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LA VITA NUDA ( PIRANDELLO LUIGI , 1922 )
Narrativa ,
LA VITA NUDA ... Un morto , che pure è morto , caro mio , vuole anche lui la sua casa . E se è un morto per bene , bella la vuole ; e ha ragione ! Da starci comodo , e di marmo la vuole , e decorata anche . E se poi è un morto che può spendere , la vuole anche con qualche profonda ... come si dice ? allegoria , già ! , con qualche profonda allegoria d ' un grande scultore come me : una bella lapide latina : HIC JACET ... chi fu , chi non fu ... un bel giardinetto attorno , con l ' insalatina e tutto , e una bella cancellata a riparo dei cani e dei ... - M ' hai seccato ! - urlò , voltandosi tutt ' acceso e in sudore , Costantino Pogliani . Ciro Colli levò la testa dal petto , con la barbetta a punta ridotta ormai un gancio , a furia di torcersela ; stette un pezzo a sbirciar l ' amico di sotto al cappelluccio a pan di zucchero calato sul naso , e con placidissima convinzione disse , quasi posando la parola : - Asino . - Là . Stava seduto su la schiena ; le gambe lunghe distese , una qua , una là , sul tappetino che il Pogliani aveva già bastonato ben bene e messo in ordine innanzi al canapè . Si struggeva dalla stizza il Pogliani nel vederlo sdrajato lì , mentr ' egli s ' affannava tanto a rassettar lo studio , disponendo i gessi in modo che facessero bella figura , buttando indietro i bozzettacci ingialliti e polverosi , che gli eran ritornati sconfitti dai concorsi , portando avanti con precauzione i cavalletti coi lavori che avrebbe potuto mostrare , nascosti ora da pezze bagnate . E sbuffava . - Insomma , te ne vai , sì o no ? - No . - Non mi sedere lì sul pulito , almeno , santo Dio ! Come te lo devo dire che aspetto certe signore ? - Non ci credo . - Ecco qua la lettera . Guarda ! L ' ho ricevuta ieri dal commendator Seralli : Egregio amico , La avverto che domattina , verso le undici ... - Sono già le undici ? - Passate ! - Non ci credo . Seguita ! - ... verranno a trovarla , indirizzate da me , la signora Con ... Come dice qua ? - Confucio . - Cont ... o Consalvi , non si legge bene , e la figliuola , le quali hanno bisogno dell ' opera sua . Sicuro che .... ecc . ecc . - Non te la sei scritta da te , codesta lettera ? - domandò Ciro Colli , riabbassando la testa sul petto . - Imbecille ! - esclamò , gemette quasi , il Pogliani che , nell ' esasperazione , non sapeva più se piangere o ridere . Il Colli alzò un dito e fece segno di no . - Non me lo dire . Me n ' ho per male . Perché , se fosse imbecille , ma sai che personcina per la quale sare io ? Guarderei la gente come per compassione . Ben vestito , ben calzato , con una bella cravatta elioprò ... eliotrò ... come si dice ? ... tropio , e il panciotto di velluto nero come il tuo ... Ah , quanto mi piacerei col panciotto di velluto come il tuo , scannato miserabile che non sono altro ! Senti . Facciamo così , per il tuo bene . Se è vero che codeste signore Confucio debbono venire rimettiamo in disordine lo studio , o si faranno un pessimo concetto di te . Sarebbe meglio che ti trovassero anche intento al lavoro , col sudore ... come si dice ? col pane ... insomma col sudore del pane della tua fronte . Piglia un bel tocco di creta , schiaffalo su un cavalletto e comincia alla brava un bozzettuccio di me così sdrajato . Lo intitolerai Lottando , e vedrai che te lo comprano subito per la Galleria Nazionale . Ho le scarpe ... sì , non tanto nuove ; ma tu , se vuoi , puoi farmele nuovissime , perché come scultore , non te lo dico per adularti , sei un bravo calzolajo ... Costantino Pogliani , intento ad appendere alla parete certi cartoni , non gli badava più . Per lui , il Colli era un disgraziato fuori della vita , ostinato superstite d ' un tempo già tramontato , d ' una moda già smessa tra gli artisti ; sciamannato , inculto , noncurante e con l ' ozio ormai incarognito nelle ossa . Peccato veramente , perché poi , quand ' era in tempera di lavorare , poteva dar punti ai migliori . E lui , il Pogliani , ne sapeva qualche cosa , ché tante volte , lì nello studio , con due tocchi di pollice impressi con energica sprezzatura s ' era veduto metter su d ' un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento . Ma avrebbe dovuto studiare , almeno un po ' di storia dell ' arte , ecco ; regolar la propria vita ; aver un po ' di cura della persona : così cascante di noja e con tutta quella trucia addosso , era inaccostabile , via ! Lui , il Pogliani ... ma già lui aveva fatto finanche due anni d ' università , e poi ... signore , campava sul suo ... si vedeva ... Due discreti picchi alla porta lo fecero saltare dallo sgabello su cui era montato per appendere i cartoni . - Eccole ! E adesso ? - disse al Colli , mostrandogli le pugna . - Loro entrano e io me ne esco , - rispose il Colli senza levarsi . - Ne stai facendo un caso pontificale ! Del resto , potresti anche presentarmi , pezzo d ' egoista ! Costantino Pogliani corse ad aprir la porta , rassettandosi su la fronte il bel ciuffo biondo riccioluto . Prima entrò la signora Consalvi , poi la figliuola : questa , in gramaglie , col volto nascosto da un fitto velo di crespo e con in mano un lungo rotolo di carta ; quella , vestita d ' un bell ' abito grigio chiaro , che le stava a pennello su la persona formosa . Grigio l ' abito , grigi i capelli , giovanilmente acconciati sotto un grazioso cappellino tutto contesto di violette . La signora Consalvi dava a veder chiaramente che si sapeva ancor fresca e bella , a dispetto dell ' età . Poco dopo , sollevando il crespo sul cappello , non meno bella si rivelò la figliuola , quantunque pallida e dimessa nel chiuso cordoglio . Dopo i primi convenevoli , il Pogliani si vide costretto a presentare il Colli che era rimasto lì con le mani in tasca , e mezza sigaretta spenta in bocca , il cappelluccio ancora sul naso ; e non accennava d ' andarsene . - Scultore ? - domandò allora la signorina Consalvi invermigliandosi d ' un subito per la sorpresa : - Colli ... Ciro ? - Codicillo , già ! - disse questi impostandosi su l ' attenti , togliendosi il cappelluccio e scoprendo le folte ciglia giunte e gli occhi accostati al naso . - Scultore ? perché no ? Anche scultore . - Ma mi avevano detto , - riprese , impacciata , contrariata , la signorina Consalvi , - che lei non stava più a Roma ... - Ecco ... già ! io ... come si dice ? Passeggio , - rispose il Colli . - Passeggio per il mondo , signorina . Stavo prima ozioso fisso a Roma , perché avevo vinto la cuccagna : il Pensionato . Poi ... La signorina Consalvi guardò la madre che rideva , e disse : - Come si fa ? - Debbo andar via ? - domandò il Colli . - No , no , al contrario , - s ' affrettò a rispondere la signorina . - La prego anzi di rimanere , perché ... - Combinazioni ! - esclamò la madre ; poi , rivolgendosi al Pogliani : - Ma si rimedierà in qualche modo ... Loro sono amici , non è vero ? - Amicissimi , - rispose subito il Pogliani . E il Colli : - Mi voleva cacciar via a pedate un momento fa , si figuri ! - E sta ' zitto ! - gli diede su la voce il Pogliani . - Prego , signore mie , s ' accomodino . Di che si tratta ? - Ecco , - cominciò la signora Consalvi , sedendo . - La mia povera figliuola ha avuto la sciagura di perdere improvvisamente il fidanzato . - Ah sì ? - Oh ! - Terribile . Proprio alla vigilia delle nozze , si figurino ! Per un accidente di caccia . Forse l ' avranno letto su i giornali . Giulio Sorini . - Ah , Sorini , già ! - disse il Pogliani . - Che gli esplose il fucile ? - Su i primi del mese scorso ... cioè , no ... l ' altro ... insomma , fanno ora tre mesi . Il poverino era un po ' nostro parente : figlio d ' un mio cugino che se n ' andò in America dopo la morte della moglie . Ora , ecco , Giulietta ( perché si chiama Giulia anche lei ) ... Un bell ' inchino da parte del Pogliani . - Giulietta , - seguitò la madre , - avrebbe pensato d ' innalzare un monumento nel Verano alla memoria del fidanzato , che si trova provvisoriamente in un loculo riservato ; e avrebbe pensato di farlo in un certo modo ... Perché lei , mia figlia , ha avuto sempre veramente una grande passione per il disegno . - No ... così ... - interruppe , timida , con gli occhi bassi , la signorina in gramaglie . - Per passatempo , ecco .. - Scusa , se il povero Giulio voleva anzi che prendessi lezioni ... - Mamma , ti prego ... - insisté la signorina . - Io ho veduto in una rivista illustrata il disegno del monumento funerario del signore qua ... del signor Colli , che mi è molto piaciuto , e ... - Ecco , già , - appoggiò la madre , per venire in ajuto alla figliuola che si smarriva . - Però , - soggiunse questa , - con qualche modificazione l ' avrei pensato io ... - Scusi , qual è ? - domandò il Colli . - Ne ho fatti parecchi , io , di questi disegni , con la speranza di avere almeno qualche commissione dai morti , visto che i vivi ... - Lei , scusi , signorina , - interloquì il Pogliani , un po ' piccato nel vedersi messo così da parte , - ha ideato un monumento su qualche disegno del mio amico ? - No , proprio uguale , no ... ecco , - rispose vivacemente la signorina . - Il disegno del signor Colli rappresenta la Morte che attira la Vita , se non sbaglio ... - Ah , ho capito ! - esclamò il Colli . - Uno scheletro col lenzuolo , è vero ? che s ' indovina appena , rigido , tra le pieghe , e ghermisce la Vita , un bel tocco di figliuola che non ne vuol sapere ... Sì , sì ... Bellissimo ! Magnifico ! Ho capito . La signora Consalvi non poté tenersi di ridere di nuovo , ammirando la sfacciataggine di quel bel tipo . - Modesto , sa ? - disse il Pogliani alla signora . - Genere particolare . - Su , Giulia , - fece la signora Consalvi levandosi . - Forse è meglio che tu faccia vedere senz ' altro il disegno . - Aspetta , mamma . - pregò la signorina . - È bene spiegarsi prima con il signor Pogliani , francamente . Quando mi nacque l ' idea del monumento , devo confessare che pensai subito al signor Colli . Sì . Per via di quel disegno . Ma mi dissero , ripeto , che Lei non stava più a Roma . Allora m ' ingegnai d ' adattare da me il suo disegno all ' idea al sentimento mio , a trasformarlo cioè in modo che potesse rappresentare il mio caso e il proposito mio . Mi spiego ? - A meraviglia ! - approvò il Pogliani . - Lasciai , - seguitò la signorina , - le due figurazioni della Morte e della Vita , ma togliendo affatto la violenza dell ' aggressione , ecco . La Morte non ghermisce più la Vita , ma questa anzi , volentieri , rassegnata al destino , si sposa alla Morte . - Si sposa ? - fece il Pogliani , frastornato . - Alla Morte ! - gli gridò il Coli . - Lascia dire ! - Alla Morte , - ripeté con un modesto sorriso la signorina . - E ho voluto anzi rappresentare chiaramente il simbolo delle nozze . Lo scheletro sta rigido , come lo ha disegnato il signor Colli , ma di tra le pieghe del funebre paludamento vien fuori , appena , una mano che regge l ' anello nuziale . La Vita , in atto modesto e dimesso , si stringe accanto allo scheletro e tende la mano a ricevere quell ' anello . - Bellissimo ! Magnifico ! Lo vedo ! - proruppe allora il Colli . - Questa è un ' altra idea ! stupenda ! un ' altra cosa , diversissima ! stupenda ! L ' anello ... il dito ... Magnifico ! - Ecco , sì , - soggiunse la signorina , invermigliandosi di nuovo a quella lode impetuosa . - Credo anch ' io che sia un po ' diversa . Ma è innegabile che ho tratto partito dal disegno e che ... - Ma non se ne faccia scrupolo ! - esclamò il Colli . - La sua idea è molto più bella della mia , ed è sua ! Del resto , la mia ... chi sa di chi era ! La signorina Consalvi alzò le spalle e abbassò gli occhi . - Se devo dire la verità , - interloquì la madre , scotendosi , - lascio fare la mia figliuola , ma a me l ' idea non piace per nientissimo affatto . - Mamma , ti prego ... - ripeté la figlia ; poi volgendosi al Pogliani , riprese : - Ora , ecco , io domandai consiglio al commendator Seralli , nostro buon amico ... - Che doveva fare da testimonio alle nozze , - aggiunse la madre , sospirando . - E avendoci il commendatore fatto il nome di lei , - seguitò l ' altra , - siamo venute per ... - No , no , scusi , signorina , - s ' affrettò a dire il Pogliani . - Poiché ha trovato qua il mio amico ... - Oh fa ' il piacere ! Non mi seccare ! - proruppe il Colli , scrollandosi furiosamente e avviandosi per uscire . Il Pogliani lo trattenne per un braccio , a viva forza . - scusa , guarda ... se la signorina ... non hai inteso ? s ' è rivolta a me perché ti sapeva fuori di Roma ... - Ma se ha cambiato tutto ! - esclamò il Colli , divincolandosi . - Lasciami ! Che c ' entro più io ? È venuta qua da te ! Scusi , signorina ; scusi , signora , io le riverisco ... - Oh sai ! - disse il Pogliani , risoluto , senza lasciarlo . - Io non lo faccio ; non lo farai neanche tu , e non lo farà nessuno dei due ... - Ma , scusino ... insieme ? - propose allora la madre . - Non potrebbero insieme ? - Sono dolente d ' aver cagionato ... - si provò ad aggiungere la signorina . - Ma no ! - dissero a un tempo il Colli e il Pogliani . Seguitò il Colli : - Io non c ' entro più per nulla , signorina ! E poi , guardi , non ho più studio , non so più concluder nulla , altro che di dire male parole a tutti quanti ... Lei deve assolutamente costringere quest ' imbecille qua ... - È inutile , sai ? - disse il Pogliani . - O insieme , come propone la signora , o io non accetto . - Permette , signorina ? - fece allora il Colli , stendendo una mano verso il rotolo di carta ch ' ella teneva accanto sul canapè . - Mi muojo dal desiderio di veder il suo disegno . Quando l ' avrò veduto ... - Oh , non s ' immagini nulla di straordinario , per carità ! - premise la signorina Consalvi , svolgendo con le mani tremolanti il rotolo . - So tenere appena la matita ... Ho buttato giù quattro segnacci , tanto per render l ' idea ... ecco ... - Vestita ? ! - esclamò subito il Colli , come se avesse ricevuto un urtone guardando il disegno . - Come ... vestita ? - domandò , timida e ansiosa la signorina . - Ma no , scusi ! - riprese con calore il Colli . - Lei ha fatto la Vita in camicia ... cioè , con la tunica , diciamo ! Ma no , nuda , nuda , nuda ! la Vita dev ' esser nuda , signorina mia , che c ' entra ! - Scusi , - disse con gli occhi bassi , la signorina Consalvi . - La prego di guardar più attentamente . - Ma sì , vedo , - replicò con maggior vivacità il Colli . - Lei ha voluto raffigurarsi qua , ha voluto fare il suo ritratto ; ma lasciamo andare che Lei è molto più bella ; qua siamo nel campo ... nel camposanto dell ' arte , scusi ! e questa vuol essere la Vita che si sposa alla Morte . Ora , se lo scheletro è panneggiato , la Vita dev ' esser nuda , c ' è poco da dire ; tutta nuda e bellissima , signorina , per compensare col contrasto la presenza macabra dello scheletro involto ! Nuda , Pogliani , non ti pare ? Nuda , è vero , signora ? Tutta nuda , signorina mia ! Nudissima , dal capo alle piante ! Creda pure che altrimenti , così , verrebbe una scena da ospedale : quello col lenzuolo , questa con l ' accappatojo ... Dobbiamo fare scultura , e non c ' è ragioni che tengano ! - No , no , scusi , - disse la signorina Consalvi alzandosi con la madre . - Lei avrà forse ragione , dal lato dell ' arte ; non nego , ma io voglio dire qualche cosa , che soltanto così potrei esprimere . Facendo come vorrebbe Lei , dovrei rinunciarvi . - Ma perché , scusi ? perché Lei vede qua la sua persona e non il simbolo , ecco ! Dire che sia bello , scusi , non si potrebbe dire ... E la signorina : - Niente bello , lo so ; ma appunto come dice lei , non il simbolo ho voluto rappresentare , ma la mia persona , il mio caso , la mia intenzione , e non potrei che così . Penso poi anche al luogo dove il monumento dovrà sorgere ... Insomma , non potei transigere . Il Colli aprì le braccia e s ' insaccò nelle spalle . - Opinioni ! - O piuttosto , - corresse la signorina con un dolce , mestissimo sorriso , - un sentimento da rispettare ! Stabilirono che i due amici si sarebbero intesi per tutto il resto col commendator Seralli , e poco dopo la signora Consalvi e la figliuola in gramaglie tolsero commiato . Ciro Colli - due passetti - trallarallèro trallarallà - girò sopra un calcagno e si fregò le mani . Circa una settimana dopo , Costantino Pogliani si recò in casa Consalvi per invitar la signorina a qualche seduta per l ' abbozzo della testa . Dal commendator Seralli , amico molto intimo della signora Consalvi , aveva saputo che il Sorini , sopravvissuto tre giorni allo sciagurato incidente , aveva lasciato alla fidanzata tutta intera la cospicua fortuna ereditata dal padre , e che però quel monumento doveva esser fatto senza badare a spese . Epuisé s ' era dichiarato il commendator Seralli delle cure , dei pensieri , delle noje che gli eran diluviati da quella sciagura ; noje , cure , pensieri , aggravati dal caratterino un po ' ... emporté , voilà , della signorina Consalvi la quale , sì , poverina , meritava veramente compatimento ; ma pareva , buon Dio , si compiacesse troppo nel rendersi più grave la pena . Oh , uno choc orribile , chi diceva di no ? un vero fulmine a ciel sereno ! E tanto buono lui , il Sorini , poveretto ! Anche un bel giovine , sì . E innamoratissimo ! La avrebbe resa felice senza dubbio , quella figliuola . E forse per questo era morto . Pareva anche fosse morto e fosse stato tanto buono per accrescer le noje del commendator Seralli . Ma figurarsi che la signorina non aveva voluto disfarsi della casa , che egli , il fidanzato , aveva già messa su di tutto punto : un vero nido , un joli rêve de luxe et de bien - être . Ella vi aveva portato tutto il suo bel corredo da sposa , e stava lì gran parte del giorno , a piangere , no ; a straziarsi fantasticando intorno alla sua vita di sposina così miseramente stroncata ... arrachée ... Difatti il Pogliani non trovò in casa la signorina Consalvi . La cameriera gli diede l ' indirizzo della casa nuova , in via di Porta Pinciana . E Costantino Pogliani , andando , si mise a pensare all ' angosciosa , amarissima voluttà che doveva provare quella povera sposina , già vedova prima che maritata , pascendosi nel sogno - lì quasi attuato - d ' una vita che il destino non aveva voluto farle vivere . Tutti quei mobili nuovi , scelti chi sa con quanta cura amorosa da entrambi gli sposini , e festivamente disposti in quella casa che tra pochi giorni doveva essere abitata , quanto promesse chiudevano ? Riponi in uno stipetto un desiderio : aprilo : vi troverai un disinganno . Ma lì , no : tutti quegli oggetti avrebbero custodito , con le dolci lusinghe , i desiderii e le promesse e le speranze . E come dovevano esser crudeli gl ' inviti che venivano alla sposina da quelle cose intatte attorno ! - In un giorno come questo ! - sospirò Costantino Pogliani . Si sentiva già nella limpida freschezza dell ' aria l ' alito della primavera imminente ; e il primo tepore del sole inebriava . Nella casa nuova , con le finestre aperte a quel sole , povera signorina Consalvi , chi sa che sogni e che strazio ! La trovò che disegnava , innanzi a un cavalletto , il ritratto del fidanzato . Con molta timidezza lo ritraeva ingrandito da una fotografia di piccolo formato , mentre la madre , per ingannare il tempo , leggeva un romanzo francese della biblioteca del commendator Seralli . Veramente la signorina Consalvi avrebbe voluto star sola lì , in quel suo nido mancato . La presenza della madre la frastornava . Ma questa , temendo fra sé che la fanciulla , nell ' esaltazione , si lasciasse andare a qualche atto di romantica disperazione , voleva seguirla e star lì , gonfiando in silenzio e sforzandosi di frenar gli sbuffi per quell ' ostinato capriccio intollerabile . Rimasta vedova giovanissima , senza assegnamenti , con quell ' unica figliuola , la signora Consalvi non aveva potuto chiuder le porte alla vita e porvi il dolore per sentinella come ora pareva volesse fare la figliuola . Non diceva già che Giulietta non dovesse piangere per quella sua sorte crudele ; ma credeva , come il suo intimo amico commendator Seralli , credeva che ... ecco , sì , ella esagerasse un po ' troppo e che , avvalendosi della ricchezza che il povero morto le aveva lasciata , volesse concedersi il lusso di quel cordoglio smodato . Conoscendo pur troppo le crude e odiose difficoltà dell ' esistenza , le forche sotto alle quali ella , ancora addolorata per la morte del marito , era dovuta passare per campar la vita , le pareva molto facile quel cordoglio della figliuola ; e le sue gravi esperienze glielo facevano stimare quasi una leggerezza scusabile , sì , certamente , ma a patto che non durasse troppo ... - voilà , come diceva sempre il commendator Seralli . Da savia donna , provata e sperimentata nel mondo , aveva già , più d ' una volta , cercato di richiamare alla giusta misura la figliuola - invano ! Troppo fantastica , la sua Giulietta aveva , forse più che il sentimento del proprio dolore , l ' idea di esso . E questo era un gran guajo ! Perché il sentimento , col tempo , si sarebbe per forza e senza dubbio affievolito , mentre l ' idea no , l ' idea s ' era fissata e le faceva commettere certe stranezze come quella del monumento funerario con la Vita che si marita alla Morte ( bel matrimonio ! ) e quest ' altra qua della casa nuziale da serbare intatta per custodirvi il sogno quasi attuato d ' una vita non potuta vivere . Fu molto grata la signora Consalvi al Pogliani di quella visita . Le finestre erano aperte veramente al sole , e la magnifica pineta di Villa Borghese , sopra l ' abbagliamento della luce che pareva stagnasse su i vasti prati verdi , sorgeva alta e respirava felice nel tenero limpidissimo azzurro del cielo primaverile . Subito la signorina Consalvi accennò di nascondere il disegno , alzandosi ; ma il Pogliani la trattenne con dolce violenza . - Perché ? Non vuol lasciarmi vedere ? - È appena cominciato ... - Ma cominciato benissimo ! - esclamò egli , chinandosi a osservare . - Ah , benissimo ... Lui , è vero ? il Sorini ... Già , ora mi pare di ricordarmi bene , guardando il ritratto . Sì , sì ... L ' ho conosciuto ... Ma aveva questa barbetta ? - No , - s ' affrettò a rispondere la signorina . - Non l ' aveva più ultimamente . - Ecco , mi pareva ... Bel giovine , bel giovine ... - Non so come fare , - riprese la signorina . - Perché questo ritratto non risponde ... non è più veramente l ' immagine che ho di lui , in me . - Eh sì , - riconobbe subito il Pogliani , - meglio , lui , molto più ... più animato , ecco ... più sveglio , direi ... - Se l ' era fatto in America , codesto ritratto , - osservò la madre , - prima che si fidanzassero , naturalmente ... - E non ne ho altri ! - sospirò la signorina . - Guardi : chiudo gli occhi , così , e lo vedo preciso com ' era ultimamente ; ma appena mi metto a ritrarlo , non lo vedo più : guardo allora il ritratto , e lì mi pare che sia lui , vivo . Mi provo a disegnare , e non lo ritrovo più in questi lineamenti . È una disperazione ! - Ma guarda , Giulia , - riprese allora la madre , con gli occhi fissi sul Pogliani , - tu dicevi la linea del mento , volendo levare la barba ... Non ti pare che qua nel mento , il signor Pogliani ... Questi arrossì , sorrise . Quasi senza volerlo , alzò il mento , lo presentò ; come se con due dita , delicatamente , la signorina glielo dovesse prendere per metterlo lì , nel ritratto del Sorini . La signorina levò appena gli occhi a guardarglielo , timida e turbata . ( Non aveva proprio alcun riguardo per il suo lutto , la madre ! ) - E anche i baffi , oh ! Guarda ! ... - aggiunse la signora Consalvi , senza farlo apposta . - Li portava così ultimamente il povero Giulio , non ti pare ? - Ma i baffi , - disse , urtata , la signorina , - che vuoi che siano ? Non ci vuol niente a farli ! Costantino Pogliani , istintivamente , se li toccò . Sorrise di nuovo . Confermò : - Niente , già ... S ' accostò quindi al cavalletto e disse : - Guardi , se mi permette ... vorrei farle vedere , signorina ... Così , in due tratti , qua ... non s ' incomodi , per carità ! qua in quest ' angolo ... ( poi si cancella ) ... com ' io ricordo il povero Sorini . Sedette e si mise a schizzare , con l ' ajuto della fotografia , la testa del fidanzato , mentre dalle labbra della signorina Consalvi , che seguiva i rapidi tocchi con crescente esultanza di tutta l ' anima protesa e spirante , scattavano di tratto in tratto certi sì ... sì ... sì .... che animavano e quasi guidavano la matita . Alla fine , non poté più trattenere la propria commozione : - Sì , oh guarda , mamma ... è lui ... preciso ... oh , lasci ... grazie ... Che felicità , poter così ... è perfetto ... è perfetto ... - Un po ' di pratica , - disse , levandosi , il Pogliani , con umiltà che lasciava trasparire il piacere per quelle vivissime lodi . - E poi , le dico , lo ricordo tanto bene , povero Sorini ... La signorina Consalvi rimase a rimirare il disegno , insaziabilmente . - Il mento , sì ... è questo ... preciso ... Grazie , grazie ... In quel punto il ritrattino del Sorini che serviva da modello , scivolò dal cavalletto , e la signorina , ancora tutta ammirata nello schizzo del Pogliani , non si chinò a raccoglierlo . Lì per terra , quell ' immagine già un po ' sbiadita apparve più che mai malinconica , come se comprendesse che non si sarebbe rialzata mai più . Ma si chinò a raccoglierla il Pogliani , cavallerescamente . - Grazie , - gli disse la signorina . - Ma io adesso mi servirò del suo disegno , sa ? Non lo guarderò più , questo brutto ritratto . E d ' improvviso , levando gli occhi , le sembrò che la stanza fosse più luminosa . Come se quello scatto d ' ammirazione le avesse a un tratto snebbiato il petto da tanto tempo oppresso , aspirò con ebbrezza , bevve con l ' anima quella luce ilare viva , che entrava dall ' ampia finestra aperta all ' incantevole spettacolo della magnifica villa avvolta nel fascino primaverile . Fu un attimo . La signorina Consalvi non poté spiegarsi che cosa veramente fosse avvenuto in lei . Ebbe l ' impressione improvvisa di sentirsi come nuova fra tutte quelle cose nuove attorno . Nuova e libera ; senza più l ' incubo che l ' aveva soffocata fino a poc ' anzi . Un alito , qualche cosa era entrata con impeto da quella finestra a sommuovere tumultuosamente in lei tutti i sentimenti , a infondere quasi un brillio di vita in tutti quegli oggetti nuovi , a cui ella aveva voluto appunto negar la vita , lasciandoli intatti lì , come a vegliare con lei la morte d ' un sogno . E , udendo il giovane elegantissimo sculture con dolce voce lodare la bellezza di quella vista e della casa , conversando con la madre che lo invitava a veder le altre stanze , seguì l ' uno e l ' altra con uno strano turbamento , come se quel giovine , quell ' estraneo , stesse davvero per penetrare in quel suo sogno morto , per rianimarlo . Fu così forte questa nuova impressione , che non poté varcar la soglia della camera da letto ; e vedendo il giovine e la madre scambiarsi lì un mesto sguardo di intelligenza , non poté più reggere ; scoppiò in singhiozzi . E pianse , sì , pianse ancora per la stessa cagione per cui tante altre volte aveva pianto ; ma avvertì confusamente che , tuttavia , quel pianto era diverso , che il suono di quei suoi singhiozzi non le destava dentro l ' eco del dolore antico , le immagini che prima le si presentavano . E meglio lo avvertì , allorché la madre accorsa prese a confortarla come tant ' altre volte la aveva confortata , usando le stesse parole , le stesse esortazioni . Non poté tollerarle ; fece un violento sforzo su se stessa ; smise di piangere ; e fu grata al giovine che , per distrarla , la pregava di fargli vedere la cartella dei disegni scorta lì su una sedia a libriccino . Lodi , lodi misurate e sincere , e appunti , osservazioni , domande , che la indussero a spiegare , a discutere ; e infine un ' esortazione calda a studiare , a seguir con fervore quella sua disposizione all ' arte , veramente non comune . Sarebbe stato un peccato ! un vero peccato ! Non s ' era mai provata a trattare i colori ? Mai , mai ? Perché ? Oh , non ci sarebbe mica voluto molto con quella preparazione , con quella passione ... Costantino Pogliani si profferse d ' iniziarla ; la signorina Consalvi accettò ; e le lezioni cominciarono il giorno appresso , lì , nella casa nuova , che invitava ed attendeva . Non più di due mesi dopo , nello studio del Pogliani , ingombro già d ' un colossale monumento funerario tutto abbozzato alla brava , Ciro Colli , sdrajato sul canapè col vecchio camice di tela stretto alle gambe , fumava la pipa e teneva uno strano discorso allo scheletro , fissato diritto su per la predellina nera , che s ' era fatto prestare per modello da un suo amico dottore . Gli aveva posato un po ' a sghembo sul teschio il suo berretto di carta ; e lo scheletro pareva un fantaccino su l ' attenti , ad ascoltar la lezione che Ciro Colli scultore - caporale , tra uno sbuffo e l ' altro di fumo gl ' impartiva : - E tu perché te ne sei andato a caccia ? Vedi come ti sei conciato , caro mio ? Brutto ... le gambe secche ... tutto secco ... Diciamo la verità , ti pare che codesto matrimonio si possa combinare ? La vita , caro ... guardala là , ma eh ! che tocco di figliolona senza risparmio m ' è uscita dalle mani ! Ti puoi sul serio lusingare che quella lì ti voglia sposare ? Ti s ' è accostata , timida e dimessa ; lagrime giù a fontana ... ma mica per ricevere l ' anello nuziale ... levatelo dal capo ! Spendola , caro , spendola giù la borsa ... Gliel ' hai data ? E ora che vuoi da me ! Inutile dire , se me lo credevo ! Povero mondo e chi ci crede ! S ' è messa a studiar pittura , la Vita , e il suo maestro sai chi è ? Costantino Pogliani . Scherzo che passa la parte , diciamo la verità . Se fossi in te , caro mio , lo sfiderei . Hai sentito stamane ? Ordine positivo : non vuole , mi pro - i - bi - sce assolutamente che io la faccia nuda . Eppure lui , per quanto somaro , scultore è , e sa bene che per vestirla bisogna prima farla nuda ... Ma te lo spiego io il fatto com ' è : non vuole che si veda su quel nudo là meraviglioso il volto della sua signorina ... è salito lassù , hai visto ? su tutte le furie , e con due colpi di stecca , taf ! taf ! me l ' ha tutto guastato ... sai dirmi perché , fantaccino mio ? Gli ho gridato : « Lascia ! Te la vesto subito ! Te la vesto ! » . Ma che vestire ! Nuda la vogliono ora ... la Vita nuda , nuda e cruda com ' è , caro mio ! sono tornati al mio primo disegno , al simbolo : via il ritratto ! Tu che ghermisci , bello mio , e lei che non ne vuol sapere ... Ma perché te ne sei andato a caccia ? me lo dici ? LA TOCCATINA I . Col cappellaccio bianco buttato sulla nuca , le cui tese parevano una spera attorno al faccione rosso come una palla di formaggio d ' Olanda , Cristoforo Golisch s ' arrestò in mezzo alla via con le gambe aperte un po ' curve per il peso del corpo gigantesco ; alzò le braccia ; gridò : - Beniamino ! Alto quasi quanto lui , ma secco e tentennante come una canna , gli veniva incontro pian piano , con gli occhi stranamente attoniti nella squallida faccia , un uomo sui cinquant ' anni , appoggiato a un bastone dalla grossa ghiera di gomma . Strascicava a stento la gamba sinistra . - Beniamino ! - ripeté il Golisch ; e questa volta la voce espresse , oltre la sorpresa , il dolore di ritrovare in quello stato , dopo tanti anni , l ' amico . Beniamino Lenzi batté più volte le palpebre : gli occhi gli rimasero attoniti ; vi passò solamente come un velo di pianto , senza però che i lineamenti del volto si scomponessero minimamente . Sotto i baffi già grigi le labbra , un po ' storte , si spiccicarono e lavorarono un pezzo con la lingua annodata a pronunziare qualche parola : - O .... oa ... oa sto meo ... cammìo ... - Ah bravo ... - fece il Golisch , agghiacciato dall ' impressione di non aver più dinanzi un uomo , Beniamino Lenzi , qual egli lo aveva conosciuto ; ma quasi un ragazzo ormai , un povero ragazzo che si dovesse pietosamente ingannare . E gli si mise accanto e si sforzò di camminare col passo di lui . ( Ah , quel piede che non si spiccicava più da terra e strisciava , quasi non potesse sottrarsi a una forza che lo tirava di sotto ! ) Cercando di dissimulare alla meglio la pena , la costernazione strana che a mano a mano lo vinceva nel vedersi accanto quell ' uomo toccato dalla morte , quasi morto per metà e cangiato , cominciò a domandargli dove fosse stato tutto quel tempo , da che s ' era allontanato da Roma ; che avesse fatto ; quando fosse ritornato . Beniamino Lenzi gli rispose con parole smozzicate quasi inintelligibili , che lasciarono il Golisch nel dubbio che le sue domande non fossero state comprese . Solo le palpebre , abbassandosi frequentemente su gli occhi , esprimevano lo stento e la pena , e pareva che volessero far perdere allo sguardo quel teso , duro , strano attonimento . Ma non ci riuscivano . La morte , passando e toccando , aveva fissato così la maschera di quell ' uomo . Egli doveva aspettare con quel volto , con quegli occhi , con quell ' aria di spaurita sospensione , ch ' ella ripassasse e lo ritoccasse un tantino più forte per renderlo immobile del tutto e per sempre . - Che spasso ! - fischiò tra i denti Cristoforo Golisch . E lanciò di qua e di là occhiatacce alla gente che si voltava e si fermava a mirar col volto atteggiato di compassione quel pover uomo accidentato . Una sorda rabbia prese a bollirgli dentro . Come camminava svelta la gente per via ! svelta di collo , svelta di braccia , svelta di gambe ... E lui stesso ! Era padrone , lui , di tutti i suoi movimenti ; e si sentiva così forte ... Strinse un pugno . Perdio ! Sentì come sarebbe stato poderoso a calarlo bene scolpito su la schiena di qualcuno . Ma perché ? Non sapeva ... Lo irritava la gente , lo irritavano in special modo i giovani che si voltavano a guardare il Lenzi . Cavò dalla tasca un grosso fazzoletto di cotone turchino e si asciugò il sudore che gli grondava dal faccione affocato . - Beniamino , dove vai adesso ? Il Lenzi si era fermato , aveva appoggiata la mano illesa a un lampione e pareva lo carezzasse , guardandolo amorosamente . Biascicò : - Da dottoe ... Esecìio de piee . E si provò ad alzare il piede colpito . - Esercizio ? - disse il Golisch . - Ti eserciti il piede ? - Piee , ripeté il Lenzi . - Bravo ! - esclamò di nuovo il Golisch . Gli venne la tentazione d ' afferrargli quel piede , stringerglielo , prendere per le braccia l ' amico e dargli un tremendo scrollone , per scomporlo da quell ' orribile immobilità . Non sapeva , non poteva vederselo davanti , ridotto in quello stato . Eccolo qua , il compagno delle antiche scapataggini , nei begli anni della gioventù e poi nelle ore d ' ozio , ogni sera , scapoli com ' eran rimasti entrambi . Un bel giorno , una nuova via s ' era aperta innanzi all ' amico , il quale s ' era incamminato per essa , svelto anche lui , allora , - oh tanto ! - svelto e animoso . Sissignore ! Lotte , fatiche , speranze ; e poi , tutt ' a un tratto : eccolo qua , com ' era ritornato ... Ah , che buffonata ! che buffonata ! Avrebbe voluto parlargli di tante cose , e non sapeva . Le domande gli s ' affollavano alle labbra e gli morivano assiderate . « Ti ricordi » , avrebbe voluto dirgli , « delle nostre famose scommesse alla Fiaschetteria Toscana ? E di Nadina , ti ricordi ? L ' ho ancora , con me , sai ! Tu me l ' hai appioppata , birbaccione , quando partisti da Roma . Cara figliuola , quanto bene ti voleva ... Ti pensa ancora , sai ? mi parla ancora di te , qualche volta . Andrò a trovarla questa sera stessa e le dirò che t ' ho riveduto , poveretto ... È proprio inutile ch ' io ti domando : tu non ricordi più nulla ; tu forse non mi riconosci più , o mi riconosci appena . » Mentre il Golisch pensava così , con gli occhi gonfi di lacrime , Beniamino Lenzi seguitava a guardare amorosamente il lampione e pian piano con le dita gli levava la polvere . Quel lampione segnava per lui una delle tre tappe della passeggiata giornaliera . Strascinandosi per via , non vedeva nessuno , non pensava a niente ; mentre la vita gli turbinava intorno , agitata da tante passioni , premuta da tante cure , egli tendeva con tutte le forze che gli erano rimaste a quel lampione , prima ; poi , più giù , alla vetrina d ' un bazar , che segnava la seconda tappa ; e qui si tratteneva più a lungo a contemplare con gioja infantile una scimmietta di porcellana sospesa a un ' altalena dai cordoncini di seta rossa . La terza sosta era alla ringhiera del giardinetto in fondo alla via , donde poi si recava alla casa del medico . Nel cortile di quella casa , tra i vasi di fiori e i cassoni d ' aranci , di lauro e di bambù , eran disposti parecchi attrezzi di ginnastica , tra i quali alcune pertiche elastiche , fermate orizzontalmente in cima a certi pali tozzi e solidi ; pertiche da tornitore , dalla cui estremità pendeva una corda , la quale , dato un giro attorno a un rocchetto , scendeva ad annodarsi a una leva di legno , fermata per un capo al suolo da una forcella . Beniamino Lenzi poneva il piede colpito su questa leva e spingeva ; la pertica in alto molleggiava e brandiva , e il rocchetto , sostenuto orizzontalmente da due toppi , girava per via della corda . Ogni giorno , mezz ' ora di questo esercizio . E in capo a pochi mesi , sarebbe guarito . Oh , non c ' era alcun dubbio ! Guarito del tutto ... Dopo aver assistito per un pezzetto a questo grazioso spettacolo , Cristoforo Golisch uscì dal cortile a gran passi , sbuffando come un cavallo , dimenando le braccia , furibondo . Pareva che la morte avesse fatto a lui e non al povero Lenzi lo scherzo di quella toccatina lì , al cervello . N ' era rivoltato . Con gli occhi torvi , i denti serrati , parlava tra sé e gesticolava per via , come un matto . - Ah , sì ? - diceva - Ti tocco e ti lascio ? No , ah , no perdio ! Io non mi riduco in quello stato ! Ti faccio tornare per forza , io ! Mi passeggi accanto e ti diverti a vedere come mi hai conciato ? a vedermi strascicare un piede ? a sentirmi biascicare ? Mi rubi mezzo alfabeto , mi fai dire oa e cao , e ridi ? No , caa ! Vieni qua ! Mi tio una pistoettata , com ' è veo Dio ! Questo spasso io non te lo do ! Mi sparo , m ' ammazzo com ' è vero Dio ! Questo spasso non te lo do . Tutta la sera e poi il giorno appresso e per parecchi giorni di fila non pensò ad altro , non parlò d ' altro , a casa , per via , al caffè , alla fiaschetteria , quasi se ne fosse fatta una fissazione . Domandava a tutti : - Avete veduto Beniamino Lenzi ? E se qualcuno gli rispondeva di no : - Colpito ! Morto per metà ! Rimbambito ... Come non s ' ammazza ? Se io fossi medico , lo ammazzerei ! Per carità di prossimo ... Gli fanno fare il tornio nel cortile ... e lui crede che guarirà ! Beniamino Lenzi , capite ? Beniamino Lenzi che s ' è battuto tre volte in duello , dopo aver fatto con me la campagna del '66 , ragazzotto ... Perdio , e quando mai l ' abbiamo calcolata noi , questa pellaccia ? La vita ha prezzo per quello che ti dà ... Dico bene ? Non ci penserei neanche due volte ... Gli amici , alla fiaschetteria , alla fine non ne poterono più . - M ' ammazzo ... m ' ammazzo ... E ammazzati una buona volta e falla finita ! Cristoforo Golisch si scosse , protese le mani : - No ; io dico , se mai ... II . Circa un mese dopo , mentre desinava con la sorella vedova e il nipote , Cristoforo Golisch improvvisamente stravolse gli occhi , storse la bocca , quasi per uno sbadiglio mancato ; e il capo gli cadde sul petto e la faccia sul piatto . Una toccatina , lieve lieve , anche lui . Perdette lì per lì la parola e mezzo lato del corpo : il destro . Cristoforo Golisch era nato in Italia , da genitori tedeschi ; non era mai stato in Germania , e parlava romanesco , come un romano di Roma . Da un pezzo gli amici gli avevano italianizzato anche il cognome , chiamandolo Golicci , e gl ' intimi anche Golaccia , in considerazione del ventre e del formidabile appetito . Solo con la sorella egli soleva di tanto in tanto scambiare qualche parola in tedesco , perché gli altri non intendessero . Ebbene , riacquistato a stento , in capo a poche ore , l ' uso della parola , Cristoforo Golisch offrì al medico un curioso fenomeno da studiare ; non sapeva più parlare in italiano : parlava tedesco . Aprendo gli occhi insanguati , pieni di paura , contraendo quasi in un mezzo sorriso la sola guancia sinistra e aprendo alquanto la bocca da questo lato , dopo essersi più volte provato a snodar la lingua inceppata , alzò la mano illesa verso il capo e balbettò , rivolto al medico : - Ih ... ihr ... wie ein Faustschlag ... Il medico non comprese , e bisognò che la sorella , mezzo istupidita dall ' improvvisa sciagura , gli facesse da interprete . Era divenuto tedesco a un tratto , Cristoforo Golisch : cioè , un altro ; perché tedesco veramente , lui , non era mai stato . Soffiata via , come niente , dal suo cervello ogni memoria della lingua italiana , anzi tutta quanta l ' italianità sua . Il medico si provò a dare una spiegazione scientifica del fenomeno : dichiarò il male : emiplegia ; prescrisse la cura . Ma la sorella , spaventata , lo chiamò in disparte e gli riferì i propositi violenti manifestati dal fratello pochi giorni innanzi , avendo veduto un amico colpito da quello stesso male . - Ah , signor dottore , da un mese non parlava più d ' altro ; quasi se la fosse sentita pendere sul capo la condanna ! S ' ammazzerà ... Tiene la rivoltella lì , nel cassetto del comodino ... Ho tanta paura ... Il medico sorrise pietosamente . - Non ne abbia , non ne abbia , signora mia ! Gli daremo a intendere che è stato un semplice disturbo digestivo , e vedrà che ... - Ma che , dottore ! - Le assicuro che lo crederà . Del resto , il colpo , per fortuna , non è stato molto grave . Ho fiducia che tra pochi giorni riacquisterà l ' uso degli arti offesi , se non bene del tutto , almeno da potersene servire pian piano ... e , col tempo , chi sa ! Certo è stato per lui un terribile avviso . Bisognerà cangiar vita e tenersi a un regime scrupolosissimo per allontanare quanto più sarà possibile un nuovo assalto del male . La sorella abbassò le palpebre per chiudere e nascondere negli occhi le lagrime . Non fidandosi però dell ' assicurazione del medico , appena questi andò via , concertò col figliuolo e con la serva il modo di portar via , dal cassetto del comodino la rivoltella : lei e la serva si sarebbero accostate alla sponda del letto con la scusa di rialzare un tantino le materasse , e nel frattempo - ma , attento per carità ! - il ragazzo avrebbe aperto il cassetto senza far rumore e ... - attento ! - via , l ' arma . Così fecero . E di questa sua precauzione la sorella si lodò molto , non parendole naturale , di lì a poco , la facilità con cui il fratello accolse la spiegazione del male , suggerita dal medico : disturbo digestivo . - Ja ... ja ... es ist doch ... Da quattro giorni se lo sentiva ingombro lo stomaco . - Unver ... Unverdaulichkeit ... ja ... ja ... Ma possibile , - pensava la sorella , - ch ' egli non avverta la paralisi di mezzo lato del corpo ? possibile c ' egli , già prevenuto dal caso recente del Lenzi , creda che una semplice indigestione possa aver fatto un tale effetto ? Fin dalla prima veglia cominciò a suggerirgli amorosamente , come a un bambino , le parole della lingua dimenticata ; gli domandò perché non parlasse più italiano . Egli la guardò imbalordito . Non s ' era accorto peranche di parlare in tedesco : tutt ' a un tratto gli era venuto di parlar così , né credeva che potesse parlare altrimenti . Si provò tuttavia a ripetere le parole italiane , facendo eco alla sorella . Ma le pronunziava ora con voce cangiata e con accento straniero , proprio come un tedesco che si sforzasse di parlare italiano . Chiamava Giovannino , il nipote , Ciofaio . E il nipote - scimunito ! - ne rideva , come se lo zio lo chiamasse così per ischerzo . Tre giorni dopo , quando alla Fiaschetteria Toscana si seppe del malore improvviso del Golisch , gli amici accorsi a visitarlo poterono avere un saggio pietoso di quella sua nuova lingua . Ma egli non aveva punto coscienza della curiosissima impressione che faceva , parlando a quel modo . Pareva un naufrago che si arrabattasse disperatamente per tenersi a galla , dopo essere stato tuffato e sommerso per un attimo eterno nella vita oscura , a lui ignota , della sua gente . E da quel tutto , ecco , era balzato fuori un altro ; ridivenuto bambino , a quarant ' otto anni , e straniero . E contentissimo era . Sì , perché proprio in quel giorno aveva cominciato a poter muovere appena il braccio e la mano . La gamba no , ancora . Ma sentiva che forse il giorno dopo , con uno sforzo , sarebbe riuscito a muovere anche quella . Ci si provava anche adesso , ci si provava ... e , no eh ? non scorgevano alcun movimento gli amici ? - Tomai ... tomai ... - Ma sì , domani , sicuro ! A uno a uno gli amici , prima d ' andar via - quantunque lo spettacolo offerto dal Golisch non desse più luogo ad alcun timore - stimarono prudente raccomandare alla sorella la sorveglianza . - Da un momento all ' altro , non si sa mai ... Può darsi che la coscienza gli si ridesti , e ... Ciascuno pensava , ora , come già aveva pensato il Golisch , da sano : che l ' unica , cioè , era di finirsi con una pistolettata per non restar così malvivo e sotto la minaccia terribile , inovviabile , d ' un nuovo colpo da un momento all ' altro . Ma loro sì , adesso , lo pensavano : non più il Golisch però . L ' allegrezza del Golisch , invece , quando - una ventina di giorni dopo - sorretto dalla sorella e dal nipote , poté muovere i primi passi per la camera ! Gli occhi , è vero , no , senza uno specchio non se li poteva vedere : attoniti , smarriti , come quelli di Beniamino Lenzi ; ma della gamba sì , perbacco , avrebbe potuto accorgersi bene che la strascicava a stento ... Eppure , che allegrezza ! Si sentiva rinato . Aveva di nuovo tutte le meraviglie d ' un bambino , e anche le lagrime facili , come le hanno i bambini , per ogni nonnulla . Da tutti gli oggetti della camera sentiva venirsi un conforto dolcissimo , familiare , non mai provato prima ; e il pensiero ch ' egli ora poteva andare co ' suoi piedi fino a quegli oggetti , a carezzarli con le mani , lo inteneriva di gioja fino a piangerne . Guardava dall ' uscio gli oggetti delle altre stanze e si struggeva dal desiderio di recarsi a carezzare anche quelli . Sì , via ... pian piano , pian piano , sorretto di qua e di là ... Poi volle fare a meno del braccio del nipote , e girò appoggiato alla sorella soltanto e col bastone nell ' altra mano ; poi , non più sorretto da alcuno , col bastone soltanto ; e finalmente volle dare una gran prova di forza : - Oh ... oh ... guaddae , guaddae ... sea battoe ... - E davvero , tenendo il bastone levato , mosse due o tre passi . Ma dovettero accorrere con una seggiola per farlo subito sedere . Gli era quasi scolata addosso tutta la carne , e pareva l ' ombra di se stesso ; pur non di meno , neanche il minimo dubbio in lui che il suo non fosse stato un disturbo digestivo ; e , sedendo ora di nuovo a tavola con la sorella e il nipote , condannato a bere latte invece di vino , ripeteva per la millesima volta che s ' era preso una bella paura : - Una bea paua ... Se non che , la prima volta che poté uscir di casa , accompagnato dalla sorella , in gran segreto manifestò a questa il desiderio d ' esser condotto alla casa del medico che curava Beniamino Lenzi . Nel cortile di quella casa voleva esercitarsi il piede al tornio anche lui . La sorella lo guardò , sbigottita . Dunque egli sapeva ? - Di ' , vuoi andarci oggi stesso ? - Sì ... sì ... Nel cortile trovarono Beniamino Lenzi , già al tornio , puntuale . - Beiamìo ! - chiamò il Golisch . Beniamino Lenzi non mostrò affatto stupore nel riveder lì l ' amico , conciato come lui : spiccicò le labbra sotto i baffi , contraendo la guancia destra ; biascicò : - Tu pue ? E seguitò a spingere la leva . Due pertiche ora molleggiavano e brandivano , facendo girare i rocchetti con la corda . Il giorno dopo Cristoforo Golisch , non volendo esser da meno del Lenzi che si recava al tornio da solo , rifiutò recisamente la scorta