone
per
il
mondo
.
In
quel
punto
apparirono
le
mani
,
le
quali
portavano
delle
fiaccole
:
e
il
Principe
andando
dietro
a
esse
,
insieme
con
Gatta
Bianca
,
entrò
in
una
magnifica
terrazza
coperta
,
che
dava
lungo
un
gran
fiume
,
sul
quale
furono
incendiati
bellissimi
fuochi
d
'
artifizio
.
Vi
si
dovevano
bruciare
quattro
gatti
,
ai
quali
era
stato
fatto
un
processo
in
tutte
le
regole
.
Erano
accusati
di
aver
mangiato
l
'
arrosto
preparato
per
la
cena
di
Gatta
Bianca
,
il
suo
formaggio
e
il
suo
latte
:
e
di
aver
cospirato
contro
la
sua
real
persona
insieme
con
Martafaccio
e
l
'
Eremita
,
famosi
topi
di
quella
contrada
e
tenuti
per
tali
anche
da
La
-
Fontaine
,
scrittore
degnissimo
di
fede
;
ma
,
con
tutto
questo
,
si
sapeva
che
nel
processo
c
'
erano
stati
molti
pasticci
,
e
che
quasi
tutti
i
testimoni
avevano
preso
il
boccone
.
Fatto
sta
,
che
il
Principe
ottenne
per
loro
la
grazia
:
e
i
fuochi
d
'
artifizio
non
bruciarono
nessuno
:
e
dei
razzi
e
delle
girandole
a
quel
modo
,
non
se
ne
sono
mai
più
vedute
.
Dopo
i
fuochi
fu
imbandita
una
cena
,
che
il
Principe
gustò
assai
più
delle
girandole
e
dei
razzi
,
perché
aveva
una
fame
da
lupi
,
per
la
ragione
che
il
suo
cavallo
di
legno
l
'
aveva
fatto
correr
tanto
,
come
se
fosse
stato
in
strada
ferrata
,
e
anche
più
.
I
giorni
passavano
e
si
somigliavano
:
feste
dalla
mattina
alla
sera
,
e
sempre
differenti
,
colle
quali
l
'
ingegnosa
Gatta
Bianca
teneva
allegro
il
suo
ospite
:
e
forse
non
c
'
è
stato
un
altro
mortale
,
che
si
sia
tanto
divertito
,
non
avendo
con
sé
altra
compagnia
che
quella
dei
gatti
.
Gli
è
vero
che
Gatta
Bianca
aveva
uno
spirito
grazioso
,
seducente
e
adattato
a
ogni
cosa
;
ella
ne
sapeva
più
di
quel
che
è
lecito
saperne
a
un
gatto
:
e
il
Principe
molte
volte
ne
rimaneva
stupito
.
"
No
"
,
esso
le
diceva
,
"
le
meraviglie
che
mi
vien
fatto
di
notare
in
voi
,
non
sono
punto
naturali
:
se
voi
mi
amate
davvero
,
carissima
Micina
,
ditemi
per
quale
miracolo
pensate
e
parlate
con
tanta
finezza
di
buon
senso
,
da
rendervi
degna
di
sedere
fra
i
begl
'
ingegni
delle
più
celebrate
Accademie
.
"
"
Finiscila
con
queste
domande
,
figlio
di
Re
"
,
ella
gli
disse
,
"
a
me
non
è
lecito
risponderti
:
tu
puoi
almanaccare
quanto
ti
pare
e
piace
:
padronissimo
!
Ti
basti
soltanto
sapere
che
avrò
sempre
per
te
una
zampina
col
guanto
di
velluto
:
e
che
ogni
cosa
che
ti
riguarda
sarà
come
se
fosse
una
cosa
mia
.
"
Questo
second
'
anno
passò
,
senza
addarsene
,
come
il
primo
.
Il
Principe
non
aveva
tempo
di
desiderare
un
oggetto
,
che
le
solite
mani
,
sempre
pronte
,
glielo
portavano
subito
:
sia
che
si
trattasse
di
libri
,
di
gemme
,
di
quadri
,
di
medaglie
antiche
:
insomma
egli
non
doveva
far
altro
che
dire
:
"
voglio
il
tal
bigiù
,
che
è
nel
gabinetto
intimo
del
Mogol
o
del
Re
di
Persia
,
o
la
tale
statua
di
Corinto
o
di
Grecia
"
che
subito
vedeva
comparirsi
davanti
ciò
che
desiderava
,
senza
sapere
né
chi
gliel
'
avesse
portata
,
né
di
dove
venisse
.
Ecco
una
virtù
magica
,
che
ha
le
sue
attrattive
e
che
,
non
foss
'
altro
per
passatempo
,
ci
farebbe
nascere
la
voglia
di
diventare
i
padroni
dei
più
bei
tesori
della
terra
.
Gatta
Bianca
,
che
non
perdeva
mai
d
'
occhio
gl
'
interessi
del
Principe
,
lo
avvertì
che
il
tempo
della
sua
partenza
si
avvicinava
e
che
poteva
stare
tranquillo
in
quanto
alla
pezza
di
tela
tanto
desiderata
,
perché
essa
gliene
aveva
tessuta
una
maravigliosa
:
aggiungendo
che
questa
volta
voleva
regalargli
un
equipaggio
degno
di
lui
.
E
senza
dargli
tempo
di
rispondere
,
l
'
obbligò
a
guardar
giù
nel
cortile
del
castello
.
E
lì
,
infatti
,
vi
era
una
carrozza
scoperta
,
tutta
d
'
oro
smaltato
,
color
fuoco
,
con
mille
imprese
galanti
dipinte
sopra
,
che
facevano
piacere
agli
occhi
e
alla
mente
.
V
'
erano
attaccati
quattro
per
quattro
,
dodici
cavalli
bianchi
come
la
neve
,
carichi
di
gualdrappe
di
velluto
rosso
fiammante
,
ricamate
a
diamanti
e
guarnite
di
fibbie
e
di
piastrelle
d
'
oro
.
La
carrozza
era
foderata
dentro
colla
stessa
magnificenza
ed
aveva
un
seguito
d
'
altre
cento
carrozze
a
otto
cavalli
,
tutte
piene
di
signori
di
grande
apparenza
e
splendidamente
vestiti
.
V
'
era
di
scorta
un
reggimento
di
mille
guardie
del
corpo
,
le
cui
uniformi
erano
così
coperte
di
ricami
e
di
alamari
,
che
il
panno
non
si
distingueva
più
:
e
la
cosa
singolare
era
questa
:
che
il
ritratto
della
Gatta
Bianca
si
vedeva
da
per
tutto
,
sugli
stemmi
della
carrozza
,
sull
'
uniforme
delle
guardie
,
e
perfino
attaccato
con
un
nastro
all
'
occhiello
dell
'
abito
dei
cortigiani
,
come
la
insegna
di
un
nuovo
ordine
cavalleresco
,
di
cui
essa
gli
avesse
onorati
.
"
Ora
parti
pure
"
,
diss
'
ella
al
Principe
,
"
e
presentati
al
Re
tuo
padre
in
codest
'
arnese
abbagliante
;
e
che
la
tua
magnificenza
da
gran
signore
lo
metta
in
suggezione
tanto
da
non
aver
cuore
di
ricusarti
il
trono
che
ti
sei
meritato
.
Eccoti
una
noce
:
guarda
bene
di
non
schiacciarla
,
finché
non
sarai
alla
presenza
di
lui
:
dentro
ci
troverai
la
pezza
di
tela
,
che
m
'
hai
domandata
.
"
"
Graziosa
Bianchina
"
,
egli
rispose
,
"
vi
giuro
che
sono
talmente
preso
dalle
vostre
gentilezze
per
me
,
che
,
se
foste
contenta
,
preferirei
di
passar
la
mia
vita
con
voi
,
a
tutte
le
grandezzate
che
mi
aspettano
fuori
di
qui
.
"
"
Figlio
di
Re
"
,
ella
soggiunse
,
"
io
credo
alla
bontà
del
tuo
cuore
,
merce
rara
fra
i
Principi
:
perché
essi
vogliono
essere
amati
da
tutti
,
e
non
amar
nessuno
.
Ma
tu
sei
l
'
eccezione
della
regola
.
Io
ti
tengo
conto
del
bene
che
dimostri
di
volere
a
una
Gattina
Bianca
,
la
quale
in
fondo
in
fondo
,
non
è
buona
ad
altro
che
a
prender
topi
.
"
Il
Principe
le
baciò
la
zampetta
e
partì
.
Se
già
non
si
sapesse
come
il
cavallo
di
legno
gli
avesse
fatto
fare
duemila
miglia
in
meno
di
quarantott
'
ore
,
ora
si
stenterebbe
a
credere
la
gran
furia
che
messe
per
arrivare
in
tempo
.
Se
non
che
la
stessa
potenza
che
animava
il
cavallo
di
legno
,
spronò
talmente
anche
gli
altri
,
che
non
restarono
per
la
strada
più
di
ventiquattr
'
ore
.
Non
fecero
neppure
una
fermata
,
finché
non
furono
giunti
dal
Re
,
dove
già
i
due
fratelli
maggiori
si
trovavano
:
i
quali
,
non
vedendo
arrivare
il
fratello
minore
,
gongolavano
del
suo
ritardo
e
bisbigliavano
fra
loro
sottovoce
:
"
Questa
è
una
bazza
per
noi
:
o
è
morto
o
è
malato
:
e
così
avremo
un
rivale
di
meno
,
nella
successione
al
trono
"
.
Senza
perder
tempo
spiegarono
le
loro
tele
,
le
quali
,
a
dir
la
verità
,
erano
tanto
fini
,
da
passar
dalla
cruna
di
un
ago
grosso
:
ma
per
in
quanto
alla
cruna
di
un
ago
sottile
,
era
inutile
parlarne
;
e
il
Re
,
tutto
contento
di
aver
trovato
questo
attaccagnolo
,
mostrò
loro
l
'
ago
che
egli
aveva
prescelto
e
che
per
ordine
suo
i
magistrati
avevano
recato
dal
Tesoro
della
città
,
dov
'
era
stato
gelosamente
custodito
.
Nacque
un
gran
diverbio
:
e
tutti
vollero
dire
la
sua
.
Gli
amici
de
'
Principi
,
e
segnatamente
quelli
del
maggiore
,
la
cui
tela
senza
dubbio
era
la
più
bella
,
sostenevano
che
il
Re
aveva
messo
fuori
una
gretola
,
dove
c
'
era
mescolata
molta
dose
di
furberia
e
di
malafede
.
Alla
fine
,
per
troncare
ogni
pettegolezzo
,
si
sentì
per
la
città
il
rumore
allegro
e
cadenzato
di
una
fanfara
di
trombe
,
timballi
e
clarinetti
:
era
il
nostro
Principe
,
che
arrivava
col
suo
splendido
corteggio
.
Il
Re
e
i
suoi
due
figli
fecero
tanto
d
'
occhio
alla
vista
di
uno
spettacolo
così
sorprendente
.
Appena
ebbe
salutato
rispettosamente
il
padre
suo
e
abbracciati
i
fratelli
,
cavò
fuori
da
una
scatola
,
tutta
incrostata
di
rubini
,
la
noce
:
e
la
schiacciò
.
Egli
si
aspettava
di
trovarci
la
pezza
di
tela
,
tanto
decantata
:
ma
invece
c
'
era
una
nocciuola
;
schiacciò
anche
questa
,
e
rimase
stupito
di
trovarci
dentro
un
nocciolo
di
ciliegia
.
Tutti
si
guardarono
in
viso
:
il
Re
se
la
rideva
sotto
i
baffi
e
si
divertiva
alle
spalle
del
figlio
,
il
quale
era
stato
tanto
baccello
da
credere
di
poter
portare
una
pezza
di
tela
dentro
a
una
noce
;
ma
perché
non
ci
doveva
credere
,
quando
già
gli
era
stato
dato
un
canino
che
entrava
tutto
in
una
ghianda
?
Egli
schiacciò
anche
il
nocciolo
di
ciliegia
,
il
quale
era
tutto
pieno
della
sua
mandorlina
.
Allora
cominciò
per
la
sala
un
gran
bisbiglìo
:
e
non
si
sentiva
altro
che
questo
ritornello
:
"
Il
Principe
cadetto
l
'
hanno
preso
a
godere
!..."
.
Egli
non
rispose
nulla
alle
insolenti
freddure
dei
cortigiani
.
Aprì
in
mezzo
la
mandorlina
,
e
ci
trovò
un
chicco
di
miglio
.
Oh
!
allora
poi
,
per
dir
la
verità
,
cominciò
anch
'
esso
a
dubitare
e
masticò
fra
i
denti
,
"
Ah
!
Gatta
Bianca
,
Gatta
Bianca
,
tu
me
l
'
hai
fatta
!..."
In
questo
punto
sentì
sulla
mano
un
'
unghiata
di
gatto
,
che
lo
graffiò
così
bene
da
fargli
uscire
il
sangue
.
Egli
non
sapeva
se
quell
'
unghiata
fosse
per
dargli
coraggio
o
per
consigliarlo
a
smettere
:
a
ogni
modo
aprì
il
chicco
di
miglio
,
e
lo
stupore
di
tutti
non
fu
piccolo
davvero
quando
ne
tirò
fuori
una
pezza
di
tela
di
mille
metri
così
meravigliosa
,
che
c
'
erano
dipinti
sopra
ogni
maniera
d
'
uccelli
,
di
pesci
,
di
animali
,
con
gli
alberi
,
i
frutti
e
le
piante
della
terra
,
gli
scogli
,
le
rarità
e
le
conchiglie
del
mare
,
il
sole
,
la
luna
,
le
stelle
,
gli
astri
e
i
pianeti
del
cielo
.
E
c
'
erano
anche
i
ritratti
dei
Re
e
dei
Sovrani
che
regnavano
allora
nel
mondo
:
e
quelli
delle
loro
mogli
,
dei
figliuoli
e
di
tutti
i
loro
sudditi
,
senza
che
vi
fossero
dimenticati
i
più
infimi
,
fra
gli
straccioni
e
gli
sbarazzini
di
strada
.
Ciascuno
,
nel
suo
stato
,
rappresentava
il
personaggio
che
doveva
rappresentare
,
ed
era
vestito
alla
foggia
del
suo
paese
.
Quando
il
Re
ebbe
visto
questa
pezza
di
tela
,
si
fece
bianco
in
viso
,
come
s
'
era
fatto
rosso
il
Principe
,
nel
mentre
che
la
cercava
.
Tanto
il
Re
che
i
due
Principi
maggiori
serbavano
un
cupo
silenzio
,
sebbene
a
più
riprese
si
trovassero
forzati
a
dire
che
in
tutto
quanto
il
mondo
non
c
'
era
un
'
altra
cosa
,
che
potesse
agguagliarsi
alla
bellezza
e
alla
rarità
di
questa
tela
.
Il
Re
lasciò
andare
un
gran
sospiro
e
voltandosi
a
'
suoi
figli
,
disse
loro
:
"
Non
potete
figurarvi
la
mia
consolazione
,
nel
vedere
la
deferenza
che
avete
per
me
:
io
desidero
dunque
che
vi
mettiate
a
una
novella
prova
.
Andate
a
viaggiare
ancora
un
anno
,
e
colui
che
in
capo
all
'
anno
menerà
seco
la
più
bella
fanciulla
,
quello
la
sposerà
e
sarà
incoronato
Re
il
giorno
stesso
delle
sue
nozze
;
perché
,
in
fin
dei
conti
,
è
una
necessità
che
il
mio
successore
abbia
moglie
:
e
faccio
giuro
e
prometto
che
questa
volta
sarà
l
'
ultima
e
non
manderò
più
per
le
lunghe
la
ricompensa
promessa
"
.
Questa
qui
,
a
guardarla
bene
,
era
una
ingiustizia
bella
e
buona
a
carico
del
nostro
Principe
.
Il
cagnolino
e
la
pezza
di
tela
,
invece
di
un
regno
,
ne
meritavano
dieci
;
ma
il
Principe
aveva
un
carattere
così
ben
fatto
,
che
non
volle
mettersi
in
urto
col
padre
suo
:
e
senza
rifiatare
,
rimontò
in
carrozza
e
via
.
Il
suo
corteggio
lo
seguì
,
ed
egli
tornò
dalla
sua
cara
Gatta
Bianca
.
Ella
sapeva
il
giorno
e
il
minuto
che
doveva
arrivare
;
per
tutta
la
strada
c
'
era
la
fiorita
e
mille
bracieri
con
sostanze
odorose
fumavano
fuori
e
dentro
al
castello
.
Essa
se
ne
stava
seduta
sopra
un
tappeto
di
Persia
,
sotto
un
baldacchino
di
broccato
d
'
oro
in
una
galleria
,
dalla
quale
poteva
vederlo
ritornare
.
Fu
ricevuto
dalle
solite
mani
,
che
l
'
avevano
sempre
servito
.
Tutti
i
gatti
si
arrampicarono
su
per
le
grondaie
,
per
dargli
il
ben
tornato
,
con
un
miagolio
da
straziare
gli
orecchi
.
"
Ebbene
,
figlio
di
Re
"
,
ella
gli
disse
,
"
eccoti
tornato
qui
,
e
senza
corona
.
"
"
Signora
"
,
egli
rispose
,
"
la
vostra
buona
grazia
mi
aveva
messo
in
caso
di
guadagnarmela
:
ma
ho
capito
che
il
Re
avrebbe
più
dispiacere
a
disfarsene
di
quello
che
io
avessi
gusto
a
possederla
.
"
"
Non
importa
"
,
ella
soggiunse
,
"
non
bisogna
trascurar
nulla
per
meritarla
;
io
ti
aiuterò
anche
questa
volta
,
e
poiché
bisogna
che
tu
meni
alla
corte
di
tuo
padre
una
bella
fanciulla
,
penserò
io
a
cercartene
una
che
ti
faccia
vincere
il
premio
:
intanto
divertiamoci
,
ed
è
per
questo
che
ho
ordinato
un
combattimento
navale
fra
i
miei
gatti
e
i
terribili
topi
del
paese
.
I
miei
gatti
si
troveranno
un
po
'
impappinati
nei
loro
movimenti
,
perché
hanno
paura
dell
'
acqua
;
ma
senza
di
questo
,
essi
avrebbero
troppo
il
disopra
:
e
,
per
quanto
si
può
,
bisogna
cercare
di
bilanciare
le
forze
.
"
Il
Principe
ammirò
la
prudenza
della
signora
Micina
:
le
fece
i
suoi
mirallegri
e
andò
con
essa
sopra
una
gran
terrazza
che
dava
sul
mare
,
I
vascelli
dei
gatti
consistevano
in
grandi
pezzi
di
sughero
,
sui
quali
vogavano
abbastanza
comodamente
.
I
topi
avevan
riuniti
e
legati
insieme
molti
gusci
d
'
ovo
e
questi
erano
le
loro
navi
.
Il
combattimento
fu
accanito
e
crudele
:
i
topi
si
buttavano
nell
'
acqua
e
nuotavano
con
più
maestria
dei
gatti
:
e
così
ben
più
di
venti
volte
si
trovarono
a
essere
vincitori
e
vinti
:
ma
Minagorbio
,
ammiraglio
della
flotta
gattesca
,
ridusse
l
'
armata
topina
all
'
ultima
disperazione
,
e
si
mangiò
con
molto
gusto
il
generale
della
flotta
nemica
,
che
era
un
vecchio
topo
di
grande
esperienza
,
il
quale
aveva
fatto
per
tre
volte
il
giro
del
mondo
sopra
grossi
vascelli
dove
egli
non
era
né
capitano
,
né
marinaio
,
ma
semplice
leccalardo
.
Gatta
Bianca
non
volle
che
quei
poveri
disgraziati
fossero
interamente
distrutti
.
Essa
aveva
politica
e
pensava
che
se
in
paese
non
ci
fossero
più
stati
né
topi
né
sorci
,
i
suoi
sudditi
sarebbero
vissuti
in
un
ozio
,
che
poteva
alla
lunga
diventare
pericoloso
,
Il
Principe
passò
anche
quest
'
anno
,
come
i
due
precedenti
,
andando
a
caccia
,
alla
pesca
e
giuocando
:
perché
bisogna
sapere
che
Gatta
Bianca
era
bravissima
al
giuoco
degli
scacchi
.
Egli
,
di
tanto
in
tanto
,
non
poteva
stare
dal
farle
delle
domande
incalzanti
,
per
arrivare
a
scuoprire
per
qual
miracolo
ella
avesse
il
dono
di
poter
parlare
.
E
avrebbe
voluto
sapere
se
era
una
fata
,
e
se
fosse
stata
cambiata
in
gatta
,
al
seguito
di
una
metamorfosi
:
ma
siccome
non
c
'
era
caso
che
ella
dicesse
mai
quello
che
non
voleva
dire
,
così
rispondeva
sempre
quel
tanto
che
voleva
rispondere
,
e
dava
delle
risposte
tronche
e
senza
significato
,
ragione
per
cui
egli
dové
persuadersi
che
Gatta
Bianca
non
voleva
metterlo
a
parte
del
suo
segreto
.
Non
c
'
è
una
cosa
che
passi
tanto
presto
,
quanto
i
giorni
felici
:
e
se
la
Gatta
Bianca
non
fosse
stata
lei
a
darsi
il
pensiero
di
tenere
a
mente
il
tempo
preciso
di
far
ritorno
alla
Corte
,
non
c
'
è
dubbio
che
il
Principe
se
lo
sarebbe
dimenticato
bene
e
meglio
.
Alla
vigilia
della
partenza
ella
lo
avvertì
che
dipendeva
da
lui
,
se
avesse
voluto
menar
seco
una
delle
più
belle
principesse
del
mondo
;
che
era
giunta
finalmente
l
'
ora
di
distruggere
il
fatale
incantesimo
ordito
dalle
fate
e
che
per
questo
bisognava
che
egli
si
risolvesse
a
tagliar
a
lei
la
testa
e
la
coda
,
e
a
gettarle
subito
sul
fuoco
.
"
Io
?
"
,
esclamò
,
"
Bianchina
!
amor
mio
!
e
sarò
io
tanto
spietato
da
uccidervi
?
Ah
!
vedo
bene
che
volete
mettere
il
mio
cuore
alla
prova
:
ma
siate
pur
certa
che
esso
non
è
capace
di
mancare
alla
amicizia
e
alla
riconoscenza
che
vi
deve
,
"
"
No
,
figlio
di
Re
"
,
ella
riprese
,
"
io
non
sospetto
in
te
nemmeno
l
'
ombra
dell
'
ingratitudine
;
ti
conosco
troppo
:
ma
non
sta
né
a
me
né
a
te
a
regolare
in
questo
caso
i
nostri
destini
:
fai
quello
che
ti
dico
e
saremo
felici
.
Sulla
mia
parola
di
gatta
onorata
e
perbene
,
ti
farò
vedere
che
ti
sono
amica
...
"
Al
solo
pensiero
di
dover
tagliare
la
testa
alla
sua
Gattina
,
tanto
carina
e
graziosa
,
il
giovane
Principe
sentì
venirsi
per
due
o
tre
volte
le
lacrime
agli
occhi
.
Disse
tutto
quel
più
che
seppe
dire
di
affettuoso
,
per
essere
dispensato
,
ma
essa
,
intestata
,
rispondeva
che
voleva
morire
per
le
sue
mani
;
e
che
questo
era
l
'
unico
mezzo
per
impedire
ai
fratelli
di
lui
d
'
impadronirsi
della
corona
:
insomma
,
insisté
tanto
e
poi
tanto
,
che
alla
fine
egli
tirò
fuori
la
spada
e
con
mano
tremante
tagliò
la
testa
e
la
coda
della
sua
buona
amica
.
In
quel
punto
stesso
si
trovò
presente
alla
più
bella
metamorfosi
che
si
possa
immaginare
.
Il
corpo
di
Gatta
Bianca
cominciò
a
ingrandire
e
tutt
'
a
un
tratto
diventò
una
fanciulla
:
meraviglia
da
non
potersi
descrivere
a
parole
,
e
unica
forse
al
mondo
.
I
suoi
occhi
rubavano
i
cuori
,
e
la
sua
dolcezza
li
teneva
legati
:
la
sua
figura
era
maestosa
,
l
'
aspetto
nobile
e
modesto
,
lo
spirito
seducente
,
le
maniere
cortesi
:
e
per
dir
tutto
in
una
parola
,
ell
'
era
al
disopra
di
tutto
ciò
che
vi
può
essere
di
amabile
e
di
grazioso
sulla
terra
.
Il
Principe
,
a
vederla
,
rimase
preso
da
un
grande
stupore
:
ma
da
uno
stupore
così
piacevole
,
che
credette
di
essere
incantato
.
Non
poteva
spiccar
parola
:
pareva
che
gli
occhi
non
gli
bastassero
per
guardarla
,
e
la
lingua
legata
non
trovava
il
verso
di
esprimere
la
sua
meraviglia
;
la
quale
si
accrebbe
di
mille
doppi
,
quand
'
egli
vide
entrare
una
folla
straordinaria
di
dame
e
di
cavalieri
,
colla
loro
brava
pelle
di
gatto
o
di
gatta
,
gettata
sulle
spalle
,
che
andavano
a
prosternarsi
ai
piedi
della
Regina
,
e
a
darle
segno
della
loro
gioia
per
vederla
tornata
nel
suo
primo
stato
naturale
.
Essa
li
ricevé
con
tutta
quella
bontà
,
che
rivelava
l
'
eccellente
pasta
del
suo
cuore
e
del
suo
carattere
,
e
dopo
essersi
trattenuta
un
poco
con
essi
,
ordinò
che
la
lasciassero
sola
col
Principe
,
al
quale
parlò
così
:
Non
vi
mettete
in
capo
,
o
signore
,
che
io
sia
stata
sempre
gatta
:
e
che
la
mia
nascita
sia
oscura
fra
gli
uomini
.
Mio
padre
era
Re
e
padrone
di
sei
regni
.
Egli
amava
teneramente
mia
madre
,
e
la
lasciava
liberissima
di
fare
tutto
ciò
che
le
passava
per
la
mente
,
La
passione
dominante
di
mia
madre
era
quella
di
viaggiare
:
per
cui
,
sebbene
incinta
di
me
,
intraprese
una
gita
per
andare
a
vedere
una
montagna
,
della
quale
aveva
sentito
dire
cose
dell
'
altro
mondo
.
E
mentr
'
era
per
via
,
le
fu
detto
che
lì
in
que
'
pressi
c
'
era
un
castello
di
fate
,
il
più
bello
fra
quanti
se
ne
conoscevano
;
o
almeno
creduto
tale
per
una
antichissima
tradizione
;
perché
non
essendovi
mai
entrato
nessuno
,
non
potevasi
giudicarne
che
dal
di
fuori
:
ma
la
cosa
che
si
sapeva
per
certo
era
questa
,
che
le
fate
avevano
nel
loro
giardino
certe
frutta
così
delicate
e
saporite
,
come
non
se
ne
sono
mangiate
mai
.
Ecco
subito
che
alla
Regina
mia
madre
nacque
una
gran
voglia
di
assaggiarle
,
e
si
avviò
verso
quella
parte
.
Giunse
alla
porta
di
questo
magnifico
palazzo
,
tutto
risplendente
d
'
oro
e
di
azzurro
:
ma
bussò
inutilmente
.
Non
comparve
anima
viva
:
si
sarebbe
detto
che
erano
tutti
morti
.
Quest
'
indugi
servivano
a
farle
crescere
la
voglia
;
sicché
mandò
in
cerca
di
scale
per
iscavalcare
i
muri
del
giardino
;
e
la
cosa
sarebbe
riuscita
bene
,
se
i
muri
non
si
fossero
alzati
lì
per
lì
,
e
senza
vedere
una
mano
che
ci
lavorasse
.
Si
prese
allora
il
ripiego
di
mettere
le
scale
le
une
sulle
altre
!
ma
finirono
di
fracassarsi
sotto
il
peso
di
quelli
che
ci
salivano
sopra
,
i
quali
,
cadendo
giù
,
rimanevano
morti
o
stroppiati
.
La
Regina
era
disperata
.
Vedeva
i
grandi
alberi
carichi
di
frutta
,
che
essa
credeva
deliziose
,
e
voleva
cavarsene
la
voglia
,
o
morire
:
e
per
questo
,
fece
rizzare
dinanzi
al
castello
parecchie
tende
signorili
e
di
gran
lusso
,
e
vi
si
trattenne
sei
settimane
con
tutta
la
sua
Corte
.
Non
dormiva
né
mangiava
più
:
non
faceva
altro
che
sospirare
,
parlando
sempre
della
frutta
del
giardino
inaccessibile
,
finché
si
ammalò
,
senza
trovare
chi
potesse
sollevarla
del
suo
male
,
perché
le
inesorabili
fate
non
si
fecero
mai
vedere
,
dopo
che
ella
si
era
attendata
in
vicinanza
del
loro
castello
.
Tutti
i
suoi
uffiziali
si
affliggevano
dimolto
:
non
si
sentivano
che
pianti
e
sospiri
da
tutte
le
parti
,
mentre
la
Regina
moribonda
chiedeva
delle
frutta
a
quelli
che
la
servivano
,
ma
non
ne
voleva
di
altra
specie
,
all
'
infuori
di
quelle
che
le
venivano
negate
.
Una
notte
,
mentre
era
in
un
mezzo
dormiveglia
,
aprì
gli
occhi
e
svegliandosi
vide
una
vecchiettina
decrepita
e
brutta
più
del
peccato
,
seduta
in
una
poltrona
accanto
al
capezzale
del
suo
letto
.
Si
maravigliò
che
le
sue
dame
avessero
lasciata
passare
una
sconosciuta
nella
sua
camera
;
quando
questa
le
disse
:
"
A
noi
ci
pare
che
la
tua
Maestà
sia
molto
indiscreta
,
a
incaponirsi
a
voler
mangiare
per
forza
le
nostre
frutta
;
ma
perché
ci
va
di
mezzo
la
tua
vita
preziosa
,
le
mie
sorelle
e
io
acconsentiremo
a
dartene
tante
,
quante
ne
potrai
portare
,
finché
starai
qui
:
ma
a
un
patto
:
al
patto
che
tu
ci
faccia
un
regalo
"
.
"
Ah
!
mia
buona
nonna
"
,
gridò
la
Regina
,
"
chiedete
e
domandate
!
io
son
pronta
a
darvi
il
mio
regno
,
il
mio
cuore
,
l
'
anima
mia
,
purché
mi
cavi
la
voglia
delle
vostre
frutta
:
a
nessun
prezzo
mi
parranno
care
.
"
"
Noi
vogliamo
"
,
diss
'
ella
,
"
che
tua
Maestà
ci
dia
la
figlia
che
porti
nel
seno
.
Quando
sarà
nata
,
verremo
a
pigliarla
e
l
'
alleveremo
noi
:
non
c
'
è
virtù
,
bellezza
o
sapienza
,
che
essa
non
possa
avere
per
mezzo
nostro
,
in
una
parola
sarà
nostra
figlia
e
noi
la
faremo
felice
:
ma
intendiamoci
bene
:
la
tua
Maestà
non
potrà
rivederla
fino
al
giorno
che
non
si
sarà
maritata
.
Se
il
patto
ti
garba
,
io
ti
guarisco
subito
,
menandoti
qui
nei
pomari
del
nostro
giardino
:
non
badare
che
sia
notte
;
ci
vedrai
abbastanza
,
per
iscegliere
le
frutta
che
vorrai
.
Se
il
patto
non
ti
va
,
buona
notte
,
signora
Regina
e
scappo
a
letto
.
"
"
Per
quanto
sia
dura
la
legge
che
m
'
imponete
"
,
rispose
la
Regina
,
"
l
'
accetto
piuttosto
che
morire
,
perché
è
più
che
certo
che
mi
rimane
appena
un
giorno
di
vita
,
e
morendo
io
,
la
figlia
mia
morirebbe
con
me
.
Guaritemi
,
sapiente
fata
"
,
ella
seguitò
a
dire
"
e
non
mi
fate
perdere
nemmeno
un
minuto
per
arrivare
al
godimento
della
grazia
che
mi
avete
fatta
.
"
La
fata
la
toccò
con
una
bacchettina
d
'
oro
,
dicendo
:
"
Che
la
tua
Maestà
sia
libera
da
tutti
i
mali
,
che
la
tengono
inchiodata
nel
letto
"
.
A
queste
parole
le
parve
di
trovarsi
alleggerita
da
una
veste
di
piombo
,
pesante
e
dura
,
che
le
toglieva
il
respiro
,
e
che
in
certi
punti
sentiva
pesarla
anche
di
più
,
perché
forse
era
lì
la
sede
del
male
.
Fece
chiamare
tutte
le
sue
dame
e
disse
loro
,
con
viso
sorridente
,
che
stava
benissimo
,
che
si
voleva
levar
subito
,
che
finalmente
le
porte
del
castello
,
serrate
a
chiavistello
,
e
a
doppia
mandata
,
si
sarebbero
aperte
per
lei
,
perché
potesse
mangiare
le
belle
frutta
del
giardino
e
portarne
via
con
sé
,
quante
ne
avesse
volute
.
Fra
tutte
quelle
dame
,
non
ce
ne
fu
una
sola
la
quale
non
sospettasse
che
la
Regina
fosse
caduta
in
delirio
,
e
che
in
quel
momento
sognasse
a
occhi
aperti
le
frutta
tanto
desiderate
:
per
cui
,
invece
di
risponderle
a
tono
,
si
misero
a
piangere
e
fecero
svegliare
tutti
i
medici
,
perché
venissero
a
vederla
.
Quest
'
indugio
faceva
inquietare
la
Regina
,
la
quale
domandava
i
suoi
vestiti
,
e
nessuno
si
muoveva
;
e
la
cosa
andò
tanto
in
là
che
finì
col
lasciarsi
pigliare
dalla
bizza
e
diventò
rossa
come
una
ciliegia
.
Alcuni
badavano
a
dire
che
era
effetto
della
febbre
:
ma
i
medici
,
essendo
finalmente
arrivati
,
e
dopo
averle
tastato
il
polso
e
fatte
le
solite
cerimonie
di
uso
,
non
poterono
far
di
meno
di
dichiarare
che
era
tornata
in
perfettissima
salute
.
Le
sue
donne
accortesi
del
granchio
a
secco
che
avevano
preso
per
troppo
zelo
,
cercarono
di
riparare
al
mal
fatto
,
vestendola
da
capo
a
piedi
in
quattro
e
quattr
'
otto
.
Le
chiesero
perdono
:
tutto
fu
accomodato
:
ed
essa
si
affrettò
a
seguire
la
vecchia
fata
che
l
'
aveva
aspettata
fin
allora
.
Entrò
nel
palazzo
,
dove
non
ci
mancava
nulla
per
essere
il
più
bel
palazzo
del
mondo
:
"
E
voi
,
o
signore
,
non
penerete
a
crederlo
"
,
soggiunse
Gatta
Bianca
,
"
quando
vi
avrò
detto
che
è
quello
stesso
,
dove
oggi
io
e
voi
ci
troviamo
"
.
Due
altre
fate
,
un
po
'
meno
vecchie
di
quella
che
conduceva
mia
madre
,
vennero
a
riceverla
alla
porta
e
le
fecero
un
'
accoglienza
,
che
pareva
proprio
una
festa
.
Essa
le
pregò
di
menarla
subito
nel
giardino
e
precisamente
a
quelle
spalliere
,
dove
avrebbe
potuto
trovare
i
frutti
migliori
.
"
Sono
tutti
buoni
nello
stesso
modo
"
,
risposero
le
fate
,
"
e
se
non
fosse
che
tu
vuoi
cavarti
il
gusto
di
coglierli
colle
tue
mani
,
noi
non
avremmo
da
fare
altro
che
chiamarli
e
farteli
venire
fin
qui
!
"
"
Oh
!
ve
ne
supplico
,
signore
mie
"
,
esclamò
la
Regina
"
fate
che
io
abbia
la
contentezza
di
vedere
una
cosa
così
meravigliosa
e
fuori
dell
'usuale."
La
più
vecchia
delle
due
fate
si
pose
un
dito
in
bocca
e
fece
tre
fischi
:
poi
gridò
"
albicocche
,
pesche
,
noci
,
prugnole
,
pere
,
poponi
,
uva
mascadella
,
mele
,
arance
,
limoni
,
uva
spina
,
fragole
,
lamponi
,
correte
tutti
al
mio
comando
!
"
.
"
Ma
"
,
osservò
la
Regina
,
"
tutte
codeste
frutta
vengono
in
diverse
stagioni
dell
'
anno
!
"
"
Nei
nostri
orti
non
è
così
"
,
esse
risposero
,
"
noi
abbiamo
sempre
ogni
sorta
di
frutta
della
terra
:
sempre
buone
,
sempre
mature
,
e
non
vanno
mai
a
male
.
"
In
quel
frattempo
le
frutta
arrivarono
,
rotolandosi
,
arrampicandosi
le
une
sulle
altre
,
senza
mescolarsi
e
senza
insudiciarsi
;
sicché
la
Regina
,
che
si
struggeva
di
levarsene
la
voglia
,
vi
si
buttò
sopra
,
e
prese
le
prime
che
le
capitarono
sotto
mano
.
Non
le
mangiò
:
ma
le
divorò
.
Quando
fu
piena
fino
alla
gola
,
pregò
le
fate
di
lasciarla
andare
alla
spalliera
,
per
poterle
scegliere
coll
'
occhio
prima
di
coglierle
.
"
Volentieri
"
,
risposero
le
fate
,
"
ma
rammentate
la
promessa
che
avete
fatta
:
ormai
non
c
'
è
più
tempo
per
tornare
indietro
.
"
"
Io
son
così
persuasa
"
,
ella
riprese
a
dire
,
"
che
qui
da
voi
si
faccia
una
vita
d
'
oro
e
mi
pare
che
questo
palazzo
sia
tanto
bello
,
che
se
non
fosse
per
il
gran
bene
che
voglio
al
Re
mio
marito
,
mi
metterei
d
'
accordo
per
restarci
anch
'
io
:
vedete
dunque
se
è
mai
possibile
che
io
possa
pentirmi
di
quel
che
ho
detto
.
"
Le
fate
,
tutte
contente
da
non
si
credere
,
le
apersero
i
loro
giardini
e
i
recinti
più
appartati
;
e
tanto
essa
ci
si
trovò
bene
,
che
vi
si
trattenne
tre
giorni
e
tre
notti
,
senza
allontanarsi
di
lì
un
minuto
.
Fece
una
gran
provvista
di
frutta
e
ne
colse
quante
ne
poté
cogliere
:
e
perché
sapeva
che
non
andavano
a
male
,
ne
fece
caricare
quattromila
muli
che
condusse
seco
.
Al
dono
delle
frutta
le
fate
vollero
aggiungere
quello
dei
corbelli
e
delle
ceste
d
'
oro
,
d
'
un
lavoro
finissimo
che
pareva
fatto
col
fiato
:
le
promisero
che
mi
avrebbero
allevata
da
Principessa
,
come
io
era
,
che
mi
avrebbero
data
un
'
educazione
perfetta
,
e
a
suo
tempo
scelto
uno
sposo
.
Le
dissero
di
più
che
ella
sarebbe
stata
avvertita
del
giorno
delle
nozze
,
e
che
contavano
sul
sicuro
che
non
sarebbe
mancata
.
Il
Re
fu
lieto
del
ritorno
della
Regina
e
tutta
la
Corte
le
dimostrò
la
sua
gioia
.
Ogni
giorno
erano
balli
,
mascherate
,
tornei
e
feste
,
dove
le
frutta
portate
dalla
Regina
venivano
distribuite
,
come
un
regalo
prelibato
.
Il
Re
stesso
le
preferiva
a
ogni
altra
cosa
.
Esso
non
sapeva
nulla
del
patto
che
la
Regina
aveva
combinato
colle
fate
,
e
le
domandava
in
quali
paesi
era
stata
per
trovare
di
quelle
delizie
.
Essa
ora
rispondeva
che
le
aveva
trovate
sopra
un
'
alta
montagna
,
quasi
inaccessibile
:
ora
che
nascevano
in
vallate
:
e
qualche
volta
inventava
che
crescevano
in
un
giardino
o
in
mezzo
a
una
gran
foresta
.
Il
Re
non
sapeva
spiegarsi
tante
contraddizioni
.
Interrogava
coloro
che
l
'
avevano
accompagnata
,
ma
questi
non
osavano
fiatare
per
avere
avuto
la
proibizione
di
dire
una
sola
mezza
parola
su
questa
avventura
.
Alla
fine
la
Regina
,
inquieta
della
promessa
fatta
alle
fate
e
vedendo
avvicinarsi
il
tempo
del
parto
,
fu
presa
da
un
gran
mal
umore
:
non
faceva
altro
che
sospirare
e
si
struggeva
a
vista
,
come
una
candela
.
Il
Re
se
ne
impensierì
,
e
incominciò
a
insistere
colla
Regina
,
per
sapere
la
cagione
della
sua
gran
tristezza
:
e
batti
oggi
,
batti
domani
,
finalmente
essa
gli
raccontò
tutto
quello
che
era
passato
fra
lei
e
le
fate
e
com
'
essa
avesse
promesso
loro
la
figlia
che
stava
per
mettere
alla
luce
.
"
Come
!
"
,
esclamò
il
Re
,
"
noi
non
abbiamo
figliuoli
:
voi
sapete
quanto
io
li
desideri
,
e
per
la
gola
di
mangiare
due
o
tre
mele
,
siete
stata
capace
di
promettere
vostra
figlia
?
Bisogna
proprio
dire
che
non
mi
volete
un
filo
di
bene
.
"
E
lì
cominciò
a
farle
dei
rimproveri
e
ne
disse
tante
e
tante
,
che
la
mia
povera
madre
fu
quasi
per
morir
di
dolore
.
E
come
se
questo
fosse
poco
,
la
fece
chiudere
in
una
torre
e
messe
delle
guardie
dappertutto
perché
non
potesser
barattar
parola
con
anima
viva
,
all
'
infuori
degli
uffiziali
destinati
a
servirla
:
e
volle
che
fossero
cambiate
tutte
quelle
persone
del
servizio
che
l
'
avevano
accompagnata
al
castello
delle
fate
.
Quest
'
urto
fra
il
Re
e
la
Regina
gettò
in
Corte
una
gran
costernazione
.
Ciascuno
riponeva
i
suoi
abiti
di
gala
per
vestirne
dei
più
adattati
all
'
afflizione
generale
.
Dal
canto
suo
il
Re
si
mostrava
inesorabile
:
non
volle
più
vedere
sua
moglie
:
e
appena
fui
nata
,
mi
fece
portare
nel
suo
palazzo
per
esservi
allevata
,
mentre
mia
madre
era
sempre
in
prigione
e
nel
massimo
squallore
.
Peraltro
le
fate
non
ignoravano
quello
che
accadeva
:
e
se
la
presero
molto
a
male
e
volevano
avermi
a
tutti
i
costi
,
perché
mi
riguardavano
come
cosa
loro
,
e
stimavano
che
il
ritenermi
in
Corte
fosse
lo
stesso
che
commettere
un
furto
a
loro
danno
.
Prima
di
pigliarsi
una
vendetta
coi
fiocchi
e
proporzionata
al
loro
dispetto
,
esse
mandarono
al
Re
una
celebre
ambasceria
per
ammonirlo
a
ridare
la
libertà
alla
Regina
e
a
riammetterla
nelle
sue
buone
grazie
,
e
per
pregarlo
al
tempo
stesso
di
consegnar
me
ai
loro
ambasciatori
.
E
questi
ambasciatori
erano
nani
schifosi
e
di
una
figura
così
stronca
e
piccina
,
che
non
ebbero
nemmeno
la
sorte
di
poter
capacitare
il
Re
delle
loro
ragioni
.
Egli
li
messe
fuori
dell
'
uscio
senza
tanti
complimenti
,
e
se
non
facevano
presto
a
scappare
,
chi
lo
sa
come
sarebbe
finita
.
Quando
le
fate
seppero
il
contegno
di
mio
padre
,
presero
una
bizza
da
non
si
credere
:
e
dopo
aver
mandato
nei
sei
regni
tutti
i
malanni
immaginabili
,
vi
scatenarono
un
drago
orribile
,
il
quale
sputava
veleno
per
tutto
dove
passava
;
mangiava
bestie
e
cristiani
,
e
soltanto
col
fiato
faceva
seccare
tutti
gli
alberi
e
tutte
le
piante
.
Il
Re
era
disperato
.
Si
consultò
con
tutti
i
savi
dello
Stato
per
trovare
il
modo
di
liberare
i
suoi
sudditi
da
tante
sciagure
,
dalle
quali
erano
tribolati
.
Chi
gli
suggerì
di
mandare
a
cercare
per
tutto
il
mondo
i
migliori
medici
e
i
rimedi
più
accreditati
:
altri
invece
lo
consigliava
a
promettere
la
grazia
della
vita
a
tutti
i
condannati
a
morte
,
a
patto
che
andassero
a
combattere
il
drago
.
Al
Re
piacque
il
consiglio
,
e
lo
accettò
:
ma
non
ne
ricavò
nessun
vantaggio
,
perché
la
mortalità
infieriva
di
bene
in
meglio
,
e
quanti
andavano
contro
il
drago
,
erano
tutti
divorati
vivi
:
sicché
non
gli
rimase
altro
ripiego
,
che
ricorrere
a
una
fata
,
che
lo
aveva
avuto
sempre
sotto
la
sua
protezione
fin
da
ragazzo
.
Essa
era
vecchia
decrepita
e
non
si
levava
quasi
più
dal
letto
:
andò
a
casa
di
lei
e
le
fece
mille
rimproveri
perché
lo
lasciava
tartassare
a
quel
modo
dal
destino
,
senza
venire
in
suo
aiuto
.
"
Come
volete
voi
che
io
faccia
?
"
,
gli
diss
'
ella
,
"
voi
avete
inasprite
le
mie
sorelle
;
esse
hanno
tanto
potere
,
quanto
me
,
e
non
c
'
è
caso
che
fra
noi
ci
si
dia
addosso
.
Pensate
piuttosto
a
rabbonirle
,
dando
loro
la
vostra
figlia
:
questa
Principessina
è
cosa
loro
.
Voi
avete
chiuso
la
Regina
in
un
buco
di
prigione
:
che
vi
ha
ella
fatto
quella
donna
così
amabile
,
per
essere
trattata
tanto
male
?
Animo
,
da
bravo
:
mantenete
la
promessa
di
vostra
moglie
,
e
allora
vi
pioverà
addosso
ogni
felicità
.
"
Il
Re
,
mio
padre
,
mi
voleva
un
gran
bene
:
ma
non
vedendo
altro
verso
per
salvare
i
suoi
regni
e
per
liberarsi
dal
drago
fatale
,
finì
col
dire
alla
sua
amica
che
s
'
era
convinto
delle
buone
ragioni
e
che
non
aveva
più
difficoltà
a
darmi
in
mano
alle
fate
,
tanto
più
che
essa
lo
assicurava
che
sarei
stata
accarezzata
e
allevata
da
Principessa
,
par
mio
;
che
avrebbe
ripresa
con
sé
la
Regina
e
che
la
fata
non
aveva
da
far
altro
che
dirgli
a
chi
doveva
consegnarmi
,
perché
io
fossi
portata
al
castello
delle
fate
.
"
Bisogna
portarla
"
,
gli
rispose
,
"
sulla
montagna
dei
fiori
:
e
voi
potete
trattenervi
lì
,
a
una
certa
distanza
,
per
assistere
alle
feste
che
saranno
fatte
.
"
Il
Re
le
disse
che
dentro
otto
giorni
ci
sarebbe
andato
insieme
colla
Regina
;
e
che
intanto
poteva
avvisare
le
fate
sue
sorelle
,
perché
si
preparassero
a
quello
che
volevano
fare
.
Tornato
che
fu
al
palazzo
,
mandò
a
riprendere
la
Regina
con
tanta
premura
e
tanta
pompa
,
quanta
era
stata
la
rabbia
colla
quale
l
'
aveva
fatta
imprigionare
.
Essa
era
così
abbattuta
e
malandata
,
che
il
Re
avrebbe
penato
a
riconoscerla
,
se
il
suo
cuore
non
gli
avesse
detto
che
era
quella
medesima
persona
in
altri
tempi
tanto
amata
da
lui
.
La
scongiurò
colle
lacrime
agli
occhi
di
dimenticare
i
grandi
dispiaceri
che
le
aveva
cagionati
,
col
dire
che
sarebbero
stati
i
primi
e
gli
ultimi
.
Ella
rispose
che
se
li
era
meritati
,
per
l
'
imprudenza
di
aver
promesso
la
figlia
alle
fate
:
e
che
in
quel
tempo
non
aveva
altra
scusa
,
se
non
lo
stato
interessante
in
cui
si
trovava
.
Alla
fine
il
Re
le
palesò
la
sua
intenzione
,
che
era
quella
di
consegnarmi
in
mano
alle
fate
;
ma
la
Regina
,
per
la
sua
parte
,
si
oppose
.
Era
proprio
il
caso
di
dire
che
il
diavolo
ci
aveva
messo
le
corna
,
e
che
io
doveva
essere
il
pomo
della
discordia
fra
mio
padre
e
mia
madre
.
Quando
ebbe
pianto
e
singhiozzato
ben
bene
senza
ottener
nulla
(
perché
mio
padre
ne
vedeva
le
funeste
conseguenze
e
i
nostri
sudditi
continuavano
a
morire
a
branchi
,
come
se
fossero
responsabili
degli
errori
della
nostra
famiglia
)
,
diceva
dunque
che
quando
mia
madre
ebbe
pianto
e
singhiozzato
ben
bene
,
si
rassegnò
e
acconsentì
a
ogni
cosa
e
si
allestirono
i
preparativi
per
la
cerimonia
della
consegna
.
Fui
messa
in
una
culla
di
madreperla
,
ornata
di
tutte
quelle
galanterie
che
l
'
arte
può
immaginare
.
Erano
ghirlande
di
fiori
e
festoni
in
giro
in
giro
:
e
i
fiori
erano
pietre
preziose
,
i
cui
vari
colori
,
al
riflesso
del
sole
,
lampeggiavano
in
modo
da
far
male
agli
occhi
.
La
magnificenza
del
mio
abbigliamento
sorpassava
,
se
si
può
dire
,
quella
della
culla
:
tutte
le
trine
delle
mie
fasce
erano
fatte
di
grosse
perle
.
Ventiquattro
principesse
reali
mi
portavano
sopra
una
specie
di
barella
leggerissima
;
la
loro
acconciatura
usciva
affatto
dal
comune
,
ma
non
era
stato
permesso
di
usare
altri
colori
che
il
bianco
,
come
per
alludere
alla
mia
innocenza
.
Tutte
le
persone
della
Corte
,
schierate
per
ordine
e
per
grado
,
mi
accompagnavano
.
Mentre
si
saliva
la
montagna
si
fece
sentire
una
sinfonia
melodiosa
,
che
si
avvicinava
sempre
;
finché
comparvero
le
fate
in
numero
di
trentasei
;
esse
avevano
pregate
le
loro
buone
amiche
di
pigliar
parte
alla
festa
.
Ciascuna
era
seduta
in
una
conchiglia
più
grande
di
quella
di
Venere
,
quando
uscì
dal
mare
;
e
pariglie
di
cavalli
marini
,
che
non
erano
avvezzi
a
camminare
per
terra
,
strascicavano
quelle
brutte
vecchie
con
tanta
pompa
,
come
se
fossero
state
le
più
grandi
Regine
dell
'
universo
.
Esse
portarono
un
ramo
d
'
ulivo
,
per
significare
al
Re
che
la
sua
sommissione
aveva
trovato
grazia
al
loro
cospetto
:
e
allorché
mi
ebbero
presa
in
collo
,
furono
tali
e
tante
le
loro
carezze
,
che
pareva
non
avessero
altra
passione
,
che
quella
di
rendermi
felice
.
Il
drago
,
che
aveva
servito
a
vendicarle
contro
mio
padre
,
veniva
dietro
di
loro
,
attaccato
con
una
catena
tutta
di
diamanti
.
Esse
mi
abballottarono
fra
le
loro
braccia
,
mi
fecero
mille
carezze
,
mi
dotarono
d
'
ogni
ben
di
Dio
:
e
quindi
incominciarono
la
ridda
delle
streghe
.
È
un
ballo
molto
allegro
:
né
c
'
è
da
figurarsi
i
salti
e
gli
sgambetti
che
fecero
quelle
vecchie
zittellone
:
dopo
di
che
il
drago
,
che
aveva
mangiato
tanta
gente
,
si
avvicinò
strisciando
per
terra
.
Le
tre
fate
,
alle
quali
mia
madre
mi
aveva
promesso
,
vi
si
sedettero
sopra
,
misero
la
mia
culla
fra
di
loro
,
e
toccato
il
drago
con
una
bacchetta
,
questo
spiegò
le
sue
grand
'
ali
fatte
a
scaglia
,
più
sottili
del
crespo
finissimo
e
variopinte
di
mille
bizzarri
colori
.
Fu
in
questo
modo
che
le
fate
tornarono
al
loro
castello
.
Mia
madre
vedendomi
per
aria
sulla
groppa
del
drago
,
non
poté
trattenersi
dal
mandare
altissime
grida
.
Il
Re
la
consolò
col
dire
che
dalla
fata
sua
amica
era
stato
assicurato
che
non
mi
sarebbe
accaduto
nulla
di
male
,
e
che
anzi
si
sarebbe
avuto
di
me
la
stessa
cura
,
come
se
fossi
rimasta
nel
mio
proprio
palazzo
.
Ella
si
dette
pace
,
sebbene
fosse
per
lei
una
grande
afflizione
quella
di
dovermi
perdere
per
sì
lungo
tempo
e
per
cagion
sua
:
tanto
è
vero
che
,
se
non
fosse
stata
presa
dalla
voglia
di
assaggiare
i
frutti
del
giardino
,
io
sarei
cresciuta
nel
regno
di
mio
padre
e
non
avrei
avuto
tutti
i
dispiaceri
,
che
mi
resta
ancora
da
raccontarvi
.
Sappiate
dunque
,
figlio
di
Re
,
che
le
mie
custodi
avevano
fabbricata
apposta
una
torre
,
nella
quale
vi
erano
molti
begli
appartamenti
per
tutte
le
stagioni
;
mobili
magnifici
,
libri
piacevolissimi
,
ma
nemmeno
una
porta
;
sicché
bisognava
entrare
dalle
finestre
,
le
quali
erano
a
tanta
altezza
da
far
venire
il
capogiro
.
Sopra
la
torre
si
trovava
un
bel
giardino
ornato
di
fiori
,
di
fontane
e
di
pergolati
di
verzura
,
che
riparavano
dai
bollori
della
canicola
.
In
questo
luogo
le
fate
mi
allevavano
con
tali
cure
,
da
sorpassare
quanto
avevano
promesso
alla
Regina
.
I
miei
vestiti
erano
tagliati
secondo
il
gusto
della
moda
:
e
tanto
ricchi
e
magnifici
che
,
vedendomi
,
si
sarebbe
creduto
che
io
fossi
in
giorno
di
nozze
.
Le
fate
m
'
insegnarono
tutte
quelle
cose
,
che
si
addicevano
alla
mia
età
e
alla
mia
nascita
;
né
io
davo
loro
molto
da
fare
,
perché
avevo
la
facilità
d
'
imparare
alla
prima
.
La
dolcezza
del
mio
carattere
le
aveva
innamorate
:
e
perché
io
non
aveva
mai
veduto
nessun
altro
,
intendo
benissimo
che
sarei
rimasta
tranquillamente
in
quello
stato
per
tutto
il
rimanente
della
vita
.
Esse
venivano
sempre
a
trovarmi
,
montate
sul
famoso
drago
che
sapete
:
non
mi
rammentavano
mai
né
il
Re
né
la
Regina
;
e
siccome
mi
chiamavano
la
loro
figlia
,
io
credeva
di
esserlo
davvero
.
Per
potermi
divertire
mi
avevano
dato
un
cane
e
un
pappagallo
,
i
quali
avevano
il
dono
della
parola
e
parlavano
come
due
avvocati
.
Nella
torre
non
c
'
era
con
me
nessun
altro
.
Un
lato
di
questa
torre
era
fabbricato
sopra
una
strada
molto
avvallata
e
tutta
coperta
di
alberi
;
di
modo
che
dal
giorno
che
vi
fui
rinchiusa
non
avevo
mai
veduto
passarvi
anima
viva
.
Ma
un
giorno
,
essendo
alla
finestra
a
ciarlare
col
cane
e
col
pappagallo
,
mi
parve
di
sentire
qualche
rumore
:
guardai
da
tutte
le
parti
e
finalmente
mi
venne
fatto
di
vedere
un
giovine
cavaliere
,
che
si
era
fermato
per
ascoltare
la
nostra
conversazione
.
Io
non
avevo
veduto
altri
uomini
,
altro
che
dipinti
,
sicché
non
mi
dispiaceva
punto
quest
'
occasione
altrettanto
propizia
quanto
inaspettata
.
Senza
pensare
alle
mille
miglia
al
pericolo
che
andava
unito
alla
soddisfazione
di
ammirare
un
oggetto
così
piacevole
,
mi
spenzolai
in
fuori
per
vederlo
meglio
;
e
più
lo
guardavo
e
più
ci
pigliavo
gusto
.
Egli
mi
fece
una
gran
riverenza
,
fissò
i
suoi
occhi
su
me
e
mi
parve
che
si
stillasse
il
cervello
per
trovare
il
modo
di
potermi
parlare
;
perché
la
mia
finestra
era
altissima
ed
egli
aveva
paura
di
essere
scoperto
,
sapendo
bene
che
io
mi
trovavo
nel
giardino
delle
fate
.
Il
sole
calò
tutt
'
a
un
tratto
:
o
per
dir
la
cosa
come
sta
,
si
fece
notte
senza
che
ce
ne
avvedessimo
;
per
due
o
tre
volte
egli
si
portò
il
corno
alla
bocca
e
mi
rallegrò
con
qualche
suonatina
;
poi
se
ne
andò
,
senza
che
io
potessi
vedere
nemmeno
che
strada
pigliasse
,
tanto
la
notte
era
buia
.
Io
rimasi
come
estatica
,
e
non
provai
più
il
solito
piacere
a
far
conversazione
col
mio
cane
e
col
mio
pappagallo
.
Essi
mi
dicevano
le
cose
più
carine
del
mondo
,
perché
le
bestie
fatate
sono
piene
di
spirito
,
ma
io
avevo
la
testa
chi
sa
dove
,
né
conoscevo
punto
l
'
arte
di
simulare
.
Il
pappagallo
se
ne
accorse
:
ma
furbo
com
'
era
,
non
fece
trapelar
nulla
di
quello
che
rimuginava
per
il
capo
.
Fui
puntuale
a
levarmi
col
sole
:
corsi
alla
finestra
e
fu
per
me
una
gratissima
sorpresa
quella
di
vedere
il
giovine
cavaliere
a
piè
della
torre
.
Egli
vestiva
un
abito
magnifico
:
e
in
questo
suo
lusso
mi
lusingai
di
averci
un
po
'
di
merito
anch
'
io
,
e
colsi
nel
segno
.
Egli
mi
parlò
con
una
specie
di
tromba
,
o
,
come
chi
dicesse
,
con
un
portavoce
,
e
mi
disse
che
essendo
stato
fin
allora
indifferente
a
tutte
le
bellezze
che
aveva
vedute
,
ora
si
sentiva
tutt
'
a
un
tratto
ferito
talmente
dalla
mia
,
da
non
sapere
quel
che
sarebbe
di
lui
,
se
non
potesse
vedermi
tutti
i
giorni
.
Questo
complimento
mi
fece
un
gran
piacere
,
e
fui
dolentissima
di
non
potergli
rispondere
,
perché
mi
sarebbe
toccato
a
gridar
forte
e
col
rischio
di
essere
sentita
prima
dalle
fate
,
che
da
lui
.
Avevo
in
mano
dei
fiori
:
e
glieli
gettai
;
egli
gradì
il
picciol
dono
come
un
favore
insigne
:
li
baciò
più
volte
e
mi
ringraziò
.
Mi
chiese
quindi
se
sarei
contenta
che
egli
venisse
tutti
i
giorni
e
alla
stess
'
ora
sotto
la
mia
finestra
,
e
se
io
volessi
essere
tanto
cortese
da
gettargli
qualche
cosa
.
Io
aveva
un
anello
di
turchine
:
me
lo
levai
lesta
lesta
dal
dito
e
glielo
buttai
con
molta
fretta
,
facendogli
segno
di
andarsene
come
il
vento
.
E
la
ragione
era
che
dall
'
altra
parte
avevo
sentito
la
fata
Violenta
che
,
a
cavallo
al
drago
,
veniva
a
portarmi
la
colazione
.
La
prima
cosa
che
disse
entrando
in
camera
mia
,
furono
queste
parole
:
"
Sento
l
'
odore
della
voce
d
'
un
uomo
:
cerca
,
drago
!
"
.
Figuratevi
se
mi
rimase
sangue
nelle
vene
!
Ero
più
morta
che
viva
dalla
paura
che
il
drago
,
passando
per
l
'
altra
finestra
,
non
si
mettesse
a
dar
dietro
al
cavaliere
pel
quale
io
già
sentivo
una
mezza
passione
.
"
Davvero
"
,
diss
'
io
,
"
mia
buona
mamma
(
perché
la
vecchia
fata
voleva
che
la
chiamassi
così
)
,
davvero
che
mi
sembrate
in
venia
di
celiare
,
dicendo
che
sentite
l
'
odore
della
voce
di
un
uomo
:
forse
che
la
voce
ha
un
odore
?
e
quand
'
anche
l
'
avesse
,
chi
volete
che
sia
il
temerario
da
arrisicarsi
a
salire
in
cima
a
questa
torre
?
"
"
Dici
bene
,
figlia
mia
,
dici
bene
"
,
ella
rispose
,
"
e
mi
fa
piacere
di
sentirti
ragionare
a
codesto
modo
.
Capisco
anch
'
io
che
dev
'
essere
l
'
odio
che
sento
per
tutti
gli
uomini
,
quello
che
mi
fa
crederli
vicini
anche
quando
sono
lontani
.
"
Mi
diede
la
colazione
e
la
rocca
;
poi
soggiunse
:
"
Quando
avrai
finito
di
mangiare
,
mettiti
lì
e
fila
;
ieri
non
facesti
nulla
:
e
le
mie
sorelle
se
l
'
hanno
per
male
"
.
Difatto
il
giorno
innanzi
ero
stata
tanto
occupata
col
cavaliere
sconosciuto
,
che
non
toccai
né
la
rocca
né
il
fuso
.
Appena
se
ne
fu
ita
,
gettai
via
la
rocca
con
una
specie
di
dispetto
e
montai
su
in
cima
alla
torre
,
per
vedere
più
lontano
che
fosse
possibile
.
Avevo
con
me
un
eccellente
canocchiale
:
nulla
all
'
intorno
m
'
impediva
la
vista
:
ero
padrona
di
voltarmi
e
di
guardare
da
tutte
le
parti
,
quand
'
ecco
che
mi
venne
fatto
di
scoprire
il
mio
cavaliere
in
vetta
a
una
montagna
.
Egli
si
riposava
sotto
un
ricco
padiglione
di
broccato
d
'
oro
ed
era
circondato
da
una
numerosissima
Corte
.
Pensai
subito
che
dovesse
essere
il
figlio
di
qualche
Re
,
vicino
al
palazzo
delle
fate
.
E
perché
avevo
paura
che
tornando
egli
sotto
la
torre
potesse
essere
scoperto
dal
terribile
drago
,
così
andai
a
prendere
il
mio
pappagallo
e
gli
ordinai
di
volare
in
cima
a
quella
montagna
,
dove
avrebbe
trovato
quel
cavaliere
che
aveva
parlato
con
me
,
al
quale
doveva
dire
da
parte
mia
di
non
tornare
sotto
le
finestre
a
motivo
che
,
da
quanto
m
'
ero
accorta
,
le
fate
stavano
con
tanto
d
'
occhi
e
gli
potevano
fare
un
brutto
scherzo
.
Il
pappagallo
compì
la
sua
commissione
da
vero
pappagallo
di
spirito
.
Rimasero
tutti
stupiti
di
vederlo
venire
ad
ali
spiegate
e
posarsi
sulla
spalla
del
Principe
per
parlargli
sotto
voce
all
'
orecchio
.
Il
Principe
gradì
per
un
verso
l
'
ambasciata
:
e
per
un
altro
verso
gli
dispiacque
.
La
cura
che
mi
pigliavo
di
lui
,
faceva
bene
al
suo
cuore
;
ma
tutte
le
difficoltà
che
incontrava
per
potermi
parlare
lo
disanimavano
,
senza
distoglierlo
peraltro
dal
disegno
che
egli
aveva
fatto
di
piacermi
.
Rivolse
cento
domande
al
pappagallo
:
e
il
pappagallo
,
curioso
di
sua
natura
,
ne
fece
altrettante
a
lui
.
Il
Re
gli
dette
per
me
un
anello
in
cambio
di
quello
colla
turchina
:
e
anche
il
suo
era
una
turchina
,
ma
molto
più
bella
della
mia
:
era
tagliata
a
cuore
e
contornata
di
brillanti
.
"
È
giusto
"
,
egli
soggiunse
,
"
che
io
vi
tratti
da
ambasciatore
.
Eccovi
in
regalo
il
mio
ritratto
;
ma
non
lo
fate
vedere
a
nessuno
,
fuori
che
alla
vostra
cara
padroncina
.
"
E
dicendo
così
,
attaccò
il
ritratto
sotto
l
'
ala
del
pappagallo
,
il
quale
portò
nel
becco
l
'
anello
che
aveva
per
me
.
Io
aspettavo
il
ritorno
del
mio
corriere
verde
,
con
un
'
impazienza
che
non
avevo
provata
mai
.
Egli
mi
disse
che
la
persona
,
dalla
quale
lo
avevo
mandato
,
era
un
gran
Re
;
che
gli
aveva
fatto
un
'
accoglienza
coi
fiocchi
:
che
esso
non
poteva
vivere
senza
di
me
:
e
che
sebbene
ci
fosse
un
gran
pericolo
a
venire
sotto
la
mia
torre
,
io
poteva
esser
certa
che
egli
era
preparato
a
tutto
,
piuttosto
che
rinunziare
a
vedermi
.
Queste
cose
mi
messero
addosso
un
gran
malessere
;
e
cominciai
a
piangere
come
una
bambina
.
Pappagallo
e
il
canino
Titì
s
'
ingegnavano
di
farmi
coraggio
,
perché
mi
volevano
un
gran
bene
.
Quindi
Pappagallo
mi
presentò
l
'
anello
del
Principe
,
e
mi
fece
vedere
il
ritratto
.
Confesso
che
non
ho
sentito
mai
tanta
consolazione
,
quanta
n
'
ebbi
nel
considerare
da
vicino
e
sotto
gli
occhi
colui
che
non
avevo
veduto
altro
che
da
lontano
.
Mi
parve
anche
più
grazioso
che
non
mi
fosse
parso
dapprima
;
e
cento
pensieri
,
parte
piacevoli
e
parte
tristi
,
mi
si
affollarono
nel
capo
e
m
'
entrò
nel
sangue
un
'
irrequietezza
straordinaria
.
Le
fate
vennero
a
trovarmi
e
se
ne
accorsero
.
Esse
dissero
fra
loro
che
senza
dubbio
io
doveva
annoiarmi
e
che
bisognava
cercarmi
uno
sposo
della
loro
razza
.
Ne
nominarono
diversi
:
ma
si
fermarono
sul
piccolo
Re
Migonetto
,
il
cui
regno
era
cinquecentomila
miglia
distante
di
lì
,
ma
questo
non
era
un
ostacolo
serio
.
Pappagallo
sentì
questo
bel
fissato
,
e
venendo
subito
a
rifischiarmelo
,
mi
disse
:
"
Mi
fareste
proprio
pietà
,
cara
padrona
,
se
vi
toccasse
per
marito
il
Re
Migonetto
:
egli
è
un
fagotto
di
panni
sudici
da
far
paura
:
il
Re
,
che
voi
amate
,
non
lo
piglierebbe
nemmeno
per
suo
Tira
-
stivali
"
.
"
Di
'
,
Pappagallo
,
e
tu
l
'
hai
visto
?
"
"
Se
l
'
ho
visto
?
"
,
egli
soggiunse
,
"
figuratevi
che
sono
stato
allevato
sopra
un
ramo
insieme
a
lui
.
"
"
Come
sopra
un
ramo
?
"
,
domandai
io
.
"
Sissignora
!
perché
bisogna
sapere
che
egli
ha
i
piedi
di
Aquilotto
.
"
Quei
discorsi
mi
fecero
un
gran
male
.
Guardavo
il
bel
ritratto
del
Re
,
e
pensavo
che
egli
non
lo
aveva
regalato
a
Pappagallo
se
non
perché
io
lo
potessi
vedere
:
e
quando
lo
confrontavo
con
quello
di
Migonetto
mi
cascavano
le
braccia
e
piuttosto
che
sposare
quello
scimmiotto
mi
veniva
voglia
di
lasciarmi
morire
.
Non
chiusi
un
occhio
in
tutta
la
notte
.
Pappagallo
e
Titì
mi
tennero
un
po
'
di
compagnia
.
A
giorno
mi
appisolai
:
ma
il
canino
,
che
aveva
un
buon
naso
,
sentì
che
il
Re
era
giù
a
piè
della
torre
.
Svegliò
Pappagallo
e
gli
disse
:
"
Scommetto
che
già
a
basso
c
'
è
il
Re
"
.
Pappagallo
rispose
:
"
Chetati
,
chiacchierone
!
perché
stai
sempre
cogli
occhi
aperti
e
cogli
orecchi
per
aria
?
ti
dispiace
che
gli
altri
riposino
un
poco
?
"
.
"
Eppure
"
,
insisté
il
buon
cane
,
"
scommetto
che
c
'è."
"
E
io
ti
dico
che
non
c
'
è
"
,
replicò
il
Pappagallo
,
"
non
sono
forse
stato
io
che
gli
ho
proibito
di
venir
qui
da
parte
della
Principessa
?
"
"
Una
bella
proibizione
davvero
!
"
,
gridò
il
canino
,
"
un
uomo
che
ama
non
consulta
che
il
suo
cuore
.
"
E
nel
dir
così
cominciò
a
strapazzargli
con
tanta
poca
grazia
le
ali
,
che
Pappagallo
perse
i
cocci
sul
serio
.
Gli
urli
di
tutti
e
due
mi
svegliarono
:
e
saputo
il
motivo
del
battibecco
non
corsi
,
no
,
ma
volai
alla
finestra
:
e
vidi
il
Re
che
mi
stendeva
le
braccia
e
col
mezzo
del
portavoce
mi
disse
non
poter
più
vivere
senza
di
me
,
e
mi
scongiurava
per
ora
a
fare
in
modo
o
di
venir
via
dalla
torre
o
di
farci
entrare
anche
lui
,
chiamando
in
testimonio
tutti
gli
Dei
dell
'
Olimpo
che
mi
avrebbe
sposata
subito
,
e
che
io
sarei
diventata
una
delle
più
grandi
Regine
dell
'
Universo
.
Ordinai
a
Pappagallo
di
andargli
a
dire
che
quello
che
mi
chiedeva
era
impossibile
:
ma
che
nondimeno
dietro
la
parola
data
e
i
giuramenti
fatti
,
mi
sarei
ingegnata
di
renderlo
felice
:
peraltro
mi
raccomandavo
perché
non
venisse
sotto
la
torre
tutti
i
giorni
:
a
lungo
andare
la
cosa
si
sarebbe
scoperta
,
e
allora
le
fate
non
avrebbero
avuto
né
pietà
né
misericordia
.
Se
ne
andò
col
cuore
pieno
di
gioia
e
di
speranza
,
e
io
mi
trovai
in
una
grande
afflizione
di
spirito
,
ripensando
a
quanto
avevo
promesso
.
Come
uscire
dalla
torre
,
che
non
aveva
neppure
il
segno
di
una
porta
,
senz
'
altro
aiuto
che
Pappagallo
e
Titì
,
ed
essendo
io
così
giovane
,
così
poco
esperta
e
così
paurosa
?
...
La
mia
risoluzione
,
dunque
,
fu
quella
di
cimentarmi
a
tentare
una
prova
,
dalla
quale
non
avrei
saputo
levarci
le
gambe
,
e
lo
mandai
a
dire
al
Re
col
mezzo
di
Pappagallo
.
Egli
,
di
prim
'
impeto
,
voleva
uccidersi
dinanzi
ai
suoi
occhi
:
ma
poi
lo
incaricò
di
persuadermi
e
di
andarlo
a
veder
morire
o
di
consolarlo
nella
sua
passione
.
"
Sire
!
"
,
esclamò
l
'
ambasciatore
colle
penne
,
"
la
mia
padrona
è
più
che
persuasa
delle
vostre
parole
...
Non
è
che
manchi
di
buona
volontà
!
Se
potesse
!..."
Quando
tornò
a
ridirmi
quel
che
era
accaduto
,
mi
afflissi
più
che
mai
.
Entrò
la
fata
Violenta
e
mi
trovò
cogli
occhi
rossi
:
allora
cominciò
a
dire
che
io
aveva
pianto
e
che
se
non
confessavo
il
motivo
,
mi
avrebbe
bruciata
viva
;
perché
tutte
le
sue
minacce
erano
sempre
spaventose
.
Risposi
,
tremando
come
una
foglia
,
che
m
'
ero
annoiata
a
filare
e
che
avrei
preso
volentieri
un
po
'
di
spago
,
per
far
delle
reti
e
chiappare
gli
uccellini
che
venivano
a
beccare
la
frutta
del
mio
giardino
.
"
È
questo
,
figlia
mia
"
,
ella
disse
"
tutto
quello
che
desideri
?
allora
non
piangerai
più
:
ti
porterò
tanto
spago
da
non
sapere
dove
metterlo
.
"
E
detto
fatto
,
me
lo
portò
la
sera
stessa
:
e
intanto
mi
avvertì
di
pensare
a
farmi
bella
e
a
non
piangere
,
perché
il
Re
Migonetto
stava
per
arrivare
da
un
momento
all
'
altro
.
A
questa
notizia
mi
vennero
i
brividi
per
le
spalle
,
ma
non
rifiatai
.
Appena
fu
fuori
della
stanza
cominciai
a
fare
qualche
lacciuolo
;
ma
l
'
intenzione
mia
era
di
fare
una
scala
di
corda
,
la
quale
mi
riuscì
benissimo
senza
che
ne
avessi
mai
vedute
.
Peraltro
la
fata
non
mi
portava
mai
tanto
spago
,
quant
'
era
il
bisogno
,
e
mi
badava
a
dire
:
"
Ma
,
figlia
mia
,
il
tuo
lavoro
è
come
la
tela
di
Penelope
:
non
va
avanti
di
una
maglia
e
sei
sempre
a
chiedermi
dell
'
altro
spago
"
.
"
O
mia
buona
mammina
"
,
rispondevo
io
,
"
voi
discorrete
bene
:
ma
non
vedete
che
io
non
so
proprio
che
cosa
annaspo
e
che
butto
sul
fuoco
il
mio
lavoro
?
Avete
paura
che
vi
faccia
fallire
per
un
po
'
di
spago
?
"
Il
mio
modo
ingenuo
di
fare
la
metteva
di
buon
umore
,
sebbene
fosse
di
un
carattere
insoffribile
e
veramente
crudele
.
Col
mezzo
di
Pappagallo
mandai
a
dire
al
Re
di
venire
una
tal
sera
sotto
le
finestre
della
torre
;
che
ci
troverebbe
la
scala
e
che
il
resto
l
'
avrebbe
saputo
lì
sul
posto
.
Infatti
attaccai
per
bene
la
scala
,
risoluta
com
'
ero
a
fuggirmene
con
lui
;
ma
appena
egli
la
vide
,
senza
darmi
tempo
di
scendere
,
salì
su
in
un
batter
d
'
occhio
,
mentr
'
io
stavo
mettendo
in
ordine
ogni
cosa
per
la
fuga
.
La
vista
di
lui
mi
fece
provare
tanta
gioia
,
che
non
pensai
più
al
pericolo
che
ci
stava
sul
capo
.
Mi
rinnuovò
i
suoi
giuramenti
e
mi
scongiurò
di
non
differire
più
in
là
ad
accettarlo
per
mio
sposo
.
Pappagallo
e
Titì
,
pregati
da
me
,
ci
fecero
da
testimoni
.
Non
c
'
è
esempio
di
una
festa
di
nozze
celebrata
con
tanta
semplicità
fra
due
persone
di
grado
così
elevato
,
né
c
'
è
ricordanza
di
due
cuori
più
soddisfatti
e
contenti
dei
nostri
.
Non
era
ancora
spuntata
l
'
alba
,
quando
il
Re
mi
lasciò
:
io
gli
avevo
raccontato
l
'
orribile
disegno
delle
fate
di
volermi
maritata
al
Re
Migonetto
;
gliene
feci
il
ritratto
e
n
'
ebbe
più
ribrezzo
di
me
.
Appena
partito
lui
,
le
ore
mi
parvero
anni
.
Corsi
alla
finestra
e
lo
accompagnai
cogli
occhi
,
sebbene
facesse
ancora
buio
.
Ma
quale
non
fu
il
mio
stupore
,
nel
vedere
per
aria
un
cocchio
tirato
da
salamandre
alate
,
che
correvano
a
rotta
di
collo
,
tanto
che
l
'
occhio
poteva
appena
seguirle
!
Questo
carro
era
scortato
da
un
nuvolo
di
guardie
,
montate
sopra
tanti
struzzi
.
Non
ebbi
tempo
di
rendermi
ragione
di
chi
corresse
per
l
'
aria
a
quel
modo
,
ma
mi
figurai
subito
che
dovesse
essere
o
un
mago
o
una
fata
.
Di
lì
a
poco
,
la
fata
Violenta
entrò
nella
mia
camera
.
"
Ho
da
darti
delle
buone
nuove
"
,
ella
mi
disse
,
"
il
tuo
amante
è
arrivato
qui
da
poche
ore
:
preparati
a
riceverlo
;
eccoti
dei
vestiti
e
dei
finimenti
di
pietre
preziose
.
"
"
E
chi
mai
vi
ha
detto
"
,
risposi
un
po
'
risentita
"
che
io
voglia
maritarmi
?
Non
è
davvero
la
mia
intenzione
.
Il
Re
Migonetto
può
tornarsene
di
dove
è
venuto
,
ché
per
me
è
padronissimo
:
fra
me
e
lui
non
ci
pigliamo
di
certo
.
"
"
Sentite
!
sentite
!
"
,
disse
la
fata
,
"
o
che
non
mi
si
mette
a
far
la
difficile
?
vorrei
un
po
'
sapere
che
cosa
armeggi
con
quel
cervellino
!
Alle
corte
,
con
me
non
si
scherza
;
o
tu
lo
sposi
,
o
io
...
"
"
O
voi
?
...
sentiamo
un
po
'
che
cosa
voi
mi
farete
?
"
,
soggiunsi
,
diventando
rossa
scarlatta
fino
alla
punta
dei
capelli
per
l
'
impertinenze
che
mi
aveva
dette
,
"
che
mai
mi
può
accader
di
peggio
che
esser
tenuta
in
una
torre
,
in
compagnia
di
un
cane
e
di
un
pappagallo
e
coll
'
obbligo
di
vedere
sette
o
otto
volte
il
giorno
la
figura
di
un
drago
spaventoso
?
"
"
Oh
?
sconoscente
,
che
non
sei
altro
!
"
,
disse
la
fata
,
"
vai
là
,
che
meritavi
proprio
tutti
i
pensieri
e
le
pene
,
che
ci
siamo
date
per
te
!
Già
,
io
l
'
avevo
detto
da
un
pezzo
alle
mie
sorelle
:
ne
avremo
una
bella
ricompensa
!..."
Ella
andò
a
trovarle
e
raccontò
loro
quello
che
era
passato
fra
noi
due
,
e
rimasero
scandalizzate
.
Pappagallo
e
Titì
mi
dissero
,
a
tanto
di
lettere
,
che
se
io
seguitavo
a
battere
quella
strada
,
mi
sarei
trovata
a
dei
brutti
guai
.
Ma
in
quel
momento
mi
sentivo
così
orgogliosa
di
possedere
il
cuore
di
un
gran
Re
,
che
le
fate
non
mi
facevano
paura
,
e
che
i
consigli
dei
miei
piccoli
amici
mi
entravano
da
un
orecchio
e
mi
passavano
da
quell
'
altro
.
Restai
vestita
,
com
'
era
,
né
mi
volli
mettere
un
nastro
in
più
;
anzi
,
per
farlo
apposta
,
mi
spettinai
tutta
per
parere
a
Migonetto
una
vera
befana
.
L
'
incontro
accadde
sulla
terrazza
.
Egli
vi
giunse
nel
suo
cocchio
di
fuoco
.
Dei
nani
piccini
ne
ho
veduti
,
ma
un
nanerucolo
a
quel
modo
lì
,
mai
!
Per
camminare
si
serviva
nello
stesso
tempo
delle
zampe
d
'
aquila
e
dei
ginocchi
,
perché
non
aveva
ossa
nelle
gambe
;
e
si
teneva
ritto
sopra
due
grucce
,
tutte
di
diamanti
.
Aveva
un
manto
reale
di
circa
un
metro
di
lunghezza
:
eppure
ne
strascicava
per
terra
almeno
due
buoni
terzi
.
Invece
di
testa
,
un
grande
zuccone
che
pareva
uno
staio
e
un
naso
così
screanzato
,
che
ci
stavano
sopra
una
dozzina
d
'
uccelli
:
ed
egli
si
divertiva
a
sentirli
cantare
.
La
barba
pareva
un
bosco
e
i
canarini
ci
facevano
dentro
il
nido
;
gli
orecchi
gli
passavano
di
un
metro
al
disopra
del
capo
;
cosa
peraltro
di
cui
nessuno
si
avvedeva
,
a
cagione
della
smisurata
corona
a
punta
che
portava
in
testa
,
per
comparire
più
alto
.
Le
fiamme
che
mandava
il
carro
arrostivano
le
frutte
,
seccavano
i
fiori
e
inaridivano
le
fontane
del
mio
giardino
.
Egli
mi
venne
incontro
a
braccia
aperte
;
ma
io
non
mi
mossi
né
punto
né
poco
;
per
cui
bisognò
che
il
suo
scudiere
gli
desse
di
braccio
.
E
quando
si
provò
ad
avvicinarsi
scappai
in
camera
e
chiusi
la
porta
e
le
finestre
:
sicché
Migonetto
dové
andarsene
colle
fate
,
le
quali
mi
avrebbero
cavato
gli
occhi
dalla
bile
.
Esse
gli
chiesero
mille
e
mille
scuse
della
mia
ruvidezza
;
e
per
abbonirlo
,
perché
era
un
arnese
da
far
paura
,
pensarono
di
condurlo
la
notte
in
camera
mia
,
mentr
'
io
dormivo
:
di
legarmi
i
piedi
e
le
mani
e
di
mettermi
così
nel
carro
infuocato
,
perché
potesse
menarmi
seco
.
Quando
ebbero
tutto
fissato
e
combinato
,
tornarono
da
me
;
e
mi
ripresero
leggermente
della
mia
condotta
,
contentandosi
solo
di
dirmi
che
in
qualche
modo
bisognava
rimediare
al
malfatto
.
Tutti
questi
rimproveri
giulebbati
e
in
pelle
in
pelle
,
dettero
nel
naso
a
Pappagallo
e
Titì
.
"
Volete
che
vi
parli
chiaro
,
padrona
?
"
,
disse
il
mio
cane
,
"
il
cuore
non
mi
dice
nulla
di
buono
.
Queste
signore
fate
son
certa
gente
...
che
Iddio
ci
liberi
tutti
,
e
segnatamente
dalla
Violenta
.
"
Io
risi
di
tutta
questa
paura
e
stavo
sulle
spinte
aspettando
il
mio
sposo
,
il
quale
si
struggeva
troppo
di
vedermi
per
non
essere
puntuale
ai
fissati
.
Gli
gettai
la
scala
di
corda
col
fermo
proponimento
di
fuggirmene
con
lui
.
Egli
montò
,
leggero
come
una
piuma
,
e
mi
disse
tante
e
poi
tante
cose
gentili
e
appassionate
,
che
anch
'
oggi
non
ho
cuore
di
richiamarmele
alla
memoria
.
Mentre
si
stava
parlando
insieme
,
tranquilli
e
sicuri
,
come
se
fossimo
stati
nel
palazzo
di
lui
,
vedemmo
sfondare
con
un
gran
colpo
la
finestra
della
camera
.
Le
fate
entrarono
dentro
montate
sul
loro
drago
:
Migonetto
le
seguiva
sul
suo
solito
cocchio
di
fuoco
,
tirandosi
dietro
tutte
le
sue
guardie
a
cavallo
agli
struzzi
.
Il
Re
,
senza
impallidire
,
messe
mano
alla
spada
e
non
ebbe
altro
pensiero
che
quello
di
difendermi
nella
più
terribile
avventura
che
mi
potesse
capitare
.
Ebbene
...
debbo
dirvelo
,
caro
signore
?
quelle
spietate
creature
gli
aizzarono
contro
il
drago
,
che
se
lo
divorò
vivo
vivo
dinanzi
ai
miei
occhi
.
Fuori
di
me
per
la
sciagura
sua
e
mia
,
mi
gettai
in
bocca
all
'
orribile
mostro
,
perché
m
'
inghiottisse
,
come
avea
inghiottito
la
persona
che
era
tutto
l
'
amor
mio
:
e
l
'
avrebbe
fatto
volentieri
:
ma
le
fate
,
più
crudeli
di
lui
,
glielo
proibirono
.
Esse
gridarono
insieme
:
"
Bisogna
serbarla
a
tormenti
più
lunghi
:
una
morte
sollecita
e
pronta
è
quasi
uno
zuccherino
per
una
creatura
così
indegna
e
scellerata
"
.
Mi
toccarono
,
e
mi
vidi
trasformata
in
Gatta
Bianca
:
quindi
mi
condussero
in
questo
palazzo
,
che
era
di
mio
padre
,
cambiarono
in
gatti
e
in
gatte
tutti
i
signori
e
tutte
le
dame
del
Regno
,
e
a
parecchi
lasciarono
soltanto
le
mani
:
e
così
mi
ridussero
nello
stato
lacrimevole
in
cui
mi
trovaste
,
facendomi
sapere
il
segreto
della
mia
nascita
,
la
morte
di
mio
padre
,
quella
di
mia
madre
,
e
come
io
non
avrei
potuto
essere
liberata
dalla
mia
figura
di
gatta
,
se
non
da
un
Principe
che
somigliasse
come
due
gocce
d
'
acqua
a
quello
che
mi
era
stato
rapito
.
E
voi
,
o
signore
,
siete
il
suo
ritratto
vivo
e
parlante
:
le
stesse
fattezze
,
la
stessa
fisonomia
,
perfino
lo
stesso
suono
di
voce
.
Appena
vi
vidi
per
la
prima
volta
,
ne
rimasi
colpita
:
io
sapevo
tutto
quello
che
doveva
accadere
,
come
so
quello
che
accadrà
,
e
però
vi
dico
che
le
mie
pene
stanno
per
finire
.
"
E
le
mie
,
bella
Regina
,
dovranno
ancora
durare
un
pezzo
?
"
,
domandò
il
Principe
,
gettandosi
ai
suoi
piedi
,
"
Io
vi
amo
,
o
signore
,
più
della
mia
vita
,
E
questo
è
il
momento
di
partire
per
andare
da
vostro
padre
:
vedremo
quali
sono
i
suoi
sentimenti
verso
di
me
,
e
se
è
disposto
a
rendervi
contento
.
"
Ella
uscì
:
il
Principe
le
dette
la
mano
:
e
insieme
con
lui
montò
in
una
carrozza
molto
più
bella
e
magnifica
di
tutte
quelle
che
aveva
avuto
fin
allora
.
Il
resto
dell
'
equipaggio
non
ci
scompariva
:
basti
dire
che
tutti
i
ferri
dei
cavalli
erano
di
smeraldi
e
i
chiodi
di
diamanti
.
Da
quella
volta
in
poi
non
s
'
è
visto
più
nulla
di
simile
.
Inutile
star
qui
a
ripetere
i
colloqui
,
che
ebbero
insieme
il
Principe
e
la
Regina
.
Ella
era
di
una
bontà
singolare
e
di
uno
spirito
finissimo
:
e
il
giovane
Principe
valeva
quanto
lei
:
sicché
non
potevano
pensare
e
dire
altro
che
un
monte
di
bellissime
cose
.
Giunti
in
vicinanza
del
castello
,
dove
dovevano
trovarsi
i
due
fratelli
maggiori
del
Principe
,
la
Regina
entrò
in
un
piccolo
blocco
di
cristallo
di
monte
,
di
cui
tutte
le
sfaccettature
erano
guarnite
d
'
oro
e
di
rubini
.
Tutt
'
all
'
intorno
era
circondato
di
tendine
per
impedire
ai
curiosi
di
guardar
dentro
,
ed
era
portato
a
barella
da
giovinotti
di
bellissimo
aspetto
e
vestiti
splendidamente
.
Il
Principe
rimase
nella
sua
bella
carrozza
;
e
di
lì
poté
vedere
i
suoi
fratelli
che
se
la
passeggiavano
a
braccetto
di
due
Principesse
d
'
una
bellezza
da
sbalordire
.
Appena
lo
riconobbero
,
gli
andarono
incontro
per
fargli
festa
e
domandarono
se
anche
esso
aveva
condotto
la
sua
dama
.
Al
che
rispose
che
era
stato
così
disgraziato
,
che
in
tutto
il
viaggio
non
si
era
imbattuto
altro
che
in
donne
bruttissime
;
e
tutto
ciò
che
gli
era
capitato
di
meglio
da
portar
seco
,
era
una
gatta
bianca
.
Essi
si
misero
a
ridere
della
sua
semplicità
.
"
Una
gatta
!
"
dicevano
essi
"
come
mai
una
gatta
?
avete
forse
paura
che
i
topi
ci
mangino
il
palazzo
?
"
Il
Principe
soggiunse
che
capiva
bene
che
non
era
prudenza
di
portare
un
simile
regalo
a
suo
padre
.
E
così
,
fra
una
parola
e
l
'
altra
,
s
'
incamminarono
verso
la
città
.
I
due
fratelli
maggiori
salirono
colle
loro
Principesse
in
due
carrozze
tutte
d
'
oro
e
di
lapislazzoli
:
i
cavalli
portavano
in
capo
dei
pennacchi
e
altri
ornamenti
:
per
farla
corta
,
nulla
di
più
splendido
di
questa
cavalcata
.
Dietro
a
loro
veniva
il
nostro
giovine
Principe
:
e
quindi
il
blocco
di
cristallo
di
monte
,
che
tutti
guardavano
con
grandissima
ammirazione
.
I
cortigiani
corsero
subito
ad
avvisare
il
Re
dell
'
arrivo
dei
Principi
.
"
Hanno
con
sé
delle
belle
donne
?
"
,
domandò
il
Re
.
"
Non
s
'
è
veduto
mai
nulla
d
'eguale!..."
A
quanto
pare
,
questa
risposta
non
garbò
troppo
al
Re
.
I
due
Principi
si
affrettarono
a
salire
le
scale
colle
loro
Principesse
,
che
erano
due
occhi
di
sole
.
Il
Re
li
ricevette
benissimo
,
e
non
sapeva
a
quale
delle
due
dovesse
dare
la
preferenza
.
Voltatosi
al
minore
dei
figli
,
gli
domandò
:
"
Come
va
che
questa
volta
siete
tornato
solo
?
"
.
"
Vostra
Maestà
vedrà
dentro
questo
cristallo
una
gattina
bianca
,
che
miagola
con
tanta
grazia
e
che
ha
le
zampine
più
morbide
del
velluto
,
e
son
sicuro
che
le
piacerà
"
,
rispose
il
Principe
.
Il
Re
sorrise
e
si
mosse
per
aprire
da
se
stesso
il
blocco
di
cristallo
.
Ma
appena
si
fu
accostato
,
la
Regina
toccò
una
molla
,
sicché
il
blocco
andò
tutto
in
minutissimi
pezzettini
ed
ella
apparve
fuori
come
il
sole
dopo
essere
stato
un
po
'
di
tempo
nascosto
fra
i
nuvoli
:
i
suoi
capelli
biondi
erano
sparsi
per
le
spalle
e
in
grandi
riccioli
le
cadevano
giù
fino
ai
piedi
.
In
capo
aveva
tutti
fiori
:
e
la
sua
veste
era
di
leggerissimo
velo
bianco
foderato
di
seta
rosa
.
Si
alzò
e
fece
una
profonda
riverenza
al
Re
,
il
quale
nel
colmo
dell
'
ammirazione
non
poté
frenarsi
dall
'
esclamare
:
"
Ecco
veramente
la
donna
senza
confronto
,
e
che
merita
davvero
la
mia
corona
"
.
"
Signore
"
,
ella
disse
,
"
io
non
son
venuta
qui
per
togliervi
un
trono
che
sì
degnamente
occupate
:
sono
nata
con
sei
regni
:
permettete
anzi
che
io
ne
offra
uno
a
voi
e
uno
per
uno
ai
vostri
figli
.
In
ricompensa
non
vi
domando
altro
che
la
vostra
amicizia
e
questo
giovine
Principe
per
mio
sposo
.
I
tre
regni
,
che
avanzano
,
sono
più
che
sufficienti
per
noi
.
"
Il
Re
e
tutta
la
Corte
fecero
un
baccano
con
urli
di
ammirazione
e
di
allegrezza
incredibile
.
Le
nozze
si
celebrarono
subito
,
e
quelle
dei
due
fratelli
ugualmente
:
motivo
per
cui
per
diversi
mesi
furono
feste
,
baldorie
,
divertimenti
e
corte
bandita
.
Poscia
ciascuno
partì
per
andare
a
governare
i
propri
Stati
:
e
la
bella
Gatta
Bianca
si
immortalò
non
tanto
per
la
bontà
e
per
la
generosità
del
suo
cuore
quanto
per
il
suo
raro
merito
e
per
la
sua
gran
bellezza
.
La
cronaca
di
quel
tempo
racconta
che
Gatta
Bianca
diventò
il
modello
delle
buone
mogli
e
delle
madri
sagge
e
perbene
.
E
io
ci
credo
.
Dal
trist
'
esempio
avuto
in
casa
,
essa
aveva
imparato
a
sue
spese
che
le
follie
e
i
capricci
delle
mamme
spesse
volte
sono
cagione
di
grandi
dispiaceri
per
i
figliuoli
.
La
Cervia
nel
bosco
C
'
era
una
volta
un
Re
e
una
Regina
che
stavano
fra
loro
d
'
accordo
come
due
anime
in
un
nocciolo
:
si
amavano
teneramente
ed
erano
adorati
dai
loro
sudditi
;
ma
alla
felicità
completa
degli
uni
e
degli
altri
mancava
una
cosa
:
un
erede
al
trono
.
La
Regina
,
la
quale
sapeva
che
il
Re
l
'
avrebbe
amata
il
doppio
se
avesse
avuto
un
figlio
,
non
lasciava
mai
in
primavera
di
andare
a
bere
certe
acque
che
si
dicevano
miracolose
per
aver
figliuoli
.
A
queste
acque
ci
correva
la
gente
in
folla
da
ogni
parte
;
e
il
numero
dei
forestieri
era
così
stragrande
,
che
ci
si
trovavano
di
tutti
i
paesi
del
mondo
.
In
un
gran
bosco
,
dove
si
andava
a
beverle
,
c
'
erano
parecchie
fontane
:
le
quali
erano
di
marmo
o
di
porfido
,
perché
tutti
gareggiavano
a
chi
le
faceva
più
belle
.
Un
giorno
che
la
Regina
stava
seduta
sull
'
orlo
d
'
una
fontana
,
ordinò
alle
sue
dame
di
compagnia
di
allontanarsi
e
di
lasciarla
sola
e
poi
cominciò
i
suoi
soliti
piagnistei
.
"
Come
sono
disgraziata
"
,
diceva
essa
,
"
di
non
aver
figli
!
sono
ormai
cinque
anni
che
chiedo
la
grazia
di
averne
uno
;
e
ancora
non
ho
potuto
averla
.
Dovrò
dunque
morire
senza
provare
questa
consolazione
?
"
Mentre
parlava
così
,
osservò
che
l
'
acqua
della
fontana
era
tutta
mossa
;
poi
venne
fuori
un
grosso
gambero
e
le
disse
:
"
O
gran
Regina
!
finalmente
avrete
la
grazia
desiderata
.
Dovete
sapere
che
qui
vicino
c
'
è
un
magnifico
palazzo
fabbricato
dalle
fate
:
ma
è
impossibile
trovarlo
,
perché
circondato
da
nuvole
foltissime
attraverso
alle
quali
non
passa
occhio
mortale
:
a
ogni
modo
,
siccome
io
sono
vostro
servitore
umilissimo
,
eccomi
qui
pronto
a
menarvici
se
volete
fidarvi
alla
guida
di
un
povero
gambero
"
.
La
Regina
lo
stette
a
sentire
senza
interromperlo
,
perché
la
cosa
di
vedere
un
gambero
che
discorreva
,
l
'
aveva
sbalordita
dalla
meraviglia
:
quindi
gli
disse
che
avrebbe
gradita
volentieri
la
sua
offerta
,
ma
che
non
sapeva
,
come
lui
,
camminare
all
'
indietro
.
Il
gambero
sorrise
e
prese
subito
l
'
aspetto
di
una
bella
vecchietta
.
"
Ecco
fatto
,
o
signora
"
,
le
disse
,
"
così
non
cammineremo
più
all
'
indietro
.
Ma
vi
domando
una
grazia
:
tenetemi
sempre
per
una
delle
vostre
amiche
,
perché
io
non
desidero
altro
che
di
esservi
utile
a
qualche
cosa
.
"
Uscì
dalla
fontana
senza
avere
una
goccia
di
acqua
addosso
:
il
suo
vestito
era
bianco
,
foderato
di
seta
cremisi
,
e
i
capelli
grigi
annodati
dietro
con
nastri
verdi
.
Non
s
'
era
vista
mai
vecchietta
galante
a
quel
modo
!
Salutò
la
Regina
,
che
volle
abbracciarla
;
e
senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
la
fece
prendere
per
una
viottola
del
bosco
,
con
molta
meraviglia
della
Regina
stessa
:
la
quale
sebbene
fosse
venuta
nel
bosco
migliaia
di
volte
,
non
era
mai
passata
per
quella
viottola
lì
.
E
come
avrebbe
fatto
a
potervi
passare
?
Quella
era
la
strada
delle
fate
,
per
andare
alla
fontana
,
e
per
il
solito
era
tutta
chiusa
da
ronchi
e
da
pruneti
:
ma
appena
la
Regina
e
la
sua
guida
vi
ebbero
messo
il
piede
,
le
rose
sbocciarono
improvvisamente
dai
rosai
,
i
gelsomini
e
gli
aranci
intrecciarono
i
loro
rami
per
formare
un
pergolato
coperto
di
foglie
e
di
fiori
,
e
migliaia
di
uccelli
di
varie
specie
,
posati
sui
rami
degli
alberi
,
sfringuellarono
allegramente
.
Non
si
era
ancora
riavuta
dallo
stupore
,
che
la
Regina
si
trovò
abbacinati
gli
occhi
dallo
splendore
abbagliante
di
un
palazzo
tutto
di
diamanti
;
le
mura
,
i
tetti
,
i
soffitti
,
i
pavimenti
,
i
giardini
,
le
finestre
e
perfino
le
stesse
terrazze
erano
tutte
di
diamanti
.
Nel
delirio
della
sua
ammirazione
,
ella
non
poté
trattenersi
dal
mandare
un
urlo
di
sorpresa
,
e
chiese
all
'
elegante
vecchietta
,
che
l
'
accompagnava
,
se
ciò
che
aveva
dinanzi
agli
occhi
era
sogno
o
verità
.
"
Non
c
'
è
nulla
di
più
vero
,
o
signora
"
,
ella
rispose
.
E
subito
le
porte
del
palazzo
si
aprirono
,
e
uscirono
fuori
sei
fate
:
e
quali
fate
!
Di
più
belle
e
di
più
magnifiche
non
se
n
'
erano
vedute
in
tutto
il
loro
reame
.
Vennero
tutte
a
fare
una
profonda
riverenza
alla
Regina
:
e
ciascuna
le
presentò
un
fiore
di
pietre
preziose
,
per
poter
formare
un
mazzo
:
c
'
era
una
rosa
,
un
tulipano
,
un
anemone
,
un
'
aquilegia
,
un
garofano
e
un
melagrano
.
"
Signora
"
,
le
dissero
,
"
noi
non
possiamo
darvi
un
maggior
segno
della
nostra
venerazione
,
che
permettendovi
di
venirci
qui
a
visitare
:
noi
siamo
molto
liete
di
farvi
sapere
che
avrete
una
bella
Principessa
,
alla
quale
metterete
il
nome
di
Desiderata
,
perché
bisogna
pur
convenire
che
è
un
gran
pezzo
che
la
desiderate
.
Quando
verrà
alla
luce
,
ricordatevi
di
chiamarci
,
perché
vogliamo
arricchirla
di
tutte
le
più
belle
doti
;
e
per
invitarci
a
venire
,
non
dovete
far
altro
che
prendere
in
mano
il
mazzo
,
che
ora
vi
diamo
,
e
nominare
a
uno
a
uno
tutti
i
fiori
,
pensando
a
noi
.
State
sicura
che
in
un
batter
d
'
occhio
saremo
tutte
nella
vostra
camera
.
"
La
Regina
,
fuori
di
sé
dall
'
allegrezza
,
si
gettò
al
collo
alle
fate
;
e
gli
abbracciamenti
durarono
una
mezz
'
ora
buona
.
Quand
'
ebbero
finito
,
pregarono
la
Regina
a
passare
nel
loro
palazzo
,
del
quale
non
si
possono
ridire
a
parole
tutte
le
meraviglie
.
Figuratevi
che
per
fabbricarlo
avevano
preso
l
'
architetto
del
palazzo
del
sole
,
il
quale
aveva
rifatto
in
piccolo
quello
che
era
in
grande
il
palazzo
del
sole
.
La
Regina
,
non
potendo
reggere
a
così
vivo
bagliore
,
era
costretta
ogni
tantino
a
chiudere
gli
occhi
.
La
condussero
nel
loro
giardino
,
e
frutta
più
belle
non
se
n
'
erano
mai
sognate
!
Albicocche
più
grosse
della
testa
di
un
ragazzo
,
e
certe
ciliegie
,
che
per
mangiarne
una
,
bisognava
farla
in
quattro
pezzi
;
e
d
'
un
sapore
così
squisito
,
che
la
Regina
,
dopo
che
l
'
ebbe
assaggiate
,
non
volle
mangiarne
d
'
altra
specie
in
tempo
di
vita
sua
.
Tra
tante
meraviglie
,
c
'
era
anche
un
boschetto
di
alberi
finti
e
artificiali
,
i
quali
crescevano
e
mettevano
le
foglie
alla
pari
di
tutti
gli
altri
.
Impossibile
ridire
tutte
le
esclamazioni
di
stupore
della
Regina
,
i
discorsi
che
fece
sulla
Principessina
Desiderata
e
i
ringraziamenti
alle
gentili
persone
che
avevano
voluto
darle
una
notizia
così
gradita
:
basti
questo
,
che
non
fu
dimenticata
nessuna
parola
di
gratitudine
e
nessuna
espressione
di
tenerezza
.
La
fata
della
fontana
n
'
ebbe
la
sua
parte
,
come
di
santa
ragione
le
toccava
.
La
Regina
si
trattenne
nel
palazzo
fino
alla
sera
:
e
innamoratissima
della
musica
,
le
fecero
sentire
delle
voci
angeliche
.
Fu
quasi
affogata
dai
regali
e
dopo
aver
ringraziato
mille
volte
quelle
grandi
signore
,
se
ne
venne
via
insieme
colla
fata
della
fontana
.
Tutte
le
persone
della
Corte
,
impensierite
,
la
cercavano
di
qui
e
di
là
:
e
nessuno
poteva
immaginarsi
dove
trovarla
.
Ci
fu
perfino
chi
sospettò
che
fosse
stata
rapita
da
qualche
ardito
forestiero
,
tanto
più
che
era
ancora
giovane
e
nel
fior
della
bellezza
.
Quando
la
videro
tornata
,
com
'
è
da
figurarselo
fu
per
tutti
una
grandissima
festa
:
e
perché
anch
'
essa
sentiva
nel
cuore
una
consolazione
immensa
per
le
buone
speranze
avute
,
così
nel
suo
conversare
c
'
era
non
so
che
di
allegro
e
di
gioiale
che
innamorava
.
La
fata
della
fontana
la
lasciò
che
era
quasi
vicina
a
casa
;
e
nell
'
atto
di
dirsi
addio
,
raddoppiarono
le
carezze
e
i
complimenti
.
La
Regina
,
trattenutasi
ancora
per
una
settimana
a
bevere
le
acque
,
non
lasciò
un
giorno
senza
ritornare
al
palazzo
delle
fate
colla
sua
elegante
vecchietta
,
la
quale
tutte
le
volte
si
mostrava
da
principio
in
forma
di
gambero
,
e
finiva
poi
col
prendere
la
sua
figura
naturale
.
La
Regina
,
partita
che
fu
,
divenne
incinta
,
e
mise
alla
luce
una
Principessa
,
alla
quale
dette
il
nome
di
Desiderata
:
e
preso
subito
il
mazzo
,
che
aveva
avuto
in
regalo
,
nominò
a
uno
a
uno
tutti
i
fiori
che
lo
componevano
,
ed
ecco
che
sul
momento
si
videro
arrivare
le
fate
.
Ciascuna
di
esse
aveva
un
cocchio
differente
dall
'
altro
:
uno
era
d
'
ebano
,
tirato
da
colombi
bianchi
;
alcuni
erano
d
'
avorio
,
attaccati
a
piccoli
cervi
,
e
altri
di
cedro
,
e
altri
di
legno
-
rosa
.
Questo
era
l
'
equipaggio
che
solevano
usare
in
segno
d
'
alleanza
e
di
pace
;
perché
,
quand
'
erano
in
collera
,
si
servivano
soltanto
di
draghi
volanti
,
di
serpenti
che
buttavano
fiamme
dalla
gola
e
dagli
occhi
,
di
leoni
,
di
leopardi
e
di
pantere
,
in
groppa
alle
quali
si
facevano
portare
da
un
capo
all
'
altro
del
mondo
in
meno
tempo
che
non
ci
voglia
a
dire
buon
giorno
o
buon
anno
.
Ma
questa
volta
esse
erano
in
pace
e
di
buonissimo
umore
.
La
Regina
le
vide
entrare
nella
sua
camera
,
che
avevano
una
cera
molto
lieta
e
maestosa
:
e
dietro
di
loro
,
le
nane
e
i
nani
del
corteggio
,
tutti
carichi
di
regali
.
Dopo
abbracciata
la
Regina
e
baciata
la
Principessina
,
spiegarono
il
corredino
,
fatto
di
una
tela
così
fine
e
così
resistente
da
bastare
cent
'
anni
,
senza
pericolo
che
diventasse
lisa
;
le
fate
la
filavano
da
sé
nelle
ore
d
'
ozio
.
Quanto
alle
trine
erano
di
maggior
valore
della
tela
stessa
:
vi
si
vedeva
in
essa
raffigurata
,
o
coll
'
ago
o
col
fuso
,
tutta
la
storia
del
mondo
;
dopo
di
questa
messero
in
mostra
le
fasce
e
le
coperte
,
ricamate
apposta
con
le
loro
proprie
mani
:
e
in
queste
erano
rappresentati
mille
di
quei
giuochetti
svariatissimi
,
che
servono
per
baloccare
i
ragazzi
.
Dacché
al
mondo
ci
sono
ricamatori
e
ricamatrici
,
non
s
'
era
mai
veduta
una
cosa
meravigliosa
come
quella
tela
.
Ma
quando
fu
messa
fuori
la
culla
,
allora
la
Regina
non
poté
frenarsi
dal
cacciare
un
grido
di
stupore
,
tanto
quella
culla
sorpassava
,
per
magnificenza
,
tutto
il
rimanente
.
Era
fatta
d
'
un
legno
che
costava
centomila
scudi
la
libbra
.
La
sorreggevano
quattro
amorini
:
quattro
veri
capolavori
,
dove
l
'
arte
aveva
vinto
la
materia
,
sebbene
fossero
tutti
rubini
e
diamanti
,
da
non
potersi
dire
quanto
valevano
.
Questi
amorini
erano
stati
animati
dalle
fate
;
per
cui
quando
la
bambina
strillava
,
la
cullavano
dolcemente
e
l
'
addormentavano
,
e
ciò
faceva
un
grandissimo
comodo
anche
alla
balia
.
Le
fate
presero
la
Principessina
e
se
la
messero
sui
ginocchi
:
la
fasciarono
e
la
baciarono
più
di
cento
volte
,
perché
era
di
già
tanto
bella
,
che
bastava
vederla
,
per
mangiarla
dai
baci
.
Quando
si
accorsero
che
aveva
bisogno
di
poppare
,
batterono
la
loro
bacchetta
in
terra
,
e
comparve
subito
una
balia
,
quale
ci
voleva
per
una
così
graziosa
lattante
.
Restava
oramai
soltanto
da
dotarla
:
e
le
fate
si
spicciarono
a
fare
anche
questo
;
chi
le
diede
la
virtù
,
chi
la
grazia
;
la
terza
,
una
bellezza
maravigliosa
;
la
quarta
,
le
augurò
ogni
fortuna
;
la
quinta
,
buona
salute
;
e
l
'
ultima
,
la
facilità
di
riuscir
bene
in
tutte
quelle
cose
che
avesse
preso
a
fare
.
La
Regina
,
contentissima
,
non
rifiniva
dal
ringraziarle
di
tanti
favori
prodigati
alla
Principessina
;
quand
'
ecco
che
videro
entrare
in
camera
un
gambero
così
grosso
,
che
passava
appena
dalla
porta
.
"
Oh
!
ingratissima
Regina
"
,
disse
il
gambero
,
"
com
'
è
egli
possibile
che
vi
siate
dimenticata
così
presto
della
fata
della
fontana
e
del
gran
servizio
che
vi
ho
reso
,
menandovi
dalle
mie
sorelle
?
Come
!
voi
le
avete
invitate
tutte
,
e
me
sola
avete
lasciata
da
parte
?
Pur
troppo
ne
aveva
un
presentimento
,
e
fu
per
questo
che
mi
trovai
obbligata
a
prendere
la
figura
d
'
un
gambero
la
prima
volta
che
vi
parlai
,
appunto
per
farvi
notare
che
la
vostra
amicizia
,
invece
di
progredire
,
avrebbe
camminato
all
'indietro."
La
Regina
,
disperata
per
la
smemoraggine
commessa
,
la
interruppe
e
le
chiese
perdono
.
Ella
disse
che
aveva
creduto
di
nominare
il
suo
fiore
,
come
quelli
di
tutte
le
altre
;
che
era
stato
il
mazzetto
di
fiori
di
pietre
preziose
quello
che
l
'
aveva
ingannata
:
e
che
essa
non
era
capace
di
dimenticarsi
i
grandi
favori
ricevuti
;
e
che
,
per
conseguenza
,
la
pregava
e
la
scongiurava
a
non
privarla
della
sua
amicizia
,
e
segnatamente
a
mostrarsi
benigna
verso
la
Principessina
.
Tutte
le
fate
,
per
la
paura
che
volesse
dotarla
di
miseria
e
di
disgrazie
,
fecero
coro
alla
Regina
per
vedere
di
abbonirla
.
"
Cara
sorella
"
,
le
dissero
,
"
Vostra
Altezza
non
si
mostri
sdegnata
contro
una
Regina
,
che
non
ebbe
mai
in
mente
di
farvi
il
più
piccolo
sgarbo
;
lasciate
,
di
grazia
,
codesta
buccia
di
gambero
e
fatevi
vedere
in
tutta
la
vostra
bellezza
.
"
Come
è
stato
detto
,
la
fata
della
fontana
era
un
po
'
civetta
,
e
a
sentirsi
lodare
dalle
sorelle
si
ammansì
un
poco
e
diventò
più
agevole
.
"
Ebbene
"
,
disse
,
"
non
farò
a
Desiderata
tutto
il
male
che
avrei
voluto
:
perché
vi
giuro
che
era
mia
intenzione
di
rovinarla
affatto
,
e
nessuno
avrebbe
potuto
impedirmelo
;
nondimeno
voglio
annunziarvi
una
cosa
:
se
ella
vedrà
la
luce
del
sole
,
prima
che
abbia
compiti
quindici
anni
,
dovrà
pentirsene
amaramente
e
forse
ci
rimetterà
la
vita
.
"
Il
pianto
della
Regina
e
le
preghiere
delle
illustri
fate
non
valsero
a
smuoverla
di
un
capello
dalla
sua
sentenza
.
Ella
si
ritirò
camminando
all
'
indietro
,
perché
non
aveva
voluto
lasciare
la
sua
sopravveste
di
gambero
.
Quando
si
fu
allontanata
dalla
camera
,
la
povera
Regina
chiese
alle
fate
se
ci
fosse
verso
di
salvare
la
figlia
dalle
disgrazie
che
le
erano
state
minacciate
.
Esse
tennero
consiglio
fra
loro
,
e
dopo
aver
messi
avanti
parecchi
partiti
,
finalmente
si
attennero
a
questo
:
che
,
cioè
,
bisognava
fabbricare
un
gran
palazzo
senza
porte
e
senza
finestre
;
con
una
porta
d
'
ingresso
sotterranea
,
e
custodirvi
lì
dentro
la
Principessina
fino
a
tanto
che
non
avesse
raggiunto
l
'
età
fatale
,
per
esser
fuori
da
ogni
pericolo
.
Tre
colpi
di
bacchetta
bastarono
per
cominciare
e
finire
questo
vasto
edifizio
.
All
'
esterno
era
tutto
di
marmo
bianco
e
verde
:
e
i
soffitti
e
gl
'
impiantiti
tutti
di
diamanti
e
di
smeraldi
,
che
raffiguravano
fiori
,
uccelli
e
mille
altre
cose
graziose
.
Le
pareti
erano
tappezzate
di
velluto
di
vari
colori
,
ricamato
dalle
fate
colle
loro
mani
:
e
perché
esse
sapevano
di
storia
,
s
'
erano
prese
il
gusto
di
rappresentarvi
i
fatti
storici
più
belli
e
più
notevoli
:
c
'
era
dipinto
il
passato
e
l
'
avvenire
,
e
in
parecchi
arazzi
si
vedevano
effigiate
le
gesta
dei
più
grandi
Re
della
terra
.
Le
brave
fate
avevano
immaginato
questo
modo
ingegnoso
per
insegnare
più
facilmente
alla
giovine
Principessa
i
vari
casi
della
vita
degli
eroi
e
degli
altri
mortali
.
Tutta
la
casa
,
nell
'
interno
,
era
rischiarata
soltanto
a
forza
di
lampade
:
ma
ce
n
'
erano
tante
e
poi
tante
,
che
pareva
fosse
giorno
chiaro
da
un
anno
all
'
altro
.
Vi
furono
introdotti
tutti
i
maestri
,
dei
quali
ella
poteva
aver
bisogno
per
istruirsi
e
perfezionarsi
;
e
il
suo
spirito
,
la
sua
svegliatezza
e
il
suo
buon
senso
arrivavano
a
intendere
molte
cose
,
anche
prima
che
le
fossero
insegnate
:
ragion
per
cui
i
maestri
rimanevano
strasecolati
per
le
cose
bellissime
che
essa
sapeva
dire
in
una
età
,
nella
quale
gli
altri
ragazzi
sanno
appena
chiamare
babbo
e
mamma
.
E
questa
è
una
prova
che
le
fate
non
accordano
la
loro
protezione
,
per
tirar
su
degli
stupidi
e
degl
'
ignoranti
!
Se
la
vivacità
del
suo
spirito
innamorava
tutti
coloro
che
l
'
avvicinavano
,
la
sua
bellezza
non
faceva
di
meno
,
e
sapeva
amicarsi
le
persone
più
insensibili
e
i
cuori
più
duri
.
La
Regina
madre
non
l
'
avrebbe
lasciata
un
solo
minuto
,
se
il
suo
dovere
non
l
'
avesse
tenuta
presso
il
Re
.
Di
tanto
in
tanto
le
buone
fate
venivano
a
vedere
la
Principessa
e
le
portavano
in
regalo
cose
rarissime
e
vestiti
sfarzosi
ed
eleganti
,
che
parevano
fatti
per
le
nozze
di
qualche
Principessa
,
non
meno
bella
di
Desiderata
.
Ma
fra
tutte
le
fate
che
le
volevano
bene
,
quella
che
le
voleva
più
di
tutte
era
Tulipano
,
la
quale
non
rifiniva
mai
di
raccomandare
alla
Regina
che
non
le
lasciasse
vedere
la
luce
del
giorno
prima
di
aver
toccato
i
quindici
anni
.
"
La
nostra
sorella
,
quella
della
fontana
,
è
vendicativa
"
,
diceva
Tulipano
,
"
avremo
un
bel
pigliarci
tutte
le
cure
per
questa
fanciulla
;
ma
se
ella
può
,
state
certa
che
le
farà
del
male
;
e
per
questa
ragione
bisogna
,
o
signora
,
che
voi
siate
vigilante
,
e
di
molto
.
"
La
Regina
dal
canto
suo
prometteva
di
vegliare
continuamente
sopra
una
cosa
di
tanto
rilievo
:
ma
avvicinandosi
il
tempo
nel
quale
la
sua
cara
figlia
doveva
uscire
dal
castello
,
le
fece
fare
il
ritratto
,
e
il
ritratto
fu
portato
a
mostra
nelle
più
grandi
Corti
dell
'
universo
.
Al
solo
vederlo
,
non
vi
fu
Principe
che
non
si
mostrasse
preso
di
ammirazione
:
ma
fra
gli
altri
ve
ne
fu
uno
che
ne
rimase
talmente
invaghito
,
da
non
sapersene
più
distaccare
.
Lo
portò
nel
suo
gabinetto
,
e
si
chiuse
dentro
insieme
col
ritratto
,
e
parlandogli
come
se
fosse
vivo
e
potesse
intenderlo
,
gli
diceva
le
cose
più
appassionate
di
questo
mondo
.
Il
Re
,
non
vedendo
più
il
figliuolo
,
domandò
che
cosa
facesse
e
come
passasse
il
suo
tempo
,
e
perché
non
fosse
più
del
suo
solito
buon
umore
.
Qualche
cortigiano
,
di
quelli
che
chiacchierano
volentieri
,
e
ve
ne
sono
parecchi
con
questo
vizio
,
gli
fece
intendere
che
c
'
era
il
caso
che
al
Principe
desse
volta
il
cervello
,
perché
passava
le
giornate
intere
chiuso
nel
suo
gabinetto
,
e
lì
discorreva
da
sé
solo
,
come
se
vi
fosse
stato
qualcuno
insieme
con
lui
.
Il
Re
sentì
questa
cosa
con
dispiacere
:
"
Com
'
è
egli
possibile
"
,
diceva
ai
suoi
confidenti
,
"
che
mio
figlio
perda
così
il
giudizio
?
lui
,
che
ne
ha
avuto
sempre
tanto
!
