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VENERABILI FRATELLI , SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE Il fermo proposito , che fin dai primordi del Nostro Pontificato abbiamo concepito , di voler consacrare tutte le forze che la benignità del Signore si degna concederCi alla restaurazione di ogni cosa in Cristo , Ci risveglia nel cuore una grande fiducia nella potente grazia di Dio , senza la quale nulla di grande e di fecondo per la salute delle anime possiamo pensare od imprendere quaggiù . Nello stesso tempo però sentiamo più che mai vivo il bisogno di essere secondati unanimemente e costantemente nella nobile impresa da voi , Venerabili Fratelli , chiamati a parte dell ’ ufficio Nostro pastorale , da ognuno del Clero e dei singoli fedeli alle vostre cure commessi . Tutti in vero nella Chiesa di Dio siamo chiamati a formare quell ’ unico corpo , il cui capo è Cristo : corpo strettamente compaginato , come insegna l ’ Apostolo Paolo ( Eph . IV , 16 ) , e ben commesso in tutte le sue giunture comunicanti , e questo in virtù dell ’ operazione proporzionata di ogni singolo membro , onde il corpo stesso prende l ’ aumento suo proprio e di mano in mano si perfeziona nel vincolo della carità . E se in quest ’ opera di " edificazione Corpo di Cristo " ( Eph . IV , 12 ) è Nostro primo ufficio d ’ insegnare , additare il retto modo da seguire e proporne i mezzi , di ammonire ed esortare paternamente , è altresì dovere di tutti i Nostri figliuoli dilettissimi , sparsi pel mondo , di accogliere le parole Nostre , di attuarle dapprima in se stessi e di concorrere efficacemente ad attuarle eziandio negli altri , ciascuno secondo la grazia da Dio ricevuta , secondo il suo stato ed ufficio , secondo lo zelo che ne infiamma il cuore . Qui vogliamo soltanto ricordare quelle molteplici opere di zelo in bene della Chiesa , della società e degli individui particolari , comunemente designati col nome di azione cattolica , che fioriscono per grazia di Dio in ogni luogo e che abbondano altresì nella nostra Italia . Voi ben intendete , Venerabili Fratelli , quanto esse Ci debbano tornar care e quanto intimamente bramiamo di vederle rassodate e promosse . Non solo a più riprese ne abbiamo trattato a voce con parecchi almeno di voi , e col principali loro rappresentanti in Italia nell ’ occasione che essi Ci recavano in persona l ’ omaggio della loro devozione e del loro affetto filiale , ma altresì pubblicando Noi su questo argomento o facendo pubblicare con la Nostra Autorità vari Atti , che tutti già conoscete . Vero è che alcuni di questi , come richiedevano le circostanze per Noi dolorose , erano piuttosto diretti a rimuovere gli ostacoli al più spedito procedere dell ’ azione cattolica e a condannare certe tendenze indisciplinate , che con grave danno della causa comune si andavano insinuando . Però Ci tardava il cuore di rivolgere a tutti eziandio una parola di paterno conforto e di eccitamento acciocché sul terreno , per quanto è da Noi , sgombro dagli impedimenti , si continui ad edificare il bene e ad accrescerlo largamente . Ci è dunque ben grato di farlo ora con le presenti Nostre Lettere a comune consolazione , nella certezza che le parole Nostre saranno da tutti dolcemente ascoltate e seguite . Vastissimo è il campo dell ’ azione cattolica , la quale per sé medesima non esclude assolutamente nulla di quanto , in qualsiasi modo , diretto od indiretto , appartiene alla divina missione della Chiesa . Di leggieri si riconosce la necessità del concorso individuale a tant ’ opera , non solo per la santificazione delle anime nostre , ma anche per diffondere e sempre meglio dilatare il Regno di Dio negli individui , nelle famiglie e nella società , procurando ciascuno , secondo le proprie forze , il bene del prossimo con la diffusione della verità rivelata , con l ’ esercizio delle virtù cristiane e con le opere di carità o di misericordia spirituale e corporale . Questo è il camminare degno di Dio , a che ci esorta San Paolo , così da piacergli in ogni cosa , producendo frutti di ogni opera buona e crescendo nella scienza di Dio : " Ut ambuletis digne Deo per omnia placentes : in omni opere bono fructificantes et crescentes in scentia Dei " ( Coloss . I , 10 ) . Oltre a questi però v ’ è un gran numero di beni appartenenti all ’ ordine naturale a cui la missione della Chiesa non è direttamente ordinata , ma che pure sgorgano dalla medesima , quasi naturale sua conseguenza . Tanta è la luce della Rivelazione cattolica , che si diffonde vivissima su ogni scienza ; tanta la forza delle massime evangeliche , che i precetti della legge naturale si radicano più sicuri ed ingagliardiscono ; tanta infine l ’ efficacia della verità e della morale insegnate da Gesù Cristo , che lo stesso benessere materiale degli individui , della famiglia e della società umana si trova provvidenzialmente sostenuto e promosso . La Chiesa , pure predicando Gesù Cristo crocifisso , scandalo e stoltezza innanzi al mondo ( I Cor . I , 23 ) , è divenuta ispiratrice e fautrice primissima di civiltà ; e la diffusione per tutto dove predicavano i suoi apostoli , conservando e perfezionando gli elementi buoni delle antiche civiltà pagane , strappando dalla barbarie ed educando a civile consorzio i nuovi popoli che al suo seno materno si rifugiavano , diede all ’ intera società , bensì a poco a poco , ma con tratto sicuro e sempre più progressivo , quell ’ impronta tanto spiccata , che ancora oggi universalmente conserva . La civiltà del mondo è civiltà cristiana ; tanto è più vera , più durevole , più feconda di frutti preziosi , quanto è più nettamente cristiana ; tanto declina , con immenso danno del bene sociale , quanto all ’ idea cristiana si sottrae . Onde , per la forza intrinseca delle cose , la Chiesa divenne anche di fatto custode e vindice della civiltà cristiana . E tale fatto in altri secoli della storia fu riconosciuto e ammesso ; formò anzi il fondamento inconcusso delle legislazioni civili . Su quel fatto poggiarono le relazioni tra la Chiesa e gli Stati , il pubblico riconoscimento dell ’ autorità della Chiesa nelle materie tutte che toccano in qualsivoglia modo la coscienza , la subordinazione di tutte le leggi dello Stato alle divine leggi del Vangelo , la concordia dei due poteri dello Stato e della Chiesa , nel procurare in tal modo il bene temporale dei popoli , che non ne abbia a soffrire l ’ eterno . Non abbiamo bisogno di dirvi , o Venerabili Fratelli , quale prosperità e benessere , quale pace e concordia , quale rispettosa soggezione all ’ autorità e quale eccellente governo si otterrebbero e si manterrebbero nel mondo , se si potesse attuare ovunque il perfetto ideale della civiltà cristiana . Ma posta la lotta continua della carne contro lo spirito , delle tenebre contro la luce , di Satana contro Dio , tanto non è da sperare , almeno nella sua piena misura . Onde continui strappi si vanno facendo alle pacifiche conquiste della Chiesa , tanto più dolorosi e funesti , quanto più la società umana tende a reggersi con principi avversi al concetto cristiano , anzi ad apostatare interamente da Dio . Non per questo è da perdere punto il coraggio . La Chiesa sa che le porte dell ’ inferno non prevarranno contro di lei ; ma sa ancora che avrà nel mondo premura , che i suoi apostoli sono inviati come agnelli tra lupi , che i suoi seguaci saranno sempre coperti d ’ odio e di disprezzo , come d ’ odio e di disprezzo fu saturato il divino suo Fondatore . La Chiesa va quindi innanzi imperterrita , e mentre diffonde il Regno di Dio là dove non fu peranco pregiudicato , si studia per ogni maniera di riparare alle perdite nel Regno già conquistato . " Restaurare tutto in Cristo " è stata sempre la divisa della Chiesa , ed è particolarmente la Nostra nei trepidi momenti che traversiamo . Ristorare ogni cosa , non in qualsivoglia modo , ma in Cristo : " in Lui , tutte le cose che sono in Cielo ed in terra " , soggiunse l ’ Apostolo ( Eph . I , 10 ) : ristorare in Cristo non solo ciò che appartiene propriamente alla divina missione della Chiesa di condurre le anime a Dio , ma anche ciò che , come abbiamo spiegato , da quella divina missione spontaneamente deriva , la civiltà cristiana nel complesso di tutti e singoli gli elementi che la costituiscono . E poiché Ci fermiamo a quest ’ ultima sola parte della restaurazione desiderata , voi vedete , o Venerabili Fratelli , di quanto aiuto tornano alla Chiesa quelle schiere elette di cattolici che si propongono appunto di riunire insieme tutte le forze vive , a fine di combattere con ogni mezzo giusto e legale la civiltà anticristiana , riparare per ogni modo i disordini gravissimi che da quella derivano ; ricondurre Gesù Cristo nella famiglia , nella scuola , nella società ; ristabilire il principio dell ’ autorità umana come rappresentante di quella di Dio ; prendere sommamente a cuore gli interessi del popolo e particolarmente del ceto operaio ed agricolo , non solo istillando nel cuore di tutti il principio religioso , unico vero fonte di consolazione nelle angustie della vita , ma studiandosi di rasciugarne le lacrime , di raddolcirne le pene , di migliorare la condizione economica con ben condotti provvedimenti ; adoperarsi quindi perché le pubbliche leggi siano informate a giustizia , e si correggano o vadano soppresse quelle che alla giustizia si oppongono : difendere infine e sostenere con animo veramente cattolico i diritti di Dio in ogni cosa e quelli non meno sacri della Chiesa . Il complesso di tutte queste opere sostenute e promosse in gran parte dal laicato cattolico e variamente ideate a seconda dei bisogni propri di ogni nazione e delle circostanze particolari in cui versa ogni paese , è appunto quello che con termine più particolare e certo nobile assai suoi essere chiamato azione cattolica , ovvero azione dei cattolici . Essa in tutti i tempi venne sempre in aiuto della Chiesa , e la Chiesa tale aiuto ha sempre accolto favorevolmente e benedetto , sebbene a seconda dei tempi si sia variamente esplicato . Ed è infatti da notare qui subito , che non tutto ciò che potrà essere stato utile , anzi unicamente efficace nei secoli andati , torna oggi possibile restituire allo stesso modo : tanti sono i cangiamenti radicali che col correre dei tempi s ’ insinuano nella società o nella vita pubblica , e tanti i nuovi bisogni che le circostanze cambiate vanno di continuo suscitando . Ma la Chiesa nel lungo corso della sua storia ha sempre ed in ogni caso dimostrato luminosamente di possedere una meravigliosa virtù di adattamento alle variabili condizioni del consorzio civile , talché , salva sempre l ’ integrità e l ’ immutabilità della fede e della morale , e salvi egualmente i sacrosanti suoi diritti , facilmente si piega e si accomoda in tutto ciò che è contingente ed accidentale alle vicende dei tempi ed alle nuove esigenze della società . La pietà , dice San Paolo , a tutto si acconcia possedendo le promesse divine , così per i beni della vita presente , come per quelli della vita futura . " Pietas autem ad omnia utilis est , promissionem habens vitæ , quæ nunc est , et futuræ " ( I Tim . IV , 8 ) . E però anche l ’ azione cattolica , se opportunamente cambia nelle sue forme esterne e nei mezzi che adopera , rimane sempre la stessa nei principi che la dirigono e nel fine nobilissimo che si propone . Perché poi nello stesso tempo torni veramente efficace , converrà diligentemente avvertire le condizioni che essa medesima impone , se ben si considerino la sua natura ed il suo fine . Anzitutto dov ’ essere altamente radicato nel cuore che lo strumento vien meno , se non è acconcio all ’ opera che si vuol eseguire . L ’ azione cattolica ( come si ritrae ad evidenza dalle cose anzidette ) poiché si propone di ristorare ogni cosa in Cristo , costituisce un vero apostolato ad onore e gloria di Cristo stesso . Per bene compierlo ci vuole la grazia divina , e questa non si dà all ’ apostolo che non sia unito a Cristo . Solo quando avremo formato Gesù Cristo in noi , potremo più facilmente ridonarlo alle famiglie , alla società . E però quanti sono chiamati a dirigere o si dedicano a promuovere il movimento cattolico devono essere cattolici a tutta prova , convinti della loro fede , sodamente istruiti nelle cose della Religione , sinceramente ossequienti alla Chiesa ed in particolare a questa suprema Cattedra Apostolica ed al Vicario di Gesù Cristo in terra ; di pietà vera , di maschie virtù , di puri costumi e di vita così intemerata che tornino a tutti di esempio efficace . Se l ’ animo non è così temprato , non solo sarà difficile promuovere negli altri il bene , ma sarà quasi impossibile procedere con rettitudine d ’ intenzione e mancheranno le forze per sostenere con perseveranza le noie che reca seco ogni apostolato , le calunnie degli avversari , le freddezze e la poca corrispondenza degli uomini anche dabbene , talvolta perfino le gelosie degli amici e degli stessi compagni di azione , scusabili senza dubbio , posta la debolezza dell ’ umana natura , ma pure grandemente pregiudizievoli e causa di discordie , di attriti , di domestiche guerricciuole . Solo una virtù paziente e ferma nel bene , e nello stesso tempo soave e delicata , è capace di rimuovere o diminuire questa difficoltà , così che l ’ opera a cui sono dedicate le forze cattoliche non ne vada compromessa . Tale è la volontà di Dio , diceva San Pietro ai primitivi fedeli , che col ben fare chiudiate la bocca agli uomini stolti . " Sic est voluntas Dei , ut bene facientes obmutescere faciatis imprudentium hominum ignorantiam " ( I Petr . II , 15 ) . Importa inoltre ben definire le opere intorno alle quali si devono spendere con ogni energia e costanza le forze cattoliche . Quelle opere devono essere di così evidente importanza , così rispondenti ai bisogni della società odierna , così acconce agli interessi morali e materiali , soprattutto del popolo e delle classi diseredate , che mentre infondono ogni migliore alacrità dei promotori dell ’ azione cattolica pel grande e sicuro frutto che da sé medesime promettono , siano insieme da tutti e facilmente comprese ed accolte volonterosamente . Appunto perché i gravi problemi della vita odierna sociale esigono una soluzione pronta e sicura , si desta in tutti il più vivo interesse di sapere e conoscere i vari modi onde quelle soluzioni si propongono in pratica . Le discussioni in un senso o nell ’ altro si moltiplicano ogni dì più e si propagano facilmente per mezzo della stampa . È quindi supremamente necessario che l ’ azione cattolica colga il momento opportuno , si faccia innanzi coraggiosa e proponga anch ’ essa la soluzione sua e la faccia valere con propaganda ferma , attiva , intelligente , disciplinata , tale che direttamente si opponga alla propaganda avversaria . La bontà e giustizia dei principi cristiani , la retta morale che professano i cattolici , il pieno disinteresse delle cose proprie non altro apertamente e sinceramente bramando che il vero , il solo , il supremo bene altrui , infine l ’ evidente loro capacità di promuovere meglio degli altri anche i veri interessi economici del popolo , è impossibile non facciano breccia sulla mente e sul cuore di quanti ascoltano e non ne aumentino le file , fino a renderli un corpo forte e compatto , capace di resistere gagliardamente alla contraria corrente e di tenere in rispetto gli avversari . Tale supremo bisogno avvertì pienamente il Nostro Antecessore di b.m. Leone XIII , additando soprattutto nella memoranda Enciclica " Rerum Novarum " ed in altri documenti posteriori , l ’ oggetto intorno al quale precipuamente doveva svolgersi l ’ azione cattolica , cioè " la pratica soluzione a seconda dei principi cristiani della questione sociale " . Noi pure , seguendo così sapienti norme , col Nostro Motu proprio del 18 Dicembre 1903 abbiamo dato all ’ azione popolare cristiana , che in sé comprende tutto il movimento cattolico sociale , un ordinamento fondamentale che fosse quasi la regola pratica del lavoro comune ed il vincolo della concordia e della carità . Qui dunque ed a questo scopo santissimo e necessarissimo devono anzitutto aggrupparsi e solidarsi le opere cattoliche , varie e molteplici nella forma , ma tutte egualmente intese a promuovere con efficacia il medesimo bene sociale . Ma perché quest ’ azione sociale si mantenga e prosperi con la necessaria coesione delle varie opere che la compongono è soprammodo importante che i cattolici procedano con esemplare concordia tra loro ; la quale per altro non si otterrà mai , se non vi ha in tutti unità di intendimenti . Su tale necessità non può cadere dubbio di sorta alcuna ; tanto chiari ed aperti sono gli insegnamenti dati da questa Cattedra Apostolica , tanta la viva luce che vi hanno sparso intorno coi loro scritti i più insigni tra ’ cattolici d ’ ogni paese , tanto lodevole esempio che più volte , anche da Noi medesimi , si è proposto ai cattolici di altre nazioni , i quali appunto per questa concordia ed unità di intendimenti , in breve tempo hanno ottenuto frutti fecondi e assai consolanti . Ad assicurarne poi il conseguimento , tra le varie opere degne egualmente di lode , si è dimostrata altrove singolarmente efficace un ’ istituzione di carattere generale , che col nome di Unione popolare è destinata ad accogliere i cattolici di tutte le classi sociali , ma specialmente le grandi moltitudini del popolo intorno ad un solo centro comune di dottrina , di propaganda e di organizzazione sociale . Essa infatti , poiché risponde ad un bisogno egualmente sentito quasi in ogni paese , e poiché la sua semplice costituzione risulta dalla natura stessa delle cose quali egualmente per tutto s ’ incontrano , non può dirsi che sia propria più di una nazione che di un ’ altra , ma di tutte , dove si manifestano gli stessi bisogni e sorgono i medesimi pericoli . La sua grande popolarità la rende facilmente cara ed accettevole e non disturba né impedisce alcun ’ altra istituzione ma piuttosto a tutte le istituzioni dà forza e compattezza poiché con la sua organizzazione strettamente personale sprona gli individui a entrare nelle istituzioni particolari , li addestra al lavoro pratico e veramente proficuo , ed unisce gli animi di tutti in un unico sentire e volere . Stabilito così codesto centro sociale , tutte le altre istituzioni d ’ indole economica , destinate a risolvere praticamente e sotto i vari suoi aspetti il problema sociale , si trovano come spontaneamente raggruppate insieme nel fine generale che le unisce , mentre pure , a seconda dei vari bisogni a cui si applicano , prendono forme diverse e diversi mezzi adoperano , come richiede lo scopo particolare proprio di ciascuna . E qui Ci torna ben caro di esprimere la Nostra soddisfazione pel molto che in questa parte si è già fatto in Italia , con certa speranza che , posto l ’ aiuto divino , si faccia ancora assai più nell ’ avvenire , rassodando il bene ottenuto e dilatandolo con zelo sempre più crescente . Nel che si rese grandemente benemerita l ’ Opera dei Congressi e Comitati Cattolici , grazie all ’ attività intelligente degli uomini esimi che la dirigevano , e che a quelle particolari istituzioni furono preposti o le dirigono tuttora . E però tale centro od unione di opere d ’ indole economica , come fu da Noi espressamente conservata al cessare dell ’ anzidetta Opera dei Congressi , così dovrà continuare anche in seguito sotto la solerte direzione di coloro che le sono preposti . Contuttociò , perché l ’ azione cattolica sia efficace sotto ogni rispetto , non basta che essa sia proporzionata ai bisogni sociali odierni ; conviene ancora che si faccia valere con tutti quei mezzi pratici , che le mettono oggi in mano il progresso degli studi sociali ed economici , l ’ esperienza già fatta altrove , le condizioni del civile consorzio , la stessa vita pubblica degli Stati . Altrimenti si corre rischio di andare tentoni lungo tempo in cerca di cose nuove e mal sicure , mentre le buone e certe si hanno in mano ed hanno fatto già ottima prova ; ovvero di proporre istituzioni e metodi propri forse di altri tempi , ma oggi non intesi dal popolo , ovvero infine di arrestarsi a mezza via non servendosi , nella misura pur concessa , di quei diritti cittadini che le odierne costituzioni civili offrono a tutti e quindi anche ai cattolici . E per fermarsi a quest ’ ultimo punto , certo è che l ’ odierno ordinamento degli Stati offre indistintamente a tutti la facoltà di influire sulla pubblica cosa , ed i cattolici , salvo gli obblighi imposti dalla legge di Dio e dalle prescrizioni della Chiesa , possono con sicura coscienza giovarsene , per mostrarsi idonei al pari , anzi meglio degli altri , di cooperare al benessere materiale civile del popolo ed acquistarsi così quell ’ autorità e quel rispetto che rendano loro possibile eziandio di difendere e promuovere i beni più alti , che sono quelli dell ’ anima . Quei diritti civili sono parecchi e di vario genere , fino a quello di partecipare direttamente alla vita politica del paese rappresentando il popolo nelle aule legislative . Ragioni gravissime Ci dissuadono , Venerabili Fratelli , dallo scostarsi da quella norma già decretata dal Nostro Antecessore di s . m . Pio IX e seguita poi dall ’ altro Nostro Antecessore di s . m . Leone XIII durante il diuturno suo Pontificato , secondo la quale rimane in genere vietata in Italia la partecipazione dei cattolici al potere legislativo . Sennonché altre ragioni parimenti gravissime , tratte dal supremo bene della società , che ad ogni costo deve salvarsi , possono richiedere che nei casi particolari si dispensi dalla legge , specialmente quando voi , Venerabili Fratelli , ne riconosciate la stretta necessità pel bene delle anime e dei supremi interessi delle vostre Chiese e ne facciate dimanda . Ora la possibilità di questa benigna concessione Nostra induce il dovere nei cattolici tutti di prepararsi prudentemente e seriamente alla vita politica , quando vi fossero chiamati . Onde importa assai , che quella stessa attività , già lodevolmente spiegata dai cattolici per prepararsi con una buona organizzazione elettorale alla vita amministrativa dei Comuni e dei Consigli provinciali , si estenda altresì a prepararsi convenientemente e ad organizzarsi per la vita politica , come fu opportunamente raccomandato con la circolare del 3 dicembre 1904 alla Presidenza generale delle Opere economiche in Italia . Nello stesso tempo dovranno inculcarsi e seguirsi in pratica gli altri principi che regolano la coscienza di ogni vero cattolico . Deve egli ricordarsi sopra ogni cosa di essere in ogni circostanza e di apparire veramente cattolico , accedendo agli offici pubblici ed esercitandoli col fermo e costante proposito di promuovere a tutto potere il bene sociale ed economico della Patria e particolarmente del popolo , secondo le massime della civiltà spiccatamente cristiana e di difendere insieme gli interessi della Chiesa , che sono quelli della Religione e della giustizia . Tali sono , Venerabili Fratelli , i caratteri , l ’ oggetto e le condizioni dell ’ azione cattolica , considerata nella parte sua più importante , che è la soluzione della questione sociale , degna quindi che vi si applichino con la massima energia e costanza tutte le forze cattoliche . Il che però non esclude che si favoriscano e si promuovano anche altre opere di vario genere , di diversa organizzazione , ma tutte egualmente destinate a questo o quel bene particolare della società e del popolo ed a rifiorimento della civiltà cristiana sotto vari determinati aspetti . Sorgono esse per lo più grazie allo zelo di particolari persone e si diffondono nelle singole diocesi e talvolta si aggruppano in federazioni più estese . Ora , sempreché sia lodevole il fine che si propongono , siano fermi i principi cristiani che seguono e giusti i mezzi che adoperano , sono anch ’ esse da lodare e incoraggiare per ogni modo . E si dovrà lasciare loro una certa libertà di organizzazione , non essendo possibile , che dove più persone convengono insieme , si modellino tutte in medesimo stampo e si accentrino sotto un ’ unica direzione . L ’ organizzazione poi deve sorgere spontanea dalle opere stesse , altrimenti si avranno edifici bene architettati , ma privi di fondamento reale e perciò al tutto effimeri . Conviene pure tener conto dell ’ indole delle singole popolazioni . Altri usi , altre tendenze si manifestano in luoghi diversi . Quel che importa è che si lavori su buon fondamento , con sodezza di principi , con fervore e costanza , e se questo si ottiene , il modo e la forma che prendono le varie opere , sono e rimangono accidentali . Per rinnovare ed infine accrescere in tutte indistintamente le opere cattoliche l ’ alacrità necessaria , e per offrire occasione ai promotori e ai membri delle medesime di vedersi e conoscersi scambievolmente , di stringere sempre meglio i vincoli della carità fraterna fra loro , d ’ animarsi l ’ un l ’ altro con zelo sempre più ardente all ’ azione efficace e di provvedere alla migliore solidità e diffusione delle opere stesse , gioverà mirabilmente il celebrare di tempo in tempo , secondo le norme già date da questa Santa Sede , i Congressi generali e parziali dei cattolici italiani , che devono essere la solenne manifestazione della fede cattolica e la festa comune della concordia e della pace . Ci resta a toccare , Venerabili Fratelli , di un altro punto di somma importanza , ed è la relazione che tutte le opere dell ’ azione cattolica devono avere rispetto all ’ Autorità ecclesiastica . Se bene si considerano le dottrine che siamo andati svolgendo nella prima parte di queste Nostre Lettere , si conchiuderà di leggieri , che tutte quelle opere che direttamente vengono in sussidio del ministero spirituale pastorale della Chiesa e che si propongono un fine religioso in bene diretto delle anime , devono in ogni menoma cosa essere subordinate all ’ autorità dei Vescovi , posti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio nelle diocesi loro assegnate . Ma anche le altre opere , che , come abbiamo detto , sono precipuamente istituite a ristorare e promuovere in Cristo la vera civiltà cristiana e che costituiscono nel senso spiegato l ’ azione cattolica , non si possono per niun modo concepire indipendenti dal consiglio e dall ’ alta direzione dell ’ Autorità ecclesiastica , specialmente poi in quanto devono tutte informarsi ai principi della dottrina e della morale cristiana ; molto meno è possibile concepirle in opposizione più o meno aperta con la medesima Autorità . Certo è che tali opere , posta la natura loro , si debbono muovere con la conveniente ragionevole libertà , ricadendo sopra di loro la responsabilità dell ’ azione , soprattutto poi negli affari temporali ed economici ed in quelli della vita pubblica amministrativa o politica , alieni dal ministero puramente spirituale . Ma poiché i cattolici alzano sempre la bandiera di Cristo , per ciò stesso alzano la bandiera della Chiesa , ed è quindi conveniente che la ricevano dalle mani della Chiesa , che la Chiesa ne vigili l ’ onore immacolato e che a questa materna vigilanza i cattolici si sottomettano , docili ed amorevoli figliuoli . Per la qual cosa appare manifesto quanto fossero sconsigliati coloro , pochi invero , che qui in Italia e sotto i Nostri occhi vollero accingersi a una missione che non ebbero da Noi , né da alcun altro dei Nostri Fratelli nell ’ episcopato , e si fecero a promuoverla , non solo senza il debito ossequio all ’ Autorità , ma perfino apertamente contro il volere di lei , cercando di legittimare la loro disobbedienza con frivole distinzioni . Dicevano anch ’ essi di alzare in nome di Cristo un vessillo ; ma tal vessillo non poteva essere di Cristo , perché non recava tra le sue pieghe la dottrina del divin Redentore , che anche qui ha la sua applicazione : " Chi ascolta voi , ascolta me ; e chi disprezza voi , disprezza me " ( Luc . X , 16 ) ; " Chi non è meco è contro di me ; e chi meco non raccoglie , disperde " ( Ib . XI , 23 ) , dottrina dunque di umiltà , di sommissione , di filiale rispetto . Con estremo rammarico del Nostro cuore abbiamo dovuto condannare una simile tendenza ed arrestare autorevolmente il moto pernicioso che già si andava formando . E tanto maggiore era il dolor Nostro , perché vedevamo incautamente trascinati per così falsa via buon numero di giovani a Noi carissimi , molti dei quali di eletto ingegno , di fervido zelo , capaci di operare efficacemente il bene , ove siano rettamente guidati . Mentre però additiamo a tutti la retta norma dell ’ azione cattolica , non possiamo dissimulare , Venerabili Fratelli , il pericolo non lieve al quale , per la condizione dei tempi , si trova oggi esposto il Clero ; ed è di dare soverchia importanza agli interessi materiali del popolo , trascurando quelli ben più gravi del sacro suo ministero . Il sacerdote , elevato sopra gli altri uomini per compiere la missione che tiene da Dio , deve mantenersi egualmente al disopra di tutti gli umani interessi , di tutti i conflitti , di tutte le classi della società . Il suo proprio campo è la Chiesa , dove ambasciatore di Dio predica la verità ed inculca col rispetto dei diritti di Dio il rispetto ai diritti di tutte le creature . Così operando , egli non va soggetto ad alcuna opposizione , non apparisce un uomo di parte , fautore degli uni , avversario degli altri , né per evitare l ’ urto di certe tendenze o per non irritare in molti argomenti gli animi inaspriti si mette nel pericolo di dissimulare la verità o di tacerla , mancando nell ’ uno o nell ’ altro caso ai suoi doveri ; senza dire che dovendo trattare ben spesso di cose materiali , potrebbe trovarsi solidale in obbligazioni dannose alla sua persona , e alla dignità del suo ministero . Non dovrà dunque prender parte ad associazioni di questo genere , se non dopo matura considerazione , d ’ accordo col suo Vescovo , ed in quei casi soltanto , ne ’ quali l ’ aiuto suo è immune da ogni pericolo e torna di evidente profitto . Né in tal maniera si raffrena punto il suo zelo . Il vero apostolo deve " farsi tutto a tutti , per tutti salvare " ( I Cor . IX , 22 ) ; come già il divin Redentore , deve sentirsi muovere a pietà le viscere , " mirando le turbe così vessate , giacenti quasi pecore senza pastore " ( Matth . IX , 36 ) . Con la propaganda efficace degli scritti , con l ’ esortazione viva della parola , col concorso diretto nei casi anzidetti s ’ adoperi adunque a fine di migliorare eziandio , entro i limiti della giustizia e della carità , la condizione economica del popolo , favorendo e promovendo quelle istituzioni che a ciò conducono , quelle soprattutto che si propongono di ben disciplinare le moltitudini contro l ’ invadente predominio del socialismo e che ad un tempo le salvano e dalla rovina economica e dallo sfacelo morale e religioso . In questo modo l ’ assistenza del clero alle opere dell ’ azione cattolica mira ad un fine altamente religioso , né tornerà mai d ’ impedimento , sarà anzi di aiuto al suo ministero spirituale , allargandone il campo e moltiplicandone il frutto . Ecco , o Venerabili Fratelli , quanto Ci premeva esporre ed inculcare intorno all ’ azione cattolica da sostenere e promuovere nella nostra Italia . Additare il bene non basta ; è necessario eseguirlo in pratica . Nel che tornerà di grandissimo aiuto l ’ esortazione vostra altresì ed il paterno vostro immediato eccitamento al ben fare . Siano pure umili i principi , purché veramente si cominci , la grazia divina li farà crescere in breve tempo e prosperare . E tutti i Nostri diletti figliuoli , che si dedicano all ’ azione cattolica , ascoltino di nuovo la parola che Ci sgorga tanto spontanea dal cuore . Nelle amarezze onde siamo tuttodì circondati , se vi ha alcuna consolazione in Cristo , se alcun conforto Ci vien dalla carità vostra , se vi ha comunione di spirito e viscere di compassione , diremo Noi pure con l ’ Apostolo Paolo ( Phil . II , 1-5 ) , rendete compiuto il Nostro gaudio con la concordia , con l ’ identica carità , col sentimento unanime , con l ’ umiltà e debita soggezione , cercando non il proprio comodo , ma il bene comune , e trasfondendo nei vostri cuori quei medesimi sentimenti , che in sé nutriva Gesù Cristo , Salvatore nostro . Sia Egli il principio di ogni vostra impresa : " Quanto voi dite o fate , sia tutto nel nome del Signore Gesù Cristo " ( Coloss . III , 17 ) ; sia Egli il termine d ’ ogni vostra operazione : " Conciossiaché da Lui , e per Lui , ed a Lui sono tutte le cose ; a Lui gloria nei secoli " ( Rom . XI , 36 ) . Ed in questo giorno faustissimo , che ricorda gli Apostoli , quando , ripieni di Spirito Santo , uscirono dal Cenacolo a predicare al mondo il Regno di Cristo , discenda eziandio su tutti voi la virtù del medesimo Spirito e pieghi ogni durezza , ritempri gli animi freddi , e quanto è sviato rimetta sul retto sentiero : " Flecte quod est rigidum , fove quod est frigidum , rege quod est devium " . Auspice intanto del divino favore e pegno del Nostro specialissimo affetto sia l ’ Apostolica Benedizione , che dall ’ intimo del cuore impartiamo a voi , Venerabili Fratelli , al vostro Clero e al popolo italiano . Dato a Roma , presso San Pietro , nella Festa della Pentecoste , 11 Giugno 1905 , del Nostro Pontificato anno II . PIO PP . X .
Miscellanea ,
VENERABILI FRATELLI , SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE L ' officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha , fra i primi doveri imposti da Cristo , quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi , ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome . La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica : stanteché per opera del nemico dell ' uman genere , mai non mancarono " uomini di perverso parlare ( Act . X , 30 ) , cianciatori di vanità e seduttori ( Tit . I , 10 ) , erranti e consiglieri agli altri di errore ( II Tim . III , 13 ) " . Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi , è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo ; che , con arti affatto nuove e piene di astuzia , si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti , se venga lor fatto , lo stesso regno di Gesù Cristo . Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere , seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo , e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli . Ed a rompere senza più gl ' indugi Ci spinge anzitutto il fatto , che i fautori dell ' errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati ; ma , ciò che dà somma pena e timore , si celano nel seno stesso della Chiesa , tanto più perniciosi quanto meno sono in vista . Alludiamo , o Venerabili Fratelli , a molti del laicato cattolico e , ciò ch ' è più deplorevole , a non pochi dello stesso ceto sacerdotale , i quali , sotto finta di amore per la Chiesa , scevri d ' ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere , tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa , si dànno , senza ritegno di sorta , per riformatori della Chiesa medesima ; e , fatta audacemente schiera , si gittano su quanto vi ha di più santo nell ' opera di Cristo , non risparmiando la persona stessa del Redentore divino , che , con ardimento sacrilego , rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo . Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa ; ma non potrà stupirsene chiunque , poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice , si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare . Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi . Imperocché , come già abbiam detto , i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa , ma dentro di essa ; ond ' è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei , con rovina tanto più certa , quanto essi la conoscono più addentro . Di più , non pongono già la scure ai rami od ai germogli ; ma alla radice medesima , cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde . Intaccata poi questa radice della immortalità , continuano a far correre il veleno per tutto l ' albero in guisa , che niuna parte risparmiano della cattolica verità , niuna che non cerchino di contaminare . Inoltre , nell ' adoperare le loro mille arti per nuocere , niuno li supera di accortezza e di astuzia : giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici , e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto ; e poiché sono temerari quanto altri mai , non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito . Si aggiunga di più , e ciò è acconcissimo a confonderle menti , il menar che essi fanno una vita operosissima , un ' assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi , e , il più sovente , la fama di una condotta austera . Finalmente , e questo spegne quasi ogni speranza di guarigione , dalle stesse loro dottrine sono formati al disprezzo di ogni autorità e di ogni freno ; e , adagiatisi in una falsa coscienza , si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione . Sì , sperammo a dir vero di riuscire quando che fosse a richiamar costoro a più savi divisamenti ; al qual fine li trattammo dapprima come figli con soavità , passammo poi ad un far severo , e finalmente , benché a malincuore , usammo pure i pubblici castighi . Ma voi sapete , o Venerabili Fratelli , come tutto riuscì indarno : sembrarono abbassai la fronte per un istante , mala rialzarono subito con maggiore alterigia . E potremmo forse tuttora dissimulare se non si trattasse che sol di loro : ma trattasi invece della sicurezza del nome cattolico . Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio , che ormai sarebbe colpa , per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano . E poiché è artificio astutissimo dei modernisti ( ché con siffatto nome son chiamati costoro a ragione comunemente ) presentare le loro dottrine non già coordinate e raccolte quasi in un tutto , ma sparse invece e disgiunte l ' una dall ' altra , allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti , mentre di fatto sono fermi e determinati ; gioverà innanzi tutto raccogliere qui le dottrine stesse in un sol quadro , per passar poi a ricercar le fonti di tanto traviamento ed a prescrivere le misure per impedirne i danni . E alfin di procedere con ordine in una materia di troppo astrusa , è da notare anzi tutto che ogni modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi : quelli cioè di filosofo , di credente , di teologo , di storico , di critico , di apologista , di riformatore : e queste parti sono tutte bene da distinguersi una ad una , da chi voglia conoscere a dovere il lor sistema e penetrare i principî e le conseguenze delle loro dottrine . Prendendo adunque le mosse dal filosofo , tutto il fondamento della filosofia religiosa è riposto dai modernisti nella dottrina , che chiamano dell ' agnosticismo . Secondo questa , la ragione umana è ristretta interamente entro il campo dei fenomeni , che è quanto dire di quel che apparisce e nel modo in che apparisce : non diritto , non facoltà naturale le concedono di passare più oltre . Per lo che non è dato a lei d ' innalzarsi a Dio , né di conoscerne l ' esistenza , sia pure per intromessa delle cose visibili . E da ciò si deduce che Dio , riguardo alla scienza , non può affatto esserne oggetto diretto ; riguardo alla storia non deve mai riputarsi come soggetto istorico . Poste cotali premesse , ognuno scorge di leggieri quali sieno le sorti della teologia naturale , dei motivi di credibilità , dell ' esterna rivelazione . Tutto questo i modernisti tolgon via di mezzo , e ne fanno assegno all ' intellettualismo , ridicolo sistema , come essi affermano , e tramontato già da gran tempo . Né in ciò ispira loro alcun ritegno il sapere che si enormi errori furono già formalmente condannati dalla Chiesa . Giacché infatti il Concilio Vaticano così ebbe definito : " Se qualcuno dirà , che Dio uno e vero , Creatore e Signor nostro , per mezzo delle cose create , non possa conoscersi con certezza col lume naturale dell ' umana ragione , sia anatema " ( De Revel . , can . I ) ; e similmente : " Se alcuno dirà non essere possibile , o non convenire che , mediante divina rivelazione , sin l ' uomo ammaestrato di Dio e del culto che Gli si deve , sia anatema " (Ibid., can . II ) ; e finalmente : " Se alcuno dirà che la rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni e che perciò gli uomini non debbano esser mossi alla fede se non da interna esperienza o privata ispirazione , sia anatema " ( De Fide , can . III ).Di qual guisa poi i modernisti dall ' agnosticismo , che è puro stato d ' ignoranza , passino all ' ateismo scientifico e storico , che invece è stato di positiva negazione ; e con qual diritto perciò di logica , dal non sapere se Iddio sia intervenuto o no nella storia dell ' uman genere si trascorra a spiegar tutto nella storia medesima ponendo Dio interamente da parte come se in realtà non fosse intervenuto , lo assegni chi può . Ma tanto è ; per costoro è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee ; entro l ' àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni , sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino . Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo , intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte , intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo . Vero è che l ' agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa ; la positiva sta tutta nell ' immanenza vitale . Dall ' una all ' altra ecco con qual discorso procedono . La Religione , sia essa naturale o sopra natura , alla guisa di ogni altro fatto qualsiasi , uopo è che ammetta una spiegazione . Or , tolta di mezzo la naturale teologia , chiuso il cammino alla rivelazione per il rifiuto dei motivi di credibilità , negata anzi qualsivoglia esterna rivelazione , chiaro è che siffatta spiegazione indarno si cerca fuori dell ' uomo . Resta dunque che si cerchi nell ' uomo stesso ; e poiché la religione non è altro infatti che una forma della vita , la spiegazione di essa dovrà ritrovarsi appunto nella vita dell ' uomo . Di qui il principio dell ' immanenza religiosa . Di più , la prima mossa , per così dire , di ogni fenomeno vitale , quale si è detta essere altresì la religione , è sempre da ascrivere ad un qualche bisogno ; i primordi poi , parlando più specialmente della vita , sono da assegnare ad un movimento del cuore , o vogliam dire ad un sentimento . Per queste ragioni , essendo Dio l ' oggetto della religione , dobbiamo conchiudere che la fede , inizio e fondamento di ogni religione , deve riporsi in un sentimento che nasca dal bisogno della divinità . IL quale bisogno , non sentendosi dall ' uomo se non indeterminate ed acconce circostanze , non può di per sé appartenere al campo della coscienza : ma giace da principio al di sotto della coscienza medesima o , come dicono con vocabolo tolto ad imprestito dalla moderna filosofia , nella subcoscienza , ove la sua radice rimane occulta ed incomprensibile . Che se si chieda in qual modo da questo bisogno della divinità , che l ' uomo provi in se stesso , si faccia poi trapasso alla religione , i modernisti rispondono così . La scienza e la storia , essi dicono , sono chiuse come fra due termini : l ' uno esterno , ed è il mondo visibile ; l ' altro interno , ed è la coscienza . Toccato che abbiano o l ' uno o l ' altro di questi termini , non hanno come passare più oltre ; al di là si trovano essi a faccia dell ' inconoscibile . Dinanzi a questo inconoscibile , o sia esso fuori dell ' uomo oltre ogni cosa visibile , o si celi entro l ' uomo nelle latebre della subcoscienza , il bisogno del divino , senza verun atto della mente , secondo che vuole il fideismo , fa scattare nell ' animo già inclinato a religione un certo particolar sentimento ; il quale , sia come oggetto sia come causa interna , ha implicata in sé la realtà del divino e congiunge in certa guisa l ' uomo con Dio . A questo sentimento appunto si dà dai modernisti il nome di fede , e lo ritengono quale inizio di religione . Ma non è qui tutto il filosofare , o , a meglio dire , il delirare di costoro . Imperocché in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede : ma colla fede e nella fede stessa quale da loro è intesa , sostengono che vi si trovi altresì la Rivelazione . E che infatti può pretendersi di vantaggio per una rivelazione ? O non è forse rivelazione , o almeno principio di rivelazione , quel sentimento religioso che si manifesta d ' un tratto nella coscienza ? Non è rivelazione l ' apparire , benché in confuso , che Dio fa agli animi in quello stesso sentimento religioso ? Aggiungono anzi di più che , essendo Iddio in pari tempo e l ' oggetto e la causa della fede , la detta rivelazione è al tempo stesso di Dio e da Dio : ha cioè insieme Iddio e come rivelante e come rivelato . Di qui , Venerabili Fratelli , quell ' assurdissimo effato dei modernisti che ogni religione , secondo il vario aspetto sotto cui si riguardi , debba dirsi egualmente naturale e soprannaturale . Di qui lo scambiar che fanno , come di pari significato , coscienza e rivelazione . Di qui la legge , per cui la coscienza religiosa si dà come regola universale , da porsi in tutto a pari della rivelazione , ed alla quale tutti hanno obbligo di sottostare , non esclusa la stessa autorità suprema della Chiesa , sia che ella insegni , sia che legiferi in materia di culto o di disciplina . Se non che in tutto questo procedimento dal quale , a detta dei modernisti , saltan fuori la fede e la rivelazione , egli è mestieri tener d ' occhio un punto , che è di capitale importanza per le conseguenze storico critiche , che essi ne derivano . Quell ' inconoscibile , di cui parlano , non si presenta già alla fede come nudo in sé ed isolato ; ma si bene congiunto strettamente a un qualche fenomeno , che , quantunque appartenga al campo della scienza e della storia , pure in certa guisa ne trapassa i confini . Tal fenomeno potrà essere un fatto qualsiasi della natura , che in sé racchiude alcun che di misterioso : potrà essere altresì un uomo , il cui carattere , i cui gesti , le cui parole mal si compongano colle leggi ordinarie della storia . Or bene la fede , attirata dall ' inconoscibile racchiuso nel fenomeno , s ' impadronisce di tutto intero il fenomeno stesso e lo penetra in certo qual modo della sua vita . Da ciò due cose conseguitano . La prima , una tal trasfigurazione del fenomeno , per una , diremmo , quasi elevazione sulle condizioni sue proprie , che lo renda acconcio , come materia , alla forma del divino che la fede v ' introdurrà . La seconda , un certo sfiguramento , nato da ciò che avendo la fede tolto il fenomeno ai suoi aggiunti di tempo e di luogo , facilmente gli attribuisce quello che nella realtà delle cose non ha di fatto : il che soprattutto avviene quando si tratti di fenomeni di antica data , e tanto più se sono remoti . Da questi due capi i modernisti traggono per loro due canoni ; i quali , uniti a un terzo già dedotto dall ' agnosticismo , formano quasi la base della critica storica . Illustriamo il fatto con un esempio , preso dalla persona dl Gesù Cristo . Nella persona di Cristo , dicono , la scienza e la storia non trovan nulla al di là dell ' uomo . Dunque , in vigore del primo canone dato dall ' agnosticismo , dalla storia dl essa deve cancellarsi tutto quanto sa di divino . Più oltre , in conformità del . secondo canone , la persona di Cristo è stata trasfigurata dalla fede : dunque fa d ' uopo spogliarla di tutto ciò che la innalza sopra le condizioni storiche . Per ultimo , la stessa è stata sfigurata dalla fede , secondo insegna il terzo canone : dunque non da rimuoversi da lei i discorsi , i fatti , tutto quello insomma che non risponde al suo carattere , alla sua condizione ed educazione , al luogo ed al tempo in cui visse . Strano per fermo parrà a noi questo modo di ragionare ; ma qui sta la critica dei modernisti . Adunque il sentimento religioso , che per vitale immanenza si sprigiona dai nascondigli della subcoscienza , è il germe di tutta la religione , ed è insieme la ragione di quanto fu o sarà per essere in qualsivoglia religione . Rude dapprima e quasi informe , a poco a poco , sotto l ' influsso del misterioso principio che gli diede origine , esso e venuto perfezionandosi , a seconda dei progressi della vita umana . di cui , come si disse , e una forma . Ecco pertanto la nascita di qualsiasi religione , sia pure soprannaturale : esse altro non sono che semplici esplicazioni dell ' anzidetto sentimento . Né credasi già che diversa sia la sorte della religione cattolica ; anzi in tutto pari alle altre : imperocché non altrimenti essa è nata , che per processo di vitale immanenza nella coscienza di Cristo , uomo di elettissima natura , quale mai altro simile si vide né mai si troverà . Nell ' udir tali cose Noi trasecoliamo di fronte ad affermazioni cotanto audaci e sacrileghe ! Eppure , Venerabili Fratelli , non sono esse un parlar temerario solamente d ' increduli . Sono uomini cattolici , sono anzi sacerdoti non pochi che così la discorrono pubblicamente ; e con siffatti delirii si dànno vanto di riformare la Chiesa ! Qui , non trattasi più del vecchio errore , che alla natura umana concedeva quasi un diritto all ' ordine soprannaturale . Si va assai più lungi ; sino cioè ad afferrare che la religione nostra santissima , nell ' uomo Cristo del pari che in noi , è frutto interamente spontaneo della natura . Del quale asserto non sappiamo qual sia mezzo più acconcio per sopprimere ogni ordine soprannaturale . Perciò con somma ragione il Concilio Vaticano pronunziò : " Se alcuno dirà , non poter l ' uomo essere elevato da Dio a una conoscenza e perfezione che superi la natura , ma potere e dovere di per sé stesso , con un perpetuo progresso , giungere finalmente al possesso di ogni vero e di ogni bene , sia anatema " ( De Revel . , can . III ) . Fin qui però , o Venerabili Fratelli , non abbiam visto farsi punto luogo all ' azione dell ' intelletto . Eppure , secondo le dottrine dei modernisti , ha essa ancora la sua parte nell ' atto di fede . E giova osservare in che modo . In quel sentimento , dicono , di cui sovente si è parlato , appunto perché egli è sentimento e non cognizione , Dio si presenta bensì all ' uomo , ma in maniera così confusa che nulla o a malapena si distingue dal soggetto credente . Fa dunque d ' uopo che sopra quel sentimento si getti un qualche raggio di luce , sì che Dio ne venga fuori per intero e pongasi in contrapposto col soggetto . Ora , è questo il compito dell ' intelletto ; di cui è proprio il pensare ed analizzare , e per mezzo del quale l ' uomo prima traduce in rappresentazioni mentali i fenomeni di vita che sorgono in lui , e poi li significa con verbali espressioni . Di qui il detto volgare dei modernisti , che l ' uomo religioso deve pensare la sua fede . L ' intelletto adunque , sopravvenendo al sentimento , su di esso si ripiega e vi fa intorno un lavorio somigliante a quello di un pittore che illumina e ravviva il disegno di un quadro svanito per la vecchiaia . Il paragone è di uno dei maestri del modernismo . Doppio poi è l ' operar della mente in siffatto negozio ; dapprima , con un atto nativo e spontaneo , esprimendo la sua nozione con una proposizione semplice e volgare ; indi , con riflessione e più intima penetrazione , o , come dicano , lavorando il suo pensiero , rende ciò che ha pensato con proposizioni secondarie , derivate bensì dalla prima , ma più affinate e distinte . Le quali proposizioni , ove poi ottengano la sanzione del magistero supremo della Chiesa , costituiranno appunto il dogma . Con ciò , nella dottrina dei modernisti , ci troviamo giunti ad uno dei capi di maggior rilievo , all ' origine cioè e alla natura stessa del dogma . Imperocché l ' origine del dogma la ripongon essi in quelle primitive formole semplici ; le quali , sotto un certo aspetto , devono ritenersi come essenziali alla fede , giacché la rivelazione , perché sia veramente tale , richiede la chiara apparizione di Dio nella coscienza . Il dogma stesso poi , secondo che paiono dire , è costituito propriamente dalle formole secondarie . A conoscere però bene la natura del dogma , è uopo ricercare anzi qual relazione passi fra le formole religiose ed il sentimento religioso . Nel che non troverà punto difficoltà , chi tenga fermo , che il fine di cotali formole altro non è , se non di dar modo al credente di rendersi ragione della propria fede . Per la qual cosa stanno esse formole come di mezzo fra il credente e la fede di lui ; per rapporto alla fede , sono espressioni inadeguate del suo oggetto e sono dai modernisti chiamate simboli ; per rapporto al credente , si riducono a meri istrumenti . Non è lecito pertanto in niun modo sostenere che esse esprimano una verità assoluta : essendoché , come simboli , sono semplici immagini di verità , e perciò da doversi adattare al sentimento religioso in ordine all ' uomo ; come istrumenti , sono veicoli di verità , e perciò da acconciarsi a lor volta all ' uomo in ordine al sentimento religioso . E poiché questo sentimento , siccome quello che ha per obbietto l ' assoluto , porge infiniti aspetti , dei quali oggi l ' uno domani l ' altro può apparire ; e similmente colui che crede può passare per altre ed altre condizioni , ne segue che le formole altresì che noi chiamiamo dogmi devono sottostare ad uguali vicende ed essere perciò variabili . Così si ha aperto il varco alla intima evoluzione dei dogmi . Infinito cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione ! E questa , non pur possibile , ma necessaria evoluzione e mutazione dei dogmi non solo i modernisti l ' affermano arditamente ma è conseguenza legittima delle loro sentenze . Infatti fra i capisaldi della loro dottrina vi è ancor questo , tratto dal principio dell ' immanenza vitale : che le formole cioè religiose , perché tali siano in verità e non mere speculazioni dell ' intelletto , è mestieri che sieno vitali e che vivano della stessa vita del sentimento religioso . Il che non è da intendersi quasiché tali formole , specie se puramente immaginative , sieno costruite a bella posta pel sentimento religioso ; giacché poco monta della loro origine , come altresì del loro numero e della loro qualità ; ma cosi , che le stesse , fatte se occorre all ' uopo delle modificazioni , vengano vitalmente assimilate dal sentimento religioso . E per dirla in altri termini , fa di mestieri che la formola primitiva sia accettata e sancita dal cuore , e che il susseguente lavorio per la formazione delle formole secondarie sia fatto sotto la direzione del cuore . Di qui procede che siffatte formole , perché sieno vitali , devono essere e mantenersi adatte tanto alla fede quanto al credente . Laonde , se per una ragione qualsiasi cotale adattamento venga meno , perdono elle il primitiva significato e vogliono essere cambiate . Or tale essendo il valore e la sorte mutevole delle formole dogmatiche , non reca stupore che i modernisti le abbiano tanto in dileggio ; mentre al contrario non fanno che ricordare ed esaltare il sentimento religioso e la vita religiosa . Perciò pure criticano con somma audacia la Chiesa , accusandola di camminare fuor di strada , né saper distinguere fra il senso materiale delle formole e il loro significato religioso e morale , e attaccandosi con ostinazione , ma vanamente , a formole vuote di senso , lasciar che la religione precipiti a rovina . Oh ! Veramente ciechi e conduttori di ciechi , che , gonfi del superbo nome di scienza , vaneggiano fino al segno di pervertire l ' eterno concetto di verità e il genuino sentimento religioso : " spacciando un nuovo sistema , col quale , tratti da una sfrontata e sfrenata smania di novità , non cercano la verità ove certamente si trova ; e disprezzate le sante ed apostoliche tradizioni , si attaccano a dottrine vuote , futili , incerte , riprovate dalla Chiesa , e con esse , uomini stoltissimi , si credono di puntellare e sostenere la stessa verità " ( Gregorio XVI , Lett . Enc . " Singulari Nos " , 25 giugno 1834 ) . E fin qua , o Venerabili Fratelli , del modernista considerato come filosofo . Or , se facendoci oltre a considerarlo nella sua qualità di credente , vogliam conoscere in che modo , nel modernismo , il credente si differenzi dal filosofo , convien osservare che quantunque il filosofo riconosca per oggetto della fede la realtà divina , pure questa realtà non altrove l ' incontra che nell ' animo del credente , come oggetto di sentimento e di affermazione : che esista poi essa o no in sé medesima fuori di quel sentimento e di quell ' affermazione , a lui punto non cale . Per contrario il credente ha come certo ed indubitato che la realtà divina esiste di fatto in se stessa , né punto dipende da chi crede . Che se poi cerchiamo , qual fondamento abbia cotale asserzione del credente , i modernisti rispondono : l ' esperienza individuale . Ma nel dir ciò , se costoro si dilungano dai razionalisti , cadono nell ' opinione dei protestante dei pseudomistici . Così infatti essi discorrono . Nel sentimento religioso , si deve riconoscere quasi una certa intuizione del cuore ; la quale mette l ' uomo in contatto immediato colla realtà stessa di Dio , e tale gl ' infonde una persuasione dell ' esistenza di Lui e della Sua azione sì dentro , sì fuori dell ' uomo , da sorpassar di gran lunga ogni convincimento scientifico . Asseriscono pertanto una vera esperienza , e tale da vincere qualsivoglia esperienza razionale ; la quale se da taluno , come dai razionalisti , e negata , ciò dicono intervenire perché non vogliono porsi costoro nelle morali condizioni , che son richieste per ottenerla . Or questa esperienza , poi che l ' abbia alcuno conseguita , è quella che lo costituisce propriamente e veramente credente . Quanto siamo qui lontani dagli insegnamenti cattolici ! Simili vaneggiamenti li abbiamo già uditi condannare dal Concilio Vaticano . Vedremo più oltre come , con siffatte teorie , congiunte agli altri errori già mentovati , si spalanchi la via all ' ateismo . Qui giova subito notare che , posta questa dottrina dell ' esperienza unitamente all ' altra del simbolismo , ogni religione , sia pure quella degl ' idolatri , deve ritenersi siccome vera . Perché infatti non sarà possibile che tali esperienze s ' incontrino in ogni religione ? E che si siano di fatto incontrate non pochi lo pretendono . E con qual diritto modernisti negheranno la verità ad una esperienza affermata da un islamita ? con qual diritto rivendicheranno esperienze vere pei soli cattolici ? Ed infatti i modernisti non negano , concedono anzi , altri velatamente altri apertissimamente , che tutte le religioni son vere . E che non possano sentire altrimenti , è cosa manifesta . Imperocché per qual capo , secondo i loro placiti , potrebbe mai ad una religione , qual che si voglia , attribuirsi la falsità ? Senza dubbio per uno di questi due : o per la falsità del sentimento religioso , o per la falsità della formola pronunziata dalla mente . Ora il sentimento religioso , benché possa essere più o meno perfetto , è sempre uno : la formola poi intellettuale , perché sia vera , basta che risponda al sentimento religioso ed al credente , checché ne sia della forza d ' ingegno in costui . Tutt ' al più , nel conflitto fra diverse religioni , i modernisti potranno sostenere che la cattolica ha più di verità perché più vivente , e merita con più ragione il titolo di cristiana , perché risponde più pienamente alle origini del cristianesimo . Che dalle premesse date scaturiscano siffatte conseguenze , non può per fermo sembrare assurdo . Assurdissimo è invece che cattolici e sacerdoti , i quali , come preferiamo credere , aborrono da tali enormità , si portino in fatto quasi le ammettessero . Giacché tali sono le lodi che tributano ai maestri di siffatti errori , tali gli onori che rendono loro pubblicamente , da dar agevolmente a supporre che essi non onorano già le persone , forse non prive di un qualche merito , ma piuttosto gli errori che quelle professano apertamente e cercano a tutt ' uomo propagare . Ma , oltre al detto , questa dottrina dell ' esperienza è per un altro verso contrarissima alla cattolica verità . Imperocché viene essa estesa ed applicata alla tradizione quale finora fu intesa dalla Chiesa , e la distrugge . Ed infatti dai modernisti è la tradizione così concepita che sia una comunicazione dell ' esperienza originale fatta agli altri , mercè la predicazione , per mezzo della formola intellettuale . A questa formola perciò , oltre al valore rappresentativo , attribuiscono una tal quale efficacia di suggestione , che si esplica tanto in colui che crede , per risvegliare il sentimento religioso a caso intorpidito e rinnovar l ' esperienza già avuta una volta , quanto in coloro che ancor non credono , per suscitare in essi la prima volta il sentimento religioso e produrvi l ' esperienza . Di questa guisa l ' esperienza religiosa si viene a propagare fra i popoli ; né solo nei presenti per via della predicazione , ma anche fra i venturi sì per mezzo dei libri e sì per la trasmissione orale dagli uni agli altri . Avviene poi che una simile comunicazione dell ' esperienza si abbarbichi talora e viva , talora isterilisca subito e muoia . Il vivere è pei modernisti prova di verità ; giacché verità e vita sono per essi una medesima cosa . Dal che è dato inferir di nuovo , che tutte le religioni , quante mai ne esistono , sono egualmente vere , poiché se nol fossero non vivrebbero . E tutto questo si spaccia per dare un concetto più elevato e più ampio della religione ! Condotte fin qui le cose , o Venerabili Fratelli , abbiamo abbastanza in mano per conoscere qual ordine stabiliscano i modernisti fra la fede e la scienza ; con qual nome di scienza intendono essi ancor la storia . E in primo luogo si deve tenere che l ' oggetto dell ' una è affatto estraneo all ' oggetto dell ' altra e da questo separato . Imperocché la fede si occupa unicamente di cosa , che la scienza professa essere a sé inconoscibile . Quindi diverso il campo ad entrambe assegnato : la scienza è tutta nella realtà dei fenomeni , ove non entra affatto la fede : questa al contrario si occupa della realtà divina che alla scienza è del tutto sconosciuta . Dal che si viene a conchiudere che tra la fede e la scienza non vi può essere mai dissidio : giacché , se ciascuna tiene il suo campo , non potranno mai incontrarsi , né perciò contraddirsi . Che se a ciò si opponga , nel mondo visibile esservi cose che pure appartengono alla fede , come la vita umana di Cristo ; i modernisti rispondono negando . Perché quantunque tali cose sieno nel novero dei fenomeni , pure , in quanto sono vissute dalla fede e , nel modo già indicato , sono state da essa trasfigurate e sfigurate , furono tolte dal mondo sensibile e trasferite ad essere materia del divino . Quindi , qualora più oltre si ricercasse se Cristo abbia fatto veri miracoli e vere profezie , severamente sia risorto ed asceso al Cielo ; la scienza agnostica lo negherà , la fede lo affermerà ; né perciò vi sarà lotta fra le due . Imperocché lo negherà il filosofo qual filosofo parlando a filosofie considerando unicamente Cristo nella sua realtà storica ; l ' affermerà il credente come credente parlando a credenti e considerando la vita di Cristo quale è vissuta dalla fede e nella fede . S ' ingannerebbe però a partito chi , date queste teorie , si credesse autorizzato a credere , essere la fede e la scienza indipendenti l ' una dall ' altra . Si , della scienza ciò è fuori di dubbio ; ma è ben altro della fede ; la quale , non per uno ma per tre capi , deve andar soggetta alla scienza . Imperocché da riflettersi in primo luogo che in ogni fatto religioso , toltane la realtà divina e l ' esperienza che di essa ha chi crede , tutto il rimanente ed in specialità le formole religiose , non escono dal campo dei fenomeni : e cadono quindi sotto il dominio della scienza . Esca pure il credente dal mondo , se gli vien fatto ; finché però resterà nel mondo , non potrà mai sottrarsi , lo voglia o no , alle leggi , all ' osservazione , ai giudizi della scienza e della storia . Di più , benché sia detto che Dio è oggetto della sola fede , ciò nondimeno deve solo intendersi della realtà divina , non già della idea di Dio . L ' idea di Dio è pur essa sottoposta alla scienza ; la quale , mentre spazia nell ' ordine logico , si solleva fino all ' assoluto ed all ' ideale . È dunque diritto della filosofia o della scienza sindacare l ' idea di Dio , dirigerla nella sua evoluzione , correggerla qualora vi si immischi qualche elemento estraneo : quindi il ripetere che fanno i modernisti che l ' evoluzione religiosa deve essere coordinata colla evoluzione morale ed intellettuale ; ossia , come insegna uno dei loro maestri , deve essere subordinata . Per ultimo è pur da osservare che l ' uomo non soffre in sé dualismo : per la qual cosa il credente prova in se stesso un intimo bisogno di armonizzare siffattamente la fede colla scienza che non si opponga al concetto generale che scientificamente si ha dell ' universo . Così dunque si evince essere la scienza affatto libera dalla libera fede ; la fede invece , tuttoché si decanti estranea alla scienza , essere a questa sottoposta . Le quali cose tutte , Venerabili Fratelli , sono diametralmente contrarie a ciò che insegnava il Nostro Antecessore Pio IX : " Essere dovere della filosofia , in materia di religione , non dominare ma servire , non prescrivere ciò che si debba credere , ma abbracciarlo con ragionevole ossequio , né scrutar l ' altezza dei misteri di Dio , ma piamente ed umilmente venerarla " ( Breve al Vescovo di Breslavia , 15 giugno 1857 ) . I modernisti invertono del tutto le parti . Ond ' è che ad essi può applicarsi ciò che l ' altro Nostro Predecessore Gregorio IX scriveva di taluni teologi del suo tempo : " Alcuni fra voi , gonfi come otri dello spirito di vanità , si sforzano con novità profana di valicare i termini segnati dai Padri ; piegando alla dottrina filosofica dei razionali l ' intelligenza delle pagine Celesti , non per profitto degli uditori ma per far pompa di scienza ... Questi sedotti da dottrine diverse e peregrine , tramutano in coda il capo e costringono la regina a servire all ' ancella " ( Lettera ai maestri di Teologia di Parigi , 7 luglio 1223 ) . Il che parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti , interamente conforme a quel che insegnano . Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un ' altra , talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti . Ma tutto ciò è fatto avvisatamente ; per l ' opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza . Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico ; ma , al voltar della pagina , si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista . Di qui , scrivendo storia , non fanno pur menzione della divinità di Cristo ; predicando invece nelle chiese , l ' affermano con risolutezza . Di qui parimente , nella storia non fanno nessun conto né di Padri né di Concilî ; ma se catechizzano il popolo , li citano con rispetto . Di qui , distinguono l ' esegesi teologica e pastorale dall ' esegesi scientifica e storica . Similmente dal principio che la scienza non ha dipendenza alcuna dalla fede , quando trattano di filosofia , di storia , di critica , non avendo orrore di premere le orme di Lutero ( Prop . 29 , condannata da Leone X , Bolla . " Exsurge Domine " , 15 maggio 1520 : " Ci si è aperta la strada per isnervare l ' autorità dei Concilî e contraddire liberamente alle loro deliberazioni , e giudicare i lor decreti e confessare arditamente tutto ciò che ci sembra vero , sia approvato o condannato da qualunque Concilio " ) , fanno pompa di un certo disprezzo delle dottrine cattoliche , dei santi Padri , dei sinodi ecumenici , del magistero ecclesiastico : e se vengono di ciò ripresi , gridano alla manomissione della libertà . Da ultimo , posto l ' aforisma che la fede deve soggettarsi alla scienza , criticano di continuo e all ' aperto la Chiesa , perché con somma ostinatezza rifiuta di sottoporre ed accomodare i suoi dogmi alle opinioni della filosofia : ed essi , da parte loro , messa fra i ciarpami la vecchia teologia , si adoperano di porne in voga una nuova , tutta ligia ai deliramenti dei filosofi . Con che , Venerabili Fratelli , Ci si dà finalmente il passo per osservare i modernisti sull ' arena teologica . Difficile compito : ma con poco potremo trarCi d ' impaccio . IL fine da ottenere è la conciliazione della fede colla scienza , restando però sempre incolume il primato della scienza sulla fede . In questo affare il teologo modernista si giova degli stessissimi principî che vedemmo usati dalla filosofia , adattandoli al credente ; ciò sono i principî dell ' immanenza e del simbolismo . Ed ecco con quanta speditezza compie egli il suo lavoro . Ha detto il filosofo : " Il principio della fede è immanente " ; il credente ha soggiunto : " Questo principio è Dio " ; il teologo dunque conclude : " Dio è immanente nell ' uomo " . Di qui l ' essere dell ' immanenza teologica . Parimente : il filosofo ha ritenuto come certo che le " rappresentazioni dell ' oggetto della fede sono semplicemente simboliche " ; il credente ha affermato che " l ' oggetto della fede è Dio in se stesso " ; il teologo adunque pronunzia : " Le rappresentazioni della realtà divina sono simboliche " . Di qui il simbolismo teologico . Errori per verità enormi ; i quali quanto sieno perniciosi , si vedrà luminosamente nell ' osservarne le conseguenze . Infatti , per dir subito del simbolismo , i simboli essendo tali in relazione all ' oggetto , ed in relazione al credente non essendo che istrumenti , fa mestieri innanzi tutto , così insegnano i modernisti , che il credente non si attacchi troppo alla formola , ma se ne giovi solo allo scopo di unirsi all ' assoluta verità , di cui la formola rivela insieme e nasconde , si sforza cioè di esprimere ma senza mai riuscirvi . Vogliono in secondo luogo che il credente usi di tali formole tanto quanto gli sono utili , poiché sono date per giovamento e non per averne intralcio ; salvo , s ' intende , il rispetto che , per riguardi sociali , si deve alle formole giudicate acconce dal pubblico magistero ad esprimere la coscienza comune , finché però lo stesso magistero non stabilisca altrimenti . Quanto poi all ' immanenza , non è agevole determinare ciò che per essa intendano i modernisti ; giacché diverse sono fra essi le opinioni . Altri la pongono in ciò , che Dio operante sia intimamente presente nell ' uomo , più che non sia l ' uomo a sé stesso ; il che , sanamente inteso , non può riprendersi . Altri pretendono che l ' azione divina sia una coll ' azione della natura , come di causa prima con quella di causa seconda ; e ciò distruggerebbe l ' ordine soprannaturale . Altri per ultimo la spiegano in modo da dar sospetto di un senso panteistico ; il che , a dir vero , è più coerente col rimanente delle loro dottrine . A questo postulato dell ' immanenza un altro poi se ne aggiunge , che si può intitolare dalla permanenza divina : e l ' una dall ' altra si fa differire quasi a quel modo stesso , che l ' esperienza privata differisce dall ' esperienza trasmessa per tradizione . Un esempio illustrerà il concetto : e sia l ' esempio della Chiesa e dei Sacramenti . La Chiesa , dicono , e i Sacramenti non si devon credere come istituiti da Cristo stesso . Vieta ciò l ' agnosticismo , che in Cristo non riconosce nulla più che un uomo , la cui coscienza religiosa , come quella di ogni altro uomo , si è formata a poco a poco ; lo vieta la legge dell ' immanenza , che non ammette , per dirlo con una loro parola , esterne applicazioni ; lo vieta pure la legge dell ' evoluzione , che per lo svolgersi dei germi richiede tempo ed una certa serie di circostanze ; lo vieta finalmente la storia , che mostra tale di fatto essere stato il corso delle cose . Però è da tenersi che Chiesa e Sacramenti furono istituiti mediatamente da Cristo . Ma in qual modo ? eccolo . Le coscienze tutte cristiane , essi dicono , furono virtualmente inchiuse nella coscienza di Gesù Cristo , come la pianta nel seme . Or poiché i germi vivono la vita del seme , così deve affermarsi che tutti i cristiani vivono la vita di Cristo . Ma la vita di Cristo , secondo la fede , è divina ; dunque anche quella dei cristiani . Se pertanto questa vita , nel corso dei secoli , diede origine alla Chiesa e ai Sacramenti , con ogni diritto si potrà dire che tale origine è da Cristo ed è divina . Nello stesso modo provano esser divine le Scritture e divini i dogmi . E con ciò la teologia moderna può dirsi compiuta . Esigua cosa a dir vero , ma più che abbondante per chi professa doversi sempre ed in tutto rispettare le conclusioni della scienza . L ' applicazione poi di queste teorie agli altri punti che verremo esponendo potrà ognuno farla di per sé stesso . Abbiam parlato finora della origine e della natura della fede . Ma molti essendo i germi di questa , e principali fra essi la Chiesa , il dogma , il culto , i Libri sacri , di questi eziandio è da conoscere ciò che insegnano i modernisti . E per farci dal dogma , l ' origine e la natura di esso quale sia , si è già indicato più sopra . Nasce il dogma dal bisogno che prova il credente di lavorare sul suo pensiero religioso , sì da rendere la sua e l ' altrui coscienza sempre più chiara . Tale lavorio consiste tutto nell ' indagare ed esporre la formola primitiva , non già in se stessa e razionalmente , ma rispetto alle circostanze o , come più astrusamente dicono , vitalmente . Di qui si ha che intorno alla medesima si vadano formando delle formole secondarie , che poi sintetizzate e riunite in un ' unica costruzione dottrinale , quando questa sia suggellata dal pubblico magistero come rispondente alla coscienza comune , si chiamerà dogma . Dal dogma son da distinguersi accuratamente le speculazioni teologiche ; le quali però , benché non vivano della vita del dogma , pur tuttavia non sono inutili sì per armonizzare la religione colla scienza e togliere fra loro ogni contrasto , sì per lumeggiare esternamente e difendere la religione stessa ; e chi sa che forse non giovino altresì per preparar la materia di un dogma futuro . Del culto poi non vi sarebbe gran che da dire , se sotto questo nome non venissero eziandio i Sacramenti , intorno ai quali sono gravissimi gli errori dei modernisti . IL culto vogliono che risulti da un doppio bisogno ; giacché , torniamo ad osservarlo , nel loro sistema tutto va attribuito ad intimi bisogni . L ' uno è quello di dare alla religione alcunché di sensibile ; l ' altro è il bisogno di propagarla , il che non potrebbe avvenire senza una qualche forma sensibile e senza atti santificanti , che diconsi Sacramenti . Quanto poi ai Sacramenti , essi pei modernisti si riducono a meri simboli o segni , non però privi di efficacia ; efficacia che essi cercano di spiegare coll ' esempio di certe cotali parole che volgarmente diconsi aver fatto fortuna , per avere acquistata la forza di diffondere talune idee potenti e che colpiscono grandemente gli animi . Come quelle parole sono ordinate alle dette idee , così i Sacramenti al sentimento religioso : nulla di vantaggio . Parlerebbero certamente più chiaro ove affermassero che i Sacramenti sono istituiti unicamente per nutrir la fede . Ma ciò è condannato dal Concilio di Trento ( Sess . VII , de Sacramentis in genere , can . 5 ) : " Se alcuno dirà che questi Sacramenti sono istituiti solo per nutrir In fede , sia anatema " . Della natura ancora e dell ' origine dei Libri sacri già si è toccato . Secondo il pensare dei modernisti , si può ben definirli una raccolta di esperienze : non di quelle , che comunemente si hanno da ognuno , ma delle straordinarie e più insigni che siensi avute in una qualche religione . E così essi appunto insegnano a riguardo dei nostri libri del Vecchio e del Nuovo Testamento . A lor comodo però , notano assai scaltramente che , sebbene l ' esperienza sia del presente , può tuttavolta prender materia dal passato ed eziandio dal futuro , in quanto che il credente o per la memoria rivive il passato a maniera del presente , o vive già per anticipazione l ' avvenire . Ciò giova a dar modo di computare fra i Libri santi anche gli storici e gli apocalittici . Così adunque in questi libri parla bensì Iddio per mezzo del credente ; ma , come vuole la teologia modernistica , solo per immanenza e permanenza vitale . Vorrà sapersi , in che consista dopo ciò l ' ispirazione ? Rispondono che non si distingue , se non forse per una certa maggiore veemenza , dal bisogno che sente il credente di manifestare a voce e per scritto la propria fede . È alcun che di simile a quello che si avvera nella ispirazione poetica ; per cui un cotale diceva : È Dio in noi , da Lui agitati noi c ' infiammiamo . È questo appunto il modo onde Dio deve dirsi origine della ispirazione dei Libri sacri . Affermano inoltre i modernisti che nulla vi è in questi libri che non sia ispirato . Nel che potrebbe taluno crederli più ortodossi di certi altri moderni che restringono alquanto la ispirazione , come , a mo ' di esempio , nelle così dette citazioni tacite . Ma queste non sono che lustre e parole . Imperciocché se , secondo l ' agnosticismo , riteniamo la Bibbia come un lavoro umano fatto da uomini per servigio di uomini , salvo pure al teologo di chiamarla divina per immanenza , come mai l ' ispirazione potrebbe in essa restringersi ? Sì , i modernisti affermano un ' ispirazione totale : ma , nel senso cattolico , non ne ammettono in fatto veruna . Più larga materia ci offre ciò che la scuola dei modernisti fantastica a riguardo della Chiesa . È qui da presupporre che la Chiesa secondo essi è frutto di due bisogni : uno nel credente , specie se abbia avuta qualche esperienza originale e singolare , di comunicare ad altri la propria fede ; l ' altro nella collettività , dopo che la fede si è fatta comune a molti , di aggrupparsi in società e di conservare , accrescere e propagare il bene comune . Che cosa è dunque la Chiesa ? un parto della coscienza collettiva , ossia collettività di coscienze individuali ; le quali , in forza della permanenza vitale , pendono tutte da un primo credente , cioè pei cattolici da Cristo . Ora ogni società ha bisogno di un ' autorità che la regga : il cui compito sia dirigere gli associati al fine comune , e conservare saggiamente gli elementi di coesione , i quali in una società religiosa sono la dottrina ed il culto . Perciò nella Chiesa cattolica una triplice autorità : disciplinare , dogmatica , culturale . La natura poi di questa autorità dovrà desumersi dalla sua origine ; e dalla natura si dovranno a loro volta dedurre i diritti e i doveri . Fu errore volgare dell ' età passata che l ' autorità sia venuta alla Chiesa dal di fuori , cioè immediatamente da Dio : e perciò era giustamente ritenuta autocratica . Ma queste sono teorie oggimai passate di moda . Come la Chiesa è emanata dalla collettività delle coscienze , cosi l ' autorità emana vitalmente dalla stessa Chiesa . Pertanto l ' autorità del pari che la Chiesa nasce dalla coscienza religiosa , e perciò alla medesima resta soggetta : e se venga meno a siffatta soggezione , si volge in tirannide . Nei tempi che corrono il sentimento di libertà è giunto al suo pieno sviluppo . Nello stato civile la pubblica coscienza ha voluto un regime popolare . Ma la coscienza dell ' uomo , come la vita , è una sola . Se dunque l ' autorità della Chiesa non vuol suscitare e mantenere una guerra intestina nelle coscienze umane , uopo è che si pieghi anch ' essa a forme democratiche ; tanto più che , a negarvisi , lo sfacelo sarebbe imminente . È da pazzo il credere che possa aversi un regresso nel sentimento di libertà quale domina al presente . Stretto e rinchiuso con violenza strariperà più potente , distruggendo insieme la religione e la Chiesa . Fin qui il ragionare dei modernisti : e la conseguenza è , che sono tutti intesi a trovar modi per conciliare l ' autorità della Chiesa colla libertà dei credenti . Se non che non solamente fra le sue stesse pareti trova la Chiesa con chi doversi comporre amichevolmente , ma eziandio fuori . Non è sola essa ad occupare il mondo : l ' occupano insieme altre società , colle quali non può aver uso e commercio . Convien dunque determinare quali sieno i diritti e i doveri della Chiesa verso le società civili ; e ben s ' intende che tale determinazione deve esser desunta dalla natura della Chiesa stessa , quale i modernisti l ' hanno descritta . Le regole perciò da usarsi son quelle stesse che sopra si adoperarono per la scienza e la fede . Ivi parlavasi di oggetti , qui di fini . Come adunque , per ragione dell ' oggetto , si dissero la fede e la scienza vicendevolmente estranee , così lo Stato e la Chiesa sono l ' uno all ' altra estranei pel fine a cui tendono , temporale per lo Stato , spirituale pella Chiesa . Fu d ' altre età il sottomettere il temporale allo spirituale ; il parlarsi di questioni miste , nelle quali la Chiesa interveniva quasi signora e regina , perché la Chiesa sl stimava istituita immediatamente da Dio , come autore dell ' ordine soprannaturale . Ma la filosofia e la storia non più ammettono cotali credenze . Adunque lo Stato deve separarsi dalla Chiesa e per egual ragione il cattolico dal cittadino . Di qui è , che il cattolico , perché insieme cittadino , ha diritto e dovere , non curandosi dell ' autorità della Chiesa , dei suoi desiderî , consigli e comandi , sprezzate altresì le sue riprensioni , di far quello che giudicherà espediente al bene della patria . Voler imporre al cittadino una linea di condotta sotto qualsiasi pretesto è un vero abuso di potere ecclesiastico da respingersi con ogni sforzo . Le teorie , o Venerabili Fratelli , onde promanano tutti questi errori , son quelle appunto che il Nostro Predecessore Pio VI già condannò solennemente nella Costituzione Apostolica " Auctorem Fidei " ( Prop . 2 ) . " La proposizione che stabilisce che la potestà è stata da Dio data alla Chiesa , perché fosse comunicata ai Pastori , che sono ministri di lei per la salute delle anime ; così intesa , che la potestà del ministero e regime ecclesiastico si derivi nei Pastori dalla Comunità dei fedeli : eretica " . Prop . 3 . " Inoltre quella che stabilisce il Romano Pontefice esser capo ministeriale ; così spiegata che il Romano Pontefice , non da Cristo nella persona del Beato Pietro , ma dalla Chiesa abbia avuta la potestà del ministero , di cui come successore di Pietro , vero Vicario di Cristo e capo di tutta la Chiesa , gode nella Chiesa universa : eretica " ) . Ma non basta alla scuola dei modernisti che lo Stato sia separato dalla Chiesa . Come la fede , quanto agli elementi fenomenici , deve sottostare alla scienza , così nelle cose temporali la Chiesa ha da soggettarsi allo Stato . Questo forse non l ' asseriscono essi peranco apertamente ; ma per forza di raziocinio sono costretti ad ammetterlo . Imperocché , concesso che lo Stato abbia assoluta padronanza in tutto ciò che è temporale , se avvenga che il credente , non pago della religione dello spirito , esca in atti esteriori , quali per mo ' di esempio , l ' amministrarsi o il ricevere dei Sacramenti , bisognerà che questi cadano sotto il dominio dello Stato . E che sarà dopo ciò dell ' autorità ecclesiastica ? Siccome questa non si spiegasse non per atti esterni , sarà in tutto e per tutto assoggettata al potere civile . È questa ineluttabile conseguenza che trascina molti fra i protestanti liberali a sbarazzarsi di ogni culto esterno , anzi d ' ogni esterna società religiosa , i quali invece si adoprano di porre in voga una religione che chiamano individuale . Che se i modernisti , a luce di sole , non si spingono ancora tant ' oltre , insistono intanto perché la Chiesa si pieghi spontaneamente ove essi la voglion trarre e si acconci alle forme civili . Tutto ciò per l ' autorità disciplinare . Più gravi assai e perniciose sono le loro affermazioni a riguardo dell ' autorità dottrinale e dogmatica . Circa il magistero ecclesiastico così essi la pensano : la società religiosa non può veramente essere una senza unità di coscienza nei suoi membri e senza unita di formola . Ma questa duplice unità richiede , per così dire , una mente comune , a cui spetti trovare e determinare la formola , che meglio risponda alla coscienza comune : alla qual mente fa d ' uopo inoltre attribuire un ' autorità bastevole , perché possa imporre alla comunanza la formola stabilita . Or nell ' unione è quasi fusione della mente designatrice della formola e dell ' autorità che la impone , ritrovano i modernisti il concetto del magistero ecclesiastico . Poiché dunque in fin dei conti il magistero non nasce che dalle coscienze individuali ed a bene delle stesse coscienze ha imposto un pubblico ufficio ; ne consegue di necessità che debba dipendere dalle medesime coscienze e debba quindi avviarsi a forme democratiche . IL proibire pertanto alle coscienze degli individui che facciano pubblicamente sentire i loro bisogni ; non soffrire chela critica spinga il dogma verso necessarie evoluzioni , non è già uso di potestà , data per pubblico bene , ma abuso . Similmentene l ' uso stesso della potestà fa di mestieri serbare modo e misura . Sa di tirannide condannare un libro all ' insaputa dell ' autore , senza ammettere spiegazioni di sorta né discussione . Adunque qui pure è da ricercarsi una via di mezzo che salvi insieme i diritti dell ' autorità e della libertà . Nel frattempo il cattolico si regolerà in guisa che non lasci pubblicamente di protestarsi rispettosissimo dell ' autorità , continuando però sempre ad operare a suo talento . In generale vogliono ammonita la Chiesa che , poiché il fine della potestà ecclesiastica è tutto spirituale , disdice ogni esterno apparato di magnificenza con che essa si circonda agli occhi delle moltitudini . Nel che non riflettono che se la religione è essenzialmente spirituale non c tuttavia ristretta al solo spirito ; e che l ' onore tributato all ' autorità ridonda su Gesù Cristo che ne fu istitutore . Per compiere tutta questa materia della fede e dei diversi suoi germi , rimane da ultimo , Venerabili Fratelli , che ascoltiamo le teorie dei modernisti circa lo sviluppo dei medesimi . e lor principio generale che in una religione vivente tutto debba essere mutevole e mutarsi di fatto . Di qui fanno passo a quella che è delle principali fra le loro dottrine , vogliam dire all ' evoluzione . Dogma dunque , Chiesa , culto , Libri sacri , anzi la fede stessa , se non devon esser cose morte , fa mestieri che sottostiano alle leggi dell ' evoluzione . Siffatto principio non si udrà con istupore da chi rammenti quanto i modernisti son venuti affermando intorno a ciascuno di questi oggetti . Posta pertanto la legge dell ' evoluzione , i modernisti stessi ci descrivono in qual maniera l ' evoluzione si effettui . E cominciamo dalla fede . La forma primitiva , essi dicono , della fede fu rudimentaria e comune indistintamente a tutti gli uomini ; giacché nasceva dalla natura e dalla vita umana . Il progresso si ebbe per sviluppo vitale ; che è quanto dire non per aggiunta di nuove forme apportate dal di fuori , ma per una crescente penetrazione nella coscienza del sentimento religioso . Doppio indi fu il modo di progredire nella fede : prima negativamente , col depurarsi da ogni elemento estraneo , come ad esempio dal sentimento di famiglia o di nazionalità ; quindi positivamente , mercè il perfezionarsi intellettuale e morale dell ' uomo , per cui l ' idea divina sl ampliò ed illustrò e il sentimento religioso divenne più squisito . Del progresso della fede non altre cause assegnar si possono che quelle stesse onde già si spiegò la sua origine . Alle quali però fa d ' uopo aggiungere quei genii religiosi , che noi chiamiamo profeti e dei quali Cristo fu il sommo ; sì perché nella vita o nelle parole ebbero un certo che di misterioso , che la fede attribuiva alla divinità , e sì perché toccaron loro esperienze nuove ed originali in piena armonia coi bisogni del loro tempo . Il progresso del dogma nasce principalmente dal bisogno di superare gli ostacoli della fede , di vincere gli avversari , di ribattere le difficoltà , senza dire dello sforzo continuo di viemeglio penetrare gli arcani della fede . Così , per tacer di altri esempi , è avvenuto di Cristo ; in cui , quel più o meno divino , che la fede in esso ammetteva , si venne gradatamente amplificando in modo , che finalmente fu ritenuto per Dio . Lo stimolo precipuo di evoluzione del culto sarà il bisogno di adattarsi agli usi ed alle tradizioni dei popoli ; come altresì di usufruire della virtù che certi atti hanno ricevuto dall ' usanza . La Chiesa finalmente trova la sua ragione di evolversi nel bisogno di accomodarsi alle condizioni storiche e di accordarsi colle forme di civil governo pubblicamente adottate . Così i modernisti di ciascun capo in particolare . E qui , innanzi di farCi oltre , bramiamo che ben si avverta di nuovo a questa loro dottrina dei bisogni ; giacché essa , oltreché di quanto finora abbiam visto , è quasi base e fondamento di quel vantato metodo che chiamano storico . Or , restando tuttavia nella teoria della evoluzione , vuole di più osservarsi che quantunque i bisogni servano di stimolo per la evoluzione , essa nondimeno , regolata unicamente da siffatti stimoli , valicherebbe facilmente i termini della tradizione , e strappata così dal primitivo principio vitale , meglio che a progresso menerebbe a rovina . Quindi studiando più a fondo il pensiero dei modernisti , deve dirsi che l ' evoluzione è come il risultato di due forze che si combattono , delle quali una è progressiva , l ' altra conservatrice . La forza conservatrice sta nella Chiesa e consiste nella tradizione . L ' esercizio di lei è proprio dell ' autorità religiosa ; e ciò , sia per diritto , giacché sta nella natura di qualsiasi autorità il tenersi fermo il più possibile alla tradizione ; sia per fatto , perché sollevata al disopra delle contingenze della vita , poco o nulla sente gli stimoli che spingono a progresso . Per contrario la forza che , rispondendo ai bisogni , trascina a progredire , cova e lavora nelle coscienze individuali , in quelle soprattutto che sono , come dicono , più a contatto della vita . Osservate qui di passaggio , o Venerabili Fratelli , lo spuntar fuori di quella dottrina rovinosissima che introduce il laicato nella Chiesa come fattore di progresso . Da una specie di compromesso fra le due forze di conservazione e di progressione , fra l ' autorità cioè e le coscienze individuali , nascono le trasformazioni e i progressi . Le coscienze individuali , o talune di esse , fan pressione sulla coscienza collettiva ; e questa a sua volta sull ' autorità , e la costringe a capitolare ed a restare ai patti . Ciò ammesso , ben si comprendono le meraviglie che fanno i modernisti , se avvenga che siano biasimati o puniti . Ciò che loro sia scrive a colpa , essi l ' hanno per sacrosanto dovere . Niuno meglio di essi conosce i bisogni delle coscienze perché si trovano con queste a più stretto contatto che non si trovi la potestà ecclesiastica . Incarnano quasi in sé quei bisogni tutti : e quindi il dovere per loro di parlare apertamente e di scrivere . Li biasimi pure l ' autorità , la coscienza del dovere li sostiene , e sanno per intima esperienza di non meritare riprensioni ma encomii . Pur troppo essi sanno che i progressi non si hanno senza combattimenti , né combattimenti senza vittime : e bene , saranno essi le vittime , come già i profeti e Cristo . Né perché siano trattati male , odiano l ' autorità : concedono che ella adempia il suo dovere . Solo rimpiangono di non essere ascoltati , perché in tal guisa il progredire degli animi si ritarda : ma verrà senza meno il tempo di rompere gl ' indugi , giacché le leggi dell ' evoluzione si possono raffrenare , ma non possono affatto spezzarsi . E così continuano il lor cammino , continuano benché ripresi e condannati , celando un ' incredibile audacia col velo di un ' apparente umiltà . Piegano fintamente il capo : ma la mano e la mente proseguono con più ardimento il loro lavoro . E così essi operano scientemente e volentemente ; sì perché è loro regola che l ' autorità debba essere spinta , non rovesciata ; si perché hanno bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cangiare a poco a poco la coscienza collettiva ; il che quando dicono , non si accorgono di confessare che la coscienza collettiva dissente da loro , e che quindi con nessun diritto essi si dànno interpreti della medesima . Per detto adunque e per fatto dei modernisti nulla , o Venerabili Fratelli , vi deve essere di stabile , nulla di immutabile nella Chiesa . Nella qual sentenza non mancarono ad essi dei precursori , quelli cioè dei quali il Nostro Predecessore Pio IX già scriveva : " Questi nemici della divina rivelazione , che estollono con altissime lodi l ' umano progresso , vorrebbero , con temerario e sacrilego ardimento , introdurlo nella cattolica religione , quasi che la stessa religione fosse opera non di Dio ma degli uomini o un qualche ritrovato filosofico che con mezzi umani possa essere perfezionato " ( Enc . " Qui pluribus " , 9 nov . 1846 ) . Circa la rivelazione specialmente e circa il dogma , la dottrina dei modernisti non ha filo di novità ; ma è quella stessa che nel Sillabo di Pio IX ritroviamo condannata , così espressa : " La divina rivelazione è imperfetta e perciò soggetta a continuo ed indefinito progresso , che risponda a quello dell ' umana ragione " ( Sillabo , Prop . V ) ; più solennemente poi la troviamo riprovata dal Concilio Vaticano in questi termini : " Né la dottrina della fede , che Dio rivelò , è proposta agli umani ingegni da perfezionare come un ritrovato filosofico , ma come un deposito consegnato alla Sposa di Cristo , da custodirsi fedelmente e da dichiararsi infallibilmente . Quindi dei sacri dogmi altresì deve sempre ritenersi quel senso che una volta dichiarò la Santa Madre Chiesa , né mai deve allontanarsi da quel senso sotto pretesto e nome di più alta intelligenza " ( Const . Dei Filius , cap . IV ) . Col che senza dubbio l ' esplicazione nelle nostre cognizioni , anche circa la fede , tanto è lungi che venga impedita , che anzi ne è aiutata e promossa . Laonde lo stesso Concilio prosegue dicendo : " Cresca dunque e molto e con slancio progredisca l ' intelligenza , la scienza , la sapienza così dei singoli come di tutti , così di un sol uomo come di tutta la Chiesa coll ' avanzare delle età e dei secoli ; ma solo nel suo genere , cioè nello stesso dogma , nello stesso senso e nella stessa sentenza " ( Loc . cit . ) . Ma ormai , dopo aver osservato nei seguaci del modernismo il filosofo , il credente , il teologo , resta che osserviamo parimente lo storico , il critico , l ' apologista . Taluni dei modernisti , che si dànno a scrivere storia , paiono oltremodo solleciti di non passar per filosofi ; che anzi professano di essere affatto ignari di filosofia . È ciò un tratto di finissima astuzia : affinché nessuno creda che essi sieno infetti di pregiudizi filosofici e non sieno perciò , come dicono , affatto obbiettivi . Ma il vero è , che la loro storia o critica non parla che con la lingua della filosofia ; e le conseguenze che traggono , vengono di giusto raziocinio dai loro principî filosofici . Il che , a chi bene riflette , si fa subito manifesto . I primi tre canoni di questi tali storici o critici sono quegli stessi principî , che sopra riportammo dai filosofi : cioè l ' agnosticismo , il teorema della trasfigurazione delle cose per la fede , e l ' altro che Ci parve poter chiamare dello sfiguramento . Osserviamo le conseguenze che da ciascuno di questi si traggono . Dall ' agnosticismo si ha che la storia , non meno che la scienza , si occupa solo dei fenomeni . Dunque , tanto Dio quanto un intervento qualsiasi divino nelle cose umane deve rimandarsi alla fede come di esclusiva sua pertinenza . Per lo che se trattasi di cosa in cui s ' incontri un duplice elemento , divino ed umano come Cristo , la Chiesa , i Sacramenti e simili , dovrà dividersi e sceverarsi in modo che ciò che è umano si dia alla storia , ciò che è divino alla fede . Quindi quella distinzione comune fra i modernisti , fra un Cristo storico ed un Cristo della fede , una Chiesa della storia ed una Chiesa della fede , fra Sacramenti della storia e Sacramenti della fede e via dicendo . Dipoi questo stesso elemento umano , che vediamolo storico prendersi per sé quale essa si porge nei monumenti , deve ritenersi sollevato dalla fede per trasfigurazione al di là delle condizioni storiche . Conviene perciò separarne di nuovo tutte le aggiunte fattevi : cosi , trattandosi di Gesù Cristo , tutto quello che passa la condizione dell ' uomo sia naturale , quale si dà dalla psicologia , sia risultante dal luogo e dal tempo in che visse . Di più , per terzo principio filosofico , pur quelle cose che non escono dalla cerchia della storia , le vagliano quasi e ne escludono , rimandandolo parimenti alla fede , tutto ciò che , secondo quanto dicono , non entra nella logica dei fatti o non era adatto alle persone . Di tal modo , vogliono che Cristo non abbia dette le cose che non sembrano essere alla portata del volgo . Quindi dalla storia reale di Lui cancellano e rimettono alla fede tutte le allegorie che incontransi nei suoi discorsi . Si vuol forse sapere con quali regole si compia questa cernita ? Con quella del carattere dell ' uomo , della condizione che ebbe nella società , della educazione , delle circostanze di ciascun fatto : a dir breve con una norma , se bene intendiamo , che si risolve per ultimo in mero soggettivismo . Si studiano cioé di prendere essi e quasi rivestire la persona di Gesù Cristo ; ed a Lui ascrivono senza più quanto in simili circostanze avrebbero fatto essi stessi . Così dunque , per conchiudere , a priori , come suol dirsi , e coi principî di una filosofia , che essi ammettono ma ci asseriscono d ' ignorare , nella storia che chiamano reale affermano Cristo non essere Dio né aver fatto nulla di divino ; come uomo poi aver Lui fatto e detto quel tanto , che essi , riferendosi al tempo in cui Egli visse , Gli consentono di aver operato e parlato . Come poi la storia riceve dalla filosofia le sue conclusioni , così la critica le ha a sua volta dalla storia . Essendoché il critico seguendo gli indizi dati dallo storico , di tutti i documenti ne fa due parti . Tutto ciò che rimane , dopo il triplice taglio or ora descritto , lo assegna alla storia reale ; il restante lo confina alla storia della fede , ossia alla storia interna . Giacché queste due storie distinguono diligentemente i modernisti ; e , ciò che e ben da notarsi , alla storia della fede contrappongono la storia reale in quanto è reale . Perciò , come già si è detto , un doppio Cristo ; l ' uno reale , l ' altro che veramente non mai esisté ma appartiene alla fede ; l ' uno che visse in determinato luogo e tempo , l ' altro che solo s ' incontra nelle pie meditazioni della fede ; tale , per mo ' d ' esempio , è il Cristo descrittoci nell ' Evangelio giovanneo , il qual Vangelo , affermano , non è che una meditazione . Ma qui non si arresta il dominio della filosofia nella storia . Fatta , come dicemmo , la divisione dei documenti in due parti , si presenta di nuovo il filosofo col suo principio dell ' immanenza vitale , e prescrive che tutto quanto è nella storia della Chiesa debba spiegarsi per vitale emanazione . E poiché la causa o condizione di qualsiasi emanazione vitale deve ripetersi da un bisogno , si avrà che ogni avvenimento si dovrà concepire dopo il bisogno , e dovrà istoricamente ritenersi posteriore a questo . Che fa allora lo storico ? Datosi a studiar di nuovo i documenti , tanto nei Libri sacri quanto ricevuti altronde , va tessendo un catalogo dei singoli bisogni che man mano si presentarono nella Chiesa sia per riguardo al dogma , sia per riguardo al culto od altre materie : e quel catalogo trasmette poscia al critico . E questi mette indi mano ai documenti destinati alla storia della fede e li distribuisce in guisa di età in età , che rispondano al datogli elenco ; rammentando sempre il precetto che il fatto è preceduto dal bisogno e la narrazione dal fatto . Potrà ben darsi talora che talune parti della Sacra Scrittura , come le Epistole , sieno esse stesse il fatto creato dal bisogno . Checché sia però , deve aversi per regola che l ' età di un documento qualsiasi non può determinarsi se non dall ' età in cui ciascun bisogno si è manifestato nella Chiesa . Di più è da distinguere fra l ' inizio di un fatto e la sua esplicazione ; poiché ciò che può nascere in un giorno , non cresce se non col tempo . E questa è la ragione perché il critico debba novamente spartire in due i documenti già disposti per età , sceverando quelli che riguardano le origini di un fatto da quelli che appartengono al suo svolgimento , e questi eziandio ordini secondo il succedersi dei tempi . Ciò fatto , entra di nuovo in iscena il filosofo , ed impone allo storico di compiere i suoi studi a seconda dei precetti e delle leggi dell ' evoluzione . E lo storico torna a scrutare i documenti , ricerca sottilmente le circostanze e condizioni nelle quali , col succedersi dei tempi , la Chiesa si è trovata , i bisogni così interni che esterni che l ' hanno spinta a progresso , gli ostacoli che incontrò : a dir breve , tutto ciò che giovi a determinare il modo onde furono mantenute le leggi della evoluzione . Compiuto un tal lavoro , egli finalmente tesse nelle sue linee principali la storia dello sviluppo dei fatti . Segue il critico , che a questo tema storico adatta il restante dei documenti . Si dà mano a stendere la narrazione : la storia è compiuta . Or qui chiediamo , a chi dovrà attribuirsi una simile storia ? allo storico forse od al critico ? Per fermo né all ' uno all ' altro , sì bene al filosofo . Tutto il lavoro di essa è un lavoro di apriorismo , e di apriorismo riboccante di eresie . Fanno certamente pietà questi uomini , dei quali l ' Apostolo ripeterebbe : " Svanirono nei pensamenti ... imperocché vantandosi di essere sapienti , son divenuti stolti " (Rom., I , 21 , 22 ) ; ma muovono in pari tempo a sdegno , quando poi accusano la Chiesa di manipolare i documenti in guisa da farli servire ai propri vantaggi . Addebitano cioè alla Chiesa ciò che dalla propria coscienza sentono apertamente rimproverarsi . Dall ' avere così disgregati i documenti e seminatili lungo le età , segue naturalmente che i Libri sacri non possano di fatto attribuirsi agli autori , dei quali portano il nome . E questo è il motivo perché i modernisti non esitano punto nell ' affermare che quei libri , e specialmente il Pentateuco ed i tre primi Vangeli , da una breve narrazione primitiva , son venuti man mano crescendo per aggiunte o interpolazioni , sia a maniera di interpretazioni o teologiche o allegoriche , sia a modo di transizioni che unissero fra sé le parti . A dir più breve e più chiaro vogliono che debba ammettersi la evoluzione vitale dei Libri sacri , nata dalla evoluzione della fede e ad essa corrispondente . Aggiungono di più , che le tracce di cotale evoluzione sono tanto manifeste , da potersene quasi scrivere una storia . La scrivono anzi questa storia , e con tanta sicurezza che si sarebbe tentati a creder aver essi visto coi propri occhi i singoli scrittori che di secolo in secolo stesero la mano all ' ampliazione delle sante Scritture . A conferma di che , chiamano in aiuto la critica che dicono testuale ; e si adoprano di persuadere che questo o quel fatto , questo o quel discorso non si trovi al suo posto e recano altre ragioni del medesimo stampo . Direbbesi per verità che si sieno prestabiliti certi quasi - tipi di narrazioni o parlate , che servano di criterio certissimo per giudicare ciò che stia al suo posto e ciò che sia fuor di luogo . Con siffatto metodo stimi chi può come costoro debbano essere capaci di giudicare . Eppure , chi li ascolti ad oracolare dei loro studi sulle Scritture , pei quali han potuto scoprirvi si gran numero di incongruenze , è spinto a credere che niun uomo prima di loro abbia sfogliato quei libri , né che li abbia ricercati per ogni verso una quasi infinita schiera di Dottori , per ingegno , per scienza , per santità di vita più di loro . I quali Dottori sapientissimi , tanto fu lungi che trovasser nulla da riprendere nei Libri santi , che anzi quanto più ringraziavano Iddio , che si fosse così degnato di parlare cogli uomini . Ma purtroppo i Dottori nostri non attesero allo studio delle Scritture con quei mezzi , onde son forniti i modernisti ! Cioè non ebbero a maestra e condottiera una filosofia che trae principio dalla negazione di Dio , né fecero a se stessi norma di giudicare . Crediamo adunque che sia ormai posto in luce il metodo storico dei modernisti . Precede il filosofo ; segue lo storico ; tengon dietro per ordine la critica interna e la testuale . E poiché la prima causa questo ha di proprio che comunica la sua virtù alle seconde , è evidente che siffatta critica non è una critica qualsiasi , ma una critica agnostica , immanentista , evoluzionista ; e perciò chi la professa o ne fa uso , professa gli errori in essa racchiusi e si pone in contraddizione colla dottrina cattolica . Per la quale cosa non può finirsi di stupire come una critica di tal genere possa oggidì aver tanta voga presso cattolici . Di ciò può assegnarsi una doppia causa : la prima è l ' alleanza onde gli storici ed i critici di questa specie sono legati fra loro senza riguardi a diversità di nazioni o di credenze ; la seconda è l ' audacia indicibile , con cui ogni stranezza che uno di loro proferisca , dagli altri è levata al cielo e decantata qual progresso della scienza ; con cui , se taluno voglia da se stesso verificare il nuovo ritrovato , serratisi insieme lo assalgono , se talun lo neghi lo trattano da ignorante , se lo accolga e lo difenda lo ricoprono di encomî . Così non pochi restano ingannati che forse , se meglio vedessero le cose , ne sarebbero inorriditi . Da questo prepotente imporsi dei fuorviati , da questo incauto assentimento di animi leggeri nasce poi un quasi corrompimento di atmosfera che tutto penetra e diffonde per tutto il contagio . Ma passiamo all ' apologista . Costui , nei modernisti , dipende ancor esso doppiamente dal filosofo . Prima indirettamente , pigliando per sua materia la storia scritta , come vedemmo , dietro le norme del filosofo : poi direttamente accettando dal filosofo i principî e i giudizî . Quindi quel comune precetto della scuola del modernismo che la nuova apologia debba dirimere le controversie religiose per via di ricerche storiche e psicologiche . Ond ' è che gli apologisti dan capo al loro lavoro coll ' ammonire i razionalisti che essi difendono la religione non coi Libri sacri né colle storie volgarmente usate nella Chiesa e scritte alla vecchia moda ; ma colla storia reale composta a seconda dei moderni precetti e con metodo moderno . E ciò dicono , non quasi argomentando ad hominem , ma perché difatti credono che solo in tale storia si trovi la verità . Non si curano poi , nello scrivere , di insistere sulla propria sincerità : sono essi già noti presso i razionalisti , sono già lodati siccome militanti sotto una stessa bandiera ; della quale lode , che ad un cattolico dovrebbe fare ribrezzo , essi si compiacciono o se ne fanno scudo contro le riprensioni della Chiesa . Ma vediamo in pratica come uno di costoro compia la sua apologia . Il fine che si propone è di condurre l ' uomo che ancora non crede a provare in sé quella esperienza della cattolica religione che , secondo i modernisti , è base della fede . Due vie perciò gli si aprono , l ' una oggettiva , l ' altra soggettiva . La prima muove dall ' agnosticismo ; e tende a dimostrare come nella religione e specialmente nella cattolica vi sia tale virtù vitale , da costringere ogni savio psicologo e storico ad ammettere che nella storia di essa si nasconda alcun che di incognito . A tale scopo fa d ' uopo provare che la religione cattolica qual è al presente , è la stessissima che Gesù Cristo fondò , ossia il progressivo sviluppo del germe recato da Gesù Cristo . Pertanto dovrà dapprima determinarsi quale esso sia questo germe . Pretendono di esprimerlo colla seguente formola : Cristo annunciò la venuta del regno di Dio , il quale regno dovrebbe aver fra breve il suo compimento , ed Egli ne sarebbe il Messia , cioè l ' esecutore stabilito da Dio e l ' ordinatore . Dopo ciò converrà dimostrare come questo germe , sempre immanente nella religione cattolica , di mano in mano e di pari passo con la storia , siasi sviluppato e sia venuto adattandosi alle successive circostanze , da queste vitalmente assimilandosi quanto gli si affacesse di forme dottrinali , culturali , ecclesiastiche ; superando nel tempo stesso gli ostacoli , sbaragliando i nemici , e sopravvivendo ad ogni sorta di contraddizioni o dl lotte . Dopo che tutto questo , cioè gl ' impedimenti , i nemici , le persecuzioni , i combattimenti , come pure la vitalità e fecondità della Chiesa , siansi mostrati tali che , quantunque nella storia della stessa Chiesa si scorgano serbate le leggi della evoluzione , pure queste non bastano a pienamente spiegarla : l ' incognito sarà dl fronte e si presenterà da sé stesso . Fin qui i modernisti . I quali , però , in tutto questo discorrere , non pongon mente a una cosa ; e cioè , che quella determinazione del germe primitivo è tutto frutto dell ' apriorismo del filosofo agnostico ed evoluzionista , e che il germe stesso è così gratuitamente da loro definito pel buon giuoco della loro causa . Mentre però i nuovi apologisti , cogli argomenti arrecati , si studiano di affermare e persuadere la religione cattolica , non han riguardo a concedere che in essa molte cose sono che spiacciono . Che anzi , con una mal velata voluttà , van ripetendo pubblicamente che anche in materia dogmatica ritrovano errori e contraddizioni ; benché soggiungano , che tali errori e contraddizioni non solo meritano scusa , ma , ciò che è più strano , sono da legittimarsi e giustificarsi . Così pure , secondo essi , nelle sacre Scritture corrono moltissimi sbagli in materia scientifica e storica . Ma , dicono , non sono quelli , libri di scienza o di storia , sì bene di religione e di morale , ove la scienza e la storia sono involucri con cui si coprono le esperienze religiose e morali per meglio propagarsi nel pubblico ; il quale pubblico non intendendo altrimenti , una scienza od una storia più perfetta sarebbegli stata non di vantaggio ma di nocumento . Del resto , aggiungono , i Libri sacri , perché di lor natura religiosi , sono essenzialmente viventi : or la vita ha pur essa la sua verità e la sua logica ; diversa certamente dalla verità e logica razionale , anzi di tutt ' altro ordine , verità cioè di comparazione e proporzione sia coll ' ambiente in cui si vive , sia col fine per cui si vive . Finalmente a tanto estremo essi giungono ad affermare , senza attenuazione di sorta , che tutto ciò che si spiega con la vita è vero e legittimo . Noi , Venerabili Fratelli , pei quali la verità è una ed unica , e che riteniamo i sacri Libri come quelli che " scritti sotto l ' ispirazione dello Spirito Santo , hanno per autore Iddio " ( Conc . Vat . , De Rev . c . 2 ) , affermiamo ciò essere il medesimo che attribuire a Dio la menzogna di utilità o officiosa ; e colle parole di Sant ' Agostino protestiamo che : " Ammessa una volta in così altissima autorità qualche bugia officiosa , nessuna particella di quei libri resterà che , sembrando ad alcuno ardua per costume o incredibile per la fede , con la stessa perniciosissima regola , non si riferisca a consiglio o vantaggio dell ' autore menzognero " ( Epist . 28 ) . Dal che seguirà quel che lo stesso santo Dottore aggiunge : " In esse - cioè nelle Scritture - ciascuno crederà quel che vuole , quel che non vuole non crederà " . Ma i modernisti apologeti non si dàn pensiero di tanto . Concedono di più trovarsi talora nei Libri santi dei ragionamenti , per sostenere una qualche dottrina , che non si appoggiano a verun ragionevole fondamento , come son quelli che si basano sulle profezie . Vero è che anche questi menan per buoni come artifizî di predicazione legittimati dalla vita . Che più ? Concedono , anzi sostengono , che Gesù Cristo stesso errò manifestamente nell ' assegnare il tempo della venuta del regno di Dio : ma ciò , secondo essi , non può fare meraviglia , perché Egli ancora era sottoposto alle leggi della vita ! Che sarà dopo ciò dei dogmi della Chiesa ? Riboccano pur questi di aperte contraddizioni ; ma , oltreché sono ammesse dalla logica della vita , non si oppongono alla verità simbolica ; giacché si tratta in essi dell ' infinito , che ha infiniti rispetti . A far breve , talmente approvano e difendono siffatte teorie , che non si peritano di dichiarare non potersi rendere all ' infinito omaggio più nobile , come affermando di esso cose contraddittorie ! Ed ammessa così la contraddizione , quale assurdo non si ammetterà ? Oltre agli argomenti oggettivi , il non credente può essere disposto alla fede anche con soggettivi . In questo caso gli apologeti modernisti si rifanno sulla dottrina della immanenza . Si adoprano cioè a convincer l ' uomo , che in lui stesso e negli intimi recessi della sua natura e della sua vita si cela il desiderio e il bisogno di una religione , né di una religione qualsiasi , ma tale quale è appunto la cattolica ; giacché questa , dicono , è postulata onninamente dal perfetto sviluppo della vita . E qui di bel nuovo siam costretti a lamentarCi gravemente che non mancano cattolici i quali , benché rigettino la dottrina dell ' immanenza come dottrina , pure se ne giovano per l ' apologetica ; e ciò fanno con sì poca cautela , da sembrare ammettere nella natura umana non pure una capacità od una convenienza per l ' ordine soprannaturale , ciò che gli apologisti cattolici , colle debite restrizioni , dimostraron sempre , ma una stretta e vera esigenza . A dir più giusto però , questa esigenza della religione cattolica è sostenuta dai modernisti più moderati . Quelli fra costoro che potremmo chiamare integralisti , pretendono che si debba indicare all ' uomo , che ancor non crede , latente in lui lo stesso germe che fu nella coscienza di Cristo e da Cristo trasmesso agli uomini . Ed eccovi , o Venerabili Fratelli , descritto per sommi capi il metodo apologetico dei modernisti , in tutto conforme alle loro dottrine : metodo e dottrine infarciti di errori , atti non ad edificare , ma a distruggere ; non a far dei cattolici , ma a trascinare i cattolici nella eresia , anzi alla distruzione totale d ' ogni religione ! Restano per ultimo a dir poche cose del modernista in quanto la pretende a riformatore . Già le cose esposte finora ci provano abbondantemente da quale smania di innovazione siano rôsi cotesti uomini . E tale smania ha per oggetto quanto vi è nel cattolicismo . Vogliono riformata la filosofia specialmente nei Seminarî : sì che relegata la filosofia scolastica alla storia della filosofia in combutta cogli altri sistemi passati di uso , si insegni ai giovani la filosofia moderna , unica , vera e rispondente ai nostri tempi . A riformare la teologia , vogliono che quella , che diciamo teologia razionale , abbia per fondamento la moderna filosofia . Chiedono inoltre che la teologia positiva si basi principalmente sulla storia dei dogmi . Anche la storia chiedono che si scriva e si insegni con metodi loro e precetti nuovi . Dicono che i dogmi e la loro evoluzione debbano accordarsi colla scienza e la storia . Pel catechismo esigono che nei libri catechistici si inseriscano solo quei dogmi , che sieno stati riformati e che sieno a portata dell ' intelligenza del volgo . Circa il culto , gridano che si debbano diminuire le devozioni esterne e proibire che si aumentino . Benché a dir vero , altri più favorevoli al simbolismo , si mostrino in questa parte più indulgenti . Strepitano a gran voce perché il regime ecclesiastico debba essere rinnovato per ogni verso , ma specialmente pel disciplinare e il dogmatico . Perciò pretendono che dentro e fuori si debba accordare colla coscienza moderna , che tutta è volta a democrazia ; perché dicono doversi nel governo dar la sua parte al clero inferiore e perfino al laicato , e decentrare , Ci si passi la parola , l ' autorità troppo riunita e ristretta nel centro . Le Congregazioni romane si devono svecchiare : e , in capo a tutte , quella del Santo Officio e dell ' Indice . Deve cambiarsi l ' atteggiamento dell ' autorità ecclesiastica nelle questioni politiche e sociali , talché si tenga essa estranea dai civili ordinamenti , ma pur vi si acconci per penetrarli del suo spirito . In fatto di morale , danno voga al principio degli americanisti , che le virtù attive debbano anteporsi alle passive , e di quelle promuovere l ' esercizio , con prevalenza su queste . Chiedono che il clero ritorni all ' antica umiltà e povertà ; ma lo vogliono di mente e di opere consenziente coi precetti del modernismo . Finalmente non mancano coloro che , obbedendo volentierissimo ai cenni dei loro maestri protestanti , desiderano soppresso nel sacerdozio lo stesso sacro celibato . Che si lascia dunque d ' intatto nella Chiesa , che non si debba da costoro e secondo i lor principî riformare ? In tutta questa esposizione della dottrina dei modernisti vi saremo sembrati , o Venerabili Fratelli , prolissi forse oltre il dovere . Ma è stato ciò necessario , sì per non sentirCi accusare , come suole , di ignorare le loro cose , e sì perché si veda che , quando parlasi di modernismo , non parlasi di vaghe dottrine non unite da alcun nesso , ma di un unico corpo e ben compatto , ove chi una cosa ammetta uopo è che accetti tutto il rimanente . Perciò abbiam voluto altresì far uso di una forma quasi didattica , né abbiamo ricusato il barbaro linguaggio onde i modernisti fanno uso . Ora , se quasi di un solo sguardo abbracciamo l ' intero sistema , niuno si stupirà ove Noi lo definiamo , affermando esser esso la SINTESI DI TUTTE LE ERESIE . Certo , se taluno si fosse proposto di concentrare quasi il succo ed il sangue di quanti errori circa la fede furono sinora asseriti , non avrebbe mai potuto riuscire a far meglio di quel che han fatto r modernisti . Questi anzi tanto più oltre si spinsero che , come già osservammo , non pure il cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione hanno distrutta . Così si spiegano i plausi dei razionalisti : perciò coloro , che fra i razionalisti parlano più franco ed aperto , si rallegrano di non avere alleati più efficaci dei modernisti . E per fermo , rifacciamoci alquanto , o Venerabili Fratelli , a quella esizialissima dottrina dell ' agnosticismo . Con essa , dalla parte dell ' intelletto , è chiusa all ' uomo ogni via per arrivare a Dio , mentre si pretende di aprirla più acconcia per parte di un certo sentimento e dell ' azione . Ma chi non iscorge quanto vanamente ciò si affermi ? IL sentimento risponde sempre all ' azione di un oggetto , che sia proposto dall ' intelletto o dal senso . Togliete di mezzo l ' intelletto ; l ' uomo , già portato a seguire il senso , lo seguirà con più impeto . Di più , le fantasie , quali che esse siano , di un sentimento religioso non possono vincere il senso comune : ora questo insegna che ogni perturbazione od occupazione dell ' animo non è di aiuto ma d ' impedimento alla ricerca del vero ; del vero , diciamo , quale è in se ; giacché quell ' altro vero soggettivo , frutto del sentimento interno e dell ' azione , se è acconcio per giocare di parole , poco interessa l ' uomo a cui soprattutto importa di conoscere se siavi o no fuori di lui un Dio , nelle cui mani una volta dovrà cadere . Ricorrono , a vero dire , i modernisti per aiuto all ' esperienza . Ma che può aggiungere questa al sentimento ? Nulla : solo potrà renderlo più intenso : dalla quale intensità sia proporzionatamente resa più ferma la persuasione della verità dell ' oggetto . Ma queste due cose non faranno si che il sentimento lasci di essere sentimento , né ne cangiano la natura sempre soggetta ad inganno , se l ' intelletto non lo scorga ; anzi la confermano e la rinforzano , giacché il sentimento quanto è più intenso tanto a miglior diritto è sentimento . Trattandosi poi qui di sentimento religioso e di esperienza in esso contenuta , sapete bene , o Venerabili Fratelli , di quanta prudenza sia mestieri in siffatta materia e di quanta scienza che regoli la stessa prudenza . Lo sapete dalla pratica delle anime , di talune , in ispecialità , in cui domina il sentimento : lo sapete dalla consuetudine dei trattati di ascetica ; i quali , quantunque disprezzati da costoro , contengono più solidità di dottrina e più sagacia di osservazione che non ne vantino i modernisti . A Noi per fermo sembra cosa da stolto o almeno da persona al sommo imprudente , ritener per vere , senza esame di sorta , queste intime esperienze quali dai modernisti si spacciano . Perché allora , lo diciamo qui di passata , perché , se queste esperienze hanno si grande forza e certezza , non l ' avrà uguale quella esperienza che molte migliaia di cattolici affermano di avere , che i modernisti cioè battono un cammino sbagliato ? Sola questa esperienza sarebbe falsa e ingannevole ? La massima parte degli uomini ritiene fermamente e sempre riterrà che col solo sentimento e colla sola esperienza senza guida e lume dell ' intelletto , mai non si potrà giungere alla conoscenza di Dio . Dunque resta di nuovo o l ' ateismo o l ' irreligione assoluta . Né i modernisti hanno nulla a sperar di meglio dalla loro dottrina del simbolismo . Imperciocché se tutti gli elementi che dicono intellettuali non sono che puri simboli di Dio , perché non sarà un simbolo il nome stesso di Dio o di personalità divina ? E se è cosi , si potrà bene dubitare della stessa divina personalità , ed avremo aperta la via al panteismo . E qua similmente , cioè al puro panteismo , mena l ' altra dottrina dell ' immanenza divina . Giacché domandiamo : siffatta immanenza distingue o no Iddio dall ' uomo ? Se lo distingue , in che differisce adunque cotal dottrina dalla cattolica ? o perché mai rigetta quella della esterna rivelazione ? Se poi non lo distingue , eccoci di bel nuovo col panteismo . Ma difatto l ' immanenza dei modernisti vuole ed ammette che ogni fenomeno di coscienza nasca dall ' uomo in quanto uomo . Dunque di legittima conseguenza inferiamo che Dio e l ' uomo sono la stessa cosa ; e perciò il panteismo . Finalmente pari è la conseguenza che si trae dalla loro decantata distinzione fra la scienza e la fede . L ' oggetto della scienza lo pongono essi nella realtà del conoscibile ; quel lo della fede nella realtà dell ' inconoscibile . Orbene l ' inconoscibile è tale per la totale mancanza di proporzione fra l ' oggetto e la mente . Ma questa mancanza di proporzione , secondo gli stessi modernisti , non potrà mai esser tolta . Dunque l ' inconoscibile resterà sempre inconoscibile tanto pel credente quanto pel filosofo . Dunque se si avrà una religione , questa sarà della realtà dell ' inconoscibile . La quale realtà perché poi non possa essere l ' anima uni versale del mondo , come l ' ammettono taluni razionalisti , noi nol vediamo . Ma basti sin qui per conoscere per quante vie la dottrina del modernismo conduca all ' ateismo e alla distruzione di ogni religione . L ' errore dei protestanti dié il primo passo in questo sentiero ; il secondo è del modernismo : a breve distanza dovrà seguire l ' ateismo . A più intimamente conoscere il modernismo e a trovare più acconci rimedi a sì grave malore , gioverà ora , o Venerabili Fratelli , ricercare alquanto le cause , onde esso è nato ed è venuto crescendo . Non ha dubbio che la prima causa ed immediata sta nell ' aberrazione dell ' intelletto . Quali cause remote due Noi ne riconosciamo : la curiosità e la superbia . La curiosità , se non saggiamente frenata , basta di per sé sola a spiegare ogni fatta di errori . Per lo che il Nostro Predecessore Gregorio XVI a buon diritto scriveva ( Lett . Enc . " Singulari Nos " , 25 giugno 1834 ) : " È grandemente da piangere nel vedere fin dove si profondino i deliramenti dell ' umana ragione , quando taluno corra dietro alle novità , e , contro l ' avviso dell ' Apostolo , si adoperi di saper più che saper non convenga , e confidando troppo in se stesso , pensi dover cercare la verità fuori della Chiesa cattolica , in cui , senza imbratto di pur lievissimo errore , essa si trova " . Ma ad accecare l ' animo e trascinarlo nell ' errore assai più di forza ha in sé la superbia : la quale , trovandosi nella dottrina del modernismo quasi in un suo domicilio , da essa trae alimento per ogni verso e riveste tutte le forme . Per la superbia infatti costoro presumono audace mente di se stessi e si ritengono e si spacciano come norma di tutti . Per la superbia si gloriano vanissimamente quasi essi soli possiedano la sapienza , e dicono gonfi e pettoruti : " Noi non siamo come il rimanente degli uomini " ; e per non essere di fatto posti a paro degli altri , abbracciano e sognano ogni sorta di novità , le più assurde . Per la superbia ricusano ogni soggezione , e pretendono che l ' autorità debba comporsi colla libertà . Per la superbia , dimentichi di se stessi , pensano solo a riformare gli altri , né rispettano in ciò qualsivoglia grado fino alla potestà suprema . No , per giungere al modernismo , non vi è sentiero più breve e spedito della superbia . Se un laico cattolico , se un sacerdote dimentichi il precetto della vita cristiana che c ' impone di rinnegare noi stessi se vogliamo seguire Gesù Cristo , né sradichi dal suo cuore la mala pianta della superbia ; sì costui è dispostissimo quanto mai a professare gli errori del modernismo ! Per lo che , o Venerabili Fratelli , sia questo il primo vostro dovere di resistenza a questi uomini superbi , occuparli negli uffici più umili ed oscuri , affinché sieno tanto più depressi quanto più essi s ' inalberano , e , posti in basso , abbiano minor campo di nuocere . Inoltre , sia da voi stessi , sia per mezzo dei rettori dei Seminari , cercate con somma diligenza di conoscere i giovani che aspirano ad entrare nel clero ; e se alcuno ne troviate di carattere superbo , con ogni risolutezza respingetelo dal sacerdozio . Si fosse cosi operato sempre , colla vigilanza e fortezza che faceva di mestieri ! Che se dalle cause morali veniamo a quelle che spettano all ' intelletto , la prima da notarsi è l ' ignoranza . I modernisti , quanti essi sono , che vogliono apparire e farla da dottori nella Chiesa , esaltando a grandi voci la filosofia moderna e schernendo la scolastica , se hanno abbracciata la prima ingannati dai suoi orpelli , ne devono saper grado alla totale ignoranza in che erano della seconda , e dal mancare perciò di mezzo per riconoscere la confusione delle idee e ribattere i sofismi . Dal connubio poi della falsa filosofia colla fede è sorto il loro sistema , riboccante di tanti e si enormi errori . Alla propagazione del quale portassero almeno un minor zelo ed ardore di quel che fanno ! Tanta invece è la loro alacrità , cosi indefesso il lavoro , che da strazio il vedere consumate tante forze a danno della Chiesa , le quali , rettamente usate , le sarebbero di vantaggio grandissimo . A trarre poi in inganno gli animi una doppia tattica essi usano : prima si sbarazzano degli ostacoli , poi cercano con somma cura i mezzi che loro giovino , ed instancabili e pazientissimi li mettono in opera . Degli ostacoli , tre sono i principali che più sentono opposti ai loro conati : il metodo scolastico di ragionare , l ' autorità dei Padri con la tradizione , il magistero ecclesiastico . Contro tutto questo la loro lotta è accanita . Deridono perciò continuamente e disprezzano la filosofia e la teologia scolastica . Sia che ciò facciano per ignoranza , sia che il facciano per timore o meglio per l ' una cosa insieme e per l ' altra ; certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll ' odio della Scolastica ; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo , che quando incominci ad aborrire la Scolastica . Ricordino i modernisti e quanti li favoriscono la condanna che Pio IX inflisse alla proposizione che diceva ( Sillabo , Prop . 12 ) : " Il metodo ed i principî , con cui gli antichi Dottori scolastici trattarono la teologia , più non si confanno ai bisogni dei nostri tempi ed ai progressi della scienza " . Sono poi astutissimi nello stravolgere la natura e l ' efficacia della Tradizione , alfin di privarla di ogni peso e di ogni autorità . Ma starà sempre per i cattolici l ' autorità del secondo Sinodo Niceno , il quale condannò " coloro che osano ... secondo gli scellerati eretici , disprezzare le ecclesiastiche tradizioni ed escogitare qualsiasi novità o architettare con malizia ed astuzia di abbattere checché sia delle legittime tradizioni della Chiesa cattolica " . Starà sempre la professione del quarto Sinodo Costantinopolitano : " Noi dunque professiamo di serbare e custodire le regole , che tanto dai santi famosissimi Apostoli , quanto dagli uni versali e locali Concili degli ortodossi o anche da qualunque deiloquo Padre e Maestro della Chiesa , furono date alla santa cattolica ed apostolica Chiesa " . Per lo che i Romani Pontefici Pio IV e Pio IX nella professione di fede vollero aggiunto anche questo : " Io ammetto fermissimamente ed abbraccio le apostoliche ed ecclesiastiche tradizioni , e tutte le altre osservanze e costituzioni del la medesima Chiesa " . Né altrimenti che della Tradizione giudicano i modernisti dei santissimi Padri della Chiesa . Con estrema temerità li spacciano , come degnissimi bensì di ogni venerazione , ma ignorantissimi di critica e di storia , scusabili solo pei tempi in che vissero . Si studiano infine e si sforzano di attenuare e svilire l ' autorità dello stesso Magistero ecclesiastico , sia pervertendo ne sacrilegamente l ' origine , la natura , i diritti , sia ricantando liberamente contro di essa le calunnie dei nemici . Del gregge dei modernisti sembra detto ciò che con tanto dolore scriveva il Predecessore Nostro ( Motu proprio " Ut mysticam " , 14 marzo 1891 ) : " Per rendere spregiata ed odiosa la mistica Sposa di Cristo , che è la luce vera , i figli delle tenebre furon soliti di opprimerla pubblicamente di una pazza calunnia , e , stravolto il significato e la forza delle cose e delle parole , chiamarla amica di oscurità , mentitrice d ' ignoranza , nemica della luce e del progresso delle scienze " . Dopo ciò , Venerabili Fratelli , qual meraviglia se i cattolici , strenui difensori della Chiesa , son fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore ? Non vi è specie d ' ingiurie con cui non li lacerino : l ' accusa più usuale è quella di chiamarli ignoranti ed ostinati . Che se la dottrina e l ' efficacia di chi li confuta dà loro timore , ne incidono i nervi colla congiura del silenzio . E questa maniera di fare a riguardo dei cattolici è tanto più odiosa perché nel medesimo tempo e senza modo né misura , con continue lodi esaltano chi sta dalla loro ; i libri di costoro riboccanti di novità accolgono ed ammirano con grandi applausi ; quanto più alcuno si mostra audace nel distruggere l ' antico , nel rigettare la tradizione e il magistero ecclesiastico , tanto più gli dàn vanto di sapiente ; e per ultimo , ciò che fa inorridire ogni anima retta , se qualcuno sia con dannato dalla Chiesa non solo pubblicamente e profusamente lo encomiano , ma quasi lo venerano come martire della verità . Da tutto questo strepito di lodi e d ' improperi colpiti e turbati gli animi giovanili , da una parte per non passare per ignoranti , dall ' altra per parere sapienti spinti internamente dalla curiosità e dalla superbia , si dànno per vinti e passano al modernismo . Ma qui già siamo agli artifici con che i modernisti spacciano la loro merce . Che non tentano essi mai per moltiplicare gli adepti ? Nei Seminari e nelle Università cercano di ottenere cattedre da mutare insensibilmente in cattedre di pestilenza . Inculcano le loro dottrine , benché forse velatamente , predicando nelle chiese ; le annunciano più aperte nei congressi : le introducono e le magnificano nei sociali istituti . Col nome proprio o di altri pubblicano libri , giornali , periodici . Uno stesso e solo scrittore fa uso talora di molti nomi , perché gli incauti sieno tratti in inganno dalla simulata moltitudine degli autori . Insomma coll ' azione , colla parola , colla stampa tutto tentano , da sembrar quasi colti da frenesia . E tutto ciò con qual esito ? Piangiamo pur troppo gran numero di giovani di speranze egregie e che ottimi servigi renderebbero alla Chiesa , usci ti fuori dal retto cammino . Piangiamo moltissimi , che , sebbene non giunti tant ' oltre , pure , respirata un ' aria corrotta , sogliono pensare , parlare , scrivere più liberamente che non si convenga a cattolici . Si contano costoro fra i laici , si contano fra i sacerdoti ; e chi lo crederebbe ? si contano altresì nelle stesse famiglie dei Religiosi . Trattano la Scrittura secondo le leggi dei modernisti . Scrivono storia e sotto specie di dir tutta la verità , tutto ciò che sembri gettare ombra sulla Chiesa lo pongono diligentissimamente in luce con voluttà mal repressa . Le pie tradizioni popolari , seguendo un certo apriorismo , cercano a tutta possa di cancellare . Ostentano disprezzo per sacre Reliquie raccomandate dalla loro vetustà . Insomma li punge la vana bramosia che il mondo parli di loro ; il che si persuadono che non sarà , se dicono soltanto quello che sempre e da tutti fu detto . Intanto si dànno forse a credere di prestare ossequio a Dio ed alla Chiesa ; ma in realtà gravissimamente li offendono , non tanto per quel che fanno , quanto per l ' intenzione con cui operano e per l ' aiuto che prestano utilissimo agli ardimenti dei modernisti . A questo torrente di gravissimi errori , che di celato e alla scoperta va guadagnando , si adoperò con detti e con fatti di opporsi fortemente Leone XIII Predecessore Nostro di felice ricordanza , specialmente a riguardo delle sante Scritture . Ma i modernisti , lo vedemmo , non si lasciano spaventare facilmente : affettando il maggior rispetto ed una somma umiltà , stravolsero a loro senso le parole del Pontefice , e gli atti di Lui li fecero passare come diretti ad altri . Cosi il male è venuto pigliando forza ogni giorno più . Abbiam dunque deciso , o Venerabili Fratelli , di non tergiversare più oltre e di por mano a misure più energiche . Preghiamo perciò e scongiuriamo voi che , in negozio di tanto rilievo , non Ci lasciate minimamente desiderare la vostra vigilanza e diligenza e fortezza . E quel che chiediamo ed aspettiamo da voi , lo chiediamo altresì e lo aspettiamo dagli altri pastori delle anime , dagli educatori e maestri del giovine clero , e specialmente dai Superiori generali degli Ordini religiosi . I . La prima cosa adunque , per ciò che spetta agli studi , vogliamo e decisamente ordiniamo che a fondamento degli studi sacri si ponga la filosofia scolastica . Bene inteso che , " se dai Dottori scolastici furono agitate questioni troppo sottili o fu alcun che trattato con poca considerazione ; se fu detta cosa che mal si affaccia con dottrine accertate dei secoli seguenti , ovvero in qualsivoglia modo non ammissibile ; non è nostra intenzione che tutto ciò debba servir d ' esempio da imitare anche ai di nostri " ( Leone XIII , Enc . " Æterni Patris " . Ciò che conta anzi tutto è che la filosofia scolastica , che Noi ordiniamo di seguire , si debba precipuamente intendere quella di San Tommaso di Aquino : intorno alla quale tutto ciò che il Nostro Predecessore stabilì , intendiamo che rimanga in pieno vigore , e se è bisogno , lo rinnoviamo e confermiamo e severamente ordiniamo che sia da tutti osservato . Se nei Seminari si sia ciò trascurato , toccherà ai Vescovi insistere ed esigere che in avvenire si osservi . Lo stesso comandiamo ai Superiori degli Ordini religiosi . Ammoniamo poi quelli che insegnano , di ben persuadersi , che il discostarsi dall ' Aquinate , specialmente in cose metafisiche , non avviene senza grave danno . Posto così il fondamento della filosofia , si innalzi con somma diligenza l ' edificio teologico . Venerabili Fratelli , promovete con ogni industria possibile lo studio della teologia , talché i chierici , uscendo dai Seminari , ne portino seco un ' alta stima ed un grande amore e l ' abbiano sempre carissimo . Imperocché " nella grande e molteplice copia di discipline che si porgono alla mente cupida di verità , a tutti è noto che alla sacra Teologia appartiene talmente il primo luogo , che fu antico detto dei sapienti essere dovere delle altre scienze ed arti di servirla e prestarle mano siccome ancelle " ( Leone XIII , Lett . Ap . " In magna " , 10 dicembre 1889 ) . Aggiungiamo qui , sembrarCi altresì degni di lode coloro , che , salvo il rispetto alla Tradizione , ai Padri , al Magistero ecclesiastico , con saggio criterio e con norme cattoliche ( ciò che non sempre da tutti si osserva ) cercano di illustrare la teologia positiva , attingendo lume dalla storia di vero nome . Certamente che alla teologia positiva deve ora darsi più larga parte che pel passato : ciò nondimeno deve farsi in guisa , che nulla ne venga a perdere la teologia scolastica , e si disapprovino quali fautori del modernismo coloro che tanto innalzino la teologia positiva da sembrar quasi spregiare la Scolastica . In quanto alle discipline profane basti richiamare quel che il Nostro Predecessore disse con molta sapienza ( Allocuz . 7 marzo 1580 ) : " Adoperatevi strenuamente nello studio delle cose naturali : nel qual genere gl ' ingegnosi ritrovati e gli utili ardimenti dei nostri tempi , come di ragione sono ammirati dai presenti , cosi dai posteri avranno perpetua lode ed encomio " . Questo però senza danno degli studi sacri : il che ammoniva lo stesso Nostro Predecessore con queste altre gravissime parole ( Loc . cit . ) : " La causa di siffatti errori , chi la ricerchi diligentemente , sta principalmente in ciò che di questi nostri tempi , quanto più fervono gli studi delle scienze naturali , tanto più son venute meno le discipline più severe e più alte : alcune di queste infatti sono quasi poste in dimenticanza ; alcune sono trattate stancamente e con leggerezza , e , ciò che è indegno , perduto lo splendore della primitiva dignità , sono deturpate da prave sentenze e da enormi errori " . Con questa legge ordiniamo che si regolino nei Seminari gli studi delle scienze naturali . II . A questi ordinamenti tanto Nostri che del Nostro Antecessore fa mestieri volgere l ' attenzione ognora che si tratti di scegliere i moderatori e maestri così dei Seminari come delle Università cattoliche . Chiunque in alcun modo sia infetto di modernismo , senza riguardi di sorta si tenga lontano dall ' ufficio cosi di reggere e cosi d ' insegnare : se già si trovi con tale incarico , ne sia rimosso . Parimente si faccia con chiunque o in segreto o apertamente favorisce il modernismo , sia lodando modernisti , sia attenuando la loro colpa , sia criticando la Scolastica , i Padri , il Magistero ecclesiastico , sia ricusando obbedienza alla potestà ecclesiastica , da qualunque persona essa si eserciti ; e similmente con chi in materia storica , archeologica e biblica si mostri amante di novità ; e finalmente , con quelli altresì che non si curano degli studi sacri o paiono a questi anteporre i profani . In questa parte , o Venerabili Fratelli , e specialmente nella scelta dei maestri , non sarà mai eccessiva la vostra attenzione e fermezza ; essendoché sull ' esempio dei maestri si formano per lo più i discepoli . Poggiati adunque sul dovere di coscienza , procedete in questa materia con prudenza sì ma con fortezza . Con non minore vigilanza e severità dovrete esaminare e scegliere chi debba essere ammesso al sacerdozio . Lungi , lungi dal clero l ' amore di novità : Dio non vede di buon occhio gli animi superbi e contumaci ! A niuno in avvenire si conceda la laurea dì teologia o di diritto canonico , che non abbia prima compito per intero il corso stabilito di filosofia scolastica . Se tale laurea ciò non ostante venisse concessa , sia nulla . Le ordinazioni che la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari emanò nell ' anno 1896 pei chierici d ' Italia dell ' uno e dell ' altro clero circa il frequentare le Università , stabiliamo che d ' ora innanzi rimangano estese a tutte le nazioni . I chierici e sacerdoti iscritti ad un Istituto o ad una Università cattolica non potranno seguire nelle Università civili quei corsi , di cui vi siano cattedre negli Istituti cattolici ai quali essi appartengono . Se in alcun luogo si è ciò permesso per il passato , ordiniamo che più non si conceda nell ' avvenire . I Vescovi che formano il Consiglio direttivo di siffatti cattolici Istituti o cattoliche Università veglino con ogni cura perché questi Nostri comandi vi si osservino costantemente . III . È parimente officio dei Vescovi impedire che gli scritti infetti di modernismo o ad esso favorevoli si leggano se sono già pubblicati , o , se non sono , proibire che si pubblichino . Qualsivoglia libro o giornale o periodico di tal genere non si dovrà mai permettere o agli alunni dei Seminari o agli uditori delle Università cattoliche : il danno che ne proverrebbe non sarebbe minore di quello delle letture immorali ; sarebbe anzi peggiore , perché ne andrebbe viziata la radice stessa del vivere cristiano . Né altrimenti si dovrà giudicare degli scritti di taluni cattolici , uomini del resto di non malvagie intenzioni , ma che digiuni di studi teologici e imbevuti di filosofia moderna , cercano di accordare questa con la fede e di farla servire , come essi dicono , ai vantaggi della fede stessa . Il nome e la buona fama degli autori fa si che tali libri sieno letti senza verun timore e sono quindi più pericolosi per trarre a poco a poco al modernismo . Per dar poi , o Venerabili Fratelli , disposizioni più generali in sì grave materia , se nelle vostre diocesi corrono libri perniciosi , adoperatevi con fortezza a sbandirli , facendo anche uso di solenni condanne . Benché questa Sede Apostolica ponga ogni opera nel togliere di mezzo siffatti scritti , tanto oggimai ne è cresciuto il numero , che a condannarli tutti non bastano le forze . Quindi accade che la medicina giunga talora troppo tardi , quando cioè pel troppo attendere il male ha già preso piede . Vogliamo adunque che i Vescovi , deposto ogni timore , messa da parte la prudenza della carne , disprezzando il gridio dei malvagi , soavemente , sì , ma con costanza , adempiano ciascuno le sue parti ; memori di quanto prescriveva Leone XIII nella Costituzione Apostolica " Officiorum " : " Gli Ordinari , anche come Delegati della Sede Apostolica , si adoperino di proscrivere e di togliere dalle mani dei fedeli i libri o altri scritti nocivi stampati o diffusi nelle proprie diocesi " . Con queste parole si concede , è vero , un diritto : ma s ' impone in pari tempo un dovere . Né stimi veruno di avere adempiuto cotal dovere , se deferisca a Noi l ' uno o l ' altro libro mentre altri moltissimi si lasciano divulgare e diffondere . Né in ciò vi deve rattenere il sapere che l ' autore di qualche libro abbia altrove ottenuto l ' Irnprimatur ; sì perché tal concessione può essere simulata , sì perché può essere stata fatta per trascuratezza o per troppa benignità e per troppa fiducia nel l ' autore , il quale ultimo caso può talora avverarsi negli Ordini religiosi . Aggiungasi che , come non ogni cibo si confà a tutti egual mente , cosi un libro che in un luogo sarà indifferente , in un altro , per le circostanze , può tornare nocivo . Se pertanto il Vescovo , udito il parere di persone prudenti , stimerà di dover condannare nella sua diocesi anche qualcuno di siffatti libri , gliene diamo ampia facoltà , anzi glielo rechiamo a dovere . Intendiamo bensì che si serbino in tal fatto i riguardi convenienti , bastando forse che la proibizione si restringa talora soltanto al clero ; ma eziandio in tal caso sarà obbligo dei librai cattolici di non porre in vendita i libri condannati dal Vescovo . E poiché Ci cade il discorso , vigilino i Vescovi che i librai per bramosia di lucro non spaccino merce malsana : il certo è che nei cataloghi di taluni di costoro si annunziano di frequente e con lode non piccola i libri dei modernisti . Se essi ricusano di obbedire , non dubitino i Vescovi di privarli del titolo di librai cattolici ; similmente e con più ragione , se avranno quello di vescovili ; che se avessero titolo di pontifici , si deferiscano alla Sede Apostolica . A tutti finalmente ricordiamo l ' articolo XXVI della mentovata Costituzione Apostolica " Officiorum " : " Tutti coloro che abbiano ottenuta facoltà apostolica di leggere e ritenere libri proibiti , non sono perciò autorizzati a leggere libri o giornali proscritti dagli Ordinari locali , se pure nell ' indulto apostolico non sia data espressa facoltà di leggere e ritenere libri condannati da chicchessia " . IV . Ma non basta impedire la lettura o la vendita dei libri cattivi ; fa d ' uopo impedirne altresì la stampa . Quindi i Vescovi non concedano la facoltà di stampa se non con la massima severità . E poiché è grande il numero delle pubblicazioni , che , a seconda della Costituzione " Officiorum " , esigono l ' autorizzazione dell ' Ordinario , in talune diocesi si sogliono determinare in numero conveniente censori di officio per l ' esame degli scritti . Somma lode noi diamo a siffatta istituzione di censura ; e non solo esortiamo , ma ordiniamo che si estenda a tutte le diocesi . In tutte adunque le Curie episcopali si stabiliscano Censori per la revisione degli scritti da pubblicarsi ; si scelgano questi dall ' uno e dall ' altro clero , uomini di età , di scienza e di prudenza e che nel giudicare sappiano tenere il giusto mezzo . Spetterà ad essi l ' esame di tutto quello che , secondo gli articoli XLI e XLII della detta Costituzione , ha bisogno di permesso per essere pubblicato . Il Censore darà per iscritto la sua sentenza . Se sarà favorevole , il Vescovo concederà la facoltà di stampa colla parola Imprimatur , la quale però sarà preceduta dal Nihil obstat e dal nome del Censore . Anche nella Curia romana non altrimenti che nelle altre , si stabiliranno censori di ufficio . L ' elezione dei medesimi , dopo interpellato il Cardinale Vicario e coll ' annuenza ed approvazione dello stesso Sommo Pontefice , spetterà al Maestro del sacro Palazzo Apostolico . A questo pure toccherà determinare per ogni singolo scritto il Censore che lo esamini . La facoltà di stampa sarà concessa dallo stesso Maestro ed insieme dal Cardinale Vicario o dal suo Vicegerente , premesso però , come sopra si disse , il Nulla osta col nome del Censore . Solo in circo stanze straordinarie e rarissimamente si potrà , a prudente arbitrio del Vescovo , omettere la menzione del Censore . Agli autori non si farà mai conoscere il nome del Censore , prima che questi abbia dato giudizio favorevole : affinché il Censore stesso non abbia a patir molestia o mentre esamina lo scritto o in caso che ne disapprovi la stampa . Mai non si sceglieranno Censori dagli Ordini religiosi , senza prima averne secretamente il parere del Superiore provinciale , o , se si tratta di Roma , del Generale : questi poi dovranno secondo coscienza attestare dei costumi , della scienza e della integrità della dottrina dell ' eligendo . Ammoniamo i Superiori religiosi del gravissimo dovere che essi hanno di mai non permettere che alcun che si pubblici dai loro sudditi senza la previa facoltà loro e dell ' Ordinario diocesano . Per ultimo affermiamo e dichiariamo che il titolo di Censore , di cui taluno sia insignito , non ha verun valore né mai si potrà arrecare come argomento per dar credito alle private opinioni del medesimo . Detto ciò generalmente , nominatamente ordiniamo una osservanza più diligente di quanto si prescrive nell ' articolo XLII della citata Costituzione " Officiorum " , cioè : " È vietato ai sacerdoti secolari , senza previo permesso dell ' Ordinario , prendere la direzione di giornali o di periodici " . Del quale permesso , dopo ammonitone , sarà privato chiunque ne facesse mal uso . Circa quei sacerdoti , che hanno titoli di corrispondenti o collaboratori , poiché avviene non raramente che pubblichino , nei giornali o periodici , scritti infetti di modernismo , vedano i Vescovi che ciò non avvenga ; e se avvenisse , ammoniscano e diano proibizione di scrivere . Lo stesso con ogni autorità ammoniamo che facciano i Superiori degli Ordini religiosi : i quali se si mostrassero in ciò trascurati , provvedano i Vescovi , con autorità delegata dal Sommo Pontefice . I giornali e periodici pubblicati dai cattolici abbiano , per quanto sia possibile , un Censore determinato . Sara obbligo di questo leggere opportunamente i singoli fogli o fascicoli , dopo già pubblicati : se cosa alcuna troverà di pericoloso , ordinerà che sia corretto quanto prima . Lo stesso diritto avrà il Vescovo , anche in caso che il Censore non abbia reclamato . V . Ricordammo già sopra i congressi e i pubblici convegni come quelli nei quali i modernisti si adoprano di propalare e propagare le loro opinioni . I Vescovi non permetteranno più in avvenire , se non in casi rarissimi , i congressi di sacerdoti . Se avverrà che li permettano , lo faranno solo a questa condizione : che non vi si trattino cose di pertinenza dei Vescovi o della Sede Apostolica , non vi si facciano proposte o postulati che implichino usurpazione della sacra potestà , non vi si faccia affatto menzione di quanto sa di modernismo , di presbiterianismo , di laicismo . A tali convegni , che dovranno solo permettersi volta per volta e per iscritto o in tempo opportuno , non potrà intervenire sacerdote alcuno di altra diocesi , se non porti commendatizie del proprio Vescovo . A tutti i sacerdoti poi non passi mai di mente ciò che Leone XIII raccomandava con parole gravissime ( Lett . Enc . " Nobilissima Gallorum " , 10 febbraio 1884 ) : " Sia intangibile presso i sacerdoti l ' autorità dei propri Vescovi ; si persuadano che il ministero sacerdotale , se non si eserciti sotto la direzione del Vescovo , non sarà né santo , né molto utile , né rispettabile " . VI . Ma che gioveranno , o Venerabili Fratelli , i Nostri comandi e le Nostre prescrizioni , se non si osservino a dovere e con fermezza ? Perché questo si ottenga , Ci è parso espediente estendere a tutte le diocesi ciò che i Vescovi dell ' Umbria ( Atti del Congr . dei Vescovi dell ' Umbria , nov . 1849 , tit . II , art . 6 ) , molti anni or sono , con savissimo consiglio stabilirono per le loro : " Ad estirpare - così essi - gli errori già diffusi e ad impedire che più oltre si diffondano o che esistano tuttavia maestri di empietà , pei quali si perpetuino i perniciosi effetti originati da tale diffusione , il sacro Congresso , seguendo gli esempi di San Carlo Borromeo , stabilisce che in ogni diocesi si istituisca un Consiglio di uomini commendevoli dei due cleri , a cui spetti il vigilare se e con quali arti i nuovi errori si dilatino o si propaghino , e farne avvertito il Vescovo perché di concorde avviso prenda rimedi con cui il male si estingua fin dal principio e non si spanda di vantaggio a rovina delle anime , e , ciò che è peggio , si afforzi e cresca " . Stabiliamo adunque che un siffatto Consiglio , che si chiamerà di vigilanza , si istituisca quanto prima in tutte le diocesi . I membri di esso si sceglieranno colle stesse norme già prescritte pei Censori dei libri . Ogni due mesi , in un giorno determinato , si raccoglierà in presenza del Vescovo : le cose trattate o stabilite saranno sottoposte a legge di secreto . I doveri degli appartenenti al Consiglio saranno i seguenti : Scrutino con attenzione gl ' indizi di modernismo tanto nei libri che nell ' insegnamento ; con prudenza , prontezza ed efficacia stabiliscano quanto è d ' uopo per la incolumità del clero e della gioventù . Combattano le novità di parole , e rammentino gli ammonimenti di Leone XIII ( S . C . AA . EE . SS . , 27 gennaio 1901 ) : " Non si potrebbe approvare nelle pubblicazioni cattoliche un linguaggio che ispirandosi a malsana novità sembrasse deridere la pietà dei fedeli ed accennasse a nuovi orientamenti della vita cristiana , a nuove direzioni della Chiesa , a nuove ispirazioni dell ' anima moderna , a nuova vocazione del clero , a nuova civiltà cristiana " . Tutto questo non si sopporti così nei libri come dalle cattedre . Non trascurino i libri nei quali si tratti o delle pie tradizioni di ciascun luogo o delle sacre Reliquie . Non per mettano che tali questioni si agitino nei giornali o in periodici destinati a fomentare la pietà , né con espressioni che sappiano di ludibrio o di disprezzo né con affermazioni risolute specialmente , come il più delle volte accade , quando ciò che si afferma o non passa i termini della probabilità o si basa su pregiudicate opinioni . Circa le sacre Reliquie si abbiano queste norme . Se i Ve scovi i quali sono soli giudici in questa materia , conoscano con certezza che una reliquia sia falsa , la toglieranno senz ' altro dal culto dei fedeli ... Se le autentiche di una Reliquia qualsiasi , o pei civili rivolgimenti o in altra guisa siensi smarrite , non si esponga alla pubblica venerazione , se prima il Vescovo non ne abbia fatta ricognizione . L ' argomento di prescrizione o di fondata presunzione allora solo avrà valore quando il culto sia commendevole per antichità : il che risponde al decreto emanato nel 1896 dalla Congregazione delle Indulgenze e sacre Reliquie , in questi termini : " Le Reliquie antiche sono da conservarsi nella venerazione che finora ebbero , se pure in casi particolari non si abbiano argomenti certi che sono false o supposte " . Nel portar poi giudizio delle pie tradizioni si tenga sempre presente , che la Chiesa in questa materia fa uso di tanta prudenza , da non permettere che tali tradizioni si raccontino nei libri , se non con grandi cautele e premessa la dichiarazione prescritta da Urbano VIII : il che pure adempiuto , non perciò ammette la verità del fatto , ma solo non proibisce che si creda , ove a farlo non manchino argomenti umani . Così appunto la sacra Congregazione dei Riti dichiarava fin da trent ' anni addietro ( Decreto 2 maggio 1877 ) : " Siffatte apparizioni o rivelazioni non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica , ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana , conforme alla tradizione di cui godono , confermata pure da idonei testimoni e documenti " . Niun timore può ammettere chi a questa regola si tenga . Imperocché il culto di qualsivoglia apparizione , in quanto riguarda il fatto stesso e dicesi relativo , ha sempre implicita la condizione della verità del fatto : in quanto poi è assoluto , si fonda sempre nella verità , giacché si dirige alle persone stesse dei santi che si onorano . Lo stesso vale delle Reliquie . Commettiamo infine al Consiglio di vigilanza , di tener d ' occhio assiduamente e diligentemente gl ' istituti sociali come pure gli scritti di questioni sociali affinché nulla vi si celi di modernismo , ma ottemperino alle prescrizioni dei Romani Pontefici . VII . Le cose fin qui stabilite affinché non vadano in dimenticanza , vogliamo ed ordiniamo che i Vescovi di ciascuna diocesi , trascorso un anno dalla pubblicazione delle presenti Lettere , e poscia ogni triennio , con diligente e giurata esposizione riferiscano alla Sede Apostolica intorno a quanto si prescrive in esse , e sulle dottrine che corrono in mezzo al clero e soprattutto nei Seminari ed altri istituti cattolici , non eccettuati quelli che pur sono esenti dall ' autorità dell ' Ordinario . Lo stesso imponiamo ai Superiori generali degli Ordini religiosi a riguardo dei loro dipendenti . Queste cose , o Venerabili Fratelli , abbiam creduto di scrivervi per salute di ogni credente . I nemici della Chiesa certamente ne abuseranno per ribadire la vecchia accusa , per cui siamo fatti passare come avversi alla scienza ed al progresso della civiltà . A tali accuse , che trovano smentita in ogni pagina della storia della Chiesa , alfine di opporre alcun che di nuovo , è Nostro consiglio di accordare ogni favore e protezione ad un nuovo Istituto , da cui , coll ' aiuto di quanti fra i cattolici sono più insigni per fama di sapienza , ogni fatta di scienza e di erudizione , sotto la guida ed il magistero della cattolica verità , sia promossa . Assecondi Iddio i Nostri disegni e Ci prestino aiuto quanti di vero amore amano la Chiesa di Gesù Cristo . Ma di ciò in altra opportunità . A Voi intanto , o Venerabili Fratelli , nella cui opera e zelo sommamente confidiamo , imploriamo di tutto cuore la pienezza dei lumi Celesti , affinché in tanto periglio delle anime per gli errori che da ogni banda s ' infiltrano , scorgiate quel che far vi convenga ; e con ogni ardore e fortezza lo eseguiate . Vi assista colla Sua virtù Gesù Cristo autore e consumatore della nostra fede ; vi assista coll ' intercessione e coll ' aiuto la Vergine Immacolata profligatrice di tutte le eresie . E Noi , come pegno della Nostra carità e delle divine consolazioni fra tante contrarietà , impartiamo con ogni affetto a voi , al vostro clero ed ai vostri fedeli l ' Apostolica Benedizione . Dato a Roma , presso San Pietro , il giorno 8 settembre 1907 , nell ' anno V del Nostro Pontificato . PIO PP . X .
Miscellanea ,
VENERABILI FRATELLI , SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE Non appena per gli inscrutabili consigli della Provvidenza divina , senza alcun Nostro merito , fummo chiamati ad assiderCi sulla Cattedra del Beatissimo Principe degli Apostoli , Noi , ascoltando come diretta alla Nostra Persona quell ' istessa voce che il Nostro Signor Gesù Cristo rivolgeva a Pietro : " Pascola i miei agnelli , pascola le mie pecore " ( Joan . XXI , 15-17 ) , immediatamente rivolgemmo uno sguardo di inesprimibile affetto al gregge che veniva affidato alla Nostra cura : gregge veramente immenso , perché abbraccia , quali per un aspetto , quali per un altro , tutti gli uomini . Tutti , infatti , quanti essi sono , furono liberati dalla servitù del peccato da Gesù Cristo , che per loro offri il prezzo del Suo Sangue ; né v ' ha alcuno che sia escluso dai vantaggi di questa redenzione . Onde può ben dire il Divino Pastore che , mentre una parte dell ' uman genere la tiene di già avventuratamente accolta nell ' ovile della Chiesa , l ' altra Egli ve la sospingerà dolcemente : " Ho anche altre pecore che non sono di questo ovile ; ed occorre che io le porti qui ed ascolteranno la mia voce " ( Joan . X , 16 ) . Lo confessiamo , Venerabili Fratelli : il primo sentimento che abbiamo provato nell ' animo , e che vi fu acceso di sicuro dalla divina bontà , è stato un incredibile palpito di affetto e di desiderio per la salvezza di tutti gli uomini ; e nell ' assumere il Pontificato Noi concepimmo quel medesimo voto che Gesù Cristo espresse già presso a morire sulla Croce : " O padre santo , conservali nel tuo nome , che Tu hai dato a me " ( Joan . XVII , 11 ) . Quindi è che allorquando da questa altezza dell ' apostolica dignità potemmo contemplare con un solo sguardo il corso degli umani avvenimenti , e Ci vedemmo dinanzi la miseranda condizione della civile società , Noi ne provammo davvero un acuto dolore . E come sarebbe potuto accadere , che divenuti Noi Padre di tutti gli uomini , non Ci sentissimo straziare il cuore allo spettacolo che presenta l ' Europa e con essa tutto il mondo , spettacolo il più tetro forse ed il più luttuoso nella storia dei tempi ? Sembrano davvero giunti quei giorni , dei quali Gesù Cristo predisse : " Udirete le battaglie e le opinioni delle battaglie [...] Nascerà infatti gente da gente e regno da regno " ( Matth . XXIV , 6,7 ) . Il tremendo fantasma della guerra domina dappertutto , e non v ' è quasi altro pensiero che occupi ora le menti . Nazioni grandi e fiorentissime sono là sui campi di battaglia . Qual meraviglia per ciò , se ben fornite , come uomo , di quegli orribili mezzi che il progresso dell ' arte militare ha inventati , si azzuffano in gigantesche carneficine ? Nessun limite alle rovine , nessuno alle stragi : ogni giorno la terra ridonda di nuovo sangue e si ricopre di morti e feriti . E chi direbbe che tali genti , l ' una contro l ' altra armate , discendano da uno stesso progenitore , che sian tutte dell ' istessa natura , e parti tutte d ' una medesima società umana ? Chi li ravviserebbe fratelli , figli di un unico Padre , che è nei Cieli ? E intanto , mentre da una parte e dall ' altra si combatte con eserciti sterminati , le nazioni , le famiglie , gli individui gemono nei dolori e nelle miserie , tristi seguaci della guerra : si moltiplica a dismisura , di giorno in giorno , la schiera delle vedove e degli orfani : languiscono , per le interrotte comunicazioni , i commerci , i campi sono abbandonati , sospese le arti , i ricchi nelle angustie , i poveri nello squallore , tutti nel lutto . Commossi da mali così gravi Noi , fin dalla soglia del Sommo Pontificato , ritenemmo Nostro dovere di raccogliere le ultime parole uscite dal labbro del Nostro Predecessore , Pontefice di illustre e così santa memoria , e di dar principio al Nostro Apostolico Ministero col tornare a pronunziarle : e così caldamente scongiurammo e Principi e Governanti affinché , considerando quante mai lagrime e quanto sangue sono stati già versati , s ' affrettassero a ridare ai loro popoli i vitali benefizi della pace . Deh ! Ci conceda Iddio misericordioso che , come all ' apparire del Redentore divino sulla terra , così all ' iniziarsi del Nostro ufficio di Vicario di Lui , risuoni l ' angelica voce annunziatrice di pace : " Pace in terra agli uomini di buona volontà " ( Luc . II , 14 ) . E l ' ascoltino , li preghiamo , l ' ascoltino questa voce coloro che hanno nelle loro mani i destini dei popoli . Altre vie certamente vi sono , vi sono altre maniere , onde i lesi diritti possano avere ragione : a queste , deposte intanto le armi , essi ricorrano , sinceramente animati da retta coscienza e da animi volonterosi . È la carità verso di loro e verso tutte le nazioni che così Ci fa parlare , non già il Nostro interesse . Non permettano dunque che cada nel vuoto la Nostra voce di padre e di amico . Ma non è soltanto l ' attuale sanguinosa guerra che funesti le nazioni e a Noi amareggi e travagli lo spirito . Vi è un ' altra furibonda guerra , che rode le viscere dell ' odierna società : guerra che spaventa ogni persona di buon senso , perché mentre ha accumulato ed accumulerà anche per l ' avvenire tante rovine sulle nazioni , deve anche ritenersi essa medesima la vera origine della presente luttuosissima lotta . Invero , da quando si è lasciato di osservare nell ' ordinamento statale le norme e le pratiche della cristiana saggezza , le quali guarentivano esse sole la stabilità e la quiete delle istituzioni , gli Stati hanno cominciato necessariamente a vacillare nelle loro basi , e ne è seguito nelle idee e nei costumi tale un cambiamento che , se Iddio presto non provvede , sembra già imminente lo sfacelo dell ' umano consorzio . I disordini che scorgiamo , sono questi : la mancanza di mutuo amore fra gli uomini , il disprezzo dell ' autorità , l ' ingiustizia dei rapporti fra le varie classi sociali , il bene materiale fatto unico obbiettivo dell ' attività dell ' uomo , come se non vi fossero altri beni , e molto migliori , da raggiungere . Son questi a Nostro parere i quattro fattori della lotta , che mette così gravemente a soqquadro il mondo . Bisogna dunque diligentemente adoperarsi a torre di mezzo tali disordini , richiamando in vigore i principi del cristianesimo , se si ha veramente intenzione di sedare ogni conflitto e di mettere in assetto la società . Gesù Cristo disceso dal Cielo appunto per questo fine di ripristinare fra gli uomini il regno della pace , rovesciato dall ' odio di Satana , non altro fondamento volle porvi che quello dell ' amore fraterno . Quindi quelle Sue parole tanto spesso ripetute : " Io vi dò un nuovo incarico : di amarvi a vicenda ( Joan . XIII , 34 ) ; questo è il mio precetto , che vi amiate a vicenda ( Joan . XV , 12 ) ; questo vi ordino , di amarvi a vicenda " ( Joan . XV , 17 ) ; quasi che tutta la Sua missione ed il Suo compito si restringessero a far sì che gli uomini si amassero scambievolmente . E quale forza di argomenti non adoperò per condurci a questo amore ? Guardate in alto , ci disse : " Uno solo è infatti il Padre vostro , che è nei Cieli " ( Matth . XXIII , 9 ) . A tutti , senza che per Lui possa per nulla contare la diversità di nazioni , la differenza di lingue , la contrarietà di interessi , a tutti pone sul labbro la stessa preghiera : " Padre nostro , che sei nei Cieli " ( Matth . VI , 9 ) ; ci assicura anzi che questo Padre Celeste , nell ' effondere i suoi benefizi , non fa distinzione neppure di meriti : " Egli fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti " ( Matth . V , 45 ) . Dichiara inoltre che noi siamo tutti fratelli : " Voi tutti poi siete fratelli " ( Matth . XXIII , 8 ) ; e fratelli a Lui stesso : " Perché , tra i molti fratelli , Egli sia il primogenito " ( Rom . VIII , 29 ) . Poi , cosa che vale assaissimo a stimolarci all ' amore fraterno anche verso di quelli che la nativa nostra superbia disprezza , giunse sino ad identificarsi col più meschino degli uomini , nel quale vuole si ravvisi la dignità della sua stessa persona : " Quanto avete fatto ad uno solo di questi miei umilissimi fratelli , lo avete fatto a me " ( Matth . XXV , 40 ) . Che più ? Sul punto di lasciare la vita , pregò intensamente il Padre , affinché tutti coloro che avessero creduto in Lui , fossero per il vincolo della carità una cosa sola fra loro : " Come tu Padre sei in me , io sono in te " ( Joan . XVII , 21 ) . E finalmente , confitto sulla Croce , tutto il Suo Sangue riversò su di noi , onde plasmati quasi e formati in un corpo solo , ci amassimo scambievolmente con la forza di quel medesimo amore che l ' un membro porta all ' altro in uno stesso corpo . Ma , purtroppo , oggigiorno diversamente si comportano gli uomini . Mai forse più di oggi si parlò di umana fratellanza : si pretende anzi , dimenticando le parole del Vangelo e l ' opera di Cristo e della sua Chiesa , che questo zelo di fraternità sia uno dei parti più preziosi della moderna civiltà . La verità però è questa , che mai tanto si disconobbe l ' umana fratellanza quanto ai giorni che corrono . Gli odi di razza sono portati al parossismo ; più che da confini , i popoli sono divisi da rancori : in seno ad una stessa nazione e fra le mura d ' una città medesima ardono di mutuo livore le classi dei cittadini ; e fra gli individui tutto si regola con l ' egoismo , fatto legge suprema . Vedete , Venerabili Fratelli , quanto sia necessario fare ogni sforzo perché la carità di Cristo torni a dominare fra gli uomini . Questo sarà sempre il Nostro obbiettivo e questa l ' impresa speciale del Nostro Pontificato . Questo sia pure , ve ne esortiamo , il vostro studio . Non ci stanchiamo di inculcare negli animi di attuare il detto dell ' Apostolo San Giovanni : " Perché noi ci amiamo l ' un l ' altro " ( Joan . III , 23 ) . Sono belle , per fermo , sono commendevoli le pie istituzioni , di cui abbondano i nostri tempi ; ma allora solo tradurranno un reale vantaggio , quando contribuiranno in qualche modo a fomentare nei cuori l ' amore di Dio e del prossimo ; diversamente non hanno valore , perché " chi non ama rimane nella morte " ( Ibid . 14 ) . Abbiamo detto che un ' altra cagione dello scompiglio sociale consiste in questo , che generalmente non è più rispettata l ' autorità di chi comanda . Imperocché dal giorno che ogni potere umano si volle emancipato da Dio , Creatore e Padrone dell ' universo , e lo si volle originato dalla libera volontà degli uomini , i vincoli intercedenti fra superiori e sudditi si andarono rallentando talmente da sembrare ormai che siano quasi spariti . Uno sfrenato spirito di indipendenza unito ad orgoglio si è a mano a mano infiltrato per ogni dove , non risparmiando neppure la famiglia ove il potere chiarissimamente germina dalla natura ; ed anzi , ciò che è più deplorevole , non sempre si è arrestato alle soglie del Santuario . Di qui il disprezzo delle leggi ; di qui l ' insubordinazione delle masse ; di qui la petulante critica di quanto l ' autorità disponga ; di qui i mille modi escogitati a fin di rendere inefficace la forza del potere ; di qui gli spaventevoli delitti di coloro che , facendo professione di anarchia , non si peritano di attentare così agli averi come alla vita altrui . Di fronte a questa mostruosità del pensare e dell ' agire , deleteria di ogni esistenza sociale , Noi costituiti da Dio custodi della verità , non possiamo non alzare la voce ; e ricordiamo ai popoli quella dottrina che nessun placito umano può mutare : " Non vi è potere se non da Dio : e le cose che sono , sono ordinate da Dio " ( Rom . XIII , 1 ) . Ogni potere adunque che si esercita sulla terra , sia esso di sovrano , sia di autorità subalterne , ha Dio per origine . Dal che San Paolo deduce il dovere di ottemperare , non già in qualsivoglia maniera , ma per coscienza , ai comandi di chi è investito del potere , salvo il caso in cui si oppongano alle leggi divine : " Laonde siate costretti della necessità , non solo per ira , ma anche per coscienza " ( Ibid . 5 ) . E conformemente a questi precetti di San Paolo , insegna pure lo stesso Principe degli Apostoli : " Siate soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio : sia al re perché capo , sia ai comandanti come quelli che sono da lui inviati " ( I Petr . II , 13-14 ) . Dalla qual premessa il medesimo Apostolo delle genti inferisce che chi si ribella alle legittime potestà umane , si ribella a Dio ed incorre nell ' eterna dannazione : " Perciò chi resiste al potere , resiste all ' ordine di Dio . E quelli che resistono , vanno in dannazione " ( Rom . XIII , 2 ) . Rammentino questo i Principi e i Reggitori dei popoli , e vedano se sa sapiente e salutevole consiglio , per i pubblici poteri e per gli Stati , il far divorzio dalla Religione santa di Cristo , che è sostegno così potente delle autorità . Riflettano bene se sia misura di saggia politica il voler sbandita dal pubblico insegnamento la dottrina del Vangelo e della Chiesa . Una funesta esperienza dimostra che ivi l ' autorità umana è disprezzata , donde esula la religione . Succede infatti alle società , quello stesso che accadde al nostro primo padre , dopo aver mancato . Come in lui appena la volontà si fu ribellata a Dio , le passioni si sfrenarono e disconobbero l ' impero della volontà ; cosi , allorquando chi regge i popoli disprezza l ' autorità divina , i popoli a loro volta scherniscono l ' autorità umana . Rimane certo il solito espediente di ricorrere alla violenza per soffocare le ribellioni : ma a che pro ? La violenza opprime i corpi , non trionfa della volontà . Tolto dunque o indebolito il doppio elemento di coesione di ogni corpo sociale , l ' unione cioè dei membri fra loro per la carità vicendevole e l ' unione dei membri stessi col capo per la soggezione all ' autorità , qual meraviglia , o Venerabili Fratelli , che la società odierna ci si presenti divisa come in due grandi armate che fra loro lottano ferocemente e senza posa ? Di fronte a coloro ai quali o concesse fortune o l ' attività propria apportò una qualche abbondanza di beni , stanno i proletari e i lavoratori , accesi d ' odio e d ' invidia , perché mentre partecipano agli stessi costitutivi essenziali , pur non si trovano nella medesima condizione di quelli . Naturalmente , infatuati come sono dagli inganni dei sobillatori , ai cui cenni si mostrano d ' ordinario docilissimi , chi potrebbe loro persuadere come dall ' essere gli uomini uguali per natura , non segua che tutti debbano occupare lo stesso grado nel consorzio sociale , ma che ognuno ha quella posizione che con le sue doti , non contrariate dalle circostanze , si sia procacciata ? Per il che , quando i poveri lottano coi facoltosi , quasi che questi si siano impadroniti d ' una porzione di beni altrui , non soltanto offendono la giustizia e la carità , ma anche la ragione , specialmente perché anch ' essi , se volessero , potrebbero collo sforzo di onorato lavoro riuscire a migliorare la propria condizione . A quali conseguenze , non meno disastrose per gli individui che per la società , meni quest ' odio di classe , è superfluo il dirlo . Tutti vediamo e lamentiamo la frequenza degli scioperi per i quali di subito si produce l ' arresto della vita cittadina e nazionale nelle operazioni più necessarie : parimenti le minacciose sommosse e i tumulti , in cui spesso avviene che si dà mano alle armi e si fa scorrere il sangue . Non vogliamo stare qui a ripetere le ragioni che provano a evidenza l ' assurdità del socialismo e di altri simili errori . Leone XIII , Nostro Predecessore , ne trattò con grande maestria in memorabili Encicliche : e voi , o Venerabili Fratelli , cercate , col vostro abituale interessamento , che quegli autorevoli insegnamenti non cadano mai in dimenticanza , e che anzi nelle associazioni cattoliche , nei congressi , nei discorsi sacri , nella stampa cattolica si insista sempre nell ' illustrarli saggiamente e nell ' inculcarli secondo i bisogni . Ma in particolar modo - non dubitiamo di ripeterlo - con tutti gli argomenti che ci dà il Vangelo e che ci porgono la stessa umana natura e gl ' interessi sì pubblici che privati , studiamoci di esortare tutti gli uomini ad amarsi tra loro fraternamente in virtù del divino precetto sulla carità . L ' amore fraterno non varrà certo a togliere di mezzo la diversità delle condizioni e perciò delle classi . Questo non è possibile , come non è possibile che in un corpo organico tutte le membra abbiano una stessa funzione ed una stessa dignità . Farà non di meno che i più alti si inchinino verso i più umili e li trattino non solo secondo giustizia , come è d ' uopo , ma con benevolenza , con affabilità , con tolleranza : i più umili poi riguardino i più elevati con compiacimento del loro bene e con fiducia nel loro appoggio : a quella maniera appunto che in una stessa famiglia i fratelli più piccoli confidano nell ' aiuto e nella difesa dei più grandi . Se non che , Venerabili Fratelli , quei mali che finora siamo venuti lamentando , hanno ora radice più profonda , a sterpar la quale , se non concorrono gli sforzi di tutti gli onesti , è vano sperare di conseguire l ' oggetto dei nostri voti , vale a dire la tranquillità stabile e durevole negli umani rapporti . Quale sia questa radice l ' insegna l ' Apostolo : " Radice .. di tutti i mali è la cupidigia " ( I Tim . VI , 10 ) . E infatti , se ben si consideri , da questa radice si originano tutti i mali onde al presente è inferma la società . Quando invero con le scuole perverse , ove si plasma il cuore della tenera età malleabile come cera , colla stampa cattiva , che informa le menti delle masse inesperte , e cogli altri mezzi con cui si dirige l ' opinione pubblica , quando , diciamo , si è fatto penetrare negli animi l ' esiziale errore che l ' uomo non deve sperare in uno stato di felicità eterna ; che quaggiù ; proprio quaggiù , può essere felice col godimento delle ricchezze , degli onori , dei piaceri di questa vita , non v ' è da meravigliarsi che tali esseri umani , naturalmente fatti per la felicità , colla stessa violenza onde sono trascinati all ' acquisto di detti beni , respingano da sé qualunque ostacolo che ne li trattenga od impedisca . Giacché poi questi beni non sono divisi ugualmente fra tutti , ed e dovere dell ' autorità sociale d ' impedire che la libertà individuale trasmodi e s ' impadronisca dell ' altrui , di qui nasce l ' odio contro i pubblici poteri , di qui l ' invidia dei diseredati dalla fortuna contro quelli che ne sono favoriti , di qui infine la lotta fra le varie classi cittadine , gli uni per conseguire ad ogni costo e strappare il bene di cui mancano , gli altri per conservare ed accrescere quello che possiedono . Fu in previsione di questo stato di cose che Gesù Cristo Signor Nostro col sublime Sermone della Montagna spiegò a bello studio quali fossero le vere beatitudini dell ' uomo sulla terra , e pose , per così dire , i fondamenti della cristiana filosofia . Quelle massime anche agli avversari della fede apparvero come tesoro incomparabile di sapienza e come la più perfetta teoria della morale religiosa ; e certo tutti convengono nel riconoscere che prima di Cristo , verità assoluta , nulla di pari gravità ed autorità e di tanto alto sentimento fu mai da alcuno inculcato . Or tutto il segreto di questa filosofia sta in ciò che i così detti beni della vita mortale sono semplici parvenze di bene , e che perciò non è col loro godimento che si possa formare la felicità dell ' uomo . Sulla fede dell ' autorità divina , tanto è lungi che le ricchezze , la gloria , il piacere ci arrechino la felicità che , anzi , se vogliamo davvero essere felici , dobbiamo piuttosto , per amore di Dio , rinunziarvi : " Beati i poveri .... Beati voi , che ora piangete ... Beati quando gli uomini vi odieranno e vi separeranno e scacceranno il vostro nome come un male " ( Luc . VI , 20-22 ) . Vale a dire , attraverso i dolori , le sventure , le miserie di questa vita , se com ' è dover nostro , le sopportiamo pazientemente , ci apriamo da noi stessi l ' adito al possesso di quei veri ed imperituri beni " che Dio ha preparato a quelli che lo amano " ( I Cor . II , 9 ) . Ma un così importante insegnamento della fede da molti purtroppo è negletto , e da non pochi è dimenticato del tutto . Tocca a voi , Venerabili Fratelli , di farlo rivivere negli uomini : senza cui l ' uomo , e l ' umana società , non avranno mai pace . Diciamo dunque a quanti sono afflitti o sventurati , di non fermare l ' occhio alla terra , che è luogo di esilio , ma di levarlo al Cielo , al quale siamo diretti : perché " non abbiamo qui una città stabile , ma ne cerchiamo una futura . " ( Hebr . XIII , 13 ) . Ed in mezzo alle avversità colle quali Iddio mette alla prova la loro perseveranza nel servirlo , riflettano sovente quale premio è loro riservato , se da tale cimento usciranno vittoriosi : " Poiché quella che oggi è per noi una momentanea e leggiera tribolazione , forma in noi il peso oltremodo sublime ed eterno della gloria " ( II Cor . IV , 17 ) . Da ultimo l ' adoprarsi con ogni potere e con ogni attività per farli fiorire fra gli uomini la fede nella verità soprannaturale , e contemporaneamente la stima , il desiderio , la speranza dei beni eterni , sia la prima delle vostre missioni , o Venerabili Fratelli , e il principale intento del clero ed anche di tutti quei Nostri figli che , stretti in vari sodalizi , zelano la gloria di Dio e il bene vero della società . Perocché a misura che crescerà negli uomini il sentimento di questa fede , andrà scemando la smania febbrile onde si ricercano i vani beni della terra , e gradatamente andranno sedandosi i moti e le contese sociali . E ora se lasciando da parte la società civile , rivolgiamo il pensiero alla considerazione di ciò che è proprio della Chiesa , vi è , senza dubbio , ragione perché l ' animo Nostro , trafitto da tanta calamità dei tempi , almeno in parte si allieti . Infatti oltre agli argomenti , che si offrono da sé luminosissimi , di quella divina virtù ed indefettibilità di cui gode la Chiesa , non piccola consolazione Ci offrono quei preclari frutti che del suo operoso Pontificato Ci lasciò il Nostro Predecessore , Pio X , dopo aver illustrato l ' Apostolica Sede con gli esempi di una vita tutta santa . Vediamo , infatti , per l ' opera sua , acceso universalmente negli Ecclesiastici lo spirito religioso ; ravvivata la pietà del popolo cristiano ; promosse nelle società cattoliche l ' azione e la disciplina ; dove costituita la sacra gerarchia , dove ampliata ; provveduto per l ' educazione del giovane clero , conforme alla severità dei canoni , e , nella misura del necessario , a seconda della natura dei tempi ; rimosso dall ' insegnamento delle scienze sacre ogni pericolo di temerarie innovazioni ; l ' arte musicale ricondotta a servire degnamente la maestà delle sacre funzioni ed accresciuto il decoro del culto ; il cristianesimo largamente propagato con nuove missioni di banditori del Vangelo . Sono questi , in verità , grandi meriti del Nostro Antecessore verso la Chiesa , meriti dei quali conserveranno i posteri grata memoria . Tuttavia , poiché il campo del padre di famiglia è sempre esposto , così permettendo Iddio , alle male arti del nemico , non avverrà mai che non debbasi esso lavorare perché il fiorire della zizzania non danneggi la buona messe . Pertanto , ritenendo come detto anche a Noi ciò che Dio disse al profeta : " Ecco , e io ti ho posto oggi sulle genti e sui regni , perché tu tolga e distrugga ... perché edifichi e pianti " ( Jer . I , 10 ) , per quanto starà in Noi avremo sempre la massima cura di rimuovere il male e promuovere il bene , fintantoché non piacerà al Pastore dei Pastori di domandarCi conto dell ' esercizio del Nostro mandato . Or dunque , o Venerabili Fratelli , mentre vi rivolgiamo questa prima Lettera Enciclica , ravvisiamo opportuno accennare alcuni dei punti principali a cui abbiamo in animo di dedicare le Nostre speciali cure ; così studiandovi voi di secondare col vostro zelo l ' opera Nostra , anche più sollecitamente si otterranno i desiderati frutti . E innanzi tutto poiché in ogni umana società , qualunque sia stato il motivo della sua formazione , primo coefficiente di ogni operosità collettiva è l ' unione e la concordia degli animi , Noi dovremo rivolgere un ' attenzione specialissima a sopire i dissensi e le discordie tra i cattolici , quali esse si siano , e ad impedire che ne organo altre in avvenire , talché tra i cattolici , uno sia il pensare e uno l ' operare . Ben comprendono i nemici di Dio e della Chiesa che qualsiasi dissidio dei nostri nella propria difesa , segna per essi una vittoria ; laonde usano assai di frequente questo sistema che , allorquando più vedono compatti i cattolici , proprio allora , astutamente gettando tra di loro i semi della discordia , maggiormente si sforzano di romperne la compattezza . Piacesse al Cielo che tale sistema non così spesso avesse avuto l ' esito desiderato , condanno tanto grave per la religione ! Quindi , qualora la legittima autorità imparta qualche comando , a nessuno sia lecito di trasgredirlo , per la ragione che non gli piace ; ma ciascuno sottometta la propria opinione all ' autorità di colui al quale è soggetto , ed a lui obbedisca per debito di coscienza . Parimenti nessun privato , o col pubblicare libri o giornali , ovvero con tenere Pubblici discorsi , si comporti nella Chiesa da maestro . Sanno tutti a chi sia stato affidato da Dio il magistero della Chiesa ; a Lui dunque si lasci libero il campo , affinché parli quando e come crederà opportuno . È dovere degli altri prestare a Lui , quando parla , ossequio devoto , ed ubbidire alla Sua parola . Riguardo poi a quelle cose delle quali - non avendo la Santa Sede pronunziato il proprio giudizio - si possa , salva la Fede e la disciplina , discutere pro e contro , è certamente lecito ad ognuno di dire la propria opinione e di sostenerla . Ma in simili discussioni rifuggasi da ogni eccesso di parole , potendone derivare gravi offese alla carità ; ognuno liberamente difenda la sua opinione , ma lo faccia con garbo , né creda di poter accusare altri di sospetta fede o di mancata disciplina per la semplice ragione che la pensa diversamente da lui . Vogliamo pure che i nostri si guardino da quegli appellativi , di cui si è cominciato a fare uso recentemente per distinguere cattolici da cattolici ; e procurino di evitarli non solo come profane novità di parole , che non corrispondono né alla verità , né alla giustizia , ma anche perché né è ammissibile il più , né il meno : " Questa è la fede cattolica , alla quale chi non crede fedelmente e fermamente non potrà essere salvo " ( Symb . Athanas . ) ; o si professa intero , o punto non si professa . Non vi ha dunque necessità di aggiungere epiteti alla professione del cattolicismo ; basti a ciascuno di dire così : " Cristiano il mio nome , e cattolico il mio cognome " ; soltanto , si studi di essere veramente tale , quale si denomina . Del resto , dai nostri che si sono dedicati al comune vantaggio della causa cattolica , ben altro richiede oggidì la Chiesa che il persistere troppo a lungo in questioni da cui non si trae nessun utile : richiede invece che si sforzino a tutto potere di conservare integra la Fede ed incolume da ogni alito d ' errore , seguendo specialmente le orme di colui che Cristo costituì custode ed interprete della verità . Vi sono oggi pure , e non sono scarsi , coloro i quali , come dice l ' Apostolo : " Stimolati nell ' orecchio , e non . sostenuti da una sana dottrina , ammucchiano le parole dei maestri secondo i propri desideri e dalle verità si sviano e si lasciano convertire dalle parole " ( II Tim . IV , 3 , 4 ) . Infatti tronfi ed imbaldanziti per il grande concetto che hanno dell ' umano pensiero , il quale in verità ha raggiunto , la Dio mercè , incredibili progressi nello studio della natura , alcuni , confidando nel proprio giudizio in ispregio dell ' autorità della Chiesa , giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate , e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi . Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo , che il Nostro Predecessore giustamente dichiarò " sintesi di tutte le eresie " condannandolo solennemente . Tale condanna , o Venerabili Fratelli , noi qui rinnoviamo in tutta la sua estensione ; e poiché un così pestifero contagio non e stato ancora del tutto sradicato , ma , sebbene latente , serpeggia tuttora qua e là , Noi esortiamo che guardisi ognuno con cura dal pericolo di contagio ; che ben potrebbe ripetersi di tale peste ciò che di altra cosa disse Giobbe : " È fuoco che divora . fino alla perdizione e che sradica tutti i germi " ( Job . XXXI , 12 ) . Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti , ma anche dalle tendenze dei medesimi , e dal cosiddetto spirito modernistico ; dal quale chi rimane infetto , subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico , e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa , nel modo di parlare delle cose divine , nella celebrazione del sacro culto , nelle istituzioni cattoliche e perfino nell ' esercizio privato della pietà . Vogliamo dunque che rimanga intatta la nota antica legge : " Nulla si rinnova , se non ciò che è stato , tramandato " ; la quale legge , mentre da una parte deve inviolabilmente osservarsi nelle cose di Fede , deve dall ' altra servire di norma anche in tutto ciò che va soggetto a mutamento ; benché anche in questo valga generalmente la regola : " Non nova , sed noviter " . Ma poiché , o Venerabili Fratelli , ad una aperta professione di fede cattolica e ad una vita ad essa consentanea sogliono gli uomini essere stimolati , più che da altro , dalle fraterne esortazioni e dal mutuo buon esempio , perciò Noi Ci compiacciamo vivamente che sorgano di continuo nuove associazioni cattoliche . E non solo desideriamo che queste fioriscano , ma vogliamo che il loro incremento si giovi della Nostra protezione e del Nostro favore ; e tale incremento non sarà per mancare , purché obbediscano costantemente e fedelmente a quelle prescrizioni che furono o saranno date dalla Sede Apostolica . Tutti coloro pertanto che , iscritti in tali associazioni , tendono le loro forze per Iddio e per la Chiesa , non dimentichino mai il detto della divina Sapienza : " L ' uomo obbediente parlerà di vittoria " ( Prov . XXI , 28 ) ; perché se non obbediranno a Dio con ossequio verso il Capo della Chiesa , essi invano attenderanno l ' aiuto del Cielo e invano altresì lavoreranno . Ma affinché tutte queste cose siano mandate a effetto con quell ' esito che Ci ripromettiamo , voi ben sapete , o Venerabili Fratelli , esser necessaria l ' opera prudente ed assidua di coloro che Cristo Signore ha mandato " operai della sua messe " , cioè del Clero . Perciò comprendete che la vostra cura principale deve essere di applicarvi a santificare sempre più , come esige il sacro stato , il Clero che già avete , ed a formare degnamente per l ' ufficio così venerabile , con la più disciplinata educazione , gli alunni del Santuario . E benché la vostra diligenza non abbia bisogno di stimolo , pure Noi vi esortiamo e vi scongiuriamo a voler adempiere questo dovere colla massima solerzia . Si tratta di cosa che per il bene della Chiesa ha importanza capitale ; ma avendone i Nostri Predecessori di s . m . Leone XIII e Pio X trattato in proposito , non è il caso di aggiungere altri consigli . Solamente bramiamo che quei documenti di così saggi Pontefici , e più specialmente la " Exhortatio ad Clerum " della s . m . di Pio X , mercè le vostre insistenti premure giammai cadano in oblio , ma siamo sempre scrupolosamente osservati . Di una cosa peraltro non vogliamo tacere , ed è il ricordare ai sacerdoti di tutto il mondo , Nostri figli carissimi , l ' assoluta necessità tanto per il vantaggio loro personale , quanto per l ' efficacia del loro ministero , di stare strettamente uniti e pienamente ai propri Vescovi . Purtroppo dallo spirito di insubordinazione e d ' indipendenza che ora regna nel mondo , non tutti , come con dolore accennammo più sopra , sono scevri i ministri del Santuario : né sono rari i Sacri Pastori che trovano angustie e contraddizioni proprio là , donde dovrebbero aspettarsi conforto ed aiuto . Orbene , se alcuno tanto miseramente vien meno ai dovere , rifletta e mediti bene che divina e L ' autorità dei Vescovi , cui lo Spirito Santo ha destinati a reggere la Chiesa di Dio ( Act . XX , 28 ) . Rifletta inoltre che se , come abbiamo visto , resiste a Dio chi resiste a qualsiasi legittima potestà , è assai più irriverente la condotta di coloro che ricusano di ubbidire ai Vescovi , cui Dio ha consacrati con carattere speciale per esercitare il suo divino potere . " Poiché l ' amore - così scriveva il santo martire Ignazio - non permette di tacere di voi , perciò ho pensato ammonirvi di essere unanimi nella sentenza di Dio . Infatti Gesù Cristo , inseparabile dalla nostra vita , lo è per sentenza del Padre , come pure i Vescovi , stabiliti nelle plaghe del mondo , lo sono per sentenza del Padre . Onde a voi occorre convenire nella sentenza del Vescovo " ( In Epist . ad Ephes . , III ) . E la parola di quel martire insigne è stata , a traverso ogni età , la parola di tutti i Padri e Dottori della Chiesa . Si aggiunga che già troppo grave , anche per le difficoltà dei tempi , e il peso che portano i Vescovi , e che più grave è ancora l ' ansietà in che vivono per la responsabilità di custodire il gregge loro affidato : " Essi infatti vigilano come dovessero render conto delle vostre anime " ( Hebr . XIII , 17 ) . Non si deve dunque chiamare crudele chi , con la propria insubordinazione , ne accresce l ' onere e l ' amarezza ? " Perché questo non vi giova " ( Ibid . 17 ) , direbbe a costoro l ' Apostolo , e ciò perché : " La Chiesa è la plebe adunata intorno al sacerdote e il gregge raccolto intorno al pastore " (S.Cypr . Flor . et Pupp . , ep . 66 , al . 69 ) ; donde segue , che non è colla Chiesa chi non è col Vescovo . Ed ora , Venerabili Fratelli , al termine di questa lettera , il Nostro cuore torna colà , donde volemmo prendere le mosse . È la parola di pace che Ci torna sul labbro , per il che , con voti fervidi ed insistenti invochiamo di nuovo , per il bene tanto della società che della Chiesa , la fine dell ' attuale disastrosissima guerra . Per il bene della società affinché , ottenuta che sia la pace , progredisca veramente in ogni ramo del progresso ; per il bene della Chiesa di Gesù Cristo , affinché , non rattenuta da ulteriori impedimenti , continui fin nelle più remote contrade della terra ad apportare agli uomini conforto e salute . Purtroppo da lungo tempo la Chiesa non gode di quella libertà di cui avrebbe bisogno ; e cioè da quando il Suo Capo , il Sommo Pontefice , incominciò a mancare di quel presidio che , per disposizione della divina Provvidenza , aveva ottenuto nel volgere dei secoli per tutela della Sua libertà . La mancanza di tale presidio è venuta a cagionare , cosa d ' altronde inevitabile , un non lieve turbamento in mezzo ai cattolici : coloro difatti che si professano figli del Romano Pontefice , tutti , così i vicini come i lontani , hanno diritto d ' essere assicurati che il loro Padre comune sia veramente libero da ogni umano potere , e libero assolutamente risulti . Al voto pertanto d ' una pronta pace fra le Nazioni Noi congiungiamo anche il desiderio della cessazione dello stato anormale , in cui si trova il Capo della Chiesa , e che nuoce grandemente , per molti rispetti , alla stessa tranquillità del popolo . Contro un tale stato Noi rinnoviamo le proteste che i Nostri Predecessori , indottivi non già da umani interessi , ma dalla santità del dovere , emisero più di una volta ; e le rinnoviamo per le stesse cause , per tutelare cioè i diritti e la dignità della Sede Apostolica . Rimane , o Venerabili Fratelli , che , siccome il cuore dei Principi e di tutti coloro ai quali spetta mettere fine alle atrocità e ai danni che abbiamo ricordati , sta nelle mani di Dio , a Dio supplici leviamo la voce , e , a nome dell ' intera umanità , gridiamo : " Dacci la pace , Signore , nei nostri giorni " . E chi disse di sé : " Io , Signore ... faccio la pace " ( Is . XLV , 6-7 ) , Egli , placato dalle nostre preghiere , voglia quanto prima sedare i flutti tempestosi , dai quali sono agitate la Società civile e la Società religiosa . Ci assista propizia la Beatissima Vergine , Ella che ha generato lo stesso Principe della Pace ; e l ' umile Nostra Persona , il Nostro Pontificale Ministero , la Chiesa , e con essa le anime di tutti gli uomini , redente tutte dal Sangue divino del Suo Figlio , accolga sotto la Sua materna protezione . Auspice dei Celesti doni e pegno della Nostra benevolenza , impartiamo di gran cuore , o Venerabili Fratelli , l ' Apostolica Benedizione a voi , al vostro clero ed al vostro popolo . Dato in Roma , presso San Pietro , il 1° Novembre 1914 , nella festa di Ognissanti , del Nostro Pontificato anno I .
Miscellanea ,
Venerabili Fratelli , salute ed Apostolica Benedizione . I . L ' annuncio della Parola La predicazione prosegue l ' opera della redenzione Avendo Gesù Cristo nostro Signore col morire sull ' altare della Croce compiuta la Redenzione del genere umano , e volendo indurre gli uomini mercè l ' osservanza de ' suoi comandamenti a guadagnarsi la vita eterna , non ricorse ad altro mezzo che alla voce de ' suoi predicatori , commettendo loro di annunziare al mondo le cose necessarie a credere o ad operare per la salute . " Piacque a Dio di salvare i credenti per mezzo della stoltezza della predicazione " ( 1 Cor 1,21 ) . Elesse egli quindi gli apostoli , ed avendo loro infusi con lo Spirito Santo i doni appropriati a sì alto ufficio : " Andate " - disse - " per tutto il mondo e predicate l ' Evangelio " ( Mc 16,15 ) . Ed è questa predicazione appunto che rinnovò la faccia della terra . Poiché se la Fede cristiana convertì le menti degli uomini da molteplici errori alla conoscenza della verità , e le anime loro dall ' indegnità dei vizi all ' eccellenza di ogni virtù , non per altra via le convertì se non per via della predicazione : " La Fede dall ' udito , l ' udito poi per la parola di Cristo " ( Rm 10,17 ) . Laonde , siccome per divina disposizione , sogliono le cose conservarsi per quelle medesime cause che le hanno generate , egli è manifestato essere legge divina che l ' opera dell ' eterna salute si continui per la predicazione della cristiana sapienza ; a buon diritto venir questa annoverata tra le cose di suprema importanza , e meritare perciò tutte le nostre cure e sollecitudini , massime se ci fosse ragion di credere ch ' ella , perdendo in efficacia , fosse in qualche modo venuta meno alla sua nativa integrità . Ed è questo appunto che s ' aggiunge ai tanti mali , che Noi sopra ogni altro affliggono in questi miseri tempi . Se miriamo quanti sono coloro che attendono alla predicazione , li ritroviamo in sì gran numero che forse mai non fu il maggiore . Ma se al tempo stesso consideriamo a che sono ridotti i costumi pubblici e privati e le leggi onde si reggono i popoli , vediamo crescere ogni giorno il disprezzo e la dimenticanza d ' ogni concetto soprannaturale ; vediamo illanguidire il vigore severo della virtù cristiana , con obbrobrioso e rapido ritorno all ' indegnità della vita pagana . Di tanti mali molte certamente e varie sono le cagioni : non si può negare però che purtroppo insufficiente sia il rimedio che i ministri della divina parola vi dovrebbero apportare . Forse che la parola di Dio non è più quella che l ' Apostolo chiamava viva ed efficace e penetrante più d ' una spada a due tagli ? Forse col tempo e coll ' uso la spada s ' è spuntata ? Certo ella è colpa dei ministri , che non sanno maneggiarla , s ' essa perde spesso della sua forza . Né davvero si può dire che gli Apostoli incontrassero tempi migliori dei nostri , come se allora il mondo fosse più docile al Vangelo o meno riottoso alla legge di Dio . Gli è perciò che conscii del dovere che l ' ufficio apostolico c ' impone e mossi dall ' esempio dei due nostri immediati Predecessori , abbiamo creduto , in un affare di tanta importanza , di dover porre ogni diligenza per chiamare la predicazione della divina parola alla norma data da Cristo e dalle leggi ecclesiastiche . II . Cause di inefficacia Non si deve predicare senza mandato Nel che , o Venerabili Fratelli , importa ricercare anzitutto quali siano le cagioni che fanno tralignare dalla retta via . Ora siffatte cagioni possono ridursi a tre : o perché viene commessa la predicazione a chi non si dovrebbe ; o perché non ci si apporta la dovuta intenzione ; o ancora non si predica nel modo che si conviene . Infatti , secondo che insegna il Concilio di Trento , l ' ufficio di predicare spetta ai Vescovi principalmente . E gli Apostoli , ai quali succedettero i Vescovi , quello soprattutto ritennero che loro appartenesse . Così Paolo : " Non mi ha mandato Cristo a battezzare , ma a predicare il Vangelo " ( 1 Cor 1,17 ) . E gli altri Apostoli similmente : " Non è giusto che noi tralasciamo la parola di Dio per servire alle mense " ( At 6,2 ) . Però sebbene quest ' ufficio appartenga ai Vescovi in proprio , tuttavia essendo essi occupati da molti altri pensieri nel governo delle loro Chiese , né potendo perciò sempre né in ogni caso adempirlo di per sé , è necessario che vi soddisfacciano anche per mezzo di altri . Laonde chiunque , oltre i Vescovi , esercita quest ' ufficio , lo esercita senza dubbio come un incarico episcopale . Questo adunque rimanga anzitutto bene stabilito : a nessuno essere lecito d ' intraprendere da sé l ' ufficio di predicare , essere anzi a ciò necessaria la legittima missione , che nessuno può dare , dal Vescovo in fuori : " Quomodo praedicabunt nisi mittantur ? Come predicheranno se non sono mandati ? " ( Rm 10,15 ) . Quindi mandati furono gli Apostoli , e mandati da Colui che è Pastore supremo e Vescovo delle anime nostre ( cf 1 Pt 2,25 ) , mandati i settantadue discepoli ; e lo stesso Paolo , quantunque costituito già da Cristo vaso di elezione per portare il nome di lui dinanzi alle genti ed ai re ( cf At 9,15 ) , non iniziò il suo apostolato fino a quando i seniori , ubbidendo al comando dello Spirito Santo : " Mettetemi da parte Saulo per l ' impresa " ( del Vangelo ) ( At 13,2 ) , impostegli le mani , non lo licenziarono . La qual cosa nei primi tempi della Chiesa fu consuetudine costante . Tanto che tutti , anche i più insigni nel semplice ordine sacerdotale , come Origene , e quelli che dappoi furono innalzati alla dignità episcopale , come Cirillo di Gerusalemme e gli altri antichi Dottori della Chiesa , tutti , autorizzati ciascuno dal proprio vescovo , intrapresero l ' opera della predicazione . Oggi all ' incontro , o Venerabili Fratelli , si direbbe sia invalsa un ' usanza ben differente . Non sono rari , tra i sacri oratori , tali di cui si potrebbe ripetere con verità quello onde si lagna Iddio presso Geremia : " Io non li avevo mandati quei profeti , eppure correvano da sé " ( Ger 23,21 ) . Basta infatti che alcuno o per naturale inclinazione o per altro motivo qualunque s ' invogli di darsi al ministero della parola , perché facilmente gli si apra l ' accesso al pergamo , quasi palestra da esercitarvisi ognuno a suo talento . Tocca dunque a voi , o Venerabili Fratelli , riparare a tanto disordine ; e poiché ben sapete come dovrete un giorno rendere conto a Dio ed alla Chiesa del pascolo che avrete fornito alle vostre greggi , non vogliate permettere che alcuno , senza il vostro consenso , s ' introduca nell ' ovile e quivi a suo piacimento pasca le pecorelle di Cristo . Nessuno pertanto nelle vostre diocesi d ' ora innanzi dovrà predicare se non sia stato da voi stessi chiamato ed approvato . Vorremmo perciò , su questo proposito , che con ogni vigilanza consideriate a quali persone affidate incarico così santo e rilevante . Il decreto del Concilio Tridentino infatti questo solo permette ai Vescovi , che scelgano uomini idonei , cioè dire che siano capaci di adempiere salutarmente il dovere della predicazione . Salutarmente , dice - notate bene la parola che esprime la norma in questo affare - non dice con eloquenza , non già con plauso degli uditori , ma con frutto delle anime , che è il fine proprio del ministero della divina parola . Che se desiderate intendere da Noi anche più precisamente quali veramente si debbano reputare idonei , diremo senz ' altro che sono quelli appunto ne ' quali riscontrate i segni della vocazione divina . Imperocché quei requisiti stessi che si domandano acciocché alcuno sia ammesso al sacerdozio : " Nessuno si appropria da sé tale onore ma chi è chiamato da Dio " ( Eb 5,4 ) , sono pure necessari perché egli sia giudicato atto alla predicazione . Chi può essere ammesso a predicare Vocazione questa non difficile ad intendere . Poiché allorquando Cristo , Maestro e Signor nostro , stava per salire al cielo , non disse già agli Apostoli che , spargendosi pel mondo , subito principiassero a predicare , ma " trattenetevi in città sino a tanto che siate rivestiti di virtù dall ' alto " ( Lc 24,4 ) . Sicché questo è l ' indizio d ' essere alcuno da Dio chiamato a tale ufficio , s ' egli sia dall ' alto rivestito di virtù . Il che come sia , Venerabili Fratelli , lo possiamo raccogliere dall ' esempio degli Apostoli , tostoché ricevettero virtù dal cielo . Era su di loro disceso appena lo Spirito Santo , che lasciando stare i mirabili carismi loro conferiti essi , di rozzi e fiacchi uomini che erano , ad un tratto diventarono dotti e perfetti . Così se un sacerdote sia fornito di conveniente dottrina e di virtù purché egli abbia tanto in doni di natura da non tentare Iddio giustamente si potrà giudicarlo chiamato al ministero della predicazione , né vi sarà ragione che il Vescovo non lo possa ammettere . Ed è quello stesso che intende il Concilio di Trento , quando stabilisce che il Vescovo non permetta di predicare ad alcuno che non sia ben provato per costumi e per dottrina . E ' quindi dovere del Vescovo assicurarsi per via di lunga ed accurata esperienza quanta sia la scienza e la virtù di coloro , ch ' egli pensa d ' incaricare dell ' ufficio di predicare . E s ' egli in ciò si dimostrasse troppo facile e trascurato , mancherebbe ad un suo gravissimo dovere , e sul suo capo ricadrebbe la colpa e degli errori profferiti dal predicatore ignorante e dello scandalo e mal esempio del malvagio . Ma per facilitarvi l ' adempimento dell ' obbligo vostro in questo genere , o Venerabili Fratelli , ordiniamo che d ' ora innanzi tutti coloro che domandano la facoltà di predicare abbiano a sostenere un doppio e severo giudizio , dei costumi e della scienza loro , così appunto come si suole per la facoltà di ascoltare le confessioni . E chiunque o per l ' uno o per l ' altro conto sia ritrovato manchevole , senza nessun riguardo , come inetto venga escluso da tale ufficio . Lo esige la dignità vostra , perché , come abbiamo detto , i predicatori fanno le vostre veci : lo esige il bene della santa Chiesa , nella quale , se altri mai dev ' essere sale della terra e luce del mondo , ciò spetta a colui che è occupato nel ministero della parola ( Mt 5,13.14 ) . Il fine e le forme della predicazione Ben considerate queste cose , può sembrare superfluo il procedere a spiegare qual debba essere il fine e il modo della sacra predicazione . Giacché ove la scelta dei sacri oratori si faccia secondo la mentovata regola , che dubbio c ' è che quelli , i quali sono adorni delle richieste qualità , si proporranno nel predicare una degna causa e si atterranno a una degna maniera ? Tuttavia giova lumeggiare questi due capi , affinché tanto meglio apparisca perché mai talvolta venga a mancare in alcuni l ' ideale del buon predicatore . Che cosa i predicatori nell ' adempiere al loro ufficio abbiano da avere innanzi agli occhi , si rileva da questo , che essi possono e debbono dire di sé quel di San Paolo : " Facciamo le veci di ambasciatori per Cristo " ( 2 Cor 5,20 ) . Se dunque sono ambasciatori di Cristo , nel compiere la loro ambasceria debbono volere quello stesso che Cristo intese nel darla loro : anzi quello che egli stesso si propose , mentre visse sulla terra . Giacché gli Apostoli , e dopo gli Apostoli i predicatori , non ebbero missione diversa da quella di Cristo : " Come mandò me il Padre , anch ' io mando voi " ( Gv 20,21 ) . E sappiamo per che cosa Cristo discese dal cielo , avendo egli apertamente dichiarato : " Io a questo fine son venuto nel mondo , di rendere testimonianza alla verità " ( Gv 18,37 ) . " Io son venuto perché abbiano vita " ( Gv 10,10 ) . Quelli dunque che esercitano la sacra predicazione debbono mirare all ' una e all ' altra cosa , cioè a diffondere la verità da Dio rivelata , e a destare ed alimentare la vita soprannaturale in coloro che li ascoltano ; in una parola , a promuovere la gloria di Dio , coll ' attendere alla salute delle anime . Laonde , come a torto si direbbe medico chi non esercitò la medicina , o maestro di un ' arte qualsiasi chi quell ' arte non insegni , così chi predicando non si cura di condurre gli uomini a una più piena cognizione di Dio e sulla via dell ' eterna salute , potremo dirlo un vano declamatore , non un predicatore evangelico . E così non ve ne fossero di siffatti declamatori ! Intenzioni dei falsi predicatori E che cosa è poi quello da cui si lasciano soprattutto trasportare ? Alcuni dalla cupidigia della gloria umana , per soddisfare alla quale " si studiano di dir cose più alte che adatte , ingenerando nelle deboli intelligenze stupore di sé , non operando la loro salute . Si vergognano di dir cose umili e piane , per non sembrar di saper solo queste ... Si vergognano di allattare i pargoli " . E mentre il Signore Gesù dall ' umiltà degli uditori voleva s ' intendesse essere egli colui che si aspettava : " Si annunzia ai poveri il Vangelo " ( Mt 2,5 ) , quanto non brigano costoro per acquistarsi rinomanza dalla predicazione nelle grandi città e sui pulpiti primarii ? E poiché nelle cose rivelate da Dio ve n ' ha di quelle che spaventano la debolezza della corrotta natura umana , e che per ciò non sono adatte ad adunare moltitudini , da esse cautamente si astengono e prendono a trattare argomenti ne ' quali , salvo la natura del luogo , niente v ' ha di sacro . E non raro avviene , che nel trattar di verità eterne discendono alla politica , massime se qualche cosa di questo genere occupi fortemente gli animi degli uditori . Questo solo sembra essere il loro studio , di piacere agli uditori e imitar quelli che San Paolo dice lusingatori delle orecchie ( 2 Tm 9,3 ) . Di qui quel gesto non pacato e grave , ma da scena e da comizio ; di qui quelle patetiche modulazioni di voci o tragiche impetuosità ; di qui quel modo di parlare proprio dei giornali ; di qui quella copia di sentenze attinte dagli scrittori empii ed acattolici , non dalle divine Lettere né dai Santi Padri ; di qui finalmente quella vertiginosità di parola che nei più d ' essi si riscontra e che serve sì a ottundere le orecchie e a far stupire gli uditori , ma che non reca ad essi niente di buono da riportare a casa . Ora è incredibile di che inganno siano vittime cotali predicatori . Conseguano pure quel plauso degli stolti che essi cercano con tanta fatica e non senza profanazione : ma vale la spesa , quando con ciò essi vanno incontro al biasimo degli uomini savii , e , quel che è peggio , al tremendo giudizio severissimo di Cristo ? Se non che , Venerabili Fratelli , non tutti i predicatori che si allontanano dalle buone regole cercano , nel predicare , unicamente gli applausi . Il più delle volte quelli che si procurano siffatte manifestazioni lo fanno per giovarsene ad altro scopo anche meno onesto . Giacché dimenticando il detto di San Gregorio : " Il sacerdote non predica per mangiare , ma perciò deve mangiare perché predichi " , non sono rari coloro i quali , sentendo di non esser fatti per altri uffici , dove vivere con decoro , si sono dati alla predicazione , non per esercitare debitamente questo santissimo ministero , ma per fare i loro interessi . Vediamo quindi tutte le sollecitudini di costoro essere volte non a cercare dove si possa sperare un maggior frutto nelle anime , ma dove predicando v ' è da guadagnare di più . Ora da uomini siffatti non potendosi aspettar altro che danno e disonore per la Chiesa , dovete , Venerabili Fratelli , vigilare con ogni diligenza affinché , scoprendo qualcuno che faccia servire la predicazione alla sua vanità o all ' interesse , lo rimoviate senza indugio dall ' ufficio di predicare . Giacché chi non si perita di profanare cosa sì santa , non avrà certo ritegno di discendere ad ogni bassezza , spargendo una macchia d ' ignominia non solo sopra di sé , ma anche sullo stesso sacro ministero , che così indegnamente egli compie . E dovrà usarsi la stessa severità contro coloro che non predicano come si deve , per aver trascurati i necessarii requisiti a compiere bene questo ministero . E quali siano questi , lo insegna coll ' esempio suo colui che dalla Chiesa fu denominato il Predicatore della verità , Paolo Apostolo ; ed oh se , per beneficio di Dio , avessimo molto maggior numero di predicatori simili a lui ! III . Condizioni per predicare La scienza necessaria La prima cosa dunque che apprendiamo da San Paolo si è con che preparazione e dottrina egli intraprese a predicare . Né qui intendiamo degli studii ai quali egli aveva diligentemente atteso sotto il magistero di Gamaliele . Giacché la scienza in lui infusa per rivelazione , oscurava e quasi sopraffaceva quella che egli da sé si era procacciata : benché anche questa non gli giovò poco , come dalle sue Lettere si ricava . La scienza è affatto necessaria al predicatore , come dicemmo ; della cui luce chi è privo facilmente erra , secondo la verissima sentenza del Concilio Lateranense IV : " L ' ignoranza è la madre di tutti gli errori " . Tuttavia ciò non vuole intendersi di qualsiasi scienza , ma di quella che è propria del sacerdote e che si restringe , per dir tutto in poco , alla cognizione di sé , di Dio e dei doveri : di sé , diciamo , perché ognuno metta da parte i propri vantaggi ; di Dio , perché conduca tutti a conoscerlo e ad amarlo ; dei doveri , perché li osservi e insegni ad osservarli . La scienze delle altre cose , se manchi questa , gonfia e nulla giova . Disponibilità senza condizioni Ma vediamo qual fu nell ' Apostolo la preparazione interiore . Nel che tre cose debbono massimamente tenersi sotto gli occhi . La prima , che San Paolo si abbandonò tutto alla divina volontà . Non appena infatti , mentr ' era in cammino verso Damasco , fu tocco dalla virtù del Signore Gesù , egli proruppe in quella esclamazione , degna d ' un Apostolo : " Signore , che vuoi tu che io faccia ? " ( At 9,6 ) . Per amor di Cristo , cominciò subito ad essergli indifferente , come gli fu poi sempre in appresso , il lavorare e il riposare , la penuria e l ' abbondanza , la lode e il disprezzo , il vivere e il morire . Non è da dubitare che perciò egli profittasse tanto nell ' apostolato , perché si sottomise con pieno ossequio alla volontà di Dio . Al modo stesso quindi innanzi tutto serva a Dio ogni predicatore che s ' affatica alla salute delle anime : in maniera che non si dia alcun pensiero degli uditori , del successo , dei frutti , che sarà per avere : che cerchi , infine , non sé , ma Dio solo . Questo studio poi così grande di prestare ossequio a Dio richiede un animo sì disposto a patire , che non si sottragga a nessuna fatica o incommodo . La qual cosa in Paolo fu insigne . Giacché avendo il Signore detto di lui : " Io gli farò vedere quanto debba egli patire per il nome mio " ( At 9,16 ) , egli da allora abbracciò tutti i travagli sì volenterosamente da scrivere : " Sono inondato dall ' allegrezza in mezzo a tutte le nostre tribolazioni " ( 2 Cor 7,4 ) . Ora questa tolleranza della fatica se nel predicatore sia segnalata , purificandolo da quel che in lui v ' è di umano , e conciliandogli la grazia di Dio necessaria per far frutto , è incredibile quanto renda commendevole la sua opera agli occhi del popolo cristiano . Al contrario poco riescono a muover gli animi , quelli che dovunque vanno , cercano comodità più del giusto , e fuori delle loro prediche , non toccano quasi altro del sacro ministero ; sì da apparire che essi badino più alla propria sanità , che al vantaggio delle anime . In terzo luogo finalmente dall ' Apostolo s ' impara che al predicatore è necessario quello che si dice lo spirito di orazione : egli infatti come prima fu chiamato all ' apostolato , cominciò a pregar Dio : " Ei già fa orazione " ( At 9,11 ) . E la ragione è perché non coll ' abbondanza del dire , né col discutere sottilmente o col caldamente perorare si ottiene la salute delle anime : un predicatore che si fermi qui non è altro che " un bronzo sonante o un cembalo squillante " ( 1 Cor 13,1 ) . Ciò che dà vigore alle parole dell ' uomo e le fa mirabilmente efficaci a salute , è la divina grazia : " Dio diede il crescere " ( 1 Cor 3,6 ) . Or la grazia di Dio non si ottiene con lo studio e coll ' arte , ma s ' impetra con la preghiera . Onde chi poco o niente è dedito all ' orazione , indarno spende la sua opera e la sua diligenza nella predicazione , perché innanzi a Dio non caverà nessun profitto né per sé né per gli uditori . Dottrina e pietà Pertanto , a restringere in poco quanto siamo venuti dicendo fin qui , ci serviamo di queste parole di San Pietro Damiano : " Al predicatore due cose sono sommamente necessarie , cioè dire , che sovrabbondi di sentenze della dottrina sacra e fiammeggi dello splendore di religiosa vita . Che dove un sacerdote non riesca ad unire in sé le due cose , di guisa che sia esemplare di vita e copioso dei doni di dottrina , è meglio senza dubbio la vita che la dottrina ... Più vale la chiarezza della vita per l ' esempio , che l ' eloquenza e l ' accurata eleganza dei discorsi ... E ' necessario che il sacerdote , che esercita l ' ufficio della predicazione , versi piogge di dottrina spirituale ed irraggi lume di vita religiosa : a maniera di quell ' Angelo , il quale annunziando ai pastori il nato Signore , balenò d ' uno splendore di chiarezza , ed espresse con parole ciò che era venuto ad evangelizzare " . Predicare tutta la verità e tutti i precetti Ma per ritornare a San Paolo , se esaminiamo di quali cose fosse solito trattare predicando , egli compendia tutto così : " Non mi credetti di sapere altra cosa tra di noi , se non Gesù Cristo , e questo crocifisso " ( 1 Cor 2,2 ) . Fare che gli uomini conoscessero sempre più Gesù Cristo , e d ' una cognizione che giovasse a vivere e non a credere soltanto , ecco quello a che egli s ' affaticò con tutto il vigore del suo petto . E però predicava tutti i dommi o precetti di Cristo anche i più severi senza nessuna reticenza o temperamento , intorno all ' umiltà , all ' annegazione di sé , alla castità , al disprezzo delle cose terrene , all ' obbedienza , al perdono dei nemici o simili . Né mostrava alcuna timidezza nel proclamare : che si scelga tra Dio e Belial , perché non si può servire ad entrambi ; che tutti , appena escono di questa vita , hanno a presentarsi a un tremendo giudizio ; che con Dio non c ' è luogo a transazioni ; che o è da sperare la vita eterna , se si osserva tutta la legge , o , se per secondare le passioni si trascura il dovere , è da aspettarsi il fuoco eterno . Né mai il Predicatore della verità stimò di astenersi da siffatti argomenti per la ragione che , data la corruzione dei tempi , sembrassero troppo duri a coloro ai quali parlava . Apparisce chiaro dunque come non siano da approvare quei predicatori , che non osano toccare certi capi di dottrina cristiana , per non riuscir molesti all ' uditorio . Forse che il medico darà rimedii inutili all ' infermo , se questi per caso abborrisca dagli utili ? E poi qui si parrà la virtù e l ' abilità dell ' oratore , se egli le cose ingrate avrà col suo dire rese grate . Non serve la sapienza del mondo Gli argomenti poi che aveva preso a trattare in che modo l ' Apostolo li esponeva ? " Non nelle persuasive dell ' umana sapienza " ( 1 Cor 2,4 ) . Quanto importa , Venerabili Fratelli , che ciò sia da tutti sommamente ritenuto , mentre vediamo non pochi oratori sacri che predicano mettendo da parte la Sacra Scrittura , i Padri e i Dottori della Chiesa e gli argomenti della sacra teologia , e non parlano se non quasi solo il linguaggio della ragione . Ed è , senza dubbio , uno sbaglio : giacché nell ' ordine soprannaturale non si riesce a nulla coi soli amminicoli umani . - Ma si oppone : al predicatore il quale si fondi troppo sulle verità rivelate , non si presta fede . - E ' proprio vero ? Ammettiamo pure che ciò avvenga presso gli acattolici : sebbene , quando i Greci cercavano la sapienza , s ' intende , di questo mondo , l ' Apostolo predicava Gesù Crocifisso . Ma , se volgiamo gli occhi alle popolazioni cattoliche , in esse coloro che sono alieni da noi , ritengono per lo più la radice della Fede : le menti infatti sono accecate perché son corrotti gli animi . Finalmente con quale spirito predicava San Paolo ? Non per piacere agli uomini , ma a Cristo : " Se piacessi agli uomini , non sarei servo di Cristo " ( Gal 1,10 ) . Con un ' anima tutt ' accesa della carità di Cristo , non altro cercava se non la gloria di Cristo . O se quanti s ' affaticano nel ministero della parola , amassero tutti davvero Gesù Cristo , e potessero far proprie l ' espressioni di San Paolo : " Per causa di cui ( Gesù Cristo ) ho giudicato un discapito tutte le cose " ( Fil 3,8 ) ; e " Il mio vivere è Cristo " ( Fil 3,8 ) . Tanto quelli che ardono d ' amore , sanno infiammare gli altri . Onde San Bernardo così ammonisce il predicatore : " Se tu bene intendi , cerca d ' esser conca e non canale " ; cioè di quel che dici sii pieno tu stesso , e non ti basti solo trasfonderlo negli altri . " Ma - come lo stesso Dottore soggiunge - oggi nella Chiesa abbiamo molti canali e pochissime conche " . Affinché ciò non accada in avvenire , dobbiamo rivolgere tutti i nostri sforzi , o Venerabili Fratelli : a noi spetta , respingendo gl ' indegni , e incoraggiando , formando , guidando gl ' idonei , fare che di predicatori , secondo il cuore di Dio , ne sorgano quanti più si può . Pieghi poi lo sguardo sul suo gregge il misericordioso Pastore eterno , Gesù Cristo , anche per le preghiere della Vergine Santissima , Madre augusta dello stesso Verbo incarnato e Regina degli Apostoli ; e rinfocolando lo spirito dell ' apostolato nel Clero , faccia che siano numerosi quelli che cerchino " di comparir degni d ' approvazione davanti a Dio , operai non mai svergognati , che rettamente maneggino la parola di verità " ( 2 Tm 2,15 ) . Auspice dei doni divini e in attestato della nostra benevolenza , a voi , o Venerabili Fratelli , e al vostro Clero e popolo impartiamo con ogni affetto l ' Apostolica Benedizione . Dato a Roma presso San Pietro , il 15 giugno , festa del Sacratissimo Cuore di Gesù , dell ' anno 1917 , terzo del nostro Pontificato .