della sorella . Questa , dapprima , ordinò al figliuolo di seguire lo zio a una certa distanza , senza farsi scorgere ; poi , rassicurata , lo lasciò davvero andar solo . E ogni giorno , adesso , alla stess ' ora , i due colpiti si ritrovano per via e proseguono insieme facendo le stesse tappe : al lampione , prima ; poi , più giù , alla vetrina del bazar , a contemplare la scimmietta di porcellana sospesa all ' altalena ; in fine , alla ringhiera del giardinetto . Oggi , intanto , a Cristoforo Golisch è saltata in mente un ' idea curiosa ; ed ecco , la confida al Lenzi . Tutti e due , appoggiati al fido lampione , si guardano negli occhi e si provano a sorridere , contraendo l ' uno la guancia destra , l ' altro la sinistra . Confabulano un pezzo , con quelle loro lingue torpide ; poi il Golisch fa segno col bastone a un vetturino d ' accostarsi . Ajutati da questo , prima l ' uno e poi l ' altro , montano in vettura , e via , alla casa di Nadina in Piazza di Spagna . Nel vedersi innanzi quei due fantasmi ansimanti , che non si reggono in piedi dopo l ' enorme sforzo della salita , la povera Nadina resta sgomenta , a bocca aperta . Non sa se debba piangere o ridere . S ' affretta a sostenerli , li trascina nel salotto , li pone a sedere accanto e si mette a sgridarli aspramente della pazzia commessa , come due ragazzini discoli , sfuggiti alla sorveglianza dell ' ajo . Beniamino Lenzi fa il greppo , e giù a piangere . Il Golisch , invece , con molta serietà , accigliato , le vuole spiegare che si è inteso di farle una bella sorpresa . - Una bea soppea ... ( Bellino ! Come parla adesso , il tedescaccio ! ) - Ma sì , ma sì , grazie ... - dice subito Nadina . - Bravi ! Siete stati bravi davvero tutt ' e due ... e m ' avete fatto un gran piacere ... Io dicevo per voi ... venire fin qua , salire tutta questa scala ... Su , su Beniamino ! Non piangere , caro ... Che cos ' è ? Coraggio , coraggio ! E prende a carezzarlo su le guance , con le belle mani lattee e paffutelle , inanellate . - Che cos ' è : che cos ' è ? Guardami ! ... Tu non volevi venire , è vero ? Ti ha condotto lui , questo discolaccio ! Ma non farò nemmeno una carezza a lui ... Tu sei il mio buon Beniamino , il mio gran giovanottone sei ... Caro ! caro ! ... Suvvia , asciughiamo codeste lagrimucce ... Così ... così ... Guarda qua questa bella turchese : chi me l ' ha regalata ? chi l ' ha regalata a Nadina sua ? Ma questo mio bel vecchiaccio me l ' ha regalata ... Toh , caro ! E gli posa un bacio su la fronte . Poi si alza di scatto e rapidamente con le dita si porta via le lagrime dagli occhi . - Che posso offrirvi ? Cristoforo Golisch , rimasto mortificato e ingrugnato , non vuole accettar nulla ; Beniamino Lenzi accetta un biscottino e lo mangia accostando la bocca alla mano di Nadina che lo tiene tra le dita e finge di non volerglielo dare , scattando con brevi risatine : - No ... no ... no ... Bellini tutt ' e due , adesso , come ridono , come ridono a quello scherzo ... ACQUA AMARA Poca gente , quella mattina , nel parco attorno alle Terme . La stagione balneare era ormai per finire . In due sediletti vicini , in un crocicchio sotto gli alti platani , stavano un giovanotto pallido , anzi giallo , magro da far pietà dentro l ' abito nuovo , chiaro , le cui pieghe , per esser troppo ampio , ancora fresche della stiratura , cascavano tutte a zig - zag , e un omaccione su la cinquantina , con un abituccio di teletta tutto raggrinzito dove la pinguedine enorme non lo stirava fino a farlo scoppiare , e un vecchio panama sformato sul testone raso . Reggevano entrambi per il manico i bicchieri ancor pieni della tepida e greve acqua alcalina presa or ora alla fonte . L ' uomo grasso , quasi intronato ancora dagli strepitosi ronfi che aveva dovuto tirar col naso durante la notte , socchiudeva di tanto in tanto nel faccione da padre abate satollo e pago gli occhi imbambolati dal sonno . Il giovanotto magro , all ' aria frizzante della mattina , sentiva freddo e aveva perfino qualche brivido . Né l ' uno né l ' altro sapevano risolversi a bere e pareva che ciascuno aspettasse dall ' altro l ' esempio . Alla fine , dopo il primo sorso , si guardarono coi volti contratti dalla medesima espressione di nausea . - Il fegato , eh ? - domandò piano , a un tratto , l ' uomo grasso al giovinotto , riscotendosi . - Colichette epatiche , eh ? Lei ha moglie , mi figuro ... - No , perché ? - domandò a sua volta il giovinotto con un penoso raggrinzamento di tutta la faccia , che voleva esser sorriso . - Mi pareva , così all ' aria ... - sospirò l ' altro . - Ma se non ha moglie , stia pur tranquillo : lei guarirà ! Il giovinotto tornò a sorridere come prima . - Lei soffre forse di fegato ? - domandò poi , argutamente . - No , no , niente più moglie , io ! - s ' affrettò a rispondere con serietà l ' uomo grasso . - Soffrivo di fegato ; ma grazie a Dio , mi sono liberato della moglie ; son guarito . Vengo qua , da tredici anni ormai , per atto di gratitudine . Scusi , quand ' è arrivato lei ? - Ieri sera , alle sei , - disse il giovinotto . - Ah , per questo ! - esclamò l ' altro , socchiudendo gli occhi e tentennando il testone . - Se fosse arrivato di mattina , già mi conoscerebbe . - Io ... la conoscerei ? - Ma sì , come mi conoscono tutti , qua . Sono famoso ! Guardi , alla Piazza dell ' Arena , in tutti gli Alberghi , in tutte le Pensioni , al Circolo , al Caffè da Pedoca , in farmacia , da tredici anni a questa parte , stagione per stagione , non si parla che di me . Io lo so e ne godo e ci vengo apposta . Dov ' è sceso lei ? Da Rori ? Bravo . Stia pur sicuro che oggi , a tavola da Rori , le narreranno la mia storia . Ci prendo avanti , se permette , e gliela narro io , filo filo . Così dicendo , si tirò su faticosamente dal suo sedile e andò a quello del giovinotto , che gli fece posto , con la faccetta gialla tutta strizzata per la contentezza . - Prima di tutto , per intenderci , qua mi chiamano Il marito della dottoressa . Cambiè mi chiamo . Di nome , Bernardo . Bernardone , perché sono grosso . Beva . Bevo anch ' io . Bevvero . Fecero una nuova smorfia di disgusto , che vollero cangiar subito in un sorriso , guardandosi teneramente . E Cambiè riprese : - Lei è giovanissimo e patituccio sul serio . Queste confidenze sviscerate che le farò , le potranno servire più di quest ' acquaccia qua , che è amara , ma , in compenso , non giova a nulla , creda pure . Ce la danno a bere , in tutti i sensi , e noi la beviamo perché è cattiva . Se fosse buona ... Ma no , basta : perché lei fa la cura e le conviene aver fiducia . Deve sapere che sentivo dire matrimonio e , con rispetto parlando , mi si rompeva lo stomaco , proprio mi ... mi veniva di ... sissignore . Vedevo un corteo nuziale ? sapevo che un amico andava a nozze ? Lo stesso effetto . Ma che vuole da noi , sciagurati mortali ? Spunta una macchiolina nel sole ? un subisso di cataclismi . Un re si alza con la lingua sporca ? guerre e sterminii senza fine . Un vulcano ci ha il singhiozzo ? terremoti , catastrofi , un ' ecatombe ... A Napoli , al tempo mio , ci scoppiò il colera : quel gran colera di circa vent ' anni fa , di cui lei , se non si ricorda , avrà certo sentito parlare . Mio padre , povero impiegato , con la bella fortuna che lo perseguitava , naturalmente si trovò a Napoli , l ' anno del colera . Io , che avevo già trent ' anni e vi avevo trovato un buon collocamento , avevo preso a pigione un quartierino da scapolo , non molto lontano da casa mia . Stavo in famiglia , e lì tenevo una ragazza che m ' era piovuta come dal cielo . Carlotta . Si chiamava così . Ed era figlia d ' un ... non c ' è niente di male , sa ! professioni , - figlia d ' uno strozzino . Prete spogliato . Era scappata di casa per certi litigi con la madraccia e un fratellino farabutto , che non starò a raccontarle . Pareva bonina , lei ; ed era forse , allora ; ma capirà : amante , poco ci sofisticavo . Scusi , è religioso lei ? Così così . Forse più non che sì . Come me . Mia madre , invece , caro signore , religiosissima . Povera donna , soffriva molto di quella mia relazione per lei peccaminosa . Sapeva che quella ragazza , prima che mia , non era stata d ' altri . Scoppiato il colera , atterrita dalla grande moria e convinta fermamente che dovessimo tutti morire , io sopra tutti , ch ' ero , secondo lei , in peccato mortale , per placare l ' ira divina , pretese da me il sacrifizio che sposassi , almeno in chiesa solamente , quella ragazza . Creda pure che non l ' avrei mai fatto , se Carlotta non fosse stata colpita dal male . Dovevo salvarle l ' anima , almeno : l ' avevo promesso a mia madre . Corsi a chiamare un prete e la sposai . Ma che fu ? mano santa ? miracolo ? Pareva morta , guarì ! Mia madre , per spirito di carità , anzi di sacrifizio , non ostante la tremarella , aveva voluto assistere alla cerimonia , e poi rimanere lì presso al letto della colpita . Sembrava che il colera fosse venuto a Napoli per me , per castigar me dal peccato mortale , e che dovesse passare con la guarigione di Carlotta , tanto impegno , tanto zelo mise mia madre a curarla . Appena l ' ebbe salvata , vedendo che lì , in quel quartierino , mancavano per la convalescente tutti i comodi , volle anche portarsela a casa , non ostante la mia opposizione . Capirà bene che , entrata , Carlotta non ne uscì se non mia sposa legittima di lì a poco , appena cessata la moria . E ribeviamo , caro signore ! Per fortuna , a Carlotta durante l ' epidemia erano morti padre , madre e fratelli . Fortuna e disgrazia , perché , unica superstite della famiglia , ereditò trentotto o quarantamila lire , frutto della nobile professione paterna . Moglie e con la dote , che vide , signor mio ? cambiò da un giorno all ' altro , da così a così . Ora senta . Sarà che io mi trovo in corpo un certo spiritaccio ... come dire ? fi ... filosofesco , che magari a lei potrà sembrare strambo ; ma mi lasci dire . Crede lei che ci siano due soli generi , il maschile e il femminile ? Nossignore . La moglie è un genere a parte ; come il marito , un genere a parte . E , quanto ai generi , la donna , col matrimonio , ci guadagna sempre . Avanza ! Entra cioè a partecipar di tanto del genere mascolino , di quanto l ' uomo , necessariamente , ne scapita molto , creda a me . Se mi venisse la malinconia di comporre una grammatichetta ragionata come dico io , vorrei mettere per regola che si debba dire : il moglie ; e , per conseguenza , la marito . Lei ride ? Ma per la moglie , caro signore , il marito non è più un uomo . Tanto vero , che non si cura più di piacergli . « Con te non c ' è più sugo » , pensa la moglie . « Tu già mi conosci . » Ma pure , se il marito è così dabbenaccio da rinzelarsi , vedendola per esempio a letto come una diavola , coi capelli incartocciati , col viso impiastricciato , e via dicendo : - Ma io lo faccio per te ! - è capace di rispondergli lei . - Per me ? - Sicuro . Per non farti sfigurare . Ti piacerebbe che la gente , vedendoci per via , dicesse : « Oh guarda un po ' che moglie è andata a scegliersi quel pover uomo » ? E il marito , che - gliel ' assicuro - non è più uomo , si sta zitto ; quand ' invece dovrebbe gridare : « Ma me lo dico io da me , cara , che moglie sono andato a scegliermi , nel vederti così , adesso , accanto a me ! Ah , tu mi ti mostri brutta per casa e a letto , perché gli altri poi , per via , possano esclamare : « Oh guarda che bella moglie ha quel pover uomo » ? E mi debbono invidiare per giunta ? Ma grazie , grazie cara , di quest ' invidia per me , che si traduce , naturalmente , in un desiderio di te . Tu vuoi esser desiderata perché io sia invidiato ? Quanto sei buona ! Ma più buono sono io che t ' ho sposata » . E il dialogo potrebbe seguitare . Perché c ' è il caso , sa ? che la moglie abbia anche l ' impudenza incosciente di domandare al marito se , acconciata adesso e parata per uscire a passeggio , gli pare che stia bene . Il marito dovrebbe risponderle : « Ma sai , cara ? i gusti son tanti . A me , come a me , già te l ' ho detto , codesti capelli pettinati così non mi garbano . A chi vuoi piacere ? Bisognerebbe che tu me lo dicessi , per saperti rispondere . A nessuno ? proprio a nessuno ? Ma allora , benedetta te , nessuno per nessuno , cerca di piacere a tuo marito , che almeno è uno ! » Caro signore , a una tale risposta la moglie guarderebbe il marito quasi per compassione , poi farebbe una spallucciata , come a dire : « Ma tu che c ' entri ? » . E avrebbe ragione . Le donne non possono farne a meno : per istinto , vogliono piacere . Han bisogno d ' esser desiderate , le donne . Ora , capirà , un marito non può più desiderar la moglie che ha giorno e notte con sé . Non può desiderarla , intendo com ' ella vorrebbe essere desiderata . Già , come la moglie nel marito non vede più l ' uomo , così l ' uomo nella moglie , a lungo andare , non vede più la donna . L ' uomo , più filosofo per natura , ci passa sopra ; la donna , invece , se ne offende ; e perciò il marito le diventa presto increscioso e spesso insopportabile . Essa deve fare il comodo suo , il marito no . Ma qualunque cosa egli facesse , creda pure , non andrebbe mai bene per lei , perché l ' amore , quel tale amore di cui ella ha bisogno , il marito , solamente perché marito , non può più darglielo . Più che amore è una cert ' aura di ammirazione di cui ella vuol sentirsi avviluppata . Ora vada lei ad ammirarla per la casa coi diavoletti in capo , senza busto , in ciabatte , e oggi , poniamo , col mal di pancia e domani col mal di denti . Quella cert ' aura può spirar fuori , dagli occhi degli uomini che non sanno , e dei quali essa , senza parere , con arte sopraffina , ha voluto e saputo attirare e fermare gli sguardi per inebriarsene deliziosamente . Se è una moglie onesta , questo le basta . Le parlo adesso delle mogli oneste , io , intendiamoci , anzi delle intemerate addirittura . Delle altre non c ' è più sugo a parlarne . Mi consenta un ' altra piccola riflessione . Noi uomini abbiamo preso il vezzo di dire che la donna è un essere incomprensibile . Signor mio , la donna , invece , è tal quale come noi , ma non può né mostrarlo , né dirlo , perché sa , prima di tutto , che la società non glielo consente , recando a colpa a lei quel che invece reputa naturale per l ' uomo ; e poi perché sa che non farebbe piacere agli uomini , se lo mostrasse e lo dicesse . Ecco spiegato l ' enigma . Chi ha avuto come me la disgrazia d ' intoppare in una moglie senza peli sulla lingua , lo sa bene . E diamo ancora una bevutina . Coraggio ! Non era così dapprima Carlotta . Diventò così subito dopo il matrimonio , appena cioè si sentì a posto e s ' accorse ch ' io cominciai naturalmente a vedere in lei non soltanto il piacere , ma anche quella bruttissima cosa che è il dovere . Io dovevo rispettarla , adesso , no ? Era mia moglie ! Ebbene , forse lei non voleva essere rispettata . Chi sa perché , il vedermi diventare di punto in bianco un marito esemplare , le diede terribilmente ai nervi . Cominciò per noi una vita d ' inferno . Lei , sempre ingrugnata , spinosa , irrequieta ; io , paziente , un po ' per paura , un po ' per la coscienza d ' aver commesso la più grossa delle bestialità e di doverne piangere le conseguenze . Le andavo appresso come un cagnolino . E facevo peggio ! Per quanto mi ci scapassi , non riuscivo però a indovinare , che diamine volesse mia moglie . Ma avrei sfidato chiunque a indovinarlo ! Sa che voleva ? Voleva esser nata uomo , mia moglie . E se la pigliava con me perché era nata femmina . - Uomo , - diceva , - e magari cieco d ' un occhio ! Un giorno le domandai : - Ma sentiamo un po ' , che avresti fatto , se fossi nata uomo ? Mi rispose , sbarrando tanto d ' occhi : - Il mascalzone ! - Brava ! - E moglie , niente , sai ! Non l ' avrei presa . - Grazie , cara . - Oh , puoi esserne più che sicuro ! - E ti saresti spassato ? Dunque tu credi che con le donne ci si possa spassare ? Mia moglie mi guardò nel fondo degli occhi . - Lo domandi a me ? - mi disse . - Tu forse non lo sai ? Io non avrei preso moglie anche per non far prigioniera una povera donna . - Ah , - esclamai . - Prigioniera ti senti ? E lei : - Mi sento ? E che sono ? che sono stata sempre , da che vivo ? Io non conosco che te . Quando mai ho goduto io ? - Avresti voluto conoscer altri ? - Ma certo ! ma precisamente come te , che ne hai conosciute tante prima e chi sa quante dopo ! Dunque , signor mio , tenga bene a mente questo : che una donna desidera proprio tal quale come noi . Lei , per modo d ' esempio , vede una bella donna , la segue con gli occhi , se la immagina tutta , e col pensiero la abbraccia , senza dirne nulla , naturalmente , a sua moglie che le cammina accanto ? Nel frattempo , sua moglie vede un bell ' uomo , lo segue con gli occhi , se lo immagina tutto , e col pensiero lo abbraccia , senza dirne nulla a lei , naturalmente . Niente di straordinario in questo ; ma creda pure che non fa punto piacere il supporre questa cosa ovvia e comunissima nella propria moglie , prigioniera col corpo , non con l ' anima . E il corpo stesso ! Dica un po ' : non abbiamo noi uomini la coscienza che , avendo un ' opportunità , non sapremmo affatto resistere ? Ebbene , s ' immagini che è proprio lo stesso per la donna . Cascano , cascano che è un piacere , con la stessa facilità , se loro vien fatto , se trovano cioè un uomo risoluto , di cui si possan fidare . Me l ' ha lasciato intender bene mia moglie , parlando - s ' intende - delle altre . E vengo al caso mio . Naturalmente , dopo un anno di matrimonio , m ' ammalai di fegato . Per sei anni di fila , cure inutili , che fecero strazio del mio povero corpo , ridotto in uno stato da far pietà finanche agli altri ammalati del mio stesso male . Il rimedio dovevo trovarlo qua . Ci venni con mia moglie e , nei primi giorni , alloggiai da Rori , dove ora è lei . Ordinai , appena arrivato , che mi si chiamasse un medico per farmi visitare e prescrivere quanti bicchieri al giorno avrei dovuto bere , o se mi sarebbero convenute più le docce o i bagni d ' acqua sulfurea . Mi si presentò un bel giovane , bruno , alto , aitante della persona , dall ' aria marziale , tutto vestito di nero . Seppi poco dopo che era stato , difatti , nell ' esercito , medico militare , tenente medico ; che a Rovigo aveva contratto una relazione con la figlia d ' un tipografo ; che ne aveva avuto una bambina , e che , costretto a sposare , s ' era dimesso ed era venuto qua in condotta . Otto mesi dopo questo suo grande sacrifizio , gli erano morte quasi contemporaneamente moglie e figliuola . Erano già passati circa tre anni dalla doppia sciagura , ed egli vestiva ancora di nero , come un bellissimo corvo . Faceva furore , capirà , con quel sacrifizio delle dimissioni per amore , così mal ricompensato dalla sorte ; con quelle due disgrazie che gli si leggevano ancora scolpite in tutta la persona , impostata che neanche Carlomagno . Tutte le donne , a lasciarle fare avrebbero voluto consolarlo . Egli lo sapeva e si mostrava sdegnoso . Dunque venne da me ; mi visitò ben bene , palpandomi tutto ; mi ripeté press ' a poco quel che già tant ' altri medici mi avevano detto , e infine mi prescrisse la cura : tre mezzi bicchieri , di questi mezzani , pei primi giorni , poi tre interi , e un giorno bagno , un giorno doccia . Stava per andarsene , quando finse d ' accorgersi della presenza di mia moglie . - Anche la signora ? - domandò , guardandola freddamente . - No , no , - negò subito mia moglie con viso lungo lungo e le sopracciglia sbalzate fino all ' attaccatura dei capelli . - Eppure , permette ? - fece lui . Le si accostò , le sollevò con delicatezza il mento con una mano , e con l ' indice dell ' altra le rovesciò appena una palpebra . - Un po ' anemica , - disse . Mia moglie mi guardò , pallidissima , cose se quella diagnosi a bruciapelo la avesse lì per lì anemizzata . E con un risolino nervoso su le labbra , alzò le spalle , disse : - Ma io non mi sento nulla ... Il medico s ' inchinò , serio : - Meglio così . E andò via con molta dignità . Fosse l ' acqua o il bagno o la doccia , o piuttosto , com ' io credo , la bella aria che si gode qua e la dolcezza della campagna toscana , il fatto è che mi sentii subito meglio ; tanto che decisi di fermarmi per un mese o due ; e , per stare con maggior libertà , presi a pigione un appartamentino presso la Pensione , un po ' più giù , da Coli , che ha un bel poggiolo donde si scopre tutta la vallata coi due laghetti di Chiusi e di Montepulciano . Ma - non so se lei lo ha già supposto - cominciò a sentirsi male mia moglie . Non diceva anemia , perché lo aveva detto il medico ; diceva che si sentiva una certa stanchezza al cuore e come un peso sul petto che le tratteneva io respiro . E allora io , con l ' aria più ingenua che potei : - Vuoi farti visitare anche tu , cara ? Si stizzì fieramente , com ' io prevedevo , e rifiutò . Il male , si capisce , crebbe di giorno in giorno , crebbe quanto più lei s ' ostinò nel rifiuto . Io , duro , non le dissi più nulla . Finché lei stessa , un giorno , non potendone più , mi disse che voleva la visita , ma non di quel medico , no , recisamente no ; dell ' altro medico condotto ( ce n ' erano due , allora ) : dal dr . Berri voleva farsi visitare , ch ' era un vecchiotto ispido , asmatico , quasi cieco , già mezzo giubilato , ora giubilato del tutto , all ' altro mondo . - Ma via ! - esclamai . - Chi chiama più il dottor Berri ? E sarebbe poi uno sgarbo immeritato al dottor Loero , che s ' è dimostrato sempre così premuroso e cortese con noi . Di fatti , ogni giorno , qua alle Terme , vedendomi scendere dalla vettura con mia moglie , il dottor Loero ci si faceva innanzi con quella impostatura altera e compunta ; si congratulava con me della rapida miglioria ; m ' accompagnava alla fonte e poi su e giù per i vialetti del parco , non mancando ai debiti riguardi verso mia moglie , ma curandosi pochissimo , nei primi giorni , di lei , che ne gonfiava , s ' intende , in silenzio . Da una settimana , però , avevano preso a battagliar fra loro su l ' eterna questione degli uomini e delle donne , dell ' uomo che è prepotente , della donna che è vittima , della società che è ingiusta , ecc . ecc . Creda , signor mio , non posso più sentirne parlare , di queste baggianate . In sette anni di matrimonio , fra me e mia moglie non si parlò mai d ' altro . Le confesso tuttavia che in quella settimana gongolai nel sentir ripetere al dottor Loero con molta compostezza le mie stesse argomentazioni , e col pepe e col sale dell ' autorità scientifica . Mia moglie , a me , mi caricava d ' insulti ; col dottor Loero , invece , doveva rodere il freno della convenienza ; ma della bile che non poteva sputare , insaporava ben bene le parole . Speravo , con questo , che il mal di cuore le passasse . Ma che ! Come le ho detto , le crebbe di giorno in giorno . Segno , non le pare ? ch ' ella voleva convincere con altri argomenti l ' avversario . E guardi un po ' che razza di parte tocca talvolta di rappresentare a un povero marito ! Sapevo benissimo ch ' ella voleva esser visitata dal dottor Loero e ch ' era tutta una commedia l ' antipatia che questi le faceva , una commedia la pretesa d ' esser visitata invece da quel vecchio asmatico e rimbecillito , come una commedia era quel suo mal di cuore . Eppure dovetti fingere di credere sul serio a tutt ' e tre le cose e sudare una camicia per indurla a far quello che lei , in fondo , desiderava . Caro signore , quando mia moglie , senza busto - s ' intende - si stese sul letto e lui , il dottore , la guardò negli occhi nel chinarsi per posarle l ' occhio sulla mammella , io la vidi quasi mancare , quasi disfarsi ; le vidi negli occhi e nel volto quel tale turbamento ... quel tale tremore , che ... - lei m ' intende bene . La conoscevo e non potevo sbagliare . Poteva bastare , no ? Una moglie rimane onestissima , illibata , inammendabile , dopo una visita come quella ; visita medica , c ' è poco da dire , sotto gli occhi del marito . E va bene ! Che bisogno c ' era , domando io , di venirmi a cantar sul muso quel che già sapevo dentro di me e avevo visto con gli occhi miei e quasi toccato con mano ? Su , su . Coraggio . Ribeviamo . Ribeviamo . Me ne stavo una sera sul poggiolo a contemplare il magnifico spettacolo dell ' ampia vallata sotto la luna . Mia moglie s ' era già messa a letto . Lei mi vede così grasso e forse non mi suppone capace di commuovermi a uno spettacolo di natura . Ma creda che ho un ' anima piuttosto mingherlina . Un ' animuccia coi capelli biondi ho , e col visino dolce dolce , diafano e affilato e gli occhi color di cielo . Un ' animuccia insomma che pare un ' inglesina , quando , nel silenzio , nella solitudine , s ' affaccia alle finestre di questi miei occhiacci di bue , e s ' intenerisce alla vista della luna e allo scampanellio che fanno i grilli sparsi per la campagna . Gli uomini , di giorno , nelle città , e i grilli non si danno requie la notte nelle campagne . Bella professione , quella del grillo ! - Che fai ? - Canto . - E perché canti ? Non lo sa nemmeno lui . Canta . E tutte le stelle tremano nel cielo . Lei le guarda . Bella professione , anche quella delle stelle ! Che stanno a farci lassù ? Niente . Guardano anche loro nel vuoto e par che n ' abbiano un brivido continuo . E sapesse quanto mi piace il gufo che , in mezzo a tanta dolcezza , si mette a singhiozzare da lontano , angosciato . Ci piange lui , dalla dolcezza . Basta . Guardavo commosso , come le ho detto , quello spettacolo , ma già sentivo un po ' di fresco ( eran passate le undici ) e stavo per ritirarmi : quando udii picchiar forte e a lungo all ' uscio di strada . Chi poteva essere a quell ' ora ? Il dottor Loero . In uno stato , signor mio , da far compassione finanche alle pietre . Ubriaco fradicio . Erano venuti da Firenze , da Perugia e da Roma cinque o sei medici , per la cura dell ' acqua , ed egli , col farmacista , aveva pensato bene di dare una cena ai colleghi , nell ' Ospedaletto della Croce Verde , dietro la Collegiata , lì vicino a Rori . Allegra , come lei può immaginare , una cenetta all ' ospedale ! E altro che cura d ' acqua ! s ' erano ubriacati tutti come tanti ... non diciamo majali , perché i majali , poveracci , non hanno veramente quest ' abitudine . Che idea gli era balenata , nel vino , di venire a inquietar me , ch ' ero quella sera , come le ho detto , tutto chiaro di luna ? Barcollava , e dovetti sorreggerlo fino al poggiolo . Lì m ' abbracciò stretto stretto e mi disse che mi voleva bene , un bene da fratello , e che tutta la sera aveva parlato di me coi colleghi , del mio fegato e del mio stomaco rovinati , che gli stavano a cuore , tanto a cuore che , passando innanzi alla mia porta , non aveva voluto trascurare di farmi una visitina , temendo che il giorno appresso non sarebbe potuto andare alle Terme , perché - non si sarebbe detto , veh ! - ma aveva proprio bevuto un pochino . Io a ringraziarlo , si figuri , e a esortarlo ad andarsene a casa , ché era già tardi ... Niente ! Volle una seggiola per mettersi a sedere sul poggiolo , e cominciò a parlarmi di mia moglie , che gli piaceva tanto , e voleva che andassi a destarla , perché con lui ci stava , la signora Carlottina , oh se ci stava ! e come ! Bella puledra ombrosa , che sparava calci per amore , per farsi carezzare ... E via di questo passo , sghignazzando e tentando con gli occhi , che gli si chiudevano soli , certi furbeschi ammiccamenti . Mi dica lei che potevo fargli in quello stato . Schiaffeggiare un ubriaco che non si reggeva in piedi ? Mia moglie , che s ' era svegliata , me lo gridò rabbiosamente tre o quattro volte dal letto . Anche a me la volontà di schiaffeggiarlo era scesa alle mani : ma chi sa che impressione avrebbe fatto uno schiaffo a qual povero giovine che , nella beata incoscienza del vino , aveva perduto ogni nozione sociale civile e gridava in faccia la verità allegramente . Lo afferrai e lo tirai su dalla seggiola : una certa scrollatina non potei far a meno di dargliela , ma fu lì lì per cascare e dovetti aver cura del suo stato fino alla porta ; là ... sì , gli diedi un piccolo spintone e lo mandai a ruzzolare per la strada . Quando entrai in camera da letto , trovai mia moglie con un diavolo per capello : frenetica addirittura . S ' era levata da letto . Mi assaltò di ingiurie sanguinose ; mi disse che se fossi stato un altro uomo , avrei dovuto pestarmi sotto i piedi quel mascalzone e poi buttarlo dal poggiolo ; che ero un uomo di cartapesta , senza sangue nelle vene , senza rossore in faccia , incapace di difendere la rispettabilità della moglie , e capacissimo invece di far tanto di cappello al primo venuto che ... Non la lasciai finire ; levai una mano ; le gridai che badasse bene : lo schiaffo che avrei dovuto dare a colui , se non fosse stato ubriaco , l ' avrei appioppato a lei , se non taceva . Non tacque , si figuri ! Dal furore passò al dileggio . Ma sicuro che m ' era facilissimo fare il gradasso con lei , schiaffeggiare una donna , dopo aver accolto e accompagnato coi debiti riguardi fino ala porta uno che era venuto a insultarmi fino a casa . Ma perché , perché non ero andata a destarla subito ? Anzi perché non glielo avevo introdotto in camera e pregato di mettersi a letto con lei ? - Tu lo sfiderai ! - mi gridò in fine , fuori di sé . - Tu lo sfiderai domani , e guaj a te se non lo fai ! A sentirsi dire certe cose da una donna , qualunque uomo si ribella . M ' ero già spogliato e messo a letto . Le dissi che la smettesse una buona volta e mi lasciasse dormire in pace : non avrei sfidato nessuno , anche per non dare a lei questa soddisfazione . Ma durante la notte , tra me e me , ci pensai molto . Non sapevo e non so di cavalleria , se un gentiluomo debba raccoglier l ' insulto e la provocazione di un ubriaco che non sa quel che si dica . La mattina dopo , ero sul punto di recarmi a prender consiglio da un maggiore in ritiro che avevo conosciuto alle Terme , quando questo stesso maggiore , in compagnia di un altro signore del paese , venne a chiedermi lui soddisfazione a nome del dottor Loero . Già ! per il modo come lo avevo messo alla porta la sera precedente . Pare che , al mio spintone , cadendo , si fosse ferito al naso . - Ma se era ubriaco ! - gridai a quei signori . Tanto peggio per me . Dovevo usargli un certo riguardo . Io , capisce ? E per miracolo mia moglie non mi aveva mangiato , perché non lo avevo buttato giù dal poggiolo ! Basta . Voglio andar per le leste . Accettai la sfida ; ma mia moglie mi sghignò sul muso e , senza por tempo di mezzo , cominciò a preparar le sue robe . Voleva partir subito ; andarsene , senza aspettar l ' esito del duello , che pure sapeva a condizioni gravissime . Da che ero in ballo , volevo ballare . Le impose lui , le condizioni : alla pistola . Benissimo ! Ma io pretesi allora , che si facesse a quindici passi . E scrissi una lettera , alla vigilia , che mi fa crepar dalle risa ogni qual volta la rileggo . Lei non può figurarsi che sorta di scempiaggini vengano in mente a un pover uomo in siffatti frangenti . Non avevo mai maneggiato armi . Le giuro che , istintivamente , chiudevo gli occhi , sparando . Il duello si fece su alla Faggeta . I due primi colpi andarono a vuoto ; al terzo ... no , il terzo andò pure a vuoto ; fu il quarto ; al quarto colpo - veda un po ' che testa dura , quella del dottore ! - la palla ci vide per me e andò a bollarlo in fronte , ma non gl ' intaccò l ' osso , gli strisciò sotto la cute capelluta e gli riuscì di dietro , dalla nuca . Lì per lì parve morto . Accorremmo tutti ; anch ' io ; ma uno dei miei padrini mi consigliò d ' allontanarmi , di salire in vettura e scappare per la via di Chiusi . Scappai . Il giorno dopo venni a sapere di che si trattava ; e un ' altra cosa venni a sapere , che mi riempì di gioja e di rammarico a un tempo : di gioja per me , di rammarico per il mio avversario , il quale , dopo una palla in fronte , pover uomo , non se la meritava davvero . Riaprendo gli occhi , nell ' Ospedaletto della Croce Verde , il dottor Loero si vide innanzi un bellissimo spettacolo : mia moglie , accorsa al suo capezzale per assisterlo ! Della ferita guarì in una quindicina di giorni : di mia moglie , caro signore , non è più guarito . Vogliamo andare per il secondo bicchiere ? PALLINO E MIMÌ Si chiamò prima Pallino perché , quando nacque , pareva una palla . Di tutta la figliata , che fu di sei , si salvò lui solo , grazie alle preghiere insistenti e alla tenera protezione dei ragazzi . Babbo Colombo , come non poteva andare a caccia , ch ' era stata la sua passione , non voleva più neanche cani per casa , e tutti , tutti morti li voleva quei cuccioli là . Così pure fosse morta la Vespina loro madre , che gli ricordava le belle cacciate degli altri anni , quand ' egli non soffriva ancora dei maledetti reumi , dell ' artride , che - eccolo là - lo avevano torto come un uncino ! A Chianciano , già il vento ci dava anche nei mesi caldi : certe libecciate che investivano e scotevan le case da schiantarle e portarsele via . Figurarsi d ' inverno ! E dunque tutti in cucina , stretti accovacciati da mane a sera nel canto del foco , sotto la cappa , senza cacciar fuori la punta del naso , neanche per andare a messa la domenica . Giusto , la Collegiata era lì dirimpetto a due passi . Quasi quasi la messa si poteva vederla dai vetri della finestra di cucina . Nelle altre camere della casa non ci s ' andava se non per ficcarsi a letto , la sera di buon ' ora . Ma babbo Colombo ci faceva anche di giorno una capatina di tanto in tanto , curvo , con le gambe fasciate , spasimando a ogni passo , per andar a vedere dal balcone della sala da pranzo tutta la Val di Chiana che si scopriva di là e il suo bel podere di Caggiolo . E Vespina , a farglielo apposta , gravida , così che poteva appena spiccicar le piote da terra , lo seguiva lemme lemme , per accrescergli il rimpianto della campagna lontana , il dispetto di vedersi ridotto in quello stato . Maledetta ! E ora gli faceva i figliuoli , per giunta . Ma glielo avrebbe accomodati lui ! Oh , senza farli penare , beninteso . Li avrebbe presi per la coda e là , avrebbe loro sbatacchiata la testa in una pietra . I ragazzi , la Delmina , Ezio , Igino , la Norina , nel vedergli far l ' atto , gridavano : - No , babbo ! piccinini ! Sicché , quando i cuccioli vennero alla luce , ne vollero salvare almeno uno , quello che sembrò loro il più carino , sottraendolo e nascondendolo . Ottenuta la grazia , andarono per veder Pallino , e sissignori , gli mancava la coda ! Parve loro un tradimento , e si guardarono tutt ' e quattro negli occhi : - Madonna ! Senza coda ! E come si fa ? Appiccicargliene una finta non si poteva , né fare che il babbo non se n ' accorgesse . Ma ormai la grazia era concessa , e Pallino fu tenuto in casa , per quanto già la tenerezza dei padroncini , a causa di quel ridicolo difetto , fosse venuta a mancare . Per giunta anche si fece di giorno in giorno più brutto . Ma non ne sapeva nulla lui , bestiolino ! Senza coda era nato , e pareva ne facesse a meno volentieri ; pareva anzi non sospettasse minimamente che gli mancava qualche cosa . E voleva ruzzare . Ora , farà pena un bimbo nato male , zoppetto o gobbino , a vederlo ridere e scherzare , ignaro della sua disgrazia ; ma una brutta bestiola non ne fa , e se ruzza e disturba , non si ha sofferenza per lei ; le si dà un calcio , là e addio . Pallino , distratto dai suoi giuochi furibondi con un gomitolo o con qualche pantofola da una pedata che lo mandava a ruzzolare da un capo all ' altro della cucina , si levava lesto lesto su le due zampette davanti , le orecchie dritte , la testa da un lato , e stava un pezzo a guardare . Non guaiva né protestava . Pareva che a poco a poco si capacitasse che i cani debbano esser trattati così , che questa fosse una condizione inerente alla sua esistenza canina e che non ci fosse perciò da aversene a male . Gli ci vollero però circa tre mesi per capire ben bene che al padrone non piaceva che le pantofole gli fossero rosicchiate . Allora imparò anche a cansar le pedate : appena babbo Colombo alzava il piede , lasciava la preda e andava a cacciarsi sotto il letto . Lì riparato , imparò un ' altra cosa : quanto , cioè , gli uomini siano cattivi . Si sentì chiamare amorevolmente , invitare a venir fuori col frullo delle dita : - Qua , Pallino ! Caro ! caro ! qua , piccinino ! S ' aspettava carezze , s ' aspettava il perdono , ma , appena ghermito per la cuticagna , botte da levare il pelo . Ah sì ? E allora , anche lui si buttò alle cattive : rubò , stracciò , insudiciò , arrivò finanche a morsicare . Ma ci guadagnò questo , che fu messo alla porta ; e , siccome nessuno intercedette per lui , andò randagio e mendico per il paese . Finché non se lo tolse in bottega Fanfulla Mochi , macellajo , a cui era morto in quei giorni il cagnolino . Fanfulla Mochi era un bel tipo . Amava le bestie , e gli toccava ammazzarle ; non poteva soffrire gli uomini e gli toccava servirli e rispettarli . Avrebbe tenuto in cuor suo dalla parte dei poveri ; ma , da macellajo , non poteva , perché la carne ai poveri , si sa , riesce indigesta . Doveva servire i signori che non avevano voluto averlo dalla loro . Sicuro ! Perché era nato signore , lui , almeno per metà ! Lo desumeva dal fatto che , uscito a sedici anni da un nobile ospizio in cui era stato accolto fin dalla nascita , gli eran venuti , non sapeva né donde , né come , né perché , sei mila lire , residuo d ' un rimborso liquidato in contanti . Lo avevan messo garzone in una macelleria ; e da che c ' era , con quella sommetta , aveva seguitato a fare il macellajo per conto suo . Ma il sanguaccio del gran signore se lo sentiva nelle vene torpide , nelle piote gottose , e un cotal fluido pazzesco gli circolava per il corpo , che ora gli dava una noja cupa e amara , ora lo spingeva a certi atti ... Per esempio : tre anni fa , radendosi la barba e vedendosi allo specchio più brutto del solito , già invecchiato , infermiccio , s ' era lasciata andare una bella rasojata alla gola , tirata coscienziosamente a regola d ' arte . Condotto mezzo morto all ' ospedaletto , aveva rassicurato la gente che gli correva dietro spaventata : - Non è niente , non è niente : un ' incicciatina ! Per prima cosa , Fanfulla Mochi ribattezzò Pallino : gli impose il nome di Bistecchino ; poi lo portò alla finestra e gli disse : - Vedi là , Bistecchino , il mio bel Monte Amiata ! Grosse le scarpe , ma tu sapessi che cervelli fini ci si fa ! Bastardi , ma fini . Se tu vuoi stare con me , dev ' essere un patto che tu diventi un canino saggio e per bene . T ' adotterò io , non temere : acculati qua ! Se fossi porco , Bistecchino , mangeresti tu ? Io no . Il porco crede di mangiare per sé e ingrassa per gli altri . Non è punto bella la sorte del porco . Ah - io direi - m ' allevate per questo ? Ringrazio , signori . Mangiatemi magro . Pallino a questo punto sternutì due o tre volte , come in segno d ' approvazione . Fanfulla ne fu molto contento , e seguitò a conversare a lungo con lui , ogni giorno ; e quello ad ascoltare serio serio , finché , prima una zampa ad annaspare , poi levava la testa e spalancava la bocca a uno sbadiglio seguito da un variato mugolio , per far intendere al padrone che bastava . Fosse per la triste esperienza fatta in casa di babbo Colombo , per via della coda che gli mancava , fosse per gli ammaestramenti di Fanfulla , fatto sta ed è che Pallino divenne un cane di carattere , un cane che si faceva notare , non solamente perché scodato , ma anche per il suo particolar modo di condursi tra le bestie sue pari e le superiori . Era un cane serio , che non dava confidenza a nessuno . Se qualche suo simile gli veniva dietro o incontro , esso lo puntava raccolto in sé , fermo su le quattro zampe , come per dirgli : - « Chi ti cerca ? Lasciami andare ! » E questo faceva , non certo per paura , sì per profondo disprezzo di cani del suo paese , tanto maschi che femmine . Pareva almeno così , perché d ' estate quando a Chianciano venivano per la cura dell ' acqua i villeggianti in gran numero coi loro cagnolini , e le loro cagnoline , Pallino cangiava di punto in bianco , diventava socievole , chiassone , proprio un altro ; tutto il giorno in giro da questa a quella Pensione , a lasciare a suo modo , alzando un ' anca , biglietti da visita , il benvenuto ai cani forestieri , agli ospiti , che poi accompagnava da per tutto e , al bisogno , difendeva con feroce zelo dalle aggressioni dei paesani . Scodinzolare non poteva per salutarli , e si dimenava tutto , si storcignava , si buttava finanche a terra per invitarli a ruzzare . E i cagnolini forestieri gliene sapevano grado . In città , uscivano incatenati e con la museruola ; qua invece , liberi e sciolti , perché i padroni eran sicuri di non perderli e di non incorrere in multe . Quei cagnolini , insomma , facevano la villeggiatura anche loro e Pallino era il loro spasso . Se qualche giorno tardava , essi , in tre , in quattro , si presentavano innanzi alla bottega di Fanfulla per reclamarlo . - Bistechino , abbi senno ! - gli diceva Fanfulla , minacciandolo col dito . - Codesti cani signorini non sono per te . Tu cane di strada sei , proletario rinnegato ! Non mi piace che tu faccia così da buffone ai cani de ' signori . Ma Pallino non gli dava retta , non gli dava retta , non gliene poteva dare , segnatamente quell ' anno , perché tra quei cani signorini che venivano a stuzzicarlo in bottega , c ' era un amor di canina , piccola quanto un pugno , un batuffoletto bianco arruffato , che non si sapeva dove avesse le zampe , dove le orecchie ; letichina di prima forza , che mordeva però per davvero qualche volta . Certi morsichetti , che ardevano e lasciavano il segno per più d ' un giorno ! Ma Pallino se li pigliava tanto volentieri . Quella cosina bianca gli guizzava , abbajando , di tra i piedi , per assaltarlo di qua e di là . Fermo per farle piacere , esso la seguiva con gli occhi in quelle mossette aggraziate ; poi , quasi temendo che si straccasse e affiochisse dal troppo abbajare ( donde la cavava quella voce più grossa di lei ? ) si sdrajava a terra , a pancia all ' aria , e aspettava che essa , dopo essersi fogata per finta , tornasse indietro con la stessa furia e gli saltasse addosso ; la abbracciava e si lasciava mordere beatamente il muso e le orecchie . Se n ' era proprio innamorato insomma ; e , così rozzo e senza coda , povero Pallino , ne ' suoi vezzi smorfiosi a qual niente fatto di peli , era d ' una ridicolaggine compassionevole . La canina si chiamava Mimì e alloggiava con la padrona alla Pensione Ronchi . La padrona era una signorina americana , ormai un po ' attempatella , da parecchi anni dimorante in Italia - in cerca d ' un marito , dicevano le male lingue . Perché non lo trovava ? Brutta non era : alta di statura , svelta e anche formosa ; begli occhi , bei capelli , labbra un po ' tumide , accese , e in tutto il corpo e nel volto un ' aria di nobiltà e una certa grazia malinconica . E poi miss Galley vestiva con ricca e linda semplicità e portava enormi cappelli ondeggianti di lunghi e tenui veli , che le stavano a meraviglia . Corteggiatori , non gliene mancavano : ne aveva anzi sempre attorno due o tre alla volta , e tutti dapprima , sapendola americana , animati dai più serii propositi ; ma poi ... eh poi , discorrendo , tastando il terreno ... Ecco : povera no , e si vedeva dal modo come viveva ; ma ricca miss Galley non era neppure . E allora ... allora perché era americana ? Senza una buona dote , tanto valeva sposare una signorina paesana . E tutti i corteggiatori si ritiravano pulitamente in buon ordine . Miss Galley se ne rodeva e sfogava il rodio segreto in furiose carezza alla sua piccola , cara , fedele Mimì . Ma fossero state carezze soltanto ! La voleva zitella miss Galley , sempre zitella , zitella come lei la sua piccola , cara , fedele Mimì . Oh avrebbe saputo guadarla lei dalle insidie dei maschiacci ! Guaj , guaj se un canino le si accostava . Subito miss Galley se la toglieva in braccio ; ed eran busse , se Mimì , che aveva già cinque anni e non sapeva capacitarsi per qual ragione , rimanendo zitella la padrona , dovesse rimaner zitella anche lei , si ribellava ; busse se agitava le zampette per springare a terra , busse se allungava il collo o cacciava il musetto sotto il braccio della sua tiranna per vedere se il canino innamorato la seguisse tuttavia . Per fortuna , questa crudele sorveglianza si faceva men rigorosa ogni qual volta un nuovo corteggiatore veniva a rinvedir le speranze di miss Galley . Se Mimì avesse potuto ragionare e riflettere , dalla maggiore o minore libertà di cui godeva , avrebbe potuto argomentare di quanta speranza la nuova avventura desse alimento al cuore inesausto della sua padrona , uccellino dal becco sempre aperto . Ora , quell ' estate , a Chianciano , Mimì era bellissima . C ' era , difatti , alla Pensione Ronchi , un signore , un bell ' uomo d ' oltre quarant ' anni , molto bruno , precocemente canuto , ma coi baffi ancor neri ( forse un po ' troppo ) , elegantissimo , il quale , venuto a Chianciano pei quindici giorni della cura , vi si tratteneva da oltre un mese e non accennava ancora d ' andarsene , per quanto all ' arrivo , avesse dichiarato d ' avere a Roma urgentissimi affari , a cui s ' era sottratto a stento e non senza grave rischio . Di che genere fossero questi affari , non lo diceva ; aveva molto viaggiato e mostrava di conoscer bene Londra e Parigi e d ' aver molte aderenze nel mondo giornalistico romano . Sul registro della Pensione s ' era firmato : Comm . Basilio Gori . Fin dal primo giorno s ' era messo a parlare in inglese , a lungo , con miss Galley . Ora l ' uno e l ' altra ogni mattina uscivano dalla Pensione per tempissimo e si recavano a piedi , per il lungo stradale alberato , alle Terme dell ' Acqua Santa . Miss Galley non beveva : diceva d ' esser venuta a Chianciano solo per cambiamento d ' aria . Beveva lui . Passeggiavano accanto , loro due soli , pe ' vialetti del prato in pendio sotto gli alti platani , bersagliati dalla maligna curiosità di tutti gli altri bagnanti . A lui questa maligna curiosità pareva non dispiacesse punto ; e se due o tre si fermavano apposta per godere davvicino e con una certa impertinenza di quello spettacolo d ' amor peripatetico , egli volgeva loro uno sguardo freddo , sprezzante , ma con un ' aria di vanità soddisfatta ; ella , invece , abbassava gli occhi , per levarli poco dopo in volto a lui , a ricevere il compenso di quella tenera , istintiva gratitudine che ogni uomo prova per la donna che , sacrificando un po ' del suo pudore , dimostra di voler piacere a uno solo , sfidando la malignità degli altri . Mimì li seguiva , e spesso provocava le risa di quanti stavano a osservar la coppia innamorata , perché di tratto in tratto addentava di dietro la veste della padrona e gliela tirava , gliela scoteva , squassando rabbiosamente la testina , come se volesse richiamarla a sé , arrestarla . Miss Galley , assalita dalla stizza , strappava la veste dai denti della cagnolina e la mandava a ruzzolar lontano su l ' erbetta del prato . Ma , poco dopo , Mimì ritornava all ' assalto , non già perché le premesse la buona reputazione della padrona , ma perché a girar lì per quei pratelli scoscesi s ' annojava maledettamente e voleva ritornare in paese ove si sapeva aspettata dal suo Pallino . Tira e tira , raggiunse finalmente l ' intento . Miss Galley la lasciò , con molti avvertimenti , alla Pensione , adducendo in iscusa che temeva si stancasse troppo , la povera bestiolina . Difatti miss Galley e il commendator Gori , dopo aver girato per più di un ' ora pei viali dell ' Acqua Santa , ritornavano , sempre a piedi , al paese , ma per riprender poco dopo a vagabondare o su per la strada di Montepulciano , o giù per quella che conduce alla stazione , o salivano al poggio dei Cappuccini , e non rientravano alla Pensione se non all ' ora di pranzo . E , via facendo , ella con l ' ombrellino rosso riparava anche lui dai raggi del sole , e tutti e due andavano mollemente quasi avviluppati in una tenerezza deliziosa , assaporando l ' ebrietà squisita delle carezze