Voi
sapete
che
finora
esso
è
stato
l
'
ammirazione
di
tutti
,
e
io
non
vedo
ne
'
suoi
occhi
alcun
segno
di
pazzia
o
di
aberrazione
mentale
:
soltanto
mi
pare
diventato
più
pensieroso
.
Bisogna
che
io
lo
interroghi
da
me
:
forse
cosi
arriverò
a
scoprire
qual
è
la
fissazione
che
s
'
è
messa
per
il
capo
"
.
Detto
fatto
,
mandò
per
esso
,
e
quindi
ordinò
a
tutti
che
uscissero
dalla
sala
.
Dopo
vari
discorsi
,
ai
quali
il
Principe
non
stava
attento
o
rispondeva
a
rovescio
,
il
Re
gli
domandò
il
motivo
che
aveva
portato
tanto
cambiamento
nelle
sue
abitudini
e
nel
suo
carattere
.
Il
Principe
,
parendogli
che
gli
fosse
capitata
la
palla
al
balzo
,
si
gettò
ai
suoi
piedi
,
e
gli
disse
:
"
Voi
avete
fissato
di
farmi
sposare
la
Principessa
Nera
:
in
questo
legame
di
parentela
voi
troverete
dei
vantaggi
,
che
io
non
posso
promettervi
con
quello
della
Principessa
Desiderata
;
ma
,
o
signore
,
io
trovo
in
questa
fanciulla
tante
grazie
e
tante
attrattive
,
quante
l
'
altra
non
ne
possiede
davvero
"
.
"
E
dove
le
avete
vedute
?
"
,
chiese
il
Re
.
"
Tanto
dell
'
una
che
dell
'
altra
,
mi
sono
stati
portati
i
ritratti
"
,
rispose
il
Principe
Guerriero
(
era
questo
il
suo
nome
,
dacché
aveva
vinto
tre
grandi
battaglie
)
,
"
e
vi
confesso
che
la
mia
passione
per
la
principessa
Desiderata
è
così
forte
,
che
se
voi
non
ritirate
la
parola
data
alla
Principessa
Nera
,
non
mi
rimane
altro
che
morire
:
felice
sempre
di
perdere
la
vita
,
una
volta
perduta
la
speranza
di
essere
lo
sposo
di
quella
che
amo
.
"
"
È
dunque
con
un
ritratto
"
,
riprese
gravemente
il
Re
,
"
che
passate
il
vostro
tempo
a
fare
certi
colloqui
,
che
vi
rendono
ridicolo
agli
occhi
di
tutti
i
cortigiani
?
Essi
vi
credono
svanito
il
cervello
,
e
se
sapeste
quello
che
si
dice
di
voi
,
non
avreste
faccia
di
parlare
a
questo
modo
di
simili
ragazzate
!
"
"
Io
non
ho
ragione
di
rimproverarmi
una
sì
bella
fiamma
"
,
replicò
il
Principe
,
"
quando
avrete
veduto
il
ritratto
di
questa
graziosa
Principessa
,
son
sicuro
che
compatirete
la
passione
che
sento
per
lei
.
"
"
Andate
a
prenderlo
subito
"
esclamò
il
Re
,
con
tanto
risentimento
,
che
dava
a
dividere
la
bizza
che
lo
rodeva
dentro
.
Se
il
Principe
non
avesse
avuta
la
certezza
che
nessuna
bellezza
al
mondo
poteva
stare
a
fronte
di
quella
di
Desiderata
,
sarebbe
rimasto
un
po
'
male
.
Invece
andò
subito
nel
suo
gabinetto
,
e
poi
tornò
al
Re
.
Il
Re
rimase
maravigliato
quanto
il
figlio
.
"
Ah
!
"
,
diss
'
egli
,
"
mio
caro
Guerriero
,
io
approvo
la
vostra
scelta
;
quando
alla
mia
Corte
ci
sarà
una
Principessa
così
graziosa
,
mi
sentirò
anch
'
io
ringiovanito
.
Fin
da
questo
momento
mando
subito
degli
ambasciatori
dalla
Principessa
Nera
per
isciogliermi
della
parola
data
:
e
quand
'
anche
dovessi
tirarmi
sulle
braccia
una
guerra
a
morte
,
preferisco
di
farla
finita
una
buona
volta
per
tutte
.
"
Il
Principe
baciò
rispettosamente
le
mani
del
padre
e
gli
abbracciò
i
ginocchi
.
La
sua
gioia
era
tanta
,
che
pareva
diventato
un
altro
.
Pregò
e
ripregò
il
padre
a
mandare
degli
ambasciatori
non
soltanto
alla
Principessa
Nera
,
ma
anche
a
Desiderata
,
raccomandandosi
che
per
quest
'
ultima
fosse
scelto
l
'
uomo
più
capace
e
più
ricco
del
Regno
,
perché
in
questa
grande
occasione
era
necessario
fare
una
splendida
figura
,
e
ottenere
ciò
che
si
voleva
.
Il
Re
pose
gli
occhi
su
Beccafico
.
Era
un
gran
signore
,
eloquente
quanto
Cicerone
,
e
con
centomila
lire
di
rendita
.
Beccafico
voleva
un
gran
bene
al
principe
Guerriero
,
e
per
andargli
a
genio
,
si
fece
fare
il
più
splendido
equipaggio
e
le
più
belle
livree
che
si
possa
immaginare
.
La
sua
fretta
per
allestire
i
preparativi
del
viaggio
fu
grandissima
,
perché
l
'
amore
del
Principe
cresceva
a
occhio
di
giorno
in
giorno
,
ed
esso
era
sempre
lì
a
punzecchiarlo
perché
partisse
.
"
Ricordatevi
"
,
gli
diceva
in
tutta
confidenza
,
"
che
c
'
è
di
mezzo
la
vita
mia
,
e
che
io
perdo
il
lume
della
ragione
tutte
le
volte
che
penso
al
caso
che
il
padre
di
questa
Principessa
potrebbe
impegnarsi
con
qualcun
altro
,
senza
aver
modo
di
tornare
indietro
:
e
che
allora
io
dovrei
perderla
per
sempre
.
"
Beccafico
lo
rassicurava
,
non
foss
'
altro
per
pigliar
tempo
;
perché
dopo
le
grandi
spese
alle
quali
era
andato
incontro
,
voleva
almeno
farsene
onore
.
Menò
seco
ottanta
carrozze
tutte
risplendenti
d
'
oro
e
di
brillanti
,
e
dipinte
con
certe
miniature
,
da
fare
scomparire
le
miniature
più
finite
che
si
sieno
vedute
mai
:
c
'
erano
,
per
di
più
,
altre
cinquecento
carrozze
:
ventiquattromila
paggi
a
cavallo
,
vestiti
come
tanti
principi
:
e
il
resto
del
corteggio
non
era
da
sfigurare
in
mezzo
a
quella
magnificenza
.
Quando
l
'
ambasciatore
ebbe
dal
Principe
l
'
udienza
di
congedo
,
questo
l
'
abbracciò
come
un
suo
fratello
,
e
gli
disse
:
"
Pensate
,
mio
caro
Beccafico
,
che
la
mia
vita
dipende
dal
matrimonio
che
andate
a
combinare
:
dite
tutto
quel
che
più
sapete
,
e
conducete
con
voi
la
Principessa
,
che
è
l
'
anima
dell
'
anima
mia
"
.
E
gli
consegnò
mille
regali
da
offrirle
,
nei
quali
spiccavano
in
egual
modo
l
'
eleganza
e
la
ricchezza
;
erano
tutte
allegorie
amorose
,
incise
su
gemme
e
diamanti
:
orologi
incrostati
di
carbonchi
,
con
sopra
le
cifre
di
Desiderata
:
braccialetti
di
rubini
modellati
in
forma
di
cuori
:
insomma
,
non
c
'
era
cosa
alla
quale
non
avesse
pensato
,
per
trovare
il
modo
di
piacerle
.
L
'
ambasciatore
portava
seco
il
ritratto
del
Principe
,
dipinto
con
tanta
bravura
e
maestria
,
che
non
gli
mancava
nemmeno
la
parola
,
e
faceva
dei
complimenti
pieni
di
grazia
e
di
brio
.
È
vero
che
non
sapeva
rispondere
a
tutto
quello
che
gli
si
domandava
:
ma
di
questo
non
ce
n
'
era
un
gran
bisogno
.
Beccafico
,
per
la
parte
sua
,
promise
al
Principe
che
avrebbe
fatto
l
'
impossibile
per
vederlo
contento
,
e
soggiunse
che
aveva
con
sé
moltissimo
denaro
:
e
caso
mai
gli
avessero
negata
la
Principessa
,
avrebbe
trovato
il
mezzo
di
comprare
qualcuna
delle
sue
cameriere
e
l
'
avrebbe
rapita
.
"
Ah
!
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
non
lo
dite
neanche
per
celia
:
son
sicuro
che
ella
si
chiamerebbe
offesa
da
un
modo
di
fare
così
poco
rispettoso
!
"
Beccafico
non
stette
a
dir
altro
,
e
partì
.
La
gran
diceria
del
suo
viaggio
arrivò
prima
di
lui
:
il
Re
e
la
Regina
ne
furono
lietissimi
,
perché
stimavano
molto
il
suo
sovrano
e
conoscevano
gli
atti
di
valore
del
Principe
Guerriero
,
e
,
in
particolar
modo
,
il
suo
merito
personale
;
motivo
per
cui
non
avrebbero
potuto
trovare
un
partito
più
degno
per
la
loro
figlia
,
neanche
a
cercarlo
apposta
nelle
cinque
parti
del
mondo
.
Fu
apprestato
un
palazzo
per
alloggiarvi
Beccafico
,
e
vennero
dati
gli
ordini
perché
tutta
la
Corte
si
mostrasse
in
abito
di
gran
gala
.
Il
Re
e
la
Regina
avevano
pensato
di
far
vedere
all
'
ambasciatore
la
Principessa
Desiderata
:
ma
la
fata
Tulipano
venne
a
trovare
la
Regina
e
le
disse
:
"
Guardatevi
bene
,
Regina
,
da
menare
Beccafico
dalla
nostra
figliuola
"
,
era
solita
di
chiamarla
così
,
"
non
conviene
che
egli
la
veda
tanto
presto
e
non
bisogna
mandarla
al
Re
,
che
l
'
ha
domandata
in
sposa
,
finché
non
abbia
compiti
i
quindici
anni
!
perché
,
badate
bene
a
quello
che
vi
dico
,
se
ella
esce
fuori
prima
del
tempo
,
si
troverà
a
sentirsi
cascare
addosso
qualche
grosso
malanno
"
.
La
Regina
abbracciò
la
buona
Tulipano
:
le
promise
di
darle
retta
,
e
senza
perder
tempo
andarono
insieme
dalla
Principessa
.
Intanto
arrivò
l
'
ambasciatore
.
Il
suo
seguito
durò
ventitré
ore
a
passare
,
perché
egli
aveva
seicentomila
muli
,
colle
sonagliere
e
i
ferri
d
'
oro
e
gualdrappe
di
velluto
e
di
broccato
ricamate
in
perle
.
Lungo
la
strada
c
'
era
un
pigia
-
pigia
da
non
farsene
idea
,
e
tutti
correvano
per
vederlo
.
Il
Re
e
la
Regina
gli
andarono
incontro
,
tanto
erano
contenti
della
sua
venuta
.
Salteremo
a
pié
pari
le
cose
che
egli
disse
,
i
complimenti
che
si
scambiarono
,
perché
ci
vuol
poco
a
figurarseli
:
ma
quando
egli
domandò
di
presentare
i
suoi
omaggi
alla
Principessa
,
rimase
molto
male
nel
sentirsi
negata
la
grazia
.
"
Signor
Beccafico
"
,
disse
il
Re
,
"
se
vi
ricusiamo
una
cosa
che
pare
così
giusta
,
credetelo
,
non
è
un
capriccio
:
e
perché
ne
siate
persuaso
,
bisogna
raccontarvi
la
strana
avventura
di
nostra
figlia
.
Una
fata
,
dal
giorno
che
nacque
,
la
prese
a
noia
e
la
minacciò
di
mille
guai
,
se
ella
avesse
veduto
la
luce
del
sole
prima
di
toccare
i
quindici
anni
:
noi
dunque
la
teniamo
chiusa
in
un
palazzo
,
che
ha
i
suoi
quartieri
più
belli
sotto
terra
.
Era
nostra
idea
di
menarvici
ma
la
fata
Tulipano
ci
ha
comandato
di
non
fare
nulla
.
"
"
Come
mai
,
Sire
!
"
,
replicò
l
'
ambasciatore
,
"
e
io
dunque
dovrò
avere
il
dispiacere
di
tornarmene
indietro
senza
di
lei
?
Voi
l
'
accordaste
al
Re
mio
signore
per
il
suo
figlio
:
ella
è
aspettata
con
vivissima
impazienza
:
e
sarà
possibile
che
voi
vi
lasciate
imporre
da
certe
fanciullaggini
,
come
sono
le
predizioni
delle
fate
?
Ecco
qui
il
ritratto
del
Principe
Guerriero
,
che
ho
l
'
ordine
di
presentarvi
:
e
il
ritratto
è
così
somigliante
,
che
quando
lo
guardo
mi
par
di
vedere
le
stesso
Principe
in
persona
.
"
E
cosi
dicendo
,
lo
scoprì
.
Il
ritratto
,
che
era
stato
ammaestrato
soltanto
per
parlare
alla
Principessa
,
disse
:
"
Bella
Desiderata
,
non
potete
figurarvi
con
quanto
ardore
io
vi
attenda
!
venite
subito
alla
nostra
Corte
,
e
abbellitela
con
quelle
grazie
che
vi
fanno
unica
al
mondo
!
"
.
Il
ritratto
non
disse
altro
:
e
il
Re
e
la
Regina
rimasero
tanto
meravigliati
,
che
pregarono
Beccafico
a
darglielo
,
per
portarlo
a
far
vedere
alla
Principessa
.
A
lui
non
gli
parve
vero
,
e
consegnò
subito
il
ritratto
nelle
loro
mani
.
La
Regina
non
aveva
mai
fatto
cenno
alla
figlia
di
ciò
che
accadeva
in
Corte
;
ed
anzi
aveva
proibito
alle
dame
che
le
stavano
intorno
di
dirle
la
più
piccola
cosa
sull
'
arrivo
dell
'
ambasciatore
:
ma
esse
non
l
'
avevano
ubbidita
,
e
la
Principessa
sapeva
già
che
si
stava
combinando
un
gran
matrimonio
;
peraltro
era
tanto
prudente
,
da
fare
in
modo
che
la
madre
non
si
avvedesse
di
nulla
.
Quando
questa
le
ebbe
mostrato
il
ritratto
del
Principe
,
che
parlava
,
e
che
le
fece
un
complimento
non
so
se
più
tenero
o
più
grazioso
,
ella
rimase
molto
sorpresa
,
perché
non
aveva
mai
veduto
nulla
di
simile
;
e
la
bella
fisonomia
del
Principe
,
l
'
aspetto
sveglio
e
la
regolarità
delle
fattezze
non
la
stupivano
meno
delle
cose
che
aveva
dette
il
ritratto
parlante
.
"
Vi
dispiacerebbe
"
,
le
disse
la
Regina
,
"
di
avere
uno
sposo
che
somigliasse
a
questo
Principe
?
"
"
Signora
"
,
ella
rispose
,
"
non
tocca
a
me
a
scegliere
:
sarò
sempre
contenta
di
colui
che
vi
piacerà
destinarmi
.
"
"
Ma
pure
"
,
insisté
la
Regina
,
"
se
la
sorte
cadesse
su
lui
,
non
vi
stimereste
felice
?
"
Ella
arrossì
,
abbassò
gli
occhi
e
non
rispose
nulla
.
La
Regina
la
prese
fra
le
braccia
e
la
baciò
più
e
più
volte
,
né
poté
frenarsi
dal
versare
alcune
lacrime
,
pensando
che
stava
sul
punto
di
doverla
perdere
,
perché
non
le
mancavano
oramai
che
tre
mesi
soli
a
compiere
i
quindici
anni
:
e
nascondendole
il
suo
dispiacere
,
la
mise
al
fatto
di
tutto
quanto
la
riguardava
nell
'
ambasciata
di
Beccafico
:
e
fra
le
altre
cose
,
le
dette
anche
i
regali
che
erano
stati
portati
per
lei
.
Essa
li
ammirò
:
lodò
con
finezza
di
gusto
le
cose
più
singolari
;
ma
ogni
pochino
i
suoi
occhi
si
divagavano
,
per
andare
a
posarsi
sul
ritratto
del
Principe
,
con
un
diletto
fin
'
allora
non
provato
mai
.
L
'
ambasciatore
,
vedendo
che
perdeva
il
suo
tempo
a
insistere
perché
gli
dessero
la
Principessa
,
e
che
si
contentavano
soltanto
di
promettergliela
,
ma
in
modo
solenne
da
non
poterne
dubitare
,
si
trattenne
pochi
giorni
presso
il
Re
,
e
tornò
per
la
posta
a
render
conto
al
padrone
del
suo
operato
.
Quando
il
Principe
venne
a
sapere
che
la
sua
Desiderata
non
poteva
averla
prima
di
tre
mesi
,
dette
in
tali
sfoghi
di
dolore
,
che
rattristarono
tutta
la
Corte
:
non
dormiva
più
:
non
mangiava
nulla
e
diventò
tristo
e
pensieroso
:
perse
il
suo
bel
colore
:
passava
le
giornate
intere
sdraiato
su
un
canapè
,
nel
suo
gabinetto
,
a
contemplare
il
ritratto
della
Principessa
:
le
scriveva
ogni
cinque
minuti
e
porgeva
le
lettere
al
ritratto
,
come
se
questo
le
sapesse
leggere
.
Alla
fine
le
sue
forze
s
'
indebolirono
a
poco
a
poco
,
e
cadde
gravemente
malato
:
né
ci
fu
bisogno
di
medico
o
di
chirurgo
per
indovinare
la
cagione
del
male
.
Il
Re
si
disperava
;
egli
amava
teneramente
suo
figlio
,
e
si
trovava
sul
punto
di
perderlo
.
Che
afflizione
per
lui
!
Né
vedeva
rimedio
alcuno
che
valesse
a
salvargli
il
Principe
,
il
quale
non
domandava
altro
che
la
sua
Desiderata
:
senza
di
essa
non
gli
restava
che
morire
.
In
faccia
alla
gravità
del
caso
egli
prese
la
risoluzione
di
andare
a
trovare
il
Re
e
la
Regina
,
che
gli
avevano
promesso
la
figlia
,
affine
di
scongiurarli
a
muoversi
a
compassione
dello
stato
in
cui
s
'
era
ridotto
il
Principe
,
e
a
non
mandare
più
in
lungo
le
nozze
;
le
quali
non
si
sarebbero
fatte
più
,
quand
'
essi
si
fossero
incaponiti
a
volere
aspettare
che
la
Principessa
avesse
compito
i
quindici
anni
.
Questo
passo
era
straordinario
per
un
Re
,
ma
sarebbe
stata
una
cosa
anche
più
straordinaria
se
egli
avesse
lasciato
morire
il
figlio
,
che
gli
era
più
caro
delle
pupille
degli
occhi
.
Peraltro
s
'
inciampò
in
una
difficoltà
insormontabile
:
e
questa
era
l
'
età
molto
avanzata
del
Re
,
la
quale
non
gli
acconsentiva
se
non
di
viaggiare
in
portantina
:
e
questa
cosa
si
combinava
male
coll
'
impazienza
del
figlio
:
per
cui
egli
mandò
per
la
posta
il
suo
fido
Beccafico
e
scrisse
delle
lettere
commoventissime
per
impegnare
il
Re
e
la
Regina
a
contentarlo
nei
suoi
desideri
.
Intanto
Desiderata
non
provava
minor
piacere
a
contemplare
il
ritratto
del
Re
,
che
questi
non
provasse
a
guardare
quello
di
lei
.
Ogni
tantino
ella
andava
nella
stanza
dove
era
stato
messo
,
e
sebbene
s
'
ingegnasse
di
celare
i
sentimenti
del
suo
cuore
,
c
'
era
chi
sapeva
indovinarli
;
e
,
fra
gli
altri
,
Viola
-
a
-
ciocche
e
Spinalunga
,
che
erano
le
sue
damigelle
d
'
onore
,
si
accorsero
di
quella
specie
d
'
irrequietezza
che
cominciava
a
tormentarla
.
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
amava
di
sincero
amore
e
l
'
era
fidatissima
;
mentre
Spinalunga
aveva
sempre
covato
una
gelosia
segreta
per
le
belle
virtù
e
per
lo
splendido
stato
della
Principessa
.
La
madre
di
Spinalunga
aveva
allevata
la
Principessa
,
e
dopo
essere
stata
sua
governante
,
era
divenuta
sua
dama
d
'
onore
.
Ella
dunque
avrebbe
dovuto
amarla
,
come
la
cosa
più
cara
di
questo
mondo
:
ma
idolatrando
essa
la
propria
figlia
,
e
vedendo
l
'
odio
di
questa
per
la
bella
Principessa
,
non
poteva
,
neanch
'
essa
,
volerle
bene
.
L
'
ambasciatore
,
che
era
stato
spedito
alla
Corte
della
Principessa
Nera
,
non
vi
trovò
lieta
accoglienza
,
subito
che
si
venne
a
sapere
la
bella
parte
che
doveva
fare
.
Questa
negra
era
la
creatura
più
vendicativa
che
possa
immaginarsi
;
e
le
parve
di
non
essere
trattata
troppo
cavallerescamente
a
sentirsi
dire
sul
viso
,
dopo
le
promesse
e
gl
'
impegni
presi
,
che
essa
rimaneva
ringraziata
e
messa
in
libertà
.
Ella
aveva
veduto
il
ritratto
del
Principe
,
e
s
'
era
fitta
in
capo
di
voler
lui
a
ogni
costo
:
perché
le
donne
nere
,
quando
si
ragiona
d
'
amore
,
diventano
le
donne
più
ostinate
del
mondo
.
"
Come
,
signor
ambasciatore
"
,
ella
disse
,
"
forse
il
vostro
Re
non
mi
crede
abbastanza
ricca
o
abbastanza
bella
?
Girate
per
i
miei
Stati
e
difficilmente
ne
troverete
de
'
più
vasti
;
entrate
nel
mio
tesoro
reale
e
vedrete
tant
'
oro
,
quanto
non
se
n
'
è
mai
cavato
da
tutte
le
miniere
del
Perù
;
date
finalmente
un
'
occhiata
al
color
morato
del
mio
viso
,
alle
mie
labbra
tumide
,
al
mio
naso
schiacciato
,
eppoi
ditemi
se
una
donna
,
per
esser
bella
,
non
bisogna
che
sia
fatta
così
!
"
"
Signora
"
,
rispose
l
'
ambasciatore
,
il
quale
aveva
una
gran
paura
d
'
essere
bastonato
,
peggio
che
in
Turchia
,
"
io
biasimo
il
procedere
del
mio
Sovrano
,
per
quanto
è
lecito
di
farlo
a
un
suddito
:
e
se
il
cielo
mi
avesse
dato
il
più
bel
trono
dell
'
universo
,
saprei
ben
io
la
persona
alla
quale
offrirlo
!
"
"
Queste
parole
vi
salvano
la
vita
"
,
ella
disse
,
"
avevo
fissato
di
cominciare
da
voi
la
mia
vendetta
;
ma
mi
sarebbe
parsa
un
'
ingiustizia
,
perché
in
fin
de
'
conti
non
siete
voi
la
cagione
dello
sleale
procedere
del
vostro
Principe
:
andate
,
e
ditegli
da
parte
mia
che
mi
fa
un
vero
regalo
a
sciogliersi
con
me
,
perché
io
non
me
la
sono
mai
detta
con
le
persone
poco
di
buono
.
"
L
'
ambasciatore
,
che
non
vedeva
l
'
ora
di
essere
congedato
,
prese
queste
parole
a
volo
;
e
via
a
gambe
.
Ma
la
Negra
era
troppo
stizzita
contro
il
Principe
Guerriero
,
per
potergli
perdonare
.
Salì
sopra
un
cocchio
d
'
avorio
tirato
da
sei
struzzi
,
i
quali
facevano
dieci
miglia
l
'
ora
.
Andò
al
palazzo
della
fata
della
fontana
,
che
era
la
sua
comare
e
la
migliore
amica
che
avesse
:
e
dopo
averle
raccontata
la
sua
avventura
,
la
pregò
colle
braccia
in
croce
perché
l
'
aiutasse
a
pigliarsi
una
vendetta
.
La
fata
si
lasciò
commuovere
dal
dolore
della
figlioccia
;
guardò
nel
libro
,
dove
si
dice
tutto
,
e
così
venne
subito
a
sapere
che
il
Principe
Guerriero
lasciava
la
Principessa
Nera
per
motivo
di
Desiderata
,
che
egli
amava
perdutamente
,
e
che
era
stato
perfino
malato
dalla
gran
passione
di
non
poterla
vedere
.
Bastò
questa
cosa
per
riaccendere
nel
cuore
alla
fata
quella
collera
,
che
oramai
era
quasi
spenta
;
tanto
che
si
poteva
sperare
,
che
non
avendo
più
veduto
la
Principessa
dal
giorno
che
nacque
,
non
avrebbe
più
pensato
a
farle
del
male
,
senza
gl
'
incitamenti
di
quella
brutta
moraccia
.
"
Come
!
"
,
gridò
la
fata
,
"
dunque
questa
sciaguratissima
Desiderata
s
'
è
messa
in
capo
di
farmi
sempre
dei
dispetti
?
No
,
no
,
vezzosa
Principessa
:
no
,
carina
mia
;
non
soffrirò
mai
che
ti
si
faccia
un
affronto
.
Il
cielo
e
tutti
gli
elementi
piglieranno
parte
in
questa
cosa
.
Torna
pure
a
casa
e
fidati
alla
parola
della
tua
buona
comare
.
"
La
Principessa
la
ringraziò
e
le
fece
dei
doni
di
frutte
e
di
fiori
,
che
furono
moltissimo
graditi
.
Intanto
l
'
ambasciatore
Beccafico
si
avanzava
a
spron
battuto
verso
la
città
,
dove
stava
il
padre
di
Desiderata
:
e
appena
giunto
andò
a
gettarsi
ai
piedi
del
Re
e
della
Regina
;
versò
un
torrente
di
lacrime
e
disse
con
un
linguaggio
da
intenerire
i
sassi
,
che
il
Principe
Guerriero
sarebbe
morto
,
se
gl
'
indugiavano
il
piacere
di
vedere
la
Principessa
:
che
oramai
non
mancavano
più
che
tre
soli
mesi
per
compire
i
quindici
anni
;
che
non
c
'
era
pericolo
che
in
un
tempo
così
corto
potesse
accadere
qualche
disgrazia
:
che
si
prendeva
la
libertà
di
rammentare
che
questa
eccessiva
credulità
per
certe
fandonie
faceva
torto
alla
maestà
reale
:
in
una
parola
,
tanto
seppe
dire
e
tanto
seppe
fare
,
che
finì
col
persuaderli
tutti
e
due
.
Prova
ne
sia
che
anche
essi
s
'
intenerirono
e
piansero
,
ripensando
al
pietoso
stato
in
cui
s
'
era
ridotto
il
Principe
:
e
finirono
col
dire
che
pigliavano
qualche
giorno
di
tempo
prima
di
dargli
una
risposta
di
benestare
.
Esso
allora
replicò
che
non
poteva
concedere
che
poche
ore
,
perché
il
suo
padrone
era
oramai
ridotto
al
lumicino
,
e
s
'
era
fitto
in
capo
che
la
Principessa
non
lo
potesse
soffrire
e
fosse
essa
medesima
che
studiasse
tutti
gli
ammennicoli
per
rimandare
la
partenza
dall
'
oggi
al
domani
.
Allora
gli
fu
detto
che
nella
serata
avrebbe
saputo
quello
che
si
poteva
fare
.
La
Regina
corse
subito
al
palazzo
della
sua
cara
figlia
,
e
le
raccontò
ogni
cosa
.
Desiderata
sentì
un
gran
dolore
:
ebbe
una
stretta
al
cuore
e
svenne
.
Così
la
Regina
poté
conoscere
tutta
la
passione
del
suo
amore
per
il
Principe
.
"
Non
ti
dar
tanto
alla
disperazione
,
bambina
mia
"
,
ella
le
disse
,
"
tu
hai
la
virtù
di
poterlo
guarire
:
la
sola
cosa
che
mi
tenga
in
pensiero
,
sono
le
minacce
fatte
dalla
fata
della
fontana
al
momento
della
tua
nascita
.
"
"
Voglio
sperare
,
o
signora
"
,
ella
riprese
,
"
che
ci
debba
essere
qualche
ripiego
,
per
ingannare
questa
fata
malandrina
.
Non
potrei
,
per
dirne
una
,
partire
in
una
carrozza
tutta
chiusa
,
dove
non
potessi
vedere
la
luce
del
giorno
?
questa
carrozza
l
'
aprirebbero
soltanto
la
notte
,
per
darci
da
mangiare
,
e
così
arriverei
felicemente
a
casa
del
Principe
Guerriero
.
"
Il
ripiego
piacque
molto
alla
Regina
:
ne
parlò
al
Re
,
il
quale
lo
approvò
:
e
così
mandarono
a
chiamare
Beccafico
,
perché
andasse
subito
a
Corte
,
dove
gli
dettero
per
cosa
sicura
che
la
Principessa
sarebbe
partita
prestissimo
;
e
gli
dissero
di
recarsi
intanto
a
dare
la
buona
novella
al
suo
padrone
,
aggiungendo
che
per
amor
di
far
presto
,
avrebbero
tralasciato
di
farle
il
corredo
e
i
ricchissimi
vestiti
,
quali
si
addicevano
al
suo
grado
di
Principessa
.
L
'
ambasciatore
,
che
non
capiva
nella
pelle
dalla
contentezza
,
si
gettò
di
nuovo
ai
piedi
delle
loro
Maestà
per
ringraziarle
,
e
partì
subito
senza
aver
veduto
la
Principessa
.
Non
c
'
è
dubbio
che
ella
avrebbe
sentito
un
gran
dolore
nello
staccarsi
dal
padre
e
dalla
madre
,
se
fosse
stata
meno
viva
in
lei
la
prevenzione
a
favore
del
Principe
:
ma
si
danno
nella
vita
certi
sentimenti
così
prepotenti
,
che
fanno
tacere
tutti
gli
altri
.
Le
prepararono
una
carrozza
foderata
al
di
fuori
di
velluto
,
ornato
di
grandi
borchie
d
'
oro
;
e
al
di
dentro
di
broccato
ricamato
d
'
argento
e
color
di
rosa
.
Non
vi
erano
cristalli
;
la
carrozza
era
molto
grande
,
tutta
chiusa
come
una
scatola
;
e
uno
dei
primi
signori
del
Regno
teneva
in
custodia
le
chiavi
,
che
aprivano
la
serratura
degli
sportelli
.
E
perché
un
seguito
troppo
numeroso
poteva
essere
d
'
impiccio
,
furono
scelti
pochi
ufficiali
per
accompagnarla
:
e
dopo
averle
date
le
più
belle
gemme
del
mondo
e
alcuni
ricchissimi
vestiti
,
e
dopo
gli
addii
,
che
fecero
quasi
soffocare
dai
pianti
e
dai
singhiozzi
il
Re
,
la
Regina
e
tutta
la
Corte
,
la
chiusero
nella
carrozza
,
insieme
alle
sue
dame
d
'
onore
Viola
-
a
-
ciocche
e
Spinalunga
.
Bisogna
ricordarsi
che
Spinalunga
non
voleva
punto
bene
a
Desiderata
;
ma
invece
ne
voleva
moltissimo
al
Principe
Guerriero
,
del
quale
aveva
veduto
il
ritratto
parlante
.
Il
dardo
che
l
'
aveva
ferita
era
così
acuto
,
che
,
nel
partire
,
disse
a
sua
madre
che
morirebbe
di
dolore
,
se
accadesse
il
matrimonio
della
Principessa
,
e
che
se
voleva
salvarla
dalla
sua
tristissima
sorte
,
bisognava
trovasse
il
verso
di
mandare
all
'
aria
ogni
cosa
.
Sua
madre
,
che
era
dama
d
'
onore
,
le
disse
di
darsi
pace
,
che
avrebbe
cercato
il
modo
di
consolarla
e
di
farla
felice
.
Quando
la
Regina
fu
sul
punto
di
staccarsi
dalla
sua
figlia
,
che
partiva
,
la
raccomandò
,
non
si
può
dir
quanto
,
a
questa
femmina
trista
.
"
Questo
prezioso
deposito
"
,
diss
'
ella
,
"
lo
confido
alle
vostre
mani
.
Mi
è
più
caro
della
vita
!
abbiate
cura
della
salute
di
mia
figlia
,
e
soprattutto
guardate
bene
che
non
vegga
mai
la
luce
del
giorno
.
Sarebbe
finita
per
lei
!
Voi
sapete
da
quali
sciagure
è
minacciata
,
e
però
ho
fissato
coll
'
ambasciatore
del
Principe
Guerriero
che
,
fino
a
tanto
che
non
abbia
quindici
anni
compiti
,
la
terranno
in
un
castello
,
dove
non
possa
vedere
altra
luce
che
quella
dei
lampadari
.
"
La
Regina
affogò
di
regali
questa
dama
,
per
impegnarla
a
stare
attaccata
fedelmente
alle
sue
istruzioni
,
ed
ella
dal
canto
suo
promise
di
vegliare
alla
conservazione
della
Principessa
,
e
di
renderle
minutissimo
conto
di
tutto
,
appena
fossero
arrivate
.
A
questo
modo
il
Re
e
la
Regina
,
fidandosi
di
averla
raccomandata
bene
,
non
ebbero
alcun
pensiero
per
la
loro
cara
figlia
,
e
così
sentirono
meno
il
dolore
del
distacco
;
ma
Spinalunga
,
che
dagli
ufficiali
incaricati
di
aprire
tutte
le
sere
la
carrozza
per
servire
la
cena
alla
Principessa
,
aveva
saputo
che
si
avvicinavano
alla
città
dov
'
erano
aspettate
,
cominciò
a
metter
su
la
madre
perché
compisse
il
suo
tristo
disegno
,
prima
che
il
Re
e
il
Principe
venissero
loro
incontro
e
mancasse
il
tempo
di
fare
il
gran
colpo
.
Cosicché
,
quando
fu
circa
l
'
ora
del
mezzogiorno
e
quando
i
raggi
del
sole
saettavano
con
maggior
forza
,
ella
tagliò
di
netto
con
un
gran
coltello
fatto
apposta
,
che
aveva
portato
seco
,
l
'
imperiale
della
carrozza
dove
stavano
rinserrate
.
Fu
quella
la
prima
volta
che
la
Principessa
Desiderata
vide
la
luce
del
giorno
.
Appena
l
'
ebbe
vista
,
mandò
un
sospiro
e
si
precipitò
fuori
della
carrozza
,
trasmutata
in
una
Cervia
bianca
:
e
a
quel
modo
si
messe
a
correre
fino
alla
vicina
foresta
,
dove
si
nascose
in
un
luogo
folto
e
oscuro
,
per
potervi
piangere
,
senza
essere
vista
da
alcuno
,
le
grazie
,
i
bei
lineamenti
e
la
elegante
figura
,
che
aveva
perduta
.
La
fata
della
fontana
,
che
dirigeva
questa
strana
avventura
,
vedendo
che
tutti
quelli
che
accompagnavano
la
Principessa
si
davano
un
gran
moto
,
gli
uni
per
seguirla
,
gli
altri
per
correre
alla
città
e
fare
avvertito
il
Principe
Guerriero
della
disgrazia
accaduta
,
messe
sottosopra
cielo
e
terra
:
talché
i
lampi
e
i
tuoni
impaurirono
anche
i
più
coraggiosi
:
e
in
grazia
del
suo
portentoso
sapere
,
riuscì
a
trasportare
quelle
persone
molto
lontano
di
lì
,
togliendole
in
questo
modo
da
un
luogo
,
dove
la
loro
presenza
non
le
faceva
punto
piacere
.
Le
sole
che
restassero
,
furono
la
dama
d
'
onore
,
Spinalunga
e
Viola
-
a
-
ciocche
.
Quest
'
ultima
corse
dietro
alla
sua
padrona
,
facendo
risuonare
il
bosco
del
nome
di
lei
e
de
'
suoi
acuti
lamenti
.
Le
altre
due
,
contentissime
di
vedersi
libere
,
non
persero
un
minuto
per
fare
quanto
avevano
già
fissato
.
Spinalunga
s
'
infilò
i
vestiti
di
Desiderata
.
Il
manto
reale
,
che
doveva
servire
per
le
nozze
,
era
d
'
una
ricchezza
da
non
potersi
dire
,
e
la
corona
aveva
dei
diamanti
grossi
due
o
tre
volte
il
pugno
della
mano
.
Il
suo
scettro
era
d
'
un
rubino
d
'
un
sol
pezzo
:
e
il
globo
che
teneva
nell
'
altra
mano
,
una
perla
grossa
quanto
il
capo
d
'
un
bambino
.
Tutte
cose
bellissime
a
vedersi
e
pesantissime
a
portarsi
addosso
:
ma
bisognava
non
lasciare
indietro
nessuno
degli
ornamenti
reali
,
una
volta
che
Spinalunga
voleva
farsi
credere
la
Principessa
.
In
quest
'
abbigliamento
,
Spinalunga
,
seguita
dalla
madre
che
le
reggeva
lo
strascico
,
si
avviò
verso
la
città
.
La
falsa
Principessa
camminava
con
passo
maestoso
.
Ella
era
sicura
che
sarebbe
venuta
gente
a
incontrarla
;
difatti
,
non
avevano
ancora
fatta
molta
strada
,
che
scorsero
un
drappello
di
cavalleria
,
e
in
mezzo
due
portantine
luccicanti
di
oro
e
di
gemme
,
portate
da
piccoli
muli
,
ornati
di
lunghi
pennacchi
verdi
(
perché
il
verde
era
il
colore
favorito
della
Principessa
)
.
Il
Re
che
stava
in
una
portantina
,
e
il
Principe
malato
nell
'
altra
,
non
sapevano
che
cosa
pensare
di
queste
dame
,
che
venivano
incontro
a
loro
.
I
più
curiosi
galopparono
innanzi
,
e
dalla
ricchezza
dei
vestiti
giudicarono
che
dovessero
essere
due
signore
di
gran
riguardo
.
Scesero
da
cavallo
e
le
salutarono
con
molto
rispetto
.
"
Fatemi
la
grazia
"
disse
loro
Spinalunga
"
di
sapermi
dire
chi
c
'
è
dentro
quelle
portantine
.
"
"
Signora
"
,
essi
risposero
,
"
c
'
è
il
Re
e
il
Principe
suo
figlio
,
che
vanno
incontro
alla
Principessa
Desiderata
.
"
"
Allora
vi
prego
"
,
continuò
ella
,
"
di
andare
a
dir
loro
che
la
Principessa
è
qui
.
Una
fata
,
che
è
nemica
della
mia
felicità
,
ha
sparpagliato
e
disperso
tutti
coloro
che
mi
accompagnavano
a
furia
di
tuoni
,
di
lampi
e
di
prodigi
paurosi
:
ma
ecco
qui
la
mia
dama
d
'
onore
,
la
quale
è
incaricata
di
presentare
le
lettere
del
Re
mio
padre
e
di
tenere
in
custodia
le
mie
gioie
.
"
I
cavalieri
,
a
queste
parole
,
baciarono
subito
il
lembo
della
sua
veste
e
andarono
di
corsa
a
dire
al
Re
che
la
Principessa
si
avvicinava
.
"
Come
!
"
,
egli
esclamò
,
"
ella
se
ne
viene
a
piedi
e
di
pieno
giorno
?
"
Essi
gli
raccontarono
ciò
che
ella
aveva
detto
loro
.
Il
Principe
,
che
smaniava
d
'
impazienza
,
li
chiamò
,
dicendo
loro
con
gran
premura
:
"
Non
è
un
prodigio
di
bellezza
?
un
vero
miracolo
?
una
Principessa
senza
confronti
?
"
.
Nessuno
rispose
:
per
cui
il
Principe
ne
rimase
stupito
.
"
Si
vede
proprio
"
,
egli
riprese
,
"
che
dovendo
dirne
troppo
bene
,
preferite
piuttosto
non
dir
nulla
.
"
"
Signore
,
voi
la
vedrete
da
voi
"
,
disse
il
più
ardito
di
essi
,
"
sarà
che
lo
strapazzo
del
viaggio
l
'
abbia
un
po
'
trasfigurita
.
"
Il
Principe
rimase
di
stucco
:
se
fosse
stato
più
in
forze
,
si
sarebbe
buttato
giù
dalla
portantina
per
correre
ad
appagare
la
sua
impazienza
e
la
sua
curiosità
.
Il
Re
scese
a
piedi
,
e
avanzandosi
con
tutto
il
corteggio
raggiunse
la
falsa
Principessa
.
Vederla
,
gettare
un
grido
e
tirarsi
indietro
di
qualche
passo
,
fu
un
punto
solo
.
"
Chi
vedo
mai
?
"
,
egli
disse
,
"
ma
questa
è
una
vera
perfidia
.
"
"
Sire
"
,
disse
la
dama
d
'
onore
avanzandosi
a
faccia
fresca
,
"
ecco
qui
la
Principessa
Desiderata
con
le
lettere
del
Re
e
della
Regina
.
Io
rimetto
pure
nelle
vostre
mani
la
cassetta
delle
gioie
,
che
mi
fu
consegnata
sul
punto
di
partire
.
"
Il
Re
serbò
un
silenzio
sinistro
e
cupo
;
e
il
Principe
,
appoggiandosi
al
braccio
di
Beccafico
,
si
avvicinò
a
Spinalunga
.
Dio
degli
Dei
!
come
dové
egli
restare
,
vedendo
una
fanciulla
di
una
statura
così
sperticata
da
far
paura
?
Essa
era
così
lunga
,
che
gli
abiti
della
Principessa
le
toccavano
appena
il
ginocchio
;
secca
come
un
uscio
;
col
naso
che
somigliava
al
becco
ricurvo
di
un
pappagallo
,
e
rosso
e
lustro
in
cima
come
un
peperone
.
Denti
più
neri
e
più
disuniti
di
quelli
,
non
se
n
'
è
visti
mai
:
in
una
parola
,
ell
'
era
tanto
brutta
,
quanto
Desiderata
era
bella
.
Il
Principe
,
che
aveva
sempre
dinanzi
agli
occhi
l
'
immagine
della
sua
cara
Principessa
,
al
vedere
questa
brutta
befana
rimase
imbietolito
:
non
aveva
fiato
né
per
muoversi
né
per
dire
una
mezza
parola
.
Soltanto
,
dopo
averla
guardata
un
poco
cogli
occhi
fuor
della
testa
,
si
volse
al
Re
ed
esclamò
:
"
Io
sono
tradito
!
Il
maraviglioso
ritratto
sul
quale
ho
vincolata
la
mia
libertà
non
ha
che
veder
nulla
con
la
persona
che
ci
è
stata
inviata
.
Hanno
preteso
ingannarmi
?
ci
sono
riusciti
:
ma
a
me
mi
costerà
la
vita
"
.
"
Che
cosa
intendete
dire
,
o
signore
?
"
,
disse
Spinalunga
.
"
Chi
è
che
ha
cercato
di
ingannarvi
?
sappiate
,
o
signore
,
che
sposando
me
,
non
vi
hanno
ingannato
davvero
.
"
Tanta
sfacciataggine
e
tanta
arroganza
non
aveva
esempio
.
Per
parte
sua
,
anche
la
dama
d
'
onore
rincarava
la
dose
:
"
Oh
!
mia
bella
Principessa
"
,
esclamava
,
"
dove
siamo
mai
capitate
?
È
forse
in
questo
modo
,
che
si
accoglie
una
Principessa
par
vostro
?
Quale
incostanza
!
e
che
razza
di
procedere
!...Il
Re
vostro
padre
saprà
farsene
render
ragione
"
.
"
Tocca
a
noi
farsi
rendere
ragione
"
,
ribatté
il
Re
,
"
egli
ci
aveva
promesso
una
bella
Principessa
e
ci
manda
invece
un
sacco
d
'
ossi
,
una
mummia
da
fare
scappare
dallo
spavento
:
ora
non
mi
fa
più
specie
che
egli
abbia
tenuto
nascosto
questo
bel
tesoro
per
quindici
anni
di
seguito
:
aspettava
che
capitasse
il
merlotto
:
e
la
disgrazia
è
capitata
su
noi
:
ma
staremo
a
vedere
come
finirà
.
"
"
Ma
quale
insolenza
!
"
,
esclamò
la
falsa
Principessa
.
"
Quanto
sono
sventurata
di
esser
venuta
qui
,
sulla
parola
di
questa
razza
di
gente
!
Guardate
un
po
'
il
gran
delitto
di
essersi
fatta
ritrattare
un
po
'
più
bella
del
vero
!
Non
sono
forse
cose
che
accadono
tutti
i
giorni
?
Se
per
queste
piccole
marachelle
i
Principi
rimandassero
indietro
le
loro
fidanzate
,
poche
ma
poche
bene
se
ne
mariterebbero
.
"
Il
Re
e
il
Principe
,
colla
bizza
fino
alla
punta
dei
capelli
,
non
si
degnarono
risponderle
:
salirono
ciascuno
nella
loro
portantina
,
mentre
una
guardia
del
corpo
,
senza
tanti
complimenti
,
messe
in
groppa
al
cavallo
,
dietro
di
sé
,
la
Principessa
:
la
dama
d
'
onore
ebbe
lo
stesso
trattamento
:
e
così
furono
menate
in
città
,
dove
per
ordine
del
Re
furono
chiuse
nel
Castello
delle
Tre
Punte
.
Il
Principe
Guerriero
restò
così
sbalordito
da
questo
colpo
,
che
tutta
la
pena
gli
si
rinserrò
in
fondo
al
cuore
.
Quand
'
ebbe
fiato
per
parlare
,
che
cosa
mai
non
disse
del
suo
tristo
destino
?
Egli
era
sempre
innamorato
come
prima
,
ma
non
gli
restava
per
oggetto
della
sua
passione
che
un
bugiardo
ritratto
.
Tutte
le
sue
speranze
andate
in
fumo
:
tutte
le
sue
illusioni
intorno
alla
Principessa
Desiderata
,
svanite
!
Non
c
'
era
disperazione
da
potersi
agguagliare
alla
sua
.
La
Corte
gli
era
divenuta
un
soggiorno
insoffribile
,
e
pensò
,
appena
ristabilitosi
un
po
'
in
salute
,
di
fuggirsene
di
nascosto
in
un
luogo
solitario
e
passarvi
tutto
il
resto
della
sua
misera
vita
.
Confidò
questa
sua
idea
soltanto
al
fido
Beccafico
,
nella
certezza
che
questi
lo
seguirebbe
dappertutto
:
e
lo
scelse
apposta
per
avere
una
persona
colla
quale
potersi
sfogare
più
liberamente
che
con
chiunque
altro
,
del
brutto
tiro
che
aveva
dovuto
patire
.
Appena
si
sentì
un
po
'
meglio
,
partì
dalla
Corte
,
lasciando
sulla
tavola
del
suo
gabinetto
una
lunga
lettera
pel
Re
,
colla
quale
lo
avvertiva
che
sarebbe
tornato
appena
avesse
ritrovato
un
po
'
di
quiete
di
spirito
:
ma
intanto
lo
scongiurava
di
pensare
alla
vendetta
di
tutti
e
due
,
e
di
tener
sempre
in
prigione
quello
spauracchio
di
Principessa
.
È
facile
immaginarsi
il
dolore
del
Re
nel
ricevere
questa
lettera
.
Credette
morir
di
dolore
per
la
lontananza
di
un
figlio
,
così
adorato
.
Mentre
tutti
s
'
ingegnavano
di
consolarlo
,
il
Principe
e
Beccafico
facevano
strada
:
finché
in
capo
a
tre
giorni
si
trovarono
in
una
gran
foresta
,
così
oscura
per
la
spessezza
delle
piante
e
così
seducente
per
la
freschezza
dell
'
erbe
e
per
i
ruscelletti
e
i
fili
d
'
acqua
,
che
scorrevano
in
tutti
i
versi
,
che
il
Principe
,
rifinito
dal
lungo
cammino
,
non
essendosi
ancora
rimesso
perbene
in
forze
smontò
da
cavallo
e
si
sdraiò
malinconicamente
per
terra
,
reggendosi
il
capo
con
la
mano
,
e
per
la
debolezza
avendo
appena
fiato
di
parlare
.
"
Signore
"
,
gli
disse
Beccafico
,
"
mentre
vi
riposate
un
poco
,
io
anderò
in
cerca
di
qualche
frutto
perché
possiate
rinfrescarvi
:
e
intanto
darò
un
'
occhiata
per
farmi
un
'
idea
del
luogo
dove
ci
troviamo
.
"
Il
Principe
non
rispose
,
ma
gli
fece
segno
col
capo
,
come
per
dirgli
:
"
Sta
bene
"
.
Egli
è
ormai
un
bel
pezzo
che
abbiamo
lasciata
la
Cervia
nel
bosco
,
voglio
dire
l
'
incomparabile
Principessa
.
Ella
pianse
,
come
può
piangere
una
cervia
all
'
ultima
disperazione
,
quando
si
accorse
delle
sue
nuove
forme
,
specchiandosi
nell
'
acqua
di
una
fontana
.
"
Come
!
e
son
io
,
proprio
io
?
"
,
essa
diceva
,
"
ed
è
per
l
'
appunto
oggi
,
che
mi
trovo
ridotta
a
subire
la
più
trista
avventura
che
possa
mai
toccare
a
un
'
innocente
Principessa
come
me
,
per
capriccio
e
colpa
delle
fate
?
E
quanto
dovrà
durare
questa
metamorfosi
?
E
dove
nascondermi
,
perché
i
leoni
,
gli
orsi
e
i
lupi
non
mi
divorino
?
Come
potrò
io
cibarmi
d
'
erba
?
"
E
via
di
questo
passo
,
faceva
a
se
stessa
mille
domande
,
e
provava
il
più
acerbo
dolore
che
mai
si
possa
.
Se
qualche
cosa
poteva
consolarla
,
era
il
vedere
che
essa
era
una
bella
cervia
,
nello
stesso
modo
che
era
stata
una
bella
Principessa
.
Spinta
dalla
fame
,
Desiderata
si
messe
a
mangiar
l
'
erba
con
molto
appetito
:
e
non
sapeva
intendere
come
questa
cosa
potesse
stare
.
Quindi
si
accoccolò
sul
muschio
:
intanto
si
fece
notte
,
senza
addarsene
:
ed
essa
la
passò
in
mezzo
a
spaventi
così
terribili
,
da
non
poterseli
figurare
.
Sentiva
le
bestie
feroci
a
pochi
passi
di
distanza
;
e
scordandosi
di
esser
Cervia
,
provava
ad
arrampicarsi
su
per
gli
alberi
.
I
primi
chiarori
del
giorno
la
rassicurarono
un
poco
:
ammirò
la
levata
del
sole
:
e
il
sole
gli
pareva
così
maraviglioso
,
che
non
finiva
mai
di
guardarlo
.
Tutte
le
grandi
cose
,
che
ne
aveva
sentite
dire
,
le
sembravano
molto
inferiori
a
quel
che
vedeva
.
Era
questo
l
'
unico
svago
che
avesse
in
quel
luogo
deserto
.
Per
parecchi
giorni
vi
restò
sola
sola
.
La
fata
Tulipano
,
che
aveva
sempre
voluto
bene
a
questa
Principessa
,
si
appassionava
di
cuore
per
la
sua
disgrazia
;
ma
d
'
altra
parte
,
essa
era
molto
indispettita
che
tanto
la
Regina
come
la
figlia
avessero
fatto
così
poco
conto
de
'
suoi
consigli
:
perché
,
se
vi
ricordate
,
la
buona
fata
aveva
ripetuto
loro
più
volte
che
se
la
Principessa
fosse
partita
prima
de
'
quindici
anni
compiti
,
sarebbe
andata
incontro
a
qualche
malanno
.
A
ogni
modo
non
volle
lasciarla
in
balìa
alle
ire
della
fata
della
fontana
,
e
fu
essa
stessa
che
guidò
i
passi
di
Viola
-
a
-
ciocche
verso
la
foresta
,
perché
questa
fida
confidente
potesse
consolarla
nella
sua
terribile
sventura
.
La
bella
Cervia
se
ne
andava
,
un
passo
dietro
l
'
altro
,
lungo
un
fiumiciattolo
,
quando
Viola
-
a
-
ciocche
,
non
avendo
più
gambe
per
camminare
,
si
coricò
per
pigliare
un
po
'
di
riposo
.
Tutta
afflitta
,
stava
almanaccando
colla
testa
da
qual
parte
volgersi
per
potersi
imbattere
nella
sua
cara
Principessa
.
Appena
la
Cervia
l
'
ebbe
vista
,
fece
tutto
un
salto
,
e
passata
dall
'
altra
parte
del
fiume
,
che
era
abbastanza
largo
e
profondo
,
venne
a
gettarsi
addosso
a
Viola
-
a
-
ciocche
e
le
fece
un
'
infinità
di
carezze
.
Ella
rimase
stupita
,
non
sapendo
se
le
bestie
di
quel
luogo
avessero
una
simpatia
particolare
per
gli
uomini
tanto
da
diventare
umane
,
o
se
la
Cervia
la
conoscesse
;
perché
a
dirla
tale
e
quale
,
non
accade
tutti
i
giorni
di
vedere
una
Cervia
che
faccia
con
tanto
garbo
e
con
tanta
cortesia
gli
onori
della
foresta
.
Dopo
averla
guardata
attentamente
,
si
accorse
con
molta
maraviglia
che
da
'
suoi
occhi
sgorgavano
alcuni
grossi
lacrimoni
;
per
cui
non
ebbe
più
l
'
ombra
del
dubbio
che
quella
fosse
la
sua
cara
Principessa
.
Le
prese
le
zampe
e
gliele
baciò
collo
stesso
rispetto
e
colla
medesima
tenerezza
,
come
le
avrebbe
baciato
le
mani
.
Provò
a
parlare
e
s
'
avvide
che
la
Cervia
la
intendeva
benissimo
:
ma
non
poteva
risponderle
;
e
allora
le
lacrime
e
i
sospiri
raddoppiarono
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
Viola
-
a
-
ciocche
promise
alla
sua
padrona
che
non
l
'
avrebbe
abbandonata
mai
:
la
Cervia
le
fece
mille
piccoli
segni
col
capo
e
cogli
occhi
,
per
farle
intendere
che
ne
sarebbe
contentissima
,
e
che
questa
cosa
la
consolerebbe
in
parte
delle
sue
pene
.
Erano
state
insieme
tutta
la
giornata
,
quando
la
Cervietta
ebbe
paura
che
la
sua
fida
Viola
-
a
-
ciocche
potesse
aver
bisogno
di
mangiare
,
e
la
menò
in
un
certo
punto
della
foresta
,
dove
aveva
veduto
alcune
frutta
selvatiche
ma
saporite
.
Viola
-
a
-
ciocche
ne
mangiò
moltissime
,
perché
si
sentiva
morire
dalla
fame
;
ma
quand
'
ebbe
finita
la
sua
cena
,
fu
presa
da
una
grande
inquietudine
,
perché
non
sapeva
dove
si
sarebbero
ricoverate
per
dormire
.
Restare
in
mezzo
alla
foresta
,
esposte
a
tutti
i
pericoli
,
non
era
nemmeno
da
pensarci
.
"
Non
avete
paura
,
graziosa
Cervia
"
,
ella
disse
,
"
a
passare
la
nottata
qui
?
"
La
Cervia
alzò
gli
occhi
al
cielo
e
sospirò
.
"
Ma
pure
"
,
continuò
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
voi
avete
già
percorso
una
parte
di
questa
vasta
solitudine
:
non
vi
son
,
per
caso
,
punte
capanne
,
un
carbonaio
,
un
taglialegna
,
un
eremitaggio
?
"
La
Cervia
fece
col
capo
di
no
.
"
Oh
Dei
!
"
,
esclamò
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
domani
non
sarò
più
viva
:
quand
'
anche
avessi
la
sorte
di
scansare
le
tigri
e
gli
orsi
,
son
sicura
che
basterebbe
la
paura
per
uccidermi
.
E
non
crediate
,
mia
cara
Principessa
,
che
mi
dispiaccia
per
me
di
perdere
la
vita
:
me
ne
dispiace
per
voi
.
Povera
me
!
Lasciarvi
in
questi
luoghi
,
senza
un
'
anima
che
vi
consoli
!
Si
può
immaginare
più
trista
cosa
?
"
La
Cervietta
si
mise
a
piangere
:
ella
singhiozzava
come
potrebbe
fare
una
persona
.
Le
sue
lacrime
toccarono
il
cuore
alla
fata
Tulipano
,
che
in
fondo
l
'
amava
teneramente
e
che
,
nonostante
la
sua
disobbedienza
,
aveva
sempre
vegliato
alla
conservazione
di
lei
:
per
cui
,
apparendole
tutt
'
a
un
tratto
,
le
disse
:
"
Non
ho
nessuna
voglia
di
farvi
dei
rimproveri
:
lo
stato
in
cui
vi
trovate
mi
fa
troppa
pena
"
.
Cervietta
e
Viola
-
a
-
ciocche
la
interruppero
,
gettandosi
ai
suoi
ginocchi
:
la
prima
le
baciava
le
mani
e
le
faceva
le
carezze
più
graziose
di
questo
mondo
:
mentre
l
'
altra
la
scongiurava
a
muoversi
a
pietà
della
Principessa
,
rendendole
le
sue
sembianze
naturali
.
"
Ciò
non
dipende
da
me
"
,
disse
Tulipano
;
"
colei
che
le
fece
tanto
male
ha
molto
potere
;
ma
io
abbrevierò
il
tempo
della
sua
penitenza
:
e
per
addolcirla
un
poco
,
appena
si
farà
notte
ella
lascerà
le
spoglie
di
Cervia
;
ma
ai
primi
chiarori
dell
'
alba
,
bisognerà
che
le
riprenda
daccapo
e
corra
per
la
pianura
e
per
la
foresta
,
come
le
altre
Cervie
.
"
Cessare
di
essere
Cervia
durante
la
notte
,
era
già
qualcosa
,
anzi
molto
:
e
la
Principessa
dette
a
dividere
la
sua
allegrezza
a
furia
di
salti
e
di
capriole
,
che
messero
di
buon
umore
la
fata
.
"
Pigliate
"
,
diss
'
ella
,
"
per
questa
viottola
,
e
troverete
una
capanna
abbastanza
decente
per
questi
luoghi
campestri
.
"
Ciò
detto
,
sparì
.
Viola
-
a
-
ciocche
obbedì
,
e
insieme
con
la
Cervia
entrò
nella
viottola
,
che
era
lì
a
pochi
passi
,
e
trovarono
una
vecchia
seduta
sulla
soglia
della
porta
,
che
stava
ultimando
un
canestro
di
giunchi
.
Viola
-
a
-
ciocche
la
salutò
:
"
Vorreste
voi
,
mia
buona
nonna
"
,
le
disse
,
"
darmi
un
po
'
d
'
ospitalità
insieme
a
questa
Cervia
?
"
.
"
Ma
sì
,
figlia
mia
,
che
ti
ospiterò
volentieri
:
entra
pure
colla
tua
Cervia
.
"
E
detto
fatto
,
le
menò
subito
in
una
graziosa
camerina
,
che
aveva
le
pareti
e
l
'
impiantito
di
tavole
di
ciliegio
:
ci
erano
due
letti
di
tela
bianca
:
biancheria
finissima
,
e
ogni
altra
cosa
così
semplice
e
linda
,
che
la
Principessa
ha
raccontato
dopo
di
non
aver
mai
trovato
nulla
che
fosse
più
di
suo
gusto
.
Quando
fu
notte
buia
Desiderata
cessò
di
essere
cervia
:
abbracciò
più
di
cento
volte
la
sua
cara
Viola
-
a
-
ciocche
;
la
ringraziò
per
l
'
affezione
che
l
'
aveva
impegnata
a
seguire
la
sua
fortuna
,
e
le
promise
di
farla
felice
,
appena
la
sua
penitenza
fosse
finita
.
La
vecchia
venne
a
bussare
con
molto
garbino
alla
porta
e
,
senza
entrare
,
dette
a
Viola
-
a
-
ciocche
dei
frutti
squisiti
,
de
'
quali
ne
mangiò
anche
Desiderata
,
e
con
un
grande
appetito
:
quindi
andarono
a
letto
,
ma
appena
giorno
,
Desiderata
essendo
ritornata
Cervia
,
cominciò
a
grattare
coi
piedi
la
porta
,
perché
Viola
-
a
-
ciocche
le
aprisse
.
All
'
atto
di
separarsi
,
tutte
e
due
si
scambiarono
i
segni
di
un
vivo
dispiacere
,
sebbene
il
distacco
fosse
di
poche
ore
:
e
la
Cervia
,
lanciatasi
nel
fitto
del
bosco
,
cominciò
a
correre
,
secondo
il
suo
solito
.
Mi
par
di
aver
detto
che
il
Principe
Guerriero
si
era
fermato
nella
foresta
,
e
che
Beccafico
girava
in
qua
e
in
là
,
in
cerca
di
frutti
.
Era
già
molto
tardi
,
quand
'
esso
capitò
alla
casina
della
buona
donna
,
di
cui
si
è
già
parlato
.
Esso
si
presentò
con
modi
molto
cortesi
e
le
chiese
quelle
cose
che
gli
abbisognavano
per
il
suo
padrone
.
La
vecchina
fece
in
un
lampo
a
empirgli
un
corbello
di
frutta
,
e
glielo
dette
dicendogli
:
"
Ho
paura
che
se
passate
la
notte
qui
,
a
cielo
scoperto
,
vi
capiterà
qualche
disgrazia
:
io
non
posso
offrirvi
che
una
povera
stanzuccia
:
se
non
altro
,
sarete
al
sicuro
dai
leoni
"
.
Beccafico
la
ringraziò
,
e
le
disse
che
era
in
compagnia
di
un
amico
,
e
che
andava
a
proporgli
di
andare
a
casa
di
lei
:
difatti
seppe
pigliare
il
Principe
così
per
il
suo
verso
,
che
questi
si
lasciò
menare
alla
casa
della
buona
donna
.
La
trovarono
,
che
era
ancora
sulla
porta
:
ed
essa
,
in
punta
di
piedi
,
li
menò
in
una
camera
,
compagna
a
quella
della
Principessa
,
e
tutte
e
due
così
accosto
l
'
una
all
'
altra
,
che
erano
separate
da
un
semplice
tramezzo
.
Il
Principe
passò
la
notte
inquietissimo
,
secondo
il
solito
:
ma
appena
il
sole
gli
batté
nell
'
imposte
della
finestra
,
si
alzò
,
e
per
isvagarsi
dall
'
uggia
che
aveva
addosso
andò
nella
foresta
,
dicendo
a
Beccafico
di
non
seguirlo
.
Camminò
una
mezza
giornata
,
senza
neanche
sapere
dove
andasse
;
finché
capitò
in
un
praticello
,
abbastanza
grande
,
tutto
coperto
d
'
alberi
e
d
'
erba
di
muschio
.
In
quel
punto
sbucò
fuori
una
Cervia
,
ed
egli
non
poté
resistere
alla
voglia
d
'
inseguirla
,
perché
la
caccia
era
la
sua
passione
prediletta
:
sebbene
ora
non
fosse
più
come
una
volta
,
dacché
aveva
nel
cuore
quest
'
altra
spina
.
Pur
nondimeno
si
messe
dietro
alla
Cervia
,
e
di
tanto
in
tanto
le
tirava
coll
'
arco
dei
dardi
,
che
la
gelavano
dalla
paura
,
quantunque
non
le
facessero
il
più
piccolo
male
:
perché
bisogna
sapere
che
la
sua
amica
Tulipano
vegliava
in
sua
difesa
:
e
non
ci
voleva
di
meno
della
mano
soccorritrice
di
una
fata
per
salvarla
dalla
morte
,
sotto
una
pioggia
di
colpi
così
bene
assestati
.
Non
è
possibile
essere
stracchi
,
come
lo
era
la
Principessa
delle
Cervie
,
così
poco
avvezza
a
questo
nuovo
esercizio
.
Alla
fine
ebbe
la
fortuna
di
svoltare
a
secco
per
una
viottola
,
dove
il
pericoloso
cacciatore
,
avendola
persa
di
vista
e
sentendosi
anch
'
esso
stanco
morto
,
non
si
ostinò
a
darle
dietro
.
Passata
in
questo
modo
la
giornata
,
la
povera
Cervia
vide
con
gioia
avvicinarsi
l
'
ora
di
tornare
a
casa
:
difatti
s
'
incamminò
verso
la
capanna
dove
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
aspettava
con
impazienza
.
Entrata
in
camera
,
si
buttò
sul
letto
,
rifinita
e
grondante
di
sudore
.
Viola
-
a
-
ciocche
le
faceva
un
monte
di
carezze
e
si
struggeva
di
sapere
che
cosa
le
fosse
accaduto
.
Essendo
venuto
il
momento
di
perdere
la
sua
buccia
di
Cervia
,
la
bella
Principessa
riprese
la
sua
vera
sembianza
e
gettando
le
braccia
al
collo
della
sua
amica
del
cuore
:
"
Povera
me
!
"
,
disse
ella
,
"
io
credeva
di
dover
temere
soltanto
la
fata
della
fontana
e
le
bestie
feroci
della
foresta
:
ma
oggi
sono
stata
insegnita
da
un
giovine
cacciatore
:
l
'
ho
appena
veduto
,
tanto
io
fuggivo
a
gambe
:
mille
dardi
mi
minacciavano
una
morte
inevitabile
,
e
mi
son
salvata
,
non
so
neppur
io
come
"
.
"
Non
vi
conviene
più
andar
fuori
,
mia
bella
Principessa
"
;
disse
Viola
-
a
-
ciocche
,
"
date
retta
a
me
:
passate
in
questa
camera
il
tempo
fatale
della
vostra
penitenza
,
io
anderò
qui
alla
città
più
vicina
a
comprarvi
dei
libri
perché
abbiate
uno
svago
:
leggeremo
i
nuovi
racconti
che
hanno
scritto
sulle
fate
,
e
faremo
dei
versi
e
delle
canzonette
.
"
"
Taci
,
mia
cara
figlia
"
,
riprese
la
Principessa
,
"
mi
basta
la
cara
immagine
del
Principe
Guerriero
,
per
farmi
passare
piacevolmente
le
giornate
intere
;
ma
quella
stessa
potenza
che
mi
condanna
durante
il
giorno
alla
trista
condizione
di
Cervia
,
mi
forza
,
malgrado
mio
,
a
fare
quello
che
fanno
le
cervie
:
io
corro
,
salto
e
mangio
l
'
erba
com
'
esse
,
e
in
quel
tempo
lì
,
una
camera
sarebbe
per
me
una
prigione
insoffribile
.
"
Era
così
affaticata
dalla
caccia
che
chiese
da
mangiare
:
e
dopo
,
i
suoi
begli
occhi
si
chiusero
fino
allo
spuntar
dell
'
alba
.
Appena
si
accorse
che
faceva
giorno
,
accadde
la
solita
metamorfosi
ed
ella
riprese
la
via
della
foresta
.
Il
Principe
dal
canto
suo
era
tornato
sulla
sera
a
raggiungere
il
suo
grande
amico
.
"
Ho
passato
la
giornata
"
,
gli
disse
,
"
a
dar
dietro
alla
più
bella
Cervia
che
abbia
mai
veduto
:
più
di
cento
volte
essa
mi
ha
fatto
cilecca
con
una
sveltezza
straordinaria
:
e
sì
che
ho
tirato
giusto
,
né
so
capire
com
'
abbia
fatto
a
scansare
i
miei
colpi
.
Domani
a
giorno
vo
'
tornare
a
cercarla
,
e
questa
volta
non
mi
scappa
.
"
Infatti
il
giovane
Principe
che
faceva
di
tutto
per
divagarsi
da
un
'
idea
che
oramai
credeva
un
sogno
,
vedendo
che
la
caccia
per
lui
era
una
gran
distrazione
,
andò
di
buonissim
'
ora
nello
stesso
punto
dove
aveva
trovato
la
Cervia
;
ma
essa
aveva
pensato
bene
di
non
andarvi
,
per
paura
si
rinnovasse
il
brutto
caso
del
giorno
innanzi
.
Il
Principe
guardava
di
qua
e
di
là
,
e
seguitava
a
camminare
;
finché
,
essendo
un
po
'
accaldato
,
non
gli
parve
vero
di
trovare
delle
mele
,
che
al
colore
erano
bellissime
;
ne
colse
,
ne
mangiò
e
di
lì
a
poco
si
addormentò
come
un
ghiro
,
sdraiato
sull
'
erbetta
fresca
e
all
'
ombra
di
alcuni
alberi
,
sui
quali
molti
uccelletti
pareva
che
si
fossero
dati
il
punto
di
ritrovo
.
Mentre
dormiva
,
la
nostra
timida
Cervia
,
sempre
in
cerca
di
luoghi
solitari
,
passò
da
quella
parte
.
Se
l
'
avesse
veduto
subito
,
forse
sarebbe
scappata
:
ma
trovandosi
,
senza
addarsene
,
a
passare
rasente
a
lui
,
non
poté
stare
dal
guardarlo
:
e
il
suo
sonno
gli
parve
così
profondo
,
che
si
sentì
tanto
sicura
da
fermarsi
con
tutto
il
comodo
a
contemplarne
i
bei
lineamenti
.
Oh
Dei
!
Come
restò
quando
l
'
ebbe
riconosciuto
!
Quella
diletta
immagine
era
scolpita
troppo
nel
suo
cuore
,
perché
potesse
averla
dimenticata
in
sì
poco
tempo
.
Amore
,
amore
,
che
pretendi
da
lei
?
Vuoi
tu
che
Cervietta
si
esponga
a
perdere
la
vita
per
mano
del
Principe
?
Non
dubitare
,
lo
farà
;
essa
non
ha
più
testa
per
pensare
alla
propria
sicurezza
.
Si
accovacciò
a
pochi
passi
distante
da
lui
,
e
i
suoi
occhi
,
innamorati
a
guardarlo
,
non
sapevano
staccarsi
un
minuto
solo
:
sospirava
e
mandava
dei
piccoli
gemiti
;
finché
,
fattasi
un
po
'
di
coraggio
,
si
avvicinò
tanto
,
che
quasi
lo
toccava
:
quand
'
egli
si
svegliò
a
un
tratto
.
La
sua
meraviglia
fu
grande
.
Riconobbe
la
Cervia
che
gli
aveva
dato
tanto
da
fare
,
e
che
aveva
cercato
per
tutta
la
foresta
:
e
trovarsela
ora
così
vicina
,
gli
parve
quasi
un
miracolo
.
Essa
non
aspettò
che
egli
tentasse
di
prenderla
,
ma
fuggì
con
quanto
ne
avea
nelle
gambe
;
ed
egli
,
dietro
alla
gran
carriera
.
Di
tanto
in
tanto
si
fermavano
per
ripigliar
fiato
,
perché
la
bella
Cervia
era
stanca
del
giorno
innanzi
,
e
lo
stesso
era
del
Principe
.
Ma
ciò
che
faceva
rallentare
di
più
la
corsa
della
Cervia
,
era
...
ohimè
,
debbo
dirlo
?
era
il
gran
dispiacere
di
allontanarsi
da
colui
,
che
l
'
aveva
ferita
più
coi
suoi
pregi
che
colle
sue
frecce
.
Egli
la
vedeva
ogni
pochino
voltarsi
col
capo
verso
di
lui
,
come
per
chiedergli
se
voleva
che
ella
perisse
per
i
suoi
colpi
:
e
quando
egli
era
a
tocco
e
non
tocco
per
raggiungerla
,
ella
ripigliava
nuova
forza
per
scappare
.
"
Oh
!
se
tu
potessi
intendermi
,
Cervietta
mia
"
,
gridava
il
Principe
,
"
tu
non
mi
fuggiresti
a
questo
modo
!
Io
ti
amo
;
io
ti
voglio
dar
da
mangiare
.
Tu
sei
carina
,
e
io
voglio
aver
cura
di
te
.
"
Ma
il
vento
portava
via
le
parole
,
per
cui
non
arrivavano
fino
agli
orecchi
di
Cervia
.
Alla
fine
,
dopo
aver
fatto
il
giro
della
foresta
,
ella
,
non
avendo
più
fiato
da
correre
,
rallentò
il
passo
:
il
Principe
invece
raddoppiò
il
suo
e
la
raggiunse
con
una
gioia
,
della
quale
non
si
credeva
più
capace
.
Vide
subito
che
ella
aveva
finite
le
sue
forze
:
era
tutta
sdraiata
per
terra
,
come
una
povera
bestiola
,
mezza
morta
,
non
aspettando
altro
che
finire
la
vita
per
le
mani
del
suo
vincitore
.
Ma
esso
,
invece
di
mostrarsi
crudele
,
cominciò
a
carezzarla
.
"
Bella
Cervia
"
,
le
disse
,
"
non
aver
paura
:
vo
'
condurti
meco
,
e
devi
star
sempre
con
me
.
"
Tagliò
apposta
alcuni
rami
d
'
albero
:
li
piegò
con
garbo
,
li
ricuoprì
di
muschi
e
vi
sparse
su
delle
rose
,
colte
da
una
macchia
che
era
tutta
fiorita
.
Prese
quindi
la
Cervia
fra
le
sue
braccia
,
le
fece
appoggiare
il
capo
sul
collo
e
andò
a
posarla
amorosamente
sul
lettino
erboso
,
fatto
da
lui
.
Poi
si
sedette
accanto
cercando
qua
e
là
dei
fili
d
'
erba
,
che
le
presentava
alla
bocca
,
e
che
ella
mangiava
nella
sua
mano
.
Sebbene
non
sperasse
punto
di
essere
inteso
,
il
Principe
continuava
a
parlare
:
ed
ella
,
per
quanto
grande
fosse
il
piacere
che
provava
nel
vederlo
,
s
'
inquietava
per
l
'
avvicinarsi
della
notte
.
"
Che
sarà
mai
"
,
diceva
fra
sé
e
sé
,
"
caso
mi
vedesse
tutt
'
a
un
tratto
cambiar
di
sembianza
?
O
fuggirà
spaventato
,
o
,
se
non
fugge
,
che
avverrà
di
me
,
trovandomi
sola
sola
in
mezzo
a
questa
foresta
?
"
Ella
si
lambiccava
il
cervello
per
trovare
il
modo
di
mettersi
in
salvo
,
quand
'
egli
stesso
le
agevolò
la
strada
:
perché
,
nel
timore
che
la
Cervia
patisse
la
sete
,
se
ne
andò
a
cercare
un
qualche
ruscello
,
per
menarvela
;
ma
in
quel
mentre
che
stava
cercando
,
ella
se
la
dette
a
gambe
e
giunse
alla
capanna
,
dove
Viola
-
a
-
ciocche
l
'
aspettava
.
Si
gettò
di
nuovo
sul
letto
;
sopravvenne
la
notte
,
la
sua
metamorfosi
cessò
e
prese
a
raccontare
la
sua
avventura
.
"
Lo
crederai
,
mia
cara
?
"
,
ella
disse
all
'
amica
,
"
il
mio
Principe
Guerriero
è
qui
,
proprio
qui
in
questa
foresta
;
è
lui
che
da
due
giorni
mi
dà
la
caccia
,
e
che
,
dopo
avermi
presa
,
mi
ha
fatto
mille
carezze
.
Oh
!
com
'
è
poco
somigliante
il
ritratto
che
me
ne
fecero
!
Egli
è
cento
volte
più
bello
;
quello
stesso
disordine
,
che
sogliono
avere
i
cacciatori
negli
abiti
e
nella
persona
,
non
toglie
nulla
alla
sua
fisonomia
geniale
:
anzi
,
gli
dona
un
certo
non
so
che
,
da
non
potersi
ridire
a
parole
.
Non
son
io
forse
una
gran
disgraziata
a
dover
fuggire
questo
Principe
?
egli
che
mi
fu
destinato
da
'
miei
genitori
?
egli
che
mi
ama
ed
è
riamato
.
Non
ci
mancava
altro
che
una
fata
,
che
mi
pigliasse
a
noia
fin
dalla
mia
nascita
,
per
avvelenarmi
tutti
i
giorni
della
mia
vita
!..."
E
dette
in
un
gran
pianto
.
Viola
-
a
-
ciocche
la
consolò
e
le
fece
sperare
che
quanto
prima
le
sue
pene
si
cambierebbero
in
tante
allegrezze
.
Il
Principe
,
appena
ebbe
trovato
una
fonte
,
tornò
subito
dalla
sua
cara
Cervia
:
ma
la
Cervia
non
era
più
dove
l
'
aveva
lasciata
.
La
cercò
dappertutto
,
ma
inutilmente
,
e
se
la
prese
con
lei
,
come
se
l
'
avesse
creduta
capace
di
ragionare
.
"
Com
'
è
mai
possibile
"
,
egli
esclamò
,
"
che
io
debba
aver
sempre
dei
motivi
di
lagnarmi
di
questo
sesso
volubile
e
ingannatore
?
"
E
tornò
dalla
buona
vecchia
col
cuore
amareggiato
:
raccontò
al
suo
fido
amico
l
'
avventura
,
e
tacciò
la
Cervia
d
'
ingratitudine
.
Beccafico
non
poté
far
di
meno
di
ridere
della
bizza
del
Principe
,
e
gli
consigliò
di
punire
la
Cervia
,
la
prima
volta
che
gli
capitasse
sotto
.
"
Rimango
qui
apposta
,
"
rispose
il
Principe
"
dopo
ripartiremo
per
altri
paesi
più
lontani
.
"
Si
fece
daccapo
giorno
,
e
col
giorno
la
Principessa
riprese
la
figura
di
Cervia
bianca
.
Ella
non
sapeva
a
qual
partito
appigliarsi
:
o
andare
negli
stessi
luoghi
,
dove
il
Principe
era
solito
cacciare
;
o
tenere
una
strada
diversa
,
per
non
incontrarlo
.
Scelse
quest
'
ultimo
partito
,
e
si
allontanò
dimolto
,
ma
dimolto
assai
:
ma
il
giovane
Principe
,
furbo
quanto
lei
,
indovinò
che
essa
avrebbe
usata
questa
piccola
astuzia
;
ed
ecco
che
te
la
coglie
calda
calda
nel
più
fitto
della
foresta
,
dove
essa
credeva
di
essere
sicura
da
ogni
pericolo
.
Appena
essa
lo
vede
,
schizza
in
piedi
,
scavalca
le
macchie
,
e
impaurita
anche
di
più
per
il
caso
del
giorno
avanti
,
fugge
via
come
il
vento
,
ma
in
quella
che
sta
per
traversare
una
viottola
,
il
Principe
la
mira
così
giusto
,
che
le
pianta
una
freccia
nella
gamba
.
Ella
sentì
un
gran
male
,
e
non
avendo
più
forza
per
correre
,
si
lasciò
cadere
per
terra
.
Questa
trista
catastrofe
non
poteva
scansarsi
,
perché
la
fata
della
fontana
l
'
aveva
decretata
avanti
,
come
lo
scioglimento
della
strana
avventura
.
Il
Principe
si
avvicinò
e
fu
preso
da
un
vivo
dolore
nel
vedere
la
Cervia
che
grondava
sangue
;
strappò
alcune
erbe
,
le
accomodò
sulla
ferita
,
per
diminuirne
lo
spasimo
,
e
preparò
un
nuovo
letto
di
rami
e
di
foglie
.
Egli
teneva
la
testa
di
Cervietta
sulle
ginocchia
:
"
E
non
sei
tu
,
cervellino
volubile
"
,
le
disse
,
"
la
cagione
della
disgrazia
che
ti
è
toccata
?
Che
ti
aveva
io
fatto
di
male
,
ieri
,
da
abbandonarmi
a
quel
modo
?
Ma
oggi
non
mi
scappi
,
perché
ti
porterò
con
me
"
.
La
Cervia
non
rispose
nulla
:
e
che
cosa
poteva
dire
?
Aveva
torto
e
non
poteva
parlare
;
sebbene
non
sia
sempre
vero
che
quelli
che
hanno
torto
,
stiano
zitti
.
Il
Principe
la
finiva
dalle
carezze
.
"
Come
mi
dispiace
di
averti
ferita
"
,
le
diceva
,
"
tu
mi
odierai
e
io
voglio
invece
che
tu
mi
ami
.
"
A
sentirlo
,
pareva
che
una
voce
segreta
gl
'
ispirasse
quelle
cose
che
egli
diceva
a
Cervietta
.
Intanto
si
fece
l
'
ora
di
tornare
dalla
buona
vecchia
.
Egli
prese
la
sua
preda
,
e
non
fu
per
lui
piccola
fatica
quella
di
portarla
addosso
,
o
di
condurla
a
mano
,
o
di
strascinarsela
dietro
.
Essa
non
voleva
in
nessun
modo
andar
con
lui
.
"
Che
sarà
di
me
?
"
,
diceva
,
"
come
!
e
dovrò
trovarmi
sola
con
questo
Principe
?
No
:
piuttosto
la
morte
.
"
Ella
faceva
la
morta
e
gli
spiombava
le
spalle
col
peso
:
il
Principe
era
in
un
lago
di
sudore
e
colla
lingua
fuori
dalla
fatica
:
e
sebbene
la
capanna
non
fosse
molto
distante
,
sentiva
che
non
ci
sarebbe
potuto
arrivare
,
senza
qualcuno
che
gli
avesse
dato
una
mano
.
Pensò
di
chiamare
il
suo
fido
Beccafico
:
ma
prima
di
abbandonare
la
preda
,
la
legò
ben
bene
con
alcuni
nastri
a
pié
d
'
un
albero
,
per
paura
che
non
gli
scappasse
.
Ohimè
!
Chi
poteva
mai
figurarsi
che
la
più
bella
Principessa
del
mondo
sarebbe
un
giorno
trattata
in
questo
modo
da
un
Principe
che
l
'
adorava
?
Essa
si
provò
inutilmente
a
strappare
i
nastri
;
ma
i
suoi
sforzi
non
facevano
che
stringerli
di
più
,
e
stava
sul
punto
di
strozzarsi
con
un
nodo
scorsoio
,
che
le
stringeva
la
gola
,
quando
volle
il
caso
che
Viola
-
a
-
ciocche
,
stanca
di
starsene
chiusa
in
camera
,
uscì
per
prendere
una
boccata
d
'
aria
e
passò
sul
luogo
,
dov
'
era
la
Cervia
bianca
che
si
dibatteva
.
Come
rimase
a
vedere
la
sua
cara
Principessa
in
quello
stato
!
Non
poté
scioglierla
tanto
presto
,
come
avrebbe
voluto
,
perché
i
nastri
erano
fermati
con
molti
nodi
:
e
mentre
stava
per
menarla
via
,
ritornò
il
Principe
insieme
con
Beccafico
.
"
Per
quanto
grande
sia
il
rispetto
che
posso
aver
per
voi
,
o
signora
"
,
le
disse
il
Principe
,
"
permettetemi
di
oppormi
al
furto
che
volete
farmi
.
Questa
Cervia
l
'
ho
ferita
io
,
è
mia
;
io
le
voglio
bene
e
vi
supplico
di
lasciarmela
.
"
"
Signore
"
,
rispose
con
bella
maniera
Viola
-
a
-
ciocche
,
che
era
compitissima
e
graziosa
quanto
mai
,
"
questa
Cervia
apparteneva
a
me
prima
che
fosse
vostra
:
rinunzierei
piuttosto
alla
vita
,
che
a
lei
;
e
se
volete
vedere
come
ella
mi
conosce
,
non
dovete
far
altro
che
lasciarla
un
po
'
in
libertà
.
Animo
,
mia
bella
Bianchina
,
abbracciami
"
,
diss
'
ella
:
e
Cervietta
le
si
gettò
colle
zampe
al
collo
.
"
Baciami
qui
,
su
questa
gota
!
"
,
ed
essa
ubbidì
.
"
Toccami
dalla
parte
del
cuore
"
,
ed
essa
ci
portò
la
zampina
.
"
Fai
un
sospiro
"
ed
essa
sospirò
.
Il
Principe
non
poté
dubitare
di
quanto
affermava
Viola
-
a
-
ciocche
.
"
Io
ve
la
rendo
"
,
diss
'
egli
garbatamente
,
"
ma
vi
confesso
che
lo
faccio
a
malincuore
.
"
Ella
se
n
'
andò
via
subito
colla
sua
Cervia
.
Tanto
l
'
una
che
l
'
altra
non
sapevano
che
il
Principe
albergasse
sotto
lo
stesso
tetto
:
egli
le
pedinava
a
una
certa
distanza
,
e
restò
maravigliato
vedendole
entrare
dalla
buona
vecchia
,
che
stava
appunto
aspettandole
.
Dopo
pochi
minuti
vi
giunse
anch
'
esso
:
e
spinto
da
un
moto
di
curiosità
,
di
cui
era
cagione
la
Cervia
bianca
,
domandò
alla
vecchia
chi
fosse
la
giovane
signora
:
e
questa
disse
che
non
la
conosceva
né
punto
né
poco
,
che
l
'
aveva
presa
in
casa
colla
sua
Cervia
,
che
pagava
bene
,
e
che
viveva
ritiratissima
.
Beccafico
volle
bracare
,
e
domandò
dov
'
era
la
camera
di
quella
signora
:
e
gli
fu
risposto
che
era
vicina
alla
sua
e
separata
soltanto
da
un
semplice
intavolato
.
Quando
il
Principe
fu
nella
sua
stanza
,
Beccafico
gli
disse
,
o
che
egli
s
'
ingannava
all
'
ingrosso
,
o
quella
fanciulla
doveva
essere
stata
colla
Principessa
Desiderata
:
e
che
si
ricordava
di
averla
veduta
a
Corte
,
quando
vi
andò
ambasciatore
.
"
Perché
mi
richiamate
alla
mente
questi
tristi
ricordi
?
"
,
disse
il
Principe
,
"
per
quale
stranissimo
caso
volete
voi
che
ella
si
trovi
qui
?
"
"
Ecco
ciò
che
non
vi
so
dire
,
signor
mio
"
,
soggiunse
Beccafico
,
"
ma
mi
struggo
di
vederla
un
'
altra
volta
:
e
poiché
siamo
divisi
da
un
tramezzo
di
legno
,
voglio
farci
un
buco
.
"
"
Mi
pare
una
curiosità
inutile
"
,
disse
il
Principe
mestamente
,
perché
le
parole
di
Beccafico
gli
avevano
rinnuovato
tutti
i
suoi
dolori
:
e
aperta
la
finestra
,
che
guardava
nel
bosco
,
diventò
pensieroso
.
Intanto
Beccafico
lavorava
,
e
in
pochi
minuti
fece
un
buco
abbastanza
grande
da
poter
vedere
la
graziosa
Principessa
,
la
quale
era
vestita
di
un
abito
di
broccato
d
'
argento
,
sparso
di
fiori
color
rosa
,
ricamati
in
oro
e
smeraldi
:
i
suoi
capelli
cadevano
giù
in
grandi
riccioli
,
sul
più
bel
collo
,
che
si
possa
vedere
;
il
suo
carnato
brillava
de
'
più
vivi
colori
e
gli
occhi
innamoravano
a
guardarli
.
Viola
-
a
-
ciocche
stava
in
ginocchio
davanti
a
lei
,
e
con
alcune
strisce
di
tela
fasciava
il
braccio
della
Principessa
,
dal
quale
il
sangue
colava
in
grande
abbondanza
:
e
tutte
e
due
parevano
in
gran
pensiero
per
questa
ferita
.
"
Lasciami
morire
"
,
diceva
la
Principessa
,
"
meglio
la
morte
,
che
questa
vita
disgraziata
,
che
mi
tocca
a
fare
.
Che
si
canzona
!
esser
Cervia
tutto
il
giorno
:
veder
colui
,
al
quale
sono
destinata
,
senza
potergli
parlare
,
senza
fargli
conoscere
la
mia
fatale
sciagura
.
Ahimè
!
se
tu
sapessi
le
cose
appassionate
che
mi
ha
detto
,
sotto
la
mia
figura
di
Cervia
;
se
tu
sentissi
la
sua
voce
,
se
tu
vedessi
i
suoi
modi
nobili
e
seducenti
,
tu
mi
compiangeresti
anche
più
che
tu
non
faccia
,
per
essere
in
tale
stato
da
non
potergli
spiegare
il
mio
crudele
destino
.
"
Immaginatevi
lo
stupore
di
Beccafico
a
vedere
e
sentire
di
queste
cose
.
Corse
dal
Principe
,
e
tirandolo
via
dalla
finestra
,
con
un
trasporto
di
gioia
indicibile
:
"
Oh
signore
"
,
esclamò
,
"
spiccatevi
a
metter
l
'
occhio
al
buco
di
quest
'
intavolato
,
e
vedrete
il
vero
originale
del
ritratto
,
che
ha
formato
per
tanto
tempo
la
vostra
delizia
"
.
Il
Principe
guardò
e
riconobbe
subito
la
sua
Principessa
;
e
forse
sarebbe
morto
di
gioia
,
se
non
gli
fosse
venuto
il
sospetto
di
esser
vittima
di
qualche
incantesimo
;
difatti
,
come
mettere
d
'
accordo
un
incontro
così
maraviglioso
col
fatto
di
Spinalunga
e
sua
madre
chiuse
nel
castello
delle
Tre
Punte
,
una
col
nome
di
Desiderata
e
l
'
altra
con
quello
di
sua
dama
d
'
onore
?
Ma
la
passione
lo
lusingava
,
senza
contare
che
abbiamo
tutti
un
grandissimo
garbo
a
credere
ciò
che
si
desidera
.
Fatto
sta
che
nel
caso
suo
,
non
c
'
era
da
uscirne
:
o
morir
d
'
impazienza
o
accertarsi
della
verità
.
Senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
egli
andò
a
bussare
con
molta
manierina
alla
porta
della
camera
,
dov
'
era
la
Principessa
.
Viola
-
a
-
ciocche
,
non
sospettando
che
potesse
esser
altri
che
la
buona
vecchia
,
e
avendo
anzi
bisogno
del
suo
aiuto
per
fasciare
il
braccio
della
sua
padrona
,
corse
subito
ad
aprire
,
e
figuratevi
come
restò
nel
trovarsi
a
faccia
a
faccia
col
Principe
,
il
quale
andò
a
gettarsi
ai
piedi
di
Desiderata
.
Era
tale
e
tanta
la
commozione
del
suo
animo
,
che
non
poté
fare
un
discorso
filato
e
ammodo
:
per
cui
,
sebbene
mi
sia
ingegnato
di
sapere
che
cosa
balbettasse
in
quei
primi
momenti
,
non
c
'
è
stato
nessuno
che
me
l
'
abbia
saputo
dire
.
La
Principessa
non
fu
meno
arruffata
di
lui
nelle
sue
risposte
:
ma
l
'
amore
,
che
spesso
e
volentieri
fa
da
interprete
fra
i
mutoli
,
c
'
entrò
di
mezzo
e
li
persuase
tutti
e
due
che
avevano
detto
le
cose
più
spiritose
e
più
appassionate
di
questo
mondo
.
Lacrime
,
sospiri
,
giuramenti
,
e
perfino
alcuni
graziosi
sorrisi
:
insomma
,
ci
fu
un
po
'
di
tutto
.
La
nottata
passò
così
:
si
fece
giorno
,
senza
che
Desiderata
se
n
'
accorgesse
nemmeno
,
ed
essa
non
divenne
più
Cervia
.
Non
c
'
è
da
potersi
immaginare
la
sua
allegrezza
,
appena
se
ne
avvide
:
ed
essa
voleva
troppo
bene
al
Principe
,
per
indugiare
a
dirgliene
il
motivo
:
e
così
cominciò
a
raccontare
la
sua
storia
,
e
lo
fece
con
tanta
grazia
e
con
tanta
eloquenza
naturale
,
da
mettere
in
soggezione
i
primi
avvocati
del
mondo
.
"
Come
!
"
,
esclamò
il
Principe
,
"
siete
dunque
voi
,
mia
graziosissima
Principessa
,
quella
che
io
ho
ferito
sotto
la
sembianza
di
una
Cervia
bianca
?
Che
cosa
debbo
fare
per
espiare
un
tal
delitto
?
Vi
basta
che
io
muoia
di
dolore
,
qui
sotto
i
vostri
occhi
?
"
Egli
era
così
mortificato
,
che
il
dispiacere
gli
si
vedeva
dipinto
sul
viso
.
Desiderata
ci
pativa
e
sentiva
più
dolore
di
questa
cosa
che
della
sua
ferita
;
e
voleva
persuaderlo
che
si
trattava
di
una
sgraffiatura
da
non
darsene
l
'
ombra
del
pensiero
e
che
,
in
fin
dei
conti
,
ella
non
poteva
dolersi
di
un
male
che
era
stato
cagione
per
lei
di
tanta
felicità
.
Il
modo
col
quale
egli
parlava
era
così
affettuoso
,
che
non
si
poteva
dubitare
della
verità
delle
sue
parole
.
E
perché
anch
'
essa
,
alla
sua
volta
,
potesse
essere
istruita
di
ogni
cosa
,
il
Principe
le
raccontò
la
trappoleria
usata
da
Spinalunga
e
da
sua
madre
,
aggiungendo
che
bisognava
mandar
subito
a
dire
al
Re
suo
padre
la
fortuna
che
egli
aveva
avuto
di
poterla
finalmente
trovare
,
perché
il
Re
si
preparava
appunto
a
muovere
una
guerra
micidiale
,
per
ottenere
soddisfazione
del
grand
'
affronto
che
credeva
di
aver
ricevuto
.
Desiderata
lo
pregò
di
scrivergli
una
lettera
e
di
mandargliela
per
Beccafico
,
e
la
cosa
stava
per
essere
fatta
,
quand
'
ecco
che
la
foresta
tutt
'
a
un
tratto
risuonò
di
una
fanfara
squillante
di
trombe
,
cornette
,
timballi
e
tamburi
.
E
parve
di
sentir
passare
gran
gente
lì
vicino
alla
capanna
.
Il
Principe
si
affacciò
alla
finestra
e
riconobbe
molti
ufficiali
,
le
sue
bandiere
e
i
suoi
alfieri
;
ai
quali
ordinò
di
far
alto
e
aspettarlo
.
Fu
per
quei
soldati
una
sorpresa
graditissima
:
perché
tutti
credevano
che
il
loro
Principe
si
sarebbe
messo
alla
testa
,
per
andare
a
vendicarsi
del
padre
di
Desiderata
.
Il
padre
del
Principe
,
sebbene
carico
d
'
anni
,
li
comandava
in
persona
.
Egli
si
faceva
portare
in
una
lettiga
di
velluto
ricamato
in
oro
:
e
dietro
a
lui
,
un
carro
scoperto
,
dov
'
erano
Spinalunga
e
sua
madre
.
Appena
veduta
la
lettiga
,
il
Principe
corse
subito
là
,
e
il
Re
,
stendendogli
le
braccia
,
l
'
abbracciò
con
una
tenerezza
veramente
paterna
.
"
E
di
dove
venite
,
mio
caro
figlio
?
"
,
domandò
il
vecchio
,
"
come
mai
avete
potuto
lasciarmi
nella
grande
afflizione
,
cagionatami
dalla
vostra
lontananza
?
"
"
Signore
"
,
disse
il
Principe
,
"
degnatevi
di
ascoltarmi
.
"
Il
Re
scese
subito
dalla
sua
portantina
,
e
ritiratosi
in
un
luogo
appartato
,
il
Principe
gli
raccontò
il
fortunato
incontro
che
aveva
fatto
e
le
furberie
di
Spinalunga
.
Il
Re
,
tutto
contento
di
questa
bella
avventura
,
alzò
le
braccia
e
gli
occhi
al
cielo
in
atto
di
rendimento
di
grazie
:
e
vide
in
questo
frattempo
farsi
avanti
la
Principessa
Desiderata
,
più
bella
e
più
risplendente
di
tutti
gli
astri
riuniti
insieme
.
Ella
montava
un
superbo
cavallo
,
che
caracollava
continuamente
:
cento
piume
di
diversi
colori
le
ornavano
il
capo
e
i
più
grossi
diamanti
del
mondo
erano
sparsi
sul
suo
abito
,
vestita
com
'
era
da
cacciatrice
.
Viola
-
a
-
ciocche
,
che
la
seguiva
,
non
stava
meno
bene
di
lei
:
e
questo
era
tutto
effetto
della
protezione
di
Tulipano
,
la
quale
aveva
condotto
ogni
cosa
con
molta
accuratezza
e
buon
successo
.
Era
essa
che
aveva
fabbricata
la
graziosa
capanna
di
legno
per
favorire
la
Principessa
,
e
sotto
le
sembianze
di
vecchia
,
l
'
aveva
poi
regalata
per
parecchi
giorni
.
Dopo
che
il
Principe
ebbe
riconosciuti
i
suoi
soldati
,
e
mentre
andava
a
trovare
il
Re
suo
padre
,
la
fata
entrò
nella
camera
di
Desiderata
:
le
soffiò
sul
braccio
per
guarirla
della
ferita
:
e
le
diede
gli
splendidi
vestiti
,
coi
quali
ella
si
mostrò
agli
occhi
del
Re
,
che
ne
rimase
tanto
meravigliato
,
da
stentare
a
credere
che
fosse
una
persona
mortale
.
Egli
le
disse
tutto
quello
che
si
può
immaginare
di
più
grazioso
e
gentile
in
un
caso
simile
,
e
la
scongiurò
a
non
differire
più
a
lungo
ai
suoi
sudditi
il
piacere
di
averla
per
Regina
.
"
Perché
"
,
egli
continuò
a
dire
,
"
io
sono
determinato
a
cedere
il
mio
regno
al
Principe
Guerriero
,
per
renderlo
in
questo
modo
più
degno
di
voi
.
"
Desiderata
gli
rispose
con
tutta
quella
gentilezza
,
che
c
'
è
da
aspettarsi
da
una
persona
squisitamente
educata
:
quindi
,
gettando
gli
occhi
sulle
due
prigioniere
che
erano
nel
carro
e
che
si
nascondevano
il
viso
colle
mani
,
ell
'
ebbe
la
generosità
di
chiedere
la
loro
grazia
,
e
che
lo
stesso
carro
servisse
a
condurle
dove
avessero
voluto
andare
.
Il
Re
acconsentì
al
suo
desiderio
;
ma
dové
ammirare
il
bel
cuore
di
Desiderata
e
ne
fece
i
più
grandi
elogi
del
mondo
.
Fu
dato
ordine
all
'
armata
di
tornare
indietro
.
Il
Principe
montò
a
cavallo
per
accompagnare
la
sua
bella
Principessa
:
e
giunti
alla
capitale
furono
ricevuti
con
mille
gridi
di
gioia
.
Si
allestirono
i
preparativi
per
il
giorno
delle
nozze
:
giorno
che
fu
una
vera
solennità
,
per
la
presenza
delle
sei
fate
amiche
e
propizie
alla
Principessa
.
Esse
le
fecero
i
più
ricchi
regali
,
che
mai
si
possano
immaginare
e
fra
gli
altri
,
il
magnifico
palazzo
nel
quale
la
Regina
era
stata
a
visitarle
,
apparve
a
un
tratto
per
aria
,
portato
da
cinquantamila
Amorini
,
i
quali
lo
posarono
in
una
bella
pianura
,
sulla
riva
del
fiume
.
Dopo
un
tal
dono
,
era
impossibile
farne
altri
di
maggior
valore
.
Il
fido
Beccafico
pregò
il
suo
signore
di
mettere
per
lui
una
buona
parola
con
Viola
-
a
-
ciocche
,
e
di
unirlo
con
essa
,
quand
'
egli
avesse
sposato
la
Principessa
:
ed
egli
lo
fece
volentieri
.
E
così
a
questa
cara
fanciulla
non
parve
vero
di
trovare
un
'
occasione
coi
fiocchi
,
arrivata
appena
in
un
paese
straniero
.
La
fata
Tulipano
,
che
aveva
le
mani
bucate
anche
più
delle
sue
sorelle
,
le
regalò
quattro
miniere
d
'
oro
nelle
Indie
,
perché
non
s
'
avesse
a
dire
che
il
suo
marito
era
più
ricco
di
lei
.
Le
nozze
del
Principe
durarono
parecchi
mesi
:
ogni
giorno
c
'
era
qualche
festa
di
nuovo
,
e
per
tutto
non
si
faceva
altro
che
cantare
le
avventure
di
Cervia
bianca
.
Se
tutti
i
racconti
delle
fate
dovessero
aver
per
forza
una
morale
,
questo
racconto
qui
non
saprebbe
proprio
dove
andare
a
pescarla
.
Salvo
sempre
il
caso
che
Cervia
bianca
,
colla
storia
pietosa
delle
sue
disgrazie
,
non
abbia
preteso
di
far
vedere
alle
giovinette
i
grandi
pericoli
che
ci
sono
,
a
volere
uscire
prima
del
tempo
fuori
dell
'
ombra
delle
pareti
domestiche
,
per
entrare
nella
luce
abbagliante
del
gran
mondo
.
Il
Principe
Amato
C
'
era
una
volta
un
Re
,
il
quale
era
proprio
una
persona
tanto
perbene
,
che
i
suoi
sudditi
lo
chiamavano
il
Re
buono
.
Un
giorno
,
mentre
trovavasi
a
caccia
,
accadde
che
un
coniglio
bambino
,
che
stava
lì
per
essere
ucciso
dai
cani
,
venne
a
gettarsi
fra
le
sue
braccia
.
Il
Re
fece
delle
carezze
alla
povera
bestiolina
e
disse
:
"
Giacché
si
è
messo
sotto
la
mia
protezione
,
non
voglio
che
nessuno
gli
faccia
del
male
"
.
E
portò
il
piccolo
coniglio
nel
suo
palazzo
,
e
gli
fece
dare
una
bella
stanzina
e
delle
erbe
eccellenti
da
mangiare
.
Nella
notte
,
quando
fu
solo
in
camera
,
il
Re
vide
apparire
una
bella
donna
,
la
quale
non
era
vestita
con
abiti
ricamati
d
'
oro
e
d
'
argento
,
ma
la
sua
veste
era
bianca
come
la
neve
,
e
portava
in
testa
una
corona
di
rose
bianche
.
Il
buon
Re
rimase
molto
maravigliato
nel
vedere
questa
signora
,
tanto
più
che
l
'
uscio
di
camera
era
chiuso
,
né
sapeva
capacitarsi
come
diavolo
avesse
fatto
a
passar
dentro
.
"
Io
sono
la
fata
Candida
,
e
passando
per
il
bosco
mentre
eravate
a
caccia
,
volli
vedere
se
veramente
siete
quel
buon
Re
,
che
tutti
dicono
.
A
questo
fine
presi
la
figura
di
un
piccolo
coniglio
e
mi
messi
in
salvo
fra
le
vostre
braccia
:
perché
so
che
chi
sente
pietà
per
le
bestie
,
la
sente
anche
per
gli
uomini
:
e
se
mi
aveste
ricusato
il
vostro
soccorso
,
vi
avrei
tenuto
per
un
cattivo
.
Vi
ringrazio
dunque
del
bene
che
mi
avete
fatto
,
e
contate
che
io
sarò
sempre
vostra
buonissima
amica
.
Voi
non
dovete
far
altro
che
chiedere
,
e
tutto
vi
sarà
accordato
"
.
"
Signora
"
,
disse
il
buon
Re
,
"
poiché
siete
una
fata
,
voi
dovete
leggermi
in
cuore
quel
che
desidero
.
Io
non
ho
che
un
figlio
solo
,
al
quale
voglio
un
bene
dell
'
anima
,
tanto
che
lo
chiamano
tutti
il
Principe
Amato
.
Se
mi
volete
fare
un
regalo
,
pigliate
a
benvolere
questo
mio
figlio
.
"
"
Con
tutto
il
cuore
"
,
rispose
la
fata
,
"
io
posso
fare
del
vostro
figlio
o
il
più
bel
Principe
del
mondo
,
o
il
più
ricco
,
o
il
più
potente
.
Scegliete
voi
.
"
"
Nulla
di
tutto
questo
"
,
replicò
il
buon
Re
,
"
quanto
a
me
,
vi
sarò
obbligatissimo
se
vorrete
farne
il
migliore
dei
Principi
.
A
che
gli
servirebbe
di
esser
bello
,
ricco
e
padrone
di
tutti
i
regni
del
mondo
,
se
fosse
cattivo
?
Voi
sapete
meglio
di
me
che
sarebbe
un
disgraziato
,
perché
non
c
'
è
che
la
virtù
che
renda
veramente
felici
.
"
"
Avete
mille
ragioni
"
,
rispose
Candida
,
"
ma
non
è
in
mio
potere
di
far
diventar
buono
il
Principe
Amato
,
a
suo
dispetto
:
se
vuol
esser
virtuoso
,
bisogna
che
anch
'
esso
ci
metta
dell
'
impegno
e
della
buona
volontà
.
Tutto
quel
più
che
posso
promettervi
è
di
dargli
dei
buoni
consigli
,
di
riprenderlo
quando
farà
male
:
e
anche
di
castigarlo
,
se
non
voglia
correggersi
o
punirsi
da
sé
.
"
Il
buon
Re
fu
arcicontento
di
questa
promessa
,
e
dopo
poco
morì
.
Amato
pianse
moltissimo
il
padre
,
perché
era
tutta
la
sua
affezione
,
e
avrebbe
dato
volentieri
regni
,
oro
,
argento
,
ogni
cosa
insomma
,
per
poterlo
salvare
:
ma
non
era
possibile
.
Due
giorni
dopo
la
morte
del
Re
,
mentre
Amato
era
a
letto
,
Candida
gli
apparve
e
gli
disse
:
"
Ho
promesso
a
vostro
padre
di
esservi
buona
amica
;
e
in
segno
che
voglio
mantenere
la
mia
parola
,
eccomi
qua
a
farvi
un
regalo
"
.
E
nel
dir
così
,
infilò
un
anellino
nel
dito
di
Amato
e
gli
disse
:
"
Tenete
conto
di
quest
'
anello
:
è
più
prezioso
dei
brillanti
;
ogni
volta
che
sarete
per
fare
una
cattiva
azione
,
vi
pungerà
il
dito
:
ma
se
nonostante
la
puntura
,
vi
ostinerete
nel
male
,
perderete
la
mia
amicizia
e
diventerò
vostra
nemica
"
.
Dette
queste
parole
,
Candida
sparì
e
lasciò
Amato
fuori
di
sé
dallo
stupore
.
Per
qualche
tempo
egli
fu
così
ammodo
e
perbene
,
che
non
sentì
mai
bucarsi
dall
'
anello
:
e
questa
cosa
lo
rendeva
tanto
contento
,
che
al
suo
nome
di
Amato
,
che
già
portava
,
gli
venne
aggiunto
anche
quello
di
Felice
.
Accadde
però
che
in
quei
giorni
essendo
andato
a
caccia
e
non
avendo
morto
nessun
animale
,
entrò
di
cattivissimo
umore
.
Allora
gli
parve
che
l
'
anello
gli
pigiasse
,
così
non
ci
badò
né
tanto
né
quanto
.
Entrato
che
fu
nella
sua
camera
,
la
canina
Bibì
gli
venne
incontro
,
tutta
saltellante
in
atto
di
fargli
festa
,
ma
egli
le
disse
:
"
Passa
a
cuccia
!
Ho
altro
per
il
capo
che
le
tue
carezze
"
.
Ma
la
povera
canina
che
non
capiva
nulla
di
quel
che
diceva
,
gli
tirava
il
vestito
per
obbligarlo
almeno
a
voltarsi
a
guardarla
.
Questo
bastò
per
fargli
perdere
la
pazienza
e
le
lasciò
andare
una
gran
pedata
.
In
quel
momento
l
'
anello
lo
punse
così
forte
,
come
se
fosse
stato
uno
spillo
.
Egli
ne
restò
confuso
,
e
tutto
rosso
dalla
vergogna
andò
a
nascondersi
in
un
canto
della
sua
camera
.
E
intanto
pensava
:
"
Io
credo
che
la
fata
abbia
voglia
di
burlarsi
di
me
:
che
male
ci
può
essere
a
dare
una
pedata
a
una
bestia
che
viene
a
seccarmi
?
siamo
giusti
:
a
che
mi
servirebbe
di
essere
il
sovrano
di
un
grand
'
impero
,
se
non
fossi
neanche
padrone
di
picchiare
il
mio
cane
?
"
.
"
Io
non
mi
burlo
di
voi
"
,
disse
una
voce
che
rispondeva
al
pensiero
di
Amato
,
"
voi
avete
commesso
tre
errori
,
invece
di
uno
:
siete
entrato
di
cattivo
umore
,
perché
vorreste
tutte
le
cose
a
modo
vostro
e
perché
credete
che
le
bestie
e
gli
uomini
sieno
creati
apposta
per
ubbidirvi
;
siete
andato
in
furia
,
e
anche
questa
è
una
cosa
bruttissima
;
in
terzo
luogo
,
vi
siete
mostrato
crudele
con
una
povera
bestiuola
,
che
non
si
meritava
davvero
di
essere
presa
a
calci
.
Lo
so
anch
'
io
che
voi
siete
molto
al
di
sopra
di
un
cane
,
ma
se
fosse
lecito
e
ragionevole
che
i
grandi
potessero
maltrattare
la
gente
che
sta
al
disotto
di
loro
,
io
potrei
in
questo
momento
battervi
e
anche
uccidervi
;
perché
una
fata
è
da
più
d
'
un
uomo
.
Il
vantaggio
di
trovarsi
padroni
di
un
grande
impero
,
non
sta
nel
poter
far
tutto
il
male
che
si
vuole
,
ma
tutto
il
bene
che
si
può
.
"
Amato
riconobbe
il
suo
errore
e
diè
parola
di
emendarsene
.
Ma
fu
come
dire
al
vento
.
Bisogna
sapere
che
fin
da
bambino
era
stato
allevato
da
una
sciocca
governante
,
che
lo
aveva
avvezzato
male
.
Se
voleva
una
cosa
,
non
doveva
far
altro
che
piangere
,
imbizzirsi
,
pestare
i
piedi
e
quella
lo
contentava
subito
,
e
così
ne
faceva
un
ostinato
,
da
non
poterci
campare
.
Fra
le
altre
cose
,
essa
passava
le
giornate
intere
a
dirgli
e
ripetergli
che
un
giorno
sarebbe
diventato
Re
,
e
che
i
Re
erano
felicissimi
perché
tutti
gli
uomini
dovevano
ubbidirli
e
venerarli
,
e
perché
erano
padroni
di
cavarsi
tutti
i
capricci
che
frullavano
loro
per
la
testa
.
Quand
'
Amato
crebbe
e
fu
in
caso
di
ragionare
,
riconobbe
da
sé
che
non
c
'
era
cosa
tanto
brutta
,
come
quella
di
mostrarsi
disprezzanti
,
orgogliosi
e
testardi
.
E
si
studiò
di
correggersi
,
ma
ormai
si
era
tirato
su
con
tutti
questi
difetti
,
e
quando
si
è
presa
una
cattiva
piega
è
difficile
abbandonarla
.
Non
si
può
dire
,
peraltro
,
che
in
fondo
in
fondo
fosse
cattivo
di
cuore
:
ché
anzi
,
quando
aveva
commesso
qualche
errore
,
piangeva
dal
dispetto
e
diceva
:
"
Quanto
son
disgraziato
di
dover
combattere
tutti
i
giorni
contro
la
mia
superbia
e
contro
il
mio
naturale
bizzoso
.
Se
da
ragazzo
mi
avessero
sgridato
,
ora
non
mi
ritroverei
a
questo
dispiacere
"
.
L
'
anello
lo
pungeva
spesso
,
e
allora
,
se
egli
stava
facendo
un
'
azione
non
bella
,
si
fermava
subito
:
altre
volte
invece
non
ci
badava
e
tirava
avanti
:
e
la
cosa
curiosa
era
questa
:
che
per
i
piccoli
falli
,
l
'
anello
lo
pungeva
poco
:
ma
quando
poi
si
mostrava
cattivo
davvero
,
allora
gli
faceva
uscire
il
sangue
dal
dito
.
Alla
fine
perse
la
pazienza
e
volendo
essere
un
malanno
quanto
gli
pareva
e
piaceva
,
gettò
via
l
'
anello
.
Liberato
dalla
seccatura
di
sentirsi
bucare
,
credé
di
essere
il
mortale
più
felice
della
terra
.
Si
buttò
allo
sbaraglio
e
ne
fece
di
ogni
risma
e
colore
:
talché
diventò
un
vero
rompicollo
e
nessuno
lo
poteva
soffrire
.
Un
giorno
che
Amato
era
alla
passeggiata
,
vide
una
fanciulla
tanto
bella
che
esso
si
messe
subito
nell
'
idea
di
volerla
sposare
.
Si
chiamava
Zelia
ed
era
una
ragazzina
tanto
perbene
,
quanto
era
bella
.
Amato
si
figurava
che
a
Zelia
sarebbe
parso
di
toccare
il
cielo
con
un
dito
a
poter
diventare
una
gran
Regina
;
ma
la
fanciulla
invece
gli
disse
senza
tanti
complimenti
:
"
Sire
,
io
sono
una
povera
contadinella
e
senza
un
soldo
di
dote
:
eppure
,
sebbene
nuda
bruca
,
non
vi
sposerò
mai
"
.
"
Che
forse
non
vi
piaccio
?
"
,
le
domandò
Amato
un
tantino
commosso
.
"
No
,
mio
Principe
"
,
rispose
Zelia
,
"
per
me
siete
bellissimo
,
come
lo
siete
difatti
:
ma
a
che
vi
gioverebbe
la
vostra
bellezza
,
le
vostre
ricchezze
,
i
bei
vestiti
e
le
belle
carrozze
che
avete
,
se
i
vostri
cattivi
portamenti
mi
costringessero
tutti
i
giorni
a
pigliarvi
in
uggia
e
dispetto
?
"
Amato
s
'
imbestialì
contro
Zelia
e
ordinò
a
'
suoi
ufficiali
di
condurla
per
forza
al
palazzo
.
Quanto
fu
lunga
la
giornata
,
non
seppe
darsi
pace
di
vedersi
così
disprezzato
da
questa
fanciulla
:
ma
perché
le
voleva
bene
,
non
trovava
il
verso
di
maltrattarla
.
Fra
i
cattivi
compagni
di
Amato
,
c
'
era
un
suo
fratello
di
latte
,
col
quale
si
confidava
in
tutto
e
per
tutto
.
Quest
'
uomo
,
che
aveva
delle
passioni
volgarissime
,
com
'
era
volgare
la
sua
nascita
,
accarezzava
le
passioni
del
padrone
e
lo
metteva
sempre
per
la
cattiva
strada
.
Nel
vedere
che
Amato
era
di
umore
tristo
,
gli
domandò
la
cagione
della
sua
tristezza
.
E
avendogli
il
Principe
risposto
che
non
sapeva
rassegnarsi
al
disprezzo
di
Zelia
,
e
che
aveva
fatto
giuro
di
emendarsi
de
'
suoi
difetti
,
perché
per
piacere
a
lei
bisognava
essere
persone
oneste
e
virtuose
,
quel
malanno
uscì
fuori
col
dirgli
:
"
Siete
molto
ma
molto
buono
,
a
usar
tanti
riguardi
con
quella
ragazzuccia
:
se
fossi
io
ne
'
vostri
panni
,
saprei
quel
che
fare
per
costringerla
a
ubbidirmi
:
ricordatevi
che
siete
Re
e
che
vi
farebbe
un
gran
torto
a
darla
vinta
ai
capricci
di
una
contadina
,
la
quale
dovrebbe
stimarsi
felice
di
essere
ammessa
fra
le
vostre
schiave
.
Cominciate
a
tenerla
a
stecchetto
,
a
pane
e
acqua
:
rinserratela
in
una
prigione
e
,
se
perfidia
a
non
volervi
sposare
,
fatela
morire
in
mezzo
ai
tormenti
,
non
foss
'
altro
per
insegnare
agli
altri
a
chinare
il
capo
ai
vostri
voleri
.
Se
si
viene
a
risapere
che
vi
siete
lasciato
imporre
da
una
monella
,
ci
rimetterete
un
tanto
di
reputazione
,
e
i
vostri
sudditi
non
si
ricorderanno
più
che
sono
al
mondo
apposta
per
servirvi
"
.
"
Ma
"
,
chiese
Amato
,
"
non
sarei
ugualmente
portato
per
bocca
,
se
facessi
morire
un
'
innocente
?
Perché
,
in
fin
dei
conti
,
Zelia
non
è
rea
di
alcun
delitto
.
"
"
Chi
si
ribella
ai
vostri
comandi
,
non
è
mai
innocente
"
,
riprese
il
malvagio
consigliere
,
"
ma
dato
anche
che
dobbiate
commettere
un
'
ingiustizia
,
è
sempre
meglio
far
sapere
che
siete
ingiusto
,
di
quello
che
s
'
abbia
a
dire
che
sia
lecito
qualche
volta
mancarvi
di
rispetto
e
di
sommissione
.
"
Il
cortigiano
stuzzicava
Amato
nel
suo
debole
;
e
la
paura
di
veder
diminuita
la
propria
autorità
fece
tanto
effetto
sull
'
animo
del
Re
,
da
far
tacere
le
buone
intenzioni
che
egli
aveva
avuto
di
darsi
al
buono
.
Difatti
fissò
la
sera
stessa
di
andare
nella
camera
della
villanella
e
di
pigliarla
colle
cattive
,
caso
si
fosse
ostinata
a
non
volerlo
sposare
.
Il
fratello
di
latte
di
Amato
,
per
evitare
il
pericolo
che
avesse
a
pentirsi
,
riunì
tre
giovani
signorotti
,
tristi
da
quanto
lui
,
per
fare
un
'
orgia
in
compagnia
del
Re
:
e
cenando
insieme
s
'
ingegnarono
di
farlo
bere
come
una
spugna
,
perché
questo
povero
Principe
perdesse
affatto
il
lume
della
ragione
.
Durante
la
cena
lo
messero
su
contro
Zelia
e
gli
rinfacciarono
tante
e
tante
volte
la
sua
debolezza
di
carattere
,
che
alla
fine
egli
si
alzò
da
tavola
giurando
e
spergiurando
che
voleva
essere
ubbidito
,
e
subito
:
o
se
no
,
il
giorno
dopo
l
'
avrebbe
fatta
vendere
sul
mercato
come
una
schiava
.
Quando
Amato
entrò
nella
camera
della
fanciulla
,
restò
sorpreso
di
non
trovarcela
:
tanto
più
che
egli
stesso
aveva
la
chiave
in
tasca
.
Prese
una
furia
bestiale
,
e
giurò
lo
sterminio
di
tutti
quelli
che
avessero
dato
mano
alla
fuga
di
Zelia
.
I
suoi
compagni
di
vizio
,
nel
sentire
un
discorso
simile
,
pensarono
di
trar
partito
dal
suo
cieco
furore
,
per
rovinare
un
gentiluomo
,
che
era
stato
aio
di
Amato
.
Questo
brav
'
uomo
si
era
preso
qualche
volta
la
libertà
di
ammonire
il
Re
de
'
suoi
difetti
,
perché
gli
voleva
bene
come
a
un
figlio
.