Miscellanea ,
I Nel quale si fa la presentazione di Ciuffettino e della sua famiglia , e si lancia uno sguardo reverente alla culta città di Cocciapelata . SEDETEVI intorno a me , figliuoli miei , e state ad ascoltare la veridica storia di Ciuffettino : quel ragazzo tanto famoso che nessuno di voi , ci scommetto , l ' avrà mai sentito neanche nominare . E perciò , mi aspetto già la domanda : - - Ciuffettino ! toh ! o chi era , Ciuffettino ? Oh ! bella ! Ciuffettino era Ciuffettino . Un bambinetto alto quanto ... eh no , il solito soldo di cacio non lo dico , neanche se mi bastonano . Mettiamo , tanto per cambiare , alto come una pianta di basilico . La faccia sarebbe stata passabile , anzi , piuttosto carina , se lui l ' avesse sempre tenuta pulita : ma siccome si lavava due volte la settimana per figura , così era nera e brutta come un carboncino . Ma la estrema piccolezza non era la sola specialità del nostro eroe : egli portava fieramente , ritto su la fronte , un ciuffo immenso di capelli che gli dava un ' aria curiosa , e lo faceva somigliare ad uno spolvera ­ mobili . E lui ci teneva , sapete , al suo ciuffo ! Guai se qualche amico gli consigliava giudiziosamente di farselo tagliare ! Era capace di cominciar subito una questione ; con il solito epilogo di pugni e di scappellotti . In paese tutti lo chiamavano Ciuffettino , per canzonarlo : ma Ciuffettino , invece , era superbo del nomignolo che gli avevano appioppato , e non voleva che neppure la mamma lo chiamasse con il suo vero nome di battesimo . Il quale era ... Eh ! non lo so né pure io . Mettetene uno qualunque voialtri . Ma a proposito : Ciuffettino , di chi era figlio ? Dove abitava ? A queste interrogazioni risponderò con una domanda : siete mai stati a Cocciapelata ? Mi dispiace dovervi dire che , se non ci siete mai stati , avete fatto malissimo . Non andare a Cocciapelata , la patria di Celso Perepè , l ' immortale inventore dei cavatappi a macchina , è lo stesso che non voler vedere nulla di bello e di buono al mondo . Vergogna ! È vero che non ci sono mai stato né pure io , ma questo non vuol dire . Io me la figuro benissimo . Cocciapelata è un paesino ridente , situato su una collinetta verde , vicino al mare . L ' ultimo censimento , fatto dal sindaco del paese circa un paio d ' anni fa , assegnava a Cocciapelata la cospicua cifra di trecentosettantacinque abitanti , compresi dodici cani , trentaquattro porci , diciassette galline , un pappagallo e quattro gatti e mezzo . Dico quattro gatti e mezzo , perché Ménico , il gatto del farmacista , mancava di due zampe , della coda e di un occhio : e perciò non poteva di diritto pretendere al titolo ambito di gatto intero . Le fatiche di Ciuffettino Cocciapelata alta è un ammasso di macerie sudice e nere ; gli artisti che vengono di fuori dicono che quella parte indecente di paese è bellissima . Cocciapelata bassa è pulita : ha due strade diritte e larghe , diciotto case a due piani , una scuola comunale , un Circolo dove si radunano tutti gli imbecilli del villaggio per non far nulla - - il Circolo si chiama Club letterario - - una piazza con una fontana , un monumento in gesso a Celso Perepè , e un teatrino stabile di burattini . A Cocciapelata bassa c ' è igiene , pulizia , e quasi direi una specie di eleganza . Gli artisti dicono che , quella parte graziosa del paesello è bruttissima . Dove stavano e che cosa facevano i genitori di Ciuffettino ? Ecco : voi entrate in Cocciapelata dalla porta dei Trulli - - la porta che anticamente dava su la via del principato degli Sbucciamela - - e camminate dieci passi per la strada maestra : poi voltate a sinistra , poi a dritta , e vi trovate davanti alla bottega di compare Attanasio , il ciabattino di moda a Cocciapelata . La bottega di compare Attanasio non era in fondo che uno sgabuzzino di legno ; però non bisognava dirlo al brav ' uomo , perché allora , Dio ci scampi e liberi , c ' era da sentirsi tirare una scarpa in testa . Nella botteguccia , ci si rigirava appena : ma compare Attanasio aveva fatto miracoli , ed era riuscito ad incastrare in un metro quadrato di spazio il proprio banco , due sgabelli , un fornelletto , tre volumi molto usati dell ' Almanacco del Secolo , ch ' egli rileggeva regolarmente quattro volte il mese da una quindicina d ' anni , e un gatto quasi soriano , che rispondeva al nome di Gigi ... quando ne aveva voglia . Siccome la sora Rosa , degna consorte dell ' integerrimo Attanasio Battisòla , era piuttosto abbondante di forme , e nella bottega non c ' entrava , così la si contentava , povera donna , di starsene per istrada a far la calza , per dir male con le vicine della moglie del sindaco . La casa di Ciuffettino L ' avevano desiderato a lungo , quel benedetto figliuolo ! Oh ! se l ' avevano desiderato ! Sfido : come si fa a concepire una famiglia senza ragazzi ? L ' onesto ciabattino , dopo tutto , non stava mica male ; poteva dirsi anzi un signoretto : guadagnava alle volte anche sei soldi il giorno , e non ne aveva né pure per dar da mangiare a Gigi , il quale era costretto di campare alle spalle del salumaio accanto : e poi , fìgurarsi : in paese il sor Attanasio lo chiamavano pomposamente il re dei disperati ! Un figliuolo sarebbe stato proprio il cacio su i maccheroni ! Se no , a chi avrebbe lasciato tutti i tesori di famiglia ? A chi le forme ? A chi le lesine ? A chi gli spaghi ? A chi la pece ? A chi ... i chiodi ? Il sor Attanasio Proprio sul limitare della vecchiaia , il desiderato figliuolo venne . Sicuro . E siccome la mamma , sbadatamente , prima di metterlo alla luce , andò a vedere il pappagallo , anzi , il kakatoa , che aveva portato dall ' America il figliuolo del farmacista , così il ragazzo nacque ... con il ciuffo . Appena Ciuffettino ebbe cinque anni , il babbo lo mandò a scuola . Bisogna premettere , a lode del nostro eroe , che era venuto su un monello di prima forza : svogliato , bugiardo , sfacciato , sporco ... Il babbo aveva fatto del suo meglio per metterlo su la via buona : ma aveva anche troppe scarpe da rattoppare , e non poteva star sempre appresso al figliuolo . La mamma poi , si sa , gliele dava tutte vinte ... Basta : a sei anni , Ciuffettino era più asino che a cinque . A sette , peggio che mai . A otto , non ve ne parlo . A nove ... E il babbo : - - Ciuffettino te ne pentirai ... bada , Ciuffettino ! ... stà attento ... studia ... Ma si ! La mamma era sempre pronta a gridare : - - O làscialo un po ' in pace , questo figliolo ! Non vedi come è miserino , povero tesoruccio ? A farlo studiar tanto c ' è il caso ... Gesummaria ! ... di mandarlo all ' altro mondo ... - - Così lo alleverai una birba matricolata ! - - strillava compar Attanasio , tirando lo spago con bizza . - - Esagerato , brontolone ! - - E tu vecchia senza giudizio ... Alle volte Ciuffettino , dopo questi discorsi , si portava la punta del pollice al naso , e stendendo la mano a ventaglio , faceva : - - Babbo : cucù ... Compare Attanasío , imbestialito - - con ragione , veh ! - - gli tirava una forma di legno ... senza colpirlo : e Ciuffettino , per il dispiacere , andava , a furia di capriòle , fino al teatro dei burattini , per la rappresentazione diurna . - - Bel rispetto verso suo padre ! Eh ! quel figliolo ! quel figliolo finisce male ... Finisce male , quel figliolo ! ... La sora Rosa e ... il kakatoa E il povero padre , sospirando per la gran passione , tutto confuso , finiva sempre per mettere i tacchi delle scarpe alla rovescia , sollevando la suprema quanto legittima indignazione degli avventori : fra i quali , non ultimo , l ' illustrissimo signor Spiridione Falbalà , sindaco e droghiere del comune di Cocciapelata . II In cui Ciuffettino lascia onorevolmente gli studi , e compie una di quelle prodezze che lo hanno reso celebre tra i monelli . UN giorno Ciuffettino andò alla scuola di cattivo umore . Si davano gli esami bimestrali , e il ragazzo non sapeva una parola di quello che avrebbe dovuto dire . Il maestro - - un vecchietto calvo , con certi occhiali che sembravano fanali da locomotiva , e con un lungo pastrano verde che aveva l ' aspetto di una gran fodera da ombrelli - - lo chiamò subito alla lavagna . Il maestro avrebbe dovuto esser severo con quella birba , che pochi giorni prima si era permesso di attaccargli una scala di carta alle falde del pastrano : ma era tanto gentile e tanto buono , quel degno vecchino ! - - Andiamo ... - - cominciò - - prima dell ' aritmetica , ti interrogherò su la grammatica . Ciuffettino volse uno sguardo disperato ad un suo amico , come per dire : - - Se non mi aiuti , son fritto ! - - Dunque - - proseguì il maestro - - la grammatica è ... ? Ciuffettino seguitava a far il telegrafo senza fili con il proprio compagno . E il maestro : - - La grammatica , è ... ? Che cos ' è ? ... E il ragazzo , zitto . - - Oh ! dico a te , sai ! ... la grammatica ? ... - - La grammatica , che cosa ? - - ripeté finalmente il nostro eroe , biascicando le parole . - - Che cos ' è ? - - Quello che vòle - - rispose pronto il monello , credendo di aver trovato una scappatoia . - - No quello che voglio ! Che maniera di rispondere ? La grammatica è l ' arte ... su via ... rammentati bene ... - - È l ' arte ... - - ... che insegna ... - - ... che insegna ... - - ... a leggere e a scrivere ... - - ... a leggere e a scrivere ... - - ... correttamente . - - ... correttamente . - - Bravo . Vedo che fai progressi . Passiamo ad altro . Che cos ' è , la parola uomo ? Un nome ... ? Un nome comune , eh ? Benissimo , un nome comune . Di che genere ? A proposito : di quante specie può essere , il genere ? Ciuffettino volse l ' occhio al compagno , che alzò due dita della mano facendo un certo verso con la bocca per significare la parola due . E Ciuffettino , pronto : - - Duecento . Il maestro diede un balzo su la poltrona . - - Ma come ! pensaci bene : è tanto facile ! ... Di quante specie ... su da bravo ... Di '...? - - Duemila ... ! Il povero maestro sudava freddo ... - - Ventimila ! - - ribadì con forza Ciuffettino . Il maestro di scuola - - Ma no ! ... duecentomila ! due milioni ! asino ! bestia che sei ! - - urlò l ' insegnante , fuori dalla grazia di Dio - - Sono dueeeee ... due , capisci ? genere femminile e genere maschile ... - - E poi , calmandosi : - - Passiamo ad altro . Ciuffettino gonfiò le gote e alzò gli occhi al cielo , pensando : - - Auff ! l ' è lunga ! - - Spero che sarai più forte in aritmetica . Ti darò una operazioncina facile facile . Ma mèttici un po ' di attenzione , mi raccomando ... ! Tu hai in un panierino ventisette fichi ... - - Hum ! - - Hum , che cosa ? - - Nulla : ho fatto così per fare : hum ! - - Dunque , tu hai in un panierino ventisette fichi : e devi fare un chilometro di strada ... Ad ogni cinquanta metri tu mangi un fico - - segna costi su la lavagna - - ora io ti domando : quando arrivi a destinazione , quanti fichi ti rimangono ? Questa volta l ' amico di Ciuffettino alzò sette dita . Ma Ciuffettino scosse il capo . - - Quanti ? - - ripeté il maestro , aggiustandosi gli occhialoni sul naso . - - Tutti - - disse risolutamente il ragazzo . - - Tutti ! - - gridò il vecchietto , tornando a montar su le furie - - ma come tutti ? Ma che sei , sordo ? Se ne mangi uno ogni cinquanta metri ... - - Ma io non li mangio , perché i fichi non mi piacciono ! ... A questa uscita la scolaresca diede in una risatona lunga , irrefrenabile , scrosciante . E il maestro diventò addirittura furibondo . - - A casa , monello ! Compiango i tuoi poveri genitori , che dovranno tenersi per tutto il giorno fra i piedi un somaro come te ! Vedrai , che bell ' avvenire che ti prepari ... ! Via , a casa ! Io non ti ci voglio più , qua dentro ... Quella birba di Ciuffettino si strinse nelle spalle : poi , come se niente fosse , esclamò : - - Giusto : anch ' io mi ci noiavo , a scuola . Non so che gusto ci si provi a rifinirsi gli occhi su tutti questi libracci ... Arrivederlo e grazie . Uscendo dalla scuola , il buon umore gli tornò subito in corpo . E perciò si mise a correre , saltando come un capriòlo , verso lo sgabuzzino del babbo . - - Oh ! babbo ! oh ! babbo ! - - vociò da lontano . La scuola di Cocciapelata Compare Attanasio , meravigliato , sporse il capo fuor della botteguccia . - - C ' è vacanza , oggi ? - - domandò . - - E anche domani - - aggiunse , tutto trafelato , Ciuffettino , arrivando a tempo su l ' uscio per dare il consueto calcio quotidiano al povero Gigi che faceva le fusa . - - Domani ? - - ripeté il padre del bambino , in tono dolente - - o quando la riaprono , la scuola ? A saperti tutto il giorno libero di fare il bighellone ... c ' è da sentirsi riavere ... - - Non la riapron più , la scuola . Non la sai la notizia ? Il Governo ha proibito a tutti i ragazzi di andare a scuola . E poi i maestri han fatto sciopero . - - Ma smèttila , bugiardo ! che mi tiri fuori adesso ? Vado ad informarmi io . Mentre compare Attanasio si toglieva il grembiule per uscire , eccoti il maestro di scuola , che , approfittando dell ' ora di ricreazione , era voluto venire dal babbo di Ciuffettino a raccontargli le geste di quel brigante . - - Senta ... ho cacciato via di scuola il suo figliolo perché se no , un giorno o l ' altro , finiva male ... È un vagabondo , un somaraccio , uno screanzato ... Mi dispiace per lei , povero sor Attanasio , che è un onesto operaio ... Il ciabattino cascò dalle nuvole . Che Ciuffettino fosse lo scolaro più svogliato della scuola elementare di Cocciapelata , lo sapeva ; ma che fosse birbante al punto di farsi metter fuori , e in quel modo , non poteva figurarselo . E perciò , annichilito dalle parole del maestro , il buon uomo si pose a bofonchiare : - - Anche questa ! ... anche questa m ' ha fatta ! ... ah ! da quando è nato , quel ragazzo è stato sempre la mi ' disperazione ... Ed io che l ' avevo desiderato tanto ... ! Ora che ne farò , io , che ne farò ? Buttarlo via non posso : è il mi ' figliolo , e gli voglio bene , nonostante tutto , e bisogna che me lo tenga ... Ma che ne farò ? eh ? Il sor Attanasio si asciugò gli occhi con il rovescio della mano pelosa . Ciuffettino , che in fondo in fondo non era cattivo , si sentì commosso , e mormorò con un fil di voce : - - Babbo ... non lo farò più ... perdonami ... - - Eh ! disgraziato ! il peggio poi sarà per te ... Io ti perdono , ma il mio perdono non serve a nulla . Bisogna rimediare ... - - Rimedierò ... - - Ma in che modo ? lo dica lei , sor maestro ... - - Lo metta ad imparare un mestiere , dia retta a me ; ... forse ... chi sa ... con un padrone severo , potrà emendarsi . Il ciabattino tornò al suo bischetto , e ricominciò a tirar lo spago . Intanto il nostro eroe era riuscito a ficcar la sua minuscola personcina tra lo sgabello del babbo e la parete di legno della botteguccia , rubando il posto al povero Gigi . Il maestro si voleva sedere su un sgabello in faccia al sor Attanasio : ma siccome non c ' entrava , nello sgabuzzino , così dovette sedersi mezzo dentro e mezzo fuori . E il sole gli picchiava sul groppone con una forza ! ... - - Ecco , il mio consiglio sarebbe - - borbottava il maestro , che si sentiva abbrustolire , dimenandosi su lo sgabello - - sarebbe quello ... - - Dica , dica - - incoraggiava compar Attanasio , mentre Ciuffettino si divertiva a tirargli il gatto nelle gambe - - le sue le son parole d ' oro ... - - Ecco . C ' è il fabbro ferraio che sta in piazza , il quale avrebbe bisogno di un ragazzo ... - - Va ' all ' inferno ! - - strillò il ciabattino , cercando di sferrare un calcio al gatto . - - Dice a me ? - - A lei ? Le pare , sor maestro ? L ' avevo con il gatto . Séguiti pure . Diceva , che il fabbro ... - - Ecco ... parli un po ' .. col sor Teodoro ... badi che in paese lo hanno soprannominato Trippetta ... e lui se ne ha per male ... non gli scappi di bocca quel soprannome , sa ... - - Stia tranquillo ... Pezzo di canaglia ! - - Badi come parla ! ... Mi maraviglio ! - - Ma io ... - - Una canaglia sarà lei ... - - No : in questo caso sarà lei ... - - Proprio vero : tale il figlio , tale il padre ... - - Io dicevo a Ciuffettino , che si diverte a buttarmi il gatto fra le gambe ... - - Ah ! non parlava con me ! ... - - Ma si figuri ... - - Allora , facciamo la pace ... Uno dei soliti scherzi di Ciuffettino ... - - Diamine ! qua la mano ... - - Eccola , compare Attanasio ... Intanto Ciuffettino , con una abilità sorprendente , da perfetto contorsionista , era passato tra le gambe del padre e si era accoccolato senza che nessuno se ne avvedesse , sotto lo sgabello , e li , ricominciò la medesima storia con il gatto . - - Il fabbro , capisce - - continuava l ' insegnante - - ha molto lavoro . Sul principio il ragazzo non potrà guadagnar tesori , ma ... ohi ! ohi ! - - Che c ' è ? - - C ' è che quel suo gatto ha certe unghie ! O non potrebbe tenerlo in casa , benedetto lei ? - - In casa ? Ma il mio Gigi deve stare in bottega .. ! - - Ah ! furfante , grullaccio , mascalzone ! ... - - Moderi i termini , sa ! - - Che vuol moderare ? io ripeto : furfante , grullaccio ... Il maestro l ' aveva , naturalmente , con Ciuffettino . Il quale stava segando , con una piccola sega da traforo che gli aveva regalata il figlio del falegname di faccia , una gamba dello sgabello . Quando compare Attanasio si alzò , mostrando i pugni al maestro , questi si mise a strillare . - - Ma è matto ? se la piglia con me ? - - Già , con lei ! o perché mi dà della canaglia , del grullaccio ... ? - - Ma io parlavo con Ciùf ... Non poté finire : lo sgabello , privo dell ' appoggio di una gamba si rovesciò , e il maestro fece un capitombolo , buttando all ' aria il bischetto con quanto c ' era sopra . E qui successe il finimondo . Una scarpa venne lanciata proprio sul naso di compar Attanasio , il quale , cieco di rabbia , urlando come un ossesso , sfondò con un pugno la parete della bottega , e dette un pestone formidabile al gatto : Gigi , per la paura e per il dolore , fuggì , passando su la faccia del maestro , graffiandogli il naso e rompendogli i vetri degli occhialoni ... Figuratevi le urla , i lamenti , le esclamazioni dei due vecchi ... In breve tutta la stradicciòla fu piena di gente che voleva sapere che cosa fosse avvenuto . Ma intanto , la vera causa di tutto quel putiferio ... correva a gambe levate giù per le pendici del colle , verso la spiaggia del mare . Ciuffettino , per affogare la paura , andava a fare un bel bagno ! III Dove Burchiello , figlio dell ' oste Veleno , compiange dì vero cuore Ciuffettino e gli propone di andar con lui a vedere ì fochi dal nipote del barbiere Tosacani . ED ecco Ciuffettino a tirare il mantice nella bottega del sor Teodoro , detto volgarmente Trippetta . Il mantice soffiava , ma il ragazzo soffiava più del mantice . Per i primi quattro giorni , le cose andarono benino : Ciuffettino si divertiva a veder battere il ferro rovente , a vederlo foggiare , limare , lustrare : e il divertimento gli faceva dimenticar la noia e la fatica del mantice . Ma dopo pochi giorni ... si tornò alle solite . Ciuffettino doveva andare a bottega alle sei : finì con l ' andarci alle due dopo mezzogiorno . Doveva aiutare il padrone nel suo lavoro e invece stava su l ' uscio di bottega a fare il chiasso con i compagni . E il sor Teodoro se ne lagnò subito con compare Attanasio . - - Lo vedi ? - - gridava questi rivolto alla madre del bambino . - - Lo vedi ? Tu che lo proteggi sempre ? È inutile : da quel ragazzo non si potrà mai cavar niente di bòno . E invece di formare la consolazione dei nostri ultimi giorni , Ciuffettino ... ci manderà più presto al camposanto . La sora Aspasia , che a proposito del figliolo era incorreggibile , rispondeva , corrucciata : - - Ma che camposanto ! ... Certe cose , proprio , non si sa come t ' escano di bocca ... È un po ' fiero , povero bimbo ... ma il cuore è bono ... Una volta , il sor Teodoro disse a Ciuffettino : - - Senti ... stasera mi toccherà a far tardi perché ci ho un lavoro da terminare ... E tu mi aiuterai : così ti regalerò due bei soldi nuovi di zecca . Ora vado ad avvisare i tuoi che non ti aspettino a cena : e poi passo dal farmacista per sentire del letto da allargare ... Torno subito : hai capito ? Non far malanni ... - - Ma io , veramente , stasera preferivo di andare a dormire ! - - esclamò Ciuffettino con un muso lungo un miglio . - - Caro mio , quando uno deve guadagnarsi il pane con le proprie braccia , bisogna che lasci da parte le poltronerie . Rammèntalo : perché tu , disgraziatamente , non sei il figlio di un signore : e ti toccherà a lavorare come un ciuco per campar la vita ... - - Come un ciuco lavorerete voi ! - - disse il ragazzo , tutto impermalito . - - Io , per vostra regola , quando sarò grande , farò il milionario ! ... Il sor Teodoro detto « Trippetta » Il sor Teodoro non gli rispose neanche - - perché con quel monello c ' era da compromettersi , proprio . Si infilò la giacca e uscì . Imbruniva . Nella piazzetta del villaggio i buoni paesani si radunavano in crocchi intorno alla fontana , a frescheggiare . I ragazzi correvano , saltavano , ridendo e schiamazzando , tra i gruppi dei grandi , e Ciuffettino , che se ne stava mogio mogio su la porta della bottega , li guardava , sospirando malinconicamente . Burchiello Ad un tratto il suo occhio ebbe un lampo di gioia . Nella penombra della sera aveva intravveduto le linee piuttosto goffe del suo buon amico Gigino , soprannominato , chi sa perché , Burchiello , da tutta la ragazzaglia di Cocciapelata . Burchiello era figlio di un oste del paese , che si era reso celebre nei dintorni per il Marsala fatto con la camomilla e l ' estratto di sorbe fermentate . Il figliuolo di tanto padre era una birba peggio di Ciuffettino : e però Ciuffettino gli portava un amore sviscerato . - - Buonasera , Ciuffettino - - fece Burchiello avvicinandosi . - - Buonasera , Burchiello . - - O che fai ? - - Mi diverto a contar le lucciole . - - Buon pro ti faccia ! Addio ... - - Dove vai ? - - Giusto ! Perché non vieni anche te ? C ' è il nipote del Barbiere Tosacani che ha comprato quattro soldi di mortaretti , e li vuole sparare tutti stasera ... Cocciapelata , patria di Ciuffettino - - Ma bisogna andare a Cocciapelata alta ... - - Eh ! già ! - - E io non posso , perché ci ho da aspettare padron Teodoro , che torna per lavorare sino a tardi ... - - E tu devi star lì ad aiutarlo ? - - Già a far soffiare il mantice ! - - Ti compatisco ... poveraccio ! Proprio , ti compatisco . Ciuffettino tacque , e alzò gli occhi al cielo . In quella , eccoti la sora Menica , la moglie del sor Teodoro , con un grosso involto sotto il braccio , e due piatti coperti in mano . ... eccoti la sora Menica ... - - Guarda , Ciuffettino - - disse la buona donna appoggiando la roba sopra un banco - - questa è la cena del mi ' marito ... Digli che non faccia tanto tardi , che non si affatichi troppo , poveromo ... Intanto , per aspettarlo gli cucirò du ' camicie ... Buonasera , figliolo ... abbi giudizio , sai , non ti allontanare di bottega ... - - Ma ché ! - - fece il ragazzo , con un gesto da grand ' uomo annoiato . - - Sei proprio una vittima ! - - seguitava Burchiello , sedendosi sul limitare della bottega , e voltando il capo di tratto in tratto verso il banco dove era stata depositata la cena del sor Teodoro . - - Quando passo di qui , e ti vedo a tirare il mantice ... proprio ... mi vien da piangere ! Era stracotto con le lenti ... Ciuffettino si sedette accanto all ' amico e lo baciò delicatamente su di un occhio . - - Ma il tuo babbo - - disse poi , asciugandosi una lacrima - - non ti dice mai di lavorare ? - - Ché ! ... mai ! Mio padre ha altro per il capo ! ... C ' è la mamma : ma alla mamma non si dà retta . Sarebbe ora di finirla , con questa storia ! Perché , dico io , un povero bambino ha da star le ore e le ore a rovinarsi la salute su i libri , o pure ad affaticarsi in una bottega di falegname o di fabbro ? Via ... non c ' è carità , siamo giusti . I ragazzi non debbono far mai nulla : altrimenti , a che servirebbe di essere ragazzi ? Burchiello parlava e arricciava il naso . - - Ma che hai ? - - gli domandò Ciuffettino . - - Sento un certo odorino che ... - - È odore di stufatino coi fagioli - - disse , ridendo , il figlio di compar Attanasio . - - Povero grullo ! questo gli è cavolo trascinato ... - - Ma che cavolo d ' Egitto ! È stufatino ! - - È cavolo ! - - È stufatinooo ! - - Vogliamo vedere ? - - O vediamo ! E i due bricconcelli si avvicinarono al banco e alzarono uno dei piatti portati dalla Menica . - - Hai visto , grullo ? Patate lesse e condite ! - - Ma guardiamo quell ' altro piatto ... - - Guardiamo pure ! ... Era stracotto con le lenti : ma uno stracotto così bello e profumato , che sembrava dicesse : màngiami , màngiami ! IV Dove Ciuffettino e Burchiello si mangiano la cena di compare Teodoro detto Trippetta e poi vogliono fare arrosto il gatto di bottega . CURIOSA ! - - disse , dopo una pausa , Burchiello - - A vederlo , così a occhio e croce , questo stracotto mi fa l ' effetto che debba essere salato ... - - E io scommetto che è sciocco - - È salato - - È sciocco ! - - Proviamo ! - - Non ci mancherebbe altro ! E allora , Trippetta , che cosa mangia ? - - Eh ! per un pochino ... - - Ma se se ne accorge ? - - Fa ' come vuoi : io per me proverei ... - - E poi il mi ' babbo dice che la roba degli altri va lasciata stare ... - - Il tu ' babbo , vedi , è un brav ' uomo : ma ci ha troppe frasche per il capo . Da ' retta a me ... - - No , no , ecco : non voglio . - - E allora , arrivederci : io vo a vedere i fochi dal nipote del barbiere Tosacani ... chi sa che bellezza ... - - Addio ... e divèrtiti . Quando Burchiello stava per varcare la soglia dell ' uscio di bottega , Ciuffettino lo richiamò . - - Sicché , tu dici che quello stracotto è salato ? - - E come ! - - Bah ! a me , tanto , non importa nulla . E i fochi , i fochi ? - - Quattro soldi di mortaretti ... - - E li fa scoppiare tutti insieme ? - - Tutti insieme ! Ciuffettino e Burchiello - - Chi sa che bel vedere ! basta , addio , Burchiello , ci vediamo domani . E Ciuffettino mandò un sospiro lungo un miglio . Ma Burchiello aveva fatto appena quattro passi che si sentì chiamare un ' altra volta . - - Senti ... oh ! ci vengono dimolti ragazzi a vedere i fochi ? - - Tutti i ragazzi di Coccîapelata , vuoi dire - - esclamò Burchiello , rientrando in bottega - - oh ! sarà proprio una cosa da raccontarsi ... - - Io , un pezzettino di stracotto lo assaggerei : ma piccolo ... per provare ... - - Ma diamine ! - - eppoi senti : quando un amico , un vero amico , ti dà un consiglio , non fare il sordo . I consigli dei genitori , quelli sì che sono interessati ; ma i consigli degli amici ... neanche per sogno ! - - I consigli ... de ' genitori ? - - Sicuro , vah ! i genitori hanno l ' interesse ... di farci stare boni . - - Tiranni ! - - borbottò Ciuffettino , avvicinandosi al piatto dello stufato . - - Nemici delle consolazioni ! - - ribadì Burchiello , seguendo l ' amico . - - Chi l ' assaggia per il primo ? - - disse Ciuffettino . - - Io ... perché sono più attempato di te , e ho diritto a certi riguardi - - rispose dignitosamente Burchiello . - - Mi dispiace , ma il primo sarò io ... - - Neanche per sogno ! ... - - O vediamo ! Il nostro eroe , lesto lesto , acciuffò un pezzetto di stracotto e se lo cacciò in bocca : ma quell ' altro , non meno lesto di lui , ne acciuffò un altro pezzo e lo ingoiò senza neanche masticarlo , come fanno i cani . Mosso da un desiderio legittimo di rivincita , siccome di carne non ce n ' era più , Ciuffettino raccolse con la mano tutte le lenti , e fece , per mangiarle ; ma Burchiello gli diede un buffetto al braccio , e le lenti saltarono in terra . - - O che credi ? ... imbecille ! - - esclamò , in tono irato , Burchiello . - - Dici a me ? - - Sì , a te ... imbecille e somaro ! - - Allora ... aspetta ... Si accapigliarono , e cominciarono a menarsi botte da orbi . Dopo un quarto d ' ora di pugilato , i due amici si lasciarono : Ciuffettino aveva il naso sbucciato e un occhio pesto , e Burchiello un orecchio graffiato e un sopracciglio gonfio come un palloncino . Fatti i conti , erano pari : ragione per cui , senza stare a pensarci sopra , si dettero la mano , si abbracciarono , si baciarono , e giurarono di non leticare mai più . Ciuffettino e Burchiello si accopigliano - - Facciamo arrostire il gatto ! - - Del resto avevi ragione : lo stracotto era piuttosto salatino - - osservò il nostro eroe , avvicinandosi al piatto delle patate - - bisognerebbe vedere , se ... - - Giusto ! me l ' hai cavata di bocca ! Bisognerebbe provare le patate - - Ma e quando torna il sor Teodoro , e non trova nulla ? - - Gli dici che è venuta la su ' sposa , e ha detto che per questa sera non le andava a verso di preparare da cena ... - - Eh ! No ... se ne verrebbe ad accorgere ... Piuttosto prepariamogli noi qualche cosa ... - - Mi viene un ' idea ! ... Ma prima mangiamo le patate ! E tuffò le mani nel piatto avidamente . - - Sei sempre lo stesso villanzone ! - - gridò inviperito Ciuffettino , mettendo addirittura il muso nell ' intingolo - - aspetta ... ohè ! ... che te ... le vuoi ... mangiar tutte ... te ... ? ? - - Faccio il comodo mio ... - - rispondeva l ' altro a bocca piena . - - Brutto cretino ! - - Cretino a me ? - - Sì , a te , a te , a te ! Non mi fai mica paura , sai ! ... - - Vieni avanti , se hai fegato ! ... E ripeti che sono un cretino ! - - Sì , cretino , e ciuco ... - - Ah ! questa volta ti strappo il ciuffo in parola d ' onore . Si accapigliarono e ricominciarono a menarsi botte da orbi . Dopo una ventina di minuti di pugilato , i due amici si lasciarono : Ciuffettino aveva strappato a Burchiello i bottoni della giacca , e Burchiello aveva strappato a Ciuffettino il goletto e la cravatta ... Anche questa volta , fatti i conti , erano pari . - - Rendimi il goletto ! - - E tu rendimi i miei bottoni ! - - E facciamo la pace ! - - Facciamola pure ! Senza stare a pensarci sopra , si dettero la mano , si abbracciarono , si baciarono , e giurarono di non leticare mai più . - - E ora ? - - disse Ciuffettino , grattandosi un orecchio a sangue - - col padrone , come si fa ? - - Te l ' ho detto che ci ho un ' idea ! Al padrone arrostiremo un gatto . - - Un gatto ? - - Sicuro : i gatti , tanto , somigliano alle lepri tal quale . Io lo so perché il mi ' babbo dà sempre ai suoi avventori il gatto , dicendo : - - Ecco : questa è quella lepre che ho ammazzato ier l ' altro ... - - O dove lo troviamo , il gatto ? - - Si cerca , toh ! - - Pigliamo il gatto di bottega ! - - Giusto ! Micio , micio , micinooo ... - - Non vuol venire ... Eh ! ma lo acchiappo : intanto , tu , accendi il fuoco ... Ciuffettino rincorreva il gatto per la bottega , ma il gatto , prevedendo il fatale pericolo che lo minacciava , faceva lanci incredibili , di qua e di là , e ogni tanto si ficcava negli angoli più oscuri , per riscappare al momento opportuno . Burchiello , nella smania di attivare il fuoco , aveva strappato la corda del mantice . Per non fare altri malanni , bruciò tutti i libri e i giornali che trovò in bottega ( il sor Teodoro ci teneva , a essere un fabbro ­ ferraio letterato ) ma rovesciò subito un bigonciòlo d ' acqua su le fiamme perché gli pareva che ... divampassero troppo . Intanto Ciuffettino , sempre più accanito , correva dietro al gatto , e buttava giù arnesi , banchi , sgabelli ; per ultimo , volendo tirar fuori la vittima di sotto una credenza dove c ' erano bottiglie e bicchieri , fece cader la credenza ; non vi so dire che spicinìo : tutto andò in pezzi : bottiglie , vetri , bicchieri ; una rovina senza l ' uguale . E il gatto , còlto il momento buono , prese l ' uscio e filò in piazza . Allora il nostro eroe , furibondo , senza pensare più a nulL ' inseguimento del gatto la , piantò la bottega , e si cacciò a correre disperatamente dietro l ' animale : Burchiello , in quattro lanci , gli fu vicino : e tutti e due , come dèmoni scatenati , seguitarono la corsa furiosa . Il gatto andava verso la campagna : e loro dietro , a scapicollo , per vie scoscese , nella notte limpida , soffusa della melanconica alba lunare . V In cui Ciuffettino per le sue birichinate si trova a dover passare la notte nel bosco , e si incontra nel terribile Lupo mannaro . GIUNSERO alla riva del mare , e , seguendo la spiaggia sabbiosa , s ' inoltrarono nella pineta . Là sotto c ' era buio pesto . Ma i ragazzi seguitavano a correre , a casaccio , picchiando di tanto in tanto la testa nei tronchi degli alberi , inciampando nei rami bassi , nell ' erba folta , cadendo e rialzandosi . A un certo punto , trafelati , si fermarono in uno spazio libero , nel quale piovevano i raggi della luna . Si guardarono qualche tempo , soffiando : poi Ciuffettino , in tono lamentoso , domandò : - - Adesso , come faccio a tornare a bottega ? - - A me lo dici ? - - ribatté Burchiello , stringendosi nelle spalle - - che c ' entro io ? - - Come , che c ' entri ! E lo stracotto chi l ' ha mangiato ? - - Tu hai detto : proviamo ... - - Tu l ' hai detto . - - No , l ' hai detto tu . Senti , Burchiello , non mi fare stizzire , perché se no , lo sai , finisce male . - - Ci ho colpa io se ti sei lasciato scappare il gatto ? - - Io mi sono lasciato scappare il gatto , ma se tu non fossi venuto a bottega a darmi quei bei consigli ... - - Già l ' ho sempre pensato che tu sei un povero figliolo , uno strullo ... - - Bada come parli , veh ! - - Lo sai che quando voglio dartele , non fo complimenti ... - - Séntilo , oh ! Or ora ne hai buscate quanto un ciuco ... - - Quanto un ciuco ! Ma che , ti ci vorresti riprovare ? - - Eh , perché no ? Per acchiappare il gatto Non dissero altro : si accapigliarono , e ricominciarono a menarsi botte da orbi . Dopo un dieci minuti di quel lavoro , i due amiconi si lasciarono ; Ciuffettino aveva la faccia tutta graffiata , e Burchiello era pieno di bernoccoli . - - E adesso , facciamo la pace ! - - disse Ciuffettino . - - Facciamola pure ! Senza stare a pensarci sopra , si dettero la mano , si abbracciarono , si baciarono , e giurarono di non leticare mai più . - - Ora che non c ' è più speranza di riacchiappare quel gatto birbone - - propose Burchiello - - torniamo a casa ... - - E , sai , ci sarà da fare un miglio ! ... - - Colpa tua : se correvi meno ! - - Bravo ! Ma io correvo dietro al gatto ! - - E io correvo dietro a te ! - - Io , per stasera , a Cocciapelata non ci ritorno davvero ! - - E i fochi del nipote del barbiere Tosacani ? - - Ma a quest ' ora sono stati belli e accesi ... - - Bah ! io voglio andare a dormire nel mi ' letto . - - Figùrati ! se torno a casa , il babbo gli è capace di rompermi il manico della granata su la schiena . - - Ma sai che è un bel tipo , il tu ' babbo ! - - Capirai : il sor Teodoro sarà andato subito a raccontargli ogni cosa ... Guai se ci penso ! mi si rizzano i capelli in capo ... No , no , a casa per una settimana almeno non ci ritorno ... - - Vieni via , buacciòlo : ti proteggo io ! - - Bella protezione ! Grazie . - - Vieni , sì o no ? - - No , no e no . - - Davvero ? - - Davvero , davverissimo . - - Allora , buonanotte ! - - Che ... mi lasci solo ? - - Eh ! una volta che non vuoi venir via ! - - Dopo avermi messo in questo imbroglio , mi pianti come un cavolo ! ... - - Ho sonno ... - - Io , per me , dormo ai piedi di un albero . - - Eh ! ma io non ci sono abituato ; e avrei paura di buscarmi un raffreddore . E poi dicono che nella pineta , di notte , ci passeggi il lupo mannaro ... Brrr ... Vieni via anche tu ! - - Non vengo , non vengo ! - - Bada al lupo mannaro ! - - Non vengo ! ... - - Bada alle infreddature ! - - Addio ! ... Burchiello si allontanò fischiettando . E Ciuffettino rimase fermo , nel mezzo della radura , con gli occhi al cielo stellato . - - Fidatevi degli amici ! - - borbottava - - Eh ! se invece di fare il monello avessi dato retta al babbo e a quel poveroCiuffettino nel bosco mo del maestro ... ora sarei a casa , a mangiarmi una bella minestra di fagioli e una fetta di pane imburrata di sotto e di sopra ... e la mamma mi farebbe le carezze , e il babbo mi racconterebbe la storia di quando Cocciapelata fu assalita dai briganti ... Mah ! è meglio non pensarci ! E il sor Teodoro ? Il sor Teodoro , se mi bastonasse , avrebbe ragione da vendere ! Dio , quella bottega , quella bottega ! Che rovina ! Figuriamoci quando sarà tornato , e avrà visto ... quella strage ! Mi par di sentirli , gli strilli ! Assassino , brigante ! ... E poi ... via , dal babbo : - - Senta , il su ' fi ­ gliolo se lo deve riprendere ... - - Ma come ! - - S ' immagini che mi ha fatto un danno di mille lire ! Sono rovinato ... anzi , spero che me le ridarà lei . - - Io ? neanche se rattoppassi scarpe per cento anni di seguito potrei guadagnar tanto da far questa somma . Ah ! birbone ! .. ah ! monellaccio ! ... Mille lire ! ... - - Ma che ! di più ! Duemila ! Centomila ! E poi mi ha fatto scappare il gatto , capisce ! - - Anche il gatto ! ... - - Sicuro ! - - Vieni qui , manigoldo ... vieni qui , che ti voglio far du ' carezze come ti meriti ... vieni qui ... » E io , invece , sono qua , in mezzo al bosco , e ho fame , e ho sonno , e ho paura ! Ossia : paura non si potrebbe dire , veramente : ma una specie di uggiolina ... Non vorrei incontrarmi col lupo mannaro ... Ciuffettino nel bosco Ciuffettino , con un tremito improvviso , si guardo intorno e orecchiò alcuni minuti . Si udivano ancora nell ' alto silenzio della notte , lontani lontani , i passi di Burchiello . - - Canaglia ! ... - - riprese a bofonchiare - - quando torno a Cocciapelata , te ne voglio dare un sacco e una sporta . Perché è stata tutta colpa sua ! Sicuro ! O chi ci pensava , a mangiare lo stracotto con le lenti ? Chi ci pensava , dico io ? E quelle patate ... Come erano buone , veh , quelle patate ! ... Avevano un saporino d ' aglio ! - - Sì , I gufi ascoltano le storie di Ciuffettino ma intanto eccomi nella pineta ... condannato a viverci per una settimana , almeno ! Eh ! chi si presenta su al paese ? Se non mi vengono a prendere ! ... Ora , intanto , cerchiamo di dormire : perché ho un sonno ... un sonno ... aui ! ... se non avessi il pensiero di quel maledetto lupo ... Dopo una pausa , e un ' altra guardatina sospettosa all ' ingiro , tentennando il capo : - - Ohe ! Ciuffettino ! o che sei diventato ? ... se anche tu ti vedessi venire incontro il lupo mannaro , non sarebbe mica il caso di spaventarsi ! Gli faresti una bella riverenza , e gli diresti : - - Alzati e vieni via con me ! - - « Buona sera , signor lupo mannaro ; come sta ? sta bene ? Allora , che mi farebbe il piacere di andarsene ? Scusi , ma che vuole , io non ci sono avvezzo a trattare con i lupi mannari : perciò se lei non va via , vado via io ... - - E scommetto che il lupo mannaro sarebbe tanto bene educato da rispondermi : - - Ma si figuri , signor Ciuffettino ! le pare ! ... non voglio disturbarla ! conosco le convenienze ! ... Me ne vado subito ! ... Arrivederla e buon riposo ! ... Così borbottando il ragazzo si accomodò una specie di soffice giaciglio con le erbe secche , e vi si buttò sopra , a pancia all ' aria , chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie . Di tanto in tanto li riapriva , ma per un attimo . E si pigiava sempre più le mani contro le orecchie . Forse , se avesse potuto ficcarsi un paio di metri sotto terra , lo avrebbe fatto . Nel bosco tenebroso non si udiva il fruscìo di una foglia , il crepitìo di un ramo spezzato , il sussurro di un animaletto notturno . Nulla . Ma Ciuffettino aveva paura . E tremava : e tremava : e dentro di sé continuava il famoso monologo . - - E se venisse il lupo mannaro , che ci sarebbe di male ? Non ti mangerebbe mica ! E poi , sono tutte storie ... che raccontano le nonne di Cocciapelata per addormentare i bimbi cattivi ... storie ridicole ... D ' un tratto , un ululato minaccioso echeggiò nella radura , proprio vicino al nostro eroe , il quale si raggomitolò tutto , e si coprì di erbe e di fronde , come per nascondersi . Ma all ' urlo seguì una voce tremenda , che disse - - Ciuffettino ! sono il lupo mannaro ! Alzati , e vieni via con me ! VI Nel quale Ciuffettino vien portato dal Lupo mannaro entro una sacca , fino alla capanna dell ' Orca . CIUFFETTINO non si mosse , non rifiatò E il lupo mannaro , con un ' altro ululato : - - Muoviti ! a chi dico ? ... è tardi , e abbiamo da camminare un bel pezzo ... ohe ! Ciuffettino ! ohe ! ... Ma Ciuffettino si ostinava a non dar segno di vita . - - Curiosa ! - - borbottò il lupo mannaro , acciuffando una gamba del ragazzo , e lasciandola ricadere , di schianto - - sembra morto ! Ohe , Ciuffettino ! se ti alzi subito , quando arriviamo all ' osteria , ti pago le paste asciutte con le rigaglie . - - ... E il pomodoro ! - - aggiunse impensatamente , il nostro eroe : perché bisogna sapere che le paste con le rigaglie e il pomodoro erano sempre state la sua passione . Peccato che la mamma non le faceva che ogni capo d ' anno , e i capo d ' anno sono così rari , nella vita ! È grassa se ci scappano una volta ogni dodici mesi ! Subito dopo aver lanciato quelle parole imprudenti , Ciuffettino richiuse la bocca ; e tornò a fare il morto come prima : ma era troppo tardi : il lupo mannaro , sgranando gli occhiacci e ghignando , prese fra le zampe robuste il ragazzo , e se lo cacciò in una gran sacca che teneva a tracolla : poi , si rialzò su le zampe di dietro , e appoggiandosi ad un nodoso bastone , si addentrò nella tenebrosa foresta , gettando degli - - umh ! - - umh ! - - formidabili , che svegliarono gli echi sopiti della notte . - - Ciuffettino , di lì ad un poco , sporse il capo dalla sacca , e dopo matura riflessione si decise a dire qualche cosa , timidamente . - - Scusi ... signor lupo mannaro ... si deve andar lontano di molto ? - - Ah ! ora lo cacci fuori , il fiato ! Brutto scimmiòtto ! Perché non mi rispondevi prima ? Ti costava fatica ? - - Scusi ... ripeté il ragazzo - - signor lupo mannaro ... non si arrabbi , veh ! Si deve andar lontano di molto ? - - Eh ! secondo ! - - rispose beffardamente il mostro - - per me , gli è poco . Una quarantina di miglia , su per giù ... - - Quaranta miglia ! ... ma che le pare ? non posso ! - - Oh ! mi dispiace , caro Ciuffettino ... - - Ma come fa ella a sapere che mi chiamo Ciuffettino ? - - Lo so , perché ho sentito dianzi quel tuo amico chiamarti a nome ... - - Ah ! Burchiello ! O non poteva acchiappar lui ? - - Se acchiappavo lui , c ' era il caso che perdessi te ... - - E lei aveva proprio bisogno di acchiappar me ? ... - - Si , perché mi sei simpatico ... - - Grazie mille . Ma senta , io quaranta miglia , creda , non le posso fare ! - - E chi te le fa fare , babbuino ? Le faccio io ! ... - - Ma gli è che il mio babbo mi aspetta ! - - Aspetterà ... ! - - La mia mamma , anche ! - - Aspetterà anche lei . - - Eh ! ma c ' è il caso che mi si freddi la minestra .... - - E tu làsciala freddare . - - Almeno me le desse davvero , quelle paste con le rigaglie ... - - Te le darò sicuro , le paste ! sentirai che roba ! ... E ora , taci , o , se vuoi far meglio , dormi . - - Non ho più sonno . - - Allora conta quante pulci ballano nella mia saccoccia . - - Giusto ! volevo dire : mi permette di camminare da me ? Mica per dir male della sua sacca , ma io sto meglio in piedi ... libero ... - - Eh ! lo credo ! Per iscapparmi ! fossi matto ! ... - - E se scappo , lei mi raggiunge . - - Sì ... ma se ti salta il ticchio di arrampicarti su di un albero ? Allora ? io non posso arrampicarmi , non mi riesce . No , no , da ' retta a me : è meglio che tu la faccia finita , e tu dorma ... Come un gigantesco grillo , il lupo mannaro percorse il bosco e la pianura ... - - Ma sa che è un bel tipo , lei ! - - 0 bel tipo , o brutto tipo , ti ripeto di farla finita . - - Ma io ho fame ! - - Hai fame ? - - strillò il lupo mannaro , gettando fiamme dagli occhi . - - Hai fame ? te la do io , la fame ! Sta ' zitto , Ciuffettino ! ... - - Voglio tornare dal babbo ... - - È troppo tardi , mio caro : i ragazzi per bene , a quest ' ora , non vanno a girare nei boschi ... - - Ma io son pentito ... - - È troppo tardi : e falla finita . Ciuffettino sognava di ritrovarsi a casa , col suo babbo e la sua mammina ... - - No ! - - Sìììì ! ... Il lupo mannaro , per la rabbia , morse la cima del bastone , e si ruppe due denti . - - Brutta canaglia ! - - ripigliò , dando una zampata alla saccoccia - - ora te ne avvedrai ! - - Se mi riesce di scappare ! ... - - bisbigliò Ciuffettino . - - Scapparee ? ? ? ... - - ripeté il mostro , andando su tutte le furie : e si diede a correre per il bosco , a salti , come un immenso grillo , e divorò le miglia con una rapidità ed una agilità favolose . Ciuffettino , che sporgeva il capo fuori della tasca , si sentiva mancare il respiro per la gran corsa del lupo , il quale filava con la velocità di una locomotiva . Corri , corri , il bosco fu oltrepassato : si tagliò un vasto piano deserto , e di nuovo rieccoti un bosco . Corri , corri , anche quel bosco fu oltrepassato : e rieccoti un piano , poi un altro bosco . Le ore passavano , e il lupo mannaro raddoppiava di lena ; perché voleva giungere a casa prima che l ' alba baluginasse in cielo . Fatica il lupo non ne sentiva , ma fame , sì e di molta . Perciò , di tanto in tanto , dava certi sbadigli screanzati che rintronavano all ' intorno , lugubremente , e facevano sussultare il povero Ciuffettino , il quale , a furia di sentirsi sballottare a quella maniera , aveva finito con l ' appisolarsi , e di tanto in tanto sognava ... Sognava di trovarsi a tavola , con la mamma , con il babbo , mangiando le paste col pomodoro , e il pane imburrato di sotto e di sopra ... e tirando , di sotto la tavola , una quantità di calci al vecchio Gigi ... o pure sognava di andare ai burattini , e di esser chiamato dal burattinaio per assistere alle nozze cospicue di Florindo e di Rosaura ... La sua simpatia , fra i burattini del Castello di Cocciapelata , era Arlecchino : ed egli sognava appunto di trovarsi accanto ad Arlecchino , di ridere e di far le capriole con lui ... Ma , ad ogni sbadiglio del lupo mannaro , il povero figliuolo si destava di soprassalto , ed era così richiamato , bruscamente , alla terribile realtà . Già le prime luci dell ' alba cominciavano a far capolino di là dai monti , e su i rami gli uccelli squittivano , spollinandosi e ripulendosi per bene le alucce molli di rugiada . - - Signor lupo mannaro ... mi farebbe la cortesia di darmi una mezza porzione di spezzatino ? - - bisbigliò , stropicciandosi gli occhi , il nostro amico - - proprio , senta , lo stomaco mi va via ... - - Lo dici a me ! ... - - brontolò il lupo mannaro - - e poi , dopo un gran respirone : - - Per fortuna , eccoci a casa . - - A casa di chi ? - - A casa mia , toh ! - - Ma io non ci voglio venire , a casa sua ! - - Eppure ci verrai ! - - Neanche se lei mi regala una torta di cioccolata grande come la rota di un barroccio ... - - Ci verrai ! ... Quest ' ultima volta , il lupo parlò con una voce , che sembrava il rombo del tuono . E di lì a poco , allo svolto di un sentiero , apparve una capannaccia , tutta nera , con il tetto a sghimbescio , addossata a due alberi colossali . VII In cui Ciuffettino giuoca un bel tiro al Lupo ed alla sua degna consorte . GIUNSERO alla capanna . Non appena il lupo mannaro ebbe ficcata la chiave nella toppa , si udì una voce brontolare : - - A quest ' ora ! a quest ' ora si ritorna , vagabondo e bighellone ! Adesso ti accomodo io ... Il lupo mannaro tremava come una foglia , perché per l ' appunto - - le debolezze sono così varie negli uomini ... figuratevi nei lupi mannari ! - - della moglie aveva una paura incredibile . Aprì pian piano l ' uscio , ed entrò , a testa bassa , trascinando le zampe , come un lupo condannato a morte . - - O che hai fatto , eh , brutto muso ? - - strillò la megèra , mettendosi i grandi pugni pelosi su i fianchi - - che hai fatto , da ieri a sera ? Sempre a gironzolare di qua e di là , senza portare mai nulla di buono a casa . Già , me lo diceva la mamma quando ci fidanzammo : non lo sposare , non lo sposare ; è un discolaccio senza voglia di far nulla ... - - Senti , senti , mogliettina mia bella - - bisbigliò il brigante mellifluamente - - questa volta almeno non devi sgridarmi ... se tu sapessi che cosa ti ho portato ! Gli occhi loschi della vecchiaccia scintillarono . - - Che cosa mi hai portato , eh , briccone ? - - chiese in tono più dolce . - - Questo ! - - disse trionfalmente il lupo : e acciuffando per la collottola il nostro Ciuffettino mezzo morto di paura , lo presentò alla mogliera , che diventata tutto ad un tratto allegra e gestrosa abbracciò il lupo mannaro , e fece due piroette , battendo le palme come una bambina che vede un bel balocco . - - Oh ! che grazioso bambino ! - - disse , prendendo in braccio il ragazzo , e sbaciucchiandolo - - bravo vecchio mio , ti perdono di aver fatto tardi ... è stata una gran bella sorpresa ! ... Ma a proposito avrai fame , eh ? - - Giusto ... volevo dirtelo ... Ti avevo preparato la pasta con i fagioli , ma che vuoi , adesso è diventata una pappa ... Per oggi ti contenterai di un mezzo maialino lesso ... domani - - e questo lo pronunciò ammiccando furbescamente - - mangeremo meglio tutt ' e due ! Ciuffettino divenne livido : ma pure ebbe il coraggio di mormorare : - - Anch ' io , veramente , avrei fame ... La capanna del lupo mannaro - - Ha fame , ha fame , povero piccino ! - - disse la , moglie del lupo , tutta flebile , carezzando il nostro eroe - - bisogna contentarlo ... oh ! ... com ' è caruccio ! e che ciuffo ! Questo ciuffo già , sarà meglio tagliartelo ... Ciuffettino mandò un grido di disperazione . La capanna del lupo mannaro - - No ! ... no , sentite , signora lupa ! ... non mi tagliate il ciuffo , per carità ; sarei , capace di morirne di crepacuore ! Lasciatemi stare come sono ... Anzi ecco : se mi rimandaste a casa ? ... - - Ma dove stai di casa ? - - È un ragazzo di Cocciapelata - - concluse il lupo mannaro - - Moglie mia : si mangia o non si mangia ? ... Ed eccoli tutti e tre a tavola . Il lupo mangiava , ma Ciuffettino , a malgrado dello spavento , divorava addirittura . E pure la moglie del lupo lo fissava con certi occhi che avrebbero levato l ' appetito al conte Ugolino ! - - Ma sapete che siete una gran bella donna ! ... - - esclamò , dopo aver spolverato due piatti di maialino con patate , il nostro amico Ciuffettino , rivolto alla lurida strega - - avete una carnagione ! e un naso ! ... Non lo dico per farvi un complimento , Dio me ne guardi : ma una bella donna come voi , non la si trova a girare il mondo quant ' è tondo ... La megera si ringalluzzì , perché ad esser bella ci teneva - - Lo vedi ? - - gridò , in tono di rimprovero , allo sposo - - tu che dici sempre che invecchio ! ... c ' è invece questo degno ragazzo che mi trova bella ... Bravo ! sei un bimbo di ingegno ! Come ti chiami ? ... - - Ciuffettino ! - - Bravo , Ciuffettino ! Ecco un figliuolo che , quando si trova in faccia ad una signora veramente bella , non ha nessuna vergogna a dichiararle : « siete bella ! » - - E poi dovete esser tanto buona ... - - Sì , non sono neanche cattiva ... - - Insomma , via , siete una perla ! - - No , signora Lupa : non mi tegliate il ciuffo , per carità ! - - Tesoro di ragazzo ! Aspetta , ti vado a prendere un grappolino d ' uva passa ... sentirai com ' è dolce ... Il lupo sogghignava . - - È un furbo , Ciuffettino ! è un furbo matricolato ! - - Mandiamolo addirittura in soffitta , dove c ' è l ' uva passa , a monti ... Vai , vai pure in soffitta , tesoruccio di mamma : e mangia più uva che puoi ... tanto ci si vede , perché è l ' alba ... Ciuffettino salì la scaletta di legno che portava in soffitta : ma , subito dopo , cavandosi le scarpe , ridiscese pian piano fino alla cucina , ed ascoltò , trattenendo il fiato , quello che il lupo e la moglie dicevano . - - Che vuoi ! - - esclamò la vecchiaccia , rosicchiando un osso accanitamente , per facilitarsi la digestione - - quel bambino mi è simpatico . - - Perché ha detto che sei una bella donna ... - - ripicchiò il lupo , con uno sberleffo . - - Già , tu sei sempre stato un marito ignorante e non so come abbia fatto a volerti tanto bene . - - Dunque come lo cucineremo , domani , quel ragazzo ? - - fece il lupo , cambiando discorso . - - Stammi a sentire : io direi di metterlo in istufato , con i funghi : è appunto tenero e grassoccio , e farebbe un ' eccellente riuscita ... Ciuffettino sentendo queste parole , tremò per tutte le membra e fu lì lì per isvenire . - - Credi ? - - disse il lupo , accendendo la pipa - - io invece sono sicuro che infilato nello spiedo ... - - Tu non ti intendi di cucina , sei un asino ! - - No : sono un lupo . - - Mettiamolo in padella ... Ciuffettino , fra sè , con le lacrime agli occhi , bisbigliò : - - Allora , se mi mettono in padella ... son fritto ! - - Che padella ! Io preferisco nel tegame , con gli spinaci - - Con i funghi ! - - Mi voglion mettere in padella ! - - Con gli spinaci ! - - Zitto , che se no ci sente ... e io non voglio che ci senta ; poverino , non deve saper nulla di nulla , lui . - - Eh ! ma bisogna pure che lo sappia ! - - No . Gli faremo bere quel vino che tu hai preparato per quando soffri d ' insonnia ... - - Quello con la marca gialla ? Un buon bicchiere lo farà dormire tre giorni di seguito ... Lo scambio delle marche nel vino - - Sicuro , toh ! - - Fingeremo di invitarlo a bere con noi ... - - E così berrò anch ' io , ma di quello bono ... stasera ci ho una sete ... ! - - Ciuffettino ! ... Ciuffettino ! Il nostro eroe risalì in soffitta , e affacciandosi alla scala , domandò in tono di voce tranquillissimo : Che volete , mamma lupa ? - - Prendi un paio di bottiglie ... ché si fa un po ' di baldoria ... - - O dove sono ? - - Vicino ai cesti dell ' uva màlaga ... Ah ! ... - - Prendi una bottiglia di quelle con la marca gialla , e una di quelle con la marca rossa ... - - Non ci vedo , aspettate ... Ciuffettine andò presso alla finestròla della soffitta , dai vetri della quale filtrava la melanconica luce dell ' alba , e guardò le due bottiglie che aveva preso a casaccio , dal mucchio ; portavano appunto la marca rossa e la marca gialla : allora le staccò tutte e due e le scambiò , riattaccandole con un po ' di pane masticato . - - Dunque ? - - berciava la vecchia , cominciando a spazientirsi . - - Eccomi ... eccomi ... scusate ... ho inciampato ... - - O bravo ! - - ringhiò il lupo stappando le bottiglie : - - adesso staremo allegri ! - - Credi , Ciuffettino ; che noi ti vogliamo un gran bene ! - - sospirò la moglie del lupo , facendo gli occhi di triglia fradicia . - - E io ! - - disse Ciuffettino , porgendo il proprio bicchiere al lupo mannaro , che glie lo riempì del vino della bottiglia gialla . - - Io vi voglio un bene dell ' anima , a tutti e due ! Alla vostra salute ! - - Alla tua ! - - risposero i due birbaccioni , alzando i bicchieri colmi dell ' altro vino . - - Che possiate campar mill ' anni ! - - E anche te , Ciuffettino ! La vecchia riempì ancora il proprio bicchiere , e quello del marito : poi disse con voce languida , e con un sorriso bonario , al nostro eroe : - - E tu non bevi ? Non far complimenti , sai , gioia di mamma ! - - Vi pare ! ... - - e giù ... Ciuffettino tracannò un altro bicchiere . - - E adesso va ' a dormire ! - - comandò il lupo mannaro al ragazzo . - - Nel nostro letto ti troverai benone ... - - Giusto ! Va ' a letto ... amoruccio mio ! Ciuffettino non se lo fece ripetere altre volte . Andò nella camera vicina , che era la camera da letto dei due sposi , e si ficcò vestito sotto le coltri , aspettando ansioso . Il lupo mannaro e la megera , in cucina , sbadigliavano screanzatamente , e mugolavano . Di lì a un quarto d ' ora , dormivano tutti e due come due marmotte , e russavano in modo così sfacciato , che , negli alberi intorno alla capanna , per la paura , non si sarebbe più trovato un cardellino o un ' allodola a pagarli un milione . Il lupo e l ' orca dormivano come marmotte VIII In cui Ciuffettino si trova senza volerlo in una città di Sapienti . ALLORA Ciuffettino , piano piano , in punta di piedi , trattenendo il respiro , scese dal letto , traversò la cucina , fece due boccacce al lupo mannaro e alla degna consorte , tirò un calcio al gatto , andò all ' uscio , lo aprì ... e si precipitò fuori , nella foresta ... Tra gli alberi altissimi scintillavano i primi raggi del sole . Il ragazzo , aspirò con gioia la fresca aria mattutina . Sentendosi tutto allegro per aver scampato un tremendo pericolo , si diede a correre a gambe levate per i sentieri del bosco . Di tanto in tanto , anzi , faceva anche girandole , capriòle e salti mortali ... Alle volte sì , gli pareva di sentire un rumore di passi affrettati , e un fruscio di fronde smosse : e allora si fermava e ratteneva il fiato : ma erano paure inutili ; ché il lupo ora stava dormendo la grossa nella sua capanna , e per un paio di giorni almeno non l ' avrebbero destato nemmeno le cannonate . Succedeva invece che il bimbo , dopo un breve sussulto , si potesse render ragione di quei rumori che lo mettevano in sospetto . E allora si vedeva fuggire tra i piedi un coniglio che la sua corsa aveva disturbato nel meglio di un pacifico pranzo di erbe tenere e di radici . Un po ' più avanti , Ciuffettino assisteva al passaggio velocissimo di una volpe furibonda : o pure agli esercizi acrobatici di uno scoiattolo ... Rincorato , il bimbo ripigliava la fuga : e al pensiero della bella sorpresa che attendeva il lupo e la moglie al loro risvegliarsi , Ciuffettino non poteva trattenere piccole risate di contentezza . Corri corri , Ciuffettino uscì dalla foresta e si trovò in un vastissimo piano , sparso di campi coltivati , maravigliosi di verde nel trionfo della luce del sole divino . Il ragazzo si inginocchiò su l ' erba e congiungendolo le manine , alzò gli occhi e il ciuffo al cielo , e mormorò : - - Grazie , buon Dio , di avermi salvato ! ... forse sarà stata la mia mamma a pregare per me ... perché io non merito tanta bontà ! Ma adesso torno da lei , e le chiedo perdono di tutto ... e anche al mio babbo , chiederò perdono ... e tornerò a lavorare ... Si rialzò , e volgendo in giro gli sguardi credette di riconoscere una stradicciòla bianca , fiancheggiata di siepi e di alberelli . - - Sicuro ! quella è la strada che dal mare va a Cocciapelata ... Oh ! bella ! e come mai l ' ho ritrovata così presto , dopo aver fatto tante miglia da una parte sola ? E si rimise in cammino . Però , credendosi vicinissimo a casa , il ragazzo sentì sfumare a poco a poco tutti i buoni propositi , come nebbia al sole . - - Ora , ho bell ' e capito ... mi toccherà a ritornare dal sor Teodoro ... a tirare il mantice ... se pure non voglio andare a fare il garzone di bottega dal farmacista ... o se non torno a scuola ... Bel divertimento ! ... A ripensarci bene , c ' è ecco da stare allegri . Beato chi può girare il mondo , libero di sè , senza pensieri e senza bisogno di lavorare ... Almeno si vedono tanti paesi nuovi , e ci si diverte ... Auf ! Gran brutto destino , quello di noi altri ragazzi ... Cammina , cammina ; il nostro eroe ad ogni svolto della via , diceva , con un palpito di cuore : - - ci sono - - e invece non arrivava mai . Cocciapelata non compariva . Ciuffettino provò un certo sgomento . Com ' era lunga quella via , e quanto silenzio da per tutto ! Alla fine , eccoti apparire , in fondo in fondo alla strada , una distesa di mura merlate , un mare di case , una selva di comignoli che gettavano grandi colonne di fumo nero al cielo , e tante , tante cupole ... - - Non è Cocciapelata di certo - - pensò Ciuffettino - - ma è una città , e siccome è una città , laggiù ci saranno tanti uomini , e siccome ci saranno tanti uomini , qualcuno mi darà da mangiare e da bere ! In pochi minuti giunse alla porta della città sconosciuta . Sarebbe entrato se , d ' improvviso , un omaccione alto quanto un campanile non fosse sbucato fuori da uno sgabuzzino presso la porta , e non l ' avesse preso per le gambe , come un fantoccio , facendo un brutto cipiglio , e susurrando con voce straordinariamente fioca : - - Chi sei ? Dove vai ? Ciuffettino rispose subito a voce alta : - - Sono Ciuffettino . - - Parla piano . Ciuffettino ... ! Ciuffettino ... ? non conosco questa roba ! - - Non sono una roba io , sono un ragazzo . - - Va bene , ma non ti conosco ! Ciuffettino e i ragazzi studiosi della città dei sapienti - - E neanch ' io conosco voi ! - - Parla piano , ti dico ! E dove vai ? - - A casa . Ma che dorme qualcuno , qui vicino ? - - Ho capito ! - - disse ad un tratto il misterioso personaggio , rimettendo in terra il ragazzo - - sei venuto qui per studiare ... - - Io ? ? ? ... - - Eh ! che cosa vuoi che venga a fare un bambino alla Città dei Sapienti ? Bravo : mi congratulo , bella cosa istruirsi ! Però bada di far poco rumore con le scarpe , camminando ... - - Ma voi chi siete ? che fate ? - - Io ? sto a guardia della porta , perché non entrino i seccatori in città . Addio , ragazzo : che gli studi ti sieno leggeri ! - - Sei venuto qui per studiare ? - - Ho bell ' e visto ! questo non è un paese per me - - brontolò Ciuffettino , addentrandosi nelle viuzze deserte e silenziose della città . E intanto leggeva - - alla meglio , perché quel monello non era ancora arrivato a leggere correntemente , figuratevi ! - - i manifesti che tappezzavano le cantonate . Quei manifesti portavano scritte di questo genere : ABBASSO L ' IGNORANZA ! LO STUDIO È LA SORGENTE DI OGNI BENESSERE UMANO . CHI NON AMA DI ISTRUIRSI NON È DEGNO DI VIVERE ! VIVA LA GRAMMATICA ! SOLTANTO CON LO STUDIO L ' UOMO PUÒ INNALZARSI A DIO . Ciuffettino scrollava il capo , scandalizzato da quelle eresie . E brontolava : - - Non vedo l ' ora di andarmene , da questa brutta città ! ... Appena ho mangiato qualcosa , scappo ; quest ' aria mi fa male ! ... ché ché ! ... Ci sarebbe da diventar tisici in una settimana ! ... Lemme lemme , parlando con sé stesso , Ciuffettino giunse ad un crocevia dove si trovavano molti fanciulli , pallidi e silenziosi , seduti su le gambe , accovacciati , sdraiati in terra , e tutti intenti a consultar volumi , pergamene , papiri . Alcuni guardavano certi oggetti curiosi col microscopio : altri , armati di enormi cannocchiali esploravano il cielo azzurro : altri ancora sfogliavano lentamente monumentali libri in cartapecora , dalle pagine ricoperte di grossi caratteri strani . Tutti poi sembravano immersi in profonde meditazioni . Ciuffettino ristette , stupito . Ed il suo primo pensiero fu : - - Perché quei bambini non fanno il chiasso ? E il secondo : La Città dei Sapienti - - Studiano ... certo ! Ossia : fanno quello che io non ho mai fatto . E me ne trovo bene . Vedi che facce che hanno ! Si accostò ad un fanciullo e chiese : - - Oh cosino ! ... o che leggi , le novelle delle Fate ? Il bambino lo fissò con lo sguardo profondo e rispose lentamente : - - Leggo la storia greca . E tu che fai ? Vuoi leggerla anche tu ? - - Io ? io vorrei mangiare . L ' abitante della Città dei Sapienti si rituffò nei suoi studi . Allora Ciuffettino si rivolse ad un altro , che era tutto occupato al microscopio . - - Mi faresti il piacere di indicarmi l ' osteria più vicina ? Il fanciullo tolse pigramente gli occhi dall ' apparecchio e bisbigliò : - - Qui non ci sono osterie . Se vuoi andare a scuola ... - - Ma io mi sento tirare lo stomaco ... - - Qui non si mangia che di sera : il giorno si lavora . Se vuoi andare a scuola ... - - A scuola , neanche se m ' impiccano ! - - strillò inviperito Ciuffettino , e continuò il viaggio . Ed eccolo nella gran piazza della città , dove gli uomini sapienti erano quel giorno riuniti per istudiare nientemeno che la quadratura del circolo . Eh ! non fate smorfie voi altri : dico proprio la quadratura del circolo . Ciuffettino , appena vide quel gruppo di scienziati , si mise a ridere sgangheratamente . Ciuffettino nel letto dell ' Orca IX Nel quale Ciuffettino restituisce ... per forza , l ' Elixir di lunga vita che il professor Sotutto gli aveva offerto generosamente . A dir la verità , anche voi altri , bambini miei , vedendo quegli illustri scienziati , avreste riso un pochino . Figuratevi tanti vecchi lunghi ; magri , sparuti , con le grandi barbe fluenti , bianche e giallastre , con certi brutti nasi bitorzoluti , su cui si appoggiavano occhiali enormi : e poi , vestiti di lunghe cappe nere ricamate in oro , con cappelli a cono altissimi e ornati di pietre scintillanti ... Sembravano tanti morti in permesso , vestiti in maschera . Sul suolo di cemento della piazza era stato disegnato con il carbone un ampio circolo . E i sapienti andavano entro a quello tracciando altre linee e altri disegni capricciosi , adoperando compassi , seste gigantesche e penne stilografiche mostruose . Tutti disegnavano , accumulavano cifre su cifre , trinciavano l ' aria con i loro arnesi , facendo segni cabalistici : ma nessuno parlava . Quell ' alto silenzio venne turbato a un tratto da Ciuffettino . I dotti , sentendo le risate del ragazzo , lasciarono per qualche istante le ricerche tormentose del gran problema . Erano tutti indignati . Chi poteva permettersi ... ? Uno dei vecchioni , scoprendo il nostro eroe , gli corse incontro , emettendo piccole grida gutturali , lo acciuffò per la collottola , e alzandolo all ' altezza del suo naso , domandò , stizzosamente : - - Di dove vieni ? Da quale scuola scappi ? Perché ridi ? Ciuffettino , benché l ' avventura fosse tutt ' altro che allegra , continuò a sghignazzare . Non poteva tenersi , proprio ! - - Ah ! tu seguiti a ridere ! - - aggiunse lo scienziato , tentennando il capo in atto di minaccia - - devi essere un ignorantello della campagna ! ... Adesso la voglia di ridere te la caverò io ... - - 0 guarda ! - - disse Ciuffettino - - che colpa ci ho io se avete quel naso che pare un peperone ? - - Al cospetto di un uomo che da duecento anni si assilla intorno ai sublimi quesiti della natura , e che ha dato al mondo i frutti portentosi del suo genio , tu osi sghignazzare ? ... - - Duecento anni ? - - esclamò Ciuffettino , maravigliato - - voi avete duecento anni ? ... li portate di molto bene ... Ve ne davo un centinaio solamente . Il dotto trascinò nel circolo dei colleghi il ragazzo , e lo presentò all ' assemblea con queste parole : - - Mi nutro con l ' « elixir di lunga vita ... - - È un povero idiota ... una specie di minuscola scimmia ... bisognerà istruirlo ! ... Tutti guardarono curiosamente Ciuffettino , come se fosse stato un animaletto di nuovo genere . - - Cominceremo a mandarlo alle scuole inferiori - - proseguì il solito scienziato . - - Senta , signor ... signor ? - - chiese Ciuffettino . - - Mi chiamo Sotutto . - - Senta , signor Sotutto : io andrei volentieri a scuola , ma a pancia piena ... - - Che sciocchezza ! Io , per esempio , non ho mangiato da sei mesi , piccolo ignorante ! - - E io da dieci mesi e mezzo ! - - ribadì un altro , con uno sbadiglio . - - Beati loro ! - - mugolò Ciuffettino - - io , invece , non mangio da stamattina , e mi sento languido , languido ... - - A te deve bastare , per adesso , che io ti spezzi il pane della scienza ... - - riprese a dire il professore Sotutto . E Ciuffettino , da quell ' asino che era : - - Il pane della scienza ... è bianco o nero ? perché , dico la verità , preferisco quello bianco ... Il professore levò le mani al cielo . - - Che abisso di ignoranza ! Vediamo : cominceremo con le scienze esatte . T ' insegnerò l ' aritmetica . Conosci la tavola pitagorica ? E Ciuffettino : - - Conosco soltanto la tavola ... dove , si mangia . Il sapiente emise un gemito . - - Oh ! supremo idiotismo ! E dimmi , animaletto , sapresti tu estrarre da un numero qualunque la radice quadrata ? - - Io le radici non le so estrarre , ma le so mangiare con il lesso ... - - Lo udite ? lo udite ? - - sbraitò il povero professore Sotutto , furibondo , ai colleghi mezzo svenuti per l ' orrore . - - Che ne dobbiamo fare , di questo scellerato ? ... - - Pietà supplicava Ciuffettino , impaurito - - fatemi tornare dalla mamma ! .. Insegnatemi la strada di casa ! ... E se avete un briciolo di cuore , datemi almeno una fetta di panettone ... - - Panettone ? - - ripeté il professore . - - Che c ' entra ? Non comprendo . È forse il nome di tuo padre ? - - Il nome del mi ' babbo ? Ma che ! Io ho fame , ecco : ho fameeeee ! ... - - Con questi bisogni volgari non ti riuscirà mai di elevarti alle rette eccelse della scienza . Non troverai , certo , la quadratura del circolo ! - - Pazienza : a me basterebbe di trovare ... due ova al tegame ! Lo scienziato rifletté a lungo . - - Ma se ti do da mangiare , studierai , dopo ? - - chiese con voce rabbonita . E Ciuffettino : - - Figuratevi ! ... Datemi da mangiare e vedrete . L ' ho sempre detto , io , che di uomini come voi ce ne sono pochi ! ... E vi voglio un bene dell ' anima ! Siete la mia seconda madre ! - - Silenzio : séguimi ! Si incamminarono verso la casa del professor Sotutto : ma il vecchio procedeva così lentamente che ci vollero quattro ore e trentacinque minuti per arrivarvi . E in tutto non erano che duecento metri di strada ! Ciuffettino si sentiva svenire . Per andare dal portone alle scale ci vollero trenta minuti buoni . - - Auf ! non ne posso più ! ... - - disse il ragazzo , con le lacrime agli occhi . - - Calma , figliolo : sono vecchio e non mi riesce più di correre . E poi ... c ' é tempo a tutto . Giunsero al primo pianerottolo che era già notte . - - O quanti piani ci sono ancora ? - - bisbigliò Ciuffettino . - - Pochi , ragazzo mio : dodici soltanto . - - Allora muoio per strada ! ... - - Calma , ragazzo ... calma ... - - Ma io ho fame ! ... E Ciuffettino , per la bizza , si diede una quantità di pugni nel capo . A mezzanotte erano al sesto piano . - - Sentite veh , fra poco mi butto a sedere , e non mi muovo più - - minacciò il ragazzo , esausto . - - Fa ' pure il tuo comodo , ragazzo mio : d ' altronde io son vecchio , ho duecento anni , e non posso mica volare ... Quando avevo la tua età , ero capace di far tutte le scale in cinque ore solamente ... All ' alba arrivarono al dodicesimo piano . Il dotto ficcò la chiave nella toppa , aprì l ' uscio ed entrò , seguito dal bimbo che , poverino , boccheggiava . Nell ' anticamera il vecchio , buttandosi su una poltrona , mormorò : - - Siedi . Ciuffettino obbedì , chiedendo : - - Perché debbo sedere ? - - Non bisogna far mai nulla senza riflettere . Per quale motivo siamo venuti qui ? - - Per mangiare , toh ! - - Allora riflettiamo se dobbiamo mangiar davvero . Il sapiente non deve cominciare alcuna cosa senza prima pensarci due volte . - - Auf ! - - Calma , figliolo : pensa che non sono più un ragazzo , io ... - - Sfido ! avete duecent ' anni sul groppone , e ve li siete spesi proprio benino ! Quattro ore dopo passarono nel salotto da pranzo . - - Finalmente ! - - disse Ciuffettino , sedendosi a tavola , mentre il vecchio apriva un piccolo armadio incastrato nella parete , e ne estraeva due grossi bicchieri e un paio di bottiglie di forma bizzarra.Il professor Sotutto versò nei bicchieri il liquido delle bottiglie , mescolando : poi ordinò a Ciuffettino : - - Mangia ! - - Che cosa devo mangiare ? questa è roba da bere ! ... - - Questo è il mio cibo : siccome ho perduto tutti i denti , mi nutro con l ' Elixir di lunga vita . Ciuffettino restituisce l ' « elixir » - - Che brutto colore e che pessimo odore ! - - brontolò il nostro eroe , tappandosi il naso con le dita , e trangugiando il liquido misterioso come se fosse stato olio di ricino . - - Ti piace ? - - chiese il vegliardo , che nel frattempo aveva vuotato ingordamente il proprio bicchiere , e si stava leccando i baffi . - - Eccellente , vero ? - - Buonissimo , ... - - balbettò Ciuffettíno : e , alzandosi su la sedia , in una contrazione dolorosa dello stomaco ... restituì su la tovaglia candida l ' Elixir di lunga vita . - - Com ' è buono ... ohi , ohi ... Il vecchio , livido , puntò lentamente il dito lungo ed ossuto verso Ciuffettino . - - Che hai fatto ! ! ... - - Eh ! ... in fin dei conti , abbiate pazienza ! ... Bella educazione , quella , di invitar le persone a bere certa roba ... - - Tu ... osi ? ! ... - - Sì - - aggiunse il ragazzo con fuoco - - e adesso ho più fame di prima ! Ora voglio una coscia di pollo o almeno una fetta di mortadella ! - - Bene ! Il professor Sotutto prese Ciuffettino , se lo mise sotto il braccio , mugolando , e lo portò per le vie tranquille della Città dei Sapienti , fino alla porta . Costì lo riconsegnò a quella guardia che conosciamo , esclamando : - - Mettete fuori della città questo ignorantello ! E se ritorna , prendetelo a calci ! La guardia scaraventò il fanciullo , come se fosse stato una palla di gomma , in un prato vicino . - - Sono morto ! - - pensò il nostro amico - - addio , mamma ! addio babbo ! E , credendosi morto , si pose a dormire tranquillamente . Quando si svegliò , il sole era alto e tutto intorno a lui fiammeggiava della luce meridiana . X Dove Ciuffettino dichiara di esser figlio di un banchiere , e poi accetta di affogare Melampo ... per quattro soldi ed un po ' di aleatico . ECCO - - bofonchiava Ciuffettino , allontanandosi dalla Città dei Sapienti - - che cosa tocca a un ragazzaccio svogliato e ignorante come me ! ... E intanto , così , non ho mangiato ! E mi sta bene , ih ! ih ! ih ! perché se avessi obbedito il babbo ... ed il maestro ... Oh ... ma se faccio tanto di tornar a casa , quant ' è vero Iddio , mi metto a lavorare , e divento un buon ragazzo sul serio . E i miei genitori dovranno piangere di gioia , dovranno ... ! Un giorno , poi , quando sarò grande , troverò un bell ' impiego , e guadagnerò i denari a palate ... E per le vie di Cocciapelata tutti diranno : « quello era Ciuffettino ... quel monellaccio ... non par vero ! adesso è il presidente del Consiglio dei ministri ... Che ingegno ! » E di tutto il danaro che avrò , che ne farò ? Farò , prima di ogni cosa , un vestito al mi ' babbo , tutto d ' oro e d ' argento : alla mi ' mamma , povera donna , comprerò un paio di buccole con le pietre lucenti come il sole : e io non mangerò che pasticcini alla crema e dormirò in un letto tutto di panna montata , con i cialdoni per guanciali ... Oh ! ecco un mulino ... Un omuncolo se ne stava su la porta del mulino , con le mani dietro le spalle , lanciando nell ' aria azzurra e luminosa il fumo di una vecchia pipa di gesso . - - Quell ' omino ! oh ! Quell ' omino ! che mi dareste , per piacere , un po ' di pane , un po ' di salame e un po ' di burro ? - - Ti contenti di poco , figlio mio - - disse l ' omino , ridendo - - ma perché , di grazia , dovrei darti il pane , il salame ed il burro ? - - Toh ! perché mi sento appetito ! - - Ma io , quando mi sento appetito , non vengo mica a mangiare a casa tua ! - - Cotesto gli è vero - - rispose Ciuffettino tutto mortificato - - ma io credevo ... - - Se vuoi questa roba , guadagnatela ! Ciuffettino fece una smorfia . - - Come ho da fare ? - - Te lo spiego subito ; per l ' appunto stamattina mi si è guastata la macina del mulino : aiutami ad accomodarla ... Ciuffettino fece un ' altra smorfia . - - Eh ! ... ma cotesti son lavori da facchini - - disse , tentennando il capo . - - Che vi pare che io possa ... ? Il mulino Allora , caro milionario - - rispose sogghignando il mugnaio - - tienti pure la tua superbia e io mi terrò il mio pane ... Bella carità ! - - E tu , non ti vergogni , alla tua età , sano e svelto come sei , a non fare nulla ? - - Ma io le màcine non le ho accomodate mai , e non voglio sciuparmi le mani con gli arnesi . - - Povero grullo ! ! - - Sarò un grullo , ma ... - - Il tu ' babbo che cosa fa , scusa ? - - Il mi ' babbo ? - - e il ragazzo divenne rosso come un pomodoro - - Fa ... fa ... il banchiere ... Il mugnaio diede in una risataccia fenomenale . - - Il banchiere ! ma deve aver fallito , a quel che sembra ... - - Come sarebbe a dire ? - - chiese tutto impermalito Ciuffettino . - - Sarebbe a dire , che a guardarti le scarpe si capisce subito che non sei figlio di un banchiere ... - - Gua ' ... queste le sono le scarpe di campagna . - - E tu sei un bugiardello . Animo : vuoi , o no , aiutarmi ad aggiustare la màcina ? Per l ' appunto il mio nipote gli è andato al paese ... se mi dài una mano , sarai contento . Insieme col pane e il salame ci metterò mezzo litro di vino dolce ... - - Che è , aleatico ? - - Appunto , aleatico . Ciuffettino alzò gli occhi al cielo , mandò un sospirone , e disse lamentevolmente : - - Vi aiuterò ... purché non mi facciate faticare troppo ! ... Ed entrarono nel mulino . Si trattava di sgobbare , e per bene : poiché si era rotto un perno della ruota della màcina . Ciuffettino , per un poco , fece le viste di aiutare l ' omuncolo , il quale , disgraziato , sudando , soffiando , bestemmiando , tirava martellate e piantava chiodi che pareva il castigo di Dio : ma poi , stanco , si buttò a sedere per terra , e disse , incaponito : - - No ! questo non è il mi ' mestiere ! Preferisco fare l ' avvocato . Allora il mugnaio gli dette il pane solo ; e poi sempre sogghignando , gli propose : - - Se vuoi guadagnarti il pane , il salame e il vino ... senza faticare ... ti offro un altro mezzo . C ' è Melampo , che è vecchio , è pieno d ' acciacchi , e mi da impiccio ... Ammazzarlo da me non posso ... mi farebbe male ... ci ho il cuore buono , io ... Potresti affogarmelo tu ... nel fosso vicino ... È una cosa da nulla : gli attacchi un sasso al collo , e lo butti nell ' acqua ... E poi ritorni , e io ti dò da cena , e ti regalo quattro soldi . Ciuffettino si grattò forte forte la zucca . - - Ma io , questo signor Melampo non lo conosco neanche di vista ... - - È il mio cane ... che adesso mangia il pane a tradimento ... - - Ah ! dunque è un cane ? - - Sicuro , toh ! O che credevi ? - - Mi proverò : ma vi confesso che anche questo mestiere mi sfagiola poco ... - - Se non sei contento , vàttene . - - Mi proverò , vi dico ! ... Che brutto carattere che avete , caro omino ! ... E il mugnaio condusse il ragazzo vicino al casotto di Melampo . Melampo era un vecchio cane da pastore , che aveva perduto il pelo e le illusioni della vita a forza di far la guardia al padrone . Adesso gli erano rimasti due denti , con i quali non poteva masticare neanche pappa bollita , e un occhio solo , perché l ' altro glie l ' aveva chiuso un cacciatore con una impallinata . Non gli riusciva più di abbaiare per una laringite cronica , che lo affliggeva da qualche anno , e non poteva camminare , per via di una sciatica a una zampa che lo faceva orribilmente soffrire . Passava il tempo a rimpiangere i bei giorni della gioventù , e intanto lasciava che di notte , le astute faine penetrassero nel pollaio e facessero strage dei polli del mugnaio . - - Questo è il cane che devi affogare - - mormorò l ' omuncolo , passando una corda al collo della povera bestia , e offrendo un capo della corda a Ciuffettino . - - Va ' e fa presto ... pensa alla cena ... all ' aleatico e ai quattro soldi . - - Questo il cane che devi affogre ... L città dei Sapienti Ciuffettino , mogio mogio , trascinandosi di Melampo , s ' avviò , per un sentieruolo che serpeggia tra i campi , verso il tònfano del mulino . XI Nel quale Ciuffettino si commuove alle lamentele del vecchio Melampo , e fa a meno della cena promessagli dal mugnaio . A un certo momento , Ciuffettino udì una voce dolente , che , tra un singhiozzo e l ' altro , mormorava : - - Bella ricompensa , dopo tant ' anni di lavoro ! ... ah ! mondaccio ingrato ! Il nostro eroe si guardò intorno , ma non vide nessuno . - - Si vede che questa voce me la sono sognata io - - disse il ragazzo , crollando il capo e tirando la corda : - - Via , Melampo ! ... In fondo , in fondo , mi dispiace di dover affogare questo povero cane ... Coraggio , Ciuffettino ! pensa all ' aleatico e alla cena ... l ' ha detto anche quell ' omino che ride sempre ... E riecco daccapo la voce lamentevole brontolare : - - Dopo che io gli ho salvato tante volte la casa dagli assalti dei briganti ... Ciuffettino si fermò : guardò in cielo , guardò in terra , si rivoltò su sé stesso una diecina di volte ... e rimase come prima . Allora , facendo spalluccie : - - Bah ! si vede che questa voce me la sono sognata io . Erano al tònfano , dove le acque tumultuose che venivan giù dai poggi parevano ammonticchiarsi , schiumando e gorgogliando . Il ragazzo ebbe un brivido : - - Povera bestia ... che brutta fine ! eh ! se non ci fosse di mezzo la cena ... - - Per carità , Ciuffettino , sàlvami ... - - supplicò la solita voce . Questa volta Ciuffettino capì . Era proprio Melampo che parlava ! ... Allora , mettendosi a sedere sopra un sasso coperto di musco , il fanciullo disse al cane , che si era subito accovacciato ai suoi piedi , implorando : - - Che vuoi , Melampo mio ! se stesse in me , ti lascerei campare questi altri pochi giorni che ti restano ... Ma è il mugnaio che vuole la tua morte . E mi ha promesso tante belle cose se ti butto nel fosso ... l ' aleatico ... il salame ... il vino ... quattro soldi ... e se tu sapessi - - qui Ciuffettino fece un grande sbadiglio - - che fame che ho , e in che miserie mi trovo ! Quel po ' di pane di dianzi non mi ha toccato né pure un dente . Con quei quattro soldi posso ritornare a casa ... Perché , mio caro Melampo , devi sapere che io sono un ragazzo sperduto : e se mi riesce di tornare a casa ... - - Ciuffettino mio , abbi pietà della mia vecchiaia . - - Melampo , senti , non posso ... - - Te ne sarò riconoscente ... - - Non posso ... - - Pensa che alle volte , una buona azione fa perdonare molti falli ... - - Eh ! eh ! per un cane non parli male , Melampo mio . Credi che mi passa l ' anima il pensiero di doverti buttare nel fosso ... E Ciuffettino si asciugò una lacrima . Allora Melampo , attaccandosi ad un tenue filo di speranza : - - Vedrai che un giorno sarai contento di non aver dato retta a quel cattivo e sconoscente padrone ... se tu sapessi quanto mi ha fatto soffrire , e quanto pane duro mi ha fatto mangiare ! Scommetto che senza quel pane a quest ' ora avrei ancora tutti i miei denti ... Tu devi esser buono di cuore . Ascoltami ... via ... Ciuffettino si commosse . Sciolse il cane , e accarezzandogli il muso , esclamò : - - Farò a meno di cenare , per istasera , e ti salverò la pelle . Potrei anche tornare al mulino , e dire di avere eseguita la commissione ... ma dire una bugia di questo genere mi ripugna ... Di bugie n ' ho dette già troppe ... Pazienza : la Provvidenza mi aiuterà . Melampo , in un impeto di gioia , riacquistando per un attimo la vigoria della giovinezza , si rizzò su le zampe posteriori , e abbracciò il bambino , lavandogli la faccia a furia di linguate . - - Caro Ciuffettino ! Dio te ne renda merito ! - - Io vorrei ritrovar la strada di casa , ecco non domanderei altro ! - - Ma dove vuoi andare ? - - A Cocciapelata ! - - Caro Ciuffettino ! Dio te ne renda merito ! Cocciapelata è lontana lontana ... miglia e miglia ... - - A Cocciapelata c ' è il mi ' babbo ! - - Vieni : io ti farò da guida ! - - Tu ? vecchio e acciaccato a quel modo ? - - Eh ! ma ora ci ho una forza nova , che tu non puoi sapere ! Andiamo ! Scommetto che non indovineresti mai da che cosa m ' è venuta , questa forza ! - - Da che cosa , Melampo ? - - Dalla riconoscenza ! Il bambino e il cane si posero in via . E quella notte , l ' uno e l ' altro dormirono , a pancia vuota , in un pagliaio abbandonato , mentre la luna splendeva in cielo , e i grilli cantavano fra le erbe alte , imperlate dalla guazza . XII In cui Ciuffettino fa la conoscenza del terribile Spellacane , soprannominato : Attila , flagello dei burattini . IL giorno dopo , verso il tramonto , Ciuffettino e il cane giunsero ad un crocicchio , al quale mettevano capo quattro strade . Una di queste , seguendo le pendici de ' colli , serpeggiava a lungo e si perdeva in alto , fra il verde delle piante . Il cane la indicò a Ciuffettino . - - Ecco - - disse . - - Che cosa ? - - La via di Cocciapelata . - - Oh ! guarda ! ci siamo di già ... mormorò il bambino , senza entusiasmo . - - Sicuro : e fra un paio d ' orette , camminando lesti , arriviamo a casa tua ... Ciuffettino si grattò un orecchio . - - Un paio d ' ore sole ? - - Poco più , poco meno . - - Senti , senti ! E ci fu un lungo silenzio . - - Andiamo ? - - fece il cane . - - Per essere un bambino sperduto , hai una bella fretta di rivedere il tu ' babbo e la tu ' mamma ! Ciuffettino si diede un ' altra buona grattata all ' orecchio . - - Egli è , vedi , che per l ' appunto , ho dimenticato una cosa . - - Che cosa ? - - Che fra poco è sera ... - - Ebbene ? - - I miei vanno a letto con le galline ... - - Non capisco ... Che c ' entra ? - - C ' entra sicuro : mi dispiacerebbe di doverli svegliare . - - Per una volta tanto ! - - Eh ! tu dici bene ; ma se tu sapessi che benedett ' omo gli è il mi ' babbo ! - - Sarebbe capace di strillarti ? - - Purtroppo ! - - Eh ! via ! dopo tanto tempo che non ti vede ! . avrà il cuore grosso grosso , poveraccio ... via ... via ... andiamo ... te ne troverai contento ... Ciuffettino nicchiava . - - E per quella strada lì di faccia , dove si va a finire ? - - chiese dopo un poco . - - Si va a finire in un paesello su la riva del mare ... - - È lontano ? L ' arrivo del villaggio - - Ché ! appena un mezzo miglio .... - - Chi sa che bel paese ! .. - - Uhm ! ci sono stato una volta col mi ' padrone e non m ' è parso nulla di straordinario ... - - Ma tu , scusa se te lo dico , sei un cane , e i cani certe cose non le possono capire ... Io , per esempio , lo vedrei volentieri , quel paese ... Ciuffettino si tacque , e tese l ' orecchio . Gli era parso di udire come un lontano frastuono , composto di squilli di trombe , di colpi di grancassa e di grida umane . - - Senti , Melampo ! ... - - Si vede che al villaggio c ' è la musica ... - - Che bella cosa ! ... - - Il sole sta per calare ... andiamo , Ciuffettino , spicciamoci ... Il cane e il ragazzo fecero qualche passo su la via di Cocciapelata : ma , ad un tratto , Ciuffettino si fermò , e disse risolutamente : - - Oh ! io voglio andare a sentire la musica . Oramai , per tornare a casa è tardi . Domattina , all ' alba ... - - Per tornare alla propria casa , quando si è pentiti del male fatto , non è mai tardi - - sospirò il cane . - - Anch ' io , se quand ' ero cùcciolo non fossi fuggito dalla mia famiglia ... - - Tutte storie . In fin dei conti , la famiglia è una tirannia bella e buona ! - - Ma se tu stesso ieri dicevi che volevi tornare a tutti i costi presso il tu ' babbo ... - - Lo dicevo ... lo dicevo sicuro ! Ma adesso voglio andare a sentire la musica . - - Ciuffettino , da ' retta a chi ti vuol bene ... torna a casa . - - Stasera no : domattina : ecco , domattina ci torno davvero . - - Ciuffettino , sii buono : pensa che spesso , nella vita , certe leggerezze si pagano care . Caro Melampo , sei proprio un cane uggioso , e se seguiti , ti darò una pedata perché tu te ne vada per i fatti tuoi ... Melampo si asciugò con la zampa una grossa lacrima . - - Ciuffettino , te ne pentirai ... - - E sèguita ! ... - - Fa ' quel che ti pare , ma te ne pentirai . Quella birba alzò le spalle , e , dopo un momento di incertezza , prese la strada che andava al villaggio su la marina . A mano a mano che Ciuffettino si avvicinava , il frastuono si faceva maggiore . La quiete solenne del tramonto ne era turbata . - - Peperepepepé ! ... peperepepepé ! pum ! pum ! pum ! - - Ma che ci sarà ? - - si chiese Ciuffettino - - un circo equestre ? ... oppure una giostra meccanica ? ... o un museo di figure di cera ? ... E si mise a correre con tanta furia , che Melampo , indebolito dagli anni e dagli acciacchi , rimase indietro un bel pezzo . Ed ecco Ciuffettino alle prime case del villaggio . Da un lato , sopra una montagnòla , si drizzava una gran baracca di burattini e all ' intorno si affollavano i bambini , gridando e schiamazzando . Dall ' interno della baracca partivano i suoni discordi delle trombe e dei pifferi e i tonfi sordi della grancassa , abbozzanti una specie di marcia guerresca , che avrebbe fatto accapponare la pelle a un elefante . Il nostro bimbo , invece , per l ' entusiasmo , fece una quantità di capriòle . - - I burattini ! ci sono i burattini ! che bella cosa ! era tanto che mi struggevo di assistere ad una rappresentazione di burattini ! E si mischiò alla folla . Un ragazzo , su l ' entrata della baracca , gridava con voce stentorea : - - Venghino , signori ! un ultimo colpo di musica , e si va dar principio alla rappresentazione strasordinaria . Loro vedranno la gran tragedia delle avventure inconcepibili del terribile Orlando a Roncisvalle , che va a liberare la sua propria fidanzata e sposa dalle spire del mostro marino , con Arlecchino servo fedele e Brighella spaventato dal serpente rosso . Loro vedranno le più grandi scene con combattimento a fuoco ed arma bianca inclusive , nonché le gesta del cavaliere Ispano oste degli infedeli , che uccide i maghi e le streghe come fossero mosche cavalline , e viceversa , tutti gli spiriti infernali dell ' emisfero settentrionale . Cinque soldi i primi posti , due i secondi ... Avanti , avanti ! ... venghino , signori ... Ciuffettino brontolò : - - Ah ! se avessi un paio di soldi ... Si frugò in tasca , instintivamente , e non trovò che un po ' di briciole di pane e un ' ala secca di farfalla . I ragazzi del paese , a frotte , entravano nella baracca . E Ciuffettino , guardandoli : - - Quelli sì che son fortunati ! ... A pensarci , mi viene l ' acquolina in bocca Chi sa come deve esser bella quella tragedia ! ... Orlando a Roncisvalle ! ... con il mostro marino e Brighella spaventato dal serpente rosso ! ... Chi sa che scenari ! E poi il cavaliere Ispano ! Quel cavaliere Ispano che fa l ' oste ... Ah ! se avessi due soldi ... Salì pian piano la scala di legno all ' entrata della baracca , e dirigendosi al ragazzo del burattinaio , chiese timidamente : - - Potrei passare anch ' io a veder la tragedia ? .. - - Sicuro , gua ' - - rispose il ragazzo , squadrando Ciuffettino da capo a piedi - - basta che tu paghi ... - - Ecco - - fece il nostro eroe imbarazzato - - gli è appunto questo che non vorrei ... - - Allora , fa ' una cosa ; va ' a spasso e la tragedia figùratela ... La tragedia costa due soldi ... - - A dirtela proprio schietta , i due soldi mi incomodano ... - - Se ti incomodano , dàlli a me . - - Oggi per l ' appunto non ce li ho . - - E allora , te l ' ho detto : la tragedia la sentirai quest ' altra volta ... - - Ma io voglio entrare . Ti offro , in pegno , il mio cappello ... - - Grazie , gli è troppo bellino ! - - Allora , tienti la giubba ... - - Con tutte quelle toppe ? - - Io voglio entrare , ecco ! Mi basta di sentire una scena ... - - Nemmeno per sogno ... - - Un atto solamente ... - - Neanche per idea ... - - Due atti , via ... - - Ma che sei , sordo ? - - Lo dici a me , sordo ? Già , a te ... proprio a te ! e lèvati di torno se non vuoi che ti gonfi il muso di scappellotti , grullaccio ! A queste parole ; Ciuffettino , cieco di rabbia , si avventò sul nemico , e cominciò a tirar calci e pugni come un ossesso . L ' altro , per un poco rimase sbalordito , ma poi , sentendosi picchiare a quel modo , divenne addirittura feroce . I due avversari si acciuffarono , e a furia di divincolarsi , di indietreggiare , inciamparono in una sedia e caddero sul tavolato : poi , sempre lottando , ruzzolarono in platea . Figuratevi il putiferio dei ragazzi che assistevano alla grande rappresentazione ! ... Orlando , che aveva cominciato a piangere su i casi della bella fidanzata e stava lanciando invettive ai perfidi maganzesi , dové troncare di secco in secco la scena madre , restando immobile , con le braccia penzoloni , le gambe in aria , in balìa dei nemici miscredenti , perché il burattinaio , attaccandolo ad una quinta precipitosamente , si era gettato fuori dell ' usciòlo del palcoscenico . Ciuffettino obbligato a far la maronetta nel teatro di Mastro Spellacane - - Che cos ' è ? - - urlò il burattinaio con un vocione da orso malato ai bronchi - - che è successo ? Chi è che fa tanto chiasso ? Ora vi accomodo io ... Bisogna sapere che quel burattinaio si chiamava Spellacane , ed era il terrore dei poveri burattini , e lo spavento dei ragazzi del paese . Vestiva sempre di una giubba color di fuoco , di un paio di calzoni neri e gialli , e portava un gran cappellaccio a cencio ornato di una penna di airone tutta spelacchiata . La faccia non sarebbe sembrata brutta , non guardando agli occhi loschi , al naso rosso e pieno di bitorzoli , alla bocca larga e sdentata , alle guancie tutte sparse di rughe e di crepature , come la corteccia di certi vecchi alberi , e irte di peli somiglianti a setole di maiale . Il brav ' uomo , in compenso , era calvo , e possedeva due orecchi monumentali , a ventola ; ma , in fondo , ripeto , non poteva dirsi proprio brutto . Era soltanto orribile . Dopo gli urli di Spellacane , nella platea ci fu un gran silenzio . - - Dunque - - ripeté il tremendo uomo , facendo scricchiolare i tre denti e mezzo che gli erano rimasti nelle mascelle - - si può sapere ? ... - - Padrone - - esclamò l ' avversario di Ciuffettino con voce piagnucolosa - - è tutta colpa ... di un ragazzo ... che ... voleva ... che voleva entrare ... in teatro ... senza so ... senza so ... ih ! ih ! - - Finisci ! - - Senza soldi ! ih ! ih ! - - Dov ' è ? dov ' è ? - - ruggì Spellacane , girando gli occhioni loschi , intorno - - dov ' è ? che me lo mangi vivo ! Cíuffettino si era nascosto sotto una sedia , e non fiatava . - - Gli è lì sotto - - disse il ragazzo del burattinaio , indicando la sedia . Gli spettatori della tragica scena furono scossi da un tremito di orrore . - - Ora lo ingoia con il vestito e tutto ! - - bisbigliò uno . - - Ma che ! se lo beve stasera nel vino - - disse un altro . - - Lo butta nel fuoco ! - - aggiunse un terzo . Spellacane andò ad acchiappare Ciuffettino . - - Ah ! tu volevi entrare a ufo nel teatro ! - - Io ? no ! ... volevo ... ecco ... non si arrabbi ... senta ... - - Ho capito tutto . Ci penso io . - - Io dovrei andare a Cocciapelata ... - - Eh , per adesso a Cocciapelata non ci vai ! Come ti chiami ? - - Ciuffettino , per servirla . - - Con me non si scherza , sai , Ciuffettino . Io sono il terribile Spellacane ! - - Ci ho tanto piacere . Ma io non ho fatto nulla ... - - Ora , ora te ne accorgerai .... E si portò il ragazzo sul palcoscenico , in una specie di oscuro antro pieno di polvere e di tele di ragni , sparso di ordigni strani , di corde , di carrucole , di pali , e popolato di figure fantastiche , immobili , appese ai fili , come tanti appiccati , e coperte di stoffe e di lustrini che rilucevano qua e là nella penombra , al fioco lume di un lampanino ad olio . Quel burttinaio si chiamava Spellacane ed era il terrore dei burattini XIII In cui Ciuffettino prega mastro Spellacane dì non fargli fare il burattino . CHE cosa vòle ? - - domandó Ciuffettino che si sentiva soffocare in quell ' atmosfera umida e greve - - se lei fosse un burattinaio bene educato , dovrebbe trattarmi con più garbo ... non sono mica di legno , io ! oh , oh ... la mi strizza i fianchi ! ... badi .... Il teatro dei burattini di Mastro Spellacane - - Giusto - - mormorava tra i denti l ' omaccio , staccando dalla testa di un burattino il filo di ferro , e agganciandolo alla giacchetta del ragazzo , proprio vicino al collo . - - mi mancava Facanapa ... per il second ' atto ... L ' ho dovuto bruciare ieri per riscaldarmi , povero Facanapa ! Me ne dispiace , ma non potevo mica crepare di freddo ... Legne non ce ne avevo più ... Che te ne pare , Ciuffettino ? ... - - A me pare che Melampo aveva ragione ! ... - - Chi è il signor Melampo ? - - ... e che i vagabondi e i monelli non trovano mai fortuna nel mondo ! - - Cotesto sarà vero : ma io non capisco che cosa c ' entrino questi discorsi con Facanapa . - - Ma io spero che lei scherzi .... - - Io ? ? ... Per tua regola , caro il mi ' figliolo , io non scherzo mai . - - E , rivolgendosi ai poveri burattini , immobili ai loro ganci , chiese in tono lùgubre : - - È vero , voialtri , che io non scherzo mai ? ... E i burattini in coro , fiocamente : - - È veero ! è veero ! ... - - Dunque , rassègnati , e buonanotte - - concluse Spellacane , attaccando alle mani di Ciuffettino che faceva sforzi disperati per liberarsi , un cordoncino di seta - - vedrai che in fin dei conti , il mestiere del burattino gli è un mestiere divertente ! - - Eh ! ma io sono un ragazzo che il burattino non l ' ha fatto mai ... - - Ci sono tanti uomini con la barba lunga , che lo fanno tutti i giorni ... - - E poi la parte di Facanapa non mi piace . - - Oh ! oh ! - - disse il burattinaio , aggrottando le sopracciglia - - Non ti piace ! ... Ma il padrone sono io , qui ... ditelo voi , zucche di legno : sono o non sono il padrone ... ? E i poveri burattini : - - Sììì ... sììì ... Il pubblico , in platea , s ' impazientiva . Già qualche ragazzo più coraggioso degli altri aveva cominciato a fischiare . I più tranquilli si contentavano di smuovere le sedie . La burrasca si avvicinava . Mastro Spellacane diede un ruggito . - - Non so chi mi tenga dal disperdere a calci tutta quella canaglia ! - - mormorò - - Ma hanno pagato ! - - aggiunse , dopo matura riflessione - - in fondo , io sono un burattinaio onesto ! ... Via , Ciuffettino , aiutami ... E se riesci a farti battere le mani , nella gran scena del secondo atto , domani ... Al povero figliuolo il core si fece grosso grosso . - - Domani ... mi rimanda a casa ? - - Domani ... ti faccio fare da re dei Mori nell ' Imperatrice Amalasunta ... Ciuffettino ebbe un sussulto . - - Ma quanto crede ella che voglia restare a far da burattino ? - - Oh ! bella ! quanto mi fa comodo ! - - Ma lei la sbaglia ! ... - - Eh ! eh ! ... - - E di grosso ! ... perché io sono un ragazzo : e siccome sono un ragazzo , non sono un pezzo di legno : e siccome non sono un pezzo di legno , non voglio esser neanche il re dei Mori : e se io sono stato sempre un bighellone , e ho lasciato la scuola , lei non c ' entra : e il mi ' babbo mi gridava sempre , ma io non gli davo retta : e la mi ' mamma ci piangeva : e poi un giorno mi misero dal sor Teodoro che tutti al paese chiamano Trippetta , ma lui ci si arrabbia , e poi venne BURCHIELLO : e si mangiò lo stracotto con le lenti , e le patate condite : ma poi si doveva arrostire il gatto : e quello scappò : e io trovai il lupo ­ mannaro , e poi scappai nella Città de ' Sapienti dove non c ' era nessuno che avesse fame : e poi andai da un mugnaio e gli dissi : che me lo darebbe un po ' di pane ? e lui voleva che affogassi Melampo : e Melampo mi disse che si sentiva male , e non poteva morire : e allora tutti e due si tornò verso casa ; ma poi ho sentito le trombe e la grancassa , e ho detto : « a casa ci andrò domani , stasera ; vado a vedere i burattini » : e invece ho trovato un ragazzo che non voleva , lasciarmi passare : e adesso voglio andar via , ecco ! ih ! ih ! ih ! Padron Spellacane ebbe un truce sorriso . - - Non ho capito nulla - - disse , attaccando ad un chiodo , insieme con gli altri burattini , il povero figliuolo : - - ma , intanto , a me non importano le tue ciancie . Tu , d ' ora innanzi , sei una marionetta ! Ciuffettino divenne di fuoco . - - Una marionetta sarà lei ! - - Sta ' zitto ! - - No , che non voglio stare zitto : e le manderò a rifascio tutta la rappresentazione ... - - Pròvati ! ... - - Mi ci provo di certo ! - - E io ti chiudo sotto il palcoscenico , al buio , per un paio di mesi almeno ! Ciuffettino costretto a far la marionetta Ciuffettino si tacque ; e mastro Spellacane , stizzito , acchiappò da un gran mazzo di fantocci due tre infelici che gli servivano per il primo atto , e si arrampicò sopra una scaletta che dava su i cieli del teatrino . Non appena il fiero Orlando fu staccato dalla quinta , e ricominciò ad ondeggiare nelle giunture , mandando le braccia e le gambe di qua e di là , un oooh ! ... di sodisfazione uscì dalle bocche dei piccoli spettatori . La tragedia che Maestro Spellacane recitava era stata composta , qualche anno addietro , dal burattinaio stesso , in un momento di melanconìa letteraria , ed aveva ottenuto un lusinghiero successo . Si componeva di moltissimi atti , e ognuno di questi atti si suddivideva in moltissimi quadri : ma la tragedia aveva questo di buono : che anche rappresentandola ad atti separati , o recitandola alla rovescia , ossia dal fondo alla cima , il risultato era sempre il medesimo , e piaceva lo stesso . Per la storia dell ' arte non posso a meno di riprodurre per intero il primo atto del sublime lavoro storicofantastico di mastro Spellacane , persuaso che i miei amici lettori saranno contenti del regalo , e mi dimostreranno la loro gratitudine , rappresentando questo magnifico frammento nei loro teatrini di marionette . Il castello di Roncisvalle XIV Nel quale , come intermezzo , si rappresenta il 1° atto della grande tragedia Orlando a Roncisvalle . ECCO senz ' altro il prezioso lavoro , la gemma poetica di Mastro Spellacane . PERSONAGGI Orlando il prode Iltraditore Gano di Maganza Isotta fidanzata di Orlando , che non parla ma lascia pensare molte cose Arlecchino Il Gigante Moro rapitor di donzelle La fata dei boschi Il Drago infernale Soldati di Orlando I perfidi Maganzesi Miscredenti di legno e di cartone Una saetta Alcuni colpi di tuono IL PROLOGO ( Gano di Maganza , solo , con i suoi pensieri . Egli odia il prode Orlando , e si unisce ai nemici di questi , pur fingendosi suo amico . E nonostante la sua nera perfidia , parla in endecasillabi sciolti ) . Io sono un traditore , e me ne vanto : questa sera nell ' ora vespertina il gigante verrà degli infedeli ; Isotta rapirà : la fidanzata di Orlando è questa , e non ve n ' ha più bella di lei , sotto il sereno ciel d ' aprile . oppure di novembre : io , d ' Orlando nemico occulto dal sembiante onesto , favorirò la trama nella notte . e Orlando guiderò nella battaglia per liberar , la bionda fidanzata , e insieme per condurlo alla rovina ! E guiderdone a me sarà l ' articolo che le gazzette stamperanno in cronaca , nel raccontare il fiero caso occorso al furibondo eroe di Roncisvalle ! Gano di Maganza QUADRO PRIMO La casa del castello di Orlando Orlando e Gano di Maganza Orlando . Parli ? Gano . Non parlo ! Orlando . Taci ? Gano . Taccio , è vero : ma il mio silenzio svela il mio pensiero . Orlando . E quale ? Gano ( con voce commossa ) . Il male ti attende - - orrende sciagure pendono su la tua testa . Orlando ( tentennando la testa di legno ) . Parli tu il vero ? Gano . Il vero parlo , Orlando : coraggio il caso è molto miserando ( ride malvagiamente : poi , ripigliandosi , per non farsi scorgere da Orlando ) . T ' han rubato la sposa ! Orlando ( sbatacchiando le gambe di qua e di là ) . Oh ! menti ! menti ! Gano . Giuro al Signore ! Orlando ( c . s . ) . Io perdo i sentimenti ! ( fa finta di suonare il corno , che porta appeso alla cintura . La sala si riempie di armati di legno e di cartone . Quelli di cartone debbono rimanere prudentemente in fondo ) . Orlando ( ai prodi soldati di legno ) . Soldati all ' erta ! La battaglia è vicina . L ' infedele nero , Turco e crudele è già in avanscoperta . Ei m ' ha rapito , o prodi , la dolce fidanzata avvinta a me dai nodi de ' giuramenti sacri , e tanto amata ! Toglierla a lui dobbiam ! ... Soldati all ' erta ! Andiamo , andiamo , andiam ! Tutti ( per fare qualche cosa ) . Andiamo , andiamo , andiamo , andiamo ! Andiam ! QUADRO SECONDO La foresta Orlando , il Maganzese , Arlecchino , la Fata Gano ( in disparte ) . Fra poco il Turco piomberà alle spalle d ' Orlando il vincitor , con fuoco e palle ! ( Una saetta . Arlecchino trema per tutte le giunture ) . Gano Hai tu paura forse ? Arlecchino ( seguitando a tremare ) . Sono incerto se debbo aver paura o no : la notte è scura non ci si vede un corno ! Orlando ( che ha sentito ) . Un corno ? eccolo qua ! Arlecchino ( ridendo ) . Ah ! ah ! ah ! ah ! ah ! ah ! ( i tre burattini volano per la scena , mentre il tuono rumoreggia dietro le quinte , per mezzo di una lastra di bandone sapientemente agitata dalla mano del burattinaio ) . Orlando ( a Gano ) . Or che qui siam venuti , o Maganzese vuoi essermi cortese di dir dove si trovi la mia bianca e dolce fidanzata ? Gano ( ipocritamente ) . Dev ' esser molto stanca ! Oh ! fior dischiuso all ' alba dell ' aprile . fiore umano e gentile ! Amala , Orlando , ... e salvala ! ( indicando le quinte ) . Essa , tra quelle rocce le lunghe chiome inanellate e bionde nasconde ! Il bellissimo Orlando Arlecchino . E vicino c ' è il giuoco delle bocce . Gano . E volge i disperati sguardi ai pirati che l ' han rapita a te ! Orlando ( dimenandosi e correndo di qua e di là , e sbatacchiandosi contro le quinte , in preda alla disperazione ) . Oh ! mia rabbia , oh furore , rovina ! distruzion , morte , terrore ! Andiamo , andiamo , amici , a liberarla . Io , colaggiù , non posso più lasciarla ! ( apparisce la Fata dei Boschi , dietro una fiammata di pece greca ) . La Fata ( con le braccia in aria ) . Orlando , se tu vai contro il nemico ti benedico : di più non dico ! Arlecchino . Di queste cose non m ' importa un fico ! ( la Fata dispare con un ' altra fiammata di pece greca ) Gano ( a parte ) . Oh ! rabbia , son perduto ! l ' oste non è venuto ? Arlecchino ( che ha sentito ) . Qual ' oste ? ha il vino buono ? Gano . Grullo ! L ' oste : il nemico ! ( un altro tuono ) . Arlecchino ( rabbrividendo ) . Senti che tuono ? Orlando ( a Gano ) . Andiamo , amico ! Arlecchino ( seguendoli ) . Su , padròn , v ' avviate ... in cerca di nerbate ! ( partono tutti e tre ) . QUADRO TERZO Una collina Orlando , il Manganese , Arlecchino Orlando . Oh ! soave fidanzata tanto amata Non ascolti i preghi miei ? Mia diletta , dove sei ? T ' han rapita alle gioie di mia vita , e ti trovi in mezzo ai guai ? Non sia mai ! ( poi , come svegliandosi da un sogno ) . Dove andiamo dunque , dove ? Isotta Gano ( accennando sempre fra le quinte ) . Lassù , lassù ! Arlecchino ( con un grido ) . Si muove qualcosa ! oh ! Dio ! ... son morto ! ( si odono colpi e clamori confusi dietro le scene ) . Orlando . Ah ! siam traditi ! ... Arlecchino . E ' l ' oste con il conto ! Gano . L ' oste nemica ... Arlecchino Orlando . Oh ! affronto ! Tu m ' hai tradito , Maganzese infame ! Gano ( con una sghignazzata ) . Sono assai bene ordite le mie trame ! Orlando ( al colmo del furore ) . Sia l ' ultimo conforto O Maganzese , a te , questo pugnale ! ( Gli si slancia addosso . Combattimento accanito , durante il quale i due avversari volano per l ' aria , agitando disordinatamente la testa , le gambe e le braccia . In ultimo , il Maganzese cade ) . Gano . Ahi ! come mi fai male ! ( sviene ) Arlecchino . Lo credo ben , lo credo ! ( sghignazza ) . Orlando . Ed ora , a liberar la fidanzata ! ... Il terribile gigante Arlecchino . Non è ancor terminata ? ( via ) . QUADRO QUARTO La vallata di Roncisvalle ( Il Gigante , seguìto da alcuni perfidi Maganzesi e da una squadra di infedeli di cartone , si slancia contro Orlando , armato di lancia e scudo , e contro Arlecchino , armato di bastone . Urla feroci ) . Il Gigante ( menando colpi a dritto e a rovescio ) . Orlando temerario , orsù , che chiedi ? Orlando ( tirando anche lui botte da orbi ) . Isotta io chiedo , Isotta avrò ! Il Gigante . Per te uno spiedo preparerò ! .. Orlando ( seguítando a combattere come se nulla fosse ) . Tu mi rapisti la fidanzata ! Il Gigante . Nè vo ' che quella donna tu riacquisti Arlecchino ( frulla su sé stesso e tira bastonate contro le quinte ) . Orlando ( lotta con il Gigante . Dopo quattro nuovi assalti lo atterra . E poi , ad uno ad uno , abbatte gli altri nemici . È vittorioso . Va a prendere la fidanzata dietro le scene . Isotta è raggiante per la felicità . Le sue belle guancie di legno sembrano lustrate con lo spirito ) Orlando . Scendi pel piano , bianca fanciulla , faran le lignee forti mie braccia , alla tua candida come la neve persona lieve , tenera culla ! ( Orlando suona il famoso corno . Accorre un drago alato con un razzo da due soldi in bocca . I tre personaggi prendono posto sul suo dorso . Il drago s ' inalza , sbattendo le ali di carta ) . Arlecchino ( piagnucoloso ) . Oh ! come si sta mal su queste squame ! Orlando ( al drago ) . Al castello , suvvia ! Arlecchino . Ma ho tanta fame ! ( Fuoco di bengala . Cala il sipario ) . XV Nel quale Ciuffettino sviene sotto una grandinata di pomodori di mele fradicie . IL second ' atto della sanguinosa tragedia si svolgeva nel bosco del Mago Merlino . Orlando , poco contento del primo servo , Arlecchino , perché troppo pauroso e poltrone , si era tolto per cinque lire il mese ( vitto e biancheria ) il prode ed astuto Facanapa , che Ciuffettino doveva rappresentare su le scene , per volere supremo di Mastro Spellacane . Orlando aveva abbandonato il nemico e la fidanzata per correre alla guerra , essendosi i perfidi maganzesi di nuovo associati con gli infedeli di cartone e di cenci , per rapire i beni e la futura sposa all ' eroe di Roncisvalle . Eccolo nel bosco del mago Merlino . Colà , circondato da pochi uomini e dal fido Facanapa , Orlando deve difendersi dagli aspri assalti de ' maganzesi e del suo ex ­ amico Gano di Maganza , il quale è risuscitato per comodo dell ' autore e del pubblico . Pallido , pallido , curvo , tremante , Ciuffettino si trovò - - quando il sipario fu arrotolato contro il soffitto del teatrino - - dinanzi al colto pubblico e all ' inclita guarnigione . Imaginatevi le grida e le risate dei ragazzi ! - - Toh ! guarda Facanapa ! ... - - Ma quello è un burattino di ciccia ! - - Oh ! bellino ! - - Ma che bellino ! non vedi che non ci ha le gambe torte e il naso lungo ? - - Vogliamo il burattino di legno ! - - No ! no ! ... è buffo anche così ! guarda che ciuffo ! ... - - Ohe , Facanapa , tagliati il ciuffo ! ... - - Attento al ciuffo ! ... - - Zitti , ragazzi : staremo a vedere : se ci piacerà , bene , se no lo piglieremo a torsolate ! Non vi dico niente delle smanie di Ciuffettino . Non gli riusciva di spiccicar parola . Orlando gli aveva rivolte per lo meno dieci volte le stesse domande , e lui zitto . Tanto che mastro Spellacane , imbestialito , lo alzò di peso con il filo di ferro che lo reggeva , e il povero figliuolo , trovandosi sospeso in aria , si mise a sgambettare , come un fantoccio vero . - - Devi ripetere quello che ti suggerisco io , hai capito ! - - tuonò il burattinaio - - altrimenti guai a te ! ... Il timore ridonò l ' uso della parola a Ciuffettino e poiché non c ' era scampo possibile , il ragazzo si provò a contentare il tremendo uomo . E sul principio , le cose andarono piuttosto benino . Il nostro eroe , istintivamente , imitava a maraviglia il saltellare e l ' agitarsi dei burattini , e infilava un mucchio di stupidaggini che mandavano in solluchero gli spettatori . Ma purtroppo ... di lì a un certo tempo , quelle birbe si stancarono di vedere un ragazzo su quelle scene sacre alle teste di legno , e un lungo mormorìo di malcontento si innalzò dalle prime file delle sedie . I più facinorosi lanciarono esclamazioni di questo genere : - - Vogliamo il burattino di legno ! - - Ohe , Facanapa ! smèttila ! ... - - Ritirati ... ci hai una faccia di freddo ! ... - - Basta ! ... tu non sei un burattino , ma un asino ! ... - - Ohe ! Spellacane ! ... rimetti fuori Facanapa , quello di legno ! - - Almeno , quello apre la bocca e muove gli occhi ! - - Basta ... va ' via , va ' via !...! Ciuffettino , impaziente , si piantò su le due gambuccie qualche momento , dinanzi alla ribalta , tenendosi le mani su i fianchi in atto di sfida . Ma Spellacane , per evitare un guaio , dette uno strattone al filo di ferro che teneva il bimbo , e questo tornò a volare per l ' aria , con somma gioia della ragazzaglia . Il nostro eroe divenne rosso come un gambero , e gettò fiamme dagli occhi : voleva protendere le braccia , stendere le gambe , voleva fare mille gesti minacciosi , e si imbrogliava nei fili , e non riusciva che ad eseguire certe mosse talmente comiche , da far scoppiare dalle risa un moribondo . Descrivervi gli urli , i fischi , gli applausi ironici , le risate clamorose di quel pubblico screanzato sarebbe impossibile . Più Ciuffettino si arrabbiava e si agitava , più i monellacci sghignazzavano e berciavano ... Mastro Spellacane , profittando del momento buono , fece entrare in iscena una dozzina di maganzesi di legno , e li lanciò contro Ciuffettino , urlando : - - Morte ! Sterminio e distruzione ! Ciuffettino dapprima respinse l ' assalto di quei dodici guerrieri coperti di latta , i quali a testa bassa , appiccicati l ' uno all ' altro , buttando le membra di qua e di là , si lanciavano avanti con un coraggio addirittura leonino : ma ben presto il ragazzo si trovò legato come un salame nei fili dei fantocci , e dovette arrendersi . I vincitori lo coprirono delle loro lignee persone . Fu una festa indimenticabile , per i frequentatori della baracca ... Le grida di entusiasmo , gli evviva , i battimani salirono al cielo . Ogni ombra di malumore scomparve . Quella battaglia aveva messo il fuoco nelle vene degli spettatori . Tanto che uno di questi - - un certo tipo , che tutti chiamavano Funghetto perché era piccolo ; aveva un capo grosso grosso , e somigliava , su per giù , ad un fungo porcino - - si decise di lanciare un torsolo di pera sul groppone di Ciuffettino . Fu il segnale della nuova battaglia . I ragazzi cominciarono una grandinata di torsoli di mele e di pere : e poi si frugarono in tasca , e tirarono tutto quello che vi rinvennero : e poi , imbestialiti , presi da una furia incredibile , si chinarono a raccattare i sassolini , le buccie , la terra ... per continuare il tiro accelerato . Non c ' era altro scampo di salvezza che la fuga ... Allora Ciuffettino , riavendosi dallo stordimento , cieco di furore , con un supremo sforzo strappò i fili che lo tenevano legato , e con quattro calci bene assestati mandò quattro burattini in platea : gli altri li prese a pugni , li batté , li calpestò , li sbriciolò . Ma il lancio de ' proiettili seguitava . Alcuni ragazzi erano usciti dalla baracca , erano andati dalla fruttivendola di faccia , ed erano tornati carichi di pomodori e di mele fradicie ... Non c ' era altro scampo di salvezza che la fuga . E Ciuffettino , mezzo morto , coperto di sugo di pomodoro e tutto , tutto bagnato di glorioso sudore , ríparò dietro le quinte ... Ma un implacabile pomodoro lo raggiunse anche là , nell ' ultimo rifugio , e lo colpì in un occhio . Per il dolore , per la fatica , per la rabbia , il ragazzo lanciò questo grido : - - Oh ! mamma mia ! - - E svenne ... XVI Nel quale Melampo paga un debito di riconoscenza verso Ciuffettino . ALLORCHÉ Ciuffettino riprese i sensi , si trovò in un angolo tenebroso del palcoscenico , legato strettamente ad una piccola trave , fra due ombre lunghe lunghe , secche secche , che gli parvero due burattini . - - Oh ! che è stato ? - - brontolò il ragazzo , stupefatto - - chi m ' ha legato così ? ... - - Mastro Spellacane - - riprese subito con voce funebre , uno dei burattini - - il quale ci ha ordinato , inoltre , di farti buona custodia . Capirai ! ... dopo la catastrofe di questa sera , successa per colpa tua ... - - Per colpa mia ! ... - - Tua , già . Il padrone ha dovuto rendere i biglietti ... - - Gli sta bene ! Chi gli ha insegnato di far fare da burattini ai ragazzi ? - - Ma ! - - grugnì l ' altro burattino , facendo crocchiare le giunture - - noi non ci entriamo , in queste piccolezze . Noi dobbiamo guardarti , impedirti di fuggire , e basta . - - Ma voi altri , chi siete , se è lecito ? - - Noi siamo i gendarmi . E se ti ostinassi a voler fuggire , noi dovremmo ucciderti come un cane ! Questa è la frase di prammatica di ogni vecchio dramma da burattini . - - Oh ! il mio cane ! - - pensò , per associazione d ' idee , Ciuffettino , con le lacrime agli occhi - - dove sarà , adesso ! ... almeno ci avessi lui ... mi consolerei ... Povero Melampo ... se l ' avessi ascoltato ... Oh ! ... la mia testa ! la mia testaccia ! ... Aveva appena finito di dire dentro di sé queste parole , che si sentì lambire le mani delicatamente , e sentì sul volto un soffio caldo e inuguale . Ciuffettino mandò un grido di allegrezza : - - Melampo ! - - e intanto , il bimbo sentì gonfiarglisi il petto dalla speranza . - - Sono io ! ... - - borbottò il degno animale , affettuosamente - - vengo a pagare il mio debito di gratitudine verso di te ... Te l ' avevo detto , che una buona azione , alle volte , viene ricompensata ! ... Vedi , prima che il burattinaio se ne andasse , mi sono introdotto pian pianino sotto il palcoscenico ... ho aspettato che tutto fosse tranquillo , e sono venuto da te ... Ora , a poco a poco , roderò le corde che ti avvincono ai polsi ... - - Le roderai ? - - non poté a meno di chiedere Ciuffettino - - e con che cosa ? ... Mastro Spellacane furibondo insegue Ciuffettino - - Mi sono spiegato male . Purtroppo ... non ho denti ! Ma ho riacquistato un po ' di sveltezza e di forza ... Faró rodere dai topi le corde che ti serrano ... Adesso te ne cerco qualcuno ... bastano pochi ... Quando li avrò presi , i topi si raccomanderanno che non li mangi , e io , in compenso , chiederò loro che mi aiutino a liberarti ... - - Ben pensata ... ! fai presto , per carità , Melampo mio ! ... E quando sarò ricco , parola d ' onore , ti farò mettere i denti finti , così potrai mangiare anche gli ossi ! ... I due gendarmi non avevano capito nulla , perché il cane e il ragazzo si erano parlati nelle orecchie . E poi quei poveri burattini avevano un sonno ! ... Tanto che finirono con l ' addormentarsi in piedi . Di lì ad un quarto d ' ora Melampo tornò con quattro topolini in bocca . Ai topolini non pareva vero di potersela cavare a così buon mercato , e si misero subito a rodere le corde con accanimento , di modo che prima dell ' alba Ciuffettino si trovò libero . Si alzò , e , saltellando , si avviò a tentoni alla porticina del palcoscenico . I gendarmi ronfavano , e non c ' era da temer nulla da parte di loro . Ma ecco , di un subito , che un rumore di passi ... piuttosto spietati , si fece udire in platea . Ciuffettino rabbrividì , e disse a Melampo , con un fil di voce : - - È Mastro Spellacane ! Ora stai fresco anche te ! ... E la voce da orso raffreddato dello spaventoso burattinaio rimbombò . - - Ciuffettinooo ! svégliati ! ... bisogna sbarazzar la baracca , perché si parte ! ... Questa non è più aria per noi ... Ciuffettino e Melampo si nascosero in un angolo presso la porticína . Il burattinaio entrò , e andò dritto al fondo ; mentre il ragazzo ed il cane se la svignavano ... Erano appena fuori , e stavano per imboccar la strada di Cocciapelata , quando il burattinaio uscì gesticolando e vociando dalla baracca , e tagliò loro la strada . Allora Ciuffettino e Melampo presero la via del mare : e il cane pregò subito il nostro eroe di montargli in groppa . - - Oggi mi sento in forza , ti ripeto , perché ieri sera ho mangiato due bistecche da un macellaio del paese ! Monta e non aver paura ... - - e così dicendo Melampo si buttò a correre . Per qualche tempo il burattinaio , schiumando dalla bile , gli tenne dietro : ma poi , con il fiato spezzato , la milza gonfia come un pallone , dovè fermarsi . Allora , tendendo il pugno verso i fuggenti , ringhiò : - - Adesso vado ad infilarmi gli stivaloni delle sette leghe , e poi vi raggiungo in due salti ! E la vedremo ! Mentre tornava addietro , rifletteva : - - Della pelle di quel canaccio mi farò un bel panciotto da inverno ... E di Ciuffettino , che ne farò ? Lo condannerò a star fra i burattini tutta la vita ! ... Ma le tristi idee di vendetta non portano mai fortuna a chi le concepisce . Mastro Spellacane andò ad infilarsi gli stivali delle sette leghe e riprese l ' inseguimento dei nostri amici : e proprio quegli stivali magici lo condussero alla rovina . Attenti , e vedrete ! ... XVII Dove Ciuffettino , sfuggendo dalle grinfe di mastro Spellacane , è costretto a seguire il capitano Mangiavento ne ' suoi viaggi di lungo corso . MELAMPO e Ciuffettino erano giunti alla spiaggia . In un seno tranquillo una vecchia nave mercantile se ne stava , immobile , specchiando lo scafo nero e rugoso nelle acque limpide . Su la riva manco l ' ombra di una capanna : il deserto addirittura . - - Rifugiamoci là dentro - - disse il cane , tuffandosi risolutamente nell ' acqua , e nuotando con vigore verso la nave - - aspetteremo che venga notte , e poi cercheremo di ripigliar la via di Cocciapelata . - - Eh ! - - bofonchiò Ciuffettino , il quale si trovava sempre su la groppa del cane - - se avessi dato retta a te , a quest ' ora dormirei in casa del mi ' babbo ... Me lo merito , lo ripeterò cento volte : me lo merito , ah ! sono stato un gran monellaccio ! - - Ma sei pentito davvero ? - - chiedeva Melampo , soffiando perché l ' acqua non gli entrasse nel naso - - non ci credo ... - - Melampo mio , te lo giuro ... - - Eh ! per promettere , si promette bene : ma a mantenere ... - - Ma io non sono di quelli che promettono e poi non mantengono . ! - - Davvero ? ... - - Io sono un ragazzo di nuovo genere . Oh ! Melampo ! guarda laggiù ... laggiù in fondo ... ohi , ohi ... - - Che cosa c ' è ? - - C ' è il burattinaio ... mastro Spellacane ... che corre come il vento ... - - Làscialo correre : nell ' acqua non ci viene ... - - Ma perché correrà tanto ? - - Che vuoi che ti dica ? Avrà gli stivaloni delle sette leghe ... - - Credevo che usassero soltanto nei libri delle Fate . - - Oh ! Eccoci , finalmente ! A dirtela schietta , non ne potevo proprio più ! ... Intanto Mastro Spellacane , che aveva scòrto i fuggitivi , al colmo del furore e pregustando la gioia della vendetta , si lasciò trasportare dallo slancio dei famosi stivaloni dette sette leghe , che gli aveva lasciati in eredità un bisavolo Mago di professione , e cadde in acqua . Il feroce uomo non sapeva nuotare , e gli stivaloni erano pesantissimi . Perciò bevve tant ' acqua che ne fece una indigestione e morì . Triste morte per uno che aveva tanto amato ... il vino ! Ma meritata : perché Spellacane era sempre stato un fior di canaglia . Annaspa annaspa , Melampo invece era arrivato alla scaletta di legno del bastimento , sotto la quale galleggiava una barchettina . Balzarono nella barchettina , e si arrampicarono su la scaletta . Molti marinai dormivano distèsi sopra le tavole del ponte , col naso rivolto alle stelle . Avevano preso tutti una bella sbornia la notte innanzi , alla fiera del paese vicino . Perciò Melampo e Ciuffettino si calarono nella stiva indisturbati . Il ragazzo trovò , in un angolo della stiva , presso la poppa , l ' usciòlo di una specie di cabina : lo aprì ed entrò . C ' era un puzzo di pesce secco , di olio rancido e di catrame , là dentro : vi si respirava a malapena : ma il ragazzo non fece troppe storie : si sdraiò sopra un mucchio di cordami , appoggiò il capo sopra una cassetta di baccalà , e attaccò un bel sonno . Melampo rimase un bel pezzo a fantasticare su i suoi casi : poi , dopo essersi grattato un orecchio , e dopo essersi data una brava leccatina al muso , chiuse gli occhi anche lui . Quando si svegliò , Ciuffettino vide , e con estrema maraviglia , che le pareti della cabina oscillavano . - - Il terremoto ! ... - - disse . E si alzò : ma le gambe lo reggevano malissimo in equilibrio . Anzi , dovette appoggiarsi ad una cassa , per non cadere . Orecchiando , gli parve di sentire un sinistro scricchiolìo , frammischiato di tanto in tanto ad una specie di gemito . Lo scricchiolìo ed il gemito partivano certamente dal fasciame della vecchia nave . Ma perché ? Anche Melampo sembrava inquieto . Ciuffettino si arrampicò sopra un mucchio di cordami , poi sopra una botticella , e si affacciò ad un finestrino . Cielo ed acqua ! Per quanto il ragazzo allungasse il collo , non poté veder altro . Il sole tramontava , incendiando il mare . Il monello si ritrasse , con gli occhi abbagliati . - - Sicché ? - - domandò il cane , ansiosamente . - - Ma ! ... non capisco ! - - rispose Ciuffettino , tirandosi il ciuffo , perplesso . - - Che cos ' è questo movimento ? - - Io mi sento mancar le tavole sotto i piedi . - - Anch ' io ! ... - - Sai che cosa bisognerebbe fare ? - - Sentiamo . - - Bisognerebbe andar di sopra ... - - E se ci vedono ? - - Non ci mangeranno mica , caro Melampo . E poi , in confidenza ... mi sento avvilire dalla fame . - - Se non hai paura tu , io non ho paura davvero ! - - Paura io ! ... per tua regola , io non sono un ragazzo pauroso . Figùrati che discorrevo con il lupo mannaro come si discorrerebbe col primo galantuomo venuto ... Tu avessi visto , che brutto tipo , quel lupo mannaro ! E sua moglie , poi ! ... Mi volevano mettere in umido , con le cipolle , ma io ... immagina ! ... ci ridevo come un matto . Così chiacchierando , Ciuffettino e il cane salirono la scala che riusciva sul ponte del battello . Proprio in quel momento i marinai , dietro ordine del capitano , stavano eseguendo una difficile manovra delle vele , perché mutava il vento . Il capitano era un omaccione grasso e rubicondo , dall ' occhio vispo , dalla gran barba incolta , dalla bocca larga come un forno , guarnita di denti da coccodrillo e sempre pronta al sorriso . Si chiamava Mangiavento , ma invece non mangiava che aringhe salate . Però in gran copia : almeno una cinquantina il giorno : salute a noi ! Questo Mangiavento fu il primo a scorgere Ciuffettino e Melampo , che erano sbucati fuori dal boccaporto , come due apparizioni . - - Per mille brigantini ! - - tuonò il capitano , mettendosi le mani su i fianchi , e girando gli sguardi su gli uomini dell ' equipaggio - - chi ha fatto salire a bordo questo minuscolo passeggero ? Avevo detto , sì o no , che non volevo passeggeri ? - - Ma io non sono un passeggero , scusi - - obbiettò Ciuffettino , facendosi avanti e togliendosi il cappelluccio . - - E chi sei , allora ? - - Io sono , Ciuffettino ! - - E dove vai ? - - Lo domando a lei , dove vado ! - - Lo domandi a me ? Sei curioso ! ... Sembri una acciuga ! - - E lei sembra un ippopotamo ! Per una brusca scossa di rollìo , Ciuffettino perse l ' equilibrio , e andò a ruzzolare proprio su i piedi colossali del capitano , che per poco non si fece scoppiare una vena nel petto per il gran convulso delle risa . Era un burlone , quel bravo marinaio ! - - Ma , o di dove sei scappato fuori ? - - riprese Mangiavento . - - Non lo so . - - E che fai ? - - Nulla . - - Ma qui ci deve essere uno sbaglio . - - Sarà benissimo ! ... - - Sei a bordo di una bastimento : facciamo rotta per le Antille ... - - Le Antille ! Che sono molto distanti , scusi , signore , le Antille , da Cocciapelata ? Padron Mangiavento uscì in una risata tale che Ciuffettino , còlto alla sprovvista , fece un salto . E il beccheggio obbligò il ragazzo a far altre due o tre capriòle , tutte di seguito . - - Da Cocciapelata ... oh ! oh ! oh ! ... come sei buffo ! - - E dàgli ! ma cotesto non è rispondere ! - - Ma le Antille sono isole lontane migliaia e migliaia di miglia , sciocchíno ! - - Allora , senta , vorrei tornare indietro ! - - Siamo già in alto mare , non si può ! - - E quando ci arriveremo ? - - Fra un mese ... fra due ... fra sei ! chi sa ! dipende dai venti ... - - E allora , il mi ' babbo ... ? E il nostro eroe scoppiò in un pianto disperato . Abbiamo già fatto capire che il capitano Mangiavento era un brav ' uomo . Le lagrime del ragazzo lo commossero . Prese Ciuffettino delicatamente fra le mani , e lo alzò fin presso la sua barba , che puzzava maledettamente di tabacco . Ciuffettino fece due grandi sternuti , e seguitò a piangere . - - Via , Bruscolino ... come ti chiami ? - - Ciuffettino . - - Via , Ciuffettino : spiegami qualche cosa ... non piangere così ... non posso veder piangere i bambini ... sii buono ... vedrai che accomoderemo tutto ... Non piangere ! E Ciuffettino starnutiva e piangeva . - - Comincio ad arrabbiarmi ! - - disse il capitano , scrollando il grosso capo - - se non mi dici tutto , non ti dò da - - Di dove sei scappato fuori ? - - disse capitan Mangiavento cena ! ... Smetti di piangere , Bruscolino ... ossia , Ciuffettino ! ... E Ciuffettino , dinanzi alla tremenda minaccia , raccontò la propria istoria . Mangiavento rideva sotto i baffi , ascoltando . In ultimo disse : - - Mio caro ragazzo , dopo le tue monellerie , certe lezioni te le sei meritate . Tu rimarrai a bordo , con noi , a lavorare , e verrai con noi alle Antille : e dopo un anno di navigazione , tornerai a casa guarito di tutte le tue grullaggini : avrai le mani callose e il colore abbronzato , ed amerai lo studio ed il lavoro . Tornerai a casa trasformato . Tuo padre , perdendo un birichino , acquisterà un uomo ... E me ne ringrazierà . Dopo una pausa , il degno marinaio aggiunse : - - Ma tu devi aver fame , caro Burattino ... ossia , Ciuffettino . Ti piacciono le aringhe salate ? Ciuffettino storse la bocca . - - Eppure le devi mangiare , perché a bordo non c ' è altro . Tu avrai due aringhe e il tuo cane una bella zuppa . E voialtri , figliuoli , attenti alla manovra ! E così il nostro eroe , dopo mille peripezie strane , per colpa della sua testolina bislacca , si trovò costretto ad abbandonare il bel cielo della patria . XVIII In cui Ciuffettino diventa di punto in bianco un instancabile lavoratore . QUELLA sera Ciuffettino mangiò le aringhe che non gli piacevano , e Melampo divorò la zuppa di brodo rancido che gli piaceva moltissimo . La mattina dopo Mangíavento disse a Ciuffettino in tono brusco : - - Senti , ragazzo mio , qui , a bordo , il pane bisogna guadagnarselo ! - - Io , veramente , il pane non me lo sono guadagnato mai , e mi maraviglio ! - - rispose , imbronciato , il ragazzo . Capitn Mngiavento aveva la mania di scrivere - - E che credi che sia una vergogna , guadagnarsi il pane ? Intanto , ecco : piglia quella secchia e quella scopa e lava il ponte ... - - Ma io questo mestiere non lo so e non lo voglio fare ! - - ribatté il monello , pestando i piedi . - - Dici davvero ? - - chiese Mangiavento , con calma . - - Non lo voglio fare : no , no e poi no ! ... - - E allora non ti confondere : vuol dire che a colazione avrai soltanto la galletta ! Infatti , a mezzogiorno , Ciuffettino non ebbe che un po ' di galletta tanto muffita e tanto dura che per poco il poveraccio , volendola sgranocchiare , non ci si ruppe tutti i denti . Però , alla sera , Ciuffettino si decise di lavare il ponte . Il giorno dipoi il capitano chiamò di nuovo a sé il fanciullo , e gli disse : - - Oggi bisogna che ti arrampichi su l ' albero per andare a rifar quei nodi di corde alla vela ... Li vedi lassù ? Questa volta , spero che non ti farai pregare ... Ciuffettino fece un gesto da imperatore romano . - - Come ? Io ? nemmen per sogno ! Mangiavento , secondo il solito , rideva . - - C ' è poco da ridere ! non ci vado lassù ... a rischio di rompermi il collo ! ... - - Andavi mai a coglier le pesche ... quando marinavi la scuola ? - - chiese beffardamente il vecchio lupo di mare . - - Qualche volta ... - - bisbigliò Ciuffettino , abbassando il capo . - - Allora non avevi paura di romperti il collo ... Ciuffettino lanciato in mare ... - - È vero , ma ... - - Insomma ci vai , si o no ? - - Nemmeno se lei mi regala cento lire ! Mangiavento alzò le spalle . - - Oggi avrai un ' altra porzioncina di galletta ... Non c ' è mica da arrabbiarsi ! Tu non vuoi far nulla ? Hai ragione , poverino ... È segno che ti piace la galletta ... Tutti i gusti sono gusti ... Ciuffettino lavò il ponte A farvela breve , bambini miei : di lì a cinque o sei giorni , Ciuffettino era cambiato da così a così : tutte le mattine , all ' alba , lavava il ponte , poi dava mano ai marinai alle manovre , si arrampicava su i sartiami per isciogliere le vele , rammendava le reti , aiutava il marinaio ­ cuoco a far la cucina per il capitano , risciacquava i piatti ... insomma , sgobbava per davvero senza lamentarsi : e si faceva voler bene dall ' equipaggio e dal capitano per l ' umore sempre gaio e per la chiara bontà dell ' animo . - - È piccolo come un cece ! - - disse un giorno padron Mangiavento , ai suoi marinai - - ma vale più di tanti giovanotti grandi e grossi e col cervellino di lumaca ! Melampo , per la vita tranquilla che menava a bordo , era quasi ringiovanito . Aveva ripreso un po ' di forza nelle zampe , gli era ricresciuto il pelo , e , visto all ' ingrosso , sembrava presso a poco un bel cane di mezza età . Il poveraccio era così felice , e spingeva così lontano le proprie illusioni , che alle volte , a certi pizzicorini delle gengive , gli veniva fatto di pensare : - - Tra poco mi rispuntano i denti ! Vane speranze , ohimè ! La navigazione procedeva tranquilla : il vecchio battello aveva quasi sempre il vento in poppa e viaggiava con una discreta velocità . Il mare era calmo , e il cielo si mostrava sempre sgombro di nubi . Se le cose procedevano in quel modo , in poco più di un mese si sarebbe giunti alla mèta . Ma per l ' appunto ... Vi dirò il resto in quest ' altro capitolo . XIX Dove Ciuffettino dimostra il proprio carattere generoso , e si fa buttare in mare piuttosto che commettere una cattiva azione . Capitan Mangiavento BISOGNA sapere che mastro Mangiavento aveva messo una grande affezione a Ciuffettino , e per quanto gli si dimostrasse , nei modi , piuttosto rude , e non gli risparmiasse nessuna fatica , pure , nell ' intimo , gli serbava una grande tenerezza . Ciuffettino gli ricordava il su ' povero figliuolo , morto molti anni prima , mentre lui si trovava lontano , nell ' Oceano , a rischiare la vita per guadagnare il pane alla famiglia . Proprio glielo ricordava in tutto : nella faccia , nella piccolezza della persona , nelle mosse ... O allora , perché faceva il burbero ? direte voi altri . Lo faceva , perché aveva capito il male della bestia ... ossia , di Ciuffettino : e si era fitto in capo di mutare in meglio l ' indole di quel ragazzo . Padron Mangiavento era cocciuto nelle proprie idee : e quando si era giurato di fare una cosa , non c ' erano santi , bisognava che mantenesse il giuramento . - - Voglio farne un omino per bene ! - - ripeteva sempre , guardando il ragazzo che correva di qua e di là , sul ponte ; per aiutare i marinai - - perché avrei voluto che diventasse così anche il mi ' povero figliuolo ! ... E , alle volte , gli scendevano due grosse lacrime giù per le guancie abbrustolite dal sole e dalla salsedine . Uno dei marinai di Mangiavento Sicché , una sera , il capitano Mangiavento disse , abbracciando e baciando Ciuffettino : - - Sono ormai dieci giorni che ti porti bene . In premio , finché sarai buono , ti terrò a cena con me , nella mia cabina , tutte le sere . Figuratevi la felicità del ragazzo , che delle aringhe affumicate non ne poteva più ! ... Per colmo di gentilezza , dopo cena , padron Mangiavento distese un pagliericcio ai piedi del suo letto , e invitò Ciuffettino a dormire , perché , francamente , a lasciarlo in fondo alla stiva , in quel puzzo e in quella muffa , gli rincresceva . Così si tirò innanzi altri quattro o cinque giorni : il nostro eroe faceva miracoli , e in tutto quel tempo non si ebbe che dodici soli scappellotti dal capitano , per dodici differenti birichinate . Dodici in cinque giorni ! ... Un vero prodigio . Ciuffettino studiava ... E non basta . Aveva ripreso anche a scrivere ; la cosa può sembrare inverosimile , ma è assolutamente vera ; aveva ripreso a scrivere . Che cosa ? Quello che gli passava per il capo . Mastro Mangiavento gli aveva regalato un libriccino , un lapis , e un temperino a due lame , di vero metallo nichele : più che si porta e più diventa lucido : e Ciuffettino , di tanto in tanto , copriva alcune paginette del libriccino con la sua calligrafia irregolare e tremebonda . Ecco qualche saggio della prosa di Ciuffettino : « Quesa matina dichono imarinari che ce bonacca 1 . Ma sispera che cambi che senò citocca di stare costì ha no far nulla . Oggi o avuto il cuoco che mi a regallato un biscoto gliò dato un baco e un ' abbracco e ci ho deto che m piacerebbe tutti i giorni » Non c ' è molto rispetto alla grammatica , in queste poche righe , è vero , figliuoli miei ? Ma Ciuffettino non ci badava , perché la grammatica l ' aveva sempre definita nel seguente modo : - - La grammatica è quella cosa che serve ai maestri per poter mettere in castigo gli scolari . Si può essere più ingiusti e più ignoranti di così ? Quanto a Melampo ... che era , senza dubbio , il più fortunato di tutti a bordo , perché non faceva mai nulla tutto il santo giorno , Melampo , dico , ingrassava a vista d ' occhio . E ringiovaniva ... ringiovaniva ... Non c ' erano che i denti che si ostinavano a non voler ritornare ... Ma il buon cane sperava sempre . Su l ' imbrunire di una giornata soffocante , Ciuffettino , che era disceso nella stiva a prendere una scatola di conserve per il cuoco , intravide , nell ' oscurità , alcune ombre che si agitavano , e udì un bisbigliare sommesso . Capì subito chi fossero quelle ombre , ma non gli piacque punto quel mormorio misterioso . - - O ragazzi ! - - disse - - che fate di bello , eh ? ... - - Silenzio , Ciuffettino ! - - rispose una voce - - aspettavamo giusto te ! - - Me ! - - esclamò il fanciullo , maravigliato . - - Parla piano ! - - Perché debbo parlare piano ? - - Perché sì ... Gli uomini dell ' equipaggio circondarono Ciuffettino . - - Con te possiamo parlar franchi ... - - cominciò uno ... - - Sei una perla di ragazzo ... - - seguitò un altro . 1 Evidentemente Ciuffettino voleva scrivere bonaccia . - - A vederti , così piccino , non si direbbe : ma invece hai una intelligenza tale ! ... - - aggiunse un terzo . - - Humh ! - - borbottò Ciuffettíno , punto commosso da tutto quel burro - - non vi capisco . - - Ci capirai più tardi ! Anzi ... subito , se vuoi ascoltarci ! - - Figuratevi ! - - Ciuffettino , si tratta della tua fortuna . - - Eh ! eh ! - - fece il ragazzo , aguzzando le orecchie . - - Tu devi aiutarci ... - - In che cosa ? - - Siamo certi che non ti rifiuterai ... ! - - Ma in che cosa debbo aiutarvi ? - - In una cosa semplicissima . In premio , ti daremo una borsettina piena colma di fiorini d ' oro , lucenti come il sole ! ... Ciuffettino fu lì lì per isvenire . - - Una ... borsetta ... ? - - borbottò - - non canzonate ? - - Ti pare ! o che abbiamo l ' aria di gente che vuol canzonare ? Noi , caro Ciuffettino , siamo tutti galantuomini , e quel che si promette , si mantiene ... - - O bravi ! ma ancora non capisco nulla ! - - Ti sarai accorto che padron Mangiavento è troppo vecchio , oramai ... - - Non mi pare ! - - Insomma , che è inetto a guidar la nave ... - - Senti ! ... senti ! ... - - E poi è tanto cattivo ... - - Ci martirizza tutti ... - - Siamo le sue vittime ! e anche tu , povero Ciuffettino ! - - Io ? io no ! - - gridò il nostro eroe , con uno slancio di sincerità . - - Basta , non dire sciocchezze . È un carnefice . Ti fa levare a brùzzico tutte le mattine per lavare il ponte . A vederti sfacchinare a quel modo , ci viene da piangere , a noi ! ... Povero piccino , diciamo , guarda che cosa lo costringe a fare quel brigante ! - - Ma no , via , sbagliate . - - O senti : è ora di finirla . Abbiamo combinato tutto : questa notte ci impadroniremo della nave , e manderemo al diavolo il capitano ! ... Ciuffettino avrebbe voluto gettar un grido di indignazione , ma non poté . La sorpresa e l ' orrore lo impietrarono . - - Così , veleggiando per conto nostro - - continuava uno dei manigoldi - - ci faremo ricchi . E poi venderemo il bastimento ai pirati , e anderemo a goderci il nostro denaro in qualche cantuccio remoto del mondo ... e vivremo felici ! Sarà una felicità ben meritata , dopo tanto onesto lavoro ! Ciuffettino , scommetto che adesso , al pensiero di un bel gruzzoletto di quattrini , ti senti venire l ' acquolina in bocca ! ... Ciuffettino , con grande sforzo , riuscì finalmente a dire qualche cosa . - - Ma gli altri ... i compagni ... sono d ' accordo ? - - Oh ! non c ' è che il cuoco , il timoniere e il gabbiere . Quelli lì , se vogliono darci una mano , bene , se no ... peggio per loro ! Ma quello che ci preme ... è il capitano ... mastro Mangiavento ... E tu puoi aiutarci ! - - Io ! ! ! - - disse il bambino , pieno di terrore . - - Sì ... tu ! Non stai tutte le sere a cena con mastro Mangiavento ? Non dormi tutte le sere nella sua cabina ? Dunque senti . Lui , di solito , si chiude con il paletto ... Quando sei ben sicuro che il capitano dorme la grossa , non fai altro che levare il paletto per lasciarci libero l ' ingresso ... Lo leghiamo come una mortadella , e ... ma a questo dobbiamo pensarci noi . A te daremo subito tanti bei fiorini ... Anzi , eccoti intanto la caparra ... - - Ma io credo che vi giri il capo ! - - urlò Ciuffettino , inviperito , respingendo con orrore il danaro che il birbaccione gli offriva - - io ... io dovrei ... tradire il mio ca - - Ma in che cosa debbo aiutarvi ? pitano ... un uomo a quel modo ! ... e poi , fosse anche un birbante come voi altri , certe azioni ... mai e poi mai ! ... Sarò stato un ragazzaccio , non avrò avuto voglia di studiare , avrò mangiato lo stracotto al mi ' padrone , e avrò dato qualche dispiacere alla mi ' mamma , che , poverina , non se li merita davvero : ma certe brutte cose io non le ho mai fatte , e non le farò mai , nemmeno per un tesoro , perché piuttosto che tener di balla alla canaglia , morirei di fame ! ... - - Ciuffettino ! - - mormorò minacciosamente il solito marinaio - - pochi discorsi : o ci aiuti , o guai a te ! ... - - Adesso , a buon conto , dirò tutto a Mastro Mangiavento ! ... - - Guàrdatene bene ! ... - - Ché , ché , dirò tutto , io ! - - E noi ti faremo la pelle ! - - Potete fare quel che volete , ma tanto da me non c ' è da sperar nulla ! ... - - Ciuffettino , o ci aiuti , o guai a te ! - - Ciuffettino pensaci bene ! - - Ci ho bell ' e pensato ! ... - - Ti diamo tre minuti di tempo per riflettere . - - Son troppi ! - - Ebbene ? - - Ho riflettuto . Lasciatemi andare . Vo ' a spifferare ogni cosa a quel poveromo ... - - Ciuffettino : vuoi fare quanto ti abbiamo detto ? E una . Guarda , il denaro è sempre qui ... - - Tientelo pure il tuo danaro , non so che farmene ... Lasciatemi andare ... - - Non ti lasceremo andare se non prometti ... - - Non prometto nulla ! - - Bada ! - - Mamma mia , proteggimi tu ! - - Qui non c ' è mamma che tenga . Vuoi , sì o no ? - - No ! - - Ciuffettino , per l ' ultima volta ! - - No ! neanche se mi scannate ! - - Ciuffettino ! ! ... - - Neanche se mi squartate ! ... - - Ciuffettinooo ! ! ... - - Neanche se ... - - Eh ! allora , peggio per te ! E così dicendo il birbante prese Ciuffettino , tappandogli la bocca con la grossa mano , e andò a prendere sopra un mucchio di balle di grano , un sacchetto vuoto : poi vi ficcò dentro il ragazzo , legò ben bene la bocca del sacchetto , e aprendo un finestrino , buttò ogni cosa in mare . Compiuto questo atto coraggioso , l ' eroe , còlto da una idea spiacevole , borbottò : - - Bisognerebbe che il capitano non si accorgesse della scomparsa di Ciuffettino . Guarda un po ' quello stupido quanto imbarazzo ci crea , adesso ! - - Vero sciocco ! - - disse uno - - rifiutare una borsa piena di fiorini ... - - Chi avrebbe mai supposto una stupidaggine simile ? - - aggiunse un altro . - - Il capitano adesso è occupato a scrivere , in cabina - - rispose il primo - - fino all ' ora in cui non ricercherà il ragazzo : in caso , gli diremo che è nella stiva a mettere in ordine le cassette delle provviste ... Nel frattempo , inviteremo anche gli altri compagni a ritrovarsi qui , fra un ' ora , per vedere di mettersi d ' accordo con noi ... Se non vorranno ... loro sono tre , e noi sei : ne avremo facilmente ragione . Il capitano , solo , non potrà difendersi a lungo ... è vero che è forte come un toro ... ma non vuol dire . Prima che spunti il nuovo sole saremo padroni della nave , e fra poco , saremo anche tutti milionari e potremo fumare sigari da una lira e cinquanta l ' uno ! - - E bere buon vino da dieci soldi la bottiglia ! - - Io mi , comprerò un palazzo alto come la torre Eiffel ! - - E io mi farò costruire una ferrovia per potermici scarrozzare dalla mattina a sera ! - - Io mi contenterò di una automobile di sessanta cavalli . - - E io di un aereoplano da corsa ... Dunque , siamo intesi ... fra un ' ora ... ci ritroviamo un ' altra volta qui ... con i compagni ! - - Siamo intesi . XX In cui Ciuffettino si vendica nobilmente dei suoi carnefici e salva la vita al capitano Mangiavento . QUANDO il povero Ciuffettino sentì il freddo dell ' acqua che filtrava nel sacchetto , si raccomandò mentalmente al buon Dio ... ed invocò il soccorso dei genitori ... Ma oramai , per salvarlo , ci voleva proprio un miracolo . Il ragazzo si agitò disperatamente per uscire dal sacco : inutile ! Quella tela era cosa forte ! ... Provò con le dita , con i denti , a stracciare l ' involucro ; neanche per sogno ! I secondi trascorrevano , e Ciuffettino si sentiva soffocare ... Proprio quando stava per cedere , si ricordò di avere in tasca il temperino che mastro Mangiavento gli aveva regalato ... Quello di vero metallo nichele ... Con prestezza incredibile levò di tasca , il temperino , e si pose a menar colpi furibondi su la tela del sacco ... E riuscì a liberarsi con uno sforzo supremo . Ma nel Ciuffettino riuscì a liberarsi dal sacco momento che tornava a galla , per la commozione intensa , per la fatica immane , per l ' acqua bevuta , per il freddo , per tutto , insomma , Ciuffettino provò una specie di gran confusione nel cervello , sentì un gran male nel petto , e svenne , ricadendo negli abissi del mare . ­ - - Questa volta è finita davvero per Ciuffettino - - direte voi che mi ascoltate : e scommetto che avrete già i lucciconi ... Bravi : è segno che siete ragazzi di cuore buono . , Ma non voglio vedervi piangere : e perciò vi dico subito che , anche questa volta , la Provvidenza volle aiutare Ciuffettino . Presi nel vortice ! E in fin dei conti non sarebbe stato giusto che Ciuffettino fosse finito in corpo ai pesci , dopo aver dimostrato tanto coraggio e tanta onestà ! Non vi pare ? C ' è sempre un Dio per i buoni ! Dunque il fanciullo cadeva pian piano sott ' acqua : ma un salvatore lo raggiungeva nella tremenda discesa , e lo riportava nuovamente alla superfice del mare . L ' aria fresca batté sul volto del ragazzo , e penetrò per le narici nei piccoli polmoni contratti , producendo effetti benefici in tutto l ' organismo . Dopo pochi istanti Ciuffettino aprì un occhio ... e vide accanto a sé il grosso muso , grondante acqua , di Melampo . Gli occhi del bravo cane , nella penombra della sera , lustravano di gioia . - - Melampo ! - - balbettò Ciuffettino ... - - tu ! ... - - Io , mio caro figliuolo ... Quando ti hanno chiuso nel sacco e poi buttato dal finestrino ... io stavo nascosto , dietro certe casse , nella stiva . Se avessi abbaiato , o avessi tentato di difenderti allora , avrei fatto peggio . Mi avrebbero ammazzato , e buonanotte . Purtroppo i miei morsi non fanno più male a nessuno ... E poi ... chi vuoi che abbia paura di un cane senza denti ? ... Mi sono gettato nell ' acqua dopo di te ... e in tempo per salvarti , grazie al cielo ! Ciuffettino , commosso , si accostò al muso di Melampo e vi depose un bacio ... quasi fraterno . - - Sei proprio una perla di cane , e ti voglio un bene dell ' anima ! Quando penso che quel maladetto mugnaio voleva che , ti buttassi nel fosso con una pietra al collo ! ... - - Svelto , Ciuffettino : ora che ti sei un po ' riposato sul mio groppone ... attaccati alla mia coda , e nuota con me ... Vedi , il bastimento è già lontano ... se non si fa presto non lo raggiungiamo più ... - - Non ci mancherebbe altro ! ... Quanto pagherei Melampo , di poter dare una bella lezione a quei marioli , e poter salvare Mangiavento ! ... Povero padron Mangiavento ! ... Tanto buono , con quel suo fare burbero ... Peccato che si diverta a dare tanti scappellotti così spesso ... - - Forza , Ciuffettino ! ... Il cane e il ragazzo nuotavano con la velocità di due freccie verso la nave che appariva come una gran macchia oscura nel fondo del cielo stellato : ma la distanza che li separava dalla mèta sembrava non volesse diminuire affatto . Nuota , nuota , non arrivavano mai . - - Sono stanco ! - - rantolò Ciuffettino , attaccandosi con tutte e due le mani alla coda del cane . - - Coraggio ... per carità ... anch ' io sono stanco ... ma ... - - Ma tu , caro mio , sei un cane ! - - Forza ! ... - - Non ne posso più ! ... Babbino , aiutami ! Non aveva finito di pronunciare con voce fioca queste parole , che la nave sembrò avanzarsi verso gli esausti nuotatori . In verità , il vento era cessato improvvisamente , ed il veliero , arrestando la corsa , si cullava adesso su le onde tranquille ... Quando giunsero ai fianchi del battello , Ciuffettino disse a Melampo : Nuota , nuota non arrivavano mai - - Io mi arrampico a bordo : e tu aspetta un poco , che sciolga la scaletta e la butti giù ... - - Fa ' prestino ! - - sospirò la buona bestiola , alla quale era entrato un gran freddo addosso ! Il ragazzo in men che non si dice si trovò sul ponte . Non c ' era nessuno : un alto silenzio regnava a bordo . Sciolse le corde che reggevano la scala , e Melampo raggiunse in due lanci l ' amico Ciuffettino . - - Oh ! bella ! ... - - bisbigliò il nostro eroe - - sembra che sieno scappati tutti ... Ah ! ... no ! ... c ' è un lume nella cabina di mastro Mangiavento ... Mastro Mangiavento aveva la cabina sul ponte . Il fanciullo ed il cane si diressero verso quella . Dalle commessure della porta filtrava un po ' di luce . Ciuffettino guardò pel buco della serratura , e vide il capitano , curvo sul suo tavolino , occupato a scrivere . Mastro Mangiavento , nelle sere di buon tempo , scriveva un capitolo di un certo suo bellissimo libro su le maraviglie del mare , libro pieno di scienza e di noia , che nessun editore volle mai stampare . Il degno uomo ne aveva già scritti diciottomila fogli , ed era appena a metà ! Povero Mangiavento ! ... Non gli poteva rimproverare che quel peccato lì : ma quel peccato era grosso , pur troppo ! Ciuffettino , a un tratto , udi un calpestìo leggero dietro di sé . Si voltò e scòrse un ' ombra traversare il ponte e poi scomparire nel boccaporto . Allora gli venne una idea sublime . Corse al boccaporto 2 e orecchiò qualche momento . Giù , nella stiva , si erano radunati gli uomini dell ' equipaggio in misterioso conciliabolo . Noi già sappiamo che i ribelli volevano trascinare alla causa loro anche i pochissimi che erano rimasti fedeli al capitano . Il nostro eroe , ridendo in cuor suo per il bel tiro che stava per giuocare ai briganti , andò a prendere a poppa una grossa pertica , poi la ficcò tra il tavolato e la pesante botola di legno che serviva di chiusura del boccaporto . Fece leva , con un vigore che non avrebbe certo trovato in una circostanza normale della vita e , dopo tre o quattro tentativi , riuscì a sollevare il quadrato di legno , che vacillò un istante su gli anelli che lo trattenevano al ponte , e cadde , con cupo rimbombo , nel suo àlveo . Così la stiva fu chiusa . Allora Ciuffettino passò la spranga di ferro che serviva di catòrcio attraverso agli anelli infitti nella botola e nel ponte , e , rialzandosi , tutto sudato , ma soddisfatto , si pose a ballare come un pazzo e a far capriòle . - - Ci siete ! - - diceva , facendo le corna verso la stiva , dov ' erano radunati i marinai - - e stateci ! .. Melampo rideva anch ' esso : ma dignitosamente sollevando un poco le labbra su le gengive , come fanno i cani bene educati . Quando ebbe sfogata una parte della propria contentezza , Ciuffettino corse alla cabina di mastro Mangiavento , e disse , picchiando all ' uscio : - - Sor capitano ... o sor capitano ... ! venga qui fuori un momento ... 2 Credo inutile spiegare questi termini tecnici ai miei piccoli lettori : del resto il babbo o la mamma potranno , dato il caso , colmare la lacuna , molto più opportunamente e forse più chiaramente di me . Ciuffettino chiude il boccaporto Il capitano , che stava scrivendo il trentesimo foglietto di quella sera , e il centesimo sproposito - - sempre di quella sera - - alzò appena il capo e rispose come in sogno : - - È pronta la minestra ? bene , se è di fagioli ci ho piacere ... - - Ma che minestra ! ma che fagioli ! ... è proprio il momento della minestra ! ... - - Allora , se non si tratta di mangiare , lasciami in pace . Sto descrivendo il serpente di mare lungo due miglia , che ingoia le isole con le case e i vulcani che fumano , figurati .... - - Lo so : ma se sapesse che cosa è accaduto ! - - Sciocchezze , sciocchezze ... lasciami in pace ... Ciuffettino , in quattro parole e dodici bestialità , informò il capitano dell ' accaduto . Mastro Mangiavento mandò all ' inferno la propria opera letteraria , aprì l ' uscio , e abbracciò , silenziosamente , il bambino e lo soffocò di - - Sor capitano ! venga fuori un momento ! baci e di carezze , piangendo come un vitello per la troppa commozione . - - Ah ! sì ? ... - - disse , quando si fu un po ' sfogato , lasciando rifiatare il nostro eroe - - ah ! volevavano ricompensarmi a quel modo ... dopo tutto il bene che ho fatto loro ? ... Brutti manigoldi ! ... Adesso te li cucino io come si meritano ... Prese lo schioppo , e si avvicinò alla botola . Giù si sentivano urla feroci , imprecazioni , e colpi potenti battuti su le travi che reggevano l ' intavolato . - - Li accoppo tutti ad uno ad uno ! - - brontolò mastro Mangiavento , cacciando la canna dello schioppo in un buco del legno . Allora Ciuffettino si mise a strillare : - - No , sor capitano , per carità ... non tiri ... non tiri , sor capitano ! ... Mangiavento si fermò , maravigliato . - - Perché non vuoi che tiri ? - - Ammazzarli ... come tante bestie ... no ... no ... non lo faccia , sor capitano , dia retta a me ! - - Ma o quei briganti non avrebbero ammazzato me volentieri ? ... - - Ma lei non deve far quello che fanno i birbaccioni ! ... Lei ha il core bono ... no , no , butti via quello schioppo ... mi vien la pelle d ' oca a pensarci ... - - E ti hanno gettato in mare , chiuso in un sacco ! ... - - Io li ho bell ' e perdonati : faccia altrettanto lei . Dio glie ne renderà merito , padron Mangiavento ! - - Lo credi ? - - Ne son certo ... li lasci fare ... - - Sei un gran bravo ragazzo , Ciuffettino ! - - gridò il capitano , intenerito , scaraventando lontano lo schioppo , e tornando ad abbracciare il piccolo eroe - - e senza volerlo mi hai dato una bella lezione ! ... E pensare che volevo essere il tuo maestro ... d ' ora innanzi , verrò a scuola da te ... - - Non di grammatica , però ! - - proruppe il monello , ridendo . - - Bisogna pensare a salvarci la pelle - - continuò padron Mangiavento , grattandosi la pera . - - Una volta che non vuoi che li accoppi ... Già , hai ragione ... Ecco , si potrebbe mettere in mare questa barca di salvataggio ... Se Dio ci assiste , con questa barca , possiamo giungere alla spiaggia più vicina ... a qualche paese abitato ... Io poi penserò a rintracciare , con l ' aiuto delle autorità , questi scellerati ... e potrò , forse , ricuperare la nave ... Bell ' idea ! Caliamo la barca , dopo averla riempita per bene di viveri e di attrezzi ... e partiamo ! Così fecero . All ' alba avevano già percorso un paio di miglia , a forza di remi . Poi , sentendo un po ' di brezza , compare Mangiavento issò la vela che si stese subito come un ' ala candida . A volte , nell ' alto silenzio , il vento che si levava portava alle orecchie dei nostri amici le urla rabbiose dei marinai che si agitavano furibondi nel ventre del vecchio bastimento nero . XXI Nel quale son raccontate le disgrazie che toccano a Ciuffettino , a mastro Mangiavento , ed al cane Melampo nella loro navigazione prima di toccare l ' Isola dei Pappagalli . LA barca , sotto la spinta del vento , correva leggera tra i ricami delle schiume , su la immensità azzurra del mare , piegando graziosamente la gran vela latina fino quasi a sfiorare l ' acqua , come una gigantesca farfalla che volesse dissetarsi alla fragrante frescura delle onde . Le ore trascorrevano monotone , a bordo . Capitano Mangiavento rimpiangeva il suo capolavoro lasciato su la nave , Melampo la sua zuppa con gli ossi , e Ciuffettino il suo lettuccio . Tutti e tre , durante il giorno , fecero soltanto una lunga serie di tentativi terribili per islogarsi le mascelle . Ciuffettino solo sbadigliò circa milleduecento volte . Figuratevi ! Su l ' imbrunire i tre naviganti respirarono un po ' . Il sole che aveva picchiato per tante ore , con forza estrema , sul loro cervello , li aveva rincitrulliti ; essi bevvero a più riprese , avidamente , nel bigonciòlo dell ' acqua , ed aspirarono con immenso piacere l ' aria umida della sera . - - Bella vita quella del marinaio ! - - Ma seguiteremo un pezzo , mastro Mangiavento ? - - chiedeva tutto ingrugnito Ciuffettino , che rosicchiava da un ' ora un enorme osso di presciutto . - - A dirvela schietto , io mi sono bell ' e noiato ... - - Se ti sei annoiato , scendi e vàttene ! - - mugolò il capitano - - Come vuoi che sappia quando avrà termine il nostro viaggio ? Se non so neanche dove si vada ! - - Bella vita , proprio , quella del marinaio ! - - Non è né migliore né peggiore di tante altre . - - Si fatica , si fatica , si rischia tutti i momenti di andare ai pesci ... e poi ... per ricavare che cosa ? - - Taci , monello , non dire eresie . Al mondo tutti coloro che lavorano sono utili , e quello stesso beneficio grande o piccolo che sia , che il loro lavoro reca alla società è il più nobile compenso delle loro fatiche . Che sarebbe dell ' industria , del commercio , senza noi altri marinari ? - - Sa ella qual ' è davvero il più bel mestiere ? ... - - Quale ? ... - - Quello del gran signore ... io , per esempio , per quel mestiere lì ci avrei una disposizione incredibile ... - - Bei discorsi ! E io che speravo che ti fosse tornata in corpo la voglia di lavorare ! ... O va ' a fidarti dei figliuoli ! ... Cíuffettino restò un po ' confuso : ma quella sera , chi lo sa , aveva il diavolo addosso , e si sentiva una gran smania di dire stramberie . - - Ma che voglia , che voglia ! ... - - ripigliò , straziando l ' osso di prosciutto . - - Io mi contenterei di avere un impiego che mi permettesse di dormire , di mangiare , di baloccarmi senza noie di sorta ... senza nessuno che mi cacciasse sotto il naso libracci , o penne per scrivere , o secchie per lavare l ' intavolato dei bastimenti ... Mastro Mangiavento diede un gran sospiro , e alzò gli occhi al cielo , come per dire : - - Signore ... ! non l ' ascoltate ! ... - - Vorrei fare l ' imperatore , ecco ! - - finì Ciuffettino strappando un ultimo pezzo di ciccia dall ' osso , e alzandosi in piedi , in atto tragico . Il marinaio , benché ne avesse poca voglia , dovette ridere . - - Ma che credi , che anche gli imperatori non facciano nulla ? ... - - Già , lo credo , lo credo , sí ! ... Bella cosa ! ... Alzarsi la mattina , e ordinare : - - Ehi ! , portatemi il caffè e latte con i crostini e le scarpe nove ! E poi ... : - - Portatemi il più bel teatrino di burattini che si possa trovare nel mondo ... e anche una scatola di soldatini di piombo ... e una ferrovia con la macchina vera , che manda il fumo e fischia , e va avanti e indietro ... E poi : - - Datemi da colazione : panna montata e confetti ... e poi : - - Portatemi il pranzo : salame e fichi , susine acerbe , e crema alla vainiglia ... e poi : - - Preparatemi la bicicletta ... quella che va avanti con la benzina ... Che bella cosa ! che bella cosa ! che bella cosa ! - - E pure , vedi , grullo , vorrei che tu provassi per un poco la gioia di essere imperatore ... magari delle rane ! E poi , son certo che te ne stancheresti subito ! ... - - Neanche per sogno ! ... Magari fossi imperatore delle rane ... dei grilli ... delle lucertole ! ... - - Invocheresti subito la tua pace , la tua libertà ... e chiederesti di lavorare ... - - No , no ... è inutile ; ho provato con lei : il lavoro non è fatto per me : è troppo faticoso . Tanto , si campa una volta sola ! che , ché ! ... ho deciso ; voglio girare il mondo in cerca di avventure , e se mi fanno imperatore o anche semplicemente re di qualche luogo , chiamerò a suo tempo il mi ' babbo e la mi ' mamma , perché vengano a dividere con me le ricchezze e gli onori ... - - A Cocciapelata non ci vuoi tornare più , dunque ? - - No ... no ... ci ho riflettuto meglio : mi son ficcato in capo di far l ' imperatore ... Voglio avere una bella reggia tutta d ' oro e di brillanti , con le scale di smeraldi e gli armadi pieni di cioccolatini ... Sono stufo di fare il marinaio ... di risciacquare i piatti e di fare di bagni freddi ... Padron Mangiavento esclamò , sghignazzando : - - Sicuro , toh ! Se le tue parole fossero arrivate all ' orecchio della Fata dei bambini , che bellezza ! ... Sai come ti punirebbe ? Esaudendo i tuoi desideri ! ... - - Ma la Fata dei bambini è lontana , purtroppo ! - - sospiro Cíuffettíno , buttando l ' osso di prosciutto in mare , sconsolatamente . - - Chi sa ! - - mormorò una voce soave all ' orecchio del ragazzo . Questi si voltò , guardò il cane , che sonnecchiava , guardò mastro Mangiavento , che rideva , e chiese insospettito : - - Lo ha detto lei , chi sa ? - - Io no ! - - fece Mangiavento - - e seguitava a ridere . - - O allora ... ? Ciuffettino voleva arrabbiarsi , secondo il suo solito : ma il sonno lo vinse a un tratto : fece un ampio sbadiglio , si buttò sopra una panca , e si addormentò di picchio . Il giorno dopo í tre naviganti furono còlti da una tremenda burrasca . Il cielo diventò nero come la cappa del camino , e la superfice del mare , il dì innanzi tersa come uno specchio , apparve orribilmente sconvolta ed irta di montagne verdi , orlate di bianco ... La povera barca , sballottata di qua e di là , dopo un ' aspra lotta con i marosi , finì col perdere la vela , e poi i remi , e poi il timone ... e gli infelici che vi stavano sopra si trovarono , così , alla mercè di Dio . A un certo momento , un baratro immenso si spalancò dinanzi alla navicella . E quel baratro aveva una forma circolare ... Le acque correvano in giri concentrici , nel fondo di un imbuto gigantesco ... e nero ... nero come l ' ebano . La barca fu trasportata come una piuma nei giri del vortice , e cominciò la tremenda discesa . Melampo guaiva pietosamente , Ciuffettino piangeva , mastro Mangiavento si mordeva i pugni ... Ma non c ' era da far nulla ... D ' improvviso , la navicella incontrò la punta di una roccia sottomarina . Seguì uno schianto orribile , e la barca fu inghiottita nell ' abisso . Ciuffettino , che era balzato in acqua , volle gridare : - - addio , Mangiavento ! - - ma invece bevve tre o quattro litri d ' acqua salata . Mentre Ciuffettino nel fondo del mare annaspava per nuotare trovò un punto d ' appoggio . E si attaccò a quello , disperatamente . Per un caso bizzarro , quel punto d ' appoggio si muoveva , e sembrava che avesse la potenza di uscire dal tremendo vortice . Infatti , pochi minuti dopo Ciuffettino navigava tranquillamente ... sul dorso di una balena , grande come un ' isola , con una testa che pareva una montagna . Melampo e mastro Mangiavento erano scomparsi . Ciuffettino li chiamò a lungo , con voce angosciosa , ma il ruggito dell ' oceano che riempiva lo spazio , copriva anche le sue grida . Solo ... solo ... sul dorso di una balena ! Ciuffettino , a furia di pensare a questo nuovo caso straordinario , finì con l ' addormentarsi profondamente . E non c ' è da muovergliene rimprovero il povero figliuolo era mezzo morto di stanchezza e di paura ! La balena corse a lungo , per la grande distesa delle ' acque irate : e , ai primi albori , giunse ad un ' isola . Si accostò alla spiaggia , chiamò con voci rimbombante alcune tartarughe di mare che stavano lì ad asciugarsi la corazza al primo sole , e ordinò loro di trasportare a terra il povero Come si salvò Ciuffettino Cíuffettino . Dopo di che , lanciando due grandi colonne d ' acqua polverizzata dagli sfiatatoi , brontolò : - - Anche questa è stata una gran bella seccatura ! Ma spero che la Fata dei bambini sarà contenta ... Contenta lei , contenti tutti ! ... E riprese a correre su le onde con la velocità del treno lampo , spaventando i poveri pesciolini , che correvano a rifugiarsi nelle misteriose caverne sottomarine . XXII In cui Ciuffettino vien creato , su due piedi , Imperatore dei Pappagalli , e prende il nome augusto di Ciuffettino XXXV . CIUFFETTINO restò qualche minuto immobile , lungo disteso su la sabbia , sotto il cielo minaccioso , riflettendo . Alle sue orecchie giungevano gli urli assordanti del mare infuriato . Ed ecco che , in un momento in cui la bufera sembrò calmarsi , un ciangottìo bizzarro si fece udire a poca distanza da Ciuffettino . - - O questa ? - - pensò il ragazzo , cercando di alzarsi . Era indebolito in tutte le membra , e gli ci volle del bello e del buono per potersi mettere ginocchioni su la spiaggia . Il ciangottìo seguitava . Somigliava a un dialogo umano , ma i suoni articolati erano a volte più rauchi , a volte più acuti e più vibranti . Ciuffettino , dopo essersi rizzato su le ginocchia , si voltò a guardare verso l ' interno dell ' isola ... e vide dinanzi a sè , a poca distanza , due grossi pappagalli verdi , accoccolati su di un grosso tronco abbattuto di palma ; due pappagalli che si intrattenevano gravemente fra loro , guardando verso il ragazzo , e sbattendo le ali di tempo in tempo , quasi fossero in procinto di spiccare il volo , ma invece per iscuotere dalle penne le goccioline di rugiada . - - Oh ! oh ! ... - - fece il nostro eroe - - guarda ... due pappagalli ! ... Buon giorno , signori ... brutto tempaccio , eh ? - - Si è alzato , finalmente - - sillabò uno dei due uccelli grattandosi una guancia con la grossa zampa - - credevo che fosse morto . - - Anch ' io - - disse l ' altro , che aveva trovato una mandorla e la sbucciava - - Bisognerebbe avvertirlo ... - - Lo credi ? ... - - Lascio decidere a te , egregio collega . - - Ho deciso . Buongiorno , straniero ! ... Ciuffettino corse incontro alle due bestioie , ma queste si ritrassero insospettite . - - Di dove vieni ? - - Da lontano , eh ! da molto lontano ! - - Ma chi sei ? - - Se me lo domandi con quel tono , caro pappagallo , non ti rispondo ! I due pappagalli scoppiarono in una gran risata . E Ciuffettino , impermalito : - - C ' è poco da ridere ... Per vostra regola , io non sono il buffone di nessuno ... I pappagalli continuarono a ridere . - - Smettetela , se no ... E quelli , neanche per sogno : seguitavano alla più bella . Ciuffettino , rosso dalla bizza , fece per gettarsi addosso ai due uccelli canzonatori : ma questi presero il volo e andarono ad appollaiarsi in cima ad un grosso albero . Di lassù continuarono a ridere , facendo al ragazzo , che si arrovellava inutilmente , mille riverenze canzonatorie , e dicendo , tratto tratto : - - Cucù ! ... - - Vi voglio mettere arrosto ! Un dei due pappagalli ridivenne serio . - - Tu non puoi metterci arrosto ... perché prima che tu riuscissi a toccarci , con un nostro fischio avremmo radunati qui tutti i pappagalli della foresta , e la meglio cosa che ti potrebbe succedere sarebbe quella di sentirti portar via le orecchie ed il naso ... e cotesto ciuffo di capelli ... - - Ah ! - - fece il nostro eroe . E rimase alquanto sopra di sè . - - È meglio che tu non ti arrabbi , credilo . Oramai la tua sorte è segnata ! ... - - Cucù ! - - Che sorte ? - - Non le conosci le leggi del paese ? - - Scusate , cari pappagalli , ma non ho avuto tempo di leggerle ... arrivando qui ... - - Un uomo non può sbarcare in quest ' isola senza il permesso degli isolani ... ? - - E chi sono , questi isolani ... ? - - I pappagalli , ragazzo mio . Perciò , siccome tu hai violato le nostre leggi ... ti conviene di tornartene via subito ... - - Davvero ! - - O di sottoporti a quelle pene che il Consiglio Supremo dei Rampicanti giudicherà adeguate al tuo delitto ... - - Ma come faccio ad andar via ! ... - - E allora resta , e sei fritto ! - - Ma perché non ci mettete un cartello , davanti alla spiaggia della vostra isola : proibito l ' accesso ! - - Meno discorsi : il tuo nome ! - - Ciuffettino . I due pappagalli gettarono un grido inarticolato , e lasciarono l ' albero per venirsi a posare presso i piedi del ragazzo . - - Come hai detto ? - - bisbigliò uno degli uccelli , commosso - - Ciu ... - - Ciuffettino ! ... - - Ciuffettino ? ? ! ... - - Sì , Ciuffettino , Ciuffettino . Che c ' è di straordinario ? - - Lo senti ? - - disse il pappagallo che aveva parlato dianzi , rivolto all ' altro - - È lui ... E il secondo pappagallo , ripeté : - - È lui . Le due bestiole strisciarono il petto su la sabbia dinanzi a Ciuffettino , poi si rivoltarono con la pancia all ' insù . Al ragazzo pareva di sognare . - - Ma che cosa è stato ? O che vi piglia , adesso ? - - È lui ! è lui ! - - ripetevano i pappagalli , restando con le zampe all ' aria , come storditi . - - Sono io ... sicuro ! - - riprese Ciuffettino , che non sapeva se doveva ridere o irritarsi di nuovo - - secondo me , avete bevuto troppo a colazione , poveri pappagallini ... - - E lui ! è lui ! ... I pappagalli seguitarono una mezz ' ora buona a rivoltolarsi per la sabbia , senza pronunciar sillaba , e poi ripresero a trascinarsi su le corte zampe , andando avanti ed indietro come due pappagalli finti , caricati a macchina . Il nuovo giuoco durò un ' ora precisa : dopo di che gli animaletti si decisero a sciogliere la lingua : - - Ciuffettino , io ti saluto ! - - disse il primo , solennemente . - - Ciuffettino , ti saluto anch ' io - - aggiunse l ' altro con la medesima solennità . - - E io faccio altrettanto - - rispose Ciuffettino che adesso rideva a crepapelle . - - Ma il primo pappagallo arruffò in modo spaventevole le piume , e sbatté le ali con forza brontolando severamente : - - Sappi che da dieci anni ti attendevamo con ansia ! ... Perché ridi ? - - Da dieci anni ... ! Nespole ! Vi sarete annoiati , ad aspettar tanto ! - - I pappagalli mancano del loro imperatore da ben dieci anni ! Questa frase il pappagallo oratore la sillabò in tono lugubre , e l ' altro , strofinandosi su la sabbia , fece finta di piangere , e ripeté : - - Dieci anni ... uh ! uh ! dieci anni ! uh ! uh ! - - Quando morì Ciuffettino XXXIV , senza eredi - - proseguiva il primo pappagallo - - il gran Mago dei Pappagalli dichiarò che l ' isola doveva restare senza Imperatore finché l ' anima di Ciuffettino Primo , detto il Vittorioso per le sue guerre contro i macacchi invasori , finché la sua anima grande , dico , non ritornasse in terra nella spoglie di un essere umano ... Tu sei l ' Eletto ! Tu sei l ' Atteso ! Tu sei il nostro nuovo Imperatore ! Da dieci anni , ogni mattina , noi volavamo su questa spiaggia sperando di vederti arrivare . - - Ma voi altri , chi siete ? - - chiese Ciuffettino , il quale in tutto quel discorso non aveva capito che una cosa : che lo volevano creare Imperatore dei Pappagalli . - - Noi siamo i più alti dignitari dell ' impero . Io sono il principe Beccolungo ... - - E io sono il duca Beccocorto ... - - Mi dispiace tanto di non aver un becco anch ' io - - esclamò il ragazzo , un po ' mortificato : ma poi , riprendendo coraggio : - - Me ne metterò uno di cartone . Sicché , voi altri mi assicurate che io sono proprio il vostro nuovo Imperatore ? - - Gloria a te , Ciuffettino ! - - gridò Beccolungo , facendo due rivoltoloní . - - Gloria te , Ciuffettino - - ripeté l ' altro , facendone quattro . In quella un raggio di sole ruppe il velo di nubi , e sfolgorò sul capo augusto di Ciuffettino XXXV ! XXIII Dove Ciuffettino è obbligato a dimostrare la propria sagacia e la propria tattica nella guerra contro le scimmie predone . BECCOLUNGO e Beccocorto conficcarono le loro unghie negli abiti di Ciuffettino , e spiccarono il volo . Il ragazzo , in un attimo , si trovò ad una altezza vertiginosa , ed ebbe una gran paura . - - Tenetemi forte almeno ! - - balbettò , diventando bianco come un cencio lavato . I pappagalli risposero con una risatina rispettosa , ma sardonica . - - Vostra maestà non dubiti ! ... - - disse Beccolungo . - - ... non dubiti rispose Beccocorto . Il tragitto aereo si compì in pochi minuti . Ecco Ciuffettino seduto in un bel nido fatto di rami intrecciati maestosamente e imbottito di superbe piume azzurre , rosse , gialle , verdi e color dell ' oro . E quel nido maraviglioso era piantato su la biforcatura di un alto albero , nel bel mezzo della foresta . Intorno a Ciuffettino , su i rami degli alberi stavano appollaiati , a gruppi di due , di tre , di quattro , graziosi perrocchetti , maestosi kakatoa , superbi pappagalli cinerini , verdi e rossi , are colossali , dai colori metallici . Alcuni di quei pappagalli , forse per la vecchiaia , portavano gli occhiali ; altri tenevano sotto l ' ala grossi scartafacci ; altri , ancora , erano decrepiti e malconci , però si coprivano le membra spennacchiate , con piume di altri uccelli , attaccate a furia di gomma e di colla di pesce . Il più vecchio dell ' assemblea - - un decrepito kakatoa che aveva perduto la cresta rossa , e portava la coda finte e gli occhiali - - dopo aver confabulato a lungo con Beccolungo e Beccocorto , esclamò rivolto al nostro eroe : - - Tu sei il successore di Ciuffettino XXXIV , il nostro grande imperatore morto per aver mangiato il prezzemolo con le patate . Tu sei colui che attendevamo . Ricordati però , che se tu sei l ' Imperatore , io sono il tuo primo ministro , e sono anche perciò presidente del Consiglio . Tu avrai nelle tue mani le nostre ricchezze e le nostre sostanze . Però non potrai disporne in nessuna maniera , senza il nostro consenso , che non ti accorderemo mai . Ti serviremo tutti fedelmente ; ora tu devi giurare di sottometterti alle leggi che regolano il nostro impero ... - - Mi sottometto ! giuro ! - - proruppe Ciuffettino . In un momento , presso il ragazzo , si affollarono pappagalli di tutte le dimensioni , di tutte le forme e di tutte le specie , i quali , fra il verde delle piante , alla bella luce dorata del sole che metteva fiamme e scintillii nelle loro piume multicolori , formavano un quadro degno di ispirare anche quel famoso pittore di pappagalli che si chiamava ... Come si chiamava , perbacco ? Il vecchio pappagallo con gli occhiali , arrampicandosi a fatica sopra un ramo che dominava il nido di Ciuffettino , mostrò agli adunati la corona imperiale , e la lasciò cadere proprio su la zucca del fanciullo . Allora tutti i pappagalli , ad un tempo solo , intonanarono l ' inno dei Rampicanti , inno scritto dall ' imperatore Ciuffettino XIV . Le stonature di quei cantori non potete figurarvele ; basti dirvi che Ciuffettino , il quale , in fondo , non conosceva che la musica suonata dall ' unico organetto sfiatato di Cocciapelata , dovette tapparsi le orecchie ! ... Appena l ' inno cessò , i pappagalli presero a strillare : - - Viva il nostro imperatore ! Viva Ciuffettino XXXV ! ... E incominciarono la festa . Allora Ciuffettino disse , in confidenza , a Beccolungo e a Beccocorto : - - Sentite : non per offendervi : vi son grato delle vostre dimostrazioni di affetto e dei vostri inni ma vi sarei anche più grato se voleste offrirmi qualcosina da buttar giù , nello stomaco ... I pappagalli stavano appollaiati a due a due ... - - C ' è tempo ! - - disse , con una riverenza , Beccolungo . - - ... tempo ! - - ripeté Beccocorto . - - Ma io ho fame ! - - strillò Ciuffettino , col pianto alla gola . - - Vergogna ! Un imperatore non deve mai aver fame - - ribatté Beccolungo . - - ... mai fame ! - - ripeté Beccocorto . - - Fino a stasera non si mangia - - sentenziò Beccolungo . - - Pazienza ! - - sospirò l ' imperatore dei pappagalli - - vuol dire che , per ammazzare il tempo , schiaccierò un sonnellino . E incominciava ad appisolarsi davvero , quando grida orribili echeggiarono nella foresta . - - Che cosa succede ? - - borbottò Ciuffettino , stropicciandosi gli occhi - - chi è quel maleducato ... - - Il nemico ! il nemico ! - - si sentiva gridare da ogni parte . - - Il nemico ! - - ripeterono in coro Beccolungo e Beccocorto che non abbandonavano mai il loro signore . - - Il nemico ? quale nemico ? - - chiese Ciuffettino , trasognato . - - I macacchi ! i macacchi ! ... - - esclamavano i pappagalli della foresta , correndo di qua , di là , intimoriti . Eccoti il vecchio kakatoa con gli occhiali che si precipita nel nido del nostro amico , ciangottando : - - Il popolo ti chiede , eccelso imperatore ! ... - - Ma io , veramente , ho sonno ! - - bofonchiò Ciuffettino . - - Non c ' è sonno che tenga : i macacchi , gli eterni nostri nemici , gli abitatori delle isole vicine , stanno per dare un nuovo e terribile assalto alla nostra terra ! ... Difèndici ! Guìdaci alla vittoria ! ... - - Ho fame ! - - sospirò l ' imperatore , sbadigliando . - - Dopo la battaglia , mangerai - - ammonì severamente Beccolungo . - - ... mangerai - - ripeté Beccocorto . - - Bah ! - - fece Ciuffettino , prendendo la cosa con filosofia - - andiamo pure alla battaglia , purché dopo ci sia un buon pranzetto . Vi avverto che le mandorle mi piacciono infinitamente ... Oh ! ma dico non ci sarà pericolo di nulla , in questa battaglia ? - - Un imperatore non deve mai aver paura - - sentenziò ancora Beccolungo . - - ... mai paura ! - - aggiunse Beccocorto . - - Eh , lo so , non deve : ma io , all ' idea di doverne buscare , mi sento venir freddo ... - - Certo , sublime imperatore , tu dovrai dimostrare una grande sagacia ed un grande coraggio contro un nemico così numeroso e così forte : ma io credo che con l ' aiuto dei tuoi sudditi , finirai col vincere ... come vinse il grande Ciuffettino XXIV . - - Anche lui ebbe da fare con quei noiosi di macacchi ? - - Ciuffettino XXIV riuscì a vincere ... ! Uccise in singolar tenzone il re dei macacchi ... e lo spellò sotto gli sguardi dei pappagalli festanti ... La pelle del nemico si trova nel Museo storico ... Perché non dovresti tu fare altrettanto ? - - Ma io non le so spellare , le scimmie ... - - Vergogna ! Quella pelle è un trofeo di gloria ! ... - - Davvero ? se non è intignata , me ne farò una pelliccia per questo inverno ... Ma io ti domando ancora : e se perdo ? - - Se perdi , i giudici superiori ti condanneranno ad aver le orecchie strappate ... - - Eh ! ... - - E ti lasceranno due mesi senza mangiare . - - Allora bisogna vincere per forza ! - - Decidi tu , eccelso imperatore ! - - concluse Beccolungo . - - ... tu ! - - aggiunse Beccocorto , che aveva una gran voglia di ridere , ma faceva finta di nulla . Lo sbarco all ' isola dei Pappagalli - - Ho bell ' e deciso : andiamo contro i macacchi ! Alti dignitari , seguitemi ! E Ciuffettino scivolò lungo il tronco dell ' albero , e si avviò per la foresta , seguìto dal valoroso principe Beccolungo e dall ' integerrimo duca Beccocorto . XXIV In cui Ciuffettino XXXV vince i terribili macacchi con uno strattagemma maraviglioso . TUTTI i pappagalli componenti l ' esercito erano appollaiati su i primi alberi del bosco , proprio contro la spiaggia degli infami macacchi , abitatori delle isolette vicine . L ' imperatore , che sebbene piccino , aveva molta più intelligenza di tutti i macacchi messi insieme , capì che l ' esercito invasore si sarebbe potuto facilmente respingere con una semplicissima burla . E infatti , dopo aver lanciata un ' occhiata sprezzante su gli avversari , disse a Beccolungo e a Beccocorto : - - Guidatemi al Museo storico ! ... ho bisogno della pelle del re dei macacchi . - - La pelle ... ! - - esclamò Beccolungo , stupefatto . - - La pelle ! - - ripeté Beccocorto , sbattendo le ali per la maraviglia . - - Sì ... obbeditemi ! sono o non sono il vostro imperatore ? I due dignitari , almeno una volta tanto , obbedirono , e trasportarono Ciuffettino , con il sistema già adottato poco tempo prima , sopra una palma gigantesca che si innalzava nel folto della foresta . In cima alla palma i pappagalli dell ' isola avevano depositato i ricordi e i documenti più preziosi della loro storia . Ciuffettino , senza badare a Beccolungo e a Beccocorto , i quali gridavano al sacrilegio , all ' empietà , arruffando le penne e nascondendo la testa sotto le ali , Ciuffettino , dico , si infilò dentro la pelle del macacco e abbandonò precipitosamente il Museo storico . I dignitari lo seguirono borbottando , altamente scandalizzati . Ma egli li calmò subito . Ciuffettino s ' infiò nella pelle del macacco Un capo dei macacchi si avanzò verso l ' imperatore ... - - Se seguitate a brontolare così , miei cari aiutanti , vi metto allo spiedo per questa sera . Giusto , ve l ' ho detto , ci ho un appetito ... E voi siete belli e grassocci . Delle vostre lingue , poi , me ne faccio fare un cibreino dal cuoco di Corte ... Ciuffettino guida la colonna dei macacchi Traversarono di nuovo il bosco . Quando fu sul limitare , Ciuffettíno impartì alcuni ordini misteriosi : e Beccolungo e Beccocorto , divenuti improvvisamente ossequenti e premurosi , fecero due o tre rivoltoloni per terra , e promisero , anche questa volta , di obbedire . Ciuffettino si avviò , solo solo , verso l ' esercito nemico . A mano a mano che si avanzava , le scimmie emettevano lunghi grugniti di stupore e di gioia . Un loro compagno ... nell ' isola ! La cosa parve di buon augurio a tutti . Il capo dei macacchi si avanzò verso l ' imperatore dei pappagalli , facendo ad ogni passo una riverenza , e strofinando il muso contro la sabbia : poi quando si trovò a brevissima distanza da Ciuffettino , in atto di suprema allegrezza , si lanciò in aria , ed eseguì una serie di doppi salti - - Viva il fratello macacco ! mortali , con una agilità ed una eleganza che il più bravo ginnasta del globo gli avrebbe invidiate inutilmente . Ciuffettino allargò le braccia , con gesto amichevole : e la scimmia si precipitò per rispondere all ' invito , abbracciando strettamente il ragazzo . Fu una scena proprio commovente . Tutti i macacchi si soffiavano il naso con le dita e si asciugavano le lacrime con il fazzoletto . - - Chi sei ... fratello ? - - cominciò il capitano dei macacchi , con voce tremula , soffiando nel pelo del finto collega , sperando di trovarvi qualche cosina - - che vuoi ? - - Non mi vedi ? Sono un macacco come te , e forse più di te . Che cosa voglio ? Eh , mio caro , non voglio nulla . Sono riuscito a far prigioniero l ' imperatore dei pappagalli , ed ora sono padrone dell ' isola ... - - Tu ! - - esclamò il vero macacco , grattandosi furiosamente . - - Ma io non ti conosco , di dove vieni ? - - Di laggiù - - e Ciuffettino indicò un punto qualunque , nel mare . - - Deve essere un gran bel paese ! - - mormorò , convinto , il macacco . - - E come hai trovato il coraggio di venir qui , solo solo ? ... E come hai conquistato l ' isola senza l ' aiuto di nessuno ... ? - - Eh ! ti racconterò poi ... Insomma : io desidero di dividere con te l ' isola dei pappagalli . - - Tu ... desideri ... ! Oh ! generoso fratello ! È vero , però , che se anche tu non mi avessi fatta questa bella offerta , l ' isola me la sarei presa da me ... - - Ma allora saresti stato costretto a combattere , perché i pappagalli da me vinti e sottomessi sono divenuti miei schiavi e mi obbediscono in tutto e per tutto ... Invece ... se sei buono , ti invito a banchetto nella foresta , e poi ti lascio libero di saccheggiare metà dell ' impero ... - - Infatti oggi ci ho poca voglia di combattere , perché mi duole un piede ... Basta , caro fratello , facciamo così . Verrò a pranzo con te ... - - e rivolgendosi ai prodi soldati Ciuffettino abbraccia il capo dei macacchi - - avanti , figliuoli , si va a mangiare dal fratello macacco , che ci offre anche metà dell ' isola senza colpo ferire ! ... Le urla e le acclamazioni salirono al cielo . E l ' esercito si pose in moto verso la foresta . Lo guidava Ciuffettino , il quale faceva il macacco con una abilità davvero straordinaria : sembrava che l ' avesse fatto sempre . Camminarono fino ad una grande radura , nella quale i pappagalli , dietro gli ordini del loro imperatore , avevano preparato un sontuoso banchetto . In terra , erano sparse a profusione , in un disordine pittoresco , ghiottonerie di ogni genere . C ' erano montagnòle di mandorle dolci , cùmuli di noci e di nocciòle , piramidi di susine , colonne di dàtteri , mucchi di banane bell ' e sbucciate , torri di ananassí , colline di fichi verdini : e poi un esercito di bottiglie di ogni grandezza , avanzo di un bottino memorabile fatto dai pappagalli a bordo di una nave naufragata su la spiaggia dell ' isola . Cominciò il pranzo : e non vi so dire se macacchi assaltassero con entusiasmo le delicate vivande . Basti ricordare che , di lì a un ' oretta , era spolverata ogni cosa . Durante il banchetto , fra il capitano dei macacchi e Sul banco dei giudici , come al solito , tutti dormivano ... Ciuffettino ci fu un commovente scambio di cortesie . Il maccaco vero prendeva le mandorle , le biascicava ben bene e poi voleva ficcarle per forza in bocca al macacco falso : segno di estrema riverenza e di grandissimo affetto . Ma a quelle belle dimostrazioni il nostro eroe non ci era abituato , e dopo aver lottato fieramente per non subirle , fini con l ' alzarsi , adducendo il pretesto di andar a prendere certe bottiglie di vino speciale , per far onore agli ospiti . Ciuffettino offrì una di quelle bottiglie al capo dei macacchi , il quale se la incollò alle labbra , piangendo di gioia . In un attimo anche alle altre scimmie venne dispensato il soave licore ... e tutti bevvero avidamente . Ma di lì a un quarto d ' ora , i macacchi , come si fossero passati una parola d ' ordine , reclinarono il capo sul petto , abbandonarono le bottiglie , e rotolarono su l ' erba , come morti . I miei lettori avranno capito benissimo ciò che era avvenuto : i pappagalli , sempre dietro ordine di Ciuffettino , avevano messo una gran quantità di grani d ' oppio nel viTutti i macacchi bevvero avidamente Le zattere dei macacchi no ... e le scimmie , bevendo quel vino , si erano addormentate . Quando Ciuffettino si fu assicurato che tutti i macacchi andavano pei sette sonni , chiamò con grandi voci i suoi sudditi che se ne stavano nascosti fra gli alberi , aspettando l ' esito dell ' avventura . E ordinò che il campo venisse subito sgombrato dai corpi dei vinti nemici . I vincitori non posero tempo in mezzo : legarono i macacchi come tanti salami , e poi , riunendosi in gruppi di sette od otto , li trasportarono ad uno ad uno , volando su la spiaggia . Li rimisero su le zattere , ruppero gli ormeggi a colpi di becco , e abbandonarono quei vili predoni al loro destino . E , compiuta questa immane fatica , per tutta l ' isola un solo grido , assordante , uscito dalla gola di centomila pappagalli , echeggiò : - - Viva Ciuffettino XXXV ! XXV In cui Ciuffettino XXXV si stanca di fare l ' Imperatore , e ritorna un Ciuffettino qualunque scappando dall ' Isola dei Pappagalli entro una zucca vuota . CIUFFETTINO , poveraccio , dopo aver compiuta la grande impresa , si sentiva cascare dalla stanchezza e dal sonno , e perciò , dopo essersi arrampicato fin su la reggia , disse in un tono piuttosto secco ai suoi due aiutanti di campo : - - Scusate , ragazzi , ma io voglio dormire . Vi saluto , e arrivederci a domani . Beccolungo e Beccocorto ricominciarono ad arruffare le penne e a frignare . - - Immenso imperatore , noi crediamo che tu scherzi .... - - Non ischerzo niente affatto : anzi , guardate ! E si sdraiò sul letto di piume , chiudendo gli occhi beatamente . I pappagalli vennero subito a beccargli il naso . - - Ma che rob ' è ? - - disse , stizzito , Ciuffettino XXXV . - - quando io dò un ordine ... - - Il popolo desidera ardentemente di farti onore ! ... - - Dite al popolo che lo ringrazio , ma ora ho sonno . - - Impossibile , maestà : sarebbe un ' offesa ! Nella foresta , che era tornata tranquilla per un momento ; si rinnovarono le grida rauche , discordi , assordanti . I parrocchetti , i pappagalli verdi , i giaccò , le cocorite , le are , i kakatoa , intonarono l ' inno nazionale dei pappagalli . Figuratevi che roba ! Ciuffettino si alzò dal nido , tappandosi le orecchie , e brontolando : - - Anche questa mi doveva succedere ! ... Speriamo che duri poco ... Beccolungo , che aveva udito , rispose subito con un certo sarcasmo : - - Poco ? Ne avrai fino a domani all ' alba , grande imperatore vittorioso ! - - Ma io non voglio ! - - Si , tu non vuoi , ma il tuo popolo lo vuole ! E così , per quella notte , Ciuffettino non poté chiudere occhio . La mattina dopo gli si consenti di dormire un paio d ' ore : ma non appena il sole fu alto all ' orizzonte , Beccolungo e Beccocorto vennero a svegliare il ragazzo , e questo , ancora con gli occhi tra ' peli , dovette fare un gran discorso ai sudditi festanti . Ciuffettino passa una notte nel palazzo del re dei Fannulloni - - Posso mangiare ? - - chiese , dopo il discorso , Ciuffettino XXXV . - - Certo ! - - rispose Beccolungo - - tutto quello che vuoi ... - - ... che vuoi ! - - ripeté Beccocorto . - - Grazie , per ora mi contento di un panierino di fichi ... - - Impossibile ! - - Perché ? - - Perché i fichi ti farebbero male , e la tua salute ci è preziosa ... - - Come siete gentili ! Allora , datemi un po ' di mandorle ... Ciuffettino vide una zucca - - Chè ! ... sono troppo calorose , divino imperatore . - - ... troppo calorose ! - - Allora , pazienza : prenderò du ' noci ... - - C ' è il caso che sappiano di rancido ! Non ci mancherebbe altro ! - - Se ci fosse qualche susina ... - - Le susine fanno dolere il corpo . - - O allora , che cosa mangio ? - - Orzo bollito , soave imperatore . - - Ma a me l ' orzo non mi piace ! ... - - E allora , siamo dolenti , ma digiunerai . La tua salute ci è cara ! - - Così mi farete crepar di fame ! Ciuffettino resisté fino a sera ; poi dovette cedere , ed ingozzarsi l ' orzo bollito . Durante la notte il vecchio kakatoa lo chiamò a presiedere una seduta segreta del Consiglio Imperiale dei pappagalli . La mattina dopo fu obbligato a passare in rivista l ' esercito , e poi ad esaminare il bilancio dello stato . Dopo colazione - - il solito orzo bollito - - Ciuffettino ebbe un ' idea . - - Oggi sono libero , finalmente , e voglio prendermi un po ' di svago . Andrò su la spiaggia a raccoglier granchi ... Beccolungo gli tolse subito questa speranza . - - C ' è troppo vento oggi , per andar su la spiaggia . - - ... troppo vento ! - - ripeté Beccocorto . - - La tua salute ... - - cominciò Beccolungo . - - È preziosa , lo so - - finì Ciuffettino , il quale aveva una gran voglia di piangere . - - Ed io che credevo che fosse un bel mestiere ... fare l ' imperatore Aveva ragione mastro Mangiavento ! ... Aveva ragione fin troppo ! ... Allora , preso da una risoluzione improvvisa , Ciuffettino XXXV disse ai suoi aiutanti di campo : - - E se io la facessi finita ? Se me ne andassi ? I due pappagalli sbatterono le ali violentemente , dilatando le pupille . - - Andartene ! Lasciare il trono vacante ! ... Oh che dici , immenso Ciuffettino ? Ma ci fai sbigottire ! ... Che idee ! ... Non lo sai , che fino alla tua morte devi regnare in quest ' isola ? Oh ! ma tu vaneggi , tu ti senti male ... - - No , mi sento benissimo , anzi ... Sicché ... io dovrò rimaner qui fin che campo ... a mangiar l ' orzo ? - - Certo ! ... - - E a sentir gli strilli del mio popolo ? - - Senza dubbio ! L ' imperatore fece spalluccia . Ma nella sua mente si era già formato un grande disegno , e tutti i pappagalli di questa terra non gli avrebbero impedito di mandarlo ad effetto . Qualche giorno dopo , passeggiando su la riva del mare , seguito da Beccolungo e da Beccocorto , vide abbattuta su la sabbia , una zucca gigantesca . Sotto la scuCiuffettino spinge l ' apparecchio in mare sa di volercisi divertire , Ciuffettino aprì la zucca in due , aiutandosi con una grande sciabola , che adesso portava sempre al fianco - - era , manco a dirlo , anche quello un avanzo del famoso bottino della nave naufragata - - e poi , dopo aver aperta la zucca , pregò i suoi aiutanti di campo di scavargliela a colpi di becco . E questi obbedirono senza sospettar di nulla . Però , quando ebbero scavata una metà della zucca , Ciuffettino li fece fermare , e disse loro che aveva fretta di tornare alla reggia . - - E la zucca ? - - chiesero i due pappagalli , che per obbedire il loro imperatore , avevano faticato come ... bestie . - - La lascio qui . Ho voluto provare se vi riusciva di far quel che vi dico io , qualche volta . Ora andiamo . I due pappagalli si guardarono , e scossero il capo come a dire : Ciuffettino in viaggio - - Che bel matto ! E tutto finì lì . Però , di nottetempo , Ciuffettino , approfittando del sonno dei suoi cortigiani , discese dal nido , e si avviò alla spiaggia . Aveva sotto il braccio una lunga canna di bambù che si era procurata nella foresta , una larga foglia di banana , arrotolata , e un cartoccio di mandorle . La notte era buia . Gli ci volle del bello e del buono per ritrovare la zucca : ma poi la trovò . Certamente la Fata dei bambini lo proteggeva . E allora si diede a trasformare la zucca in una barchetta : ficcò nel centro del cucurbitaceo gigantesco la canna di bambù , e alla sommità di questa , per vela , legò la foglia di banana . Poi spinse l ' apparecchio in mare e vi saltò dentro , raccomandandosi al buon Dio , e promettendo solennemente , se riusciva a salvarsi , di diventare un ragazzino per bene . L ' onda lieve lo spinse al largo . XXVI Nel quale Ciuffettino gusta le delizie del beato Regno dei Fannulloni . E la mattina dopo approdava su la riva rocciosa di un ' altra terra sconosciuta . Legò la zucca con una cordicella ad uno scoglio aguzzo che pareva un piòlo , e si arrampicò su le rupi per vedere un po ' di paese . Quando giunse in cima alla rupe più alta , Ciuffettino aveva la lingua fuori ; ma , rallegrato dalla superba vista , non sentì la stanchezza e si mise a far dei salti da ... macacco . - - Che bell ' isola ! che bell ' isola ! e che bella città ! ... che bella città ! ... Un carro viaggiava pian piano ... Infatti , sotto i raggi del sole , le cupole e i minareti di una immensa città , distesa mollemente su di un piano cinto di verdi boscaglie , scintillavano e gettavano lampi multicolori , come se fossero stati fatti di brillanti e di smeraldi . Che delizia degli occhi ! ... Ciuffettino , sbalordito e contento , continuò a ballare e a dimenarsi finché non si sentì stanco . Allora cavò di tasca il cartoccio di mandorle , e si mise a mangiare , sempre balbettando , fra un boccone e l ' altro : - - Che bell ' isola ... che bella città ... ! Quando ebbe , finito tutte le mandorle , si rotolò giù dalla rupe , e si lanciò a correre verso la città misteriosa . Aveva preso un sentiero largo e pulito , e trottava come un ciuchino ; a testa bassa ... E per poco non dava del capo nel timone di un carro che veniva innanzi pian piano , tirato da due buoi pigri e sonnolenti . Colui che guidava il carro , stando seduto su di un mucchio di fieno , si mise a ridere sommessamente , a piccoli scatti : e poi , dopo un lungo sbadiglio , mormorò : - - Che cosa fai , piccolo imbecille ? non ti vergogni di andare a piedi a quel modo ? Vedi , tra poco ti rompevi la zucca ... Ciuffettino , stupefatto , guardò prima l ' uomo che sonnecchiava , e poi i buoi che sembravano lì lì per chiudere gli occhi e dormire ... e poi il cane che faceva un pisolino in cima al carro ... In ultimo gridò con voce squillante : - - Io non mi vergogno di andare a piedi : voi , piuttosto , dovreste guidare un po ' meglio i vostri buoi ... - - O se no , perché non correte a mettervi a letto ? L ' uomo fece un piccolo gesto di disgusto , e si tappò le orecchie , sbadigliando ancora . - - Uh ! come strilli ! Mi sono alzato adesso - - sospirò . - - Non sai , poverino , che in questo paese è proibito di correre ? Ti compatisco perché devi essere un forestiero ... - - Sì , sono un forestiero , ma il mi ' babbo non mi ha detto mai che ci fossero paesi nei quali non si potesse correre ... - - Tu sei nel regno dei Fannulloni , piccino mio e bisogna che tu ti uniformi alle leggi vigenti nel regno : me ne dispiace per il tuo babbo ... - - Ah ! io sono nel regno dei Fannulloni ? Cioè , nel paese in cui i ragazzi non sono obbligati né a leggere , - - Che cosa fai , piccolo imbecille ? né a scrivere , né a far di conto ? cioè , nel paese in cui è permesso di dormire metà della giornata e ruzzare durante l ' altra metà ? Dove non ci sono ne maestri , ne precettori ? Dove non ci sono né libri , né quaderni di scuola ? ... L ' uomo del carro , ridacchiando , accennava di sì col capo . - - Ma allora , - - gridò Ciuffettino , mentre il cuore gli si gonfiava per la contentezza - - sono arrivato proprio nel paese che sognavo da tanto tempo ! ... Che bellezza ! Altro che paese de ' Sapienti , altro che impero de ' Pappagalli ! ... Il regno de ' Fannulloni ! Ecco il mio ideale ! ... Ah ! ... caro il mi ' omo : io non mi muovo più di qui , neanche se mi pigliano a calci . A proposito , scusate : come si potrebbe fare per arrivare alla città , senza andare a piedi ? Mi sento quasi stanco ... - - Prima c ' era un tram elettrico - - disse l ' uomo del carro , accomodandosi meglio sul suo letto di fieno - - ma adesso l ' hanno levato perché correva troppo ... Eh , se ci andassi io , ti ci porterei ... - - Quante miglia ci sono ? L ' uomo fece un atto con le spalle come a dire : - - E chi lo ha mai saputo ? - - Basta , pazienza , andrò a piedi - - mormorò Ciuffettino , imbronciato - - che noia ! - - Ohe ... dico ... bada che non ti acchiappino le guardie ... I forestieri còlti in flagrante delitto di camminare a piedi , senza uno speciale permesso del re , sono condotti dinanzi al tribunale supremo ... per essere giudicati severamente secondo le leggi del paese ... Solamente i nativi dell ' isola , per una concessione speciale , possono andare a piedi ... purché vadano adagino adagino ... - - Anche qui ... come fra i pappagalli ... ci sono certe leggi curiose ! ... - - esclamo Ciuffettino : e , dopo una breve riflessione : - - Basta , speriamo che non mi acchiàppi - - Zitto : - - disse la Fata - - eccoti questo sassolino ... no : diavolo ! ... non ci mancherebbe altro ! Arrivederci , quell ' omino ! ... Ma costui dormiva già la grossa , ed i buoi si erano sdraiati in terra per ischiacciare un sonnellino . Soltanto il cane aveva ancora un occhio semi ­ aperto : ma stava per chiudere anche quello . Ciuffettino si limitò a salutare il cane . Ripigliando il viaggio verso la capitale del regno dei Fannulloni , dapprima mosse le gambe con lentezza : ma istintivamente , per il desiderio di arrivare presto , prese a poco a poco un ' andatura più svelta , e poi più svelta , e poi più svelta , e finì col tornare a correre a perdifiato come prima ... - - Alto là ! ... - - gridò una voce da vecchio baritono sfiatato , presso le porte della città . - - Buonanotte ! - - pensò Ciuffettino - - son capitato nelle grinfie delle signore guardie ! ... Ora sì che sto fresco ... - - Ah ! tu correvi ? - - proseguì la voce - - Sei forestiero ? L ' uomo che parlava era sdraiato sotto una specie di palanchino , sostenuto da un piccolo elefante che piegava le ginocchia per l ' affanno . Sì , sono forestiero - - dichiarò Ciuffettíno . Hai il permesso del re ? L ' ho lasciato a casa ... Allora , scusa tanto , ma devi venir con noi ... - - E dove ? - - In prigione ! ... Ciuffettino pianse e si disperò , ma i suoi pianti e le sue disperazioni non approdarono a nulla : l ' uomo dell ' elefante , che era anche il capo delle guardie di Sbadigliopolis , capitale del regno dei Fannulloni , aveva già reclinato il capo sul petto e si era messo a russare come un contrabbasso . Una guardia , che veniva dietro l ' elefante , lemme lemme , lanciò una corda al collo di Ciuffettino e lo trascinò seco . Il nostro ragazzo fu gettato in una tetra carcere , dove attese il giudizio del tribunale supremo . Nei casi ordinari un accusato doveva aspettare almeno sette od otto mesi prima si subire il primo interrogatorio : ma trattandosi di un forestiero , il re , che era anche , non si sa per qual motivo , capo del tribunale , fece un ' eccezione alla regola : e chiamò dinanzi alla corte augusta il ragazzo dopo soli tredici giorni di carcere preventivo . Sul banco dei giudici , tanto per cambiare , tutti dormivano . Solo il re , in un seggio speciale , si sforzava di tener gli occhi semi aperti per sbiluciare l ' accusato . - - Hai il permesso del re ? Ma ci vedeva poco , l ' illustre Pipino il losco , re dei Fannulloni . E quindi , svegliando il cancelliere , che russava ai suoi piedi , mormorò : - - Dov ' è questo forestiero ? - - È lì ... in mezzo alla stanza . - - Ah ! Ecco , ecco , ecco ... mi pare ... ma che cos ' è ? Uno scarafaggio ? - - Prego ! - - strillò Ciuffettino , inviperito . - - Io sono un ragazzo , e tutti dicono che sono anche simpatico ! - - Uhm , sarà - - fece Pipino il losco , bevendo un bicchierino , tanto per togliersi al torpore che lo invadeva tutto - - ma a me sembri proprio uno scarafaggio ... Basta , che cosa ne dicono i miei egregi colleghi della Corte ? I giudici russavano alla più bella . E il re dei Fannulloni riprese , tutto contento : - - Dicono di sì : e adesso , passiamo ai capi d ' accusa . Ma , per l ' appunto , anche il cancelliere si era addormentato : e il processo fu rimandato al giorno dopo . Nella seconda seduta il sommo Pipino domandò al nostro amico : - - Come ti chiami ? - - Mi chiamo Ciuffettino , e sono stato imperatore dei Pappagalli . - - Allora , tu sei un pappagallo . ! .. fatti vedere un po ' meglio ... - - Ma no , sono un ragazzo ! o quante volte glie lo debbo dire ? - - Bah ! per tutti gli illustri Pipini della mia dinastia ! ... io non capisco nulla ! ... E i miei colleghi della Corte ? I giudici russavano alla più bella . E il re dei Fannulloni , riprese contento : - - Dicono di sì . Perché , allora , se sei un pappagallo , vai girando il mondo a piedi ? ... - - E dàgli ! ... ma scusi se glie lo dico , bisogna proprio aver le orecchie foderate di prosciutto ! ... sono un ragazzo , e cammino perché ho due gambe ... - - Per gli dèi ! ... potevi dirmelo prima . E il permesso , ce l ' hai ? - - E dove vuole che l ' abbia ? Allora , sei incappato nell ' articolo trentamilasettecentoventicinque del nostro codice penale ... Il sommo giudice ficcò il naso tra i fogli di un grosso libraccio legato in cartapecora , e nella ricerca tormentosa ... fu gettato in un tetro carcere ... perdette un paio d ' ore buone . Poi , rialzando il capo a fatica , e stropicciandosi gli occhi , bisbigliò : - - Ehi ... accusato ... , dove sei ? perché non rispondi ... ehi ? Ciuffettino non poteva rispondere perché , a furia di vedere dormire gli altri ... si era addormentato anche lui . Allora il re dei Fannulloni , rivolgendosi alla Corte , dichiarò : - - L ' accusato non dice nulla . Approva . Io , per mio conto , visto che si tratta di un pappagallo , userei molta indulgenza ... Che cosa ne dicono gli egregi colleghi della corte ? I giudici , per fare una cosa nuova , avevano riattaccato a dormire . E Pipino il losco riprese , a fior di labbra : - - Dicono di sì : ed ora , passiamo agli altri capi d ' accusa . Ma per l ' appunto , anche questa volta , il cancelliere si era addormentato come un ghiro : e il processo fu rimandato al giorno dopo . Dopo otto giorni di quel lavoro , il re dei Fannulloni decise di troncare il processo e di mandare assolto l ' accusato per insufficienza di prove . Inoltre , facendo mostra di una magnanimità e di una dolcezza senza esempi , re Pipino disse al nostro amicone : - - Siccome nello svolgersi del processo tu hai dimostrato una certa intelligenza e un certo spirito e siccome mi piaci perché sei una piccola scimmia bianca - - era tanto che desideravo una scimmia ammaestrata ! ... - - così ti offro di restare al mio palazzo in qualità di buffone ... Ciuffettìno , lusingato dalla generosa offerta , ringraziò commosso e baciò le mani del buon re dei Fannulloni . Poi chiese : - - E che cosa debbo fare ... per fare il buffone , maestà ? - - Nulla , mio caro : nel mio regno non si fa mai nulla ... Non lo sai ? il codice parla chiaro ... Ciuffettino , libertosi dall ' inseguimento degli elefanti del re Pipino , si trova alla riva del mare - - Capisco ... - - mormorò il nostro eroe , tirandosi la punta del naso con aria grave e riflessiva .. - - Ti va , scimiottino ? - - aggiunse carezzevolmente il monarca . - - Si figuri , maestà ! Bisognerà dormire dalla mattina alla sera ... nevvero ? - - Certo ! - - E non si dovrà mai prendere un libro in mano ? ... - - Eh ! diamine ! - - E né pure una penna ... - - L ' uso della penna è facoltativo nel mio regno . - - Oh ! maestà ... come sono felice ... - - voleva cominciare , tutto giocondo , Ciuffettino ; ma il re , còlto da un impeto di sonno - - sfido , pover ' omo ! non aveva chiuso occhio da quasi venti minuti ! - - si era raggomitolato nel suo seggio , aveva curvato il capo fin su le ginocchia , attaccando un bafarellino ... Il ragazzo si tacque , e aspettando il risveglio di Pipino il losco , si divertì a far tante oche di carta con un trattato di commercio che era scivolato dalle mani del grande monarca di Sbadigliopolis . XXVII Nel quale Ciuffettino prende un mezzo gelato di crema e sente ancora la voce della Fata dei bambini . ENTRANDO nella camera che gli avevano destinata , nel palazzo del grande monarca di Sbadigliopolis , Ciuffettino fece una smorfia di malcontento e disse , senza tanti complimenti , al maggiordomo che lo accompagnava : - - Non ci avete niente di meglio , in questa casa ? A dire la verità , l ' idea di dover dormire in questo canile mi sorride poco ... Il maggiordomo spalancò gli occhi , aprì la bocca , e fece atto di parlare : ma non ci riuscì : la commozione era stata troppo forte . Si limitò a fare una lunga serie di versacci , e a ballettare per la stanza , come se avesse avuto il fuoco sotto i piedi . Ciuffettino lo guardava , ridendo . - - O coteste , che mosse sarebbero ? - - È l ' orrore ... che hanno provocato in me ... le tue forsennate parole - - bisbigliò il maggiordomo , seguitando a ballettare . - - Ma che cosa ho detto ? - - Non hai trovato ... di tuo gusto ... questa stanza magnifica ... - - Senti , senti ! - - Hai osato di chiamarla ... canile ! - - Sicuro , gua ' ! gli è un canile . - - La migliore stanza della reggia ! - - Allora , mi dispiace per il tuo signore e padrone , ma si sta meglio nella casa del mi ' babbo , a Cocciapelata . Almeno , c ' è più pulizia ... - - Che dici ? Che c ' entra questa Cocciapelata ? Che roba è , Cocciapelata ? - - Roba da mangiare ! - - esclamò Ciuffettino , buttandosi a male dalle risa - - Volevo dire che a casa mia non si cammina sul sudiciume ... - - Oh ! buon Dio ! ... che esagerazione ... Un po ' di polvere per terra ... - - Si vede che qui non ispazzano mai ... - - Una volta il mese , caro Ciuffettino : più spesso sarebbe troppa fatica ... - - E il letto , ogni quando lo rifanno ? - - Oh ! che c ' è bisogno di rifarlo ? Il letto si rifà da sè . Una volta l ' anno , naturalmente , si cambia la biancheria ... - - Ma che ti pare ! troppo spesso , anzi ... - - Se mai , potresti lamentarti perché non hanno aperto la finestra ... C ' è un po ' di puzzo di rinchiuso ... - - Un po ! Chiàmalo un po ' , bello mio ! Qui si affoga ! - - Colpa dei camerieri ... benedetto Iddio , hanno sempre sonno , poverini ... Che cosa vorresti farci ? - - Io ? nulla . Nulla ! Ma dimmi , maggiordono dell ' anima mia : anche il re dei Fannulloni è trattato a questo modo ? - - Sfido io ! ... - - E se ne contenta ? - - Che domanda ! ... - - Bah ! Allora , beato lui ! ... Addio , cosino caro . Per ora vedrò di schiacciare un sonnellino , e poi ... Il ragazzo interruppe il suo dire con uno sbadiglio sguaiato , e il maggiordomo , ancora molto indispettito , si ritirò in fretta , per andare a schiacciare una dormitina anche lui . Aveva tanto lavorato , quel giorno ! Aveva fatto finta di leggere un giornale , aveva scritto due lettere e firmato due cartoline illustrate per il re , e si era ricucito un bottone su la manica della giacca . Roba da sbalordire ! ... Ma era anche estenuato , proprio . Certe fatiche non si sostengono impunemente ! Ciuffettino , dopo essersi chiuso nella stanza , aprì le finestre , perché entrasse un po ' d ' aria buona , diede una ravviatina al letto , e rovesciò la brocca dell ' acqua su l ' impiantito , per lavarlo . Poi si buttò sul letto di sfascio ... e andò a battere la schiena in terra . Le tavole , ròse e marcite , a quella scossa brusca , si erano spezzate , e il letto si era piegato in due , come un libro . Così l ' illustre Cíuffettino , il grande imperatore dei pappagalli , il glorioso vincitore dei macacchi ... dovette dormire per terra . Quando si svegliò , imbruniva . Dalla finestra aperta venivano gli ultimi riflessi del giorno , e le strida delle rondini che turbinavano nel cielo . Ciuffettino si alzò , andò ad aprire l ' uscio , e suonò il campanello . Ma il campanello non agiva , perché da cinquanta anni si erano rotti tutti i fili , e nessuno aveva avuto il tempo o la forza di accomodarli . Allora Cíuffettino si mise a urlare a squarciagola : - - Camerieri ! lacchè ! ... servitori ! sguatteri ... ! facchini ! ohe ! ... Nessuno rispondeva . - - Dormiranno - - pensò il nostro eroe - - Per altro , a dire la verità ... questo sistema di dormir sempre sarà bello ... anzi , gli è bello di certo ... ma ci ha i suoi bravi difetti ... Non far nulla , sta bene ma così è meno di nulla ! Si mosse per la reggia , girando per i corridoi e traversando le grandi sale deserte e buie come tante caverne . Finalmente trovò un servo che stava a guardare , alla luce di un lumicino che parea spento , due gatti che , oh ! ... miracolo ! facevano qualche cosa . Facevano le fusa . - - Senti , oh , - - disse il ragazzo , scuotendo il servo - - io sono Ciuffettino ... - - Che cosa desidera , illustrissimo ? - - bisbigliò quell ' altro , riuscendo , a prezzo di fatiche inaudite , a rimettersi in piedi - - sono ai suoi ordini ... - - Non si mangia mai , qui ? - - L ' illustrissimo signor Ciuffettino desidera di far colazione ? Si mosse per la reggia , per i corridoi deserti ... - - Ma se è notte ! ... Desidero di cenare . Anzi , a dirti la verità , vorrei che la cena fosse piuttosto abbondante ... Mi raccomando al cuoco ... - - Va bene , ci penso io ... Il servo uscì dalla stanza lentamente e Ciuffettino rimase a guardare i gatti . Di lì ad un paio d ' ore , mentre il bambino smaniava , ricomparve il solito servo , mogio mogio , come se avesse ricevuto un carico di bastonate sul groppone . - - Dunque ! ? - - chiese , furibondo , Ciuffettino . - - Illustrissimo ... il cuoco ... sul più bello ... mentre preparava anche la cena di Sua Maestà , ... si addormentato improvvisamente ... - - Per baccolina ! o perché non l ' avete svegliato subito !...? - - Non si può , illustrissimo : il cuoco se ne avrebbe a male . È tanto puntiglioso ! E poi , oramai , si erano bruciate tutte le pietanze ... - - E allora ? - - Che vuole , illustrissimo ? Di caldo , stasera , non c ' è nulla ... Siamo tutti mortificati ... - - Figurati come sono mortificato io ! Almeno via ... portami un po ' di frutta ... quella , almeno , ci sarà ... - - L ' hanno bell ' e finita ... - - Una mezza pagnottella ... - - Pane non c ' è n ' è più ... - - Allora , che cosa mi dai ? - - Le posso dare ... l ' indirizzo di una trattoria qui accanto . Ciuffettino si tirò il ciuffo per la gran stizza . - - Per andare alla trattoria ci vorrebbero molti soldi ... e io sono un disperato di prima forza . - - Se l ' illustrissimo signor Ciuffettino - - continuó il servo , timidamente - - si volesse contentare di qualche cosina di freddo ... Gli occhi del ragazzo brillarono di gioia improvvisa . - - Ma sicuro , toh ! è un ' ora che te lo dico ... Che cosa ci hai , di freddo ? - - Un mezzo gelato di crema ... E per quel giorno il povero figliuolo si rassegnò a prendere , al posto del pranzo e della cena , un mezzo gelato di crema , nella quale , per una sbadataggine degli sguatteri , era stato messo il sale invece dello zucchero ... Ciuffettino tornò in camera sua con un diavolo per capello . Si sdraiò alla meglio sopra una coperta distesa in terra , e cerco di ripigliare sonno . Ma si voltava , si rivoltava , e nulla . - - Auf ! se non ci fosse la comodità di poter sempre tenere le mani alla cintola e di non dover mai leggere libri ... si starebbe di molto male , nel regno dei Fannulloni ! - - sospirò , a un certo punto , il grande Ciuffettino , stringendosi il cintolíno dei calzoni , per cercar di restringere anche lo stomaco ... vuoto . Una vocina sottile sottile sussurrò all ' orecchio del fanciullo : - - Chi non lavora , non mangia ! ... Ciuffettino , meravigliato , disse : - - Questa voce , io l ' ho sentita un ' altra volta ... E la vocina riprese : - - Chi non lavora , si annoia ! - - Tutte storie ! - - ribatté Ciuffettino , sbadigliando disperatamente - - io non mi annoio ... ho sonno , ecco ... questo si ... - - Sei un grullo ! ... - - Grazie del complimento ! eppure questa voce , io l ' ho sentita un ' altra volta ... - - Chi non lavora , non dorme - - finì la vocina . E difatti , quella notte , Ciuffettino non dormì . XXVIII In cui Ciuffettino è costretto a fare il buffone per divertire il re dei Fannulloni . LA sera dopo , il re dei Fannulloni mandò a chiamare d ' urgenza Ciuffettino il quale , poveraccio , per vedere di ammazzare il tempo , si era dato al nobile ed istruttivo giuoco delle bolle di sapone . Ciuffettino interruppe , a malincuore , il lavoro , e , bofonchiando , trascinando le gambe , entrò nella gran sala della reggia , dove l ' inarrivabile monarca stava discutendo di affari di stato con gli alti consiglieri della Corona . - - Giusto te - - esclamò il sire di Sbadigliopolis , rivolto al ragazzo , tutto imbronciato - - adesso , quando avremo finito la discussione , mi offrirai un saggio delle tue virtù ... Ne parlavamo anche oggi , con il maggiordomo .... Ciuffettino si limitò a chinare il capo , senza comprendere . Il monarca seguitò a parlare , rivolto ai consiglieri che lo circondavano , curvi , in atteggiamento da grandi pensatori di razza : - - Vedo che riflettete ai sublimi problemi che vi ho presentati . Bravi ! bisogna riflettere molto , nella vita ! Però , non dobbiamo spingerci oltre certi limiti . Abbiamo riflettuto sei ore buone : è tempo , dunque , di chiudere la laboriosa seduta ... Ci sono altre piccole faccende da sbrigare ? Nessuno rispose al monarca . - - Ehi , dico ... signor relatore ... - - strillò il re dei Fannulloni , che quel giorno , per un bel caso , non aveva punto sonno - - rispondete ! ... Ci sono altre faccende ? Nessuna risposta . Allora il re , alzatosi dal suo seggio , andò ad urlar nelle orecchie del relatore : - - Ci sono altre faccende ? ... - - Chi ? che cosa ? dove ? - - chiese , svegliandosi di soprassalto , l ' integerrimo funzionario - - che cosa è successo ? Il re , con una pazienza esemplare , ripeté la domanda . - - Ah ! sicuro - - disse il relatore , stropicciandosi gli occhi - - Vostra Maestà mi aveva fatto una paura ... Dunque , ecco : ci sarebbero gli abitanti dei sobborghi di Sbadigliopolis che vorrebbero una diminuzione di imposte ... perché il raccolto delle patate quest ' anno è andato male ... - - Ci penseremo ... C ' è tempo , non è vero ? - - Altro che ! ne riparleremo fra due o tre anni , Maestà . Poi ci sarebbe il processo del terribile brigante Squarciagola , che si è impadronito di quel castello ... su la riva del mare ... Sono sette anni che si rimanda sempre ... - - Ebbene , che male ci sarebbe se lo rimandassimo di altri sette anni ? - - Benone , Maestà . Quel brigante non ha punta furia di essere condannato . Per adesso mangia , beve fuma e giuoca a briscola con i carcerieri ... - - Tiriamo innanzi . - - Pensiamo alle opere pubbliche , Maestà . I cittadini di Sbadigliopolis si lamentano sempre di quel famoso ponte ... ! - - Ancora ! Si parla ancora del ponte ? - - Maestà : il ponte minaccia rovina da circa dieci anni ... E se rovina , la città resta divisa in due parti dal fiume , perché non abbiamo che quel ponte solo ... - - Si potrà andare in barca . - - Oh ! certo ! ... - - Allora , aspettiamo . Che furia c ' è ? Una delle due : o il ponte casca , e allora c ' è sempre modo di rifabbricarlo su le vecchie fondamenta : o non casca , e allora è inutile preoccuparsene ... Abbiamo altro ? - - A poca distanza di qui brucia un villaggio ... gli abitanti sono tutti fuggiti ... - - Per il nostro grande avo Pipino il Secco ! se il villaggio brucia , non c ' è che un rimedio : lasciarlo bruciare ! ... - - Che sapienza ! - - borbottò il nostro Ciuffettino , stupefatto . Gli altri dignitari , svegliati dal relatore , gridarono in coro : - - Ha ragione Sua Maestà ! ... E se ne andarono , dopo essersi inchinati cerimoniosamente fino a terra . Il re dei Fannulloni restò solo con il nostro eroe , e rimase un bel pezzo a squadrarlo con occhio più curioso che benevolo . Il fanciullo , sotto quegli sguardi da esaminatore , si sentiva impacciato e non sapeva dove posare le pupille e dove ficcar le mani . - - Sei molto piccolo ! - - dichiarò pretensiosamente re Pipino , dopo un lunghissimo studio . - - Bella scoperta ! - - pensò Ciuffettino : ma non pronunziò sillaba . - - Hai proprio l ' aria di una scimmietta ammaestrata ! ... - - E dàgli ! ... - - mugolò il ragazzo . - - Orsù - - concluse il monarca , accendendo una bellissima pipa turca , e sdraiandosi sopra un divano - - Comincia a fare il buffone ! Ciuffettino guardò il re con aria attonita , e non si mosse . - - Dunque ? - - insisté subito re Pipino - - io mi annoio . Divertimi ! Fammi ridere a crepapelle ! Il nostro eroe ebbe la forza di dire : - - Ma io ... non saprei ... il buffone per me gli è un mestiere novo ... se vuole che le faccia il pizzicorino sul naso per farla ridere ... - - Come ! - - disse il re dei Fannulloni un po ' offeso - - il pizzicorino ! che confidenze sono queste , messer Ciuffettino ! ... Ricordatevi che se non avete giudizio , vi metterò la catenella ai piedi , come alle scimmiette cattive ... - - Divertimi ! Fammi ridere crepapelle ! - - Deve essere una fissazione - - sospirò il ragazzo - - Oh ! Fatina dei bambini ! ... proteggimi tu ! ... - - Sentiamo ... sai ingoiare i coltelli ? - - chiese il re in tono più raddolcito - - sai bere lo spirito acceso ? - - Maestà , sono cose troppo indigeste - - rispose Ciu ffettino , che cercava di darsi coraggio . - - Almeno ... sai dirmi che cosa penso in questo momento ? Vediamo , questo deve essere facile per te . Indovina . - - Vostra Maestà non pensa ... nulla ! - - gridò il ragazzo , con accento ispirato . - - Bravo ! vedo che l ' ingegno non ti manca . Adesso insegnami un giuoco di carte . - - Non ne conosco punti ! - - Allora fa ' qualche esperimento di prestidigitazione ... - - Non so neanche chi sia ... - - Chi ? - - La signora prestidigitazione ! - - Ci vuole una bella dose di pazienza con te , Ciuffettino ! ... Via , ti perdono : fammi un paio di salti mortali , e non se ne parli più ... - - Se si contenta di una mezza dozzina di capriòle ... - - propose Ciuffettino . - - Bah ! contentiamoci ! Il ragazzo cominciò una serie di belle capriòle in mezzo alla stanza : e re Pipino rideva ... rideva ... - - Sì non c ' è male - - disse poscia , asciugandosi gli occhi che avevano pianto per il gran convulso delle risa - - sembri proprio una scimmia ... sono contento ... sai fare altro ? ... - - So far querciòla ... - - Benissimo ! ... evviva ! ... Ciuffettino dovette ripetere l ' elegante esercizio una cinquantina di volte : poi il re , inesausto di godimenti , volle che egli ricominciasse la serie delle capriòle . A notte alta , il monarca disse : Ciuffettino e capitan Mangiavènto incontrano la nave dei ribelli - - Sono proprio convinto che mi divertirai molto . Oramai tu sei necessario , nel palazzo . È un gran bello svago , per un uomo come me , che deve reggere un popolo di fannulloni , e deve dare il buon esempio a tutti , sacrificandosi a non far mai niente ... è un gran bello svago , volevo dire , quello di possedere una graziosa scimmietta ammaestrata come tu sei ! E , in segno di suprema sodisfazione , re Pipino offerse al nostro eroe una caramella di menta di quelle da tre un soldo . XXIX Nel quale la Fata dei bambini dichiara che le crudeli prove di Ciuffettino sono cessate . DOPO tre giorni di quel lavoro , Ciuffettino fu preso da un ' uggia grandissima . Il re dei Fannulloni , con quella eterna storia della scimmia ammaestrata , Sbadigliopolis , dove non c ' erano che dormiglioni e imbecilli , la reggia , piena di ragnatela e di topi , tutti quei maggiordomi e quei servitori , che non facendo mai nulla combinavano sempre malanni su malanni , tutta quella roba stupida e sonnacchiosa , inutile e stagnante , finì col provocare nell ' animo del nostro amico un vivo senso di repulsione . E alla sera del terzo giorno , entrando nella sua camera , e vedendo il solito letto sfasciato , con le coltri sudice , Ciuffettino si buttò ginocchioni su l ' impiantito , e diede in uno scoppio di pianto disperato . - - Fatina dei bambini ! ... buona Fatina ! ... aiutami tu , aiutami tu , che sei tanto buona ! ... Mòviti a compassione ... Sono stanco ... di non far nulla ! ... Ho capito l ' ammaestramento : grazie , ma non ne voglio più ... Voglio tornar nei paesi dove i bambini imparano un mestiere , oppure studiano i libri ... i buoni libri che dicono tante belle cose ! ... Voglio tornar nei paesi dove ci sono i maestri ! ... Voglio rivedere i miei genitori e il mio professore , e la mi ' casa , eppoi il mi ' cane , eppoi mastro Mangiavento , eppoi mastro Trippetta ! ... Sono stato punito anche troppo dei miei sógni di bambino senza giudizio ! ... Volevo far l ' imperatore ... e ho visto che non c ' è sugo nemmeno a far l ' imperatore dei pappagalli ... volevo trovare un luogo dove non ci fosse l ' obbligo di lavorare , e dove i libri fossero sconosciuti ... e mi sono bell ' e persuaso che questo luogo è il più infelice angolo del mondo ... Per carità , Fatina mia ! ... sono pentito , e sinceramente , questa volta , di aver fatto e pensato tante bestialità ... Non voglio più fare le capriòle e le smorfie per divertire re Pipino ... voglio andarmene al mio paese ... voglio mostrare a tutti , ed anche ai miei vecchi che sono diventato buono e giudizioso ... Fatina mia , per carità ... Fatina bella , Fatina bella , Fatina bella ! E Ciuffettino piangeva , piangeva ... Ed ecco la solita vocina sottile sottile , armoniosa come un canto sommesso di usignoli , soffiargli all ' orecchio : - - Meriteresti che la lezione si prolungasse dell ' altro , perché sei stato un gran birichino . Ti ricordi quella volta , su la barca , con mastro Mangiavento ... quando dicesti tutte quelle sciocchezze fidando che la fata non ti ascoltasse ? Io , invece , ascoltavo ... e pensavo a punirti . Come s ' ingannano , certe volte i bambini ... ! - - Sono punito abbastanza , ti dico , bella Fatina ... Perdonami ... ! - - Lo so , lo so che il tuo pentimento è sincero . Sei convinto adesso che , per essere felici , e per riuscire utili ai propri genitori ed al prossimo , per divenire buoni cittadini e per onorare la patria , sono necessari la fermezza del carattere , il rispetto verso i superiori , l ' amore allo studio ed al lavoro , il disprezzo di ogni vanità e di ogni leggerezza ? Vedi col fatto che sia questo regno dei Fannulloni , per esempio ! ... - - Eh ! l ' ho visto ... l ' ho visto purtroppo ! - - Ti piacerebbe vivere sempre in un paese come questo ? - - Ne morirei , Fatina mia ! - - E se tutti i ragazzi la pensassero come la pensavi tu ... una volta ... , la terra si trasformerebbe in un grande regno dei Fannulloni ! ... - - Non ci mancherebbe altro ! - - Io leggo benissimo nell ' anima tua , Ciuffettino ! Tu sei guarito ... e ora voglio che tu sia anche contento della tua guarigione . - - Come ... bella Fatina ? ... - - Zitto , e ... vedrai : intanto , eccoti questo sassolino . Quando sarai fuggito dal palazzo , troverai , probabilmente , qualche difficoltà a passar le porte della città . Getta il sassolino contro le porte e si apriranno . Abbi cura di raccoglierlo : perché , se tu fossi inseguito , questo sassolino ti diverrebbe prezioso ... Il fanciullo sentì qualche cosa che gli scivolava nella mano destra . Era proprio un sassolino lucido e rotondo . - - Grazie , bella , buona , cara Fatina ! ... Ti prometto di pensare ogni giorno a te , come penso alla mi ' mamma ! Nella notte , mentre tutti dormivano nella reggia , Ciuffettino fuggì . Giunse alle porte di Sbadigliopolis e le trovò chiuse : ma il sassolino magico , come aveva detto la cara Fata dei bambini , glie le fece spalancare . Ciuffettino allora si gettò a corsa disperata nella campagna , tutta diffusa del mite chiarore azzurrino delle stelle . Ed ecco , di schianto , levarsi nel silenzio notturno un gran brusìo di voci furibonde . Il bimbo si fermò ad ascoltare . « Ci siamo ! ora davvero , sassolino mio , mi raccomando a te ! » La sua fuga era stata scoperta ; gli uomini di re Pipino montati su gli elefanti , si accingevano ad inseguirlo ! ... È vero che quegli animalacci eran pigri e melensi ; ma in fin delle fini , gli elefanti , anche quando hanno sonno , corrono sempre più di un bambino ... Ma Ciuffettino lanciò in direzione degli inseguitori il sassolino fatato . Dove questo cadde , si spalancò un abisso . E gli inseguitori dovettero fermarsi , mentre Ciuffettino correva vertiginosamente verso la spiaggia del mare . All ' alba si ritrovò nell ' istesso punto dove aveva approdato alcuni giorni innanzi : e vide , per colmo di fortuna , la sua zucca a vela che si dondolava leggermente ai soffi della brezza , in una spece di spaccatura degli scogli ... Mandò un grido di gioia e si precipitò verso la barca . - - Oh ! ... Fatina ... Fatina ... - - disse poi , saltando nella zucca , e sciogliendo la corda vegetale che la teneva legata ad una roccia - - adesso ... non ho più che un desiderio : chieder perdono a quel povero vecchio del mi ' babbo e a quella santa donna della mi ' mamma . Ma Cocciapelata , dove sarà ? ... Dove sarà , Cocciapelata ? E la zucca , spinta dalla vela di foglia di banana , prese il largo , mentre il sole si levava nel cielo come un gran pallone rosso . - - Addio , isola dei Fannulloni ! - - strillò Ciuffettino , agitando il cappelluccio . Ma , quasi per incanto , l ' isola fu di un subito avvolta da un fitto nebbione , e disparve come un miraggio . XXX Dove Ciuffettino ritrova miracolosamente il capitano Mangiavento ed il cane Melampo , e poi torna a Cocciapelata a rivedere i suoi genitori che lo avevano creduto morto . LA sera del quarto giorno di navigazione , Ciuffettino scorse un punto nero all ' orizzonte . - - Una nave , di certo ! - - esclamò il nostro eroe , tutto lieto , alzando gli occhi al cielo - - grazie , buon Dio ! ... sono bell ' e e salvo ! E di fatti , in capo a due ore , il ragazzo si trovava a bordo di una nave . E sapete , miei piccoli amici , che nave era quella ? Ve la dò ad indovinare in mille ! Quella di mastro Mangiavento ! E a bordo , Ciuffettino ritrovò il buon capitano Mangiavento , il quale , nel riabbracciare il suo caro ragazzo , pianse di gioia : e ritrovò il suo Melampo , che lo coprì di carezze e di linguate : e rivide alcuni marinai ribelli , con le facce contrite ... smorte ... con gli occhi lucenti ... Ma colui che lo aveva buttato in mare , chiuso nel sacco , non c ' era . Ciuffettino e Mangiavento si raccontarono scambievolmente le avventure che erano loro toccate dopo il tragico distacco . Quelle di Mangiavento ve le riassumo in poche parole . La barchetta , uscendo per un miracolo dal tenebroso vortice , aveva incontrato un gran bastimento che faceva vela per l ' Europa : e l ' uomo e il cane erano stati raccolti mezzo morti , dall ' equipaggio della nave . Destino volle che , pochi giorni dopo , la vecchia tartana di padron Mangiavento fosse ritrovata , mentre andava all ' impazzata , senza una direzione precisa , come un vascello fantasma . Mangiavento , con l ' aiuto dell ' equipaggio della nave salvatrice , recuperò il suo battello . Ai marinai ribelli fu inflitta una pena severissima ... E coloro che vennero giudicati meno colpevoli , e che si mostrarono sinceramente pentiti , tornarono a far parte dell ' equipaggio . Così mentre Mangiavento decideva di andare alla ricerca di Ciuffettino , per volere della divina Provvidenza , Ciuffettino navigava su la sua zucca incontro a mastro Mangiavento ! - - E adesso , figliuolo mio , - - chiese questi al nostro eroe - - che cosa vuoi fare ? La barchetta di Mastro Mangiavento - - Voglio rivedere il mi ' babbo e la mi ' mamma ! - - esclamò subito Ciuffettino . E il battello volse la prua in direzione delle coste europee . Questa volta il viaggio si compì senza incidenti degni di esser narrati . Oramai il periodo delle grandi prove si era chiuso per Ciuffettino . Prima di toccare terra , mastro Mangiavento disse al ragazzo : - - A te debbo la vita e questa nave . Le buone azioni meritano ricompensa . D ' ora innanzi , tuoi genitori non mancheranno di nulla ... e tu ... se vuoi , navigherai con Ciuffettino ritrova Mangiavento me ... E diventerai un bravo e forte marinaio ... Che posso dirti , Ciuffettino ? ... Sono vecchio , oramai ... Sono solo ... E ti amo come amavo il mi ' povero ragazzo ... che è in cielo ... Non abbandonarmi ! Quello che è mio , è tuo . Vuoi ? Ciuffettino , per tutta risposta , saltò al collo del degno uomo . - - Ora torna al tuo paese , figliuolo . Porta un po ' di gioia nella tua casa . Io verrò più tardi , a Cocciapelata , per conoscere il tu ' babbo e la tu ' mamma , e per ricondurti a bordo della mia nave ... Poco dopo il ragazzo , seguito da Melampo , correva a perdifiato su la stradicciòla che serpeggiava , salendo ripidamente , intorno al colle di Cocciapelata . E quando , nell ' ora solenne del tramonto , Cíuffettino giunse alle prime casette del villaggio natio , sentì che il cuore gli martellava forte e le gambe gli piegavano sotto . Dovette fermarsi per ripigliar fiato . Poi seguitò il cammino . I cani accucciati su le porte dei casolari , al suo passaggio , si alzavano stirando le membra , e le oche e i polli fuggivano da ogni parte , agitando le ali , schiamazzando , impauriti . Anzi , molte di quelle bestiòle riconobbero l ' antico Ciuffettino : il terrore dei cani , dei gatti , delle galline e delle oche di Cocciapelata . Qualche ragazzo , per la via , disse forte , additandolo : - - Toh ! guarda Ciuffettino ! ... Ma egli non badava a nulla : era giunto alla mèta . Eccolo dinanzi allo sgabuzzino di compare Attanasio ... Ecco lì il gatto , il povero gatto che aveva ricevuto tanti calci ... Il nostro eroe si trascinò fino alla porta della botteguccia , ma non ebbe coraggio di entrare . Chiamò , con un fil di voce : - - Babbo ! La sora Rosa , che traversava in quel momento la strada per portare la zuppa al marito , vide il fanciullo , e riLe vicinanze di Cocciapelata Melampo preannunzia alla sora Rosa il ritorno di Ciuffettino Ciuffettino è tornato mase un po ' in forse . Poi lo riconobbe . Cacciò uno strillo , lascio andar la zuppa in terra , e si slanciò sul suo figliuolo , balbettando , nella felicità improvvisa , immensa , insperata : - - Ah ! delizia mia ! ... core mio ! ... vita mia ! .. sei tu ! ... sei vivo ! La Madonna mi ha fatto la grazia ! ... È vivo ! ... È tornato ... è tornato dalla su ' mamma che lo adora ! A questo chiasso il sor Attanasio uscì fuori dallo sgabuzzino ... Vide , si portò la mano alla gola ... e cascò per le terre come un cencio . Il ragazzo e la sora Rosa corsero a lui . - - Babbo ... babbo mio ! ... - - gridò Ciuffettino coprendo di baci e di lacrime il viso del vecchio . Ma questi , passato il primo istante di intensa commozione , sorrise . - - Sei proprio tu ... il mio Ciuffettino ! - - riuscì a dire , con un singhiozzo . In quel momento soave ridevano tutti : rideva il povero ciabattino , rideva la sora Rosa , rideva il ragazzo , rideva Melampo , mostrando le gengive ... E anche il cielo , tutto sonoro di trilli e di voli , pareva ridere e illuminarsi di quella gioia sconfinata che si diffondeva dal più umile angolo della terra .