rattenute , dei contatti fuggevoli delle mani , dei lunghi sguardi appassionati , in cui le anime si allacciano , si stringono fino a spasimar di voluttà . Intanto i vetturini , che non li potevano soffrire perché li vedevano andar sempre a piedi , si facevano venir la tosse ogni qual volta li incontravano per la strada , e quella tosse faceva ridere i signori che traballavano nelle vetturette sgangherate . A Chianciano ormai non si parlava d ' altro ; in tutte le Pensioni , al Circolo , al Caffè , in farmacia , al Giuoco del Pallone , all ' Arena , miss Galley e il commendator Gori facevano da mane a sera le spese della conversazione . Chi li aveva incontrati qua e chi là , e lui era messo così e lei era messa cosà ... Quelli che , finita la cura , partivano , ragguagliavano i nuovi arrivati , e dopo quattro o cinque giorni domandavano ancora , da lontano , nelle cartoline illustrate , notizie della coppia felice . Tutt ' a un tratto ( si era ormai ai primi di settembre ) si sparse per Chianciano la notizia che il commendator Gori partiva per Roma all ' improvviso , lui solo . I commenti furono infiniti e grandissimo lo stupore . Che era accaduto ? Alcuni dicevano che miss Galley aveva saputo che egli era ammogliato e diviso dalla moglie ; altri , che il Gori , essendo d ' un balzo in principio salito ai sette cieli , aveva avuto bisogno di tutto quel tempo per calare con garbo a ghermir la preda , la quale , alla stretta , gli s ' era scoperta magra e spennata ; altri poi volevano sostenere che non c ' era rottura ; che miss Galley avrebbe raggiunto a Roma il fidanzato , e altri infine , che il Gori sarebbe ritornato a Chianciano fra pochi giorni per ripartire quindi con la sposa per Firenze . Ma quelli della Pensione Ronchi assicuravano che l ' avventura era proprio finita , tanto vero che miss Galley non era scesa quel giorno in sala a desinare e che il Gori s ' era mostrato a tavola molto turbato . Tutti questi discorsi s ' intrecciavano nella piazza del Giuoco del Pallone , ove l ' intera colonia bagnante e molti del paese eran convenuti per assistere alla partenza del Gori . Quando la vettura uscì dalla porta del paese , tutti si fecero alla spalletta della piazza . Il Gori , in vettura , leggeva tranquillamente il giornale . Passando sotto la piazza , levò gli occhi , come per godere , lui attore , dello spettacolo di tanti spettatori . Ma , all ' improvviso , dietro la piccola Arena che sorge in mezzo alla piazza si levò un furibondo abbaio d ' una frotta di cani azzuffati , aggrovigliati in una mischia feroce . Tutti si voltarono a guardare , alcuni ritraendosi per paura , altri accorrendo coi bastoni levati . In mezzo a quel groviglio c ' era Pallino con la sua Mimì , Pallino e Mimì che , tra l ' invidia e la gelosia terribile dei loro compagni , erano riusciti finalmente a celebrar le loro nozze . Le signore torcevano il viso , gli uomini sghignazzavan , quando , preceduta da una frotta di monellacci , si precipitò nella piazza miss Galley , come una furia , scapigliata dal vento e dalla corsa , col cappello in mano e gli occhi gonfi e rossi di pianto . - Mimì ! Mimì ! Mimì ! Alla vista dell ' orribile scempio , levò le braccia , allibita , poi si coprì il volto con le mani , volse le spalle e risalì in paese con la stessa furia con la quale era venuta . Rientrata alla Pensione come una bufera , s ' avventò contro il Ronchi , contro i camerieri , con le dita artigliate , quasi volesse sbranarli ; si contenne a stento , strozzata dalla rabbia , arrangolata , senza potere articolar parola . Già dianzi aveva perduto la voce , strillando , nell ' accorgersi ( dopo tanti giorni ! ) che Mimì non era sorvegliata , che Mimì non er in casa e non si sapeva dove fosse . Salì nella sua camera , afferrò , ammassò tutte le sue robe nel baule , nelle valige , ordinò una vettura a due cavalli , che la conducesse subito subito alla stazione di Chiusi , perché non voleva trattenersi più a lungo a Chianciano , neanche un ' ora , neanche un minuto . Sul punto di partire , da quegli stessi monellacci che erano corsi con lei in cerca della cagnolina , ansanti , esultanti per la speranza d ' una buona mancia , le fu presentata la povera Mimì , più morta che viva . Ma miss Galley , contraffatta dall ' ira , con un violentissimo scatto la respinse , storcendo la faccia . Mimì , all ' urto furioso , cadde a terra , batté il musetto e , con acuti guaiti , corse ranca ranca a ficcarsi sotto un divano alto appena tre dita dal suolo , mentre la padrona inviperita montava sul legno e gridava al vetturino : - Via ! Il Ronchi , i camerieri , i bagnanti rientrati di corsa alla Pensione , restarono un pezzo a guardarsi tra loro , sbalorditi ; poi ebbero pietà della povera cagnolina abbandonata ; ma , per quanto la chiamassero e la invitassero coi modi più affettuosi , non ci fu verso di farla uscire da quel nascondiglio . Bisognò che il Ronchi , ajutato da un cameriere , sollevasse e scostasse il divano . Ma allora Mimì s ' avventò alla porta come una freccia e prese la fuga . I monelli le corsero dietro , girarono tutto il paese , per ogni verso , arrivarono fin presso la stazione : non la poterono rintracciare . Il Ronchi , che aveva avuto per lei tante noje , scrollò le spalle , esclamando : - O vada a farsi benedire ! Dopo cinque o sei giorni , verso sera , Mimì , sudicia , scarduffata , famelica , irriconoscibile , fu rivista per le vie di Chianciano , sotto la pioggia lenta , che segnava la fine della stagione . Gli ultimi bagnanti partivano : in capo a una settimana , il paesello , annidato su l ' alto colle ventoso , avrebbe ripreso il fosco aspetto invernale . - To ' , la cagnetta della signorina ! - disse qualcuno , vedendola passare . Ma nessuno si mosse a prenderla , nessuno la chiamò . E Mimì seguitò a vagare , sotto la pioggia . Era già stata alla Pensione Ronchi , ma l ' aveva trovata chiusa , perché il proprietario s ' era affrettato di andare in campagna per la vendemmia . Di tratto in tratto s ' arrestava a guardare con gli occhietti cisposi tra i peli , come se non sapesse ancora comprendere come mai nessuno avesse pietà di lei così piccola , di lei così carezzata prima e curata : come mai nessuno la prendesse per riportarla alla padrona , che l ' aveva perduta , alla padrona , che essa aveva cercato invano per tanto tempo e cercava ancora . Aveva fame , era stanca , tremava di freddo , non sapeva più dove andare , dove rifugiarsi . Nei primi giorni , qualcuno , nel vedersi seguito da lei , si chinò a lisciarla , a commiserarla ; ma poi , seccato di trovarsela sempre alle calcagna , la cacciò sgarbatamente . Era gravida . Pareva quasi impossibile : una coserellina così , che non pareva nemmeno : gravida ! E la scostavano col piede . Fanfulla Mochi , dalla soglia della bottega , vedendola trotterellar per via , sperduta , un giorno la chiamò ; le diede da mangiare ; e siccome la povera bestiola , ormai avvezza a vedersi scacciata da tutti , se ne stava con la schiena arcuata , per paura , come in attesa di qualche calcio , la lisciò , la carezzò , per rassicurarla . La povera Mimì , quantunque affamata , lasciò di mangiare per leccar la mano del benefattore . Allora Fanfulla chiamò Pallino , che dormiva nella cuccia sotto il banco : - Cane , figlio di cane , brutto libertino scodato , guarda qua la tua sposa ! Ma ormai Mimì non era più una cagnetta signorina , era divenuta una cagnetta di strada , una delle tante del paese . E Pallino non la degnò nemmeno d ' uno sguardo . NEL SEGNO Come seppe che nella mattinata gli studenti di medicina sarebbero ritornati all ' ospedale , Raffaella Òsimo pregò la caposala d ' introdurla nella sala del primario , dove si tenevano le lezioni di semejotica . La capo - sala la guardò male . - Vuoi farti vedere dagli studenti ? - Sì , per favore ; prendete me . - Ma lo sai che sembri una lucertola ? - Lo so . Non me n ' importa ! Prendete me . - Ma guarda un po ' che sfacciata . E che ti figuri che ti faranno là dentro ? - Come a Nannina , - rispose la Òsimo . - No ? Nannina , sua vicina di letto , uscita il giorno avanti dall ' ospedale , le aveva mostrato , appena rientrata in corsia dopo la lezione là nella sala in fondo , il corpo tutto segnato come una carta geografica ; segnati i polmoni , il cuore , il fegato , la milza , col lapis dermografico . - E ci vuoi andare ? - concluse quella . - Per me , ti servo . Ma bada che il segno non te lo levi più per molti giorni , neppure col sapone . La Òsimo alzò le spalle e disse sorridendo : - Voi portatemi , e non ve ne curate . Le era tornato in volto un po ' di colore ; ma era ancor tanto magra ; tutta occhi e tutta capelli . Gli occhi però , neri , bellissimi , le brillavano di nuovo , acuti . E in quel lettuccio il suo corpo di ragazzina , minuscolo , non pareva nemmeno , tra le pieghe delle coperte . Per quella capo - sala , come per tutte le suore infermiere , era una vecchia conoscenza , Raffaella Òsimo . Già due altre volte era sta lì , all ' ospedale . La prima volta , per ... - eh , benedette ragazze ! si lasciano infinocchiare , e poi , chi ci va di mezzo ? una povera creaturina innocente , che va a finire all ' ospizio dei trovatelli . La Òsimo , a dir vero , lo aveva scontato amaramente anche lei , il suo fallo ; due mesi circa dopo il parto , era ritornata all ' ospedale più di là che di qua , con tre pasticche di sublimato in corpo . Ora c ' era per l ' anemia , da un mese . A forza d ' iniezioni di ferro s ' era già rimessa , e tra pochi giorni sarebbe uscita dall ' ospedale . Le volevano bene in quella corsia e avevano carità e sofferenza di lei per la timida e sorridente grazia della sua bontà pur così sconsolata . Ma anche la disperazione in lei non si manifestava né con fosche maniere né con lacrime . Aveva detto sorridendo , la prima volta , che non le restava ormai più altro che morire . Vittima come era , però , d ' una sorte comune a troppe ragazze , non aveva destato né una particolare pietà né un particolar timore per quell ' oscura minaccia . Si sa che tutte le sedotte e le tradite minacciano il suicidio : non bisogna darsi a credere tante cose . Raffaella Òsimo , però , lo aveva detto e lo aveva fatto . Invano , allora , le buone suore assistenti s ' eran provate a confortarla con la fede ; ella aveva fatto , come faceva anche adesso ; ascoltava attenta , sorrideva , diceva di sì ; ma si capiva che il groppo che le stringeva il cuore non si scioglieva né s ' allentava per quelle esortazioni . Nessuna cosa più la invogliava a sperare nella vita : riconosceva che s ' era illusa , che il vero inganno le era venuto dall ' inesperienza , dall ' appassionata e credula sua natura , più che dal giovine a cui s ' era abbandonata e che non avrebbe potuto mai esser suo . Ma rassegnarsi , no , non poteva . Che se per gli altri la sua storia non aveva nulla di particolare , non era per ciò men dolorosa per lei . Aveva sofferto tanto ! Prima lo strazio di vedersi ucciso il padre , proditoriamente ; poi , la caduta irreparabile di tutte le sue aspirazioni . Era una povera cucitrice , adesso , tradita come tante altre , abbandonata come tante altre ; ma un giorno ... Sì , anche le altre , è vero , dicevano allo stesso modo : - Ma un giorno ... - e mentivano ; perché ai miseri , ai vinti , sorge spontaneo dal petto oppresso il bisogno di mentire . Ma lei non mentiva . Giovinetta ancora , lei , certamente avrebbe preso la patente di maestra , se il padre , che la manteneva con tanto amore agli studii , non fosse venuto a mancare così di colpo , laggiù , in Calabria , assassinato , non per odio diretto , ma durante le elezioni politiche , per mano d ' un sicario rimasto ignoto , pagato senza dubbio dalla fazione avversaria del barone Barni , di cui egli era segretario zelante e fedele . Eletto deputato , il Barni , sapendola anche orfana di madre e sola , per farsi bello d ' un atto di carità di fronte agli elettori , la aveva accolta in casa . Così era venuta a Roma , in uno stato incerto : la trattavano come se fosse della famiglia , ma figurava intanto come istitutrice dei figliuoli più piccoli del barone e anche un po ' come dama di compagnia della baronessa : senza stipendio , beninteso . Lei lavorava : il Barni si prendeva il merito della carità . Ma che glien ' importava , allora ? Lavorava con tutto il cuore , per acquistarsi la benevolenza paterna di chi la ospitava , con una speranza segreta : che quelle sue cure amorose , cioè , quei suoi servizi senz ' alcun compenso , dopo il sacrificio del padre , valessero a vincere l ' opposizione che forse il barone avrebbe fatta al figliuolo maggiore , Riccardo , quando questi , come già le aveva promesso , gli avrebbe dichiarato l ' amore che sentiva per lei . Oh , era sicurissimo Riccardo che il padre avrebbe condisceso di buona voglia ; ma aveva appena diciannove anni , era ancora studente di liceo ; non si sentiva il coraggio di far quella dichiarazione ai genitori : meglio aspettare qualche anno . Ora , aspettando ... Ma lì , possibile ? nella stessa casa , sempre vicini , fra tante lusinghe , dopo tante promesse , con tanti giuramenti ... La passione la aveva accecata . Quando , alla fine , il fallo non s ' era più potuto nascondere , cacciata via ! Sì , proprio cacciata via , poteva dire , senz ' alcuna misericordia , senz ' alcun riguardo neanche per il suo stato . Il Barni aveva scritto a una vecchia zia di lei , perché fosse venuta subito a riprendersela e a portarsela via , laggiù in Calabria , promettendo un assegno ; ma la zia aveva scongiurato il barone di aspettare almeno che la nipote si fosse prima liberata a Roma , per non affrontar lo scandalo in un piccolo paese ; e il Barni aveva ceduto , ma a patto che il figliuolo non ne avesse saputo nulla e le avesse credute già fuori di Roma . dopo il parto , però , ella non era voluta tornare in Calabria ; il barone , allora , su tutte le furie , aveva minacciato di togliere l ' assegno ; e lo aveva tolto difatti , dopo il tentato suicidio . Riccardo era partito per Firenze ; lei , salvata per miracolo , s ' era messa a far la giovine di sarta per mantenere sé e la zia . Era passato un anno ; Riccardo era tornato a Roma ; ma ella non aveva nemmen tentato di rivederlo . Fallitole il proposito violento , s ' era fitto in capo di lasciarsi morire a poco a poco . La zia , un bel giorno , aveva perduto la pazienza e se n ' era ritornata in Calabria . Un mese addietro , durante uno svenimento in casa della sarta presso la quale lavorava , era stata condotta lì all ' ospedale , e c ' era rimasta per curarsi dell ' anemia . L ' altro giorno , intanto , dal suo lettino , Raffaella Òsimo aveva veduto passare per la corsia gli studenti di medicina che facevano il corso di semejotica , e fra questi studenti aveva riveduto , dopo circa due anni , Riccardo , con accanto una giovinetta , che doveva essere una studentessa anche lei , bionda , bella , straniera all ' aspetto : e dal modo con cui la guardava ... - ah , Raffaella non poteva ingannarsi ! - appariva chiaramente che n ' era innamorato . E come gli sorrideva lei , pendendo quasi dagli occhi di lui ... Li aveva seguiti con lo sguardo fino in fondo alla corsia ; poi era rimasta con gli occhi sbarrati , levata su un gomito . Nannina , la sua vicina di letto , s ' era messa a ridere . - Che hai veduto ? - Nulla ... E aveva sorriso anche lei , riabbandonandosi sul letto , perché il cuore le batteva come volesse balzarle dal seno . Era venuta poi la capo - sala a invitare Nannina a vestirsi , perché il professore la voleva di là per la lezione agli studenti . - E che debbono farmi ? - aveva domandato Nannina . - Ti mangeranno ! Che vuoi che ti facciano ? - le aveva risposto quella . - Tocca a te ; toccherà anche alle altre . Tanto , tu domani andrai via . Aveva tremato , dapprima , Raffaella al pensiero che potesse toccare anche a lei . Ah , così caduta , così derelitta , come ricomparirgli davanti , lì ? Per certi falli , quando la bellezza sia sparita , né compatimento , né commiserazione . Certo i compagni di Riccardo , vedendola così misera , lo avrebbero deriso : - Come ! Con quella lucertolina t ' eri messo ? Non sarebbe stata una vendetta . Né lei , del resto , voleva vendicarsi . Quando però , dopo circa mezz ' ora , Nannina era ritornata al suo lettuccio e le aveva spiegato che cosa le avevano fatto di là e mostrato il corpo tutto segnato , Raffaella improvvisamente aveva cangiato idea ; ed ecco , fremeva d ' impazienza , ora , aspettando l ' arrivo degli studenti . Giunsero , alla fine , verso le dieci . C ' era Riccardo e , come l ' altro giorno , accanto alla studentessa straniera . Si guardavano e si sorridevano . - Mi vesto ? - domandò Raffaella alla capo - sala , balzando a sedere tutt ' accesa sul letto , appena quelli entrarono nella sala in fondo alla corsia . - Ih che prescia ! giù , - le impose la capo - sala , - aspetta prima che il professore dia l ' ordine . Ma Raffaella , come se colei le avesse detto : « Vestiti ! » prese a vestirsi di nascosto . Era già bella e pronta sotto le coperte , quando la capo - sala venne a chiamarla . Pallida come una morta , convulsa in tutto il misero corpicino , sorridente , con gli occhi sfavillanti e i capelli che le cascavano da tutte le parti , entrò nella sala . Riccardo Barni , parlava con la giovine studentessa e non s ' accorse in prima di lei , che - smarrita fra tanti giovani - lo cercava con gli occhi e non sentiva il medico primario , libero docente di semejotica , che le diceva : - Qua , qua , figliuola ! Alla voce del professore , il Barni si voltò e vide Raffaella che lo fissava , avvampata ora in volto : allibì ; diventò pallidissimo ; gli s ' intorbidò la vista . - Insomma ! - gridò il professore . - Qua ! Raffaella sentì ridere tutti gli studenti e si riscosse vie più smarrita ; vide che Riccardo si ritraeva in fondo alla sala , verso la finestra ; si guardò attorno ; sorrise nervosamente e domandò : - Che debbo fare ? - Qua , qua , qua , stendetevi qua ! - le ordinò il professore che stava a capo d ' un tavolino , su cui era stesa una specie d ' imbottita . - Eccomi , sissignore ! - s ' affrettò a ubbidire Raffaella ; ma siccome stentava a tirarsi su a sedere sul tavolino , sorrise di nuovo e disse : - Non ci arrivo ... Uno studente la ajutò a montare . Seduta , prima di stendersi , guardò il professore , ch ' era un bell ' uomo , alto di statura , tutto raso , con gli occhiali d ' oro , e gli disse , indicando la studentessa straniera : - Se me lo facesse disegnare da lei ... Nuovo scoppio di risa degli studenti . Sorrise anche il professore : - Perché ? Ti vergogni ? - Nossignore . Ma sarei più contenta . E si volse a guardare verso la finestra , là in fondo , ove Riccardo s ' era rincantucciato , con le spalle volte alla sala . La bionda studentessa seguì istintivamente quello sguardo . Aveva già notato l ' improvviso turbamento del Barni . Ora s ' accorse ch ' egli s ' era ritirato là , e si turbò anche lei vivamente . Ma il professore la chiamò : - Su , dunque , a lei , signorina Orlitz . Contentiamo la paziente . Raffaella si stese sul tavolino e guardò la studentessa che si sollevava la veletta su la fronte . Ah , com ' era bella , bianca e delicata , con gli occhi celesti , dolci dolci . Ecco che si liberava dalla mantella , prendeva il lapis dermografico che il professore le porgeva e si chinava su lei per scoprirle , con mani non ben sicure , il seno . Raffaella Òsimo serrò gli occhi per vergogna di quel suo misero seno , esposto agli sguardi di tanti giovani , là attorno al tavolino . Sentì posarsi una mano fredda sul cuore . - Batte troppo ... - disse subito , con spiccato accento esotico , la signorina , ritraendo la mano . - Quant ' è che siete all ' ospedale . - domandò il professore . Raffaella rispose , senza schiuder gli occhi ; ma con le palpebre che le fervevano , nervosamente : - Trentadue giorni . Son quasi guarita . - Senta se c ' è soffio anemico , - riprese il professore , porgendo alla studentessa lo stetoscopio . Raffaella sentì sul seno il freddo dello strumento ; poi la voce della signorina che diceva : - Soffio , no ... Palpitazione , troppo . - Andiamo , faccia la percussione , - ingiunse allora il professore . Ai primi picchi , Raffaella piegò da un lato la testa , strinse i denti e si provò ad aprire gli occhi ; li richiuse subito , facendo un violento sforzo su se stesa per contenersi . Di tratto in tratto come la studentessa sospendeva un po ' la percussione per segnare sotto il dito medio una breve lineetta con il lapis intinto in un bicchier d ' acqua che uno studente lì presso reggeva , ella soffiava penosamente per le nari il fiato trattenuto .. Quanto durò quel supplizio ? Ed egli era sempre là , presso la finestra ... Perché non lo richiamava il professore ? perché non lo invitava a vedere il cuore di lei , che la sua bionda compagna tracciava man mano su quello squallido seno , così ridotto per lui ? Ecco , finalmente la percussione era finita . Ora la studentessa congiungeva tutte le lineette per compire il disegno . Raffaella fu tentata di guardarselo il suo cuore , lì disegnato ; ma , improvvisamente , non poté più reggere ; scoppiò in singhiozzi . Il professore , seccato , la rimandò nella corsia , ordinando alla capo - sala d ' introdurre un ' altra inferma meno isterica e meno scema di quella . La avrebbe egli cercata con gli occhi , almeno , attraversando la corsia ? Ma no , no : che importava più a lei , ormai ? Non avrebbe alzato nemmeno il capo per farsi scorgere . Egli non doveva più vederla . Le bastava di avergli fatto conoscere come s ' era ridotta per lui . Prese con le mani tremanti la rimboccatura del lenzuolo e se la tirò sul volto , come se fosse morta . Per tre giorni Raffaella Òsimo vigilò con attenta cura che il segno del cuore non le si cancellasse dal seno . Uscita dall ' ospedale , innanzi a un piccolo specchio nella sua povera cameretta , si confisse uno stiletto puntato contro la parete , là , nel bel mezzo del segno che la rivale ignara le aveva tracciato . LA CASA DEL GRANELLA I . I topi non sospettano l ' insidia della trappola . Vi cascherebbero , se la sospettassero ? Ma non se ne capacitano neppure quando vi son cascati . S ' arrampicano squittendo su per le gretole ; cacciano il musetto aguzzo tra una gretola e l ' altra ; girano ; rigirano senza requie , cercando l ' uscita . L ' uomo che ricorre alla legge sa , invece , di cacciarsi in una trappola . Il topo vi si dibatte . L ' uomo , che sa , sta fermo . Fermo , col corpo , s ' intende . Dentro , cioè con l ' anima , fa poi come il topo , e peggio . E così facevano , quella mattina d ' agosto , nella sala d ' aspetto dell ' avvocato Zummo i numerosi clienti , tutti in sudore , mangiati dalle mosche e dalla noja . Nel caldo soffocante , la loro muta impazienza , assillata dai pensieri segreti , si esasperava di punto in punto . Fermi però , là , si lanciavano tra loro occhiatacce feroci . Ciascuno avrebbe voluto tutto per sé , per la sua lite , il signor avvocato , ma prevedeva che questi , dovendo dare udienza a tanti nella mattinata , gli avrebbe accordato pochissimo tempo , e che , stanco , esausto dalla troppa fatica , con quella temperatura di quaranta gradi , confuso , frastornato dall ' esame di tante questioni , non avrebbe più avuto per il suo caso la solita lucidità di mente , il solito acume . E ogni qualvolta lo scrivano , che copiava in gran fretta una memoria , col colletto sbottonato e un fazzoletto sotto il mento , alzava gli occhi all ' orologio a pendolo , due o tre sbuffavano e più d ' una seggiola scricchiolava . Altri , già sfiniti dal caldo e dalla lunga attesa , guardavano oppressi le alte scansie polverose , sovraccariche d ' incartamenti : litigi antichi , procedure , flagello e rovina di tante povere famiglie ! Altri ancora , sperando di distrarsi , guardavano le finestre dalle stuoie verdi abbassate , donde venivano i rumori della via , della gente che andava spensierata e felice mentr ' essi qua ... auff ! E con un gesto furioso scacciavano le mosche , le quali , poverine , obbedendo alla loro natura , si provavano a infastidirli un po ' più e a profittare dell ' abbondante sudore che l ' agosto e il tormento smanioso delle brighe giudiziarie spremono dalle fronti e dalle mani degli uomini . Eppure c ' era qualcuno più molesto delle mosche nella sala d ' aspetto , quella mattina : il figlio dell ' avvocato , brutto ragazzotto di circa dieci anni , il quale era certo scappato di soppiatto dalla casa annessa allo studio , senza calze , scamiciato , col viso sporco , per rallegrare i clienti di papà . - Tu come ti chiami ? Vincenzo ? Oh che brutto nome ! E questo ciondolo è d ' oro ? si apre ? come si apre ? e che c ' è dentro ? Oh , guarda ... capelli ... E di chi sono ? e perché ce li tieni ? Poi , sentendo dietro l ' uscio dello studio i passi di papà che veniva ad accompagnare fino alla porta qualche cliente di conto , si cacciava sotto il tavolino , tra le gambe dello scrivano . Tutti nella sala d ' aspetto si levavano in piedi e guardavano con occhi supplici l ' avvocato , il quale , alzando le mani , diceva , prima di rientrare nello studio : - Un po ' di pazienza , signori miei . Uno per volta . Il fortunato , a cui toccava , lo seguiva ossequioso e richiudeva l ' uscio ; per gli altri ricominciava più smaniosa e opprimente l ' attesa . II . Tre soltanto , che parevano marito , moglie e figliuola , non davano alcun segno d ' impazienza . L ' uomo , su i sessant ' anni , aveva un aspetto funebre ; non s ' era voluto levar dal capo una vecchia tuba dalle tese piatte , spelacchiata e inverdita , forse per non scemar solennità all ' abito nero , all ' ampia , greve , antica finanziera , che esalava un odore acuto di naftalina . Evidentemente s ' era parato così perché aveva stimato di non poterne fare a meno , venendo a parlare col signor avvocato . Ma non sudava . Pareva non avesse più sangue nelle vene , tanto era pallido ; e che avesse le gote e il mento ammuffiti , per una peluria grigia e rada che voleva esser barba . Aveva gli occhi strabi , chiari , accostati a un gran naso a scarpa ; e sedeva curvo , col capo basso , come schiacciato da un peso insopportabile ; le mani scarne , diafane , appoggiate al bastoncino . Accanto a lui , la moglie aveva invece un atteggiamento fierissimo nella lampante balordaggine . Grassa , popputa , prosperosa , col faccione affocato e un po ' anche baffuto e un pajo d ' occhi neri spalancati , volti al soffitto . Con la figliuola , dall ' altro lato , si ricascava nel medesimo squallore contegnoso del padre . Magrissima , pallida , con gli occhi strabi anche lei , sedeva come una gobbina . Tanto la figlia quanto il padre pareva non cascassero a terra perché nel mezzo avevano quel donnone atticciato che in qualche modo li teneva su . Tutti e tre erano osservati dagli altri clienti con intensa curiosità , mista d ' una certa costernazione ostile , quantunque essi già tre volte , poverini , avessero ceduto il passo , lasciando intendere che avevano da parlare a lungo col signor avvocato . Quale sciagura li aveva colpiti ? Chi li perseguitava ? L ' ombra d ' una morte violenta , che gridava loro vendetta ? La minaccia della miseria ? La miseria , no , di certo . La moglie era sovraccarica d ' oro : grossi orecchini le pendevano dagli orecchi ; una collana doppia le stringeva il collo ; un gran fermaglio a lagrimoni le andava su e giù col petto , che pareva un mantice , e una lunga catena le reggeva il ventaglio e tanti e tanti anelli massicci quasi le toglievano l ' uso delle tozze dita sanguigne . Ormai nessuno più domandava loro il permesso di passare avanti : era già inteso ch ' essi sarebbero entrati dopo di tutti . Ed essi aspettavano , pazientissimi , assorti , anzi sprofondati nel loro cupo affanno segreto . Solo , di tanto in tanto , la moglie si faceva un po ' di vento , e poi lasciava ricadere il ventaglio , e l ' uomo si protendeva per ripetere alla figlia : - Tinina , ricordati del ditale . Più d ' un cliente aveva cercato di spingere il molestissimo figlio dell ' avvocato verso quei tre ; ma il ragazzo , adombrato da quel funebre squallore , s ' era tratto indietro , arricciando il naso . L ' orologio a pendolo segnava già quasi le dodici , quando , andati via più o meno soddisfatti tutti gli altri clienti , lo scrivano , vedendoli ancora lì immobili come statue , domandò loro : - E che aspettano per entrare ? - Ah , - fece l ' uomo , levandosi in piedi con le due donne . - Possiamo ? - Ma sicuro che possono ! - sbuffò lo scrivano . - Avrebbero potuto già da tanto tempo ! Si sbrighino , perché l ' avvocato desina a mezzogiorno . Scusino , il loro nome ? L ' uomo si tolse finalmente la tuba e , all ' improvviso , scoprendo il capo calvo , scoprì anche il martirio che quella terribile finanziera gli aveva fatto soffrire : infiniti rivoletti di sudore gli sgorgarono dal roseo cranio fumante e gl ' inondarono la faccia esangue , spiritata . S ' inchinò , sospirando il suo nome : - Piccirilli Serafino . III . L ' avvocato Zummo credeva d ' aver finito per quel giorno , e rassettava le carte su la scrivania , per andarsene , quando si vide innanzi quei tre nuovi , ignoti clienti . - Lor signori ? - domandò di mala grazia . - Piccirilli Serafino , - ripeté l ' uomo funebre , inchinandosi più profondamente e guardando la moglie e la figliuola per vedere come facevano la riverenza . La fecero bene , e istintivamente egli accompagnò col corpo la loro mossa da bertucce ammaestrate . - Seggano , seggano , - disse l ' avvocato Zummo , sbarrando tanto d ' occhi allo spettacolo di quella mimica . - È tardi . Debbo andare . I tre sedettero subito innanzi alla scrivania , imbarazzatissimi . La contrazione del timido sorriso , nella faccia cerea del Piccirilli , era orribile : stringeva il cuore . Chi sa da quanto tempo non rideva più quel pover uomo ! - Ecco , signor avvocato ... - Siamo venuti , - cominciò contemporaneamente la figlia . E la madre , con gli occhi al soffitto , sbuffò : - Cose dell ' altro mondo ! - Insomma , parli uno , - disse Zummo , accigliato . - Chiaramente e brevemente . Di che si tratta ? - Ecco , signor avvocato , - riprese il Piccirilli , dando un ' ingollatina . - Abbiamo ricevuto una citazione . - Assassinio , signor avvocato ! - proruppe di nuovo la moglie . - Mammà , - fece timidamente la figlia , per esortarla a tacere o a parlar più pacata . Il Piccirilli guardò la moglie , e , con quella autorità che la meschinissima corporatura gli poteva conferire , aggiunse : - Mararo ' , ti prego : parlo io ! Una citazione , signor avvocato . Noi abbiamo dovuto lasciar la casa in cui abitavamo , perché ... - Ho capito . Sfratto ? - domandò Zummo per tagliar corto . - Nossignore , - rispose umilmente il Piccirilli . - Al contrario . Abbiamo pagato sempre la pigione , puntualmente , anticipata . Ce ne siamo andati da noi , contro la volontà del proprietario , anzi . E il proprietario ora ci chiama a rispettare il contratto di locazione e , per di più , responsabili di danni e interessi , perché , dice , la casa noi gliel ' abbiamo infamata . - Come come ? - fece Zummo , rabbujandosi e guardando , questa volta , la moglie . - Ve ne siete andati da voi ; gli avete infamato la casa , e il proprietario ... Non capisco . Parliamoci chiaro , signori miei ! L ' avvocato è come il confessore . Commercio illecito ? - Nossignore ! - s ' affrettò a rispondere il Piccirilli , ponendosi le mani sul petto . - Che commercio ? Niente ! Noi non siamo commercianti . Solo mia moglie dà qualche cosina ... così .. in prestito , ma a un interesse ... - Onesto , ho capito ! - Creda , sissignore , consentito finanche dalla Santa Chiesa ... Ma questo non c ' entra . Il Granella , proprietario della casa , dice che noi gliel ' abbiamo infamata , perché in tre mesi , in quella casa maledetta , ne abbiamo vedute di tutti i colori , signor avvocato ! Mi vengono ... mi vengono i brividi solo a pensarci ! - Oh Signore , scampatene e liberatene tutte le creature della terra ! - esclamò con un formidabile sospiro la moglie , levandosi in piedi , levando le braccia e poi facendosi con la mano piena d ' anelli il segno della croce . La figlia , col capo basso e con le labbra strette , aggiunse : - Una persecuzione ... ( Siedi , mammà . ) - Perseguitati , sissignore - rincalzò il padre . - ( Siedi , Mararo ' ! ) Perseguitati , è la parola . Noi siamo stati per tre mesi perseguitati a morte , in quella casa . - Perseguitati da chi ? - gridò Zummo , perdendo alla fine la pazienza . - Signor avvocato , - rispose piano il Piccirilli , protendendosi verso la scrivania e ponendosi una mano presso la bocca , mentre con l ' altra imponeva silenzio alle due donne , - (Ssss...) Signor avvocato , dagli spiriti ! - Da chi ? - fece Zummo , credendo d ' aver sentito male . - Dagli spiriti , sissignore ! - raffermò forte , coraggiosamente , la moglie , agitando in aria le mani . Zummo scattò in piedi , su le furie : - Ma andate là ! Non mi fate ridere ! Perseguitati dagli spiriti ? Io devo andare a mangiare , signori miei ! Quelli , allora , alzandosi anche loro , lo circondarono per trattenerlo , e presero a parlare tutti e tre insieme , supplici : - Sissignore , sissignore ! Vossignoria non ci crede ? Ma ci ascolti ... Spiriti , spiriti infernali ! Li abbiamo veduti noi , coi nostri occhi . Veduti e sentiti ... Siamo stati martoriati , tre mesi ! E Zummo , scrollandosi rabbiosamente : - Ma andate , vi dico ! Sono pazzie ! Siete venuti da me ? Al manicomio , al manicomio , signori miei ! - Ma se ci hanno citato ... - gemette a mani giunte il Piccirilli . - Hanno fatto benone ! - gli gridò Zummo sul muso . - Che dice , signor avvocato ? - s ' intromise la moglie , scostando tutti . - È questa l ' assistenza che Vossignoria presta alla povera gente perseguitata ? Oh Signore ! Vossignoria parla così perché non ha veduto come noi ! Ci sono , creda pure , ci sono , gli spiriti ! ci sono ! E nessuno meglio di noi lo può sapere ! - Voi li avete veduti ? - le domandò Zummo con un sorriso di scherno . - Sissignore , con gli occhi miei , - affermò subito , non interrogato , il Piccirilli . - Anch ' io , coi miei , - aggiunse la figlia , con lo stesso gesto . - Ma forse coi vostri ! - non poté tenersi dallo sbuffare l ' avvocato Zummo con gl ' indici tesi verso i loro occhi strabi . - E i miei , allora ? - saltò a gridare la moglie , dandosi una manata furiosa sul petto e spalancando gli occhiacci . - Io ce li ho giusti , per grazia di Dio , e belli grossi , signor avvocato ! E li ho veduti anch ' io , sa , come ora vedo Lei ! - Ah sì ? - fece Zummo . - Come tanti avvocati ? - E va bene ! - sospirò la donna . - Vossignoria non ci crede ; ma abbiamo tanti testimoni , sa ? tutto il vicinato che potrebbe venire a deporre ... Zummo aggrottò le ciglia : - Testimoni che hanno veduto ? - Veduto e udito , sissignore ! - Ma veduto ... che cosa per esempio ? - domandò Zummo , stizzito . - Per esempio , seggiole muoversi , senza che nessuno le toccasse ... - Seggiole ? - Sissignore . - Quella seggiola là , per esempio ? - Sissignore , quella seggiola là , mettersi a far le capriole per la stanza , come fanno i ragazzacci per istrada ; e poi , per esempio ... che debbo dire ? un portaspilli , per esempio , di velluto , in forma di melarancia , fatto da mia figlia Tinina , volare dal cassettone su la faccia del povero mio marito , come lanciato ... come lanciato da una mano invisibile ; l ' armadio a specchio scricchiolare e tremar tutto , come avesse le convulsioni , e dentro ... dentro l ' armadio , signor avvocato ... mi s ' aggricciano le carni solo a pensarci ... risate ! - Risate ! - aggiunse la figlia . - Risate ! - il padre . E la moglie , senza perder tempo , seguitò : - Tutte queste cose , signor avvocato mio , le hanno vedute e udite le nostre vicine , che sono pronte , come le ho detto , a testimoniare . Noi abbiamo veduto e udito ben altro ! - Tinina , il ditale , - suggerì , a questo punto , il padre . - Ah , sissignore , - prese a dire la figlia , riscotendosi con un sospiro . - Avevo un ditalino d ' argento , ricordo della nonna , sant ' anima ! Lo guardavo , come la pupilla degli occhi . Un giorno , lo cerco nella tasca e non lo trovo ! lo cerco per tutta la casa e non lo trovo . Tre giorni a cercarlo , che a momenti ci perdevo anche la testa . Niente ! Quando una notte , mentre stavo a letto , sotto la zanzariera ... - Perché ci sono anche le zanzare , in quella casa , signor avvocato ! - interruppe la madre . - E che zanzare ! - appoggiò il padre , socchiudendo gli occhi e tentennando il capo . - Sento , - riprese la figlia , - sento qualcosa che salta sul cielo della zanzariera ... A questo punto il padre la fece tacere con un gesto della mano . Doveva attaccar lui . Era un pezzo concertato , quello . - Sa , signor avvocato ? tal quale come si fanno saltare le palle di gomma , che si dà loro un colpetto e rivengono alla mano . - Poi , - seguitò la figlia , - come lanciato più forte , il mio ditalino dal cielo della zanzariera va a schizzare al soffitto e casca per terra , ammaccato . - Ammaccato , - ripeté la madre . E il padre : - Ammaccato ! - Scendo dal letto , tutta tremante , per raccoglierlo e , appena mi chino , al solito , dal tetto ... - Risate , risate , risate ... - terminò la madre . L ' avvocato Zummo restò a pensare , col capo basso e le mani dietro la schiena , poi si riscosse , guardò negli occhi i tre clienti , si grattò il capo con un dito e disse con un risolino nervoso : - Spiriti burloni , dunque ! Seguitate , seguitate ... mi diverto . - Burloni ? Ma che burloni , signor avvocato ! - ripigliò la donna . - Spiriti infernali , deve dire Vossignoria ! Tirarci le coperte del letto ; sederci su lo stomaco , la notte ; percuoterci alle spalle ; afferrarci per le braccia ; e poi scuotere tutti i mobili , sonare i campanelli , come se , Dio liberi e scampi , ci fosse il terremoto ; avvelenarci i bocconi , buttando la cenere nelle pentole e nelle casseruole ... Li chiama burloni Lei ? Non ci hanno potuto né il prete né l ' acqua benedetta ! Allora ne abbiamo parlato al Granella , scongiurandolo di scioglierci dal contratto , perché non volevamo morire là , dallo spavento , dal terrore ... Sa che ci ha risposto quell ' assassino ? Storie ! ci ha risposto . Gli spiriti . ? Mangiate , dice , buone bistecche , dice , e curatevi i nervi . Lo abbiamo invitato a vedere con gli occhi suoi , a sentire con le sue orecchie . Niente . Non ha voluto saperne ; anzi ci ha minacciati : « Guardatevi bene » dice « dal fame chiasso , o vi fulmino ! » . Proprio così . - E ci ha fulminato ! - concluse il marito , scotendo il capo amaramente . - Ora , signor avvocato , noi ci mettiamo nelle sue mani . Vossignoria può fidarsi di noi : siamo gente dabbene : sapremo fare il nostro dovere . L ' avvocato Zummo finse , al solito , di non udire queste ultime parole : si stirò per un pezzo ora un baffo ora l ' altro , poi guardò l ' orologio . Era presso il tocco . La famiglia , di là , lo aspettava da un ' ora per il desinare . - Signori miei , - disse , - capirete benissimo che io non posso credere ai vostri spiriti . Allucinazioni ... storielle da femminucce . Guardo il caso , adesso , dal lato giuridico . Voi dite d ' aver veduto ... non diciamo spiriti , per carità ! dite d ' avere anche testimoni , e va bene ; dite che l ' abitazione in quella casa vi era resa intollerabile da questa specie di persecuzione ... diciamo , strana ... ecco ! Il caso è nuovo e speciosissimo ; e mi tenta , ve lo confesso . Ma bisognerà trovare nel codice un qualche appoggio , mi spiego ? un fondamento giuridico alla causa . Lasciatemi vedere , studiare , prima di prendermene l ' accollo . Ora è tardi . Ritornate domani e vi saprò dare una risposta . Va bene così ? IV . Subito il pensiero di quella strana causa si mise a girar nella mente dell ' avvocato Zummo come una ruota di molino . A tavola , non poté mangiare ; dopo tavola , non poté riposare come soleva d ' estate , ogni giorno , buttato sul letto . « Gli spiriti ! » ripeteva tra sé di tratto in tratto ; e le labbra gli s ' aprivano a un sorriso canzonatorio , mentre davanti a gli occhi gli si ripresentavano le comiche figure dei tre nuovi clienti , che giuravano e spergiuravano d ' averli veduti . Tante volte aveva sentito parlar di spiriti ; e , per certi racconti delle serve , ne aveva avuto anche lui una gran paura , da ragazzo . Ricordava ancora le angosce che gli avevano strizzato il coricino atterrito nelle terribili insonnie di quelle notti lontane . - L ' anima ! - sospirò a un certo punto , stirando le braccia verso il cielo della zanzariera , e lasciandole poi ricader pesantemente sul letto . - L ' anima immortale ... Eh già ! Per ammetter gli spiriti bisogna presupporre l ' immortalità dell ' anima ; c ' è poco da dire . L ' immortalità dell ' anima ... Ci credo , o non ci credo ? Dico e ho detto sempre di no . Dovrei ora , almeno , ammettere il dubbio , contro ogni mia precedente asserzione . E che figura ci faccio ? Vediamo un po ' . Noi spesso fingiamo con noi stessi , come con gli altri . Io lo so bene . Sono molto nervoso e , qualche volta , sissignore , trovandomi solo , io ho avuto paura . Paura di che ? Non lo so . Ho avuto paura ! Noi ... ecco , noi temiamo di indagare il nostro intimo essere , perché una tale indagine potrebbe scoprirci diversi da quelli che ci piace di crederci o di esser creduti . Io non ho mai pensato sul serio a queste cose . La vita ci distrae . Faccende , bisogni , abitudini , tutte le minute brighe cotidiane non ci lasciano tempo di riflettere a queste cose , che pure dovrebbero interessarci sopra tutte le altre . Muore un amico ? Ci arrestiamo la , davanti alla sua morte , come tante bestie restie , e preferiamo di volgere indietro il pensiero , alla sua vita , rievocando qualche ricordo , per vietarci d ' andare oltre con la mente , oltre il punto cioè che ha segnato per noi la fine del nostro amico . Buona notte ! Accendiamo un sigaro per cacciar via col fumo il turbamento e la malinconia . La scienza s ' arresta anch ' essa , là , ai limiti della vita , come se la morte non ci fosse e non ci dovesse dare alcun pensiero . Dice : « Voi siete ancora qua ; attendete a vivere , vojaltri : l ' avvocato pensi a far l ' avvocato ; l ' ingegnere a far l 'ingegnere...» . E va bene ! Io faccio l ' avvocato . Ma ecco qua : l ' anima immortale , i signori spiriti che fanno ? vengono a bussare alla porta del mio studio : « Ehi , signor avvocato , ci siamo anche noi , sa ? Vogliamo ficcare anche noi il naso nel suo codice civile ! Voi , gente positiva , non volete curarvi di noi ? Non volete più darvi pensiero della morte ? E noi , allegramente , dal regno della morte , veniamo a bussare alle porte dei vivi , a sghignazzar dentro gli armadii , a far rotolare sotto gli occhi vostri le seggiole , come se fossero tanti monellacci , ad atterrir la povera gente e a mettere in imbarazzo , oggi , un avvocato che passa per dotto ; domani , un tribunale chiamato a dar su noi una novissima sentenza ... » . L ' avvocato Zummo lasciò il letto in preda a una viva eccitazione e rientrò nello studio per compulsare il codice civile . Due soli articoli potevano offrire un certo fondamento alla lite : l ' articolo 1575 e il 1577 . Il primo diceva : Il locatore è tenuto per la natura del contratto e senza bisogno di speciale stipulazione : 1° a consegnare al Conduttore la cosa locata ; 2° a mantenerla in istato di servire all ' uso per cui viene locata ; 3° a garantirne al conduttore il pacifico godimento per tutto il tempo della locazione . L ' altro articolo diceva : Il conduttore debb ' essere garantito per tutti quei vizii o difetti della cosa locata che ne impediscano l ' uso , quantunque non fossero noti al locatore al tempo della locazione . Se da questi vizii , o difetti proviene qualche danno al conduttore , il locatore è tenuto a farnelo indenne , salvo che provi d ' averli ignorati . Se non che , eccependo questi due articoli , non c ' era via di mezzo , bisognava provare l ' esistenza reale degli spiriti . C ' erano i fatti e c ' erano le testimonianze . Ma fino a qual punto erano queste attendibili ? e che spiegazione poteva dare la scienza di quei fatti ? L ' avvocato Zummo interrogò di nuovo , minutamente , i Piccirilli ; raccolse le testimonianze indicategli e , accettata la causa , si mise a studiarla appassionatamente . Lesse dapprima una storia sommaria dello Spiritismo , dalle origini delle mitologie fino ai dì nostri , e il libro del Iaccolliot su i prodigi del fachirismo , poi tutto quanto avevano pubblicato i più illustri e sicuri sperimentatori , dal Crookes al Wagner , all ' Aksakof ; dal Gibier allo Zoellner al Janet , al de Rochas , al Richet , al Morselli ; e con suo sommo stupore venne a conoscere che ormai i fenomeni così detti spiritici , per esplicita dichiarazione degli scienziati più scettici e più positivi , erano innegabili . - Ah , perdio ! - esclamò Zummo , già tutto acceso e vibrante . - Qua la cosa cambia d ' aspetto ! Finché quei fenomeni gli erano stati riferiti da gentuccia come i Piccirilli e i loro vicini , egli , uomo serio , uomo colto , nutrito di scienza positiva , li aveva derisi e senz ' altro respinti . Poteva accettarli ? Seppure glieli avessero fatti vedere e toccar con mano , avrebbe piuttosto confessato d ' essere un allucinato anche lui . Ma ora , ora che li sapeva confortati dall ' autorità di scienziati come il Lombroso , come il Richet , ah perdio , la cosa cambiava d " aspetto ! Zummo , per il momento , non pensò più alla lite dei Piccirilli , e si sprofondò tutto , a mano a mano sempre più convinto e con fervore crescente , ne ' nuovi studii . Da un pezzo non trovava più nell ' esercizio dell ' avvocatura , che pur gli aveva dato qualche soddisfazione e ben lauti guadagni , non trovava più nella vita ristretta di quella cittaduzza di provincia nessun pascolo intellettuale , nessuno sfogo a tante scomposte energie che si sentiva fremere dentro , e di cui egli esagerava a se stesso l ' intensità , esaltandole come documenti del proprio valore , via ! quasi sprecato lì , tra le meschinità di quel piccolo centro . Smaniava da un pezzo , scontento di sé , di tutto e di tutti ; cercava un puntello , un sostegno morale e intellettuale , una qualche fede , sì , un pascolo per l ' anima , uno sfogo per tutte quelle energie . Ed ecco , ora , leggendo quei libri ... Perdio ! Il problema della morte , il terribile essere o non essere d ' Amleto , la terribile questione era dunque risolta ? Poteva l ' anima d ' un trapassato tornare per un istante a « materializzarsi » e venire a stringergli la mano ? S ' , a stringere la mano a lui , Zummo , incredulo , cieco fino a jeri , per dirgli : « Zummo , sta ' tranquillo ; non ti curare più delle miserie di codesta tua meschinissima vita terrena ! C ' è ben altro , vedi ? ben altra vita tu vivrai un giorno ! Coraggio ! Avanti ! » . Ma Serafino Piccirilli veniva anche lui , ora con la moglie ora con la figliuola , quasi ogni giorno , a sollecitarlo , a raccomandarglisi . - Studio ! studio ! - rispondeva loro Zummo , su le furie . - Non mi distraete , perdio ! state tranquilli ; sto pensando a voi . Non pensava più a nessuno , invece . Rinviava le cause , rimandava anche tutti gli altri clienti . Per debito di gratitudine , tuttavia , verso quei poveri Piccirilli , i quali , senza saperlo , gli avevano aperto innanzi allo spirito la via della luce , si risolse alla fine a esaminare attentamente il loro caso . Una grave questione gli si parò davanti e lo sconcertò non poco , su le prime . In tutti gli esperimenti , la manifestazione dei fenomeni avveniva costantemente per la virtù misteriosa d ' un medium . Certo , uno dei tre Piccirilli doveva esser medium senza saperlo . Ma in questo caso il vizio non sarebbe stato più della casa del Granella , bensì degli inquilini ; e tutto il processo crollava . Però , ecco , se uno dei Piccirilli era medium senza saperlo , la manifestazione dei fenomeni non sarebbe avvenuta anche nella nuova casa presa da essi in affitto ? Invece , no ! E anche nelle case precedentemente abitate i Piccirilli assicuravano d ' essere stati sempre