Amato
cominciò
col
ringraziarlo
;
ma
poi
impazientitosi
di
vedersi
contraddetto
,
finì
col
credere
che
fosse
unicamente
per
ispirito
di
opposizione
,
se
l
'
aio
suo
lo
ripigliava
di
certi
mancamenti
:
mentre
tutti
gli
altri
non
facevano
che
lodarlo
e
dirne
un
gran
bene
.
Amato
gli
ordinò
di
allontanarsi
dalla
Corte
:
peraltro
,
malgrado
quest
'
ordine
,
gli
rendeva
giustizia
,
ripetendo
che
era
un
onest
'
uomo
,
e
sebbene
non
lo
avesse
più
nelle
sue
buone
grazie
,
si
sentiva
obbligato
,
a
suo
marcio
dispetto
,
a
doverlo
stimare
.
I
suoi
amici
stavano
sempre
colla
paura
che
un
giorno
o
l
'
altro
gli
pigliasse
l
'
estro
di
richiamare
l
'
aio
;
finché
credettero
di
aver
trovato
il
bandolo
per
levarselo
affatto
di
fra
i
piedi
.
E
per
far
questo
,
dettero
ad
intendere
al
Re
che
Solimano
(
era
il
nome
di
quella
degna
persona
)
si
era
vantato
di
rendere
la
libertà
a
Zelia
.
Tre
individui
,
comprati
con
mance
e
regali
,
raccontarono
di
aver
sentito
questo
discorso
dalla
bocca
stessa
di
Solimano
;
talché
il
Principe
perse
il
lume
degli
occhi
:
comandò
al
suo
fratello
di
latte
di
mandare
dei
soldati
,
perché
gli
conducessero
dinanzi
il
suo
aio
e
governatore
,
ammanettato
come
un
assassino
.
Dato
quest
'
ordine
,
Amato
se
ne
tornò
nella
sua
camera
;
ma
appena
fu
dentro
,
la
terra
tremò
:
si
sentì
un
tuono
spaventoso
e
Candida
apparve
dinanzi
a
'
suoi
occhi
.
"
Avevo
promesso
a
vostro
padre
"
,
diss
'
ella
con
voce
severa
,
"
di
darvi
dei
consigli
,
e
di
punirvi
,
se
aveste
ricusato
seguirli
.
Questi
consigli
voi
li
avete
disprezzati
e
a
voi
non
rimane
altro
che
l
'
aspetto
di
uomo
;
perché
i
vostri
difetti
vi
hanno
trasformato
in
un
mostro
da
far
ribrezzo
al
cielo
e
alla
terra
.
È
tempo
che
io
mantenga
la
mia
promessa
e
che
vi
punisca
.
Io
dunque
vi
condanno
a
diventare
simile
alle
bestie
,
colle
quali
avete
in
comune
le
inclinazioni
.
Vi
siete
reso
simile
al
leone
per
la
collera
violenta
;
al
lupo
per
la
voracità
;
al
serpente
straziando
colui
che
vi
aveva
fatto
da
secondo
padre
;
al
toro
per
la
vostra
brutalità
.
Nel
vostro
nuovo
aspetto
,
serberete
un
po
'
delle
forme
e
del
carattere
di
tutti
questi
animali
.
"
Appena
la
fata
ebbe
finito
di
dir
così
,
Amato
si
vide
subito
,
con
suo
grandissimo
spavento
,
trasformato
e
diventato
tale
e
quale
aveva
ordinato
la
fata
.
La
sua
testa
era
di
leone
,
le
corna
di
toro
,
i
piedi
di
lupo
e
la
coda
di
vipera
.
E
nello
stesso
tempo
si
trovò
in
mezzo
a
un
gran
bosco
,
proprio
sull
'
orlo
di
una
fontana
,
dove
poté
specchiarsi
e
vedere
la
sua
orribile
figura
:
e
sentì
una
voce
che
gli
disse
:
"
Guarda
un
po
'
lo
stato
in
cui
ti
hanno
ridotti
i
vizi
:
eppure
la
tua
anima
è
anche
più
brutta
dello
stesso
corpo
"
.
Amato
riconobbe
la
voce
di
Candida
e
in
un
accesso
di
furore
si
voltò
per
lanciarsi
contro
di
lei
e
divorarla
,
se
avesse
potuto
;
ma
non
vide
anima
viva
,
e
la
stessa
voce
gli
disse
:
"
Io
mi
rido
della
tua
impotenza
e
de
'
tuoi
furori
.
Io
confonderò
il
tuo
orgoglio
,
rendendoti
lo
zimbello
de
'
tuoi
stessi
sudditi
"
.
Amato
pensò
che
,
allontanandosi
da
quella
fontana
,
avrebbe
trovato
un
po
'
di
rifrigerio
ai
suoi
tormenti
:
non
foss
'
altro
non
avrebbe
avuto
più
dinanzi
agli
occhi
la
sua
bruttezza
e
la
sua
deformità
:
e
detto
fatto
,
s
'
inoltrò
nel
bosco
;
ma
dopo
pochi
passi
cascò
dentro
una
buca
,
scavata
apposta
per
prendere
gli
orsi
,
e
in
quel
punto
stesso
alcuni
cacciatori
,
che
stavano
nascosti
sugli
alberi
,
scesero
e
,
dopo
averlo
incatenato
,
lo
menarono
alla
capitale
del
suo
regno
.
E
lungo
la
strada
mandava
mille
imprecazioni
,
mordeva
le
catene
e
faceva
la
bava
dalla
rabbia
,
mentre
avrebbe
fatto
meglio
a
riconoscere
che
quel
castigo
se
l
'
era
chiamato
addosso
unicamente
per
colpa
sua
.
Nell
'
avvicinarsi
alla
città
,
dove
lo
conducevano
,
vide
grandi
feste
di
allegrezza
pubblica
:
e
i
cacciatori
avendo
chiesto
che
cosa
ci
fosse
di
nuovo
,
fu
loro
risposto
che
quel
principe
Amato
,
che
si
divertiva
a
tormentare
i
suoi
sudditi
,
era
stato
incenerito
da
un
fulmine
nella
sua
camera
.
Così
la
raccontavano
,
e
così
la
credevano
.
"
Gli
Dei
"
,
aggiungevano
altri
,
"
non
potevano
patire
più
a
lungo
gli
eccessi
della
sua
malvagità
,
e
ne
hanno
liberata
la
terra
.
Quattro
signori
,
complici
di
lui
,
credevano
di
profittarne
e
di
spartirsi
fra
loro
il
regno
:
ma
il
popolo
che
sapeva
che
erano
stati
essi
coi
loro
tristi
consigli
che
avevano
traviato
il
Re
,
li
ha
fatti
a
pezzi
ed
ha
offerto
il
trono
a
Solimano
,
che
quel
malanno
di
Amato
voleva
far
morire
a
ogni
costo
.
Il
degno
gentiluomo
è
stato
incoronato
poco
fa
,
e
noi
festeggiamo
questo
giorno
,
come
quello
della
liberazione
del
regno
:
perché
Solimano
è
una
gran
brava
persona
e
si
prepara
a
ricondurre
fra
noi
la
pace
e
l
'abbondanza."
Nel
sentire
questi
discorsi
,
Amato
fremeva
di
rabbia
;
ma
si
trovò
a
peggio
,
quando
giunse
sulla
gran
piazza
davanti
al
suo
palazzo
.
Fu
lì
che
vide
Solimano
assiso
sopra
un
magnifico
trono
e
tutto
il
popolo
a
desiderargli
una
lunga
vita
,
per
riparare
al
gran
male
fatto
dal
suo
predecessore
.
Solimano
fece
segno
colla
mano
per
chiedere
un
po
'
di
silenzio
,
e
disse
al
popolo
:
"
Io
ho
accettato
la
corona
che
mi
avete
offerta
,
ma
l
'
ho
fatto
per
serbarla
al
principe
Amato
.
Egli
non
è
morto
,
come
ve
l
'
hanno
dato
ad
intendere
.
Lo
so
da
una
fata
,
e
forse
un
giorno
lo
rivedremo
buono
e
virtuoso
com
'
era
stato
nella
sua
prima
giovinezza
.
Ohimè
!
"
seguitò
a
dire
colle
lacrime
agli
occhi
"
gli
adulatori
lo
avevano
sedotto
.
Io
conosceva
bene
il
suo
cuore
,
che
era
fatto
per
la
virtù
:
e
senza
i
malvagi
suggerimenti
di
coloro
che
gli
stavano
accosto
,
egli
sarebbe
stato
un
buon
padre
a
tutti
voi
.
Detestate
i
suoi
vizi
,
ma
compiangetelo
;
e
tutti
insieme
preghiamo
gli
Dei
perché
ce
lo
rendano
.
In
quanto
a
me
,
mi
stimerei
ben
fortunato
di
dare
tutto
il
mio
sangue
per
vederlo
risalire
sul
trono
,
con
tutte
le
virtù
degne
di
un
gran
sovrano
"
.
Le
parole
di
Solimano
toccarono
il
cuore
di
Amato
.
Egli
conobbe
allora
quanto
fosse
sincero
l
'
affetto
e
fedeltà
di
quest
'
uomo
:
e
per
la
prima
volta
rinfacciò
a
se
stesso
la
propria
colpa
.
Appena
ebbe
dato
retta
a
questo
segno
di
ravvedimento
,
cominciò
a
sentirsi
calmare
quella
rabbia
che
lo
rodeva
vivo
;
e
ripensando
ai
falli
commessi
nella
vita
,
si
capacitò
che
non
era
stato
punito
in
ragione
del
merito
.
Smesse
,
intanto
,
di
sbatacchiarsi
dentro
la
gabbia
di
ferro
dov
'
era
incatenato
,
e
diventò
agevole
come
un
agnello
.
Fu
portato
in
un
gran
serraglio
,
dove
si
tenevano
tutti
i
mostri
e
gli
animali
feroci
e
venne
rinchiuso
insieme
cogli
altri
.
Amato
fece
allora
un
animo
risoluto
e
cominciò
a
voler
riparare
al
mal
fatto
,
col
mostrarsi
obbediente
e
sommesso
al
guardiano
che
l
'
aveva
in
custodia
.
Ma
costui
era
un
omaccio
,
e
quando
aveva
le
paturne
,
lo
bastonava
senza
motivo
e
senza
discrezione
,
sebbene
ei
fosse
docilissimo
e
alla
mano
.
Un
bel
giorno
che
il
guardiano
s
'
era
addormentato
accadde
che
una
tigre
,
rotta
la
gabbia
,
si
avventò
su
di
esso
per
divorarlo
.
Amato
,
nel
primo
momento
,
provò
una
specie
di
contentezza
,
nel
vedere
che
stava
per
essere
liberato
dal
suo
persecutore
:
ma
si
pentì
subito
di
questo
sentimento
e
desiderò
di
trovarsi
libero
.
"
Io
sento
"
,
diss
'
egli
,
"
che
sarei
capace
di
rendere
ben
per
male
,
salvando
la
vita
a
quel
disgraziato
.
"
Appena
ebbe
formato
questo
desiderio
,
vide
aperta
la
sua
gabbia
di
ferro
:
ed
egli
si
slanciò
dalla
parte
di
quell
'
uomo
che
si
era
già
svegliato
e
che
si
difendeva
contro
la
tigre
.
Quando
il
guardiano
vide
anche
il
mostro
,
si
fece
bell
'
e
spedito
:
ma
il
suo
spavento
si
cambiò
presto
in
allegrezza
,
perché
il
mostro
benefico
si
gettò
sulla
tigre
,
la
strangolò
,
e
dopo
andò
ad
accovacciarsi
ai
piedi
del
guardiano
che
aveva
liberato
.
In
segno
di
gratitudine
,
quell
'
uomo
stava
chinandosi
per
fare
delle
carezze
al
mostro
,
che
gli
aveva
reso
un
sì
gran
favore
,
quando
sentì
una
voce
che
disse
:
"
Una
buona
azione
non
resta
mai
senza
ricompensa
"
e
nel
tempo
stesso
,
invece
del
mostro
,
vide
ai
suoi
piedi
un
grazioso
canino
.
Amato
,
lietissimo
di
questa
sua
nuova
trasformazione
,
cominciò
a
fare
un
monte
di
feste
al
guardiano
,
il
quale
lo
prese
in
collo
e
lo
portò
al
Re
,
a
cui
raccontò
per
filo
e
per
segno
tutta
questa
meraviglia
;
la
Regina
volle
il
cane
per
sé
e
Amato
sarebbe
stato
felice
di
questo
suo
nuovo
stato
,
se
avesse
potuto
dimenticarsi
di
essere
uomo
e
sovrano
.
La
Regina
era
tutto
il
giorno
a
carezzarlo
:
ma
per
paura
che
crescesse
troppo
,
consultò
i
medici
di
Corte
,
i
quali
la
consigliarono
di
dargli
soltanto
del
pane
e
in
piccolissima
dose
.
Il
povero
cane
sentiva
rifinirsi
dalla
fame
dodici
ore
del
giorno
:
ma
bisognava
rassegnarsi
,
e
zitti
.
Una
volta
,
che
gli
avevano
portato
il
solito
panino
per
la
colazione
,
gli
venne
l
'
estro
di
andarlo
a
mangiare
nel
giardino
del
palazzo
e
presolo
coi
denti
si
avviò
verso
un
ruscello
,
che
egli
conosceva
e
che
era
piuttosto
lontano
:
ma
arrivato
sul
posto
,
il
ruscello
non
c
'
era
più
e
trovò
invece
un
palazzo
,
le
cui
mura
esterne
risplendevano
tutte
d
'
oro
e
di
pietre
preziose
.
Vi
vedeva
entrare
una
gran
folla
di
donne
e
di
uomini
,
magnificamente
vestiti
:
e
dentro
si
cantava
,
si
suonava
,
si
mangiava
fior
di
pietanze
:
ma
tutti
quelli
che
poi
uscivano
di
lì
,
erano
pallidi
,
rifiniti
,
coperti
di
bolle
e
mezzi
nudi
,
perché
i
loro
vestiti
cascavano
a
pezzi
.
Alcuni
nell
'
uscir
fuori
cadevano
morti
;
altri
si
allontanavano
con
grande
stento
e
fatica
;
altri
rimanevano
per
terra
,
sfiniti
dalla
fame
,
e
chiedevano
un
boccone
di
pane
a
quelli
che
entravano
in
questa
casa
;
i
quali
non
si
voltavano
neppure
a
guardarli
.
Amato
si
accostò
a
una
giovinetta
,
la
quale
cercava
di
strappare
un
po
'
d
'
erba
per
mangiarla
.
Mosso
a
compassione
,
il
Principe
disse
fra
sé
e
sé
:
"
Il
mio
appetito
è
grande
,
non
c
'
è
che
dire
;
ma
non
per
questo
morrò
di
fame
di
qui
all
'
ora
di
desinare
:
per
cui
se
io
mi
levassi
dalla
bocca
la
mia
colazione
per
darla
a
quella
povera
creatura
,
forse
le
salverei
la
vita
"
.
Risolvé
di
dar
retta
a
questa
buona
ispirazione
e
andò
a
mettere
il
suo
panino
nelle
mani
della
giovinetta
,
che
se
lo
portò
alla
bocca
con
grandissima
avidità
.
In
un
batter
d
'
occhio
parve
riavuta
da
morte
a
vita
,
e
Amato
,
contento
di
averla
aiutata
in
tempo
,
stava
per
tornare
al
palazzo
,
quando
sentì
delle
grida
acutissime
e
vide
Zelia
fra
le
mani
di
quattro
uomini
,
che
la
trascinavano
verso
questa
bella
casa
,
dove
la
fecero
entrar
per
forza
.
Amato
in
quel
punto
provò
un
gran
dispiacere
a
non
aver
più
la
figura
di
un
mostro
,
ché
allora
non
gli
sarebbe
mancato
il
modo
di
soccorrere
Zelia
:
ma
debol
canino
com
'
era
,
non
poté
far
altro
che
abbaiare
contro
i
rapitori
e
provarsi
a
dar
loro
alle
gambe
.
Lo
mandarono
indietro
a
furia
di
calci
:
e
nondimeno
non
si
volle
allontanare
di
lì
,
per
la
passione
di
sapere
che
cosa
sarebbe
avvenuto
di
Zelia
.
Egli
si
sentiva
pesare
sulla
coscienza
tutte
le
disgrazie
di
quella
povera
fanciulla
.
"
Ohimè
"
,
diceva
dentro
di
sé
,
"
io
son
qui
che
me
la
piglio
con
quelli
che
l
'
hanno
rapita
!
...
ma
non
commisi
anch
'
io
lo
stesso
delitto
?
E
se
la
giustizia
divina
non
ci
fosse
entrata
di
mezzo
,
non
l
'
avrei
trattata
con
altrettanta
indegnità
?
"
Questi
pensieri
di
Amato
furono
interrotti
da
un
rumore
,
che
veniva
fatto
al
disopra
della
sua
testa
.
Si
voltò
in
su
,
vide
una
finestra
che
si
apriva
,
e
la
sua
gioia
fu
grandissima
quando
scorse
Zelia
che
da
questa
finestra
gettava
giù
un
piatto
di
vivande
così
ben
cucinate
,
da
far
tornare
l
'
appetito
a
un
morto
.
La
finestra
si
richiuse
subito
,
e
Amato
che
in
tutta
la
giornata
non
aveva
trovato
il
modo
di
sdigiunarsi
,
pensò
che
era
venuto
il
momento
buono
per
rimettere
il
tempo
perso
.
E
già
si
preparava
ad
attaccare
il
dente
in
quelle
pietanze
,
quando
la
giovinetta
alla
quale
aveva
dato
il
panino
,
cacciò
un
grido
e
avendolo
preso
fra
le
braccia
:
"
Povera
bestiolina
"
,
gli
disse
,
"
non
ti
accostare
alla
bocca
quella
sorta
di
cibi
.
Questo
è
il
palazzo
della
Voluttà
;
e
tutto
ciò
che
esce
di
lì
dentro
,
è
avvelenato
"
.
Nel
tempo
stesso
Amato
sentì
una
voce
che
disse
:
"
Tu
vedi
come
una
buona
azione
non
resta
mai
senza
ricompensa
"
.
E
subito
si
trovò
cangiato
in
un
bel
piccioncino
bianco
.
Si
ricordò
allora
che
questo
era
il
colore
di
Candida
,
e
cominciò
a
sperare
che
finalmente
ella
volesse
rammentarlo
nelle
sue
buone
grazie
.
Il
suo
primo
pensiero
fu
quello
di
avvicinarsi
a
Zelia
,
e
levatosi
a
volo
per
aria
,
girò
intorno
a
tutta
la
casa
,
e
vide
con
gioia
che
c
'
era
una
finestra
aperta
.
Ma
ebbe
un
bel
frugare
la
casa
in
tutti
i
cantucci
:
Zelia
non
la
poté
trovare
.
Disperato
di
averla
smarrita
,
fece
giuro
di
non
fermarsi
un
momento
solo
,
fino
a
tanto
che
l
'
avesse
incontrata
.
E
per
più
giorni
volò
e
volò
,
finché
entrato
in
un
deserto
vide
una
caverna
,
e
per
curiosità
vi
si
accostò
.
Quale
non
fu
la
sua
gioia
nello
scorgere
Zelia
,
che
seduta
accanto
a
un
venerabile
Eremita
,
faceva
con
lui
un
frugalissimo
pasto
.
Amato
,
nell
'
impeto
della
passione
,
volò
sulla
spalla
della
graziosa
contadinella
,
e
dava
a
vedere
colle
sue
carezze
il
gran
piacere
che
provava
nel
rivederla
.
Zelia
,
innamorata
della
dolcezza
di
questo
animalino
,
lo
lisciava
delicatamente
colla
mano
,
e
sebbene
non
pensasse
di
essere
intesa
,
gli
disse
che
gradiva
il
dono
che
le
faceva
di
se
stesso
,
e
che
gli
avrebbe
voluto
sempre
bene
.
"
Che
avete
mai
fatto
,
Zelia
?
"
,
le
disse
l
'
Eremita
.
"
In
questo
modo
avete
impegnato
la
vostra
parola
.
"
"
Sì
,
graziosa
pastorella
"
,
le
disse
Amato
il
quale
riprese
in
quel
momento
la
sua
forma
naturale
,
"
la
fine
della
mia
metamorfosi
dipendeva
dal
vostro
consenso
alla
nostra
unione
.
Voi
mi
avete
promesso
di
amarmi
sempre
:
confermate
la
mia
felicità
e
io
corro
a
scongiurare
la
fata
Candida
,
mia
protettrice
,
perché
mi
renda
quella
figura
,
sotto
la
quale
ebbi
la
fortuna
di
piacervi
.
"
"
Voi
non
dovete
temere
per
nulla
la
sua
incostanza
"
,
gli
disse
Candida
,
e
lasciò
cadere
le
spoglie
d
'
Eremita
,
sotto
le
quali
s
'
era
nascosta
,
per
apparire
ai
loro
occhi
tale
,
qual
era
difatti
.
"
Zelia
vi
amò
appena
vi
vide
,
ma
i
vostri
vizi
la
costrinsero
a
nascondere
la
inclinazione
che
sentiva
per
voi
.
Il
cambiamento
avvenuto
ora
nel
vostro
cuore
,
la
fa
padrona
di
dare
libero
sfogo
a
tutta
la
sua
tenerezza
.
Voi
sarete
felici
,
perché
la
vostra
unione
sarà
fondata
sulla
virtù
.
"
Amato
e
Zelia
si
erano
gettati
ai
piedi
di
Candida
.
Il
Principe
non
rifiniva
di
ringraziarla
della
sua
bontà
,
e
Zelia
,
oltremodo
contenta
di
sapere
che
Amato
detestava
i
propri
trascorsi
,
tornava
a
ripetergli
il
grande
amore
che
sentiva
per
lui
.
"
Alzatevi
,
figli
miei
"
,
disse
loro
la
fata
,
"
che
io
voglio
trasportarvi
nel
vostro
palazzo
per
rendere
ad
Amato
una
corona
,
della
quale
i
suoi
vizi
l
'
avevano
reso
indegno
.
"
Appena
dette
queste
parole
,
si
trovarono
tutti
nella
camera
di
Solimano
,
il
quale
lietissimo
di
rivedere
il
suo
diletto
padrone
divenuto
virtuoso
,
gli
cedé
il
trono
e
restò
il
più
fedele
de
'
suoi
sudditi
.
Amato
regnò
lungo
tempo
con
Zelia
:
e
si
racconta
che
fu
così
scrupoloso
nell
'
adempimento
dei
propri
doveri
,
che
l
'
anello
che
aveva
ripreso
,
non
lo
punse
nemmeno
una
volta
sola
,
in
modo
da
fargli
far
sangue
.
La
Bella
e
la
Bestia
C
'
era
una
volta
un
mercante
che
era
ricco
sfondato
.
Aveva
sei
figliuoli
,
tre
maschi
e
tre
femmine
;
e
siccome
era
un
uomo
che
sapeva
il
vivere
del
mondo
,
non
risparmiò
nulla
per
educarli
e
diede
loro
ogni
sorta
di
maestri
.
Le
sue
figlie
erano
bellissime
:
la
minore
soprattutto
era
una
maraviglia
,
e
da
piccola
la
chiamavano
la
bella
bambina
,
e
di
qui
le
rimase
il
soprannome
di
Bella
,
che
fu
poi
cagione
di
gran
gelosia
per
le
sue
sorelle
.
Questa
figlia
minore
,
oltr
'
essere
la
più
bella
,
era
anche
la
più
buona
delle
altre
.
Le
due
maggiori
,
perché
erano
ricche
,
avevano
molto
fumo
;
si
davano
l
'
aria
di
grandi
signore
,
e
non
gradivano
la
compagnia
delle
figlie
degli
altri
negozianti
,
ma
se
la
dicevano
soltanto
col
nobilume
.
Andavano
dappertutto
:
ai
balli
,
alle
commedie
,
alle
passeggiate
;
e
si
ridevano
della
sorella
minore
,
perché
spendeva
una
gran
parte
del
suo
tempo
nella
lettura
dei
buoni
libri
.
E
perché
si
sapeva
che
erano
molto
ricche
,
parecchi
negozianti
,
di
quelli
grossi
davvero
,
le
chiesero
in
mogli
;
ma
la
maggiore
e
la
seconda
dissero
chiaro
e
tondo
che
non
si
sarebbero
mai
maritate
,
se
non
fosse
capitato
loro
un
Duca
o
a
dir
poco
un
Conte
.
La
Bella
(
oramai
vi
ho
detto
che
questo
era
il
nome
)
,
la
Bella
,
dunque
,
ringraziò
con
molta
buona
maniera
coloro
che
volevano
sposarla
:
e
disse
che
era
troppo
giovane
e
che
voleva
tener
compagnia
ancora
per
qualche
anno
al
suo
genitore
.
Quand
'
ecco
che
tutto
a
un
tratto
il
mercante
fece
un
gran
fallimento
e
non
gli
rimase
altro
che
una
piccola
casa
assai
lontana
dalla
città
.
Disse
allora
ai
suoi
figli
,
colle
lacrime
agli
occhi
,
che
bisognava
rassegnarsi
e
andare
ad
abitare
in
quella
casetta
dove
,
mettendosi
tutti
a
fare
i
contadini
,
avrebbero
potuto
campare
e
tirarsi
avanti
.
Le
due
ragazze
più
anziane
risposero
che
non
volevano
saperne
nulla
di
lasciare
la
città
,
dov
'
avevano
molti
amanti
,
ai
quali
non
sarebbe
parso
vero
di
poterle
sposare
,
anche
senza
un
soldo
di
dote
.
Ma
le
povere
figliuole
s
'
ingannavano
all
'
ingrosso
perché
,
quando
furono
povere
,
tutti
i
loro
amanti
girarono
largo
.
E
siccome
,
a
motivo
della
loro
superbia
,
non
erano
in
generale
ben
vedute
,
cosi
dicevano
tutti
:
"
Non
meritano
compassione
:
è
giusta
che
abbiano
dovuto
ripiegare
le
corna
;
che
vadano
ora
a
fare
le
grandi
signore
dietro
le
pecore
e
i
montoni
!
"
.
Ma
nel
tempo
stesso
tutti
dicevano
:
"
Quanto
alla
Bella
,
ci
rincresce
proprio
della
sua
disgrazia
:
è
una
gran
buona
figliuola
!
è
così
alla
mano
coi
poveri
,
e
tanto
amorosa
e
gentile
!
"
.
Ci
furono
fra
gli
altri
parecchi
gentiluomini
che
la
volevano
sposare
,
sebbene
non
avesse
più
un
soldo
di
dote
:
ma
essa
disse
che
non
sapeva
risolversi
a
lasciare
il
suo
povero
padre
nella
disgrazia
,
e
che
sarebbe
andata
con
lui
fra
i
campi
,
per
consolarlo
e
dargli
una
mano
nelle
fatiche
.
La
povera
Bella
,
da
principio
,
era
rimasta
molto
male
dell
'
aver
perduto
ogni
ben
di
fortuna
;
ma
poi
si
consolò
col
dire
fra
sé
e
sé
:
"
Quand
'
anche
mi
struggessi
dal
pianto
,
non
varrebbe
a
farmi
ricattare
quello
che
ho
perso
:
dunque
è
meglio
cercare
di
essere
felici
,
anche
senza
un
centesimo
in
tasca
"
.
Appena
arrivati
alla
casa
di
campagna
,
il
mercante
e
le
sue
tre
figlie
si
dettero
subito
a
lavorare
i
campi
.
La
Bella
si
alzava
la
mattina
alle
quattro
,
avanti
giorno
,
e
si
dava
il
pensiero
di
ripulir
la
casa
e
di
preparare
la
colazione
e
il
desinare
per
la
famiglia
.
Sul
primo
ci
pativa
un
poco
,
perché
non
era
avvezza
a
strapazzarsi
come
una
serva
:
ma
di
lì
in
capo
a
due
mesi
si
fece
più
robusta
e
,
faticando
tutto
il
giorno
,
acquistò
una
salute
di
ferro
.
Quando
aveva
finite
le
sue
faccende
,
si
metteva
a
leggere
o
a
suonare
la
spinetta
:
o
anche
canterellava
e
filava
.
Le
sue
sorelle
,
invece
,
s
'
annoiavano
da
non
averne
idea
:
si
levavano
alle
dieci
della
mattina
,
girellavano
tutto
il
giorno
e
trovavano
una
specie
di
svago
a
rimpiangere
i
bei
vestiti
e
la
bella
società
di
una
volta
.
"
Guarda
un
po
'
"
,
dicevano
fra
loro
,
"
come
è
stupida
la
nostra
sorella
minore
:
e
che
caratteraccio
triviale
!
Essa
è
contenta
come
una
pasqua
di
trovarsi
nella
sua
disgraziata
condizione
!..."
Ma
il
buon
mercante
non
la
pensava
così
.
Egli
sapeva
che
Bella
aveva
molto
più
garbo
delle
sue
sorelle
a
fare
spicco
in
società
:
e
ammirava
la
virtù
di
questa
giovinetta
e
segnatamente
la
sua
rassegnazione
;
perché
bisogna
sapere
che
le
sue
sorelle
,
non
contente
di
buttare
addosso
a
lei
tutte
le
faccende
della
casa
,
la
punzecchiavano
continuamente
con
mille
parole
insolenti
.
Era
corso
un
anno
dacché
questa
famiglia
viveva
lontana
dalla
città
,
quando
il
mercante
ebbe
una
lettera
nella
quale
gli
si
diceva
che
un
bastimento
,
carico
di
mercanzie
,
di
sua
proprietà
,
era
arrivato
felicemente
!
Ci
scattò
poco
che
questa
notizia
non
facesse
dar
la
balta
al
cervello
alle
due
ragazze
maggiori
,
le
quali
speravano
così
di
poter
lasciare
la
campagna
,
dove
morivano
dalla
noia
:
e
quando
videro
il
padre
sul
punto
di
partire
,
lo
pregarono
che
portasse
loro
dei
vestiti
,
delle
mantelline
,
dei
cappellini
e
altri
gingilli
di
moda
.
La
Bella
non
gli
chiese
nulla
,
perché
aveva
già
capito
che
tutto
il
valsente
delle
merci
arrivate
non
sarebbe
bastato
a
contentare
i
capricci
delle
sue
sorelle
.
"
E
tu
non
vuoi
che
ti
compri
nulla
?
"
,
le
disse
suo
padre
.
"
Poiché
siete
tanto
buono
da
pensare
a
me
"
,
ella
rispose
,
"
fatemi
il
piacere
di
portarmi
una
rosa
:
che
in
questi
posti
non
ci
fanno
.
"
Non
vuol
dir
già
che
alla
Bella
premesse
la
rosa
:
ma
lo
fece
,
per
non
criticare
col
suo
esempio
la
condotta
delle
sorelle
;
le
quali
avrebbero
detto
che
non
chiedeva
nulla
,
per
farsi
distinguere
e
dar
nell
'
occhio
.
Il
buon
uomo
partì
,
ma
appena
giunto
,
ebbe
a
sostenere
un
processo
a
causa
delle
sue
mercanzie
:
e
dopo
mille
seccature
,
se
ne
tornò
indietro
più
povero
di
prima
.
Gli
restavano
da
fare
non
più
di
trenta
miglia
per
arrivare
a
casa
,
e
già
si
consolava
nel
pensiero
di
rivedere
la
sua
famigliola
;
ma
dovendo
traversare
un
gran
bosco
,
si
smarrì
e
perdé
la
strada
.
La
neve
fioccava
da
far
paura
,
e
soffiava
un
vento
così
strapazzone
,
che
lo
gettò
per
due
volte
giù
da
cavallo
.
Venuta
la
notte
,
egli
cominciò
a
credere
di
dover
morire
o
di
fame
e
di
freddo
,
o
divorato
dai
lupi
,
che
si
sentivano
urlare
a
poca
distanza
.
Quando
a
un
tratto
,
nel
voltar
l
'
occhio
verso
il
fondo
di
una
lunga
sfilata
d
'
alberi
,
vide
una
gran
fiamma
che
pareva
lontana
lontana
.
S
'
avviò
da
quella
parte
,
e
poté
distinguere
che
quella
luce
usciva
da
un
gran
palazzo
,
che
era
tutto
illuminato
.
Il
mercante
ringraziò
il
cielo
del
soccorso
mandatogli
e
si
affrettò
per
giungere
a
questo
castello
;
ma
rimase
grandemente
stupito
di
non
trovarci
anima
viva
.
Il
suo
cavallo
,
che
gli
andava
dietro
,
avendo
visto
una
bella
scuderia
aperta
,
entrò
dentro
;
e
trovatovi
fieno
e
biada
,
il
povero
animale
,
che
moriva
di
fame
,
vi
si
buttò
sopra
con
grandissima
avidità
.
Il
mercante
lo
legò
alla
greppia
:
e
s
'
avviò
verso
la
casa
,
dove
non
trovò
nessuno
.
Ma
entrato
che
fu
in
una
gran
sala
,
vi
trovò
un
bel
fuoco
acceso
,
una
tavola
apparecchiata
e
con
molte
pietanze
:
ma
c
'
era
una
posata
sola
.
Essendo
bagnato
fino
al
midollo
dell
'
ossa
,
per
la
neve
e
la
molt
'
acqua
che
aveva
preso
,
si
avvicinò
al
fuoco
per
asciugarsi
,
dicendo
fra
sé
:
"
Il
padrone
di
casa
e
i
suoi
domestici
mi
scuseranno
della
libertà
che
mi
prendo
!
Sono
sicuro
che
staranno
poco
ad
arrivare
"
.
Aspetta
,
aspetta
e
nessuno
veniva
:
finché
suonarono
le
undici
e
ancora
non
s
'
era
visto
alcuno
.
Allora
non
potendo
più
stare
alle
mosse
,
dalla
gran
fame
prese
un
pollastro
e
,
tremando
dalla
paura
,
lo
mangiò
in
due
bocconi
.
Bevve
anche
qualche
sorso
di
vino
,
e
messo
su
un
po
'
di
coraggio
,
uscì
dalla
sala
e
traversò
molti
quartieri
splendidamente
tappezzati
e
ammobiliati
.
Alla
fine
trovò
una
camera
dove
c
'
era
un
buon
letto
:
e
perché
era
mezzanotte
suonata
e
si
sentiva
stanco
morto
,
prese
il
partito
di
chiuder
l
'
uscio
e
di
coricarsi
.
La
mattina
dopo
si
svegliò
verso
le
dieci
:
e
figuratevi
come
rimase
,
quando
trovò
un
vestito
molto
decente
nel
posto
dove
aveva
lasciato
il
suo
,
che
era
tutto
logoro
e
cascava
a
pezzi
.
"
Si
vede
bene
"
,
egli
disse
,
"
che
in
questo
palazzo
ci
sta
di
casa
qualche
buona
fata
,
che
si
è
mossa
a
compassione
di
me
.
"
Si
affacciò
alla
finestra
e
non
vide
più
un
filo
di
neve
,
ma
pergolati
di
bellissimi
fiori
,
che
innamoravano
soltanto
a
guardarli
.
Ritornò
nella
gran
sala
,
dove
la
sera
avanti
aveva
cenato
e
vide
una
piccola
tavola
,
con
sopra
una
chicchera
e
un
vaso
di
cioccolata
.
"
Grazie
tante
"
,
diss
'
egli
a
voce
alta
,
"
grazie
tante
,
signora
fata
,
della
garbatezza
di
aver
pensato
alla
mia
colazione
.
"
Il
buon
uomo
,
quand
'
ebbe
preso
la
cioccolata
,
uscì
per
andare
dal
suo
cavallo
;
e
passando
sotto
un
pergolato
di
rose
si
ricordò
che
la
Bella
gliene
aveva
chiesta
una
,
e
staccò
un
tralcio
dove
ce
n
'
erano
parecchie
bell
'
e
sbocciate
.
In
quel
punto
stesso
sentì
un
gran
rumore
e
vide
venirsi
incontro
una
bestia
così
spaventosa
,
che
ci
corse
poco
non
cascasse
svenuto
:
"
Voi
siete
molto
ingrato
"
,
disse
la
Bestia
con
una
voce
da
far
rabbrividire
,
"
vi
ho
salvata
la
vita
accogliendovi
nel
mio
castello
,
e
in
ricambio
voi
mi
rubate
le
mie
rose
,
che
è
per
l
'
appunto
la
cosa
che
io
amo
soprattutto
in
questo
mondo
.
Per
riparare
al
mal
fatto
non
vi
resta
altro
che
morire
:
vi
do
tempo
un
quarto
d
'
ora
per
chiedere
perdono
a
Dio
"
.
Il
mercante
si
gettò
in
ginocchio
e
a
mani
giunte
prese
a
dire
alla
Bestia
:
"
Monsignore
,
perdonatemi
:
non
credevo
davvero
di
offendervi
a
cogliere
una
rosa
per
una
delle
mie
figlie
,
che
me
l
'
aveva
domandata
"
.
"
Non
mi
chiamo
Monsignore
"
,
rispose
il
mostro
,
"
ma
Bestia
.
I
complimenti
non
fanno
per
me
;
io
voglio
che
ognuno
parli
come
la
pensa
:
per
cui
non
vi
mettete
in
capo
d
'
intenerirmi
colle
vostre
moine
.
Mi
avete
detto
che
avete
delle
figliuole
:
ebbene
,
io
potrò
perdonarvi
a
patto
che
una
di
codeste
figliuole
venga
qui
a
morire
volontariamente
nel
posto
vostro
.
Non
una
parola
di
più
;
partite
,
e
caso
le
vostre
figlie
ricusassero
di
morire
per
voi
,
giurate
che
dentro
tre
mesi
ritornerete
.
"
Quel
pover
'
uomo
non
aveva
punta
intenzione
di
sacrificare
alcuna
delle
sue
figlie
al
brutto
mostro
,
ma
pensò
dentro
di
sé
:
"
Non
foss
'
altro
avrò
almeno
la
consolazione
di
poterle
abbracciare
un
'
altra
volta
"
.
Fece
giuro
di
tornare
,
e
la
Bestia
gli
disse
che
poteva
partire
a
piacer
suo
.
"
Ma
non
voglio
"
,
soggiunge
,
"
che
tu
debba
andartene
colle
mani
vuote
.
Ritorna
nella
camera
dove
hai
dormito
;
ci
troverai
un
gran
baule
vuoto
;
ché
io
penserò
a
fartelo
portare
fino
a
casa
.
"
Detto
questo
,
la
Bestia
se
ne
andò
,
e
il
buon
uomo
disse
fra
sé
e
sé
:
"
Almeno
,
se
ho
da
morire
,
potrò
lasciare
un
boccon
di
pane
a
'
miei
poveri
ragazzi
"
.
E
tornò
nella
camera
dove
aveva
dormito
,
e
avendovi
trovato
delle
monete
d
'
oro
a
corbellini
,
ne
empì
il
baule
,
di
cui
gli
aveva
parlato
la
Bestia
:
quindi
lo
chiuse
,
e
ripreso
il
cavallo
lasciato
nella
scuderia
,
uscì
dal
palazzo
con
tanto
malessere
addosso
,
quanta
era
la
gioia
colla
quale
vi
era
entrato
.
Il
cavallo
prese
da
sé
uno
dei
viottoli
della
foresta
,
e
in
poche
ore
il
buon
uomo
arrivò
alla
sua
casetta
.
I
suoi
figli
gli
furono
tutti
d
'
intorno
:
ma
invece
di
mostrarsi
lieto
alle
loro
carezze
,
il
mercante
li
guardava
e
gli
cascavano
i
lacrimoni
dagli
occhi
.
Egli
aveva
in
mano
il
tralcio
di
rose
,
che
portava
a
Bella
:
e
nel
darglielo
,
disse
:
"
Bella
,
pigliate
queste
rose
:
ma
costeranno
molto
care
al
vostro
povero
padre
!
"
.
E
così
raccontò
alla
famiglia
il
brutto
caso
che
gli
era
capitato
.
A
quella
storia
le
due
sorelle
maggiori
si
messero
a
berciare
e
dissero
mille
cosacce
a
Bella
,
la
quale
non
piangeva
né
punto
né
poco
.
"
Ecco
le
conseguenze
"
,
esse
dicevano
,
"
dell
'
orgoglio
di
questa
monella
:
perché
anche
lei
non
fece
come
noi
e
non
chiese
dei
vestiti
?
Nient
'
affatto
!
la
signorina
voleva
distinguersi
.
E
ora
è
lei
la
cagione
della
morte
di
suo
padre
e
non
se
ne
fa
né
in
qua
né
in
là
.
"
"
Sarebbe
inutile
"
,
soggiunse
Bella
,
"
e
perché
dovrei
piangere
la
morte
di
mio
padre
?
Egli
non
morirà
una
volta
che
il
mostro
si
contenta
di
accettare
in
cambio
una
delle
sue
figlie
;
io
voglio
mettermi
in
balìa
del
suo
furore
:
e
sono
molto
felice
,
perché
così
potrò
avere
la
contentezza
di
salvare
il
padre
mio
e
di
provargli
il
gran
bene
che
gli
ho
sempre
voluto
.
"
"
No
,
sorella
mia
"
,
le
dissero
i
suoi
tre
fratelli
,
"
tu
non
morirai
:
noi
anderemo
a
trovare
il
mostro
,
e
periremo
sotto
i
suoi
colpi
,
se
non
saremo
buoni
di
ucciderlo
.
"
"
Non
lo
sperate
,
ragazzi
miei
"
,
disse
loro
il
mercante
,
"
la
potenza
di
questa
Bestia
è
così
sterminata
,
che
non
c
'
è
caso
di
poterla
uccidere
.
Mi
fa
una
vera
consolazione
il
buon
cuore
di
Bella
:
ma
non
voglio
mandarla
a
morire
.
Io
son
vecchio
;
non
mi
resta
che
poco
tempo
da
vivere
;
così
,
male
che
vada
,
posso
scorciarmi
di
qualche
anno
la
vita
;
cosa
che
non
rimpiango
punto
,
perché
lo
faccio
per
amor
vostro
,
miei
cari
figliuoli
.
"
"
Vi
do
la
mia
parola
,
padre
mio
"
,
disse
Bella
,
"
che
voi
non
anderete
a
quel
palazzo
,
senza
di
me
:
voi
non
mi
potete
impedire
di
seguirvi
.
Sebbene
giovane
,
io
non
sono
molto
attaccata
alla
vita
,
e
preferisco
esser
divorata
da
quel
mostro
,
che
morire
dalla
pena
che
mi
farebbe
la
vostra
perdita
.
"
Ebbero
un
bel
dire
,
ma
la
Bella
volle
a
ogni
costo
partire
anche
lei
per
il
palazzo
del
mostro
;
e
alle
sorelle
non
parve
vero
,
perché
si
rodevano
di
gelosia
per
le
belle
doti
della
sorella
minore
.
Il
mercante
era
così
stonato
dal
dolore
di
dover
perdere
la
figlia
,
che
non
gli
passò
per
il
capo
neppure
il
baule
che
egli
aveva
riempito
di
monete
d
'
oro
.
Ma
appena
fu
in
camera
restò
grandemente
stupito
di
trovarlo
al
piè
del
letto
.
Risolvette
di
non
dir
nulla
in
casa
di
essere
diventato
ricco
,
per
paura
che
le
figlie
si
mettessero
in
testa
di
voler
tornare
in
città
,
mentre
egli
aveva
fatto
conto
di
voler
morire
in
quella
campagna
.
Peraltro
confidò
il
segreto
a
Bella
,
la
quale
gli
raccontò
come
nel
tempo
che
era
stato
lontano
,
alcuni
gentiluomini
fossero
venuti
per
casa
e
come
,
fra
questi
,
ve
ne
fossero
due
che
amoreggiavano
colle
sue
sorelle
.
Si
raccomandò
al
padre
che
le
maritasse
;
perché
essa
era
tanto
buona
di
cuore
,
che
le
amava
tutte
e
due
,
e
perdonava
loro
tutto
il
male
che
le
avevano
fatto
.
Quelle
due
cattive
si
strofinarono
gli
occhi
colla
cipolla
per
farsi
venire
i
lucciconi
,
al
momento
che
Bella
partì
con
suo
padre
:
ma
i
fratelli
piangevano
davvero
:
e
anche
il
mercante
.
La
sola
che
non
piangesse
era
Bella
,
la
quale
non
voleva
inciprignire
il
dolore
di
tutti
gli
altri
.
Il
cavallo
prese
la
via
del
palazzo
,
e
sul
far
della
sera
cominciarono
di
lontano
a
vederlo
illuminato
,
tale
e
quale
come
la
prima
volta
.
Il
cavallo
andò
da
sé
solo
nella
scuderia
:
e
il
buon
uomo
entrò
con
sua
figlia
nella
gran
sala
,
dove
trovarono
una
gran
tavola
magnificamente
apparecchiata
per
due
.
Il
mercante
non
sapeva
da
che
verso
rifarsi
per
mangiare
;
ma
la
Bella
,
sforzandosi
di
parer
tranquilla
,
si
messe
a
tavola
e
lo
servì
:
poi
diceva
dentro
di
sé
:
"
Capisco
bene
che
la
Bestia
vuole
ingrassarmi
prima
di
far
di
me
un
boccone
!
me
n
'
accorgo
dalla
maniera
con
cui
mi
tratta
"
.
Quand
'
ebbero
cenato
,
udirono
un
gran
fracasso
e
il
mercante
,
colle
lagrime
agli
occhi
,
disse
addio
alla
sua
povera
figlia
,
perché
sapeva
che
la
Bestia
era
lì
lì
per
arrivare
.
La
Bella
,
alla
vista
di
quell
'
orribile
figura
,
sentì
fare
un
cavallone
al
sangue
:
ma
s
'
ingegnò
di
non
darlo
a
divedere
:
e
quando
il
mostro
le
domandò
s
'
era
venuta
da
lui
volentieri
,
rispose
con
voce
tremante
di
sì
.
"
Davvero
che
siete
molto
buona
"
,
disse
la
Bestia
,
"
e
io
vi
sono
riconoscentissimo
.
Buon
uomo
!
domani
partirete
,
e
Dio
vi
guardi
dal
tornare
in
questo
luogo
.
Addio
,
Bella
.
"
"
Addio
,
Bestia
"
,
ella
rispose
.
E
il
mostro
sparì
.
"
Oh
!
figlia
mia
"
,
disse
il
mercante
abbracciandola
e
baciandola
,
"
io
son
mezzo
morto
dalla
paura
.
Fai
a
modo
mio
;
lasciami
morir
qui
.
"
"
No
,
padre
mio
"
,
rispose
la
Bella
con
fermezza
,
"
voi
partirete
domani
mattina
,
e
mi
abbandonerete
all
'
aiuto
del
cielo
.
Il
cielo
forse
avrà
compassione
di
me
!..."
L
'
uno
e
l
'
altro
andarono
a
letto
,
coll
'
idea
che
in
tutta
la
notte
non
sarebbero
stati
buoni
a
chiudere
un
occhio
,
ma
invece
,
appena
si
furono
coricati
nei
loro
letti
,
si
addormentarono
come
ghiri
.
E
la
Bella
vide
in
sogno
una
Regina
,
la
quale
le
disse
:
"
O
Bella
,
io
son
contenta
del
vostro
buon
cuore
.
La
nobile
azione
che
fate
,
dando
la
vita
per
quella
di
vostro
padre
,
non
rimarrà
senza
premio
"
.
Quando
la
Bella
si
svegliò
,
raccontò
il
sogno
a
suo
padre
,
e
sebbene
questa
cosa
lo
rinfrancasse
un
poco
,
non
bastò
peraltro
a
trattenerlo
dal
dare
in
grandissimi
pianti
,
quando
gli
fu
forza
staccarsi
dalla
sua
figlia
adorata
.
Partito
che
fu
,
la
Bella
andò
a
sedersi
nella
gran
sala
;
e
anche
essa
cominciò
a
piangere
;
ma
essendo
molto
coraggiosa
,
si
raccomandò
a
Dio
e
fece
conto
di
non
darsi
tanto
alla
disperazione
per
quel
poco
di
tempo
che
le
restava
ancora
da
vivere
:
perché
ella
credeva
fermamente
che
la
Bestia
sarebbe
venuta
a
mangiarla
nella
serata
.
Intanto
,
mentre
aspettava
,
pensò
bene
di
girare
e
di
visitare
il
castello
,
del
quale
non
poteva
starsi
dall
'
ammirare
le
grandi
bellezze
.
E
figuratevi
se
rimase
a
bocca
aperta
,
quando
vide
una
porta
sulla
quale
c
'
era
scritto
:
Quartiere
della
Bella
.
Aprì
in
fretta
e
in
furia
questa
porta
e
fu
abbagliata
dalle
magnificenze
che
vi
erano
dentro
;
ma
ciò
che
maggiormente
la
colpì
,
fu
la
vista
di
una
gran
biblioteca
,
di
un
clavicembalo
e
di
molti
quaderni
di
musica
.
"
Si
vede
proprio
che
non
vogliono
che
io
mi
annoi
"
,
disse
fra
sé
e
sé
;
quindi
pensò
:
"
Se
io
dovessi
albergare
qui
un
giorno
solamente
,
non
mi
avrebbero
ammannito
tutte
queste
belle
cose
"
.
Questo
pensiero
rianimò
il
suo
coraggio
.
Ella
aprì
la
biblioteca
e
vide
un
libro
sul
quale
era
scritto
a
lettere
d
'
oro
:
"
Desiderate
e
comandate
;
voi
siete
qui
signora
e
padrona
!..."
.
"
Meschina
me
!
"
,
diss
'
ella
,
"
io
non
ho
altro
desiderio
che
di
vedere
il
mio
povero
padre
e
di
sapere
che
cos
'
è
di
lui
in
questo
momento
!
"
Queste
parole
le
aveva
dette
dentro
di
sé
,
ma
quale
non
fu
il
suo
stupore
,
quando
gettando
gli
occhi
sopra
uno
specchio
,
vi
mirò
la
sua
casa
,
e
per
l
'
appunto
in
quel
momento
in
cui
vi
giungeva
suo
padre
con
un
viso
da
far
pietà
.
Le
sue
sorelle
gli
andavano
incontro
;
e
malgrado
le
smorfie
che
facevano
per
parere
afflitte
,
mostravano
sul
viso
e
a
fior
di
pelle
la
contentezza
provata
per
la
perdita
della
loro
sorella
.
Dopo
un
minuto
sparì
ogni
cosa
,
ma
la
Bella
non
poté
far
di
meno
di
pensare
che
la
Bestia
era
molto
compiacente
,
e
che
non
aveva
nulla
da
temere
da
essa
.
A
mezzogiorno
trovò
la
tavola
bell
'
e
apparecchiata
:
e
durante
il
pranzo
udì
un
'
eccellente
musica
,
senza
che
potesse
vedere
alcuno
.
La
sera
mentre
stava
per
mettersi
a
tavola
,
sentì
il
fracasso
che
faceva
la
Bestia
e
fu
presa
da
un
tremito
di
paura
:
"
Bella
"
,
le
disse
il
mostro
,
"
siete
contenta
che
io
stia
a
vedervi
mentre
cenate
?
"
.
"
Non
siete
voi
il
padrone
?
"
,
rispose
la
Bella
,
tremando
.
"
No
"
,
replicò
la
Bestia
,
"
qui
non
c
'
è
altri
padroni
che
voi
;
se
vi
sono
importuno
,
non
dovete
far
altro
che
dirmelo
e
me
ne
anderò
subito
.
Ditemi
una
cosa
:
non
è
vero
che
io
vi
sembro
molto
brutto
?
"
"
È
vero
,
sì
"
,
rispose
Bella
,
"
perché
io
non
sono
avvezza
di
dire
una
cosa
per
un
'
altra
;
peraltro
vi
credo
buonissimo
di
cuore
.
"
"
Avete
ragione
"
,
disse
il
mostro
,
"
ma
oltre
all
'
essere
brutto
io
non
ho
punto
spirito
,
e
so
benissimo
d
'
essere
una
Bestia
.
"
"
Non
è
mai
una
Bestia
"
,
rispose
Bella
,
"
colui
che
crede
di
non
avere
spirito
.
Gl
'
imbecilli
non
arriveranno
mai
a
capire
questa
cosa
.
"
"
Su
dunque
,
mangiate
,
Bella
"
,
le
disse
il
mostro
,
"
e
cercate
tutti
i
mezzi
per
non
annoiarvi
nella
vostra
casa
:
perché
tutto
quello
che
vedete
qui
,
è
roba
vostra
:
e
io
sarei
mortificato
se
non
vi
sapessi
contenta
.
"
"
Voi
avete
molta
bontà
per
me
"
,
disse
la
Bella
,
"
e
sono
contentissima
del
vostro
cuore
:
quando
ci
penso
non
mi
sembrate
nemmeno
tanto
brutto
.
"
"
Oh
!
per
questo
"
,
rispose
la
Bestia
,
"
il
cuore
è
buono
:
ma
io
sono
un
mostro
!
"
"
Conosco
degli
uomini
che
sono
più
mostri
di
voi
"
,
disse
Bella
,
"
e
quanto
a
me
,
mi
piacete
più
voi
con
codesta
vostra
figura
,
di
tant
'
altri
che
,
sotto
l
'
aspetto
d
'
uomo
,
nascondono
un
cuore
falso
,
corrotto
e
sconoscente
.
"
"
Se
avessi
un
po
'
di
spirito
"
,
disse
la
Bestia
,
"
farei
un
complimento
per
ringraziarvi
:
ma
io
sono
uno
stupido
;
e
tutto
quel
che
posso
dirvi
è
che
vi
sono
obbligato
.
"
La
Bella
cenò
di
buon
appetito
.
Essa
non
aveva
quasi
più
paura
del
mostro
;
ma
fu
lì
lì
per
morire
di
spavento
,
quando
egli
le
disse
:
"
Bella
,
volete
esser
mia
moglie
?
"
.
Ella
stette
un
po
'
di
tempo
senza
rispondere
:
aveva
paura
di
svegliare
la
collera
del
mostro
con
un
rifiuto
;
a
ogni
modo
disse
con
voce
tremante
:
"
No
,
Bestia
"
.
A
questa
risposta
il
povero
mostro
volle
mandar
fuori
un
sospiro
e
gli
venne
fatto
un
sibilo
così
spaventoso
,
che
ne
rintronò
tutto
il
palazzo
.
Ma
la
Bella
fu
presto
rassicurata
,
perché
la
Bestia
,
dopo
averle
detto
"
addio
,
dunque
,
Bella
"
,
uscì
dalla
camera
voltandosi
indietro
tre
o
quattro
volte
per
poterla
ancora
vedere
.
Quando
la
Bella
fu
sola
cominciò
a
sentire
una
gran
compassione
per
la
povera
Bestia
,
e
diceva
:
"
Che
peccato
che
sia
così
brutta
,
mentre
sarebbe
tanto
buona
!
"
.
La
Bella
,
per
tre
mesi
,
menò
in
questo
palazzo
una
vita
abbastanza
tranquilla
.
Tutte
le
sere
la
Bestia
andava
a
farle
visita
,
e
durante
la
cena
si
tratteneva
con
lei
,
facendo
mostra
di
molto
buon
senso
,
ma
giammai
di
ciò
che
si
chiama
spirito
fra
le
persone
del
mondo
galante
.
Ogni
giorno
che
passava
,
la
Bella
scopriva
nuovi
pregi
nel
mostro
.
A
furia
di
vederlo
,
aveva
fatto
l
'
occhio
alle
sue
bruttezze
,
e
invece
di
temere
il
momento
della
sua
visita
,
ella
guardava
spesso
l
'
orologio
per
vedere
quanto
mancava
alle
nove
,
perché
la
Bestia
a
quell
'
ora
era
sempre
precisa
.
Una
sola
cosa
metteva
di
mal
umore
la
Bella
;
ed
era
che
tutte
le
sere
,
avanti
di
andare
a
letto
,
il
mostro
le
domandava
se
voleva
essere
sua
moglie
,
e
rimaneva
mortificatissimo
quand
'
essa
rispondeva
di
no
.
Ella
disse
un
giorno
:
"
Voi
mi
fate
una
gran
pena
,
Bestia
;
vorrei
potervi
sposare
,
ma
sono
troppo
sincera
per
darvi
a
sperare
una
cosa
che
non
sarà
mai
.
Io
sarò
sempre
vostra
buon
'
amica
.
Contentatevi
di
questo
"
.
"
Per
forza
!
"
rispose
la
Bestia
.
"
Io
son
giusto
.
Io
so
che
sono
orrendo
:
ma
vi
voglio
un
gran
bene
.
A
ogni
modo
,
io
mi
chiamo
abbastanza
fortunato
se
vi
adattate
a
restar
qui
:
promettetemi
che
non
mi
lascerete
mai
.
"
La
Bella
a
queste
parole
fece
il
viso
rosso
.
Ella
aveva
visto
nello
specchio
che
suo
padre
era
malato
dal
dolore
di
averla
perduta
,
e
desiderava
rivederlo
.
"
Io
potrei
benissimo
promettervi
"
diss
'
ella
alla
Bestia
"
di
non
lasciarvi
più
per
sempre
;
ma
mi
struggo
tanto
di
rivedere
il
padre
mio
,
che
morirei
di
crepacuore
se
mi
rifiutaste
questo
piacere
.
"
"
Vorrei
piuttosto
morire
"
,
disse
il
mostro
,
"
che
darvi
un
dispiacere
;
io
vi
manderò
da
vostro
padre
:
voi
resterete
con
lui
e
la
vostra
Bestia
morirà
di
dolore
.
"
"
No
"
,
rispose
la
Bella
piangendo
,
"
io
vi
voglio
troppo
bene
per
essere
cagione
della
vostra
morte
.
Vi
prometto
di
ritornare
fra
otto
giorni
.
Mi
avete
fatto
vedere
che
le
mie
sorelle
sono
maritate
e
che
i
miei
fratelli
sono
partiti
per
l
'
armata
.
Il
mio
povero
padre
è
rimasto
solo
;
lasciatemi
almeno
una
settimana
con
lui
.
"
"
Domattina
ci
sarete
"
,
disse
la
Bestia
,
"
ricordatevi
delle
vostre
promesse
.
Quando
vorrete
tornare
,
non
dovete
far
altro
che
posare
il
vostro
anello
sopra
la
tavola
nell
'
andare
a
letto
.
Addio
,
Bella
.
"
La
Bestia
,
mentre
parlava
così
,
sospirò
secondo
il
suo
uso
solito
,
e
la
Bella
andò
a
letto
,
tutta
dispiacente
di
avergli
dato
questo
dolore
.
Quando
si
svegliò
la
mattina
dopo
,
si
trovò
in
casa
di
suo
padre
;
e
avendo
suonato
il
campanello
accanto
al
letto
,
vide
venire
la
serva
,
la
quale
cacciò
un
grand
'
urlo
di
sorpresa
.
Il
buon
uomo
di
suo
padre
,
a
quell
'
urlo
,
corse
subito
,
e
nel
rivederla
,
ci
mancò
poco
non
morisse
dalla
contentezza
:
e
stettero
abbracciati
per
più
di
un
quarto
d
'
ora
.
Sfogate
le
prime
tenerezze
,
la
Bella
pensò
che
non
aveva
vestiti
per
potersi
levare
,
ma
la
serva
le
disse
di
aver
trovato
nella
stanzaa
accanto
un
gran
baule
pieno
di
vestiti
,
tutti
d
'
oro
e
ornati
di
brillanti
.
La
Bella
ringraziò
la
buona
Bestia
delle
sue
attenzioni
:
scelse
fra
quei
vestiti
il
meno
vistoso
e
ordinò
alla
serva
di
riporre
gli
altri
,
dei
quali
intendeva
farne
un
regalo
alle
sorelle
:
ma
appena
ell
'
ebbe
pronunziate
queste
parole
,
il
baule
sparì
.
Peraltro
suo
padre
avendole
detto
che
la
Bestia
voleva
che
ella
serbasse
per
sé
ogni
cosa
,
il
baule
ritornò
al
suo
posto
.
La
Bella
si
vestì
,
e
in
questo
mentre
furono
avvertite
le
sue
sorelle
,
le
quali
corsero
subito
insieme
ai
cari
mariti
.
Tutte
e
due
avevano
combinato
molto
male
!
La
maggiore
aveva
sposato
un
gentiluomo
,
bello
come
un
amore
,
ma
tanto
innamorato
di
sé
,
che
dalla
mattina
alla
sera
non
faceva
altro
che
guardarsi
allo
specchio
,
senza
curarsi
né
punto
né
poco
della
bellezza
della
moglie
.
La
seconda
aveva
sposato
un
uomo
che
aveva
molto
spirito
,
ma
se
ne
serviva
soltanto
per
essere
la
disperazione
di
tutte
le
donne
,
cominciando
da
sua
moglie
.
Le
sorelle
di
Bella
quando
la
videro
vestita
come
una
Regina
e
bella
come
un
occhio
di
sole
,
se
non
creparono
dalla
rabbia
,
fu
un
miracolo
.
Ella
ebbe
un
bell
'
accarezzarle
;
nulla
poté
ammansire
la
loro
gelosia
;
la
quale
anzi
si
accrebbe
a
cento
doppi
,
quando
raccontò
quanto
era
felice
.
La
due
invidiose
scesero
in
giardino
per
potersi
sfogare
a
piangere
,
e
dicevano
:
"
O
perché
quella
ragazzuccia
è
più
fortunata
di
noi
?
Non
siamo
forse
più
graziose
e
più
belle
di
lei
?
"
.
"
Cara
sorella
"
,
disse
la
maggiore
,
"
mi
viene
un
'
idea
:
facciamo
di
tutto
per
trattenerla
qui
per
più
di
otto
giorni
;
la
sua
stupida
Bestia
anderà
sulle
furie
per
la
parola
non
mantenuta
e
forse
la
divorerà
per
castigarla
.
"
"
Dici
bene
,
sorella
"
,
rispose
l
'
altra
,
"
ma
perché
la
cosa
riesca
,
bisogna
cercare
di
ammaliarla
con
molte
moine
.
"
Preso
questo
partito
,
risalirono
in
casa
tutt
'
e
due
e
cominciarono
a
fare
tante
e
poi
tante
garbatezze
alla
sorella
,
che
questa
ne
pianse
di
consolazione
.
Passati
che
furono
gli
otto
giorni
,
le
due
sorelle
si
strapparono
i
capelli
e
diedero
segni
di
disperazione
per
la
partenza
di
lei
,
che
ella
finì
col
promettere
di
trattenersi
altri
otto
giorni
.
Intanto
la
Bella
rimproverava
a
se
stessa
il
dolore
che
stava
per
dare
alla
sua
povera
Bestia
,
che
essa
amava
davvero
e
che
ora
era
dispiacente
di
non
poterla
vedere
.
La
decima
notte
che
ella
passò
in
casa
del
padre
,
sognò
di
trovarsi
nel
palazzo
e
di
vedere
la
Bestia
distesa
sull
'
erba
,
vicina
a
morire
,
e
che
le
rinfacciava
la
sua
ingratitudine
.
Bella
si
destò
tutt
'
a
un
tratto
e
pianse
:
"
Non
son
io
molto
cattiva
"
essa
diceva
"
di
dare
questo
dispiacere
a
una
Bestia
,
che
è
stata
tanto
buona
con
me
?
È
colpa
sua
se
è
così
brutta
e
se
ha
poco
spirito
?
Ella
è
buona
:
e
questo
val
più
d
'
ogni
cosa
.
Perché
non
ho
io
voluto
sposarlo
?
Io
sarei
più
felice
con
lui
che
le
mie
sorelle
coi
loro
mariti
.
Non
è
la
bellezza
né
lo
spirito
di
un
marito
che
rendono
felice
una
donna
;
ma
la
bontà
del
carattere
,
la
virtù
e
le
buone
maniere
:
e
la
Bestia
ha
tutte
queste
belle
cose
.
Io
non
sento
amore
per
essa
ma
la
stimo
,
e
ho
per
lei
amicizia
e
riconoscenza
.
Ma
non
debbo
renderla
disgraziata
:
questa
ingratitudine
sarebbe
per
me
un
rimorso
per
tutta
la
vita
"
.
Dette
queste
parole
,
la
Bella
si
leva
,
mette
l
'
anello
sulla
tavola
e
ritorna
a
letto
.
Appena
coricata
si
addormentò
e
,
svegliandosi
la
mattina
,
vide
con
gioia
di
essere
nel
palazzo
della
Bestia
.
Si
messe
i
vestiti
più
belli
per
andarle
a
genio
anche
di
più
,
e
s
'
annoiò
mortalmente
nella
smania
di
aspettare
che
arrivassero
le
nove
ore
di
sera
:
ma
l
'
orologio
ebbe
un
bel
suonare
le
nove
:
la
Bestia
non
comparve
.
La
Bella
allora
temé
di
averle
cagionato
la
morte
:
e
disperata
si
dette
a
girare
per
tutto
il
palazzo
,
mandando
altissimi
pianti
.
Dopo
aver
cercato
dappertutto
,
si
ricordò
del
sogno
e
corse
in
giardino
,
vicino
al
fiume
,
dove
dormendo
,
l
'
aveva
veduta
.
E
difatti
fu
lì
che
trovò
la
povera
Bestia
distesa
per
terra
priva
di
sensi
:
talché
la
credette
morta
.
Senza
provar
ribrezzo
di
quella
brutta
figura
,
si
gettò
tutta
sopra
lei
,
e
avendo
sentito
che
il
cuore
batteva
sempre
,
prese
dal
fiume
un
po
'
d
'
acqua
e
le
bagnò
la
testa
.
La
Bestia
aprì
gli
occhi
e
disse
alla
Bella
:
"
Voi
avete
dimenticata
la
vostra
promessa
:
e
il
gran
dolore
di
avervi
perduta
mi
ha
fatto
decidere
a
lasciarmi
morir
di
fame
:
ma
ora
muoio
contenta
,
perché
ho
avuto
la
consolazione
di
potervi
rivedere
"
.
"
No
,
mia
cara
Bestia
,
voi
non
morirete
"
,
le
disse
la
Bella
,
"
voi
vivrete
per
diventare
mio
sposo
:
da
questo
momento
io
vi
do
la
mia
mano
,
e
giuro
che
non
sarò
d
'
altri
che
di
voi
.
Ohimè
!
io
credeva
di
non
aver
per
voi
che
dell
'
amicizia
,
ma
il
dolore
che
sento
mi
fa
credere
che
non
potrei
più
vivere
senza
vedervi
.
"
Appena
la
Bella
ebbe
pronunziato
queste
parole
,
ecco
che
tutto
il
castello
appare
risplendente
di
lumi
:
i
fuochi
di
artifizio
,
la
musica
,
ogni
cosa
annunziava
una
gran
festa
.
Ma
queste
meraviglie
non
incantarono
punto
i
suoi
occhi
:
ella
si
voltò
verso
la
sua
cara
Bestia
,
il
cui
pericolo
la
teneva
in
tanta
agitazione
.
E
quale
fu
il
suo
stupore
!
La
Bestia
era
sparita
,
ed
essa
non
vide
ai
suoi
piedi
che
un
Principe
bello
come
un
amore
,
il
quale
la
ringraziava
per
aver
rotto
il
suo
incantesimo
.
Sebbene
questo
Principe
meritasse
tutte
le
sue
premure
,
ella
non
poté
stare
dal
chiedergli
dove
fosse
la
Bestia
.
"
Eccola
ai
vostri
piedi
"
,
le
disse
il
Principe
,
"
una
fata
maligna
mi
aveva
condannato
a
restare
sotto
quell
'
aspetto
finché
una
bella
fanciulla
non
avesse
acconsentito
a
sposarmi
,
e
mi
aveva
per
di
più
proibito
di
far
mostra
di
spirito
.
Così
in
tutto
il
mondo
non
ci
voleva
che
voi
,
per
lasciarsi
innamorare
dalla
bontà
del
mio
carattere
:
ed
offrendovi
la
mia
corona
,
non
posso
sdebitarmi
del
gran
bene
che
mi
avete
fatto
.
"
La
Bella
,
piacevolmente
sorpresa
,
porse
la
mano
al
bel
Principe
perché
si
rialzasse
in
piedi
.
E
andarono
insieme
al
castello
,
dov
'
essa
ci
mancò
poco
non
si
sentisse
svenire
dalla
gioia
,
trovando
nella
gran
sala
il
padre
suo
e
tutta
la
sua
famiglia
,
tra
sportata
al
castello
da
quella
bella
Signora
che
le
era
apparsa
in
sogno
.
"
Bella
"
,
le
disse
questa
Signora
,
che
era
una
fata
e
di
quelle
coi
fiocchi
,
"
venite
a
ricevere
la
ricompensa
della
vostra
buona
scelta
:
voi
avete
preferito
la
virtù
alla
bellezza
e
allo
spirito
,
e
meritate
per
questo
di
trovare
tutte
quelle
cose
raccolte
in
una
sola
persona
.
Voi
state
per
diventare
una
gran
Regina
:
ma
spero
che
il
trono
non
vi
farà
scordare
le
vostre
virtù
.
Quanto
a
voi
,
mie
care
signore
"
disse
la
fata
alle
due
sorelle
della
Bella
"
conosco
il
vostro
cuore
e
tutta
la
cattiveria
che
c
'
è
dentro
:
diventerete
due
statue
;
ma
nondimeno
serberete
il
lume
della
ragione
sotto
la
vostra
forma
di
pietra
.
Starete
alla
porta
del
palazzo
di
vostra
sorella
;
e
non
vi
impongo
altra
pena
che
quella
di
essere
testimoni
della
sua
felicità
.
Non
potrete
ritornare
nello
stato
primiero
,
se
non
quando
riconoscerete
i
vostri
errori
:
ma
ho
una
gran
paura
che
dobbiate
restare
statue
per
sempre
.
Si
può
correggere
l
'
orgoglio
,
le
bizze
,
la
gola
,
la
pigrizia
;
ma
la
conversione
di
un
cuore
invidioso
e
cattivo
è
una
specie
di
miracolo
.
"
Nel
dir
così
,
diede
un
colpo
di
bacchetta
,
e
tutti
quelli
che
erano
in
quella
sala
,
furono
trasportati
negli
Stati
del
Principe
.
I
suoi
sudditi
lo
rividero
con
gioia
,
ed
esso
sposò
la
Bella
,
che
visse
con
lui
lungamente
e
in
una
felicità
perfetta
,
perché
era
fondata
sulla
virtù
.
Miscellanea ,
LA
CAMORRA
Mio
caro
Dina
Negli
scorsi
mesi
raccolsi
alcune
notizie
intorno
allo
stato
delle
classi
più
povere
,
specialmente
nelle
province
meridionali
.
Se
a
te
non
pare
inutile
affatto
,
ti
pregherei
di
concedermi
che
le
pubblichi
nel
tuo
giornale
,
tanto
pregiato
in
Italia
.
Debbo
però
dire
,
innanzi
tutto
,
che
nel
raccogliere
queste
notizie
io
ho
avuto
lo
scopo
di
provare
che
la
camorra
,
il
brigantaggio
,
la
mafia
sono
la
conseguenza
logica
,
naturale
,
necessaria
di
un
certo
stato
sociale
,
senza
modificare
il
quale
è
inutile
sperare
di
poter
distruggere
quei
mali
.
So
che
molti
lo
ammettono
,
ma
pochi
se
ne
formano
un
concetto
chiaro
.
Sono
ben
lontano
dallo
sperare
di
potere
,
con
alcune
lettere
,
risolvere
problemi
d
una
sì
grande
importanza
e
difficoltà
.
Credo
però
che
anche
pochi
fatti
ed
esempi
possano
spronare
ad
altre
nuove
ricerche
.
A
che
gioveranno
queste
ricerche
?
Sarà
sperabile
portare
qualche
rimedio
ai
mali
?
Lo
vedremo
in
appresso
.
Intanto
,
per
cominciare
dalla
camorra
,
noterò
che
la
legge
di
sicurezza
pubblica
suppone
che
il
camorrista
non
faccia
altro
che
guadagnare
indebitamente
sul
lavoro
altrui
.
Invece
esso
minaccia
ed
intimidisce
,
né
sempre
per
solo
guadagno
;
impone
tasse
;
prende
l
altrui
senza
pagare
;
ma
ancora
impone
ad
altri
il
commetter
delitti
;
ne
commette
egli
stesso
,
obbligando
altri
a
dichiararsene
autore
;
protegge
i
colpevoli
contro
la
giustizia
;
esercita
il
suo
mestiere
,
se
così
può
chiamarsi
,
su
tutto
:
nelle
vie
,
nelle
case
,
nei
ridotti
,
sul
lavoro
,
sui
delitti
,
sul
gioco
.
L
organizzazione
più
perfetta
della
camorra
trovasi
nelle
carceri
,
dove
il
camorrista
regna
.
E
così
,
spesso
si
crede
di
punirlo
,
quando
gli
si
dà
solo
il
modo
di
continuare
meglio
l
opera
sua
.
Ma
quello
ancora
che
la
legge
non
sembra
sospettare
,
e
che
molti
ignorano
,
si
è
che
la
camorra
non
si
esercita
solo
negli
ordini
inferiori
della
società
:
vi
sono
anche
camorristi
in
guanti
bianchi
ed
abito
nero
,
i
cui
nomi
e
i
cui
delitti
da
molti
pubblicamente
si
ripetono
.
Le
forme
che
la
camorra
piglia
nei
diversi
luoghi
e
fra
le
diverse
persone
che
la
esercitano
,
sono
infinitamente
varie
.
Non
è
lungo
tempo
io
scrissi
ad
un
vice
-
sindaco
di
Napoli
,
amante
del
suo
paese
,
antico
liberale
,
patriotta
provato
:
Mi
dici
qualche
cosa
della
camorra
?
Va
essa
avanti
o
indietro
;
comincia
ad
essere
davvero
estirpata
?
Egli
mi
fece
una
risposta
che
non
riferisco
tutta
,
perché
a
molti
parrebbe
una
dipintura
esagerata
dei
fatti
.
Copio
solo
la
conclusione
della
lettera
.
«
Moltissime
ordinanze
municipali
non
possono
qui
attecchire
,
se
non
convengono
agl
interessi
della
camorra
.
Napoli
comincia
a
ripulirsi
dacché
la
camorra
con
i
suoi
appaItatori
ne
trae
guadagno
.
Ed
io
,
come
vice
-
sindaco
di
...
,
ho
potuto
obbligare
1.157
proprietarii
a
restaurare
ed
imbiancare
le
loro
case
e
le
ville
,
che
sono
cinte
di
mura
,
dacché
,
senza
che
sapessi
,
la
camorra
locale
ha
diretto
,
di
comune
accordo
col
mio
usciere
l
operazione
»
.
Questo
stato
di
cose
fa
paura
,
spaventa
sempre
più
,
quando
si
esamina
più
da
vicino
,
e
se
ne
vede
tutta
l
estensione
.
Perché
la
camorra
divenga
possibile
,
occorre
che
vi
sia
un
certo
numero
di
cittadini
,
o
anche
una
classe
intera
,
che
si
pieghi
alle
minacce
di
pochi
o
di
molti
,
che
siano
organizzati
.
Una
volta
che
questo
fatto
,
per
qualche
tempo
,
si
avvera
in
proporzioni
abbastanza
larghe
,
riesce
facile
assai
capire
in
che
modo
la
malattia
si
estenda
a
poco
a
poco
,
e
pigli
forme
diverse
,
secondo
che
penetra
nei
diversi
ordini
della
società
.
Il
male
è
contagioso
come
il
bene
,
e
l
oppressione
,
specialmente
quella
esercitata
dalla
camorra
,
corrompe
l
oppresso
e
l
oppressore
,
e
corrompe
ancora
chi
resta
lungamente
spettatore
di
questo
stato
di
cose
,
senza
reagire
con
tutte
le
sue
forze
.
Perciò
importa
conoscere
dove
questa
oppressione
comincia
e
si
può
esercitare
più
impunemente
,
perché
ivi
è
la
prima
radice
del
male
,
dalla
quale
tutto
il
resto
deriva
,
perché
ivi
,
se
è
possibile
,
bisogna
portare
il
rimedio
.
La
città
di
Napoli
è
,
fra
molte
,
quella
in
cui
la
bassa
plebe
si
trova
,
non
voglio
dire
nella
maggiore
miseria
,
perché
ciò
non
è
il
peggio
;
ma
nel
più
grande
abbandono
,
nel
maggiore
avvilimento
,
nel
più
doloroso
abbrutimento
.
Contro
di
essa
tutto
era
permesso
sotto
il
regime
borbonico
,
Il
galantuomo
poteva
,
senza
temer
nulla
,
quando
era
di
giorno
e
nella
pubblica
via
,
usare
il
suo
bastone
,
perché
la
polizia
pigliava
in
queste
occasioni
sempre
le
sue
parti
.
Le
limosine
date
a
larga
mano
dai
privati
;
dai
conventi
,
che
distribuivano
la
minestra
;
dalle
Opere
pie
;
anche
dal
Governo
,
che
distribuiva
pane
,
alimentavano
la
miseria
e
la
rendevano
permanente
.
La
camorra
cosi
nasceva
naturalmente
in
mezzo
a
questi
uomini
;
era
il
loro
governo
naturale
,
ed
era
perciò
favorita
,
sostenuta
dai
Borboni
,
come
un
mezzo
di
ordine
.
Qui
il
camorrista
atterriva
,
minacciava
e
regnava
.
Qui
egli
prendeva
i
giovanetti
di
14
o
16
anni
,
per
insegnar
loro
a
rubare
il
fazzoletto
,
che
restava
a
lui
,
dando
in
cambio
,
e
come
per
favore
,
qualche
soldo
.
Qui
egli
poteva
fare
degli
uomini
e
delle
donne
quello
che
voleva
.
E
siccome
spesso
faceva
con
le
sue
anche
le
altrui
vendette
,
così
qualche
volta
non
solo
incuteva
terrore
,
ma
ispirava
ammirazione
ed
affetto
in
quegli
stessi
che
opprimeva
.
Cominciata
la
malattia
,
si
poté
subito
diffondere
.
Una
volta
che
questo
spettacolo
non
disgustò
più
,
l
oppressione
e
la
violenza
non
parvero
un
delitto
,
e
le
esercitarono
molti
che
in
altre
condizioni
sociali
avrebbero
trovato
nella
loro
coscienza
un
ostacolo
invincibile
.
Per
comprendere
la
verità
di
quello
che
dico
,
e
per
poter
ragionare
in
buona
fede
su
questi
fatti
,
occorrerebbe
prima
di
tutto
andare
a
vedere
coi
propri
occhi
dove
e
come
vivono
le
più
povere
famiglie
.
Si
tratta
d
una
popolazione
enorme
,
che
si
divide
in
categorie
diverse
,
ciascuna
delle
quali
ha
caratteri
,
costumi
,
sventure
proprie
.
Cito
degli
esempi
,
ed
il
lettore
non
si
stanchi
se
,
pur
avendo
io
stesso
veduto
molti
fatti
,
riferisco
le
parole
di
alcuni
che
andarono
espressamente
a
visitare
i
poveri
.
Lo
scorso
dicembre
io
scrissi
ad
un
architetto
,
che
era
stato
più
volte
adoperato
dal
Municipio
di
Napoli
,
pregandolo
che
mi
dicesse
qualche
cosa
di
quelli
che
si
chiamano
colà
i
fondaci
,
nei
quali
abita
la
più
misera
gente
,
e
che
sono
disprezzati
dalle
donne
stesse
del
popolo
.
Per
ingiuriarsi
fra
loro
,
l
una
chiama
l
altra
funnachéra
(
abitante
dei
fondaci
)
.
«
Questi
fondaci
(
egli
rispondeva
)
hanno
generalmente
un
androne
,
senza
uscio
di
strada
,
ed
un
piccolo
cortiletto
,
ambedue
sudicissimi
,
i
quali
mettono
in
una
grandissima
quantità
di
pessime
abitazioni
,
molto
al
di
sotto
degli
stessi
canili
,
le
quali
tutte
,
e
specialmente
quelle
in
terreno
,
sono
prive
di
aria
,
di
luce
,
ed
umidissime
.
In
essi
vivono
ammonticchiate
parecchie
migliaia
di
persone
,
talmente
avvilite
dalla
miseria
,
che
somigliano
più
a
bruti
che
ad
uomini
.
In
quei
covi
,
nei
quali
non
si
può
entrare
per
il
puzzo
che
tramandano
immondizie
ammassate
da
tempi
immemorabili
,
si
vede
spesso
solamente
un
mucchio
di
paglia
,
destinata
a
far
dormire
un
intera
famiglia
,
maschi
e
femmine
tutti
insieme
.
Di
cessi
non
se
ne
parla
,
perché
a
ciò
bastano
le
strade
vicine
ed
i
cortili
.
Solamente
in
due
o
tre
fondaci
,
dei
molti
visitati
da
me
,
le
donne
esercitano
la
miserabile
arte
di
fare
stuoie
,
o
impagliare
sedie
;
negli
altri
tutti
non
si
vede
nessuno
a
lavorare
,
ma
solo
spettri
seminudi
ed
oziosi
.
A
me
accadde
d
incontrare
in
parecchi
fondaci
,
donne
che
vagano
per
i
cortili
,
con
la
sola
camicia
indosso
,
che
pur
veniva
giù
a
brani
.
Infine
la
più
terribile
miseriatrova
ricetto
in
questi
fabbricati
,
dove
non
manca
mai
qualcuna
delle
più
abbiette
e
luride
case
di
prostituzione
.
Nella
nostra
città
sono
n
°
94
fondaci
,
come
potrai
vedere
dall
elenco
che
t
invio
;
sicché
,
calcolando
che
ognuno
sia
abitato
da
n
°
100
persone
(
e
con
questo
numero
mi
metto
al
disotto
del
vero
)
,
sarebbero
circa
9.400
questi
esseri
infelici
.
I
peggiori
fondaci
sono
quelli
che
si
trovano
nei
quartieri
di
Pendino
,
Porto
e
Mercato
,
51
in
tutto
.
Gli
altri
sono
migliori
,
ma
di
poco
.
Ognuno
di
essi
ha
il
suo
proprio
nome
:
Barettari
,
Tentella
,
S
.
Crispino
,
Scanna
-
sorci
,
Divino
Amore
,
Presèpe
,
Pisciavino
,
Del
Pozzillo
,
Abate
,
Crocefisso
,
Degli
schiavi
,
ecc
.
L
ultimo
parmi
il
nome
più
adatto
»
.
Il
lettore
ha
mai
sentito
parlare
degli
spagari
di
Napoli
,
e
delle
grotte
in
cui
abitavano
?
Questa
gente
forma
una
classe
numerosa
,
non
chiede
la
limosina
,
lavora
,
ha
un
mestiere
.
Nel
tempo
del
colera
,
pochi
anni
sono
,
furono
chiuse
quelle
luride
tane
,
che
erano
la
loro
unica
dimora
.
Tuttavia
,
mesi
sono
,
pregai
una
persona
amica
di
andare
colà
dov
erano
una
volta
le
grotte
,
e
vedere
;
trovandole
ancora
chiuse
,
cercasse
dove
abitavano
gli
spagari
,
e
li
visitasse
.
Riferisco
qui
due
delle
lettere
ricevute
.
Sono
dello
scorso
novembre
.
«
Ieri
trovai
una
delle
così
dette
grotte
degli
spagari
,
la
più
parte
essendo
ormai
chiuse
.
Essa
sta
in
sul
principio
delle
Rampe
di
Brancaccio
,
quando
si
discende
.
Il
suo
ingresso
non
annunzia
l
orrore
che
vi
si
trova
.
Somiglia
alle
catacombe
di
S
.
Gennaro
,
se
non
che
è
assai
più
lurida
e
meschina
.
Vi
si
cammina
col
lume
,
e
solo
di
tanto
in
tanto
,
ma
assai
di
rado
,
vi
sono
delle
aperture
,
balconcini
e
finestre
,
che
mettono
,
due
nei
giardini
di
Francavilla
,
altre
in
umide
corti
.
Tutta
questa
grotta
è
gremita
di
letti
,
l
uno
dall
altro
poco
più
discosti
di
quel
che
sono
nelle
sale
dell
ospedale
degl
Incurabili
.
Ad
eccezione
di
qualcuno
,
sono
tutti
letti
assai
grandi
,
da
contenere
più
persone
.
Sarebbe
impossibile
descriverne
il
sudiciume
e
la
povertà
.
Una
perfetta
armonia
è
tra
quei
luridi
canili
,
l
orribile
grotta
e
gli
abbrutiti
abitanti
,
e
tutti
insieme
sembrano
formare
un
mondo
a
parte
,
che
non
possa
andare
altrimenti
da
quello
che
va
.
Fra
gli
abitanti
v
è
una
certa
gerarchia
.
Accanto
alle
poche
finestre
,
là
dove
arriva
qualche
raggio
di
sole
,
si
trova
un
poco
meno
di
miseria
;
dove
però
non
arriva
la
luce
,
ivi
chi
si
avanza
col
lume
,
vede
una
miseria
indescrivibile
.
Ed
è
singolare
come
anche
qui
,
quelli
che
stanno
meglio
compatiscano
e
quasi
disprezzino
quelli
che
stanno
peggio
.
Vivono
in
questo
luogo
famiglie
,
e
sono
circa
100
persone
il
sudiciume
è
tale
,
che
la
vista
colà
d
una
conca
col
bucato
,
mi
rallegrò
in
modo
che
mi
parve
un
oasi
nel
deserto
.
Vicino
alle
finestre
si
paga
sino
a
10
lire
il
mese
,
dove
manca
la
luce
si
discende
fino
a
25
soldi
.
Hanno
l
aria
,
più
che
di
gente
infelice
,
di
gente
abbrutita
.
Quando
fa
bel
tempo
,
escono
a
guisa
di
formiche
,
e
si
spandono
al
sole
.
Tutta
questa
gentemi
piativano
d
intorno
,
domandando
misericordia
,
e
dicendo
che
erano
obbligati
a
restar
lì
senza
luce
,
senz
aria
,
senza
medici
.
Quando
sono
ammalati
,
essi
dicono
,
restano
abbandonati
fino
a
che
muoiono
o
vanno
all
ospedale
.
La
persona
che
subaffitta
questo
locale
,
e
vi
fa
su
un
buonissimo
guadagno
,
si
è
persino
ricusata
di
fare
le
più
necessarie
riparazioni
,
e
così
non
di
rado
la
pioggia
inonda
la
grotta
»
.
Aggiungo
una
seconda
lettera
della
stessa
persona
.
«
Andai
in
un
altro
luogo
,
che
è
una
volta
al
di
sotto
del
Corso
Vittorio
Emanuele
,
con
mura
che
la
chiudono
dai
due
lati
,
e
formano
così
uno
strano
ricovero
.
Ivi
erano
molti
a
lavorare
lo
spago
,
la
più
parte
giovani
figlie
di
capispagari
,
le
quali
però
non
vi
dormivano
.
Una
grande
e
commoventissima
miseria
mi
colpì
allora
sino
al
fondo
dell
anima
.
Una
povera
vedova
di
poco
più
che
30
anni
,
d
un
aspetto
che
dimostrava
essere
ella
già
stata
bella
,
aveva
cinque
bambini
,
un
giovanetto
di
12
anni
,
e
quattro
bimbe
,
l
ultima
delle
quali
di
3
anni
appena
:
tutti
assai
belli
.
Erano
stati
una
volta
agiati
,
perché
figli
d
un
operaio
che
guadagnava
bene
,
ma
che
era
morto
sollevando
alcuni
pesi
troppo
gravi
alle
sue
forze
.
La
donna
,
che
nella
sua
infanzia
aveva
fatto
la
spagara
,
è
tornata
ora
all
antico
mestiere
,
col
quale
guadagna
dieci
soldi
al
giorno
,
tranne
quando
pel
gran
freddo
,
non
potendo
muovere
le
mani
irrigidite
,
non
riesce
a
fare
quel
tanto
che
deve
.
I
bambini
girano
le
ruote
per
le
altre
donne
,
e
guadagnano
ciascuno
un
soldo
,
col
quale
comprano
castagne
secche
,
e
così
si
sostentano
fino
a
sera
,
quando
,
venendo
pagati
i
dieci
soldi
alla
madre
,
mangiano
tutti
qualche
altra
cosa
.
Dormono
in
un
angolo
di
questo
locale
,
sopra
alcune
foglie
secche
.
Non
hanno
neppur
l
idea
d
una
coperta
o
d
un
panno
per
ricoprirsi
.
La
notte
si
mettono
tutti
rannicchiati
,
l
uno
sull
altro
,
e
tremano
di
freddo
:
non
hanno
lume
.
La
donna
mi
mostrò
i
cenci
che
li
coprivano
,
in
molti
punti
rosi
dai
topi
piccoli
e
grossi
,
che
nel
colmo
della
notte
camminano
sui
loro
corpi
.
Allora
i
bambini
,
spaventati
,
gridano
e
piangono
.
Ed
essa
,
battendo
con
una
pietra
sul
muro
,
cerca
con
quel
rumore
di
spaventare
ed
allontanare
i
topi
,
che
non
vede
.
Quella
donna
deve
essere
onesta
e
buona
,
perché
il
pensiero
che
più
di
tutti
la
turbava
era
la
riuscita
dei
figli
.
Essa
teme
che
il
primo
,
il
quale
ha
già
12
anni
,
ed
è
già
molto
vivo
,
possa
presto
divenire
un
cattivo
soggetto
»
.
Se
è
vero
quel
che
dice
il
Quetelet
,
che
assai
spesso
è
la
società
quella
che
mette
il
coltello
in
mano
al
colpevole
,
e
se
questo
giovanetto
divenisse
un
giorno
assassino
,
non
avrebbe
egli
il
diritto
di
dire
alla
società
:
lo
ho
ammazzato
un
uomo
;
ma
tu
avevi
già
prima
ammazzato
la
mia
coscienza
?
Potrei
continuare
questa
descrizione
sino
all
infinito
,
ed
aggiungere
lettere
a
lettere
,
fatti
a
fatti
,
sempre
vari
,
sempre
brutali
,
sempre
orribili
.
Ma
non
voglio
stancare
la
pazienza
del
lettore
.
Su
questa
povera
gente
tutti
abusano
.
Il
tugurio
in
cui
abitano
,
le
misere
ruote
con
cui
lavorano
lo
spago
,
la
canapa
di
cui
si
servono
,
nulla
appartiene
ad
essi
;
per
ogni
cosa
debbono
pagare
,
e
pagare
ad
uomini
che
gli
opprimono
,
li
tormentano
,
non
hanno
di
loro
alcuna
pietà
,
e
vivono
guadagnando
sulla
loro
abbrutita
miseria
.
Basta
avvicinarsi
a
questi
luoghi
,
per
essere
circondati
da
una
folla
che
chiede
l
elemosina
,
e
,
senza
essere
interrogata
,
racconta
la
varia
lliade
delle
sue
miserie
.
Qui
bisogna
venire
a
studiare
,
per
convincersi
che
la
camorra
comincia
a
nascere
,
non
come
uno
stato
anormale
di
cose
,
ma
come
il
solo
stato
normale
e
possibile
.
Supponendo
domani
imprigionati
tutti
i
camorristi
,
la
camorra
sarebbe
ricostituita
la
sera
,
perché
nessuno
l
ha
mai
creata
,
ed
essa
nasce
come
forma
naturale
di
questa
società
.
Intanto
qui
si
recluta
la
popolazione
enorme
de
piccoli
ladri
,
i
quali
rubano
a
vantaggio
dei
loro
capi
;
e
quando
vanno
a
centinaia
nelle
prigioni
,
costituiscono
anche
là
il
popolo
della
camorra
,
perché
ivi
essa
ha
pure
i
suoi
sovrani
,
le
sue
assemblee
e
la
sua
gerarchia
,
non
meno
potenti
,
non
meno
audaci
che
fuori
.
Il
guadagno
del
camorrista
si
fa
allora
sulle
fave
nere
,
sul
pane
nero
di
cui
il
carcerato
povero
deve
rilasciare
una
parte
;
colui
che
ha
dei
soldi
rilascia
tutto
,
per
comprare
dalla
camorra
qualche
cosa
di
meglio
,
spesso
ancora
per
ricomprare
quello
che
ha
venduto
.
Ma
a
che
pro
,
mi
si
può
dire
,
questa
lunga
geremiata
?
Si
sa
che
la
miseria
c
è
,
e
che
è
orribile
.
C
è
stata
e
ci
sarà
sempre
dappertutto
,
insieme
coi
delitti
.
Lo
so
anch
io
che
vi
sono
uomini
,
ai
quali
se
si
mostra
una
moltitudine
che
affoga
nella
miseria
,
nella
fame
e
nella
corruzione
,
hanno
sempre
la
stessa
risposta
:
Bisogna
aver
fede
nella
libertà
.
IL
SECOLO
,
IL
PROGRESSO
,
I
LUMI
!
Con
questa
gente
io
non
so
ne
ho
voglia
di
ragionare
.
A
loro
non
saprei
dire
che
una
cosa
sola
:
Spegnete
i
vostri
lumi
e
andate
a
letto
.
Contentatevi
di
sentire
ogni
giorno
ripetere
dagl
Inglesi
e
dai
Tedeschi
,
che
i
popoli
latini
conoscono
la
forma
e
non
la
sostanza
della
libertà
,
perché
non
hanno
mai
voluto
capire
che
popolo
libero
è
quello
solamente
,
in
cui
i
potenti
e
i
ricchi
fanno
un
perenne
sacrifizio
di
loro
stessi
ai
poveri
e
ai
deboli
.
E
non
vogliono
capire
che
una
plebe
misera
e
corrotta
corrompe
tutta
la
società
;
sicché
è
nel
loro
interesse
,
in
quello
della
moralità
propria
e
dei
propri
figli
,
combattere
questo
male
con
tutta
la
energia
possibile
.
lo
parlo
invece
a
coloro
che
,
senza
illusioni
,
credono
utile
e
necessario
studiare
il
male
per
cercarne
i
rimedi
.
E
questi
,
certo
,
sono
molti
,
complessi
,
difficili
.
Accennerò
a
qualcuno
di
quelli
che
mi
sembrano
più
evidenti
,
e
comincerò
dal
più
difficile
di
tutti
,
quello
che
richiede
maggior
tempo
e
danaro
.
A
Napoli
v
è
una
quistione
colossale
,
che
nasce
dalla
costruzione
stessa
della
città
.
Questa
condizione
di
cose
peggiorò
molto
dal
tempo
in
cui
,
invece
di
fare
,
come
pel
passato
,
scorrere
le
acque
che
piovono
,
a
rigagnoli
o
a
fiumi
per
le
strade
,
si
costruirono
assai
malamente
le
fogne
,
nelle
quali
,
per
mancanza
di
pozzi
neri
,
va
ogni
cosa
.
Le
materie
restano
ora
,
quando
non
piove
,
ferme
,
e
le
loro
esalazioni
miasmatiche
si
sentono
per
le
vie
,
entrano
pei
condotti
nelle
case
.
Quando
invece
viene
la
pioggia
,
sono
portate
al
mare
,
che
bagna
le
rive
così
incantevoli
e
così
popolose
della
città
:
ivi
in
tempo
di
calma
si
fermano
,
e
lo
scirocco
rimanda
indietro
i
miasmi
.
Il
rimedio
è
difficile
,
perché
manca
l
acqua
,
ed
in
molti
luoghi
il
livello
delle
strade
è
uguale
a
quello
del
mare
.
Intanto
le
febbri
intermittenti
fanno
strage
nella
misera
popolazione
.
Le
Guide
inglesi
e
tedesche
hanno
sempre
un
capitolo
sulla
lebbre
napoletana
,
di
cui
nei
tempi
passati
non
parlavano
punto
.
Gli
alberghi
abbandonano
la
marina
e
salgono
sulla
collina
.
Si
aggiunga
a
questo
,
che
la
mancanza
di
spazio
costringe
la
povera
gente
a
vivere
accatastata
in
tugurii
spaventevoli
;
onde
in
nessun
paese
della
terra
si
vedono
più
chiare
le
terribili
conseguenze
della
teoria
del
Malthus
.
Qui
anche
la
parte
meno
misera
del
popolo
abita
nei
bassi
,
i
quali
non
solamente
sono
senza
aria
e
senza
luce
,
ma
son
tali
che
spesso
,
per
entrarvi
,
si
discendono
alcuni
scalini
,
onde
la
malsana
umidità
.
S
aggiunga
poi
che
anche
oggi
si
continuano
a
costruire
questi
bassi
nel
medesimo
modo
e
si
capirà
come
il
primo
e
più
difficile
problema
risguardi
l
igiene
generale
della
città
,
la
costruzione
delle
case
pei
poveri
,
pei
quali
dal
59
ad
oggi
non
si
è
fatto
nulla
.
Si
pensi
che
molti
dei
più
miseri
vivevano
e
vivono
accattando
,
ricevendo
sussidii
,
quando
non
fanno
di
peggio
.
Queste
limosine
e
sussidii
sono
ora
scemati
,
perché
un
governo
libero
non
può
distribuire
il
pane
,
e
perché
le
Corporazioni
religiose
furono
sciolte
.
Si
consideri
che
il
prezzo
dei
viveri
e
delle
case
è
cresciuto
,
mentre
l
aumento
della
mano
d
opera
non
giova
a
chi
non
aveva
e
non
ha
mestiere
,
e
si
dica
poi
se
rimedia
al
male
la
scuola
elementare
,
a
cui
del
resto
questa
gente
non
va
e
non
può
andare
.
La
sua
condizione
certo
non
è
migliorata
,
forse
è
peggiorata
.
Di
ciò
io
sono
più
che
convinto
,
per
quel
che
ho
visto
coi
miei
occhi
.
In
questo
stato
di
cose
,
i
rimedii
principali
e
più
facili
sono
due
.
Estirpare
la
camorra
,
la
quale
deve
essere
ritenuta
come
una
piaga
sociale
assai
più
profonda
di
quel
che
ora
si
suppone
.
Per
riuscirvi
,
bisogna
prima
studiarla
e
conoscerla
bene
;
bisogna
poi
che
la
legge
la
determini
meglio
,
e
renda
così
possibile
il
colpirla
in
tutte
le
sue
forme
.
I
colpi
dovrebbero
essere
più
fieri
,
più
inesorabili
contro
coloro
che
non
sono
popolo
,
e
pur
la
esercitano
e
ne
profittano
.
Il
camorrista
dovrebbe
nelle
carceri
essere
isolato
,
o
mandato
in
quelle
dell
Italia
settentrionale
;
altrimenti
la
prigionia
,
se
non
è
un
premio
,
non
è
certo
una
pena
per
lui
.
Da
alcuni
mesi
il
governo
è
rientrato
in
una
via
di
rigore
,
che
aveva
,
secondo
me
,
a
torto
abbandonata
per
lungo
tempo
.
Bisognerebbe
che
questo
rigore
fosse
permanente
,
che
continuasse
nella
prigione
,
e
avesse
,
per
quanto
è
possibile
,
l
aiuto
di
una
legge
di
pubblica
sicurezza
,
con
qualche
articolo
aggiunto
a
quel
troppo
semplice
articolo
120
,
il
quale
si
contenta
di
mettere
fra
le
persone
sospette
coloro
che
«
esigono
danaro
abitualmente
ed
illecitamente
sugli
altrui
guadagni
»
.
A
torto
si
è
creduto
di
aver
così
definito
la
camorra
,
che
invece
sfugge
facilmente
alla
pena
.
Ogni
sforzo
sarà
però
vano
se
,
nel
tempo
stesso
in
cui
si
cerca
di
estirpare
il
male
con
mezzi
repressivi
,
non
si
adoprano
efficacemente
i
mezzi
preventivi
.
lo
non
mi
stancherò
mai
di
ripeterlo
:
finché
dura
lo
stato
presente
di
cose
,
la
camorra
è
la
forma
naturale
e
necessaria
della
società
che
ho
descritto
.
Mille
volte
estirpata
,
rinascerà
mille
volte
.
Quella
plebe
infelice
,
che
con
leggi
repressive
noi
a
poco
a
poco
liberiamo
dai
suoi
oppressori
,
deve
essere
con
leggi
preventive
spinta
,
costretta
al
lavoro
.
Non
bisogna
contentarsi
di
aiutarla
con
quelle
infinite
limosine
che
aprono
spesso
una
nuova
piaga
sociale
,
perché
alimentano
l
ozio
ed
il
vagabondaggio
.
Non
bisogna
dire
e
ripetere
,
che
a
tutto
rimedia
la
scuola
elementare
,
la
quale
in
questi
casi
non
rimedia
nulla
.
Si
guardi
un
poco
a
quello
che
avviene
naturalmente
,
quando
si
trovano
a
Napoli
uomini
veramente
pietosi
e
benemeriti
,
che
conoscono
i
mali
del
loro
popolo
.
Alfonso
Casanova
,
che
da
pochi
anni
abbiamo
perduto
,
fu
giustamente
amato
come
un
santo
.
La
sua
Opera
pei
fanciulli
usciti
dagli
Asili
era
fondata
collo
scopo
di
cercare
i
piccoli
vagabondi
,
ed
insegnar
loro
,
insieme
con
l
alfabeto
,
un
mestiere
.
Tutti
riconobbero
che
quello
era
il
bisogno
vero
del
paese
,
tutti
l
aiutarono
e
l
amarono
,
quasi
l
adorarono
.
Altri
tentarono
l
impresa
con
uguale
fortuna
,
perché
la
carità
cittadina
non
è
mancata
mai
colà
.
E
se
il
Governo
vuol
davvero
operare
,
deve
imitare
questi
esempi
suggeriti
dalla
natura
stessa
delle
cose
.
Come
la
camorra
è
un
male
che
sorge
spontaneo
,
e
però
tanto
più
profondo
,
in
un
certo
stato
sociale
,
così
questi
tentativi
sono
lo
sforzo
generoso
e
spontaneo
della
società
stessa
per
redimersi
.
Bisogna
combattere
la
prima
,
aiutare
i
secondi
.
Il
Governo
deve
prendere
le
cose
come
sono
,
entrare
nella
via
suggerita
dall
esperienza
della
gente
onesta
del
paese
,
e
lasciar
da
un
lato
le
teorie
.
E
il
danaro
non
manca
,
se
una
volta
si
vorrà
ammettere
che
le
infinite
Opere
pie
elemosiniere
,
le
quali
così
spesso
sono
più
uno
stimolo
che
un
rimedio
alla
miseria
,
debbano
tutte
essere
trasformate
in
modo
da
ottenere
il
loro
scopo
con
la
previdenza
,
dando
col
pane
,
e
come
condizione
sine
qua
non
,
l
insegnamento
e
l
obbligo
del
lavoro
.
E
perché
si
veda
quanto
questo
male
sia
generale
,
e
non
paia
che
io
voglia
prendere
tutti
gli
esempi
dal
Mezzogiorno
d
Italia
,
ne
citerò
uno
del
Settentrione
185
.
Nella
Rivista
Veneta
(
vol
.
IV
,
fasc
.
5°
,
1874
)
è
stato
poco
fa
pubblicato
dal
professore
Cecchetti
dell
Archivio
dei
Frari
,
un
lavoro
in
cui
si
dànno
alcune
statistiche
assai
eloquenti
.
Dal
1766
al
1789
si
trova
che
Venezia
ebbe
una
media
di
2.000
poveri
.
Le
cose
sono
da
allora
in
poi
talmente
peggiorate
,
che
nel
1860
erano
nei
registri
di
beneficenza
inscritti
31.890
individui
,
in
una
popolazione
di
123.102
abitanti
.
Nel
1861
la
popolazione
discese
a
122.565
,
e
gl
inscritti
alla
beneficenza
salirono
a
32.422
.
Nel
1867
la
popolazione
discese
a
120.889
e
nel
catalogo
della
beneficenza
erano
registrati
33.978
individui
.
Questi
erano
nel
1869
,
35.000;
nel
1870
,
35.728;
nel
1871
,
36.200
.
E
qui
finisce
la
statistica
,
non
senza
notare
che
bisogna
,
per
l
anno
1871
,
aggiungere
circa
700
poveri
vergognosi
,
i
quali
rappresentano
186
altrettante
famiglie
.
È
vero
che
negli
ultimi
anni
la
popolazione
di
Venezia
ebbe
qualche
lieve
aumento
,
essendo
nel
1871
salita
a
128.901
abitanti
;
ma
in
sostanza
dai
calcoli
ufficiali
del
signor
Cecchetti
risulta
un
continuo
aumento
di
poveri
,
e
risulta
che
un
terzo
circa
della
popolazione
di
Venezia
è
ora
sussidiato
187
dalla
beneficenza
,
o
almeno
scritto
nei
registri
come
meritevole
di
sussidio
188
.
Ho
sentito
molti
e
molti
domandare
:
Perché
lo
spirito
intraprendente
,
operoso
,
audace
qualche
volta
sino
all
eroismo
,
degli
antichi
Veneti
,
non
è
ancora
cominciato
a
risorgere
colla
libertà
189
?
Le
ragioni
sono
infinite
.
Però
tra
le
ragioni
,
a
mio
avviso
,
non
è
ultima
questa
,
che
la
carità
cittadina
ha
accumulato
infiniti
tesori
,
i
quali
sono
ora
destinati
ad
impedire
che
quello
spirito
risorga
.
Dopo
ciò
l
eterna
risposta
deve
essere
sempre
:
Vedremo
,
provvederemo
,
faremo
?
Cioè
,
lasceremo
fare
,
lasceremo
passare
?
Intanto
la
stampa
straniera
ci
domanda
:
Quando
l
Italia
sarà
finalmente
civile
?
E
se
questo
è
quello
che
segue
a
Venezia
,
che
cosa
deve
seguire
a
Napoli
,
città
tanto
più
grande
,
tanto
più
malmenata
!
Lo
dica
l
esercito
sterminato
di
poveri
che
vive
colà
senza
lavoro
.
Qualcuno
darà
loro
da
mangiare
,
se
di
fame
non
muoiono
.
Sì
,
è
la
carità
,
ma
una
carità
che
uccide
,
che
demoralizza
,
che
abbrutisce
.
E
voi
,
mi
si
dirà
,
avete
la
ingenuità
di
credere
che
in
breve
si
può
rimediare
a
mali
così
gravi
e
profondi
?
Non
vedete
che
ci
vuole
un
secolo
?
Sì
,
lo
vedo
,
ma
vedo
ancora
che
se
cominceremo
domani
,
ci
vorrà
un
secolo
ed
un
giorno
.
E
per
ora
vedo
ancora
che
,
quando
torno
a
Napoli
,
il
mondo
è
mutato
per
me
e
per
i
miei
amici
.
La
parola
è
libera
,
la
stampa
è
libera
,
molte
vie
si
sono
aperte
dinanzi
a
me
.
La
differenza
è
come
dalla
notte
al
giorno
;
se
dovessi
tornare
al
passato
,
mi
parrebbe
di
scendere
nella
tomba
.
Abbandono
le
strade
centrali
,
vado
nei
quartieri
bassi
,
e
ritrovo
le
cose
come
le
lasciarono
i
Borboni
.
I
fondaci
Scanna
-
sorci
,
Tentella
,
San
Crispino
,
Pisciavino
,
del
Pozzillo
,
ecc
.
sono
là
sempre
gli
stessi
,
coi
medesimi
infelici
,
forse
ancora
più
oppressi
,
più
affamati
di
prima
.
Tutta
la
differenza
,
se
mai
,
sta
in
ciò
,
che
il
muro
esterno
fu
imbiancato
.
E
sono
allora
tentato
di
domandare
a
me
stesso
:
Ah
!
dunque
la
libertà
che
tu
volevi
,
era
una
libertà
per
tuo
uso
e
consumo
solamente
?
Tuo
affez
.
P
.
VILLARI
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
LA
MAFIA
Mio
caro
Dina
In
questa
lettera
comincerò
a
ragionare
dei
mali
che
affliggono
la
Sicilia
.
La
cosa
è
molto
ardua
per
me
,
che
conosco
assai
poco
il
paese
.
Ed
è
più
ardua
in
se
stessa
,
perché
le
opinioni
su
questo
argomento
,
anche
tra
coloro
che
nacquero
e
vissero
nell
Isola
,
sono
disparatissime
.
Io
andrò
quindi
assai
cauto
.
Metterò
sotto
gli
occhi
del
lettore
i
fatti
che
potei
raccogliere
,
esporrò
le
conclusioni
a
cui
sono
venuto
,
e
il
modo
,
il
processo
logico
con
cui
v
arrivai
.
Il
lettore
potrà
da
se
fare
le
sue
osservazioni
,
e
giudicare
le
mie
.
Prima
di
tutto
,
voglio
notare
che
ogni
anno
a
me
accade
di
ricevere
lettere
di
giovani
professori
,
i
quali
,
invitati
dal
Governo
ad
andare
in
qualche
liceo
o
ginnasio
della
Sicilia
,
mi
chiedono
ansiosamente
,
in
nome
loro
e
delle
famiglie
,
notizia
dei
paesi
cui
sono
destinati
.
lo
mi
rivolgo
allora
a
qualche
Siciliano
amico
,
e
domando
.
Sono
stato
molte
volte
maravigliato
nel
ricevere
una
risposta
,
che
sembra
esprimere
come
un
giudizio
popolare
.
Se
io
chiedevo
di
paesi
delle
province
di
Catania
o
di
Siracusa
,
quasi
sempre
la
risposta
era
:
Paesi
buonissimi
,
si
sta
come
in
Toscana
,
si
può
andare
coll
oro
in
mano
.
Se
invece
chiedevo
di
paesi
della
Sicilia
occidentale
,
specialmente
delle
province
di
Girgenti
e
di
Caltanissetta
,
la
risposta
era
spesso
:
Eh
!
paesi
di
solfare
,
bisogna
stare
attenti
.
Egli
è
noto
che
la
Sicilia
vien
travagliata
da
quelle
piaghe
sociali
,
di
cui
tanto
si
parla
adesso
,
principalmente
nella
sua
parte
occidentale
.
Qui
appunto
,
non
occupandoci
per
ora
di
Palermo
che
dà
luogo
ad
altre
considerazioni
,
è
il
centro
delle
solfare
,
che
,
dopo
l
agricoltura
,
sono
la
più
grande
e
ricca
industria
di
quell
isola
,
industria
che
occupa
molte
migliaia
di
lavoranti
d
ogni
sesso
ed
età
.
Ed
è
noto
che
il
lavoro
delle
solfare
è
fatto
in
un
modo
che
molto
spesso
si
può
dire
iniquo
.
Non
solamente
non
si
pigliano
in
esse
tutti
i
necessarii
provvedimenti
a
salvare
la
vita
degli
operai
,
che
qualche
volta
restano
soffocati
dai
gas
che
n
emanano
,
ed
anche
si
accendono
;
sepolti
sotto
le
volte
che
cadono
,
perché
male
costruite
,
o
perché
l
intraprenditore
ha
fatto
assottigliare
i
pilastri
,
per
cavarne
altro
minerale
:
ma
segue
di
peggio
ancora
.
La
creatura
umana
è
sottoposta
ad
un
lavoro
che
,
descritto
ogni
giorno
,
sembra
ogni
giorno
più
crudele
e
quasi
impossibile
.
Centinaia
e
centinaia
di
fanciulli
e
fanciulle
scendono
per
ripide
scarpe
e
disagevoli
scale
,
cavate
in
un
suolo
franoso
e
spesso
bagnato
.
Arrivati
nel
fondo
della
miniera
,
sono
caricati
del
minerale
,
che
debbono
riportare
su
,
a
schiena
,
col
pericolo
,
sdrucciolando
su
quel
terreno
ripido
e
mal
fido
,
di
andar
giù
e
perder
la
vita
.
Quelli
di
maggiore
età
vengono
su
,
mandando
grida
strazianti
;
i
fanciulli
arrivano
piangendo
.
È
noto
a
tutti
,
è
stato
mille
volte
ripetuto
,
che
questo
lavoro
fa
strage
indescrivibile
fra
quella
gente
.
Molti
ne
muoiono
;
moltissimi
ne
restano
storpiati
,
deformi
o
malati
per
tutta
la
vita
.
Le
statistiche
lo
provarono
ad
esuberanza
,
la
leva
militare
ha
dato
un
numero
spaventoso
di
riformati
,
l
inchiesta
industriale
ha
raccolto
tutte
le
notizie
che
si
possono
desiderare
.
È
cosa
che
mette
terrore
.
Il
Congresso
di
Milano
,
l
onorevole
Di
Cesarò
,
l
onorevole
Luzzatti
ed
altri
levarono
un
grido
generoso
di
protesta
e
di
dolore
contro
queste
enormità
,
le
quali
sono
tanto
più
gravi
,
quanto
più
colla
salute
si
distrugge
la
moralità
di
quelle
popolazioni
.
Gli
organismi
deboli
rimangono
distrutti
,
i
forti
sopravvivono
per
comandare
,
tiranneggiare
,
opprimere
fanciulli
e
fanciulle
accatastati
in
quegli
oscuri
androni
,
dove
ogni
cosa
può
succedere
.
L
uomo
si
abbruti
sce
,
si
demoralizza
e
diviene
facilmente
un
nemico
della
società
,
che
lo
tratta
così
spietatamente
.
Abbiamo
qui
dunque
una
prima
sorgente
del
male
.
Si
vede
cogli
occhi
,
si
tocca
con
mano
in
che
modo
la
moralità
di
certe
classi
sociali
venga
distrutta
.
Segue
in
Sicilia
quello
che
era
cominciato
a
seguire
in
tutti
i
paesi
di
miniere
,
con
qualche
differenza
però
.
Altrove
si
pensò
subito
a
porvi
rimedio
con
leggi
,
che
proteggono
l
operaio
e
specialmente
il
fanciullo
,
il
quale
non
deve
lavorare
oltre
un
certo
numero
di
ore
,
non
deve
essere
sottoposto
a
lavori
che
lo
ammazzano
o
lo
demoralizzano
.
La
vita
e
la
moralità
dell
operaio
furono
efficacemente
protette
;
il
male
fu
fermato
nel
suo
cammino
.
Dal
1859
fino
ad
oggi
,
a
noi
è
invece
mancato
il
coraggio
,
la
previdenza
necessaria
a
fare
la
legge
che
tanti
avevano
già
fatta
.
Essa
si
discute
ora
negli
Ufficii
,
e
,
com
è
naturale
,
tutti
l
approvano
.
Ci
sarà
però
il
tempo
d
approvarla
e
discuterla
anche
in
Parlamento
,
in
questa
sessione
?
O
sarà
la
Camera
troppo
occupata
,
troppo
stanca
,
troppo
sopraffatta
?
E
,
approvata
una
volta
questa
legge
,
avrà
il
Governo
la
ferma
volontà
di
farla
eseguire
?
Si
leverà
certo
nelle
miniere
un
grido
di
protesta
,
e
sarà
invocato
il
sacro
nome
della
libertà
violata
.
Gli
operai
picconieri
grideranno
che
col
proibire
il
lavoro
dei
fanciulli
,
sarà
diminuito
il
guadagno
degli
adulti
.
Le
madri
grideranno
che
s
impedisce
ai
loro
figli
di
guadagnarsi
un
pane
,
e
che
così
essi
morranno
di
fame
.
I
gabellotti
o
appaltatori
strepiteranno
che
si
mandano
in
rovina
le
loro
industrie
;
che
è
ingiustizia
senza
nome
l
obbligarli
a
condurre
i
lavori
,
scavare
le
volte
,
ecc
.
in
un
modo
piuttosto
che
in
un
altro
.
E
i
sacri
adoratori
delle
armonie
economiche
grideranno
che
tutto
è
compenso
:
il
male
che
si
voleva
impedire
da
un
lato
,
si
produrrà
in
un
altro
,
e
intanto
la
libertà
,
che
sola
poteva
rimediare
a
tutto
,
è
stata
violata
.
Ma
quale
libertà
?
Quella
che
dà
al
picconiere
il
diritto
di
ammazzare
o
demoralizzare
i
fanciulli
,
per
guadagnare
qualche
scudo
di
più
?
Sono
queste
le
armonie
desiderate
?
Ma
come
,
diranno
forse
allora
gli
uomini
pratici
,
volete
voi
governare
con
tutto
il
paese
contro
di
voi
?
In
verità
mi
pare
che
se
abbiamo
saputo
,
quando
è
stato
inevitabile
,
imporre
la
leva
ed
il
macinato
colla
forza
,
dovremmo
saper
fare
e
far
rispettare
le
leggi
certo
non
meno
sacre
,
che
proteggono
i
deboli
e
la
pubblica
moralità
.
Altrimenti
è
inutile
domandare
:
perché
seguono
tanti
delitti
,
perché
non
c
è
sicurezza
pubblica
?
Anche
questa
è
un
armonia
fra
causa
ed
effetto
.
E
se
da
un
lato
noi
dobbiamo
,
per
necessità
inesorabile
delle
nostre
finanze
,
mantenere
il
lotto
che
corrompe
il
popolo
,
e
da
un
altro
lasciare
che
chi
vuole
l
opprima
e
lo
corrompa
,
cosa
sarà
mai
di
esso
e
di
noi
?
Il
giorno
in
cui
l
Italia
si
dichiarasse
impotente
a
rispettare
ed
a
far
rispettare
le
leggi
più
elementari
della
giustizia
,
essa
avrebbe
pronunziata
la
propria
condanna
di
morte
;
avrebbe
in
faccia
all
umanità
confessato
che
non
ha
il
diritto
di
esistere
.
Che
importerebbe
infatti
all
umanità
un
Italia
unita
e
libera
piuttosto
che
divisa
ed
oppressa
,
se
la
nostra
libertà
dichiarasse
che
,
per
esistere
,
deve
permettere
che
i
sacri
diritti
dei
deboli
vengano
ogni
giorno
violati
?
La
quistione
siciliana
si
presenta
in
tutta
la
sua
spaventosa
gravità
nella
provincia
di
Palermo
,
dove
uno
stato
sociale
,
che
ancora
non
si
conosce
abbastanza
,
produce
non
la
camorra
,
ma
la
mafia
.
Questa
è
stata
studiata
e
descritta
con
molti
particolari
,
prima
dal
barone
Turrisi
-
Colonna
,
poi
dall
onorevole
Tommasi
-
Crudeli
e
da
altri
,
in
opuscoli
nei
quali
sono
esaminati
anco
i
diversi
elementi
storici
che
contribuirono
a
generare
ed
accrescere
il
male
.
Sarebbe
inutile
veire
qui
a
ripetere
ciò
che
essi
hanno
già
detto
.
E
del
resto
,
non
è
il
sapere
quel
che
fa
la
mafia
e
come
lo
fa
,
e
neppure
il
conoscere
quali
sono
gli
elementi
ad
essa
estranei
,
che
la
promuovono
e
le
aumentano
vigore
,
ciò
che
a
noi
più
importa
.
Son
cose
in
gran
parte
già
note
.
Questa
mafia
non
ha
statuti
scritti
,
non
è
una
società
segreta
;
si
potrebbe
dire
quasi
che
non
è
un
associazione
;
è
una
camorra
d
un
genere
particolare
;
s
è
formata
per
generazione
spontanea
.
A
noi
importa
sapere
come
e
perché
nasce
e
si
mantiene
così
vigorosa
,
più
audace
assai
che
la
camorra
.
La
mafia
guadagna
,
si
vendica
,
ammazza
,
riesce
persino
a
produrre
sommosse
popolari
.
Chi
comanda
e
chi
obbedisce
,
chi
sono
gli
oppressi
e
chi
sono
gli
oppressori
?
È
difficile
farsi
un
idea
degli
ostacoli
che
si
ritrovano
,
quando
si
vuol
ricevere
o
dare
una
risposta
precisa
a
queste
domande
.
Ognuno
ha
una
opinione
o
un
idea
diversa
.
Ho
letto
un
gran
numero
di
libri
e
di
opuscoli
,
ho
interrogato
molti
Siciliani
e
molti
stranieri
residenti
nell
Isola
da
lungo
tempo
:
la
varietà
delle
opinioni
cresceva
ogni
giorno
.