Miscellanea ,
La nuova civiltà cristiana , nata con l ' avvento del Salvatore , superiore ad ogni altra civiltà 1 . La promessa di un Redentore illumina la prima pagina della storia dell ' umanità ; e così la fiduciosa speranza di tempi migliori lenì il rimpianto del paradiso perduto e accompagnò il genere umano nel suo tribolato cammino , finché nella pienezza dei tempi il Salvatore del mondo , venendo sulla terra , compì l ' attesa e inaugurò una nuova civiltà universale , la civiltà cristiana , immensamente superiore a quella che l ' uomo aveva fino allora laboriosamente raggiunto in alcune nazioni più privilegiate . Il consumismo bolscevico e ateo minaccia tremenda per la civiltà umana 2 . Ma la lotta fra il bene e il male rimase nel mondo come triste retaggio della colpa originale ; e l ' antico tentatore non ha mai desistito con fallaci promesse d ' ingannare l ' umanità . Perciò nel corso dei secoli uno sconvolgimento è succeduto all ' altro fino alla rivoluzione dei nostri giorni , la quale o già imperversa o seriamente minaccia , si può dire , dappertutto e supera in ampiezza e violenza quanto si ebbe a sperimentare nelle precedenti persecuzioni contro la Chiesa . Popoli interi si trovano nel pericolo di ricadere in una barbarie peggiore di quella in cui ancora giaceva la maggior parte del mondo all ' apparire del Redentore . 3 . Questo pericolo tanto minaccioso , Voi l ' avete già compreso , Venerabili Fratelli , è il comunismo bolscevico ed ateo che mira a capovolgere l ' ordinamento sociale e a scalzare gli stessi fondamenti della civiltà . Condanne anteriori del comunismo 4 . Di fronte a tale minaccia la Chiesa Cattolica non poteva tacere e non tacque . Non tacque specialmente questa Sede Apostolica che sa essere sua specialissima missione la difesa della verità e della giustizia e di tutti quei beni eterni che il comunismo misconosce e combatte . Fin dai tempi in cui circoli colti pretesero liberare la civiltà umana dai legami della morale e della religione , i Nostri Predecessori attirarono l ' attenzione del mondo apertamente ed esplicitamente alle conseguenze della scristianizzazione della società umana . E quanto al comunismo , già fin dal 1846 il venerato Nostro Predecessore Pio IX di s . m . pronunciò solenne condanna , confermata poi nel sillabo , contro " quella nefanda dottrina del così detto comunismo , sommamente contraria allo stesso diritto naturale , la quale , una volta ammessa , porterebbe al radicale sovvertimento dei diritti , delle cose , delle proprietà di tutti , e della stessa società umana " ( Enciclica Qui pluribus , del 9 novembre 1846 : Acta Pii IX , vol . I , p . 13 . Cfr . Syllabus , IV : A.A.S. , vol . III , p . 170 ) . Più tardi , l ' altro Nostro Predecessore di immortale memoria , Leone XIII , nell ' Enciclica Quod apostolici muneris lo definiva " peste distruggitrice , la quale , intaccando il midollo della società umana , la condurrebbe alla rovina " ( Enciclica Quod apostolici muneris , del 28 dicembre 1878 : Acta Leonis XIII , vol . I , p . 40 ) ; e con chiara visione indicava che i movimenti atei delle masse nell ' epoca del tecnicismo traevano origine da quella filosofia , che già da secoli cercava separare la scienza e la vita dalla fede e dalla Chiesa . Atti del presente pontificato 5 . Noi pure durante il Nostro pontificato abbiamo sovente e con premurosa insistenza denunziate le correnti atee minacciosamente crescenti . Quando nel 1924 la Nostra missione di soccorso ritornava dall ' Unione Sovietica , Ci siamo pronunziati contro il comunismo in apposita Allocuzione diretta al mondo intero ( 18 dicembre 1924 : A.A.S. , vol . XVI ( 1924 ) , pp . 494-495 ) . Nelle Nostre Encicliche Miserentissimus Redemptor ( 8 maggio 1928 : AA.S. , vol . XX ( 1928 ) , pp . 165-178 ) , Quadragesimo anno ( 15 maggio 1931 : A.A.S. , vol . XXIII ( 1931 ) , pp . 177-228 ) , Charitate Christi ( 3 maggio 1932 : A.A.S. , vol . XXIV ( 1932 ) , pp . 177-194 ) , Acerba animi ( 29 settembre 1932 : A.A.S. , vol . XXIV ( 1932 ) , pp . 321-332 ) , Dilectissima nobis ( 3 giugno 1933 : A.A.S. , vol . XXV ( 1933 ) , pp . 261-274 ) , abbiamo elevato solenne protesta contro le persecuzioni scatenate ora in Russia , ora nel Messico , ora nella Spagna ; né si è ancora spenta l ' eco universale di quelle allocuzioni da Noi tenute l ' anno scorso in occasione dell ' inaugurazione della Mostra mondiale della Stampa cattolica , dell ' udienza ai profughi spagnuoli e del Messaggio per la festa del Santo Natale . Persino gli stessi più accaniti nemici della Chiesa , i quali da Mosca dirigono questa lotta contro la civiltà cristiana , con i loro ininterrotti attacchi a parole e a fatti rendono testimonianza che il Papato , anche ai giorni nostri , ha continuato fedelmente a tutelare il santuario della religione cristiana , e più frequentemente e in modo più persuasivo che qualsiasi altra pubblica autorità terrena ha richiamato l ' attenzione sul pericolo comunista . Necessità di un altro documento solenne 6 . Ma nonostante questi ripetuti avvertimenti paterni , che sono stati da Voi , Venerabili Fratelli , con Nostra grande soddisfazione , così fedelmente trasmessi e commentati ai fedeli con tante Vostre recenti Lettere pastorali anche collettive , il pericolo sotto la spinta di abili agitatori non fa che aggravarsi di giorno in giorno . Perciò Noi ci crediamo in dovere di elevare di nuovo la Nostra voce con un documento ancora più solenne , com ' è costume di questa Sede Apostolica , maestra di verità , e come lo rende naturale il fatto che un tale documento è nel desiderio di tutto il mondo cattolico . E confidiamo che l ' eco della Nostra voce giunga dovunque si trovino menti scevre di pregiudizi e cuori sinceramente desiderosi del bene dell ' umanità ; tanto più che la Nostra parola ora viene dolorosamente avvalorata dalla vista dei frutti amari delle idee sovversive , quali Noi abbiamo previsti e preannunziati e che si vanno paurosamente moltiplicando o di fatto nei paesi già dominati da esso o in minaccia in tutti gli altri paesi del mondo . Solo la civiltà cristiana è veramente umana 7 . Noi , quindi , vogliamo ancora una volta esporre come in breve sintesi i principi del comunismo ateo come si manifestano principalmente nel bolscevismo , con i suoi metodi di azione , contrapponendo a questi falsi principi la luminosa dottrina della Chiesa ed inculcando di nuovo con insistenza i mezzi coi quali la civiltà cristiana , sola Civitas veramente humana , può essere salvata da questo satanico flagello e maggiormente sviluppata , per il vero benessere dell ' umana società . La dottrina del comunismo ha un falso ideale di giustizia , di eguaglianza e di fraternità 8 . Il comunismo di oggi , in modo più accentuato che altri simili movimenti del passato , nasconde in sé un ' idea di falsa redenzione . Uno pseudo - ideale di giustizia , di uguaglianza e di fraternità nel lavoro , pervade tutta la sua dottrina e tutta la sua attività d ' un certo falso misticismo , che alle folle adescate da fallaci promesse comunica uno slancio e un entusiasmo contagioso , specialmente in un tempo come il nostro , in cui da una distribuzione difettosa delle cose di questo mondo risulta una miseria non consueta , si vanta anzi questo pseudo - ideale come se fosse stato iniziatore di un certo progresso economico , il quale , quando è reale , si spiega con ben altre cause , come con l ' intensificare la produzione industriale in paesi che ne erano quasi privi , valendosi anche di enormi ricchezze naturali , e con l ' uso di metodi brutali per fare ingenti lavori con poca spesa . Il materialismo evoluzionistico di Marx 9 . La dottrina che il comunismo nasconde sotto apparenze talvolta così seducenti , in sostanza oggi si fonda sui principi già predicati da Marx del materialismo dialettico e materialismo storico , di cui i teorici del bolscevismo pretendono possedere l ' unica genuina interpretazione . Questa dottrina insegna non esserci che una sola realtà , la materia , con le sue forze cieche , la quale evolvendosi diventa pianta , animale , uomo . Anche la società umana non è altro che un ' apparenza e una forma della materia che si evolve nel detto modo , e per ineluttabile necessità , tende , in un perpetuo conflitto delle forze , verso la sintesi finale : una società senza classi . In tale dottrina , com ' è evidente , non vi è posto per l ' idea di Dio , non esiste differenza fra spirito e materia , né tra anima e corpo ; non si dà sopravvivenza dell ' anima dopo morte , e quindi nessuna speranza in un ' altra vita . Insistendo sull ' aspetto dialettico del loro materialismo i comunisti pretendono che il conflitto che porta il mondo verso la sintesi finale , può essere accelerato dagli uomini . Quindi si sforzano di rendere più acuti gli antagonismi che sorgono fra le diverse classi della società , e la lotta di classe con i suoi odi e le sue distruzioni , prende l ' aspetto d ' una crociata per il Progresso dell ' umanità . Invece , tutte le forze , quali che esse siano , che resistono a quelle violenze sistematiche , debbono essere annientate come nemiche del genere umano . L ' uomo viene spogliato della vera libertà e della sua dignità 10 . Inoltre , il comunismo spoglia l ' uomo della sua libertà , principio spirituale della sua condotta morale , toglie ogni dignità alla persona umana e ogni ritegno morale contro l ' assalto degli stimoli ciechi . All ' uomo individuo non è riconosciuto , di fronte alla collettività , alcun diritto naturale della personalità umana , essendo essa , nel comunismo , semplice ruota e ingranaggio del sistema ; nelle relazioni poi degli uomini fra loro è sostenuto il principio dell ' assoluta uguaglianza , rinnegando ogni gerarchia e ogni autorità che sia stabilita da Dio , compresa quella dei genitori ; ma tutto ciò che tra gli uomini esiste della così detta autorità e subordinazione , tutto deriva dalla collettività come da primo e unico fonte . Né viene accordato agli individui diritto alcuno di proprietà sui beni di natura e sui mezzi di produzione , poiché essendo essi sorgente di altri beni , il loro possesso condurrebbe al potere di un uomo sull ' altro . Per questo appunto dovrà essere distrutta radicalmente questa sorta di proprietà privata , come la prima sorgente di ogni schiavitù economica . Distruzione dei valori fondamentali del matrimonio e della famiglia 11 . Rifiutando alla vita umana ogni carattere sacro e spirituale , una tale dottrina naturalmente fa del matrimonio e della famiglia una istituzione puramente artificiale e civile , ossia il frutto di un determinato sistema economico ; viene rinnegata l ' esistenza di un vincolo matrimoniale di natura giuridico - morale che sia sottratto al beneplacito dei singoli o della collettività , e , conseguentemente l ' indissolubilità di esso . In particolare per il comunismo non esiste alcun legame della donna con la famiglia e con la casa . Esso , proclamando il principio della emancipazione della donna , la ritira dalla vita domestica e dalla cura dei figli per trascinarla nella vita pubblica e nella produzione collettiva nella stessa misura che l ' uomo , devo1vendo alla collettività la cura del focolare e della prole . È negato infine ai genitori il diritto di educazione , essendo questo concepito come un diritto esclusivo della comunità , nel cui nome soltanto e per suo mandato i genitori possono esercitarlo . La società diverrebbe una collettività col solo scopo della produzione 12 . Che cosa sarebbe dunque la società umana , basata su tali fondamenti materialistici ? Sarebbe una collettività senz ' altra gerarchia che quella del sistema economico . Essa avrebbe come unica missione la produzione di beni per mezzo del lavoro collettivo e per fine il godimento dei beni della terra in un paradiso in cui ciascuno " darebbe secondo le sue forze , e riceverebbe secondo i suoi bisogni " . Alla collettività il comunismo riconosce il diritto , o piuttosto l ' arbitrio illimitato , di aggiogare gli individui al lavoro collettivo , senza riguardo al loro benessere personale , anche contro la loro volontà e persino con la violenza . In essa tanto la morale quanto l ' ordine giuridico non sarebbero se non un ' emanazione del sistema economico del tempo , di origine quindi terrestre , mutevole e caduca . In breve si pretende di introdurre una nuova epoca e una nuova civiltà , frutto soltanto di una cieca evoluzione : " una umanità senza Dio " . Il potere statale è il mezzo più efficace per conseguire i fini del comunismo 13 . Quando poi le qualità collettive saranno finalmente acquisite da tutti , in quella condizione utopistica di una società senza alcuna differenza di classi lo Stato politico , che ora si concepisce solo come lo strumento di dominazione dei capitalisti sui proletari , perderà ogni sua ragione d ' essere e si " dissolverà " ; però , finché questa beata condizione non sarà attuata , lo Stato e il potere statale è per il comunismo il mezzo più efficace e più universale per conseguire il suo fine . Il comunismo bolscevico ed ateo quale nuovo Vangelo 14 . Ecco , Venerabili Fratelli , il nuovo presunto Vangelo , che il comunismo bolscevico ed ateo annunzia all ' umanità quasi messaggio salutare e redentore ! Un sistema , pieno di errori e sofismi , contrastante sia con la ragione sia con la rivelazione divina ; sovvertitore dell ' ordine sociale , perché equivale alla distruzione delle sue basi fondamentali , misconoscitore della vera origine della natura e del fine dello Stato , negatore dei diritti della personalità umana , della sua dignità e libertà . La diffusione del comunismo aiutata da abbaglianti promesse di un futuro di benessere 15 . Ma come mai può avvenire che un tale sistema , scientificamente da lungo tempo sorpassato , confutato dalla realtà pratica ; come può avvenire , diciamo , che un tale sistema possa diffondersi così rapidamente in tutte le parti del mondo ? La spiegazione sta nel fatto che assai pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo ; più invece cedono alla tentazione abilmente presentata sotto le più abbaglianti promesse . Sotto pretesto che si vuole soltanto migliorare la sorte delle classi lavoratrici , togliere abusi reali prodotti dall ' economia liberale e ottenere una più equa distribuzione dei beni terreni ( scopi senza dubbio pienamente legittimi ) , e profittando della mondiale crisi economica , si riesce ad attirare nella sfera d ' influenza del comunismo anche quei ceti della popolazione che per principio rigettano ogni materialismo e ogni terrorismo . E siccome ogni errore contiene sempre una parte di vero , questo lato della verità che abbiamo accennato , messo astutamente in mostra a tempo e luogo per coprire , quando conviene , la crudezza ributtante e inumana dei princìpi e dei metodi del comunismo , seduce anche spiriti non volgari , fino a diventarne a loro volta gli apostoli presso giovani intelligenze ancora poco atte ad avvertirne gli intrinseci errori . I banditori del comunismo sanno inoltre profittare anche degli antagonismi di razza , delle divisioni od opposizioni di diversi sistemi politici , perfino della disorientazione nel campo della scienza senza Dio , per infiltrarsi nelle Università e corroborare i principi della loro dottrina con argomenti pseudoscientifici . Il liberalismo ha preparato la strada al comunismo 16 . Per spiegare poi come il comunismo sia riuscito a farsi accettare senza esame da tante masse di operai , conviene ricordarsi che questi vi erano già preparati dall ' abbandono religioso e morale nel quale erano stati lasciati dall ' economia liberale . Con i turni di lavoro anche domenicale non si dava loro tempo neppur di soddisfare ai più gravi doveri religiosi nei giorni festivi ; non si pensava a costruire chiese presso le officine né a facilitare l ' opera del sacerdote ; anzi si continuava a promuovere positivamente il laicismo . Si raccoglie dunque ora l ' eredità di errori dai Nostri Predecessori e da Noi stessi tante volte denunziati , e non è da maravigliarsi che in un mondo già largamente scristianizzato dilaghi l ' errore comunista . La diffusione del comunismo frutto di una propaganda astuta 17 . Inoltre la diffusione così rapida delle idee comuniste che si infiltrano in tutti i paesi grandi e piccoli , colti e meno sviluppati , sicché nessun angolo della terra è libero da esse , si spiega con una propaganda veramente diabolica quale forse il mondo non ha mai veduto : propaganda diretta da un solo centro e che abilissimamente si adatta alle condizioni dei diversi popoli ; propaganda che dispone di grandi mezzi finanziari , di gigantesche organizzazioni , di congressi internazionali di innumerevoli forze ben addestrate ; propaganda che si fa attraverso fogli volanti e riviste , nei cinematografi , nei teatri , con la radio , nelle scuole e persino nelle Università , penetra a poco a poco in tutti i ceti delle popolazioni anche migliori , senza che quasi si accorgano del veleno che sempre più pervade le menti e i cuori . Congiura del silenzio nella stampa mondiale 18 . Un terzo potente aiuto al diffondersi del comunismo è una vera congiura del silenzio in una grande parte della stampa mondiale non cattolica . Diciamo congiura , perché non si può altrimenti spiegare che una stampa così avida di mettere in rilievo anche i piccoli incidenti quotidiani , abbia potuto per tanto tempo tacere degli orrori commessi in Russia , nel Messico e anche in gran parte della Spagna , e parli relativamente così poco d ' una sì vasta organizzazione mondiale quale è il comunismo di Mosca . Questo silenzio è dovuto in parte a ragioni di una politica meno previdente , ed è favorito da varie forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l ' ordine sociale cristiano . Persecuzione anticristiana del comunismo in Russia e in Messico 19 . Intanto i dolorosi effetti di quella propaganda ci stanno dinanzi . Dove il comunismo ha potuto affermarsi e dominare - e qui Noi pensiamo con singolare affetto paterno ai popoli della Russia e del Messico , - ivi si è sforzato con ogni mezzo di distruggere ( e lo proclama apertamente ) fin dalle sue basi la civiltà e la religione cristiana , spegnendone nel cuore degli uomini , specie della gioventù , ogni ricordo . Vescovi e sacerdoti sono stati banditi , condannati ai lavori forzati , fucilati e messi a morte in maniera inumana ; semplici laici , per aver difeso la religione , sono stati sospettati , vessati , perseguitati e trascinati nelle prigioni e davanti ai tribunali . Orrori del comunismo in Spagna 20 . Anche là dove , come nella Nostra carissima Spagna , il flagello comunista non ha avuto ancora il tempo di far sentire tutti gli effetti delle sue teorie , vi si è , in compenso , scatenato purtroppo con una violenza più furibonda . Non si è abbattuta l ' una o l ' altra chiesa , questo o quel chiostro , ma quando fu possibile si distrusse ogni chiesa e ogni chiostro e qualsiasi traccia di religione cristiana , anche se legata ai più insigni monumenti d ' arte e di scienza ! Il furore comunista non si è limitato ad uccidere Vescovi e migliaia di sacerdoti , di religiosi e religiose , cercando in modo particolare quelli e quelle che proprio si occupavano con maggior impegno degli operai e dei poveri ; ma fece un numero molto maggiore di vittime tra i laici di ogni ceto , che fino al presente vengono , si può dire ogni giorno , trucidati a schiere per il fatto di essere buoni cristiani o almeno contrari all ' ateismo comunista . E una tale spaventevole distruzione viene eseguita con un odio , una barbarie e una efferatezza che non si sarebbe creduta possibile nel nostro secolo . Non vi può essere uomo privato , che pensi saggiamente , né uomo di Stato , consapevole della sua responsabilità , che non rabbrividisca al pensiero che quanto oggi accade in Ispagna non abbia forse a ripetersi domani in altre nazioni civili . Le persecuzioni e le violenze sono i frutti naturali dei sistema comunista 21 . Né si può dire che tali atrocità siano un fenomeno transitorio solito ad accompagnarsi a qualunque grande rivoluzione , isolati eccessi di esasperazione comuni ad ogni guerra ; no , sono frutti naturali del sistema , che manca di ogni freno interno . Un freno è necessario all ' uomo sia individuo che in società . Anche i popoli barbari ebbero questo freno nella legge naturale scolpita da Dio nell ' animo di ciascun uomo . E quando questa legge naturale venne meglio osservata , si videro antiche nazioni assurgere ad una grandezza che abbaglia ancora , più di quel che converrebbe , certi superficiali studiosi della storia umana . Ma se si strappa dal cuore degli uomini l ' idea stessa di Dio , essi necessariamente sono dalle loro passioni sospinti alla più efferata barbarie . Il comunismo è antireligioso per natura e lotta contro tutto ciò che è divino 22 . È quello che purtroppo stiamo vedendo : per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta e accuratamente preparata dall ' uomo contro " tutto ciò che è divino " ( 1Ts 2 , 4 ) . Il comunismo è per sua natura antireligioso , e considera la religione come " l ' oppio del popolo " perché i princìpi religiosi che parlano della vita d ' oltre tomba , distolgono il proletario dal mirare al conseguimento del paradiso sovietico , che è di questa terra . Il comunismo ha imposto la schiavitù a milioni di uomini 23 . Ma non si calpesta impunemente la legge naturale e l ' Autore di essa : il comunismo non ha potuto né potrà ottenere il suo intento neppur nel campo puramente economico . È vero che nella Russia ha potuto contribuire a scuotere uomini e cose da una lunga e secolare inerzia , e ottenere con ogni sorta di mezzi , spesso senza scrupoli , qualche successo materiale ; ma sappiamo per testimonianze non sospette , anche recentissime , che di fatto neppur là ha raggiunto lo scopo che aveva promesso ; senza contare poi la schiavitù che il terrorismo ha imposto a milioni di uomini . Anche nel campo economico è pur necessaria qualche morale , qualche sentimento morale della responsabilità , che invece non trova posto in un sistema prettamente materialistico come il comunismo . Per sostituirlo non rimane che il terrorismo , quale appunto vediamo ora nella Russia , dove gli antichi compagni di congiura e di lotta si dilaniano a vicenda ; un terrorismo , il quale per altro non riesce ad arginare non che la corruzione dei costumi , ma neppure il dissolvimento della compagine sociale . Un paterno pensiero ai popoli oppressi in Russia 24 . Con questo però non vogliamo in nessuna maniera condannare in massa i popoli dell ' Unione Sovietica , per i quali nutriamo il più vivo affetto paterno . Sappiamo come non pochi di essi gemono sotto il duro giogo loro imposto con la forza da uomini in massima parte estranei ai veri interessi del paese , e riconosciamo che molti altri furono ingannati da fallaci speranze . Noi colpiamo il sistema e i suoi autori e fautori , i quali hanno considerato la Russia come terreno più atto per introdurre in pratica un sistema già elaborato da decenni , e di là continuano a propagarlo in tutto il mondo . La luminosa dottrina sociale della Chiesa 25 . Esposti così gli errori e i mezzi violenti e ingannevoli del comunismo bolscevico ed ateo , è tempo ormai , Venerabili Fratelli , di presentare brevemente la vera nozione della Civitas humana , della umana Società , quale ce l ' insegnano la ragione e la rivelazione per il tramite della Chiesa Magistra gentium , e quale Voi già conoscete . Per la Chiesa c ' è una suprema realtà : Dio 26 . Al di sopra di ogni altra realtà sta il sommo , unico supremo Essere , Dio , Creatore onnipotente di tutte le cose , Giudice sapientissimo e giustissimo di tutti gli uomini . Questa suprema realtà , Dio , è la condanna più assoluta delle impudenti menzogne del comunismo . E in verità , non perché gli uomini credono , Dio è ; ma perché Egli è , perciò lo crede e lo prega chiunque non chiuda volontariamente gli occhi di fronte alla verità . Che cosa è l ' uomo secondo la ragione e la fede 27 . Quanto all ' uomo , ciò che la ragione e la fede dicono di lui , Noi ne abbiamo esposto i punti fondamentali nell ' Enciclica sull ' educazione cristiana ( Enciclica Divini illius Magistri , del 31 dicembre 1929 : A.A.S. , voi . XXII ( 1930 ) , pp . 49-86 ) . L ' uomo ha un ' anima spirituale e immortale ; è una persona , dal Creatore ammirabilmente fornita di doni di corpo e di spirito , un vero " microcosmo " come dicevano gli antichi , un piccolo mondo , che vale di gran lunga più di tutto l ' immenso mondo inanimato . Egli ha in questa e nell ' altra vita solo Dio per ultimo fine , è dalla grazia santificante elevato al grado di figlio di Dio e incorporato al regno di Dio nel mistico corpo di Cristo . Conseguentemente Dio l ' ha dotato di molteplici e svariate prerogative : diritto alla vita , all ' integrità del corpo , ai mezzi necessari all ' esistenza ; diritto di tendere al suo ultimo fine nella via tracciata da Dio : diritto all ' associazione , alla proprietà e all ' uso della proprietà . Dio stesso ha voluto il matrimonio e la famiglia 28 . Come il matrimonio e il diritto all ' uso naturale di esso sono di origine divina , così anche la costituzione e le prerogative fondamentali della famiglia sono state determinate e fissate dal Creatore stesso , non dall ' arbitrio umano né da fattori economici . Nell ' Enciclica sul matrimonio cristiano ( Enciclica Casti connubii , del 31 dicembre 1930 : A.A.S. , vol . XXII ( 1930 ) , pp . 539-582 ) e nell ' altra Nostra , sopra accennata , sull ' educazione , Ci siamo largamente diffusi su questi argomenti . Mutui diritti e doveri tra l ' uomo e la società 29 . Ma Dio ha in pari tempo ordinato l ' uomo anche alla società civile , richiesta dalla sua stessa natura . Nel piano del Creatore la società è un mezzo naturale , di cui l ' uomo può e deve servirsi per il raggiungimento del suo fine , essendo la società umana per l ' uomo , e non viceversa . Ciò non è da intendersi nel senso del liberalismo individualistico , che subordina la società all ' uso egoistico dell ' individuo ; ma solo nel senso che , mediante l ' unione organica con la società , sia a tutti resa possibile per la mutua collaborazione l ' attuazione della vera felicità terrena ; inoltre nel senso che nella società trovano sviluppo tutte le doti individuali e sociali , inserite nella natura umana , le quali , sorpassano l ' immediato interesse del momento , rispecchiano nella società la perfezione divina , ciò che nell ' uomo isolato non può verificarsi . Ma anche quest ' ultimo scopo è in ultima analisi in ordine all ' uomo , perché riconosca questo riflesso della perfezione divina , e lo rimandi così in lode e adorazione al Creatore . Solo l ' uomo , la persona umana , è dotato di ragione e di volontà moralmente libera . La società non può frodare l ' uomo dei suoi diritti personali dati dal Creatore 30 . Pertanto come l ' uomo non può esimersi dai doveri voluti da Dio verso la società civile , e i rappresentanti dell ' autorità hanno il diritto , quando egli si rifiutasse illegittimamente , di costringerlo al compimento del proprio dovere . così la società non può frodare l ' uomo dei diritti personali che gli sono stati concessi dal Creatore , i più importanti dei quali sono stati da Noi sopra accennati , né rendergliene impossibile per principio l ' uso . È quindi conforme alla ragione e da essa voluto che alla fin fine tutte le cose terrestri siano ordinate alla persona umana , affinché per mezzo suo esse trovino la via verso il Creatore . E si applica all uomo , alla persona umana , ciò che l ' Apostolo delle Genti scrive ai Corinti sull ' economia della salvezza cristiana : " Tutto è vostro , voi siete di Cristo , Cristo è di Dio " ( 1Cor 3 , 23 ) . Mentre il comunismo impoverisce la persona umana , capovolgendo i termini della religione , dell ' uomo e della società , la ragione e la rivelazione la elevano cosi in alto ! Giustizia sociale e amore cristiano nell ' ordine economico - sociale 31 . Sull ' ordine economico - sociale i princìpi direttivi sono stati esposti nell ' Enciclica sociale di Leone XIII sulla questione del lavoro ( Enciclica Rerum novarum , del 15 maggio 1891 , Acta Leonis XIII , vol . XI , pp . 97-144 ) , e nella Nostra sulla ricostruzione dell ' ordine sociale ( Enciclica Quadragesimo anno , del 15 maggio 1931 : A.AS . , vol . XXIII ( 1931 ) , pp . 177-228 ) sono stati adattati alle esigenze del tempo presente . Poi , insistendo di nuovo sulla dottrina secolare della Chiesa circa il carattere individuale e sociale della proprietà privata . Noi abbiamo precisato il diritto e la dignità del lavoro , i rapporti di vicendevole appoggio e aiuto che devono esistere tra quelli che detengono il capitale e quelli che lavorano , il salario dovuto per stretta giustizia all ' operaio per sé e per la sua famiglia . Richiamo ai principi sociali svolti dalla " Quadragesimo anno " 32 . Nella stessa Nostra Enciclica abbiamo mostrato che i mezzi per salvare il mondo attuale dalla triste rovina nella quale il liberalismo amorale ci ha piombati , non consistono nella lotta di classe e nel terrore , e neppure nell ' abuso autocratico del potere statale , ma nella penetrazione della giustizia sociale e del sentimento di amore cristiano nell ' ordine economico e sociale . Abbiamo mostrato come una sana prosperità deve essere ricostruita secondo i veri princìpi di un sano corporativismo che rispetti la debita gerarchia sociale , e come tutte le corporazioni devono unirsi in armonica unità , ispirandosi al principio del bene comune della società . E la missione più genuina e principale del potere pubblico e civile consiste appunto nel promuovere efficacemente questa armonia e la coordinazione di tutte le forze sociali . Gerarchia sociale e prerogative dello Stato secondo la dottrina cattolica 33 . In vista di questa collaborazione organica verso la tranquillità , la dottrina cattolica rivendica allo Stato la dignità e l ' autorità di un vigilante e previdente difensore dei diritti divini e umani , sui quali le Sacre Scritture e i Padri della Chiesa insistono tanto spesso . Non è vero che tutti abbiano uguali diritti nella società civile , e che non esista legittima gerarchia . Ci basti richiamarci alle Encicliche di Leone XIII , sopra accennate , specialmente a quella sul potere dello Stato ( Enciclica Diuturnum illud , del 29 giugno 1881 : Acta Leonis XIII , vol . II , pp . 269-287 ) e all ' altra sopra la costituzione cristiana dello Stato ( Enciclica Immortale Dei , del 1° novembre 1885 : Acta Leonis XIII , vol . V , pp . 118-150 ) . In esse il cattolico trova esposti luminosamente i principi della ragione e della fede , che lo renderanno capace di proteggersi contro gli errori e i pericoli della concezione statale comunista . La spogliazione dei diritti e l ' asservimento dell ' uomo , il rinnegamento dell ' origine prima e trascendente dello Stato e del potere statale , l ' abuso orribile del potere pubblico a servizio del terrorismo collettivista sono proprio il contrario di ciò che corrisponde all ' etica naturale e alla volontà dei Creatore . Sia l ' uomo sia la società civile traggono origine dal Creatore , e sono da Lui mutualmente ordinati l ' uno all ' altra ; quindi nessuno dei due può esimersi dai doveri correlativi , né rinnegare o menomarne i diritti . Il Creatore stesso ha regolato questo mutuo rapporto nelle sue linee fondamentali ed è ingiusta usurpazione quella che il comunismo si arroga , d ' imporre cioè in luogo della legge divina basata sugli immutabili principi della verità e della carità , un programma politico di partito , che promana dall ' arbitrio umano ed è pieno di odio . Bellezza della dottrina sociale della Chiesa che vuole un felice progresso della società 34 . La Chiesa , nell ' insegnare questa luminosa dottrina , non ha altra mira che di attuare il felice annunzio cantato dagli Angeli sulla grotta di Betlemme alla nascita del Redentore " Gloria a Dio ... e ... pace agli uomini " ( Lc 2 , 14 ) pace vera e vera felicità , anche quaggiù quanto è possibile , in vista e in preparazione della felicità eterna , ma agli uomini di buona volontà . Questa dottrina è ugualmente lontana da tutti gli estremi dell ' errore come da tutte le esagerazioni dei partiti o sistemi che vi aderiscono , si attiene sempre all ' equilibrio della verità e della giustizia ; lo rivendica nella teoria , lo applica e lo promuove nella pratica ; conciliando i diritti e i doveri degli uni con quelli degli altri , come l ' autorità con la libertà , la dignità dell ' individuo con quella dello Stato , la personalità umana nel suddito con la rappresentanza divina nel superiore , e quindi la doverosa soggezione e l ' amore ordinato di sé , della famiglia e della patria , con l ' amore delle altre famiglie e degli altri popoli , fondato nell ' amore di Dio , padre di tutti , primo principio ed ultimo fine . Essa non disgiunge la giusta cura dei beni temporali dalla sollecitudine degli eterni . Se quelli subordina a questi , secondo la parola del suo divino Fondatore : " Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato per giunta " . ( Mt 6 , 33 ) ; è lungi dal disinteressarsi delle cose umane e dal nuocere ai progressi civili e ai vantaggi materiali , che anzi li sostiene e li promuove nella più ragionevole ed efficace maniera . Così , anche nel campo economico - sociale , la Chiesa , benché non abbia mai offerto un determinato sistema tecnico , non essendo questo compito suo , ha però fissato chiaramente punti e linee che , pur prestandosi a diverse applicazioni concrete secondo le varie condizioni dei tempi , dei luoghi e dei popoli , indicano la via sicura per ottenere il felice progresso della società . Nella " Rerum novarum " e nella " Quadragesimo anno " sapienti principi di ordine sociale 35 . La saggezza e somma utilità di questa dottrina viene ammessa da quanti veramente la conoscono . Ben a ragione insigni statisti poterono affermare che , dopo aver studiato i diversi sistemi sociali , non avevano trovato nulla di più sapiente che i princìpi esposti nelle Encicliche : Rerum novarum e Quadragesimo anno . Ma anche in paesi non cattolici , anzi neppur cristiani , si riconosce quanto siano utili per la società umana le dottrine sociali della Chiesa ; così , or fa appena un mese , un eminente uomo politico dell ' Estremo Oriente , non cristiano , non dubitò di proclamare che la Chiesa con la sua dottrina di pace e di fraternità cristiana porta un altissimo contributo allo stabilimento e al mantenimento della pace operosa tra le nazioni . Perfino gli stessi comunisti , come sappiamo dalle sicure relazioni che affluiscono da ogni parte a questo Centro della cristianità , se non sono ancora del tutto corrotti , quando viene loro esposta la dottrina sociale della Chiesa , ne riconoscono la superiorità sulle dottrine dei loro capi e maestri . Soltanto gli accecati dalla passione e dall ' odio chiudono gli occhi alla luce della verità e la combattono ostinatamente . Fu il cristianesimo ad innalzare il lavoro manuale alla sua vera dignità 36 . Ma i nemici della Chiesa , pur costretti a riconoscere la sapienza della sua dottrina , rimproverano alla Chiesa di non aver saputo agire in conformità di quei principi , e perciò affermano di doversi cercare altre vie . Quanto questa accusa sia falsa e ingiusta lo dimostra tutta la storia del cristianesimo . Per non accennare che a qualche punto caratteristico , fu il cristianesimo a proclamare per primo , in una maniera e con una ampiezza e convinzione sconosciute ai secoli precedenti , la vera e universale fratellanza di tutti gli uomini di qualunque condizione e stirpe , contribuendo così potentemente all ' abolizione della schiavitù , non con sanguinose rivolte , ma per l ' interna forza della sua dottrina , che alla superba patrizia romana faceva vedere nella sua schiava una sua sorella in Cristo . Fu il cristianesimo , che adora il Figlio di Dio fattosi uomo per amor degli uomini e divenuto come " Figlio del Fabbro " , anzi " Fabbro " Egli stesso ( 1 Mt 13 , 55; Mc 6 , 3 ) , fu il cristianesimo ad innalzare il lavoro manuale alla sua vera dignità ; quel lavoro manuale prima tanto disprezzato , che perfino il discreto Marco Tullio Cicerone , riassumendo l ' opinione generale del suo tempo , non si peritò di scrivere queste parole di cui ora si vergognerebbe ogni sociologo : " Tutti gli artigiani si occupano in mestieri spregevoli , poiché l ' officina non può avere alcunché di nobile " ( De officiis , lib . I , c . 42 ) . L ' azione della Chiesa ha rigenerato la società umana 37 . Fedele a questi principi la Chiesa ha rigenerato la società umana ; sotto il suo influsso sorsero mirabili opere di carità , potenti corporazioni di artigiani e lavoratori d ' ogni categoria , derise bensì dal liberalismo del secolo scorso come cose da Medio Evo , ma ora rivendicate all ' ammirazione dei nostri contemporanei che cercano in molti paesi di farne in qualche modo rivivere il concetto . E quando altre correnti intralciavano l ' opera e ostacolavano l ' influsso salutare della Chiesa , questa fino ai giorni nostri non desisteva dall ' ammonire gli erranti . Basti ricordare con quanta fermezza , energia e costanza il Nostro Predecessore Leone XIII rivendicasse all ' operaio il diritto di associazione , che il liberalismo dominante negli Stati più o meno potenti si accaniva a negargli . E questo influsso della dottrina della Chiesa anche al presente è più grande che non sembri , perché grande e certo , benché invisibile e non facilmente mensurabile , è il predominio delle idee sui fatti . Dal disprezzo degli insegnamenti della Chiesa sono derivati il socialismo e il comunismo 38 . Si può ben dire con tutta verità che la Chiesa , a somiglianza di Cristo , passa attraverso i secoli facendo del bene a tutti . Non vi sarebbe né socialismo né comunismo se coloro che governano i popoli non avessero disprezzati gli insegnamenti e i materni avvertimenti della Chiesa : essi invece hanno voluto sulle basi del liberalismo e del laicismo fabbricare altri edifici sociali , che sulle prime parevano potenti e grandiosi , ma ben presto si videro mancare di solidi fondamenti , e vanno miseramente crollando l ' uno dopo l ' altro , come deve crollare tutto ciò che non poggia sull ' unica pietra angolare che è Gesù Cristo . Necessità di ricorrere ai ripari di fronte all ' ideologia comunista 39 . Questa , Venerabili Fratelli , è la dottrina della Chiesa , l ' unica che possa apportare vera luce , come in ogni altro campo , così anche nel campo sociale , e possa recare salvezza di fronte all ' ideologia comunista . Ma bisogna che tale dottrina passi sempre più nella pratica della vita , secondo l ' avvertimento dell ' Apostolo San Giacomo : " Siate ... operatori della parola e non semplici uditori , ingannando voi stessi " ( Gc 1 , 22 ) ; perciò quello che più urge al presente è di adoperare con energia gli opportuni rimedi per opporsi efficacemente al minaccioso sconvolgimento che si va preparando . Nutriamo la ferma fiducia che almeno la passione con cui i figli delle tenebre giorno e notte lavorano alla loro propaganda materialistica e atea , valga a santamente stimolare i figli della luce ad uno zelo non dissimile , anzi maggiore , e per l ' onore della Maestà divina . Tutti i cristiani sono impegnati in questa grande lotta 40 . Che cosa bisogna dunque fare , di quali rimedi servirsi per difendere Cristo e la civiltà cristiana contro quel pernicioso nemico ? Come un padre nel cerchio della sua famiglia , Noi vorremmo intrattenerci quasi nell ' intimità sui doveri che la grande lotta dei giorni nostri impone a tutti i figli della Chiesa , indirizzando il Nostro paterno avvertimento anche a quei figli che si sono allontanati da essa . Il rinnovamento della vita cristiana è il rimedio fondamentale che preserva dal comunismo 41 . Come in tutti i periodi più burrascosi della storia della Chiesa , così ancor oggi il fondamentale rimedio è un sincero rinnovamento di vita privata e pubblica secondo i principii del Vangelo in tutti quelli che si gloriano di appartenere all ' Ovile di Cristo , affinché siano veramente il sale della terra che preservi la società umana da una tale corruzione . Consolazione per i segni di rinnovamento spirituale 42 . Con animo profondamente grato al Padre dei lumi , da cui discende " ogni cosa ottima data e ogni dono perfetto " ( Gc 1,17 ) , vediamo dappertutto consolanti segni di questo rinnovamento spirituale , non solo in tante anime singolarmente elette che in questi ultimi anni si sono innalzate al vertice della più sublime santità e in tante altre sempre più numerose che generosamente camminano verso la stessa luminosa meta , ma anche nel rifiorire di una pietà sentita e vissuta in tutti i ceti della società , anche nei più colti , come abbiamo rilevato nel Nostro recente Motu - proprio In multis solaciis del 28 ottobre scorso , in occasione del riordinamento della Pontificia Accademia delle Scienze ( In multis solaciis , del 28 ottobre 1936 : A.A.S- , vol . XXVIII ( 1936 ) , pp . 421-424 ) . Necessità di professare la religione non solo esteriormente 43 . Non possiamo però negare che molto ancora resta a fare su questa via del rinnovamento spirituale . Anche in paesi cattolici , troppi sono quelli che sono cattolici quasi solo di nome ; troppi quelli che , pur seguendo più o meno fedelmente le pratiche più essenziali della religione che si vantano di professare , non si curano di conoscerla meglio , di acquistarne una più intima e più profonda convinzione , e meno ancora di far sì che all ' esterna vernice corrisponda l ' interno splendore di una coscienza retta e pura , che sente e compie tutti i suoi doveri sotto lo sguardo di Dio . Sappiamo quanto il Divin Salvatore aborrisse questa vana e fallace esteriorità , Egli che voleva che tutti adorassero il Padre " in spirito e verità " ( Gv 4 , 23 ) . Chi non vive veramente e sinceramente secondo la fede che professa , non potrà oggi , mentre tanto gagliardo soffia il vento della lotta e della persecuzione , reggersi a lungo , ma verrà miseramente travolto da questo nuovo diluvio che minaccia il mondo , e così mentre si prepara da sé la propria rovina , esporrà al ludibrio anche il nome cristiano . Il distacco dai beni terreni e il precetto della carità sono due insegnamenti particolarmente attuali 44 . E qui vogliamo , Venerabili Fratelli , insistere piu particolarmente sopra due insegnamenti del Signore , che hanno speciale connessione con le attuali condizioni del genere umano : il distacco dei beni terreni e il precetto della carità . " Beati i poveri di spirito " furono le prime parole che uscirono dalle labbra del Divin Maestro , nel suo sermone della montagna ( Mt 5 , 3 ) . E questa lezione è più che mai necessaria in questi tempi di materialismo assetato dei beni e piaceri di questa terra . Tutti i cristiani ricchi o poveri , devono sempre tener fisso lo sguardo al cielo , ricordandosi che " non abbiamo qui una città permanente , ma cerchiamo quella avvenire " ( Eb 13 , 14 ) . I ricchi non devono porre nelle cose della terra la loro felicità né indirizzare al conseguimento di quelle i loro sforzi migliori ; ma , considerandosene solo come amministratori che sanno di doverne rendere conto al supremo Padrone , se ne valgano come i mezzi preziosi che Dio loro porge per fare del bene ; e non lascino di distribuire ai poveri quello che loro avanza , secondo il precetto evangelico ( Lc 11 , 41 ) . Altrimenti si verificherà di loro e delle loro ricchezze la severa sentenza di San Giacomo Apostolo : " Su via adesso , o ricchi , piangete , urlate a motivo delle miserie che verranno sopra di voi . Le vostre ricchezze si sono imputridite e le vostre vestimenta sono state rose dalle tignole . L ' oro e l ' argento vostro è arrugginito ; e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi , e quasi fuoco , divorerà le vostre carni . Vi siete adunati tesori d ' ira per gli ultimi giorni ... " ( Gc 5 , 1-3 ) . La miseria e la sofferenza non potranno mai scomparire dal mondo 45 . Ma anche i poveri , a loro volta , pur adoperandosi secondo le leggi della carità e della giustizia a provvedersi del necessario e anche a migliorare la loro condizione , devono sempre rimanere essi pure " poveri di spirito " ( Mt 5 , 3 ) , stimando più i beni spirituali che i beni e godimenti terreni . Si ricordino poi che non si riuscirà mai a fare scomparire dal mondo le miserie , i dolori , le tribolazioni , alle quali sono soggetti anche quelli che nell ' apparenza sembrano più fortunati . E quindi , per tutti e necessaria la pazienza , quella pazienza cristiana che solleva il cuore alle divine promesse di una felicità eterna . " Siate dunque pazienti , o fratelli - vi diremo ancora con San Giacomo - sino alla venuta del Signore . Ecco , l ' agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra , e l ' aspetta con pazienza finché riceva il frutto primaticcio e il serotino . Siate anche voi pazienti , e rinfrancate i vostri cuori , perché la venuta del Signore è vicina " ( Gc 5 , 7-8 ) . Solo così si adempirà la consolante promessa del Signore : " Beati i poveri ! " . E non è questa una consolazione e una promessa vana come sono le promesse dei comunisti ; ma sono parole di vita che contengono una somma realtà e che si verificano pienamente qui in terra e poi nell ' eternità . Quanti poveri , infatti , in queste parole e nell ' aspettativa del regno dei cieli che è già proclamato loro proprietà : " perché il regno di Dio è vostro " ( Lc 6 , 20 ) , trovano una felicità , che tanti ricchi non trovano nelle loro ricchezze , sempre inquieti e sempre assetati come sono di averne di più . La carità cristiana testimonia che la Chiesa sta dalla parte dei poveri e dei lavoratori 46 . Ancora più importante , come rimedio del male di cui trattiamo , o certo più direttamente ordinato a risanano , è il precetto della carità . Noi pensiamo a quella carità cristiana , " paziente e benigna " ( 1Cor 13 , 4 ) , la quale evita ogni aria di avvilente protezione e ogni ostentazione ; quella carità che fin dagli inizi del cristianesimo guadagnò a Cristo i più poveri tra i poveri , gli schiavi ; e ringraziamo tutti coloro che nelle opere di beneficenza , dalle conferenze di S . Vincenzo de ' Paoli fino alle grandi recenti organizzazioni d ' assistenza sociale , hanno esercitato ed esercitano le opere della misericordia corporale e spirituale . Quanto più i lavoratori e i poveri sperimenteranno in se stessi ciò che lo spirito dell ' Amore animato dalla virtù di Cristo fa per essi , tanto più si spoglieranno del pregiudizio che il Cristianesimo abbia perduto della sua efficacia e la Chiesa stia dalla parte di quelli che sfruttano il loro lavoro . La giustizia e la carità cristiana non sempre sono state vissute nella pratica quotidiana 47 . Ma quando vediamo da un lato una folla di indigenti per varie ragioni indipendenti da loro veramente oppressi dalla miseria , e dall ' altro lato accanto ad essi , tanti che si divertono spensieratamente e spendono enormi somme in cose inutili , non possiamo non riconoscere con dolore che non solo non è ben osservata la giustizia ma che pure il precetto della carità cristiana non è approfondito abbastanza , non è vissuto nella pratica quotidiana . Desideriamo pertanto , Venerabili Fratelli , che venga sempre più illustrato con la parola e con gli scritti questo divino precetto , preziosa tessera di riconoscimento lasciata da Cristo ai suoi veri discepoli ; questo precetto , che ci insegna a vedere nei sofferenti Gesù stesso e ci impone di amare i nostri fratelli come il divin Salvatore ha amato noi , cioè fino ai sacrificio di noi stessi , e , se occorre , anche della propria vita . Si meditino poi da tutti e spesso queste parole , per una parte consolanti ma per l ' altra terribili , della sentenza finale , che pronuncerà il Giudice Supremo nel giorno dell ' estremo Giudizio : " Venite , o benedetti dal Padre mio : ... Perché io ebbi fame , e voi mi deste da mangiare ; ebbi sete e mi deste da bere ... In verità vi dico , che tutte le volte che avete fatto qualche cosa a uno di questi minimi tra i miei fratelli , l ' avete fatto a me " ( Mt 25 , 34-40 ) . E di contro : " Andate via da me , maledetti nel fuoco eterno .. , perché io ebbi fame , e voi non mi deste da mangiare ; ebbi sete , e non mi deste da bere ... Io vi dico in verità che tutte le volte che voi non l ' avete fatto a uno di questi minimi tra i miei fratelli , non l ' avete fatto a me " ( Mt 25 , 41-45 ) . Osservare il " nuovo precetto " della carità 48 . Per assicurarsi dunque la vita eterna e poter efficacemente soccorrere gli indigenti , è necessario ritornare ad una vita più modesta ; rinunziare ai godimenti , spesso anche peccaminosi , che il mondo oggi offre in tanta abbondanza ; dimenticare se stesso per l ' amore del prossimo . Una divina forza rigeneratnice si trova in questo " precetto nuovo " ( come Gesù lo chiamava ) di carità cristiana ( Gv 13 , 34 ) , la cui fedele osservanza infonderà nei cuori un ' interna pace sconosciuta al mondo , e rimedierà efficacemente ai mali che travagliano l ' umanità . Carità e giustizia debbono operare insieme 49 . Ma la carità non sarà mai vera carità se non terrà sempre conto della giustizia . L ' Apostolo insegna che " chi ama il prossimo , ha adempiuto la legge " ; e ne da la ragione : " poiché il Non fornicare , Non uccidere , Non rubare ... e qualsiasi altro precetto , si riassume in questa formula : Amerai il tuo prossimo come te stesso " ( Rm 13 , 8-9 ) . Se dunque , secondo l ' Apostolo , tutti i doveri si riducono al solo precetto della vera carità , anche quelli che sono di stretta giustizia , come il non uccidere e il non rubare ; una carità che privi l ' operaio del salario a cui ha stretto diritto , non è carità , ma un vano nome e una vuota speranza di carità . Né l ' operaio ha bisogno di ricevere come elemosina ciò che a lui tocca per giustizia ; né si può tentare di esimersi dai grandi doveri imposti dalla giustizia con piccoli doni di misericordia . Carità e giustizia impongono dei doveri , spesso circa la stessa cosa , ma sotto diverso aspetto ; e gli operai , a questi doveri altrui che li riguardano , sono giustamente sensibili per ragione della loro stessa dignità . Invito agli imprenditori cristiani ad osservare l ' insegnamento sociale della Chiesa 50 . Perciò Ci rivolgiamo in modo particolare a voi , padroni e industriali cristiani , il cui compito è spesso tanto difficile perché voi portate la pesante eredità degli errori di un regime economico iniquo che ha esercitato il suo rovinoso influsso durante più generazioni ; siate voi stessi memori della vostra responsabilità . E purtroppo vero che il modo di agire di certi ambienti cattolici ha contribuito a scuotere la fiducia dei lavoratori nella religione di Gesù Cristo . Essi non volevano capire che la carità cristiana esige il riconoscimento di certi diritti , che sono dovuti all ' operaio e che la Chiesa li ha esplicitamente riconosciuti . Come è da giudicarsi l ' operato di quei padroni cattolici , i quali in qualche luogo sono riusciti ad impedire la lettura della Nostra Enciclica Quadragesimo anno , nelle loro chiese patronali ? o di quegli industriali cattolici che si sono mostrati fino ad oggi gli avversari di un movimento operaio da Noi stessi raccomandato ? E non è da deplorare che il diritto di proprietà , riconosciuto dalla Chiesa , sia stato talvolta usato per defraudare l ' operaio del suo giusto salario e de ' suoi diritti sociali ? La giustizia sociale è il segno della salute del corpo sociale 51 . Difatti , oltre la giustizia commutativa , vi è pure la giustizia sociale , che impone anch ' essa dei doveri a cui non si possono sottrarre né i padroni né gli operai . Ed è appunto proprio della giustizia sociale l ' esigere dai singoli tutto ciò che è necessario al bene comune . Ma come nell ' organismo vivente non viene provvisto al tutto , se non si dà alle singole parti e alle singole membra tutto ciò di cui esse abbisognano per esercitare le loro funzioni ; così non si può provvedere all ' organismo sociale e al bene di tutta la società se non si dà alle singole parti e ai singoli membri , cioè uomini dotati della dignità di persone , tutto quello che devono avere per le loro funzioni sociali . Se si soddisferà anche alla giustizia sociale , un ' intensa attività di tutta la vita economica svolta nella tranquillità e nell ' ordine ne sarà il frutto e dimostrerà la sanità del corpo sociale , come la sanità del corpo umano si riconosce da una imperturbata e insieme piena e fruttuosa attività di tutto l ' organismo . La giustizia sociale esige che gli operai dispongano anche di una serie di provvidenze 52 . Ma non si può dire di aver soddisfatto alla giustizia sociale se gli operai non hanno assicurata la propria sostentazione e quella delle proprie famiglie con un salario proporzionato a questo fine ; se non si facilita loro l ' occasione di acquistare qualche modesta fortuna , prevenendo così la piaga del pauperismo universale ; se non si prendono provvedimenti a loro vantaggio , con assicurazioni pubbliche o private , per il tempo della loro vecchiaia , della malattia o della disoccupazione . In una parola , per ripetere quello che abbiamo detto nella Nostra Enciclica Quadragesimo anno : " allora l ' economia sociale veramente sussisterà e otterrà i suoi fini , quando a tutti e singoli soci saranno somministrati tutti i beni che si possono apprestare con le forze e i sussidi della natura , con l ' arte tecnica , con la costituzione sociale del fatto economico ; i quali beni debbono essere tanti quanti sono necessari sia a soddisfare ai bisogni e alle oneste comodità sia a promuovere gli uomini a quella più felice condizione di vita , che , quando la cosa si faccia prudentemente , non solo non è d ' ostacolo alla virtù , ma grandemente la favorisce " ( Enciclica Quadragesimo anno , del 15 maggio 1931 : A.A.S. , vol . XXIII ( 1931 ) , p . 202 ) . Realizzare associazioni tra datori di lavoro per adempiere i doveri di giustizia 53 . Se poi , come avviene sempre più frequentemente nel salariato , la giustizia non può essere osservata dai singoli , se non a patto che tutti si accordino a praticarla insieme mediante istituzioni che uniscano tra loro i datori di lavoro , per evitare tra essi una concorrenza incompatibile con la giustizia dovuta ai lavoratori , il dovere degli impresari e padroni è di sostenere e di promuovere queste istituzioni necessarie , che diventano il mezzo normale per poter adempiere i doveri di giustizia . Ma anche i lavoratori si ricordino dei loro obblighi di carità e di giustizia verso i datori di lavoro , e siano persuasi che con questo salvaguarderanno meglio anche i propri interessi . Necessità di istituzioni professionali e interprofessionali 54 . Se dunque si considera l ' insieme della vita economica , - come l ' abbiamo già notato nella Nostra Enciclica Quadragesimo anno , - non si potrà far regnare nelle relazioni economico - sociali la mutua collaborazione della giustizia e della carità , se non per mezzo di un corpo di istituzioni professionali e interprofessionali su basi solidamente cristiane , collegate tra loro e formanti , sotto forme diverse e adattate ai luoghi e circostanze , quello che si diceva la corporazione . Studio e diffusione della dottrina sociale cristiana 55 . Per dare a questa azione sociale una più grande efficacia , è molto necessario di promuovere lo studio dei problemi sociali alla luce della dottrina della Chiesa e diffonderne gli insegnamenti sotto l ' egida dell ' Autorità di Dio costituita nella Chiesa stessa . Se il modo di agire di taluni cattolici ha lasciato a desiderare nel campo economico - sociale , ciò stesso avvenne perché essi non hanno abbastanza conosciuto e meditato gli insegnamenti dei Sommi Pontefici su questo argomento . Perciò è sommamente necessario che in tutti i ceti della società si promuova una più intensa formazione sociale corrispondente al diverso grado di cultura intellettuale , e si procuri con ogni sollecitudine e industria la più larga diffusione degli insegnamenti della Chiesa anche tra la classe operaia . Siano illuminate le menti alla luce sicura della dottrina cattolica e inclinate le volontà a seguirla e ad applicarla come norma del retto vivere , per l ' adempimento coscienzioso dei molteplici doveri sociali , opponendosi così a quella incoerenza e discontinuità nella vita cristiana da Noi varie volte lamentata , per cui taluni , mentre sono apparentemente fedeli all ' adempimento dei loro doveri religiosi , nel campo poi del lavoro o dell ' industria o della professione o nel commercio o nell ' impiego , per un deplorevole sdoppiamento di coscienza , conducono una vita troppo difforme dalle norme così chiare della giustizia e della carità cristiana , procurando in tal modo grave scandalo ai deboli e offrendo ai cattivi facile pretesto di screditare la Chiesa stessa . Il ruolo della stampa cattolica nell ' opera di rinnovamento 56 . Grande contributo a questo rinnovamento può rendere la stampa cattolica . Essa può e deve dapprima procurare in vari e attraenti modi di far sempre meglio conoscere la dottrina sociale , informare con esattezza ma anche con la debita ampiezza sull ' attività dei nemici , e riferire sui mezzi di combattere che si sono mostrati i più efficaci in varie regioni , proporre utili suggerimenti e mettere in guardia contro le astuzie e gli inganni coi quali i comunisti procurano , e sono già riusciti ad attrarre a sé uomini in buona fede . Premunirsi contro le insidie del comunismo 57 . Su questo punto abbiamo già insistito nella Nostra Allocuzione del 12 maggio dell ' anno scorso , ma crediamo necessario , Venerabili Fratelli , di dover in modo particolare richiamarvi sopra di nuovo la vostra attenzione . Il comunismo nel principio si mostrò quale era in tutta la sua perversità , ma ben presto si accorse che in tale modo allontanava da sé i popoli e perciò ha cambiato tattica e procura di attirare le folle con vari inganni nascondendo i propri disegni dietro idee che in sé sono buone ed attraenti . Così vedendo il comune desiderio di pace , i capi del comunismo fingono di essere i più zelanti fautori e propagatori del movimento per la pace mondiale ; ma nello stesso tempo eccitano a una lotta di classe che fa correre fiumi di sangue , e sentendo di non avere interna garanzia di pace , ricorrono ad armamenti illimitati . Così , sotto vari nomi che neppure alludono al comunismo , fondano associazioni e periodici che servono poi unicamente a far penetrare le loro idee in ambienti altrimenti a loro non facilmente accessibili ; anzi procurano con perfidia di infiltrarsi in associazioni cattoliche e religiose . Così altrove , senza punto recedere dai loro perversi principi , invitano i cattolici a collaborare seco sul campo così detto umanitario e caritativo , proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano e alla dottrina della Chiesa . Altrove poi spingono l ' ipocrisia fino a far credere che il comunismo in paesi di maggior fede o di maggior cultura assumerà un altro aspetto più mite , non impedirà il culto religioso e rispetterà la libertà delle coscienze . Vi sono anzi di quelli che riferendosi a certi cambiamenti introdotti recentemente nella legislazione sovietica , ne concludono che il comunismo stia per abbandonare il suo programma di lotta contro Dio . Non è ammessa alcuna collaborazione con il comunismo 58 . Procurate , Venerabili Fratelli , che i fedeli non si lascino ingannare ! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana . E se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese , cadranno per i primi come vittime del loro errore e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per l ' antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana , tanto più devastatore vi si manifesterà l ' odio dei " senza Dio " . Preghiera e penitenza 59 . Ma " se il Signore non sarà il custode della città , indarno veglia colui che la custodisce " ( Sal 126 , 1 ) . Perciò , come ultimo e potentissimo rimedio , vi raccomandiamo , Venerabili Fratelli , di promuovere e intensificare nel modo più efficace nelle vostre diocesi lo spirito di preghiera congiunta con la cristiana penitenza . Quando gli Apostoli chiesero al Salvatore perché non avessero essi potuto liberare dello spirito maligno un demoniaco , il Signore rispose : " Demoni siffatti non si scacciano , se non con la preghiera e col digiuno " ( Mt 17 , 21 ) . Anche il male che oggi tormenta l ' umanità non potrà esser vinto se non da una universale santa crociata di preghiera e di penitenza ; e raccomandiamo singolarmente agli Ordini contemplativi , maschili e femminili , di raddoppiare le loro suppliche e i loro sacrifici per impetrare dal Cielo alla Chiesa un valido soccorso nelle lotte presenti , con la possente intercessione della Vergine Immacolata , la quale , come un giorno schiacciò il capo all ' antico serpente , così è sempre il sicuro presidio e l ' invincibile " Aiuto dei Cristiani " . Ai sacerdoti il compito di tenere accesa la fiaccola della fede 60 . Per l ' opera mondiale di salute che siamo venuti tracciando e per l ' applicazione dei rimedi che abbiamo brevemente indicati , ministri e operai evangelici designati dal divino Re Gesù Cristo sono in prima linea i sacerdoti . Ad essi , per vocazione speciale , sotto la guida dei sacri Pastori e in unione di filiale obbedienza al Vicario di Cristo in terra , è affidato il compito di tenere accesa nel mondo la fiaccola della fede e di infondere nei fedeli quella soprannaturale fiducia colla quale la Chiesa nel nome di Cristo ha combattuto e vinto tante battaglie . " Questa è la vittoria che vince il mondo , la fede nostra " ( 1Gv 5 , 4 ) . I sacerdoti esortati ad operare a vantaggio dei poveri e degli operai 61 . In modo particolare ricordiamo ai sacerdoti l ' esortazione del Nostro Predecessore Leone XIII , tante volte ripetuta , di andare all ' operaio ; esortazione che Noi facciamo Nostra e completiamo : " Andate all ' operaio , specialmente all ' operaio povero , e in generale , andate ai poveri " , seguendo in ciò gli ammaestramenti di Gesù e della sua Chiesa . I poveri difatti sono i più insidiati dai mestatori , che sfruttano la loro misera condizione per accenderne la invidia contro i ricchi ed eccitarli a prendersi con la forza quello che sembra loro ingiustamente negato dalla fortuna ; e se il sacerdote non va agli operai , ai poveri , per premunirli o disingannarli dai pregiudizi e dalle false teorie , essi diventeranno facile preda degli apostoli del comunismo . Utilizzare nuove forme di apostolato per riguadagnare a Cristo le masse operaie 62 . Non possiamo negare che molto si è fatto in questo senso , specialmente dopo le Encicliche Rerum novarum e Quadragesimo anno ; e con paterna compiacenza salutiamo le industriose cure pastorali di tanti Vescovi e Sacerdoti , che vanno escogitando e provando , sia pure con le debite prudenti cautele , nuovi metodi di apostolato meglio corrispondenti alle esigenze moderne . Ma tutto questo è ancora troppo poco al bisogno presente . Come , quando la patria è in pericolo , tutto ciò che non è strettamente necessario o non è direttamente ordinato all ' urgente bisogno della difesa comune , passa in seconda linea ; così anche nel caso nostro , ogni altra opera , per quanto bella e buona , deve cedere il posto alla vitale necessità di salvare le basi della fede e civiltà cristiana . E quindi nelle parrocchie i sacerdoti , pur dando naturalmente quello che è necessario alla cura ordinaria dei fedeli , riservino il più e il meglio delle loro forze e della loro attività a riguadagnare le masse dei lavoratori a Cristo e alla Chiesa e a far penetrare lo spirito cristiano negli ambienti che ne sono più alieni . Essi poi , nelle masse popolari troveranno una corrispondenza e un ' abbondanza di frutti inaspettata , che li compenserà del duro lavoro del primo dissodamento ; come abbiamo visto e vediamo in Roma e in molte altre metropoli , dove al sorgere di nuove chiese nei quartieri periferici si vanno raccogliendo zelanti comunità parrocchiali e si operano veri miracoli di conversioni tra popolazioni che erano ostili alla religione solo perché non la conoscevano . L ' apostolato più efficace è dato dai sacerdoti che vivono in povertà e umiltà 63 . Ma il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l ' esempio del sacerdote , l ' esempio di tutte le virtù sacerdotali , quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii ( del 20 dicembre 1935 : A.AS . , vol . XXVIII ( 1936 ) , pp . 5-53 ) , ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile , povera , disinteressata , copia fedele del Divin Maestro che poteva proclamare con divina franchezza : " Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell ' aria dei nidi , ma il Figliuolo dell ' uomo non ha dove posare il capo " ( Mt 8 , 20 ) . Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo , come un S . Vincenzo de ' Paoli , un Curato d ' Ars , un Cottolengo , un Don Bosco e tanti altri ; mentre un sacerdote avaro e interessato , come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica , anche se non precipita come Giuda nel baratro del tradimento , sarà per lo meno un vano " bronzo risonante " e un inutile " cembalo squillante " ( 1Cor 13 , 1 ) , e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo . E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali , si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrive la carità e la giustizia , ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri . Invito all ' Azione cattolica per un apostolato sociale 64 . Dopo che al Clero , Noi rivolgiamo il Nostro paterno invito ai carissimi figli Nostri del laicato , che militano nelle file della tanto a Noi diletta Azione Cattolica , che dichiarammo in altra occasione ( 12 maggio 1936 ) " un sussidio particolarmente provvidenziale " all ' opera della Chiesa in queste contingenze tanto difficili . Infatti l ' Azione Cattolica è pure apostolato sociale , in quanto tende a diffondere il Regno di Gesù Cristo non solo negli individui , ma anche nelle famiglie e nella società . Deve perciò anzi tutto attendere a formare con cura speciale i suoi soci e prepararli alle sante battaglie del Signore . A tale lavoro formativo , quanto mai urgente e necessario , che si deve sempre premettere all ' azione diretta e fattiva , serviranno certamente i circoli di studio , le settimane sociali , corsi organici di conferenze e tutte quelle altre iniziative atte a far conoscere la soluzione dei problemi sociali in senso cristiano . I membri dell ' Azione cattolica sono i primi apostoli dei compagni di lavoro 65 . Militi dell ' Azione Cattolica così ben preparati ed addestrati saranno i primi ed immediati apostoli dei loro compagni di lavoro e diventeranno i preziosi ausiliari del sacerdote per portare la luce della verità e sollevare le gravi miserie materiali e spirituali , in innumerevoli zone refrattarie alla azione del ministro di Dio , o per inveterati pregiudizi contro il Clero o per deplorevole apatia religiosa . Si coopererà in tal modo , sotto la guida di sacerdoti particolarmente esperti , a quella assistenza religiosa alle classi lavoratrici , che Ci sta tanto a cuore , come il mezzo più adatto per preservare quei Nostri diletti figli dall ' insidia comunista . L ' Azione cattolica deve operare anche con una vasta propaganda orale e scritta 66 . Oltre a questo apostolato individuale , spesse volte nascosto , ma oltre modo utile ed efficace , è compito dell ' Azione Cattolica fare con la propaganda orale e scritta una larga seminagione dei princìpi fondamentali che servano alla costruzione di un ordine sociale cristiano , quali risultano dai documenti Pontifici . Organizzazioni ausiliarie 67 . Attorno all ' Azione Cattolica si schierano le organizzazioni che Noi abbiamo già salutato come ausiliarie della stessa . Anche queste così utili organizzazioni , Noi esortiamo con paterno affetto a consacrarsi alla grande missione di cui trattiamo , che attualmente supera tutte le altre per la sua vitale importanza . Organizzazioni di classe 68 . Noi pensiamo altresì a quelle organizzazioni di classe : di lavoratori , di agricoltori , di ingegneri , di medici , di padroni , di studiosi , e altre simili ; uomini e donne , i quali vivono nelle stesse condizioni culturali e quasi naturalmente sono stati riuniti in gruppi omogenei . Proprio questi gruppi e queste organizzazioni sono destinate ad introdurre quell ' ordine nella società , che Noi abbiamo avuto di mira nella Nostra Enciclica Quadragesimo anno , e a diffondere così il riconoscimento della regalità di Cristo nei diversi campi della cultura e del lavoro . L ' Azione cattolica deve operare in campo sociale anche con lo studio dei nuovi problemi 69 . Che se , per le mutate condizioni della vita economica e sociale , lo Stato si è creduto in dovere di intervenire fino ad assistere e regolare direttamente tali istituzioni con particolari disposizioni legislative , salvo il rispetto doveroso delle libertà e delle iniziative private ; anche in tali circostanze l ' Azione Cattolica non può tenersi estranea alla realtà , ma deve dare con saggezza il suo contributo di pensiero , con lo studio dei nuovi problemi alla luce della dottrina cattolica , e di attività con la partecipazione leale e volenterosa dei suoi inscritti alle nuove forme ed istituzioni , portando in esse lo spirito cristiano , che è sempre principio di ordine e di mutua e fraterna collaborazione . Appello agli operai cattolici 70 . Una parola particolarmente paterna vorremmo qui indirizzare ai Nostri cari operai cattolici , giovani e adulti , i quali forse in premio della loro fedeltà talvolta eroica in questi tempi tanto difficili , hanno ricevuto una missione molto nobile e ardua . Sotto la guida dei loro Vescovi e dei loro Sacerdoti , essi devono ricondurre alla Chiesa e a Dio quelle moltitudini di loro fratelli di lavoro , i quali , esacerbati per non essere stati compresi o trattati con la dignità alla quale avevano diritto , si sono allontanati da Dio . Gli operai cattolici col loro esempio , con le loro parole , dimostrino a questi loro fratelli traviati , che la Chiesa è una tenera Madre per tutti quelli che lavorano e soffrono , e non ha mai mancato , né mai mancherà al suo sacro dovere materno di difendere i suoi figli . Se questa missione , che essi debbono compiere nelle miniere , nelle fabbriche , nei cantieri , dovunque si lavora , richiede alle volte dei grandi sacrifizi , si ricorderanno che il Salvatore del mondo ha dato non solo l ' esempio del lavoro , ma anche quello del sacrificio . Necessità della concordia tra i cattolici 71 . A tutti i Nostri figli poi , d ' ogni classe sociale , d ' ogni nazione , di ogni gruppo religioso e laico nella Chiesa , vorremmo indirizzare un nuovo e più urgente appello alla concordia . Più volte il Nostro cuore paterno è stato addolorato dalle divisioni spesso futili nelle loro cause , ma sempre tragiche nelle loro conseguenze , che mettono alle prese i figli d ' una stessa Madre , la Chiesa . Così si vede che i sovversivi , che non sono tanto numerosi , approfittando di queste discordie , le rendono più acute , e finiscono per gettare gli stessi cattolici gli uni contro gli altri . Dopo gli avvenimenti di questi ultimi mesi , dovrebbe sembrare superfluo il Nostro monito . Lo ripetiamo però una volta ancora per quelli che non hanno capito , o forse non vogliono capire . Quelli che lavorano ad aumentare le discordie fra cattolici prendono sopra di sé una terribile responsabilità dinanzi a Dio e alla Chiesa . Appello a quanti credono in Dio 72 . Ma a questa lotta impegnata dal potere delle tenebre contro l ' idea stessa della Divinità , Ci è caro sperare che , oltre tutti quelli che si gloriano del nome di Cristo , si oppongano pure validamente quanti ( e sono la stragrande maggioranza dell ' umanità ) credono ancora in Dio e lo adorano . Rinnoviamo quindi l ' appello che già lanciammo cinque anni or sono nella Nostra Enciclica Caritate Christi , affinché essi pure lealmente e cordialmente concorrano da parte loro " per allontanare dall ' umanità il grande pericolo che minaccia tutti " . Poiché - come allora dicevamo , - siccome " il credere in Dio è il fondamento incrollabile di ogni ordinamento sociale e di ogni responsabilità sulla terra , perciò tutti quelli che non vogliono l ' anarchia e il terrore devono energicamente adoperarsi perché i nemici della religione non raggiungano lo scopo da loro così apertamente proclamato " ( Enciclica Caritate Christi , del 3 maggio 1932 : A.A.S. , vol . XXIV ( 1932 ) , p . 184 ) . Doveri dello Stato cristiano : aiutare la Chiesa ad opporsi al comunismo 73 . Abbiamo esposto , Venerabili Fratelli , il compito positivo , l ' ordine dottrinale insieme e pratico , che la Chiesa si assume per la sua stessa missione affidatale da Cristo , di edificare la società cristiana e , ai nostri tempi , di oppugnare e infrangere gli sforzi del comunismo ; e abbiamo fatto appello a tutte e singole le classi della società . A questa medesima impresa spirituale della Chiesa lo Stato cristiano deve pure positivamente concorrere , aiutando in tale compito la Chiesa coi mezzi a lui propri , i quali , benché siano mezzi esterni , non mirano meno , in primo luogo al bene delle anime . Negli stati cristiani deve essere impedita la propaganda atea e senza alcuna legge morale 74 . Perciò gli Stati porranno ogni cura per impedire che una propaganda atea , la quale sconvolge tutti i fondamenti dell ' ordine , faccia strage nei loro territori , perché non si potrà avere autorità sulla terra , se non viene riconosciuta l ' autorità della Maestà divina , né sarà fermo il giuramento , se non si giura nel nome del Dio vivente . Noi ripetiamo ciò che spesso e così insistentemente abbiamo detto , nominatamente nella Nostra Enciclica Caritate Christi : " Come può sostenersi un contratto qualsiasi e quale valore può avere un trattato , dove manchi ogni garanzia di coscienza ? E come si può parlare di garanzia di coscienza , dove è venuta meno ogni fede in Dio , ogni timor di Dio ? Tolta questa base , ogni legge morale cade con essa e non vi è più nessun rimedio che possa impedire la graduale ma inevitabile rovina dei popoli , della famiglia , dello Stato , della stessa umana civiltà " (A.A.S., vol . XXIV ( 1932 ) , p . 190 ) . Prendere provvedimenti per il bene comune 75 . Inoltre lo Stato deve mettere ogni cura per creare quelle condizioni materiali di vita senza cui un ' ordinata società non può sussistere , e per fornire lavoro specialmente ai padri di famiglia e alla gioventù . S ' inducano a questo fine le classi possidenti ad assumersi , per la urgente necessità del bene comune , quei pesi , senza cui la società umana non può essere salvata né esse stesse potrebbero trovar salvezza . I provvedimenti però che lo Stato prende a questo fine , devono essere tali che colpiscano davvero quelli che di fatto hanno nelle loro mani i maggiori capitali e vanno continuamente aumentandoli con grave danno altrui . Richiamo ad operare con una prudente e sobria amministrazione pubblica 76 . Lo Stato medesimo , memore della sua responsabilità davanti a Dio e alla società , con una prudente e sobria amministrazione sia di esempio a tutti gli altri . Oggi più che mai la gravissima crisi mondiale esige che quelli che dispongono di fondi enormi , frutto del lavoro e del sudore di milioni di cittadini , abbiano sempre davanti agli occhi unicamente il bene comune e siano intenti a promuoverlo quanto più è possibile . Anche i funzionari dello Stato e tutti gli impiegati adempiano per obbligo di coscienza i loro doveri con fedeltà e disinteresse , seguendo i luminosi esempi antichi e recenti di uomini insigni , che con indefesso lavoro sacrificarono tutta la loro vita per il bene della patria . Nel commercio poi dei popoli fra loro , si procuri sollecitamente di rimuovere quegli impedimenti artificiali della vita economica , che promanano dal sentimento della diffidenza e dell ' odio , ricordandosi che tutti i popoli della terra formano un ' unica famiglia di Dio . Lasciare libertà alla Chiesa nel compimento della sua missione 77 . Ma nello stesso tempo lo Stato deve lasciare alla Chiesa la piena libertà di compiere la sua divina e del tutto spirituale missione per contribuire con ciò stesso potentemente a salvare i popoli dalla terribile tormenta dell ' ora presente . Si fa oggi dappertutto un angoscioso appello alle forze morali e spirituali , e ben a ragione , perché il male che si deve combattere è prima di tutto , considerato nella sua prima sorgente , un male di natura spirituale , ed è da questa sorgente che sgorgano per una logica diabolica tutte le mostruosità del comunismo . Ora , tra le forze morali e religiose eccelle incontestabilmente la Chiesa Cattolica ; e perciò il bene stesso dell ' umanità esige che non si pongano impedimenti alla sua operosità . Operando solo con mezzi economici e politici lo Stato non raggiunge lo scopo del bene comune 78 . Se si agisce altrimenti e si pretende in pari tempo di raggiungere lo scopo con mezzi puramente economici e politici , si è in balìa di un errore pericoloso . E quando si esclude la religione dalla scuola , dall ' educazione , dalla vita pubblica e si espongono a ludibrio i rappresentanti del cristianesimo e i suoi sacri riti , non si promuove forse quel materialismo donde germoglia il comunismo ? Né la forza , neppure la meglio organizzata , né gli ideali terreni , siano pur essi i più grandi e i più nobili , possono padroneggiare un movimento , che getta le sue radici proprio nella troppa stima dei beni del mondo . Appello ai governanti a non porre impedimenti alla missione della Chiesa 79 . Confidiamo che quelli che dirigono le sorti delle nazioni , per poco che sentano il pericolo estremo da cui oggi sono minacciati i popoli , sentiranno sempre meglio il supremo dovere di non impedire la Chiesa di compiere la sua missione ; tanto più che nel compierla , mentre mira alla felicità eterna dell ' uomo , essa lavora inseparabilmente anche alla vera felicità temporale . Appello paterno ai seguaci del comunismo 80 . Ma non possiamo porre fine a questa Lettera Enciclica senza rivolgere una parola a quegli stessi Nostri figli che sono già intaccati quasi dal male comunista . Li esortiamo vivamente ad ascoltare la voce del Padre che li ama ; e preghiamo il Signore che li illumini affinché abbandonino la via sdrucciolevole che travolge tutti in una immensa catastrofica rovina e riconoscano anch ' essi che l ' unico Salvatore è Gesù Cristo Signor Nostro : " perché non c ' è sotto il cielo alcun altro nome dato agli uomini , dal quale possiamo aspettarci d ' esser salvati " ( At 4 , 12 ) . Conclusione . S . Giuseppe modello e patrono della classe operaia 81 . E per affrettare la tanto da tutti desiderata " Pace di Cristo nel Regno di Cristo " ( Enciclica Ubi arcano , del 23 dicembre 1922 : A.A.S. , vol . XIV ( 1922 ) , p . 619 ) poniamo la grande azione della Chiesa Cattolica contro il comunismo ateo mondiale sotto l ' egida del potente Protettore della Chiesa , S.Giuseppe . Egli appartiene alla classe operaia ed ha sperimentato il peso della povertà , per sé e per la Sacra Famiglia , di cui era il capo vigile ed affettuoso ; a lui fu affidato il Fanciullo divino , quando Erode sguinzagliò contro di Lui i suoi sicari . Con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano , ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane col lavoro delle loro mani e meritò di esser chiamato il Giusto , esempio vivente di quella giustizia cristiana , che deve dominare nella vita sociale . 82 . Con gli occhi rivolti in alto , la nostra fede vede i nuovi cieli e la nuova terra , di cui parla il primo Nostro Antecessore , S . Pietro . Mentre le promesse dei falsi profeti in questa terra si spengono nel sangue e nelle lacrime , risplende di celeste bellezza la grande apocalittica profezia del Redentore del mondo : « Ecco , Io faccio nuove tutte le cose » . Non Ci resta , Venerabili Fratelli , che alzare le mani paterne e fare scendere sopra di Voi , sopra il Vostro Clero e popolo , su tutta la grande Famiglia Cattolica , l ' Apostolica Benedizione . Dato a Roma , presso S . Pietro , nella festa di San Giuseppe , Patrono della Chiesa Universale , il dì 19 di marzo del 1937 , l ' anno XVI del Nostro pontificato .
MILANO PERCORSA IN OMNIBUS ( BRIGOLA GAETANO - VENOSTA FELICE , 1871 )
Miscellanea ,
MILANO PERCORSA IN OMNIBUS Guida per chi vuol visitare con poco dispendio di tempo e denaro , tutto quanto di più rimarchevole offre questa città COMPILATA DA GAETANO BRIGOLA ED ILLUSTRATA DA NOTIZIE STORICHE ED ARTISTICHE DA FELICE VENOSTA AL LETTORE . Le ferrovie , recando facilità ed economia di tempo nel viaggiare , fecero sentire il bisogno di Guide delle varie città , che in poche pagine offrissero non solo la descrizione storica ed artistica di esse , ma le presentassero benanco sotto l ' aspetto del loro soggiorno e della loro indole ; in modo che il viaggiatore potesse in pochi giorni farsi un concetto giusto del paese visitato . Le Guide , che sino ad oggi esistettero , non si prestavano a quest ' ufficio , e , limitandosi alla descrizione artistica , lasciavano al viaggiatore il cómpito di formare un apprezzamento , che il più delle volte non era ragionato , vuoi per la troppa rapida corsa fatta in luogo , vuoi per inscienza degli usi e dei costumi di esso . Questo bisogno fece nascere nel sottoscritto l ' idea di compilare all ' uopo una nuova Guida di Milano , resa tanto più necessaria in quanto che , dopo la emancipazione dallo straniero , 1' attività e l ' indole de ' suoi abitanti la portarono a floridezza e comodità tali da poter rivaleggiare colle più grandi metropoli d ' Europa . Il limite tracciatoci però e la novità di molte cose descritte potranno forse aver fatto cadere il compilatore in alcune inesattezze alle quali potrà in seguito rimediare se il favore del pubblico lo incoraggerà a fare una seconda edizione . Milano , maggio 1871 . G . B . CENNO STORICO . Circa seicento anni prima dell ' êra volgare una moltitudine di gente , composta di guerrieri , di donne e di fanciulli , spinta dalla scarsezza dei viveri a mutare paese , colla guida di Belloveso , uscì dalla Gallia , in oggi Francia , e , valicate le Alpi , giunse nell ' Insubria . Combattuti e vinti i popoli che l ' abitavano , Belloveso si stabilì nella terra chiusa tra i due fiumi Ticino ed Adda , e gettò le fondamenta d ' un villaggio chiamandolo Milano . L ' origine di questa parola si cercò di spiegare in molte maniere ; e noi , senza partecipare in tutto alla smania , che in oggi è rinata in alcuni , di cercare cioè ogni derivazione nel celtico , non peritiamo ad ammettere che il nome Milano sorse dall ' idioma dei Celti , e cioè da Med e Lan , o la terra ubertosa . Le vecchie leggende dei duci Medo ed Olano , del in medio amnium , del in medio lanae e simili non sono più ammissibili dalla buona critica filologica . A poco a poco Milano si aumentò in numero degli abitanti e degli edifici ; e il meschino villaggio divenne col progresso del tempo città . vasta e popolosa . - - Scorsi erano quattrocento anni dalla fondazione di essa città , quando i Romani , varcati gli Appennini , e passato il Po in prima sotto il comando del console Flaminio , poi di Marcello suo successore , dal 223 al 225 prima dell ' éra volgare , con segnalate vittorie si resero padroni di tutta l ' Insubria fino alle Alpi ; e fu vera conquista opima per la ubertà della terra acquistata . I Romani chiamarono il paese vinto Gallia Cisalpina , ossia al di qua delle Alpi , e lo dissero altresì Gallia Togata , perchè gli abitanti , deposto il rozzo saio gallico , avevano adottata la toga romana . Milano sotto il regime dei nuovi dominatori migliorò d ' assai . L ' asciugamento di molte paludi rese 1' aria più salubre e più fertili i terreni che la circondavano . Il popolo imparò quelle arti e quei mestieri che dirozzano e che sono necessari alla vita . La città crebbe , e , già aggregato di meschini casolari di legno , si andò abbellendo di edifici di pietra . Gli imperatori romani vi ebbero lunga stanza , per la sua col - locazione opportuna ad operazioni militari contro i popoli del Settentrione , i quali erano una minaccia perenne per la Gallia Cisalpina . Massimiano Erculeo abbattè la siepe che serviva di prima cerchia alla città celtica , che ci viene ricordata dal nome della Via Andegari , AndeGar , che corrisponde al nostro idioma a siepe di biancospini , ed eresse solide mura che gira - vano per due miglia con nove porte . La porta Romana aprivasi a S . Vittorello , presso la Via Unione ; l ' Erculea alla Maddalena , presso Sant ' Eufemia ; la Giovia a San Vicenzino , presso il Foro Bonaparte ; la Ticinese , o Marzia , al Carrobbio ; la Comasina a San Marcellino ; la Nuova alla Croce Rossa ; la Tosa a San Zeno ; 1' Argentea od Orientale , presso San Babila , e la Vercellina presso la chiesa di Santa Maria alla Porta . Sotto Costantino , Milano toccò l ' apice del suo splendore ; avvegnachè avendo quell ' imperatore divisa 1' Italia in due regioni , Milano fu dichiarata metropoli della settentrionale , che comprendeva sette provincie dalle Alpi fino alla Istria , e destinata a residenza di un governatore col titolo di Vicario dell ' Italia . Le mura romane durarono fino al nono secolo , allorchè l ' arcivescovo Ansperto ne operò il ristauro e l ' ampliamento , fra le porte Ticinese e Vercellina , costruendo un nuovo muro che dal Carrobbio seguiva le Vie del Circo e del Cappuccio , e girava poi a destra per ricongiunger - si all ' antica cerchia in vicinanza della Porta Vercellina . Per tre secoli rimasero ognora come le aveva ampliate Ansperto ; quando il Comune di Milano entrò in lotta con Federico Barbarossa . A premunire la città contro quell ' imperatore , i Milanesi pensarono , fin dal 1156 , di cingerla di un valido fossato , e precisamente quello per cui ora scorre il Naviglio . Della terra cavata nel fare la fossa , se ne formarono nel 1167 i bastioni nel luogo che fino ai nostri giorni conservò il nome di Terraggio . Nella prima metà del secolo XIV ( 1330-38 ) , Azzone Visconti rafforzò i Terraggi con un muro , mantenendo però inalterato il circuito della città , che continuò dove si trova il Naviglio interno , ed aveva gli ingressi ai ponti , che descrissero fino all ' anno 1866 , colla denominazione di Borghi , la parte di città al di là del fossato . Allorchè nel seco - lo XV fu costruito il Naviglio della Martesana , il fossato fu ristretto , e la metà interna di esso fu convertita poi ad uso di magazzeni di pietre o di legnami , chiamati col nome di sciostra o claustra , perchè rinchiusi fra il muro di Azzone e la fossa . L ' antica larghezza di questa fossa può facilmente anch ' oggi comprendersi nel sito degli Archi di Porta Nuova , misurando Io spazio che è fra le torri e la riva esterna del canale rimasta inalterata . Il terzo ed ultimo ingrandimento fu decretato da Ferrante Gonzaga ; governatore del bucato di Milano per 1' imperatore Carlo V . Le mura spagnuole , oggi accessibili alle carrozze , e convertite ad uso di pubblico passeggio , furono incominciate nell ' anno 1546 , presso la distrutta chiesa di S . Dionigi . Milano , dopo i Romani , venne mano mano governata dai Goti , dai Longobardi , dai Franchi , dai Re d ' Italia e dagli Imperatori di Germania . Dopo la guerra dei Valvassori , si costituì in Repubblica ( 1044 ) . Soccombuta questa forma di governo , ebbe a signori i Torriani , i Visconti ; indi si formò di nuovo in Repubblica , detta di Sant ' Ambrogio . Si diede poscia agli Sforza ; indi cadde in potere dei Francesi , degli Spagnuoli , degli Austriaci , dei Gallo - Sardi e di nuovo degli Austriaci . Nello scorcio del se - colo passato , 1797 , fu centro della Repubblica Cisalpina , che nel 1802 si tramutò in Repubblica Italiana . Nel 1805 , creato il Regno d ' Italia , ne divenne la metropoli . Nel 1815 Milano , ritornata sotto l ' austriaca dominazione , fu sede del regno Lombardo - Veneto . Nel marzo 1848 , cacciati gli Austriaci , si formò dai cittadini un governo provvisorio ; ma nell ' agosto di quello stesso anno ricadde in possesso degli Austriaci , che la governarono fino al 4 giugno 1859 . Fu allora unita aI regno sabaudo , e nel 1861 divenne parte del nuovo Regno d ' Italia . Nel volgere di secoli e di mutamenti di dominazioni , di guerre e di morie , ebbe Milano a subire molte vicende , e giorni di ristrettezze e di sciagure ; ma la ricchezza del suolo e la industria de ' suoi abitatori sempre la fecero risorgere , e ne tennero alta la rinomanza . Ora essa è riputata la seconda metropoli della gran madre , l ' Italia . Marzo 1371 . FELICE VENOSTA . AVVERTENZA . La Stazione principale della Società Anonima degli Omnibus è in Piazza del Duomo con apposita sala d ' aspetto , ove si può lasciare in deposito i propri effetti . L ' Impresa degli Omnibus Antonio Vismara ha la propria Stazione alla Porta Ticinese . L ' Impresa Michele Lissoni ha la stazione in Piazza Fontana , ove ha pur sede l ' Impresa Gaetano Lissoni . TARIFFE DEGLI OMNIBUS . Per una corsa tra la Piazza del Duomo ed una delle Porte della città indicate o viceversa L . 10 Per una corsa degli Oumibue in servizio delle ferrovie tra la Piazza del Duomo e la Stazione Centrale , o quella di Vigevano L 25 Per un bagaglio della dimensione non maggiore di centimetri 60 L 25 Per ogni bagaglio di maggior dimensione L 50 LINEE PERCORSE DALLE VETTURE OMMIBUS DELLA SOCIETA ' ANONIMA ( Veggasi la pianta della Città in fine della Guida ) . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA VENEZIA Linea A – Colore Rosso : Piazza del Duomo , Corso Vittorio Emanuele , Corso Venezia alla Porta . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA NUOVA . Linea B – Colore Azzurro : 1 . Piazza del Duomo , via Carlo Alberto , via S . Margherita , Piazza del Teatro alla Scala , via del Giardino , via Fate - bene - fratelli , Corso di Porta Nuova , alla Porta . 2 . Piazza del Duomo , via S . Radegonda , Piazza S . Fedele , via delle Case Rotte , Piazza del Teatro alla Scala , via di S . Giuseppe , via di Brera , via Solferino , via Castelfidardo alla Porta Nuova . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA BARRIERA PRINC . e UMBERTO . Linea C – Colore Terraceo : Piazza del Duomo , Corso Vittorio Emanuele , via Monte Napoleone , via del Giardino , Piazza Cavour , via Principe Umberto alla Barriera . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA TENAGLIA . Linea D – Colore Violaceo : Piazza del Duomo , via S . Radegonda , Piazza S . Fedele , via delle Case rotte , Piazza del Teatro alla Scala , via di S . Giuseppe , via dell ' Orso , Ponte Vetero , Corso Garibaldi , via dell ' Anfiteatro , via Legnano alla Porta Tenaglia . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA MAGENTA . Linea E – Colore Giallo : Piazza del Duomo , via Carlo Alberto , Piazza Mercanti , via Fustagnari , Cordusio , via di S . Maria Segreta , via dei Meravigli , via di S . Maria alla Porta , Corso Magenta alla Porta . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PIAZZA DI SAN VITTORE . Linea F – Colore Verde : Piazza del Duomo , via Torino , via Spadari , via Armorari , via Boschetto , Cinque Vie , via di S . Maria Podone , via S . Orsola , via del Cappuccio , via S . Valeria , Piazza di S . Ambrogio , via S . Vittore alla Piazza . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA ROMANA . Linea G – Colore Arancio : Piazza del Duomo , via dei Cappellari , via dei Rastrelli , via Larga , via Velasca , Corso di Porta Romana alla Porta . DALLA PIAZZA DEL DUOMO ALLA PORTA VITTORIA . Linea H – Colore Ceruleo : Piazza del Duomo , Corso Vittorio Emanuele , via del Palazzo di Giustizia ( quanto prima si chiamerà Beccaria ) , via di S . Zeno , Verziere , via di S . Pietro in Gessate , Corso di Porta Vittoria alla Porta . DALLA PORTA TICINESE ALLA PORTA GARIBALDI . Linea I – Colore Rosa : Corso di Porta Ticinese , Carrobbio , via Torino , Piazza del Duomo , via Carlo Alberto , Piazza dei Mercanti , via dei Fustagnari , Cordusio , via Broletto , Ponte Vetero , Corso Garibaldi alla Porta . NB . Le Imprese degli Omnibus Antonio Vismara , Michele e Gaetano Lissoni , accennate di sopra , percorrono linee già intrecciate dalla Società principale , che è l ' Anonima . Linea A . ( Colore rosso Porta Venezia ) . MONUMENTI EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Palazzo di Corte ( Si può visitare nelle ore del giorno ) . Arcivescovado . Piazza Fontana . Palazzo del Duomo . Galleria Vittorio Emanuele . Uomo di Pietra . Galleria De Cristoforis . Colonna di San Babila . Palazzo di Prefettura . Regio Conservatorio . Reale Collegio delle fanciulle . Seminario . Palazzo delle Assisie . Serbelloni . Ciani . Saporiti . Barriera . Lazzaretto . Giardini Pubblici . Museo Civico . Villa Reale ( Si può visitare nelle ore del giorno ) . CHIESE . Metropolitana e sue ricchezze . Di Campo Santo . Di San Carlo . Di San Babila . Della Passione . TEATRI . Santa Radegonda . Teatro milanese . ALBERGHI ANCHE CON SERVIZIO DI TAVOLA ( * ) Agnello . Ancora . Roma . Europa . Francia . Ville ( De la ) ( Solo pranzo alla sera ) . Leone . Biscione ( Piazza Fontana ) . ( * ) Cucina pronta a tutte le ore . Pranzo alla carta ed a prezzo fisso , od a piacere . PIAZZA DEL DUOMO . La nuova Piazza del Duomo è in corso di esecuzione su disegno dell ' architetto comm . Giuseppe Mengoni da Bologna . I lavori vennero cominciati nel marzo 1870 . Metropolitana . Fra i più celebri e rinomati edifici , non solo d ' Italia , ma benanco d ' Europa , è la nostra Cattedrale . Questa insigne chiesa ebbe principio l ' anno 1386 al 15 marzo ; venne innalzata sulle rovine della antica chiesa di Santa Maria Maggiore , o Duomo jemale , nel luogo ove era già il tempio pagano a Minerva . Le fondamenta di essa furono fatte gettare da Gian Galezzo Visconti , signore di Milano , allo scopo di costruire un monumento che , nella sua magnificenza e gigantesca mole , attestasse la grandezza del suo potere . Per la costruzione assegnò vistose rendite , e donò la copiosissima cava di marmi bianchi di Gandoglia , che trovasi presso il Lago Maggiore . Ignorasi tuttodì quale ne sia stato l ' architetto ; ovvi però chi ne attribuisce il disegno al tedesco Enrico Gamodia , e chi allo svizzero Marco da Campione . Il nostro Omodeo nel 1490 innalzava la massima aguglia . Il Pellegrini , e quindi il Richini o Cerano disarmonizzarono collo stile greco - romano il carattere gotico del tempio nella facciata , che fu compiuta soltanto nel 1810 per ordine di Napoleone I dal Pollak e dall ' Amati . L ' interno è a croce latina , di - viso in cinque navate da 52 piloni sorreggenti la volta . La lunghezza dalla porta d ' ingresso allo sfondo del coro è di metri 148; la larghezza nella croce di 87 , e l ' altezza alla statua della Madonna di 108 . Dal piano al sommo della massima cupola si ascende per 328 gradini ( * ) . E bello dall ' alto mirare la sottoposta marmorea mole , stupenda per le 116 guglie piramideggianti , per le 4000 e più statue , poi trafori , balaustrate e terrazzi , lavori di più se - coli ; ed intorno l ' animato spettacolo della lombarda metropoli ; e più lungi 1' ubertoso agro ( * ) Si può salire sul Duomo mediante pagamento di una tassa di centesimi 25 per ogni persona da mezz ' ora dopo 1'Ave Maria del mattino ad un ' ora prima di quella della sera . Una disposizione dell ' Autorità non permette che si abbia a salire da soli . milanese , dove la celebre Abbazia di Chiaravalle , e più remota la maestosa Certosa di Pavia , e il memorabile campo di battaglia di Magenta , e gli ameni colli della Brianza colla Rotonda del Cagnola , e infine la catena dei monti che trasportano il pensiero fra le delizie dei laghi di Como e di Lecco . Nell ' interno del Duomo , dove la luce penetra attraverso le vetriate dipinte , quali da artisti del 500 , quali dai contemporanei Bertini , spiccano i monumenti eretti all ' arcivescovo Ariberto , l ' inventore del Carroccio ; a Gian Giacomo de ' Medici , che vuolsi disegno del Michelangelo con statue di bronzo di Leone Leoni ; al Vimercate e al Caracciolo , del Bambaja , autore dell ' altare della presentazione ; a Ottone Giovanni Visconti ; all ' arcivescovo Arcimboldi ; inoltre ammiransi 1' urna di porfido del Battistero , le statue di Martino V e di Pio IV de ' Medici , quella di San Bartolomeo dell ' Agrati , i bassorilievi del capocroce allo svolto , e le statue del Bussola , la Madonna dell ' albero del Buzzi , denominata dal ricco candelabro che sta dinanzi all ' altare ; i pulpiti rivestiti di rame stonati da Andrea Pelizzone e sostenuti ciascuno da quattro cariatidi ` di bronzo ; gli intagli degli stalli del coro , della cantoria ; il tabernacolo all ' altare maggiore , opera dei Solari lombardi e dono di Pio IV ; infine nella segrestia meridionale il Tesoro , e nella cripta o cappella sotterranea , la preziosa urna ove riposa la salma dell ' arcivescovo S . Carlo . Nel principio del Duomo ovvi una meridiana eseguita nella seconda metà . del secolo passato sotto la direzione dell ' illustre astronomo Boscovich , la cui perfezione subì qualche pregiudizio in occasione in cui si rifece il pavimento . Palazzo Reale . L ' area ove ora sorge questo edificio era anticamente Il Broletto , o sede del - ' autorità cittadina . Trasferito il Municipio nel 1228 in Piazza Mercanti , Matteo I Visconti converse quel luogo in palazzo ducale ; Azzone nel 1336 lo ornò ; Galeazzo II lo rifabbricò , e Francesco Sforza lo abbellì . Il palazzo era al di fuori cinto da portici , rinforzati da quattro torrioni , e per una via sopra i tetti comunicava col privato palazzo del Visconti a S . Giovanni in Conca . Logorato dagli anni , fu nel 1662 modificato , per ordine del governatore Don Luigi de Gusman Ponza di Leon , dall ' architetto Ambrogio Pessina con due grandi portici laterali , sui quali erano dipinti in medaglie i ritratti dei governatori di Milano . L ' arciduca Ferdinando lo fece rifabbricare tra gli anni 1772 al 1778 , come è al presente dall ' architetto Giuseppe Piermarini da Foligno , scolaro di Luigi Vanvitelli napoletano ( * ) . Il palazzo è grandioso , e le stanze sono addobbate con lusso , adorne di bei damaschi , di stucchi e di pitture di Giocondo Albertolli , Knoller , Traballesi , Hayez , Palagi ; ma sopratutto di Andrea Appiani . Magnifica è la gran sala delle Cariatidi . Nel 1796 vi furono posti gli uffici della Re - pubblica Cisalpina . Nella maggior sala il giorno 9 luglio 1797 vi si diede il gran pranzo ( * ) Fu la prima opera del Piermarini in Milano . patriottico ai deputati di tutti i comuni di Lombardia , destinati a dare il loro voto a nome del popolo per la creazione della Repubblica Cisalpina . Soggiacque dopo il 1799 a varie desti - nazioni ; finchè vi fu insediata il 24 giugno 1802 la sede del governo della Repubblica Italiana . Creato il Regno d ' Italia servì di abitazione al Vice - Re , principe Eugenio di Beauharnais ; come poi lo fu dal 1818 al 1848 pel Vice - Re austriaco , l ' arciduca Rainieri . Oggi è di proprietà del Re . Al . palazzo reale è unita una chiesa dedicata a San Gottardo , pur fatta erigere da Azzone , la quale conserva tuttodì della sua antica costruzione in terra cotta e dello stile del XIV secolo , il poscoro e il campanile , il più bello della città , e dove fu posto nel 1336 dal Visconti il primo orologio a batteria che suonasse in Italia . Fu in diverse epoche rimodernata : vi sono pitture di Knoller e Traballesi . Sulla soglia di questo tempio , la mattina del 16 maggio 1412 , veniva pugnalato il duca Giovanni Maria Visconti , il quale , a soli 20 anni , si era già mostrato uno dei più atroci tiranni . Arcivescovado . Il primitivo edificio fu di - strutto da Attila , e rialzato quindi nel 573 dal metropolita Lorenzo II ; atterrato ancora dal Barbarossa , venne ricostruito nel 1178 , dopo il trionfo di Legnano , dall ' arcivescovo Galdino , e reso più agiato da Giovanni Visconti , e più ancora nell ' anno 1494 da Guido Antonio Arcimboldi . . Nel 1565 San Carlo Borromeo lo compì per opera del Pellegrini , il quale architetto ideò il magnifico cortile con portici dorici sotto , e jonî sopra e la porta bugnata verso la via delle Ore , e 1' altra verso il Duomo . Del Pellegrini è anche la bella scuderia di forma decagona a tre piani . Il cortile verso la Piazza Fontana è opera di Fabio Mangone , fatta eseguire dal cardinale Federico Borromeo . Nel 1797 vennero sloggiati i preti , e vi fu insediato mi Consiglio militare francese , unitamente alle carceri pei detenuti francesi e cisalpini , e verso la fine del 1798 vi risiedette il Comitato di Polizia . Dal 1799 in avanti ritornò esclusiva sede degli arcivescovi . Nel cortile del Pellegrini veggonsi ora due magnifiche statue colossali , il Mosè di A . Tandardini e l ' Aronne di G . Stilizza . Nelle stanze Arcivescovili vi è una Galleria di quadri fondata dai cardinali Monti e Pozzobonelli . Piazza Fontana . A questa Piazza si diede il nome di Fontana , allorchè nel 1780 venne abbellita e lastricata , ponendovisi nel mezzo la fontana di granito rosso , ridotto a lucido , disegno di Piermarini , con due bellissime Sirene di marmo bianco di Carrara , opera di Giuseppe Franchi carrarese , celebre professore di scultura nell ' Accademia di Belle Arti . L ' acqua per l ' alimento della fontana si trae dal canale Seveso , che scorre di sotto la città , per mezzo di una ruota mossa continuamente dalle acque medesime del Seveso . Questo luogo era il Viridarium degli antichi , e , se si deve credere al Fiamma , vi era un vasto giardino , nel mezzo del quale i Gentili veneravano la statua della dea Februa , quale oracolo a cui ricorrevano per le predizioni sopra l ' esito della guerra . Nell ' anno 1864 , idi primavera , fa abbellita da verdi zolle ed alberi e sedili a cura del Municipio . Palazzo della fabbrica del Duomo . A tergo della Metropolitana ovvi il palazzo sede dell ' Amministrazione della fabbrica del Duomo . Venne eretto su disegno dell ' architetto Pietro Pestagalli dopo 1' anno 1845 . La facciata a colonne ne è grandiosa . Nell ' interno del palazzo trovasi la piccola chiesa dell ' Annunziata , detta di Campo Santo , perchè nel medio evo in questo luogo eravi un cimitero . Sull ' altare si vede un basso rilievo di marmo di fabbrica che doveva essere posto ad ornamento della porta settentrionale della Metropolitana . In questa Piazza si esponeva nel medio evo , in tempo di pace , il famoso Carroccio . Teatro Santa Radegonda . Qui presso , nella via omonima , è il teatro di Santa Radegonda costruito nel 1850 , sull ' area di una sala che serviva a pubblici trattenimenti , con disegno dell ' architetto Giacomo Moraglia . Ivi era l ' antica chiesa di Santa Radegonda , demolita nel 1783 , nel cui spazio veniva eretto verso il 1803 un teatro per marionette dalla signora Anastasia Franzini , vedova Barbini in società con Carlo Re , e quindi convertito dalla sola Barbini in teatro per opera o commedia circa l ' anno 1810; e il vecchio teatro durò a tale uso per alcuni anni soltanto . Galleria Vittorio Emanuele . I lavori di questa Galleria , unica al mondo , vennero solennemente iniziati il 7 marzo 1865 , avendovi posta la prima pietra re Vittorio Emanuele . L ' architetto ne fu il comm . Giuseppe Mengoni . La costruzione durò due anni e mezzo circa . Fu aperta al pubblico il 15 settembre 1867 . Misura metri 195 di lunghezza ; metri 14 , 50 di larghezza ; all ' ottagono la larghezza è di metri 39 . La superficie totale dei fabbricati è di metri quadrati 8600 . L ' altezza dei fabbricati è di metri 26; quella dal piano alla sommità dei vetri nelle braccia intorno all ' ottagono è di metri 32 , e di metri 50 l ' altezza della cupola dell ' ottagono . Gli archi maggiori verso le Piazze del Duomo e della Scala hanno una luce di metri 24 per metri 12 , 21; quelli d ' ingresso verso le vie Silvio Pellico e Berchet metri 23 per metri 12 . Venticinque statue d ' illustri italiani , eseguite da artisti milanesi , adornano gli ingressi e l ' ottagono . Quattro affreschi veggonsi negli scompartimenti della volta dell ' ottagono , larghi metri 15 , alti 7 , 50; e furono eseguiti : L ' Europa , dal Petrasanta ; L ' Asia , dal Giuliano ; L ' Africa , dal Tagliano ; L ' America , dal Casnedi . Gli stessi egregi artisti eseguirono nei pennacchi dei due grandi archi laterali quattro figure ; sono all ' arco verso la via Silvio Pellico : La Scienza , del Pagliano , e L ' Industria , del Pietrasanta . All ' arco verso la via Berchet : L ' Arte , del Canedi , e L ' Agricoltura , del Pagliano . In questa Galleria vi sono magnifici negozi , e i due più eleganti caffè di Milano ( * ) . DALLA PIAZZA DEL DUOMO A PORTA VENEZIA . Teatro milanese . Questo teatro venne fondato dal dottor Carlo Righetti nell ' anno 1869 per rappresentazioni in dialetto milanese ed operette buffe ; è sotto gli auspici di un ' Accademia , il cui presidente è il Sindaco di Milano , e conta fra i soci onorari illustrazioni dell ' arte cittadina . Il locale fu ridotto in forma di teatro a spese del fondatore su disegno dell ' architetto Carlo Vismara ; è molto elegante ; possiede pitture pregevoli , fra le quali due quadri del Domenico Induno . Pur bello è il telone , rappresentante Meneghino che cede il primato alla giovane Commedia milanese . L ' Uomo di Pietra . Sul Corso Vittorio Emanuele , all ' altezza del primo piano della casa N . 29 , evvi incastrata al muro un ' antica statua molto digradata dal tempo , che il popolo designa col nome di Uomo di Pietra , e che rappresenta ( * ) Sulla prima pietra della Galleria sta incisa la seguente epigrafe : VITTORIO EMANUELE RE D ' ITALIA POSE 7 MARZO 1865 AUSPICE IL RE . MAGNANIMO DITE RIVENDICAVA L ' ITALIA A LIBERTA ' MILANO INIZIA LE GRANDI IMPRESE DEI . LAVORO E DELL ' ARTE CHE NELLA LIBERTA ' HANNO VITA RIGOGLIOSA E FECONDA . una persona togata . Varie sono le opinioni intorno a questa statua ; alcuni la vogliono attribuire a Cicerone , per essere scritta ai piedi una sentenza di questo oratore ; altri a Mario , od a Cesare , ed altri ad Adelmano Menclozio , creato arcivescovo di Milano l ' anno 948 , per la vicinanza della di lui casa di abitazione , e per avere esso fatta in quel luogo fabbricare una chiesa , demolita nel 1787 . Più probabile è l ' asserto del Grazioli che la vuole di qualche console romano , che , benemerito di Milano , ha con - seguito l ' onore della statua . Chiesa di S . Carlo . Sull ' area dell ' antica chiesa di Santa Maria dei Servi o del Sacco , che da ultimo era stata ridotta dalla gotica forma dal Pellegrini , si gettavano le fondamenta nell ' anno 1838 della chiesa attuale di S . Carlo , che fu terminata nel 1851 . Costò circa 3,000,000 di lire . Il disegno , non troppo felice , è dell ' Amati . Dicontro alla chiesa evvi il grande Albergo della Ville , fabbricato non sono molti anni . Galleria De - Cristoforis . Vicino alla chiesa di San Carlo vi è la Galleria De - Cristoforis . Venne incominciata nell ' anno 1830 , ed inaugurata nel 1832 con una sfarzosa festa da ballo in costume , data dall ' arciduca vicere Rainieri . L ' elegante disegno è dell ' architetto Andrea Pizzala ; fu costruita sull ' area di antico palazzo appartente al duca Serbelloni . Leone di Porta Venezia . Il leone su di una colonna , che vedesi a destra nel principio del Corso di Porta Venezia risale al 1502 , e fu eseguito a spese della città per volere del prefetto Catiliano Cotta . La colonna venne eretta soltanto nel 1626 da Carlo Francesco Serbelloni . Varie sono le asserzioni degli storici su questo monumento ; alcuni opinano sia testimonio della vittoria riportata da Francesco I Sforza sui Veneti a Caravaggio ; altri lo stemma della Porta Orientale , che era uno stendardo bianco con lione nero . Chiesa di San Babila . Sulle rovine dell ' antico tempio del Sole venne innalzata la chiesa di San Babila . Subì una totale riforma nel 1588 , e fu anco a ' nostri giorni rimodernata . La chiesa era anticamente fuori delle mura della città , le quali seguivano la linea delle due vi - cine vie del Monte Napoleone e Durini . Palazzo di Prefettura . Nella vicina via di Monforte , che si trova a destra della chiesa di San Babila , evvi il palazzo della Regia Prefettura , residenza pure del Prefetto . Il disegno di questo palazzo è di Giovanni Battista Diotti , che ne era proprietario . In una delle sue sale possiede pitture dell ' Appiani . L ' attuale facciata venne costruita dipoi con disegno dell ' architetto Pietro Gilardoni , e terminata nel 1818 . Innanzi a questo edificio , già sede dei governatori austriaci , cominciò la gloriosa lotta delle cinque giornate del marzo 1848 , che finì colla cacciata degli Austriaci dalla città . Chiesa di Santa Maria della Passione . La chiesa di Santa Maria della Passione , che trovasi nella vicina via del Conservatorio , fu fatta innalzare , in forma di croce greca , da Daniele Birago , arcivescovo di Mitilene ( in partibus ) nel 1485 , e donata ai padri lateranensi . Il celebre scultore Cristoforo Solari , detto il Gobbo , eresse nel 1530 la grandiosa sua cupola . Nel 1692 venne ridotto il tempio a croce latina . - - La stravagante facciata fu disegnata dall ' architetto Rusnati . Questa chiesa ha peregrine pitture di Bernardino Luini , di Daniele Crespi , di Giulio Campi , di Cesare Procaccini , di Enea Salmeggia , di Gaudenzio Ferrari , ecc . Degno di ammirazione è il bellissimo monumento a Daniele Birago , opera del celebre Andrea Fusina , che lo eseguì nel 1495 . Regio Conservatorio . Presso la chiesa della Passione vi è il Regio Conservatorio di Musica , il cui edificio , già convento dei padri lateranensi , non offre nulla di rimarchevole . Il Conservatorio fu istituito nel 1808 a spese del governo . Dell ' antico refettorio si formò una elegante sala con palco ad uso di teatro , testè rimodernata , che serve per accademie vocali ed istrumentali . Nel 1868 venne in esso creata una biblioteca musicale . Reale Collegio delle Fanciulle . Nella via della Passione , vicinissima al Conservatorio , è il Reale Collegio delle Fanciulle . Fu esso fon - dato da Napoleone I , con decreto 18 settembre 1808 , e riformato nel 1861; quivi venne da altra sede trasportato soltanto nell ' anno 1864 . Vi sono stabiliti 24 posti gratuiti a vantaggio di fanciulle di famiglie civili , i cui genitori abbiano reso notevoli servigi allo Stato . Il disegno del grandioso edificio è dell ' architetto Besia ; esso era prima proprietà _ del conte Archinti . Ritornando sul Corso Venezia per la via della Passione , e quindi lungo il Naviglio , troviamo il Seminario . Il Seminario Maggiore fu fatto erigere sull ' area di una casa di Umiliati nel 1570 da San Carlo Borromeo , su disegno di Giuseppe Meda , uomo di genio intraprendente e perseverante . La Porta che dal Corso mette all ' edificio fu aggiunta , circa un secolo dopo , dall ' arcivescovo Alfonso Litta su disegno di Richini , fiancheggiato da maestose cariatidi , rappresentanti la Pietà e la Sapienza . Il grandioso ed imponente cortile è degno di ammirazione per la sua vastità e bellezza ; ha due ordini architravati l ' uno sopra l ' altro con colonne maestose binate , dorico il primo , jonico il secondo . Nel 1798 furono i seminaristi traslocati altrove , per porre in quell ' edificio i prigionieri tedeschi ; quindi nel 1799 i giovani requisiti per le milizie della Cisalpina . Nel ritorno degli Imperiali fu rimesso in pristino . Nel 1859 servì per qualche tempo di ospedale militare pei sol - dati feriti , austriaci e francesi . Casa Castiglioni . Di contro al Seminario evvi la casa bramantesca ora del sig . Silvestri , e già di proprietà Stampa - Castiglioni , ed in origine dei marchesi Pirovano , indi degli Scaccabarozzi . Questa casa , in oggi molto rovinata ed informe , si annovera solo per essere stata una delle prime fabbriche del Bramante , e di sua mano dipinta . Ove è il ponte sorgevano gli Archi o Por - toni di Porta Orientale , costruiti di viva pietra sulla forma delle antiche porte romane dopo la desolazione di Federico Barbarossa nel 1171 . Su di essi vedevasi scolpita una scrofa in atto di allattare i suoi piccoli parti . Vennero demoliti nel 1819 ( * ) . Palazzo delle Assisie . Poco discosto dal ponte , volgendo a sinistra , lungo la via del Senato , è il palazzo sede ora della Corte d ' Assisie . In questo luogo sorgeva anticamente un monastero di Umiliate . San Carlo Borromeo nell ' anno 1579 lo fece demolire , ed affidò l ' incarico all ' architetto Fabio Mangone di costruirgli un nuovo fabbricato , ove istituì un Collegio detto elvetico , venendovi educati i chierici svizeri . Concorse all ' opera anche il cardinale Federico Borromeo . L ' edificio è de ' pii vasti e ben architettati che si conoscano in Italia . I suoi ampi cortili sono adorni di doppio porticato dorico e jonico , con colonne di granito . La facciata , alquanto barocca , è del Richini . Nel 1786 1' edificio fu convertito in sede del governo . Nel 1797 fu destinato per le riunioni del Gran Consiglio dei Juniori della Repubblica Cisalpina ; indi per sede del Ministero della guerra della Repubblica Italiana . Sotto il Regno italico vi aveva residenza il Corpo Legislativo , il Senato ed il Ministero della guerra . Nel 1817 il governo austriaco vi poneva gli Uffici della Contabilità dello Stato , la quale venne abolita , con poco senno , nel 1864 . ( * ) Tre erano le porte costruite sulla forma delle romane , e cioè la Orientale , la Romana , demolita nel 1782 . e gli Archi di Porta Nuova . Ritornando al ponte di Porta Venezia devonsi rimarcare : Palazzo Busca . Appena passato il ponte , a man dritta , è l ' imponente palazzo del defunto Antonio Busca . Apparteneva già alla famiglia Serbelloni . Lo fece innalzare Giovanni Galeazzo Serbelloni , di poi consultore della Re - pubblica Italiana , su disegno del valente architetto Simone Cantoni ; venne terminato soltanto nell ' anno 1795 . Magnifica ne è specialmente la facciata ; nel mezzo di questa si vede un bellissimo pezzo architettonico con colonne isolate che forma una loggia maestosa , decorata di un grande bassorilievo di stucco dello scultore Donato Carabelli , rappresentante alcuni fatti della storia di Milano del tempo di Federico Barbarossa . In una sala del primo piano vi è un dipinto del Traballasi , Giunone che cerca sedurre Eolo perchè sommerga il naviglio trojano . Sulla facciata di questo palazzo , verso il ponte , vi è una lapide che ricorda avere ivi preso stanza Napoleone Bonaparte , entrato la prima volta in Milano , il 15 maggio 1796 . Il giorno 8 giugno 1859 vi abitò il re Vittorio Emanuele . Di contro al palazzo Busca è la chiesa di San Pietro Celestino ; possiede buone pitture dello Storer e del Procaccini , ecc . Casa Ciani . Poco lungi , a sinistra , vi è la casa del barone Ciani , sorprendente per decorazioni in terra cotta ; ha bassorilievi ed iscrizioni riferentisi ai gloriosi fatti delle guerre combattutesi per la indipendenza italiana negli anni 1859 e 1860 . Palazzo Saporiti . Nell ' area del soppresso convento dei cappuccini a Porta Orientale ( 1810 ) , citato nei Promessi Sposi del Manzoni , un signor Belloni , arricchitosi coi giuochi che si tenevano nel teatro alla Scala , su disegno dell ' ingegnere architetto Giusti , verso il 1811 , faceva innalzare questo palazzo , comperato quindi dalla fa - miglia dei marchesi Saporiti . Maestosa ne è l ' architettura , con grandioso colonnato d ' ordine jonico , ricca di un bassorilievo di Pompeo Marchesi e di varie statue di divinità , in parte lavorate dallo stesso Marchesi ed in parte da Grazioso Rusca . In questo tratto di Corso è pur degno di essere osservato il palazzo Ponti , già appartenente alla famiglia Bovara , e quindi a quella dei Camozzi di Bergamo , e testè al Busca . L ' elegante disegno di esso è dell ' architetto Fe - lice Soave . Fu abitazione degli ambascia - tori della prima Repubblica Francese . Porta Venezia . Questa porta si chiamò sino al 1862 Orientale , anche Lenza , per corruzione di lingua . I Romani l ' appellavano Argentea , vuolsi perchè da quivi entravano le ricchezze del paese . Alcuni storici affermano fosse dedicata al Sole , perché da questa parte nasce ad illuminare la città . L ' antica porta fu demolita nel 1784 , e in quell ' anno venne incominciata la nuova su disegno del Piermarini ; i lavori non terminarono che nel 1795 . Nel 1827 l ' Amministrazione della città , volendo nuovamente rifabbricarla , ne affidò il lavoro all ' architetto Rodolfo Vantini di Brescia , che lo compì nel 1831 . L ' esecuzione di questa porta o barriera , con colonne , statue e bassorilievi , è molto commendevole . La Concordia e la Giustizia sono di Pompeo Marchesi ; 1' Eternità e la Fedeltà , del Monti di Ravenna ; Cerere e Vulcano , di Gandolfi ; Minerva e Mercurio , di Cacciatori ; i bassorilievi di Busca , Somaini , Sangiorgio , ecc . Il Lazzaretto . Appena fuori di Porta Venezia , a sinistra , è situato il Lazzaretto , stato eretto su disegno di Lazzaro Palazzi nel 1489 da Lodovico Sforza , detto il Moro , ad insinuazione di Antonio Bembo , dopo la pestilenza dell ' anno 1461 , per la più comoda cura e separazione delle persone sane dalle infette . Il cardinale Ascanio Sforza , fratello del duca , contribuì alla generosa impresa . Il terreno aveva appartenuto al conte Galeotto Bevilacqua , che ne aveva fatto dono all ' Ospedale Maggiore . - - La fabbrica nel 1507 fu ridotta come al presente da Luigi XII re di Francia , in quell ' epoca signore di Milano . San Carlo , su disegno del Pellegrini fece erigere nel centro una bella cappella di figura ottagona con otto arcate aperte , affinchè gli ammalati potesser dalle loro celle vedere la celebrazione degli uffici divini . Dal 1785 in poi servì 1' edificio a differenti usi . Il giorno 9 luglio 1797 si celebrò nel Lazzaretto la generale Federazione di tutti i capi dei diversi dipartimenti della Repubblica Cisalpina ; venne allora denominato Campo di Marte , innalzandovisi la statua della Libertà , che venne dal popolo spezzata il 28 aprile 1799 , all ' entrare dell ' esercito austro - russo . Manzoni , ne ' suoi Promessi Sposi , descrive sovranamente questo luogo . Dicontro al Lazzaretto vi è la R . Scuola superiore di medicina veterinaria , con annesso ospedale per cura degli animali domestici infermi . Poco discosto vi è pure uno stabilimento per lezioni di nuoto , detto Bagno di Diana , che fu architettato da Andrea Pizzala . Il bello stradone , che si presenta dicontro alla porta , venne decretato da Napoleone I . Chiamasi di Loreto ; esso continua sempre così maestoso sino alla Reale Villa di Monza . Giardini Pubblici . Rientrando in città per la Porta Venezia , a destra , si presenta il magnifico bastione omonimo . Questo tratto di bastione , tutto alberato a doppio ordine di ippocastani , con comodi marcia - piedi , che si estende sino a Porta Nuova , è il passeggio preferito dalla popolazione . Qui hanno luogo i corsi pei quali la nostra città ha rinomanza . A destra di esso godesi la veduta degli ameni colli briantei , e dei monti comaschi e bergamaschi fino alle grandi Alpi . A sinistra presentansi i Giardini Pubblici . Al vecchio Giardino , che trovasi tra il bastione e il Corso Venezia , si scende per una magnifica gradinata . Esso venne ideato dal Piermarini , e fu incominciato l ' anno 1785 per ordine di Giuseppe II nell ' area ove già sorgevano i monasteri di San Dionigio , che ricordava l ' arcivescovo Ariberto , demolito nel 1770 , e delle Carcanine , demolito nel 1775 . E disegnato , secondo l ' antico gusto francese , a viali regolari con un folto boschetto , fiancheggiante il giardino della Villa Reale . Nel mezzo sorge un fabbricato quadrato ed isolato , già disegno dello stesso Piermarini . Da molti anni era in rovina per avvenutovi incendio . Ora , a cura di una società , fu ristaurato ed abbellito sotto la direzione dell ' ingegnere architetto Giuseppe Balzaretti . Nell ' interno questo edificio ha un ' elegante sala , sorprendente per la sua ampiezza ; essa serve per concerti musicali , feste da ballo , esposizioni , accade - mie , ecc . Fu inaugurato il 22 febbrajo 1871 . Il nuovo giardino , incominciato nel 1856 su disegno dell ' ingegnere Balzaretti nell ' area principalmente della estesissima ortaglia già di proprietà Dugnani , venne aperto al pubblico nel 1861; esso desta l ' ammirazione di tutti per la bellezza del suo disegno ; è a viali tortuosi , ad ondulazioni di terreno che innalzasi bruscamente al di là del rivolo che lo attraversa in senso diagonale . Una parte di questo passeggio è ridotta a giardino zoologico . Dal bastione vi si accede da un ponte di ferro ; ha pure parecchi ingressi dalla via Palestro , Piazza Cavour e via Manin . Nell ' altipiano evvi un elegante caffè assai frequentato nella estiva stagione . Questo giardino possiede parecchie statue , due delle quali del Pattinati , l ' una rappresentante L ' Italia e l ' altra Carlo Porta , il gran poeta milanese . Dal nuovo giardino pubblico si può accedere al Museo Civico ( * ) . Il Museo pervenne al Municipio nel 1838 per l ' acquisto da esso fatto delle ricche raccolte d ' oggetti naturali , di proprietà del nobile Giuseppe De Cristoforis e del professore Giorgio Jan ; ampliato in seguito sempre più con nuovi acquisti e privati doni . ( * ) E ’ visibile pubblicamente nei giorni di domenica e di giovedì , dalle ore 10 della mattina alle 4 pomeridiane nell ' estate , e dalle 11 antimeridiane e 3 pomeridiane nell ' inverno ; negli altri giorni devesi ritirare permesso o dei Municipio o del direttore del Museo . Venne nell ' attuale edificio trasferito nel 1864 dalla via del Circo , ed ordinato dai professori Jan e Cornalia . Racchiude collezioni di ogni ramo di zoologia , di botanica , di mineralogia , di geologia , di etnografia ed altre istruttive curiosità . Il palazzo apparteneva alla famiglia Dugnani sopra nominata , e conserva ancora vari affreschi del Porta di Milano , e del ' I ' iepolo di Venezia . In esso fu per qualche tempo il Reale collegio delle Fanciulle . Sotto al porticato vi è un gruppo in gesso del Marchesi rappesentante Ercole che libera Alceste . Nella via Palestro , che lambe il nuovo giardino pubblico verso la città , evvi la Villa Reale . Questo palazzo venne eretto su elegante e sontuoso disegno dell ' architetto Leopoldo Pollack per ordine del generale Lodovico Belgiojoso ; fu terminato nel 1793 . L ' interno e l ' esterno dell ' edifizio annunziano il buon gusto dell ' architetto . Sotto il regno Italico venne in possesso del governo . Vi abitarono principi e sovrani ; nel 1859 Napoleone III , vittorioso sui campi di Magenta . Ora è proprietà del principe ereditario Umberto di Piemonte . La più bella facciata di esso è quella verso il giardino . Grazioso Rusca , Francesco Carabelli e Bartolomeo Ribossi scolpirono le statue che adornano in alto il palazzo . Le medaglie all ' interno con figure a basso rilievo di stucco , rappresentanti vari fatti storici e favolosi , di cui forni i soggetti il Panini , sono di Donato Carabelli , di Angelo Pizzi , di Carlo Pozzi e di Andrea Casareggio . Nell ' interno ammirasi una grande medaglia di Andrea Appiani , che rappresenta il Parnasso , ultima opera di quel pittore , e affreschi di Bernardino Luini , trasportativi su tavola dal casale della Pelucca presso Monza . Linea B ( N . 1 . Colore azzurro Porta Nuova ) . Per la via Carlo Alberto . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Il palazzo della Ragione . Loggia degli Osii . Palazzo delle Scuole Palatine , ora degli Uffici delle Ipoteche . Collegio dei Giureconsulti . Questura . Archi di Porta Nuova . Liceo Panini . Convitto nazionale Longone . Ospedale Fate - bene - fratelli . Istituto dei Ciechi . Casa di Salute . Fabbrica dei Tabacchi . Ospedale Fate - bene - sorelle . Porta Nuova . CHIESE . San Francesco da Paola . Sant ' Angelo . TEATRI . Teatro Re ( vecchio ) . La Scala . Filo - drammatico . ALBERGHI , ECC . Milano . Annunciata con bagni . Aquila . Angioli . Gallo . Piazza Mercanti . La Piazza Mercanti , così detta dalla riunione che vi facevano i mercanti in consiglio in occasione di qualche loro affare , è un vasto quadrato nel centro della città . Nel suo mezzo , sopra archi tutti aperti , s ' innalza l ' archivio notarile , insediatovi il 1 ottobre 1775 . Questo edificio , isolato e grandioso , venne eretto nel 1233 da Oldrado da Tresseno di Lodi , podestà di Milano , e fu chiamato della Ragione , come quello che era destinato a sede del Consiglio generale dei cittadini . Riconoscente Milano al podestà fecegli scolpire una statua equestre a mezzo rilievo , posta nella fronte meridionale del palazzo stesso . Dalla parte settentrionale vedesi inserita in un pilastro una scrofa pelosa , che si credette fino ai giorni nostri avesse dato il nome a Milano . La bellissima architettura del secolo XIII venne deturpata nel 1775 , e le ampie finestre furono chiuse . Ora si pensa di ripristinarla , e venne all ' uopo dalla Regia Accade - mia di Belle Arti aperto un concorso . Una delle finestre verso mezzodì venne nel 1870 scoperta quale modello . Di contro alla statua di Oldrado , è la Loggia degli Osii , così chiamata da una famiglia antica ivi esistente , fu costruita in epoche diverse . La parte più antica è del 1316 , e la si deve a Matteo Visconti : vuolsi terminato 1' edificio da Galeazzo Il . E di marmo bianco e nero , arricchita da stemmi della città e delle sei porte , ed altri dei Visconti e degli Sforza . Dal suo pulpito , detto dal volgo parlera , si leggevano le sentenze di morte e gli atti pubblici ; qui i consoli ed i podestà parla - vano al popolo . Ora è sede della Camera di Commercio . Nel palazzo attiguo stavano le Scuole Palatine , nelle quali insegnarono , secondo la tradizione , Virgilio , Plinio Secondo , Sant ' Agostino , Emanuele Crisolara , Demetrio Calcondila , venuto da Costantinopoli per la lingua greca , Francesco Filelfo , Giorgio Merula , Pietro Candido Decembrio , ecc . Le scuole vennero poi riunite al Ginnasio di Brera . Il palazzo stesso servì , in sullo scorcio del passato secolo e in sul principio del presente , ad uffici dei Tribunali di Prima Istanza ed Appello ; ora è sede dello Ufficio delle Ipoteche . Questa parte di Piazza , precisamente quella fra gli edifici descritti , era pur destinata alla esecuzione delle sentenze di morte , particolarmente dei nobili ( * ) . Fu qui che vennero giustiziati Francesco , Margherita ed altri della famiglia Pusterla . Il lato settentrionale della Piazza è fiancheggiato dalla maestosa e ricca fabbrica dell ' antico Collegio de ' Giureconsulti , conti e cavalieri , chiuso nel 1796 . Fu fatta costruire da Pio IV de ' Medici con disegno di Vincenzo Seregni . E formata da portici arcuati , sostenuti da binate colonne doriche , poste sopra a piedestalli . Il secondo ordine ha i pilastri ad uso di termini con capitello fonico . La statua in marmo di Sant ' Ambrogio è mediocre lavoro di L . Scorzini . Nel mezzo sta la torre , dicesi innalzata da Napo della Torre l ' anno 1272; era presso il Broletto Nuovo , o Municipio , stato trasferito , come abbiamo veduto , in questa Piazza nel 1228 , ove era un edificio della famiglia Faroldi . Al tempo di Fabrizio Bossi , vicario di provvigione , fu collocato sulla torre 1' orologio e la campana del pubblico . - - Ove è la torre da duecento anni , in una nicchia , inalzavasi la statua d ' ottima scultura rappresentante Filippo II , re di Spagna . La statua alla venuta dei francesi nel 1796 era stata rovesciata , e mozza del capo . Lo scultore Carabelli si esibì a sostituirvi quello di Bruto . ( * ) Il duplice supplizio della decapitazione o della forca non avevano in Milano un luogo esclusivo , specialmente pei plebei . La decapitazione d ' ordinario si eseguiva a mezzo il Corso di Porta Tosa ( ora Verziere ) ; il patibolo si erigeva al prato delle forche fuori di Porta Vigentina , alla Vetra ; o in altri siti secondo il delitto che era stato perpetrato . Venne la statua riformata il 9 luglio 1797 , giorno primo della libertà Cisalpina , ponendovi ai piedi questa iscrizione : ALL ' IPOCRISIA DI FILIPPO II SUCCEDA LA VIRTU ' DI MARCO GIUNIO BRUTO . CITTADINI SPECCHIATEVI NEL VOSTRO PRIMO PROCONSOLE . ANNO V REPUBBLICANO XXI MESSIDORO . Questa statua fu levata all ' entrare dei coalizzati ( 28 aprile 1799 ) , e dal popolo deturpata . Il collegio dei Giureconsulti servì in seguito per gli Uffici della Congregazione Centrale , dell ' I - spettorato delle Scuole ecc . ; ora è occupato dal Comando Superiore della Guardia Nazionale , ed in parte dalla Borsa . Su questa Piazza vedesi un pozzo ; nel 1767 venne ricostrutto con eleganza dal conte Nicola Visconti prefetto della città . Al N . 19 sono gli Uffici del Telegrafo . Nella vicina via Carlo Alberto vanno sorgendo grandiosi edifici , fra cui citiamo quelli dei fratelli Conconi , disegno dell ' architetto Jodani , dei signori Galli e Rosa , disegno dell ' architetto Maurizio Garavaglia , e dei fratelli Cesati e fratelli Bianchi , entrambi disegno dell ' architetto Bigatti . Presso la Piazza Mercanti , in fondo alla via Ugo Foscolo , evvi il Teatro Re ( vecchio ) . In quell ' area sorgeva ancora nel 1811 1' antica chiesa di San Salvatore in Xenodochio , fondata nel 787 dall ' arciprete Dateo col primo brefotrofio sulle rovine di una grandiosa fabbrica romana , detta il Campidoglio e dedicata a Giove . L ' Ospizio dei fanciulli esposti di Dateo era ancora in prospere condizioni nell ' undecimo secolo . Nel 1811 la chiesa di S . Salvatore venne comparata all ' asta bandita dalla Prefettura del Monte Napoleone da un ex - calzolajo Carlo Re , il quale vi fece erigere l ' attuale teatro sul disegno del Canonica , che venne inaugurato sulla fine del 1513 . Questo teatro sta per essere demolito . Nella via Santa Margherita trovansi gli uffici della Regia Questura . Ove è la R . Questura esisteva l ' antico e vasto monastero di Santa Maria di Giasone , detto quindi di Santa Margherita . - - Il disegno dell ' attuale fabbricato è dell ' ingegnere architetto Giusti . Durante la dominazione austriaca quivi erano le carceri , ora demolite , pei reati politici . E noto quanto Silvio Panico , che vi fu rinchiuso , scrisse sulle medesime . Teatro alla Scala . Incendiatosi , la mattina del 25 febbrajo 1776 , entrante la quaresima secondo il rito ambrosiano , il teatro nel palazzo ducale , che era stato eretto nel 1717 sull ' area di altro pure consumato dalle fiamme il 5 gennaio 1708 , si pensò con autorizzazione di Maria Teresa di innalzarne uno immediatamente fuori dal suddetto palazzo , in località più comoda al pubblico . Il teatro incendiato era proprietà dei palchettisti , perchè nel 1717 costruito a loro spese , avendo l ' erario fornito soltanto l ' area ed i muri di cinta ; spettava quindi ai medesimi la spesa del nuovo se non volevano perdere i di - ritti dei palchi , rappresentanti un capitale di oltre tre milioni . Perciò scelsero tra loro dodici cavalieri , delegati a rappresentarli , e trattare col governo e cogli appaltatori circa i lavori . L ' imperatrice , annuente al desiderio del figlio che si erigessero due teatri , fu scelto pel primo 1' area dove sorgeva la chiesa di Santa Maria della Scala , pel secondo 1' area delle Scuole Canobbiane . Si stipulò un contratto solenne tra la R . Camera e la società dei palchettisti , Ia quale obbligossi a far edificare i due nuovi teatri sui disegni di Piermarini , che nel luglio dello stesso 1776 li compì . In corrisponsione la R . Camera assunse l ' obbligo di tenere aperto il teatro nel carnevale e nell ' autunno con spettacoli d ' opere in musica e balli , assegnando ai proprietari oltre il canone dei palchi , l ' affitto di vari locali , ed il ricavo dell ' appalto dei pubblici giuochi , contemplato però il caso di generale soppressione dei medesimi . In meno di due anni la fabbrica della Scala venne ultimata dai fratelli Fè , Marliani e Nosetti appaltatori , e il 3 agosto 1778 se ne fece la solenne apertura col dramma in musica Europa riconosciuta del maestro Salieri . Il Panini ebbe a porgere 1' argomento per la esecuzione del sipario . Venne poi a subire dei ristauri e delle rimodernature nel 1807 , 1814 , 1830 , 1865 e 1870 . - - La platea ha metri 24 , 84 in lungo , e 22 , 01 in largo , e la recingono sovrimponendosi cinque ordini di palchi , sommanti a 194 , coronati da una galleria aperta . Contiene circa 4000 spetta - tori . È provveduto di ampie sale per ridotto , di un caffè . Ha annessa una scuola da ballo . La Piazza , che ha nome da questo teatro , nel prossimo anno verrà arricchita di un grandioso monumento a Leonardo da Vinci , opera dello scultore cav . Pietro Magni ; sarà collocato nel mezzo del giardino fatto costruire nel 1SG0 dal Municipio . Teatro Filodrammatico . Ove esistevano la chiesa ed il monastero dei santi Cosma e Damiano , sorge un elegantissimo teatro di declamazione eretto nel 1798 da una società di cittadini costituita in Accademia . Il disegno originario è del Piermarini ; ma fu costruito con modificazioni dagli architetti Pollai : e Canonica ; manca tuttora al compimento la facciata . Ha quattro ordini di logge non interrotte da alcuna separazione , e può contenere 800 persone sedute . Possiede un lodatissimo sipario rappresentante la Scuola d ' Atene , opera di Andrea Appiani , del quale è pure la bella medaglia nella vôlta . V ' hanno anche ornati pregevoli di Gaetano Vaccani . Si accede al teatro mediante biglietto gratuito rilasciato dai soci . Sulle scene di questi dilettanti comparvero Vincenzo Monti , Carlo Porta , la Pasta , ecc . Nella via Filodrammatici devesi osservare una bella porta scolpita in marmo con bassorilievo e tre ritratti , fra i quali quello di Francesco Sforza . Lungo la vicina via del Giardino , che è d ' uopo riprendere per recarsi alla Porta Nuova , vi sono parecchi edifici degni di osservazione ; la Banca Nazionale , già casa Greppi , disegno del Canonica ; qui abitò re Carlo Alberto il 5 agosto 1848 , ove poco mancò rimanesse ucciso da una mano di alcuni cittadini , frementi per la perdita della guerra intrapresa da lui contro gli Austriaci ; il palazzo Loria , compiutosi nello scorso anno 1870 su disegno dell ' architetto Luigi Clerichetti : ha un magnifico cortile ; il palazzo Traversi , già Anguissola disegno del Canonica ; il palazzo Poldi - Pezzoli , disegno dell ' architetto Cantoni . In quest ' ultimo palazzo sono raccolti molti oggetti d ' arte ; ammirasi all ' esterno 1' ultimo lavoro dello scultore Bartolini , gruppo in marmo rappresentante Astianatte , gettato dall ' alto del - le mura di Troia da Perseo per comando di Ulisse . V ' hanno pure il palazzo Melzi , disegno dell ' architetto Giocondo Albertolli , e il palazzo d ' Adda , disegno dell ' architetto Arganini . La chiesa di San Francesco da Paola che vedesi nella stessa via del Giardino non presenta nulla di rimarchevole . Allo sbocco della Croce Rossa vi è l ' Albergo Milano . Archi di Porta Nuova . In fine della via del Giardino evvi un avanzo di monumento antico , vogliamo dire gli Archi , o Portoni chiamati di Porta Nuova . Essi rammentano una delle porte costrutte dalla Lega Lombarda nel 1171 sulla forma delle antiche porte romane a due archi , e coi marmi estratti dalle mure della città erette da Massimiano ; e perché tutta la costruzione fosse romana , si levarono dall ' antica cerchia persino le decorazioni e le iscrizioni , e si trasferirono sulle nuove porte . La storia di questo monumento si lega fino ai nostri giorni colla storia della libertà di Milano . Nel marzo 1848 ha degnamente fatto la sua parte nella rivoluzione delle cinque giornate . Tra il 1861 e il 1862 furono ristaurati a spese del Comune ; e il 18 marzo 1862 vi vennero col - locate le seguenti epigrafi dettate dal dottor Tullo Massarani : DA QUESTI AVANZI DELLA CERCHIA ANTICA MILANO DOPO SETTE SECOLI RINNOVÒ LE BATTAGLIE DELLA LEGA LOMBARDA MDCCCXLVIII . - - - - - - - - - - - - - - - LIBERA RESTAURANDO GLI ARCHI VETUSTI MILANO RIBENEDICE LE MEMORIE CITTADINE NEL NOME D ' ITALIA MDCCCLXII . Liceo Panini e Convitto nazionale Longone . Passati gli Archi , volgendo a sinistra , trovasi la via Fate - bene - fratelli . Evvi in essa da visitare il P . Liceo Panini , il quale possiede due copiosi ed ordinati gabinetti di fisica e di storia naturale , una biblioteca ed una raccolta di carte geografiche . Nell ' edificio stesso è insediato il Convitto nazionale Longone , riformato con decreto reale 24 settembre del 1861 . Era prima Collegio sotto la direzione dei Padri Barnabiti . Venne fondato -43- nel 1573 da S . Carlo in una casa degli Umiliati , sotto il titolo di Collegio di Santa Maria , per l ' ammaestramento della nobile gioventù , ma povera ; fu in seguito detto Collegio Longone , perchè uno di questa famiglia , Pier Antonio Longone , ne accrebbe le entrate con lascito 15 luglio 1613 . Chiuso , fu nel 1820 riaperto sotto la direzione , come si è detto , dei Barnabiti . In esso vi sono dieci posti interamente gratuiti , e venti a metà . A pochi passi abbiamo 1' Ospedale Fate - bene - fratelli . Nel 1588 venuti in Milano i frati ospitalieri di S . Giovanni di Dio , detti Fate - bene - fratelli , fondarono questo nosocomio in parte di locali di proprietà degli Umiliati . La prima pietra fu posta dall ' arcivescovo Gaspare Visconti . Era detto in origine Ospedale de ' Convalescenti di S . Giovanni Evangelista ; poi di Santa Maria d ' AraCoeli dalla unitavi chiesa ; in fine nel 1634 assunse l ' attua - le denominazione ( * ) . A quest ' Ospedale molti benefattori lasciarono ricche dotazioni per accrescerlo e mantenerlo . Con tali mezzi nel 1825 venne innalzato 1' attuale edificio su disegno dell ' architetto Pietro Gilardoni . Ha un grandioso atrio ; al piede della grande scala scorgesi la colossale statua marmorea di San Giovanni di Dio , uscita dallo scarpello del professore Pompeo Marchesi . In questo stabilimento non si ricevono che uomini , esclusi gli affetti da malattie croniche e veneree . Con decreto 9 marzo 1870 esso veniva sottoposto ad una Commissione amministratrice laica . ( * ) Dal costume seguito dal fondatore dell ' ordine , ne primordi del suo spedale , di portarsi in giro per la città , anche di notte , a questuare pe ' suoi poveri col grido Fate - bene , o fratelli , a voi stessi , ne venne il nomignolo dato a que ' padrii . Istituto dei Ciechi . Non lungi da quest ' ospedale evvi 1' Istituto dei Ciechi , fondato il 7 maggio 1839 da Michele Barozzi , e quivi stabilmente insediato il 1° dicembre 1855 , trasportatovi dal locale della Pia Casa d ' Industria di S . Marco . E assai rinomato pel sistema di educazione impartiti a quegli infelici . Chiesa di Sant ' Angelo . Seguendo pel Corso di Porta Nuova devesi visitare la chiesa di Sant ' Angelo , già officiata dai Minori Osservanti . E una costruzione imponente cominciata nel 1552; ne pose la prima pietra 1' arcivescovo Arcimboldi . La facciata ha due ordini ; uno dorico , 1' altro jonico , ed è ornata di varie statue . L ' interno è grandioso , in una sola navata , che si allarga nel presbiterio . L ' architetto ne fu Vincenzo Seregni . Benchè questa chiesa sia stata soggetta a diverse vicende , pure vi si sono conservati molti preziosi freschi , e varie pitture degne di essere ammirate , fra le quali quelle del Procaccini , del Barabino , del Semini , del Lomazzi , del Fiammenghino , del Legnani , del Caravaggino , del Suardi , del Morazzone , ecc . Casa di Salute . Questa Casa , per la cura di individui d ' ogni età , sesso e condizione , affetti da qualsiasi malattia medica , chirurgica ed ostetrica , mediante pensione da determinarsi a norma dei casi e delle esigenze , ora esercita da una Società anonima , ricostituita con istrumento 15 aprile 1866 , a rogito del notaio Migliavacca , devesi ad un legato di Lire 50 mila di Leopoldo Bevagna , primo agosto 1826 , il quale lasciava appunto due terzi del di lui patrimonio all ' erezione di un ospedale in Milano pel ricovero di ammalati in pensione . Fu aperto nel 1835 . Fabbrica dei Tabacchi . Presso Sant ' Angelo , in principio del secondo tronco della via Moscova , evvi pure la Fabbrica dei Tabacchi . Essa fu eseguita su disegno dell ' architetto Canonica , e per la medesima si occupò tutto il vasto convento dei Carmelitani Scalzi , che era stato eretto nel 1622 sotto il governatore Mendozza . Secondo il Torri , ove era quel monastero sorgeva la casa della famosa Guglielmina Boema . Nel 1801 parte del convento servì di Ospedale Militare per le guardie del generale Brune . Quasi dicontro a questa fabbrica evvi la caserma dei Carabinieri . Ospedale Fate - bene - sorelle . Questo Pio Stabilimento ebbe il suo principio nel 1814 circa nel Borgo degli Ortolani , nel locale del già soppresso convento e chiesa di Sant ' Ambrogio ad Nemus . L ' ex - religiosa , madre Giovanna Lomeni ne fu la promotrice ; mercè le cure della con - tessa Laura Visconti Ciceri , ebbe poi tale sviluppo da meritare a questa dama 1' onore di fondatrice . Il Pio Istituto andò poi sempre prosperando per continue beneficenze ; onde si pensò a dargli nuova sede , e nel 1841 si principiò l ' attuale elegante e maestoso locale su disegno dell ' architetto Giulio Aluisetti , Questo spedale è destinato a ricovero delle malattie acute . Con Decreto 30 agosto 1863 l ' Amministrazione di esso fu concentrata nel Consiglio degli Istituti Spedalieri . Di contro all ' ospedale è da visitare la rinomata fabbrica di carrozze del signor cav . Cesare Sala . Porta Nuova . L ' antichissima Porta era de - dicata a Saturno . L ' attuale edificio venne eretto nel 1810 , tutto di pietra arenaria , d ' ordine corintio , con casini laterali d ' ordine dorico ; il di - segno ne è gentile ed elegante , e devesi al poeta prof . cav . Giuseppe Zanoia . Linea B . ( N . 2 . Colore azzurro Porta Nuova ) . Per la via santa Radegonda . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Palazzo del Censo . Marino . Belgiojoso . Casa Manzoni Leone - Leoni . Monte di Pietà . Cassa di Risparmio . Comando Militare . Accademia di Belle Arti , ecc . Casa d ' Industria . Bagno Pubblico di Castelfidardo . CHIESE . San Raffaele . San Fedele . San Giovanni alle Case Rotte . San Marco . TEATRI . Della Commedia ( In costruzione ) . ALBERGHI E TRATTORIE . Popolo . Corona d ' Italia . Bella Venezia . Borsa . Chiesa di San Raffaele . La chiesa di San Raffaele riconosce la sua erezione dal re Berengario ; in seguito fu ricostrutta con disegno del Pellegrini : la grandiosa facciata non è ancora finita . Contiene qualche buona pittura del Figini , del Nuvolone , del Fiammenghino , ecc . Chiesa di San Fedele . Nella Piazza omonima vi è il bellissimo tempio di San Fedele , eretto sull ' area dell ' antichissima chiesa di Santa Maria in Solariolo . Il Pellegrini , che ne fu l ' autore , ha in esso spiegato il suo genio . - - Quell ' architetto , essendo stato chiamato in Ispagna , lasciò a Martino Bassi di condurre a termine il grandioso edificio . San Carlo , che lo fondò nel 1566 , volle consacrarlo il 24 giugno 1569 con molta solennità . I Gesuiti , venuti a Milano nel 1563 , entrarono in possesso di San Fedele nel 1569 . Aboliti i Gesuiti nel 1773 , vi subentrarono i Canonici della Cappella Regia di Santa Maria della Scala , chiesa stata chiusa il 5 agosto 1776 per fabbricare , come abbiamo veduto , il teatro grande . Soppressi parimenti questi canonici , continuò sino ai nostri giorni ad essere altra delle parrocchiali della città , conservando il titolo di Regia Cappella . Era in essa che si facevano i funerali aulici . L ' altare maggiore di questa insigne chiesa , composto di fini marmi , di sculture e di ricca doratura , è disegno dell ' architetto Pietro Pestagalli . Si contengono in essa chiesa pitture di Bernardino Campi , del Cerano , del Preterazzano , l ' allievo del Tiziano , dei fratelli Santagostino . E pure da ammirarsi un bel dipinto a fresco rappresentante la Vergine , quivi trasportato dalla chiesa di Santa Maria della Scala . Palazzo del Censo ed Archivio . Il palazzo della Direzione del Censo era già la casa o il Collegio dei Gesuiti . Venne rifabbricato sul di - segno dell ' architetto Pietro Pestagalli , dal quale pur furono disegnate e dirette tutte le interne costruzioni . La facciata con porta di pietra è d ' ordine dorico . In una parte del Collegio suddetto trovansi gli Archivi governativi , nei quali furono pure compenetrate tutte le carte pubbliche che erano nell ' antico Archivio del Castello . Fra i più curiosi documenti sono le gride e le ordinanze della città di Milano dal 1446 al 1450 dei signori capitanei et defensores libertatis . Teatro della Commedia . Di contro al tempio di San Fedele sta ora sorgendo un teatro per la commedia su disegno dell ' architetto Scala di Udine . Le proporzioni di questo teatro sa - ranno approssimativamente eguali a quelle della Fenice di Venezia . La platea misurerà , ai due assi principali , metri 13 , 50 per ciascuno ; il palco scenico avrà una profondità di metri A . La fronte verso la Piazza avrà un ' estensione lineare di 48 metri . L ' ingresso ed il passaggio dei cocchi sarà verso la via Berchet . Qui sorgeva la casa eretta nel IV secolo dai marchesi Imbonati , la quale nel 1829 passò in terza proprietà a Massimo d ' Azeglio . Fu ivi che questo illustre italiano eseguì dal 1830 al 1844 le migliori opere del suo pennello , e scrisse i romanzi storici Ettore Fieramosca , pubblicato nel 1833 , e Nicolò de ' Lapi , pubblicato nel 1841 . Nella Piazza di San Fedele evvi 1' albergo della Bella Venezia . Nel mezzo di essa sorgeva la casa Sannazzari , edificata in sullo scorcio del passato secolo dall ' architetto Piermarini , la quale conteneva ricchi musei d ' opere d ' arte , e una rara raccolta di uccelli , preparati dal Volpini . Verso il 1813 divenne proprietà del ministro Prina , e fu quivi che esso fu barbaramente ucciso il 20 aprile 1814 . In quell ' occasione , saccheggiata e guasta , la casa fu poscia del tutto demolita per dare agio maggiore alla chiesa . Palazzo del Marino . Tomaso Marini , genovese , venne a Milano verso il 1525 , e avendo presi , unitamente ad un suo concittadino Grimaldi , tutti gli appalti e dazi della città , ammassò in pochi anni una ricchezza sorprendente . Divenuto signore , ed in seguito duca di Terranuova , pensò a formarsi una magnifica abitazione , dove si tenevano le Finanze , dandone l ' incarico all ' architetto Galeazzo Alessi , perugino , che nel 1555 disegnò questo palazzo isolato con profusione grandissima di ornamenti . L ' edificio non venne terminato , vuolsi dalla tradizione popolare , perchè il Fisco andò al possesso di tutto il patrimonio del Marini , accusato di aver ucciso per gelosia la propria moglie nella sua villa di Gaggiano . Pare piuttosto che la confisca provenisse dai debiti verso lo Stato , cagionati dalla matta amministrazione di quell ' uomo . Nel 1682 fu venduto per ottanta - mila lire agli Omodei ; quella famiglia lo rivendette a Maria Teresa . Dopo aver servito a parecchi usi , specialmente per Uffici dipendenti dalla R . Finanza , vi si insediava nel 1861 il Municipio , che ne diveniva proprietario . La facciata verso la Piazza di San Fedele è la sola compiuta ; essa è di tre ordini di architettura , dorico , jonico e composito : è veramente imponente . Magnifico è anche il cortile . Vi si conserva una gran sala con pitture di Giovanni da Monte e di Ottavio Semini , del quale ultimo è la medaglia della vôlta , Psiche condotta al cospetto di Giove . L ' affresco del da Monte , il Ratto delle Sabine , andò perduto . Chiesa di San Giovanni . - - Presso il palazzo del Marino evvi la chiesa di San Giovanni alle Case Rotte , disegno di Francesco Richini , costruita sull ' area dell ' antica chiesa di Sant ' Anastasia , consumata dal fuoco nel 1728 . Non presenta senta nulla di rimarchevole , eccetto due dipinti , 1' uno del Giudici , e del Del Cairo l ' altro . Palazzo Comunale . - - Limitrofo alla chiesa evvi un palazzo , ora pur proprietà del Municipio e sede di Uffici civici . In questa linea erano le case di Guido della Torre , capitano perpetuo del popolo , guaste nell ' anno 1311 dalla fazione Ghibellina ; e perciò tanto la chiesa di San Giovanni come questo palazzo diconsi alle Case Rotte da quelle rovine . Palazzo Leoni . Nella via degli Omenoni evvi la casa Besana , già di Leone - Leoni , aretino , famoso scultore ed architetto del secolo XVI , il quale la ornò di varie sculture di sua mano . Le cariatidi , scolpite dal Vairone , tengono molto della scuola di Michelangelo . Palazzo Belgiojoso . Qui presso è la Piazza Belgiojoso nella quale è degno di osservazione il palazzo principesco di quella famiglia , eretto nel 1777 su disegno dell ' architetto Piermarini . Contiene nell ' interno pitture di Martino Knoller e Albertolli , e stucchi di Gerli . In questo palazzo abitò il maresciallo Brune . In angolo alla piazza Belgiojoso e la via del Morone è la casa di Alessandro Manzoni . Monte di Pietà . Il Monte di Pietà , destinato a provvedere con pronte sovvenzioni in denaro ai pressanti bisogni dell ' indigenza , ed a sottrarre la medesima dalle rovinoso estorsioni dell ' usura , venne fondato dalla liberalità dei cittadini , eccitata dalle prediche del francescano Domenico Ponzone nell ' anno 1490 , con approvazione e con sussidi di Lodovico Maria Sforza , detto il Moro , settimo duca di Milano . La primitiva sede era in via Santa Maria Segreta . Venne sempre più arricchito con altre pie disposizioni , non che colle generose elargizioni di Maria Teresa e di Giuseppe II . Nel 1783 fu trasferito ove trovasi al presente , in edificio eretto dall ' architetto Piermarini nell ' area sulla quale surgevano i soppressi conventi di monache dell ' ordine di Sant ' Agostino e di Santa Chiara . Nel 1796 , per varie vicende , essendosi quasi annientato , fu chiuso ; e quindi nel 1804 riaperto . Il 20 giugno 1810 ebbe un nuovo regolamento , e venne infine riordinato , secondo il bisogno dei tempi progrediti , in questi ultimi anni . Palazzo della Cassa di Risparmio . Nell ' area , ove esisteva in via Monte di Pietà il palazzo disegno del Piermarini , da ultimo sede dell ' Intendenza Militare , eretto ove già erano il convento e la chiesa delle monache cappuccine di Santa Barbara soppresse nel 1782 , a spese dell ' Amministrazione della Cassa di Risparmio si è innalzato un grandioso palazzo isolato , di - segno dell ' architetto Balzaretti , imitazione del palazzo Strozzi di Firenze . Sarà la sede della Cassa di Risparmio . Comando Militare . In via di Brera è il Comando Militare ; era già palazzo appartenente alla famiglia Cusani . E ’ di stile barocco , architettato dal Ruggeri , che vi aveva finto alla base una montagna su cui posasse lo Stiliobate ; ora i rocchi ne furono scarpellati . Il Piermarini disegnò la facciata verso il giardino . Degne di essere osservate sono le stanze , ricche di stucchi e di pitture . Palazzo di belle arti , o di Brera . Già casa degli Umiliati , indi dei Gesuiti ; attualmente vi hanno sede i principali rami delle scienze e delle arti . Questo palazzo è uno dei più grandiosi ed imponenti edifici della città nostra . - Il disegno originale devesi all ' architetto Francesco Richini ; il Piermarini vi aggiunse la maestosa porta con colonne doriche , dando termine alla facciata . Nella magnifica corte quadrangolare , circondata da doppio ordine di portici sostenuti da doppie colonne , vedonsi le statue di uomini distinti per dottrina , e quella in bronzo di Napoleone I al centro , dovuta al Canova . Grandioso è lo scalone a doppie andate colle statue di Beccaria e di Parini . Il palazzo contiene : L ' Istituto lombardo di scienze , lettere ed arti , sorto l ' anno 1802 , la cui missione è di raccogliere le utili scoperte e di eccitare al perfezionamento di tutti gli studi ; componesi di due classi di scienze matematiche e naturali , cioè , di lettere , scienze morali e politiche . L ' Accademia di Belle Arti , fondata da Maria Teresa nel 1776 , progressivamente ordinata ed ampliata , e pur da ultimo con decreto reale 3 settembre 1859 . Conta attualmente un Corpo accademico composto di venti accademici oltre il Presidente ed i professori delle varie scuole con voto deliberativo , che formano il Consiglio ; e di un numero indeterminato di soci onorari senza voto . La Biblioteca , istituita nel 1770 da Maria Teresa , possiede tal numero di manoscritti e tale quantità di opere di vario genere e rare edizioni e manoscritti e corali da potersi ritenere fra le distinte d ' Italia . Venne formata colla libreria dei Gesuiti e della famiglia Pertusati , coi libri di Haller , colla ricca collezione donata dal cardinale Durini e dal conte di Firmiam , ecc . , ecc . Il Gabinetto numismatico contiene tutte le classificazioni appartenenti alla numismatica antica e moderna , e possiede una biblioteca propria di opere relative alla scienza . Venne fondata nel 1803 . L ' Osservatorio astronomico innalzato dai Gesuiti nell ' anno 1766 , sotto la direzione del padre Boscovich . Il Gabinetto tecnologico , ricco di una collezione di macchine , modelli e disegni , destinato specialmente all ' istruzione degli artieri . Il Museo patrio d ' archeologia , istituito nel 1862 per la raccolta e conservazione dei monumenti patri dello Stato , del Municipio e di quelli offerti dai privati . La Cimelioteca , in cui sono raccolti cimelii scientifici , manoscritti , ecc . di Alessandro Volta . L ' Ateneo , composto di 60 membri effettivi domiciliati in Milano e di un numero illimitato di soci corrispondenti nazionali e stranieri . La Pinacoteca ( * ) , nei cui corridoi a mano manca sono raccolti gli affreschi di Bernardino Luini e della sua scuola , e nelle sale quadri di G . C . Procaccini , del Tiziano , del Salmeggia , di Wan - Dik , di Paride Bordone , del Guercino , di Rubens , del Domenichino , dell ' Albano , di Gaudenzio Ferrari , dei Caraccio , di Daniele Crespi , dei Campi , di Benvenuto da Garofolo , del Tintoretto , di Paolo Veronese , del Moretto , di Giacomo Palma , di Stefano di Ferrara , di Carlo Crivelli , del Mantegna , di Bellino Gentile , di Nicola Pisano , di Bernardino Marchesi , del Cima da Conegliano , di Giovanni Sanzio padre di Rafaello , di Van - Thielen , del Morillo , di Guido , di G . B . Moroni , di Lorenzo Costa , del Francia , di Vittore Carpaccio , di Cesare da Sesto , di Rafaello , e moltissimi altri di tutte le scuole , e dei primi tempi della pittura , di cui puossi trovare particolareggiato cenno nelle apposite guide . A destra le sale che servono all ' esposizione degli annuali concorsi di pittura , di scultura ed architettura , e contengono oltre due copie del Cenacolo , i quadri che riportarono il primo premio ai concorsi generali . In questo palazzo abitarono 1' abate Giuseppe Panini e l ' astronomo Barnaba Oriani . Il primo morì il 15 agosto 1799 , ed il secondo il 12 novembre 1832 , come lo indicano le due iscrizioni poste sulla facciata del palazzo verso la Piazzetta . ( * ) Vi si può accedere tutti i giorni dal 5 novembre al 20 aprile dalle ore 9 antimeridiane alle 3 pomeridiane : dal 21 aprile al 4 novembre dalle ore 9 alle 4 . Chiesa di San Marco . - - Nella Piazza omonima sorge il tempio di San Marco . Venne nell ' area di antichissima chiesa ricostruito nel 1254 in istile gotico con fregi in cotto , finestre a sesto acuto ; soltanto la facciata presenta ancora l ' idea di sua origine vetusta . Vuolsi rifabbricato per voto dei milanesi , e dedicato a San Marco in riconoscenza di servigi ricevuti dai Veneziani . L ' interno è . decoroso , di forma moderna con tre navi , ed è . a croce latina ; fu rimodernato nel secolo XVI . Possiede pitture del G . P . Lomazzo , del Conca , di A . Campi , di G . C . Procaccini , del Cerano , del Genovesino , ecc . ; e diversi monumenti sepolcrali , segnatamente quello di Lanfranco Settala , primo generale degli Agostiniani , morto nel 1264 , e vuolsi lavoro di Balduccio da Pisa . Casa d ' Industria . L ' annesso vasto monastero degli Agostiniani , padri soppressi nel 1797 , servì di caserma militare prima e dopo la Re - pubblica Cisalpina , ora ai soldati francesi , ora ai Polacchi , ora ai Cisalpini e Italiani . -1127 luglio 1815 vi venne aperto dal governo la Pia Casa d ' Industria e Ricovero pei poveri , e nel 1868 , per cura del Municipio , anche il Ricovero di Mendicità . Bagni pubblici . Stabilimento in costruzione in via Castelfidardo . Racchiude vasche comuni pei nuoto non troppo felicemente ideate . Linea C . ( Colore terraceo . Barriera Principe Umberto ) . MONUMENTI . EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Monumento Cavour . Istituto tecnico superiore . Palazzo Taverna . Palazzo Melzi d ' Eril . della R . Zecca . Regia Casa di Pena . Barriera . Stazione Centrale . CHIESE . San Bartolomeo . ALBERGHI . Cavour . Manin . Firenze . Percorrendo la linea dalla Piazza del Duomo alla barriera Principe Umberto devesi fare attenzione al palazzo in angolo tra la via Monte Napoleone e la via Sant ' Andrea . Era quivi l ' antica casa Marliani , di architettura bramantesca , ridotta alla moderna costruzione dall ' architetto Piermarini . Fu sede questo palazzo del Monte Camerale di Santa Teresa , specie di Debito Pubblico , istituito da Maria Teresa con un primo decreto 18 dicembre 1755 ; quindi del Monte Napoleone , fondato nel 1804 da Bonaparte allo scopo di consolidare e redimere il debito . Dopo il 1814 , gli Austriaci vi insediarono il Monte Lombardo - Veneto , che , nel 1864 , il governo italiano tramutò in Debito Pubblico . Di contro a questo palazzo è la casa portante il num . 23 , di proprietà della famiglia Verri , ed ove abitarono Pietro Verri , lo storico ed economista , ed i suoi fratelli Alessandro , autore delle Notti Romane , e Carlo , scrittore in agronomia . È rimarchevole anche la casa Vidiserti n . 37; ivi il 18 marzo 1848 si raccolsero i capi della insurrezione di Milano contro gli Austriaci . Apposite iscrizioni indicano poi ove abitarono e morirono gli scrittori e poeti Carlo Porta e Tomaso Grossi . Nella vicina via dei Bigli è l ' antico palazzo dei conti Taverna , ora del sig . Andrea Ponti , che si vuole architettura dalla scuola del Bramante ; la facciata venne restaurata non sono molti anni . Ammirabili le pitture nel cortile ; esse appartengono alla scuola del Luini . Nella vicina casa , pure Taverna , mentre il popolo milanese combatteva nelle cinque giornate del marzo 1848 , il Comitato centrale dell ' insurrezione respingeva l ' armistizio offerto dal generale Radetzki , e si costituiva in Governo Provvisorio . La famiglia Taverna ha un bel palazzo anche nella via Monte Napoleone . Piazza Cavour . Così chiamata pel monumento innalzato dal Municipio di Milano al grande ministro Camillo Benso conte di Cavour , che vedesi nel mezzo di essa Piazza . La inaugurazione del monumento avvenne la prima domenica di giugno dell ' anno 1865 . La statua di Cavour fu modellata da Edoardo Tabacchi , quella di Clio , che le sta ai piedi in atto di scrivere , da Antonio Tantardini . La fusione in bronzo delle medesime fu eseguita dal Papi di Firenze . In Piazza Cavour abbiamo di rimarchevole 1' Istituto Tecnico Superiore . Creato colla legge 13 novembre 1859 , ebbe principio di attuazione pel reale decreto 13 novembre 1862 . L ' edificio attuale , ricostruito con moderna architettura sotto il Regno Italico con disegno dell ' architetto Pietro Pestagalli , servì a parecchi usi , che non è ufficio nostro qui rammentare . Dalla Piazza Cavour si può anche avere accesso al Civico Museo , un cui ingresso trovasi nella via Manin . In questa Piazza vi è da visitare Io studio dello scultore cav . Pietro Magni , il quale sta eseguendo il gran monumento a Leonardo da Vinci , che dovrà sorgere nel mezzo di Piazza della Scala . Intorno al piedestallo del medesimo , saranno le statue degli scolari del fondatore della scuola lombarda : Salaino , Boltrafiio , Marco d ' Oggionno e Cesare da Sesto . Abbiamo pur quivi l ' Albergo Cavour . Percorrendo la via Manin è degno di osservazione il palazzo ducale Melzi di Eril , che fu abitazione di Francesco Melzi d ' Eril , vice - presidente della Repubblica Italiana , e vi morì il 16 gennaio 1816 nella età di 63 anni . In questa via è 1' albergo Manin con eccellente servizio di trattoria alla carta e a pasto . Volgendo nella via Moscova devesi visitare la Regia Zecca . Questo stabilimento monetario è stato eretto nel 1778 , ed è in moltissima considerazione , tanto per la quantità , delle macchine che servono alla fabbricazione delle monete , quanto per l ' ottimo sistema che si è introdotto , e per la scelta degli artefici ed operatori d ' ogni genere . Fu in questo stesso stabilimento che si illustrarono il cav . Morosi e il bolognese Luigi Manfredini . Prima dell ' anno 1778 la Zecca era situata nella via omonima presso San Sepolcro , e vi ò riconosciuta in quel luogo fin dal 872 , Poco lontano dalla Zecca vi è la nuova chiesa di San Bartolomeo , cominciata nel 1867 . Il disegno è dell ' architetto Maurizio Garavaglia , il quale nell ' interno si attenne alla demolita chiesa di Santa Marta , che era nella Piazza omonima , ed architettata da Francesco Richini . Nella via Principe Umberto sono degne di osservazione le case Maciacchini , architettura toscana dello stesso Maciacchini , e Calegari , architettura del Jodani . In angolo a questa via e quella Parini vi è l ' albergo Firenze . Trovandosi in questa località devesi visitare la Regia Casa di Pena , che sorge in via Giuseppe Parini . Essa è il primo edificio in Italia , eretto fin dal 1762 per uso carceri a forma penitenziaria ; architetto ne fu Francesco Croce ; ma non fu terminato . Ebbe gli elogi del benefico Howard , e destò 1' ammirazione di nostrali e forestieri . Barriera Principe Umberto . Questa barriera venne inaugurata nell ' autunno 1865 . Fu eseguita su disegno dell ' architetto Balzaretti , del quale sono pure i casini laterali , non che gli spazi a giardino tanto ai lati , quanto lungo la via Panini , e fuori città , per accedere alla stazione ferroviaria . Il re di Portogallo , Luigi Filippo Maria , fu il primo a passarvi . Stazione Centrale . La stazione centrale venne inaugurata il 5 maggio 1864 . Elevasi quasi a livello del bastione a 245 metri fuori della città ; ha una forma planimetrica rettangolare , col maggior lato di metri 233 œ di lunghezza , e poco meno di 78 di larghezza : due fronti , l ' una verso la città , l ' altra verso la campagna , insieme collegate da una gran galleria coperta di 40 metri e mezzo di larghezza . Nella fronte verso la città , trovasi l ’ ingresso e l ' ordinamento del servizio pubblico , nella fronte verso la campagna gli uffici della locale Direzione . Il servizio per le partenze è posto a sinistra di chi accede alla stazione , ed il caffè , squisitamente provveduto d ' ogni genere di trattoria e bottiglieria , è all ' estremo di questo lato . Alla parte opposta sta invece il servizio degli arrivi , e la loggia reale con molta ricchezza costruita . Nelle sale vi sono affreschi grandiosi dei pittori Gerolamo Induno ed Eleuterio Paliano . Linea D . ( Colore violaceo Porta Tenaglia ) . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Foro Bonaparte . Castello . Piazza d ' Armi . Arena . Arco del Sempione . Il Tivoli . L ' Eco della Simonetta . CHIESE . Santa Maria della Consolazione . TEATRI . Circhi pel popolo . ALBERGHI ( * ) . Foro Bonaparte . Sull ' area delle demolite fortificazioni del Castello , dal lato di mezzodì , dall ' architetto Canonica disponevasi a pubblico passeggio la Piazza denominata quindi Foro Bonaparte , con svariati campi e zolle , e ben disposti viali ornati d ' alberi che gli Austriaci , me - mori delle cinque giornate del marzo 1848 , al loro ritorno nell ' agosto di quello stesso anno , fecero abbattere . L ' attuale ordinamento del Foro Bonaparte devesi alla Giunta Municipale , che dal 1864 vi continua a fare abbellimenti , su disegno dell ' ingegnere architetto cav . Agostino Nazari . Castello . Il Castello , detto anticamente la Fortezza di Porta Giovia , venne innalzato nel 1358 da Galeazzo II Visconti , con architettura militare di quei tempi . La fabbrica fu terminata nel 1368 . Essa doveva tenere in freno gli amatissimi sudditi . Morto Galeazzo , ad istanza dei cittadini , venne demolito . Se non che succeduto il figlio di lui Giovanni Galeazzo conte di Virtù , dopo l ' usurpazione dello Stato ( * ) In questa linea non vi sono che alberghi ed osterie secondarie . Milanese , non tardò a farne rifabbricare un altro di maggiore robustezza , e vi fissò poi la sua stanza , e qui nasceva il di lui figlio secondogenito Filippo Maria , in cui dovevasi spegnere la linea dominatrice dei Visconti . Così stette fino al 1447 , quando , morto quest ' ultimo duca , i Milanesi , proclamata 1' Aurea libertà ambrosiana , credettero necessario spianare quel forte per togliersene di dosso la soggezione . Ma anche questa volta si trovò subito chi lo rifacesse , e fu Francesco Sforza , quando con nessun diritto , ma colla più efficace delle ragioni , la spada , acquistò Milano , e ne corroborò tutti i punti . La nuova fortezza sorse in forma di un gran quadrato con alte mura cinte da fossato , e con vigorosi torrioni agli angoli rivolti verso la città , e di tale altezza elle le palle ad un bisogno potessero da essi volare in mezzo della città , stessa . Le diede vie coperte , oscure prigioni , cameroni pei militi , stanze col trabocchetto , ingressi muniti di alte torri con grande cortile interno quadrilungo , con rocchetto centrale per tenere , quando bisognasse , in freno lo stesso Castello , e per racchiudervi il tesoro . In questo quadrato era compreso il palazzo ducale , di cui si ponno mirare gli avanzi . Un fulmine , scoppiato ai 28 giugno 1521 nella polveriera , mandava in conquasso grande parte dell ' edificio , che fu ristaurato sotto i regni di Carlo V e Filippo II , e ridotto nelle più recenti regole militari , coronato di sei baluardi , cortine , fossi , strade coperte , mura fortissime , ecc . Salvo alcuni miglioramenti fatti nel 1734 durò la fortezza in quello stato sino al 1500 . Sostenne otto assedi . Con legge 30 nevoso , anno nono repubblicano , fu decretata dal Governo Cisalpino la demolizione della fortezza e 1' erezione del Foro Bonaparte , nel quale dovevano essere raccolti stabilimenti per le assemblee del popolo , per le arti , per le scienze , pel commercio e pel soldato emerito , ed innalzato , nel luogo il più insigne , un grandioso monumento , che tramandasse alla posterità le gloriose gesta degli eserciti francesi in Italia . Il progetto relativo al Foro Bonaparte era dall ' architetto Giovanni Antolini presentato al Governo il 25 frimale del suddetto anno . La prima pietra fu posta con gran solennità il 30 aprile 1801 , presso lo sbocco della via Cusani . Ma caduta la Repubblica Cisalpina non si pensò più alla costruzione del Foro Bonaparte . Il Castello , rimasto dall ' antica fortezza , venne ad avere parecchie migliorie , la più importante , verso la Piazza d ' anni , devesi all ' ingegnere militare colonnello Rossi sotto il Regno italico . I due torrioni di solide bugne agli angoli verso la città , furono mozzati dal popolo nel 1548 . Nel 1862 l ' attuale Governo demolì alcune opere forti fiancheggianti quei torrioni , e vi costrusse da un lato l ' elegante edificio gotico che serve a scuola di equitazione . Chiesa di Santa Maria . La chiesa di Santa Maria della Consolazione , detta del Castello , già convento degli Agostiniani , soppressi nel 1769 , fu fondata , secondo alcuni , dal duca Galeazzo Maria Visconti , e giusta l ' opinione di altri , da Giovanni Galeazzo . Fu dappoi , con disegno dell ' architetto Gio . Battista Chiappa , rimodernata . Contiene pitture di Camillo Procaccini , di Daniele Crespi , di Gaudenzio Ferrari e di altri . Piazza d ' Armi . Lo spazio dal lato di tra - montana del Castello nell ' anno 1806 venne ridotto a piazza per militari esercizi , d ' onde la denominazione di Piazza d ' armi . Ha la lunghezza di metri 549.93 , la larghezza di metri 654 . 43 . Qui presso evvi il bersaglio militare , della Guardia nazionale e della Società dei Carabinieri milanesi . In questa Piazza , specialmente durante il primo Regno d ' Italia , si sono fatte di molte feste popolari . L ' Arena . Questo grandioso edificio ò uno dei più insigni che si eressero sotto il Governo italico per accrescere il decoro e lo splendore della città di Milano , che mancava di un monumento di questo genere . Esso ha la forma di un elissi col maggior asse di 240 metri sopra 120; venne disegnato dall ' architetto Canonica ad imitazione del Circo di Caracalla , e può conte - nere 30,000 spettatori . Fu incominciato nel 1805 , e alla sua costruzione si impiegarono le pietre del demolito castello , ed alla fronte delle carceri gli avanzi del castello di Trezzo . Imponente è il Pulvinare , posto verso il mezzogiorno , non che la porta principale . Serve ai pubblici spettacoli di corse di cavalli e di bighe , ed ai giuochi ginnastici e pirotecnici , ed è atto altresì a divertimenti di naumachia , avendovi il comodo di riempire tutta l ' Arena col rigagnolo scorrente tra il podio e l ' Arena stessa . Nell ' inverno serve al divertimento del pattinaggio . Venne il giorno 17 dicembre 1807 inaugurato con un grande spettacolo di naumachia , presente 1' imperatore Napoleone . Arco del Sempione . L ' architetto Luigi Caguola , avendo per le nozze del vicerè Eugenio , nel 1806 , alzato a Porta Orientale un arco di legno e tela con stile classico e pretto , il Consiglio Municipale decretò fosse eseguito di marmo bianco a capo della strada del Sempione , adoperandovi i 200 mila franchi che Napoleone aveva assegnati alla città per spese di ornamento pubblico . L ' autunno del 1807 se ne gettarono le fondamenta , e al 1814 erasi all ' imposta delle due arcate minori . Il 19 aprile di quell ' anno se ne sospendevano i lavori per la caduta del Regno d ' Italia . Francesco I , per istanza della Congregazione centrale , che implorò di impiegare nella costruzione i crediti che le provincie avevano per somministrazioni fatte agli eserciti Austriaci , supplendo nel resto lo Stato , autorizzò il proseguimento di quei lavori , che , ripigliati nel 1816 , terminarono nel 1838 . Dovevano fregiarlo la statua della Vittoria , in ricordo della battaglia di Jena , e i fasti napoleonici . Il Governo austriaco volle che portasse la statua della Pace , e i fatti che precedettero quella pace sciagurata . Il monumento componesi di un arco grandissimo fiancheggiato da due minori , il tutto sormontato da un attico . E adorno di colonne monoliti di marmo di Crevola , e lo fregiano molti bassorilievi di G . Monti , di Cacciatori , di C . Pacetti , di C . Monti , di Rusca , di Acquisti , di Perabò , di Marchesi , di Somaini , ed ornamenti e statue di squisito lavoro . La sestiga colossale , modellata da A . Sangiorgio , venne fusa in bronzo dal Manfredini , come pure le quattro Fame modellate dal Putti bolognese . I due casini laterali di granito rosso sono di maestosa semplicità dorica . L ' arco è praticabile nell ' interno ; comoda scala conduce alla sommità , dalla quale si gode la vista di stupendi panorami , e si porno ammirare da presso la sestiga e le statue . La spesa . per salire è tenuissirna . Sotto questo monumento , il giorno 8 giugno 1859 , entravano l ' imperatore Napoleone III e re Vittorio Emanuele , vincitori nei campi di Palestro e di Magenta . A perpetuare sì felice avvenimento vennero , il 18 marzo 1860 , cancellate al sommo dell ' Arco le impronte servili , e poste le seguenti epigrafi : ( verso la campagna ) ENTRANDO CON L ' ARMI GLORIOSE NAPOLEONE III E VITTORIO EMANUELE II LIBERATORI MILANO ESULTANTE CANCELLÒ DA QUESTI MARMI LE IMPRONTE SERVILI E VI SCRISSE L ' INDIPENDENZA D ' ITALIA MDCCCLIX ( verso la città ) ALLE SPERANZE DEL REGNO ITALICO AUSPICE NAPOLEONE I I MILANESI DEDICARONO L ' ANNO MDCCCVII E FRANCATI DA SERVITÙ FELICEMENTE RESTITUIRONO MDCCCLIX Questo Arco doveva formare il principio della magnifica strada , che congiungeva Milano colla sommità del Sempione , opera delle più dispendiose e difficili che siensi intraprese sotto il Governo italico . La lunghezza della strada da Gabio , confine in allora del Regno , sino a Soma è di metri 106 , 586 . Da Soma a Milano , continuata dal Governo austriaco , metri 51,000 . Il Tivoli . Di fianco all ' Arena avvi uno spazio di terreno che la Giunta Municipale sta ordinando per luogo di sollazzi popolari , denominandolo il Tivoli . La Porta Tenaglia , che è qui presso , è una delle più vecchie , e reclama dal Municipio urgente ricostruzione . Non molto lungi fuori di questa Porta , evvi un palazzo denominato la Simonetta , da un già suo proprietario , celebre per la singolarità di un Eco che , allo scoppio di un ' arme da fuoco , al getto di un grido , si fa udire in un angolo del cortile , aperto da un lato , e viene ripetuto distintamente più di trenta volte , finchè , scemando , di mano in mano si perde . Crediamo abbia il primato sull ' Eco del Battisterio di Pisa . Ciò che di questo fabbricato rimane , dimostra bastantemente quello che doveva essere di magnifico a ' suoi tempi . Sulla costruzione di esso , la malignità , che non ha sempre torto , disse che fu eretto dagli appaltatori dei bastioni , e regalato poi a don Ferrante Gonzaga per gratitudine di avere questo governatore chiuso gli occhi sul prezzo e sul modo onde quell ' opera fu eseguita . Per avere accesso nel palazzo si deve pagare una tassa di centesimi 50 . Linea E . ( Colore giallo . Porta Magenta ) . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Palazzo del Bollo . Litta . Orfanotrofio femminile . CHIESE . Santa Maria Segreta . San Nazaro Pietra Santa . Santa Maria alla Porta . Monastero Maggiore . Le Grazie . ALBERGHI . Beccaccia . Nella linea dalla Piazza del Duomo alla Porta Magenta havvi il palazzo , sede degli uffici del Bollo e di altri delle regie Finanze , eretto al Bocchetto , ove esisteva il monastero colla chiesa di Sant ' Ulderico , vescovo di Augusta , soppresso nel 1787 : offre poco di rimarchevole . Si disse questa località del Bocchetto da uno sbocco di condotto d ' acqua o piscina , costruito ivi presso . Chiesa di Santa Maria Segreta . Di questo tempio si fa menzione fin dal secolo XI come fondato da donna di famiglia cospicua . Nel seco - lo XVIII fu ridotto alla odierna forma su disegno dell ' architetto Giulio Galliori . In materia d ' arte , nella chiesa , altro non si ravvisa di interessante che un quadro del Panfilo rappresentante la Vergine col Bambino , e l ' altare maggiore , costrutto di fini marmi e di bronzi dorati su disegno del prof . Giuseppe Levati . Chiesa di San Nazaro Pietrasanta . E questa chiesuola molto elegante : l ' altare maggiore è dell ' architetto Zanoja ; possiede pitture di Cesare Procaccini , Aurelio Luini , Ridolfo Cunio , scolare del Cerano . Questo tempio fu detto di Pietra santa , secondo una tradizione , da un cippo di marmo africano , sul quale inginocchiossi il vescovo Ambrogio , implorando la sconfitta degli Ariani . Santa Maria alla Porta . Questa chiesa fu così detta perché già presso la porta Giovia e le mura fabbricate dall ' imperatore Massimiano Erculeo ; lo che dimostra la sua antichità . La vecchia chiesa fu rifabbricata nel 1652 su disegno di Francesco Richini per ordine di Benedetto Aresi . Sulla bella facciata , restaurata alcuni anni or sono , vedesi un basso rilievo in marmo rappresentante l ' incoronazione della Madonna , eseguito da Carlo Simonetta . Nell ' interno vi è una statua del Simonetta stesso , e parecchie pitture di Marco d ' Oggionno , di Camillo Procaccini , del Lomazzo . Monastero Maggiore . Molti pretendono che in origine qui fosse il tempio di Giove , e che le quattro belle colonne di porfido che sostengono la tribuna dell ' altare maggiore in Sant ' Ambrogio si trovassero in quell ' edificio . Diverse sono le opinioni sopra 1' epoca della fondazione del monastero : alcuni l ' attribuiscono a San Martino nel IV secolo ; tutti però si accordano nell ' ammetterlo ampliato da Ottone imperatore nel X secolo . La chiesa , già dedicata alla Madonna , venne nel secolo XII intitolata a San Maurizio . Fu già quell ' edificio , sino al 1799 , chiostro di Benedettine , e venne chiamato Maggiore , sia per copia di privilegi che per numero di monache . Si pretende che Barbarossa , prescrivendo il diroccamento di Milano , ordinasse di rispettare il Monastero Maggiore , la basilica di Sant ' Ambrogio e la cattedrale . La chiesa attuale col monastero ( ora sede di scuole comunali ) fu costrutta col disegno dell ' architetto Giovan Giacomo Dolcebono , pavese , scolaro di Bramante . La facciata è tutta di marmo , condotta con isquisito gusto dal milanese Francesco Pirovano . L ' interno della chiesa è una vera galleria di Scuola Lombarda ; vi primeggiano affreschi di Bernardino Luini , di Calisto Piazza da Lodi , di Pietro Gnocchi , di Lomazzo , Ferrari , e di - pinti di Antonio Campi . In questa chiesa leggonsi due iscrizioni sepolcrali , le quali ricordano d ' essere stati ivi sepolti , nell ' anno 1532 , Alessandro Bentivoglio , signore di Bologna , scacciato da papa Giulio II , e nel 1545 Ginevra Bentivoglio , moglie di Giovanni Carretto marchese di Finale . Il fianco di levante della chiesa venne deturpato nei secoli decorsi coll ' addossamento di case ; rimasto di nuovo scoperto per I ' apertura della via Bernardino Luini , si va a ristaurare in pietra e - laterizi su disegno del pittore Angelo Colla . Nello stesso fianco di levante , presso la via Ansporto , scorgesi una torre quadrata a diversi piani , innalzata ai tempi di Massimiano :.una porta a lato della medesima , con colonne di marmo antico isolate , deve aver servito di comunicazione al Circo romano , che esisteva nella vicinanza . Presso questa torre avvene altra rotonda , divisa in tre piani , e che vedesi da tergo al tempio . E opera , coll ' unito avanzo di antiche mura , dell ' arcivescovo Ansperto , il quale l ' avrebbe fatta costruire a difesa del monastero . La parte terrena si crede aver servito di carcere ad alcuni martiri milanesi , fra cui Gervaso , Protaso , Vittore , Naborre e Felice . Palazzo Litta . Questo palazzo fu fatto in - cominciare dal conte Bartolomeo Arese , presi - dente del Senato al tempo di Filippo IV di Spagna , sul disegno di Francesco Richini , e terminato in seguito dai successori di lui . Presenta una facciata maestosa e ricca di marmi ; l ' in - terno è decorato di grandiosi vestiboli e portici in giro sostenuti da colonne ; lo scalone magni - fico di marmo , che vi fu aggiunto posteriormente , è opera di Carlo Giuseppe Merli . E ricco pure di sontuose stanze , di un bel giardino e annessa cavallerizza . Morto l ' Arese , passò il palazzo al conte Giulio Visconti , nipote suo , ed ultimo vicerè di Napoli per Carlo VI ; da questi pervenne per eredità alla famiglia Litta - Visconti - Arese . Orfanotrofio femminile . Nel Corso Magenta evvi anche l ' Orfanotrofio femminile . Fino dal decimosesto secolo si pensò a sopprimere in Milano la mendicità , ed in questo luogo , denominato di Santa Maria della Stella , già convento di Benedettine , stabilì San Carlo Borromeo uno specale pei mendicanti . Creato arcivescovo di Milano , il cardinale Federico Borromeo fece costruire da Fabio Mangone solida e semplice fabbrica per applicarla al ricovero degli orfani d ' ambo i sessi , la quale venne poi destinata a beneficio delle sole femmine . Le orfane si ammettono dai 7 ai 12 anni , senz ' obbligo di speciale corredo ; devono appartenere a famiglie povere di Milano , aventi costì il decennale domicilio ; sono preferite quelle che hanno perduti entrambi i genitori . Alcune piazze sono di patronato privato . Il fabbricato venne ristaurato or non sono molti anni . Chiesa di Santa Maria delle Grazie . Questa chiesa fu fabbricata nel luogo ove esisteva - no i quartieri delle milizie del duca Francesco I Sforza , sotto il comando del generale conte Gaspare Vimercati , il quale , nel 1463 , donò ai Domenicani il fondo ed unitovi santuario con effigie della Madonna molto in venerazione , a patto che fabbricassero un tempio grandioso ed un convento . Lodovico il Moro e Beatrice sua moglie , nel 1492 , presero ad ingrandire la chiesa medesima in forma di croce latina ; ma per le vicende di lui rimase l ' opera imperfetta . I fini lavori di cotto , gli stemmi , le medaglie e gli emblemi che veggonsi esteriormente nella parte del coro , dimostrano quanto Lodovico si studiasse di renderla elegante . La facciata è semplice , di gotica architettura , e non presenta di osservabile che il piccolo pronao alla porta maggiore , ornato di medaglie e sostenuto da due colonne del miglior gusto del rimanente . L ' interno della chiesa è a tre navi di gotica architettura sino al presbiterio ; la grandiosa cupola , l ' ampio coro e le cappelle semicircolari nei lati sono disegno del Bramante , al quale Lodovico ordinò la costruzione tanto di quelle opere , quanto della grandiosa sacrestia e del chiostro contiguo . Questo tempio contiene pregevoli pitture di P . d ' Adda , Gaudenzio Ferrari , Francesco Vicentini , Gio . Batt . Secchi , Semini , G . Nuvolone , B . Zenale , ecc . ecc . Nel refettorio del monastero esiste ancora la famosa pittura di Leonardo da Vinci , Il Cenacolo . E ’ soverchio descrivere questa meraviglia dell ' arte , da tutta Europa conosciuta , e la quale Francesco I di Francia , nel 1520 , avrebbe voluto trasportare a Parigi . Deperita quella pittura , venne mirabilmente restaurata da F . Barezzi nel 1856 ( * ) . In questo stesso refettorio trovasi altro dipinto a fresco , La Crocifissione , con moltissime figure e colla veduta di Gerusalemme , lavoro eseguito da Giovanni Donato Montorfano milanese nell ' anno 1495 . Mentre Leonardo da Vinci dipingeva quel Cenacolo abitavasene nella vicina casa al numero 67 , contraddistinta in oggi al di fuori da medaglie scolpite da Pompeo Marchesi , ed ivi in una sala terrena eseguiva i quattordici ritratti sforzeschi . Nel convento di questa chiesa era stabilito il Tribunale di Sant ' Ufficio , trasportatovi nel 1559 da Sant ' Eustorgio , e vi esistette fino alla totale sua.abolizione avvenuta nel 1769 . I monaci furono soppressi il 7 marzo 1797 , e l ' edificio mutato in caserma . ( * ) Nel palazzo di Brera evvi una copia di quest ' opera rara , fatta dal pittore Giuseppe Bossi per allogazione del Governo Italico . Poco distante dalla Piazza delle Grazie eravi la Casa di Correzione , stata innalzata verso il 1764 , quando si cessò di vendere ai Veneziani i condannati alle , galere , che venivano poi spediti in Levante . Furono in seguito i condannati concentrati nell ' edificio in via Appiani . Porta Magenta . Questa porta era dedicata a Venere , forse per l ' amenità e piacevolezza del luogo . Era già chiamata Vercellina , perchè da essa si va direttamente a Vercelli ; indi Magenta in memoria della battaglia combattuta in quel borgo il 4 giugno 1859 , che portò la libertà a Milano . Dalla porta stessa entrò nel 1805 Napoleone I , che veniva a Milano a cingere la celebre corona ferrea . Nella casa al numero 9 , nel Corso Magenta , nacque nel 1598 il matematico Bonaventura Cavalieri ; in quella al numero 66 visse , e morì nel 1851 , Francesco Cherubini , e al numero 67 Giovanni Gherardini . Lapidi apposite sulle facciate di queste case ricordano tali fatti . Linea F . ( Colore verde Dalla piazza del Duomo alla Piazza di San Vittore ) . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Biblioteca Ambrosiana . Monumento a Federico Borromeo . Palazzo Borromeo . Caserma San Francesco . Ospedale militare . Pusterla di Sant ' Ambrogio ( avanzi ) . Macello pubblico . Ospedale Fate - bene - fratelli . CHIESE . San Sepolcro . Santa Maria Podone . Sant ' Ambrogio . San Vittore . ALBERGHI . ( In questa linea non vi sono che alberghi e trattorie di secondo ordine ) . Biblioteca Ambrosiana . La Biblioteca Ambrosiana fu fondata e dotata nell ' anno 1602 dal cardinale Federico Borromeo . All ' uopo fece dall ' architetto Fabio Mangone , presso San Sepolcro , costruire apposito edificio , la cui facciata , di ordine dorico , è piccola , ma graziosa ; nel fregio , a caratteri di bronzo , leggesi : biblioteca Ambrosiana . Venne aperta ad uso pubblico nell ' anno 1609 , e detta Ambrosiana , in memoria del vescovo Ambrogio , protettore di Milano . Il cardinale Federico , a renderla una delle prime d ' Italia , spedì a sue spese in varie parti di Oriente e di Occidente uomini dotti per raccogliere libri , manoscritti , stampe , quadri , sculture ed oggetti di scienza e di rarità ; e ne fecero buona mèsse , che andò sempre più accrescendosi col progresso degli anni per donazioni e per lasciti . Circa 120 mila sono i volumi , e 15 mila le opere manoscritte di questa Biblioteca , come pure molti le pitture , le sculture , i disegni , i cartoni e le svariate rarità della storia naturale , delle scienze e delle arti . In essa sono pure riposti una parte del museo Settala ed il medagliere Castiglioni ; una bella raccolta di oggetti antichi nazionali e stranieri , come bronzi , avori , minerali , armi , frecce , ecc . ecc . Vi si vedono parecchie iscrizioni romane del medio evo , alcuni monumenti , fra cui gli avanzi di quello di Gastone da Foix , eseguito dal valente Bambaia , modelli di plastica , ecc . Fra le cose rarissime vi sono : Le Antichità giudaiche di Giuseppe Ebreo , tradotte in latino da Ruffino , su papiro del V secolo ; un Virgilio , con note del Petrarca relative alla sua Laura ; la Cronaca dei Papi , di Martino Polacco ; un Dante in pergamena ; un volume di Leonardo da Vinci ; il Codice Atlantico dei dodici che esistevano , rimasti a Parigi ; alcune lettere del cardinale Bembo a Lucrezia Borgia , con una ciocca dei capelli della medesima . Primeggiano pure l ' originale della Scuola d ' Atene di Raffaello , il cui affresco eseguì a Roma nel Vaticano ; un affresco di B . Luini , rappresentante Gesù coronato di spine , con varie persone in ginocchio , che si credono ritratti dei deputati del Pio Luogo di Santa Corona , cui apparteneva questo locale ed ove ebbe la sua prima origine ( * ) . ( * ) Il Luogo Pio di Santa Corona , fu fondato dal domenicano del convento della Rosa , Stefano Seregni , nel 1497 , o si disse di Santa Corona , in memoria delle spine del Redentore . Unito nel 1786 all ' Ospedale Maggiore , somministra tuttavia a circa trentamila poveri della città soccorso di medici , chirurghi , levatrici e medicinali . Vi sono peregrini lavori del Luini , del Durero , dei Caracci , del Vinci , del Procaccini , del Correggio , del Tiziano , del Giorgione , di Palma il Vecchio , di Andrea del Sarto , di Michelangelo , di Reni , del Guercino , di Giulio Romano , di Bruguel , di Rubens , ecc . , ecc . Ad un membro della famiglia Borromeo , e già al proposto degli Oblati , spetta la prerogativa di Conservatore perpetuo della Biblioteca , mentre gli altri Conservatori sono quinquennali . I bibliotecari formano un Collegio di dottori , più o meno di numero secondo 1' opportunità . In Piazza di San Sepolcro , avanti la facciata del Mangone , venne nel 1865 eretta , a spese di alcuni cittadini , la statua in marmo di Federico Borromeo , eseguita dallo scultore Corti ; nel piedestallo sono incise iscrizioni allusive al fondatore della Ambrosiana , tolte dal libro i Promessi Sposi di Manzoni . Qui presso , nella via omonima , era l ' antichissima Zecca di Milano . Chiesa di San Sepolcro . Questa chiesa è antichissima . Venne innalzata nell ' anno 1030 ad onore della Trinità da un ricco zecchiero , tale Benedetto Rozzone di Cortesella . Se non che un pronipote di Rozzone , reduce dopo il 1099 da Terra Santa , pur per desiderio mostratogli , dall ' arcivescovo in Costantinopoli , pose mano a riedificare la chiesa a somiglianza di quella del Santo Sepolcro di Gerusalemme , assumendo il titolo di San Sepolcro . Nel 1578 fu donata da San Carlo agli Oblati da esso istituiti , e nel 1618 Federico Borromeo riabbellì la chiesa , non rimanendovi della sua prima origine che le due ineguali torri . Sulla porta evvi un bell ’ affresco del Bramantino , rappresentante Cristo morto in seno alla Madre , con San Giovanni e la Maddalena , opera molto lodata dal Vasari e dal Lomazzo . Nell ' interno della chiesa vi sono quadri di Carlo Magatti e di Francesco Nuvolone ; nella sagrestia trovasi una raccolta di varie pitture , fra cui alcune del Luini . Curiose , ma malfatte , sono le statue in plastica che rappresentano due fatti di Gesù Cristo ; al contrario si stimano assai quelle dello Scurolo , rappresentanti un fatto della Vergine , opera del celebre Caradosso Foppa . In questo Scurolo , che pur possiede due affreschi del Luiui , veniva a meditare San Carlo . Chiesa di Santa Maria Podone . Si pretende da alcuni che il fondatore di questa chiesa sia stato un tal Werulfo , detto Podone , soldato di Carlo Magno nel 872; altri però ne attribuiscono la fondazione nel 834 all ' arcivescovo Angilberto Pusterla , lo stesso che fece fabbricare il famoso paliotto che vedremo nella basilica di Sant ' Ambrogio . Nel semicircolo sopra la porta d ' ingresso , scorgesi in un basso rilievo di marmo , intagliata insieme colla Vergine ed il Bambino , l ' effigie del conte Vitaliano Borromeo , il quale , nel 1440 , a proprie spese , fece riparare la chiesa , dotandola di molte ricche suppellettili e di un capitolo di canonici , stato soppresso ; nel 1625 il cardinale Federico la fece ridurre a più moderna architettura da Fabio Mangone tomi facciata d ' ordine composito , decorata con pronao . I Borromei vi collocarono i sepolcri di famiglia , come chiesa di loro juspatronato . Il conte Giberto fece ricostruire l ' antica cappella a destra con pitture ed ornati del Sanquirico onde riporvi il corpo di San Renato , dato in dono alla nobile famiglia da Leone XII . In questa chiesa vi è una buona pittura di Cristoforo Franchi . La statua di rame , colla testa e mani di getto in bronzo , rappresentante San Carlo , che sta nella Piazza , fu fatta eseguire da Federico Borromeo nel 1624 su modello di Dionigi Bussola ; essa trovavisi prima al Cordusio . Venne donata a Giberto Borromeo da Giuseppe II nel 1786 . Palazzo Borromeo . Di contro a Santa Maria Podone è il palazzo della cospicua famiglia Borromeo , il quale conserva ancora la sua antichissima forma gotica . In una sala a pian terterreno evvi un magnifico affresco dell ' antica scuola lombarda , sconosciuto in Milano , ma ricordato e fattone il disegno nella storia della Pittura Italiana del Rosini . Il palazzo contiene altre pitture , e si conserva la camera abitata da San Carlo , ivi nato . Caserma di San Francesco . Ove è la caserma , detta di San Francesco , esisteva una bella chiesa dei Minori Conventuali , la più grande dopo il Duomo , fabbricata sull ' area dell ' antichissima Basilica Naboriana ( * ) verso ( * ) La Basilica Naboriana , innalzata fin dal primo secolo da un tal Filippo Oldano nei suoi orti per seppellirvi i martiri , vuolsi la prima chiesa di Milano . l ' anno 1256 , epoca in cui andò la basilica in possesso di que ' padri . In San Francesco avevano i Corio i loro sepolcri , e vi erano raccolte le spoglie di Bernardino Corio , di Raimondo Torriani , di Frate Buonvicino da Riva , poeta anteriore a Dante , e quella di Francesco Carmagnola , e molte opere d ' arte . Disacrata la chiesa , e soppressi i frati , nel 1798 , venne l ' edificio convertito in Ospedale militare ; quindi vi si posero provvisoriamente gli Orfanelli . Il Governo Italico pensò di erigere in quel luogo una grandiosa caserma , dando incarico del di - segno all ' ingegnere militare , colonnello Rossi . Ricollocati gli Orfanelli in San Pietro in Gessate , se ne cominciarono nel 1813 i lavori , che durarono parecchi anni per le vicende politiche , e non si terminarono che nel 1851 . Può la caserma contenere più di 2000 soldati di fanteria . Ospedale militare . Nel vasto monastero dei Cistercensi è stabilito , sin dal 20 agosto 1798 , l ' Ospedale militare . La fabbrica è disegno del Bramante , e fu incominciata nel 1499 per ordine del cardinale Ascanio Sforza . Essa consiste in due grandiosi cortili con portici , che li circondano , divisi da un lungo corridoio . Non avvi niente di più magnifico di questi cortili , dorico l ' uno , jonico l ' altro , con colonne appoggiate sopra un continuato basamento a guisa di parapetto . L ' interno dell ' antico refettorio pure presenta grandiosità e magnificenza . Di prospetto all ' ingresso vedesi la bell ' opera dipinta a fresco nel 1545 da Calisto Piazza , lo scolare del Tiziano , divisa in tre parti , che rappresenta le nozze di Cana in Galilea . Dello stesso pittore sono pure gli Apostoli dipinti nelle lunette della vòlta . All ' ingresso dello scalone vedesi il ritratto del duca Lodovico il Moro . Sotto il Governo Italico era questo ospedale molto in grido . Basilica di Sant ' Ambrogio . La basilica Ambrosiana fu fondata nel 387 dal vescovo Ambrogio , ove già era il palazzo imperiale coll ' annesso giardino . L ' atrio esteriore , eretto nel 872 dall ' arcivescovo Ansperto Confalonieri , e tipo dell ' architettura più antica che si conservi dopo i Romani , è cinto da portici ; esso è un vero museo d ' iscrizioni e di tombe antiche : il visitatore legge su quelle pareti le memorie di tante passate generazioni . - - Le imposte di ci - presso della porta di mezzo hanno intagli del IX secolo . - - L ' interno è diviso in tre navate colla tribuna , la cripta , le cancellate , l ' ambone . Sorretta da quattro colonne di porfido , quelle delle quali abbiamo accennato parlando di San Maurizio , è la tribuna dell ' altare maggiore , sotto il quale si rinvenne nel 1834 un magnifico avello di porfido , che forse racchiuse le ceneri di Sant ' Ambrogio . Veri capolavori sono i mosaici del coro , il sarcofago sotto il pulpito e il famoso paliotto dell ' altare maggiore , di massiccio argento e pietre preziose , donato nel 835 da Angilberto Pusterla , ed eseguito da Wolvino , orefice , colla spesa , che immensa doveva essere a quei tempi , di ottantamila fiorini d ' oro . Contiene inoltre questo tempio di belle pitture di Ambrogio Borgognone , del Lanzani , del Tiepolo , del Porta , del Lanino , del Ferrari , del Procaccini , ecc . Nel 1002 1' arcivescovo Arnolfo vi fece collo - care , su di una colonna , il serpente di bronzo , che tuttodì si vede , che egli aveva portato da Costantinopoli ; vuolsi lo stesso che innalzò Mosè nel deserto a terrore degli Israeliti . La basilica Ambrosiana , dove incoronavansi i re d ' Italia , è celebre nella storia ; e l ' archivio capitolare conserva preziose pergamene ' e codici , fra cui un messale con belle miniature del 1395 , dono di Gian Galeazzo , e diversi diplomi dei secoli VIII e IX . Anticamente erano due chiese , separate da muro con tre porte , dalle quali si passava nella parte della primitiva basilica di Fausta . Esse vennero riunite nel 1507 , e si formò una sola chiesa . Fu la basilica piú volte ristaurata ; la prima , nel 1197 , dall ' arcivescovo Uberto . Da qualche anno importantissimi lavori vi si stanno facendo dal Governo sotto la direzione di una Commissione . Molti illustri vennero in Sant ' Ambrogio sepolti , fra cui Domenico Pagani , il cronista Pietro Candido Decembrio , il latinista Marcantonio ; Miraggio , il guerriero Pietrasanta , ecc . Molte favole corsero intorno all ' isolata colonna , che è sulla Piazza omonima ; alcuni vollero fosse reliquia d ' antico palazzo , detto Ambrosiano . Questo è certo che fino al 1500 il podestà di Milano , nel dì in cui entrava in carica , prestava su quella colonna il giuramento di mantenere integri gli statuti della città . Vicino alla basilica di Sant ' Ambrogio , verso la via Lanzone , sorge 1' oratorio di Sant ' Agostino . Il Torre vuole che in esso questo santo abbia ricevuto le acque battesimali dal vescovo Ambrogio ; ma è più facile il credere che fosse uno dei due battisteri che erano in que ' tempi in Milano per dare l ' acqua lustrale ai primi cristiani . Di contro all ' atrio di Ansperto vedesi la chiesuola di San Sigismondo , presso la quale abitò , dall ' anno 1353 al 1355 , Francesco Petrarca . Prendendo la via per andare a San Vittore , giunti al ponte , dove il Naviglio disvolta alla Porta Ticinese , scorgesi una torre che conserva ancora tutti i caratteri di opera fortilizia . Essa è avanzo della pusterla di Sant ' Ambrogio , eretta l ' anno 1171 . Fu a questa porta che Gian Galeazzo Visconti fece , il 0 maggio 1385 , a tradimento , prigioniero lo zio Barnabò coi figli di lui Rodolfo e Lodovico . Macello pubblico . In vicinanza di questa torre presentasi la nuova via Olona , in fondo alla quale è il Pubblico macello . Ha questo edificio forma rettangolare , e la superficie complessiva di oltre 37,000 metri . La fronte principale prospetta la via di San Calocero . All ' ingiro si trovano , oltre i locali per 1' amministrazione , per la Questura e per la Finanza , le stalle di deposito per le bestie , i magazzeni , il macello di ovini e le tripperie . Al centro il parco col padiglione per 1' esazione delle tasse ; a ponente il macello dei suini , i porcili , il locale delle macchine per l ' innalzamento delle acque al serbatojo e per lo sviluppo del vapore . Le celle macellatorie per le bestie mastre e soriane costituiscono quattro corpi di fabbricati isolati fra loro e suddivisi da strade coperte . Le celle macellatorie sono di varia dimensione ed assegnate a seconda dell ' importanza de ' macellai . L ' acqua viene distribuita ad ogni singolo locale mediante tubi sotterranei . Fu costrutto nell ' anno 1862 su disegno dell ' ingegnere civico cav . Agostino Nazari per cura del Municipio , a spese di una Società privata . Basilica di San Vittore . Questa chiesa , che dicesi eretta sull ' area di un tempio di Marte , è di antica fondazione ; ebbe la sua origine nel 114 da Porzio , figlio di quel Filippo Oldano , noto per la basilica Naboriana , innalzata da lui , come abbiamo accennato parlando della caserma di San Francesco , ne ' propri orti . Da esso Porzio la nuova basilica fu detta Porziana . Essendovi poi stato nel 303 posto il corpo di San Vittore , venne da quel tempo detta di San Vittore al corpo . Divenuta l ' antica chiesa cadente dal tempo , fu nel 990 riparata dall ' arcivescovo Arnolfo ; ed in essa furono insediati i Benedettini neri , che vi stettero alcuni secoli ; indi passò in Abbadia , e finalmente nel 1507 agli Olivetani , i quali nel 1560 posero la prima pietra dell ' attuale bellissima chiesa , costruita su disegno di Galeazzo Alessi . E tutta ornata di stucchi , di fregi , di cornici allumate ad oro finissimo con nicchie , e conserva pitture dei Proeaccini , del Crespi , del Salmeggia , del Nuvolone , del Moncalvo , ecc . Finissimi sono gli intagli degli stalli del coro . Fu sulle soglie di questa basilica che il vescovo Ambrogio cacciò l ' imperatore Teodosio , perchè macchiato del sangue dei Tessalonicesi . Il monastero di San Vittore , progetto di Giuseppe Antonio Castelli di Monza , riuscì uno dei più belli di Milano . Nel 1797 servì di ospedale militare ; quindi , senza interruzione , di caserma di cavalleria . Ospedale Fate - bene - fratelli . Di rimarchevole non abbiamo altro in questo giro che l ' ospedale succursale dei Fate - bene - fratelli , eretto su disegno di Nicola Dordoni , ed aperto nel 26 agosto 1860 . Quivi era il vecchio convento di monache Cappuccine , sotto la protezione di Santa Maria di Loreto , fondato nel 1620 dalla famiglia Secchi . L ' ordine sovrano militare Gerosolimitano mantiene in quest ' ospitale 19 letti . Si ammira nella chiesa una cappella che riproduce esattamente la Santa Casa di Loreto . Nella via di San Vittore ovvi il Pio Istituto del Buon Pastore per le povere figlie traviate , iniziato privatamente pochi anni or sono da al - cune pie giovani . Linea G . ( Colore arancio . Dalla Piazza del Duomo alla Porta Romana ) . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Regia Posta delle lettere . Palazzo Annoni . Scuole Comunali , Palazzo Della Somaglia . Scuola Superiore d ' Agricoltura ( * ) . Ospedale Maggiore ed annessi Pii Istituti . Riformatorio della Gioventù . Collegio Convitto Calchi - Taeggi . Civica Palestra . Porta Romana . Fabbrica del gas ( * ) . CHIESE , Sant ' Eufemia ( * ) . San Paolo ( * ) . San Celso ( * ) . San Nazaro . San Calimero . Santa Maria del Paradiso . TEATRI . Canobbiana Carcano . ALBERGHI , ECC . Reale . San Marco . Tre Svizzeri . Pensione Svizzera . Reichmann . Due Spade . ( * ) Per visitare gli edifici segnati con asterisco , si può , per maggiore comodità . , abbandonare la linea di Porta Romana e prendere 1' omnibus dell ' impresa Lissoni con stazione in Piazza Fontana , linea al suburbio di Porta . Ticinese . Regia Posta delle lettere . In fondo al primo tratto della via Rastrelli evvi la Regia Posta delle lettere . La facciata dell ' edificio è di buona architettura , disegnata e diretta da Leopoldo Pollach . Vi si ammira una regolarità ben intesa delle parti , e termina con un elegante frontone . Bella è la sala della impostazione e distribuzione delle lettere , lavoro della locale Direzione del Genio Civile , eseguita nell ' anno 1862 . E sin dal 1788 che in questo luogo si trovano gli uffici della Posta : prima erano nella demolita via dei Profumieri , presso Piazza Mercanti . La posta delle lettere era stata introdotta dai Torriani ; se ne pagava tenuissima tassa ; ma nè pronta la spedizione , nè esatto il riscontro . Teatro della Canobbiana . Parlando del Teatro alla Scala , tenemmo pur parola del Teatro della Canobbiana . Sappiamo dunque che il disegno anche di questo è del Piermarini . Esso fu inaugurato nell ' estate del 1779 . Pei lavori si impiegò maggior tempo di quello voluto per la Scala , stante le gravi difficoltà incontrate per l ' acqua che vi scorre al disotto . - Hla cinque ordini di logge , compreso il loggione , e può contenere 2200 spettatori . L ' interno è stato rinnovato nell ' autunno del 1870 . La sua facciata è bella e regolare . Per mezzo di due archi , gettati sulla via dei Rastrelli , il teatro comunica col palazzo di Corte . Trovandosi in questo punto devesi ammirare la parte del palazzo Reale prospicente la via Larga : la bella facciata è dell ' architetto Tazzini . Nella casa al numero 1 , nella vicina via Pantano , vedesi l ' iscrizione che ricorda la nascita di Gaetana Agnesi , illustre nelle matematiche , ivi avvenuta il 16 maggio 1718 . Palazzo Annoni . Il palazzo Annoni venne eretto nel 1631 su disegno di Francesco Richini con magnifica facciata . L ' interno è sontuosa - mente decorato , ed è fornito d ' una collezione di pitture originali di Rubens , di Cesare Magno da Sesto , di Wandick e di altri insigni autori . L ' albergo Reichmann , che è di contro al palazzo Annoni , era già abitazione del generale conte Domenico Pino , illustre nelle guerre del primo impero . Poco lungi da questo luogo , verso la via Unione , vedesi una casa di moderna costruzione , la cui facciata innesta assai bene le teste dei Visconti colle teste di cani a fregio delle soprapporte e dei balconi . In quest ' area era il palazzo fatto erigere da Luchino Visconti ; veniva soprannominato la Casa dei Cani , essendo ivi che i Visconti tenevano rinchiusi quei cinque mila cani , i quali furono cagione di molti dolori . Era questo poi l ' edificio che comunicava col palazzo ducale , come abbiamo veduto parlando del reale palazzo . Vicino a questa casa esiste tuttora la soppressa chiesa di San Giovanni in Conca con facciata che mostra la sua antichità anteriore al secolo XII . In essa era la statua equestre di Barnabò Visconti , che vedesi nel museo archeologico . Fu in questa chiesa che il feroce Barnabò aveva fatto collocare il cada - vere di sua moglie Regina degli Scaligeri . Dell ' alta torre di San Giovanni , l ' eruditissimo dottor fisico Pietro Moscati trasse profitto per formarvi un Osservatorio astronomico dei più accreditati . Lasciato in dono al Vicerè Raineri , questi lo aggregava ad uso del Liceo Beccaria . La casa vicina , che nell ' ornato della porta ha i ritratti in marmo di Traiano e di Tito , era l ' antico palazzo degli Sforza - Visconti , edificato sull ' area di quello di Barnabò . Scuole Comunali . Grandioso edificio eretto a spese del Comune di Milano su disegno dell ' ingegnere architetto Agostino Nazari . In esso sono collocate parecchie scuole comunali . Venne terminato nell ' anno 1867 . Palazzo della Somaglia . I1 palazzo della Somaglia , già Mellerio , è dell ' architetto Simone Cantoni . Nell ' interno vi sono buone pitture , e tra queste una Madonna di Sassoferrato . Adorna questo edificio anche una bella scultura del Fabris , rappresentante Astianatte cd Andromaca . Il generale Massena , entrando in Milano il 14 maggio 1796 coll ' antiguardia dell ' esercito repubblicano francese , prendeva stanza in questo palazzo . Per visitare i monumenti che sono lungo il corso San Celso è d ' uopo percorrere la via Rugabella . In questa via era la casa dei Borromei , venduta non sono moltissimi anni ai signori Valerio e Carpani , che la rifabbricarono . In essa nacque il cardinale Federico Borromeo , e visse e morì , durante la lunga vedovanza , la contessa Clelia Borromeo , valente nelle matematiche non meno della contemporanea Agnesi . Abitò pure in questa via Gian Giacomo Trivulzio , maresciallo di Francia . Altra casa storica è quella ove ebbe culla Nicolò Sfondrato , che fu poi papa col nome di Gregorio XIV . In fondo alla via Rugabella sorge una colonna ; essa fa innalzata nel 1613 , e detta di San Senatore . Rappresenta Sant ' Elena coronata che tiene fra le braccia la croce . Chiesa di Sant ' Eufemia . La chiesa di Sant ' Eufemia è antichissima ; fu fondata verso il 478 da San Senatore , vescovo di Milano , presso la casa di sua abitazione . Venne rifabbricata nel XIV secolo sulle basi dell ' antica , e ridotta dalla gotica forma all ' ordine corintio sul principio del XVII . La facciata ha un bel pronao d ' ordine fonico ; grande ne è il pregio per la sua elegante semplicità ; il restante al di sopra è di ordine composito . Possiede la chiesa pitture del Tiziano , di Marco da Oggiono , la più stimabile di questo pittore su tavola , rappresentante Sant ' Eufemia , e di altri . Nell ' anno 1870 si intrapresero lavori su disegno dell ' architetto Enrico Terzaghi per la rivendicazione dell ' antica gotica forma . Chiesa di San Paolo . Del vasto monastero di Agostiniane , dette Angeliche , sotto il titolo di San Paolo , non rimane che la sola chiesa . La contessa di Guastalla Lodovica Torelli fu la fon - datrice di questo stabilimento , eretto nel 1531 . La elegante facciata della chiesa fu eseguita su di - segno di Giovan Battista Crespi , detto il Cerano , celebre pittore non meno elle valente architetto . Essa è ricca d ' ornamenti giudiziosamente distribuiti . I bassorilievi furono dal Cerano medesimo inventati , e scolpiti da Gaspare Vismara , dal Lasagna , da Andrea Biffi , ecc . L ' interno del tempio , ad una sola nave di ordine corintio , fu saviamente architettato da Galeazzo Alessi , il quale disegnò anche il fianco del medesimo dalla parte di Sant ' Eufemia . Contiene la chiesa pitture dei fratelli Vincenzo , Giulio ed Antonio Campi e del Salmeggia . L ' importanza dei capi d ' arte che vi sono raccolti fece sì che la chiesa di San Paolo , come il Monastero Maggiore , venisse conservata nella soppressione generale . Chiesa di Santa , Maria presso San Colse . Il tempio della Madonna presso San Celso è il più illustre dei nostri santuari per la sua architettura e ricchezza dei capolavori che vi si veggono . E antica tradizione che Sant ' Ambrogio , avendo trovato i corpi dei Santi Nazaro e Celso , facesse erigere in quel luogo , a perpetuarne la memoria , un pilastro , e vi volesse dipinta l ' immagine della Vergine col figlio , che tuttodì si venera dai fedeli . Il pilastro rimase esposto fino all ' anno 992 , tempo in cui Landolfo fece fabbricare la chiesa e monastero di San Celso . Filippo Maria Visconti , nel 1429 , fece circondare con una piccola chiesa quell ' immagine ; poi , crescendo la venerazione del santuario , Giovanni Galeazzo Maria Sforza , nipote di Lodovico il Moro , pensò di edificare la chiesa attuale che ebbe principio nel 1491 . - Il disegno di questo sontuoso edificio , del vestibolo , che gli sta davanti , è del Bramante . La facciata , costrutta posteriormente , è disegno di Galeazzo Alessi , con bassorilievi e sculture , quali dello Stoldo fiorentino , quali del milanese Annibale Fontana . L ' interno mostra una dovizia di dipinti di Cesare Procaccini , Gaudenzio Ferrari , Paris Bordone , A . Campi , Carlo da Urbino , Calisto da Lodi , Moretto da Brescia e Andrea Appiani , di cui sono anche i bellissimi affreschi della cupola . L ' Assunta nella sontuosa cappella della Madonna è del Fontana . L ' altare di questa cappella e quello dell ' altare maggiore sono preziosi . Galeazzo Alessi disegnò pure gli stalli del coro , che furono eseguiti da Paolo Banza milanese . Nell ' attigua chiesa di San Celso vedonsi parecchi avanzi antichi . Scuola Superiore di Agricoltura . ( Locale di San Luca ) . Questa scuola , istituita per iniziativa della Provincia di Milano con Reale Decreto 10 aprile 1870 , venne aperta il 2 gennaio 1871 col concorso del Governo , della Provincia e del Municipio ; ed è unica finora in Italia . Il locale ove essa si trova ci richiama molte memorie patrie . Quivi era un ospedale per gli esposti in sostituzione dello Xenodochio , fondato , come abbiamo veduto , da Dateo in San Salvatore : era chiamato Ospedale di San Celso . L ' arcivescovo Galdino nel 1168 lo ringrandì col patrimonio del consorzio dei poveri . E qui dall ' ospedale del Brolio si trasferivano gli esposti , allorchè pervenivano ai due anni ; disposizione conservatasi per alcuni secoli . Questo ospedale fu anche molto favorito da Barnabò Visconti . Riunito il Brefotrofio nell ' Ospedale Maggiore , l ' edificio venne nel 1750 comperato dai monaci di Sant ' Ambrogio , e nel 1765 convertito in un bellissimo monastero di Cistercensi con vago e comodo locale , e con chiesa dedicata a San Luca . Soppressi questi frati nel 1798 , servì di ospedale ai soldati francesi , tedeschi e cisalpini , e quindi di quartiere alle milizie veterane cisalpine . Un cartello fu posto al sommo della porta così espresso : AI VETERANI ED INVALIDI NAZIONALI ONORE E RIPOSO ANNO IX . Nel 1801 , il generale Pietro Theulié , morto il 19 giugno 1807 sotto Colberg , in allora ministro della guerra , concepì il disegno di raccogliere in San Luca i figli dei soldati orfani e bisognosi . L ' Istituto di beneficenza fu aperto nell ' anno 1802 , e durò fino al 1839 , contenendo oltre 250 alunni gratuiti , e 50 a pensione . Trasportato altrove l ' Istituto , fu qui posta una casa di cadetti , che cessò il 22 marzo 1848 . Servito 1' edificio a diversi usi militari , nel 1859 di ospedale pei soldati feriti francesi ed au - striaci , venivavi nel 1861 insediato un Collegio militare , che nel 1869 fu concentrato in quello di Napoli . Fuori della vicina Porta , chiamata Lodovica da Lodovico il Moro , che è una delle informi di Milano , trovansi , a destra , le officine della Impresa del gas per la illuminazione pubblica e privata della città . Ritornando sul Corso di Porta Romana per le vie di Sant ' Eufemia e delle Capre si trova , di contro a quell ’ ultima via , la Chiesa di San Nazaro . Questa basilica fu edificata nell ' anno 382 da Sant ' Ambrogio ad onore degli Apostoli ; quindi detta Nazariana pel corpo di S . Nazaro in essa trasportato . Vuolsi che quivi fosse un antico teatro , e che la chiesa sortavi venisse pavimentata con marmi africani da Sirena , moglie di Stilicone . Guasta dal fuoco nel 1075 , fu ristaurata con archi assai tesi , ma robusti . Forma vestibolo alla chiesa il grandioso edificio sepolcrale , con cappella dedicata alla Vergine . Assunta , costrutto nel 1518 dal maresciallo Gian Giacomo Trivulzio , soprannomato il Magno , che , vivo , volle prepararsi il soggiorno della morte .. . La facciata di questo vestibolo è di figura quadrata ; è ornata di pilastri dorici con base attica e capitelli un poco liberi ; il secondo ordine superiore è fonico moderno , con finestre quadrate , tramezzate da colonnette doriche . Il vestibolo ha tre porte , le quali danno accesso all ' interno , di figura ottagona , semplice e conveniente al carattere dell ' edificio . San Carlo , in esecuzione alle deliberazioni del Concilio Tridentino , fece trasportare le ossa del Trivulzio nel deposito sotterraneo . Dal vestibolo si passa al tempio , stato più volte ristaurato e rimodernato . E in una sola nave in forma di croce latina . In esso vi sono di pregevoli pitture di Vitale Sala , di Carlo Cane , di Bernardino Lanino , di Gaudenzio Ferrari . Il 14 dicembre 1870 furono scoperti nel presbitero alcuni grandiosi affreschi , altamente lodati , del pittore Giuseppe Ugolini , il quale , in costume del 400 dell ' éra volgare , vi effigiò due santi arcivescovi , fra i molti seppelliti sotto quell ' altare maggiore ; essi fiancheggiano un gran dipinto di una ventina circa di figure al naturale rappresentanti San Paolo apostolo che nell ' atrio dell ' areopago d ' Atene predica e fa conoscere agli Ateniesi non l ' Ignoto , ma il vero Dio risorto . Vi si vede Dionigi l ' areopagista , e la celebre Damaride , convertita da quell ' apostolo . Nella cappella di San Martoriano , architettata , come quella al lato del Vangelo , da Carlo Ruzzi nel 1653 , è sepolto il celebre Manfredo Settala , uomo istrutto e raccoglitore di un prezioso museo di cose naturali , che vedemmo in parte nella Biblioteca Ambrosiana . Altri illustri uomini sono in San Nazaro sepolti , fra cui Venanzio Oldrado , Clicerio Landriano , Lazzaro Beccardo , il canonico Torri , Carlo Maggi , Domenico Balestrieri , ecc . A destra dell ' altare maggiore è la chiesuola di Santa Caterina alla Ruota , di stile bramantesco , e della stessa scuola vuolsi il vestibolo sopra descritto . Essa è di forma rettangola e semplicissima . Vi sono pregevoli dipinti del Lanino , e pitture su vetri , sullo stile di Alberto Durero , che si credono eseguite da Luca d ' Olanda . A manca di San Nazaro sta la canonica , che tra i suoi fasti vanta il soggiorno fattovi da San Domenico . Ospedale Maggiore ed annessi . Prima di proseguire pel corso di Porta Romana è d ' uopo visitare l ' Ospedale Maggiore . Questo stabilimento di pubblica beneficenza si deve alla generosità di Francesco Sforza , duca di Milano , e della moglie di lui Bianca Maria Visconti . Per la costruzione dell ' ospedale lo Sforza dava un proprio palazzo con orto e una rôcca ai deputati della città , e ne poneva egli stesso con grande solennità la prima pietra il 4 aprile 1456; . e con Bianca e col popolo chiese ed ottenne da Pio II , con bolla 9 dicembre 145S , di concentrare nel nuovo ospedale i patrimoni di sette piccoli ancora esistenti ; epperò fu detto Maggiore . Il quale avvenimento venne festeggiato come una grande ventura : un ' epigrafe e due quadri , tuttora esistenti presso il Luogo Pio , ne perpetuano la memoria . Si vuole che nel 1460 fosse già l ' ospedale aperto . Antonio Filarete ; detto l ' Averulino , ne fu l ' architetto . Lo stile è gotico . La fabbrica primitiva forma un quadrato perfetto con quattro cortili , con portici inferiori e superiori . Nel centro delle crociere l ' architetto collocò una cupola , formata non solo ad ornamento , ma anche per una più copiosa illuminazione e maggiore aria ; ed in questo centro pose un altare isolato a comodo degli ammalati . A fianco di essa fabbrica scorre un emissario del Naviglio , che serve agli opportuni usi dell ' ospedale . Del Bramante è il portico che si presenta a destra entrando nel gran cortile di mezzo , stato aggiunto posteriormente alla fabbrica di Filerete , che non fu terminata in un sol tempo . La parte di mezzo , che prospetta la via Paletta , fu edificata in conseguenza al testamento 18 maggio 1621 di Giovanni Pietro Carcano , il quale lasciava al grande Ospedale l ' usufrutto della metà del suo ingentissimo patrimonio per sedici anni , che salì alla somma di 330,000 scudi d ' oro , equivalenti all ' incirca a quattro milioni di lire italiane . Quel denaro servì appunto all ' ampliamento del fabbricato dello Sforza . Il nuovo edificio venne terminato verso l ' anno 1642 . Il concetto è di Fabio Mangone e Francesco Richini , i quali si servirono del portico esteriore disegnato dal Bramante fino all ' altezza del parapetto , cambiando sotto le colonne ; e da quella disposizione concepirono l ' idea delle altre tre parti , e formarono per tal modo l ' elegante disegno di questo maestoso cortile , sorprendente per la sua vastità , per la ricchezza delle sculture e pei doppi portici che lo circondano , con colonne d ' ordine jonico moderno al piano terreno e composito al superiore . Di fronte al magnifico ingresso della porta maggiore è la chiesa di buona forma , ed in essa si ammirano un quadro dell ' Assunta del Guercino , e due altri del secolo XV della Scuola lombarda , che rappresentano le cerimonie dell ' innalzamento dell ’ ospedale . Nel sotterraneo di questa chiesa sono sepolti parecchi dei caduti nella rivoluzione milanese del marzo 1848 . L ' ala sinistra dell ' ospedale , cioè quella verso la Porta Vittoria , fu eretta in sullo spirare dello scorso secolo col denaro del notaio causidico Giuseppe Macchi , il quale , dopo una vita più gretta e misera che mai per spilorcia avarizia , lasciava nel 1797 all ' ospedale un assai pingue patrimonio . L ' architetto fu l ' ingegnere Castelli . Si conservano in quest ' ospedale i ritratti dei benefattori , fra i quali del Tiziano , del Procacciai , Traballesi , Hayez , ecc . , ecc . , che nel loro assieme rappresentano la storia della pittura lombarda dalla fondazione del nosocomio a noi . Essi , ogni biennio , vengono esposti alla pubblica vista sotto i portici del grande cortile , e precisamente nel giorno 25 marzo ; e in questo anno ( 1871 ) appunto se ne fa l ' esposizione . All ' Ospedale Maggiore sono riuniti il Luogo Pio di Santa Corona , di cui tenemmo parola , descrivendo la Biblioteca Ambrosiana ; non che l ' ospizio degli Esposti e delle Partorienti ; il locale di Sant ' Antonino , per le deliranti e le pazze ; di San Michele ai nuovi sepolcri per le croniche , ecc . Palazzo Venini . Nella vicina via di Chiaravalle evvi il palazzo Venini , il quale è di elegante architettura : fu ristaurato non sono molti anni . Palazzo Greppi . - - In via Sant ' Antonio , dicontro alla chiesa omonima , vi è il palazzo Greppi , il cui architetto fu il Piermarini . Vi hanno nell ' interno di esso grandiose sale ; una di queste , d ' ordine corintio , fu ornata dall ' Albertolli , dal Franchi , da M . Knoller , ed altre vennero affrescate da Calani , Traballesi , Appiani . Chiesa di Sant ' Antonio . La chiesa di Sant ' Antonio rimonta al secolo XIV , venne ricostruita nel XVII su disegno di Francesco Richini : è in una sola nave d ' ordine corintio . Conserva tuttavia dell ' antico il campanile , il più bel lavoro gotico di Milano dopo quello di San Gottardo e di Sant ' Eustorgio . Per ammirare questo campanile è d ' uopo recarsi nella via Bergamini . L ' interno ha buoni dipinti dei fratelli Carloni , del Moncalvo , di A . Figini , di C . Procaccini , di Del Cairo , del Bernardino Campi , di F . Gallizia , di E . Salmoggia , di Carlo Cani , di A . Caracci , di Palma il giovane , ecc . Ritornando sul Corso di Porta Romana devonsi ammirare sulla facciata della casa , a destra , portante il numero 54 , alcuni avanzi antichi , che già appartenevano alla porta clic venne eretta colà nell ' anno 1171 dai Consoli milanesi a memorare il fatto avventuroso del ristabilimento dei cittadini nella patria , succeduto il 27 aprile 1167 per opera dei confederati lombardi , guidati da un frate Jacopo . La porta fu di - strutta per ordine dell ' imperatore Leopoldo II nell ' anno 1791 . In pari tempo si demolì la torretta colle carceri ch ' era lì presso , innalzata da Luchino Visconti , la quale tenne pur rinchiusa Margherita Pusterla . Chiesa di San Calimero . La chiesa di San Calimero , che trovasi a destra non lungi dal ponte di Porta Romana , vuolsi fabbricata nel secolo XII nell ' area ove esisteva mi tempio di Apollo , la statua del quale fu distrutta dallo stesso San Calimero . L ' interno del tempio fu rifatto dal Richini . Nello scurolo vedesi il pozzo ove , secondo la tradizione , fu gettato il corpo di Calimero . Di rimarchevole in questo tempio non vi è che una pittura di Carlo Cane , e una memoria del Tempesta , celebre pittore di paesi e di marmi , ivi sepolto . Vicino a San Calimero è il collegio di Santa Sofia delle Salesiane . Riformatorio della Gioventù . In fondo alla via San Calimero evvi il Riformatorio del - la Gioventù , già Pia Casa di Patronato pei carcerati e liberati dal carcere . Scopo della istituzione , approvata dal Governo con decreto 4 aprile 1854 , per iniziativa del sacerdote Giovanni Spagliardi , è di visitare i carcerati per confortarli alla rassegnazione , migliorarli con assidue istruzioni , e indurli a ravvedimento ; di prestare assistenza e sussidio ai liberati dal carcere che danno speranza di emenda , accogliendo in apposito ospizio quelli fra essi che per le loro particolari circostanze richiedono questo speciale patrocinio ; di provvedere di stabile alloggio i detti individui quando offrano sufficiente guarentigia di buona condotta e si possano credere stabilmente emendati . Nello scorso anno 1870 venne il Riformatorio sottoposto ad un nuovo Statuto . Il progetto di questo edificio è dell ' architetto Enrico Terzaghi . Allungandosi per la via Quadronno , a destra uscendo dal Riformatorio , allo sbocco presentasi il Civico collegio Calchi - Taeggi . Il collegio Calchi - Taeggi dipende dal Municipio per Reale decreto 19 settembre 1861 . Trovasi quivi fino dall ' anno 1795 . Esso è l ' unione del Collegio Calchi , fondato verso il 1500 da Bartolomeo Calchi in via Borgonovo , e del collegio Taeggi , fondato nel 1559 dal conte palatino Ambrogio Taeggi nel convento di San Simone . L ' unione avvenne per decreto di Leopoldo del 20 giugno 1792 . Questo Istituto serve per gli studi ginnasiali , tecnici e liceali , di lingua , ecc . E regolato da civici amministratori , e diretto da un rettore , da un censore di disciplina , ecc . Ha otto piazze gratuite e venti a metà pensione . L ' edificio fu rimodernato con disegno dell ' architetto Giacomo Moraglia . Chiesa di Santa Maria del Paradiso . La chiesa di Santa Maria del Paradiso possiede quadri di Francesco Fabbrica , di Camillo Procaccini , di Domenico Pellegrini ; nella vò1ta Ferdinando Porta dipinse l ' Assunta . Nelle vicinanze evvi l ' altra chiesa di San Pietro dei Pellegrini ; Barnabò Visconti aveva unito ad essa uno spedale pel ricovero dei poveri pellegrini , i quali venivano per due giorni alloggiati ed alimentati . Teatro Carcano . Il teatro Carcano , così chiamato dal nome del proprietario , fu eretto su disegno del Canonica nel 1805 , ove antica - mente esisteva la chiesa coll ' ospedale di San Lazzaro , convertito nel 1498 in convento di monache domenicane , soppresse nel 1799 . Il teatro è armonico , però non troppo elegante . Agli amatori di fiori consigliamo una visita al giardino di casa Pertusati , che è rimpetto al teatro . Ha una pregevole raccolta botanica . Civica Palestra . Poco lungi dal teatro Carcano , a destra , è la Civica Palestra , eretta su disegno dell ' ingegnere architetto Agostino Nazari , ed inaugurata or sono pochi anni . Serve agli esercizi ginnici degli allievi , specialmente delle scuole comunali . Porta Romana . L ' antichissima Porta Romana era dedicata ad Apollo . L ' attuale fu fatta costruire dai Milanesi nell ' anno 1598 su disegno di Martino Bassi pel ricevimento di Margherita d ' Austria , destinata sposa a Filippo III di Spagna . E di ordine dorico bugnato , ed era già fortificata . Venne ristaurata nel 1794 . Entrarono per essa parecchi principi e sovrani , e il generale Bonaparte , vincitore degli Austriaci , nel giorno 14 maggio 1796 . In quell ' occasione vi venne posta la seguente iscrizione : ALLA VALOROSA ARMATA FRANCESE DAL SUPREMO GENERALE BONAPARTE GUIDATA AL TRIONFO CHE NEL GIORNO 14 MAGGIO 1796 PER QUESTA VIA PORTO ' LA LIBERTA ' ALL ' INSUBRIA IL POLOLO MILANESE MEMORE E RICONOSCENTE . Questa epigrafe fu tolta al ritorno degli Austriaci . Linea H . ( Dalla Piazza del Duomo alla Porta Vittoria ) . MONUMENTI , EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC : Monumento a Beccaria . Palazzo di Giustizia . Colonna di Porta Vittoria . Luogo Pio Trivulzio . Palazzo Sormani . Collegio della Guastalla . Riformatorio della Pace . Edificio di San Michele ai nuovi sepolcri , Orfanotrofio maschile . Porta Vittoria . CHIESE . Santo Stefano . San Bernardino . San Barnaba . Santa Prassede . San Pietro in Gessate . TEATRI , Gerolamo . ALBERGHI ECC , Passarella . Monumento a Cesare Beccaria . Nel mezzo della nuova Piazza dedicata a Cesare Beccaria sorge un monumento a quel grande filantropo nostro concittadino . La solenne inaugurazione di esso ebbe luogo il giorno 19 marzo 1871 . E lavoro peregrino dello scultore Giuseppe Grandi . La statua del Beccaria posa su ampio piedestallo rettangolare di granito ; i quattro lati di questo presentano due bassorilievi in bronzo , la Civiltà ed il Tempo , che stende un velo sugli emblemi del barbarismo , e due iscrizioni . La prima di queste suona così .... Italiani e Stranieri eressero , augurando che il voto 13 marzo 1865 della Camera dei Deputati per l ' ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE sia tradotto in legge . E l ' altra il seguente brano dello stesso Beccaria : .... Se dimostrerò non essere la pena di morte nè utile , nè necessaria , avrò vinto la causa dell ' umanità . Attorno alla base della statua vi è scolpito : Cesare Beccaria nato in Milano il 15 marzo 1738 Morto il 28 novembre 1794 Inaugurato il 19 marzo 1871 . Palazzo di Giustizia . Il palazzo di Giustizia , ora del Tribunale Civile e Correzionale , è di un ' imponente e ben intesa architettura , in - dicante il carattere del luogo ; il cortile , a doppio porticato , è pur grazioso . Venne questo edificio fatto innalzare nell ' anno 1605 su disegno di Vincenzo Seregni , per ordine di Pietro Enrico Azevedo , conte di Fuentes , governatore di Milano per Filippo III di Spagna , come lo indicavano due epigrafi latine tolte nel 1796 . Allorchè si demolirono le prigioni del Podestà alla Piazza dei Mercanti , queste carceri furono dilatate e fortificate con una cinta soda e massiccia di muro . Nel 1796 si levarono le tredici armi rappresentanti gli stemmi di diversi fiscali , capitani e vicari di giustizia , ed al luogo delle accennate epigrafi , venne sostituito l ' assioma del celebre Gaetano Filangeri , che è il seguente : “ LO SPAVENTO DEL MALVAGIO DEVE ESSERE COMBINATO COLLA SICUREZZA DELL ' INNOCENTE “ Nell ' anno 1815 dagli Austriaci era fatto scomparire sotto uno strato di calcina ; e non fu che nel marzo 1871 che , mercè l ' iniziativa di un capo della magistratura milanese , rivisse . Superiormente alla porta vedesi un terrazzo donde pubblicavansi i bandi e le sentenze . Teatro Gerolamo . In sostituzione di demolito teatro , disegno del Canonica , veniva , nell ' anno 1868 , costruito l ' attuale su disegno dell ' architetto Ambrogio Spinella . Fu inaugurato nel 1869 . Il teatro è elegante : conserva un bel telone dipinto dal Vacca , rappresentante la caduta di Ippolito . Serve a spettacoli di burattini colla maschera di Gerolamo , protagonista monferrino . Può anche servire per attori . Chiesa di Santo Stefano . La chiesa di Santo Stefano è antichissima , ed era prima detta di San Zaccaria . La fondazione viene attribuita all ' arcivescovo San Martiniano , il quale vi fu seppellito nel 433 . Il primitivo tempio venne distrutto nel 1075 da un forte incendio ; rifatto , ma non colla vaghezza e maestà del precedente , l ' arcivescovo Visconti volle che fosse ricostruito su disegno di Aurelio Trezzi . Federico Borromeo lo fece perfezionare nel 1596 . Contiene l ' interno di buone pitture di G . Cesare Procacciai , di Federico Bianchi , di Camillo Procaccini , di Del Cairo , del Fiammenghini , di Francesco Casella , ecc . Girolamo Quadrio , nel 1642 , alzò 1' attuale campanile di bella forma archi - tettonica . Il 26 dicembre 1476 , all ' ingresso di questa chiesa , fu assassinato il duca Galeazzo Maria Sforza per opera dell ' Olgiati , del Visconti e del Lampugnani . La Piazza di Santo Stefano serve al mercato del pesce , selvaggiume , pollame , ecc . Chiesa di San Bernardino . Presso Santo Stefano trovasi la chiesa di San Bernardino , eretta nel 1696 . Superiormente all ' atrio di essa evvi un particolare oratorio , ove esistono giovanili lavori di Andrea Appiani . Giovanni V , re di Portogallo , fece levare il disegno di questa chiesa per erigerne altra a Lisbona . Attiguo vi è un Ossario , in cui vedesi una bizzarra decorazione di ossa e di teschi umani , che il volgo crede dei cristiani morti dagli Ariani al tempo di Sane Ambrogio ; ma noi non dubitiamo a supporre vengano dall ' ospedale del Brolio , detto ( li San Giobbe . E un ornamento che dovrebbe ormai scomparire . Colonna di Porta Vittoria . Dalla via di San Bernardino , recandosi al Verziere , o mercato delle erbe , trovasi una colonna di granito . Essa venne fatta erigere nel 1576 da San Carlo , su disegno del Pellegrini , in onore di San Martiniano . La statua del Redentore è del Vismara . Questa colonna è ora sacra alla libertà di Milano . Attorno al piedestallo di essa , su lapidi di bronzo , collocate il 18 marzo 1861 a cura del Municipio , trovansi incisi i nomi dei morti nella gloriosa rivoluzione del marzo 1818 . Evvi pure la seguente epigrafe : CITTADINI ONORATE LA MEMORIA DEI VOSTRI CHE A 18 MARZO 1848 SI LEVARONO NEL NOME D ' ITALIA E TRIONFATA L ' AUSTRIACA TENACIA COLLA VIRTU ' DEL VOLERE QUESTE VIE RIBATTEZZARONO PRIME COL SANGUE E COLLA VITTORIA MDCCCLX . Ai 22 marzo il popolo trae quivi a deporre corone e fiori . Luogo Pio Trivulzi . Il Pio Albergo Trivulzi trovasi nella vicina via della Signora . Questo istituto di beneficenza lo si deve al principe Tolomeo Trivulzi , il quale , con testamento 23 agosto 1766 , ordinò si convertisse il suo palazzo in casa di rifugio poi vecchi d ' ambo i sessi nativi di Milano o domiciliativi da dieci anni almeno , resi inetti , per età settuagenaria , a procurarsi col lavoro la sussistenza . L ' ospizio fa aperto il 1° gennaio 1771 , e venne poscia ampliato con altre elargizioni . Ora vi sono ricoverati oltre 400 vecchi fra maschi e femmine . In quest ' ospizio morì , il 9 gennaio 1799 , 1' illustre Gaetana Agnesi , e vi fu il 21 marzo 1812 trasportata la salma del principe Trivulzi , che era nella chiesa de ' Cappuccini a Porta Orientale . Palazzo Sormani . Passato il ponte di Porta Vittoria , a destra voltando , vedesi il palazzo Sormani . Esso fu eretto su disegno licenzioso , ed apparteneva alla famiglia patrizia Monti . Quivi nacque Cesare Monti , che fu arcivescovo di Milano , non che il fratello di lui , Marco Antonio , presidente del Magistrato di Sanità , e benemerito per savio provvidenze e per civile coraggio durante la peste 1630 . Estinta la fa - miglia Monti passò il palazzo all ' Andreani , e quindi , estinta pur questa , alla Sormani . Collegio della Guastalla . Nel parlare della chiesa di San Paolo , abbiamo accennato alla contessa della Guastalla Lodovica Torelli . E alla stessa che devesi questo collegio , fondato nell ' anno 1557 , per l ' educazione civile e religiosa di donzelle milanesi nobili e povere . Esso è il più antico di questa specie . Chiesa di San Barnaba . La chiesa di San Barnaba , eretta prima del secolo XII , venne ricostruita nel 1545 su disegno di Giacomo Antonio Morigia . E di ordine corintio con tre altari da ciascun lato , comodo presbiterio e coro . Vi sono buone pitture di Aurelio Luini , Carlo Urbino , del Lomazzo , di C . Procaccini , ecc . Poco discosto da San Barnaba , verso la Porta Romana , eravi un chiostro di Templari ; ivi prese alloggio Barbarossa sì nel primo che nel secondo assedio di Milano . Riformatorio alla Pace . Questo Riformatorio , regolato come quello di cui abbiamo parlato , era già Istituto di Santa Maria della Pace pei giovanetti traviati , fondato dal religioso comasco Paolo Marchiondi , ed aperto nel 1841 . La chiesa è di gotica architettura ; fu fondata nel 1466 da un tal Amadeo , cavaliere portoghese , frate francescano , che andava per la città gridando pace , pace , onde far cessare i dissidi tra ' Milanesi ; e perciò detta della Pace . Il duca Galeazzo Maria Sforza ed altri somministrarono di poi i soccorsi per terminarla . Vi sono in essa pitture , pur troppo in deperimento , del Luini , del Semini , di Marco d ' Oggionno ; una copia della Cena di Leonardo , fatta dal Lomazzo . Presso questo luogo evvi una caserma di soldati di fanteria : era quel fabbricato già convento di monache agostiniane , dette di San Filippo . Fu in esso che Napoleone I fondò , nel 1810 , il reale Collegio delle Fanciulle . Edificio di San Michele . In fondo alla via , presso il bastione a destra , presentasi un edificio di forma quasi circolare : è desso San Michele ai nuovi sepolcri , succursale dell ' Ospedale Maggiore . Questo fabbricato risale al 1698 , eretto su disegno dell ' ingegnere Attilio Arigone . Consiste in una chiesa a croce greca , con cupola nel centro , la quale oggidì forma soltanto il corpo di mezzo dell ' edificio . Fu innalzato per la tumulazione dei cadaveri dell ' ospedale . In seguito si formò il magnifico portico all ' in - torno della chiesa , nel quale si pose un continuato numero di sepolcri più alti da terra , a fine di preservarli dall ' acqua sorgente . Il disegno di questo porticato è dell ' architetto Francesco Croce , perfezionato nell ' anno 1731 . Cessò quivi la tumulazione in conseguenza della legge di Giuseppe II , che prescriveva la sepoltura dei cadaveri fuori città . Sotto il Regno Italico si pensava di convertire quest ' edificio in Panteon per gli uomini illustri . Chiesa di Santa Prassede . Questa chiesa fu fondata da San Carlo nell ' anno 1579 con ritiro per le Cappuccine ; nel 1782 vi subentrarono le Benedettine di Santa Radegonda , secolarizzate dalla Repubblica Cisalpina . La chiesa conserva tuttodì due bellissimi quadri , uno di Simone Preterazzano , l ' altro di G . Cesare Procaccini . Il convento , che eravi annesso , fu convertito sotto il Regno Italico in caserma di soldati , e tuttodì serve a tale uso . Chiesa di San Pietro in Gessate . Da una nobile famiglia di Gessate , o Glassiate , si vuole fondata questa chiesa nel 1344 con monastero di Umiliati , nel quale chiostro , nel 1436 , succedettero i Maurini , in ultimo i Somaschi . La chiesa è in tre navi , di gotica architettura , alquanto sformata nei tempi posteriori . Il coro fu innalzato nell ' anno 1450 , di poi ingrandito nel 1640 . V ' hanno in questo tempio pitture del Luini , del Crespi , del Caravaggino , del Lanzani , del Moncalvo , dello Zenale , del Civerchio , del Vajani e del Buttinoni . La Madonna col Bambino si crede del Bramante . Nell ' ultima cappella è pur degno di osservazione il monumento della famiglia Griffi . Orfanotrofio Maschile . Il convento di San Pietro in Gessate coi grandi chiostri , attribuiti al Bramante , per decreto 22 giugno 1772 , venne da Maria Teresa donato all ' Orfanotrofio Maschile , fondato in via Crocifisso nel 1533 da Girolamo Miani . Il patrimonio di quest ' Istituto , che può calcolarsi a tre milioni , è frutto di doni e di lasciti di molti benefattori . I ricoverati sono in numero di 250 circa . Vi si accettano dagli anni sette ai dieci , e vi rimangono sino ai diciotto ; vengono istruiti nelle materie proprie delle classi elementari , nel disegno ; ed avviati nelle arti meccaniche ; alcuni , i più idonei , vi apprendono anche la musica istrumeutale , la ginnastica e i militari esercizi . Ai tempi della Repubblica Cisalpina questi orfani vennero soldatescamente disciplinati : formarono un battaglione , che fu denominato Battaglione della Speranza . Nelle cinque giornate del marzo 1848 gli orfanelli prestarono pure un grande servizio alla patria ; parte di essi stettero alle barricate , parte servirono alla trasmissione degli ordini dei capi della insurrezione da un punto all ' altera del - la città .. Porta Vittoria . - - La Porta Vittoria , così denominata in memoria della vittoria riportata nel 1848 dai Milanesi sulle soldatesche austriache , chiamavasi prima Tosa . L ' origine di questo nome non è dagli storici ben definita . Il più probabile è che possa derivare da Tusca , perchè in antiche carte viene chiamata Tusa e non Tosa . Dalla cittadinanza si fanno voti perchè il Municipio abbia a ricostruire questa Porta e renderla degna del gran fatto al quale è stata dedicata . Fuori la città , non molto lungi , evvi l ' ospedale dei pazzi , detto la Senavra . Il locale era altre volte convento di Gesuiti . Linea I . ( Colore rosa . Dalla Porta Ticinese alla Porta Garibaldi ) . ( 1 . Dalla Piazza del Duomo alla P . a Ticinese ) . MONUMENTI EDIFICI RIMARCHEVOLI , ECC . Ginnasio e Liceo Beccaria . Palazzo Trivulzi . Congregazione di Carità . Istituto Tecnico . Colonne di San Lorenzo . Arco di Porta Ticinese . Barriera . Bagni pubblici . Stazione Milano - Vigevano . La Conca in via Arena . Istituti dei Sordo - Muti . Casa d ' Industria . CHIESE . San Satiro . Santa Maria Beltrade . San Sebastiano . Sant ' Alessandro . San Michele alla Chiusa . San Giorgio in Palazzo . San Sisto . San Lorenzo . Sant ' Eustorgio . Santa Maria della Vittoria . San Calocero . TEATRI . Re ( nuovo ) . ALBERGHI . Cappello . Falcone . Pozzo . Gran Bretagna . Gran Parigi . D ' Italia . Chiesa di Santa Maria presso San Satiro . - - La chiesa di Santa Maria presso San Satiro affermasi innalzata nell ' anno 869 dall ' arcivescovo Ansperto Confalonieri , ove era una sua casa eretta sull ' area di un tempio romano , e che de - dicò a San Satiro . Un fatto singolare diede il nome di Santa Maria alla chiesa , ed origine all ' edificazione dell ' attuale , chè mal si attribuisce al Bramante , e molto meno al Suardi , suo scolaro . Prima della venuta in Milano del Bramante la chiesa era già in costruzione . Non tornerà discaro sapere il fatto accennato . Nel 1242 , un tal Masazio , uscendo furioso da una casa da giuoco , ove aveva perduto tutto il suo avere , si fece a passare per la via del Falcone . Ivi vedendo l ' immagine della Madonna , che era sul muro esterno della chiesa di San Satiro , cieco d ' ira , le scagliò una coltellata , che colse nel collo il Bambino . Narra la tradizione che dal quadro stillasse sangue . La voce dell ' avvenuto , propagatasi tosto , fuvvi gran ressa alla via del Falcone ; la Madonna venne posta nella chiesa , e da quel giorno la divozione andò crescendo . La chiesa è formata di tre navi , in figura di croce mozza , non essendovi , cagione l ' attigua pubblica via , spazio pel coro ; onde l ' architetto vi surrogò una prospettiva a ' rilievo di mirabile effetto ; opera assai lodata dal Vasari e da altri . Dell ' antichissimo tempio evvi un avanzo nella cappella della crociera a sinistra , verso la via del Falcone , con quattro colonne di materia , dimensione e capitelli differenti , raccolti da edifici anteriori , come allora si soleva . In questa cappella vi è anche un bel lavoro in plastica del Caradosso Foppa . La sagrestia è un tempietto ottagono del Bramante , somma , mente lodato dal Vasari e dal Milizia . Fu assai bene ristaurato nel 1857 . Vi sono in questa chiesa pitture del Boltraffio , del Borgognone , del Bramantino , di Gaetano Vaccani , ecc . - - Quanto prima si darà mano alla costruzione della facciata del tempio , ancora in rustico , su disegno dell ' ingegnere architetto Giuseppe Vandoni . Chiesa di Santa Maria Beltrade . La chiesa di Santa Maria Beltrade fu fondata da una contessa Beltrado nell ' anno 836 , e ristaurata nel 1717 , e da ultimo , da Giacomo Moraglia , nel 1855 con buoni affreschi . Una rozza scultura , che prima vedevasi sulla porta maggiore , ora da un canto , rappresenta l ' immagine che chiamavasi Idea ; essa era il simbolo di una processione che sino all ' anno 1586 soleva farsi nel giorno della Purificazione da questa chiesa alla Metropolitana . Chiesa di San Sebastiano . La chiesa di San Sebastiano , di proprietà del Comune , è opera del Pellegrini , e devesi la sua erezione al voto fatto dai Milanesi durante la peste dell ' anno 1576 . La prima pietra fu posta da San Carlo . E di forma circolare , ed una delle più belle che vanti Milano . Magnifica è la parte esterna , ornata di lesene binate , d ' ordine dorico , con cornice elegantemente lavorata ; l ' ordine jonico si vede superiormente all ' attico praticabile . La cupola torreggia sopra questo secondo ordine . Tre porte , una maggiore ornata con colonne , e due laterali più semplici , danno ingresso all ' interno , il quale corrisponde alla bellezza esterna per la sua semplicità ed eleganza ; un ordine di lesene disposte in giro divide le cappelle arcuate ; il coro è di figura ottagona con cupola circolare . Vi sono in questa chiesa pregevoli pitture : il San Sebastiano è del Bramante . Sotto la Repubblica Cisalpina essa servì di Circolo costituzionale . E generalmente reclamato che quest ' edificio venga isolato , colla demolizione delle catapecchie addossatevi negli ultimi tempi della dominazione spagnuola . Chiesa di Sant ' Alessandro . La chiesa di Sant ' Alessandro , detta in Zebedia , vuolsi eretta sull ' area di una prigione chiamata appunto Zebedia , nella quale l ' alfiere della legione tebea , Alessandro , fu detenuto . La facciata dell ' antico tempio era verso San Giovanni in Conca . L ' attuale edificio venne elevato nell ' anno 1602 con tanta solennità che si coniarono persino medaglie commemorative . L ' architetto ne fu Lorenzo Binaghi , barnabita . Esso ha la forma di una croce greca con magnifica cupola , sostenuta da otto colonne di granito rosso lucido . La facciata , con due campanili e bella scalinata , sarebbe stata più grandiosa se avesse avuto un second ' ordine : così appare tozza . Questo tempio , restaurato non sono molti anni , è ricco nell ' interno di fregi e stucchi , e vi meritano particolare osservazione l ' altare maggiore , il pulpito e due confessionali , incastonati in pietre dure , gli intagli dell ' organo , vari dipinti del Crespi , del Procaccini , del Campi , del Fiamminghino , dello Scaramuccia , del Moncalvo , del Guadagnini , dello Scuri , ecc . , non che il monumento al matematico Paolo Frisi , il cui ritratto è del celebre Franchi . Liceo e Ginnasio Beccarla . Al lato destro della chiesa di Sant ' Alessandro , uscendo , trovansi pubbliche scuole , altre volte Arcimbolde , da monsignor Giovanni Battista Arcimboldi , il quale nel 1609 fondava due cattedre di logica e morale appunto presso i Barnabiti di Sant ' Alessandro . Soppressa la Congregazione di questi padri , vi fu stabilito dal Governo un Liceo ed un Ginnasio pubblico , diretti da professori secolari Il liceo Beccaria possiede un gabinetto di fisica , eretto fino dall ' anno 1787 , una raccolta di animali , ed una collezione mineralogica , che ebbe origine nel 1773 , e resa quindi molto ricca dal celebre naturalista , ex - barnabita , Ermenegildo Pini , mercè le sue fatiche , i suoi viaggi e le sue corrispondenze coi più celebrati naturalisti . Palazzo Trivulzi . Nella Piazza di Sant ' Alessandro , dicontro la chiesa , vedesi il palazzo Trivulzi ; esso è di una soda costruzione , e ragguardevole per le cose rare e preziose che vi si contengono , fra cui una ricca libreria ed un , museo di pregevolissime antichità , formato in gran parte dal filologo abate don Carlo Trivulzi , morto nel 1789 , dal fratello di lui Giorgio , morto nel 1802 , e continuato dai discendenti della famiglia , la quale cortesemente ne permette la visita al forestiero . Congregazione di Carità . La Congregazione di Carità ha la propria sede in via Olmetto , nella già casa Archinti , la quale conserva pregevoli pitture del Lanzani , del Tiepolo , del Piazzetta e del Bigori . Chiesa di San Michele alla Chiusa . La chiesa di San Michele alla Chiusa , che trovasi qui presso , ritiene il suo nome dalla chiusa , posta nel 1171 ad un acquidotto a trattenere le acque che da essa poi uscivano poco lungi dalla città . Sono due chiese riunite verso il 1750 ; contengono qualche buon dipinto . Nel portico del piccolo cortile si osserva 1' antico metodo , detto Graffito , introdottosi in Italia nel principio del XVI secolo , col quale si ornavano e si abbellivano le case nel loro esterno . Chiesa di San Giorgio in palazzo . La chiesa di San Giorgio credesi eretta nel 750 da San Natale , arcivescovo di Milano , sull ' area ov ' era un tempio di Mercurio . L ' aggiunto di Palazzo , che ancora essa ritiene , si vuole derivato da un palazzo imperiale edificato da Trajano o da Massimiano . Nel 1600 fu l ' edificio abbellito da Federico Borromeo . L ' attuale facciata di granito è disegno di Bernardino Ferrari . Vi sono in questa chiesa da ammirarsi un San Gerolamo , opera celebre di Gaudenzio Ferrari , la Deposizione , di Bernardino Luini . Nella casa Stampa - Soncino , presso S . Giorgio , sorge , monumento particolare , una torre a sei piani , con terrazzi accessibili , alta metri 42 24 , sulla cui sommità sono le colonne col plus ultra , stemma di Carlo V , al cui onore fu eretta . Chiesa di San Sisto - - La chiesa di San Sisto si pretende essere fondata da Desiderio , ultimo re dei Longobardi nell ' anno 770; fu rifabbricata da Federico Borromeo : vi sono pitture del Pietra . Istituto Tecnico . Nell ' area , ove sorgeva il convento di monache agostiniane , fondato da Simone da Casale nel 1345 , venne eretto , nella prima metà di questo secolo , un edificio ad uso scuole ginnasiali su disegno del conte Gian Luca della Somaglia . Soppresse queste scuole , sostituendole con quelle tecniche , dal Comune si rifabbricò ed ingrandì l ' edificio , con progetto dell ' ingegnere A . Nazari , comprendendovi anche la già chiesa di Santa Marta , che era una delle più belle opere del Richini . L ' Istituto tecnico impartisce l ' istruzione a circa 180 alunni . Presso il Carrobbio , nella via San Simone , evvi un teatro adatto a rappresentazioni drammatiche . Chiesa e colonne di San Lorenzo . Le sedici colonne , che veggonsi lungo il Corso di Porta Ticinese , e che sono parallele alla pubblica strada , formano il monumento romano più grandioso che conservi ancora Milano . Esse sono di marmo bianco scanalate , d ' ordine corintio , e composte di quattro pezzi ciascuna , compreso il capitello e la base , che ha unita una piccola porzione di colonna . Una giusta ed uniforme distanza si osserva nel loro scomparto ; la base è atticurga ; posano esse a perfetto livello sopra un rozzo zoccolo di pietra . Da ciascuna parte hanno per termine un pilastro innalzato in tempi posteriori . Gli architravi sono alti due terzi del diametro delle colonne con tre fasce , come debbe avere il corintio . Nella soffitta , fra capitello e capitello , avvi un riquadro decente - mente intagliato . Queste colonne da alcuni credonsi una parte delle Terme Erculee , costruite da Massimiano ; altri opinano del tempio di Ercole , pure eretto da quell ' imperatore . L ' iscrizione romana , che vedesi sul pilastro verso la città . ad onore di Lucio Vero , non deve avere nessuna relazione colle colonne , nè coll ' edificio : questa lapide fu ritrovata e dissotterrata 1' anno 1505 vicino al colonnato . Da questi avanzi antichi si ha accesso in un cortile , intorno al quale sono poste le abitazioni altre volte canonicali , fatte costruire da Federico Borromeo ; è il sagrato di una delle più vaste e più belle chiese di Milano , quella cioè di San Lorenzo . Questo tempio fu eretto fin dai tempi di Sant ' Ambrogio sulle rovine di opera romana . Fu distrutto da un incendio nel 1071 , poi ricostrutto ; rovinato di nuovo nell ' anno 1573 , venne infine riedificato per ordine di San Carlo su disegno di Martino Bassi , che imitò San Vitale di Ravenna . Il corpo dell ' edificio è composto di un ottagono formato da quattro archi grandi e da quattro minori . L ' ordine principale è dorico con lesene . I lavori terminarono verso il 1593 . In questa chiesa vi sono buone pitture di Ercole Procaccini , Aurelio Luini , Giambattista della Cerva , Carlo Urbino , dello Storer , ecc . Alla sinistra , verso la Vetra , evvi una chiesetta ottangolare , la quale ha servito di primitivo tempio dedicato a San Genesio , ed ora a Sant ' Aquilino martire , con un vestibolo che ha comunicazione colla strada . Questa cappella dicesi eretta da Galla Placidia , figlia di Teodosio , e vi si vede l ' urna sepolcrale della medesima e di Ataulfo , marito di lei . Posteriormente vi fu aggiunta la cupola con un lucernario . La porta di questa cappella è adorna di ricche sculture ; negli absidi si vedono mosaici del nono secolo , guasti però dai ristauratori . Nella chiesa è pur rimarchevole il mausoleo di Giovanni Conti , eretto nel secolo XVI da Gaspare Visconti , non che l ' altro dell ' antica famiglia Robiano . Uscendo in istrada dalla cappella di Sant ' Aquilino a destra trovasi la Piazza della Vetra . Questo luogo , pochi anni or sono , offriva un misero spettacolo . Da una parte scoperta correva la gora , e all ' intorno erano povere case , con terrazze di legno , occupate le più dai conciapelli . Da antico deturpava inoltre questa Piazza la forca , trasferita nel 1814 altrove . Le catapecchie dall ' anno 1829 vennero scomparendo mano mano , e moderni edifici vi vanno sorgendo ; le acque furono coperte ; e il Comune , nel 1863 , vi erigeva un Mercato per gli erbaggi e le frutta , e nell ' anno 1866 altro pei latticini ; entrambi su disegno dell ' architetto Enrico Terzaghi . Dicontro la Vetra , verso il Corso di Porta Ticinese , è la via Gian Giacomo Mora , nome dell ' infelice barbiere , che ivi aveva la bottega e l ' abitazione , i cui casi miserissimi sono sovranamente descritti da Alessandro Manzoni nel suo libro : Processo degli Untori nel 1630 . E qui appunto , ove ora è la casa al numero 1 , sorgeva la Colonna infame , stata posta sulle rovine della casa e bottega del Mora . La colonna , testimonio di barbarie , venne fatta togliere da Pietro Verri , il 1° settembre 1778 per consiglio di Cesare Beccaria . 123 - Arco di Porta Ticinese . Proseguendo pel Corso trovasi il ponte attraversante il Naviglio , costruito pochi anni sono , in istile lombardo , su disegno dell ' ingegnere Emilio Bignami . Questo ponte conserva l ' arco e parte della torre di cui erano munite le porte dei Visconti . Nel 1863 vennero questi avanzi dell ' antichità , modello dei primordi dell ' architettura gotico - lombarda , ristaurati da inesperto architetto ; sicché le torri furono guaste . Teatro Re . Questo teatro venne fatto costruire da un Giovanni Re nel 1864 , e fu inaugurato nel settembre di quell ' anno . Il disegno è dell ' architetto Concorreggi ; riuscì difettoso . Può contenere circa 1200 persone . Chiesa di Sant ' Enstorgio . La chiesa di Sant ' Eustorgio si annovera tra le più antiche di Milano , e si riguarda come uno dei primi edifici cristiani . Essa è una delle meraviglie dell ' arte lombarda . Fu fondata nel 320 dallo stesso Eustorgio , che la dedicò ai Re Magi , le reliquie dei quali vennero appunto a lui regalate dall ' imperatore di Costantinopoli , ed ivi sepolte ( * ) ; quindi prese il nome di Sant ' Eustorgio in onore dello stesso vescovo , per essere ivi stato tumulato . Nei primi tempi la chiesa trovavasi ben lontana dalla città ; la fronte era verso la via di Santa Croce con due archi che le servivano di portico . Fu rimodernata nell ' anno 1278 da Ottone Visconti coll ' opera di Tosano , detto il Lombardino , e quindi da Francesco Richini , il quale guastò la bella architettura lombarda . ( * ) Il sarcofago è ora vuoto di quelle reliquie , le quali , poste in San Giorgio per salvarle dalle mani del Barbarossa , furono quindi nel 1162 trasportate in Germania . Da qualche anno , sotto la direzione degli architetti Enrico Terzaghi e Giovanni Brocca , si sono intrapresi da quella Fabbriceria lavori di ripristino dell ' architettura antica . Il fianco meridionale della chiesa e la facciata sono stati egregiamente compiuti , ed anche l ' interno è a buon punto di avanzamento . Il campanile , assai ragguardevole per l ' altezza e per la bella costruzione , fu ultimato nel 1309 , e vi venne posto il primo quadrante che dinotasse le ore . Il pulpito di pietra , che si vede posto nell ' angolo della facciata servì a Pietro da Verona per iscagliare i suoi fulmini contro gli eretici . Nell ' interno sonovi magni - fiche opere di architettura , fra cui del Bramante e del Michelozzo Michelozzi , - lo scolaro del Donatello e il seguace del Brunelleschi , il primo che da noi incominciò a scostarsi dallo stile gotico , - consistenti specialmente nelle cappelle fatte erigere a destra dai Visconti , una delle quali ha bellissima arca dovuta a Gian Giacomo Balduccio da Pisa . Molte pitture peregrine pur vi sono del Borgognone , del Bramantino , del Fiammenghini , del Fratazzi , dello Storer , dei fratelli Procaccini , del Civerchio , del Figini , ecc . In Sant ' Eustorgio sono sepolti alcuni uomini illustri , fra cui il grecista Emanuele Crisolara e gli storici Gaspare Bugati e Giorgio Merula . Del convento annesso , ora caserma di soldati , entrarono nel 1220 in possesso i Domenicani . Vi ebbe per qualche tempo sede il Tribunale dell ' Inquisizione . Porta Ticinese . Anticamente la Porta Ticinese era situata dove ora è il Carrobbio , e chiamavasi Marzia , perchè dedicata a Marte . La terza Porta , quella costruita al tempo degli Spagnuoli , era ancora nel 1800 un informe fabbricato . Quando Napoleone Bonaparte , vinta la battaglia di Marengo , ritornò per questa Porta in Milano coll ' esercito francese , dando nuova esistenza alla Repubblica Cisalpina , si pensò di rammemorare il fatto in uno alla gloriosa giornata campale con un monumento . Il 16 giugno dell ' anno 1801 il Governo e le autorità francesi , con solenne pompa , recaronsi alla Porta Ticinese , e posero la prima pietra d ' un nuovo edificio . Il progetto però non fu eseguito per allora . Rivisse soltanto verso il 1810; e con soscrizioni private , ma vuolsi superiormente eccitate , si diede mano nel 1812 alla costruzione del severo Portico isolato che tuttodì esiste . Il disegno è del marchese Cagnola , il quale prese ad imitare quegli onorari che si facevano in Roma . E di grandioso effetto ; raggiunto dall ' architetto con pochissimi mezzi . Ai lati dell ' Arco trovansi due vistosi e sodi fabbricati a bugnato , per uso degli agenti daziari . Per la Porta Ticinese facevano il solenne ingresso i principi , gli arcivescovi , i governatori nostri ed i monarchi che venivano a visitare Milano , usanza derivata dai tempi in cui Pavia era residenza dei re longobardi . Fuori di questa Porta veggonsi i meravigliosi lavori fatti per 1' unione delle acque dell ' Adda con quelle del Ticino , ed il canale detto il Naviglio di Pavia . Più innanzi ne parleremo . Presso la Porta stessa , a sinistra , lungo la via di circonvallazione alla Porta Lodovica è lo Stabilimento nazionale pei bagni , costruito dall ' ingegnere cav . Sfondrini . E grandioso , e con vasche da nuoto eleganti . Prendendo la via a destra , e seguendo la strada di circonvallazione alla Porta Magenta , trovasi , alla sinistra , la nuova Stazione succursale per la linea Milano - Vigevano , inaugurata nel novembre 1869; stazione che fra non molto tempo sarà posta in diretta comunicazione coll ' interno di Milano , andandosi a dar mano ai lavori per l ' apertura di una nuova Porta , che si chiamerà dalla città di Genova . Ritornando in città per la Porta Ticinese devesi visitare la via della Conca , che è presso il bastione a sinistra . Quivi trovasi la magnifica conca , eseguita nella prima metà del decimoquinto secolo per opera degli ingegneri ducali Filippo da Modena e Fioravanti da Bologna , durante la signoria di Filippo Maria Visconti , allo scopo non solo di procurare il vantaggio a Milano coll ' introdurvi acqua navigabile , ma eziandio per congiungere le acque dell ' Adda , o Martesana , con quelle del Ticino , o Naviglio Grande , come sopra si è accennato . Si vede quindi che le conche sono ingegnose opere idrauliche , le quali , succedendosi in vari punti , portano due acque ad unirsi , malgrado la diversità dei loro livelli . Nel 1497 , per ordine di Lodovico il Moro , Leonardo da Vinci non rese che regolare questa conca per alzarsi dal Naviglio grande fino alla fossa di fortificazione . In quell ' anno , 1497 , il duca Lodovico faceva eseguire il monumento che vedesi presso la conca , il quale rammenta e come egli avesse alla fabbrica del duomo ridonato il diritto del dazio sulle navi che passavano per di là , e la morte della diletta di lui sposa Beatrice d ' Este . Santa Maria della Vittoria . Allungandosi per la via Arena , verso la città , trovasi la chiesa di Santa Maria della Vittoria , così chiamata da una vittoria non lungi da quel luogo , allora fuori mura , riportata dai Milanesi contro gli Imperiali , comandati da Lodovico il Bavaro . La chiesa fu eretta nel 1339 , e di nuovo fabbricata nel 1669 dal cardinale Omodei , con disegno del Mangone . L ' Omodei vi pose i sepolcri di sua famiglia in forma di piramidi con erme in bronzo . L ' interno del tempio è di buona e grandiosa architettura , di forma quadrata , con quattro archi , sui quali si innalza una maestosa cupola . L ' ordine è fonico composito . Si ammirano in essa pitture di Camillo Procaccini , di Giacinto Brandi , di Giovanni Ghisolfi , di Antonio Raggi , del Fiammenghini , ecc . Chiesa di San Calocero . Percorrendo la strada a sinistra , lungo il Naviglio , trovasi nella via omonima , la chiesa di San Calocero . Essa venne innalzata da San Carlo nel 1565 , e ciò , vuole una volgare tradizione , per una immagine della Madonna dipinta su d ' un muro , che fu veduta piangere alla vista dei mali che i Francesi facevano soffrire nel 1500 ai Milanesi . Altra tradizione narra poi che San Calocero istruisse ivi nella fede San Secondo , e lo facesse battezzare dai Santi Faustino e Giovita , sgorgando al sacro uso una fonte che tuttodì quivi si riguarda . Annessa a San Calocero è la casa dei padri delle Missioni nelle parti degli infedeli . Di contro evvi la soppressa chiesa di San Vincenzo al Prato , di gotica architettura , il cui primitivo edificio era stato nel 550 eretto sull ' area di un tempio dedicato a Giove . Istituto dei Sordo - muti . Nella vicina via di San Vincenzo , e precisamente nel convento già dei Padri Cistercensi , soppresso nel secolo scorso , venne nel 1830 posto l ' Istituto pei sordo - muti , iniziato in Milano nel 1805 da Antonio Heyraud di Lione , sotto la protezione del Governo italico . Sessanta sono i ricoverati ; v ' hanno 24 piazze gratuite , 16 per maschi e 8 per femmine , a carico del Governo . Coi legati conseguiti dappoi e cogli avanzi dell ' Istituto si sono costituite alcune pensioni semigratuite sì pei maschi che per le femmine , a norma dei casi . Ottima è 1' istruzione che si impartisce a quegli infelici , i quali , uscendo ai ventidue anni dall ' Istituto , ponno procurarsi una vita meno dolorosa . Annesso all ' Istituto principale avvene altro pei sordo - muti poveri di campagna , sorto nell ’ anno 1853 . Ha un patrimonio proprio , formato da lasciti di benefattori , colla cui rendita e col frutto di assegni mantiene circa 120 sordo - muti d ' ambo i sessi . 129 Casa d ' Industria . Ove era l ' ospedale di San Vincenzo de ' Pazzi , nell ' anno 1786 aprivasi una Casa di lavoro volontario pei poveri della città . Essa venne riformata colla denominazione di Casa d ' Industria , nel 1808 , nel qual tempo si proibiva la mendicità nel Dipartimento dell ' Olona . Mentre in quella di San Marco si accettano i soli uomini , quivi le sole donne . Per chi , percorrendo la linea di San Vittore , non avesse visitato il Macello pubblico , potrà recarvisi da questo lato . In principio della via di San Vincenzo , per ritornare nel centro della città , al ponte sul Naviglio , vedesi l ' Arco già della pusterla Fabbrica ; esso , come quello di Porta Ticinese , ci dà un saggio dei primordi dell ' architettura lombardo - gotica . Linea I . ( Colore rosa . Dalla Porta Ticinese alla Porta Garibaldi ) . (2.--Dalla Piazza del Duomo alla P . Garibaldi ) . MONUMENTI RIMARCHEVOLI , ECC . Palazzo Broletto . Clerici . Mercato . Forni militari . Porta Garibaldi . Cimitero maggiore . CHIESE . San Protaso . San Tomaso . Santa Maria del Carmine . San Simpliciano . Santa Maria Incoronata . TEATRI . Fossati . ALBERGHI . Madonna del Monte . Torre di Londra . Palazzo Carmagnola o del Broletto . Il palazzo , detto tuttodì del Broletto , fu ricostruito nel 1410 circa dal noto capitano Francesco Busone di Carmagnola , il quale lo abitò dal 1413 al 1424 , come lo indica l ' apposita lapide , e fu quivi che condusse la propria sposa Antonietta Visconti , parente del duca di Milano Filippo Maria . Passato il Carmagnola , per disgusti col Ducato , al servizio della Repubblica Veneta e dichiarato ribelle , dispose , con testamento 8 settembre 1429 , che questo palazzo toccasse come quota ereditaria alle sue figlie Luchina , maritata al conte Luigi Dal Verme , ed Antonia , maritata al dottor in legge Garnerio di Castilione i ma il 9 marzo 1464 , per contratto fra le due sorelle , passò in unica proprietà della contessa Luchina . Per varie vicende subite dai Dal Verme l ' edificio venne ad appartenere al Governo spagnuolo , e Filippo III , nel 1605 , lo donava alla città di Milano , che vi collocò il mercato dei grani . Nell ' anno 1714 vi fu trasportato il Banco di Sant ' Ambrogio , specie di Monte Mercantile ; nel 1770 , sotto la direzione dello storico Giulini , vi si pose l ' Archivio civico , e finalmente , nel 1786 , vi presero stanza gli uffici del Comune , che sino dal 1228 trovavansi in Piazza Mercanti , dandogli appunto il nome di Broletto , e vi rimasero fino all ' anno 1861 . Consiste esso in un ampio caseggiato , diviso in due cortili con portici nell ' intorno , e con porte di prospetto che mettono alle vie del Broletto e Giulini . Di antico pur conserva qualche finestrone ed alcune sale con buoni dipinti . Ora è sede dell ' Intendenza di Finanza . Trovandosi in questo punto si può visitare il Palazzo Clerici . Questo palazzo , sede della Gran Carte d ' Appello , non che del Tribunale di Commercio , che è posto nella via omonima , apparteneva alla nobile famiglia Clerici . Il capostipite di questa famiglia , venuto in Milano da Domaso , divenne straricco , commerciando in società con quel Pietro Carcano , quasi secondo fondatore dell ' Ospedale Maggiore . Il palazzo , quantunque barocco , è tuttavia grandioso : vi si vede una magnifica sala con stucchi dorati , ed una bellissima pittura a fresco nella vólta , di Gio . Battista Tiepolo . Chiesa di San Protaso . Poco lungi dal palazzo Clerici trovasi la chiesa di San Protaso , detta ad Monacos , aggiunto derivatole dall ' esservi stati fin dal 800 i Benedettini . Eretta poi in parrocchia , il diritto di nomina spettava ai monaci di San Simpliciano . Fu l ' antica chiesa ricostruita con disegno del Pellegrini , e restaurata nel 1852 . Vi sono in questo tempio pitture del Fiammenghini , del Nuvolone , di Daniele Crespi , del Cunio , del Cerano , di Camillo Procaccini . Chiesa di San Tomaso . La chiesa di San Tomaso in Terra Mala è d ' incerta origine . Secondo una tradizione l ' aggiunto di terra mala o amara le deriva da questo fatto . , Essendo morto un povero , e non volendo il parroco di San Tomaso dargli sepoltura , se prima la moglie non gli pagasse il dovuto ; la donna , disperata di non avere , nè trovare il denaro , diede in alti lamenti . Passò in quel mentre il duca Giovan - Maria Visconti , il quale , udito il motivo di quelle strida , comandò che il parroco non solo desse sepoltura gratis al morto , ma fosse , che è peggio , seppellito insieme ; e non vi fu prece peroratrice , nè pianto capace a far muovere il duca . Vuolsi che il parroco , calandosi nella fossa , andasse altamente sciamando : “ Quanto è amara questa terra “ . La chiesa ha un bellissimo pronao , e pitture di Cesare Procaccini , di Aurelio Luini , di Rodolfo Cunio . L ' altare maggiore è disegno dell ' architetto cav . Zanoja . Chiesa di Santa Maria del Carmine . La chiesa di Santa Maria del Carmine fu eretta dai padri Carmelitani nel 1268 . Se non che essa , dominata dal vicino castello , ne fu molto guasta . Rifatta in forma più grande a tre navi , le si diede l ' architettura gotica . L ' ornato esterno della porta , che tuttodì si conserva , vuolsi di - segno di F . Richini . La chiesa fu rimodernata nel 1840 . Vi sono pitture di Cesare Procaccini , di Filippo Abbiati , di Stefano Maria Legnani , di Bernardino Luini , del Montalto ; sculture del Volpi . Vi si ammirano inoltre un Battistero gotico - moderno ed alcuni monumenti . Nella parte del Foro Bonaparte , che trovasi a sinistra di chi si reca al Corso Garibaldi , lambente la strada , si sta erigendo , a cura del Municipio , un Mercato per gli erbaggi , su disegno dell ' ingegnere architetto Agostino Nazari . Teatro Fossati . Il teatro Fossati venne eretto dalla famiglia omonima nell ' anno 1859 , su elegante disegno dell ' architetto Fermo Zuccari . L ' interno è in legno ; può contenere circa 2500 spettatori . Esso ha due facciate , una prospicente il Foro Bonaparte , ì ' altra il Corso Garibaldi . Vi si danno variati spettacoli . Chiesa di San Simpliciano . La chiesa di San Simpliciano , di gotica costruzione , è una delle quattro basiliche che anticamente esiste - vano fuori della città , e si vuole fondata dal vescovo Ambrogio sotto il titolo di Santa Maria . Essendovi seppellito nell ' anno 400 Simpliciano , prese il nome di questo santo . L ' interno della chiesa è costrutto in tre navi in forma di croce latina con cupola . Contiene di belle pitture di Ambrogio Borgognone , - che eseguì mirabilmente nell ' abside del coro l ' affresco la Coronazione della Madonna , - di Francesco Terzi , di Camillo Procaccini , di Antonio Fratazzi , di Aurelio Luini , ecc . La facciata venne compiuta soltanto nel novembre del 1870 su disegno dell ' architetto Carlo Macciachini , il quale le conservò assai lodevolmente il carattere del XIII secolo . Il bellissimo chiostro , che era annesso alla chiesa di San Simpliciano , architettato dal Bramante e finito dal Seregni nel 1563 , fu convertito dall ' arciduca Ferdinando a quartiere pei soldati . Sotto il Governo Italico venne rimodernato con disegno del colonnello Rossi . Forni militari . Proseguendo la via per alla Porta Garibaldi , trovansi a destra , nella via Moscova , i Forni militari , stati costruiti verso il 1828 dal Governo austriaco , il quale si serviva dell ' area e di una parte dei fondamenti che erano stati preparati dal cessato Governo italiano per la principale caserma militare di cavalleria . Chiesa di Santa Maria Incoronata . La chiesa di Santa Maria Incoronata fu eretta nel 1451 dal duca Francesco Sforza ; e nel 1460 Bianca Maria , moglie di lui , ne fabbricò altra unita alla prima , che dedicò a San Nicola da Tolentino , volendo colle due fabbriche formare simbolo della sua unione col duca . La facciata è eguale e semplice , di forma pure eguale è l ' interno con due presbiteri e due altari maggiori . L ' architettura gotica fu guasta nel 1654 . Vi sono bei monumenti della famiglia Bossi , di Giovanni Tolentino e di Gabriele di Cotignola , arcivescovo di Milano , fratello germano di Francesco Sforza . V ' hanno pregevoli pitture di Luigi Scaramuccia , di Ercole Procaccini e del Montalto . Il convento , che era annesso a questa chiesa , fu convertito in caserma pei soldati . Porta Garibaldi . La Porta Garibaldi , già Comasina , è una delle principali di Milano . Essa era nei primi tempi al Ponte Vetero e dedicata alla Luna . La Porta che qui si trovava , costruita dal Governo spagnuolo , venne demolita , e su disegno dell ' architetto Giacomo Moraglia , dai negozianti della città eretta l ' attuale fra gli anni 1826 e 1828 . E un arco ornato alla dorica , sormontato da quattro colossi del Perabò , rappresentanti i fiumi primari di Lombardia : il Po , il Ticino , l ' Adda e l ' Olona . Nel 1860 la Rappresentanza cittadina la intitolava a Garibaldi a rammentare le vittorie comensi . Nell ' attico superiore , cancellata l ' impronta servile , venne posta la seguente epigrafe : QUI SULL ' ORME DEL NOME NEMICO IL FERRO DELL ' ITALICA GIOVENTU ' INCISE LE VITTORIE COMENSI MDCCCLIX ai lati : VARESE . SAN FERMO . Prima di terminare il giro di Milano non si deve tralasciare di visitare il Cimitero monumentale . Il Cimitero monumentale trovasi fuora la Porta Garibaldi , a sinistra , tra la strada comunale di Bovisio e la ferrovia . I lavori di questa grandiosa necropoli vennero iniziati nell ' anno 1863 su disegno dell ' architetto Carlo Macciachini . Eseguitasi la generale fondazione della parte anteriore , tratte a compimento e la metà degli spalti circostanti e il giardino rialzato dal lato di ponente , colle sottoposte gallerie , la Giunta Municipale pensò di farne l ' inaugurazione solenne il 2 novembre 1866 . I lavori continuano annualmente ; e appunto in oggi si stanno ponendo le fondamenta della gran cripta od ossario , e quanto prima si getteranno quelle del Famedio , che raccoglierà la memoria degli illustri cittadini . Il Cimitero è già ricco di pregevoli monumenti dovuti ad artisti milanesi , fra i quali Tantardini , Pandiani , Miglioretti , Strazza , Spertini , Crippa , Buzzi - Giberto , Corti , ecc . Lo stile di esso è lombardo della seconda metà del . XIII secolo . La Piazza del Duomo , la Galleria Vittorio Emanuele , il Cimitero monumentale e il Macello pubblico sono le maggiori opere edili iniziate dal Comune in questo decennio di libertà . 137 Notizie indispensabili od utili al viaggiatore ( * ) . Chiunque visiti Milano dimentica presto i comodi e gli agi del suo domicilio , trovando negli alberghi e nelle locande alloggio e trattamento confacente alla sua condizione qualunque essa siasi . In nessun albergo si penuria di mezzi accessori . Buone vetture , legni di piazza e destri servitori sono al minimo cenno a vostra disposizione . Il banchiere , il negoziante , l ' amico , cui siete raccomandato , vi servono di guida . Le Autorità di qualunque grado sono accessibili in ispecie al forestiere ; anche mancando di protezioni e di raccomandazioni non avete nulla a temere nel disimpegno dei vostri affari . Il Sindaco riceve in udienza particolare ogni settimana ; per essere ammessi a queste udienze bisogna farsi inscrivere in apposito registro . Per affari d ' urgenza riceve tutti i giorni . Le risposte alle suppliche od ai reclami che si presentano al protocollo generale si ricevono per mezzo della divisione a cui l ' affare appartiene . Al Prefetto si ricorre , sia direttamente , sia col mezzo delle Autorità locali , per tutto ciò che concerne l ' amministrazione politica . L ' esito delle suppliche e delle dimande o reclami contro le decisioni delle Autorità subalterne si conosce o col mezzo della Prefettura stessa o delle Autorità locali da cui il ricorso è partito . Il Prefetto dà udienza in determinati giorni della settimana . ( * ) Non permettendoci il limitato spazio di questa Guida di dare un elenco generale di ogni ramo di commercio e d ' industria , ci limitiamo ad additare al viaggiatore alcuno di essi fra i pii . accreditati . Se fa bisogno di rinvenire persone di cui si ignori il domicilio , se ne fa ricerca all ' Ufficio del Ruolo di popolazione ( Anagrafe ) , esistente al Municipio , via Case Rotte , al numero 4 . Qualunque reclamo che il forestiero abbia per avventura a fare contro il servizio delle vetture da nolo , od ogni altro riflettente la sicurezza pubblica , notificazioni di smarrimenti , ecc . , un ufficio di Sorveglianza urbana è posto nel Palazzo del Marino ad accoglierlo . Il forestiero può rivolgersi anche agli Agenti urbani . Ecco intanto alcuni dei principali indirizzi che crediamo segnalare al viaggiatore per gli emergenti suoi bisogni . Alberghi ( * ) . * Agnello - * Ancora - * Angioli - * Aquila - * Beccaccia - Bella Venezia - * Biscione - * Borsa - * Cappello - Cavour - Città ( Ville ) - * Corona d ' Italia - * Due Spade - * Europa - * Falcone - * Firenze - * Francia - * Gallo - Gran Brettagna - * Leone - * Madonna del Monte - * Milano - * Passarella - Pensione Svizzera - * Ponzone - * Popolo - * Pozzo - Reale - Reichman - * Roma - San Marco - * San Michele - * Torre di Londra - Tre Svizzeri . Antiquari . - - Arrigoni , Corso Venezia n . 6 . - Baslini , Corso Venezia n . 12 . - Franchi Ulisse , via del Pesce n . 2 . Sanquirico Antonio , Galleria De Cristoforis n . 43 , ecc . ( * ) Gli alberghi contrassegnati coll ' asterisco hanno trattoria in casa , pronta ad ogni ora del giorno . Con tre , quattro o cinque lire al maximum si può avere in tutti questi alberghi un buon pranzo . Articoli da Viaggio . Bouffier Pietro di Giovanni , via Torino n . 14 . - Ghezzi Enrico , Corso Vittorio Emanuele n . 18 . - Münster Fratelli , Corso Vittorio Emanuele n . 28 , ecc . Bagni particolari . Bagni con gabinetti separati e acque calde . Bagni dell ' ex Ville , via Pasquirolo n . 11 . del Giardinetto , Corso Vittorio Emanuele n . 17 . Reali , via Pantano n . 2 e via Larga n . 33 . di proprietà di Clotilde vedova Jodani , via Tre Alberghi n . 24 . dell ' Annunciata , via omonima n . 11 . Russi ed Orientali , anche per cura idropatica , via Sala n . 7 . Bagni pubblici : con vasche grandi e maestri di nuoto . Bagno di Diana , fuori di Porta Venezia . Bagno in via Castelfidardo . Bagno Nazionale , anche con gabinetti separati e doccia , fuori di Porta Ticinese . Bagno del Ticino , fuori di Porta Ticinese . Banche e Banchieri . Banca Franco - Italiana , via San Pietro all ' Orto n . 8 . - Banca Nazionale , via Giardino n . 6 . - Banca popolare , Piazza Mercanti . - Banca del Popolo , via Brera n . 19 . - Banca Lombarda , via Giardino n . 7 . - Belinzaghi commendatore Giulio , via Andegari n . 14 . Brot cav . Carlo Francesco , via Giardino n . 14 . - Campagnoni Francesco , Galleria Vittorio Emanuele n . 8 e 10 . - Cavajani Oneto e Comp . , via Giardino n . 5 . - Mazzoni e Campi , via Bigli n . 15 . - Mylius Enrico e Comp . , via Clerici n . 6 . - Pisa Zaccaria , via Meravigli n . 11 . - Spagliardi Giuseppe ed Antonio e Comp . , via Cusani n . 5 . - Ulrich e Comp . , via Bigli n . 21 . - Warchex vedova , Garavaglia e Comp . , via Oriani n . 1 . - Weill - Schott figli e Comp . , via Pietro Verri n . 7 , ecc . Biblioteche pubbliche . Biblioteca Nazionale di Brera , via Brera n . 28 , aperta dalle ore 9 antimeridiane alle 5 pomeridiane , meno i giorni festivi , le ferie del carnovale , della Pasqua , e le autunnali dal 15 settembre al 4 novembre . Ambrosiana , San Sepolcro n . 1 . Pei forestieri è aperta tutto l ' anno dalle ore 10 antimeridiane alle 3 pomeridiane ; nei dì festivi da un ' ora alle 3 pomeridiane . Popolare , via Circo n . 4 , aperta dalle ore 7 alle 9 pomeridiane ; nei dì festivi dalle ore 2 pomerid . alle 4 . Per ogni volume che si estrae dalla Biblioteca Popolare si pagano cent . 5 per la durata di venticinque giorni ; scorsi i quali , se il libro non viene riconsegnato alla Biblioteca , si paga di nuovo una tassa e una sopratassa di cent . 5 per ogni mese o frazione di mese . Per ritirare il libro bisogna far constare di sè a chi sepraintende alla distribuzione . Biblioteche private . Belgiojoso fu principe Emilio , piazza Belgiojoso n . 2 . Borromeo Arese conte Vitaliano , piazza Borromeo n . 7 . Bruschetti ing . Giuseppe , corso Porta Romana , n . 66 . ( Archivio storico di architettura civile , idraulica e militare , già proprietà del fu ingegnere F . B . Ferrari , Cavagna Sangiuliani conte cav . Antonio ( Raccolta di storie municipali italiane e illustrazioni patrie ) , via Pietro Verri n . 18 . Cavaleri avv . Michele , Corso Magenta , n . 86 . D ' Adda marchese Girolamo , via Gesù n . 12 . Rocca Saporiti conte Apollinare , marchese della Sforzesca , Corso Venezia n . 56 . Trivulzio marchese Gian Giacomo , Piazza di Sant ' Alessandro n . 4 . Bijoutieri , Orefici , Orologiai . Bigatti fratelli , negozianti in gioje , fabbricatori di giojellerie , bijouterie e argenterie , via Giardino 7 . - Carenzio e Confalonieri , giojellieri e bijoutieri , Piazza del Duomo n . 27 . - Conti Annibale , orefice e giojelliere , via orefici n . 28 . - Grisetti Eugenio , orefice e giojelliere , via Tomaso Grossi n . 9 . - Sartirana G . , orefice e orologiaio , Corso Vittorio Emanuele n . 26 . - Terruggia Pietro , orefice e giojelliere , via Orefici n . 38 , ecc . Broughams . - Stazioni principali . - Piazze : Duomo - Fontana - Mercanti - Santa Marta - Scala - San Sepolcro - Cavour . Vie : Giardino - Brera - Bottonuto - San Giuseppe - Corso Venezia - Corso di Porta Romana - Corso Magenta - Ponte Vetero , ecc . Tariffe : Per una corsa che non oltrepassi la mezz ' ora si paga di giorno Lir . 1 . e di notte Lir . 1 . 25 . Fino ad un ' ora intiera Lir . 1 . 50 di giorno e Lir . 1 . 75 di notte . Per ogni mezz ' ora successiva Cent . 75 di giorno e Lir . 1 di notte . La mezz ' ora incominciata si considera come completa . Per ogni bagaglio od oggetto che non stia nell ' interno si paga Cent . 25 sia di giorno che di notte . Caffè e Pasticcerie principali . Caffè ( * ) . Caffè Cova , via San Giuseppe - Caffè Biffi , Galleria Vittorio Emanuele - Caffè Gnocchi , Galleria Vittorio Emanuele - Caffè Gnocchi , al Foro Bonaparte - Caffè Martini , Piazza della Scala - Caffè Merlo , Corso Vittorio Emanuele - Caffè dell ' Europa , Corso Vittorio Emanuele - Caffè dell ' Accademia , Piazza della Scala - Caffè Maldifassi , via Principe Umberto - Caffè del Rinascimento , Corso Venezia - Caffè del Risorgimento , Corso Magenta - Caffè del Duomo , in Piazza del Duomo ( * * ) - Caffè ai Giardini Pubblici - Caffè Moresco , via Solferino . Pasticcieri od Offellieri . Biffi , Piazza del Duomo n . 33 - Lazzaroni , Corso Venezia n . 1- Dell ' Acqua , via Santa Margherita n . 4 , e Galleria Vittorio Emanuele - Puricelli , via Monte Napoleone n . 45 - Cova , via Giardino n . 1 - Baj Fratelli , Corso Vittorio Emanuele n . 4 - Castiglioni Luigi , via Tre Alberghi n . 2 - Lorioli Carlo , via Brera n . 2 , ecc . Calzolai da donna . Beltrami , Corso Vittorio Emanuele n . 17 - Brivio , Corso Venezia n . 4 - Dupin , via della Passarella n . 26 - Bianchi , via Tre Alberghi n . 14 , ecc . ( * ) Tutti questi caffè dalle ore 10 antimeridiane alle 2 pomeridiane servono il déjeuné alla forchetta . ( * * ) Questo caffè è provveduto di una grande quantità di giornali . Calzolai da uomo . Borioli Alessandro , Galleria Vittorio Emanuele - Mejani Carlo , via Lupetta n . 1 - Mosconi Domenico , Corso Vittorio Emanuele n . 31 - Mûnster fratelli , Corso Vittorio Emanuele n . 28 , e Galleria Vittorio Emanuele ( calzature specialmente di Vienna ) - Veronesi , Corso Venezia n . 11 , ecc . Cambia valute . Casati Ignazio , via Santa Margherita - Grisi Francesco e Comp . , Piazza Mercanti - Mazzucchelli Luigi , Cordusio - Prada Celestino , Piazza del Duomo n . 20 - Strada Luigi , via Giardino n . 4 , ecc . Cappellai . Bergamo Giuseppe , Piazza del Duomo n . 35 - Chiesa Antonio , Piazza del Duomo n . 27 - De Marchi - Gherini Ambrogio , via delle Asole n . 2 - Insom Domenico , Corso Vittorio Emanuele n . 3 - Mariani Gaetano , Cordusio - Migliavacca Giovanni , Corso Vittorio Emanuele - Ponzone Antonio ( Ditta ) , via Santa Margherita n . 4 , ecc . Cartolai , oggetti di cancelleria . Maglia Antonio , Galleria Vittorio Emanuele n . 20 - Crivelli , Corso Vittorio Emanuele n . 36 - Ripamonti - Carpano Antonio , Galleria De Cristoforis n . 18 - De Grandi , Corso Vittorio Emanuele n . 29 - Ferrario Luigi , via Armorari n . 3 - Bontà ( Ditta ) , via Pantano n . 9 - Orgneri Michele , via San Giuseppe n . 12 , ecc . Chincaglieria , Bronzi , Bijouteria di lusso , Grande novità . Baglia Carlo , Piazza del Duomo n . 43 . - Brioschi Fratelli , Corso Vittorio Emanuele n . 4 . - Pirotta e Caprotti , Galleria De Cristoforis . - Galli e Bonnefoy , al Gran Mercurio , Corso Vittorio Emanuele , n . 15 . - Grande Emporio d ' ogni genere d ' addobbi in pendole , bronzi , lampade , porcellana e cristalleria , macchine per usi domestici , bijouterie ed articoli da viaggio . Si spedisce gratis il catalogo dei vari articoli a chi ne fa domanda per lettera . Consoli . Austria - Ungheria . Cantoni Eugenio , console generale , via Meravigli n . 15 . - Belgio . Belinzaghi Giulio , console generale , via Andegari n . 14 . - Bolivia . Brambilla Pietro , vice - console , via Torino n . 51 . - Brasile . Mazzone cav . Carlo , vice - console , via Solferino n . 20 . - Chili . Brivio marchese Giacomo , console , via Olmetto n . 17 . - Confederazione Argentina Juan F . Pelanda . - Confederazione Svizzera . Vonwiller Oscar , console , via Broletto n . 37 . - Francia . Bouillat cav . Edoardo , console , via Sant ' Andrea n . 8 . - Germania del Nord e Granducato di Baden . Mack Davide , console , via Bassano Porrone n . 2 . - Grecia . Ralli cav . Giacomo , console , via San Simone n . 8 . - Inghilterra . Kelly Thomas William , vice - console , nell ' Albergo Reale , via Tre Alberghi . - Messico . Brocca dott . Giovanni , console , corso Vittorio Emanuele n . 21 . - Monaco ( Principato di ) . Cavriani nobile Ippolito , console , via Olmetto n . 7 . - Paraguay . Visconti di Modrone conte Guido , vice - console , via Cerva n . 28 . - Portogallo . De Souza Holstein cav . Federico Filippo , console , Piazza San Sepolcro n . 11 . - San Marino . Antona - Traversi avv . Giovanni , console , via Giardino n . 10 . - Spagna . Brocca commendatore Luigi , console , corso Vittorio Emanuele n . 21 . – Stati Uniti d ' America . Clark William , via Monforte . - Turchia . J . Dominian effendi , Corso Vittorio Emanuele n . 20 . Dentisti e Pedicuri . Ballerio Isidoro , dentista , via Rastrelli n . 16 - Banfi Girolamo , dentista , via Palazzo Reale n . 3 - Bauer Adolfo , dentista , via San Dalmazio n . 5 . - Briziano Pompeo , pedicure , via Pattari n . 3 . Buzenac Luigi , dentista , Corso Vittorio Emanuele n . 24 - Clément Arbib , dentista , via San Protaso n . 3 - Winderling L . Noé1 - e G . Noél , dentista , via Borgospesso n . 21 - De Ambrosis Giovanni , pedicure , via Falcone n . 1 , ecc . Editori di musica . Ricordi Tito , via Omenoni n . 1 , ed ottagono Galleria Vittorio Emanuele - Lucca Francesco , via San Paolo n . 10 , e via Santa Radegonda n . 5 - Canti Giovanni , via Giardino n . 1 , e via Meravigli n . 11 , ecc . Facchini e Fattorini . La società dei Facchini , con brevetto municipale , e quella de ' Fattorini di Piazza , prestano un lodevole servizio di scorta e trasporto di effetti per indicazione da uno ad altro punto della città , ricapito lettere , gruppi , circolari , ecc . Le due Società si distinguono in fra esse dal berretto ; hanno stazioni nelle Piazze e grandi vie ; la stazione principale è in Piazza Mercanti . Tariffa della Società dei Facchini . Per servizio di scorta e per indicazione da uno ad altro punto della città senza interruzioni o fermate L . 25 Per ogni ora L 50 Per ricapito di lettere , gruppi , fatture e di tutto quanto può contenersi nella borsa , per ciascun capo L 20 Trasporto di bagagli , casse , bauli e simili , in qualunque direzione nell ' interno della città del peso di kilogr . 1 a 30 L 30 fino a kilogr . 50 L 50 fino ad un quintale L 70 Pel trasporto nei sobborghi , in aumento per ogni tassa L 15 Tariffa della Società dei Fattorini di Piazza . Per servizio di scorta e per indicazione da uno ad altro punto della città senza interruzioni o fermate L . 30 Per ogni ora L 60 Per ricapito di lettere , gruppi , fatture e di tutto quanto può contenersi nella borsa , per ciascun pezzo L 20 Trasporto di bagagli , casse , bauli e simili , in qualunque direzione nell ' interno della città del peso dikilogr . 1 a 30 L . 30 fino a kilogr . 50 L 50 fino ad un quintaleL 70 Pel trasporto nei sobborghi , in aumento per ogni tassa L 20 Farmacie . Biraghi , Corso Vittorio Emanuele n . 5 - Brera ( di ) , via Fiori Oscuri n . 15 - De Ponti Donnino , alle Cinque Vie n . 22 - Foglia Antonio , Corso di Porta Romana n . 22 - Franzini , via Santa Margherita n . 12 - Garofoletti Alberto , via Santa Maria alla Porta n . 1 - Migliavacca Gio . Battista , via Monte Napoleone n . 1 - Porati , Corso di Porta Ticinese - Pozzi Giuseppe , Corso Venezia n . 41 - Riva Palazzi , Piazza della Scala - Stagnoli , via Bigli n . 28 - Zambelletti Lodovico , piazza San Carlo n . 5 . Farmacie omeopatiche . Biraghi Carlo , Corso Vittorio Emanuele n . 3 - Franzini , via Santa Margherita n . 12 - Garofoletti Alberto , via Santa Maria alla Porta n . 1 - Pozzi Giuseppe , Corso Venezia n . 41 . Fotografi . Calzolari Figlio , successore a Duroni Alessandro , Corso Vittorio Emanuele n . 13 - Deroche ed Heyland , Corso Vittorio Emanuele n . 15 - Ganzini Giovanni Battista , via Unione n . 10 - Montabone , Corso Vittorio Emanuele n . 22 - Pagliano Leonida , via Monforte n . 3 - Rossi Giulio ( sistema Crozat ) , via Bigli n . 7 - Triestina , Corso Venezia n . 77 . Gabinetti di decenza . Due sono i Gabinetti di decenza in Milano con assai proprie ritirate per uomini e signore , l ' uno in via Pasquirolo , l ' altro al nuovo Giardino Pubblico , sotto l ' edificio del caffè . - Il prezzo d ' accesso è di cent . 10 . - Nel primo , a convenienti prezzi , si può anche avere profumerie . - In esso da appositi incaricati si ricevono in deposito effetti da viaggio , e si fa ripulitura d ' abiti e di scarpe . - Pel deposito di effetti pagansi cent . 10 . - Pella pulitura di abiti e scarpe cent . 10 . Giornali politici . La Lombardia , giornale ufficiale della Provincia di Milano - La Perseveranza - La Gazzetta di Milano - Il Secolo - Il Pungolo - Il Corriere di Milano - Il Sole , anche commerciale - L ' Unità Italiana - Il Gazzettino Rosa . - - Questi giornali si ponilo comperare presso le apposite edicole , poste nei principali centri di Milano . Istituti e Collegi principali d ' Educazione . Convitto Nazionale Longoni , Corso ginnasiale - Iiceale e tecnica superiore , via Fatebene - fratelli n . 11 . Civico Collegio - Ginnasio - Liceo Calchi Taeggi , via Porta Vigentina n . 17 . Istituto Dolci , premiato più volte dalla Società Pedagogica italiana . È provveduto d ' un scelto Corpo di professori per l ' insegnamento elementare , ginnasiale , liceale tecnico , militare , amministrativo e commerciale , ecc . Lo stabilimento è arricchito di copiosa suppellettile , in libreria , macchine , musei , ecc . per lo studio della geometria , fisica , storia naturale , geografia , chimica , meccanica , ecc . Ha unito un Convitto regolato sulle norme dei migliori della Svizzera e della Germania . L ' Istituto , che raccomandiamo specialmente , e che può essere visitato in ogni tempo , è posto in vasto locale , con giardino , cortile e portici , Corso di Porta Ticinese n . 83 . Collegio di preparazione agli Istituti militari con annesso Corso tecnico . E molto in credito , diretto essendo da professori addetti al già Collegio militare che esisteva in Milano . Trovasi in via Camminadella n . 22 . Collegio reale delle fanciulle con 24 posti gratuiti , via Passione n . 12 . Liceo privato De Angeli , via Zebedia n . 1 . Istituto privato Boselli per l ' istruzione elementare e ginnasiale , via San Giuseppe n . 4 . Istituto privato Pietrasanta , per Corsi ginnasiali , elementari , tecnici e commercio . Possiede un museo di Storia Naturale e Mineralogia , via San Paolo n . 10 . Istituto privato Stampa . Insegnamento diurno e serale del Corso elementare , di ragioneria , amministrazione e commercio , Galleria Vittorio Emanuele , scala n . 15 . Vi è annesso un ufficio approvato per interpretazioni e traduzioni in qualunque lingua . Insegnamenti speciali . Reale Conservatorio di Musica . Istruzione in ogni ramo di materia musicale , via Conservatorio n . 12 . Accademia de ' Filodrammatici . Scuola di declamazione , via Filodrammatici n . 1 . Reale Istituto Sordo - muti per l ' istruzione de - gli stessi , via San Vincenzo n . 7 . Istituto dei Ciechi , corso Porta Nuova n . 5 . Collegio Tipografico fondato dal tipografo - editore signor Francesco Pagnoni , inaugurato il 14 maggio 1871 , via Ancona n . 3 . Scopo di questo Collegio è la professione e la educazione perfezionata dell ' Arte Tipografica , Fonderia , Stereotipia , Galvanoplastica , Legatoria ed Arti affini . Non si accettano giovinetti se non di madri vedove e bisognose . La durata di permanenza per l ' istruzione ed educazione agli Allievi professionisti non deve oltrepassare gli anni sei ; scorsi i quali ognuno dovrà provvedersi il proprio sostentamento procacciandosi onorato lavoro nelle altrui officine . Scuola civica di Musica , Piazza Mercanti , n . 4 . Scuola di Cauto per adolescenti , piazza del Duomo n . 16 . Scuola di Ballo e Canto , annessa al R . Teatro della Scala . Civica Palestra ginnastica , Corso di Porta Romana n . 108 . Scuole di nuoto presso i Bagni Pubblici , di Diana , Castelfidardo , Nazionale , Ticino , ecc . Scuola Orfeonica femminile , Corso Magenta , locale del Monastero Maggiore pel canto corale da impartirsi alle fanciulle , fondato dal maestro Cr . Varisco . Librerie italiane e straniere . Brigola Gaetano , Corso Vittorio Emanuele n . 26 - Bolchesi Domenico , Galleria De Cristoforis - Dumolard fratelli ( libreria francese ) , Corso Vittorio Emanuele n . 21 - Hoepl , successore a Laengner Teodoro ( libreria tedesca ) , Galleria De Cristoforis n . 59 - Agnelli Giacomo , via Santa Margherita n . 2 , specialmente per libri scolastici ed educativi , - Carrara Paolo , via Santa Margherita n . 5 - Paravia Cr . Batt . , Galleria De Cristoforis . Libri antichi . - Barbini Carlo , via Chiaravalle n . 9 , editore anche della Biblioteca Ebdomadaria - Galleria Teatrale - Repertorio del Teatro Milanese e Poliantea Drammatica - Branca Carlo , via Monte Napoleone n . 23 - Schieppati Gaetano , via San Pietro all ' Orto n . 17 - Frisiani Carlo , via San Paolo n . 11 . - Vergani Pietro , via Sant ' Antonio n . 20 . Mercanti in stoffe , seterie e snoda . Landi Mafessoni e Pollenghi , Corso Vittorio Emanuele n . 22 - Vernazzi Fulvio e Comp . , Corso Vittorio Emanuele n . 28 - Ronchi e Dell ' Orto , ottagono della Galleria Vittorio Emanuele - Cozzi Aliprandi , successori a Panseri , piazza del Duomo - Osnago , Eredi , via Santa Radegonda n . 5 - Manfredi , Zanardi e Comp . , via Rastrelli n . 24 - Rossignol G . , via Torino , ecc . Modiste e Sarte . Lebrun - Ferrandi Giuseppina , Corso Vittorio Emanuele n . 5 - Chaillon Enrichetta , via Pattari n . 2 - Corti , sorelle , via Passarella n . 2 - Nessi Elena . via San Paolo n . 5 - Vigorelli Induno , Corso Vittorio Emanuele - Jeannette Landi , via Borgogna n . 2 . Musei . Museo Cavaleri , dal suo fondatore , l ' egregio avvocato Michele Cavaleri , inaugura - tosi nel marzo 1871 . Trovasi al Corso Magenta n . 86 . Museo Molinari , del suo fondatore , il popolano Francesco Molinari , inauguratosi il 29 settembre 1870 . Trovasi in via Maddalena n . 17 . Museo Civico , nel palazzo Comunale de ' Giardini Pubblici . Museo Patrio di Archeologia , nel palazzo di Belle Arti via Brera . Museo Ambrosiano , presso la Biblioteca Abrosiana , Piazza della Rosa n . 2 , ed altri in case private . Numismatica . Avvi un gabinetto di numismatica nel palazzo di Belle Arti in via Brera - altro nella Biblioteca Ambrosiana - altro nel palazzo Municipale del Marino , proveniente al Comune da eredità del defunto conte Carlo Taverna . Parecchi altri Gabinetti di numismatica sono in case private . Oggetti chirurgici , Cinti , ecc . Baldinelli Ferdinando , via Pattari n . 7 - Gennari P . Enrico , via Ospedale n . 14 - Repossi Flaminio , via Torino 24 - Sighinolfi , via Santa Maria Segreta n . 1 . Orario ferroviario , vedi pag . III Ottici . Duroni Antonio , Galleria Vittorio Emanuele - Brenta Fratelli , Corso Vittorio Emanuele n . 12 - Quercetti Fortunato , Piazza del Duomo n . 35 - Albini Luigi , via Santa Margherita , n . 7 . Pinacoteche . Nel palazzo di Belle Arti in via Brera . - Nella Biblioteca Ambrosiana , Piazza della Rosa n . 2 . Una raccolta di quadri ed altri oggetti d ' arte sono giornalmente visibili nella Esposizione permanente in via Palermo n . 1 . Si fanno esposizioni di Belle Arti nella Gran Sala ai vecchi Giardini Pubblici . Vi sono molte altre Gallerie private di quadri , ecc . Posta delle lettere . L ' ufficio delle Regie Poste è in via Rastrelli num . 20 . Esso è aperto dalle ore 8 della mattina alle 10 della sera per la distribuzione , raccomandazione ed assicurazione delle lettere , giornali e vendita francobolli ; pel rilascio e pagamento di vaglia dalle ore 8 della mattina alle 4 pomeridiane . La levata delle lettere dalle buche sussidiarie ha luogo cinque volte al giorno , cioè : alle ore 7 e 30 e 10 mattina , ed alle 2 e 30 , 4 e 15 e 8 pomeridiane . Quelle site nei quartieri di Porta Vittoria , Porta Venezia , Porta Nuova e Porta Garibaldi sono levate mezz ' ora più tardi . E fatta eccezione per le buche - poste in via Broletto , via Armorari , Piazza Mercanti e Piazza della Scala , per le quali viene stabilita una levata straordinaria alle 12 meridiane . Le lettere della città fra la città e sobborghi dovranno essere impostate nell ' apposita buca presso l ' ufficio centrale . Giornali , stampe e campioni non potranno impostarsi nelle buche succursali della città . Le lettere che si vogliono raccomandare od assicurare , i giornali , le opere periodiche devono essere presentate agli uffici appositi un ' ora prima del tempo stabilito per l ' impostazione delle corrispondenze ordinarie . Le lettere contenenti valori devono assoggettarsi almeno alla formalità della raccomandazione , non rispondendo l ' Amministrazione , in caso diverso , del non avvenutone ricapito . Regia Questura . La Direzione centrale è in via Santa Margherita num . 18 , ed è sede della Questura . V ' hanno sei Sezioni distribuite per la città : la prima . , via Pontaccio n . 19 - la seconda , via Santa Margherita n . 10 - la terza , via Cerva n . 14 - la quarta Corso di Porta Romana n . 98 - la quinta , via San Simone n . 12 - la sesta , via Terraggio n . 4 . Restaurants . Borsa , via San Giuseppe n . 2 Pranzo da franchi 4 in avanti a tutte le ore . Manin , via Manin n . 7 - Rebecchino , via Rebecchino n . 7 - Ristoro , via Aquila n . 6 - Annunciata , via Annunciata n . 11 - Firenze , via Principe Umberto n . 29 - Trattoria Galli nella Galleria Vittorio Emanuele , ecc . La maggior parte degli Alberghi e Caffè primari danno pranzi e déjeunés alla carta e a prezzo fisso . Fra questi citiamo come principali : L ' albergo Milano - di Francia - Roma - del Leone - della Passarella - del Bissone - e del Falcone . Quando vogliasi uscire dalle porte della città per godere della vista della campagna , nei suburbi vi sono parecchie trattorie molto frequentate dai Milanesi , specialmente nella stagione estiva , le quali offrono pranzi succosi : le più in grido sono : l ' Isola Bella , il Giardino d ' Italia , l ' Isola Botta , la Magna , I Promessi Sposi , Loreto , la Noce , ecc . Sarti da uomo . Marzio Carlo , Corso Vittorio Emanuele n . 26 - Prandoni , via Farine n . 10 - Tonelli , via Carlo Alberto n . 1 . - Segramora Alessandro , via Pattari n . 3 - Segramora Giacomo , Corso Vittorio Emanuele n . 32 - Lampugnani Giuseppe , Piazza del Duomo n . 22 , ecc . Sorveglianza Urbana . La Sorveglianza Urbana ha pure sei Mandamenti , ai quali il forestiere potrà rivolgersi per quanto gli verrà ad occorrere per illustrazioni o per reclami dipendenti da servizi di spettanza civica . Il primo Mandamento è posto in via San Simpliciano n . 5 - il secondo via Case Rotte n . 4 - il terzo via Durini n . 19 - il quarto via Sant ' Eufemia n . 14 - il quinto Piazza Vetra n . 9 - il sesto via Terraggio n . 2 . Telegrafo . L ' Ufficio telegrafico è situato in Piazza Mercanti n . 19 . Esso è aperto giorno e notte senza interruzione . La tariffa dei prezzi dei dispacci è esposta nell ' ufficio stesso . Nella sala d ' accesso vi sono le module per l ' invio dei dispacci , non che l ' occorrente per iscriverli . Uffici d ' indizio . Per ricerca di alloggi , persone di servizio , impiegati , ecc . : Amadori Marino , via Tre Alberghi n . 28 - Gavazzeni Carlo , via San Raffaele n . 1 . - Bertolazzi Giuseppe , Piazza Duomo n . 41 - Bestetti Ambrogio Luigi , Verziere n . 5 - Bonfico Giuseppe , via San Vito n . 18 - Camisasca Francesco , via San Giuseppe n . 13 - De Vecchi Giuseppe , via San Raffaele n . 10 . Vedute di Milano , Stampe , Fotografie , Guide , ecc . Artaria Ferdinando e Figli , via Santa Margherita - Pozzi Pompeo , Galleria De Cristoforis - Ronchi Luigi , Corso Vittorio Emanuele n . 22 - Vallardi Antonio , via Santa Margherita , ecc . Guide , Dizionari in tutte le lingue , Dialoghi , ecc . , Brigola Gaetano , Corso Vittorio Emanuele n . 26 . Divertimenti . Sotto questo titolo esponiamo al lettore quanto la città di Milano offre al viaggiatore in materia di Spettacoli teatrali diurni e serali , Concerti , Passeggi , Società di Riunione , Balli , Equitazione , Velocipedi , Scherma , Ginnastica , Pattinaggio , Bersaglio , Salita al Duomo , Gite piacevoli ai dintorni di Milano , ecc . Quando il forestiere , dopo visitati i monumenti della Città , voglia conoscerne i passa - tempi , dovrà innanzi tutto recarsi al Teatro alla Scala , il quale offre il primo spettacolo che si possa godere in Italia d ' opera seria e di ballo , con attori di canto , ballerini e mimi di cartello , e con decorazioni sceniche che invano cercherebbonsi in altre città anche principali . Non dovrà in seguito dimenticare i Teatri secondari , come la Canobbiana , il Carcano , il Vecchio Re , Santa Radegonda , il Milanese ( * ) , il Politeama Milanese , nel quale ultimo , nelle stagioni principalmente di estate ed autunno , si danno opere e balli con abili artisti . Per la commedia italiana o francese è raccomandabile il Vecchio Teatro Re , il quale sarà nel 1872 surrogato dal Teatro della Commedia , che si sta costruendo in Piazza San Fedele . Al Fossati ed al Nuovo Teatro Re si danno operette buffe , balletti e commedie . Questi ultimi ( * ) Non ometta il viaggiatore la visita al Teatro Milanese , ove vi si recita la Commedia in dialetto , che dipinge al vivo i costumi della città . teatri sono frequentatissimi dal popolo dei quartieri operai , e vi è permesso anche il fumare . Seguono i teatri diurni : il Padiglione nazionale , i Circhi al Nuovo Tivoli , e la Commenda , ecc . Quando nella sosta che un forestiere fa in Milano , egli vegga annunciato uno spettacolo nell ' Arena , non deve tralasciare di recarvisi , onde godere del magnifico colpo d ' occhio che offre quell ' edificio , particolarmente dal Pulvinare se , specialmente , siavi concorso di spettatori . Eccovi intanto i prezzi ordinari d ' entrata ai teatri di Milano . Teatro R . alla Scala L . 3 50 In prime sere di spettacolo o di Veglione ( * ) L 5 R . della Canobbiana L 1 25 Quando vi si fa musica L 2 Carcano L 1 50 Re ( vecchio ) L 1 50 Milanese L 1 50 Politeama Milanese ( * * ) L 1 00 Fossati L 80 Re ( nuovo ) L 80 Santa Radegonda L 1 25 A seconda degli spettacoli . L 1 50 ( * ) Un Gabinetto di decenza per signore , custodito da apposita donna , trovasi tra la seconda e terza fila a sinistra del R . Teatro alla Scala . La tariffa è di cent . 10 . ( * * ) Varia il prezzo poi a seconda dei posti . Il teatro fu inaugurato il 4 maggio 1871 . Architetto ne fu il signor Carlo Naymiller . Commenda (spettac.i diurni ) L . 80 Fiando , detto Gerolamo ( marionette ) L . 50 Prandi ( marionette ) L 50 Filodrammatici , vi si ha accesso con biglietto d ' invito emesso dalla Presidenza , o dato da un socio . San Simone , occupato dalla Società di dilettanti Gustavo Modena . Vi si può entrare con biglietto come nel teatro dell ' Accademia dei Filodrammatici . In altra sera , anzichò rinchiudersi nei teatri , si può godere ottimi concerti nei caffè Gnocchi e Biffi nella Galleria Vittorio Emanuele . Si danno concerti assai di frequente nel Salone ai vecchi Giardini Pubblici , nella gran sala del R . Conservatorio . Nelle sere d ' estate si fa musica nel giardino dei caffè Cova in via San Giuseppe , in quello del Rinascimento al Corso Venezia , e Gnocchi al Foro Bonaparte ; al caffè Maldifassi , in via Principe Umberto , ogni giovedì e domenica , come anche al caffe Garibaldi in Piazza Fontana , ed in altre sale di caffè secondari . Pure in estate , ogni giorno di festa , vi è musica e gran passeggio ai Giardini Pubblici Vecchi dalle ore due alle quattro pomeridiane ; dalle ore sei alle otto di sera ai Nuovi Giardini . In questi geniali ritrovi il gentil sesso milanese fa pompa di bellezza e d ' eleganza . Dalle ore 3 alle 4 pomeridiane , nei giorni di martedì e giovedì , il corpo di musica della Guardia Nazionale eseguisce concerti in Piazza della Scala . Ogni giorno , dalle ore 2 alle 5 pomeridiane , passeggio dalla Piazza del Duomo , lungo i Corsi Vittorio Emanuele e Venezia , e bastioni dalla Porta Venezia alla Nuova . Particolarmente nei dì festivi vi si ammirano numerosi ed eleganti cocchi . Nei più caldi giorni dell ' estate il corso delle carrozze sui bastioni si fa dalle ore 7 alle 9 pomeridiane . Luogo di passatempo pel cittadino e il forestiero , offrono pure e la Galleria Vittorio Emanuele , il Foro Bonaparte , special - mente nell ' estate , ove sonvi vari divertimenti , ed il Tivoli , dove si eseguisce musica ogni giovedì e domenica ; vi hanno in esso caffè , liquoristi ed altri esercenti pel popolo ; un circolo per cavalli o comiche compagnie per chi ama gli spettacoli a poco prezzo ; giostre , saltimbanchi , suonatori ambulanti , ecc . Ogni forestiere che soggiorni a Milano per alcuni giorni può , presentato da un socio , frequentare i concerti della Società del Quartetto , e le riunioni serali delle Società Patriottica , dell ' Unione , degli Artisti , del Durino e del Giardino . In quest ' ultima vi sono assai splendide sale , nelle quali nel carnevale si danno bellissime feste da ballo ; possiede essa di molti giornali , ed una buona raccolta di libri . Anche alla Società degli Artisti e del Durino si danno frequentemente concerti , feste da ballo , alle quali il forestiero è ammesso munito di viglietto procurato da un socio . Sono celebratissimi i Risotti masqué , che una volta l ' anno dà la Società degli Artisti , per le spiritose mascherate , parodie e la vivacità più bizzarra che mai . Amate il ballo , 1' equitazione , il velocipede , la scherma , la ginnastica o il bersaglio , ecc . ? , vi hanno luoghi di riunione anche per ciò con ottimi maestri . Ne diamo un saggio . Maestri e maestre da ballo . Angiolini Silvia , via Durini n . 34 - Casati , conjugi , Giovanni e Wouthier Margherita , via Santa Margherita n . 22 - Della Croce Achille , via Bagutta n . 8 - Della Croce Carlo , via Soncino Merati n . 8 , ecc . Maestri di equitazione . Beretta Angelo , vicolo Tignoni n . 14 - Bergomi Saule , Corso Venezia 78 - Mangiagalli Alessandro , Corso Venezia n . 78 . Società del Veloce Club . Ogni socio paga annualmente L . 50 , ed è obbligato per un triennio . I ragazzi dai sette ai quattordici anni pagano la metà , e sono obbligati solamente per un anno . Scopo dell ' Istituzione è quella di diffondere questo nobile e salutare esercizio ginnastico . La Società ha una scuola nel locale presso Porta Tenaglia , il cui terreno è adattato con salite , ostacoli , ecc . , pel perfezionamento del dilettante . Stabilisce gare di velocità , gite di piacere . E in comunicazione colle altre Società principali di velocisti . Maestri di scherma . Citterio Fortunato , via San Vito n . 22 - Carmine Luigi , vicolo Rasivi - Cerri Giuseppe , via Passarella n . 8 - Galli Giovanni , Corso Venezia n . 31 , e Galli Enrico , via San Zeno n . 9 , ecc . Maestri di ginnastica . Bardelli Luigi , Corso Magenta n . 45 - Martinelli Paolo , via Gesù n . 23 - Lomazzi Ippolito , via Guastalla n . 13 - Ronchi Giovanni , via Armorari n . 12 - Zibecchi Luigi , via Stampa 11 . Una Società di Ginnastica ha sede presso la Civica Palestra a Porta Romana , col precipuo scopo di generalizzare l ' igienico esercizio . Anche la Giunta Municipale ha nominata una Commissione all ' uopo . Pattinaggio . Nella stagione invernale l ' Arena è allagata e ridotta ad uso degli amatori del Pattinaggio . Qui convengono i più esperti sdrucciolatori sul ghiaccio , e la spaziosa piazza presenta un incantevole colpo d ' occhio . Un ' apposita Società si è formata per rendere più agevole e più divertente quest ' esercizio ginnastico . La Società è retta da una Commissione di cinque membri . Ogni socio è vincolato al pag - mento della sua quota per anni tre consecutivi , e salvo il diffidamento in iscritto tre mesi prima della scadenza del suo triennio , e perciò prima del mese di settembre , s ' intenderà vincolato per un altro triennio successivo . La quota di ogni socio è fissata in lire 15 annue ; pei soci che non raggiungono l ' età di quindici anni la quota annuale è di lire 7 . 50 . Sono esclusi dal vincolo triennale gli ufficiali della guarnigione , gli impiegati ed i forastieri non aventi domicilio stabile in Milano . Nessuno può pattinare nel recinto della Società non essendo socio ; ai soli forastieri di passaggio in Milano è permesso di pattinare , mediante il contributo di lire 2 ogni volta approfitteranno del permesso , quando però siano presentati da tre soci ed ammessi dalla Commissione . Bersaglio al Lazzaretto fuori di Porta Venezia . Tiro di Carabina e di Pistola . Si fanno spesso partite di gara con premi analoghi . Tassa per ogni colpo di Carabina L . 06 ogni 100 L 5 ogni colpo di Pistola L 03 con figurina di gessoL 08 con cartone L 08 Alla Piazza Castello , vicino al bastione di Porta Magenta , evvi il Bersaglio Municipale . Esso è amministrato , ad esempio delle istituzioni simili , da una speciale Commissione civica di sette membri , sotto la presidenza del Sindaco , col precipuo incarico di promuovere lo sviluppo dell ' esercizio del tiro a segno con premi , incoraggiamenti , ecc . Serve anche ad uso della Società dei carabinieri Milanesi , il cui circolo è Corso Magenta n . 34 . Tariffa pel Tiro a segno nel Bersaglio Municipale N . 1 Ettogrammo polvere di fucileria . . L.-30 N 10 Palle bersaglio L -15 N 100 Id . id L 1 25 N 1 Scatola di 250 capsule rigate L -50 N 1 id . id . lisce L - 40 N 10 Cartucce arma retrocarica L - 60 N 10 » per fucili lisci L - 55 N . 1 Gramma pezzuole L . - 20 N 1 Cartone L - 06 N 1 Marca per colpo di carabina con arma e munizione del Bersaglio L - 05 N 10 Marche per colpo di qualunque arma privata con munizione propria L - 15 N 1 Marca per colpo di fucile liscio o rigato con arma del Bersaglio e munizioni proprie L - 02 N 1 Marca per colpo di pistola con arma e munizione del Bersaglio L - 03 N 10 Marche per colpo di pistola con arma e munizione propria L – 10 Avvertenze . I Tiratori con arma e munizioni proprie possono acquistare una marca personale per trenta giorni continui al prezzo di lire 3 . Il diritto che accorda tale marca viene sospeso nei giorni di partita . Le munizioni acquistate al Bersaglio debbono essere consumate nel luogo e non possono asportarsi dallo stesso . La polvere non viene accordata in quantità maggiore di un ettogramo . Salita al Duomo . Il forastiero , prima della sua partenza da Milano , non deve dispensarsi dalla salita al Duomo da noi citata a pag . 14 , Gite di piacere noi dintorni di Milano . Al forestiere , che abbia tempo di fermarsi in Milano , consigliamo di visitare i suoi dintorni . In alcuni di essi vi si può recare col mezzo della 164 ferrovia ; ma val meglio prendere apposita vettura , e per ciò proponiamo la Società Anonima degli omnibus per 1' ottimo servizio . Ne diamo 1' apposita tariffa . Vetture per servizio di città . Durata del Servizio A 2 cavalli Ad 1 cavallo Per ore due L . Ogni ora successiva Andata e ritorno dal teatro . Un servitore 8 2 4 2 5 1 3 2 Si fanno abbonamenti settimanali e mensili , sia per la passeggiata del Corso , sia per il Teatro , a prezzi da convenirsi . Non competono mancie al personale . Vetture per servizio di campagna . Percorrenza Con cocchiere Con postigl . e Fino a chilometri 40 fra andata e ritorno Ogni chilometro in più All ' uomo per vitto e mancia 15 30 2 18 50 4 Foraggio a carico dei committenti . Sconto del 10 per 100 nei giorni feriali e di ordinario concorso pei soli servizi con cocchiere . I principali luoghi da visitarsi sono : L ' Abbazia di Chiaravalle , fuori di Porta Romana , innalzata nel 1135 da San Bernardo per desiderio dei Milanesi . La Cascina Linterna , fuori di Porta Magenta , ove è la villa abitata da Francesco Petrarca . La Certosa di Garignano , fuori di Porta Sempione , fondata dall ' arcivescovo Giovanni Visconti . Vi sono le migliori opere di Daniele Crespi . La Chiesa di Saronno , una delle più belle e ricche chiese di Lombardia . La Certosa di Pavia , il più bel tempio del - l ' Alta Italia dopo il Duomo di Milano ed il San Marco di Venezia . Fu innalzato nel 1396 da Galeazzo Visconti . Il Santuario di Rho , assai rinomato . Nelle vicinanze vi è la principesca villa di Lainate . Cinisello , per la villa Ghirlanda - Silva , ricca di pitture , di oggetti d ' arte e di libri preziosi , sopratutto del XV secolo . Monza , per la sua Cattedrale , la chiesa di Santa Maria in Strada , il più ricco lavoro gotico in mattoni del Milanese , ristaurato egregiamente nel 1870 dall ' architetto Carlo Macciachini , e la sontuosa Villa Reale co ' suoi giardini e il Parco . Desio , ove evvi la bella villa Traversi - Antona . Como , per la Cattedrale cominciata nel 1396 , le chiese di San Fedele , del Crocifisso , di Sant ' Abbondio e San Carpoforo ; la Biblioteca Comunale , il Palazzo del Comune , il Palazzo Giovio , ecc . Il lago di Como , ove natura ed arte hanno intrecciati tutti i loro tesori . Vaprio , per la villa Castelbarco , detta Monastirolo , e il palazzo Melzi . Evvi in Vaprio una grande manifattura di velluti di cotone e di cotonerie , ora del duca Visconti di Modrone , una grandiosa fabbrica di carta con macchine inglesi , della ditta Binda e Comp . Non sarà male impiegata anche una gita al Santuario di Caravaggio , ai dintorni di Varese , ricchi di ville amenissime , non che al suo Santuario la Madonna del Monte , a Magenta , che diede il nome alla battaglia combattuta il 4 giugno 1859 , e vinta dai Francesi contro gli Austriaci ; alla Brianza amenissima per vedute e luoghi incantevoli , al Lago Maggiore , ecc . , e per ciò il viaggiatore può ricorrere alle Guide analoghe . FINE
I RACCONTI DELLE FATE ( COLLODI CARLO , 1875 )
Miscellanea ,
Avvertenza Nel voltare in italiano i Racconti delle fate m ' ingegnai , per quanto era in me , di serbarmi fedele al testo francese . Parafrasarli a mano libera mi sarebbe parso un mezzo sacrilegio . A ogni modo , qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti , sia di vocabolo , sia di andatura di periodo , sia di modi di dire : e questo ho voluto notare qui di principio , a scanso di commenti , di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario . Peccato confessato , mezzo perdonato : e così sia . C . COLLODI Barba - blu C ' era una volta un uomo , il quale aveva palazzi e ville principesche , e piatterie d ' oro e d ' argento , e mobilia di lusso ricamata , e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori . Ma quest ' uomo , per sua disgrazia , aveva la barba blu : e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso , che non c ' era donna , ragazza o maritata , che soltanto a vederlo , non fuggisse a gambe dalla paura . Fra le sue vicinanti , c ' era una gran dama , la quale aveva due figlie , due occhi di sole . Egli ne chiese una in moglie , lasciando alla madre la scelta di quella delle due che avesse voluto dargli : ma le ragazze non volevano saperne nulla : e se lo palleggiavano dall ' una all ' altra , non trovando il verso di risolversi a sposare un uomo , che aveva la barba blu . La cosa poi che più di tutto faceva loro ribrezzo era quella , che quest ' uomo aveva sposato diverse donne e di queste non s ' era mai potuto sapere che cosa fosse accaduto . Fatto sta che Barba - blu , tanto per entrare in relazione , le menò , insieme alla madre e a tre o quattro delle loro amiche e in compagnia di alcuni giovinotti del vicinato , in una sua villa , dove si trattennero otto giorni interi . E lì , fu tutto un metter su passeggiate , partite di caccia e di pesca , balli , festini , merende : nessuno trovò il tempo per chiudere un occhio , perché passavano le nottate a farsi fra loro delle celie : insomma , le cose presero una così buona piega , che la figlia minore finì col persuadersi che il padrone della villa non aveva la barba tanto blu , e che era una persona ammodo e molto perbene . Tornati di campagna , si fecero le nozze . In capo a un mese , Barba - blu disse a sua moglie che per un affare di molta importanza era costretto a mettersi in viaggio e a restar fuori almeno sei settimane : che la pregava di stare allegra , durante la sua assenza ; che invitasse le sue amiche del cuore , che le menasse in campagna , caso le avesse fatto piacere : in una parola , che trattasse da regina e tenesse dappertutto corte bandita . " Ecco " , le disse , " le chiavi delle due grandi guardarobe : ecco quella dei piatti d ' oro e d ' argento , che non vanno in opera tutti i giorni : ecco quella dei miei scrigni , dove tengo i sacchi delle monete : ecco quella degli astucci , dove sono le gioie e i finimenti di pietre preziose : ecco la chiave comune , che serve per aprire tutti i quartieri . Quanto poi a quest ' altra chiavicina qui , è quella della stanzina , che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno . Padrona di aprir tutto , di andar dappertutto : ma in quanto alla piccola stanzina , vi proibisco d ' entrarvi e ve lo proibisco in modo così assoluto , che se vi accadesse per disgrazia di aprirla , potete aspettarvi tutto dalla mia collera . " Ella promette che sarebbe stata attaccata agli ordini : ed egli , dopo averla abbracciata , monta in carrozza , e via per il suo viaggio . Le vicine e le amiche non aspettarono di essere cercate , per andare dalla sposa novella , tanto si struggevano dalla voglia di vedere tutte le magnificenze del suo palazzo , non essendosi arrisicate di andarci prima , quando c ' era sempre il marito , a motivo di quella barba blu , che faceva loro tanta paura . Ed eccole subito a sgonnellare per le sale , per le camere e per le gallerie , sempre di meraviglia in meraviglia . Salite di sopra , nelle stanze di guardaroba , andarono in visibilio nel vedere la bellezza e la gran quantità dei parati , dei tappeti , dei letti , delle tavole , dei tavolini da lavoro , e dei grandi specchi , dove uno si poteva mirare dalla punta dei piedi fino ai capelli , e le cui cornici , parte di cristallo e parte d ' argento e d ' argento dorato , erano la cosa più bella e più sorprendente che si fosse mai veduta . Esse non rifinivano dal magnificare e dall ' invidiare la felicità della loro amica , la quale , invece , non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze , tormentata , com ' era , dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno . E non potendo più stare alle mosse , senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia , prese per una scaletta segreta , e scese giù con tanta furia , che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l ' osso del collo . Arrivata all ' uscio della stanzina , si fermò un momento , ripensando alla proibizione del marito , e per la paura dei guai , ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza : ma la tentazione fu così potente , che non ci fu modo di vincerla . Prese dunque la chiave , e tremando come una foglia aprì l ' uscio della stanzina . Dapprincipio non poté distinguere nulla perché le finestre erano chiuse : ma a poco a poco cominciò a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato , dove si riflettevano i corpi di parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti . Erano tutte le donne che Barba - blu aveva sposate , eppoi sgozzate , una dietro l ' altra . Se non morì dalla paura , fu un miracolo : e la chiave della stanzina , che essa aveva ritirato fuori dal buco della porta , le cascò di mano . Quando si fu riavuta un poco , raccattò la chiave , richiuse la porticina e salì nella sua camera , per rimettersi dallo spavento : ma era tanto commossa e agitata , che non trovava la via a pigliar fiato e a rifare un po ' di colore . Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue , la ripulì due o tre volte : ma il sangue non voleva andar via . Ebbe un bel lavarla e un bello strofinarla colla rena e col gesso : il sangue era sempre lì : perché la chiave era fatata e non c ' era verso di pulirla perbene : quando il sangue spariva da una parte , rifioriva subito da quell ' altra . Barba - blu tornò dal suo viaggio quella sera stessa , raccontando che per la strada aveva ricevuto lettere , dove gli dicevano che l ' affare , per il quale si era dovuto muovere da casa , era stato bell ' e accomodato e in modo vantaggioso per lui . La moglie fece tutto quello che poté per dargli ad intendere che era oltremodo contenta del suo sollecito ritorno . Il giorno dipoi il marito le richiese le chiavi : ed ella gliele consegnò : ma la sua mano tremava tanto , che esso poté indovinare senza fatica tutto l ' accaduto . " Come va " , diss ' egli , " che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina ? " " Si vede " , ella rispose , " che l ' avrò lasciata disopra , sul mio tavolino . " " Badate bene " , disse Barba - blu , " che la voglio subito . " Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare , convenne portar la chiave . Barba - blu , dopo averci messo sopra gli occhi , domandò alla moglie : " Come mai su questa chiave c ' è del sangue ? " . " Non lo so davvero " , rispose la povera donna , più bianca della morte . " Ah ! non lo sapete , eh ! " , replicò Barba - blu , " ma lo so ben io ! Voi siete voluta entrare nella stanzina . Ebbene , o signora : voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne , che avete veduto là dentro . " Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono , con tutti i segni di un vero pentimento , dell ' aver disubbidito . Bella e addolorata com ' era , avrebbe intenerito un macigno : ma Barba - blu aveva il cuore più duro del macigno . " Bisogna morire , signora " , diss ' egli , " e subito . " " Poiché mi tocca a morire " , ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto , " datemi almeno il tempo di raccomandarmi a Dio . " " Vi accordo un mezzo quarto d ' ora : non un minuto di più " , replicò il marito . Appena rimasta sola , chiamò la sua sorella e le disse : " Anna " , era questo il suo nome , " Anna , sorella mia , ti prego , sali su in cima alla torre per vedere se per caso arrivassero i miei fratelli ; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi ; se li vedi , fa ' loro segno , perché si affrettino a più non posso " . La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto : " Anna , Anna , sorella mia , non vedi tu apparir nessuno ? " . " Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l ' erba che verdeggia . " Intanto Barba - blu , con un gran coltellaccio in mano , gridava con quanta ne aveva ne ' polmoni : " Scendi subito ! o se no , salgo io " . " Un altro minuto , per carità " rispondeva la moglie . E di nuovo si metteva a gridare con voce soffocata : " Anna , Anna , sorella mia , non vedi tu apparir nessuno ? " . " Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l ' erba che verdeggia . " " Spicciati a scendere " , urlava Barba - blu , " o se no salgo io . " " Eccomi " rispondeva sua moglie ; e daccapo a gridare : " Anna , Anna , sorella mia , non vedi tu apparir nessuno ? " . " Vedo " rispose la sorella Anna " vedo un gran polverone che viene verso questa parte ... " " Sono forse i miei fratelli ? " " Ohimè no , sorella mia : è un branco di montoni . " " Insomma vuoi scendere , sì o no ? " , urlava Barba - blu . " Un ' altro momentino " rispondeva la moglie : e tornava a gridare : " Anna , Anna , sorella mia , non vedi tu apparir nessuno ? " . " Vedo " ella rispose " due cavalieri che vengono in qua : ma sono ancora molto lontani . " " Sia ringraziato Iddio " , aggiunse un minuto dopo , " sono proprio i nostri fratelli : io faccio loro tutti i segni che posso , perché si spiccino e arrivino presto . " Intanto Barba - blu si messe a gridare così forte , che fece tremare tutta la casa . La povera donna ebbe a scendere , e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi : " Sono inutili i piagnistei " , disse Barba - blu , " bisogna morire " . Quindi pigliandola con una mano per i capelli , e coll ' altra alzando il coltellaccio per aria , era lì lì per tagliarle la testa . La povera donna , voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti , gli chiese un ultimo istante per potersi raccogliere . " No , no ! " , gridò l ' altro , " raccomandati subito a Dio ! " , e alzando il braccio ... In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa , che Barba - blu si arrestò tutt ' a un tratto ; e appena aperto , si videro entrare due cavalieri i quali , sfoderata la spada , si gettarono su Barba - blu . Esso li riconobbe subito per i fratelli di sua moglie , uno dragone e l ' altro moschettiere , e per mettersi in salvo , si dette a fuggire . Ma i due fratelli lo inseguirono tanto a ridosso , che lo raggiunsero prima che potesse arrivare sul portico di casa . E costì colla spada lo passarono da parte a parte e lo lasciarono morto . La povera donna era quasi più morta di suo marito , e non aveva fiato di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli . E perché Barba - blu non aveva eredi , la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni : dei quali , ne dette una parte in dote alla sua sorella Anna , per maritarla con un gentiluomo , col quale da tanto tempo faceva all ' amore : di un ' altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli : e il resto lo tenne per sé , per maritarsi con un fior di galantuomo , che le fece dimenticare tutti i crepacuori che aveva sofferto con Barba - blu . Così per tutti gli sposi . Da questo racconto , che risale al tempo delle fate , si potrebbe imparare che la curiosità , massime quando è spinta troppo , spesso e volentieri ci porta addosso qualche malanno . La bella addormentata nel bosco C ' era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli , ma tanto disperati , da non potersi dir quanto . Andavano tutti gli anni ai bagni , ora qui ora là : voti , pellegrinaggi ; vollero provarle tutte : ma nulla giovava . Alla fine la Regina rimase incinta , e partorì una bambina . Fu fatto un battesimo di gala ; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese ( ce n ' erano sette ) perché ciascuna di esse le facesse un regalo ; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo . Dopo la cerimonia del battesimo , il corteggio tornò al palazzo reale , dove si dava una gran festa in onore delle fate . Davanti a ciascuna di esse fu messa una magnifica posata , in un astuccio d ' oro massiccio , dove c ' era dentro un cucchiaio , una forchetta e un coltello d ' oro finissimo , tutti guarniti di diamanti e di rubini . Ma in quel mentre stavano per prendere il loro posto a tavola , si vide entrare una vecchia fata , la quale non era stata invitata con le altre , perché da cinquant ' anni non usciva più dalla sua torre e tutti la credevano morta e incantata . Il Re le fece dare una posata , ma non ci fu modo di farle dare , come alle altre , una posata d ' oro massiccio , perché di queste ne erano state ordinate solamente sette , per le sette fate . La vecchia prese la cosa per uno sgarbo , e brontolò fra i denti alcune parole di minaccia . Una delle giovani fate , che era accanto a lei , la sentì , e per paura che volesse fare qualche brutto regalo alla Principessina , appena alzati da tavola , andò a nascondersi dietro una portiera , per potere in questo modo esser l ' ultima a parlare , e rimediare , in quanto fosse stato possibile , al male che la vecchia avesse fatto . Intanto le fate cominciarono a distribuire alla Principessa i loro doni . La più giovane di tutte le diede in regalo che ella sarebbe stata la più bella donna del mondo : un ' altra , che ella avrebbe avuto moltissimo spirito : la terza , che avrebbe messo una grazia incantevole in tutte le cose che avesse fatto : la quinta che avrebbe cantato come un usignolo : e la sesta , che avrebbe suonato tutti gli strumenti con una perfezione da strasecolare . Essendo venuto il momento della vecchia fata , essa disse tentennando il capo più per la bizza che per ragion degli anni , che la Principessa si sarebbe bucata la mano con un fuso e che ne sarebbe morta ! Questo orribile regalo fece venire i brividi a tutte le persone della corte , e non ci fu uno solo che non piangesse . A questo punto , la giovane fata uscì di dietro la portiera e disse forte queste parole : " Rassicuratevi , o Re e Regina ; la vostra figlia non morirà : è vero che io non ho abbastanza potere per disfare tutto l ' incantesimo che ha fatto la mia sorella maggiore : la Principessa si bucherà la mano con un fuso , ma invece di morire , s ' addormenterà soltanto in un profondo sonno , che durerà cento anni , in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare " . Il Re , per la passione di scansare la sciagura annunziatagli dalla vecchia , fece subito bandire un editto , col quale era proibito a tutti di filare col fuso e di tenere fusi per casa , pena la vita . Fatto sta , che passati quindici o sedici anni , il Re e la Regina essendo andati a una loro villa , accadde che la Principessina , correndo un giorno per il castello e mutando da un quartiere all ' altro , salì fino in cima a una torre , dove in una piccola soffitta c ' era una vecchina , che se ne stava sola sola , filando la sua rocca . Questa buona donna non sapeva nulla della proibizione fatta dal Re di filare col fuso . " Che fate voi , buona donna ? " , disse la Principessa . " Son qui che filo , mia bella ragazza " , le rispose la vecchia , che non la conosceva punto . " Oh ! carino , carino tanto ! " , disse la Principessa , " ma come fate ? datemi un po ' qua , che voglio vedere se mi riesce anche a me . " Vivacissima e anche un tantino avventata com ' era ( e d ' altra parte il decreto della fata voleva così ) , non aveva ancora finito di prendere in mano il fuso , che si bucò la mano e cadde svenuta . La buona vecchia , non sapendo che cosa si fare , si mette a gridare aiuto . Corre gente da tutte le parti ; spruzzano dell ' acqua sul viso alla Principessa : le sganciano i vestiti , le battono sulle mani , le stropicciano le tempie con acqua della Regina d ' Ungheria ; ma non c ' è verso di farla tornare in sé . Allora il Re , che era accorso al rumore , si ricordò della predizione delle fate : e sapendo bene che questa cosa doveva accadere , perché le fate l ' avevano detto , fece mettere la Principessa nel più bell ' appartamento del palazzo , sopra un letto tutto ricami d ' oro e d ' argento . Si sarebbe detta un angelo , tanto era bella : perché lo svenimento non aveva scemato nulla alla bella tinta rosa del suo colorito : le gote erano di un bel carnato , e le labbra come il corallo . Ella aveva soltanto gli occhi chiusi : ma si sentiva respirare dolcemente ; e così dava a vedere che non era morta . Il Re ordinò che la lasciassero dormire in pace finché non fosse arrivata la sua ora di destarsi . La buona fata , che le aveva salvata la vita , condannandola a dormire per cento anni , si trovava nel regno di Matacchino , distante di là dodici mila chilometri , quando capitò alla Principessa questa disgrazia : ma ne fu avvertita in un baleno da un piccolo nano che portava ai piedi degli stivali di sette chilometri ( erano stivali , coi quali si facevano sette chilometri per ogni gambata ) . La fata partì subito , e in men di un ' ora fu vista arrivare dentro un carro di fuoco , tirato dai draghi . Il Re andò ad offrirle la mano , per farla scendere dal carro . Ella diè un ' occhiata a quanto era stato fatto : e perché era molto prudente , pensò che quando la Principessa venisse a svegliarsi , si vedrebbe in un brutto impiccio , a trovarsi sola sola in quel vecchio castello ; ed ecco quello che fece . Toccò colla sua bacchetta tutto ciò che era nel castello ( meno il Re e la Regina ) governanti , damigelle d ' onore , cameriste , gentiluomini , ufficiali , maggiordomi , cuochi , sguatteri , lacchè , guardie , svizzeri , paggi e servitori ; e così toccò ugualmente tutti i cavalli , che erano nella scuderia coi loro palafrenieri e i grossi mastini di guardia nei cortili e la piccola Puffe , la canina della Principessa , che era accanto a lei , sul suo letto . Appena li ebbe toccati , si addormentarono tutti , per risvegliarsi soltanto quando si sarebbe risvegliata la loro padrona , onde trovarsi pronti a servirla in tutto e per tutto . Gli stessi spiedi , che giravano sul fuoco , pieni di pernici e di fagiani si addormentarono : e si addormentò anche il fuoco . E tutte queste cose furono fatte in un batter d ' occhio ; perché le fate sono sveltissime nelle loro faccende . Allora il Re e la Regina , quand ' ebbero baciata la loro figliuola , senza che si svegliasse , uscirono dal castello , e fecero bandire che nessuno si fosse avvicinato a quei pressi . E la proibizione non era nemmeno necessaria , perché in meno d ' un quarto d ' ora crebbe , lì dintorno al parco , una quantità straordinaria di alberi , di arbusti , di sterpi e di pruneti , così intrecciati fra loro , che non c ' era pericolo che uomo o animale potesse passarvi attraverso . Si vedevano appena le punte delle torri del castello : ma bisognava guardarle da una gran distanza . E anche qui è facile riconoscere che la fata aveva trovato un ripiego del suo mestiere , affinché la Principessa , durante il sonno , non avesse a temere l ' indiscretezza dei curiosi . In capo a cent ' anni , il figlio del Re che regnava allora , e che era di un ' altra famiglia che non aveva che far nulla con quella della Principessa addormentata , andando a caccia in quei dintorni , domandò che cosa fossero le torri che si vedevano spuntare al di sopra di quella folta boscaglia . Ciascuno gli rispose , secondo quello che ne avevano sentito dire : chi gli diceva che era un vecchio castello abitato dagli spiriti ; chi raccontava che tutti gli stregoni del vicinato ci facevano il loro sabato . La voce più comune era quella che ci stesse di casa un orco , il quale portava dentro tutti i ragazzi che poteva agguantare , per poi mangiarseli a suo comodo , e senza pericolo che qualcuno lo rincorresse , perché egli solo aveva la virtù di aprirsi una strada attraverso il bosco . Il Principe non sapeva a chi dar retta , quando un vecchio contadino prese la parola e gli disse : " Mio buon Principe , sarà ormai più di cinquant ' anni che ho sentito raccontare da mio padre che in quel castello c ' era una Principessa , la più bella che si potesse mai vedere ; che essa doveva dormirvi cento anni , e che sarebbe destata dal figlio di un Re , al quale era destinata in sposa " . A queste parole , il Principe s ' infiammò ; senza esitare un attimo , pensò che sarebbe stato lui , quello che avrebbe condotto a fine una sì bella avventura , e spinto dall ' amore e dalla gloria , decise di mettersi subito alla prova . Appena si mosse verso il bosco , ecco che subito tutti gli alberi d ' alto fusto e i pruneti e i roveti si tirarono da parte , da se stessi , per lasciarlo passare . Egli s ' incamminò verso il castello , che era in fondo a un viale , ed entrò dentro ; e la cosa che gli fece un po ' di stupore , fu quella di vedere che nessuno delle sue genti aveva potuto seguirlo , perché gli alberi , appena passato lui , erano tornati a ravvicinarsi . Ma non per questo si peritò a tirare avanti per la sua strada : un Principe giovine e innamorato è sempre pien di valore . Entrò in un gran cortile , dove lo spettacolo che gli apparve dinanzi agli occhi sarebbe bastato a farlo gelare di spavento . C ' era un silenzio , che metteva paura : dappertutto l ' immagine della morte : non si vedevano altro che corpi distesi per terra , di uomini e di animali , che parevano morti , se non che dal naso bitorzoluto e dalle gote vermiglie dei guardaportoni , egli si poté accorgere che erano soltanto addormentati , e i loro bicchieri , dove c ' erano sempre gli ultimi sgoccioli di vino , mostravano chiaro che si erano addormentati trincando . Passa quindi in un altro gran cortile , tutto lastricato di marmo ; sale la scala ed entra nella sala delle guardie , che erano tutte schierate in fila colla carabina in braccio , e russavano come tanti ghiri ; traversa molte altre stanze piene di cavalieri e di dame , tutti addormentati , chi in piedi chi a sedere . Entra finalmente in una camera tutta dorata , e vede sopra un letto , che aveva le cortine tirate su dai quattro lati , il più bello spettacolo che avesse visto mai , una Principessa che mostrava dai quindici ai sedici anni , e nel cui aspetto sfolgoreggiante c ' era qualche cosa di luminoso e di divino . Si accostò tremando e ammirando , e si pose in ginocchio accanto a lei . In quel punto , siccome la fine dell ' incantesimo era arrivata , la Principessa si svegliò , e guardandolo con certi occhi , più teneri assai di quello che sarebbe lecito in un primo abboccamento , " Siete voi , o mio Principe ? " , ella gli disse . " Vi siete fatto molto aspettare ! " Il Principe , incantato da queste parole , e più ancora dal modo col quale erano dette , non sapeva come fare a esprimerle la sua grazia e la sua gratitudine . Giurò che l ' amava più di se stesso . I suoi discorsi furono sconnessi e per questo piacquero di più ; perché , poca eloquenza , grande amore ! Esso era più imbrogliato di lei , né c ' è da farsene meraviglia , a motivo che la Principessa aveva avuto tutto il tempo per poter pensare alle cose che avrebbe avuto da dirgli : perché , a quanto pare ( la storia peraltro non ne fa parola ) , durante un sonno così lungo , la sua buona fata le avea regalato dei piacevolissimi sogni . Fatto sta , che erano già quattro ore che parlavano fra loro due , fitto fitto , e non si erano ancora detta la metà delle cose che avevano da dirsi . Intanto tutte le persone del palazzo si erano svegliate colla Principessa : e ciascuno aveva ripreso le sue faccende : e siccome tutti non erano innamorati , così non si reggevano in piedi dalla fame . La dama d ' onore , che sentiva sfinirsi come gli altri , perdé la pazienza e disse ad alta voce alla Principessa che la zuppa era in tavola . Il Principe diede mano alla Principessa perché si alzasse : ella era già abbigliata e con gran magnificenza : ed egli fu abbastanza prudente da farle osservare , che era vestita come la mi ' nonna , e che aveva un camicino alto fin sotto gli orecchi , come costumava un secolo addietro . Ma non per questo era meno bella . Passarono nel gran salone degli specchi e lì cenarono , serviti a tavola dagli ufficiali della Principessa . Gli oboè e i violini suonarono delle sinfonie vecchissime , ma sempre belle , quantunque fosse quasi cent ' anni che nessuno pensava più a suonarle : e dopo cena , senza metter tempo in mezzo , il grande elemosiniere li maritò nella cappella di corte , e la dama d ' onore tirò le cortine del parato . Dormirono poco . La Principessa non ne aveva un gran bisogno , e il Principe , appena fece giorno , la lasciò per ritornare in città , dove il padre suo stava in pensiero per lui . Il Principe gli dette a intendere che , nell ' andare a caccia , s ' era sperso in una foresta e che aveva dormito nella capanna d ' un carbonaio , dove aveva mangiato del pan nero e un po ' di formaggio . Quel buon uomo di suo padre , che era proprio un buon uomo , ci credé : ma non fu così di sua madre , la quale , vedendo che il figliuolo andava quasi tutti i giorni a caccia e che aveva sempre degli ammennicoli pronti per giustificarsi , tutte le volte che gli accadeva di passare tre o quattro nottate fuori di casa , finì col mettersi in capo che ci doveva essere di mezzo qualche amoretto . Perché bisogna sapere che egli passò più di due anni insieme colla Principessa , e ne ebbe due figli ; di cui il maggiore , che era una femmina , si chiamava Aurora , e il secondo che era maschio , fu chiamato Giorno , comecché promettesse di essere anche più bello della sorella . La Regina si provò più volte a interrogare il figlio , e a metterlo su per levargli di sotto qualche parola : dicendogli che in questo mondo ognuno è padrone di fare il piacer suo : ma egli non si arrisicò mai a confidarle il segreto del suo cuore . Voleva bene a sua madre ; ma ne aveva paura , perché essa veniva da una famiglia d ' orchi , e il Re s ' era indotto a sposarla unicamente a cagione delle sue grandi ricchezze . Anzi c ' era in corte la diceria che ella avesse tutti gli istinti dell ' orco ; e che , quando vedeva passare dei ragazzetti , facesse sopra di sé degli sforzi inauditi per trattenersi dalla voglia di avventarsi su di essi e di mangiarseli vivi vivi . Ecco perché il Principe non volle mai dir nulla dei suoi segreti . Ma quando il Re morì , e questo accadde due anni dopo , e che egli diventò il padrone del regno , fece subito bandire pubblicamente il suo matrimonio e andò con grande scialo a prendere la Regina sua moglie al castello . Le fu preparato un solenne ingresso nella capitale del Regno , dov ' ella entrò in mezzo ai suoi due figli . Di lì a poco tempo il Re andò a far la guerra al Re Cantalabutta , suo vicino . Lasciò la reggenza del Regno alla Regina sua madre , e le raccomandò tanto e poi tanto la moglie e i figliuoli suoi . Si contava che egli dovesse restare alla guerra tutta l ' estate , che appena fu partito la Regina mandò la nuora e i suoi ragazzi in una casa in mezzo ai boschi , per poter meglio soddisfare le sue orribili voglie . Dopo qualche giorno , vi andò essa pure , e una tal sera disse al suo capo cuoco : " Domani a pranzo voglio mangiare la piccola Aurora " . " Ah , signora ! " , esclamò il cuoco . " Voglio così " , rispose la Regina ; e lo disse col tono di voce d ' un ' orchessa , che ha proprio voglia di mangiare della carne viva . " E la voglio mangiare in salsa piccante . " Quel pover ' uomo del cuoco , vedendo che con un ' orchessa c ' era poco da scherzare , prese una grossa coltella e salì su nella camera della piccola Aurora . Ella aveva allora quattr ' anni appena , e corse saltellando e ridendo a gettarglisi al collo e a chiedergli delle chicche . Egli si mise a piangere , la coltella gli cascò di mano e andò giù nella corte a sgozzare un agnellino , e lo cucinò con una salsa così buona , che la sua padrona ebbe a dire di non aver mai mangiato una cosa così squisita in tempo di vita sua . In quello stesso tempo esso aveva portato via la piccola Aurora e l ' aveva data in custodia alla sua moglie , perché la nascondesse nel quartierino di sua abitazione in fondo al cortile . Otto giorno dopo quella strega della Regina disse al suo capo cuoco : " Voglio mangiare a cena il piccolo Giorno " . Egli non rispose né sì né no , risoluto com ' era a farle lo stesso tiro della volta passata . Andò a cercare il piccolo Giorno , e lo trovò con una spada in mano , che tirava di scherma con una grossa scimmia : eppure non aveva più di tre anni . Lo prese e lo portò alla sua moglie , la quale lo nascose insieme colla piccola Aurora : e in luogo del fanciullo , servì in tavola un caprettino di latte , che l ' orchessa trovò delizioso . Fin lì le cose erano andate bene ; ma una sera la malvagia Regina disse al cuoco : " Voglio mangiare la Regina , cucinata colla stessa salsa de ' suoi figliuoli " . Fu allora che il povero cuoco sentì cascarsi le braccia , perché non sapeva proprio come fare a ingannarla per la terza volta . La giovane Regina aveva vent ' anni suonati , senza contare i cento passati dormendo ; e la sua pelle , quantunque sempre bella e bianchissima , era diventata un po ' tosta : e ora come trovare nello stallino un animale che avesse per l ' appunto la pelle tigliosa a quel modo ? Per salvare la propria vita , prese la risoluzione di tagliar la gola alla Regina e salì nella camera di lei , col fermo proposito di non dovercisi rifare due volte . Egli fece di tutto per eccitarsi e per andare in bestia , e con un pugnale in mano entrò nella camera della giovane Regina : ma non volendola prendere di sorpresa , le raccontò con grandissimo rispetto l ' ordine ricevuto dalla Regina madre . " Fate pure , fate pure " , ella gli disse , porgendogli il collo , " eseguite l ' ordine che vi hanno dato ; io andrò così a rivedere i miei figli , i miei poveri figli , che ho tanto amato . " Ella li credeva morti fin dal momento che li aveva veduti sparire , senza saperne altro . " No , no , o signora " , rispose il povero cuoco , tutto intenerito , " voi non morirete nient ' affatto : e non lascerete per questo di andare a rivedere i vostri figliuoli : ma li vedrete a casa mia , dov ' io li ho nascosti , e anche per questa volta ingannerò la Regina , facendole mangiare una giovine cervia invece di voi . " La condusse subito nella sua camera , dove , lasciandola che si sfogasse a baciare le sue creature , e a piangere con esse , se ne andò diviato a cucinare una cervia , che la Regina mangiò per cena , col medesimo gusto , come se avesse mangiato la giovine Regina . Ella era molto soddisfatta della sua crudeltà ; e già studiava il modo per dare a intendere al Re , quando fosse tornato , che i lupi affamati avevano divorato la Regina sua moglie e i suoi ragazzi . Una sera che la Regina madre , secondo il suo solito , ronzava in punta di piedi per le corti e per i cortili , a fiutare l ' odore della carne cruda , sentì in una stanza terrena il piccolo Giorno che piangeva , perché la sua mamma lo voleva picchiare , a causa che era stato cattivo , e sentì nello stesso tempo la piccola Aurora che implorava perdono per il suo fratellino . L ' orchessa riconobbe la voce della Regina e de ' suoi figliuoli , e furibonda d ' essere stata ingannata , con una voce spaventevole , che fece tremar tutti , ordinò che la mattina dipoi fosse portata in mezzo alla corte una gran vasca , e che la vasca fosse riempita di vipere , di rospi , di ramarri e di serpenti per farvi gettar dentro la Regina , i figliuoli , il capo cuoco , la moglie di lui e la sua serva di casa . Ella aveva ordinato che fossero menati tutti colle mani legate di dietro . Essi erano lì , e già i carnefici si preparavano a gettarli nella vasca , quand ' ecco che il Re , il quale non era aspettato così presto di ritorno , entrò nella corte a cavallo : esso era venuto colla posta , e domandò tutto stupito che cosa mai volesse dire quell ' orrendo spettacolo . Nessuno aveva coraggio di aprir bocca , quando l ' orchessa , presa da una rabbia indicibile nel vedere quel che vedeva , si gettò da se stessa colla testa avanti nella vasca , dove in un attimo fu divorata da tutte quelle bestiacce , che c ' erano state messe dentro per suo comando . A ogni modo il Re se ne mostrò addolorato , perché in fin dei conti era sua madre : ma trovò la maniera di consolarsene presto colla sua bella moglie e coi suoi bambini . Se questo racconto avesse voglia d ' insegnar qualche cosa , potrebbe insegnare alle fanciulle che chi dorme non piglia pesci ... né marito . La Bella addormentata nel bosco dormì cent ' anni , e poi trovò lo sposo : ma il racconto forse è fatto apposta per dimostrare alle fanciulle che non sarebbe prudenza imitarne l ' esempio . Cenerentola C ' era una volta un gentiluomo , il quale aveva sposata in seconde nozze una donna così piena di albagia e d ' arroganza , da non darsi l ' eguale . Ella aveva due figlie dello stesso carattere del suo , e che la somigliavano come due gocce d ' acqua . Anche il marito aveva una figlia , ma di una dolcezza e di una bontà da non farsene un ' idea ; e in questo tirava dalla sua mamma , la quale era stata la più buona donna del mondo . Le nozze erano appena fatte , che la matrigna dette subito a divedere la sua cattiveria . Ella non poteva patire le buone qualità della giovinetta , perché , a quel confronto , le sue figliuole diventavano più antipatiche che mai . Ella la destinò alle faccende più triviali della casa : era lei che rigovernava in cucina , lei che spazzava le scale e rifaceva le camere della signora e delle signorine ; lei che dormiva a tetto , proprio in un granaio , sopra una cattiva materassa di paglia , mentre le sorelle stavano in camere coll ' impiantito di legno , dov ' erano letti d ' ultimo gusto , e specchi da potervisi mirare dalla testa fino ai piedi . La povera figliuola tollerava ogni cosa con pazienza , e non aveva cuore di rammaricarsene con suo padre , il quale l ' avrebbe sgridata , perché era un uomo che si faceva menare per il naso in tutto e per tutto dalla moglie . Quando aveva finito le sue faccende , andava a rincantucciarsi in un angolo del focolare , dove si metteva a sedere nella cenere ; motivo per cui la chiamavano comunemente la Culincenere . Ma la seconda delle sorelle , che non era così sboccata come la maggiore , la chiamava Cenerentola . Eppure Cenerentola , con tutti i suoi cenci , era cento volte più bella delle sue sorelle , quantunque fossero vestite in ghingheri e da grandi signore . Ora accadde che il figlio del Re diede una festa da ballo , alla quale furono invitate tutte le persone di grand ' importanza e anche le nostre due signorine furono del numero , perché erano di quelle che facevano grande spicco in paese . Eccole tutte contente e tutte affaccendate a scegliersi gli abiti e le pettinature , che tornassero loro meglio a viso . E questa fu un ' altra seccatura per la povera Cenerentola , perché toccava a lei a stirare le sottane e a dare l ' amido ai manichini . Non si parlava d ' altro in casa che del come si sarebbero vestite in quella sera . " Io " , disse la maggiore , " mi metterò il vestito di velluto rosso e le mie trine d 'Inghilterra." " E io " , disse l ' altra , " non avrò che il mio solito vestito : ma , in compenso , mi metterò il mantello a fiori d ' oro e la mia collana di diamanti , che non è dicerto di quelle che si vedono tutti i giorni . " Mandarono a chiamare la pettinatora di gala , per farsi fare i riccioli su due righe , e comprarono dei nèi dalla fabbricante più in voga della città . Quindi chiamarono Cenerentola perché dicesse il suo parere , come quella che aveva moltissimo gusto ; e Cenerentola die ' loro i migliori consigli , e per giunta si offrì di vestirle : la qual cosa fu accettata senza bisogno di dirla due volte . Mentre le vestiva e le pettinava , esse dicevano : " Di ' , Cenerentola , avresti caro di venire al ballo ?..." . " Ah , signorine ! voi mi canzonate : questi non son divertimenti per me ! " " Hai ragione : ci sarebbe proprio da ridere , a vedere una Cenerentola , pari tua , a una festa da ballo . " Un ' altra ragazza , nel posto di Cenerentola , avrebbe fatto di tutto per vestirle male ; ma essa era una buonissima figliuola , e le vestì e le accomodò come meglio non si poteva fare . Per la gran contentezza di questa festa , stettero quasi due giorni senza ricordarsi di mangiare : strapparono più di dodici aghetti per serrarsi ai fianchi e far la vita striminzita ; e passavano tutt ' intera la santa giornata a guardarsi nello specchio . Venne finalmente il giorno sospirato . Partirono di casa e Cenerentola le accompagnò cogli occhi più lontano che poté : quando non le scorse più , si mise a piangere . La sua Comare , che la trovò cogli occhi rossi e pieni di pianto , le domandò che cosa avesse . " Vorrei ... vorrei ... " E piangeva così forte , che non poteva finir la parola . La Comare , che era una fata , le disse : " Vorresti anche tu andare al ballo , non è vero ? " . " Anch ' io , sì " disse Cenerentola con un gran sospirone . " Ebbene : prometti tu d ' essere buona ? " , disse la Comare . " Allora ti ci farò andare . " E menatala in camera , le disse : " Vai nel giardino e portami un cetriolo " . Cenerentola scappò subito a cogliere il più bello che poté trovare e lo portò alla Comare , non sapendo figurarsi alle mille miglia come mai questo cetriolo l ' avrebbe fatta andare alla festa di ballo . La Comare lo vuotò per bene , e rimasta la buccia sola , ci batté sopra colla bacchetta fatata , e in un attimo il cetriolo si mutò in una bella carrozza tutta dorata . Dopo , andò a guardare nella trappola , dove trovò sei sorci , tutti vivi . Ella disse a Cenerentola di tenere alzato un pochino lo sportello della trappola , e a ciascun sorcio che usciva fuori , gli dava un colpo di bacchetta , e il sorcio diventava subito un bel cavallo : e così messe insieme un magnifico tiro a sei , con tutti i cavalli di un bel pelame grigio - topo - rosato . E siccome essa non sapeva di che pasta fabbricare un cocchiere : " Aspettate un poco " disse Cenerentola " voglio andare a vedere se per caso nella topaiola ci fosse un topo ; che così ne faremo un cocchiere " . " Brava ! " disse la Comare " va ' un po ' a vedere . " Cenerentola ritornò colla topaiola , dove c ' erano tre grossi topi . La fata , fra i tre , scelse quello che aveva la barba più lunga ; il quale , appena l ' ebbe toccato , diventò un bel pezzo di cocchiere , e con certi baffi , i più belli che si fossero mai veduti . Fatto questo , le disse : " Ora vai nel giardino : e dietro l ' annaffiatoio troverai sei lucertole . Portamele qui . " Appena l ' ebbe portate , la Comare le convertì in sei lacchè , i quali salirono subito dietro la carrozza , colle loro livree gallonate , e vi si tenevano attaccati , come se in vita loro non avessero fatto altro mestiere . Allora la fata disse a Cenerentola : " Eccoti qui tutto l ' occorrente per andare al ballo : sei contenta ? " . " Sì , ma che ci devo andare in questo modo , e con questi vestitacci che ho addosso ? " La fata non fece altro che toccarla colla sua bacchetta , e i suoi poveri panni si cambiarono in vestiti di broccato d ' oro e di argento , e tutti tempestati di pietre preziose : quindi le diede un paio di scarpine di vetro , che erano una meraviglia . Quand ' ella ebbe finito di accomodarsi , montò in carrozza : ma la Comare le raccomandò sopra ogni altra cosa di non far più tardi della mezzanotte , ammonendola che se ella si fosse trattenuta al ballo un minuto di più , la sua carrozza sarebbe ridiventata un cetriolo , i suoi cavalli dei sorci , i suoi lacchè delle lucertole , i suoi vestiti avrebbero ripreso la forma e l ' aspetto cencioso di prima . Ella dette alla Comare la sua parola d ' onore che sarebbe venuta via dal ballo avanti la mezzanotte . E partì , che non entrava più nella pelle dalla gran contentezza . Il figlio del Re , essendogli stato annunziato l ' arrivo di una Principessa , che nessuno sapeva chi fosse , corse incontro a riceverla , e offrì la mano per iscendere di carrozza , e la condusse nella sala dov ' erano gl ' invitati . Si fece allora un gran silenzio : le danze rimasero interrotte , i violini smessero di suonare , tutti gli occhi erano rivolti a contemplare le grandi bellezze della sconosciuta . Non si sentiva altro che un bisbiglio confuso , e un dire sottovoce : " Oh ! com ' è bella !..." . Lo stesso Re , per quanto vecchio , non rifiniva dal guardarla , e andava dicendo sottovoce alla Regina , che da molti anni non gli era più capitato di vedere una donna tanto bella e tanto graziosa . Tutte le dame avevano gli occhi addosso a lei , per esaminarne la pettinatura e i vestiti , e farsene fare degli uguali per il giorno dopo , sempre che fosse stato possibile trovare delle stoffe così belle e delle modiste così valenti . Il figlio del Re la collocò nel posto d ' onore : quindi andò a prenderla per farla ballare . Ella ballò con tanta grazia , da far crescere in tutti lo stupore . Fu servito un magnifico rinfresco , che il giovine Principe non assaggiò nemmeno , tanto era assorto nel rimirare la bella sconosciuta . Ella andò a porsi accanto alle sue sorelle : usò loro mille finezze : e fece parte ad esse delle arance e dei cedri , che il Principe le aveva regalato ; la qual cosa le meravigliò moltissimo , perché esse non la riconobbero né punto né poco . In quella che stavano discorrendo insieme , Cenerentola sentì battere le undici e tre quarti ; e fatta subito una gran riverenza a tutta la società , scappò via come il vento . Appena arrivata a casa , corse a trovare la Comare , e dopo averla ringraziata , le disse che avrebbe avuto un gran piacere di tornare anche alla festa del giorno dipoi , perché il figlio del Re l ' aveva pregata molto . Mentre stava raccontando alla Comare tutti i particolari della festa , le due sorelle bussarono alla porta : Cenerentola andò loro ad aprire . " Quanto siete state a tornare ! " disse ella stropicciandosi gli occhi e stirandosi come se si fosse svegliata in quel momento . E sì , che ella non aveva avuto davvero una gran voglia di dormire , dacché s ' erano lasciate . " Se tu fossi stata al ballo " , le disse una delle sue sorelle " non ti saresti annoiata : vi è capitato la più bella Principessa , ma di ' pure la più bella che si possa vedere al mondo : essa ci ha fatto mille garbatezze , e ci ha regalato dei cedri e delle arance . " Cenerentola non capiva più in sé dalla gioia . Ella domandò loro il nome di questa Principessa ; ma quelle risposero che non la conoscevano , e che il figlio del Re si struggeva della voglia di sapere chi fosse , e che per saperlo avrebbe dato qualunque cosa . Cenerentola sorrise , e disse loro : " Dev ' esser bella davvero ! Dio mio ! come siete felici voi altre ! Che cosa pagherei di poterla vedere ! Via , signora Giulietta , prestatemi il vostro vestito giallo , quello di tutti i giorni ... " . " Giusto , lo dicevo anch ' io ! " rispose Giulietta . " Prestare il mio vestito a una brutta Cenerentola come te . Bisognerebbe proprio dire che avessi perso il giudizio . " Questa risposta Cenerentola se l ' aspettava : e ne fu contentissima ; perché si sarebbe trovata in un grande impiccio , se la sua sorella le avesse prestato il vestito . La sera dopo le due sorelle tornarono al ballo : e Cenerentola pure ; ma vestita anche più sfarzosamente della prima volta . Il figlio del Re non la lasciò un minuto ; e in tutta la serata non fece altro che dirle un monte di cose appassionate e galanti . La giovinetta , che non s ' annoiava punto , si era dimenticata le raccomandazioni fatte dalla Comare ; tant ' è vero che sentì battere il primo tocco della mezzanotte , e credeva che non fossero ancora le undici . S ' alzò e fuggì con tanta leggerezza , che pareva una cervia . Il Principe le corse dietro , ma non poté raggiungerla . Nel fuggire , ella lasciò cascare una delle sue scarpine di vetro , che il Principe raccattò con grandissimo amore . Cenerentola arrivò a casa tutta scalmanata , senza carrozza , senza lacchè e con addosso il vestito di tutti i giorni , non essendole rimasto nulla delle sue magnificenze , all ' infuori di una delle sue scarpine , la compagna di quella che aveva perduta per la strada . Fu domandato ai guardaportoni del palazzo , se per caso avessero veduto uscire una Principessa ; ma essi risposero che non avevano veduto uscir nessuno , tranne una ragazza mal vestita e che dall ' aspetto pareva piuttosto una contadina che una signora . Quando le sorelle ritornarono dal ballo , Cenerentola chiese loro se si erano divertite e se c ' era stata anche la bella signora . Esse risposero di si , e che era scappata via allo scocco della mezzanotte , e con tanta furia , che s ' era lasciata cascare una delle sue scarpine di vetro , la più bella scarpina del mondo : e che il figlio del Re l ' aveva raccattata , e non aveva fatto altro che guardarla tutto il tempo del ballo , e che questo voleva dire che egli era innamorato morto della bella signora , alla quale apparteneva la scarpina . E dicevano la verità : perché di lì a pochi giorni il figlio del Re fece bandire a suon di tromba che sposerebbe colei , il cui piede avesse calzato bene quella scarpina . Si cominciò a provare la scarpa alle Principesse : poi alle Duchesse e a tutte le dame di corte : ma era tempo perso . Fu portata a casa delle due sorelle , le quali fecero ogni sforzo possibile per far entrare il piede in quella scarpa : ma non ci fu modo . Cenerentola , che stava a guardarle e che aveva riconosciuta la scarpina , disse loro : " Voglio vedere anch ' io se mi va bene ! " . Le sorelle si misero a ridere e a canzonarla . Il gentiluomo incaricato di far la prova della scarpa , avendo posato gli occhi addosso a Cenerentola e parendogli molto bella , disse che era giustissimo , e che egli aveva l ' ordine di provar la scarpa a tutte le fanciulle . Fece sedere Cenerentola , e avvicinando la scarpa al suo piedino , vide che c ' entrava senz ' ombra di fatica e che calzava proprio come un guanto . Lo stupore delle due sorelle fu grande , ma crebbe del doppio , quando Cenerentola cavò fuori di tasca l ' altra scarpina e se la infilò in quell ' altro piede . In codesto punto arrivò la Comare , la quale , dato un colpo di bacchetta ai vestiti di Cenerentola , li fece diventare assai più sfarzosi , che non fossero stati mai . Allora le due sorelle riconobbero in essa la bella signora veduta al ballo ; e si gettarono ai suoi piedi per chiederle perdono dei mali trattamenti che le avevano fatto patire . Cenerentola le fece alzare , e disse , abbracciandole , che perdonava loro di cuore , e che le pregava ad amarla sempre e dimolto . Vestita com ' era , fu condotta dal Principe , al quale parve più bella di tutte le altre volte , e dopo pochi giorni la sposò . Cenerentola , buona figliuola quanto bella , fece dare un quartiere alle sue sorelle , e le maritò il giorno stesso a due gentiluomini della corte . Questo racconto , invece di una morale , ne ha due . Prima morale : la bellezza , per le donne in ispecie , è un gran tesoro ; ma c ' è un tesoro che vale anche di più , ed è la grazia , la modestia e le buone maniere . Con queste doti Cenerentola arrivò a diventar Regina . Altra morale : grazia , spirito , coraggio , modestia , nobiltà di sangue , buon senso , tutte bellissime cose ; ma che giovano questi doni della Provvidenza , se non si trova un compare o una comare , oppure , come si dice oggi , un buon diavolo che ci porti ? Senza l ' aiuto della Comare , che cosa avrebb ' ella fatto quella buona e brava figliuola di Cenerentola ? Puccettino C ' era una volta un taglialegna e una taglialegna , i quali avevano sette figliuoli , tutti maschi : il maggiore aveva dieci anni , il minore sette . Farà forse caso di vedere come un taglialegna avesse avuto tanti figliuoli in così poco tempo : ma egli è , che la sua moglie era svelta nelle sue cose , e quando ci si metteva , non faceva meno di due figliuoli alla volta . E perché erano molto poveri , i sette ragazzi davano loro un gran pensiero , per la ragione che nessuno di essi era in grado di guadagnarsi il pane . La cosa che maggiormente li tormentava , era che il minore veniva su delicato e non parlava mai : e questo che era un segno manifesto di bontà del suo carattere , lo scambiavano per un segno di stupidaggine . Il ragazzo era minuto di persona ; e quando venne al mondo , non passava la grossezza di un dito pollice ; per cui lo chiamarono Puccettino . Capitò un ' annata molto trista , nella quale la carestia fu così grande , che quella povera gente risolvettero di disfarsi de ' loro figliuoli . Una sera che i bambini erano a letto , e che il taglialegna stava nel canto del fuoco , disse , col cuore che gli si spezzava , alla sua moglie : " Come tu vedi , non abbiamo più da dar da mangiare ai nostri figliuoli : e non mi regge l ' animo di vedermeli morir di fame innanzi agli occhi : oramai io sono risoluto a menarli nel bosco e farveli sperdere ; né ci vorrà gran fatica , perché , mentre essi si baloccheranno a far dei fastelli , noi ce la daremo a gambe , senza che abbiano tempo di addarsene " . " Ah ! " , gridò la moglie , " e puoi tu aver tanto cuore da sperdere da te stesso le tue creature ? " Il marito ebbe un bel tornare a battere sulla miseria , in cui si trovavano ; ma la moglie non voleva acconsentire a nessun patto . Era povera , ma era madre : peraltro , ripensando anch ' essa al dolore che avrebbe provato se li avesse veduti morire di fame , finì col rassegnarvisi , e andò a letto piangendo . Puccettino aveva sentito tutti i loro discorsi : e avendo capito , dal letto , che ragionavano di affari , si levò in punta di piedi , sgattaiolando sotto lo sgabello di suo padre , per potere ascoltare ogni cosa senz ' esser visto . Quindi ritornò a letto , e non chiuse un occhio nel resto della nottata , rimuginando quello che doveva fare . Si levò a giorno , e andò sul margine di un ruscello , dove si riempì la tasca di sassolini bianchi : poi chiotto chiotto se ne tornò a casa . Partirono , ma Puccettino non disse nulla ai suoi fratelli di quello che sapeva . Entrarono dentro una foresta foltissima , dove alla distanza di due passi non c ' era modo di vedersi l ' uno coll ' altro . Il taglialegna si messe a tagliar legne , e i ragazzi a raccogliere delle frasche per far dei fastelli . Il padre e la madre , vedendoli intenti al lavoro , si allontanarono adagio adagio , finché se la svignarono per un viottolo fuori di mano . Quando i ragazzi si videro soli , si misero a strillare e a piangere forte forte . Puccettino li lasciò berciare , essendo sicuro che a ogni modo sarebbero tornati a casa ; perché egli , strada facendo , aveva lasciato cadere lungo la via i sassolini bianchi che s ' era messi nella tasca . " Non abbiate paura di nulla , fratelli miei " , disse loro , " il babbo e la mamma ci hanno lasciati qui soli ; ma io vi rimenerò a casa : venitemi dietro . " Essi infatti lo seguirono , ed egli li menò per la stessa strada che avevano fatta , andando al bosco . Da principio non ebbero coraggi d ' entrarvi : e si messero in orecchio alla porta di casa per sentire quello che dicevano fra loro , il padre e la madre . Ora bisogna sapere che quando il taglialegna e sua moglie rientrarono in casa , trovarono che il signore del villaggio aveva mandato loro dieci scudi , di cui era debitore da molto tempo , e sui quali non ci contavano più . Questo bastò per rimettere un po ' di fiato in corpo a quella povera gente , che era proprio a tocco e non tocco per morir di fame . Il taglialegna mandò subito la moglie dal macellaro . E siccome era molto tempo che non s ' erano sfamati , essa comprò tre volte più di carne di quella che ne sarebbe abbisognata per la cena di due persone . Quando furono pieni , la moglie disse : " Ohimè ! dove saranno ora i nostri figliuoli ? se fossero qui potrebbero farsi tondi coi nostri avanzi ! Ma tant ' è , Guglielmo , se ' stato tu che hai voluto smarrirli : ma io l ' ho detto sempre che ce ne saremmo pentiti . Che faranno ora nella foresta ? Ohimè ! Dio mio ! i lupi forse a quest ' ora l ' hanno bell ' e divorati . Proprio non bisogna aver cuore , come te , per isperdere i figliuoli a questo modo !..." . Il taglialegna perse la pazienza , perché la moglie tornò a ripetere più di venti volte che egli se ne sarebbe pentito , e che essa l ' aveva di già detto e ridetto : e minacciò di picchiarla se non si fosse chetata . Questo non voleva dire che il taglialegna non potesse essere anche più addolorato della moglie ; ma essa lo tormentava troppo : ed egli somigliava a tanti altri , che se la dicono molto colle donne che parlano con giudizio , ma non possono soffrire quelle che hanno sempre ragione . La taglialegna si struggeva in pianti , e seguitava sempre a dire : " Ohimè ! dove saranno ora i miei bambini ? i miei poveri bambini ? " . Una volta , fra le altre , lo disse così forte , che i ragazzi , che erano dietro l ' uscio , la sentirono e gridarono tutti insieme : " Siamo qui ! siamo qui ! " . Essa corse subito ad aprir l ' uscio e , abbracciandoli , disse : " Che contentezza a rivedervi , miei cari figliuoli ! Chi lo sa come siete stanchi , e che fame avete ! e tu , Pieruccio , guarda un po ' come ti sei inzaccherato ! vien qua , che ti spillaccheri " . Pieruccio era il maggiore dei figliuoli e la madre gli voleva più bene che agli altri , perché era rosso di capelli come lei . Si messero a tavola e mangiarono con un appetito , che fecero proprio consolazione al babbo e alla mamma , ai quali raccontarono , parlando quasi tutti nello stesso tempo , la gran paura che avevano avuta nella foresta . Quella buona gente era tutta contenta di rivedere i figliuoli in casa ; ma la contentezza durò finché durarono i dieci scudi . Quando questi finirono , tornarono al sicutera delle miserie , e allor decisero di smarrirli daccapo ; e per andare sul sicuro , pensarono di condurli molto più lontani della prima volta . Peraltro di questa cosa non poterono parlarne con tanta segretezza , che Puccettino non sentisse tutto ; il quale pensò di cavarsene fuori col solito ripiego : se non che , quantunque si alzasse sul far del giorno per andare in cerca di sassolini bianchi , rimase proprio come quello , e non poté far nulla , perché trovò l ' uscio di casa serrato a doppia mandata . Egli non sapeva davvero che cosa stillarsi , quando ecco che la madre dette a ciascuno di loro un pezzo di pane per colazione . Allora gli venne in capo che di quel pane avrebbe potuto servirsene , invece dei sassolini , seminando i minuzzoli lungo la strada per dove sarebbero passati . E si messe il pane in tasca . Il padre e la madre li condussero nel punto più folto e più oscuro della foresta : e quando ci furono arrivati , essi presero una scappatoia e via . Puccettino non se ne fece né in qua né in là , perché sapeva di poter ritrovare facilmente la strada coll ' aiuto dei minuzzoli sparsi ; ma figuratevi come rimase , quando si accorse che i minuzzoli glieli avevano beccati gli uccelli . Eccoli dunque tutti afflitti , perché più camminavano e più si perdevano nella foresta . Intanto si fece notte e si alzò un vento da far paura . Pareva ad essi di sentire da tutte le parti urli di lupi , che si avvicinavano per mangiarli . Non avevano fiato né per discorrere , né per voltarsi indietro . Venne poi una grand ' acqua che li bagnò fin sotto la pelle : a ogni passo sdrucciolavano e cascavano nella mota : e quando si rizzavano tutti infangati , non sapevano dove mettersi le mani . Puccettino montò in cima a un albero per vedere se scuopriva paese ; e guardando da ogni parte , vide un lumicino piccino , come quello di una candela , il quale era lontano lontano , molto al di là della foresta . Scese dall ' albero : e quando fu in terra , non vide più nulla . Questa cosa gli diede un gran dolore . Nonostante , camminando innanzi coi suoi fratelli , verso quella parte dove aveva veduto il lumicino , finì col rivederlo da capo mentre usciva fuori del bosco . Arrivarono finalmente alla casa dove si vedeva questo lume : non senza provare delle grandi strette al cuore , perché di tanto in tanto lo perdevano di vista , segnatamente quando camminavano in qualche pianura molto bassa . Picchiarono a una porta : una buona donna venne loro ad aprire , e domandò loro che cosa volevano . Puccettino disse che erano poveri ragazzi che s ' erano spersi nella foresta , e che chiedevano da dormire per amor d ' Iddio . La donna , vedendoli tutti così carini , si messe a piangere , e disse : " Ohimè ! poveri miei figliuoli , dove siete mai capitati ? Ma non sapete che questa è la casa dell ' Orco che mangia tutti i bambini ? " . " Ah , signora " , rispose Puccettino , il quale tremava come una foglia , e così i suoi fratelli . " Che cosa volete che facciamo ? Se non ci pigliate in casa , è sicuro che i lupi stanotte ci mangeranno . E in tal caso , è meglio che ci mangi questo signore . Forse se voi lo pregate , potrebbe darsi che avesse compassione di noi . " La moglie dell ' Orco , sperando di poterli nascondere a suo marito fino alla mattina dopo , li lasciò entrare e li menò a riscaldarsi intorno a un buon fuoco , dove girava sullo spiede un montone tutt ' intero , che doveva servire per la cena dell ' Orco . Mentre cominciavano a riscaldarsi , sentirono battere tre o quattro colpi screanzati alla porta . Era l ' Orco che tornava . In men d ' un baleno , la moglie li nascose tutti sotto il letto ed andò ad aprire . L ' Orco domandò subito se la cena era lesta e il vino levato di cantina : e senza perder tempo si mise a tavola . Il montone non era ancora cotto e faceva sempre sangue , e per questo gli parve anche più buono . Poi , fiutando di qua e di là , cominciò a dire che sentiva odore di carne viva . " Sarà forse " , disse la moglie , " quel vitello che ho spellato or ora , che vi mette per il naso quest 'odore." " E io dico che sento l ' odore di carne viva " , riprese l ' Orco guardando la moglie di traverso , " e qui ci deve essere qualche sotterfugio !..." Nel dir così si alzò da tavola e andò difilato verso il letto . " Ah ! " , egli gridò , " tu volevi dunque ingannarmi , brutta strega ? Non so chi mi tenga dal fare un boccone anche di te . Buon per te , che sei vecchia e tigliosa ! Ecco qui della selvaggina , che mi capita in buon punto per far trattamento a tre Orchi miei amici , che verranno da me in questi giorni . " E li tirò fuori di sotto il letto , uno dietro l ' altro . Quei poveri bambini si buttarono in ginocchio , chiedendogli perdono , ma avevano da fare col più crudele di tutti gli Orchi , il quale , facendo finta di sentirne compassione , li mangiava di già cogli occhi prima del tempo , dicendo alla moglie che sarebbero stati una pietanza delicata , in specie se gli avesse accomodati con una buona salsa . Andò a prendere un coltellaccio , e avvicinandosi a quei poveri figliuoli , lo affilava sopra una lunga pietra che egli teneva nella mano sinistra . E ne aveva già agguantato uno , quando la moglie gli disse : " Che ne volete voi fare a quest ' ora ? non sarebbe meglio aspettare a domani ? " . " Chetati , te ! " , riprese l ' Orco . " Così saranno più frolli . " " Ma ve ne avanza ancora tanta della carne ! C ' è qui un vitello , un montone e un mezzo maiale ... " " Hai ragione " , disse l ' Orco , " rimpinzali dunque per bene , perché non abbiano a smagrire , e portali a letto . " Quella buona donna , fuor di sé dalla contentezza , dette loro da cena : ma essi non poterono mangiare a cagione della gran paura che avevano addosso . In quanto all ' Orco , ricominciò a bere , soddisfattissimo di aver trovato di che regalare ai suoi amici . Vuotò una dozzina di bicchieri di più del solito , finché il vino gli die ' al capo e fu obbligato ad andare a letto . L ' Orco aveva sette figliuole , che erano sempre bambine , le quali erano tutte di un bel colorito , perché , come il padre , si cibavano di carne cruda ; ma avevano degli occhiettini grigi e tondi , e il naso a punta e una bocca larghissima , con una rastrelliera di denti lunghi , affilati e staccati l ' uno dall ' altro . Non erano ancora diventate cattive : ma promettevano bene , perché di già mordevano i fanciulli per succhiare il sangue . Le avevano mandate a dormire di buon ' ora , ed erano tutte e sette in un gran letto , ciascuna con una corona d ' oro sulla testa . Nella stessa camera c ' era un altro letto della medesima grandezza . Fu appunto in questo letto che la moglie dell ' Orco messe a dormire i sette ragazzi ; e dopo andò a coricarsi accanto a suo marito . Puccettino , che s ' era avviso che le figlie dell ' Orco portavano una corona d ' oro in capo , e che aveva sempre paura che l ' Orco non si ripentisse di averli sgozzati subito , si levò verso mezzanotte , e prendendo i berretti dei fratelli ed il suo , andò pian pianino a metterli sul capo delle sette figlie dell ' Orco , dopo aver loro levata la corona d ' oro , che pose sul capo suo e de ' suoi fratelli , perché l ' Orco li scambiasse per le proprie figlie , e pigliasse le sue figlie per i fanciulli che voleva sgozzare . E la cosa andò appuntino com ' egli se l ' era figurata ; perché l ' Orco , svegliatosi sulla mezzanotte , si pentì di aver differito al giorno dopo quello che poteva aver fatto la sera stessa . Saltò dunque il letto bruscamente , e prendendo il coltellaccio : " Andiamo un po ' a vedere " , disse , " come stanno queste birbe ; e facciamola finita una volta per tutte " . Quindi salì a tastoni nella camera delle sue figlie , e si avvicinò al letto dove erano i ragazzi , i quali dormivano tutti , meno Puccettino , che ebbe una gran paura quando sentì l ' Orco che gli tastava la testa , come l ' aveva già tastata ai suoi fratelli . L ' Orco sentendo la corona d ' oro , disse : " Ora la facevo bella davvero ! Si vede proprio che ieri sera ne ho bevuto mezzo dito di più " . Allora andò all ' altro letto , e avendo sentito i berretti dei ragazzi : " Eccoli " , disse , " questi monellacci ! Lavoriamo di fine " . E nel dir così , senza esitare , tagliò la gola alle sue sette figliuole . Contentissimo del fatto suo , andò di nuovo a coricarsi accanto alla moglie . Appena che Puccettino sentì l ' Orco che russava , svegliò i suoi fratelli e disse loro di vestirsi subito e di seguirlo . Scesero in punta di piedi nel giardino e scavalcarono il muro . Corsero a gambe quasi tutta la notte , tremando come foglie , e senza sapere dove andavano . Quando l ' Orco si svegliò , disse alla moglie : " Va ' un po ' a vestire quei monelli di ieri sera " . L ' Orchessa restò molto meravigliata della bontà insolita di suo marito , e non le passò neanche dalla mente che per vestirli egli volesse intendere un ' altra cosa , credendo in buona fede di doverli andare a vestire . Salì dunque di sopra , e rimase senza fiato in corpo , vedendo le sue sette figliuole scannate e immerse nel proprio sangue . Cominciò subito dallo svenirsi , essendo questo il primo espediente , a cui in simili casi ricorrono tutte le donne . L ' Orco , temendo che la moglie non mettesse troppo tempo a far quello che le aveva ordinato , salì di sopra anche lui per darle una mano ; e non rimase meno sconcertato alla vista di quello spettacolo orrendo . " Ah ! che ho mai fatto ? " , gridò . " Ma quei disgraziati me la pagheranno , e subito ! " E senza mettere tempo in mezzo , gettò una brocca d ' acqua sul naso della moglie , e così avendola fatta tornare in sé : " Dammi subito " , disse , " i miei stivali di sette chilometri , perché io li voglio raggiungere " . E uscì fuori all ' aperta campagna , e dopo aver corso di qua e di là , finalmente infilò la strada che battevano per l ' appunto quei poveri ragazzi , che erano forse distanti non più di cento passi dalla casa paterna . Essi videro l ' Orco che passava di montagna in montagna , traversando i fiumi colla stessa facilità come se fossero stati rigagnoli . Puccettino avendo occhiata una roccia incavata , lì vicino al luogo dove si trovavano , vi fece nascondere i sei fratelli , e vi si nascose anch ' esso , senza perdere peraltro di vista tutte le mosse dell ' Orco . L ' Orco che cominciava a sentirsi rifinito dalla strada fatta ( perché gli stivali di sette chilometri son molto faticosi per chi li porta ) , pensò di ripigliar fiato , e il cielo volle che andasse per l ' appunto a sedersi sopra la roccia , dove quei ragazzi si erano nascosti . E siccome era stanco morto , dopo essersi sdraiato si addormentò , e si messe a russare con tanto fracasso , che i poveri ragazzi ebbero la stessa paura di quando lo videro col coltellaccio in mano , in atto di far loro la festa . Ma Puccettino non ebbe tutta questa paura , e disse ai fratelli di scappare a gambe verso casa , mentre l ' Orco dormiva come un ghiro ; e di non stare in pena per lui . Essi non se lo fecero dir due volte , e in pochi minuti arrivarono a casa . Puccettino intanto si avvicinò all ' Orco : gli levò adagino gli stivali , e se l ' infilò per sé . Questi stivali erano molto grandi e molto larghi , ma perché eran fatati , avevano la virtù d ' ingrandirsi e di rimpicciolirsi , secondo la gamba di chi li calzava : per cui , gli tornavano precisi , come se fossero stati fatti per il suo piede . Eglì andò di carriera alla casa dell ' Orco , dove trovò la moglie che piangeva per le figlie uccise . " Vostro marito " , le disse Puccettino , " si trova in un gran pericolo : è cascato fra le mani di una banda di assassini , che hanno giurato di ucciderlo , se non consegna loro tutto il suo oro e il suo argento . Mentre gli stavano col pugnale alla gola , esso mi ha visto , e mi ha pregato di venir qui per avvertirvi della sua trista condizione e per invitarvi a darmi tutto quello che egli possiede di prezioso , senza ritenervi nulla , perché caso diverso , lo uccideranno senz ' ombra di misericordia . E siccome il tempo stringe , egli ha voluto che prendessi i suoi stivali di sette chilometri , come vedete , e non solo perché mi spicciassi , ma anche perché possiate accertarvi che non sono un imbroglione . " La buona donna , tutta spaventata , gli diede ogni cosa che aveva ; perché l ' Orco , in fin dei conti , era un buon marito , quantunque fosse ghiotto di bambini . Puccettino , col carico addosso di tutte le ricchezze dell ' Orco , tornò a casa del padre , dove fu accolto con grandissima festa . C ' è per altro della gente che non crede che la cosa finisse così ; e pretendono che Puccettino non commettesse mai questo furto a danno dell ' Orco : e che solo non si facesse scrupolo di prendergli gli stivali di sette chilometri , perché egli se ne serviva unicamente per dare la caccia ai ragazzi . Questi tali accertano di aver saputo la verità proprio sul posto , per essersi trovati a mangiare e bere nella stessa casa del taglialegna . Raccontano , dunque , che quando Puccettino ebbe infilato gli stivali dell ' Orco , se ne andò alla Corte , dove stavano tutti in gran pensiero per un ' armata , che era in campagna alla distanza di duecento chilometri , e per l ' esito di una battaglia data pochi giorni avanti . Dimodoché Puccettino andò a trovare il Re e gli disse che se lo desiderava avrebbe potuto portargli le notizie dell ' armata , prima del calar del sole . E il Re gli promise una grossa somma , se egli fosse stato da tanto . La sera stessa Puccettino ritornò colle notizie dell ' armata ; e questa prima corsa avendolo messo in buona vista , guadagnava quel che voleva ; perché il Re lo pagava profumatamente , valendosi di lui per portare i suoi ordini al campo ; e un ' infinità di signore gli davano quel che chiedeva , per aver le nuove dei loro amanti ; e questo fu il guadagno più concludente di tutti gli altri . Ci furono anche alcune mogli che gli consegnarono delle lettere per i loro mariti ; ma esse pagavano coi gomiti , e il profitto era così meschino , che egli non si degnò nemmeno di segnare nel libro degli utili i piccoli benefizi che gli pervenivano per questo titolo . Dopo aver fatto per qualche tempo il mestiere del corriere , e avere ammassato grandi ricchezze , ritornò alla casa di suo padre , dove non è possibile immaginarsi la festa che gli fecero nel rivederlo fra loro . Egli messe la sua famiglia nell ' agiatezza ; comprò degl ' impieghi , di recente fondazione , per il padre e per i fratelli : formò a tutti uno stato conveniente ; e gli rimase sempre un ritaglio di tempo , tanto da fare il damerino colle signore . La storia di questo piccolo eroe , che i francesi chiamano Petit Poucet , perché era grande appena come il dito pollice , è stata forse inventata apposta per dar ragione e autorità a quell ' antico proverbio che dice : " Gli uomini non si misurano a canne ! " . Pelle d ' asino C ' era una voIta un Re così potente , così ben voluto da ' suoi popoli e così rispettato dai suoi vicini e alleati , che poteva dirsi il più felice di tutti i monarchi della terra . Fra le sue tante fortune , c ' era anche quella di avere scelta per compagna una Principessa , bella quanto virtuosa : e questi avventurati sposi vivevano come due anime in un nocciolo . Dal loro casto imeneo era nata una figlia , ornata di tutte le grazie e di tutte le attrattive , a segno tale da non far loro desiderare una figliuolanza più numerosa . Il lusso , l ' abbondanza , il buon gusto regnavano nel loro palazzo : i ministri erano saggi e capaci : i cortigiani virtuosi e affezionati : i domestici fidati e laboriosi : le scuderie vaste e piene de ' più bei cavalli del mondo , tutti coperti di magnifiche gualdrappe . Ma la cosa che faceva maggiormente stupire i forestieri , che venivano a visitare quelle belle scuderie , era che nel bel mezzo di esse e nel luogo più vistoso , un signor Somaro faceva sfoggio delle sue grandi e lunghe orecchie . Né si può dire che questo fosse un capriccio ; se il Re gli aveva assegnato un posto particolare e quasi d ' onore , c ' era la sua ragione . Perché bisogna sapere che questo raro animale meritava davvero ogni riguardo , a motivo che la natura lo aveva formato in un modo così straordinario e singolare , che tutte le mattine la sua lettiera , invece di essere sporca , era ricoperta a profusione di bellissimi zecchini e napoleoni d ' oro , che venivano raccattati , appena egli si svegliava . Ma siccome le disgrazie sono tegoli che cascano sul capo dei Re come su quello dei sudditi , e non c ' è allegrezza senza che ci sia mescolato qualche dispiacere , così accadde che la Regina fu colta all ' improvviso da una fiera malattia , per la quale né la scienza né i medici sapevano suggerire rimedio di sorta . La desolazione era al colmo . Il Re , tenero di cuore e innamoratissimo , a dispetto del proverbio che dice " Il matrimonio è la tomba dell ' amore " , si dava alla disperazione e faceva voti ardentissimi a tutte le divinità del regno , e offriva la sua vita per quella di una sposa così adorata : ma gli Dei e le fate erano sordi a ogni preghiera . Intanto la Regina , sentendo avvicinarsi l ' ultim ' ora , disse al suo sposo , il quale struggevasi in pianto : " Prima di morire , non vi abbiate a male se esigo da voi una cosa ; ed è , che nel caso vi venisse voglia di rimaritarvi ... " . A queste parole il Re dette in urli da straziare il cuore . Prese le mani di sua moglie e le bagnò di pianto , giurando che era un di più venirgli a parlare di un altro matrimonio . " No , no , mia cara Regina " , egli gridava , " ditemi piuttosto che io debbo seguirvi ! " " Lo Stato " , ripigliò la Regina con una tranquillità imperturbabile , che accresceva gli spasimi e le torture del Re , " lo Stato ha ragione di pretendere da voi dei successori ; e vedendo che io ho dato solamente una figlia , vorrà da voi dei figli che vi somiglino : ma io , con tutte le forze dell ' anima e per tutto il bene che mi avete voluto , vi domando di non cedere alle insistenze de ' vostri popoli , se non quando avrete trovato una Principessa più bella e fatta meglio di me . Giuratemelo , e morirò contenta . " Alcuni credono che la Regina , la quale non mancava di una certa dose di amor proprio , volesse per forza questo giuramento , perché , persuasa com ' era che nel mondo non ci fosse altra donna da starle a fronte per bellezza , veniva così ad assicurarsi che il Re non si sarebbe mai riammogliato . Finalmente ella morì , né ci fu marito che facesse mai tanto fracasso . Piangeva come una vite tagliata , singhiozzava giorno e notte , e non aveva altro pensiero , che quello di adempiere a tutto il cerimoniale e a tutte le seccature del vedovile . Ma i grandi dolori non durano . D ' altra parte , i maggiorenti dello Stato si riunirono , e presentatisi in deputazione al Re , si fecero a domandargli che riprendesse moglie . Questa proposta gli parve dura , e fu cagione di nuovi piagnistei . Messe di mezzo il giuramento fatto alla Regina e sfidò tutti i suoi consiglieri a trovargli una mogile più bella e fatta meglio della sua sposa buon ' anima ; persuaso che sarebbe stato impossibile . Ma il Consiglio chiamò ragazzate simili giuramenti , e soggiunse che la bellezza importava fino ad un certo segno , purché la regina fosse virtuosa e buona da far figliuoli : che per la quiete e la tranquillità dello Stato ci volevano dei Principi ereditarii : che , senza ombra di dubbio , l ' infanta aveva tutte le doti volute per diventare una gran Regina , ma bisognava darle per isposo un forestiero : e in questo caso , o il forestiero l ' avrebbe menata a casa sua , o , regnando con essa , i loro figli non sarebbero stati considerati dello stesso sangue : e finalmente , che non avendo egli nessun figlio maschio che portasse il suo nome , i popoli vicini avrebbero potuto far nascere delle guerre da condurre lo Stato in rovina . Il Re , toccato da queste considerazioni , dette parola che avrebbe pensato a contentarli . Cercò difatti fra le Principesse da marito quella che sarebbe stata più adatta per lui . Ogni giorno gli portavano a vedere dei bellissimi ritratti : ma non ce n ' era neppur una che avesse le grazie della defunta Regina . E così non si decideva mai . Quand ' ecco che per sua gran disgrazia , sebbene fosse stato fin allora un uomo pien di giudizio , tutto a un tratto dette volta al cervello , e cominciò a pigliare la fissazione di credere che l ' infanta sua figlia vincesse di gran lunga in grazia e in bellezza la Regina madre , e fece intendere che era deciso a volerla sposare , perché ella sola poteva scioglierlo dalla fatta promessa . A questa brutale proposizione , la giovane Principessa , un fior di virtù e di pudore , ci corse poco non cadesse in terra svenuta . Si gettò ai piedi del Re suo padre , e lo scongiurò , con tutte le forze dell ' anima , a non costringerla a commettere un tal delitto . Ma il Re , che si era fitto in testa questa strana idea , volle consultare un vecchio druido , per acquietare la coscienza della giovane Principessa . Il druido , che sapeva più d ' ambizioso che di santo , non badò a sacrificare l ' innocenza e la virtù , per la boria di diventare il confidente di un gran Re , e trovò il modo di insinuarsi con tanto garbo nell ' animo di lui , e gli abbellì talmente il delitto che stava per commettere , che lo persuase perfino che lo sposare la propria figlia era un ' opera meritoria . Il Re , messo su dai discorsi dello scellerato , lo abbracciò , e si partì da lui più incaponito che mai nella sua idea , e ordinò all ' infanta di prepararsi a ubbidire . La giovane Principessa straziata da un acerbo dolore , non vide altro scampo che andare a casa della sua comare , la fata Lilla . Per cui partì la sera stessa in un grazioso calessino , tirato da un grosso montone che conosceva tutte le strade , e arrivò felicemente . La fata , che voleva molto bene all ' infanta , le disse che aveva saputo ogni cosa , ma che non se ne desse alcun pensiero , perché non poteva accaderle nulla di male , solo che avesse dato retta fedelmente alle sue prescrizioni . " Perché , mia cara figlia " , ella disse , " sarebbe un grande sproposito lo sposare vostro padre : e voi , senza contradirlo , potete tirarvene fuori : ditegli , che per contentare un vostro capriccio , bisogna che egli vi regali un vestito color dell ' aria . Con tutta la sua potenza non sarà mai capace di tanto . " La Principessa ringraziò senza fine la comare , e la mattina dopo ripeté al Re , suo padre , quello che la fata le aveva consigliato , dichiarando che senza il vestito color dell ' aria , ella non avrebbe mai acconsentito a nulla . Il Re , tutto contento per la speranza avuta , radunò gli operai più famosi e ordinò loro questa stoffa , sotto pena che , se non ci fossero riusciti , li avrebbe fatti tutti impiccare dal primo all ' ultimo . Ma non ebbe il dispiacere di venire a questi estremi . Il giorno dopo gli portarono il vestito tanto desiderato : e il cielo quando è sparso di nuvole d ' oro non ha un colore più bello di quello che aveva questa stoffa , quando venne spiegata . L ' infanta ne rimase afflittissima e non sapeva come uscire da quest ' impiccio . Il Re pigiava per venire a una conclusione . Bisognò tornare un ' altra volta dalla comare , la quale stupita che il suo ripiego non avesse fatto l ' effetto , le suggerì di provarsi a chiedere un altro vestito color della luna . Il Re , che non sapeva ricusarle nulla , mandò fuori in cerca di operai più capaci , e ordinò loro un vestito color della luna , e con tanta premura di averlo subito , che fra l ' ordinarlo e il riportarlo bell ' e fatto , non ci corsero ventiquattr ' ore . L ' infanta , invaghita in quel primo momento più del magnifico vestito che di tutte le attenzioni di suo padre , se ne afflisse poi oltremisura , appena si trovò insieme colle sue donne e colla sua nutrice . La fata Lilla , che sapeva tutto , venne in aiuto alla sconsolata Principessa , e le disse : " O io non ne azzecco più una , oppure ho ragione di credere che se ora gli chiedeste un vestito color del sole , si sarebbe trovato il verso di disgustare il Re , vostro padre ; perché è impossibile che si possa giungere a fabbricare una simile stoffa . Male male che la vada , guadagneremo sempre del tempo " . L ' infanta se ne persuase , e chiese il vestito . Il Re , tutto amore per lei , diede senza rincrescimento tutti i diamanti e i rubini della sua corona , con ordine di non risparmiare alcuna cosa perché questa stoffa riuscisse compagna al sole : tanto che quando fu messa in mostra , tutti quelli che la videro , furono costretti a chiuder gli occhi per il gran bagliore . Si vuole anzi che incominci da quel tempo l ' uso degli occhiali verdi e delle lenti affumicate . Figuratevi un po ' come rimase l ' infanta a quella vista . Cosa più bella e più artisticamente lavorata non s ' era veduta mai . Ella restò confusa , e col pretesto che le faceva male agli occhi , si ritirò nella sua camera , dove la fata l ' aspettava col rossore della vergogna fino alla punta dei capelli . E lì accadde di peggio ; perché la fata , vedendo il vestito color del sole , diventò paonazza dal gran dispetto . " Oh , questa volta poi , figlia cara " , diss ' ella all ' infanta , " metteremo l ' indegno amore di vostro padre a una prova terribile . Sia pure che egli abbia fissato davvero il chiodo in questo matrimonio , che si figura assai vicino : ma io son sicura che rimarrà molto sbalestrato dalla domanda che vi consiglio di fargli . Si tratta della pelle di quell ' asino , al quale egli vuole un gran bene perché provvede con tanta larghezza a tutte le spese della sua Corte . Andate , e ditegli che desiderate quella pelle . " L ' infanta , tutt ' allegra di aver trovato un altro scappavia per mandare a monte un matrimonio che detestava , e colla speranza sicura che il padre suo non avrebbe mai acconsentito a sacrificare l ' asino del suo cuore , andò da lui e gli disse chiaro e tondo che voleva la pelle di quel bell ' animale . Sebbene il Re rimanesse molto sconcertato per questo capriccio , non esitò a contentarla . Il povero asino fu sacrificato e la sua pelle venne presentata con molta galanteria all ' infanta , la quale , non vedendo più alcun mezzo per sottrarsi alla sua disgrazia , stava per perdersi d ' animo e darsi alla disperazione ; quando ecco che sopraggiunse la fata : " Che fate voi , figlia mia " , diss ' ella vedendo la Principessa che si strappava i capelli e si graffiava il bel viso ; " questo è il momento più fortunato della vostra vita . Avvolgetevi in codesta pelle , uscite dal palazzo e camminate finché troverete terra sotto i piedi . Quando si sacrifica tutto alla virtù , gli Dei sanno ricompensare . Andate ; sarà mia cura che le vostre robe vi seguano dappertutto ; in qualunque luogo , dove vi fermerete , la cassetta de ' vostri vestiti e delle vostre gioie vi sarà venuta dietro sotto terra : eccovi la mia bacchetta : ve la regalo , e battendola in terra tutte le volte che avrete bisogno della vostra cassetta , la cassetta apparirà dinanzi ai vostri occhi . Ma spicciatevi a partire , e non più indugi " . L ' infanta abbracciò mille volte la sua comare , pregandola di non abbandonarla mai ; si messe addosso quella brutta pelle , e dopo essersi insudiciato il viso di fuliggine , uscì da quel magnifico palazzo , senza che nessuno la riconoscesse . La sparizione dell ' infanta fece un gran chiasso . Il Re , che aveva fatto preparare una magnifica festa , era disperato e non sapeva darsene pace . Diè ordine che partissero più di cento giandarmi e più di mille moschettieri in cerca della figlia : ma la fata , che la proteggeva , la rendeva invisibile agli occhi di tutti ; e così bisognò farsene una ragione . L ' infanta intanto comminava giorno e notte . Essa andò lontano , e poi più lontano , e sempre più lontano , e cercava dappertutto un posto da impiegarsi ; ma sebbene per carità le dessero un boccone , nessuno voleva saperne di lei , a cagione di vederla tanto sudicia . Giunse finalmente a una bella città , dove vicino alla porta c ' era una fattoria : e la fattoressa aveva appunto bisogno di una donna da strapazzo per lavare i cenci e per tenere puliti i tacchini e lo stallino dei maiali . Vedendo questa zingara così sudicia , le propose di entrare al suo servizio : e l ' infanta accettò di gran cuore , stanca com ' era di aver fatto tanto paese . Fu messa in un canto della cucina , dove sui primi giorni ebbe a patire gli scherzi triviali del basso servidorame , tanto la sua pelle d ' asino la rendeva sporca e nauseante . Alla fine ci fecero l ' occhio , e perché ella si mostrava molto precisa nelle faccende che doveva fare , la fattoressa la prese nelle sue buone grazie . Menava le pecore all ' erba , e , alla sua ora , le rimetteva dentro : e guardava anche i tacchini , e lo faceva con tanta intelligenza , che pareva non avesse fatto altro mestiere in vita sua : ogni cosa fioriva e prosperava fra le sue mani . Un giorno , mentre stava seduta presso una fontana d ' acqua limpidissima , dove veniva spesso a piangere la sua misera sorte , le saltò in capo di specchiarvisi dentro , e l ' orribile pelle d ' asino , che le serviva da cappello e da vestito , la spaventò . Vergognandosi di trovarsi in quello stato , si lavò ben bene il viso e le mani , che diventarono bianche più dell ' avorio , e il suo bel carnato riprese la freschezza di prima . Il piacere di vedersi così bella le fece entrar la voglia di bagnarsi , e si bagnò : ma dopo , per tornare alla fattoria , le convenne rimettersi addosso la solita pellaccia . Per buona fortuna l ' indomani era giorno di festa ; per cui ebbe tutto il comodo di fare apparire la sua cassetta , di accomodarsi e di pettinarsi perbene , di dare la cipria ai suoi bei capelli e di mettersi il suo bel vestito color dell ' aria . La sua camera era così piccina , che non c ' entrava nemmeno tutto lo strascico della sottana . La bella Principessa si mirò e si ammirò da se stessa , e con molto piacere ; anzi , con tanto piacere , che decise da quel momento in poi di mettersi nelle feste e per le domeniche , a uno per volta , tutti i suoi bei vestiti , non foss ' altro per darsi un po ' di svago . E mantenne puntualmente la presa risoluzione . Ella intrecciava dei fiori e dei diamanti fra i suoi bei capelli , con un ' arte ammirabile : e spesso sospirava , mortificata di non avere per testimoni , se non le sue pecore e i suoi tacchini , che le volevano lo stesso bene , anche a vederla vestita di quella orribile pelle d ' asino , che le aveva dato il brutto soprannome , fra la gente di fattoria . Un giorno di festa , in cui Pelle d ' Asino s ' era messa il suo vestito color del sole , il figlio del Re , al quale apparteneva la fattoria , ritornando dalla caccia , vi si fermò per prendere un po ' di riposo . Quel Principe era giovane , bello , fatto a pennello della persona , l ' occhio diritto di suo padre , l ' amore della Regina sua madre , l ' idolo di tutti i suoi popoli . Venne offerta al Principe una merenda campestre , che egli accettò : e dopo si messe a girare per i cortili e per tutti i ripostigli . E nel girandolare di qua e di là , entrò in un andito scuro , in fondo al quale vide una porta chiusa . La curiosità gli fece metter l ' occhio al buco della serratura . Ma immaginatevi come restò , quando vide la Principessa così bella e così riccamente vestita ! Al suo aspetto nobile e modesto , la prese per una Dea . La foga della passione , che provò in quell ' istante , fu così forte , che avrebbe dicerto sfondata la porta , se non l ' avesse trattenuto il rispetto che gl ' ispirava quell ' angiolo di donna . Se ne venne via a gran passi per quell ' andito oscuro e tetro , ma lo fece per andar subito ad informarsi chi era la persona che stava in quella piccola cameruccia . Gli risposero che era una servaccia , chiamata Pelle d ' Asino , a motivo della pelle colla quale si vestiva , e che era tutt ' unta e bisunta da fare schifo a guardarla e a parlarci , e che l ' avevano presa proprio per compassione per mandarla dietro ai montoni e ai tacchini . Il Principe , poco soddisfatto di questo schiarimento , s ' accorse subito che quella gente ordinaria non ne sapeva di più , e che era fiato buttato via stare a interrogarla . Se ne tornò al palazzo di suo padre , innamorato da non potersi dir quanto , e coll ' immagine fissa dinanzi agli occhi , di quella creatura divina che aveva veduto dal buco della serratura . Egli si pentiva di non aver picchiato alla porta : ma fece giuro che un ' altra volta non gli sarebbe più accaduto . Intanto il gran subbuglio del sangue cagionato dall ' amore , gli messe addosso nella nottata un febbrone da cavalli , che in poche ore lo ridusse al lumicino . La Regina sua madre , che non aveva altri figliuoli che quello , si dava alla disperazione , vedendo tornare inutili tutti i rimedi : e invano prometteva ai medici grandi ricompense : essi adoperavano tutta la loro arte , ma non bastava a guarire il Principe . Alla fine indovinarono che questa gran malattia derivava da qualche passione segreta , e ne avvertirono la Regina ; la quale , tutta tenerezza per il suo figlio , venne a scongiurarlo di palesare la cagione del suo male , col dire che quand ' anche si fosse trattato di cedergli la corona , il Re suo padre sarebbe sceso dal trono senza rammarico , pur di vederlo contento ; e che se egli avesse desiderato in moglie una Principessa , avrebbe fatto qualunque sacrificio perché la potesse avere , anche se fossero stati in guerra col padre di essa e che ci fossero giusti motivi di rancore ; ma che per carità lo scongiuravano a non lasciarsi morire perché dalla vita sua dipendeva la loro . La Regina desolata non poté finire questo discorso commovente senza bagnare il viso del Principe con un diluvio di lacrime . " Signora " , prese a dire il Principe con un fil di voce , " io non sono un figlio tanto snaturato da desiderare la corona del padre mio : Dio voglia che egli campi ancora cent ' anni , e che io possa essere il più fedele e il più rispettoso dei suoi sudditi ! In quanto alla Principessa che mi offrite , non ho pensato ancora ad ammogliarmi : ma quando fosse , potete ben credere che , sommesso come sono , farei sempre la vostra volontà , qualunque cosa me ne dovesse costare . " " Ah ! figlio mio " , riprese la Regina , " nessuna cosa ci parrà grave , pur di salvarti la vita : ma , mio caro figlio , salva la vita mia e quella del padre tuo , facendoci conoscere il tuo desiderio , e stai sicuro che sarai contentato . " " Ebbene , signora " , disse egli , " poiché volete per forza che vi manifesti il mio desiderio , vi obbedirò ; tanto più che mi parrebbe un delitto di mettere in pericolo la vita di due esseri , che mi sono carissimi . Ebbene , madre mia , io desidero che Pelle d ' Asino mi faccia un piatto dolce : e quando sarà fatto , che mi sia portato qui . " La Regina , sentendo un nome così bizzarro , domandò chi fosse questa Pelle d ' Asino . " Signora " , rispose uno de ' suoi ufficiali , che per caso l ' aveva veduta , " è la bestia più brutta , dopo il lupo : un muso tinto , un sudiciume che abita nella vostra fattoria e che custodisce i tacchini . " " Questo non vuol dir nulla " , disse la Regina , " forse il mio figlio , tornando da caccia , avrà mangiato della sua pasticceria : sarà un capriccio da malati : ma infine io voglio che Pelle d ' Asino ( poiché questa Pelle d ' Asino esiste ) gli faccia subito un pasticcio . " Si mandò alla fattoria e fu fatta venire Pelle d ' Asino , per ordinarle un pasticcio per il Principe , e perché ci mettesse tutta la sua bravura . Alcuni scrittori pretendono che proprio in quel punto , in cui il Principe pose l ' occhio al buco della serratura , gli occhi di Pelle d ' Asino se ne avvidero ; e che dopo , affacciatasi alla sua finestrina , e visto questo Principe così giovane , così bello , e così ben formato , ne avesse serbata l ' immagine scolpita nel cuore , e che spesso e volentieri questo ricordo le fosse costato qualche grosso sospiro ! Fatto sta che Pelle d ' Asino , o l ' avesse voluto , o avesse solamente sentito dire un gran bene di lui , era tutta contenta di aver trovata la via per farsi conoscere . Si chiuse nella sua cameretta : gettò in un canto quella pellaccia sudicia , si lavò ben bene il viso e le mani , ravviò i suoi biondi capelli , s ' infilò una bella vitina di argento luccicante e una sottana della stessa roba , e si messe a fare il pasticcio tanto desiderato . Prese del fior di farina , delle uova e del burro freschissimo . E mentre lavorava a impastarlo , fosse caso o altro , un anello che aveva in dito le cascò nella pasta e vi rimase dentro . Appena il pasticcio fu cotto , si rimesse addosso la sua orribile Pelle d ' Asino e consegnò il pasticcio all ' ufficiale , al quale chiese le nuove del Principe : ma questi non si degnò nemmeno di rispondere , e corse subito dal Principe col pasticcio . Il Principe glielo prese avidamente dalle mani e lo mangiò con tanta voracità , che i medici , lì presenti , dissero subito che questa fame da lupi non era punto un buon segno . Difatti ci corse poco che il Principe non rimanesse strozzato dall ' anello , che trovò in una fetta del pasticcio : ma gli riuscì di cavarselo di bocca con molta destrezza , e così rallentò un poco anche la furia del mangiare , esaminando il bellissimo smeraldo incastonato in un cerchietto d ' oro , il quale era così tanto stretto , che egli giudicò non potesse star bene altro che al ditino più grazioso e più affascinante del mondo . Baciò mille volte l ' anello , lo messe sotto il capezzale , e ogni tantino , quando credeva di non esser visto da nessuno , lo tirava fuori per guardarlo . Non si può dire quanto si tormentasse il cervello per immaginare il modo di arrivare a conoscere colei , alla quale questo anello andasse bene . Non osava sperare che se egli avesse domandato di Pelle d ' Asino , di quella cioè che gli aveva fatto il pasticcio da lui richiesto , gliel ' avrebbero fatta venire ; e non aveva neppure il coraggio di palesare ad anima viva ciò che aveva veduto dal buco della serratura , per paura che lo canzonassero e lo pigliassero per un visionario . Il fatto egli è che tutti questi pensieri lo tormentarono tanto e poi tanto , che gli si riprese una grossa febbre : e i medici , non sapendo più che cosa dire , dichiararono alla Regina che il suo figliuolo era malato di amore . La Regina andò subito dal figlio , insieme col Re , che non sapeva darsi pace . " Figlio , mio caro figlio " , disse il Re , addoloratissimo , " palesa pure il nome di quella che tu vuoi , ché noi facciamo giuro di dartela , foss ' anche la più vile fra tutte le schiave della terra . " La Regina , abbracciandolo , gli ripeté il giuro del Re . Il Principe , intenerito dai pianti e dalle carezze degli autori de ' suoi giorni : " Padre mio e madre mia " , disse loro , " io non penso punto a stringere un legame , che possa farvi dispiacere , e la prova , che dico il vero " , soggiunse cavando lo smeraldo di sotto il capezzale , " è questa , che io sposerò la donna a cui quest ' anello potrà entrare in dito , chiunque ella sia ; né c ' è da sospettare che quella che avrà un ditino così grazioso e sottile possa essere una marrana o una contadina " . Il Re e la Regina presero in mano l ' anello , lo esaminarono con molta curiosità , e finirono col dire come diceva il Principe , cioè , che non poteva andar bene , se non a una fanciulla di buona famiglia . Allora il Re , abbracciato il Principe e scongiuratolo di guarire , uscì di camera e fece dare nei tamburi , nei pifferi e nelle trombe per tutta la città e bandire col mezzo dei suoi araldi che non c ' era da far altro che venire al palazzo per provarsi un anello , e che quella a cui sarebbe tornato preciso , avrebbe sposato l ' erede al trono . Prima arrivarono le Principesse : poi le Duchesse , le Marchese e le Baronesse ; ma ebbero tutte un bell ' assottigliarsi le dita : non ce ne fu una che potesse infilarsi l ' anello . Convenne scendere alle modistine , le quali , sebbene graziose , avevano i diti troppo grossi . Il Principe che cominciava a star meglio , faceva da se stesso la prova . Si venne finalmente alle cameriere ; e anche queste fecero la figura di tutte le altre . Non c ' era più nessuna donna che non si fosse provata invano a mettersi l ' anello , allorché il Principe volle che venissero le cuoche , le sguattere e le pecoraie : e tutte gli furono menate dinanzi ; ma i loro ditoni grossi e tozzi non poterono passare nell ' anello , al di là dell ' ugna . " È stata fatta venire quella Pelle d ' Asino che , giorni addietro , mi fece un dolce ? " , domandò il Principe . Tutti si messero a ridere e risposero di no , perché era troppo sudicia e da far schifo . " Cercatela subito " , disse il Re , " non sarà detto mai che io abbia fatta una sola eccezione . " Ridendo e burlando , corsero in cerca della tacchinaia . L ' infanta , che aveva sentito i tamburi e il bando degli araldi d ' arme , s ' era già figurata che il suo anello fosse la causa di tutto questo diavoleto ; essa amava il Principe , e perché il vero amore è timido e modesto , così stava sempre colla paura che qualche dama non avesse un ditino piccolo come il suo , per cui fu per lei una grande allegrezza quando vennero a cercarla e a battere alla sua porta . Fin dal momento che ella era venuta a sapere che si cercava un dito , al quale andasse bene il suo anello , una vaga speranza l ' aveva consigliata a pettinarsi con più amore del solito e a mettersi il suo bel busto d ' argento , con la sottana tutta gale e ricami d ' argento e seminata di smeraldi . Appena sentì bussare alla porta e chiamarsi per andare dal Re , lesta come un baleno si rimise la sua pelle d ' asino e aprì . Gli uomini di corte , pigliandola in canzonatura , le dissero che il Re la cercava , per farle sposare suo figlio ; quindi in mezzo alle più matte risate , la condussero dal Principe : il quale , stupefatto anch ' esso dallo strano abbigliamento della fanciulla , non voleva credere che fosse quella medesima che aveva veduto coi propri occhi , così sfolgorante e così bella ! Tristo e confuso di aver preso questo granchio a secco madornale : " Siete voi " , le domandò , " che abitate in fondo di quel corridoio oscuro , nel terzo cortile della fattoria ? " . " Sissignore ! " , rispose . " Fatemi vedere la vostra mano " , disse egli tremando e con un grosso sospiro . Indovinate ora voi chi rimase più meravigliato di tutti ? Fu il Re e la Regina , furono tutti i ciamberlani e i grandi della Corte , quando videro uscir fuori di sotto a quella pelle nera e bisunta , una manina delicata , bianca e color di rosa , dove l ' anello senza molta fatica poté infilarsi nel più bel ditino del mondo ; quindi per un leggero movimento fatto dall ' infanta , la pelle cadde , ed ella apparve di una bellezza così abbagliante , che il Principe , sebbene ancora molto debole , si gettò ai suoi piedi e l ' abbracciò con tanto ardore , che la fece arrossire ; ma nessuno quasi se ne accorse , perché il Re e la Regina vennero ad abbracciarla anch ' essi con grandissima tenerezza , e le chiesero se fosse contenta di sposare il loro figliuolo . La Principessa , confusa da tante carezze e dall ' amore che le dimostrava questo bel Principe , stava per ringraziare , quand ' ecco che il soffitto della sala si aprì , e la fata Lilla , calandosi dentro a un carro intrecciato coi rami e coi fiori del suo nome , raccontò con una grazia infinita tutta l ' istoria dell ' infanta . Il Re e la Regina lietissimi di sapere che Pelle d ' Asino era una gran Principessa , raddoppiarono le attenzioni , ma il Principe si mostrò sempre più sensibile alle virtù della Principessa , e il suo amore si accrebbe per tutte le cose che aveva sentito dire . La sua impazienza di sposare la Principessa era così forte , che non le lasciò nemmeno il tempo di fare i preparativi convenienti per questo augusto imeneo . Il Re e la Regina , innamorati della loro nuora , le facevano mille carezze e la tenevano sempre stretta fra le loro braccia . Ella aveva dichiarato che non poteva sposare il Principe senza il consenso del Re suo padre ; per cui egli fu il primo ad essere invitato , senza dirgli per altro il nome della sposa : la fata Lilla che , com ' è naturale , era quella che regolava ogni cosa , aveva voluto così , per evitare tutte le conseguenze . Arrivarono Principi e Re da tutti i paesi ; chi in portantina , chi in calesse ; i più lontani vennero a cavallo sopra elefanti , sopra tigri e sopra aquile ; ma il più magnifico e il più potente di tutti fu il padre dell ' infanta , il quale , per buona fortuna , aveva dimenticato il suo amore stranissimo e aveva sposato una Regina , vedova e molto bella . L ' infanta andò a incontrarlo ; ed egli la riconobbe subito e l ' abbracciò con gran tenerezza , prima che ella avesse il tempo di gettarsi ai suoi piedi . Il Re e la Regina gli presentarono il loro figlio , al quale egli fece un sacco di garbatezze . Le nozze furono celebrate con uno scialo da non potersi descrivere . I giovani sposi , poco curanti di tutte queste magnificenze , non vedevano e non pensavano altro che a se stessi . Il Re , padre del Principe , fece incoronare suo figlio lo stesso giorno , e baciandogli la mano , lo collocò sul trono , malgrado la resistenza opposta da questo buonissimo figliuolo : ma bisognò ubbidire . Le feste di questi illustri sponsali durarono più di tre mesi ; ma l ' amore dei giovani sposi durerebbe anch ' oggi , tanto si volevano bene , se non fossero morti cent ' anni dopo . La storia di Pelle d ' Asino è un po ' difficile a pigliarla per vera ; ma finché nel mondo ci saranno nonne , mamme e ragazzi , se la ricorderanno tutti con piacere . Le Fate C ' era una volta una vedova che aveva due figliuole . La maggiore somigliava tutta alla mamma , di lineamenti e di carattere , e chi vedeva lei , vedeva sua madre , tale e quale . Tutte e due erano tanto antipatiche e così gonfie di superbia , che nessuno le voleva avvicinare . Viverci insieme poi , era impossibile addirittura . La più giovane invece , per la dolcezza dei modi e per la bontà del cuore , era tutta il ritratto del suo babbo ... e tanto bella poi , tanto bella , che non si sarebbe trovata l ' eguale . E naturalmente , poiché ogni simile ama il suo simile , quella madre andava pazza per la figliuola maggiore ; e sentiva per quell ' altra un ' avversione , una ripugnanza spaventevole . La faceva mangiare in cucina , e tutte le fatiche e i servizi di casa toccavano a lei . Fra le altre cose , bisognava che quella povera ragazza andasse due volte al giorno ad attingere acqua a una fontana distante più d ' un miglio e mezzo , e ne riportasse una brocca piena . Un giorno , mentre stava appunto lì alla fonte , le apparve accanto una povera vecchia che la pregò in carità di darle da bere . " Ma volentieri , nonnina mia ... " rispose la bella fanciulla " aspettate ; vi sciacquo la brocca ... " E subito dette alla mezzina una bella risciacquata , la riempì di acqua fresca , e gliela presentò sostenendola in alto con le sue proprie mani , affinché la vecchiarella bevesse con tutto il suo comodo . Quand ' ebbe bevuto , disse la nonnina : " Tu sei tanto bella , quanto buona e quanto per benino , figliuola mia , che non posso fare a meno di lasciarti un dono " . Quella era una Fata , che aveva preso la forma di una povera vecchia di campagna per vedere fin dove arrivava la bontà della giovinetta . E continuò : " Ti do per dono che ad ogni parola che pronunzierai ti esca di bocca o un fiore o una pietra preziosa " . La ragazza arrivò a casa con la brocca piena , qualche minuto più tardi ; la mamma le fece un baccano del diavolo per quel piccolo ritardo . " Mamma , abbi pazienza , ti domando scusa ... " , disse la figliuola tutta umile , e intanto che parlava le uscirono di bocca due rose , due perle e due brillanti grossi . " Ma che roba è questa !...", esclamò la madre stupefatta , " sbaglio o tu sputi perle e brillanti ! ... O come mai , figlia mia ?..." Era la prima volta in tutta la sua vita che la chiamava così , e in tono affettuoso . La fanciulla raccontò ingenuamente quel che le era accaduto alla fontana ; e durante il racconto , figuratevi i rubini e i topazi che le caddero già dalla bocca ! " Oh , che fortuna ... " , disse la madre , " bisogna che ci mandi subito anche quest ' altra . Senti , Cecchina , guarda che cosa esce dalla bocca della tua sorella quando parla . Ti piacerebbe avere anche per te lo stesso dono ? ... Basta che tu vada alla fonte ; e se una vecchia ti chiede da bere , daglielo con buona maniera . " " E non ci mancherebbe altro !...", rispose quella sbadata . " Andare alla fontana ora ! " " Ti dico che tu ci vada ... e subito " , gridò la mamma . Brontolò , brontolò ; ma brontolando prese la strada portando con sé la più bella fiasca d ' argento che fosse in casa . La superbia , capite , e l ' infingardaggine ! ... Appena arrivata alla fonte , eccoti apparire una gran signora vestita magnificamente , che le chiede un sorso d ' acqua . Era la medesima Fata apparsa poco prima a quell ' altra sorella ; ma aveva preso l ' aspetto e il vestiario di una principessa , per vedere fino a quale punto giungeva la malcreanza di quella pettegola . " O sta ' a vedere ... " , rispose la superba , " che son venuta qui per dar da bere a voi ! ... Sicuro ! ... per abbeverare vostra Signora , non per altro ! ... Guardate , se avete sete , la fonte eccola lì . " " Avete poca educazione , ragazza ... " , rispose la Fata senza adirarsi punto , " e giacché siete così sgarbata , vi do per dono che ad ogni parola pronunziata da voi vi esca di bocca un rospo o una serpe . " Appena la mammina la vide tornare da lontano , le gridò a piena gola : " Dunque , Cecchina , com ' è andata ? " . " Non mi seccate , mamma !...", replicò la monella ; e sputò due vipere e due rospacci . " O Dio ! ... che vedo !...", esclamò la madre . " La colpa deve essere tutta di tua sorella , ma me la pagherà ... " E si mosse per picchiarla . Quella povera figliuola fuggì via di rincorsa e andò a rifugiarsi nella foresta vicina . Il figliuolo del Re che ritornava da caccia la incontrò per un viottolo , e vedendola così bella , le domandò che cosa faceva in quel luogo sola sola , e perché piangeva tanto . " La mamma ... " , disse lei , " m ' ha mandato via di casa e mi voleva picchiare ... " Il figliuolo del Re , che vide uscire da quella bocchina cinque o sei perle e altrettanti brillanti , la pregò di raccontare come mai era possibile una cosa tanto meravigliosa . E la ragazza raccontò per filo e per segno tutto quello che le era accaduto . Il Principe reale se ne innamorò subito e considerando che il dono della Fata valeva più di qualunque grossa dote che potesse avere un ' altra donna , la condusse senz ' altro al palazzo del Re suo padre e se la sposò . Quell ' altra sorella frattanto si fece talmente odiare da tutti , che sua madre stessa la cacciò via di casa ; e la disgraziata dopo aver corso invano cercando chi acconsentisse a riceverla andò a morire sul confine del bosco . MORALE Gli smeraldi , le perle , ed i diamanti Abbaglian gli occhi col vivo splendore ; Ma le dolci parole e i dolci pianti Hanno spesso più forza e più valore . ALTRA MORALE La cortesia che le bell ' alme accende , Costa talora acerbi affanni e pene ; Ma presto o tardi la virtù risplende , E quando men ci pensa il premio ottiene . Cappuccetto Rosso C ' era una volta in un villaggio una bambina , la più carina che si potesse mai vedere . La sua mamma n ' era matta , e la sua nonna anche di pìù . Quella buona donna di sua madre le aveva fatto fare un cappuccetto rosso , il quale le tornava così bene a viso , che la chiamavano dappertutto Cappuccetto Rosso . Un giorno sua madre , avendo cavate di forno alcune stiacciate , le disse : " Va ' un po ' a vedere come sta la tua nonna , perché mi hanno detto che era un po ' incomodata : e intanto portale questa stiacciata e questo vasetto di burro " . Cappuccetto Rosso , senza farselo dire due volte , partì per andare dalla sua nonna , la quale stava in un altro villaggio . E passando per un bosco s ' imbatté in quella buona lana del Lupo , il quale avrebbe avuto una gran voglia di mangiarsela ; ma poi non ebbe il coraggio di farlo , a motivo di certi taglialegna che erano lì nella foresta . Egli le domandò dove andava . La povera bambina , che non sapeva quanto sia pericoloso fermarsi per dar retta al Lupo , gli disse : " Vo a vedere la mia nonna e a portarle una stiacciata , con questo vasetto di burro , che le manda la mamma mia " . " Sta molto lontana di qui ? " , disse il Lupo . " Oh , altro ! " , disse Cappuccetto Rosso . " La sta laggiù , passato quel mulino , che si vede di qui , nella prima casa , al principio del villaggio . " " Benissimo " , disse il Lupo , " voglio venire a vederla anch ' io . Io piglierò da questa parte , e tu da quell ' altra , e faremo a chi arriva più presto . " Il Lupo si messe a correre per la sua strada , che era una scorciatoia , con quanta forza avea nelle gambe : e la bambina se ne andò per la sua strada , che era la più lunga , baloccandosi a cogliere le nocciuole , a dar dietro alle farfalle , e a fare dei mazzetti con tutti i fiorellini , che incontrava lungo la via . Il Lupo in due salti arrivò a casa della nonna e bussò . " Toc , toc . " " Chi è ? " " Sono la vostra bambina , son Cappuccetto Rosso " , disse il Lupo , contraffacendone la voce , " e vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro , che vi manda la mamma mia . " La buona nonna , che era a letto perché non si sentiva troppo bene , gli gridò : " Tira la stanghetta , e la porta si aprirà " . Il Lupo tirò la stanghetta , e la porta si aprì . Appena dentro , si gettò sulla buona donna e la divorò in men che non si dice , perché erano tre giorni che non s ' era sdigiunato . Quindi rinchiuse la porta e andò a mettersi nel letto della nonna , aspettando che arrivasse Cappuccetto Rosso , che , di lì a poco , venne a picchiare alla porta . " Toc , toc . " " Chi è ? " Cappuccetto Rosso , che sentì il vocione grosso del Lupo , ebbe dapprincipio un po ' di paura ; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose : " Sono la vostra bambina , son Cappuccetto Rosso , che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro , che vi manda la mamma mia " . Il Lupo gridò di dentro , assottigliando un po ' la voce : " Tira la stanghetta e la porta si aprirà . " Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì . Il Lupo , vistala entrare , le disse , nascondendosi sotto le coperte : " Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me " . Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto , dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com ' era fatta la sua nonna , quando era tutta spogliata . E cominciò a dire : " O nonna mia , che braccia grandi che avete ! " . " Gli è per abbracciarti meglio , bambina mia . " " O nonna mia , che gambe grandi che avete ! " " Gli è per correr meglio , bambina mia . " " O nonna mia , che orecchie grandi che avete ! " " Gli è per sentirci meglio , bambina mia . " " O nonna mia , che occhioni grandi che avete ! " " Gli è per vederci meglio , bambina mia . " " O nonna mia , che denti grandi che avete ! " " Gli è per mangiarti meglio . " E nel dir così , quel malanno di Lupo si gettò sul povero Cappuccetto Rosso , e ne fece un boccone . La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai giovinetti e alle giovinette , e segnatamente alle giovinette , che non bisogna mai fermarsi a discorrere per la strada con gente che non si conosce : perché dei lupi ce n ' è dappertutto e di diverse specie , e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere . Il gatto con gli stivali Un mugnaio , venuto a morte , non lasciò altri beni ai suoi tre figliuoli che aveva , se non il suo mulino , il suo asino e il suo gatto . Così le divisioni furono presto fatte : né ci fu bisogno dell ' avvocato e del notaro ; i quali , com ' è naturale , si sarebbero mangiata in un boccone tutt ' intera la piccola eredità . Il maggiore ebbe il mulino . Il secondo , l ' asino . E il minore dei fratelli ebbe solamente il gatto . Quest ' ultimo non sapeva darsi pace , per essergli toccata una parte così meschina . " I miei fratelli " , faceva egli a dire , " potranno tirarsi avanti onestamente , menando vita in comune : ma quanto a me , quando avrò mangiato il mio gatto , e fattomi un manicotto della sua pelle , bisognerà che mi rassegni a morir di fame . " Il gatto , che sentiva questi discorsi , e faceva finta di non darsene per inteso , gli disse con viso serio e tranquillo : " Non vi date alla disperazione , padron mio ! Voi non dovete far altro che trovarmi un sacco e farmi fare un paio di stivali per andare nel bosco ; e dopo vi farò vedere che nella parte che vi è toccata , non siete stato trattato tanto male quanto forse credete " . Sebbene il padrone del gatto non pigliasse queste parole per moneta contante , a ogni modo gli aveva visto fare tanti giuochi di destrezza nel prendere i topi , or col mettersi penzoloni , attaccato per i piedi , or col fare il morto , nascosto dentro la farina , che finì coll ' aver qualche speranza di trovare in lui un po ' di aiuto nelle sue miserie . Appena il gatto ebbe ciò che voleva , s ' infilò bravamente gli stivali , e mettendosi il sacco al collo , prese le corde colle zampe davanti e se ne andò in una conigliera , dove c ' erano moltissimi conigli . Pose dentro al sacco un po ' di crusca e della cicerbita : e sdraiandosi per terra come se fosse morto , aspettò che qualche giovine coniglio , ancora novizio dei chiapperelli del mondo , venisse a ficcarsi nel sacco per la gola di mangiare la roba che c ' era dentro . Appena si fu sdraiato , ebbe subito la grazia . Eccoti un coniglio , giovane d ' anni e di giudizio , che entrò dentro al sacco : e il bravo gatto , tirando subito la funicella , lo prese e l ' uccise senza pietà né misericordia . Tutto glorioso della preda fatta andò dal Re , e chiese di parlargli . Lo fecero salire nei quartieri del Re , dove entrato che fu fece una gran riverenza al Re , e gli disse : " Ecco , Sire , un coniglio di conigliera che il signor marchese di Carabà " , era il nome che gli era piaciuto di dare al suo padrone , " mi ha incaricato di presentarvi da parte sua " . " Di ' al tuo padrone " rispose il Re " che lo ringrazio e che mi ha fatto un vero regalo . " Un ' altra volta andò a nascondersi fra il grano , tenendo sempre il suo sacco aperto ; e appena ci furono entrate dentro due pernici , tirò la corda e le acchiappò tutte e due . Corse quindi a presentarle al Re , come aveva fatto per il coniglio di conigliera . Il Re gradì moltissimo anche le due pernici e gli fece dare la mancia . Il gatto in questo modo continuò per due o tre mesi a portare di tanto in tanto ai Re la selvaggina della caccia del suo padrone . Un giorno avendo saputo che il Re doveva recarsi a passeggiare lungo la riva del fiume insieme alla sua figlia , la più bella Principessa del mondo , disse al suo padrone : " Se date retta a un mio consiglio , la vostra fortuna è fatta : voi dovete andare a bagnarvi nel fiume , e precisamente nel posto che vi dirò io : quanto al resto , lasciate fare a me " . Il marchese di Carabà fece tutto quello che gli consigliò il suo gatto , senza sapere a che cosa gli avrebbe potuto giovare . Mentre egli si bagnava , il Re passò di là ; e il gatto si messe a gridare con quanta ne aveva in gola : " Aiuto , aiuto ! affoga il marchese di Carabà " . A queste grida , il Re messe il capo fuori dallo sportello della carrozza e , riconosciuto il gatto , che tante volte gli aveva portato la selvaggina , ordinò alle guardie che corressero subito in aiuto del marchese di Carabà . Intanto che tiravano su , fuori dell ' acqua , il povero Marchese , il gatto avvicinandosi alla carrozza raccontò al Re che mentre il suo padrone si bagnava , i ladri erano venuti a portargli via i suoi vestiti , sebbene avesse gridato al ladro con tutta la forza dei polmoni . Il furbo trincato aveva nascosto i panni sotto un pietrone . Il Re diè ordine subito agli ufficiali della sua guardaroba di andare a prendere uno dei più sfarzosi vestiari per il marchese di Carabà . Il Re gli usò mille carezze , e siccome l ' abito che gli avevano portato in quel momento faceva spiccare i pregi della sua persona ( perché era bello e benissimo fatto ) , la Principessa lo trovò simpatico e di suo genio : e bastarono poche occhiate del marchese di Carabà , molto rispettose ma abbastanza tenere , perché ella ne rimanesse innamorata cotta . Volle il Re che salisse nella sua carrozza , e facesse la passeggiata con essi . Il gatto , contentissimo di vedere che il suo disegno cominciava a pigliar colore , s ' avviò avanti ; e avendo incontrato dei contadini , che segavano , disse loro : " Buona gente che segate il fieno , se non dite al Re che il prato segato da voi appartiene al marchese di Carabà , sarete tutti affettati fini fini come carne da far polpette " . Il Re infatti domandò ai segatori di chi fosse il prato che segavano . " È del marchese di Carabà " , dissero tutti a una voce perché la minaccia del gatto li aveva impauriti . " Voi avete di bei possessi " , disse il Re al marchese di Carabà . " Lo vedete da voi , Sire " , rispose il Marchese . " Questa è una prateria , che non c ' è anno che non mi dia una raccolta abbondantissima . " Il bravo gatto , che faceva sempre da battistrada , incontrò dei mietitori , e disse loro : " Buona gente che segate il grano , se non direte che tutto questo grano appartiene al signor marchese di Carabà , sarete stritolati fini fini come carne da far polpette " . Il Re , che passò pochi minuti dopo , volle sapere a chi appartenesse tutto il grano che vedeva . " È del signor marchese di Carabà " , risposero i mietitori . E il Re se ne rallegrò col Marchese . Il gatto , che trottava sempre avanti la carrozza , ripeteva sempre le medesime cose a tutti quelli che incontrava lungo la strada ; e il Re rimaneva meravigliato dei grandi possessi del signor marchese di Carabà . Finalmente il gatto arrivò a un bel castello , di cui era padrone un orco , il più ricco che si fosse mai veduto ; perché tutte le terre , che il Re aveva attraversate , dipendevano da questo castello . Il gatto s ' ingegnò di sapere chi era quest ' uomo , e che cosa sapesse fare : e domandò di potergli parlare , dicendo che gli sarebbe parso sconvenienza passare così accosto al suo castello senza rendergli omaggio e riverenza . L ' orco l ' accolse con tutta quella cortesia che può avere un orco ; e gli offrì da riposarsi . " Mi hanno assicurato " , disse il gatto , " che voi avete la virtù di potervi cambiare in ogni specie d ' animali ; e che vi potete , per dirne una , trasformare in leone e in elefante . " " Verissimo ! " , rispose l ' orco bruscamente , " e per darvene una prova , mi vedrete diventare un leone . " Il gatto fu così spaventato dal vedersi dinanzi agli occhi un leone , che s ' arrampicò subito su per le grondaie , ma non senza fatica e pericolo , a cagione dei suoi stivali , che non erano buoni a nulla per camminare sulle grondaie de ' tetti . Di lì a poco , quando il gatto si avvide che l ' orco aveva ripresa la sua forma di prima , calò a basso e confessò di avere avuto una gran paura . " Mi hanno per di più assicurato " , disse il gatto , " ma questa mi par troppo grossa e non la posso bere , che voi avete anche la virtù di prendere la forma dei più piccoli animali ; come sarebbe a dire , di cambiarvi , per esempio , in un topo o in una talpa : ma anche queste son cose , lasciate che ve lo ripeta , che mi paiono sogni dell ' altro mondo ! " " Sogni ? " , disse l ' orco . " Ora vi farò veder io !..." E nel dir così , si cangiò in sorcio , e si messe a correre per la stanza . Ma il gatto , lesto come un baleno , gli s ' avventò addosso e lo mangiò . Intanto il Re che , passando da quella parte , vide il bel castello dell ' orco , volle entrarvi . Il gatto , che sentì il rumore della carrozza che passava sul ponte - levatoio del castello , corse incontro al Re e gli disse : " Vostra Maestà sia la benvenuta in questo castello del signor marchese di Carabà " . " Come ! signor Marchese ! " , esclamò il Re . " Anche questo castello è vostro ? Non c ' è nulla di più bello di questo palazzo e delle fabbriche che lo circondano ; visitiamolo all ' interno , se non vi scomoda . " Il Marchese dette la mano alla Principessa ; e seguendo il Re , che era salito il primo , entrarono in una gran sala , dove trovarono imbandita una magnifica merenda , che l ' orco aveva fatta preparare per certi suoi amici che dovevano venire a trovarlo , ma che non avevano ardito di entrar nel castello , perché sapevano che c ' era il Re . Il Re , contento da non potersi dire , delle belle doti del marchese di Carabà , al pari della sua figlia , che n ' era pazza , e vedendo i grandi possessi che aveva , dopo aver vuotato quattro o cinque bicchieri , gli disse : " Signor Marchese ! se volete diventare mio genero , non sta che a voi " . Il marchese , con mille reverenze , gradì l ' alto onore fattogli dal Re , e il giorno dopo sposò la Principessa . Il gatto diventò gran signore , e se seguitò a dar la caccia ai topi , lo fece unicamente per passatempo . Godersi in pace una ricca eredità , passata di padre in figlio , è sempre una bella cosa : ma per i giovani , l ' industria , l ' abilità e la svegliatezza d ' ingegno valgono più d ' ogni altra fortuna ereditata . Da questo lato , la storia del gatto del signor marchese di Carabà è molto istruttiva , segnatamente per i gatti e per i marchesi di Carabà . Enrichetto dal ciuffo C ' era una volta una Regina , la quale partorì un figliuolo così brutto e così male imbastito , da far dubitare per un pezzo se avesse fattezze di bestia o di cristiano . Una fata , che si trovò presente al parto , dette per sicuro che egli avrebbe avuto molto spirito : e aggiunse di più , che in grazia di un certo dono particolare , fattogli da lei , avrebbe potuto trasfondere altrettanta dose di spirito e d ' intelligenza in quella persona , chiunque si fosse , che egli avesse amato sopra tutte le altre . Questa cosa consolò un poco la povera Regina , la quale non poteva darsi pace di aver messo al mondo un brutto marmocchio a quel modo ! Il fatto egli è , che appena il fanciullo cominciò a spiccicar parola , disse delle cose molto aggiustate : e in tutto quello che faceva , mostrava un so che di così aggraziato , che piaceva e dava nel genio a tutti . Mi dimenticava di dire che egli nacque con un ciuffettino di capelli sulla testa : e per questo lo chiamarono Enrichetto dal ciuffo : perché Enrichetto era il suo nome di battesimo . In capo a sette o otto anni , la Regina di uno Stato vicino partorì due bambine . La prima , che venne al mondo , era più bella del Sole ; e la Regina ne sentì un ' allegrezza così grande , da far temere per la sua salute . La stessa fata , che aveva assistito alla nascita di Enrichetto dal ciuffo , si trovò presente anche a quest ' altra : e per moderare la gioia della Regina , le dichiarò che la piccola Principessa non avrebbe avuto neppur l ' ombra dello spirito , per cui sarebbe stata tanto stupida , quanto era bella . La Regina rimase molto male di questa cosa : ma pochi momenti dopo ebbe un altro dispiacere anche più grosso , nel vedere che la seconda figlia , che aveva partorito , era talmente brutta da fare paura . " Non vi disperate , signora " , le disse la fata , " la vostra figlia sarà ricompensata per un altro verso ; essa avrà tanto spirito , da non avvedersi nemmeno della bellezza che non l ' è toccata . " " Dio voglia che sia così ! " , rispose la Regina , " ma non ci sarebbe modo di fare avere un po ' di spirito anche alla maggiore che è tanto bella ? " " Per quanto allo spirito , o signora , io non ci posso far nulla " , disse la fata , " ma posso tutto per la parte della bellezza ; e siccome non c ' è cosa al mondo che non farei per vedervi contenta , così le concederò in dono la virtù di far diventare bella la persona che più sarà di suo genio . " A mano a mano che le due Principesse crescevano , crescevano con esse i loro pregi , fino al punto che non si parlava d ' altro che della bellezza della più grande e dello spirito della minore . È vero però che anche i loro difetti si facevano più vistosi , coll ' andare in là degli anni . La minore imbruttiva a occhiate , e la maggiore diventava stupida un giorno più dell ' altro , e non sapeva rispondere alle domande che le venivano fatte , o rispondeva delle giuccherie . Oltre a questo ell ' era così smanierata e senza garbo né grazia , che non era buona di posare quattro vasi di porcellana sul camminetto senza romperne qualcuno , né d ' accostarsi alla bocca un bicchier d ' acqua senza versarselo mezzo sul vestito . Sebbene la bellezza sia un gran vantaggio per una fanciulla , pure è un fatto che la sorella minore aveva sempre il disopra sull ' altra , in società e in tutte le conversazioni . Sul primo , tutti si voltavano dalla parte della più bella per vederla e ammirarla ; ma dopo pochi minuti la lasciavano per andare da quella che aveva più spirito , a sentire le cose graziose che diceva : e faceva maraviglia di vedere come in meno di un quarto d ' ora la maggiore non avesse più nessuno dintorno a sé , mentre tutti erano a far corona intorno alla sorella minore . La maggiore , sebbene molto stupida , si avvide di questa cosa : e avrebbe dato volentieri tutta la sua bellezza , per avere la metà dello spirito della sorella . La Regina , quantunque fosse prudente , non seppe stare dallo sgridarla piu volte delle sue grullerie : e questa cosa fece tanta pena alla povera Principessa , che si sentì come morire . Un giorno , che era andata nel bosco a piangere la sua disgrazia , vide venirsi incontro un omiciattolo brutto e spiacente quanto mai , ma vestito con grandissima eleganza . Era il giovane principe Enrichetto dal ciuffo , il quale innamoratosi di lei al solo vederne i ritratti che giravano per tutto il mondo , aveva abbandonato il regno di suo padre per avere il piacere di vederla e di parlarle . Contentissimo di trovarla sola , si avvicinò a lei con tutto il rispetto e la gentilezza immaginabile . E avendo udito che essa era molto afflitta , dopo i soliti complimenti d ' uso le disse : " Io non so comprendere , o Regina , come essendo voi così bella come siete , possiate essere triste come apparite ; perché , sebbene io possa vantarmi di aver veduto un ' infinità di belle donne , posso dire di non averne vista una sola , la cui bellezza si avvicinasse alla vostra " . " A voi piace dir così ! " , rispose la Principessa , e non disse altro . " La bellezza " , riprese Enrichetto dal ciuffo , " è un dono così grande , che deve compensare di tutto il resto ; e quando la si possiede , non vedo nessun ' altra cosa che possa recarci afflizione . " " Vorrei " , rispose la Principessa , " essere brutta quanto voi e avere dello spirito ; piuttosto che avere la bellezza che ho , ed essere una stupida come sono . " " Non c ' è nulla , o signora , che dia segno di aver dello spirito , quanto il credere di non averne : egli è uno di quei pregi , che per la sua indole singolare , più se ne ha , e più si crede di esserne mancanti . " " Io non m ' intendo di queste cose " , disse la Principessa , " ma so benissimo che io sono una grande imbecille , ed ecco la cagione del dolore , che mi farà morire . " " Se non è che questo che vi tormenta , o signora , io posso facilmente metter fine alla vostra afflizione . " " E come fare ? " , disse la Principessa , " Io ho il potere " , disse Enrichetto dal ciuffo , " di trasfondere tutto lo spirito , che può desiderarsi , in quella persona che io dovrò amare sopra le altre ; e siccome voi siete quella , così dipende da voi di possedere tanto spirito , quanto se ne può avere , solo che siate contenta di sposarmi . " La Principessa rimase come una statua , e non rispose sillaba . " Vedo bene " , rispose Enrichetto dal ciuffo , " che questa mia proposta non vi è andata punto a genio : e non me ne faccio nessuna meraviglia ; ma vi lascio un anno intero , perché possiate prendere una risoluzione . " La Principessa aveva così poco spirito , e al tempo stesso sentiva tanta voglia di averne , che s ' immaginò che la fine dell ' anno non sarebbe arrivata mai , e così accettò la proposizione che le veniva fatta . Appena ebbe promesso a Enrichetto dal ciuffo che dentro un anno e in quello stesso giorno l ' avrebbe sposato , si sentì subito molto diversa da quella di prima ; e provò una facilità incredibile a dire tutte le cose che voleva dire , e a dirle in un modo grazioso , spontaneo e naturale . Cominciò da questo momento a metter su una conversazione elegante e ben condotta con Enrichetto dal ciuffo , nella quale essa brillò con tanta vivacità , che a questi nacque il dubbio di averle dato più spirito di quello che se ne fosse serbato per sé . Ritornata che fu al palazzo , la Corte non sapeva che pensare di un cambiamento così improvviso e straordinario ; dappoiché , per quante sguaiataggini le avevano udito dire in passato , ora la sentivano dire altrettante cose spiritosissime e piene di buon senso . Tutta la Corte n ' ebbe un ' allegrezza tale da non figurarselo . Non ci fu la sorella minore , che non ne restasse contenta , perché non avendo più sulla maggiore il disopra dello spirito , faceva ora accanto a lei la figura meschinissima d ' una bertuccia . Il Re si lasciava guidare da lei , e qualche volta andava fino a tener consiglio nel suo quartiere . La diceria di questo cambiamento essendosi sparsa all ' intorno , tutti i giovani principi degli Stati vicini fecero a gara per arrivare a farsi amare , e quasi tutti la chiesero in sposa ma essa non trovava chi avesse abbastanza spirito , e faceva lo stesso viso a tutte le offerte di matrimonio , senza impegnarsi con alcuno . Intanto se ne presentò uno così potente , così ricco , e così spiritoso e bello della persona , che ella non poté stare dal sentire una certa inclinazione per lui . Suo padre , che se n ' era avveduto , le disse che la lasciava padrona di scegliersi lo sposo a modo suo , e che non aveva da far altro che far conoscere la sua volontà . E siccome accade che più uno ha dello spirito , e più si trova impensierito a pigliare una risoluzione stabile in certe faccende , essa , dopo aver ringraziato suo padre , domandò che le fosse dato un po ' di tempo per poterci pensar sopra . E per caso andò a passeggiare in quel bosco dove aveva incontrato Enrichetto dal ciuffo , per avere il modo di pensare comodamente alla risoluzione da prendere . Mentr ' ella passeggiava tutt ' immersa ne ' suoi pensieri sentì sotto i piedi un rumore sordo , come di molte persone che vadano e vengano , e si dieno un gran da fare . Avendo teso l ' orecchio con più attenzione , sentì qualcuno che diceva : " Passami codesta caldaia " ; e un altro : " Metti della legna sul fuoco " . La terra si aprì in quel momento , ed ella vide sotto i suoi piedi come una gran cucina piena di cuochi , di sguatteri e d ' ogni sorta di gente necessaria per allestire una gran festa . E di lì uscì fuori una schiera di venti o trenta rosticcieri , che andarono a piantarsi in un viale del bosco , intorno a una lunghissima tavola , e tutti colla ghiotta in mano e colla coda di volpe sull ' orecchio si posero a lavorare a tempo di musica , sul motivo di una graziosa canzone . La Principessa , stupita di quello spettacolo , domandò loro per chi fossero in tanto lavorìo . " Lavoriamo " , rispose il capoccia della brigata , " per il signor Enrichetto dal ciuffo , che domani è sposo . " La Principessa , sempre più meravigliata , e ricordandosi a un tratto che un anno fa , e in quello stesso giorno , aveva promesso di sposare il principe Enrichetto dal ciuffo , credé di cascare dalle nuvole . La ragione della sua dimenticanza stava in questo che , quando promise , era sempre la solita stupida , e acquistando in seguito lo spirito che il Principe le aveva dato , non si ricordava più di tutte le sue grullerie . Non aveva fatto ancora trenta passi , seguitando la sua passeggiata , che s ' imbatté in Enrichetto dal ciuffo , il quale si faceva avanti tutto sgargiante e magnifico , come un Principe che vada a nozze . " Eccomi qui , signora " , egli disse , " puntuale alla mia parola : e non ho il minimo dubbio che voi siate venuta qui per mantenere la vostra , e per far di me , col dono della vostra mano , il mortale più felice di questa terra . " " Vi confesserò francamente " , rispose la Principessa , " che su questa cosa non ho presa ancora nessuna risoluzione ; e ho paura che , se dovrò prenderne una , non sarà mai quella che desiderate . " " Voi mi fate stupire , o signora " , disse Enrichetto dal ciuffo . " Lo capisco " , disse la Principessa , " difatti mi troverei in un grandissimo impiccio , se avessi da fare con un uomo brutale e senza spirito . Una Principessa mi ha dato la sua parola , egli mi direbbe ; e una volta che mi ha promesso , bisogna bene che mi sposi . Ma poiché la persona colla quale parlo , è la persona più spiritosa di questo mondo , così sono sicura che vorrà capacitarsi della ragione . Voi sapete che anche allora , quand ' ero stupida , non sapevo risolvermi a doversi sposare ; e vi par egli possibile che ora , dopo tutto lo spirito che mi avete dato , e che mi ha resa di più difficile contentatura , di quel che fossi prima , possa oggi prendere una risoluzione che non sono stata buona di prendere per il passato ? Se vi premeva tanto di sposarmi , avete avuto un gran torto a togliermi dalla mia stupidaggine , e a farmi aprire gli occhi , perché ci vedessi meglio d ' una volta . " " Se un uomo senza spirito " , rispose Enrichetto dal ciuffo , " sarebbe ben accolto , stando a quello che dite , quando venisse a rinfacciarvi la parola mancata , o perché volete che io non debba valermi degli stessi mezzi , per una cosa nella quale è riposta la felicità di tutta la mia vita ? Vi pare egli ragionevole che le persone di spirito debbano trovarsi in peggiore condizione di quelle che non ne hanno ? E potete pretenderlo voi ? voi che ne avete tanto e che avete tanto desiderato di averne ? Ma veniamo al sodo , se vi contentate . All ' infuori della mia bruttezza , c ' è forse in me qualche cosa che vi dispiaccia ? Siete forse scontenta della mia nascita , del mio spirito , del mio carattere , delle mie maniere ? " " Tutt ' altro " , rispose la Principessa , " anzi , tutte le cose che avete nominate , sono appunto quelle che mi piacciono in voi . " " Quand ' è così " , rispose Enrichetto dal ciuffo , " sono felice , perché non sta che a voi a fare di me il più bello e il più grazioso degli uomini . " " Ma come può accader questo ? " , chiese la Principessa . " Il come è facile " , rispose Enrichetto dal ciuffo . " Basta che voi mi amiate tanto , da desiderare che ciò accada : e perché , o signora , non vi nasca dubbio su quello che dico , sappiate che la medesima fata , che nel giorno della mia nascita mi fece il dono di rendere spiritosa la persona che più mi fosse piaciuta , diede a voi pure quello di far diventare bello colui che amerete , e al quale vorrete far di genio e volentieri questo favore . " " Se la cosa sta come la raccontate " , disse la Principessa , " vi desidero con tutto il cuore che diventiate il Principe più simpatico e più bello del mondo , e per quanto è da me , ve ne faccio pienissimo dono . " La Principessa aveva appena finito di dire queste parole , che subito Enrichetto dal ciuffo apparve ai suoi occhi il più bell ' uomo della terra , e il meglio formato , e il più amabile di quanti se ne fossero mai veduti . Vogliono alcuni che questo cambiamento avvenisse non già per gl ' incanti della fata , ma unicamente per merito dell ' amore . E dicono che la Principessa , avendo ripensato meglio alla costanza del suo cuore e della sua mente , non vide più le deformità personali di lui , né la bruttezza del suo viso : talché il gobbo che egli aveva di dietro , le sembrò quella specie di rotondità e di floridezza d ' aspetto di chi dà nell ' ingrassare : e invece di vederlo zoppicare orribilmente , come aveva fatto fino allora , le parve che avesse un ' andatura aggraziata e un po ' buttata su una parte , che le piaceva moltissimo . Fu detto fra le altre cose , che gli occhi di lui , che erano guerci , le parvero più brillanti ; e che finisse col mettersi in testa che quel modo storto di guardare fosse il segno di un violento accesso di amore : e che perfino il naso di lui , grosso e rosso come un peperone , accennasse a qualche cosa di serio e di marziale . Fatto sta che la Principessa gli promise , lì sul tamburo , che l ' avrebbe sposato , purché ne avesse ottenuto il consenso dal Re suo padre . Il Re , avendo saputo che la sua figlia aveva moltissima stima per Enrichetto dal ciuffo , che egli del resto conosceva per un Principe spiritosissimo e pieno di giudizio , lo accettò con piacere per suo genero . Il giorno dipoi furono fatte le nozze , come Enrichetto dal ciuffo aveva preveduto , e a seconda degli ordini che egli medesimo aveva già dato da molto tempo prima . Questa sembrerebbe una favola ; eppure è una storia . Tutto ci par bello nella persona amata , anche i difetti : tutto ci par grazioso , anche le sguaiataggini . La storia d ' Enrichetto dal ciuffo è vecchia quanto il mondo . La Bella dai capelli d ' oro C ' era una volta la figlia di un Re , la quale era tanto bella , che in tutto il mondo non si dava l ' eguale ; e per cagione di questa sua grande bellezza , la chiamavano la Bella dai capelli d ' oro , perché i suoi capelli erano più fini dell ' oro , e biondi e pettinati a meraviglia le scendevano giù fino ai piedi . Essa andava sempre coperta dai suoi capelli inanellati , con in capo una ghirlanda di fiori e con delle vesti tutte tempestate di diamanti e di perle , tanto che era impossibile vederla e non restarne invaghiti . In quelle vicinanze c ' era un giovane Re , il quale non aveva moglie , ed era molto ricco e molto bello della persona . Quando egli venne a sapere tutte le belle cose che si dicevano della Bella dai capelli d ' oro , sebbene non l ' avesse ancora veduta , se ne innamorò così forte , che non beveva né mangiava più ; finché un bel giorno , fatto animo risoluto , pensò di mandare un ambasciatore per chiederla in isposa . Fece fabbricare apposta una magnifica carrozza per il suo ambasciatore : gli dette più di cento cavalli e cento servitori , e si raccomandò a più non posso perché gli conducesse la Principessa . Appena l ' ambasciatore ebbe preso congedo dal Re e si fu messo in viaggio , alla Corte non si parlava d ' altro : e il Re , che non dubitava punto che la Principessa non volesse acconsentire ai suoi desideri , cominciò subito a farle allestire degli abiti bellissimi e dei mobili di gran valore . Intanto che erano dietro a questi preparativi , l ' ambasciatore , che era arrivato alla Corte della Bella dai capelli d ' oro , recitò il suo bravo discorso ; ma sia che la Principessa in quel giorno non fosse di buon umore , sia che il complimento non le andasse a genio , fatto sta che rispose all ' ambasciatore di ringraziare il Re e di dirgli che non aveva voglia di maritarsi . L ' ambasciarore se ne partì dalla Principessa dispiacentissimo di non poterla condur seco : e riportò indietro tutti i regali , che doveva presentarle da parte del Re : perché la Prilicipessa era molto onesta , e sapeva che alle ragazze non sta bene di accettare i regali dai giovinotti . Per cui non volle gradire né i diamanti né le altre cose ; e solo per non scontentare il Re , accettò una carta di spilli d ' Inghilterra . Quando l ' ambasciatore fu tornato alla capitale dove il suo Re lo aspettava con tanta impazienza , tutti rimasero male dal vedere che non avesse condotto seco la Principessa , e il Re si messe a piangere come un ragazzo , né c ' era verso di consolarlo . Si trovava lì , alla Corte , un giovinetto bello come il sole , il più grazioso di tutti gli abitanti del Regno . A cagione appunto delle sue belle maniere e del suo spirito , lo chiamavano " Avvenente " . Tutti gli volevano bene , meno gli invidiosi , che si rodevano dalla rabbia perché il Re lo colmava di favori e lo metteva a parte d ' ogni suo segreto . Accade che Avvenente si trovò in un crocchio di persone , che parlavano del ritorno dell ' ambasciatore e dicevano che non era stato buono a nulla ; allora egli disse , senza badarci tanto né quanto : " Se il Re avesse mandato me dalla Bella dai capelli d ' oro , son sicuro che ella sarebbe venuta meco " . Senza metter tempo in mezzo quei malanni risoffiarono subito queste parole al Re e gli dissero : " Sapete , o Sire , che cosa ha detto Avvenente ? ha detto che se aveste mandato lui dalla Bella dai capelli d ' oro , egli si riprometteva di condurla seco . Vedete quant ' è maligno ! e ' pretende di essere più bello di voi , e vorrebbe dare ad intendere che la Principessa si sarebbe tanto invaghita di lui , da seguitarlo da per tutto " . Ecco il Re che va in bestia e si riscalda in modo da perdere il lume degli occhi : " Ah ! ah ! " , egli dice , " dunque questo bel mugherino si piglia giuoco della mia disgrazia ? dunque si stima da più di me ? Olà : mettetelo subito nella gran torre , e che lì ci muoia di fame " . Le guardie del Re andarono da Avvenente , il quale non si ricordava nemmeno di quello che aveva detto : lo trascinarono in prigione e gli fecero mille angherie . Questo povero giovine non aveva che un po ' di paglia a uso di letto : e certo vi sarebbe morto , senza una piccola fontana , che scaturiva a piè della torre , dove egli pigliava qualche sorso d ' acqua per rinfrescarsi un poco , perché la fame gli aveva seccata la gola . Un giorno , non potendone più , diceva sospirando : " Di che mai si lamenta il Re ? Fra tutti i suoi sudditi non ce n ' è uno che , quanto me , gli sia fedele . Non ho ricordanza di averlo offeso mai ! " . Il Re , per caso , passando vicino alla torre , sentì i lamenti di colui che aveva tanto amato , e si fermò per stare in orecchio : quantunque i cortigiani , che erano con lui , e che l ' avevano a morte con Avvenente , dicessero al Re : " Che idea è la vostra , o Sire ? non sapete che è un malanno ? " . E il Re rispose : " Lasciatemi qui : voglio sentire quello che dice " . E avendo sentito i lamenti di lui , gli occhi gli s ' empirono di pianto : aprì la porta della torre , e lo chiamò . Avvenente , tutto desolato , andò a buttarsi ai ginocchi del Re , e gli baciò i piedi . " Che cosa v ' ho fatto , o Sire " , egli disse , " per meritarmi sì duri trattamenti ? " " Tu ti sei preso giuoco di me e del mio ambasciatore " , rispose il Re , " tu ti sei lasciato uscir di bocca che , se avessi mandato te dalla Bella dai capelli d ' oro , ti saresti stimato da tanto da menarla teco . " " È vero , Sire " , disse Avvenente , " io le avrei raccontato così bene le vostre virtù e i vostri pregi , che son sicuro che ella non avrebbe saputo come resistere ; e in tutto questo non mi par che ci sia cosa che possa offendervi . " Il Re riconobbe , difatto , di aver torto : dette un ' occhiata a coloro , che gli avevano messo in disgrazia il suo favorito , e lo menò con sé , non senza pentirsi amaramente del gran dispiacere che gli aveva dato . Dopo averlo invitato a una lauta cena , lo chiamò nel suo gabinetto e gli disse : " Avvenente , io amo sempre la Bella dai capelli d ' oro ; il suo rifiuto non mi ha levato di speranza , ma non so che strada mi prendere per indurla a diventare mia sposa . Ho una gran voglia di mandar te , per vedere se tu fossi buono di venirne a capo " . Avvenente rispose che era dispostissimo a obbedirlo in ogni cosa , e che sarebbe partito subito , anche l ' indomani . " Oh ! " , disse il Re , " ti voglio dare una splendida accompagnatura ... " " Non mi par punto necessaria " , egli rispose , " quanto a me , mi basta e me n ' avanza d ' un bel cavallo e di qualche lettera da poter presentare da parte vostra . " Il Re non poté stare dall ' abbracciarlo per la gran contentezza di vederlo così pronto e sollecito a partire . Egli prese congedo dal Re e dai suoi amici un lunedì mattina , e si pose in viaggio per compiere la sua ambasciata da sé solo , senza fare vistosità e senza fracasso . Lungo la strada non faceva altro che studiare tutti i modi per impegnare la Bella dai capelli d ' oro a divenire la sposa del Re . Portava in tasca un piccolo calamaio , e quando gli veniva qualche bel pensierino da incastrare nel suo discorso , scendeva da cavallo e si metteva sotto un albero per pigliarne ricordo prima che gli passasse dalla memoria . Una mattina , che era partito sul far del giorno , passando da una gran prateria , gli venne in mente un ' idea gentile e graziosa ; e sceso subito di sella , andò a mettersi sotto una sfilata di salici e di pioppi , piantati lungo un piccolo ruscello che scorreva all ' orlo del prato . Quand ' ebbe finito di scrivere si voltò a guardare da tutte le parti , tanto era contento di trovarsi in un luogo così delizioso ! Quand ' ecco che vide sull ' erba un Carpione color dell ' oro , che boccheggiava e non ne poteva più , perché , per la gola di chiappare dei moscerini , aveva fatto un salto così lungo e così fuor dell ' acqua , che era andato a ricascare sull ' erba , dove stava quasi per morire . Avvenente n ' ebbe compassione , e sebbene fosse giorno di magro e potesse fargli comodo per il suo desinare , lo prese e lo rimesse perbenino nella corrente del fiume . Appena il nostro Carpione sentì il fresco dell ' acqua , cominciò a scodinzolare dall ' allegrezza e andò subito a fondo : ma poi , ritornato a fior d ' acqua , disse , avvicinandosi tutto vispo alla riva : " Avvenente , io vi ringrazio del servizio che mi avete reso ; senza di voi sarei morto e voi mi avete salvato . Io non sono un ingrato e saprò ricambiarvi ! " . Dopo questo complimento sparì sott ' acqua : e Avvenente rimase molto maravigliato dello spirito e della buona creanza del Carpione . Un altro giorno , mentre seguitava il suo viaggio , s ' imbatté in un Corvo ridotto a mal partito : questo povero uccello era inseguito da un ' Aquila smisurata , gran divoratrice di Corvi ; e stava lì lì per essere agguantato , e l ' Aquila l ' avrebbe inghiottito come un chicco di canapa , se Avvenente non si fosse mosso a compassione della povera bestia . " Ecco " , gli disse , " che al solito i più forti opprimono i più deboli . Che ragione ha l ' Aquila di mangiare il Corvo ? " E preso l ' arco che portava sempre seco , e una freccia , puntò la mira contro l ' Aquila e crac ! le scagliò la freccia nel corpo e la passò da parte a parte . L ' Aquila cadde giù morta , e il Corvo , tutt ' allegro , andandosi a posare in cima a un ramo : " Avvenente " , gli disse , " voi siete stato molto generoso d ' essere venuto in aiuto a me , che sono un povero uccello : ma non avete trovato un ingrato ; all ' occorrenza saprò ricambiarvi ! " . Avvenente ammirò il buon cuore del Corvo , e continuò la sua strada . Una mattina , che albeggiava appena e non vedeva nemmeno dove mettesse i piedi , nel traversare un gran bosco , sentì un Gufo che strillava come un disperato . " Ohe ! " , egli disse , " ecco un Gufo al quale deve essere capitato qualche brutto malanno . " Guarda di qui , guarda di là , finalmente gli venne fatto di vedere alcune reti , che erano state tese la notte per acchiappare gli uccelli . " Che miseria ! " , egli disse , " si vede proprio che gli uomini sono fatti apposta per tormentarsi gli uni cogli altri , e per non lasciar ben avere tanti poveri animali , che non hanno fatto loro nessun male e nessun dispetto . " Cavò fuori il suo coltello e tagliò le funicelle delle reti . Il Gufo prese il volo , ma ricalando subito a tiro di schioppo : " Avvenente " , egli disse , " non ho bisogno di perdermi in parole per dirvi la gratitudine che sento per voi . Il fatto parla da sé . I cacciatori stavano lì per arrivare : senza il vostro soccorso , mi avrebbero preso e ammazzato . Ma io ho un cuore riconoscente , e saprò ricambiarvi " . Ecco le tre avventure più strepitose che accadessero al buon Avvenente durante il suo viaggio . Egli aveva tanta passione di arrivar presto , che , appena giunto , andò subito al palazzo della Bella dai capelli d ' oro . Il palazzo era pieno di meraviglie . Diamanti ammontati come sassi : abiti magnifici , argenterie , confetti , dolci e ogni grazia di Dio : di modo che Avvenente pensava dentro di sé che se la Principessa si fosse decisa a lasciare tutte quelle magnificenze per venire a stare col Re suo padrone , bisognava proprio dire che gli era toccata una gran fortuna . Si messe un vestito di broccato e delle penne bianche e carnicine : si pettinò , s ' incipriò , si lavò il viso : si infilò intorno al collo una ricca sciarpa , tutta ricamata , con un piccolo paniere e con dentro un bel canino , che esso aveva comprato , passando da Bologna . Avvenente era così bello della persona e così grazioso , e ogni cosa che faceva , lo faceva con tanto garbo , che quando si presentò alla porta del palazzo , tutte le guardie gli strisciarono una gran riverenza , e corsero ad annunziare alla Bella dai capelli d ' oro , che Avvenente , l ' ambasciatore del Re suo vicino , domandava la grazia di poterla vedere . Subito che intese il nome d ' Avvenente , la Principessa disse : " Questo nome m ' è di buon augurio : scommetto che dev ' essere un giovane grazioso e da piacere " . " Oh davvero , Signora ! " , dissero tutte le dame d ' onore . " Noi l ' abbiamo veduto dall ' ultimo piano , dove s ' era a mettere in ordine la vostra biancheria : e tutto il tempo che s ' è trattenuto sotto le nostre finestre , non siamo state più buone a far nulla . " " Vi fa un bell ' onore " , replicò la Bella dai capelli d ' oro , " di passare il vostro tempo a guardare i giovanotti . Animo , via ! mi si porti subito il mio vestito di gala , di raso blu , a ricami ; mi si sparpaglino con grazia i miei capelli biondi : mi si faccia una ghirlanda di fiori freschi , si tirino fuori le mie scarpine col tacco rilevato e il mio ventaglio ; si spazzi la mia camera e si spolveri il mio trono ; perché io voglio che si dica dappertutto che io sono davvero la Bella dai capelli d 'oro." Ecco tutte le donne in gran moto per abbigliarla come una Regina : e tanto si danno da fare , che s ' urtano fra di loro e non concludono nulla di buono . Finalmente la Principessa passò nella sala dei grandi specchi per rimirarsi e vedere se al suo abbigliamento mancasse qualche cosa ; poi salì sul trono , tutto d ' oro , d ' avorio e d ' ebano , che mandava un profumo delizioso , e ordinò alle donne di prendere degli strumenti e di mettersi a cantare , ma con una certa discrezione , per non cavar di cervello la gente . Quando Avvenente fu condotto nella sala di udienza , restò così fuori di sé dalla meraviglia , che dopo ha raccontato molte volte che non poteva quasi aprir bocca per parlare . Nondimeno si fece coraggio : disse il suo discorso come non si poteva dir meglio , e pregò la Principessa di non dargli il dispiacere di doversene tornar via senza di lei . " Garbato Avvenente " , disse la Principessa , " le ragioni che mi avete dette sono eccellenti e io sarei contenta di fare un favore a voi , piuttosto che a qualunqu ' altra persona , Ma bisogna che sappiate che un mese fa andai a passeggiare colle mie dame di compagnia lungo il fiume , e siccome mi fu servita la colazione , così nel cavarmi il guanto , mi uscì l ' anello dal dito e disgraziatamente cadde nell ' acqua . Quest ' anello mi è più caro del regno . Lascio immaginare a voi il dispiacere che provai ! E ora ho fatto giuro di non dare ascolto a nessuna trattativa di matrimonio , se l ' ambasciatore che verrà a portarmi lo sposo non mi riporti prima il mio anello . Tocca a voi a decidere su quello che volete fare ; perché se duraste a parlarmene quindici giorni e quindici notti in fila , non arrivereste mai a farmi cambiare di sentimento . " Avvenente rimase mezzo intontito a questa risposta : le fece una gran riverenza e la pregò di voler gradire il canino , il paniere e la sciarpa ; ma essa rispose che non accettava nessun regalo e che pensasse alle cose che gli aveva dette . Quando fu tornato a casa , se ne andò a letto senza prendere nemmeno un boccone da cena : e il canino , che si chiamava Caprioletto , non volle cenare neanche lui e andò a cucciarsi accanto al padrone . Tutta la notte , quanto fu lunga , Avvenente non fece altro che sospirare . " Dove poss ' io ripescare un anello , che , un mese fa , è cascato nel fiume ? " , esso diceva . " Sarebbe una pazzia soltanto a provarsi ! Si vede bene che la Principessa lo ha detto apposta per mettermi nell ' impossibilità di poterla ubbidire . " E tornava a sospirare e a dare in tutte le smanie . Caprioletto , che lo sentiva , gli disse : " Caro padrone , fatemi un piacere : non disperate ancora della vostra buona fortuna . Voi siete un giovine troppo carino , per non dover essere fortunato . Appena farà giorno , andiamo subito in riva al fiume " . Avvenente gli dette colla mano due buffetti e non rispose sillaba : finché stanco e rifinito dalla passione , si addormentò . Caprioletto , quando vide i primi chiarori dell ' alba , cominciò tanto a sgambettare , che lo svegliò e gli disse : " Animo , padrone , vestitevi : e usciamo ! " . Avvenente non desiderava di meglio . Si alza , si veste , scende nel giardino e dal giardino s ' incammina un passo dietro l ' altro verso il fiume , dove si mette a passeggiare col suo cappello sugli occhi e colle braccia incrociate , pensando al brutto momento di dover ripartire , quand ' ecco che a un tratto sente una voce che lo chiama : " Avvenente ! Avvenente ! " . Si volta a guardare da tutte le parti e non vede anima viva . Credé di aver sognato . Si rimette a passeggiare , e daccapo la solita voce a chiamarlo : " Avvenente ! Avvenente ! " . " Chi è che mi chiama ? " , diss ' egli . Caprioletto , che era molto piccino , e così poteva guardare nell ' acqua a piccolissima distanza , gli rispose : " Datemi del bugiardo se non è un Carpione , color dell ' oro , quello laggiù in fondo " . Detto fatto , un grosso Carpio venne su a fior d ' acqua e gli disse : " Voi mi avete salvato la vita nei prati degli Alzieri , dove io senza di voi sarei rimasto morto , e vi promisi un ricambio . Pigliate , caro Avvenente , ecco qui l ' anello della Bella dai capelli d ' oro " . Egli si chinò e tirò fuori l ' anello dalla gola del Carpio e lo ringraziò a mille doppi . E invece di tornare a casa , andò difilato al palazzo , in compagnia di Caprioletto , che era contento come una pasqua per aver consigliato il suo padrone a venire sulla sponda del fiume . Fu annunziato alla Principessa che Avvenente desiderava di vederla . " Ahimè ! povero giovane ! " , diss ' ella , " e ' vien da me per congedarsi . Avrà capito che ciò che io voglio da lui è impossibile , e partirà per andare a raccontarlo al suo padrone . " Avvenente , appena introdotto , le presentò l ' anello dicendo : " Ecco , o Principessa , il vostro comando è stato obbedito : sareste ora tanto compiacente di prendere per vostro sposo il mio augusto padrone ? " . Quand ' ella vide il suo anello , sano e salvo come se non fosse stato toccato , rimase meravigliata : ma tanto meravigliata , che credeva di sognare . " Davvero " , ella disse , " grazioso Avvenente ! Si vede proprio che voi avete una fata dalla vostra altrimenti questi miracoli non si fanno . " " Signora " , egli replicò , " io non so di fate : ma so che ho un gran desiderio di contentare ogni vostra voglia . " " Poiché avete questa buona volontà " , ella continuò " rendetemi un altro gran servizio , senza di che non c ' è caso che io possa risolvermi a prendere marito . C ' è un Principe , non lontano di qui , detto Galifrone , il quale si è messo in testa di volermi sposare . Egli mi ha fatto conoscere la sua intenzione con minacce paurose , dicendo che se io non lo voglio , metterà lo scompiglio e la desolazione ne ' miei Stati . Ma ditemi un po ' voi , se potrei dargli retta . Figuratevi che è un gigante più grande di una gran torre ; ed è capace di mangiare un uomo come una scimmia mangerebbe una castagna . Quando va in giro per la campagna , si mette in tasca dei piccoli cannoni , dei quali poi si serve come se fossero pistole : e quando parla forte , fa diventar sorde tutte le persone che gli stanno vicine . Gli mandai a dire che non avevo voglia di maritarmi e che mi scusasse : ma non per questo ha smesso di perseguitarmi : ammazza i miei sudditi , e prima d ' ogni cosa bisogna che voi vi battiate con lui , e che mi portiate la sua testa . " Avvenente rimase sbalordito da questo discorso : stette un po ' soprappensiero ; poi disse : " Ebbene , o signora ! io mi batterò con Galifrone . Credo che ne toccherò io ! A ogni modo , morirò da valoroso " . La Principessa restò meravigliatissima : e gli disse un monte di cose , per vedere di stornarlo da questa impresa . Ma non valse a nulla . Egli se ne venne via , per mettersi subito in cerca delle armi e di tutto l ' occorrente . Quand ' ebbe ciò che voleva , ripose Caprioletto nel solito panierino , montò sul suo bel cavallo e andò nel paese di Galifrone . A quanti incontrava per via , domandava a tutti notizie di lui : e tutti gli dicevano che era un vero demonio , e che faceva spavento soltanto a doverlo avvicinare . Caprioletto , per fargli coraggio , gli diceva : " Caro padrone , in quel mentre che vi batterete , io anderò a mordergli le gambe : lui si chinerà per levarmi di tra i piedi , e intanto voi l ' ammazzerete " . Avvenente ammirava lo spirito del suo canino : ma sapeva bene che il suo aiuto non sarebbe stato in ragione del bisogno . Finalmente arrivò in vicinanza del castello di Galifrone : tutte le strade erano seminate d ' ossa e di carcasse d ' uomini , che esso aveva divorati o fatti in pezzi . Né dové aspettarlo molto tempo , perché lo vide comparire di dietro al bosco . La sua testa sorpassava gli alberi più alti , e con una voce spaventosa cantava : Chi mi porta dei teneri bambini Da farli scricchiolare sotto il dente ? Ne ho bisogno di tanti e poi di tanti . Che in tutto il mondo non ce n ' è bastanti . E subito Avvenente , a botta e risposta , si messe a cantare : Fatti avanti , c ' è Avvenente Che saprà strapparti i denti ; Non è un colosso di figura , Ma di te non ha paura . Le rime non tornavano precise : ma bisogna riflettere che la strofa la improvvisò in fretta e in furia , ed è un miracolo se non la fece anche più brutta , per la paura che gli era entrata in corpo . Quando Galifrone sentì questa risposta , si voltò di qua e di là , e vide Avvenente colla spada nel pugno della mano , che gli disse per giunta tre o quattro parolacce , per farlo andare in bestia più che mai . Non ci mancava altro ! Egli prese una furia così spaventosa , che , afferrata una mazza tutta di ferro , avrebbe ucciso con un colpo solo il delicato Avvenente , senza il caso di un Corvo che venne a posarglisi sulla testa e gli dette negli occhi una beccata così aggiustata , che glieli cavò di netto . Il sangue gli grondava giù per il viso : e infuriato da far paura , picchiava mazzate a diritto e a rovescio . Intanto Avvenente , scansandosi a tempo , gli tirava dei colpi di spada , ficcandogliela in corpo fino all ' impugnatura : e tanto era il sangue , che il gigante perdeva dalle sue molte ferite , che finalmente stramazzò per terra . Avvenente gli tagliò subito la testa , tutto allegro di avere avuto questa bella fortuna ; e il Corvo che s ' era posato sul ramo d ' un albero , gli disse : " Io non ho dimenticato il servizio che mi rendeste , uccidendo l ' Aquila che mi dava addosso . Vi promisi di contraccambiarvi , e credo di aver pagato il mio debito " . " Sono io che vi debbo tutto , signor Corvo " , rispose Avvenente , " e mi dichiaro vostro buon servitore . " Poi montò subito a cavallo , col carico della spaventosa testa di Galifrone . Quando arrivò in città , tutta la gente gli andava dietro gridando : " Ecco il bravo Avvenente , che ritorna dall ' aver morto il gigante Galifrone " e la Principessa , che sentiva questo baccano e tremava dalla paura che venissero a dargli la nuova della morte di Avvenente , non aveva fiato di chiedere che cosa fosse avvenuto . Ma in quel punto ella vide entrare Avvenente , colla testa del gigante , che metteva ancora spavento , quantunque non potesse più fare alcun male . " Signora " , egli disse , " il vostro nemico è morto . Voglio sperare che ora non direte più di no al Re , mio augusto padrone . " " Ah ! senza dubbio " , replicò la Bella dai capelli d ' oro , " che io gli dirò sempre di no , se voi prima della mia partenza non trovate il modo di portarmi l ' acqua della caverna tenebrosa . C ' è qui , poco distante , una grotta profonda che gira più di cento chilometri . Ci stanno sull ' ingresso due draghi che ne impediscono l ' entrata . Buttano fiamme di fuoco dalla bocca e dagli occhi . Quando poi siamo dentro alla grotta , si trova una gran buca nella quale bisogna scendere , ed è piena di rospi , di biacchi , di ramarri e di altri serpenti . In fondo a questa buca c ' è una piccola nicchia , dalla quale scaturisce la fontana della bellezza e della salute : io voglio a tutti i costi di quell ' acqua . Ogni cosa che si lava con quell ' acqua diventa meravigliosa : se siamo belle , si rimane sempre belle : se brutte , si diventa belle : se siamo giovani , si resta giovani : se vecchie , si ringiovanisce . Vedete bene , caro Avvenente , che io non posso lasciare il mio Regno , senza portar meco un poco di quell ' acqua lì . " " Signora " , egli rispose ; " voi siete tanto bella , che quest ' acqua per voi mi pare affatto inutile : ma io sono un ambasciatore disgraziato , di cui volete la morte . Io vado a cercarvi ciò che voi desiderate , colla certezza nel cuore di non tornare più indietro . " La Bella dai capelli d ' oro non cambiò per questo di proposito : e il povero Avvenente partì col suo canino Caprioletto per andare alla grotta tenebrosa , a cercarvi l ' acqua della bellezza . Tutti quelli che lo incontravano lungo la strada , dicevano : " Che peccato vedere un giovane tanto grazioso correre così spensieratamente in bocca alla morte : egli se ne va alla grotta da sé solo : ma quand ' anche fossero cento , non verrebbero a capo di nulla . Perché la Principessa s ' incaponisce a volere l ' impossibile ? " . Egli seguitava a camminare , e non diceva parola : ma era triste , molto triste . Arrivato verso la cima della montagna , si sedette per ripigliar fiato , e lasciò il cavallo a pascere e Caprioletto a correr dietro alle mosche . Egli sapeva che la grotta tenebrosa non era molto distante di là , e guardava se per caso l ' avesse potuta scoprire ; quand ' ecco che vide un enorme scoglio , nero come l ' inchiostro , di dove usciva un fumo densissimo , e di lì a poco uno dei draghi che buttava fuoco dagli occhi e dalla gola . Il drago aveva il corpo verde e giallo , dei grossi unghioni e una coda lunghissima , che s ' attorcigliava in più di cento giri . Caprioletto vide anch ' egli ogni cosa , e non sapeva dove nascondersi : la povera bestia era mezza morta dalla paura . Avvenente , fatto oramai animo di morire , cavò fuori la sua spada e s ' avviò colla sua boccetta , che la Bella dai capelli d ' oro gli aveva dato , per riempirla coll ' acqua della bellezza . Egli disse al suo canino Caprioletto : " Per me è finita ! io non potrò mai arrivare a prendere di quest ' acqua , che è custodita dai draghi ; quando sarò morto , riempi la boccetta col mio sangue e portala alla Principessa , perché ella possa vedere quanto mi costa il servirla : e dopo vai a trovare il Re mio padrone , e raccontagli la mia disgrazia " . Mentre diceva così , sentì una voce che lo chiamava : " Avvenente ! Avvenente ! " . Egli disse : " Chi mi chiama ? " , e vide un Gufo nel buco d ' un albero vecchio , che gli disse : " Voi mi avete liberato dalle reti de ' cacciatori , dov ' ero rimasto preso : e mi salvaste la vita . Promisi di rendervi il contraccambio , e il momento è giunto . Datemi la vostra boccetta : io conosco tutti gli andirivieni della grotta tenebrosa : anderò io a prendervi l ' acqua della bellezza " . Figuratevi se questa cosa gli fece piacere ! Lo lascio pensare a voi . Avvenente gli dette subito la sua boccetta e il Gufo entrò nella grotta , come sarebbe entrato in casa sua . E in meno d ' un quarto d ' ora tornò e riportò la boccetta piena e tappata . Ad Avvenente parve d ' aver toccato il cielo con un dito : ringraziò il Gufo dal profondo del cuore e , risalita la montagna , prese tutt ' allegro la strada che menava alla città . Andò subito al palazzo e presentò la boccetta alla Bella dai capelli d ' oro , la quale non ebbe più nulla da ridire . Ella ringraziò Avvenente , e diè l ' ordine che fosse allestita ogni cosa per la partenza . Poi si messe in viaggio con lui : e strada facendo , finì col persuadersi che il giovinetto era molto grazioso ; e qualche volta gli diceva : " Se aveste voluto , vi avrei fatto Re e non saremmo partiti mai dai miei Stati " . Ma egli rispose : " Rinunzierei a tutti i troni della terra , piuttosto che dare un dispiacere così forte al mio Re : sebbene voi siate più bella del sole " . Finalmente giunsero alla Capitale , e il Re , sapendo che la Bella dai capelli d ' oro stava per arrivare , andò a incontrarla e le presentò i più bei regali del mondo . Furono fatte le nozze , e con tanta gala e magnificenza , che si durò a discorrerne per un pezzo ; ma la Bella dai capelli d ' oro , che in fondo al cuore era innamorata di Avvenente , non poteva stare senza vederlo e l ' aveva sempre sulla bocca . Ella diceva al Re : " Se non era Avvenente , io non sarei dicerto venuta qui : egli ha fatto per me delle cose , da non potersi credere ; e voi dovete essergli grato " . Gl ' invidiosi che sentivano questi discorsi della Regina andavano dopo bisbigliando al Re : " Voi non siete geloso ; eppure avreste motivo di esserlo . La Regina è così innamorata di Avvenente , che non mangia né beve più ; essa non fa altro che parlar di lui e della grande riconoscenza che voi dovete avergli : come se chiunque altro aveste mandato , nel posto suo , non avesse saputo fare altrettanto " . E il Re disse : " Davvero , che me ne sono accorto anch ' io . Che sia preso subito e imprigionato nella torre , coi ferri ai piedi e alle mani " . Avvenente fu preso e , in ricompensa di aver così bene servito il Re , fu chiuso nella torre coi ferri ai piedi e alle mani . La sola persona che egli vedesse , era il guardiano della carcere ; il quale gli gettava da una buca un pezzo di pan nero e un po ' d ' acqua in una ciotola di terra . Ma il suo piccolo Caprioletto non lo abbandonava mai , e veniva a fargli coraggio e a portargli tutte le nuove che correvano per la città . Quando la Bella dai capelli d ' oro venne a risapere la disgrazia di Avvenente , andò a buttarsi ai piedi del Re , e colle lacrime agli occhi lo pregò a farlo levare di prigione . Ma più essa si raccomandava , e più il Re s ' intristiva , pensando fra sé e sé : " È segno che ne è innamorata " e così non intendeva né ragioni né preghiere . Il Re finì col mettersi in testa di non essere abbastanza bello agli occhi della Regina : e gli venne l ' idea di lavarsi il viso coll ' acqua della bellezza , per vedere se in questo modo gli fosse riuscito di farsi amare un poco di più . Quest ' acqua stava sul caminetto nella camera della Regina , che la teneva lì , per averla sempre sott ' occhio ; ma una delle sue cameriere , volendo ammazzare un ragno con una spazzolata , fece cascare disgraziatamente la boccetta , la quale si ruppe , e l ' acqua se n ' andò tutta per la terra . La cameriera ripuli ogni cosa in fretta e furia , e non sapendo come rimediarla , si ricordò di aver visto nel gabinetto del Re un ' altra boccetta somigliantissima e piena d ' acqua chiara , tale e quale come l ' acqua della bellezza . Non parendo suo fatto , la prese senza star a dir nulla e la posò sul camminetto della Regina . L ' acqua che era nel gabinetto del Re serviva per far morire i Principi e i grandi Signori , quando ne avevano fatta qualcuna delle grosse . Invece di tagliar loro la testa o impiccarli , si bagnava loro il viso con quest ' acqua : e così si addormentavano e non si svegliavano più . Una sera , dunque , il Re prese la boccetta e si strofinò ben bene il viso . Dopo si addormentò e morì . Il piccolo Caprioletto , che fu uno dei primi a sapere il caso , andò subito a raccontarlo ad Avvenente , il quale gli disse di andare di corsa dalla Bella dai capelli d ' oro e di pregarla a volersi ricordare del povero prigioniero . Caprioletto sgattaiolò fra mezzo alle gambe della folla , perché alla Corte c ' era un gran via - vai e una gran diceria per la morte del Re , e disse alla Regina : " Signora , non vi scordate del povero Avvenente " . Ella si rammentò subito di tutti i patimenti che aveva sofferti per lei , e della sua gran fidatezza . Uscì senza farne parola con alcuno , e andò diritto alla torre , dove sciolse da se stessa le catene dalle mani e dai piedi d ' Avvenente : e mettendogli una corona in capo e un manto reale sulle spalle , disse : " Venite , mio caro Avvenente , io vi faccio Re , e vi prendo per mio sposo " . Egli si gettò ai suoi piedi e la ringraziò : e tutti si chiamarono fortunati di averlo per sovrano . Le nozze furono fatte con grandissima magnificenza , e la Bella dai capelli d ' oro visse molti anni col suo bell ' Avvenente , tutti e due felici e contenti , da non poterselo figurare . Si vuole che Avvenente lasciasse ai suoi figli un libro di ricordi : un libro curioso , perché aveva tutte le pagine bianche , meno l ' ultima , sulla quale aveva scritto di proprio pugno le seguenti parole : " Se per caso qualche povero diavolo ricorre a te per essere aiutato , tu aiutalo : né badare com ' è vestito , né se abbia viso di persona da poterti rendere , un giorno o l ' altro , il piacere che gli fai . Sulle opere buone e generose non si mercanteggia mai : né bisogna farle coll ' intenzione di ripigliarci sopra il frutto e l ' usura . A ogni modo , tieni sempre a mente che un benefizio fatto non è mai perduto " . L ' uccello turchino C ' era una volta un Re , molto ricco di quattrini e di terre : la sua moglie morì , ed egli ne fu inconsolabile . Per otto giorni intieri si chiuse in un piccolo salottino , dove picchiava il capo nel muro , tanto era il dolore che gli straziava l ' anima ; per paura che finisse coll ' ammazzarsi , furono accomodate delle materasse fra il muro e i parati della stanza . Così poteva sbatacchiarsi a suo piacere , e non c ' era caso che potesse farsi del male . Tutti i suoi sudditi si messero d ' accordo per andare a trovarlo e dirgli quelle ragioni credute più adatte , per iscuoterlo dalla sua tristezza . Alcuni prepararono dei discorsi molto seri : altri uscirono fuori con delle cose piacevoli e anche allegre : ma tutte queste ciarle non fecero su lui né caldo né freddo . Esso non badava neppure a quello che gli dicevano . Alla fine gli si presentò , fra gli altri , una donna tutta abbrunata e coperta di veli neri , di mantiglie e di strascichi da gran lutto , la quale piangeva e singhiozzava così forte , e con urli così acuti e sfogati , che il Re ne rimase sbalordito . Ella gli disse che non aveva intenzione di fare come gli altri : e che andava non per iscemargli il suo dolore , ma piuttosto per accrescerlo , perché non sapeva che ci potesse essere una cosa più giusta nel mondo di quella di piangere una buona moglie perduta : e che ella , a cui era toccato il migliore di tutti i mariti , faceva conto di piangerlo , finché avesse avuto lacrime e occhi . A questo punto , raddoppiò le sue grida e i suoi pianti , e il Re , sull ' esempio di lei , si messe a berciare come un bambino . Egli la ricevé meglio di tutti gli altri : e le raccontò la storia delle belle doti della sua cara defunta , mentre ella faceva altrettanto dei pregi del suo caro defunto ; e discorsero tanto e tanto , che nessuno dei due sapeva più che cosa si dire sul conto della loro grande afflizione . Quando la furba vedovella si accorse che l ' argomento era agli sgoccioli , alzò un pochino il velo e il Re poté ricrearsi la vista nel mirare questa bella sconsolata , che sotto due lunghe ciglia nerissime girava e muoveva con moltissim ' arte un paio d ' occhi , grandi e turchini , come l ' azzurro d ' un cielo stellato . Il suo carnato era sempre fresco . Il Re cominciò a guardarla con molta attenzione : a un poco per volta , parlò meno della sua moglie , e fini col non parlarne più . La vedova badava a dire di voler piangere sempre il suo marito : e il Re la consigliava a non voler rendere eterno il suo dolore . Per farla corta , tutti cascarono dalle nuvole , nel sentire che il Re l ' aveva sposata , e che il nero s ' era cambiato in verde e in color di rosa . Spesso e volentieri basta conoscere il debole delle persone , per impadronirsi del loro cuore e farne quel che ci pare e piace . Il Re , dal suo primo matrimonio , non aveva avuto che una sola figlia , la quale passava per l ' ottava meraviglia del mondo ; e si chiamava Fiorina , perché somigliava alla Flora , tanto era fresca , giovine e bella . Ella non portava mai vestiti sfarzosi ; preferiva invece la seta leggera , con qualche fermaglio di pietre preziose e molte ghirlande di fiori , che facevano una figura magnifica intorno ai suoi bellissimi capelli . Aveva quindici anni , quando il Re si rimaritò . La novella Regina mandò a prendere una sua figlia , che era stata allevata in casa della sua comare , la fata Sussio : ma non per questo era diventata più bella e più graziosa . La fata ci aveva messo un grand ' impegno : ma senza concluder nulla di buono : nondimeno le voleva moltissimo bene . La chiamavano Trotona , perché aveva sul viso delle macchie rossastre , come quelle della trota : i suoi capelli erano così grassi e imbiosimati , da non giovarsene a toccarli e dalla sua pelle giallastra gocciolava l ' unto . La Regina le voleva un bene dell ' anima e non aveva altro in bocca che la sua cara Trotona ; e perché Fiorina era stata in ogni cosa molto più favorita della sua figlia , ne sentiva una grande spina al cuore , e faceva di tutto per mettere Fiorina in uggia al padre . Non c ' era giorno che la Regina e Trotona non inventassero qualche marachella a danno di Fiorina ; ma la Principessa , così dolce di carattere e piena di spirito , ci passava sopra e faceva finta di non darsene per intesa . Il Re disse un giorno alla Regina che Trotona e Fiorina erano tutte e due da marito , e che appena si fosse presentato un Principe in Corte , bisognava fare in modo di dargliene una . " Io voglio " , disse la Regina , " che mia figlia sia maritata la prima : ha più anni della vostra , e siccome è anche mille volte più graziosa , così non c ' è nemmeno da esitare e da pensarci sopra . " Il Re , a cui non piaceva mettersi a tu per tu , disse che per parte sua era contentissimo , e che la lasciava padrona di fare e disfare . Di lì a poco tempo si venne a sapere che stava per giungere il Re Grazioso . Non c ' era ricordanza d ' un altro Re più galante e più splendido di lui . Il suo spirito e la sua persona rispondevano a capello al suo nome . Appena la Regina venne a saperlo , messe subito in moto tutte le sarte e tutti i lavoranti di mode , per allestire il corredo alla sua Trotona . Di più , pregò il Re a non fare nessun vestito di nuovo a Fiorina ; e , messa su la cameriera di lei , le fece portar via tutti i suoi abiti , le pettinature e le gioie , il giorno stesso in cui arrivò il Principe Grazioso ; e così Fiorina , quando andò per vestirsi , non trovò nemmeno il biracchio d ' un nastro e mandò alle botteghe , per comprare delle stoffe : ma risposero che la Regina aveva loro proibito che le fosse venduta la più piccola cosa . Ragione per cui ella si trovò con un vestituccio da casa , abbastanza indecente , e n ' ebbe tanta vergogna che , all ' arrivo del Re Grazioso , andò a rincattucciarsi in un angolo della sala . La Regina lo ricevé con grandi salamelecchi e gli presentò sua figlia , che era più risplendente del sole , e più brutta del solito , a cagione dei tanti fronzoli che aveva addosso . Il Re si voltò da un ' altra parte per non vederla : e la Regina intestata a credere che gli piacesse troppo e che non volesse impegnarsi , cercava tutti i mezzi per mettergliela dinanzi agli occhi . Egli domandò se non vi fosse anche un ' altra Principessa , chiamata Fiorina . " Si , " disse Trotona indicandola col dito " eccola là che si nasconde , perché è una broccola . " Fiorina arrossì e diventò bella , ma tanto bella , che il Re Grazioso ne rimase abbagliato . Si alzò subito , fece un grand ' inchino alla Principessa , e le disse : " La vostra bellezza è tale , che non ha bisogno di fronzoli e di altri ornamenti . " " Signore " , ella rispose , " vi giuro che non è mia abitudine di portare dei vestiti sconvenienti , come questo : e mi avreste fatto un gran regalo a non voltarvi verso di me . " " Impossibile " , esclamò Grazioso , " che una Principessa così meravigliosa , trovandosi presente in qualche luogo , si possano avere degli occhi per le altre , e non per lei ! " " Ah ! " , disse la Regina stizzita , " spendo proprio bene il mio tempo a stare a sentire i vostri discorsi . Credetelo a me , signore : Fiorina è già abbastanza civetta e non ha bisogno di essere stuzzicata con tante galanterie . " Il Re Grazioso capì per aria le ragioni che facevano parlare così la Regina ; ma non essendo uomo da peritarsi o da pigliar soggezione , lasciò libero sfogo alla sua ammirazione per Fiorina , e ci parlò insieme per tre ore di seguito . La Regina che aveva un diavolo per capello e Trotona che non sapeva darsi pace di vedersi preferita la Principessa , andarono tutte e due a lamentarsi risentitamente dal Re e lo costrinsero a consentire che Fiorina venisse rinchiusa in una torre per tutto il tempo che il Re Grazioso fosse rimasto alla Corte , perché così non avessero modo di vedersi fra loro . Detto fatto , appena Fiorina fu tornata nella sua stanza , quattro uomini mascherati la portarono in cima alla torre e ce la lasciarono nella più grande costernazione , perché ella capiva benissimo che con questo tiro si voleva toglierle l ' occasione di piacere al Re , il quale piaceva già tanto a lei , che avrebbe desiderato averlo per suo sposo . Il Re Grazioso , che non sapeva nulla della violenza usata alla Principessa , aspettava smaniando l ' ora di poterla rivedere . Parlò di lei alle persone che il Re gli aveva messo dintorno per dargli un corteggio d ' onore ; ma queste , per ordine della Regina , gliene dissero tutto il male possibile : che era una fraschetta , una capricciosa , d ' indole cattiva , il supplizio dei conoscenti e dei servitori , che non si poteva essere più sudici di lei e che spingeva la spilorceria fino al segno di vestirsi peggio d ' una pecoraia , piuttosto che comprarsi delle belle stoffe , coi denari che le passava suo padre . A sentire tutte queste storie , Grazioso si rodeva dentro di sé , e aveva certi scatti di collera , che durava fatica a frenarli . " No " , diceva esso fra sé e sé , " non è possibile che il cielo abbia messo un ' anima così volgare in quell ' opera così bella della natura . Sia pure che quando la vidi , non fosse vestita con molta decenza , ma il rossore che n ' ebbe , prova abbastanza che quella non è la sua abitudine . Come può essere cattiva , con quell ' aria di modestia e di dolcezza che innamora ? non mi va giù : e credo invece che la Regina ne dica tanto male apposta . Le matrigne ci sono per qualche cosa in questo mondo : e quanto alla Principessa Trotona , è una così brutta versiera , che non mi farebbe punto specie se invidiasse a morte la più perfetta fra tutte le creature . " Mentre egli fantasticava così , i cortigiani che gli stavano dintorno capirono dalla sua cera , che a dirgli male di Fiorina , non gli avevano fatto un gran piacere . Ce ne fu uno più svelto degli altri , il quale mutando linguaggio e registro , per arrivare a conoscere i sentimenti del Re si fece a dire le più belle cose sul conto della Principessa . A quelle parole , egli si svegliò come da un sonno profondo , prese parte alla conversazione e la gioia brillò sul suo viso . Amore , Amore , ... quant ' è difficile a saperti nascondere ! Tu fai capolino dappertutto : sulle labbra di un amante , ne ' suoi occhi , nel suono della sua voce : quando si ama davvero , il silenzio e la conversazione , la gioia e la tristezza , tutto palesa quello che si sente dentro . La Regina impaziente di sapere se il Re Grazioso fosse rimasto fortemente preso di Fiorina , mandò a chiamare coloro che egli aveva ammessi alla sua confidenza e passò il resto della notte a interrogarli . Tutte le cose che essi le raccontavano valevano a confermarla sempre più nell ' idea che il Re amasse Fiorina . Ma che cosa vi dirò io dell ' abbattimento di spirito della povera Principessa ? Ella stava distesa per terra nella parte più alta di quell ' orribile torre , dove era stata portata quasi di peso dagli uomini mascherati . " Sarei meno da compiangere " , diceva essa , " se mi avessero rinchiusa qui , prima di conoscere quel simpatico Re . La memoria che serbo di lui non può servire che a far crescere i miei tormenti . Si vede bene che la Regina mi tratta in questo modo per impedirmi di poterlo vedere . Povera me ! quanto mi dovrà costar cara questa po ' di bellezza che il cielo mi ha dato ! " E dopo piangeva , e piangeva tanto dirottamente , che la sua stessa nemica ne avrebbe avuto pietà , se avesse veduto il suo dolore . E così passò la nottata . La Regina , che voleva amicarsi il Re a furia di moine e di segni particolari di riguardo e d ' attenzione , gli mandò degli abiti splendidissimi , d ' una magnificenza senza pari e tagliati sulla moda del paese : e più , le insegne dei cavalieri dell ' Amore , ordine cavalleresco istituito dal Re , per voler di lei , il giorno stesso del loro matrimonio . Era un cuore d ' oro , smaltato color di fiamma , contornato da parecchie frecce e trapassato da una di queste , col motto : " una sola mi ferisce " . La Regina aveva fatto tagliare per il Re Grazioso un rubino grosso come un uovo di struzzo : ogni freccia era di un solo diamante , lungo quanto un dito , e la catena alla quale era appeso il cuore , tutta fatta di perle , delle quali la più piccola pesava un mezzo chilogrammo : insomma , dacché mondo è mondo , non s ' era mai veduto nulla d ' eguale . A quella vista il Re rimase così stupito , che per qualche minuto non seppe trovare il verso di dire una parola . Nel tempo medesimo gli fu presentato un libro , di cui i fogli erano in carta velina , con miniature meravigliose e la copertina tutta d ' oro e carica di gemme , e dove erano scritti con un linguaggio molto appassionato e galante gli statuti dell ' Ordine de ' Cavalieri d ' Amore . Dissero al Re che la Principessa , da lui veduta , lo pregava a voler essere suo cavaliere ; e che intanto gli mandava questi regali . A queste parole , egli osò lusingarsi che questa Principessa fosse appunto quella amata da lui . " Come ! " , esclamò egli , " la bella Principessa Fiorina pensa a me in una maniera così generosa e cortese ? " " Signore " , gli dissero , " voi pigliate sbaglio sul nome ; noi veniamo qui da parte dell ' amabile Trotona . " " È la Trotona che mi vuole per suo cavaliere ? " , disse il Re , con una fisionomia seria e ghiacciata " mi dispiace di non potere accettare tanto onore , ma un sovrano non è padrone di prendere gl ' impegni che vorrebbe . Io conosco i doveri d ' un cavaliere , e vorrei adempirli tutti : preferisco dunque non avere la grazia , che ella mi offre , piuttosto che dovermene rendere indegno . " E rimesse subito nella cestina il cuore , la catena e il libro , e rimandò ogni cosa alla Regina , la quale ci corse poco che , insieme a sua figlia , non affogasse della bile per il modo disprezzante col quale il Re straniero aveva accolto un favore così singolare . Appena Grazioso ebbe il tempo di recarsi dal Re e dalla Regina , entrò nel loro appartamento colla speranza di trovarvi Fiorina . La cercò cogli occhi dappertutto : e quando sentiva qualcuno entrare nella stanza , si voltava subito a guardare ; si vedeva che era inquieto , e di cattivo umore . La maliziosa Regina aveva indovinato appuntino quel che il Principe rimuginava nel cuore , ma faceva l ' indifferente come non ne sapesse nulla . Essa gli parlava di partite di piacere ; ed egli rispondeva a rovescio . Alla fine Grazioso domandò dove fosse la Principessa Fiorina . " Signore " , gli disse fieramente la Regina , " il Re suo padre le ha proibito di uscire dalle sue stanze , fino a tanto che mia figlia non abbia preso marito . " " E qual motivo " , replicò il Re , " vi può essere , per tener prigioniera la bella Principessa ? " " Non lo so " , disse la Regina , " e quand ' anche lo sapessi non mi crederei punto obbligata a dirvelo . " Al Re era salita la bizza fino alla punta dei capelli . Dava delle occhiatacce , di traverso , a Trotona , e pensava fra sé che era per colpa di quel mostriciattolo , se gli era stato tolto il piacere di veder la Principessa . Si congedò in quattro e quattr ' otto dalla Regina , perché la sua presenza gli faceva male al cuore . Quando fu tornato nella sua camera , disse a un giovane Principe che lo aveva accompagnato e al quale voleva un gran bene , di spendere tutto quello che ci fosse voluto , pur di tirargli dalla sua qualche cameriera della Principessa , e aver così il modo di parlarle un solo momento . Questo Principe trovò senza fatica alcune dame di Corte che s ' intesero con lui : e fra le tante , ce ne fu una che gli dètte per sicuro che quella sera stessa Fiorina sarebbe stata a una finestrina bassa , che dava sul giardino ; e che di lì il Principe avrebbe potuto parlarle : s ' intende bene , adoperando tutte le cautele da non essere scoperto , perché , diceva essa , il Re e la Regina sono tanto severi , che se scoprissero che io ho tenuto di mano agli amori del Principe Grazioso , per me sarebbe morte sicura . Il Principe , contento da non potersi dire di aver menata la cosa fino a quel punto , le promise tutto quello che volle , e corse a fare la sua parte col Re , avvertendolo dell ' ora fissata per il ritrovo . Ma la confidente , che era di malafede , andò subito a risoffiare ogni cosa alla Regina , e si messe ai suoi ordini . Il primo pensiero della Regina fu quello di mandare la propria figlia alla piccola finestra ; e la imbeccò così bene , che Trotona , sebbene fosse una grande stupida , non dimenticò un etto di quello che doveva dire e fare . La notte era così buia , che sarebbe stato impossibile al Re di accorgersi della trappoleria , quand ' anche non avesse avuto ragione di credersi sicuro del fatto suo : di modo che si avvicinò alla finestra con un trasporto di gioia incredibile . E lì disse a Trotona tutte quelle cose che avrebbe dette a Fiorina , per assicurarla del suo grand ' amore . Trotona , profittando dell ' equivoco , gli rispose che era la creatura più infelice di questo mondo , a motivo di una matrigna così spietata e che avrebbe dovuto passarne ancora chi sa quante , prima che la figlia di lei non si fosse maritata . Il Re disse e giurò che se ella lo avesse voluto per suo sposo , sarebbe stato più che felice di metterla a parte della sua corona e del suo cuore . E nel dir questo , si cavò un anello di dito e infilandolo nel dito a Trotona aggiunse che quello era un pegno eterno della sua fede , e che stava a lei fissare l ' ora della partenza . Trotona rispose , come meglio poté , a tutte queste calorose premure . Egli s ' era accorto benissimo che nelle risposte di lei non c ' era un chicco di buon senso : la quale cosa gli avrebbe fatto dispiacere , se già non fosse stato persuaso che la paura dell ' apparizione improvvisa della Regina doveva essere la cagione di quei discorsi sconclusionati . Egli la lasciò , a patto che sarebbe tornata il giorno dopo : ed ella promise con tutto il cuore . La Regina , saputo il buon esito del primo colloquio , cominciò a sperar bene . Di fatto , fissato il giorno della partenza , il Re la venne a prendere in un cocchio volante , tirato da ranocchi alati , regalo fattogli da un Mago amico suo . La notte era buia di molto . Trotona uscì misteriosamente da una piccola porta , e il Re , che la stava attendendo , la prese fra le sue braccia e le giurò cento e cento volte fedeltà eterna ! Ma siccome non si sentiva in vena di seguitare a volare per lungo tempo nel suo cocchio volante , senza sposare la Principessa , che amava tanto , così le chiese dove voleva che si facessero le nozze : ella rispose che aveva per comare una fata chiamata Sussio , molto conosciuta , ed era suo avviso di andare al castello di lei . Il Re non sapeva la strada , ma bastò che dicesse ai suoi grossi ranocchi : conducetemi là . Essi sapevano la carta geografica dell ' Universo , e in pochi minuti portarono lui e la Trotona dalla fata Sussio . Il castello era così bene illuminato , che il Re , arrivandovi , si sarebbe subito avvisto del suo errore , se la Principessa non avesse avuto la malizia di coprirsi tutta col velo . Chiese della comare : la chiamò a quattr ' occhi , e le raccontò il come e il quando avesse ingannato il Principe Grazioso , pregandola a fare in modo di rabbonirlo . " Ah ! figlia mia ! " , disse la fata , " la cosa non sarà facile : egli ama troppo Fiorina , e son sicura che ci farà disperare , e dimolto . " Intanto il Re le aspettava in una sala , le cui pareti erano di diamanti , così nitide e così trasparenti , da lasciargli vedere , a traverso di essi , la Sussio e Trotona , che parlavano fra di loro . Credé di sognare . " Possibile " , diceva , " che io sia stato tradito ? O sono i diavoli , che hanno portata qui questa nemica della nostra gioia ? Vien ' ella forse per avvelenare il nostro matrimonio ? E la mia diletta Fiorina non si vede venire ! Chi sa che il padre suo non l ' abbia inseguita fin qui ! " Molte altre cose gli passavano per la testa , che lo mettevano in grande agitazione ; ma il peggio fu quando le due donne entrarono nella sala , e che Sussio gli disse con voce di comando : " Re Grazioso , ecco qui la Principessa Trotona , alla quale avete dato la vostra parola , essa è mia figlioccia , e desidero che la sposiate subito " . " Io " , esclamò il Principe , " io sposare quel brutto scarabocchio ? Si vede proprio che mi avete preso per un uomo di pasta frolla , a farmi certi discorsi . Sappiate intanto che io non le ho fatta nessuna promessa , e se ella dice il contrario , si merita il titolo ... " " Non proseguite " , disse Sussio , " e badate bene di non mancarmi di rispetto . " " Sia pure " , replicò il Re , " che io debba rispettarvi , per quanto può meritarlo una fata : ma voglio peraltro che mi rendiate la mia Principessa . " " E non son io la tua Principessa , spergiuro ? " , disse Trotona , mostrandogli l ' anello , " A chi l ' hai tu dato quest ' anello in pegno di fede ? Con chi hai parlato alla piccola finestra , se non con me ? " " Come mai ? " , egli rispose , " dunque sono stato tradito ... ingannato ? No , mille volte no ! Non voglio essere la vittima e lo zimbello degli altri . Su , su , ranocchi ! miei bravi ranocchi ! voglio partir subito . " " Non è una cosa che possiate farla senza il permesso mio " , disse Sussio . Ella lo toccò , e i suoi piedi si attaccarono all ' impiantito , come se ci fossero rimasti inchiodati . " Quand ' anco mi lapidaste " , le disse il Re , " quand ' anche mi scorticaste vivo , non sarò mai d ' altri che di Fiorina ; la mia risoluzione è presa , e fate pure di me quello che più vi piace . " Sussio messe in opera tutto , dolcezze , maniere , promesse , preghiere ; Trotona pianse , strillò , singhiozzò , andò in convulsioni , e si calmò . Il Re non aprì più bocca , e guardandole tutte e due con grandissimo disprezzo , non rispose sillaba alle loro cicalate . E così passarono venti giorni e venti notti , senza che le due donne si chetassero un minuto , e senza che sentissero il bisogno di mangiare , di dormire e di mettersi a sedere . Alla fine Sussio , stanca morta da non poterne più , disse al Re : " Ebbene , voi siete un ostinataccio , né c ' è verso di farvi intendere la ragione : scegliete dunque : o sett ' anni di penitenza , per aver dato la vostra parola senza mantenerla , o sposare la mia figlioccia " . Il Re , che fin allora aveva serbato un profondo silenzio , gridò subito : " Fate di me tutto quel che volete , purché io sia liberato da questa sguaiata " . " Sguaiato voi " , replicò Trotona inviperita . " Ci vuol davvero una bella faccia fresca , come la vostra , sovranuccio da un soldo la serqua , a venire con un equipaggio da ranocchiai fino nel mio paese , per dirmi delle insolenze e per mancarmi di parola . Se aveste un brindello d ' onore , terreste forse questo contegno ? " " I vostri rimproveri mi straziano l ' anima " disse il Re , in atto di canzonatura . " Capisco anch ' io che ho un gran torto a non sposare questa bella fanciulla ! " " No , no , non la sposerai mai " , gridò Sussio tutta stizzita . " A te non rimane altre che volare da questa finestra , perché per sett ' anni interi tu sarai l ' uccello turchino . " A queste parole il Re cominciò a cambiare d ' aspetto ; le braccia si vestono di penne e formano le due ali : le gambe e i piedi diventano neri e sottili ; gli crescono delle unghie appuntate ; il corpo si assottiglia e si cuopre tutto di lunghe piume finissime e macchiate di turchino ; gli occhi si fanno tondi e brillano come due soli ; il naso ha preso il garbo di un becco d ' avorio ; sul suo capo spunta un ciuffetto bianco , in forma di diadema ; canta da innamorare e parla nello stesso modo . Ridotto in quello stato , manda un grido di dolore nel vedersi così trasfigurato e , pigliando il volo a ali spiegate , fugge dal funesto palazzo di Sussio . Pieno l ' anima di tristezza infinita , va svolazzando di ramo in ramo , scegliendo a preferenza gli alberi consacrati all ' amore o alla malinconia ; e ora si posa sui mirti , ora sui cipressi : e canta delle arie pietose , colle quali piange sulla sua trista sorte e su quella di Fiorina . " Dove l ' avranno nascosta i suoi nemici ? " , egli diceva , " che sarà mai accaduto di quella bella infelice ? Il cuore spietato della Regina l ' avrà lasciata ancora in vita ? Dove potrò cercarla ? E sarò dunque condannato a passare sette anni senza di lei ? Forse in questo tempo le daranno uno sposo , e io perderò per sempre l ' unica speranza che mi faccia cara la vita . " Questi pensieri accuoravano così forte l ' uccello turchino , che gli venne voglia di lasciarsi morire . Intanto la Sussio aveva rimandato Trotona dalla Regina madre , la quale stava in gran pensiero sul come fosse andato a finire lo sposalizio . Ma quando vide la figlia , e che riseppe da lei tutto l ' accaduto , prese una furia spaventosa , la quale di contraccolpo andò a ricascare sulla povera Fiorina . " Voglio " , ella disse , " che abbia da pentirsi più di una volta di aver saputo innamorare il Re Grazioso . " Ella salì nella torre insieme con Trotona , la quale era vestita de ' suoi abiti più sfarzosi : e portava in capo una corona di brillanti e le reggevano lo strascico del manto reale tre figli de ' più ricchi baroni dello Stato . Nel dito grosso aveva l ' anello del Re Grazioso , quello stesso che aveva dato nell ' occhio a Fiorina , il giorno che parlarono insieme . Ella rimase sbalordita e non sapeva cosa pensare , nel vedere Trotona in tutta quella gala . " Ecco mia figlia " , disse la Regina , " che è venuta a portarvi i regali delle sue nozze ; essa è stata sposa del Re Grazioso , il quale ne è innamorato morto : non c ' è da figurarsi una coppia più felice di loro !..." E nel dir così , furono spiegate davanti alla Principessa le stoffe d ' oro e d ' argento , le trine , i nastri , le pietre preziose che stavano in una gran cesta di filigrana d ' oro . Nel presentarla di tutte queste cose , Trotona s ' ingegnò di metterle sott ' occhio l ' anello del Re ; per cui la Principessa Fiorina non poteva ormai più dubitare della sua disgrazia . Ella gridò con l ' accento della disperazione che le togliessero davanti agli occhi tutti quei regali tanto funesti ; che non voleva più vestire , altro che di nero ; o piuttosto morire subito . E cadde svenuta . La crudele Regina , contentissima del tiro fatto , non volle che le fosse prestato alcun soccorso ; la lasciò sola in quello stato compassionevole , e corse malignamente a raccontare al Re che sua figlia era talmente invasata dall ' amore , fino al segno di commettere delle stravaganze senz ' esempio : e che bisognava stare attenti , perché non potesse fuggire dalla torre . Il Re rispose che era padrona di regolare questa faccenda a modo suo , e che , quanto a lui , non avrebbe avuto nulla da ridire in contrario . Quando la Principessa si fu riavuta dallo svenimento e poté ripensare al contegno , che tenevano con lei , ai mali trattamenti che riceveva dall ' indegna matrigna e alla speranza perduta per sempre di sposare il Re Grazioso , il suo dolore si fece così acuto , che pianse tutta la notte : e affacciatasi alla finestra , si sfogò in lamenti che straziavano il cuore . Quando vide albeggiare , richiuse la finestra e seguitò a piangere . La notte di poi aprì la finestra , e sospirando e singhiozzando versò un fiume di lagrime ; ma appena fatto giorno tornò a nascondersi nella sua stanza . Intanto il Re Grazioso , o per meglio dire , il bell ' uccello turchino , non finiva mai di svolazzare intorno al palazzo : egli pensava che la sua cara Principessa vi era rinchiusa : e se i lamenti di lei erano strazianti , i suoi non lo erano di meno . Egli si avvicinava alle finestre più che poteva , per metter gli occhi dentro alle stanze : ma la paura che Trotona non lo scorgesse e non le nascesse il sospetto che fosse lui , lo teneva indietro dal fare quanto avrebbe voluto . " Ci va della mia vita " , diceva egli fra sé , " e se quelle due versiere mi scuoprissero , sarebbero capaci di qualunque vendetta ; e così bisognerebbe o che io mi allontanassi di qui o che mettessi a repentaglio i miei giorni . " Questi ragionamenti lo persuasero a pigliare tutte le precauzioni immaginabili , e , per il solito , cantava soltanto di notte . Rimpetto alla finestra , dove stava Fiorina , c ' era un cipresso di una grandezza maravigliosa : l ' uccello turchino venne a posarvisi sopra . Appena si fu posato , sentì una voce che si lamentava in questo modo : " Dovrò ancora soffrire per molto tempo ? e la morte non verrà a liberarmi da queste pene ? Quelli che hanno paura della morte , se la vedono arrivare anche troppo presto : io la desidero , e la crudele mi sfugge . Ah ! Regina senza cuore ! che t ' ho io fatto per tenermi così iniquamente imprigionata ? Non puoi inventare altri modi per martoriarmi ? Oramai non ti manca altro che farmi vedere coi propri miei occhi , la felicità che gode la sua indegna figlia col Re Grazioso " . L ' uccello turchino non aveva perso una sillaba di questo lamento : ne rimase stupito , e aspettò con una smania indicibile che il sole si levasse , per vedere la donna che si disperava tanto . Ma quando il sole si levò , ella aveva già richiusa la finestra , e s ' era ritirata . L ' uccello , curioso , fu puntuale a tornare la sera dopo . Era chiaro di luna . E vide una fanciulla alla finestra della torre , che ricominciava la storia de ' suoi affanni . " Oh , sorte , sorte ! " , diceva essa , " tu che mi cullasti nella speranza d ' un trono : tu che mi avevi reso l ' amore del padre mio , che t ' ho mai fatto , per dovermi sommergere in quest ' oceano di grandi amarezze ? È proprio scritto che si debba cominciare fin da un ' età così giovane , come la mia , a provare la tua incostanza ? Ritorna , o barbara , ritorna da me : io non ti domando che una grazia sola ; poni fine al mio spietato destino . " L ' uccello turchino stava tutto in orecchi , e più ascoltava , più si persuadeva che la donna che lamentavasi a quel modo , doveva essere la sua graziosa Principessa . E le disse : " Adorata Fiorina , maraviglia de ' nostri giorni , perché volete por fine così repentinamente ai vostri ? C ' è sempre speranza di trovare un rimedio alle vostre afflizioni " . " Come ? ... chi è che mi volge queste parole di consolazione ? " diss ' ella . " Un Re infelice " , rispose l ' uccello , " il quale vi ama e non amerà che voi sola . " " Un Re che mi ama ? " , ella soggiunse , " non sarebbe per caso un laccio teso da ' miei nemici ? Ma , in fin dei conti , che cosa ci guadagnerebbe la Regina ? Se ella vuol conoscere i miei sentimenti , son pronta a dirglieli colla mia stessa bocca . " " No , Principessa mia " , rispose l ' uccello , " l ' amante che vi parla non è capace di un tradimento . " Nel dir queste parole , andò a posarsi sulla finestra . Fiorina dapprincipio ebbe una gran paura di un uccello così singolare , che parlava con tant ' anima , come se fosse un uomo , sebbene avesse una vocina compagna a quella dell ' usignolo ; ma la bellezza delle sue penne , e più che altro le cose gentili che le disse , la rassicurarono . " M ' è egli dunque concesso di potervi rivedere , Principessa mia ? " , esclamò . " Posso io bearmi in tanta contentezza , senza morire di gioia ? Ma , ohimè ! quanto questa gioia è avvelenata dal vedervi costì in prigione , e dallo stato , nel quale l ' iniqua Sussio mi ha trasfigurito per sette anni ! " " E voi chi siete , grazioso uccello ? " , disse la Principessa , facendogli delle carezze . " Voi avete pronunziato il mio nome " , soggiunse il Re , " e fate finta di non riconoscermi ? " " Come ! " , disse la Principessa . " Possibile , che il più gran Re del mondo ! ... possibile che il Re Grazioso si sia cambiato in quest ' uccellino ? " " Ohimè ! Pur troppo è così , mia bella Fiorina " , egli riprese a dire , " e l ' unica cosa che in tanta disgrazia mi sia di sollievo , gli è di sapere che ho preferito questo martirio a quello di dover rinunziare alla gran passione che ho per voi . " " Per me ? " , disse Fiorina . " Ah ! per carità , non cercate di ingannarmi . Lo so , lo so , che avete sposato Trotona : ho riconosciuto il vostro anello nel suo dito : l ' ho veduta tutta fiammante dei vostri brillanti . Essa è venuta a insultarmi qui , in questa orribile prigione , carica del peso di una corona e di un manto reale , avuto in dono da voi , mentre io ero carica di catene e di ferri !..." " E voi vedeste Trotona in questo abbigliamento ? " , interruppe il Re , " ed essa e sua madre ebbero tanta sfacciataggine da dirvi che tutti quei gioielli erano un regalo mio ? Oh cielo ! si può essere più sfacciatamente bugiardi di così ? E non potermi vendicare come vorrei ! ... Sappiate dunque che tentarono di mettermi in mezzo : che , valendosi del vostro nome , mi fecero rapire quella brutta megera di Trotona ; ma , appena avvistomi dello sbaglio , l ' ho piantata lì , e ho preferito piuttosto diventare per sette anni l ' uccello turchino , che mancare alla fede che vi ho giurata . " Fiorina provava un piacere così grande , udendo parlare in questo modo il suo caro amante , che non sentiva più i tormenti della sua prigionia . Che cosa mai non gli seppe dire per consolarlo del suo tristo caso e per accertarlo che ella avrebbe fatto per lui , ciò che esso aveva fatto per lei ? Il giorno cominciava a farsi chiaro . Molti ufficiali della corte erano già alzati : e l ' uccello turchino e la Principessa parlavano ancora fitto fitto fra loro . Alla fine si separarono con gran dispiacere , dopo essersi scambiata la promessa che tutte le notti si sarebbero riveduti . La gioia di ritrovarsi insieme fu tanto grande , da non potersi ridire . Ciascuno , per la sua parte , ringraziava l ' amore e la fortuna . Intanto Fiorina stava in pensiero per l ' uccello turchino . " Chi me lo assicura dai cacciatori , o dalle grinfie di qualche aquila o di qualche avvoltoio affamato , capace di mangiarselo con tanto gusto , come se non fosse un gran Re ? Oh Dio ! che sarebbe di me , meschina , se le sue penne fini e leggiere , portate dal vento , giungessero fino nel mio carcere per annunziarmi la sciagura , che io temo sempre ? " Questo tristo pensiero fece sì che la Principessa non poté chiudere un occhio ; perché , quando si ama davvero , le paure pigliano l ' aspetto di verità , e quel che prima pareva impossibile diventa possibilissimo ; e fu così , che ella passò tutta la giornata a piangere , finché non venne l ' ora fissata per andare a mettersi alla finestra . Il grazioso uccello , nascosto dentro lo spacco d ' un albero , in tutto il giorno non aveva fatto altro che pensare alla sua bella Principessa . " Quanto sono contento " , diceva egli , " di averla ritrovata : e com ' è premurosa per me ! Le gentilezze che mi usa , le sento tutte qui nel cuore ! " L ' appassionato amante contava fino al minuto secondo il tempo della sua penitenza , che gli impediva di sposarla ; e si struggeva più che mai dal desiderio di veder finita la sua condanna . E perché voleva usare a Fiorina tutte quelle galanterie , che aveva in poter suo di fare , volò fino alla capitale del suo regno , andò nel suo palazzo , entrò nel suo gabinetto dal buco d ' un vetro rotto : prese un paio d ' orecchini di diamanti , così belli e così perfetti , da non trovarli eguali , e li portò la sera a Fiorina , pregandola di volerseli mettere . " Me li metterei " , diss ' ella , " se voi mi vedeste di giorno ; ma siccome non vi parlo che di notte , così non me li metterò . " L ' uccello le promise di fare in modo di venire alla Torre nell ' ora che ella avesse voluto : allora s ' infilò gli orecchini , e passarono tutta la notte in colloqui fra loro , come avevano fatto la sera avanti . Il giorno dopo l ' uccello tornò nel suo regno : andò al palazzo , entrò nel suo gabinetto per il solito vetro rotto , e portò via con sé i più splendidi braccialetti che si fossero mai visti : erano formati di uno smeraldo tutto di un pezzo , sfaccettato e bucato nel mezzo per potervi passare la mano e il braccio . " Credete forse " , gli disse la Principessa , " che il mio amore per voi abbia bisogno di essere coltivato a furia di regali ? Ah ! si vede proprio che mi conoscete male ! " " No , o signora " , replicò egli , " io non ho mai creduto che i ninnoli che vi offro sieno necessari per conservarmi il bene che mi volete ; ma sarei mortificato , se trascurassi la più piccola occasione per mostrarvi l ' attenzione che ho per voi : e poi , quando non mi avete dinanzi agli occhi , questi piccoli gioielli saranno buoni a richiamarmi alla vostra memoria . " Fiorina , dal canto suo , gli disse un ' infinità di cose gentili , alle quali egli ne rispose mille altre , più gentili che mai . La notte seguente l ' uccello turchino si fece un obbligo di portare alla sua bella un orologio , d ' una giusta grandezza , che stava dentro a una perla ; eppure la materia era vinta dall ' eccellenza del lavoro . " È inutile " , diss ' ella con grazia squisita , " di venirmi a regalare un orologio . Quando voi siete lontano da me , le ore mi paiono eterne : quando siete con me , passano come un sogno . Come posso fare a dar loro una misura giusta ? " " Ohimè , Principessa mia " , esclamò l ' uccello turchino , " io la penso precisamente come voi su questo punto , perché in quanto a sensibilità di cuore son sicuro di non restare indietro a nessuno . Difatti , vedendo quel che soffrite per conservarmi il vostro cuore , sono in grado di giudicare che avete portato l ' amicizia e la stima all ' estremo limite , dove possono arrivare . " Quando appariva il giorno , l ' uccello volava dentro lo spacco del suo albero , e li si nutriva di frutti . Qualche volta cantava delle belle ariette : il suo canto innamorava i passanti , che lo udivano , senza che potessero vedere alcuno . Così si sparse la voce che lì dintorno ci fossero degli spiriti . E questa credenza si diffuse tanto , che nessuno aveva più coraggio di entrare nel bosco . Si raccontavano mille avventure favolose , accadute in quel luogo : e lo spavento generale fu cagione della maggior sicurezza dell ' uccello turchino . Non passava giorno , senza che egli facesse un regalo a Fiorina : ora un vezzo di perle : ora anelli con brillanti , di finissimo lavoro : ora fermagli di diamanti , spilloni , mazzolini di pietre preziose , colorite a imitazione dei fiori , libri piacevoli e medaglie : per farla corta , essa aveva messo insieme un ammasso di ricchezze maravigliose . Con queste si adornava soltanto la notte per far piacere al Re : il giorno , non sapendo dove riporle , le nascondeva dentro al saccone del letto . In questo modo scorsero due anni , senza che Fiorina avesse da lagnarsi una sola volta della sua prigionia . E come poteva lagnarsene ? Essa aveva la consolazione di parlare tutte le notti con la persona amata ; né c ' è ricordanza che fra due innamorati si sieno mai scambiate tante paroline graziose , come accadeva fra loro . Benché ella non vedesse anima viva e l ' uccello passasse le giornate rinchiuso dentro lo spacco dell ' albero , nondimeno avevano sempre mille cose nuove da raccontarsi ; la materia era inesauribile , perché il loro cuore e il loro spirito fornivano abbondantemente il soggetto dei lunghi colloqui . Intanto la maliziosa Regina , che la teneva così crudelmente imprigionata , si dava un gran da fare per vedere di maritare la figlia . Mandava ambasciatori a proporla a tutti i principi , dei quali sapeva il nome : ma appena gli ambasciatori arrivavano , si trovavano congedati senza tante cerimonie . " Oh ! se si trattasse della Principessa Fiorina " , dicevan loro , " sareste ricevuti a braccia aperte : ma in quanto a Trotona , può farsi monaca se vuole ; ché nessuno si opporrà dicerto . " A sentire questi discorsi , la madre e la figlia andavano su tutte le furie e se la pigliavano contro la povera Principessa , vittima delle loro persecuzioni . " Come ! " , dicevano esse , " sebbene chiusa in prigione , quest ' insolente sarà dunque per noi un bastone fra i piedi ? Come perdonarle i brutti tiri , che ci fa tutti i giorni ? Bisogna dire che ell ' abbia delle corrispondenze segrete nei paesi stranieri : in questo caso , per lo meno , è rea di Stato : trattiamola dunque come tale , e si faccia di tutto per convincerla del suo delitto . " Il loro conciliabolo finì così tardi , che era già mezzanotte suonata , quando si decisero a salire nella torre per interrogarla . Essa per l ' appunto stava alla finestra , coll ' uccello turchino , ornata delle sue gemme , e coi suoi belissimi capelli pettinati con tutta quella attenzione , che non è punto naturale nella persona afflitta da un gran dolore . La sua camera e il suo letto erano seminati di fiori , e qualche pasticca di Spagna , che essa aveva bruciato pochi momenti prima , spandeva per la stanza un buonissimo odore . La Regina messe l ' orecchio alla porta , e le parve sentir cantare un ' aria a due voci : perché anche Fiorina aveva una voce angelica . Le parole di quest ' aria le parvero molto tenere , e dicevano press ' a poco così : " Come è trista la nostra sorte : e quanti affanni ci costa il nostro amore ! ... Ma invano si provano a vincere tanta fermezza : a dispetto dei nostri nemici , i nostri cuori rimarranno uniti per sempre . " Questo piccolo concerto fu chiuso da alcuni sospiri . " Ah ! Trotona mia , siamo tradite ! " esclamò la Regina spalancando screanzatamente l ' uscio ed entrando nella camera . Come restò Fiorina a quella vista ! Chiuse subito la finestra , per dar tempo al real uccello di volar via . Le stava più a cuore la salvezza di lui , che la propria : ma egli non ebbe la forza di allontanarsi : col suo sguardo penetrantissimo , aveva capito il pericolo al quale si trovava esposta la Principessa . Egli aveva vista la Regina e Trotona : che dolore per lui di non essere in grado di difendere la sua bella ! Le due megere si avventarono su di essa , come se la volessero mangiare . " Si sanno le vostre trame contro lo Stato ! " , esclamò la Regina . " Non sperate che il vostro grado basti a salvarvi dal meritato castigo . " " E con chi posso aver tramato , o signora ? " replicò la Principessa . " Da due anni in qua , non siete forse voi la mia carceriera ? Ho mai vedute altre persone , fuor di quelle mandatemi da voi ? " Mentre parlava così la Regina e sua figlia la guardavano con tanto d ' occhi . Erano rimaste abbagliate dalla sua bellezza meravigliosa e dalla sua acconciatura veramente straordinaria . " E chi vi ha dato , o signora " , disse la Regina , " tutte codeste pietre preziose , che brillano come il sole ? Volete forse darci ad intendere che in questa torre ci sono delle miniere ? " " Ce l ' ho trovate " , disse Fiorina , " è tutto quello che io ne so . " La Regina la guardò fissa negli occhi , per iscuoprire ciò che passava nel fondo del suo cuore . " Noi non ci lasceremo infinocchiare da voi " , disse la Regina . " Voi credete di darcela a bere : ma noi sappiamo benissimo , Principessa , tutto quello che fate dalla mattina alla sera : e queste gioie vi furono regalate , per mettervi su , e per impegnarvi a vendere il regno di vostro padre . " " Davvero , che sono in uno stato da poter vendere i regni !...", essa rispose , con un sorriso di sdegno . " Una povera Principessa che languisce nei ferri da tanto tempo , è proprio la persona che ci vuole , per macchinare i complotti di Stato . " " E come va dunque " , replicò la Regina , " che siete così tutta agghindata , come una civettuola , e che la vostra camera è piena di profumi , e che la vostra persona è così magnifica e risplendente , che a Corte non potreste fare una figura migliore ? " " Ho molto tempo da perdere " , disse la Principessa , " per cui non c ' è nulla di strano se ne spendo un poco a farmi bella : ne passo tanto a piangere sulla mia disgrazia , che non c ' è ragione di rimproverarmi . " " Animo , via " , disse la Regina , " vediamo un po ' se questa innocentina , non abbia per caso qualche corrispondenza coi nemici dello Stato . " E da se stessa si mise a frugare dappertutto : e arrivata al saccone , che ella fece vuotare , ci trovò dentro una quantità così sterminata di diamanti , perle , rubini , smeraldi e topazi , che ella non sapeva raccapezzarsi di dove fossero usciti . E perché aveva fissato dentro di sé di mettere in qualche nascondiglio della stanza alcune carte , che potessero compromettere la Principessa , così quando nessuno ci badava , le nascose nel camminetto ; ma per buona fortuna l ' uccello turchino , dal posto dove s ' era posato , ci vedeva meglio di una lince e udiva ogni cosa ; per cui gridò : " Guàrdati , Fiorina : ecco la tua nemica che ti prepara un tradimento " . Questa voce così inattesa spaventò la Regina a tal punto , che non osò fare quanto aveva meditato . " Vedete bene , signora " , disse la Principessa , " che gli spiriti che volano per l ' aria , sono tutti per me . " " Io credo piuttosto " , disse la Regina fuori di sé dalla collera " che ci sieno dei diavoli , che vi vogliono bene : ma , a loro marcio dispetto , vostro padre saprà farsi giustizia . " " Dio volesse " , esclamò Fiorina , " che io non avessi da temere altro che il furore di mio padre : ma quello che mi spaventa , è il vostro , o signora . " La Regina se ne andò via tutta sottosopra per le cose che aveva vedute e sentite , e tenne consiglio sul da farsi contro la Principessa . Alcuni consiglieri le fecero notare , che , nel caso che qualche fata o qualche mago avessero preso la Principessa sotto la loro protezione , il vero segreto per irritarli sarebbe stato quello di tormentare più che mai la Principessa ; e che , in fin dei conti , bisognava scuoprire a ogni costo la ragione del suo armeggìo . La Regina dette il benestare a questo consiglio : e mandò a dormire nella camera della Principessa una giovinetta , che pareva l ' innocenza in persona , col dire che c ' era mandata apposta per servirla . Ma come restar presi a un chiapperello così grossolano ? La Principessa , fin dal primo giorno , la ritenne per una spia e n ' ebbe un grandissimo dispiacere . " Come ! " , essa diceva , " io dunque non potrò più parlare a questo uccello turchino , che è tutto l ' amor mio ? Era esso , che mi aiutava a sopportare le mie sciagure : e io lo consolava nelle sue . Il nostro amore ci compensava di tutto . Che avverrà di lui ? che cosa sarà di me ? " E pensando a tutto questo , piangeva come una vite tagliata . Non aveva coraggio di affacciarsi alla finestra , sebbene lo sentisse svolazzare lì dintorno ; perché si struggeva dalla voglia di aprirgli , ma temeva di mettere in pericolo la vita del suo caro amante . Passò un mese intero , senza che essa si facesse vedere : e intanto l ' uccello turchino si dava alla disperazione , e piangeva e si lamentava da far pietà ! D ' altra parte , come poteva fare a vivere , lui , senza la sua Principessa ? Non aveva mai provato , come allora , i tormenti della lontananza e quelli della sua metamorfosi . Invano cercava qualche pretesto per consolarsi : dopo essersi lambiccato il cervello , non trovava nulla che valesse a dargli un po ' di conforto . La spia della Principessa , che da un mese non chiudeva occhio né giorno né notte , si sentì alla fine così presa dal sonno che si addormentò profondamente . Quando Fiorina se ne accorse , aprì la sua finestrina , e disse : Uccello turchino , color del cielo , Vola e ritorna subito a me . Sono queste le sue precise parole , e non c ' è stata cambiata una virgola . Appena l ' uccello la sentì , volò subito sulla finestra . Che gioia quando si rividero ! e quante cose avevano da dirsi ! Mille e mille volte ripeterono le loro tenerezze e i loro giuramenti di fedeltà ! La Principessa non poté trattenere le lacrime ; l ' amante s ' intenerì , e fece di tutto per consolarla . Venuta finalmente l ' ora di lasciarsi , senza che la carceriera sorvegliante si fosse ancora svegliata , si dettero l ' addio più tenero e più commovente che possa immaginarsi . La spia si addormentò anche il giorno dopo , e la Principessa , puntuale , andò alla finestra e disse , come la volta avanti : Uccello turchino , color del cielo , Vola e ritorna subito a me . E subito l ' uccello venne , e quella notte passò come l ' altra avanti , senza rumori e senza improvvisate , con grandissima soddisfazione dei nostri amanti ; i quali si figurarono che la sorvegliante avrebbe preso tanto gusto a dormire , da poter ripetere la medesima storia tutte le sere . Di fatto , anche la terza sera passò felicemente : ma alla quarta , la dormigliona avendo sentito un po ' di rumore , senza dar segno di nulla si pose in orecchio ; e guardando bene , vide al chiaro di luna il più bell ' uccello dell ' universo , che stava a parlare colla Principessa , e la carezzava colle zampine e le dava delle beccatine amorose : e fra le altre , sentì molte di quelle cosine che si dicevano fra loro e ne rimase molto maravigliata , perché l ' uccello parlava come se fosse un innamorato , e Fiorina gli rispondeva con grande tenerezza . Sul far del giorno si dissero addio : e quasi il cuore presagisse loro qualche vicina disgrazia , non trovavano il verso di lasciarsi . La Principessa si gettò sul suo letto tutta piangente , e il Re tornò dentro allo spacco dell ' albero . La sorvegliante corse dalla Regina , e le raccontò quanto aveva visto e sentito . La Regina mandò a chiamare Trotona e la sua confidente , e dopo un lungo ciarlare conclusero che l ' uccello turchino doveva essere il Re Grazioso . " Che vergogna " , esclamò la Regina , " che vergogna , figlia mia ! questa Principessa insolente , che io credeva rifinita dai dispiaceri , se ne sta godendo tranquillamente gli amorosi colloqui del vostro ingrato ! Ah ! voglio vendicarmi , e la vendetta dev ' essere di quelle da ricordarsene per un pezzo . " Trotona la pregò di non perdere neppure un minuto , e siccome in questa faccenda le pareva di essere più interessata della stessa Regina , così sentiva andarsi in deliquio dalla contentezza , soltanto a pensare al martirio che avrebbero dovuto patire i due disgraziati amanti . La Regina rimandò alla torre la spia , con ordine di non dar segni né di sospetto né di curiosità ; e anzi , di mostrarsi più addormentata del solito . Infatti andò a letto di prima sera , e russava e russava , tanto che la Principessa , ingannata a quel modo , aprì la finestra e disse : Uccello turchino , color del cielo , Vola e ritorna subito a me . Ma invano essa lo chiamò , per quanto fu lunga la notte : ei non comparve mai , perché la trista Regina aveva fatto attaccare ai cipressi delle spade , dei coltelli , dei rasoi , dei pugnali : motivo per cui , quando egli venne a buttarsi a volo su quelle piante , si tagliò i piedi e le ali : e tutto ferito , com ' era , arrivò a stento all ' albero suo , lasciando dietro a sé una lunga striscia di sangue ! Oh ! perché , bella Principessa , non eravate presente per soccorrere l ' uccello reale ? Ma ella sarebbe morta se l ' avesse veduto in quello stato da far compassione ! Fisso nell ' idea che questo brutto scherzo gli venisse fatto per colpa di Fiorina , non volle prendere nessuna cura per la sua vita . " Ah spietata ! " , diceva egli dolorosamente , " è così che ricompensi la passione più pura e più tenera , che siasi mai data al mondo ? Se volevi la mia morte , perché non domandarmela colla tua bocca ? La morte , data da te , mi sarebbe stata cara ! Con quanto amore e con quante confidenze io veniva a trovarti ! Io soffriva per te , e soffriva senza lamentarmi . Come ! e avesti cuore di sacrificarmi alla più crudele di tutte le donne ? Essa era la nostra comune nemica , e tu hai fatto la pace con essa a spese mie ? Sei tu , Fiorina , sei tu che mi ferisci di pugnale ! Tu hai preso in prestito la mano di Trotona e l ' hai portata fino al mio cuore ! " Questi funesti pensieri lo angustiarono tanto , che risolvé di morire . Ma il Mago , suo amico , avendo veduto tornare a casa i ranocchi volanti , col carro , senza avere nessuna notizia del Re , si mise in così gran pensiero che potesse essergli accaduta qualche disgrazia , che fece otto volte il giro della terra per trovarlo ; e non lo trovò . Stava per cominciare il nono giro , allorché traversando il bosco , dov ' era l ' uccello turchino , suonò a distesa il corno , secondo le regole prescritte : e dopo gridò per cinque volte con quanta ne aveva in gola : " Re Grazioso ! Re Grazioso , dove siete voi ? " . Il Re riconobbe la voce del suo migliore amico : " Accostatevi a quest ' albero " , egli disse " e vedrete lo sventurato Re , al quale volete tanto bene , immerso nel proprio sangue ! " . Il Mago , sbalordito , guardò da tutte le parti , senza che potesse veder nulla . " Io sono l ' uccello turchino " , disse il Re con voce sfinita e languente . A queste parole il Mago lo trovò senza fatica nel suo piccolo nido . Chiunque altro fuori di lui si sarebbe maravigliato molto di più : ma egli conosceva tutti gli artifici della magia . Bastarono poche parole che disse , per far cessare il sangue che grondava ancora : e con alcune erbe trovate nel bosco , e sulle quali mormorò alcune formule magiche , guarì il Re così perbene , che pareva non fosse stato nemmeno graffiato . Quindi lo pregò a volergli raccontare per quale avventura era diventato uccello , e chi l ' aveva ferito così crudelmente ! Il Re contentò la sua curiosità , e gli disse che era Fiorina quella che aveva rivelato il mistero amoroso delle visite segrete che ei le faceva , e che per amicarsi la Regina , ella aveva acconsentito a lasciar mettere fra i rami del cipresso i pugnali e i rasoi , che l ' avevano tagliato e fatto quasi a pezzetti : si sfogò molte volte sull ' infedeltà della Principessa e giurò che avrebbe avuto più caro a morire , piuttosto che conoscere un cuore tanto cattivo . Il Mago , si scatenò contro Fiorina e contro tutte le donne , e consigliò il Re a dimenticarla affatto . " Che disgrazia sarebbe la vostra " , diss ' egli , " se vi ostinaste a voler bene a quell ' ingrata ! Dopo quello che vi ha fatto , c ' è da aspettarsene di tutti i colori . " L ' uccello turchino , su questo punto , non andava d ' accordo perché egli era ancora troppo innamorato di Fiorina : e il Mago , che gli leggeva nel cuore , sebbene facesse di tutto per dissimulare i propri sentimenti , gli cantò una canzonetta graziosa che diceva su per giù così : " Quando si ha nell ' anima una grande spina , sono inutili i discorsi e i ragionamenti ; si dà retta soltanto al nostro dolore e non ai consigli degli altri . Bisogna lasciar fare al tempo , perché per ogni cosa c ' è un momento opportuno , e fino a tanto che questo momento non è arrivato , è inutile tormentarsi lo spirito con ingegnosi ripieghi " . L ' uccello turchino se ne persuase , e pregò l ' amico di portarlo a casa sua e di metterlo in una gabbia , dove fosse al sicuro dalle unghie del gatto e da ogni arme pericolosa . Ma saltò su a dire il Mago : " Vi rassegnate dunque a restare ancora per cinque anni in uno stato così compassionevole e si poco confacente ai vostri interessi e alla vostra dignità ? Perché dovete sapere che avete dei nemici i quali giurano e spergiurano che siete morto e vogliono invadere il vostro regno ; e ho una gran paura che questo regno lo dobbiate perdere avanti di aver ripreso le vostre vere sembianze " . " Non potrò andare nel mio palazzo " , egli replicò , " e governare secondo il solito , come facevo prima ? " " Oh ! " , esclamò l ' amico , " è difficile . C ' è chi è contento di obbedire a un uomo , ma non intende obbedire a un pappagallo , c ' è chi oggi vi teme , perché siete un Re circondato di grandezze e di fasto , e che domani vi strapperebbe le penne , se vi vedesse trasformato in un uccello . " " Ah , umana debolezza ! oh , prestigio di un brillante esteriore !...", esclamò il Re , " sebbene tu non significhi nulla per il merito e le virtù , non cessi per questo di avere una potenza affascinatrice , dalla quale è difficilissimo difendersi . Ebbene " , egli continuò , " mostriamoci filosofi , e disprezziamo quello che non si può avere : la nostra risoluzione non sarà delle peggiori . " " Io non mi do per vinto così alla prima " , disse il Mago , " e spero ancora di trovare qualche buon espediente , che faccia al caso nostro . " Intanto Fiorina , la povera Fiorina , desolata di non rivedere il Re , passava le giornate e le nottate alla finestra , ripetendo senza tregua : Uccello turchino , color del cielo , Vola e ritorna subito a me . La presenza della sorvegliante non le dava più soggezione ; la sua disperazione era arrivata a tal punto , che non aveva riguardi per nessuno . " Che n ' è stato di voi , Re Grazioso ? " , esclamava , " forse i nostri comuni nemici vi hanno fatto provare i tristi effetti della loro rabbia ? siete forse stato sacrificato al loro furore ? Povera me ! me meschina ! non siete forse più vivo ? non potrò dunque rivedervi mai più ? Oppure stanco delle mie tante sciagure , m ' avete abbandonata alla dura sorte che mi perseguita ? " E quante lacrime e quanti singhiozzi tenevano dietro a questi pietosi lamenti ! E come le ore parevano eterne , per la lontananza del caro amante ! La Principessa abbattuta , malata , divenuta magra e tale da non riconoscersi più da quella di prima , aveva appena tanto fiato da reggersi in piedi . Ella era persuasa che al Re fosse capitata ogni maggior disgrazia che possa darsi sulla terra . La Regina e Trotona gongolavano e il piacere di vedersi vendicate era più forte in loro del dolore provato per l ' offesa ricevuta . E alla fin fine , qual era poi questa offesa ? Il Re Grazioso non aveva voluto sposare una brutta befana , che doveva essergli antipatica e odiosa per mille ragioni . In questo frattempo il padre di Fiorina , che era in là cogli anni , si ammalò e morì . La fortuna della Regina e della sua figlia allora cambiò d ' aspetto ; tutti le riguardavano come due imbroglione che avessero abusato del loro ascendente , e il popolo ammutinato corse al palazzo a domandare la Principessa Fiorina , proclamandola per sua sovrana . La Regina irritata voleva trattare la cosa con grande alterigia ; si affacciò al balcone e minacciò i rivoltosi . In quel punto , la sommossa diventa generale : si sfondano le porte del suo quartiere , si saccheggia tutto , e la lasciano morta a sassate . Trotona si rifugiò presso la Sussio , perché correva lo stesso pericolo della madre . I grandi del regno si radunarono subito , e salirono sulla torre dove era la Principessa molto malata . Ella non sapeva nulla né della morte di suo padre , né della brutta fine toccata alla sua nemica . Quando sentì tutto quel rumore credé in buona fede che venissero a prenderla per condurla alla morte . E non ebbe nessuna paura , perché al giorno che aveva perduto l ' uccello turchino , la vita per lei era diventata odiosa . Ma i suoi sudditi , gettandosi ai suoi piedi , le dettero a conoscere il cambiamento che era accaduto nella sua fortuna . Ella non se ne fece né in qua né in là . La portarono nel suo palazzo , e lì la incoronarono . Le grandi attenzioni che le furono usate e la passione che aveva di rivedere l ' uccello turchino contribuirono molto a farla rimettere in salute e a darle abbastanza forza per nominare un consiglio che avesse cura del regno durante la sua assenza : quindi prese con sé mille milioni di pietre preziose , e una notte se ne partì , tutta sola , senza che alcuno sapesse per dove s ' era incamminata . Il Mago , che aveva preso a cuore gli affari del Re Grazioso , non avendo tanto potere da distruggere l ' incantesimo che la Sussio aveva fatto , pensò bene di andarla a trovare e proporle qualche accomodamento , per vedere se ella avesse voluto rendere al Re la sua sembianza naturale ; e senza mettere tempo in mezzo attaccò i suoi ranocchi e volò dalla fata , la quale in quel momento stava discorrendo con Trotona . Da un mago a una fata non c ' è un grande stacco . Essi si conoscevano già da circa seicent ' anni , e in questo lasso di tempo erano stati fra loro mille volte amici e mille volte si erano guastati . " Che desidera il mio compare ? " , ella gli disse . ( È questo il nome che si danno tutti , fra di loro . ) " Posso esservi utile in qualche cosa che dipenda da me ? " " Sì , comare mia " , disse il Mago . " Voi potete far tutto per rendermi contento . Si tratta del mio migliore amico : di un Re , che voi avete reso infelice . " " Ah ! intendo , compare " , disse Sussio , " me ne dispiace proprio nell ' anima , ma non c ' è da sperar grazia per lui , fin tanto che si ostina a non volere sposare la mia figlioccia : eccola qui bella e fresca , come vedete . Ora tocca a lui a decidersi . " Al Mago gli restò la parola in bocca , tanto la ragazza gli parve brutta : nondimeno non trovava il verso di venirsene via senza aver combinato qualcosa , segnatamente perché il Re , dal giorno che era in gabbia , aveva corso mille pericoli . Il chiodo , dove la gabbia stava attaccata , s ' era rotto : la gabbia era cascata per terra , e sua maestà , colle penne , nella caduta s ' era fatto molto male . Il gatto , che si trovava presente a questo caso , gli dette una graffiata nell ' occhio , e ci corse poco non l ' accecasse . Un ' altra volta s ' erano scordati di dargli da bere , ed era già a tocco e non tocco di beccarsi una bella pipita , se per fortuna non giungevano in tempo a salvarlo con alcune gocce d ' acqua . Un frugolo di scimmiotto , scappato non si sa di dove , gli pettinò ben bene le penne attraverso i ferri della gabbia , strapazzandolo senza nessun complimento , come se fosse stata una gazza o un merlo . Ma la cosa più triste di tutte era questa : che egli stava a un pelo per perdere il trono , perché i suoi eredi ne inventavano ogni giorno una delle nuove , pur di provare come e qualmente egli fosse morto e morto davvero . Alla fine il Mago combinò con la comare Sussio , che ella condurrebbe Trotona nel palazzo del Re Grazioso , che lì vi resterebbe alcuni mesi , durante i quali il Re doveva prendere una risoluzione circa allo sposarla : e intanto la fata renderebbe al Re la sua figura naturale , salvo sempre a farlo tornare uccello , nel caso che si fosse ostinato a non voler sposare la sua figlioccia . La fata diede a Trotona dei vestiti d ' oro e d ' argento ; quindi la fece montare in groppa , dietro a sé , sopra un drago , e si recarono al regno di Re Grazioso , il quale vi giungeva , anche lui , in quello stesso punto insieme al Mago suo amico . Con tre colpi di bacchetta , egli ritornò quello stesso che era stato prima , bello , amabile , spiritoso , magnifico : ma gli costava salata questa diminuzione di penitenza , perché il solo pensiero di sposare Trotona gli metteva i brividi addosso . Il Mago aveva un bel persuadere colle migliori ragioni di questo mondo : ma tutti i suoi discorsi lasciavano il tempo com ' era ! Il Re si dava meno pensiero delle cure di Stato , che di trovare ogni ammennicolo per mandare in lungo il termine fissato dalla Sussio per le nozze con Trotona . Intanto la Regina Fiorina , coi capelli tutti sciolti e arruffati apposta per nascondersi il viso , con un cappello di paglia in capo e con un sacco di tela sulle spalle cominciò il suo viaggio un po ' a piedi e un po ' a cavallo , ora per mare , ora per terra . Faceva dappertutto le più minute ricerche : ma non sapendo con certezza che strada prendere , temeva sempre di andare da una parte , mentre il suo Re pigliava da quell ' altra . Un giorno , essendosi fermata sull ' orlo d ' una fontana le cui acque cristalline rimbalzavano sopra un letto di sassolini minutissimi , le venne voglia di lavarsi i piedi . Si sedé sull ' erba , e raccolti e fermati i capelli con un nastro , tuffò i piedi dentro l ' acqua . A vederla , c ' era da scambiarla con Diana che si bagna di ritorno dalla caccia . In quel mentre passò di lì una vecchierella , tutta ripiegata , la quale si appoggiava a un grosso bastone : si fermò , e le disse : " Che fate costì , mia bella figliuola ? Mi fa male a vedervi sola così ! " . " Non son sola , mia buona nonna " , rispose la Regina , " sono invece in numerosa compagnia , perché ho qui con me un mondo di disinganni , d ' inquietudini e di dispiaceri . " E nel dir così , i suoi occhi si empirono di pianto . " Come ? così giovine , e piangete ! " , disse la buona vecchina . " Animo , figlia mia , non vi date alla disperazione . Raccontatemi sinceramente quello che avete , e spero di consolarvi . " La Regina non se lo fece dire due volte : le raccontò le sue disgrazie , la parte che in tutta questa faccenda vi aveva avuto la Sussio , e finalmente le disse che andava in cerca dell ' uccello turchino . La vecchierella si rizza sulla persona , piglia un altro contegno , cambia improvvisamente di figura e apparisce giovine , bella , magnificamente vestita : poi guardando la Regina con un grazioso sorriso : " Incomparabile Fiorina " , le dice , " il Re che voi cercate non è più uccello : mia sorella Sussio gli ha rese le sue prime sembianze : e ora trovasi nel suo regno . Non state a tormentarvi più : perché voi arriverete a veder coronate le vostre speranze . Eccovi quattro uova : nei grandi bisogni della vita le romperete , e ci troverete dentro delle cose che vi saranno di un grande aiuto " . Detto questo , sparì . Fiorina si sentì rinascere a queste parole ; ripose le uova nel sacco , e s ' incamminò verso il regno di Grazioso . Dopo aver camminato otto giorni e otto notti , giunse a piè di una montagna d ' un ' altezza prodigiosa , tutta quanta d ' avorio e così tagliata a picco , che non c ' era verso di arrampicarcisi sopra , senza cadere . Ella fece mille sforzi inutili : sdrucciolava , si affaticava ; finché , disperata di vedersi di fronte un ostacolo insormontabile , andò a sdraiarsi appiè della montagna , colla ferma risoluzione di lasciarsi morire ; quand ' ecco che si ricordò degli uovi avuti dalla fata . Ne prese uno e disse : " Vediamo un po ' , se promettendomi i soccorsi de ' quali avessi avuto bisogna , si fosse burlata di me " . Appena rotto l ' uovo , vennero fuori alcuni piccoli ganci d ' oro , che ella si attaccò ai piedi e alle mani . E con l ' aiuto di questi poté salire senza fatica sulla montagna d ' avorio ; perché i ganci facevano presa , e le impedivano di sdrucciolare in basso . Quando fu sulla vetta , ecco nuove difficoltà per incominciare a calare al piano : perché tutta la vallata non era altro che un grandissimo specchio di cristallo . Vi erano lì dintorno più di sessantamila donne , che si miravano in esso con grandissimo diletto , perché bisogna sapere che lo specchio aveva dieci chilometri di larghezza e venti di lunghezza . Ciascuna vi si vedeva riflessa secondo il suo desiderio : quella di capelli rossi appariva bionda : la vecchia si vedeva giovine : la giovine pareva anche più giovine ; in una parola , questo specchio nascondeva così bene i difetti , che le donne correvano a specchiarvisi dalle cinque parti del mondo . Bisogna aver visto le smorfie e i bocchini tondi , che facevano la maggior parte di quelle civettuole ; c ' era da scoppiar dalle risa . E non per questo gli uomini ci si affollavano in minor numero : perché lo specchio faceva un gran comodo anche a loro . A chi regalava bellissimi capelli : a chi un personale alto ed elegante , o una cert ' aria marziale , o una fisionomia simpatica e bella . Essi ridevano delle donne e le donne non se ne stavano dal ridere alle loro spalle : per cui la montagna veniva chiamata con molti nomi differenti . Nessuno era stato mai capace di toccarne la cima : e quando vi scorsero Fiorina , le donne si messero tutte a strillare come tante calandre : " Dove va mai quella sfacciata ? " , dicevano esse . " Quella lì dev ' essere tanto imprudente , da mettere i piedi anche sul nostro specchio . Vedrete che dopo pochi passi , ce lo manderà in bricioli . " E così facevano un diavoleto da cavar di cervello . La Regina non sapeva come fare , perché vedeva un gran pericolo nel dovere scendere da quella altezza : allora ruppe un altr ' ovo , dal quale uscirono fuori due piccioni e un cocchio , che tutt ' a un tratto diventò tanto grande , da poterci entrar dentro comodamente : e in questo modo i piccioni con molta leggerezza calarono giù al basso la Regina , senza che accadesse nulla di male . Ella disse ai suoi bravi piccioni : " Miei piccoli amici , se voi sarete tanto cortesi di portarmi fino sul posto dove il Re Grazioso tiene la sua corte , non troverete in me un ' ingrata " . I piccioni , cortesi e obbedienti , volarono giorno e notte finché non furono arrivati alle porte della città . Così Fiorina smontò , e diede a ciascuno di essi un dolcissimo bacio , che costava più di una corona reale . Oh , come le batteva il cuore , mettendo il piede in città ! Per non essere riconosciuta , si insudiciò il viso ; e chiese a quelli che passavano per la strada , dove avrebbe potuto vedere il Re . Alcuni si messero a ridere . " Vedere il Re ? " , le dicevano , " davvero eh ! e che vuoi tu da lui , mio bel Muso - sudicio ? Vai , vai piuttosto a lavarti : perché i tuoi occhi non sono degni di vedere un gran monarca a quel modo . " La Regina non rispose : si allontanò pian piano : e tornò daccapo a domandare a quelli che incontrava , dove avrebbe potuto mettersi per vedere il Re . " Domani deve venire al tempio con la Principessa Trotona " , le risposero , " perché finalmente ha consentito di sposarla . " " Cielo , quale notizia ! Trotona , l ' indegna Trotona sul punto di sposare il Re ! " , Fiorina credette di morire e non aveva più fiato né per parlare né per andare avanti . Entrò sotto una porta , e sedutasi sopra una pietra , col viso coperto dai capelli e dal suo cappello di paglia , cominciò a dire : " Sfortunata che io sono ! Eccomi venuta qui per far più bello il trionfo della mia rivale e per vedere coi miei occhi la sua contentezza ! Fu dunque a cagione di lei , che l ' uccello turchino non venne più a vedermi ? Era dunque per quella brutta strega , che mi faceva la più nera di tutte le infedeltà , mentre io , rifinita dal dolore , mi logorava dalla passione per la conservazione dei suoi giorni ? Il traditore s ' era cambiato ... Ricordandosi di me , come se non m ' avesse visto mai , lasciava che io mi struggessi per la sua lontananza , senza darsi punto pensiero della mia !..." . Quando si ha il cuore grosso dai dispiaceri , è raro che si senta il bisogno di mangiare . La Regina cercò un po ' di albergo : e si coricò , senza prendere un boccone . Si alzò col sole e corse al tempio ; ma prima di poterci entrare dové subire molte manieracce dalle guardie e dai soldati . Vide il trono del Re e quello di Trotona , che era già considerata come Regina . Che dolore per un ' anima sensibile e appassionata , come quella di Fiorina ! Si avvicinò al trono della sua rivale , e lì stette in piedi , appoggiata a una colonna di marmo . Il Re arrivò il primo , più bello e più amabile di quello che fosse stato mai in tutta la vita . Trotona venne dopo , vestita con gran magnificenza , ma brutta da far paura . Ella guardò la Regina con un certo cipiglio " E chi sei tu " , le disse , " che ardisci di avvicinarti alla mia augusta persona e al mio trono d ' oro ? " " Io mi chiamo Viso - sudicio " , diss ' ella , " son venuta di lontano per vendervi delle cose rare . " E cominciò a frugare nel suo sacco di tela , e tirò fuori i braccialetti di smeraldo che il Re Grazioso le aveva regalati . " Oh ! oh ! " , esclamò Trotona , " carini codesti pezzi di bicchiere ; me li vendi per cinque soldi ? " " Fateli prima vedere a chi se ne intende , o signora , e poi sul prezzo ci accomoderemo . " Trotona , che amava il Re con maggior tenerezza di quel che poteva attendersi da quella foca , e non le pareva vero di trovare delle occasioni per parlargli , si avanzò fino al trono di lui e gli mostrò i braccialetti , pregandolo a dire il suo sentimento . Alla vista di quei braccialetti , egli si ricordò di quelli che aveva dato a Fiorina : diventò bianco , sospirò , e stette per un po ' di tempo senza rispondere : alla fine , temendo di far vedere il turbamento dell ' animo , fece su di sé un grande sforzo e rispose : " Questi braccialetti , secondo me , valgono quanto tutto il mio regno : credevo che nel nondo ve ne fosse un paio solo ; ma ora vedo che ce ne sono degli altri " . Trotona tornò sul suo trono , dove ci faceva la figura di un ' ostrica attaccata al suo guscio ; e chiese alla Regina quanto , senza rubare , avrebbe preteso de ' suoi braccialetti . " Se doveste pagarmeli , o signora , vi sarebbe d ' un grande scomodo : vi propongo piuttosto un altro patto . Ottenetemi il favore di dormire una notte nella sala degli Echi , che è nel palazzo del Re , e io vi cedo gli smeraldi . " " Magari , Viso - sudicio ! " , disse Trotona , buttandosi via dalle risate come una sguaiata , e mostrando certi denti più lunghi di quelli d ' un cinghiale . Il Re non si dette pensiero di sapere di dove venivano quei braccialetti , un po ' perché gli era indifferente la venditrice ( che non destava davvero nessuna curiosità ) , ma segnatamente per il disgusto invincibile che provava a discorrere con Trotona . Ora bisogna sapere , che in quel tempo che egli era sempre uccello turchino , una tal volta gli era venuto fatto di raccontare alla Principessa come proprio sotto al suo quartiere reale c ' era una piccola sala che si chiamava la sala degli Echi ; costruita in un modo così ingegnoso , che tutto ciò che vi si diceva sottovoce , era sentito benissimo dal Re quando si trovava a letto nella sua camera ; per cui Fiorina non poteva immaginare un miglior mezzo di questo , per potergli rimproverare la sua infedeltà . Per ordine di Trotona la condussero nella sala degli Echi , dov ' ella dette principio ai suoi lamenti e ai suoi rimproveri così : " La sciagura , alla quale non voleva credere , pur troppo è certa , barbaro uccello turchino ! tu ti sei scordato di me : tu ami la mia indegna rivale . I braccialetti , che ebbi dalla tua mano reale , non furono capaci di richiamarmi alla tua memoria : tanto io sono lontana dal tuo pensiero ! " . E qui i singhiozzi le tolsero la parola : quand ' essa riebbe fiato da parlare , ricominciò daccapo e continuò fino alla mattina . I camerieri , avendola sentita piangere e sospirare tutta la notte , andarono a raccontarlo a Trotona : la quale le domandò la ragione di tutto il lamentìo che aveva fatto . La Regina rispose che aveva dormito profondamente e che dormendo le accadeva per il solito di sognare e di parlare a voce alta . Quanto al Re , per una strana fatalità non aveva sentito nulla : e questo derivava , perché dal giorno che incominciò la sua passione per Fiorina , aveva perduti i sonni ; e quando la sera andava a letto , gli davano dell ' oppio per farlo riposare . La Regina passò una gran parte del giorno così inquieta , da non potersi dir quanto . " Se mi ha sentito " , diceva fra sé , " come si può dare al mondo un ' indifferenza più atroce della sua ? Se poi non mi ha sentito , in qual altro modo potrò far giungere la mia voce fino a lui ? " Gioielli e cose d ' arte veramente rare e straordinarie non ne aveva più : perché le pietre preziose sono sempre belle , ma ci bisognava qualcosa che sapesse stuzzicare il gusto di Trotona . Allora ricorse ai suoi uovi e ne ruppe uno . Ecco che scappò subito fuori una carrozzina d ' acciaio lustro , tutta ornata di fregi d ' oro in rilievo ; alla carrozzina erano attaccati sei sorci verdi , guidati da un grosso topo color di rosa , mentre il battistrada , anch ' esso della famiglia topesca , era d ' una bella tinta grigio - perla . Dentro alla carrozza c ' erano quattro marionette più vispe e più graziose di quelle che si vedono sui teatrini alle grandi fiere di Padova e di Sinigaglia , e facevano delle cose molto sorprendenti , in specie due piccole egiziane , le quali ballavano la sarabanda e il minuetto meglio di tutte le ballerine della Pergola e della Scala . La Regina rimase a bocca aperta a vedere questo capolavoro dell ' arte negromantica : ma non fece motto fino alla sera , che era l ' ora che Trotona andava alla passeggiata . Allora si mise in un viale a far galoppare i suoi sorci che tiravano la carrozza , gli altri topi e le marionette . Questa novità fece tanta meraviglia a Trotona , che cominciò a gridare : " Viso - sudicio ! ehi , Viso - sudicio ! li vuoi cinque soldi per la tua carrozza e per il tuo equipaggio topinesco ? " . " Domandate ai letterati e ai sapienti di questo regno " , disse Fiorina " che cosa può valere una meraviglia simile , e io me ne starò al parere del più capace fra loro . " Trotona , prepotente in ogni cosa , rispose : " Non mi star più a stomacare colla tua sudicia presenza ; dimmi il prezzo , e finiscila " . " Dormire ancora un ' altra volta nella sala degli Echi " , disse Fiorina , " ecco tutto quello che vi domando . " " Va ' , povera bestia " , replicò Trotona , " non ti sarà negato . " E voltandosi alle sue dame , disse : " Questa stupida creatura non sa ricavare nessun guadagno dalla vendita di tante belle rarità ! " . Venne la notte . Fiorina disse tutto quello che si può immaginare di più tenero e di appassionato , ma fu lo stesso che dirlo al muro , come la notte avanti , perché il Re non lasciava mai di prendere la sua solita bevanda coll ' oppio . I camerieri dicevano fra loro : " Questa campagnola , non c ' è caso , dev ' esser grulla : che cos ' è tutto questo cicalìo che fa la notte ? " . " Peraltro " , osservavano alcuni , " nelle cose che dice , c ' è del buon senso e della passione . " Fiorina aspettò colla febbre addosso che venisse il giorno , per vedere l ' effetto prodotto da ' suoi discorsi . " Pur troppo " , essa diceva , " questo spietato è diventato sordo alla mia voce ! Non riconosce più la voce della sua cara Fiorina ? Ah ! che vergogna , ostinarsi ancora a volergli bene ! Egli mi disprezza , e me lo merito . Sì , mi sta bene . " Però tutti questi ragionamenti tornavano inutili . Ella non poteva guarire della sua passione . Nel sacco non le rimaneva che un solo uovo , dal quale potesse sperare qualche soccorso . Lo ruppe e ne uscì fuori un pasticcio di sei uccelli lardellati , cotti e benissimo rosolati ; eppure , con tutto questo , cantavano da innamorare , predicavano la buona ventura e sapevano di medicina meglio di Esculapio . La Regina restò stupita di una cosa tanto meravigliosa , e se ne andò col suo pasticcio parlante nell ' anticamera di Trotona . Mentr ' essa aspettava di poter passare , uno de ' camerieri le si avvicinò e le disse : " Ma non sapete , mio bel Viso - sudicio , che se il Re non pigliasse l ' oppio per dormire , voi lo cavereste di cervello con tutto il chiacchierio che fate nella notte ? " . Fiorina allora capì subito la ragione perché il Re non l ' aveva udita , e disse al cameriere : " Sono tanto sicura di non disturbare i sonni del Re , che stasera , nel caso che io dorma nella sala degli Echi , se non gli darete nemmeno una goccia d ' oppio , tutte queste perle e diamanti saranno per voi " . Il cameriere accettò e dette la sua parola . Dopo pochi minuti arrivò Trotona e vide la Regina che faceva finta di voler mangiare il suo pasticcio . " Che cosa fai costì , Viso - sudicio ? " le disse . " Signora " , rispose Fiorina , " son qui che mangio astrologhi , musici e dottori di medicina . " In quello stesso momento gli uccelli cominciarono a cantare dolcemente , come tante sirene ; poi gridavano : " Buttateci una piccola moneta d ' argento e vi diremo la buona ventura " , Un anatrotto , che torreggiava sugli altri , disse più forte di tutti : " Qua , qua , qua , qua ; io sono medico , io guarisco la gente da tutti i mali e da tutte le pazzie , fuori che da quella d ' amore " . Trotona sbalordita da questo portento non veduto mai in vita sua , gridò , sagrando come un vetturino : " Affeddìo , che bel pasticcio ! Lo voglio per me . Qua , Visosudicio : quanto ne chiedi ? " . " Il solito prezzo " , ella disse , " dormire nella sala degli Echi , e nient 'altro." " Sta bene , e ti voglio dar per giunta anche questa moneta " , disse Trotona , fuor di sé dall ' allegrezza di avere avuto il pasticcio . Fiorina se ne va via ringraziando , tutta contenta per la speranza che questa volta il Re avrebbe sentita la sua voce . Appena venne la notte , ella si fece condurre nella sala degli Echi , colla passione che la struggeva che il cameriere mantenesse la parola e che , invece di dare al Re il solito oppio , gli mettesse innanzi qualche altra bevanda da tenerlo desto ; quando poté figurarsi che tutti dormissero , ella ricominciò i suoi pietosi lamenti : " A quanto pericolo non sono io andata incontro " , ella diceva , " per venirti a cercare , mentre tu mi fuggi e vuoi sposare Trotona ! Che t ' ho io fatto , crudele , per scordarti così i tuoi giuramenti ? Rammentati almeno qualche volta della tua metamorfosi , del mio amore e dei nostri teneri colloqui ! " . Ella ripeté questi colloqui a uno a uno , e con tanta fedeltà di memoria , da far vedere che per lei non c ' era altra cosa al mondo che le fosse più cara di questi ricordi . Il Re non dormiva punto , e sentiva così distintamente la voce di Fiorina e tutte le sue parole , che non sapeva raccapezzarsi da dove venissero : ma il suo cuore , teneramente commosso , gli fece ricordare così al vivo l ' immagine della sua incomparabile Principessa , che nel trovarsi ora diviso da lei sentì il medesimo dolore di quando i coltelli lo ferirono fra i rami del cipresso . E anch ' esso si mise a parlare sullo stesso tono della Regina , e disse : " Ah ! Principessa troppo crudele per un amante che vi adorava ! com ' è egli mai possibile che mi abbiate sacrificato ai nostri comuni nemici ?..." . Fiorina udì le cose che il Re diceva , e non si stette dal rispondergli e dal fargli sapere che s ' egli avesse voluto degnarsi di chiamare presso di sé Viso - sudicio , avrebbe potuto aver la spiegazione di tanti misteri , fin allora inesplicabili per lui . A queste parole il Re , impaziente , chiamò uno dei suoi camerieri , e gli disse se fosse stato possibile di trovargli subito Viso - sudicio e di condurgliela lì . Il cameriere rispose che la cosa poteva farsi in un batter d ' occhio , perché Viso - sudicio era a dormire nella sala degli Echi . Il Re non sapeva che cosa si pensare . Come poteva mai figurarsi che una sì gran Regina , come Fiorina , potesse trovarsi trasfigurata a quel modo ? E come credere che Viso - sudicio avesse la voce della Regina e conoscesse tutti i suoi segreti più intimi , se ella non fosse stata la Regina stessa ? Tormentato da questi sospetti si alzò dal letto , si vestì in fretta e furia , e per una scaletta segreta scese nella sala degli Echi . La Regina aveva levata la chiave : ma il Re ne aveva una che apriva tutte le porte del palazzo . La trovò vestita con una veste leggerissima di seta bianca , che essa era solita portare sotto i suoi panni sudici e strappati ; i suoi bellissimi capelli le scendevano per le spalle ; era distesa sopra un canapè , e una lampada , in lontananza , mandava all ' intorno un pallido sbattimento di luce . Il Re entrò dentro all ' improvviso ; e la passione dell ' amore vincendo tutti i suoi risentimenti , appena l ' ebbe riconosciuta , andò a gettarsi a ' suoi piedi , le bagnò le mani del suo pianto e credette di morire di gioia , di dolore e di mille pensieri diversi che , tutti in una volta , gli si affollarono alla memoria . La Regina non fu meno commossa di lui ; ed ebbe una tal serratura al cuore , che sentiva mancarsi il respiro . Ella guardava fisso fisso il Re , senza dir parola ; e quand ' ebbe la forza di poter parlare , non ebbe quella per fargli dei rimproveri . La gran contentezza di rivederlo le fece dimenticare per un momento tutte le ragioni , che essa credeva fondatissime , di lagnarsi di lui . Alla fine ogni cosa venne in chiaro , tutti e due a vicenda si trovarono giustificati ; il loro amore riprese al disopra , e l ' unica spina , che ormai li tormentasse , era la fata Sussio . Ma in questo frattempo giunse il Mago , grande amico del Re , in compagnia d ' una famosa fata , la quale era appunto quella che aveva dato le quattro uova a Fiorina . Scambiati i primi complimenti d ' uso , il mago e la fata dissero chiaro e tondo che essendosi trovati d ' accordo a riunire i loro poteri in favore del Re e della Regina , la fata Sussio non poteva far altro che un bel nulla contro di essi ; e che per conseguenza non c ' erano più ostacoli per mandare in lungo le loro nozze . Ci vuol poco a figurarsi l ' allegrezza dei due giovani amanti . Appena si fece giorno , la voce si sparse per il palazzo , e tutti furono contenti di vedere la bella Fiorina . Il rumore di questa notizia essendo arrivato fino agli orecchi di Trotona , questa corse subito dal Re : e come rimase brutta , quando gli vide al fianco la sua odiata rivale ! Mentre stava per aprir bocca e per dir loro un sacco di vituperi , il mago e la fata la trasformarono in una maiala , perché così le rimanesse un poco della sua fisionomia e del suo brutto vizio di grugnire . Ella fuggì via , grugnendo sempre fin giù nel cortile , dove fu accolta da uno scoppio di risate , che la messero all ' ultima disperazione . Il Re Grazioso e la Regina Fiorina , liberati finalmente dalla presenza di una così odiosa persona , non pensarono più che a festeggiare le loro nozze : le quali spiccarono per buon gusto e magnificenza : e c ' è da immaginarsi facilmente la felicità dei due sposi , dopo tanti dispiaceri e tante traversie . Domandatelo al Re Grazioso , ed egli vi risponderà : meglio diventare uccelli turchini , corvi e anche anatre palustri , piuttosto che sposare una Trotona , alla quale non si voglia bene . Peccato che non si trovi sempre un mago o una fata per mandare a monte tanti matrimoni , dove l ' amore non c ' entra per nulla ! La Gatta Bianca C ' era una volta un Re il quale aveva tre figli : tre pezzi di giovanotti forti e coraggiosi ; ed egli si era messo paura che volessero salire sul trono prima della sua morte : tanto più , che stando a certe voci che correvano , i suoi figli cercavano dappertutto di farsi dei partigiani per impadronirsi del regno . Il Re cominciava a essere un po ' in là cogli anni , ma essendo ancora verde di spirito e sano di mente , non se la sentiva punto di cedere loro un posto , occupato da lui con tanta dignità . Pensò , dunque , che il miglior partito per vivere tranquillo fosse quello di tenerli a bocca dolce a furia di promesse , che egli avrebbe saputo sempre deludere e mandare in fumo . Li chiamò nel suo gabinetto , e dopo aver parlato alla buona di varie cose , saltò fuori col dire : " Miei cari figli , voi converrete meco che la mia età avanzata non mi permette più di accudire agli affari di Stato con lo stesso impegno d ' una volta ; temo che i miei sudditi ne abbiano a risentire i danni , ed è per questo che ho deciso di mettere la corona sul capo a uno di voi tre . Peraltro è ben giusto che in compenso di un regalo simile , voi dobbiate cercare di compiacermi nel disegno , che oramai ho fatto , di ritirarmi in campagna . Mi pare che un canino vispo , fido , grazioso potrebbe tenermi un ' ottima compagnia : così , senza stare a scegliere il figlio maggiore piuttosto del minore , io vi dichiaro che quello che di voi tre mi porterà il canino più bello , quello sarà il mio erede " . I principi restarono sorpresi del capriccio del loro padre per un canino , ma i due minori vi trovarono il loro tornaconto ed accettarono con piacere la commissione di andare in cerca di un cane . Quanto al figlio maggiore , era troppo timido e troppo rispettoso per far valere i suoi diritti . Presero quindi congedo dal Re , il quale li fornì d ' oro e di pietre preziose , soggiungendo che fra un anno , né più né meno , in quello stesso giorno e alla medesima ora , dovessero tornare a portargli ciascuno il suo canino . Prima di mettersi in viaggio i tre fratelli andarono a un castello , discosto appena un miglio dalla città . Menarono seco gli amici e fecero gran baldoria , giurandosi tutti e tre amicizia eterna , e restando intesi che in questa faccenda avrebbero ciascuno tirato avanti per il fatto suo , senza gelosie e rancori , e che in ogni caso il più fortunato avrebbe sempre tenuto a parte gli altri due della sua fortuna . E così partirono , dopo aver fissato che al ritorno si sarebbero ritrovati nello stesso castello , per poi recarsi tutti insieme dal Re . Non vollero con sé nessuno , e cambiarono di nome per non essere riconosciuti . Ciascuno prese una via diversa . I due maggiori ebbero molte avventure ; ma io racconterò soltanto quelle del minore . Il quale era grazioso , d ' umore allegro e piacevole , una bella testa , fisonomia signorile , fattezze regolari , bei denti e moltissima destrezza in tutti quegli esercizi , che completano l ' educazione di un gentiluomo . Cantava con gusto , suonava il liuto e la chitarra da incantare , maneggiava la tavolozza , era insomma un cavaliere compitissimo e di un coraggio che rasentava la temerità . Non passava giorno che non comprasse cani grandi , piccoli , levrieri , bull - dogs , da caccia , spagnuoli , barboni . Se ne aveva uno bello e ne trovava un altro più bello , lasciava il primo per tenersi l ' altro : perché gli sarebbe stato impossibile , solo com ' era , di menarsi dietro trenta o quarantamila cani ; ed egli non voleva con sé nessuno strascico di gentiluomini o di servitori o di paggi . Camminava e camminava , senza sapere neanche lui dove andasse , quand ' ecco che una volta si trovò sorpreso dalla notte , dai tuoni e da un gran rovescio d ' acqua nel mezzo d ' una foresta , dove non raccapezzava più nemmeno la strada che doveva fare . Prese il primo viottolo che gli capitò fra i piedi , e dopo aver camminato un pezzo , poté scorgere un po ' di luce ; e da questa si figurò che , non molto lontano , ci dovesse essere qualche casa , dove avrebbe potuto mettersi al coperto fino al giorno . Guidato così da quella po ' di luce che vedeva , giunse alla porta di un castello , il più magnifico che si possa immaginare . La porta era d ' oro , coperta di carbonchi , il cui bagliore limpido e smagliante illuminava tutti i dintorni . E questa era la luce che il Principe aveva veduto di lontano . I muri erano di porcellana trasparente sulla quale , dipinta in colori , si vedeva la storia di tutte le fate dalla creazione del mondo in poi ; né vi erano dimenticate le famose avventure di Pelle d ' Asino , di Finetta , del Melarancio , di Graziosa , della Bella addormentata nel bosco , di Serpentino Verde e di cent ' altri . Gli fece grandissimo piacere di riconoscervi anche il Principe Folletto , perché era suo zio all ' uso di Brettagna . La pioggia e la stagione indiavolata gli levarono la voglia di trattenersi più a lungo in un luogo , dove si bagnava tutto fino all ' ossa , senza contare che dove non giungeva il riflesso luminoso dei carbonchi , non ci si vedeva proprio di qui a lì . Tornò alla porta d ' oro , e vide uno zampetto di capriolo attaccato in fondo a una piccola catena tutta di diamanti : e non poté di meno di restare a bocca aperta , non tanto per la magnificenza di quel cordone da campanello , quanto per la gran sicurezza colla quale vivevano in quel palazzo . " Perché " , faceva egli a dire , " che ci vorrebbe per i ladri a staccare la catenella e portar via i carbonchi ? Sarebbe il vero modo di diventar ricchi una volta per tutte . " Tirò lo zampetto di capriolo : subito sentì suonare una campanella , che allo squillo gli parve d ' oro o d ' argento . Di lì a un minuto la porta si aprì , senza che egli potesse veder altro che una dozzina di mani per aria , ciascuna delle quali teneva una fiaccola accesa . A quella vista restò così intontito , che non sapeva risolversi a entrare , quando sentì altre mani , che lo spingevano per dietro , e anche con una certa tal qual violenza . Egli entrò là dentro a malincuore , e per ogni buon fine e rispetto portò la mano all ' impugnatura della spada : quand ' ecco , che traversando un vestibolo , tutto incrostato di porfido e di lapislazzuli , sentì due voci angeliche che cantavano così : Delle man . , che vedete Non vi prenda sospetto : Ché sotto questo tetto Non c ' é da temer nulla . Se non le seducenti Grazie di un bel visino ; Caso che il vostro cuore Non voglia rimaner schiavo d ' amore . Egli non poté immaginarsi che lo invitassero con tanta buona grazia , per fargli poi un brutto tiro : per cui , sentendosi sospinto verso una gran porta di corallo , che si aprì al suo avvicinarsi , entrò in una gran sala , tutta di madreperla ; e quindi passò in altre sale ornate in mille maniere differenti e così ricche di pitture e di marmi preziosi , da farlo restare sbalordito . Migliaia e migliaia di lumi , che dal soffitto arrivavano fino a terra , illuminavano altri quartieri ; anche questi pieni di lampadari , di luci a riflesso e di ventole gremite di candele . Per farla corta , era una tal maraviglia da crederla un sogno . Dopo aver traversato una fila di sessanta stanze , le mani che lo guidavano lo fecero fermare , ed esso vide una poltrona grande e molto comoda , che si accostò da sé sola al camminetto . In quel mentre il fuoco si accese : e le mani che gli sembravano bellissime , bianche , piccole , bofficette e ben proporzionate , cominciarono a spogliarlo : perché , com ' ho detto poco fa , era tutto fradicio mézzo e c ' era il caso di fargli prendere un ' infreddatura . Gli fu presentato senza che egli vedesse alcuno , una camicia così bella , che era proprio una camicia da sposi , insieme a una veste da camera , di stoffa trapunta d ' oro e ricamata di piccoli smeraldi , che formavano degli arabeschi e delle cifre . Le mani , senza corpo , gli avvicinarono una toeletta , che era una vera maraviglia : e lo pettinarono con tanta leggerezza e con tanta maestria , che rimase contentissimo . Poi lo rivestirono tutto , non coi panni di lui , ma con gli altri abiti molto più belli . Egli stava ammirando , senza fiatare , tutto quello che accadeva sotto i suoi occhi , e di tanto in tanto aveva qualche brivido di paura , che non poteva vincere a nessun costo . Quando l ' ebbero incipriato , pettinato , profumato , vestito in gala , e fatto più bello d ' un amore , le solite mani lo condussero in una sala magnifica per i mobili e per le dorature . In giro alle pareti si vedeva la storia dei gatti più famosi . Rodilardo appiccato pei piedi , nel Consiglio dei Topi : il Gatto cogli stivali , marchese di Carabà : il Gatto scrivano : il Gatto cambiato in donna , i Sorci mutati in gatti : il Sabbato e tutte le sue stregherie ; insomma non c ' era cosa più originale di questi quadri . La tavola era apparecchiata , con sopra due posate e due tovagliolini , ciascuno dei quali col suo laccetto d ' oro : la dispensa faceva restare a bocca aperta per la quantità di vasi di cristallo di monte e di altre pietre preziose . Il Principe non sapeva per chi fossero quelle due posate , quando vide alcuni gatti che andavano a pigliar posto in una piccola orchestra fatta apposta per loro : uno portava un libro pieno di capperi e di note le più strane del mondo : un altro teneva in mano un quaderno arrotolato , per battere il tempo : gli altri avevano delle piccole chitarre . Tutt ' a un tratto , ciascuno di essi cominciò a miagolare in diversi toni e a grattare coll ' unghie le corde della chitarra . Il Principe avrebbe quasi creduto di esser capitato all ' inferno , se non gli fosse parso che il palazzo fosse troppo meraviglioso per dar motivo a simili sospetti : e non potendo far altro , si tappava gli orecchi e si buttava via dalle risate , a vedere i gesti e le boccacce di quei musicanti di una razza nuova . Mentre stava pensando alle tante cose che gli erano accadute in questo castello , vide entrare una figurina non più alta di mezzo braccio . Questa specie di bambolina era coperta dalla testa ai piedi da un lungo velo di crespo nero . L ' accompagnavano due gatti , anch ' essi abbrunati , col mantello e la spada al fianco . E dietro a loro , un numeroso corteggio di gatti , che portavano trappole e gabbie piene di sorci e di topi . Il Principe era fuori di sé dallo stupore , e non sapeva che cosa pensare . Intanto la bambolina si avvicinò e si tolse il velo : sicché egli poté vedere la più bella gattina , fra quante ce ne furono e ce ne saranno mai . Ella appariva molto giovine e molto afflitta : e faceva un miagolìo così dolce e così carino , che andava proprio al cuore . Ella disse al Principe : " Figlio di Re , tu sei il benvenuto . La mia miagolante maestà ti vede con piacere " . " Signora Gatta " , disse il principe " voi siete molto buona a farmi sì cortese accoglienza ; ma voi non mi avete l ' aria di essere una bestiolina come tutte le altre : il dono della parola e il bel castello che possedete , ne sono una prova lampante . " " Figlio di Re " , riprese la Gatta , " ti prego , non mi dire dei complimenti . Io sono semplice di modi e di parole : ma ho un buon cuore . Animo ! " continuò ella " si serva subito in tavola ; e i musicanti tacciano , perché tanto il Principe non intende nulla di quello che dicono . " " Dicono forse qualche cosa ? " , domandò egli . " Ma sicuro " , ella soggiunse , " perché qui ci sono dei letterati , che hanno moltissimo spirito : e se resterete un poco fra noi , ve ne persuaderete facilmente . " " Basta sentirvi discorrere , per crederlo subito " , disse il Principe con molta galanteria , " ed è per questo , o signora , che io vi stimo una gatta veramente singolare . " Fu portata la cena : la quale era servita da quelle stesse mani , appartenenti a corpi invisibili . Si rifecero dal mettere in tavola due pasticci : uno di piccioncini e l ' altro di sorci grassi come ortolani . La vista di quest ' ultimo pasticcio fece perdere al Principe la voglia di assaggiare il primo ; per il sospetto che tutti e due fossero stati cucinati dallo stesso cuoco , e con le medesime rigaglie : ma la gattina , vedendogli far boccuccia , indovinò la sua idea e lo accertò che la sua cucina era fatta a parte , e che poteva mangiare tranquillamente le pietanze , che gli avessero messo dinanzi , senza scrupolo di trovarci dentro o topi o sorci . Il Principe non se lo fece dire due volte , persuaso che la bella Gattina non poteva avere nessun motivo per dargli ad intendere una cosa per un ' altra . E mentre mangiava gli venne fatto notare che ella aveva un piccolo ritratto in avorio , attaccato a una zampa , e gli fece specie . La pregò se avesse voluto mostrarglielo , credendo che fosse il ritratto di padron Buricchio . Ma rimase oltremodo stupito nel vedere che era un giovine così bello , da non credere che la natura n ' avesse formato un altro compagno : e il ritratto somigliava tanto a lui , che se gliel ' avessero dipinto apposta , non poteva esser più vero e più parlante . Ella sospirò : e facendosi anche più trista , serbò un profondo silenzio . Il Principe capì che ci doveva esser sotto qualche cosa di misterioso e di straordinario , ma non ebbe cuore di chiedere spiegazioni , per paura di far dispiacere alla Gatta e di affliggerla più che mai . Egli le parlò di tutte le novità che sapeva , e la trovò istruttissima degl ' interessi delle case principesche e di tutti i fatti che accadevano nel mondo . Alzati da cena , la Gatta Bianca invitò il suo ospite a voler passare in una gran sala , dove c ' era un teatro sul quale davano un balletto dodici gatti e dodici scimmie . Gli uni erano vestiti da mori , le altre da chinesi . È facile immaginarsi i salti e le capriole che facevano , e i graffi e le zampate che di tanto in tanto si scambiavano fra loro . La serata finì così . Gatta Bianca dette la buona notte al suo ospite : e le mani , che l ' avevano condotto fin lì , lo ripresero e lo menarono in un quartiere , che era tutto differente da quello che aveva visto . Poteva dirsi più elegante che magnifico : ed era tappezzato , di cima in fondo , di ali di farfalle , i cui variati colori formavano mille fiori diversi . Vi erano pure delle penne di uccelli rarissimi , e che forse non si sono veduti altro che in quel luogo . I letti erano di velo , e ornati con bellissimi fiocchi di nastro ; e dappertutto grandi specchi , che andavano dall ' impiantito al soffitto , e messi dentro a cornici cesellate d ' oro e che rappresentavano migliaia e migliaia di piccoli amorini . Il Principe entrò a letto senza fare una parola , perché era impossibile attaccare un po ' di conversazione colle mani che lo servivano . Dormì poco e fu svegliato da un rumore confuso . Le mani , lì pronte , lo tirarono subito fuori del letto e gli messero addosso un vestito da caccia . Dette un ' occhiata giù , nella corte del castello , e vide più di cinquecento gatti , dei quali alcuni tenevano i levrieri al guinzaglio , e gli altri suonavano il corno . Era una gran festa : Gatta Bianca andava alla caccia , e voleva che il Principe fosse della partita . Le solite mani , addette al suo servizio , gli presentarono un cavallo di legno , che correva a briglia sciolta e che sapeva andare al passo , che era uno stupore . Egli stintignava un poco a montarci sopra , dicendo che era quasi lo stesso che fargli fare la figura di cavaliere errante come Don Chisciotte : ma la sua mala voglia gli giovò poco : si trovò messo di peso sul cavallo di legno , il quale aveva una gualdrappa e una sella a ricami d ' oro e di diamanti . Gatta Bianca cavalcava uno scimmiotto , il più bello e il più fiero che si potesse mai vedere ; essa aveva lasciato il suo gran velo e portava in testa un berretto da amazzone , che le dava una cert ' aria di spavalderia , che metteva paura a tutti i sorci del vicinato . Non c ' è stata mai un ' altra caccia divertente come quella : i gatti correvano più dei conigli e delle lepri : e così , quando chiappavano qualche animale , Gatta Bianca voleva che lo mangiassero dinanzi a lei , e questa cosa dava luogo a mille giuochi piacevolissimi di agilità e di destrezza . E nemmeno gli uccelli , dal canto loro , erano sicuri : perché i gattini s ' arrampicavano su per gli alberi : e il bravo scimmiotto portava Gatta Bianca fin dentro ai nidi dell ' Aquile , perché disponesse a piacer suo delle piccole Altezze aquiline . Finita la caccia , ella prese un corno lungo un dito , ma che mandava un suono così chiaro e sfogato , da farsi sentire benissimo alla distanza di cento miglia . Quand ' ebbe fatti due o tre squilli di corno , si vide circondata da tutti i gatti del paese : alcuni arrivarono per aria , portati in cocchio : altri venivano per acqua , dentro le barche : insomma era uno spettacolo non mai veduto . Quasi tutti erano vestiti in diversi modi . Gatta Bianca , accompagnata da questo pomposo corteggio , ritornò al palazzo e pregò il Principe a venirvi anche lui . Egli gradì l ' invito , sebbene tutto questo gattaio gli sapesse un po ' troppo di sabbato e di stregheria , e la Gatta parlante gli paresse più strana e più inconcepibile di tutto il resto . Appena entrata nel palazzo , le portarono il suo velo nero . Cenò col Principe , il quale aveva una fame che parevano due , e mangiò per quattro . Furono portati dei liquori , che egli gustò volentieri , ma che gli fecero dimenticare , lì per lì , il canino che doveva portare al Re . Da quel momento in poi non aveva altro pensiero che stare a miagolare con Gatta Bianca : o , come chi dicesse , a tenerle buona e fidata compagnia : tutti i giorni passarono in feste piacevoli , ora alla pesca , ora alla caccia : eppoi balli , tornei e altri spassi , che lo divertivano moltissimo . Spesso e volentieri la bella Gatta faceva dei versi e delle canzonette in uno stile così appassionato , da far capire che aveva il cuore sensibile e che certe cose non si sanno dire , senza essere innamorati : ma il suo segretario , che era un vecchio soriano , aveva una mano di scritto così brutta , che sebbene le opere di lei sieno state conservate , oggi è impossibile leggerle e raccapezzarvi dentro qualche cosa . Il Principe si era scordato di tutto , perfino del suo paese . Le solite mani , rammentate tante volte , continuavano a servirlo . Qualche volta si pentiva di non essere un gatto , per poter passare tutta la vita in così amabile compagnia " Povero me ! " , diceva egli a Gatta Bianca , " come sarei disperato se dovessi lasciarvi ; vi amo tanto ! o diventate donna , o fatemi diventare un gatto ! " Ella pigliava in chiasso queste parole , e gli dava delle risposte così ambigue e sibilline , da non ricavarci un numero . Un anno passa presto , in ispecie quando non si hanno né seccature né pensieri : e quando si sta bene di salute e ci manca il tempo per potersi annoiare . Gatta Bianca sapeva il giorno in cui egli doveva tornare a casa , e perché egli non ci pensava più , credé ben fatto ricordarglielo . " Sai tu " , ella gli disse , " che ti restano tre giorni solamente , per cercare il canino tanto desiderato da tuo padre , e che i tuoi fratelli ne hanno trovati dei bellissimi ? " Il Principe ritornò in sé , e maravigliandosi della sua negligenza : " Per quale incantesimo piacevole " disse " ho potuto scordarmi di una cosa , che mi stava a cuore al disopra di tutte le altre ? Ce ne va della mia gloria e della mia fortuna . Dove troverò un canino , proprio come ci vuole , per guadagnare un Regno , e un cavallo così scappatore da arrivare in tempo ? " . E incominciò a inquietarsi e a mettersi di cattivo umore . Gatta Bianca , con una vocina carezzevole , gli disse : " Figlio di Re , non ti dare alla disperazione : io sono fra i tuoi buoni amici : puoi trattenerti qui ancora un giorno , perché sebbene da qui al tuo paese ci sieno più di duemila miglia , il bravo cavallo di legno ti ci porterà in meno di dodici ore " . " Vi ringrazio , mia bella Gatta " , disse il Principe , " peraltro non mi basta di tornare da mio padre , ma bisogna che gli porti anche un canino . " " Tieni " , gli disse Gatta Bianca , " eccoti una ghianda , dove ce ne troverai dentro uno assai più bello della stessa canicola . " " Via , via , signora Gatta " , disse il Principe , " Vostra Maestà si piglia giuoco di me . " " Avvicina la ghianda all ' orecchio " , ella soggiunse , " e lo sentirai abbaiare . " Esso obbedì ; e sentì subito il canino che faceva : bu ! bu ! Il Principe saltava dalla contentezza : perché un canino , che può entrare in una ghianda , bisogna che sia piccino davvero . Egli voleva aprirla , perché si struggeva di vederlo ; ma Gatta Bianca gli disse che per la strada avrebbe potuto sentir freddo e che era meglio aspettare che fosse dinanzi al Re suo padre . Il Principe la ringraziò mille volte e poi dell ' altro : e gli dette un addio che veniva proprio dal cuore . " Vi giuro " , egli soggiunse " che i giorni mi son passati come un lampo ; volere o non volere , sento che mi dispiace a lasciarvi ; e sebbene voi siate qui la sovrana , e i gatti che vi corteggiano sieno più spiritosi e galanti dei nostri , io non mi perito a invitarvi a venir via con me . " La Gatta , a questa proposta , rispose con un profondo sospiro . Si lasciarono . Il Principe arrivò il primo nel luogo , dove co ' suoi fratelli era stato fissato il ritrovo . Dopo poco arrivarono anche gli altri e rimasero maravigliati nel vedere un cavallo di legno , che caracollava meglio di quelli delle scuole d ' equitazione . Il Principe andò loro incontro : si abbracciarono ripetutamente e si raccontarono le avventure dei loro viaggi : ma il nostro Principe non disse tutta la verità circa a quanto gli era accaduto , e mostrò ai fratelli un canucciaccio mezzo spelacchiato , dicendo che gli era parso così grazioso , che aveva pensato di portarlo a suo padre . Per quanto si volessero bene tra fratelli e fratelli , nondimeno i due maggiori sentirono un gran piacere della cattiva scelta fatta dal minore ; e perché erano a tavola , si davano di nascosto nel piede , come per dire che da lui non avevano nulla da temere . Il giorno dopo partirono tutti e tre insieme , nella medesima carrozza . I due figli maggiori del Re avevano in alcuni panieri dei canini così belli e così delicati , che pareva non si dovessero toccare , per paura di sciuparli . Il minore aveva il suo cane spelacchiato , così inzaccherato di mota , che nessuno lo voleva accosto . Appena arrivati al palazzo , tutti furono loro dintorno per dargli il ben tornato : quindi passarono nelle stanze del Re . Esso non sapeva in favore di chi decidersi , perché i due cani presentati dai suoi figli maggiori erano pari a bellezza : e già i due fratelli si disputavano il vantaggio della successione al trono , quando ecco che il Principe trovò il mezzo di metterli d ' accordo , cavando fuori di tasca la ghianda , che Gatta Bianca gli aveva dato . Apertala in presenza di tutti , ciascuno poté vedere un canino , accovacciato nel cotone , il quale sarebbe passato attraverso a un anello da dito , senza nemmeno toccarlo . Il Principe lo posò in terra , ed egli si mise a ballare la sarabanda con accompagnamento di nacchere e con tanta grazia e leggerezza , come non avrebbe saputo far meglio , la più celebre ballerina spagnuola . Esso era di mille colori , tutti diversi , e il pellame e gli orecchi gli toccavano terra . Il Re rimase un po ' male , perché era proprio impossibile trovar da ridire qualche cosa sulla bellezza di quel cagnolino . A ogni modo egli non aveva punta voglia di disfarsi della sua corona : ogni rosone di essa gli era mille volte più caro di tutti i cani dell ' universo . Disse dunque ai suoi figliuoli di essere arcicontento di tutto quello che avevano fatto : ma siccome eran riusciti così bene nella prima prova , voleva avere un altro saggio della loro abilità , prima di mantenere la parola data ; per cui dava loro tempo un anno a cercargli una pezza di tela così fine e sottile , da passar tutta dalla cruna di un ago , di quelli da ricamo . Tutti e tre sentirono male la cosa di doversi rifar da capo a cercare . I due principi , i cui cani erano meno belli di quello del fratello minore , si rassegnarono . Ognuno se n ' andò per il suo viaggio e senza perdersi in tante tenerezze come la prima volta , perché il bel cagnolino era stato cagione di un certo raffreddamento fra loro . Il nostro Principe rimontò sul suo cavallo , e senza curarsi di altri aiuti , all ' infuori di quelli che poteva attendere dalla Gatta Bianca , partì alla gran carriera e ritornò al castello , dov ' ella gli aveva fatto così buon viso e lieta accoglienza . Trovò che tutte le porte erano spalancate e le mura risplendenti per centomila fiaccole accese , che facevano un effetto meraviglioso . Le solite mani , che l ' avevano servito sempre con tanta puntualità , gli si fecero incontro : e presa la briglia del bravo cavallo di legno , lo portarono alla scuderia , mentre il Principe si avviava verso la camera di Gatta Bianca . Ella stava coricata dentro a una piccola cestina sopra un guanciale di seta , bianca come la neve . La sua pettinatura era un po ' trascurata e la fisonomia abbattuta e trista : ma appena visto il Principe , fece mille salti e mille sgambetti , per fargli intendere la gioia che provava . " Per quante ragioni avessi per credere al tuo ritorno " , diss ' ella , " ti confesso , o figlio di Re , che ci contavo assai poco : per il solito sono così disgraziata ne ' miei desideri , che questa volta mi par proprio di aver avuto una vera fortuna . " Il Principe , in ricambio , le fece mille carezze : e le raccontò l ' esito del suo viaggio , che forse ella già sapeva meglio di lui ; e venne a dire come qualmente il Re voleva una pezza di tela che potesse passare dalla cruna d ' un ago ; che questa cosa a lui gli pareva impossibile , ma che a ogni modo voleva tentarla , ripromettendosi miracoli dalla buona amicizia e dall ' aiuto di lei . Gatta Bianca , pigliando una cert ' aria di serietà , rispose che non era una faccenda da darsene pensiero : che , per buona fortuna , aveva nel suo castello delle Gatte che filavano benissimo : che essa pure vi avrebbe messo lo zampino , per mandare avanti il lavoro ; in una parola che egli poteva starsene tranquillo , e che avrebbe trovato lì quello che cercava , senza bisogno di andare a girellone per il mondo . In quel punto apparirono le mani , le quali portavano delle fiaccole : e il Principe andando dietro a esse , insieme con Gatta Bianca , entrò in una magnifica terrazza coperta , che dava lungo un gran fiume , sul quale furono incendiati bellissimi fuochi d ' artifizio . Vi si dovevano bruciare quattro gatti , ai quali era stato fatto un processo in tutte le regole . Erano accusati di aver mangiato l ' arrosto preparato per la cena di Gatta Bianca , il suo formaggio e il suo latte : e di aver cospirato contro la sua real persona insieme con Martafaccio e l ' Eremita , famosi topi di quella contrada e tenuti per tali anche da La - Fontaine , scrittore degnissimo di fede ; ma , con tutto questo , si sapeva che nel processo c ' erano stati molti pasticci , e che quasi tutti i testimoni avevano preso il boccone . Fatto sta , che il Principe ottenne per loro la grazia : e i fuochi d ' artifizio non bruciarono nessuno : e dei razzi e delle girandole a quel modo , non se ne sono mai più vedute . Dopo i fuochi fu imbandita una cena , che il Principe gustò assai più delle girandole e dei razzi , perché aveva una fame da lupi , per la ragione che il suo cavallo di legno l ' aveva fatto correr tanto , come se fosse stato in strada ferrata , e anche più . I giorni passavano e si somigliavano : feste dalla mattina alla sera , e sempre differenti , colle quali l ' ingegnosa Gatta Bianca teneva allegro il suo ospite : e forse non c ' è stato un altro mortale , che si sia tanto divertito , non avendo con sé altra compagnia che quella dei gatti . Gli è vero che Gatta Bianca aveva uno spirito grazioso , seducente e adattato a ogni cosa ; ella ne sapeva più di quel che è lecito saperne a un gatto : e il Principe molte volte ne rimaneva stupito . " No " , esso le diceva , " le meraviglie che mi vien fatto di notare in voi , non sono punto naturali : se voi mi amate davvero , carissima Micina , ditemi per quale miracolo pensate e parlate con tanta finezza di buon senso , da rendervi degna di sedere fra i begl ' ingegni delle più celebrate Accademie . " " Finiscila con queste domande , figlio di Re " , ella gli disse , " a me non è lecito risponderti : tu puoi almanaccare quanto ti pare e piace : padronissimo ! Ti basti soltanto sapere che avrò sempre per te una zampina col guanto di velluto : e che ogni cosa che ti riguarda sarà come se fosse una cosa mia . " Questo second ' anno passò , senza addarsene , come il primo . Il Principe non aveva tempo di desiderare un oggetto , che le solite mani , sempre pronte , glielo portavano subito : sia che si trattasse di libri , di gemme , di quadri , di medaglie antiche : insomma egli non doveva far altro che dire : " voglio il tal bigiù , che è nel gabinetto intimo del Mogol o del Re di Persia , o la tale statua di Corinto o di Grecia " che subito vedeva comparirsi davanti ciò che desiderava , senza sapere né chi gliel ' avesse portata , né di dove venisse . Ecco una virtù magica , che ha le sue attrattive e che , non foss ' altro per passatempo , ci farebbe nascere la voglia di diventare i padroni dei più bei tesori della terra . Gatta Bianca , che non perdeva mai d ' occhio gl ' interessi del Principe , lo avvertì che il tempo della sua partenza si avvicinava e che poteva stare tranquillo in quanto alla pezza di tela tanto desiderata , perché essa gliene aveva tessuta una maravigliosa : aggiungendo che questa volta voleva regalargli un equipaggio degno di lui . E senza dargli tempo di rispondere , l ' obbligò a guardar giù nel cortile del castello . E lì , infatti , vi era una carrozza scoperta , tutta d ' oro smaltato , color fuoco , con mille imprese galanti dipinte sopra , che facevano piacere agli occhi e alla mente . V ' erano attaccati quattro per quattro , dodici cavalli bianchi come la neve , carichi di gualdrappe di velluto rosso fiammante , ricamate a diamanti e guarnite di fibbie e di piastrelle d ' oro . La carrozza era foderata dentro colla stessa magnificenza ed aveva un seguito d ' altre cento carrozze a otto cavalli , tutte piene di signori di grande apparenza e splendidamente vestiti . V ' era di scorta un reggimento di mille guardie del corpo , le cui uniformi erano così coperte di ricami e di alamari , che il panno non si distingueva più : e la cosa singolare era questa : che il ritratto della Gatta Bianca si vedeva da per tutto , sugli stemmi della carrozza , sull ' uniforme delle guardie , e perfino attaccato con un nastro all ' occhiello dell ' abito dei cortigiani , come la insegna di un nuovo ordine cavalleresco , di cui essa gli avesse onorati . " Ora parti pure " , diss ' ella al Principe , " e presentati al Re tuo padre in codest ' arnese abbagliante ; e che la tua magnificenza da gran signore lo metta in suggezione tanto da non aver cuore di ricusarti il trono che ti sei meritato . Eccoti una noce : guarda bene di non schiacciarla , finché non sarai alla presenza di lui : dentro ci troverai la pezza di tela , che m ' hai domandata . " " Graziosa Bianchina " , egli rispose , " vi giuro che sono talmente preso dalle vostre gentilezze per me , che , se foste contenta , preferirei di passar la mia vita con voi , a tutte le grandezzate che mi aspettano fuori di qui . " " Figlio di Re " , ella soggiunse , " io credo alla bontà del tuo cuore , merce rara fra i Principi : perché essi vogliono essere amati da tutti , e non amar nessuno . Ma tu sei l ' eccezione della regola . Io ti tengo conto del bene che dimostri di volere a una Gattina Bianca , la quale in fondo in fondo , non è buona ad altro che a prender topi . " Il Principe le baciò la zampetta e partì . Se già non si sapesse come il cavallo di legno gli avesse fatto fare duemila miglia in meno di quarantott ' ore , ora si stenterebbe a credere la gran furia che messe per arrivare in tempo . Se non che la stessa potenza che animava il cavallo di legno , spronò talmente anche gli altri , che non restarono per la strada più di ventiquattr ' ore . Non fecero neppure una fermata , finché non furono giunti dal Re , dove già i due fratelli maggiori si trovavano : i quali , non vedendo arrivare il fratello minore , gongolavano del suo ritardo e bisbigliavano fra loro sottovoce : " Questa è una bazza per noi : o è morto o è malato : e così avremo un rivale di meno , nella successione al trono " . Senza perder tempo spiegarono le loro tele , le quali , a dir la verità , erano tanto fini , da passar dalla cruna di un ago grosso : ma per in quanto alla cruna di un ago sottile , era inutile parlarne ; e il Re , tutto contento di aver trovato questo attaccagnolo , mostrò loro l ' ago che egli aveva prescelto e che per ordine suo i magistrati avevano recato dal Tesoro della città , dov ' era stato gelosamente custodito . Nacque un gran diverbio : e tutti vollero dire la sua . Gli amici de ' Principi , e segnatamente quelli del maggiore , la cui tela senza dubbio era la più bella , sostenevano che il Re aveva messo fuori una gretola , dove c ' era mescolata molta dose di furberia e di malafede . Alla fine , per troncare ogni pettegolezzo , si sentì per la città il rumore allegro e cadenzato di una fanfara di trombe , timballi e clarinetti : era il nostro Principe , che arrivava col suo splendido corteggio . Il Re e i suoi due figli fecero tanto d ' occhio alla vista di uno spettacolo così sorprendente . Appena ebbe salutato rispettosamente il padre suo e abbracciati i fratelli , cavò fuori da una scatola , tutta incrostata di rubini , la noce : e la schiacciò . Egli si aspettava di trovarci la pezza di tela , tanto decantata : ma invece c ' era una nocciuola ; schiacciò anche questa , e rimase stupito di trovarci dentro un nocciolo di ciliegia . Tutti si guardarono in viso : il Re se la rideva sotto i baffi e si divertiva alle spalle del figlio , il quale era stato tanto baccello da credere di poter portare una pezza di tela dentro a una noce ; ma perché non ci doveva credere , quando già gli era stato dato un canino che entrava tutto in una ghianda ? Egli schiacciò anche il nocciolo di ciliegia , il quale era tutto pieno della sua mandorlina . Allora cominciò per la sala un gran bisbiglìo : e non si sentiva altro che questo ritornello : " Il Principe cadetto l ' hanno preso a godere !..." . Egli non rispose nulla alle insolenti freddure dei cortigiani . Aprì in mezzo la mandorlina , e ci trovò un chicco di miglio . Oh ! allora poi , per dir la verità , cominciò anch ' esso a dubitare e masticò fra i denti , " Ah ! Gatta Bianca , Gatta Bianca , tu me l ' hai fatta !..." In questo punto sentì sulla mano un ' unghiata di gatto , che lo graffiò così bene da fargli uscire il sangue . Egli non sapeva se quell ' unghiata fosse per dargli coraggio o per consigliarlo a smettere : a ogni modo aprì il chicco di miglio , e lo stupore di tutti non fu piccolo davvero quando ne tirò fuori una pezza di tela di mille metri così meravigliosa , che c ' erano dipinti sopra ogni maniera d ' uccelli , di pesci , di animali , con gli alberi , i frutti e le piante della terra , gli scogli , le rarità e le conchiglie del mare , il sole , la luna , le stelle , gli astri e i pianeti del cielo . E c ' erano anche i ritratti dei Re e dei Sovrani che regnavano allora nel mondo : e quelli delle loro mogli , dei figliuoli e di tutti i loro sudditi , senza che vi fossero dimenticati i più infimi , fra gli straccioni e gli sbarazzini di strada . Ciascuno , nel suo stato , rappresentava il personaggio che doveva rappresentare , ed era vestito alla foggia del suo paese . Quando il Re ebbe visto questa pezza di tela , si fece bianco in viso , come s ' era fatto rosso il Principe , nel mentre che la cercava . Tanto il Re che i due Principi maggiori serbavano un cupo silenzio , sebbene a più riprese si trovassero forzati a dire che in tutto quanto il mondo non c ' era un ' altra cosa , che potesse agguagliarsi alla bellezza e alla rarità di questa tela . Il Re lasciò andare un gran sospiro e voltandosi a ' suoi figli , disse loro : " Non potete figurarvi la mia consolazione , nel vedere la deferenza che avete per me : io desidero dunque che vi mettiate a una novella prova . Andate a viaggiare ancora un anno , e colui che in capo all ' anno menerà seco la più bella fanciulla , quello la sposerà e sarà incoronato Re