tranquilli . Perché dunque nella sola casa del Granella si erano verificate quelle paurose manifestazioni ? Evidentemente , doveva esserci qualcosa di vero nella credenza popolare delle case abitate dagli spiriti . E poi c ' era la prova di fatto . Negando nel modo più assoluto la dote della medianità alla famiglia Piccirilli , egli avrebbe dimostrato falsa la spiegazione biologica , che alcuni scienziati schizzinosi avevan tentato di dare dei fenomeni spiritici . Che biologia d ' Egitto ! Bisognava senz ' altro ammettere l ' ipotesi metafisica . O che era forse medium , lui , Zummo ? Eppure parlava col tavolino . Non aveva mai composto un verso in vita sua ; eppure il tavolino gli parlava in versi , coi piedi . Che biologia d ' Egitto ! Del resto , giacché a lui più che la causa dei Piccirilli premeva ormai d ' accertare la verità , avrebbe fatto qualche esperimento in casa dei suoi clienti . Ne parlò ai Piccirilli ; ma questi si ribellarono , impauriti . Egli allora s ' inquietò e diede loro a intendere che quell ' esperimento era necessario , per la lite , anzi imprescindibile ! Fin dalle prime sedute , la signorina Piccirilli , Tinina , si rivelò un medium portentoso . Zummo , convulso , coi capelli irti su la fronte , atterrito e beato , poté assistere a tutte , o quasi , le manifestazioni più stupefacenti registrate e descritte nei libri da lui letti con tanta passione . La causa crollava , è vero ; ma egli , fuori di sé , gridava ai suoi clienti a ogni fine di seduta : - Ma che ve n ' importa , signori miei ? Pagate , pagate ... Miserie ! Sciocchezze ! Qua , perdio , abbiamo la rivelazione dell ' anima immortale ! Ma potevano quei poveri Piccirilli condividere questo generoso entusiasmo del loro avvocato ? Lo presero per matto . Da buoni credenti , essi non avevano mai avuto il minimo dubbio su l ' immortalità delle loro afflitte e meschine animelle . Quegli esperimenti , a cui si prestavano da vittime , per obbedienza , sembravano loro pratiche infernali . E invano Zummo cercava di rincorarli . Fuggendo dalla casa del Granella , essi credevano d ' essersi liberati dalla tremenda persecuzione ; e ora , nella nuova casa , per opera del signor avvocato , eccoli di nuovo in commercio coi demonii , in preda ai terrori di prima ! Con voce piagnucolosa scongiuravano l ' avvocato di non farne trapelar nulla , di quelle sedute , di non tradirli , per carità ! - Ma va bene , va bene ! - diceva loro Zummo , sdegnato . - Per chi mi prendete ? per un ragazzino ? State tranquilli , signori miei ! Io esperimento qua , per conto mio . L ' uomo di legge , poi , saprà fare il suo dovere in tribunale , che diamine ! Sosterremo il vizio occulto della casa , non dubitate ! V . Lo sostenne , di fatti , il vizio occulto della casa , ma senz ' alcun calore di convinzione , certo com ' era ormai della medianità della signorina Piccirilli . Invece sbalordì i giudici , i colleghi , il pubblico che stipava l ' aula del tribunale , con una inaspettata , estrosa , fervida professione di fede . Parlò di Allan Kardech come d ' un novello messia ; definì lo spiritismo la religione nuova dell ' umanità ; disse che la scienza co ' suoi saldi ma freddi ordigni , col suo formalismo troppo rigoroso aveva sopraffatto la natura ; che l ' albero della vita , allevato artificialmente dalla scienza , aveva perduto il verde , s ' era isterilito o dava frutti che imbozzacchivano e sapevano di cenere e tosco , perché nessun calore di fede più li maturava . Ma ora , ecco , il mistero cominciava a schiudere le sue porte tenebrose : le avrebbe spalancate domani ! Intanto , da questo primo spiraglio all ' umanità sgomenta , in angosciosa ansia , venivano ombre ancora incerte e paurose a rivelare il mondo di là : strane luci , strani segni ... E qui l ' avvocato Zummo , con drammaticissima eloquenza , entrò a parlare delle più meravigliose manifestazioni spiritiche , attestate , controllate , accettate dai più grandi luminari della scienza : fisici , chimici , psicologi , fisiologi , antropologi , psichiatri ; soggiogando e spesso atterrendo addirittura il pubblico che ascoltava a bocca aperta e con gli occhi spalancati . Ma i giudici , purtroppo , si vollero tenere terra terra , forse per reagire ai voli troppo sublimi dell ' avvocato difensore . Con irritante presunzione , sentenziarono che le teorie , tuttora incerte , dedotte dai fenomeni così detti spiritici , non erano ancora ammesse e accettate dalla scienza moderna , eminentemente positiva ; che , del resto , venendo a considerar più da vicino il processo , se per l ' articolo 1575 il locatore è tenuto a garantire al conduttore il pacifico godimento della cosa locata , nel caso in esame , come avrebbe potuto il locatore stesso garantir la casa dagli spiriti , che sono ombre vaganti e incorporee ? come scacciare le ombre ? E , d ' altra parte , riguardo all ' articolo 1577 , potevano gli spiriti costituire uno di quei vizii occulti che impediscono l ' uso dell ' abitazione ? Erano forse ingombranti ? E quali rimedii avrebbe potuto usare il locatore contro di essi ? Senz ' altro , dunque , dovevano essere respinte le eccezioni dei convenuti . Il pubblico , commosso ancora e profondamente impressionato dalle rivelazioni dell ' avvocato Zummo , disapprovò unanimemente questa sentenza , che nella sua meschinità , pur presuntuosa , sonava come un ' irrisione . Zummo inveì contro il tribunale con tale scoppio d ' indignazione che per poco non fu tratto in arresto . Furibondo , sottrasse alla commiserazione generale i Picciril ! i , proclamandoli in mezzo alla folla plaudente martiri della nuova religione . Il Granella intanto , proprietario della casa , gongolava di gioja maligna . Era un omaccione di circa cinquant ' anni , adiposo e sanguigno . Con le mani in tasca , gridava forte a chiunque volesse sentirlo , che quella sera stessa sarebbe andato a dormire nella casa degli spiriti - solo ! Solo , solo , sì , perché la vecchia serva che stava da tant ' anni con lui , grazie all ' infamia dei Piccirilli , lo aveva piantato , dichiarandosi pronta a servirlo dovunque , foss ' anche in una grotta , tranne che in quella povera casa infamata da quei signori là . E non gli era riuscito di trovare in tutto il paese un ' altra serva o un servo che fosse , i quali avessero il coraggio di stare con lui . Ecco il bel servizio che gli avevano reso quegli impostori ! E una casa perduta , come andata in rovina ! Ma ora egli avrebbe dimostrato a tutto il paese che il tribunale , condannando alle spese e al risarcimento dei danni quegli imbecilli , gli aveva reso giustizia . Là , egli solo ! Voleva vederli in faccia questi signori spiriti ! E sghignazzava . VI . La casa sorgeva nel quartiere più alto della città , in cima al colle . La città aveva lassù una porta , il cui nome arabo , divenuto stranissimo nella pronunzia popolare : Bibirrìa , voleva dire Porta dei Venti . Fuori di questa porta era un largo spiazzo sterrato ; e qui sorgeva solitaria la casa del Granella . Dirimpetto aveva soltanto un fondaco abbandonato , il cui portone imporrito e sgangherato non riusciva più a chiudersi bene , e dove solo di tanto in tanto qualche carrettiere s ' avventurava a passar la notte a guardia del carro e della mula . Un solo lampioncino a petrolio stenebrava a mala pena , nelle notti senza luna , quello spiazzo sterrato . Ma , a due passi , di qua dalla porta , il quartiere era popolatissimo , oppresso anzi di troppe abitazioni . La solitudine della casa del Granella non era dunque poi tanta , e appariva triste ( più che triste , ora , paurosa ) soltanto di notte . Di giorno , poteva essere invidiata da tutti coloro che abitavano in quelle case ammucchiate . Invidiata la solitudine , e anche la casa per se stessa , non solo per la libertà della vista e dell ' aria , ma anche per il modo com ' era fabbricata , per l ' agiatezza e i comodi che offriva , a molto minor prezzo di quelle altre , che non ne avevano né punto né poco . Dopo l ' abbandono del Piccirilli , il Granella l ' aveva rimessa tutta a nuovo ; carte da parato nuove ; pavimenti nuovi , di mattoni di Valenza ; ridipinti i soffitti ; rinverniciati gli usci , le finestre , i balconi e le persiane . Invano ! Eran venuti tanti a visitarla , per curiosità ; nessuno aveva voluto prenderla in affitto . Ammirandola , così pulita , così piena d ' aria e di luce , pensando a tutte le spese fatte , quasi quasi il Granella piangeva dalla rabbia e dal dolore . Ora egli vi fece trasportare un letto , un cassettone , un lavamano e alcune seggiole , che allogò in una delle tante camere vuote ; e , venuta la sera , dopo aver fatto il giro del quartiere per far vedere a tutti che manteneva la parola , andò a dormire solo in quella sua povera casa infamata . Gli abitanti del quartiere notarono che s ' era armato di ben due pistole . E perché ? Se la casa fosse stata minacciata dai ladri , eh , quelle armi avrebbero potuto servirgli , ed egli avrebbe potuto dire che se le portava per prudenza . Ma contro gli spiriti , caso mai , a che gli sarebbero servite ? Uhm ! Aveva tanto riso , là , in tribunale , che ancora nel faccione sanguigno aveva l ' impronta di quelle risa . In fondo in fondo , però ... ecco , una specie di vellicazione irritante allo stomaco se la sentiva , per tutti quei discorsi che si erano fatti , per tutte quelle chiacchiere dell ' avvocato Zummo . Uh , quanta gente , anche gente per bene , spregiudicata , che in presenza sua aveva dichiarato più volte di non credere a simili fandonie , ora , prendendo ardire dalla fervida affermazione di fede dell ' avvocato Zummo e dall ' autorità dei nomi citati e dalle prove documentate , non s ' era messa di punto in bianco a riconoscere che ... sì , qualche cosa di vero infine poteva esserci , doveva esserci , in quelle esperienze ... ( ecco , esperienze ora , non più fandonie ! ) . Ma che più ? Uno degli stessi giudici , dopo la sentenza , uscendo dal tribunale , s ' era avvicinato all ' avvocato Zummo che aveva ancora un diavolo per capello , e - sissignori - aveva ammesso anche lui che non pochi fatti riferiti in certi giornali , col presidio di insospettabili testimonianze di scienziati famosi , lo avevano scosso , sicuro ! E aveva narrato per giunta che una sua sorella , maritata a Roma , fin da ragazza , una o due volte l ' anno , di pieno giorno , trovandosi sola , era visitata , com ' ella asseriva , da un certo ometto rosso misterioso , che le confidava tante cose e le recava finanche doni curiosi ... Figurarsi Zummo , a una tale dichiarazione , dopo la sentenza contraria ! E allora quel giudice imbecille s ' era stretto nelle spalle e gli aveva detto : - Ma , capirà , caro avvocato , allo stato delle cose ... Insomma , tutta la cittadinanza era rimasta profondamente scossa dalle affermazioni e dalle rivelazioni di Zummo . E Granella ora si sentiva solo : solo e stizzito , come se tutti lo avessero abbandonato , vigliaccamente . La vista dello sterrato deserto , dopo il quale l ' alto colle su cui sorge la città strapiomba in ripidissimo pendio su un ' ampia vallata , con quell ' unico lampioncino , la cui fiammella vacillava come impaurita dalla tenebra densa che saliva dalla valle , non era fatta certamente per rincorare un uomo dalla fantasia un po ' alterata . Né poté rincorarlo poi di più il lume d ' una sola candela stearica , la quale - chi sa perché - friggeva , ardendo , come se qualcuno vi soffiasse su , per spegnerla . ( Non s ' accorgeva Granella che aveva un ansito da cavallo , e che soffiava lui , con le nari , su la candela . ) Attraversando le molte stanze vuote , silenziose , rintronanti , per entrare in quella nella quale aveva allogato i pochi mobili , tenne fisso lo sguardo su la fiamma tremolante riparata con una mano , per non veder l ' ombra del proprio corpo mostruosamente ingrandita , fuggente lungo le pareti e sul pavimento . Il letto , le seggiole , il cassettone , il lavamano gli parvero come sperduti in quella camera rimessa a nuovo . Posò la candela sul cassettone , vietandosi di allungar lo sguardo all ' uscio , oltre al quale le altre camere vuote eran rimaste buje . Il cuore gli batteva forte . Era tutto in un bagno di sudore . Che fare adesso ? Prima di tutto , chiudere quell ' uscio e metterci il paletto . Sì , perché sempre , per abitudine , prima d ' andare a letto , egli si chiudeva così , in camera . È vero che , di là , adesso , non c ' era nessuno , ma ... l ' abitudine , ecco ! E perché in tanto aveva ripreso in mano la candela per andare a chiudere quell ' uscio nella stessa stanza ? Ah ... già , distratto ! ... Non sarebbe stato bene , ora , aprire un tantino il balcone ? Auff ! si soffocava dal caldo , là dentro ... E poi , c ' era ancora un tanfo di vernice ... Sì sì , un tantino , il balcone . E nel mentre che la camera prendeva un po ' d ' aria , egli avrebbe rifatto il letto con la biancheria che s ' era portata . Così fece . Ma appena steso il primo lenzuolo su le materasse , gli parve di sentire come un picchio all ' uscio . I capelli gli si drizzarono su la fronte , un brivido gli spaccò le reni , come una rasojata a tradimento . Forse il pomo della lettiera di ferro aveva urtato contro la parete ? Attese un po ' , col cuore in tumulto . Silenzio ! Ma gli parve misteriosamente animato , quel silenzio ... Granella raccolse tutte le forze , aggrottò le ciglia , cavò dalla cintola una delle pistole , riprese in mano la candela , riaprì l ' uscio e , coi capelli che gli fremevano sul capo , gridò : - Chi è là ? Rimbombò cupamente il vocione nelle vuote camere . E quel rimbombo fece indietreggiare il Granella . Ma subito egli si riprese ; batté un piede ; avanzò il braccio con la pistola impugnata . Attese un tratto , poi si mise a ispezionare dalla soglia quella camera accanto . C ' era solamente una scala , in quella camera , appoggiata alla parete di contro : la scala di cui s ' erano serviti gli operai per riattaccar la carta da parato nelle stanze . Nient ' altro . Ma sì , via , non ci poteva esser dubbio : il pomo della lettiera aveva urtato contro la parete . E Granella rientrò nella camera , ma con le membra d ' un subito rilassate e appesantite così , che non poté più per il momento rimettersi a rifare il letto . Prese una seggiola e andò a sedere al balcone , al fresco . - Zrì ! Accidenti al pipistrello ! Ma riconobbe subito , eh , che quello era uno strido di pipistrello attirato dal lume della candela che ardeva nella camera . E rise Granella della paura che , questa volta , non aveva avuto , e alzò gli occhi per discerner nel bujo lo svolazzio del pipistrello . In quel mentre , gli giunse all ' orecchio dalla camera uno scricchiolio . Ma riconobbe subito ugualmente che quello scricchiolio era della carta appiccicata di fresco alle pareti , e ci si divertì un mondo ! Ah , erano uno spasso gli spiriti , a quella maniera ... Se non che , nel voltarsi , così sorridente , a guardar dentro la camera , vide ... - non comprese bene , che fosse , in prima : balzò in piedi , esterrefatto ; s ' afferrò , rinculando , alla ringhiera del balcone . Una lingua spropositata , bianca , s ' allungava silenziosamente lungo il pavimento , dall ' uscio dell ' altra camera , rimasto aperto ! Maledetto , maledetto , maledetto ! un rotolo di carta da parato , un rotolo di carta da parato che gli operai forse avevano lasciato lì , in capo a quella scala ... Ma chi lo aveva fatto precipitare di là e poi scivolare così , svolgendosi , lungo il pavimento di due stanze , imbroccando perfettamente l ' uscio aperto ? Granella non poté più reggere . Rientrò con la sedia ; richiuse di furia il balcone ; prese il cappello , la candela , e scappò via , giù per la scala . Aperto pian piano il portone , guardò nello sterrato . Nessuno ! Tirò a sé il portone e , rasentando il muro della casa , sgattajolò per il viottolo fuori delle mura al bujo . Che doveva perderci la salute , lui , per amor della casa ? Fantasia alterata , sì ; non era altro ... dopo tutte quelle chiacchiere ... Gli avrebbe fatto bene passare una notte all ' aperto , con quel caldo . La notte , del resto , era brevissima . All ' alba , sarebbe rincasato . Di giorno , con tutte le finestre aperte , non avrebbe avuto più , di certo , quella sciocchissima paura ; e , venendo di nuovo la sera , avendo già preso confidenza con la casa , sarebbe stato tranquillo , senza dubbio , che diamine ! Aveva fatto male , ecco , ad andarci a dormire , così , in prima , per una bravata . Domani sera ... Credeva il Granella che nessuno si fosse accorto della sua fuga . Ma in quel fondaco dirimpetto alla casa , un carrettiere era ricoverato quella sera , che lo vide uscire con tanta paura e tanta cautela , e lo vide poi rientrare ai primi albori . Impressionato del fatto e di quei modi , costui ne parlò nel vicinato con alcuni che , il giorno avanti , erano andati a testimoniare in favore dei Piccirilli . E questi testimoni allora si recarono in gran segreto dall ' avvocato Zummo ad annunziargli la fuga del Granella spaventato . Zummò accolse la notizia con esultanza . - Lo avevo previsto ! - gridò loro , con gli occhi che gli schizzavano fiamme . - Vi giuro , signori miei , che lo avevo previsto ! E ci contavo . Farò appellare i Piccirilli , e mi avvarrò di questa testimonianza dello stesso Granella ! A noi , adesso ! Tutti d ' accordo , ohé , signori miei ! Complottò subito , per quella notte stessa , l ' agguato . Cinque o sei , con lui , cinque o sei : non si doveva essere in più ! Tutto stava a cacciarsi in quel fondaco , senza farsi scorgere dal Granella . E zitti , per carità ! Non una parola con nessuno , durante tutta la giornata . - Giurate ! - Giuriamo ! Più viva soddisfazione di quella non poteva dare a Zummo l ' esercizio della sua professione d ' avvocato ! Quella notte stessa , poco dopo le undici , egli sorprese il Granella che usciva scalzo dal portone della sua casa , proprio scalzo , quella notte , in maniche di camicia , con le scarpe e la giacca in una mano , mentre con l ' altra si reggeva su la pancia i calzoni che , sopraffatto dal terrore , non era riuscito ad abbottonarsi . Gli balzò addosso , dall ' ombra , come una tigre , gridando : - Buon passeggio , Granella ! Il pover uomo , alle risa sgangherate degli altri appostati , si lasciò cader le scarpe di mano , prima una e poi l ' altra ; e restò , con le spalle al muro , avvilito , basito addirittura . - Ci credi ora , imbecille , all ' anima immortale ? - gli ruggì Zummo , scrollandolo per il petto . - La giustizia cieca ti ha dato ragione . Ma tu ora hai aperto gli occhi . Che hai visto ? Parla ! Ma il povero Granella , tutto tremante , piangeva , e non poteva parlare . FUOCO ALLA PAGLIA Non avendo più nessuno a cui comandare , Simone Lampo aveva preso da un pezzo l ' abitudine di comandare a se stesso . E si comandava a bacchetta : - Simone , qua ! Simone , là ! S ' imponeva apposta , per dispetto del suo stato , le faccende più ingrate . Fingeva talvolta di ribellarsi per costringersi a obbedire , rappresentando a un tempo le due parti in commedia . Diceva , per esempio , rabbioso : - Non lo voglio fare ! - Simone , ti bastono . T ' ho detto , raccogli quel concime ! No ? Pum ! ... S ' appioppava un solennissimo schiaffo . E raccoglieva il concime . Quel giorno , dopo la visita al poderetto , l ' unico che gli fosse restato di tutte le terre che un tempo possedeva ( appena due ettari di terra , abbandonati lassù , senza custodia d ' alcun villano ) , si comandò di sellar la vecchia asinella , con la quale soleva pur fare , ritornando al paese , i più speciosi discorsi . L ' asinella , drizzando ora questa ora quella orecchia spelata , pareva gli prestasse ascolto , paziente , non ostante un certo fastidio , che da qualche tempo il padrone le infliggeva e ch ' essa non avrebbe saputo precisare : qualcosa che , nell ' andare , le sbatteva dietro , sotto la coda . Era un cestello di vimini senza manico , legato con due lacci al posolino della sella e sospeso sotto la coda alla povera bestia , per raccogliervi e conservare belle calde , fumanti , le pallottole di timo , ch ' essa altrimenti avrebbe seminato lungo la strada . Tutti ridevano , vedendo quella vecchia asinella col cestino dietro , lì pronto al bisogno ; e Simone Lampo ci scialava . Era ben noto alla gente del paese con quale e quanta liberalità fosse un tempo vissuto e in che conto avesse tenuto il denaro . Ma ora , ecco , era andato a scuola dalle formiche , le quali , b - a - ba , b - a - ba , gli avevano insegnato questo espediente per non perdere neanche quel po ' di timo buono a ingrassar la terra . Sissignori ! - Su , Nina , su , lasciati mettere questa bella gala qua ! Che siamo più noi , Nina ? Tu niente e io nessuno . Buoni soltanto da far ridere il paese . Ma non te ne curare . Ci restano ancora a casa qualche centinaio d ' uccellini . Cïo - cïo - cïo - cïo ... Non vorrebbero essere mangiati ! Ma io me li mangio ; e tutto il paese ride . Viva l ' allegria ! Alludeva a un ' altra sua bella pensata , che poteva veramente fare il pajo col cestello appeso sotto la coda dell ' asina . Mesi addietro aveva finto di credere che avrebbe potuto novamente arricchire con la cultura degli uccelli . E aveva fatto delle cinque stanze della sua casa in paese tutt ' una gabbia ( per cui era detta la gabbia del matto ) , riducendosi a vivere in due stanzette del piano superiore con la scarsa suppellettile scampata al naufragio delle sue sostanze e con gli usci , gli scuri e le invetriate delle finestre e dei finestroni , che aveva chiuso , per dar aria agli uccelli , con ingraticolati . Dalla mattina alla sera , dalle cinque stanze da basso venivan su , con gran delizia di tutto il vicinato , ringhi e strilli e cinfoli e squittii , chioccolio di merli , spincionar di fringuelli : un cinguettio , un passerajo fitto , continuo , assordante . Da parecchi giorni però , sfiduciato del buon esito di quel negozio , Simone Lampo mangiava uccellini a tutto pasto , e aveva distrutto lì , nel poderetto , l ' apparato di reti e di canne , con cui aveva preso , a centinaja e centinaja , quegli uccellini . Sellata l ' asina , cavalcò e si mise in via per il paese . Nina non avrebbe affrettato il passo , neanche se il padrone la avesse tempestata di nerbate . Pareva glielo facesse apposta , per fargli assaporar meglio con la lentezza del suo andare i tristi pensieri che , a suo dire , gli nascevano anche per colpa di lei , di quel tentennio del capo , cioè , ch ' essa gli cagionava con la sua andatura . Sissignori . A forza di far così e così con la testa , guardando attorno dall ' alto della sua groppa la desolazione dei campi che s ' incupiva a mano a mano sempre più con lo spegnersi degli ultimi barlumi crepuscolari , non poteva fare a meno di mettersi a commiserar la sua rovina . Lo avevano rovinato le zolfare . Quante montagne sventrate per il miraggio del tesoro nascosto ! Aveva creduto di scoprire dentro ogni montagna una nuova California . Californie da per tutto ! Buche profonde fino a duecento , a trecento metri , buche per la ventilazione , impianti di macchine a vapore , acquedotti per la eduzione delle acque e tante e tante altre spese per uno straterello di zolfo , che non metteva conto , alla fine , di coltivare . E la triste esperienza fatta più volte , il giuramento di non cimentarsi mai più in altre imprese , non eran valsi a distoglierlo da nuovi tentativi , finché non s ' era ridotto , com ' era adesso , quasi al lastrico . E la moglie lo aveva abbandonato , per andare a convivere con il suo fratello ricco , poiché l ' unica figlia era andata a farsi monaca per disperata . Era solo , adesso , senza neanche una servaccia in casa ; solo e divorato da un continuo orgasmo , che gli faceva commettere tutte quelle follie . Lo sapeva , sì : era cosciente delle sue follie ; le commetteva apposta , per far dispetto alla gente che , prima , da ricco , lo aveva tanto ossequiato , e ora gli voltava le spalle e rideva di lui . Tutti , tutti ridevano di lui e lo sfuggivano ; nessuno che volesse dargli ajuto , che gli dicesse : « Compare , che fate ? venite qua : voi sapete lavorare , avete lavorato sempre , onestamente ; non fate più pazzie ; mettetevi con me a una buona impresa ! » . Nessuno . E la smania , l ' interno rodio , in quell ' abbandono , in quella solitudine agra e nuda , crescevano e lo esasperavano sempre più . L ' incertezza di quella sua condizione era la sua maggiore tortura . Sì , perché non era più né ricco , né povero . Ai ricchi non poteva più accostarsi , e i poveri non lo volevano riconoscere per compagno , per via di quella casa in paese e di quel poderetto lassù . Ma che gli fruttava la casa ? Niente . Tasse , gli fruttava . E quanto al poderetto , ecco qua : c ' era , per tutta ricchezza , un po ' di grano che , mietuto fra pochi giorni , gli avrebbe dato , sì e no , tanto da pagare il censo alla mensa vescovile . Che gli restava dunque , per mangiare ? Quei poveri uccellini , là ... E che pena , anche questa ! Finché s ' era trattato di prenderli , per tentare un negozio da far ridere la gente , transeat ; ma ora , scender giù nel gabbione , acchiapparli , ucciderli e mangiarseli ... - Su Nina , su ! Dormi , stasera ? Su ! Maledetta la casa e maledetto il podere , che non lo lasciavano essere neanche povero bene , povero e pazzo , lì , in mezzo a una strada , povero senza pensieri , come tanti ne conosceva e per cui , nell ' esasperazione in cui si trovava , sentiva un ' invidia angosciosa . Tutt ' a un tratto Nina s ' impuntò con le orecchie tese . - Chi è là ? - gridò Simone Lampo . Sul parapetto d ' un ponticello lungo lo stradone gli parve di scorgere , nel bujo , qualcuno sdrajato . - Chi è là ? Colui che stava lì sdrajato alzò appena il capo ed emise come un grugnito . - Oh tu , Nàzzaro ? Che fai lì ? - Aspetto le stelle . - Te le mangi ? - No : le conto . - E poi ? Infastidito da quelle domande , Nàzzaro si rizzò a sedere sul parapetto e gridò iroso , tra il fitto barbone abbatuffolato : - Don Simo ' , andate , non mi seccate ! Sapete bene che a quest ' ora non negozio più ; e con voi non voglio discorrere ! Così dicendo , si sdrajò di nuovo , a pancia all ' aria , sul parapetto , in attesa delle stelle . Quando aveva guadagnato quattro soldi , o strigliando due bestie o accudendo a qualche altra faccenda , purché spiccia , Nàzzaro diventava padrone del mondo . Due soldi di pane e due soldi di frutta . Non aveva bisogno d ' altro . E se qualcuno gli proponeva di guadagnarsi , oltre a quei quattro soldi , per qualche altra faccenda , una o magari dieci lire , rifiutava , rispondendo sdegnosamente a quel suo modo : - Non negozio più ! E si metteva a vagar per le campagne o lungo la spiaggia del mare o su per i monti . S ' incontrava da per tutto , e dove meno si sarebbe aspettato , scalzo , silenzioso , con le mani dietro la schiena e gli occhi chiari , invagati e ridenti . - Ve ne volete andare , insomma , sì o no ? - gridò levandosi di nuovo a sedere sul parapetto , più iroso , vedendo che quello s ' era fermato con l ' asina a contemplarlo . - Non mi vuoi neanche tu ? - disse allora Simone Lampo , scotendo il capo . - Eppure , va ' là , che potremmo far bene il paio , noi due . - Col demonio , voi , il paio ! - borbottò Nàzzaro , tornando a sdrajarsi . - Siete in peccato mortale , ve l ' ho detto ! - Per quegli uccellini ? - L ' anima , l ' anima , il cuore ... non ve lo sentite rodere , il cuore ? Sono tutte quelle creature di Dio , che vi siete mangiate ! Andate ... Peccato mortale ! - Arrì , - disse Simone Lampo all ' asinella . Fatti pochi passi , s ' arrestò di nuovo , si voltò indietro e chiamò : - Nàzzaro ! Il vagabondo non gli rispose . - Nàzzaro - ripeté Simone Lampo . - Vuoi venire con me a liberare gli uccelli ? Nàzzaro si rizzò di scatto . - Dite davvero ? - Sì . - Volete salvarvi l ' anima ? Non basta . Dovreste dar fuoco anche alla paglia ! - Che paglia ? - A tutta la paglia ! - disse Nàzzaro , accostandosi , rapido e leggero come un ' ombra . Posò una mano sul collo dell ' asina , l ' altra su una gamba di Simone Lampo e , guardandolo negli occhi , tornò a domandargli : - Vi volete salvar l ' anima davvero ? Simone Lampo sorrise e gli rispose : - Sì . - Proprio davvero ? Giuratelo ! Badate , io so quello che ci vorrebbe per voi . Studio la notte , e so quello che ci vorrebbe , non per voi soltanto , ma anche per tutti i ladri , per tutti gl ' impostori che abitano laggiù , nel nostro paese ; quello che Dio dovrebbe fare per la loro salvazione e che fa , presto o tardi , sempre : non dubitate ! Dunque volete davvero liberare gli uccelli ? - Ma sì , te l ' ho detto . - E fuoco alla paglia ? - E fuoco alla paglia ! - Va bene . Vi prendo in parola . Andate avanti e aspettatemi . Devo ancora contare fino a cento . Simone Lampo riprese la via , sorridendo e dicendo a Nàzzaro : - Bada , t ' aspetto . S ' intravedevano ormai laggiù , lungo la spiaggia , i lumi fiochi del paesello . Da quella via su l ' altipiano marnoso che dominava il paese , si spalancava nella notte la vacuità misteriosa del mare , che faceva apparir più misero quel gruppetto di lumi laggiù . Simone Lampo trasse un profondo sospiro e aggrottò le ciglia . Salutava ogni volta così , da lontano , l ' apparizione di quei lumi . C ' eran due pazzi patentati per gli uomini che stavano laggiù , oppressi , ammucchiati : lui e Nàzzaro . Bene : ora si sarebbero messi insieme , per accrescere l ' allegria del paese ! Libertà agli uccellini e fuoco alla paglia ! Gli piaceva questa esclamazione di Nàzzaro ; e se la ripeté con crescente soddisfazione parecchie volte prima di giungere al paese . - Fuoco alla paglia ! Gli uccellini , a quell ' ora , dormivano tutti , nelle cinque stanze del piano di sotto . Quella sarebbe stata per loro l ' ultima notte da passar lì . Domani , via ! Liberi . Una gran volata ! E si sarebbero sparpagliati per l ' aria ; sarebbero ritornati ai campi , liberi e felici . Sì , era una vera crudeltà , la sua . Nàzzaro aveva ragione . Peccato mortale ! Meglio mangiar pane asciutto , e lì . Legò l ' asina nella stalluccia e , con la lucernetta a olio in mano , andò su ad aspettar Nàzzaro , che doveva contare , come gli aveva detto , fino a cento stelle . - Matto ! Chi sa perché ? Ma era forse una divozione ... Aspetta e aspetta , Simone Lampo cominciò ad aver sonno . Altro che cento stelle ! Dovevano esser passate più di tre ore . Mezzo firmamento avrebbe potuto contare ... Via ! via ! Forse glie l ' aveva detto per burla , che sarebbe venuto . Inutile aspettarlo ancora . E si disponeva a buttarsi sul letto , così vestito , quando sentì bussare forte all ' uscio di strada . Ed ecco Nàzzaro , ansante e tutto ilare e irrequieto . - Sei venuto di corsa ? - Sì . Fatto ! - Che hai fatto ? - Tutto . Ne parleremo domani , don Simo ' ! Sono stanco morto . Si butto a sedere su una seggiola e cominciò a stropicciarsi le gambe con tutt ' e due le mani , mentre gli occhi d ' animale forastico gli brillavano d ' un riso strano , abbozzato appena sulle labbra di tra il folto barbone . - Gli uccelli ? - domandò . - Giù . Dormono . - Va bene . Non avete sonno voi ? - Sì . T ' ho aspettato tanto ... - Prima non ho potuto . Coricatevi . Ho sonno anch ' io , e dormo qua , su questa seggiola . Sto bene , non v ' incomodate ! Ricordatevi che siete ancora in peccato mortale ! Domani compiremo l ' espiazione . Simone Lampo lo mirava dal letto , appoggiato su un gomito ; beato . Quanto gli piaceva quel matto vagabondo ! Gli era passato il sonno , e voleva seguitare la conversazione . - Perché conti le stelle , Nàzzaro , di ' ? - Perché mi piace contarle . Dormite ! - Aspetta . Dimmi : sei contento tu ? - Di che ? - domandò Nàzzaro , levando la testa , che aveva già affondata tra le braccia appoggiate al tavolino . - Di tutto , - disse Simone Lampo . - Di vivere così ... - Contento ? Tutti in pena siamo , don Simo ' ! Ma non ve n ' incaricate . Passerà ! Dormiamo . E riaffondò la testa tra le braccia . Simone Lampo sporse il capo per spegnere la candela ; ma , sul punto , trattenne il fiato . Lo costernava un po ' l ' idea di restare al bujo con quel matto là . - Di ' , Nàzzaro : vorresti rimanere sempre con me ? - Sempre non si dice . Finché volete . Perché no ? - E mi vorrai bene ? - Perché no ? Ma , né voi padrone , né io servo . Insieme . Vi sto appresso da un pezzo , sapete ? So che parlate con l ' asina e con voi stesso ; e ho detto tra me : La sorba si matura ... Ma non mi volevo accostare a voi , perché avevate gli uccelli prigionieri in casa . Ora che m ' avete detto di voler salvare l ' anima , starò con voi , finché mi vorrete . Intanto , v ' ho preso in parola , e il primo passo è fatto . Buona notte . - E il rosario , non te lo dici ? Parli tanto di Dio ! - Me lo son detto . È in cielo il mio rosario . Un ' avemaria per ogni stella . - Ah , le conti per questo ? - Per questo . Buona notte . Simone Lampo , raffidato da queste parole , spense la candela . E poco dopo , tutti e due dormivano . All ' alba , i primi cinguettii degli uccelli imprigionati svegliarono subito il vagabondo , che dalla seggiola s ' era buttato a dormire in terra . Simone Lampo , che a quei cinguettii era già avvezzo , ronfava ancora . Nàzzaro andò a svegliarlo . - Don Simo ' , gli uccelli ci chiamano . - Ah , già ! - fece Simone Lampo , destandosi di soprassalto e sgranando tanto d ' occhi alla vista di Nàzzaro . Non si ricordava più di nulla . Condusse il compagno nell ' altra stanzetta e , sollevata la caditoja su l ' assito , scesero entrambi la scala di legno della cateratta e pervennero nel piano di sotto , intanfato dello sterco di tutte quelle bestioline e di rinchiuso . Gli uccelli , spaventati , presero tutti insieme a strillare , levandosi con gran tumulto d ' ali verso il tetto . - Quanti ! quanti ! - esclamò Nàzzaro , pietosamente , con le lagrime a gli occhi . - Povere creature di Dio ! - E ce n ' erano di più ! - esclamò Simone Lampo , tentennando il capo . - Meritereste la forca , don Simo ' ! - gli gridò quello mostrandogli le pugna . - Non so se basterà l ' espiazione che v ' ho fatto fare ! Su , andiamo ! Bisognerà mandarli tutti in una stanza , prima . - Non ce n ' è bisogno . Guarda ! - disse Simone Lampo , afferrando un fascio di cordicelle che , per un congegno complicatissimo , tenevano aderenti ai vani delle finestre e dei finestroni gli ingraticolati . Vi si appese , e giù ! Gl ' ingraticolati , alla strappata , precipitarono tutt ' insieme con fracasso indiavolato . - Cacciamo via , ora ! cacciamo via ! Libertà ! Libertà ! Sciò ! sciò ! sciò ! Gli uccelli , da più mesi lì imprigionati , in quel subitaneo scompiglio , sgomenti , sospesi sul fremito delle ali , non seppero in prima spiccare il volo : bisognò che alcuni , più animosi , s ' avventassero via , come frecce , con uno strido di giubilo e di paura insieme ; seguiron gli altri , cacciati , a stormi , a stormi , in gran confusione , e si sparpagliarono dapprima , come per rimettersi un po ' dallo stordimento , su gli scrimoli dei tetti , su le torrette dei camini , su i davanzali delle finestre , su le ringhiere dei balconi del vicinato , suscitando giù , nella strada , un gran clamore di meraviglia , a cui Nàzzaro , piangente dalla commozione , e Simone Lampo rispondevano seguitando a gridare per le stanze ormai vuote : - Sciò ! sciò ! Libertà ! Libertà ! S ' affacciarono quindi anch ' essi a godere dello spettacolo della via invasa da tutti quegli uccellini liberati alla nuova luce dell ' alba . Ma già qualche finestra si schiudeva ; qualche ragazzo , qualche donna tentavano , ridendo , di ghermire questo o quell ' uccellino ; e allora Nàzzaro , furibondo , protese le braccia e cominciò a sbraitare come un ossesso : - Lasciate ! Non v ' arrischiate ! Ah , mascalzone ! ah , ladra di Dio ! Lasciateli andare ! Simone Lampo cercò di calmarlo : - Va ' là ! Sta ' tranquillo , che non si lasceranno più prendere ormai ... Ritornarono al piano di sopra , sollevati e contenti . Simone Lampo s ' accostò a un fornelletto per accendere il fuoco e fare il caffè ; ma Nàzzaro lo trasse di furia per un braccio . - Che caffè , don Simo ' ! Il fuoco è già acceso . L ' ho acceso io stanotte . Su , corriamo a vedere l ' altra volata di là ! - L ' altra volata ? - gli domandò Simone Lampo , stordito . - Che volata ? - Una di qua , e una di là ! - disse Nàzzaro . - L ' espiazione , per tutti gli uccelli che vi siete mangiati . Fuoco alla paglia , non ve l ' ho detto ? Andiamo a sellare l ' asina , e vedrete . Simone Lampo vide passarsi come una vampa davanti agli occhi . Temette d ' intendere . Afferrò Nàzzaro per le braccia e , scotendolo , gli gridò : - Che hai fatto ? - Ho bruciato il grano del vostro podere , - gli rispose tranquillamente Nàzzaro . Simone Lampo allibì dapprima ; poi , trasfigurato dall ' ira , si lanciò contro il matto . - Tu ? Il grano ? Assassino ! Dici davvero ? M ' hai bruciato il grano ? Nàzzaro lo respinse con una bracciata furiosa . - Don $ imo ' , a che gioco giochiamo ? Di quanti parlari siete ? Fuoco alla paglia , mi avete detto . E io ho dato fuoco alla paglia , per l ' anima vostra ! - Ma io ti mando ora in galera ! - ruggì Simone Lampo . Nàzzaro ruppe in una gran risata , e gli disse chiaro e tondo : - Pazzo siete ! L ' anima , eh ? Così ve la volete salvare l ' anima ? Niente , don Simo ' ! Non ne facciamo niente . - Ma tu m ' hai rovinato , assassino ! - gridò con altro tono di voce Simone Lampo , quasi piangente , ora . - Potevo figurarmi che tu intendessi dir questo ? bruciarmi il grano ? E come faccio ora ? Come pago il censo alla mensa vescovile ? il censo che grava sul podere ? Nàzzaro lo guardò con aria di compatimento sdegnoso : - Bambino ! Vendete la casa , che non vi serve a nulla , e liberate del censo il podere . È presto fatto . - Sì , - sghignò Simone Lampo . - E intanto che mangio io là , senza uccelli e senza grano ? - A questo ci penso io , - gli rispose con placida serietà Nàzzaro . - Non devo star con voi ? Abbiamo l ' asina ; abbiamo la terra ; zapperemo e mangeremo . Coraggio , don Simo ' ! Simone Lampo rimase stupito a mirare la fiducia serena di quel matto , ch ' era rimasto innanzi a lui con una mano alzata a un gesto di noncuranza sdegnosa e un bel riso d ' arguta spensieratezza negli occhi chiari e tra il folto barbone abbatuffolato . LA FEDELTÀ DEL CANE Mentre donna Giannetta , ancora in sottana , e con le spalle e le braccia scoperte e un po ' anche il seno ( più d ' un po ' , veramente ) si racconciava i bei capelli corvini seduta innanzi alla specchiera , il marchese don Giulio del Carpine finiva di fumarsi una sigaretta , sdrajato sulla poltrona a piè del letto disfatto , ma con tale cipiglio , che in quella sigaretta pareva vedesse e volesse distruggere chi sa che cosa , dal modo come la guardava nel togliersela dalle labbra , dalla rabbia con cui ne aspirava il fumo e poi lo sbuffava . D ' improvviso si rizzò sulla vita e disse scrollando il capo : - Ma no , via , non è possibile ! Donna Giannetta si voltò sorridente a guardarlo , con le belle braccia levate e le mani tra i capelli , come donna che non tema di mostrar troppo del proprio corpo . - Ancora ci pensi ? - Perché non c ' è logica ! - scattò egli , alzandosi , stizzito . - Tra me e ... coso , e Lulù , via , non tocca a dirlo a me ... Donna Giannetta chinò il capo da una parte e stette così a osservar don Giulio di sotto il braccio come per farne una perizia disinteressata prima di emettere un giudizio . Poi , comicamente , quasiché la coscienza proprio non le permettesse di concedere senza qualche riserva , sospirò : - Eh , secondo ... - Ma che secondo , fa ' il piacere ! - Secondo , secondo , caro mio , - ripeté allora senz ' altro donna Giannetta . Del Carpine scrollò le spalle e si mosse per la camera . Quand ' aveva la barba era veramente un bell ' uomo ; alto di statura , ferrigno . Ma ora , tutto raso per obbedire alla moda , con quel mento troppo piccolo e quel naso troppo grosso , dire che fosse bello , via , non si poteva più dire , soprattutto perché pareva che lui lo pretendesse , anche così con la barba rasa , anzi appunto perché se l ' era rasa . - La gelosia , del resto , - sentenziò , - non dipende tanto dalla poca stima che l ' uomo ha della donna , o viceversa , quanto dalla poca stima che abbiamo di noi stessi . E allora ... Ma guardandosi per caso le unghie , perdette il filo del discorso , e fissò donna Giannetta , come se avesse parlato lei e non lui . Donna Giannetta , che se ne stava ancora alla specchiera , con le spalle voltate , lo vide nello specchio , e con una mossetta degli occhi gli domandò : - E allora ... che cosa ? - Ma sì , è proprio questo ! Nasce da questo ! - riprese lui , con rabbia . - Da questa poca stima di noi , che ci fa credere , o meglio , temere di non bastare a riempiere il cuore o la mente , a soddisfare i gusti o i capricci di chi amiamo ; ecco ! - Oh , - fece allora lei , con un respiro di sollievo . - E tu non l ' hai , di te ? - Che cosa ? - Cotesta poca stima che dici . - Non l ' ho , non l ' ho , non l ' ho , se mi paragono con ... coso , con Lulù ; ecco ! - Povero Lulù mio ! - esclamò allora donna Giannetta , rompendo in una sua abituale risatina , ch ' era come una cascatella gorgogliante . - Ma tua moglie ? - domandò poi . - Bisognerebbe ora vedere che stima ha di te tua moglie . - Oh senti ! - s ' affrettò a risponderle don Giulio , infiammato . - Non posso in nessun modo crederla capace di preferirmi ... - Coso ! - Non c ' è logica ! non c ' è logica ! Mia moglie sarà ... sarà come tu vuoi ; ma intelligente è . Di noi , ch ' io sappia , non sospetta . Perché lo farebbe ? E con Lulù , poi ? Donna Giannetta , finito d ' acconciarsi i capelli , si levò dalla specchiera . - Tu insomma , - disse , - difendi la logica . La tua , però . Prendimi il copribusto , di là . Ecco , sì , codesto , grazie . Non la logica di tua moglie , caro mio . Come ragionerà Livia ? Perché Lulù è affettuoso , Lulù è prudente , Lulù è servizievole ... E mica tanto sciocco poi , sai ? Guarda : io , per esempio , non ho il minimo dubbio che lui ... - Ma va ' ! - negò recisamente don Giulio , dando una spallata . - Del resto , che sai tu ? chi te l ' ha detto ? - Ih , - fece donna Giannetta , appressandoglisi , prendendolo per le braccia e guardandolo negli occhi . - Ti alteri ? Ti turbi sul serio ? Ma scusa , è semplicemente ridicolo ... mentre noi , qua ... - Non per questo ! - scattò Del Carpine , infocato in volto . - Non ci so credere , ecco ! Mi pare impossibile , mi pare assurdo che Livia ... - Ah sì ? Aspetta , - lo interruppe donna Giannetta . Gli tese prima il copribusto di nansouk , perch ' egli l ' ajutasse a infilarselo , poi andò a prendere dalla mensola una borsetta , ne trasse un cartoncino filettato d ' oro , strappato dal taccuino , e glielo porse . Vi era scritto frettolosamente a matita un indirizzo : Via Sardegna , 96 . - Se vuoi , per pura curiosità ... Don Giulio del Carpine restò a guardarla , stordito , col pezzettino di carta in mano . - Come ... come l ' hai scoperto ? - Eh , - fece donna Giannetta , stringendosi nelle spalle e socchiudendo maliziosamente gli occhi . - Lulù è prudente , ma io ... Per la nostra sicurezza ... Caro mio , tu badi troppo a te ... Non ti sei accorto , per esempio , com ' io da qualche tempo venga qua e ne vada via più tranquilla ? - Ah ... - sospirò egli astratto , turbato . - E Livia , dunque ... ? Via Sardegna : sarebbe una traversa di Via Veneto ? - Sì : numero 96 , una delle ultime case , in fondo . C ' è sotto uno studio di scultura , preso anche a pigione da Lulù . Ah ! ah ! ah ! Te lo figuri Lulù ... scultore ? Rise forte , a lungo . Rise altre volte , a scatti , mentre finiva di vestirsi , per le comiche immagini che le suscitava il pensiero di Lulù , suo marito , scultore in una scuola di nudo , con Livia del Carpine per modella . E guardava obliquamente don Giulio , che s ' era seduto di nuovo su la poltrona , col cartoncino arrotolato fra le dita . Quando fu pronta , col cappellino in capo e la veletta abbassata , si guardò allo specchio , di faccia , di fianco , poi disse : - Non bisogna presumer troppo di sé , caro ! Io ci ho piacere per il povero Lulù , e anche per me ... Anche tu , del resto , dovresti esserne contento . Scoppiò di nuovo a ridere , vedendo la faccia che lui le faceva ; e corse a sederglisi su le ginocchia e a carezzarlo : - Vendicati su me , via , Giugiù ! Come sei terribile ... Ma chi la fa l ' aspetta , caro : proverbio ! Poiché Lulù è contento , noi adesso ... - Io voglio prima accertarmene , capisci ? - diss ' egli duramente , con un moto di rabbia mal represso , quasi respingendola . Donna Giannetta si levò subito in piedi , risentita , e disse fredda fredda : - Fa ' pure . Addio , eh ? Ma s ' affrettò a levarsi anche lui , pentito . L ' espansione d ' affetto a cui stava per abbandonarsi gli fu però interrotta dalla stizza persistente . Tuttavia disse : - Scusami , Gianna ... Mi ... mi hai frastornato , ecco . Sì , hai ragione . Dobbiamo vendicarci bene . Più mia , più mia , più mia .... E la prese , così dicendo , per la vita e la strinse forte a sé . - No ... Dio ... mi guasti tutta di nuovo ! - gridò lei , ma contenta , cercando d ' opporsi con le braccia . Poi lo baciò pian piano , teneramente da dietro la veletta , e scappò via . Giugiù del Carpine , aggrottato e con gli occhi fissi nel vuoto , rimase a raschiarsi le guance rase con le unghie della mano spalmata sulla bocca . Si riscosse come punto da un improvviso ribrezzo per quella donna che aveva voluto morderlo velenosamente , così , per piacere . Contenta ne era ; ma non per la loro sicurezza . No ! contenta di non esser sola ; e anche ( ma sì , lo aveva detto chiaramente ) per aver punito la presunzione di lui . Senza capire , imbecille , che se lei , avendo Lulù per marito , poteva in certo qual modo avere una scusa al tradimento , Livia no , perdio , Livia no ! S ' era fisso ormai questo chiodo , e non si poteva dar pace . Dell ' onestà di sua moglie , come di quella di tutte le donne in genere , non aveva avuto mai un gran concetto . Ma uno grandissimo ne aveva di sé , della sua forza , della sua prestanza maschile ; e riteneva perciò , fermamente , che sua moglie ... Forse però poteva essersi messa con Lulù Sacchi per vendetta . Vendetta ? Ma Dio mio , che vendetta per lei ? Avrebbe fatto , se mai , quella di Lulù Sacchi , non già la sua , mettendosi con un uomo che valeva molto meno di suo marito . Già ! Ma non s ' era egli messo scioccamente con una donna che valeva senza dubbio molto meno di sua moglie ? Ecco allora perché Lulù Sacchi mostrava di curarsi così poco del tradimento di donna Giannetta . Sfido ! Erano suoi tutti i vantaggi di quello scambio . Anche quello d ' aver acquistato , dalla relazione di lui con donna Giannetta , il diritto d ' esser lasciato in pace . Il danno e le beffe , dunque . Ah , no , perdio ! no , e poi no ! Uscì , pieno d ' astio e furioso . Tutto quel giorno si dibatté tra i più opposti propositi , perché più ci pensava , più la cosa gli pareva inverosimile . In sei anni di matrimonio aveva sperimentato sua moglie , se non al tutto insensibile , certo non molto proclive all ' amore . Possibile che si fosse ingannato così ? Stette tutto quel giorno fuori ; rincasò a tarda notte per non incontrarsi con sua moglie . Temeva di tradirsi , quantunque dicesse ancora a se stesso che , prima di credere , voleva vedere . Il giorno dopo si svegliò fermo finalmente in questo proposito di andare a vedere . Ma , appena sulle mosse , cominciò a provare un ' acre irritazione ; avvilimento e nausea . Perché , dato il caso che il tradimento fosse vero , che poteva far lui ? Nulla . Fingere soltanto di non sapere . E non c ' era il rischio d ' imbattersi nell ' uno o nell ' altra , per quella via ? Forse sarebbe stato più prudente andar prima , di mattina , a veder soltanto quella casa , far le prime indagini e deliberare quindi sul posto ciò che gli sarebbe convenuto di fare . Si vestì in fretta ; andò . Vide così la casa al numero 96 , la quale aveva realmente al pianterreno lo studio di scultura , per cui donna Giannetta aveva tanto riso . La verità di questa indicazione gli rimescolò