Un
Inglese
da
parecchi
anni
dimorante
in
Palermo
,
mi
scriveva
più
volte
che
,
senza
provvedimenti
eccezionali
,
era
ridicolo
pensare
di
poter
ristabilire
colà
la
pubblica
sicurezza
.
Interrogato
però
da
me
sopra
varie
questioni
,
egli
,
uomo
dotto
,
intelligente
,
molto
pratico
di
affari
,
rispondeva
schietto
di
non
essere
in
grado
di
darmi
alcuna
cognizione
sicura
.
Inviò
le
mie
domande
ad
un
altro
Inglese
,
già
da
lungo
tempo
residente
nell
interno
dell
Isola
,
ivi
mescolato
in
molti
affari
,
ed
uomo
accorto
:
he
has
a
long
head
,
he
is
your
man
,
egli
è
assai
accorto
,
è
il
vostro
uomo
,
diceva
il
mio
amico
.
La
risposta
fu
,
che
era
molto
difficile
il
conoscere
davvero
l
origine
prima
ed
il
carattere
della
mafia
:
i
passati
Governi
,
le
rivoluzioni
,
la
mancanza
di
strade
e
di
opere
pubbliche
,
ecc
ecc
.
Una
sola
cosa
era
certa
,
egli
scriveva
,
e
cioè
che
i
provvedimenti
eccezionali
,
farebbero
più
male
che
bene
.
Il
rimedio
stava
nel
tempo
,
nelle
opere
pubbliche
,
cui
la
Sicilia
aveva
diritto
,
e
finalmente
nelle
scuole
,
l
eterna
panacea
di
tutti
i
mali
.
I
due
Inglesi
si
neutralizzavano
,
ed
io
restavo
come
prima
.
Un
giorno
ero
immerso
nella
lettura
degli
opuscoli
sulla
Sicilia
,
quando
m
arrivò
la
notizia
che
il
prof
.
Caruso
,
siciliano
,
non
nato
,
ma
educato
a
Palermo
,
e
che
ora
insegna
agronomia
nell
Università
di
Pisa
,
dalla
cattedra
e
nella
scuola
illustrata
dal
Cuppari
,
aveva
accennato
alla
questione
in
un
suo
pubblico
discorso
,
letto
nella
solenne
apertura
dell
anno
accademico
1873-74
.
Scrissi
subito
per
avere
il
discorso
,
e
vi
trovai
in
pochi
periodi
accennato
,
che
nella
Sicilia
v
era
una
grossa
quistione
sociale
,
derivante
dalla
grande
coltura
e
dalla
miseria
del
contadino
.
«
La
rivoluzione
di
Palermo
nel
1866
,
egli
diceva
,
non
fu
politica
,
ma
sociale
,
si
perché
non
aveva
nessuna
bandiera
politica
certa
,
si
perché
il
contingente
più
numeroso
lo
forniva
la
campagna
,
mandando
in
quella
sventurata
città
coorti
di
opranti
affamati
,
desiderosi
di
arricchirsi
»
.
Unico
rimedio
ai
mali
,
continuava
il
Caruso
,
sarebbe
l
introduzione
di
quel
contratto
di
mezzerìa
,
secondo
il
quale
è
coltivata
la
Toscana
,
e
col
quale
si
fanno
al
contadino
condizioni
eccellenti
.
E
subito
,
nell
Accademia
dei
Georgofili
,
l
ex
-
deputato
E
.
Rubieri
annunziò
con
parole
di
elogio
questo
discorso
,
ricordando
come
egli
avea
nel
1868
,
dopo
un
viaggio
in
Sicilia
,
sostenuto
la
medesima
idea
nel
suo
libro
:
Sulle
condizioni
agrarie
,
economiche
e
sociali
della
Sicilia
e
della
Maremma
Pisana
.
Lo
lessi
con
avidità
anche
questo
lavoro
,
e
da
tutto
ciò
ricevei
una
profonda
impressione
,
perché
mi
ero
già
prima
convinto
che
la
questione
del
brigantaggio
nelle
provincie
napoletane
,
era
una
questione
agraria
e
sociale
.
Ma
quale
non
fu
la
mia
meraviglia
,
quando
,
raccolti
gli
appunti
per
quel
che
riguardava
in
ispecie
la
provincia
di
Palermo
,
interrogando
alcuni
Siciliani
che
mi
parevano
autorevoli
vidi
che
si
mettevano
a
ridere
sgangheratamente
.
In
tutto
questo
,
essi
dicevano
,
non
c
è
una
sola
parola
di
vero
.
Come
!
noi
oppressori
dei
contadini
?
Ma
se
siamo
noi
oppressi
dai
contadini
!
È
la
mafia
che
impedisce
a
noi
d
andare
a
vedere
i
nostri
fondi
.
Il
tale
,
il
tale
altro
da
10
anni
non
ha
potuto
vedere
le
sue
terre
,
che
sono
amministrate
e
guardate
dai
mafiosi
,
dalle
cui
mani
non
può
levarle
senza
pericolo
di
vita
.
A
questo
s
aggiunse
una
notizia
singolarissima
,
la
cui
verità
ho
potuto
in
molti
modi
accertare
.
Il
maggior
numero
di
delitti
si
commette
da
abitanti
dei
dintorni
di
Palermo
,
che
per
lo
più
non
sono
poveri
,
spesso
anzi
contadini
censuarii
o
proprietarii
,
che
coltivano
mirabilmente
i
loro
giardini
d
aranci
.
Nella
Conca
d
Oro
l
agricoltura
prospera
;
la
grande
proprietà
non
esiste
;
il
contadino
è
agiato
,
mafioso
,
e
commette
un
gran
numero
di
delitti
.
lo
non
volevo
credere
a
questa
notizia
,
che
sembrava
sovvertire
tutti
quanti
i
principii
dell
economia
politica
e
della
scienza
sociale
;
ma
la
riscontrai
in
mille
modi
,
ed
in
mille
modi
mi
fu
riconfermata
.
Ripigliai
,
rilessi
da
capo
i
miei
opuscoli
e
i
libri
sulla
Sicilia
,
per
vedere
se
era
possibile
raccapezzarsi
.
Negli
Annali
d
agricoltura
siciliana
trovai
ripetuto
,
che
l
agricoltura
e
la
prosperità
materiale
da
lungo
tempo
hanno
fatto
molti
progressi
nei
dintorni
di
Palermo
.
Nell
opuscolo
del
Turrisi
Colonna
sulla
Sicurezza
Pubblica
in
Sicilia
,
trovai
confermato
che
il
centro
principale
,
la
vera
sede
della
mafia
è
nei
dintorni
di
Palermo
;
di
là
essa
stende
le
sue
fila
nella
città
.
Qui
il
basso
popolo
non
è
avvilito
ed
oppresso
;
ma
piuttosto
sanguinario
,
pronto
al
coltello
;
aderisce
alla
mafia
,
e
ne
va
orgoglioso
.
Il
contadino
agiato
ed
il
borghese
,
come
dicono
colà
,
di
Monreale
,
di
Partinico
,
ecc
.
;
i
gabellotti
o
affittuarii
,
e
le
guardie
rurali
di
quei
medesimi
luoghi
sono
quelli
che
costituiscono
il
nucleo
principale
della
mafia
.
Questa
dunque
stende
le
sue
più
profonde
radici
nella
campagna
,
mentre
la
camorra
le
stende
nella
città
.
Dentro
Palermo
voi
potete
di
giorno
e
di
notte
passeggiare
impunemente
;
se
v
allontanate
un
miglio
dalle
porte
,
anche
oggi
,
mi
dicono
,
voi
non
siete
sicuro
d
arrivare
a
Monreale
.
A
tali
notizie
bisogna
aggiungerne
un
altra
,
che
è
pure
di
massima
importanza
per
conoscere
le
condizioni
dell
Isola
.
Questa
va
divisa
in
più
zone
,
che
sono
fra
loro
assai
diverse
.
Nell
interno
v
è
la
grande
coltura
.
Ivi
sono
feudi
o
latifondi
,
ivi
sono
i
miseri
proletarii
,
ivi
l
agricoltura
è
in
uno
stato
primitivo
;
mancano
le
acque
,
l
aria
è
cattiva
,
il
fertile
suolo
della
Sicilia
pare
spesso
una
maremma
,
e
v
è
poco
più
che
la
coltura
dei
cereali
.
Vicino
alle
coste
,
specialmente
presso
le
città
,
e
massime
nei
dintorni
di
Palermo
,
la
scena
muta
affatto
.
Qui
sono
giardini
,
piccola
coltura
,
agricoltura
progredita
,
spesso
contadini
censuarii
o
proprietarii
,
quasi
tutti
intelligenti
,
eppure
prontissimi
ai
delitti
.
A
questi
s
uniscono
gabellotti
e
guardiani
,
anch
essi
agiati
,
anch
essi
pronti
al
delitto
.
Ora
in
che
relazione
si
trovan
fra
loro
i
cittadini
,
questi
borghesi
,
gabellotti
,
guardiani
,
ecc
.
,
ed
il
proletario
dell
interno
dell
Isola
?
Ecco
il
nuovo
problema
che
mi
si
affacciava
.
Dopo
mille
domande
e
lettere
scritte
per
arrivare
alla
soluzione
del
problema
,
la
risposta
che
più
mi
parve
avvicinarsi
al
vero
mi
fu
data
da
un
patriotta
siciliano
,
stato
ufficiale
prima
di
Garibaldi
e
poi
dell
esercito
regolare
,
il
quale
fece
un
piccolo
giro
nei
dintorni
di
Palermo
,
per
poi
rispondere
più
esattamente
alle
mie
domande
.
Il
lettore
legga
con
attenzione
la
lettera
di
questo
amico
,
e
vi
troverà
qualche
notizia
importante
a
risolvere
l
arduo
problema
.
Non
dimentichi
però
che
scrittore
parla
de
visu
,
per
ciò
che
risguarda
,
una
parte
sola
dei
dintorni
di
Palermo
.
«
In
Sicilia
bisogna
distinguere
due
classi
di
contadini
,
uno
che
abita
verso
le
coste
,
dove
le
terre
sono
più
coltivate
e
meglio
divise
,
e
dove
il
contadino
assai
spesso
possiede
la
sua
porzioncella
coltivata
o
a
viti
o
ad
olivi
o
ad
agrumi
o
a
sommacco
.
Così
,
per
esempio
,
nella
Conca
di
Palermo
i
quattro
decimi
dei
contadini
sono
piccoli
censuarii
o
proprietarii
,
e
nel
territorio
che
si
dice
della
Sala
di
Partinico
,
o
meglio
quella
parte
della
costa
che
si
bagna
nel
golfo
di
Castellamare
,
gli
otto
decimi
dei
contadini
sono
quasi
tutti
in
questa
condizione
.
Tanto
ciò
è
vero
,
che
si
è
calcolato
,
che
se
,
per
esempio
,
a
Partinico
i
contadini
non
fossero
analfabeti
,
potrebbero
tutti
essere
elettori
amministrativi
o
politici
,
perché
tutti
pagano
la
tassa
richiesta
dalle
leggi
.
Ne
vuole
saper
una
?
I
Comuni
di
Monreale
e
di
Partinico
sono
quelli
,
in
cui
le
basse
classi
o
meglio
il
contadinume
si
trova
più
che
in
tutti
gli
altri
Comuni
della
provincia
in
uno
stato
di
agiatezza
.
Ora
in
questi
due
paesi
appunto
gli
omicidii
sono
più
spessi
e
più
efferati
.
La
vera
classe
di
contadini
che
,
addetta
alla
seminagione
del
frumento
,
il
novanta
per
cento
nulla
possiede
,
e
si
trova
a
discrezione
di
un
burbero
padrone
,
è
quella
che
abita
l
interno
dell
Isola
,
dove
sono
i
latifondi
,
coltivati
da
uomini
che
vivono
come
schiavi
.
Per
rispondere
,
con
notizie
certe
,
ai
quesiti
propostimi
da
lei
,
io
piglio
ad
esempio
per
tutti
Piana
dei
Greci
.
Gli
abitanti
si
dividono
in
tre
classi
:
galantuomini
o
boiardi
;
borgesi
o
contadini
un
po
agiati
,
che
fanno
da
affittuarii
,
e
villani
o
giornalieri
.
Circa
quattro
famiglie
di
boiardi
e
sei
di
borgesi
fanno
negozio
di
grano
,
hanno
preso
in
affitto
gli
ex
-
feudi
dei
signori
di
Palermo
,
dando
ogni
anno
a
coltivare
le
terre
,
in
piccole
porzioni
,
ai
poveri
contadini
.
Le
forme
di
questi
subaffitti
sono
varie
,
ma
quasi
tutte
d
un
anno
od
a
brevissima
scadenza
,
e
sempre
il
feudo
viene
diviso
in
piccole
porzioni
.
A
mezzerìa
si
dice
quando
il
contadino
,
coltivando
il
grano
,
dà
metà
del
prodotto
al
padrone
,
che
piglia
poi
dalla
metà
del
contadino
il
prezzo
per
la
guardia
rurale
,
fissandolo
egli
stesso
.
Dicesi
a
terraggio
,
quando
il
contadino
s
obbliga
a
dar
tante
salme
di
grano
per
salma
di
terreno
.
In
questi
casi
,
se
si
anticipa
il
grano
per
seminare
,
si
ripiglia
con
un
interesse
del
25%
.
Dicesi
a
maggese
,
quando
si
consegna
al
contadino
il
pezzo
di
terra
già
arato
.
Egli
lo
semina
,
e
dà
poi
tante
salme
di
grano
,
secondo
il
patto
fissato
nell
anno
.
Di
quello
che
avanza
,
piglia
solo
la
metà
,
l
altra
va
al
padrone
.
Anche
in
questo
caso
,
il
grano
per
la
semina
è
dato
in
prestito
dal
padrone
al
25%
.
Quando
questi
patti
onerosi
hanno
rovinato
il
contadino
,
esso
diventa
giornaliero
,
e
guadagna
da
L
.
1,70
a
L
.
2
al
giorno
;
nel
tempo
della
mietitura
anche
3
.
Cessati
i
lavori
resta
senza
guadagno
.
Alcuni
dei
boiardi
e
dei
borghesi
si
contentano
vivere
delle
loro
rendite
;
ma
gli
altri
pigliano
in
affitto
i
feudi
,
negoziano
di
grano
,
ed
esercitano
un
usura
spaventosa
sui
contadini
.
Lo
stato
dei
contadini
nell
interno
dell
Isola
è
deplorevolissimo
.
In
massima
parte
sono
proletarii
,
che
debbono
ogni
giorno
camminar
molte
miglia
,
per
arrivare
al
luogo
del
lavoro
.
Altra
relazione
tra
essi
e
i
loro
padroni
non
v
è
,
che
quella
dell
usura
e
della
spogliazione
,
di
oppressi
e
di
oppressori
.
Se
viene
l
annata
cattiva
,
il
contadino
torna
dall
aia
piangendo
,
colla
sola
vanga
sulle
spalle
.
E
quando
l
annata
è
buona
,
gli
usurai
suppliscono
alla
grandine
,
alle
cavallette
,
alle
tempeste
,
agli
uragani
.
I
contadini
sono
un
esercito
di
barbari
nel
cuore
dell
Isola
,
ed
insorgono
non
tanto
per
odio
contro
il
Governo
presente
,
quanto
per
vendicarsi
di
tutte
le
soperchierie
,
le
usure
e
le
ingiurie
che
soffrono
,
ed
odiano
ogni
Governo
,
perché
credono
che
ogni
Governo
puntelli
i
loro
oppressori
»
.
Noi
abbiamo
dunque
tre
classi
distinte
.
In
Palermo
sono
i
grandi
possessori
dei
vasti
latifondi
o
ex
-
feudi
,
e
nei
dintorni
abitano
contadini
agiati
,
dai
quali
sorge
o
accanto
ai
quali
si
forma
una
classe
di
gabellotti
,
di
guardiani
e
di
negozianti
di
grano
.
I
primi
sono
spesso
vittime
della
mafia
,
se
con
essa
non
s
intendono
;
fra
i
secondi
essa
recluta
i
suoi
soldati
,
i
terzi
ne
sono
capitani
.
Nell
interno
dell
Isola
si
trovano
i
feudi
e
i
contadini
più
poveri
o
proletarii
.
I
borgesi
arricchiti
,
i
proprietarii
negozianti
pigliano
a
gabella
gli
ex
-
feudi
,
che
subaffittano
ai
contadini
,
dividendo
le
vaste
tenute
in
porzioni
,
delle
quali
serbano
per
se
stessi
la
migliore
,
e
fanno
contratti
di
subaffitto
,
diversi
,
ma
sempre
onerosissimi
al
contadino
.
E
aggiungono
poi
l
usura
,
che
ordinariamente
arriva
al
25%
,
spesso
sale
ad
un
interesse
assai
maggiore
.
Inoltre
negoziano
in
grano
.
Messa
da
parte
l
usura
,
i
contratti
sono
tali
,
che
i
calcoli
degli
agronomi
siciliani
dimostrano
(
prof
.
G
.
Caruso
,
Studii
sull
industria
dei
cereali
in
Sicilia
:
Palermo
,
1870
)
che
il
contadino
,
nei
casi
ordinarii
,
non
può
trovare
i
mezzi
necessarii
alla
vita
.
Perciò
egli
deve
indebitarsi
e
cadere
in
mano
dell
usuraio
,
di
cui
è
fatto
schiavo
,
fino
a
che
non
si
getta
al
brigantaggio
,
quando
non
diviene
proletario
,
per
peggiorare
anche
il
suo
stato
.
Egli
allora
percorre
la
feconda
terra
siciliana
,
senz
altro
che
una
zappa
sulla
spalla
,
carico
d
un
cumulo
di
debiti
.
Si
pensi
che
la
coltura
dei
cereali
si
estende
a
77
per
cento
di
tutta
la
superficie
dell
Isola
,
e
si
capirà
a
che
cosa
arrivi
questo
esercito
d
infelici
,
che
sono
come
gli
schiavi
dell
usuraio
e
dell
affittuario
.
Fra
i
tiranni
dei
contadini
sono
le
guardie
campestri
,
gente
pronta
alle
armi
ed
ai
delitti
,
e
sono
ancora
quei
contadini
più
audaci
,
che
hanno
qualche
vendetta
da
fare
,
o
sperano
trovar
coi
delitti
maggiore
agiatezza
:
così
la
potenza
della
mafia
è
costituita
.
Essa
forma
come
un
muro
tra
il
contadino
ed
il
proprietario
,
e
li
tiene
sempre
divisi
,
perché
il
giorno
in
cui
venissero
in
diretta
relazione
fra
loro
,
la
sua
potenza
sarebbe
distrutta
.
Spesso
al
proprietario
è
imposta
la
guardia
de
suoi
campi
,
e
colui
che
deve
prenderli
in
affitto
.
Chiunque
minaccia
un
tale
stato
di
cose
,
corre
pericolo
di
vita
.
I
delitti
sono
continui
in
questa
classe
,
che
pure
non
è
data
per
mestiere
al
brigantaggio
;
ma
lavora
la
terra
,
fa
i
suoi
affari
con
intelligenza
,
mantiene
il
suo
predominio
col
terrore
.
Oggi
,
dietro
una
siepe
,
tirano
una
fucilata
al
viandante
od
al
vicino
rivale
;
domani
vangano
tranquillamente
i
loro
campi
d
agrumi
,
o
attendono
nella
città
ai
propri
commerci
.
La
base
,
le
radici
più
profonde
della
loro
potenza
sono
nell
interno
dell
Isola
,
fra
i
contadini
che
opprimono
e
su
cui
guadagnano
;
ma
questa
potenza
si
estende
e
si
esercita
anche
nella
città
,
dove
la
mafia
ha
i
suoi
aderenti
,
perché
v
ha
ancora
i
suoi
interessi
.
A
Palermo
,
infatti
,
sono
i
proprietari
;
a
Palermo
si
vende
il
grano
e
si
trovano
i
capitali
;
a
Palermo
vive
una
plebe
pronta
al
coltello
,
che
può
,
all
occorrenza
,
dare
braccio
.
E
così
la
mafia
è
qualche
volta
divenuta
come
un
Governo
più
forte
del
Governo
.
Il
mafioso
dipende
in
apparenza
dal
proprietario
;
ma
in
conseguenza
dalla
forza
che
gli
viene
dall
associazione
,
in
cui
il
proprietario
stesso
si
trova
qualche
volta
attirato
,
egli
riesce
di
fatto
ad
esser
il
padrone
.
E
abbiamo
visto
perfino
che
la
mafia
promosse
una
rivoluzione
,
alla
testa
della
quale
pose
alcuni
proprietarii
,
prima
che
avessero
il
tempo
di
pensare
a
trovar
modo
di
separarsene
.
Ammesso
questo
stato
di
cose
,
tutte
le
osservazioni
fatte
dal
barone
Turrisi
,
dal
Tommasi
-
Crudeli
e
da
molti
altri
spiegano
chiaramente
in
che
modo
il
male
sia
andato
sempre
crescendo
.
Gli
abitanti
dei
dintorni
di
Palermo
discendono
per
lo
più
da
famiglie
d
antichi
bravi
dei
baroni
,
e
quindi
tra
di
essi
la
tradizione
del
sangue
è
antica
.
Chi
è
d
accordo
colla
mafia
è
sicuro
;
chi
la
comanda
è
padrone
di
una
forza
grandissima
,
e
può
mantenere
l
ordine
,
o
promuovere
una
rivolta
.
Perciò
i
Borboni
governarono
colla
mafia
,
ed
anche
la
rivoluzione
ricorse
ad
essa
,
che
poté
subito
armare
contadini
e
popolo
,
porsi
alla
loro
testa
e
rovesciare
il
Governo
stabilito
.
Le
compagnie
d
armi
,
istituite
in
tutti
i
tempi
a
mantenere
l
ordine
,
furono
reclutate
nella
medesima
classe
,
e
non
spegnevano
i
delitti
;
ma
quasi
gli
organizzavano
fra
certi
limiti
,
con
certe
norme
,
perché
il
nuovo
guadagno
che
facevano
come
stipendiati
del
Governo
,
e
la
nuova
autorità
acquistata
,
servissero
a
sempre
meglio
consolidare
il
proprio
potere
.
La
pubblica
sicurezza
venne
affidata
alla
mafia
,
dandole
così
in
mano
la
società
,
e
questo
sistema
che
pur
troppo
fu
lungamente
seguito
,
rese
sempre
più
forte
l
associazione
che
si
voleva
distruggere
.
È
ben
noto
che
i
problemi
sociali
non
sono
problemi
di
matematica
;
gli
elementi
che
li
costituiscono
sono
varii
e
moltiplici
,
s
intrecciano
e
si
confondono
fra
loro
.
La
divisione
di
classi
da
noi
osservata
,
neanche
nella
Sicilia
occidentale
si
trova
sempre
esattamente
disegnata
e
distinta
;
le
condizioni
qualche
volta
s
alterano
e
si
modificano
,
ma
pure
assai
spesso
gli
effetti
sembrano
o
sono
identici
.
Basta
che
le
radici
del
male
siano
fortemente
e
profondamente
costituite
in
una
parte
del
paese
,
perché
questo
male
sorga
e
si
propaghi
.
Ma
dove
le
condizioni
dell
Isola
radicalmente
si
modificano
,
ivi
esso
scomparisce
o
muta
natura
.
La
Sicilia
occidentale
adunque
è
travagliata
da
due
grandi
calamità
:
lo
stato
delle
sue
ricche
solfare
,
e
la
mafia
che
nasce
dalle
condizioni
speciali
della
sua
agricoltura
.
Perché
le
cose
sono
nella
Sicilia
orientale
tanto
diverse
?
Ivi
mancano
le
solfare
;
ivi
le
condizioni
geografiche
ed
agronomiche
sono
d
altra
natura
.
Il
terreno
più
montuoso
e
meno
fertile
ha
dato
luogo
a
molti
contratti
di
colonìa
parziaria
,
che
è
sempre
più
mite
della
terraggerìa
o
della
mezzerìa
di
Palermo
.
A
Catania
,
è
vero
,
la
coltura
dei
cereali
arriva
sin
quasi
alle
porte
della
città
;
ma
questo
appunto
,
cioè
la
mancanza
d
una
zona
intermedia
di
terreno
più
fecondo
,
ha
impedito
che
sorga
una
classe
di
contadini
più
agiati
,
da
cui
poi
i
gabellotti
e
mercanti
oppressori
.
Sono
miseri
proletarii
,
sottoposti
ad
una
tirannia
diversa
,
simile
a
quella
che
troviamo
nella
Basilicata
o
in
altre
province
del
continente
meridionale
;
arrivano
,
lavorano
la
terra
senza
portare
disordini
.
L
estrema
miseria
gli
spinge
qualche
volta
al
brigantaggio
,
ma
non
possono
costituire
la
mafia
.
S
aggiunga
poi
che
a
Palermo
si
trovano
i
più
grandi
possessori
di
latifondi
,
il
che
più
facilmente
dà
modo
al
gabellotto
di
guadagnare
col
subaffitto
dei
vastissimi
ex
-
feudi
;
e
si
capirà
,
io
credo
,
in
che
modo
i
dintorni
della
capitale
dell
Isola
abbiano
il
triste
privilegio
d
essere
il
centro
della
mafia
.
Ed
ora
quale
è
il
rimedio
contro
questi
mali
?
Qui
si
presenta
un
problema
che
spaventa
,
per
l
estensione
che
prende
,
come
vedremo
,
non
solo
in
Sicilia
,
ma
in
tutta
l
Italia
,
specialmente
meridionale
.
È
chiaro
intanto
che
i
rimedii
son
sempre
di
due
sorta
:
repressivi
e
preventivi
.
Bisogna
,
non
v
ha
dubbio
,
punire
severamente
i
delitti
con
pronta
ed
esemplare
giustizia
;
ma
anche
qui
la
prigionia
è
inutile
,
se
non
s
isola
o
non
si
manda
lontano
il
condannato
.
A
riuscire
però
coi
soli
mezzi
repressivi
,
bisognerebbe
portare
la
repressione
fino
allo
sterminio
.
Allora
,
di
certo
,
col
terrore
cesserebbero
i
delitti
,
salvo
sempre
a
vedere
,
se
quelle
condizioni
che
hanno
prodotto
il
male
,
restando
le
stesse
,
non
lo
riprodurrebbero
in
breve
.
Ma
lo
sterminio
porta
un
consumo
spaventevole
di
forze
,
ed
un
Governo
civile
non
può
decidersi
a
ciò
.
Occorre
il
dispotismo
.
Noi
dobbiamo
dunque
assalire
il
nemico
da
due
lati
:
punire
e
reprimere
prontamente
,
esemplarmente
;
ma
nello
stesso
tempo
prevenire
.
In
che
modo
?
Bisogna
curare
la
malattia
nella
sua
sorgente
prima
.
Il
Governo
deve
avere
il
coraggio
di
presentarsi
come
colui
che
vuol
redimere
gli
oppressi
dal
terrore
e
dalla
tirannide
che
pesa
su
di
essi
.
È
vero
o
non
è
vero
quello
che
dicono
gli
agronomi
siciliani
,
che
cioè
i
contratti
agrarii
fatti
col
terraggiere
,
col
mezzadro
ecc
.
sono
iniqui
?
Se
è
vero
,
è
necessario
cercare
qualche
rimedio
a
ciò
,
sia
con
mezzi
legislativi
,
e
con
un
azione
energica
del
Governo
in
difesa
della
giustizia
e
dei
deboli
;
sia
con
una
pubblica
opinione
più
illuminata
,
o
con
altro
mezzo
qualunque
.
Se
a
questo
non
si
può
riescire
,
non
è
sperabile
di
potere
estirpare
il
male
.
Quando
i
contratti
agrarii
assicurassero
al
contadino
,
con
una
maggiore
indipendenza
,
un
equa
retribuzione
,
e
lo
ponessero
in
relazione
amichevole
col
proprietario
,
il
guadagno
della
mafia
e
con
esso
la
sua
potenza
e
la
sua
ragione
di
essere
sarebbero
distrutti
.
È
possibile
,
è
sperabile
arrivare
allo
scopo
?
Ecco
l
arduo
problema
.
La
quistione
si
allarga
ora
immensamente
,
perché
nelle
province
napoletane
,
dove
non
troviamo
la
mafia
,
il
contadino
geme
sotto
un
altra
forma
di
miseria
e
di
oppressione
,
che
esiste
pure
nella
Sicilia
orientale
,
e
dalla
quale
derivano
conseguenze
diverse
,
ma
pure
gravissime
.
Invece
della
mafia
abbiamo
il
brigantaggio
,
che
ci
presenta
la
quistione
agraria
sotto
un
altro
aspetto
.
Ed
anche
qui
l
unico
rimedio
possibile
è
sempre
lo
stesso
:
la
repressione
esemplare
e
pronta
dei
colpevoli
da
un
lato
,
la
redenzione
degli
oppressi
dall
altro
.
E
la
difficoltà
gravissima
è
anche
la
stessa
,
cioè
:
può
lo
Stato
far
nuove
leggi
,
per
determinare
le
forme
e
le
condizioni
dei
contratti
agrari
?
Facendole
,
conseguirebbe
lo
scopo
?
O
è
sperabile
invece
che
basti
il
naturale
progresso
della
pubblica
opinione
e
dei
costumi
,
ed
è
necessario
affidarsi
solo
a
ciò
?
Di
questo
ti
dirò
qualche
cosa
,
dopo
aver
parlato
del
brigantaggio
.
Tuo
affez
.
P
.
VILLARI
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IL
BRIGANTAGGIO
Mio
caro
Dina
lo
suppongo
il
lettore
persuaso
già
che
la
mafia
abbia
le
sue
radici
principali
nella
campagna
,
e
che
a
distruggerla
sia
necessario
veramente
migliorare
le
condizioni
delle
migliaia
d
agricoltori
,
che
lavorano
nell
interno
dell
Isola
i
77%
del
suolo
siciliano
.
E
allora
vedo
subito
nascere
uno
spavento
e
una
diffidenza
grandissima
.
Da
un
lato
sento
dire
:
Sono
mali
a
cui
non
può
rimediare
che
il
tempo
,
la
forza
generale
delle
cose
.
Da
un
altro
lato
sento
con
maggiore
insistenza
affermare
:
Volete
dunque
sollevare
in
Italia
una
quistione
sociale
?
Fra
i
tanti
nostri
guai
questo
ci
mancava
ancora
.
Avevamo
la
pace
interna
,
e
voi
vorreste
ora
scatenare
su
di
noi
così
terribili
calamità
.
Sarebbe
davvero
un
gran
delitto
contro
la
patria
,
l
alimentare
nei
contadini
speranze
che
non
possono
mai
essere
soddisfatte
.
Essi
sono
la
classe
di
gran
lunga
più
numerosa
e
meno
civile
;
se
si
sollevassero
,
chi
potrebbe
loro
resistere
?
Prima
di
tutto
bisogna
bene
intendersi
su
di
ciò
,
perché
queste
opinioni
molto
diffuse
hanno
davvero
impedito
che
la
quistione
venisse
finora
seriamente
e
chiaramente
discussa
.
Se
per
questioni
sociali
s
intendono
quelle
che
vediamo
travagliare
così
crudelmente
le
altre
nazioni
,
allora
di
certo
ne
siamo
per
fortuna
liberi
.
Perché
esse
sorgano
,
occorre
che
siasi
già
fatto
un
grande
progresso
nell
industria
,
nell
agricoltura
e
nel
commercio
;
progresso
che
fra
noi
non
esiste
,
e
meno
che
mai
in
quelle
provincie
di
cui
ora
più
particolarmente
ci
occupiamo
.
Quando
noi
domandiamo
che
si
porti
qualche
aiuto
all
infima
plebe
di
Napoli
,
che
vive
senza
mestiere
,
vogliamo
solo
spingerla
fino
al
lavoro
ed
all
industria
;
quando
domandiamo
che
il
contadino
esca
dalla
sua
condizione
di
schiavo
,
in
cui
trovasi
in
alcuni
luoghi
,
vogliamo
solo
condurlo
fino
alla
sua
indipendenza
.
Là
dove
si
cominciano
a
discutere
pericolose
teorie
,
siamo
già
fuori
del
nostro
argomento
.
Che
se
,
per
la
possibilità
che
queste
teorie
sorgano
,
si
dovesse
rinunziare
a
promuovere
il
progresso
morale
e
materiale
delle
popolazioni
abbandonate
e
povere
,
allora
solamente
il
tacerne
sarebbe
dovere
.
Chi
vorrà
sostenerlo
?
Se
però
non
abbiamo
,
ne
dobbiamo
per
ora
temere
il
socialismo
,
il
comunismo
e
l
internazionalismo
,
è
poi
certo
che
non
abbiamo
alcuna
questione
sociale
,
ma
solo
la
pace
interna
per
tutto
?
Non
c
è
questione
politica
che
progredisca
davvero
senza
questioni
sociali
,
perché
la
mutazione
del
Governo
,
senza
una
trasformazione
progressiva
della
società
,
sarebbe
opera
affatto
vana
.
E
poi
quale
è
la
pace
che
abbiamo
nelle
provincie
di
cui
si
ragiona
?
Sono
segni
di
ordine
e
di
pace
la
camorra
,
la
mafia
ed
il
brigantaggio
?
A
Zurigo
,
a
Ginevra
,
in
molte
città
della
Svizzera
,
è
ben
vero
,
si
sono
più
volte
agitate
le
moltitudini
con
teorie
sovversive
,
e
sarebbe
certo
la
più
grande
calamità
se
queste
teorie
si
diffondessero
tra
noi
.
Ma
nella
Svizzera
voi
potete
traversare
di
giorno
e
di
notte
monti
,
valli
e
boschi
,
senza
quasi
mai
trovare
un
gendarme
,
e
senza
mai
temere
ne
per
la
vostra
vita
,
ne
per
la
vostra
proprietà
,
se
anche
siete
carico
d
oro
.
Potremo
proprio
dire
che
ivi
la
pace
sociale
sia
turbata
,
e
che
fra
noi
sia
invece
perfetta
,
quando
pensiamo
che
in
alcune
delle
nostre
province
non
si
può
camminare
senza
essere
circondati
di
guardie
armate
,
e
vi
sono
uomini
che
,
in
mezzo
alla
libertà
,
sono
poco
meno
che
schiavi
?
E
da
un
altro
lato
abbiamo
noi
esaminato
tutti
i
danni
di
un
tale
stato
di
cose
?
La
insurrezione
è
un
pericolo
;
ma
l
ozio
,
l
inerzia
,
il
vagabondaggio
e
l
abbrutimento
sono
un
pericolo
non
meno
grave
,
specialmente
per
un
popolo
che
vuol
esser
libero
.
Il
dispotismo
si
fonda
sopra
una
società
che
lavora
poco
e
spende
poco
;
può
quindi
più
facilmente
tollerare
l
ozio
e
l
abbrutimento
;
spesso
ne
ha
anche
bisogno
per
la
sua
sicurezza
.
Ma
un
popolo
libero
è
invece
un
popolo
che
lavora
e
spende
molto
.
Se
noi
avessimo
prima
trasformata
la
nostra
società
,
per
far
poi
la
rivoluzione
politica
,
non
ci
troveremmo
nelle
condizioni
in
cui
siamo
,
appunto
per
aver
fatto
solo
una
rivoluzione
politica
,
colla
quale
si
sono
mutati
il
Governo
e
l
amministrazione
.
Le
spese
sono
a
un
tratto
immensamente
cresciute
,
senza
che
la
produzione
cresca
del
pari
.
E
questo
stato
di
cose
porta
un
deficit
finanziario
,
il
quale
non
sarà
colmato
neppur
quando
colle
imposte
avremo
pareggiato
le
spese
alle
entrate
.
La
più
piccola
scossa
farà
riapparire
il
disavanzo
,
e
le
economie
necessarie
ma
forzate
,
che
faremo
per
alcuni
anni
,
saranno
a
lungo
impossibili
,
se
vorremo
accrescere
il
benessere
materiale
e
morale
.
Ma
da
un
altro
Iato
neppure
le
spese
saranno
possibili
,
se
un
aumento
di
lavoro
e
di
produzione
non
comincerà
nel
paese
.
È
un
circolo
vizioso
,
di
certo
;
ma
è
pur
chiaro
che
,
per
andare
innanzi
,
bisogna
uscirne
.
E
senza
redimere
quelle
classi
numerose
,
che
nell
abbrutimento
in
cui
sono
,
non
lavorano
punto
so
o
fanno
un
lavoro
improduttivo
,
il
problema
non
sarà
mai
risoluto
.
Questo
è
per
noi
non
solamente
un
debito
d
onore
,
ma
è
pure
un
nostro
interesse
:
noi
non
faremo
mai
davvero
e
permanentemente
il
pareggio
finanziario
,
senza
prima
fare
il
pareggio
morale
.
Il
problema
è
più
grave
che
non
si
crede
.
Se
dentro
o
vicino
alle
città
troviamo
i
mali
più
sopra
esaminati
,
questi
diventano
maggiori
nella
campagna
.
Si
pensi
un
poco
che
l
Italia
è
un
paese
agrario
,
e
che
i
contadini
sono
più
di
un
terzo
della
sua
popolazione
.
Si
pensi
che
la
leva
degli
anni
scorsi
,
trovava
che
più
del
60%
dei
coscritti
erano
agricoltori
,
e
il
censimento
del
1861
dimostra
che
gli
agricoltori
sono
assai
più
della
metà
della
gente
che
in
Italia
esercita
un
mestiere
,
una
professione
,
un
ufficio
qualunque
,
o
sia
più
della
metà
della
gente
che
lavora
e
produce
.
E
allora
si
vedrà
quanto
sia
impor
-
tante
esaminare
il
problema
anche
da
questo
Iato
.
Il
brigantaggio
è
il
male
più
grave
che
possiamo
osservare
nelle
nostre
campagne
.
Esso
certamente
,
com
è
ben
noto
,
può
dirsi
la
conseguenza
d
una
questione
agraria
e
sociale
,
che
travaglia
quasi
tutte
le
province
meridionali
.
La
Relazione
scritta
dall
on
.
Massari
(
Sessione
del
1863
,
N
.
58
,
Atti
del
Parlamento
)
dice
:
«
Le
prime
cause
adunque
del
brigantaggio
sono
le
cause
predisponenti
.
E
prima
fra
tutte
,
la
condizione
sociale
,
lo
stato
economico
del
campagnuolo
,
che
in
quelle
province
appunto
dove
il
brigantaggio
ha
raggiunto
proporzioni
maggiori
,
è
assai
infelice
...
Il
contadino
non
ha
nessun
vincolo
che
lo
stringa
alla
terra
.
»
Mangiano
un
pane
«
che
non
mangerebbero
i
cani
»
diceva
il
direttore
del
demanio
e
tasse
.
Nelle
carceri
di
Capitanata
,
e
così
altrove
,
quasi
tutti
i
briganti
sono
contadini
proletarii
.
Le
bande
del
Caruso
e
del
Crocco
,
molte
volte
distrutte
,
si
ricostituirono
senza
difficoltà
con
nuovi
venuti
;
e
in
una
medesima
provincia
si
osservava
,
che
là
dove
il
contadino
stava
peggio
,
ivi
grande
era
il
contingente
dato
al
brigantaggio
;
dove
la
sua
condizione
migliorava
,
ivi
il
brigantaggio
scemava
o
spariva
.
Anzi
nell
Abruzzo
,
per
la
sola
ragione
che
il
contadino
ridotto
alla
miseria
ed
alla
disperazione
,
può
andare
a
lavorare
la
terra
della
campagna
romana
,
dove
piglia
le
febbri
e
spesso
vi
lascia
le
ossa
lo
stato
delle
cose
muta
sostanzialmente
.
Questa
emigrazione
impedisce
l
esistenza
del
brigantaggio
,
e
prova
come
esso
nasca
non
da
una
brutale
tendenza
al
delitto
,
ma
da
una
vera
e
propria
disperazione
.
«
Il
brigantaggio
,
conchiudeva
l
on
.
Massari
,
diventa
in
tal
guisa
la
protesta
selvaggia
e
brutale
della
miseria
contro
antiche
e
secolari
ingiustizie
»
.
E
nella
Camera
dei
deputati
,
il
31
luglio
1863
,
l
on
.
Castagnola
,
che
era
stato
pur
esso
membro
della
Commissione
d
inchiesta
in
un
discorso
assai
note
vole
e
pratico
,
confermava
ampiamente
le
stesse
conclusioni
.
Il
generale
Govone
,
interrogato
sul
perché
le
popolazioni
dimostravano
tanta
simpatia
al
brigante
,
aveva
risposto
semplicemente
:
«
I
cafoni
veggono
nel
brigante
il
vindice
dei
torti
che
la
società
loro
infligge
»
.
L
onorevole
Castagnola
era
stato
giustamente
maravigliato
di
trovare
in
quelle
popolose
città
due
classi
solamente
,
proprietarii
e
proletarii
,
o
come
dicono
,
galantuomini
e
cafoni
.
Si
scende
dal
gran
signore
al
nullatenente
,
e
l
odio
fra
queste
classi
gli
pareva
profondo
,
sebbene
represso
.
«
È
il
Medio
Evo
sotto
i
nostri
occhi
»
,
esclamava
egli
nella
Camera
.
Veniva
poi
ad
esaminare
le
molteplici
cause
del
brigantaggio
,
e
concludeva
:
«
Vi
è
la
questione
sociale
,
per
sciogliere
la
quale
converrebbe
promuovere
il
benessere
delle
popolazioni
,
fare
strade
,
far
cessare
l
usura
,
istituire
dei
Monti
frumentarii
,
far
nascere
il
credito
agricolo
...
Questi
sarebbero
i
rimedii
radicali
»
.
Per
distruggere
il
brigantaggio
noi
abbiamo
fatto
scorrere
il
sangue
a
fiumi
,
ma
ai
rimedii
radicali
abbiamo
poco
pensato
.
In
questa
,
come
in
molte
altre
cose
,
l
urgenza
dei
mezzi
repressivi
ci
ha
fatto
mettere
da
parte
i
mezzi
preventivi
,
i
quali
soli
possono
impedire
la
riproduzione
di
un
male
,
che
certo
non
è
spento
e
durerà
un
pezzo
.
In
politica
noi
siamo
stati
buoni
chirurgi
e
pessimi
medici
.
Molte
amputazioni
abbiamo
fatte
col
ferro
,
molti
tumori
cancerosi
estirpati
col
fuoco
,
di
rado
abbiamo
pensato
a
purificare
il
sangue
.
Chi
può
mettere
in
dubbio
che
il
nuovo
Governo
abbia
aperto
gran
numero
di
scuole
,
costruito
molte
strade
e
fatto
opere
pubbliche
?
Ma
le
condizioni
sociali
del
contadino
non
furono
soggetto
di
alcuno
studio
,
ne
di
alcun
provvedimento
che
valesse
direttamente
a
migliorarne
le
condizioni
.
Uno
solo
dei
provvedimenti
iniziati
tendeva
direttamente
a
questo
scopo
,
ed
era
la
vendita
dei
beni
ecclesiastici
in
piccoli
lotti
,
e
la
divisione
di
alcuni
beni
demaniali
.
Ciò
poteva
ed
era
inteso
a
creare
una
classe
di
contadini
proprietarii
,
il
che
sarebbe
stato
grande
benefìzio
per
quelle
provincie
.
Ma
senza
entrare
in
minuti
particolari
,
noteremo
per
ora
che
il
risultato
fu
assai
diverso
dallo
sperato
;
perché
è
un
fatto
che
quelle
terre
,
in
uno
o
in
un
altro
modo
,
andarono
e
vanno
rapidamente
ad
accrescere
i
vasti
latifondi
dei
grandi
proprietarii
,
e
la
nuova
classe
di
contadini
non
si
forma
.
Il
problema
per
noi
è
ora
il
seguente
:
dal
1860
ad
oggi
,
questi
contadini
che
ci
vengono
descritti
come
schiavi
della
gleba
,
ingiustamente
,
crudelmente
oppressi
,
hanno
o
non
hanno
cominciato
visibilmente
a
migliorare
la
propria
condizione
?
A
risolvere
una
tale
questione
,
senza
accuse
irritanti
o
ingiuste
per
alcuno
,
dobbiamo
un
momento
fare
astrazione
dalla
natura
individuale
degli
uomini
,
ed
indagare
se
le
condizioni
nuove
li
spingono
al
bene
con
una
forza
assai
maggiore
che
nel
passato
;
se
obbligano
i
tristi
,
gli
avidi
a
fermarsi
nei
soprusi
,
cui
s
erano
per
lungo
abuso
educati
.
Non
bisogna
dimenticare
che
,
quando
una
società
ha
preso
il
suo
indirizzo
,
non
è
più
in
potere
di
alcuni
uomini
buoni
e
generosi
il
fermarla
o
deviarla
dal
pericoloso
cammino
.
Si
forma
un
atmosfera
che
tutti
respirano
,
si
creano
interessi
collegati
che
resistono
potentemente
e
violentemente
.
Ne
è
raro
il
caso
di
vedere
quegli
stessi
,
in
favore
dei
quali
si
vorrebbe
operare
,
per
diffidenza
o
per
ignoranza
reagire
,
ed
anche
far
causa
comune
coi
loro
tiranni
,
combattere
quelli
che
vorrebbero
essere
i
loro
benefattori
.
È
un
fatto
che
segue
ogni
giorno
,
ed
è
bene
ricordarlo
.
Con
maraviglia
lo
straniero
osserva
nelle
province
meridionali
molte
città
popolose
,
in
cui
si
trovano
poche
famiglie
di
ricchi
proprietarii
,
il
più
delle
volte
imparentati
fra
loro
,
in
mezzo
ad
una
moltitudine
di
proletarii
,
che
sono
i
contadini
.
Salvo
qualche
impiegato
,
altri
ordini
di
cittadini
non
vi
sono
.
La
campagna
è
deserta
,
i
suoi
lavoratori
formano
il
popolo
delle
città
.
Non
v
è
industria
,
non
v
è
borghesia
,
non
v
è
pubblica
opinione
che
freni
i
proprietarii
,
che
sono
i
padroni
assoluti
di
quella
moltitudine
,
la
quale
dipende
da
essi
per
la
sua
sussistenza
,
e
se
viene
abbandonata
,
non
ha
modo
alcuno
di
vivere
.
È
ben
vero
che
anche
il
proprietario
ha
bisogno
del
contadino
.
Ma
là
dove
la
popolazione
non
è
scarsa
,
e
le
braccia
non
mancano
al
lavoro
,
o
abbondano
,
come
spesso
avviene
in
quelle
province
,
quale
è
la
conseguenza
di
un
tale
stato
di
cose
?
La
scienza
economica
lo
ha
quasi
matematicamente
dimostrato
.
Il
salario
del
contadino
sarà
ridotto
a
ciò
che
è
strettamente
necessario
,
perché
egli
possa
vivere
per
continuare
il
lavoro
.
Se
l
industria
non
apre
una
valvola
di
sicurezza
,
il
contadino
sarà
ben
presto
condotto
allo
stato
di
servo
della
gleba
,
o
anche
peggio
.
Ne
ciò
deve
attribuirsi
a
colpa
di
coloro
che
nelle
provincie
meridionali
sono
i
possessori
del
suolo
.
È
invece
una
conseguenza
inesorabile
di
quello
stato
sociale
,
simile
ad
altre
ben
più
funeste
e
più
crudeli
,
che
si
videro
in
Irlanda
venire
da
una
situazione
non
molto
diversa
.
Una
emigrazione
in
massa
,
ed
una
fame
spaventosa
decimarono
colà
la
popolazione
in
modo
da
non
avere
riscontro
nella
storia
,
sotto
un
Governo
che
nessuno
vorrà
credere
meno
civile
e
meno
intelligente
del
nostro
.
Or
si
pensi
al
tempo
che
durò
una
simile
condizione
di
cose
nelle
province
meridionali
;
s
aggiunga
un
Governo
come
quello
dei
Borboni
,
che
ridusse
l
antagonismo
di
classi
a
sistema
,
ne
fece
base
e
fondamento
della
sua
autorità
,
della
sua
forza
,
e
si
capirà
il
disordine
morale
e
sociale
che
dove
seguirne
.
Ho
sentito
citare
esempii
di
persone
che
avevano
fatto
tirare
una
fucilata
a
qualche
contadino
,
aggiustando
poi
facilmente
la
faccenda
col
Governo
,
che
in
fondo
alimentava
gli
odii
.
Esso
fu
chiamato
,
come
ognun
si
ricorda
,
la
negazione
di
Dio
e
della
moralità
.
Certo
non
mancavano
gli
onesti
ed
i
nemici
di
un
tale
stato
di
cose
,
come
i
fatti
più
volte
provarono
.
Ma
chi
può
negare
che
la
pubblica
moralità
doveva
soffrirne
?
L
America
ha
dimostrato
col
suo
esempio
,
che
la
schiavitù
dei
negri
in
molti
casi
noceva
più
di
tutto
al
padrone
dello
schiavo
,
perché
esso
veniva
corrotto
dal
dominio
ingiusto
che
esercitava
.
Non
doveva
corrompere
un
dominio
illimitato
,
esercitato
non
sui
negri
,
ma
sopra
uomini
della
stessa
stirpe
?
Ora
se
tale
è
lo
stato
in
cui
la
rivoluzione
trovò
le
province
meridionali
,
quali
furono
le
conseguenze
del
nuovo
Governo
?
che
cosa
fece
per
esse
?
Nessuno
vorrà
certo
negare
i
grandi
benefizii
che
portò
al
paese
.
Ma
io
qui
mi
occupo
di
una
sola
classe
di
cittadini
.
I
lavori
pubblici
adoperarono
per
un
momento
alcune
braccia
,
ma
non
crearono
un
industria
ne
una
borghesia
nuova
.
Le
strade
fecero
rialzare
i
prezzi
delle
derrate
,
ma
non
mutarono
in
modo
alcuno
le
condizioni
sociali
del
contadino
.
Le
città
ed
i
borghi
sono
oggi
pur
troppo
quel
che
erano
prima
,
e
le
condizioni
,
le
relazioni
degli
abitatori
restarono
sempre
le
stesse
.
Il
Governo
costituzionale
è
in
sostanza
il
regno
della
borghesia
.
La
classe
dei
proprietarii
,
in
mancanza
d
altro
,
divenne
la
classe
governante
,
e
i
municipii
,
le
provincie
,
le
opere
pie
,
la
polizia
rurale
furono
nelle
sue
mani
.
Chi
circonda
il
prefetto
,
chi
illumina
i
Ministri
,
su
chi
si
appoggiano
essi
colà
?
E
se
il
dominio
che
quella
classe
esercitava
era
dispotico
,
e
se
esso
è
restato
illimitato
,
senza
alcun
nuovo
freno
,
ma
colla
giunta
di
nuove
forze
,
quali
debbono
esserne
le
conseguenze
,
quali
sarebbero
in
ogni
altro
paese
della
terra
,
fra
qualunque
generazione
di
uomini
?
Ognuno
può
immaginarlo
da
sé
.
Fra
poco
,
io
credo
,
verrà
alla
luce
un
lavoro
scritto
dal
signor
Leopoldo
Franchetti
,
il
quale
ben
due
volte
ha
fatto
un
viaggio
nelle
province
meridionali
,
espressamente
per
conoscere
lo
stato
degli
agricoltori
colà
,
e
,
com
è
naturale
,
fu
dolorosamente
scandalezzato
nel
vedere
cose
che
dovevano
sembrare
impossibili
a
lui
,
nativo
della
Toscana
,
dove
il
contadino
non
solo
è
un
uomo
indipendente
e
libero
,
ma
è
il
vero
socio
del
suo
padrone
,
e
di
poco
si
crede
inferiore
a
lui
.
Rammento
che
,
quando
seppi
della
sua
prima
gita
,
mi
nacque
un
vivo
desiderio
di
parlargli
.
Avendolo
incontrato
in
un
salotto
,
fummo
presentati
l
uno
all
altro
,
e
mi
avvidi
subito
che
anch
esso
desiderava
parlarmi
,
per
fare
a
me
la
domanda
stessa
che
io
voleva
fare
a
lui
.
Esaminando
lo
stato
della
più
povera
plebe
di
Napoli
,
esaminando
lo
stato
dei
più
miseri
contadini
,
io
m
ero
persuaso
che
la
maggior
parte
di
essi
,
se
non
si
trovavano
nella
medesima
miseria
ed
oppressione
che
sotto
i
Borboni
,
avevano
con
la
nuova
libertà
peggiorato
la
lor
sorte
.
La
cosa
mi
pareva
talmente
sconfortante
,
talmente
enorme
,
che
cercavo
un
autorità
imparziale
,
la
quale
avesse
potuto
smentire
una
opinione
che
quasi
mi
umiliava
.
Un
Toscano
che
,
lontano
da
ogni
interesse
personale
,
da
ogni
amor
proprio
provinciale
,
aveva
,
per
solo
fine
patriottico
e
filantropico
,
fatto
un
viaggio
in
quelle
regioni
,
mi
pareva
l
uomo
di
cui
avevo
bisogno
.
Ma
ognuno
può
immaginare
qual
fu
la
mia
maraviglia
,
quando
m
accorsi
ch
egli
aveva
riportato
di
colà
la
stessa
penosa
impressione
,
e
cercava
in
me
uno
che
sapesse
persuadergli
il
contrario
.
Fui
costretto
a
dirgli
:
lo
non
sono
il
vostro
uomo
.
Ripetete
piuttosto
il
vostro
viaggio
,
andate
in
altre
province
,
e
mettete
di
nuovo
alla
prova
le
vostre
osservazioni
.
Egli
era
stato
negli
Abruzzi
e
nel
Molise
;
andò
,
come
aveva
già
divisato
di
fare
,
nelle
Calabrie
e
nella
Basilicata
;
è
tornato
colla
prima
opinione
ancora
più
ribadita
,
Il
suo
libro
del
resto
verrà
fra
poco
in
luce
,
ed
ognuno
potrà
vedere
su
quali
fatti
è
fondata
la
sua
convinzione
.
Per
ora
il
lettore
faccia
il
conto
che
crede
di
questo
involontario
ed
inconsapevole
accordo
di
opinioni
individuali
,
sopra
una
questione
tanto
complessa
e
tanto
difficile
a
determinare
.
lo
mi
restringo
a
riportare
qui
la
conclusione
d
una
lunga
lettera
,
che
il
signor
Franchetti
ebbe
allora
la
gentilezza
di
scrivermi
:
«
Del
resto
,
qualunque
ne
sia
la
cagione
,
credo
che
si
possa
affermare
il
fatto
che
,
in
regola
generale
,
i
contadini
di
quelle
provincie
(
Abruzzi
e
Molise
)
sono
per
il
loro
vitto
,
d
anno
in
anno
,
nella
dipendenza
assoluta
dei
proprietarii
,
dipendenza
che
si
manifesta
non
solo
nella
durezza
delle
condizioni
dei
contratti
agricoli
,
ma
ancora
nella
indeterminatezza
di
alcune
delle
loro
clausole
,
che
riportano
la
mente
al
tempo
del
servaggio
.
Il
padrone
,
per
citare
un
esempio
,
ha
diritto
illimitato
di
esigere
prestazioni
in
opera
dai
suoi
contadini
,
e
ne
usa
largamente
...
È
adunque
forza
conchiudere
che
,
durando
le
cose
come
adesso
,
la
classe
inferiore
,
per
ora
ignorante
della
moralità
,
piuttosto
che
positivamente
immorale
,
vedendo
la
classe
agiata
pesare
così
gravemente
su
di
essa
,
acquisterà
colla
istruzione
che
gli
si
vuol
dare
,
o
una
immoralità
cosciente
di
se
,
o
un
odio
ancora
più
profondo
pei
signori
e
pel
Governo
,
che
sarà
pieno
di
pericoli
per
l
ordine
avvenire
»
.
Si
pensi
un
poco
alle
conseguenze
logiche
di
queste
osservazioni
.
Il
contadino
napoletano
è
dunque
in
uno
stato
d
abbrutimento
,
e
quasi
di
servaggio
.
Per
incivilirlo
noi
non
abbiamo
adesso
che
l
istruzione
,
e
questa
non
darà
alcun
frutto
,
o
costituirà
un
pericolo
sociale
per
l
avvenire
.
Ciò
spiega
i
pochi
risultati
che
si
ottengono
,
ciò
spiega
le
paure
che
in
alcuni
destano
le
scuole
.
Descrivere
minutamente
quale
sia
lo
stato
degli
agricoltori
nell
Italia
meridionale
,
sarebbe
qui
opera
impossibile
,
perché
queste
condizioni
e
le
forme
dei
contratti
agrarii
mutano
non
solo
da
provincia
a
provincia
,
ma
sono
infinite
e
diverse
in
una
stessa
provincia
,
non
essendovi
ne
una
legge
,
ne
una
consuetudine
che
domini
per
tutto
.
A
trattare
tollerabilmente
il
soggetto
,
bisognerebbe
scrivere
dei
volumi
.
lo
perciò
mi
contento
di
citare
alla
rinfusa
alcuni
esempii
,
alcune
notizie
avute
da
persone
del
luogo
,
o
che
ivi
si
trovano
.
Un
giovane
e
pregiato
economista
delle
Puglie
,
interrogato
da
me
sulla
condizione
in
cui
erano
nel
suo
paese
i
lavoratori
dei
latifondi
,
mi
scriveva
:
«
I
contadini
addetti
alla
coltivazione
di
questi
lontani
latifondi
,
vi
stanno
quasi
tutto
l
anno
,
venendo
chi
ogni
quindici
,
chi
ogni
ventidue
giorni
a
rivedere
in
città
la
moglie
,
i
figli
e
la
propria
casa
.
In
campagna
vivono
in
un
camerone
a
terreno
,
dormendo
in
nicchie
scavate
nel
muro
intorno
intorno
.
Hanno
,
senz
altro
,
un
sacco
di
paglia
,
su
cui
dormono
vestiti
;
anzi
non
si
spogliano
mai
.
Li
comanda
un
massaro
,
che
somministra
ogni
giorno
a
ciascuno
,
per
conto
del
padrone
,
un
pane
nerastro
e
schiacciato
,
del
peso
d
un
chilogramma
,
che
si
chiama
Questo
contadino
lavora
dall
alba
fino
al
tramonto
;
alle
10
del
mattino
riposa
mezz
ora
,
e
mangia
un
po
del
suo
pane
.
Alla
sera
,
cessato
il
lavoro
,
il
massaro
mette
sopra
un
gran
fuoco
,
che
è
in
fondo
al
camerone
,
una
gran
caldaia
,
in
cui
fa
bollire
dell
acqua
con
pochissimo
sale
.
In
questo
mezzo
i
contadini
si
dispongono
in
fila
,
affettano
il
pane
che
mettono
in
scodelle
di
legno
,
in
cui
il
massaro
versa
un
po
dell
acqua
salata
,
con
qualche
goccia
di
olio
.
Questa
è
la
zuppa
di
tutto
l
anno
,
che
chiamano
acqua
-
sale
.
Ne
altro
cibo
hanno
mai
,
salvo
nel
tempo
della
mietitura
,
quando
s
aggiungono
da
uno
a
due
litri
e
mezzo
di
vinello
,
per
metterli
in
grado
di
sostenere
le
più
dure
fatiche
.
E
questi
contadini
serbano
ogni
giorno
un
pezzo
del
loro
chilogramma
di
panrozzo
,
che
vendono
o
portano
a
casa
per
mantenere
la
famiglia
,
insieme
con
lo
stipendio
di
circa
132
lire
all
anno
,
con
di
più
un
mezzo
tomolo
di
grano
e
mezzo
tomolo
di
fave
,
che
loro
spetta
secondo
il
raccolto
»
.
Questi
,
aggiungeva
il
mio
amico
,
sono
i
contadini
che
più
facilmente
si
dànno
al
furto
ed
alle
grassazioni
.
E
chi
vorrà
meravigliarsene
?
Ma
io
non
voglio
tralasciar
di
notare
che
questa
gente
così
male
compensata
,
è
tra
quelle
che
in
Europa
lavorano
di
più
.
Ricordo
di
aver
letto
una
tale
osservazione
in
un
inchiesta
inglese
fatta
per
ordine
di
lord
Palmerston
.
Ho
conosciuto
anche
un
Tedesco
,
occupato
molto
nella
escavazione
di
miniere
,
il
quale
,
essendo
andato
a
passare
alcuni
mesi
di
riposo
nelle
campagne
napoletane
,
mi
disse
un
giorno
a
Firenze
:
Il
dolce
far
niente
degl
Italiani
,
almeno
là
dove
io
sono
stato
,
è
una
calunnia
atroce
.
Sarebbe
impossibile
piegare
il
nostro
contadino
o
il
nostro
operaio
ad
un
lavoro
così
duro
e
prolungato
,
come
quello
che
fanno
i
vostri
contadini
.
Il
Franchetti
,
che
è
tornato
di
là
con
opinioni
ben
altro
che
favorevoli
a
noi
,
mi
ha
mille
volte
ripetuto
:
È
facile
assai
trovarne
che
lavorino
meglio
;
è
impossibile
trovarne
che
lavorino
di
più
.
Ed
è
questa
appunto
la
gente
che
nel
paese
del
dolce
far
niente
è
messa
dalla
società
a
tale
disperazione
da
gettarsi
al
brigantaggio
.
Che
lo
facciano
assai
di
mala
voglia
,
c
è
un
fatto
,
ripeto
,
che
lo
dimostra
chiaro
,
ed
è
l
emigrazione
nella
Campagna
romana
.
Un
contadino
abruzzese
,
che
pure
aveva
tirato
qualche
colpo
di
coltello
,
e
che
trovavasi
in
estrema
miseria
,
fu
interrogato
dal
sig
.
Franchetti
:
Se
le
cose
per
te
continuassero
così
,
ti
getteresti
al
brigantaggio
?
No
.
andrei
a
lavorare
nella
Campagna
romana
,
come
fanno
gli
altri
.
E
quale
è
questa
vita
che
preferiscono
a
quella
che
menano
sui
loro
campi
nativi
?
Ognuno
può
vederlo
,
per
poco
che
s
allontani
da
Roma
.
In
mezzo
alla
malaria
,
accanto
ai
pantani
,
lavorano
tutto
il
giorno
,
e
discendono
.
per
dormire
,
in
tane
da
lupi
,
dove
pigliano
le
febbri
.
e
poi
tornano
a
casa
ben
più
che
decimati
.
La
scorsa
settimana
,
mi
raccontava
un
nobile
romano
,
arrivò
nella
mia
tenuta
qualche
centinaio
di
questi
infelici
.
Avevano
fatto
otto
ore
di
viaggio
,
chiusi
e
stipati
nei
vagoni
delle
merci
,
in
piedi
sempre
,
uomini
,
donne
e
bambini
,
col
patto
stipulato
,
che
a
nessuno
di
loro
dovesse
essere
permesso
di
scendere
per
via
,
neppure
una
sola
volta
.
Fra
non
molto
saranno
ridotti
a
pochi
,
perché
vengono
qui
a
seminare
le
loro
ossa
,
non
tanto
a
causa
della
malaria
,
quanto
a
causa
della
vita
cui
sono
condannati
.
Io
non
mi
fermo
a
descrivere
questi
infelici
,
che
ognuno
può
andare
a
vedere
se
vuole
.
Basta
guardarli
per
sentirsi
arrossire
.
Rammento
il
giorno
,
in
cui
venivo
a
Roma
in
uno
dei
piccoli
vapori
del
Tevere
.
Fermatici
in
un
punto
per
qualche
minuto
,
si
vide
sopra
una
vicina
e
molto
ripida
altura
,
un
povero
vecchio
,
il
quale
,
accorgendosi
di
non
essere
in
tempo
ad
imbarcarsi
,
si
gettò
senz
altro
dall
altura
,
ed
arrivò
rotolando
insino
alla
riva
.
Era
appunto
un
contadino
abruzzese
,
che
nei
lavori
dei
campi
si
era
rotto
un
braccio
;
aveva
prese
le
febbri
,
ed
andava
a
morire
all
ospedale
.
Mi
par
di
vederlo
ancora
:
la
sua
faccia
era
rassegnata
e
tranquilla
in
quei
tormenti
;
stringeva
per
dolore
le
labbra
;
stringeva
i
pugni
,
ma
non
mandò
un
lamento
.
La
sua
storia
è
la
storia
di
migliaia
d
infelici
.
E
se
questa
è
la
vita
che
preferiscono
,
qual
sarà
quella
che
fuggono
?
Ripeto
che
mi
sarebbe
impossibile
di
qui
dare
un
ragguaglio
esatto
di
tutte
le
forme
di
contratti
agrarii
,
prevalenti
nelle
province
meridionali
.
E
quando
pur
facessi
,
sarebbe
poco
meno
che
inutile
.
Il
contratto
più
diffuso
è
l
affitto
in
danaro
o
in
generi
;
trovasi
anche
la
mezzeria
,
e
trovansi
altre
delle
forme
più
note
e
più
generalmente
adottate
altrove
.
Ma
sono
le
condizioni
speciali
e
varie
,
imposte
a
ciascuno
di
questi
contratti
,
le
molte
modificazioni
che
essi
subiscono
,
quelle
che
ne
costituiscono
l
essenza
,
e
fanno
si
che
,
con
qualunque
di
essi
,
il
contadino
si
trovi
quasi
sempre
nella
stessa
oppressione
.
Una
simile
osservazione
fu
fatta
dall
onorevole
Gladstone
,
quando
egli
propose
la
legge
che
modificava
e
vincolava
a
certe
norme
i
contratti
agrarii
dell
Irlanda
.
Gli
fu
osservato
allora
,
che
le
stesse
leggi
,
i
medesimi
contratti
prevalevano
in
Inghilterra
;
perché
dunque
la
nuova
legge
solo
per
l
Irlanda
?
Egli
poté
facilmente
e
vittoriosamente
rispondere
,
che
solo
lo
scheletro
di
questi
contratti
era
identi
co
nei
due
paesi
;
le
condizioni
in
apparenza
accessorie
e
le
modificazioni
diverse
gli
avevano
alterati
in
modo
,
che
le
medesime
forme
portavano
nell
Irlanda
calamità
ignote
all
Inghilterra
.
E
ciò
non
per
le
differenze
che
pur
son
sempre
nella
natura
degli
uomini
,
giacche
il
proprietario
inglese
in
Irlanda
faceva
peggio
degli
altri
;
ma
perché
l
Inghilterra
è
un
paese
industriale
,
e
quindi
il
contadino
trova
aperta
un
altra
via
,
per
la
quale
può
scampare
alla
tirannide
del
proprietario
;
l
Irlanda
invece
è
,
come
l
Italia
meridionale
,
un
paese
dato
esclusivamente
all
agricoltura
,
e
quindi
non
v
è
scampo
possibile
.
Un
amico
da
me
interrogato
,
raccolse
molte
notizie
sulle
province
di
Chieti
e
di
Teramo
.
Egli
mi
scriveva
,
che
colà
era
abbastanza
diffusa
la
mezzeria
.
Il
prodotto
dell
ulivo
va
diviso
in
tre
parti
,
di
cui
due
al
padrone
,
una
al
colono
o
soccio
,
come
lo
chiamano
.
Il
mosto
va
diviso
in
parti
uguali
,
e
così
le
frutta
,
ma
di
queste
il
contadino
deve
dare
,
in
denaro
,
il
valore
della
parte
che
spetta
al
padrone
.
Pel
grano
le
condizioni
mutano
:
si
raddoppia
,
si
triplica
la
quantità
che
deve
dare
il
contadino
,
secondo
che
cresce
la
fertilità
del
suolo
.
Non
mancano
esempii
di
contadini
obbligati
a
pagare
al
padrone
il
fitto
della
casa
colonica
,
costruita
con
fieno
e
terreno
cretaceo
impastati
.
Ne
ciò
basta
.
«
Si
usa
eziandio
generalmente
d
imporre
ai
socci
certe
piccole
prestazioni
,
come
di
uova
,
galline
,
galli
d
India
,
agnelli
pasquali
,
allevamento
di
qualche
maiale
per
uso
di
famiglia
,
ecc
.
Queste
prestazioni
variano
assolutamente
secondo
l
umore
dei
padroni
.
Sono
però
sempre
da
considerarsi
come
un
discreto
contrappelo
»
.
Così
scriveva
l
amico
abruzzese
.
Chi
potrebbe
paragonare
questa
mezzeria
con
la
toscana
?
Non
hanno
di
comune
fra
loro
altro
che
il
nome
.
Ma
non
basta
ancora
.
Nei
tempi
di
cattiva
raccolta
il
soccio
non
può
pagare
.
E
allora
,
se
deve
dar
danaro
,
si
fissa
un
interesse
che
ascende
al
12
per
cento
;
se
deve
dar
grano
,
i
padroni
più
benevoli
esigono
alla
fine
dell
anno
la
così
detta
colmatura
,
che
è
una
mezzetta
,
o
il
sesto
di
più
.
Gli
altri
,
e
sono
il
maggior
numero
,
vogliono
esser
pagati
in
danaro
,
e
fissano
il
valore
del
grano
dovuto
,
pigliando
per
norma
il
prezzo
che
ha
nel
maggio
,
che
segue
alla
cattiva
raccolta
,
cioè
il
mese
in
cui
questo
prezzo
è
più
alto
.
Il
mio
amico
scriveva
nell
aprile
del
1874
,
quando
la
raccolta
era
stata
assai
cattiva
,
e
continuava
così
:
«
Se
quest
anno
,
come
pare
,
sarà
buona
,
e
se
il
contratto
porta
10
salme
di
grano
all
anno
,
si
può
calcolare
che
il
contadino
dovrà
darne
10
per
questo
anno
,
e
16
per
l
anno
passato
,
26
in
tutto
.
Piove
e
i
contadini
per
la
gioia
non
entrano
nei
loro
panni
;
dicono
che
la
terra
è
in
ottime
condizioni
.
Non
sanno
,
tanto
l
abitudine
e
l
ignoranza
sono
potenti
,
che
la
terra
frutterà
questo
anno
,
ma
non
per
loro
.
Sic
vos
non
vobis
»
.
E
più
oltre
conchiudeva
con
queste
parole
:
«
Oggi
noi
a
Chieti
siamo
,
alla
lettera
,
assediati
da
gente
dei
villaggi
e
da
vecchi
delle
campagne
,
che
vanno
in
giro
accattando
,
e
nei
giorni
di
mercato
,
il
volto
sparuto
dei
contadini
dice
che
essi
trascinano
la
vita
a
gran
fatica
.
Non
ha
guari
è
stato
trovato
morto
per
fame
un
contadino
di
San
Valentino
,
in
territorio
di
Chieti
,
nelle
pianure
di
Pescara
,
presso
una
cappella
detta
di
Santa
Filomena
.
Due
mesi
fa
ho
visto
io
un
contadino
,
piuttosto
vecchio
,
giacente
per
terra
,
estenuato
dalla
fame
,
innanzi
alla
porta
dell
ospedale
civile
.
Non
sono
molti
giorni
,
nella
piazza
detta
della
Cavallerizza
,
ne
ho
visto
un
altro
disteso
per
terra
,
che
sembrava
morto
,
con
una
gran
folla
di
gente
attorno
.
Dimandato
che
fosse
,
n
ebbi
questa
risposta
:
Signore
,
la
fame
!
E
si
badi
che
il
contadino
abruzzese
è
sobrio
e
laborioso
.
Dacché
s
è
introdotto
il
gran
turco
,
si
ciba
solo
di
questo
,
che
,
per
colmo
di
sventura
,
è
salito
quest
anno
a
10
duca
ti
la
salma
»
.
E
aggiungo
che
in
alcune
delle
nostre
province
,
essere
messo
a
pane
di
grano
,
significa
essere
vicino
a
morire
,
spedito
dai
medici
.
Perfino
nel
linguaggio
s
è
stampata
in
eterno
la
storia
delle
nostre
vergogne
.
Un
altro
amico
,
che
raccolse
notizie
nei
soli
circondarii
di
Sulmona
,
Aquila
e
Cittaducale
,
mi
scriveva
:
«
Il
rischio
della
cattiva
raccolta
è
,
per
patto
,
ordinariamente
a
carico
dell
affittuario
,
il
quale
spesso
trova
il
suo
unico
schermo
nella
impotenza
a
pagare
.
Nel
circondario
di
Sulmona
i
contadini
stipulano
con
frequenza
affitti
a
lunga
scadenza
,
per
mettere
le
terre
a
vigna
,
impiegandovi
assai
più
le
loro
fatiche
che
i
capitali
,
che
non
hanno
.
Spirato
il
termine
dell
affitto
,
qualche
volta
il
proprietario
rimborsa
al
colono
tutte
le
migliorie
;
più
spesso
ne
rimborsa
la
sola
metà
.
Non
è
però
raro
il
caso
in
cui
il
proprietario
si
riserba
libera
facoltà
di
compensare
in
tutto
o
in
parte
le
migliorie
,
o
d
invitare
il
colono
a
distruggerle
,
se
vuole
.
Negli
altri
due
circondarii
,
di
miglioramenti
non
si
tien
conto
,
perché
gli
affitti
sono
troppo
brevi
per
supporli
possibili
.
Può
succedere
invece
il
contrario
»
.
E
di
queste
condizioni
,
che
sole
dànno
un
idea
precisa
dello
stato
in
cui
si
trova
il
contadino
,
qualunque
sia
la
forma
generale
di
contratto
,
se
ne
potrebbe
citare
un
numero
infinito
.
Il
signor
Franchetti
,
percorrendo
le
Calabrie
e
la
Basilicata
,
ha
trovato
in
alcuni
luoghi
un
contratto
di
miglioria
,
col
quale
il
proprietario
,
concesso
in
affitto
un
terreno
incolto
,
dopo
otto
anni
dà
al
contadino
solo
un
terzo
della
differenza
che
si
trova
fra
il
valore
del
fondo
incolto
e
il
valore
del
fondo
messo
a
coltura
.
Altrove
non
si
dava
più
di
un
settimo
.
In
altri
luoghi
trovò
che
il
contadino
doveva
pagare
al
proprietario
il
diritto
di
guardia
del
fondo
,
guardia
che
quegli
volentieri
avrebbe
fatta
da
se
.
La
pagava
in
tanto
grano
,
del
quale
solo
una
parte
veniva
dal
proprietario
data
al
guardiano
.
«
E
anche
qui
»
,
egli
dice
,
«
immensi
sono
i
servigi
arbitrarii
che
rendono
più
duro
il
contratto
»
.
La
cosa
va
all
infinito
.
La
società
intera
qualche
volta
sembra
costituita
a
danno
del
contadino
,
non
per
volontà
individuale
di
alcuno
,
ma
come
per
legge
inevitabile
di
natura
.
La
malignità
umana
,
però
,
come
può
bene
immaginarsi
,
non
manca
mai
.
Il
Monte
frumentario
è
destinato
a
dare
,
con
equo
interesse
,
il
grano
al
povero
coltivatore
,
nel
tempo
della
semina
o
negli
anni
di
carestia
.
Ciò
farebbe
concorrenza
all
usura
,
largamente
esercitata
colà
.
Ma
lo
speculatore
,
e
qualche
volta
anche
il
proprietario
,
trovano
modo
d
avere
essi
il
grano
,
per
darlo
al
povero
con
interesse
assai
maggiore
.
L
emigrazione
in
America
,
cominciata
nella
Basilicata
,
osservò
il
Franchetti
nel
suo
viaggio
,
apre
una
nuova
strada
al
povero
agricoltore
.
Molti
di
essi
tornano
con
qualche
capitale
,
comprano
un
piccolo
podere
ed
una
casa
;
ma
quello
che
è
più
,
hanno
acquistata
indipendenza
maggiore
,
una
sicurezza
di
loro
stessi
.
In
conseguenza
di
ciò
,
il
prezzo
della
mano
d
opera
aumenta
,
e
il
proprietario
subito
guarda
l
emigrazione
come
una
vera
calamità
per
la
sua
provincia
,
e
,
quando
può
,
cerca
d
impedirla
.
Questo
stato
di
cose
,
dove
più
,
dove
meno
,
si
ritrova
in
tutte
le
province
meridionali
del
continente
,
ed
anche
in
qualche
parte
della
Sicilia
;
come
non
mancano
nel
continente
esempii
di
quel
sistema
di
subaffitti
che
abbiamo
osservati
nell
Isola
,
ma
non
vi
hanno
mai
la
medesima
importanza
ed
estensione
.
La
conseguenza
naturale
di
tutto
ciò
è
il
brigantaggio
.
Quando
al
contadino
napoletano
manca
assolutamente
il
lavoro
,
e
la
fame
lo
assale
,
ne
trova
altra
via
aperta
dinanzi
a
se
,
incomincia
a
rubare
,
e
se
è
abbastanza
audace
,
s
unisce
a
qualche
banda
di
briganti
.
I
capi
sono
per
lo
più
uomini
che
hanno
ricevuto
ancora
qualche
più
grave
ingiuria
personale
,
e
vogliono
vendicarla
:
questa
almeno
suole
essere
l
origine
o
il
pretesto
.
E
qui
finisco
la
già
troppo
lunga
lettera
.
Nell
altra
parlerò
dei
rimedii
.
Tuo
affez
.
P
.
VILLARI
I
RIMEDII
Mio
caro
Dina
I
rimedii
repressivi
di
questo
stato
di
cose
sono
tanto
noti
,
e
furono
da
noi
tanto
adoperati
,
da
non
esservi
bisogno
di
parlarne
ancora
.
Quali
sono
i
rimedii
preventivi
,
quelli
che
l
on
.
Castagnola
chiamava
i
soli
radicali
?
L
immensità
della
quistione
spaventa
,
e
l
audacia
manca
non
solo
ai
nostri
uomini
politici
;
ma
,
quello
che
è
più
,
anche
ai
nostri
uomini
di
scienza
,
molti
dei
quali
affermano
che
la
speranza
di
mettervi
mano
è
una
illusione
,
e
delle
più
pericolose
.
Se
queste
opinioni
trovano
appoggio
nell
ignoranza
e
nell
egoismo
di
molti
proprietarii
,
è
inutile
dirlo
.
La
natura
umana
è
sempre
la
stessa
.
Il
mio
amico
di
Chieti
mi
scriveva
:
«
Il
primo
proprietario
,
uomo
intelligente
ed
agiato
,
a
cui
mi
rivolsi
per
cominciare
a
raccogliere
le
desiderate
informazioni
,
arricciò
il
naso
;
corrugò
la
fronte
;
non
seppe
e
non
volle
nascondere
il
suo
malcontento
,
quando
udì
da
me
,
che
si
volevano
tutte
le
notizie
che
valessero
a
mettere
in
rilievo
la
poco
prospera
condizione
dei
contadini
»
.
E
in
fondo
non
è
da
meravigliarsene
.
Il
proprietario
si
trova
isolato
in
mezzo
ad
un
esercito
di
contadini
.
La
sottomissione
di
questi
è
immensa
;
ma
è
fondata
solo
sull
antica
persuasione
che
il
proprietario
può
tutto
,
che
il
Governo
,
i
tribunali
,
la
polizia
dipendono
da
lui
,
o
sono
una
sola
cosa
con
lui
.
E
però
il
contadino
non
osa
far
nulla
senza
sentire
il
padrone
;
non
si
presenta
neppure
all
autorità
che
lo
invita
,
ne
obbedisce
agli
ordini
che
riceve
da
essa
,
senza
prima
aver
sentito
l
avviso
del
padrone
.
Ma
tutto
ciò
non
nasce
da
affetto
o
da
stima
.
Egli
si
potrebbe
inginocchiare
dinanzi
al
suo
padrone
con
lo
stesso
sentimento
con
cui
l
Indiano
adora
la
tempesta
o
il
fulmine
.
Il
giorno
in
cui
questo
incanto
fosse
sciolto
,
il
contadino
sorgerebbe
a
vendicarsi
ferocemente
coll
odio
lungamente
represso
,
colle
sue
brutali
passioni
.
Qualche
volta
,
in
fatti
,
si
sono
viste
quelle
orde
di
schiavi
trasformarsi
istantaneamente
in
orde
di
cannibali
.
Questo
ci
obbliga
ad
esser
molto
cauti
,
ma
ci
obbliga
ancora
a
meditare
sul
cumulo
di
odii
che
andiamo
raccogliendo
,
e
sulle
conseguenze
morali
e
sociali
che
possono
avere
.
Noi
del
resto
possiamo
liberamente
ragionare
di
ciò
,
e
discuterne
nei
libri
o
nei
giornali
,
certi
che
non
una
parola
arriverà
insino
a
quella
gente
analfabeta
,
che
neppure
intenderebbe
il
nostro
linguaggio
.
Per
parte
mia
posso
dire
,
che
anche
a
me
moltissimi
proprietarii
non
seppero
nascondere
il
loro
malcontento
,
quando
chiedevo
notizie
collo
scopo
che
non
celavo
a
nessuno
.
Ma
da
un
altro
lato
le
risposte
non
mancarono
mai
,
e
molti
viaggiarono
,
scrissero
ad
amici
,
raccolsero
notizie
,
opuscoli
,
tutto
quello
che
potevo
desiderare
.
La
quistione
preoccupa
seriamente
molti
,
sia
per
uno
spirito
di
filantropia
e
di
umanità
,
sia
per
la
convinzione
che
sotto
un
governo
libero
l
antico
stato
di
cose
non
può
durare
a
lungo
,
e
che
è
savio
consiglio
apparecchiarne
la
graduata
trasformazione
,
piuttosto
che
aspettare
il
tempo
in
cui
un
improvvisa
catastrofe
faccia
,
in
un
giorno
,
pagare
le
colpe
di
secoli
.
La
quistione
agraria
l
ebbero
i
Romani
,
ed
ognuno
sa
con
quali
terribili
risultati
.
L
ebbero
anche
le
nazioni
moderne
.
Alcune
ne
uscirono
per
mezzo
di
sanguinose
rivoluzioni
,
altre
le
prevenirono
con
una
savia
legislazione
.
Fra
queste
dobbiamo
,
prima
di
tutte
,
citare
la
Prussia
,
la
quale
,
dopo
le
umiliazioni
patite
dalla
Francia
,
si
pose
a
ricostituire
la
propria
potenza
sopra
tre
basi
:
istruzione
obbligatoria
,
servizio
militare
obbligatorio
,
riforma
agraria
.
Le
due
leggi
del
1807
e
del
1811
costituiscono
ciò
che
tutti
i
Trattati
di
economia
politica
chiamano
la
legislazione
classica
dello
Stein
e
dell
Hardenberg
,
ciò
che
le
storie
nazionali
della
Prussia
chiamano
una
delle
pietre
angolari
della
forza
del
paese
.
La
proprietà
fu
sciolta
dai
mille
vincoli
artificiali
che
l
inceppavano
,
il
servaggio
fu
abolito
,
ed
il
servo
non
solo
divenne
libero
,
ma
ancora
proprietario
d
un
terzo
e
qualche
volta
della
metà
del
suolo
che
coltivava
,
lasciando
il
resto
in
proprietà
libera
al
padrone
.
Lo
scopo
che
si
voleva
ottenere
era
chiaramente
esposto
nella
legge
stessa
:
creare
una
nuova
classe
di
agricoltori
che
accrescesse
forza
al
paese
.
E
si
ottenne
.
Senza
quelle
leggi
,
la
Prussia
non
avrebbe
potuto
fare
più
tardi
i
prodigi
che
ha
fatti
.
Se
però
la
Prussia
si
fosse
ristretta
solo
a
quello
che
abbiamo
detto
più
sopra
,
ne
sarebbe
seguito
ciò
che
è
avvenuto
nelle
province
meridionali
,
colla
divisione
dei
beni
demaniali
.
Gli
antichi
proprietarii
avrebbero
ricomperata
,
a
basso
prezzo
,
la
parte
del
contadino
,
che
privo
di
capitali
,
non
avrebbe
potuto
coltivarla
,
e
sarebbero
divenuti
padroni
assoluti
della
terra
,
coltivata
da
proletarii
ridotti
ben
presto
alla
condizione
poco
meno
che
di
schiavi
.
Invece
,
la
Prussia
aggiunse
due
cose
di
capitale
so
importanza
:
una
magistratura
locale
,
che
decidesse
sommariamente
e
paternamente
le
liti
insorte
fra
gli
agricoltori
ed
i
ricchi
proprietarii
;
un
istituzione
mirabile
di
Banche
destinate
ad
anticipare
al
contadino
i
capitali
per
coltivare
la
terra
e
fare
nuovi
acquisti
,
con
un
interesse
così
mite
che
,
pagando
il
5%
,
si
ammortizzava
il
capitale
in
meno
di
50
anni
.
Per
fare
tutto
ciò
,
occorse
una
serie
di
provvedimenti
,
che
,
incominciati
nel
1807
e
nel
1811
,
finirono
solo
nel
1850
.
Allora
però
la
trasformazione
fu
compiuta
,
e
la
Prussia
cominciò
a
sfidare
il
mondo
,
pel
sentimento
cresciuto
della
propria
forza
.
La
divisione
delle
terre
divenne
utile
solamente
per
mezzo
dell
istituzione
delle
Banche
e
delle
magistrature
speciali
e
locali
.
L
impresa
colossale
dell
abolizione
del
servaggio
in
Russia
fu
condotta
coi
medesimi
principii
,
pigliando
cioè
a
modello
la
classica
legislazione
della
Prussia
.
Ma
il
paese
che
,
per
questo
lato
,
più
trova
riscontro
con
le
nostre
province
meridionali
,
è
l
Irlanda
,
fatta
eccezione
,
ben
s
intende
,
della
questione
politica
e
religiosa
,
nella
quale
non
v
è
alcun
riscontro
possibile
.
Restringiamoci
perciò
alla
sola
questione
agraria
.
L
lrlanda
è
un
paese
dedito
all
agricoltura
,
senza
alcuna
industria
d
importanza
;
un
paese
di
proletarii
oppressi
crudelmente
dai
proprietarii
,
che
non
hanno
o
non
vogliono
spendere
capitali
per
coltivare
i
loro
fondi
.
I
contratti
sono
in
apparenza
simili
a
quelli
dell
Inghilterra
,
ma
le
condizioni
e
modificazioni
speciali
li
avevano
ridotti
a
tale
,
che
il
contadino
emigrava
o
moriva
di
fame
.
I
delitti
agrarii
moltiplicavano
spaventosamente
;
i
magistrati
non
erano
sicuri
;
la
pubblica
opinione
delle
moltitudini
proteggeva
l
assassino
,
che
riguardava
come
un
vendicatore
dei
torti
ricevuti
dalla
società
.
Quando
l
Inghilterra
fu
costretta
a
sospendere
in
Irlanda
I
Habeas
corpus
,
ed
a
venire
a
provvedimenti
repressivi
pel
Fenianismo
,
che
pigliava
proporzioni
gigantesche
,
non
esitò
punto
ad
adoperare
il
ferro
ed
il
fuoco
.
Ma
non
si
contentò
di
questo
:
Noi
abbiamo
,
ella
disse
,
un
debito
d
onore
verso
l
Irlanda
,
dobbiamo
pagarlo
;
dobbiamo
riparare
ai
torti
che
essa
ha
ricevuti
da
noi
.
Io
lascio
,
per
ora
,
da
un
lato
la
radicale
riforma
della
Chiesa
inglese
in
Irlanda
,
e
mi
restringo
solo
alla
legge
agraria
.
L
Inghilterra
affrontò
coraggiosamente
il
primo
problema
che
si
presentava
:
se
lo
Stato
cioè
abbia
il
diritto
di
limitare
con
norme
legislative
la
libertà
dei
contratti
.
Il
15
febbraio
1850
,
il
Gladstone
,
primo
ministro
d
un
paese
che
è
più
di
tutti
in
Europa
contrario
all
ingerenza
dello
Stato
,
diceva
,
in
mezzo
all
assenso
generale
della
Camera
dei
Comuni
,
queste
memorabili
parole
:
«
Nessuno
apprezza
più
altamente
di
noi
la
libertà
dei
contratti
;
essa
è
la
radice
di
ogni
condizione
normale
della
società
.
Ma
anche
in
quelle
condizioni
sociali
,
che
noi
riconosciamo
come
normali
,
non
è
possibile
concedere
illimitata
libertà
di
contratto
.
La
legislazione
inglese
è
piena
di
queste
ingerenze
dello
Stato
,
ed
il
Parlamento
ha
dimostrato
una
decisa
tendenza
a
moltiplicarle
.
Voi
non
permettete
nelle
officine
,
che
il
padrone
impieghi
l
operaio
con
tutte
le
condizioni
che
questi
accetterebbe
;
voi
non
permettete
che
lo
shipmaster
trasporti
gli
emigrati
,
con
ogni
specie
di
quei
contratti
che
pure
ambedue
accetterebbero
.
E
il
caso
dell
Irlanda
è
anco
più
grave
,
perché
questi
contratti
,
quantunque
nominalmente
liberi
,
tali
non
sono
nel
fatto
,
per
le
condizioni
speciali
del
paese
.
Anche
nei
casi
in
cui
la
legge
ha
lasciato
l
Irlandese
pienamente
libero
,
le
condizioni
in
cui
si
trova
lo
hanno
privato
della
sua
libertà
;
ed
è
però
divenuto
nostro
stretto
dovere
l
intervenire
per
difenderlo
.
In
un
paese
dove
le
braccia
abbondano
,
e
non
v
è
altra
industria
che
l
agricoltura
,
il
contadino
non
è
più
libero
nel
fare
il
contratto
col
padrone
.
Può
essere
perciò
necessario
di
prescrivere
con
legge
,
fra
certi
limiti
,
i
termini
e
le
condizioni
dei
contratti
agrarii
»
.
E
la
legge
fu
approvata
.
Per
esporla
minutamente
,
bisognerebbe
cominciare
col
descrivere
le
condizioni
speciali
dell
agricoltura
in
Irlanda
,
e
le
forme
dei
contratti
agrarii
,
che
sono
colà
diversissimi
dai
nostri
.
Ma
per
ora
basti
osservare
che
la
legge
,
senza
seguire
alcuna
teoria
,
prima
di
tutto
determina
e
sanziona
una
forma
di
contratto
,
che
l
esperienza
di
secoli
ha
dimostrata
vantaggiosa
al
contadino
irlandese
(
Ulster
custom
)
.
Sarebbe
se
un
nostro
legislatore
sanzionasse
le
norme
della
mezzeria
toscana
,
le
quali
ora
sono
anch
esse
regolate
solo
dalla
consuetudine
.
Ma
il
Parlamento
inglese
si
guardò
bene
dal
rendere
obbligatoria
per
tutti
una
sola
forma
di
contratto
.
Invece
,
lasciando
libere
quelle
che
esistevano
,
si
restrinse
ad
annullare
tutte
le
condizioni
che
giudicò
contrarie
alla
giustizia
ed
al
pubblico
bene
.
I
miglioramenti
portati
nel
fondo
dal
contadino
,
che
prima
anda
vano
quasi
sempre
ad
esclusivo
vantaggio
del
proprietario
,
debbono
,
secondo
la
nuova
legge
,
essere
da
questo
invece
pagati
al
contadino
.
Il
contratto
con
cui
questi
facesse
rinunzia
d
un
tale
risarcimento
,
è
nullo
.
Il
proprietario
non
può
,
senza
ragioni
giustificate
e
determinate
,
mandar
via
il
contadino
che
ha
preso
in
affitto
la
terra
,
ed
è
tenuto
a
rifarlo
dei
danni
che
gli
reca
,
licenziandolo
senza
ragione
.
La
legge
tende
a
prolungare
i
termini
dell
affitto
sino
a
30
anni
,
risguardando
quelli
a
breve
scadenza
come
dannosi
,
e
tende
a
spronare
il
contadino
a
migliorare
la
cultura
dei
campi
,
a
suo
proprio
vantaggio
.
Ma
anche
qui
il
legislatore
inglese
capì
,
ed
il
Gladstone
dichiarò
in
Parlamento
,
che
tutto
sarebbe
stato
inutile
senza
una
magistratura
speciale
paterna
,
locale
,
che
decidesse
le
mille
liti
che
possono
insorgere
fra
il
proprietario
ed
il
contadino
,
il
quale
non
oserà
mai
chiamare
innanzi
ai
tribunali
ordinari
il
suo
padrone
,
per
muovergli
una
lite
.
E
a
ciò
si
aggiunse
ancora
l
anticipazione
fatta
dallo
Stato
al
contadino
,
dei
capitali
necessarii
,
a
condizioni
non
molto
diverse
che
in
Prussia
.
I
tre
cardini
della
riforma
erano
cosi
solidamente
posti
,
e
poco
dopo
si
vide
,
che
nell
Associazione
per
le
scienze
sociali
,
gli
stessi
Irlandesi
dichiaravano
,
che
la
legge
aveva
subito
cominciato
a
portare
buoni
frutti
,
e
la
loro
esperienza
suggeriva
già
alcuni
modi
per
migliorarla
.
Che
tutto
ciò
non
valga
a
calmare
gli
odii
e
le
passioni
politiche
,
ben
s
intende
,
perché
altre
ne
sono
le
cagioni
.
Ma
fra
noi
fortunamente
questi
odii
non
esistono
.
Certo
non
è
solo
l
ltalia
meridionale
quella
in
cui
il
contadino
soffre
ingiustamente
.
Dobbiamo
far
eccezione
della
Toscana
,
là
dove
le
antiche
repubbliche
intelligenti
,
democratiche
e
civilissime
lasciarono
tali
germi
,
che
la
mezzeria
è
divenuta
un
contratto
che
salva
da
ogni
pericolo
sociale
nell
avvenire
,
e
rende
impossibile
qualunque
diffusione
di
teorie
sovversive
.
Per
la
provincia
di
Venezia
basta
leggere
il
libro
dell
avv
.
Carlo
Stivanello
(
Proprietarii
e
Coltivator
:
Venezia
1873
)
,
premiato
dall
Istituto
Veneto
,
per
trovarvi
la
descrizione
dei
miseri
casolari
di
canna
e
di
loto
,
nei
quali
abita
il
bracciante
.
«
In
questi
casolari
,
egli
dice
,
si
recluta
la
popolazione
dei
furti
,
necessario
supplemento
ai
miseri
guadagni
,
e
vivono
le
torme
dei
poveri
,
che
infestano
i
mercati
e
le
città
,
e
che
sfilano
in
lunga
processione
,
il
sabato
,
dinanzi
alle
abitazioni
»
.
(
Pag
.
151
)
.
Lo
stesso
autore
ci
parla
di
quei
contratti
a
fiamma
e
fuoco
,
coi
quali
l
agricoltore
è
obbligato
a
rinunziare
ad
ogni
ristoro
contro
la
carestia
,
la
grandine
,
la
tempesta
;
di
quelli
coi
quali
rinunzia
ad
ogni
compenso
pei
miglioramenti
recati
al
fondo
,
e
di
molti
altri
contrarii
alla
giustizia
,
al
bene
generale
,
al
progresso
dell
agricoltura
.
«
Il
proprietario
,
nella
stolta
credenza
che
l
abilità
dell
amministratore
avveduto
consista
nello
stipulare
patti
che
strozzino
l
altro
contraente
,
ha
inventato
molte
clausole
,
le
quali
aggravano
la
condizione
del
conduttore
»
(
Pag
.
173-4
)
.
Il
libro
finisce
col
domandare
un
inchiesta
agraria
,
la
quale
,
secondo
l
autore
,
metterebbe
in
evidenza
la
necessità
assoluta
di
provvedimenti
legislativi
in
difesa
degli
agricoltori
e
dell
agricoltura
,
che
egli
chiama
la
povera
Cenerentola
del
Regno
d
Italia
.
L
onorevole
Jacini
fece
nel
1855
una
dolorosa
descrizione
delle
popolazioni
agrarie
,
specialmente
nella
Bassa
Lombardia
,
dove
intorno
alla
ricca
,
intelligente
e
patriottica
Milano
,
vivono
i
più
miseri
contadini
,
fra
i
quali
le
febbri
e
la
pellagra
fanno
stragi
crudeli
;
dove
s
è
risoluto
il
singolare
problema
d
unire
la
più
ricca
produzione
colla
maggiore
miseria
del
coltivatore
.
E
nel
descrivere
a
quali
miserie
esso
è
qualche
volta
ridotto
dal
proprietario
,
esclama
:
«
È
una
tale
iniquità
che
la
sola
giustizia
umana
non
basterebbe
a
punirla
»
(
Ediz
.
1856
,
pag
.
197
)
.
Egli
proponeva
allora
un
Codice
agrario
e
la
istituzione
dei
Probi
Viri
.
Ciò
risponderebbe
in
parte
alle
norme
sui
contratti
,
ed
alla
magistratura
speciale
stabilite
dell
Inghilterra
in
Irlanda
.
Aggiungendovi
le
istituzioni
efficaci
di
credito
agrario
,
si
avrebbero
i
capi
principali
della
riforma
inglese
.
Quel
libro
fu
assai
popolare
,
forse
perché
appariva
come
una
protesta
contro
l
Austria
.
Quando
il
Governo
è
venuto
nelle
nostre
mani
,
che
cosa
abbiamo
fatto
?
Nulla
e
poi
nulla
.
E
quel
che
è
peggio
ancora
,
l
opinione
di
molti
è
contraria
ad
ogni
riforma
di
questo
genere
.
L
indifferenza
sulle
miserie
dei
milioni
di
uomini
che
lavorano
la
terra
in
campagna
,
e
delle
migliaia
che
si
abbrutiscono
nelle
città
,
non
è
credibile
.
Eppure
solo
pensando
ad
essi
si
può
crescere
davvero
la
nostra
produzione
economica
,
pareggiare
permanentemente
le
nostre
finanze
.
Eppoi
non
sono
essi
che
formano
il
nostro
esercito
,
la
nostra
marineria
militare
?
È
cosa
di
poca
importanza
renderli
civili
?
Quali
sono
i
giornali
,
quanti
i
libri
o
gli
opuscoli
che
parlano
di
loro
?
La
nostra
letteratura
,
la
nostra
scienza
e
la
nostra
politica
sembrano
del
pari
indifferenti
su
questo
problema
,
che
racchiude
il
nostro
avvenire
economico
e
morale
.
Il
male
esiste
in
molte
province
,
ma
nelle
Meridionali
ha
proporzioni
assai
maggiori
.
Per
parte
mia
sono
convinto
che
la
quistione
,
fra
non
molto
,
diverrà
gravissima
,
e
s
imporrà
a
tutti
;
che
i
provvedimenti
legislativi
saranno
riconosciuti
necessarii
,
se
non
si
vorrà
affrontare
il
pericolo
d
una
catastrofe
sociale
,
la
quale
può
nascere
non
solo
da
sommosse
sfrenate
,
ma
anche
da
inerzia
ed
abbandono
prolungati
.
Presto
si
vedrà
,
io
credo
,
che
in
alcune
province
occorre
proteggere
l
agricoltore
col
fissare
norme
pei
contratti
,
col
dichiarare
in
esse
nulle
alcune
condizioni
assolutamente
ingiuste
e
dannose
.
E
sarà
necessario
ancora
,
colla
istituzione
di
arbitri
o
di
una
magistratura
speciale
,
assicurare
l
applicazione
di
quelle
norme
.
Il
credito
agrario
deve
anch
essere
istituito
efficacemente
,
se
si
vuole
liberare
il
contadino
dall
usura
,
e
rendere
possibile
una
classe
di
agricoltori
proletarii
.
Intanto
è
utile
illuminare
la
pubblica
opinione
,
rivelando
le
nostre
piaghe
e
le
nostre
vergogne
,
senza
paura
del
ridicolo
o
del
discredito
,
che
si
cercherà
di
gettare
su
quelli
che
oseranno
parlare
.
La
libera
stampa
e
la
scienza
hanno
da
lungo
tempo
imparato
ad
affrontare
questi
ostacoli
negli
altri
paesi
,
e
debbono
affrontarli
anche
fra
noi
.
Quasi
tutte
le
grandi
verità
sociali
cominciarono
coll
essere
prima
dichiarate
assurde
,
per
sembrare
poi
probabili
,
e
divenire
finalmente
evidenti
a
tutti
.
Senza
il
coraggio
di
sfidare
il
ridicolo
,
o
di
esporsi
alla
taccia
di
visionarii
,
molti
progressi
sarebbero
stati
impossibili
,
e
molte
calamità
non
si
sarebbero
evitate
.
Del
resto
,
basta
parlare
con
gli
uomini
che
conoscono
appena
lo
stato
delle
cose
,
per
convincersi
come
la
necessità
di
una
riforma
sia
già
nella
coscienza
di
molti
,
i
quali
ancora
esitano
a
dirlo
apertamente
,
quantunque
convintissimi
.
È
bene
di
certo
che
questa
riforma
venga
dall
alto
,
prima
che
sia
richiesta
dalle
moltitudini
;
è
bene
che
il
Governo
la
inizii
e
la
diriga
.
Questo
è
il
solo
mezzo
,
a
mio
credere
,
con
cui
esso
potrà
vincere
il
sentimento
di
crescente
opposizione
che
si
è
formato
in
quelle
province
,
e
che
può
nascere
da
ignoranza
e
da
poco
tatto
politico
;
ma
che
certo
trascina
ancora
molti
uomini
onesti
,
moderati
e
patriotti
,
i
quali
vedono
che
il
Governo
redentore
non
ha
il
coraggio
di
redimere
,
che
il
Governo
della
libertà
lascia
che
gli
oppressi
siano
calpestati
.
Senza
l
aiuto
del
Parlamento
,
senza
l
intervento
dello
Stato
,
non
c
è
virtù
o
iniziativa
privata
che
basti
a
risolvere
questi
problemi
colossali
.
Molti
sono
perciò
coloro
i
quali
non
si
peritano
d
affermare
,
che
il
Governo
presente
sia
tutto
a
benefizio
d
una
sola
classe
,
e
non
la
più
numerosa
,
della
società
.
E
quando
si
dice
loro
:
camorra
,
mafia
;
rispondono
:
consorteria
.
Queste
opinioni
bisogna
coi
fatti
sradicarle
.
Il
Tocqueville
afferma
che
due
cose
fanno
ai
popoli
operare
grandi
imprese
:
la
religione
ed
il
patriottismo
.
La
religione
si
può
dire
quasi
spenta
in
Italia
;
dove
non
è
superstizione
,
è
abito
tradizionale
,
non
è
fede
viva
.
E
quanto
al
patriottismo
,
che
forma
esso
deve
prendere
ora
,
a
quale
nobile
scopo
indirizzarsi
?
L
Italia
è
unita
,
è
libera
,
è
indipendente
;
conquiste
non
ne
vogliamo
,
né
possiamo
farne
;
una
guerra
di
difesa
è
impossibile
,
perché
nessuno
ci
assale
.
Che
cosa
dunque
vogliamo
?
Bisogna
rivolgere
tutta
l
attenzione
all
interno
,
ciò
è
ben
chiaro
;
ma
la
vita
di
una
nazione
non
può
restringersi
tutta
ai
soli
computi
del
pareggio
.
Noi
potremmo
essere
uniti
,
liberi
,
indipendenti
,
colle
finanze
in
equilibrio
,
e
pure
formare
una
nazione
senza
significato
nel
mondo
.
Occorre
che
un
nuovo
spirito
ci
animi
,
che
un
nuovo
ideale
baleni
dinanzi
a
noi
.
E
questo
ideale
è
la
giustizia
sociale
,
che
dobbiamo
compiere
prima
che
ci
sia
domandata
.
È
necessario
ridestare
in
noi
quella
vita
morale
,
senza
cui
una
nazione
non
ha
scopo
,
non
esiste
.
Ed
è
necessario
al
nostro
bene
materiale
e
morale
.
Senza
liberare
gli
oppressi
,
non
aumenterà
fra
noi
il
lavoro
,
non
crescerà
la
produzione
,
non
avremo
la
forza
e
la
ricchezza
necessarie
ad
una
grande
nazione
.
L
uomo
che
vive
in
mezzo
agli
schiavi
,
accanto
agli
oppressi
e
corrotti
,
senza
resistere
,
senza
reagire
,
senza
combattere
,
è
un
uomo
immorale
che
ogni
giorno
decade
.
La
camorra
,
la
mafia
ed
il
brigantaggio
diventano
inevitabili
.
Sotto
una
o
un
altra
forma
salgono
in
alto
,
si
diffondono
nel
paese
,
ne
consumano
la
midolla
spinale
,
demoralizzandolo
.
Con
un
governo
dispotico
le
conseguenze
del
male
non
sono
così
gravi
,
perché
gli
ostacoli
sono
indipendenti
dalla
nostra
volontà
,
perché
c
è
un
altro
nemico
da
combattere
,
un
altro
ideale
a
cui
mirare
.
Chiunque
,
infatti
,
oggi
esamina
se
stesso
,
s
accorgerà
,
se
è
stato
patriotta
,
che
la
sua
condizione
nella
società
era
nel
passato
più
morale
che
non
è
oggi
.
Allora
c
erano
una
guerra
,
una
speranza
,
un
sacrifizio
ed
un
pericolo
continuo
che
sollevavano
lo
spirito
nostro
.
Oggi
è
invece
una
lotta
di
partiti
,
e
qualche
volta
d
interessi
,
senza
un
Dio
a
cui
sacrificare
la
nostra
esistenza
.
Questo
Dio
era
allora
la
patria
,
che
oggi
sembra
divenuta
libera
per
toglierci
il
nostro
ideale
.
Ciò
vuol
dire
che
la
libertà
non
ha
ancora
messo
radici
abbastanza
profonde
in
Italia
,
è
rimasta
solo
alla
superficie
,
solo
nella
vita
politica
,
ancora
non
è
penetrata
nella
vita
sociale
ed
individuale
.
Si
permetta
a
me
,
che
sono
insegnante
,
di
citare
un
esempio
cavato
appunto
dalla
scuola
,
che
infine
è
poi
l
officina
in
cui
si
forma
il
cittadino
.
Molte
volte
mi
è
stato
chiesto
:
Credete
proprio
che
con
tutti
questi
maestri
e
professori
,
con
tutti
questi
metodi
e
programmi
nuovi
,
la
generazione
che
sorge
saprà
e
varrà
più
di
quella
che
la
precedette
?
Sarebbe
essa
capace
di
far
l
Italia
,
come
I
abbiam
fatta
noi
?
lo
non
dubito
che
la
nuova
generazione
impari
più
e
meglio
di
noi
.
Ma
se
varrà
di
più
,
è
una
quistione
assai
diversa
.
I
nostri
professori
,
i
nostri
libri
eran
peggiori
,
e
s
imparava
meno
.
Ma
nella
nostra
scuola
v
era
qualche
cosa
di
sacro
che
manca
oggi
.
Il
giorno
in
cui
capitava
nelle
nostre
mani
un
Berchet
,
un
Colletta
,
un
Niccolini
,
quel
giorno
la
nostra
piccola
stanza
s
illuminava
,
e
uno
spirito
ignoto
ci
rivelava
cose
che
non
sono
in
alcun
programma
.
Tra
professori
e
scolari
era
una
segreta
intelligenza
,
per
la
quale
ciò
che
si
taceva
valeva
più
di
ciò
che
si
diceva
.
Questo
incanto
è
oggi
sparito
,
gli
antichi
Dei
sono
rovesciati
sui
loro
altari
,
senza
che
alcuna
nuova
Divinità
venga
a
prendere
il
loro
posto
.
L
alunno
non
vede
dinanzi
a
se
che
una
professione
o
un
impiego
;
i
più
eletti
pensano
alla
scienza
.
Ma
ciò
neppur
basta
,
perché
la
scienza
stessa
ha
bisogno
d
essere
destinata
a
qualche
cosa
di
più
alto
,
da
cui
possa
essere
come
santificata
.
Nella
nostra
vita
tutto
ciò
che
non
è
santificato
,
viene
profanato
.
Il
vuoto
che
io
vedo
nel
la
scuola
,
parmi
che
sia
anche
nella
società
,
perché
è
nel
cuore
del
cittadino
.
A
noi
manca
come
l
aria
da
respirare
,
perché
dopo
una
vita
di
sacrifizii
,
non
troviamo
più
nulla
a
cui
sacrificarci
.
Eppure
l
aiutar
coloro
che
soffrono
vicino
a
noi
,
è
il
nostro
dovere
;
è
il
nostro
interesse
supremo
,
urgente
,
e
ci
restituirebbe
l
ideale
perduto
.
Ed
ora
mi
resta
solo
di
rispondere
ad
una
obbiezione
,
che
alcuni
,
per
patriottismo
,
non
fanno
,
ma
che
pure
tengono
celata
nel
loro
cuore
.
Fortunatamente
,
essi
dicono
fra
se
,
non
tutta
l
Italia
è
nelle
condizioni
in
cui
sono
le
Province
Meridionali
.
Se
laggiù
il
contadino
ed
il
povero
sono
in
così
pessimo
stato
,
se
la
gente
colta
manca
al
suo
dovere
,
non
reagendo
e
non
migliorando
questo
stato
di
cose
,
peggio
per
loro
;
resteranno
ancora
un
pezzo
nello
stato
di
semibarbari
.
Nell
Italia
centrale
e
superiore
saremo
,
come
siamo
,
civili
.
lo
lascio
che
molte
piaghe
,
come
ho
già
accennato
,
sono
anche
nell
Italia
centrale
e
superiore
.
Voglio
ammettere
,
per
ipotesi
,
quel
che
non
potrei
discutere
ne
combattere
ora
,
che
l
Italia
cioè
sia
divisa
nel
modo
che
i
poco
benevoli
oppositori
pretendono
.
Ma
,
per
poter
tirare
da
un
tale
stato
di
cose
,
la
conseguenza
a
cui
essi
vorrebbero
giungere
,
bisognavano
averci
pensato
prima
,
lasciando
intatto
il
muro
della
China
,
che
avevano
costruito
i
Borboni
.
Dopo
l
unità
d
Italia
,
tutto
si
è
mescolato
nell
esercito
,
nella
marineria
,
nella
magistratura
,
nell
amministrazione
,
ecc
.
La
colpa
delle
province
più
civili
che
,
a
tutta
possa
,
non
aiutano
le
meno
civili
,
è
uguale
a
quella
delle
classi
più
colte
ed
agiate
che
,
in
una
medesima
società
,
abbandonano
a
se
stesse
le
più
ignoranti
e
derelitte
.
E
le
conseguenze
sono
le
stesse
.
Oggi
il
contadino
che
va
a
morire
nell
Agro
Romano
,
o
che
soffre
la
fame
nel
suo
paese
,
e
il
povero
che
vegeta
nei
tugurii
di
Napoli
,
possono
dire
a
noi
ed
a
voi
:
Dopo
l
unità
e
la
libertà
d
Italia
non
avete
più
scampo
;
o
voi
riuscite
a
render
noi
civili
,
o
noi
riusciremo
a
render
barbari
voi
,
E
noi
uomini
del
Mezzogiorno
abbiamo
il
diritto
di
dire
a
quelli
dell
Italia
superiore
e
centrale
:
La
vostra
e
la
nostra
indifferenza
sarebbero
del
pari
immorali
e
colpevoli
.
Ora
non
mi
resta
che
chiederti
scusa
delle
troppe
parole
,
e
ringraziarti
.
Addio
Roma
,
20
marzo
1875
.
Tuo
affez
.
P
.
VILLARI
Miscellanea ,
IL
PRIMO
GIORNO
A
PARIGI
Eccomi
preso
daccapo
a
quest
'
immensa
rete
dorata
,
in
cui
ogni
tanto
bisogna
cascare
,
volere
o
non
volere
.
La
prima
volta
ci
restai
quattro
mesi
,
dibattendomi
disperatamente
,
e
benedissi
il
giorno
che
ne
uscii
.
Ma
vedo
che
la
colpa
era
tutta
mia
,
ora
che
ci
ritorno
....
composto
a
nobile
quiete
,
perchè
guai
a
chi
viene
a
Parigi
troppo
giovane
,
senza
uno
scopo
fermo
,
colla
testa
in
tumulto
e
colle
tasche
vuote
!
Ora
vedo
Parigi
serenamente
,
e
la
vedo
a
traverso
all
'
anima
d
'
un
caro
amico
,
che
mi
fa
risentire
più
vive
e
più
fresche
tutte
le
impressioni
della
prima
volta
.
Ed
ecco
quelle
del
primo
giorno
,
come
le
può
rendere
una
mente
stanca
e
una
penna
presa
ad
imprestito
dall
'
albergatore
.
Prima
d
'
esser
condotto
all
'
Esposizione
,
bisogna
che
il
lettore
entri
con
noi
in
Parigi
;
daremo
insieme
un
'
occhiata
al
teatro
prima
di
voltarci
verso
il
palco
scenico
.
Siamo
discesi
alla
stazione
della
strada
ferrata
di
Lione
,
alle
otto
della
mattina
,
con
un
tempo
bellissimo
.
E
ci
trovammo
subito
imbarazzati
.
Avevamo
letto
nei
giornali
che
i
fiaccherai
di
Parigi
spingevano
le
loro
pretese
fino
al
punto
di
non
voler
più
trasportare
persone
grasse
.
Io
feci
osservare
al
Giacosa
che
noi
due
eravamo
fatti
apposta
per
provocare
e
giustificare
un
rifiuto
sdegnoso
dal
più
cortese
dei
fiaccherai
.
Egli
s
'
impensierì
,
io
pure
.
Avevamo
indosso
,
per
giunta
,
due
spolverine
che
c
'
ingrossavano
spietatamente
.
Come
fare
?
Non
c
'
era
che
da
tentare
di
produrre
un
po
'
d
'
illusione
avvicinandosi
a
una
carrozza
a
passo
di
contraddanza
e
interpellando
l
'
uomo
con
una
voce
in
falsetto
.
Il
tentativo
riuscì
.
Il
fiaccheraio
ci
rivolse
uno
sguardo
inquieto
,
ma
ci
lasciò
salire
,
e
si
diresse
rapidamente
verso
i
boulevards
.
Dovevamo
andare
fino
al
boulevard
degli
Italiani
,
ossia
diritti
al
centro
di
Parigi
passando
per
la
più
ammirabile
delle
sue
strade
,
La
prima
impressione
è
gradevole
.
È
la
grande
piazza
irregolare
della
Bastiglia
,
spettacolosa
e
tumultuosa
,
nella
quale
sboccano
quattro
boulevards
e
dieci
vie
,
e
da
cui
si
sente
rumoreggiar
sordamente
il
vasto
sobborgo
di
Sant
'
Antonio
.
Ma
s
'
è
ancora
intronati
dallo
strepito
della
grande
Stazione
lugubre
,
dove
s
'
è
discesi
rotti
e
sonnolenti
;
e
quel
vasto
spazio
pieno
di
luce
,
quei
mille
colori
,
la
grande
colonna
di
Luglio
,
gli
alberi
,
il
viavai
rapidissimo
delle
carrozze
e
della
folla
,
s
'
intravvedono
appena
.
È
il
primo
soffio
impetuoso
e
sonoro
della
vita
di
Parigi
,
e
si
riceve
a
occhi
socchiusi
.
Non
si
comincia
a
veder
nettamente
che
nel
boulevard
Beaumarchais
.
Qui
comincia
ad
apparire
Parigi
.
La
via
larghissima
,
la
doppia
fila
degli
alberi
,
le
case
allegre
;
tutto
è
nitido
e
fresco
,
e
da
tutto
spira
un
'
aria
giovanile
.
Si
riconoscono
al
primo
sguardo
mille
piccole
raffinatezze
di
comodità
e
d
'
eleganza
,
che
rivelano
un
popolo
pieno
di
bisogni
e
di
capricci
,
per
il
quale
il
superfluo
è
più
indispensabile
del
necessario
e
che
gode
la
vita
con
un
'
arte
ingegnosa
.
È
la
buvette
tutta
risplendente
di
vetri
e
di
metalli
,
è
il
piccolo
caffè
pieno
di
pretese
signorili
,
è
la
piccola
trattoria
che
ostenta
i
ghiottumi
squisiti
del
gran
restaurant
,
sono
mille
piccole
botteghe
,
linde
e
ridenti
,
che
fanno
a
soverchiarsi
le
une
le
altre
a
furia
di
colori
,
di
mostre
,
d
'
iscrizioni
,
di
fantocci
,
di
piccole
gale
e
di
piccoli
vezzi
.
Fra
le
due
file
degli
alberi
è
un
andirivieni
di
carrozze
,
di
grandi
carri
,
di
carrozzoni
tirati
da
macchine
a
vapore
,
e
d
'
omnibus
altissimi
,
carichi
di
gente
,
che
sobbalzano
sul
selciato
ineguale
con
un
fracasso
assordante
.
Ma
è
un
movimento
diverso
da
quello
di
Londra
.
Il
luogo
aperto
e
verde
,
i
visi
,
le
voci
,
i
colori
,
danno
a
quel
tramestìo
l
'
aspetto
più
di
un
divertimento
che
di
un
lavoro
.
E
poi
la
popolazione
non
è
nuova
.
Son
tutte
figure
conosciute
,
che
fanno
sorridere
.
È
Gervaise
che
s
'
affaccia
alla
porta
della
bottega
col
ferro
in
mano
,
è
monsieur
Joyeuse
che
va
all
'
ufficio
fantasticando
una
gratificazione
,
è
Pipelet
che
legge
la
Gazzetta
,
è
Frédéric
che
passa
sotto
le
finestre
di
Bernerette
la
sartina
del
Murger
,
è
la
merciaia
del
Kock
,
è
il
gamin
di
Vittor
Hugo
,
o
il
Prudhomme
del
Monnier
,
è
'
l
'
homme
d
'
affaire
del
Balzac
,
è
l
'
operaio
dello
Zola
.
Eccoli
tutti
!
Come
ci
accorgiamo
che
,
anche
lontani
le
mille
miglia
,
si
viveva
nella
immensa
cinta
di
Parigi
!
Sono
le
otto
e
mezzo
,
e
la
grande
giornata
della
grande
città
,
-
giornata
per
Parigi
,
mese
per
chi
arriva
,
-
è
già
cominciata
,
calda
e
clamorosa
come
una
battaglia
.
Di
là
dal
clamore
della
strada
,
si
sente
confusamente
la
voce
profonda
degli
enormi
quartieri
nascosti
,
come
il
muggito
d
'
un
mare
mascherato
dalle
dune
.
S
'
è
appena
usciti
dal
boulevard
Beaumarchais
,
non
s
'
è
ancora
arrivati
in
fondo
al
boulevard
delle
Figlie
del
Calvario
,
e
già
s
'
indovina
,
si
sente
,
si
respira
,
sto
per
dire
,
l
'
immensità
di
Parigi
.
E
si
pensa
con
stupore
a
quelle
cittadine
solitarie
e
silenziose
,
da
cui
s
'
è
partiti
;
che
si
chiamano
Torino
o
Milano
o
Firenze
;
dove
si
stava
tutti
a
uscio
e
bottega
,
e
si
viveva
quasi
in
famiglia
.
Ieri
vogavamo
in
un
laghetto
;
oggi
navighiamo
in
un
oceano
.
Si
è
fatto
un
po
'
più
d
'
un
miglio
,
s
'
entra
nel
boulevard
du
Temple
.
Qui
la
strada
larghissima
s
'
allarga
ancora
,
le
case
s
'
innalzano
,
le
vie
laterali
s
'
allungano
.
La
maestà
di
Parigi
comincia
ad
apparire
.
E
così
,
andando
innanzi
,
tutto
cresce
di
proporzioni
e
s
'
ingentilisce
.
Cominciano
a
sfilare
i
teatri
:
il
Circo
olimpico
,
il
Lyrique
,
la
Gaîtè
,
les
Folies
;
i
caffè
eleganti
,
i
grandi
«
magazzini
»
,
le
trattorie
signorili
;
e
la
folla
va
pigliando
un
aspetto
più
schiettamente
parigino
.