il giorno stesso delle sue nozze ; perché , in fin dei conti , è una necessità che il mio successore abbia moglie : e faccio giuro e prometto che questa volta sarà l ' ultima e non manderò più per le lunghe la ricompensa promessa " . Questa qui , a guardarla bene , era una ingiustizia bella e buona a carico del nostro Principe . Il cagnolino e la pezza di tela , invece di un regno , ne meritavano dieci ; ma il Principe aveva un carattere così ben fatto , che non volle mettersi in urto col padre suo : e senza rifiatare , rimontò in carrozza e via . Il suo corteggio lo seguì , ed egli tornò dalla sua cara Gatta Bianca . Ella sapeva il giorno e il minuto che doveva arrivare ; per tutta la strada c ' era la fiorita e mille bracieri con sostanze odorose fumavano fuori e dentro al castello . Essa se ne stava seduta sopra un tappeto di Persia , sotto un baldacchino di broccato d ' oro in una galleria , dalla quale poteva vederlo ritornare . Fu ricevuto dalle solite mani , che l ' avevano sempre servito . Tutti i gatti si arrampicarono su per le grondaie , per dargli il ben tornato , con un miagolio da straziare gli orecchi . " Ebbene , figlio di Re " , ella gli disse , " eccoti tornato qui , e senza corona . " " Signora " , egli rispose , " la vostra buona grazia mi aveva messo in caso di guadagnarmela : ma ho capito che il Re avrebbe più dispiacere a disfarsene di quello che io avessi gusto a possederla . " " Non importa " , ella soggiunse , " non bisogna trascurar nulla per meritarla ; io ti aiuterò anche questa volta , e poiché bisogna che tu meni alla corte di tuo padre una bella fanciulla , penserò io a cercartene una che ti faccia vincere il premio : intanto divertiamoci , ed è per questo che ho ordinato un combattimento navale fra i miei gatti e i terribili topi del paese . I miei gatti si troveranno un po ' impappinati nei loro movimenti , perché hanno paura dell ' acqua ; ma senza di questo , essi avrebbero troppo il disopra : e , per quanto si può , bisogna cercare di bilanciare le forze . " Il Principe ammirò la prudenza della signora Micina : le fece i suoi mirallegri e andò con essa sopra una gran terrazza che dava sul mare , I vascelli dei gatti consistevano in grandi pezzi di sughero , sui quali vogavano abbastanza comodamente . I topi avevan riuniti e legati insieme molti gusci d ' ovo e questi erano le loro navi . Il combattimento fu accanito e crudele : i topi si buttavano nell ' acqua e nuotavano con più maestria dei gatti : e così ben più di venti volte si trovarono a essere vincitori e vinti : ma Minagorbio , ammiraglio della flotta gattesca , ridusse l ' armata topina all ' ultima disperazione , e si mangiò con molto gusto il generale della flotta nemica , che era un vecchio topo di grande esperienza , il quale aveva fatto per tre volte il giro del mondo sopra grossi vascelli dove egli non era né capitano , né marinaio , ma semplice leccalardo . Gatta Bianca non volle che quei poveri disgraziati fossero interamente distrutti . Essa aveva politica e pensava che se in paese non ci fossero più stati né topi né sorci , i suoi sudditi sarebbero vissuti in un ozio , che poteva alla lunga diventare pericoloso , Il Principe passò anche quest ' anno , come i due precedenti , andando a caccia , alla pesca e giuocando : perché bisogna sapere che Gatta Bianca era bravissima al giuoco degli scacchi . Egli , di tanto in tanto , non poteva stare dal farle delle domande incalzanti , per arrivare a scuoprire per qual miracolo ella avesse il dono di poter parlare . E avrebbe voluto sapere se era una fata , e se fosse stata cambiata in gatta , al seguito di una metamorfosi : ma siccome non c ' era caso che ella dicesse mai quello che non voleva dire , così rispondeva sempre quel tanto che voleva rispondere , e dava delle risposte tronche e senza significato , ragione per cui egli dové persuadersi che Gatta Bianca non voleva metterlo a parte del suo segreto . Non c ' è una cosa che passi tanto presto , quanto i giorni felici : e se la Gatta Bianca non fosse stata lei a darsi il pensiero di tenere a mente il tempo preciso di far ritorno alla Corte , non c ' è dubbio che il Principe se lo sarebbe dimenticato bene e meglio . Alla vigilia della partenza ella lo avvertì che dipendeva da lui , se avesse voluto menar seco una delle più belle principesse del mondo ; che era giunta finalmente l ' ora di distruggere il fatale incantesimo ordito dalle fate e che per questo bisognava che egli si risolvesse a tagliar a lei la testa e la coda , e a gettarle subito sul fuoco . " Io ? " , esclamò , " Bianchina ! amor mio ! e sarò io tanto spietato da uccidervi ? Ah ! vedo bene che volete mettere il mio cuore alla prova : ma siate pur certa che esso non è capace di mancare alla amicizia e alla riconoscenza che vi deve , " " No , figlio di Re " , ella riprese , " io non sospetto in te nemmeno l ' ombra dell ' ingratitudine ; ti conosco troppo : ma non sta né a me né a te a regolare in questo caso i nostri destini : fai quello che ti dico e saremo felici . Sulla mia parola di gatta onorata e perbene , ti farò vedere che ti sono amica ... " Al solo pensiero di dover tagliare la testa alla sua Gattina , tanto carina e graziosa , il giovane Principe sentì venirsi per due o tre volte le lacrime agli occhi . Disse tutto quel più che seppe dire di affettuoso , per essere dispensato , ma essa , intestata , rispondeva che voleva morire per le sue mani ; e che questo era l ' unico mezzo per impedire ai fratelli di lui d ' impadronirsi della corona : insomma , insisté tanto e poi tanto , che alla fine egli tirò fuori la spada e con mano tremante tagliò la testa e la coda della sua buona amica . In quel punto stesso si trovò presente alla più bella metamorfosi che si possa immaginare . Il corpo di Gatta Bianca cominciò a ingrandire e tutt ' a un tratto diventò una fanciulla : meraviglia da non potersi descrivere a parole , e unica forse al mondo . I suoi occhi rubavano i cuori , e la sua dolcezza li teneva legati : la sua figura era maestosa , l ' aspetto nobile e modesto , lo spirito seducente , le maniere cortesi : e per dir tutto in una parola , ell ' era al disopra di tutto ciò che vi può essere di amabile e di grazioso sulla terra . Il Principe , a vederla , rimase preso da un grande stupore : ma da uno stupore così piacevole , che credette di essere incantato . Non poteva spiccar parola : pareva che gli occhi non gli bastassero per guardarla , e la lingua legata non trovava il verso di esprimere la sua meraviglia ; la quale si accrebbe di mille doppi , quand ' egli vide entrare una folla straordinaria di dame e di cavalieri , colla loro brava pelle di gatto o di gatta , gettata sulle spalle , che andavano a prosternarsi ai piedi della Regina , e a darle segno della loro gioia per vederla tornata nel suo primo stato naturale . Essa li ricevé con tutta quella bontà , che rivelava l ' eccellente pasta del suo cuore e del suo carattere , e dopo essersi trattenuta un poco con essi , ordinò che la lasciassero sola col Principe , al quale parlò così : Non vi mettete in capo , o signore , che io sia stata sempre gatta : e che la mia nascita sia oscura fra gli uomini . Mio padre era Re e padrone di sei regni . Egli amava teneramente mia madre , e la lasciava liberissima di fare tutto ciò che le passava per la mente , La passione dominante di mia madre era quella di viaggiare : per cui , sebbene incinta di me , intraprese una gita per andare a vedere una montagna , della quale aveva sentito dire cose dell ' altro mondo . E mentr ' era per via , le fu detto che lì in que ' pressi c ' era un castello di fate , il più bello fra quanti se ne conoscevano ; o almeno creduto tale per una antichissima tradizione ; perché non essendovi mai entrato nessuno , non potevasi giudicarne che dal di fuori : ma la cosa che si sapeva per certo era questa , che le fate avevano nel loro giardino certe frutta così delicate e saporite , come non se ne sono mangiate mai . Ecco subito che alla Regina mia madre nacque una gran voglia di assaggiarle , e si avviò verso quella parte . Giunse alla porta di questo magnifico palazzo , tutto risplendente d ' oro e di azzurro : ma bussò inutilmente . Non comparve anima viva : si sarebbe detto che erano tutti morti . Quest ' indugi servivano a farle crescere la voglia ; sicché mandò in cerca di scale per iscavalcare i muri del giardino ; e la cosa sarebbe riuscita bene , se i muri non si fossero alzati lì per lì , e senza vedere una mano che ci lavorasse . Si prese allora il ripiego di mettere le scale le une sulle altre ! ma finirono di fracassarsi sotto il peso di quelli che ci salivano sopra , i quali , cadendo giù , rimanevano morti o stroppiati . La Regina era disperata . Vedeva i grandi alberi carichi di frutta , che essa credeva deliziose , e voleva cavarsene la voglia , o morire : e per questo , fece rizzare dinanzi al castello parecchie tende signorili e di gran lusso , e vi si trattenne sei settimane con tutta la sua Corte . Non dormiva né mangiava più : non faceva altro che sospirare , parlando sempre della frutta del giardino inaccessibile , finché si ammalò , senza trovare chi potesse sollevarla del suo male , perché le inesorabili fate non si fecero mai vedere , dopo che ella si era attendata in vicinanza del loro castello . Tutti i suoi uffiziali si affliggevano dimolto : non si sentivano che pianti e sospiri da tutte le parti , mentre la Regina moribonda chiedeva delle frutta a quelli che la servivano , ma non ne voleva di altra specie , all ' infuori di quelle che le venivano negate . Una notte , mentre era in un mezzo dormiveglia , aprì gli occhi e svegliandosi vide una vecchiettina decrepita e brutta più del peccato , seduta in una poltrona accanto al capezzale del suo letto . Si maravigliò che le sue dame avessero lasciata passare una sconosciuta nella sua camera ; quando questa le disse : " A noi ci pare che la tua Maestà sia molto indiscreta , a incaponirsi a voler mangiare per forza le nostre frutta ; ma perché ci va di mezzo la tua vita preziosa , le mie sorelle e io acconsentiremo a dartene tante , quante ne potrai portare , finché starai qui : ma a un patto : al patto che tu ci faccia un regalo " . " Ah ! mia buona nonna " , gridò la Regina , " chiedete e domandate ! io son pronta a darvi il mio regno , il mio cuore , l ' anima mia , purché mi cavi la voglia delle vostre frutta : a nessun prezzo mi parranno care . " " Noi vogliamo " , diss ' ella , " che tua Maestà ci dia la figlia che porti nel seno . Quando sarà nata , verremo a pigliarla e l ' alleveremo noi : non c ' è virtù , bellezza o sapienza , che essa non possa avere per mezzo nostro , in una parola sarà nostra figlia e noi la faremo felice : ma intendiamoci bene : la tua Maestà non potrà rivederla fino al giorno che non si sarà maritata . Se il patto ti garba , io ti guarisco subito , menandoti qui nei pomari del nostro giardino : non badare che sia notte ; ci vedrai abbastanza , per iscegliere le frutta che vorrai . Se il patto non ti va , buona notte , signora Regina e scappo a letto . " " Per quanto sia dura la legge che m ' imponete " , rispose la Regina , " l ' accetto piuttosto che morire , perché è più che certo che mi rimane appena un giorno di vita , e morendo io , la figlia mia morirebbe con me . Guaritemi , sapiente fata " , ella seguitò a dire " e non mi fate perdere nemmeno un minuto per arrivare al godimento della grazia che mi avete fatta . " La fata la toccò con una bacchettina d ' oro , dicendo : " Che la tua Maestà sia libera da tutti i mali , che la tengono inchiodata nel letto " . A queste parole le parve di trovarsi alleggerita da una veste di piombo , pesante e dura , che le toglieva il respiro , e che in certi punti sentiva pesarla anche di più , perché forse era lì la sede del male . Fece chiamare tutte le sue dame e disse loro , con viso sorridente , che stava benissimo , che si voleva levar subito , che finalmente le porte del castello , serrate a chiavistello , e a doppia mandata , si sarebbero aperte per lei , perché potesse mangiare le belle frutta del giardino e portarne via con sé , quante ne avesse volute . Fra tutte quelle dame , non ce ne fu una sola la quale non sospettasse che la Regina fosse caduta in delirio , e che in quel momento sognasse a occhi aperti le frutta tanto desiderate : per cui , invece di risponderle a tono , si misero a piangere e fecero svegliare tutti i medici , perché venissero a vederla . Quest ' indugio faceva inquietare la Regina , la quale domandava i suoi vestiti , e nessuno si muoveva ; e la cosa andò tanto in là che finì col lasciarsi pigliare dalla bizza e diventò rossa come una ciliegia . Alcuni badavano a dire che era effetto della febbre : ma i medici , essendo finalmente arrivati , e dopo averle tastato il polso e fatte le solite cerimonie di uso , non poterono far di meno di dichiarare che era tornata in perfettissima salute . Le sue donne accortesi del granchio a secco che avevano preso per troppo zelo , cercarono di riparare al mal fatto , vestendola da capo a piedi in quattro e quattr ' otto . Le chiesero perdono : tutto fu accomodato : ed essa si affrettò a seguire la vecchia fata che l ' aveva aspettata fin allora . Entrò nel palazzo , dove non ci mancava nulla per essere il più bel palazzo del mondo : " E voi , o signore , non penerete a crederlo " , soggiunse Gatta Bianca , " quando vi avrò detto che è quello stesso , dove oggi io e voi ci troviamo " . Due altre fate , un po ' meno vecchie di quella che conduceva mia madre , vennero a riceverla alla porta e le fecero un ' accoglienza , che pareva proprio una festa . Essa le pregò di menarla subito nel giardino e precisamente a quelle spalliere , dove avrebbe potuto trovare i frutti migliori . " Sono tutti buoni nello stesso modo " , risposero le fate , " e se non fosse che tu vuoi cavarti il gusto di coglierli colle tue mani , noi non avremmo da fare altro che chiamarli e farteli venire fin qui ! " " Oh ! ve ne supplico , signore mie " , esclamò la Regina " fate che io abbia la contentezza di vedere una cosa così meravigliosa e fuori dell 'usuale." La più vecchia delle due fate si pose un dito in bocca e fece tre fischi : poi gridò " albicocche , pesche , noci , prugnole , pere , poponi , uva mascadella , mele , arance , limoni , uva spina , fragole , lamponi , correte tutti al mio comando ! " . " Ma " , osservò la Regina , " tutte codeste frutta vengono in diverse stagioni dell ' anno ! " " Nei nostri orti non è così " , esse risposero , " noi abbiamo sempre ogni sorta di frutta della terra : sempre buone , sempre mature , e non vanno mai a male . " In quel frattempo le frutta arrivarono , rotolandosi , arrampicandosi le une sulle altre , senza mescolarsi e senza insudiciarsi ; sicché la Regina , che si struggeva di levarsene la voglia , vi si buttò sopra , e prese le prime che le capitarono sotto mano . Non le mangiò : ma le divorò . Quando fu piena fino alla gola , pregò le fate di lasciarla andare alla spalliera , per poterle scegliere coll ' occhio prima di coglierle . " Volentieri " , risposero le fate , " ma rammentate la promessa che avete fatta : ormai non c ' è più tempo per tornare indietro . " " Io son così persuasa " , ella riprese a dire , " che qui da voi si faccia una vita d ' oro e mi pare che questo palazzo sia tanto bello , che se non fosse per il gran bene che voglio al Re mio marito , mi metterei d ' accordo per restarci anch ' io : vedete dunque se è mai possibile che io possa pentirmi di quel che ho detto . " Le fate , tutte contente da non si credere , le apersero i loro giardini e i recinti più appartati ; e tanto essa ci si trovò bene , che vi si trattenne tre giorni e tre notti , senza allontanarsi di lì un minuto . Fece una gran provvista di frutta e ne colse quante ne poté cogliere : e perché sapeva che non andavano a male , ne fece caricare quattromila muli che condusse seco . Al dono delle frutta le fate vollero aggiungere quello dei corbelli e delle ceste d ' oro , d ' un lavoro finissimo che pareva fatto col fiato : le promisero che mi avrebbero allevata da Principessa , come io era , che mi avrebbero data un ' educazione perfetta , e a suo tempo scelto uno sposo . Le dissero di più che ella sarebbe stata avvertita del giorno delle nozze , e che contavano sul sicuro che non sarebbe mancata . Il Re fu lieto del ritorno della Regina e tutta la Corte le dimostrò la sua gioia . Ogni giorno erano balli , mascherate , tornei e feste , dove le frutta portate dalla Regina venivano distribuite , come un regalo prelibato . Il Re stesso le preferiva a ogni altra cosa . Esso non sapeva nulla del patto che la Regina aveva combinato colle fate , e le domandava in quali paesi era stata per trovare di quelle delizie . Essa ora rispondeva che le aveva trovate sopra un ' alta montagna , quasi inaccessibile : ora che nascevano in vallate : e qualche volta inventava che crescevano in un giardino o in mezzo a una gran foresta . Il Re non sapeva spiegarsi tante contraddizioni . Interrogava coloro che l ' avevano accompagnata , ma questi non osavano fiatare per avere avuto la proibizione di dire una sola mezza parola su questa avventura . Alla fine la Regina , inquieta della promessa fatta alle fate e vedendo avvicinarsi il tempo del parto , fu presa da un gran mal umore : non faceva altro che sospirare e si struggeva a vista , come una candela . Il Re se ne impensierì , e incominciò a insistere colla Regina , per sapere la cagione della sua gran tristezza : e batti oggi , batti domani , finalmente essa gli raccontò tutto quello che era passato fra lei e le fate e com ' essa avesse promesso loro la figlia che stava per mettere alla luce . " Come ! " , esclamò il Re , " noi non abbiamo figliuoli : voi sapete quanto io li desideri , e per la gola di mangiare due o tre mele , siete stata capace di promettere vostra figlia ? Bisogna proprio dire che non mi volete un filo di bene . " E lì cominciò a farle dei rimproveri e ne disse tante e tante , che la mia povera madre fu quasi per morir di dolore . E come se questo fosse poco , la fece chiudere in una torre e messe delle guardie dappertutto perché non potesser barattar parola con anima viva , all ' infuori degli uffiziali destinati a servirla : e volle che fossero cambiate tutte quelle persone del servizio che l ' avevano accompagnata al castello delle fate . Quest ' urto fra il Re e la Regina gettò in Corte una gran costernazione . Ciascuno riponeva i suoi abiti di gala per vestirne dei più adattati all ' afflizione generale . Dal canto suo il Re si mostrava inesorabile : non volle più vedere sua moglie : e appena fui nata , mi fece portare nel suo palazzo per esservi allevata , mentre mia madre era sempre in prigione e nel massimo squallore . Peraltro le fate non ignoravano quello che accadeva : e se la presero molto a male e volevano avermi a tutti i costi , perché mi riguardavano come cosa loro , e stimavano che il ritenermi in Corte fosse lo stesso che commettere un furto a loro danno . Prima di pigliarsi una vendetta coi fiocchi e proporzionata al loro dispetto , esse mandarono al Re una celebre ambasceria per ammonirlo a ridare la libertà alla Regina e a riammetterla nelle sue buone grazie , e per pregarlo al tempo stesso di consegnar me ai loro ambasciatori . E questi ambasciatori erano nani schifosi e di una figura così stronca e piccina , che non ebbero nemmeno la sorte di poter capacitare il Re delle loro ragioni . Egli li messe fuori dell ' uscio senza tanti complimenti , e se non facevano presto a scappare , chi lo sa come sarebbe finita . Quando le fate seppero il contegno di mio padre , presero una bizza da non si credere : e dopo aver mandato nei sei regni tutti i malanni immaginabili , vi scatenarono un drago orribile , il quale sputava veleno per tutto dove passava ; mangiava bestie e cristiani , e soltanto col fiato faceva seccare tutti gli alberi e tutte le piante . Il Re era disperato . Si consultò con tutti i savi dello Stato per trovare il modo di liberare i suoi sudditi da tante sciagure , dalle quali erano tribolati . Chi gli suggerì di mandare a cercare per tutto il mondo i migliori medici e i rimedi più accreditati : altri invece lo consigliava a promettere la grazia della vita a tutti i condannati a morte , a patto che andassero a combattere il drago . Al Re piacque il consiglio , e lo accettò : ma non ne ricavò nessun vantaggio , perché la mortalità infieriva di bene in meglio , e quanti andavano contro il drago , erano tutti divorati vivi : sicché non gli rimase altro ripiego , che ricorrere a una fata , che lo aveva avuto sempre sotto la sua protezione fin da ragazzo . Essa era vecchia decrepita e non si levava quasi più dal letto : andò a casa di lei e le fece mille rimproveri perché lo lasciava tartassare a quel modo dal destino , senza venire in suo aiuto . " Come volete voi che io faccia ? " , gli diss ' ella , " voi avete inasprite le mie sorelle ; esse hanno tanto potere , quanto me , e non c ' è caso che fra noi ci si dia addosso . Pensate piuttosto a rabbonirle , dando loro la vostra figlia : questa Principessina è cosa loro . Voi avete chiuso la Regina in un buco di prigione : che vi ha ella fatto quella donna così amabile , per essere trattata tanto male ? Animo , da bravo : mantenete la promessa di vostra moglie , e allora vi pioverà addosso ogni felicità . " Il Re , mio padre , mi voleva un gran bene : ma non vedendo altro verso per salvare i suoi regni e per liberarsi dal drago fatale , finì col dire alla sua amica che s ' era convinto delle buone ragioni e che non aveva più difficoltà a darmi in mano alle fate , tanto più che essa lo assicurava che sarei stata accarezzata e allevata da Principessa , par mio ; che avrebbe ripresa con sé la Regina e che la fata non aveva da far altro che dirgli a chi doveva consegnarmi , perché io fossi portata al castello delle fate . " Bisogna portarla " , gli rispose , " sulla montagna dei fiori : e voi potete trattenervi lì , a una certa distanza , per assistere alle feste che saranno fatte . " Il Re le disse che dentro otto giorni ci sarebbe andato insieme colla Regina ; e che intanto poteva avvisare le fate sue sorelle , perché si preparassero a quello che volevano fare . Tornato che fu al palazzo , mandò a riprendere la Regina con tanta premura e tanta pompa , quanta era stata la rabbia colla quale l ' aveva fatta imprigionare . Essa era così abbattuta e malandata , che il Re avrebbe penato a riconoscerla , se il suo cuore non gli avesse detto che era quella medesima persona in altri tempi tanto amata da lui . La scongiurò colle lacrime agli occhi di dimenticare i grandi dispiaceri che le aveva cagionati , col dire che sarebbero stati i primi e gli ultimi . Ella rispose che se li era meritati , per l ' imprudenza di aver promesso la figlia alle fate : e che in quel tempo non aveva altra scusa , se non lo stato interessante in cui si trovava . Alla fine il Re le palesò la sua intenzione , che era quella di consegnarmi in mano alle fate ; ma la Regina , per la sua parte , si oppose . Era proprio il caso di dire che il diavolo ci aveva messo le corna , e che io doveva essere il pomo della discordia fra mio padre e mia madre . Quando ebbe pianto e singhiozzato ben bene senza ottener nulla ( perché mio padre ne vedeva le funeste conseguenze e i nostri sudditi continuavano a morire a branchi , come se fossero responsabili degli errori della nostra famiglia ) , diceva dunque che quando mia madre ebbe pianto e singhiozzato ben bene , si rassegnò e acconsentì a ogni cosa e si allestirono i preparativi per la cerimonia della consegna . Fui messa in una culla di madreperla , ornata di tutte quelle galanterie che l ' arte può immaginare . Erano ghirlande di fiori e festoni in giro in giro : e i fiori erano pietre preziose , i cui vari colori , al riflesso del sole , lampeggiavano in modo da far male agli occhi . La magnificenza del mio abbigliamento sorpassava , se si può dire , quella della culla : tutte le trine delle mie fasce erano fatte di grosse perle . Ventiquattro principesse reali mi portavano sopra una specie di barella leggerissima ; la loro acconciatura usciva affatto dal comune , ma non era stato permesso di usare altri colori che il bianco , come per alludere alla mia innocenza . Tutte le persone della Corte , schierate per ordine e per grado , mi accompagnavano . Mentre si saliva la montagna si fece sentire una sinfonia melodiosa , che si avvicinava sempre ; finché comparvero le fate in numero di trentasei ; esse avevano pregate le loro buone amiche di pigliar parte alla festa . Ciascuna era seduta in una conchiglia più grande di quella di Venere , quando uscì dal mare ; e pariglie di cavalli marini , che non erano avvezzi a camminare per terra , strascicavano quelle brutte vecchie con tanta pompa , come se fossero state le più grandi Regine dell ' universo . Esse portarono un ramo d ' ulivo , per significare al Re che la sua sommissione aveva trovato grazia al loro cospetto : e allorché mi ebbero presa in collo , furono tali e tante le loro carezze , che pareva non avessero altra passione , che quella di rendermi felice . Il drago , che aveva servito a vendicarle contro mio padre , veniva dietro di loro , attaccato con una catena tutta di diamanti . Esse mi abballottarono fra le loro braccia , mi fecero mille carezze , mi dotarono d ' ogni ben di Dio : e quindi incominciarono la ridda delle streghe . È un ballo molto allegro : né c ' è da figurarsi i salti e gli sgambetti che fecero quelle vecchie zittellone : dopo di che il drago , che aveva mangiato tanta gente , si avvicinò strisciando per terra . Le tre fate , alle quali mia madre mi aveva promesso , vi si sedettero sopra , misero la mia culla fra di loro , e toccato il drago con una bacchetta , questo spiegò le sue grand ' ali fatte a scaglia , più sottili del crespo finissimo e variopinte di mille bizzarri colori . Fu in questo modo che le fate tornarono al loro castello . Mia madre vedendomi per aria sulla groppa del drago , non poté trattenersi dal mandare altissime grida . Il Re la consolò col dire che dalla fata sua amica era stato assicurato che non mi sarebbe accaduto nulla di male , e che anzi si sarebbe avuto di me la stessa cura , come se fossi rimasta nel mio proprio palazzo . Ella si dette pace , sebbene fosse per lei una grande afflizione quella di dovermi perdere per sì lungo tempo e per cagion sua : tanto è vero che , se non fosse stata presa dalla voglia di assaggiare i frutti del giardino , io sarei cresciuta nel regno di mio padre e non avrei avuto tutti i dispiaceri , che mi resta ancora da raccontarvi . Sappiate dunque , figlio di Re , che le mie custodi avevano fabbricata apposta una torre , nella quale vi erano molti begli appartamenti per tutte le stagioni ; mobili magnifici , libri piacevolissimi , ma nemmeno una porta ; sicché bisognava entrare dalle finestre , le quali erano a tanta altezza da far venire il capogiro . Sopra la torre si trovava un bel giardino ornato di fiori , di fontane e di pergolati di verzura , che riparavano dai bollori della canicola . In questo luogo le fate mi allevavano con tali cure , da sorpassare quanto avevano promesso alla Regina . I miei vestiti erano tagliati secondo il gusto della moda : e tanto ricchi e magnifici che , vedendomi , si sarebbe creduto che io fossi in giorno di nozze . Le fate m ' insegnarono tutte quelle cose , che si addicevano alla mia età e alla mia nascita ; né io davo loro molto da fare , perché avevo la facilità d ' imparare alla prima . La dolcezza del mio carattere le aveva innamorate : e perché io non aveva mai veduto nessun altro , intendo benissimo che sarei rimasta tranquillamente in quello stato per tutto il rimanente della vita . Esse venivano sempre a trovarmi , montate sul famoso drago che sapete : non mi rammentavano mai né il Re né la Regina ; e siccome mi chiamavano la loro figlia , io credeva di esserlo davvero . Per potermi divertire mi avevano dato un cane e un pappagallo , i quali avevano il dono della parola e parlavano come due avvocati . Nella torre non c ' era con me nessun altro . Un lato di questa torre era fabbricato sopra una strada molto avvallata e tutta coperta di alberi ; di modo che dal giorno che vi fui rinchiusa non avevo mai veduto passarvi anima viva . Ma un giorno , essendo alla finestra a ciarlare col cane e col pappagallo , mi parve di sentire qualche rumore : guardai da tutte le parti e finalmente mi venne fatto di vedere un giovine cavaliere , che si era fermato per ascoltare la nostra conversazione . Io non avevo veduto altri uomini , altro che dipinti , sicché non mi dispiaceva punto quest ' occasione altrettanto propizia quanto inaspettata . Senza pensare alle mille miglia al pericolo che andava unito alla soddisfazione di ammirare un oggetto così piacevole , mi spenzolai in fuori per vederlo meglio ; e più lo guardavo e più ci pigliavo gusto . Egli mi fece una gran riverenza , fissò i suoi occhi su me e mi parve che si stillasse il cervello per trovare il modo di potermi parlare ; perché la mia finestra era altissima ed egli aveva paura di essere scoperto , sapendo bene che io mi trovavo nel giardino delle fate . Il sole calò tutt ' a un tratto : o per dir la cosa come sta , si fece notte senza che ce ne avvedessimo ; per due o tre volte egli si portò il corno alla bocca e mi rallegrò con qualche suonatina ; poi se ne andò , senza che io potessi vedere nemmeno che strada pigliasse , tanto la notte era buia . Io rimasi come estatica , e non provai più il solito piacere a far conversazione col mio cane e col mio pappagallo . Essi mi dicevano le cose più carine del mondo , perché le bestie fatate sono piene di spirito , ma io avevo la testa chi sa dove , né conoscevo punto l ' arte di simulare . Il pappagallo se ne accorse : ma furbo com ' era , non fece trapelar nulla di quello che rimuginava per il capo . Fui puntuale a levarmi col sole : corsi alla finestra e fu per me una gratissima sorpresa quella di vedere il giovine cavaliere a piè della torre . Egli vestiva un abito magnifico : e in questo suo lusso mi lusingai di averci un po ' di merito anch ' io , e colsi nel segno . Egli mi parlò con una specie di tromba , o , come chi dicesse , con un portavoce , e mi disse che essendo stato fin allora indifferente a tutte le bellezze che aveva vedute , ora si sentiva tutt ' a un tratto ferito talmente dalla mia , da non sapere quel che sarebbe di lui , se non potesse vedermi tutti i giorni . Questo complimento mi fece un gran piacere , e fui dolentissima di non potergli rispondere , perché mi sarebbe toccato a gridar forte e col rischio di essere sentita prima dalle fate , che da lui . Avevo in mano dei fiori : e glieli gettai ; egli gradì il picciol dono come un favore insigne : li baciò più volte e mi ringraziò . Mi chiese quindi se sarei contenta che egli venisse tutti i giorni e alla stess ' ora sotto la mia finestra , e se io volessi essere tanto cortese da gettargli qualche cosa . Io aveva un anello di turchine : me lo levai lesta lesta dal dito e glielo buttai con molta fretta , facendogli segno di andarsene come il vento . E la ragione era che dall ' altra parte avevo sentito la fata Violenta che , a cavallo al drago , veniva a portarmi la colazione . La prima cosa che disse entrando in camera mia , furono queste parole : " Sento l ' odore della voce d ' un uomo : cerca , drago ! " . Figuratevi se mi rimase sangue nelle vene ! Ero più morta che viva dalla paura che il drago , passando per l ' altra finestra , non si mettesse a dar dietro al cavaliere pel quale io già sentivo una mezza passione . " Davvero " , diss ' io , " mia buona mamma ( perché la vecchia fata voleva che la chiamassi così ) , davvero che mi sembrate in venia di celiare , dicendo che sentite l ' odore della voce di un uomo : forse che la voce ha un odore ? e quand ' anche l ' avesse , chi volete che sia il temerario da arrisicarsi a salire in cima a questa torre ? " " Dici bene , figlia mia , dici bene " , ella rispose , " e mi fa piacere di sentirti ragionare a codesto modo . Capisco anch ' io che dev ' essere l ' odio che sento per tutti gli uomini , quello che mi fa crederli vicini anche quando sono lontani . " Mi diede la colazione e la rocca ; poi soggiunse : " Quando avrai finito di mangiare , mettiti lì e fila ; ieri non facesti nulla : e le mie sorelle se l ' hanno per male " . Difatto il giorno innanzi ero stata tanto occupata col cavaliere sconosciuto , che non toccai né la rocca né il fuso . Appena se ne fu ita , gettai via la rocca con una specie di dispetto e montai su in cima alla torre , per vedere più lontano che fosse possibile . Avevo con me un eccellente canocchiale : nulla all ' intorno m ' impediva la vista : ero padrona di voltarmi e di guardare da tutte le parti , quand ' ecco che mi venne fatto di scoprire il mio cavaliere in vetta a una montagna . Egli si riposava sotto un ricco padiglione di broccato d ' oro ed era circondato da una numerosissima Corte . Pensai subito che dovesse essere il figlio di qualche Re , vicino al palazzo delle fate . E perché avevo paura che tornando egli sotto la torre potesse essere scoperto dal terribile drago , così andai a prendere il mio pappagallo e gli ordinai di volare in cima a quella montagna , dove avrebbe trovato quel cavaliere che aveva parlato con me , al quale doveva dire da parte mia di non tornare sotto le finestre a motivo che , da quanto m ' ero accorta , le fate stavano con tanto d ' occhi e gli potevano fare un brutto scherzo . Il pappagallo compì la sua commissione da vero pappagallo di spirito . Rimasero tutti stupiti di vederlo venire ad ali spiegate e posarsi sulla spalla del Principe per parlargli sotto voce all ' orecchio . Il Principe gradì per un verso l ' ambasciata : e per un altro verso gli dispiacque . La cura che mi pigliavo di lui , faceva bene al suo cuore ; ma tutte le difficoltà che incontrava per potermi parlare lo disanimavano , senza distoglierlo peraltro dal disegno che egli aveva fatto di piacermi . Rivolse cento domande al pappagallo : e il pappagallo , curioso di sua natura , ne fece altrettante a lui . Il Re gli dette per me un anello in cambio di quello colla turchina : e anche il suo era una turchina , ma molto più bella della mia : era tagliata a cuore e contornata di brillanti . " È giusto " , egli soggiunse , " che io vi tratti da ambasciatore . Eccovi in regalo il mio ritratto ; ma non lo fate vedere a nessuno , fuori che alla vostra cara padroncina . " E dicendo così , attaccò il ritratto sotto l ' ala del pappagallo , il quale portò nel becco l ' anello che aveva per me . Io aspettavo il ritorno del mio corriere verde , con un ' impazienza che non avevo provata mai . Egli mi disse che la persona , dalla quale lo avevo mandato , era un gran Re ; che gli aveva fatto un ' accoglienza coi fiocchi : che esso non poteva vivere senza di me : e che sebbene ci fosse un gran pericolo a venire sotto la mia torre , io poteva esser certa che egli era preparato a tutto , piuttosto che rinunziare a vedermi . Queste cose mi messero addosso un gran malessere ; e cominciai a piangere come una bambina . Pappagallo e il canino Titì s ' ingegnavano di farmi coraggio , perché mi volevano un gran bene . Quindi Pappagallo mi presentò l ' anello del Principe , e mi fece vedere il ritratto . Confesso che non ho sentito mai tanta consolazione , quanta n ' ebbi nel considerare da vicino e sotto gli occhi colui che non avevo veduto altro che da lontano . Mi parve anche più grazioso che non mi fosse parso dapprima ; e cento pensieri , parte piacevoli e parte tristi , mi si affollarono nel capo e m ' entrò nel sangue un ' irrequietezza straordinaria . Le fate vennero a trovarmi e se ne accorsero . Esse dissero fra loro che senza dubbio io doveva annoiarmi e che bisognava cercarmi uno sposo della loro razza . Ne nominarono diversi : ma si fermarono sul piccolo Re Migonetto , il cui regno era cinquecentomila miglia distante di lì , ma questo non era un ostacolo serio . Pappagallo sentì questo bel fissato , e venendo subito a rifischiarmelo , mi disse : " Mi fareste proprio pietà , cara padrona , se vi toccasse per marito il Re Migonetto : egli è un fagotto di panni sudici da far paura : il Re , che voi amate , non lo piglierebbe nemmeno per suo Tira - stivali " . " Di ' , Pappagallo , e tu l ' hai visto ? " " Se l ' ho visto ? " , egli soggiunse , " figuratevi che sono stato allevato sopra un ramo insieme a lui . " " Come sopra un ramo ? " , domandai io . " Sissignora ! perché bisogna sapere che egli ha i piedi di Aquilotto . " Quei discorsi mi fecero un gran male . Guardavo il bel ritratto del Re , e pensavo che egli non lo aveva regalato a Pappagallo se non perché io lo potessi vedere : e quando lo confrontavo con quello di Migonetto mi cascavano le braccia e piuttosto che sposare quello scimmiotto mi veniva voglia di lasciarmi morire . Non chiusi un occhio in tutta la notte . Pappagallo e Titì mi tennero un po ' di compagnia . A giorno mi appisolai : ma il canino , che aveva un buon naso , sentì che il Re era giù a piè della torre . Svegliò Pappagallo e gli disse : " Scommetto che già a basso c ' è il Re " . Pappagallo rispose : " Chetati , chiacchierone ! perché stai sempre cogli occhi aperti e cogli orecchi per aria ? ti dispiace che gli altri riposino un poco ? " . " Eppure " , insisté il buon cane , " scommetto che c 'è." " E io ti dico che non c ' è " , replicò il Pappagallo , " non sono forse stato io che gli ho proibito di venir qui da parte della Principessa ? " " Una bella proibizione davvero ! " , gridò il canino , " un uomo che ama non consulta che il suo cuore . " E nel dir così cominciò a strapazzargli con tanta poca grazia le ali , che Pappagallo perse i cocci sul serio . Gli urli di tutti e due mi svegliarono : e saputo il motivo del battibecco non corsi , no , ma volai alla finestra : e vidi il Re che mi stendeva le braccia e col mezzo del portavoce mi disse non poter più vivere senza di me , e mi scongiurava per ora a fare in modo o di venir via dalla torre o di farci entrare anche lui , chiamando in testimonio tutti gli Dei dell ' Olimpo che mi avrebbe sposata subito , e che io sarei diventata una delle più grandi Regine dell ' Universo . Ordinai a Pappagallo di andargli a dire che quello che mi chiedeva era impossibile : ma che nondimeno dietro la parola data e i giuramenti fatti , mi sarei ingegnata di renderlo felice : peraltro mi raccomandavo perché non venisse sotto la torre tutti i giorni : a lungo andare la cosa si sarebbe scoperta , e allora le fate non avrebbero avuto né pietà né misericordia . Se ne andò col cuore pieno di gioia e di speranza , e io mi trovai in una grande afflizione di spirito , ripensando a quanto avevo promesso . Come uscire dalla torre , che non aveva neppure il segno di una porta , senz ' altro aiuto che Pappagallo e Titì , ed essendo io così giovane , così poco esperta e così paurosa ? ... La mia risoluzione , dunque , fu quella di cimentarmi a tentare una prova , dalla quale non avrei saputo levarci le gambe , e lo mandai a dire al Re col mezzo di Pappagallo . Egli , di prim ' impeto , voleva uccidersi dinanzi ai suoi occhi : ma poi lo incaricò di persuadermi e di andarlo a veder morire o di consolarlo nella sua passione . " Sire ! " , esclamò l ' ambasciatore colle penne , " la mia padrona è più che persuasa delle vostre parole ... Non è che manchi di buona volontà ! Se potesse !..." Quando tornò a ridirmi quel che era accaduto , mi afflissi più che mai . Entrò la fata Violenta e mi trovò cogli occhi rossi : allora cominciò a dire che io aveva pianto e che se non confessavo il motivo , mi avrebbe bruciata viva ; perché tutte le sue minacce erano sempre spaventose . Risposi , tremando come una foglia , che m ' ero annoiata a filare e che avrei preso volentieri un po ' di spago , per far delle reti e chiappare gli uccellini che venivano a beccare la frutta del mio giardino . " È questo , figlia mia " , ella disse " tutto quello che desideri ? allora non piangerai più : ti porterò tanto spago da non sapere dove metterlo . " E detto fatto , me lo portò la sera stessa : e intanto mi avvertì di pensare a farmi bella e a non piangere , perché il Re Migonetto stava per arrivare da un momento all ' altro . A questa notizia mi vennero i brividi per le spalle , ma non rifiatai . Appena fu fuori della stanza cominciai a fare qualche lacciuolo ; ma l ' intenzione mia era di fare una scala di corda , la quale mi riuscì benissimo senza che ne avessi mai vedute . Peraltro la fata non mi portava mai tanto spago , quant ' era il bisogno , e mi badava a dire : " Ma , figlia mia , il tuo lavoro è come la tela di Penelope : non va avanti di una maglia e sei sempre a chiedermi dell ' altro spago " . " O mia buona mammina " , rispondevo io , " voi discorrete bene : ma non vedete che io non so proprio che cosa annaspo e che butto sul fuoco il mio lavoro ? Avete paura che vi faccia fallire per un po ' di spago ? " Il mio modo ingenuo di fare la metteva di buon umore , sebbene fosse di un carattere insoffribile e veramente crudele . Col mezzo di Pappagallo mandai a dire al Re di venire una tal sera sotto le finestre della torre ; che ci troverebbe la scala e che il resto l ' avrebbe saputo lì sul posto . Infatti attaccai per bene la scala , risoluta com ' ero a fuggirmene con lui ; ma appena egli la vide , senza darmi tempo di scendere , salì su in un batter d ' occhio , mentr ' io stavo mettendo in ordine ogni cosa per la fuga . La vista di lui mi fece provare tanta gioia , che non pensai più al pericolo che ci stava sul capo . Mi rinnuovò i suoi giuramenti e mi scongiurò di non differire più in là ad accettarlo per mio sposo . Pappagallo e Titì , pregati da me , ci fecero da testimoni . Non c ' è esempio di una festa di nozze celebrata con tanta semplicità fra due persone di grado così elevato , né c ' è ricordanza di due cuori più soddisfatti e contenti dei nostri . Non era ancora spuntata l ' alba , quando il Re mi lasciò : io gli avevo raccontato l ' orribile disegno delle fate di volermi maritata al Re Migonetto ; gliene feci il ritratto e n ' ebbe più ribrezzo di me . Appena partito lui , le ore mi parvero anni . Corsi alla finestra e lo accompagnai cogli occhi , sebbene facesse ancora buio . Ma quale non fu il mio stupore , nel vedere per aria un cocchio tirato da salamandre alate , che correvano a rotta di collo , tanto che l ' occhio poteva appena seguirle ! Questo carro era scortato da un nuvolo di guardie , montate sopra tanti struzzi . Non ebbi tempo di rendermi ragione di chi corresse per l ' aria a quel modo , ma mi figurai subito che dovesse essere o un mago o una fata . Di lì a poco , la fata Violenta entrò nella mia camera . " Ho da darti delle buone nuove " , ella mi disse , " il tuo amante è arrivato qui da poche ore : preparati a riceverlo ; eccoti dei vestiti e dei finimenti di pietre preziose . " " E chi mai vi ha detto " , risposi un po ' risentita " che io voglia maritarmi ? Non è davvero la mia intenzione . Il Re Migonetto può tornarsene di dove è venuto , ché per me è padronissimo : fra me e lui non ci pigliamo di certo . " " Sentite ! sentite ! " , disse la fata , " o che non mi si mette a far la difficile ? vorrei un po ' sapere che cosa armeggi con quel cervellino ! Alle corte , con me non si scherza ; o tu lo sposi , o io ... " " O voi ? ... sentiamo un po ' che cosa voi mi farete ? " , soggiunsi , diventando rossa scarlatta fino alla punta dei capelli per l ' impertinenze che mi aveva dette , " che mai mi può accader di peggio che esser tenuta in una torre , in compagnia di un cane e di un pappagallo e coll ' obbligo di vedere sette o otto volte il giorno la figura di un drago spaventoso ? " " Oh ? sconoscente , che non sei altro ! " , disse la fata , " vai là , che meritavi proprio tutti i pensieri e le pene , che ci siamo date per te ! Già , io l ' avevo detto da un pezzo alle mie sorelle : ne avremo una bella ricompensa !..." Ella andò a trovarle e raccontò loro quello che era passato fra noi due , e rimasero scandalizzate . Pappagallo e Titì mi dissero , a tanto di lettere , che se io seguitavo a battere quella strada , mi sarei trovata a dei brutti guai . Ma in quel momento mi sentivo così orgogliosa di possedere il cuore di un gran Re , che le fate non mi facevano paura , e che i consigli dei miei piccoli amici mi entravano da un orecchio e mi passavano da quell ' altro . Restai vestita , com ' era , né mi volli mettere un nastro in più ; anzi , per farlo apposta , mi spettinai tutta per parere a Migonetto una vera befana . L ' incontro accadde sulla terrazza . Egli vi giunse nel suo cocchio di fuoco . Dei nani piccini ne ho veduti , ma un nanerucolo a quel modo lì , mai ! Per camminare si serviva nello stesso tempo delle zampe d ' aquila e dei ginocchi , perché non aveva ossa nelle gambe ; e si teneva ritto sopra due grucce , tutte di diamanti . Aveva un manto reale di circa un metro di lunghezza : eppure ne strascicava per terra almeno due buoni terzi . Invece di testa , un grande zuccone che pareva uno staio e un naso così screanzato , che ci stavano sopra una dozzina d ' uccelli : ed egli si divertiva a sentirli cantare . La barba pareva un bosco e i canarini ci facevano dentro il nido ; gli orecchi gli passavano di un metro al disopra del capo ; cosa peraltro di cui nessuno si avvedeva , a cagione della smisurata corona a punta che portava in testa , per comparire più alto . Le fiamme che mandava il carro arrostivano le frutte , seccavano i fiori e inaridivano le fontane del mio giardino . Egli mi venne incontro a braccia aperte ; ma io non mi mossi né punto né poco ; per cui bisognò che il suo scudiere gli desse di braccio . E quando si provò ad avvicinarsi scappai in camera e chiusi la porta e le finestre : sicché Migonetto dové andarsene colle fate , le quali mi avrebbero cavato gli occhi dalla bile . Esse gli chiesero mille e mille scuse della mia ruvidezza ; e per abbonirlo , perché era un arnese da far paura , pensarono di condurlo la notte in camera mia , mentr ' io dormivo : di legarmi i piedi e le mani e di mettermi così nel carro infuocato , perché potesse menarmi seco . Quando ebbero tutto fissato e combinato , tornarono da me ; e mi ripresero leggermente della mia condotta , contentandosi solo di dirmi che in qualche modo bisognava rimediare al malfatto . Tutti questi rimproveri giulebbati e in pelle in pelle , dettero nel naso a Pappagallo e Titì . " Volete che vi parli chiaro , padrona ? " , disse il mio cane , " il cuore non mi dice nulla di buono . Queste signore fate son certa gente ... che Iddio ci liberi tutti , e segnatamente dalla Violenta . " Io risi di tutta questa paura e stavo sulle spinte aspettando il mio sposo , il quale si struggeva troppo di vedermi per non essere puntuale ai fissati . Gli gettai la scala di corda col fermo proponimento di fuggirmene con lui . Egli montò , leggero come una piuma , e mi disse tante e poi tante cose gentili e appassionate , che anch ' oggi non ho cuore di richiamarmele alla memoria . Mentre si stava parlando insieme , tranquilli e sicuri , come se fossimo stati nel palazzo di lui , vedemmo sfondare con un gran colpo la finestra della camera . Le fate entrarono dentro montate sul loro drago : Migonetto le seguiva sul suo solito cocchio di fuoco , tirandosi dietro tutte le sue guardie a cavallo agli struzzi . Il Re , senza impallidire , messe mano alla spada e non ebbe altro pensiero che quello di difendermi nella più terribile avventura che mi potesse capitare . Ebbene ... debbo dirvelo , caro signore ? quelle spietate creature gli aizzarono contro il drago , che se lo divorò vivo vivo dinanzi ai miei occhi . Fuori di me per la sciagura sua e mia , mi gettai in bocca all ' orribile mostro , perché m ' inghiottisse , come avea inghiottito la persona che era tutto l ' amor mio : e l ' avrebbe fatto volentieri : ma le fate , più crudeli di lui , glielo proibirono . Esse gridarono insieme : " Bisogna serbarla a tormenti più lunghi : una morte sollecita e pronta è quasi uno zuccherino per una creatura così indegna e scellerata " . Mi toccarono , e mi vidi trasformata in Gatta Bianca : quindi mi condussero in questo palazzo , che era di mio padre , cambiarono in gatti e in gatte tutti i signori e tutte le dame del Regno , e a parecchi lasciarono soltanto le mani : e così mi ridussero nello stato lacrimevole in cui mi trovaste , facendomi sapere il segreto della mia nascita , la morte di mio padre , quella di mia madre , e come io non avrei potuto essere liberata dalla mia figura di gatta , se non da un Principe che somigliasse come due gocce d ' acqua a quello che mi era stato rapito . E voi , o signore , siete il suo ritratto vivo e parlante : le stesse fattezze , la stessa fisonomia , perfino lo stesso suono di voce . Appena vi vidi per la prima volta , ne rimasi colpita : io sapevo tutto quello che doveva accadere , come so quello che accadrà , e però vi dico che le mie pene stanno per finire . " E le mie , bella Regina , dovranno ancora durare un pezzo ? " , domandò il Principe , gettandosi ai suoi piedi , " Io vi amo , o signore , più della mia vita , E questo è il momento di partire per andare da vostro padre : vedremo quali sono i suoi sentimenti verso di me , e se è disposto a rendervi contento . " Ella uscì : il Principe le dette la mano : e insieme con lui montò in una carrozza molto più bella e magnifica di tutte quelle che aveva avuto fin allora . Il resto dell ' equipaggio non ci scompariva : basti dire che tutti i ferri dei cavalli erano di smeraldi e i chiodi di diamanti . Da quella volta in poi non s ' è visto più nulla di simile . Inutile star qui a ripetere i colloqui , che ebbero insieme il Principe e la Regina . Ella era di una bontà singolare e di uno spirito finissimo : e il giovane Principe valeva quanto lei : sicché non potevano pensare e dire altro che un monte di bellissime cose . Giunti in vicinanza del castello , dove dovevano trovarsi i due fratelli maggiori del Principe , la Regina entrò in un piccolo blocco di cristallo di monte , di cui tutte le sfaccettature erano guarnite d ' oro e di rubini . Tutt ' all ' intorno era circondato di tendine per impedire ai curiosi di guardar dentro , ed era portato a barella da giovinotti di bellissimo aspetto e vestiti splendidamente . Il Principe rimase nella sua bella carrozza ; e di lì poté vedere i suoi fratelli che se la passeggiavano a braccetto di due Principesse d ' una bellezza da sbalordire . Appena lo riconobbero , gli andarono incontro per fargli festa e domandarono se anche esso aveva condotto la sua dama . Al che rispose che era stato così disgraziato , che in tutto il viaggio non si era imbattuto altro che in donne bruttissime ; e tutto ciò che gli era capitato di meglio da portar seco , era una gatta bianca . Essi si misero a ridere della sua semplicità . " Una gatta ! " dicevano essi " come mai una gatta ? avete forse paura che i topi ci mangino il palazzo ? " Il Principe soggiunse che capiva bene che non era prudenza di portare un simile regalo a suo padre . E così , fra una parola e l ' altra , s ' incamminarono verso la città . I due fratelli maggiori salirono colle loro Principesse in due carrozze tutte d ' oro e di lapislazzoli : i cavalli portavano in capo dei pennacchi e altri ornamenti : per farla corta , nulla di più splendido di questa cavalcata . Dietro a loro veniva il nostro giovine Principe : e quindi il blocco di cristallo di monte , che tutti guardavano con grandissima ammirazione . I cortigiani corsero subito ad avvisare il Re dell ' arrivo dei Principi . " Hanno con sé delle belle donne ? " , domandò il Re . " Non s ' è veduto mai nulla d 'eguale!..." A quanto pare , questa risposta non garbò troppo al Re . I due Principi si affrettarono a salire le scale colle loro Principesse , che erano due occhi di sole . Il Re li ricevette benissimo , e non sapeva a quale delle due dovesse dare la preferenza . Voltatosi al minore dei figli , gli domandò : " Come va che questa volta siete tornato solo ? " . " Vostra Maestà vedrà dentro questo cristallo una gattina bianca , che miagola con tanta grazia e che ha le zampine più morbide del velluto , e son sicuro che le piacerà " , rispose il Principe . Il Re sorrise e si mosse per aprire da se stesso il blocco di cristallo . Ma appena si fu accostato , la Regina toccò una molla , sicché il blocco andò tutto in minutissimi pezzettini ed ella apparve fuori come il sole dopo essere stato un po ' di tempo nascosto fra i nuvoli : i suoi capelli biondi erano sparsi per le spalle e in grandi riccioli le cadevano giù fino ai piedi . In capo aveva tutti fiori : e la sua veste era di leggerissimo velo bianco foderato di seta rosa . Si alzò e fece una profonda riverenza al Re , il quale nel colmo dell ' ammirazione non poté frenarsi dall ' esclamare : " Ecco veramente la donna senza confronto , e che merita davvero la mia corona " . " Signore " , ella disse , " io non son venuta qui per togliervi un trono che sì degnamente occupate : sono nata con sei regni : permettete anzi che io ne offra uno a voi e uno per uno ai vostri figli . In ricompensa non vi domando altro che la vostra amicizia e questo giovine Principe per mio sposo . I tre regni , che avanzano , sono più che sufficienti per noi . " Il Re e tutta la Corte fecero un baccano con urli di ammirazione e di allegrezza incredibile . Le nozze si celebrarono subito , e quelle dei due fratelli ugualmente : motivo per cui per diversi mesi furono feste , baldorie , divertimenti e corte bandita . Poscia ciascuno partì per andare a governare i propri Stati : e la bella Gatta Bianca si immortalò non tanto per la bontà e per la generosità del suo cuore quanto per il suo raro merito e per la sua gran bellezza . La cronaca di quel tempo racconta che Gatta Bianca diventò il modello delle buone mogli e delle madri sagge e perbene . E io ci credo . Dal trist ' esempio avuto in casa , essa aveva imparato a sue spese che le follie e i capricci delle mamme spesse volte sono cagione di grandi dispiaceri per i figliuoli . La Cervia nel bosco C ' era una volta un Re e una Regina che stavano fra loro d ' accordo come due anime in un nocciolo : si amavano teneramente ed erano adorati dai loro sudditi ; ma alla felicità completa degli uni e degli altri mancava una cosa : un erede al trono . La Regina , la quale sapeva che il Re l ' avrebbe amata il doppio se avesse avuto un figlio , non lasciava mai in primavera di andare a bere certe acque che si dicevano miracolose per aver figliuoli . A queste acque ci correva la gente in folla da ogni parte ; e il numero dei forestieri era così stragrande , che ci si trovavano di tutti i paesi del mondo . In un gran bosco , dove si andava a beverle , c ' erano parecchie fontane : le quali erano di marmo o di porfido , perché tutti gareggiavano a chi le faceva più belle . Un giorno che la Regina stava seduta sull ' orlo d ' una fontana , ordinò alle sue dame di compagnia di allontanarsi e di lasciarla sola e poi cominciò i suoi soliti piagnistei . " Come sono disgraziata " , diceva essa , " di non aver figli ! sono ormai cinque anni che chiedo la grazia di averne uno ; e ancora non ho potuto averla . Dovrò dunque morire senza provare questa consolazione ? " Mentre parlava così , osservò che l ' acqua della fontana era tutta mossa ; poi venne fuori un grosso gambero e le disse : " O gran Regina ! finalmente avrete la grazia desiderata . Dovete sapere che qui vicino c ' è un magnifico palazzo fabbricato dalle fate : ma è impossibile trovarlo , perché circondato da nuvole foltissime attraverso alle quali non passa occhio mortale : a ogni modo , siccome io sono vostro servitore umilissimo , eccomi qui pronto a menarvici se volete fidarvi alla guida di un povero gambero " . La Regina lo stette a sentire senza interromperlo , perché la cosa di vedere un gambero che discorreva , l ' aveva sbalordita dalla meraviglia : quindi gli disse che avrebbe gradita volentieri la sua offerta , ma che non sapeva , come lui , camminare all ' indietro . Il gambero sorrise e prese subito l ' aspetto di una bella vecchietta . " Ecco fatto , o signora " , le disse , " così non cammineremo più all ' indietro . Ma vi domando una grazia : tenetemi sempre per una delle vostre amiche , perché io non desidero altro che di esservi utile a qualche cosa . " Uscì dalla fontana senza avere una goccia di acqua addosso : il suo vestito era bianco , foderato di seta cremisi , e i capelli grigi annodati dietro con nastri verdi . Non s ' era vista mai vecchietta galante a quel modo ! Salutò la Regina , che volle abbracciarla ; e senza mettere tempo in mezzo , la fece prendere per una viottola del bosco , con molta meraviglia della Regina stessa : la quale sebbene fosse venuta nel bosco migliaia di volte , non era mai passata per quella viottola lì . E come avrebbe fatto a potervi passare ? Quella era la strada delle fate , per andare alla fontana , e per il solito era tutta chiusa da ronchi e da pruneti : ma appena la Regina e la sua guida vi ebbero messo il piede , le rose sbocciarono improvvisamente dai rosai , i gelsomini e gli aranci intrecciarono i loro rami per formare un pergolato coperto di foglie e di fiori , e migliaia di uccelli di varie specie , posati sui rami degli alberi , sfringuellarono allegramente . Non si era ancora riavuta dallo stupore , che la Regina si trovò abbacinati gli occhi dallo splendore abbagliante di un palazzo tutto di diamanti ; le mura , i tetti , i soffitti , i pavimenti , i giardini , le finestre e perfino le stesse terrazze erano tutte di diamanti . Nel delirio della sua ammirazione , ella non poté trattenersi dal mandare un urlo di sorpresa , e chiese all ' elegante vecchietta , che l ' accompagnava , se ciò che aveva dinanzi agli occhi era sogno o verità . " Non c ' è nulla di più vero , o signora " , ella rispose . E subito le porte del palazzo si aprirono , e uscirono fuori sei fate : e quali fate ! Di più belle e di più magnifiche non se n ' erano vedute in tutto il loro reame . Vennero tutte a fare una profonda riverenza alla Regina : e ciascuna le presentò un fiore di pietre preziose , per poter formare un mazzo : c ' era una rosa , un tulipano , un anemone , un ' aquilegia , un garofano e un melagrano . " Signora " , le dissero , " noi non possiamo darvi un maggior segno della nostra venerazione , che permettendovi di venirci qui a visitare : noi siamo molto liete di farvi sapere che avrete una bella Principessa , alla quale metterete il nome di Desiderata , perché bisogna pur convenire che è un gran pezzo che la desiderate . Quando verrà alla luce , ricordatevi di chiamarci , perché vogliamo arricchirla di tutte le più belle doti ; e per invitarci a venire , non dovete far altro che prendere in mano il mazzo , che ora vi diamo , e nominare a uno a uno tutti i fiori , pensando a noi . State sicura che in un batter d ' occhio saremo tutte nella vostra camera . " La Regina , fuori di sé dall ' allegrezza , si gettò al collo alle fate ; e gli abbracciamenti durarono una mezz ' ora buona . Quand ' ebbero finito , pregarono la Regina a passare nel loro palazzo , del quale non si possono ridire a parole tutte le meraviglie . Figuratevi che per fabbricarlo avevano preso l ' architetto del palazzo del sole , il quale aveva rifatto in piccolo quello che era in grande il palazzo del sole . La Regina , non potendo reggere a così vivo bagliore , era costretta ogni tantino a chiudere gli occhi . La condussero nel loro giardino , e frutta più belle non se n ' erano mai sognate ! Albicocche più grosse della testa di un ragazzo , e certe ciliegie , che per mangiarne una , bisognava farla in quattro pezzi ; e d ' un sapore così squisito , che la Regina , dopo che l ' ebbe assaggiate , non volle mangiarne d ' altra specie in tempo di vita sua . Tra tante meraviglie , c ' era anche un boschetto di alberi finti e artificiali , i quali crescevano e mettevano le foglie alla pari di tutti gli altri . Impossibile ridire tutte le esclamazioni di stupore della Regina , i discorsi che fece sulla Principessina Desiderata e i ringraziamenti alle gentili persone che avevano voluto darle una notizia così gradita : basti questo , che non fu dimenticata nessuna parola di gratitudine e nessuna espressione di tenerezza . La fata della fontana n ' ebbe la sua parte , come di santa ragione le toccava . La Regina si trattenne nel palazzo fino alla sera : e innamoratissima della musica , le fecero sentire delle voci angeliche . Fu quasi affogata dai regali e dopo aver ringraziato mille volte quelle grandi signore , se ne venne via insieme colla fata della fontana . Tutte le persone della Corte , impensierite , la cercavano di qui e di là : e nessuno poteva immaginarsi dove trovarla . Ci fu perfino chi sospettò che fosse stata rapita da qualche ardito forestiero , tanto più che era ancora giovane e nel fior della bellezza . Quando la videro tornata , com ' è da figurarselo fu per tutti una grandissima festa : e perché anch ' essa sentiva nel cuore una consolazione immensa per le buone speranze avute , così nel suo conversare c ' era non so che di allegro e di gioiale che innamorava . La fata della fontana la lasciò che era quasi vicina a casa ; e nell ' atto di dirsi addio , raddoppiarono le carezze e i complimenti . La Regina , trattenutasi ancora per una settimana a bevere le acque , non lasciò un giorno senza ritornare al palazzo delle fate colla sua elegante vecchietta , la quale tutte le volte si mostrava da principio in forma di gambero , e finiva poi col prendere la sua figura naturale . La Regina , partita che fu , divenne incinta , e mise alla luce una Principessa , alla quale dette il nome di Desiderata : e preso subito il mazzo , che aveva avuto in regalo , nominò a uno a uno tutti i fiori che lo componevano , ed ecco che sul momento si videro arrivare le fate . Ciascuna di esse aveva un cocchio differente dall ' altro : uno era d ' ebano , tirato da colombi bianchi ; alcuni erano d ' avorio , attaccati a piccoli cervi , e altri di cedro , e altri di legno - rosa . Questo era l ' equipaggio che solevano usare in segno d ' alleanza e di pace ; perché , quand ' erano in collera , si servivano soltanto di draghi volanti , di serpenti che buttavano fiamme dalla gola e dagli occhi , di leoni , di leopardi e di pantere , in groppa alle quali si facevano portare da un capo all ' altro del mondo in meno tempo che non ci voglia a dire buon giorno o buon anno . Ma questa volta esse erano in pace e di buonissimo umore . La Regina le vide entrare nella sua camera , che avevano una cera molto lieta e maestosa : e dietro di loro , le nane e i nani del corteggio , tutti carichi di regali . Dopo abbracciata la Regina e baciata la Principessina , spiegarono il corredino , fatto di una tela così fine e così resistente da bastare cent ' anni , senza pericolo che diventasse lisa ; le fate la filavano da sé nelle ore d ' ozio . Quanto alle trine erano di maggior valore della tela stessa : vi si vedeva in essa raffigurata , o coll ' ago o col fuso , tutta la storia del mondo ; dopo di questa messero in mostra le fasce e le coperte , ricamate apposta con le loro proprie mani : e in queste erano rappresentati mille di quei giuochetti svariatissimi , che servono per baloccare i ragazzi . Dacché al mondo ci sono ricamatori e ricamatrici , non s ' era mai veduta una cosa meravigliosa come quella tela . Ma quando fu messa fuori la culla , allora la Regina non poté frenarsi dal cacciare un grido di stupore , tanto quella culla sorpassava , per magnificenza , tutto il rimanente . Era fatta d ' un legno che costava centomila scudi la libbra . La sorreggevano quattro amorini : quattro veri capolavori , dove l ' arte aveva vinto la materia , sebbene fossero tutti rubini e diamanti , da non potersi dire quanto valevano . Questi amorini erano stati animati dalle fate ; per cui quando la bambina strillava , la cullavano dolcemente e l ' addormentavano , e ciò faceva un grandissimo comodo anche alla balia . Le fate presero la Principessina e se la messero sui ginocchi : la fasciarono e la baciarono più di cento volte , perché era di già tanto bella , che bastava vederla , per mangiarla dai baci . Quando si accorsero che aveva bisogno di poppare , batterono la loro bacchetta in terra , e comparve subito una balia , quale ci voleva per una così graziosa lattante . Restava oramai soltanto da dotarla : e le fate si spicciarono a fare anche questo ; chi le diede la virtù , chi la grazia ; la terza , una bellezza maravigliosa ; la quarta , le augurò ogni fortuna ; la quinta , buona salute ; e l ' ultima , la facilità di riuscir bene in tutte quelle cose che avesse preso a fare . La Regina , contentissima , non rifiniva dal ringraziarle di tanti favori prodigati alla Principessina ; quand ' ecco che videro entrare in camera un gambero così grosso , che passava appena dalla porta . " Oh ! ingratissima Regina " , disse il gambero , " com ' è egli possibile che vi siate dimenticata così presto della fata della fontana e del gran servizio che vi ho reso , menandovi dalle mie sorelle ? Come ! voi le avete invitate tutte , e me sola avete lasciata da parte ? Pur troppo ne aveva un presentimento , e fu per questo che mi trovai obbligata a prendere la figura d ' un gambero la prima volta che vi parlai , appunto per farvi notare che la vostra amicizia , invece di progredire , avrebbe camminato all 'indietro." La Regina , disperata per la smemoraggine commessa , la interruppe e le chiese perdono . Ella disse che aveva creduto di nominare il suo fiore , come quelli di tutte le altre ; che era stato il mazzetto di fiori di pietre preziose quello che l ' aveva ingannata : e che essa non era capace di dimenticarsi i grandi favori ricevuti ; e che , per conseguenza , la pregava e la scongiurava a non privarla della sua amicizia , e segnatamente a mostrarsi benigna verso la Principessina . Tutte le fate , per la paura che volesse dotarla di miseria e di disgrazie , fecero coro alla Regina per vedere di abbonirla . " Cara sorella " , le dissero , " Vostra Altezza non si mostri sdegnata contro una Regina , che non ebbe mai in mente di farvi il più piccolo sgarbo ; lasciate , di grazia , codesta buccia di gambero e fatevi vedere in tutta la vostra bellezza . " Come è stato detto , la fata della fontana era un po ' civetta , e a sentirsi lodare dalle sorelle si ammansì un poco e diventò più agevole . " Ebbene " , disse , " non farò a Desiderata tutto il male che avrei voluto : perché vi giuro che era mia intenzione di rovinarla affatto , e nessuno avrebbe potuto impedirmelo ; nondimeno voglio annunziarvi una cosa : se ella vedrà la luce del sole , prima che abbia compiti quindici anni , dovrà pentirsene amaramente e forse ci rimetterà la vita . " Il pianto della Regina e le preghiere delle illustri fate non valsero a smuoverla di un capello dalla sua sentenza . Ella si ritirò camminando all ' indietro , perché non aveva voluto lasciare la sua sopravveste di gambero . Quando si fu allontanata dalla camera , la povera Regina chiese alle fate se ci fosse verso di salvare la figlia dalle disgrazie che le erano state minacciate . Esse tennero consiglio fra loro , e dopo aver messi avanti parecchi partiti , finalmente si attennero a questo : che , cioè , bisognava fabbricare un gran palazzo senza porte e senza finestre ; con una porta d ' ingresso sotterranea , e custodirvi lì dentro la Principessina fino a tanto che non avesse raggiunto l ' età fatale , per esser fuori da ogni pericolo . Tre colpi di bacchetta bastarono per cominciare e finire questo vasto edifizio . All ' esterno era tutto di marmo bianco e verde : e i soffitti e gl ' impiantiti tutti di diamanti e di smeraldi , che raffiguravano fiori , uccelli e mille altre cose graziose . Le pareti erano tappezzate di velluto di vari colori , ricamato dalle fate colle loro mani : e perché esse sapevano di storia , s ' erano prese il gusto di rappresentarvi i fatti storici più belli e più notevoli : c ' era dipinto il passato e l ' avvenire , e in parecchi arazzi si vedevano effigiate le gesta dei più grandi Re della terra . Le brave fate avevano immaginato questo modo ingegnoso per insegnare più facilmente alla giovine Principessa i vari casi della vita degli eroi e degli altri mortali . Tutta la casa , nell ' interno , era rischiarata soltanto a forza di lampade : ma ce n ' erano tante e poi tante , che pareva fosse giorno chiaro da un anno all ' altro . Vi furono introdotti tutti i maestri , dei quali ella poteva aver bisogno per istruirsi e perfezionarsi ; e il suo spirito , la sua svegliatezza e il suo buon senso arrivavano a intendere molte cose , anche prima che le fossero insegnate : ragion per cui i maestri rimanevano strasecolati per le cose bellissime che essa sapeva dire in una età , nella quale gli altri ragazzi sanno appena chiamare babbo e mamma . E questa è una prova che le fate non accordano la loro protezione , per tirar su degli stupidi e degl ' ignoranti ! Se la vivacità del suo spirito innamorava tutti coloro che l ' avvicinavano , la sua bellezza non faceva di meno , e sapeva amicarsi le persone più insensibili e i cuori più duri . La Regina madre non l ' avrebbe lasciata un solo minuto , se il suo dovere non l ' avesse tenuta presso il Re . Di tanto in tanto le buone fate venivano a vedere la Principessa e le portavano in regalo cose rarissime e vestiti sfarzosi ed eleganti , che parevano fatti per le nozze di qualche Principessa , non meno bella di Desiderata . Ma fra tutte le fate che le volevano bene , quella che le voleva più di tutte era Tulipano , la quale non rifiniva mai di raccomandare alla Regina che non le lasciasse vedere la luce del giorno prima di aver toccato i quindici anni . " La nostra sorella , quella della fontana , è vendicativa " , diceva Tulipano , " avremo un bel pigliarci tutte le cure per questa fanciulla ; ma se ella può , state certa che le farà del male ; e per questa ragione bisogna , o signora , che voi siate vigilante , e di molto . " La Regina dal canto suo prometteva di vegliare continuamente sopra una cosa di tanto rilievo : ma avvicinandosi il tempo nel quale la sua cara figlia doveva uscire dal castello , le fece fare il ritratto , e il ritratto fu portato a mostra nelle più grandi Corti dell ' universo . Al solo vederlo , non vi fu Principe che non si mostrasse preso di ammirazione : ma fra gli altri ve ne fu uno che ne rimase talmente invaghito , da non sapersene più distaccare . Lo portò nel suo gabinetto , e si chiuse dentro insieme col ritratto , e parlandogli come se fosse vivo e potesse intenderlo , gli diceva le cose più appassionate di questo mondo . Il Re , non vedendo più il figliuolo , domandò che cosa facesse e come passasse il suo tempo , e perché non fosse più del suo solito buon umore . Qualche cortigiano , di quelli che chiacchierano volentieri , e ve ne sono parecchi con questo vizio , gli fece intendere che c ' era il caso che al Principe desse volta il cervello , perché passava le giornate intere chiuso nel suo gabinetto , e lì discorreva da sé solo , come se vi fosse stato qualcuno insieme con lui . Il Re sentì questa cosa con dispiacere : " Com ' è egli possibile " , diceva ai suoi confidenti , " che mio figlio perda così il giudizio ? lui , che ne ha avuto sempre tanto ! Voi sapete che finora esso è stato l ' ammirazione di tutti , e io non vedo ne ' suoi occhi alcun segno di pazzia o di aberrazione mentale : soltanto mi pare diventato più pensieroso . Bisogna che io lo interroghi da me : forse cosi arriverò a scoprire qual è la fissazione che s ' è messa per il capo " . Detto fatto , mandò per esso , e quindi ordinò a tutti che uscissero dalla sala . Dopo vari discorsi , ai quali il Principe non stava attento o rispondeva a rovescio , il Re gli domandò il motivo che aveva portato tanto cambiamento nelle sue abitudini e nel suo carattere . Il Principe , parendogli che gli fosse capitata la palla al balzo , si gettò ai suoi piedi , e gli disse : " Voi avete fissato di farmi sposare la Principessa Nera : in questo legame di parentela voi troverete dei vantaggi , che io non posso promettervi con quello della Principessa Desiderata ; ma , o signore , io trovo in questa fanciulla tante grazie e tante attrattive , quante l ' altra non ne possiede davvero " . " E dove le avete vedute ? " , chiese il Re . " Tanto dell ' una che dell ' altra , mi sono stati portati i ritratti " , rispose il Principe Guerriero ( era questo il suo nome , dacché aveva vinto tre grandi battaglie ) , " e vi confesso che la mia passione per la principessa Desiderata è così forte , che se voi non ritirate la parola data alla Principessa Nera , non mi rimane altro che morire : felice sempre di perdere la vita , una volta perduta la speranza di essere lo sposo di quella che amo . " " È dunque con un ritratto " , riprese gravemente il Re , " che passate il vostro tempo a fare certi colloqui , che vi rendono ridicolo agli occhi di tutti i cortigiani ? Essi vi credono svanito il cervello , e se sapeste quello che si dice di voi , non avreste faccia di parlare a questo modo di simili ragazzate ! " " Io non ho ragione di rimproverarmi una sì bella fiamma " , replicò il Principe , " quando avrete veduto il ritratto di questa graziosa Principessa , son sicuro che compatirete la passione che sento per lei . " " Andate a prenderlo subito " esclamò il Re , con tanto risentimento , che dava a dividere la bizza che lo rodeva dentro . Se il Principe non avesse avuta la certezza che nessuna bellezza al mondo poteva stare a fronte di quella di Desiderata , sarebbe rimasto un po ' male . Invece andò subito nel suo gabinetto , e poi tornò al Re . Il Re rimase maravigliato quanto il figlio . " Ah ! " , diss ' egli , " mio caro Guerriero , io approvo la vostra scelta ; quando alla mia Corte ci sarà una Principessa così graziosa , mi sentirò anch ' io ringiovanito . Fin da questo momento mando subito degli ambasciatori dalla Principessa Nera per isciogliermi della parola data : e quand ' anche dovessi tirarmi sulle braccia una guerra a morte , preferisco di farla finita una buona volta per tutte . " Il Principe baciò rispettosamente le mani del padre e gli abbracciò i ginocchi . La sua gioia era tanta , che pareva diventato un altro . Pregò e ripregò il padre a mandare degli ambasciatori non soltanto alla Principessa Nera , ma anche a Desiderata , raccomandandosi che per quest ' ultima fosse scelto l ' uomo più capace e più ricco del Regno , perché in questa grande occasione era necessario fare una splendida figura , e ottenere ciò che si voleva . Il Re pose gli occhi su Beccafico . Era un gran signore , eloquente quanto Cicerone , e con centomila lire di rendita . Beccafico voleva un gran bene al principe Guerriero , e per andargli a genio , si fece fare il più splendido equipaggio e le più belle livree che si possa immaginare . La sua fretta per allestire i preparativi del viaggio fu grandissima , perché l ' amore del Principe cresceva a occhio di giorno in giorno , ed esso era sempre lì a punzecchiarlo perché partisse . " Ricordatevi " , gli diceva in tutta confidenza , " che c ' è di mezzo la vita mia , e che io perdo il lume della ragione tutte le volte che penso al caso che il padre di questa Principessa potrebbe impegnarsi con qualcun altro , senza aver modo di tornare indietro : e che allora io dovrei perderla per sempre . " Beccafico lo rassicurava , non foss ' altro per pigliar tempo ; perché dopo le grandi spese alle quali era andato incontro , voleva almeno farsene onore . Menò seco ottanta carrozze tutte risplendenti d ' oro e di brillanti , e dipinte con certe miniature , da fare scomparire le miniature più finite che si sieno vedute mai : c ' erano , per di più , altre cinquecento carrozze : ventiquattromila paggi a cavallo , vestiti come tanti principi : e il resto del corteggio non era da sfigurare in mezzo a quella magnificenza . Quando l ' ambasciatore ebbe dal Principe l ' udienza di congedo , questo l ' abbracciò come un suo fratello , e gli disse : " Pensate , mio caro Beccafico , che la mia vita dipende dal matrimonio che andate a combinare : dite tutto quel che più sapete , e conducete con voi la Principessa , che è l ' anima dell ' anima mia " . E gli consegnò mille regali da offrirle , nei quali spiccavano in egual modo l ' eleganza e la ricchezza ; erano tutte allegorie amorose , incise su gemme e diamanti : orologi incrostati di carbonchi , con sopra le cifre di Desiderata : braccialetti di rubini modellati in forma di cuori : insomma , non c ' era cosa alla quale non avesse pensato , per trovare il modo di piacerle . L ' ambasciatore portava seco il ritratto del Principe , dipinto con tanta bravura e maestria , che non gli mancava nemmeno la parola , e faceva dei complimenti pieni di grazia e di brio . È vero che non sapeva rispondere a tutto quello che gli si domandava : ma di questo non ce n ' era un gran bisogno . Beccafico , per la parte sua , promise al Principe che avrebbe fatto l ' impossibile per vederlo contento , e soggiunse che aveva con sé moltissimo denaro : e caso mai gli avessero negata la Principessa , avrebbe trovato il mezzo di comprare qualcuna delle sue cameriere e l ' avrebbe rapita . " Ah ! " , esclamò il Principe , " non lo dite neanche per celia : son sicuro che ella si chiamerebbe offesa da un modo di fare così poco rispettoso ! " Beccafico non stette a dir altro , e partì . La gran diceria del suo viaggio arrivò prima di lui : il Re e la Regina ne furono lietissimi , perché stimavano molto il suo sovrano e conoscevano gli atti di valore del Principe Guerriero , e , in particolar modo , il suo merito personale ; motivo per cui non avrebbero potuto trovare un partito più degno per la loro figlia , neanche a cercarlo apposta nelle cinque parti del mondo . Fu apprestato un palazzo per alloggiarvi Beccafico , e vennero dati gli ordini perché tutta la Corte si mostrasse in abito di gran gala . Il Re e la Regina avevano pensato di far vedere all ' ambasciatore la Principessa Desiderata : ma la fata Tulipano venne a trovare la Regina e le disse : " Guardatevi bene , Regina , da menare Beccafico dalla nostra figliuola " , era solita di chiamarla così , " non conviene che egli la veda tanto presto e non bisogna mandarla al Re , che l ' ha domandata in sposa , finché non abbia compiti i quindici anni ! perché , badate bene a quello che vi dico , se ella esce fuori prima del tempo , si troverà a sentirsi cascare addosso qualche grosso malanno " . La Regina abbracciò la buona Tulipano : le promise di darle retta , e senza perder tempo andarono insieme dalla Principessa . Intanto arrivò l ' ambasciatore . Il suo seguito durò ventitré ore a passare , perché egli aveva seicentomila muli , colle sonagliere e i ferri d ' oro e gualdrappe di velluto e di broccato ricamate in perle . Lungo la strada c ' era un pigia - pigia da non farsene idea , e tutti correvano per vederlo . Il Re e la Regina gli andarono incontro , tanto erano contenti della sua venuta . Salteremo a pié pari le cose che egli disse , i complimenti che si scambiarono , perché ci vuol poco a figurarseli : ma quando egli domandò di presentare i suoi omaggi alla Principessa , rimase molto male nel sentirsi negata la grazia . " Signor Beccafico " , disse il Re , " se vi ricusiamo una cosa che pare così giusta , credetelo , non è un capriccio : e perché ne siate persuaso , bisogna raccontarvi la strana avventura di nostra figlia . Una fata , dal giorno che nacque , la prese a noia e la minacciò di mille guai , se ella avesse veduto la luce del sole prima di toccare i quindici anni : noi dunque la teniamo chiusa in un palazzo , che ha i suoi quartieri più belli sotto terra . Era nostra idea di menarvici ma la fata Tulipano ci ha comandato di non fare nulla . " " Come mai , Sire ! " , replicò l ' ambasciatore , " e io dunque dovrò avere il dispiacere di tornarmene indietro senza di lei ? Voi l ' accordaste al Re mio signore per il suo figlio : ella è aspettata con vivissima impazienza : e sarà possibile che voi vi lasciate imporre da certe fanciullaggini , come sono le predizioni delle fate ? Ecco qui il ritratto del Principe Guerriero , che ho l ' ordine di presentarvi : e il ritratto è così somigliante , che quando lo guardo mi par di vedere le stesso Principe in persona . " E cosi dicendo , lo scoprì . Il ritratto , che era stato ammaestrato soltanto per parlare alla Principessa , disse : " Bella Desiderata , non potete figurarvi con quanto ardore io vi attenda ! venite subito alla nostra Corte , e abbellitela con quelle grazie che vi fanno unica al mondo ! " . Il ritratto non disse altro : e il Re e la Regina rimasero tanto meravigliati , che pregarono Beccafico a darglielo , per portarlo a far vedere alla Principessa . A lui non gli parve vero , e consegnò subito il ritratto nelle loro mani . La Regina non aveva mai fatto cenno alla figlia di ciò che accadeva in Corte ; ed anzi aveva proibito alle dame che le stavano intorno di dirle la più piccola cosa sull ' arrivo dell ' ambasciatore : ma esse non l ' avevano ubbidita , e la Principessa sapeva già che si stava combinando un gran matrimonio ; peraltro era tanto prudente , da fare in modo che la madre non si avvedesse di nulla . Quando questa le ebbe mostrato il ritratto del Principe , che parlava , e che le fece un complimento non so se più tenero o più grazioso , ella rimase molto sorpresa , perché non aveva mai veduto nulla di simile ; e la bella fisonomia del Principe , l ' aspetto sveglio e la regolarità delle fattezze non la stupivano meno delle cose che aveva dette il ritratto parlante . " Vi dispiacerebbe " , le disse la Regina , " di avere uno sposo che somigliasse a questo Principe ? " " Signora " , ella rispose , " non tocca a me a scegliere : sarò sempre contenta di colui che vi piacerà destinarmi . " " Ma pure " , insisté la Regina , " se la sorte cadesse su lui , non vi stimereste felice ? " Ella arrossì , abbassò gli occhi e non rispose nulla . La Regina la prese fra le braccia e la baciò più e più volte , né poté frenarsi dal versare alcune lacrime , pensando che stava sul punto di doverla perdere , perché non le mancavano oramai che tre mesi soli a compiere i quindici anni : e nascondendole il suo dispiacere , la mise al fatto di tutto quanto la riguardava nell ' ambasciata di Beccafico : e fra le altre cose , le dette anche i regali che erano stati portati per lei . Essa li ammirò : lodò con finezza di gusto le cose più singolari ; ma ogni pochino i suoi occhi si divagavano , per andare a posarsi sul ritratto del Principe , con un diletto fin ' allora non provato mai . L ' ambasciatore , vedendo che perdeva il suo tempo a insistere perché gli dessero la Principessa , e che si contentavano soltanto di promettergliela , ma in modo solenne da non poterne dubitare , si trattenne pochi giorni presso il Re , e tornò per la posta a render conto al padrone del suo operato . Quando il Principe venne a sapere che la sua Desiderata non poteva averla prima di tre mesi , dette in tali sfoghi di dolore , che rattristarono tutta la Corte : non dormiva più : non mangiava nulla e diventò tristo e pensieroso : perse il suo bel colore : passava le giornate intere sdraiato su un canapè , nel suo gabinetto , a contemplare il ritratto della Principessa : le scriveva ogni cinque minuti e porgeva le lettere al ritratto , come se questo le sapesse leggere . Alla fine le sue forze s ' indebolirono a poco a poco , e cadde gravemente malato : né ci fu bisogno di medico o di chirurgo per indovinare la cagione del male . Il Re si disperava ; egli amava teneramente suo figlio , e si trovava sul punto di perderlo . Che afflizione per lui ! Né vedeva rimedio alcuno che valesse a salvargli il Principe , il quale non domandava altro che la sua Desiderata : senza di essa non gli restava che morire . In faccia alla gravità del caso egli prese la risoluzione di andare a trovare il Re e la Regina , che gli avevano promesso la figlia , affine di scongiurarli a muoversi a compassione dello stato in cui s ' era ridotto il Principe , e a non mandare più in lungo le nozze ; le quali non si sarebbero fatte più , quand ' essi si fossero incaponiti a volere aspettare che la Principessa avesse compito i quindici anni . Questo passo era straordinario per un Re , ma sarebbe stata una cosa anche più straordinaria se egli avesse lasciato morire il figlio , che gli era più caro delle pupille degli occhi . Peraltro s ' inciampò in una difficoltà insormontabile : e questa era l ' età molto avanzata del Re , la quale non gli acconsentiva se non di viaggiare in portantina : e questa cosa si combinava male coll ' impazienza del figlio : per cui egli mandò per la posta il suo fido Beccafico e scrisse delle lettere commoventissime per impegnare il Re e la Regina a contentarlo nei suoi desideri . Intanto Desiderata non provava minor piacere a contemplare il ritratto del Re , che questi non provasse a guardare quello di lei . Ogni tantino ella andava nella stanza dove era stato messo , e sebbene s ' ingegnasse di celare i sentimenti del suo cuore , c ' era chi sapeva indovinarli ; e , fra gli altri , Viola - a - ciocche e Spinalunga , che erano le sue damigelle d ' onore , si accorsero di quella specie d ' irrequietezza che cominciava a tormentarla . Viola - a - ciocche l ' amava di sincero amore e l ' era fidatissima ; mentre Spinalunga aveva sempre covato una gelosia segreta per le belle virtù e per lo splendido stato della Principessa . La madre di Spinalunga aveva allevata la Principessa , e dopo essere stata sua governante , era divenuta sua dama d ' onore . Ella dunque avrebbe dovuto amarla , come la cosa più cara di questo mondo : ma idolatrando essa la propria figlia , e vedendo l ' odio di questa per la bella Principessa , non poteva , neanch ' essa , volerle bene . L ' ambasciatore , che era stato spedito alla Corte della Principessa Nera , non vi trovò lieta accoglienza , subito che si venne a sapere la bella parte che doveva fare . Questa negra era la creatura più vendicativa che possa immaginarsi ; e le parve di non essere trattata troppo cavallerescamente a sentirsi dire sul viso , dopo le promesse e gl ' impegni presi , che essa rimaneva ringraziata e messa in libertà . Ella aveva veduto il ritratto del Principe , e s ' era fitta in capo di voler lui a ogni costo : perché le donne nere , quando si ragiona d ' amore , diventano le donne più ostinate del mondo . " Come , signor ambasciatore " , ella disse , " forse il vostro Re non mi crede abbastanza ricca o abbastanza bella ? Girate per i miei Stati e difficilmente ne troverete de ' più vasti ; entrate nel mio tesoro reale e vedrete tant ' oro , quanto non se n ' è mai cavato da tutte le miniere del Perù ; date finalmente un ' occhiata al color morato del mio viso , alle mie labbra tumide , al mio naso schiacciato , eppoi ditemi se una donna , per esser bella , non bisogna che sia fatta così ! " " Signora " , rispose l ' ambasciatore , il quale aveva una gran paura d ' essere bastonato , peggio che in Turchia , " io biasimo il procedere del mio Sovrano , per quanto è lecito di farlo a un suddito : e se il cielo mi avesse dato il più bel trono dell ' universo , saprei ben io la persona alla quale offrirlo ! " " Queste parole vi salvano la vita " , ella disse , " avevo fissato di cominciare da voi la mia vendetta ; ma mi sarebbe parsa un ' ingiustizia , perché in fin de ' conti non siete voi la cagione dello sleale procedere del vostro Principe : andate , e ditegli da parte mia che mi fa un vero regalo a sciogliersi con me , perché io non me la sono mai detta con le persone poco di buono . " L ' ambasciatore , che non vedeva l ' ora di essere congedato , prese queste parole a volo ; e via a gambe . Ma la Negra era troppo stizzita contro il Principe Guerriero , per potergli perdonare . Salì sopra un cocchio d ' avorio tirato da sei struzzi , i quali facevano dieci miglia l ' ora . Andò al palazzo della fata della fontana , che era la sua comare e la migliore amica che avesse : e dopo averle raccontata la sua avventura , la pregò colle braccia in croce perché l ' aiutasse a pigliarsi una vendetta . La fata si lasciò commuovere dal dolore della figlioccia ; guardò nel libro , dove si dice tutto , e così venne subito a sapere che il Principe Guerriero lasciava la Principessa Nera per motivo di Desiderata , che egli amava perdutamente , e che era stato perfino malato dalla gran passione di non poterla vedere . Bastò questa cosa per riaccendere nel cuore alla fata quella collera , che oramai era quasi spenta ; tanto che si poteva sperare , che non avendo più veduto la Principessa dal giorno che nacque , non avrebbe più pensato a farle del male , senza gl ' incitamenti di quella brutta moraccia . " Come ! " , gridò la fata , " dunque questa sciaguratissima Desiderata s ' è messa in capo di farmi sempre dei dispetti ? No , no , vezzosa Principessa : no , carina mia ; non soffrirò mai che ti si faccia un affronto . Il cielo e tutti gli elementi piglieranno parte in questa cosa . Torna pure a casa e fidati alla parola della tua buona comare . " La Principessa la ringraziò e le fece dei doni di frutte e di fiori , che furono moltissimo graditi . Intanto l ' ambasciatore Beccafico si avanzava a spron battuto verso la città , dove stava il padre di Desiderata : e appena giunto andò a gettarsi ai piedi del Re e della Regina ; versò un torrente di lacrime e disse con un linguaggio da intenerire i sassi , che il Principe Guerriero sarebbe morto , se gl ' indugiavano il piacere di vedere la Principessa : che oramai non mancavano più che tre soli mesi per compire i quindici anni ; che non c ' era pericolo che in un tempo così corto potesse accadere qualche disgrazia : che si prendeva la libertà di rammentare che questa eccessiva credulità per certe fandonie faceva torto alla maestà reale : in una parola , tanto seppe dire e tanto seppe fare , che finì col persuaderli tutti e due . Prova ne sia che anche essi s ' intenerirono e piansero , ripensando al pietoso stato in cui s ' era ridotto il Principe : e finirono col dire che pigliavano qualche giorno di tempo prima di dargli una risposta di benestare . Esso allora replicò che non poteva concedere che poche ore , perché il suo padrone era oramai ridotto al lumicino , e s ' era fitto in capo che la Principessa non lo potesse soffrire e fosse essa medesima che studiasse tutti gli ammennicoli per rimandare la partenza dall ' oggi al domani . Allora gli fu detto che nella serata avrebbe saputo quello che si poteva fare . La Regina corse subito al palazzo della sua cara figlia , e le raccontò ogni cosa . Desiderata sentì un gran dolore : ebbe una stretta al cuore e svenne . Così la Regina poté conoscere tutta la passione del suo amore per il Principe . " Non ti dar tanto alla disperazione , bambina mia " , ella le disse , " tu hai la virtù di poterlo guarire : la sola cosa che mi tenga in pensiero , sono le minacce fatte dalla fata della fontana al momento della tua nascita . " " Voglio sperare , o signora " , ella riprese , " che ci debba essere qualche ripiego , per ingannare questa fata malandrina . Non potrei , per dirne una , partire in una carrozza tutta chiusa , dove non potessi vedere la luce del giorno ? questa carrozza l ' aprirebbero soltanto la notte , per darci da mangiare , e così arriverei felicemente a casa del Principe Guerriero . " Il ripiego piacque molto alla Regina : ne parlò al Re , il quale lo approvò : e così mandarono a chiamare Beccafico , perché andasse subito a Corte , dove gli dettero per cosa sicura che la Principessa sarebbe partita prestissimo ; e gli dissero di recarsi intanto a dare la buona novella al suo padrone , aggiungendo che per amor di far presto , avrebbero tralasciato di farle il corredo e i ricchissimi vestiti , quali si addicevano al suo grado di Principessa . L ' ambasciatore , che non capiva nella pelle dalla contentezza , si gettò di nuovo ai piedi delle loro Maestà per ringraziarle , e partì subito senza aver veduto la Principessa . Non c ' è dubbio che ella avrebbe sentito un gran dolore nello staccarsi dal padre e dalla madre , se fosse stata meno viva in lei la prevenzione a favore del Principe : ma si danno nella vita certi sentimenti così prepotenti , che fanno tacere tutti gli altri . Le prepararono una carrozza foderata al di fuori di velluto , ornato di grandi borchie d ' oro ; e al di dentro di broccato ricamato d ' argento e color di rosa . Non vi erano cristalli ; la carrozza era molto grande , tutta chiusa come una scatola ; e uno dei primi signori del Regno teneva in custodia le chiavi , che aprivano la serratura degli sportelli . E perché un seguito troppo numeroso poteva essere d ' impiccio , furono scelti pochi ufficiali per accompagnarla : e dopo averle date le più belle gemme del mondo e alcuni ricchissimi vestiti , e dopo gli addii , che fecero quasi soffocare dai pianti e dai singhiozzi il Re , la Regina e tutta la Corte , la chiusero nella carrozza , insieme alle sue dame d ' onore Viola - a - ciocche e Spinalunga . Bisogna ricordarsi che Spinalunga non voleva punto bene a Desiderata ; ma invece ne voleva moltissimo al Principe Guerriero , del quale aveva veduto il ritratto parlante . Il dardo che l ' aveva ferita era così acuto , che , nel partire , disse a sua madre che morirebbe di dolore , se accadesse il matrimonio della Principessa , e che se voleva salvarla dalla sua tristissima sorte , bisognava trovasse il verso di mandare all ' aria ogni cosa . Sua madre , che era dama d ' onore , le disse di darsi pace , che avrebbe cercato il modo di consolarla e di farla felice . Quando la Regina fu sul punto di staccarsi dalla sua figlia , che partiva , la raccomandò , non si può dir quanto , a questa femmina trista . " Questo prezioso deposito " , diss ' ella , " lo confido alle vostre mani . Mi è più caro della vita ! abbiate cura della salute di mia figlia , e soprattutto guardate bene che non vegga mai la luce del giorno . Sarebbe finita per lei ! Voi sapete da quali sciagure è minacciata , e però ho fissato coll ' ambasciatore del Principe Guerriero che , fino a tanto che non abbia quindici anni compiti , la terranno in un castello , dove non possa vedere altra luce che quella dei lampadari . " La Regina affogò di regali questa dama , per impegnarla a stare attaccata fedelmente alle sue istruzioni , ed ella dal canto suo promise di vegliare alla conservazione della Principessa , e di renderle minutissimo conto di tutto , appena fossero arrivate . A questo modo il Re e la Regina , fidandosi di averla raccomandata bene , non ebbero alcun pensiero per la loro cara figlia , e così sentirono meno il dolore del distacco ; ma Spinalunga , che dagli ufficiali incaricati di aprire tutte le sere la carrozza per servire la cena alla Principessa , aveva saputo che si avvicinavano alla città dov ' erano aspettate , cominciò a metter su la madre perché compisse il suo tristo disegno , prima che il Re e il Principe venissero loro incontro e mancasse il tempo di fare il gran colpo . Cosicché , quando fu circa l ' ora del mezzogiorno e quando i raggi del sole saettavano con maggior forza , ella tagliò di netto con un gran coltello fatto apposta , che aveva portato seco , l ' imperiale della carrozza dove stavano rinserrate . Fu quella la prima volta che la Principessa Desiderata vide la luce del giorno . Appena l ' ebbe vista , mandò un sospiro e si precipitò fuori della carrozza , trasmutata in una Cervia bianca : e a quel modo si messe a correre fino alla vicina foresta , dove si nascose in un luogo folto e oscuro , per potervi piangere , senza essere vista da alcuno , le grazie , i bei lineamenti e la elegante figura , che aveva perduta . La fata della fontana , che dirigeva questa strana avventura , vedendo che tutti quelli che accompagnavano la Principessa si davano un gran moto , gli uni per seguirla , gli altri per correre alla città e fare avvertito il Principe Guerriero della disgrazia accaduta , messe sottosopra cielo e terra : talché i lampi e i tuoni impaurirono anche i più coraggiosi : e in grazia del suo portentoso sapere , riuscì a trasportare quelle persone molto lontano di lì , togliendole in questo modo da un luogo , dove la loro presenza non le faceva punto piacere . Le sole che restassero , furono la dama d ' onore , Spinalunga e Viola - a - ciocche . Quest ' ultima corse dietro alla sua padrona , facendo risuonare il bosco del nome di lei e de ' suoi acuti lamenti . Le altre due , contentissime di vedersi libere , non persero un minuto per fare quanto avevano già fissato . Spinalunga s ' infilò i vestiti di Desiderata . Il manto reale , che doveva servire per le nozze , era d ' una ricchezza da non potersi dire , e la corona aveva dei diamanti grossi due o tre volte il pugno della mano . Il suo scettro era d ' un rubino d ' un sol pezzo : e il globo che teneva nell ' altra mano , una perla grossa quanto il capo d ' un bambino . Tutte cose bellissime a vedersi e pesantissime a portarsi addosso : ma bisognava non lasciare indietro nessuno degli ornamenti reali , una volta che Spinalunga voleva farsi credere la Principessa . In quest ' abbigliamento , Spinalunga , seguita dalla madre che le reggeva lo strascico , si avviò verso la città . La falsa Principessa camminava con passo maestoso . Ella era sicura che sarebbe venuta gente a incontrarla ; difatti , non avevano ancora fatta molta strada , che scorsero un drappello di cavalleria , e in mezzo due portantine luccicanti di oro e di gemme , portate da piccoli muli , ornati di lunghi pennacchi verdi ( perché il verde era il colore favorito della Principessa ) . Il Re che stava in una portantina , e il Principe malato nell ' altra , non sapevano che cosa pensare di queste dame , che venivano incontro a loro . I più curiosi galopparono innanzi , e dalla ricchezza dei vestiti giudicarono che dovessero essere due signore di gran riguardo . Scesero da cavallo e le salutarono con molto rispetto . " Fatemi la grazia " disse loro Spinalunga " di sapermi dire chi c ' è dentro quelle portantine . " " Signora " , essi risposero , " c ' è il Re e il Principe suo figlio , che vanno incontro alla Principessa Desiderata . " " Allora vi prego " , continuò ella , " di andare a dir loro che la Principessa è qui . Una fata , che è nemica della mia felicità , ha sparpagliato e disperso tutti coloro che mi accompagnavano a furia di tuoni , di lampi e di prodigi paurosi : ma ecco qui la mia dama d ' onore , la quale è incaricata di presentare le lettere del Re mio padre e di tenere in custodia le mie gioie . " I cavalieri , a queste parole , baciarono subito il lembo della sua veste e andarono di corsa a dire al Re che la Principessa si avvicinava . " Come ! " , egli esclamò , " ella se ne viene a piedi e di pieno giorno ? " Essi gli raccontarono ciò che ella aveva detto loro . Il Principe , che smaniava d ' impazienza , li chiamò , dicendo loro con gran premura : " Non è un prodigio di bellezza ? un vero miracolo ? una Principessa senza confronti ? " . Nessuno rispose : per cui il Principe ne rimase stupito . " Si vede proprio " , egli riprese , " che dovendo dirne troppo bene , preferite piuttosto non dir nulla . " " Signore , voi la vedrete da voi " , disse il più ardito di essi , " sarà che lo strapazzo del viaggio l ' abbia un po ' trasfigurita . " Il Principe rimase di stucco : se fosse stato più in forze , si sarebbe buttato giù dalla portantina per correre ad appagare la sua impazienza e la sua curiosità . Il Re scese a piedi , e avanzandosi con tutto il corteggio raggiunse la falsa Principessa . Vederla , gettare un grido e tirarsi indietro di qualche passo , fu un punto solo . " Chi vedo mai ? " , egli disse , " ma questa è una vera perfidia . " " Sire " , disse la dama d ' onore avanzandosi a faccia fresca , " ecco qui la Principessa Desiderata con le lettere del Re e della Regina . Io rimetto pure nelle vostre mani la cassetta delle gioie , che mi fu consegnata sul punto di partire . " Il Re serbò un silenzio sinistro e cupo ; e il Principe , appoggiandosi al braccio di Beccafico , si avvicinò a Spinalunga . Dio degli Dei ! come dové egli restare , vedendo una fanciulla di una statura così sperticata da far paura ? Essa era così lunga , che gli abiti della Principessa le toccavano appena il ginocchio ; secca come un uscio ; col naso che somigliava al becco ricurvo di un pappagallo , e rosso e lustro in cima come un peperone . Denti più neri e più disuniti di quelli , non se n ' è visti mai : in una parola , ell ' era tanto brutta , quanto Desiderata era bella . Il Principe , che aveva sempre dinanzi agli occhi l ' immagine della sua cara Principessa , al vedere questa brutta befana rimase imbietolito : non aveva fiato né per muoversi né per dire una mezza parola . Soltanto , dopo averla guardata un poco cogli occhi fuor della testa , si volse al Re ed esclamò : " Io sono tradito ! Il maraviglioso ritratto sul quale ho vincolata la mia libertà non ha che veder nulla con la persona che ci è stata inviata . Hanno preteso ingannarmi ? ci sono riusciti : ma a me mi costerà la vita " . " Che cosa intendete dire , o signore ? " , disse Spinalunga . " Chi è che ha cercato di ingannarvi ? sappiate , o signore , che sposando me , non vi hanno ingannato davvero . " Tanta sfacciataggine e tanta arroganza non aveva esempio . Per parte sua , anche la dama d ' onore rincarava la dose : " Oh ! mia bella Principessa " , esclamava , " dove siamo mai capitate ? È forse in questo modo , che si accoglie una Principessa par vostro ? Quale incostanza ! e che razza di procedere !...Il Re vostro padre saprà farsene render ragione " . " Tocca a noi farsi rendere ragione " , ribatté il Re , " egli ci aveva promesso una bella Principessa e ci manda invece un sacco d ' ossi , una mummia da fare scappare dallo spavento : ora non mi fa più specie che egli abbia tenuto nascosto questo bel tesoro per quindici anni di seguito : aspettava che capitasse il merlotto : e la disgrazia è capitata su noi : ma staremo a vedere come finirà . " " Ma quale insolenza ! " , esclamò la falsa Principessa . " Quanto sono sventurata di esser venuta qui , sulla parola di questa razza di gente ! Guardate un po ' il gran delitto di essersi fatta ritrattare un po ' più bella del vero ! Non sono forse cose che accadono tutti i giorni ? Se per queste piccole marachelle i Principi rimandassero indietro le loro fidanzate , poche ma poche bene se ne mariterebbero . " Il Re e il Principe , colla bizza fino alla punta dei capelli , non si degnarono risponderle : salirono ciascuno nella loro portantina , mentre una guardia del corpo , senza tanti complimenti , messe in groppa al cavallo , dietro di sé , la Principessa : la dama d ' onore ebbe lo stesso trattamento : e così furono menate in città , dove per ordine del Re furono chiuse nel Castello delle Tre Punte . Il Principe Guerriero restò così sbalordito da questo colpo , che tutta la pena gli si rinserrò in fondo al cuore . Quand ' ebbe fiato per parlare , che cosa mai non disse del suo tristo destino ? Egli era sempre innamorato come prima , ma non gli restava per oggetto della sua passione che un bugiardo ritratto . Tutte le sue speranze andate in fumo : tutte le sue illusioni intorno alla Principessa Desiderata , svanite ! Non c ' era disperazione da potersi agguagliare alla sua . La Corte gli era divenuta un soggiorno insoffribile , e pensò , appena ristabilitosi un po ' in salute , di fuggirsene di nascosto in un luogo solitario e passarvi tutto il resto della sua misera vita . Confidò questa sua idea soltanto al fido Beccafico , nella certezza che questi lo seguirebbe dappertutto : e lo scelse apposta per avere una persona colla quale potersi sfogare più liberamente che con chiunque altro , del brutto tiro che aveva dovuto patire . Appena si sentì un po ' meglio , partì dalla Corte , lasciando sulla tavola del suo gabinetto una lunga lettera pel Re , colla quale lo avvertiva che sarebbe tornato appena avesse ritrovato un po ' di quiete di spirito : ma intanto lo scongiurava di pensare alla vendetta di tutti e due , e di tener sempre in prigione quello spauracchio di Principessa . È facile immaginarsi il dolore del Re nel ricevere questa lettera . Credette morir di dolore per la lontananza di un figlio , così adorato . Mentre tutti s ' ingegnavano di consolarlo , il Principe e Beccafico facevano strada : finché in capo a tre giorni si trovarono in una gran foresta , così oscura per la spessezza delle piante e così seducente per la freschezza dell ' erbe e per i ruscelletti e i fili d ' acqua , che scorrevano in tutti i versi , che il Principe , rifinito dal lungo cammino , non essendosi ancora rimesso perbene in forze smontò da cavallo e si sdraiò malinconicamente per terra , reggendosi il capo con la mano , e per la debolezza avendo appena fiato di parlare . " Signore " , gli disse Beccafico , " mentre vi riposate un poco , io anderò in cerca di qualche frutto perché possiate rinfrescarvi : e intanto darò un ' occhiata per farmi un ' idea del luogo dove ci troviamo . " Il Principe non rispose , ma gli fece segno col capo , come per dirgli : " Sta bene " . Egli è ormai un bel pezzo che abbiamo lasciata la Cervia nel bosco , voglio dire l ' incomparabile Principessa . Ella pianse , come può piangere una cervia all ' ultima disperazione , quando si accorse delle sue nuove forme , specchiandosi nell ' acqua di una fontana . " Come ! e son io , proprio io ? " , essa diceva , " ed è per l ' appunto oggi , che mi trovo ridotta a subire la più trista avventura che possa mai toccare a un ' innocente Principessa come me , per capriccio e colpa delle fate ? E quanto dovrà durare questa metamorfosi ? E dove nascondermi , perché i leoni , gli orsi e i lupi non mi divorino ? Come potrò io cibarmi d ' erba ? " E via di questo passo , faceva a se stessa mille domande , e provava il più acerbo dolore che mai si possa . Se qualche cosa poteva consolarla , era il vedere che essa era una bella cervia , nello stesso modo che era stata una bella Principessa . Spinta dalla fame , Desiderata si messe a mangiar l ' erba con molto appetito : e non sapeva intendere come questa cosa potesse stare . Quindi si accoccolò sul muschio : intanto si fece notte , senza addarsene : ed essa la passò in mezzo a spaventi così terribili , da non poterseli figurare . Sentiva le bestie feroci a pochi passi di distanza ; e scordandosi di esser Cervia , provava ad arrampicarsi su per gli alberi . I primi chiarori del giorno la rassicurarono un poco : ammirò la levata del sole : e il sole gli pareva così maraviglioso , che non finiva mai di guardarlo . Tutte le grandi cose , che ne aveva sentite dire , le sembravano molto inferiori a quel che vedeva . Era questo l ' unico svago che avesse in quel luogo deserto . Per parecchi giorni vi restò sola sola . La fata Tulipano , che aveva sempre voluto bene a questa Principessa , si appassionava di cuore per la sua disgrazia ; ma d ' altra parte , essa era molto indispettita che tanto la Regina come la figlia avessero fatto così poco conto de ' suoi consigli : perché , se vi ricordate , la buona fata aveva ripetuto loro più volte che se la Principessa fosse partita prima de ' quindici anni compiti , sarebbe andata incontro a qualche malanno . A ogni modo non volle lasciarla in balìa alle ire della fata della fontana , e fu essa stessa che guidò i passi di Viola - a - ciocche verso la foresta , perché questa fida confidente potesse consolarla nella sua terribile sventura . La bella Cervia se ne andava , un passo dietro l ' altro , lungo un fiumiciattolo , quando Viola - a - ciocche , non avendo più gambe per camminare , si coricò per pigliare un po ' di riposo . Tutta afflitta , stava almanaccando colla testa da qual parte volgersi per potersi imbattere nella sua cara Principessa . Appena la Cervia l ' ebbe vista , fece tutto un salto , e passata dall ' altra parte del fiume , che era abbastanza largo e profondo , venne a gettarsi addosso a Viola - a - ciocche e le fece un ' infinità di carezze . Ella rimase stupita , non sapendo se le bestie di quel luogo avessero una simpatia particolare per gli uomini tanto da diventare umane , o se la Cervia la conoscesse ; perché a dirla tale e quale , non accade tutti i giorni di vedere una Cervia che faccia con tanto garbo e con tanta cortesia gli onori della foresta . Dopo averla guardata attentamente , si accorse con molta maraviglia che da ' suoi occhi sgorgavano alcuni grossi lacrimoni ; per cui non ebbe più l ' ombra del dubbio che quella fosse la sua cara Principessa . Le prese le zampe e gliele baciò collo stesso rispetto e colla medesima tenerezza , come le avrebbe baciato le mani . Provò a parlare e s ' avvide che la Cervia la intendeva benissimo : ma non poteva risponderle ; e allora le lacrime e i sospiri raddoppiarono da una parte e dall ' altra . Viola - a - ciocche promise alla sua padrona che non l ' avrebbe abbandonata mai : la Cervia le fece mille piccoli segni col capo e cogli occhi , per farle intendere che ne sarebbe contentissima , e che questa cosa la consolerebbe in parte delle sue pene . Erano state insieme tutta la giornata , quando la Cervietta ebbe paura che la sua fida Viola - a - ciocche potesse aver bisogno di mangiare , e la menò in un certo punto della foresta , dove aveva veduto alcune frutta selvatiche ma saporite . Viola - a - ciocche ne mangiò moltissime , perché si sentiva morire dalla fame ; ma quand ' ebbe finita la sua cena , fu presa da una grande inquietudine , perché non sapeva dove si sarebbero ricoverate per dormire . Restare in mezzo alla foresta , esposte a tutti i pericoli , non era nemmeno da pensarci . " Non avete paura , graziosa Cervia " , ella disse , " a passare la nottata qui ? " La Cervia alzò gli occhi al cielo e sospirò . " Ma pure " , continuò Viola - a - ciocche , " voi avete già percorso una parte di questa vasta solitudine : non vi son , per caso , punte capanne , un carbonaio , un taglialegna , un eremitaggio ? " La Cervia fece col capo di no . " Oh Dei ! " , esclamò Viola - a - ciocche , " domani non sarò più viva : quand ' anche avessi la sorte di scansare le tigri e gli orsi , son sicura che basterebbe la paura per uccidermi . E non crediate , mia cara Principessa , che mi dispiaccia per me di perdere la vita : me ne dispiace per voi . Povera me ! Lasciarvi in questi luoghi , senza un ' anima che vi consoli ! Si può immaginare più trista cosa ? " La Cervietta si mise a piangere : ella singhiozzava come potrebbe fare una persona . Le sue lacrime toccarono il cuore alla fata Tulipano , che in fondo l ' amava teneramente e che , nonostante la sua disobbedienza , aveva sempre vegliato alla conservazione di lei : per cui , apparendole tutt ' a un tratto , le disse : " Non ho nessuna voglia di farvi dei rimproveri : lo stato in cui vi trovate mi fa troppa pena " . Cervietta e Viola - a - ciocche la interruppero , gettandosi ai suoi ginocchi : la prima le baciava le mani e le faceva le carezze più graziose di questo mondo : mentre l ' altra la scongiurava a muoversi a pietà della Principessa , rendendole le sue sembianze naturali . " Ciò non dipende da me " , disse Tulipano ; " colei che le fece tanto male ha molto potere ; ma io abbrevierò il tempo della sua penitenza : e per addolcirla un poco , appena si farà notte ella lascerà le spoglie di Cervia ; ma ai primi chiarori dell ' alba , bisognerà che le riprenda daccapo e corra per la pianura e per la foresta , come le altre Cervie . " Cessare di essere Cervia durante la notte , era già qualcosa , anzi molto : e la Principessa dette a dividere la sua allegrezza a furia di salti e di capriole , che messero di buon umore la fata . " Pigliate " , diss ' ella , " per questa viottola , e troverete una capanna abbastanza decente per questi luoghi campestri . " Ciò detto , sparì . Viola - a - ciocche obbedì , e insieme con la Cervia entrò nella viottola , che era lì a pochi passi , e trovarono una vecchia seduta sulla soglia della porta , che stava ultimando un canestro di giunchi . Viola - a - ciocche la salutò : " Vorreste voi , mia buona nonna " , le disse , " darmi un po ' d ' ospitalità insieme a questa Cervia ? " . " Ma sì , figlia mia , che ti ospiterò volentieri : entra pure colla tua Cervia . " E detto fatto , le menò subito in una graziosa camerina , che aveva le pareti e l ' impiantito di tavole di ciliegio : ci erano due letti di tela bianca : biancheria finissima , e ogni altra cosa così semplice e linda , che la Principessa ha raccontato dopo di non aver mai trovato nulla che fosse più di suo gusto . Quando fu notte buia Desiderata cessò di essere cervia : abbracciò più di cento volte la sua cara Viola - a - ciocche ; la ringraziò per l ' affezione che l ' aveva impegnata a seguire la sua fortuna , e le promise di farla felice , appena la sua penitenza fosse finita . La vecchia venne a bussare con molto garbino alla porta e , senza entrare , dette a Viola - a - ciocche dei frutti squisiti , de ' quali ne mangiò anche Desiderata , e con un grande appetito : quindi andarono a letto , ma appena giorno , Desiderata essendo ritornata Cervia , cominciò a grattare coi piedi la porta , perché Viola - a - ciocche le aprisse . All ' atto di separarsi , tutte e due si scambiarono i segni di un vivo dispiacere , sebbene il distacco fosse di poche ore : e la Cervia , lanciatasi nel fitto del bosco , cominciò a correre , secondo il suo solito . Mi par di aver detto che il Principe Guerriero si era fermato nella foresta , e che Beccafico girava in qua e in là , in cerca di frutti . Era già molto tardi , quand ' esso capitò alla casina della buona donna , di cui si è già parlato . Esso si presentò con modi molto cortesi e le chiese quelle cose che gli abbisognavano per il suo padrone . La vecchina fece in un lampo a empirgli un corbello di frutta , e glielo dette dicendogli : " Ho paura che se passate la notte qui , a cielo scoperto , vi capiterà qualche disgrazia : io non posso offrirvi che una povera stanzuccia : se non altro , sarete al sicuro dai leoni " . Beccafico la ringraziò , e le disse che era in compagnia di un amico , e che andava a proporgli di andare a casa di lei : difatti seppe pigliare il Principe così per il suo verso , che questi si lasciò menare alla casa della buona donna . La trovarono , che era ancora sulla porta : ed essa , in punta di piedi , li menò in una camera , compagna a quella della Principessa , e tutte e due così accosto l ' una all ' altra , che erano separate da un semplice tramezzo . Il Principe passò la notte inquietissimo , secondo il solito : ma appena il sole gli batté nell ' imposte della finestra , si alzò , e per isvagarsi dall ' uggia che aveva addosso andò nella foresta , dicendo a Beccafico di non seguirlo . Camminò una mezza giornata , senza neanche sapere dove andasse ; finché capitò in un praticello , abbastanza grande , tutto coperto d ' alberi e d ' erba di muschio . In quel punto sbucò fuori una Cervia , ed egli non poté resistere alla voglia d ' inseguirla , perché la caccia era la sua passione prediletta : sebbene ora non fosse più come una volta , dacché aveva nel cuore quest ' altra spina . Pur nondimeno si messe dietro alla Cervia , e di tanto in tanto le tirava coll ' arco dei dardi , che la gelavano dalla paura , quantunque non le facessero il più piccolo male : perché bisogna sapere che la sua amica Tulipano vegliava in sua difesa : e non ci voleva di meno della mano soccorritrice di una fata per salvarla dalla morte , sotto una pioggia di colpi così bene assestati . Non è possibile essere stracchi , come lo era la Principessa delle Cervie , così poco avvezza a questo nuovo esercizio . Alla fine ebbe la fortuna di svoltare a secco per una viottola , dove il pericoloso cacciatore , avendola persa di vista e sentendosi anch ' esso stanco morto , non si ostinò a darle dietro . Passata in questo modo la giornata , la povera Cervia vide con gioia avvicinarsi l ' ora di tornare a casa : difatti s ' incamminò verso la capanna dove Viola - a - ciocche l ' aspettava con impazienza . Entrata in camera , si buttò sul letto , rifinita e grondante di sudore . Viola - a - ciocche le faceva un monte di carezze e si struggeva di sapere che cosa le fosse accaduto . Essendo venuto il momento di perdere la sua buccia di Cervia , la bella Principessa riprese la sua vera sembianza e gettando le braccia al collo della sua amica del cuore : " Povera me ! " , disse ella , " io credeva di dover temere soltanto la fata della fontana e le bestie feroci della foresta : ma oggi sono stata insegnita da un giovine cacciatore : l ' ho appena veduto , tanto io fuggivo a gambe : mille dardi mi minacciavano una morte inevitabile , e mi son salvata , non so neppur io come " . " Non vi conviene più andar fuori , mia bella Principessa " ; disse Viola - a - ciocche , " date retta a me : passate in questa camera il tempo fatale della vostra penitenza , io anderò qui alla città più vicina a comprarvi dei libri perché abbiate uno svago : leggeremo i nuovi racconti che hanno scritto sulle fate , e faremo dei versi e delle canzonette . " " Taci , mia cara figlia " , riprese la Principessa , " mi basta la cara immagine del Principe Guerriero , per farmi passare piacevolmente le giornate intere ; ma quella stessa potenza che mi condanna durante il giorno alla trista condizione di Cervia , mi forza , malgrado mio , a fare quello che fanno le cervie : io corro , salto e mangio l ' erba com ' esse , e in quel tempo lì , una camera sarebbe per me una prigione insoffribile . " Era così affaticata dalla caccia che chiese da mangiare : e dopo , i suoi begli occhi si chiusero fino allo spuntar dell ' alba . Appena si accorse che faceva giorno , accadde la solita metamorfosi ed ella riprese la via della foresta . Il Principe dal canto suo era tornato sulla sera a raggiungere il suo grande amico . " Ho passato la giornata " , gli disse , " a dar dietro alla più bella Cervia che abbia mai veduto : più di cento volte essa mi ha fatto cilecca con una sveltezza straordinaria : e sì che ho tirato giusto , né so capire com ' abbia fatto a scansare i miei colpi . Domani a giorno vo ' tornare a cercarla , e questa volta non mi scappa . " Infatti il giovane Principe che faceva di tutto per divagarsi da un ' idea che oramai credeva un sogno , vedendo che la caccia per lui era una gran distrazione , andò di buonissim ' ora nello stesso punto dove aveva trovato la Cervia ; ma essa aveva pensato bene di non andarvi , per paura si rinnovasse il brutto caso del giorno innanzi . Il Principe guardava di qua e di là , e seguitava a camminare ; finché , essendo un po ' accaldato , non gli parve vero di trovare delle mele , che al colore erano bellissime ; ne colse , ne mangiò e di lì a poco si addormentò come un ghiro , sdraiato sull ' erbetta fresca e all ' ombra di alcuni alberi , sui quali molti uccelletti pareva che si fossero dati il punto di ritrovo . Mentre dormiva , la nostra timida Cervia , sempre in cerca di luoghi solitari , passò da quella parte . Se l ' avesse veduto subito , forse sarebbe scappata : ma trovandosi , senza addarsene , a passare rasente a lui , non poté stare dal guardarlo : e il suo sonno gli parve così profondo , che si sentì tanto sicura da fermarsi con tutto il comodo a contemplarne i bei lineamenti . Oh Dei ! Come restò quando l ' ebbe riconosciuto ! Quella diletta immagine era scolpita troppo nel suo cuore , perché potesse averla dimenticata in sì poco tempo . Amore , amore , che pretendi da lei ? Vuoi tu che Cervietta si esponga a perdere la vita per mano del Principe ? Non dubitare , lo farà ; essa non ha più testa per pensare alla propria sicurezza . Si accovacciò a pochi passi distante da lui , e i suoi occhi , innamorati a guardarlo , non sapevano staccarsi un minuto solo : sospirava e mandava dei piccoli gemiti ; finché , fattasi un po ' di coraggio , si avvicinò tanto , che quasi lo toccava : quand ' egli si svegliò a un tratto . La sua meraviglia fu grande . Riconobbe la Cervia che gli aveva dato tanto da fare , e che aveva cercato per tutta la foresta : e trovarsela ora così vicina , gli parve quasi un miracolo . Essa non aspettò che egli tentasse di prenderla , ma fuggì con quanto ne avea nelle gambe ; ed egli , dietro alla gran carriera . Di tanto in tanto si fermavano per ripigliar fiato , perché la bella Cervia era stanca del giorno innanzi , e lo stesso era del Principe . Ma ciò che faceva rallentare di più la corsa della Cervia , era ... ohimè , debbo dirlo ? era il gran dispiacere di allontanarsi da colui , che l ' aveva ferita più coi suoi pregi che colle sue frecce . Egli la vedeva ogni pochino voltarsi col capo verso di lui , come per chiedergli se voleva che ella perisse per i suoi colpi : e quando egli era a tocco e non tocco per raggiungerla , ella ripigliava nuova forza per scappare . " Oh ! se tu potessi intendermi , Cervietta mia " , gridava il Principe , " tu non mi fuggiresti a questo modo ! Io ti amo ; io ti voglio dar da mangiare . Tu sei carina , e io voglio aver cura di te . " Ma il vento portava via le parole , per cui non arrivavano fino agli orecchi di Cervia . Alla fine , dopo aver fatto il giro della foresta , ella , non avendo più fiato da correre , rallentò il passo : il Principe invece raddoppiò il suo e la raggiunse con una gioia , della quale non si credeva più capace . Vide subito che ella aveva finite le sue forze : era tutta sdraiata per terra , come una povera bestiola , mezza morta , non aspettando altro che finire la vita per le mani del suo vincitore . Ma esso , invece di mostrarsi crudele , cominciò a carezzarla . " Bella Cervia " , le disse , " non aver paura : vo ' condurti meco , e devi star sempre con me . " Tagliò apposta alcuni rami d ' albero : li piegò con garbo , li ricuoprì di muschi e vi sparse su delle rose , colte da una macchia che era tutta fiorita . Prese quindi la Cervia fra le sue braccia , le fece appoggiare il capo sul collo e andò a posarla amorosamente sul lettino erboso , fatto da lui . Poi si sedette accanto cercando qua e là dei fili d ' erba , che le presentava alla bocca , e che ella mangiava nella sua mano . Sebbene non sperasse punto di essere inteso , il Principe continuava a parlare : ed ella , per quanto grande fosse il piacere che provava nel vederlo , s ' inquietava per l ' avvicinarsi della notte . " Che sarà mai " , diceva fra sé e sé , " caso mi vedesse tutt ' a un tratto cambiar di sembianza ? O fuggirà spaventato , o , se non fugge , che avverrà di me , trovandomi sola sola in mezzo a questa foresta ? " Ella si lambiccava il cervello per trovare il modo di mettersi in salvo , quand ' egli stesso le agevolò la strada : perché , nel timore che la Cervia patisse la sete , se ne andò a cercare un qualche ruscello , per menarvela ; ma in quel mentre che stava cercando , ella se la dette a gambe e giunse alla capanna , dove Viola - a - ciocche l ' aspettava . Si gettò di nuovo sul letto ; sopravvenne la notte , la sua metamorfosi cessò e prese a raccontare la sua avventura . " Lo crederai , mia cara ? " , ella disse all ' amica , " il mio Principe Guerriero è qui , proprio qui in questa foresta ; è lui che da due giorni mi dà la caccia , e che , dopo avermi presa , mi ha fatto mille carezze . Oh ! com ' è poco somigliante il ritratto che me ne fecero ! Egli è cento volte più bello ; quello stesso disordine , che sogliono avere i cacciatori negli abiti e nella persona , non toglie nulla alla sua fisonomia geniale : anzi , gli dona un certo non so che , da non potersi ridire a parole . Non son io forse una gran disgraziata a dover fuggire questo Principe ? egli che mi fu destinato da ' miei genitori ? egli che mi ama ed è riamato . Non ci mancava altro che una fata , che mi pigliasse a noia fin dalla mia nascita , per avvelenarmi tutti i giorni della mia vita !..." E dette in un gran pianto . Viola - a - ciocche la consolò e le fece sperare che quanto prima le sue pene si cambierebbero in tante allegrezze . Il Principe , appena ebbe trovato una fonte , tornò subito dalla sua cara Cervia : ma la Cervia non era più dove l ' aveva lasciata . La cercò dappertutto , ma inutilmente , e se la prese con lei , come se l ' avesse creduta capace di ragionare . " Com ' è mai possibile " , egli esclamò , " che io debba aver sempre dei motivi di lagnarmi di questo sesso volubile e ingannatore ? " E tornò dalla buona vecchia col cuore amareggiato : raccontò al suo fido amico l ' avventura , e tacciò la Cervia d ' ingratitudine . Beccafico non poté far di meno di ridere della bizza del Principe , e gli consigliò di punire la Cervia , la prima volta che gli capitasse sotto . " Rimango qui apposta , " rispose il Principe " dopo ripartiremo per altri paesi più lontani . " Si fece daccapo giorno , e col giorno la Principessa riprese la figura di Cervia bianca . Ella non sapeva a qual partito appigliarsi : o andare negli stessi luoghi , dove il Principe era solito cacciare ; o tenere una strada diversa , per non incontrarlo . Scelse quest ' ultimo partito , e si allontanò dimolto , ma dimolto assai : ma il giovane Principe , furbo quanto lei , indovinò che essa avrebbe usata questa piccola astuzia ; ed ecco che te la coglie calda calda nel più fitto della foresta , dove essa credeva di essere sicura da ogni pericolo . Appena essa lo vede , schizza in piedi , scavalca le macchie , e impaurita anche di più per il caso del giorno avanti , fugge via come il vento , ma in quella che sta per traversare una viottola , il Principe la mira così giusto , che le pianta una freccia nella gamba . Ella sentì un gran male , e non avendo più forza per correre , si lasciò cadere per terra . Questa trista catastrofe non poteva scansarsi , perché la fata della fontana l ' aveva decretata avanti , come lo scioglimento della strana avventura . Il Principe si avvicinò e fu preso da un vivo dolore nel vedere la Cervia che grondava sangue ; strappò alcune erbe , le accomodò sulla ferita , per diminuirne lo spasimo , e preparò un nuovo letto di rami e di foglie . Egli teneva la testa di Cervietta sulle ginocchia : " E non sei tu , cervellino volubile " , le disse , " la cagione della disgrazia che ti è toccata ? Che ti aveva io fatto di male , ieri , da abbandonarmi a quel modo ? Ma oggi non mi scappi , perché ti porterò con me " . La Cervia non rispose nulla : e che cosa poteva dire ? Aveva torto e non poteva parlare ; sebbene non sia sempre vero che quelli che hanno torto , stiano zitti . Il Principe la finiva dalle carezze . " Come mi dispiace di averti ferita " , le diceva , " tu mi odierai e io voglio invece che tu mi ami . " A sentirlo , pareva che una voce segreta gl ' ispirasse quelle cose che egli diceva a Cervietta . Intanto si fece l ' ora di tornare dalla buona vecchia . Egli prese la sua preda , e non fu per lui piccola fatica quella di portarla addosso , o di condurla a mano , o di strascinarsela dietro . Essa non voleva in nessun modo andar con lui . " Che sarà di me ? " , diceva , " come ! e dovrò trovarmi sola con questo Principe ? No : piuttosto la morte . " Ella faceva la morta e gli spiombava le spalle col peso : il Principe era in un lago di sudore e colla lingua fuori dalla fatica : e sebbene la capanna non fosse molto distante , sentiva che non ci sarebbe potuto arrivare , senza qualcuno che gli avesse dato una mano . Pensò di chiamare il suo fido Beccafico : ma prima di abbandonare la preda , la legò ben bene con alcuni nastri a pié d ' un albero , per paura che non gli scappasse . Ohimè ! Chi poteva mai figurarsi che la più bella Principessa del mondo sarebbe un giorno trattata in questo modo da un Principe che l ' adorava ? Essa si provò inutilmente a strappare i nastri ; ma i suoi sforzi non facevano che stringerli di più , e stava sul punto di strozzarsi con un nodo scorsoio , che le stringeva la gola , quando volle il caso che Viola - a - ciocche , stanca di starsene chiusa in camera , uscì per prendere una boccata d ' aria e passò sul luogo , dov ' era la Cervia bianca che si dibatteva . Come rimase a vedere la sua cara Principessa in quello stato ! Non poté scioglierla tanto presto , come avrebbe voluto , perché i nastri erano fermati con molti nodi : e mentre stava per menarla via , ritornò il Principe insieme con Beccafico . " Per quanto grande sia il rispetto che posso aver per voi , o signora " , le disse il Principe , " permettetemi di oppormi al furto che volete farmi . Questa Cervia l ' ho ferita io , è mia ; io le voglio bene e vi supplico di lasciarmela . " " Signore " , rispose con bella maniera Viola - a - ciocche , che era compitissima e graziosa quanto mai , " questa Cervia apparteneva a me prima che fosse vostra : rinunzierei piuttosto alla vita , che a lei ; e se volete vedere come ella mi conosce , non dovete far altro che lasciarla un po ' in libertà . Animo , mia bella Bianchina , abbracciami " , diss ' ella : e Cervietta le si gettò colle zampe al collo . " Baciami qui , su questa gota ! " , ed essa ubbidì . " Toccami dalla parte del cuore " , ed essa ci portò la zampina . " Fai un sospiro " ed essa sospirò . Il Principe non poté dubitare di quanto affermava Viola - a - ciocche . " Io ve la rendo " , diss ' egli garbatamente , " ma vi confesso che lo faccio a malincuore . " Ella se n ' andò via subito colla sua Cervia . Tanto l ' una che l ' altra non sapevano che il Principe albergasse sotto lo stesso tetto : egli le pedinava a una certa distanza , e restò maravigliato vedendole entrare dalla buona vecchia , che stava appunto aspettandole . Dopo pochi minuti vi giunse anch ' esso : e spinto da un moto di curiosità , di cui era cagione la Cervia bianca , domandò alla vecchia chi fosse la giovane signora : e questa disse che non la conosceva né punto né poco , che l ' aveva presa in casa colla sua Cervia , che pagava bene , e che viveva ritiratissima . Beccafico volle bracare , e domandò dov ' era la camera di quella signora : e gli fu risposto che era vicina alla sua e separata soltanto da un semplice intavolato . Quando il Principe fu nella sua stanza , Beccafico gli disse , o che egli s ' ingannava all ' ingrosso , o quella fanciulla doveva essere stata colla Principessa Desiderata : e che si ricordava di averla veduta a Corte , quando vi andò ambasciatore . " Perché mi richiamate alla mente questi tristi ricordi ? " , disse il Principe , " per quale stranissimo caso volete voi che ella si trovi qui ? " " Ecco ciò che non vi so dire , signor mio " , soggiunse Beccafico , " ma mi struggo di vederla un ' altra volta : e poiché siamo divisi da un tramezzo di legno , voglio farci un buco . " " Mi pare una curiosità inutile " , disse il Principe mestamente , perché le parole di Beccafico gli avevano rinnuovato tutti i suoi dolori : e aperta la finestra , che guardava nel bosco , diventò pensieroso . Intanto Beccafico lavorava , e in pochi minuti fece un buco abbastanza grande da poter vedere la graziosa Principessa , la quale era vestita di un abito di broccato d ' argento , sparso di fiori color rosa , ricamati in oro e smeraldi : i suoi capelli cadevano giù in grandi riccioli , sul più bel collo , che si possa vedere ; il suo carnato brillava de ' più vivi colori e gli occhi innamoravano a guardarli . Viola - a - ciocche stava in ginocchio davanti a lei , e con alcune strisce di tela fasciava il braccio della Principessa , dal quale il sangue colava in grande abbondanza : e tutte e due parevano in gran pensiero per questa ferita . " Lasciami morire " , diceva la Principessa , " meglio la morte , che questa vita disgraziata , che mi tocca a fare . Che si canzona ! esser Cervia tutto il giorno : veder colui , al quale sono destinata , senza potergli parlare , senza fargli conoscere la mia fatale sciagura . Ahimè ! se tu sapessi le cose appassionate che mi ha detto , sotto la mia figura di Cervia ; se tu sentissi la sua voce , se tu vedessi i suoi modi nobili e seducenti , tu mi compiangeresti anche più che tu non faccia , per essere in tale stato da non potergli spiegare il mio crudele destino . " Immaginatevi lo stupore di Beccafico a vedere e sentire di queste cose . Corse dal Principe , e tirandolo via dalla finestra , con un trasporto di gioia indicibile : " Oh signore " , esclamò , " spiccatevi a metter l ' occhio al buco di quest ' intavolato , e vedrete il vero originale del ritratto , che ha formato per tanto tempo la vostra delizia " . Il Principe guardò e riconobbe subito la sua Principessa ; e forse sarebbe morto di gioia , se non gli fosse venuto il sospetto di esser vittima di qualche incantesimo ; difatti , come mettere d ' accordo un incontro così maraviglioso col fatto di Spinalunga e sua madre chiuse nel castello delle Tre Punte , una col nome di Desiderata e l ' altra con quello di sua dama d ' onore ? Ma la passione lo lusingava , senza contare che abbiamo tutti un grandissimo garbo a credere ciò che si desidera . Fatto sta che nel caso suo , non c ' era da uscirne : o morir d ' impazienza o accertarsi della verità . Senza mettere tempo in mezzo , egli andò a bussare con molta manierina alla porta della camera , dov ' era la Principessa . Viola - a - ciocche , non sospettando che potesse esser altri che la buona vecchia , e avendo anzi bisogno del suo aiuto per fasciare il braccio della sua padrona , corse subito ad aprire , e figuratevi come restò nel trovarsi a faccia a faccia col Principe , il quale andò a gettarsi ai piedi di Desiderata . Era tale e tanta la commozione del suo animo , che non poté fare un discorso filato e ammodo : per cui , sebbene mi sia ingegnato di sapere che cosa balbettasse in quei primi momenti , non c ' è stato nessuno che me l ' abbia saputo dire . La Principessa non fu meno arruffata di lui nelle sue risposte : ma l ' amore , che spesso e volentieri fa da interprete fra i mutoli , c ' entrò di mezzo e li persuase tutti e due che avevano detto le cose più spiritose e più appassionate di questo mondo . Lacrime , sospiri , giuramenti , e perfino alcuni graziosi sorrisi : insomma , ci fu un po ' di tutto . La nottata passò così : si fece giorno , senza che Desiderata se n ' accorgesse nemmeno , ed essa non divenne più Cervia . Non c ' è da potersi immaginare la sua allegrezza , appena se ne avvide : ed essa voleva troppo bene al Principe , per indugiare a dirgliene il motivo : e così cominciò a raccontare la sua storia , e lo fece con tanta grazia e con tanta eloquenza naturale , da mettere in soggezione i primi avvocati del mondo . " Come ! " , esclamò il Principe , " siete dunque voi , mia graziosissima Principessa , quella che io ho ferito sotto la sembianza di una Cervia bianca ? Che cosa debbo fare per espiare un tal delitto ? Vi basta che io muoia di dolore , qui sotto i vostri occhi ? " Egli era così mortificato , che il dispiacere gli si vedeva dipinto sul viso . Desiderata ci pativa e sentiva più dolore di questa cosa che della sua ferita ; e voleva persuaderlo che si trattava di una sgraffiatura da non darsene l ' ombra del pensiero e che , in fin dei conti , ella non poteva dolersi di un male che era stato cagione per lei di tanta felicità . Il modo col quale egli parlava era così affettuoso , che non si poteva dubitare della verità delle sue parole . E perché anch ' essa , alla sua volta , potesse essere istruita di ogni cosa , il Principe le raccontò la trappoleria usata da Spinalunga e da sua madre , aggiungendo che bisognava mandar subito a dire al Re suo padre la fortuna che egli aveva avuto di poterla finalmente trovare , perché il Re si preparava appunto a muovere una guerra micidiale , per ottenere soddisfazione del grand ' affronto che credeva di aver ricevuto . Desiderata lo pregò di scrivergli una lettera e di mandargliela per Beccafico , e la cosa stava per essere fatta , quand ' ecco che la foresta tutt ' a un tratto risuonò di una fanfara squillante di trombe , cornette , timballi e tamburi . E parve di sentir passare gran gente lì vicino alla capanna . Il Principe si affacciò alla finestra e riconobbe molti ufficiali , le sue bandiere e i suoi alfieri ; ai quali ordinò di far alto e aspettarlo . Fu per quei soldati una sorpresa graditissima : perché tutti credevano che il loro Principe si sarebbe messo alla testa , per andare a vendicarsi del padre di Desiderata . Il padre del Principe , sebbene carico d ' anni , li comandava in persona . Egli si faceva portare in una lettiga di velluto ricamato in oro : e dietro a lui , un carro scoperto , dov ' erano Spinalunga e sua madre . Appena veduta la lettiga , il Principe corse subito là , e il Re , stendendogli le braccia , l ' abbracciò con una tenerezza veramente paterna . " E di dove venite , mio caro figlio ? " , domandò il vecchio , " come mai avete potuto lasciarmi nella grande afflizione , cagionatami dalla vostra lontananza ? " " Signore " , disse il Principe , " degnatevi di ascoltarmi . " Il Re scese subito dalla sua portantina , e ritiratosi in un luogo appartato , il Principe gli raccontò il fortunato incontro che aveva fatto e le furberie di Spinalunga . Il Re , tutto contento di questa bella avventura , alzò le braccia e gli occhi al cielo in atto di rendimento di grazie : e vide in questo frattempo farsi avanti la Principessa Desiderata , più bella e più risplendente di tutti gli astri riuniti insieme . Ella montava un superbo cavallo , che caracollava continuamente : cento piume di diversi colori le ornavano il capo e i più grossi diamanti del mondo erano sparsi sul suo abito , vestita com ' era da cacciatrice . Viola - a - ciocche , che la seguiva , non stava meno bene di lei : e questo era tutto effetto della protezione di Tulipano , la quale aveva condotto ogni cosa con molta accuratezza e buon successo . Era essa che aveva fabbricata la graziosa capanna di legno per favorire la Principessa , e sotto le sembianze di vecchia , l ' aveva poi regalata per parecchi giorni . Dopo che il Principe ebbe riconosciuti i suoi soldati , e mentre andava a trovare il Re suo padre , la fata entrò nella camera di Desiderata : le soffiò sul braccio per guarirla della ferita : e le diede gli splendidi vestiti , coi quali ella si mostrò agli occhi del Re , che ne rimase tanto meravigliato , da stentare a credere che fosse una persona mortale . Egli le disse tutto quello che si può immaginare di più grazioso e gentile in un caso simile , e la scongiurò a non differire più a lungo ai suoi sudditi il piacere di averla per Regina . " Perché " , egli continuò a dire , " io sono determinato a cedere il mio regno al Principe Guerriero , per renderlo in questo modo più degno di voi . " Desiderata gli rispose con tutta quella gentilezza , che c ' è da aspettarsi da una persona squisitamente educata : quindi , gettando gli occhi sulle due prigioniere che erano nel carro e che si nascondevano il viso colle mani , ell ' ebbe la generosità di chiedere la loro grazia , e che lo stesso carro servisse a condurle dove avessero voluto andare . Il Re acconsentì al suo desiderio ; ma dové ammirare il bel cuore di Desiderata e ne fece i più grandi elogi del mondo . Fu dato ordine all ' armata di tornare indietro . Il Principe montò a cavallo per accompagnare la sua bella Principessa : e giunti alla capitale furono ricevuti con mille gridi di gioia . Si allestirono i preparativi per il giorno delle nozze : giorno che fu una vera solennità , per la presenza delle sei fate amiche e propizie alla Principessa . Esse le fecero i più ricchi regali , che mai si possano immaginare e fra gli altri , il magnifico palazzo nel quale la Regina era stata a visitarle , apparve a un tratto per aria , portato da cinquantamila Amorini , i quali lo posarono in una bella pianura , sulla riva del fiume . Dopo un tal dono , era impossibile farne altri di maggior valore . Il fido Beccafico pregò il suo signore di mettere per lui una buona parola con Viola - a - ciocche , e di unirlo con essa , quand ' egli avesse sposato la Principessa : ed egli lo fece volentieri . E così a questa cara fanciulla non parve vero di trovare un ' occasione coi fiocchi , arrivata appena in un paese straniero . La fata Tulipano , che aveva le mani bucate anche più delle sue sorelle , le regalò quattro miniere d ' oro nelle Indie , perché non s ' avesse a dire che il suo marito era più ricco di lei . Le nozze del Principe durarono parecchi mesi : ogni giorno c ' era qualche festa di nuovo , e per tutto non si faceva altro che cantare le avventure di Cervia bianca . Se tutti i racconti delle fate dovessero aver per forza una morale , questo racconto qui non saprebbe proprio dove andare a pescarla . Salvo sempre il caso che Cervia bianca , colla storia pietosa delle sue disgrazie , non abbia preteso di far vedere alle giovinette i grandi pericoli che ci sono , a volere uscire prima del tempo fuori dell ' ombra delle pareti domestiche , per entrare nella luce abbagliante del gran mondo . Il Principe Amato C ' era una volta un Re , il quale era proprio una persona tanto perbene , che i suoi sudditi lo chiamavano il Re buono . Un giorno , mentre trovavasi a caccia , accadde che un coniglio bambino , che stava lì per essere ucciso dai cani , venne a gettarsi fra le sue braccia . Il Re fece delle carezze alla povera bestiolina e disse : " Giacché si è messo sotto la mia protezione , non voglio che nessuno gli faccia del male " . E portò il piccolo coniglio nel suo palazzo , e gli fece dare una bella stanzina e delle erbe eccellenti da mangiare . Nella notte , quando fu solo in camera , il Re vide apparire una bella donna , la quale non era vestita con abiti ricamati d ' oro e d ' argento , ma la sua veste era bianca come la neve , e portava in testa una corona di rose bianche . Il buon Re rimase molto maravigliato nel vedere questa signora , tanto più che l ' uscio di camera era chiuso , né sapeva capacitarsi come diavolo avesse fatto a passar dentro . " Io sono la fata Candida , e passando per il bosco mentre eravate a caccia , volli vedere se veramente siete quel buon Re , che tutti dicono . A questo fine presi la figura di un piccolo coniglio e mi messi in salvo fra le vostre braccia : perché so che chi sente pietà per le bestie , la sente anche per gli uomini : e se mi aveste ricusato il vostro soccorso , vi avrei tenuto per un cattivo . Vi ringrazio dunque del bene che mi avete fatto , e contate che io sarò sempre vostra buonissima amica . Voi non dovete far altro che chiedere , e tutto vi sarà accordato " . " Signora " , disse il buon Re , " poiché siete una fata , voi dovete leggermi in cuore quel che desidero . Io non ho che un figlio solo , al quale voglio un bene dell ' anima , tanto che lo chiamano tutti il Principe Amato . Se mi volete fare un regalo , pigliate a benvolere questo mio figlio . " " Con tutto il cuore " , rispose la fata , " io posso fare del vostro figlio o il più bel Principe del mondo , o il più ricco , o il più potente . Scegliete voi . " " Nulla di tutto questo " , replicò il buon Re , " quanto a me , vi sarò obbligatissimo se vorrete farne il migliore dei Principi . A che gli servirebbe di esser bello , ricco e padrone di tutti i regni del mondo , se fosse cattivo ? Voi sapete meglio di me che sarebbe un disgraziato , perché non c ' è che la virtù che renda veramente felici . " " Avete mille ragioni " , rispose Candida , " ma non è in mio potere di far diventar buono il Principe Amato , a suo dispetto : se vuol esser virtuoso , bisogna che anch ' esso ci metta dell ' impegno e della buona volontà . Tutto quel più che posso promettervi è di dargli dei buoni consigli , di riprenderlo quando farà male : e anche di castigarlo , se non voglia correggersi o punirsi da sé . " Il buon Re fu arcicontento di questa promessa , e dopo poco morì . Amato pianse moltissimo il padre , perché era tutta la sua affezione , e avrebbe dato volentieri regni , oro , argento , ogni cosa insomma , per poterlo salvare : ma non era possibile . Due giorni dopo la morte del Re , mentre Amato era a letto , Candida gli apparve e gli disse : " Ho promesso a vostro padre di esservi buona amica ; e in segno che voglio mantenere la mia parola , eccomi qua a farvi un regalo " . E nel dir così , infilò un anellino nel dito di Amato e gli disse : " Tenete conto di quest ' anello : è più prezioso dei brillanti ; ogni volta che sarete per fare una cattiva azione , vi pungerà il dito : ma se nonostante la puntura , vi ostinerete nel male , perderete la mia amicizia e diventerò vostra nemica " . Dette queste parole , Candida sparì e lasciò Amato fuori di sé dallo stupore . Per qualche tempo egli fu così ammodo e perbene , che non sentì mai bucarsi dall ' anello : e questa cosa lo rendeva tanto contento , che al suo nome di Amato , che già portava , gli venne aggiunto anche quello di Felice . Accadde però che in quei giorni essendo andato a caccia e non avendo morto nessun animale , entrò di cattivissimo umore . Allora gli parve che l ' anello gli pigiasse , così non ci badò né tanto né quanto . Entrato che fu nella sua camera , la canina Bibì gli venne incontro , tutta saltellante in atto di fargli festa , ma egli le disse : " Passa a cuccia ! Ho altro per il capo che le tue carezze " . Ma la povera canina che non capiva nulla di quel che diceva , gli tirava il vestito per obbligarlo almeno a voltarsi a guardarla . Questo bastò per fargli perdere la pazienza e le lasciò andare una gran pedata . In quel momento l ' anello lo punse così forte , come se fosse stato uno spillo . Egli ne restò confuso , e tutto rosso dalla vergogna andò a nascondersi in un canto della sua camera . E intanto pensava : " Io credo che la fata abbia voglia di burlarsi di me : che male ci può essere a dare una pedata a una bestia che viene a seccarmi ? siamo giusti : a che mi servirebbe di essere il sovrano di un grand ' impero , se non fossi neanche padrone di picchiare il mio cane ? " . " Io non mi burlo di voi " , disse una voce che rispondeva al pensiero di Amato , " voi avete commesso tre errori , invece di uno : siete entrato di cattivo umore , perché vorreste tutte le cose a modo vostro e perché credete che le bestie e gli uomini sieno creati apposta per ubbidirvi ; siete andato in furia , e anche questa è una cosa bruttissima ; in terzo luogo , vi siete mostrato crudele con una povera bestiuola , che non si meritava davvero di essere presa a calci . Lo so anch ' io che voi siete molto al di sopra di un cane , ma se fosse lecito e ragionevole che i grandi potessero maltrattare la gente che sta al disotto di loro , io potrei in questo momento battervi e anche uccidervi ; perché una fata è da più d ' un uomo . Il vantaggio di trovarsi padroni di un grande impero , non sta nel poter far tutto il male che si vuole , ma tutto il bene che si può . " Amato riconobbe il suo errore e diè parola di emendarsene . Ma fu come dire al vento . Bisogna sapere che fin da bambino era stato allevato da una sciocca governante , che lo aveva avvezzato male . Se voleva una cosa , non doveva far altro che piangere , imbizzirsi , pestare i piedi e quella lo contentava subito , e così ne faceva un ostinato , da non poterci campare . Fra le altre cose , essa passava le giornate intere a dirgli e ripetergli che un giorno sarebbe diventato Re , e che i Re erano felicissimi perché tutti gli uomini dovevano ubbidirli e venerarli , e perché erano padroni di cavarsi tutti i capricci che frullavano loro per la testa . Quand ' Amato crebbe e fu in caso di ragionare , riconobbe da sé che non c ' era cosa tanto brutta , come quella di mostrarsi disprezzanti , orgogliosi e testardi . E si studiò di correggersi , ma ormai si era tirato su con tutti questi difetti , e quando si è presa una cattiva piega è difficile abbandonarla . Non si può dire , peraltro , che in fondo in fondo fosse cattivo di cuore : ché anzi , quando aveva commesso qualche errore , piangeva dal dispetto e diceva : " Quanto son disgraziato di dover combattere tutti i giorni contro la mia superbia e contro il mio naturale bizzoso . Se da ragazzo mi avessero sgridato , ora non mi ritroverei a questo dispiacere " . L ' anello lo pungeva spesso , e allora , se egli stava facendo un ' azione non bella , si fermava subito : altre volte invece non ci badava e tirava avanti : e la cosa curiosa era questa : che per i piccoli falli , l ' anello lo pungeva poco : ma quando poi si mostrava cattivo davvero , allora gli faceva uscire il sangue dal dito . Alla fine perse la pazienza e volendo essere un malanno quanto gli pareva e piaceva , gettò via l ' anello . Liberato dalla seccatura di sentirsi bucare , credé di essere il mortale più felice della terra . Si buttò allo sbaraglio e ne fece di ogni risma e colore : talché diventò un vero rompicollo e nessuno lo poteva soffrire . Un giorno che Amato era alla passeggiata , vide una fanciulla tanto bella che esso si messe subito nell ' idea di volerla sposare . Si chiamava Zelia ed era una ragazzina tanto perbene , quanto era bella . Amato si figurava che a Zelia sarebbe parso di toccare il cielo con un dito a poter diventare una gran Regina ; ma la fanciulla invece gli disse senza tanti complimenti : " Sire , io sono una povera contadinella e senza un soldo di dote : eppure , sebbene nuda bruca , non vi sposerò mai " . " Che forse non vi piaccio ? " , le domandò Amato un tantino commosso . " No , mio Principe " , rispose Zelia , " per me siete bellissimo , come lo siete difatti : ma a che vi gioverebbe la vostra bellezza , le vostre ricchezze , i bei vestiti e le belle carrozze che avete , se i vostri cattivi portamenti mi costringessero tutti i giorni a pigliarvi in uggia e dispetto ? " Amato s ' imbestialì contro Zelia e ordinò a ' suoi ufficiali di condurla per forza al palazzo . Quanto fu lunga la giornata , non seppe darsi pace di vedersi così disprezzato da questa fanciulla : ma perché le voleva bene , non trovava il verso di maltrattarla . Fra i cattivi compagni di Amato , c ' era un suo fratello di latte , col quale si confidava in tutto e per tutto . Quest ' uomo , che aveva delle passioni volgarissime , com ' era volgare la sua nascita , accarezzava le passioni del padrone e lo metteva sempre per la cattiva strada . Nel vedere che Amato era di umore tristo , gli domandò la cagione della sua tristezza . E avendogli il Principe risposto che non sapeva rassegnarsi al disprezzo di Zelia , e che aveva fatto giuro di emendarsi de ' suoi difetti , perché per piacere a lei bisognava essere persone oneste e virtuose , quel malanno uscì fuori col dirgli : " Siete molto ma molto buono , a usar tanti riguardi con quella ragazzuccia : se fossi io ne ' vostri panni , saprei quel che fare per costringerla a ubbidirmi : ricordatevi che siete Re e che vi farebbe un gran torto a darla vinta ai capricci di una contadina , la quale dovrebbe stimarsi felice di essere ammessa fra le vostre schiave . Cominciate a tenerla a stecchetto , a pane e acqua : rinserratela in una prigione e , se perfidia a non volervi sposare , fatela morire in mezzo ai tormenti , non foss ' altro per insegnare agli altri a chinare il capo ai vostri voleri . Se si viene a risapere che vi siete lasciato imporre da una monella , ci rimetterete un tanto di reputazione , e i vostri sudditi non si ricorderanno più che sono al mondo apposta per servirvi " . " Ma " , chiese Amato , " non sarei ugualmente portato per bocca , se facessi morire un ' innocente ? Perché , in fin dei conti , Zelia non è rea di alcun delitto . " " Chi si ribella ai vostri comandi , non è mai innocente " , riprese il malvagio consigliere , " ma dato anche che dobbiate commettere un ' ingiustizia , è sempre meglio far sapere che siete ingiusto , di quello che s ' abbia a dire che sia lecito qualche volta mancarvi di rispetto e di sommissione . " Il cortigiano stuzzicava Amato nel suo debole ; e la paura di veder diminuita la propria autorità fece tanto effetto sull ' animo del Re , da far tacere le buone intenzioni che egli aveva avuto di darsi al buono . Difatti fissò la sera stessa di andare nella camera della villanella e di pigliarla colle cattive , caso si fosse ostinata a non volerlo sposare . Il fratello di latte di Amato , per evitare il pericolo che avesse a pentirsi , riunì tre giovani signorotti , tristi da quanto lui , per fare un ' orgia in compagnia del Re : e cenando insieme s ' ingegnarono di farlo bere come una spugna , perché questo povero Principe perdesse affatto il lume della ragione . Durante la cena lo messero su contro Zelia e gli rinfacciarono tante e tante volte la sua debolezza di carattere , che alla fine egli si alzò da tavola giurando e spergiurando che voleva essere ubbidito , e subito : o se no , il giorno dopo l ' avrebbe fatta vendere sul mercato come una schiava . Quando Amato entrò nella camera della fanciulla , restò sorpreso di non trovarcela : tanto più che egli stesso aveva la chiave in tasca . Prese una furia bestiale , e giurò lo sterminio di tutti quelli che avessero dato mano alla fuga di Zelia . I suoi compagni di vizio , nel sentire un discorso simile , pensarono di trar partito dal suo cieco furore , per rovinare un gentiluomo , che era stato aio di Amato . Questo brav ' uomo si era preso qualche volta la libertà di ammonire il Re de ' suoi difetti , perché gli voleva bene come a un figlio . Amato cominciò col ringraziarlo ; ma poi impazientitosi di vedersi contraddetto , finì col credere che fosse unicamente per ispirito di opposizione , se l ' aio suo lo ripigliava di certi mancamenti : mentre tutti gli altri non facevano che lodarlo e dirne un gran bene . Amato gli ordinò di allontanarsi dalla Corte : peraltro , malgrado quest ' ordine , gli rendeva giustizia , ripetendo che era un onest ' uomo , e sebbene non lo avesse più nelle sue buone grazie , si sentiva obbligato , a suo marcio dispetto , a doverlo stimare . I suoi amici stavano sempre colla paura che un giorno o l ' altro gli pigliasse l ' estro di richiamare l ' aio ; finché credettero di aver trovato il bandolo per levarselo affatto di fra i piedi . E per far questo , dettero ad intendere al Re che Solimano ( era il nome di quella degna persona ) si era vantato di rendere la libertà a Zelia . Tre individui , comprati con mance e regali , raccontarono di aver sentito questo discorso dalla bocca stessa di Solimano ; talché il Principe perse il lume degli occhi : comandò al suo fratello di latte di mandare dei soldati , perché gli conducessero dinanzi il suo aio e governatore , ammanettato come un assassino . Dato quest ' ordine , Amato se ne tornò nella sua camera ; ma appena fu dentro , la terra tremò : si sentì un tuono spaventoso e Candida apparve dinanzi a ' suoi occhi . " Avevo promesso a vostro padre " , diss ' ella con voce severa , " di darvi dei consigli , e di punirvi , se aveste ricusato seguirli . Questi consigli voi li avete disprezzati e a voi non rimane altro che l ' aspetto di uomo ; perché i vostri difetti vi hanno trasformato in un mostro da far ribrezzo al cielo e alla terra . È tempo che io mantenga la mia promessa e che vi punisca . Io dunque vi condanno a diventare simile alle bestie , colle quali avete in comune le inclinazioni . Vi siete reso simile al leone per la collera violenta ; al lupo per la voracità ; al serpente straziando colui che vi aveva fatto da secondo padre ; al toro per la vostra brutalità . Nel vostro nuovo aspetto , serberete un po ' delle forme e del carattere di tutti questi animali . " Appena la fata ebbe finito di dir così , Amato si vide subito , con suo grandissimo spavento , trasformato e diventato tale e quale aveva ordinato la fata . La sua testa era di leone , le corna di toro , i piedi di lupo e la coda di vipera . E nello stesso tempo si trovò in mezzo a un gran bosco , proprio sull ' orlo di una fontana , dove poté specchiarsi e vedere la sua orribile figura : e sentì una voce che gli disse : " Guarda un po ' lo stato in cui ti hanno ridotti i vizi : eppure la tua anima è anche più brutta dello stesso corpo " . Amato riconobbe la voce di Candida e in un accesso di furore si voltò per lanciarsi contro di lei e divorarla , se avesse potuto ; ma non vide anima viva , e la stessa voce gli disse : " Io mi rido della tua impotenza e de ' tuoi furori . Io confonderò il tuo orgoglio , rendendoti lo zimbello de ' tuoi stessi sudditi " . Amato pensò che , allontanandosi da quella fontana , avrebbe trovato un po ' di rifrigerio ai suoi tormenti : non foss ' altro non avrebbe avuto più dinanzi agli occhi la sua bruttezza e la sua deformità : e detto fatto , s ' inoltrò nel bosco ; ma dopo pochi passi cascò dentro una buca , scavata apposta per prendere gli orsi , e in quel punto stesso alcuni cacciatori , che stavano nascosti sugli alberi , scesero e , dopo averlo incatenato , lo menarono alla capitale del suo regno . E lungo la strada mandava mille imprecazioni , mordeva le catene e faceva la bava dalla rabbia , mentre avrebbe fatto meglio a riconoscere che quel castigo se l ' era chiamato addosso unicamente per colpa sua . Nell ' avvicinarsi alla città , dove lo conducevano , vide grandi feste di allegrezza pubblica : e i cacciatori avendo chiesto che cosa ci fosse di nuovo , fu loro risposto che quel principe Amato , che si divertiva a tormentare i suoi sudditi , era stato incenerito da un fulmine nella sua camera . Così la raccontavano , e così la credevano . " Gli Dei " , aggiungevano altri , " non potevano patire più a lungo gli eccessi della sua malvagità , e ne hanno liberata la terra . Quattro signori , complici di lui , credevano di profittarne e di spartirsi fra loro il regno : ma il popolo che sapeva che erano stati essi coi loro tristi consigli che avevano traviato il Re , li ha fatti a pezzi ed ha offerto il trono a Solimano , che quel malanno di Amato voleva far morire a ogni costo . Il degno gentiluomo è stato incoronato poco fa , e noi festeggiamo questo giorno , come quello della liberazione del regno : perché Solimano è una gran brava persona e si prepara a ricondurre fra noi la pace e l 'abbondanza." Nel sentire questi discorsi , Amato fremeva di rabbia ; ma si trovò a peggio , quando giunse sulla gran piazza davanti al suo palazzo . Fu lì che vide Solimano assiso sopra un magnifico trono e tutto il popolo a desiderargli una lunga vita , per riparare al gran male fatto dal suo predecessore . Solimano fece segno colla mano per chiedere un po ' di silenzio , e disse al popolo : " Io ho accettato la corona che mi avete offerta , ma l ' ho fatto per serbarla al principe Amato . Egli non è morto , come ve l ' hanno dato ad intendere . Lo so da una fata , e forse un giorno lo rivedremo buono e virtuoso com ' era stato nella sua prima giovinezza . Ohimè ! " seguitò a dire colle lacrime agli occhi " gli adulatori lo avevano sedotto . Io conosceva bene il suo cuore , che era fatto per la virtù : e senza i malvagi suggerimenti di coloro che gli stavano accosto , egli sarebbe stato un buon padre a tutti voi . Detestate i suoi vizi , ma compiangetelo ; e tutti insieme preghiamo gli Dei perché ce lo rendano . In quanto a me , mi stimerei ben fortunato di dare tutto il mio sangue per vederlo risalire sul trono , con tutte le virtù degne di un gran sovrano " . Le parole di Solimano toccarono il cuore di Amato . Egli conobbe allora quanto fosse sincero l ' affetto e fedeltà di quest ' uomo : e per la prima volta rinfacciò a se stesso la propria colpa . Appena ebbe dato retta a questo segno di ravvedimento , cominciò a sentirsi calmare quella rabbia che lo rodeva vivo ; e ripensando ai falli commessi nella vita , si capacitò che non era stato punito in ragione del merito . Smesse , intanto , di sbatacchiarsi dentro la gabbia di ferro dov ' era incatenato , e diventò agevole come un agnello . Fu portato in un gran serraglio , dove si tenevano tutti i mostri e gli animali feroci e venne rinchiuso insieme cogli altri . Amato fece allora un animo risoluto e cominciò a voler riparare al mal fatto , col mostrarsi obbediente e sommesso al guardiano che l ' aveva in custodia . Ma costui era un omaccio , e quando aveva le paturne , lo bastonava senza motivo e senza discrezione , sebbene ei fosse docilissimo e alla mano . Un bel giorno che il guardiano s ' era addormentato accadde che una tigre , rotta la gabbia , si avventò su di esso per divorarlo . Amato , nel primo momento , provò una specie di contentezza , nel vedere che stava per essere liberato dal suo persecutore : ma si pentì subito di questo sentimento e desiderò di trovarsi libero . " Io sento " , diss ' egli , " che sarei capace di rendere ben per male , salvando la vita a quel disgraziato . " Appena ebbe formato questo desiderio , vide aperta la sua gabbia di ferro : ed egli si slanciò dalla parte di quell ' uomo che si era già svegliato e che si difendeva contro la tigre . Quando il guardiano vide anche il mostro , si fece bell ' e spedito : ma il suo spavento si cambiò presto in allegrezza , perché il mostro benefico si gettò sulla tigre , la strangolò , e dopo andò ad accovacciarsi ai piedi del guardiano che aveva liberato . In segno di gratitudine , quell ' uomo stava chinandosi per fare delle carezze al mostro , che gli aveva reso un sì gran favore , quando sentì una voce che disse : " Una buona azione non resta mai senza ricompensa " e nel tempo stesso , invece del mostro , vide ai suoi piedi un grazioso canino . Amato , lietissimo di questa sua nuova trasformazione , cominciò a fare un monte di feste al guardiano , il quale lo prese in collo e lo portò al Re , a cui raccontò per filo e per segno tutta questa meraviglia ; la Regina volle il cane per sé e Amato sarebbe stato felice di questo suo nuovo stato , se avesse potuto dimenticarsi di essere uomo e sovrano . La Regina era tutto il giorno a carezzarlo : ma per paura che crescesse troppo , consultò i medici di Corte , i quali la consigliarono di dargli soltanto del pane e in piccolissima dose . Il povero cane sentiva rifinirsi dalla fame dodici ore del giorno : ma bisognava rassegnarsi , e zitti . Una volta , che gli avevano portato il solito panino per la colazione , gli venne l ' estro di andarlo a mangiare nel giardino del palazzo e presolo coi denti si avviò verso un ruscello , che egli conosceva e che era piuttosto lontano : ma arrivato sul posto , il ruscello non c ' era più e trovò invece un palazzo , le cui mura esterne risplendevano tutte d ' oro e di pietre preziose . Vi vedeva entrare una gran folla di donne e di uomini , magnificamente vestiti : e dentro si cantava , si suonava , si mangiava fior di pietanze : ma tutti quelli che poi uscivano di lì , erano pallidi , rifiniti , coperti di bolle e mezzi nudi , perché i loro vestiti cascavano a pezzi . Alcuni nell ' uscir fuori cadevano morti ; altri si allontanavano con grande stento e fatica ; altri rimanevano per terra , sfiniti dalla fame , e chiedevano un boccone di pane a quelli che entravano in questa casa ; i quali non si voltavano neppure a guardarli . Amato si accostò a una giovinetta , la quale cercava di strappare un po ' d ' erba per mangiarla . Mosso a compassione , il Principe disse fra sé e sé : " Il mio appetito è grande , non c ' è che dire ; ma non per questo morrò di fame di qui all ' ora di desinare : per cui se io mi levassi dalla bocca la mia colazione per darla a quella povera creatura , forse le salverei la vita " . Risolvé di dar retta a questa buona ispirazione e andò a mettere il suo panino nelle mani della giovinetta , che se lo portò alla bocca con grandissima avidità . In un batter d ' occhio parve riavuta da morte a vita , e Amato , contento di averla aiutata in tempo , stava per tornare al palazzo , quando sentì delle grida acutissime e vide Zelia fra le mani di quattro uomini , che la trascinavano verso questa bella casa , dove la fecero entrar per forza . Amato in quel punto provò un gran dispiacere a non aver più la figura di un mostro , ché allora non gli sarebbe mancato il modo di soccorrere Zelia : ma debol canino com ' era , non poté far altro che abbaiare contro i rapitori e provarsi a dar loro alle gambe . Lo mandarono indietro a furia di calci : e nondimeno non si volle allontanare di lì , per la passione di sapere che cosa sarebbe avvenuto di Zelia . Egli si sentiva pesare sulla coscienza tutte le disgrazie di quella povera fanciulla . " Ohimè " , diceva dentro di sé , " io son qui che me la piglio con quelli che l ' hanno rapita ! ... ma non commisi anch ' io lo stesso delitto ? E se la giustizia divina non ci fosse entrata di mezzo , non l ' avrei trattata con altrettanta indegnità ? " Questi pensieri di Amato furono interrotti da un rumore , che veniva fatto al disopra della sua testa . Si voltò in su , vide una finestra che si apriva , e la sua gioia fu grandissima quando scorse Zelia che da questa finestra gettava giù un piatto di vivande così ben cucinate , da far tornare l ' appetito a un morto . La finestra si richiuse subito , e Amato che in tutta la giornata non aveva trovato il modo di sdigiunarsi , pensò che era venuto il momento buono per rimettere il tempo perso . E già si preparava ad attaccare il dente in quelle pietanze , quando la giovinetta alla quale aveva dato il panino , cacciò un grido e avendolo preso fra le braccia : " Povera bestiolina " , gli disse , " non ti accostare alla bocca quella sorta di cibi . Questo è il palazzo della Voluttà ; e tutto ciò che esce di lì dentro , è avvelenato " . Nel tempo stesso Amato sentì una voce che disse : " Tu vedi come una buona azione non resta mai senza ricompensa " . E subito si trovò cangiato in un bel piccioncino bianco . Si ricordò allora che questo era il colore di Candida , e cominciò a sperare che finalmente ella volesse rammentarlo nelle sue buone grazie . Il suo primo pensiero fu quello di avvicinarsi a Zelia , e levatosi a volo per aria , girò intorno a tutta la casa , e vide con gioia che c ' era una finestra aperta . Ma ebbe un bel frugare la casa in tutti i cantucci : Zelia non la poté trovare . Disperato di averla smarrita , fece giuro di non fermarsi un momento solo , fino a tanto che l ' avesse incontrata . E per più giorni volò e volò , finché entrato in un deserto vide una caverna , e per curiosità vi si accostò . Quale non fu la sua gioia nello scorgere Zelia , che seduta accanto a un venerabile Eremita , faceva con lui un frugalissimo pasto . Amato , nell ' impeto della passione , volò sulla spalla della graziosa contadinella , e dava a vedere colle sue carezze il gran piacere che provava nel rivederla . Zelia , innamorata della dolcezza di questo animalino , lo lisciava delicatamente colla mano , e sebbene non pensasse di essere intesa , gli disse che gradiva il dono che le faceva di se stesso , e che gli avrebbe voluto sempre bene . " Che avete mai fatto , Zelia ? " , le disse l ' Eremita . " In questo modo avete impegnato la vostra parola . " " Sì , graziosa pastorella " , le disse Amato il quale riprese in quel momento la sua forma naturale , " la fine della mia metamorfosi dipendeva dal vostro consenso alla nostra unione . Voi mi avete promesso di amarmi sempre : confermate la mia felicità e io corro a scongiurare la fata Candida , mia protettrice , perché mi renda quella figura , sotto la quale ebbi la fortuna di piacervi . " " Voi non dovete temere per nulla la sua incostanza " , gli disse Candida , e lasciò cadere le spoglie d ' Eremita , sotto le quali s ' era nascosta , per apparire ai loro occhi tale , qual era difatti . " Zelia vi amò appena vi vide , ma i vostri vizi la costrinsero a nascondere la inclinazione che sentiva per voi . Il cambiamento avvenuto ora nel vostro cuore , la fa padrona di dare libero sfogo a tutta la sua tenerezza . Voi sarete felici , perché la vostra unione sarà fondata sulla virtù . " Amato e Zelia si erano gettati ai piedi di Candida . Il Principe non rifiniva di ringraziarla della sua bontà , e Zelia , oltremodo contenta di sapere che Amato detestava i propri trascorsi , tornava a ripetergli il grande amore che sentiva per lui . " Alzatevi , figli miei " , disse loro la fata , " che io voglio trasportarvi nel vostro palazzo per rendere ad Amato una corona , della quale i suoi vizi l ' avevano reso indegno . " Appena dette queste parole , si trovarono tutti nella camera di Solimano , il quale lietissimo di rivedere il suo diletto padrone divenuto virtuoso , gli cedé il trono e restò il più fedele de ' suoi sudditi . Amato regnò lungo tempo con Zelia : e si racconta che fu così scrupoloso nell ' adempimento dei propri doveri , che l ' anello che aveva ripreso , non lo punse nemmeno una volta sola , in modo da fargli far sangue . La Bella e la Bestia C ' era una volta un mercante che era ricco sfondato . Aveva sei figliuoli , tre maschi e tre femmine ; e siccome era un uomo che sapeva il vivere del mondo , non risparmiò nulla per educarli e diede loro ogni sorta di maestri . Le sue figlie erano bellissime : la minore soprattutto era una maraviglia , e da piccola la chiamavano la bella bambina , e di qui le rimase il soprannome di Bella , che fu poi cagione di gran gelosia per le sue sorelle . Questa figlia minore , oltr ' essere la più bella , era anche la più buona delle altre . Le due maggiori , perché erano ricche , avevano molto fumo ; si davano l ' aria di grandi signore , e non gradivano la compagnia delle figlie degli altri negozianti , ma se la dicevano soltanto col nobilume . Andavano dappertutto : ai balli , alle commedie , alle passeggiate ; e si ridevano della sorella minore , perché spendeva una gran parte del suo tempo nella lettura dei buoni libri . E perché si sapeva che erano molto ricche , parecchi negozianti , di quelli grossi davvero , le chiesero in mogli ; ma la maggiore e la seconda dissero chiaro e tondo che non si sarebbero mai maritate , se non fosse capitato loro un Duca o a dir poco un Conte . La Bella ( oramai vi ho detto che questo era il nome ) , la Bella , dunque , ringraziò con molta buona maniera coloro che volevano sposarla : e disse che era troppo giovane e che voleva tener compagnia ancora per qualche anno al suo genitore . Quand ' ecco che tutto a un tratto il mercante fece un gran fallimento e non gli rimase altro che una piccola casa assai lontana dalla città . Disse allora ai suoi figli , colle lacrime agli occhi , che bisognava rassegnarsi e andare ad abitare in quella casetta dove , mettendosi tutti a fare i contadini , avrebbero potuto campare e tirarsi avanti . Le due ragazze più anziane risposero che non volevano saperne nulla di lasciare la città , dov ' avevano molti amanti , ai quali non sarebbe parso vero di poterle sposare , anche senza un soldo di dote . Ma le povere figliuole s ' ingannavano all ' ingrosso perché , quando furono povere , tutti i loro amanti girarono largo . E siccome , a motivo della loro superbia , non erano in generale ben vedute , cosi dicevano tutti : " Non meritano compassione : è giusta che abbiano dovuto ripiegare le corna ; che vadano ora a fare le grandi signore dietro le pecore e i montoni ! " . Ma nel tempo stesso tutti dicevano : " Quanto alla Bella , ci rincresce proprio della sua disgrazia : è una gran buona figliuola ! è così alla mano coi poveri , e tanto amorosa e gentile ! " . Ci furono fra gli altri parecchi gentiluomini che la volevano sposare , sebbene non avesse più un soldo di dote : ma essa disse che non sapeva risolversi a lasciare il suo povero padre nella disgrazia , e che sarebbe andata con lui fra i campi , per consolarlo e dargli una mano nelle fatiche . La povera Bella , da principio , era rimasta molto male dell ' aver perduto ogni ben di fortuna ; ma poi si consolò col dire fra sé e sé : " Quand ' anche mi struggessi dal pianto , non varrebbe a farmi ricattare quello che ho perso : dunque è meglio cercare di essere felici , anche senza un centesimo in tasca " . Appena arrivati alla casa di campagna , il mercante e le sue tre figlie si dettero subito a lavorare i campi . La Bella si alzava la mattina alle quattro , avanti giorno , e si dava il pensiero di ripulir la casa e di preparare la colazione e il desinare per la famiglia . Sul primo ci pativa un poco , perché non era avvezza a strapazzarsi come una serva : ma di lì in capo a due mesi si fece più robusta e , faticando tutto il giorno , acquistò una salute di ferro . Quando aveva finite le sue faccende , si metteva a leggere o a suonare la spinetta : o anche canterellava e filava . Le sue sorelle , invece , s ' annoiavano da non averne idea : si levavano alle dieci della mattina , girellavano tutto il giorno e trovavano una specie di svago a rimpiangere i bei vestiti e la bella società di una volta . " Guarda un po ' " , dicevano fra loro , " come è stupida la nostra sorella minore : e che caratteraccio triviale ! Essa è contenta come una pasqua di trovarsi nella sua disgraziata condizione !..." Ma il buon mercante non la pensava così . Egli sapeva che Bella aveva molto più garbo delle sue sorelle a fare spicco in società : e ammirava la virtù di questa giovinetta e segnatamente la sua rassegnazione ; perché bisogna sapere che le sue sorelle , non contente di buttare addosso a lei tutte le faccende della casa , la punzecchiavano continuamente con mille parole insolenti . Era corso un anno dacché questa famiglia viveva lontana dalla città , quando il mercante ebbe una lettera nella quale gli si diceva che un bastimento , carico di mercanzie , di sua proprietà , era arrivato felicemente ! Ci scattò poco che questa notizia non facesse dar la balta al cervello alle due ragazze maggiori , le quali speravano così di poter lasciare la campagna , dove morivano dalla noia : e quando videro il padre sul punto di partire , lo pregarono che portasse loro dei vestiti , delle mantelline , dei cappellini e altri gingilli di moda . La Bella non gli chiese nulla , perché aveva già capito che tutto il valsente delle merci arrivate non sarebbe bastato a contentare i capricci delle sue sorelle . " E tu non vuoi che ti compri nulla ? " , le disse suo padre . " Poiché siete tanto buono da pensare a me " , ella rispose , " fatemi il piacere di portarmi una rosa : che in questi posti non ci fanno . " Non vuol dir già che alla Bella premesse la rosa : ma lo fece , per non criticare col suo esempio la condotta delle sorelle ; le quali avrebbero detto che non chiedeva nulla , per farsi distinguere e dar nell ' occhio . Il buon uomo partì , ma appena giunto , ebbe a sostenere un processo a causa delle sue mercanzie : e dopo mille seccature , se ne tornò indietro più povero di prima . Gli restavano da fare non più di trenta miglia per arrivare a casa , e già si consolava nel pensiero di rivedere la sua famigliola ; ma dovendo traversare un gran bosco , si smarrì e perdé la strada . La neve fioccava da far paura , e soffiava un vento così strapazzone , che lo gettò per due volte giù da cavallo . Venuta la notte , egli cominciò a credere di dover morire o di fame e di freddo , o divorato dai lupi , che si sentivano urlare a poca distanza . Quando a un tratto , nel voltar l ' occhio verso il fondo di una lunga sfilata d ' alberi , vide una gran fiamma che pareva lontana lontana . S ' avviò da quella parte , e poté distinguere che quella luce usciva da un gran palazzo , che era tutto illuminato . Il mercante ringraziò il cielo del soccorso mandatogli e si affrettò per giungere a questo castello ; ma rimase grandemente stupito di non trovarci anima viva . Il suo cavallo , che gli andava dietro , avendo visto una bella scuderia aperta , entrò dentro ; e trovatovi fieno e biada , il povero animale , che moriva di fame , vi si buttò sopra con grandissima avidità . Il mercante lo legò alla greppia : e s ' avviò verso la casa , dove non trovò nessuno . Ma entrato che fu in una gran sala , vi trovò un bel fuoco acceso , una tavola apparecchiata e con molte pietanze : ma c ' era una posata sola . Essendo bagnato fino al midollo dell ' ossa , per la neve e la molt ' acqua che aveva preso , si avvicinò al fuoco per asciugarsi , dicendo fra sé : " Il padrone di casa e i suoi domestici mi scuseranno della libertà che mi prendo ! Sono sicuro che staranno poco ad arrivare " . Aspetta , aspetta e nessuno veniva : finché suonarono le undici e ancora non s ' era visto alcuno . Allora non potendo più stare alle mosse , dalla gran fame prese un pollastro e , tremando dalla paura , lo mangiò in due bocconi . Bevve anche qualche sorso di vino , e messo su un po ' di coraggio , uscì dalla sala e traversò molti quartieri splendidamente tappezzati e ammobiliati . Alla fine trovò una camera dove c ' era un buon letto : e perché era mezzanotte suonata e si sentiva stanco morto , prese il partito di chiuder l ' uscio e di coricarsi . La mattina dopo si svegliò verso le dieci : e figuratevi come rimase , quando trovò un vestito molto decente nel posto dove aveva lasciato il suo , che era tutto logoro e cascava a pezzi . " Si vede bene " , egli disse , " che in questo palazzo ci sta di casa qualche buona fata , che si è mossa a compassione di me . " Si affacciò alla finestra e non vide più un filo di neve , ma pergolati di bellissimi fiori , che innamoravano soltanto a guardarli . Ritornò nella gran sala , dove la sera avanti aveva cenato e vide una piccola tavola , con sopra una chicchera e un vaso di cioccolata . " Grazie tante " , diss ' egli a voce alta , " grazie tante , signora fata , della garbatezza di aver pensato alla mia colazione . " Il buon uomo , quand ' ebbe preso la cioccolata , uscì per andare dal suo cavallo ; e passando sotto un pergolato di rose si ricordò che la Bella gliene aveva chiesta una , e staccò un tralcio dove ce n ' erano parecchie bell ' e sbocciate . In quel punto stesso sentì un gran rumore e vide venirsi incontro una bestia così spaventosa , che ci corse poco non cascasse svenuto : " Voi siete molto ingrato " , disse la Bestia con una voce da far rabbrividire , " vi ho salvata la vita accogliendovi nel mio castello , e in ricambio voi mi rubate le mie rose , che è per l ' appunto la cosa che io amo soprattutto in questo mondo . Per riparare al mal fatto non vi resta altro che morire : vi do tempo un quarto d ' ora per chiedere perdono a Dio " . Il mercante si gettò in ginocchio e a mani giunte prese a dire alla Bestia : " Monsignore , perdonatemi : non credevo davvero di offendervi a cogliere una rosa per una delle mie figlie , che me l ' aveva domandata " . " Non mi chiamo Monsignore " , rispose il mostro , " ma Bestia . I complimenti non fanno per me ; io voglio che ognuno parli come la pensa : per cui non vi mettete in capo d ' intenerirmi colle vostre moine . Mi avete detto che avete delle figliuole : ebbene , io potrò perdonarvi a patto che una di codeste figliuole venga qui a morire volontariamente nel posto vostro . Non una parola di più ; partite , e caso le vostre figlie ricusassero di morire per voi , giurate che dentro tre mesi ritornerete . " Quel pover ' uomo non aveva punta intenzione di sacrificare alcuna delle sue figlie al brutto mostro , ma pensò dentro di sé : " Non foss ' altro avrò almeno la consolazione di poterle abbracciare un ' altra volta " . Fece giuro di tornare , e la Bestia gli disse che poteva partire a piacer suo . " Ma non voglio " , soggiunge , " che tu debba andartene colle mani vuote . Ritorna nella camera dove hai dormito ; ci troverai un gran baule vuoto ; ché io penserò a fartelo portare fino a casa . " Detto questo , la Bestia se ne andò , e il buon uomo disse fra sé e sé : " Almeno , se ho da morire , potrò lasciare un boccon di pane a ' miei poveri ragazzi " . E tornò nella camera dove aveva dormito , e avendovi trovato delle monete d ' oro a corbellini , ne empì il baule , di cui gli aveva parlato la Bestia : quindi lo chiuse , e ripreso il cavallo lasciato nella scuderia , uscì dal palazzo con tanto malessere addosso , quanta era la gioia colla quale vi era entrato . Il cavallo prese da sé uno dei viottoli della foresta , e in poche ore il buon uomo arrivò alla sua casetta . I suoi figli gli furono tutti d ' intorno : ma invece di mostrarsi lieto alle loro carezze , il mercante li guardava e gli cascavano i lacrimoni dagli occhi . Egli aveva in mano il tralcio di rose , che portava a Bella : e nel darglielo , disse : " Bella , pigliate queste rose : ma costeranno molto care al vostro povero padre ! " . E così raccontò alla famiglia il brutto caso che gli era capitato . A quella storia le due sorelle maggiori si messero a berciare e dissero mille cosacce a Bella , la quale non piangeva né punto né poco . " Ecco le conseguenze " , esse dicevano , " dell ' orgoglio di questa monella : perché anche lei non fece come noi e non chiese dei vestiti ? Nient ' affatto ! la signorina voleva distinguersi . E ora è lei la cagione della morte di suo padre e non se ne fa né in qua né in là . " " Sarebbe inutile " , soggiunse Bella , " e perché dovrei piangere la morte di mio padre ? Egli non morirà una volta che il mostro si contenta di accettare in cambio una delle sue figlie ; io voglio mettermi in balìa del suo furore : e sono molto felice , perché così potrò avere la contentezza di salvare il padre mio e di provargli il gran bene che gli ho sempre voluto . " " No , sorella mia " , le dissero i suoi tre fratelli , " tu non morirai : noi anderemo a trovare il mostro , e periremo sotto i suoi colpi , se non saremo buoni di ucciderlo . " " Non lo sperate , ragazzi miei " , disse loro il mercante , " la potenza di questa Bestia è così sterminata , che non c ' è caso di poterla uccidere . Mi fa una vera consolazione il buon cuore di Bella : ma non voglio mandarla a morire . Io son vecchio ; non mi resta che poco tempo da vivere ; così , male che vada , posso scorciarmi di qualche anno la vita ; cosa che non rimpiango punto , perché lo faccio per amor vostro , miei cari figliuoli . " " Vi do la mia parola , padre mio " , disse Bella , " che voi non anderete a quel palazzo , senza di me : voi non mi potete impedire di seguirvi . Sebbene giovane , io non sono molto attaccata alla vita , e preferisco esser divorata da quel mostro , che morire dalla pena che mi farebbe la vostra perdita . " Ebbero un bel dire , ma la Bella volle a ogni costo partire anche lei per il palazzo del mostro ; e alle sorelle non parve vero , perché si rodevano di gelosia per le belle doti della sorella minore . Il mercante era così stonato dal dolore di dover perdere la figlia , che non gli passò per il capo neppure il baule che egli aveva riempito di monete d ' oro . Ma appena fu in camera restò grandemente stupito di trovarlo al piè del letto . Risolvette di non dir nulla in casa di essere diventato ricco , per paura che le figlie si mettessero in testa di voler tornare in città , mentre egli aveva fatto conto di voler morire in quella campagna . Peraltro confidò il segreto a Bella , la quale gli raccontò come nel tempo che era stato lontano , alcuni gentiluomini fossero venuti per casa e come , fra questi , ve ne fossero due che amoreggiavano colle sue sorelle . Si raccomandò al padre che le maritasse ; perché essa era tanto buona di cuore , che le amava tutte e due , e perdonava loro tutto il male che le avevano fatto . Quelle due cattive si strofinarono gli occhi colla cipolla per farsi venire i lucciconi , al momento che Bella partì con suo padre : ma i fratelli piangevano davvero : e anche il mercante . La sola che non piangesse era Bella , la quale non voleva inciprignire il dolore di tutti gli altri . Il cavallo prese la via del palazzo , e sul far della sera cominciarono di lontano a vederlo illuminato , tale e quale come la prima volta . Il cavallo andò da sé solo nella scuderia : e il buon uomo entrò con sua figlia nella gran sala , dove trovarono una gran tavola magnificamente apparecchiata per due . Il mercante non sapeva da che verso rifarsi per mangiare ; ma la Bella , sforzandosi di parer tranquilla , si messe a tavola e lo servì : poi diceva dentro di sé : " Capisco bene che la Bestia vuole ingrassarmi prima di far di me un boccone ! me n ' accorgo dalla maniera con cui mi tratta " . Quand ' ebbero cenato , udirono un gran fracasso e il mercante , colle lagrime agli occhi , disse addio alla sua povera figlia , perché sapeva che la Bestia era lì lì per arrivare . La Bella , alla vista di quell ' orribile figura , sentì fare un cavallone al sangue : ma s ' ingegnò di non darlo a divedere : e quando il mostro le domandò s ' era venuta da lui volentieri , rispose con voce tremante di sì . " Davvero che siete molto buona " , disse la Bestia , " e io vi sono riconoscentissimo . Buon uomo ! domani partirete , e Dio vi guardi dal tornare in questo luogo . Addio , Bella . " " Addio , Bestia " , ella rispose . E il mostro sparì . " Oh ! figlia mia " , disse il mercante abbracciandola e baciandola , " io son mezzo morto dalla paura . Fai a modo mio ; lasciami morir qui . " " No , padre mio " , rispose la Bella con fermezza , " voi partirete domani mattina , e mi abbandonerete all ' aiuto del cielo . Il cielo forse avrà compassione di me !..." L ' uno e l ' altro andarono a letto , coll ' idea che in tutta la notte non sarebbero stati buoni a chiudere un occhio , ma invece , appena si furono coricati nei loro letti , si addormentarono come ghiri . E la Bella vide in sogno una Regina , la quale le disse : " O Bella , io son contenta del vostro buon cuore . La nobile azione che fate , dando la vita per quella di vostro padre , non rimarrà senza premio " . Quando la Bella si svegliò , raccontò il sogno a suo padre , e sebbene questa cosa lo rinfrancasse un poco , non bastò peraltro a trattenerlo dal dare in grandissimi pianti , quando gli fu forza staccarsi dalla sua figlia adorata . Partito che fu , la Bella andò a sedersi nella gran sala ; e anche essa cominciò a piangere ; ma essendo molto coraggiosa , si raccomandò a Dio e fece conto di non darsi tanto alla disperazione per quel poco di tempo che le restava ancora da vivere : perché ella credeva fermamente che la Bestia sarebbe venuta a mangiarla nella serata . Intanto , mentre aspettava , pensò bene di girare e di visitare il castello , del quale non poteva starsi dall ' ammirare le grandi bellezze . E figuratevi se rimase a bocca aperta , quando vide una porta sulla quale c ' era scritto : Quartiere della Bella . Aprì in fretta e in furia questa porta e fu abbagliata dalle magnificenze che vi erano dentro ; ma ciò che maggiormente la colpì , fu la vista di una gran biblioteca , di un clavicembalo e di molti quaderni di musica . " Si vede proprio che non vogliono che io mi annoi " , disse fra sé e sé ; quindi pensò : " Se io dovessi albergare qui un giorno solamente , non mi avrebbero ammannito tutte queste belle cose " . Questo pensiero rianimò il suo coraggio . Ella aprì la biblioteca e vide un libro sul quale era scritto a lettere d ' oro : " Desiderate e comandate ; voi siete qui signora e padrona !..." . " Meschina me ! " , diss ' ella , " io non ho altro desiderio che di vedere il mio povero padre e di sapere che cos ' è di lui in questo momento ! " Queste parole le aveva dette dentro di sé , ma quale non fu il suo stupore , quando gettando gli occhi sopra uno specchio , vi mirò la sua casa , e per l ' appunto in quel momento in cui vi giungeva suo padre con un viso da far pietà . Le sue sorelle gli andavano incontro ; e malgrado le smorfie che facevano per parere afflitte , mostravano sul viso e a fior di pelle la contentezza provata per la perdita della loro sorella . Dopo un minuto sparì ogni cosa , ma la Bella non poté far di meno di pensare che la Bestia era molto compiacente , e che non aveva nulla da temere da essa . A mezzogiorno trovò la tavola bell ' e apparecchiata : e durante il pranzo udì un ' eccellente musica , senza che potesse vedere alcuno . La sera mentre stava per mettersi a tavola , sentì il fracasso che faceva la Bestia e fu presa da un tremito di paura : " Bella " , le disse il mostro , " siete contenta che io stia a vedervi mentre cenate ? " . " Non siete voi il padrone ? " , rispose la Bella , tremando . " No " , replicò la Bestia , " qui non c ' è altri padroni che voi ; se vi sono importuno , non dovete far altro che dirmelo e me ne anderò subito . Ditemi una cosa : non è vero che io vi sembro molto brutto ? " " È vero , sì " , rispose Bella , " perché io non sono avvezza di dire una cosa per un ' altra ; peraltro vi credo buonissimo di cuore . " " Avete ragione " , disse il mostro , " ma oltre all ' essere brutto io non ho punto spirito , e so benissimo d ' essere una Bestia . " " Non è mai una Bestia " , rispose Bella , " colui che crede di non avere spirito . Gl ' imbecilli non arriveranno mai a capire questa cosa . " " Su dunque , mangiate , Bella " , le disse il mostro , " e cercate tutti i mezzi per non annoiarvi nella vostra casa : perché tutto quello che vedete qui , è roba vostra : e io sarei mortificato se non vi sapessi contenta . " " Voi avete molta bontà per me " , disse la Bella , " e sono contentissima del vostro cuore : quando ci penso non mi sembrate nemmeno tanto brutto . " " Oh ! per questo " , rispose la Bestia , " il cuore è buono : ma io sono un mostro ! " " Conosco degli uomini che sono più mostri di voi " , disse Bella , " e quanto a me , mi piacete più voi con codesta vostra figura , di tant ' altri che , sotto l ' aspetto d ' uomo , nascondono un cuore falso , corrotto e sconoscente . " " Se avessi un po ' di spirito " , disse la Bestia , " farei un complimento per ringraziarvi : ma io sono uno stupido ; e tutto quel che posso dirvi è che vi sono obbligato . " La Bella cenò di buon appetito . Essa non aveva quasi più paura del mostro ; ma fu lì lì per morire di spavento , quando egli le disse : " Bella , volete esser mia moglie ? " . Ella stette un po ' di tempo senza rispondere : aveva paura di svegliare la collera del mostro con un rifiuto ; a ogni modo disse con voce tremante : " No , Bestia " . A questa risposta il povero mostro volle mandar fuori un sospiro e gli venne fatto un sibilo così spaventoso , che ne rintronò tutto il palazzo . Ma la Bella fu presto rassicurata , perché la Bestia , dopo averle detto " addio , dunque , Bella " , uscì dalla camera voltandosi indietro tre o quattro volte per poterla ancora vedere . Quando la Bella fu sola cominciò a sentire una gran compassione per la povera Bestia , e diceva : " Che peccato che sia così brutta , mentre sarebbe tanto buona ! " . La Bella , per tre mesi , menò in questo palazzo una vita abbastanza tranquilla . Tutte le sere la Bestia andava a farle visita , e durante la cena si tratteneva con lei , facendo mostra di molto buon senso , ma giammai di ciò che si chiama spirito fra le persone del mondo galante . Ogni giorno che passava , la Bella scopriva nuovi pregi nel mostro . A furia di vederlo , aveva fatto l ' occhio alle sue bruttezze , e invece di temere il momento della sua visita , ella guardava spesso l ' orologio per vedere quanto mancava alle nove , perché la Bestia a quell ' ora era sempre precisa . Una sola cosa metteva di mal umore la Bella ; ed era che tutte le sere , avanti di andare a letto , il mostro le domandava se voleva essere sua moglie , e rimaneva mortificatissimo quand ' essa rispondeva di no . Ella disse un giorno : " Voi mi fate una gran pena , Bestia ; vorrei potervi sposare , ma sono troppo sincera per darvi a sperare una cosa che non sarà mai . Io sarò sempre vostra buon ' amica . Contentatevi di questo " . " Per forza ! " rispose la Bestia . " Io son giusto . Io so che sono orrendo : ma vi voglio un gran bene . A ogni modo , io mi chiamo abbastanza fortunato se vi adattate a restar qui : promettetemi che non mi lascerete mai . " La Bella a queste parole fece il viso rosso . Ella aveva visto nello specchio che suo padre era malato dal dolore di averla perduta , e desiderava rivederlo . " Io potrei benissimo promettervi " diss ' ella alla Bestia " di non lasciarvi più per sempre ; ma mi struggo tanto di rivedere il padre mio , che morirei di crepacuore se mi rifiutaste questo piacere . " " Vorrei piuttosto morire " , disse il mostro , " che darvi un dispiacere ; io vi manderò da vostro padre : voi resterete con lui e la vostra Bestia morirà di dolore . " " No " , rispose la Bella piangendo , " io vi voglio troppo bene per essere cagione della vostra morte . Vi prometto di ritornare fra otto giorni . Mi avete fatto vedere che le mie sorelle sono maritate e che i miei fratelli sono partiti per l ' armata . Il mio povero padre è rimasto solo ; lasciatemi almeno una settimana con lui . " " Domattina ci sarete " , disse la Bestia , " ricordatevi delle vostre promesse . Quando vorrete tornare , non dovete far altro che posare il vostro anello sopra la tavola nell ' andare a letto . Addio , Bella . " La Bestia , mentre parlava così , sospirò secondo il suo uso solito , e la Bella andò a letto , tutta dispiacente di avergli dato questo dolore . Quando si svegliò la mattina dopo , si trovò in casa di suo padre ; e avendo suonato il campanello accanto al letto , vide venire la serva , la quale cacciò un grand ' urlo di sorpresa . Il buon uomo di suo padre , a quell ' urlo , corse subito , e nel rivederla , ci mancò poco non morisse dalla contentezza : e stettero abbracciati per più di un quarto d ' ora . Sfogate le prime tenerezze , la Bella pensò che non aveva vestiti per potersi levare , ma la serva le disse di aver trovato nella stanzaa accanto un gran baule pieno di vestiti , tutti d ' oro e ornati di brillanti . La Bella ringraziò la buona Bestia delle sue attenzioni : scelse fra quei vestiti il meno vistoso e ordinò alla serva di riporre gli altri , dei quali intendeva farne un regalo alle sorelle : ma appena ell ' ebbe pronunziate queste parole , il baule sparì . Peraltro suo padre avendole detto che la Bestia voleva che ella serbasse per sé ogni cosa , il baule ritornò al suo posto . La Bella si vestì , e in questo mentre furono avvertite le sue sorelle , le quali corsero subito insieme ai cari mariti . Tutte e due avevano combinato molto male ! La maggiore aveva sposato un gentiluomo , bello come un amore , ma tanto innamorato di sé , che dalla mattina alla sera non faceva altro che guardarsi allo specchio , senza curarsi né punto né poco della bellezza della moglie . La seconda aveva sposato un uomo che aveva molto spirito , ma se ne serviva soltanto per essere la disperazione di tutte le donne , cominciando da sua moglie . Le sorelle di Bella quando la videro vestita come una Regina e bella come un occhio di sole , se non creparono dalla rabbia , fu un miracolo . Ella ebbe un bell ' accarezzarle ; nulla poté ammansire la loro gelosia ; la quale anzi si accrebbe a cento doppi , quando raccontò quanto era felice . La due invidiose scesero in giardino per potersi sfogare a piangere , e dicevano : " O perché quella ragazzuccia è più fortunata di noi ? Non siamo forse più graziose e più belle di lei ? " . " Cara sorella " , disse la maggiore , " mi viene un ' idea : facciamo di tutto per trattenerla qui per più di otto giorni ; la sua stupida Bestia anderà sulle furie per la parola non mantenuta e forse la divorerà per castigarla . " " Dici bene , sorella " , rispose l ' altra , " ma perché la cosa riesca , bisogna cercare di ammaliarla con molte moine . " Preso questo partito , risalirono in casa tutt ' e due e cominciarono a fare tante e poi tante garbatezze alla sorella , che questa ne pianse di consolazione . Passati che furono gli otto giorni , le due sorelle si strapparono i capelli e diedero segni di disperazione per la partenza di lei , che ella finì col promettere di trattenersi altri otto giorni . Intanto la Bella rimproverava a se stessa il dolore che stava per dare alla sua povera Bestia , che essa amava davvero e che ora era dispiacente di non poterla vedere . La decima notte che ella passò in casa del padre , sognò di trovarsi nel palazzo e di vedere la Bestia distesa sull ' erba , vicina a morire , e che le rinfacciava la sua ingratitudine . Bella si destò tutt ' a un tratto e pianse : " Non son io molto cattiva " essa diceva " di dare questo dispiacere a una Bestia , che è stata tanto buona con me ? È colpa sua se è così brutta e se ha poco spirito ? Ella è buona : e questo val più d ' ogni cosa . Perché non ho io voluto sposarlo ? Io sarei più felice con lui che le mie sorelle coi loro mariti . Non è la bellezza né lo spirito di un marito che rendono felice una donna ; ma la bontà del carattere , la virtù e le buone maniere : e la Bestia ha tutte queste belle cose . Io non sento amore per essa ma la stimo , e ho per lei amicizia e riconoscenza . Ma non debbo renderla disgraziata : questa ingratitudine sarebbe per me un rimorso per tutta la vita " . Dette queste parole , la Bella si leva , mette l ' anello sulla tavola e ritorna a letto . Appena coricata si addormentò e , svegliandosi la mattina , vide con gioia di essere nel palazzo della Bestia . Si messe i vestiti più belli per andarle a genio anche di più , e s ' annoiò mortalmente nella smania di aspettare che arrivassero le nove ore di sera : ma l ' orologio ebbe un bel suonare le nove : la Bestia non comparve . La Bella allora temé di averle cagionato la morte : e disperata si dette a girare per tutto il palazzo , mandando altissimi pianti . Dopo aver cercato dappertutto , si ricordò del sogno e corse in giardino , vicino al fiume , dove dormendo , l ' aveva veduta . E difatti fu lì che trovò la povera Bestia distesa per terra priva di sensi : talché la credette morta . Senza provar ribrezzo di quella brutta figura , si gettò tutta sopra lei , e avendo sentito che il cuore batteva sempre , prese dal fiume un po ' d ' acqua e le bagnò la testa . La Bestia aprì gli occhi e disse alla Bella : " Voi avete dimenticata la vostra promessa : e il gran dolore di avervi perduta mi ha fatto decidere a lasciarmi morir di fame : ma ora muoio contenta , perché ho avuto la consolazione di potervi rivedere " . " No , mia cara Bestia , voi non morirete " , le disse la Bella , " voi vivrete per diventare mio sposo : da questo momento io vi do la mia mano , e giuro che non sarò d ' altri che di voi . Ohimè ! io credeva di non aver per voi che dell ' amicizia , ma il dolore che sento mi fa credere che non potrei più vivere senza vedervi . " Appena la Bella ebbe pronunziato queste parole , ecco che tutto il castello appare risplendente di lumi : i fuochi di artifizio , la musica , ogni cosa annunziava una gran festa . Ma queste meraviglie non incantarono punto i suoi occhi : ella si voltò verso la sua cara Bestia , il cui pericolo la teneva in tanta agitazione . E quale fu il suo stupore ! La Bestia era sparita , ed essa non vide ai suoi piedi che un Principe bello come un amore , il quale la ringraziava per aver rotto il suo incantesimo . Sebbene questo Principe meritasse tutte le sue premure , ella non poté stare dal chiedergli dove fosse la Bestia . " Eccola ai vostri piedi " , le disse il Principe , " una fata maligna mi aveva condannato a restare sotto quell ' aspetto finché una bella fanciulla non avesse acconsentito a sposarmi , e mi aveva per di più proibito di far mostra di spirito . Così in tutto il mondo non ci voleva che voi , per lasciarsi innamorare dalla bontà del mio carattere : ed offrendovi la mia corona , non posso sdebitarmi del gran bene che mi avete fatto . " La Bella , piacevolmente sorpresa , porse la mano al bel Principe perché si rialzasse in piedi . E andarono insieme al castello , dov ' essa ci mancò poco non si sentisse svenire dalla gioia , trovando nella gran sala il padre suo e tutta la sua famiglia , tra sportata al castello da quella bella Signora che le era apparsa in sogno . " Bella " , le disse questa Signora , che era una fata e di quelle coi fiocchi , " venite a ricevere la ricompensa della vostra buona scelta : voi avete preferito la virtù alla bellezza e allo spirito , e meritate per questo di trovare tutte quelle cose raccolte in una sola persona . Voi state per diventare una gran Regina : ma spero che il trono non vi farà scordare le vostre virtù . Quanto a voi , mie care signore " disse la fata alle due sorelle della Bella " conosco il vostro cuore e tutta la cattiveria che c ' è dentro : diventerete due statue ; ma nondimeno serberete il lume della ragione sotto la vostra forma di pietra . Starete alla porta del palazzo di vostra sorella ; e non vi impongo altra pena che quella di essere testimoni della sua felicità . Non potrete ritornare nello stato primiero , se non quando riconoscerete i vostri errori : ma ho una gran paura che dobbiate restare statue per sempre . Si può correggere l ' orgoglio , le bizze , la gola , la pigrizia ; ma la conversione di un cuore invidioso e cattivo è una specie di miracolo . " Nel dir così , diede un colpo di bacchetta , e tutti quelli che erano in quella sala , furono trasportati negli Stati del Principe . I suoi sudditi lo rividero con gioia , ed esso sposò la Bella , che visse con lui lungamente e in una felicità perfetta , perché era fondata sulla virtù .