tutto il sangue , come se essa importasse di conseguenza la prova del tradimento . Dal portone d ' una casa dirimpetto , un po ' più giù si fermò a guardare le finestre di quella casa e a domandarsi quali fossero quelle del quartierino appigionato da Lulù . Pensò infine che quel portone , non guardato da nessuno , poteva essere per lui un buon posto da vedere senz ' esser visto , quando , a tempo debito , sarebbe venuto a spiare . Conoscendo le abitudini della moglie , le ore in cui soleva uscir di casa , argomentò che il convegno con l ' amante poteva aver luogo o alla mattina , fra le dieci e le undici , o nel pomeriggio , poco dopo le quattro . Ma più facilmente di mattina . Ebbene , poiché era lì , perché non rimanerci ? Poteva darsi benissimo che gli riuscisse di togliersi il dubbio quella mattina stessa . Guardò l ' orologio ; mancava poco più di un ' ora alle dieci . Impossibile star lì fermo , in quel portone , tanto tempo . Poiché lì vicino c ' era l ' entrata a Villa Borghese da Porta Pinciana : ecco , si sarebbe recato a passeggiare a Villa Borghese per un ' oretta . Era una bella mattinata di novembre , un po ' rigida . Entrato nella Villa , don Giulio vide nella prossima pista due ufficiali d ' artiglieria insieme con due signorine , che parevano inglesi , sorelle , bionde e svelte nelle amazzoni grige , con due lunghi nastri scarlatti annodati attorno al colletto maschile . Sotto gli occhi di don Giulio essi presero tutt ' e quattro a un tempo la corsa , come per una sfida . E don Giulio si distrasse : scese il ciglio del viale , s ' appressò alla pista per seguir quella corsa e notò subito , con l ' occhio esperto , che il cavallo , un sauro , montato dalla signorina che stava a destra , buttava male i quarti anteriori . I quattro scomparvero nel giro della pista . E don Giulio rimase lì a guardare , ma dentro di sé : sua moglie , donna Livia , su un grosso bajo focoso . Nessuna donna stava così bene in sella , come sua moglie . Era veramente un piacere vederla . Cavallerizza nata ! E con tanta passione pei cavalli , così nemica dei languori femminili , s ' era andata a mettere con quel Lulù Sacchi frollo , melenso ? ... Era da vedere , via ! Girò , astratto , assorto , pe ' viali , dove lo portavano i piedi . A un certo punto consultò l ' orologio e s ' affrettò a tornare indietro . S ' eran fatte circa le dieci , perbacco ! e diventava quasi un ' impresa , ora , traversare Via Sardegna per arrivare a quel portone là in fondo . Certo sua moglie non sarebbe venuta dalla parte di Via Veneto , ma da laggiù , per una traversa di Via Boncompagni . C ' era però il rischio che di qua venisse Lulù e lo scorgesse . Simulando una gran disinvoltura , senza voltarsi indietro , ma allungando lo sguardo fin in fondo alla via , Del Carpine andava con un gran batticuore che , dandogli una romba negli orecchi , quasi gli toglieva il senso dell ' udito . Man mano che inoltrava , l ' ansia gli cresceva . Ma ecco il portone : ancora pochi passi ... E don Giulio stava per trarre un gran respiro di sollievo , sgattajolando dentro il portone , quando ... - Tu , qua ? Trasecolò . Lulù Sacchi era lì anche lui , nello stesso portone . Curvo , carezzava un cagnolino lungo lungo , basso basso , di pelo nero ; e quel cagnolino gli faceva un mondo di feste , tutto fremente , e si storcignava , si allungava , grattando con le zampette su le gambe di lui , o saltava per arrivare a lambirgli il volto . Ma non era Liri , quello ? Sì , Liri , il cagnolino di sua moglie . Lulù era pallido , alterato dalla commozione ; aveva gli occhi pieni di lagrime , evidentemente per le feste che gli faceva il cagnolino , quella bestiola buona , quella bestiola cara , che lo conosceva bene e gli era fedele , ah esso sì , esso sì ! non come quella sua padronaccia , donna indegna , donna vile , sì , sì , o buon Liri , anche vile , vile ; perché una donna che si porta nel quartierino pagato dal proprio amante un altro amante , il quale dev ' essere per forza un miserabile , un farabutto , un mascalzone , questa donna , o buon Liri , è vile , vile , vile . Così diceva fra sé Lulù Sacchi , carezzando il cagnolino e piangendo dall ' onta e dal dolore , prima che Giulio del Carpine entrasse nel portone , dove anche lui era venuto ad appostarsi . Per un equivoco preso dalla vecchia serva che si recava dopo i convegni a rassettare il quartierino , Lulù aveva scoperto quell ' infamia di donna Livia ; e , venendo ad appostarsi , aveva trovato per istrada Liri , smarrito evidentemente dalla padrona nella fretta di salir su al convegno . La presenza del cagnolino , lì , in quella strada , aveva dato la prova a Lulù Sacchi che il tradimento era vero , era vero ! Anche lui non aveva voluto crederci ; ma con più ragione , lui , perché veramente una tale indegnità passava la parte . E adesso si spiegava perché ella non aveva voluto ch ' egli tenesse la chiave del quartierino e se la fosse tenuta lei , invece , costringendolo ogni volta ad aspettare lì , nello studio di scultura , ch ' ella venisse . Oh com ' era stato imbecille , stupido , cieco ! Tutto intanto poteva aspettarsi il povero Lulù , tranne che don Giulio del Carpine venisse a sorprenderlo nel suo agguato . I due uomini si guardarono , allibiti . Lulù Sacchi non pensò che aveva gli occhi rossi di pianto , ma istintivamente , poiché le lagrime gli si erano raggelate sul volto in fiamme , se le portò via con due dita e , alla prima domanda lanciata nello stupore da don Giulio : Tu qua ! rispose balbettando e aprendo le labbra a uno squallido sorriso : - Eh ? ... già ... sì ... a - aspettavo ... Del Carpine guardò , accigliato , il cane . - E Liri ? Lulù Sacchi chinò gli occhi a guardarlo , come se non lo avesse prima veduto , e disse : - Già ... Non so ... si trova qui ... Di fronte a quella smarrita scimunitaggine , don Giulio ebbe come un fremito di stizza ; scese sul marciapiede della via e guardò in su , al numero del portone . - Insomma è qua ? Dov ' è ? - Che dici ? - domandò Lulù Sacchi ancora col sorriso squallido su le labbra , ma come se non avesse più una goccia di sangue nelle vene . Del Carpine lo guardò con gli occhi invetrati . - Chi aspettavi tu qua ? - Un ... un mio amico , - balbettò Lulù . - È ... è andato su ... - Con Livia ? - domandò Del Carpine . - No ! Che dici ? - fece Lulù Sacchi , smorendo vieppiù . - Ma se Liri è qua ... - Già , è qua ; ma ti giuro che io l ' ho proprio trovato per istrada , - disse col calore della verità Lulù Sacchi infoscandosi a un tratto . - Qua ? per istrada ? - ripeté Del Carpine , chinandosi verso il cane . - Sai tu dunque la strada , eh , Liri ? Come mai ? Come mai ? La povera bestiola , sentendo la voce del padrone insolitamente carezzevole , fu presa da una subita gioja ; gli si slanciò su le gambe , dimenandosi tutta ; cominciò a smaniare con le zampette ; s ' allungò , guajolando ; poi s ' arrotolò per terra e , quasi fosse improvvisamente impazzita , si mise a girare , a girar di furia per l ' androne ; poi a spiccar salti addosso al padrone , addosso a Lulù , abbajando forte , ora , come se , in quel suo delirio d ' affetto , in quell ' accensione della istintiva fedeltà , volesse uniti quei due uomini , fra i quali non sapeva come spartire la sua gioja e la sua devozione . Era veramente uno spettacolo commoventissimo la fedeltà di questo cane d ' una donna infedele , verso quei due uomini ingannati . L ' uno e l ' altro , ora , per sottrarsi al penosissimo imbarazzo in cui si trovavano così di fronte , si compiacevano molto della festa frenetica ch ' esso faceva loro ; e presero ad aizzarlo con la voce , col frullo delle dita : - Qua , Liri ! - Povero Liri ! - ridendo tutti e due convulsamente . A un tratto però Liri s ' arrestò , come per un fiuto improvviso : andò su la soglia del portone , vi si acculò un po ' , sospeso , inquieto , guardando nella via , con le due orecchie tese e la testina piegata da una parte , quindi spiccò la corsa precipitosamente . Don Giulio sporse il capo a guardare , e vide allora sua moglie che svoltava dalla via , seguita dal cagnolino . Ma sentì afferrarsi per un braccio da Lulù Sacchi , il quale - pallido , stravolto , fremente - gli disse : - Aspetta ! Lasciami vedere con chi ... - Come ! - fece don Giulio , restando . Ma Lulù Sacchi non ragionava più ; lo strappò indietro , ripetendo : - Lasciami vedere , ti dico ! Sta ' zitto ... Vide Liri , che s ' era fermato all ' angolo della via , perplesso , come tenuto tra due , guardando verso il portone , in attesa . Poco dopo , dalla porta segnata col numero 96 uscì un giovanottone su i vent ' anni , tronfio , infocato in volto , con un paio di baffoni in su , inverosimili . - Il Toti ! - esclamò allora Lulù Sacchi , con un ghigno orribile , che gli contraeva tutto il volto ; e , senza lasciare il braccio di don Giulio , aggiunse : - Il Toti , capisci ? Un ragazzaccio ! Uno studentello ! Capisci , che fa tua moglie ? Ma gliel ' accomodo io , adesso ! Lasciami fare ... Hai visto ? E ora basta , Giulio ! Basta per tutti , sai ? E scappò via , su le furie . Don Giulio del Carpine rimase come intronato . Eh che ? Due , dunque : Lulù messo da parte , oltrepassato ? Lì , un altro , nello stesso quartierino ? Un giovinastro ... Sua moglie ! E come mai Lulù ? ... Dunque , stava ad aspettare anche lui ? ... E quel cagnolino smarrito lì , in mezzo alla via , confuso ... eh sfido ! ... tra tanti ... E aveva fatto le feste anche a lui ... carino ... carino ... carino ... - Ah ! - fece don Giulio , scrollandosi tutto dalla nausea , dal ribrezzo , ma pur con un segreto compiacimento che , per Lulù almeno , era come aveva detto lui : che veramente , cioè , sua moglie non aveva potuto prenderlo sul serio , e lo aveva ingannato , ecco qua ; e non solo , ma anche schernito ! anche schernito ! Cavò il fazzoletto e si stropicciò le mani che la bestiola devota gli aveva lambite ; se le stropicciò forte forte forte , fin quasi a levarsi la pelle . Ma , a un tratto , se lo vide accanto , chiotto chiotto , con le orecchie basse , la coda tra le gambe , quel povero Liri , che s ' era provato a seguir prima la padrona , poi il Toti , poi Lulù e che ora infine aveva preso a seguir lui . Don Giulio fu assalito da una rabbia furibonda : gli parve oscenamente scandalosa la fedeltà di quella brutta bestiola , e le allungò anche lui un violentissimo calcio . - Va ' via ! TUTTO PER BENE I . La signorina Silvia Ascensi , venuta a Roma per ottenere il trasferimento dalla Scuola normale di Perugia in altra sede - qualunque e dovunque fosse , magari in Sicilia , magari in Sardegna - si rivolse per ajuto al giovane deputato del collegio , onorevole Marco Verona , che era stato discepolo devotissimo del suo povero babbo , il professor Ascensi dell ' Università di Perugia , illustre fisico , morto da un anno appena , per uno sciagurato accidente di gabinetto . Era sicura che il Verona , conoscendo bene i motivi per cui ella voleva andar via dalla città natale , avrebbe fatto valere in suo favore la grande autorità che in poco tempo era riuscito ad acquistarsi in Parlamento . Il Verona , difatti , la accolse non solo cortesemente , ma con vera benevolenza . Ebbe finanche la degnazione di ricordarle le visite che , da studente , egli aveva fatto al compianto professore , perché ad alcune di queste visite , se non s ' ingannava , ella era stata presente , giovinetta allora , ma non tanto piccolina , se già - ma sicuro ! - se già faceva da segretaria al babbo ... La signorina Ascensi , a tal ricordo , s ' invermigliò tutta . Piccolina ? Altro che ! Aveva nientemeno che quattordici anni lei , allora ... E lui , l ' onorevole Verona , quanti poteva averne . Venti , ventuno al più . Oh , ella avrebbe potuto ripetergli ancora , parola per parola , tutto ciò ch ' egli era venuto a chiedere al babbo in quelle visite . Il Verona si mostrò dolentissimo di non aver seguitato gli studii , pei quali il professor Ascensi aveva saputo ispirargli in quel tempo tanto fervore ; poi esortò la signorina a farsi animo , poiché ella , al ricordo della sciagura recente , non aveva saputo trattener le lagrime . Infine , per raccomandarla con maggiore efficacia , volle accompagnarla - ( ma proprio scomodarsi fino a tal punto ? ) - sì sì , lui in persona volle accompagnarla al Ministero della Pubblica Istruzione . D ' estate , però , erano tutti in vacanza , quell ' anno , alla Minerva . Per il ministro e il sotto - segretario di Stato l ' onorevole Verona lo sapeva ; ma non credeva di non trovare in ufficio il capo - divisione , neppure il capo - sezione ... Dovette contentarsi di parlare col cavalier Martino Lori , segretario di prima classe , che reggeva in quel momento lui solo l ' intera divisione . Il Lori , scrupolosissimo impiegato , era molto ben visto dai superiori e dai subalterni per la squisita cordialità dei modi , per l ' indole mite , che gli traspariva dallo sguardo , dal sorriso , dai gesti , e per la correttezza anche esteriore della persona linda , curata con diligenza amorosa . Egli accolse l ' onorevole Verona con molti ossequii e rosso in volto per la gioja , non solo perché prevedeva che questo deputato , senza dubbio , un giorno o l ' altro sarebbe stato suo capo supremo , ma perché veramente da anni era ammiratore fervido dei discorsi di lui alla Camera . Volgendosi poi a guardare la signorina e sapendo ch ' era figlia del compianto e illustre professore dell ' Ateneo perugino , il cavalier Lori provò un ' altra gioja , non meno viva . Egli aveva poco più di trent ' anni , e la signorina Silvia Ascensi aveva un curioso modo di parlare : pareva che con gli occhi - d ' uno strano color verde , quasi fosforescenti - spingesse le parole a entrar bene nell ' anima di chi l ' ascoltava ; e s ' accendeva tutta . Rivelava , parlando , un ingegno lucido e preciso , un ' anima imperiosa ; ma quella lucidità man mano era turbata e quella imperiosità vinta e sopraffatta da una grazia irresistibile che le affiorava in volto , vampando . Ella notava con dispetto che , a poco a poco , le sue parole , il suo ragionamento , non avevano più efficacia , poiché chi stava ad ascoltarla era tratto piuttosto ad ammirare quella grazia e a bearsene . Allora , nel volto infocato , un po ' per la stizza , un po ' per l ' ebbrezza , che istintivamente e suo malgrado le cagionava il trionfo della sua femminilità , ella si confondeva ; il sorriso di chi la ammirava , si rifletteva , senza che lei lo volesse , anche su le sue labbra ; scoteva con una rabbietta il capo , si stringeva nelle spalle e troncava il discorso , dichiarando di non saper parlare , di non sapersi esprimere . - Ma no ! Perché ? Mi pare anzi che si esprima benissimo ! - s ' affrettò a dirle il cavalier Martino Lori . E promise all ' onorevole Verona che avrebbe fatto di tutto per contentar la signorina e procurarsi il piacere di rendere un servizio a lui . Due giorni dopo , Silvia Ascensi ritornò sola al Ministero . S ' era accorta subito che per il cavalier Lori non aveva proprio bisogno di alcun ' altra raccomandazione . E con la più ingenua semplicità del mondo andò a dirgli che non poteva più assolutamente lasciare Roma : aveva tanto girato in quei tre giorni , senza mai stancarsi , e tanto ammirato le ville solitarie vegliate dai cipressi , la soavità silenziosa degli orti dell ' Aventino e del Celio , la solennità tragica delle rovine e di certe vie antiche , come l ' Appia , e la chiara freschezza del Tevere ... S ' era innamorata di Roma , insomma , e voleva esservi trasferita , senz ' altro . Impossibile ? Perché impossibile ? Sarebbe stato difficile , via ! Impossibile , no . Dif - fi - ci - lis - si - mo , là ! Ma volendo , via ... Anche comandata in qualche classe aggiunta ... Sì , sì . Doveva farle questo piacere ! Sarebbe venuta tante , tante , tante volte a seccarlo , altrimenti . Non lo avrebbe lasciato più in pace ! Un comando era facile , no ? Dunque ... Dunque , la conclusione fu un ' altra . Dopo sei o sette di quelle visite , un dopopranzo , il cavalier Martino Lori si assentò dall ' ufficio , s ' abbigliò come per le grandi occasioni e andò a Montecitorio a domandare dell ' onorevole Verona . Si guardava i guanti , si guardava le scarpine , si tirava fuori i polsini con le punte delle dita , molto irrequieto , aspettando l ' usciere che doveva introdurlo . Appena introdotto , per nascondere l ' imbarazzo , prese a dir calorosamente all ' onorevole Verona che la sua protetta chiedeva proprio l ' impossibile , ecco ! - La mia protetta ? - lo interruppe l ' onorevole Verona . - Quale protetta ? Il Lori , riconoscendo addoloratissimo d ' aver usato , senz ' ombra di malizia però , una parola che poteva prestarsi veramente a una ... sì , a una malevola interpretazione , s ' affrettò a dire che intendeva parlare della signorina Ascensi . - Ah , la signorina Ascensi ? Ma allora sì , protetta ! - gli rispose l ' onorevole Verona , sorridendo e accrescendo l ' imbarazzo del povero cavalier Martino Lori . - Non ricordavo più d ' avergliela raccomandata e non ho indovinato in prima di chi intendesse parlarmi . Io venero la memoria dell ' illustre professore , padre della signorina e mio maestro , e vorrei che anche lei , cavaliere , ne proteggesse la figliuola - proteggesse , proprio - e me la contentasse a ogni modo , perché lo merita . Ma se era venuto appunto per questo , il cavalier Martino Lori ! Trasferirla a Roma , però , non poteva in nessun modo . Se era lecito , ecco , desiderava di conoscere la vera ragione per cui ... per cui la signorina voleva andar via da Perugia . Mah ! Non bella , pur troppo , questa ragione . Il professor Ascensi era stato tradito e abbandonato dalla moglie , tristissima donna , molto danarosa , la quale s ' era messa a convivere con un altr ' uomo degno di lei , da cui aveva avuto due o tre figli . L ' Ascensi s ' era tenuta con sé , naturalmente , l ' unica figliuola , restituendo a colei tutto il suo avere . Grand ' uomo , ma sprovvisto del tutto di senso pratico , il professor Ascensi aveva avuto un ' esistenza tribolatissima , tra angustie e amarezze d ' ogni genere . Comperava libri e libri e libri , strumenti per il suo gabinetto , e poi non sapeva spiegarsi come mai il suo stipendio non bastasse a sopperire ai bisogni d ' una famiglia ormai così ristretta . Per non affliggere il babbo con privazioni , la signorina Ascensi s ' era veduta costretta a darsi anche lei all ' insegnamento . Oh , la vita di quella ragazza , fino alla morte del padre , era stata un continuo esercizio di pazienza e di virtù . Ma ella era orgogliosa , e giustamente , della fama del padre , che a fronte alta poteva contrapporre alla vergogna materna . Ora però , morto sciaguratamente il padre e rimasta senza presidio , quasi povera e sola , non sapeva più adattarsi a vivere a Perugia , dove stava anche la madre ricca e svergognata . Ecco tutto . Martino Lori , commosso a questo racconto ( commosso veramente anche prima d ' ascoltarlo dalla bocca autorevole d ' un deputato di grande avvenire ) , nel licenziarsi gli lasciò intravedere il proposito di ricompensare del suo meglio quella fanciulla , tanto del sacrifizio e delle amarezze , quanto della meravigliosa devozione filiale . E così la signorina Silvia Ascensi , venuta a Roma per ottenere un trasferimento , vi trovò - invece - marito . II . Il matrimonio , però , almeno nei primi tre anni , fu disgraziatissimo . Tempestoso . Nel fuoco dei primi giorni Martino Lori buttò , per così dire , tutto se stesso ; la moglie vi lasciò cadere , invece , pochino pochino di sé . Attutita la fiamma che fonde anime e corpi , la donna ch ' egli credeva divenuta ormai tutta sua , come egli era divenuto tutto di lei , gli balzò innanzi molto diversa da quella che s ' era immaginata . S ' accorse , insomma , il Lori che ella non lo amava , che s ' era lasciata sposare come in un sogno strano , da cui ora si destava aspra , cupa , irrequieta . Che aveva sognato ? Di ben altro il Lori s ' accorse col tempo : che ella , cioè , non solo non lo amava , ma non poteva neanche amarlo , perché le loro nature erano proprio opposte . Non era possibile tra loro nemmeno il compatimento reciproco . Che se egli , amandola , era disposto a rispettare il carattere vivacissimo , lo spirito indipendente di lei , ella , che non lo amava , non sapeva aver neppure sofferenza dell ' indole e delle opinioni di lui . - Che opinioni ! - gli gridava , scrollandosi sdegnosamente . - Tu non puoi avere opinioni , caro mio ! Sei senza nervi ... Che c ' entravano i nervi con le opinioni ? Il povero Lori restava a bocca aperta . Ella lo stimava duro e freddo perché taceva , è vero ? Ma egli taceva per cansar liti ! taceva perché s ' era chiuso nel cordoglio , rassegnato già al crollo del suo bel sogno , d ' avere cioè una compagna affettuosa e premurosa , una casetta linda , sorrisa dalla pace e dall ' amore . Rimaneva stupito Martino Lori del concetto che sua moglie s ' andava man mano formando di lui , delle interpretazioni che dava dei suoi atti , delle sue parole . Certi giorni quasi quasi dubitava fra sé ch ' egli non fosse quale si riteneva , quale si era sempre ritenuto , e che avesse , senz ' accorgersene , tutti quei difetti , tutti quei vizii che ella gli rinfacciava . Aveva avuto sempre vie piane innanzi a sé ; non si era mai addentrato negli oscuri e profondi meandri della vita , e forse perciò non sapeva diffidare né di se stesso né d ' alcuno . La moglie , all ' incontro , aveva assistito fin dall ' infanzia a scene orribili e imparato , purtroppo , che tutto può esser tristo , che nulla vi è di sacro al mondo , se finanche la madre , la madre , Dio mio ... - Ah , sì : povera Silvia , meritava scusa , compatimento , anche se vedeva il male dove non era e si dimostrava perciò ingiusta verso di lui . Ma più egli , con la mite bontà , cercava d ' accostarsi a lei , per ispirarle una maggior fiducia nella vita , per persuaderla a più equi giudizii , e più ella s ' inaspriva e si rivoltava . Ma se non amore , buon Dio , almeno un po ' di gratitudine per lui che , alla fin fine , le aveva ridato una casa , una famiglia , togliendola a una vita randagia e insidiosa ! No ; neppure gratitudine . Era superba , sicura di sé , di potere e di saper bastare a se stessa col proprio lavoro . E sei o sette volte , in quei primi tre anni , lo minacciò di riprendere l ' insegnamento e di separarsi da lui . Un giorno , alla fine , pose anche ad effetto la minaccia . Ritornando quel giorno dall ' ufficio , il Lori non trovò in casa la moglie . La mattina , aveva avuto con lei un nuovo e più aspro litigio per un lieve rimprovero che aveva osato di muoverle . Ma già da un mese circa si addensava la tempesta ch ' era scoppiata quella mattina . Ella era stata stranissima tutto quel mese ; di fosche maniere ; e aveva finanche mostrato un ' acerba ripugnanza per lui . Senza ragione , al solito ! Ora , nella lettera lasciata in casa , ella gli annunziava il proposito irremovibile di romperla per sempre e che avrebbe fatto di tutto per riottenere il posto di maestra ; e in fine , perché egli non desse in vane smanie e non facesse chiassose ricerche , gl ' indicava l ' albergo ove provvisoriamente aveva preso alloggio : ma che non andasse a trovarla , perché sarebbe stato inutile . Il Lori rimase a lungo a riflettere con quella lettera in mano , perplesso . Aveva troppo sofferto , e ingiustamente . Il liberarsi però di quella donna sarebbe stato , sì , forse , un sollievo ; ma anche un indicibile dolore . Egli la amava . E dunque , un sollievo momentaneo , e poi una gran pena e un gran vuoto per tutta la vita . Sapeva , sentiva bene che non avrebbe potuto più amare alcun ' altra donna , mai . E lo scandalo , inoltre , che non si meritava : egli , così corretto in tutto , separato ora dalla moglie , esposto alla malignità della gente , che avrebbe potuto sospettare chi sa quali torti in lui , quando Dio era testimonio di quanta longanimità , di quanta condiscendenza avesse dato prova in quei tre anni . Che fare ? Deliberò di non muoversi per quella sera . La notte avrebbe portato a lui consiglio , a lei forse il pentimento . Il giorno dopo non andò all ' ufficio e attese tutta la mattinata in casa . Nel pomeriggio si disponeva ad uscire , senza aver bene tuttavia fermato l ' animo ad alcuna deliberazione , quando gli pervenne dalla Camera dei deputati un invito dell ' on . Marco Verona . Si era in crisi ministeriale : e , da alcuni giorni , alla Minerva si faceva con insistenza il nome del Verona come probabile Sottosegretario di Stato : qualcuno lo preconizzava anche Ministro . Al Lori , fra le tante idee , era venuta anche quella di recarsi dal Verona per consiglio . Se n ' era astenuto , immaginando a quali brighe egli dovesse trovarsi in mezzo , di quei giorni . Silvia , evidentemente , non aveva avuto questo ritegno e , sapendo ch ' egli sarebbe stato a capo della Pubblica Istruzione , era forse andata da lui per farsi riammettere nell ' insegnamento . Martino Lori si rabbujò , pensando che forse il Verona , avvalendosi adesso dell ' autorità di suo prossimo superiore , volesse ordinargli di non interporsi negli uffici contro il desiderio della moglie . Ma invece Marco Verona lo accolse alla Camera con molta benignità . Si mostrò seccatissimo d ' essere stato preso , come lui diceva , al laccio . Ministro , no , no , per fortuna ! Sottosegretario . Non avrebbe voluto assumersi neanche questa minore responsabilità , date le condizioni di quel momento politico . La disciplina del partito lo aveva forzato . Orbene , egli avrebbe voluto almeno nel gabinetto l ' ausilio d ' un uomo onesto a tutta prova ed espertissimo , e aveva perciò pensato subito a lui , al cavalier Lori . Accettava ? Pallido per l ' emozione e con le orecchie infocate , il Lori non seppe come ringraziarlo dell ' onore che gli faceva , della fiducia che gli dimostrava ; ma tuttavia , profondendo questi ringraziamenti , aveva negli occhi una domanda ansiosa , lasciava intender chiaramente con lo sguardo ch ' egli , in verità , si aspettava un altro discorso . Non voleva proprio nient ' altro da lui l ' on . Verona , anzi Sua Eccellenza ? Questi sorrise , alzandosi , e gli posò lievemente una mano su la spalla . Eh sì , qualcos ' altro voleva ; pazienza , voleva , e perdono per la signora Silvia . Via , ragazzate ! - È venuta a trovarmi e mi ha esposto i suoi « fieri » propositi , - disse , sempre sorridendo . - Le ho parlato a lungo e ... ma sì ! ma sì ! non c ' è proprio bisogno che lei si discolpi , cavaliere . So bene che il torto è della signora , e gliel ' ho detto , sa ? francamente . Anzi , l ' ho fatta piangere ... Sì , perché le ho parlato del padre , di quanto il padre sofferse per il tristo disordine della famiglia ... e d ' altro ancora le ho parlato . Vada via tranquillo , cavaliere . Ritroverà a casa la signora . - Eccellenza , io non so come ringraziarla ... - si provò a dire , commosso , il Lori inchinandosi . Ma il Verona lo interruppe subito : - Non mi ringrazi ; e sopra tutto , non mi chiami Eccellenza . E , licenziandolo , lo assicurò che la signora Silvia , donna di carattere , avrebbe mantenuto senza dubbio le promesse che gli aveva fatte ; e che , non solo le scene spiacevoli non si sarebbero più rinnovate , ma che ella gli avrebbe dimostrato in tutti i modi il pentimento delle ingiuste amarezze che gli aveva finora cagionate . III . Fu veramente così . La sera della riconciliazione segnò per Martino Lori una data indimenticabile : indimenticabile per tante ragioni ch ' egli comprese , o meglio , intuì subito , dal modo com ' ella fin dal primo vederlo gli s ' abbandonò tra le braccia . Quanto , quanto pianse ! Ma quanta e quale gioja egli bevve in quelle lagrime di pentimento e di amore ! Le vere sue nozze le celebrò allora ; da quel giorno ebbe la compagna sognata ; e un altro suo segreto ardentissimo sogno si compì certo in quel primo ricongiungimento . Quando Martino Lori non poté più avere alcun dubbio su lo stato della moglie e quand ' ella poi gli mise al mondo una bambina , nel vedere di quale gratitudine , di qual devozione per lui e di quali sacrifizii per la figliuola la maternità avesse reso capace quella donna , tant ' altre cose comprese e si spiegò . Ella voleva esser madre . Forse non comprendeva e non sapeva spiegarselo neppur lei , questo segreto bisogno della sua natura ; e perciò era prima così strana e la vita le sembrava così insulsa e vuota . Voleva esser madre . La felicità del sogno finalmente raggiunto , fu turbata soltanto dall ' improvvisa caduta del Ministero di cui faceva parte l ' onorevole Verona e un po ' anche - nell ' ombra - Martino Lori , suo segretario particolare . Forse più indignato dello stesso on . Verona si mostrò il Lori per l ' aggressione violenta delle opposizioni coalizzate per rovesciare , quasi senza ragione , il Ministero . L ' on . Verona , per conto suo , dichiarò d ' averne fino alla gola della vita politica , e che voleva ritirarsene per riprendere con miglior frutto e maggiore soddisfazione gli studii interrotti . Alle nuove elezioni , infatti , riuscì a vincere le pressioni insistenti degli elettori , e non si presentò . S ' era infervorato d ' una grande opera scientifica lasciata a mezzo dal professor Bernardo Ascensi . Se la figliuola , signora Lori , gli faceva l ' onore d ' affidargliela , egli si sarebbe provato a seguitare gli esperimenti del maestro e a portare a compimento quell ' opera . Silvia ne fu felicissima . In quell ' anno di devota , fervida collaborazione , s ' erano stretti fortemente i legami d ' amicizia fra il marito e il Verona . Il Lori , però , per quanto il Verona non avesse mai fatto pesar su lui il proprio grado e la propria dignità e lo trattasse ora con la massima confidenza , con la massima cordialità , fino a dargli e a farsi dare del tu , si mostrava timido e un po ' impacciato , vedeva sempre nell ' amico il superiore . Il Verona se n ' aveva per male e spesso lo motteggiava . Rideva , sì , di quei motteggi il Lori , ma con una segreta afflizione , perché notava nell ' animo dell ' amico una certa amarezza che diveniva di giorno in giorno più acre . Ne attribuiva la causa al ritiro sdegnoso dalla vita politica , dalle lotte parlamentari ; e ne parlava alla moglie e le consigliava di avvalersi di quell ' ascendente , ch ' ella pareva avesse su lui , per indurlo , per spingerlo a rituffarsi nella vita . - Sì ! vorrà dare ascolto a me ! - gli rispondeva Silvia . - Quando ha detto no , è no , lo sai . Del resto , a me non pare . Lavora con tanto impegno , con tanta passione ... Martino Lori si stringeva nelle spalle . - Sarà così ! Gli pareva però che il Verona ritrovasse la serenità di prima solamente quando scherzava con la loro piccola Ginetta , che cresceva a vista d ' occhio , florida e vispa . Marco Verona aveva veramente per quella bimba certe tenerezze , che commovevano il Lori fino alle lagrime . Gli diceva che stesse bene attento perché qualche giorno gliel ' avrebbe portata via . Sul serio , veh ! non scherzava . E Ginetta non se lo sarebbe lasciato dire due volte : avrebbe abbandonato il babbo , la mamma , è vero ? anche la mamma , per andar via con lui ... Ginetta diceva di sì : cattivona ! pei regali , eh ? pei regali ch ' egli le faceva a ogni minima occasione . E che regali ! Ne soffrivano finanche , ogni volta , il Lori e la moglie . Questa , anzi , non sapeva tenersi dal dimostrare al Verona che se ne sentiva offesa . Avvilimento di superbia ? No . Erano proprio troppi e di troppo costo , quei regali , e lei non voleva ! Il Verona : però , beandosi della festa che Ginetta faceva a quei giocattoli , scrollava le spalle , urtato dal loro rammarico e dalle loro proteste , e finanche si rivoltava con poco garbo a imporre che si stessero zitti e lasciassero godere la bambina . Silvia cominciò a poco a poco a dirsi stufa di questi modi del Verona , e al marito che , per scusarlo , tornava a battere su quel chiodo , ch ' era stato cioè un grave danno per l ' amico il ritiro dalla vita politica , rispondeva che questa non era una buona ragione pèrché egli venisse a sfogare in casa loro il malumore . Il Lori avrebbe voluto far notare alla moglie che , in fin dei conti , quel malumore il Verona lo sfogava facendo felice la loro bambina ; ma si stava zitto per non turbare l ' accordo che , fin dal primo giorno della riconciliazione , s ' era stabilito fra essi , Ciò che egli , nei primi anni , aveva trovato d ' ostile in lei era divenuto pregio , ora , e virtù a gli occhi suoi . Dallo spirito , dalla fermezza , dall ' energia di lei , non più volti adesso contro di lui , egli si sentiva riempire tutto e sostenere . E gli pareva così piena , ora , la vita e così solidamente fondata , con quella donna accanto , sua , tutta sua , tutta per la casa e per la figliuola . Stimava , sì , preziosa in cuor suo l ' amicizia del Verona e avrebbe voluto perciò che nell ' animo della moglie non si raffermasse l ' impressione ch ' egli fosse divenuto importuno e fastidioso per quella soverchia affezione per Ginetta ; d ' altra parte però , se questa affezione troppo invadente doveva turbargli la pace della casa , la buona armonia con la moglie ... Ma come farlo intendere al Verona , che non voleva accorgersi neppure della freddezza con cui Silvia , ora , lo accoglieva ? Col crescer degli anni , Ginetta cominciò a dimostrare una passione vivissima per la musica . Ed ecco il Verona , due , tre volte la settimana , pronto con la vettura per condurre la ragazza a questo e a quel concerto ; e spesso , durante la stagione lirica , veniva a congiurar con lei , a metterla su , perché inducesse con le sue graziette la mamma e il babbo ad accompagnarla a teatro , nel palco già fissato per lei . Il Lori , angustiato , imbarazzato , sorrideva ; non sapeva dir di no , per non scontentare l ' amico e la figliuola ; ma , santo Dio , il Verona avrebbe dovuto comprendere ch ' egli non poteva , così spesso : la spesa non era soltanto per il palco e per la vettura : Silvia doveva pure vestirsi bene ; non poteva far cattiva figura . Sì , egli era ormai capo - divisione , aveva già un discreto stipendio ; ma non aveva certo denari da buttar via . Era tanta la passione per quella ragazza , che il Verona non avvertiva a queste cose e non s ' avvedeva neppure del sacrifizio che doveva far Silvia , certe sere , rimanendo sola a casa , con la scusa che non si sentiva bene . E così fosse sempre rimasta a casa ! Una di quelle sere , ella ritornò dal teatro in preda a continui brividi di freddo . La mattina dopo tossiva , con una febbre violenta . E in capo a cinque giorni moriva . IV . Per la violenza fulminea di quella morte , Martino Lori restò dapprima quasi più sbigottito che addolorato . Venuta la sera , il Verona , come urtato da quell ' attonimento angoscioso , da quel cordoglio cupo , che minacciava di vanir nell ' ebetismo , lo spinse fuori della camera mortuaria , lo forzò a recarsi dalla figlia , assicurandolo che sarebbe rimasto lui , là , a vegliare tutta la notte . Il Lori si lasciò mandar via ; ma poi , a notte alta , silenzioso come un ' ombra , ricomparve nella camera mortuaria e vi trovò il Verona con la faccia affondata nella sponda del letto , su cui giaceva rigido e allividito il cadavere . Dapprima gli parve che , vinto dal sonno , il Verona avesse reclinato lì la testa , inavvertitamente ; poi , osservando meglio , s ' accorse che il corpo di lui era scosso a tratti , come da singhiozzi soffocati . Allora il pianto , il pianto che finora non aveva potuto rompergli dal cuore , assalì anche lui furiosamente , vedendo piangere così l ' amico . Ma questi , di scatto gli si levò contro , fremente , trasfigurato ; e - come egli , convulso , gli tendeva le mani per abbracciarlo - lo respinse , proprio lo respinse con fosca durezza , con rabbia . Doveva sentirsi in gran parte responsabile di quella sciagura , perché proprio lui , cinque sere prima , aveva forzato Silvia ad andare a teatro , ed ora non gli reggeva l ' animo a veder soffrire in quel modo l ' amico . Così pensò il Lori , per spiegarsi quella violenza ; pensò che il dolore può diversamente su gli animi : certi , li atterra ; certi altri li arrabbia . E né le visite senza fine degli impiegati subalterni , che lo amavano come un padre , né le esortazioni del Verona , che gl ' indicava la figliuola smarrita nella pena e costernata per lui , valsero a scuoterlo da quella specie d ' annientamento in cui era caduto , quasi che il mistero cupo e crudo di quella morte improvvisa lo avesse circondato , diradandogli tutt ' intorno la vita . Gli pareva , ora , di veder tutto diversamente , e che i rumori gli arrivassero come di lontano , e le voci , le voci stesse a lui più note , quella dell ' amico , quella della propria figliuola , avessero un suono ch ' egli non aveva mai prima avvertito . Cominciò così man mano a sorgere in lui da quell ' attonimento come una curiosità nuova , ma spassionata , per il mondo che lo circondava , che prima non gli era mai apparso né aveva conosciuto così . Era mai possibile che Marco Verona fosse stato sempre quale egli lo vedeva ora ? Finanche la persona , l ' aria del volto gli sembravano diverse . E la sua stessa figliuola ? Ma come ! Era davvero già cresciuta di tanto ? o dalla sciagura , tutt ' a un tratto , era balzata su un ' altra Ginetta , così alta , esile , un po ' fredda , segnatamente con lui ? Sì , somigliava nelle fattezze alla madre , ma non aveva quella grazia che , in gioventù , accendeva , illuminava la bellezza della sua Silvia ; e perciò tante volte Ginetta non pareva neanche bella . Aveva la stessa imperiosità della madre , ma senza quegl ' impeti franchi , senza scatti . Ora il Verona veniva con più scioltezza , quasi ogni giorno a casa del Lori : spesso rimaneva a desinare o a cenare . Aveva finalmente compiuto la poderosa opera scientifica concepita e iniziata da Bernardo Ascensi , e già attendeva a mandarla a stampa in una magnifica edizione . Molti giornali ne recavano le prime notizie , e di alcune fra le più importanti conclusioni avevano anche preso a discutere animatamente le maggiori riviste non solo italiane ma anche straniere , lasciando così prevedere la fama altissima , a cui tra breve quell ' opera sarebbe salita . Il merito del Verona per il proseguimento di essa e per le nuove ardite deduzioni tratte dalla prima idea fu , dopo la pubblicazione , riconosciuto universalmente non inferiore a quello dello stesso Ascensi . Ne ebbe gloria questi , ma assai più il Verona . Da ogni parte gli fioccarono plausi e onorificenze . Tra le altre , la nomina a senatore . Non aveva voluto averla subito dopo la sua uscita dal mondo parlamentare ; la accolse ora di buon grado , perché non gli veniva per il tramite della politica . Martino Lori in quei giorni , pensando alla gioja , all ' esultanza che avrebbe provato la sua Silvia nel veder così glorificato il nome del padre , s ' indugiò più a lungo nelle visite che ogni sera , uscendo dal Ministero , soleva fare alla tomba della moglie . Aveva preso quest ' abitudine ; e andava anche d ' inverno , con le cattive giornate , a curar le piante attorno alla gentilizia , a rinnovare i lumini nella lampada ; e parlava pian piano con la morta . La vista quotidiana del camposanto e le riflessioni ch ' essa gli suggeriva , gl ' improntavano sempre più di squallore il volto . Tanto la figlia quanto il Verona avevano cercato di distoglierlo da questa abitudine ; egli dapprima aveva negato come un bambino colto in fallo ; poi , costretto a confessare , aveva alzato le spalle , sorridendo pallidamente . - Non mi fa nulla ... Anzi è per me un conforto , - aveva detto . - Lasciatemi andare . Tanto , se fosse ritornato a casa subito , dopo l ' ufficio , chi vi avrebbe trovato ? Giornalmente il Verona veniva a prendersi Ginetta . Non se ne lagnava lui , no ; anzi era gratissimo all ' amico degli svaghi che procurava alla figliuola . Quella certa asprezza che aveva avvertito in talune occasioni nei modi di lui e qualche altro lieve difetto di carattere non avevano potuto fargli scemare l ' ammirazione , né tanto meno ora la gratitudine , la devozione per quest ' uomo , a cui né l ' altezza dell ' ingegno e della fama e degli uffici a cui era salito , né la fortuna toglievano d ' accordare una così intima , più che fraterna amicizia a un pover uomo come lui che , tranne il buon cuore , non si riconosceva altra virtù , altro pregio per meritarsela . Egli vedeva adesso con soddisfazione che non s ' era ingannato quando diceva alla moglie che l ' affetto del Verona sarebbe stato una fortuna per la loro Ginetta . N ' ebbe la prova maggiore allorché questa compì diciott ' anni . Oh come avrebbe voluto che la sua Silvia fosse stata presente quella sera , dopo la festa per il compleanno ! Il Verona , venuto apposta senza alcun regalo in mano per Ginetta , appena questa se ne andò a dormire , se lo trasse in disparte e , serio e commosso , gli annunziò che un suo giovane amico , il marchese Flavio Gualdi , chiedeva a lui per suo mezzo la mano della figliuola . Martino Lori , lì per lì , rimase stupito . Il marchese Gualdi ? Un nobile ... ricchissimo ... la mano di Ginetta ? Andando col Verona nei concerti , nelle conferenze , a passeggio , Ginetta , sì , era potuta entrare in un mondo , a cui né per nascita né per condizione sociale avrebbe potuto accostarsi , vi aveva destato qualche simpatia ; ma lui ... - Tu lo sai , - disse all ' amico , quasi smarrito e afflitto nella gioja , - sai qual è il mio stato ... Non vorrei che il marchese Gualdi ... Il Verona lo interruppe : - Gualdi sa ... sa quel che deve sapere . - Capisco . Ma , essendo tanta la disparità , non vorrei che egli ... per quanto predisposto , non riuscisse neppure a figurarsi tante cose ... Il Verona tornò a interromperlo , stizzito : - Mi pareva ozioso dirtelo , ma giacché tu , scusa , mi tieni ora un discorso così sciocco , per tranquillarti ti dirò che , via , essendo io da tant ' anni tuo amico ... - Eh , lo so ! - Ginetta è cresciuta più con me che con te , si può dire ... - Sì ... sì ... - O che mi piangi , adesso ? Non vorrò mica essere l ' intermediario di questo matrimonio per nulla . Su , su , finiscila ! Io me ne vado . Ne parlerai tu , domattina , a Ginetta . Vedrai che non ti riuscirà difficile . - Se l ' aspetta ? - domandò , sorridendo tra le lagrime , il Lori . - E non hai visto che non s ' è punto meravigliata nel vedermi arrivare questa sera a mani vuote ? Così dicendo , Marco Verona rise gajamente , come da tant ' anni il Lori non lo aveva più sentito ridere . V . Un ' impressione curiosa , di gelo , dapprincipio . Ma non ci avrebbe fatto caso Martino Lori , perché , come tant ' altre cose in vita sua s ' era spiegate , persuaso dall ' ingenua bontà , anche questa si sarebbe spiegata qual effetto naturale della preveduta disparità di condizione , e un po ' anche del carattere , dell ' educazione , della figura stessa del genero . Non era più giovanissimo il marchese Gualdi : era ancor biondo , d ' un biondo acceso , ma già calvo : lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana smaltata ; e parlava piano con accento più francese che piemontese , piano , piano , affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente , che contrastava però in modo strano con lo sguardo rigido degli occhi azzurri , vitrei . Da questi occhi il Lori s ' era sentito se non propriamente respinto , quasi allontanato , e gli era parso finanche di scorgervi come una commiserazione lievemente derisoria per lui , per i suoi modi forse troppo semplici prima , ora troppo circospetti , forse . Ma anche il tratto del tutto diverso che il Gualdi usava tanto col Verona quanto con Ginetta , egli si sarebbe spiegato ; quantunque , via , paresse che la moglie a colui fosse venuta da parte dell ' amico e non da lui ch ' era il padre ... Veramente era stato così , ma il Verona ... Ecco : il Verona non sapeva spiegarsi più , Martino Lori . Ora che egli era rimasto solo in casa e non aveva più neanche l ' ufficio , essendosi messo a riposo per far piacere al genero , non avrebbe dovuto Marco Verona prodigargli con maggior premura il conforto dell ' amicizia fraterna , di cui per tanti anni aveva voluto onorario ? Egli , il Verona , andava ogni giorno a trovar Ginetta nel villino del Gualdi ; e da lui , dall ' amico , dopo il giorno delle nozze , non era più venuto , neanche una volta per isbaglio . S ' era forse stancato di vederlo così chiuso ancora nel cordoglio antico , ed essendo ormai vecchio anche lui , preferiva andare dove si godeva , dove Ginetta , per opera di lui , pareva felice ? Sì , anche questo poteva darsi . Ma perché poi , quand ' egli andava a veder la figlia , e lo trovava lì , a tavola con lei e il genero , come se fosse di casa , era accolto da lui quasi con dispetto , gelidamente ? Poteva darsi che quest ' impressione di gelo gli fosse data dal luogo , da quella vasta sala da pranzo , lucida di specchi , splendidamente arredata ? Ma che ! no ! no ! Non si era soltanto allontanato il Verona ; il tratto , il tratto di lui era proprio cangiato ; gli stringeva appena la mano , appena lo guardava , e seguitava a conversar col Gualdi , come se non fosse entrato nessuno . Per poco lì non lo lasciavano in piedi , innanzi alla tavola . Solo Ginetta gli rivolgeva qualche parola , di tanto in tanto , ma così , fuor fuori , perché non si potesse dire che proprio nessuno si curava di lui . Col cuore strizzato da un ' angoscia inesplicabile , confuso e avvilito , Martino Lori se n ' andava . Non doveva proprio avere alcun rispetto per lui , alcun riguardo , il genero ? Tutte le feste e gl ' inviti per il Verona , perché ricco e illustre ? Ma se doveva esser così , se volevano tutti e tre seguitare ad accoglierlo ogni sera a quel modo , come un importuno , come un intruso , egli non sarebbe andato più ; no , no , perdio , non sarebbe andato più ! Voleva stare a vedere che cosa avrebbero fatto quei signori , tutt ' e tre , allora . Ebbene , passarono due giorni ; ne passarono quattro e cinque ; passò un ' intera settimana , e né il Verona , né il genero e neanche Ginetta , nessuno , neppure un servo , venne a chieder di lui , se per caso fosse malato ... Con gli occhi senza sguardo , vagando per la camera , il Lori si grattava di continuo la fronte con le dita irrequiete , quasi per destar la mente dal torpore angoscioso in cui era caduta . Non sapendo più che pensare , riandava , riandava con l ' anima smarrita il passato ... Tutt ' a un tratto , senza saper perché , il pensiero gli s ' appuntò in un ricordo lontano , nel più triste ricordo della sua vita . Ardevano in quella notte funesta quattro ceri , e Marco Verona , con la faccia affondata nella sponda del letto , su cui giaceva Silvia morta , piangeva . Fu all ' improvviso come se , nella sua anima scombujata , quei ceri funebri guizzassero e accendessero un lampo livido a rischiarargli orridamente tutta la vita , fin dal primo giorno che Silvia gli era venuta innanzi , accompagnata da Marco Verona . Sentì mancarsi le gambe , e gli parve che tutta la camera gli girasse attorno . Si nascose il volto con le mani , tutto ristretto in sé : - Possibile ? Possibile ? Alzò gli occhi al ritratto della moglie , dapprima quasi sgomento di ciò che gli avveniva dentro ; poi aggredì quel ritratto con lo sguardo , serrando le pugna e contraendo tutta la faccia in una espressione d ' odio , di ribrezzo , d ' orrore : - Tu ? tu ? Più di tutti lei lo aveva ingannato . Forse perché il pentimento di lei , dopo , era stato sincero . Il Verona , no ... il Verona , no ... Costui gli veniva in casa , là , come un padrone e ... ma sì ! forse sospettava ch ' egli sapesse e fingesse di non accorgersi di nulla per vile tornaconto ... Come questo pensiero odioso gli balenò , Martino Lori sentì artigliarsi le dita e le reni fenderglisi . Balzò in piedi ; ma una nuova vertigine lo colse . L ' ira , il dolore gli si sciolsero in un pianto convulso , impetuoso . Si riebbe , alla fine , stremato di forze e come tutto vuoto , dentro . Più di vent ' anni c ' eran voluti perché comprendesse . E non avrebbe compreso , se quelli con la loro freddezza , con la loro noncuranza sdegnosa non gliel ' avessero dimostrato