Il
movimento
è
notevolmente
maggiore
che
nei
tempi
ordinarii
.
La
nostra
carrozza
è
costretta
a
fermarsi
ogni
momento
per
aspettare
che
la
lunga
fila
che
la
precede
si
metta
in
moto
.
Gli
omnibus
di
tutte
le
forme
,
che
paion
case
ambulanti
,
s
'
incalzano
.
La
gente
s
'
incrocia
correndo
in
tutte
le
direzioni
come
se
giocasse
a
bomba
da
una
parte
all
'
altra
della
strada
,
e
sui
due
marciapiedi
passano
due
processioni
non
interrotte
.
S
'
entra
nel
boulevard
Saint
Martin
.
È
un
altro
passo
innanzi
sulla
via
dell
'
eleganza
e
della
grandezza
.
I
chioschi
variopinti
si
fanno
più
fitti
,
le
botteghe
più
splendide
,
i
caffè
più
pomposi
.
I
terrazzini
e
le
righinette
delle
case
si
coprono
di
cubitali
caratteri
dorati
che
danno
a
ogni
facciata
l
'
aspetto
del
frontispizio
d
'
un
libro
gigantesco
.
I
frontoni
dei
teatri
,
gli
archi
delle
gallerie
di
passaggio
,
gli
edifizi
rivestiti
di
legno
fino
ai
primi
piani
,
le
trattorie
che
s
'
aprono
sulla
strada
in
forma
di
tempietti
e
di
teatri
luccicanti
di
specchi
,
si
succedono
senza
interstizii
,
gli
uni
congiunti
agli
altri
,
come
una
sola
bottega
sterminata
.
Mille
ornamenti
,
mille
gingilli
,
mille
richiami
,
vistosi
,
capricciosi
,
ciarlataneschi
,
sporgono
,
dondolano
,
si
rizzano
da
tutte
le
parti
,
luccicano
a
tutte
le
altezze
,
confusamente
,
dietro
agli
alberi
,
che
stendono
i
loro
rami
frondosi
sui
chioschetti
,
sui
sedili
dei
marciapiedi
,
sulle
piccole
stazioni
degli
omnibus
,
sulle
fontane
,
sui
tavolini
esterni
dei
caffè
,
sulle
tende
ricamate
delle
botteghe
,
sulle
gradinate
marmoree
dei
teatri
.
Al
boulevard
Saint
Martin
succede
il
boulevard
St
.
Denis
.
La
grande
strada
s
'
abbassa
,
si
rialza
,
si
stringe
,
riceve
dalle
grandi
arterie
dei
popolosi
quartieri
vicini
ondate
di
cavalli
e
di
gente
,
e
si
stende
davanti
a
noi
,
a
perdita
d
'
occhi
,
brulicante
di
carrozze
e
nera
di
folla
,
divisa
in
tre
parti
da
due
enormi
ghirlande
di
verzura
che
la
riempiono
d
'
ombra
e
di
freschezza
.
Son
tre
quarti
d
'
ora
che
si
va
a
passo
a
passo
,
serpeggiando
,
rasentando
file
interminabili
di
carrozze
che
danno
l
'
immagine
di
favolosi
cortei
nuziali
che
si
estendano
da
un
capo
all
'
altro
di
Parigi
.
Si
entra
nel
boulevard
Bonne
nouvelle
,
e
cresce
ancora
il
formicolìo
,
il
ronzìo
,
lo
strepito
;
la
pompa
dei
grandi
«
magazzini
»
che
schierano
sulla
strada
le
vetrate
enormi
;
l
'
ostentazione
della
réclame
,
che
sale
dai
primi
piani
ai
secondi
,
ai
terzi
,
ai
cornicioni
,
ai
tetti
;
le
vetrine
diventan
sale
,
le
merci
preziose
s
'
ammucchiano
,
i
cartelloni
multicolori
si
moltiplicano
,
i
muri
delle
case
spariscono
sotto
una
decorazione
smagliante
,
puerile
e
magnifica
che
seduce
e
stanca
lo
sguardo
.
Non
è
una
strada
per
cui
si
passa
;
è
una
successione
di
piazze
,
una
sola
immensa
piazza
parata
a
festa
,
dove
rigurgita
una
moltitudine
che
ha
addosso
l
'
argento
vivo
.
Tutto
è
aperto
,
trasparente
,
messo
in
vista
,
come
in
un
grande
mercato
signorile
all
'
aria
libera
.
Lo
sguardo
penetra
fin
nelle
ultime
sale
delle
botteghe
straricche
,
fino
ai
comptoirs
lontani
dei
lunghi
caffè
bianchi
e
dorati
,
e
nelle
stanze
alte
dei
restaurants
principeschi
,
e
abbraccia
a
ogni
leggerissimo
cambiamento
di
direzione
,
mille
bellezze
,
mille
sorprese
,
mille
minuzie
pompose
,
una
varietà
infinita
di
tesori
,
di
ghiottonerie
,
di
giocattoli
,
di
opere
d
'
arte
,
di
bagattelle
rovinose
,
di
tentazioni
di
ogni
specie
,
da
cui
non
si
libera
che
per
ricadervi
dall
'
altra
parte
della
strada
,
o
per
ricrearsi
lungo
le
due
file
senza
fine
di
chioschi
,
scaccheggiati
di
tutti
i
colori
d
'
arlecchino
,
coperti
d
'
iscrizioni
e
di
figure
grottesche
,
tappezzati
di
giornali
d
'
ogni
paese
e
di
ogni
forma
,
che
danno
al
vasto
boulevard
l
'
apparenza
bizzarra
e
simpatica
d
'
una
grande
fiera
letteraria
carnovalesca
.
E
intanto
dal
boulevard
Bonne
nouvelle
si
entra
nel
boulevard
Poissonniére
,
e
lo
spettacolo
si
fa
sempre
più
vario
,
più
ampio
e
più
ricco
.
E
s
'
è
già
percorsa
una
lunghezza
di
quattromila
metri
;
provando
di
più
in
più
un
vivo
sentimento
nuovo
,
che
non
è
sola
meraviglia
,
ma
una
scontentezza
confusa
,
un
rammarico
pieno
di
desiderii
,
l
'
amarezza
del
giovinetto
che
si
sente
umiliato
al
suo
primo
entrare
nel
mondo
,
una
specie
di
delusione
d
'
amor
proprio
,
che
si
esprime
in
occhiate
pietose
e
stizzose
sulla
miseria
del
proprio
bagaglio
,
messo
là
alla
berlina
,
sulla
cassetta
della
carrozza
,
in
mezzo
a
quel
lusso
insolente
.
E
finalmente
s
'
entra
nel
boulevard
Montmartre
,
a
cui
fa
seguito
quello
degl
'
Italiani
,
quello
delle
Capucines
,
e
quello
della
Madeleine
.
Ah
!
ceco
il
cuore
ardente
di
Parigi
,
la
via
massima
dei
trionfi
mondani
,
il
grande
teatro
delle
ambizioni
e
delle
dissolutezze
famose
,
dove
affluisce
l
'
oro
,
il
vizio
e
la
follia
dai
quattro
angoli
della
terra
!
Qui
è
la
pompa
suprema
,
è
la
metropoli
della
metropoli
,
la
reggia
aperta
e
perpetua
di
Parigi
,
a
cui
tutto
aspira
e
tutto
tende
.
Qui
la
strada
diventa
piazza
,
il
marciapiede
diventa
strada
,
la
bottega
diventa
museo
;
il
caffè
,
teatro
;
l
'
eleganza
,
fasto
;
lo
splendore
,
sfolgorìo
;
la
vita
,
febbre
.
I
cavalli
passano
a
stormi
e
la
folla
a
torrenti
.
Vetri
,
insegne
,
avvisi
,
porte
,
facciate
,
tutto
s
'
innalza
,
s
'
allarga
,
s
'
inargenta
,
s
'
indora
,
s
'
illumina
.
È
una
gara
di
sfarzo
e
di
appariscenza
che
tocca
la
follia
.
V
'
è
la
pulizia
olandese
,
la
gaiezza
d
'
un
giardino
,
e
tutta
la
varietà
di
colori
d
'
un
bazar
orientale
.
Pare
una
sola
smisurata
sala
d
'
un
museo
enorme
,
dove
gli
ori
,
le
gemme
,
le
trine
,
i
fiori
,
i
cristalli
,
i
bronzi
,
i
quadri
,
tutti
i
capolavori
delle
industrie
,
tutte
le
seduzioni
delle
arti
,
tutte
le
gale
della
ricchezza
,
tutti
i
capricci
della
moda
si
affollano
o
si
ostentano
con
una
profusione
che
sgomenta
e
una
grazia
d
'
esposizione
che
innamora
.
Le
lastre
gigantesche
di
cristallo
o
gli
specchi
innumerevoli
,
le
rivestiture
di
legno
nitidissimo
che
salgono
fino
a
mezzo
degli
edifizi
,
riflettono
ogni
cosa
.
Le
grandi
iscrizioni
d
'
oro
corrono
lungo
tutti
i
rilievi
delle
facciate
,
come
i
versetti
del
Corano
sulle
pareti
delle
moschee
.
L
'
occhio
non
trova
spazio
dove
riposare
.
Da
ogni
parte
brillano
i
nomi
illustri
nel
regno
dei
piaceri
e
della
moda
;
i
titoli
dei
restaurants
,
celebrati
da
Nuova
York
a
Pietroburgo
;
gli
alberghi
dei
principi
e
dei
Cresi
;
le
botteghe
di
cui
si
apre
la
porta
colla
mano
tremante
.
Per
tutto
un
lusso
aristocratico
,
provocante
e
sfacciato
,
che
dice
:
-
Spendi
,
spandi
e
godi
-
e
nello
stesso
tempo
suscita
e
umilia
i
desiderii
.
Non
vi
è
nessuna
bellezza
monumentale
.
È
una
specie
di
magnificenza
teatrale
e
femminea
,
una
maestà
d
'
apparato
,
eccessiva
,
e
piena
di
civetteria
e
di
superbia
,
che
sbalordisce
ed
abbaglia
come
un
immenso
tremolìo
di
punti
luminosi
;
ed
esprime
appunto
la
natura
della
grande
città
opulenta
e
lasciva
,
che
lavora
per
furore
di
godimento
e
di
gloria
.
Ci
si
prova
una
certa
soggezione
.
Non
par
di
passare
in
un
luogo
pubblico
,
tanta
è
la
nitidezza
e
la
pompa
.
La
folla
stessa
vi
passa
con
una
certa
grazia
contegnosa
come
per
una
grandissima
sala
,
scivolando
sull
'
asfalto
,
senza
rumore
,
come
sopra
un
tappeto
.
I
bottegai
stanno
dietro
alle
colossali
vetrine
con
una
dignità
di
gran
signori
,
come
se
non
aspettassero
che
avventori
milionari
.
Persino
le
venditrici
di
giornali
dei
chioschi
sono
atteggiate
a
una
certa
altezza
letteraria
.
Par
che
tutti
siano
compresi
della
sovranità
del
luogo
,
e
che
tutti
si
studino
di
aggiungere
colla
propria
persona
una
pennellata
ben
intonata
al
gran
quadro
dei
boulevards
.
Gran
quadro
davvero
!
E
si
possono
accumulare
col
pensiero
,
fin
che
si
vuole
,
tutte
le
immagini
sparse
che
se
ne
ritrovano
nelle
nostre
città
più
floride
;
ma
non
si
riuscirà
mai
,
chi
non
l
'
abbia
visto
,
nè
a
rappresentarsi
lo
spettacolo
di
quella
fiumana
vivente
che
scorre
senza
posa
tra
quelle
due
interminabili
pareti
di
cristallo
,
in
mezzo
a
quel
verde
e
a
quell
'
oro
,
accanto
a
quel
turbinio
fragoroso
di
cavalli
e
di
ruote
,
in
quella
strada
ampissima
di
cui
non
si
vede
la
fine
;
nè
a
formarsi
una
giusta
idea
della
figura
che
facevano
là
in
mezzo
le
nostre
miserabili
valigie
di
letterati
.
Appena
s
'
ebbe
ripreso
fiato
all
'
albergo
si
tornò
sui
boulevards
,
davanti
al
Cafè
Riche
,
attirati
come
farfalle
al
lume
,
senz
'
accorgercene
.
Strano
!
Mi
pareva
d
'
essere
a
Parigi
da
una
settimana
.
La
folla
però
ha
un
aspetto
alquanto
diverso
dai
tempi
ordinarii
.
Abbondano
le
faccie
esotiche
,
i
vestiti
da
viaggio
,
le
famiglie
di
provincia
,
affaticate
e
stupite
;
i
visi
bruni
del
mezzogiorno
e
le
barbe
e
le
capigliature
biondissime
del
settentrione
.
Sul
ponte
di
Costantinopoli
si
vede
sfilare
tutto
l
'
Oriente
;
qua
tutto
l
'
Occidente
.
Le
solite
gonnelle
sono
come
smarrite
in
quel
pelago
.
Di
tratto
in
tratto
si
vede
una
faccia
giapponese
,
un
negro
,
un
turbante
,
un
cencio
orientale
;
ma
è
subito
travolto
dal
fiotto
nero
della
folla
in
cilindro
.
Ho
notato
molti
soggetti
di
quella
innumerevole
famiglia
dei
grandi
uomini
falliti
,
che
tutti
riconoscono
a
primo
aspetto
:
figure
strane
,
col
viso
smunto
e
gli
occhiali
,
coi
capelli
cadenti
sulle
spalle
,
vestiti
di
nero
,
bisunti
,
con
uno
scartafaccio
sotto
il
braccio
:
sognatori
di
tutti
i
paesi
venuti
a
Parigi
in
questa
grande
occasione
a
tentare
il
terno
della
gloria
e
della
ricchezza
con
una
invenzione
meccanica
o
un
capolavoro
letterario
.
Questo
è
il
grande
torrente
dove
annegano
tutte
le
glorie
di
mezza
taglia
.
«
Celebrità
»
di
provincia
e
«
illustrazioni
»
nazionali
,
gran
personaggi
gallonati
e
blasonati
,
e
principi
e
ricconi
,
dieci
per
una
crazia
!
Non
si
vedono
nè
faccie
superbe
,
nè
sorrisi
di
vanità
soddisfatta
.
Son
tutte
goccie
indistinte
dell
'
onda
inesauribile
,
a
cui
non
sovrastano
che
i
giganti
.
E
si
capisce
da
che
molle
formidabili
,
debba
prendere
impulso
l
'
ambizione
della
gloria
per
sollevarsi
su
questo
pandemonio
,
e
con
che
rabbiosa
ostinazione
si
rodano
i
cervelli
per
trovare
la
parola
ed
il
grido
che
faccia
voltare
le
centomila
teste
di
questa
folla
meravigliosa
!
E
si
prova
un
piacere
a
esser
là
su
quel
lastrico
sparso
d
'
ambizioni
stritolate
e
di
glorie
morte
,
su
cui
altre
ambizioni
si
rizzano
e
altre
forze
si
provano
,
senza
posa
;
si
gode
di
trovarsi
là
,
come
in
mezzo
a
una
gigantesca
officina
vibrante
e
sonora
;
di
sentirsi
aggregato
anche
per
poco
,
molecola
viva
,
al
grande
corpo
intorno
a
cui
tutto
gravita
;
di
respirare
una
boccata
d
'
aria
su
quella
torre
di
Babele
,
assistendo
da
un
gradino
della
scala
sterminata
al
lavoro
immenso
,
confortati
dal
dolce
pensiero
....
che
si
scapperà
fra
quindici
giorni
.
Poi
facciamo
una
corsa
di
due
ore
,
in
carrozza
,
descrivendo
un
immenso
zig
-
zag
sulla
destra
della
Senna
,
per
veder
circolare
la
vita
nelle
arterie
minori
di
Parigi
.
Rivedo
con
vivo
piacere
quel
verdeggiante
e
splendido
boulevard
di
Sebastopoli
e
di
Strasburgo
,
che
par
fatto
per
il
passaggio
trionfale
d
'
un
esercito
,
e
quella
infinita
via
Lafayette
,
in
cui
le
due
striscie
nere
della
folla
si
perdono
allo
sguardo
in
una
lontananza
vaporosa
dove
pare
che
cominci
un
'
altra
metropoli
.
Ripasso
per
quelle
smisurate
spaccature
di
Parigi
,
che
si
chiamano
il
boulevard
Haussman
,
il
boulevard
Malesherbes
,
il
boulevard
Magenta
,
il
boulevard
Principe
Eugenio
,
in
cui
si
sprofonda
lo
sguardo
con
un
fremito
,
come
in
un
abisso
,
afferrando
per
un
braccio
il
compagno
.
Andiamo
al
Rondpoint
de
l
'
Etoile
a
veder
fuggire
in
tutte
le
direzioni
,
come
una
corona
di
raggi
,
le
grandi
vie
che
dividono
in
una
rosa
di
quattordici
allegri
quartieri
triangolari
la
decima
parte
di
Parigi
.
Ritorniamo
nel
cuore
della
città
:
percorriamo
la
rete
inestricabile
delle
piccole
vie
,
piene
di
rumori
,
smaglianti
di
vetrine
e
affollate
di
memorie
;
tutte
obliquità
e
svolti
maliziosi
,
che
preparano
le
grandi
vedute
inaspettate
dei
quadrivi
pieni
di
luce
e
delle
vie
monumentali
,
chiuse
in
fondo
da
una
mole
magnifica
,
che
sovrasta
alla
città
come
una
montagna
di
granito
cesellato
.
Per
tutto
è
una
fuga
di
carrozze
cariche
di
bagagli
,
e
visi
sonnolenti
e
polverosi
di
nuovi
arrivati
,
che
s
'
affacciano
agli
sportelli
a
interrogare
quel
caos
;
e
vicino
alle
stazioni
,
file
di
viaggiatori
a
piedi
,
che
s
'
inseguono
colla
valigia
in
mano
,
come
se
uno
l
'
avesse
rubata
all
'
altro
.
Non
c
'
è
un
momento
di
riposo
,
nè
per
l
'
orecchio
,
nè
per
l
'
occhio
,
nè
per
il
pensiero
.
Sperate
di
bere
la
vostra
birra
in
pace
davanti
a
un
caffè
quasi
vuoto
.
Illusione
.
La
réclame
vi
perseguita
.
Il
primo
che
passa
vi
mette
in
mano
una
lirica
che
comincia
con
un
'
invettiva
contro
l
'
Internazionale
e
finisce
coll
'
invitarvi
a
comprare
un
soprabito
da
Monsieur
Armangan
,
coupeur
émérite
;
e
un
momento
dopo
vi
trovate
tra
le
mani
un
sonetto
che
vi
promette
un
biglietto
per
l
'
Esposizione
se
andate
a
ordinare
un
paio
di
stivali
in
via
Rougemont
.
Per
liberarvene
alzate
gli
occhi
.
Oh
Dio
!
Passa
una
carrozza
dorata
di
réclame
coi
servitori
in
livrea
,
che
vi
propone
dei
cilindri
al
ribasso
.
Guardate
in
fondo
alla
strada
.
Che
!
A
mezzo
miglio
di
distanza
,
c
'
è
una
réclame
a
caratteri
titanici
del
Petit
journal
,
-
«
seicento
mila
esemplari
al
giorno
,
tre
milioni
di
lettori
»
-
che
vi
fa
l
'
effetto
d
'
un
urlo
nell
'
orecchio
.
Alzate
gli
occhi
al
cielo
,
allora
!
Ma
non
c
'
è
di
libero
nemmeno
il
cielo
.
Al
di
sopra
del
più
alto
tetto
del
quartiere
,
si
disegna
nell
'
azzurro
,
in
sottili
e
altissimi
caratteri
di
ferro
,
il
nome
d
'
un
artista
delle
nuvole
che
vuol
farvi
la
fotografia
.
Non
c
'
è
dunque
altro
che
tener
gli
occhi
inchiodati
sul
tavolino
!
No
,
nemmeno
!
Il
tavolino
è
diviso
in
tanti
quadretti
colorati
e
stampati
,
che
vi
offrono
delle
tinture
e
delle
pomate
.
Torcete
il
volto
stizziti
....
Ah
disgraziati
!
La
spalliera
della
seggiola
vi
raccomanda
un
guantaio
.
Non
resta
altro
rifugio
che
guardarsi
i
piedi
,
dunque
!
No
,
non
resta
neppure
questo
rifugio
.
Sotto
i
vostri
piedi
,
sull
'
asfalto
,
c
'
è
un
avviso
a
stampatello
che
vuol
farvi
mangiare
alla
casalinga
in
via
della
Chaussée
d
'
Antin
.
Camminando
un
'
ora
,
si
legge
,
senza
volerlo
,
un
mezzo
volume
.
È
una
inesauribile
decorazione
grafica
variopinta
ed
enorme
aiutata
da
immagini
grottesche
di
diavoli
e
di
fantocci
alti
come
case
,
che
v
'
assedia
,
vi
opprime
,
vi
fa
maledire
l
'
alfabeto
.
Quel
Petit
journal
,
per
esempio
,
che
copre
mezza
Parigi
!
Ma
bisogna
o
ammazzarsi
o
comprarlo
.
Tutto
ciò
che
vi
si
mette
in
mano
,
dal
biglietto
del
battello
al
contrassegno
della
seggiola
su
cui
riposate
le
ossa
nel
giardino
pubblico
,
tutto
nasconde
l
'
insidia
della
réclame
.
Persino
le
pareti
dei
tempietti
,
dove
non
s
'
entra
che
per
forza
,
parlano
,
offrono
,
raccomandano
.
Ci
sono
in
tutti
gli
angoli
mille
bocche
che
vi
chiamano
e
mille
mani
che
v
'
accennano
.
È
una
rete
che
avvolge
tutta
Parigi
.
E
tutto
è
economico
.
Potete
spendere
fino
all
'
ultimo
centesimo
credendo
sempre
di
fare
economia
.
Ma
quanta
varietà
di
oggetti
e
di
spettacoli
!
Nello
spazio
di
quindici
passi
vedete
una
corona
di
diamanti
,
un
mazzo
spropositato
di
camelie
,
un
mucchio
di
tartarughe
vive
,
un
quadro
a
olio
,
una
coppia
di
signorine
automatiche
che
nuotano
in
una
vaschetta
di
latta
,
un
vestimento
completo
da
contentare
l
'
uomo
«
più
scrupolosamente
elegante
»
per
otto
lire
e
cinquanta
centesimi
,
un
numero
del
Journal
des
abrutis
con
un
articolo
a
doppio
taglio
sull
'
esposizione
delle
vacche
,
un
gabinetto
per
gli
esperimenti
del
fonografo
,
e
un
bottegaio
che
dà
il
volo
a
un
nuvolo
di
farfalle
di
penna
per
adescare
i
bimbi
che
passano
.
A
ogni
tratto
vedete
schierate
tutte
le
faccie
illustri
della
Francia
.
Non
c
'
è
città
che
in
questo
genere
d
'
esposizione
eguagli
Parigi
.
L
'
Hugo
,
l
'
Augier
,
mademoiselle
Judic
,
il
Littré
,
il
Coquelin
,
il
Dufaure
,
il
Daudet
,
sono
in
tutt
'
i
buchi
.
Incontrate
dei
visi
d
'
amici
da
tutte
le
parti
.
E
nessuna
impressione
,
neanche
dei
luoghi
,
è
veramente
nuova
.
Parigi
non
si
vede
mai
per
la
prima
volta
;
si
rivede
.
Non
ricorda
nessuna
città
italiana
;
eppure
non
par
straniera
,
tanto
vi
si
ritrovano
fitte
le
reminiscenze
della
nostra
vita
intellettuale
.
Un
amico
vi
dice
:
-
Ecco
la
casa
del
Sardou
,
ecco
il
palazzo
del
Gambetta
,
ecco
le
finestre
del
Dumas
,
ecco
l
'
ufficio
del
Figaro
-
e
a
voi
vien
naturale
di
rispondere
:
Eh
!
lo
sapevo
.
-
Così
riconoscendo
mille
cose
e
mille
aspetti
,
continuiamo
a
girare
,
rapidamente
,
in
mezzo
a
incrociamenti
di
legni
da
cui
non
vedo
come
usciremo
,
a
traverso
a
folle
serrate
che
ci
arrestano
all
'
improvviso
,
nelle
ombre
deliziose
del
Parco
Monceaux
,
intorno
alle
grandi
arcate
leggiere
delle
Halles
,
davanti
agli
immensi
«
magazzini
di
novità
»
assiepati
di
carrozze
,
intravvedendo
,
di
lontano
,
ora
un
fianco
del
teatro
dell
'
Opera
,
ora
il
colonnato
della
Borsa
,
ora
la
tettoia
enorme
d
'
una
Stazione
,
ora
un
palazzo
incendiato
dalla
Comune
,
ora
la
cupola
dorata
degli
Invalidi
,
e
dicendoci
l
'
un
l
'
altro
mille
cose
,
e
le
stesse
cose
,
e
con
la
più
viva
espansione
,
senza
pronunziare
una
parola
e
senza
ricambiarci
uno
sguardo
.
Avevo
inteso
dire
che
uno
straniero
a
Parigi
non
si
accorge
quasi
che
ci
sia
l
'
Esposizione
.
Baie
.
Tutto
conduce
il
pensiero
all
'
Esposizione
.
Le
torri
del
Trocadero
si
vedono
effigiate
da
tutte
le
parti
,
come
se
mille
migliaia
di
specchi
le
riflettessero
,
e
l
'
immagine
del
Campo
di
Marte
vi
si
presenta
per
mille
vie
e
sotto
mille
forme
.
Tutta
la
popolazione
sembra
ed
è
infatti
d
'
accordo
per
fare
ben
riescire
la
festa
.
V
'
è
un
raffinamento
universale
di
cortesia
.
Tutti
fanno
la
loro
parte
.
Fin
l
'
ultimo
bottegaio
sente
la
dignità
dell
'
ospite
;
si
legge
in
viso
a
ogni
parigino
la
soddisfazione
d
'
essere
«
azionista
»
del
teatro
in
cui
si
offre
al
mondo
il
grande
spettacolo
,
e
la
coscienza
di
essere
un
oggetto
d
'
ammirazione
.
Il
che
serve
moltissimo
a
rendersi
davvero
ammirabili
.
La
grande
città
fa
il
bocchino
,
è
premurosa
,
vuol
contentar
tutti
.
E
infatti
a
tutti
i
bisogni
,
a
tutti
i
desiderii
,
a
tutti
i
capricci
,
ha
provvisto
,
in
mille
modi
,
a
ogni
prezzo
e
a
ogni
passo
.
Per
questa
«
festa
del
lavoro
»
c
'
è
la
febbre
.
Il
lavoro
,
la
pace
,
la
grande
fratellanza
,
la
grande
ospitalità
fraterna
,
risuonano
da
ogni
parte
.
E
forse
,
anzi
certo
,
vi
si
nasconde
sotto
un
altro
sentimento
.
È
l
'
amor
proprio
ferito
in
un
'
altra
gloria
,
che
s
'
afferra
tutto
alla
gloria
presente
,
per
compensarsi
della
passata
;
ed
esalta
con
tutte
le
sue
forze
il
primato
che
le
rimane
,
per
gettare
l
'
oscurità
su
quello
,
in
fondo
al
cuore
forse
più
caro
,
che
ha
perduto
.
È
nondimeno
prodigioso
il
vedere
questa
città
,
che
parve
un
giorno
caduta
in
fondo
,
sotto
il
peso
di
tutte
le
maledizioni
di
Dio
,
dopo
sette
anni
,
così
splendida
,
così
superba
,
così
piena
di
sangue
,
d
'
oro
e
di
gloria
!
E
si
prova
un
sentimento
inaspettato
arrivandoci
.
S
'
era
partiti
per
l
'
Esposizione
;
era
lo
scopo
,
la
prima
cosa
.
Appena
arrivati
,
diventa
l
'
ultima
.
Parigi
che
l
'
ha
fatta
,
l
'
ammazza
.
Si
pensa
,
sì
,
che
c
'
è
laggiù
,
in
fondo
alla
grande
città
,
uno
smisurato
palazzo
posticcio
che
contiene
molte
bellissime
cose
;
ma
ci
si
pensa
quasi
con
dispetto
,
come
a
un
importuno
che
voglia
contendervi
e
turbarvi
il
godimento
di
Parigi
.
Il
primo
giorno
,
l
'
immagine
delle
Torri
del
Trocadero
m
'
era
odiosa
.
Così
al
Campo
di
Marte
,
estatici
davanti
a
una
bellissima
ragazza
inglese
che
lavora
,
degnate
appena
d
'
uno
sguardo
la
macchinetta
ingegnosa
che
luccica
sotto
le
sue
mani
.
Arriviamo
finalmente
sulla
Senna
.
Che
largo
e
sano
respiro
!
E
come
è
sempre
bella
questa
grande
strada
azzurra
che
fugge
,
riflettendo
i
colori
allegri
delle
sue
mille
case
galleggianti
,
fra
le
due
alte
rive
coronate
di
colossi
di
pietra
!
Davanti
e
dietro
di
noi
i
ponti
lunghissimi
confondono
i
loro
archi
d
'
ogni
forma
,
e
le
strisce
nere
della
folla
che
brulica
dietro
ai
loro
parapetti
;
sotto
,
i
battelli
stipati
di
teste
s
'
inseguono
;
frotte
di
gente
scendono
continuamente
dalle
gradinate
delle
rive
e
fanno
ressa
agli
scali
;
e
la
voce
confusa
della
moltitudine
si
mesce
ai
canti
delle
mille
donne
affollate
nei
lavatoi
,
al
suono
dei
corni
e
delle
campanelle
,
allo
strepito
delle
carrozze
dei
quais
,
al
lamento
del
fiume
e
al
mormorio
degli
alberi
delle
due
rive
,
agitati
da
un
'
arietta
vivace
che
fa
sentire
la
freschezza
della
campagna
e
del
mare
.
Anche
la
Senna
lavora
per
«
la
gran
festa
della
pace
»
e
par
che
spieghi
più
benevolmente
dell
'
usato
,
in
mezzo
alle
due
Parigi
che
la
guardano
,
la
sua
maestà
regale
e
materna
.
Qui
il
mio
compagno
non
potè
resistere
alla
tentazione
di
Nôtre
Dame
,
e
salimmo
sulla
cima
d
'
una
delle
due
torri
per
vedere
«
il
mostro
.
»
Ottima
cosa
che
mette
i
pensieri
in
calma
.
Bisogna
almeno
dominarle
,
queste
mostruose
città
,
in
quel
solo
modo
che
ci
è
possibile
:
collo
sguardo
.
Salimmo
sulla
punta
del
tetto
della
torre
di
sinistra
,
dove
Quasimodo
delirava
a
cavallo
alla
campana
,
e
ci
afferrammo
all
'
asta
di
ferro
.
Che
immensità
gloriosa
!
Parigi
empie
l
'
orizzonte
e
par
che
voglia
coprire
tutta
la
terra
colle
smisurate
onde
immobili
e
grigie
dei
suoi
tetti
e
delle
sue
mura
.
Il
cielo
era
inquieto
.
Le
nuvole
gettavano
qua
e
là
ombre
fosche
che
coprivano
spazi
grandi
come
Roma
;
e
in
altre
parti
apparivano
montagne
,
grandi
vallate
e
vastissimi
altipiani
di
case
dorate
dal
sole
.
La
Senna
luccicava
come
una
sciarpa
d
'
argento
da
un
capo
all
'
altro
di
Parigi
,
rigata
di
nero
dai
suoi
trenta
ponti
,
che
parevan
fili
tesi
tra
le
due
rive
,
e
punteggiata
appena
dai
suoi
cento
battelli
,
che
parevano
foglioline
natanti
.
Sotto
,
la
mole
delicata
e
triste
della
cattedrale
,
le
due
isole
,
piazze
nereggianti
di
formiche
,
lo
scheletro
del
futuro
Hôtel
de
ville
,
simile
a
una
grande
gabbia
d
'
uccelli
,
e
la
réclame
smisurata
e
insolente
d
'
un
mercante
d
'
abiti
fatti
che
sfondava
gli
occhi
a
mille
e
duecento
metri
di
distanza
.
Qua
e
là
,
le
grandi
macchie
dei
cimiteri
,
dei
giardini
e
dei
parchi
;
isole
verdi
in
quell
'
oceano
.
Lontano
,
all
'
orizzonte
,
a
traverso
a
brume
violacee
leggerissime
,
contorni
incerti
di
vasti
sobborghi
fumanti
,
dietro
i
quali
non
si
vede
più
,
ma
s
'
indovina
ancora
Parigi
;
da
un
'
altra
parte
,
altri
sobborghi
enormi
,
affollati
sulle
alture
,
come
eserciti
pronti
a
discendere
,
pieni
di
tristezze
e
di
minaccie
;
a
valle
della
Senna
,
in
una
chiarezza
un
po
'
velata
,
come
in
un
vasto
polverio
luminoso
,
a
tre
miglia
da
noi
,
le
architetture
colossali
e
trasparenti
del
Campo
di
Marte
.
Che
belli
slanci
vertiginosi
dello
sguardo
da
Belleville
a
Ivry
,
dal
bosco
di
Boulogne
a
Pantin
,
da
Courbevoie
al
bosco
di
Vincennes
,
saltando
di
cupola
in
cupola
,
di
torre
in
torre
,
di
colosso
in
colosso
,
di
memoria
in
memoria
,
di
secolo
in
secolo
,
accompagnati
,
come
da
una
musica
,
dall
'
immenso
respiro
di
Parigi
!
Povero
e
caro
nido
della
mia
famigliuola
,
dove
sei
?
Poi
il
mio
amico
mi
disse
:
-
Ridiscendiamo
nell
'
inferno
-
e
tornammo
a
tuffarci
nell
'
oscurità
dell
'
interminabile
scala
a
chiocciola
,
dove
un
rintocco
inaspettato
della
grande
campana
di
Luigi
XIV
ci
fece
tremare
le
vene
e
i
polsi
come
un
colpo
di
cannone
.
E
ritornammo
sui
boulevards
.
Era
l
'
ora
del
desinare
.
In
quell
'
ora
il
movimento
è
tale
da
non
poterne
dare
un
'
idea
.
Le
carrozze
passano
a
sei
di
fronte
,
a
cinquanta
di
fila
,
a
grandi
gruppi
,
a
masse
fitte
e
serrate
che
si
sparpagliano
qua
e
là
verso
le
vie
laterali
,
e
par
che
escano
le
une
dalle
altre
,
come
razzi
,
levando
un
rumore
cupo
e
monotono
,
come
d
'
un
solo
enorme
treno
di
strada
ferrata
che
passi
senza
fine
.
Allora
tutta
la
vita
gaia
di
Parigi
si
riversa
là
da
tutte
le
strade
vicine
,
dalle
gallerie
,
dalle
piazze
;
arrivano
e
si
scaricano
i
cento
omnibus
del
Trocadero
;
le
carrozze
e
la
folla
a
piedi
che
viene
dagli
scali
della
Senna
;
flutti
di
gente
che
attraversa
la
strada
di
corsa
arrischiando
le
ossa
,
s
'
accalca
sui
marciapiedi
,
assalta
i
chioschi
da
cui
si
spandono
miriadi
di
giornali
,
si
disputa
le
sedie
davanti
ai
caffè
e
rigurgita
all
'
imboccatura
delle
strade
.
Si
accendono
i
primi
lumi
.
Il
grande
banchetto
comincia
.
Da
tutte
le
parti
tintinnano
e
scintillano
i
cristalli
e
le
posate
sulle
tovaglie
bianchissime
,
distese
in
vista
di
tutti
.
Zaffate
d
'
odori
ghiotti
escono
dai
grandi
restaurants
,
di
cui
si
vanno
illuminando
le
finestre
dei
piani
superiori
,
lasciando
vedere
scorci
di
sale
luccicanti
e
ombre
di
donne
che
guizzano
dietro
le
tende
di
trina
.
Un
'
aria
calda
e
molle
,
come
di
teatro
,
si
spande
,
pregna
d
'
odor
di
sigari
d
'
Avana
,
dell
'
odore
acuto
dell
'
assenzio
che
verdeggia
in
diecimila
bicchieri
,
delle
fragranze
che
escono
dalle
botteghe
di
fiori
,
di
muschio
,
di
vesti
profumate
,
di
capigliature
femminili
;
-
un
odore
proprio
dei
boulevards
di
Parigi
,
misto
di
grand
'
albergo
e
d
'
alcova
,
-
che
dà
alla
testa
.
Le
carrozze
si
fermano
;
le
cocottes
dai
lunghi
strascichi
discendono
,
fra
due
ali
di
curiosi
,
e
spariscono
come
freccie
nelle
porte
delle
trattorie
.
Fra
la
folla
dei
caffè
suonano
le
risa
argentine
e
forzate
di
quelle
che
siedono
a
crocchio
.
Le
«
coppie
»
fendono
audacemente
la
calca
.
La
gente
comincia
a
serrarsi
,
in
doppia
fila
,
alle
porte
dei
teatri
.
La
circolazione
è
interrotta
ogni
momento
.
Bisogna
camminare
a
zig
-
zag
,
a
passetti
,
respingendo
dolcemente
gomiti
e
toraci
,
fra
una
selva
di
cilindri
e
di
gibus
,
fra
i
soprabiti
neri
,
le
giubbe
,
i
gran
panciotti
spettorati
e
le
camicie
ricamate
,
badando
sempre
ai
piedini
e
alle
code
,
in
mezzo
a
un
mormorìo
sordo
,
diffuso
,
affrettato
,
sul
quale
echeggiano
i
colpi
sonori
delle
bottiglie
stappate
,
dentro
un
polverìo
finissimo
che
vien
su
da
quel
terribile
asfalto
che
brucia
i
talloni
alle
ragazze
.
Non
è
più
un
andirivieni
di
gente
;
è
un
ribollimento
,
un
rimescolìo
febbrile
,
come
se
sotto
la
strada
divampasse
una
fornace
immensa
.
È
un
ozio
che
pare
un
lavoro
,
una
festa
faticosa
,
come
una
smania
e
un
timore
di
tutti
di
non
arrivare
in
tempo
a
prender
posto
al
gran
convito
.
Il
vastissimo
spazio
non
basta
più
alla
moltitudine
nera
,
elegante
,
nervosa
,
sensuale
,
profumata
,
piena
d
'
oro
e
d
'
appetiti
,
che
cerca
con
tutti
i
sensi
tutti
i
piaceri
.
E
di
minuto
in
minuto
lo
spettacolo
si
ravviva
.
Il
via
vai
delle
carrozze
somiglia
alla
fuga
disordinata
delle
salmerie
d
'
un
esercito
in
rotta
;
i
caffè
risuonano
come
officine
;
all
'
ombra
degli
alberi
si
stringono
i
dolci
colloqui
;
tutto
s
'
agita
e
freme
in
quella
mezza
oscurità
,
non
ancor
vinta
dall
'
illuminazione
notturna
;
e
un
non
so
che
di
voluttuoso
spira
nell
'
aria
,
mentre
la
notte
di
Parigi
,
carica
di
follie
e
di
peccati
,
prepara
le
sue
insidie
famose
.
Quello
è
davvero
il
momento
in
cui
la
grande
città
s
'
impadronisce
di
voi
e
vi
soggioga
,
se
anche
foste
l
'
uomo
più
austero
della
terra
.
È
il
lenocinio
gallico
del
Gioberti
.
È
una
mano
invisibile
che
v
'
accarezza
,
una
voce
dolce
che
vi
parla
nell
'
orecchio
,
una
scintilla
che
vi
corre
nelle
vene
,
una
voglia
impetuosa
di
tuffarvi
in
quel
vortice
,
e
d
'annegarvi...;
passata
la
quale
si
va
a
desinare
benissimo
a
due
lire
e
settantacinque
.
E
anche
il
desinare
è
uno
spettacolo
per
chi
si
ritrova
impensatamente
,
come
accadde
a
noi
,
in
una
trattoria
vasta
e
rischiarata
come
un
teatro
,
formata
d
'
una
sala
unica
,
cinta
d
'
una
larghissima
galleria
,
dove
si
sfamano
insieme
cinquecento
persone
,
rumoreggiando
come
una
grande
assemblea
di
buon
umore
.
E
dopo
vien
l
'
ultima
scena
della
meravigliosa
rappresentazione
cominciata
alle
otto
della
mattina
in
piazza
della
Bastiglia
:
la
notte
di
Parigi
.
Ritorniamo
nel
cuore
della
città
.
Qui
par
che
faccia
giorno
daccapo
.
Non
è
un
'
illuminazione
;
è
un
incendio
.
I
boulevards
ardono
.
Tutto
il
pian
terreno
degli
edifizi
sembra
in
fuoco
.
Socchiudendo
gli
occhi
,
par
di
vedere
a
destra
e
a
sinistra
due
file
di
fornaci
fiammanti
.
Le
botteghe
gettano
dei
fasci
di
luce
vivissima
fino
a
metà
della
strada
e
avvolgono
la
folla
come
in
una
polvere
d
'
oro
.
Da
tutte
le
parti
piovono
raggi
e
chiarori
diffusi
che
fanno
brillare
i
caratteri
dorati
e
i
rivestimenti
lucidi
delle
facciate
,
come
se
tutto
fosse
fosforescente
.
I
chioschi
,
che
si
allungano
in
due
file
senza
fine
,
rischiarati
di
dentro
,
coi
loro
vetri
di
mille
colori
,
simili
a
enormi
lanterne
chinesi
piantate
in
terra
,
o
a
teatrini
trasparenti
di
marionette
,
danno
alla
strada
l
'
aspetto
fantastico
e
puerile
d
'
una
festa
orientale
I
riflessi
infiniti
dei
cristalli
,
i
mille
punti
luminosi
che
traspaiono
fra
i
rami
degli
alberi
,
le
iscrizioni
di
fuoco
che
splendono
sui
frontoni
dei
teatri
,
il
movimento
rapidissimo
delle
innumerevoli
fiammelle
delle
carrozze
,
che
sembrano
miriadi
di
lucciole
mulinate
dal
vento
,
le
lanterne
porporine
degli
omnibus
,
le
grandi
sale
ardenti
aperte
sulla
strada
,
le
botteghe
che
somigliano
a
cave
d
'
oro
e
d
'
argento
incandescente
,
le
centomila
finestre
illuminate
,
gli
alberi
che
paiono
accesi
;
tutti
questi
splendori
teatrali
,
frastagliati
dalla
verzura
,
che
lascia
vedere
ora
sì
ora
no
le
illuminazioni
lontane
,
e
presenta
lo
spettacolo
ad
apparizioni
successive
;
tutta
questa
luce
rotta
,
rispecchiata
,
variopinta
,
mobilissima
,
piovuta
e
saettata
,
raccolta
a
torrenti
e
sparpagliata
a
stelle
e
a
diamanti
,
produce
la
prima
volta
un
'
impressione
di
cui
non
si
può
dare
l
'
idea
.
Par
di
vedere
un
solo
immenso
fuoco
d
'
artifizio
,
che
debba
spegnersi
improvvisamente
,
e
lasciar
tutta
la
città
sepolta
nel
fumo
.
Sui
marciapiedi
non
c
'
è
una
riga
d
'
ombra
;
ci
si
ritroverebbe
una
spilla
.
Tutti
i
visi
sono
rischiarati
.
Si
vede
la
propria
immagine
riflessa
da
tutte
le
parti
.
Si
vede
tutto
,
in
fondo
ai
caffè
,
sino
agli
ultimi
specchi
delle
sale
riposte
,
incisi
dai
diamanti
delle
belle
peccatrici
.
Nella
folla
abbonda
il
bel
sesso
che
di
giorno
pareva
sopraffatto
e
disperso
.
Gli
sguardi
languidi
e
interrogativi
s
'
incrociano
e
gareggiano
.
Davanti
a
ogni
caffè
c
'
è
la
platea
d
'
un
teatro
,
di
cui
il
boulevard
è
il
palcoscenico
.
Tutti
i
visi
sono
rivolti
verso
la
strada
.
Ed
è
curioso
:
fuor
che
le
carrozze
,
non
si
sente
nessun
forte
rumore
.
Si
guarda
molto
e
si
parla
poco
,
o
a
bassa
voce
,
come
per
rispetto
al
luogo
,
o
perchè
la
gran
luce
impone
un
certo
riserbo
.
V
'
è
una
specie
di
silenzio
signorile
.
Andate
innanzi
,
innanzi
,
sempre
in
mezzo
a
un
incendio
,
tra
una
folla
immobile
e
una
folla
seduta
,
e
vi
sembra
di
passare
di
salone
in
salone
,
in
un
immenso
palazzo
scoperto
,
o
per
un
seguito
di
vastissimi
patios
spagnuoli
,
fra
le
pompe
d
'
una
veglia
,
in
mezzo
a
un
milione
di
invitati
,
senza
sapere
quando
arriverete
all
'
uscita
,
se
pur
c
'
è
un
'
uscita
.
E
intanto
,
passo
passo
,
arrivate
sulla
piazza
dell
'
Opéra
.
E
qui
Parigi
notturna
vi
fa
uno
dei
suoi
più
bei
colpi
di
scena
.
Avete
dinanzi
la
facciata
del
Teatro
,
enorme
e
spudorata
,
risplendente
di
lampade
colossali
negli
intercolonni
elegantissimi
;
dinanzi
alla
quale
sboccano
le
vie
Auber
e
Halévy
;
a
destra
la
gran
fornace
del
boulevard
degli
Italiani
;
a
sinistra
il
boulevard
infocato
delle
Cappuccine
che
si
prolunga
fra
i
due
muri
ardenti
del
boulevard
della
Maddalena
;
e
voltandovi
,
vedete
tre
grandi
vie
divergenti
che
v
'
abbagliano
come
tre
abissi
luminosi
:
la
via
della
Pace
,
tutta
smagliante
d
'
ori
e
di
gioielli
,
in
fondo
alla
quale
si
drizza
sul
cielo
stellato
la
mole
nera
della
colonna
Vendôme
;
l
'
Avenue
dell
'
Opéra
inondata
di
luce
elettrica
;
la
via
Quattro
settembre
lucente
di
mille
fiammelle
;
e
sette
file
continue
di
carrozze
che
vengono
dai
due
boulevards
e
dalle
cinque
strade
,
incrociandosi
furiosamente
sulla
piazza
,
e
una
folla
che
accorre
e
una
folla
che
fugge
,
sotto
una
pioggia
di
luce
rossa
e
di
luce
bianchissima
,
diffusa
da
grandi
globi
di
cristallo
spulito
,
che
fan
l
'
effetto
di
ghirlande
e
di
corone
di
lune
piene
,
e
colorano
gli
alberi
,
gli
alti
edifizi
,
la
moltitudine
,
dei
riflessi
bizzarri
e
misteriosi
della
scena
finale
d
'
un
ballo
fantastico
.
Qui
proprio
si
prova
per
qualche
momento
una
sensazione
che
somiglia
a
quella
dell
'
hasciss
.
Quella
rosa
di
strade
sfolgoranti
,
che
conducono
al
Théâtre
français
,
alle
Tuileries
,
alla
Concordia
,
ai
Campi
Elisi
,
che
vi
portano
ciascuna
una
voce
della
gran
festa
di
Parigi
,
che
vi
chiamano
e
che
v
'
attirano
da
sette
parti
come
le
entrate
maestose
di
sette
palazzi
fatati
,
vi
accendono
nel
cervello
o
nelle
ossa
il
furore
dei
piaceri
.
Vorreste
veder
tutto
ed
esser
da
per
tutto
ad
un
tempo
;
a
sentire
dalla
bocca
del
grande
Got
l
'
efface
sublime
dei
Fourchambault
a
folleggiare
a
Mabille
,
a
nuotare
nella
Senna
,
a
cenare
alla
Maison
dorée
;
vorreste
volare
di
palco
scenico
in
palco
scenico
,
di
ballo
in
ballo
,
di
giardino
in
giardino
,
di
splendore
in
splendore
,
e
profondere
l
'
oro
,
lo
champagne
e
i
bons
mots
,
e
vivere
dieci
anni
in
una
notte
.
Eppure
non
è
questo
il
più
bello
spettacolo
della
notte
.
Si
va
innanzi
fino
alla
Maddalena
,
si
svolta
in
Rue
royale
,
si
sbocca
in
piazza
della
Concordia
,
e
là
si
lascia
sfuggire
la
più
alta
e
più
allegra
esclamazione
di
meraviglia
che
strappi
Parigi
dalle
labbra
d
'
uno
straniero
.
Non
c
'
è
sicuramente
un
'
altra
piazza
di
città
europea
dove
la
grazia
,
la
luce
,
l
'
arte
,
la
natura
,
s
'
aiutino
così
mirabilmente
fra
loro
per
formare
uno
spettacolo
che
rapisca
l
'
immaginazione
.
A
primo
aspetto
non
si
raccapezza
nulla
,
nè
i
confini
della
piazza
,
nè
le
distanze
,
nè
dove
si
sia
,
nè
che
cosa
si
veda
.
È
uno
sterminato
teatro
aperto
,
in
mezzo
a
uno
sterminato
giardino
ardente
,
che
fa
pensare
all
'
accampamento
illuminato
di
un
esercito
di
trecento
mila
uomini
.
Ma
quando
si
è
arrivati
nel
centro
della
piazza
,
ai
piedi
dell
'
obelisco
di
Sesostri
,
fra
le
due
fontane
monumentali
,
e
si
vede
a
destra
,
in
mezzo
ai
due
grandi
edifizii
a
colonne
del
Gabriel
,
la
splendida
Via
reale
,
chiusa
in
fondo
dalla
facciata
superba
della
Maddalena
;
a
sinistra
il
ponte
della
Concordia
che
sbocca
in
faccia
al
palazzo
del
Corpo
legislativo
,
imbiancato
da
un
torrente
di
luce
elettrica
;
dall
'
altra
parte
la
vasta
macchia
bruna
dei
giardini
imperiali
,
inghirlandati
di
lumi
,
in
fondo
a
cui
nereggiano
le
rovine
delle
Tuilerie
;
e
dalla
parte
opposta
il
viale
maestoso
dei
Campi
Elisi
,
chiuso
dall
'
arco
altissimo
della
Stella
,
picchiettato
di
foco
dalle
lanterne
di
diecimila
carrozze
e
fiancheggiato
da
due
boschi
sparsi
di
caffè
e
di
teatri
sfolgoranti
;
quando
s
'
abbraccia
con
un
sguardo
le
rive
illuminate
della
Senna
,
i
giardini
,
i
monumenti
,
la
folla
immensa
e
sparsa
che
viene
dal
ponte
,
dai
boulevards
,
dai
boschetti
,
dai
quais
,
dai
teatri
,
e
brulica
confusamente
da
tutti
i
lati
della
piazza
,
in
quella
luce
strana
,
fra
i
zampilli
e
le
cascate
d
'
acqua
argentata
,
in
mezzo
alle
statue
,
ai
candelabri
giganteschi
,
alle
colonne
rostrali
,
alla
verzura
,
nell
'
aria
limpida
e
odorosa
di
una
bella
notte
d
'
estate
;
allora
si
sente
tutta
la
bellezza
di
quel
luogo
unico
al
mondo
,
e
non
si
può
a
meno
di
gridare
:
-
Ah
Parigi
!
Maledetta
e
cara
Parigi
!
Sirena
sfrontata
!
È
dunque
proprio
una
verità
che
bisogna
fuggirti
come
una
furia
o
adorarti
come
una
dea
?
Di
là
ci
spingemmo
ancora
nei
giardini
dei
Campi
Elisi
,
a
girare
fra
i
teatri
a
cielo
aperto
,
i
chioschi
,
gli
alcazar
,
i
circhi
,
i
concerti
,
le
giostre
,
per
interminabili
viali
affollati
,
da
cui
si
sentivano
i
suoni
fragorosi
delle
orchestre
,
gli
applausi
e
le
risate
delle
vaste
platee
trincanti
,
e
le
voci
in
falsetto
delle
cantatrici
di
canzonette
,
delle
quali
si
vedevano
a
traverso
i
cespugli
le
nudità
opulente
e
gli
abiti
zingareschi
,
in
mezzo
allo
splendore
dei
palchi
scenici
inquadrati
fra
le
piante
.
E
volevamo
andare
sino
in
fondo
.
Ma
più
s
'
andava
innanzi
,
più
quel
baccanale
notturno
s
'
allargava
e
s
'
allungava
;
dietro
a
ogni
gruppo
d
'
alberi
saltava
fuori
un
nuovo
teatro
e
una
nuova
luminaria
,
ad
ogni
svolto
di
viale
ci
trovavamo
in
faccia
a
una
nuova
baldoria
;
e
d
'
altra
parte
il
mio
buon
Giacosa
mi
domandava
grazia
da
un
pezzo
,
con
voce
lamentevole
,
dicendomi
che
gli
occhi
gli
si
chiudevano
e
che
la
testa
non
gli
si
reggeva
più
sulle
spalle
.
Allora
si
ritornò
in
piazza
della
Concordia
,
si
restò
un
momento
in
contemplazione
davanti
a
quella
meraviglia
di
via
di
Rivoli
,
rischiarata
per
la
lunghezza
di
due
miglia
come
una
sala
da
ballo
,
e
si
rientrò
a
mezzanotte
sonata
nei
boulevards
,
ancora
risplendenti
,
affollati
,
rumorosi
,
allegri
come
sul
far
della
sera
,
come
se
la
giornata
ardente
di
Parigi
cominciasse
allora
,
come
se
la
grande
città
avesse
ucciso
il
sonno
per
sempre
e
fosse
condannata
da
Dio
al
supplizio
d
'
una
festa
eterna
.
E
di
là
trasportammo
le
nostre
salme
all
'
albergo
.
Ecco
come
passò
il
nostro
primo
giorno
a
Parigi
.
UNO
SGUARDO
ALL
'
ESPOSIZIONE
La
prima
volta
che
entrai
nel
recinto
dell
'
Esposizione
dalla
parte
del
Trocadero
,
mi
fermai
qualche
minuto
in
mezzo
al
ponte
di
Jena
per
cercare
una
similitudine
,
che
rendesse
ai
miei
lettori
futuri
un
'
immagine
fedele
di
quello
spettacolo
.
E
mi
venne
in
mente
di
paragonare
il
senso
che
si
prova
entrando
là
dentro
,
a
quello
che
si
proverebbe
capitando
in
una
gran
piazza
dove
da
una
parte
sonassero
le
orchestre
del
Nouvel
-
Opéra
e
dell
'
Opéra
-
Comique
,
dall
'
altra
le
bande
di
dieci
reggimenti
,
e
nel
mezzo
tutti
gli
strumenti
musicali
della
terra
,
dal
nuovo
pianoforte
a
doppia
tastiera
rovesciata
fino
al
corno
e
al
tamburino
dei
selvaggi
,
accompagnati
dai
trilli
in
falsetto
di
mille
soprani
da
cafè
chantant
,
dallo
strepito
d
'
una
grandine
di
petardi
e
dal
rimbombo
lontano
del
cannone
.
Non
è
una
similitudine
da
Antologia
;
ma
dà
un
'
idea
della
cosa
.
Infatti
,
arrivando
sul
ponte
di
Jena
,
si
sente
il
bisogno
di
chiuder
gli
occhi
per
qualche
momento
,
come
arrivando
su
quella
piazza
si
sentirebbe
il
bisogno
di
tapparsi
le
orecchie
.
Si
resta
nello
stesso
tempo
meravigliati
,
stizziti
,
confusi
e
esilarati
;
che
so
io
?
-
incerti
fra
l
'
applauso
e
la
scrollata
di
spalle
,
fra
l
'
ammirazione
e
la
delusione
;
in
una
di
quelle
incertezze
in
cui
,
per
solito
,
dopo
aver
lungamente
meditato
,
si
prende
la
risoluzione
di
accendere
il
sigaro
.
Figuratevi
,
da
una
parte
,
sopra
un
'
altura
,
quell
'
enorme
spacconata
architettonica
del
palazzo
del
Trocadero
,
con
una
cupola
più
alta
di
quella
di
San
Pietro
,
fiancheggiata
da
due
torri
che
arieggiano
il
campanile
,
il
minareto
ed
il
faro
;
con
quella
pancia
odiosa
e
quelle
due
grandi
ali
graziosissime
,
colle
sue
cento
colonnine
greche
,
coi
suoi
padiglioni
moreschi
,
coi
suoi
archi
bizantini
;
colorito
e
decorato
come
una
reggia
indiana
,
da
cui
precipita
un
torrente
d
'
acqua
in
mezzo
a
una
corona
di
statue
dorate
:
-
un
arco
d
'
anfiteatro
immenso
che
corona
l
'
orizzonte
e
schiaccia
intorno
a
sè
tutte
le
altezze
.
Dalla
parte
opposta
,
a
una
grande
distanza
,
rappresentatevi
quell
'
altro
smisurato
edificio
di
vetro
e
di
ferro
,
dipinto
,
stemmato
,
dorato
,
imbandierato
,
scintillante
,
coi
suoi
tre
grandi
padiglioni
trasparenti
,
colle
sue
statue
colossali
,
colle
sue
sessanta
porte
,
maestoso
come
un
tempio
e
leggiero
come
una
sola
immensa
tenda
d
'
un
popolo
vagabondo
.
Fra
questi
due
enormi
edifizi
teatrali
,
raffiguratevi
quel
gran
fiume
e
quel
gran
ponte
;
e
a
destra
e
a
sinistra
del
fiume
,
un
labirinto
indescrivibile
d
'
orti
e
di
giardini
,
di
roccie
e
di
laghi
,
di
salite
,
di
discese
,
di
grotte
,
d
'
acquarii
,
di
fontane
,
di
scali
,
di
viali
fiancheggiati
da
statue
:
una
miniatura
di
mondo
;
una
pianura
e
un
'
altura
su
cui
ogni
popolo
della
terra
ha
deposto
il
suo
balocco
;
un
presepio
internazionale
,
popolato
di
botteghe
e
di
caffè
africani
ed
asiatici
,
di
villini
,
di
musei
e
d
'
officine
,
in
mezzo
alle
quali
una
piccola
città
barbaresca
alza
i
suoi
minareti
bianchi
e
le
sue
cupole
verdi
,
e
i
tetti
chinesi
,
i
chioschi
di
Siam
,
le
terrazze
persiane
,
i
bazar
di
Egitto
e
del
Marocco
,
e
innumerevoli
edifizi
di
pietra
,
di
marmo
,
di
legno
,
di
vetro
,
di
ferro
,
di
tutti
i
paesi
,
di
tutte
le
forme
e
di
tutti
i
colori
,
sorgono
l
'
uno
accanto
all
'
altro
e
l
'
un
sull
'
altro
,
formando
come
un
modellino
di
città
cosmopolita
,
fabbricata
,
per
esperimento
,
dentro
a
un
gran
giardino
botanico
,
per
esser
poi
rifatta
più
grande
.
Rappresentatevi
questo
spettacolo
e
la
popolazione
stranissima
di
venditori
e
di
guardiani
che
lo
anima
:
tutti
quei
neri
ambigui
,
quegli
arabi
impariginati
,
quell
'
orientalume
ritinto
,
quell
'
Africa
da
comparsa
,
quell
'
Asia
da
camera
ottica
,
tutta
quella
barbarie
ripulita
,
inverniciata
e
messa
in
vetrina
col
nastrino
rosso
al
collo
;
e
quell
'
inesauribile
folla
nera
di
curiosi
che
girano
lentamente
,
coll
'
andatura
stracca
e
gli
occhi
languidi
,
guardando
da
tutte
le
parti
senza
saper
dove
battere
il
capo
....
Ebbene
?
Che
cosa
dirne
?
Non
ci
manca
che
il
teatrino
di
Guignol
.
È
un
grande
Broeck
assai
più
bello
,
senza
dubbio
,
e
più
svariato
di
quello
d
'
Olanda
;
una
bella
enciclopedia
figurata
per
i
ragazzi
studiosi
:
proprio
da
far
domandare
se
è
da
vendere
prima
che
il
1879
butti
in
aria
ogni
cosa
con
un
gran
colpo
di
scopa
;
uno
spettacolo
unico
al
mondo
,
veramente
;
immenso
,
splendido
e
bruttino
,
che
innamora
.
Il
primo
senso
schietto
di
meraviglia
si
prova
entrando
nel
vestibolo
del
palazzo
del
Campo
di
Marte
.
Par
d
'
entrare
in
una
enorme
navata
di
cattedrale
scintillante
d
'
oro
e
innondata
di
luce
.
È
più
lungo
d
'
un
terzo
della
navata
maggiore
di
San
Pietro
,
e
l
'
Arco
della
Stella
potrebbe
ripararsi
sotto
le
volte
dei
suoi
padiglioni
senza
urtarvi
la
fronte
.
Qui
si
comincia
a
sentire
il
ronzio
profondo
della
folla
di
dentro
,
che
somiglia
a
quello
d
'
una
città
in
festa
.
La
gente
si
aggruppa
intorno
alla
statua
equestre
di
Carlo
Magno
,
davanti
al
tempietto
classico
delle
porcellane
di
Sévres
,
ai
piedi
dell
'
altissimo
trofeo
del
Canadà
,
che
s
'
innalza
all
'
estremità
del
vestibolo
come
un
'
antica
torre
d
'
assedio
,
e
una
doppia
processione
sale
e
scende
per
le
scale
di
quel
bizzarro
palazzo
indiano
,
sostenuto
da
cento
colonnine
e
coronato
da
dieci
cupole
,
nel
quale
bisogna
entrare
assolutamente
per
accertarsi
che
non
c
'
è
una
nidiata
di
principessine
dell
'
Indostan
da
rapire
.
Un
gruppo
di
curiosi
affascinati
circonda
la
vetrina
dei
diamanti
reali
d
'
Inghilterra
,
fra
i
quali
scintilla
sopra
un
diadema
il
Kandevassy
famoso
,
del
valore
di
tre
milioni
di
lire
,
abbagliante
e
perfido
come
la
pupilla
fissa
d
'
una
fata
,
che
nello
stesso
punto
vi
arda
il
cuore
e
vi
danni
l
'
anima
.
Ma
tutto
è
oscurato
dai
tesori
favolosi
delle
Indie
,
da
quel
monte
di
armature
,
di
coppe
,
di
vassoi
,
di
selle
,
di
tappeti
,
di
narghilè
,
sfolgoranti
d
'
oro
,
d
'
argento
e
di
gemme
,
che
fan
pensare
alle
ricchezze
d
'
una
di
quelle
regine
insensate
delle
leggende
arabe
,
dai
capricci
immensi
e
inesorabili
,
che
stancano
le
bacchette
onnipotenti
dei
genii
.
E
veramente
quando
si
pensa
che
son
tutti
doni
spontanei
di
principi
o
di
popoli
,
ci
si
crede
,
senz
'
alcun
dubbio
;
ma
si
guarda
intorno
involontariamente
,
con
una
vaga
idea
di
trovar
là
,
a
'
piedi
della
statua
equestre
del
principe
di
Galles
,
tutti
i
donatori
scamiciati
e
legati
.
E
si
pensa
pure
,
qualche
volta
,
se
in
tutto
quel
tratto
di
vestibolo
pieno
di
tesori
,
compreso
fra
il
palazzo
indiano
e
la
statua
del
principe
,
accatastandoli
bene
dal
pavimento
alla
volta
,
pigiandoli
,
non
lasciandoci
nemmeno
un
piccolissimo
vano
,
ci
starebbe
la
metà
degli
scheletri
dei
morti
di
fame
nelle
Indie
al
tempo
dell
'
ultima
carestia
.
Dato
uno
sguardo
al
vestibolo
,
m
'
affacciai
subito
con
viva
curiosità
alla
porta
interna
che
dà
sulla
via
delle
nazioni
Sì
,
è
un
po
'
una
cosa
da
teatrino
,
ma
bella
;
un
grazioso
scherzo
combinato
da
venti
popoli
,
ingegnosamente
;
mezzo
mondo
veduto
di
scorcio
;
la
via
d
'
una
grande
città
di
là
da
venire
,
in
un
tempo
di
fratellanza
universale
,
quando
saranno
sparite
le
patrie
.
A
primo
aspetto
non
sembra
che
una
splendida
bizzarria
,
e
si
pensa
che
il
mondo
ha
avuto
un
quarto
d
'
ora
di
buon
umore
.
Tutta
quella
linea
così
mattamente
spezzettata
di
tetti
acutissimi
,
di
torricciuole
gotiche
,
di
chioschetti
e
di
campanili
,
di
guglie
e
di
piramidi
,
quella
fuga
di
facciate
di
colori
vivissimi
,
lucenti
di
mosaici
e
di
dorature
,
ornate
di
stemmi
,
decorate
di
statue
,
coronate
di
bandierine
che
s
'
aprono
in
colonnati
ed
in
portici
e
sporgono
in
terrazze
a
balaustri
,
in
balconi
vetrati
,
in
loggie
aeree
,
in
scale
esterne
e
in
gradinate
,
fra
aiuole
di
fiori
e
zampilli
di
fontane
;
quella
fila
di
villini
,
di
reggie
,
di
chiostri
,
di
palazzine
,
dei
quali
non
si
riconosce
subito
nè
la
nazionalità
nè
lo
stile
,
non
destano
da
principio
che
un
senso
di
confusione
piacevole
,
come
il
frastuono
allegro
d
'
una
festa
.
Ma
dopo
la
prima
corsa
,
quando
si
son
riconosciuti
gli
edifizi
,
lo
spettacolo
muta
significato
.
Allora
da
ognuna
di
quelle
facciate
esce
un
'
idea
,
l
'
espressione
di
un
sentimento
diverso
della
vita
,
e
come
un
soffio
d
'
aria
d
'
un
altro
cielo
e
d
'
un
altro
secolo
,
che
bisbiglia
nomi
d
'
imperatori
e
di
poeti
,
e
porta
il
suono
di
musiche
lontane
,
piene
di
pensieri
e
di
memorie
.
E
fanno
una
impressione
strana
tutti
quei
belli
edifizi
muti
e
senza
vita
.
Pure
che
dentro
vi
si
prepari
qualche
cosa
,
e
che
al
sonare
di
mezzogiorno
,
come
da
tante
cassette
di
orologi
,
debbano
affacciarsi
improvvisamente
a
tutte
quelle
finestre
e
a
tutte
quelle
porte
,
e
correre
lungo
le
balaustrate
,
castellani
inglesi
e
borgomastri
fiamminghi
,
girolamiti
del
Portogallo
e
sacerdoti
dell
'
Elefante
bianco
,
mandarini
e
sultane
,
e
ateniesi
del
tempo
di
Pericle
e
gentildonne
italiane
del
quattordicesimo
secolo
,
e
fatte
le
loro
riverenze
automatiche
,
rientrare
alla
battuta
dell
'
ultim
'
ora
.
La
via
è
lunghissima
.
Stando
a
metà
si
vede
appena
in
fondo
,
confusamente
,
la
facciata
rossa
e
bianca
dei
Paesi
Bassi
e
la
ricchissima
porta
claustrale
del
Portogallo
,
accanto
alla
quale
i
piccoli
Stati
africani
ed
asiatici
aggruppano
le
loro
bizzarre
architetture
variopinte
,
schiacciate
dall
'
edifizio
elegante
ed
altiero
dell
'
America
del
Sud
.
Più
in
qua
signoreggia
il
palazzo
del
Belgio
,
severo
e
magnifico
,
colle
sue
belle
colonne
di
marmo
scuro
,
dai
capitelli
dorati
;
e
fra
il
Belgio
aristocratico
e
la
Danimarca
pensierosa
,
fa
capolino
timidamente
,
come
una
prigioniera
,
la
piccola
Grecia
bianca
e
gentile
.
Alcune
facciate
par
che
abbiano
un
senso
politico
.
La
Svizzera
slancia
innanzi
bruscamente
,
con
una
specie
d
'
insolenza
democratica
,
il
suo
enorme
tetto
bernese
accanto
alla
mole
giallastra
della
santa
Russia
,
che
affetta
la
superbia
minacciosa
d
'
un
castello
imperiale
.
Fra
il
lungo
porticato
austriaco
e
la
faccia
nera
e
fantastica
della
China
,
s
'
alza
la
Spagna
arabescata
e
dorata
dei
Califfi
;
e
fanno
uno
strano
senso
,
dopo
le
due
casette
semplici
e
quasi
melanconiche
della
Scandinavia
,
le
arcate
teatrali
d
'
Italia
,
messe
in
rilievo
dalle
tende
purpuree
;
dietro
alle
quali
salta
fuori
inaspettatamente
la
facciata
rustica
del
Giappone
colle
sue
grandi
carte
geografiche
piene
di
pretensione
scolaresca
.
E
finalmente
,
più
vicino
all
'
entrata
,
dan
nell
'
occhio
gli
Stati
Uniti
sdegnosi
,
che
non
vollero
prender
parte
alla
gara
,
contentandosi
di
esporre
fieramente
i
loro
cinquanta
stemmi
repubblicani
sopra
una
piccola
casa
bianca
e
vetrata
,
accanto
alla
quale
s
'
alzano
i
cinque
edifizi
graziosi
dell
'
Inghilterra
.
Una
folla
di
stranieri
che
vanno
e
vengono
,
tutti
col
viso
rivolto
dalla
stessa
parte
,
cercando
curiosamente
l
'
immagine
della
patria
,
e
riconoscendola
con
un
sorriso
,
dà
a
questa
strana
via
un
aspetto
amabile
d
'
allegrezza
,
e
come
un
'
aria
di
pace
e
di
cortesia
,
che
mette
il
desiderio
di
distribuire
strette
di
mano
da
tutte
le
parti
,
e
di
fondare
un
giornaletto
settimanale
per
intimare
il
disarmo
dell
'
Europa
.
Per
prima
cosa
entrai
nell
'
immenso
palazzo
coperto
delle
«
sezioni
straniere
»
e
mi
trovai
in
mezzo
al
magnifico
disordine
dell
'
Esposizione
d
'
Inghilterra
.
Qui
la
prima
idea
che
passa
per
il
capo
è
di
voltar
le
spalle
e
di
tornarsene
a
casa
.
Il
primo
giorno
si
passa
fra
tutte
quelle
meraviglie
inglesi
con
una
indifferenza
di
cretini
.
Si
gira
per
un
pezzo
in
mezzo
ai
cristallami
purissimi
,
alle
ceramiche
,
alle
orerie
,
ai
mobili
,
a
oggetti
d
'
arte
improntati
delle
ispirazioni
di
tutti
i
tempi
o
di
tutti
i
popoli
;
frutti
dell
'
ingegno
e
della
pazienza
,
che
riuniscono
la
bellezza
e
l
'
utile
,
e
accusano
il
lusso
severo
d
'
un
'
aristocrazia
straricca
e
fedele
alle
sue
tradizioni
,
e
l
'
osservazione
variatissima
di
un
popolo
sparso
per
tutta
la
terra
;
e
qui
si
sente
l
'
aria
delle
grandi
officine
di
Manchester
,
là
si
vive
un
istante
in
un
castello
delle
rive
del
Tamigi
,
più
in
là
spira
la
poesia
intima
e
quieta
dell
'
home
modesto
,
che
aspetta
la
fortuna
dal
navigatore
lontano
.
Si
passa
fra
le
grandi
alghe
marine
del
Capo
di
Buona
Speranza
,
fra
i
canguri
e
gli
eucalipti
di
Victoria
e
della
Nuova
Galles
,
fra
i
minerali
di
Queensland
,
fra
i
gioielli
bizzarri
dell
'
Australia
del
Sud
,
tra
un
'
esposizione
interminabile
di
flore
,
di
faune
,
di
industrie
e
di
costumi
di
tutte
le
colonie
dell
'
immenso
regno
,
e
non
s
'
è
ancora
arrivati
in
fondo
che
s
'
è
già
fatto
cento
volte
col
pensiero
il
giro
del
globo
,
e
s
'
è
sazii
.
Ma
ogni
cambiamento
di
«
sezione
»
fa
l
'
effetto
di
una
rinfrescata
alla
fronte
.
Cento
passi
più
in
là
,
è
un
altro
mondo
.
Vi
trovate
improvvisamente
davanti
a
uno
spettacolo
nuovissimo
.
È
da
ogni
parte
un
sollevarsi
e
un
abbassarsi
di
letti
chirurgici
,
un
allargarsi
e
un
restringersi
di
sedie
,
che
sembravan
vive
,
per
le
operazioni
oculistiche
;
un
girar
di
tavole
anatomiche
,
un
aprirsi
di
dentiere
,
un
alzarsi
di
ferri
minacciosi
e
feroci
,
uno
scricchiolio
e
uno
scintillamento
che
mette
freddo
nelle
ossa
.
Non
c
'
è
bisogno
di
chiedere
in
che
parte
del
mondo
ci
si
trovi
.
L
'
oreficeria
solida
,
i
vasi
enormi
d
'
argento
,
gli
orologi
dei
minatori
della
California
,
i
trofei
delle
ascie
di
Boston
,
i
congegni
elettrici
,
le
carte
monetate
,
le
vetrine
irte
di
ferro
e
le
mitragliatrici
formidabili
;
una
certa
fierezza
poderosa
e
rude
di
cose
utili
,
annunzia
l
'
esposizione
degli
Stati
Uniti
,
non
so
se
rallegrata
o
rattristata
da
una
musica
fragorosa
d
'
organi
,
d
'
armonium
e
di
pianoforti
,
la
quale
seconda
mirabilmente
le
divagazioni
della
fantasia
in
mezzo
ai
mille
oggetti
che
ricordano
le
lotte
e
i
lavori
immani
dei
coloni
nelle
solitudini
del
nuovo
mondo
.
Ma
un
nuovo
spettacolo
cancella
subito
questa
impressione
violenta
,
La
ricchezza
dei
legni
scolpiti
delle
vetrine
annunzia
il
paese
delle
grandi
foreste
,
e
mille
immagini
rammentano
la
dolce
tristezza
dei
bei
laghi
coronati
di
montagne
irte
di
pini
e
bianche
di
neve
.
In
mezzo
ai
prodotti
delle
miniere
di
Falum
e
ai
blocchi
di
nikel
,
si
alzano
i
trofei
di
pelliccie
,
circondati
di
teste
d
'
orsi
,
di
lontre
e
di
castori
;
le
stufe
colossali
,
le
piramidi
nere
di
bottiglie
sferiche
,
i
pattini
,
i
cordami
,
e
i
grandi
mucchi
di
fiammiferi
svedesi
;
ai
quali
succedono
le
ceramiche
in
cui
brilla
un
riflesso
pallido
dei
mari
boreali
,
e
i
mille
oggetti
scolpiti
dai
contadini
norvegi
nelle
veglie
interminabili
delle
notti
d
'
inverno
.
Immagini
e
colori
che
presentano
tutti
insieme
un
gran
quadro
malinconico
,
nel
quale
matte
appena
un
sorriso
la
bianchezza
argentea
delle
filigrane
di
Cristiania
,
come
uno
spiraglio
sereno
in
un
cielo
rannuvolato
.
Lo
spiraglio
però
s
'
allarga
improvvisamente
all
'
uscire
dalle
sale
della
Scandinavia
,
e
alle
brume
boreali
succede
in
un
batter
d
'
occhio
l
'
ampio
sereno
immacolato
di
un
cielo
primaverile
;
un
popolo
di
statue
candide
,
uno
sfolgorìo
diffuso
di
cristalli
,
un
luccichio
di
sete
e
di
musaici
,
un
riso
di
colori
e
di
forme
,
davanti
a
cui
tutti
i
visi
si
rischiarano
,
tutti
i
cuori
s
'
allargano
,
e
tutte
le
bocche
dicono
:
-
Italia
-
prima
che
gli
occhi
ne
abbiano
letto
l
'
annunzio
.
È
un
vero
colpo
di
scena
,
al
quale
segue
immediatamente
un
altro
non
meno
meraviglioso
.
Passate
la
soglia
d
'
una
porta
:
avete
fatto
un
viaggio
di
mare
di
due
mesi
.
Siete
in
un
altro
emisfero
.
Vi
trovate
dinanzi
a
un
ideale
artistico
nuovo
,
che
urta
e
scompiglia
violentemente
tutte
le
immagini
che
vi
si
sono
affollate
nel
capo
fino
a
quel
punto
;
in
mezzo
a
visi
esotici
,
a
oggetti
strani
,
a
combinazioni
inaspettate
di
colori
,
a
prodotti
bizzarri
d
'
industrie
enigmatiche
,
che
mandano
profumi
sconosciuti
,
e
destano
a
poco
a
poco
,
oltre
la
curiosità
,
un
'
ammirazione
accresciuta
di
non
so
che
simpatia
intima
,
come
di
natura
.
È
il
Giappone
,
la
Francia
dell
'
Asia
,
che
espone
i
suoi
vasi
colossali
dipinti
su
fondo
d
'
oro
,
i
salotti
arredati
di
mobili
di
porcellana
,
i
quadri
di
seta
ricamati
a
uccelli
e
a
fiorami
,
le
intarsiature
d
'
avorio
,
di
lacca
e
di
bronzo
,
e
mille
piccole
meraviglie
innominabili
;
e
in
ogni
cosa
quella
nitidezza
cristallina
,
quella
perfezione
disperata
delle
minuzie
,
quella
finezza
aristocratica
di
colori
,
quell
'
ingenuità
gentile
d
'
immaginazione
femminea
,
che
è
l
'
impronta
propria
e
indimenticabile
dell
'
arte
sua
.
Il
Giappone
prepara
alla
China
;
ma
è
in
ogni
modo
un
gran
salto
.
Alla
musica
dei
colori
succede
il
tumulto
,
al
grazioso
il
grottesco
,
al
finito
il
tormentato
,
alla
varietà
la
confusione
,
al
capriccio
la
follia
.
Al
primo
entrare
,
la
vista
rimane
offesa
.
In
mezzo
ai
mobili
di
mille
forme
sconosciute
,
di
legno
di
rosa
o
di
legno
di
ferro
,
intarsiati
di
avorio
o
di
madreperla
,
cesellati
con
una
pazienza
prodigiosa
,
si
rizzano
i
baldacchini
purpurei
,
i
paraventi
dipinti
di
giardini
misteriosi
,
i
parafuochi
ricamati
di
farfalle
argentee
e
di
uccelli
dorati
,
le
pagode
a
sette
piani
coperte
di
chimere
e
di
mostri
,
i
chioschi
snelli
dai
tetti
arrovesciati
e
frangiati
,
su
cui
spenzolano
dalla
vôlta
le
enormi
lanterne
fantastiche
,
simili
a
tempietti
aerei
d
'
oro
e
di
corallo
,
fra
le
pareti
coperte
di
grandi
stendardi
di
seta
gialla
ornati
di
caratteri
cabalistici
di
velluto
nero
;
dai
quali
,
abbassando
lo
sguardo
,
si
ritrovano
le
portantine
delle
dame
,
i
bottoni
dei
mandarini
,
le
scarpette
ricurve
,
le
pipe
da
oppio
,
le
bacchettine
da
riso
,
i
bizzarri
strumenti
di
musica
,
e
immagini
della
vita
chinese
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
ceto
,
che
appagano
cento
curiosità
,
svegliandone
mille
,
e
metton
la
testa
in
tumulto
.
Ah
!
come
si
riposa
l
'
occhio
e
la
mente
uscendo
dalla
porta
rossa
di
Pekino
!
Par
di
tornare
nella
propria
patria
,
in
mezzo
ai
fratelli
e
agli
amici
.
Siviglia
canta
,
Granata
sorride
,
Barcellona
lavora
.
Alla
prima
occhiata
riconosco
le
mie
belle
amiche
dei
venticinque
anni
.
Ecco
la
chitarra
di
Figaro
,
ecco
i
pugnali
di
Toledo
,
ecco
le
mantiglie
insidiose
,
le
scarpettine
calamitate
,
i
ventagli
che
parlano
,
i
bustini
che
fanno
scattare
le
braccia
,
le
stoffe
pittoresche
della
Catalogna
e
dell
'
Andalusia
,
e
i
vasi
moreschi
,
e
i
ricami
di
seta
dei
chiostri
antichi
,
e
gli
svelti
fantaccini
di
Espartero
e
di
Prim
,
che
drizzano
i
loro
graziosi
cappelletti
alla
Ros
in
mezzo
ai
cannoni
che
fulmineranno
il
terzo
esercito
di
don
Carlos
.
Ma
è
una
visione
fuggitiva
.
Passano
i
Pirenei
,
passano
le
Alpi
;
uno
scintillio
diffuso
di
cristallami
,
che
mandano
riflessi
di
tutti
i
metalli
e
di
tutte
le
perle
,
fra
cui
brilla
da
ogni
parte
il
widerkomme
verde
,
stemmato
e
coronato
,
annunzia
la
Boemia
.
Si
va
innanzi
fra
la
mostra
splendida
dell
'
orologeria
viennese
e
i
ricchi
mobili
improntati
del
gusto
del
cinquecento
e
del
gusto
nuovissimo
,
sposati
graziosamente
;
a
traverso
a
un
museo
di
pipe
splendide
,
in
mezzo
a
mucchi
di
saponi
del
Danubio
,
dell
'
apparenza
di
formaggi
e
di
frutti
,
fra
i
tessuti
di
vetro
e
i
prodotti
delle
miniere
d
'
Ungheria
,
che
mostra
la
novità
preziosa
del
suo
opale
nero
;
e
poi
....
dove
si
riesce
?
Siamo
nell
'
estremo
settentrione
o
nell
'
estremo
oriente
?
Si
può
credere
l
'
uno
e
l
'
altro
.
Son
due
spettacoli
in
uno
.
Di
qua
,
le
pietre
preziose
della
Siberia
,
i
grandi
blocchi
di
malachite
dell
'
Ural
,
gli
orsi
bianchi
,
e
la
volpe
azzurra
,
le
stufe
enormi
,
le
stoffe
porporine
di
Mosca
,
mille
scene
dipinte
della
vita
russa
,
intima
e
grave
,
e
saggi
ingegnosi
di
nuovi
metodi
d
'
insegnamento
,
che
rivelano
una
cultura
fiorente
;
di
là
,
i
vestiarii
briganteschi
e
splendidi
del
Caucaso
,
i
pugnali
e
i
gioielli
barbarici
,
e
un
barlume
del
cielo
di
Tartaria
e
un
riflesso
del
sole
di
Persia
;
e
poi
l
'
oreficeria
e
la
ceramica
dall
'
impronta
bizantina
,
fra
cui
brillano
i
grandi
piatti
di
mosaico
a
fondo
d
'
oro
,
nuova
gloria
di
Mosca
:
una
esposizione
varia
e
tumultuosa
che
conduce
il
pensiero
a
salti
,
d
'
oggetto
in
oggetto
,
dalle
rive
della
Vistola
alla
muraglia
della
China
,
e
lascia
quasi
sgomenti
dinanzi
all
'
immagine
dell
'
Impero
smisurato
e
deforme
.
Improvvisamente
un
alito
d
'
aria
montanina
vi
porta
una
vaga
fragranza
d
'
Italia
,
e
vi
ritrovate
in
mezzo
a
mille
cose
e
a
mille
colori
famigliari
al
vostro
sguardo
.
La
Svizzera
c
'
è
tutta
,
verde
,
fresca
,
nevosa
,
vigorosa
,
ricca
e
contenta
.
Ginevra
ha
mandato
i
suoi
orologi
,
Neufchâtel
i
suoi
gioielli
,
Choume
le
sue
maioliche
,
Glaris
le
sue
indiane
,
Zurigo
le
sue
sete
,
Interlaken
le
sue
sculture
,
Vevey
i
suoi
sigari
,
e
San
Gallo
e
Appenzel
hanno
riempito
una
vasta
sala
dei
loro
ricami
insuperabili
,
davanti
a
cui
s
'
accalca
una
folla
meravigliata
.
Ma
di
qui
s
'
intravvede
già
,
nelle
sale
vicine
,
l
'
arte
e
la
splendidezza
d
'
un
popolo
più
fine
e
più
opulento
.
Qui
decorazioni
d
'
appartamenti
principeschi
,
pulpiti
e
seggioloni
di
cori
,
prodigiosamente
scolpiti
,
che
si
riflettono
nei
palchetti
intarsiati
e
negli
specchi
colossali
,
in
mezzo
ai
bronzi
e
ai
pianoforti
;
e
una
ceramica
superba
che
riproduce
i
grandi
capolavori
della
pittura
nazionale
.
Le
trine
di
Malines
riempiono
della
loro
grazia
aerea
ed
aristocratica
una
sala
affollata
di
signore
che
gettan
lampi
dagli
occhi
.
Dalle
pareti
pendon
le
tappezzerie
istoriate
d
'
Ingelmunter
,
le
belle
armi
di
Lièges
,
vicino
alle
sculture
in
legno
di
Spa
e
ai
prodotti
metallurgici
della
Vecchia
montagna
;
dopo
i
quali
si
può
prendere
un
po
'
di
respiro
in
un
gabinetto
di
Re
Leopoldo
,
scolpito
in
legno
di
quercia
,
che
fa
sinceramente
desiderare
,
per
un
'
oretta
al
giorno
,
la
corona
del
Belgio
.
E
poi
un
contrasto
curiosissimo
:
le
esposizioni
di
due
paesi
profondamente
diversi
,
che
par
che
si
guardino
l
'
un
l
'
altro
,
stupiti
di
trovarsi
di
fronte
.
Figuratevi
da
una
parte
le
pelli
degli
orsi
bianchi
uccisi
dai
navigatori
danesi
in
mezzo
ai
ghiacci
polari
,
dall
'
altra
i
tappeti
fatti
a
mano
dalle
belle
fanciulle
brune
nei
villaggi
irradiati
del
Peloponneso
;
di
qui
i
legni
della
foresta
di
Dodona
,
di
là
gli
zoccoli
delle
grosse
contadine
di
Fionia
;
a
destra
i
marmi
delle
miniere
del
Laurium
,
che
rammentano
le
glorie
dello
scalpello
antico
;
a
sinistra
le
reti
dei
pescatori
del
Baltico
,
che
fanno
sentire
nella
mente
echi
lontani
di
canzoni
pie
e
melanconiche
;
e
dirimpetto
alle
immagini
degli
oggetti
ritrovati
negli
scavi
delle
terre
famose
,
di
fronte
alla
poesia
delle
rovine
immortali
e
delle
ceneri
glorificate
dal
mondo
,
i
visi
pacati
,
i
costumi
semplici
,
le
feste
patriarcali
di
un
popolo
grave
e
paziente
,
industrioso
ed
economo
,
che
ispira
l
'
amore
del
lavoro
tranquillo
e
della
vita
oscura
e
raccolta
.
Di
là
dalla
Danimarca
,
s
'
apre
un
nuovo
infinito
orizzonte
,
dinanzi
al
quale
il
visitatore
si
arresta
,
e
gli
balenano
alla
mente
i
pampas
sterminati
,
le
tempeste
di
sabbia
,
i
nembi
di
cavallette
,
gli
armenti
innumerevoli
,
i
viali
deserti
fiancheggiati
da
monumenti
titanici
di
pietra
,
e
le
foreste
senza
fine
e
le
immense
valli
solitarie
su
cui
sorge
appena
l
'
aurora
della
vita
umana
,
e
qua
e
là
,
dietro
un
velo
di
nebbia
,
faccie
mostruose
e
stupefatte
,
di
Incas
,
che
tendon
l
'
orecchio
agli
squilli
vittoriosi
della
civiltà
che
s
'
avanza
.
Qui
è
un
labirinto
di
sale
e
di
gallerie
,
che
vi
conducono
dal
Perù
all
'
Uraguay
,
dall
'
Uraguay
a
Venezuela
,
a
Nicaragua
,
al
Messico
,
a
San
Salvador
ad
Haiti
,
alla
Bolivia
,
tra
i
mobili
di
Buenos
Ayres
e
gli
abbigliamenti
delle
signore
di
Lima
,
fra
i
cappelli
di
foglie
di
sen
,
le
stoffe
d
'
alpaga
e
i
tappeti
di
lama
,
in
mezzo
alle
canne
di
zucchero
,
ai
bambù
,
alle
liane
,
alle
scaglie
di
coccodrillo
,
agl
'
idoli
informi
,
alle
memorie
dei
primi
conquistatori
;
fin
che
il
quadro
selvaggio
e
grandioso
,
che
vi
riempie
di
pensieri
solenni
,
s
'
interrompe
bruscamente
fra
i
mille
colori
ridenti
e
i
mille
ninnoli
puerili
d
'
un
bazar
musulmano
,
da
cui
,
fra
due
pesanti
cortine
,
s
'
intravvedono
le
pareti
misteriose
d
'
un
arem
.
Eccovi
a
Tunisi
.
E
oramai
,
per
un
pezzo
,
non
uscirete
dai
paesi
«
prediletti
dal
sole
»
.
Ecco
le
graziose
decorazioni
moresche
dell
'
impero
dei
Sceriffi
,
accanto
al
quale
la
Persia
mostra
i
suoi
tappeti
regali
e
le
sue
ricche
armi
damascate
.
Poi
un
piccolo
gruppo
di
paesi
semifavolosi
,
e
un
visibilio
di
cose
indescrivibili
,
che
mi
par
di
aver
viste
sognando
:
Annam
coi
suoi
mobili
grotteschi
e
coi
suoi
ventagli
incredibili
;
Bankok
coi
suoi
strumenti
d
'
una
musica
dell
'
altro
mondo
e
colle
maschere
mostruose
dei
suoi
attori
drammatici
;
Cambodge
....
Ah
!
è
bravo
chi
si
ricorda
di
Cambodge
.
E
dopo
la
favola
vien
la
barzelletta
,
gli
stati
putti
,
i
nani
della
festa
,
che
si
rizzano
l
'
uno
sulle
spalle
dell
'
altro
,
in
Via
delle
nazioni
,
per
parer
di
statura
:
Monaco
che
offre
una
tavola
,
Lussemburgo
che
mostra
dei
banchi
di
scuola
,
Andorre
che
presenta
le
sue
leggi
,
San
Marino
che
fa
vedere
una
macchinetta
.
Qui
l
'
Esposizione
volge
un
poco
all
'
ameno
.
Ma
si
ripiglia
immediatamente
,
ricca
e
severa
,
colle
arcate
del
chiosco
di
Belem
e
colle
mura
dell
'
abbazia
di
Bathala
,
fra
i
modelli
dell
'
antica
architettura
portoghese
sopravvissuta
al
terremoto
famoso
,
negli
splendidi
vasi
moreschi
,
nelle
sculture
in
legno
,
nelle
belle
stuoie
di
Lisbona
e
nelle
innumerevoli
figurine
d
'
argilla
dipinte
,
che
rivelano
tipi
,
foggie
e
costumi
,
e
vi
fanno
vivere
un
'
ora
nella
città
di
Camoens
in
via
do
Chiado
a
al
paseio
don
Pedro
de
Alcantara
,
in
mezzo
ai
fidalgos
,
ai
marinai
,
ai
toreros
,
e
ai
tagliacantoni
inferraiolati
e
alle
belle
ragazze
brune
del
Bairro
alto
.
E
finalmente
lo
spettacolo
cambia
per
l
'
ultima
volta
.
Si
rientra
nella
nebbia
del
settentrione
in
mezzo
a
un
popolo
ben
coperto
e
ben
pasciuto
,
che
trinca
,
fuma
e
lavora
,
col
corpo
e
coll
'
anima
in
pace
,
e
qui
si
ritrovano
le
sue
dighe
e
i
suoi
canali
,
le
sue
stanzine
piene
di
comodi
,
le
sue
grosse
massaie
,
le
sue
tavole
apparecchiate
,
i
mercati
e
le
scuole
,
i
ponti
e
le
slitte
:
tutta
l
'
Olanda
,
umida
e
grigia
,
nella
quale
termina
il
mondo
e
la
visione
faticosa
svanisce
.
Usciti
di
qui
,
è
bene
scappare
,
se
si
può
,
a
prender
le
doccie
nella
più
vicina
casa
di
bagni
,
e
poi
si
ritorna
per
vedere
«
la
sezione
francese
.
»
Fatto
il
conto
,
è
una
passeggiata
di
ottomila
passi
.
Son
circa
duecento
sale
,
varie
di
colore
e
di
gradazione
di
luce
,
ma
quasi
tutte
rischiarate
da
una
luce
soave
,
in
cui
l
'
occhio
si
riposa
.
Ora
par
d
'
essere
in
una
reggia
,
ora
in
un
museo
,
ora
in
una
chiesa
,
ora
in
un
'
Accademia
.
La
Francia
si
prese
,
in
spazio
,
la
parte
del
leone
;
ma
seppe
mostrarsene
degna
.
Una
delle
mostre
più
belle
è
quella
dei
cristallami
,
in
una
vastissima
sala
bianca
e
azzurrina
,
che
attira
gli
sguardi
da
tutte
le
parti
.
È
una
foresta
di
cristallo
inondata
di
luce
,
un
palazzo
di
ghiaccio
traforato
e
niellato
,
tutto
trasparenza
e
leggerezza
,
nel
quale
brillano
i
colori
di
tutti
i
fiori
e
di
tutte
le
conchiglie
,
e
lampeggia
l
'
oro
e
l
'
argento
,
fra
un
barbaglio
diffuso
di
scintille
diamantine
e
un
'
incrociamento
d
'
iridi
infinite
,
che
fa
socchiudere
gli
occhi
.
Lascio
ad
altri
la
descrizione
dei
grandi
lampadarii
dalle
miriadi
di
prismi
,
dei
candelabri
e
dei
vasi
cesellati
,
delle
bottiglie
e
delle
tazze
elegantissime
color
di
cielo
,
di
sangue
e
di
neve
,
delle
imitazioni
di
Murano
del
Baccarat
o
dei
famosi
vetri
,
smaltati
del
Broccard
.
Io
mi
ristringo
ad
esprimere
una
matta
ammirazione
per
la
leggerezza
miracolosa
dei
servizi
da
tavola
di
Clichy
,
fabbricati
proprio
per
un
banchetto
di
regine
di
diciott
'
anni
,
bionde
e
sottili
come
creature
d
'
un
sogno
.
Ah
!
detesto
il
grosso
banchiere
che
metterà
quella
grazia
davanti
ai
suoi
grossi
amici
della
Borsa
,
sulla
mensa
del
giorno
di
Natale
!
I
tesori
più
preziosi
dell
'
Esposizione
son
quasi
tutti
là
presso
.
Fatti
pochi
passi
,
si
arriva
nello
scompartimento
dei
gioielli
,
che
è
un
solo
enorme
scrigno
,
che
contiene
ottanta
milioni
di
lire
in
perle
e
in
diamanti
;
pieno
di
rarità
bizzarre
e
di
lavori
meravigliosamente
delicati
,
da
far
desiderare
a
un
osservatore
onesto
d
'
aver
le
mani
legate
;
e
nelle
sale
dell
'
oreficeria
,
in
mezzo
ai
vasi
e
alle
statuette
da
salotti
reali
,
alle
posate
d
'
oro
,
agli
altari
sfolgoranti
,
a
mille
piccoli
capolavori
da
grandi
borse
che
metterebbero
il
furore
del
lusso
casalingo
in
un
Arabo
del
deserto
.
Arrivati
là
s
'
è
chiamati
in
un
'
altra
parte
da
una
musica
strana
.
È
un
gran
numero
di
uccelli
meccanici
,
che
fischiano
,
pigolano
e
trillano
,
aprendo
il
becco
e
dimenando
graziosamente
la
testa
e
la
coda
,
per
annunziare
l
'
esposizione
dell
'
orologeria
;
nella
quale
son
raccolti
i
più
bei
lavori
dei
quarantamila
operai
di
Besançon
,
dagli
orologi
microscopici
che
si
possono
spedire
alla
fidanzata
nella
busta
d
'
una
lettera
,
ai
macchinoni
che
vi
suonano
a
festa
l
'
ora
dei
dolci
appuntamenti
coi
rintocchi
d
'
una
campana
da
cattedrale
.
Quasi
tutti
gli
scompartimenti
sono
preannunziati
da
qualche
cosa
.
Arrivati
a
un
certo
punto
,
sentite
un
fracasso
Indemoniato
d
'
organi
,
di
clarini
,
di
violoncelli
,
di
trombe
,
che
sembra
un
'
orchestra
di
pazzi
:
è
l
'
esposizione
degli
strumenti
di
musica
.
Passate
per
le
sale
delle
tappezzerie
e
dei
tappeti
,
decorate
di
nero
:
a
un
tratto
un
'
aria
infocata
vi
soffia
nel
viso
,
la
decorazione
si
fa
rossa
di
fiamma
,
vi
ritrovate
in
mezzo
ai
forni
,
ai
fornelli
,
ai
cammini
,
alle
cucine
a
gaz
,
alle
lampade
fotoelettriche
,
ai
caloriferi
e
alle
stufe
che
allungano
in
tutte
le
direzioni
le
loro
gigantesche
braccia
nere
,
e
danno
alla
sala
l
'
aspetto
cupo
d
'
un
'
officina
.
Ma
qui
vi
sentite
già
dare
al
capo
un
misto
di
profumi
femminei
,
che
vi
mettono
in
ribollimento
l
'
immaginazione
,
e
un
passo
più
là
siete
nell
'
esposizione
seducente
delle
profumerie
,
splendida
di
mille
colori
,
dove
,
chiudendo
gli
occhi
,
sognate
in
un
minuto
secondo
tutti
i
peccati
mortali
di
Parigi
,
Questi
contrasti
son
frequentissimi
.
Girate
,
per
esempio
,
nello
scompartimento
del
così
detto
article
de
Paris
,
pieno
di
cofanetti
,
di
pettini
,
di
canestrini
,
di
scrignetti
,
d
'
infiniti
ninnoli
graziosi
e
preziosi
,
che
esprimono
tutte
le
più
raffinate
mollezze
della
vita
signorile
,
e
già
vi
sentite
come
viziati
da
mille
desiderii
da
bellimbusto
e
da
donnetta
:
ecco
tutt
'
a
un
tratto
una
raffica
brutale
di
vento
oceanico
e
un
coro
di
voci
rudi
e
sinistre
,
che
vi
dà
una
scossa
alle
fibre
.
Siete
entrati
in
una
vasta
sala
decorata
selvaggiamente
di
reti
e
di
cordami
enormi
,
in
mezzo
ai
prodotti
delle
colonie
francesi
,
tra
le
lancie
e
le
freccie
,
tra
gli
uccelli
strani
e
i
feticci
mostruosi
,
tra
i
bambù
della
Martinica
e
i
piedi
d
'
elefante
della
Cocincina
;
tra
i
vegetali
del
Senegal
e
i
lavori
dei
deportati
della
Nuova
Caledonia
;
tra
mille
cose
che
vi
raccontano
storie
di
fatiche
,
di
dolori
e
di
pericoli
,
da
cui
uscite
pensierosi
e
ritemperati
.
Di
qui
ritornate
nella
civiltà
,
fra
le
meraviglie
della
ceramica
,
in
una
sala
che
presenta
l
'
aspetto
di
una
galleria
di
quadri
;
nella
quale
si
vedono
gli
appassionati
senza
quattrini
cogli
occhi
fuor
della
testa
.
Qui
c
'
è
la
varietà
e
la
ricchezza
d
'
un
industria
fiorente
,
piena
di
speranze
e
d
'
ardimenti
,
a
cui
sorride
la
fortuna
:
imitazioni
dell
'
antico
,
tradizioni
ringiovanite
,
vittorie
nuove
dell
'
arte
,
come
lo
smalto
a
fondo
d
'
oro
e
il
rosso
ottenuto
mirabilmente
;
busti
e
statue
,
paesaggi
,
figurine
,
fiori
,
ritratti
,
d
'
un
colorito
fresco
e
possente
,
che
paiono
pitture
ad
olio
;
le
pareti
coperte
di
terre
cotte
,
di
porcellane
,
di
lave
smaltate
,
di
cammini
altissimi
,
e
d
'
ogni
sorta
di
decorazioni
colossali
,
che
promettono
alla
nuova
ceramica
uno
splendido
avvenire
di
conquiste
sull
'
architettura
;
già
incominciate
,
di
fatto
,
nel
palazzo
stesso
dell
'
Esposizione
.
Poi
vengono
le
regioni
che
s
'
attraversano
di
corsa
;
selve
di
lame
sguainate
e
irte
,
e
file
di
sale
in
cui
non
son
che
fili
e
tessuti
;
dove
grazie
alla
solitudine
,
potete
prendere
l
'
andatura
libera
del
viandante
dalle
ossa
rotte
.
Improvvisamente
vi
fermate
davanti
alla
magnificenza
delle
sete
:
sete
di
tutti
i
colori
e
di
tutti
i
disegni
,
antiche
e
nuove
,
fra
cui
risplendono
quelle
ricamate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
piglieranno
la
via
dell
'
Oriente
,
per
esser
tagliate
in
caffettani
e
in
calzoncini
per
le
belle
donne
degli
arem
.
Qui
,
per
le
signore
,
comincia
il
regno
della
tentazione
.
Le
più
riserbate
non
riescono
a
padroneggiarsi
.
È
una
cosa
amenissima
vedere
gli
sguardi
languidi
,
sentire
i
sospiri
amorosi
e
le
esclamazioni
irresistibili
di
meraviglia
,
che
suonano
dinanzi
a
quelle
vetrine
.
S
'
entra
nelle
sale
delle
trine
,
dove
c
'
è
il
lavoro
di
cinquecento
mila
mani
di
donna
;
veli
e
gale
da
imperatrici
,
che
si
manderebbero
in
aria
con
un
soffio
,
quadri
di
pizzo
pieni
di
figurine
aeree
,
ombrellini
e
ventagli
che
paion
fatti
di
ragnateli
,
e
ricami
di
fata
,
vere
pitture
dell
'
ago
,
che
farebbero
domandare
su
due
piedi
,
come
un
re
delle
Mille
e
una
notte
,
la
mano
della
ricamatrice
incognita
,
a
rischio
di
legarsi
a
un
rosticcio
.
Poi
si
capita
in
un
giardino
d
'
Andalusia
nei
primi
giorni
di
maggio
,
in
mezzo
alle
penne
e
ai
fiori
;
e
di
là
fra
i
vestimenti
dei
due
sessi
,
da
cacciatore
e
da
amazzone
,
da
ballo
,
da
bagno
,
da
nozze
,
da
morte
,
pei
ministri
,
per
le
commedianti
e
pei
putti
;
meraviglie
d
'
eleganza
e
di
gusto
,
dinanzi
a
cui
si
vedono
dei
sarti
di
provincia
immobili
,
in
atto
di
profondo
scoraggiamento
.
Qui
c
'
è
un
'
alcova
misteriosa
,
tutta
bianca
,
azzurrina
e
rosea
,
rischiarata
da
una
luce
languidissima
,
in
cui
vi
sloghereste
le
braccia
a
abbracciare
,
tanti
e
così
gentili
e
così
provocanti
sono
i
bustini
da
verginelle
,
da
matrone
,
da
belle
trentenni
nervose
e
da
maschiette
cresciute
tutt
'
a
un
tratto
,
che
vi
svelano
i
più
preziosi
segreti
della
bellezza
femminile
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
complessione
.
Di
là
si
ritorna
fra
i
ventagli
dipinti
da
artisti
celebri
che
fanno
fresco
al
viso
e
al
pensiero
con
paesaggi
deliziosi
delle
Alpi
e
del
Reno
;
poi
in
un
bazar
di
calzature
che
rivende
quelle
di
Stambul
,
dove
potete
passare
un
'
ora
piacevole
a
calzare
piedini
immaginarii
di
principesse
circasse
e
di
marchesine
spagnuole
;
poi
fra
gli
scialli
dorati
della
Compagnia
delle
Indie
;
poi
nelle
sale
degli
oggetti
da
viaggio
e
da
accampamento
,
che
fanno
ribollire
il
sangue
dei
vagabondi
;
poi
nell
'
esposizione
dei
giocattoli
;
dove
tutto
move
,
strepita
,
salta
,
canta
,
tintinna
,
da
far
disperare
tutti
i
bebés
dell
'
universo
.
Ma
è
la
profusione
delle
cose
che
sgomenta
.
Entrate
fra
le
bretelle
:
c
'
è
da
imbretellare
tutti
i
giubilati
d
'
Italia
;
tra
i
legacci
:
ce
ne
sono
da
provvedere
tutti
gli
innamorati
della
Frisia
per
i
loro
regali
di
nozze
.
Così
nella
galleria
lunghissima
delle
arti
liberali
,
decorata
con
una
semplicità
severa
,
dalla
sala
delle
missioni
giù
giù
fra
le
biblioteche
e
le
mappe
,
fra
gli
strumenti
chirurgici
e
i
modelli
anatomici
,
dove
s
'
arrestano
pochi
visitatori
silenziosi
,
che
meditano
e
notano
.
Qui
c
'
è
la
splendida
esposizione
libraria
della
Francia
,
prima
fra
tutte
,
dove
gli
editori
espongono
sulle
pareti
,
come
titoli
di
nobiltà
,
gli
elenchi
interminabili
degli
autori
illustri
a
cui
prestarono
i
tipi
:
una
collezione
di
gioielli
del
Plon
,
del
Didot
,
del
Jouvet
,
dell
'
Hachette
,
che
annunzia
al
mondo
il
connubio
desiderato
e
glorioso
del
genio
dell
'
Ariosto
e
dell
'
ispirazione
del
Dorè
;
e
le
legature
delicate
e
magnifiche
del
Rossigneux
,
dinanzi
a
cui
la
mano
si
slancia
prima
al
portamonete
,
e
poi
si
alza
a
dare
una
grattatina
rassegnata
alla
barba
.
E
via
,
a
traverso
all
'
esposizione
brillante
delle
armi
,
nelle
sale
della
scultura
dei
metalli
,
che
è
un
vasto
museo
d
'
orologi
monumentali
di
bronzo
,
di
statue
d
'
argento
di
grandezza
umana
,
di
candelabri
,
di
lampade
e
di
lanterne
da
vestiboli
di
reggia
;
a
cui
tien
dietro
,
in
una
doppia
fila
senza
fine
di
saloni
aperti
come
teatri
,
la
mostra
meravigliosa
del
mobilio
,
nella
quale
s
'
alternano
colle
bizzarrie
graziose
della
moda
le
forme
correttamente
eleganti
del
rinascimento
;
dopo
di
che
non
resta
che
la
galleria
dei
prodotti
.
Ci
avete
però
un
quarto
d
'
ora
di
cammino
fra
i
lavori
ciclopici
dell
'
industria
metallurgica
,
fra
migliaia
di
tubi
enormi
che
presentan
l
'
aspetto
delle
pareti
d
'
una
grotta
di
basalto
,
a
traverso
a
foreste
di
ferro
e
di
rame
,
in
mezzo
alle
opere
innumerevoli
della
galvanoplastica
,
fra
cui
torreggia
il
vaso
colossale
del
Dorè
;
e
via
via
,
il
museo
statuario
del
Cristophle
,
una
montagna
di
pelliccie
,
una
selva
di
penne
,
un
palazzo
di
corallo
,
e
i
prodotti
chimici
,
e
le
pelli
,
e
che
so
io
?
Verso
la
fine
la
stessa
stanchezza
vi
mette
le
ali
ai
piedi
,
le
sale
fuggono
,
gli
oggetti
si
confondono
;
se
ci
fosse
un
treno
di
strada
ferrata
,
pigliereste
il
treno
;
e
quando
arrivate
in
fondo
,
dareste
la
testa
per
uno
scudo
,
ma
proprio
colla
sicurezza
di
fare
un
buonissimo
affare
.
Facciamo
un
sonnellino
sopra
uno
dei
mille
divani
del
Campo
di
Marte
e
poi
ritorniamo
nel
mare
magno
.
Io
esprimo
le
mie
impressioni
del
primo
giorno
,
semplicemente
.
Ebbene
,
ciò
che
mi
fece
più
meraviglia
non
sono
le
cose
esposte
;
è
l
'
arte
dell
'
esposizione
.
Qui
davvero
bisogna
ammirare
l
'
inesauribile
fecondità
dell
'
immaginazione
umana
.
L
'
esposizione
dei
mezzi
d
'
esposizione
sarebbe
per
sè
sola
una
cosa
da
sbalordire
.
Figuratevi
dei
grandi
chioschi
di
legno
scolpiti
,
leggieri
che
paiono
di
carta
o
di
paglia
;
delle
vetrine
cesellate
,
per
la
mostra
dei
fili
di
Scozia
,
che
costano
mille
sterline
l
'
una
;
delle
case
di
vetro
,
degli
archi
trionfali
,
delle
specie
di
colossali
trionfi
da
tavola
,
carichi
di
oggetti
,
che
potrebbero
stare
in
mezzo
a
una
piazza
.
Il
cotone
è
disposto
in
forma
di
tabernacoli
e
di
cappelle
commemorative
;
le
spille
,
a
milioni
,
in
trofei
;
l
'
allume
di
potassa
a
muraglie
;
la
cera
di
Spagna
in
torri
alte
come
case
;
i
tappeti
in
piramidi
che
toccan
la
vôlta
;
la
glicerina
modellata
in
busti
d
'
uomini
celebri
;
il
sapone
fuso
in
colonne
monumentali
d
'
apparenza
marmorea
;
i
tubi
di
ferro
congiunti
in
forma
di
organi
titanici
o
di
chiesuole
di
stile
gotico
,
le
marmitte
in
obelischi
egizii
,
i
cilindri
di
rame
in
colonnati
babilonesi
,
le
funi
telegrafiche
in
campanili
.
V
'
è
una
gara
di
bizzarrie
architettoniche
spinta
a
un
segno
che
fa
ridere
.
Un
mercante
di
stoffe
fabbrica
un
castello
di
materasse
?
L
'
orologiaio
vicino
innalza
una
piramide
di
duemila
casse
d
'
orologi
.
Un
olandese
espone
un
tempio
di
stearina
che
può
contenere
venti
persone
,
colle
sue
statue
e
colle
sue
gradinate
?
E
un
francese
costruisce
un
tempio
di
cristallo
sorretto
da
sei
colonne
e
circondato
da
una
balaustrata
,
che
costa
venticinque
mila
napoleoni
.
Un
profumiere
inglese
consacra
una
palazzina
ai
suoi
cosmetici
e
alle
sue
boccette
?
E
un
chiodaio
parigino
rappresenta
con
nient
'
altro
che
coi
suoi
chiodi
dalla
testa
dorata
,
il
palazzo
del
Trocadero
colla
sua
cupola
,
colle
gallerie
e
colla
cascata
.
Un
liquorista
d
'
Amsterdam
fa
colle
sue
bottigline
un
altare
da
cattedrale
?
E
un
profumiere
di
Rotterdam
gli
fa
zampillare
davanti
una
fontana
d
'
acqua
di
Colonia
.
Questo
per
attirare
gli
sguardi
e
i
quattrini
.
Aggiungete
una
infinità
di
medaglie
d
'
onore
e
di
documenti
d
'
ogni
sorta
,
esposti
dai
venditori
,
molti
dei
quali
mettono
persino
in
mostra
le
fotografie
e
le
lettere
di
complimento
dei
loro
clienti
.
Altri
s
'
aiutano
con
mezzi
meccanici
.
I
gibus
s
'
alzano
e
s
'
abbassano
da
sè
,
manine
di
cera
suggellano
le
lettere
,
i
trofei
rotano
,
gli
automi
vi
chiamano
,
le
scatole
musicali
vi
ricreano
,
gli
espositori
v
'
apostrofano
o
vi
spiegano
.
Ci
son
poi
i
colossi
che
fan
presso
a
poco
lo
stesso
ufficio
.
In
ogni
Esposizione
c
'
è
un
certo
numero
di
queste
grandi
fanciullaggini
.
Qui
c
'
è
una
bottiglia
spropositata
di
vino
di
Champagne
che
basterebbe
a
ubbriacare
un
battaglione
di
bersaglieri
;
là
un
cavaturaccioli
mostruoso
che
par
fatto
per
tirar
su
i
tetti
.
Nell
'
esposizione
francese
delle
lame
un
coltellaccio
damascato
davanti
al
quale
le
più
grandi
navajas
della
Spagna
non
paiono
che
temperini
.
V
'
è
una
botte
francese
che
contiene
quattrocento
ettolitri
,
una
ungherese
che
ne
contiene
mille
,
e
quella
della
fabbrica
di
Champagne
che
è
capace
di
settantacinque
mila
bottiglie
.
Vi
son
gli
specchi
di
ventisette
metri
quadrati
di
superficie
;
rotaie
d
'
un
sol
pezzo
di
cinquanta
metri
,
e
fili
metallici
lunghi
venticinque
chilometri
.
Aggiungete
ancora
il
martello
smisurato
del
Creusot
che
pesa
ottantamila
chilogrammi
;
e
il
girarrosto
gigantesco
della
casa
Baudon
,
che
vi
arrostisce
venti
capretti
per
volta
.
Poi
le
meraviglie
della
pazienza
umana
:
i
coltellini
microscopici
,
colle
loro
belle
guaine
,
che
stanno
in
cento
e
quattro
dentro
un
nocciolo
di
ciliegia
;
i
tappeti
orientali
fatti
di
sei
mila
frammenti
;
il
cassettone
spagnuolo
composto
di
tre
milioni
e
mezzo
di
pezzetti
di
legno
;
le
stoffe
da
cinquecento
lire
il
metro
,
fatte
a
cinque
centimetri
il
giorno
;
il
servizio
da
tavola
degli
Stati
Uniti
,
a
cui
lavorarono
per
diciotto
mesi
duecento
operai
;
la
fontana
scolpita
a
cui
lavorò
un
contadino
scozzese
per
sette
anni
.
E
in
fine
le
stranezze
,
i
ghiribizzi
dell
'
ingegno
umano
,
del
genere
dell
'
ago
di
refe
d
'
Emilio
Praga
.
Questi
avrebbe
potuto
fare
alla
sua
amante
,
in
quella
certa
poesia
,
tutte
quest
'
altre
domande
.
Vuoi
un
pendolo
che
ti
faccia
vento
?
un
orologio
fatto
con
un
girasole
,
da
cui
esca
un
ragno
ad
acchiappare
una
mosca
?
un
mobile
che
ti
si
trasformi
sotto
le
mani
,
a
tuo
piacere
,
in
bigliardo
,
in
scrivania
,
in
scacchiera
e
in
tavola
da
mangiare
?
una
barca
vera
con
remi
e
timone
,
da
portar
sotto
il
braccio
al
lago
di
Como
?
un
portamonete
che
tiri
delle
pistolettate
?
la
carta
dell
'
Europa
in
un
fazzoletto
?
un
paio
di
stivaletti
di
squame
di
pesce
?
un
letto
di
ceralacca
?
una
poltrona
di
cristallo
?
un
violino
di
maiolica
?
un
velocipede
a
vapore
?
Qui
c
'
è
tutto
:
gli
orologi
magici
,
le
trottole
miracolose
,
le
bambole
che
parlan
francese
,
le
spagnuole
di
legno
che
v
'
insegnano
a
maneggiare
il
ventaglio
....
Non
ci
manca
proprio
altro
che
l
'
ago
di
Emilio
Praga
.
E
le
cose
belle
dunque
!
Infinite
;
ma
un
po
'
care
.
Non
c
'
è
mezzo
di
mobiliarsi
una
casa
a
proprio
gusto
,
fantasticando
,
senza
profondere
un
milioncino
in
un
quarto
d
'
ora
.
A
ogni
passo
trovate
un
mobile
che
vi
incapriccia
,
e
sareste
quasi
tentati
di
fare
uno
sproposito
;
ma
avvicinandovi
al
cartellino
del
prezzo
,
vedete
dietro
a
un
uno
che
vi
dà
un
filo
di
speranza
quattro
maledettissimi
zeri
che
paiono
quattro
bocche
spalancate
che
vi
sghignazzino
in
faccia
.
È
un
continuo
supplizio
di
Tantalo
.
Non
c
'
è
che
un
solo
conforto
:
che
molte
cose
son
già
comprate
.
Avete
messo
gli
occhi
sopra
un
meraviglioso
servizio
da
tavola
della
casa
Cristophle
,
che
vale
quattrocento
mila
lire
;
ma
ve
l
'
ha
buffato
il
duca
di
Santoña
.
Così
la
duchessa
v
'
ha
liberato
dalla
tentazione
di
portar
a
casa
una
splendida
veste
Colbert
e
Aleçon
,
che
avrebbe
spazzato
netto
il
vostro
piccolo
patrimonio
.
Il
gran
vaso
di
malachite
ornato
d
'
oro
,
della
sezione
russa
,
alto
tre
metri
,
ve
l
'
ha
portato
via
il
principe
Demidoff
.
Il
più
bel
paio
di
stivaletti
trinati
di
tutta
l
'
Esposizione
sono
della
principessa
di
Metternich
,
i
due
più
bei
manicotti
di
volpe
nera
appartengono
alla
principessa
di
Galles
,
e
l
'
Imperatore
d
'
Austria
ha
già
messo
il
suo
augusto
suggello
sopra
un
impareggiabile
cofano
d
'
argento
cesellato
,
che
sarebbe
stato
la
vostra
delizia
.
Ci
rimane
però
dell
'
altro
.
Io
mi
permetterei
di
suggerire
alle
signore
facili
a
contentarsi
un
graziosissimo
velo
di
trina
dell
'
esposizione
belga
,
fatto
con
un
filo
che
costa
cinquemila
scudi
il
chilogramma
;
e
agli
sposi
di
giudizio
un
letto
chinese
di
legno
di
rosa
intarsiato
d
'
avorio
che
costa
poco
più
di
una
villetta
passabile
sulle
rive
del
lago
di
Como
.
Alla
porta
della
camera
si
potrebbero
mettere
le
due
tende
di
seta
ricamate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
che
sono
in
vendita
nell
'
esposizione
austriaca
per
mille
e
duecento
napoleoni
.
C
'
è
la
comodità
di
poter
comprare
delle
sale
intere
,
anzi
degl
'
interi
appartamenti
,
d
'
ogni
stile
e
d
'
ogni
paese
,
lì
su
due
piedi
,
d
'
un
colpo
,
con
un
gran
risparmio
di
tempo
e
di
seccature
.
E
ci
sono
pure
delle
ammirabili
cose
per
le
borse
modeste
.
Lo
zaffiro
del
Rouvenat
,
circondato
di
diamanti
,
si
può
avere
con
un
milione
e
mezzo
;
e
stiracchiando
un
poco
,
si
può
anche
ottenere
a
un
prezzo
ragionevole
un
curiosissimo
diamante
tagliato
in
forma
di
una
lanterna
a
gaz
e
incastonato
in
un
candelabro
d
'
oro
microscopico
,
ch
'
è
una
vera
bellezza
.
Tutte
cose
che
sulle
prime
fanno
girare
un
po
'
il
capo
,
ma
poi
si
scrollano
le
spalle
,
e
si
tira
via
senza
badarci
,
dicendo
:
-
corbellerie
,
corbellerie
-
coll
'
indifferenza
d
'
un
franco
....
impostore
.
E
si
va
a
vedere
l
'
esposizione
dei
prodotti
alimentari
,
meno
pericolosa
per
la
fantasia
:
una
passeggiata
d
'
un
miglio
,
o
poco
meno
.
Chiudete
gli
occhi
,
pigliatevi
la
testa
fra
le
mani
,
e
cercate
di
rappresentarvi
tutto
quanto
di
più
strano
e
di
più
raro
può
mettersi
in
corpo
un
uomo
senza
rischiare
la
vita
:
c
'
è
tutto
.