LETTERE MERIDIONALI ( VILLARI PASQUALE , 1878 )
Miscellanea ,
LA CAMORRA Mio caro Dina Negli scorsi mesi raccolsi alcune notizie intorno allo stato delle classi più povere , specialmente nelle province meridionali . Se a te non pare inutile affatto , ti pregherei di concedermi che le pubblichi nel tuo giornale , tanto pregiato in Italia . Debbo però dire , innanzi tutto , che nel raccogliere queste notizie io ho avuto lo scopo di provare che la camorra , il brigantaggio , la mafia sono la conseguenza logica , naturale , necessaria di un certo stato sociale , senza modificare il quale è inutile sperare di poter distruggere quei mali . So che molti lo ammettono , ma pochi se ne formano un concetto chiaro . Sono ben lontano dallo sperare di potere , con alcune lettere , risolvere problemi d ’ una sì grande importanza e difficoltà . Credo però che anche pochi fatti ed esempi possano spronare ad altre nuove ricerche . A che gioveranno queste ricerche ? Sarà sperabile portare qualche rimedio ai mali ? Lo vedremo in appresso . Intanto , per cominciare dalla camorra , noterò che la legge di sicurezza pubblica suppone che il camorrista non faccia altro che guadagnare indebitamente sul lavoro altrui . Invece esso minaccia ed intimidisce , né sempre per solo guadagno ; impone tasse ; prende l ’ altrui senza pagare ; ma ancora impone ad altri il commetter delitti ; ne commette egli stesso , obbligando altri a dichiararsene autore ; protegge i colpevoli contro la giustizia ; esercita il suo mestiere , se così può chiamarsi , su tutto : nelle vie , nelle case , nei ridotti , sul lavoro , sui delitti , sul gioco . L ’ organizzazione più perfetta della camorra trovasi nelle carceri , dove il camorrista regna . E così , spesso si crede di punirlo , quando gli si dà solo il modo di continuare meglio l ’ opera sua . Ma quello ancora che la legge non sembra sospettare , e che molti ignorano , si è che la camorra non si esercita solo negli ordini inferiori della società : vi sono anche camorristi in guanti bianchi ed abito nero , i cui nomi e i cui delitti da molti pubblicamente si ripetono . Le forme che la camorra piglia nei diversi luoghi e fra le diverse persone che la esercitano , sono infinitamente varie . Non è lungo tempo io scrissi ad un vice - sindaco di Napoli , amante del suo paese , antico liberale , patriotta provato : – Mi dici qualche cosa della camorra ? Va essa avanti o indietro ; comincia ad essere davvero estirpata ? – Egli mi fece una risposta che non riferisco tutta , perché a molti parrebbe una dipintura esagerata dei fatti . Copio solo la conclusione della lettera . « Moltissime ordinanze municipali non possono qui attecchire , se non convengono agl ’ interessi della camorra . Napoli comincia a ripulirsi dacché la camorra con i suoi appaItatori ne trae guadagno . Ed io , come vice - sindaco di ... , ho potuto obbligare 1.157 proprietarii a restaurare ed imbiancare le loro case e le ville , che sono cinte di mura , dacché , senza che sapessi , la camorra locale ha diretto , di comune accordo col mio usciere l ’ operazione » . Questo stato di cose fa paura , spaventa sempre più , quando si esamina più da vicino , e se ne vede tutta l ’ estensione . Perché la camorra divenga possibile , occorre che vi sia un certo numero di cittadini , o anche una classe intera , che si pieghi alle minacce di pochi o di molti , che siano organizzati . Una volta che questo fatto , per qualche tempo , si avvera in proporzioni abbastanza larghe , riesce facile assai capire in che modo la malattia si estenda a poco a poco , e pigli forme diverse , secondo che penetra nei diversi ordini della società . Il male è contagioso come il bene , e l ’ oppressione , specialmente quella esercitata dalla camorra , corrompe l ’ oppresso e l ’ oppressore , e corrompe ancora chi resta lungamente spettatore di questo stato di cose , senza reagire con tutte le sue forze . Perciò importa conoscere dove questa oppressione comincia e si può esercitare più impunemente , perché ivi è la prima radice del male , dalla quale tutto il resto deriva , perché ivi , se è possibile , bisogna portare il rimedio . La città di Napoli è , fra molte , quella in cui la bassa plebe si trova , non voglio dire nella maggiore miseria , perché ciò non è il peggio ; ma nel più grande abbandono , nel maggiore avvilimento , nel più doloroso abbrutimento . Contro di essa tutto era permesso sotto il regime borbonico , Il galantuomo poteva , senza temer nulla , quando era di giorno e nella pubblica via , usare il suo bastone , perché la polizia pigliava in queste occasioni sempre le sue parti . Le limosine date a larga mano dai privati ; dai conventi , che distribuivano la minestra ; dalle Opere pie ; anche dal Governo , che distribuiva pane , alimentavano la miseria e la rendevano permanente . La camorra cosi nasceva naturalmente in mezzo a questi uomini ; era il loro governo naturale , ed era perciò favorita , sostenuta dai Borboni , come un mezzo di ordine . Qui il camorrista atterriva , minacciava e regnava . Qui egli prendeva i giovanetti di 14 o 16 anni , per insegnar loro a rubare il fazzoletto , che restava a lui , dando in cambio , e come per favore , qualche soldo . Qui egli poteva fare degli uomini e delle donne quello che voleva . E siccome spesso faceva con le sue anche le altrui vendette , così qualche volta non solo incuteva terrore , ma ispirava ammirazione ed affetto in quegli stessi che opprimeva . Cominciata la malattia , si poté subito diffondere . Una volta che questo spettacolo non disgustò più , l ’ oppressione e la violenza non parvero un delitto , e le esercitarono molti che in altre condizioni sociali avrebbero trovato nella loro coscienza un ostacolo invincibile . Per comprendere la verità di quello che dico , e per poter ragionare in buona fede su questi fatti , occorrerebbe prima di tutto andare a vedere coi propri occhi dove e come vivono le più povere famiglie . Si tratta d ’ una popolazione enorme , che si divide in categorie diverse , ciascuna delle quali ha caratteri , costumi , sventure proprie . Cito degli esempi , ed il lettore non si stanchi se , pur avendo io stesso veduto molti fatti , riferisco le parole di alcuni che andarono espressamente a visitare i poveri . Lo scorso dicembre io scrissi ad un architetto , che era stato più volte adoperato dal Municipio di Napoli , pregandolo che mi dicesse qualche cosa di quelli che si chiamano colà i fondaci , nei quali abita la più misera gente , e che sono disprezzati dalle donne stesse del popolo . Per ingiuriarsi fra loro , l ’ una chiama l ’ altra funnachéra ( abitante dei fondaci ) . « Questi fondaci ( egli rispondeva ) hanno generalmente un androne , senza uscio di strada , ed un piccolo cortiletto , ambedue sudicissimi , i quali mettono in una grandissima quantità di pessime abitazioni , molto al di sotto degli stessi canili , le quali tutte , e specialmente quelle in terreno , sono prive di aria , di luce , ed umidissime . In essi vivono ammonticchiate parecchie migliaia di persone , talmente avvilite dalla miseria , che somigliano più a bruti che ad uomini . In quei covi , nei quali non si può entrare per il puzzo che tramandano immondizie ammassate da tempi immemorabili , si vede spesso solamente un mucchio di paglia , destinata a far dormire un ’ intera famiglia , maschi e femmine tutti insieme . Di cessi non se ne parla , perché a ciò bastano le strade vicine ed i cortili . Solamente in due o tre fondaci , dei molti visitati da me , le donne esercitano la miserabile arte di fare stuoie , o impagliare sedie ; negli altri tutti non si vede nessuno a lavorare , ma solo spettri seminudi ed oziosi . A me accadde d ’ incontrare in parecchi fondaci , donne che vagano per i cortili , con la sola camicia indosso , che pur veniva giù a brani . Infine la più terribile miseriatrova ricetto in questi fabbricati , dove non manca mai qualcuna delle più abbiette e luride case di prostituzione . Nella nostra città sono n ° 94 fondaci , come potrai vedere dall ’ elenco che t ’ invio ; sicché , calcolando che ognuno sia abitato da n ° 100 persone ( e con questo numero mi metto al disotto del vero ) , sarebbero circa 9.400 questi esseri infelici . I peggiori fondaci sono quelli che si trovano nei quartieri di Pendino , Porto e Mercato , 51 in tutto . Gli altri sono migliori , ma di poco . Ognuno di essi ha il suo proprio nome : Barettari , Tentella , S . Crispino , Scanna - sorci , Divino Amore , Presèpe , Pisciavino , Del Pozzillo , Abate , Crocefisso , Degli schiavi , ecc . L ’ ultimo parmi il nome più adatto » . Il lettore ha mai sentito parlare degli spagari di Napoli , e delle grotte in cui abitavano ? Questa gente forma una classe numerosa , non chiede la limosina , lavora , ha un mestiere . Nel tempo del colera , pochi anni sono , furono chiuse quelle luride tane , che erano la loro unica dimora . Tuttavia , mesi sono , pregai una persona amica di andare colà dov ’ erano una volta le grotte , e vedere ; trovandole ancora chiuse , cercasse dove abitavano gli spagari , e li visitasse . Riferisco qui due delle lettere ricevute . Sono dello scorso novembre . « Ieri trovai una delle così dette grotte degli spagari , la più parte essendo ormai chiuse . Essa sta in sul principio delle Rampe di Brancaccio , quando si discende . Il suo ingresso non annunzia l ’ orrore che vi si trova . Somiglia alle catacombe di S . Gennaro , se non che è assai più lurida e meschina . Vi si cammina col lume , e solo di tanto in tanto , ma assai di rado , vi sono delle aperture , balconcini e finestre , che mettono , due nei giardini di Francavilla , altre in umide corti . Tutta questa grotta è gremita di letti , l ’ uno dall ’ altro poco più discosti di quel che sono nelle sale dell ’ ospedale degl ’ Incurabili . Ad eccezione di qualcuno , sono tutti letti assai grandi , da contenere più persone . Sarebbe impossibile descriverne il sudiciume e la povertà . Una perfetta armonia è tra quei luridi canili , l ’ orribile grotta e gli abbrutiti abitanti , e tutti insieme sembrano formare un mondo a parte , che non possa andare altrimenti da quello che va . Fra gli abitanti v ’ è una certa gerarchia . Accanto alle poche finestre , là dove arriva qualche raggio di sole , si trova un poco meno di miseria ; dove però non arriva la luce , ivi chi si avanza col lume , vede una miseria indescrivibile . Ed è singolare come anche qui , quelli che stanno meglio compatiscano e quasi disprezzino quelli che stanno peggio . Vivono in questo luogo famiglie , e sono circa 100 persone il sudiciume è tale , che la vista colà d ’ una conca col bucato , mi rallegrò in modo che mi parve un ’ oasi nel deserto . Vicino alle finestre si paga sino a 10 lire il mese , dove manca la luce si discende fino a 25 soldi . Hanno l ’ aria , più che di gente infelice , di gente abbrutita . Quando fa bel tempo , escono a guisa di formiche , e si spandono al sole . Tutta questa gentemi piativano d ’ intorno , domandando misericordia , e dicendo che erano obbligati a restar lì senza luce , senz ’ aria , senza medici . Quando sono ammalati , essi dicono , restano abbandonati fino a che muoiono o vanno all ’ ospedale . La persona che subaffitta questo locale , e vi fa su un buonissimo guadagno , si è persino ricusata di fare le più necessarie riparazioni , e così non di rado la pioggia inonda la grotta » . Aggiungo una seconda lettera della stessa persona . « Andai in un altro luogo , che è una volta al di sotto del Corso Vittorio Emanuele , con mura che la chiudono dai due lati , e formano così uno strano ricovero . Ivi erano molti a lavorare lo spago , la più parte giovani figlie di capispagari , le quali però non vi dormivano . Una grande e commoventissima miseria mi colpì allora sino al fondo dell ’ anima . Una povera vedova di poco più che 30 anni , d ’ un aspetto che dimostrava essere ella già stata bella , aveva cinque bambini , un giovanetto di 12 anni , e quattro bimbe , l ’ ultima delle quali di 3 anni appena : tutti assai belli . Erano stati una volta agiati , perché figli d ’ un operaio che guadagnava bene , ma che era morto sollevando alcuni pesi troppo gravi alle sue forze . La donna , che nella sua infanzia aveva fatto la spagara , è tornata ora all ’ antico mestiere , col quale guadagna dieci soldi al giorno , tranne quando pel gran freddo , non potendo muovere le mani irrigidite , non riesce a fare quel tanto che deve . I bambini girano le ruote per le altre donne , e guadagnano ciascuno un soldo , col quale comprano castagne secche , e così si sostentano fino a sera , quando , venendo pagati i dieci soldi alla madre , mangiano tutti qualche altra cosa . Dormono in un angolo di questo locale , sopra alcune foglie secche . Non hanno neppur l ’ idea d ’ una coperta o d ’ un panno per ricoprirsi . La notte si mettono tutti rannicchiati , l ’ uno sull ’ altro , e tremano di freddo : non hanno lume . La donna mi mostrò i cenci che li coprivano , in molti punti rosi dai topi piccoli e grossi , che nel colmo della notte camminano sui loro corpi . Allora i bambini , spaventati , gridano e piangono . Ed essa , battendo con una pietra sul muro , cerca con quel rumore di spaventare ed allontanare i topi , che non vede . Quella donna deve essere onesta e buona , perché il pensiero che più di tutti la turbava era la riuscita dei figli . Essa teme che il primo , il quale ha già 12 anni , ed è già molto vivo , possa presto divenire un cattivo soggetto » . Se è vero quel che dice il Quetelet , che assai spesso è la società quella che mette il coltello in mano al colpevole , e se questo giovanetto divenisse un giorno assassino , non avrebbe egli il diritto di dire alla società : lo ho ammazzato un uomo ; ma tu avevi già prima ammazzato la mia coscienza ? Potrei continuare questa descrizione sino all ’ infinito , ed aggiungere lettere a lettere , fatti a fatti , sempre vari , sempre brutali , sempre orribili . Ma non voglio stancare la pazienza del lettore . Su questa povera gente tutti abusano . Il tugurio in cui abitano , le misere ruote con cui lavorano lo spago , la canapa di cui si servono , nulla appartiene ad essi ; per ogni cosa debbono pagare , e pagare ad uomini che gli opprimono , li tormentano , non hanno di loro alcuna pietà , e vivono guadagnando sulla loro abbrutita miseria . Basta avvicinarsi a questi luoghi , per essere circondati da una folla che chiede l ’ elemosina , e , senza essere interrogata , racconta la varia lliade delle sue miserie . Qui bisogna venire a studiare , per convincersi che la camorra comincia a nascere , non come uno stato anormale di cose , ma come il solo stato normale e possibile . Supponendo domani imprigionati tutti i camorristi , la camorra sarebbe ricostituita la sera , perché nessuno l ’ ha mai creata , ed essa nasce come forma naturale di questa società . Intanto qui si recluta la popolazione enorme de ’ piccoli ladri , i quali rubano a vantaggio dei loro capi ; e quando vanno a centinaia nelle prigioni , costituiscono anche là il popolo della camorra , perché ivi essa ha pure i suoi sovrani , le sue assemblee e la sua gerarchia , non meno potenti , non meno audaci che fuori . Il guadagno del camorrista si fa allora sulle fave nere , sul pane nero di cui il carcerato povero deve rilasciare una parte ; colui che ha dei soldi rilascia tutto , per comprare dalla camorra qualche cosa di meglio , spesso ancora per ricomprare quello che ha venduto . Ma a che pro , mi si può dire , questa lunga geremiata ? Si sa che la miseria c ’ è , e che è orribile . C ’ è stata e ci sarà sempre dappertutto , insieme coi delitti . Lo so anch ’ io che vi sono uomini , ai quali se si mostra una moltitudine che affoga nella miseria , nella fame e nella corruzione , hanno sempre la stessa risposta : – Bisogna aver fede nella libertà . IL SECOLO , IL PROGRESSO , I LUMI ! – Con questa gente io non so ne ho voglia di ragionare . A loro non saprei dire che una cosa sola : – Spegnete i vostri lumi e andate a letto . Contentatevi di sentire ogni giorno ripetere dagl ’ Inglesi e dai Tedeschi , che i popoli latini conoscono la forma e non la sostanza della libertà , perché non hanno mai voluto capire che popolo libero è quello solamente , in cui i potenti e i ricchi fanno un perenne sacrifizio di loro stessi ai poveri e ai deboli . E non vogliono capire che una plebe misera e corrotta corrompe tutta la società ; sicché è nel loro interesse , in quello della moralità propria e dei propri figli , combattere questo male con tutta la energia possibile . – lo parlo invece a coloro che , senza illusioni , credono utile e necessario studiare il male per cercarne i rimedi . E questi , certo , sono molti , complessi , difficili . Accennerò a qualcuno di quelli che mi sembrano più evidenti , e comincerò dal più difficile di tutti , quello che richiede maggior tempo e danaro . A Napoli v ’ è una quistione colossale , che nasce dalla costruzione stessa della città . Questa condizione di cose peggiorò molto dal tempo in cui , invece di fare , come pel passato , scorrere le acque che piovono , a rigagnoli o a fiumi per le strade , si costruirono assai malamente le fogne , nelle quali , per mancanza di pozzi neri , va ogni cosa . Le materie restano ora , quando non piove , ferme , e le loro esalazioni miasmatiche si sentono per le vie , entrano pei condotti nelle case . Quando invece viene la pioggia , sono portate al mare , che bagna le rive così incantevoli e così popolose della città : ivi in tempo di calma si fermano , e lo scirocco rimanda indietro i miasmi . Il rimedio è difficile , perché manca l ’ acqua , ed in molti luoghi il livello delle strade è uguale a quello del mare . Intanto le febbri intermittenti fanno strage nella misera popolazione . Le Guide inglesi e tedesche hanno sempre un capitolo sulla lebbre napoletana , di cui nei tempi passati non parlavano punto . Gli alberghi abbandonano la marina e salgono sulla collina . Si aggiunga a questo , che la mancanza di spazio costringe la povera gente a vivere accatastata in tugurii spaventevoli ; onde in nessun paese della terra si vedono più chiare le terribili conseguenze della teoria del Malthus . Qui anche la parte meno misera del popolo abita nei bassi , i quali non solamente sono senza aria e senza luce , ma son tali che spesso , per entrarvi , si discendono alcuni scalini , onde la malsana umidità . S ’ aggiunga poi che anche oggi si continuano a costruire questi bassi nel medesimo modo e si capirà come il primo e più difficile problema risguardi l ’ igiene generale della città , la costruzione delle case pei poveri , pei quali dal 59 ad oggi non si è fatto nulla . Si pensi che molti dei più miseri vivevano e vivono accattando , ricevendo sussidii , quando non fanno di peggio . Queste limosine e sussidii sono ora scemati , perché un governo libero non può distribuire il pane , e perché le Corporazioni religiose furono sciolte . Si consideri che il prezzo dei viveri e delle case è cresciuto , mentre l ’ aumento della mano d ’ opera non giova a chi non aveva e non ha mestiere , e si dica poi se rimedia al male la scuola elementare , a cui del resto questa gente non va e non può andare . La sua condizione certo non è migliorata , forse è peggiorata . Di ciò io sono più che convinto , per quel che ho visto coi miei occhi . In questo stato di cose , i rimedii principali e più facili sono due . Estirpare la camorra , la quale deve essere ritenuta come una piaga sociale assai più profonda di quel che ora si suppone . Per riuscirvi , bisogna prima studiarla e conoscerla bene ; bisogna poi che la legge la determini meglio , e renda così possibile il colpirla in tutte le sue forme . I colpi dovrebbero essere più fieri , più inesorabili contro coloro che non sono popolo , e pur la esercitano e ne profittano . Il camorrista dovrebbe nelle carceri essere isolato , o mandato in quelle dell ’ Italia settentrionale ; altrimenti la prigionia , se non è un premio , non è certo una pena per lui . Da alcuni mesi il governo è rientrato in una via di rigore , che aveva , secondo me , a torto abbandonata per lungo tempo . Bisognerebbe che questo rigore fosse permanente , che continuasse nella prigione , e avesse , per quanto è possibile , l ’ aiuto di una legge di pubblica sicurezza , con qualche articolo aggiunto a quel troppo semplice articolo 120 , il quale si contenta di mettere fra le persone sospette coloro che « esigono danaro abitualmente ed illecitamente sugli altrui guadagni » . A torto si è creduto di aver così definito la camorra , che invece sfugge facilmente alla pena . Ogni sforzo sarà però vano se , nel tempo stesso in cui si cerca di estirpare il male con mezzi repressivi , non si adoprano efficacemente i mezzi preventivi . lo non mi stancherò mai di ripeterlo : finché dura lo stato presente di cose , la camorra è la forma naturale e necessaria della società che ho descritto . Mille volte estirpata , rinascerà mille volte . Quella plebe infelice , che con leggi repressive noi a poco a poco liberiamo dai suoi oppressori , deve essere con leggi preventive spinta , costretta al lavoro . Non bisogna contentarsi di aiutarla con quelle infinite limosine che aprono spesso una nuova piaga sociale , perché alimentano l ’ ozio ed il vagabondaggio . Non bisogna dire e ripetere , che a tutto rimedia la scuola elementare , la quale in questi casi non rimedia nulla . Si guardi un poco a quello che avviene naturalmente , quando si trovano a Napoli uomini veramente pietosi e benemeriti , che conoscono i mali del loro popolo . Alfonso Casanova , che da pochi anni abbiamo perduto , fu giustamente amato come un santo . La sua Opera pei fanciulli usciti dagli Asili era fondata collo scopo di cercare i piccoli vagabondi , ed insegnar loro , insieme con l ’ alfabeto , un mestiere . Tutti riconobbero che quello era il bisogno vero del paese , tutti l ’ aiutarono e l ’ amarono , quasi l ’ adorarono . Altri tentarono l ’ impresa con uguale fortuna , perché la carità cittadina non è mancata mai colà . E se il Governo vuol davvero operare , deve imitare questi esempi suggeriti dalla natura stessa delle cose . Come la camorra è un male che sorge spontaneo , e però tanto più profondo , in un certo stato sociale , così questi tentativi sono lo sforzo generoso e spontaneo della società stessa per redimersi . Bisogna combattere la prima , aiutare i secondi . Il Governo deve prendere le cose come sono , entrare nella via suggerita dall ’ esperienza della gente onesta del paese , e lasciar da un lato le teorie . E il danaro non manca , se una volta si vorrà ammettere che le infinite Opere pie elemosiniere , le quali così spesso sono più uno stimolo che un rimedio alla miseria , debbano tutte essere trasformate in modo da ottenere il loro scopo con la previdenza , dando col pane , e come condizione sine qua non , l ’ insegnamento e l ’ obbligo del lavoro . E perché si veda quanto questo male sia generale , e non paia che io voglia prendere tutti gli esempi dal Mezzogiorno d ’ Italia , ne citerò uno del Settentrione 185 . Nella Rivista Veneta ( vol . IV , fasc . 5° , 1874 ) è stato poco fa pubblicato dal professore Cecchetti dell ’ Archivio dei Frari , un lavoro in cui si dànno alcune statistiche assai eloquenti . Dal 1766 al 1789 si trova che Venezia ebbe una media di 2.000 poveri . Le cose sono da allora in poi talmente peggiorate , che nel 1860 erano nei registri di beneficenza inscritti 31.890 individui , in una popolazione di 123.102 abitanti . Nel 1861 la popolazione discese a 122.565 , e gl ’ inscritti alla beneficenza salirono a 32.422 . Nel 1867 la popolazione discese a 120.889 e nel catalogo della beneficenza erano registrati 33.978 individui . Questi erano nel 1869 , 35.000; nel 1870 , 35.728; nel 1871 , 36.200 . E qui finisce la statistica , non senza notare che bisogna , per l ’ anno 1871 , aggiungere circa 700 poveri vergognosi , i quali rappresentano 186 altrettante famiglie . È vero che negli ultimi anni la popolazione di Venezia ebbe qualche lieve aumento , essendo nel 1871 salita a 128.901 abitanti ; ma in sostanza dai calcoli ufficiali del signor Cecchetti risulta un continuo aumento di poveri , e risulta che un terzo circa della popolazione di Venezia è ora sussidiato 187 dalla beneficenza , o almeno scritto nei registri come meritevole di sussidio 188 . Ho sentito molti e molti domandare : Perché lo spirito intraprendente , operoso , audace qualche volta sino all ’ eroismo , degli antichi Veneti , non è ancora cominciato a risorgere colla libertà 189 ? Le ragioni sono infinite . Però tra le ragioni , a mio avviso , non è ultima questa , che la carità cittadina ha accumulato infiniti tesori , i quali sono ora destinati ad impedire che quello spirito risorga . Dopo ciò l ’ eterna risposta deve essere sempre : Vedremo , provvederemo , faremo ? Cioè , lasceremo fare , lasceremo passare ? Intanto la stampa straniera ci domanda : – Quando l ’ Italia sarà finalmente civile ? – E se questo è quello che segue a Venezia , che cosa deve seguire a Napoli , città tanto più grande , tanto più malmenata ! Lo dica l ’ esercito sterminato di poveri che vive colà senza lavoro . Qualcuno darà loro da mangiare , se di fame non muoiono . Sì , è la carità , ma una carità che uccide , che demoralizza , che abbrutisce . – E voi , mi si dirà , avete la ingenuità di credere che in breve si può rimediare a mali così gravi e profondi ? Non vedete che ci vuole un secolo ? – Sì , lo vedo , ma vedo ancora che se cominceremo domani , ci vorrà un secolo ed un giorno . E per ora vedo ancora che , quando torno a Napoli , il mondo è mutato per me e per i miei amici . La parola è libera , la stampa è libera , molte vie si sono aperte dinanzi a me . La differenza è come dalla notte al giorno ; se dovessi tornare al passato , mi parrebbe di scendere nella tomba . Abbandono le strade centrali , vado nei quartieri bassi , e ritrovo le cose come le lasciarono i Borboni . I fondaci Scanna - sorci , Tentella , San Crispino , Pisciavino , del Pozzillo , ecc . sono là sempre gli stessi , coi medesimi infelici , forse ancora più oppressi , più affamati di prima . Tutta la differenza , se mai , sta in ciò , che il muro esterno fu imbiancato . E sono allora tentato di domandare a me stesso : Ah ! dunque la libertà che tu volevi , era una libertà per tuo uso e consumo solamente ? Tuo affez . P . VILLARI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - LA MAFIA Mio caro Dina In questa lettera comincerò a ragionare dei mali che affliggono la Sicilia . La cosa è molto ardua per me , che conosco assai poco il paese . Ed è più ardua in se stessa , perché le opinioni su questo argomento , anche tra coloro che nacquero e vissero nell ’ Isola , sono disparatissime . Io andrò quindi assai cauto . Metterò sotto gli occhi del lettore i fatti che potei raccogliere , esporrò le conclusioni a cui sono venuto , e il modo , il processo logico con cui v ’ arrivai . Il lettore potrà da se fare le sue osservazioni , e giudicare le mie . Prima di tutto , voglio notare che ogni anno a me accade di ricevere lettere di giovani professori , i quali , invitati dal Governo ad andare in qualche liceo o ginnasio della Sicilia , mi chiedono ansiosamente , in nome loro e delle famiglie , notizia dei paesi cui sono destinati . lo mi rivolgo allora a qualche Siciliano amico , e domando . Sono stato molte volte maravigliato nel ricevere una risposta , che sembra esprimere come un giudizio popolare . Se io chiedevo di paesi delle province di Catania o di Siracusa , quasi sempre la risposta era : – Paesi buonissimi , si sta come in Toscana , si può andare coll ’ oro in mano . – Se invece chiedevo di paesi della Sicilia occidentale , specialmente delle province di Girgenti e di Caltanissetta , la risposta era spesso : – Eh ! paesi di solfare , bisogna stare attenti – . Egli è noto che la Sicilia vien travagliata da quelle piaghe sociali , di cui tanto si parla adesso , principalmente nella sua parte occidentale . Qui appunto , non occupandoci per ora di Palermo che dà luogo ad altre considerazioni , è il centro delle solfare , che , dopo l ’ agricoltura , sono la più grande e ricca industria di quell ’ isola , industria che occupa molte migliaia di lavoranti d ’ ogni sesso ed età . Ed è noto che il lavoro delle solfare è fatto in un modo che molto spesso si può dire iniquo . Non solamente non si pigliano in esse tutti i necessarii provvedimenti a salvare la vita degli operai , che qualche volta restano soffocati dai gas che n ’ emanano , ed anche si accendono ; sepolti sotto le volte che cadono , perché male costruite , o perché l ’ intraprenditore ha fatto assottigliare i pilastri , per cavarne altro minerale : ma segue di peggio ancora . La creatura umana è sottoposta ad un lavoro che , descritto ogni giorno , sembra ogni giorno più crudele e quasi impossibile . Centinaia e centinaia di fanciulli e fanciulle scendono per ripide scarpe e disagevoli scale , cavate in un suolo franoso e spesso bagnato . Arrivati nel fondo della miniera , sono caricati del minerale , che debbono riportare su , a schiena , col pericolo , sdrucciolando su quel terreno ripido e mal fido , di andar giù e perder la vita . Quelli di maggiore età vengono su , mandando grida strazianti ; i fanciulli arrivano piangendo . È noto a tutti , è stato mille volte ripetuto , che questo lavoro fa strage indescrivibile fra quella gente . Molti ne muoiono ; moltissimi ne restano storpiati , deformi o malati per tutta la vita . Le statistiche lo provarono ad esuberanza , la leva militare ha dato un numero spaventoso di riformati , l ’ inchiesta industriale ha raccolto tutte le notizie che si possono desiderare . È cosa che mette terrore . Il Congresso di Milano , l ’ onorevole Di Cesarò , l ’ onorevole Luzzatti ed altri levarono un grido generoso di protesta e di dolore contro queste enormità , le quali sono tanto più gravi , quanto più colla salute si distrugge la moralità di quelle popolazioni . Gli organismi deboli rimangono distrutti , i forti sopravvivono per comandare , tiranneggiare , opprimere fanciulli e fanciulle accatastati in quegli oscuri androni , dove ogni cosa può succedere . L ’ uomo si abbruti sce , si demoralizza e diviene facilmente un nemico della società , che lo tratta così spietatamente . Abbiamo qui dunque una prima sorgente del male . Si vede cogli occhi , si tocca con mano in che modo la moralità di certe classi sociali venga distrutta . Segue in Sicilia quello che era cominciato a seguire in tutti i paesi di miniere , con qualche differenza però . Altrove si pensò subito a porvi rimedio con leggi , che proteggono l ’ operaio e specialmente il fanciullo , il quale non deve lavorare oltre un certo numero di ore , non deve essere sottoposto a lavori che lo ammazzano o lo demoralizzano . La vita e la moralità dell ’ operaio furono efficacemente protette ; il male fu fermato nel suo cammino . Dal 1859 fino ad oggi , a noi è invece mancato il coraggio , la previdenza necessaria a fare la legge che tanti avevano già fatta . Essa si discute ora negli Ufficii , e , com ’ è naturale , tutti l ’ approvano . Ci sarà però il tempo d ’ approvarla e discuterla anche in Parlamento , in questa sessione ? O sarà la Camera troppo occupata , troppo stanca , troppo sopraffatta ? E , approvata una volta questa legge , avrà il Governo la ferma volontà di farla eseguire ? Si leverà certo nelle miniere un grido di protesta , e sarà invocato il sacro nome della libertà violata . Gli operai picconieri grideranno che col proibire il lavoro dei fanciulli , sarà diminuito il guadagno degli adulti . Le madri grideranno che s ’ impedisce ai loro figli di guadagnarsi un pane , e che così essi morranno di fame . I gabellotti o appaltatori strepiteranno che si mandano in rovina le loro industrie ; che è ingiustizia senza nome l ’ obbligarli a condurre i lavori , scavare le volte , ecc . in un modo piuttosto che in un altro . E i sacri adoratori delle armonie economiche grideranno che tutto è compenso : il male che si voleva impedire da un lato , si produrrà in un altro , e intanto la libertà , che sola poteva rimediare a tutto , è stata violata . Ma quale libertà ? Quella che dà al picconiere il diritto di ammazzare o demoralizzare i fanciulli , per guadagnare qualche scudo di più ? Sono queste le armonie desiderate ? Ma come , diranno forse allora gli uomini pratici , volete voi governare con tutto il paese contro di voi ? In verità mi pare che se abbiamo saputo , quando è stato inevitabile , imporre la leva ed il macinato colla forza , dovremmo saper fare e far rispettare le leggi certo non meno sacre , che proteggono i deboli e la pubblica moralità . Altrimenti è inutile domandare : perché seguono tanti delitti , perché non c ’ è sicurezza pubblica ? Anche questa è un ’ armonia fra causa ed effetto . E se da un lato noi dobbiamo , per necessità inesorabile delle nostre finanze , mantenere il lotto che corrompe il popolo , e da un altro lasciare che chi vuole l ’ opprima e lo corrompa , cosa sarà mai di esso e di noi ? Il giorno in cui l ’ Italia si dichiarasse impotente a rispettare ed a far rispettare le leggi più elementari della giustizia , essa avrebbe pronunziata la propria condanna di morte ; avrebbe in faccia all ’ umanità confessato che non ha il diritto di esistere . Che importerebbe infatti all ’ umanità un ’ Italia unita e libera piuttosto che divisa ed oppressa , se la nostra libertà dichiarasse che , per esistere , deve permettere che i sacri diritti dei deboli vengano ogni giorno violati ? La quistione siciliana si presenta in tutta la sua spaventosa gravità nella provincia di Palermo , dove uno stato sociale , che ancora non si conosce abbastanza , produce non la camorra , ma la mafia . Questa è stata studiata e descritta con molti particolari , prima dal barone Turrisi - Colonna , poi dall ’ onorevole Tommasi - Crudeli e da altri , in opuscoli nei quali sono esaminati anco i diversi elementi storici che contribuirono a generare ed accrescere il male . Sarebbe inutile veire qui a ripetere ciò che essi hanno già detto . E del resto , non è il sapere quel che fa la mafia e come lo fa , e neppure il conoscere quali sono gli elementi ad essa estranei , che la promuovono e le aumentano vigore , ciò che a noi più importa . Son cose in gran parte già note . Questa mafia non ha statuti scritti , non è una società segreta ; si potrebbe dire quasi che non è un ’ associazione ; è una camorra d ’ un genere particolare ; s ’ è formata per generazione spontanea . A noi importa sapere come e perché nasce e si mantiene così vigorosa , più audace assai che la camorra . La mafia guadagna , si vendica , ammazza , riesce persino a produrre sommosse popolari . Chi comanda e chi obbedisce , chi sono gli oppressi e chi sono gli oppressori ? È difficile farsi un ’ idea degli ostacoli che si ritrovano , quando si vuol ricevere o dare una risposta precisa a queste domande . Ognuno ha una opinione o un ’ idea diversa . Ho letto un gran numero di libri e di opuscoli , ho interrogato molti Siciliani e molti stranieri residenti nell ’ Isola da lungo tempo : la varietà delle opinioni cresceva ogni giorno . Un Inglese da parecchi anni dimorante in Palermo , mi scriveva più volte che , senza provvedimenti eccezionali , era ridicolo pensare di poter ristabilire colà la pubblica sicurezza . Interrogato però da me sopra varie questioni , egli , uomo dotto , intelligente , molto pratico di affari , rispondeva schietto di non essere in grado di darmi alcuna cognizione sicura . Inviò le mie domande ad un altro Inglese , già da lungo tempo residente nell ’ interno dell ’ Isola , ivi mescolato in molti affari , ed uomo accorto : he has a long head , he is your man , egli è assai accorto , è il vostro uomo , diceva il mio amico . La risposta fu , che era molto difficile il conoscere davvero l ’ origine prima ed il carattere della mafia : i passati Governi , le rivoluzioni , la mancanza di strade e di opere pubbliche , ecc ecc . Una sola cosa era certa , egli scriveva , e cioè che i provvedimenti eccezionali , farebbero più male che bene . Il rimedio stava nel tempo , nelle opere pubbliche , cui la Sicilia aveva diritto , e finalmente nelle scuole , l ’ eterna panacea di tutti i mali . I due Inglesi si neutralizzavano , ed io restavo come prima . Un giorno ero immerso nella lettura degli opuscoli sulla Sicilia , quando m ’ arrivò la notizia che il prof . Caruso , siciliano , non nato , ma educato a Palermo , e che ora insegna agronomia nell ’ Università di Pisa , dalla cattedra e nella scuola illustrata dal Cuppari , aveva accennato alla questione in un suo pubblico discorso , letto nella solenne apertura dell ’ anno accademico 1873-74 . Scrissi subito per avere il discorso , e vi trovai in pochi periodi accennato , che nella Sicilia v ’ era una grossa quistione sociale , derivante dalla grande coltura e dalla miseria del contadino . « La rivoluzione di Palermo nel 1866 , egli diceva , non fu politica , ma sociale , si perché non aveva nessuna bandiera politica certa , si perché il contingente più numeroso lo forniva la campagna , mandando in quella sventurata città coorti di opranti affamati , desiderosi di arricchirsi » . Unico rimedio ai mali , continuava il Caruso , sarebbe l ’ introduzione di quel contratto di mezzerìa , secondo il quale è coltivata la Toscana , e col quale si fanno al contadino condizioni eccellenti . E subito , nell ’ Accademia dei Georgofili , l ’ ex - deputato E . Rubieri annunziò con parole di elogio questo discorso , ricordando come egli avea nel 1868 , dopo un viaggio in Sicilia , sostenuto la medesima idea nel suo libro : Sulle condizioni agrarie , economiche e sociali della Sicilia e della Maremma Pisana . Lo lessi con avidità anche questo lavoro , e da tutto ciò ricevei una profonda impressione , perché mi ero già prima convinto che la questione del brigantaggio nelle provincie napoletane , era una questione agraria e sociale . Ma quale non fu la mia meraviglia , quando , raccolti gli appunti per quel che riguardava in ispecie la provincia di Palermo , interrogando alcuni Siciliani che mi parevano autorevoli vidi che si mettevano a ridere sgangheratamente . In tutto questo , essi dicevano , non c ’ è una sola parola di vero . Come ! noi oppressori dei contadini ? Ma se siamo noi oppressi dai contadini ! È la mafia che impedisce a noi d ’ andare a vedere i nostri fondi . Il tale , il tale altro da 10 anni non ha potuto vedere le sue terre , che sono amministrate e guardate dai mafiosi , dalle cui mani non può levarle senza pericolo di vita . A questo s ’ aggiunse una notizia singolarissima , la cui verità ho potuto in molti modi accertare . Il maggior numero di delitti si commette da abitanti dei dintorni di Palermo , che per lo più non sono poveri , spesso anzi contadini censuarii o proprietarii , che coltivano mirabilmente i loro giardini d ’ aranci . Nella Conca d ’ Oro l ’ agricoltura prospera ; la grande proprietà non esiste ; il contadino è agiato , mafioso , e commette un gran numero di delitti . lo non volevo credere a questa notizia , che sembrava sovvertire tutti quanti i principii dell ’ economia politica e della scienza sociale ; ma la riscontrai in mille modi , ed in mille modi mi fu riconfermata . Ripigliai , rilessi da capo i miei opuscoli e i libri sulla Sicilia , per vedere se era possibile raccapezzarsi . Negli Annali d ’ agricoltura siciliana trovai ripetuto , che l ’ agricoltura e la prosperità materiale da lungo tempo hanno fatto molti progressi nei dintorni di Palermo . Nell ’ opuscolo del Turrisi Colonna sulla Sicurezza Pubblica in Sicilia , trovai confermato che il centro principale , la vera sede della mafia è nei dintorni di Palermo ; di là essa stende le sue fila nella città . Qui il basso popolo non è avvilito ed oppresso ; ma piuttosto sanguinario , pronto al coltello ; aderisce alla mafia , e ne va orgoglioso . Il contadino agiato ed il borghese , come dicono colà , di Monreale , di Partinico , ecc . ; i gabellotti o affittuarii , e le guardie rurali di quei medesimi luoghi sono quelli che costituiscono il nucleo principale della mafia . Questa dunque stende le sue più profonde radici nella campagna , mentre la camorra le stende nella città . Dentro Palermo voi potete di giorno e di notte passeggiare impunemente ; se v ’ allontanate un miglio dalle porte , anche oggi , mi dicono , voi non siete sicuro d ’ arrivare a Monreale . A tali notizie bisogna aggiungerne un ’ altra , che è pure di massima importanza per conoscere le condizioni dell ’ Isola . Questa va divisa in più zone , che sono fra loro assai diverse . Nell ’ interno v ’ è la grande coltura . Ivi sono feudi o latifondi , ivi sono i miseri proletarii , ivi l ’ agricoltura è in uno stato primitivo ; mancano le acque , l ’ aria è cattiva , il fertile suolo della Sicilia pare spesso una maremma , e v ’ è poco più che la coltura dei cereali . Vicino alle coste , specialmente presso le città , e massime nei dintorni di Palermo , la scena muta affatto . Qui sono giardini , piccola coltura , agricoltura progredita , spesso contadini censuarii o proprietarii , quasi tutti intelligenti , eppure prontissimi ai delitti . A questi s ’ uniscono gabellotti e guardiani , anch ’ essi agiati , anch ’ essi pronti al delitto . Ora in che relazione si trovan fra loro i cittadini , questi borghesi , gabellotti , guardiani , ecc . , ed il proletario dell ’ interno dell ’ Isola ? Ecco il nuovo problema che mi si affacciava . Dopo mille domande e lettere scritte per arrivare alla soluzione del problema , la risposta che più mi parve avvicinarsi al vero mi fu data da un patriotta siciliano , stato ufficiale prima di Garibaldi e poi dell ’ esercito regolare , il quale fece un piccolo giro nei dintorni di Palermo , per poi rispondere più esattamente alle mie domande . Il lettore legga con attenzione la lettera di questo amico , e vi troverà qualche notizia importante a risolvere l ’ arduo problema . Non dimentichi però che scrittore parla de visu , per ciò che risguarda , una parte sola dei dintorni di Palermo . « In Sicilia bisogna distinguere due classi di contadini , uno che abita verso le coste , dove le terre sono più coltivate e meglio divise , e dove il contadino assai spesso possiede la sua porzioncella coltivata o a viti o ad olivi o ad agrumi o a sommacco . Così , per esempio , nella Conca di Palermo i quattro decimi dei contadini sono piccoli censuarii o proprietarii , e nel territorio che si dice della Sala di Partinico , o meglio quella parte della costa che si bagna nel golfo di Castellamare , gli otto decimi dei contadini sono quasi tutti in questa condizione . Tanto ciò è vero , che si è calcolato , che se , per esempio , a Partinico i contadini non fossero analfabeti , potrebbero tutti essere elettori amministrativi o politici , perché tutti pagano la tassa richiesta dalle leggi . Ne vuole saper una ? I Comuni di Monreale e di Partinico sono quelli , in cui le basse classi o meglio il contadinume si trova più che in tutti gli altri Comuni della provincia in uno stato di agiatezza . Ora in questi due paesi appunto gli omicidii sono più spessi e più efferati . La vera classe di contadini che , addetta alla seminagione del frumento , il novanta per cento nulla possiede , e si trova a discrezione di un burbero padrone , è quella che abita l ’ interno dell ’ Isola , dove sono i latifondi , coltivati da uomini che vivono come schiavi . Per rispondere , con notizie certe , ai quesiti propostimi da lei , io piglio ad esempio per tutti Piana dei Greci . Gli abitanti si dividono in tre classi : – galantuomini o boiardi ; borgesi o contadini un po ’ agiati , che fanno da affittuarii , e villani o giornalieri . Circa quattro famiglie di boiardi e sei di borgesi fanno negozio di grano , hanno preso in affitto gli ex - feudi dei signori di Palermo , dando ogni anno a coltivare le terre , in piccole porzioni , ai poveri contadini . Le forme di questi subaffitti sono varie , ma quasi tutte d ’ un anno od a brevissima scadenza , e sempre il feudo viene diviso in piccole porzioni . A mezzerìa si dice quando il contadino , coltivando il grano , dà metà del prodotto al padrone , che piglia poi dalla metà del contadino il prezzo per la guardia rurale , fissandolo egli stesso . Dicesi a terraggio , quando il contadino s ’ obbliga a dar tante salme di grano per salma di terreno . In questi casi , se si anticipa il grano per seminare , si ripiglia con un interesse del 25% . Dicesi a maggese , quando si consegna al contadino il pezzo di terra già arato . Egli lo semina , e dà poi tante salme di grano , secondo il patto fissato nell ’ anno . Di quello che avanza , piglia solo la metà , l ’ altra va al padrone . Anche in questo caso , il grano per la semina è dato in prestito dal padrone al 25% . Quando questi patti onerosi hanno rovinato il contadino , esso diventa giornaliero , e guadagna da L . 1,70 a L . 2 al giorno ; nel tempo della mietitura anche 3 . Cessati i lavori resta senza guadagno . Alcuni dei boiardi e dei borghesi si contentano vivere delle loro rendite ; ma gli altri pigliano in affitto i feudi , negoziano di grano , ed esercitano un ’ usura spaventosa sui contadini . Lo stato dei contadini nell ’ interno dell ’ Isola è deplorevolissimo . In massima parte sono proletarii , che debbono ogni giorno camminar molte miglia , per arrivare al luogo del lavoro . Altra relazione tra essi e i loro padroni non v ’ è , che quella dell ’ usura e della spogliazione , di oppressi e di oppressori . Se viene l ’ annata cattiva , il contadino torna dall ’ aia piangendo , colla sola vanga sulle spalle . E quando l ’ annata è buona , gli usurai suppliscono alla grandine , alle cavallette , alle tempeste , agli uragani . I contadini sono un esercito di barbari nel cuore dell ’ Isola , ed insorgono non tanto per odio contro il Governo presente , quanto per vendicarsi di tutte le soperchierie , le usure e le ingiurie che soffrono , ed odiano ogni Governo , perché credono che ogni Governo puntelli i loro oppressori » . Noi abbiamo dunque tre classi distinte . In Palermo sono i grandi possessori dei vasti latifondi o ex - feudi , e nei dintorni abitano contadini agiati , dai quali sorge o accanto ai quali si forma una classe di gabellotti , di guardiani e di negozianti di grano . I primi sono spesso vittime della mafia , se con essa non s ’ intendono ; fra i secondi essa recluta i suoi soldati , i terzi ne sono capitani . Nell ’ interno dell ’ Isola si trovano i feudi e i contadini più poveri o proletarii . I borgesi arricchiti , i proprietarii negozianti pigliano a gabella gli ex - feudi , che subaffittano ai contadini , dividendo le vaste tenute in porzioni , delle quali serbano per se stessi la migliore , e fanno contratti di subaffitto , diversi , ma sempre onerosissimi al contadino . E aggiungono poi l ’ usura , che ordinariamente arriva al 25% , spesso sale ad un interesse assai maggiore . Inoltre negoziano in grano . Messa da parte l ’ usura , i contratti sono tali , che i calcoli degli agronomi siciliani dimostrano ( prof . G . Caruso , Studii sull ’ industria dei cereali in Sicilia : Palermo , 1870 ) che il contadino , nei casi ordinarii , non può trovare i mezzi necessarii alla vita . Perciò egli deve indebitarsi e cadere in mano dell ’ usuraio , di cui è fatto schiavo , fino a che non si getta al brigantaggio , quando non diviene proletario , per peggiorare anche il suo stato . Egli allora percorre la feconda terra siciliana , senz ’ altro che una zappa sulla spalla , carico d ’ un cumulo di debiti . Si pensi che la coltura dei cereali si estende a 77 per cento di tutta la superficie dell ’ Isola , e si capirà a che cosa arrivi questo esercito d ’ infelici , che sono come gli schiavi dell ’ usuraio e dell ’ affittuario . Fra i tiranni dei contadini sono le guardie campestri , gente pronta alle armi ed ai delitti , e sono ancora quei contadini più audaci , che hanno qualche vendetta da fare , o sperano trovar coi delitti maggiore agiatezza : così la potenza della mafia è costituita . Essa forma come un muro tra il contadino ed il proprietario , e li tiene sempre divisi , perché il giorno in cui venissero in diretta relazione fra loro , la sua potenza sarebbe distrutta . Spesso al proprietario è imposta la guardia de ’ suoi campi , e colui che deve prenderli in affitto . Chiunque minaccia un tale stato di cose , corre pericolo di vita . I delitti sono continui in questa classe , che pure non è data per mestiere al brigantaggio ; ma lavora la terra , fa i suoi affari con intelligenza , mantiene il suo predominio col terrore . Oggi , dietro una siepe , tirano una fucilata al viandante od al vicino rivale ; domani vangano tranquillamente i loro campi d ’ agrumi , o attendono nella città ai propri commerci . La base , le radici più profonde della loro potenza sono nell ’ interno dell ’ Isola , fra i contadini che opprimono e su cui guadagnano ; ma questa potenza si estende e si esercita anche nella città , dove la mafia ha i suoi aderenti , perché v ’ ha ancora i suoi interessi . A Palermo , infatti , sono i proprietari ; a Palermo si vende il grano e si trovano i capitali ; a Palermo vive una plebe pronta al coltello , che può , all ’ occorrenza , dare braccio . E così la mafia è qualche volta divenuta come un Governo più forte del Governo . Il mafioso dipende in apparenza dal proprietario ; ma in conseguenza dalla forza che gli viene dall ’ associazione , in cui il proprietario stesso si trova qualche volta attirato , egli riesce di fatto ad esser il padrone . E abbiamo visto perfino che la mafia promosse una rivoluzione , alla testa della quale pose alcuni proprietarii , prima che avessero il tempo di pensare a trovar modo di separarsene . Ammesso questo stato di cose , tutte le osservazioni fatte dal barone Turrisi , dal Tommasi - Crudeli e da molti altri spiegano chiaramente in che modo il male sia andato sempre crescendo . Gli abitanti dei dintorni di Palermo discendono per lo più da famiglie d ’ antichi bravi dei baroni , e quindi tra di essi la tradizione del sangue è antica . Chi è d ’ accordo colla mafia è sicuro ; chi la comanda è padrone di una forza grandissima , e può mantenere l ’ ordine , o promuovere una rivolta . Perciò i Borboni governarono colla mafia , ed anche la rivoluzione ricorse ad essa , che poté subito armare contadini e popolo , porsi alla loro testa e rovesciare il Governo stabilito . Le compagnie d ’ armi , istituite in tutti i tempi a mantenere l ’ ordine , furono reclutate nella medesima classe , e non spegnevano i delitti ; ma quasi gli organizzavano fra certi limiti , con certe norme , perché il nuovo guadagno che facevano come stipendiati del Governo , e la nuova autorità acquistata , servissero a sempre meglio consolidare il proprio potere . La pubblica sicurezza venne affidata alla mafia , dandole così in mano la società , e questo sistema che pur troppo fu lungamente seguito , rese sempre più forte l ’ associazione che si voleva distruggere . È ben noto che i problemi sociali non sono problemi di matematica ; gli elementi che li costituiscono sono varii e moltiplici , s ’ intrecciano e si confondono fra loro . La divisione di classi da noi osservata , neanche nella Sicilia occidentale si trova sempre esattamente disegnata e distinta ; le condizioni qualche volta s ’ alterano e si modificano , ma pure assai spesso gli effetti sembrano o sono identici . Basta che le radici del male siano fortemente e profondamente costituite in una parte del paese , perché questo male sorga e si propaghi . Ma dove le condizioni dell ’ Isola radicalmente si modificano , ivi esso scomparisce o muta natura . La Sicilia occidentale adunque è travagliata da due grandi calamità : lo stato delle sue ricche solfare , e la mafia che nasce dalle condizioni speciali della sua agricoltura . Perché le cose sono nella Sicilia orientale tanto diverse ? Ivi mancano le solfare ; ivi le condizioni geografiche ed agronomiche sono d ’ altra natura . Il terreno più montuoso e meno fertile ha dato luogo a molti contratti di colonìa parziaria , che è sempre più mite della terraggerìa o della mezzerìa di Palermo . A Catania , è vero , la coltura dei cereali arriva sin quasi alle porte della città ; ma questo appunto , cioè la mancanza d ’ una zona intermedia di terreno più fecondo , ha impedito che sorga una classe di contadini più agiati , da cui poi i gabellotti e mercanti oppressori . Sono miseri proletarii , sottoposti ad una tirannia diversa , simile a quella che troviamo nella Basilicata o in altre province del continente meridionale ; arrivano , lavorano la terra senza portare disordini . L ’ estrema miseria gli spinge qualche volta al brigantaggio , ma non possono costituire la mafia . S ’ aggiunga poi che a Palermo si trovano i più grandi possessori di latifondi , il che più facilmente dà modo al gabellotto di guadagnare col subaffitto dei vastissimi ex - feudi ; e si capirà , io credo , in che modo i dintorni della capitale dell ’ Isola abbiano il triste privilegio d ’ essere il centro della mafia . Ed ora quale è il rimedio contro questi mali ? Qui si presenta un problema che spaventa , per l ’ estensione che prende , come vedremo , non solo in Sicilia , ma in tutta l ’ Italia , specialmente meridionale . È chiaro intanto che i rimedii son sempre di due sorta : repressivi e preventivi . Bisogna , non v ’ ha dubbio , punire severamente i delitti con pronta ed esemplare giustizia ; ma anche qui la prigionia è inutile , se non s ’ isola o non si manda lontano il condannato . A riuscire però coi soli mezzi repressivi , bisognerebbe portare la repressione fino allo sterminio . Allora , di certo , col terrore cesserebbero i delitti , salvo sempre a vedere , se quelle condizioni che hanno prodotto il male , restando le stesse , non lo riprodurrebbero in breve . Ma lo sterminio porta un consumo spaventevole di forze , ed un Governo civile non può decidersi a ciò . Occorre il dispotismo . Noi dobbiamo dunque assalire il nemico da due lati : punire e reprimere prontamente , esemplarmente ; ma nello stesso tempo prevenire . In che modo ? Bisogna curare la malattia nella sua sorgente prima . Il Governo deve avere il coraggio di presentarsi come colui che vuol redimere gli oppressi dal terrore e dalla tirannide che pesa su di essi . È vero o non è vero quello che dicono gli agronomi siciliani , che cioè i contratti agrarii fatti col terraggiere , col mezzadro ecc . sono iniqui ? Se è vero , è necessario cercare qualche rimedio a ciò , sia con mezzi legislativi , e con un ’ azione energica del Governo in difesa della giustizia e dei deboli ; sia con una pubblica opinione più illuminata , o con altro mezzo qualunque . Se a questo non si può riescire , non è sperabile di potere estirpare il male . Quando i contratti agrarii assicurassero al contadino , con una maggiore indipendenza , un ’ equa retribuzione , e lo ponessero in relazione amichevole col proprietario , il guadagno della mafia e con esso la sua potenza e la sua ragione di essere sarebbero distrutti . È possibile , è sperabile arrivare allo scopo ? Ecco l ’ arduo problema . La quistione si allarga ora immensamente , perché nelle province napoletane , dove non troviamo la mafia , il contadino geme sotto un ’ altra forma di miseria e di oppressione , che esiste pure nella Sicilia orientale , e dalla quale derivano conseguenze diverse , ma pure gravissime . Invece della mafia abbiamo il brigantaggio , che ci presenta la quistione agraria sotto un altro aspetto . Ed anche qui l ’ unico rimedio possibile è sempre lo stesso : la repressione esemplare e pronta dei colpevoli da un lato , la redenzione degli oppressi dall ’ altro . E la difficoltà gravissima è anche la stessa , cioè : può lo Stato far nuove leggi , per determinare le forme e le condizioni dei contratti agrari ? Facendole , conseguirebbe lo scopo ? O è sperabile invece che basti il naturale progresso della pubblica opinione e dei costumi , ed è necessario affidarsi solo a ciò ? Di questo ti dirò qualche cosa , dopo aver parlato del brigantaggio . Tuo affez . P . VILLARI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IL BRIGANTAGGIO Mio caro Dina lo suppongo il lettore persuaso già che la mafia abbia le sue radici principali nella campagna , e che a distruggerla sia necessario veramente migliorare le condizioni delle migliaia d ’ agricoltori , che lavorano nell ’ interno dell ’ Isola i 77% del suolo siciliano . E allora vedo subito nascere uno spavento e una diffidenza grandissima . Da un lato sento dire : Sono mali a cui non può rimediare che il tempo , la forza generale delle cose . Da un altro lato sento con maggiore insistenza affermare : Volete dunque sollevare in Italia una quistione sociale ? Fra i tanti nostri guai questo ci mancava ancora . Avevamo la pace interna , e voi vorreste ora scatenare su di noi così terribili calamità . Sarebbe davvero un gran delitto contro la patria , l ’ alimentare nei contadini speranze che non possono mai essere soddisfatte . Essi sono la classe di gran lunga più numerosa e meno civile ; se si sollevassero , chi potrebbe loro resistere ? Prima di tutto bisogna bene intendersi su di ciò , perché queste opinioni molto diffuse hanno davvero impedito che la quistione venisse finora seriamente e chiaramente discussa . Se per questioni sociali s ’ intendono quelle che vediamo travagliare così crudelmente le altre nazioni , allora di certo ne siamo per fortuna liberi . Perché esse sorgano , occorre che siasi già fatto un grande progresso nell ’ industria , nell ’ agricoltura e nel commercio ; progresso che fra noi non esiste , e meno che mai in quelle provincie di cui ora più particolarmente ci occupiamo . Quando noi domandiamo che si porti qualche aiuto all ’ infima plebe di Napoli , che vive senza mestiere , vogliamo solo spingerla fino al lavoro ed all ’ industria ; quando domandiamo che il contadino esca dalla sua condizione di schiavo , in cui trovasi in alcuni luoghi , vogliamo solo condurlo fino alla sua indipendenza . Là dove si cominciano a discutere pericolose teorie , siamo già fuori del nostro argomento . Che se , per la possibilità che queste teorie sorgano , si dovesse rinunziare a promuovere il progresso morale e materiale delle popolazioni abbandonate e povere , allora solamente il tacerne sarebbe dovere . Chi vorrà sostenerlo ? Se però non abbiamo , ne dobbiamo per ora temere il socialismo , il comunismo e l ’ internazionalismo , è poi certo che non abbiamo alcuna questione sociale , ma solo la pace interna per tutto ? Non c ’ è questione politica che progredisca davvero senza questioni sociali , perché la mutazione del Governo , senza una trasformazione progressiva della società , sarebbe opera affatto vana . E poi quale è la pace che abbiamo nelle provincie di cui si ragiona ? Sono segni di ordine e di pace la camorra , la mafia ed il brigantaggio ? A Zurigo , a Ginevra , in molte città della Svizzera , è ben vero , si sono più volte agitate le moltitudini con teorie sovversive , e sarebbe certo la più grande calamità se queste teorie si diffondessero tra noi . Ma nella Svizzera voi potete traversare di giorno e di notte monti , valli e boschi , senza quasi mai trovare un gendarme , e senza mai temere ne per la vostra vita , ne per la vostra proprietà , se anche siete carico d ’ oro . Potremo proprio dire che ivi la pace sociale sia turbata , e che fra noi sia invece perfetta , quando pensiamo che in alcune delle nostre province non si può camminare senza essere circondati di guardie armate , e vi sono uomini che , in mezzo alla libertà , sono poco meno che schiavi ? E da un altro lato abbiamo noi esaminato tutti i danni di un tale stato di cose ? La insurrezione è un pericolo ; ma l ’ ozio , l ’ inerzia , il vagabondaggio e l ’ abbrutimento sono un pericolo non meno grave , specialmente per un popolo che vuol esser libero . Il dispotismo si fonda sopra una società che lavora poco e spende poco ; può quindi più facilmente tollerare l ’ ozio e l ’ abbrutimento ; spesso ne ha anche bisogno per la sua sicurezza . Ma un popolo libero è invece un popolo che lavora e spende molto . Se noi avessimo prima trasformata la nostra società , per far poi la rivoluzione politica , non ci troveremmo nelle condizioni in cui siamo , appunto per aver fatto solo una rivoluzione politica , colla quale si sono mutati il Governo e l ’ amministrazione . Le spese sono a un tratto immensamente cresciute , senza che la produzione cresca del pari . E questo stato di cose porta un deficit finanziario , il quale non sarà colmato neppur quando colle imposte avremo pareggiato le spese alle entrate . La più piccola scossa farà riapparire il disavanzo , e le economie necessarie ma forzate , che faremo per alcuni anni , saranno a lungo impossibili , se vorremo accrescere il benessere materiale e morale . Ma da un altro Iato neppure le spese saranno possibili , se un aumento di lavoro e di produzione non comincerà nel paese . È un circolo vizioso , di certo ; ma è pur chiaro che , per andare innanzi , bisogna uscirne . E senza redimere quelle classi numerose , che nell ’ abbrutimento in cui sono , non lavorano punto so o fanno un lavoro improduttivo , il problema non sarà mai risoluto . Questo è per noi non solamente un debito d ’ onore , ma è pure un nostro interesse : noi non faremo mai davvero e permanentemente il pareggio finanziario , senza prima fare il pareggio morale . Il problema è più grave che non si crede . Se dentro o vicino alle città troviamo i mali più sopra esaminati , questi diventano maggiori nella campagna . Si pensi un poco che l ’ Italia è un paese agrario , e che i contadini sono più di un terzo della sua popolazione . Si pensi che la leva degli anni scorsi , trovava che più del 60% dei coscritti erano agricoltori , e il censimento del 1861 dimostra che gli agricoltori sono assai più della metà della gente che in Italia esercita un mestiere , una professione , un ufficio qualunque , o sia più della metà della gente che lavora e produce . E allora si vedrà quanto sia impor - tante esaminare il problema anche da questo Iato . Il brigantaggio è il male più grave che possiamo osservare nelle nostre campagne . Esso certamente , com ’ è ben noto , può dirsi la conseguenza d ’ una questione agraria e sociale , che travaglia quasi tutte le province meridionali . La Relazione scritta dall ’ on . Massari ( Sessione del 1863 , N . 58 , Atti del Parlamento ) dice : « Le prime cause adunque del brigantaggio sono le cause predisponenti . E prima fra tutte , la condizione sociale , lo stato economico del campagnuolo , che in quelle province appunto dove il brigantaggio ha raggiunto proporzioni maggiori , è assai infelice ... Il contadino non ha nessun vincolo che lo stringa alla terra . » Mangiano un pane « che non mangerebbero i cani » diceva il direttore del demanio e tasse . Nelle carceri di Capitanata , e così altrove , quasi tutti i briganti sono contadini proletarii . Le bande del Caruso e del Crocco , molte volte distrutte , si ricostituirono senza difficoltà con nuovi venuti ; e in una medesima provincia si osservava , che là dove il contadino stava peggio , ivi grande era il contingente dato al brigantaggio ; dove la sua condizione migliorava , ivi il brigantaggio scemava o spariva . Anzi nell ’ Abruzzo , per la sola ragione che il contadino ridotto alla miseria ed alla disperazione , può andare a lavorare la terra della campagna romana , dove piglia le febbri e spesso vi lascia le ossa lo stato delle cose muta sostanzialmente . Questa emigrazione impedisce l ’ esistenza del brigantaggio , e prova come esso nasca non da una brutale tendenza al delitto , ma da una vera e propria disperazione . « Il brigantaggio , conchiudeva l ’ on . Massari , diventa in tal guisa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie » . E nella Camera dei deputati , il 31 luglio 1863 , l ’ on . Castagnola , che era stato pur esso membro della Commissione d ’ inchiesta in un discorso assai note vole e pratico , confermava ampiamente le stesse conclusioni . Il generale Govone , interrogato sul perché le popolazioni dimostravano tanta simpatia al brigante , aveva risposto semplicemente : « I cafoni veggono nel brigante il vindice dei torti che la società loro infligge » . L ’ onorevole Castagnola era stato giustamente maravigliato di trovare in quelle popolose città due classi solamente , proprietarii e proletarii , o come dicono , galantuomini e cafoni . Si scende dal gran signore al nullatenente , e l ’ odio fra queste classi gli pareva profondo , sebbene represso . « È il Medio Evo sotto i nostri occhi » , esclamava egli nella Camera . Veniva poi ad esaminare le molteplici cause del brigantaggio , e concludeva : « Vi è la questione sociale , per sciogliere la quale converrebbe promuovere il benessere delle popolazioni , fare strade , far cessare l ’ usura , istituire dei Monti frumentarii , far nascere il credito agricolo ... Questi sarebbero i rimedii radicali » . Per distruggere il brigantaggio noi abbiamo fatto scorrere il sangue a fiumi , ma ai rimedii radicali abbiamo poco pensato . In questa , come in molte altre cose , l ’ urgenza dei mezzi repressivi ci ha fatto mettere da parte i mezzi preventivi , i quali soli possono impedire la riproduzione di un male , che certo non è spento e durerà un pezzo . In politica noi siamo stati buoni chirurgi e pessimi medici . Molte amputazioni abbiamo fatte col ferro , molti tumori cancerosi estirpati col fuoco , di rado abbiamo pensato a purificare il sangue . Chi può mettere in dubbio che il nuovo Governo abbia aperto gran numero di scuole , costruito molte strade e fatto opere pubbliche ? Ma le condizioni sociali del contadino non furono soggetto di alcuno studio , ne di alcun provvedimento che valesse direttamente a migliorarne le condizioni . Uno solo dei provvedimenti iniziati tendeva direttamente a questo scopo , ed era la vendita dei beni ecclesiastici in piccoli lotti , e la divisione di alcuni beni demaniali . Ciò poteva ed era inteso a creare una classe di contadini proprietarii , il che sarebbe stato grande benefìzio per quelle provincie . Ma senza entrare in minuti particolari , noteremo per ora che il risultato fu assai diverso dallo sperato ; perché è un fatto che quelle terre , in uno o in un altro modo , andarono e vanno rapidamente ad accrescere i vasti latifondi dei grandi proprietarii , e la nuova classe di contadini non si forma . Il problema per noi è ora il seguente : dal 1860 ad oggi , questi contadini che ci vengono descritti come schiavi della gleba , ingiustamente , crudelmente oppressi , hanno o non hanno cominciato visibilmente a migliorare la propria condizione ? A risolvere una tale questione , senza accuse irritanti o ingiuste per alcuno , dobbiamo un momento fare astrazione dalla natura individuale degli uomini , ed indagare se le condizioni nuove li spingono al bene con una forza assai maggiore che nel passato ; se obbligano i tristi , gli avidi a fermarsi nei soprusi , cui s ’ erano per lungo abuso educati . Non bisogna dimenticare che , quando una società ha preso il suo indirizzo , non è più in potere di alcuni uomini buoni e generosi il fermarla o deviarla dal pericoloso cammino . Si forma un ’ atmosfera che tutti respirano , si creano interessi collegati che resistono potentemente e violentemente . Ne è raro il caso di vedere quegli stessi , in favore dei quali si vorrebbe operare , per diffidenza o per ignoranza reagire , ed anche far causa comune coi loro tiranni , combattere quelli che vorrebbero essere i loro benefattori . È un fatto che segue ogni giorno , ed è bene ricordarlo . Con maraviglia lo straniero osserva nelle province meridionali molte città popolose , in cui si trovano poche famiglie di ricchi proprietarii , il più delle volte imparentati fra loro , in mezzo ad una moltitudine di proletarii , che sono i contadini . Salvo qualche impiegato , altri ordini di cittadini non vi sono . La campagna è deserta , i suoi lavoratori formano il popolo delle città . Non v ’ è industria , non v ’ è borghesia , non v ’ è pubblica opinione che freni i proprietarii , che sono i padroni assoluti di quella moltitudine , la quale dipende da essi per la sua sussistenza , e se viene abbandonata , non ha modo alcuno di vivere . È ben vero che anche il proprietario ha bisogno del contadino . Ma là dove la popolazione non è scarsa , e le braccia non mancano al lavoro , o abbondano , come spesso avviene in quelle province , quale è la conseguenza di un tale stato di cose ? La scienza economica lo ha quasi matematicamente dimostrato . Il salario del contadino sarà ridotto a ciò che è strettamente necessario , perché egli possa vivere per continuare il lavoro . Se l ’ industria non apre una valvola di sicurezza , il contadino sarà ben presto condotto allo stato di servo della gleba , o anche peggio . Ne ciò deve attribuirsi a colpa di coloro che nelle provincie meridionali sono i possessori del suolo . È invece una conseguenza inesorabile di quello stato sociale , simile ad altre ben più funeste e più crudeli , che si videro in Irlanda venire da una situazione non molto diversa . Una emigrazione in massa , ed una fame spaventosa decimarono colà la popolazione in modo da non avere riscontro nella storia , sotto un Governo che nessuno vorrà credere meno civile e meno intelligente del nostro . Or si pensi al tempo che durò una simile condizione di cose nelle province meridionali ; s ’ aggiunga un Governo come quello dei Borboni , che ridusse l ’ antagonismo di classi a sistema , ne fece base e fondamento della sua autorità , della sua forza , e si capirà il disordine morale e sociale che dove seguirne . Ho sentito citare esempii di persone che avevano fatto tirare una fucilata a qualche contadino , aggiustando poi facilmente la faccenda col Governo , che in fondo alimentava gli odii . Esso fu chiamato , come ognun si ricorda , la negazione di Dio e della moralità . Certo non mancavano gli onesti ed i nemici di un tale stato di cose , come i fatti più volte provarono . Ma chi può negare che la pubblica moralità doveva soffrirne ? L ’ America ha dimostrato col suo esempio , che la schiavitù dei negri in molti casi noceva più di tutto al padrone dello schiavo , perché esso veniva corrotto dal dominio ingiusto che esercitava . Non doveva corrompere un dominio illimitato , esercitato non sui negri , ma sopra uomini della stessa stirpe ? Ora se tale è lo stato in cui la rivoluzione trovò le province meridionali , quali furono le conseguenze del nuovo Governo ? che cosa fece per esse ? Nessuno vorrà certo negare i grandi benefizii che portò al paese . Ma io qui mi occupo di una sola classe di cittadini . I lavori pubblici adoperarono per un momento alcune braccia , ma non crearono un ’ industria ne una borghesia nuova . Le strade fecero rialzare i prezzi delle derrate , ma non mutarono in modo alcuno le condizioni sociali del contadino . Le città ed i borghi sono oggi pur troppo quel che erano prima , e le condizioni , le relazioni degli abitatori restarono sempre le stesse . Il Governo costituzionale è in sostanza il regno della borghesia . La classe dei proprietarii , in mancanza d ’ altro , divenne la classe governante , e i municipii , le provincie , le opere pie , la polizia rurale furono nelle sue mani . Chi circonda il prefetto , chi illumina i Ministri , su chi si appoggiano essi colà ? E se il dominio che quella classe esercitava era dispotico , e se esso è restato illimitato , senza alcun nuovo freno , ma colla giunta di nuove forze , quali debbono esserne le conseguenze , quali sarebbero in ogni altro paese della terra , fra qualunque generazione di uomini ? Ognuno può immaginarlo da sé . Fra poco , io credo , verrà alla luce un lavoro scritto dal signor Leopoldo Franchetti , il quale ben due volte ha fatto un viaggio nelle province meridionali , espressamente per conoscere lo stato degli agricoltori colà , e , com ’ è naturale , fu dolorosamente scandalezzato nel vedere cose che dovevano sembrare impossibili a lui , nativo della Toscana , dove il contadino non solo è un uomo indipendente e libero , ma è il vero socio del suo padrone , e di poco si crede inferiore a lui . Rammento che , quando seppi della sua prima gita , mi nacque un vivo desiderio di parlargli . Avendolo incontrato in un salotto , fummo presentati l ’ uno all ’ altro , e mi avvidi subito che anch ’ esso desiderava parlarmi , per fare a me la domanda stessa che io voleva fare a lui . Esaminando lo stato della più povera plebe di Napoli , esaminando lo stato dei più miseri contadini , io m ’ ero persuaso che la maggior parte di essi , se non si trovavano nella medesima miseria ed oppressione che sotto i Borboni , avevano con la nuova libertà peggiorato la lor sorte . La cosa mi pareva talmente sconfortante , talmente enorme , che cercavo un ’ autorità imparziale , la quale avesse potuto smentire una opinione che quasi mi umiliava . Un Toscano che , lontano da ogni interesse personale , da ogni amor proprio provinciale , aveva , per solo fine patriottico e filantropico , fatto un viaggio in quelle regioni , mi pareva l ’ uomo di cui avevo bisogno . Ma ognuno può immaginare qual fu la mia maraviglia , quando m ’ accorsi ch ’ egli aveva riportato di colà la stessa penosa impressione , e cercava in me uno che sapesse persuadergli il contrario . Fui costretto a dirgli : lo non sono il vostro uomo . Ripetete piuttosto il vostro viaggio , andate in altre province , e mettete di nuovo alla prova le vostre osservazioni . Egli era stato negli Abruzzi e nel Molise ; andò , come aveva già divisato di fare , nelle Calabrie e nella Basilicata ; è tornato colla prima opinione ancora più ribadita , Il suo libro del resto verrà fra poco in luce , ed ognuno potrà vedere su quali fatti è fondata la sua convinzione . Per ora il lettore faccia il conto che crede di questo involontario ed inconsapevole accordo di opinioni individuali , sopra una questione tanto complessa e tanto difficile a determinare . lo mi restringo a riportare qui la conclusione d ’ una lunga lettera , che il signor Franchetti ebbe allora la gentilezza di scrivermi : « Del resto , qualunque ne sia la cagione , credo che si possa affermare il fatto che , in regola generale , i contadini di quelle provincie ( Abruzzi e Molise ) sono per il loro vitto , d ’ anno in anno , nella dipendenza assoluta dei proprietarii , dipendenza che si manifesta non solo nella durezza delle condizioni dei contratti agricoli , ma ancora nella indeterminatezza di alcune delle loro clausole , che riportano la mente al tempo del servaggio . Il padrone , per citare un esempio , ha diritto illimitato di esigere prestazioni in opera dai suoi contadini , e ne usa largamente ... È adunque forza conchiudere che , durando le cose come adesso , la classe inferiore , per ora ignorante della moralità , piuttosto che positivamente immorale , vedendo la classe agiata pesare così gravemente su di essa , acquisterà colla istruzione che gli si vuol dare , o una immoralità cosciente di se , o un odio ancora più profondo pei signori e pel Governo , che sarà pieno di pericoli per l ’ ordine avvenire » . Si pensi un poco alle conseguenze logiche di queste osservazioni . Il contadino napoletano è dunque in uno stato d ’ abbrutimento , e quasi di servaggio . Per incivilirlo noi non abbiamo adesso che l ’ istruzione , e questa non darà alcun frutto , o costituirà un pericolo sociale per l ’ avvenire . Ciò spiega i pochi risultati che si ottengono , ciò spiega le paure che in alcuni destano le scuole . Descrivere minutamente quale sia lo stato degli agricoltori nell ’ Italia meridionale , sarebbe qui opera impossibile , perché queste condizioni e le forme dei contratti agrarii mutano non solo da provincia a provincia , ma sono infinite e diverse in una stessa provincia , non essendovi ne una legge , ne una consuetudine che domini per tutto . A trattare tollerabilmente il soggetto , bisognerebbe scrivere dei volumi . lo perciò mi contento di citare alla rinfusa alcuni esempii , alcune notizie avute da persone del luogo , o che ivi si trovano . Un giovane e pregiato economista delle Puglie , interrogato da me sulla condizione in cui erano nel suo paese i lavoratori dei latifondi , mi scriveva : « I contadini addetti alla coltivazione di questi lontani latifondi , vi stanno quasi tutto l ’ anno , venendo chi ogni quindici , chi ogni ventidue giorni a rivedere in città la moglie , i figli e la propria casa . In campagna vivono in un camerone a terreno , dormendo in nicchie scavate nel muro intorno intorno . Hanno , senz ’ altro , un sacco di paglia , su cui dormono vestiti ; anzi non si spogliano mai . Li comanda un massaro , che somministra ogni giorno a ciascuno , per conto del padrone , un pane nerastro e schiacciato , del peso d ’ un chilogramma , che si chiama Questo contadino lavora dall ’ alba fino al tramonto ; alle 10 del mattino riposa mezz ’ ora , e mangia un po ’ del suo pane . Alla sera , cessato il lavoro , il massaro mette sopra un gran fuoco , che è in fondo al camerone , una gran caldaia , in cui fa bollire dell ’ acqua con pochissimo sale . In questo mezzo i contadini si dispongono in fila , affettano il pane che mettono in scodelle di legno , in cui il massaro versa un po ’ dell ’ acqua salata , con qualche goccia di olio . Questa è la zuppa di tutto l ’ anno , che chiamano acqua - sale . Ne altro cibo hanno mai , salvo nel tempo della mietitura , quando s ’ aggiungono da uno a due litri e mezzo di vinello , per metterli in grado di sostenere le più dure fatiche . E questi contadini serbano ogni giorno un pezzo del loro chilogramma di panrozzo , che vendono o portano a casa per mantenere la famiglia , insieme con lo stipendio di circa 132 lire all ’ anno , con di più un mezzo tomolo di grano e mezzo tomolo di fave , che loro spetta secondo il raccolto » . Questi , aggiungeva il mio amico , sono i contadini che più facilmente si dànno al furto ed alle grassazioni . E chi vorrà meravigliarsene ? Ma io non voglio tralasciar di notare che questa gente così male compensata , è tra quelle che in Europa lavorano di più . Ricordo di aver letto una tale osservazione in un ’ inchiesta inglese fatta per ordine di lord Palmerston . Ho conosciuto anche un Tedesco , occupato molto nella escavazione di miniere , il quale , essendo andato a passare alcuni mesi di riposo nelle campagne napoletane , mi disse un giorno a Firenze : – Il dolce far niente degl ’ Italiani , almeno là dove io sono stato , è una calunnia atroce . Sarebbe impossibile piegare il nostro contadino o il nostro operaio ad un lavoro così duro e prolungato , come quello che fanno i vostri contadini . – Il Franchetti , che è tornato di là con opinioni ben altro che favorevoli a noi , mi ha mille volte ripetuto : – È facile assai trovarne che lavorino meglio ; è impossibile trovarne che lavorino di più . – Ed è questa appunto la gente che nel paese del dolce far niente è messa dalla società a tale disperazione da gettarsi al brigantaggio . Che lo facciano assai di mala voglia , c ’ è un fatto , ripeto , che lo dimostra chiaro , ed è l ’ emigrazione nella Campagna romana . Un contadino abruzzese , che pure aveva tirato qualche colpo di coltello , e che trovavasi in estrema miseria , fu interrogato dal sig . Franchetti : – Se le cose per te continuassero così , ti getteresti al brigantaggio ? – No . andrei a lavorare nella Campagna romana , come fanno gli altri . – E quale è questa vita che preferiscono a quella che menano sui loro campi nativi ? Ognuno può vederlo , per poco che s ’ allontani da Roma . In mezzo alla malaria , accanto ai pantani , lavorano tutto il giorno , e discendono . per dormire , in tane da lupi , dove pigliano le febbri . e poi tornano a casa ben più che decimati . La scorsa settimana , mi raccontava un nobile romano , arrivò nella mia tenuta qualche centinaio di questi infelici . Avevano fatto otto ore di viaggio , chiusi e stipati nei vagoni delle merci , in piedi sempre , uomini , donne e bambini , col patto stipulato , che a nessuno di loro dovesse essere permesso di scendere per via , neppure una sola volta . Fra non molto saranno ridotti a pochi , perché vengono qui a seminare le loro ossa , non tanto a causa della malaria , quanto a causa della vita cui sono condannati . – Io non mi fermo a descrivere questi infelici , che ognuno può andare a vedere se vuole . Basta guardarli per sentirsi arrossire . Rammento il giorno , in cui venivo a Roma in uno dei piccoli vapori del Tevere . Fermatici in un punto per qualche minuto , si vide sopra una vicina e molto ripida altura , un povero vecchio , il quale , accorgendosi di non essere in tempo ad imbarcarsi , si gettò senz ’ altro dall ’ altura , ed arrivò rotolando insino alla riva . Era appunto un contadino abruzzese , che nei lavori dei campi si era rotto un braccio ; aveva prese le febbri , ed andava a morire all ’ ospedale . Mi par di vederlo ancora : la sua faccia era rassegnata e tranquilla in quei tormenti ; stringeva per dolore le labbra ; stringeva i pugni , ma non mandò un lamento . La sua storia è la storia di migliaia d ’ infelici . E se questa è la vita che preferiscono , qual sarà quella che fuggono ? Ripeto che mi sarebbe impossibile di qui dare un ragguaglio esatto di tutte le forme di contratti agrarii , prevalenti nelle province meridionali . E quando pur facessi , sarebbe poco meno che inutile . Il contratto più diffuso è l ’ affitto in danaro o in generi ; trovasi anche la mezzeria , e trovansi altre delle forme più note e più generalmente adottate altrove . Ma sono le condizioni speciali e varie , imposte a ciascuno di questi contratti , le molte modificazioni che essi subiscono , quelle che ne costituiscono l ’ essenza , e fanno si che , con qualunque di essi , il contadino si trovi quasi sempre nella stessa oppressione . Una simile osservazione fu fatta dall ’ onorevole Gladstone , quando egli propose la legge che modificava e vincolava a certe norme i contratti agrarii dell ’ Irlanda . Gli fu osservato allora , che le stesse leggi , i medesimi contratti prevalevano in Inghilterra ; perché dunque la nuova legge solo per l ’ Irlanda ? Egli poté facilmente e vittoriosamente rispondere , che solo lo scheletro di questi contratti era identi co nei due paesi ; le condizioni in apparenza accessorie e le modificazioni diverse gli avevano alterati in modo , che le medesime forme portavano nell ’ Irlanda calamità ignote all ’ Inghilterra . E ciò non per le differenze che pur son sempre nella natura degli uomini , giacche il proprietario inglese in Irlanda faceva peggio degli altri ; ma perché l ’ Inghilterra è un paese industriale , e quindi il contadino trova aperta un ’ altra via , per la quale può scampare alla tirannide del proprietario ; l ’ Irlanda invece è , come l ’ Italia meridionale , un paese dato esclusivamente all ’ agricoltura , e quindi non v ’ è scampo possibile . Un amico da me interrogato , raccolse molte notizie sulle province di Chieti e di Teramo . Egli mi scriveva , che colà era abbastanza diffusa la mezzeria . Il prodotto dell ’ ulivo va diviso in tre parti , di cui due al padrone , una al colono o soccio , come lo chiamano . Il mosto va diviso in parti uguali , e così le frutta , ma di queste il contadino deve dare , in denaro , il valore della parte che spetta al padrone . Pel grano le condizioni mutano : si raddoppia , si triplica la quantità che deve dare il contadino , secondo che cresce la fertilità del suolo . Non mancano esempii di contadini obbligati a pagare al padrone il fitto della casa colonica , costruita con fieno e terreno cretaceo impastati . Ne ciò basta . « Si usa eziandio generalmente d ’ imporre ai socci certe piccole prestazioni , come di uova , galline , galli d ’ India , agnelli pasquali , allevamento di qualche maiale per uso di famiglia , ecc . Queste prestazioni variano assolutamente secondo l ’ umore dei padroni . Sono però sempre da considerarsi come un discreto contrappelo » . Così scriveva l ’ amico abruzzese . Chi potrebbe paragonare questa mezzeria con la toscana ? Non hanno di comune fra loro altro che il nome . Ma non basta ancora . Nei tempi di cattiva raccolta il soccio non può pagare . E allora , se deve dar danaro , si fissa un interesse che ascende al 12 per cento ; se deve dar grano , i padroni più benevoli esigono alla fine dell ’ anno la così detta colmatura , che è una mezzetta , o il sesto di più . Gli altri , e sono il maggior numero , vogliono esser pagati in danaro , e fissano il valore del grano dovuto , pigliando per norma il prezzo che ha nel maggio , che segue alla cattiva raccolta , cioè il mese in cui questo prezzo è più alto . Il mio amico scriveva nell ’ aprile del 1874 , quando la raccolta era stata assai cattiva , e continuava così : « Se quest ’ anno , come pare , sarà buona , e se il contratto porta 10 salme di grano all ’ anno , si può calcolare che il contadino dovrà darne 10 per questo anno , e 16 per l ’ anno passato , 26 in tutto . Piove e i contadini per la gioia non entrano nei loro panni ; dicono che la terra è in ottime condizioni . Non sanno , tanto l ’ abitudine e l ’ ignoranza sono potenti , che la terra frutterà questo anno , ma non per loro . Sic vos non vobis » . E più oltre conchiudeva con queste parole : « Oggi noi a Chieti siamo , alla lettera , assediati da gente dei villaggi e da vecchi delle campagne , che vanno in giro accattando , e nei giorni di mercato , il volto sparuto dei contadini dice che essi trascinano la vita a gran fatica . Non ha guari è stato trovato morto per fame un contadino di San Valentino , in territorio di Chieti , nelle pianure di Pescara , presso una cappella detta di Santa Filomena . Due mesi fa ho visto io un contadino , piuttosto vecchio , giacente per terra , estenuato dalla fame , innanzi alla porta dell ’ ospedale civile . Non sono molti giorni , nella piazza detta della Cavallerizza , ne ho visto un altro disteso per terra , che sembrava morto , con una gran folla di gente attorno . Dimandato che fosse , n ’ ebbi questa risposta : Signore , la fame ! E si badi che il contadino abruzzese è sobrio e laborioso . Dacché s ’ è introdotto il gran turco , si ciba solo di questo , che , per colmo di sventura , è salito quest ’ anno a 10 duca ti la salma » . E aggiungo che in alcune delle nostre province , essere messo a pane di grano , significa essere vicino a morire , spedito dai medici . Perfino nel linguaggio s ’ è stampata in eterno la storia delle nostre vergogne . Un altro amico , che raccolse notizie nei soli circondarii di Sulmona , Aquila e Cittaducale , mi scriveva : « Il rischio della cattiva raccolta è , per patto , ordinariamente a carico dell ’ affittuario , il quale spesso trova il suo unico schermo nella impotenza a pagare . Nel circondario di Sulmona i contadini stipulano con frequenza affitti a lunga scadenza , per mettere le terre a vigna , impiegandovi assai più le loro fatiche che i capitali , che non hanno . Spirato il termine dell ’ affitto , qualche volta il proprietario rimborsa al colono tutte le migliorie ; più spesso ne rimborsa la sola metà . Non è però raro il caso in cui il proprietario si riserba libera facoltà di compensare in tutto o in parte le migliorie , o d ’ invitare il colono a distruggerle , se vuole . Negli altri due circondarii , di miglioramenti non si tien conto , perché gli affitti sono troppo brevi per supporli possibili . Può succedere invece il contrario » . E di queste condizioni , che sole dànno un ’ idea precisa dello stato in cui si trova il contadino , qualunque sia la forma generale di contratto , se ne potrebbe citare un numero infinito . Il signor Franchetti , percorrendo le Calabrie e la Basilicata , ha trovato in alcuni luoghi un contratto di miglioria , col quale il proprietario , concesso in affitto un terreno incolto , dopo otto anni dà al contadino solo un terzo della differenza che si trova fra il valore del fondo incolto e il valore del fondo messo a coltura . Altrove non si dava più di un settimo . In altri luoghi trovò che il contadino doveva pagare al proprietario il diritto di guardia del fondo , guardia che quegli volentieri avrebbe fatta da se . La pagava in tanto grano , del quale solo una parte veniva dal proprietario data al guardiano . « E anche qui » , egli dice , « immensi sono i servigi arbitrarii che rendono più duro il contratto » . La cosa va all ’ infinito . La società intera qualche volta sembra costituita a danno del contadino , non per volontà individuale di alcuno , ma come per legge inevitabile di natura . La malignità umana , però , come può bene immaginarsi , non manca mai . Il Monte frumentario è destinato a dare , con equo interesse , il grano al povero coltivatore , nel tempo della semina o negli anni di carestia . Ciò farebbe concorrenza all ’ usura , largamente esercitata colà . Ma lo speculatore , e qualche volta anche il proprietario , trovano modo d ’ avere essi il grano , per darlo al povero con interesse assai maggiore . L ’ emigrazione in America , cominciata nella Basilicata , osservò il Franchetti nel suo viaggio , apre una nuova strada al povero agricoltore . Molti di essi tornano con qualche capitale , comprano un piccolo podere ed una casa ; ma quello che è più , hanno acquistata indipendenza maggiore , una sicurezza di loro stessi . In conseguenza di ciò , il prezzo della mano d ’ opera aumenta , e il proprietario subito guarda l ’ emigrazione come una vera calamità per la sua provincia , e , quando può , cerca d ’ impedirla . Questo stato di cose , dove più , dove meno , si ritrova in tutte le province meridionali del continente , ed anche in qualche parte della Sicilia ; come non mancano nel continente esempii di quel sistema di subaffitti che abbiamo osservati nell ’ Isola , ma non vi hanno mai la medesima importanza ed estensione . La conseguenza naturale di tutto ciò è il brigantaggio . Quando al contadino napoletano manca assolutamente il lavoro , e la fame lo assale , ne trova altra via aperta dinanzi a se , incomincia a rubare , e se è abbastanza audace , s ’ unisce a qualche banda di briganti . I capi sono per lo più uomini che hanno ricevuto ancora qualche più grave ingiuria personale , e vogliono vendicarla : questa almeno suole essere l ’ origine o il pretesto . E qui finisco la già troppo lunga lettera . Nell ’ altra parlerò dei rimedii . Tuo affez . P . VILLARI I RIMEDII Mio caro Dina I rimedii repressivi di questo stato di cose sono tanto noti , e furono da noi tanto adoperati , da non esservi bisogno di parlarne ancora . Quali sono i rimedii preventivi , quelli che l ’ on . Castagnola chiamava i soli radicali ? L ’ immensità della quistione spaventa , e l ’ audacia manca non solo ai nostri uomini politici ; ma , quello che è più , anche ai nostri uomini di scienza , molti dei quali affermano che la speranza di mettervi mano è una illusione , e delle più pericolose . Se queste opinioni trovano appoggio nell ’ ignoranza e nell ’ egoismo di molti proprietarii , è inutile dirlo . La natura umana è sempre la stessa . Il mio amico di Chieti mi scriveva : « Il primo proprietario , uomo intelligente ed agiato , a cui mi rivolsi per cominciare a raccogliere le desiderate informazioni , arricciò il naso ; corrugò la fronte ; non seppe e non volle nascondere il suo malcontento , quando udì da me , che si volevano tutte le notizie che valessero a mettere in rilievo la poco prospera condizione dei contadini » . E in fondo non è da meravigliarsene . Il proprietario si trova isolato in mezzo ad un esercito di contadini . La sottomissione di questi è immensa ; ma è fondata solo sull ’ antica persuasione che il proprietario può tutto , che il Governo , i tribunali , la polizia dipendono da lui , o sono una sola cosa con lui . E però il contadino non osa far nulla senza sentire il padrone ; non si presenta neppure all ’ autorità che lo invita , ne obbedisce agli ordini che riceve da essa , senza prima aver sentito l ’ avviso del padrone . Ma tutto ciò non nasce da affetto o da stima . Egli si potrebbe inginocchiare dinanzi al suo padrone con lo stesso sentimento con cui l ’ Indiano adora la tempesta o il fulmine . Il giorno in cui questo incanto fosse sciolto , il contadino sorgerebbe a vendicarsi ferocemente coll ’ odio lungamente represso , colle sue brutali passioni . Qualche volta , in fatti , si sono viste quelle orde di schiavi trasformarsi istantaneamente in orde di cannibali . Questo ci obbliga ad esser molto cauti , ma ci obbliga ancora a meditare sul cumulo di odii che andiamo raccogliendo , e sulle conseguenze morali e sociali che possono avere . Noi del resto possiamo liberamente ragionare di ciò , e discuterne nei libri o nei giornali , certi che non una parola arriverà insino a quella gente analfabeta , che neppure intenderebbe il nostro linguaggio . Per parte mia posso dire , che anche a me moltissimi proprietarii non seppero nascondere il loro malcontento , quando chiedevo notizie collo scopo che non celavo a nessuno . Ma da un altro lato le risposte non mancarono mai , e molti viaggiarono , scrissero ad amici , raccolsero notizie , opuscoli , tutto quello che potevo desiderare . La quistione preoccupa seriamente molti , sia per uno spirito di filantropia e di umanità , sia per la convinzione che sotto un governo libero l ’ antico stato di cose non può durare a lungo , e che è savio consiglio apparecchiarne la graduata trasformazione , piuttosto che aspettare il tempo in cui un ’ improvvisa catastrofe faccia , in un giorno , pagare le colpe di secoli . La quistione agraria l ’ ebbero i Romani , ed ognuno sa con quali terribili risultati . L ’ ebbero anche le nazioni moderne . Alcune ne uscirono per mezzo di sanguinose rivoluzioni , altre le prevenirono con una savia legislazione . Fra queste dobbiamo , prima di tutte , citare la Prussia , la quale , dopo le umiliazioni patite dalla Francia , si pose a ricostituire la propria potenza sopra tre basi : istruzione obbligatoria , servizio militare obbligatorio , riforma agraria . Le due leggi del 1807 e del 1811 costituiscono ciò che tutti i Trattati di economia politica chiamano la legislazione classica dello Stein e dell ’ Hardenberg , ciò che le storie nazionali della Prussia chiamano una delle pietre angolari della forza del paese . La proprietà fu sciolta dai mille vincoli artificiali che l ’ inceppavano , il servaggio fu abolito , ed il servo non solo divenne libero , ma ancora proprietario d ’ un terzo e qualche volta della metà del suolo che coltivava , lasciando il resto in proprietà libera al padrone . Lo scopo che si voleva ottenere era chiaramente esposto nella legge stessa : creare una nuova classe di agricoltori che accrescesse forza al paese . E si ottenne . Senza quelle leggi , la Prussia non avrebbe potuto fare più tardi i prodigi che ha fatti . Se però la Prussia si fosse ristretta solo a quello che abbiamo detto più sopra , ne sarebbe seguito ciò che è avvenuto nelle province meridionali , colla divisione dei beni demaniali . Gli antichi proprietarii avrebbero ricomperata , a basso prezzo , la parte del contadino , che privo di capitali , non avrebbe potuto coltivarla , e sarebbero divenuti padroni assoluti della terra , coltivata da proletarii ridotti ben presto alla condizione poco meno che di schiavi . Invece , la Prussia aggiunse due cose di capitale so importanza : una magistratura locale , che decidesse sommariamente e paternamente le liti insorte fra gli agricoltori ed i ricchi proprietarii ; un ’ istituzione mirabile di Banche destinate ad anticipare al contadino i capitali per coltivare la terra e fare nuovi acquisti , con un interesse così mite che , pagando il 5% , si ammortizzava il capitale in meno di 50 anni . Per fare tutto ciò , occorse una serie di provvedimenti , che , incominciati nel 1807 e nel 1811 , finirono solo nel 1850 . Allora però la trasformazione fu compiuta , e la Prussia cominciò a sfidare il mondo , pel sentimento cresciuto della propria forza . La divisione delle terre divenne utile solamente per mezzo dell ’ istituzione delle Banche e delle magistrature speciali e locali . L ’ impresa colossale dell ’ abolizione del servaggio in Russia fu condotta coi medesimi principii , pigliando cioè a modello la classica legislazione della Prussia . Ma il paese che , per questo lato , più trova riscontro con le nostre province meridionali , è l ’ Irlanda , fatta eccezione , ben s ’ intende , della questione politica e religiosa , nella quale non v ’ è alcun riscontro possibile . Restringiamoci perciò alla sola questione agraria . L ’ lrlanda è un paese dedito all ’ agricoltura , senza alcuna industria d ’ importanza ; un paese di proletarii oppressi crudelmente dai proprietarii , che non hanno o non vogliono spendere capitali per coltivare i loro fondi . I contratti sono in apparenza simili a quelli dell ’ Inghilterra , ma le condizioni e modificazioni speciali li avevano ridotti a tale , che il contadino emigrava o moriva di fame . I delitti agrarii moltiplicavano spaventosamente ; i magistrati non erano sicuri ; la pubblica opinione delle moltitudini proteggeva l ’ assassino , che riguardava come un vendicatore dei torti ricevuti dalla società . Quando l ’ Inghilterra fu costretta a sospendere in Irlanda I ’ Habeas corpus , ed a venire a provvedimenti repressivi pel Fenianismo , che pigliava proporzioni gigantesche , non esitò punto ad adoperare il ferro ed il fuoco . Ma non si contentò di questo : – Noi abbiamo , ella disse , un debito d ’ onore verso l ’ Irlanda , dobbiamo pagarlo ; dobbiamo riparare ai torti che essa ha ricevuti da noi . – Io lascio , per ora , da un lato la radicale riforma della Chiesa inglese in Irlanda , e mi restringo solo alla legge agraria . L ’ Inghilterra affrontò coraggiosamente il primo problema che si presentava : se lo Stato cioè abbia il diritto di limitare con norme legislative la libertà dei contratti . Il 15 febbraio 1850 , il Gladstone , primo ministro d ’ un paese che è più di tutti in Europa contrario all ’ ingerenza dello Stato , diceva , in mezzo all ’ assenso generale della Camera dei Comuni , queste memorabili parole : « Nessuno apprezza più altamente di noi la libertà dei contratti ; essa è la radice di ogni condizione normale della società . Ma anche in quelle condizioni sociali , che noi riconosciamo come normali , non è possibile concedere illimitata libertà di contratto . La legislazione inglese è piena di queste ingerenze dello Stato , ed il Parlamento ha dimostrato una decisa tendenza a moltiplicarle . Voi non permettete nelle officine , che il padrone impieghi l ’ operaio con tutte le condizioni che questi accetterebbe ; voi non permettete che lo shipmaster trasporti gli emigrati , con ogni specie di quei contratti che pure ambedue accetterebbero . E il caso dell ’ Irlanda è anco più grave , perché questi contratti , quantunque nominalmente liberi , tali non sono nel fatto , per le condizioni speciali del paese . Anche nei casi in cui la legge ha lasciato l ’ Irlandese pienamente libero , le condizioni in cui si trova lo hanno privato della sua libertà ; ed è però divenuto nostro stretto dovere l ’ intervenire per difenderlo . In un paese dove le braccia abbondano , e non v ’ è altra industria che l ’ agricoltura , il contadino non è più libero nel fare il contratto col padrone . Può essere perciò necessario di prescrivere con legge , fra certi limiti , i termini e le condizioni dei contratti agrarii » . E la legge fu approvata . Per esporla minutamente , bisognerebbe cominciare col descrivere le condizioni speciali dell ’ agricoltura in Irlanda , e le forme dei contratti agrarii , che sono colà diversissimi dai nostri . Ma per ora basti osservare che la legge , senza seguire alcuna teoria , prima di tutto determina e sanziona una forma di contratto , che l ’ esperienza di secoli ha dimostrata vantaggiosa al contadino irlandese ( Ulster custom ) . Sarebbe se un nostro legislatore sanzionasse le norme della mezzeria toscana , le quali ora sono anch ’ esse regolate solo dalla consuetudine . Ma il Parlamento inglese si guardò bene dal rendere obbligatoria per tutti una sola forma di contratto . Invece , lasciando libere quelle che esistevano , si restrinse ad annullare tutte le condizioni che giudicò contrarie alla giustizia ed al pubblico bene . I miglioramenti portati nel fondo dal contadino , che prima anda vano quasi sempre ad esclusivo vantaggio del proprietario , debbono , secondo la nuova legge , essere da questo invece pagati al contadino . Il contratto con cui questi facesse rinunzia d ’ un tale risarcimento , è nullo . Il proprietario non può , senza ragioni giustificate e determinate , mandar via il contadino che ha preso in affitto la terra , ed è tenuto a rifarlo dei danni che gli reca , licenziandolo senza ragione . La legge tende a prolungare i termini dell ’ affitto sino a 30 anni , risguardando quelli a breve scadenza come dannosi , e tende a spronare il contadino a migliorare la cultura dei campi , a suo proprio vantaggio . Ma anche qui il legislatore inglese capì , ed il Gladstone dichiarò in Parlamento , che tutto sarebbe stato inutile senza una magistratura speciale paterna , locale , che decidesse le mille liti che possono insorgere fra il proprietario ed il contadino , il quale non oserà mai chiamare innanzi ai tribunali ordinari il suo padrone , per muovergli una lite . E a ciò si aggiunse ancora l ’ anticipazione fatta dallo Stato al contadino , dei capitali necessarii , a condizioni non molto diverse che in Prussia . I tre cardini della riforma erano cosi solidamente posti , e poco dopo si vide , che nell ’ Associazione per le scienze sociali , gli stessi Irlandesi dichiaravano , che la legge aveva subito cominciato a portare buoni frutti , e la loro esperienza suggeriva già alcuni modi per migliorarla . Che tutto ciò non valga a calmare gli odii e le passioni politiche , ben s ’ intende , perché altre ne sono le cagioni . Ma fra noi fortunamente questi odii non esistono . Certo non è solo l ’ ltalia meridionale quella in cui il contadino soffre ingiustamente . Dobbiamo far eccezione della Toscana , là dove le antiche repubbliche intelligenti , democratiche e civilissime lasciarono tali germi , che la mezzeria è divenuta un contratto che salva da ogni pericolo sociale nell ’ avvenire , e rende impossibile qualunque diffusione di teorie sovversive . Per la provincia di Venezia basta leggere il libro dell ’ avv . Carlo Stivanello ( Proprietarii e Coltivator : Venezia 1873 ) , premiato dall ’ Istituto Veneto , per trovarvi la descrizione dei miseri casolari di canna e di loto , nei quali abita il bracciante . « In questi casolari , egli dice , si recluta la popolazione dei furti , necessario supplemento ai miseri guadagni , e vivono le torme dei poveri , che infestano i mercati e le città , e che sfilano in lunga processione , il sabato , dinanzi alle abitazioni » . ( Pag . 151 ) . Lo stesso autore ci parla di quei contratti a fiamma e fuoco , coi quali l ’ agricoltore è obbligato a rinunziare ad ogni ristoro contro la carestia , la grandine , la tempesta ; di quelli coi quali rinunzia ad ogni compenso pei miglioramenti recati al fondo , e di molti altri contrarii alla giustizia , al bene generale , al progresso dell ’ agricoltura . « Il proprietario , nella stolta credenza che l ’ abilità dell ’ amministratore avveduto consista nello stipulare patti che strozzino l ’ altro contraente , ha inventato molte clausole , le quali aggravano la condizione del conduttore » ( Pag . 173-4 ) . Il libro finisce col domandare un ’ inchiesta agraria , la quale , secondo l ’ autore , metterebbe in evidenza la necessità assoluta di provvedimenti legislativi in difesa degli agricoltori e dell ’ agricoltura , che egli chiama la povera Cenerentola del Regno d ’ Italia . L ’ onorevole Jacini fece nel 1855 una dolorosa descrizione delle popolazioni agrarie , specialmente nella Bassa Lombardia , dove intorno alla ricca , intelligente e patriottica Milano , vivono i più miseri contadini , fra i quali le febbri e la pellagra fanno stragi crudeli ; dove s ’ è risoluto il singolare problema d ’ unire la più ricca produzione colla maggiore miseria del coltivatore . E nel descrivere a quali miserie esso è qualche volta ridotto dal proprietario , esclama : « È una tale iniquità che la sola giustizia umana non basterebbe a punirla » ( Ediz . 1856 , pag . 197 ) . Egli proponeva allora un Codice agrario e la istituzione dei Probi Viri . Ciò risponderebbe in parte alle norme sui contratti , ed alla magistratura speciale stabilite dell ’ Inghilterra in Irlanda . Aggiungendovi le istituzioni efficaci di credito agrario , si avrebbero i capi principali della riforma inglese . Quel libro fu assai popolare , forse perché appariva come una protesta contro l ’ Austria . Quando il Governo è venuto nelle nostre mani , che cosa abbiamo fatto ? Nulla e poi nulla . E quel che è peggio ancora , l ’ opinione di molti è contraria ad ogni riforma di questo genere . L ’ indifferenza sulle miserie dei milioni di uomini che lavorano la terra in campagna , e delle migliaia che si abbrutiscono nelle città , non è credibile . Eppure solo pensando ad essi si può crescere davvero la nostra produzione economica , pareggiare permanentemente le nostre finanze . Eppoi non sono essi che formano il nostro esercito , la nostra marineria militare ? È cosa di poca importanza renderli civili ? Quali sono i giornali , quanti i libri o gli opuscoli che parlano di loro ? La nostra letteratura , la nostra scienza e la nostra politica sembrano del pari indifferenti su questo problema , che racchiude il nostro avvenire economico e morale . Il male esiste in molte province , ma nelle Meridionali ha proporzioni assai maggiori . Per parte mia sono convinto che la quistione , fra non molto , diverrà gravissima , e s ’ imporrà a tutti ; che i provvedimenti legislativi saranno riconosciuti necessarii , se non si vorrà affrontare il pericolo d ’ una catastrofe sociale , la quale può nascere non solo da sommosse sfrenate , ma anche da inerzia ed abbandono prolungati . Presto si vedrà , io credo , che in alcune province occorre proteggere l ’ agricoltore col fissare norme pei contratti , col dichiarare in esse nulle alcune condizioni assolutamente ingiuste e dannose . E sarà necessario ancora , colla istituzione di arbitri o di una magistratura speciale , assicurare l ’ applicazione di quelle norme . Il credito agrario deve anch ’ essere istituito efficacemente , se si vuole liberare il contadino dall ’ usura , e rendere possibile una classe di agricoltori proletarii . Intanto è utile illuminare la pubblica opinione , rivelando le nostre piaghe e le nostre vergogne , senza paura del ridicolo o del discredito , che si cercherà di gettare su quelli che oseranno parlare . La libera stampa e la scienza hanno da lungo tempo imparato ad affrontare questi ostacoli negli altri paesi , e debbono affrontarli anche fra noi . Quasi tutte le grandi verità sociali cominciarono coll ’ essere prima dichiarate assurde , per sembrare poi probabili , e divenire finalmente evidenti a tutti . Senza il coraggio di sfidare il ridicolo , o di esporsi alla taccia di visionarii , molti progressi sarebbero stati impossibili , e molte calamità non si sarebbero evitate . Del resto , basta parlare con gli uomini che conoscono appena lo stato delle cose , per convincersi come la necessità di una riforma sia già nella coscienza di molti , i quali ancora esitano a dirlo apertamente , quantunque convintissimi . È bene di certo che questa riforma venga dall ’ alto , prima che sia richiesta dalle moltitudini ; è bene che il Governo la inizii e la diriga . Questo è il solo mezzo , a mio credere , con cui esso potrà vincere il sentimento di crescente opposizione che si è formato in quelle province , e che può nascere da ignoranza e da poco tatto politico ; ma che certo trascina ancora molti uomini onesti , moderati e patriotti , i quali vedono che il Governo redentore non ha il coraggio di redimere , che il Governo della libertà lascia che gli oppressi siano calpestati . Senza l ’ aiuto del Parlamento , senza l ’ intervento dello Stato , non c ’ è virtù o iniziativa privata che basti a risolvere questi problemi colossali . Molti sono perciò coloro i quali non si peritano d ’ affermare , che il Governo presente sia tutto a benefizio d ’ una sola classe , e non la più numerosa , della società . E quando si dice loro : camorra , mafia ; rispondono : consorteria . Queste opinioni bisogna coi fatti sradicarle . Il Tocqueville afferma che due cose fanno ai popoli operare grandi imprese : la religione ed il patriottismo . La religione si può dire quasi spenta in Italia ; dove non è superstizione , è abito tradizionale , non è fede viva . E quanto al patriottismo , che forma esso deve prendere ora , a quale nobile scopo indirizzarsi ? L ’ Italia è unita , è libera , è indipendente ; conquiste non ne vogliamo , né possiamo farne ; una guerra di difesa è impossibile , perché nessuno ci assale . Che cosa dunque vogliamo ? Bisogna rivolgere tutta l ’ attenzione all ’ interno , ciò è ben chiaro ; ma la vita di una nazione non può restringersi tutta ai soli computi del pareggio . Noi potremmo essere uniti , liberi , indipendenti , colle finanze in equilibrio , e pure formare una nazione senza significato nel mondo . Occorre che un nuovo spirito ci animi , che un nuovo ideale baleni dinanzi a noi . E questo ideale è la giustizia sociale , che dobbiamo compiere prima che ci sia domandata . È necessario ridestare in noi quella vita morale , senza cui una nazione non ha scopo , non esiste . Ed è necessario al nostro bene materiale e morale . Senza liberare gli oppressi , non aumenterà fra noi il lavoro , non crescerà la produzione , non avremo la forza e la ricchezza necessarie ad una grande nazione . L ’ uomo che vive in mezzo agli schiavi , accanto agli oppressi e corrotti , senza resistere , senza reagire , senza combattere , è un uomo immorale che ogni giorno decade . La camorra , la mafia ed il brigantaggio diventano inevitabili . Sotto una o un ’ altra forma salgono in alto , si diffondono nel paese , ne consumano la midolla spinale , demoralizzandolo . Con un governo dispotico le conseguenze del male non sono così gravi , perché gli ostacoli sono indipendenti dalla nostra volontà , perché c ’ è un altro nemico da combattere , un altro ideale a cui mirare . Chiunque , infatti , oggi esamina se stesso , s ’ accorgerà , se è stato patriotta , che la sua condizione nella società era nel passato più morale che non è oggi . Allora c ’ erano una guerra , una speranza , un sacrifizio ed un pericolo continuo che sollevavano lo spirito nostro . Oggi è invece una lotta di partiti , e qualche volta d ’ interessi , senza un Dio a cui sacrificare la nostra esistenza . Questo Dio era allora la patria , che oggi sembra divenuta libera per toglierci il nostro ideale . Ciò vuol dire che la libertà non ha ancora messo radici abbastanza profonde in Italia , è rimasta solo alla superficie , solo nella vita politica , ancora non è penetrata nella vita sociale ed individuale . Si permetta a me , che sono insegnante , di citare un esempio cavato appunto dalla scuola , che infine è poi l ’ officina in cui si forma il cittadino . Molte volte mi è stato chiesto : Credete proprio che con tutti questi maestri e professori , con tutti questi metodi e programmi nuovi , la generazione che sorge saprà e varrà più di quella che la precedette ? Sarebbe essa capace di far l ’ Italia , come I ’ abbiam fatta noi ? lo non dubito che la nuova generazione impari più e meglio di noi . Ma se varrà di più , è una quistione assai diversa . I nostri professori , i nostri libri eran peggiori , e s ’ imparava meno . Ma nella nostra scuola v ’ era qualche cosa di sacro che manca oggi . Il giorno in cui capitava nelle nostre mani un Berchet , un Colletta , un Niccolini , quel giorno la nostra piccola stanza s ’ illuminava , e uno spirito ignoto ci rivelava cose che non sono in alcun programma . Tra professori e scolari era una segreta intelligenza , per la quale ciò che si taceva valeva più di ciò che si diceva . Questo incanto è oggi sparito , gli antichi Dei sono rovesciati sui loro altari , senza che alcuna nuova Divinità venga a prendere il loro posto . L ’ alunno non vede dinanzi a se che una professione o un impiego ; i più eletti pensano alla scienza . Ma ciò neppur basta , perché la scienza stessa ha bisogno d ’ essere destinata a qualche cosa di più alto , da cui possa essere come santificata . Nella nostra vita tutto ciò che non è santificato , viene profanato . Il vuoto che io vedo nel la scuola , parmi che sia anche nella società , perché è nel cuore del cittadino . A noi manca come l ’ aria da respirare , perché dopo una vita di sacrifizii , non troviamo più nulla a cui sacrificarci . Eppure l ’ aiutar coloro che soffrono vicino a noi , è il nostro dovere ; è il nostro interesse supremo , urgente , e ci restituirebbe l ’ ideale perduto . Ed ora mi resta solo di rispondere ad una obbiezione , che alcuni , per patriottismo , non fanno , ma che pure tengono celata nel loro cuore . – Fortunatamente , essi dicono fra se , non tutta l ’ Italia è nelle condizioni in cui sono le Province Meridionali . Se laggiù il contadino ed il povero sono in così pessimo stato , se la gente colta manca al suo dovere , non reagendo e non migliorando questo stato di cose , peggio per loro ; resteranno ancora un pezzo nello stato di semibarbari . Nell ’ Italia centrale e superiore saremo , come siamo , civili . – lo lascio che molte piaghe , come ho già accennato , sono anche nell ’ Italia centrale e superiore . Voglio ammettere , per ipotesi , quel che non potrei discutere ne combattere ora , che l ’ Italia cioè sia divisa nel modo che i poco benevoli oppositori pretendono . Ma , per poter tirare da un tale stato di cose , la conseguenza a cui essi vorrebbero giungere , bisognavano averci pensato prima , lasciando intatto il muro della China , che avevano costruito i Borboni . Dopo l ’ unità d ’ Italia , tutto si è mescolato nell ’ esercito , nella marineria , nella magistratura , nell ’ amministrazione , ecc . La colpa delle province più civili che , a tutta possa , non aiutano le meno civili , è uguale a quella delle classi più colte ed agiate che , in una medesima società , abbandonano a se stesse le più ignoranti e derelitte . E le conseguenze sono le stesse . Oggi il contadino che va a morire nell ’ Agro Romano , o che soffre la fame nel suo paese , e il povero che vegeta nei tugurii di Napoli , possono dire a noi ed a voi : Dopo l ’ unità e la libertà d ’ Italia non avete più scampo ; o voi riuscite a render noi civili , o noi riusciremo a render barbari voi , E noi uomini del Mezzogiorno abbiamo il diritto di dire a quelli dell ’ Italia superiore e centrale : La vostra e la nostra indifferenza sarebbero del pari immorali e colpevoli . Ora non mi resta che chiederti scusa delle troppe parole , e ringraziarti . Addio Roma , 20 marzo 1875 . Tuo affez . P . VILLARI
RICORDI DI PARIGI ( DE_AMICIS EDMONDO , 1879 )
Miscellanea ,
IL PRIMO GIORNO A PARIGI Eccomi preso daccapo a quest ' immensa rete dorata , in cui ogni tanto bisogna cascare , volere o non volere . La prima volta ci restai quattro mesi , dibattendomi disperatamente , e benedissi il giorno che ne uscii . Ma vedo che la colpa era tutta mia , ora che ci ritorno .... composto a nobile quiete , perchè guai a chi viene a Parigi troppo giovane , senza uno scopo fermo , colla testa in tumulto e colle tasche vuote ! Ora vedo Parigi serenamente , e la vedo a traverso all ' anima d ' un caro amico , che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta . Ed ecco quelle del primo giorno , come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall ' albergatore . Prima d ' esser condotto all ' Esposizione , bisogna che il lettore entri con noi in Parigi ; daremo insieme un ' occhiata al teatro prima di voltarci verso il palco scenico . Siamo discesi alla stazione della strada ferrata di Lione , alle otto della mattina , con un tempo bellissimo . E ci trovammo subito imbarazzati . Avevamo letto nei giornali che i fiaccherai di Parigi spingevano le loro pretese fino al punto di non voler più trasportare persone grasse . Io feci osservare al Giacosa che noi due eravamo fatti apposta per provocare e giustificare un rifiuto sdegnoso dal più cortese dei fiaccherai . Egli s ' impensierì , io pure . Avevamo indosso , per giunta , due spolverine che c ' ingrossavano spietatamente . Come fare ? Non c ' era che da tentare di produrre un po ' d ' illusione avvicinandosi a una carrozza a passo di contraddanza e interpellando l ' uomo con una voce in falsetto . Il tentativo riuscì . Il fiaccheraio ci rivolse uno sguardo inquieto , ma ci lasciò salire , e si diresse rapidamente verso i boulevards . Dovevamo andare fino al boulevard degli Italiani , ossia diritti al centro di Parigi passando per la più ammirabile delle sue strade , La prima impressione è gradevole . È la grande piazza irregolare della Bastiglia , spettacolosa e tumultuosa , nella quale sboccano quattro boulevards e dieci vie , e da cui si sente rumoreggiar sordamente il vasto sobborgo di Sant ' Antonio . Ma s ' è ancora intronati dallo strepito della grande Stazione lugubre , dove s ' è discesi rotti e sonnolenti ; e quel vasto spazio pieno di luce , quei mille colori , la grande colonna di Luglio , gli alberi , il viavai rapidissimo delle carrozze e della folla , s ' intravvedono appena . È il primo soffio impetuoso e sonoro della vita di Parigi , e si riceve a occhi socchiusi . Non si comincia a veder nettamente che nel boulevard Beaumarchais . Qui comincia ad apparire Parigi . La via larghissima , la doppia fila degli alberi , le case allegre ; tutto è nitido e fresco , e da tutto spira un ' aria giovanile . Si riconoscono al primo sguardo mille piccole raffinatezze di comodità e d ' eleganza , che rivelano un popolo pieno di bisogni e di capricci , per il quale il superfluo è più indispensabile del necessario e che gode la vita con un ' arte ingegnosa . È la buvette tutta risplendente di vetri e di metalli , è il piccolo caffè pieno di pretese signorili , è la piccola trattoria che ostenta i ghiottumi squisiti del gran restaurant , sono mille piccole botteghe , linde e ridenti , che fanno a soverchiarsi le une le altre a furia di colori , di mostre , d ' iscrizioni , di fantocci , di piccole gale e di piccoli vezzi . Fra le due file degli alberi è un andirivieni di carrozze , di grandi carri , di carrozzoni tirati da macchine a vapore , e d ' omnibus altissimi , carichi di gente , che sobbalzano sul selciato ineguale con un fracasso assordante . Ma è un movimento diverso da quello di Londra . Il luogo aperto e verde , i visi , le voci , i colori , danno a quel tramestìo l ' aspetto più di un divertimento che di un lavoro . E poi la popolazione non è nuova . Son tutte figure conosciute , che fanno sorridere . È Gervaise che s ' affaccia alla porta della bottega col ferro in mano , è monsieur Joyeuse che va all ' ufficio fantasticando una gratificazione , è Pipelet che legge la Gazzetta , è Frédéric che passa sotto le finestre di Bernerette la sartina del Murger , è la merciaia del Kock , è il gamin di Vittor Hugo , o il Prudhomme del Monnier , è ' l ' homme d ' affaire del Balzac , è l ' operaio dello Zola . Eccoli tutti ! Come ci accorgiamo che , anche lontani le mille miglia , si viveva nella immensa cinta di Parigi ! Sono le otto e mezzo , e la grande giornata della grande città , - giornata per Parigi , mese per chi arriva , - è già cominciata , calda e clamorosa come una battaglia . Di là dal clamore della strada , si sente confusamente la voce profonda degli enormi quartieri nascosti , come il muggito d ' un mare mascherato dalle dune . S ' è appena usciti dal boulevard Beaumarchais , non s ' è ancora arrivati in fondo al boulevard delle Figlie del Calvario , e già s ' indovina , si sente , si respira , sto per dire , l ' immensità di Parigi . E si pensa con stupore a quelle cittadine solitarie e silenziose , da cui s ' è partiti ; che si chiamano Torino o Milano o Firenze ; dove si stava tutti a uscio e bottega , e si viveva quasi in famiglia . Ieri vogavamo in un laghetto ; oggi navighiamo in un oceano . Si è fatto un po ' più d ' un miglio , s ' entra nel boulevard du Temple . Qui la strada larghissima s ' allarga ancora , le case s ' innalzano , le vie laterali s ' allungano . La maestà di Parigi comincia ad apparire . E così , andando innanzi , tutto cresce di proporzioni e s ' ingentilisce . Cominciano a sfilare i teatri : il Circo olimpico , il Lyrique , la Gaîtè , les Folies ; i caffè eleganti , i grandi « magazzini » , le trattorie signorili ; e la folla va pigliando un aspetto più schiettamente parigino . Il movimento è notevolmente maggiore che nei tempi ordinarii . La nostra carrozza è costretta a fermarsi ogni momento per aspettare che la lunga fila che la precede si metta in moto . Gli omnibus di tutte le forme , che paion case ambulanti , s ' incalzano . La gente s ' incrocia correndo in tutte le direzioni come se giocasse a bomba da una parte all ' altra della strada , e sui due marciapiedi passano due processioni non interrotte . S ' entra nel boulevard Saint Martin . È un altro passo innanzi sulla via dell ' eleganza e della grandezza . I chioschi variopinti si fanno più fitti , le botteghe più splendide , i caffè più pomposi . I terrazzini e le righinette delle case si coprono di cubitali caratteri dorati che danno a ogni facciata l ' aspetto del frontispizio d ' un libro gigantesco . I frontoni dei teatri , gli archi delle gallerie di passaggio , gli edifizi rivestiti di legno fino ai primi piani , le trattorie che s ' aprono sulla strada in forma di tempietti e di teatri luccicanti di specchi , si succedono senza interstizii , gli uni congiunti agli altri , come una sola bottega sterminata . Mille ornamenti , mille gingilli , mille richiami , vistosi , capricciosi , ciarlataneschi , sporgono , dondolano , si rizzano da tutte le parti , luccicano a tutte le altezze , confusamente , dietro agli alberi , che stendono i loro rami frondosi sui chioschetti , sui sedili dei marciapiedi , sulle piccole stazioni degli omnibus , sulle fontane , sui tavolini esterni dei caffè , sulle tende ricamate delle botteghe , sulle gradinate marmoree dei teatri . Al boulevard Saint Martin succede il boulevard St . Denis . La grande strada s ' abbassa , si rialza , si stringe , riceve dalle grandi arterie dei popolosi quartieri vicini ondate di cavalli e di gente , e si stende davanti a noi , a perdita d ' occhi , brulicante di carrozze e nera di folla , divisa in tre parti da due enormi ghirlande di verzura che la riempiono d ' ombra e di freschezza . Son tre quarti d ' ora che si va a passo a passo , serpeggiando , rasentando file interminabili di carrozze che danno l ' immagine di favolosi cortei nuziali che si estendano da un capo all ' altro di Parigi . Si entra nel boulevard Bonne nouvelle , e cresce ancora il formicolìo , il ronzìo , lo strepito ; la pompa dei grandi « magazzini » che schierano sulla strada le vetrate enormi ; l ' ostentazione della réclame , che sale dai primi piani ai secondi , ai terzi , ai cornicioni , ai tetti ; le vetrine diventan sale , le merci preziose s ' ammucchiano , i cartelloni multicolori si moltiplicano , i muri delle case spariscono sotto una decorazione smagliante , puerile e magnifica che seduce e stanca lo sguardo . Non è una strada per cui si passa ; è una successione di piazze , una sola immensa piazza parata a festa , dove rigurgita una moltitudine che ha addosso l ' argento vivo . Tutto è aperto , trasparente , messo in vista , come in un grande mercato signorile all ' aria libera . Lo sguardo penetra fin nelle ultime sale delle botteghe straricche , fino ai comptoirs lontani dei lunghi caffè bianchi e dorati , e nelle stanze alte dei restaurants principeschi , e abbraccia a ogni leggerissimo cambiamento di direzione , mille bellezze , mille sorprese , mille minuzie pompose , una varietà infinita di tesori , di ghiottonerie , di giocattoli , di opere d ' arte , di bagattelle rovinose , di tentazioni di ogni specie , da cui non si libera che per ricadervi dall ' altra parte della strada , o per ricrearsi lungo le due file senza fine di chioschi , scaccheggiati di tutti i colori d ' arlecchino , coperti d ' iscrizioni e di figure grottesche , tappezzati di giornali d ' ogni paese e di ogni forma , che danno al vasto boulevard l ' apparenza bizzarra e simpatica d ' una grande fiera letteraria carnovalesca . E intanto dal boulevard Bonne nouvelle si entra nel boulevard Poissonniére , e lo spettacolo si fa sempre più vario , più ampio e più ricco . E s ' è già percorsa una lunghezza di quattromila metri ; provando di più in più un vivo sentimento nuovo , che non è sola meraviglia , ma una scontentezza confusa , un rammarico pieno di desiderii , l ' amarezza del giovinetto che si sente umiliato al suo primo entrare nel mondo , una specie di delusione d ' amor proprio , che si esprime in occhiate pietose e stizzose sulla miseria del proprio bagaglio , messo là alla berlina , sulla cassetta della carrozza , in mezzo a quel lusso insolente . E finalmente s ' entra nel boulevard Montmartre , a cui fa seguito quello degl ' Italiani , quello delle Capucines , e quello della Madeleine . Ah ! ceco il cuore ardente di Parigi , la via massima dei trionfi mondani , il grande teatro delle ambizioni e delle dissolutezze famose , dove affluisce l ' oro , il vizio e la follia dai quattro angoli della terra ! Qui è la pompa suprema , è la metropoli della metropoli , la reggia aperta e perpetua di Parigi , a cui tutto aspira e tutto tende . Qui la strada diventa piazza , il marciapiede diventa strada , la bottega diventa museo ; il caffè , teatro ; l ' eleganza , fasto ; lo splendore , sfolgorìo ; la vita , febbre . I cavalli passano a stormi e la folla a torrenti . Vetri , insegne , avvisi , porte , facciate , tutto s ' innalza , s ' allarga , s ' inargenta , s ' indora , s ' illumina . È una gara di sfarzo e di appariscenza che tocca la follia . V ' è la pulizia olandese , la gaiezza d ' un giardino , e tutta la varietà di colori d ' un bazar orientale . Pare una sola smisurata sala d ' un museo enorme , dove gli ori , le gemme , le trine , i fiori , i cristalli , i bronzi , i quadri , tutti i capolavori delle industrie , tutte le seduzioni delle arti , tutte le gale della ricchezza , tutti i capricci della moda si affollano o si ostentano con una profusione che sgomenta e una grazia d ' esposizione che innamora . Le lastre gigantesche di cristallo o gli specchi innumerevoli , le rivestiture di legno nitidissimo che salgono fino a mezzo degli edifizi , riflettono ogni cosa . Le grandi iscrizioni d ' oro corrono lungo tutti i rilievi delle facciate , come i versetti del Corano sulle pareti delle moschee . L ' occhio non trova spazio dove riposare . Da ogni parte brillano i nomi illustri nel regno dei piaceri e della moda ; i titoli dei restaurants , celebrati da Nuova York a Pietroburgo ; gli alberghi dei principi e dei Cresi ; le botteghe di cui si apre la porta colla mano tremante . Per tutto un lusso aristocratico , provocante e sfacciato , che dice : - Spendi , spandi e godi - e nello stesso tempo suscita e umilia i desiderii . Non vi è nessuna bellezza monumentale . È una specie di magnificenza teatrale e femminea , una maestà d ' apparato , eccessiva , e piena di civetteria e di superbia , che sbalordisce ed abbaglia come un immenso tremolìo di punti luminosi ; ed esprime appunto la natura della grande città opulenta e lasciva , che lavora per furore di godimento e di gloria . Ci si prova una certa soggezione . Non par di passare in un luogo pubblico , tanta è la nitidezza e la pompa . La folla stessa vi passa con una certa grazia contegnosa come per una grandissima sala , scivolando sull ' asfalto , senza rumore , come sopra un tappeto . I bottegai stanno dietro alle colossali vetrine con una dignità di gran signori , come se non aspettassero che avventori milionari . Persino le venditrici di giornali dei chioschi sono atteggiate a una certa altezza letteraria . Par che tutti siano compresi della sovranità del luogo , e che tutti si studino di aggiungere colla propria persona una pennellata ben intonata al gran quadro dei boulevards . Gran quadro davvero ! E si possono accumulare col pensiero , fin che si vuole , tutte le immagini sparse che se ne ritrovano nelle nostre città più floride ; ma non si riuscirà mai , chi non l ' abbia visto , nè a rappresentarsi lo spettacolo di quella fiumana vivente che scorre senza posa tra quelle due interminabili pareti di cristallo , in mezzo a quel verde e a quell ' oro , accanto a quel turbinio fragoroso di cavalli e di ruote , in quella strada ampissima di cui non si vede la fine ; nè a formarsi una giusta idea della figura che facevano là in mezzo le nostre miserabili valigie di letterati . Appena s ' ebbe ripreso fiato all ' albergo si tornò sui boulevards , davanti al Cafè Riche , attirati come farfalle al lume , senz ' accorgercene . Strano ! Mi pareva d ' essere a Parigi da una settimana . La folla però ha un aspetto alquanto diverso dai tempi ordinarii . Abbondano le faccie esotiche , i vestiti da viaggio , le famiglie di provincia , affaticate e stupite ; i visi bruni del mezzogiorno e le barbe e le capigliature biondissime del settentrione . Sul ponte di Costantinopoli si vede sfilare tutto l ' Oriente ; qua tutto l ' Occidente . Le solite gonnelle sono come smarrite in quel pelago . Di tratto in tratto si vede una faccia giapponese , un negro , un turbante , un cencio orientale ; ma è subito travolto dal fiotto nero della folla in cilindro . Ho notato molti soggetti di quella innumerevole famiglia dei grandi uomini falliti , che tutti riconoscono a primo aspetto : figure strane , col viso smunto e gli occhiali , coi capelli cadenti sulle spalle , vestiti di nero , bisunti , con uno scartafaccio sotto il braccio : sognatori di tutti i paesi venuti a Parigi in questa grande occasione a tentare il terno della gloria e della ricchezza con una invenzione meccanica o un capolavoro letterario . Questo è il grande torrente dove annegano tutte le glorie di mezza taglia . « Celebrità » di provincia e « illustrazioni » nazionali , gran personaggi gallonati e blasonati , e principi e ricconi , dieci per una crazia ! Non si vedono nè faccie superbe , nè sorrisi di vanità soddisfatta . Son tutte goccie indistinte dell ' onda inesauribile , a cui non sovrastano che i giganti . E si capisce da che molle formidabili , debba prendere impulso l ' ambizione della gloria per sollevarsi su questo pandemonio , e con che rabbiosa ostinazione si rodano i cervelli per trovare la parola ed il grido che faccia voltare le centomila teste di questa folla meravigliosa ! E si prova un piacere a esser là su quel lastrico sparso d ' ambizioni stritolate e di glorie morte , su cui altre ambizioni si rizzano e altre forze si provano , senza posa ; si gode di trovarsi là , come in mezzo a una gigantesca officina vibrante e sonora ; di sentirsi aggregato anche per poco , molecola viva , al grande corpo intorno a cui tutto gravita ; di respirare una boccata d ' aria su quella torre di Babele , assistendo da un gradino della scala sterminata al lavoro immenso , confortati dal dolce pensiero .... che si scapperà fra quindici giorni . Poi facciamo una corsa di due ore , in carrozza , descrivendo un immenso zig - zag sulla destra della Senna , per veder circolare la vita nelle arterie minori di Parigi . Rivedo con vivo piacere quel verdeggiante e splendido boulevard di Sebastopoli e di Strasburgo , che par fatto per il passaggio trionfale d ' un esercito , e quella infinita via Lafayette , in cui le due striscie nere della folla si perdono allo sguardo in una lontananza vaporosa dove pare che cominci un ' altra metropoli . Ripasso per quelle smisurate spaccature di Parigi , che si chiamano il boulevard Haussman , il boulevard Malesherbes , il boulevard Magenta , il boulevard Principe Eugenio , in cui si sprofonda lo sguardo con un fremito , come in un abisso , afferrando per un braccio il compagno . Andiamo al Rondpoint de l ' Etoile a veder fuggire in tutte le direzioni , come una corona di raggi , le grandi vie che dividono in una rosa di quattordici allegri quartieri triangolari la decima parte di Parigi . Ritorniamo nel cuore della città : percorriamo la rete inestricabile delle piccole vie , piene di rumori , smaglianti di vetrine e affollate di memorie ; tutte obliquità e svolti maliziosi , che preparano le grandi vedute inaspettate dei quadrivi pieni di luce e delle vie monumentali , chiuse in fondo da una mole magnifica , che sovrasta alla città come una montagna di granito cesellato . Per tutto è una fuga di carrozze cariche di bagagli , e visi sonnolenti e polverosi di nuovi arrivati , che s ' affacciano agli sportelli a interrogare quel caos ; e vicino alle stazioni , file di viaggiatori a piedi , che s ' inseguono colla valigia in mano , come se uno l ' avesse rubata all ' altro . Non c ' è un momento di riposo , nè per l ' orecchio , nè per l ' occhio , nè per il pensiero . Sperate di bere la vostra birra in pace davanti a un caffè quasi vuoto . Illusione . La réclame vi perseguita . Il primo che passa vi mette in mano una lirica che comincia con un ' invettiva contro l ' Internazionale e finisce coll ' invitarvi a comprare un soprabito da Monsieur Armangan , coupeur émérite ; e un momento dopo vi trovate tra le mani un sonetto che vi promette un biglietto per l ' Esposizione se andate a ordinare un paio di stivali in via Rougemont . Per liberarvene alzate gli occhi . Oh Dio ! Passa una carrozza dorata di réclame coi servitori in livrea , che vi propone dei cilindri al ribasso . Guardate in fondo alla strada . Che ! A mezzo miglio di distanza , c ' è una réclame a caratteri titanici del Petit journal , - « seicento mila esemplari al giorno , tre milioni di lettori » - che vi fa l ' effetto d ' un urlo nell ' orecchio . Alzate gli occhi al cielo , allora ! Ma non c ' è di libero nemmeno il cielo . Al di sopra del più alto tetto del quartiere , si disegna nell ' azzurro , in sottili e altissimi caratteri di ferro , il nome d ' un artista delle nuvole che vuol farvi la fotografia . Non c ' è dunque altro che tener gli occhi inchiodati sul tavolino ! No , nemmeno ! Il tavolino è diviso in tanti quadretti colorati e stampati , che vi offrono delle tinture e delle pomate . Torcete il volto stizziti .... Ah disgraziati ! La spalliera della seggiola vi raccomanda un guantaio . Non resta altro rifugio che guardarsi i piedi , dunque ! No , non resta neppure questo rifugio . Sotto i vostri piedi , sull ' asfalto , c ' è un avviso a stampatello che vuol farvi mangiare alla casalinga in via della Chaussée d ' Antin . Camminando un ' ora , si legge , senza volerlo , un mezzo volume . È una inesauribile decorazione grafica variopinta ed enorme aiutata da immagini grottesche di diavoli e di fantocci alti come case , che v ' assedia , vi opprime , vi fa maledire l ' alfabeto . Quel Petit journal , per esempio , che copre mezza Parigi ! Ma bisogna o ammazzarsi o comprarlo . Tutto ciò che vi si mette in mano , dal biglietto del battello al contrassegno della seggiola su cui riposate le ossa nel giardino pubblico , tutto nasconde l ' insidia della réclame . Persino le pareti dei tempietti , dove non s ' entra che per forza , parlano , offrono , raccomandano . Ci sono in tutti gli angoli mille bocche che vi chiamano e mille mani che v ' accennano . È una rete che avvolge tutta Parigi . E tutto è economico . Potete spendere fino all ' ultimo centesimo credendo sempre di fare economia . Ma quanta varietà di oggetti e di spettacoli ! Nello spazio di quindici passi vedete una corona di diamanti , un mazzo spropositato di camelie , un mucchio di tartarughe vive , un quadro a olio , una coppia di signorine automatiche che nuotano in una vaschetta di latta , un vestimento completo da contentare l ' uomo « più scrupolosamente elegante » per otto lire e cinquanta centesimi , un numero del Journal des abrutis con un articolo a doppio taglio sull ' esposizione delle vacche , un gabinetto per gli esperimenti del fonografo , e un bottegaio che dà il volo a un nuvolo di farfalle di penna per adescare i bimbi che passano . A ogni tratto vedete schierate tutte le faccie illustri della Francia . Non c ' è città che in questo genere d ' esposizione eguagli Parigi . L ' Hugo , l ' Augier , mademoiselle Judic , il Littré , il Coquelin , il Dufaure , il Daudet , sono in tutt ' i buchi . Incontrate dei visi d ' amici da tutte le parti . E nessuna impressione , neanche dei luoghi , è veramente nuova . Parigi non si vede mai per la prima volta ; si rivede . Non ricorda nessuna città italiana ; eppure non par straniera , tanto vi si ritrovano fitte le reminiscenze della nostra vita intellettuale . Un amico vi dice : - Ecco la casa del Sardou , ecco il palazzo del Gambetta , ecco le finestre del Dumas , ecco l ' ufficio del Figaro - e a voi vien naturale di rispondere : Eh ! lo sapevo . - Così riconoscendo mille cose e mille aspetti , continuiamo a girare , rapidamente , in mezzo a incrociamenti di legni da cui non vedo come usciremo , a traverso a folle serrate che ci arrestano all ' improvviso , nelle ombre deliziose del Parco Monceaux , intorno alle grandi arcate leggiere delle Halles , davanti agli immensi « magazzini di novità » assiepati di carrozze , intravvedendo , di lontano , ora un fianco del teatro dell ' Opera , ora il colonnato della Borsa , ora la tettoia enorme d ' una Stazione , ora un palazzo incendiato dalla Comune , ora la cupola dorata degli Invalidi , e dicendoci l ' un l ' altro mille cose , e le stesse cose , e con la più viva espansione , senza pronunziare una parola e senza ricambiarci uno sguardo . Avevo inteso dire che uno straniero a Parigi non si accorge quasi che ci sia l ' Esposizione . Baie . Tutto conduce il pensiero all ' Esposizione . Le torri del Trocadero si vedono effigiate da tutte le parti , come se mille migliaia di specchi le riflettessero , e l ' immagine del Campo di Marte vi si presenta per mille vie e sotto mille forme . Tutta la popolazione sembra ed è infatti d ' accordo per fare ben riescire la festa . V ' è un raffinamento universale di cortesia . Tutti fanno la loro parte . Fin l ' ultimo bottegaio sente la dignità dell ' ospite ; si legge in viso a ogni parigino la soddisfazione d ' essere « azionista » del teatro in cui si offre al mondo il grande spettacolo , e la coscienza di essere un oggetto d ' ammirazione . Il che serve moltissimo a rendersi davvero ammirabili . La grande città fa il bocchino , è premurosa , vuol contentar tutti . E infatti a tutti i bisogni , a tutti i desiderii , a tutti i capricci , ha provvisto , in mille modi , a ogni prezzo e a ogni passo . Per questa « festa del lavoro » c ' è la febbre . Il lavoro , la pace , la grande fratellanza , la grande ospitalità fraterna , risuonano da ogni parte . E forse , anzi certo , vi si nasconde sotto un altro sentimento . È l ' amor proprio ferito in un ' altra gloria , che s ' afferra tutto alla gloria presente , per compensarsi della passata ; ed esalta con tutte le sue forze il primato che le rimane , per gettare l ' oscurità su quello , in fondo al cuore forse più caro , che ha perduto . È nondimeno prodigioso il vedere questa città , che parve un giorno caduta in fondo , sotto il peso di tutte le maledizioni di Dio , dopo sette anni , così splendida , così superba , così piena di sangue , d ' oro e di gloria ! E si prova un sentimento inaspettato arrivandoci . S ' era partiti per l ' Esposizione ; era lo scopo , la prima cosa . Appena arrivati , diventa l ' ultima . Parigi che l ' ha fatta , l ' ammazza . Si pensa , sì , che c ' è laggiù , in fondo alla grande città , uno smisurato palazzo posticcio che contiene molte bellissime cose ; ma ci si pensa quasi con dispetto , come a un importuno che voglia contendervi e turbarvi il godimento di Parigi . Il primo giorno , l ' immagine delle Torri del Trocadero m ' era odiosa . Così al Campo di Marte , estatici davanti a una bellissima ragazza inglese che lavora , degnate appena d ' uno sguardo la macchinetta ingegnosa che luccica sotto le sue mani . Arriviamo finalmente sulla Senna . Che largo e sano respiro ! E come è sempre bella questa grande strada azzurra che fugge , riflettendo i colori allegri delle sue mille case galleggianti , fra le due alte rive coronate di colossi di pietra ! Davanti e dietro di noi i ponti lunghissimi confondono i loro archi d ' ogni forma , e le strisce nere della folla che brulica dietro ai loro parapetti ; sotto , i battelli stipati di teste s ' inseguono ; frotte di gente scendono continuamente dalle gradinate delle rive e fanno ressa agli scali ; e la voce confusa della moltitudine si mesce ai canti delle mille donne affollate nei lavatoi , al suono dei corni e delle campanelle , allo strepito delle carrozze dei quais , al lamento del fiume e al mormorio degli alberi delle due rive , agitati da un ' arietta vivace che fa sentire la freschezza della campagna e del mare . Anche la Senna lavora per « la gran festa della pace » e par che spieghi più benevolmente dell ' usato , in mezzo alle due Parigi che la guardano , la sua maestà regale e materna . Qui il mio compagno non potè resistere alla tentazione di Nôtre Dame , e salimmo sulla cima d ' una delle due torri per vedere « il mostro . » Ottima cosa che mette i pensieri in calma . Bisogna almeno dominarle , queste mostruose città , in quel solo modo che ci è possibile : collo sguardo . Salimmo sulla punta del tetto della torre di sinistra , dove Quasimodo delirava a cavallo alla campana , e ci afferrammo all ' asta di ferro . Che immensità gloriosa ! Parigi empie l ' orizzonte e par che voglia coprire tutta la terra colle smisurate onde immobili e grigie dei suoi tetti e delle sue mura . Il cielo era inquieto . Le nuvole gettavano qua e là ombre fosche che coprivano spazi grandi come Roma ; e in altre parti apparivano montagne , grandi vallate e vastissimi altipiani di case dorate dal sole . La Senna luccicava come una sciarpa d ' argento da un capo all ' altro di Parigi , rigata di nero dai suoi trenta ponti , che parevan fili tesi tra le due rive , e punteggiata appena dai suoi cento battelli , che parevano foglioline natanti . Sotto , la mole delicata e triste della cattedrale , le due isole , piazze nereggianti di formiche , lo scheletro del futuro Hôtel de ville , simile a una grande gabbia d ' uccelli , e la réclame smisurata e insolente d ' un mercante d ' abiti fatti che sfondava gli occhi a mille e duecento metri di distanza . Qua e là , le grandi macchie dei cimiteri , dei giardini e dei parchi ; isole verdi in quell ' oceano . Lontano , all ' orizzonte , a traverso a brume violacee leggerissime , contorni incerti di vasti sobborghi fumanti , dietro i quali non si vede più , ma s ' indovina ancora Parigi ; da un ' altra parte , altri sobborghi enormi , affollati sulle alture , come eserciti pronti a discendere , pieni di tristezze e di minaccie ; a valle della Senna , in una chiarezza un po ' velata , come in un vasto polverio luminoso , a tre miglia da noi , le architetture colossali e trasparenti del Campo di Marte . Che belli slanci vertiginosi dello sguardo da Belleville a Ivry , dal bosco di Boulogne a Pantin , da Courbevoie al bosco di Vincennes , saltando di cupola in cupola , di torre in torre , di colosso in colosso , di memoria in memoria , di secolo in secolo , accompagnati , come da una musica , dall ' immenso respiro di Parigi ! Povero e caro nido della mia famigliuola , dove sei ? Poi il mio amico mi disse : - Ridiscendiamo nell ' inferno - e tornammo a tuffarci nell ' oscurità dell ' interminabile scala a chiocciola , dove un rintocco inaspettato della grande campana di Luigi XIV ci fece tremare le vene e i polsi come un colpo di cannone . E ritornammo sui boulevards . Era l ' ora del desinare . In quell ' ora il movimento è tale da non poterne dare un ' idea . Le carrozze passano a sei di fronte , a cinquanta di fila , a grandi gruppi , a masse fitte e serrate che si sparpagliano qua e là verso le vie laterali , e par che escano le une dalle altre , come razzi , levando un rumore cupo e monotono , come d ' un solo enorme treno di strada ferrata che passi senza fine . Allora tutta la vita gaia di Parigi si riversa là da tutte le strade vicine , dalle gallerie , dalle piazze ; arrivano e si scaricano i cento omnibus del Trocadero ; le carrozze e la folla a piedi che viene dagli scali della Senna ; flutti di gente che attraversa la strada di corsa arrischiando le ossa , s ' accalca sui marciapiedi , assalta i chioschi da cui si spandono miriadi di giornali , si disputa le sedie davanti ai caffè e rigurgita all ' imboccatura delle strade . Si accendono i primi lumi . Il grande banchetto comincia . Da tutte le parti tintinnano e scintillano i cristalli e le posate sulle tovaglie bianchissime , distese in vista di tutti . Zaffate d ' odori ghiotti escono dai grandi restaurants , di cui si vanno illuminando le finestre dei piani superiori , lasciando vedere scorci di sale luccicanti e ombre di donne che guizzano dietro le tende di trina . Un ' aria calda e molle , come di teatro , si spande , pregna d ' odor di sigari d ' Avana , dell ' odore acuto dell ' assenzio che verdeggia in diecimila bicchieri , delle fragranze che escono dalle botteghe di fiori , di muschio , di vesti profumate , di capigliature femminili ; - un odore proprio dei boulevards di Parigi , misto di grand ' albergo e d ' alcova , - che dà alla testa . Le carrozze si fermano ; le cocottes dai lunghi strascichi discendono , fra due ali di curiosi , e spariscono come freccie nelle porte delle trattorie . Fra la folla dei caffè suonano le risa argentine e forzate di quelle che siedono a crocchio . Le « coppie » fendono audacemente la calca . La gente comincia a serrarsi , in doppia fila , alle porte dei teatri . La circolazione è interrotta ogni momento . Bisogna camminare a zig - zag , a passetti , respingendo dolcemente gomiti e toraci , fra una selva di cilindri e di gibus , fra i soprabiti neri , le giubbe , i gran panciotti spettorati e le camicie ricamate , badando sempre ai piedini e alle code , in mezzo a un mormorìo sordo , diffuso , affrettato , sul quale echeggiano i colpi sonori delle bottiglie stappate , dentro un polverìo finissimo che vien su da quel terribile asfalto che brucia i talloni alle ragazze . Non è più un andirivieni di gente ; è un ribollimento , un rimescolìo febbrile , come se sotto la strada divampasse una fornace immensa . È un ozio che pare un lavoro , una festa faticosa , come una smania e un timore di tutti di non arrivare in tempo a prender posto al gran convito . Il vastissimo spazio non basta più alla moltitudine nera , elegante , nervosa , sensuale , profumata , piena d ' oro e d ' appetiti , che cerca con tutti i sensi tutti i piaceri . E di minuto in minuto lo spettacolo si ravviva . Il via vai delle carrozze somiglia alla fuga disordinata delle salmerie d ' un esercito in rotta ; i caffè risuonano come officine ; all ' ombra degli alberi si stringono i dolci colloqui ; tutto s ' agita e freme in quella mezza oscurità , non ancor vinta dall ' illuminazione notturna ; e un non so che di voluttuoso spira nell ' aria , mentre la notte di Parigi , carica di follie e di peccati , prepara le sue insidie famose . Quello è davvero il momento in cui la grande città s ' impadronisce di voi e vi soggioga , se anche foste l ' uomo più austero della terra . È il lenocinio gallico del Gioberti . È una mano invisibile che v ' accarezza , una voce dolce che vi parla nell ' orecchio , una scintilla che vi corre nelle vene , una voglia impetuosa di tuffarvi in quel vortice , e d 'annegarvi...; passata la quale si va a desinare benissimo a due lire e settantacinque . E anche il desinare è uno spettacolo per chi si ritrova impensatamente , come accadde a noi , in una trattoria vasta e rischiarata come un teatro , formata d ' una sala unica , cinta d ' una larghissima galleria , dove si sfamano insieme cinquecento persone , rumoreggiando come una grande assemblea di buon umore . E dopo vien l ' ultima scena della meravigliosa rappresentazione cominciata alle otto della mattina in piazza della Bastiglia : la notte di Parigi . Ritorniamo nel cuore della città . Qui par che faccia giorno daccapo . Non è un ' illuminazione ; è un incendio . I boulevards ardono . Tutto il pian terreno degli edifizi sembra in fuoco . Socchiudendo gli occhi , par di vedere a destra e a sinistra due file di fornaci fiammanti . Le botteghe gettano dei fasci di luce vivissima fino a metà della strada e avvolgono la folla come in una polvere d ' oro . Da tutte le parti piovono raggi e chiarori diffusi che fanno brillare i caratteri dorati e i rivestimenti lucidi delle facciate , come se tutto fosse fosforescente . I chioschi , che si allungano in due file senza fine , rischiarati di dentro , coi loro vetri di mille colori , simili a enormi lanterne chinesi piantate in terra , o a teatrini trasparenti di marionette , danno alla strada l ' aspetto fantastico e puerile d ' una festa orientale I riflessi infiniti dei cristalli , i mille punti luminosi che traspaiono fra i rami degli alberi , le iscrizioni di fuoco che splendono sui frontoni dei teatri , il movimento rapidissimo delle innumerevoli fiammelle delle carrozze , che sembrano miriadi di lucciole mulinate dal vento , le lanterne porporine degli omnibus , le grandi sale ardenti aperte sulla strada , le botteghe che somigliano a cave d ' oro e d ' argento incandescente , le centomila finestre illuminate , gli alberi che paiono accesi ; tutti questi splendori teatrali , frastagliati dalla verzura , che lascia vedere ora sì ora no le illuminazioni lontane , e presenta lo spettacolo ad apparizioni successive ; tutta questa luce rotta , rispecchiata , variopinta , mobilissima , piovuta e saettata , raccolta a torrenti e sparpagliata a stelle e a diamanti , produce la prima volta un ' impressione di cui non si può dare l ' idea . Par di vedere un solo immenso fuoco d ' artifizio , che debba spegnersi improvvisamente , e lasciar tutta la città sepolta nel fumo . Sui marciapiedi non c ' è una riga d ' ombra ; ci si ritroverebbe una spilla . Tutti i visi sono rischiarati . Si vede la propria immagine riflessa da tutte le parti . Si vede tutto , in fondo ai caffè , sino agli ultimi specchi delle sale riposte , incisi dai diamanti delle belle peccatrici . Nella folla abbonda il bel sesso che di giorno pareva sopraffatto e disperso . Gli sguardi languidi e interrogativi s ' incrociano e gareggiano . Davanti a ogni caffè c ' è la platea d ' un teatro , di cui il boulevard è il palcoscenico . Tutti i visi sono rivolti verso la strada . Ed è curioso : fuor che le carrozze , non si sente nessun forte rumore . Si guarda molto e si parla poco , o a bassa voce , come per rispetto al luogo , o perchè la gran luce impone un certo riserbo . V ' è una specie di silenzio signorile . Andate innanzi , innanzi , sempre in mezzo a un incendio , tra una folla immobile e una folla seduta , e vi sembra di passare di salone in salone , in un immenso palazzo scoperto , o per un seguito di vastissimi patios spagnuoli , fra le pompe d ' una veglia , in mezzo a un milione di invitati , senza sapere quando arriverete all ' uscita , se pur c ' è un ' uscita . E intanto , passo passo , arrivate sulla piazza dell ' Opéra . E qui Parigi notturna vi fa uno dei suoi più bei colpi di scena . Avete dinanzi la facciata del Teatro , enorme e spudorata , risplendente di lampade colossali negli intercolonni elegantissimi ; dinanzi alla quale sboccano le vie Auber e Halévy ; a destra la gran fornace del boulevard degli Italiani ; a sinistra il boulevard infocato delle Cappuccine che si prolunga fra i due muri ardenti del boulevard della Maddalena ; e voltandovi , vedete tre grandi vie divergenti che v ' abbagliano come tre abissi luminosi : la via della Pace , tutta smagliante d ' ori e di gioielli , in fondo alla quale si drizza sul cielo stellato la mole nera della colonna Vendôme ; l ' Avenue dell ' Opéra inondata di luce elettrica ; la via Quattro settembre lucente di mille fiammelle ; e sette file continue di carrozze che vengono dai due boulevards e dalle cinque strade , incrociandosi furiosamente sulla piazza , e una folla che accorre e una folla che fugge , sotto una pioggia di luce rossa e di luce bianchissima , diffusa da grandi globi di cristallo spulito , che fan l ' effetto di ghirlande e di corone di lune piene , e colorano gli alberi , gli alti edifizi , la moltitudine , dei riflessi bizzarri e misteriosi della scena finale d ' un ballo fantastico . Qui proprio si prova per qualche momento una sensazione che somiglia a quella dell ' hasciss . Quella rosa di strade sfolgoranti , che conducono al Théâtre français , alle Tuileries , alla Concordia , ai Campi Elisi , che vi portano ciascuna una voce della gran festa di Parigi , che vi chiamano e che v ' attirano da sette parti come le entrate maestose di sette palazzi fatati , vi accendono nel cervello o nelle ossa il furore dei piaceri . Vorreste veder tutto ed esser da per tutto ad un tempo ; a sentire dalla bocca del grande Got l ' efface sublime dei Fourchambault a folleggiare a Mabille , a nuotare nella Senna , a cenare alla Maison dorée ; vorreste volare di palco scenico in palco scenico , di ballo in ballo , di giardino in giardino , di splendore in splendore , e profondere l ' oro , lo champagne e i bons mots , e vivere dieci anni in una notte . Eppure non è questo il più bello spettacolo della notte . Si va innanzi fino alla Maddalena , si svolta in Rue royale , si sbocca in piazza della Concordia , e là si lascia sfuggire la più alta e più allegra esclamazione di meraviglia che strappi Parigi dalle labbra d ' uno straniero . Non c ' è sicuramente un ' altra piazza di città europea dove la grazia , la luce , l ' arte , la natura , s ' aiutino così mirabilmente fra loro per formare uno spettacolo che rapisca l ' immaginazione . A primo aspetto non si raccapezza nulla , nè i confini della piazza , nè le distanze , nè dove si sia , nè che cosa si veda . È uno sterminato teatro aperto , in mezzo a uno sterminato giardino ardente , che fa pensare all ' accampamento illuminato di un esercito di trecento mila uomini . Ma quando si è arrivati nel centro della piazza , ai piedi dell ' obelisco di Sesostri , fra le due fontane monumentali , e si vede a destra , in mezzo ai due grandi edifizii a colonne del Gabriel , la splendida Via reale , chiusa in fondo dalla facciata superba della Maddalena ; a sinistra il ponte della Concordia che sbocca in faccia al palazzo del Corpo legislativo , imbiancato da un torrente di luce elettrica ; dall ' altra parte la vasta macchia bruna dei giardini imperiali , inghirlandati di lumi , in fondo a cui nereggiano le rovine delle Tuilerie ; e dalla parte opposta il viale maestoso dei Campi Elisi , chiuso dall ' arco altissimo della Stella , picchiettato di foco dalle lanterne di diecimila carrozze e fiancheggiato da due boschi sparsi di caffè e di teatri sfolgoranti ; quando s ' abbraccia con un sguardo le rive illuminate della Senna , i giardini , i monumenti , la folla immensa e sparsa che viene dal ponte , dai boulevards , dai boschetti , dai quais , dai teatri , e brulica confusamente da tutti i lati della piazza , in quella luce strana , fra i zampilli e le cascate d ' acqua argentata , in mezzo alle statue , ai candelabri giganteschi , alle colonne rostrali , alla verzura , nell ' aria limpida e odorosa di una bella notte d ' estate ; allora si sente tutta la bellezza di quel luogo unico al mondo , e non si può a meno di gridare : - Ah Parigi ! Maledetta e cara Parigi ! Sirena sfrontata ! È dunque proprio una verità che bisogna fuggirti come una furia o adorarti come una dea ? Di là ci spingemmo ancora nei giardini dei Campi Elisi , a girare fra i teatri a cielo aperto , i chioschi , gli alcazar , i circhi , i concerti , le giostre , per interminabili viali affollati , da cui si sentivano i suoni fragorosi delle orchestre , gli applausi e le risate delle vaste platee trincanti , e le voci in falsetto delle cantatrici di canzonette , delle quali si vedevano a traverso i cespugli le nudità opulente e gli abiti zingareschi , in mezzo allo splendore dei palchi scenici inquadrati fra le piante . E volevamo andare sino in fondo . Ma più s ' andava innanzi , più quel baccanale notturno s ' allargava e s ' allungava ; dietro a ogni gruppo d ' alberi saltava fuori un nuovo teatro e una nuova luminaria , ad ogni svolto di viale ci trovavamo in faccia a una nuova baldoria ; e d ' altra parte il mio buon Giacosa mi domandava grazia da un pezzo , con voce lamentevole , dicendomi che gli occhi gli si chiudevano e che la testa non gli si reggeva più sulle spalle . Allora si ritornò in piazza della Concordia , si restò un momento in contemplazione davanti a quella meraviglia di via di Rivoli , rischiarata per la lunghezza di due miglia come una sala da ballo , e si rientrò a mezzanotte sonata nei boulevards , ancora risplendenti , affollati , rumorosi , allegri come sul far della sera , come se la giornata ardente di Parigi cominciasse allora , come se la grande città avesse ucciso il sonno per sempre e fosse condannata da Dio al supplizio d ' una festa eterna . E di là trasportammo le nostre salme all ' albergo . Ecco come passò il nostro primo giorno a Parigi . UNO SGUARDO ALL ' ESPOSIZIONE La prima volta che entrai nel recinto dell ' Esposizione dalla parte del Trocadero , mi fermai qualche minuto in mezzo al ponte di Jena per cercare una similitudine , che rendesse ai miei lettori futuri un ' immagine fedele di quello spettacolo . E mi venne in mente di paragonare il senso che si prova entrando là dentro , a quello che si proverebbe capitando in una gran piazza dove da una parte sonassero le orchestre del Nouvel - Opéra e dell ' Opéra - Comique , dall ' altra le bande di dieci reggimenti , e nel mezzo tutti gli strumenti musicali della terra , dal nuovo pianoforte a doppia tastiera rovesciata fino al corno e al tamburino dei selvaggi , accompagnati dai trilli in falsetto di mille soprani da cafè chantant , dallo strepito d ' una grandine di petardi e dal rimbombo lontano del cannone . Non è una similitudine da Antologia ; ma dà un ' idea della cosa . Infatti , arrivando sul ponte di Jena , si sente il bisogno di chiuder gli occhi per qualche momento , come arrivando su quella piazza si sentirebbe il bisogno di tapparsi le orecchie . Si resta nello stesso tempo meravigliati , stizziti , confusi e esilarati ; che so io ? - incerti fra l ' applauso e la scrollata di spalle , fra l ' ammirazione e la delusione ; in una di quelle incertezze in cui , per solito , dopo aver lungamente meditato , si prende la risoluzione di accendere il sigaro . Figuratevi , da una parte , sopra un ' altura , quell ' enorme spacconata architettonica del palazzo del Trocadero , con una cupola più alta di quella di San Pietro , fiancheggiata da due torri che arieggiano il campanile , il minareto ed il faro ; con quella pancia odiosa e quelle due grandi ali graziosissime , colle sue cento colonnine greche , coi suoi padiglioni moreschi , coi suoi archi bizantini ; colorito e decorato come una reggia indiana , da cui precipita un torrente d ' acqua in mezzo a una corona di statue dorate : - un arco d ' anfiteatro immenso che corona l ' orizzonte e schiaccia intorno a sè tutte le altezze . Dalla parte opposta , a una grande distanza , rappresentatevi quell ' altro smisurato edificio di vetro e di ferro , dipinto , stemmato , dorato , imbandierato , scintillante , coi suoi tre grandi padiglioni trasparenti , colle sue statue colossali , colle sue sessanta porte , maestoso come un tempio e leggiero come una sola immensa tenda d ' un popolo vagabondo . Fra questi due enormi edifizi teatrali , raffiguratevi quel gran fiume e quel gran ponte ; e a destra e a sinistra del fiume , un labirinto indescrivibile d ' orti e di giardini , di roccie e di laghi , di salite , di discese , di grotte , d ' acquarii , di fontane , di scali , di viali fiancheggiati da statue : una miniatura di mondo ; una pianura e un ' altura su cui ogni popolo della terra ha deposto il suo balocco ; un presepio internazionale , popolato di botteghe e di caffè africani ed asiatici , di villini , di musei e d ' officine , in mezzo alle quali una piccola città barbaresca alza i suoi minareti bianchi e le sue cupole verdi , e i tetti chinesi , i chioschi di Siam , le terrazze persiane , i bazar di Egitto e del Marocco , e innumerevoli edifizi di pietra , di marmo , di legno , di vetro , di ferro , di tutti i paesi , di tutte le forme e di tutti i colori , sorgono l ' uno accanto all ' altro e l ' un sull ' altro , formando come un modellino di città cosmopolita , fabbricata , per esperimento , dentro a un gran giardino botanico , per esser poi rifatta più grande . Rappresentatevi questo spettacolo e la popolazione stranissima di venditori e di guardiani che lo anima : tutti quei neri ambigui , quegli arabi impariginati , quell ' orientalume ritinto , quell ' Africa da comparsa , quell ' Asia da camera ottica , tutta quella barbarie ripulita , inverniciata e messa in vetrina col nastrino rosso al collo ; e quell ' inesauribile folla nera di curiosi che girano lentamente , coll ' andatura stracca e gli occhi languidi , guardando da tutte le parti senza saper dove battere il capo .... Ebbene ? Che cosa dirne ? Non ci manca che il teatrino di Guignol . È un grande Broeck assai più bello , senza dubbio , e più svariato di quello d ' Olanda ; una bella enciclopedia figurata per i ragazzi studiosi : proprio da far domandare se è da vendere prima che il 1879 butti in aria ogni cosa con un gran colpo di scopa ; uno spettacolo unico al mondo , veramente ; immenso , splendido e bruttino , che innamora . Il primo senso schietto di meraviglia si prova entrando nel vestibolo del palazzo del Campo di Marte . Par d ' entrare in una enorme navata di cattedrale scintillante d ' oro e innondata di luce . È più lungo d ' un terzo della navata maggiore di San Pietro , e l ' Arco della Stella potrebbe ripararsi sotto le volte dei suoi padiglioni senza urtarvi la fronte . Qui si comincia a sentire il ronzio profondo della folla di dentro , che somiglia a quello d ' una città in festa . La gente si aggruppa intorno alla statua equestre di Carlo Magno , davanti al tempietto classico delle porcellane di Sévres , ai piedi dell ' altissimo trofeo del Canadà , che s ' innalza all ' estremità del vestibolo come un ' antica torre d ' assedio , e una doppia processione sale e scende per le scale di quel bizzarro palazzo indiano , sostenuto da cento colonnine e coronato da dieci cupole , nel quale bisogna entrare assolutamente per accertarsi che non c ' è una nidiata di principessine dell ' Indostan da rapire . Un gruppo di curiosi affascinati circonda la vetrina dei diamanti reali d ' Inghilterra , fra i quali scintilla sopra un diadema il Kandevassy famoso , del valore di tre milioni di lire , abbagliante e perfido come la pupilla fissa d ' una fata , che nello stesso punto vi arda il cuore e vi danni l ' anima . Ma tutto è oscurato dai tesori favolosi delle Indie , da quel monte di armature , di coppe , di vassoi , di selle , di tappeti , di narghilè , sfolgoranti d ' oro , d ' argento e di gemme , che fan pensare alle ricchezze d ' una di quelle regine insensate delle leggende arabe , dai capricci immensi e inesorabili , che stancano le bacchette onnipotenti dei genii . E veramente quando si pensa che son tutti doni spontanei di principi o di popoli , ci si crede , senz ' alcun dubbio ; ma si guarda intorno involontariamente , con una vaga idea di trovar là , a ' piedi della statua equestre del principe di Galles , tutti i donatori scamiciati e legati . E si pensa pure , qualche volta , se in tutto quel tratto di vestibolo pieno di tesori , compreso fra il palazzo indiano e la statua del principe , accatastandoli bene dal pavimento alla volta , pigiandoli , non lasciandoci nemmeno un piccolissimo vano , ci starebbe la metà degli scheletri dei morti di fame nelle Indie al tempo dell ' ultima carestia . Dato uno sguardo al vestibolo , m ' affacciai subito con viva curiosità alla porta interna che dà sulla via delle nazioni Sì , è un po ' una cosa da teatrino , ma bella ; un grazioso scherzo combinato da venti popoli , ingegnosamente ; mezzo mondo veduto di scorcio ; la via d ' una grande città di là da venire , in un tempo di fratellanza universale , quando saranno sparite le patrie . A primo aspetto non sembra che una splendida bizzarria , e si pensa che il mondo ha avuto un quarto d ' ora di buon umore . Tutta quella linea così mattamente spezzettata di tetti acutissimi , di torricciuole gotiche , di chioschetti e di campanili , di guglie e di piramidi , quella fuga di facciate di colori vivissimi , lucenti di mosaici e di dorature , ornate di stemmi , decorate di statue , coronate di bandierine che s ' aprono in colonnati ed in portici e sporgono in terrazze a balaustri , in balconi vetrati , in loggie aeree , in scale esterne e in gradinate , fra aiuole di fiori e zampilli di fontane ; quella fila di villini , di reggie , di chiostri , di palazzine , dei quali non si riconosce subito nè la nazionalità nè lo stile , non destano da principio che un senso di confusione piacevole , come il frastuono allegro d ' una festa . Ma dopo la prima corsa , quando si son riconosciuti gli edifizi , lo spettacolo muta significato . Allora da ognuna di quelle facciate esce un ' idea , l ' espressione di un sentimento diverso della vita , e come un soffio d ' aria d ' un altro cielo e d ' un altro secolo , che bisbiglia nomi d ' imperatori e di poeti , e porta il suono di musiche lontane , piene di pensieri e di memorie . E fanno una impressione strana tutti quei belli edifizi muti e senza vita . Pure che dentro vi si prepari qualche cosa , e che al sonare di mezzogiorno , come da tante cassette di orologi , debbano affacciarsi improvvisamente a tutte quelle finestre e a tutte quelle porte , e correre lungo le balaustrate , castellani inglesi e borgomastri fiamminghi , girolamiti del Portogallo e sacerdoti dell ' Elefante bianco , mandarini e sultane , e ateniesi del tempo di Pericle e gentildonne italiane del quattordicesimo secolo , e fatte le loro riverenze automatiche , rientrare alla battuta dell ' ultim ' ora . La via è lunghissima . Stando a metà si vede appena in fondo , confusamente , la facciata rossa e bianca dei Paesi Bassi e la ricchissima porta claustrale del Portogallo , accanto alla quale i piccoli Stati africani ed asiatici aggruppano le loro bizzarre architetture variopinte , schiacciate dall ' edifizio elegante ed altiero dell ' America del Sud . Più in qua signoreggia il palazzo del Belgio , severo e magnifico , colle sue belle colonne di marmo scuro , dai capitelli dorati ; e fra il Belgio aristocratico e la Danimarca pensierosa , fa capolino timidamente , come una prigioniera , la piccola Grecia bianca e gentile . Alcune facciate par che abbiano un senso politico . La Svizzera slancia innanzi bruscamente , con una specie d ' insolenza democratica , il suo enorme tetto bernese accanto alla mole giallastra della santa Russia , che affetta la superbia minacciosa d ' un castello imperiale . Fra il lungo porticato austriaco e la faccia nera e fantastica della China , s ' alza la Spagna arabescata e dorata dei Califfi ; e fanno uno strano senso , dopo le due casette semplici e quasi melanconiche della Scandinavia , le arcate teatrali d ' Italia , messe in rilievo dalle tende purpuree ; dietro alle quali salta fuori inaspettatamente la facciata rustica del Giappone colle sue grandi carte geografiche piene di pretensione scolaresca . E finalmente , più vicino all ' entrata , dan nell ' occhio gli Stati Uniti sdegnosi , che non vollero prender parte alla gara , contentandosi di esporre fieramente i loro cinquanta stemmi repubblicani sopra una piccola casa bianca e vetrata , accanto alla quale s ' alzano i cinque edifizi graziosi dell ' Inghilterra . Una folla di stranieri che vanno e vengono , tutti col viso rivolto dalla stessa parte , cercando curiosamente l ' immagine della patria , e riconoscendola con un sorriso , dà a questa strana via un aspetto amabile d ' allegrezza , e come un ' aria di pace e di cortesia , che mette il desiderio di distribuire strette di mano da tutte le parti , e di fondare un giornaletto settimanale per intimare il disarmo dell ' Europa . Per prima cosa entrai nell ' immenso palazzo coperto delle « sezioni straniere » e mi trovai in mezzo al magnifico disordine dell ' Esposizione d ' Inghilterra . Qui la prima idea che passa per il capo è di voltar le spalle e di tornarsene a casa . Il primo giorno si passa fra tutte quelle meraviglie inglesi con una indifferenza di cretini . Si gira per un pezzo in mezzo ai cristallami purissimi , alle ceramiche , alle orerie , ai mobili , a oggetti d ' arte improntati delle ispirazioni di tutti i tempi o di tutti i popoli ; frutti dell ' ingegno e della pazienza , che riuniscono la bellezza e l ' utile , e accusano il lusso severo d ' un ' aristocrazia straricca e fedele alle sue tradizioni , e l ' osservazione variatissima di un popolo sparso per tutta la terra ; e qui si sente l ' aria delle grandi officine di Manchester , là si vive un istante in un castello delle rive del Tamigi , più in là spira la poesia intima e quieta dell ' home modesto , che aspetta la fortuna dal navigatore lontano . Si passa fra le grandi alghe marine del Capo di Buona Speranza , fra i canguri e gli eucalipti di Victoria e della Nuova Galles , fra i minerali di Queensland , fra i gioielli bizzarri dell ' Australia del Sud , tra un ' esposizione interminabile di flore , di faune , di industrie e di costumi di tutte le colonie dell ' immenso regno , e non s ' è ancora arrivati in fondo che s ' è già fatto cento volte col pensiero il giro del globo , e s ' è sazii . Ma ogni cambiamento di « sezione » fa l ' effetto di una rinfrescata alla fronte . Cento passi più in là , è un altro mondo . Vi trovate improvvisamente davanti a uno spettacolo nuovissimo . È da ogni parte un sollevarsi e un abbassarsi di letti chirurgici , un allargarsi e un restringersi di sedie , che sembravan vive , per le operazioni oculistiche ; un girar di tavole anatomiche , un aprirsi di dentiere , un alzarsi di ferri minacciosi e feroci , uno scricchiolio e uno scintillamento che mette freddo nelle ossa . Non c ' è bisogno di chiedere in che parte del mondo ci si trovi . L ' oreficeria solida , i vasi enormi d ' argento , gli orologi dei minatori della California , i trofei delle ascie di Boston , i congegni elettrici , le carte monetate , le vetrine irte di ferro e le mitragliatrici formidabili ; una certa fierezza poderosa e rude di cose utili , annunzia l ' esposizione degli Stati Uniti , non so se rallegrata o rattristata da una musica fragorosa d ' organi , d ' armonium e di pianoforti , la quale seconda mirabilmente le divagazioni della fantasia in mezzo ai mille oggetti che ricordano le lotte e i lavori immani dei coloni nelle solitudini del nuovo mondo . Ma un nuovo spettacolo cancella subito questa impressione violenta , La ricchezza dei legni scolpiti delle vetrine annunzia il paese delle grandi foreste , e mille immagini rammentano la dolce tristezza dei bei laghi coronati di montagne irte di pini e bianche di neve . In mezzo ai prodotti delle miniere di Falum e ai blocchi di nikel , si alzano i trofei di pelliccie , circondati di teste d ' orsi , di lontre e di castori ; le stufe colossali , le piramidi nere di bottiglie sferiche , i pattini , i cordami , e i grandi mucchi di fiammiferi svedesi ; ai quali succedono le ceramiche in cui brilla un riflesso pallido dei mari boreali , e i mille oggetti scolpiti dai contadini norvegi nelle veglie interminabili delle notti d ' inverno . Immagini e colori che presentano tutti insieme un gran quadro malinconico , nel quale matte appena un sorriso la bianchezza argentea delle filigrane di Cristiania , come uno spiraglio sereno in un cielo rannuvolato . Lo spiraglio però s ' allarga improvvisamente all ' uscire dalle sale della Scandinavia , e alle brume boreali succede in un batter d ' occhio l ' ampio sereno immacolato di un cielo primaverile ; un popolo di statue candide , uno sfolgorìo diffuso di cristalli , un luccichio di sete e di musaici , un riso di colori e di forme , davanti a cui tutti i visi si rischiarano , tutti i cuori s ' allargano , e tutte le bocche dicono : - Italia - prima che gli occhi ne abbiano letto l ' annunzio . È un vero colpo di scena , al quale segue immediatamente un altro non meno meraviglioso . Passate la soglia d ' una porta : avete fatto un viaggio di mare di due mesi . Siete in un altro emisfero . Vi trovate dinanzi a un ideale artistico nuovo , che urta e scompiglia violentemente tutte le immagini che vi si sono affollate nel capo fino a quel punto ; in mezzo a visi esotici , a oggetti strani , a combinazioni inaspettate di colori , a prodotti bizzarri d ' industrie enigmatiche , che mandano profumi sconosciuti , e destano a poco a poco , oltre la curiosità , un ' ammirazione accresciuta di non so che simpatia intima , come di natura . È il Giappone , la Francia dell ' Asia , che espone i suoi vasi colossali dipinti su fondo d ' oro , i salotti arredati di mobili di porcellana , i quadri di seta ricamati a uccelli e a fiorami , le intarsiature d ' avorio , di lacca e di bronzo , e mille piccole meraviglie innominabili ; e in ogni cosa quella nitidezza cristallina , quella perfezione disperata delle minuzie , quella finezza aristocratica di colori , quell ' ingenuità gentile d ' immaginazione femminea , che è l ' impronta propria e indimenticabile dell ' arte sua . Il Giappone prepara alla China ; ma è in ogni modo un gran salto . Alla musica dei colori succede il tumulto , al grazioso il grottesco , al finito il tormentato , alla varietà la confusione , al capriccio la follia . Al primo entrare , la vista rimane offesa . In mezzo ai mobili di mille forme sconosciute , di legno di rosa o di legno di ferro , intarsiati di avorio o di madreperla , cesellati con una pazienza prodigiosa , si rizzano i baldacchini purpurei , i paraventi dipinti di giardini misteriosi , i parafuochi ricamati di farfalle argentee e di uccelli dorati , le pagode a sette piani coperte di chimere e di mostri , i chioschi snelli dai tetti arrovesciati e frangiati , su cui spenzolano dalla vôlta le enormi lanterne fantastiche , simili a tempietti aerei d ' oro e di corallo , fra le pareti coperte di grandi stendardi di seta gialla ornati di caratteri cabalistici di velluto nero ; dai quali , abbassando lo sguardo , si ritrovano le portantine delle dame , i bottoni dei mandarini , le scarpette ricurve , le pipe da oppio , le bacchettine da riso , i bizzarri strumenti di musica , e immagini della vita chinese d ' ogni tempo e d ' ogni ceto , che appagano cento curiosità , svegliandone mille , e metton la testa in tumulto . Ah ! come si riposa l ' occhio e la mente uscendo dalla porta rossa di Pekino ! Par di tornare nella propria patria , in mezzo ai fratelli e agli amici . Siviglia canta , Granata sorride , Barcellona lavora . Alla prima occhiata riconosco le mie belle amiche dei venticinque anni . Ecco la chitarra di Figaro , ecco i pugnali di Toledo , ecco le mantiglie insidiose , le scarpettine calamitate , i ventagli che parlano , i bustini che fanno scattare le braccia , le stoffe pittoresche della Catalogna e dell ' Andalusia , e i vasi moreschi , e i ricami di seta dei chiostri antichi , e gli svelti fantaccini di Espartero e di Prim , che drizzano i loro graziosi cappelletti alla Ros in mezzo ai cannoni che fulmineranno il terzo esercito di don Carlos . Ma è una visione fuggitiva . Passano i Pirenei , passano le Alpi ; uno scintillio diffuso di cristallami , che mandano riflessi di tutti i metalli e di tutte le perle , fra cui brilla da ogni parte il widerkomme verde , stemmato e coronato , annunzia la Boemia . Si va innanzi fra la mostra splendida dell ' orologeria viennese e i ricchi mobili improntati del gusto del cinquecento e del gusto nuovissimo , sposati graziosamente ; a traverso a un museo di pipe splendide , in mezzo a mucchi di saponi del Danubio , dell ' apparenza di formaggi e di frutti , fra i tessuti di vetro e i prodotti delle miniere d ' Ungheria , che mostra la novità preziosa del suo opale nero ; e poi .... dove si riesce ? Siamo nell ' estremo settentrione o nell ' estremo oriente ? Si può credere l ' uno e l ' altro . Son due spettacoli in uno . Di qua , le pietre preziose della Siberia , i grandi blocchi di malachite dell ' Ural , gli orsi bianchi , e la volpe azzurra , le stufe enormi , le stoffe porporine di Mosca , mille scene dipinte della vita russa , intima e grave , e saggi ingegnosi di nuovi metodi d ' insegnamento , che rivelano una cultura fiorente ; di là , i vestiarii briganteschi e splendidi del Caucaso , i pugnali e i gioielli barbarici , e un barlume del cielo di Tartaria e un riflesso del sole di Persia ; e poi l ' oreficeria e la ceramica dall ' impronta bizantina , fra cui brillano i grandi piatti di mosaico a fondo d ' oro , nuova gloria di Mosca : una esposizione varia e tumultuosa che conduce il pensiero a salti , d ' oggetto in oggetto , dalle rive della Vistola alla muraglia della China , e lascia quasi sgomenti dinanzi all ' immagine dell ' Impero smisurato e deforme . Improvvisamente un alito d ' aria montanina vi porta una vaga fragranza d ' Italia , e vi ritrovate in mezzo a mille cose e a mille colori famigliari al vostro sguardo . La Svizzera c ' è tutta , verde , fresca , nevosa , vigorosa , ricca e contenta . Ginevra ha mandato i suoi orologi , Neufchâtel i suoi gioielli , Choume le sue maioliche , Glaris le sue indiane , Zurigo le sue sete , Interlaken le sue sculture , Vevey i suoi sigari , e San Gallo e Appenzel hanno riempito una vasta sala dei loro ricami insuperabili , davanti a cui s ' accalca una folla meravigliata . Ma di qui s ' intravvede già , nelle sale vicine , l ' arte e la splendidezza d ' un popolo più fine e più opulento . Qui decorazioni d ' appartamenti principeschi , pulpiti e seggioloni di cori , prodigiosamente scolpiti , che si riflettono nei palchetti intarsiati e negli specchi colossali , in mezzo ai bronzi e ai pianoforti ; e una ceramica superba che riproduce i grandi capolavori della pittura nazionale . Le trine di Malines riempiono della loro grazia aerea ed aristocratica una sala affollata di signore che gettan lampi dagli occhi . Dalle pareti pendon le tappezzerie istoriate d ' Ingelmunter , le belle armi di Lièges , vicino alle sculture in legno di Spa e ai prodotti metallurgici della Vecchia montagna ; dopo i quali si può prendere un po ' di respiro in un gabinetto di Re Leopoldo , scolpito in legno di quercia , che fa sinceramente desiderare , per un ' oretta al giorno , la corona del Belgio . E poi un contrasto curiosissimo : le esposizioni di due paesi profondamente diversi , che par che si guardino l ' un l ' altro , stupiti di trovarsi di fronte . Figuratevi da una parte le pelli degli orsi bianchi uccisi dai navigatori danesi in mezzo ai ghiacci polari , dall ' altra i tappeti fatti a mano dalle belle fanciulle brune nei villaggi irradiati del Peloponneso ; di qui i legni della foresta di Dodona , di là gli zoccoli delle grosse contadine di Fionia ; a destra i marmi delle miniere del Laurium , che rammentano le glorie dello scalpello antico ; a sinistra le reti dei pescatori del Baltico , che fanno sentire nella mente echi lontani di canzoni pie e melanconiche ; e dirimpetto alle immagini degli oggetti ritrovati negli scavi delle terre famose , di fronte alla poesia delle rovine immortali e delle ceneri glorificate dal mondo , i visi pacati , i costumi semplici , le feste patriarcali di un popolo grave e paziente , industrioso ed economo , che ispira l ' amore del lavoro tranquillo e della vita oscura e raccolta . Di là dalla Danimarca , s ' apre un nuovo infinito orizzonte , dinanzi al quale il visitatore si arresta , e gli balenano alla mente i pampas sterminati , le tempeste di sabbia , i nembi di cavallette , gli armenti innumerevoli , i viali deserti fiancheggiati da monumenti titanici di pietra , e le foreste senza fine e le immense valli solitarie su cui sorge appena l ' aurora della vita umana , e qua e là , dietro un velo di nebbia , faccie mostruose e stupefatte , di Incas , che tendon l ' orecchio agli squilli vittoriosi della civiltà che s ' avanza . Qui è un labirinto di sale e di gallerie , che vi conducono dal Perù all ' Uraguay , dall ' Uraguay a Venezuela , a Nicaragua , al Messico , a San Salvador ad Haiti , alla Bolivia , tra i mobili di Buenos Ayres e gli abbigliamenti delle signore di Lima , fra i cappelli di foglie di sen , le stoffe d ' alpaga e i tappeti di lama , in mezzo alle canne di zucchero , ai bambù , alle liane , alle scaglie di coccodrillo , agl ' idoli informi , alle memorie dei primi conquistatori ; fin che il quadro selvaggio e grandioso , che vi riempie di pensieri solenni , s ' interrompe bruscamente fra i mille colori ridenti e i mille ninnoli puerili d ' un bazar musulmano , da cui , fra due pesanti cortine , s ' intravvedono le pareti misteriose d ' un arem . Eccovi a Tunisi . E oramai , per un pezzo , non uscirete dai paesi « prediletti dal sole » . Ecco le graziose decorazioni moresche dell ' impero dei Sceriffi , accanto al quale la Persia mostra i suoi tappeti regali e le sue ricche armi damascate . Poi un piccolo gruppo di paesi semifavolosi , e un visibilio di cose indescrivibili , che mi par di aver viste sognando : Annam coi suoi mobili grotteschi e coi suoi ventagli incredibili ; Bankok coi suoi strumenti d ' una musica dell ' altro mondo e colle maschere mostruose dei suoi attori drammatici ; Cambodge .... Ah ! è bravo chi si ricorda di Cambodge . E dopo la favola vien la barzelletta , gli stati putti , i nani della festa , che si rizzano l ' uno sulle spalle dell ' altro , in Via delle nazioni , per parer di statura : Monaco che offre una tavola , Lussemburgo che mostra dei banchi di scuola , Andorre che presenta le sue leggi , San Marino che fa vedere una macchinetta . Qui l ' Esposizione volge un poco all ' ameno . Ma si ripiglia immediatamente , ricca e severa , colle arcate del chiosco di Belem e colle mura dell ' abbazia di Bathala , fra i modelli dell ' antica architettura portoghese sopravvissuta al terremoto famoso , negli splendidi vasi moreschi , nelle sculture in legno , nelle belle stuoie di Lisbona e nelle innumerevoli figurine d ' argilla dipinte , che rivelano tipi , foggie e costumi , e vi fanno vivere un ' ora nella città di Camoens in via do Chiado a al paseio don Pedro de Alcantara , in mezzo ai fidalgos , ai marinai , ai toreros , e ai tagliacantoni inferraiolati e alle belle ragazze brune del Bairro alto . E finalmente lo spettacolo cambia per l ' ultima volta . Si rientra nella nebbia del settentrione in mezzo a un popolo ben coperto e ben pasciuto , che trinca , fuma e lavora , col corpo e coll ' anima in pace , e qui si ritrovano le sue dighe e i suoi canali , le sue stanzine piene di comodi , le sue grosse massaie , le sue tavole apparecchiate , i mercati e le scuole , i ponti e le slitte : tutta l ' Olanda , umida e grigia , nella quale termina il mondo e la visione faticosa svanisce . Usciti di qui , è bene scappare , se si può , a prender le doccie nella più vicina casa di bagni , e poi si ritorna per vedere « la sezione francese . » Fatto il conto , è una passeggiata di ottomila passi . Son circa duecento sale , varie di colore e di gradazione di luce , ma quasi tutte rischiarate da una luce soave , in cui l ' occhio si riposa . Ora par d ' essere in una reggia , ora in un museo , ora in una chiesa , ora in un ' Accademia . La Francia si prese , in spazio , la parte del leone ; ma seppe mostrarsene degna . Una delle mostre più belle è quella dei cristallami , in una vastissima sala bianca e azzurrina , che attira gli sguardi da tutte le parti . È una foresta di cristallo inondata di luce , un palazzo di ghiaccio traforato e niellato , tutto trasparenza e leggerezza , nel quale brillano i colori di tutti i fiori e di tutte le conchiglie , e lampeggia l ' oro e l ' argento , fra un barbaglio diffuso di scintille diamantine e un ' incrociamento d ' iridi infinite , che fa socchiudere gli occhi . Lascio ad altri la descrizione dei grandi lampadarii dalle miriadi di prismi , dei candelabri e dei vasi cesellati , delle bottiglie e delle tazze elegantissime color di cielo , di sangue e di neve , delle imitazioni di Murano del Baccarat o dei famosi vetri , smaltati del Broccard . Io mi ristringo ad esprimere una matta ammirazione per la leggerezza miracolosa dei servizi da tavola di Clichy , fabbricati proprio per un banchetto di regine di diciott ' anni , bionde e sottili come creature d ' un sogno . Ah ! detesto il grosso banchiere che metterà quella grazia davanti ai suoi grossi amici della Borsa , sulla mensa del giorno di Natale ! I tesori più preziosi dell ' Esposizione son quasi tutti là presso . Fatti pochi passi , si arriva nello scompartimento dei gioielli , che è un solo enorme scrigno , che contiene ottanta milioni di lire in perle e in diamanti ; pieno di rarità bizzarre e di lavori meravigliosamente delicati , da far desiderare a un osservatore onesto d ' aver le mani legate ; e nelle sale dell ' oreficeria , in mezzo ai vasi e alle statuette da salotti reali , alle posate d ' oro , agli altari sfolgoranti , a mille piccoli capolavori da grandi borse che metterebbero il furore del lusso casalingo in un Arabo del deserto . Arrivati là s ' è chiamati in un ' altra parte da una musica strana . È un gran numero di uccelli meccanici , che fischiano , pigolano e trillano , aprendo il becco e dimenando graziosamente la testa e la coda , per annunziare l ' esposizione dell ' orologeria ; nella quale son raccolti i più bei lavori dei quarantamila operai di Besançon , dagli orologi microscopici che si possono spedire alla fidanzata nella busta d ' una lettera , ai macchinoni che vi suonano a festa l ' ora dei dolci appuntamenti coi rintocchi d ' una campana da cattedrale . Quasi tutti gli scompartimenti sono preannunziati da qualche cosa . Arrivati a un certo punto , sentite un fracasso Indemoniato d ' organi , di clarini , di violoncelli , di trombe , che sembra un ' orchestra di pazzi : è l ' esposizione degli strumenti di musica . Passate per le sale delle tappezzerie e dei tappeti , decorate di nero : a un tratto un ' aria infocata vi soffia nel viso , la decorazione si fa rossa di fiamma , vi ritrovate in mezzo ai forni , ai fornelli , ai cammini , alle cucine a gaz , alle lampade fotoelettriche , ai caloriferi e alle stufe che allungano in tutte le direzioni le loro gigantesche braccia nere , e danno alla sala l ' aspetto cupo d ' un ' officina . Ma qui vi sentite già dare al capo un misto di profumi femminei , che vi mettono in ribollimento l ' immaginazione , e un passo più là siete nell ' esposizione seducente delle profumerie , splendida di mille colori , dove , chiudendo gli occhi , sognate in un minuto secondo tutti i peccati mortali di Parigi , Questi contrasti son frequentissimi . Girate , per esempio , nello scompartimento del così detto article de Paris , pieno di cofanetti , di pettini , di canestrini , di scrignetti , d ' infiniti ninnoli graziosi e preziosi , che esprimono tutte le più raffinate mollezze della vita signorile , e già vi sentite come viziati da mille desiderii da bellimbusto e da donnetta : ecco tutt ' a un tratto una raffica brutale di vento oceanico e un coro di voci rudi e sinistre , che vi dà una scossa alle fibre . Siete entrati in una vasta sala decorata selvaggiamente di reti e di cordami enormi , in mezzo ai prodotti delle colonie francesi , tra le lancie e le freccie , tra gli uccelli strani e i feticci mostruosi , tra i bambù della Martinica e i piedi d ' elefante della Cocincina ; tra i vegetali del Senegal e i lavori dei deportati della Nuova Caledonia ; tra mille cose che vi raccontano storie di fatiche , di dolori e di pericoli , da cui uscite pensierosi e ritemperati . Di qui ritornate nella civiltà , fra le meraviglie della ceramica , in una sala che presenta l ' aspetto di una galleria di quadri ; nella quale si vedono gli appassionati senza quattrini cogli occhi fuor della testa . Qui c ' è la varietà e la ricchezza d ' un industria fiorente , piena di speranze e d ' ardimenti , a cui sorride la fortuna : imitazioni dell ' antico , tradizioni ringiovanite , vittorie nuove dell ' arte , come lo smalto a fondo d ' oro e il rosso ottenuto mirabilmente ; busti e statue , paesaggi , figurine , fiori , ritratti , d ' un colorito fresco e possente , che paiono pitture ad olio ; le pareti coperte di terre cotte , di porcellane , di lave smaltate , di cammini altissimi , e d ' ogni sorta di decorazioni colossali , che promettono alla nuova ceramica uno splendido avvenire di conquiste sull ' architettura ; già incominciate , di fatto , nel palazzo stesso dell ' Esposizione . Poi vengono le regioni che s ' attraversano di corsa ; selve di lame sguainate e irte , e file di sale in cui non son che fili e tessuti ; dove grazie alla solitudine , potete prendere l ' andatura libera del viandante dalle ossa rotte . Improvvisamente vi fermate davanti alla magnificenza delle sete : sete di tutti i colori e di tutti i disegni , antiche e nuove , fra cui risplendono quelle ricamate d ' oro e d ' argento , che piglieranno la via dell ' Oriente , per esser tagliate in caffettani e in calzoncini per le belle donne degli arem . Qui , per le signore , comincia il regno della tentazione . Le più riserbate non riescono a padroneggiarsi . È una cosa amenissima vedere gli sguardi languidi , sentire i sospiri amorosi e le esclamazioni irresistibili di meraviglia , che suonano dinanzi a quelle vetrine . S ' entra nelle sale delle trine , dove c ' è il lavoro di cinquecento mila mani di donna ; veli e gale da imperatrici , che si manderebbero in aria con un soffio , quadri di pizzo pieni di figurine aeree , ombrellini e ventagli che paion fatti di ragnateli , e ricami di fata , vere pitture dell ' ago , che farebbero domandare su due piedi , come un re delle Mille e una notte , la mano della ricamatrice incognita , a rischio di legarsi a un rosticcio . Poi si capita in un giardino d ' Andalusia nei primi giorni di maggio , in mezzo alle penne e ai fiori ; e di là fra i vestimenti dei due sessi , da cacciatore e da amazzone , da ballo , da bagno , da nozze , da morte , pei ministri , per le commedianti e pei putti ; meraviglie d ' eleganza e di gusto , dinanzi a cui si vedono dei sarti di provincia immobili , in atto di profondo scoraggiamento . Qui c ' è un ' alcova misteriosa , tutta bianca , azzurrina e rosea , rischiarata da una luce languidissima , in cui vi sloghereste le braccia a abbracciare , tanti e così gentili e così provocanti sono i bustini da verginelle , da matrone , da belle trentenni nervose e da maschiette cresciute tutt ' a un tratto , che vi svelano i più preziosi segreti della bellezza femminile d ' ogni età e d ' ogni complessione . Di là si ritorna fra i ventagli dipinti da artisti celebri che fanno fresco al viso e al pensiero con paesaggi deliziosi delle Alpi e del Reno ; poi in un bazar di calzature che rivende quelle di Stambul , dove potete passare un ' ora piacevole a calzare piedini immaginarii di principesse circasse e di marchesine spagnuole ; poi fra gli scialli dorati della Compagnia delle Indie ; poi nelle sale degli oggetti da viaggio e da accampamento , che fanno ribollire il sangue dei vagabondi ; poi nell ' esposizione dei giocattoli ; dove tutto move , strepita , salta , canta , tintinna , da far disperare tutti i bebés dell ' universo . Ma è la profusione delle cose che sgomenta . Entrate fra le bretelle : c ' è da imbretellare tutti i giubilati d ' Italia ; tra i legacci : ce ne sono da provvedere tutti gli innamorati della Frisia per i loro regali di nozze . Così nella galleria lunghissima delle arti liberali , decorata con una semplicità severa , dalla sala delle missioni giù giù fra le biblioteche e le mappe , fra gli strumenti chirurgici e i modelli anatomici , dove s ' arrestano pochi visitatori silenziosi , che meditano e notano . Qui c ' è la splendida esposizione libraria della Francia , prima fra tutte , dove gli editori espongono sulle pareti , come titoli di nobiltà , gli elenchi interminabili degli autori illustri a cui prestarono i tipi : una collezione di gioielli del Plon , del Didot , del Jouvet , dell ' Hachette , che annunzia al mondo il connubio desiderato e glorioso del genio dell ' Ariosto e dell ' ispirazione del Dorè ; e le legature delicate e magnifiche del Rossigneux , dinanzi a cui la mano si slancia prima al portamonete , e poi si alza a dare una grattatina rassegnata alla barba . E via , a traverso all ' esposizione brillante delle armi , nelle sale della scultura dei metalli , che è un vasto museo d ' orologi monumentali di bronzo , di statue d ' argento di grandezza umana , di candelabri , di lampade e di lanterne da vestiboli di reggia ; a cui tien dietro , in una doppia fila senza fine di saloni aperti come teatri , la mostra meravigliosa del mobilio , nella quale s ' alternano colle bizzarrie graziose della moda le forme correttamente eleganti del rinascimento ; dopo di che non resta che la galleria dei prodotti . Ci avete però un quarto d ' ora di cammino fra i lavori ciclopici dell ' industria metallurgica , fra migliaia di tubi enormi che presentan l ' aspetto delle pareti d ' una grotta di basalto , a traverso a foreste di ferro e di rame , in mezzo alle opere innumerevoli della galvanoplastica , fra cui torreggia il vaso colossale del Dorè ; e via via , il museo statuario del Cristophle , una montagna di pelliccie , una selva di penne , un palazzo di corallo , e i prodotti chimici , e le pelli , e che so io ? Verso la fine la stessa stanchezza vi mette le ali ai piedi , le sale fuggono , gli oggetti si confondono ; se ci fosse un treno di strada ferrata , pigliereste il treno ; e quando arrivate in fondo , dareste la testa per uno scudo , ma proprio colla sicurezza di fare un buonissimo affare . Facciamo un sonnellino sopra uno dei mille divani del Campo di Marte e poi ritorniamo nel mare magno . Io esprimo le mie impressioni del primo giorno , semplicemente . Ebbene , ciò che mi fece più meraviglia non sono le cose esposte ; è l ' arte dell ' esposizione . Qui davvero bisogna ammirare l ' inesauribile fecondità dell ' immaginazione umana . L ' esposizione dei mezzi d ' esposizione sarebbe per sè sola una cosa da sbalordire . Figuratevi dei grandi chioschi di legno scolpiti , leggieri che paiono di carta o di paglia ; delle vetrine cesellate , per la mostra dei fili di Scozia , che costano mille sterline l ' una ; delle case di vetro , degli archi trionfali , delle specie di colossali trionfi da tavola , carichi di oggetti , che potrebbero stare in mezzo a una piazza . Il cotone è disposto in forma di tabernacoli e di cappelle commemorative ; le spille , a milioni , in trofei ; l ' allume di potassa a muraglie ; la cera di Spagna in torri alte come case ; i tappeti in piramidi che toccan la vôlta ; la glicerina modellata in busti d ' uomini celebri ; il sapone fuso in colonne monumentali d ' apparenza marmorea ; i tubi di ferro congiunti in forma di organi titanici o di chiesuole di stile gotico , le marmitte in obelischi egizii , i cilindri di rame in colonnati babilonesi , le funi telegrafiche in campanili . V ' è una gara di bizzarrie architettoniche spinta a un segno che fa ridere . Un mercante di stoffe fabbrica un castello di materasse ? L ' orologiaio vicino innalza una piramide di duemila casse d ' orologi . Un olandese espone un tempio di stearina che può contenere venti persone , colle sue statue e colle sue gradinate ? E un francese costruisce un tempio di cristallo sorretto da sei colonne e circondato da una balaustrata , che costa venticinque mila napoleoni . Un profumiere inglese consacra una palazzina ai suoi cosmetici e alle sue boccette ? E un chiodaio parigino rappresenta con nient ' altro che coi suoi chiodi dalla testa dorata , il palazzo del Trocadero colla sua cupola , colle gallerie e colla cascata . Un liquorista d ' Amsterdam fa colle sue bottigline un altare da cattedrale ? E un profumiere di Rotterdam gli fa zampillare davanti una fontana d ' acqua di Colonia . Questo per attirare gli sguardi e i quattrini . Aggiungete una infinità di medaglie d ' onore e di documenti d ' ogni sorta , esposti dai venditori , molti dei quali mettono persino in mostra le fotografie e le lettere di complimento dei loro clienti . Altri s ' aiutano con mezzi meccanici . I gibus s ' alzano e s ' abbassano da sè , manine di cera suggellano le lettere , i trofei rotano , gli automi vi chiamano , le scatole musicali vi ricreano , gli espositori v ' apostrofano o vi spiegano . Ci son poi i colossi che fan presso a poco lo stesso ufficio . In ogni Esposizione c ' è un certo numero di queste grandi fanciullaggini . Qui c ' è una bottiglia spropositata di vino di Champagne che basterebbe a ubbriacare un battaglione di bersaglieri ; là un cavaturaccioli mostruoso che par fatto per tirar su i tetti . Nell ' esposizione francese delle lame un coltellaccio damascato davanti al quale le più grandi navajas della Spagna non paiono che temperini . V ' è una botte francese che contiene quattrocento ettolitri , una ungherese che ne contiene mille , e quella della fabbrica di Champagne che è capace di settantacinque mila bottiglie . Vi son gli specchi di ventisette metri quadrati di superficie ; rotaie d ' un sol pezzo di cinquanta metri , e fili metallici lunghi venticinque chilometri . Aggiungete ancora il martello smisurato del Creusot che pesa ottantamila chilogrammi ; e il girarrosto gigantesco della casa Baudon , che vi arrostisce venti capretti per volta . Poi le meraviglie della pazienza umana : i coltellini microscopici , colle loro belle guaine , che stanno in cento e quattro dentro un nocciolo di ciliegia ; i tappeti orientali fatti di sei mila frammenti ; il cassettone spagnuolo composto di tre milioni e mezzo di pezzetti di legno ; le stoffe da cinquecento lire il metro , fatte a cinque centimetri il giorno ; il servizio da tavola degli Stati Uniti , a cui lavorarono per diciotto mesi duecento operai ; la fontana scolpita a cui lavorò un contadino scozzese per sette anni . E in fine le stranezze , i ghiribizzi dell ' ingegno umano , del genere dell ' ago di refe d ' Emilio Praga . Questi avrebbe potuto fare alla sua amante , in quella certa poesia , tutte quest ' altre domande . Vuoi un pendolo che ti faccia vento ? un orologio fatto con un girasole , da cui esca un ragno ad acchiappare una mosca ? un mobile che ti si trasformi sotto le mani , a tuo piacere , in bigliardo , in scrivania , in scacchiera e in tavola da mangiare ? una barca vera con remi e timone , da portar sotto il braccio al lago di Como ? un portamonete che tiri delle pistolettate ? la carta dell ' Europa in un fazzoletto ? un paio di stivaletti di squame di pesce ? un letto di ceralacca ? una poltrona di cristallo ? un violino di maiolica ? un velocipede a vapore ? Qui c ' è tutto : gli orologi magici , le trottole miracolose , le bambole che parlan francese , le spagnuole di legno che v ' insegnano a maneggiare il ventaglio .... Non ci manca proprio altro che l ' ago di Emilio Praga . E le cose belle dunque ! Infinite ; ma un po ' care . Non c ' è mezzo di mobiliarsi una casa a proprio gusto , fantasticando , senza profondere un milioncino in un quarto d ' ora . A ogni passo trovate un mobile che vi incapriccia , e sareste quasi tentati di fare uno sproposito ; ma avvicinandovi al cartellino del prezzo , vedete dietro a un uno che vi dà un filo di speranza quattro maledettissimi zeri che paiono quattro bocche spalancate che vi sghignazzino in faccia . È un continuo supplizio di Tantalo . Non c ' è che un solo conforto : che molte cose son già comprate . Avete messo gli occhi sopra un meraviglioso servizio da tavola della casa Cristophle , che vale quattrocento mila lire ; ma ve l ' ha buffato il duca di Santoña . Così la duchessa v ' ha liberato dalla tentazione di portar a casa una splendida veste Colbert e Aleçon , che avrebbe spazzato netto il vostro piccolo patrimonio . Il gran vaso di malachite ornato d ' oro , della sezione russa , alto tre metri , ve l ' ha portato via il principe Demidoff . Il più bel paio di stivaletti trinati di tutta l ' Esposizione sono della principessa di Metternich , i due più bei manicotti di volpe nera appartengono alla principessa di Galles , e l ' Imperatore d ' Austria ha già messo il suo augusto suggello sopra un impareggiabile cofano d ' argento cesellato , che sarebbe stato la vostra delizia . Ci rimane però dell ' altro . Io mi permetterei di suggerire alle signore facili a contentarsi un graziosissimo velo di trina dell ' esposizione belga , fatto con un filo che costa cinquemila scudi il chilogramma ; e agli sposi di giudizio un letto chinese di legno di rosa intarsiato d ' avorio che costa poco più di una villetta passabile sulle rive del lago di Como . Alla porta della camera si potrebbero mettere le due tende di seta ricamate d ' oro e d ' argento , che sono in vendita nell ' esposizione austriaca per mille e duecento napoleoni . C ' è la comodità di poter comprare delle sale intere , anzi degl ' interi appartamenti , d ' ogni stile e d ' ogni paese , lì su due piedi , d ' un colpo , con un gran risparmio di tempo e di seccature . E ci sono pure delle ammirabili cose per le borse modeste . Lo zaffiro del Rouvenat , circondato di diamanti , si può avere con un milione e mezzo ; e stiracchiando un poco , si può anche ottenere a un prezzo ragionevole un curiosissimo diamante tagliato in forma di una lanterna a gaz e incastonato in un candelabro d ' oro microscopico , ch ' è una vera bellezza . Tutte cose che sulle prime fanno girare un po ' il capo , ma poi si scrollano le spalle , e si tira via senza badarci , dicendo : - corbellerie , corbellerie - coll ' indifferenza d ' un franco .... impostore . E si va a vedere l ' esposizione dei prodotti alimentari , meno pericolosa per la fantasia : una passeggiata d ' un miglio , o poco meno . Chiudete gli occhi , pigliatevi la testa fra le mani , e cercate di rappresentarvi tutto quanto di più strano e di più raro può mettersi in corpo un uomo senza rischiare la vita : c ' è tutto . Potete bere , a quindici centesimi , un bicchiere delle quattordici sorgenti d ' acqua minerale della Francia , o un bicchiere d ' acqua delle Termopili , nella sezione greca , o birra della Danimarca che ha fatto il giro del mondo ; o se preferite i vini , vino di Champagne che si fa sotto i vostri occhi , tutti i vini della Spagna in bottigline graziose da mezza lira , che vi vende una bella ragazza di Jerez ; e vini di Porto e di Madera , imbottigliati nel 1792 , a cento lire la bottiglia , compresi i documenti storici « debitamente legalizzati . » E se il vino di ottantasei anni vi par troppo giovane , trovate nella sezione francese , in mezzo a una corona di sorelle nonagenarie , una bottiglia di vin del Giura del 1774 , coronata di semprevive , a un prezzo da convenirsi . Trovate il chiosco dei vini di Sicilia e il chiosco dei vini di Guiro ; tutti i vini d ' Australia nella capanna da minatore eretta dal governo di Malbourne ; e nella sezione delle colonie inglesi , il misterioso vino di Costanza , del Capo di Buona Speranza , e l ' enigmatico vino del Romitaggio della nuova Galles , fatto con uva secca . Ci avete il vino di Schiraz nella sezione di Persia , il vino di Corinto accanto all ' acqua delle Termopili , e potete gustare un Tokai squisito nella trattoria rustica dell ' Ungheria , al suono d ' una banda di zingari . Per mangiare poi non c ' è che da chiedere . Nei padiglioni delle colonie francesi una creola vi dà l ' ananasso , una mulatta vi dà il banano , un negro la vaniglia . Potete mangiare della marmellata del Canadà e intingere in un bicchiere del famoso Sant ' Uberto di Vittoria dei biscotti che hanno attraversato l ' Atlantico . Potete scegliere fra i pesci celebrati della Norvegia e i maiali illustri di Chicago . Potete fare anche meglio : prendervi un pezzo di carne cruda venuta dall ' Uraguay , ma fresca e sanguinante che par della mattina , e andarvela a far cuocere voi stessi collo specchio ustorio dell ' Università di Tours , nella galleria delle arti liberali di Francia . Poi ci sono le trattorie olandesi , americane , inglesi e spagnuole . Avete al vostro servizio cento bei pezzi di ragazze vestite di nero e di bianco in un monumentale bouillon Duval che pare un tempio delle Indie . Se avete un debole per la Russia , potete andare alla trattoria russa dove da manine polacche , moscovite , armene , caucasee v ' è servito il vero kumysy venuto dalle steppe dell ' Ural , o l ' acqua igienica della Neva , o la colebiaka d ' erbaggi e di pesce , o qualche altro pasticcio russo - turco condito con vin di Cipro . Per dolci la Francia vi offre il palazzo di Fontainebleau e delle cattedrali gotiche di zucchero , e dei mazzi gustosissimi di rose e di violette , che sembran colte un ' ora prima . Dopo il desinare , ricevete il caffè gratis dalla repubblica del Guatemala , se pure non preferite quello scelto e tritato dalle negre di Venezuela . E poi , per rincette , potete sorseggiare un bitter di nuova invenzione che vi porge una svizzera in costume di Berna all ' ombra d ' un chioschetto signorile ; o andare nel chiosco olandese , dove tre belle frisone rosee , col casco dorato , vi fanno sentire il curasò o lo scidam ; o arrischiarvi a gustare il liquor di fichi nel padiglione del Marocco , rallegrato dagli strimpellamenti di tre suonatori , uno dei quali pesa centonovanta chilogrammi a stomaco vuoto ; o mettervi fra le labbra un sigaro di nuovo genere che invece d ' un nuvoletto di fumo vi caccia in bocca un bicchierino di cognac . Ne avete abbastanza ? Ma voi volete fumare . Ebbene , ci sono i sigari avvelenati della Repubblica d ' Andorre , e la magnifica esposizione dei sigari di Cuba , d ' ogni grandezza e di ogni forma , dorati , stemmati , odorosi , - veri lavoretti d ' arte - profusi a miriadi , - davanti ai quali il fumatore italiano estenuato dai patimenti passa « sospirando e fremendo . » Tutta questa doppia galleria dei prodotti alimentari è ammirabile per varietà e per ricchezza . È un ' architettura interminabile di bottiglie che s ' alzano in torri , in scale a chiocciola , in gradinate multicolori e scintillanti ; una moltitudine di tempietti splendidi d ' oro e di cristalli , che potrebbero coprire delle statue di numi , e coprono dei porci salati ; una magnificenza di teatrini , d ' altari , di troni , di biblioteche , pieni di ghiottumi così graziosamente disposti e decorati , che il gran pittore delle Halles di Parigi ne potrebbe cavare un quadro meraviglioso per uno dei suoi romanzi avvenire . Lo spettacolo più bello è quello che presenta la gente . A certe ore il recinto dell ' Esposizione è più popolato di molte grandi città . I visitatori entrano per venti porte . I viali , i vestiboli , le gallerie , i passaggi traversali , e il labirinto infinito delle sale del campo di Marte , è tutto un brulicame nero , in cui c ' è da fare a non perdersi . Specialmente nelle « sezioni estere » , dove i venditori formano da sè soli una specie d ' esposizione antropologica dilettevolissima , C ' è un gran numero di belle ragazze inglesi che lavorano ai loro registri , intente e impassibili , in mezzo a quel via vai , come se fossero in casa propria . I Giapponesi , - vestiti all ' europea , - chiaccherano rano e giocano , seduti intorno ai loro tavolini , allegri , forse con un po ' d ' ostentazione , per darsi l ' aria di gente che si sente benissimo al suo posto nel cuore della civiltà occidentale ; e infatti hanno già preso tanto l ' aria di casa , che quasi nessuno li guarda . I Chinesi , invece , hanno sempre intorno un cerchio di curiosi , ai quali rivolgono di tratto in tratto uno sguardo sprezzante , che rivela , come un lampo , la superbia cocciuta della loro razza ; e poi ripigliano la loro impassibilità di idoli , da cui li smuove soltanto la voce dei compratori . Si vedon dei mercanti orientali , in turbante , che strascicano le loro ciabatte in mezzo a tutte quelle meraviglie , guardando intorno oziosamente colla stessa stupida e irritante indifferenza che mostrerebbero nelle loro vecchie baracche di bazar . Tratto tratto se ne trovano tre o quattro estatici davanti a una faccia di cartapesta o a una marionetta che allarga le braccia . Ci son molti algerini : arabi , mori , negri . S ' incontrano delle brigatelle di spahi , ravvolti nei loro grandi mantelli bianchi ; ma non son più le faccie baldanzose del 1859 . L ' orgoglio del vecchio esercito d ' Africa non brilla più nei loro grandi occhi neri . Come cambia i volti una guerra perduta ! Qua e là si vede pure qualche faccia color di rame , e qualche vestimento arlecchinesco dei paesi confinanti colla China . Oltre a questo c ' è una moltitudine immobile e muta di gente d ' ogni paese , che produce una strana illusione . Ogni momento rasentate col gomito qualcuno , che vi pare una persona viva , ed è un grosso fantoccio colorito e vestito di tutto punto , che vi fa restare a bocca aperta . Ci sono dei selvaggi del Perù , degli indigeni d ' Australia colle loro grandi capigliature , lanose , dei guerrieri medioevali , delle signore vestite in gala , dei soldati italiani , delle contadine di Danimarca , delle lavandaie malesi , delle guardie civili di Spagna , e annamiti e indiani e cafri e ottentotti , che vi si parano dinanzi improvvisamente , e vi fissano in volto i loro occhi trasognati , come fantasime . Lo spettacolo è ancora variato e rallegrato da un gran numero di signore che girano su poltrone a ruote o su carrozzine da bimbi , tirate davanti da un servitore , spinte per la spalliera dai mariti , fiancheggiate dai ragazzi ; matrone poderose , le cui rotondità sporgono da tutte le parti fuori del piccolo veicolo , lunghissime zitelle inglesi che ci stanno tutte raggruppate , colle ginocchia aguzze all ' altezza del mento ; signoroni decrepiti che godono là , probabilmente , l ' ultimo piacere della vita ; vecchie patrizie paralitiche , e putti meravigliosamente biondi e rosati dei paesi nordici , che formano tutti insieme , in quel labirinto di vie fiancheggiate da case di vetro , una specie di corso in burletta , degno della matita del Cham . Nella Via delle nazioni , all ' ombra delle capannette di paglia , molta gente fa colezione sulle ginocchia come per viaggio , e i bimbi vanno a prender acqua alle fontane del Giappone e dell ' Italia ; altri sgranocchiano pane e prosciutto camminando ; delle coppie coniugali dormono saporitamente sui sedili in mezzo alla folla ; e altre coppie , che hanno portato i loro amori all ' Esposizione , si servono di due capannine avvicinate per farsi qualche carezza di contrabbando . È un divertimento poi , nelle sale , studiare i varii tipi dei visitatori . Ci sono i cavalli matti che scorazzano da tutte le parti senza vedere una maledetta , presi da una specie d ' esaltazione febbrile , e i visitatori pazienti , che si son fatti un programma , che muovono un passo ogni quarto d ' ora , che meditano sui cataloghi , che guardano , fiutano e discutono ogni menoma cosa , che impiegheranno probabilmente sei mesi a fare il giro di tutto il Campo di Marte . Tra gli espositori , si vedono i visi radianti dei fortunati , che hanno trovato là gloria e fortuna , e troneggiano sui loro banchi in mezzo alla folla dei curiosi e dei compratori ; e i poveri diavoli trascurati , seduti nei loro cantucci solitarii , colla testa bassa e la faccia malinconica , che meditano sulle speranze perdute . Nelle ultime sale , i divani son tutti occupati dai visitatori spossati . Si vedono delle famiglie intere di buoni provinciali , sfiniti , sbalorditi , istupiditi ; i papà tutti in acqua , le mamme che soffocano , le ragazze ingobbite , i piccini morti di sonno ; proprio da farsi domandare : - Ma chi v ' ha consigliato di venire all ' Esposizione , disgraziati ? - L ' affollamento maggiore è sotto le grandi arcate delle Belle arti , e intorno al Padiglione della città di Parigi , che drizza i suoi sei frontoni imbandierati nel mezzo del Campo di Marte . Qui è il luogo di convegno dello « stato maggiore » dell ' Esposizione . Qui fanno crocchio gli artisti e i commissarii di tutti i paesi , gli operai si radunano e si sciolgono , i critici tagliano l ' aria coi gesti cattedratici , i giornalisti notano , i disegnatori schizzano , le discussioni fervono , i curiosi cercano i visi illustri , i nuovi arrivati si ritrovano , le « celebrità » dell ' Esposizione passano fra le scappellate e gli inchini . Ecco qui monsieur Hardy , per esempio , l ' architetto del Palazzo del Campo di Marte ; ecco là monsieur Duval , direttore dei lavori idraulici , e i signori Bourdais e Davioud , architetti del Palazzo del Trocadero . E purchè abbiate una faccia un po ' straordinaria , e due amici ai fianchi , che vi parlino in atto rispettoso , potete passare facilissimamente per un principe o per un re che visita l ' Esposizione in stretto incognito , e sentirvi intorno , qua e là , un mormorio sommesso da vestibolo di Corte . C ' è da cavarsi tutti i gusti , da soddisfare tutti i bisogni e da riparare a tutti gli accidenti . Potete telegrafare a casa , scrivere le vostre lettere , fare il bagno , prendere di tanto in tanto una scossetta elettrica , farvi pesare , portare , fotografare , profumare , curare ; ci sono stazioni di pompieri , corpi di guardia , farmacie , infermerie : non manca che il camposanto . Ci son poi le ore fisse per lo studio e per le esperienze scientifiche , e allora i visitatori accorrono e s ' affollano in quei dati punti . Qui , nella sezione francese , si comunicano al pubblico le opere della biblioteca del Corpo insegnante ; più in là un professore spiega i modelli anatomici ; nella sezione russa si fanno gli esperimenti del passaggio dell ' aria a traverso i muri ; un medico americano fa funzionare i mobili chirurgici ; un dentista opera l ' estrazione della carie con uno strumento a vapore . Si può andare ad assistere alla fabbricazione delle sigarette di Francia , a veder fare la carta dalla fabbrica Darblay , a vedere le esperienze della luce elettrica nel padiglione russo , o quelle del riscaldamento e dell ' illuminazione nel parco del Campo di Marte . Altri vanno a vedere alla prova il telefono Bell , o l ' apparecchio telegrafico che trasmette con un solo filo duecento cinquanta dispacci in un ' ora , o il semaforo del nostro Pellegrino ; oppure a leggere i vecchi processi per stregoneria esposti nel padiglione del Ministero degl ' interni di Francia . Intanto dei maestri spiegano i nuovi metodi d ' insegnamento , tutti gl ' inventori di qualche cosa hanno il loro circolo di uditori , tutte le nuove macchinette sono in movimento , gli album colossali si aprono , le carte geografiche si spiegano , i mappamondi girano , mille strumenti suonano ; da ogni parte c ' è uno spettacolo , una scuola o una conferenza ; l ' Esposizione è diventata un enorme ateneo internazionale che ci dà per venti soldi tutto lo scibile umano . Quella che attira più gente , a tutte le ore , è l ' esposizione delle belle arti . Ma a me manca quasi il coraggio d ' entrarvi . Mi conforta soltanto il pensiero di non aver da rendere che l ' impressione confusa della prima visita . Sono diciassette pinacoteche in una successione di padiglioni che si estendono da un ' estremità all ' altra del Campo di Marte ; - il mondo intero - qui si può dire propriamente , - il passato e il presente , le visioni dell ' avvenire , le battaglie , le feste , i martirii , le grida d ' angoscia e le risate pazze ; tutta la grande commedia umana con l ' infinita varietà delle scene tra cui si svolge , dalla reggia alla capanna , dai deserti di ghiaccio ai deserti di sabbia , dalle più sublimi altezze alle più arcane profondità della terra . Questa è la parte dell ' Esposizione dove si ricevono le impressioni più vive . Quanti occhi rossi ho veduti , quante espressioni di pietà , di dolore , d ' orrore , e quanti bei sorrisi di bei volti che mi rimasero nella memoria come un riflesso dei quadri ! Il museo enorme s ' apre colla esposizione della scultura di Francia , a cui seguono le sale dell ' Inghilterra . Qui , a dirla schiettamente , di tutta quella pittura corretta , pallida , diafana , di colori limpidi , piena di pensieri delicati e di belle minuzie , ricordo soltanto quella splendida glorificazione della vecchiezza guerriera , dell ' Herkomer , intitolata gl ' Invalidi di Chelsea , dinanzi ai quali si chinerebbe la fronte in atto di venerazione ; i poveri di Londra , di Luke Fildes , che m ' hanno fatto sentire il freddo d ' una notte di gennaio e l ' angoscia della miseria senza tetto ; e il Daniele tra i leoni di Briton Rivière , nel quale la tranquillità sublime dell ' uomo in cospetto di quel gruppo di belve fameliche , ma affascinate , soggiogate , schiacciate da una forza sovrumana e invisibile , è resa con una potenza che mette in cuore lo sgomento misterioso del prodigio . Dinanzi a cento altri quadri , passo frettolosamente , spinto dall ' impazienza di arrivare all ' Italia , dove trovo una folla sorridente che amoreggia colle statue . Sento uno che brontola : - E dire che tutte queste cosettine ci vengono dalla patria di Michelangelo ! - Ma tutti i visi intorno esprimono un sentimento d ' ammirazione amorosa e serena . Davanti ai quadri del De Nittis , il pittore ardito e fine di Parigi e di Londra , c ' è un gruppo di curiosi che si disputano lo spazio ; e s ' indovina dal movimento dei volti , dalla vivacità dei gesti , dalla concitazione dei dialoghi , quel cozzo forte di giudizi contrarii , da cui scaturiscono le scintille che vanno a formare le aureole . Un tale dice : - Belle pagine di giornale illustrato ! - Ma l ' aria dei boulevards si respira , l ' umidità del Tamigi si sente , l ' ora s ' indovina , i visi si riconoscono , tutta quella vita si vive . Nell ' altra sala guardo intorno se c ' è il Pasini , per gridargli : - Salve , o fratello del sole ! - Il suo forte e splendido Oriente è là , vagheggiato da cento occhi pensierosi . E vorrei vedere il Michetti , quel caro viso di scapigliato di genio , per stringergli la guancia tra l ' indice e il pollice , e dirgli che adoro le gambine pazze delle sue bagnanti e l ' azzurro favoloso della sua marina . Ed ecco finalmente Jenner . Qui osservo una cosa singolare . La gente che entra con un sorriso sulle labbra , si ferma e corruga la fronte . Tutti i visi , fuggitivamente , riflettono il viso intento e risoluto di Jenner , come se tutti , per un momento , si sentissero nelle mani la lancetta benefica del dottore e il braccio renitente del bambino ; e tutti pensano , e nessuno parla , e chi s ' è già allontanato , o si sofferma o ritorna , come tirato indietro a forza dal filo tenace d ' un pensiero . Che cara soddisfazione ! E ne provo un ' altra subito nella sala vicina incontrando il viso onesto e benevolo del Monteverde il quale mi accompagna fino alla frontiera d ' Italia . E di là vo innanzi nelle sale della pittura straniera , dove il cielo si rannuvola e l ' aria si raffredda . La Svezia e la Norvegia hanno dipinto i loro crepuscoli melanconici , mattinate grigie di autunno , chiarori strani di luna su mari strani , e pescatori e naufragi in cui si mostra maggiore dell ' arte l ' amore dolce e profondo della patria , colorato d ' un sentimento di tristezza virile : centocinquanta quadri dominati tutti dai « Soldati svedesi che portano il cadavere di re Carlo XII » giù per la china d ' una via solitaria , nella neve , sanguinosi , tristi , superbi ; bel quadro semplice e solenne dell ' Oederstrom , concepito da un ' anima di poeta e sentito da un cuor di soldato . Seguono gli Stati Uniti . Il colosso dalle cento teste ha ancora la sua grossa mano di lavoratore un po ' restìa al pennello . Io non ricordo che la risata della bella donna dell ' Hamilton , e le faccie buffe dei ridacchioni del Brown . Il più degli altri quadri tradiscono i pittori scappati di casa , che hanno rifatta la pelle a Parigi , a Dusseldorf , a Monaco , a Roma , - e preso il colore - ma dilavato - della nuova patria . E subito dopo , la Francia ... che ha messo il mondo a soqquadro . La storia , la leggenda , la mitologia , il cristianesimo , l ' epopea napoleonica e la vita mondana , il ritratto , la miniatura e il quadro smisurato ; l ' audacia pazza e la pedanteria fradicia ; c ' è ogni cosa ; ma sopra tutto una ricchezza grande d ' invenzione e di pensiero , che rivela l ' aiuto potente d ' una letteratura immaginosa e popolare , d ' un sentimento drammatico vivo e diffuso , e della vita varia , piena , appassionata , tumultuosa d ' una metropoli enorme . Nelle prime sale intravvedo i quadri sentimentali , leccati , del Bouguerau . Il Dorè v ' ha messo una delle sue mille visioni d ' un mondo arcano , in cui si riconosce appena qualche forma vaga di cose e di creature terrene . Poi vien la storia dotta e severa d ' Albert Maignan , e quella immaginosa , confusa , vista come a traverso il velo d ' un sogno , in una grande lontananza di spazio e di tempo , dell ' Isabey . In un ' altra sala si drizza davanti a Massimiano Ercole il fantasma spaventoso di San Sebastiano , del Boulanger , e il Moreau affatica e tormenta le fantasie coi suoi sogni biblici e mitologici pieni di terrori , d ' illusioni e d ' enimmi , che restano conflitti nella memoria come le formule misteriose e sinistre di uno scongiuro . Poi si succedono i ritratti pieni di vita e di forza . Il Dubufe presenta Emilio Augier , il Gounod , il Dumas ; il Durand presenta il Girardin ; il Perrin espone il Daudet ; e il Thiers rivive gloriosamente nella tela del Bonnat , davanti a cui si accalca la folla . Un ' altra folla silenziosa e immobile annunzia nella medesima sala le miniature meravigliose del Meissonnier . Più in là sorridono le patrizie eleganti del Cabanel , e il Laurens strappa un sospiro presentando insieme , nel suo nobilissimo Marceau , la bellezza , l ' eroismo e la morte . Andando innanzi , trovo quella meravigliosa curvatura di schiene che ha fatto sorridere il mondo : l ' Eminence grise del Gerôme ; e il giustiziere formidabile del povero Henri Regnault : quadro splendido e triste , che serve di coperchio a un sepolcro . E in fine le gigantesche e tragiche tele di Benjamin Constant : Respha che respinge l ' avoltoio dal patibolo dei figli di Saul e Maometto II che irrompe in Costantinopoli fra le rovine e la morte ; nella stessa sala , dove lo schiavo avvelenato del Sylvestre agonizza sotto gli occhi di Nerone impassibile , e il Davide del Ferrier solleva la testa mostruosa del gigante . E in fondo strepita e ride il grande baccanale del Duval . Di là si esce affaticati e confusi , come dalla rappresentazione d ' una tragedia dello Shakespeare , e s ' entra fra i vasti quadri storici dell ' Austria - Ungheria , splendidi d ' armi , d ' oro e di sete , e in mezzo ai grandi ritratti alla Velasquez e alla Van Dyck , che danno al luogo l ' aspetto grave e magnifico d ' una reggia . Qui vorrei baciare in fronte il Munkacsy , che dipinse