e quasi detto chiaramente . Che fare più , dopo tant ' anni ? ora che tutto era finito ... così , da un pezzo , in silenzio ... pulitamente , come usa fra gente per bene , fra gente che sa fare a modo le cose ? Non glielo avevano lasciato intendere con garbo forse , che oramai non aveva più nessuna parte da rappresentare ? Aveva rappresentato la parte del marito , poi quella del padre ... e ora basta : ora non c ' era più bisogno di lui , poiché essi , tutti e tre , si erano così bene intesi fra loro ... La men trista fra tutti , la meno perfida , forse era stata colei che s ' era pentita subito dopo il fallo ed era morta ... E Martino Lori , quella sera , come tutte le sere , seguendo l ' antica abitudine , si ritrovò per la via che conduce al cimitero . S ' arrestò , fosco e perplesso , se andare avanti o tornare indietro . Pensò alle piante attorno alla gentilizia , che da tant ' anni , ormai , curava con amore . Là , tra poco , anch ' egli avrebbe riposato ... Là sotto , accanto a lei ? Ah , no , no : non più ormai ... Eppure , come aveva pianto quella donna , allora , ritornando a lui , e di quanto affetto lo aveva circondato , dopo ... Sì , sì : s ' era pentita ... A lei , sì , a lei soltanto egli forse poteva perdonare . E Martino Lori riprese la via per il cimitero . Aveva qualche cosa di nuovo da dire alla morta , quella sera . LA BUON ' ANIMA Fin dal primo giorno , Bartolino Fiorenzo s ' era sentito dire dalla promessa sposa : - Lina , veramente , ecco ... Lina no , non è il mio nome . Carolina mi chiamo . La buon ' anima mi volle chiamar Lina , e m ' è rimasto così . La buon ' anima era Cosimo Taddei , il primo marito . - Eccolo là ! Glielo aveva anche indicato , la promessa sposa , perché era ancora là , ridente e in atto di salutare col cappello ( vivacissima istantanea fotografica ingrandita ) , nella parete di fronte al canapè , presso al quale Bartolino Fiorenzo stava seduto . E istintivamente a Bartolino era venuto di inchinar la testa per rispondere a quel saluto . A Lina Sarulli , vedova Taddei , non era neanche passato per il capo di togliere quel ritratto dal salotto , il ritratto del padrone di casa . Era di Cosimo Taddei , infatti , la casa in cui ella abitava ; lui , ingegnere , la aveva levata di pianta , lui poi così elegantemente arredata , per lasciargliela alla fine in eredità con l ' intero patrimonio . La Sarulli seguitò , senza notare affatto l ' impaccio del promesso sposo : - A me non piaceva cangiar nome . Ma la buon ' anima allora mi disse : « E se invece di Carolina ti chiamassi cara Lina non sarebbe meglio ? Quasi lo stesso , ma tanto di più ! » . Va bene ? - Benissimo ! sì , sì , benissimo ! - rispose Bartolino Fiorenzo , come se la buon ' anima avesse domandato a lui un parere . - Dunque , cara Lina , siamo intesi ? - concluse la Sarulli , sorridendo . E Bartolino Fiorenzo : - Intesi ... sì , sì ... intesi ... - balbettò , smarrito di confusione e di vergogna , pensando che il marito , intanto , guardava ridente dalla parete e lo salutava . Quando - tre mesi dopo - i Fiorenzo , marito e moglie , accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici , partirono per il viaggio di nozze , diretti a Roma , Ortensia Motta , intima di casa Fiorenzo e anche amicissima della Sarulli , disse al marito , alludendo a Bartolino : - Povero figliuolo , ha preso moglie ? Io direi piuttosto che gli hanno dato marito ! Ma con ciò , si badi , la Motta non voleva mica dire che Lina Sarulli , prima Lina Taddei , ora Lina Fiorenzo , avesse più dell ' uomo che della donna . No . Troppo donna , anzi , quella cara Lina ! Fra i due , però , via ! non si poteva mettere in dubbio che avesse molta più esperienza della vita e più giudizio lei che lui . Ah , lui - tondo biondo rubicondo - aveva l ' aria d ' un bamboccione ; d ' un bamboccione curioso , però : calvo , ma d ' una calvizie che pareva finta , come se egli stesso si fosse rasa la sommità del capo per togliersi quell ' aria infantile . E senza riuscirci , povero Bartolino ! - Ma che povero ! Ma perché povero ? - miagolò , con la voce nasina , stizzito , il Motta , vecchio marito della giovine Ortensia , il quale aveva combinato quel matrimonio e non voleva se ne dicesse male . - Bartolino non è mica uno sciocco . Valentissimo chimico ... - Ma sì ! di prima forza ! - ghignò la moglie . - Di primissima forza ! - ribatté lui . Valentissimo chimico , se avesse voluto mandare a stampa gli studii profondi , nuovi , d ' indiscutibile originalità , che aveva fatto fin da giovinetto in quella scienza - passione finora unica , esclusiva della sua vita - ma senza dubbio , chi sa ... al primo concorso , chi sa di qual primaria Università del regno sarebbe stato professore . Dotto , dotto . E ora , come marito , sarebbe stato esemplare . Nella vita coniugale entrava puro , vergine di cuore . - Ah , per questo ... - riconobbe la moglie , come se , quanto a quella verginità , fosse disposta a concedere anche di più . Il fatto è che ella , prima che si fosse concluso quel matrimonio con la Sarulli , ogni qual volta in casa Fiorenzo sentiva consigliare dal marito allo zio di Bartolino , che bisognava « coniugare » questo ragazzo , scoppiava a ridere . Oh , certe risate ci faceva ... - Coniugarlo , sì signora , coniugarlo ! - si voltava a dirle il marito , irosamente . E allora lei , frenandosi di scatto : - Ma coniugatelo pure , cari miei ! Io rido per me , rido di ciò che sto leggendo . Difatti leggeva lei , mentre il Motta si faceva la solita partita a scacchi col signor Anselmo , zio di Bartolino ; leggeva qualche romanzo francese alla vecchia signora Fiorenzo da sei mesi relegata in una poltrona dalla paralisi . Oh , allegre veramente , quelle serate ! Bartolino , tappato ermeticamente nel suo gabinetto di chimica ; la vecchia zia , che fingeva di prestare ascolto alla lettura e non capiva più una saetta ; quegli altri due vecchi intenti alla loro partita ... Bisognava « coniugare » Bartolino per avere un po ' d ' allegria in casa . Ed ecco , povero figliuolo , lo avevano coniugato davvero ! Intanto Ortensia pensava ai due sposini in viaggio , e rideva immaginandosi la Lina a tu per tu con quel giovanottone calvo , inesperto , vergine di cuore , come diceva il marito : Lina Sarulli ch ' era stata quattr ' anni in compagnia di quel caro ingegner Taddei , espertissimo , vivace , gioviale , e intraprendente ... anche troppo ! Forse a quell ' ora la vedova sposina aveva già notato la differenza tra i due . Prima che il treno si scrollasse per partire , lo zio Anselmo aveva detto alla nuova nipote : - Lina , ti raccomando Bartolino ... Guidalo tu ! Intendeva dire , guidarlo per Roma , dove Bartolino non era mai stato . Lei sì c ' era stata , nel suo primo viaggio di nozze , con la buon ' anima ; e serbava memoria anche delle minime cose , dei più lievi incidenti che le erano occorsi ; minutissima e lucidissima memoria , quasi che fossero passati , non sei anni , ma sei mesi , da allora . Il viaggio con Bartolino durò un ' eternità : le tendine non si poterono abbassare . Appena il treno s ' arrestò alla stazione di Roma , Lina disse al marito : - Ora lascia fare a me , ti prego . Giù le valige ! - E , al facchino che venne ad aprir lo sportello : - Ecco : tre valige , due cappelliere , no , tre cappelliere , un porta - mantelli , un altro porta - mantelli , questo sacchetto , quest ' altro sacchetto ... che altro c ' è ? Niente , basta . Hotel Vittoria ! Uscendo dalla stazione , dopo ritirato il baule , riconobbe subito il conduttore dell ' omnibus , e gli fe ' cenno . Come furono montati , disse al marito : - Vedrai : albergo modesto , ma comodissimo ; buon servizio , pulizia , prezzi modici , e centrale poi ! La buon ' anima - senza volerlo , ella lo ricordava - se n ' era trovato molto contento . Ora , anche Bartolino senza dubbio se ne sarebbe trovato contentone . Oh , bonissimo figliuolo ! Non fiatava neppure . - Stordito , eh ? - gli disse . - Anche a me ha fatto lo stesso effetto , la prima volta ... Ma vedrai : Roma ti piacerà . Guarda , guarda ... Piazza delle Terme ... Terme di Diocleziano ... Santa Maria degli Angeli ... e quella là , voltati ! , fino in fondo , Via Nazionale ... magnifica , non è vero ? Poi ci passeremo ... Scesi all ' albergo , Lina si sentì come a casa sua . Avrebbe voluto che qualcuno la riconoscesse , come lei riconosceva quasi tutti : ecco , quel vecchio cameriere , per esempio ... Pippo , sì ; lo stesso di sei anni fa . - Che camera ? Avevano assegnato loro la camera n . 12 , al primo piano : bella camera , ampia , con alcova , ben messa . Ma Lina disse al vecchio cameriere : - Pippo , e la camera al n . 19 , al secondo piano ? Vorreste vedere se fosse libera ? - Subito , - rispose il cameriere inchinandosi . - Molto più comoda , - spiegò Lina al marito . - Ci dev ' essere un piccolo vano accanto all ' alcova ... E poi , più aria e meno frastuono . Staremmo molto meglio ... Ricordava che anche alla buon ' anima era capitato lo stesso caso : gli avevano assegnato una camera al primo piano , e lui se l ' era fatta cambiare . Il cameriere , poco dopo , venne a dire che il n . 19 era libero e a loro disposizione , se lo preferivano . - Ma sì ! ma sì ! - s ' affrettò a dir Lina , lietissima , battendo le mani . E , appena entrata , ebbe la gioja di riveder quella camera tal quale , con la stessa tappezzeria , gli stessi mobili nella stessa posizione ... Bartolino restava estraneo a quella gioja . - Non ti piace ? - gli domandò Lina , spuntandosi il cappellino innanzi al noto specchio sul cassettone . - Sì ... va bene ... - rispose egli . - Oh , guarda ! Me n ' accorgo dallo specchio ... Quel quadretto lì non c ' era , allora ... C ' era un piatto giapponese ... Si sarà rotto . Ma di ' , non ti piace ? No no no no no ! Niente baci , per ora ... col muso sporco ... Tu ti laverai qua ; io andrò di là nel mio bugigattolino ... Addio ! E scappò via , felice , esultante . Bartolino Fiorenzo si guardò attorno , un po ' mortificato ; poi s ' appressò all ' alcova , ne sollevò il cortinaggio e vide il letto . Doveva esser lo stesso in cui la moglie per la prima volta aveva dormito con l ' ingegner Taddei . E da lontano , da un ritratto appeso alla parete del salotto nella casa della moglie , Bartolino si vide salutare . Per tutto il tempo che durò il viaggio di nozze , non solamente poi si coricò in quello stesso letto , ma desinò e cenò anche negli stessi ristoranti , dove la buon ' anima aveva condotto a desinare la moglie ; andò in giro per Roma , seguendo come un cagnolino i passi della buon ' anima che guidava nel ricordo la moglie ; visitò le antichità e i musei e le gallerie e le chiese e i giardini , vedendo e osservando tutto ciò che la buon ' anima aveva fatto vedere e osservare alla moglie . Era timido , e non osava dimostrare in quei primi giorni l ' avvilimento , la mortificazione , che cominciava a provare nel dover seguire così , in tutto e per tutto , l ' esperienza , il consiglio , i gusti , le inclinazioni di quel primo marito . Ma la moglie non lo faceva per male . Non se n ' accorgeva , né poteva accorgersene . A diciott ' anni , priva d ' ogni discernimento , d ' ogni nozione della vita , era stata presa tutta da quell ' uomo , e istruita e formata e fatta donna da lui ; era insomma una creatura di Cosimo Taddei , doveva tutto , tutto a lui , e non pensava e non sentiva e non parlava e non si moveva se non a modo di lui . E come mai , dunque , aveva ripreso marito ? Ma perché Cosimo Taddei le aveva insegnato che alle sciagure le lagrime non son rimedio . La vita a chi resta , la morte a chi tocca . Se fosse morta lei , egli avrebbe certamente ripreso moglie ; e dunque ... Dunque ora Bartolino doveva fare a modo di lei , cioè a modo di Cosimo Taddei , ch ' era il loro maestro e la loro guida : non pensare a nulla , non affliggersi di nulla , ridere e divertirsi , poiché n ' era tempo . Ella non lo faceva per male . Sì , ma almeno , ecco ... un bacio , una carezza , qualcosa infine che non fosse propriamente a modo di quell ' altro ... Niente , niente , niente di particolare doveva egli far sentire a quella donna ? Niente di suo che la sottraesse anche per poco al dominio di quel morto ? Bartolino Fiorenzo cercava , cercava ... Ma la timidezza gl ' impediva d ' escogitar carezze nuove . Cioè , ne escogitava , tra sé e sé , anche di arditissime , ma poi , bastava che la moglie nel vederlo diventar rosso rosso gli domandasse : - Che hai ? Addio , gli sbollivano tutte ! Faceva un viso da scemo e le rispondeva : - Che ho ? Di ritorno dal viaggio di nozze , furono turbati da una triste notizia inattesa : il Motta , l ' autore del loro matrimonio , era morto improvvisamente . Lina Fiorenzo , che alla morte del Taddei s ' era trovata accanto Ortensia e n ' aveva avuto conforto e cure da sorella , corse subito da lei , per curarla a sua volta . Non credeva che questo compito pietoso dovesse riuscirle difficile : Ortensia , via , non doveva essere in fondo troppo afflitta di quella sciagura ; buon uomo , sì , il povero Motta , ma seccantissimo e molto più vecchio di lei . Rimase però costernata nel ritrovare l ' amica , dopo dieci giorni dalla disgrazia , addirittura inconsolabile . Suppose che il marito la avesse lasciata in tristi condizioni finanziarie . E arrischiò con garbo una domanda . - No no ! - s ' affrettò a risponderle Ortensia , tra le lagrime . - Ma ... capirai ... Che cosa ? Tutta quella pena , sul serio ? Non la capiva , Lina Fiorenzo . E volle confessarlo al marito . - Eh ! - fece Bartolino , stringendosi nelle spalle , rosso come un gambero di fronte a quella specie d ' incoscienza della moglie pur tanto sapiente . In fin de ' conti ... dico ... le è morto il marito ... - Eh via , adesso ! marito ... - esclamò Lina . - Le poteva esser padre , a momenti ! - E ti par poco ? - Ma non era neanche padre , poi ! Lina aveva ragione . Ortensia piangeva troppo . Nei tre mesi del fidanzamento di Bartolino , la Motta aveva notato che il povero giovine era rimasto molto turbato della facilità con cui la promessa sposa parlava innanzi a lui del primo marito ; turbato , perché non riusciva a metter d ' accordo la memoria viva , continua , persistente , ch ' ella serbava di colui , col fatto che ora stesse per riprender marito . Ne aveva discusso in casa con lo zio , e questi aveva cercato di rassicurarlo , dicendogli che era anzi una prova di franchezza - quella - da parte della sposa , di cui non avrebbe dovuto offendersi , perché appunto dal fatto che ella riprendeva marito doveva venirgli la certezza che la memoria di quell ' uomo non aveva più radici nel cuore di lei , bensì nella mente soltanto , sicché dunque ella poteva parlarne senza scrupoli , anche dinanzi a lei . Bartolino non s ' era affatto raffidato , dopo questo ragionamento . Ortensia lo sapeva bene . Ora poi ella aveva motivo di credere che il turbamento del giovine , per quella così detta franchezza della moglie , dopo il viaggio di nozze , doveva essere di molto cresciuto . Nel ricevere la visita di condoglianza dei due sposi , ella aveva voluto perciò mostrarsi , non tanto a Lina quanto a Bartolino , inconsolabile . E Bartolino Fiorenzo rimase così simpaticamente impressionato di quel dolore della vedova , che per la prima volta osò contraddire alla moglie che quel dolore non voleva credere . E le disse col volto in fiamme : - Ma anche tu , scusa , non hai forse pianto quando t ' è morto .... - Che c ' entra ! - lo interruppe Lina . - Prima di tutto la buon ' anima era ... - Ancor giovane , sì - disse avanti Bartolino , per non farlo dire a lei . - E poi , io , - riprese ella , - ho pianto , ho pianto , ho pianto , è vero ... - Non molto ? - arrischiò Bartolino . - Molto , molto ... ma , in fine , mi son fatta una ragione , ecco ! Credi pure , Bartolino ; tutto quel pianto di Ortensia è troppo . Bartolino non ci volle credere ; Bartolino sentì anzi più aspra entro di sé , dopo questo discorso , la stizza , ma non tanto contro la moglie , quanto contro il defunto Taddei , perché comprendeva bene ormai che quel modo di ragionare , quel modo di sentire non eran proprii di lei , della moglie , ma frutto della scuola di quell ' uomo , che doveva essere stato un gran cinico . Non si vedeva forse Bartolino , ogni giorno , entrando nel salotto , sorridere e salutare da colui ? Ah , quel ritratto lì , non poteva più soffrirlo ! Era una persecuzione ! Lo aveva sempre davanti a gli occhi . Entrava nello studio ? Ed ecco : l ' immagine del Taddei gli rideva e lo salutava , come per dirgli : « Passi ! passi pure ! Qui era anche il mio studio d ' ingegnere , sa ? Ora lei vi ha allogato il suo gabinetto di chimica ? Buon lavoro ! La vita a chi resta , la morte a chi tocca ! » . Entrava nella camera da letto ? Ed ecco , l ' immagine del Taddei lo perseguitava anche lì . Rideva e lo salutava : « Si serva ! si serva pure ! Buona notte ! È contento di mia moglie ? Ah , gliel ' ho istruita bene ... La vita a chi resta , la morte a chi tocca ! » . Non ne poteva più ! Tutta quella casa lì era piena di quell ' uomo , come sua moglie . Ed egli , tanto pacifico prima , ora si trovava in preda a un continuo orgasmo , che pur si sforzava di dissimulare . Alla fine cominciò a fare stranezze , per scuotere le abitudini della moglie . Se non che , queste abitudini , Lina le aveva contratte da vedova . Cosimo Taddei , d ' indole vivacissima , non aveva abitudini , non aveva voluto mai averne . Sicché dunque Bartolino , alle prime stranezze , si sentì rimproverare dalla moglie : - Oh Dio , Bartolino , come la buon ' anima ? Ma non volle darsi per vinto . Sforzò violentemente la propria natura per farne di nuove . Qualunque cosa però facesse , pareva a Lina che la avesse fatta pure quell ' altro , che ne aveva fatte veramente di tutti i colori . Bartolino si avvilì ; tanto più che Lina mostrava di riprender gusto a quelle scapataggini . Seguitando così , a lei doveva certo sembrare di rivivere proprio con la buon ' anima . E allora ... allora Bartolino , per dare uno sfogo all ' orgasmo crescente di giorno in giorno , concepì un tristo disegno . Veramente , egli non intese tanto di tradir la moglie quanto di vendicarsi di quell ' uomo che gliel ' aveva presa tutta e se la teneva ancora . Credette che quest ' idea cattiva fosse nata in lui spontaneamente ; ma in verità bisogna dire in sua scusa che gli fu quasi suggerita , insinuata , infiltrata da colei che invano da scapolo aveva più volte tentato con le sue arti di rimuoverlo dall ' eccessivo studio della chimica . Fu per Ortensia Motta una rivincita . Ella si mostrò dolentissima d ' ingannar l ' amica ; ma fece intendere a Bartolino che lei , prima ancora che egli prendesse moglie ... via ! era quasi fatale ! Questa fatalità non apparve a Bartolino molto chiara ; e però , da buon figliuolo , restò deluso , quasi frodato dalla facilità con cui era riuscito nel suo intento . Rimasto per un tratto solo , là nella camera del buon vecchio Motta , si pentì della sua cattiva azione . A un certo punto , gli occhi gli andarono per caso su qualcosa che luccicava su lo scendiletto , dalla parte d ' Ortensia . Era un ciondolo d ' oro , con una catenella , che doveva esserle scivolato dal collo . Lo raccolse , per restituirglielo ; ma , aspettando , con le dita nervose , senza volerlo , gli venne fatto d ' aprirlo . Trasecolò . Un ritrattino piccolo piccolo di Cosimo Taddei , anche lì . Rideva e lo salutava . SENZA MALIZIA I . Quando Spiro Tempini , con le lunghe punte dei baffetti insegate come due capi di spago lì pronti per passar nel foro praticato da una lesina , facendo a leva di continuo con le dita sui polsini inamidati per tirarseli fuor delle maniche della giacca ; timido e smilzo , miope e compito , chiese debitamente alla maggiore delle quattro sorelle Margheri la mano di Iduccia , la minore , e se ne andò con quelle piote ben calzate ma fuori di squadra e indolenzite , inchinandosi più e più volte di seguito ; tanto Serafina , quanto Carlotta , quanto Zoe , quanto Iduccia stessa rimasero per un pezzo quasi intronate . Ormai non s ' aspettavano più che a qualcuno potesse venire in mente di chieder la mano d ' una di loro . Dopo essersi rassegnate a tante gravi sciagure , alla rovina improvvisa e alla conseguente morte per crepacuore del padre , poi a quella della madre , e quindi a dover trarre profitto dei buoni studii compiuti per arricchire squisitamente la loro educazione signorile , s ' erano anche rassegnate a rimaner zitelle . Veramente , certe loro amiche carissime non volevano credere a quest ' ultima rassegnazione , perché pareva loro che le Margheri , da un pezzo , si fossero come impuntate : Serafina a trent ' anni ; Carlotta , a ventinove ; Zoe a ventisette ; Ida a venticinque . Il tempo passava , cominciava a urtarle un po ' sgarbatamente alle spalle ; invano . Lì , ferme ostinatamente su la triste soglia di quegli anni oltrepassati , che stavano ad aspettare ? Eh via , qualcuno che le inducesse finalmente a muoversene , ad andare innanzi non più sole . Quando queste care amiche sentivano dalle tre sorelle maggiori chiamar per nome l ' ultima , si confessavano che faceva loro l ' effetto che la chiamassero da lontano , da molto lontano , Iduccia . Perché , a conti fatti , Ida , via ! doveva aver per lo meno ventotto anni . Intanto , ajutate da amici autorevoli , rimasti fedeli dopo la rovina , le Margheri erano riuscite col lavoro , cioè impartendo lezioni particolari di lingue straniere ( inglese e francese ) , di pittura ad acquerello , d ' arpa e di miniatura , a tener su intatta la casa , che attestava con l ' eleganza sobria e semplice della mobilia e della tappezzeria l ' agiatezza in cui eran nate e di cui avevano goduto ; e andavano ancora a concerti e a radunanze , accolte dovunque con molta deferenza e con simpatia per il coraggio di cui davano prova , per il garbo disinvolto con cui portavano gli abiti non più sopraffini , per le maniere gentili e dolcissime e anche per le fattezze graziose e tuttora piacevoli . Erano magroline ( forse un po ' troppo ; spighite , dicevano i maligni ) e di alta statura tutt ' e quattro ; Ida e Serafina , bionde ; Carlotta e Zoe , brune . Certamente era una bella soddisfazione per loro poter bastare a se stesse col proprio lavoro . Avrebbero potuto morir di fame , e non morivano . Si procuravano da mangiare , da vestir discretamente , da pagar la pigione . E quelle care amiche che avevano marito e le altre che avevano il fidanzato o facevano all ' amore si congratulavano tanto con esse di questo bel fatto ; e quelle promettevano che avrebbero mandato presto la piccola Tittì o il piccolo Cocò a studiar l ' arpa o la pittura ad acquerello ; e le altre per miracolo , nelle effusioni d ' affetto e d ' ammirazione , non promettevano che si sarebbero affrettate a mettere al mondo un figliuolo , una figliuola , per avere anch ' esse il piacere d ' ajutare le coraggiose amiche a provvedersi da vestir discretamente , da pagar la pigione e non morire di fame . Ma ecco intanto questo signor Tempini , piovuto dal cielo . Ci volle un bel po ' , prima che le quattro sorelle rinvenissero dallo stupore . Conoscevano il Tempini soltanto da pochi mesi ; lo avevano veduto , sì e no , una dozzina di volte nei salotti ch ' esse frequentavano ; né pareva loro ch ' egli avesse mai manifestato in alcun modo - timido com ' era , e impensierito sempre di quei piedi troppo grossi , ben calzati e indolenziti - d ' aver qualche mira su esse . Quasi quasi , dopo tanta vana e smaniosa attesa , quella richiesta così improvvisa e insperata le contrariava ; le insospettiva . Che considerazioni aveva potuto far costui nel venirsi a cacciare , così a cuor leggero , con quell ' aria smarrita , tra quattro ragazze sole , senza dote , senza stato se non precario , o almeno molto incerto , unite fra loro , legate inseparabilmente dall ' ajuto che eran costrette a prestarsi a vicenda ? Che s ' era immaginato ? Come s ' era indotto ? Che aveva fatto Iduccia per indurlo ? - Ma niente ! vi giuro : nientissimo ! - badava a protestare Iduccia infocata in volto . Le sorelle dapprima si mostrarono incredule ; tanto che Iduccia si stizzì e dichiarò finanche che non voleva saperne , perché le era antipatico , ecco , antipaticissimo quel ... come si chiamava ? Tempini . Eh via ! eh via ! Antipatico ? Perché ? Ma no ! - Giovane serio , - disse Serafina ; - giovane colto , - disse Carlotta ; - laureato in legge , - disse Zoe ; e Serafina aggiunse : - Segretario al Ministero di Grazia e Giustizia ; - e Carlotta : - Libero docente di ... di ... non ricordo bene di che cosa , all ' Università di Roma . E lo conoscevano appena le sorelle Margheri ! Zoe finanche si ricordò che il Tempini aveva tenuto una volta una conferenza al Circolo Giuridico : sì , una conferenza con projezioni , in cui si mostravano le impronte digitali dei delinquenti - ricordava benissimo - anzi la conferenza era intitolata : Segnalamenti dactiloscopici col rilievo delle impronte digitali . Del resto , Serafina e Carlotta avrebbero domandato maggiori ragguagli , si sarebbero consigliate con gli amici autorevoli , non perché dubitassero minimamente del Tempini , ma per far le cose proprio a modo . II . Tre giorni dopo , Spiro Tempini fu accolto in casa , e quindi presentato nelle radunanze quale promesso sposo di Iduccia . Di Iduccia soltanto ? Pareva veramente il promesso sposo di tutt ' e quattro le Margheri ; anzi , più che di Iduccia , delle altre tre ; perché Iduccia , vedendo così naturalmente partecipi le sorelle della soddisfazione , della gioja che avrebbero dovuto esser sue principalmente , s ' irrigidiva in un contegno piuttosto riserbato , e faceva peggio ; ché quelle , supponendo ch ' ella non riuscisse ancora a vincere la prima , ingiusta antipatia per il Tempini , ritenevano che fosse loro dovere compensarlo di quella freddezza , opprimendolo di cure , d ' amorevolezze , così che egli non se n ' accorgesse . - Spiro , il fazzoletto da collo ! Avvolgiti bene , mi raccomando . Hai la voce un po ' rauca . - Spiro , hai le mani troppo calde . Perché ? Poi ciascuna gli aveva chiesto un piccolo sacrifizio . Zoe : - Per carità , Spiro , non t ' insegare più codesti baffetti . Carlotta : - Se fossi in te , Spiro , me li lascerei un po ' più lunghetti i capelli . Non ti pare , Iduccia , che pettinati così a spazzola gli stieno male ? Meglio con la scriminatura da un lato . Alla Guglielmo . E Serafina : - Iduccia dovrebbe farti smettere codesti occhiali a staffa . Da notajo , Dio mio , o da professore tedesco ! Meglio le lenti , Spiro ! Un pajo di lenti , e senza laccio , mi raccomando ! A pincenez . Alle piote , nessun accenno . Erano irrimediabili . In men d ' un mese Spiro Tempini diventò un altro . I maligni però lo commiseravano a torto , perché egli , cresciuto sempre solo , senza famiglia , senza cure , era felicissimo tra quelle quattro sorelle tanto buone e intelligenti e animose , che lo vezzeggiavano e gli stavano sempre attorno a domandargli ora una notizia , ora un consiglio , ora un servizietto . - Spiro , chi è Bacone ? - Per piacere , Spiro , abbottonami questo guanto . - Auff , che caldo ! Ti seccherebbe , Spiro , di portarmi questa mantellina ? - Oh di ' , Spiro , sapresti regolarmi quest ' orologino ? Va sempre indietro ... Iduccia , zitta . Sospettare delle sorelle , questo no , neanche per ombra ; ma certo cominciava a essere un po ' stufa di tutto quello sfoggio di civetteria senza malizia . Avrebbero dovuto comprenderlo le sorelle , che diamine ! avvedersi che il Tempini , essendo per natura così timido e servizievole , e standogli esse così d ' attorno senza requie , tre pittime , la trascurava per badare a loro . Non gli lasciavano più né tempo né modo non che d ' accostarsi a lei , ma neanche di respirare . Spiro di qua , Spiro di là ... Avrebbe dovuto aver quattro braccia quel poveretto per offrirne uno a ciascuna e altrettante mani per pigliarsele tutte e quattro . Le seccava poi maggiormente che esse , con le loro manierine , quasi quasi lo costringevano ogni volta a portar quattro regali invece di uno . Ma sì ! Gli facevano tanta festa , ogni volta , che egli , per paura che rimanessero poi deluse , si guardava bene dal recarne qualcuno particolare a lei ch ' era la fidanzata . Non parlava , Iduccia , ma certe bili ci pigliava a quello spettacolo di vezzi e di premure ! Così , santo Dio , egli avrebbe potuto chiedere senz ' altro la mano di Zoe , o di Carlotta , o anche di Serafina ... Perché aveva chiesto la sua ? Iduccia aspettava dunque con molta impazienza , quantunque senza il minimo entusiasmo , il giorno delle nozze , sperando bene che , in tal giorno almeno , una certa distinzione egli finalmente avrebbe dovuto farla . III . Avvenne un contrattempo spiacevolissimo . Per fare il viaggio di nozze , Spiro Tempini aveva sollecitato al Ministero di Grazia e Giustizia un lavoro straordinario . Non ostante l ' amore e il gran da fare che gli davano le tre future cognatine , lo aveva condotto a termine con quella minuziosa diligenza , con quello zelo scrupoloso che soleva mettere in tutti i lavori d ' ufficio e negli studii pregiatissimi di scienza positiva . Contava che questo lavoro gli fosse retribuito pochi giorni prima di quello fissato per le nozze ; ma , all ' ultimo momento , quando già tutto era disposto per la celebrazione del matrimonio , stampate le partecipazioni , spiccati gli inviti , il decreto ministeriale era stato respinto dalla Corte dei Conti per vizio di forma . Spiro Tempini parve lì lì per cader fulminato da una congestione cerebrale . Lui , di solito così timido , così ossequente , così misurato nelle espressioni , si lasciò scappare parole di fuoco contro la burocrazia , contro l ' amministrazione dello Stato , anche contro il Ministro , contro tutto il Governo , che gli mandava a monte il viaggio di nozze . Non per il viaggio di nozze in se stesso ; ma perché si vedeva costretto a venir meno a un riguardo di delicatezza , verso le tre cognatine nubili . S ' era stabilito ( anzi non s ' era messo neanche in discussione ) ch ' egli avrebbe fatto casa comune con esse ; sì , ma santo Dio , almeno la prima notte non avrebbe voluto rimanere lì , sotto lo stesso tetto . S ' immaginava l ' imbarazzo , per non dir altro , di quelle tre povere ragazze , quando , andati via tutti gl ' invitati , finita la festa , lui e Iduccia ... Ah ! Ci sudava freddo . Sarebbe stato un momento terribile , uno strappo a tutte le convenienze , un angoscioso tormento di tutta la notte ... Come la avrebbero passata quelle tre povere anime , con la sorellina divisa da loro per la prima volta , di là , in un ' altra camera con lui ? Invano Spiro Tempini , per rimediarvi , pregò , scongiurò Iduccia , che si contentasse d ' un viaggetto di pochi giorni , pur che fosse , d ' una giterella a Frascati o ad Albano . Iduccia - forse perché non capiva ed egli non osò di farla anzi tempo capace - Iduccia non volle saperne . Le parve un ripiego meschino e umiliante . Là , là , meglio rimanere a casa . Il Tempini diede un ' ingollatina e arrischiò : - Dicevo per ... per le tue sorelle , ecco ... Ma la sposina , che si teneva già da un bel pezzo , gli piantò tanto d ' occhi in faccia e gli domandò : - Perché ? Che c ' entrano le mie sorelle ? Ancora ? E chi sa che altro avrebbe aggiunto Iduccia , nella stizza , se non fosse stata una ragazza per bene , che doveva figurare di non capir nulla fino all ' ultimo momento . Fu però una bella festa ; non molto vivace , perché si sa , l ' idea delle nozze richiama alla mente di chi abbia un po ' di senno e di coscienza non lievi doveri e responsabilità ; ma degna tuttavia e decorosa , soprattutto per la qualità degli invitati . Spiro Tempini , che teneva più alla libera docenza che al posto di segretario al Ministero di Grazia e Giustizia , perché credeva di contare in fine qualche cosa fuori dell ' ufficio , invitò pochi colleghi e molti professori d ' Università , i quali ebbero la degnazione di parlare animatamente di studii antropologici e psicofisiologici e di sociologia e d ' etnografia e di statistica . Poi il « momento terribile » venne , e fu , pur troppo , quale il Tempini lo aveva preveduto . Quantunque volessero sembrar disinvolte , le tre sorelle e anche Iduccia stessa vibravano dalla commozione . Avevano trattato finora con la massima confidenza il Tempini ; ma quella sera , che impaccio ! che senso , nel vederlo rimanere in casa , con loro ; lui solo , uomo ; già nel pieno diritto d ' entrare in una intimità che , per quanto timida in quei primi istanti e imbarazzata , avventava . Profondamente turbate , con gli occhi lampeggianti , le tre sorelle guardavano la sposa e le leggevano negli occhi la stessa ambascia che strizzava le loro animucce non al tutto ignare , certo , ma perciò anzi più trepidanti . Iduccia si staccava da loro ; cominciava da quella sera ad appartenere più a quell ' estraneo che ad esse . Era una violenza che tanto più le turbava , quanto più delicate eran le maniere con cui si manifestava finora . E poi ? Poi Iduccia , lei sola , tra breve , avrebbe saputo ... Le s ' accostarono , sorridendo nervosamente , per baciarla . Subito il sorriso si cangiò in pianto . Due , Serafina e Carlotta , scapparono via nella loro camera senza neanche volgersi a guardare il cognato ; Zoe fu più coraggiosa : gli mostrò gli occhi rossi di pianto e , alzando il pugno in cui teneva il fazzoletto , gli disse tra due singhiozzi : - Cattivo ! IV . Ma era destino che Iduccia non dovesse godere della distinzione che il Tempini , finalmente , aveva dovuto fare tra lei e le sorelle . La pagò , e come ! questa distinzione , la povera Iduccia . Può dirsi che cominciò a morire fin dalla mattina dopo . Il Tempini volle dare a intendere tanto a lei quanto alle sorelle , che non era propriamente una malattia . - Disturbi , - diceva alle cognatine , afflitto ma non impensierito . Alla moglie diceva : - Eh , troppo presto , Iduccia mia ! troppo presto ! Basta . Pazienza . Ma Iduccia soffriva tanto ! Troppo soffriva . Non aveva un momento solo di requie . Nausee , capogiri , e una prostrazione così grave di tutte le membra che , dopo il terzo mese , non poté più reggersi in piedi . Abbandonata su una poltrona , con gli occhi chiusi , senza più forza neanche di sollevare un dito , udiva intanto di là , nella saletta da pranzo , conversare lietamente le tre sorelle col marito , e si struggeva dall ' invidia . Ah che invidia rabbiosa le sorgeva man mano per quelle tre ragazze , che le pareva ostentassero innanzi a lei , così sconfitta , con tutti i loro movimenti , le corse pazze per le stanze , quasi una loro vittoria : quella d ' esser rimaste ancora agili e salde nella loro verginità . Era tanto il dispetto , che quasi quasi credeva il suo male provenisse principalmente dal fastidio ch ' esse le cagionavano con la loro vista e le loro parole . Ecco , ridevano , sonavano l ' arpa , si paravano , come se nulla fosse , senza alcun pensiero per lei che stava tanto male . Ma non era giusto ? non era naturale ? Lei aveva marito : esse non l ' avevano ; bisognava dunque ch ' ella ne piangesse pure le conseguenze . Spiro , del resto , le tranquillava ; diceva loro che non c ' era da darsene pensiero . La lieve afflizione che potevano sentire per il malessere di lei era poi bilanciata dalla gioia d ' aver presto un nipotino , una nipotina . Ed era tale questa gioja , ch ' esse stimavano finanche ingiusti , talvolta , i lamenti e i sospiri di lei . Ah , in certi giorni , l ' invidia di Iduccia , nel veder le tre sorelle come prima , più di prima attorno al marito , tre pecette addirittura , s ' inveleniva , fino a diventar vera e propria gelosia . Poi si calmava , si pentiva dei cattivi pensieri ; diceva a se stessa ch ' era giusto infine che , non potendo lei , badassero almeno loro a Spiro . E forse , chi sa ! ci avrebbero badato sempre loro , tutte e tre vestite di nero . Perché lei sarebbe morta . Sì , sì : lo sentiva . N ' era sicurissima ! Quell ' esserino che man mano le si maturava in grembo , le succhiava a filo a filo la vita . Che supplizio lento e smanioso ! Se la sentiva proprio tirare , la vita , a filo a filo , dal cuore . Sarebbe morta . Le tre sorelle avrebbero fatto loro da madre alla sua creaturina . Se femmina , l ' avrebbero chiamata Iduccia , come lei . Poi , passando gli anni , nessuna delle tre avrebbe più pensato a lei , perché avrebbero avuto un ' altra Iduccia , loro . Ma il marito ? Per lui non poteva essere la stessa cosa , quella bambina . Egli forse ... quale delle tre avrebbe scelto ? Zoe ? Carlotta ? Serafina ? Che orrore ! Ma perché ci pensava ? Tutte e tre insieme , sì , avrebbero potuto far da madre alla sua creaturina ; ma se egli ne sceglieva una ... Zoe , per esempio , ecco Zoe , no , non sarebbe stata una buona madre , perché avrebbe avuto da attendere ad altri figliuoli , ai suoi ; e alla piccina orfana avrebbero allora badato con più amore Carlotta e Serafina , quelle cioè ch ' egli non avrebbe scelto . Ecco dunque : se lo faceva per il bene della sua piccina , Spiro non avrebbe dovuto sceglierne alcuna . Non poteva forse rimanere lì , in casa , come un fratello ? Glielo volle domandare Iduccia , pochi giorni prima del parto , confessandogli la gran paura che aveva di morire e i tristi pensieri che l ' avevano straziata durante tutti quei mesi d ' agonia . Spiro le diede su la voce , dapprima ; si ribellò ; ma poi cedendo alle insistenze di lei - ch ' eran puerili , via ! come quel timore - dovette giurare . - Sei contenta , ora ? - Contenta ... Tre giorni dopo , Iduccia morì . V . Ma potevano mai pensare sul serio le tre sorelle superstiti di prendere il posto della sorellina morta , che aveva lasciato un così gran vuoto nel loro cuore e nella casa ? Come sospettarlo ? Ma nessuna delle tre ! Ecco , faceva male Zoe , anzi , a mostrar troppo il compianto e la tenerezza per la povera piccina orfana . Serafina e Carlotta , più riserbate , più chiuse , quasi irrigidite nel loro cordoglio , la richiamavano : - Zoe ! - Perché ? - domandava Zoe , dopo aver cercato invano di leggere negli occhi delle sorelle la ragione di quel richiamo . - Lasciala stare , - le diceva freddamente Carlotta . Serafina poi , a quattr ' occhi , le consigliava di frenare un po ' , ecco , quelle troppo vivaci effusioni d ' affetto per la bambina . - Ma perché ? - tornava a domandare Zoe , stordita . - Quella povera cosuccia nostra ! - Va bene . Ma innanzi a lui ... - A Spiro ? - Sì . Frenati . Potrebbe parergli che tu ... - Che cosa ? - Capirai ... La nostra condizione , adesso ; è un po ' ... un po ' difficile , ecco ... Finché c ' era Iduccia ... Ah già ! Zoe capiva . Finché c ' era Iduccia , Spiro era come un fratello ; ma ora che Iduccia non c ' era più ... Esse erano tre ragazze sole , costrette , per via di quella piccina , a convivere col cognato vedovo , e ... e ... - Dobbiamo farlo per Iduccia nostra ! - concludeva Serafina , con un profondo sospiro . Poco dopo , però , Zoe , ripensandoci meglio , domandava a se stessa : « Che cosa dobbiamo fare per Iduccia nostra ? Poche carezze alla piccina ? E perché ? Perché Spiro , vedendo ch ' io gliene faccio troppe , potrebbe supporre ... Oh Dio ! Com ' è potuta venire in mente a Serafina una tale idea ? Io ? » . Così tutte e tre , ora , si vigilavano a vicenda , quando Spiro era in casa e anche quando non c ' era . E questa vigilanza puntigliosa e il rigido contegno scioglievano a mano a mano e facevano cader tutti i legami d ' intimità che s ' eran prima annodati fraternamente tra esse e il cognato . Questi notò presto la freddezza ; ma suppose in principio che dipendesse dal cordoglio per la recente sciagura . Poi cominciò ad avvertire negli sguardi , nelle parole , in tutte le maniere delle tre cognatine un certo ritegno quasi sospettoso , come una mutria impacciata , che distornava la confidenza . Perché ? Non intendevano più trattario da fratello ? Il gelo cresceva di giorno in giorno . E anche Spiro allora si vide costretto a frenarsi , a ritrarsi . Un giorno gli cascarono le lenti dal naso ; e invece di comperarsene un altro paio , inforcò gli occhiali a staffa già smessi per far piacere a Serafina . La prima volta che gli toccò d ' andare dal barbiere , gli disse che voleva smettere la pettinatura con la divisa da un lato , adottata per consiglio di Carlotta , e si fece tagliare i capelli a spazzola , come prima . Non riprese a insegarsi i baffi , per non far supporre che , da vedovo , pensasse ancora ad aver cura della propria persona , quantunque Zoe però gli avesse detto che i baffi insegati gli stavano male . Ma poi , notando che Serafina e Carlotta , a tavola , lanciavano qualche occhiata obliqua a quei baffi e poi si guardavano tra loro , temendo ch ' esse potessero sospettare ch ' egli intendesse usare qualche particolarità a Zoe , tornò anche a insegarsi i baffi come un tempo . Così si ritrasse dall ' intimità anche con la figura . Tante cure - pensava - tante amorevolezze prima , e ora ... Ma in che aveva mancato ? Era forse lui cagione , se Iduccia era morta ? Era stata una sciagura . Egli la sentiva come loro , più di loro . Non avrebbe dovuto anzi affratellarli di più il dolore comune ? Desideravano forse le sue cognate che si staccasse da loro e facesse casa da sé ? Ma egli , rimanendo , aveva creduto di far loro piacere ; le aiutava , e non poco ; provvedeva lui quasi del tutto ormai al mantenimento della casa . E poi c ' era la bambina . La piccola Iduccia . Non la aveva egli affidata alle loro cure ? Ma ecco , notava intanto con grandissimo dolore che anche la piccina era trattata con freddezza , se non proprio trascurata . Spiro Tempini non sapeva più che pensare . Prese il partito di trattenersi quanto più poteva fuori di casa , per pesare il meno possibile in famiglia . Da tanti segni gli parve di dovere argomentare che la sua presenza dava ombra e impicciava . Ma il gelo crebbe ancor più . Ora Serafina diceva a Carlotta : - Vedi ? Non sta più in casa , il signore . Quel poco che ci sta : guardingo , impacciato . Chi sa che cova ! Ah , povera Iduccia nostra ! Carlotta si stringeva nelle spalle : - Che ci possiamo far noi ? - Eh già , - incalzava Serafina . - Vorrei sapere che cosa pretenderebbe da noi , con quella freddezza . Dovremmo forse buttargli le braccia al collo per trattenerlo ? Dico la verità , non me lo sarei mai aspettato ! Carlotta abbassava gli occhi ; sospirava : - Pareva tanto buono ... Ed ecco Zoe : - Parlate di Spiro ? Uomini , e tanto basta ! Tutti gli stessi . Sono appena sei mesi , e già ... Altro sospiro di Carlotta . Sospirava anche Serafina , e aggiungeva : - Mi tormenta il pensiero di quella povera creaturina . E Zoe : - È chiaro che a lui non basta esser trattato come possiamo trattarlo noi . E Carlotta , di nuovo con gli occhi bassi : - Nella condizione nostra ... - Pensate , intanto , pensate , - riprendeva Serafina . - La nostra piccola Iduccia in mano a una estranea , a una matrigna ! Le tre Sorelle fremevano a questo pensiero ; si sentivano proprio fendere la schiena da certi brividi , che parevano rasojate a tradimento . No , no , via ! Un sacrifizio era necessario per amore della bambina . Necessità ! Dura necessità ! Ma quale delle tre doveva sacrificarsi ? Serafina pensava : « Tocca a me . Io sono la maggiore . Ormai qui non si tratta di fare all ' amore . Più che una moglie per sé , egli deve scegliere una madre per la bambina . Io sono la maggiore ; dunque , la più adatta . Scegliendo me , dimostrerà che non ha voluto far torto alla memoria d ' Iduccia . Siamo quasi coetanei . Ho solamente sei mesi più di lui » . « Tocca a me » pensava invece Zoe . « Son la minore ; la più vicina a Iduccia , sant ' anima ! Egli allora aveva scelto l ' ultima . Ora l ' ultima sono io . Tocca dunque a me . Senz ' alcun dubbio , se s ' affaccia anche a lui la necessità di questo sacrifizio , sceglierà me . » Carlotta poi , dal canto suo , non credeva d ' esser meno indicata delle altre due . Pensava che Serafina era troppo attempatella e che , sposando Zoe , Spiro avrebbe dimostrato di badare più a sé che alla piccina . Le pareva indubitabile , dunque , che avrebbe scelto lei , piuttosto , che stava nel mezzo , come la virtù . Ma Spiro ? Che pensava Spiro ? Egli aveva giurato . È vero che non sempre chi vive può serbar fede al giuramento fatto a una morta . La vita ha certe difficoltà , da cui chi muore si scioglie . E chi si scioglie non può tener legato chi rimane in vita . Se non che , quando per la prima volta Spiro Tempini s ' era accostato improvvisamente alle quattro Margheri , la scelta aveva potuto farla lui . Ora , per stare in pace , capiva che avrebbero dovuto invece scegliere loro . Ma come scegliere , Dio mio , se egli era uno ed esse erano tre ? IL DOVERE DEL MEDICO I . E sono miei , - pensava Adriana , udendo il cinguettio de ' due bambini nell ' altra stanza ; e sorrideva tra sé , pur seguitando a intrecciare speditamente una maglietta di lana rossa . Sorrideva , non sapendo quasi credere a se stessa , che quei bambini fossero suoi , che li avesse fatti lei , e che fossero passati tanti anni , già circa dieci , dal giorno in cui era andata sposa . Possibile ! Si sentiva ancor quasi fanciulla , e il maggiore dei figli intanto aveva otto anni , e lei trenta , fra poco : trenta ! possibile ? vecchia a momenti ! Ma che ! ma che ! - E sorrideva . - Il dottore ? - domandò a un tratto , quasi a se stessa , sembrandole di udir nella saletta d ' ingresso la voce del medico di casa ; e si alzò , col dolce sorriso ancora su le labbra . Le morì subito dopo quel sorriso , assiderato dall ' aspetto sconvolto e imbarazzato del dottor Vocalòpulo , che entrava ansante , come se fosse venuto di corsa , e batteva nervosamente le palpebre dietro le lenti molto forti da miope , che gli rimpiccolivano gli occhi . - Oh Dio , dottore ? - Nulla ... non si agiti ... - La mamma ? - No no ! - negò subito , forte , il dottore . - La mamma , no ! - Tommaso , allora ? - gridò Adriana . E , poiché il dottore , non rispondendo , lasciava intendere che si trattava proprio del marito : - Che gli è accaduto ? Mi dica la verità ... Oh Dio , dov ' è , dov ' è ? Il dottor Vocalòpulo tese le mani , quasi per opporre un argine alle domande . - Nulla , vedrà ... Una feritina ... - Ferito ? E lei ... Me l ' hanno ucciso ? E Adriana afferrò un braccio al dottore , sgranando gli occhi , come impazzita . - Ma no , ma no , signora ... si calmi ... una ferita ... speriamo leggera ... - Un duello ? - Sì , - lasciò cadersi dalle labbra , esitando , il dottore vieppiù turbato . - Oh , Dio , Dio , no ... mi dica la verità ! - insistette Adriana . - Un duello ? Con chi ? Senza dirmi nulla ? - Lo saprà . Intanto ... intanto , calma : pensiamo a lui ... Il letto ? ... - Di là ... - rispose ella , stordita , non comprendendo in prima . Poi riprese con ansia più smaniosa : - Dove l ' hanno ferito ? Lei mi spaventa ... Non era con lei , Tommaso ? Dov ' è ? Perché s ' è battuto ? Con chi ? Quand ' è stato ? ... Mi dica ... - Piano , piano ... - la interruppe il dottor Vocalòpulo , non potendone più . - Saprà tutto ... Adesso , è in casa la serva ? Per piacere , la chiami . Un po ' di calma , e ordine : dia ascolto a me . E mentre ella , quasi istupidita , si faceva a chiamare la serva , il dottore , toltosi il cappello , si passò una mano tremolante su la fronte , come si sforzasse di rammentare qualcosa ; poi , sovvenendosi , si sbottonò in fretta la giacca , trasse dalla tasca in petto il portabiglietti e scosse più volte la penna stilografica , pensando alle ordinazioni da scrivere . Adriana ritornò con la serva . - Ecco , - disse il Vocalòpulo , seguitando a scrivere . E , appena ebbe finito : - Subito , alla farmacia più vicina ... Fiaschi ... no , no ... andate pure , ve li darà il farmacista stesso . Lesta , mi raccomando . - È molto grave , dottore ? - domandò Adriana , con espressione timida e appassionata , come per farsi perdonare la insistenza . - No , le ripeto . Speriamo bene , - le rispose il Vocalòpulo e , per impedire altre domande , aggiunse : - Mi vuol far vedere la camera ? - Sì , ecco , venga ... Ma , appena nella camera , ella domandò ancora , tutta