Potete
bere
,
a
quindici
centesimi
,
un
bicchiere
delle
quattordici
sorgenti
d
'
acqua
minerale
della
Francia
,
o
un
bicchiere
d
'
acqua
delle
Termopili
,
nella
sezione
greca
,
o
birra
della
Danimarca
che
ha
fatto
il
giro
del
mondo
;
o
se
preferite
i
vini
,
vino
di
Champagne
che
si
fa
sotto
i
vostri
occhi
,
tutti
i
vini
della
Spagna
in
bottigline
graziose
da
mezza
lira
,
che
vi
vende
una
bella
ragazza
di
Jerez
;
e
vini
di
Porto
e
di
Madera
,
imbottigliati
nel
1792
,
a
cento
lire
la
bottiglia
,
compresi
i
documenti
storici
«
debitamente
legalizzati
.
»
E
se
il
vino
di
ottantasei
anni
vi
par
troppo
giovane
,
trovate
nella
sezione
francese
,
in
mezzo
a
una
corona
di
sorelle
nonagenarie
,
una
bottiglia
di
vin
del
Giura
del
1774
,
coronata
di
semprevive
,
a
un
prezzo
da
convenirsi
.
Trovate
il
chiosco
dei
vini
di
Sicilia
e
il
chiosco
dei
vini
di
Guiro
;
tutti
i
vini
d
'
Australia
nella
capanna
da
minatore
eretta
dal
governo
di
Malbourne
;
e
nella
sezione
delle
colonie
inglesi
,
il
misterioso
vino
di
Costanza
,
del
Capo
di
Buona
Speranza
,
e
l
'
enigmatico
vino
del
Romitaggio
della
nuova
Galles
,
fatto
con
uva
secca
.
Ci
avete
il
vino
di
Schiraz
nella
sezione
di
Persia
,
il
vino
di
Corinto
accanto
all
'
acqua
delle
Termopili
,
e
potete
gustare
un
Tokai
squisito
nella
trattoria
rustica
dell
'
Ungheria
,
al
suono
d
'
una
banda
di
zingari
.
Per
mangiare
poi
non
c
'
è
che
da
chiedere
.
Nei
padiglioni
delle
colonie
francesi
una
creola
vi
dà
l
'
ananasso
,
una
mulatta
vi
dà
il
banano
,
un
negro
la
vaniglia
.
Potete
mangiare
della
marmellata
del
Canadà
e
intingere
in
un
bicchiere
del
famoso
Sant
'
Uberto
di
Vittoria
dei
biscotti
che
hanno
attraversato
l
'
Atlantico
.
Potete
scegliere
fra
i
pesci
celebrati
della
Norvegia
e
i
maiali
illustri
di
Chicago
.
Potete
fare
anche
meglio
:
prendervi
un
pezzo
di
carne
cruda
venuta
dall
'
Uraguay
,
ma
fresca
e
sanguinante
che
par
della
mattina
,
e
andarvela
a
far
cuocere
voi
stessi
collo
specchio
ustorio
dell
'
Università
di
Tours
,
nella
galleria
delle
arti
liberali
di
Francia
.
Poi
ci
sono
le
trattorie
olandesi
,
americane
,
inglesi
e
spagnuole
.
Avete
al
vostro
servizio
cento
bei
pezzi
di
ragazze
vestite
di
nero
e
di
bianco
in
un
monumentale
bouillon
Duval
che
pare
un
tempio
delle
Indie
.
Se
avete
un
debole
per
la
Russia
,
potete
andare
alla
trattoria
russa
dove
da
manine
polacche
,
moscovite
,
armene
,
caucasee
v
'
è
servito
il
vero
kumysy
venuto
dalle
steppe
dell
'
Ural
,
o
l
'
acqua
igienica
della
Neva
,
o
la
colebiaka
d
'
erbaggi
e
di
pesce
,
o
qualche
altro
pasticcio
russo
-
turco
condito
con
vin
di
Cipro
.
Per
dolci
la
Francia
vi
offre
il
palazzo
di
Fontainebleau
e
delle
cattedrali
gotiche
di
zucchero
,
e
dei
mazzi
gustosissimi
di
rose
e
di
violette
,
che
sembran
colte
un
'
ora
prima
.
Dopo
il
desinare
,
ricevete
il
caffè
gratis
dalla
repubblica
del
Guatemala
,
se
pure
non
preferite
quello
scelto
e
tritato
dalle
negre
di
Venezuela
.
E
poi
,
per
rincette
,
potete
sorseggiare
un
bitter
di
nuova
invenzione
che
vi
porge
una
svizzera
in
costume
di
Berna
all
'
ombra
d
'
un
chioschetto
signorile
;
o
andare
nel
chiosco
olandese
,
dove
tre
belle
frisone
rosee
,
col
casco
dorato
,
vi
fanno
sentire
il
curasò
o
lo
scidam
;
o
arrischiarvi
a
gustare
il
liquor
di
fichi
nel
padiglione
del
Marocco
,
rallegrato
dagli
strimpellamenti
di
tre
suonatori
,
uno
dei
quali
pesa
centonovanta
chilogrammi
a
stomaco
vuoto
;
o
mettervi
fra
le
labbra
un
sigaro
di
nuovo
genere
che
invece
d
'
un
nuvoletto
di
fumo
vi
caccia
in
bocca
un
bicchierino
di
cognac
.
Ne
avete
abbastanza
?
Ma
voi
volete
fumare
.
Ebbene
,
ci
sono
i
sigari
avvelenati
della
Repubblica
d
'
Andorre
,
e
la
magnifica
esposizione
dei
sigari
di
Cuba
,
d
'
ogni
grandezza
e
di
ogni
forma
,
dorati
,
stemmati
,
odorosi
,
-
veri
lavoretti
d
'
arte
-
profusi
a
miriadi
,
-
davanti
ai
quali
il
fumatore
italiano
estenuato
dai
patimenti
passa
«
sospirando
e
fremendo
.
»
Tutta
questa
doppia
galleria
dei
prodotti
alimentari
è
ammirabile
per
varietà
e
per
ricchezza
.
È
un
'
architettura
interminabile
di
bottiglie
che
s
'
alzano
in
torri
,
in
scale
a
chiocciola
,
in
gradinate
multicolori
e
scintillanti
;
una
moltitudine
di
tempietti
splendidi
d
'
oro
e
di
cristalli
,
che
potrebbero
coprire
delle
statue
di
numi
,
e
coprono
dei
porci
salati
;
una
magnificenza
di
teatrini
,
d
'
altari
,
di
troni
,
di
biblioteche
,
pieni
di
ghiottumi
così
graziosamente
disposti
e
decorati
,
che
il
gran
pittore
delle
Halles
di
Parigi
ne
potrebbe
cavare
un
quadro
meraviglioso
per
uno
dei
suoi
romanzi
avvenire
.
Lo
spettacolo
più
bello
è
quello
che
presenta
la
gente
.
A
certe
ore
il
recinto
dell
'
Esposizione
è
più
popolato
di
molte
grandi
città
.
I
visitatori
entrano
per
venti
porte
.
I
viali
,
i
vestiboli
,
le
gallerie
,
i
passaggi
traversali
,
e
il
labirinto
infinito
delle
sale
del
campo
di
Marte
,
è
tutto
un
brulicame
nero
,
in
cui
c
'
è
da
fare
a
non
perdersi
.
Specialmente
nelle
«
sezioni
estere
»
,
dove
i
venditori
formano
da
sè
soli
una
specie
d
'
esposizione
antropologica
dilettevolissima
,
C
'
è
un
gran
numero
di
belle
ragazze
inglesi
che
lavorano
ai
loro
registri
,
intente
e
impassibili
,
in
mezzo
a
quel
via
vai
,
come
se
fossero
in
casa
propria
.
I
Giapponesi
,
-
vestiti
all
'
europea
,
-
chiaccherano
rano
e
giocano
,
seduti
intorno
ai
loro
tavolini
,
allegri
,
forse
con
un
po
'
d
'
ostentazione
,
per
darsi
l
'
aria
di
gente
che
si
sente
benissimo
al
suo
posto
nel
cuore
della
civiltà
occidentale
;
e
infatti
hanno
già
preso
tanto
l
'
aria
di
casa
,
che
quasi
nessuno
li
guarda
.
I
Chinesi
,
invece
,
hanno
sempre
intorno
un
cerchio
di
curiosi
,
ai
quali
rivolgono
di
tratto
in
tratto
uno
sguardo
sprezzante
,
che
rivela
,
come
un
lampo
,
la
superbia
cocciuta
della
loro
razza
;
e
poi
ripigliano
la
loro
impassibilità
di
idoli
,
da
cui
li
smuove
soltanto
la
voce
dei
compratori
.
Si
vedon
dei
mercanti
orientali
,
in
turbante
,
che
strascicano
le
loro
ciabatte
in
mezzo
a
tutte
quelle
meraviglie
,
guardando
intorno
oziosamente
colla
stessa
stupida
e
irritante
indifferenza
che
mostrerebbero
nelle
loro
vecchie
baracche
di
bazar
.
Tratto
tratto
se
ne
trovano
tre
o
quattro
estatici
davanti
a
una
faccia
di
cartapesta
o
a
una
marionetta
che
allarga
le
braccia
.
Ci
son
molti
algerini
:
arabi
,
mori
,
negri
.
S
'
incontrano
delle
brigatelle
di
spahi
,
ravvolti
nei
loro
grandi
mantelli
bianchi
;
ma
non
son
più
le
faccie
baldanzose
del
1859
.
L
'
orgoglio
del
vecchio
esercito
d
'
Africa
non
brilla
più
nei
loro
grandi
occhi
neri
.
Come
cambia
i
volti
una
guerra
perduta
!
Qua
e
là
si
vede
pure
qualche
faccia
color
di
rame
,
e
qualche
vestimento
arlecchinesco
dei
paesi
confinanti
colla
China
.
Oltre
a
questo
c
'
è
una
moltitudine
immobile
e
muta
di
gente
d
'
ogni
paese
,
che
produce
una
strana
illusione
.
Ogni
momento
rasentate
col
gomito
qualcuno
,
che
vi
pare
una
persona
viva
,
ed
è
un
grosso
fantoccio
colorito
e
vestito
di
tutto
punto
,
che
vi
fa
restare
a
bocca
aperta
.
Ci
sono
dei
selvaggi
del
Perù
,
degli
indigeni
d
'
Australia
colle
loro
grandi
capigliature
,
lanose
,
dei
guerrieri
medioevali
,
delle
signore
vestite
in
gala
,
dei
soldati
italiani
,
delle
contadine
di
Danimarca
,
delle
lavandaie
malesi
,
delle
guardie
civili
di
Spagna
,
e
annamiti
e
indiani
e
cafri
e
ottentotti
,
che
vi
si
parano
dinanzi
improvvisamente
,
e
vi
fissano
in
volto
i
loro
occhi
trasognati
,
come
fantasime
.
Lo
spettacolo
è
ancora
variato
e
rallegrato
da
un
gran
numero
di
signore
che
girano
su
poltrone
a
ruote
o
su
carrozzine
da
bimbi
,
tirate
davanti
da
un
servitore
,
spinte
per
la
spalliera
dai
mariti
,
fiancheggiate
dai
ragazzi
;
matrone
poderose
,
le
cui
rotondità
sporgono
da
tutte
le
parti
fuori
del
piccolo
veicolo
,
lunghissime
zitelle
inglesi
che
ci
stanno
tutte
raggruppate
,
colle
ginocchia
aguzze
all
'
altezza
del
mento
;
signoroni
decrepiti
che
godono
là
,
probabilmente
,
l
'
ultimo
piacere
della
vita
;
vecchie
patrizie
paralitiche
,
e
putti
meravigliosamente
biondi
e
rosati
dei
paesi
nordici
,
che
formano
tutti
insieme
,
in
quel
labirinto
di
vie
fiancheggiate
da
case
di
vetro
,
una
specie
di
corso
in
burletta
,
degno
della
matita
del
Cham
.
Nella
Via
delle
nazioni
,
all
'
ombra
delle
capannette
di
paglia
,
molta
gente
fa
colezione
sulle
ginocchia
come
per
viaggio
,
e
i
bimbi
vanno
a
prender
acqua
alle
fontane
del
Giappone
e
dell
'
Italia
;
altri
sgranocchiano
pane
e
prosciutto
camminando
;
delle
coppie
coniugali
dormono
saporitamente
sui
sedili
in
mezzo
alla
folla
;
e
altre
coppie
,
che
hanno
portato
i
loro
amori
all
'
Esposizione
,
si
servono
di
due
capannine
avvicinate
per
farsi
qualche
carezza
di
contrabbando
.
È
un
divertimento
poi
,
nelle
sale
,
studiare
i
varii
tipi
dei
visitatori
.
Ci
sono
i
cavalli
matti
che
scorazzano
da
tutte
le
parti
senza
vedere
una
maledetta
,
presi
da
una
specie
d
'
esaltazione
febbrile
,
e
i
visitatori
pazienti
,
che
si
son
fatti
un
programma
,
che
muovono
un
passo
ogni
quarto
d
'
ora
,
che
meditano
sui
cataloghi
,
che
guardano
,
fiutano
e
discutono
ogni
menoma
cosa
,
che
impiegheranno
probabilmente
sei
mesi
a
fare
il
giro
di
tutto
il
Campo
di
Marte
.
Tra
gli
espositori
,
si
vedono
i
visi
radianti
dei
fortunati
,
che
hanno
trovato
là
gloria
e
fortuna
,
e
troneggiano
sui
loro
banchi
in
mezzo
alla
folla
dei
curiosi
e
dei
compratori
;
e
i
poveri
diavoli
trascurati
,
seduti
nei
loro
cantucci
solitarii
,
colla
testa
bassa
e
la
faccia
malinconica
,
che
meditano
sulle
speranze
perdute
.
Nelle
ultime
sale
,
i
divani
son
tutti
occupati
dai
visitatori
spossati
.
Si
vedono
delle
famiglie
intere
di
buoni
provinciali
,
sfiniti
,
sbalorditi
,
istupiditi
;
i
papà
tutti
in
acqua
,
le
mamme
che
soffocano
,
le
ragazze
ingobbite
,
i
piccini
morti
di
sonno
;
proprio
da
farsi
domandare
:
-
Ma
chi
v
'
ha
consigliato
di
venire
all
'
Esposizione
,
disgraziati
?
-
L
'
affollamento
maggiore
è
sotto
le
grandi
arcate
delle
Belle
arti
,
e
intorno
al
Padiglione
della
città
di
Parigi
,
che
drizza
i
suoi
sei
frontoni
imbandierati
nel
mezzo
del
Campo
di
Marte
.
Qui
è
il
luogo
di
convegno
dello
«
stato
maggiore
»
dell
'
Esposizione
.
Qui
fanno
crocchio
gli
artisti
e
i
commissarii
di
tutti
i
paesi
,
gli
operai
si
radunano
e
si
sciolgono
,
i
critici
tagliano
l
'
aria
coi
gesti
cattedratici
,
i
giornalisti
notano
,
i
disegnatori
schizzano
,
le
discussioni
fervono
,
i
curiosi
cercano
i
visi
illustri
,
i
nuovi
arrivati
si
ritrovano
,
le
«
celebrità
»
dell
'
Esposizione
passano
fra
le
scappellate
e
gli
inchini
.
Ecco
qui
monsieur
Hardy
,
per
esempio
,
l
'
architetto
del
Palazzo
del
Campo
di
Marte
;
ecco
là
monsieur
Duval
,
direttore
dei
lavori
idraulici
,
e
i
signori
Bourdais
e
Davioud
,
architetti
del
Palazzo
del
Trocadero
.
E
purchè
abbiate
una
faccia
un
po
'
straordinaria
,
e
due
amici
ai
fianchi
,
che
vi
parlino
in
atto
rispettoso
,
potete
passare
facilissimamente
per
un
principe
o
per
un
re
che
visita
l
'
Esposizione
in
stretto
incognito
,
e
sentirvi
intorno
,
qua
e
là
,
un
mormorio
sommesso
da
vestibolo
di
Corte
.
C
'
è
da
cavarsi
tutti
i
gusti
,
da
soddisfare
tutti
i
bisogni
e
da
riparare
a
tutti
gli
accidenti
.
Potete
telegrafare
a
casa
,
scrivere
le
vostre
lettere
,
fare
il
bagno
,
prendere
di
tanto
in
tanto
una
scossetta
elettrica
,
farvi
pesare
,
portare
,
fotografare
,
profumare
,
curare
;
ci
sono
stazioni
di
pompieri
,
corpi
di
guardia
,
farmacie
,
infermerie
:
non
manca
che
il
camposanto
.
Ci
son
poi
le
ore
fisse
per
lo
studio
e
per
le
esperienze
scientifiche
,
e
allora
i
visitatori
accorrono
e
s
'
affollano
in
quei
dati
punti
.
Qui
,
nella
sezione
francese
,
si
comunicano
al
pubblico
le
opere
della
biblioteca
del
Corpo
insegnante
;
più
in
là
un
professore
spiega
i
modelli
anatomici
;
nella
sezione
russa
si
fanno
gli
esperimenti
del
passaggio
dell
'
aria
a
traverso
i
muri
;
un
medico
americano
fa
funzionare
i
mobili
chirurgici
;
un
dentista
opera
l
'
estrazione
della
carie
con
uno
strumento
a
vapore
.
Si
può
andare
ad
assistere
alla
fabbricazione
delle
sigarette
di
Francia
,
a
veder
fare
la
carta
dalla
fabbrica
Darblay
,
a
vedere
le
esperienze
della
luce
elettrica
nel
padiglione
russo
,
o
quelle
del
riscaldamento
e
dell
'
illuminazione
nel
parco
del
Campo
di
Marte
.
Altri
vanno
a
vedere
alla
prova
il
telefono
Bell
,
o
l
'
apparecchio
telegrafico
che
trasmette
con
un
solo
filo
duecento
cinquanta
dispacci
in
un
'
ora
,
o
il
semaforo
del
nostro
Pellegrino
;
oppure
a
leggere
i
vecchi
processi
per
stregoneria
esposti
nel
padiglione
del
Ministero
degl
'
interni
di
Francia
.
Intanto
dei
maestri
spiegano
i
nuovi
metodi
d
'
insegnamento
,
tutti
gl
'
inventori
di
qualche
cosa
hanno
il
loro
circolo
di
uditori
,
tutte
le
nuove
macchinette
sono
in
movimento
,
gli
album
colossali
si
aprono
,
le
carte
geografiche
si
spiegano
,
i
mappamondi
girano
,
mille
strumenti
suonano
;
da
ogni
parte
c
'
è
uno
spettacolo
,
una
scuola
o
una
conferenza
;
l
'
Esposizione
è
diventata
un
enorme
ateneo
internazionale
che
ci
dà
per
venti
soldi
tutto
lo
scibile
umano
.
Quella
che
attira
più
gente
,
a
tutte
le
ore
,
è
l
'
esposizione
delle
belle
arti
.
Ma
a
me
manca
quasi
il
coraggio
d
'
entrarvi
.
Mi
conforta
soltanto
il
pensiero
di
non
aver
da
rendere
che
l
'
impressione
confusa
della
prima
visita
.
Sono
diciassette
pinacoteche
in
una
successione
di
padiglioni
che
si
estendono
da
un
'
estremità
all
'
altra
del
Campo
di
Marte
;
-
il
mondo
intero
-
qui
si
può
dire
propriamente
,
-
il
passato
e
il
presente
,
le
visioni
dell
'
avvenire
,
le
battaglie
,
le
feste
,
i
martirii
,
le
grida
d
'
angoscia
e
le
risate
pazze
;
tutta
la
grande
commedia
umana
con
l
'
infinita
varietà
delle
scene
tra
cui
si
svolge
,
dalla
reggia
alla
capanna
,
dai
deserti
di
ghiaccio
ai
deserti
di
sabbia
,
dalle
più
sublimi
altezze
alle
più
arcane
profondità
della
terra
.
Questa
è
la
parte
dell
'
Esposizione
dove
si
ricevono
le
impressioni
più
vive
.
Quanti
occhi
rossi
ho
veduti
,
quante
espressioni
di
pietà
,
di
dolore
,
d
'
orrore
,
e
quanti
bei
sorrisi
di
bei
volti
che
mi
rimasero
nella
memoria
come
un
riflesso
dei
quadri
!
Il
museo
enorme
s
'
apre
colla
esposizione
della
scultura
di
Francia
,
a
cui
seguono
le
sale
dell
'
Inghilterra
.
Qui
,
a
dirla
schiettamente
,
di
tutta
quella
pittura
corretta
,
pallida
,
diafana
,
di
colori
limpidi
,
piena
di
pensieri
delicati
e
di
belle
minuzie
,
ricordo
soltanto
quella
splendida
glorificazione
della
vecchiezza
guerriera
,
dell
'
Herkomer
,
intitolata
gl
'
Invalidi
di
Chelsea
,
dinanzi
ai
quali
si
chinerebbe
la
fronte
in
atto
di
venerazione
;
i
poveri
di
Londra
,
di
Luke
Fildes
,
che
m
'
hanno
fatto
sentire
il
freddo
d
'
una
notte
di
gennaio
e
l
'
angoscia
della
miseria
senza
tetto
;
e
il
Daniele
tra
i
leoni
di
Briton
Rivière
,
nel
quale
la
tranquillità
sublime
dell
'
uomo
in
cospetto
di
quel
gruppo
di
belve
fameliche
,
ma
affascinate
,
soggiogate
,
schiacciate
da
una
forza
sovrumana
e
invisibile
,
è
resa
con
una
potenza
che
mette
in
cuore
lo
sgomento
misterioso
del
prodigio
.
Dinanzi
a
cento
altri
quadri
,
passo
frettolosamente
,
spinto
dall
'
impazienza
di
arrivare
all
'
Italia
,
dove
trovo
una
folla
sorridente
che
amoreggia
colle
statue
.
Sento
uno
che
brontola
:
-
E
dire
che
tutte
queste
cosettine
ci
vengono
dalla
patria
di
Michelangelo
!
-
Ma
tutti
i
visi
intorno
esprimono
un
sentimento
d
'
ammirazione
amorosa
e
serena
.
Davanti
ai
quadri
del
De
Nittis
,
il
pittore
ardito
e
fine
di
Parigi
e
di
Londra
,
c
'
è
un
gruppo
di
curiosi
che
si
disputano
lo
spazio
;
e
s
'
indovina
dal
movimento
dei
volti
,
dalla
vivacità
dei
gesti
,
dalla
concitazione
dei
dialoghi
,
quel
cozzo
forte
di
giudizi
contrarii
,
da
cui
scaturiscono
le
scintille
che
vanno
a
formare
le
aureole
.
Un
tale
dice
:
-
Belle
pagine
di
giornale
illustrato
!
-
Ma
l
'
aria
dei
boulevards
si
respira
,
l
'
umidità
del
Tamigi
si
sente
,
l
'
ora
s
'
indovina
,
i
visi
si
riconoscono
,
tutta
quella
vita
si
vive
.
Nell
'
altra
sala
guardo
intorno
se
c
'
è
il
Pasini
,
per
gridargli
:
-
Salve
,
o
fratello
del
sole
!
-
Il
suo
forte
e
splendido
Oriente
è
là
,
vagheggiato
da
cento
occhi
pensierosi
.
E
vorrei
vedere
il
Michetti
,
quel
caro
viso
di
scapigliato
di
genio
,
per
stringergli
la
guancia
tra
l
'
indice
e
il
pollice
,
e
dirgli
che
adoro
le
gambine
pazze
delle
sue
bagnanti
e
l
'
azzurro
favoloso
della
sua
marina
.
Ed
ecco
finalmente
Jenner
.
Qui
osservo
una
cosa
singolare
.
La
gente
che
entra
con
un
sorriso
sulle
labbra
,
si
ferma
e
corruga
la
fronte
.
Tutti
i
visi
,
fuggitivamente
,
riflettono
il
viso
intento
e
risoluto
di
Jenner
,
come
se
tutti
,
per
un
momento
,
si
sentissero
nelle
mani
la
lancetta
benefica
del
dottore
e
il
braccio
renitente
del
bambino
;
e
tutti
pensano
,
e
nessuno
parla
,
e
chi
s
'
è
già
allontanato
,
o
si
sofferma
o
ritorna
,
come
tirato
indietro
a
forza
dal
filo
tenace
d
'
un
pensiero
.
Che
cara
soddisfazione
!
E
ne
provo
un
'
altra
subito
nella
sala
vicina
incontrando
il
viso
onesto
e
benevolo
del
Monteverde
il
quale
mi
accompagna
fino
alla
frontiera
d
'
Italia
.
E
di
là
vo
innanzi
nelle
sale
della
pittura
straniera
,
dove
il
cielo
si
rannuvola
e
l
'
aria
si
raffredda
.
La
Svezia
e
la
Norvegia
hanno
dipinto
i
loro
crepuscoli
melanconici
,
mattinate
grigie
di
autunno
,
chiarori
strani
di
luna
su
mari
strani
,
e
pescatori
e
naufragi
in
cui
si
mostra
maggiore
dell
'
arte
l
'
amore
dolce
e
profondo
della
patria
,
colorato
d
'
un
sentimento
di
tristezza
virile
:
centocinquanta
quadri
dominati
tutti
dai
«
Soldati
svedesi
che
portano
il
cadavere
di
re
Carlo
XII
»
giù
per
la
china
d
'
una
via
solitaria
,
nella
neve
,
sanguinosi
,
tristi
,
superbi
;
bel
quadro
semplice
e
solenne
dell
'
Oederstrom
,
concepito
da
un
'
anima
di
poeta
e
sentito
da
un
cuor
di
soldato
.
Seguono
gli
Stati
Uniti
.
Il
colosso
dalle
cento
teste
ha
ancora
la
sua
grossa
mano
di
lavoratore
un
po
'
restìa
al
pennello
.
Io
non
ricordo
che
la
risata
della
bella
donna
dell
'
Hamilton
,
e
le
faccie
buffe
dei
ridacchioni
del
Brown
.
Il
più
degli
altri
quadri
tradiscono
i
pittori
scappati
di
casa
,
che
hanno
rifatta
la
pelle
a
Parigi
,
a
Dusseldorf
,
a
Monaco
,
a
Roma
,
-
e
preso
il
colore
-
ma
dilavato
-
della
nuova
patria
.
E
subito
dopo
,
la
Francia
...
che
ha
messo
il
mondo
a
soqquadro
.
La
storia
,
la
leggenda
,
la
mitologia
,
il
cristianesimo
,
l
'
epopea
napoleonica
e
la
vita
mondana
,
il
ritratto
,
la
miniatura
e
il
quadro
smisurato
;
l
'
audacia
pazza
e
la
pedanteria
fradicia
;
c
'
è
ogni
cosa
;
ma
sopra
tutto
una
ricchezza
grande
d
'
invenzione
e
di
pensiero
,
che
rivela
l
'
aiuto
potente
d
'
una
letteratura
immaginosa
e
popolare
,
d
'
un
sentimento
drammatico
vivo
e
diffuso
,
e
della
vita
varia
,
piena
,
appassionata
,
tumultuosa
d
'
una
metropoli
enorme
.
Nelle
prime
sale
intravvedo
i
quadri
sentimentali
,
leccati
,
del
Bouguerau
.
Il
Dorè
v
'
ha
messo
una
delle
sue
mille
visioni
d
'
un
mondo
arcano
,
in
cui
si
riconosce
appena
qualche
forma
vaga
di
cose
e
di
creature
terrene
.
Poi
vien
la
storia
dotta
e
severa
d
'
Albert
Maignan
,
e
quella
immaginosa
,
confusa
,
vista
come
a
traverso
il
velo
d
'
un
sogno
,
in
una
grande
lontananza
di
spazio
e
di
tempo
,
dell
'
Isabey
.
In
un
'
altra
sala
si
drizza
davanti
a
Massimiano
Ercole
il
fantasma
spaventoso
di
San
Sebastiano
,
del
Boulanger
,
e
il
Moreau
affatica
e
tormenta
le
fantasie
coi
suoi
sogni
biblici
e
mitologici
pieni
di
terrori
,
d
'
illusioni
e
d
'
enimmi
,
che
restano
conflitti
nella
memoria
come
le
formule
misteriose
e
sinistre
di
uno
scongiuro
.
Poi
si
succedono
i
ritratti
pieni
di
vita
e
di
forza
.
Il
Dubufe
presenta
Emilio
Augier
,
il
Gounod
,
il
Dumas
;
il
Durand
presenta
il
Girardin
;
il
Perrin
espone
il
Daudet
;
e
il
Thiers
rivive
gloriosamente
nella
tela
del
Bonnat
,
davanti
a
cui
si
accalca
la
folla
.
Un
'
altra
folla
silenziosa
e
immobile
annunzia
nella
medesima
sala
le
miniature
meravigliose
del
Meissonnier
.
Più
in
là
sorridono
le
patrizie
eleganti
del
Cabanel
,
e
il
Laurens
strappa
un
sospiro
presentando
insieme
,
nel
suo
nobilissimo
Marceau
,
la
bellezza
,
l
'
eroismo
e
la
morte
.
Andando
innanzi
,
trovo
quella
meravigliosa
curvatura
di
schiene
che
ha
fatto
sorridere
il
mondo
:
l
'
Eminence
grise
del
Gerôme
;
e
il
giustiziere
formidabile
del
povero
Henri
Regnault
:
quadro
splendido
e
triste
,
che
serve
di
coperchio
a
un
sepolcro
.
E
in
fine
le
gigantesche
e
tragiche
tele
di
Benjamin
Constant
:
Respha
che
respinge
l
'
avoltoio
dal
patibolo
dei
figli
di
Saul
e
Maometto
II
che
irrompe
in
Costantinopoli
fra
le
rovine
e
la
morte
;
nella
stessa
sala
,
dove
lo
schiavo
avvelenato
del
Sylvestre
agonizza
sotto
gli
occhi
di
Nerone
impassibile
,
e
il
Davide
del
Ferrier
solleva
la
testa
mostruosa
del
gigante
.
E
in
fondo
strepita
e
ride
il
grande
baccanale
del
Duval
.
Di
là
si
esce
affaticati
e
confusi
,
come
dalla
rappresentazione
d
'
una
tragedia
dello
Shakespeare
,
e
s
'
entra
fra
i
vasti
quadri
storici
dell
'
Austria
-
Ungheria
,
splendidi
d
'
armi
,
d
'
oro
e
di
sete
,
e
in
mezzo
ai
grandi
ritratti
alla
Velasquez
e
alla
Van
Dyck
,
che
danno
al
luogo
l
'
aspetto
grave
e
magnifico
d
'
una
reggia
.
Qui
vorrei
baciare
in
fronte
il
Munkacsy
,
che
dipinse
quella
divina
testa
del
Milton
,
e
gridare
un
viva
sonoro
davanti
all
'
enorme
,
splendida
,
tumultuosa
,
temeraria
tela
del
Makart
,
tutta
irradiata
dal
viso
bianco
di
Carlo
V
,
su
cui
brilla
un
pensiero
vasto
come
il
suo
regno
,
e
un
'
espressione
indimenticabile
di
grazia
giovanile
e
di
maestà
serena
,
che
ci
fa
aggiungere
un
applauso
al
clamore
del
suo
trionfo
.
Ed
ecco
Don
Chisciotte
,
le
manolas
,
i
majos
,
i
ritratti
graziosi
del
Madrazo
e
la
Lucrezia
romana
del
Plasencia
,
in
cui
guizza
un
lampo
degli
ardimenti
del
Goya
.
Ma
c
'
è
una
parete
dinanzi
alla
quale
il
cuore
si
stringe
.
Povero
e
caro
Fortuny
,
bel
fiore
di
Siviglia
sbocciato
al
sole
di
Roma
!
I
suoi
capolavori
son
là
,
caldi
,
luminosi
,
pieni
di
riso
e
di
vita
,
divorati
cogli
occhi
da
una
folla
commossa
,
ed
egli
è
sotterra
.
E
così
il
povero
Zamoïcis
non
può
più
venir
a
godere
del
trionfo
delle
sue
belle
scene
di
monaci
e
di
pazzi
,
come
nelle
sale
austriache
non
può
più
affacciarsi
il
Cermak
per
veder
scintillare
e
inumidirsi
mille
occhi
davanti
al
suo
glorioso
Montenegrino
ferito
.
Quanti
cari
e
nobili
artisti
mancano
alla
festa
!
Lo
sguardo
li
cerca
ancora
tra
la
folla
mentre
il
pensiero
corre
ai
cimiteri
lontani
,
e
i
loro
quadri
spandono
intorno
la
tristezza
dell
'
ultimo
addio
.
Delle
sale
successive
non
conservo
che
una
reminiscenza
vaga
di
mari
in
tempesta
,
di
steppe
illuminate
dalla
luna
,
di
tramonti
solenni
sopra
immense
solitudini
di
neve
,
e
paesaggi
tristi
di
Finlandia
e
d
'
Ukrania
,
fra
cui
m
'
appariscono
confusamente
i
volti
minacciosi
d
'
Ivan
il
Terribile
e
di
Pietro
il
Grande
,
e
i
cadaveri
insanguinati
dei
martiri
bulgari
.
Qui
l
'
arte
pare
che
riposi
un
poco
per
rialzarsi
più
vigorosa
e
più
ardita
.
E
si
rialza
infatti
nel
Belgio
,
ricca
,
ispirata
,
improntata
d
'
un
carattere
proprio
,
nudrita
di
forti
studi
e
di
tradizioni
gloriose
.
A
.
Stevens
e
il
Villems
espongono
i
loro
quadri
di
costumi
,
mirabili
di
grazia
e
di
colorito
,
e
I
.
Stevens
i
suoi
cani
inimitabili
;
il
Wauters
o
il
Cluysenaar
superano
trionfalmente
gli
alti
pericoli
del
quadro
storico
e
le
difficoltà
delicate
del
ritratto
;
e
altri
cento
artisti
gareggiano
con
una
varietà
stupenda
di
paesaggi
pieni
di
poesia
,
di
marine
melanconiche
,
di
teste
adorabili
di
fanciulli
,
di
scherzi
arguti
,
di
fantasie
gentili
,
che
sollevano
la
mente
ed
allargano
il
cuore
.
Poi
il
Portogallo
e
la
Grecia
;
grandi
nomi
,
piccole
cose
.
Eppure
ci
son
dei
quadretti
trascurati
e
spregiati
,
che
lasciano
un
'
impressione
indelebile
,
come
la
madre
megarese
del
Rallis
,
quella
povera
moglie
di
pescatore
seduta
nella
sua
povera
stanza
,
che
tien
le
mani
incrocicchiate
e
gli
occhi
fissi
sopra
una
culla
vuota
,
fatta
di
quattro
tavole
rozze
,
in
atto
di
dire
;
-
Non
c
'
è
più
!
-
mentre
i
pannilini
ancora
freschi
fanno
comprendere
che
l
'
han
portato
via
poco
prima
,
e
su
quella
desolazione
scende
per
la
finestra
aperta
il
raggio
allegro
dell
'
alba
che
lo
svegliava
ogni
giorno
:
espressione
manchevole
forse
,
ma
d
'
un
sentimento
sublime
,
che
mette
nel
petto
il
tremito
d
'
un
singhiozzo
.
Dopo
la
Grecia
vien
la
pittura
facile
e
fresca
della
Svizzera
,
svariata
di
cento
stili
;
immagine
vera
d
'
un
paese
di
cento
pezzi
e
d
'
una
famiglia
d
'
artisti
vaganti
alla
ricerca
d
'
un
ideale
,
d
'
una
scuola
,
d
'
un
centro
di
sentimenti
e
di
idee
;
che
frammischiano
alla
loro
patria
dal
rozzo
fianco
,
alle
cascate
,
alle
gole
,
ai
ghiacciai
,
agli
uragani
delle
Alpi
,
le
rive
ridenti
di
Sorrento
,
le
architetture
arabescate
del
Cairo
,
le
solitudini
ardenti
della
Siria
,
la
campagna
desolata
di
Roma
,
e
ogni
sorta
di
ricordi
della
loro
vita
varia
e
avventurosa
;
somigliante
a
quella
degli
avi
loro
,
che
vestirono
la
divisa
di
tutti
i
principi
e
versarono
sangue
per
tutte
le
bandiere
,
Alla
Svizzera
tien
dietro
la
Danimarca
,
che
ricorda
al
mondo
le
sue
glorie
guerriere
,
colla
battaglia
d
'
Isted
,
del
Sonne
,
e
colla
battaglia
navale
di
Lemern
,
del
Mastrand
.
Ma
è
bello
,
è
commovente
il
veder
passare
tutti
questi
popoli
,
ognuno
dei
quali
mostra
con
amore
e
con
alterezza
i
suoi
soldati
,
i
suoi
re
,
le
suo
belle
donne
,
i
suoi
bimbi
,
le
sue
cattedrali
,
le
sue
montagne
.
L
'
impulso
di
simpatia
che
non
si
sentirebbe
per
ciascuno
,
visto
a
parte
,
si
sente
per
tutti
,
vedendoli
insieme
;
e
il
cuore
risponde
e
acconsente
a
tutti
quei
palpiti
d
'
amor
di
patria
con
un
'
espansione
d
'
affetto
che
abbraccia
il
mondo
.
Gli
altri
quadri
danesi
son
paesaggi
che
rendono
effetti
pallidi
di
sole
sopra
campagne
nevose
,
su
parchi
e
su
castelli
feudali
,
e
su
grandi
boschi
,
e
scene
intime
di
costumi
,
sentite
ingenuamente
e
rese
con
fedeltà
scrupolosa
,
che
lasciano
nella
memoria
mille
immagini
di
volti
,
di
atteggiamenti
,
di
oggetti
,
di
faccende
,
come
farebbe
il
soggiorno
d
'
un
mese
in
Danimarca
.
E
di
qui
riesco
,
quasi
senza
avvedermene
,
nelle
sale
dell
'
Olanda
,
dinanzi
a
una
pittura
che
par
velata
dai
vapori
delle
grandi
pianure
allagate
,
e
vedo
infatti
vagamente
,
come
a
traverso
un
velo
,
i
poveri
e
gli
infermi
dell
'
Israels
,
il
pittore
della
sventura
;
le
belle
marine
del
Mesdag
,
i
polders
del
Gabriel
,
i
gatti
di
Enrichetta
Ronner
,
e
cento
altri
quadri
grigi
,
foschi
,
umidi
,
di
cattivo
umore
,
fra
i
quali
cerco
inutilmente
un
raggio
della
luce
miracolosa
del
Rembrandt
o
un
riflesso
del
grande
riso
irresistibile
dello
Steen
.
Ultima
è
la
vasta
sala
della
Germania
,
magnifica
e
triste
,
nella
quale
si
avverte
,
appena
entrati
,
il
vuoto
enorme
lasciato
dal
Kaulbach
.
Ma
è
una
pittura
poderosa
,
ringiovanita
a
tutte
le
sorgenti
vive
,
fortificata
di
larghi
studi
,
varia
,
ardita
,
virile
,
piena
di
sentimento
,
finissima
d
'
osservazione
e
d
'
intenti
,
che
desta
un
'
ammirazione
pensierosa
e
scuote
il
cuore
nelle
sue
più
intime
fibre
.
Non
scorderò
mai
più
,
certo
,
nè
le
teste
vive
e
parlanti
dello
Knaus
,
nè
l
'
officina
ardente
del
Menzel
,
nè
i
superbi
cosacchi
del
Brandt
,
nè
la
profonda
tristezza
del
Battesimo
dell
'
Hoff
,
nè
il
comicissimo
riso
dei
soldati
e
delle
nutrici
del
Werner
,
nè
la
madre
e
il
padre
ammirabili
dell
'
Hildebrand
che
interrogano
il
volto
smorto
del
bimbo
infermo
sgomentati
da
un
presentimento
tremendo
.
E
con
questa
tristezza
nel
cuore
,
esco
dall
'
Esposizione
delle
Belle
Arti
.
Ma
mi
venne
un
altro
pensiero
,
appena
fui
fuori
.
Mi
si
affacciarono
alla
mente
i
mille
artisti
di
cui
avevo
visto
le
opere
,
sconosciuti
e
famosi
,
giovani
che
mandaron
là
la
loro
prima
ispirazione
e
vecchi
che
ci
lasciarono
l
'
ultima
;
li
vidi
sparsi
per
tutto
il
mondo
,
nei
loro
studi
pieni
di
luce
,
aperti
sulle
campagne
solitarie
,
sui
giardini
,
sul
mare
e
sulle
vie
rumorose
;
e
pensai
quanta
vita
avevano
versato
fra
tutti
in
quelle
cento
sale
ch
'
io
avevo
attraversate
di
corsa
,
quanta
parte
dell
'
anima
loro
c
'
era
in
quelle
tele
e
in
quei
marmi
innumerevoli
,
quante
ispirazioni
d
'
amanti
e
di
spose
,
quante
veglie
,
quante
meditazioni
,
quanti
pennelli
spezzati
,
quanto
sangue
di
cuori
trafitti
,
quante
reminiscenze
d
'
avventure
e
di
pellegrinazioni
lontane
,
che
vasta
epopea
d
'
amori
,
di
dolori
,
di
trionfi
e
di
miserie
;
e
quanti
eran
già
calati
nel
sepolcro
,
consunti
dalla
febbre
tremenda
dell
'
arte
,
e
quanti
altri
vi
sarebbero
discesi
ancor
giovani
e
pieni
di
speranze
;
e
che
immenso
tesoro
d
'
immagini
di
sentimenti
e
di
idee
portavan
via
da
quel
luogo
milioni
di
visitatori
di
tutta
la
terra
;
e
pensando
a
queste
cose
,
collo
sguardo
rivolto
a
quella
lunga
fila
di
padiglioni
,
mi
sentii
compreso
improvvisamente
d
'
un
sentimento
di
affetto
e
di
gratitudine
così
vivo
,
che
se
in
quel
momento
mi
passava
a
tiro
un
pittore
,
il
primo
venuto
,
gli
saltavo
al
collo
com
'
è
vero
il
sole
.
L
'
ultima
sala
delle
belle
arti
mette
nella
galleria
del
lavoro
.
Non
si
può
immaginare
un
più
strano
cambiamento
di
scena
.
Qui
tutto
è
agitazione
e
strepito
.
Si
vedono
le
piccole
industrie
all
'
opera
.
C
'
è
un
gran
numero
di
banchi
circolari
e
quadrati
,
che
servono
insieme
d
'
officina
e
di
bottega
,
dove
lavorano
continuamente
uomini
,
donne
e
ragazzi
,
in
mezzo
a
una
folla
di
curiosi
,
che
formano
una
catena
non
interrotta
di
grandi
anelli
neri
mobilissimi
da
una
estremità
all
'
altra
dell
'
immensa
sala
.
Qui
si
lavora
l
'
oro
,
la
tartaruga
,
l
'
avorio
,
la
madreperla
,
si
fabbricano
gli
oggetti
di
filigrana
,
si
fanno
i
ventagli
,
le
spazzole
,
i
portamonete
,
gli
orologi
.
C
'
è
,
fra
gli
altri
,
un
gruppo
d
'
operaie
che
fabbricano
le
bambole
con
una
rapidità
di
prestigiatrici
,
e
altre
che
fanno
i
fiori
di
stoffa
,
di
smalto
,
di
penne
d
'
uccelli
del
tropico
,
con
una
sveltezza
ed
un
garbo
,
che
par
di
vederli
sbocciare
fra
le
loro
dita
.
In
altre
parti
si
tesse
la
seta
,
si
dipinge
la
porcellana
,
si
lavora
il
rame
,
si
fa
la
guttaperca
,
si
fabbricano
le
pipe
di
schiuma
.
In
un
angolo
si
vedono
le
pazienti
manine
normanne
lavorare
la
trina
.
Nel
mezzo
della
sala
si
taglia
il
diamante
.
Qui
piovono
i
biglietti
di
visita
,
là
le
spille
,
più
in
là
i
bottoni
;
da
una
parte
si
fanno
le
treccie
e
i
chignons
,
dall
'
altra
i
canestrini
e
le
scatolette
di
paglia
.
Un
gruppo
d
'
indiani
,
col
capo
coperto
di
enormi
turbanti
variopinti
,
lavorano
agli
scialli
.
È
una
lunghissima
fila
di
piccoli
fornelli
,
di
macchinette
vibranti
,
di
fiammelle
di
gaz
,
di
teste
chine
,
di
mani
in
moto
,
di
gente
che
interroga
e
di
gente
che
spiega
;
un
chiacchierio
,
un
affaccendamento
allegro
,
un
lavorio
accelerato
e
sonoro
,
che
mette
la
smania
di
far
qualche
cosa
.
E
la
vôlta
altissima
ripercuote
rumorosamente
i
sibili
acuti
che
paiono
grida
di
gioia
infantile
,
il
picchiettio
cadenzato
di
cento
martelli
,
lo
stridore
delle
lime
e
delle
seghe
e
mille
tintinni
cristallini
e
metallici
,
e
il
ronzìo
sordo
della
moltitudine
che
passa
a
processioni
,
a
turbe
,
a
gruppi
,
come
un
esercito
sbandato
,
per
riversarsi
nei
giardini
esterni
o
nelle
gallerie
delle
macchine
.
Qui
lo
spettacolo
è
degno
d
'
un
'
ode
di
Vittor
Hugo
.
Sul
primo
momento
par
di
essere
sotto
una
delle
immense
tettoie
arcate
delle
stazioni
di
Londra
.
Son
due
gallerie
lunghe
come
il
Campo
di
Marte
,
larghe
novanta
uomini
di
fronte
,
e
piene
di
luce
,
nelle
quali
mille
macchine
enormi
,
un
esercito
di
ciclopi
di
metallo
,
minacciosi
e
splendidi
,
alzano
le
teste
,
le
braccia
,
le
mazze
,
le
lame
,
fitte
e
intricate
,
fino
alle
vôlte
altissime
,
producendo
il
fragore
d
'
una
battaglia
.
Una
immensa
trasformazione
di
cose
si
compie
da
tutte
le
parti
.
Il
foglio
di
carta
esce
in
buste
da
lettera
,
lo
spago
in
corde
,
il
bronzo
in
medaglie
,
il
filo
di
ottone
in
spille
,
il
filo
di
lana
in
calze
,
il
pezzo
di
legno
in
frammenti
di
mobili
;
la
ricamatrice
svizzera
ricama
con
trecento
aghi
,
il
papirografo
inglese
riproduce
trecento
esemplari
d
'
un
manoscritto
,
la
macchina
dei
saponi
taglia
i
cubi
,
gl
'
involta
e
li
pesa
;
la
macchina
del
Marinoni
mette
fuori
i
giornali
piegati
;
le
gigantesche
filatrici
di
Birmingham
e
di
Manchester
lavorano
accanto
alle
macchine
d
'
estrazione
delle
miniere
;
la
grande
macchina
da
ghiaccio
getta
il
suo
furioso
soffio
gelato
in
mezzo
agli
aliti
di
fuoco
delle
macchine
da
gaz
;
altre
lavorano
i
diamanti
,
altre
lacerano
e
torcono
il
metallo
come
una
pasta
,
altre
lavano
,
raffinano
,
travasano
,
disegnano
,
dipingono
,
scrivono
;
in
ogni
parte
freme
una
vita
meravigliosa
ed
orribile
di
mostri
di
cento
bocche
e
di
cento
mani
,
che
irrita
i
nervi
,
introna
le
orecchie
e
confonde
l
'
immaginazione
.
Qua
e
là
si
vede
la
materia
informe
sparire
nel
ventre
tenebroso
di
quei
colossi
,
riapparire
in
alto
,
dopo
qualche
momento
,
già
mezzo
lavorata
,
e
come
portata
in
trionfo
,
e
poi
rinascondersi
,
ricacciata
giù
sdegnosamente
a
subire
le
ultime
violenze
....
Qui
lavorano
delle
braccia
di
gigante
,
là
delle
dita
di
fata
.
In
una
parte
il
lavoro
si
presenta
sotto
l
'
aspetto
d
'
una
distruzione
furiosa
,
fra
denti
enormi
di
ferro
e
artigli
d
'
acciaio
,
che
stritolano
e
sbranano
con
un
fracasso
d
'
inferno
,
in
cui
si
sente
un
suono
confuso
di
lamenti
umani
;
in
mezzo
a
un
roteggio
intricato
,
vertiginoso
,
feroce
,
che
sbricciolerebbe
un
titano
come
un
gingillo
di
vetro
.
In
un
'
altra
parte
il
mostro
mansueto
accarezza
la
materia
prigioniera
,
la
palleggia
,
la
lambisce
,
la
liscia
,
delicatamente
,
lentamente
,
in
silenzio
,
come
se
facesse
per
gioco
.
Altre
macchine
colossali
,
come
quelle
da
maglie
,
fanno
movimenti
strani
e
misteriosi
,
d
'
apparenza
quasi
umana
,
con
una
certa
grazia
languida
d
'
ondulazioni
femminee
;
che
ispirano
un
senso
inesplicabile
di
ripugnanza
,
come
se
fossero
esseri
viventi
dei
quali
non
sì
riuscisse
ad
afferrare
la
forma
.
Fra
le
grandi
membra
di
tutti
questi
lavoratori
smisurati
,
s
'
agita
come
una
vita
segreta
un
indescrivibile
lavorio
di
rotine
che
sembrano
immobili
,
di
seghe
che
paion
fili
,
di
congegni
delicatissimi
e
quasi
invisibili
,
che
vibrano
,
tremano
,
trepidano
,
e
ingigantiscono
ancora
,
col
paragone
della
loro
umile
piccolezza
,
le
ruote
enormi
,
le
cerniere
colossali
,
le
caldaie
titaniche
,
le
correggie
spropositate
,
le
gru
,
gli
stantuffi
,
i
tubi
mostruosi
,
che
si
slanciano
in
alto
come
colonne
monumentali
,
e
si
succedono
in
una
fila
senza
fine
,
presentando
l
'
aspetto
di
non
so
che
bizzarra
e
deforme
città
di
metallo
,
in
cui
si
dibatta
fra
le
catene
una
legione
di
dannati
o
di
pazzi
.
Ma
anche
l
'
uomo
lavora
;
un
gran
numero
di
donne
cuciscono
colle
macchinette
;
intorno
alle
grandi
macchine
vigilano
degli
operai
,
e
meccanici
e
artefici
di
tutti
i
paesi
,
vestiti
trascuratamente
,
osservano
,
notano
,
si
caccian
per
tutto
,
fra
gli
stantuffi
e
le
ruote
,
a
rischio
della
vita
;
fra
i
quali
si
vedono
qua
e
là
delle
faccie
scarne
e
pallide
,
ma
piene
di
vita
,
su
cui
lampeggia
una
volontà
di
ferro
e
un
'
ambizione
implacabile
.
Chi
sa
!
operai
oscuri
oggi
,
forse
inventori
gloriosi
domani
.
Tutta
l
'
enorme
galleria
è
piena
dell
'
immenso
affanno
del
lavoro
.
E
sulle
prime
quell
'
agitazione
affatica
e
rattrista
.
Ma
a
poco
a
poco
,
facendovi
l
'
udito
e
fermandovi
il
pensiero
,
in
quel
fragore
pauroso
di
fischi
,
di
sbuffi
,
di
scoppii
,
di
scricchiolamenti
,
di
gemiti
e
d
'
ululati
,
si
sente
la
voce
profonda
delle
moltitudini
,
le
grida
eccitatrici
della
lotta
e
l
'
urrà
formidabile
della
vittoria
umana
.
L
'
uomo
che
,
entrando
,
s
'
era
sentito
schiacciato
,
riacquista
la
coscienza
di
sè
,
e
contempla
quell
'
immensa
forza
,
suscitata
e
disciplinata
dal
suo
pensiero
,
con
un
fremito
d
'
alterezza
,
in
cui
tutto
l
'
essere
suo
si
rinvigorisce
e
s
'
innalza
.
E
quello
smisurato
arsenale
di
armi
pacifiche
,
le
bandiere
grandi
come
vele
di
nave
che
spenzolano
dalla
vôlta
,
gonfiate
dall
'
aria
commossa
dalle
ruote
innumerevoli
,
quei
monumenti
selvaggi
di
cordami
e
di
reti
,
le
piramidi
delle
zappe
che
servirono
a
dissodare
i
deserti
del
nuovo
emisfero
,
i
trofei
degli
strumenti
per
la
pesca
dei
grandi
cetacei
dei
mari
polari
,
i
tronchi
giganteschi
delle
foreste
vergini
,
le
armature
colossali
dei
palombari
,
le
torri
di
merci
,
e
i
fari
giranti
tra
i
nuvoli
di
fumo
,
i
getti
d
'
acqua
e
le
pioggie
vaporose
delle
macchine
a
vapore
,
questo
maestoso
e
terribile
spettacolo
,
salutato
dalle
detonazioni
delle
macchine
da
gaz
,
dagli
squilli
delle
trombe
marine
e
dalle
note
solenni
degli
organi
lontani
,
che
portano
in
quell
'
inferno
la
poesia
della
speranza
e
della
preghiera
,
a
poco
a
poco
s
'
impadronisce
di
voi
,
vi
fa
vibrare
tutte
le
facoltà
dello
spirito
,
vi
fa
scattare
tutte
le
molle
dell
'
operosità
e
del
coraggio
,
vi
accende
nel
cuore
la
febbre
della
battaglia
,
e
vi
fa
uscire
di
là
colla
mente
piena
di
disegni
audaci
e
di
risoluzioni
gloriose
.
Dalla
galleria
delle
macchine
francesi
si
viene
in
un
lunghissimo
viale
tutto
vermiglio
di
rose
,
e
di
là
....
Ma
non
c
'
è
un
lettore
ragionevole
il
quale
pretenda
da
me
la
descrizione
dei
così
detti
«
annessi
»
del
palazzo
del
Campo
di
Marte
;
che
formano
essi
soli
una
seconda
Esposizione
universale
.
Sono
due
miglia
di
giardini
,
d
'
orti
,
di
tettoie
,
di
padiglioni
,
di
case
rustiche
,
in
cui
ricomincia
la
serie
dei
musei
e
delle
officine
;
e
c
'
è
da
girar
per
un
mese
.
Qui
si
trattengono
soltanto
gli
«specialisti.»
La
maggior
parte
dei
visitatori
non
ci
va
che
per
rinfrescarsi
la
testa
all
'
aria
libera
.
Ma
là
c
'
è
da
farsi
un
concetto
di
quel
che
costò
la
costruzione
di
quella
gran
città
passeggiera
,
e
di
quello
che
costa
continuamente
il
farla
vivere
.
È
una
cosa
che
sgomenta
davvero
.
Bisogna
considerare
prima
il
grande
lavoro
del
livellamento
,
per
il
quale
si
smossero
o
si
trasportarono
cinquecentomila
metri
cubi
di
terra
;
rappresentarsi
l
'
enorme
trincea
che
serpeggia
sotto
il
palazzo
del
Campo
di
Marte
,
e
distribuisce
in
sedici
grandi
correnti
l
'
aria
addensata
dai
venditori
;
abbracciare
col
pensiero
l
'
azione
poderosa
dei
grandi
«
generatori
»
che
provvedono
il
vapore
alle
macchine
motrici
;
il
lavoro
titanico
delle
trenta
macchine
motrici
che
trasmettono
la
vita
a
tutte
le
macchine
dell
'
Esposizione
;
il
movimento
continuo
delle
formidabili
trombe
aspiranti
che
assorbono
dei
torrenti
dalla
Senna
e
li
rispandono
,
per
un
labirinto
di
canali
e
di
serbatoi
sotterranei
,
ai
condotti
del
Campo
di
Marte
,
ai
bacini
,
alle
fontane
,
agli
acquarii
,
agli
ascensori
delle
torri
,
alla
cascata
del
Trocadero
;
rappresentarsi
la
rete
infinita
di
strade
ferrate
che
coprì
quello
spazio
durante
i
lavori
di
costruzione
,
e
le
macchine
innumerevoli
che
aiutarono
le
braccia
dell
'
uomo
al
collocamento
delle
cose
enormi
;
poi
richiamare
alla
mente
il
lavoro
immenso
e
febbrile
dell
'
ultimo
mese
,
un
esercito
d
'
operai
d
'
ogni
paese
,
formicolanti
sull
'
orlo
dei
tetti
,
sulla
sommità
delle
cupole
,
nelle
profondità
della
terra
,
sospesi
alle
corde
,
ritti
sulle
impalcature
vertiginose
,
a
gruppi
,
a
catene
,
a
sciami
,
di
giorno
,
di
notte
,
al
lume
delle
fiaccole
,
al
bagliore
della
luce
elettrica
,
in
mezzo
a
nuvoli
di
polvere
e
di
vapori
,
sollecitati
da
mille
voci
in
cento
lingue
,
in
mezzo
al
frastuono
d
'
un
mare
in
tempesta
e
ai
fremiti
d
'
impazienza
del
mondo
,
-
e
infine
ricordarsi
che
ne
uscì
quasi
inaspettatamente
quel
meraviglioso
caravanserai
di
cento
popoli
,
pieno
di
tesori
,
di
vegetazione
e
di
vita
,
-
e
che
ventiquattro
mesi
prima
non
c
'
era
là
che
un
deserto
;
-
allora
non
si
frena
più
quel
sentimento
d
'
ammirazione
che
,
al
primo
entrare
,
era
stato
turbato
da
un
effetto
spiacevole
d
'
apparenza
.
Ma
questo
grande
spettacolo
bisogna
vederlo
la
sera
dalle
alte
gallerie
del
Trocadero
.
Lassù
,
abbracciando
con
uno
sguardo
solo
,
come
dalla
cima
d
'
un
monte
,
quella
vastissima
spianata
piena
di
memorie
,
che
vide
le
feste
simboliche
della
Rivoluzione
e
senti
gli
urrà
degli
eserciti
di
Marengo
e
di
Waterloo
;
quel
palazzo
enorme
e
magnifico
,
su
cui
sventolano
tutte
le
bandiere
della
terra
;
il
grande
fiume
,
i
vasti
parchi
,
i
mille
tetti
,
i
cento
torrenti
umani
che
serpeggiano
nel
recinto
immenso
,
inondato
dalla
luce
dorata
e
calda
del
tramonto
;
la
mente
si
apre
a
mille
nuovi
pensieri
.
Si
pensa
ai
milioni
di
creature
umane
che
lavorarono
per
riempire
quello
sterminato
museo
,
dagli
artisti
gloriosi
nel
mondo
ai
lavoratori
solitarii
e
sconosciuti
dei
tugurii
;
alle
mille
cose
là
raccolte
,
su
cui
è
caduta
la
lacrima
dell
'
operaia
e
stillato
il
sudore
del
forzato
;
ai
tesori
conquistati
a
prezzo
di
vite
innumerevoli
;
alle
vittorie
conseguite
dal
lavoro
accumulato
di
dieci
generazioni
;
alle
ricchezze
dei
re
,
ai
quaderni
dei
bimbi
,
alle
sculture
informi
degli
schiavi
,
confusi
tutti
,
sotto
quelle
vôlte
,
in
una
specie
di
santa
eguaglianza
al
cospetto
del
mondo
;
ai
viaggi
favolosi
che
fecero
quei
lavori
e
quei
prodotti
,
calati
sulle
slitte
dalle
montagne
,
portati
dalle
carovane
a
traverso
alle
foreste
e
ai
deserti
,
cavati
dal
fondo
del
mare
e
dalle
viscere
della
terra
,
trasportati
per
i
fiumi
immensi
e
fra
le
tempeste
degli
oceani
,
come
a
un
sacro
pellegrinaggio
;
alle
mille
speranze
che
li
accompagnarono
,
alle
mille
ambizioni
che
vi
si
fondano
,
alle
idee
infinite
che
scaturiranno
dai
confronti
,
ai
nuovi
ardimenti
che
nasceranno
dai
trionfi
,
ai
racconti
favolosi
che
si
ripeteranno
fin
sotto
le
capanne
delle
più
remote
colonie
;
e
finalmente
che
,
grazie
a
tutto
ciò
,
mille
mani
che
non
si
sarebbero
mai
incontrate
,
si
strinsero
;
che
per
un
tempo
molti
odii
,
come
in
virtù
d
'
una
tregua
di
Dio
,
si
quetarono
;
che
milioni
d
'
uomini
,
accorsi
qui
,
si
rispanderanno
per
tutta
la
terra
portando
un
tesoro
di
nomi
cari
,
prima
ignorati
,
di
nuove
ammirazioni
,
di
nuove
simpatie
,
di
nuove
sperante
,
e
un
sentimento
più
grande
e
più
potente
dell
'
amor
di
patria
.
Si
pensano
queste
cose
e
si
applaude
senza
dubbio
,
in
quei
momenti
,
con
più
vivo
entusiasmo
all
'
Esposizione
;
ma
più
che
all
'
Esposizione
si
benedice
a
questa
augusta
legge
,
a
questo
immortale
e
santo
affanno
:
il
Lavoro
.
E
si
vorrebbe
vederlo
,
come
un
nume
,
simboleggiato
in
una
statua
smisurata
e
splendida
,
che
avesse
i
piedi
nelle
viscere
del
globo
e
la
testa
più
alta
delle
montagne
,
e
dirgli
:
-
Gloria
a
te
,
secondo
creatore
della
terra
,
Signore
formidabile
e
dolce
.
Noi
consacriamo
a
te
il
vigore
della
gioventù
,
la
tenacia
dell
'
età
virile
,
la
saggezza
della
vecchiaia
,
il
nostro
entusiasmo
,
le
nostre
speranze
,
il
nostro
sangue
;
e
tu
tempera
i
dolori
,
fortifica
gli
affetti
,
rasserena
le
anime
,
prodiga
le
sante
alterezze
,
dispensa
i
riposi
fecondi
,
affratella
gli
uomini
,
pacifica
il
mondo
,
sublime
amico
e
divino
Consolatore
!
VITTOR
HUGO
I
.
V
'
è
uno
scrittore
,
in
Francia
,
salito
in
questi
ultimi
anni
a
un
tal
grado
di
gloria
e
di
potenza
che
nessun
'
ambizione
letteraria
può
aver
mai
sognato
d
'
arrivare
più
alto
.
Egli
è
,
per
consenso
quasi
universale
,
il
primo
poeta
vivente
d
'
Europa
.
Ha
quasi
ottant
'
anni
:
è
nato
il
secondo
anno
del
secolo
.
Le
siècle
avait
deux
ans
.
Era
già
celebre
cinquant
'
anni
sono
,
quando
Alessandro
Dumas
diceva
ai
suoi
amici
,
parlando
di
lui
:
-
Nous
sommes
tous
flambés
-
e
non
aveva
,
inteso
che
il
dramma
Marion
Delorme
.
Il
suo
nome
e
le
sue
opere
sono
sparsi
per
tutta
la
terra
.
D
'
un
nuovo
suo
libro
spariscono
centomila
esemplari
in
pochi
giorni
.
I
suoi
lavori
giovanili
sono
ancora
ricercati
oggi
come
quando
annunziarono
per
la
prima
volta
il
suo
nome
all
'
Europa
.
Tutti
i
suoi
cinquanta
volumi
sono
pieni
di
gioventù
e
di
vita
come
se
fossero
venuti
alla
luce
,
tutti
insieme
,
pochi
anni
sono
.
La
vita
di
quest
'
uomo
è
stata
una
guerra
continua
;
una
guerra
letteraria
,
prima
,
bandita
dal
teatro
;
una
guerra
politica
,
dopo
,
rotta
nelle
assemblee
e
proseguita
in
esilio
:
l
'
una
contro
il
classicismo
,
l
'
altra
contro
un
imperatore
;
tutt
'
e
due
vinte
da
lui
.
Nessun
altro
scrittore
del
suo
tempo
fu
più
di
lui
combattuto
,
e
nessun
altro
sedette
,
vecchio
,
sopra
un
più
alto
piedestallo
di
spoglie
nemiche
.
Falangi
d
'
avversarii
furiosi
gli
attraversarono
la
strada
;
-
egli
passò
-
e
quelli
disparvero
.
I
suoi
grandi
rivali
discesero
l
'
un
dopo
l
'
altro
nel
sepolcro
,
sotto
i
suoi
occhi
.
Una
serie
di
sventure
tragiche
disperse
la
sua
famiglia
:
tutti
i
rami
della
quercia
caddero
l
'
un
sull
'
altro
fulminati
;
il
vecchio
tronco
rimase
saldo
ed
immobile
.
Egli
passò
per
tutte
le
prove
:
fu
povero
,
fu
perseguitato
,
fu
proscritto
,
-
solo
-
vagabondo
-
vituperato
-
deriso
;
ma
continuò
impassibilmente
,
con
una
ostinazione
meravigliosa
,
il
suo
enorme
lavoro
.
In
tempi
in
cui
pareva
finito
,
si
rialzò
tutt
'
a
un
tratto
,
trasfigurato
,
con
opere
piene
di
nuove
forze
e
di
nuove
,
promesse
.
Su
tutte
le
vie
della
letteratura
mise
l
'
impronta
dei
suoi
passi
giganteschi
.
Non
tentò
,
assalì
tutti
i
campi
dell
'
arte
,
e
v
'
irruppe
tempestando
,
rovesciando
,
sfracellando
,
lasciando
da
ogni
parte
le
traccie
di
una
battaglia
.
Alla
tribuna
,
nel
teatro
,
in
tribunale
,
in
patria
,
in
esilio
,
nella
poesia
e
nella
critica
,
giovane
e
settuagenario
,
fu
sempre
ad
un
modo
,
audace
,
ostinato
,
sfrenato
,
provocatore
,
rude
,
furioso
,
selvaggio
.
E
suscitò
degli
eserciti
di
nemici
,
ma
si
trascinò
dietro
degli
eserciti
.
Una
legione
di
scrittori
fanatici
e
devoti
gli
si
strinse
e
gli
si
stringe
intorno
,
e
combatte
in
sua
difesa
e
nel
suo
nome
.
Mille
ingegni
eletti
,
in
varii
tempi
,
non
brillarono
d
'
altra
luce
che
del
riflesso
del
suo
genio
;
altri
,
attratti
nella
sua
orbita
,
sparirono
nel
suo
seno
;
altri
s
'
affaticarono
inutilmente
,
tutta
la
vita
,
per
levarsi
dalla
fronte
l
'
impronta
ch
'
egli
v
'
aveva
stampata
.
La
pittura
,
la
scultura
e
la
musica
s
'
impadronirono
delle
creazioni
della
sua
mente
,
e
le
resero
popolari
,
per
la
seconda
volta
,
in
tutti
i
paesi
civili
.
Una
ricchezza
enorme
d
'
immagini
,
di
sentenze
,
di
traslati
,
di
modi
,
di
forme
nuove
dell
'
arte
,
profusa
da
lui
,
circola
,
vive
e
fruttifica
in
tutte
le
letterature
d
'
Europa
.
Egli
è
da
mezzo
secolo
argomento
continuo
di
discussioni
ardenti
e
feconde
.
Quasi
tutte
le
nuove
questioni
letterarie
o
hanno
radice
nelle
sue
opere
o
vi
girano
intorno
forzatamente
,
ed
egli
presiede
,
innominato
e
invisibile
,
a
tutte
le
contese
.
Ma
ora
le
contese
,
per
quello
che
riguarda
lui
,
almeno
in
Francia
,
sono
quasi
affatto
cessate
.
La
sua
età
,
le
sue
sventure
,
la
sua
immensa
fama
,
la
vitalità
poderosa
delle
sue
opere
,
rinvigorita
da
recenti
trionfi
,
la
popolarità
grande
del
suo
nome
tenuta
viva
continuamente
dalla
sua
parola
e
dalla
sua
presenza
,
lo
hanno
messo
quasi
al
di
fuori
e
al
di
sopra
della
critica
.
I
suoi
più
acerrimi
nemici
letterarii
d
'
un
tempo
tacciono
;
i
suoi
più
accaniti
avversarii
politici
saettano
il
repubblicano
,
ma
rispettano
il
poeta
,
come
una
gloria
della
Francia
.
Chi
non
lo
riconosce
come
poeta
drammatico
,
lo
ammette
come
romanziere
;
chi
lo
respinge
come
romanziere
,
lo
adora
come
poeta
lirico
;
altri
che
detestano
il
suo
gusto
letterario
,
accettano
le
sue
idee
;
altri
che
combattono
le
sue
idee
,
sono
entusiasmati
della
sua
forma
;
chi
non
ammira
nessuna
delle
sue
opere
partitamente
,
ammira
ed
esalta
la
vastità
grandiosa
dell
'
edifizio
che
formano
tutte
insieme
:
nessuno
gli
contesta
il
genio
;
nessuno
,
parlandone
cogli
stranieri
,
si
mostra
incurante
od
ostile
all
'
omaggio
che
gli
vien
reso
;
e
anche
chi
l
'
odia
,
ne
è
altero
.
Oltre
a
ciò
,
l
'
aura
politica
del
momento
gli
è
favorevole
.
Egli
è
un
poeta
popolare
e
un
tribuno
vittorioso
,
e
porta
sulla
corona
d
'
alloro
come
un
'
aureola
sacra
di
genio
tutelare
della
patria
.
È
arrivato
a
quel
punto
culminante
della
gloria
,
oltre
il
quale
non
si
può
più
salire
che
morendo
.
La
sua
casa
è
come
una
reggia
.
Scrittori
ed
artisti
di
tutti
i
paesi
,
principi
ed
operai
,
donne
e
giovanetti
,
entusiasti
ardenti
,
vanno
a
visitarlo
.
Ogni
sua
apparizione
in
pubblico
è
un
trionfo
.
La
sua
immagine
è
da
per
tutto
,
il
suo
nome
suona
ad
ogni
proposito
.
Si
parla
già
di
lui
come
d
'
una
gloria
consacrata
dai
secoli
,
e
gli
si
prodigan
già
quelle
lodi
smisurate
e
solenni
che
non
si
concedono
che
ai
morti
.
Ed
egli
è
ancora
pieno
di
vita
,
di
forza
,
d
'
idee
,
di
disegni
,
ed
annunzia
ogni
momento
la
pubblicazione
d
'
un
'
opera
nuova
.
Ecco
l
'
uomo
di
cui
intendo
di
scrivere
oggi
.
Dopo
l
'
Esposizione
universale
,
Vittor
Hugo
.
Un
argomento
val
l
'
altro
,
mi
pare
.
II
.
Io
credo
,
esprimendo
quello
che
penso
di
Vittor
Hugo
,
d
'
esprimere
presso
a
poco
quello
che
ne
pensano
tutti
i
giovani
del
mio
tempo
.
Non
c
'
è
nessuno
di
noi
,
certamente
,
che
non
si
ricordi
dei
giorni
in
cui
divorò
,
giovanetto
,
i
primi
volumi
dell
'
Hugo
che
gli
caddero
fra
le
mani
.
È
stata
senza
dubbio
per
tutti
una
emozione
nuova
,
profonda
,
confusa
,
indimenticabile
.
Tutti
ci
siamo
,
domandati
tratto
tratto
,
interrompendo
la
lettura
:
-
Che
uomo
è
costui
?
-
Nello
stesso
tempo
dolce
e
tremendo
,
fantastico
e
profondo
,
insensato
e
sublime
,
egli
mette
accanto
a
una
stramberia
rettorica
che
rivolta
,
la
rivelazione
d
'
una
grande
verità
che
fa
dare
un
grido
di
stupore
.
Colla
stessa
potenza
ci
fa
sentire
la
dolcezza
del
bacio
di
due
amanti
e
l
'
orrore
di
un
delitto
.
È
ingenuo
come
un
fanciullo
,
è
truce
come
un
uomo
di
sangue
,
è
affettuoso
come
una
donna
,
è
mistico
come
un
profeta
,
è
violento
come
un
oratore
della
Convenzione
,
è
triste
come
un
uomo
senz
'
affetti
e
senza
speranze
.
In
cento
pagine
ci
mostra
cento
faccie
.
Egli
sa
esprimere
tutto
:
sensazioni
vaghe
dell
'
infanzia
,
su
cui
s
'
era
mille
volte
tormentato
invano
il
nostro
pensiero
;
i
primi
inesplicabili
turbamenti
amorosi
della
pubertà
,
le
lotte
più
intime
del
cuore
della
fanciulla
e
della
coscienza
dell
'
assassino
;
profondità
segrete
dell
'
anima
,
che
sentivamo
in
noi
,
ma
in
cui
l
'
occhio
della
nostra
mente
non
era
mai
penetrato
;
sfumature
di
sentimenti
che
credevamo
ribelli
al
linguaggio
umano
.
Egli
abbraccia
colla
mente
tutto
l
'
universo
.
Ha
,
se
si
può
dire
,
due
anime
che
spaziano
contemporaneamente
in
due
mondi
,
e
ogni
opera
sua
porta
l
'
impronta
di
questa
sua
doppia
natura
.
Chi
non
ha
fatto
mille
volte
quest
'
osservazione
?
In
alto
v
'
è
quel
suo
eterno
ciel
bleu
che
ricorre
ad
ogni
pagina
,
i
firmamenti
mille
volte
percorsi
,
gli
astri
continuamente
invocati
,
gli
angeli
,
le
aurore
,
gli
oceani
di
luce
,
mille
sogni
e
mille
visioni
della
vita
futura
,
un
mondo
tutto
ideale
,
in
cui
egli
si
sprofonda
come
un
estatico
,
trasportando
con
sè
il
lettore
abbarbagliato
e
stordito
;
e
sotto
,
dei
mari
neri
e
tempestosi
,
tenebre
su
tenebre
,
la
sua
eterna
ombre
,
i
suoi
abîmes
,
i
suoi
gouffres
,
il
bagno
,
la
cloaca
,
la
corte
dei
miracoli
,
il
carnefice
,
il
rospo
,
la
putredine
,
la
deformità
,
la
miseria
,
tutto
quanto
v
'
ha
di
più
orribile
e
di
più
immondo
sopra
la
terra
.
Il
campo
della
sua
creazione
non
ha
confini
.
Ravvicinate
Cosetta
e
Lucrezia
Borgia
,
Rolando
della
Leggenda
dei
secoli
e
Quasimodo
,
Dea
e
Maria
Tudor
,
Gavroche
e
Carlo
V
,
le
sue
vergini
morte
a
quindici
anni
,
i
suoi
galeotti
,
i
suoi
sultani
,
le
sue
guardie
imperiali
,
i
suoi
pezzenti
,
i
suoi
frati
,
e
vi
parrà
d
'
aver
dinanzi
l
'
opera
non
d
'
un
solo
,
ma
d
'
una
legione
di
poeti
.
Riandate
rapidamente
tutte
le
sue
creazioni
:
esse
lasciano
l
'
impressione
d
'
un
'
enorme
epopea
di
frammenti
,
che
risale
da
Caino
a
Napoleone
il
grande
,
e
una
memoria
confusa
di
amori
divini
,
di
lotte
titaniche
,
di
miserie
inaudite
,
di
morti
orrende
,
viste
come
a
traverso
a
una
bruma
paurosa
,
rotta
qua
e
là
da
torrenti
di
luce
,
in
cui
formicola
una
miriade
di
personaggi
metà
creature
reali
e
metà
fantasmi
,
che
sconvolgono
l
'
immaginazione
,
Tutte
le
opere
sue
son
come
colorate
dal
riflesso
d
'
una
vita
arcana
ch
'
egli
abbia
vissuta
,
altre
volte
,
in
un
mondo
arcano
,
al
quale
par
che
alluda
vagamente
ad
ogni
pagina
,
e
alle
cui
porte
s
'
affaccia
continuamente
,
impaziente
dei
confini
che
gli
sono
assegnati
sulla
terra
,
Una
fantasmagoria
immensa
di
cose
ignote
all
'
umanità
par
che
lo
tormenti
di
continuo
,
come
una
visione
febbrile
.
Tutto
quello
che
v
'
è
di
più
strano
e
di
più
oscuro
sul
limite
che
separa
il
mondo
reale
dal
mondo
dei
sogni
,
egli
lo
cerca
,
lo
studia
e
lo
fa
suo
.
I
re
favolosi
dell
'
Asia
,
le
superstizioni
di
tutti
i
secoli
,
le
leggende
più
bizzarre
di
tutti
i
paesi
,
i
paesaggi
più
tetri
della
terra
,
i
mostri
più
orribili
del
mare
,
i
fenomeni
più
spaventosi
della
natura
,
le
agonie
più
tragiche
,
tutte
le
stregonerie
,
tutti
i
delirii
,
tutte
le
allucinazioni
della
mente
umana
sono
passate
per
la
sua
penna
.
Egli
vede
tutto
per
non
so
che
prisma
meraviglioso
;
a
traverso
il
quale
,
per
contro
,
il
lettore
vede
sempre
lui
.
In
fondo
a
tutte
le
sue
scene
e
dietro
tutti
i
suoi
personaggi
spunta
la
sua
testa
enorme
e
superba
.
Quasi
tutte
le
sue
creature
portano
l
'
impronta
colossale
del
suo
suggello
,
e
parlano
il
linguaggio
del
genio
;
sono
,
come
lui
,
grandi
poeti
o
grandi
sognatori
;
statue
,
a
cui
ha
stampato
sulla
fronte
il
suo
nome
;
larve
dai
contorni
più
che
umani
,
che
si
vedono
ingigantite
come
a
traverso
le
nebbie
dei
mari
polari
,
o
accese
della
luce
d
'
una
glorificazione
teatrale
che
le
trasfigura
,
Così
Javert
,
Gymplaine
,
Triboulet
,
Simoudain
,
Gilliat
,
Giosiana
,
Ursus
,
Quasimodo
,
Jean
Valjean
.
Così
il
suo
Napoleone
III
,
rappresentato
come
un
volgare
malfattore
,
tutto
d
'
un
pezzo
,
liricamente
.
Pochi
i
personaggi
d
'
ossa
e
di
carne
,
che
abbiano
la
nostra
statura
e
la
nostra
voce
.
E
così
la
sua
cattedrale
di
Notre
Dame
,
convertita
da
lui
in
un
monumento
enorme
e
formidabile
come
una
montagna
delle
Alpi
.
Tutte
le
sue
creazioni
sono
,
com
'
egli
dice
delle
onde
di
un
oceano
in
tempesta
,
mélanges
de
montagne
et
de
songe
.
Solo
nel
primo
momento
della
concezione
è
osservatore
tranquillo
e
fedele
;
poi
la
sua
natura
invincibilmente
lirica
irrompe
,
ed
egli
afferra
colla
mano
poderosa
la
sua
creatura
,
e
la
trasporta
al
di
sopra
della
terra
.
Dalla
prima
all
'
ultima
pagina
è
sempre
presente
,
despota
orgoglioso
e
violento
,
e
ci
fa
della
lettura
una
lotta
.
Ci
caccia
innanzi
a
spintoni
,
ci
solleva
,
ci
stramazza
,
ci
rialza
,
ci
scrolla
,
ci
umilia
,
ci
travolge
nella
sua
fuga
precipitosa
,
senza
dar
segno
d
'
avvedersi
che
noi
esistiamo
.
Balziamo
rapidissimamente
fra
i
più
opposti
sentimenti
che
può
suscitar
la
lettura
,
dalla
noia
irritata
all
'
entusiasmo
ardente
,
come
palleggiati
dalla
sua
mano
.
Eterne
pagine
si
succedono
in
cui
l
'
Hugo
non
è
più
lui
,
Egli
travia
,
erra
a
tentoni
nelle
tenebre
,
e
delira
.
Non
sentiamo
più
la
parola
dell
'
uomo
;
ma
l
'
urlo
o
il
balbettio
del
forsennato
.
E
i
periodi
enormi
cascano
sui
periodi
enormi
,
a
valanghe
,
oscuri
e
pesanti
,
o
i
piccoli
incisi
sui
piccoli
incisi
,
fitti
e
rabbiosi
come
la
grandine
,
e
s
'
incalzano
e
s
'
affollano
confusamente
le
assurdità
,
le
vacuità
,
le
iperboli
pazze
e
le
pedanterie
.
Vittor
Hugo
pedante
!
Eppure
sì
;
quando
ci
esprime
cento
volte
l
'
idea
che
abbiamo
afferrata
alla
prima
,
quando
ci
mostra
lentamente
e
ostinatamente
,
una
per
una
,
le
mille
faccette
d
'
una
pietra
ch
'
egli
crede
un
tesoro
e
ch
'
è
un
diamante
falso
.
E
in
quel
frattempo
,
mentre
sonnecchiamo
o
fremiamo
,
ci
si
affacciano
alla
menti
;
le
analisi
spietate
dei
critici
,
lo
ire
dei
classicisti
,
gli
anatemi
dei
pedanti
,
gli
scherni
dei
suoi
infiniti
avversarii
,
e
stiamo
per
dir
:
-
Han
ragione
!
-
Ma
che
!
Arrivati
in
fondo
alla
pagina
,
v
'
è
un
pensiero
che
ci
fa
balzare
in
piedi
e
gridare
:
-
No
,
per
Dio
!
Hanno
torto
!
-
;
una
frase
che
ci
s
'
inchioda
nel
cervello
e
nel
cuore
per
tutta
la
vita
;
una
parola
sublime
,
che
ci
compensa
di
tutto
.
E
l
'
Hugo
è
di
nuovo
là
ritto
e
gigante
sul
piedestallo
che
vacillava
.
Questa
è
la
sua
grande
potenza
:
lo
scatto
improvviso
,
la
parola
impreveduta
che
ci
rimescola
,
il
lampo
inaspettato
che
illumina
la
vasta
regione
sconosciuta
,
la
porta
bruscamente
aperta
e
richiusa
per
la
quale
intravvediamo
il
prodigio
,
un
gran
coup
dans
la
poitrine
,
come
direbbe
lo
Zola
,
che
ci
toglie
per
un
momento
il
respiro
,
e
ci
lascia
rotti
e
sgomenti
.
Non
è
l
'
aquila
che
si
libra
sull
'
ali
;
è
il
masso
che
erompe
dal
vulcano
,
tocca
le
nubi
e
ricasca
.
La
sua
arte
è
quasi
tutta
qui
:
un
lungo
lavorìo
paziente
che
prepara
un
effetto
inatteso
.
Egli
non
ha
riguardi
per
noi
mentre
prepara
;
ci
strapazza
e
ci
provoca
;
è
un
lavoratore
sprezzante
e
brutale
;
non
bada
nè
alle
nostre
impazienze
,
nè
alle
nostre
censure
.
I
suoi
difetti
sono
grandi
come
il
suo
genio
;
non
nèi
,
ma
gobbe
colossali
,
che
ci
fan
torcere
il
viso
.
L
'
architettura
della
più
parte
dei
suoi
romanzi
è
deforme
.
Sono
episodi
spropositati
,
spedienti
brutali
,
inverosimiglianze
sfrontatamente
accumulate
,
fili
di
racconti
pazzamente
spezzati
e
riannodati
;
divagazioni
,
o
piuttosto
corse
furiose
,
di
cui
non
si
vede
la
meta
,
e
che
fanno
presentire
a
ogni
passo
un
precipizio
.
Ma
egli
vuol
condurvi
là
,
dove
vuole
,
e
vi
trascina
,
renitenti
,
barcollando
ed
ansando
,
calpestando
la
ragione
,
il
buon
gusto
,
il
buon
senso
,
la
verità
.
E
a
un
certo
punto
vi
svincolate
gridando
:
-
No
,
Hugo
,
non
ti
seguo
!
-
e
lo
lasciate
fuggir
solo
.
Dov
'
è
andato
?
È
caduto
?
Ah
!
eccolo
là
,
sull
'
altura
,
colla
fronte
dorata
dal
sole
.
Ha
vinto
e
ha
ragione
.
Ma
egli
ha
tutto
per
combattere
e
per
vincere
:
ha
l
'
audacia
,
la
forza
e
le
armi
;
ha
il
genio
e
la
pazienza
;
è
nato
poeta
e
s
'
è
fatto
;
ha
scavato
dentro
a
sè
stesso
,
con
mano
pertinace
,
la
vena
più
profonda
dei
suoi
tesori
;
ogni
opera
sua
è
un
immenso
,
lavoro
di
scavazione
,
a
cui
si
assiste
leggendo
,
e
si
sente
il
formidabile
affanno
del
suo
respiro
.
È
una
strana
cosa
veramente
l
'
arte
sua
.
Egli
non
ci
presenta
il
lavoro
fatto
,
il
risultamento
netto
ed
ultimo
dei
suoi
sforzi
,
l
'
ultima
idea
a
cui
è
arrivato
per
una
successione
d
'
idee
;
ma
ci
fa
seguire
tutto
il
processo
intimo
del
suo
pensiero
,
ci
fa
contare
e
toccare
prima
tutte
le
pietre
con
cui
innalzerà
l
'
edifizio
,
ci
fa
assistere
a
tutti
i
suoi
tentativi
inutili
,
a
tutti
i
crollamenti
successivi
delle
parti
mal
fabbricate
,
e
vediamo
poi
l
'
edifizio
compiuto
,
ma
circondato
e
ingombro
dei
ruderi
,
ch
'
egli
disdegna
di
spazzare
.
Il
suo
lavoro
è
uno
strano
accoppiamento
di
pazienza
da
musicista
e
di
furia
da
pittore
ispirato
.
Egli
scrive
come
il
Goya
dipingeva
.
Ora
minia
,
liscia
,
accarezza
l
'
opera
propria
,
lento
,
quasi
sonnolento
,
minuto
,
scrupoloso
;
si
diverte
a
stendere
elenchi
accurati
di
nomi
e
di
cose
,
a
spiegare
il
proprio
concetto
con
similitudini
interminabili
diligentemente
condotte
;
procede
colle
seste
,
cerca
le
simmetrie
,
dice
,
corregge
,
aggiunge
,
modifica
,
rettifica
,
sfuma
,
cesella
,
brunisce
.
A
un
tratto
il
soffio
della
grande
ispirazione
lo
investe
,
e
allora
butta
via
il
pennello
delicato
,
e
,
come
il
Goya
faceva
,
dipinge
a
furia
con
quello
che
gli
casca
fra
le
mani
,
spande
i
colori
colle
spugne
,
getta
le
grandi
macchie
cogli
strofinacci
e
le
scope
,
dà
i
tocchi
di
sentimento
a
colpi
furiosi
di
pollice
che
sfondan
la
tela
.
Il
suo
stile
è
tutto
rilievi
acuti
,
rialti
di
granito
,
punte
di
ferro
e
vene
d
'
oro
,
pieno
d
'
asprezze
e
d
'
affondamenti
oscuri
,
rotto
qua
e
là
in
grandi
squarci
,
da
cui
si
vedono
prospetti
confusi
e
lontani
;
ora
semplice
fino
all
'
ingenuità
scolaresca
,
ora
architettato
coll
'
arte
sapiente
d
'
un
pensatore
;
a
volta
a
volta
acqua
limpida
e
mare
in
burrasca
,
su
cui
errano
nuvole
rosee
che
riflettono
il
sole
o
nuvole
nere
da
cui
si
sprigiona
la
folgore
.
Le
immagini
nuove
e
potenti
pullulano
a
miriadi
sotto
la
sua
penna
,
e
le
idee
gli
erompono
dal
capo
armate
,
impennacchiate
,
sfolgoranti
;
e
sonanti
,
qualche
volta
offuscate
dalla
ricchezza
e
schiacciate
dal
peso
dell
'
armatura
.
Egli
non
spende
,
profonde
a
piene
mani
,
sperpera
i
tesori
inesauribili
della
sua
potenza
espressiva
col
furore
d
'
un
giuocatore
forsennato
.
La
lingua
sua
non
gli
basta
.
Egli
toglie
ad
imprestito
il
gergo
della
plebe
,
la
lingua
furfantina
delle
galere
,
il
balbettio
informe
ed
illogico
dei
bambini
;
tempesta
la
sua
prosa
di
parole
straniere
di
cento
popoli
e
di
traslati
proprii
di
tutte
le
letterature
;
e
si
fabbrica
superbamente
un
linguaggio
suo
,
tutto
colori
e
scintille
,
pieno
d
'
enimmi
e
di
licenze
,
di
laconismi
potenti
e
di
delicatezze
inimitabili
;
secondo
il
bisogno
,
triviale
,
tecnico
,
accademico
,
vaporoso
,
brutale
,
solenne
;
così
che
lette
le
sue
opere
,
non
par
d
'
aver
sentito
parlare
la
lingua
di
un
solo
popolo
e
d
'
un
solo
secolo
,
ma
una
vasta
e
confusa
lingua
d
'
un
tempo
avvenire
,
per
la
quale
non
ci
sia
nulla
d
'
inesprimibile
e
di
straniero
.
Di
questa
potenza
espressiva
,
come
del
coraggio
del
suo
genio
,
egli
abusa
,
e
allora
s
'
impiglia
e
si
ravvolge
nel
proprio
pensiero
,
e
vi
s
'
aggira
come
in
un
labirinto
,
senza
trovarne
l
'
uscita
.
Ma
anche
nei
suoi
smarrimenti
è
grande
.
Anche
in
quelle
pagine
affaticate
,
tormentate
,
astruse
,
in
cui
volendo
esprimere
l
'
inesprimibile
,
tenta
da
tutte
le
parti
il
proprio
concetto
,
e
accumula
metafore
su
metafore
,
paragoni
su
paragoni
,
e
ricorre
inutilmente
al
suo
misterioso
linguaggio
di
tenebre
e
di
luce
,
d
'
ombre
e
d
'
abissi
,
di
inconnu
e
di
insondable
,
e
tutta
la
sua
fortissima
e
ricchissima
lingua
non
basta
a
render
nemmeno
una
pallida
idea
di
quel
non
so
che
di
immane
e
di
mostruoso
che
ha
nel
capo
;
in
quelle
pagine
i
freddi
pedanti
trovano
con
gioia
una
presa
assai
facile
alla
critica
che
distrugge
e
deride
;
ma
l
'
anima
dell
'
artista
vi
sente
l
'
anelito
del
titano
che
lotta
con
una
potenza
sovrumana
,
e
assiste
a
quegli
sforzi
poderosi
con
un
sentimento
di
stupore
e
di
rispetto
,
come
a
uno
di
quegli
spettacoli
in
cui
un
uomo
rischia
la
vita
.
Eppure
si
,
leggendo
le
opere
sue
,
accade
qualche
volta
che
,
arrivati
a
un
certo
punto
,
lo
squilibrio
delle
facoltà
,
la
continua
prevalenza
della
fantasia
sfrenata
sulla
ragione
,
la
eccessiva
frequenza
delle
aberrazioni
e
delle
cadute
,
vi
stanca
;
i
lampi
di
genio
non
bastano
più
a
compensarvi
dei
continui
sacrifizii
che
deve
fare
il
vostro
buon
senso
;
siete
sazii
,
sdegnati
,
qualche
volta
nauseati
;
sentite
il
bisogno
di
riposarvi
da
quella
tortura
;
ritornate
con
piacere
ai
vostri
scrittori
sensati
,
rigorosi
,
sempre
eguali
;
respirate
,
vi
ritrovate
nel
mondo
reale
,
benedite
la
logica
,
riacquistate
la
vostra
dignità
d
'
uomini
e
di
lettori
.
E
lasciate
in
un
canto
l
'
Hugo
per
mesi
,
e
qualche
volta
per
anni
,
e
vi
pare
d
'
esservene
staccati
per
sempre
.
Ma
che
!
Egli
v
'
aspetta
.
Un
giorno
arriva
finalmente
in
cui
,
tutt
'
a
un
tratto
,
un
entusiasmo
a
cui
volete
un
'
eco
,
un
dolore
che
domanda
un
conforto
,
un
bisogno
istintivo
di
strano
o
di
terribile
,
vi
risospinge
verso
quei
libri
.
E
allora
tutti
gli
entusiasmi
sopiti
si
ridestano
tumultuosamente
.
Egli
v
'
afferra
di
nuovo
,
vi
soggioga
,
siete
suoi
,
rivivete
in
lui
per
un
altro
periodo
della
vostra
vita
.
È
perchè
le
somme
linee
delle
opere
sue
sono
veramente
d
'
un
genio
.
L
'
abuso
ch
'
egli
fa
d
'
un
concetto
sublime
,
alla
lettura
,
v
'
offende
;
ma
spariti
dalla
memoria
i
particolari
errati
o
eccessivi
,
il
concetto
vi
resta
incancellabile
,
e
più
s
'
appura
col
tempo
,
più
vi
pare
che
ingrandisca
,
e
ingrandisce
davvero
.
Le
sue
grandi
idee
e
i
suoi
grandi
sentimenti
son
grandi
tanto
che
sovrastano
ai
difetti
infiniti
dell
'
arte
sua
,
come
le
colonne
d
'
un
tempio
antico
ai
rottami
ammucchiati
ai
suoi
piedi
.
E
di
qui
nasce
il
fatto
strano
ch
'
egli
ha
più
ammiratori
ardenti
delle
sue
creazioni
che
lettori
fedeli
dei
suoi
volumi
,
e
che
moltissimi
ammiratori
suoi
non
lo
conoscono
che
nei
frammenti
delle
sue
opere
,
o
nelle
ispirazioni
che
v
'
hanno
attinte
le
altre
arti
.
Chi
strapperà
più
dalla
memoria
umana
Ernani
,
Triboulet
,
il
campanaro
di
Nôtre
Dame
,
l
'
amore
di
Ruy
Blas
,
la
disperazione
di
Fantina
?
E
chi
può
scordare
i
brividi
di
terrore
ch
'
egli
ci
ha
fatto
correre
per
le
vene
,
e
le
lacrime
che
ci
ha
fatto
sgorgare
dagli
occhi
?
Poichè
egli
può
tutto
,
ed
è
grande
nella
tragedia
e
insuperabile
nell
'
idillio
.
Noi
tutti
abbiamo
sentito
scricchiolare
le
ossa
d
'
Esmeralda
nel
letto
della
tortura
,
e
abbiamo
visto
faccia
a
faccia
la
morte
,
quando
ce
la
presenta
orrenda
come
in
Claudio
Frollo
appeso
al
cornicione
della
cattedrale
,
o
furiosa
come
sulla
barricata
di
via
Saint
-
Denis
,
o
epica
come
sul
campo
di
Waterloo
,
o
infinitamente
triste
come
nelle
nevi
della
Russia
,
o
solennemente
lugubre
,
come
nel
naufragio
dei
Comprachicos
.
Ed
è
lo
stess
'
uomo
che
fa
vibrare
sovrumanamente
le
corde
più
delicate
dell
'
anima
;
l
'
autore
del
Revenant
su
cui
milioni
di
madri
singhiozzarono
,
l
'
autore
di
quel
celeste
Idillio
di
Rue
Plumet
,
di
quella
santa
agonia
di
Jean
Valjean
,
che
strazia
l
'
anima
,
e
di
quei
versi
meravigliosi
,
in
cui
Triboulet
spande
piangendo
l
'
immensa
ed
umile
tenerezza
del
suo
amore
di
padre
.
No
,
mai
parole
più
dolci
,
preghiere
più
soavi
,
grida
d
'
amore
più
appassionate
,
slanci
d
'
affetto
e
di
generosità
più
nobili
e
più
potenti
,
sono
usciti
da
un
cuore
di
poeta
.
E
allora
Vittor
Hugo
è
grande
,
buono
,
venerabile
,
augusto
,
e
non
c
'
è
anima
umana
che
in
quelle
pagine
non
l
'
abbia
benedetto
ed
amato
.
In
momenti
solenni
della
vita
,
accanto
al
letto
d
'
un
moribondo
,
durante
una
grande
battaglia
della
coscienza
,
i
suoi
versi
ripassano
per
la
mente
,
come
lampi
,
e
risuonano
all
'
orecchio
consigli
d
'
un
amico
affettuoso
e
severo
che
ci
dica
:
-
Sii
uomo
!
-
Poichè
egli
ha
tutto
sentito
,
tutto
compreso
e
tutto
detto
;
ha
le
disperazioni
tremende
e
le
rassegnazioni
sublimi
;
non
v
'
è
dolore
umano
a
cui
non
abbia
detto
una
parola
di
conforto
;
non
c
'
è
sventura
al
mondo
su
cui
non
abbia
fatto
versare
delle
lagrime
.
Egli
è
il
patrocinatore
amoroso
e
terribile
di
tutte
le
miserie
,
dei
diseredati
dalla
natura
e
degli
abbandonati
dal
mondo
,
di
chi
non
ha
pane
,
di
chi
non
ha
patria
,
di
chi
non
ha
libertà
,
di
chi
non
ha
speranze
,
di
chi
non
ha
luce
.
Questa
è
la
sua
grandezza
vera
e
incontestabile
.
Non
c
'
è
altro
scrittore
moderno
che
abbia
esercitato
con
una
maggior
quantità
d
'
opere
e
con
una
più
intrepida
ostinazione
questo
glorioso
apostolato
;
che
abbia
maneggiato
un
pennello
più
potente
per
dipingere
le
miserie
,
un
coltello
anatomico
più
affilato
per
aprire
i
cuori
straziati
,
uno
scalpello
più
magistrale
per
scolpire
gli
eroi
della
sventura
,
un
ferro
più
rovente
per
segnare
la
fronte
di
chi
fa
soffrire
,
una
mano
più
delicata
per
accarezzare
la
fronte
di
chi
soffre
.
Egli
è
il
grande
assalitore
e
il
grande
difensore
;
ha
combattuto
su
tutte
le
arene
;
è
salito
su
tutte
le
sommità
ed
è
sceso
in
tutte
le
bassure
.
E
questo
è
ammirabile
in
lui
,
che
per
quanto
sia
disceso
,
non
s
'
è
mai
abbassato
.
La
sua
mano
è
rimasta
incontaminata
fra
tutte
le
sozzure
in
cui
sguazzò
la
sua
penna
.
Egli
non
ha
mai
prostituito
l
'
arte
sua
.
È
austero
e
superbo
.
Non
s
'
inflette
e
non
ride
.
Il
suo
riso
non
è
che
una
maschera
,
dietro
la
quale
s
'
intravvede
sempre
il
suo
volto
pallido
e
accigliato
.
Una
specie
di
tristezza
fatale
pesa
su
tutte
le
opere
sue
.
Anche
nella
sua
grande
e
costante
aspirazione
alla
virtù
,
alla
concordia
,
alla
pace
,
alla
redenzione
degli
oppressi
e
degli
infelici
,
v
'
è
qualcosa
di
malinconico
e
di
tetro
,
come
se
le
mancasse
l
'
alimento
della
speranza
.
Tutti
i
suoi
libri
terminano
con
un
grido
straziante
.
Tutte
le
voci
che
escono
dalle
sue
opere
formano
,
riunite
,
un
lamento
solenne
,
misto
di
preghiera
e
di
minaccia
.
La
sua
stessa
credenza
in
Dio
,
quella
ch
'
egli
chiama
la
suprema
certezza
della
sua
ragione
,
è
forse
piuttosto
un
'
aspirazione
potentissima
del
suo
cuore
e
un
pascolo
immenso
della
sua
immaginazione
smisurata
,
che
una
fede
ferma
,
in
cui
la
sua
anima
si
riposi
:
la
fede
è
una
sorgente
,
a
lui
necessaria
,
di
torrenti
di
poesia
,
e
Dio
è
un
personaggio
dei
suoi
romanzi
e
dei
suoi
canti
.
Da
qualunque
lato
si
guardi
,
apparisce
in
lui
qualcosa
di
strano
e
di
non
chiaramente
esplicabile
.
L
'
uomo
non
emerge
netto
dallo
scrittore
.
Si
stende
la
mano
a
toccarlo
,
e
invece
della
carne
umana
,
si
sente
una
sostanza
nuova
al
tatto
,
che
fa
rimanere
perplessi
.
La
sua
figura
,
velata
,
s
'
innalza
,
s
'
abbassa
,
s
'
avvicina
,
s
'
allontana
,
e
non
presenta
mai
per
tanto
tempo
i
contorni
fermi
e
precisi
,
da
poterseli
fissare
immutabilmente
nel
pensiero
.
E
così
v
'
affaticate
per
anni
intorno
alle
sue
opere
senza
riuscir
mai
a
formarvene
un
giudizio
che
non
abbiate
di
tratto
in
tratto
a
mutare
.
Esse
offrono
mille
parti
scoperte
alla
critica
d
'
un
fanciullo
,
e
presentano
mille
aspetti
irresistibili
all
'
ammirazione
dell
'
uomo
.
C
'
è
poco
da
obbiettare
a
chi
le
lacera
senza
remissione
,
non
si
sa
che
cosa
opporre
a
chi
n
'
è
entusiasta
appassionato
.
Distruggetele
col
ragionamento
:
esse
si
rialzano
da
sè
,
a
poco
a
poco
,
nella
vostra
mente
,
più
maestose
e
più
salde
.
Disponetevi
invece
ad
adorarle
ciecamente
,
e
sarete
ogni
momento
costretti
a
soffocare
mille
voci
di
protesta
che
usciranno
dal
vostro
cuore
e
dalla
vostra
ragione
.
Una
sola
cosa
è
fuor
di
dubbio
,
ed
è
che
non
si
può
rifiutare
a
quest
'
uomo
il
titolo
augusto
e
solenne
di
Genio
.
Il
più
ostinato
avversario
suo
sente
,
in
fondo
a
sè
stesso
,
chè
la
qualificazione
di
«
ingegno
»
,
da
qualunque
attributo
accompagnata
,
non
basta
per
lui
.
Potete
preferirgli
una
legione
d
'
altri
ingegni
viventi
;
ma
siete
costretti
a
riconoscere
che
alle
mille
teste
di
quella
legione
sovrasta
la
sua
.
Potete
voltargli
le
spalle
,
ma
non
potete
fare
un
passo
senza
mettere
il
piede
sulla
sua
ombra
.
Ma
è
difficile
credere
che
la
ripugnanza
dell
'
indole
,
o
la
disparità
del
gusto
e
delle
idee
,
o
l
'
odio
di
parte
possano
tanto
in
un
uomo
da
fargli
negare
la
grandezza
che
presentano
insieme
le
creazioni
,
le
lotte
,
i
trionfi
,
gli
errori
e
gli
ardimenti
di
questo
vecchio
formidabile
.
Per
me
,
penso
ai
suoi
cinquanta
volumi
,
pieni
d
'
ispirazioni
e
di
fatiche
,
in
cui
si
rivela
col
genio
prepotente
una
volontà
indomabile
o
una
tempra
fisica
d
'
acciaio
;
penso
ai
torrenti
di
vita
che
uscirono
dal
suo
petto
,
all
'
amore
immenso
che
profuse
,
alle
ire
selvaggie
e
agli
odii
implacabili
che
provocò
e
che
gli
infuriarono
nell
'
anima
;
ricorro
la
sua
vita
da
quando
giocava
,
ragazzo
,
sotto
gli
occhi
di
sua
madre
,
noi
giardino
delle
Feuillantines
;
lo
vedo
,
sedicenne
,
quando
scriveva
in
quindici
giorni
,
per
guadagnare
una
scommessa
,
le
pagine
ardenti
di
Bug
-
Jargal
;
penso
a
quando
comprò
il
primo
scialle
a
sua
moglie
coi
denari
dell
'
Han
d
'
Islanda
;
me
lo
raffiguro
,
fiero
e
impassibile
,
in
mezzo
alle
tempeste
delle
assemblee
scatenate
dalla
sua
parola
temeraria
;
lo
vedo
servire
umilmente
i
quaranta
bambini
poveri
seduti
alla
sua
mensa
a
Hauteville
-
house
;
me
lo
rappresento
grave
e
triste
,
in
mezzo
alla
folla
,
dinanzi
ai
cento
sepolcri
illustri
su
cui
fece
sentire
la
sua
parola
piena
di
maestà
e
di
dolcezza
;
lo
vedo
per
le
vie
di
Parigi
,
in
mezzo
alla
moltitudine
riverente
,
costernato
e
invecchiato
,
seguire
i
feretri
dei
suoi
figli
;
lo
vedo
in
quelle
sue
veglie
febbrili
,
ch
'
egli
descrisse
così
potentemente
,
quando
di
lontano
,
nel
silenzio
della
notte
,
sentiva
squillare
il
corno
di
Silva
ed
echeggiare
il
grido
di
Gennaro
;
lo
vedo
assistere
nel
Teatro
francese
,
dopo
mezzo
secolo
dalla
prima
rappresentazione
,
al
trionfo
clamoroso
dell
'
Hernani
,
salutato
dai
primi
scrittori
e
dai
primi
artisti
della
Francia
,
come
il
loro
Principe
rieletto
e
riconsacrato
;
penso
al
suo
Oriente
splendido
,
al
suo
Medio
evo
tremendo
,
alla
Preghiera
per
tutti
,
all
'
infanta
che
perde
la
rosa
mentre
Filippo
II
perde
l
'
Armada
,
alla
carica
dei
corazzieri
della
guardia
contro
i
quadrati
del
Wellington
,
alla
scarpetta
d
'
Esmeralda
,
all
'
agonia
d
'
Eponina
,
a
tutte
le
creature
del
mondo
arcano
,
sfolgorante
,
immenso
che
uscì
dal
suo
capo
;
al
suo
esilio
,
alle
sue
sventure
,
ai
suoi
settantasette
anni
,
-
e
sento
una
mano
che
mi
fa
curvare
la
fronte
.
III
.
"
Vittor
Hugo
è
certamente
uno
di
quelli
scrittori
che
ispirano
un
più
ardente
desiderio
di
vederli
;
perchè
i
suoi
cento
aspetti
di
scrittore
ci
fanno
domandare
ogni
momento
a
quale
di
essi
corrisponda
il
suo
aspetto
d
'
uomo
.
Sarà
il
viso
dell
'
Hugo
che
ci
fa
inorridire
o
quello
dell
'
Hugo
che
ci
fa
piangere
?
E
ci
riesce
ugualmente
difficile
rappresentarcelo
benevolo
e
rappresentarcelo
truce
.
Io
mi
ricordo
d
'
aver
passato
molte
ore
,
giovanotto
,
all
'
ombra
d
'
un
giardino
,
con
un
suo
libro
tra
le
mani
,
cercando
di
dipingermelo
coll
'
immaginazione
,
e
componendo
e
ricomponendo
cento
volte
il
suo
viso
e
la
sua
persona
,
senza
trovar
mai
una
figura
che
m
'
appagasse
.
Il
suo
spettro
,
di
forme
incerte
,
mi
stava
sempre
davanti
.
Quest
'
uomo
era
un
enimma
per
me
.
Io
non
sapevo
bene
rendermi
conto
del
sentimento
che
m
'
ispirava
.
Alle
volte
mi
pareva
che
,
vedendolo
,
gli
sarei
corso
incontro
coll
'
espansione
di
un
figlio
e
mi
sarei
strette
le
sue
mani
sul
cuore
;
altre
volte
mi
pareva
che
,
incontrandolo
improvvisamente
,
mi
sarei
scansato
con
un
sentimento
di
diffidenza
e
di
timore
,
e
avrei
detto
sommessamente
ai
miei
vicini
:
-
Indietro
!
Hugo
passa
.
-
Che
so
io
?
Era
l
'
uomo
che
m
'
aveva
spinto
cento
volte
,
col
cuore
gonfio
di
tenerezza
,
tra
,
le
braccia
di
mia
madre
;
ma
era
anche
l
'
uomo
che
m
'
aveva
fatto
balzar
sul
letto
,
più
volte
,
nel
cuor
della
notte
,
atterrito
dall
'
apparizione
improvvisa
dei
cinque
cataletti
di
Lucrezia
Borgia
.
Sentivo
per
lui
un
affetto
pieno
di
trepidazione
e
di
sospetto
.
Ma
il
desiderio
di
vederlo
era
ardente
,
e
andò
crescendo
cogli
anni
.
Quanta
è
la
potenza
del
genio
!
Voi
arrivate
in
una
città
enorme
,
trascorrete
di
divertimento
in
divertimento
,
d
'
emozione
in
emozione
,
in
mezzo
a
un
popolo
immenso
e
tumultuoso
,
fra
gente
di
ogni
paese
,
fra
i
capolavori
delle
arti
e
delle
industrie
di
unta
la
terra
,
fra
mille
spettacoli
,
mille
pompe
o
mille
seduzioni
.
Ebbene
,
tutto
questo
non
è
per
voi
che
una
cosa
secondaria
.
Fra
quell
'
immenso
spettacolo
e
voi
si
drizza
il
fantasma
di
un
uomo
che
non
avete
mai
visto
,
che
non
vedrete
forse
mai
,
che
non
sa
nemmeno
che
siate
al
mondo
;
e
questo
fantasma
occupa
tutta
la
vostra
mente
e
tutto
il
vostro
cuore
.
In
quell
'
oceano
di
teste
,
voi
non
cercate
che
la
sua
.
A
ogni
vecchio
che
passi
,
il
quale
vi
rammenti
alla
lontana
la
sua
immagine
,
una
voce
intima
vi
dice
:
-
È
lui
!
-
e
il
vostro
sangue
si
rimescola
.
Tutta
quell
'
enorme
città
non
vi
parla
che
di
quell
'
uomo
.
Le
torri
della
Cattedrale
sono
popolate
dei
fantasmi
della
sua
mente
,
ad
ogni
svolto
di
strada
vi
si
affaccia
una
creatura
della
sua
immaginazioni
,
i
frontoni
dei
teatri
vi
rammentano
i
suoi
trionfi
,
gli
alberi
dei
giardini
vi
bisbigliano
i
suoi
versi
e
le
acque
della
Senna
vi
mormorano
il
suo
nome
.
E
allora
prendete
una
risoluzione
eroica
e
rivolgete
una
domanda
,
da
lungo
tempo
meditata
,
a
un
amico
.
E
non
si
può
dire
l
'
effetto
che
vi
fanno
queste
cinque
semplicissime
parole
:
-
Via
di
Clichy
,
numero
venti
.
IV
.
V
'
è
una
considerazione
però
,
che
rende
titubanti
molti
ammiratori
che
desiderano
di
visitare
Vittor
Hugo
;
ed
è
l
'
accusa
che
gli
si
fa
d
'
avere
un
immenso
orgoglio
.
Certo
è
che
egli
sente
altissimamente
di
sè
,
e
non
lo
nasconde
.
Tutti
sanno
quello
che
disse
,
ancor
giovane
,
all
'
attrice
Mars
,
che
si
permetteva
,
alle
prove
dell
'
Hernani
,
di
criticare
i
suoi
versi
.
-
Signorina
,
voi
dimenticate
con
chi
avete
da
fare
.
Voi
avete
un
grande
ingegno
;
non
lo
nego
;
ma
ho
un
grande
ingegno
.
anch
'
io
,
e
merito
qualche
riguardo
.
-
Io
lascio
ad
altri
il
risolvere
questa
quistione
:
se
,
in
qualche
caso
,
uno
smisurato
sentimento
di
sè
non
sia
un
elemento
del
genio
:
quello
che
dà
l
'
impulso
ai
grandi
ardimenti
;
e
se
,
ammessa
la
indole
artistica
di
Vittor
Hugo
,
sia
possibile
concepire
un
Vittor
Hugo
modesto
.
Mi
ristringo
a
considerare
il
fatto
.
Si
,
Vittor
Hugo
dev
'
essere
sovranamente
orgoglioso
.
Si
riconosce
da
mille
segni
.
Egli
,
per
esempio
,
-
è
cosa
notissima
,
-
non
ammette
la
critica
.
Il
genio
,
dice
,
è
blocco
.
Bisogna
accettarlo
intero
o
respingerlo
intero
.
L
'
opera
del
genio
è
un
tempio
in
cui
si
deve
entrare
col
capo
scoperto
,
e
in
silenzio
.
On
ne
chicane
pas
le
génie
.
Ammirate
,
ringraziate
e
tacete
.
Il
genio
non
ha
difetti
.
I
suoi
difetti
sono
il
rovescio
delle
sue
qualità
.
Ecco
tutto
.
Egli
lo
ha
detto
a
chiare
note
nel
suo
libro
sullo
Shakespeare
,
nel
quale
s
'
è
servito
del
tragico
inglese
per
dire
al
mondo
quello
che
pensa
di
se
stesso
.
Il
ritratto
ch
'
egli
traccia
dello
Shakespeare
è
il
ritratto
suo
;
quella
deificazione
che
egli
fa
del
genio
,
la
quale
per
un
uomo
che
creda
in
Dio
è
quasi
sacrilega
,
è
,
insomma
,
la
sua
apoteosi
;
in
quell
'
oceano
a
cui
paragona
i
grandi
poeti
,
si
vede
riflessa
,
prima
d
'
ogni
altra
,
la
sua
grandezza
;
quella
montagna
che
ha
tutti
i
climi
e
tutte
le
vegetazioni
,
è
Vittor
Hugo
.
In
quegli
elenchi
,
ch
'
egli
fa
ad
ogni
pagina
,
dei
genii
di
tutti
i
tempi
e
di
,
tutti
i
paesi
,
da
Giobbe
al
Voltaire
,
si
capisce
,
si
giurerebbe
che
,
arrivato
all
'
ultimo
nome
,
è
stato
,
lì
sul
punto
d
'
aggiungervi
il
suo
,
e
che
non
lo
fece
,
non
per
modestia
,
ma
per
salvare
,
come
,
suol
dirsi
,
le
convenienze
.
Egli
tratta
tutti
quei
grandi
da
pari
a
pari
.
Tutti
i
genii
,
d
'
altra
parte
.
-
è
una
sua
idea
,
-
sono
uguali
.
La
regione
dei
genii
è
la
regione
dell
'
eguaglianza
.
Egli
parla
di
Dante
come
d
'
un
fratello
.
Ma
oltre
a
queste
ci
sono
mille
altre
manifestazioni
della
coscienza
ch
'
egli
ha
della
sua
grandezza
:
l
'
ardimento
,
superbo
con
cui
mette
le
mani
nella
scienza
e
con
cui
affronta
,
passando
,
i
più
alti
problemi
della
filosofia
;
la
baldanza
con
cui
ostenta
le
sue
licenze
letterarie
,
come
se
fosse
certo
che
,
coniate
da
lui
,
saranno
moneta
corrente
e
ricchezza
comune
;
l
'
intonazione
solenne
delle
sue
prefazioni
,
che
,
annunziano
l
'
opera
come
un
avvenimento
sociale
;
la
cura
scrupolosa
con
cui
raccoglie
o
fa
raccogliere
tutte
le
sue
minime
parole
e
gli
atti
più
insignificanti
della
sua
vita
.
Quando
vuol
fare
il
modesto
riesce
all
'
effetto
opposto
,
tanto
inesperto
è
in
quell
'
arte
,
e
tanto
è
abituato
a
passar
la
misura
in
ogni
cosa
.
Come
quando
comincia
una
lettera
:
«
Un
oscuro
lavoratore
.
»
E
così
,
sotto
la
forzata
pacatezza
con
cui
risponde
alle
osservazioni
di
Lamartine
sui
Miserabili
,
si
sente
il
ruggito
soffocato
del
leone
ferito
.
La
sua
stessa
prodigalità
nella
lode
tradisce
l
'
uomo
che
crede
di
gettarla
tanto
dall
'
alto
,
da
non
aver
da
temere
l
'
orgoglio
che
ne
potrà
nascere
,
se
anche
crescesse
smisurato
.
E
poi
egli
rivela
l
'
animo
suo
candidamente
.
In
un
'
occasione
in
cui
non
volle
lasciar
rappresentare
un
suo
dramma
perchè
un
altro
aveva
trattato
lo
stesso
soggetto
,
disse
:
-
Non
voglio
esser
paragonato
,
-
A
un
editore
che
gli
proponeva
di
pubblicare
una
scelta
delle
sue
poesie
,
rispose
:
-
Voi
mi
avete
l
'
aria
d
'
un
uomo
che
,
mostrando
in
una
mano
dei
sassi
raccolti
sul
Monte
Bianco
,
creda
di
poter
dire
alla
gente
:
Ecco
il
Monte
Bianco
.
-
Egli
si
considera
al
di
sopra
d
'
ogni
confronto
possibile
con
qualunque
scrittore
contemporaneo
.
Non
piglia
,
infatti
,
alcuna
parte
in
quella
guerra
continua
che
si
movono
gli
scrittori
di
Francia
a
motti
arguti
e
maligni
,
che
scorticano
senza
far
stridere
,
e
fanno
il
giro
di
Parigi
.
Se
ne
sta
in
disparte
,
muto
.
E
non
sarebbe
atto
,
d
'
altra
parte
,
a
questa
specie
di
guerra
.
Dicono
:
perchè
non
ha
«spirito.»
Egli
ha
risposto
acerbamente
a
questa
critica
.
-
Dire
che
un
uomo
di
genio
non
ha
spirito
,
è
una
gran
consolazione
per
i
moltissimi
uomini
di
spirito
che
non
hanno
genio
.
-
Ma
la
critica
è
giusta
forse
,
benchè
si
trovino
nei
suoi
discorsi
parlamentari
dei
mirabili
esempi
di
risposte
improvvise
a
botte
inaspettate
.
Il
suo
scherno
ha
spesso
il
conio
del
grande
ingegno
;
ma
non
provoca
il
riso
salato
e
pepato
della
vera
arguzia
francese
.
Lo
stiletto
sottile
dell
'
ironia
sfugge
dalle
sue
mani
di
colosso
;
egli
non
è
atto
che
a
dare
i
grandi
colpi
di
mazza
che
sfracellano
il
casco
e
la
testa
.
E
poi
oramai
si
ritiene
quasi
al
di
sopra
della
letteratura
.
Si
riguarda
quasi
come
un
sacerdote
di
tutte
le
genti
,
sopravvissuto
,
per
decreto
della
Provvidenza
,
a
mille
prove
e
a
mille
sventure
,
per
vegliare
sull
'
umanità
.
Questo
apparisce
lucidamente
dalle
sue
apostrofi
ai
popoli
,
dalle
sue
intimazioni
ai
monarchi
,
dal
tono
di
profezia
che
dà
ai
suoi
presentimenti
,
dalla
forma
di
responso
che
dà
alle
sue
sentenze
,
dal
carattere
di
minaccia
che
dà
ai
suoi
rimproveri
,
da
tutto
il
suo
linguaggio
spezzato
in
affermazioni
altiere
e
in
giudizii
assoluti
,
come
se
ogni
sua
proposizione
fosse
un
decreto
,
da
incidersi
sul
bronzo
o
nel
marmo
per
le
generazioni
avvenire
.
Tutte
queste
cose
,
o
sapute
prima
o
intese
dire
,
fanno
lungamente
esitar
lo
straniero
che
vuol
andare
a
battere
alla
sua
porta
.
Certo
che
,
dopo
la
prima
esitanza
,
si
fanno
delle
riflessioni
incoraggianti
.
Si
pensa
,
per
esempio
,
che
il
sentimento
che
ci
trattiene
dal
presentarci
a
un
uomo
orgoglioso
che
ammiriamo
,
non
è
,
in
fondo
,
che
un
sentimento
d
'
orgoglio
.
Poi
si
pensa
a
quanti
scrittorelli
miserabili
di
mente
e
di
cuore
,
a
quanti
pedanti
fradici
e
impotenti
,
a
quanti
imbrattacarte
sconosciuti
di
villaggio
non
si
sentono
da
meno
di
Vittor
Hugo
.
E
infine
ci
si
dice
che
è
una
pazza
presunzione
la
nostra
,
di
credere
che
a
noi
,
messi
in
luogo
suo
,
non
darebbe
punto
al
capo
la
gloria
di
primo
poeta
d
'
Europa
.
E
allora
si
ripiglia
coraggio
.
Ma
pure
è
una
cosa
che
spaventa
quel
presentarsi
là
sconosciuti
,
senz
'
altra
scusa
che
l
'
impulso
del
cuore
,
davanti
a
un
uomo
famoso
nel
mondo
,
nella
grande
città
che
lo
festeggia
,
in
casa
sua
,
in
mezzo
a
una
folla
di
ammiratori
,
per
dirgli
...
che
cosa
?
Voglio
vedervi
!
V
.
E
non
ostante
,
una
mattina
,
mi
trovai
senza
avvedermene
nel
cortile
della
casa
N
.
°
20
di
via
Clichy
,
in
faccia
al
finestrino
del
portinaio
,
e
sentii
con
un
certo
stupore
,
come
se
parlasse
un
altro
,
la
mia
voce
che
diceva
:
-
Sta
qui
Vittor
Hugo
?