quella divina testa del Milton , e gridare un viva sonoro davanti all ' enorme , splendida , tumultuosa , temeraria tela del Makart , tutta irradiata dal viso bianco di Carlo V , su cui brilla un pensiero vasto come il suo regno , e un ' espressione indimenticabile di grazia giovanile e di maestà serena , che ci fa aggiungere un applauso al clamore del suo trionfo . Ed ecco Don Chisciotte , le manolas , i majos , i ritratti graziosi del Madrazo e la Lucrezia romana del Plasencia , in cui guizza un lampo degli ardimenti del Goya . Ma c ' è una parete dinanzi alla quale il cuore si stringe . Povero e caro Fortuny , bel fiore di Siviglia sbocciato al sole di Roma ! I suoi capolavori son là , caldi , luminosi , pieni di riso e di vita , divorati cogli occhi da una folla commossa , ed egli è sotterra . E così il povero Zamoïcis non può più venir a godere del trionfo delle sue belle scene di monaci e di pazzi , come nelle sale austriache non può più affacciarsi il Cermak per veder scintillare e inumidirsi mille occhi davanti al suo glorioso Montenegrino ferito . Quanti cari e nobili artisti mancano alla festa ! Lo sguardo li cerca ancora tra la folla mentre il pensiero corre ai cimiteri lontani , e i loro quadri spandono intorno la tristezza dell ' ultimo addio . Delle sale successive non conservo che una reminiscenza vaga di mari in tempesta , di steppe illuminate dalla luna , di tramonti solenni sopra immense solitudini di neve , e paesaggi tristi di Finlandia e d ' Ukrania , fra cui m ' appariscono confusamente i volti minacciosi d ' Ivan il Terribile e di Pietro il Grande , e i cadaveri insanguinati dei martiri bulgari . Qui l ' arte pare che riposi un poco per rialzarsi più vigorosa e più ardita . E si rialza infatti nel Belgio , ricca , ispirata , improntata d ' un carattere proprio , nudrita di forti studi e di tradizioni gloriose . A . Stevens e il Villems espongono i loro quadri di costumi , mirabili di grazia e di colorito , e I . Stevens i suoi cani inimitabili ; il Wauters o il Cluysenaar superano trionfalmente gli alti pericoli del quadro storico e le difficoltà delicate del ritratto ; e altri cento artisti gareggiano con una varietà stupenda di paesaggi pieni di poesia , di marine melanconiche , di teste adorabili di fanciulli , di scherzi arguti , di fantasie gentili , che sollevano la mente ed allargano il cuore . Poi il Portogallo e la Grecia ; grandi nomi , piccole cose . Eppure ci son dei quadretti trascurati e spregiati , che lasciano un ' impressione indelebile , come la madre megarese del Rallis , quella povera moglie di pescatore seduta nella sua povera stanza , che tien le mani incrocicchiate e gli occhi fissi sopra una culla vuota , fatta di quattro tavole rozze , in atto di dire ; - Non c ' è più ! - mentre i pannilini ancora freschi fanno comprendere che l ' han portato via poco prima , e su quella desolazione scende per la finestra aperta il raggio allegro dell ' alba che lo svegliava ogni giorno : espressione manchevole forse , ma d ' un sentimento sublime , che mette nel petto il tremito d ' un singhiozzo . Dopo la Grecia vien la pittura facile e fresca della Svizzera , svariata di cento stili ; immagine vera d ' un paese di cento pezzi e d ' una famiglia d ' artisti vaganti alla ricerca d ' un ideale , d ' una scuola , d ' un centro di sentimenti e di idee ; che frammischiano alla loro patria dal rozzo fianco , alle cascate , alle gole , ai ghiacciai , agli uragani delle Alpi , le rive ridenti di Sorrento , le architetture arabescate del Cairo , le solitudini ardenti della Siria , la campagna desolata di Roma , e ogni sorta di ricordi della loro vita varia e avventurosa ; somigliante a quella degli avi loro , che vestirono la divisa di tutti i principi e versarono sangue per tutte le bandiere , Alla Svizzera tien dietro la Danimarca , che ricorda al mondo le sue glorie guerriere , colla battaglia d ' Isted , del Sonne , e colla battaglia navale di Lemern , del Mastrand . Ma è bello , è commovente il veder passare tutti questi popoli , ognuno dei quali mostra con amore e con alterezza i suoi soldati , i suoi re , le suo belle donne , i suoi bimbi , le sue cattedrali , le sue montagne . L ' impulso di simpatia che non si sentirebbe per ciascuno , visto a parte , si sente per tutti , vedendoli insieme ; e il cuore risponde e acconsente a tutti quei palpiti d ' amor di patria con un ' espansione d ' affetto che abbraccia il mondo . Gli altri quadri danesi son paesaggi che rendono effetti pallidi di sole sopra campagne nevose , su parchi e su castelli feudali , e su grandi boschi , e scene intime di costumi , sentite ingenuamente e rese con fedeltà scrupolosa , che lasciano nella memoria mille immagini di volti , di atteggiamenti , di oggetti , di faccende , come farebbe il soggiorno d ' un mese in Danimarca . E di qui riesco , quasi senza avvedermene , nelle sale dell ' Olanda , dinanzi a una pittura che par velata dai vapori delle grandi pianure allagate , e vedo infatti vagamente , come a traverso un velo , i poveri e gli infermi dell ' Israels , il pittore della sventura ; le belle marine del Mesdag , i polders del Gabriel , i gatti di Enrichetta Ronner , e cento altri quadri grigi , foschi , umidi , di cattivo umore , fra i quali cerco inutilmente un raggio della luce miracolosa del Rembrandt o un riflesso del grande riso irresistibile dello Steen . Ultima è la vasta sala della Germania , magnifica e triste , nella quale si avverte , appena entrati , il vuoto enorme lasciato dal Kaulbach . Ma è una pittura poderosa , ringiovanita a tutte le sorgenti vive , fortificata di larghi studi , varia , ardita , virile , piena di sentimento , finissima d ' osservazione e d ' intenti , che desta un ' ammirazione pensierosa e scuote il cuore nelle sue più intime fibre . Non scorderò mai più , certo , nè le teste vive e parlanti dello Knaus , nè l ' officina ardente del Menzel , nè i superbi cosacchi del Brandt , nè la profonda tristezza del Battesimo dell ' Hoff , nè il comicissimo riso dei soldati e delle nutrici del Werner , nè la madre e il padre ammirabili dell ' Hildebrand che interrogano il volto smorto del bimbo infermo sgomentati da un presentimento tremendo . E con questa tristezza nel cuore , esco dall ' Esposizione delle Belle Arti . Ma mi venne un altro pensiero , appena fui fuori . Mi si affacciarono alla mente i mille artisti di cui avevo visto le opere , sconosciuti e famosi , giovani che mandaron là la loro prima ispirazione e vecchi che ci lasciarono l ' ultima ; li vidi sparsi per tutto il mondo , nei loro studi pieni di luce , aperti sulle campagne solitarie , sui giardini , sul mare e sulle vie rumorose ; e pensai quanta vita avevano versato fra tutti in quelle cento sale ch ' io avevo attraversate di corsa , quanta parte dell ' anima loro c ' era in quelle tele e in quei marmi innumerevoli , quante ispirazioni d ' amanti e di spose , quante veglie , quante meditazioni , quanti pennelli spezzati , quanto sangue di cuori trafitti , quante reminiscenze d ' avventure e di pellegrinazioni lontane , che vasta epopea d ' amori , di dolori , di trionfi e di miserie ; e quanti eran già calati nel sepolcro , consunti dalla febbre tremenda dell ' arte , e quanti altri vi sarebbero discesi ancor giovani e pieni di speranze ; e che immenso tesoro d ' immagini di sentimenti e di idee portavan via da quel luogo milioni di visitatori di tutta la terra ; e pensando a queste cose , collo sguardo rivolto a quella lunga fila di padiglioni , mi sentii compreso improvvisamente d ' un sentimento di affetto e di gratitudine così vivo , che se in quel momento mi passava a tiro un pittore , il primo venuto , gli saltavo al collo com ' è vero il sole . L ' ultima sala delle belle arti mette nella galleria del lavoro . Non si può immaginare un più strano cambiamento di scena . Qui tutto è agitazione e strepito . Si vedono le piccole industrie all ' opera . C ' è un gran numero di banchi circolari e quadrati , che servono insieme d ' officina e di bottega , dove lavorano continuamente uomini , donne e ragazzi , in mezzo a una folla di curiosi , che formano una catena non interrotta di grandi anelli neri mobilissimi da una estremità all ' altra dell ' immensa sala . Qui si lavora l ' oro , la tartaruga , l ' avorio , la madreperla , si fabbricano gli oggetti di filigrana , si fanno i ventagli , le spazzole , i portamonete , gli orologi . C ' è , fra gli altri , un gruppo d ' operaie che fabbricano le bambole con una rapidità di prestigiatrici , e altre che fanno i fiori di stoffa , di smalto , di penne d ' uccelli del tropico , con una sveltezza ed un garbo , che par di vederli sbocciare fra le loro dita . In altre parti si tesse la seta , si dipinge la porcellana , si lavora il rame , si fa la guttaperca , si fabbricano le pipe di schiuma . In un angolo si vedono le pazienti manine normanne lavorare la trina . Nel mezzo della sala si taglia il diamante . Qui piovono i biglietti di visita , là le spille , più in là i bottoni ; da una parte si fanno le treccie e i chignons , dall ' altra i canestrini e le scatolette di paglia . Un gruppo d ' indiani , col capo coperto di enormi turbanti variopinti , lavorano agli scialli . È una lunghissima fila di piccoli fornelli , di macchinette vibranti , di fiammelle di gaz , di teste chine , di mani in moto , di gente che interroga e di gente che spiega ; un chiacchierio , un affaccendamento allegro , un lavorio accelerato e sonoro , che mette la smania di far qualche cosa . E la vôlta altissima ripercuote rumorosamente i sibili acuti che paiono grida di gioia infantile , il picchiettio cadenzato di cento martelli , lo stridore delle lime e delle seghe e mille tintinni cristallini e metallici , e il ronzìo sordo della moltitudine che passa a processioni , a turbe , a gruppi , come un esercito sbandato , per riversarsi nei giardini esterni o nelle gallerie delle macchine . Qui lo spettacolo è degno d ' un ' ode di Vittor Hugo . Sul primo momento par di essere sotto una delle immense tettoie arcate delle stazioni di Londra . Son due gallerie lunghe come il Campo di Marte , larghe novanta uomini di fronte , e piene di luce , nelle quali mille macchine enormi , un esercito di ciclopi di metallo , minacciosi e splendidi , alzano le teste , le braccia , le mazze , le lame , fitte e intricate , fino alle vôlte altissime , producendo il fragore d ' una battaglia . Una immensa trasformazione di cose si compie da tutte le parti . Il foglio di carta esce in buste da lettera , lo spago in corde , il bronzo in medaglie , il filo di ottone in spille , il filo di lana in calze , il pezzo di legno in frammenti di mobili ; la ricamatrice svizzera ricama con trecento aghi , il papirografo inglese riproduce trecento esemplari d ' un manoscritto , la macchina dei saponi taglia i cubi , gl ' involta e li pesa ; la macchina del Marinoni mette fuori i giornali piegati ; le gigantesche filatrici di Birmingham e di Manchester lavorano accanto alle macchine d ' estrazione delle miniere ; la grande macchina da ghiaccio getta il suo furioso soffio gelato in mezzo agli aliti di fuoco delle macchine da gaz ; altre lavorano i diamanti , altre lacerano e torcono il metallo come una pasta , altre lavano , raffinano , travasano , disegnano , dipingono , scrivono ; in ogni parte freme una vita meravigliosa ed orribile di mostri di cento bocche e di cento mani , che irrita i nervi , introna le orecchie e confonde l ' immaginazione . Qua e là si vede la materia informe sparire nel ventre tenebroso di quei colossi , riapparire in alto , dopo qualche momento , già mezzo lavorata , e come portata in trionfo , e poi rinascondersi , ricacciata giù sdegnosamente a subire le ultime violenze .... Qui lavorano delle braccia di gigante , là delle dita di fata . In una parte il lavoro si presenta sotto l ' aspetto d ' una distruzione furiosa , fra denti enormi di ferro e artigli d ' acciaio , che stritolano e sbranano con un fracasso d ' inferno , in cui si sente un suono confuso di lamenti umani ; in mezzo a un roteggio intricato , vertiginoso , feroce , che sbricciolerebbe un titano come un gingillo di vetro . In un ' altra parte il mostro mansueto accarezza la materia prigioniera , la palleggia , la lambisce , la liscia , delicatamente , lentamente , in silenzio , come se facesse per gioco . Altre macchine colossali , come quelle da maglie , fanno movimenti strani e misteriosi , d ' apparenza quasi umana , con una certa grazia languida d ' ondulazioni femminee ; che ispirano un senso inesplicabile di ripugnanza , come se fossero esseri viventi dei quali non sì riuscisse ad afferrare la forma . Fra le grandi membra di tutti questi lavoratori smisurati , s ' agita come una vita segreta un indescrivibile lavorio di rotine che sembrano immobili , di seghe che paion fili , di congegni delicatissimi e quasi invisibili , che vibrano , tremano , trepidano , e ingigantiscono ancora , col paragone della loro umile piccolezza , le ruote enormi , le cerniere colossali , le caldaie titaniche , le correggie spropositate , le gru , gli stantuffi , i tubi mostruosi , che si slanciano in alto come colonne monumentali , e si succedono in una fila senza fine , presentando l ' aspetto di non so che bizzarra e deforme città di metallo , in cui si dibatta fra le catene una legione di dannati o di pazzi . Ma anche l ' uomo lavora ; un gran numero di donne cuciscono colle macchinette ; intorno alle grandi macchine vigilano degli operai , e meccanici e artefici di tutti i paesi , vestiti trascuratamente , osservano , notano , si caccian per tutto , fra gli stantuffi e le ruote , a rischio della vita ; fra i quali si vedono qua e là delle faccie scarne e pallide , ma piene di vita , su cui lampeggia una volontà di ferro e un ' ambizione implacabile . Chi sa ! operai oscuri oggi , forse inventori gloriosi domani . Tutta l ' enorme galleria è piena dell ' immenso affanno del lavoro . E sulle prime quell ' agitazione affatica e rattrista . Ma a poco a poco , facendovi l ' udito e fermandovi il pensiero , in quel fragore pauroso di fischi , di sbuffi , di scoppii , di scricchiolamenti , di gemiti e d ' ululati , si sente la voce profonda delle moltitudini , le grida eccitatrici della lotta e l ' urrà formidabile della vittoria umana . L ' uomo che , entrando , s ' era sentito schiacciato , riacquista la coscienza di sè , e contempla quell ' immensa forza , suscitata e disciplinata dal suo pensiero , con un fremito d ' alterezza , in cui tutto l ' essere suo si rinvigorisce e s ' innalza . E quello smisurato arsenale di armi pacifiche , le bandiere grandi come vele di nave che spenzolano dalla vôlta , gonfiate dall ' aria commossa dalle ruote innumerevoli , quei monumenti selvaggi di cordami e di reti , le piramidi delle zappe che servirono a dissodare i deserti del nuovo emisfero , i trofei degli strumenti per la pesca dei grandi cetacei dei mari polari , i tronchi giganteschi delle foreste vergini , le armature colossali dei palombari , le torri di merci , e i fari giranti tra i nuvoli di fumo , i getti d ' acqua e le pioggie vaporose delle macchine a vapore , questo maestoso e terribile spettacolo , salutato dalle detonazioni delle macchine da gaz , dagli squilli delle trombe marine e dalle note solenni degli organi lontani , che portano in quell ' inferno la poesia della speranza e della preghiera , a poco a poco s ' impadronisce di voi , vi fa vibrare tutte le facoltà dello spirito , vi fa scattare tutte le molle dell ' operosità e del coraggio , vi accende nel cuore la febbre della battaglia , e vi fa uscire di là colla mente piena di disegni audaci e di risoluzioni gloriose . Dalla galleria delle macchine francesi si viene in un lunghissimo viale tutto vermiglio di rose , e di là .... Ma non c ' è un lettore ragionevole il quale pretenda da me la descrizione dei così detti « annessi » del palazzo del Campo di Marte ; che formano essi soli una seconda Esposizione universale . Sono due miglia di giardini , d ' orti , di tettoie , di padiglioni , di case rustiche , in cui ricomincia la serie dei musei e delle officine ; e c ' è da girar per un mese . Qui si trattengono soltanto gli «specialisti.» La maggior parte dei visitatori non ci va che per rinfrescarsi la testa all ' aria libera . Ma là c ' è da farsi un concetto di quel che costò la costruzione di quella gran città passeggiera , e di quello che costa continuamente il farla vivere . È una cosa che sgomenta davvero . Bisogna considerare prima il grande lavoro del livellamento , per il quale si smossero o si trasportarono cinquecentomila metri cubi di terra ; rappresentarsi l ' enorme trincea che serpeggia sotto il palazzo del Campo di Marte , e distribuisce in sedici grandi correnti l ' aria addensata dai venditori ; abbracciare col pensiero l ' azione poderosa dei grandi « generatori » che provvedono il vapore alle macchine motrici ; il lavoro titanico delle trenta macchine motrici che trasmettono la vita a tutte le macchine dell ' Esposizione ; il movimento continuo delle formidabili trombe aspiranti che assorbono dei torrenti dalla Senna e li rispandono , per un labirinto di canali e di serbatoi sotterranei , ai condotti del Campo di Marte , ai bacini , alle fontane , agli acquarii , agli ascensori delle torri , alla cascata del Trocadero ; rappresentarsi la rete infinita di strade ferrate che coprì quello spazio durante i lavori di costruzione , e le macchine innumerevoli che aiutarono le braccia dell ' uomo al collocamento delle cose enormi ; poi richiamare alla mente il lavoro immenso e febbrile dell ' ultimo mese , un esercito d ' operai d ' ogni paese , formicolanti sull ' orlo dei tetti , sulla sommità delle cupole , nelle profondità della terra , sospesi alle corde , ritti sulle impalcature vertiginose , a gruppi , a catene , a sciami , di giorno , di notte , al lume delle fiaccole , al bagliore della luce elettrica , in mezzo a nuvoli di polvere e di vapori , sollecitati da mille voci in cento lingue , in mezzo al frastuono d ' un mare in tempesta e ai fremiti d ' impazienza del mondo , - e infine ricordarsi che ne uscì quasi inaspettatamente quel meraviglioso caravanserai di cento popoli , pieno di tesori , di vegetazione e di vita , - e che ventiquattro mesi prima non c ' era là che un deserto ; - allora non si frena più quel sentimento d ' ammirazione che , al primo entrare , era stato turbato da un effetto spiacevole d ' apparenza . Ma questo grande spettacolo bisogna vederlo la sera dalle alte gallerie del Trocadero . Lassù , abbracciando con uno sguardo solo , come dalla cima d ' un monte , quella vastissima spianata piena di memorie , che vide le feste simboliche della Rivoluzione e senti gli urrà degli eserciti di Marengo e di Waterloo ; quel palazzo enorme e magnifico , su cui sventolano tutte le bandiere della terra ; il grande fiume , i vasti parchi , i mille tetti , i cento torrenti umani che serpeggiano nel recinto immenso , inondato dalla luce dorata e calda del tramonto ; la mente si apre a mille nuovi pensieri . Si pensa ai milioni di creature umane che lavorarono per riempire quello sterminato museo , dagli artisti gloriosi nel mondo ai lavoratori solitarii e sconosciuti dei tugurii ; alle mille cose là raccolte , su cui è caduta la lacrima dell ' operaia e stillato il sudore del forzato ; ai tesori conquistati a prezzo di vite innumerevoli ; alle vittorie conseguite dal lavoro accumulato di dieci generazioni ; alle ricchezze dei re , ai quaderni dei bimbi , alle sculture informi degli schiavi , confusi tutti , sotto quelle vôlte , in una specie di santa eguaglianza al cospetto del mondo ; ai viaggi favolosi che fecero quei lavori e quei prodotti , calati sulle slitte dalle montagne , portati dalle carovane a traverso alle foreste e ai deserti , cavati dal fondo del mare e dalle viscere della terra , trasportati per i fiumi immensi e fra le tempeste degli oceani , come a un sacro pellegrinaggio ; alle mille speranze che li accompagnarono , alle mille ambizioni che vi si fondano , alle idee infinite che scaturiranno dai confronti , ai nuovi ardimenti che nasceranno dai trionfi , ai racconti favolosi che si ripeteranno fin sotto le capanne delle più remote colonie ; e finalmente che , grazie a tutto ciò , mille mani che non si sarebbero mai incontrate , si strinsero ; che per un tempo molti odii , come in virtù d ' una tregua di Dio , si quetarono ; che milioni d ' uomini , accorsi qui , si rispanderanno per tutta la terra portando un tesoro di nomi cari , prima ignorati , di nuove ammirazioni , di nuove simpatie , di nuove sperante , e un sentimento più grande e più potente dell ' amor di patria . Si pensano queste cose e si applaude senza dubbio , in quei momenti , con più vivo entusiasmo all ' Esposizione ; ma più che all ' Esposizione si benedice a questa augusta legge , a questo immortale e santo affanno : il Lavoro . E si vorrebbe vederlo , come un nume , simboleggiato in una statua smisurata e splendida , che avesse i piedi nelle viscere del globo e la testa più alta delle montagne , e dirgli : - Gloria a te , secondo creatore della terra , Signore formidabile e dolce . Noi consacriamo a te il vigore della gioventù , la tenacia dell ' età virile , la saggezza della vecchiaia , il nostro entusiasmo , le nostre speranze , il nostro sangue ; e tu tempera i dolori , fortifica gli affetti , rasserena le anime , prodiga le sante alterezze , dispensa i riposi fecondi , affratella gli uomini , pacifica il mondo , sublime amico e divino Consolatore ! VITTOR HUGO I . V ' è uno scrittore , in Francia , salito in questi ultimi anni a un tal grado di gloria e di potenza che nessun ' ambizione letteraria può aver mai sognato d ' arrivare più alto . Egli è , per consenso quasi universale , il primo poeta vivente d ' Europa . Ha quasi ottant ' anni : è nato il secondo anno del secolo . Le siècle avait deux ans . Era già celebre cinquant ' anni sono , quando Alessandro Dumas diceva ai suoi amici , parlando di lui : - Nous sommes tous flambés - e non aveva , inteso che il dramma Marion Delorme . Il suo nome e le sue opere sono sparsi per tutta la terra . D ' un nuovo suo libro spariscono centomila esemplari in pochi giorni . I suoi lavori giovanili sono ancora ricercati oggi come quando annunziarono per la prima volta il suo nome all ' Europa . Tutti i suoi cinquanta volumi sono pieni di gioventù e di vita come se fossero venuti alla luce , tutti insieme , pochi anni sono . La vita di quest ' uomo è stata una guerra continua ; una guerra letteraria , prima , bandita dal teatro ; una guerra politica , dopo , rotta nelle assemblee e proseguita in esilio : l ' una contro il classicismo , l ' altra contro un imperatore ; tutt ' e due vinte da lui . Nessun altro scrittore del suo tempo fu più di lui combattuto , e nessun altro sedette , vecchio , sopra un più alto piedestallo di spoglie nemiche . Falangi d ' avversarii furiosi gli attraversarono la strada ; - egli passò - e quelli disparvero . I suoi grandi rivali discesero l ' un dopo l ' altro nel sepolcro , sotto i suoi occhi . Una serie di sventure tragiche disperse la sua famiglia : tutti i rami della quercia caddero l ' un sull ' altro fulminati ; il vecchio tronco rimase saldo ed immobile . Egli passò per tutte le prove : fu povero , fu perseguitato , fu proscritto , - solo - vagabondo - vituperato - deriso ; ma continuò impassibilmente , con una ostinazione meravigliosa , il suo enorme lavoro . In tempi in cui pareva finito , si rialzò tutt ' a un tratto , trasfigurato , con opere piene di nuove forze e di nuove , promesse . Su tutte le vie della letteratura mise l ' impronta dei suoi passi giganteschi . Non tentò , assalì tutti i campi dell ' arte , e v ' irruppe tempestando , rovesciando , sfracellando , lasciando da ogni parte le traccie di una battaglia . Alla tribuna , nel teatro , in tribunale , in patria , in esilio , nella poesia e nella critica , giovane e settuagenario , fu sempre ad un modo , audace , ostinato , sfrenato , provocatore , rude , furioso , selvaggio . E suscitò degli eserciti di nemici , ma si trascinò dietro degli eserciti . Una legione di scrittori fanatici e devoti gli si strinse e gli si stringe intorno , e combatte in sua difesa e nel suo nome . Mille ingegni eletti , in varii tempi , non brillarono d ' altra luce che del riflesso del suo genio ; altri , attratti nella sua orbita , sparirono nel suo seno ; altri s ' affaticarono inutilmente , tutta la vita , per levarsi dalla fronte l ' impronta ch ' egli v ' aveva stampata . La pittura , la scultura e la musica s ' impadronirono delle creazioni della sua mente , e le resero popolari , per la seconda volta , in tutti i paesi civili . Una ricchezza enorme d ' immagini , di sentenze , di traslati , di modi , di forme nuove dell ' arte , profusa da lui , circola , vive e fruttifica in tutte le letterature d ' Europa . Egli è da mezzo secolo argomento continuo di discussioni ardenti e feconde . Quasi tutte le nuove questioni letterarie o hanno radice nelle sue opere o vi girano intorno forzatamente , ed egli presiede , innominato e invisibile , a tutte le contese . Ma ora le contese , per quello che riguarda lui , almeno in Francia , sono quasi affatto cessate . La sua età , le sue sventure , la sua immensa fama , la vitalità poderosa delle sue opere , rinvigorita da recenti trionfi , la popolarità grande del suo nome tenuta viva continuamente dalla sua parola e dalla sua presenza , lo hanno messo quasi al di fuori e al di sopra della critica . I suoi più acerrimi nemici letterarii d ' un tempo tacciono ; i suoi più accaniti avversarii politici saettano il repubblicano , ma rispettano il poeta , come una gloria della Francia . Chi non lo riconosce come poeta drammatico , lo ammette come romanziere ; chi lo respinge come romanziere , lo adora come poeta lirico ; altri che detestano il suo gusto letterario , accettano le sue idee ; altri che combattono le sue idee , sono entusiasmati della sua forma ; chi non ammira nessuna delle sue opere partitamente , ammira ed esalta la vastità grandiosa dell ' edifizio che formano tutte insieme : nessuno gli contesta il genio ; nessuno , parlandone cogli stranieri , si mostra incurante od ostile all ' omaggio che gli vien reso ; e anche chi l ' odia , ne è altero . Oltre a ciò , l ' aura politica del momento gli è favorevole . Egli è un poeta popolare e un tribuno vittorioso , e porta sulla corona d ' alloro come un ' aureola sacra di genio tutelare della patria . È arrivato a quel punto culminante della gloria , oltre il quale non si può più salire che morendo . La sua casa è come una reggia . Scrittori ed artisti di tutti i paesi , principi ed operai , donne e giovanetti , entusiasti ardenti , vanno a visitarlo . Ogni sua apparizione in pubblico è un trionfo . La sua immagine è da per tutto , il suo nome suona ad ogni proposito . Si parla già di lui come d ' una gloria consacrata dai secoli , e gli si prodigan già quelle lodi smisurate e solenni che non si concedono che ai morti . Ed egli è ancora pieno di vita , di forza , d ' idee , di disegni , ed annunzia ogni momento la pubblicazione d ' un ' opera nuova . Ecco l ' uomo di cui intendo di scrivere oggi . Dopo l ' Esposizione universale , Vittor Hugo . Un argomento val l ' altro , mi pare . II . Io credo , esprimendo quello che penso di Vittor Hugo , d ' esprimere presso a poco quello che ne pensano tutti i giovani del mio tempo . Non c ' è nessuno di noi , certamente , che non si ricordi dei giorni in cui divorò , giovanetto , i primi volumi dell ' Hugo che gli caddero fra le mani . È stata senza dubbio per tutti una emozione nuova , profonda , confusa , indimenticabile . Tutti ci siamo , domandati tratto tratto , interrompendo la lettura : - Che uomo è costui ? - Nello stesso tempo dolce e tremendo , fantastico e profondo , insensato e sublime , egli mette accanto a una stramberia rettorica che rivolta , la rivelazione d ' una grande verità che fa dare un grido di stupore . Colla stessa potenza ci fa sentire la dolcezza del bacio di due amanti e l ' orrore di un delitto . È ingenuo come un fanciullo , è truce come un uomo di sangue , è affettuoso come una donna , è mistico come un profeta , è violento come un oratore della Convenzione , è triste come un uomo senz ' affetti e senza speranze . In cento pagine ci mostra cento faccie . Egli sa esprimere tutto : sensazioni vaghe dell ' infanzia , su cui s ' era mille volte tormentato invano il nostro pensiero ; i primi inesplicabili turbamenti amorosi della pubertà , le lotte più intime del cuore della fanciulla e della coscienza dell ' assassino ; profondità segrete dell ' anima , che sentivamo in noi , ma in cui l ' occhio della nostra mente non era mai penetrato ; sfumature di sentimenti che credevamo ribelli al linguaggio umano . Egli abbraccia colla mente tutto l ' universo . Ha , se si può dire , due anime che spaziano contemporaneamente in due mondi , e ogni opera sua porta l ' impronta di questa sua doppia natura . Chi non ha fatto mille volte quest ' osservazione ? In alto v ' è quel suo eterno ciel bleu che ricorre ad ogni pagina , i firmamenti mille volte percorsi , gli astri continuamente invocati , gli angeli , le aurore , gli oceani di luce , mille sogni e mille visioni della vita futura , un mondo tutto ideale , in cui egli si sprofonda come un estatico , trasportando con sè il lettore abbarbagliato e stordito ; e sotto , dei mari neri e tempestosi , tenebre su tenebre , la sua eterna ombre , i suoi abîmes , i suoi gouffres , il bagno , la cloaca , la corte dei miracoli , il carnefice , il rospo , la putredine , la deformità , la miseria , tutto quanto v ' ha di più orribile e di più immondo sopra la terra . Il campo della sua creazione non ha confini . Ravvicinate Cosetta e Lucrezia Borgia , Rolando della Leggenda dei secoli e Quasimodo , Dea e Maria Tudor , Gavroche e Carlo V , le sue vergini morte a quindici anni , i suoi galeotti , i suoi sultani , le sue guardie imperiali , i suoi pezzenti , i suoi frati , e vi parrà d ' aver dinanzi l ' opera non d ' un solo , ma d ' una legione di poeti . Riandate rapidamente tutte le sue creazioni : esse lasciano l ' impressione d ' un ' enorme epopea di frammenti , che risale da Caino a Napoleone il grande , e una memoria confusa di amori divini , di lotte titaniche , di miserie inaudite , di morti orrende , viste come a traverso a una bruma paurosa , rotta qua e là da torrenti di luce , in cui formicola una miriade di personaggi metà creature reali e metà fantasmi , che sconvolgono l ' immaginazione , Tutte le opere sue son come colorate dal riflesso d ' una vita arcana ch ' egli abbia vissuta , altre volte , in un mondo arcano , al quale par che alluda vagamente ad ogni pagina , e alle cui porte s ' affaccia continuamente , impaziente dei confini che gli sono assegnati sulla terra , Una fantasmagoria immensa di cose ignote all ' umanità par che lo tormenti di continuo , come una visione febbrile . Tutto quello che v ' è di più strano e di più oscuro sul limite che separa il mondo reale dal mondo dei sogni , egli lo cerca , lo studia e lo fa suo . I re favolosi dell ' Asia , le superstizioni di tutti i secoli , le leggende più bizzarre di tutti i paesi , i paesaggi più tetri della terra , i mostri più orribili del mare , i fenomeni più spaventosi della natura , le agonie più tragiche , tutte le stregonerie , tutti i delirii , tutte le allucinazioni della mente umana sono passate per la sua penna . Egli vede tutto per non so che prisma meraviglioso ; a traverso il quale , per contro , il lettore vede sempre lui . In fondo a tutte le sue scene e dietro tutti i suoi personaggi spunta la sua testa enorme e superba . Quasi tutte le sue creature portano l ' impronta colossale del suo suggello , e parlano il linguaggio del genio ; sono , come lui , grandi poeti o grandi sognatori ; statue , a cui ha stampato sulla fronte il suo nome ; larve dai contorni più che umani , che si vedono ingigantite come a traverso le nebbie dei mari polari , o accese della luce d ' una glorificazione teatrale che le trasfigura , Così Javert , Gymplaine , Triboulet , Simoudain , Gilliat , Giosiana , Ursus , Quasimodo , Jean Valjean . Così il suo Napoleone III , rappresentato come un volgare malfattore , tutto d ' un pezzo , liricamente . Pochi i personaggi d ' ossa e di carne , che abbiano la nostra statura e la nostra voce . E così la sua cattedrale di Notre Dame , convertita da lui in un monumento enorme e formidabile come una montagna delle Alpi . Tutte le sue creazioni sono , com ' egli dice delle onde di un oceano in tempesta , mélanges de montagne et de songe . Solo nel primo momento della concezione è osservatore tranquillo e fedele ; poi la sua natura invincibilmente lirica irrompe , ed egli afferra colla mano poderosa la sua creatura , e la trasporta al di sopra della terra . Dalla prima all ' ultima pagina è sempre presente , despota orgoglioso e violento , e ci fa della lettura una lotta . Ci caccia innanzi a spintoni , ci solleva , ci stramazza , ci rialza , ci scrolla , ci umilia , ci travolge nella sua fuga precipitosa , senza dar segno d ' avvedersi che noi esistiamo . Balziamo rapidissimamente fra i più opposti sentimenti che può suscitar la lettura , dalla noia irritata all ' entusiasmo ardente , come palleggiati dalla sua mano . Eterne pagine si succedono in cui l ' Hugo non è più lui , Egli travia , erra a tentoni nelle tenebre , e delira . Non sentiamo più la parola dell ' uomo ; ma l ' urlo o il balbettio del forsennato . E i periodi enormi cascano sui periodi enormi , a valanghe , oscuri e pesanti , o i piccoli incisi sui piccoli incisi , fitti e rabbiosi come la grandine , e s ' incalzano e s ' affollano confusamente le assurdità , le vacuità , le iperboli pazze e le pedanterie . Vittor Hugo pedante ! Eppure sì ; quando ci esprime cento volte l ' idea che abbiamo afferrata alla prima , quando ci mostra lentamente e ostinatamente , una per una , le mille faccette d ' una pietra ch ' egli crede un tesoro e ch ' è un diamante falso . E in quel frattempo , mentre sonnecchiamo o fremiamo , ci si affacciano alla menti ; le analisi spietate dei critici , lo ire dei classicisti , gli anatemi dei pedanti , gli scherni dei suoi infiniti avversarii , e stiamo per dir : - Han ragione ! - Ma che ! Arrivati in fondo alla pagina , v ' è un pensiero che ci fa balzare in piedi e gridare : - No , per Dio ! Hanno torto ! - ; una frase che ci s ' inchioda nel cervello e nel cuore per tutta la vita ; una parola sublime , che ci compensa di tutto . E l ' Hugo è di nuovo là ritto e gigante sul piedestallo che vacillava . Questa è la sua grande potenza : lo scatto improvviso , la parola impreveduta che ci rimescola , il lampo inaspettato che illumina la vasta regione sconosciuta , la porta bruscamente aperta e richiusa per la quale intravvediamo il prodigio , un gran coup dans la poitrine , come direbbe lo Zola , che ci toglie per un momento il respiro , e ci lascia rotti e sgomenti . Non è l ' aquila che si libra sull ' ali ; è il masso che erompe dal vulcano , tocca le nubi e ricasca . La sua arte è quasi tutta qui : un lungo lavorìo paziente che prepara un effetto inatteso . Egli non ha riguardi per noi mentre prepara ; ci strapazza e ci provoca ; è un lavoratore sprezzante e brutale ; non bada nè alle nostre impazienze , nè alle nostre censure . I suoi difetti sono grandi come il suo genio ; non nèi , ma gobbe colossali , che ci fan torcere il viso . L ' architettura della più parte dei suoi romanzi è deforme . Sono episodi spropositati , spedienti brutali , inverosimiglianze sfrontatamente accumulate , fili di racconti pazzamente spezzati e riannodati ; divagazioni , o piuttosto corse furiose , di cui non si vede la meta , e che fanno presentire a ogni passo un precipizio . Ma egli vuol condurvi là , dove vuole , e vi trascina , renitenti , barcollando ed ansando , calpestando la ragione , il buon gusto , il buon senso , la verità . E a un certo punto vi svincolate gridando : - No , Hugo , non ti seguo ! - e lo lasciate fuggir solo . Dov ' è andato ? È caduto ? Ah ! eccolo là , sull ' altura , colla fronte dorata dal sole . Ha vinto e ha ragione . Ma egli ha tutto per combattere e per vincere : ha l ' audacia , la forza e le armi ; ha il genio e la pazienza ; è nato poeta e s ' è fatto ; ha scavato dentro a sè stesso , con mano pertinace , la vena più profonda dei suoi tesori ; ogni opera sua è un immenso , lavoro di scavazione , a cui si assiste leggendo , e si sente il formidabile affanno del suo respiro . È una strana cosa veramente l ' arte sua . Egli non ci presenta il lavoro fatto , il risultamento netto ed ultimo dei suoi sforzi , l ' ultima idea a cui è arrivato per una successione d ' idee ; ma ci fa seguire tutto il processo intimo del suo pensiero , ci fa contare e toccare prima tutte le pietre con cui innalzerà l ' edifizio , ci fa assistere a tutti i suoi tentativi inutili , a tutti i crollamenti successivi delle parti mal fabbricate , e vediamo poi l ' edifizio compiuto , ma circondato e ingombro dei ruderi , ch ' egli disdegna di spazzare . Il suo lavoro è uno strano accoppiamento di pazienza da musicista e di furia da pittore ispirato . Egli scrive come il Goya dipingeva . Ora minia , liscia , accarezza l ' opera propria , lento , quasi sonnolento , minuto , scrupoloso ; si diverte a stendere elenchi accurati di nomi e di cose , a spiegare il proprio concetto con similitudini interminabili diligentemente condotte ; procede colle seste , cerca le simmetrie , dice , corregge , aggiunge , modifica , rettifica , sfuma , cesella , brunisce . A un tratto il soffio della grande ispirazione lo investe , e allora butta via il pennello delicato , e , come il Goya faceva , dipinge a furia con quello che gli casca fra le mani , spande i colori colle spugne , getta le grandi macchie cogli strofinacci e le scope , dà i tocchi di sentimento a colpi furiosi di pollice che sfondan la tela . Il suo stile è tutto rilievi acuti , rialti di granito , punte di ferro e vene d ' oro , pieno d ' asprezze e d ' affondamenti oscuri , rotto qua e là in grandi squarci , da cui si vedono prospetti confusi e lontani ; ora semplice fino all ' ingenuità scolaresca , ora architettato coll ' arte sapiente d ' un pensatore ; a volta a volta acqua limpida e mare in burrasca , su cui errano nuvole rosee che riflettono il sole o nuvole nere da cui si sprigiona la folgore . Le immagini nuove e potenti pullulano a miriadi sotto la sua penna , e le idee gli erompono dal capo armate , impennacchiate , sfolgoranti ; e sonanti , qualche volta offuscate dalla ricchezza e schiacciate dal peso dell ' armatura . Egli non spende , profonde a piene mani , sperpera i tesori inesauribili della sua potenza espressiva col furore d ' un giuocatore forsennato . La lingua sua non gli basta . Egli toglie ad imprestito il gergo della plebe , la lingua furfantina delle galere , il balbettio informe ed illogico dei bambini ; tempesta la sua prosa di parole straniere di cento popoli e di traslati proprii di tutte le letterature ; e si fabbrica superbamente un linguaggio suo , tutto colori e scintille , pieno d ' enimmi e di licenze , di laconismi potenti e di delicatezze inimitabili ; secondo il bisogno , triviale , tecnico , accademico , vaporoso , brutale , solenne ; così che lette le sue opere , non par d ' aver sentito parlare la lingua di un solo popolo e d ' un solo secolo , ma una vasta e confusa lingua d ' un tempo avvenire , per la quale non ci sia nulla d ' inesprimibile e di straniero . Di questa potenza espressiva , come del coraggio del suo genio , egli abusa , e allora s ' impiglia e si ravvolge nel proprio pensiero , e vi s ' aggira come in un labirinto , senza trovarne l ' uscita . Ma anche nei suoi smarrimenti è grande . Anche in quelle pagine affaticate , tormentate , astruse , in cui volendo esprimere l ' inesprimibile , tenta da tutte le parti il proprio concetto , e accumula metafore su metafore , paragoni su paragoni , e ricorre inutilmente al suo misterioso linguaggio di tenebre e di luce , d ' ombre e d ' abissi , di inconnu e di insondable , e tutta la sua fortissima e ricchissima lingua non basta a render nemmeno una pallida idea di quel non so che di immane e di mostruoso che ha nel capo ; in quelle pagine i freddi pedanti trovano con gioia una presa assai facile alla critica che distrugge e deride ; ma l ' anima dell ' artista vi sente l ' anelito del titano che lotta con una potenza sovrumana , e assiste a quegli sforzi poderosi con un sentimento di stupore e di rispetto , come a uno di quegli spettacoli in cui un uomo rischia la vita . Eppure si , leggendo le opere sue , accade qualche volta che , arrivati a un certo punto , lo squilibrio delle facoltà , la continua prevalenza della fantasia sfrenata sulla ragione , la eccessiva frequenza delle aberrazioni e delle cadute , vi stanca ; i lampi di genio non bastano più a compensarvi dei continui sacrifizii che deve fare il vostro buon senso ; siete sazii , sdegnati , qualche volta nauseati ; sentite il bisogno di riposarvi da quella tortura ; ritornate con piacere ai vostri scrittori sensati , rigorosi , sempre eguali ; respirate , vi ritrovate nel mondo reale , benedite la logica , riacquistate la vostra dignità d ' uomini e di lettori . E lasciate in un canto l ' Hugo per mesi , e qualche volta per anni , e vi pare d ' esservene staccati per sempre . Ma che ! Egli v ' aspetta . Un giorno arriva finalmente in cui , tutt ' a un tratto , un entusiasmo a cui volete un ' eco , un dolore che domanda un conforto , un bisogno istintivo di strano o di terribile , vi risospinge verso quei libri . E allora tutti gli entusiasmi sopiti si ridestano tumultuosamente . Egli v ' afferra di nuovo , vi soggioga , siete suoi , rivivete in lui per un altro periodo della vostra vita . È perchè le somme linee delle opere sue sono veramente d ' un genio . L ' abuso ch ' egli fa d ' un concetto sublime , alla lettura , v ' offende ; ma spariti dalla memoria i particolari errati o eccessivi , il concetto vi resta incancellabile , e più s ' appura col tempo , più vi pare che ingrandisca , e ingrandisce davvero . Le sue grandi idee e i suoi grandi sentimenti son grandi tanto che sovrastano ai difetti infiniti dell ' arte sua , come le colonne d ' un tempio antico ai rottami ammucchiati ai suoi piedi . E di qui nasce il fatto strano ch ' egli ha più ammiratori ardenti delle sue creazioni che lettori fedeli dei suoi volumi , e che moltissimi ammiratori suoi non lo conoscono che nei frammenti delle sue opere , o nelle ispirazioni che v ' hanno attinte le altre arti . Chi strapperà più dalla memoria umana Ernani , Triboulet , il campanaro di Nôtre Dame , l ' amore di Ruy Blas , la disperazione di Fantina ? E chi può scordare i brividi di terrore ch ' egli ci ha fatto correre per le vene , e le lacrime che ci ha fatto sgorgare dagli occhi ? Poichè egli può tutto , ed è grande nella tragedia e insuperabile nell ' idillio . Noi tutti abbiamo sentito scricchiolare le ossa d ' Esmeralda nel letto della tortura , e abbiamo visto faccia a faccia la morte , quando ce la presenta orrenda come in Claudio Frollo appeso al cornicione della cattedrale , o furiosa come sulla barricata di via Saint - Denis , o epica come sul campo di Waterloo , o infinitamente triste come nelle nevi della Russia , o solennemente lugubre , come nel naufragio dei Comprachicos . Ed è lo stess ' uomo che fa vibrare sovrumanamente le corde più delicate dell ' anima ; l ' autore del Revenant su cui milioni di madri singhiozzarono , l ' autore di quel celeste Idillio di Rue Plumet , di quella santa agonia di Jean Valjean , che strazia l ' anima , e di quei versi meravigliosi , in cui Triboulet spande piangendo l ' immensa ed umile tenerezza del suo amore di padre . No , mai parole più dolci , preghiere più soavi , grida d ' amore più appassionate , slanci d ' affetto e di generosità più nobili e più potenti , sono usciti da un cuore di poeta . E allora Vittor Hugo è grande , buono , venerabile , augusto , e non c ' è anima umana che in quelle pagine non l ' abbia benedetto ed amato . In momenti solenni della vita , accanto al letto d ' un moribondo , durante una grande battaglia della coscienza , i suoi versi ripassano per la mente , come lampi , e risuonano all ' orecchio consigli d ' un amico affettuoso e severo che ci dica : - Sii uomo ! - Poichè egli ha tutto sentito , tutto compreso e tutto detto ; ha le disperazioni tremende e le rassegnazioni sublimi ; non v ' è dolore umano a cui non abbia detto una parola di conforto ; non c ' è sventura al mondo su cui non abbia fatto versare delle lagrime . Egli è il patrocinatore amoroso e terribile di tutte le miserie , dei diseredati dalla natura e degli abbandonati dal mondo , di chi non ha pane , di chi non ha patria , di chi non ha libertà , di chi non ha speranze , di chi non ha luce . Questa è la sua grandezza vera e incontestabile . Non c ' è altro scrittore moderno che abbia esercitato con una maggior quantità d ' opere e con una più intrepida ostinazione questo glorioso apostolato ; che abbia maneggiato un pennello più potente per dipingere le miserie , un coltello anatomico più affilato per aprire i cuori straziati , uno scalpello più magistrale per scolpire gli eroi della sventura , un ferro più rovente per segnare la fronte di chi fa soffrire , una mano più delicata per accarezzare la fronte di chi soffre . Egli è il grande assalitore e il grande difensore ; ha combattuto su tutte le arene ; è salito su tutte le sommità ed è sceso in tutte le bassure . E questo è ammirabile in lui , che per quanto sia disceso , non s ' è mai abbassato . La sua mano è rimasta incontaminata fra tutte le sozzure in cui sguazzò la sua penna . Egli non ha mai prostituito l ' arte sua . È austero e superbo . Non s ' inflette e non ride . Il suo riso non è che una maschera , dietro la quale s ' intravvede sempre il suo volto pallido e accigliato . Una specie di tristezza fatale pesa su tutte le opere sue . Anche nella sua grande e costante aspirazione alla virtù , alla concordia , alla pace , alla redenzione degli oppressi e degli infelici , v ' è qualcosa di malinconico e di tetro , come se le mancasse l ' alimento della speranza . Tutti i suoi libri terminano con un grido straziante . Tutte le voci che escono dalle sue opere formano , riunite , un lamento solenne , misto di preghiera e di minaccia . La sua stessa credenza in Dio , quella ch ' egli chiama la suprema certezza della sua ragione , è forse piuttosto un ' aspirazione potentissima del suo cuore e un pascolo immenso della sua immaginazione smisurata , che una fede ferma , in cui la sua anima si riposi : la fede è una sorgente , a lui necessaria , di torrenti di poesia , e Dio è un personaggio dei suoi romanzi e dei suoi canti . Da qualunque lato si guardi , apparisce in lui qualcosa di strano e di non chiaramente esplicabile . L ' uomo non emerge netto dallo scrittore . Si stende la mano a toccarlo , e invece della carne umana , si sente una sostanza nuova al tatto , che fa rimanere perplessi . La sua figura , velata , s ' innalza , s ' abbassa , s ' avvicina , s ' allontana , e non presenta mai per tanto tempo i contorni fermi e precisi , da poterseli fissare immutabilmente nel pensiero . E così v ' affaticate per anni intorno alle sue opere senza riuscir mai a formarvene un giudizio che non abbiate di tratto in tratto a mutare . Esse offrono mille parti scoperte alla critica d ' un fanciullo , e presentano mille aspetti irresistibili all ' ammirazione dell ' uomo . C ' è poco da obbiettare a chi le lacera senza remissione , non si sa che cosa opporre a chi n ' è entusiasta appassionato . Distruggetele col ragionamento : esse si rialzano da sè , a poco a poco , nella vostra mente , più maestose e più salde . Disponetevi invece ad adorarle ciecamente , e sarete ogni momento costretti a soffocare mille voci di protesta che usciranno dal vostro cuore e dalla vostra ragione . Una sola cosa è fuor di dubbio , ed è che non si può rifiutare a quest ' uomo il titolo augusto e solenne di Genio . Il più ostinato avversario suo sente , in fondo a sè stesso , chè la qualificazione di « ingegno » , da qualunque attributo accompagnata , non basta per lui . Potete preferirgli una legione d ' altri ingegni viventi ; ma siete costretti a riconoscere che alle mille teste di quella legione sovrasta la sua . Potete voltargli le spalle , ma non potete fare un passo senza mettere il piede sulla sua ombra . Ma è difficile credere che la ripugnanza dell ' indole , o la disparità del gusto e delle idee , o l ' odio di parte possano tanto in un uomo da fargli negare la grandezza che presentano insieme le creazioni , le lotte , i trionfi , gli errori e gli ardimenti di questo vecchio formidabile . Per me , penso ai suoi cinquanta volumi , pieni d ' ispirazioni e di fatiche , in cui si rivela col genio prepotente una volontà indomabile o una tempra fisica d ' acciaio ; penso ai torrenti di vita che uscirono dal suo petto , all ' amore immenso che profuse , alle ire selvaggie e agli odii implacabili che provocò e che gli infuriarono nell ' anima ; ricorro la sua vita da quando giocava , ragazzo , sotto gli occhi di sua madre , noi giardino delle Feuillantines ; lo vedo , sedicenne , quando scriveva in quindici giorni , per guadagnare una scommessa , le pagine ardenti di Bug - Jargal ; penso a quando comprò il primo scialle a sua moglie coi denari dell ' Han d ' Islanda ; me lo raffiguro , fiero e impassibile , in mezzo alle tempeste delle assemblee scatenate dalla sua parola temeraria ; lo vedo servire umilmente i quaranta bambini poveri seduti alla sua mensa a Hauteville - house ; me lo rappresento grave e triste , in mezzo alla folla , dinanzi ai cento sepolcri illustri su cui fece sentire la sua parola piena di maestà e di dolcezza ; lo vedo per le vie di Parigi , in mezzo alla moltitudine riverente , costernato e invecchiato , seguire i feretri dei suoi figli ; lo vedo in quelle sue veglie febbrili , ch ' egli descrisse così potentemente , quando di lontano , nel silenzio della notte , sentiva squillare il corno di Silva ed echeggiare il grido di Gennaro ; lo vedo assistere nel Teatro francese , dopo mezzo secolo dalla prima rappresentazione , al trionfo clamoroso dell ' Hernani , salutato dai primi scrittori e dai primi artisti della Francia , come il loro Principe rieletto e riconsacrato ; penso al suo Oriente splendido , al suo Medio evo tremendo , alla Preghiera per tutti , all ' infanta che perde la rosa mentre Filippo II perde l ' Armada , alla carica dei corazzieri della guardia contro i quadrati del Wellington , alla scarpetta d ' Esmeralda , all ' agonia d ' Eponina , a tutte le creature del mondo arcano , sfolgorante , immenso che uscì dal suo capo ; al suo esilio , alle sue sventure , ai suoi settantasette anni , - e sento una mano che mi fa curvare la fronte . III . " Vittor Hugo è certamente uno di quelli scrittori che ispirano un più ardente desiderio di vederli ; perchè i suoi cento aspetti di scrittore ci fanno domandare ogni momento a quale di essi corrisponda il suo aspetto d ' uomo . Sarà il viso dell ' Hugo che ci fa inorridire o quello dell ' Hugo che ci fa piangere ? E ci riesce ugualmente difficile rappresentarcelo benevolo e rappresentarcelo truce . Io mi ricordo d ' aver passato molte ore , giovanotto , all ' ombra d ' un giardino , con un suo libro tra le mani , cercando di dipingermelo coll ' immaginazione , e componendo e ricomponendo cento volte il suo viso e la sua persona , senza trovar mai una figura che m ' appagasse . Il suo spettro , di forme incerte , mi stava sempre davanti . Quest ' uomo era un enimma per me . Io non sapevo bene rendermi conto del sentimento che m ' ispirava . Alle volte mi pareva che , vedendolo , gli sarei corso incontro coll ' espansione di un figlio e mi sarei strette le sue mani sul cuore ; altre volte mi pareva che , incontrandolo improvvisamente , mi sarei scansato con un sentimento di diffidenza e di timore , e avrei detto sommessamente ai miei vicini : - Indietro ! Hugo passa . - Che so io ? Era l ' uomo che m ' aveva spinto cento volte , col cuore gonfio di tenerezza , tra , le braccia di mia madre ; ma era anche l ' uomo che m ' aveva fatto balzar sul letto , più volte , nel cuor della notte , atterrito dall ' apparizione improvvisa dei cinque cataletti di Lucrezia Borgia . Sentivo per lui un affetto pieno di trepidazione e di sospetto . Ma il desiderio di vederlo era ardente , e andò crescendo cogli anni . Quanta è la potenza del genio ! Voi arrivate in una città enorme , trascorrete di divertimento in divertimento , d ' emozione in emozione , in mezzo a un popolo immenso e tumultuoso , fra gente di ogni paese , fra i capolavori delle arti e delle industrie di unta la terra , fra mille spettacoli , mille pompe o mille seduzioni . Ebbene , tutto questo non è per voi che una cosa secondaria . Fra quell ' immenso spettacolo e voi si drizza il fantasma di un uomo che non avete mai visto , che non vedrete forse mai , che non sa nemmeno che siate al mondo ; e questo fantasma occupa tutta la vostra mente e tutto il vostro cuore . In quell ' oceano di teste , voi non cercate che la sua . A ogni vecchio che passi , il quale vi rammenti alla lontana la sua immagine , una voce intima vi dice : - È lui ! - e il vostro sangue si rimescola . Tutta quell ' enorme città non vi parla che di quell ' uomo . Le torri della Cattedrale sono popolate dei fantasmi della sua mente , ad ogni svolto di strada vi si affaccia una creatura della sua immaginazioni , i frontoni dei teatri vi rammentano i suoi trionfi , gli alberi dei giardini vi bisbigliano i suoi versi e le acque della Senna vi mormorano il suo nome . E allora prendete una risoluzione eroica e rivolgete una domanda , da lungo tempo meditata , a un amico . E non si può dire l ' effetto che vi fanno queste cinque semplicissime parole : - Via di Clichy , numero venti . IV . V ' è una considerazione però , che rende titubanti molti ammiratori che desiderano di visitare Vittor Hugo ; ed è l ' accusa che gli si fa d ' avere un immenso orgoglio . Certo è che egli sente altissimamente di sè , e non lo nasconde . Tutti sanno quello che disse , ancor giovane , all ' attrice Mars , che si permetteva , alle prove dell ' Hernani , di criticare i suoi versi . - Signorina , voi dimenticate con chi avete da fare . Voi avete un grande ingegno ; non lo nego ; ma ho un grande ingegno . anch ' io , e merito qualche riguardo . - Io lascio ad altri il risolvere questa quistione : se , in qualche caso , uno smisurato sentimento di sè non sia un elemento del genio : quello che dà l ' impulso ai grandi ardimenti ; e se , ammessa la indole artistica di Vittor Hugo , sia possibile concepire un Vittor Hugo modesto . Mi ristringo a considerare il fatto . Si , Vittor Hugo dev ' essere sovranamente orgoglioso . Si riconosce da mille segni . Egli , per esempio , - è cosa notissima , - non ammette la critica . Il genio , dice , è blocco . Bisogna accettarlo intero o respingerlo intero . L ' opera del genio è un tempio in cui si deve entrare col capo scoperto , e in silenzio . On ne chicane pas le génie . Ammirate , ringraziate e tacete . Il genio non ha difetti . I suoi difetti sono il rovescio delle sue qualità . Ecco tutto . Egli lo ha detto a chiare note nel suo libro sullo Shakespeare , nel quale s ' è servito del tragico inglese per dire al mondo quello che pensa di se stesso . Il ritratto ch ' egli traccia dello Shakespeare è il ritratto suo ; quella deificazione che egli fa del genio , la quale per un uomo che creda in Dio è quasi sacrilega , è , insomma , la sua apoteosi ; in quell ' oceano a cui paragona i grandi poeti , si vede riflessa , prima d ' ogni altra , la sua grandezza ; quella montagna che ha tutti i climi e tutte le vegetazioni , è Vittor Hugo . In quegli elenchi , ch ' egli fa ad ogni pagina , dei genii di tutti i tempi e di , tutti i paesi , da Giobbe al Voltaire , si capisce , si giurerebbe che , arrivato all ' ultimo nome , è stato , lì sul punto d ' aggiungervi il suo , e che non lo fece , non per modestia , ma per salvare , come , suol dirsi , le convenienze . Egli tratta tutti quei grandi da pari a pari . Tutti i genii , d ' altra parte . - è una sua idea , - sono uguali . La regione dei genii è la regione dell ' eguaglianza . Egli parla di Dante come d ' un fratello . Ma oltre a queste ci sono mille altre manifestazioni della coscienza ch ' egli ha della sua grandezza : l ' ardimento , superbo con cui mette le mani nella scienza e con cui affronta , passando , i più alti problemi della filosofia ; la baldanza con cui ostenta le sue licenze letterarie , come se fosse certo che , coniate da lui , saranno moneta corrente e ricchezza comune ; l ' intonazione solenne delle sue prefazioni , che , annunziano l ' opera come un avvenimento sociale ; la cura scrupolosa con cui raccoglie o fa raccogliere tutte le sue minime parole e gli atti più insignificanti della sua vita . Quando vuol fare il modesto riesce all ' effetto opposto , tanto inesperto è in quell ' arte , e tanto è abituato a passar la misura in ogni cosa . Come quando comincia una lettera : « Un oscuro lavoratore . » E così , sotto la forzata pacatezza con cui risponde alle osservazioni di Lamartine sui Miserabili , si sente il ruggito soffocato del leone ferito . La sua stessa prodigalità nella lode tradisce l ' uomo che crede di gettarla tanto dall ' alto , da non aver da temere l ' orgoglio che ne potrà nascere , se anche crescesse smisurato . E poi egli rivela l ' animo suo candidamente . In un ' occasione in cui non volle lasciar rappresentare un suo dramma perchè un altro aveva trattato lo stesso soggetto , disse : - Non voglio esser paragonato , - A un editore che gli proponeva di pubblicare una scelta delle sue poesie , rispose : - Voi mi avete l ' aria d ' un uomo che , mostrando in una mano dei sassi raccolti sul Monte Bianco , creda di poter dire alla gente : Ecco il Monte Bianco . - Egli si considera al di sopra d ' ogni confronto possibile con qualunque scrittore contemporaneo . Non piglia , infatti , alcuna parte in quella guerra continua che si movono gli scrittori di Francia a motti arguti e maligni , che scorticano senza far stridere , e fanno il giro di Parigi . Se ne sta in disparte , muto . E non sarebbe atto , d ' altra parte , a questa specie di guerra . Dicono : perchè non ha «spirito.» Egli ha risposto acerbamente a questa critica . - Dire che un uomo di genio non ha spirito , è una gran consolazione per i moltissimi uomini di spirito che non hanno genio . - Ma la critica è giusta forse , benchè si trovino nei suoi discorsi parlamentari dei mirabili esempi di risposte improvvise a botte inaspettate . Il suo scherno ha spesso il conio del grande ingegno ; ma non provoca il riso salato e pepato della vera arguzia francese . Lo stiletto sottile dell ' ironia sfugge dalle sue mani di colosso ; egli non è atto che a dare i grandi colpi di mazza che sfracellano il casco e la testa . E poi oramai si ritiene quasi al di sopra della letteratura . Si riguarda quasi come un sacerdote di tutte le genti , sopravvissuto , per decreto della Provvidenza , a mille prove e a mille sventure , per vegliare sull ' umanità . Questo apparisce lucidamente dalle sue apostrofi ai popoli , dalle sue intimazioni ai monarchi , dal tono di profezia che dà ai suoi presentimenti , dalla forma di responso che dà alle sue sentenze , dal carattere di minaccia che dà ai suoi rimproveri , da tutto il suo linguaggio spezzato in affermazioni altiere e in giudizii assoluti , come se ogni sua proposizione fosse un decreto , da incidersi sul bronzo o nel marmo per le generazioni avvenire . Tutte queste cose , o sapute prima o intese dire , fanno lungamente esitar lo straniero che vuol andare a battere alla sua porta . Certo che , dopo la prima esitanza , si fanno delle riflessioni incoraggianti . Si pensa , per esempio , che il sentimento che ci trattiene dal presentarci a un uomo orgoglioso che ammiriamo , non è , in fondo , che un sentimento d ' orgoglio . Poi si pensa a quanti scrittorelli miserabili di mente e di cuore , a quanti pedanti fradici e impotenti , a quanti imbrattacarte sconosciuti di villaggio non si sentono da meno di Vittor Hugo . E infine ci si dice che è una pazza presunzione la nostra , di credere che a noi , messi in luogo suo , non darebbe punto al capo la gloria di primo poeta d ' Europa . E allora si ripiglia coraggio . Ma pure è una cosa che spaventa quel presentarsi là sconosciuti , senz ' altra scusa che l ' impulso del cuore , davanti a un uomo famoso nel mondo , nella grande città che lo festeggia , in casa sua , in mezzo a una folla di ammiratori , per dirgli ... che cosa ? Voglio vedervi ! V . E non ostante , una mattina , mi trovai senza avvedermene nel cortile della casa N . ° 20 di via Clichy , in faccia al finestrino del portinaio , e sentii con un certo stupore , come se parlasse un altro , la mia voce che diceva : - Sta qui Vittor Hugo ? - Ero ben certo che stava là ; eppure restai un po ' meravigliato nel sentirmi rispondere : - Si signore , al secondo piano - coll ' accento della più fredda indifferenza . Mi parve molto strano che a quel portinaio paresse tanto naturale che là ci stesse Vittor Hugo . Poi , tutt ' a un tratto , mi parve un ' assurdissima cosa l ' andarmi a presentare a quell ' uomo in quella maniera . E dissi forte a me stesso : - Ma tu sei matto ! - e rimasi profondamente assorto , per qualche minuto , nella contemplazione d ' un gatto che dormiva sopra una finestra del pian terreno . E l ' ho da dire tal quale ? Sentivo un leggierissimo tremito nelle ginocchia , come se mi fosse già passata da un pezzo l ' ora della colezione . Poi non ricordo più bene . So che m ' accorsi improvvisamente che salivo le scale ; ma colla profonda sicurezza che , arrivato alla porta , sarei tornato giù senza sonare . Salivo lentamente ; sopra uno scalino mi sentivo un coraggio da leone ; sopra un altro scalino mi pigliava la tentazione di voltar le spalle e di scappar come un ladro . Mi fermai due o tre volte per asciugarmi la fronte , che stillava . Oh mai nessun alpinista , ne son sicuro , ha fatto un ' ascensione più affannosa di quella ! Avrei voluto tornar indietro ; ma non potevo . Che so io ? C ' erano Cinquecento De Amicis , di tutte le stature , che ingombravano la scala dietro di me , affollati e stretti come acciughe tra il muro e la ringhiera , che mi dicevano tutt ' insieme a bassa voce ; - Avanti ! - All ' improvviso , come se fino allora avessi pensato a tutt ' altro , mi trovai ai piedi dell ' ultima branca di scala , in faccia alla porta . Allora non so come , bruscamente , tutte le paure sparirono . Sentii un impulso potente che mi diedero insieme mille ricordi dell ' adolescenza e della giovinezza , il sangue mi diede un tuffo violento , Cosetta mi mormorò : - Coraggio ! - Ernani mi disse : - Sali ! - Gennaro mi gridò : - Suona ! - E suonai . - Dio eterno ! Mi parve di sentir sonare a distesa , per un quarto d ' ora filato , la gran campana di Notre Dâme , e stetti là trepidante come se quel suono dovesse aver messo sottosopra mezza Parigi . Finalmente nello stesso punto sentii l ' impressione d ' un pugno nel petto e vidi spalancarsi la porta . Mi trovai dinanzi una governante , una bella donna , vestita con garbo . In un angolo dell ' anticamera due servitori lucidavano dei candelieri d ' argento . Per una porta aperta si vedeva in un ' altra stanza una tavola mezzo sparecchiata , con un giornale nel mezzo , Cose insignificanti e indimenticabili . Domandai alla governante con una voce da tenore sgolato se stava là Vittor Hugo . Mi rispose di sì , con un ' indifferenza , anche lei , che mi fece gran meraviglia . Domandai se avrebbe potuto ricevermi . Mi rispose che era ancora a letto . Io rimasi là , senza parola , scombussolato . L ' idea di aver da fare un ' altra volta l ' ascensione di quella montagna , mi sgomentava . Ma la governante doveva esser abituata a veder dei giovani presentarsi così , col viso un po ' alterato , alla porta del suo padrone , e a indovinare dal viso il sentimento che li moveva ; perchè mi diede un ' occhiata tra sorridente e pietosa , come se volesse dire : - Ho capito ! Sei uno dei tanti - e soggiunse con un accento benevolo : - Credo però che sia svegliato .... posso domandargli quando la potrà ricevere - e senza darmi tempo di rispondere , disparve . A me pareva di sognare o di essere briaco . Mi sfuggiva il sentimento della realtà . Mi domandavo se il Vittor Hugo ch ' era nella stanza accanto fosse proprio quel Vittor Hugo che io cercavo , e non mi pareva possibile . E avrei voluto , infatti , che non fosse possibile . Mi pareva d ' aver commesso un atto insensato . - Ma cosa ho fatto ! - mi dicevo . - Bisogna che mi abbia dato volta il cervello . E cosa seguirà adesso ? - E pensando ch ' era possibile ch ' egli non mi volesse ricevere , mi sentivo salire delle ondate di sangue alla testa . Improvvisamente la governante ricomparve e disse gentilmente : - Il signor Vittor Hugo la riceverà con piacere questa sera alle nove e mezzo . - Ah , governante adorata ! Bisogna ch ' io risalga a vent ' anni fa , quando dopo aver aspettato per tre ore , immobile davanti a una porta , una parola che doveva darmi tre mesi di libertà e di piaceri o tre mesi di schiavitù e di umiliazione , usciva finalmente il segretario della Commissione a dirmi solennemente : - Promosso ! - ; bisogna ch ' io risalga a uno di quei giorni , per poter dire d ' aver sentito altre volte un allargamento di polmoni così delizioso , una soddisfazione così piena , una così matta voglia di scender le scale a cinque gradini per volta , come quella che m ' hai fatto provar tu , con quelle quattordici benedette parole , o governante dell ' anima mia . VI . E dalle nove e mezzo della mattina alle nove e mezzo della sera fui re di Francia . Ah , Vittor Hugo superbo , Vittor Hugo comunardo , Vittor Hugo energumeno , Vittor Hugo matto ; che baie ! Tutti questi Vittor Hugo della critica o della calunnia , col berretto frigio o colle corna dell ' orgoglio satanico , erano spariti dalla mia mente . Per me non c ' era più che un solo Hugo , il grande poeta amoroso e sdegnoso , pieno di consigli fortissimi e di sante consolazioni ; l ' uomo che m ' aveva fatto delirare d ' amore da giovanetto ; che m ' aveva fatto pensare e lottare da uomo ; il poeta di cui le strofe fulminee m ' eran sonate nel cuore sul campo di battaglia come grida eccitatrici d ' un generale lontano ; lo scrittore che aveva mille volte schiacciato il mio misero orgoglio d ' impiastrafogli , facendomi provare non so che voluttà acre e salutare nell ' umiliazione , che mi acquietava l ' anima ; l ' autore di cui parlando m ' era sgorgata mille volte dal cuore commosso la parola facile e calda che m ' aveva cattivato delle simpatie ; l ' artista che mi aveva aiutato a esprimere mille sentimenti e a render l ' immagine di mille cose che senza di lui mi sarebbero forse rimaste sepolte per sempre nell ' anima ; lo scrittore di cui in Spagna , in Grecia , sul Reno , sul Bosforo , sul mare , mi ricorreva ogni momento alla memoria un pensiero o una immagine , che rischiarava , formulava e commentava la mia emozione ; il poeta dei fanciulli , il consolatore delle madri sventurate , il cantore delle morti gloriose , il grande pittore dei cieli e degli oceani ; oggetto di vent ' anni , di studio , di curiosità e di discussioni ; mille volte abbandonato , mille volte ripreso , mille volte difeso ; Galeotto d ' amori gentili , auspice d ' amicizie ardenti , compagno di veglie febbrili e provocatore di scoppi di pianto disperati ; l ' uomo , insomma , in cui avevo vissuto una gran parte della parte più bella della mia vita ; che m ' aveva trasfuso nelle vene il suo sangue , e delle cui opere mi ero fatto ossa , nervi e cervello . Questo era il Vittor Hugo che mi vedevo davanti , e ad ogni ora che passava , mi pareva che la sua figura si innalzasse di un palmo e che il mio cuore ringiovanisse d ' un anno . VII . Eppure , ecco un problema per gli scrutatori del cuore umano . Verso sera , un ' ora prima d ' andare , tutt ' a un tratto mi si fece dentro come un silenzio mortale . Mi sentii improvvisamente vuoto , asciutto e freddo . Mi parve che , comparendo davanti a Vittor Hugo , non avrei sentito la menoma scossa , nè trovato una parola da dire . E ne rimasi atterrito . Poichè , insomma , non c ' è che una commozione profonda e visibile che giustifichi l ' audacia di quelle visite : quando la commozione manca , par che si vada là per curiosità , e la pura curiosità , in quei casi , è sfrontatezza . Che cosa sono questi ammutolimenti improvvisi del cuore ? Forse che il cuore s ' addormenta , stanco della commozione , per ripigliar nuove forze ? Io non so . So che avevo un bell ' eccitarmi , e richiamare alla mente tutti i pensieri e tutti i sentimenti della mattina ; ogni sforzo era inutile ; per quanto mi soffiassi dentro , non riuscivo a sollevare una scintilla ; e salii le scale con una indifferenza che mi costernava . - Sono istupidito , - mi domandavo , - o son malato ? Ed ora che cosa dirò ? - La stizza mi divorava ; mi sarei morso le mani e dato dei pugni nella testa . E mi ricordo ch ' ero ancora in questo stato quando la porta s ' aperse e mi trovai nell ' anticamera illuminata da una lampada appesa al soffitto . Ma fu quello , grazie al cielo , l ' ultimo momento . La governante mi domandò il nome per andare ad annunziarmi . Il suono del mio nome pronunziato da me , e ripetuto da lei , in quella stanza , mi svegliò , come se qualcuno m ' avesse chiamato ; la mia mente si rischiarò e un torrente di vita mi affluì al cuore . La donna aperse una porta e disparve . Per la porta semiaperta uscì un suono confuso di voci allegre e forti , da cui capii che si stava terminando di cenare . In mezzo a quel vocio afferrai due parole : - La philosophie indienne .... - Ebbi appena il tempo di pensare : Oh numi ! Che cosa dirò se mi attaccano sulla filosofia indiana ? La porta si richiuse . Mi parve che seguisse un silenzio profondo . La governante faceva l ' imbasciata . I minuti secondi mi sembravano quarti d ' ora . Quel silenzio mi pareva tremendo . Finalmente la donna ricomparve , mi accennò di seguirla , guardandomi curiosamente , come se il mio viso avesse qualche cosa di strano ; mi fece passare per un corridoio , spinse leggermente il battente d ' una porta e mi disse sottovoce : - Entrate , signore . Il signor Vittor Hugo è là . - Stetti un momento immobile . Mi sentivo .... poco bene . Se la governante m ' avesse guardato in viso , m ' avrebbe offerto un bicchiere d ' acqua . - Animo ! - dissi poi a me stesso ; sollevai una tenda , feci un passo innanzi e mi trovai in faccia a Vittor Hugo . Era in piedi , solo , immobile . Che cosa gli dissi ? A diciott ' anni , in quelle occasioni , si versano delle lagrime . Il pianto è la grande e dolce eloquenza della prima giovinezza . Ma a trent ' anni non si piange più . A trent ' anni si domina la commozione senza soffocarla , e si parla . L ' entusiasmo trabocca , altero di sè stesso , in parole ardite e virili ; la fronte si alza , l ' occhio divampa , la voce vibra , l ' anima grandeggia . Che cos ' abbia detto , non so . Qualcuno mi suggeriva nell ' orecchio , rapidamente , delle parole ardenti , che io ripetevo colla voce tremante e sonora , provando una immensa dolcezza nel cuore , e vedendo davanti a me , in confuso , una testa bianca che mi pareva enorme , e due pupille fisse nelle mie che pigliavano a grado a grado una espressione di curiosità e di benevolenza . Tutt ' a un tratto tacqui , come se una mano mi avesse afferrato alla gola e restai col respiro sospeso , Allora la mia affettuosa ammirazione di venti anni , la costanza del mio ardente desiderio , le mie trepidazioni di quel giorno , le mie inquietudini dei giorni innanzi , i miei terrori di fanciullo , le mie veglie di giovanetto , le mie febbri di uomo , le mie umiliazioni di scrittore ebbero un grande compenso . La mano che scrisse Notre Dame , e la Lègende des siècles strinse la mia . E subito dopo provai un secondo sentimento , forse più dolce del primo . La mano sinistra del grande poeta raggiunse la destra , e la mia mano calda e tremante rimase per qualche momento tra le sue . Seguì un breve silenzio , durante il quale sentii il suono del mio respiro , come se avessi fatto una corsa . Poi sentii la sua voce ; una voce grave , ma dolce , in cui mi parve di sentire mille voci , e che mi stupì , come se , udendola , vedessi comparire Vittor Hugo per la seconda volta . - Siete il benvenuto in casa mia , signore - disse . - Voi avete cuore . Siete un amico . Avete fatto bene a presentarvi così . Vi ringrazio con tutta l ' anima . Non volete mica lasciarmi subito , non è vero ? Voi resterete con me tutta la sera . Poi mi domandò : - Di che paese siete ? Inteso ch ' ero italiano , mi guardò fisso . Poi mi prese di nuovo la mano , mi fece sedere e sedette . Che cosa dirgli , Dio buono ! A un uomo così , quando gli avete espresso con tutta l ' anima quello che sentite per lui , lì su due piedi , nel primo impeto dell ' entusiasmo , gli avete detto tutto . Non rimane che rivolgergli delle domande . Ma che cosa fargli dire ch ' egli non abbia scritto ? Conoscete da tanti anni tutti i suoi più intimi pensieri , ogni domanda par che sia oziosa , e poi quando si ha appena tanto animo da rispondere , non si può averne abbastanza da interrogare . Perciò rimasi lì , senza parola . E d ' altra parte , che cosa poteva dire a me , lui ? Nondimeno , per levarmi d ' imbarazzo , mi fece parecchie domande intorno alle mie impressioni di Parigi , all ' Esposizione , all ' Italia ; domande che , invece di togliermi d ' imbarazzo , mi ci avrebbero messo fino agli occhi , se non mi fossi accorto che , da osservatore fine degli uomini , egli badava assai più alla viva commozione che trapelava dalla mia voce incerta , dalle mie risposte monosillabiche e dal mio sguardo fisso che io divorava , che non al senso di quello che io dicevo . E mi guardava con una cert ' aria affettuosa , corrugando le sopracciglia e socchiudendo gli occhi per aguzzare lo sguardo , e sorridendo leggerissimamente , come se si compiacesse dell ' effetto che mi produceva , e mi dicesse in cuor suo : - Guardami , via ; levatene un po ' la voglia , povero giovane , perchè te la leggo proprio sul viso , e m ' hai l ' aria d ' un buon diavolo sincero . E l ' osservai infatti , in quei pochi minuti , attentissimamente ; ma non potei vederlo bene che più tardi perchè il lume non gli batteva sul viso . È di statura media , leggermente curvo , tarchiato . Ha la testa grossa , ma ben fatta ; fronte vasta , collo di toro , spalle larghe , mani corte e grosse , e una carnagione rossigna da cui traspira la salute e la forza . Tutta la sua persona ha qualcosa di poderoso e d ' atletico , come il suo genio . Ha i capelli irti e fitti , la barba intera e corta , bianchissima ; gli occhi lunghi e stretti , un po ' obliqui , come i fauni ; il che dà al suo viso un aspetto un po ' strano . Se siano neri o azzurri , non ricordo . Sono occhi vivissimi e mobilissimi , che paiono socchiusi , e appariscono soltanto come due punti scintillanti , che quando fissano , penetrano in fondo all ' anima . Aveva una giacchetta d ' orleans nero e il suo solito panciotto oscuro , abbottonato fin sotto il mento . La prima impressione che mi fece fu d ' un uomo abitualmente triste . - Ora staremo un po ' insieme , - mi disse , dopo avermi fatto qualche altra domanda , - e poi verrete di là con me , nel salotto , dove conoscerete alcuni degli uomini più notevoli della Francia . In che città abitate , in Italia ? Diedi la mia risposta in fretta , e nello stesso punto mi prese una grande paura . - Se mi domandasse qual è la mia professione ! - dissi tra me . E mi sentii diventar rosso fino alla radice dei capelli . Fortunatamente per me , mentre apriva la bocca per interrogare , entrò gente . Allora assistetti a una scena , o piuttosto a una serie di scene tra amene e commoventi , che mi diedero un ' idea di cosa dev ' essere la giornata di Vittor Hugo , e mi compensarono di non aver potuto continuare la conversazione a quattr ' occhi . Un signore venne innanzi , e dopo di lui , a intervalli di pochi minuti , vari altri , di età diversa , i quali vedevano tutti Vittor Hugo per la prima volta , e avevan chiesto per lettera quel giorno stesso , da quanto m ' accorsi , d ' essere ricevuti . Uno veniva per domandare il permesso d ' una ristampa di non so che poesia , un altro a chiedere una spiegazione intorno alla variante della scena di un dramma ; un terzo a chiedere la licenza di dedicare un ' opera ; un quarto , un bel giovane belga , con una lunga cicatrice sul viso , si trovava nei miei stessissimi panni : veniva , mosso dalla ammirazione , non per altro che per veder Vittor Hugo . D ' altri non mi ricordo . Ebbene , ebbi la consolazione di vedere che giovani e vecchi , francesi e stranieri , si presentavano presso a poco nel medesimo stato in cui mi trovava io al momento di passare la soglia . Le loro facce esprimevano , tutte una viva emozione , e tutti più o meno , spiccicavano le parole con molta fatica . E ammirai la dolcezza di modi di Vittor Hugo . A ognuno andava incontro e gli stendeva la mano con un atto cordiale e semplice . Ma non si ricordava , naturalmente , del nome di nessuno . Fingeva però di ricordarsene . - Mi ricordo benissimo - diceva - ; senza dubbio . Voi siete molto amabile con me , signore . - Faceva seder tutti e stava a sentire , l ' un dopo l ' altro , i loro discorsi balbettati e imbrogliati , assentendo di tratto in tratto col capo . Non lo vidi mai sorridere . Pareva stanco , - Ma sicuro , - diceva infine , con voce dolce , - avrete quello che desiderate . Posso esservi utile in qualche cos ' altro ? - Parlando con quello della variante , mi fece strabiliare . Si trattava , se non sbaglio , d ' una scena del Roi s ' amuse . Egli se la ricordava verso per verso , e ne recitò speditamente una decina per rammentarsene uno che nel primo momento non gli era venuto alla mente . La sua memoria prodigiosa , del resto , si rivela nella immensa ricchezza della sua lingua e nelle citazioni infinite delle sue opere . Per ultimo si fece innanzi il giovane belga , timidamente , tormentando con tutt ' e due le mani l ' ala del suo cappello cilindrico , e disse con voce commossa , fissando in viso a Vittor Hugo due occhi azzurri e umidi : - Signore ! Io son venuto a Parigi per vedervi . Sono di Bruges . Non avevo il coraggio di presentarmi . Mio padre mi scrisse : - Va , Vittor Hugo è grande e buono ; non rifiuterà di riceverti . - E allora vi scrissi . Vi ringrazio . Mi sarei contentato di vedervi passare per la strada . Io vi debbo uno dei più bei giorni della mia vita , signore ! - Disse queste poche parole con una semplicità e una grazia , da farsi baciare sulla fronte . Vittor Hugo gli rispose non so che cosa , affettuosamente , mettendogli una mano sulla spalla . Il suo viso sfolgorò . Tutti gli altri , in disparte , tacevano . Poi Vittor Hugo ci guardò tutti , l ' un dopo l ' altro , benevolmente ; tutti gli tenevan gli occhi addosso , nessuno fiatava , egli parve un po ' imbarazzato e sorrise ; e fu per qualche momento una scena muta , ma piena di vita e di poesia , di cui serberò il ricordo e sentirò la gentilezza per sempre . Poi alcuni si congedarono e Vittor Hugo fece entrar gli altri nel salotto accanto , stringendo la mano a tutti , mentre gli passavano davanti . Questo secondo salotto era pieno di gente , la maggior parte amici di casa . Era un salotto di grandezza media , piuttosto basso , tappezzato di rosso , mobiliato signorilmente , senza pompa . Da una parte c ' eran quattro sofà disposti a semicircolo , un po ' discosti l ' un dall ' altro , intorno a un camminetto di marmo ; sul camminetto , un antico specchio ; sulle pareti , nessun quadro . La casa , tutto considerato , non mi parve una casa da poeta milionario . C ' era però nella decorazione una predominanza di rosso cupo e di rosso sanguigno , che armonizzava col genio del padrone . La gente sparsa per la sala formava un quadro assai curioso . Il primo che mi diede nell ' occhio , per la macchia stranissima che formava in quel quadro , - come certe parole bizzarre in una bella pagina dell ' Hugo , - fu un mulatto di forme colossali , in giubba e cravatta bianca , che sfogliava un album . E gli domando scusa , ma voglio dir la verità , ed è che al primo vederlo pensai a quell ' Homére - Hogu , nègre , che fa uno spicco così pittoresco nell ' elenco nominativo della banda di Patron - Minette , nei Miserabili . Mi fu detto poi ch ' era un collaboratore della Petite Presse , pieno d ' ingegno , e molto stimato . In un angolo c ' era un gruppo di giovani che discorrevano fitto , ridendo elegantemente : belle fronti , occhi vivi , capigliature poetiche , atteggiamenti d ' attori corretti ; da cui argomentai che fossero dei così detti Parnassiens , poeti dell ' arte per l ' arte , o meglio del verso pel verso , che hanno per capo il De Lisle ; e formano un drappello di paggi nella corte di Vittor Hugo . Mi fu poi indicato , infatti , in mezzo a loro , un poeta di quella famiglia , Catullus Mendes , del quale avevo già osservato il viso espressivo e simpatico , e i lunghi capelli alla nazzarena . Da un ' altra parte c ' era un crocchio d ' uomini maturi , quasi tutti d ' alta statura , fra cui alcune belle teste grigie , dai profili arditi , nelle quali mi parve di riconoscere quell ' impronta particolare d ' austerità e di tristezza , che lasciano le traversie della vita politica , e che rammenta un po ' la fierezza pensierosa dei vecchi capitani di bastimento . C ' erano due sole signore , sedute vicino al camminetto ; una che m ' è sfuggita affatto alla memoria , e un ' altra che m ' è rimasta impressa profondamente : una signora di forti membra , di capelli bianchissimi , di viso grande e aperto , illuminato da due occhi profondi , taciturna ; una dama del Velasquez , senza gorgiera . Era quella mademoiselle Drouet , attrice potente , che rappresentò per la prima volta Lucrezia Borgia , nel 1833 , al teatro della Porte Saint - Martin , dove , come tutti sanno , quel terribile dramma scritto in sei settimane riportò un trionfo meraviglioso , V ' erano altri personaggi , che mi parvero stranieri , e che avevan l ' aria un po ' impacciata di chi si trova in una casa illustre per la prima volta . Quasi tutti parlavano . Quando entrò Vittor Hugo tutti tacquero . Egli sedette vicino al camminetto , sopra un sofà , e gli altri gli formarono intorno un grande semicerchio . Allora potei vederlo e sentirlo bene . Non so come , la conversazione cadde sul Congresso letterario . Vittor Hugo , interrogato , espose qualcuna delle idee che avrebbe svolte nel suo discorso inaugurale . Ebbene , riconobbi ch ' era vero , con mia sorpresa , quello che m ' era stato detto del suo modo di parlare in privato . Io m ' aspettavo di sentire le antitesi , i grandi traslati , la forma concettosa e paradossale , e l ' intonazione imperativa che è nei suoi scritti , specialmente degli ultimi anni . Nulla di tutto questo , È difficile immaginare un linguaggio più semplice , un tuono più modesto , un modo di porgere più naturale di quello ch ' egli usava in quella conversazione . Per non aver l ' aria di parlare in cattedra , discorreva guardando in viso uno solo , e a bassa voce . - Ecco quello che io direi - diceva - quello che credo di poter dire ; ditemi voi se vi pare che sia a proposito . - Non gestiva affatto ; teneva tutt ' e due le mani sulle ginocchia . Solo di tratto in tratto si grattava la fronte con un dito : movimento che gli è abituale . E dicono che anche discutendo di letteratura , in crocchio ristrettissimo , e toccando le quistioni più ardenti , parla colla medesima semplicità . Di che bisogna concludere proprio che , scrivendo , nell ' esaltazione della fantasia , egli cangi quasi di natura , o che parli di freddo proposito quell ' altro linguaggio perchè lo creda più alto e più efficace . Mentre parlava , tutti stavano intenti . Mi fece senso il tuono più che rispettoso , quasi timido , con cui gli rivolgevano la parola anche coloro che parevano suoi famigliari . Nessuno l ' interrogava senza dire : Mon maître - Mon cher maître , - Uno disse : - grand maître . - Non vidi mai uno scrittore celebre circondato da uno stuolo d ' ammiratori , che somigliasse , come quello , al corteo d ' un monarca . È mio dovere d ' aggiungere , però , che non vidi mai sul suo viso nemmeno un lampo , che esprimesse compiacenza vanitosa dell ' ammirazione che lo circondava . È vero , d ' altra parte , che c ' è abituato da cinquant ' anni . Un grande lume rischiarava in pieno il suo viso , e io non potevo saziarmi di guardarlo , tanto mi pareva singolare . Il viso , di Vittor Hugo , infatti , per me , è ancora un problema . È un viso che ha due fisonomie . Quando è serio , è serissimo , quasi cupo ; pare un viso che non abbia mai riso , non solo , ma che non possa ridere ; e i suoi occhi guardano la gente con un ' espressione che mette inquietudine . Gli si direbbe : - Hugo , fatemi la grazia di guardare da un ' altra parte . - Sono gli occhi d ' un giudice glaciale o d ' un duellante più forte di voi , che voglia affascinarvi collo sguardo . In quei momenti mettetegli , col pensiero , un turbante bianco sul capo : è un vecchio sceicco ; mettetegli un casco : è un vecchio soldato ; mettetegli una corona : è un vecchio re vendicativo e inesorabile . Ha non so che dell ' austerità d ' un sacerdote e della tetraggine d ' un mago . Ha una faccia leonina . Quando apre la bocca , par che ne debba uscire un ruggito , e quando alza il pugno robusto , par che non debba abbassarlo che per stritolar qualche cosa . In quei momenti sul suo viso si legge la storia di tutte le sue lotte e di tutti i suoi dolori , la tenacia ferrea della sua natura , le simpatie tetre della sua immaginazione , i suoi fornati , i suoi feretri , i suoi spettri , le sue ire , i suoi odii ; tutta l ' ombre , come egli direbbe , tutto il côte noir delle opere sue . Ma a un tratto , come m ' accadde di vedere quella sera , mentre un tale gli raccontava un aneddoto comico d ' un fiaccheraio di Parigi , egli dà in una risata così fresca e così allegra , mostrando tutti i suoi denti uniti , piccoli e bianchi ; e in quel riso i suoi occhi e la sua bocca pigliano un ' espressione così giovanile e così ingenua , che non si riconosce più l ' uomo di prima , e si riman là stupiti , come se gli fosse caduta dal viso una maschera , e si vedesse per la prima volta il vero Hugo . E in quei momenti vedete , come per uno spiraglio , dietro di lui , Deruchette , Guillormand , Mademoiselle Lise , Don Cesare di Bazan , Gavroche , i suoi angeli , il suo ciel bleu , e tutto il suo mondo luminoso e soave . Ma non sono che lampi , rari sul suo viso come nei suoi libri ; dopo di che egli riprende il suo aspetto pensieroso e tetro , come se meditasse la catastrofe d ' uno dei suoi drammi sanguinosi . E più si guarda , meno si può credere che sia quello stesso Hugo di mezzo secolo fa , magro , biondo , gentile , al quale gli editori e i direttori di teatro che andavano a cercare a casa l ' autore dell ' Ernani , dicevano : - Fateci il favore di chiamar vostro padre . Mentre Vittor Hugo parlava a bassa voce con un suo vicino , io attaccai discorso con un signore accanto a me , un uomo sulla cinquantina , d ' una bella fisonomia d ' artista ; il quale , dopo poche parole , mi disse ch ' era amico di Vittor Hugo , e che qualche volta scriveva delle lettere in nome suo . Fra le altre cose gli parlai dell ' emozione che avevo provata la mattina salendo le scale . - Perchè mai ? - mi domandò gentilmente . - Vittor Hugo è così dolce , così affabile con tutti ! Egli ha il cuore d ' una fanciulla e i modi d ' un bambino . Tutto quello che v ' è di aspro e di terribile nei suoi libri è uscito dalla sua grande immaginazione , non dal suo cuore . Non vedete che gli trapela la dolcezza dal viso ? Guardatelo . Lo guardai . In quel momento appunto era così accigliato e così fosco , che non avrei osato sostenere il suo sguardo . - È vero - risposi . Poi mi parlò delle sue abitudini . - Egli ha le abitudini più semplici di questo mondo - disse . - Non lo avete mai incontrato sull ' imperiale dell ' omnibus di via Clichy ? Di tanto in tanto va a far un giro per Parigi nell ' omnibus che passa per la sua strada , in specie quando ha bisogno di scrivere . Ritrovarsi così in mezzo al popolo , rivedere tanti luoghi pieni di memorie per lui , contemplare Parigi di volo , dall ' alto , all ' aria fresca della mattina , lo ispira . In quel momento colsi a volo una frase di Vittor Hugo che mi rimase impressa . - L ' Académie - diceva - qui est pleine de bonté pour moi . - E mi ricordai di quello che avevo inteso dire : che in non so quale occasione , comparendo lui all ' Accademia , tutti gli accademici , caso rarissimo , si alzarono in piedi . E il mio vicino continuò : - Egli lavora ogni giorno , lavora sempre . Dalla mattina quando si leva fino alle quattro dopo mezzogiorno , è a tavolino . Il suo cervello è sempre in attività . La creazione , per lui , è un bisogno . E anche quando non si sente ispirato , lavora , com ' egli dice , pour se faire la main . La giornata non gli basta per mettere sulla carta tutto quello che gli ribolle nella testa e nel cuore . Ma il buon Dio gli darà lunga vita ed egli ci darà ancora venti volumi . Udendo queste parole , non potevo trattenermi dal guardare quel vecchio meraviglioso , come una creatura d ' un altro mondo , e al pensare ch ' egli lavorava ancora , a quell ' età , con un vigore che io non avevo mai avuto , e che lavorava già in quella maniera venticinque anni prima ch ' io fossi nato , mi sentii annichilito . Intanto Vittor Hugo parlava di molte piccole occupazioni che sovente gli portavan via la giornata senza che quasi se n ' accorgesse , e diceva con voce stanca , ma bonariamente : - Je n ' ai pas un minute á moi , vous le voyez bien . E tutti risposero a una voce : - È vero . Poi un po ' l ' uno e un po ' l ' altro ricominciarono a raccontare delle barzellette , col proposito espresso , credo , di rallegrarlo ; ma ci riuscivano di rado . Di tratto in tratto egli girava lo sguardo intorno , e lo fissava su di me o sul giovane belga , come se s ' accorgesse soltanto in quel momento che noi eravamo là , e per toglierci questo sospetto , ci salutava con un sorriso benevolo e rapido , che voleva dire : - Non vi scordo . - Poi gli ridiscendeva sul viso , come una visiera , la sua tristezza . E intanto io spiavo l ' occasione di potergli dir qualche cosa in un cantuccio , che nessun altro sentisse . Ah ! non mi mancavano mica , allora , le cose da dirgli . Il coraggio m ' era venuto , mille domande mi s ' affollavano . Avrei dato un anno della mia vita per poter esser solo un ' ora con lui , e afferrarlo per le mani , e dirgli sfrontatamente , guardandolo fisso : - Ma insomma , Hugo ! Io voglio leggerti dentro ! Che cosa ti senti nel sangue quando scrivi ? Che cosa vedi intorno a te , per aria ; che voce senti , che ti parla nell ' orecchio quando crei ? Che cosa fai nella tua stanza , quando ti splende alla mente una di quelle grandi idee che fanno il giro della terra , e quando ti sgorga dalla penna uno di quei versi che vanno al cuore come un colpo di pugnale o come il grido d ' un angelo ? Dove l ' hai conosciuta la tua Rose della vieille chanson du Printemps , che mi ha fatto sospirare per un anno ? Di dove t ' è uscito quello spaventoso Mazzeppa , di cui vedo perpetuamente la fuga ? Come l ' hai sognata la Fidanzata del Timballiere ? Di dove l ' hai cavato Quasimodo ? Rivelami dunque uno dei tuoi mille segreti . Parlami di Fantina , parlami del Petit roi de Galice , dimmi qualche cosa del marchese di Lantenac , spiegami come t ' è apparso lo spettro che t ' ispirò quella spietata pioggia di sangue sulla testa del parricida Kanut , e quell ' orribile occhio di fuoco che insegue Caino ; dimmi in che parte dell ' inferno hai scovato l ' amore del prete Claudio e in che parte del cielo hai visto il viso bianco di Dea ! Parlami della tua infanzia , delle prime rivelazioni del tuo genio , di quando il Chateaubriand ti chiamò fanciullo sublime ; raccontami delle tue veglie tempestose ; dimmi se gridi quando ti balenano le immagini che sgomentano , dimmi se piangi quando scrivi le parole che strappano i singhiozzi , descrivimi le tue torture , le tue ebbrezze e le tue furie , dimmi che cosa pensi e che cosa sei , vecchio misterioso e tremendo ! E pensando queste cose andavo cercando una frase molto significante con cui cominciare il discorso , nel caso che il destro si presentasse . La fortuna m ' assistè . Vittor Hugo uscì per un momento , poi tornò vicino al camminetto e mi sedette accanto . La conversazione s ' era rotta in molte conversazioni . Il momento non poteva essere più opportuno . Cento interrogazioni mi corsero in un punto alle labbra , e cominciai arditamente : - Signore ! Vittor Hugo si voltò cortesemente , mi mise una mano sopra un ginocchio e mi guardò in atto d ' aspettazione . Che cosa volete ! Sono disgrazie che possono capitare a tutti . Vi ricordate del sarto letterato dei Promessi sposi , che dopo aver studiate mille belle cose da dire al cardinal Federigo per farsi onore , arrivato il momento , non sa dir altro che un : - Si figuri ! - di cui rimane avvilito per tutta la vita ? Ebbene , mi duole il dirlo , e lo dico per castigarmi : io feci la stessissima figura di quel sarto ; anzi una figura cento volte più trista . Lo sguardo fisso di Vittor Hugo mi turbò , tutte le mie belle idee scapparono , e non dissi altro che questo ... Insomma , bisogna ch ' io lo dica . Io gli domandai se era stato a vedere l ' Esposizione ! E rimasi là fulminato dalla mia domanda . Non ricordo più che cosa Vittor Hugo m ' abbia risposto . Ricordo soltanto che , qualche momento dopo , parlando dell ' Esposizione , disse : - C ' est un beau joujou . - Mais c ' est immense , savez vous , mon maître , - gli osservò un tale . Ed egli rispose sorridendo : - c ' est un immense joujou . Queste parole , presso a poco , mi parve di sentire dal cupo fondo della mia umiliazione . E non osai più aprir bocca . Vittor Hugo , poco dopo , cambiò di posto , le conversazioni parziali tornarono a confondersi in una sola : l ' occasione era perduta . Ma mi consolai presto . Vittor Hugo ricominciò a parlare , ed io socchiudendo gli occhi e guardando in alto , per essere un po ' solo con me stesso , cominciai a riandare tutte le belle emozioni di cui ero debitore a quell ' uomo , accompagnando il mio pensiero al suono dolce e grave della sua voce ; e pensavo alle letture di Notre Dâme fatte di nascosto dietro i banchi della scuola , alle tante volte che avevo baciato i volumi delle Contemplazioni sotto un capanno di gelsomini , nel giardino della mia casa paterna ; ai versi suoi che solevo declamare sotto la tenda , di notte , in mezzo al silenzio degli accampamenti ; al batticuore che avevo provato la prima volta che m ' era caduto sotto gli occhi un suo informe ritratto in litografia ; all ' immensa distanza che sentivo tra lui e il mio desiderio di conoscerlo , nella piccola città di provincia dove avevo letto il suo primo libro ; a un giorno che , ancora ragazzo , avevo fatto ridere mio padre domandandogli : - E se comparisse tutt ' a un tratto Vittor Hugo , mentre noi siamo a tavola , che cosa faresti ? - ; e tutti questi ricordi lontani , evocati là , vicino a lui , mi commovevano , e ripetevo tra me : - Ed ora l ' ho conosciuto , lo conosco , sono nella sua casa ; questa voce che sento è la sua ; - egli è qui , - a un passo da me . Ma è proprio vero ? - E aprivo gli occhi e dicevo : - Eccolo lì , il mio caro e terribile Hugo ; non è mica un sogno , per Dio ! Mentre m ' abbandonavo a questi pensieri , sentii tutt ' a un tratto che tutti s ' alzavano e salutavano . M ' avvicinai anch ' io a Vittor Hugo , gli presi la destra con tutt ' e due le mani .... e non potei dire una parola . Ma egli mi guardò e mi comprese , e disse , stringendomi la mano , e fissandomi con uno sguardo sorridente e un po ' triste : - Addio , caro signore . Poi soggiunse : - No , addio . A rivederci , non è vero ? Non so .... mi par d ' aver fatto la bestialità di rispondere : A rivederci . E uscii di là commosso , felice , con un po ' di melanconia , e molto confuso , dando una fiancata in un seggiolone . VIII . Questa è l ' impressione che mi fece Vittor Hugo in casa sua . Ma non l ' avrei visto intero , se non l ' avessi visto in pubblico , in una di quelle solennità , nelle quali , qualunque siano , la sua presenza è lo spettacolo più curiosamente desiderato . Lo vidi nel teatro del Châtelet quando pronunziò il suo discorso di presidente per l ' inaugurazione del Congresso letterario . Un ' ora prima che comparisse , quel vasto teatro era già affollato . La platea era piena di scrittori e d ' artisti d ' ogni paese , fra cui s ' incrociavano gli sguardi curiosi , i cenni e le interrogazioni , conoscendo ciascuno , in quella folla , moltissimi nomi e pochissimi visi , ed essendo desiderio di tutti di completare in quella bella occasione le proprie conoscenze . Si vedeva un gran movimento di teste canute e di teste giovanili , di begli occhi pieni di pensiero , di visi che s ' avvicinavano e si sorridevano , di chiome nere che si chinavano dinanzi alle chiome bianche , di mani che si cercavano e si stringevano ; e si sentiva parlare tutte le lingue , e correre in ogni parte un fremito di vita , che rallegrava . Sul vasto palco scenico illuminato , v ' erano i delegati di tutte le nazioni , dalla Svezia all ' Italia , e dalla repubblica di San Salvador alla Russia : un grande stato maggiore di poeti , di romanzieri , di dotti , d ' uomini di Stato , di pubblicisti e d ' editori , fra cui spiccava il viso fine e sorridente del Turghenieff , la bella testa ardita di Edmondo About e la figura simpatica di Jules Simon , bersagliati da mille sguardi . Ma la grande curiosità era di vedere Vittor Hugo . C ' erano centinaia di stranieri che non l ' avevano mai visto ; il suo nome suonava su tutte le labbra ; quasi tutti gli sguardi eran rivolti dalla parte del palco dove doveva apparire . Ad ogni movimento che si facesse tra le scene , seguiva un rimescolìo profondo in tutto il teatro . Era bello e consolante vedere una curiosità così ardente in quella gran folla così varia di sangue , e pensare che chi la provocava era un vecchio poeta . Improvvisamente tutti i delegati s ' alzarono , fra tutte quelle teste grigie e bianche si vide apparire una testa più bianca di tutte , e uno scoppio formidabile d ' applausi - uno di quegli applausi che debbono destare nell ' anima di chi li riceve un senso quasi di sgomento , e che ripercuotendosi nell ' anima di chi applaudisce , v ' ingigantiscono il sentimento che li ha fatti prorompere ; - un solo immenso applauso , tempestoso , ostinato , interminabile , fece tremare il teatro . Sul viso di Vittor Hugo passò un lampo - un lampo solo - ma che rivelò tutta l ' anima sua . Subito dopo riprese il suo aspetto abituale di gravità . S ' avvicinò alla ribalta . a passi un po ' incerti , circondato dal suo illustre corteo , si mise accanto a un tavolino , e cominciò a leggere il suo discorso , scritto a caratteri enormi sopra grandissimi fogli . Non fu uno dei suoi discorsi più felici ; ma non è qui il luogo di giudicarlo . Lesse lentamente , ad alta voce , spiccando con arte perfetta ogni frase , ogni parola , ogni sillaba . La sua voce è ancora gagliarda e sonora , benchè nei lunghi periodi s ' affievolisca un poco , e gli sfugga qualche volta in note acute e stridenti . Ebbe dei momenti stupendi . Quando disse : - Voi siete gli ambasciatori dello spirito umano in questa grande Parigi ; siate i benvenuti ; la Francia vi saluta , - disse le ultime parole con un accento pieno di nobiltà e con un gesto largo e vigoroso , che scosse tutto il teatro . Quando disse : - Hommes du passé , prenez - en votre parti , nous ne vous craignons pas , - e così dicendo , scrollò e levò in alto , come un leone , la sua testa possente , e fissò gli occhi fulminei in fondo alla sala , in aria di sfida e di minaccia , e restò qualche momento immobile in quell ' atto , col viso infocato , in mezzo a un silenzio profondo ; fu veramente bello e terribile come un canto dei suoi Châtiments , e un brivido corse per la platea . Poi il suo discorso pieno fino a quel punto di collere sorde , si raddolcì sull ' argomento dell ' amnistia , e allora la sua voce mutò suono , e parve quella d ' un altro , e quelle nobili parole : - Tutte le feste son fraterne ; una festa non è festa se non perdona a qualcuno , - le disse con un accento inesprimibilmente soave di pietà e di preghiera , che suscitò nella folla un violento fremito di consenso , cento volte più eloquente dell ' applauso . E infine dicendo quella frase : - V ' è una cosa più grande di qualunque trionfo , ed è lo spettacolo della patria che apre le braccia e del proscritto che appare all ' orizzonte , - colorì il suo pensiero con un atto solenne della mano e con uno sguardo dolcissimo e triste , che provocò un uragano d ' applausi e di grida . Dopo di lui , parlarono molti altri , terminando tutti i loro discorsi con un saluto riverente al grande maestro ; ma egli non diede segno alcune di commozione . Solo di tratto in tratto la sua fronte si rischiarava ; ma tornava subito a corrugarsi , come se il pensiero ostinato e implacabile , che l ' aveva lasciato libero un momento , si fosse daccapo impadronito di lui . Finito l ' ultimo discorso , si alzò e s ' avviò per uscire . E allora tuonò un ultimo applauso , più caldo , più fragoroso e più persistente del primo , accompagnato da uno scoppio , di grida d ' entusiasmo , che lo costrinsero a soffermarsi . Non era un applauso al discorso ; era un applauso alle Orientali e alla Leggenda , era un tributo di gratitudine al poeta dei grandi affetti , un saluto all ' antico lottatore , un buon augurio al settuagenario , un addio all ' uomo che molti non avrebbero mai più riveduto . - Egli rispose con un lungo sguardo e disparve . IX . Ecco Vittor Hugo come io lo vidi , nel colmo delle sua gloria . Le generazioni avvenire lo vedranno alla stessa altezza ? I più ne dubitano . Ma il tempo non potrà far di più che spolparlo : la sua ossatura colossale rimarrà diritta , come un enorme albero sfrondato , sull ' orizzonte della storia letteraria del secolo , e legioni d ' ingegni voleranno colle penne cadute dalle sue ali . Egli è uno di quegli scrittori poderosi , che si presentano alla posterità insanguinati , scapigliati ed ansanti , portando sul proprio stemma i titoli delle loro opere come nomi di battaglie vinte o di disastri gloriosi o di sublimi follie , e la posterità li saluta con riverenza , come grandi atleti feriti . Egli sarà certo ammirato almeno come uno dei più strani fenomeni letterari del suo tempo , e uno degli esempi più meravigliosi della forza e dell ' ardimento dell ' ingegno umano.Il est bon , come disse egli stesso , quel ' on trouve sur les sommets ces grands exemples d ' audace . Egli ha mostrato le altezze a cui il genio può salire e ha rischiarato i precipizii in cui il genio rovina . Ha fatto pensare e palpitare per mezzo secolo milioni di creature umane . Quando non rimanesse altro di lui , rimarrebbe come un fatto storico la sua popolarità immensa fra tutte le genti , come un esempio consolante dell ' eco che può trovare nell ' umanità la parola d ' un uomo che non ha altra forza che la parola . Ma egli rimarrà saldo e superbo sopra una sommità solitaria , e quanto più la letteratura , nel suo paese e in tutta Europa , s ' affonderà nello scetticismo , nella sensualità e nella putredine , e più parrà alta e nobile la sua figura lontana . E la giornata del grande lavoratore non è per anco finita . Ora par che attraversi un triste periodo . Dio voglia che ne esca , e che noi sentiamo ancora per molti anni la sua voce potente , che commosse già la giovinezza dei nostri padri . Essa ci dirà fino all ' ultimo momento qualche cosa di grande e di vero . L ' abbiamo intesa da fanciulli ; vorremmo intenderla ancora « quando l ' albero comincierà a rendere alla terra le sue foglie morte . » Noi gli facciamo quest ' augurio . Noi speriamo che il grande poeta , sorto coll ' alba dell ' ottocento , accompagni il secolo fino al tramonto ; che il suo genio risplenda fin che batterà il suo cuore , e che l ' Europa raccolga insieme l ' ultimo soffio della sua vita secolare e l ' ultimo canto della sua epopea immortale . EMILIO ZOLA I . Una volta , in un vagone , vidi un francese che leggeva un libro con grande attenzione , facendo di tanto in tanto un segno di stupore . Tutt ' a un tratto , mentre cercavo di leggere il titolo sulla copertina , esclamò : - Ah ! c ' est dégoûtant ! - e cacciò il libro nella valigia , con un atto di sdegno e di disprezzo . Rimase qualche minuto sopra pensiero ; poi riaperse la valigia , riprese il libro e ricominciò a leggere . Poteva aver letto un paio di pagine , quando diede improvvisamente in una grande risata , e voltandosi verso il suo vicino , disse : - Ah ! caro mio , c ' è qui una descrizione d ' un pranzo di nozze che è una vera meraviglia ! - Poi continuò la lettura , dando a vedere in mille modi che ci provava un gusto infinito . Il libro era l ' Assommoir . Quello che accadde a quel francese leggendo l ' Assommoir , accade a quasi tutti alla prima lettura dei romanzi dello Zola . Bisogna vincere il primo senso di ripugnanza : poi , qualunque sia l ' ultimo giudizio che si porta sullo scrittore , si è contenti d ' averlo letto , e si conclude che si doveva leggere . Il primo effetto che produce , in specie dopo la lettura d ' altri romanzi , è come quello che si prova all ' uscire da un teatro caldo e profumato , ricevendo nel viso il soffio fresco dell ' aria aperta , il quale dà una sensazione viva di piacere , anche quando porta un cattivo odore . Letti i romanzi suoi , pare che in tutti gli altri , anche nei più veri , ci sia un velo tra il lettore e le cose ; e che ci corra la stessa differenza che fra visi umani , gli uni ritratti in una tela e gli altri riflessi in uno specchio . Par di vedere e di toccare la Verità per la prima volta . Certo che , per quanto si abbia lo stomaco forte e le nez solide ; come Gervaise all ' ospedale , qualche volta bisogna fare un salto indietro , come a una fiatata improvvisa d ' aria pestifera . Ma anche in quei punti , come quasi ad ogni pagina , nell ' atto stesso che protestiamo furiosamente : - Questo è troppo ! - c ' è un diavolo dentro di noi che ride e strepita e se la gode mattamente , a nostro dispetto . Si prova lo stesso piacere che a sentir parlare un uomo infinitamente schietto , anche quando sia brutale ; un uomo che esprime , come dice Otello , la sua peggiore idea colla sua peggiore parola , che descrive quello che vede , che ripete quello che ascolta , che dice quello che pensa , che racconta quello che è , senza nessun riguardo di nessunissima natura , come se parlasse a sè stesso . Alla buon ' ora . Fin dalle prime righe , si sa con chi s ' ha da fare . I delicati si ritirino . È un affar convenuto : egli non tacerà nulla , non abbellirà nulla , non velerà nulla , nè sentimenti , nè pensieri , nè discorsi , nè atti , nè luoghi . Sarà un romanziere giudice , chirurgo , casista , fisiologo , perito fiscale , che solleverà tutti i veli , e metterà le mani in tutte le vergogne , e darà il nome proprio a tutte le cose , freddamente , non badando , anzi meravigliandosi altamente della vostra meraviglia . E così è in fatti . Nell ' ordine morale , egli svela dei suoi personaggi fin quei profondissimi sentimenti , che sogliono essere per tutti segreti eterni , quando non si bisbiglino tremando nel finestrino d ' un confessionale ; nell ' ordine materiale , ci fa sentire tutti gli odori , tutti i sapori e tutti i contatti ; e in fatto di lingua ci fa grazia appena di quelle pochissime parole assolutamente impronunziabili , che i ragazzi viziosi cercano di soppiatto nei vocabolari . Su questa via nessuno è mai andato più in là , e non si sa proprio se si debba ammirare di più il suo ingegno o il suo coraggio . Fra le miriadi di personaggi di romanzo che abbiamo nella memoria , i suoi rimangono come affollati in disparte , e sono i più grossi e i più palpabili di tutti . Non li abbiamo solamente visti passare e sentiti discorrere ; ci siamo strofinati contro di loro , abbiamo sentito il loro fiato , l ' odore delle loro carni e dei loro panni ; abbiamo visto circolare il sangue sotto la loro pelle ; sappiamo in che atteggiamento dormono , che cosa mangiano , come si vestono e come si spogliano ; conosciamo il loro temperamento al pari del nostro , le predilezioni più segrete dei loro sensi , le escandescenze più turpi del loro linguaggio , il gesto , la smorfia , le macchie della camicia , le scaglie della cute e il sudiciume delle unghie . E come i personaggi , ci stampa nella mente i luoghi , poichè contempla tutte le cose collo stesso sguardo , che abbraccia tutto , e le riproduce colla stessa arte , a cui non sfugge nulla . In una stanza già disegnata e dipinta , si sposta il lume ; egli interrompe il racconto per dirci dove guizza e in che cosa si frange , nella nuova direzione , il raggio della fiammella , e come luccicano , in un angolo oscuro , le gambe d ' una seggiola e i cardini d ' una porta . Dalla descrizione d ' una bottega ci fa capire che è sonato da poco mezzogiorno , o che manca un ' ora circa al tramonto . Nota tutte le ombre , tutte le macchie di sole , tutte le sfumature di colore che si succedono d ' ora in ora sulla parete , e rende ogni cosa con una così meravigliosa evidenza , che cinque anni dopo la lettura , ci ricorderemo dell ' apparenza che presentava una tappezzeria , verso le cinque di sera , quando le tendine della finestra erano calate , e dell ' azione che esercitava quella apparenza sull ' animo d ' un personaggio ch ' era seduto in un angolo di quella stanza . Non dimentica nulla , e dà vita ad ogni cosa , e non c ' è cosa dinanzi a cui il suo pennello onnipotente s ' arresti ; nè i mucchi di biancheria sudicia , nè i vomiti dei briachi , nè la carne fradicia , nè i cadaveri disfatti . Ci fa uscire col mal di capo dall ' alcova profumata di Renée , e ci fa stare un ' ora in una bottega da salumaio , in compagnia della bella Lisa , dal seno saldo e immobile che pare un ventre , in mezzo alle teste di porco affondate nella gelatina , alle scatole di sardelle , che trasudano l ' olio , ai prosciutti sanguinanti , al vitello lardato e ai pasticci di fegato di lepre , dipinti , o piuttosto dati a fiutare e a toccare in maniera , che , terminata la lettura , si lascia il libro , senz ' avvedersene , e si cerca colle mani la catinella . E via via , il buon odore delle spalle di Nana , l ' odor di pescheria delle sottane della bella normanna , il puzzo dell ' alito di Boit - sans - soif , il tanfo del baule di Lantier ; egli ci fa sentir tutto , inesorabilmente , aprendoci le narici a forza coll ' asticciuola della penna ; e descrive il parco del Paradou fiore per fiore , il mercato di Sant ' Eustachio pesce per pesce , la bottega di madame Lecoeur cacio per cacio , e il pranzo di Gervaise boccone per boccone . Nella stessa maniera procede riguardo alle occupazioni dei suoi personaggi , alle quali ci fa assistere , spiegandole minutamente , di qualunque natura esse siano , in modo che s ' impara dai suoi romanzi , come da Guide pratiche d ' arti e mestieri , a fare i biroldi , a lavorar da ferraio , a stirar le camicie , a trinciare i polli , a saldar le grondaie , a servire la messa , a dirigere una contraddanza . Fra tutte queste cose , in tutti questi luoghi , di cui si respira 1'aria , e in cui si vede e si tocca tutto , si muove una folla svariatissima , di signore corrotte fino alla midolla , d ' operai incarogniti , di bottegaie sboccate , di banchieri bindoli , di preti bricconi , di sgualdrinelle , di bellimbusti , di mascalzoni e di sudicioni d ' ogni tinta e d ' ogni pelo , - fra i quali apparisce qua e là , rara avis , qualche faccia di galantuomo , - : e lì fanno fra tutti un po ' di tutto , dal furto all ' incesto , girando fra il codice penale e l ' ospedale o il monte di pietà e la taverna , a traverso a tutte le passioni e a tutti gli abbrutimenti , fitti nel fango fino al mento , in un ' aria densa e grave , ravvivata appena di tempo in tempo dal soffio d ' un affetto gentile , e agitata alternatamene da alti cachinni plebei e da grida strazianti di affamati e di moribondi . E malgrado ciò , egli è uno scrittore morale . Si può affermarlo risolutamente . Emilio Zola è uno dei romanzieri più morali della Francia . E fa davvero stupore che ci sia chi lo mette in dubbio . Del vizio egli fa sentire il puzzo , non il profumo ; le sue nudità son nudità di tavola anatomica , che non ispirano il menomo pensiero sensuale ; non c ' è nessuno dei suoi libri , neanche il più crudo , che non lasci nell ' animo netta , ferma , immutabile l ' avversione o il disprezzo per le basse passioni che vi sono trattate . Egli non è , come il Dumas figlio , legato da un ' invincibile simpatia ai suoi mostri di donne , a cui dice : - Infami - ad alta voce o - care - a fior di labbra . Egli mette il vizio alla berlina , nudo , brutalmente , senza ipocrisia e senza pietà , e standone tanto lontano che non lo sfiora neanche coi panni . Forzato dalla sua mano , è il vizio stesso che dice : - sputate e passate . - I suoi romanzi , come dice egli stesso , sono veramente « morale in azione . » Lo scandalo che n ' esce non è che per gli occhi e per gli orecchi . E come si tien fuori , come uomo , dalla melma che rimescola colla penna , si tien fuori completamente , come scrittore , dai personaggi che crea . Non c ' è forse altro romanziere moderno che si rimpiatti più abilmente di lui nelle opere proprie . Letti tutti i suoi romanzi , non si capisce chi sia e che cosa sia . È un osservatore profondo , è un pittore strapotente , è uno scrittore meraviglioso , forte , senza rispetti umani , brusco , risoluto , ardito , un po ' di malumore e poco benevolo ; ma non si sa altro . Soltanto , benchè non si veda mai a traverso le pagine del suoi libri il suo viso intero , si intravvede però la sua fronte segnata da una ruga diritta o profonda , o s ' indovina ch ' egli deve aver visto da vicino una gran parte delle miserie e delle prostituzioni che descrive . E pare un uomo , il quale essendo stato offeso dal mondo , se ne vendichi strappandogli la maschera e mostrando per la prima volta com ' è : in gran parte odioso e schifoso . Una persuasione profonda lo guida e lo fa forte : che si debba dire e descrivere la verità ; dirla e descriverla ad ogni proposito , a qualunque costo , qualunque essa sia , tutta , sempre , senza transazioni , sfrontatamente . Ha in questo anche lui , come dice dello Shakespeare Vittor Hugo , une sorte de parti pris gigantesque . A questo « partito preso » adatta conseguentemente l ' arte sua , che viene ad essere una riproduzione piuttosto che una creazione ; ed è infatti un ' arte tranquilla , paziente , metodica , che non manda grandi lampi , ma che rischiara ogni cosa , d ' una luce eguale , da tutte le parti ; ardimentosa , ma guardinga nei suoi ardimenti ; sempre sicura dei fatti propri ; che s ' alza poco , ma non casca mai , e procede a passo lento , ma per una via direttissima , verso un termine che vede chiarissimamente . I suoi romanzi non son quasi romanzi . Non hanno scheletro , o appena la colonna vertebrale . Provate a raccontarne uno : è impossibile . Sono composti d ' una quantità enorme di particolari , che vi sfuggono in gran parte dopo la lettura , come i mille quadretti senza soggetto d ' un museo olandese . Perciò si rileggono con piacere . Vi si aspetta di pagina in pagina un grosso fatto , che ci fugge davanti , e non si raggiunge mai . Non vi accade mai un urto forte di affetti , d ' interessi , di persone , che tenga l ' animo sospeso , e da cui tutto il romanzo dipenda . Non ci sono punti alti , da cui si domini con uno sguardo un grande spazio ; è una continua pianura in cui si cammina a capo chino , deviando ogni momento e arrestandosi ad ogni passo ad osservare la pietra , l ' insetto , l ' orma , il filo d ' erba . I suoi personaggi non agiscono quasi . La maggior parte non sono necessarii a quella qualsiasi azione che si svolge nel romanzo . Non son personaggi che recitino la commedia ; son gente intesa alle proprie faccende , colta colla fotografia istantanea , senza che se n ' accorga . Nel romanzo c ' è qualche mese o qualche anno della vita di ciascuno . Li vedete vivere , ciascuno per conto proprio , e ciascuno v ' interessa principalmente per sè medesimo ; poco o punto per quello che ha che fare cogli altri . Di qui nasce la grande efficacia dello Zola . Di quanto difetta il suo romanzo in orditura , di tanto abbonda in verità . Non ci si vede la mano del romanziere che sceglie i fatti , che li accomoda per congegnarli , che li nasconde l ' un dietro l ' altro per sorprenderci , e che prepara un grande effetto con mille piccoli sacrifizi della verosimiglianza e della ragione . Il racconto va da sè , in modo che non par possibile altrimenti , e sembra una esposizione semplice del vero , non solo per i caratteri , ma anche per la natura dei fatti , e per l ' ordine in cui si succedono . Si legge e par di stare alla finestra , e di assistere ai mille piccoli accidenti della vita della strada . Perciò quasi tutti i romanzieri , in confronto suo , fanno un po ' l ' effetto di giocatori di bussolotti . E non avendo la preoccupazione comune degli scrittori di romanzo , d ' annodare e di districare molte fila e di tirarle da varie parti ad un punto , è libero di rivolgere tutte le sue facoltà al proprio fine , che è di ritrarre dal vero , e può così raggiungere in quest ' arte un grado altissimo di potenza . Non ha , d ' altra parte , delle facoltà molto varie ; e lo sente ; e quindi aguzza e fortifica mirabilmente quelle che possiede , per supplire al difetto delle altre . E si può mettere in dubbio se questo difetto sia a deplorarsi , che forse una più vasta immaginazione avrebbe dimezzato da un altro lato la sua potenza , distraendo una parte delle sue forze dalla descrizione e dall ' analisi . Dotato invece come si ritrova , egli concepisce il romanzo in maniera , che il suo concetto e il suo scopo , non inceppano menomamente la libertà del suo lavoro . Inteso ad una scena e ad un dialogo , par che dimentichi il romanzo ; è tutto lì ; vi si sprofonda e vi lavora con tutta l ' anima sua . Il dialogo procede senza scopo , la scena si svolge senza vincoli , e perciò son sempre , l ' uno e l ' altra verissimi . Intanto egli coglie a volo mille nonnulla , il carro che passa , la nuvola che nasconde il sole , il vento che agita la tenda , il riflesso d ' uno specchio , un rumore lontano , e il lettore stesso , dimenticando ogni altra cosa , vive tutto collo scrittore in quel momento e in quel luogo , e vi prova una illusione piacevolissima , che non gli lascia desiderare null ' altro . Con questa facoltà di dar rilievo a ogni menoma cosa , e lavorando , come fa , ordinato e paziente , riesce insuperabile nell ' arte delle gradazioni , nell ' esporre , per una serie di transizioni finissime , la trasformazione lenta e completa d ' un carattere o d ' uno stato di cose , in modo che il lettore va innanzi , con lui , senz ' accorgersene , a piccolissimi passi , e prova poi un sentimento di profonda meraviglia , quando arriva alla fine , e riconosce , voltandosi indietro , che ha fatto un immenso cammino . La efficacia grande di parecchi suoi romanzi consiste , quasi intera in quest ' arte . I suoi romanzi son fatti a maglia : una maglia fittissima di piccoli episodi , formati di dialoghi rotti e di descrizioni a ritornello , in cui ogni parola ha colore e sapore , e ogni inciso fa punta , e in ogni periodo c ' è , per così dire , tutto lo scrittore . È raro che ci si provi una emozione fortissima e improvvisa . È forse unica nei suoi romanzi la scena desolante e sublime del Monsieur , écoutez donc , di Gervaise , quando s ' offre a chi passa , moribonda di fame , e quando si sfama , piangendo , sotto gli occhi di Goujet . Quasi sempre , leggendo , si prova un seguito di sensazioni acri di piacere , di piccole scosse e di sorprese che lasciano l ' animo incerto ; qui una risata , là un brivido di ribrezzo , un po ' d ' impazienza , una meraviglia grande per una descrizione prodigiosamente viva , una stretta al cuore per una piaga umana spietatamente denudata , e un leggiero stupore continuo dalla prima all ' ultima pagina , come allo svolgersi d ' una serie di vedute d ' un paese nuovo . Son romanzi che si fiutano , che si assaporano a centellini , come bicchieri di liquore , e che lasciano l ' alito forte e il palato insensibile ai dolciumi . A ciò contribuisce in gran parte il suo stile , solido , sempre stretto al pensiero , pieno d ' artifizi ingegnosissimi , accortamente nascosti sotto un certo andamento uniforme , padroneggiato sempre dallo scrittore , stupendamente imitativo dei movimenti e dei suoni , risoluto ed armonico , che par accompagnato dal picchio cadenzato d ' un pugno di ferro sul tavolino , e in cui si sente il respiro largo e tranquillo d ' un giovane poderoso . La forza , infatti , è la dote preminente dello Zola , e chiunque voglia definirlo dice per prima cosa : - È potente . Ognuno dei suoi romanzi è un grand tour de force , un peso enorme ch ' egli solleva lentamente e rimette lentamente per terra , facendo quanto è in lui per dissimulare lo sforzo . Letta l ' ultima pagina , vien fatto di dire : - Hein ? quelle poigne ! - come quei tre beoni dell ' Assommoir , a proposito del marchese che aveva steso in terra tre facchini a colpi di testa nel ventre . Ed è strana veramente l ' apparizione di questo romanziere in maniche di camicia , dal petto irsuto e dalla voce rude , che dice tutto a tutti , in piena piazza , impudentissimamente ; la sua apparizione improvvisa in mezzo a una folla di romanzieri in abito nero , ben educati e sorridenti , che dicono mille oscenità in forma decente , in romanzetti color di rosa fatti per le alcove e per le scene . Questo è il suo più alto merito . Egli ha buttato in aria con un calcio tutti i vasetti della toeletta letteraria e ha lavato con uno strofinaccio di tela greggia la faccia imbellettata della Verità : Ha fatto il primo romanzo popolare che abbia veramente « l ' odore del popolo . » Ha aggredito quasi tutte le classi sociali , flagellando a sangue la grettezza maligna delle piccole città di provincia , la furfanteria dei faccendieri d ' alto bordo ; la corruzione ingioiellata , l ' intrigo politico , l ' armeggio del prete ambizioso , la freddezza crudele dell ' egoismo bottegaio , l ' ozio , la ghiottoneria ; la lascivia , con una tale potenza , che quantunque preceduto su questa via da altri scrittori ammirabili , vi parve entrato per il primo , e i flagellati si sentirono riaprire le ferite antiche con uno spasimo non mai provato . Compiendo quest ' ufficio , si è forse spinto qualche volta di là dall ' arte ; ma aperse all ' arte nuovi spiragli , per cui si vedono nuovi orizzonti , e insegnò colori , colpi di scalpello , sfumature , forme , mezzi d ' ogni natura , da cui potranno trarre un vantaggio immenso altri mille ingegni , benchè avviati , per un ' altra strada , ad una meta affatto diversa . E non c ' è da temere che derivi da lui una scuola eccessiva e funesta , poichè la facoltà descrittiva , che è la sua dominante , non può arrivare più in là sulla via che egli percorre , nè il culto della verità nuda avere un sacerdote più intrepido e più fedele . Gli imitatori cadranno miserabilmente sulle sue orme , sfiancati , ed egli rimarrà solo dov ' è giunto sull ' ultimo confine dell ' arte sua , ritto a filo sopra un precipizio , nel quale chi vorrà passargli innanzi a ogni costo , cadrà a capofitto . Ma non si può pronunciare su di lui , per ora , l ' ultimo giudizio . Non ha che trentasette anni , è ancora nel fiore della sua gioventù di scrittore , ed è possibile che si trasformi crescendo di statura . È vero che la strada per cui s ' è messo è così profondamente incassata e inclinata , che non si capisce come ne possa uscire . Ma è certo che ci si proverà , e se non riuscirà nel suo intento , noi assisteremo almeno a uno di quegli sforzi potenti , e avremo da lui uno di quei « capolavori sbagliati » che non destano minor meraviglia dei grandi trionfi . II La sua storia letteraria è una delle più curiose di questi tempi . I suoi primi lavori furono i Contes à Ninon , scritti a ventidue anni e pubblicati molto tempo dopo . Lì c ' è ancora lo Zola imberbe , con una lagrima negli occhi e un sorriso sulle labbra , appena turbato da una leggera espressione di tristezza . Non tiene affatto a questi racconti , e s ' arrabbia coi critici che , o sinceramente o malignamente , dicono di preferirli ai suoi romanzi . A un tale che gli espresse tempo fa questo giudizio , rispose : - Vi ringrazio ; ma se venite a casa mia vi farò vedere certi miei componimenti di terza grammatica , che vi piaceranno anche di più . - I suoi primi romanzi furono quei quattro arditissimi , fra cui Thérèse Raquin , ora un po ' dimenticati , che vennero definiti da un critico « letteratura putrida . » C ' era già lo Zola uomo ; ma solamente dalla cintola in su . Le sue grandi facoltà artistiche , già spiegate , ma non ancora sicure , sentivano il bisogno di reggersi sopra argomenti mostruosi , che attirassero per sè soli l ' attenzione . Si vedeva però già in quei romanzi uno scrittore imperterrito , ch ' era risoluto a farsi largo a colpi di gomito , e che aveva il gomito di bronzo . Uno di quei romanzi , Madeleine Férat , che s ' aggira sopra un fatto osservato dall ' autore , d ' una ragazza la quale , abbandonata dall ' uomo che ama , ne sposa un altro ; ed ha parecchi anni dopo un figliuolo che somiglia al primo , gli suggerì l ' idea di scrivere quella serie di romanzi fisiologici , che intitolò Histoire naturelle et sociale d ' une famille sous le second Empire ; e fin dal primo giorno gli balenò alla mente tutto il lavoro , e tracciò l ' albero genealogico che pubblicò poi nella Page d ' amour . Credevo che fosse anche questa una delle tante ostentazioni di « un disegno vasto ed antico » con cui gli autori cercano d ' ingrandire nel pubblico il concetto delle proprie opere ; ma i manoscritti , ch ' ebbi l ' onore di vedere , mi disingannarono . Fin dal primo principio egli stese l ' elenco dei personaggi principali della famiglia Rougon - Macquart , e destinò a ciascuno la sua carriera , proponendosi di dimostrare in tutti gli effetti dell ' origine , dell ' educazione , della classe sociale , dei luoghi , delle circostanze , del tempo . I primi romanzi di questo nuovo « ciclo » non ottennero molto successo . I linguisti , gli stilisti , tutti coloro che sorseggiano i libri con un palato letterario , ci sentirono della forza , ci trovarono del bello e ci presentirono del meglio ; ma non sospettarono che ci fosse sotto un romanziere di primo ordine . Lo Zola se ne indispettì , e gettò allora un guanto di sfida a Parigi , pubblicando quella famosa Curée , in cui è manifesta la risoluzione di levar rumore a ogni costo ; quello splendido e orrendo saturnale di mascalzoni in guanti bianchi , in cui il meno turpe degli amori è l ' amor d ' un figliastro per la matrigna e la donna più onesta è una mezzana . Il romanzo , infatti , fece chiasso ; si gridò allo scandalo , come si grida a Parigi , per educazione ; ma si lesse il libro avidamente , e quel nome esotico di Zola suonò per qualche tempo da tutte le parti . Ma non fu nemmen quello un successo come egli aspettava o desiderava . E fu anche minore per i romanzi posteriori . Lo spaccio era scarso ; la cerchia dei lettori , ristretta , e lo Zola , che sentiva in sè l ' originalità e la forza d ' un romanziere popolare , se ne rodeva . Ma non si perdeva d ' animo . - Non sono abituato , - scriveva , - ad aspettare una ricompensa immediata dai miei lavori . Da dieci anni pubblico dei romanzi senza tender l ' orecchio al rumore che fanno cadendo nella folla . Quando ce ne sarà un mucchio , la gente che passa sarà ben forzata a fermarsi . - La sua fama , non di meno , andava allargandosi , benchè lentamente , In Russia , dove si tien dietro con simpatia a tutte le novità più ardite della letteratura francese , era già notissimo , e tenuto in gran conto . Ma questo non gli bastava . Egli aveva bisogno d ' un successo clamoroso e durevole , che lo sollevasse d ' un balzo , e per sempre , dalla schiera degli « scrittori di talento » che si salutano confidenzialmente con un atto della mano . E ottenne finalmente il suo intento coll ' Assommoir Cominciarono a pubblicarlo in appendice nel Bien public ; ma dovettero lasciarlo a mezzo , tante furono lo proteste che lanciarono gli abbonati contro quell '«orrore.» Allora fu pubblicato tutto intero in un giornale letterario , e prima che fosse finito cominciarono quelle calde polemiche , che divennero ardenti dopo la pubblicazione del volume , e che saranno ricordate sempre come una delle più furiose battaglie letterarie dei tempi presenti . Queste polemiche diedero un impulso potente al successo del romanzo . Fu un successo strepitoso , enorme , incredibile . Erano anni che non s ' era più sentito , a proposito d ' un libro , un fracasso di quella fatta . Per lungo tempo tutta Parigi non parlò d ' altro che dell ' Assommoir ; lo si sentiva discutere ad alta voce nei caffè , nei teatri , nei club , nei gabinetti di lettura , persino nelle botteghe ; e c ' erano gli ammiratori fanatici , ma erano assai di più gli avversati acerrimi . La brutalità inaudita di quel romanzo parve una provocazione , una ceffata a Parigi , una calunnia contro il popolo francese ; e si chiamava il libro una « sudicieria da prendere colle molle » , un « aborto mostruoso , » un ' « azione da galera . » Si scagliarono contro l ' autore tutte le litanie delle ingiurie , da quella di nemico della patria , a quella d ' « égoutier littéraire » e di porco pretto sputato , senza giri di frase . Le riviste teatrali della fin dell ' anno lo rappresentarono nei panni d ' uno spazzaturaio che andava raccattando le immondizie colla fiocina per le vie di Parigi . Ce n ' ètait plus de la critique , com ' egli disse : c ' ètait , du massacre . Gli negavano l ' ingegno , l ' originalità , lo stile , persino la grammatica ; c ' era chi non lo voleva nemmeno discutere ; poco mancò che non gli si facessero delle provocazioni personali per la strada . E si spandevano intorno alla sua persona le più stravaganti e più odiose dicerie : che , era un sacco di vizi , un mezzo bruto , un uomo , senza cuore come Lantier , un beone come Coupeau , un sudicione come Bec - Salé , una brutta faccia come il suo père Bezougue , il becchino . Ma intanto le edizioni succedevano alle edizioni ; i buongustai spassionati dicevano a bassa voce che il romanzo era un capolavoro ; il popolo parigino lo leggeva con passione , perchè ci trovava il suo boulevard , la sua buvette , la sua bottega , la sua vita dipinta insuperabilmente , con colori nuovi e tocchi di pennello , in confronto ai quali tutti gli altri gli parevano sbiaditi ; e i critici più arrabbiati erano costretti a riconoscere che in quelle pagine tanto bersagliate c ' era qualche cosa contro cui si sarebbero rintuzzate eternamente le punte delle loro freccie . Il grande successo dell ' Assommoir fece ricercare gli altri romanzi , e si può dire che lo Zola diventò celebre allora . La sua celebrità vera non data che da tre anni . Egli stesso scrisse poco tempo fa a un suo ammiratore d ' Italia : - On ne m ' a pas gâté en France . Il n ' y a pas longtemps qu ' on m ' y salue . È però una celebrità singolare la sua . Un immenso « pubblico » lo ammira , ma d ' un ' ammirazione in cui c ' è un po ' di broncio e un po ' di diffidenza , e lo guarda di lontano , come un orso male addomesticato . Ha un grande ingegno , non c ' è che fare ; bisogna pure rassegnarsi a dirlo e a lasciarlo dire . Egli è ancora a Parigi il lion du jour , e non ha che un rivale , il Daudet , che non è però della sua tarchiutura ; ma si trattano coi guanti , reciprocamente , per non destare sospetti . Lo Zola però non si vale , e par che non si curi della sua celebrità . Non si fa innanzi ; vive raccolto , nel suo cantuccio , con sua moglie , con sua madre e coi suoi bambini . Pochi lo conoscono di vista ed è raro il trovare un suo ritratto . Non frequenta la società , se non quando ci deve andare per studiarla , e quando non ci va con questo scopo si secca : non va che dall ' editore Charpentier , che ha una splendida casa , e dà delle feste splendide a cui interviene anche il Gambetta . Non appartiene a nessuna consorteria . Non sta a Parigi che l ' inverno ; l ' estate va in campagna per lavorare tranquillo . Una volta stava all ' estremità dell ' Avenue Clichy , luogo opportunissimo per studiare il popolo dell ' Assommoir ; ora sta in via di Boulogne , dove stava il Ruffini , poco lontano dalla casa del Sardou . III . Per mezzo del mio caro amico Parodi , ebbi l ' onore di conoscere lo Zola , e di passar con lui parecchie ore in casa sua . È un giovane ben piantato ; solidement bâti ; un po ' somigliante , nella travatura delle membra , a Vittor Hugo ; più grasso , non molto alto , ritto come una colonna , pallidissimo ; e la sua pallidezza apparisce anche maggiore per effetto della barba e dei cappelli neri , che gli stanno ritti sulla fronte come peli di spazzola . È curioso che quasi tutti coloro che vedono il ritratto dello Zola dicono : - Questo viso non mi riesce nuovo . - Ha il viso rotondo , un naso audace , gli occhi scuri e vivi , che guardano con una espressione scrutatrice , fieramente - , la testa d ' un pensatore e il corpo d ' un atleta , - e mani ben fatte e salde , di quelle che si stringono e si ritengono strette con piacere . Mi rammentò a primo aspetto il suo Gueule - d ' or , e mi parve che sarebbe stato in grado di fare le stesse prodezze sopra l ' incudine . La sua corporatura gagliarda era messa meglio in evidenza dal suo vestimento . Era in babbuccie , senza colletto e senza cravatta , con una giacchetta ampia e sbottonata , che lasciava vedere un largo torace sporgente , atto a rompere l ' onda degli odii e delle ire letterarie . In tutto il tempo che rimasi con lui non lo vidi mai ridere . Mi ricevette cortesemente , con una certa franchezza soldatesca , senza le solite formule di complimento . Appena fummo seduti , prese in mano un tagliacarte fatto a pugnale , colla guaina , e lo ritenne finchè durò la conversazione , sguainandolo e ringuainandolo continuamente con un gesto vivace . Eravamo nel suo studio : una bella sala piena di luce , decorata di molti quadri a olio ; da cui s ' indovinava l ' uomo che ama molto la casa e che vive molto solo . Certe descrizioni , infatti , di stanze calde e piene di comodi , che si trovano nei suoi romanzi , non possono essere fatte che da un uomo che sta volentieri nel suo nido , in mezzo a tutte le raffinatezze della buona vita casalinga . Aveva davanti un grande tavolino coperto di carte e di libri , disposti con ordine , e sparso di molti piccoli oggetti luccicanti , di forma graziosa , come il tagliacarte ; che rivelavano un fino gusto artistico . Tutta la sala indicava l ' agiatezza elegante dello scrittore parigino in voga . In una parete c ' era un suo grande ritratto a olio , di quando aveva ventisei anni . Parlò per prima cosa della lingua italiana . - Mi rincresce , - disse , - di non poter leggere libri italiani . Noi altri francesi , in questo , siamo proprio da compiangere . Non sappiamo nessuna lingua . Ma io l ' italiano lo dovrei sapere , essendo figliuolo d ' un italiano . - E ci accennò lo studio critico della nostra Emma sopra la Page d ' amour , pubblicato dall ' Antologia , dicendo che era costretto a farselo tradurre perchè , essendosi provato a leggerlo , la metà del senso gli era sfuggita . Si rassegnino dunque i nostri coraggiosi traduttori dell ' Assommoir ; lo Zola non è in grado di compensare i loro sudori con una lode sincera . Poi diede al Parodi due risposte monosillabiche in cui si rivelò tutta la franchezza della sua natura . Il Parodi aveva inteso dire d ' una discussione sopra il Chateaubriand seguita a tavola fra il Turghenieff , lo Zola , il Flaubert e uno dei fratelli Goncourt ; che questa discussione era durata sei ore , ardentissima , e che due dei commensali avevano difeso l ' autore del Genio del Cristianesimo contro gli altri due , i quali negavano che fosse un grande scrittore . Gli pareva che lo Zola fosse stato uno dei difensori , e lo interrogò per accertarsene . E allora segui questo curioso dialogo : - Vous aimez beaucoup Chateaubriand ? - Non - Vous avez beaucoup lu Chateaubriand ? - Non . - Allora non siete voi che l ' avete difeso nella vostra discussione col signor Turghenieff ? - Jamais . I difensori del Chateaubriand erano stati il Turghenieff e il Flaubert ; lo Zola e il Goncourt l ' avevano ostinatamente combattuto . Tutti e quattro sogliono fare colazione insieme una volta al mese , e ogni volta nasce fra loro una discussione di quel genere , che li tiene inchiodati a tavola per mezza giornata . Questa fu l ' introduzione ; dopo la quale lo Zola fu costretto a parlare esclusivamente dello Zola . Il mio buon amico gli aveva detto il giorno avanti , annunziandogli la mia visita : - Preparatevi a subire un interrogatorio in tutto le regole , - ed egli aveva risposto gentilmente : - Son bell ' e preparato . - Si cominciò dunque l ' interrogatorio . Ma non lo feci io ; non l ' avrei mai osato : lo fece il mio amico con un garbo squisito , e lo Zola cominciò a parlare di sè , senza preamboli , naturalissimamente , come se parlasse d ' un altro . Non c ' è da dire se stavo inteso con tutta l ' anima alle sue parole . Eppure , nel punto che cominciò a parlare , fui colto da una distrazione che mi fece patir la tortura , Non so come , mi balenò alla mente quella comicissima scena della Faute de l ' abbé Mouret , quando il vecchio ateo Jeanbernat dà un carico di legnate al frataccio Archangias , al lume della luna , e mi prese tutt ' a un tratto così terribile bisogno di ridere , che dovetti mordermi le labbra a sangue per non scoppiare . Parlò prima della sua famiglia . La madre di suo padre era candiota , e suo padre Francesco Zola , di Treviso . Dopo la pubblicazione dell ' Assommoir egli ricevette dal Veneto parecchie lettere di parenti lontani che non conosceva . Parlò con amore di suo padre . Era ingegnere militare nell ' esercito austriaco ; era assai colto ; sapeva lo spagnuolo , l ' inglese , il francese , il tedesco ; pubblicò vari scritti scientifici , che lo Zola conserva , e ce ne mostrò uno con alterezza . Non ricordo in che anno , ma ancora assai giovane , lasciò il servizio militare e si mise a far l ' ingegnere civile . Andò in Germania , dove lavorò alla costruzione d ' una delle prime strade ferrate ; poi in Inghilterra , poi a Marsiglia , donde fece varie escursioni in Algeria , sempre lavorando . Da Marsiglia fu chiamato a Parigi per le fortificazioni . Qui si ammogliò e qui nacque Emilio Zola , che rimase a Parigi fino all ' età di tre anni . Poi la famiglia andò a stabilirsi a Aix , dove Francesco Zola lavorò alla costruzione d ' un gran canale , che fu battezzato col suo nome o lo serba ancora . Il padre Zola possedeva una gran parte delle « azioni » di questo canale ; circa centocinquantamila lire . Morto lui , la società fallì , e alla stretta dei conti , pagati i creditori , non rimase alla vedova che un piccolissimo capitale . Il figliuolo Emilio provò perciò la strettezza fin da ragazzo , ed ebbe una giovinezza poco lieta . A diciott ' anni venne a Parigi a cercar fortuna , e qui cominciò , per lui una serie di prove durissime . Fu per qualche tempo impiegato nella casa Hachette , prima a cento lire il mese , poi a cento cinquanta , poi a duecento . Poi fu collaboratore del Figaro . Dopo poco tempo , perdette quel posto , e rimase sul lastrico . Arrivato a questo punto lo Zola tagliò corto , ma capii da certi lampi de ' suoi occhi e da certi suoi stringimenti di labbra , che quello dev ' esser stato un periodo tremendo della sua vita . S ' ingegnò di campare scribacchiando qua e là ; ma ne cavava appena tanto da reggersi , e non tutti i giorni . Fu quello il tempo in cui fece quegli studi tristi e profondi sul popolo parigino , che appariscono particolarmente nell ' Assommoir e nel Ventre de Paris . Visse in mezzo alla povera gente , abitò in parecchie di quelle case operaie che descrisse poi maestrevolmente nell ' Assommoir ; - in una , fra le altre , dove stavano trecento operai dei più miserabili ; - studiò il vizio e la fame , conobbe delle Nana , faticò , digiunò , pianse , si perdette d ' animo , lottò con coraggio ; ma infine il suo carattere si fortificò in quella vita , e ne uscì armato e preparato alle battaglie che lo aspettavano nella grande arena dell ' arte . All ' età della leva , però , non era ancora nè francese nè italiano , e poteva scegliere fra le due nazionalità . - Ma ero nato qui , - disse - avevo qui molti ricordi e molti legami ; cominciavo ad aprirmi una strada ; amavo il luogo dove avevo sofferto ; scelsi per patria la Francia . Questa è la sua prima vita d ' uomo . La sua prima vita letteraria non è meno singolare , ed egli la espose colla medesima franchezza , continuando a giocare col pugnaletto . Cominciò tardi le sue scuole perchè aveva poca salute . - Studiai poco , - disse ; - prendevo dei premi ; ma ero un cattivo scolaro . - Sentì il primo impulso a scrivere verso i quattordici anni . Era in Umanità . Scrisse fra le altre cose un romanzo sulle Crociate , che conserva ancora , e mise in versi dei lunghi squarci di prosa del Chateaubriand ; cosa che deve sconcertare alquanto i critici che vogliono ad ogni costo veder gl ' indizii dell ' indole d ' un grande scrittore anche nelle prime manifestazioni dell ' ingegno adolescente . Le sue prime letture furono Walter Scott e Vittor Hugo . - Lessi i due autori insieme - disse - ma senza sentir gran fatto la differenza , perchè non capivo ancora nè lo stile nè la lingua di Vittor Hugo . - Poi cominciò a leggere il Balzac . E anche questa è strana . Il Balzac l ' annoiò ; gli pareva lungo , pesante , poco « interessante » ; non lo capì e non lo fece suo che lungo tempo dopo . Fin qui nessuna lettura gli aveva lasciata una profonda impressione . Più tardi , quando cominciò a leggere pensando , i suoi tre scrittori prediletti furono il Musset , il Flaubert e il Taine . Nel Musset non si vede chiaramente che cosa abbia attinto , se non è il sentimento di certe finezze voluttuose della vita signorile , ch ' egli esprime però senza compiacenza , da artista profondo , ma freddo . Del Flaubert non occorre dire : è l ' arte medesima , spinta più in là , più minuziosa , più cruda , più vistosamente colorita , e anche più faticosa . Del Taine ritrae specialmente nell ' analisi . Il suo metodo è quello seguito dal Taine nello studio sopra il Balzac ; procede come lui ordinato , serrato , cadenzato , a passi eguali e pesanti ; dal che deriva , a giudizio di alcuni , un certo difetto di sveltezza al suo stile , che è in ispecial modo apparente nei suoi ultimi libri . Egli ha un po ' , come si dice in Francia , le pas de l ' éléphant . L ' azione poi che esercitò su di lui il Balzac è immensa e visibilissima in tutte le sue opere . Egli l ' adora , è suo figlio , e se ne gloria . All ' apparire dei suoi primi romanzi , tutti pronunziarono il nome del Balzac . Il Charpentier lo presentava agli amici dicendo : - Ecco un nuovo Balzac . - Perciò toccò appena di volo di questo suo padre letterario , come se la cosa dovesse essere sottintesa . Dei suoi studii non disse altro . Non deve avere coltura classica , poichè confessò egli stesso d ' essersi trovato imbarazzato a leggere certi libri in latino volgare ; e in questo è alla pari con molti dei più illustri scrittori francesi di questi tempi . Ma fece la sua educazione da sè stesso ; studiò combattendo , come i generali della rivoluzione ; studia man mano che ha da scrivere un romanzo , per quel romanzo , tutte le quistioni che v ' hanno attinenza , come faceva George Sand ; legge continuamente , forzato dalle esigenze imperiose della polemica ; ha sulla punta delle dita tutto il romanzo di questo secolo , conosce profondamente Parigi , padroneggia insuperabilmente la lingua - e pensa . Si venne poi al più importante degli argomenti . Il Parodi gli domandò ex - abrupto come faceva a fare il romanzo . Era proprio un toccarlo sul vivo . Sguainò quasi tutto il suo pugnaletto , lo ricacciò con forza nel fodero , e cominciò a parlare speditamente , animandosi a grado a grado . Ecco , - disse , - come faccio il romanzo , Non lo faccio affatto . Lascio che si faccia da sè . Io non so inventare dei fatti ; mi manca assolutamente questo genere di immaginazione . Se mi metto a tavolino per cercare un intreccio , una tela qualsiasi di romanzo , sto anche lì tre giorni a stillarmi il cervello , colla testa fra le mani , ci perdo la bussola e non riesco a nulla . Perciò ho preso la risoluzione di non occuparmi mai del soggetto . Comincio a lavorare al mio romanzo , senza sapere nè che avvenimenti vi si svolgeranno , nè che personaggi vi avranno parte , nè quale sarà il principio e la fine . Conosco soltanto il mio protagonista , il mio Rougon o Macquart , uomo o donna ; che è una conoscenza antica . Mi occupo anzi tutto di lui , medito sul suo temperamento , sulla famiglia da cui è nato , sulle prime impressioni che può aver ricevute , e sulla classe sociale in cui ho stabilito che debba vivere . Questa è la mia occupazione più importante : studiare la gente con cui questo personaggio avrà che fare , i luoghi in cui dovrà trovarsi , l ' aria che dovrà respirare , la sua professione , le sue abitudini , fin le più insignificanti occupazioni a cui dedicherà i ritagli della sua giornata . Mettendomi a studiare queste cose , mi balena subito alla mente una serie di descrizioni che possono trovar luogo nel romanzo , e che saranno come lo pietre miliari della strada che debbo percorrere . Ora , per esempio , sto scrivendo Nana : una cocotte . Non so ancora affatto che cosa seguirà di lei . Ma so già tutte le descrizioni che ci saranno nel mio romanzo . Mi son domandato prima di ogni cosa : - Dove va una cocotte ? - Va ai teatri , alle prime rappresentazioni . Sta bene . Ecco cominciato il romanzo . Il primo capitolo sarà la descrizione d ' una prima rappresentazione in uno dei nostri teatri eleganti . Per far questo bisogna che studi . Vado a parecchie prime rappresentazioni . Domani sera vado alla Gaité . Studio la platea , i palchi , il palcoscenico ; osservo tutti i più minuti particolari della vita delle scene ; assisto alla toeletta d ' un ' attrice , e tornato a casa , abbozzo la mia descrizione . Una cocotte va alle corse , a un grand prix . Ecco un ' altra descrizione che metterò nel romanzo , a una conveniente distanza dalla prima . Vado a studiare un grand prix . Una cocotte frequenta i gran restaurants . Mi metto a studiare i gran restaurants . Frequento quei luoghi per qualche tempo . Osservo , interrogo , noto , indovino . E così avanti fin che non abbia studiato tutti gli aspetti di quella parte di mondo in cui suole agitarsi la vita d ' una donna di quella fatta . Dopo due o tre mesi di questo studio , mi sono impadronito di quella maniera di vita : la vedo , la sento , la vivo nella mia testa , per modo che son sicuro di dare il mio romanzo il colore e il profumo proprio di quel mondo . Oltrecchè , vivendo per qualche tempo , come ho fatto , in quella cerchia sociale , ho conosciute delle persone che vi appartengono , ho inteso raccontare dei fatti veri , so quello che vi suole accadere , ho imparato il linguaggio che vi si parla , ho in capo una quantità di tipi , di scene , di frammenti di dialogo , di episodi d ' avvenimenti , che formano come un romanzo confuso di mille pezzi staccati ed informi . Allora mi riman da fare quello che per me è più difficile : legare con un solo filo , alla meglio , tutte quelle reminiscenze e tutte quelle impressioni sparse . È un lavoro quasi sempre lungo . Ma io mi ci metto flemmaticamente , e invece d ' adoperarci l ' immaginazione , ci adopero la logica . Ragiono tra me , e scrivo i miei soliloqui , parola per parola , tali e quali mi vengono , in modo che , letti da un altro , parrebbero una stranissima cosa . Il tale fa questo . Che cosa nasce solitamente da un fatto di questa natura ? Quest ' altro fatto , Quest ' altro fatto è tale che possa interessare quell ' altra persona ? Certamente . È dunque logico che quest ' altra persona reagisca in quest ' altra maniera , E allora può intervenire un nuovo personaggio ; quel tale , per esempio , che ho conosciuto in quel tal luogo , quella tal sera . Cerco di ogni più piccolo avvenimento le conseguenze immediate ; quello che deriva logicamente , naturalmente , inevitabilmente dal carattere e dalla situazione dei miei personaggi . Faccio il lavoro d ' un commissario di polizia che da qualche indizio voglia riuscire a scoprire gli autori d ' un delitto misterioso . Incontro nondimeno , assai sovente , molte difficoltà . Alle volte non ci sono più che due sottilissimi fili da annodare , una conseguenza semplicissima da dedurre , e non ci riesco , e mi affatico e m ' inquieto inutilmente . Allora smetto di pensarci , perchè so che è tempo perduto . Passano due , tre , quattro giorni . Una bella mattina , finalmente , mentre fo colazione e penso ad altro , tutto a un tratto i due fili si riannodano , la conseguenza è trovata , tutte le difficoltà sono sciolte . Allora un torrente di luce scorre su tutto il romanzo . Un flot de lumière coule sur tout le roman . Vedo tutto e tutto è fatto . Riacquisto la mia serenità , son sicuro del fatto mio , non mi resta più a fare che la parte tutta piacevole del mio lavoro . E mi ci metto tranquillamente , metodicamente , coll ' orario alla mano , come un muratore . Scrivo ogni giorno quel tanto ; tre pagine di stampa ; non una riga di più , e la mattina solamente . Scrivo quasi senza correggere perchè son mesi che rumino tutto , e appena scritto , metto le pagine da parte , e non le rivedo più che stampate . E posso calcolare infallibilmente il giorno che finirò . Ho impiegato sei mesi a scrivere Une page d ' Amour ; un anno a scriver l ' Assommoir . - L ' Assommoir , - soggiunse poi , dando un colpo della mano aperta sul manico del pugnale , - è stato la mia tortura . È quello che m ' ha fatto penare di più per mettere insieme i pochissimi fatti su cui si regge . Avevo in mente di fare un romanzo sull ' alcoolismo . Non sapevo altro . Avevo preso un monte di note sugli effetti dell ' abuso dei liquori . Avevo fissato di far morire un beone della morte di cui muore Coupeau . Non sapevo però chi sarebbe stato la vittima , e anche prima di cercarla , andai all ' ospedale di Sant ' Anna a studiare la malattia e la morte , come un medico . Poi assegnai a Gervaise il mestiere di lavandaia , e pensai subito a quella descrizione del lavatoio che misi nel romanzo ; che è la descrizione d ' un lavatoio vero , in cui passai molte ore . Poi , senza saper nulla del Goujet , che immaginai in seguito , pensai di valermi dei ricordi d ' un ' officina di fabbro ferraio , dove avevo passato delle mezze giornate da ragazzo , e che è accennata nei Contes à Ninon . Così , prima d ' aver fatto la tela del romanzo , avevo già concepita la descrizione di un pranzo nella bottega di Gervaise , e quella della visita al museo del Louvre . Avevo già studiate le mie bettole , l ' Assommoir di père Colombe , le botteghe , l ' Hôtel Bonc œ ur , ogni cosa . Quando tutto il rimanente fu predisposto , cominciai a occuparmi di quello che doveva accadere ; e feci questo ragionamento , scrivendolo . Gervaise viene a Parigi con Lantier , suo amante . Che cosa seguirà ? Lantier è un pessimo soggetto : la pianta . E poi ? Lo credereste che mi sono intoppato qui , e che non andai più avanti per vari giorni ? Dopo vari giorni feci un altro passo . Gervaise è giovane ; è naturale che si rimariti ; si rimarita , sposa un operaio , Coupeau . Ecco quello che morirà a Sant ' Anna . Ma qui rimasi in asso da capo . Per mettere a posto i personaggi e le scene che avevo in mente , per dare un ' ossatura qualunque al romanzo , mi occorreva ancora un fatto , uno solo , che facesse nodo coi due precedenti . Questi tre soli fatti mi bastavano ; il rimanente era tutto trovato , preparato , e come già scritto per disteso nella mia mente . Ma questo terzo fatto non riuscivo a raccappezzarlo . Passai varii giorni agitato e scontento . Una mattina , improvvisamene , mi balena un ' idea . Lantier ritrova Gervaise , - fa amicizia con Coupeau , - s ' installa in casa sua .... et alors il s ' établit un ménage a trois , comme j ' en ai vu plusieurs ; e ne segue la rovina . Respirai . Il romanzo era fatto . Detto questo , aperse un cassetto , prese un fascio di manoscritti e me li mise sotto gli occhi . Erano i primi studi dell ' Assommoir , in tanti foglietti volanti . Sui primi fogli c ' era uno schizzo dei personaggi : appunti sulla persona , sul temperamento , sull ' indole . Ci trovai lo « specchio caratteristico » di Gervaise , di Coupeau , di maman Coupeau , dei Lorilleux , dei Boche , di Goujet , di madame Lérat : c ' eran tutti . Parevano note d ' un registro di questura , scritte in linguaggio laconico , e liberissimo , come quello del romanzo , e interpolate di brevi ragionamenti , come : - Nato così , educato così ; si porterà in questo modo . - In un luogo c ' era scritto : - E che può far altro una canaglia di questa specie ? - M ' è rimasto impresso , fra gli altri , lo schizzo di Lantier , che era un filza d ' aggettivi , che formavano una gradazione crescente d ' ingiurie : - grossier , sensuel , brutal , egoiste , polisson . - In alcuni punti c ' era detto : - servirsi del tale - una persona conosciuta dall ' autore . Tutto scritto in caratteri grossi e chiari , e con ordine . Poi mi caddero sotto gli occhi gli schizzi dei luoghi , fatti a penna , accuratamente , come un disegno d ' ingegnere . Ce n ' era un mucchio : tutto l ' Assommoir disegnato : le strade del quartiere in cui si svolge il romanzo , colle cantonate , e coll ' indicazione delle botteghe ; i zig - zag che faceva Gervaise per scansare i creditori ; le scappate domenicali di Nana ; le pellegrinazioni della comitiva dei briaconi di bastringue in bastringue e di bousingot in bousingot ; l ' ospedale e il macello , fra cui andava e veniva , in quella terribile sera , la povera stiratrice straziata dalla fame . La gran casa del Marescot era tracciata minutissimamente ; tutto l ' ultimo piano ; i pianerottoli , le finestre , lo stambugio del becchino , la buca di père Bru , tutti quei corridori lugubri , in cui si sentiva un souffle de crevaison , quei muri che risonavano come pancie vuote , quelle porte da cui usciva una perpetua musica di legnate e di strilli di mioches morti di fame . C ' era pure la pianta della bottega di Gervaise , stanza per stanza , coll ' indicazione dei letti e delle tavole , in alcuni punti cancellata e corretta . Si vedeva che lo Zola ci s ' era divertito per ore e per ore , dimenticando forse anche il romanzo , tutto immerso nella sua finzione , come in un proprio ricordo . Su altri fogli c ' erano appunti di vario genere . Ne notai due principalmente : - venti pagine di descrizione della tal cosa , - dodici pagine di descrizione della tal scena , da dividersi in tre parti . - Si capisce che aveva la descrizione in capo , formulata prima d ' essere fatta , e che se la sentiva sonar dentro cadenzata e misurata , come un ' arietta a cui dovesse ancora trovare le parole . Son meno rare di quello che si pensi , queste maniere di lavorare , anche in cose d ' immaginazione , col compasso . Lo Zola è un grande meccanico . Si vede come le sue descrizioni procedono simmetricamente , a riprese , separate qualche volta da una specie d ' intercalare , messo là perchè il lettore ripigli rifiato , e divise in parti quasi uguali ; come quella dei fiori del parco nella Faute de l ' abbé Mouret , quella del temporale nella Page d ' amour , quella della morte del Coupeau nell ' Assommoir . Si direbbe che la sua mente , per lavorar poi tranquilla e libera intorno alle minuzie , ha bisogno di tracciarsi prima i confini netti del suo lavoro , di sapere esattamente in quali punti potrà riposare , e quasi che estensione e che forma presenterà nella stampa il lavoro proprio . Quando la materia gli cresce , la recide per farla rientrare in quella forma , o quando gli manca , fa un sforzo per tirarla a quel segno . È un invincibile amore delle proporzioni armoniche , che qualche volta può generare prolissità ; ma che spesso , costringendo il pensiero ad insistere sul suo soggetto , renda l ' opera più profonda e più completa . C ' erano , oltre a queste , delle note estratte dalla Réforme sociale en France del Le Play , dall ' Hérédité naturelleel dottor Lucas , e da altre opere di cui si valse per scrivere il suo romanzo ; Le sublime , fra le altre , che dopo la pubblicazione dell ' Assommoir fu ristampato e riletto ; poichè è un privilegio dei capolavori quello di mettere in onore anche le opere mediocri di cui si sono giovati . Lo interrogammo intorno ai suoi studi di lingua . Ne parlò con molta compiacenza . Si crede generalmente che abbia studiato l ' argot nel popolo ; sì , in parte ; ma più nei dizionarii speciali , che son parecchi , e buonissimi ; come imparò in special modo dai dizionari d ' arti e mestieri quella ricchissima terminologia d ' officina e di bottega , che è nei suoi romanzi popolari . Ma per scrivere l ' argot non bastava consultare il dizionario ; bisognava saperlo , ossia rifarselo . Si fece perciò un dizionario diviso a soggetti , e vi andò man mano registrando le parole e le frasi che trovava nei libri e che raccattava per la strada . Scrivendo Assommoir , prima di trattare un soggetto , scorreva la parte corrispondente del dizionario ; poi scriveva tenendolo sotto gli occhi , e cancellava con un lapis rosso ogni frase , via via che la metteva nel libro , per evitar di ripeterla . - Io son un uomo paziente , vedete , - disse poi ; - lavoro colla placidità d ' un vecchio compilatore ; provo piacere anche nelle occupazioni più materiali ; prendo amore alle mie note e ai miei scartafacci ; mi cullo nel mio lavoro , e mi ci trovo bene , come un pigro nella sua poltrona . Lo strano è che diceva tutte queste cose senza sorridere ; ma nemmeno con un barlume di sorriso . Il suo viso pallidissimo non ebbe mai una di quelle mille espressioni convenzionali di amabilità o di gaiezza , che si usano dalle persone più fredde per dar colore alla conversazione . In verità non ricordo d ' aver mai visto al mondo un viso più «indipendente.» Faceva un solo movimento di tratto in tratto : dilatava le narici e stringeva i denti , facendo risaltar le mascelle ; il che gli dava un ' espressione più vigorosa di risoluzione e di fierezza . Parlò del successo dell ' Assommoir . Disse che , mentre scriveva quel romanzo , era le mille miglia lontano dal prevedere il chiasso che fece . Era stato costretto a interromperlo per una malattia della sua signora ; ci s ' era poi rimesso di mala voglia ; il cuore non gliene diceva bene . Di più , un amico di cui egli faceva gran conto , letto il manoscritto , gli aveva presagito un mezzo fiasco . A lui stesso pareva che il soggetto non fosse «interessante.» Lasciò indovinare , insomma , che nemmeno dopo il suo grande successo , non era quello il romanzo a cui teneva di più . - Qual è dunque ? - gli domandai . La sua risposta mi diede una grande soddisfazione . - Le ventre de Paris , - rispose . E infatti la storia di quel grasso e iniquo pettegolezzo plebeo , che finisce per perdere un povero galantuomo , e che si svolge dalla prima all ' ultima pagina in quel singolarissimo teatro delle Halles , pieno di colori , di sapori e d ' odori , fra quelle pescivendole dalle rotondità enormi e impudenti , fra quegli amori annidati nei legumi e nelle penne di pollo , in mezzo a quello strano intreccio di rivalità bottegaie e di congiure repubblicane , m ' è sempre parsa una delle più originali e delle più felici invenzioni dell ' ingegno francese . Venne a parlare delle critiche che si fecero all ' Assommoir . Anche parlando , egli sceglie sempre la frase più dura e più recisa per esprimere il proprio pensiero . Accennando a una scuola che non gli va a genio , disse : - Vedrete che famoso colpo di scopa ci daremo dentro ! - In ogni sua parola si sente il suo carattere fortemente temprato , non solo alle resistenze ostinate , ma agli assalti temerarii . Nelle sue critiche , infatti , dà addosso a tutti . Ne raccolse parecchie in un volume e le intitolò : - I miei odii . - Si capisce . Deve tutto a sè stesso , è passato per tutte le prove , è coperto di cicatrici : la battaglia è la sua vita ; vuole la gloria , ma strappata a forza ; e accompagnata dal fragore della tempesta . Le critiche più spietate non fanno che irritare il suo coraggio . Gli gridarono la croce per le crudità della Curée ; egli andò del doppio più in là nell ' Assommoir . Prova una feroce voluttà nel provocare il pubblico . « Gli insuccessi » non gli passano nemmeno la prima pelle . Avanti ! - disse dopo una delle sue più grandi cadute - ; io sono a terra ; ma l ' arte è in piedi . Forse che la battaglia è perduta perchè il soldato è ferito ? Al lavoro , e ricominciamo ! - E dice il fatto suo alla critica , alla sua maniera . - La critica francese manca d ' intelligenza - ; nientemeno . - Non ci sono in tutta la Francia che tre o quattro uomini capaci di giudicare un libro . - Gli altri o giudicano con tutti i pregiudizii letterarii degli sciocchi , o sono pretti impostori . - Ha questo gran difetto , - come gli diceva un amico : - che quando parla con un imbecille , gli fa capire immediatamente che è un imbecille ; - difetto , - dice , - che gli chiuderà sempre tutte le porte . Ma a lui non importa d ' essere , amato . Egli considera il pubblico come il suo nemico naturale . Che serve accarezzarlo ? È una mala bestia che risponde alle carezze coi morsi . Tanto vale mostrargli i denti e fargli vedere che non sono meno forti dei suoi . Latri a sua posta , purchè ci segua . Eppure s ' ingannano quelli che argomentano da questa sua asprezza di carattere ch ' egli non abbia cuore . Tutti i suoi amici intimi lo affermano . In casa , colla sua famiglia , è un altro Zola ; ha pochi amici , ma li ama fortemente ; non è espansivo , ma servizievole . E scrive delle lettere piene di sentimento . Ha un cuore affettuoso , sotto una corazza d ' acciaio . Spiegò poi meglio il concetto che ha del pubblico , parlando della vendita dei libri a Parigi . - Qui non si fa nulla , - disse , smettendo per la prima volta il pugnale , ma riafferrandolo subito , - nulla , se non si fa chiasso . Bisogna essere discussi , maltrattati , levati in alto dal bollore delle ire nemiche . Il parigino non compra quasi mai il libro spontaneamente , per un sentimento proprio di curiosità ; non lo compra che quando glie ne hanno intronate le orecchie , quando è diventato come un avvenimento da cronaca , del quale bisogna saper dir qualche cosa in conversazione . Pur che se ne parli , comunque se ne parli , è una fortuna . La critica vivifica tutto ; non c ' è che il silenzio che uccida . Parigi è un oceano ; ma un oceano in cui la calma perde , e la burrasca salva . Come si può scuotere altrimenti l ' indifferenza di questa enorme città tutta intenta ai suoi affari e ai suoi piaceri , ad ammassar quattrini e a profonderli ? Essa non sente che i ruggiti e le cannonate . E guai a chi non ha coraggio ! È quello che mi diceva il Parodi : - Qui non si stima chi mostra di non stimare sè stesso . Per prima cosa bisogna affermare risolutamente il proprio diritto alla gloria . Chi si fa piccino , è perduto . Guai al modesto ! E lo Zola non è nè modesto , nè orgoglioso ; è schietto . Colla stessa schiettezza con cui riconosce i lati deboli del suo ingegno , come si è visto , ne dice i lati forti . Parlando dei suoi studi dal vero dice : - Non ho però bisogno di veder tutto ; un aspetto mi basta , gli altri li indovino ; qui sta l ' ingegno . - Quando scriveva la Page d ' amour , diceva : - Farò piangere tutta Parigi . - Difendendo una sua commedia caduta dice : - Perchè è caduta ? Perchè il pubblico s ' aspettava dall ' autore dei Rougon - Macquart una commedia straordinaria , di primissimo ordine ; qualcosa di miracoloso . - Ma dice questo con una sicurezza e con una semplicità , che non vien nemmeno in capo di accusarlo di presunzione . E in ciò si rivela appunto la sua natura italiana , meno inverniciata della francese , come si rivela nelle sue critiche , in cui dice le più dure cose senza giri di frase e senza epiteti lenitivi , e paccia le pillole amare senza dorarle ; cosa che ripugna all ' indole della critica parigina . Ed è italiano anche in questo , che ha la nostra causticità genuina , consistente più nella cosa che nella parola , e non il vero spirito francese . E lo riconosce e se ne vanta . - Je n ' ai pas cet entortillement d ' esprit . - Je ne sais parler le papotage à la mode . - Io detesto i bons mots e il pubblico li adora . Questa è la grande ragione per cui non ci possiamo intendere . Accennò pure , di volo , alla gran quistione del realismo e dell ' idealismo . Su questo argomento rispetto profondamente le opinioni di uno scrittore come lo Zola . Ma a queste professioni di fede irremovibile e a queste bandiere sventolate con tanto furore , ci credo poco . Uno scrittore si trova a scrivere in una data maniera perchè la sua indole , la sua educazione , le condizioni della sua vita lo spinsero da quella parte . Quando ha fatto per quella via un lungo cammino , quando ha speso in quella forma d ' arte un gran tesoro di forze , e v ' ha riportato dei trionfi , e s ' è persuaso che non andrà mai innanzi altrettanto in una direzione diversa , allora alza la sua insegna e dice : - In hoc signo vinces . - Ma che diverrebbe l ' arte se tutti lo seguissero ? Mi vien sempre in mente quella sentenza del Rénan : - Il mondo è uno spettacolo che Dio dà a sè stesso . Per carità , non facciamolo tutto d ' un colore , se non vogliamo annoiarci anche noi . - C ' è posto per tutti - come diceva Silvio Pellico - e nessuno se ne vuol persuadere . - Non capisco come ci sia della gente d ' ingegno che picchia sulla testa a una parte dell ' umanità unicamente perchè non sente e non esprime la vita come essi la sentono e la esprimono . È come se i magri volessero mettere al bando dell ' umanità i grassi ; e i linfatici , i nervosi . In fondo , chi non vede chiaramente che è una guerra che certe facoltà dello spirito fanno ad altre facoltà ? Emilio Zola , non men degli altri , non fa che tirar l ' acqua al suo mulino , Egli dirà , per esempio , che la tragedia greca è realistica , e che non si deve descrivere che quello che si vede o che s ' è visto , e che quando si mette un albero sulla scena , dev ' essere un albero vero ; e forse , in cuor suo , sorriderà di queste affermazioni . E quando qualcuno lo coglierà in contraddizione , risponderà ingenuamente : - Que voulez vous ? Il faut bien avoir un drapeau . - Siamo d ' accordo ; ma è quasi sempre la bandiera , non della propria fede , ma del proprio ingegno . E lo stesso Zola è sempre realista , anche quando dà cuore e mente agli alberi e ai fiori ? A un uomo come lui si può ben dire quello che si pensa . Parlò pure del teatro . Disse che era falsa la notizia data dai giornali , che egli avesse incaricato due commediografi , di cui non ricordo il nome , di fare un dramma dell ' Assommoir . S ' era parlato pure , a questo proposito , della Curée , per la cui protagonista , Renée , la celebre attrice Sarah Bernard aveva manifestato una gran simpatia . Ma dei suoi romanzi , uno solo , finora , Thérèse Raquin , fu convertito da lui stesso in un dramma , nel quale è riuscita una fortissima scena la descrizione di quella tremenda notte nuziale di Teresa e di Laurent , fra cui s ' interpone il fantasma schifoso del marito annegato . Il Teatro però esercita anche sullo Zola un ' attrazione irresistibile e inebriante , come su tutti gli scrittori moderni , ai quali nessuna gloria letteraria pare bastevole , se non è coronata da un trionfo sulle scene . Poichè a Parigi , la città più teatrale del mondo , una vittoria drammatica dà d ' un solo tratto la fama e la fortuna che non dà il buon successo di dieci libri . A questo scopo egli converge perciò tutti i suoi sforzi . La sua grande ambizione è di fare un Assommoir teatrale . Finora non lavorò , si può dire , che per prepararsi a questa gran prova . Non ebbe successi notevoli ; cadde più d ' una volta ; ma persiste tenacemente . E s ' affatica a sgombrarsi il passo colla critica , battendo in breccia la commedia alla moda , la comédie d ' intrigue , ce joujou donné au public , ce jeu de patience , che egli vorrebbe ricondurre alla forma antica , alla comicità di buona lega , la quale consiste tutta nei tipi e nelle situazioni , e non in quello spirito fouetté en neige , rélevé d ' une pointe de musc , che piace per la novità , e che non saprà più di nulla fra cinque anni ; ai caratteri largamente sviluppati in un ' azione semplice e logica , alle analisi libere e profonde , e ai dialoghi sciolti da ogni convenzione ; a una forma insomma , in cui possano spiegarsi e prevalere le sue forti facoltà di romanziere . E propugnando queste teorie , difende ostinatamente i suoi lavori drammatici . Un amico andò a visitarlo dopo la caduta del suo Bouton de rose al Palais Royal , e lo trovò a tavolino con davanti un mucchio di fogli scritti . - Che cosa fate ? - gli domandò , - Vous comprenez - rispose - je ne veux pus lâcher ma pièce . - » Stava facendo una difesa del Bouton de Rose , curiosissima , nella quale si rivela il suo carattere meglio che in un epistolario di cinque volumi . Cominciò coll ' esporre il soggetto della commedia , ricavata in parte dai Contes drólatiques del Balzac , e come si svolse nella sua mente , e le ragioni d ' ogni personaggio e d ' ogni scena . E poi : - Sta bene - disse - il dramma è caduto . - Riferisco presso a poco le sue parole . - Io accetto altamente tutte le responsabilità . Questo dramma m ' è diventato caro per la brutalità odiosa con cui fu trattato . Lo scatenamento feroce della folla l ' ha rialzato e ingrandito ai miei occhi . Più tardi ci sarà appello : i processi letterari sono suscettibili di cassazione . Il pubblico non ha voluto capire il mio lavoro , perchè non vi ha trovato quella specie di vis comica che vi cercava , che è un fiore tutto parigino , sbocciato sui marciapiedi dei boulevards . Ha trovato il mio spirito grossolano ! Diavolo ! Come si fa a sopportare la franchezza d ' un uomo che viene avanti con un stile diretto e che chiama le cose col loro nome ? Già , il sapore dell ' antico racconto francese non si sente più ; non si capiscono più quei tipi : io avrei dovuto mettere un avviso a stampa sulla schiena dei miei personaggi . E poi una buona metà del teatro faceva voti ardenti perchè il mio Bouton de rose capitombolasse . Erano andati là come si va nella baracca d ' un domatore di fiere , col segreto desiderio di vedermi divorare . Io mi son fatti molti nemici colle mie critiche teatrali , in cui la sincerità è la mia sola forza . Chi giudica i lavori degli altri , s ' espone alle rappresaglie . I vaudevillisti vessati e i drammaturghi esasperati si son detti : - Finalmente ! Lo andremo a giudicare una volta , questo terribile uomo ! Nell ' orchestra c ' erano dei signori che si mostravano reciprocamente le chiavi . C ' era poi un ' altra ragione . Io sono romanziere . Questo basta . Riuscendo nel teatro , avrei occupato troppo posto . Bisognava impedire . E d ' altra parte era giusto che io espiassi le quarantadue edizioni dell ' Assommoir e le diciasette edizioni della Page d ' amour . - Schiacciamolo , - si son detti . E l ' han fatto . Si ascoltò il primo atto , si fischiò : il secondo e non si volle sentire il terzo . Il fracasso era tale che i critici non potevano neppur sentire il nome dei personaggi ; alcune innocentissime parole di argot scoppiarono nel teatro come bombe ; i muri minacciavano di crollare ; non si capiva più nulla . E così sono stato ammazzato . Ora non ho più nè rancore nè tristezza . Ma il giorno dopo non riuscii a soffocare un sentimento di giusta indignazione . Credevo che la seconda sera la commedia non sarebbe arrivata di là dal secondo atto . Mi pareva che il pubblico pagante dovesse completare il disastro . Andai al teatro , a ora tarda , e salendo le scale , interrogai un artista : - Ebbene , vanno in collera , di sopra ? - L ' artista mi rispose sorridendo : - Ma no , signore ! Tutti i frizzi sono gustati . La salle est superbe , e si smascella dalle risa . - Ed era vero ; non si sentiva una disapprovazione ; il successo era enorme . Io rimasi là per tutto un atto , ad ascoltare quelle risa , e soffocavo , mi sentivo venir le lagrime agli occhi . Pensavo al teatro della sera prima , e mi domandavo il perchè di quella inesplicabile brutalità , dal momento che il vero pubblico faceva al mio lavoro una accoglienza tanto diversa . Questi sono i fatti . Mi diano una spiegazione i critici sinceri . Il Bouton de rose ebbe quattro rappresentazioni ; l ' incasso maggiore fu quello della seconda . Per che ragione , se è lecito ? Perchè la stampa non aveva ancora parlato e il pubblico veniva e rideva con confidenza . Il terzo giorno la critica comincia il suo lavoro di strangolamento ; una prima scarica di articoli furibondi ferisce la commedia al cuore ; e allora la gente esita e s ' allontana da un ' opera che non una voce difende e che i più tolleranti gettano nel fango . I pochi curiosi che si arrischiano , si divertono sinceramente ; l ' effetto cresce ad ogni rappresentazione ; gli artisti , rinfrancati , recitano con un accordo maraviglioso . Che importa ? Lo strangolamento è riuscito ; il pubblico della prima sera ha stretto la corda e la critica ha dato l ' ultimo strappo . Eppure ! Eppure il Bouton de rose resiste solidamente sulle scene pur che ci sia chi si degni di sentirlo . Io credo che sia ben fatto , che certe situazioni siano comiche e originali , e che il tempo gli darà ragione . Un tale , la prima sera , nei corridoi del teatro diceva ad alta voce : - Ebbene , farà ancora il critico teatrale Emilio Zola ? - Perdio se lo farò ancora ! E più ardentemente di prima , potete andarne sicuri . La conversazione cadde ancora una volta sui romanzi , e lo Zola soddisfece parecchie mie vivissime curiosità . I suoi personaggi son quasi tutti ricordi , conoscenze sue d ' altri tempi ; alcuni già abbozzati nei Contes à Ninon . Il Lantier , per esempio , lo conobbe in carne ed ossa , ed è infatti uno dei caratteri più stupendamente veri dell ' Assommoir . L ' idea del frate Archangias della Faute de l ' abbé Mouret , di quel comicissimo villanaccio incappucciato , che predica la religione con un linguaggio da facchino ubbriaco , gli venne dall ' aver letto in un giornale di provincia , d ' un certo frate , maestro di scuola , stato condannato dai tribunali per abuso .... di forza . Certe rispostaccie date dall ' accusato ai giudici gli avevano presentato il carattere bell ' e fatto . Poichè si parlava di quel romanzo , non potei trattenermi dall ' esprimergli la mia viva ammirazione per quelle splendide pagine , in cui descrisse i rapimenti religiosi del giovane prete dinanzi all ' immagine della Vergine ; pagine degne davvero d ' un grande poeta . - Voi non potete immaginare , - mi rispose , - la fatica che mi costò quel benedetto abate Mouret . Per poterlo descrivere all ' altare , andai parecchie volte a sentire tre o quattro messe di seguito a Nôtre Dame . Per la sua educazione religiosa consultai molti preti . Nessuno però mi volle o mi seppe dare tutte le spiegazioni di cui avevo bisogno . Misi sottosopra delle botteghe di librai cattolici ; mi digerii dei grossi volumi di Cerimoniali religiosi e di Manuali da curati di campagna . Ma non mi pareva ancora di possedere abbastanza la materia . Un prete spretato , finalmente , completò le mie cognizioni . Gli domandai se aveva fatto pure degli studi così accurati e così pratici per descrivere la vita delle halles , le botteghe di formaggi , il lavoro delle stiratrici , le discussioni del Parlamento , le ribotte degli operai . - Necessariamente , - rispose . - E per descrivere il temporale della Page d ' amour ? - Per descrivere il temporale , mi asciugai parecchie volte tutta l ' acqua che Dio ha mandata , osservando Parigi dalle torri di Nôtre Dame . Gli domandai se era mai stato presente a una battaglia . Disse di no , e questo mi fece gran meraviglia , perchè nella descrizione del combattimento fra gl ' insorti e le truppe imperiali , nella Fortune des Rougons , si sente il fischio delle palle e si vede il disordine e la morte , come nessun scrittore li ha mai resi . Da ultimo venne a parlare dei suoi romanzi futuri , e in questo discorso si animò più che non avesse fatto fino allora ; il suo viso si colorò d ' un leggero rossore , la sua voce si rinvigorì , e non dico come lavorasse il pugnaletto . Egli farà un romanzo in cui descriverà la vita militare francese , com ' è . Questo solleverà una tempesta ; gli daranno del nemico della Francia ; sta bene . Il suo romanzo sarà intitolato Le soldat , e conterrà una grande descrizione della battaglia di Sédan . Egli andrà apposta a Sédan , ci starà quindici giorni , studierà il terreno con una guida palmo per palmo , e forse .... ne uscirà qualche cosa . In un altro romanzo metterà la descrizione d ' una morte per combustione spontanea , d ' un bevitore . Altri l ' han fatta ; egli la farà a modo suo . L ' uomo avrà l ' abitudine di passare la sera accanto al camino , colla pipa in bocca , e piglierà fuoco accendendo la pipa . Egli descriverà tutto - e dicendo questo corrugò le sopracciglia e gli lampeggiarono gli occhi , come se vedesse in quel punto lo spettacolo orrendo . - La gente di casa entrerà la mattina nella stanza e non troverà più che la pipa e une poignée de quelque chose . Poi scriverà un romanzo che avrà per soggetto il commercio , i « grandi magazzini » come il Louvre e il Bon Marchè , la lotta del grande commercio col piccolo , dei milioni coi cento mila franchi : un soggetto vasto e originale , pieno di nuovi colori , di nuovi tipi e di nuove scene , col quale tratterà a ferro rovente una nuova piaga di Parigi . Poi un altro romanzo : le lotte dell ' ingegno per aprirsi una strada nel mondo , un drappello di giovani che vanno a cercar fortuna a Parigi , la vita giornalistica , la vita letteraria , l ' arte , la critica , la miseria in abito decente , le febbri , le disperazioni e i trionfi del giovane di genio , divorato dall ' ambizione e dalla fame : una storia in cui riverserà tutto il sangue che uscì dalle ferite del suo cuore di vent ' anni . E infine un romanzo più originale di tutti , che si svolgerà sopra una rete di strade ferrate : una grande stazione in cui s ' incrocieranno dieci strade , e per ogni « binario » correrà un episodio , e si riannoderanno tutti alla stazione principale , e tutto il romanzo avrà il colore dei luoghi , e vi si sentirà , come un accompagnamento musicale , lo strepito di quella vita precipitosa , e vi sarà l ' amore nel vagone , l ' accidente nella galleria , il lavoro della locomotiva , l ' incontro , l ' urto , il disastro , la fuga ; tutto quel mondo nero , fumoso e rumoroso , nel quale egli vive col pensiero da lungo tempo . E saran tutti romanzi del « ciclo » Rougon Macquart . Egli ne ha già nella mente , come una visione , mille scene : abbozzi confusi , pagine lucidissime , catastrofi tremende e avventure comiche e descrizioni sfolgoranti , che gli ribollono dentro senza posa , e sono l ' alimento vitale dell ' anima sua . Ha ancora otto romanzi da scrivere . Quando la storia dei Rougon Macquart sarà finita , egli spera che , giudicando l ' opera intera , la critica gli renderà giustizia . Intanto lavora tranquillamente , e va diritto alla sua meta , senza guardar nè indietro nè ai lati , Il suo studio è la sua cittadella , nella quale egli sì sente sicuro , e scorda il mondo , tutto assorto nelle graves jouissances de la recherche du vrai . - Vedete , - disse in fine , - io sono un uomo tutto di casa . Non son buono a nulla se non ho la mia penna , il mio calamaio , quel quadro là davanti agli occhi , questo panchettino qui sotto i piedi . Portato fuor del mio nido , son finito . Ecco perchè non ho passione per viaggiare . Quando arrivo in una nuova città , mi segue sempre la medesima cosa . Mi chiudo nella mia camera d ' albergo , tiro fuori i miei libri e leggo per tre giorni filati senza mettere il naso fuor dell ' uscio . Il quarto giorno m ' affaccio alla finestra e conto le persone che passano . Il quinto giorno riparto . - C ' è un viaggio però - soggiunse - che farò sicurissimamente : un viaggio in Italia . - Quando ? - gli domandai ansiosamente . - Quando avrò finito Nana , - rispose . - Probabilmente la ventura primavera . È un mio antico desiderio . E domandò infatti quali erano i mesi propizii per fare un viaggio in Italia colla famiglia . È inutile che io dica se lo scongiurai di non cambiar proposito , e con che piacere intravvidi lontano una mensa splendida , coronata di realisti e d ' idealisti italiani d ' ogni età e d ' ogni colore , affratellati almeno una sera per onorare un grande ingegno e un carattere forte e sincero . E intanto egli continuava a discorrere , in piedi , vicino alla porta , colla sua amabile e virile franchezza , coi suoi gesti risoluti , col suo bel viso pallido e fiero , e veduto così sul fondo del suo studio elegante , pieno di libri e di carte , e dorato da un raggio di sole , dava l ' immagine d ' un bellissimo quadro , che rappresentasse l ' ingegno , la fortuna e la forza ; e il gridio dei due piccoli Zola che giocavano nella stanza accanto , vi aggiungeva una nota di gentilezza , che lo rendeva più nobile e più caro . E mi suonano sempre all ' orecchio le ultime parole che mi disse sulla soglia , stringendomi la destra con una mano e tenendo su coll ' altra la tenda della porta : - Je suis toujours très - sensible aux poignées de main amicales qui me viennent des étrangers ; mais ce n ' est pas d ' un étranger que me vient la vôtre ; c ' est de l ' Italie , de ma première patrie , ou est né mon père . Adieu ! PARIGI Per quanto si stia volentieri a Parigi viene un giorno in cui la città diventa antipatica . Passata la febbre dei primi giorni , quando si comincia a entrare un po ' addentro a quella vita tumultuosa , si prova un disinganno , come al vedere la città la mattina per tempo , mentre è ancora scarmigliata e insonnita . Com ' è brutta Parigi in quell ' ora ! Quei boulevards famosi , così sfolgoranti poche ore prima , non sono più che uno stradone irregolare , fiancheggiato da case misere , alte e basse , sbiadite , annerite , sformate sulla sommità da un orribile disordine di camini altissimi , che paiono la travatura di edifizi non finiti ; e ogni cosa essendo ancora chiusa e velata da un po ' di nebbia , non si vede che un grande spazio solitario e grigio , nel quale non si riconoscono più , a primo aspetto , i luoghi più noti ; e tutto pare invecchiato , logoro e pieno di pentimenti e di tristezze ; a cui sembra che vogliano sfuggire le rare carrozze che passano rapidamente , come peccatrici sorprese dall ' alba e dalla vergogna , dopo l ' ultima orgia del carnovale . - Son questi i boulevards ? - si dice con un senso di rammarico , davanti a quel miserabile spettacolo . E così dopo qualche mese di vita parigina si dice : - Questa è Parigi ? Ma i primi mesi sono bellissimi , in specie per i cambiamenti che seguono in noi . Si prova subito un raddoppiamento d ' attività fisica per effetto del raddoppiamento di valore del tempo , e l ' orologio , fino allora sprezzato , assume la direzione della vita . Tre giorni dopo l ' arrivo , senza che ce n ' accorgiamo , la cadenza abituale del nostro passo è già accelerata , e il giro del nostro sguardo , ingrandito . Tutto , anche il divertimento , richiede previdenza e cura ; ogni passo ha il suo scopo ; ogni giornata ci si presenta , fin dallo svegliarsi , divisa e ordinata in una serie di occupazioni ; e non ci rimane più alcuno di quei piccoli ozii , i quali , come in una marcia militare i riposi irregolari , infiacchiscono invece di ristorare le forze . La più torpida pigrizia è scossa e vinta . La vita sensuale e la vita intellettuale si intrecciano così sottilmente , e ci allacciano la giornata in una rete così fitta di piaceri e di pensieri , che non è più possibile stricarsene . Una curiosità smaniosa di mille cose s ' impadronisce di noi , e ci fa correre dalla mattina alla sera coll ' interrogazione sulle labbra e colla borsa in mano , come affamati in cerca di alimento . Il delitto clamoroso , il re che passa , l ' astro che si spegne , la gloria che sorge , la solennità scientifica , il libro nuovo , il nuovo quadro , il nuovo scandalo , le grida di stupore e le alte risate di Parigi , si succedono così rapidamente che non c ' è neppur il tempo di voltarsi a dare uno sguardo a ogni cosa ; e siamo costretti a difendere faticosamente la nostra libertà di spirito , se vogliamo attendere a un qualsiasi lavoro . Tutto precipita e la menoma sosta produce una piena . Stiamo quarant ' otto ore in casa ; è come starci un mese in una città italiana . Uscendo , troviamo cento nuove cose nei luoghi soliti dove davamo una capatina , e cento nei discorsi del nostro crocchio d ' amici ; e torniamo a casa con una retata di notizie e d ' idee , ciascuna già bollata d ' un giudizio arguto , e come battuta in moneta spicciola , da potersi spendere immediatamente . In capo a pochi giorni ci troviamo nelle condizioni d ' ogni buon « borghese » parigino : scambiamo cioè per dottrina e per spirito nostro tutta la dottrina e tutto lo spirito che ci corre intorno , tanto sentiamo nel serra serra di quella moltitudine che si rimescola vertiginosamente , il calore e il palpito della vita di tutti . Per quanto si viva in disparte , la grande città ci parla nell ' orecchio continuamente , ci accende il viso col suo fiato , ci costringe a poco a poco a pensare e a vivere a modo suo , e ci attacca tutte le sue sensualità . Dopo quindici giorni lo straniero più restio fa già la gobba , come il gatto , sotto la sua mano profumata . Si sentono come i fumi d ' un vino traditore , che salgono a grado a grado alla testa ; un ' irritazione voluttuosa , provocata dalla furia di quella vita , dallo sfolgorio , dagli odori , dalla cucina afrodisiaca , dagli spettacoli eccitanti , dalla forma acuta in cui ogni nuova idea ci ferisce ; e non è passato un mese , che quel ritornello eterno di tutte le canzonette , - la bella donnina , il teatro e la cenetta - ci s ' è piantato nella testa tirannicamente , e tutti i nostri pensieri gli battono le ali dintorno . Abbiamo già dinanzi un altro ideale di vita , da quello che avevamo arrivando , più facile allo spirito , più difficile alla borsa , verso il quale la nostra coscienza ha già fatto , prima che ce n ' accorgiamo , mille piccole transazioni codarde . Certo non bisogna avere in sè cagioni di grandi dolori , perchè è tremendo per chi è in terra sentirsi passare addosso quell ' immensa folla che corre ai piaceri . Ma Parigi è per la gioventù , per la salute e per la fortuna , e dà loro quello che nessun ' altra città al mondo può dare . Certi stati d ' animo , in fatti , brevi , ma deliziosi , sono specialissimi di quella vita : come è passare in carrozza per una delle strade più splendide e più rumorose , verso sera , sotto un bel cielo azzurro lavato di fresco da un temporale di primavera , pensando che ci aspetta dopo la corsa una bella mensa coronata di spalle bianche e tempestata di frizzi , e dopo la mensa , una nuova commedia dell ' Augier , e poi un ' ora in un crocchio d ' amici colti ed amabili al caffè Tortoni , e in fine , a letto , un capitolo d ' un nuovo romanzo del Flaubert , tra riga e riga del quale penseremo già alla gita che faremo a Saint - Cloud la mattina seguente . In nessun ' altra città si danno delle ore così piene zeppe di sensazioni e di aspettazioni piacevoli . Non l ' ora , ma il quarto d ' ora è pieno di promesse misteriose e d ' indovinelli , che tengono l ' animo sospeso nella speranza di qualche cosa d ' impreveduto : supremo alimento della vita . Abbiamo un amico al Giappone di cui non sappiamo nulla da anni ? Mettiamoci davanti al Grand Cafè tra le quattro o le cinque : non è mica improbabile che lo vediamo passare . Là abbiamo tutto di prima mano . Siamo all ' avanguardia , tra i primi dell ' esercito umano a veder la faccia della nuova idea che s ' avanza , le calcagna dell ' errore che fugge , la nuova direzione del cammino dopo la svolta ; e subito s ' innesta sul nostro amor proprio una specie di vanagloria parigina , di cui ci spoglieremo alla stazione partendo ; ma che s ' impadronisce anche di coloro che detestano la città sin dal primo giorno . Ed è inutile tentar di fuggire a quel turbinìo d ' idee e di discorsi . La discussione ci aspetta a cento varchi , ci provoca coll ' arguzia , colla canzonatura , col paradosso , collo sproposito , e costringe l ' uomo più apatico a farsi soldato in quella battaglia . Da principio si rimane sopraffatti , e per quanto si possegga la lingua , non si trova più la parola . Ai pranzi , in special modo , verso la fine , quando tutti i visi si colorano , non si ardisce slanciare il proprio in mezzo ai mille razzi matti di quelle conversazioni precipitose e sonore . Il sorriso canzonatorio della bella signora , che par che si serva di noi , nuovi a quel mondo , per fare i suoi esperimenti in anima vili , e la disinvoltura del giovanotto artisticamente pettinato , un po ' maligno , e sempre lì coll ' arco teso per coglier a volo il ridicolo , ci troncano i nervi ; e ci sentiamo tornar su gli ultimi resti della timidità e della zoticaggine del collegio , e a dispetto di qualche capello grigio , arrossiamo . Ma poi dalla cassettina dei liquori spiccia anche per noi uno zampillo dell ' eloquenza argentina dei conviti , e un piccolo trionfo riportato là , in quella terribile arena , ci pare il primo trionfo legittimo della nostra vita . E ogni giorno sentiamo d ' acquistare qualche cosa . La lingua si snoda , ed anche parlando il linguaggio proprio riusciamo a trovare di più in più facilmente , in quella conversazione che è sempre una gara di destrezza , la formola più breve e più lucida del nostro pensiero ; lo scherzo s ' affila , confricato come è sempre , come lama a lama , con uno scherzo rivale ; il senso comico , continuamente esercitato , s ' affina ; e a poco a poco ci si attacca col riso parigino la filosofia allegramente coraggiosa del boulevardier , per cui il mondo comincia alla Porta Saint Martin e termina alla Madeleine . Ma già il piccolo carico di cure e di rammarichi che avevamo portato da casa , c ' è stato strappato via , appena arrivati , dalla prima ondata di quel mare enorme e non lo vediamo più che come un punto nero molto lontano da noi . Intanto la catena degli amici si allunga rapidamente ; pigliarne delle nuove abitudini ; tutte le nostre debolezze trovano la fossetta morbida in cui adagiarsi ; allo sgomento che ci dava la grandezza di Parigi succede l ' allegrezza della libertà che deriva appunto da quella grandezza ; lo strepito che ci frastornava da principio , finisce per accarezzarci l ' orecchio come il rumore di un ' enorme cascata d ' acqua ; quella immensa magnificenza posticcia finisce per sedurci come la poesia maestrevolmente inorpellata d ' un seicentista d ' ingegno ; il nostro passo comincia a sonare sul marciapiede dei boulevards , come dice lo Zola , avec des familiarités particulières ; facciamo la mente al bisticcio , il palato alle salse , l ' occhio ai visi imbellettati , l ' orecchio ai canti in falsetto ; si compie in noi a poco a poco una profonda e deliziosa depravazione di gusti ; fin che un bel giorno ci accorgiamo d ' essere Parigini fin nel midollo delle ossa . Eh ! allora , durante quel primo tempo della luna di miele , si scusa tutto . La corruzione ! Fanno ridere . Accorrono là gli scapestrati da tutte le plaghe dei venti , affamati di vizio , e ci fanno ira di Dio , rabbiosi che non ci si possa fare di peggio , e quando si son vuotati la borsa e le ossa , tornano nei loro paesi e gridano : - Che lupanare ! - Ah sì , tocca davvero alle altre grandi città d ' Europa a gridare allo scandalo : le ipocrite ! E poi « la leggerezza ! » È vero ; ma « i gravi pensieri » di altri popoli ci rammentano un po ' i pensieri di quel tal poeta tedesco , canzonato dall ' Heine ; quei pensieri celibi , che si fanno il caffè da sè e la barba da sè , e vanno a cogliere dei fiori pel proprio giorno onomastico nel giardino di Brandeburgo . E poi « la blague ! » Ma se già si è appiccicata a noi , stranieri , nel soggiorno d ' un mese , e ne portan via tutti un pochino , per il proprio consumo , quando tornano nelle loro patrie modeste ! Ma s ' ha ben altro da fare che difender Parigi mentre ci agitiamo fra le sue braccia . Il tempo vola , non vogliamo perderne un ' ora , abbiamo mille cose da cercare , da studiare , da godere ; ci piglia la furia di far entrar in ogni giornata , come il ladro nel sacco , tutta la ricchezza che vi può capire ; un demone implacabile ci caccia a sferzate di salotto in salotto , dal teatro all ' accademia , dall ' uomo illustre al bouquiniste , dal caffè al museo , dalla sala da ballo all ' ufficio del giornale ; e la sera , quando la grande città ci ha detto e dato tutto quello che le abbiamo domandato , sempre amabile e allegra ; quando sediamo a cena cogli amici , stanchi , ma contenti di sentirci la nostra preda nella testa e nel cuore , e ci cominciano a scoppiettare intorno le arguzie e gli aneddoti , e il primo bicchiere di Champagne ci tinge di color d ' oro tutti i ricordi della giornata ; allora con che slancio d ' entusiasmo salutiamo la grande Parigi , l ' ospite amorosa e magnifica , che a tutti apre le braccia , e profonde ridendo baci , oro ed idee , e rinfiamma in tutti i cuori col suo soffio giovanile il furore della gloria e l ' amore della vita ! Ma dopo alcuni mesi , che cambiamento ! Comincia a nascervi in cuore una piccola antipatia per una cosa insignificantissima ; poi ve ne salta su ogni giorno una nuova ; e in capo a un mese scappereste da Parigi mandandole il famoso saluto del Montesquieu a Genova ; Adieu .... séjour détestable ; Il n ' y a pas de plaisir comparable A celui de te quitter . È davvero un rivolgimento d ' idee stranissimo ; ma segue , credo , a quasi tutti . Una bella mattina comincia per rivoltarvi uno scipitissimo calembourg , cento volte rifatto , del giornale che leggete tutti i giorni . La mattina dopo vi urta i nervi il sorriso rassegato della padrona del vostro Hôtel che somiglia a tutti i sorrisi che vi si fanno a Parigi da per tutto dove andate a portar dei denari ; o per la strada , osservate che è intollerabilmente brutta l ' uniforme dei gendarmi . Poi via via , pigliate in tasca l ' impiegatessa cogli occhiali e coi baffi che vi domanda il nome , la patria e la professione per vendervi un biglietto pel Théâtre français ; vi fa pizzicare le mani la goffa albagìa dei concierges , l ' impertinenza di quei ridicoli camerieri in gonnella bianca , la brutalità dei fiaccherai , e la boria da grand ' uomo di tout ce qui est un peu fonctionnaire . E quei dieci mascalzoni pagati , che in tutti i teatri , tutte le sere , vogliono farvi ammirare a suono d ' applausi quel dato verso ? E quelle eterne romanze , cantate da voci di gallina spennata viva , che vi tocca a ingoiare in tutte le case ? Poi vi ristucca quel desinare a bocconcini numerati e classificati , tutta quella esposizione di prezzi , a centesimi , quel non so che di gretto e di pedantesco , da collegio - convitto , mascherato d ' un lusso di baracca da fiera ; quell ' eterno sacrifizio d ' ogni cosa all ' apparenza , quell ' eleganza leccata e pretenziosa , quel puzzo perpetuo di marchand de vin e di cosmetici , quegli spicchi di case , quelle scalette a chiocciola , quelle scatole di botteghe , quelle stie di teatri , quella réclame da saltimbanchi , quella pompa da bazar , la fontanella misera , l ' albero tisico , il muro nero , l ' asfalto fangoso ; e appena fuori del centro , quei sobborghi immensi e uniformi , quegli spazii interminabili che non sono nè città nè campagna , sparsi di casoni solitarii e tristi , e quei giardinetti da asilo infantile , e quei villaggi da palco scenico . Ed è questa la grande Parigi ? Se un terremoto fa crollare tutte le vetrine e una pioggia ardente cancella tutte le dorature , che cosa ci resta ? Dov ' è la ricchezza di Genova , la bellezza di Firenze , la grazia di Venezia , la maestà di Roma ? Vi piace davvero quella vanagloriosa parodia di S . Pietro che è il Panteon , o quel tempiaccio greco - romano della Borsa , o quell ' enorme e splendida caserma di cavalleria delle Tuileries , e la decorazione da Opéra comique della piazza della Concordia , e le facciate dei teatrini rococò , e le torri in forma di clarini giganteschi , e le cupole fatte sul modello del berretto dei jokey ? E questa è la città che « riassume » Atene , Roma , Tiro , Ninive e Babilonia ? Gomorra e Sodoma , sì , davvero . E non lo dite per la grandezza , della corruzione , ma per la sua insolenza . Ognuno ha il suo impiccato all ' uscio , ci s ' intende , ma est modus in rebus . In casa vostra almeno , come vi dice anche qualche francese , elles se conduisent bien . Ma dove sì vede , fuorchè là , una doppia fila di lupanari aperti sulla strada , colle belle esposte sul marciapiede , che alzano lo stivaletto ad altezze .... vertiginose , e mille restaurants , dove si gettano i mots crus da una parte all ' altra della sala , o giocan di scherma coi piedi , sotto la tavola , coll ' amico del cuore , a puntate pericolose ? E che « genere » ! Andate alle Folies Bergère : vi par di sentir ridere delle macchinette ; sembra che abbian fatto tutte un corso di civetteria dalla stessa maestra ; non movono un pelo senza uno scopo ; regolano l ' arte della seduzione col termometro , per non sciuparla , e la fan salire d ' un grado alla volta , e hanno una tariffa per grado . Il sangue , poi ! « Tra due guancie impiastrate un mezzo naso . » La bellezza è tutta nelle carrozze chiuse o nei salotti inaccessibili ; alla luce del sole non ci sono che le acciughe Di lussuria anelanti e semivive o i donnoni che scoppian nel busto , immobili dietro ai comptoirs , come grosse gatte , con quei faccioni antigeometrici , che non dicono il bellissimo nulla . E il sesso mascolino , dunque ! Quel formicolìo di gommeux , mostre di uomini , con quei vestiti da modellini di sarto , da cui spunta la cocca del fazzoletto e la punta della borsina e il guantino e il mazzettino ; environnés , come dice il Dumas , d ' une légére atmosphère de perruquier ; senza spalle , senza petto , senza testa , senza sangue , che paiono fatti apposta per essere scappellati con una pedata da una ballerina del Valentino ! E che ragazzaglia tutti quanti , giovani e vecchi , di tutte le classi ! Trecento « cittadini » si affacciano alle spallette d ' un ponte per veder lavare un cane ; passa un tamburo , s ' affolla mezzo mondo ; e mille persone , in una stazione di strada ferrata , fanno un fracasso interminabile di battimani , d ' urli e di risa perchè è caduto il cappello a un guardatreni ; e guardatevi bene dal tossire , perchè possono mettersi a tossire tutti e mille insieme per tre quarti d ' ora . E che democratici ! Oh questo sì ; democratici nel sangue , e fierissimi sprezzatori d ' ogni vanità , come monsieur Poirier . Il vostro amico intimo , per desinare faccia a faccia con voi , in casa propria , si mette il nastro all ' occhiello ; il ricco negoziante di telerie vi annunzia col viso radiante , come un trionfo della casa , che avrà a pranzo un sotto prefetto dègommé ; i sergents de ville si pigliano impunemente , colla folla , delle licenze manesche di cui basterebbe una mezza , fra noi , a provocare un sottosopra ; e il popolo sovrano , nelle feste pubbliche , è fermato a tutti i varchi a furia di sentinelle e di barricate , scacciato , malmenato con una brutalità , che persino l ' aristocratico Figaro , il giornale che concilia con tanto garbo la descrizione d ' una santa comunione e l ' aneddoto della fille aux cheveux carotte , si sente in dovere di levare un grido d ' indignazione . E dove s ' è mai vista una letteratura più spasimante per il blasone ; scrittori che si lascino venire così ingenuamente l ' acquolina sulle labbra al suono di un titolo gentilizio , e che mettano più stemmi e più boria aristocratica nelle loro creazioni ? Quando ci libereranno dai loro eterni visconti e dalle loro eterne marchese questi ostinati frustasalotti ? Non ce n ' hanno ancora imbanditi abbastanza di quei loro « protagonisti » nobili , giovani , belli , spiritosi , coraggiosi , spadaccini , irresistibili , che hanno tutti i doni di Dio « même une jolie voix de tènor ? » E ghiotti di ciondoli , Dio buono ! Quel povero Paul de Kock , che a settantaquattro anni scrive venti pagine per provare che non gl ' importa nulla di non aver ricevuto la Legion d ' onore , e ha quasi voglia di piangere ! E dov ' è un altro paese democratico , in cui gli scrittori coprano d ' un ridicolo così sanguinosamente ingiurioso intere classi della cittadinanza , dove l ' epiteto di bourgeois abbia assunto , in mente di coloro stessi a cui spetta , un significato più aristocraticamente sprezzante , e dove basti un nome , solo perchè ha il suggello plebeo , a far scoppiare dalle risa una platea ? Ma cos ' è dunque questo bizzarro impasto di contraddizioni , il Parigino ? Chi lo sa ? Afferratelo ; vi sguiscia di mano . Presentategli il bandolo d ' una di quelle quistioni in cui si rivela un uomo , ed egli , astutamente , lo rimette in mano a voi con un colpo di mano da prestigiatore . Hanno spirito : ce lo cantano in tutti i tuoni , ed è vero . Ma fino a un certo segno . Hanno un ricchissimo corredo di proposizioni e di giri di frase , arguti , svelti , elasticissimi , con cui se la cavano dalle strette più difficili , e tagliano la parola a uno spirito più profondo ma meno destro . Ci sono molti Parigini , certo , che sono spiritosissimi ; ma questi lavorano per tutti . La superiorità loro è che il grosso della popolazione è un eccellente conduttore di questa specie d ' elettricità dell ' ingegno , per cui il motto arguto detto da uno la mattina , girando con rapidità meravigliosa , diventa proprietà di mille la sera , e ciascuno è sempre ricco di tutta la ricchezza circolante . Ma che il gamin di Parigi sia proprio di tanto più arguto del vallione di Napoli e del becerino di Firenze ? E come ci studiano ! Si preparano per i pranzi , vanno alla conversazione col repertorio già scelto e ordinato , e conducono il discorso a zig zag , a salti , a giravolte , a sgambetti , con un ' arte infinita , per metter fuori , in quel dato momento , il gran tesoro d ' una corbelleria . E questi spiritosi di seconda mano si somiglian tutti ; sentito un commis voyageur , ne avete sentito mille . Ci son certi ingredienti e un certo meccanismo per distillare quello spirito , che una volta scoperti , è finita , come delle botte « di riserva » degli schermitori . Ma ci tengono ! Fa pietà e dispetto davvero , vedere il vecchio acciaccoso , affetto d ' incipiente delirium tremens , che quando è riuscito , nella folla , a infilare un giochetto di parole che fa sorridere cinque grulli , rialza la fronte sfolgorante di gloria e di gioia , e se ne va beato per una settimana ! E poi questa mania universale di fair de l ' esprit che castra il pensiero , che fa dir tante goffaggini , e sacrificare così spesso la ragione , la dignità e l ' amicizia a un succés di cinque minuti , è come un velo continuamente sventolato davanti al pensiero , che intorbida la vista delle anime . Potete mai sapere che cosa rimpiatti un uomo dietro quello scherzo eterno ? Ma ci son ben altri veli tra il Parigino e voi . Il Parigino « della buona società » sembra un uomo , come suol dirsi , alla mano ; ma non lo è affatto . È raro che proviate con lui il piacere d ' una conversazione famigliarissima e liberissima . Preoccupato , com ' è sempre , dal pensiero di essere un oggetto di curiosità e di studio per lo straniero , sta in guardia , regola il gesto e il sorriso , studia l ' inflessione della voce , pensa continuamente a giustificare l ' ammirazione che presuppone in voi , e ha sempre un po ' della civetteria della donna e della vanità dell ' artista . Ogni momento vi vien la voglia di dirgli : - Ma leviamoci i guanti una volta ! - La sua natura corrisponde al suo modo di vestire , che , anche quando è modesto , ha qualche piccolissima cosa che tradisce la ricercatezza effeminata del bellimbusto . Egli è gentile senza dubbio , ma d ' una gentilezza che vi tiene in là , come la mano leggiera d ' una ragazza che non vuol essere toccata . Vada per lo Spagnuolo , il quale fa sentire la sua superiorità con una vanteria colossale , sballata tanto dall ' alto , che vi passa al di sopra della testa . Ma il Parigino vi umilia delicatamente , a colpi di spilla , con quel perpetuo sorriso aguzzo di chi assaggia una salsa piccante , facendovi delle interrogazioni sbadate , colorite d ' una curiosità benevola delle cose vostre . Oh poveri Italiani , com ' è conciato , a Parigi , il vostro povero amor proprio ! Se non nominate proprio Dante , Michelangelo e Raffaello , per tutto il rimanente non ne caverete altro che un : - Qu ' est ce que c ' est que ça ? Il deputato papista vi domanda se Civitavecchia è rimasta al Papa . Il buon padre di famiglia vede i briganti col fucile a tracolla che fumano tranquillamente un Avana davanti al Caffè d ' Europa a Napoli . Il gentiluomo è stato in Italia , senza dubbio ; ma per poter causer Italie colla bella signora , nel vano della finestra , dopo desinare ; o per appendere il ciondolo Italia , alla catenella delle sue cognizioni , e farlo saltellar nella mano nei momenti d ' ozio , con quelle solite formule , che ogni Francese possiede , sul paesaggio , sul quadro e sull ' albergo . Il famoso De Forcade diceva del Manzoni , a tavola : - Il a du talent . - Quasi vi domanderebbero : - Ma che proprio si può nascere in Italia ? - Quest ' idea d ' esser nato a Parigi , d ' aver avuto questo segno di predilezione da Dio , sta in cima a tutti i pensieri del Parigino , come una stella , che irradia tutta la sua vita d ' una consolazione celeste . La benevolenza ch ' egli dimostra a tutti gli stranieri , è ispirata in gran parte da un sentimento di commiserazione , e i suoi odii contro di essi non sono profondi , appunto perchè considera i suoi nemici abbastanza puniti dalla sorte , che non li fece nascere dove egli è nato . Perciò adora tutte le fanciullaggini e tutti i vizii della sua città , e ne va superbo , solo perchè sono fanciullaggini e vizii di Parigi , che per lui sta sopra alla critica umana . E si può dare una città capitale che sputi più audacemente in faccia al popolo della provincia , rappresentato dai suoi scrittori come un ammasso di cretini ? e scrittori che incensino la loro città con una impudenza più oltraggiosa , non solo per ogni altro amor proprio nazionale , ma per la dignità umana ? E vi dicono in faccia , dal palco scenico , che i fumi dei suoi camini sono le idee dell ' universo ! Tutti sono prostrati col ventre a terra davanti a questa enorme cortigiana , madre e nutrice di tutte le vanità ; della vanità smaniosa di piacerle , prima fra tutte , di ottenere da lei , a qualunque costo , almeno uno sguardo ; di quella vanità vigliacca che spinge uno scrittore a dichiararsi , nella prefazione d ' un romanzo infame , capace di tutte le turpitudini e di tutti i delitti di Eliogabalo e di Nerone . Pigliate dunque sul serio le loro prefazioni piene di smorfie , di puerilità , di spacconate , di imposture . La vanità li appesta tutti . Non c ' è in tutta la letteratura contemporanea uno di quei caratteri grandi , modesti , benevoli , logici , che uniscono allo splendore della mente la dignità della vita ; una di quelle figure alte e candide , davanti a cui si scopre la fronte senza esitazione e senza reticenze , e il cui nome è un titolo di nobiltà e un conforto per il genere umano . Tutto è dominato e guasto dalla mania della pose : pose nella letteratura , pose nella religione , pose nell ' amore , pose anche nei più grandi dolori . Una sensualità immensa e morbosa costituisce il fondo di tutta quella vita , e si rivela nelle lettere , nella musica , nell ' architettura , nelle mode , nel suono delle voci , negli sguardi , persino nelle andature . Godere ! Tutto il resto non è che un mezzo per arrivarci . Da un capo all ' altro di quegli splendidi boulevards suona una enorme risata di scherno per tutti gli scrupoli e per tutti i pudori dell ' anima umana . E viene un giorno , infine , in cui quella vita v ' indigna ; un giorno in cui vi sentite rabbiosamente stanchi di quell ' immenso teatro , impregnato d ' odor di gaz e di pasciulì , dove ogni spettacolo finisce in una canzonetta ; un giorno in cui siete stufi di bisticci , di blague , d ' intingoli , di tinture , di réclame , di voci fesse , di sorrisi falsi , di piaceri comprati ; e allora l ' odiate , quella città svergognata , e vi pare che per purificarvi da tre mesi di quella vita , dovreste vivere un anno sulla sommità d ' una montagna , e provate una smania irresistibile di correre ai campi aperti e all ' aria pura , di sentir l ' odore della terra , di rinverginarvi l ' anima e il sangue nella solitudine , faccia a faccia colla natura . La sfuriata è fatta : sta bene . Facciamoci in là perchè passi , come dicono gli Spagnuoli . A Parigi si può dire quello che si vuole : essa non ci bada più di quello che gli elefanti dei suoi giardini zoologici badino ai fanciulli che portano sul dorso nei giorni di festa . E poi non son queste le ultime impressioni di Parigi . Al periodo in cui si vede roseo e a quello in cui si vede nero ne succede un terzo che è un ritorno verso il primo ; il periodo in cui si comincia a vivere pacatamente in un cerchio d ' amicizie scelte e provate . E convien dirlo : l ' amico trovato là , il buono e schietto Francese , vale veramente per due . In nessun altro Europeo trovate un ' armonia più amabile della mente , del cuore e delle maniere . Fra l ' amicizia più espansiva che profonda degli europei meridionali o quella profonda , ma chiusa , dei nordici , preferite la sua , calda e forte ad un tempo , e piena di giocondità e di delicatezze . Com ' è bello , quando s ' è stanchi del tumulto della grande città , la sera , andare sull ' altra riva della Senna , in una strada silenziosa , a ritrovare la piccola famiglia tranquilla , che vive come in una isoletta in mezzo a quel mare turbolento ! Che care accoglienze vi ricevete , che schietta giovialità trovate a quella mensa signorilmente modesta , e come vi riposa il vostro spirito ! Parigi stessa vi offre mille scampi ai suoi pericoli e mille rimedi alle sue febbri . Dopo le notti ardenti vi slanciate con un piacere inesprimibile a traverso ai suoi bellissimi boschi , per i sobborghi ridenti della Senna , dove trovate l ' allegria delle feste campagnole , e nei suoi vasti giardini , in mezzo a un formicolìo immenso di fanciulli ; o per una di quelle sue avenues enormi e solitarie , in cui il cuore e il pensiero s ' allargano , e l ' immagine trista della Babilonia dei boulevards vi appare infinitamente lontana . E per tutto trovate un popolo che più si studia , più rivela dei difetti ; ma in cui ogni difetto ha per riscontro una qualità ammirabile . È un popolo frivolo , ma in cui una parola nobile e risoluta trova sempre un eco . C ' è sempre una via aperta e sicura per arrivare al suo cuore . Non c ' è alto sentimento o bella idea che non trovi presa istantaneamente nell ' anima sua . La sua intelligenza agilissima rende mirabilmente facili e piacevoli tutte le comunicazioni del pensiero . La parola sfuggevole , la sfumatura , la mezza intenzione , il sottinteso , l ' accento , il cenno ; tutto coglie a volo . Mille persone riunite hanno un ' anima sola per comprendere e per sentire . È impossibile non sentirsi presi da simpatia per quelle sue feste , per quelle tumultuose baraonde , in cui l ' allegrezza eguaglia tutte le età e tutte le condizioni , e una folla innumerevole non è più che una sola immensa radunata di amici spensierati e felici . Il più cocciuto nemico bisogna che rompa in uno scoppio d ' ilarità e che spalanchi il cuore alla benevolenza . Perchè sotto quella fanciullaggine del Parigino , in fondo , c ' è necessariamente della bontà , come sotto una bella spuma un buon vino . Egli è naturalmente franco , anche se i suoi modi non lo paiono ; non diffidente ; più facile a essere ingannato che a ingannare ; inclinato a perdonare le offese , conciliante , sdegnoso dei rancori meschini e di tutte le piccole grettezze della vita . È costantemente , per sua natura , nello stato d ' animo in cui si trovano tutti dopo un banchetto festoso , in cui il vino sia colato a profusione : disposto e pronto in egual modo a commettere un grosso sproposito e una grande azione , ad abbracciare un nemico accanito e a provocare il vicino per una parola , a fare una enorme buffonata ritto sulla tavola e a impietosirsi per il piccolo mendicante che domanda un pezzo di pane alla porta . Uscito fuori dal piccolo cerchio della sua vita ordinaria , lo spettacolo della vita immensa di Parigi esalta tutte le sue facoltà e tutti i suoi sentimenti buoni e cattivi . Un effetto simile lo proviamo noi pure . L ' ingrandimento delle proporzioni di tutte le cose ci dà a poco a poco un altro concetto delle cose stesse . La corruzione medesima , enorme e splendida , finisce per sedurci come un vasto e svariatissimo campo di studio , più di quello che ci respinga per la sua laidezza ; e ci abituiamo a considerarla quasi come una forma utile della vita , come una grande e terribile scuola , che chiude un tesoro infinito d ' esperienze e d ' idee , e fa scattare la molla di mille ingegni potenti . Nelle sale del Bullier , in mezzo al turbinio di trecento ragazze , che ballano tutte insieme cantando a una voce Perruque blonde , invece d ' un grido contro la corruzione , ci esce dal cuore un inno ardente alla gioventù e alla vita . Stomacati dei paesi dove non c ' è d ' originale nemmeno il vizio e il suo linguaggio , là troviamo almeno la assenza della forma più schifosa e più vile della corruzione , che è la manìa di fingerla per vanagloria , mentre non s ' ha nè la forza nè il modo di goderla nella sua tremenda pienezza . E a poco a poco ci persuadiamo che molte che credevamo malattie colpevoli , non sono là che efflorescenze d ' un sangue troppo ricco ; mentre non sono che mancanza di vitalità certe virtù negative di cui menano vanto in faccia a Parigi altri popoli ; ai quali si potrebbe dire come la Messalina del Cossa a Silio : - Siete tanto corrotti che non sopportate la grandezza del vizio . - E così in tutti i campi della vita , trovate là con un sentimento misto di rammarico per voi e di ammirazione per Parigi , l ' originale di mille cose di cui in casa vostra non avevate visto che il fac simile , ridotto a forma tascabile per la gente minuta . E vi sentite disposti a perdonar molto all ' orgoglio , quando osservate da vicino le cose , e potete mettervi nei panni d ' un popolo che si vede scimmiottato dall ' universo ; che vede raccolte e portate in giro le briciole della sua mensa , glorificate opere fatte coi ritagli delle sue ; innalzati dei busti , in certi tempi e in certi luoghi , a gente che non ha altro merito che di essere abbonata alla Revue des deux Mondes ; rubacchiata la sua lingua e rivomitata cruda in molte lingue straniere ; messo a sacco il suo romanzo e il suo teatro ; tesoreggiati tutti i pettegolezzi della sua storia e della sua cronaca ; conosciuta la sua città come la palma della mano ; Tortoni più famoso di molti monumenti immortali ; la Maison dorée in cima ai sogni dei dissipati di tutta la terra ; contraffatti i suoi modi , ripetute le sue risate , ricalcati i suoi scherzi , adorati i suoi capricci ; e si capisce anche come si stizzisca quando qualcuno dei suoi più pedanti scolari gli tira il calcio dell ' asino . Come stupirsi che non si occupi che di sè un paese così sfegatatamente adulato , a fatti se non a parole ? E non riesce tutto a danno suo od altrui questo difetto poichè deriva dal conoscere profondamente le cose proprie , dall ' amarle anche d ' un amore eccessivo , e dal credere che il mondo intero ne faccia la medesima stima , quel che di caldo , di colorito , di originale , di vitale , che mette in tutte le manifestazioni di sè stesso . Ha un minor campo da percorrere , come diceva di sè lo Schiller al Goethe ; ma lo percorre perciò in minor tempo in tutte le sue parti . Quindi un inseguirsi e un congiungersi continuo d ' idee e di sforzi diretti al medesimo segno , una frequenza grande di attriti da cui esce luce e calore ; ogni palmo di spazio disputato da mille contendenti ; invece del cammino la corsa , invece della controversia la mischia ; e in questa mischia perpetua , buttato via tutto il bagaglio superfluo , tutto fatto arma di offesa e di difesa , sfrondato il pensiero , stretto il linguaggio , precipitata l ' azione ; arte e vita ugualmente ardite e rapide , e tutto incoraggiato dalla gran voce festiva della grande città , che parla ad acutissime note cristalline , intese da tutta la terra . E più ci s ' addentra nello studio di quella vita , più si rimane meravigliati vedendo l ' immenso lavoro che si fa sotto quell ' apparenza di dissipazione universale ; quanti lavoratori sudano nella solitudine ; quanti si preparano alla lotta pubblica , nell ' oscurità , con incredibili fatiche ; come ogni maniera d ' ingegno , non solo , ma qualsiasi parzialissima facoltà appena più che mediocre , trovi là il modo d ' esercitarsi con vantaggio proprio e comune ; come a ogni ingegno si formi subito intorno spontaneamente un cerchio d ' intelligenze colte ed amiche che lo aiutano a estrinsecarsi e a salire ; come ogni menoma promessa di riuscita nel campo dell ' intelligenza , desti intorno a sè , in tutte le classi della cittadinanza , un sentimento gentile di curiosità e di rispetto , e strappi a tutti quel tributo anticipato di gloria , che concorre mirabilmente a farla diventare realtà ; che impulso strapotente sia alle forze umane la certezza dell ' improvviso e largo cambiamento di fortuna che produce là il vero « successo » ; come sia grande e inebbriante in quella città il trionfo dell ' ingegno , che appena salutato da lei , riceve saluti di ammiratori ignoti e offerte e consigli da ogni parte del mondo ; come all ' uomo caduto sopra una via , rimangano aperte cento altre vie , solo che si rassegni ad abbassare d ' un piccolissimo grado le sue pretensioni alla gloria ; come la natura obbliosa della grande città , che non lasciando addormentar nessuno sopra un solo trionfo , obbliga tutti a ripresentarsi continuamente alla gara , produca quelle vite meravigliosamente operose , quelle vecchiaie ostinatamente battagliere , il cui esempio mette il furore del lavoro nelle generazioni seguenti ; e infine che enorme quantità si ritrovi là di lavoro non finito , di prove , di abbozzi , di materiale sciupato dagli uni , ma non inutile per chi verrà , e di creazioni pregevoli , in tutti i campi , ma condannate a morire dove sorgono , perchè schiacciate dall ' abbondanza del meglio . Quando s ' è osservato tutto ciò , il soggiorno di Parigi riesce caro ed utile solo per veder lavorare quella macchina immensa , per vedere come essa leviga , perfeziona , trasforma , spreme , stritola l ' inesauribile materiale d ' ingegno , di ricchezza , di gioventù , d ' ambizione , di coraggio , che la Francia e il mondo gettano continuamente fra le sue ruote formidabili , e come versa dalla parte opposta grandi nomi , celebrità sventrate , capolavori , parole immortali , ossa rotte , armi , gemme e trastulli , che la Francia e il mondo s ' affannano a raccogliere e a commentare . Fate dunque i censori addosso a questo colosso ! Strillate contro i suoi operai perchè bevono l ' assenzio e cantano in falsetto e hanno la donnina che li aspetta alla porta . Che pedanteria ! Ma non è neppur questa l ' ultima impressione che si riceve da Parigi . Standovi lungo tempo , si passa ancora per la trafila di altri entusiasmi e di altri disinganni . Molte sere ritornerete a casa , fra quelle file interminabili di lumi , malinconici , uggiti a morte di tutto , con un rabbioso amor di patria nel cuore . Poi vi riconcilierete colla città in una bella giornata d ' autunno , assistendo a una di quelle sue espansioni clamorose di gioia che rasserenano le anime più fosche . Un ' altra volta una piccola umiliazione , uno stupido gioco di parole ripetuto da un milione di bocche , uno spettacolo d ' un ' oscenità stomachevole , un cielo chiuso e plumbeo che fa mutar aspetto a ogni cosa , vi risolleveranno dentro tutte le antipatie e tutte le stizze con una tale violenza , che vorreste veder sparire quella città come un accampamento portato via da un uragano . Ma vi vergognerete improvvisamente di quell ' odio un altro giorno , pensando all ' enormità del vuoto che vi rimarrebbe nella mente se ne uscisse a un tratto tutto ciò che quella città vi ci ha messo dalla vostra infanzia fino a quel giorno . Fino all ' ultimo momento Parigi vi farà mille dispetti e mille carezze , come una bella donna nervosa , e voi proverete tutti gli alti e bassi d ' una passione : oggi a ' suoi piedi , umili ; domani presi dal furore di morderla e di insultarla , e poi daccapo a chiederle perdono , affascinati . Ma sentirete ogni giorno più stringersi il legame che v ' unisce a lei . E si sente più che mai quando si parte , la sera che si passa per l ' ultima volta , rapidamente , in mezzo a quell ' immenso splendore dei boulevards , a cui succede tutt ' a un tratto la mezza oscurità lugubre d ' una stazione enorme e nuda . Allora , per quanto si desideri di riveder la patria , si è presi da una grande tristezza all ' idea di ritornare in quel piccolo dormitorio di città da cui si è partiti , e si porge l ' orecchio per l ' ultima volta al tumulto lontano di Parigi con uno struggimento inesprimibile di desiderio e d ' invidia . E dal fondo del vagone , al buio , rivedete la città , come l ' avete vista una bella mattina di luglio da una torre di Nôtre Dame ; attraversata dall ' enorme arco azzurro della Senna , coi suoi lontani orizzonti violacei , immensa e fumante , nel punto in cui dalla piazza sottoposta i tamburi d ' un reggimento vi mandavano su un eco della battaglia di Magenta . Oh ! bella e tremenda peccatrice - esclamate allora - io t ' assolvo , e a rischio della dannazione dell ' anima , t ' amo ! FINE