tremante : - Ma come , dottore ; lei non era con Tommaso ? Assistono pure due medici ai duelli ... - Bisognerebbe trasportare il letto un po ' più qua ... - osservò il dottore , come se non avesse inteso . Entrò , in quel punto , di corsa un bellissimo ragazzo , dalla faccia ardita , coi capelli neri ricci e lunghi , svolazzanti . - Mamma , una barella ! Quanta gen ... Vide il medico e s ' arrestò di botto , confuso , mortificato , in mezzo alla stanza . La madre diè un grido e scostò il ragazzo per accorrere dietro al dottore . Su la soglia questi si voltò e la trattenne : - Stia qua , signora : sia buona ! Vado io , non dubiti ... Col suo pianto gli potrà far male ... Adriana allora si chinò per stringersi forte al seno il figlioletto che le si era aggrappato alla veste , e ruppe in singhiozzi . - Perché , mamma , perché ? - domandava il ragazzo sbigottito , non comprendendo e mettendosi a piangere anche lui . II . A piè della scala il dottore accolse la barella condotta da quattro militi della carità , mentre due questurini , ajutati dal portinajo , impedivano a una folla di curiosi d ' entrare . - Dottor Vocalòpulo ! - gridava un giovanotto tra la folla . Il dottore si voltò e gridò a sua volta alle guardie : - Lo lascino passare : è il mio assistente . Entri , dottor Sià . I quattro militi si riposavano un po ' , preparando le cinghie per la salita . Il portone fu chiuso . La gente di fuori vi picchiava con le mani e coi piedi , fischiando , vociando . - Ebbene ? - domandò il dottor Vocalòpulo al Sià che sbuffava ancora , tutto sudato . - La donna ? - Che corsa , caro professore ! - rispose il dottor Cosimo Sià . - La donna ? All ' ospedale ... Sono tutto sudato ! Frattura alla gamba e al braccio ... - Congestione ? - Credo . Non so ... Son venuto a tempesta . Che caldo , per bacconaccio ! Se potessi avere un bicchier d ' acqua Il dottor Vocalòpulo scostò un poco la tendina di cerata della barella per vedere il ferito ; la riabbassò subito e si volse ai militi : - Andiamo , su ! Piano e attenzione , figliuoli , mi raccomando . Mentre si eseguiva con la massima cautela la penosa salita , allo scalpiccio , al rumor delle voci brevi affannose , si schiudevano sui pianerottoli le porte degli altri casigliani . - Piano , piano ... - ammoniva , quasi a ogni scalino , il dottor Vocalòpulo . Il Sià veniva dietro , asciugandosi ancora il sudore dalla nuca e dalla fronte , e rispondeva ai casigliani : - Il signor ... come si chiama ? Corsi ... Quarto piano , è vero ? Una signora e una signorina , madre e figlia , scapparono su di corsa per la scala con un grido d ' orrore , e , poco dopo , s ' intesero le grida disperate di Adriana . Il Vocalòpulo scosse la testa , contrariato , e voltosi al Sià : - Ci badi lei , mi raccomando , - disse , e salì a balzi le altre due branche di scala fino alla porta del Corsi . - Via , si faccia forza , signora : non gridi così ! Non capisce che gli farà male ? Prego , signore , la conducano di là ! - Voglio vederlo ! Mi lascino ! Voglio vederlo ! - gridava , piangendo e smaniando , Adriana . E il medico : - Lo vedrà , non dubiti , non ora però ... La conducano di là ! La barella era già arrivata . - La porta ! - gridò uno dei militi , ansimando . Il dottor Vocalòpulo accorse ad aprire l ' altro battente della porta , mentre Adriana , divincolandosi , trascinava seco le due vicine , imbalordite , verso la barella . - In quale camera ? Prego ... Dov ' è il letto ? - domandò il dottor Sià . - Di qua ... ecco ! - disse il Vocalòpulo , e gridò alle due pigionali accorse : - Ma la trattengano , perdio ! Non son buone neanche da trattenerla ? - Oh Dio benedetto ! - esclamò la signora del secondo piano , tozza , popputa , parandosi davanti ad Adriana furibonda . Le due guardie erano dietro la barella e se ne stavano innanzi alla porta d ' ingresso . A un tratto , per la scala , un vociare e un salire frettoloso di gente . Certo il portinajo aveva riaperto il portone , e la folla curiosa aveva invaso la scala . Le due guardie tennero testa all ' irruzione . - Lasciatemi passare ! - gridava tra la ressa su gli ultimi scalini , facendosi largo con le braccia , una signora alta , ossuta , vestita di nero , con la faccia pallida , disfatta , e i capelli aridi , ancor neri , non ostante l ' età e le sofferenze evidenti . Si voltava ora di qua ora di là , come se non vedesse : aveva infatti quasi spento lo sguardo tra le palpebre gonfie semichiuse . Pervenuta alla fine innanzi alla porta , con l ' aiuto di un giovinotto ben vestito , che le veniva dietro , fu su la soglia fermata dalle guardie : - Non si entra ! - Sono la madre ! - rispose imperiosamente e , con un gesto che non ammetteva replica , scostò le guardie e s ' introdusse in casa . Il giovinotto ben vestito sguisciò dentro , dietro a lei , dandosi a vedere come uno della famiglia anche lui . La nuova arrivata si diresse a una stanza quasi buja , con un sol finestrino ferrato presso il tetto . Non discernendo nulla , chiamò forte : - Adriana ! Questa , che se ne stava tra le due pigionali che cercavano Scioccamente di confortarla , balzò in piedi , gridando : - Mamma ! - Vieni ! vieni con me , figlia mia ! povera figlia mia ! Andiamocene subito ! - disse in fretta , con voce vibrante di sdegno e di dolore , la vecchia signora . - Non m ' abbracciare ! Tu non devi rimanere più qua un solo minuto ! - Oh ! mamma ! mamma mia ! - piangeva intanto Adriana , con le braccia al collo della madre . Questa si sciolse dall ' abbraccio , gemendo : - Figlia disgraziata , più di tua madre ! Poi dominando la commozione , riprese con l ' accento di prima : - Un cappello , subito ! uno scialle ! Prendi questo mio ... Andiamocene subito , coi bambini ... Dove sono ? Già mi scottano i piedi , qua ... Maledici questa casa , com ' io la maledico ! - Mamma ... che dici , mamma ? - domandò Adriana , smarrita nell ' atroce cordoglio . - Ah , non sai ? Non sai nulla ancora ? non t ' hanno detto nulla ? non hai nulla sospettato ? Tuo marito è un assassino ! - gridò la vecchia signora . - Ma è ferito , mamma ! - Da sé s ' è ferito , con le sue mani ! Ha ucciso il Nori , capisci ? Ti tradiva con la moglie del Nori ... E lei s ' è buttata dalla finestra ... Adriana cacciò un urlo e s ' abbandonò su la madre , priva di sensi . Ma la madre , non badandole , sorreggendola , seguitava a dirle tutta tremante : - Per quella lì ... per quella lì ... te , te , figlia , angelo mio , ch ' egli non era degno di guardare ... Assassino ! ... Per quella lì ... capisci ? capisci ? E con una mano le batteva dolcemente la spalla , carezzandola , quasi ninnandola con quelle parole . - Che disgrazia ! che tragedia ! Ma com ' è avvenuto ? - domandò sottovoce la signora tozza del secondo piano al giovinotto ben vestito che si teneva in un angolo , con un taccuino in mano . - Quella è la moglie ? - domandò il giovinotto a sua volta , in luogo di rispondere . - Scusi , saprebbe dirmi il casato ? - Di lei ? ... Sì , fa Montesani , lei . - E il nome , scusi ? - Adriana . Lei è giornalista ? - Zitta , per carità ! A servirla . E mi dica , quella è la madre , è vero ? - La madre di lei , la signora Amalia , sissignore . - Amalia , grazie , grazie . Una tragedia , sì signora , una vera tragedia ... - È morta lei , la Noti ? - Ma che morta ! La mal ' erba , lei m ' insegna ... È morto lui , invece , il marito . - Il giudice ? - Giudice ? No , sostituto procuratore del re . - Sì , quel giovane ... brutto , insomma , mingherlino , calabrese , venuto da poco ... Erano tanto amici col signor Tommaso ! - Eh , si sa ! - sghignò il giovinotto . - Avviene sempre così , lei m ' insegna ... Ma , scusi , il Corsi dov ' è ? Vorrei vederlo ... Se lei m ' indicasse ... - Ecco , vada di là ... Dopo quella stanza , l ' uscio a destra . - Grazie , signora . Scusi un ' altra domanda : Quanti figliuoli ? - Due . Due angioletti ! Un maschietto di otto anni , una bambina di cinque ... - Grazie di nuovo ; scusi ... Il giovinotto s ' avviò , seguendo l ' indicazione , alla camera del ferito . Passando per la saletta d ' ingresso , sorprese il bel ragazzo del Corsi che , con gli occhi sfavillanti , un sorriso nervoso su le labbra e le mani dietro la schiena , domandava a una delle guardie : - E dimmi una cosa : come gli ha sparato , col fucile ? III . Tommaso Corsi , col torso nudo , poderoso , sorretto da guanciali , teneva i grandi occhi neri e lucidissimi intenti sul dottor Vocalòpulo , il quale , scamiciato , con le maniche rimboccate su le magre braccia pelose , premeva e studiava da presso la ferita . Di tanto in tanto gli occhi del Corsi si levavano anche su l ' altro medico , come se , nell ' attesa che qualcosa a un tratto dovesse mancargli dentro , volesse coglierne il segno o il momento negli occhi altrui . L ' estremo pallore cresceva bellezza al suo maschio volto di solito acceso . Ora egli fissò sul giornalista , che entrava timido , perplesso , uno sguardo fiero , come se gli domandasse chi fosse e che volesse . Il giovinotto impallidì , appressandosi al letto , pur senza poter chinare gli occhi , quasi ammaliato da quello sguardo . - Oh , Vivoli ! - disse il dottor Vocalòpulo , voltandosi appena . Il Corsi chiuse gli occhi , traendo per le nari un lungo respiro . Lello Vivoli aspettò che il Vocalòpulo gli volgesse di nuovo lo sguardo ; ma poi , impaziente : - Ss , - lo chiamò piano e , accennando il giacente , domandò come stesse , con un gesto della mano . Il dottore alzò le spalle e chiuse gli occhi , poi con un dito accennò la ferita alla mammella sinistra . - Allora ... - disse il Vivoli , alzando una mano in atto di benedire . Una goccia di sangue si partì dalla ferita e rigò lungamente il petto . Il dottore la deterse con un bioccolo di bambagia , dicendo quasi tra sé : - Dove diavolo si sarà cacciata la palla ? - Non si sa ? - domandò timidamente il Vivoli , senza staccar gli occhi dalla ferita , non ostante il ribrezzo che ne provava . - E di ' , sai di che calibro era ? - Nove ... calibro nove , - interloquì con evidente soddisfazione il giovine dottor Sià . - Dalla ferita si può arguire ... - Suppongo , - rispose il Vocalòpulo accigliato , assorto , - che si sia cacciata qua sotto la scapola ... Eh sì , purtroppo ... il polmone ... E torse la bocca . Indovinare , determinare il corso capriccioso della palla : per il momento , non si trattava d ' altro per lui . Gli stava davanti un paziente qualunque , sul quale egli doveva esercitare la sua bravura , valendosi di tutti gli espedienti della sua scienza : oltre a questo suo compito materiale e limitato non vedeva nulla , non pensava a nulla . Solo , la presenza del Vivoli gli fece considerare che , essendo il Corsi conosciutissimo nella città e avendo quella tragedia sconvolto tutta la cittadinanza , poteva giovargli che il pubblico sapesse che il dottor Vocalòpulo era il medico curante . - Oh , Vivoli , dirai che è affidato alle mie cure . Il dottor Cosimo Sià dall ' altra sponda del letto tossì leggermente . - E puoi aggiungere , - riprese il Vocalòpulo , - che sono assistito dal dottor Cosimo Sià : te lo presento . Il Vivoli chinò appena il capo , con un lieve sorriso . Il Sià , che s ' era precipitato con la mano tesa per stringer quella del Vivoli , all ' inchino sostenuto di questo , restò goffo , arrossì , trinciò in aria con la mano già tesa un saluto , come per dire : « Ecco , fa lo stesso : Saluto così ! » . Il moribondo schiuse gli occhi e aggrottò le ciglia . I due medici e il Vivoli lo guardarono quasi con paura , - Adesso lo fasceremo , - disse con voce premurosa , chinandosi su lui , il Vocalòpulo . Tommaso Corsi scosse la testa sul guanciale , poi riabbassò lentamente le palpebre su gli occhi foschi , come se non avesse compreso : così almeno parve al dottor Vocalòpulo , il quale , storcendo un ' altra volta la bocca , mormorò : - La febbre ... - Io scappo , - disse piano il Vivoli , salutando con la mano il Vocalòpulo e di nuovo inchinando appena il capo al Sià , che rispose , questa volta , con un inchino frettoloso . - Sià , venga da questa parte . Bisogna sollevarlo . Ci vorrebbero due dei nostri infermieri ... - esclamò il Vocalòpulo . - Basta , ci proveremo . Ma tengo a fare una sola fasciatura , ben solida , e lì . - Lo laviamo , ora ? - domandò il Sià . - Sì ! L ' alcool dov ' è ? e il catino , prego . Così , aspetti ... Intanto , lei prepari le fasce . Preparate ? Poi la vescica di ghiaccio . Tommaso Corsi , allorché il dottor Vocalòpulo si fece a fasciarlo , aprì gli occhi , s ' infoscò in volto , tentò con una mano di scostar dal petto quelle del dottore , dicendo con voce cavernosa : - No ... no ... - Come no ? - domandò , sorpreso , il dottor Vocalòpulo . Ma un empito di sangue impedì al Corsi di rispondere , e le parole gli gorgogliarono nella strozza soffocate dalla tosse . Poi giacque , prostrato , privo di sensi . E allora fu ripulito e fasciato a dovere dai due medici curanti . IV . - No , mamma , no ... E come potrei ? - rispose Adriana , appena rinvenuta , all ' ingiunzione della madre d ' abbandonar la casa del marito insieme coi figliuoli . Si sentiva quasi inchiodata lì , su la seggiola , stordita e tremante , come se un fulmine le fosse caduto da presso . E invano la madre le smaniava innanzi e la spingeva : - Via , via , Adriana ! Non mi senti ? Si era lasciata mettere uno scialletto addosso e il cappello , e guardava innanzi a sé , come una mendicante . Non riusciva ancora a farsi un ' idea dell ' accaduto . Che le diceva la madre ? d ' abbandonar quella casa ? e come mai , in quel momento ? O prima o poi avrebbe dovuto abbandonarla pur sempre ? Perché ? Il marito non le apparteneva più ? Si era spenta in lei l ' ansia di vederlo . Che volevano intanto quelle due guardie che la madre le accennava lì nella saletta d ' ingresso ? - Meglio che muoja ! Se vive , in galera ! - Mamma ! - supplicò , guardandola . Ma riabbassò subito gli occhi per trattenere le lagrime . Sul volto della madre rilesse la condanna del marito : « Ha ucciso il Nori ; ti tradiva con la moglie del Nori » . Non sapeva però , né poteva ancor quasi pensarlo , né immaginario : si vedeva ancora la barella sotto gli occhi e non poteva immaginare altri che lui - Tommaso - ferito , forse moribondo , lì ... E Tommaso dunque aveva ucciso il Nori ? aveva una tresca con Angelica Nori , e tutt ' e due erano stati scoperti dal marito ? Pensò che Tommaso portava sempre con sé la rivoltella . Per il Nori ? No : l ' aveva sempre portata , e il Nori e la moglie erano in città da un anno soltanto . Nello scompiglio della coscienza , una moltitudine d ' immagini si ridestavano in lei tumultuosamente : l ' una chiamava l ' altra e insieme si raggruppavano in balenanti scene precise e subito si disgregavano per ricomporsi in altre scene con vertiginosa rapidità . Quei due eran venuti da un paese di Calabria accompagnati da una lettera di presentazione a Tommaso , il quale li aveva accolti con la festosa espansione della sua indole sempre gioconda , con aria confidenziale , col sorriso schietto di quel suo maschio volto , in cui gli occhi lampeggiavano , esprimendo la vitalità piena , l ' energia operosa , costante , che lo rendevano caro a tutti . Da quest ' indole vivacissima , da questa natura esuberante , in continuo bisogno d ' espandersi quasi con violenza , ella era stata investita fin dai primi giorni del matrimonio : s ' era sentita trascinare dalla fretta ch ' egli aveva di vivere : anzi furia , più che fretta : vivere senza tregua , senza tanti scrupoli , senza tanto riflettere ; vivere e lasciar vivere , passando sopra a ogni impedimento , a ogni ostacolo . Più volte ella si era arrestata un po ' in questa corsa , per giudicare fra sé qualche azione di lui non stimata perfettamente corretta . Ma egli non dava tempo al giudizio , come non dava peso ai suoi atti . Ed ella sapeva ch ' era inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto : scrollava le spalle , sorrideva , e avanti ! aveva bisogno d ' andare avanti a ogni modo , per ogni via , senza indugiarsi a riflettere tra il bene e il male ; e rimaneva sempre alacre e schietto , purificato dall ' attività incessante , e sempre lieto e largo di favori a tutti , con tutti alla mano : a trent ' otto anni , un fanciullone , capacissimo di mettersi a giocar sul serio coi due figliuoli , e ancora , dopo dieci anni di matrimonio , così innamorato di lei , che ella tante volte , anche di recente , aveva dovuto arrossire per qualche atto imprudente di lui innanzi ai bambini o alla serva . E ora , così d ' un colpo , quest ' arresto fulmineo , questo scoppio ! Ma come ? come ? La cruda prova del fatto non riusciva ancora a dissociare in lei i sentimenti , più che di solida stima , d ' amore fortissimo e devoto per il marito , da cui si sentiva in cuor suo ricambiata . Forse qualche lieve inganno , sì , sotto quella tumultuosa vitalità ; ma la menzogna , no , la menzogna non poteva annidarsi sotto l ' allegria costante di lui . Che egli avesse una tresca con Angelica Nori , non significava , no , aver tradito lei , la moglie ; e questo la madre non poteva comprenderlo , perché non sapeva , non sapeva tante cose ... Egli non poteva aver mentito con quelle labbra , con quegli occhi , con quel riso che allegrava tutti i giorni la casa . - Angelica Nori ? Oh ella sapeva bene che cosa fosse costei , anche per il marito : neppure un capriccio : nulla , nulla ! la prova soltanto d ' una debolezza , nella quale nessun uomo forse sa o può guardarsi dal cadere ... Ma in quale abisso era egli adesso caduto ? e la sua casa e lei coi figliuoli giù , giù con lui ? - Figli miei ! figli miei ! - proruppe alla fine , singhiozzando , con le mani sul volto , quasi per non veder l ' abisso che le si spalancava orribile davanti . - Portali via con te , - aggiunse , rivolgendosi alla madre . - Loro sì , portali via , ché non vedano ... Io no , mamma : io resto . Te ne prego ... Si alzò e , cercando alla meglio di trattener le lagrime , andò , seguita dalla madre , in cerca dei bambini che giocavano tra loro in un camerino , ove la serva li aveva chiusi . Si mise a vestirli , soffocando i singhiozzi che le irrompevano dal petto a ogni loro lieta domanda infantile . - Con la nonna , sì ... a spasso con la nonna ... E il cavalluccio , sì ... la sciabola pure ... Te li compra la nonna ... Questa contemplava , straziata , la sua cara figliuola , la creatura sua adorata , tanto buona , tanto bella , per cui tutto ormai era finito ; e , nell ' odio feroce contro colui che gliela faceva soffrir così , avrebbe voluto strapparle dalle mani quel bambino che somigliava tutto al padre , fin nella voce e nei gesti . - Non vuoi proprio venire ? - domandò alla figlia , quando i bambini furono pronti . - Io , bada , qua non metto più piede . Resti sola ... La casa di tua madre è aperta . Ci verrai , se non oggi , domani . Ma già , anche se non morisse ... - Mamma ! - supplicò Adriana , additandole i bambini . La vecchia signora tacque e andò via coi nipotini , vedendo uscire dalla camera del ferito il dottor Vocalòpulo . Questi si appressò ad Adriana per raccomandarle di non farsi vedere per il momento dal marito . - Un ' emozione improvvisa , anche lieve , potrebbe riuscirgli fatale . Non si faccia nulla , per carità , che possa contrariarlo o impressionarlo in qualche modo . Questa notte resterà a vegliarlo il mio collega . Se ci fosse bisogno di me ... Non terminò il discorso , notando che ella non gli dava ascolto né gli domandava notizie intorno alla gravità della ferita , e che aveva in capo il cappellino , come se stesse per abbandonare la casa . Socchiuse gli occhi , scosse un po ' il capo , sospirando , e andò via . V . Nella notte , Tommaso Corsi si riscosse incosciente dal letargo . Stordito dalla febbre , teneva gli occhi aperti nella penombra della camera . Un lampadino ardeva sul cassettone , riparato da uno specchio a tre luci : il lume si projettava su la parete vivamente , precisando il disegno e i colori della carta da parato . Aveva solo la sensazione che il letto fosse più alto , e che soltanto per ciò notasse in quella camera qualcosa che prima non vi aveva mai notato . Vedeva meglio l ' insieme dell ' arredo , il quale , nella quiete altissima , gli pareva spirasse , dall ' immobilità sua quasi rassegnata ; un conforto familiare , a cui le ricche tende , che dall ' alto scendevano fin sul tappeto , davano un ' aria insolita di solennità . « Noi siamo qui , come tu ci hai voluti , per i tuoi comodi » pareva gli dicessero , nella coscienza che man mano si risentiva , i varii oggetti della camera : « siamo la tua casa : tutto è come prima » . A un tratto richiuse gli occhi , quasi abbagliato bruscamente nella penombra da un lampo di luce cruda : la luce che s ' era fatta in quell ' altra camera , quando colei , urlando , aveva aperto la finestra , d ' onde s ' era buttata . Riebbe allora , d ' un subito , la memoria orrenda : rivide tutto , come se accadesse proprio allora . Egli , trattenuto dall ' istintivo pudore , non riusciva a balzar dal letto , svestito com ' era , e il Noti , ecco , gli esplodeva contro il primo colpo che infrangeva il vetro di un ' immagine sacra al capezzale ; egli tendeva la mano alla rivoltella sul comodino , ed ecco il sibilo della seconda palla innanzi al volto ... Ma non ricordava d ' aver tirato sul Noti : solo quando questi era caduto a sedere sul pavimento , e poi s ' era ripiegato bocconi , egli s ' era accorto d ' aver l ' arma ancor calda e fumante in pugno . Era allora saltato dal letto e , in un attimo , entro di sé , la tremenda lotta di tutte le energie vitali contro l ' idea della morte ; prima , l ' orrore di essa ; poi la necessità e il sorgere d ' un sentimento atroce , oscuro , a vincere ogni ripugnanza e ogni altro sentimento . Aveva guardato il cadavere , la finestra donde quella era saltata ; aveva udito i clamori della via sottostante , e s ' era sentito aprire come un abisso nella coscienza : allora la determinazione violenta gli s ' era imposta lucidamente , come un atto a lungo meditato e discusso . Sì . Così era stato . « No » , diceva a se stesso , un istante dopo , riaprendo gli occhi brillanti di febbre . « No ; se questa è la mia casa , se io sto qui sul mio letto ... » Gli pareva di udir voci liete e confuse di là , nelle altre stanze . Aveva fatto mettere quelle tende nuove e i tappeti alle stanze per il battesimo dell ' ultimo bambino , morto di venti giorni . Ecco , gli invitati tornavano or ora dalla chiesa . Angelica Noti , a cui egli offriva il braccio , glielo stringeva a un tratto furtivamente con la mano ; egli si voltava a guardarla , stupito , ed ella accoglieva quello sguardo con un sorriso impudente , da scema , e chiudeva voluttuosamente le palpebre su i grandi occhi neri , globulenti , in presenza di tutti . « Quel bambino è morto » , pensava ora egli , « perché l ' ha tenuto a battesimo colui , ch ' era fra l ' altro un jettatore . » Immagini imprevedute , visioni strane , confuse , sensazioni fantastiche , improvvise , pensieri lucidi e precisi , si avvicendavano in lui , nel delirio intermittente . Sì , sì , lo aveva ucciso . Ma due volte quel forsennato s ' era messo per uccider lui , ed egli nel volgersi per prendere l ' arma dal comodino gli aveva gridato sorridendo : - Che fai ? - tanto gli pareva impossibile che colui , prima ch ' egli si vedesse costretto a minacciarlo e a reagire , non comprendesse ch ' era un ' infamia , una pazzia ucciderlo a quel modo , in quel momento , uccider lui che si trovava lì per caso , che aveva tant ' altra vita fuori di lì : i suoi affari , gli affetti suoi vivi e veri , la sua famiglia , i figli da difendere . Eh via , disgraziato ! Come mai tutt ' a un tratto , quell ' omiciattolo sbricio , brutto , scialbo , dall ' anima apatica , attediata , che si trascinava nella vita senza alcuna voglia , senz ' alcun affetto , e che da tant ' anni si sapeva spudoratamente ingannato dalla moglie e non se ne curava , a cui pareva costasse pena e fatica guardare o trar fuori quella sua voce molle miagolante ; come mai , tutt ' a un tratto , s ' era sentito muovere il sangue e per lui soltanto ? Non sapeva che donna fosse sua moglie ? e non sentiva ch ' era una cosa ridicola e pazza e infame nello stesso tempo difender a quel modo ancora l ' onor suo affidato a colei , che ne aveva fatto strazio tant ' anni , senza che egli avesse mai mostrato d ' accorgersene ? Ma aveva pure assistito - sì , sì - a tante scene familiari , in cui ella , proprio sotto gli occhi di lui , sotto gli occhi stessi d ' Adriana , aveva cercato di sedurlo con quei suoi lezii da scimmietta patita . Adriana sì se n ' era accorta , e lui no ? Ne avevano riso tanto insieme , lui e Adriana . Per una donna come quella lì , dunque , sul serio , una tragedia ? Lo scandalo , la morte di lui , la sua morte ? Oh , per quel disgraziato , forse , era stata un bene la morte ; un regalo ! Ma egli ... doveva egli morire per così poco ? Sul momento , col cadavere sotto gli occhi , assalito dai clamori della via , aveva creduto di non poter farne a meno . Ebbene , e intanto come mai non era tutto finito ? Egli viveva ancora , lì , nella sua stessa camera tranquilla , coricato sul suo letto , come se nulla fosse accaduto . Ah , se veramente fosse un sogno orribile ! ... No : e quel dolore cocente al petto , che gli toglieva il respiro ? E poi il letto ... Stese pian piano un braccio nel posto accanto ; vuoto ... ecco ! Adriana ... Sentì di nuovo l ' abisso aprirglisi dentro . Dov ' era ella ? e i figliuoli ? Lo avevano abbandonato ? Solo , dunque , nella casa ? e come mai ? Riaprì gli occhi per accertarsi , se quella fosse veramente la sua camera da letto . Sì : tutto come prima . Allora un dubbio crudele , in quell ' alternativa di delirio e di lucidità mentale , lo vinse : non sapeva più se , aprendo gli occhi , vedesse per allucinazione la sua camera che spirava la pace consueta , o se sognasse chiudendo gli occhi e rivedendo , con lucidezza di percezione ch ' era quasi realtà , l ' orribile tragedia della mattina . Emise un gemito , e subito davanti a gli occhi si vide un volto sconosciuto ; sentì posarsi una mano su la fronte , la cui pressione lo confortava , e richiuse gli occhi sospirando , sentendo di dover rassegnarsi a non comprendere più nulla , a non saper che cosa fosse veramente accaduto . Era fors ' anche sogno quel volto or ora intraveduto , la mano che gli premeva la fronte ... E ricadde nel letargo . Il dottor Sià si accostò in punta di piedi a un angolo della camera quasi al bujo , dove Adriana vegliava nascosta . - Forse è meglio , - le disse sottovoce , - che si mandi per il dottor Vocalòpulo . La febbre cresce e l ' aspetto non mi ... S ' interruppe ; le domandò : - Vuol vederlo ? Adriana fece segno di no col capo , angosciata . Poi , sentendo di non poter trattenere un empito improvviso di pianto , balzò in piedi e scappò via dalla camera . Il dottor Sià richiuse , cauto , l ' uscio per impedire che giungesse all ' orecchio del morente il pianto convulso della moglie ; poi tolse dal petto di lui la vescica , ne vuotò l ' acqua e , riempitala novamente di pezzetti di ghiaccio , la ripose su la fasciatura al posto della ferita . - Ecco fatto . Osservò quindi di nuovo , a lungo , il volto del giacente , ne ascoltò la respirazione affannosa ; poi , non avendo altro da fare , e come se per lui bastasse l ' aver provveduto al ghiaccio e l ' aver fatto quelle osservazioni , ritornò al proprio posto , alla poltrona , dall ' altra parte del letto . Lì , con gli occhi chiusi , godeva di lasciarsi prendere a mano a mano dal sonno , spegnendo gradatamente in sé la volontà di resistervi , fino al punto estremo in cui il capo gli dava un crollo : schiudeva allora gli occhi e tornava da capo ad abbandonarsi a quella voluttà proibita , che quasi lo inebriava . VI . Le complicazioni temute dal dottor Vocalòpulo si verificarono pur troppo : prima e più grave fra tutte , l ' infiammazione polmonare , che cagionava quell ' altissima febbre . Senza alcuna preoccupazione estranea alla scienza , di cui era fervidamente appassionato , il dottor Vocalòpulo raddoppiò lo zelo , come se si fosse fatta una fissazione di salvare a ogni costo quel moribondo . Negli infermi sotto la sua cura egli non vedeva uomini ma casi da studiare : un bel caso , un caso strano , un caso mediocre o comune ; quasi che le infermità umane dovessero servire per gli esperimenti della scienza , e non la scienza per le infermità . Un caso grave e complicato lo interessava sempre a quel modo ; ed egli allora non sapeva staccare più il pensiero dal malato : metteva in pratica le più recenti esperienze delle primarie cliniche del mondo , di cui consultava scrupolosamente i bollettini , le rassegne e le minute esposizioni dei tentativi , degli espedienti dei più grandi luminari della scienza medica , e spesso adottava le cure più arrischiate con fermo coraggio , con fiducia incrollabile . Si era costituita così una grande reputazione . Ogni anno faceva un viaggio e ritornava entusiasta degli esperimenti a cui aveva assistito , soddisfatto di qualche nuova cognizione appresa , provvisto di nuovi e più perfezionati strumenti chirurgici , che disponeva - dopo averne studiato minutamente il congegno e averli ripuliti con la massima cura - entro l ' armamentario di cristallo , che aveva la forma di un ' urna , lì , in mezzo al camerone da studio , e , chiusi , li contemplava ancora , stropicciandosi le mani solide , sempre fredde , o stirandosi con due dita il naso armato di quel pajo di lenti fortissime , che accrescevano la rigidezza austera del suo volto pallido , lungo , equino . Attorno al letto del Corsi condusse alcuni suoi colleghi , a studiare , a discutere ; spiegò tutti i suoi tentativi , l ' uno più nuovo e più ingegnoso dell ' altro , finora però riusciti vani . Il ferito , sotto quell ' altissima febbre , restava in uno stato quasi letargico , interrotto tuttavia da certe crisi di smania delirante , nelle quali , più d ' una volta , eludendo la vigilanza , aveva finanche tentato di disfare la fasciatura . Di questo « fenomeno » il Vocalòpulo non si era curato più di tanto ; gli era bastato di raccomandare al dottor Sià maggiore attenzione . Aveva potuto , per mezzo della radiografia , estrarre il projettile di sotto l ' ascella , aveva rischiosamente applicato i lenzuoli freddi per abbassare la temperatura . E finalmente c ' era riuscito ! La febbre era abbassata , l ' infiammazione polmonare era vinta , il pericolo quasi superato . Nessun compenso materiale avrebbe potuto uguagliare la soddisfazione morale del dottor Vocalòpulo . Era raggiante ; e il dottor Sià con lui , per riflesso . - Collega , collega , qua la mano ! Questo si chiama vincere . Il Sià gli rispondeva con una sola parola : - Miracoloso ! Ora la primavera imminente avrebbe senza dubbio affrettato la convalescenza . Già l ' infermo cominciava a risentirsi un po ' , a uscir dallo stato d ' incoscienza in cui s ' era mantenuto per tanti giorni . Ma non sapeva ancora , non sospettava neppure , come si fosse ridotto . Una mattina , si provò a sollevare le mani dal letto , per guardarsele e , nel veder le dita esangui tremolare , sorrise . Si sentiva ancora come nel vuoto , in un vuoto però tranquillo , soave , di sogno . Solo qualche minuzia , lì , nella camera , gli s ' avvistava di tratto in tratto : un fregio dipinto nel soffitto , la peluria verde della coperta di lana sul letto , che gli richiamava alla memoria i fili d ' erba d ' un prato o d ' una ajuola ; e vi concentrava tutta l ' attenzione , beato ; poi , prima di stancarsene , richiudeva gli occhi e provava un dolce smarrimento d ' ebbrezza , vaneggiava in una delizia ineffabile . Tutto , tutto era finito ; la vita ricominciava adesso ... Ma non era forse rimasta sospesa anche per gli altri ? No , no : ecco : un rumor di vettura ... Fuori , per le vie , la vita in tutto quel tempo aveva seguito il suo corso ... Provò come una vellicazione irritante al ventre , a questo pensiero che oscuramente lo contrariava ; e si rimise a guardar la calugine verde della coperta , dove gli pareva di veder la campagna : qua la vita , sì , ricominciava veramente , con tutti quei fili d ' erba ... E anche così per lui ricominciava ... Nuovo , tutto nuovo , egli si sarebbe riaffacciato alla vita ... Un po ' d ' aria fresca ! Ah , se il medico avesse voluto aprirgli un tantino la finestra ... - Dottore , - chiamò ; e la sua stessa voce gli fece una strana impressione . Ma nessuno rispose . Si provò a guardar nella camera . Nessuno ... Come mai ? Dov ' era ? - Adriana ! Adriana ! - Un ' angosciosa tenerezza per la moglie lo vinse ; e si mise a piangere come un bambino , nel desiderio cocente di buttarle le braccia al collo e stringersela forte , forte al petto ... Chiamò di nuovo , nel dolce pianto : - Adriana ! Adriana ! ... Dottore ! Nessuno sentiva ? Sgomento , allora , soffocato , stese un braccio al campanello sul comodino ; ma avvertì subito un ' acuta trafittura interna , che lo tenne un tratto quasi senza respiro , col volto pallido , contratto dallo spasimo ; poi sonò , sonò furiosamente . Accorse , con la sua aria spiritata , il dottor Sià : - Eccomi ! Che abbiamo , signor Tommaso ? - Solo ! Mi hanno lasciato solo ... - Ebbene ? E perché codesta agitazione ? Eccomi qua . - No . Adriana ! Mi chiami Adriana ... Dov ' è ? Voglio vederla . Comandava ora , eh ? Il dottor Sià fece un viso lungo lungo e piegò il capo da un lato : - Così , no ! Se non si calma , no . - Voglio veder mia moglie ! - replicò egli stizzito , imperioso . - Può proibirmelo lei ? Il Sià sorrise , perplesso : - Ecco ... vorrei che ... No no , si stia zitto : vado a chiamargliela . Non ce ne fu bisogno . Adriana era dietro l ' uscio : si asciugò in fretta le lagrime , accorse , si buttò singhiozzando tra le braccia del marito , come in un abisso d ' amore e di disperazione . Egli non provò dapprima che la gioja di tenersi così stretta quella sua adorata , il cui calore , l ' odor dei capelli , lo inebriavano . Quanto , quanto , quanto la amava ... Ma , a un tratto , la sentì singhiozzare . Si provò a sollevarle con tutt ' e due le mani il capo che si affondava su lui ; non ne ebbe la forza , e si volse , stordito , al dottor Sià . Questi accorse e costrinse la signora a strapparsi dal letto ; la condusse , sorreggendola in quella crisi violenta di pianto , fuori della camera ; poi ritornò presso il convalescente . - Perché ? - domandò il Corsi , sconvolto . Un pensiero gli attraversò la mente , in un baleno . Senza badare alla risposta del medico , il Corsi richiuse gli occhi , trafitto . « Non mi perdona » pensò . VII . Alle notizie di miglioramento , di prossima guarigione era cresciuta la sorveglianza alla casa del ferito . Il dottor Vocalòpulo , temendo che l ' autorità giudiziaria desse intempestivamente l ' ordine che fosse tradotto in carcere , pensò di recarsi da un avvocato amico suo e del Corsi , e a cui il Corsi certamente avrebbe affidato la sua difesa , per pregarlo di andare insieme dal questore a impegnar la loro parola , che l ' infermo non avrebbe in alcun modo tentato di sottrarsi alla giustizia . L ' avvocato Camillo Cimetta accettò l ' invito . Era un uomo sui sessant ' anni , smilzo , altissimo di statura , tutto gambe . Gli spiccavano stranamente nel volto squallido , giallognolo , malaticcio , gli occhietti neri , acuti , d ' una vivacità straordinaria . Dotto più di filosofia che di legge , scettico , oppresso dalla noja della vita , stanco delle amarezze che essa gli aveva procacciate , non aveva mai posto alcun impegno a guadagnarsi la grandissima fama di cui godeva e che gli aveva procurato una ricchezza di cui non sapeva più che farsi . La moglie , donna bellissima , insensibile , dispotica , che lo aveva torturato per tanti anni , gli s ' era uccisa per neurastenia ; l ' unica figliuola gli era fuggita di casa con un misero scritturale del suo studio ed era morta soprapparto , dopo aver sofferto un anno di maltrattamenti dal marito indegno . Era rimasto solo , senza più scopo nella vita , e aveva rifiutato ogni carica onorifica , la soddisfazione di far valere le sue doti non comuni in una grande città . E mentre i suoi colleghi si presentavano al banco dell ' accusa o della difesa armati di cavilli , abbottati di procedura , o si empivano la bocca di paroloni altisonanti , egli , che non poteva soffrire la toga che l ' usciere gli poneva su le spalle , si alzava con le mani in tasca e si metteva a parlare ai giurati , ai giudici , con la massima naturalezza , alla buona , cercando di presentare con la maggiore evidenza possibile qualche pensiero che potesse logicamente far loro impressione ; distruggeva con irresistibile arguzia le magnifiche architetture oratorie de ' suoi avversarii , e riusciva così talvolta ad abbattere i confini formalistici del tristo ambiente giudiziario , perché un ' aura di vita vi spirasse , vi passasse un soffio doloroso di umanità , di pietà fraterna , oltre e sopra la legge , per l ' uomo nato a soffrire , a errare . Ottenuta dal questore la promessa che la traduzione in carcere non sarebbe avvenuta se non dopo il consenso del medico , egli e il dottor Vocalòpulo si recarono insieme alla casa del Corsi . In pochi giorni Adriana si era cangiata così , che non pareva più lei . - Eccole , signora , il nostro caro avvocato , - le disse il Vocalòpulo . - Sarà meglio preparare a poco a poco il convalescente alla dura necessità ... - E come , dottore ? - esclamò Adriana . - Pare che egli non ne abbia ancora il più lontano sospetto . È come un fanciullo ... si commuove per ogni nonnulla ... Giusto questa mattina mi diceva che , appena in grado di muoversi , vuole andare in campagna , in villeggiatura per un mese ... Il Vocalòpulo sospirò , stirandosi al solito il naso . Stette un po ' a pensare , poi disse : - Aspettiamo qualche altro giorno . Intanto facciamogli vedere l ' avvocato . Non è possibile che il pensiero della punizione non gli si affacci . - E lei crede , avvocato , - domandò Adriana , - crede che sarà grave ? Il Cimetta chiuse gli occhi , aprì le braccia . Gli occhi di Adriana si riempirono di lagrime . Giunse , in quella , dall ' altra stanza la voce dell ' infermo . Subito Adriana accorse . - Mi permettano ! Tommaso le tendeva le braccia dal letto . Ma appena le vide gli occhi rossi di pianto , le prese un braccio e , nascondendovi il volto , le disse : - Ancora , dunque ? non mi perdoni ancora ? Adriana strinse le labbra tremanti , mentre nuove lagrime le sgorgavano dagli occhi ; e non trovò in prima la voce per rispondergli . - No ? - insistette egli , senza scoprire il volto . - Io sì , - rispose Adriana , angosciata , timidamente . - E allora ? - ripigliò il Corsi , guardandola negli occhi lagrimosi . Le prese il volto tra le mani , e aggiunse : - Lo comprendi , lo senti , è vero ? che tu mai , mai , nel mio cuore , nel mio pensiero , non sei venuta mai meno , tu santa mia , amore , amore mio ... Adriana gli carezzò lievemente i capelli . - È stata un ' infamia ! - riprese egli . - Sì , è bene , è bene che te lo dica , per togliere ogni nube fra noi . Un ' infamia sorprendermi in quel momento vergognoso , di stupido ozio ... Tu lo comprendi , se mi hai perdonato ! Stupido fallo , che quel disgraziato ha voluto rendere enorme , tentando d ' uccidermi , capisci ? due volte ... Uccider me , proprio me , che dovevo per forza difendermi ... perché ... tu lo comprendi ! non potevo lasciarmi uccidere per quella lì , è vero ? - Sì , sì , - diceva Adriana , piangendo , per calmarlo , più col cenno che con lavoce . - È vero ? - seguitò egli con forza . - Non potevo ... per voi ! Glielo dissi ; ma egli era come impazzito , tutt ' a un tratto ; m ' era venuto sopra , con l ' arma in pugno ... E allora io , per forza ... - Sì , sì , - ripeté Adriana , ringojando le lagrime . - Calmati , sì ... Queste cose ... S ' interruppe , vedendo il marito abbandonarsi sfinito sui guanciali , e chiamò forte : - Dottore ! Queste cose , - seguitò alzandosi e chinandosi sul letto , premurosa , - tu le dirai ... le dirai ai giudici , e vedrai che ... Tommaso Corsi si rizzò improvvisamente su un gomito e guardò fiso il dottore e il Cimetta che gli si facevano incontro . - Ma io , - disse , - eh già ... il processo ... Allividì . Ricadde sul letto , annichilito . - Formalità ... - si lasciò cadere dalle labbra il Vocalòpulo , accostandosi di più al letto . - E quale altra punizione , - fece il Corsi , quasi tra sé , guardando il soffitto con gli occhi sbarrati , - quale altra punizione maggiore di quella che mi son data io , con le mie mani ? Il Cimetta trasse una mano dalla tasca e agitò l ' indice in segno negativo . - Non conta ? - domandò il Corsi . - E allora ? ... - si provò a replicare ; ma si riprese : - Eh già ! Sì , sì ... Ci credi ? Mi pareva che tutto fosse finito ... Adriana ! - chiamò , e le buttò di nuovo le braccia al collo . - Adriana ! Sono perduto ! Il Cimetta , commosso , tentennò a lungo il capo , poi sbuffò : - E perché ? per una minchioneria di passata . Sarà difficile , difficilissimo , caro dottore , farne capace quella rispettabile istituzione che si chiama giuria . Non tanto , vedete , per il fatto in sé , quanto perché si tratta d ' un sostituto procuratore del re . Se fosse almeno possibile dimostrare che delle corna precedenti il poveretto s ' era già accorto ! Ma i mezzi ? Un morto non si può chiamare a giurare su la sua parola d ' onore ... L ' onore dei morti se lo mangiano i vermi . Che valore può avere l ' induzione contro la prova di fatto ? Del resto , siamo giusti : su la propria testa ciascuno è padrone di accoglier quelle corna che gli garbano . Le tue , caro Tommaso , è chiaro , non le volle . Tu dici : « Ma potevo lasciarmi uccidere da lui ? » . No . Ma se volevi rispettato questo diritto di non aver tolta la vita , non dovevi andare a prendergli la moglie , quella bertuccia vestita ! Così facendo , - bada , io vedo adesso le ragioni dell ' accusa , - tu stesso hai derogato al tuo diritto , ti sei esposto al rischio , e non dovevi perciò reagire . Capisci ? Due falli . Del primo , dell ' adulterio , dovevi lasciarti punire da lui , dal marito offeso ; e tu invece l ' hai ucciso ... - Per forza ! - gridò il Corsi , levando il volto rabbiosamente contratto . - Istintivamente ! Per non farmi uccidere ! - Ma subito dopo , invece , - rimbeccò il Cimetta - hai tentato di ucciderti con le tue mani . - E non deve bastare ? Il Cimetta sorrise . - Non può bastare . È anzi a tuo danno , caro mio ! Perché , tentando d ' ucciderti , hai implicitamente riconosciuto il tuo fallo . - Sì ! E mi sono punito ! - No , caro , - disse con calma il Cimetta . - Hai tentato di sottrarti alla pena . - Ma togliendomi la vita ! - esclamò , infiammato , il Corsi . - Che potevo fare di più ? Il Cimetta si strinse nelle spalle , e disse : - Avresti dovuto morire . Non essendo morto ... - Ma sarei morto , - riprese il Corsi , allontanando la moglie e additando fieramente il dottor Vocalòpulo , - sarei morto , se lui non avesse fatto di tutto per salvarmi ! - Come ... io ? - balbettò il Vocalòpulo , tirato in ballo quando meno se l ' aspettava . - Voi ! Sì . Per forza ! Io non volevo le vostre cure . Per forza avete voluto prodigarmele , ridarmi la vita . E perché , dunque , se ora ... - Con calma , con calma ... - disse il Vocalòpulo , sorridendo nervosamente a fior di labbra , costernato . - Vi fate male , agitandovi così ... - Grazie , dottore ! Quanta premura ... - sghignò il Corsi . - Vi sta tanto a cuore l ' avermi salvato ? Ma senti , Cimetta , senti ! Io voglio ragionare . M ' ero ucciso . Viene un dottore , codesto nostro dottore . Mi salva . Con qual diritto mi salva ? con qual diritto mi ridà la vita ch ' io m ' ero tolta , se non poteva farmi rivivere per le mie creaturine , se sapeva ciò che m ' aspettava ? Il Vocalòpulo tornò a sorridere nervosamente , intorbidandosi in volto . - Dopo tutto , - disse , - è un bel modo di ringraziarmi , codesto . Che dovevo fare ? - Ma lasciarmi morire ! - proruppe il Corsi , - se non avevate il diritto di sottrarmi alla pena ch ' io m ' ero data , molto maggiore del mio fallo ! Non c ' è più pena di morte ; e io sarei morto , senza di voi . Ora come faccio io ? Di che debbo ringraziarvi ? - Ma noi medici , scusate , - rispose , smarrito , il Vocalòpulo , - noi medici non abbiamo di questi diritti : noi medici abbiamo il dovere della nostra professione . E me n ' appello all ' avvocato qua presente . - E in che differisce , allora , - domandò con amaro scherno il Corsi , - codesto vostro dovere da quello d ' un aguzzino ? - Oh insomma ! - esclamò , scrollandosi tutto , il Vocalòpulo , - vorreste che un medico passasse sopra la legge ? - Ah , bene ! Voi dunque la legge avete servito , - riprese il Corsi , con foga rabbiosa . - La legge ; non me , poveretto ... Mi ero tolta la vita ; voi me l ' avete ridata a forza . Tre , quattro volte tentai di strapparmi le fasce . Voi avete fatto di tutto per salvarmi , per ridarmi la vita . E perché ? Perché la legge , ora , di nuovo me la ritolga , e in un modo più crudele . Ecco : a questo , dottore , vi ha condotto il dovere della vostra professione . E non è un ' ingiustizia ? - Ma , scusa , - si provò a interloquire il Cimetta , - del male che hai fatto ... - Mi sono lavato , col mio sangue ! - compì subito la frase il Corsi , tutto acceso e vibrante . Io sono un altro , ora ! Io sono rinato ! Come posso restar sospeso a un solo momento di quell ' altra mia vita che non esiste più per me ? sospeso , agganciato a quel momento , come se esso rappresentasse tutta la mia esistenza , come se io non fossi mai vissuto per altro ? E la mia famiglia ? mia moglie ? i miei figli , a cui devo dare il pane , la riuscita ? Ma come ! come ! Che volete di più ? Non avete voluto che morissi ... E allora perché ? Per vendetta ? Contro uno che s ' era ucciso ... - Ma che pure ha ucciso ! - ribatté forte il Cimetta . - Trascinato ! - rispose ; pronto , il Corsi . - E il rimorso di quel momento io me lo son tolto ; in un ' ora , io scontai il mio fallo ; in un ' ora che poteva esser lunga quanto l ' eternità . Ora non ho più nulla da scontare , io ! Questa è un ' altra vita per me , che m ' è stata ridata . Debbo rimettermi a vivere per la mia famiglia , debbo rimettermi a lavorare per i miei figliuoli . M ' avete ridato la vita per mandarmi in galera ? E non è un atroce delitto , questo ? E che giustizia può esser quella che punisce a freddo un uomo ormai privo di rimorsi ? come starò io in un reclusorio a scontare un delitto che non ho pensato di commettere , che non avrei mai commesso , se non vi fossi stato trascinato ; mentre , meditatamente , ora , a freddo , coloro che approfitteranno della vostra scienza , dottore , la quale mi ha tenuto per forza in vita solo per farmi condannare , commetteranno il delitto più atroce , quello di farmi abbrutire in un ozio infame , e di fare abbrutire nei vizii della miseria e nell ' ignominia i miei figliuoli innocenti ? Con quale diritto ? Si rizzò sul busto , sospinto da una rabbia che il sentimento della propria impotenza rendeva feroce : cacciò un urlo e s ' afferrò con le dita artigliate la fascia e se la stracciò ; poi si riversò bocconi sul letto , convulso ; tentò di scoppiare in singhiozzi , ma non poté . Nella vanità di quello sforzo tremendo , rimase un tratto stordito , come in un vuoto strano , in un attonimento spaventevole . Diventò cadaverico nel volto segnato dallo strappo recente delle dita . Adriana spaventata , accorse ; gli sollevò prima il capo , poi , ajutata dal Cimetta ; si provò a rialzarlo , ma ritrasse subito le mani con un grido di ribrezzo e di terrore : la camicia , sul petto , era zuppa di sangue . - Dottore ! Dottore ! - Gli s ' è riaperta la ferita ! - esclamò il Cimetta . Il dottor Vocalòpulo sbarrò gli occhi , impallidì , allibito . - La ferita ? E , istintivamente , s ' appressò al letto . Ma il Corsi lo arrestò d ' un subito , con gli occhi invetrati . - Ha ragione , - disse allora il dottore , lasciandosi cader le braccia . - Hanno sentito ? Io non posso , non debbo ... PARI Bartolo Barbi e Guido Pagliocco , entrati insieme per concorso al