-
Ero
ben
certo
che
stava
là
;
eppure
restai
un
po
'
meravigliato
nel
sentirmi
rispondere
:
-
Si
signore
,
al
secondo
piano
-
coll
'
accento
della
più
fredda
indifferenza
.
Mi
parve
molto
strano
che
a
quel
portinaio
paresse
tanto
naturale
che
là
ci
stesse
Vittor
Hugo
.
Poi
,
tutt
'
a
un
tratto
,
mi
parve
un
'
assurdissima
cosa
l
'
andarmi
a
presentare
a
quell
'
uomo
in
quella
maniera
.
E
dissi
forte
a
me
stesso
:
-
Ma
tu
sei
matto
!
-
e
rimasi
profondamente
assorto
,
per
qualche
minuto
,
nella
contemplazione
d
'
un
gatto
che
dormiva
sopra
una
finestra
del
pian
terreno
.
E
l
'
ho
da
dire
tal
quale
?
Sentivo
un
leggierissimo
tremito
nelle
ginocchia
,
come
se
mi
fosse
già
passata
da
un
pezzo
l
'
ora
della
colezione
.
Poi
non
ricordo
più
bene
.
So
che
m
'
accorsi
improvvisamente
che
salivo
le
scale
;
ma
colla
profonda
sicurezza
che
,
arrivato
alla
porta
,
sarei
tornato
giù
senza
sonare
.
Salivo
lentamente
;
sopra
uno
scalino
mi
sentivo
un
coraggio
da
leone
;
sopra
un
altro
scalino
mi
pigliava
la
tentazione
di
voltar
le
spalle
e
di
scappar
come
un
ladro
.
Mi
fermai
due
o
tre
volte
per
asciugarmi
la
fronte
,
che
stillava
.
Oh
mai
nessun
alpinista
,
ne
son
sicuro
,
ha
fatto
un
'
ascensione
più
affannosa
di
quella
!
Avrei
voluto
tornar
indietro
;
ma
non
potevo
.
Che
so
io
?
C
'
erano
Cinquecento
De
Amicis
,
di
tutte
le
stature
,
che
ingombravano
la
scala
dietro
di
me
,
affollati
e
stretti
come
acciughe
tra
il
muro
e
la
ringhiera
,
che
mi
dicevano
tutt
'
insieme
a
bassa
voce
;
-
Avanti
!
-
All
'
improvviso
,
come
se
fino
allora
avessi
pensato
a
tutt
'
altro
,
mi
trovai
ai
piedi
dell
'
ultima
branca
di
scala
,
in
faccia
alla
porta
.
Allora
non
so
come
,
bruscamente
,
tutte
le
paure
sparirono
.
Sentii
un
impulso
potente
che
mi
diedero
insieme
mille
ricordi
dell
'
adolescenza
e
della
giovinezza
,
il
sangue
mi
diede
un
tuffo
violento
,
Cosetta
mi
mormorò
:
-
Coraggio
!
-
Ernani
mi
disse
:
-
Sali
!
-
Gennaro
mi
gridò
:
-
Suona
!
-
E
suonai
.
-
Dio
eterno
!
Mi
parve
di
sentir
sonare
a
distesa
,
per
un
quarto
d
'
ora
filato
,
la
gran
campana
di
Notre
Dâme
,
e
stetti
là
trepidante
come
se
quel
suono
dovesse
aver
messo
sottosopra
mezza
Parigi
.
Finalmente
nello
stesso
punto
sentii
l
'
impressione
d
'
un
pugno
nel
petto
e
vidi
spalancarsi
la
porta
.
Mi
trovai
dinanzi
una
governante
,
una
bella
donna
,
vestita
con
garbo
.
In
un
angolo
dell
'
anticamera
due
servitori
lucidavano
dei
candelieri
d
'
argento
.
Per
una
porta
aperta
si
vedeva
in
un
'
altra
stanza
una
tavola
mezzo
sparecchiata
,
con
un
giornale
nel
mezzo
,
Cose
insignificanti
e
indimenticabili
.
Domandai
alla
governante
con
una
voce
da
tenore
sgolato
se
stava
là
Vittor
Hugo
.
Mi
rispose
di
sì
,
con
un
'
indifferenza
,
anche
lei
,
che
mi
fece
gran
meraviglia
.
Domandai
se
avrebbe
potuto
ricevermi
.
Mi
rispose
che
era
ancora
a
letto
.
Io
rimasi
là
,
senza
parola
,
scombussolato
.
L
'
idea
di
aver
da
fare
un
'
altra
volta
l
'
ascensione
di
quella
montagna
,
mi
sgomentava
.
Ma
la
governante
doveva
esser
abituata
a
veder
dei
giovani
presentarsi
così
,
col
viso
un
po
'
alterato
,
alla
porta
del
suo
padrone
,
e
a
indovinare
dal
viso
il
sentimento
che
li
moveva
;
perchè
mi
diede
un
'
occhiata
tra
sorridente
e
pietosa
,
come
se
volesse
dire
:
-
Ho
capito
!
Sei
uno
dei
tanti
-
e
soggiunse
con
un
accento
benevolo
:
-
Credo
però
che
sia
svegliato
....
posso
domandargli
quando
la
potrà
ricevere
-
e
senza
darmi
tempo
di
rispondere
,
disparve
.
A
me
pareva
di
sognare
o
di
essere
briaco
.
Mi
sfuggiva
il
sentimento
della
realtà
.
Mi
domandavo
se
il
Vittor
Hugo
ch
'
era
nella
stanza
accanto
fosse
proprio
quel
Vittor
Hugo
che
io
cercavo
,
e
non
mi
pareva
possibile
.
E
avrei
voluto
,
infatti
,
che
non
fosse
possibile
.
Mi
pareva
d
'
aver
commesso
un
atto
insensato
.
-
Ma
cosa
ho
fatto
!
-
mi
dicevo
.
-
Bisogna
che
mi
abbia
dato
volta
il
cervello
.
E
cosa
seguirà
adesso
?
-
E
pensando
ch
'
era
possibile
ch
'
egli
non
mi
volesse
ricevere
,
mi
sentivo
salire
delle
ondate
di
sangue
alla
testa
.
Improvvisamente
la
governante
ricomparve
e
disse
gentilmente
:
-
Il
signor
Vittor
Hugo
la
riceverà
con
piacere
questa
sera
alle
nove
e
mezzo
.
-
Ah
,
governante
adorata
!
Bisogna
ch
'
io
risalga
a
vent
'
anni
fa
,
quando
dopo
aver
aspettato
per
tre
ore
,
immobile
davanti
a
una
porta
,
una
parola
che
doveva
darmi
tre
mesi
di
libertà
e
di
piaceri
o
tre
mesi
di
schiavitù
e
di
umiliazione
,
usciva
finalmente
il
segretario
della
Commissione
a
dirmi
solennemente
:
-
Promosso
!
-
;
bisogna
ch
'
io
risalga
a
uno
di
quei
giorni
,
per
poter
dire
d
'
aver
sentito
altre
volte
un
allargamento
di
polmoni
così
delizioso
,
una
soddisfazione
così
piena
,
una
così
matta
voglia
di
scender
le
scale
a
cinque
gradini
per
volta
,
come
quella
che
m
'
hai
fatto
provar
tu
,
con
quelle
quattordici
benedette
parole
,
o
governante
dell
'
anima
mia
.
VI
.
E
dalle
nove
e
mezzo
della
mattina
alle
nove
e
mezzo
della
sera
fui
re
di
Francia
.
Ah
,
Vittor
Hugo
superbo
,
Vittor
Hugo
comunardo
,
Vittor
Hugo
energumeno
,
Vittor
Hugo
matto
;
che
baie
!
Tutti
questi
Vittor
Hugo
della
critica
o
della
calunnia
,
col
berretto
frigio
o
colle
corna
dell
'
orgoglio
satanico
,
erano
spariti
dalla
mia
mente
.
Per
me
non
c
'
era
più
che
un
solo
Hugo
,
il
grande
poeta
amoroso
e
sdegnoso
,
pieno
di
consigli
fortissimi
e
di
sante
consolazioni
;
l
'
uomo
che
m
'
aveva
fatto
delirare
d
'
amore
da
giovanetto
;
che
m
'
aveva
fatto
pensare
e
lottare
da
uomo
;
il
poeta
di
cui
le
strofe
fulminee
m
'
eran
sonate
nel
cuore
sul
campo
di
battaglia
come
grida
eccitatrici
d
'
un
generale
lontano
;
lo
scrittore
che
aveva
mille
volte
schiacciato
il
mio
misero
orgoglio
d
'
impiastrafogli
,
facendomi
provare
non
so
che
voluttà
acre
e
salutare
nell
'
umiliazione
,
che
mi
acquietava
l
'
anima
;
l
'
autore
di
cui
parlando
m
'
era
sgorgata
mille
volte
dal
cuore
commosso
la
parola
facile
e
calda
che
m
'
aveva
cattivato
delle
simpatie
;
l
'
artista
che
mi
aveva
aiutato
a
esprimere
mille
sentimenti
e
a
render
l
'
immagine
di
mille
cose
che
senza
di
lui
mi
sarebbero
forse
rimaste
sepolte
per
sempre
nell
'
anima
;
lo
scrittore
di
cui
in
Spagna
,
in
Grecia
,
sul
Reno
,
sul
Bosforo
,
sul
mare
,
mi
ricorreva
ogni
momento
alla
memoria
un
pensiero
o
una
immagine
,
che
rischiarava
,
formulava
e
commentava
la
mia
emozione
;
il
poeta
dei
fanciulli
,
il
consolatore
delle
madri
sventurate
,
il
cantore
delle
morti
gloriose
,
il
grande
pittore
dei
cieli
e
degli
oceani
;
oggetto
di
vent
'
anni
,
di
studio
,
di
curiosità
e
di
discussioni
;
mille
volte
abbandonato
,
mille
volte
ripreso
,
mille
volte
difeso
;
Galeotto
d
'
amori
gentili
,
auspice
d
'
amicizie
ardenti
,
compagno
di
veglie
febbrili
e
provocatore
di
scoppi
di
pianto
disperati
;
l
'
uomo
,
insomma
,
in
cui
avevo
vissuto
una
gran
parte
della
parte
più
bella
della
mia
vita
;
che
m
'
aveva
trasfuso
nelle
vene
il
suo
sangue
,
e
delle
cui
opere
mi
ero
fatto
ossa
,
nervi
e
cervello
.
Questo
era
il
Vittor
Hugo
che
mi
vedevo
davanti
,
e
ad
ogni
ora
che
passava
,
mi
pareva
che
la
sua
figura
si
innalzasse
di
un
palmo
e
che
il
mio
cuore
ringiovanisse
d
'
un
anno
.
VII
.
Eppure
,
ecco
un
problema
per
gli
scrutatori
del
cuore
umano
.
Verso
sera
,
un
'
ora
prima
d
'
andare
,
tutt
'
a
un
tratto
mi
si
fece
dentro
come
un
silenzio
mortale
.
Mi
sentii
improvvisamente
vuoto
,
asciutto
e
freddo
.
Mi
parve
che
,
comparendo
davanti
a
Vittor
Hugo
,
non
avrei
sentito
la
menoma
scossa
,
nè
trovato
una
parola
da
dire
.
E
ne
rimasi
atterrito
.
Poichè
,
insomma
,
non
c
'
è
che
una
commozione
profonda
e
visibile
che
giustifichi
l
'
audacia
di
quelle
visite
:
quando
la
commozione
manca
,
par
che
si
vada
là
per
curiosità
,
e
la
pura
curiosità
,
in
quei
casi
,
è
sfrontatezza
.
Che
cosa
sono
questi
ammutolimenti
improvvisi
del
cuore
?
Forse
che
il
cuore
s
'
addormenta
,
stanco
della
commozione
,
per
ripigliar
nuove
forze
?
Io
non
so
.
So
che
avevo
un
bell
'
eccitarmi
,
e
richiamare
alla
mente
tutti
i
pensieri
e
tutti
i
sentimenti
della
mattina
;
ogni
sforzo
era
inutile
;
per
quanto
mi
soffiassi
dentro
,
non
riuscivo
a
sollevare
una
scintilla
;
e
salii
le
scale
con
una
indifferenza
che
mi
costernava
.
-
Sono
istupidito
,
-
mi
domandavo
,
-
o
son
malato
?
Ed
ora
che
cosa
dirò
?
-
La
stizza
mi
divorava
;
mi
sarei
morso
le
mani
e
dato
dei
pugni
nella
testa
.
E
mi
ricordo
ch
'
ero
ancora
in
questo
stato
quando
la
porta
s
'
aperse
e
mi
trovai
nell
'
anticamera
illuminata
da
una
lampada
appesa
al
soffitto
.
Ma
fu
quello
,
grazie
al
cielo
,
l
'
ultimo
momento
.
La
governante
mi
domandò
il
nome
per
andare
ad
annunziarmi
.
Il
suono
del
mio
nome
pronunziato
da
me
,
e
ripetuto
da
lei
,
in
quella
stanza
,
mi
svegliò
,
come
se
qualcuno
m
'
avesse
chiamato
;
la
mia
mente
si
rischiarò
e
un
torrente
di
vita
mi
affluì
al
cuore
.
La
donna
aperse
una
porta
e
disparve
.
Per
la
porta
semiaperta
uscì
un
suono
confuso
di
voci
allegre
e
forti
,
da
cui
capii
che
si
stava
terminando
di
cenare
.
In
mezzo
a
quel
vocio
afferrai
due
parole
:
-
La
philosophie
indienne
....
-
Ebbi
appena
il
tempo
di
pensare
:
Oh
numi
!
Che
cosa
dirò
se
mi
attaccano
sulla
filosofia
indiana
?
La
porta
si
richiuse
.
Mi
parve
che
seguisse
un
silenzio
profondo
.
La
governante
faceva
l
'
imbasciata
.
I
minuti
secondi
mi
sembravano
quarti
d
'
ora
.
Quel
silenzio
mi
pareva
tremendo
.
Finalmente
la
donna
ricomparve
,
mi
accennò
di
seguirla
,
guardandomi
curiosamente
,
come
se
il
mio
viso
avesse
qualche
cosa
di
strano
;
mi
fece
passare
per
un
corridoio
,
spinse
leggermente
il
battente
d
'
una
porta
e
mi
disse
sottovoce
:
-
Entrate
,
signore
.
Il
signor
Vittor
Hugo
è
là
.
-
Stetti
un
momento
immobile
.
Mi
sentivo
....
poco
bene
.
Se
la
governante
m
'
avesse
guardato
in
viso
,
m
'
avrebbe
offerto
un
bicchiere
d
'
acqua
.
-
Animo
!
-
dissi
poi
a
me
stesso
;
sollevai
una
tenda
,
feci
un
passo
innanzi
e
mi
trovai
in
faccia
a
Vittor
Hugo
.
Era
in
piedi
,
solo
,
immobile
.
Che
cosa
gli
dissi
?
A
diciott
'
anni
,
in
quelle
occasioni
,
si
versano
delle
lagrime
.
Il
pianto
è
la
grande
e
dolce
eloquenza
della
prima
giovinezza
.
Ma
a
trent
'
anni
non
si
piange
più
.
A
trent
'
anni
si
domina
la
commozione
senza
soffocarla
,
e
si
parla
.
L
'
entusiasmo
trabocca
,
altero
di
sè
stesso
,
in
parole
ardite
e
virili
;
la
fronte
si
alza
,
l
'
occhio
divampa
,
la
voce
vibra
,
l
'
anima
grandeggia
.
Che
cos
'
abbia
detto
,
non
so
.
Qualcuno
mi
suggeriva
nell
'
orecchio
,
rapidamente
,
delle
parole
ardenti
,
che
io
ripetevo
colla
voce
tremante
e
sonora
,
provando
una
immensa
dolcezza
nel
cuore
,
e
vedendo
davanti
a
me
,
in
confuso
,
una
testa
bianca
che
mi
pareva
enorme
,
e
due
pupille
fisse
nelle
mie
che
pigliavano
a
grado
a
grado
una
espressione
di
curiosità
e
di
benevolenza
.
Tutt
'
a
un
tratto
tacqui
,
come
se
una
mano
mi
avesse
afferrato
alla
gola
e
restai
col
respiro
sospeso
,
Allora
la
mia
affettuosa
ammirazione
di
venti
anni
,
la
costanza
del
mio
ardente
desiderio
,
le
mie
trepidazioni
di
quel
giorno
,
le
mie
inquietudini
dei
giorni
innanzi
,
i
miei
terrori
di
fanciullo
,
le
mie
veglie
di
giovanetto
,
le
mie
febbri
di
uomo
,
le
mie
umiliazioni
di
scrittore
ebbero
un
grande
compenso
.
La
mano
che
scrisse
Notre
Dame
,
e
la
Lègende
des
siècles
strinse
la
mia
.
E
subito
dopo
provai
un
secondo
sentimento
,
forse
più
dolce
del
primo
.
La
mano
sinistra
del
grande
poeta
raggiunse
la
destra
,
e
la
mia
mano
calda
e
tremante
rimase
per
qualche
momento
tra
le
sue
.
Seguì
un
breve
silenzio
,
durante
il
quale
sentii
il
suono
del
mio
respiro
,
come
se
avessi
fatto
una
corsa
.
Poi
sentii
la
sua
voce
;
una
voce
grave
,
ma
dolce
,
in
cui
mi
parve
di
sentire
mille
voci
,
e
che
mi
stupì
,
come
se
,
udendola
,
vedessi
comparire
Vittor
Hugo
per
la
seconda
volta
.
-
Siete
il
benvenuto
in
casa
mia
,
signore
-
disse
.
-
Voi
avete
cuore
.
Siete
un
amico
.
Avete
fatto
bene
a
presentarvi
così
.
Vi
ringrazio
con
tutta
l
'
anima
.
Non
volete
mica
lasciarmi
subito
,
non
è
vero
?
Voi
resterete
con
me
tutta
la
sera
.
Poi
mi
domandò
:
-
Di
che
paese
siete
?
Inteso
ch
'
ero
italiano
,
mi
guardò
fisso
.
Poi
mi
prese
di
nuovo
la
mano
,
mi
fece
sedere
e
sedette
.
Che
cosa
dirgli
,
Dio
buono
!
A
un
uomo
così
,
quando
gli
avete
espresso
con
tutta
l
'
anima
quello
che
sentite
per
lui
,
lì
su
due
piedi
,
nel
primo
impeto
dell
'
entusiasmo
,
gli
avete
detto
tutto
.
Non
rimane
che
rivolgergli
delle
domande
.
Ma
che
cosa
fargli
dire
ch
'
egli
non
abbia
scritto
?
Conoscete
da
tanti
anni
tutti
i
suoi
più
intimi
pensieri
,
ogni
domanda
par
che
sia
oziosa
,
e
poi
quando
si
ha
appena
tanto
animo
da
rispondere
,
non
si
può
averne
abbastanza
da
interrogare
.
Perciò
rimasi
lì
,
senza
parola
.
E
d
'
altra
parte
,
che
cosa
poteva
dire
a
me
,
lui
?
Nondimeno
,
per
levarmi
d
'
imbarazzo
,
mi
fece
parecchie
domande
intorno
alle
mie
impressioni
di
Parigi
,
all
'
Esposizione
,
all
'
Italia
;
domande
che
,
invece
di
togliermi
d
'
imbarazzo
,
mi
ci
avrebbero
messo
fino
agli
occhi
,
se
non
mi
fossi
accorto
che
,
da
osservatore
fine
degli
uomini
,
egli
badava
assai
più
alla
viva
commozione
che
trapelava
dalla
mia
voce
incerta
,
dalle
mie
risposte
monosillabiche
e
dal
mio
sguardo
fisso
che
io
divorava
,
che
non
al
senso
di
quello
che
io
dicevo
.
E
mi
guardava
con
una
cert
'
aria
affettuosa
,
corrugando
le
sopracciglia
e
socchiudendo
gli
occhi
per
aguzzare
lo
sguardo
,
e
sorridendo
leggerissimamente
,
come
se
si
compiacesse
dell
'
effetto
che
mi
produceva
,
e
mi
dicesse
in
cuor
suo
:
-
Guardami
,
via
;
levatene
un
po
'
la
voglia
,
povero
giovane
,
perchè
te
la
leggo
proprio
sul
viso
,
e
m
'
hai
l
'
aria
d
'
un
buon
diavolo
sincero
.
E
l
'
osservai
infatti
,
in
quei
pochi
minuti
,
attentissimamente
;
ma
non
potei
vederlo
bene
che
più
tardi
perchè
il
lume
non
gli
batteva
sul
viso
.
È
di
statura
media
,
leggermente
curvo
,
tarchiato
.
Ha
la
testa
grossa
,
ma
ben
fatta
;
fronte
vasta
,
collo
di
toro
,
spalle
larghe
,
mani
corte
e
grosse
,
e
una
carnagione
rossigna
da
cui
traspira
la
salute
e
la
forza
.
Tutta
la
sua
persona
ha
qualcosa
di
poderoso
e
d
'
atletico
,
come
il
suo
genio
.
Ha
i
capelli
irti
e
fitti
,
la
barba
intera
e
corta
,
bianchissima
;
gli
occhi
lunghi
e
stretti
,
un
po
'
obliqui
,
come
i
fauni
;
il
che
dà
al
suo
viso
un
aspetto
un
po
'
strano
.
Se
siano
neri
o
azzurri
,
non
ricordo
.
Sono
occhi
vivissimi
e
mobilissimi
,
che
paiono
socchiusi
,
e
appariscono
soltanto
come
due
punti
scintillanti
,
che
quando
fissano
,
penetrano
in
fondo
all
'
anima
.
Aveva
una
giacchetta
d
'
orleans
nero
e
il
suo
solito
panciotto
oscuro
,
abbottonato
fin
sotto
il
mento
.
La
prima
impressione
che
mi
fece
fu
d
'
un
uomo
abitualmente
triste
.
-
Ora
staremo
un
po
'
insieme
,
-
mi
disse
,
dopo
avermi
fatto
qualche
altra
domanda
,
-
e
poi
verrete
di
là
con
me
,
nel
salotto
,
dove
conoscerete
alcuni
degli
uomini
più
notevoli
della
Francia
.
In
che
città
abitate
,
in
Italia
?
Diedi
la
mia
risposta
in
fretta
,
e
nello
stesso
punto
mi
prese
una
grande
paura
.
-
Se
mi
domandasse
qual
è
la
mia
professione
!
-
dissi
tra
me
.
E
mi
sentii
diventar
rosso
fino
alla
radice
dei
capelli
.
Fortunatamente
per
me
,
mentre
apriva
la
bocca
per
interrogare
,
entrò
gente
.
Allora
assistetti
a
una
scena
,
o
piuttosto
a
una
serie
di
scene
tra
amene
e
commoventi
,
che
mi
diedero
un
'
idea
di
cosa
dev
'
essere
la
giornata
di
Vittor
Hugo
,
e
mi
compensarono
di
non
aver
potuto
continuare
la
conversazione
a
quattr
'
occhi
.
Un
signore
venne
innanzi
,
e
dopo
di
lui
,
a
intervalli
di
pochi
minuti
,
vari
altri
,
di
età
diversa
,
i
quali
vedevano
tutti
Vittor
Hugo
per
la
prima
volta
,
e
avevan
chiesto
per
lettera
quel
giorno
stesso
,
da
quanto
m
'
accorsi
,
d
'
essere
ricevuti
.
Uno
veniva
per
domandare
il
permesso
d
'
una
ristampa
di
non
so
che
poesia
,
un
altro
a
chiedere
una
spiegazione
intorno
alla
variante
della
scena
di
un
dramma
;
un
terzo
a
chiedere
la
licenza
di
dedicare
un
'
opera
;
un
quarto
,
un
bel
giovane
belga
,
con
una
lunga
cicatrice
sul
viso
,
si
trovava
nei
miei
stessissimi
panni
:
veniva
,
mosso
dalla
ammirazione
,
non
per
altro
che
per
veder
Vittor
Hugo
.
D
'
altri
non
mi
ricordo
.
Ebbene
,
ebbi
la
consolazione
di
vedere
che
giovani
e
vecchi
,
francesi
e
stranieri
,
si
presentavano
presso
a
poco
nel
medesimo
stato
in
cui
mi
trovava
io
al
momento
di
passare
la
soglia
.
Le
loro
facce
esprimevano
,
tutte
una
viva
emozione
,
e
tutti
più
o
meno
,
spiccicavano
le
parole
con
molta
fatica
.
E
ammirai
la
dolcezza
di
modi
di
Vittor
Hugo
.
A
ognuno
andava
incontro
e
gli
stendeva
la
mano
con
un
atto
cordiale
e
semplice
.
Ma
non
si
ricordava
,
naturalmente
,
del
nome
di
nessuno
.
Fingeva
però
di
ricordarsene
.
-
Mi
ricordo
benissimo
-
diceva
-
;
senza
dubbio
.
Voi
siete
molto
amabile
con
me
,
signore
.
-
Faceva
seder
tutti
e
stava
a
sentire
,
l
'
un
dopo
l
'
altro
,
i
loro
discorsi
balbettati
e
imbrogliati
,
assentendo
di
tratto
in
tratto
col
capo
.
Non
lo
vidi
mai
sorridere
.
Pareva
stanco
,
-
Ma
sicuro
,
-
diceva
infine
,
con
voce
dolce
,
-
avrete
quello
che
desiderate
.
Posso
esservi
utile
in
qualche
cos
'
altro
?
-
Parlando
con
quello
della
variante
,
mi
fece
strabiliare
.
Si
trattava
,
se
non
sbaglio
,
d
'
una
scena
del
Roi
s
'
amuse
.
Egli
se
la
ricordava
verso
per
verso
,
e
ne
recitò
speditamente
una
decina
per
rammentarsene
uno
che
nel
primo
momento
non
gli
era
venuto
alla
mente
.
La
sua
memoria
prodigiosa
,
del
resto
,
si
rivela
nella
immensa
ricchezza
della
sua
lingua
e
nelle
citazioni
infinite
delle
sue
opere
.
Per
ultimo
si
fece
innanzi
il
giovane
belga
,
timidamente
,
tormentando
con
tutt
'
e
due
le
mani
l
'
ala
del
suo
cappello
cilindrico
,
e
disse
con
voce
commossa
,
fissando
in
viso
a
Vittor
Hugo
due
occhi
azzurri
e
umidi
:
-
Signore
!
Io
son
venuto
a
Parigi
per
vedervi
.
Sono
di
Bruges
.
Non
avevo
il
coraggio
di
presentarmi
.
Mio
padre
mi
scrisse
:
-
Va
,
Vittor
Hugo
è
grande
e
buono
;
non
rifiuterà
di
riceverti
.
-
E
allora
vi
scrissi
.
Vi
ringrazio
.
Mi
sarei
contentato
di
vedervi
passare
per
la
strada
.
Io
vi
debbo
uno
dei
più
bei
giorni
della
mia
vita
,
signore
!
-
Disse
queste
poche
parole
con
una
semplicità
e
una
grazia
,
da
farsi
baciare
sulla
fronte
.
Vittor
Hugo
gli
rispose
non
so
che
cosa
,
affettuosamente
,
mettendogli
una
mano
sulla
spalla
.
Il
suo
viso
sfolgorò
.
Tutti
gli
altri
,
in
disparte
,
tacevano
.
Poi
Vittor
Hugo
ci
guardò
tutti
,
l
'
un
dopo
l
'
altro
,
benevolmente
;
tutti
gli
tenevan
gli
occhi
addosso
,
nessuno
fiatava
,
egli
parve
un
po
'
imbarazzato
e
sorrise
;
e
fu
per
qualche
momento
una
scena
muta
,
ma
piena
di
vita
e
di
poesia
,
di
cui
serberò
il
ricordo
e
sentirò
la
gentilezza
per
sempre
.
Poi
alcuni
si
congedarono
e
Vittor
Hugo
fece
entrar
gli
altri
nel
salotto
accanto
,
stringendo
la
mano
a
tutti
,
mentre
gli
passavano
davanti
.
Questo
secondo
salotto
era
pieno
di
gente
,
la
maggior
parte
amici
di
casa
.
Era
un
salotto
di
grandezza
media
,
piuttosto
basso
,
tappezzato
di
rosso
,
mobiliato
signorilmente
,
senza
pompa
.
Da
una
parte
c
'
eran
quattro
sofà
disposti
a
semicircolo
,
un
po
'
discosti
l
'
un
dall
'
altro
,
intorno
a
un
camminetto
di
marmo
;
sul
camminetto
,
un
antico
specchio
;
sulle
pareti
,
nessun
quadro
.
La
casa
,
tutto
considerato
,
non
mi
parve
una
casa
da
poeta
milionario
.
C
'
era
però
nella
decorazione
una
predominanza
di
rosso
cupo
e
di
rosso
sanguigno
,
che
armonizzava
col
genio
del
padrone
.
La
gente
sparsa
per
la
sala
formava
un
quadro
assai
curioso
.
Il
primo
che
mi
diede
nell
'
occhio
,
per
la
macchia
stranissima
che
formava
in
quel
quadro
,
-
come
certe
parole
bizzarre
in
una
bella
pagina
dell
'
Hugo
,
-
fu
un
mulatto
di
forme
colossali
,
in
giubba
e
cravatta
bianca
,
che
sfogliava
un
album
.
E
gli
domando
scusa
,
ma
voglio
dir
la
verità
,
ed
è
che
al
primo
vederlo
pensai
a
quell
'
Homére
-
Hogu
,
nègre
,
che
fa
uno
spicco
così
pittoresco
nell
'
elenco
nominativo
della
banda
di
Patron
-
Minette
,
nei
Miserabili
.
Mi
fu
detto
poi
ch
'
era
un
collaboratore
della
Petite
Presse
,
pieno
d
'
ingegno
,
e
molto
stimato
.
In
un
angolo
c
'
era
un
gruppo
di
giovani
che
discorrevano
fitto
,
ridendo
elegantemente
:
belle
fronti
,
occhi
vivi
,
capigliature
poetiche
,
atteggiamenti
d
'
attori
corretti
;
da
cui
argomentai
che
fossero
dei
così
detti
Parnassiens
,
poeti
dell
'
arte
per
l
'
arte
,
o
meglio
del
verso
pel
verso
,
che
hanno
per
capo
il
De
Lisle
;
e
formano
un
drappello
di
paggi
nella
corte
di
Vittor
Hugo
.
Mi
fu
poi
indicato
,
infatti
,
in
mezzo
a
loro
,
un
poeta
di
quella
famiglia
,
Catullus
Mendes
,
del
quale
avevo
già
osservato
il
viso
espressivo
e
simpatico
,
e
i
lunghi
capelli
alla
nazzarena
.
Da
un
'
altra
parte
c
'
era
un
crocchio
d
'
uomini
maturi
,
quasi
tutti
d
'
alta
statura
,
fra
cui
alcune
belle
teste
grigie
,
dai
profili
arditi
,
nelle
quali
mi
parve
di
riconoscere
quell
'
impronta
particolare
d
'
austerità
e
di
tristezza
,
che
lasciano
le
traversie
della
vita
politica
,
e
che
rammenta
un
po
'
la
fierezza
pensierosa
dei
vecchi
capitani
di
bastimento
.
C
'
erano
due
sole
signore
,
sedute
vicino
al
camminetto
;
una
che
m
'
è
sfuggita
affatto
alla
memoria
,
e
un
'
altra
che
m
'
è
rimasta
impressa
profondamente
:
una
signora
di
forti
membra
,
di
capelli
bianchissimi
,
di
viso
grande
e
aperto
,
illuminato
da
due
occhi
profondi
,
taciturna
;
una
dama
del
Velasquez
,
senza
gorgiera
.
Era
quella
mademoiselle
Drouet
,
attrice
potente
,
che
rappresentò
per
la
prima
volta
Lucrezia
Borgia
,
nel
1833
,
al
teatro
della
Porte
Saint
-
Martin
,
dove
,
come
tutti
sanno
,
quel
terribile
dramma
scritto
in
sei
settimane
riportò
un
trionfo
meraviglioso
,
V
'
erano
altri
personaggi
,
che
mi
parvero
stranieri
,
e
che
avevan
l
'
aria
un
po
'
impacciata
di
chi
si
trova
in
una
casa
illustre
per
la
prima
volta
.
Quasi
tutti
parlavano
.
Quando
entrò
Vittor
Hugo
tutti
tacquero
.
Egli
sedette
vicino
al
camminetto
,
sopra
un
sofà
,
e
gli
altri
gli
formarono
intorno
un
grande
semicerchio
.
Allora
potei
vederlo
e
sentirlo
bene
.
Non
so
come
,
la
conversazione
cadde
sul
Congresso
letterario
.
Vittor
Hugo
,
interrogato
,
espose
qualcuna
delle
idee
che
avrebbe
svolte
nel
suo
discorso
inaugurale
.
Ebbene
,
riconobbi
ch
'
era
vero
,
con
mia
sorpresa
,
quello
che
m
'
era
stato
detto
del
suo
modo
di
parlare
in
privato
.
Io
m
'
aspettavo
di
sentire
le
antitesi
,
i
grandi
traslati
,
la
forma
concettosa
e
paradossale
,
e
l
'
intonazione
imperativa
che
è
nei
suoi
scritti
,
specialmente
degli
ultimi
anni
.
Nulla
di
tutto
questo
,
È
difficile
immaginare
un
linguaggio
più
semplice
,
un
tuono
più
modesto
,
un
modo
di
porgere
più
naturale
di
quello
ch
'
egli
usava
in
quella
conversazione
.
Per
non
aver
l
'
aria
di
parlare
in
cattedra
,
discorreva
guardando
in
viso
uno
solo
,
e
a
bassa
voce
.
-
Ecco
quello
che
io
direi
-
diceva
-
quello
che
credo
di
poter
dire
;
ditemi
voi
se
vi
pare
che
sia
a
proposito
.
-
Non
gestiva
affatto
;
teneva
tutt
'
e
due
le
mani
sulle
ginocchia
.
Solo
di
tratto
in
tratto
si
grattava
la
fronte
con
un
dito
:
movimento
che
gli
è
abituale
.
E
dicono
che
anche
discutendo
di
letteratura
,
in
crocchio
ristrettissimo
,
e
toccando
le
quistioni
più
ardenti
,
parla
colla
medesima
semplicità
.
Di
che
bisogna
concludere
proprio
che
,
scrivendo
,
nell
'
esaltazione
della
fantasia
,
egli
cangi
quasi
di
natura
,
o
che
parli
di
freddo
proposito
quell
'
altro
linguaggio
perchè
lo
creda
più
alto
e
più
efficace
.
Mentre
parlava
,
tutti
stavano
intenti
.
Mi
fece
senso
il
tuono
più
che
rispettoso
,
quasi
timido
,
con
cui
gli
rivolgevano
la
parola
anche
coloro
che
parevano
suoi
famigliari
.
Nessuno
l
'
interrogava
senza
dire
:
Mon
maître
-
Mon
cher
maître
,
-
Uno
disse
:
-
grand
maître
.
-
Non
vidi
mai
uno
scrittore
celebre
circondato
da
uno
stuolo
d
'
ammiratori
,
che
somigliasse
,
come
quello
,
al
corteo
d
'
un
monarca
.
È
mio
dovere
d
'
aggiungere
,
però
,
che
non
vidi
mai
sul
suo
viso
nemmeno
un
lampo
,
che
esprimesse
compiacenza
vanitosa
dell
'
ammirazione
che
lo
circondava
.
È
vero
,
d
'
altra
parte
,
che
c
'
è
abituato
da
cinquant
'
anni
.
Un
grande
lume
rischiarava
in
pieno
il
suo
viso
,
e
io
non
potevo
saziarmi
di
guardarlo
,
tanto
mi
pareva
singolare
.
Il
viso
,
di
Vittor
Hugo
,
infatti
,
per
me
,
è
ancora
un
problema
.
È
un
viso
che
ha
due
fisonomie
.
Quando
è
serio
,
è
serissimo
,
quasi
cupo
;
pare
un
viso
che
non
abbia
mai
riso
,
non
solo
,
ma
che
non
possa
ridere
;
e
i
suoi
occhi
guardano
la
gente
con
un
'
espressione
che
mette
inquietudine
.
Gli
si
direbbe
:
-
Hugo
,
fatemi
la
grazia
di
guardare
da
un
'
altra
parte
.
-
Sono
gli
occhi
d
'
un
giudice
glaciale
o
d
'
un
duellante
più
forte
di
voi
,
che
voglia
affascinarvi
collo
sguardo
.
In
quei
momenti
mettetegli
,
col
pensiero
,
un
turbante
bianco
sul
capo
:
è
un
vecchio
sceicco
;
mettetegli
un
casco
:
è
un
vecchio
soldato
;
mettetegli
una
corona
:
è
un
vecchio
re
vendicativo
e
inesorabile
.
Ha
non
so
che
dell
'
austerità
d
'
un
sacerdote
e
della
tetraggine
d
'
un
mago
.
Ha
una
faccia
leonina
.
Quando
apre
la
bocca
,
par
che
ne
debba
uscire
un
ruggito
,
e
quando
alza
il
pugno
robusto
,
par
che
non
debba
abbassarlo
che
per
stritolar
qualche
cosa
.
In
quei
momenti
sul
suo
viso
si
legge
la
storia
di
tutte
le
sue
lotte
e
di
tutti
i
suoi
dolori
,
la
tenacia
ferrea
della
sua
natura
,
le
simpatie
tetre
della
sua
immaginazione
,
i
suoi
fornati
,
i
suoi
feretri
,
i
suoi
spettri
,
le
sue
ire
,
i
suoi
odii
;
tutta
l
'
ombre
,
come
egli
direbbe
,
tutto
il
côte
noir
delle
opere
sue
.
Ma
a
un
tratto
,
come
m
'
accadde
di
vedere
quella
sera
,
mentre
un
tale
gli
raccontava
un
aneddoto
comico
d
'
un
fiaccheraio
di
Parigi
,
egli
dà
in
una
risata
così
fresca
e
così
allegra
,
mostrando
tutti
i
suoi
denti
uniti
,
piccoli
e
bianchi
;
e
in
quel
riso
i
suoi
occhi
e
la
sua
bocca
pigliano
un
'
espressione
così
giovanile
e
così
ingenua
,
che
non
si
riconosce
più
l
'
uomo
di
prima
,
e
si
riman
là
stupiti
,
come
se
gli
fosse
caduta
dal
viso
una
maschera
,
e
si
vedesse
per
la
prima
volta
il
vero
Hugo
.
E
in
quei
momenti
vedete
,
come
per
uno
spiraglio
,
dietro
di
lui
,
Deruchette
,
Guillormand
,
Mademoiselle
Lise
,
Don
Cesare
di
Bazan
,
Gavroche
,
i
suoi
angeli
,
il
suo
ciel
bleu
,
e
tutto
il
suo
mondo
luminoso
e
soave
.
Ma
non
sono
che
lampi
,
rari
sul
suo
viso
come
nei
suoi
libri
;
dopo
di
che
egli
riprende
il
suo
aspetto
pensieroso
e
tetro
,
come
se
meditasse
la
catastrofe
d
'
uno
dei
suoi
drammi
sanguinosi
.
E
più
si
guarda
,
meno
si
può
credere
che
sia
quello
stesso
Hugo
di
mezzo
secolo
fa
,
magro
,
biondo
,
gentile
,
al
quale
gli
editori
e
i
direttori
di
teatro
che
andavano
a
cercare
a
casa
l
'
autore
dell
'
Ernani
,
dicevano
:
-
Fateci
il
favore
di
chiamar
vostro
padre
.
Mentre
Vittor
Hugo
parlava
a
bassa
voce
con
un
suo
vicino
,
io
attaccai
discorso
con
un
signore
accanto
a
me
,
un
uomo
sulla
cinquantina
,
d
'
una
bella
fisonomia
d
'
artista
;
il
quale
,
dopo
poche
parole
,
mi
disse
ch
'
era
amico
di
Vittor
Hugo
,
e
che
qualche
volta
scriveva
delle
lettere
in
nome
suo
.
Fra
le
altre
cose
gli
parlai
dell
'
emozione
che
avevo
provata
la
mattina
salendo
le
scale
.
-
Perchè
mai
?
-
mi
domandò
gentilmente
.
-
Vittor
Hugo
è
così
dolce
,
così
affabile
con
tutti
!
Egli
ha
il
cuore
d
'
una
fanciulla
e
i
modi
d
'
un
bambino
.
Tutto
quello
che
v
'
è
di
aspro
e
di
terribile
nei
suoi
libri
è
uscito
dalla
sua
grande
immaginazione
,
non
dal
suo
cuore
.
Non
vedete
che
gli
trapela
la
dolcezza
dal
viso
?
Guardatelo
.
Lo
guardai
.
In
quel
momento
appunto
era
così
accigliato
e
così
fosco
,
che
non
avrei
osato
sostenere
il
suo
sguardo
.
-
È
vero
-
risposi
.
Poi
mi
parlò
delle
sue
abitudini
.
-
Egli
ha
le
abitudini
più
semplici
di
questo
mondo
-
disse
.
-
Non
lo
avete
mai
incontrato
sull
'
imperiale
dell
'
omnibus
di
via
Clichy
?
Di
tanto
in
tanto
va
a
far
un
giro
per
Parigi
nell
'
omnibus
che
passa
per
la
sua
strada
,
in
specie
quando
ha
bisogno
di
scrivere
.
Ritrovarsi
così
in
mezzo
al
popolo
,
rivedere
tanti
luoghi
pieni
di
memorie
per
lui
,
contemplare
Parigi
di
volo
,
dall
'
alto
,
all
'
aria
fresca
della
mattina
,
lo
ispira
.
In
quel
momento
colsi
a
volo
una
frase
di
Vittor
Hugo
che
mi
rimase
impressa
.
-
L
'
Académie
-
diceva
-
qui
est
pleine
de
bonté
pour
moi
.
-
E
mi
ricordai
di
quello
che
avevo
inteso
dire
:
che
in
non
so
quale
occasione
,
comparendo
lui
all
'
Accademia
,
tutti
gli
accademici
,
caso
rarissimo
,
si
alzarono
in
piedi
.
E
il
mio
vicino
continuò
:
-
Egli
lavora
ogni
giorno
,
lavora
sempre
.
Dalla
mattina
quando
si
leva
fino
alle
quattro
dopo
mezzogiorno
,
è
a
tavolino
.
Il
suo
cervello
è
sempre
in
attività
.
La
creazione
,
per
lui
,
è
un
bisogno
.
E
anche
quando
non
si
sente
ispirato
,
lavora
,
com
'
egli
dice
,
pour
se
faire
la
main
.
La
giornata
non
gli
basta
per
mettere
sulla
carta
tutto
quello
che
gli
ribolle
nella
testa
e
nel
cuore
.
Ma
il
buon
Dio
gli
darà
lunga
vita
ed
egli
ci
darà
ancora
venti
volumi
.
Udendo
queste
parole
,
non
potevo
trattenermi
dal
guardare
quel
vecchio
meraviglioso
,
come
una
creatura
d
'
un
altro
mondo
,
e
al
pensare
ch
'
egli
lavorava
ancora
,
a
quell
'
età
,
con
un
vigore
che
io
non
avevo
mai
avuto
,
e
che
lavorava
già
in
quella
maniera
venticinque
anni
prima
ch
'
io
fossi
nato
,
mi
sentii
annichilito
.
Intanto
Vittor
Hugo
parlava
di
molte
piccole
occupazioni
che
sovente
gli
portavan
via
la
giornata
senza
che
quasi
se
n
'
accorgesse
,
e
diceva
con
voce
stanca
,
ma
bonariamente
:
-
Je
n
'
ai
pas
un
minute
á
moi
,
vous
le
voyez
bien
.
E
tutti
risposero
a
una
voce
:
-
È
vero
.
Poi
un
po
'
l
'
uno
e
un
po
'
l
'
altro
ricominciarono
a
raccontare
delle
barzellette
,
col
proposito
espresso
,
credo
,
di
rallegrarlo
;
ma
ci
riuscivano
di
rado
.
Di
tratto
in
tratto
egli
girava
lo
sguardo
intorno
,
e
lo
fissava
su
di
me
o
sul
giovane
belga
,
come
se
s
'
accorgesse
soltanto
in
quel
momento
che
noi
eravamo
là
,
e
per
toglierci
questo
sospetto
,
ci
salutava
con
un
sorriso
benevolo
e
rapido
,
che
voleva
dire
:
-
Non
vi
scordo
.
-
Poi
gli
ridiscendeva
sul
viso
,
come
una
visiera
,
la
sua
tristezza
.
E
intanto
io
spiavo
l
'
occasione
di
potergli
dir
qualche
cosa
in
un
cantuccio
,
che
nessun
altro
sentisse
.
Ah
!
non
mi
mancavano
mica
,
allora
,
le
cose
da
dirgli
.
Il
coraggio
m
'
era
venuto
,
mille
domande
mi
s
'
affollavano
.
Avrei
dato
un
anno
della
mia
vita
per
poter
esser
solo
un
'
ora
con
lui
,
e
afferrarlo
per
le
mani
,
e
dirgli
sfrontatamente
,
guardandolo
fisso
:
-
Ma
insomma
,
Hugo
!
Io
voglio
leggerti
dentro
!
Che
cosa
ti
senti
nel
sangue
quando
scrivi
?
Che
cosa
vedi
intorno
a
te
,
per
aria
;
che
voce
senti
,
che
ti
parla
nell
'
orecchio
quando
crei
?
Che
cosa
fai
nella
tua
stanza
,
quando
ti
splende
alla
mente
una
di
quelle
grandi
idee
che
fanno
il
giro
della
terra
,
e
quando
ti
sgorga
dalla
penna
uno
di
quei
versi
che
vanno
al
cuore
come
un
colpo
di
pugnale
o
come
il
grido
d
'
un
angelo
?
Dove
l
'
hai
conosciuta
la
tua
Rose
della
vieille
chanson
du
Printemps
,
che
mi
ha
fatto
sospirare
per
un
anno
?
Di
dove
t
'
è
uscito
quello
spaventoso
Mazzeppa
,
di
cui
vedo
perpetuamente
la
fuga
?
Come
l
'
hai
sognata
la
Fidanzata
del
Timballiere
?
Di
dove
l
'
hai
cavato
Quasimodo
?
Rivelami
dunque
uno
dei
tuoi
mille
segreti
.
Parlami
di
Fantina
,
parlami
del
Petit
roi
de
Galice
,
dimmi
qualche
cosa
del
marchese
di
Lantenac
,
spiegami
come
t
'
è
apparso
lo
spettro
che
t
'
ispirò
quella
spietata
pioggia
di
sangue
sulla
testa
del
parricida
Kanut
,
e
quell
'
orribile
occhio
di
fuoco
che
insegue
Caino
;
dimmi
in
che
parte
dell
'
inferno
hai
scovato
l
'
amore
del
prete
Claudio
e
in
che
parte
del
cielo
hai
visto
il
viso
bianco
di
Dea
!
Parlami
della
tua
infanzia
,
delle
prime
rivelazioni
del
tuo
genio
,
di
quando
il
Chateaubriand
ti
chiamò
fanciullo
sublime
;
raccontami
delle
tue
veglie
tempestose
;
dimmi
se
gridi
quando
ti
balenano
le
immagini
che
sgomentano
,
dimmi
se
piangi
quando
scrivi
le
parole
che
strappano
i
singhiozzi
,
descrivimi
le
tue
torture
,
le
tue
ebbrezze
e
le
tue
furie
,
dimmi
che
cosa
pensi
e
che
cosa
sei
,
vecchio
misterioso
e
tremendo
!
E
pensando
queste
cose
andavo
cercando
una
frase
molto
significante
con
cui
cominciare
il
discorso
,
nel
caso
che
il
destro
si
presentasse
.
La
fortuna
m
'
assistè
.
Vittor
Hugo
uscì
per
un
momento
,
poi
tornò
vicino
al
camminetto
e
mi
sedette
accanto
.
La
conversazione
s
'
era
rotta
in
molte
conversazioni
.
Il
momento
non
poteva
essere
più
opportuno
.
Cento
interrogazioni
mi
corsero
in
un
punto
alle
labbra
,
e
cominciai
arditamente
:
-
Signore
!
Vittor
Hugo
si
voltò
cortesemente
,
mi
mise
una
mano
sopra
un
ginocchio
e
mi
guardò
in
atto
d
'
aspettazione
.
Che
cosa
volete
!
Sono
disgrazie
che
possono
capitare
a
tutti
.
Vi
ricordate
del
sarto
letterato
dei
Promessi
sposi
,
che
dopo
aver
studiate
mille
belle
cose
da
dire
al
cardinal
Federigo
per
farsi
onore
,
arrivato
il
momento
,
non
sa
dir
altro
che
un
:
-
Si
figuri
!
-
di
cui
rimane
avvilito
per
tutta
la
vita
?
Ebbene
,
mi
duole
il
dirlo
,
e
lo
dico
per
castigarmi
:
io
feci
la
stessissima
figura
di
quel
sarto
;
anzi
una
figura
cento
volte
più
trista
.
Lo
sguardo
fisso
di
Vittor
Hugo
mi
turbò
,
tutte
le
mie
belle
idee
scapparono
,
e
non
dissi
altro
che
questo
...
Insomma
,
bisogna
ch
'
io
lo
dica
.
Io
gli
domandai
se
era
stato
a
vedere
l
'
Esposizione
!
E
rimasi
là
fulminato
dalla
mia
domanda
.
Non
ricordo
più
che
cosa
Vittor
Hugo
m
'
abbia
risposto
.
Ricordo
soltanto
che
,
qualche
momento
dopo
,
parlando
dell
'
Esposizione
,
disse
:
-
C
'
est
un
beau
joujou
.
-
Mais
c
'
est
immense
,
savez
vous
,
mon
maître
,
-
gli
osservò
un
tale
.
Ed
egli
rispose
sorridendo
:
-
c
'
est
un
immense
joujou
.
Queste
parole
,
presso
a
poco
,
mi
parve
di
sentire
dal
cupo
fondo
della
mia
umiliazione
.
E
non
osai
più
aprir
bocca
.
Vittor
Hugo
,
poco
dopo
,
cambiò
di
posto
,
le
conversazioni
parziali
tornarono
a
confondersi
in
una
sola
:
l
'
occasione
era
perduta
.
Ma
mi
consolai
presto
.
Vittor
Hugo
ricominciò
a
parlare
,
ed
io
socchiudendo
gli
occhi
e
guardando
in
alto
,
per
essere
un
po
'
solo
con
me
stesso
,
cominciai
a
riandare
tutte
le
belle
emozioni
di
cui
ero
debitore
a
quell
'
uomo
,
accompagnando
il
mio
pensiero
al
suono
dolce
e
grave
della
sua
voce
;
e
pensavo
alle
letture
di
Notre
Dâme
fatte
di
nascosto
dietro
i
banchi
della
scuola
,
alle
tante
volte
che
avevo
baciato
i
volumi
delle
Contemplazioni
sotto
un
capanno
di
gelsomini
,
nel
giardino
della
mia
casa
paterna
;
ai
versi
suoi
che
solevo
declamare
sotto
la
tenda
,
di
notte
,
in
mezzo
al
silenzio
degli
accampamenti
;
al
batticuore
che
avevo
provato
la
prima
volta
che
m
'
era
caduto
sotto
gli
occhi
un
suo
informe
ritratto
in
litografia
;
all
'
immensa
distanza
che
sentivo
tra
lui
e
il
mio
desiderio
di
conoscerlo
,
nella
piccola
città
di
provincia
dove
avevo
letto
il
suo
primo
libro
;
a
un
giorno
che
,
ancora
ragazzo
,
avevo
fatto
ridere
mio
padre
domandandogli
:
-
E
se
comparisse
tutt
'
a
un
tratto
Vittor
Hugo
,
mentre
noi
siamo
a
tavola
,
che
cosa
faresti
?
-
;
e
tutti
questi
ricordi
lontani
,
evocati
là
,
vicino
a
lui
,
mi
commovevano
,
e
ripetevo
tra
me
:
-
Ed
ora
l
'
ho
conosciuto
,
lo
conosco
,
sono
nella
sua
casa
;
questa
voce
che
sento
è
la
sua
;
-
egli
è
qui
,
-
a
un
passo
da
me
.
Ma
è
proprio
vero
?
-
E
aprivo
gli
occhi
e
dicevo
:
-
Eccolo
lì
,
il
mio
caro
e
terribile
Hugo
;
non
è
mica
un
sogno
,
per
Dio
!
Mentre
m
'
abbandonavo
a
questi
pensieri
,
sentii
tutt
'
a
un
tratto
che
tutti
s
'
alzavano
e
salutavano
.
M
'
avvicinai
anch
'
io
a
Vittor
Hugo
,
gli
presi
la
destra
con
tutt
'
e
due
le
mani
....
e
non
potei
dire
una
parola
.
Ma
egli
mi
guardò
e
mi
comprese
,
e
disse
,
stringendomi
la
mano
,
e
fissandomi
con
uno
sguardo
sorridente
e
un
po
'
triste
:
-
Addio
,
caro
signore
.
Poi
soggiunse
:
-
No
,
addio
.
A
rivederci
,
non
è
vero
?
Non
so
....
mi
par
d
'
aver
fatto
la
bestialità
di
rispondere
:
A
rivederci
.
E
uscii
di
là
commosso
,
felice
,
con
un
po
'
di
melanconia
,
e
molto
confuso
,
dando
una
fiancata
in
un
seggiolone
.
VIII
.
Questa
è
l
'
impressione
che
mi
fece
Vittor
Hugo
in
casa
sua
.
Ma
non
l
'
avrei
visto
intero
,
se
non
l
'
avessi
visto
in
pubblico
,
in
una
di
quelle
solennità
,
nelle
quali
,
qualunque
siano
,
la
sua
presenza
è
lo
spettacolo
più
curiosamente
desiderato
.
Lo
vidi
nel
teatro
del
Châtelet
quando
pronunziò
il
suo
discorso
di
presidente
per
l
'
inaugurazione
del
Congresso
letterario
.
Un
'
ora
prima
che
comparisse
,
quel
vasto
teatro
era
già
affollato
.
La
platea
era
piena
di
scrittori
e
d
'
artisti
d
'
ogni
paese
,
fra
cui
s
'
incrociavano
gli
sguardi
curiosi
,
i
cenni
e
le
interrogazioni
,
conoscendo
ciascuno
,
in
quella
folla
,
moltissimi
nomi
e
pochissimi
visi
,
ed
essendo
desiderio
di
tutti
di
completare
in
quella
bella
occasione
le
proprie
conoscenze
.
Si
vedeva
un
gran
movimento
di
teste
canute
e
di
teste
giovanili
,
di
begli
occhi
pieni
di
pensiero
,
di
visi
che
s
'
avvicinavano
e
si
sorridevano
,
di
chiome
nere
che
si
chinavano
dinanzi
alle
chiome
bianche
,
di
mani
che
si
cercavano
e
si
stringevano
;
e
si
sentiva
parlare
tutte
le
lingue
,
e
correre
in
ogni
parte
un
fremito
di
vita
,
che
rallegrava
.
Sul
vasto
palco
scenico
illuminato
,
v
'
erano
i
delegati
di
tutte
le
nazioni
,
dalla
Svezia
all
'
Italia
,
e
dalla
repubblica
di
San
Salvador
alla
Russia
:
un
grande
stato
maggiore
di
poeti
,
di
romanzieri
,
di
dotti
,
d
'
uomini
di
Stato
,
di
pubblicisti
e
d
'
editori
,
fra
cui
spiccava
il
viso
fine
e
sorridente
del
Turghenieff
,
la
bella
testa
ardita
di
Edmondo
About
e
la
figura
simpatica
di
Jules
Simon
,
bersagliati
da
mille
sguardi
.
Ma
la
grande
curiosità
era
di
vedere
Vittor
Hugo
.
C
'
erano
centinaia
di
stranieri
che
non
l
'
avevano
mai
visto
;
il
suo
nome
suonava
su
tutte
le
labbra
;
quasi
tutti
gli
sguardi
eran
rivolti
dalla
parte
del
palco
dove
doveva
apparire
.
Ad
ogni
movimento
che
si
facesse
tra
le
scene
,
seguiva
un
rimescolìo
profondo
in
tutto
il
teatro
.
Era
bello
e
consolante
vedere
una
curiosità
così
ardente
in
quella
gran
folla
così
varia
di
sangue
,
e
pensare
che
chi
la
provocava
era
un
vecchio
poeta
.
Improvvisamente
tutti
i
delegati
s
'
alzarono
,
fra
tutte
quelle
teste
grigie
e
bianche
si
vide
apparire
una
testa
più
bianca
di
tutte
,
e
uno
scoppio
formidabile
d
'
applausi
-
uno
di
quegli
applausi
che
debbono
destare
nell
'
anima
di
chi
li
riceve
un
senso
quasi
di
sgomento
,
e
che
ripercuotendosi
nell
'
anima
di
chi
applaudisce
,
v
'
ingigantiscono
il
sentimento
che
li
ha
fatti
prorompere
;
-
un
solo
immenso
applauso
,
tempestoso
,
ostinato
,
interminabile
,
fece
tremare
il
teatro
.
Sul
viso
di
Vittor
Hugo
passò
un
lampo
-
un
lampo
solo
-
ma
che
rivelò
tutta
l
'
anima
sua
.
Subito
dopo
riprese
il
suo
aspetto
abituale
di
gravità
.
S
'
avvicinò
alla
ribalta
.
a
passi
un
po
'
incerti
,
circondato
dal
suo
illustre
corteo
,
si
mise
accanto
a
un
tavolino
,
e
cominciò
a
leggere
il
suo
discorso
,
scritto
a
caratteri
enormi
sopra
grandissimi
fogli
.
Non
fu
uno
dei
suoi
discorsi
più
felici
;
ma
non
è
qui
il
luogo
di
giudicarlo
.
Lesse
lentamente
,
ad
alta
voce
,
spiccando
con
arte
perfetta
ogni
frase
,
ogni
parola
,
ogni
sillaba
.
La
sua
voce
è
ancora
gagliarda
e
sonora
,
benchè
nei
lunghi
periodi
s
'
affievolisca
un
poco
,
e
gli
sfugga
qualche
volta
in
note
acute
e
stridenti
.
Ebbe
dei
momenti
stupendi
.
Quando
disse
:
-
Voi
siete
gli
ambasciatori
dello
spirito
umano
in
questa
grande
Parigi
;
siate
i
benvenuti
;
la
Francia
vi
saluta
,
-
disse
le
ultime
parole
con
un
accento
pieno
di
nobiltà
e
con
un
gesto
largo
e
vigoroso
,
che
scosse
tutto
il
teatro
.
Quando
disse
:
-
Hommes
du
passé
,
prenez
-
en
votre
parti
,
nous
ne
vous
craignons
pas
,
-
e
così
dicendo
,
scrollò
e
levò
in
alto
,
come
un
leone
,
la
sua
testa
possente
,
e
fissò
gli
occhi
fulminei
in
fondo
alla
sala
,
in
aria
di
sfida
e
di
minaccia
,
e
restò
qualche
momento
immobile
in
quell
'
atto
,
col
viso
infocato
,
in
mezzo
a
un
silenzio
profondo
;
fu
veramente
bello
e
terribile
come
un
canto
dei
suoi
Châtiments
,
e
un
brivido
corse
per
la
platea
.
Poi
il
suo
discorso
pieno
fino
a
quel
punto
di
collere
sorde
,
si
raddolcì
sull
'
argomento
dell
'
amnistia
,
e
allora
la
sua
voce
mutò
suono
,
e
parve
quella
d
'
un
altro
,
e
quelle
nobili
parole
:
-
Tutte
le
feste
son
fraterne
;
una
festa
non
è
festa
se
non
perdona
a
qualcuno
,
-
le
disse
con
un
accento
inesprimibilmente
soave
di
pietà
e
di
preghiera
,
che
suscitò
nella
folla
un
violento
fremito
di
consenso
,
cento
volte
più
eloquente
dell
'
applauso
.
E
infine
dicendo
quella
frase
:
-
V
'
è
una
cosa
più
grande
di
qualunque
trionfo
,
ed
è
lo
spettacolo
della
patria
che
apre
le
braccia
e
del
proscritto
che
appare
all
'
orizzonte
,
-
colorì
il
suo
pensiero
con
un
atto
solenne
della
mano
e
con
uno
sguardo
dolcissimo
e
triste
,
che
provocò
un
uragano
d
'
applausi
e
di
grida
.
Dopo
di
lui
,
parlarono
molti
altri
,
terminando
tutti
i
loro
discorsi
con
un
saluto
riverente
al
grande
maestro
;
ma
egli
non
diede
segno
alcune
di
commozione
.
Solo
di
tratto
in
tratto
la
sua
fronte
si
rischiarava
;
ma
tornava
subito
a
corrugarsi
,
come
se
il
pensiero
ostinato
e
implacabile
,
che
l
'
aveva
lasciato
libero
un
momento
,
si
fosse
daccapo
impadronito
di
lui
.
Finito
l
'
ultimo
discorso
,
si
alzò
e
s
'
avviò
per
uscire
.
E
allora
tuonò
un
ultimo
applauso
,
più
caldo
,
più
fragoroso
e
più
persistente
del
primo
,
accompagnato
da
uno
scoppio
,
di
grida
d
'
entusiasmo
,
che
lo
costrinsero
a
soffermarsi
.
Non
era
un
applauso
al
discorso
;
era
un
applauso
alle
Orientali
e
alla
Leggenda
,
era
un
tributo
di
gratitudine
al
poeta
dei
grandi
affetti
,
un
saluto
all
'
antico
lottatore
,
un
buon
augurio
al
settuagenario
,
un
addio
all
'
uomo
che
molti
non
avrebbero
mai
più
riveduto
.
-
Egli
rispose
con
un
lungo
sguardo
e
disparve
.
IX
.
Ecco
Vittor
Hugo
come
io
lo
vidi
,
nel
colmo
delle
sua
gloria
.
Le
generazioni
avvenire
lo
vedranno
alla
stessa
altezza
?
I
più
ne
dubitano
.
Ma
il
tempo
non
potrà
far
di
più
che
spolparlo
:
la
sua
ossatura
colossale
rimarrà
diritta
,
come
un
enorme
albero
sfrondato
,
sull
'
orizzonte
della
storia
letteraria
del
secolo
,
e
legioni
d
'
ingegni
voleranno
colle
penne
cadute
dalle
sue
ali
.
Egli
è
uno
di
quegli
scrittori
poderosi
,
che
si
presentano
alla
posterità
insanguinati
,
scapigliati
ed
ansanti
,
portando
sul
proprio
stemma
i
titoli
delle
loro
opere
come
nomi
di
battaglie
vinte
o
di
disastri
gloriosi
o
di
sublimi
follie
,
e
la
posterità
li
saluta
con
riverenza
,
come
grandi
atleti
feriti
.
Egli
sarà
certo
ammirato
almeno
come
uno
dei
più
strani
fenomeni
letterari
del
suo
tempo
,
e
uno
degli
esempi
più
meravigliosi
della
forza
e
dell
'
ardimento
dell
'
ingegno
umano.Il
est
bon
,
come
disse
egli
stesso
,
quel
'
on
trouve
sur
les
sommets
ces
grands
exemples
d
'
audace
.
Egli
ha
mostrato
le
altezze
a
cui
il
genio
può
salire
e
ha
rischiarato
i
precipizii
in
cui
il
genio
rovina
.
Ha
fatto
pensare
e
palpitare
per
mezzo
secolo
milioni
di
creature
umane
.
Quando
non
rimanesse
altro
di
lui
,
rimarrebbe
come
un
fatto
storico
la
sua
popolarità
immensa
fra
tutte
le
genti
,
come
un
esempio
consolante
dell
'
eco
che
può
trovare
nell
'
umanità
la
parola
d
'
un
uomo
che
non
ha
altra
forza
che
la
parola
.
Ma
egli
rimarrà
saldo
e
superbo
sopra
una
sommità
solitaria
,
e
quanto
più
la
letteratura
,
nel
suo
paese
e
in
tutta
Europa
,
s
'
affonderà
nello
scetticismo
,
nella
sensualità
e
nella
putredine
,
e
più
parrà
alta
e
nobile
la
sua
figura
lontana
.
E
la
giornata
del
grande
lavoratore
non
è
per
anco
finita
.
Ora
par
che
attraversi
un
triste
periodo
.
Dio
voglia
che
ne
esca
,
e
che
noi
sentiamo
ancora
per
molti
anni
la
sua
voce
potente
,
che
commosse
già
la
giovinezza
dei
nostri
padri
.
Essa
ci
dirà
fino
all
'
ultimo
momento
qualche
cosa
di
grande
e
di
vero
.
L
'
abbiamo
intesa
da
fanciulli
;
vorremmo
intenderla
ancora
«
quando
l
'
albero
comincierà
a
rendere
alla
terra
le
sue
foglie
morte
.
»
Noi
gli
facciamo
quest
'
augurio
.
Noi
speriamo
che
il
grande
poeta
,
sorto
coll
'
alba
dell
'
ottocento
,
accompagni
il
secolo
fino
al
tramonto
;
che
il
suo
genio
risplenda
fin
che
batterà
il
suo
cuore
,
e
che
l
'
Europa
raccolga
insieme
l
'
ultimo
soffio
della
sua
vita
secolare
e
l
'
ultimo
canto
della
sua
epopea
immortale
.
EMILIO
ZOLA
I
.
Una
volta
,
in
un
vagone
,
vidi
un
francese
che
leggeva
un
libro
con
grande
attenzione
,
facendo
di
tanto
in
tanto
un
segno
di
stupore
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
mentre
cercavo
di
leggere
il
titolo
sulla
copertina
,
esclamò
:
-
Ah
!
c
'
est
dégoûtant
!
-
e
cacciò
il
libro
nella
valigia
,
con
un
atto
di
sdegno
e
di
disprezzo
.
Rimase
qualche
minuto
sopra
pensiero
;
poi
riaperse
la
valigia
,
riprese
il
libro
e
ricominciò
a
leggere
.
Poteva
aver
letto
un
paio
di
pagine
,
quando
diede
improvvisamente
in
una
grande
risata
,
e
voltandosi
verso
il
suo
vicino
,
disse
:
-
Ah
!
caro
mio
,
c
'
è
qui
una
descrizione
d
'
un
pranzo
di
nozze
che
è
una
vera
meraviglia
!
-
Poi
continuò
la
lettura
,
dando
a
vedere
in
mille
modi
che
ci
provava
un
gusto
infinito
.
Il
libro
era
l
'
Assommoir
.
Quello
che
accadde
a
quel
francese
leggendo
l
'
Assommoir
,
accade
a
quasi
tutti
alla
prima
lettura
dei
romanzi
dello
Zola
.
Bisogna
vincere
il
primo
senso
di
ripugnanza
:
poi
,
qualunque
sia
l
'
ultimo
giudizio
che
si
porta
sullo
scrittore
,
si
è
contenti
d
'
averlo
letto
,
e
si
conclude
che
si
doveva
leggere
.
Il
primo
effetto
che
produce
,
in
specie
dopo
la
lettura
d
'
altri
romanzi
,
è
come
quello
che
si
prova
all
'
uscire
da
un
teatro
caldo
e
profumato
,
ricevendo
nel
viso
il
soffio
fresco
dell
'
aria
aperta
,
il
quale
dà
una
sensazione
viva
di
piacere
,
anche
quando
porta
un
cattivo
odore
.
Letti
i
romanzi
suoi
,
pare
che
in
tutti
gli
altri
,
anche
nei
più
veri
,
ci
sia
un
velo
tra
il
lettore
e
le
cose
;
e
che
ci
corra
la
stessa
differenza
che
fra
visi
umani
,
gli
uni
ritratti
in
una
tela
e
gli
altri
riflessi
in
uno
specchio
.
Par
di
vedere
e
di
toccare
la
Verità
per
la
prima
volta
.
Certo
che
,
per
quanto
si
abbia
lo
stomaco
forte
e
le
nez
solide
;
come
Gervaise
all
'
ospedale
,
qualche
volta
bisogna
fare
un
salto
indietro
,
come
a
una
fiatata
improvvisa
d
'
aria
pestifera
.
Ma
anche
in
quei
punti
,
come
quasi
ad
ogni
pagina
,
nell
'
atto
stesso
che
protestiamo
furiosamente
:
-
Questo
è
troppo
!
-
c
'
è
un
diavolo
dentro
di
noi
che
ride
e
strepita
e
se
la
gode
mattamente
,
a
nostro
dispetto
.
Si
prova
lo
stesso
piacere
che
a
sentir
parlare
un
uomo
infinitamente
schietto
,
anche
quando
sia
brutale
;
un
uomo
che
esprime
,
come
dice
Otello
,
la
sua
peggiore
idea
colla
sua
peggiore
parola
,
che
descrive
quello
che
vede
,
che
ripete
quello
che
ascolta
,
che
dice
quello
che
pensa
,
che
racconta
quello
che
è
,
senza
nessun
riguardo
di
nessunissima
natura
,
come
se
parlasse
a
sè
stesso
.
Alla
buon
'
ora
.
Fin
dalle
prime
righe
,
si
sa
con
chi
s
'
ha
da
fare
.
I
delicati
si
ritirino
.
È
un
affar
convenuto
:
egli
non
tacerà
nulla
,
non
abbellirà
nulla
,
non
velerà
nulla
,
nè
sentimenti
,
nè
pensieri
,
nè
discorsi
,
nè
atti
,
nè
luoghi
.
Sarà
un
romanziere
giudice
,
chirurgo
,
casista
,
fisiologo
,
perito
fiscale
,
che
solleverà
tutti
i
veli
,
e
metterà
le
mani
in
tutte
le
vergogne
,
e
darà
il
nome
proprio
a
tutte
le
cose
,
freddamente
,
non
badando
,
anzi
meravigliandosi
altamente
della
vostra
meraviglia
.
E
così
è
in
fatti
.
Nell
'
ordine
morale
,
egli
svela
dei
suoi
personaggi
fin
quei
profondissimi
sentimenti
,
che
sogliono
essere
per
tutti
segreti
eterni
,
quando
non
si
bisbiglino
tremando
nel
finestrino
d
'
un
confessionale
;
nell
'
ordine
materiale
,
ci
fa
sentire
tutti
gli
odori
,
tutti
i
sapori
e
tutti
i
contatti
;
e
in
fatto
di
lingua
ci
fa
grazia
appena
di
quelle
pochissime
parole
assolutamente
impronunziabili
,
che
i
ragazzi
viziosi
cercano
di
soppiatto
nei
vocabolari
.
Su
questa
via
nessuno
è
mai
andato
più
in
là
,
e
non
si
sa
proprio
se
si
debba
ammirare
di
più
il
suo
ingegno
o
il
suo
coraggio
.
Fra
le
miriadi
di
personaggi
di
romanzo
che
abbiamo
nella
memoria
,
i
suoi
rimangono
come
affollati
in
disparte
,
e
sono
i
più
grossi
e
i
più
palpabili
di
tutti
.
Non
li
abbiamo
solamente
visti
passare
e
sentiti
discorrere
;
ci
siamo
strofinati
contro
di
loro
,
abbiamo
sentito
il
loro
fiato
,
l
'
odore
delle
loro
carni
e
dei
loro
panni
;
abbiamo
visto
circolare
il
sangue
sotto
la
loro
pelle
;
sappiamo
in
che
atteggiamento
dormono
,
che
cosa
mangiano
,
come
si
vestono
e
come
si
spogliano
;
conosciamo
il
loro
temperamento
al
pari
del
nostro
,
le
predilezioni
più
segrete
dei
loro
sensi
,
le
escandescenze
più
turpi
del
loro
linguaggio
,
il
gesto
,
la
smorfia
,
le
macchie
della
camicia
,
le
scaglie
della
cute
e
il
sudiciume
delle
unghie
.
E
come
i
personaggi
,
ci
stampa
nella
mente
i
luoghi
,
poichè
contempla
tutte
le
cose
collo
stesso
sguardo
,
che
abbraccia
tutto
,
e
le
riproduce
colla
stessa
arte
,
a
cui
non
sfugge
nulla
.
In
una
stanza
già
disegnata
e
dipinta
,
si
sposta
il
lume
;
egli
interrompe
il
racconto
per
dirci
dove
guizza
e
in
che
cosa
si
frange
,
nella
nuova
direzione
,
il
raggio
della
fiammella
,
e
come
luccicano
,
in
un
angolo
oscuro
,
le
gambe
d
'
una
seggiola
e
i
cardini
d
'
una
porta
.
Dalla
descrizione
d
'
una
bottega
ci
fa
capire
che
è
sonato
da
poco
mezzogiorno
,
o
che
manca
un
'
ora
circa
al
tramonto
.
Nota
tutte
le
ombre
,
tutte
le
macchie
di
sole
,
tutte
le
sfumature
di
colore
che
si
succedono
d
'
ora
in
ora
sulla
parete
,
e
rende
ogni
cosa
con
una
così
meravigliosa
evidenza
,
che
cinque
anni
dopo
la
lettura
,
ci
ricorderemo
dell
'
apparenza
che
presentava
una
tappezzeria
,
verso
le
cinque
di
sera
,
quando
le
tendine
della
finestra
erano
calate
,
e
dell
'
azione
che
esercitava
quella
apparenza
sull
'
animo
d
'
un
personaggio
ch
'
era
seduto
in
un
angolo
di
quella
stanza
.
Non
dimentica
nulla
,
e
dà
vita
ad
ogni
cosa
,
e
non
c
'
è
cosa
dinanzi
a
cui
il
suo
pennello
onnipotente
s
'
arresti
;
nè
i
mucchi
di
biancheria
sudicia
,
nè
i
vomiti
dei
briachi
,
nè
la
carne
fradicia
,
nè
i
cadaveri
disfatti
.
Ci
fa
uscire
col
mal
di
capo
dall
'
alcova
profumata
di
Renée
,
e
ci
fa
stare
un
'
ora
in
una
bottega
da
salumaio
,
in
compagnia
della
bella
Lisa
,
dal
seno
saldo
e
immobile
che
pare
un
ventre
,
in
mezzo
alle
teste
di
porco
affondate
nella
gelatina
,
alle
scatole
di
sardelle
,
che
trasudano
l
'
olio
,
ai
prosciutti
sanguinanti
,
al
vitello
lardato
e
ai
pasticci
di
fegato
di
lepre
,
dipinti
,
o
piuttosto
dati
a
fiutare
e
a
toccare
in
maniera
,
che
,
terminata
la
lettura
,
si
lascia
il
libro
,
senz
'
avvedersene
,
e
si
cerca
colle
mani
la
catinella
.
E
via
via
,
il
buon
odore
delle
spalle
di
Nana
,
l
'
odor
di
pescheria
delle
sottane
della
bella
normanna
,
il
puzzo
dell
'
alito
di
Boit
-
sans
-
soif
,
il
tanfo
del
baule
di
Lantier
;
egli
ci
fa
sentir
tutto
,
inesorabilmente
,
aprendoci
le
narici
a
forza
coll
'
asticciuola
della
penna
;
e
descrive
il
parco
del
Paradou
fiore
per
fiore
,
il
mercato
di
Sant
'
Eustachio
pesce
per
pesce
,
la
bottega
di
madame
Lecoeur
cacio
per
cacio
,
e
il
pranzo
di
Gervaise
boccone
per
boccone
.
Nella
stessa
maniera
procede
riguardo
alle
occupazioni
dei
suoi
personaggi
,
alle
quali
ci
fa
assistere
,
spiegandole
minutamente
,
di
qualunque
natura
esse
siano
,
in
modo
che
s
'
impara
dai
suoi
romanzi
,
come
da
Guide
pratiche
d
'
arti
e
mestieri
,
a
fare
i
biroldi
,
a
lavorar
da
ferraio
,
a
stirar
le
camicie
,
a
trinciare
i
polli
,
a
saldar
le
grondaie
,
a
servire
la
messa
,
a
dirigere
una
contraddanza
.
Fra
tutte
queste
cose
,
in
tutti
questi
luoghi
,
di
cui
si
respira
1'aria
,
e
in
cui
si
vede
e
si
tocca
tutto
,
si
muove
una
folla
svariatissima
,
di
signore
corrotte
fino
alla
midolla
,
d
'
operai
incarogniti
,
di
bottegaie
sboccate
,
di
banchieri
bindoli
,
di
preti
bricconi
,
di
sgualdrinelle
,
di
bellimbusti
,
di
mascalzoni
e
di
sudicioni
d
'
ogni
tinta
e
d
'
ogni
pelo
,
-
fra
i
quali
apparisce
qua
e
là
,
rara
avis
,
qualche
faccia
di
galantuomo
,
-
:
e
lì
fanno
fra
tutti
un
po
'
di
tutto
,
dal
furto
all
'
incesto
,
girando
fra
il
codice
penale
e
l
'
ospedale
o
il
monte
di
pietà
e
la
taverna
,
a
traverso
a
tutte
le
passioni
e
a
tutti
gli
abbrutimenti
,
fitti
nel
fango
fino
al
mento
,
in
un
'
aria
densa
e
grave
,
ravvivata
appena
di
tempo
in
tempo
dal
soffio
d
'
un
affetto
gentile
,
e
agitata
alternatamene
da
alti
cachinni
plebei
e
da
grida
strazianti
di
affamati
e
di
moribondi
.
E
malgrado
ciò
,
egli
è
uno
scrittore
morale
.
Si
può
affermarlo
risolutamente
.
Emilio
Zola
è
uno
dei
romanzieri
più
morali
della
Francia
.
E
fa
davvero
stupore
che
ci
sia
chi
lo
mette
in
dubbio
.
Del
vizio
egli
fa
sentire
il
puzzo
,
non
il
profumo
;
le
sue
nudità
son
nudità
di
tavola
anatomica
,
che
non
ispirano
il
menomo
pensiero
sensuale
;
non
c
'
è
nessuno
dei
suoi
libri
,
neanche
il
più
crudo
,
che
non
lasci
nell
'
animo
netta
,
ferma
,
immutabile
l
'
avversione
o
il
disprezzo
per
le
basse
passioni
che
vi
sono
trattate
.
Egli
non
è
,
come
il
Dumas
figlio
,
legato
da
un
'
invincibile
simpatia
ai
suoi
mostri
di
donne
,
a
cui
dice
:
-
Infami
-
ad
alta
voce
o
-
care
-
a
fior
di
labbra
.
Egli
mette
il
vizio
alla
berlina
,
nudo
,
brutalmente
,
senza
ipocrisia
e
senza
pietà
,
e
standone
tanto
lontano
che
non
lo
sfiora
neanche
coi
panni
.
Forzato
dalla
sua
mano
,
è
il
vizio
stesso
che
dice
:
-
sputate
e
passate
.
-
I
suoi
romanzi
,
come
dice
egli
stesso
,
sono
veramente
«
morale
in
azione
.
»
Lo
scandalo
che
n
'
esce
non
è
che
per
gli
occhi
e
per
gli
orecchi
.
E
come
si
tien
fuori
,
come
uomo
,
dalla
melma
che
rimescola
colla
penna
,
si
tien
fuori
completamente
,
come
scrittore
,
dai
personaggi
che
crea
.
Non
c
'
è
forse
altro
romanziere
moderno
che
si
rimpiatti
più
abilmente
di
lui
nelle
opere
proprie
.
Letti
tutti
i
suoi
romanzi
,
non
si
capisce
chi
sia
e
che
cosa
sia
.
È
un
osservatore
profondo
,
è
un
pittore
strapotente
,
è
uno
scrittore
meraviglioso
,
forte
,
senza
rispetti
umani
,
brusco
,
risoluto
,
ardito
,
un
po
'
di
malumore
e
poco
benevolo
;
ma
non
si
sa
altro
.
Soltanto
,
benchè
non
si
veda
mai
a
traverso
le
pagine
del
suoi
libri
il
suo
viso
intero
,
si
intravvede
però
la
sua
fronte
segnata
da
una
ruga
diritta
o
profonda
,
o
s
'
indovina
ch
'
egli
deve
aver
visto
da
vicino
una
gran
parte
delle
miserie
e
delle
prostituzioni
che
descrive
.
E
pare
un
uomo
,
il
quale
essendo
stato
offeso
dal
mondo
,
se
ne
vendichi
strappandogli
la
maschera
e
mostrando
per
la
prima
volta
com
'
è
:
in
gran
parte
odioso
e
schifoso
.
Una
persuasione
profonda
lo
guida
e
lo
fa
forte
:
che
si
debba
dire
e
descrivere
la
verità
;
dirla
e
descriverla
ad
ogni
proposito
,
a
qualunque
costo
,
qualunque
essa
sia
,
tutta
,
sempre
,
senza
transazioni
,
sfrontatamente
.
Ha
in
questo
anche
lui
,
come
dice
dello
Shakespeare
Vittor
Hugo
,
une
sorte
de
parti
pris
gigantesque
.
A
questo
«
partito
preso
»
adatta
conseguentemente
l
'
arte
sua
,
che
viene
ad
essere
una
riproduzione
piuttosto
che
una
creazione
;
ed
è
infatti
un
'
arte
tranquilla
,
paziente
,
metodica
,
che
non
manda
grandi
lampi
,
ma
che
rischiara
ogni
cosa
,
d
'
una
luce
eguale
,
da
tutte
le
parti
;
ardimentosa
,
ma
guardinga
nei
suoi
ardimenti
;
sempre
sicura
dei
fatti
propri
;
che
s
'
alza
poco
,
ma
non
casca
mai
,
e
procede
a
passo
lento
,
ma
per
una
via
direttissima
,
verso
un
termine
che
vede
chiarissimamente
.
I
suoi
romanzi
non
son
quasi
romanzi
.
Non
hanno
scheletro
,
o
appena
la
colonna
vertebrale
.
Provate
a
raccontarne
uno
:
è
impossibile
.
Sono
composti
d
'
una
quantità
enorme
di
particolari
,
che
vi
sfuggono
in
gran
parte
dopo
la
lettura
,
come
i
mille
quadretti
senza
soggetto
d
'
un
museo
olandese
.
Perciò
si
rileggono
con
piacere
.
Vi
si
aspetta
di
pagina
in
pagina
un
grosso
fatto
,
che
ci
fugge
davanti
,
e
non
si
raggiunge
mai
.
Non
vi
accade
mai
un
urto
forte
di
affetti
,
d
'
interessi
,
di
persone
,
che
tenga
l
'
animo
sospeso
,
e
da
cui
tutto
il
romanzo
dipenda
.
Non
ci
sono
punti
alti
,
da
cui
si
domini
con
uno
sguardo
un
grande
spazio
;
è
una
continua
pianura
in
cui
si
cammina
a
capo
chino
,
deviando
ogni
momento
e
arrestandosi
ad
ogni
passo
ad
osservare
la
pietra
,
l
'
insetto
,
l
'
orma
,
il
filo
d
'
erba
.
I
suoi
personaggi
non
agiscono
quasi
.
La
maggior
parte
non
sono
necessarii
a
quella
qualsiasi
azione
che
si
svolge
nel
romanzo
.
Non
son
personaggi
che
recitino
la
commedia
;
son
gente
intesa
alle
proprie
faccende
,
colta
colla
fotografia
istantanea
,
senza
che
se
n
'
accorga
.
Nel
romanzo
c
'
è
qualche
mese
o
qualche
anno
della
vita
di
ciascuno
.
Li
vedete
vivere
,
ciascuno
per
conto
proprio
,
e
ciascuno
v
'
interessa
principalmente
per
sè
medesimo
;
poco
o
punto
per
quello
che
ha
che
fare
cogli
altri
.
Di
qui
nasce
la
grande
efficacia
dello
Zola
.
Di
quanto
difetta
il
suo
romanzo
in
orditura
,
di
tanto
abbonda
in
verità
.
Non
ci
si
vede
la
mano
del
romanziere
che
sceglie
i
fatti
,
che
li
accomoda
per
congegnarli
,
che
li
nasconde
l
'
un
dietro
l
'
altro
per
sorprenderci
,
e
che
prepara
un
grande
effetto
con
mille
piccoli
sacrifizi
della
verosimiglianza
e
della
ragione
.
Il
racconto
va
da
sè
,
in
modo
che
non
par
possibile
altrimenti
,
e
sembra
una
esposizione
semplice
del
vero
,
non
solo
per
i
caratteri
,
ma
anche
per
la
natura
dei
fatti
,
e
per
l
'
ordine
in
cui
si
succedono
.
Si
legge
e
par
di
stare
alla
finestra
,
e
di
assistere
ai
mille
piccoli
accidenti
della
vita
della
strada
.
Perciò
quasi
tutti
i
romanzieri
,
in
confronto
suo
,
fanno
un
po
'
l
'
effetto
di
giocatori
di
bussolotti
.
E
non
avendo
la
preoccupazione
comune
degli
scrittori
di
romanzo
,
d
'
annodare
e
di
districare
molte
fila
e
di
tirarle
da
varie
parti
ad
un
punto
,
è
libero
di
rivolgere
tutte
le
sue
facoltà
al
proprio
fine
,
che
è
di
ritrarre
dal
vero
,
e
può
così
raggiungere
in
quest
'
arte
un
grado
altissimo
di
potenza
.
Non
ha
,
d
'
altra
parte
,
delle
facoltà
molto
varie
;
e
lo
sente
;
e
quindi
aguzza
e
fortifica
mirabilmente
quelle
che
possiede
,
per
supplire
al
difetto
delle
altre
.
E
si
può
mettere
in
dubbio
se
questo
difetto
sia
a
deplorarsi
,
che
forse
una
più
vasta
immaginazione
avrebbe
dimezzato
da
un
altro
lato
la
sua
potenza
,
distraendo
una
parte
delle
sue
forze
dalla
descrizione
e
dall
'
analisi
.
Dotato
invece
come
si
ritrova
,
egli
concepisce
il
romanzo
in
maniera
,
che
il
suo
concetto
e
il
suo
scopo
,
non
inceppano
menomamente
la
libertà
del
suo
lavoro
.
Inteso
ad
una
scena
e
ad
un
dialogo
,
par
che
dimentichi
il
romanzo
;
è
tutto
lì
;
vi
si
sprofonda
e
vi
lavora
con
tutta
l
'
anima
sua
.
Il
dialogo
procede
senza
scopo
,
la
scena
si
svolge
senza
vincoli
,
e
perciò
son
sempre
,
l
'
uno
e
l
'
altra
verissimi
.
Intanto
egli
coglie
a
volo
mille
nonnulla
,
il
carro
che
passa
,
la
nuvola
che
nasconde
il
sole
,
il
vento
che
agita
la
tenda
,
il
riflesso
d
'
uno
specchio
,
un
rumore
lontano
,
e
il
lettore
stesso
,
dimenticando
ogni
altra
cosa
,
vive
tutto
collo
scrittore
in
quel
momento
e
in
quel
luogo
,
e
vi
prova
una
illusione
piacevolissima
,
che
non
gli
lascia
desiderare
null
'
altro
.
Con
questa
facoltà
di
dar
rilievo
a
ogni
menoma
cosa
,
e
lavorando
,
come
fa
,
ordinato
e
paziente
,
riesce
insuperabile
nell
'
arte
delle
gradazioni
,
nell
'
esporre
,
per
una
serie
di
transizioni
finissime
,
la
trasformazione
lenta
e
completa
d
'
un
carattere
o
d
'
uno
stato
di
cose
,
in
modo
che
il
lettore
va
innanzi
,
con
lui
,
senz
'
accorgersene
,
a
piccolissimi
passi
,
e
prova
poi
un
sentimento
di
profonda
meraviglia
,
quando
arriva
alla
fine
,
e
riconosce
,
voltandosi
indietro
,
che
ha
fatto
un
immenso
cammino
.
La
efficacia
grande
di
parecchi
suoi
romanzi
consiste
,
quasi
intera
in
quest
'
arte
.
I
suoi
romanzi
son
fatti
a
maglia
:
una
maglia
fittissima
di
piccoli
episodi
,
formati
di
dialoghi
rotti
e
di
descrizioni
a
ritornello
,
in
cui
ogni
parola
ha
colore
e
sapore
,
e
ogni
inciso
fa
punta
,
e
in
ogni
periodo
c
'
è
,
per
così
dire
,
tutto
lo
scrittore
.
È
raro
che
ci
si
provi
una
emozione
fortissima
e
improvvisa
.
È
forse
unica
nei
suoi
romanzi
la
scena
desolante
e
sublime
del
Monsieur
,
écoutez
donc
,
di
Gervaise
,
quando
s
'
offre
a
chi
passa
,
moribonda
di
fame
,
e
quando
si
sfama
,
piangendo
,
sotto
gli
occhi
di
Goujet
.
Quasi
sempre
,
leggendo
,
si
prova
un
seguito
di
sensazioni
acri
di
piacere
,
di
piccole
scosse
e
di
sorprese
che
lasciano
l
'
animo
incerto
;
qui
una
risata
,
là
un
brivido
di
ribrezzo
,
un
po
'
d
'
impazienza
,
una
meraviglia
grande
per
una
descrizione
prodigiosamente
viva
,
una
stretta
al
cuore
per
una
piaga
umana
spietatamente
denudata
,
e
un
leggiero
stupore
continuo
dalla
prima
all
'
ultima
pagina
,
come
allo
svolgersi
d
'
una
serie
di
vedute
d
'
un
paese
nuovo
.
Son
romanzi
che
si
fiutano
,
che
si
assaporano
a
centellini
,
come
bicchieri
di
liquore
,
e
che
lasciano
l
'
alito
forte
e
il
palato
insensibile
ai
dolciumi
.
A
ciò
contribuisce
in
gran
parte
il
suo
stile
,
solido
,
sempre
stretto
al
pensiero
,
pieno
d
'
artifizi
ingegnosissimi
,
accortamente
nascosti
sotto
un
certo
andamento
uniforme
,
padroneggiato
sempre
dallo
scrittore
,
stupendamente
imitativo
dei
movimenti
e
dei
suoni
,
risoluto
ed
armonico
,
che
par
accompagnato
dal
picchio
cadenzato
d
'
un
pugno
di
ferro
sul
tavolino
,
e
in
cui
si
sente
il
respiro
largo
e
tranquillo
d
'
un
giovane
poderoso
.
La
forza
,
infatti
,
è
la
dote
preminente
dello
Zola
,
e
chiunque
voglia
definirlo
dice
per
prima
cosa
:
-
È
potente
.
Ognuno
dei
suoi
romanzi
è
un
grand
tour
de
force
,
un
peso
enorme
ch
'
egli
solleva
lentamente
e
rimette
lentamente
per
terra
,
facendo
quanto
è
in
lui
per
dissimulare
lo
sforzo
.
Letta
l
'
ultima
pagina
,
vien
fatto
di
dire
:
-
Hein
?
quelle
poigne
!
-
come
quei
tre
beoni
dell
'
Assommoir
,
a
proposito
del
marchese
che
aveva
steso
in
terra
tre
facchini
a
colpi
di
testa
nel
ventre
.
Ed
è
strana
veramente
l
'
apparizione
di
questo
romanziere
in
maniche
di
camicia
,
dal
petto
irsuto
e
dalla
voce
rude
,
che
dice
tutto
a
tutti
,
in
piena
piazza
,
impudentissimamente
;
la
sua
apparizione
improvvisa
in
mezzo
a
una
folla
di
romanzieri
in
abito
nero
,
ben
educati
e
sorridenti
,
che
dicono
mille
oscenità
in
forma
decente
,
in
romanzetti
color
di
rosa
fatti
per
le
alcove
e
per
le
scene
.
Questo
è
il
suo
più
alto
merito
.
Egli
ha
buttato
in
aria
con
un
calcio
tutti
i
vasetti
della
toeletta
letteraria
e
ha
lavato
con
uno
strofinaccio
di
tela
greggia
la
faccia
imbellettata
della
Verità
:
Ha
fatto
il
primo
romanzo
popolare
che
abbia
veramente
«
l
'
odore
del
popolo
.
»
Ha
aggredito
quasi
tutte
le
classi
sociali
,
flagellando
a
sangue
la
grettezza
maligna
delle
piccole
città
di
provincia
,
la
furfanteria
dei
faccendieri
d
'
alto
bordo
;
la
corruzione
ingioiellata
,
l
'
intrigo
politico
,
l
'
armeggio
del
prete
ambizioso
,
la
freddezza
crudele
dell
'
egoismo
bottegaio
,
l
'
ozio
,
la
ghiottoneria
;
la
lascivia
,
con
una
tale
potenza
,
che
quantunque
preceduto
su
questa
via
da
altri
scrittori
ammirabili
,
vi
parve
entrato
per
il
primo
,
e
i
flagellati
si
sentirono
riaprire
le
ferite
antiche
con
uno
spasimo
non
mai
provato
.
Compiendo
quest
'
ufficio
,
si
è
forse
spinto
qualche
volta
di
là
dall
'
arte
;
ma
aperse
all
'
arte
nuovi
spiragli
,
per
cui
si
vedono
nuovi
orizzonti
,
e
insegnò
colori
,
colpi
di
scalpello
,
sfumature
,
forme
,
mezzi
d
'
ogni
natura
,
da
cui
potranno
trarre
un
vantaggio
immenso
altri
mille
ingegni
,
benchè
avviati
,
per
un
'
altra
strada
,
ad
una
meta
affatto
diversa
.
E
non
c
'
è
da
temere
che
derivi
da
lui
una
scuola
eccessiva
e
funesta
,
poichè
la
facoltà
descrittiva
,
che
è
la
sua
dominante
,
non
può
arrivare
più
in
là
sulla
via
che
egli
percorre
,
nè
il
culto
della
verità
nuda
avere
un
sacerdote
più
intrepido
e
più
fedele
.
Gli
imitatori
cadranno
miserabilmente
sulle
sue
orme
,
sfiancati
,
ed
egli
rimarrà
solo
dov
'
è
giunto
sull
'
ultimo
confine
dell
'
arte
sua
,
ritto
a
filo
sopra
un
precipizio
,
nel
quale
chi
vorrà
passargli
innanzi
a
ogni
costo
,
cadrà
a
capofitto
.
Ma
non
si
può
pronunciare
su
di
lui
,
per
ora
,
l
'
ultimo
giudizio
.
Non
ha
che
trentasette
anni
,
è
ancora
nel
fiore
della
sua
gioventù
di
scrittore
,
ed
è
possibile
che
si
trasformi
crescendo
di
statura
.
È
vero
che
la
strada
per
cui
s
'
è
messo
è
così
profondamente
incassata
e
inclinata
,
che
non
si
capisce
come
ne
possa
uscire
.
Ma
è
certo
che
ci
si
proverà
,
e
se
non
riuscirà
nel
suo
intento
,
noi
assisteremo
almeno
a
uno
di
quegli
sforzi
potenti
,
e
avremo
da
lui
uno
di
quei
«
capolavori
sbagliati
»
che
non
destano
minor
meraviglia
dei
grandi
trionfi
.
II
La
sua
storia
letteraria
è
una
delle
più
curiose
di
questi
tempi
.
I
suoi
primi
lavori
furono
i
Contes
à
Ninon
,
scritti
a
ventidue
anni
e
pubblicati
molto
tempo
dopo
.
Lì
c
'
è
ancora
lo
Zola
imberbe
,
con
una
lagrima
negli
occhi
e
un
sorriso
sulle
labbra
,
appena
turbato
da
una
leggera
espressione
di
tristezza
.
Non
tiene
affatto
a
questi
racconti
,
e
s
'
arrabbia
coi
critici
che
,
o
sinceramente
o
malignamente
,
dicono
di
preferirli
ai
suoi
romanzi
.
A
un
tale
che
gli
espresse
tempo
fa
questo
giudizio
,
rispose
:
-
Vi
ringrazio
;
ma
se
venite
a
casa
mia
vi
farò
vedere
certi
miei
componimenti
di
terza
grammatica
,
che
vi
piaceranno
anche
di
più
.
-
I
suoi
primi
romanzi
furono
quei
quattro
arditissimi
,
fra
cui
Thérèse
Raquin
,
ora
un
po
'
dimenticati
,
che
vennero
definiti
da
un
critico
«
letteratura
putrida
.
»
C
'
era
già
lo
Zola
uomo
;
ma
solamente
dalla
cintola
in
su
.
Le
sue
grandi
facoltà
artistiche
,
già
spiegate
,
ma
non
ancora
sicure
,
sentivano
il
bisogno
di
reggersi
sopra
argomenti
mostruosi
,
che
attirassero
per
sè
soli
l
'
attenzione
.
Si
vedeva
però
già
in
quei
romanzi
uno
scrittore
imperterrito
,
ch
'
era
risoluto
a
farsi
largo
a
colpi
di
gomito
,
e
che
aveva
il
gomito
di
bronzo
.
Uno
di
quei
romanzi
,
Madeleine
Férat
,
che
s
'
aggira
sopra
un
fatto
osservato
dall
'
autore
,
d
'
una
ragazza
la
quale
,
abbandonata
dall
'
uomo
che
ama
,
ne
sposa
un
altro
;
ed
ha
parecchi
anni
dopo
un
figliuolo
che
somiglia
al
primo
,
gli
suggerì
l
'
idea
di
scrivere
quella
serie
di
romanzi
fisiologici
,
che
intitolò
Histoire
naturelle
et
sociale
d
'
une
famille
sous
le
second
Empire
;
e
fin
dal
primo
giorno
gli
balenò
alla
mente
tutto
il
lavoro
,
e
tracciò
l
'
albero
genealogico
che
pubblicò
poi
nella
Page
d
'
amour
.
Credevo
che
fosse
anche
questa
una
delle
tante
ostentazioni
di
«
un
disegno
vasto
ed
antico
»
con
cui
gli
autori
cercano
d
'
ingrandire
nel
pubblico
il
concetto
delle
proprie
opere
;
ma
i
manoscritti
,
ch
'
ebbi
l
'
onore
di
vedere
,
mi
disingannarono
.
Fin
dal
primo
principio
egli
stese
l
'
elenco
dei
personaggi
principali
della
famiglia
Rougon
-
Macquart
,
e
destinò
a
ciascuno
la
sua
carriera
,
proponendosi
di
dimostrare
in
tutti
gli
effetti
dell
'
origine
,
dell
'
educazione
,
della
classe
sociale
,
dei
luoghi
,
delle
circostanze
,
del
tempo
.
I
primi
romanzi
di
questo
nuovo
«
ciclo
»
non
ottennero
molto
successo
.
I
linguisti
,
gli
stilisti
,
tutti
coloro
che
sorseggiano
i
libri
con
un
palato
letterario
,
ci
sentirono
della
forza
,
ci
trovarono
del
bello
e
ci
presentirono
del
meglio
;
ma
non
sospettarono
che
ci
fosse
sotto
un
romanziere
di
primo
ordine
.
Lo
Zola
se
ne
indispettì
,
e
gettò
allora
un
guanto
di
sfida
a
Parigi
,
pubblicando
quella
famosa
Curée
,
in
cui
è
manifesta
la
risoluzione
di
levar
rumore
a
ogni
costo
;
quello
splendido
e
orrendo
saturnale
di
mascalzoni
in
guanti
bianchi
,
in
cui
il
meno
turpe
degli
amori
è
l
'
amor
d
'
un
figliastro
per
la
matrigna
e
la
donna
più
onesta
è
una
mezzana
.
Il
romanzo
,
infatti
,
fece
chiasso
;
si
gridò
allo
scandalo
,
come
si
grida
a
Parigi
,
per
educazione
;
ma
si
lesse
il
libro
avidamente
,
e
quel
nome
esotico
di
Zola
suonò
per
qualche
tempo
da
tutte
le
parti
.
Ma
non
fu
nemmen
quello
un
successo
come
egli
aspettava
o
desiderava
.
E
fu
anche
minore
per
i
romanzi
posteriori
.
Lo
spaccio
era
scarso
;
la
cerchia
dei
lettori
,
ristretta
,
e
lo
Zola
,
che
sentiva
in
sè
l
'
originalità
e
la
forza
d
'
un
romanziere
popolare
,
se
ne
rodeva
.
Ma
non
si
perdeva
d
'
animo
.
-
Non
sono
abituato
,
-
scriveva
,
-
ad
aspettare
una
ricompensa
immediata
dai
miei
lavori
.
Da
dieci
anni
pubblico
dei
romanzi
senza
tender
l
'
orecchio
al
rumore
che
fanno
cadendo
nella
folla
.
Quando
ce
ne
sarà
un
mucchio
,
la
gente
che
passa
sarà
ben
forzata
a
fermarsi
.
-
La
sua
fama
,
non
di
meno
,
andava
allargandosi
,
benchè
lentamente
,
In
Russia
,
dove
si
tien
dietro
con
simpatia
a
tutte
le
novità
più
ardite
della
letteratura
francese
,
era
già
notissimo
,
e
tenuto
in
gran
conto
.
Ma
questo
non
gli
bastava
.
Egli
aveva
bisogno
d
'
un
successo
clamoroso
e
durevole
,
che
lo
sollevasse
d
'
un
balzo
,
e
per
sempre
,
dalla
schiera
degli
«
scrittori
di
talento
»
che
si
salutano
confidenzialmente
con
un
atto
della
mano
.
E
ottenne
finalmente
il
suo
intento
coll
'
Assommoir
Cominciarono
a
pubblicarlo
in
appendice
nel
Bien
public
;
ma
dovettero
lasciarlo
a
mezzo
,
tante
furono
lo
proteste
che
lanciarono
gli
abbonati
contro
quell
'«orrore.»
Allora
fu
pubblicato
tutto
intero
in
un
giornale
letterario
,
e
prima
che
fosse
finito
cominciarono
quelle
calde
polemiche
,
che
divennero
ardenti
dopo
la
pubblicazione
del
volume
,
e
che
saranno
ricordate
sempre
come
una
delle
più
furiose
battaglie
letterarie
dei
tempi
presenti
.
Queste
polemiche
diedero
un
impulso
potente
al
successo
del
romanzo
.
Fu
un
successo
strepitoso
,
enorme
,
incredibile
.
Erano
anni
che
non
s
'
era
più
sentito
,
a
proposito
d
'
un
libro
,
un
fracasso
di
quella
fatta
.
Per
lungo
tempo
tutta
Parigi
non
parlò
d
'
altro
che
dell
'
Assommoir
;
lo
si
sentiva
discutere
ad
alta
voce
nei
caffè
,
nei
teatri
,
nei
club
,
nei
gabinetti
di
lettura
,
persino
nelle
botteghe
;
e
c
'
erano
gli
ammiratori
fanatici
,
ma
erano
assai
di
più
gli
avversati
acerrimi
.
La
brutalità
inaudita
di
quel
romanzo
parve
una
provocazione
,
una
ceffata
a
Parigi
,
una
calunnia
contro
il
popolo
francese
;
e
si
chiamava
il
libro
una
«
sudicieria
da
prendere
colle
molle
»
,
un
«
aborto
mostruoso
,
»
un
'
«
azione
da
galera
.
»
Si
scagliarono
contro
l
'
autore
tutte
le
litanie
delle
ingiurie
,
da
quella
di
nemico
della
patria
,
a
quella
d
'
«
égoutier
littéraire
»
e
di
porco
pretto
sputato
,
senza
giri
di
frase
.
Le
riviste
teatrali
della
fin
dell
'
anno
lo
rappresentarono
nei
panni
d
'
uno
spazzaturaio
che
andava
raccattando
le
immondizie
colla
fiocina
per
le
vie
di
Parigi
.
Ce
n
'
ètait
plus
de
la
critique
,
com
'
egli
disse
:
c
'
ètait
,
du
massacre
.
Gli
negavano
l
'
ingegno
,
l
'
originalità
,
lo
stile
,
persino
la
grammatica
;
c
'
era
chi
non
lo
voleva
nemmeno
discutere
;
poco
mancò
che
non
gli
si
facessero
delle
provocazioni
personali
per
la
strada
.
E
si
spandevano
intorno
alla
sua
persona
le
più
stravaganti
e
più
odiose
dicerie
:
che
,
era
un
sacco
di
vizi
,
un
mezzo
bruto
,
un
uomo
,
senza
cuore
come
Lantier
,
un
beone
come
Coupeau
,
un
sudicione
come
Bec
-
Salé
,
una
brutta
faccia
come
il
suo
père
Bezougue
,
il
becchino
.
Ma
intanto
le
edizioni
succedevano
alle
edizioni
;
i
buongustai
spassionati
dicevano
a
bassa
voce
che
il
romanzo
era
un
capolavoro
;
il
popolo
parigino
lo
leggeva
con
passione
,
perchè
ci
trovava
il
suo
boulevard
,
la
sua
buvette
,
la
sua
bottega
,
la
sua
vita
dipinta
insuperabilmente
,
con
colori
nuovi
e
tocchi
di
pennello
,
in
confronto
ai
quali
tutti
gli
altri
gli
parevano
sbiaditi
;
e
i
critici
più
arrabbiati
erano
costretti
a
riconoscere
che
in
quelle
pagine
tanto
bersagliate
c
'
era
qualche
cosa
contro
cui
si
sarebbero
rintuzzate
eternamente
le
punte
delle
loro
freccie
.
Il
grande
successo
dell
'
Assommoir
fece
ricercare
gli
altri
romanzi
,
e
si
può
dire
che
lo
Zola
diventò
celebre
allora
.
La
sua
celebrità
vera
non
data
che
da
tre
anni
.
Egli
stesso
scrisse
poco
tempo
fa
a
un
suo
ammiratore
d
'
Italia
:
-
On
ne
m
'
a
pas
gâté
en
France
.
Il
n
'
y
a
pas
longtemps
qu
'
on
m
'
y
salue
.
È
però
una
celebrità
singolare
la
sua
.
Un
immenso
«
pubblico
»
lo
ammira
,
ma
d
'
un
'
ammirazione
in
cui
c
'
è
un
po
'
di
broncio
e
un
po
'
di
diffidenza
,
e
lo
guarda
di
lontano
,
come
un
orso
male
addomesticato
.
Ha
un
grande
ingegno
,
non
c
'
è
che
fare
;
bisogna
pure
rassegnarsi
a
dirlo
e
a
lasciarlo
dire
.
Egli
è
ancora
a
Parigi
il
lion
du
jour
,
e
non
ha
che
un
rivale
,
il
Daudet
,
che
non
è
però
della
sua
tarchiutura
;
ma
si
trattano
coi
guanti
,
reciprocamente
,
per
non
destare
sospetti
.
Lo
Zola
però
non
si
vale
,
e
par
che
non
si
curi
della
sua
celebrità
.
Non
si
fa
innanzi
;
vive
raccolto
,
nel
suo
cantuccio
,
con
sua
moglie
,
con
sua
madre
e
coi
suoi
bambini
.
Pochi
lo
conoscono
di
vista
ed
è
raro
il
trovare
un
suo
ritratto
.
Non
frequenta
la
società
,
se
non
quando
ci
deve
andare
per
studiarla
,
e
quando
non
ci
va
con
questo
scopo
si
secca
:
non
va
che
dall
'
editore
Charpentier
,
che
ha
una
splendida
casa
,
e
dà
delle
feste
splendide
a
cui
interviene
anche
il
Gambetta
.
Non
appartiene
a
nessuna
consorteria
.
Non
sta
a
Parigi
che
l
'
inverno
;
l
'
estate
va
in
campagna
per
lavorare
tranquillo
.
Una
volta
stava
all
'
estremità
dell
'
Avenue
Clichy
,
luogo
opportunissimo
per
studiare
il
popolo
dell
'
Assommoir
;
ora
sta
in
via
di
Boulogne
,
dove
stava
il
Ruffini
,
poco
lontano
dalla
casa
del
Sardou
.
III
.
Per
mezzo
del
mio
caro
amico
Parodi
,
ebbi
l
'
onore
di
conoscere
lo
Zola
,
e
di
passar
con
lui
parecchie
ore
in
casa
sua
.
È
un
giovane
ben
piantato
;
solidement
bâti
;
un
po
'
somigliante
,
nella
travatura
delle
membra
,
a
Vittor
Hugo
;
più
grasso
,
non
molto
alto
,
ritto
come
una
colonna
,
pallidissimo
;
e
la
sua
pallidezza
apparisce
anche
maggiore
per
effetto
della
barba
e
dei
cappelli
neri
,
che
gli
stanno
ritti
sulla
fronte
come
peli
di
spazzola
.
È
curioso
che
quasi
tutti
coloro
che
vedono
il
ritratto
dello
Zola
dicono
:
-
Questo
viso
non
mi
riesce
nuovo
.
-
Ha
il
viso
rotondo
,
un
naso
audace
,
gli
occhi
scuri
e
vivi
,
che
guardano
con
una
espressione
scrutatrice
,
fieramente
-
,
la
testa
d
'
un
pensatore
e
il
corpo
d
'
un
atleta
,
-
e
mani
ben
fatte
e
salde
,
di
quelle
che
si
stringono
e
si
ritengono
strette
con
piacere
.
Mi
rammentò
a
primo
aspetto
il
suo
Gueule
-
d
'
or
,
e
mi
parve
che
sarebbe
stato
in
grado
di
fare
le
stesse
prodezze
sopra
l
'
incudine
.
La
sua
corporatura
gagliarda
era
messa
meglio
in
evidenza
dal
suo
vestimento
.
Era
in
babbuccie
,
senza
colletto
e
senza
cravatta
,
con
una
giacchetta
ampia
e
sbottonata
,
che
lasciava
vedere
un
largo
torace
sporgente
,
atto
a
rompere
l
'
onda
degli
odii
e
delle
ire
letterarie
.
In
tutto
il
tempo
che
rimasi
con
lui
non
lo
vidi
mai
ridere
.
Mi
ricevette
cortesemente
,
con
una
certa
franchezza
soldatesca
,
senza
le
solite
formule
di
complimento
.
Appena
fummo
seduti
,
prese
in
mano
un
tagliacarte
fatto
a
pugnale
,
colla
guaina
,
e
lo
ritenne
finchè
durò
la
conversazione
,
sguainandolo
e
ringuainandolo
continuamente
con
un
gesto
vivace
.
Eravamo
nel
suo
studio
:
una
bella
sala
piena
di
luce
,
decorata
di
molti
quadri
a
olio
;
da
cui
s
'
indovinava
l
'
uomo
che
ama
molto
la
casa
e
che
vive
molto
solo
.
Certe
descrizioni
,
infatti
,
di
stanze
calde
e
piene
di
comodi
,
che
si
trovano
nei
suoi
romanzi
,
non
possono
essere
fatte
che
da
un
uomo
che
sta
volentieri
nel
suo
nido
,
in
mezzo
a
tutte
le
raffinatezze
della
buona
vita
casalinga
.
Aveva
davanti
un
grande
tavolino
coperto
di
carte
e
di
libri
,
disposti
con
ordine
,
e
sparso
di
molti
piccoli
oggetti
luccicanti
,
di
forma
graziosa
,
come
il
tagliacarte
;
che
rivelavano
un
fino
gusto
artistico
.
Tutta
la
sala
indicava
l
'
agiatezza
elegante
dello
scrittore
parigino
in
voga
.
In
una
parete
c
'
era
un
suo
grande
ritratto
a
olio
,
di
quando
aveva
ventisei
anni
.
Parlò
per
prima
cosa
della
lingua
italiana
.
-
Mi
rincresce
,
-
disse
,
-
di
non
poter
leggere
libri
italiani
.
Noi
altri
francesi
,
in
questo
,
siamo
proprio
da
compiangere
.
Non
sappiamo
nessuna
lingua
.
Ma
io
l
'
italiano
lo
dovrei
sapere
,
essendo
figliuolo
d
'
un
italiano
.
-
E
ci
accennò
lo
studio
critico
della
nostra
Emma
sopra
la
Page
d
'
amour
,
pubblicato
dall
'
Antologia
,
dicendo
che
era
costretto
a
farselo
tradurre
perchè
,
essendosi
provato
a
leggerlo
,
la
metà
del
senso
gli
era
sfuggita
.
Si
rassegnino
dunque
i
nostri
coraggiosi
traduttori
dell
'
Assommoir
;
lo
Zola
non
è
in
grado
di
compensare
i
loro
sudori
con
una
lode
sincera
.
Poi
diede
al
Parodi
due
risposte
monosillabiche
in
cui
si
rivelò
tutta
la
franchezza
della
sua
natura
.
Il
Parodi
aveva
inteso
dire
d
'
una
discussione
sopra
il
Chateaubriand
seguita
a
tavola
fra
il
Turghenieff
,
lo
Zola
,
il
Flaubert
e
uno
dei
fratelli
Goncourt
;
che
questa
discussione
era
durata
sei
ore
,
ardentissima
,
e
che
due
dei
commensali
avevano
difeso
l
'
autore
del
Genio
del
Cristianesimo
contro
gli
altri
due
,
i
quali
negavano
che
fosse
un
grande
scrittore
.
Gli
pareva
che
lo
Zola
fosse
stato
uno
dei
difensori
,
e
lo
interrogò
per
accertarsene
.
E
allora
segui
questo
curioso
dialogo
:
-
Vous
aimez
beaucoup
Chateaubriand
?
-
Non
-
Vous
avez
beaucoup
lu
Chateaubriand
?
-
Non
.
-
Allora
non
siete
voi
che
l
'
avete
difeso
nella
vostra
discussione
col
signor
Turghenieff
?
-
Jamais
.
I
difensori
del
Chateaubriand
erano
stati
il
Turghenieff
e
il
Flaubert
;
lo
Zola
e
il
Goncourt
l
'
avevano
ostinatamente
combattuto
.
Tutti
e
quattro
sogliono
fare
colazione
insieme
una
volta
al
mese
,
e
ogni
volta
nasce
fra
loro
una
discussione
di
quel
genere
,
che
li
tiene
inchiodati
a
tavola
per
mezza
giornata
.
Questa
fu
l
'
introduzione
;
dopo
la
quale
lo
Zola
fu
costretto
a
parlare
esclusivamente
dello
Zola
.
Il
mio
buon
amico
gli
aveva
detto
il
giorno
avanti
,
annunziandogli
la
mia
visita
:
-
Preparatevi
a
subire
un
interrogatorio
in
tutto
le
regole
,
-
ed
egli
aveva
risposto
gentilmente
:
-
Son
bell
'
e
preparato
.
-
Si
cominciò
dunque
l
'
interrogatorio
.
Ma
non
lo
feci
io
;
non
l
'
avrei
mai
osato
:
lo
fece
il
mio
amico
con
un
garbo
squisito
,
e
lo
Zola
cominciò
a
parlare
di
sè
,
senza
preamboli
,
naturalissimamente
,
come
se
parlasse
d
'
un
altro
.
Non
c
'
è
da
dire
se
stavo
inteso
con
tutta
l
'
anima
alle
sue
parole
.
Eppure
,
nel
punto
che
cominciò
a
parlare
,
fui
colto
da
una
distrazione
che
mi
fece
patir
la
tortura
,
Non
so
come
,
mi
balenò
alla
mente
quella
comicissima
scena
della
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
quando
il
vecchio
ateo
Jeanbernat
dà
un
carico
di
legnate
al
frataccio
Archangias
,
al
lume
della
luna
,
e
mi
prese
tutt
'
a
un
tratto
così
terribile
bisogno
di
ridere
,
che
dovetti
mordermi
le
labbra
a
sangue
per
non
scoppiare
.
Parlò
prima
della
sua
famiglia
.
La
madre
di
suo
padre
era
candiota
,
e
suo
padre
Francesco
Zola
,
di
Treviso
.
Dopo
la
pubblicazione
dell
'
Assommoir
egli
ricevette
dal
Veneto
parecchie
lettere
di
parenti
lontani
che
non
conosceva
.
Parlò
con
amore
di
suo
padre
.
Era
ingegnere
militare
nell
'
esercito
austriaco
;
era
assai
colto
;
sapeva
lo
spagnuolo
,
l
'
inglese
,
il
francese
,
il
tedesco
;
pubblicò
vari
scritti
scientifici
,
che
lo
Zola
conserva
,
e
ce
ne
mostrò
uno
con
alterezza
.
Non
ricordo
in
che
anno
,
ma
ancora
assai
giovane
,
lasciò
il
servizio
militare
e
si
mise
a
far
l
'
ingegnere
civile
.
Andò
in
Germania
,
dove
lavorò
alla
costruzione
d
'
una
delle
prime
strade
ferrate
;
poi
in
Inghilterra
,
poi
a
Marsiglia
,
donde
fece
varie
escursioni
in
Algeria
,
sempre
lavorando
.
Da
Marsiglia
fu
chiamato
a
Parigi
per
le
fortificazioni
.
Qui
si
ammogliò
e
qui
nacque
Emilio
Zola
,
che
rimase
a
Parigi
fino
all
'
età
di
tre
anni
.
Poi
la
famiglia
andò
a
stabilirsi
a
Aix
,
dove
Francesco
Zola
lavorò
alla
costruzione
d
'
un
gran
canale
,
che
fu
battezzato
col
suo
nome
o
lo
serba
ancora
.
Il
padre
Zola
possedeva
una
gran
parte
delle
«
azioni
»
di
questo
canale
;
circa
centocinquantamila
lire
.
Morto
lui
,
la
società
fallì
,
e
alla
stretta
dei
conti
,
pagati
i
creditori
,
non
rimase
alla
vedova
che
un
piccolissimo
capitale
.
Il
figliuolo
Emilio
provò
perciò
la
strettezza
fin
da
ragazzo
,
ed
ebbe
una
giovinezza
poco
lieta
.
A
diciott
'
anni
venne
a
Parigi
a
cercar
fortuna
,
e
qui
cominciò
,
per
lui
una
serie
di
prove
durissime
.
Fu
per
qualche
tempo
impiegato
nella
casa
Hachette
,
prima
a
cento
lire
il
mese
,
poi
a
cento
cinquanta
,
poi
a
duecento
.
Poi
fu
collaboratore
del
Figaro
.
Dopo
poco
tempo
,
perdette
quel
posto
,
e
rimase
sul
lastrico
.
Arrivato
a
questo
punto
lo
Zola
tagliò
corto
,
ma
capii
da
certi
lampi
de
'
suoi
occhi
e
da
certi
suoi
stringimenti
di
labbra
,
che
quello
dev
'
esser
stato
un
periodo
tremendo
della
sua
vita
.
S
'
ingegnò
di
campare
scribacchiando
qua
e
là
;
ma
ne
cavava
appena
tanto
da
reggersi
,
e
non
tutti
i
giorni
.
Fu
quello
il
tempo
in
cui
fece
quegli
studi
tristi
e
profondi
sul
popolo
parigino
,
che
appariscono
particolarmente
nell
'
Assommoir
e
nel
Ventre
de
Paris
.
Visse
in
mezzo
alla
povera
gente
,
abitò
in
parecchie
di
quelle
case
operaie
che
descrisse
poi
maestrevolmente
nell
'
Assommoir
;
-
in
una
,
fra
le
altre
,
dove
stavano
trecento
operai
dei
più
miserabili
;
-
studiò
il
vizio
e
la
fame
,
conobbe
delle
Nana
,
faticò
,
digiunò
,
pianse
,
si
perdette
d
'
animo
,
lottò
con
coraggio
;
ma
infine
il
suo
carattere
si
fortificò
in
quella
vita
,
e
ne
uscì
armato
e
preparato
alle
battaglie
che
lo
aspettavano
nella
grande
arena
dell
'
arte
.
All
'
età
della
leva
,
però
,
non
era
ancora
nè
francese
nè
italiano
,
e
poteva
scegliere
fra
le
due
nazionalità
.
-
Ma
ero
nato
qui
,
-
disse
-
avevo
qui
molti
ricordi
e
molti
legami
;
cominciavo
ad
aprirmi
una
strada
;
amavo
il
luogo
dove
avevo
sofferto
;
scelsi
per
patria
la
Francia
.
Questa
è
la
sua
prima
vita
d
'
uomo
.
La
sua
prima
vita
letteraria
non
è
meno
singolare
,
ed
egli
la
espose
colla
medesima
franchezza
,
continuando
a
giocare
col
pugnaletto
.
Cominciò
tardi
le
sue
scuole
perchè
aveva
poca
salute
.
-
Studiai
poco
,
-
disse
;
-
prendevo
dei
premi
;
ma
ero
un
cattivo
scolaro
.
-
Sentì
il
primo
impulso
a
scrivere
verso
i
quattordici
anni
.
Era
in
Umanità
.
Scrisse
fra
le
altre
cose
un
romanzo
sulle
Crociate
,
che
conserva
ancora
,
e
mise
in
versi
dei
lunghi
squarci
di
prosa
del
Chateaubriand
;
cosa
che
deve
sconcertare
alquanto
i
critici
che
vogliono
ad
ogni
costo
veder
gl
'
indizii
dell
'
indole
d
'
un
grande
scrittore
anche
nelle
prime
manifestazioni
dell
'
ingegno
adolescente
.
Le
sue
prime
letture
furono
Walter
Scott
e
Vittor
Hugo
.
-
Lessi
i
due
autori
insieme
-
disse
-
ma
senza
sentir
gran
fatto
la
differenza
,
perchè
non
capivo
ancora
nè
lo
stile
nè
la
lingua
di
Vittor
Hugo
.
-
Poi
cominciò
a
leggere
il
Balzac
.
E
anche
questa
è
strana
.
Il
Balzac
l
'
annoiò
;
gli
pareva
lungo
,
pesante
,
poco
«
interessante
»
;
non
lo
capì
e
non
lo
fece
suo
che
lungo
tempo
dopo
.
Fin
qui
nessuna
lettura
gli
aveva
lasciata
una
profonda
impressione
.
Più
tardi
,
quando
cominciò
a
leggere
pensando
,
i
suoi
tre
scrittori
prediletti
furono
il
Musset
,
il
Flaubert
e
il
Taine
.
Nel
Musset
non
si
vede
chiaramente
che
cosa
abbia
attinto
,
se
non
è
il
sentimento
di
certe
finezze
voluttuose
della
vita
signorile
,
ch
'
egli
esprime
però
senza
compiacenza
,
da
artista
profondo
,
ma
freddo
.
Del
Flaubert
non
occorre
dire
:
è
l
'
arte
medesima
,
spinta
più
in
là
,
più
minuziosa
,
più
cruda
,
più
vistosamente
colorita
,
e
anche
più
faticosa
.
Del
Taine
ritrae
specialmente
nell
'
analisi
.
Il
suo
metodo
è
quello
seguito
dal
Taine
nello
studio
sopra
il
Balzac
;
procede
come
lui
ordinato
,
serrato
,
cadenzato
,
a
passi
eguali
e
pesanti
;
dal
che
deriva
,
a
giudizio
di
alcuni
,
un
certo
difetto
di
sveltezza
al
suo
stile
,
che
è
in
ispecial
modo
apparente
nei
suoi
ultimi
libri
.
Egli
ha
un
po
'
,
come
si
dice
in
Francia
,
le
pas
de
l
'
éléphant
.
L
'
azione
poi
che
esercitò
su
di
lui
il
Balzac
è
immensa
e
visibilissima
in
tutte
le
sue
opere
.
Egli
l
'
adora
,
è
suo
figlio
,
e
se
ne
gloria
.
All
'
apparire
dei
suoi
primi
romanzi
,
tutti
pronunziarono
il
nome
del
Balzac
.
Il
Charpentier
lo
presentava
agli
amici
dicendo
:
-
Ecco
un
nuovo
Balzac
.
-
Perciò
toccò
appena
di
volo
di
questo
suo
padre
letterario
,
come
se
la
cosa
dovesse
essere
sottintesa
.
Dei
suoi
studii
non
disse
altro
.
Non
deve
avere
coltura
classica
,
poichè
confessò
egli
stesso
d
'
essersi
trovato
imbarazzato
a
leggere
certi
libri
in
latino
volgare
;
e
in
questo
è
alla
pari
con
molti
dei
più
illustri
scrittori
francesi
di
questi
tempi
.
Ma
fece
la
sua
educazione
da
sè
stesso
;
studiò
combattendo
,
come
i
generali
della
rivoluzione
;
studia
man
mano
che
ha
da
scrivere
un
romanzo
,
per
quel
romanzo
,
tutte
le
quistioni
che
v
'
hanno
attinenza
,
come
faceva
George
Sand
;
legge
continuamente
,
forzato
dalle
esigenze
imperiose
della
polemica
;
ha
sulla
punta
delle
dita
tutto
il
romanzo
di
questo
secolo
,
conosce
profondamente
Parigi
,
padroneggia
insuperabilmente
la
lingua
-
e
pensa
.
Si
venne
poi
al
più
importante
degli
argomenti
.
Il
Parodi
gli
domandò
ex
-
abrupto
come
faceva
a
fare
il
romanzo
.
Era
proprio
un
toccarlo
sul
vivo
.
Sguainò
quasi
tutto
il
suo
pugnaletto
,
lo
ricacciò
con
forza
nel
fodero
,
e
cominciò
a
parlare
speditamente
,
animandosi
a
grado
a
grado
.
Ecco
,
-
disse
,
-
come
faccio
il
romanzo
,
Non
lo
faccio
affatto
.
Lascio
che
si
faccia
da
sè
.
Io
non
so
inventare
dei
fatti
;
mi
manca
assolutamente
questo
genere
di
immaginazione
.
Se
mi
metto
a
tavolino
per
cercare
un
intreccio
,
una
tela
qualsiasi
di
romanzo
,
sto
anche
lì
tre
giorni
a
stillarmi
il
cervello
,
colla
testa
fra
le
mani
,
ci
perdo
la
bussola
e
non
riesco
a
nulla
.
Perciò
ho
preso
la
risoluzione
di
non
occuparmi
mai
del
soggetto
.
Comincio
a
lavorare
al
mio
romanzo
,
senza
sapere
nè
che
avvenimenti
vi
si
svolgeranno
,
nè
che
personaggi
vi
avranno
parte
,
nè
quale
sarà
il
principio
e
la
fine
.
Conosco
soltanto
il
mio
protagonista
,
il
mio
Rougon
o
Macquart
,
uomo
o
donna
;
che
è
una
conoscenza
antica
.
Mi
occupo
anzi
tutto
di
lui
,
medito
sul
suo
temperamento
,
sulla
famiglia
da
cui
è
nato
,
sulle
prime
impressioni
che
può
aver
ricevute
,
e
sulla
classe
sociale
in
cui
ho
stabilito
che
debba
vivere
.
Questa
è
la
mia
occupazione
più
importante
:
studiare
la
gente
con
cui
questo
personaggio
avrà
che
fare
,
i
luoghi
in
cui
dovrà
trovarsi
,
l
'
aria
che
dovrà
respirare
,
la
sua
professione
,
le
sue
abitudini
,
fin
le
più
insignificanti
occupazioni
a
cui
dedicherà
i
ritagli
della
sua
giornata
.
Mettendomi
a
studiare
queste
cose
,
mi
balena
subito
alla
mente
una
serie
di
descrizioni
che
possono
trovar
luogo
nel
romanzo
,
e
che
saranno
come
lo
pietre
miliari
della
strada
che
debbo
percorrere
.
Ora
,
per
esempio
,
sto
scrivendo
Nana
:
una
cocotte
.
Non
so
ancora
affatto
che
cosa
seguirà
di
lei
.
Ma
so
già
tutte
le
descrizioni
che
ci
saranno
nel
mio
romanzo
.
Mi
son
domandato
prima
di
ogni
cosa
:
-
Dove
va
una
cocotte
?
-
Va
ai
teatri
,
alle
prime
rappresentazioni
.
Sta
bene
.
Ecco
cominciato
il
romanzo
.
Il
primo
capitolo
sarà
la
descrizione
d
'
una
prima
rappresentazione
in
uno
dei
nostri
teatri
eleganti
.
Per
far
questo
bisogna
che
studi
.
Vado
a
parecchie
prime
rappresentazioni
.
Domani
sera
vado
alla
Gaité
.
Studio
la
platea
,
i
palchi
,
il
palcoscenico
;
osservo
tutti
i
più
minuti
particolari
della
vita
delle
scene
;
assisto
alla
toeletta
d
'
un
'
attrice
,
e
tornato
a
casa
,
abbozzo
la
mia
descrizione
.
Una
cocotte
va
alle
corse
,
a
un
grand
prix
.
Ecco
un
'
altra
descrizione
che
metterò
nel
romanzo
,
a
una
conveniente
distanza
dalla
prima
.
Vado
a
studiare
un
grand
prix
.
Una
cocotte
frequenta
i
gran
restaurants
.
Mi
metto
a
studiare
i
gran
restaurants
.
Frequento
quei
luoghi
per
qualche
tempo
.
Osservo
,
interrogo
,
noto
,
indovino
.
E
così
avanti
fin
che
non
abbia
studiato
tutti
gli
aspetti
di
quella
parte
di
mondo
in
cui
suole
agitarsi
la
vita
d
'
una
donna
di
quella
fatta
.
Dopo
due
o
tre
mesi
di
questo
studio
,
mi
sono
impadronito
di
quella
maniera
di
vita
:
la
vedo
,
la
sento
,
la
vivo
nella
mia
testa
,
per
modo
che
son
sicuro
di
dare
il
mio
romanzo
il
colore
e
il
profumo
proprio
di
quel
mondo
.
Oltrecchè
,
vivendo
per
qualche
tempo
,
come
ho
fatto
,
in
quella
cerchia
sociale
,
ho
conosciute
delle
persone
che
vi
appartengono
,
ho
inteso
raccontare
dei
fatti
veri
,
so
quello
che
vi
suole
accadere
,
ho
imparato
il
linguaggio
che
vi
si
parla
,
ho
in
capo
una
quantità
di
tipi
,
di
scene
,
di
frammenti
di
dialogo
,
di
episodi
d
'
avvenimenti
,
che
formano
come
un
romanzo
confuso
di
mille
pezzi
staccati
ed
informi
.
Allora
mi
riman
da
fare
quello
che
per
me
è
più
difficile
:
legare
con
un
solo
filo
,
alla
meglio
,
tutte
quelle
reminiscenze
e
tutte
quelle
impressioni
sparse
.
È
un
lavoro
quasi
sempre
lungo
.
Ma
io
mi
ci
metto
flemmaticamente
,
e
invece
d
'
adoperarci
l
'
immaginazione
,
ci
adopero
la
logica
.
Ragiono
tra
me
,
e
scrivo
i
miei
soliloqui
,
parola
per
parola
,
tali
e
quali
mi
vengono
,
in
modo
che
,
letti
da
un
altro
,
parrebbero
una
stranissima
cosa
.
Il
tale
fa
questo
.
Che
cosa
nasce
solitamente
da
un
fatto
di
questa
natura
?
Quest
'
altro
fatto
,
Quest
'
altro
fatto
è
tale
che
possa
interessare
quell
'
altra
persona
?
Certamente
.
È
dunque
logico
che
quest
'
altra
persona
reagisca
in
quest
'
altra
maniera
,
E
allora
può
intervenire
un
nuovo
personaggio
;
quel
tale
,
per
esempio
,
che
ho
conosciuto
in
quel
tal
luogo
,
quella
tal
sera
.
Cerco
di
ogni
più
piccolo
avvenimento
le
conseguenze
immediate
;
quello
che
deriva
logicamente
,
naturalmente
,
inevitabilmente
dal
carattere
e
dalla
situazione
dei
miei
personaggi
.
Faccio
il
lavoro
d
'
un
commissario
di
polizia
che
da
qualche
indizio
voglia
riuscire
a
scoprire
gli
autori
d
'
un
delitto
misterioso
.
Incontro
nondimeno
,
assai
sovente
,
molte
difficoltà
.
Alle
volte
non
ci
sono
più
che
due
sottilissimi
fili
da
annodare
,
una
conseguenza
semplicissima
da
dedurre
,
e
non
ci
riesco
,
e
mi
affatico
e
m
'
inquieto
inutilmente
.
Allora
smetto
di
pensarci
,
perchè
so
che
è
tempo
perduto
.
Passano
due
,
tre
,
quattro
giorni
.
Una
bella
mattina
,
finalmente
,
mentre
fo
colazione
e
penso
ad
altro
,
tutto
a
un
tratto
i
due
fili
si
riannodano
,
la
conseguenza
è
trovata
,
tutte
le
difficoltà
sono
sciolte
.
Allora
un
torrente
di
luce
scorre
su
tutto
il
romanzo
.
Un
flot
de
lumière
coule
sur
tout
le
roman
.
Vedo
tutto
e
tutto
è
fatto
.
Riacquisto
la
mia
serenità
,
son
sicuro
del
fatto
mio
,
non
mi
resta
più
a
fare
che
la
parte
tutta
piacevole
del
mio
lavoro
.
E
mi
ci
metto
tranquillamente
,
metodicamente
,
coll
'
orario
alla
mano
,
come
un
muratore
.
Scrivo
ogni
giorno
quel
tanto
;
tre
pagine
di
stampa
;
non
una
riga
di
più
,
e
la
mattina
solamente
.
Scrivo
quasi
senza
correggere
perchè
son
mesi
che
rumino
tutto
,
e
appena
scritto
,
metto
le
pagine
da
parte
,
e
non
le
rivedo
più
che
stampate
.
E
posso
calcolare
infallibilmente
il
giorno
che
finirò
.
Ho
impiegato
sei
mesi
a
scrivere
Une
page
d
'
Amour
;
un
anno
a
scriver
l
'
Assommoir
.
-
L
'
Assommoir
,
-
soggiunse
poi
,
dando
un
colpo
della
mano
aperta
sul
manico
del
pugnale
,
-
è
stato
la
mia
tortura
.
È
quello
che
m
'
ha
fatto
penare
di
più
per
mettere
insieme
i
pochissimi
fatti
su
cui
si
regge
.
Avevo
in
mente
di
fare
un
romanzo
sull
'
alcoolismo
.
Non
sapevo
altro
.
Avevo
preso
un
monte
di
note
sugli
effetti
dell
'
abuso
dei
liquori
.
Avevo
fissato
di
far
morire
un
beone
della
morte
di
cui
muore
Coupeau
.
Non
sapevo
però
chi
sarebbe
stato
la
vittima
,
e
anche
prima
di
cercarla
,
andai
all
'
ospedale
di
Sant
'
Anna
a
studiare
la
malattia
e
la
morte
,
come
un
medico
.
Poi
assegnai
a
Gervaise
il
mestiere
di
lavandaia
,
e
pensai
subito
a
quella
descrizione
del
lavatoio
che
misi
nel
romanzo
;
che
è
la
descrizione
d
'
un
lavatoio
vero
,
in
cui
passai
molte
ore
.
Poi
,
senza
saper
nulla
del
Goujet
,
che
immaginai
in
seguito
,
pensai
di
valermi
dei
ricordi
d
'
un
'
officina
di
fabbro
ferraio
,
dove
avevo
passato
delle
mezze
giornate
da
ragazzo
,
e
che
è
accennata
nei
Contes
à
Ninon
.
Così
,
prima
d
'
aver
fatto
la
tela
del
romanzo
,
avevo
già
concepita
la
descrizione
di
un
pranzo
nella
bottega
di
Gervaise
,
e
quella
della
visita
al
museo
del
Louvre
.
Avevo
già
studiate
le
mie
bettole
,
l
'
Assommoir
di
père
Colombe
,
le
botteghe
,
l
'
Hôtel
Bonc
ur
,
ogni
cosa
.
Quando
tutto
il
rimanente
fu
predisposto
,
cominciai
a
occuparmi
di
quello
che
doveva
accadere
;
e
feci
questo
ragionamento
,
scrivendolo
.
Gervaise
viene
a
Parigi
con
Lantier
,
suo
amante
.
Che
cosa
seguirà
?
Lantier
è
un
pessimo
soggetto
:
la
pianta
.
E
poi
?
Lo
credereste
che
mi
sono
intoppato
qui
,
e
che
non
andai
più
avanti
per
vari
giorni
?
Dopo
vari
giorni
feci
un
altro
passo
.
Gervaise
è
giovane
;
è
naturale
che
si
rimariti
;
si
rimarita
,
sposa
un
operaio
,
Coupeau
.
Ecco
quello
che
morirà
a
Sant
'
Anna
.
Ma
qui
rimasi
in
asso
da
capo
.
Per
mettere
a
posto
i
personaggi
e
le
scene
che
avevo
in
mente
,
per
dare
un
'
ossatura
qualunque
al
romanzo
,
mi
occorreva
ancora
un
fatto
,
uno
solo
,
che
facesse
nodo
coi
due
precedenti
.
Questi
tre
soli
fatti
mi
bastavano
;
il
rimanente
era
tutto
trovato
,
preparato
,
e
come
già
scritto
per
disteso
nella
mia
mente
.
Ma
questo
terzo
fatto
non
riuscivo
a
raccappezzarlo
.
Passai
varii
giorni
agitato
e
scontento
.
Una
mattina
,
improvvisamene
,
mi
balena
un
'
idea
.
Lantier
ritrova
Gervaise
,
-
fa
amicizia
con
Coupeau
,
-
s
'
installa
in
casa
sua
....
et
alors
il
s
'
établit
un
ménage
a
trois
,
comme
j
'
en
ai
vu
plusieurs
;
e
ne
segue
la
rovina
.
Respirai
.
Il
romanzo
era
fatto
.
Detto
questo
,
aperse
un
cassetto
,
prese
un
fascio
di
manoscritti
e
me
li
mise
sotto
gli
occhi
.
Erano
i
primi
studi
dell
'
Assommoir
,
in
tanti
foglietti
volanti
.
Sui
primi
fogli
c
'
era
uno
schizzo
dei
personaggi
:
appunti
sulla
persona
,
sul
temperamento
,
sull
'
indole
.
Ci
trovai
lo
«
specchio
caratteristico
»
di
Gervaise
,
di
Coupeau
,
di
maman
Coupeau
,
dei
Lorilleux
,
dei
Boche
,
di
Goujet
,
di
madame
Lérat
:
c
'
eran
tutti
.
Parevano
note
d
'
un
registro
di
questura
,
scritte
in
linguaggio
laconico
,
e
liberissimo
,
come
quello
del
romanzo
,
e
interpolate
di
brevi
ragionamenti
,
come
:
-
Nato
così
,
educato
così
;
si
porterà
in
questo
modo
.
-
In
un
luogo
c
'
era
scritto
:
-
E
che
può
far
altro
una
canaglia
di
questa
specie
?
-
M
'
è
rimasto
impresso
,
fra
gli
altri
,
lo
schizzo
di
Lantier
,
che
era
un
filza
d
'
aggettivi
,
che
formavano
una
gradazione
crescente
d
'
ingiurie
:
-
grossier
,
sensuel
,
brutal
,
egoiste
,
polisson
.
-
In
alcuni
punti
c
'
era
detto
:
-
servirsi
del
tale
-
una
persona
conosciuta
dall
'
autore
.
Tutto
scritto
in
caratteri
grossi
e
chiari
,
e
con
ordine
.
Poi
mi
caddero
sotto
gli
occhi
gli
schizzi
dei
luoghi
,
fatti
a
penna
,
accuratamente
,
come
un
disegno
d
'
ingegnere
.
Ce
n
'
era
un
mucchio
:
tutto
l
'
Assommoir
disegnato
:
le
strade
del
quartiere
in
cui
si
svolge
il
romanzo
,
colle
cantonate
,
e
coll
'
indicazione
delle
botteghe
;
i
zig
-
zag
che
faceva
Gervaise
per
scansare
i
creditori
;
le
scappate
domenicali
di
Nana
;
le
pellegrinazioni
della
comitiva
dei
briaconi
di
bastringue
in
bastringue
e
di
bousingot
in
bousingot
;
l
'
ospedale
e
il
macello
,
fra
cui
andava
e
veniva
,
in
quella
terribile
sera
,
la
povera
stiratrice
straziata
dalla
fame
.
La
gran
casa
del
Marescot
era
tracciata
minutissimamente
;
tutto
l
'
ultimo
piano
;
i
pianerottoli
,
le
finestre
,
lo
stambugio
del
becchino
,
la
buca
di
père
Bru
,
tutti
quei
corridori
lugubri
,
in
cui
si
sentiva
un
souffle
de
crevaison
,
quei
muri
che
risonavano
come
pancie
vuote
,
quelle
porte
da
cui
usciva
una
perpetua
musica
di
legnate
e
di
strilli
di
mioches
morti
di
fame
.
C
'
era
pure
la
pianta
della
bottega
di
Gervaise
,
stanza
per
stanza
,
coll
'
indicazione
dei
letti
e
delle
tavole
,
in
alcuni
punti
cancellata
e
corretta
.
Si
vedeva
che
lo
Zola
ci
s
'
era
divertito
per
ore
e
per
ore
,
dimenticando
forse
anche
il
romanzo
,
tutto
immerso
nella
sua
finzione
,
come
in
un
proprio
ricordo
.
Su
altri
fogli
c
'
erano
appunti
di
vario
genere
.
Ne
notai
due
principalmente
:
-
venti
pagine
di
descrizione
della
tal
cosa
,
-
dodici
pagine
di
descrizione
della
tal
scena
,
da
dividersi
in
tre
parti
.
-
Si
capisce
che
aveva
la
descrizione
in
capo
,
formulata
prima
d
'
essere
fatta
,
e
che
se
la
sentiva
sonar
dentro
cadenzata
e
misurata
,
come
un
'
arietta
a
cui
dovesse
ancora
trovare
le
parole
.
Son
meno
rare
di
quello
che
si
pensi
,
queste
maniere
di
lavorare
,
anche
in
cose
d
'
immaginazione
,
col
compasso
.
Lo
Zola
è
un
grande
meccanico
.
Si
vede
come
le
sue
descrizioni
procedono
simmetricamente
,
a
riprese
,
separate
qualche
volta
da
una
specie
d
'
intercalare
,
messo
là
perchè
il
lettore
ripigli
rifiato
,
e
divise
in
parti
quasi
uguali
;
come
quella
dei
fiori
del
parco
nella
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
quella
del
temporale
nella
Page
d
'
amour
,
quella
della
morte
del
Coupeau
nell
'
Assommoir
.
Si
direbbe
che
la
sua
mente
,
per
lavorar
poi
tranquilla
e
libera
intorno
alle
minuzie
,
ha
bisogno
di
tracciarsi
prima
i
confini
netti
del
suo
lavoro
,
di
sapere
esattamente
in
quali
punti
potrà
riposare
,
e
quasi
che
estensione
e
che
forma
presenterà
nella
stampa
il
lavoro
proprio
.
Quando
la
materia
gli
cresce
,
la
recide
per
farla
rientrare
in
quella
forma
,
o
quando
gli
manca
,
fa
un
sforzo
per
tirarla
a
quel
segno
.
È
un
invincibile
amore
delle
proporzioni
armoniche
,
che
qualche
volta
può
generare
prolissità
;
ma
che
spesso
,
costringendo
il
pensiero
ad
insistere
sul
suo
soggetto
,
renda
l
'
opera
più
profonda
e
più
completa
.
C
'
erano
,
oltre
a
queste
,
delle
note
estratte
dalla
Réforme
sociale
en
France
del
Le
Play
,
dall
'
Hérédité
naturelleel
dottor
Lucas
,
e
da
altre
opere
di
cui
si
valse
per
scrivere
il
suo
romanzo
;
Le
sublime
,
fra
le
altre
,
che
dopo
la
pubblicazione
dell
'
Assommoir
fu
ristampato
e
riletto
;
poichè
è
un
privilegio
dei
capolavori
quello
di
mettere
in
onore
anche
le
opere
mediocri
di
cui
si
sono
giovati
.
Lo
interrogammo
intorno
ai
suoi
studi
di
lingua
.
Ne
parlò
con
molta
compiacenza
.
Si
crede
generalmente
che
abbia
studiato
l
'
argot
nel
popolo
;
sì
,
in
parte
;
ma
più
nei
dizionarii
speciali
,
che
son
parecchi
,
e
buonissimi
;
come
imparò
in
special
modo
dai
dizionari
d
'
arti
e
mestieri
quella
ricchissima
terminologia
d
'
officina
e
di
bottega
,
che
è
nei
suoi
romanzi
popolari
.
Ma
per
scrivere
l
'
argot
non
bastava
consultare
il
dizionario
;
bisognava
saperlo
,
ossia
rifarselo
.
Si
fece
perciò
un
dizionario
diviso
a
soggetti
,
e
vi
andò
man
mano
registrando
le
parole
e
le
frasi
che
trovava
nei
libri
e
che
raccattava
per
la
strada
.
Scrivendo
Assommoir
,
prima
di
trattare
un
soggetto
,
scorreva
la
parte
corrispondente
del
dizionario
;
poi
scriveva
tenendolo
sotto
gli
occhi
,
e
cancellava
con
un
lapis
rosso
ogni
frase
,
via
via
che
la
metteva
nel
libro
,
per
evitar
di
ripeterla
.
-
Io
son
un
uomo
paziente
,
vedete
,
-
disse
poi
;
-
lavoro
colla
placidità
d
'
un
vecchio
compilatore
;
provo
piacere
anche
nelle
occupazioni
più
materiali
;
prendo
amore
alle
mie
note
e
ai
miei
scartafacci
;
mi
cullo
nel
mio
lavoro
,
e
mi
ci
trovo
bene
,
come
un
pigro
nella
sua
poltrona
.
Lo
strano
è
che
diceva
tutte
queste
cose
senza
sorridere
;
ma
nemmeno
con
un
barlume
di
sorriso
.
Il
suo
viso
pallidissimo
non
ebbe
mai
una
di
quelle
mille
espressioni
convenzionali
di
amabilità
o
di
gaiezza
,
che
si
usano
dalle
persone
più
fredde
per
dar
colore
alla
conversazione
.
In
verità
non
ricordo
d
'
aver
mai
visto
al
mondo
un
viso
più
«indipendente.»
Faceva
un
solo
movimento
di
tratto
in
tratto
:
dilatava
le
narici
e
stringeva
i
denti
,
facendo
risaltar
le
mascelle
;
il
che
gli
dava
un
'
espressione
più
vigorosa
di
risoluzione
e
di
fierezza
.
Parlò
del
successo
dell
'
Assommoir
.
Disse
che
,
mentre
scriveva
quel
romanzo
,
era
le
mille
miglia
lontano
dal
prevedere
il
chiasso
che
fece
.
Era
stato
costretto
a
interromperlo
per
una
malattia
della
sua
signora
;
ci
s
'
era
poi
rimesso
di
mala
voglia
;
il
cuore
non
gliene
diceva
bene
.
Di
più
,
un
amico
di
cui
egli
faceva
gran
conto
,
letto
il
manoscritto
,
gli
aveva
presagito
un
mezzo
fiasco
.
A
lui
stesso
pareva
che
il
soggetto
non
fosse
«interessante.»
Lasciò
indovinare
,
insomma
,
che
nemmeno
dopo
il
suo
grande
successo
,
non
era
quello
il
romanzo
a
cui
teneva
di
più
.
-
Qual
è
dunque
?
-
gli
domandai
.
La
sua
risposta
mi
diede
una
grande
soddisfazione
.
-
Le
ventre
de
Paris
,
-
rispose
.
E
infatti
la
storia
di
quel
grasso
e
iniquo
pettegolezzo
plebeo
,
che
finisce
per
perdere
un
povero
galantuomo
,
e
che
si
svolge
dalla
prima
all
'
ultima
pagina
in
quel
singolarissimo
teatro
delle
Halles
,
pieno
di
colori
,
di
sapori
e
d
'
odori
,
fra
quelle
pescivendole
dalle
rotondità
enormi
e
impudenti
,
fra
quegli
amori
annidati
nei
legumi
e
nelle
penne
di
pollo
,
in
mezzo
a
quello
strano
intreccio
di
rivalità
bottegaie
e
di
congiure
repubblicane
,
m
'
è
sempre
parsa
una
delle
più
originali
e
delle
più
felici
invenzioni
dell
'
ingegno
francese
.
Venne
a
parlare
delle
critiche
che
si
fecero
all
'
Assommoir
.
Anche
parlando
,
egli
sceglie
sempre
la
frase
più
dura
e
più
recisa
per
esprimere
il
proprio
pensiero
.
Accennando
a
una
scuola
che
non
gli
va
a
genio
,
disse
:
-
Vedrete
che
famoso
colpo
di
scopa
ci
daremo
dentro
!
-
In
ogni
sua
parola
si
sente
il
suo
carattere
fortemente
temprato
,
non
solo
alle
resistenze
ostinate
,
ma
agli
assalti
temerarii
.
Nelle
sue
critiche
,
infatti
,
dà
addosso
a
tutti
.
Ne
raccolse
parecchie
in
un
volume
e
le
intitolò
:
-
I
miei
odii
.
-
Si
capisce
.
Deve
tutto
a
sè
stesso
,
è
passato
per
tutte
le
prove
,
è
coperto
di
cicatrici
:
la
battaglia
è
la
sua
vita
;
vuole
la
gloria
,
ma
strappata
a
forza
;
e
accompagnata
dal
fragore
della
tempesta
.
Le
critiche
più
spietate
non
fanno
che
irritare
il
suo
coraggio
.
Gli
gridarono
la
croce
per
le
crudità
della
Curée
;
egli
andò
del
doppio
più
in
là
nell
'
Assommoir
.
Prova
una
feroce
voluttà
nel
provocare
il
pubblico
.
«
Gli
insuccessi
»
non
gli
passano
nemmeno
la
prima
pelle
.
Avanti
!
-
disse
dopo
una
delle
sue
più
grandi
cadute
-
;
io
sono
a
terra
;
ma
l
'
arte
è
in
piedi
.
Forse
che
la
battaglia
è
perduta
perchè
il
soldato
è
ferito
?
Al
lavoro
,
e
ricominciamo
!
-
E
dice
il
fatto
suo
alla
critica
,
alla
sua
maniera
.
-
La
critica
francese
manca
d
'
intelligenza
-
;
nientemeno
.
-
Non
ci
sono
in
tutta
la
Francia
che
tre
o
quattro
uomini
capaci
di
giudicare
un
libro
.
-
Gli
altri
o
giudicano
con
tutti
i
pregiudizii
letterarii
degli
sciocchi
,
o
sono
pretti
impostori
.
-
Ha
questo
gran
difetto
,
-
come
gli
diceva
un
amico
:
-
che
quando
parla
con
un
imbecille
,
gli
fa
capire
immediatamente
che
è
un
imbecille
;
-
difetto
,
-
dice
,
-
che
gli
chiuderà
sempre
tutte
le
porte
.
Ma
a
lui
non
importa
d
'
essere
,
amato
.
Egli
considera
il
pubblico
come
il
suo
nemico
naturale
.
Che
serve
accarezzarlo
?
È
una
mala
bestia
che
risponde
alle
carezze
coi
morsi
.
Tanto
vale
mostrargli
i
denti
e
fargli
vedere
che
non
sono
meno
forti
dei
suoi
.
Latri
a
sua
posta
,
purchè
ci
segua
.
Eppure
s
'
ingannano
quelli
che
argomentano
da
questa
sua
asprezza
di
carattere
ch
'
egli
non
abbia
cuore
.
Tutti
i
suoi
amici
intimi
lo
affermano
.
In
casa
,
colla
sua
famiglia
,
è
un
altro
Zola
;
ha
pochi
amici
,
ma
li
ama
fortemente
;
non
è
espansivo
,
ma
servizievole
.
E
scrive
delle
lettere
piene
di
sentimento
.
Ha
un
cuore
affettuoso
,
sotto
una
corazza
d
'
acciaio
.
Spiegò
poi
meglio
il
concetto
che
ha
del
pubblico
,
parlando
della
vendita
dei
libri
a
Parigi
.
-
Qui
non
si
fa
nulla
,
-
disse
,
smettendo
per
la
prima
volta
il
pugnale
,
ma
riafferrandolo
subito
,
-
nulla
,
se
non
si
fa
chiasso
.
Bisogna
essere
discussi
,
maltrattati
,
levati
in
alto
dal
bollore
delle
ire
nemiche
.
Il
parigino
non
compra
quasi
mai
il
libro
spontaneamente
,
per
un
sentimento
proprio
di
curiosità
;
non
lo
compra
che
quando
glie
ne
hanno
intronate
le
orecchie
,
quando
è
diventato
come
un
avvenimento
da
cronaca
,
del
quale
bisogna
saper
dir
qualche
cosa
in
conversazione
.
Pur
che
se
ne
parli
,
comunque
se
ne
parli
,
è
una
fortuna
.
La
critica
vivifica
tutto
;
non
c
'
è
che
il
silenzio
che
uccida
.
Parigi
è
un
oceano
;
ma
un
oceano
in
cui
la
calma
perde
,
e
la
burrasca
salva
.
Come
si
può
scuotere
altrimenti
l
'
indifferenza
di
questa
enorme
città
tutta
intenta
ai
suoi
affari
e
ai
suoi
piaceri
,
ad
ammassar
quattrini
e
a
profonderli
?
Essa
non
sente
che
i
ruggiti
e
le
cannonate
.
E
guai
a
chi
non
ha
coraggio
!
È
quello
che
mi
diceva
il
Parodi
:
-
Qui
non
si
stima
chi
mostra
di
non
stimare
sè
stesso
.
Per
prima
cosa
bisogna
affermare
risolutamente
il
proprio
diritto
alla
gloria
.
Chi
si
fa
piccino
,
è
perduto
.
Guai
al
modesto
!
E
lo
Zola
non
è
nè
modesto
,
nè
orgoglioso
;
è
schietto
.
Colla
stessa
schiettezza
con
cui
riconosce
i
lati
deboli
del
suo
ingegno
,
come
si
è
visto
,
ne
dice
i
lati
forti
.
Parlando
dei
suoi
studi
dal
vero
dice
:
-
Non
ho
però
bisogno
di
veder
tutto
;
un
aspetto
mi
basta
,
gli
altri
li
indovino
;
qui
sta
l
'
ingegno
.
-
Quando
scriveva
la
Page
d
'
amour
,
diceva
:
-
Farò
piangere
tutta
Parigi
.
-
Difendendo
una
sua
commedia
caduta
dice
:
-
Perchè
è
caduta
?
Perchè
il
pubblico
s
'
aspettava
dall
'
autore
dei
Rougon
-
Macquart
una
commedia
straordinaria
,
di
primissimo
ordine
;
qualcosa
di
miracoloso
.
-
Ma
dice
questo
con
una
sicurezza
e
con
una
semplicità
,
che
non
vien
nemmeno
in
capo
di
accusarlo
di
presunzione
.
E
in
ciò
si
rivela
appunto
la
sua
natura
italiana
,
meno
inverniciata
della
francese
,
come
si
rivela
nelle
sue
critiche
,
in
cui
dice
le
più
dure
cose
senza
giri
di
frase
e
senza
epiteti
lenitivi
,
e
paccia
le
pillole
amare
senza
dorarle
;
cosa
che
ripugna
all
'
indole
della
critica
parigina
.
Ed
è
italiano
anche
in
questo
,
che
ha
la
nostra
causticità
genuina
,
consistente
più
nella
cosa
che
nella
parola
,
e
non
il
vero
spirito
francese
.
E
lo
riconosce
e
se
ne
vanta
.
-
Je
n
'
ai
pas
cet
entortillement
d
'
esprit
.
-
Je
ne
sais
parler
le
papotage
à
la
mode
.
-
Io
detesto
i
bons
mots
e
il
pubblico
li
adora
.
Questa
è
la
grande
ragione
per
cui
non
ci
possiamo
intendere
.
Accennò
pure
,
di
volo
,
alla
gran
quistione
del
realismo
e
dell
'
idealismo
.
Su
questo
argomento
rispetto
profondamente
le
opinioni
di
uno
scrittore
come
lo
Zola
.
Ma
a
queste
professioni
di
fede
irremovibile
e
a
queste
bandiere
sventolate
con
tanto
furore
,
ci
credo
poco
.
Uno
scrittore
si
trova
a
scrivere
in
una
data
maniera
perchè
la
sua
indole
,
la
sua
educazione
,
le
condizioni
della
sua
vita
lo
spinsero
da
quella
parte
.
Quando
ha
fatto
per
quella
via
un
lungo
cammino
,
quando
ha
speso
in
quella
forma
d
'
arte
un
gran
tesoro
di
forze
,
e
v
'
ha
riportato
dei
trionfi
,
e
s
'
è
persuaso
che
non
andrà
mai
innanzi
altrettanto
in
una
direzione
diversa
,
allora
alza
la
sua
insegna
e
dice
:
-
In
hoc
signo
vinces
.
-
Ma
che
diverrebbe
l
'
arte
se
tutti
lo
seguissero
?
Mi
vien
sempre
in
mente
quella
sentenza
del
Rénan
:
-
Il
mondo
è
uno
spettacolo
che
Dio
dà
a
sè
stesso
.
Per
carità
,
non
facciamolo
tutto
d
'
un
colore
,
se
non
vogliamo
annoiarci
anche
noi
.
-
C
'
è
posto
per
tutti
-
come
diceva
Silvio
Pellico
-
e
nessuno
se
ne
vuol
persuadere
.
-
Non
capisco
come
ci
sia
della
gente
d
'
ingegno
che
picchia
sulla
testa
a
una
parte
dell
'
umanità
unicamente
perchè
non
sente
e
non
esprime
la
vita
come
essi
la
sentono
e
la
esprimono
.
È
come
se
i
magri
volessero
mettere
al
bando
dell
'
umanità
i
grassi
;
e
i
linfatici
,
i
nervosi
.
In
fondo
,
chi
non
vede
chiaramente
che
è
una
guerra
che
certe
facoltà
dello
spirito
fanno
ad
altre
facoltà
?
Emilio
Zola
,
non
men
degli
altri
,
non
fa
che
tirar
l
'
acqua
al
suo
mulino
,
Egli
dirà
,
per
esempio
,
che
la
tragedia
greca
è
realistica
,
e
che
non
si
deve
descrivere
che
quello
che
si
vede
o
che
s
'
è
visto
,
e
che
quando
si
mette
un
albero
sulla
scena
,
dev
'
essere
un
albero
vero
;
e
forse
,
in
cuor
suo
,
sorriderà
di
queste
affermazioni
.
E
quando
qualcuno
lo
coglierà
in
contraddizione
,
risponderà
ingenuamente
:
-
Que
voulez
vous
?
Il
faut
bien
avoir
un
drapeau
.
-
Siamo
d
'
accordo
;
ma
è
quasi
sempre
la
bandiera
,
non
della
propria
fede
,
ma
del
proprio
ingegno
.
E
lo
stesso
Zola
è
sempre
realista
,
anche
quando
dà
cuore
e
mente
agli
alberi
e
ai
fiori
?
A
un
uomo
come
lui
si
può
ben
dire
quello
che
si
pensa
.
Parlò
pure
del
teatro
.
Disse
che
era
falsa
la
notizia
data
dai
giornali
,
che
egli
avesse
incaricato
due
commediografi
,
di
cui
non
ricordo
il
nome
,
di
fare
un
dramma
dell
'
Assommoir
.
S
'
era
parlato
pure
,
a
questo
proposito
,
della
Curée
,
per
la
cui
protagonista
,
Renée
,
la
celebre
attrice
Sarah
Bernard
aveva
manifestato
una
gran
simpatia
.
Ma
dei
suoi
romanzi
,
uno
solo
,
finora
,
Thérèse
Raquin
,
fu
convertito
da
lui
stesso
in
un
dramma
,
nel
quale
è
riuscita
una
fortissima
scena
la
descrizione
di
quella
tremenda
notte
nuziale
di
Teresa
e
di
Laurent
,
fra
cui
s
'
interpone
il
fantasma
schifoso
del
marito
annegato
.
Il
Teatro
però
esercita
anche
sullo
Zola
un
'
attrazione
irresistibile
e
inebriante
,
come
su
tutti
gli
scrittori
moderni
,
ai
quali
nessuna
gloria
letteraria
pare
bastevole
,
se
non
è
coronata
da
un
trionfo
sulle
scene
.
Poichè
a
Parigi
,
la
città
più
teatrale
del
mondo
,
una
vittoria
drammatica
dà
d
'
un
solo
tratto
la
fama
e
la
fortuna
che
non
dà
il
buon
successo
di
dieci
libri
.
A
questo
scopo
egli
converge
perciò
tutti
i
suoi
sforzi
.
La
sua
grande
ambizione
è
di
fare
un
Assommoir
teatrale
.
Finora
non
lavorò
,
si
può
dire
,
che
per
prepararsi
a
questa
gran
prova
.
Non
ebbe
successi
notevoli
;
cadde
più
d
'
una
volta
;
ma
persiste
tenacemente
.
E
s
'
affatica
a
sgombrarsi
il
passo
colla
critica
,
battendo
in
breccia
la
commedia
alla
moda
,
la
comédie
d
'
intrigue
,
ce
joujou
donné
au
public
,
ce
jeu
de
patience
,
che
egli
vorrebbe
ricondurre
alla
forma
antica
,
alla
comicità
di
buona
lega
,
la
quale
consiste
tutta
nei
tipi
e
nelle
situazioni
,
e
non
in
quello
spirito
fouetté
en
neige
,
rélevé
d
'
une
pointe
de
musc
,
che
piace
per
la
novità
,
e
che
non
saprà
più
di
nulla
fra
cinque
anni
;
ai
caratteri
largamente
sviluppati
in
un
'
azione
semplice
e
logica
,
alle
analisi
libere
e
profonde
,
e
ai
dialoghi
sciolti
da
ogni
convenzione
;
a
una
forma
insomma
,
in
cui
possano
spiegarsi
e
prevalere
le
sue
forti
facoltà
di
romanziere
.
E
propugnando
queste
teorie
,
difende
ostinatamente
i
suoi
lavori
drammatici
.
Un
amico
andò
a
visitarlo
dopo
la
caduta
del
suo
Bouton
de
rose
al
Palais
Royal
,
e
lo
trovò
a
tavolino
con
davanti
un
mucchio
di
fogli
scritti
.
-
Che
cosa
fate
?
-
gli
domandò
,
-
Vous
comprenez
-
rispose
-
je
ne
veux
pus
lâcher
ma
pièce
.
-
»
Stava
facendo
una
difesa
del
Bouton
de
Rose
,
curiosissima
,
nella
quale
si
rivela
il
suo
carattere
meglio
che
in
un
epistolario
di
cinque
volumi
.
Cominciò
coll
'
esporre
il
soggetto
della
commedia
,
ricavata
in
parte
dai
Contes
drólatiques
del
Balzac
,
e
come
si
svolse
nella
sua
mente
,
e
le
ragioni
d
'
ogni
personaggio
e
d
'
ogni
scena
.
E
poi
:
-
Sta
bene
-
disse
-
il
dramma
è
caduto
.
-
Riferisco
presso
a
poco
le
sue
parole
.
-
Io
accetto
altamente
tutte
le
responsabilità
.
Questo
dramma
m
'
è
diventato
caro
per
la
brutalità
odiosa
con
cui
fu
trattato
.
Lo
scatenamento
feroce
della
folla
l
'
ha
rialzato
e
ingrandito
ai
miei
occhi
.
Più
tardi
ci
sarà
appello
:
i
processi
letterari
sono
suscettibili
di
cassazione
.
Il
pubblico
non
ha
voluto
capire
il
mio
lavoro
,
perchè
non
vi
ha
trovato
quella
specie
di
vis
comica
che
vi
cercava
,
che
è
un
fiore
tutto
parigino
,
sbocciato
sui
marciapiedi
dei
boulevards
.
Ha
trovato
il
mio
spirito
grossolano
!
Diavolo
!
Come
si
fa
a
sopportare
la
franchezza
d
'
un
uomo
che
viene
avanti
con
un
stile
diretto
e
che
chiama
le
cose
col
loro
nome
?
Già
,
il
sapore
dell
'
antico
racconto
francese
non
si
sente
più
;
non
si
capiscono
più
quei
tipi
:
io
avrei
dovuto
mettere
un
avviso
a
stampa
sulla
schiena
dei
miei
personaggi
.
E
poi
una
buona
metà
del
teatro
faceva
voti
ardenti
perchè
il
mio
Bouton
de
rose
capitombolasse
.
Erano
andati
là
come
si
va
nella
baracca
d
'
un
domatore
di
fiere
,
col
segreto
desiderio
di
vedermi
divorare
.
Io
mi
son
fatti
molti
nemici
colle
mie
critiche
teatrali
,
in
cui
la
sincerità
è
la
mia
sola
forza
.
Chi
giudica
i
lavori
degli
altri
,
s
'
espone
alle
rappresaglie
.
I
vaudevillisti
vessati
e
i
drammaturghi
esasperati
si
son
detti
:
-
Finalmente
!
Lo
andremo
a
giudicare
una
volta
,
questo
terribile
uomo
!
Nell
'
orchestra
c
'
erano
dei
signori
che
si
mostravano
reciprocamente
le
chiavi
.
C
'
era
poi
un
'
altra
ragione
.
Io
sono
romanziere
.
Questo
basta
.
Riuscendo
nel
teatro
,
avrei
occupato
troppo
posto
.
Bisognava
impedire
.
E
d
'
altra
parte
era
giusto
che
io
espiassi
le
quarantadue
edizioni
dell
'
Assommoir
e
le
diciasette
edizioni
della
Page
d
'
amour
.
-
Schiacciamolo
,
-
si
son
detti
.
E
l
'
han
fatto
.
Si
ascoltò
il
primo
atto
,
si
fischiò
:
il
secondo
e
non
si
volle
sentire
il
terzo
.
Il
fracasso
era
tale
che
i
critici
non
potevano
neppur
sentire
il
nome
dei
personaggi
;
alcune
innocentissime
parole
di
argot
scoppiarono
nel
teatro
come
bombe
;
i
muri
minacciavano
di
crollare
;
non
si
capiva
più
nulla
.
E
così
sono
stato
ammazzato
.
Ora
non
ho
più
nè
rancore
nè
tristezza
.
Ma
il
giorno
dopo
non
riuscii
a
soffocare
un
sentimento
di
giusta
indignazione
.
Credevo
che
la
seconda
sera
la
commedia
non
sarebbe
arrivata
di
là
dal
secondo
atto
.
Mi
pareva
che
il
pubblico
pagante
dovesse
completare
il
disastro
.
Andai
al
teatro
,
a
ora
tarda
,
e
salendo
le
scale
,
interrogai
un
artista
:
-
Ebbene
,
vanno
in
collera
,
di
sopra
?
-
L
'
artista
mi
rispose
sorridendo
:
-
Ma
no
,
signore
!
Tutti
i
frizzi
sono
gustati
.
La
salle
est
superbe
,
e
si
smascella
dalle
risa
.
-
Ed
era
vero
;
non
si
sentiva
una
disapprovazione
;
il
successo
era
enorme
.
Io
rimasi
là
per
tutto
un
atto
,
ad
ascoltare
quelle
risa
,
e
soffocavo
,
mi
sentivo
venir
le
lagrime
agli
occhi
.
Pensavo
al
teatro
della
sera
prima
,
e
mi
domandavo
il
perchè
di
quella
inesplicabile
brutalità
,
dal
momento
che
il
vero
pubblico
faceva
al
mio
lavoro
una
accoglienza
tanto
diversa
.
Questi
sono
i
fatti
.
Mi
diano
una
spiegazione
i
critici
sinceri
.
Il
Bouton
de
rose
ebbe
quattro
rappresentazioni
;
l
'
incasso
maggiore
fu
quello
della
seconda
.
Per
che
ragione
,
se
è
lecito
?
Perchè
la
stampa
non
aveva
ancora
parlato
e
il
pubblico
veniva
e
rideva
con
confidenza
.
Il
terzo
giorno
la
critica
comincia
il
suo
lavoro
di
strangolamento
;
una
prima
scarica
di
articoli
furibondi
ferisce
la
commedia
al
cuore
;
e
allora
la
gente
esita
e
s
'
allontana
da
un
'
opera
che
non
una
voce
difende
e
che
i
più
tolleranti
gettano
nel
fango
.
I
pochi
curiosi
che
si
arrischiano
,
si
divertono
sinceramente
;
l
'
effetto
cresce
ad
ogni
rappresentazione
;
gli
artisti
,
rinfrancati
,
recitano
con
un
accordo
maraviglioso
.
Che
importa
?
Lo
strangolamento
è
riuscito
;
il
pubblico
della
prima
sera
ha
stretto
la
corda
e
la
critica
ha
dato
l
'
ultimo
strappo
.
Eppure
!
Eppure
il
Bouton
de
rose
resiste
solidamente
sulle
scene
pur
che
ci
sia
chi
si
degni
di
sentirlo
.
Io
credo
che
sia
ben
fatto
,
che
certe
situazioni
siano
comiche
e
originali
,
e
che
il
tempo
gli
darà
ragione
.
Un
tale
,
la
prima
sera
,
nei
corridoi
del
teatro
diceva
ad
alta
voce
:
-
Ebbene
,
farà
ancora
il
critico
teatrale
Emilio
Zola
?
-
Perdio
se
lo
farò
ancora
!
E
più
ardentemente
di
prima
,
potete
andarne
sicuri
.
La
conversazione
cadde
ancora
una
volta
sui
romanzi
,
e
lo
Zola
soddisfece
parecchie
mie
vivissime
curiosità
.
I
suoi
personaggi
son
quasi
tutti
ricordi
,
conoscenze
sue
d
'
altri
tempi
;
alcuni
già
abbozzati
nei
Contes
à
Ninon
.
Il
Lantier
,
per
esempio
,
lo
conobbe
in
carne
ed
ossa
,
ed
è
infatti
uno
dei
caratteri
più
stupendamente
veri
dell
'
Assommoir
.
L
'
idea
del
frate
Archangias
della
Faute
de
l
'
abbé
Mouret
,
di
quel
comicissimo
villanaccio
incappucciato
,
che
predica
la
religione
con
un
linguaggio
da
facchino
ubbriaco
,
gli
venne
dall
'
aver
letto
in
un
giornale
di
provincia
,
d
'
un
certo
frate
,
maestro
di
scuola
,
stato
condannato
dai
tribunali
per
abuso
....
di
forza
.
Certe
rispostaccie
date
dall
'
accusato
ai
giudici
gli
avevano
presentato
il
carattere
bell
'
e
fatto
.
Poichè
si
parlava
di
quel
romanzo
,
non
potei
trattenermi
dall
'
esprimergli
la
mia
viva
ammirazione
per
quelle
splendide
pagine
,
in
cui
descrisse
i
rapimenti
religiosi
del
giovane
prete
dinanzi
all
'
immagine
della
Vergine
;
pagine
degne
davvero
d
'
un
grande
poeta
.
-
Voi
non
potete
immaginare
,
-
mi
rispose
,
-
la
fatica
che
mi
costò
quel
benedetto
abate
Mouret
.
Per
poterlo
descrivere
all
'
altare
,
andai
parecchie
volte
a
sentire
tre
o
quattro
messe
di
seguito
a
Nôtre
Dame
.
Per
la
sua
educazione
religiosa
consultai
molti
preti
.
Nessuno
però
mi
volle
o
mi
seppe
dare
tutte
le
spiegazioni
di
cui
avevo
bisogno
.
Misi
sottosopra
delle
botteghe
di
librai
cattolici
;
mi
digerii
dei
grossi
volumi
di
Cerimoniali
religiosi
e
di
Manuali
da
curati
di
campagna
.
Ma
non
mi
pareva
ancora
di
possedere
abbastanza
la
materia
.
Un
prete
spretato
,
finalmente
,
completò
le
mie
cognizioni
.
Gli
domandai
se
aveva
fatto
pure
degli
studi
così
accurati
e
così
pratici
per
descrivere
la
vita
delle
halles
,
le
botteghe
di
formaggi
,
il
lavoro
delle
stiratrici
,
le
discussioni
del
Parlamento
,
le
ribotte
degli
operai
.
-
Necessariamente
,
-
rispose
.
-
E
per
descrivere
il
temporale
della
Page
d
'
amour
?
-
Per
descrivere
il
temporale
,
mi
asciugai
parecchie
volte
tutta
l
'
acqua
che
Dio
ha
mandata
,
osservando
Parigi
dalle
torri
di
Nôtre
Dame
.
Gli
domandai
se
era
mai
stato
presente
a
una
battaglia
.
Disse
di
no
,
e
questo
mi
fece
gran
meraviglia
,
perchè
nella
descrizione
del
combattimento
fra
gl
'
insorti
e
le
truppe
imperiali
,
nella
Fortune
des
Rougons
,
si
sente
il
fischio
delle
palle
e
si
vede
il
disordine
e
la
morte
,
come
nessun
scrittore
li
ha
mai
resi
.
Da
ultimo
venne
a
parlare
dei
suoi
romanzi
futuri
,
e
in
questo
discorso
si
animò
più
che
non
avesse
fatto
fino
allora
;
il
suo
viso
si
colorò
d
'
un
leggero
rossore
,
la
sua
voce
si
rinvigorì
,
e
non
dico
come
lavorasse
il
pugnaletto
.
Egli
farà
un
romanzo
in
cui
descriverà
la
vita
militare
francese
,
com
'
è
.
Questo
solleverà
una
tempesta
;
gli
daranno
del
nemico
della
Francia
;
sta
bene
.
Il
suo
romanzo
sarà
intitolato
Le
soldat
,
e
conterrà
una
grande
descrizione
della
battaglia
di
Sédan
.
Egli
andrà
apposta
a
Sédan
,
ci
starà
quindici
giorni
,
studierà
il
terreno
con
una
guida
palmo
per
palmo
,
e
forse
....
ne
uscirà
qualche
cosa
.
In
un
altro
romanzo
metterà
la
descrizione
d
'
una
morte
per
combustione
spontanea
,
d
'
un
bevitore
.
Altri
l
'
han
fatta
;
egli
la
farà
a
modo
suo
.
L
'
uomo
avrà
l
'
abitudine
di
passare
la
sera
accanto
al
camino
,
colla
pipa
in
bocca
,
e
piglierà
fuoco
accendendo
la
pipa
.
Egli
descriverà
tutto
-
e
dicendo
questo
corrugò
le
sopracciglia
e
gli
lampeggiarono
gli
occhi
,
come
se
vedesse
in
quel
punto
lo
spettacolo
orrendo
.
-
La
gente
di
casa
entrerà
la
mattina
nella
stanza
e
non
troverà
più
che
la
pipa
e
une
poignée
de
quelque
chose
.
Poi
scriverà
un
romanzo
che
avrà
per
soggetto
il
commercio
,
i
«
grandi
magazzini
»
come
il
Louvre
e
il
Bon
Marchè
,
la
lotta
del
grande
commercio
col
piccolo
,
dei
milioni
coi
cento
mila
franchi
:
un
soggetto
vasto
e
originale
,
pieno
di
nuovi
colori
,
di
nuovi
tipi
e
di
nuove
scene
,
col
quale
tratterà
a
ferro
rovente
una
nuova
piaga
di
Parigi
.
Poi
un
altro
romanzo
:
le
lotte
dell
'
ingegno
per
aprirsi
una
strada
nel
mondo
,
un
drappello
di
giovani
che
vanno
a
cercar
fortuna
a
Parigi
,
la
vita
giornalistica
,
la
vita
letteraria
,
l
'
arte
,
la
critica
,
la
miseria
in
abito
decente
,
le
febbri
,
le
disperazioni
e
i
trionfi
del
giovane
di
genio
,
divorato
dall
'
ambizione
e
dalla
fame
:
una
storia
in
cui
riverserà
tutto
il
sangue
che
uscì
dalle
ferite
del
suo
cuore
di
vent
'
anni
.
E
infine
un
romanzo
più
originale
di
tutti
,
che
si
svolgerà
sopra
una
rete
di
strade
ferrate
:
una
grande
stazione
in
cui
s
'
incrocieranno
dieci
strade
,
e
per
ogni
«
binario
»
correrà
un
episodio
,
e
si
riannoderanno
tutti
alla
stazione
principale
,
e
tutto
il
romanzo
avrà
il
colore
dei
luoghi
,
e
vi
si
sentirà
,
come
un
accompagnamento
musicale
,
lo
strepito
di
quella
vita
precipitosa
,
e
vi
sarà
l
'
amore
nel
vagone
,
l
'
accidente
nella
galleria
,
il
lavoro
della
locomotiva
,
l
'
incontro
,
l
'
urto
,
il
disastro
,
la
fuga
;
tutto
quel
mondo
nero
,
fumoso
e
rumoroso
,
nel
quale
egli
vive
col
pensiero
da
lungo
tempo
.
E
saran
tutti
romanzi
del
«
ciclo
»
Rougon
Macquart
.
Egli
ne
ha
già
nella
mente
,
come
una
visione
,
mille
scene
:
abbozzi
confusi
,
pagine
lucidissime
,
catastrofi
tremende
e
avventure
comiche
e
descrizioni
sfolgoranti
,
che
gli
ribollono
dentro
senza
posa
,
e
sono
l
'
alimento
vitale
dell
'
anima
sua
.
Ha
ancora
otto
romanzi
da
scrivere
.
Quando
la
storia
dei
Rougon
Macquart
sarà
finita
,
egli
spera
che
,
giudicando
l
'
opera
intera
,
la
critica
gli
renderà
giustizia
.
Intanto
lavora
tranquillamente
,
e
va
diritto
alla
sua
meta
,
senza
guardar
nè
indietro
nè
ai
lati
,
Il
suo
studio
è
la
sua
cittadella
,
nella
quale
egli
sì
sente
sicuro
,
e
scorda
il
mondo
,
tutto
assorto
nelle
graves
jouissances
de
la
recherche
du
vrai
.
-
Vedete
,
-
disse
in
fine
,
-
io
sono
un
uomo
tutto
di
casa
.
Non
son
buono
a
nulla
se
non
ho
la
mia
penna
,
il
mio
calamaio
,
quel
quadro
là
davanti
agli
occhi
,
questo
panchettino
qui
sotto
i
piedi
.
Portato
fuor
del
mio
nido
,
son
finito
.
Ecco
perchè
non
ho
passione
per
viaggiare
.
Quando
arrivo
in
una
nuova
città
,
mi
segue
sempre
la
medesima
cosa
.
Mi
chiudo
nella
mia
camera
d
'
albergo
,
tiro
fuori
i
miei
libri
e
leggo
per
tre
giorni
filati
senza
mettere
il
naso
fuor
dell
'
uscio
.
Il
quarto
giorno
m
'
affaccio
alla
finestra
e
conto
le
persone
che
passano
.
Il
quinto
giorno
riparto
.
-
C
'
è
un
viaggio
però
-
soggiunse
-
che
farò
sicurissimamente
:
un
viaggio
in
Italia
.
-
Quando
?
-
gli
domandai
ansiosamente
.
-
Quando
avrò
finito
Nana
,
-
rispose
.
-
Probabilmente
la
ventura
primavera
.
È
un
mio
antico
desiderio
.
E
domandò
infatti
quali
erano
i
mesi
propizii
per
fare
un
viaggio
in
Italia
colla
famiglia
.
È
inutile
che
io
dica
se
lo
scongiurai
di
non
cambiar
proposito
,
e
con
che
piacere
intravvidi
lontano
una
mensa
splendida
,
coronata
di
realisti
e
d
'
idealisti
italiani
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
colore
,
affratellati
almeno
una
sera
per
onorare
un
grande
ingegno
e
un
carattere
forte
e
sincero
.
E
intanto
egli
continuava
a
discorrere
,
in
piedi
,
vicino
alla
porta
,
colla
sua
amabile
e
virile
franchezza
,
coi
suoi
gesti
risoluti
,
col
suo
bel
viso
pallido
e
fiero
,
e
veduto
così
sul
fondo
del
suo
studio
elegante
,
pieno
di
libri
e
di
carte
,
e
dorato
da
un
raggio
di
sole
,
dava
l
'
immagine
d
'
un
bellissimo
quadro
,
che
rappresentasse
l
'
ingegno
,
la
fortuna
e
la
forza
;
e
il
gridio
dei
due
piccoli
Zola
che
giocavano
nella
stanza
accanto
,
vi
aggiungeva
una
nota
di
gentilezza
,
che
lo
rendeva
più
nobile
e
più
caro
.
E
mi
suonano
sempre
all
'
orecchio
le
ultime
parole
che
mi
disse
sulla
soglia
,
stringendomi
la
destra
con
una
mano
e
tenendo
su
coll
'
altra
la
tenda
della
porta
:
-
Je
suis
toujours
très
-
sensible
aux
poignées
de
main
amicales
qui
me
viennent
des
étrangers
;
mais
ce
n
'
est
pas
d
'
un
étranger
que
me
vient
la
vôtre
;
c
'
est
de
l
'
Italie
,
de
ma
première
patrie
,
ou
est
né
mon
père
.
Adieu
!
PARIGI
Per
quanto
si
stia
volentieri
a
Parigi
viene
un
giorno
in
cui
la
città
diventa
antipatica
.
Passata
la
febbre
dei
primi
giorni
,
quando
si
comincia
a
entrare
un
po
'
addentro
a
quella
vita
tumultuosa
,
si
prova
un
disinganno
,
come
al
vedere
la
città
la
mattina
per
tempo
,
mentre
è
ancora
scarmigliata
e
insonnita
.
Com
'
è
brutta
Parigi
in
quell
'
ora
!
Quei
boulevards
famosi
,
così
sfolgoranti
poche
ore
prima
,
non
sono
più
che
uno
stradone
irregolare
,
fiancheggiato
da
case
misere
,
alte
e
basse
,
sbiadite
,
annerite
,
sformate
sulla
sommità
da
un
orribile
disordine
di
camini
altissimi
,
che
paiono
la
travatura
di
edifizi
non
finiti
;
e
ogni
cosa
essendo
ancora
chiusa
e
velata
da
un
po
'
di
nebbia
,
non
si
vede
che
un
grande
spazio
solitario
e
grigio
,
nel
quale
non
si
riconoscono
più
,
a
primo
aspetto
,
i
luoghi
più
noti
;
e
tutto
pare
invecchiato
,
logoro
e
pieno
di
pentimenti
e
di
tristezze
;
a
cui
sembra
che
vogliano
sfuggire
le
rare
carrozze
che
passano
rapidamente
,
come
peccatrici
sorprese
dall
'
alba
e
dalla
vergogna
,
dopo
l
'
ultima
orgia
del
carnovale
.
-
Son
questi
i
boulevards
?
-
si
dice
con
un
senso
di
rammarico
,
davanti
a
quel
miserabile
spettacolo
.
E
così
dopo
qualche
mese
di
vita
parigina
si
dice
:
-
Questa
è
Parigi
?
Ma
i
primi
mesi
sono
bellissimi
,
in
specie
per
i
cambiamenti
che
seguono
in
noi
.
Si
prova
subito
un
raddoppiamento
d
'
attività
fisica
per
effetto
del
raddoppiamento
di
valore
del
tempo
,
e
l
'
orologio
,
fino
allora
sprezzato
,
assume
la
direzione
della
vita
.
Tre
giorni
dopo
l
'
arrivo
,
senza
che
ce
n
'
accorgiamo
,
la
cadenza
abituale
del
nostro
passo
è
già
accelerata
,
e
il
giro
del
nostro
sguardo
,
ingrandito
.
Tutto
,
anche
il
divertimento
,
richiede
previdenza
e
cura
;
ogni
passo
ha
il
suo
scopo
;
ogni
giornata
ci
si
presenta
,
fin
dallo
svegliarsi
,
divisa
e
ordinata
in
una
serie
di
occupazioni
;
e
non
ci
rimane
più
alcuno
di
quei
piccoli
ozii
,
i
quali
,
come
in
una
marcia
militare
i
riposi
irregolari
,
infiacchiscono
invece
di
ristorare
le
forze
.
La
più
torpida
pigrizia
è
scossa
e
vinta
.
La
vita
sensuale
e
la
vita
intellettuale
si
intrecciano
così
sottilmente
,
e
ci
allacciano
la
giornata
in
una
rete
così
fitta
di
piaceri
e
di
pensieri
,
che
non
è
più
possibile
stricarsene
.
Una
curiosità
smaniosa
di
mille
cose
s
'
impadronisce
di
noi
,
e
ci
fa
correre
dalla
mattina
alla
sera
coll
'
interrogazione
sulle
labbra
e
colla
borsa
in
mano
,
come
affamati
in
cerca
di
alimento
.
Il
delitto
clamoroso
,
il
re
che
passa
,
l
'
astro
che
si
spegne
,
la
gloria
che
sorge
,
la
solennità
scientifica
,
il
libro
nuovo
,
il
nuovo
quadro
,
il
nuovo
scandalo
,
le
grida
di
stupore
e
le
alte
risate
di
Parigi
,
si
succedono
così
rapidamente
che
non
c
'
è
neppur
il
tempo
di
voltarsi
a
dare
uno
sguardo
a
ogni
cosa
;
e
siamo
costretti
a
difendere
faticosamente
la
nostra
libertà
di
spirito
,
se
vogliamo
attendere
a
un
qualsiasi
lavoro
.
Tutto
precipita
e
la
menoma
sosta
produce
una
piena
.
Stiamo
quarant
'
otto
ore
in
casa
;
è
come
starci
un
mese
in
una
città
italiana
.
Uscendo
,
troviamo
cento
nuove
cose
nei
luoghi
soliti
dove
davamo
una
capatina
,
e
cento
nei
discorsi
del
nostro
crocchio
d
'
amici
;
e
torniamo
a
casa
con
una
retata
di
notizie
e
d
'
idee
,
ciascuna
già
bollata
d
'
un
giudizio
arguto
,
e
come
battuta
in
moneta
spicciola
,
da
potersi
spendere
immediatamente
.
In
capo
a
pochi
giorni
ci
troviamo
nelle
condizioni
d
'
ogni
buon
«
borghese
»
parigino
:
scambiamo
cioè
per
dottrina
e
per
spirito
nostro
tutta
la
dottrina
e
tutto
lo
spirito
che
ci
corre
intorno
,
tanto
sentiamo
nel
serra
serra
di
quella
moltitudine
che
si
rimescola
vertiginosamente
,
il
calore
e
il
palpito
della
vita
di
tutti
.
Per
quanto
si
viva
in
disparte
,
la
grande
città
ci
parla
nell
'
orecchio
continuamente
,
ci
accende
il
viso
col
suo
fiato
,
ci
costringe
a
poco
a
poco
a
pensare
e
a
vivere
a
modo
suo
,
e
ci
attacca
tutte
le
sue
sensualità
.
Dopo
quindici
giorni
lo
straniero
più
restio
fa
già
la
gobba
,
come
il
gatto
,
sotto
la
sua
mano
profumata
.
Si
sentono
come
i
fumi
d
'
un
vino
traditore
,
che
salgono
a
grado
a
grado
alla
testa
;
un
'
irritazione
voluttuosa
,
provocata
dalla
furia
di
quella
vita
,
dallo
sfolgorio
,
dagli
odori
,
dalla
cucina
afrodisiaca
,
dagli
spettacoli
eccitanti
,
dalla
forma
acuta
in
cui
ogni
nuova
idea
ci
ferisce
;
e
non
è
passato
un
mese
,
che
quel
ritornello
eterno
di
tutte
le
canzonette
,
-
la
bella
donnina
,
il
teatro
e
la
cenetta
-
ci
s
'
è
piantato
nella
testa
tirannicamente
,
e
tutti
i
nostri
pensieri
gli
battono
le
ali
dintorno
.
Abbiamo
già
dinanzi
un
altro
ideale
di
vita
,
da
quello
che
avevamo
arrivando
,
più
facile
allo
spirito
,
più
difficile
alla
borsa
,
verso
il
quale
la
nostra
coscienza
ha
già
fatto
,
prima
che
ce
n
'
accorgiamo
,
mille
piccole
transazioni
codarde
.
Certo
non
bisogna
avere
in
sè
cagioni
di
grandi
dolori
,
perchè
è
tremendo
per
chi
è
in
terra
sentirsi
passare
addosso
quell
'
immensa
folla
che
corre
ai
piaceri
.
Ma
Parigi
è
per
la
gioventù
,
per
la
salute
e
per
la
fortuna
,
e
dà
loro
quello
che
nessun
'
altra
città
al
mondo
può
dare
.
Certi
stati
d
'
animo
,
in
fatti
,
brevi
,
ma
deliziosi
,
sono
specialissimi
di
quella
vita
:
come
è
passare
in
carrozza
per
una
delle
strade
più
splendide
e
più
rumorose
,
verso
sera
,
sotto
un
bel
cielo
azzurro
lavato
di
fresco
da
un
temporale
di
primavera
,
pensando
che
ci
aspetta
dopo
la
corsa
una
bella
mensa
coronata
di
spalle
bianche
e
tempestata
di
frizzi
,
e
dopo
la
mensa
,
una
nuova
commedia
dell
'
Augier
,
e
poi
un
'
ora
in
un
crocchio
d
'
amici
colti
ed
amabili
al
caffè
Tortoni
,
e
in
fine
,
a
letto
,
un
capitolo
d
'
un
nuovo
romanzo
del
Flaubert
,
tra
riga
e
riga
del
quale
penseremo
già
alla
gita
che
faremo
a
Saint
-
Cloud
la
mattina
seguente
.
In
nessun
'
altra
città
si
danno
delle
ore
così
piene
zeppe
di
sensazioni
e
di
aspettazioni
piacevoli
.
Non
l
'
ora
,
ma
il
quarto
d
'
ora
è
pieno
di
promesse
misteriose
e
d
'
indovinelli
,
che
tengono
l
'
animo
sospeso
nella
speranza
di
qualche
cosa
d
'
impreveduto
:
supremo
alimento
della
vita
.
Abbiamo
un
amico
al
Giappone
di
cui
non
sappiamo
nulla
da
anni
?
Mettiamoci
davanti
al
Grand
Cafè
tra
le
quattro
o
le
cinque
:
non
è
mica
improbabile
che
lo
vediamo
passare
.
Là
abbiamo
tutto
di
prima
mano
.
Siamo
all
'
avanguardia
,
tra
i
primi
dell
'
esercito
umano
a
veder
la
faccia
della
nuova
idea
che
s
'
avanza
,
le
calcagna
dell
'
errore
che
fugge
,
la
nuova
direzione
del
cammino
dopo
la
svolta
;
e
subito
s
'
innesta
sul
nostro
amor
proprio
una
specie
di
vanagloria
parigina
,
di
cui
ci
spoglieremo
alla
stazione
partendo
;
ma
che
s
'
impadronisce
anche
di
coloro
che
detestano
la
città
sin
dal
primo
giorno
.
Ed
è
inutile
tentar
di
fuggire
a
quel
turbinìo
d
'
idee
e
di
discorsi
.
La
discussione
ci
aspetta
a
cento
varchi
,
ci
provoca
coll
'
arguzia
,
colla
canzonatura
,
col
paradosso
,
collo
sproposito
,
e
costringe
l
'
uomo
più
apatico
a
farsi
soldato
in
quella
battaglia
.
Da
principio
si
rimane
sopraffatti
,
e
per
quanto
si
possegga
la
lingua
,
non
si
trova
più
la
parola
.
Ai
pranzi
,
in
special
modo
,
verso
la
fine
,
quando
tutti
i
visi
si
colorano
,
non
si
ardisce
slanciare
il
proprio
in
mezzo
ai
mille
razzi
matti
di
quelle
conversazioni
precipitose
e
sonore
.
Il
sorriso
canzonatorio
della
bella
signora
,
che
par
che
si
serva
di
noi
,
nuovi
a
quel
mondo
,
per
fare
i
suoi
esperimenti
in
anima
vili
,
e
la
disinvoltura
del
giovanotto
artisticamente
pettinato
,
un
po
'
maligno
,
e
sempre
lì
coll
'
arco
teso
per
coglier
a
volo
il
ridicolo
,
ci
troncano
i
nervi
;
e
ci
sentiamo
tornar
su
gli
ultimi
resti
della
timidità
e
della
zoticaggine
del
collegio
,
e
a
dispetto
di
qualche
capello
grigio
,
arrossiamo
.
Ma
poi
dalla
cassettina
dei
liquori
spiccia
anche
per
noi
uno
zampillo
dell
'
eloquenza
argentina
dei
conviti
,
e
un
piccolo
trionfo
riportato
là
,
in
quella
terribile
arena
,
ci
pare
il
primo
trionfo
legittimo
della
nostra
vita
.
E
ogni
giorno
sentiamo
d
'
acquistare
qualche
cosa
.
La
lingua
si
snoda
,
ed
anche
parlando
il
linguaggio
proprio
riusciamo
a
trovare
di
più
in
più
facilmente
,
in
quella
conversazione
che
è
sempre
una
gara
di
destrezza
,
la
formola
più
breve
e
più
lucida
del
nostro
pensiero
;
lo
scherzo
s
'
affila
,
confricato
come
è
sempre
,
come
lama
a
lama
,
con
uno
scherzo
rivale
;
il
senso
comico
,
continuamente
esercitato
,
s
'
affina
;
e
a
poco
a
poco
ci
si
attacca
col
riso
parigino
la
filosofia
allegramente
coraggiosa
del
boulevardier
,
per
cui
il
mondo
comincia
alla
Porta
Saint
Martin
e
termina
alla
Madeleine
.
Ma
già
il
piccolo
carico
di
cure
e
di
rammarichi
che
avevamo
portato
da
casa
,
c
'
è
stato
strappato
via
,
appena
arrivati
,
dalla
prima
ondata
di
quel
mare
enorme
e
non
lo
vediamo
più
che
come
un
punto
nero
molto
lontano
da
noi
.
Intanto
la
catena
degli
amici
si
allunga
rapidamente
;
pigliarne
delle
nuove
abitudini
;
tutte
le
nostre
debolezze
trovano
la
fossetta
morbida
in
cui
adagiarsi
;
allo
sgomento
che
ci
dava
la
grandezza
di
Parigi
succede
l
'
allegrezza
della
libertà
che
deriva
appunto
da
quella
grandezza
;
lo
strepito
che
ci
frastornava
da
principio
,
finisce
per
accarezzarci
l
'
orecchio
come
il
rumore
di
un
'
enorme
cascata
d
'
acqua
;
quella
immensa
magnificenza
posticcia
finisce
per
sedurci
come
la
poesia
maestrevolmente
inorpellata
d
'
un
seicentista
d
'
ingegno
;
il
nostro
passo
comincia
a
sonare
sul
marciapiede
dei
boulevards
,
come
dice
lo
Zola
,
avec
des
familiarités
particulières
;
facciamo
la
mente
al
bisticcio
,
il
palato
alle
salse
,
l
'
occhio
ai
visi
imbellettati
,
l
'
orecchio
ai
canti
in
falsetto
;
si
compie
in
noi
a
poco
a
poco
una
profonda
e
deliziosa
depravazione
di
gusti
;
fin
che
un
bel
giorno
ci
accorgiamo
d
'
essere
Parigini
fin
nel
midollo
delle
ossa
.
Eh
!
allora
,
durante
quel
primo
tempo
della
luna
di
miele
,
si
scusa
tutto
.
La
corruzione
!
Fanno
ridere
.
Accorrono
là
gli
scapestrati
da
tutte
le
plaghe
dei
venti
,
affamati
di
vizio
,
e
ci
fanno
ira
di
Dio
,
rabbiosi
che
non
ci
si
possa
fare
di
peggio
,
e
quando
si
son
vuotati
la
borsa
e
le
ossa
,
tornano
nei
loro
paesi
e
gridano
:
-
Che
lupanare
!
-
Ah
sì
,
tocca
davvero
alle
altre
grandi
città
d
'
Europa
a
gridare
allo
scandalo
:
le
ipocrite
!
E
poi
«
la
leggerezza
!
»
È
vero
;
ma
«
i
gravi
pensieri
»
di
altri
popoli
ci
rammentano
un
po
'
i
pensieri
di
quel
tal
poeta
tedesco
,
canzonato
dall
'
Heine
;
quei
pensieri
celibi
,
che
si
fanno
il
caffè
da
sè
e
la
barba
da
sè
,
e
vanno
a
cogliere
dei
fiori
pel
proprio
giorno
onomastico
nel
giardino
di
Brandeburgo
.
E
poi
«
la
blague
!
»
Ma
se
già
si
è
appiccicata
a
noi
,
stranieri
,
nel
soggiorno
d
'
un
mese
,
e
ne
portan
via
tutti
un
pochino
,
per
il
proprio
consumo
,
quando
tornano
nelle
loro
patrie
modeste
!
Ma
s
'
ha
ben
altro
da
fare
che
difender
Parigi
mentre
ci
agitiamo
fra
le
sue
braccia
.
Il
tempo
vola
,
non
vogliamo
perderne
un
'
ora
,
abbiamo
mille
cose
da
cercare
,
da
studiare
,
da
godere
;
ci
piglia
la
furia
di
far
entrar
in
ogni
giornata
,
come
il
ladro
nel
sacco
,
tutta
la
ricchezza
che
vi
può
capire
;
un
demone
implacabile
ci
caccia
a
sferzate
di
salotto
in
salotto
,
dal
teatro
all
'
accademia
,
dall
'
uomo
illustre
al
bouquiniste
,
dal
caffè
al
museo
,
dalla
sala
da
ballo
all
'
ufficio
del
giornale
;
e
la
sera
,
quando
la
grande
città
ci
ha
detto
e
dato
tutto
quello
che
le
abbiamo
domandato
,
sempre
amabile
e
allegra
;
quando
sediamo
a
cena
cogli
amici
,
stanchi
,
ma
contenti
di
sentirci
la
nostra
preda
nella
testa
e
nel
cuore
,
e
ci
cominciano
a
scoppiettare
intorno
le
arguzie
e
gli
aneddoti
,
e
il
primo
bicchiere
di
Champagne
ci
tinge
di
color
d
'
oro
tutti
i
ricordi
della
giornata
;
allora
con
che
slancio
d
'
entusiasmo
salutiamo
la
grande
Parigi
,
l
'
ospite
amorosa
e
magnifica
,
che
a
tutti
apre
le
braccia
,
e
profonde
ridendo
baci
,
oro
ed
idee
,
e
rinfiamma
in
tutti
i
cuori
col
suo
soffio
giovanile
il
furore
della
gloria
e
l
'
amore
della
vita
!
Ma
dopo
alcuni
mesi
,
che
cambiamento
!
Comincia
a
nascervi
in
cuore
una
piccola
antipatia
per
una
cosa
insignificantissima
;
poi
ve
ne
salta
su
ogni
giorno
una
nuova
;
e
in
capo
a
un
mese
scappereste
da
Parigi
mandandole
il
famoso
saluto
del
Montesquieu
a
Genova
;
Adieu
....
séjour
détestable
;
Il
n
'
y
a
pas
de
plaisir
comparable
A
celui
de
te
quitter
.
È
davvero
un
rivolgimento
d
'
idee
stranissimo
;
ma
segue
,
credo
,
a
quasi
tutti
.
Una
bella
mattina
comincia
per
rivoltarvi
uno
scipitissimo
calembourg
,
cento
volte
rifatto
,
del
giornale
che
leggete
tutti
i
giorni
.
La
mattina
dopo
vi
urta
i
nervi
il
sorriso
rassegato
della
padrona
del
vostro
Hôtel
che
somiglia
a
tutti
i
sorrisi
che
vi
si
fanno
a
Parigi
da
per
tutto
dove
andate
a
portar
dei
denari
;
o
per
la
strada
,
osservate
che
è
intollerabilmente
brutta
l
'
uniforme
dei
gendarmi
.
Poi
via
via
,
pigliate
in
tasca
l
'
impiegatessa
cogli
occhiali
e
coi
baffi
che
vi
domanda
il
nome
,
la
patria
e
la
professione
per
vendervi
un
biglietto
pel
Théâtre
français
;
vi
fa
pizzicare
le
mani
la
goffa
albagìa
dei
concierges
,
l
'
impertinenza
di
quei
ridicoli
camerieri
in
gonnella
bianca
,
la
brutalità
dei
fiaccherai
,
e
la
boria
da
grand
'
uomo
di
tout
ce
qui
est
un
peu
fonctionnaire
.
E
quei
dieci
mascalzoni
pagati
,
che
in
tutti
i
teatri
,
tutte
le
sere
,
vogliono
farvi
ammirare
a
suono
d
'
applausi
quel
dato
verso
?
E
quelle
eterne
romanze
,
cantate
da
voci
di
gallina
spennata
viva
,
che
vi
tocca
a
ingoiare
in
tutte
le
case
?
Poi
vi
ristucca
quel
desinare
a
bocconcini
numerati
e
classificati
,
tutta
quella
esposizione
di
prezzi
,
a
centesimi
,
quel
non
so
che
di
gretto
e
di
pedantesco
,
da
collegio
-
convitto
,
mascherato
d
'
un
lusso
di
baracca
da
fiera
;
quell
'
eterno
sacrifizio
d
'
ogni
cosa
all
'
apparenza
,
quell
'
eleganza
leccata
e
pretenziosa
,
quel
puzzo
perpetuo
di
marchand
de
vin
e
di
cosmetici
,
quegli
spicchi
di
case
,
quelle
scalette
a
chiocciola
,
quelle
scatole
di
botteghe
,
quelle
stie
di
teatri
,
quella
réclame
da
saltimbanchi
,
quella
pompa
da
bazar
,
la
fontanella
misera
,
l
'
albero
tisico
,
il
muro
nero
,
l
'
asfalto
fangoso
;
e
appena
fuori
del
centro
,
quei
sobborghi
immensi
e
uniformi
,
quegli
spazii
interminabili
che
non
sono
nè
città
nè
campagna
,
sparsi
di
casoni
solitarii
e
tristi
,
e
quei
giardinetti
da
asilo
infantile
,
e
quei
villaggi
da
palco
scenico
.
Ed
è
questa
la
grande
Parigi
?
Se
un
terremoto
fa
crollare
tutte
le
vetrine
e
una
pioggia
ardente
cancella
tutte
le
dorature
,
che
cosa
ci
resta
?
Dov
'
è
la
ricchezza
di
Genova
,
la
bellezza
di
Firenze
,
la
grazia
di
Venezia
,
la
maestà
di
Roma
?
Vi
piace
davvero
quella
vanagloriosa
parodia
di
S
.
Pietro
che
è
il
Panteon
,
o
quel
tempiaccio
greco
-
romano
della
Borsa
,
o
quell
'
enorme
e
splendida
caserma
di
cavalleria
delle
Tuileries
,
e
la
decorazione
da
Opéra
comique
della
piazza
della
Concordia
,
e
le
facciate
dei
teatrini
rococò
,
e
le
torri
in
forma
di
clarini
giganteschi
,
e
le
cupole
fatte
sul
modello
del
berretto
dei
jokey
?
E
questa
è
la
città
che
«
riassume
»
Atene
,
Roma
,
Tiro
,
Ninive
e
Babilonia
?
Gomorra
e
Sodoma
,
sì
,
davvero
.
E
non
lo
dite
per
la
grandezza
,
della
corruzione
,
ma
per
la
sua
insolenza
.
Ognuno
ha
il
suo
impiccato
all
'
uscio
,
ci
s
'
intende
,
ma
est
modus
in
rebus
.
In
casa
vostra
almeno
,
come
vi
dice
anche
qualche
francese
,
elles
se
conduisent
bien
.
Ma
dove
sì
vede
,
fuorchè
là
,
una
doppia
fila
di
lupanari
aperti
sulla
strada
,
colle
belle
esposte
sul
marciapiede
,
che
alzano
lo
stivaletto
ad
altezze
....
vertiginose
,
e
mille
restaurants
,
dove
si
gettano
i
mots
crus
da
una
parte
all
'
altra
della
sala
,
o
giocan
di
scherma
coi
piedi
,
sotto
la
tavola
,
coll
'
amico
del
cuore
,
a
puntate
pericolose
?
E
che
«
genere
»
!
Andate
alle
Folies
Bergère
:
vi
par
di
sentir
ridere
delle
macchinette
;
sembra
che
abbian
fatto
tutte
un
corso
di
civetteria
dalla
stessa
maestra
;
non
movono
un
pelo
senza
uno
scopo
;
regolano
l
'
arte
della
seduzione
col
termometro
,
per
non
sciuparla
,
e
la
fan
salire
d
'
un
grado
alla
volta
,
e
hanno
una
tariffa
per
grado
.
Il
sangue
,
poi
!
«
Tra
due
guancie
impiastrate
un
mezzo
naso
.
»
La
bellezza
è
tutta
nelle
carrozze
chiuse
o
nei
salotti
inaccessibili
;
alla
luce
del
sole
non
ci
sono
che
le
acciughe
Di
lussuria
anelanti
e
semivive
o
i
donnoni
che
scoppian
nel
busto
,
immobili
dietro
ai
comptoirs
,
come
grosse
gatte
,
con
quei
faccioni
antigeometrici
,
che
non
dicono
il
bellissimo
nulla
.
E
il
sesso
mascolino
,
dunque
!
Quel
formicolìo
di
gommeux
,
mostre
di
uomini
,
con
quei
vestiti
da
modellini
di
sarto
,
da
cui
spunta
la
cocca
del
fazzoletto
e
la
punta
della
borsina
e
il
guantino
e
il
mazzettino
;
environnés
,
come
dice
il
Dumas
,
d
'
une
légére
atmosphère
de
perruquier
;
senza
spalle
,
senza
petto
,
senza
testa
,
senza
sangue
,
che
paiono
fatti
apposta
per
essere
scappellati
con
una
pedata
da
una
ballerina
del
Valentino
!
E
che
ragazzaglia
tutti
quanti
,
giovani
e
vecchi
,
di
tutte
le
classi
!
Trecento
«
cittadini
»
si
affacciano
alle
spallette
d
'
un
ponte
per
veder
lavare
un
cane
;
passa
un
tamburo
,
s
'
affolla
mezzo
mondo
;
e
mille
persone
,
in
una
stazione
di
strada
ferrata
,
fanno
un
fracasso
interminabile
di
battimani
,
d
'
urli
e
di
risa
perchè
è
caduto
il
cappello
a
un
guardatreni
;
e
guardatevi
bene
dal
tossire
,
perchè
possono
mettersi
a
tossire
tutti
e
mille
insieme
per
tre
quarti
d
'
ora
.
E
che
democratici
!
Oh
questo
sì
;
democratici
nel
sangue
,
e
fierissimi
sprezzatori
d
'
ogni
vanità
,
come
monsieur
Poirier
.
Il
vostro
amico
intimo
,
per
desinare
faccia
a
faccia
con
voi
,
in
casa
propria
,
si
mette
il
nastro
all
'
occhiello
;
il
ricco
negoziante
di
telerie
vi
annunzia
col
viso
radiante
,
come
un
trionfo
della
casa
,
che
avrà
a
pranzo
un
sotto
prefetto
dègommé
;
i
sergents
de
ville
si
pigliano
impunemente
,
colla
folla
,
delle
licenze
manesche
di
cui
basterebbe
una
mezza
,
fra
noi
,
a
provocare
un
sottosopra
;
e
il
popolo
sovrano
,
nelle
feste
pubbliche
,
è
fermato
a
tutti
i
varchi
a
furia
di
sentinelle
e
di
barricate
,
scacciato
,
malmenato
con
una
brutalità
,
che
persino
l
'
aristocratico
Figaro
,
il
giornale
che
concilia
con
tanto
garbo
la
descrizione
d
'
una
santa
comunione
e
l
'
aneddoto
della
fille
aux
cheveux
carotte
,
si
sente
in
dovere
di
levare
un
grido
d
'
indignazione
.
E
dove
s
'
è
mai
vista
una
letteratura
più
spasimante
per
il
blasone
;
scrittori
che
si
lascino
venire
così
ingenuamente
l
'
acquolina
sulle
labbra
al
suono
di
un
titolo
gentilizio
,
e
che
mettano
più
stemmi
e
più
boria
aristocratica
nelle
loro
creazioni
?
Quando
ci
libereranno
dai
loro
eterni
visconti
e
dalle
loro
eterne
marchese
questi
ostinati
frustasalotti
?
Non
ce
n
'
hanno
ancora
imbanditi
abbastanza
di
quei
loro
«
protagonisti
»
nobili
,
giovani
,
belli
,
spiritosi
,
coraggiosi
,
spadaccini
,
irresistibili
,
che
hanno
tutti
i
doni
di
Dio
«
même
une
jolie
voix
de
tènor
?
»
E
ghiotti
di
ciondoli
,
Dio
buono
!
Quel
povero
Paul
de
Kock
,
che
a
settantaquattro
anni
scrive
venti
pagine
per
provare
che
non
gl
'
importa
nulla
di
non
aver
ricevuto
la
Legion
d
'
onore
,
e
ha
quasi
voglia
di
piangere
!
E
dov
'
è
un
altro
paese
democratico
,
in
cui
gli
scrittori
coprano
d
'
un
ridicolo
così
sanguinosamente
ingiurioso
intere
classi
della
cittadinanza
,
dove
l
'
epiteto
di
bourgeois
abbia
assunto
,
in
mente
di
coloro
stessi
a
cui
spetta
,
un
significato
più
aristocraticamente
sprezzante
,
e
dove
basti
un
nome
,
solo
perchè
ha
il
suggello
plebeo
,
a
far
scoppiare
dalle
risa
una
platea
?
Ma
cos
'
è
dunque
questo
bizzarro
impasto
di
contraddizioni
,
il
Parigino
?
Chi
lo
sa
?
Afferratelo
;
vi
sguiscia
di
mano
.
Presentategli
il
bandolo
d
'
una
di
quelle
quistioni
in
cui
si
rivela
un
uomo
,
ed
egli
,
astutamente
,
lo
rimette
in
mano
a
voi
con
un
colpo
di
mano
da
prestigiatore
.
Hanno
spirito
:
ce
lo
cantano
in
tutti
i
tuoni
,
ed
è
vero
.
Ma
fino
a
un
certo
segno
.
Hanno
un
ricchissimo
corredo
di
proposizioni
e
di
giri
di
frase
,
arguti
,
svelti
,
elasticissimi
,
con
cui
se
la
cavano
dalle
strette
più
difficili
,
e
tagliano
la
parola
a
uno
spirito
più
profondo
ma
meno
destro
.
Ci
sono
molti
Parigini
,
certo
,
che
sono
spiritosissimi
;
ma
questi
lavorano
per
tutti
.
La
superiorità
loro
è
che
il
grosso
della
popolazione
è
un
eccellente
conduttore
di
questa
specie
d
'
elettricità
dell
'
ingegno
,
per
cui
il
motto
arguto
detto
da
uno
la
mattina
,
girando
con
rapidità
meravigliosa
,
diventa
proprietà
di
mille
la
sera
,
e
ciascuno
è
sempre
ricco
di
tutta
la
ricchezza
circolante
.
Ma
che
il
gamin
di
Parigi
sia
proprio
di
tanto
più
arguto
del
vallione
di
Napoli
e
del
becerino
di
Firenze
?
E
come
ci
studiano
!
Si
preparano
per
i
pranzi
,
vanno
alla
conversazione
col
repertorio
già
scelto
e
ordinato
,
e
conducono
il
discorso
a
zig
zag
,
a
salti
,
a
giravolte
,
a
sgambetti
,
con
un
'
arte
infinita
,
per
metter
fuori
,
in
quel
dato
momento
,
il
gran
tesoro
d
'
una
corbelleria
.
E
questi
spiritosi
di
seconda
mano
si
somiglian
tutti
;
sentito
un
commis
voyageur
,
ne
avete
sentito
mille
.
Ci
son
certi
ingredienti
e
un
certo
meccanismo
per
distillare
quello
spirito
,
che
una
volta
scoperti
,
è
finita
,
come
delle
botte
«
di
riserva
»
degli
schermitori
.
Ma
ci
tengono
!
Fa
pietà
e
dispetto
davvero
,
vedere
il
vecchio
acciaccoso
,
affetto
d
'
incipiente
delirium
tremens
,
che
quando
è
riuscito
,
nella
folla
,
a
infilare
un
giochetto
di
parole
che
fa
sorridere
cinque
grulli
,
rialza
la
fronte
sfolgorante
di
gloria
e
di
gioia
,
e
se
ne
va
beato
per
una
settimana
!
E
poi
questa
mania
universale
di
fair
de
l
'
esprit
che
castra
il
pensiero
,
che
fa
dir
tante
goffaggini
,
e
sacrificare
così
spesso
la
ragione
,
la
dignità
e
l
'
amicizia
a
un
succés
di
cinque
minuti
,
è
come
un
velo
continuamente
sventolato
davanti
al
pensiero
,
che
intorbida
la
vista
delle
anime
.
Potete
mai
sapere
che
cosa
rimpiatti
un
uomo
dietro
quello
scherzo
eterno
?
Ma
ci
son
ben
altri
veli
tra
il
Parigino
e
voi
.
Il
Parigino
«
della
buona
società
»
sembra
un
uomo
,
come
suol
dirsi
,
alla
mano
;
ma
non
lo
è
affatto
.
È
raro
che
proviate
con
lui
il
piacere
d
'
una
conversazione
famigliarissima
e
liberissima
.
Preoccupato
,
com
'
è
sempre
,
dal
pensiero
di
essere
un
oggetto
di
curiosità
e
di
studio
per
lo
straniero
,
sta
in
guardia
,
regola
il
gesto
e
il
sorriso
,
studia
l
'
inflessione
della
voce
,
pensa
continuamente
a
giustificare
l
'
ammirazione
che
presuppone
in
voi
,
e
ha
sempre
un
po
'
della
civetteria
della
donna
e
della
vanità
dell
'
artista
.
Ogni
momento
vi
vien
la
voglia
di
dirgli
:
-
Ma
leviamoci
i
guanti
una
volta
!
-
La
sua
natura
corrisponde
al
suo
modo
di
vestire
,
che
,
anche
quando
è
modesto
,
ha
qualche
piccolissima
cosa
che
tradisce
la
ricercatezza
effeminata
del
bellimbusto
.
Egli
è
gentile
senza
dubbio
,
ma
d
'
una
gentilezza
che
vi
tiene
in
là
,
come
la
mano
leggiera
d
'
una
ragazza
che
non
vuol
essere
toccata
.
Vada
per
lo
Spagnuolo
,
il
quale
fa
sentire
la
sua
superiorità
con
una
vanteria
colossale
,
sballata
tanto
dall
'
alto
,
che
vi
passa
al
di
sopra
della
testa
.
Ma
il
Parigino
vi
umilia
delicatamente
,
a
colpi
di
spilla
,
con
quel
perpetuo
sorriso
aguzzo
di
chi
assaggia
una
salsa
piccante
,
facendovi
delle
interrogazioni
sbadate
,
colorite
d
'
una
curiosità
benevola
delle
cose
vostre
.
Oh
poveri
Italiani
,
com
'
è
conciato
,
a
Parigi
,
il
vostro
povero
amor
proprio
!
Se
non
nominate
proprio
Dante
,
Michelangelo
e
Raffaello
,
per
tutto
il
rimanente
non
ne
caverete
altro
che
un
:
-
Qu
'
est
ce
que
c
'
est
que
ça
?
Il
deputato
papista
vi
domanda
se
Civitavecchia
è
rimasta
al
Papa
.
Il
buon
padre
di
famiglia
vede
i
briganti
col
fucile
a
tracolla
che
fumano
tranquillamente
un
Avana
davanti
al
Caffè
d
'
Europa
a
Napoli
.
Il
gentiluomo
è
stato
in
Italia
,
senza
dubbio
;
ma
per
poter
causer
Italie
colla
bella
signora
,
nel
vano
della
finestra
,
dopo
desinare
;
o
per
appendere
il
ciondolo
Italia
,
alla
catenella
delle
sue
cognizioni
,
e
farlo
saltellar
nella
mano
nei
momenti
d
'
ozio
,
con
quelle
solite
formule
,
che
ogni
Francese
possiede
,
sul
paesaggio
,
sul
quadro
e
sull
'
albergo
.
Il
famoso
De
Forcade
diceva
del
Manzoni
,
a
tavola
:
-
Il
a
du
talent
.
-
Quasi
vi
domanderebbero
:
-
Ma
che
proprio
si
può
nascere
in
Italia
?
-
Quest
'
idea
d
'
esser
nato
a
Parigi
,
d
'
aver
avuto
questo
segno
di
predilezione
da
Dio
,
sta
in
cima
a
tutti
i
pensieri
del
Parigino
,
come
una
stella
,
che
irradia
tutta
la
sua
vita
d
'
una
consolazione
celeste
.
La
benevolenza
ch
'
egli
dimostra
a
tutti
gli
stranieri
,
è
ispirata
in
gran
parte
da
un
sentimento
di
commiserazione
,
e
i
suoi
odii
contro
di
essi
non
sono
profondi
,
appunto
perchè
considera
i
suoi
nemici
abbastanza
puniti
dalla
sorte
,
che
non
li
fece
nascere
dove
egli
è
nato
.
Perciò
adora
tutte
le
fanciullaggini
e
tutti
i
vizii
della
sua
città
,
e
ne
va
superbo
,
solo
perchè
sono
fanciullaggini
e
vizii
di
Parigi
,
che
per
lui
sta
sopra
alla
critica
umana
.
E
si
può
dare
una
città
capitale
che
sputi
più
audacemente
in
faccia
al
popolo
della
provincia
,
rappresentato
dai
suoi
scrittori
come
un
ammasso
di
cretini
?
e
scrittori
che
incensino
la
loro
città
con
una
impudenza
più
oltraggiosa
,
non
solo
per
ogni
altro
amor
proprio
nazionale
,
ma
per
la
dignità
umana
?
E
vi
dicono
in
faccia
,
dal
palco
scenico
,
che
i
fumi
dei
suoi
camini
sono
le
idee
dell
'
universo
!
Tutti
sono
prostrati
col
ventre
a
terra
davanti
a
questa
enorme
cortigiana
,
madre
e
nutrice
di
tutte
le
vanità
;
della
vanità
smaniosa
di
piacerle
,
prima
fra
tutte
,
di
ottenere
da
lei
,
a
qualunque
costo
,
almeno
uno
sguardo
;
di
quella
vanità
vigliacca
che
spinge
uno
scrittore
a
dichiararsi
,
nella
prefazione
d
'
un
romanzo
infame
,
capace
di
tutte
le
turpitudini
e
di
tutti
i
delitti
di
Eliogabalo
e
di
Nerone
.
Pigliate
dunque
sul
serio
le
loro
prefazioni
piene
di
smorfie
,
di
puerilità
,
di
spacconate
,
di
imposture
.
La
vanità
li
appesta
tutti
.
Non
c
'
è
in
tutta
la
letteratura
contemporanea
uno
di
quei
caratteri
grandi
,
modesti
,
benevoli
,
logici
,
che
uniscono
allo
splendore
della
mente
la
dignità
della
vita
;
una
di
quelle
figure
alte
e
candide
,
davanti
a
cui
si
scopre
la
fronte
senza
esitazione
e
senza
reticenze
,
e
il
cui
nome
è
un
titolo
di
nobiltà
e
un
conforto
per
il
genere
umano
.
Tutto
è
dominato
e
guasto
dalla
mania
della
pose
:
pose
nella
letteratura
,
pose
nella
religione
,
pose
nell
'
amore
,
pose
anche
nei
più
grandi
dolori
.
Una
sensualità
immensa
e
morbosa
costituisce
il
fondo
di
tutta
quella
vita
,
e
si
rivela
nelle
lettere
,
nella
musica
,
nell
'
architettura
,
nelle
mode
,
nel
suono
delle
voci
,
negli
sguardi
,
persino
nelle
andature
.
Godere
!
Tutto
il
resto
non
è
che
un
mezzo
per
arrivarci
.
Da
un
capo
all
'
altro
di
quegli
splendidi
boulevards
suona
una
enorme
risata
di
scherno
per
tutti
gli
scrupoli
e
per
tutti
i
pudori
dell
'
anima
umana
.
E
viene
un
giorno
,
infine
,
in
cui
quella
vita
v
'
indigna
;
un
giorno
in
cui
vi
sentite
rabbiosamente
stanchi
di
quell
'
immenso
teatro
,
impregnato
d
'
odor
di
gaz
e
di
pasciulì
,
dove
ogni
spettacolo
finisce
in
una
canzonetta
;
un
giorno
in
cui
siete
stufi
di
bisticci
,
di
blague
,
d
'
intingoli
,
di
tinture
,
di
réclame
,
di
voci
fesse
,
di
sorrisi
falsi
,
di
piaceri
comprati
;
e
allora
l
'
odiate
,
quella
città
svergognata
,
e
vi
pare
che
per
purificarvi
da
tre
mesi
di
quella
vita
,
dovreste
vivere
un
anno
sulla
sommità
d
'
una
montagna
,
e
provate
una
smania
irresistibile
di
correre
ai
campi
aperti
e
all
'
aria
pura
,
di
sentir
l
'
odore
della
terra
,
di
rinverginarvi
l
'
anima
e
il
sangue
nella
solitudine
,
faccia
a
faccia
colla
natura
.
La
sfuriata
è
fatta
:
sta
bene
.
Facciamoci
in
là
perchè
passi
,
come
dicono
gli
Spagnuoli
.
A
Parigi
si
può
dire
quello
che
si
vuole
:
essa
non
ci
bada
più
di
quello
che
gli
elefanti
dei
suoi
giardini
zoologici
badino
ai
fanciulli
che
portano
sul
dorso
nei
giorni
di
festa
.
E
poi
non
son
queste
le
ultime
impressioni
di
Parigi
.
Al
periodo
in
cui
si
vede
roseo
e
a
quello
in
cui
si
vede
nero
ne
succede
un
terzo
che
è
un
ritorno
verso
il
primo
;
il
periodo
in
cui
si
comincia
a
vivere
pacatamente
in
un
cerchio
d
'
amicizie
scelte
e
provate
.
E
convien
dirlo
:
l
'
amico
trovato
là
,
il
buono
e
schietto
Francese
,
vale
veramente
per
due
.
In
nessun
altro
Europeo
trovate
un
'
armonia
più
amabile
della
mente
,
del
cuore
e
delle
maniere
.
Fra
l
'
amicizia
più
espansiva
che
profonda
degli
europei
meridionali
o
quella
profonda
,
ma
chiusa
,
dei
nordici
,
preferite
la
sua
,
calda
e
forte
ad
un
tempo
,
e
piena
di
giocondità
e
di
delicatezze
.
Com
'
è
bello
,
quando
s
'
è
stanchi
del
tumulto
della
grande
città
,
la
sera
,
andare
sull
'
altra
riva
della
Senna
,
in
una
strada
silenziosa
,
a
ritrovare
la
piccola
famiglia
tranquilla
,
che
vive
come
in
una
isoletta
in
mezzo
a
quel
mare
turbolento
!
Che
care
accoglienze
vi
ricevete
,
che
schietta
giovialità
trovate
a
quella
mensa
signorilmente
modesta
,
e
come
vi
riposa
il
vostro
spirito
!
Parigi
stessa
vi
offre
mille
scampi
ai
suoi
pericoli
e
mille
rimedi
alle
sue
febbri
.
Dopo
le
notti
ardenti
vi
slanciate
con
un
piacere
inesprimibile
a
traverso
ai
suoi
bellissimi
boschi
,
per
i
sobborghi
ridenti
della
Senna
,
dove
trovate
l
'
allegria
delle
feste
campagnole
,
e
nei
suoi
vasti
giardini
,
in
mezzo
a
un
formicolìo
immenso
di
fanciulli
;
o
per
una
di
quelle
sue
avenues
enormi
e
solitarie
,
in
cui
il
cuore
e
il
pensiero
s
'
allargano
,
e
l
'
immagine
trista
della
Babilonia
dei
boulevards
vi
appare
infinitamente
lontana
.
E
per
tutto
trovate
un
popolo
che
più
si
studia
,
più
rivela
dei
difetti
;
ma
in
cui
ogni
difetto
ha
per
riscontro
una
qualità
ammirabile
.
È
un
popolo
frivolo
,
ma
in
cui
una
parola
nobile
e
risoluta
trova
sempre
un
eco
.
C
'
è
sempre
una
via
aperta
e
sicura
per
arrivare
al
suo
cuore
.
Non
c
'
è
alto
sentimento
o
bella
idea
che
non
trovi
presa
istantaneamente
nell
'
anima
sua
.
La
sua
intelligenza
agilissima
rende
mirabilmente
facili
e
piacevoli
tutte
le
comunicazioni
del
pensiero
.
La
parola
sfuggevole
,
la
sfumatura
,
la
mezza
intenzione
,
il
sottinteso
,
l
'
accento
,
il
cenno
;
tutto
coglie
a
volo
.
Mille
persone
riunite
hanno
un
'
anima
sola
per
comprendere
e
per
sentire
.
È
impossibile
non
sentirsi
presi
da
simpatia
per
quelle
sue
feste
,
per
quelle
tumultuose
baraonde
,
in
cui
l
'
allegrezza
eguaglia
tutte
le
età
e
tutte
le
condizioni
,
e
una
folla
innumerevole
non
è
più
che
una
sola
immensa
radunata
di
amici
spensierati
e
felici
.
Il
più
cocciuto
nemico
bisogna
che
rompa
in
uno
scoppio
d
'
ilarità
e
che
spalanchi
il
cuore
alla
benevolenza
.
Perchè
sotto
quella
fanciullaggine
del
Parigino
,
in
fondo
,
c
'
è
necessariamente
della
bontà
,
come
sotto
una
bella
spuma
un
buon
vino
.
Egli
è
naturalmente
franco
,
anche
se
i
suoi
modi
non
lo
paiono
;
non
diffidente
;
più
facile
a
essere
ingannato
che
a
ingannare
;
inclinato
a
perdonare
le
offese
,
conciliante
,
sdegnoso
dei
rancori
meschini
e
di
tutte
le
piccole
grettezze
della
vita
.
È
costantemente
,
per
sua
natura
,
nello
stato
d
'
animo
in
cui
si
trovano
tutti
dopo
un
banchetto
festoso
,
in
cui
il
vino
sia
colato
a
profusione
:
disposto
e
pronto
in
egual
modo
a
commettere
un
grosso
sproposito
e
una
grande
azione
,
ad
abbracciare
un
nemico
accanito
e
a
provocare
il
vicino
per
una
parola
,
a
fare
una
enorme
buffonata
ritto
sulla
tavola
e
a
impietosirsi
per
il
piccolo
mendicante
che
domanda
un
pezzo
di
pane
alla
porta
.
Uscito
fuori
dal
piccolo
cerchio
della
sua
vita
ordinaria
,
lo
spettacolo
della
vita
immensa
di
Parigi
esalta
tutte
le
sue
facoltà
e
tutti
i
suoi
sentimenti
buoni
e
cattivi
.
Un
effetto
simile
lo
proviamo
noi
pure
.
L
'
ingrandimento
delle
proporzioni
di
tutte
le
cose
ci
dà
a
poco
a
poco
un
altro
concetto
delle
cose
stesse
.
La
corruzione
medesima
,
enorme
e
splendida
,
finisce
per
sedurci
come
un
vasto
e
svariatissimo
campo
di
studio
,
più
di
quello
che
ci
respinga
per
la
sua
laidezza
;
e
ci
abituiamo
a
considerarla
quasi
come
una
forma
utile
della
vita
,
come
una
grande
e
terribile
scuola
,
che
chiude
un
tesoro
infinito
d
'
esperienze
e
d
'
idee
,
e
fa
scattare
la
molla
di
mille
ingegni
potenti
.
Nelle
sale
del
Bullier
,
in
mezzo
al
turbinio
di
trecento
ragazze
,
che
ballano
tutte
insieme
cantando
a
una
voce
Perruque
blonde
,
invece
d
'
un
grido
contro
la
corruzione
,
ci
esce
dal
cuore
un
inno
ardente
alla
gioventù
e
alla
vita
.
Stomacati
dei
paesi
dove
non
c
'
è
d
'
originale
nemmeno
il
vizio
e
il
suo
linguaggio
,
là
troviamo
almeno
la
assenza
della
forma
più
schifosa
e
più
vile
della
corruzione
,
che
è
la
manìa
di
fingerla
per
vanagloria
,
mentre
non
s
'
ha
nè
la
forza
nè
il
modo
di
goderla
nella
sua
tremenda
pienezza
.
E
a
poco
a
poco
ci
persuadiamo
che
molte
che
credevamo
malattie
colpevoli
,
non
sono
là
che
efflorescenze
d
'
un
sangue
troppo
ricco
;
mentre
non
sono
che
mancanza
di
vitalità
certe
virtù
negative
di
cui
menano
vanto
in
faccia
a
Parigi
altri
popoli
;
ai
quali
si
potrebbe
dire
come
la
Messalina
del
Cossa
a
Silio
:
-
Siete
tanto
corrotti
che
non
sopportate
la
grandezza
del
vizio
.
-
E
così
in
tutti
i
campi
della
vita
,
trovate
là
con
un
sentimento
misto
di
rammarico
per
voi
e
di
ammirazione
per
Parigi
,
l
'
originale
di
mille
cose
di
cui
in
casa
vostra
non
avevate
visto
che
il
fac
simile
,
ridotto
a
forma
tascabile
per
la
gente
minuta
.
E
vi
sentite
disposti
a
perdonar
molto
all
'
orgoglio
,
quando
osservate
da
vicino
le
cose
,
e
potete
mettervi
nei
panni
d
'
un
popolo
che
si
vede
scimmiottato
dall
'
universo
;
che
vede
raccolte
e
portate
in
giro
le
briciole
della
sua
mensa
,
glorificate
opere
fatte
coi
ritagli
delle
sue
;
innalzati
dei
busti
,
in
certi
tempi
e
in
certi
luoghi
,
a
gente
che
non
ha
altro
merito
che
di
essere
abbonata
alla
Revue
des
deux
Mondes
;
rubacchiata
la
sua
lingua
e
rivomitata
cruda
in
molte
lingue
straniere
;
messo
a
sacco
il
suo
romanzo
e
il
suo
teatro
;
tesoreggiati
tutti
i
pettegolezzi
della
sua
storia
e
della
sua
cronaca
;
conosciuta
la
sua
città
come
la
palma
della
mano
;
Tortoni
più
famoso
di
molti
monumenti
immortali
;
la
Maison
dorée
in
cima
ai
sogni
dei
dissipati
di
tutta
la
terra
;
contraffatti
i
suoi
modi
,
ripetute
le
sue
risate
,
ricalcati
i
suoi
scherzi
,
adorati
i
suoi
capricci
;
e
si
capisce
anche
come
si
stizzisca
quando
qualcuno
dei
suoi
più
pedanti
scolari
gli
tira
il
calcio
dell
'
asino
.
Come
stupirsi
che
non
si
occupi
che
di
sè
un
paese
così
sfegatatamente
adulato
,
a
fatti
se
non
a
parole
?
E
non
riesce
tutto
a
danno
suo
od
altrui
questo
difetto
poichè
deriva
dal
conoscere
profondamente
le
cose
proprie
,
dall
'
amarle
anche
d
'
un
amore
eccessivo
,
e
dal
credere
che
il
mondo
intero
ne
faccia
la
medesima
stima
,
quel
che
di
caldo
,
di
colorito
,
di
originale
,
di
vitale
,
che
mette
in
tutte
le
manifestazioni
di
sè
stesso
.
Ha
un
minor
campo
da
percorrere
,
come
diceva
di
sè
lo
Schiller
al
Goethe
;
ma
lo
percorre
perciò
in
minor
tempo
in
tutte
le
sue
parti
.
Quindi
un
inseguirsi
e
un
congiungersi
continuo
d
'
idee
e
di
sforzi
diretti
al
medesimo
segno
,
una
frequenza
grande
di
attriti
da
cui
esce
luce
e
calore
;
ogni
palmo
di
spazio
disputato
da
mille
contendenti
;
invece
del
cammino
la
corsa
,
invece
della
controversia
la
mischia
;
e
in
questa
mischia
perpetua
,
buttato
via
tutto
il
bagaglio
superfluo
,
tutto
fatto
arma
di
offesa
e
di
difesa
,
sfrondato
il
pensiero
,
stretto
il
linguaggio
,
precipitata
l
'
azione
;
arte
e
vita
ugualmente
ardite
e
rapide
,
e
tutto
incoraggiato
dalla
gran
voce
festiva
della
grande
città
,
che
parla
ad
acutissime
note
cristalline
,
intese
da
tutta
la
terra
.
E
più
ci
s
'
addentra
nello
studio
di
quella
vita
,
più
si
rimane
meravigliati
vedendo
l
'
immenso
lavoro
che
si
fa
sotto
quell
'
apparenza
di
dissipazione
universale
;
quanti
lavoratori
sudano
nella
solitudine
;
quanti
si
preparano
alla
lotta
pubblica
,
nell
'
oscurità
,
con
incredibili
fatiche
;
come
ogni
maniera
d
'
ingegno
,
non
solo
,
ma
qualsiasi
parzialissima
facoltà
appena
più
che
mediocre
,
trovi
là
il
modo
d
'
esercitarsi
con
vantaggio
proprio
e
comune
;
come
a
ogni
ingegno
si
formi
subito
intorno
spontaneamente
un
cerchio
d
'
intelligenze
colte
ed
amiche
che
lo
aiutano
a
estrinsecarsi
e
a
salire
;
come
ogni
menoma
promessa
di
riuscita
nel
campo
dell
'
intelligenza
,
desti
intorno
a
sè
,
in
tutte
le
classi
della
cittadinanza
,
un
sentimento
gentile
di
curiosità
e
di
rispetto
,
e
strappi
a
tutti
quel
tributo
anticipato
di
gloria
,
che
concorre
mirabilmente
a
farla
diventare
realtà
;
che
impulso
strapotente
sia
alle
forze
umane
la
certezza
dell
'
improvviso
e
largo
cambiamento
di
fortuna
che
produce
là
il
vero
«
successo
»
;
come
sia
grande
e
inebbriante
in
quella
città
il
trionfo
dell
'
ingegno
,
che
appena
salutato
da
lei
,
riceve
saluti
di
ammiratori
ignoti
e
offerte
e
consigli
da
ogni
parte
del
mondo
;
come
all
'
uomo
caduto
sopra
una
via
,
rimangano
aperte
cento
altre
vie
,
solo
che
si
rassegni
ad
abbassare
d
'
un
piccolissimo
grado
le
sue
pretensioni
alla
gloria
;
come
la
natura
obbliosa
della
grande
città
,
che
non
lasciando
addormentar
nessuno
sopra
un
solo
trionfo
,
obbliga
tutti
a
ripresentarsi
continuamente
alla
gara
,
produca
quelle
vite
meravigliosamente
operose
,
quelle
vecchiaie
ostinatamente
battagliere
,
il
cui
esempio
mette
il
furore
del
lavoro
nelle
generazioni
seguenti
;
e
infine
che
enorme
quantità
si
ritrovi
là
di
lavoro
non
finito
,
di
prove
,
di
abbozzi
,
di
materiale
sciupato
dagli
uni
,
ma
non
inutile
per
chi
verrà
,
e
di
creazioni
pregevoli
,
in
tutti
i
campi
,
ma
condannate
a
morire
dove
sorgono
,
perchè
schiacciate
dall
'
abbondanza
del
meglio
.
Quando
s
'
è
osservato
tutto
ciò
,
il
soggiorno
di
Parigi
riesce
caro
ed
utile
solo
per
veder
lavorare
quella
macchina
immensa
,
per
vedere
come
essa
leviga
,
perfeziona
,
trasforma
,
spreme
,
stritola
l
'
inesauribile
materiale
d
'
ingegno
,
di
ricchezza
,
di
gioventù
,
d
'
ambizione
,
di
coraggio
,
che
la
Francia
e
il
mondo
gettano
continuamente
fra
le
sue
ruote
formidabili
,
e
come
versa
dalla
parte
opposta
grandi
nomi
,
celebrità
sventrate
,
capolavori
,
parole
immortali
,
ossa
rotte
,
armi
,
gemme
e
trastulli
,
che
la
Francia
e
il
mondo
s
'
affannano
a
raccogliere
e
a
commentare
.
Fate
dunque
i
censori
addosso
a
questo
colosso
!
Strillate
contro
i
suoi
operai
perchè
bevono
l
'
assenzio
e
cantano
in
falsetto
e
hanno
la
donnina
che
li
aspetta
alla
porta
.
Che
pedanteria
!
Ma
non
è
neppur
questa
l
'
ultima
impressione
che
si
riceve
da
Parigi
.
Standovi
lungo
tempo
,
si
passa
ancora
per
la
trafila
di
altri
entusiasmi
e
di
altri
disinganni
.
Molte
sere
ritornerete
a
casa
,
fra
quelle
file
interminabili
di
lumi
,
malinconici
,
uggiti
a
morte
di
tutto
,
con
un
rabbioso
amor
di
patria
nel
cuore
.
Poi
vi
riconcilierete
colla
città
in
una
bella
giornata
d
'
autunno
,
assistendo
a
una
di
quelle
sue
espansioni
clamorose
di
gioia
che
rasserenano
le
anime
più
fosche
.
Un
'
altra
volta
una
piccola
umiliazione
,
uno
stupido
gioco
di
parole
ripetuto
da
un
milione
di
bocche
,
uno
spettacolo
d
'
un
'
oscenità
stomachevole
,
un
cielo
chiuso
e
plumbeo
che
fa
mutar
aspetto
a
ogni
cosa
,
vi
risolleveranno
dentro
tutte
le
antipatie
e
tutte
le
stizze
con
una
tale
violenza
,
che
vorreste
veder
sparire
quella
città
come
un
accampamento
portato
via
da
un
uragano
.
Ma
vi
vergognerete
improvvisamente
di
quell
'
odio
un
altro
giorno
,
pensando
all
'
enormità
del
vuoto
che
vi
rimarrebbe
nella
mente
se
ne
uscisse
a
un
tratto
tutto
ciò
che
quella
città
vi
ci
ha
messo
dalla
vostra
infanzia
fino
a
quel
giorno
.
Fino
all
'
ultimo
momento
Parigi
vi
farà
mille
dispetti
e
mille
carezze
,
come
una
bella
donna
nervosa
,
e
voi
proverete
tutti
gli
alti
e
bassi
d
'
una
passione
:
oggi
a
'
suoi
piedi
,
umili
;
domani
presi
dal
furore
di
morderla
e
di
insultarla
,
e
poi
daccapo
a
chiederle
perdono
,
affascinati
.
Ma
sentirete
ogni
giorno
più
stringersi
il
legame
che
v
'
unisce
a
lei
.
E
si
sente
più
che
mai
quando
si
parte
,
la
sera
che
si
passa
per
l
'
ultima
volta
,
rapidamente
,
in
mezzo
a
quell
'
immenso
splendore
dei
boulevards
,
a
cui
succede
tutt
'
a
un
tratto
la
mezza
oscurità
lugubre
d
'
una
stazione
enorme
e
nuda
.
Allora
,
per
quanto
si
desideri
di
riveder
la
patria
,
si
è
presi
da
una
grande
tristezza
all
'
idea
di
ritornare
in
quel
piccolo
dormitorio
di
città
da
cui
si
è
partiti
,
e
si
porge
l
'
orecchio
per
l
'
ultima
volta
al
tumulto
lontano
di
Parigi
con
uno
struggimento
inesprimibile
di
desiderio
e
d
'
invidia
.
E
dal
fondo
del
vagone
,
al
buio
,
rivedete
la
città
,
come
l
'
avete
vista
una
bella
mattina
di
luglio
da
una
torre
di
Nôtre
Dame
;
attraversata
dall
'
enorme
arco
azzurro
della
Senna
,
coi
suoi
lontani
orizzonti
violacei
,
immensa
e
fumante
,
nel
punto
in
cui
dalla
piazza
sottoposta
i
tamburi
d
'
un
reggimento
vi
mandavano
su
un
eco
della
battaglia
di
Magenta
.
Oh
!
bella
e
tremenda
peccatrice
-
esclamate
allora
-
io
t
'
assolvo
,
e
a
rischio
della
dannazione
dell
'
anima
,
t
'
amo
!
FINE