Ministero dei Lavori Pubblici da vice - segretarii , promossi poi a un tempo segretarii di terza e poi di seconda e poi di prima classe , erano divenuti , dopo tanti anni di vita comune , indivisibili amici . Abitavano insieme , in due camere ammobiliate al Babuino . Per grazia particolare della vecchia padrona di casa , che si lodava tanto di loro , avevano anche il salottino a disposizione , ove solevano passar le sere , quando - sempre d ' accordo - stabilivano di non andare a teatro o a qualche caffè - concerto . Giocavano a dadi o a scacchi o a dama , intramezzando alle partite pacate e sennate conversazioncine o sui superiori o sui compagni d ' ufficio o su le Questioni politiche del momento o anche su le arti belle , di cui si reputavano con una certa soddisfazione estimatori non volgari . Ogni giorno , di fatti , passando e ripassando per via del Babuino , si indugiavano in lunghe contemplazioni o in accigliate meditazioni innanzi alle vetrine degli antiquarii e dei negozianti d ' arte moderna ; e Bartolo Barbi , ch ' era molto perito in tutto ciò che si riferiva alle gerarchie , sia quella ecclesiastica , sia quella militare , sia quella burocratica , e a gli usi e ai costumi , si scialava a dar di bestia a certi pittori che , nei soliti quadretti di genere , osavano raffigurar cardinali con paramenti addirittura spropositati . Era molto caro ai due amici quel salottino raccolto , dai mobili d ' antica foggia , consunti a furia di tenerli puliti . Il vecchio finto tappeto persiano era qua e là ragnato ; le tende turche , all ' uscio e alla finestra , erano un po ' scolorite come la carta da parato , come i fiori di pezza su la mensola e l ' ombrellino giapponese , aperto e sospeso a un angolo . Qualche piccolo intaglio s ' era scollato dai tanti porta - ritratti e porta - carte appesi alle pareti , eseguiti in casa , a traforo , dai due amici nei primi anni della loro convivenza . Fin su l ' orlo di quell ' ombrellino giapponese , intanto , all ' insaputa dei due amici , veniva a quando a quando , zitto zitto , un grosso ragno nero ; stava lì un pezzo come a spiare misteriosamente ciò che essi facevano , ciò che essi dicevano ; poi si ritraeva . Dentro l ' ombrellino giapponese era tessuta tutt ' intorno al fusto un ' ampia tela finissima e polverosa . Forse quel ragno misterioso ne aveva tratto la materia , a filo a filo , dalla vita de ' due amici , dai loro giorni sempre uguali , dai loro savii discorsi , tradotti pazientemente in quella sua sottilissima bava seguace . Né essi né la vecchia padrona di casa ne avevano il più lontano sospetto . Di tanto in tanto Barbi e Pagliocco pensavano con rammarico che fra qualche anno sarebbero stati costretti a lasciar quella casa , quel caro salottino . Aspettavano dal paese i loro due fratelli minori , che dovevano intraprendere a Roma sotto la loro vigilanza gli studii universitarii ; e in quella casa non ci sarebbe stato posto per tutti e quattro . Avrebbero affittato allora un quartierino ; lo avrebbero ammobiliato modestamente per conto loro e avrebbero preso una vecchia serva per la pulizia e la cucina . Vecchia la serva , perché i due giovanottini di primo pelo ... eh , non si sa mai ! prudenza ci voleva ! Per loro due non ci sarebbe stato più pericolo . Ogni mattina erano in piedi , puntuali , alla stess ' ora ; uscivano insieme a prendere il caffè ; entravano insieme al Ministero , dove lavoravano nella stessa stanza l ' uno di fronte all ' altro ; a mezzogiorno andavano a desinare alla stessa trattoria ; e insomma , come appajati sotto il medesimo giogo , conducevano una vita affatto uguale , dignitosa , metodica per forza , ma non priva di qualche onesto svago , segnatamente le domeniche . Quantunque si servissero dallo stesso sarto , pagato puntualmente a tanto al mese , non vestivano allo stesso modo . Spesso Bartolo Barbi sceglieva la stoffa per l ' abito di Guido Pagliocco e viceversa ; giudiziosamente ; perché sapevano bene quale sarebbe stata più adatta all ' uno , quale all ' altro . Non erano già come due gocce d ' acqua in tutto . Bartolo Barbi era alto di statura e magro , di scarso pelo rossiccio , pallido in volto e lentigginoso , lungo di braccia , un po ' dinoccolato : presentava da lontano nella faccia quattro fori e una caverna : gli occhi tondi , le nari aperte e una bocca enorme , dalle labbra aride e screpolate . Guido Pagliocco era invece robusto e sveglio , tozzo , bruno , bene azzampato , miope e ricciuto . Si erano però medesimati nell ' anima , vagheggiando uno stesso tipo ideale , che s ' ingegnavano di raggiungere e d ' incarnare in due , ponendovi ciascuno dal canto suo quel tanto che mancava all ' altro . E l ' uno amava e ammirava le speciali facoltà e attitudini dell ' altro , e lo lasciava fare , senza tentar mai d ' invaderne il campo . Subito , a ogni minima evenienza , si assegnavano le parti ; riconoscevano a volo se dovesse parlare o agire l ' uno o l ' altro ; e di ciò che l ' uno diceva o faceva l ' altro rimaneva sempre contento e soddisfatto , come se meglio non si fosse potuto né dire né fare . Raggiunto il grado di segretarii di prima classe , proposti insieme per la croce di cavaliere , ottenuta questa onorificenza ben meritata , Barbi e Pagliocco furono invitati alle radunanze che il loro capo - divisione commendator Cargiuri - Crestari teneva ogni venerdì . I due amici presero a frequentar quelle radunanze con la stessa puntualità scrupolosa con cui adempivano ai doveri d ' ufficio , Ma presto s ' accorsero che la loro comunanza di vita fraterna correva un serio pericolo in casa del commendator Cargiuri - Crestari . Il capo - divisione e la moglie , non avendo proprii figliuoli e figliuole da accasare , pareva si fossero preso il compito di sposar tutti i giovani e le giovani che si raccoglievano ogni venerdì nel loro salotto . La signora , invitando le vecchie amiche , lasciava intendere con mezzi sorrisi e mezze frasi che le loro figliuole avrebbero trovato presto marito ; e molte mamme sollecitavano di continuo , ansiosamente , l ' onore di essere ammesse in casa di lei . Ella però voleva essere lasciata libera nella scelta , voleva che si avesse piena fiducia in lei , nel suo tatto , nel suo intuito , nella sua esperienza . Guai se una fanciulla , non contenta del giovane ch ' ella , nella sua saggezza , le aveva destinato , faceva invece l ' occhiolino a qualche altro ! Subito la signora Cargiuri - Crestari si dava attorno per dividere questi illeciti ravvicinamenti , di cui si aveva proprio per male , ecco , e lo lasciava intendere in tutti i modi . Ma sì , per male , perché Dio solo sapeva quanto e quale studio le costassero quelle sue combinazioni ideali . Prima di decidere , prima d ' assegnare a quel tale giovine quella tal fanciulla , ella teneva l ' uno e l ' altra quattro o cinque mesi in esperimento ; li interrogava su tutti i punti secondo un formulario prestabilito e segnava in un taccuino le risposte ; e gusti , educazione , costumi , aspirazioni , tutto indagava , pesava tutto . E se qualche coppia , messa su da lei con tanto scrupolo , faceva alla fine una cattiva riuscita , non se ne sapeva proprio dar pace . Possibile ? Ma se dovevano andar così bene d ' accordo quei due ! Ci doveva esser sotto certamente qualche malinteso fra loro ! Ed ecco la signora Cargiuri - Crestari affannata , in continue spedizioni alle case delle tante coppie messe su da lei , per ristabilir l ' accordo , che non poteva mancare , diamine ! a chiarir quel malinteso che senza dubbio doveva esser sorto tra i due coniugi così bene appajati . Le vittime designate a quelle combinazioni ideali erano naturalmente gl ' impiegati subalterni del marito . La promozione a segretario di prima classe , la croce di cavaliere , avevano per conseguenza inevitabile l ' invito ai venerdì del commendatore e , in capo a un anno , il matrimonio . Il garbo del capo - divisione e della moglie era tanto e tale , che riusciva quasi impossibile ribellarsi ; si temeva poi il malumore , l ' astio e , chi sa , fors ' anche la vendetta del superiore . Pei due amici Barbi e Pagliocco la signora Cargiuri - Crestari non ebbe bisogno né di studio né di esame . Suo marito li teneva d ' occhio , li covava da un pezzo ; glien ' aveva tanto parlato , come di due paranzelle che presto sarebbero entrate placidamente in porto ! Li aveva già belli e assegnati in precedenza la signora Cargiuri - Crestari e , come sempre , con intuito meraviglioso , a due fanciulle , amiche anch ' esse tra loro , indivisibili : Gemma Gandini e Giulia Montà : quella bionda e questa bruna : la bionda a Pagliocco ch ' era bruno , la bruna a Barbi che , se non era proprio biondo , ci pendeva . Erano belline tutt ' e due , e - già s ' intende - buone come la stessa bontà . Ah , niente lezii ! niente bischenchi ! il commendatore e la moglie non ammettevano in casa se non future mogli per bene , e dunque fanciulle sagge e modeste , econome e massaje . I giovani potevano fidarsene a occhi chiusi . Magari la signora Cargiuri - Crestari non badava tanto alle fattezze esteriori , perché - si sa - tutto non si può avere , e la bellezza non è dote che vada molto d ' accordo con la modestia e con le altre virtù che a fare una perfetta moglie si ricercano . Appena scoperta l ' insidia , i due amici s ' arrestarono alquanto sconcertati . Avevano da un pezzo non solo chiuso la porta del cuore alla donna , ci avevano anche messo il catenaccio . Non ne aspettavano più , neanche in sogno . Che se talvolta qualche desiderio monello saltava dentro all ' improvviso per la finestra degli occhi , subito la ragione arcigna lo cacciava via a pedate . Non perché avessero in odio il sesso femminile : discorrendo di donne e di pigliar moglie , riconoscevano anzi , in astratto , che lo stato coniugale ( fondato - beninteso - nell ' onestà e governato dalla pace e dall ' amore ) era preferibile alla vita da scapolo . Ma purtroppo il matrimonio , nelle presenti tristissime condizioni sociali , doveva esser considerato come un lusso , che pochi solamente potevano concedersi , i quali poi non erano i più adatti a pregiarne i vantaggi . Nelle loro conversazioni serali , Barbi e Pagliocco avevano definito insieme il feminismo questione essenzialmente economica . Ma sì , perché le donne , poverine , avevano compreso bene la ragione per cui diventava loro di giorno in giorno più difficile trovar marito . Il veder frustrata la loro naturale aspirazione , il dover soffocare il loro smanioso bisogno istintivo , le aveva esasperate e le faceva un po ' farneticare . Ma tutta quella loro rivolta ideale contro i così detti pregiudizii sociali , tutte quelle loro prediche fervorose per la così detta emancipazione della donna , che altro erano in fondo se non una sdegnosa mascheratura del bisogno fisiologico , che urlava sotto ? Le donne desiderano gli uomini e non lo possono dire ; poverine . E volevano lavorare per trovar marito , ecco . Era un rimedio , questo , suggerito dal loro naturale buon senso . Ma , ahimè , il buon senso è nemico della poesia ! E anche questo capivano le donne : capivano cioè che una donna , la quale lavori come un uomo , fra uomini , fuori di casa , non è più considerata dalla maggioranza degli uomini come l ' ideale delle mogli , e si ribellavano contro a questo modo di considerare , che frustrava il loro rimedio , e lo chiamavano pregiudizio . Ecco il torto . Pregiudizio il supporre che la donna , praticando di continuo con gli uomini , si sarebbe alla fine immascolinata troppo ? Pregiudizio il prevedere che la casa , senza più le cure assidue , intelligenti , amorose della donna , avrebbe perduto quella poesia intima e cara , che è la maggiore attrattiva del matrimonio per l ' uomo ? Pregiudizio il supporre che la donna , cooperando anch ' essa col proprio guadagno al mantenimento della casa , non avrebbe più avuto per l ' uomo quella devozione e quel rispetto , di cui tanto esso si compiace ? Ingiusto , questo rispetto ? Ma perché allora , dal canto suo , voleva esser tanto rispettata la donna ? Via ! via ! Se l ' uomo e la donna non erano stati fatti da natura allo stesso modo , segno era che una cosa deve far l ' uomo e un ' altra la donna , e che pari dunque non possono essere . Mai e poi mai Barbi e Pagliocco avrebbero sposato una donna emancipata , impiegata , padrona di sé . Non perché volessero schiava la moglie , ma perché tenevano alla loro dignità maschile e non avrebbero saputo tollerare che questa , di fronte ai guadagni della moglie , restasse anche minimamente diminuita . Metter su casa , d ' altra parte , con lo scarso stipendio di segretario , sarebbe stata una vera e propria pazzia , e dunque niente : non ci pensavano nemmeno . Ben radicati in queste idee , i due amici deliberarono di resistere ; ma , per timore d ' offendere il loro capo , non osarono fuggire ; seguitarono a frequentare i venerdì del commendator Cargiuri - Crestari . In capo a tre mesi , il ragno nero che si faceva di tratto in tratto fin su l ' orlo dell ' ombrellino giapponese a spiare i due amici , intisichì , diventò come una spoglia secca , morì d ' inedia , là su la vedetta . I due amici non gli avevano dato più materia per quella sua bava seguace ; s ' erano anch ' essi immalinconiti profondamente ; giocavano a dama svogliati ; non conversavano più tra loro . Pareva che l ' uno volesse fare avvertire all ' altro il vuoto di quella loro esistenza , non mai prima avvertito . Nessuno dei due però voleva muovere il discorso per il primo . Una sera , finalmente , si mossero a parlare insieme , e ciascuno ripeté le parole che l ' altro aveva su la punta della lingua da un pezzo , perché all ' uno e all ' altro eran venute da una medesima fonte : dal commendator Cargiuri - Crestari , il quale aveva stimato opportuno far loro in segreto una paternale , così senza parere , parlando in generale dei giovani d ' oggi che ragionano troppo e sentono poco , che lasciano languire la fiamma della vita , perché han paura di scottarsi ( parlava bene , poeticamente , alle volte , il commendatore ) , e che ci voleva un po ' di coraggio , perdio : là , avanti , contro alle difficoltà dell ' esistenza . Le signorine Gandini e Montà avevano , per altro , una discreta doticina ; erano poi tra loro da tanti anni amiche inseparabili , e non avrebbero perciò né sciolto , né allentato d ' un punto il legame che teneva anch ' essi uniti ; e dunque ... E dunque , giudiziosamente , al solito , i due amici stabilirono di prendere a pigione due appartamenti contigui , per seguitare a vivere insieme , uniti e separati a un tempo . Le nozze furono fissate per lo stesso giorno . Ma una contrarietà piuttosto grave minacciò di rompere nel bel meglio la perfetta identità di sorte de ' due amici . La fidanzata di Guido Pagliocco , Gemma Gandini , non poteva recare in dote più di dodici mila lire , mentre la Montà ne recava al Barbi venti . Guido Pagliocco piantò i piedi , risolutamente . Non tanto , veh , per il danno materiale che al suo contratto di nozze avrebbero arrecato quelle otto mila lire di meno , quanto per le conseguenze morali , che quella disparità avrebbe potuto cagionare , ponendo la propria sposa in una condizione alquanto inferiore a quella della Montà . Pari in tutto , anche le doti dovevano esser pari . La vedova Gandini , madre della sposa , riuscì per fortuna , con qualche sacrifizio , a metter la propria figliuola perfettamente in bilancia con la Montà ; e così i due matrimoni furono celebrati nello stesso giorno , e le due coppie partirono per lo stesso viaggio di nozze a Napoli . Nessuna ragione d ' invidia fra le due spose . Se Guido Pagliocco era di fattezze più bello del Barbi , questi era però più intelligente del Pagliocco . Del resto , poi , eran così uniti idealmente quei due uomini , che quasi formavano un uomo solo , da amare insieme , senz ' alcuna invidia né da una parte né dall ' altra per quel tanto che a ciascuna necessariamente ne toccava , chiudendo a sera le porte de ' due quartierini gemelli . Ma che Giulia Montà , moglie di Bartolo Barbi , avesse segretamente , in fondo all ' anima , una punta d ' invidia non confessata neppure a se stessa , per quel tanto che del tipo ideale Barbi - Pagliocco toccava a Gemma Gandini , si vide chiaramente allorquando vennero a Roma i due fratelli degli sposi , Attilio Pagliocco e Federico Barbi , a intraprendere gli studii universitarii . Le due amiche , che avrebbero provato orrore se anche fugacissimamente su lo specchio interiore della loro coscienza avesse fatto capolino , col viso spaventato del ladro , il desiderio d ' un reciproco tradimento , sentirono subito e videro crescere in sé a un tratto e divampare una vivissima simpatia l ' una per il cognato dell ' altra , e non tardarono a dichiararsela apertamente , con gran sollievo dell ' anima , come se ciascuna avesse acquistato di punto in bianco qualcosa che si sentiva mancare . I due giovani , in fatti , somigliavano moltissimo ai loro fratelli . Attillo Pagliocco era forse un po ' più ottuso di mente del fratello maggiore e fors ' anche men bello , ma più tacchinotto e violento . Federico Barbi era più proporzionato e men dinoccolato di Bartolo , con gli occhi meno languidi e le labbra meno aride ; era poi più intelligente del fratello , faceva finanche poesie . Giulia Barbi - Montà stimò come un pregio quel che di più animalesco aveva il giovine Pagliocco a paragone del fratello , perché le parve come un compenso alla cresciuta intellettualità intorno a sé , nel suo quartierino , con l ' arrivo del cognato poeta ; e Gemma Pagliocco - Gandini pregiò maggiormente quel che di più aereo , di più poetico aveva il giovine Barbi a paragone del fratello , perché le parve come un compenso alla cresciuta bestialità intorno a sé , nel suo quartierino , con l ' arrivo del giovine Attillo che le pareva un mulotto accappucciato . Naturalmente , né Bartolo Barbi né Guido Pagliocco s ' accorsero punto della simpatia delle loro mogli pei loro fratelli . Se ne accorsero bene questi , però ; e , se l ' uno e l ' altro da un canto ne furono lieti per sé , cominciarono dall ' altro a guardarsi fra loro in cagnesco , volendo ciascuno custodir l ' onore e la pace del proprio fratello . E il giovine Federico Barbi , un giorno , andò a rinzelarsi acerbamente con Guido Pagliocco , perché ... - Zitto , per amor di Dio ! - scongiurò questi , a mani giunte . - Non dica nulla al povero Bartolo , per carità ! Lasci fare a me ... E zitto , sì , si stette zitto il giovine Barbi , per prudenza ; ma né lui seppe accontentarsi , né la moglie del Pagliocco volle che s ' accontentasse senz ' altro della fiera paternale , che Guido rivolse a quattr ' occhi al fratello minore . Venne allora la volta di questo . Non volendo , per la pace del fratello , accusar la cognata , e d ' altro canto , non potendo prendersi soddisfazione da sé , poiché si sentiva in colpa anche lui , andò a rinzelarsi non meno acerbamente con Bartolo Barbi . E : - Zitto , per amor di Dio ! - scongiurò questi parimenti , a mani giunte . - Non dica nulla al povero Guido , per carità ! Lasci fare a me ... Pochi giorni dopo , i due amici si trovarono d ' accordo - come sempre - nell ' idea di allontanare da casa i fratelli , con la scusa che - giovanotti , si sa ! - davano un po ' d ' impaccio e di soggezione , limitando la libertà delle rispettive molli . - È vero , Giulia ? - domandò Barbi alla sua , in presenza di Pagliocco . E Giulia , con gli occhi bassi , rispose di sì . - È vero , Gemma ? - domandò alla sua Pagliocco , in presenza di Barbi . E Gemma , con gli occhi bassi , rispose di sì . « Povero Pagliocco ! » pensava intanto Barbi . « Povero Barbi ! » pensava Pagliocco . L ' USCITA DEL VEDOVO I . Tante volte la signora Piovanelli , conversando dopo cena col marito , aveva fatto l ' augurio che se , per disgrazia , uno dei due dovesse morire prima del tempo - ma fosse morto lui ! Lui , lui , sì ; anziché lei . Per il bene dei figliuoli ; non per sé , beninteso . Con qual sorriso aveva accolto quest ' augurio della moglie Teodoro Piovanelli , arrotondando su la tovaglia pallottoline di mollica ! Grosso e mite e di modi gentili , si sentiva ferire ogni volta fin nell ' anima ; sorrideva per dissimulare l ' agro , e coi mansueti occhi pallidi e ovati che gli s ' intenerivano afflitti nel biondo rossiccio delle ciglia e dei capelli , pareva chiedesse : Ma perché ? Perché ? Oh bella ! Perché è sempre meglio per i figliuoli ... cioè , meglio no : meno peggio - sosteneva la moglie - che muoja il padre , anziché la madre . - Ma non sarebbe meglio nessuno ? - arrischiava allora con lo stesso sorrisetto lui , Piovanelli . - Permetti ? Io dico , va bene , la mamma è mamma . Mamma ce n ' è una sola . E vale cento , che dico cento ? mille volte più del babbo per i figliuoli ; va bene ? Ma l ' amore ... l ' amore è una cosa , è il ... sì , dico ... il come si chiama , il mantenimento ... - Che c ' entra il mantenimento ? - scattava la moglie . E lui , Piovanelli , subito : - Permetti ? Io dico ... dico in genere , intendiamoci ! Non stiamo mica a parlar di noi , adesso , che grazie a Dio stiamo tanto bene ! In genere . Poni una famigliuola senza beni di fortuna , che viva unicamente di quel poco che guadagna il capo di casa . Muore lui , il capo di casa , va bene ? Come farà la vedova a mantenere i figliuoli ? - Oooh ! - rifiatava la moglie , tirandosi indietro e protendendo le mani , come per dire che qui lo aspettava . - Ti seguo nel tuo ragionamento . Che potrebbe far di peggio questa vedova ? Di ' su , lo lascio dire a te . - Eh ... - faceva Piovanelli , e si stringeva nelle spalle per non dire , sicuro che anche dicendo come voleva la moglie , questa lo avrebbe sempre tirato a riconoscere che aveva torto lui . - Riprender marito , è vero ? - domandava infatti la moglie . - Ebbene : per i figliuoli è cento mila volte meno peggio che riprenda marito la madre , anziché moglie il padre , perché è sempre centomila volte meglio un padrigno che una madrigna . E lo sanno tutti ! - Va bene , d ' accordo ... ma permetti ? - ( e Piovanelli si storceva come un cagnolino che vuol farsi perdonare ) . - Scusami , veh ! Ma non ti pare che , dicendo così , tu venga a concludere che ... - lo noto per te , bada ! perché so che tu la pensi diversamente ... - venga a concludere , dicevo , che l ' uomo , in genere , è ... è meglio della donna ? - Io , così ? - prorompeva la moglie , balzando in piedi . - Chi te l ' ha detto ? Io vengo , anzi , a concludere , come ho sempre concluso , che l ' uomo , o è mala carne ... - Sì , sì , scusami ... - O è un imbecille che si lascia menare per il naso dalle donne , - In genere ... sì , sì , scusami ... - Senza genere , né numero , né caso . Te lo provo ! Una donna che ha figliuoli e che per necessità riprende marito , anche avendo altri figliuoli da questo secondo marito , non cessa mai d ' amare i primi ; non solo , ma riesce a farli amare anche dal padrigno . Sfido ! Li ha fatti lei , questi e quelli : suo sangue , sua carne ! Un vedovo , invece , con figli , che riprenda moglie , anche se non abbia altri figliuoli dalla seconda moglie , non ama più quelli come prima , perché la madrigna se n ' adombra , la madrigna se ne ingelosisce ; e se poi questa gliene dà altri , lo tira ad amare i proprii e a trascurare i poveri orfanelli ; e lui , vigliacco , schifoso , mascalzone , farabutto , obbedisce ! - Non dici a me , spero ... - domandava , avvilito , Piovanelli con un fil di voce , vedendo la moglie così fuori di sé . - Sai pur bene che io ... - Tu ? - inveiva la moglie . - Tu ? Ma tu , il primo ! Tu domani , se io morissi ! Siete tutti gli stessi ! Poveri figli miei ! chi sa in quali mani cadrebbero ! Con un tal uomo ! Per questo , vedi , Dio mi deve conceder la grazia di non farmi morire prima di te ! Io , scusami , sai ! io , io , per il bene dei figliuoli , io prima con questi occhi devo vederti morto . Io , io . E piangerti anche ! Oh , sta ' pur sicuro che ti piango ! Teodoro Piovanelli si sentiva scoppiare il cuore . - Ma sì ... vorrei anch ' io ... me l ' auguro anch ' io ... E seguitando a sorridere a quel modo , si levava da tavola e si affacciava alla finestra ; per un po ' d ' aria . II . Nessuno meglio di lui poteva sapere quanto fosse ingiusta la moglie , dicendo così . Riammogliarsi lui ? Ma Dio lo doveva prima fulminare ! Non solo per il bene dei figliuoli non lo avrebbe mai fatto , ma neanche per sé . E non già perché fosse scottato del matrimonio a causa della moglie che gli era toccata in sorte , ma anche per un tristo concetto che gli s ' era profondamente radicato in corpo : di non aver fortuna , ecco ; e che infelicissimo sarebbe stato sempre con qualunque donna , se tale era con questa che in fondo , via , non era cattiva : tutt ' altro , anzi ! saggia massaja , amante della casa e dei figliuoli ... forse un po ' troppo franca nel parlare ; sì , ma lieve difetto , in fin dei conti , che tante buone qualità avrebbero potuto compensare , se non fosse stato accompagnato da un brutto male , ah brutto ... brutto ... - la gelosia . Santo Dio ! Vera e propria mala sorte . Gelosa di lui ! Fedele come un cane , per natura , una donna sola anche da scapolo gli era sempre bastata . Gli amici , in gioventù , lo burlavano per questo . Ma che poteva farci ? Non gli piaceva cambiare . Forse ... sì , magari non sapeva . Perché ... inutile negarlo ; timido , con le donne ; tanto timido da far compassione finanche a se stesso , certe volte , per le meschine figure che faceva . E sua moglie , intanto , certe scene , certe scene che , se i suoi amici d ' un tempo fossero stati dietro l ' uscio a sentire , sarebbero crepati dalle risa . Per così futili pretesti , poi ... Una volta , perché , distratto , s ' era un po ' arricciati i baffi , per via . Un ' altra volta perché , in sogno , aveva riso ... Una terza volta perché ella aveva letto nella cronaca d ' un giornale che un marito aveva ingannato la moglie ed era stato scoperto ... Diventava un supplizio per lui , ogni sera , la lettura del giornale . Sua moglie gli si metteva dietro le spalle e cercava , come un bracco , nella cronaca , i fatti scandalosi . Appena ne trovava uno : - Qua ! Leggi qua ! Hai letto ? Lo vedi di che siete capaci ? ... E giù una filza di male parole . Gli altri facevano il male , e lui ne doveva pianger la pena , giacché , per la moglie , il tradimento di quei mariti era tal quale come se l ' avesse commesso lui : gli toglieva la pace , l ' amore di lei , tutte le gioje della famiglia , che aveva pur diritto di godere , lui , illibato com ' era e con la coscienza tranquilla . Odiava il genere umano quella donna - tanto i maschi quanto le femmine - per quella sua terribile malattia . Il povero Piovanelli strabiliava , sentendola parlare delle donne , di che cosa erano capaci - secondo lei . - Tu non lo sai , è vero ? - gli gridava sdegnata , indispettita , nel vederlo così stupito . - Qua , mordi il ditino , pezzo d ' ipocrita . Ma te lo dico io che posso parlar franca , perché nessuno può sospettare di me e non ho bisogno , io , di far l ' ipocrita come tutte le altre per far piacere ai signori uomini . Te lo dico io ! E quante gliene diceva ! Si sentiva violentare , povero Piovanelli , nella sua timidità . Ormai , lui che aveva avuto sempre il ritegno più rispettoso per la donna , lui che non s ' era mai permesso un atto un po ' spinto , una parola arrischiata , lui che aveva creduto sempre difficilissima ogni conquista amorosa , si sentiva insidiato da tutte le parti , e andava per la strada a capo chino ; e se qualche donna lo guardava , abbassava subito gli occhi ; se qualche donna gli stringeva appena appena la mano , diventava di mille colori . Tutte le donne della terra eran diventate per lui un incubo : tante nemiche della sua pace . III . Con quest ' animo può immaginarsi che cosa fu la morte per la signora Piovanelli , quando , colta all ' improvviso da una fierissima polmonite , se la vide davanti inesorabile , a poco più di trentasei anni . Non potendo più parlare , parlava con gli occhi , parlava con le mani . Certi gesti ! E gli occhi da bestia arrabbiata . Il povero Piovanelli , quantunque straziato , ne ebbe paura : temette davvero che lo volesse strozzare , quando gli buttò le braccia al collo e glielo strinse , glielo strinse , per la Madonna santissima , con tutta la forza che le restava , quasi se lo volesse trascinare giù nella fossa , con sé . Ma volentieri lui , sì , volentieri giù con lei . - Sì , sì , te lo giuro , stai tranquilla ! - le ripeteva in un torrente di lagrime , rispondendo al gesto di quelle mani e per placare la ferocia di quegli occhi . Invano ! La disperazione atroce in cui quella donna moriva per non volere , con ostinata ingiustizia , neppure in quel momento supremo fidarsi di lui , accordargli la stima che si meritava , riconoscere la verità del suo cordoglio , di quelle sue lagrime sincere , esasperò talmente Piovanelli , che a un certo punto si mise a urlare come un pazzo , si strappò i capelli , si percosse le guance , se le graffiò ; poi , buttandosi ginocchioni innanzi al letto , con le braccia levate : - Vuoi giurato , di ' , vuoi giurato che non avvicinerò mai più una donna , finché campo , perché le odio tutte ? Te lo giuro ! Non vivrò che per i nostri piccini ! O vuoi che mi uccida qua , davanti a te ? Pronto ! Ma pensa ai nostri piccini , e non ti dannare per me ! Oh Dio , che cosa ! ah , che cosa ... Dio ! Dio ! Incanutì su le tempie in pochi giorni Teodoro Piovanelli , dopo il funerale . Per nove interi anni non aveva vissuto che per quella donna , assorto continuamente nel pensiero di lei , unico e tormentoso : che non avesse mai cagione di lamentarsi , di diffidar minimamente di lui ; in assidua , scrupolosa , timorosa vigilanza di sé . Quasi con gli occhi chiusi , con le orecchie turate aveva vissuto nove anni ; quasi fuori del mondo , come se il mondo non fosse più esistito . Si sentì a un tratto come balzato nel vuoto ; annichilito . Il mondo seguitava a vivere intorno a lui ; col tramenio incessante , con le mille cure , le brighe giornaliere , svariate : lui n ' era rimasto fuori , là serrato in quel cerchio di diffidente clausura , in quella casa vuota , ma pur tutta piena , come l ' anima sua , degl ' irti sospetti della moglie . Da questi sospetti , dallo spirito ostile e alacre , dall ' energia spesso aggressiva della moglie , egli - vivendo di lei e per lei unicamente - s ' era sentito sostenere . Ora gli pareva d ' esser rimasto come un sacco vuoto . A chi affidarsi ? a chi affidare la casa ? a chi affidare i figliuoli ? Tutto il suo mondo era lì , in quella casa . Ma che cos ' era più , ormai , quella casa senza colei che la animava tutta ? Egli non vi si sapeva più neanche rigirare . Come curare i piccini ? come attendere ad essi ? Non sapeva da che parte rifarsi . Tra pochi giorni gli sarebbe toccato ritornare all ' ufficio ; e quei piccini ? Nessuna serva era mai durata in casa più di sei mesi . Quest ' ultima c ' era da pochi giorni ; si era mostrata premurosa nella sventura ; pareva una buona vecchina ; ma poteva fidarsene ? No . La moglie , dentro , gli diceva no . Non per quella serva soltanto ; per tutte le serve del mondo . No . Se non che , per vivere com ' ella voleva , com ' egli le aveva giurato , avrebbe dovuto lasciar l ' ufficio e tapparsi in casa dalla mattina alla sera . Era possibile ? Doveva lavorare . Non poteva far le parti anche della moglie , che in fondo faceva tutto in casa . La sventura non lo aveva colpito per nulla . Bisognava pure che quella serva facesse qualche cosa invece della moglie . Ai figliuoli , no , ai figliuoli voleva badar lui : lui vestirli la mattina ; preparar loro la colazione ; poi condurre a scuola il maggiore ; lui servirli a tavola , e poi la sera a cena , e far loro recitare le orazioni e svestirli per metterli a letto , nella loro cameretta vigilata da un ritratto fotografico ingrandito della mamma che non c ' era più . Quanti baci dava loro tra le lagrime ! Che orrore , poi , quella casa muta , quando i piccini erano a letto ! Tornava a sedere innanzi alla tavola non ancora sparecchiata e si metteva ad arrotondare al solito pallottoline di mollica , rimeditando , angosciato , la sua orrenda sciagura . Un cupo rammarico lo coceva per la crudele ingiustizia della sua sorte . Aveva sofferto prima , immeritatamente ; soffriva tanto adesso ! E nessuno lo poteva consolare . La moglie non aveva saputo né voluto leggergli dentro , nell ' anima ; e lo aveva torturato senza ragione ; ora ella non poteva vedere com ' egli vivesse senza di lei in quella casa , come avesse mantenuto il giuramento fatto ; e forse , se di là poteva pensare , immaginava ancora , testarda e cieca , che egli ora godesse , libero ... Che irrisione ! Vedendolo così vinto e sprofondato nel cordoglio , la vecchia serva , una di quelle sere , si fece animo e gli suggerì d ' andare un po ' fuori a fare una giratina per sollievo . Si voltò a guardarla , torvo ; alzò le spalle ; non volle neanche risponderle . - Prenderà un po ' d ' aria ... - insistette quella , timidamente . - Starò attenta io ai bambini , non dubiti ... Del resto , non si svegliano mai ... Lei dovrebbe farlo anche per loro , mi perdoni . Così si ammalerà . Teodoro Piovanelli scosse il capo lentamente , con le ciglia aggrottate e gli occhi chiusi . Sotto la borsa delle palpebre gonfie gli fervevano le lagrime . Si levò da tavola , s ' appressò alla finestra e si mise a guardar fuori dietro ai vetri . Eh già ... Egli poteva uscire , ormai , volendo . Nessuno più gliel ' impediva . Ma dove andare ? e perché ? Che funebre squallore nel bujo delle vie deserte , vegliate dai radi lampioni ! Rivide col pensiero , come in sogno , altre vie meglio illuminate ; immaginò la gente che vi passava , assorta nelle proprie cure , con affetti vivi in cuore , con desiderii vivi nell ' anima , o guidata da una abitudine ch ' egli non aveva più ; immaginò i caffè luccicanti di specchi ... D ' un subito si voltò a guardar la camera , come a un richiamo imperioso , minaccioso dello spettro della moglie . Cominciava , già a venir meno al giuramento ? No , no ! E si recò nella camera dei bambini ; si chinò sui lettucci per contemplarli nel dolce sonno ; rattenne la mano tratta irresistibilmente a carezzar le loro testoline : poi si volse , soffocato dall ' angoscia , a guardare il ritratto della moglie . Oh con quale ardore la desiderò in quel momento ! Sì , sì , nonostante tutto il martirio che ella gli aveva inflitto per nove anni . Sì , egli la voleva , la voleva ! aveva bisogno di lei ! Senza di lei non poteva più vivere . Oh , anche a costo di soffrire da lei le pene più ingiuste e più crudeli ... Non poteva rassegnarsi a vedere così spezzata per sempre la sua esistenza ! Aveva appena quarant ' anni ! IV . Man mano che i giorni passavano , e i mesi ormai ( eran già quattro mesi ! ) , quel posto vuoto , lì , nel letto matrimoniale , gli suscitava ogni notte , nel cocente ricordo , smanie vieppiù disperate . Col volto nascosto , affondato nel guanciale che si bagnava di lagrime , bisbigliava nell ' ambascia della passione il nome di lei : - Cesira ... Cesira ... E il cuore gli si schiantava . - Sempre così ... sempre così - mormorava poi , più calmo , con gli occhi sbarrati nel bujo . Ah come s ' era ingannata la moglie sul conto di lui ! Ecco : questo pensiero lo struggeva più d ' ogni altro , e di continuo vi ritornava su . Se n ' era fatto una lima . Che il mondo fosse tristo , tristi gli uomini , triste le donne , così come la moglie aveva creduto , egli poteva ammettere ; ammetteva . Ma lui ? tristo anche lui ? Certo , Chi sa quanti uomini , rimasti vedovi all ' età sua , dopo tre o quattro mesi , cedendo al bisogno stesso della natura ... pur non volendo , pur serbando in cuore viva sempre l ' immagine della moglie morta e la pena d ' averla perduta , cominciavano a uscire di sera e ... sì , a uscire per lo meno . Aveva ragione la moglie : « Facilissime , le donne ! Se ne incontrano tante per via ... » . Ma a quarant ' anni ... eh , a quarant ' anni , senza più l ' abitudine , non doveva esser mica piacevole rimettersi a far la vita del giovanottino scapolo . Chi sa quale avvilimento di vergogna ! D ' altra parte , però a mettersi con altre donne ... Prima di tutto , perdita di tempo ; poi , chi sa quanti impicci e anche ... anche una certa difficoltà ... Per esempio , quella guantaja dalla quale egli andava prima a comperare i guanti per la sua Cesira , 6 e 1/4 ( vi era andato dopo la disgrazia a comperarne un pajo anche per sé , neri , per il funerale ) - quella guantaja , ecco ... una signora , una vera signora ! Come si moveva nella bella bottega lucida , tepida e profumata ! Il corpo leggermente proteso ... E mica si sentiva il rumore dei passi ; si sentiva il fruscio discreto della sottana di seta ... Nessun imbarazzo , come nessuna sfrontatezza . Voce dolce , modulata ; meravigliosa prontezza a comprendere ... E non già soltanto per attirar la gente . Era così . O almeno , pareva così ; naturalmente . Che nettezza e che precisione ! Ebbene , a mettersi con quella ... Dio liberi ! E le conseguenze ? I proprii piccini ... Ah ! A questo pensiero , retrocedeva d ' improvviso , quasi inorridito d ' essersi indugiato a fantasticare su tale argomento . Ma , via ! troppo bene sapeva che tali cose non potevano e non dovevano più sussistere per lui . Si forzava a dormire . Ma pur con gli occhi chiusi , poco dopo , ecco qualche altra visione tentatrice ... Fingeva di non avvertirla , come se gli fosse apparsa non provocata da lui . La lasciava fare ... A poco a poco s ' addormentava . Ma la sera dopo , il supplizio ricominciava . E la vecchia serva a insistere , a insistere , che via ! uscisse di casa per una mezz ' oretta sola , almeno , a prendere un po ' d ' aria ... Batti e batti , alla fine Teodoro Piovanelli si lasciò indurre . Ma quanto tempo mise a vestirsi ! e volle prima recarsi a vedere i bambini che dormivano , e rassettò ben bene le coperte sui loro lettini , e poi quante raccomandazioni alla serva , che stesse bene attenta , per carità ! Tuttavia , non ardi alzare gli occhi al ritratto della moglie . E uscì . V . Appena su la via , si vide come sperduto . Da anni e anni non andava più fuori , la sera . Il buio , il silenzio gli fecero un ' impressione quasi lugubre ... e quel riverbero là , vacillante , del gas sul lastricato ... e più là , in fondo , nella piazza deserta , quelle lanterne vaghe delle vetture ... Dove si sarebbe diretto ? Scese verso Piazza delle Terme , tutta sonora dell ' acqua luminosa della fontana delle Najadi . Ricordò che la moglie non voleva ch ' egli si fermasse a guardar quelle Najadi sguajate . E non si fermò . Povera Cesira ! Com ' era sdegnata che il corpo della donna fosse esposto in atteggiamenti così procaci a gli sguardi maligni e indiscreti degli uomini ! Ci vedeva come un ' irrisione , una mancanza di rispetto per il suo sesso , e voleva sapere perché nelle fontane i signori scultori non esponevano invece uomini nudi . Ma in Piazza Navona , veramente ... la fontana del Moro ... E poi , gli uomini nudi ... in atteggiamenti procaci ... via , forse sarebbero stati un pochino più scandalosi ... Teodoro Piovanelli , così pensando , ebbe un barlume di sorriso su le labbra amare ; e imboccò Via Nazionale . A mano a mano che andava , sopite immagini , impressioni rimaste nella sua coscienza d ' altri tempi , non cancellate , sì svanite a lui per il sovrapporsi d ' altri stati di coscienza opprimenti , gli si ridestavano , sommovendo e disgregando a poco a poco , con un senso di dolce pena , la triste compagine della coscienza presente . E ascoltò dentro di sé la voce lontana lontana di lui stesso , qual era in gioventù ; la voce delle memorie sepolte , che risorgevano al respiro di quell ' aria notturna , al suono de ' suoi passi nel silenzio della via . Arrivato all ' imboccatura di Via del Boschetto , s ' arrestò , come se qualcuno a un tratto lo avesse trattenuto . Si guardò attorno ; poi , perplesso , con infinita tristezza , guardò giù per quella via , e scosse mestamente il capo . Tutti i ricordi , le immagini , le impressioni del suo vagabondare notturno d ' altri tempi , del tempo in cui era scapolo , si associavano al pensiero di una donna , di quell ' unica ch ' egli aveva conosciuta prima delle nozze , donna non sua solamente , ma a cui egli , per abitudine , per timidezza , era pure stato sempre fedele , come poi alla moglie . Quella donna stava lì , allora , in Via del Boschetto . Si chiamava Annetta ; lavorava d ' astucci e di sopraffondi ; ma le piaceva vestir bene e gli ori le piacevano e i giojelli , anche falsi ... Finché aveva avuta la madre , s ' era mantenuta onesta ; poi la madre le era morta , e lei non aveva più saputo veder la ragione di sacrificarsi a vivere in quel modo , senza il compenso di qualche godimento ... Così era caduta . Ogni volta , come per rialzarsi innanzi a se stessa , per non sentir l ' avvilimento di ciò che stava per fare , affliggeva quei pochi fidati che andavano a trovarla narrando quanto aveva fatto durante la lunga malattia della madre , tutte le cure che le aveva prodigate , i medicinali costosi che le aveva comperati , quasi per assicurare se stessa che , almeno per questo , non doveva aver rimorsi . Ebbene , Teodoro Piovanelli , abbandonato in quella sua prima uscita ai ricordi d ' allora , guidato naturalmente dall ' istintiva esemplare fedeltà così crudelmente misconosciuta e negata dalla moglie , ecco , s ' era proprio arrestato là , all ' imboccatura di Via del Boschetto . Si vietò d ' assumer coscienza del pensiero sortogli d ' improvviso , che non sarebbe stato un tradimento alla memoria della moglie , un venir meno al giuramento che le aveva fatto di non avvicinare mai più altra donna , se fosse ritornato a quella , che già la moglie sapeva per sua stessa confessione . Quella non sarebbe stata un ' altra ; quella era già stata sua ; ed egli non avrebbe smentito , con quella , la sua fedeltà . La avrebbe anzi confermata . No : non se lo volle dire ; non se lo volle fare questo ragionamento . Scese per Via del Boschetto soltanto per curiosità , ecco ; per la voluttà amara di seguir la traccia del tempo lontano : senza alcun altro scopo . Del resto , non sapeva più neppure se colei stesse ancora lì . Era molto difficile , dopo nove anni ... L ' aveva riveduta tre o quattro volte per via , vestita poveramente , invecchiata , imbruttita , certo caduta più in basso ; ma , naturalmente , aveva fatto finta non solo di non riconoscerla , ma di non averla mai conosciuta . Quando , di pochi passi lontano dal portoncino ben noto , a destra , scorse la finestretta quadra del mezzanino , sulla porta , con le persiane accostate , che dalle stecche e da sotto lasciavano intravedere il lume della cameretta , Teodoro Piovanelli si turbò profondamente , assalito dall ' imagine precisa , là , vivente , del ricordo lontano ... Tutto , tal quale , come allora ! Ma ci stava proprio lei , là , ancora ? S ' accostò al muro , cauto , trepidante , e passò rasente , sotto la finestra ; alzò il capo ; scorse dietro alle persiane un ' ombra , una donna ... - lei ? - Passò oltre , tutto sconvolto , insaccato nelle spalle , col sangue che gli frizzava per le vene , come sotto l ' imminenza di qualche cosa che dovesse cadergli addosso . Violentemente gli si ricompose la coscienza tetra e dura del suo stato presente ; rivide in un baleno col pensiero la camera dei bambini e quel ritratto , là , vigilante , terribile , della moglie ; e s ' arrestò affannato nella corsa che aveva preso . A casa ! a casa ! Se non che , davanti al portoncino ... ma sì , lei ... lei ch ' era scesa ... Annetta , sì . Egli la riconobbe subito . E anche lei lo riconobbe : - Doro ... tu ? E stese una mano . Egli si schermì . - Lasciami ... No , ti prego ... Non posso ... Lasciami ... - Come ! - fece lei , ridendo e trattenendolo . - Se sei venuto a cercarmi ... T ' ho visto , sai ? Caro ... caro ... sei tornato ! ... Su , via ! Perché no ? Se sei tornato a me ... Su , su ... E lo trasse per forza dentro il portoncino , e poi su per la scala , tenendolo per il braccio . Egli ansava , col cuore in tumulto , la mente scombujata . Voleva svincolarsi e non sapeva , non sapeva . Rivide la cameretta , tal quale anch ' essa , dal tetto basso ... il letto , il cassettone , il divanuccio ... le oleografie alle pareti ... Ma quando ella , tra tante parole affollate di cui egli non udiva altro che il suono , gli tolse il cappello e il bastone e poi i guanti , e fece per abbracciarlo , Teodoro Piovanelli , che già tremava tutto , la respinse , si portò le mani al volto , vacillò , come per una vertigine . - Che hai ? - domandò ella sorpresa , un po ' costernata : e lo trasse a sedere sul divanuccio . Un impeto di pianto scosse le spalle di lui . Ella si provò a staccargli le mani dal volto ; ma egli squassò il capo rabbiosamente . - No ! no ! - Tu piangi ? - domandò la donna ; poi , dopo aver guardato il cappello fasciato di lutto : - Forse ... forse t ' è morta ? ... Egli accennò di sì col capo . - Ah , poveretto ... - sospirò lei , pietosamente . Teodoro Piovanelli scattò in piedi , convulso ; prese i guanti , il bastone , si buttò in capo il cappello ; balbettò , soffocato : - Impossibile ... impossibile ... lasciami andare ... Ella non si provò più a trattenerlo ; lo accompagnò , dolente , fino alla porta . Poi lì , sicurissima ormai che sarebbe ritornato , gli domandò , con voce mesta e con un mesto sorriso : - T ' aspetto , eh , Doro ? ... Presto ... Ma egli s ' era messo sulla bocca il fazzoletto listato di nero , e non le rispose . DISTRAZIONE Nero tra il baglior polverulento d ' un sole d ' agosto che non dava respiro , un carro funebre di terza classe si fermò davanti al portone accostato d ' una casa nuova d ' una delle tante vie nuove di Roma , nel quartiere dei Prati di Castello . Potevano esser le tre del pomeriggio . Tutte quelle case nuove , per la maggior parte non ancora abitate , pareva guardassero coi vani delle finestre sguarnite quel carro nero . Fatte da così poco apposta per accogliere la vita , invece della vita - ecco qua - la morte vedevano , che veniva a far preda giusto lì . Prima della vita , la morte . E se n ' era venuto lentamente , a passo , quel carro . Il cocchiere , che cascava a pezzi dal sonno , con la tuba spelacchiata , buttata a sghembo sul naso , e un piede sul parafango davanti , al primo portone che gli era parso accostato in segno di lutto , aveva dato una stratta alle briglie , l ' arresto al manubrio della martinicca , e s ' era sdrajato a dormire più comodamente su la cassetta . Dalla porta dell ' unica bottega della via s ' affacciò , scostando la tenda di traliccio , unta e sgualcita , un omaccio spettorato , sudato , sanguigno , con le maniche della camicia rimboccate su le braccia pelose . - Ps ! - chiamò , rivolto al cocchiere . - Ahò ! Più là ... Il cocchiere reclinò il capo per guardar di sotto la falda della tuba posata sul naso ; allentò il freno ; scosse le briglie sul dorso dei cavalli e passò avanti alla drogheria , senza dir nulla . Qua o là , per lui , era lo stesso . E davanti al portone , anch ' esso accostato della casa più in là , si fermò e riprese a dormire . - Somaro ! - borbottò il droghiere , scrollando le spalle . - Non s ' accorge che tutti i portoni a quest ' ora sono accostati . Dev ' essere nuovo del mestiere . Così era veramente . E non gli piaceva per nientissimo affatto , quel mestiere , a Scalabrino . Ma aveva fatto il portinajo , e aveva litigato prima con tutti gl ' inquilini e poi col padron di casa ; il sagrestano a San Rocco , e aveva litigato col parroco ; s ' era messo per vetturino di piazza e aveva litigato con tutti i padroni di rimessa , fino a tre giorni fa . Ora , non trovando di meglio in quella stagionaccia morta , s ' era allogato in una Impresa di pompe funebri . Avrebbe litigato pure con questa - lo sapeva sicuro - perché le cose storte , lui , non le poteva soffrire . E poi era disgraziato , ecco . Bastava vederlo . Le spalle in capo ; gli occhi a sportello ; la faccia gialla , come di cera , e il naso rosso . Perché rosso , il naso ? Perché tutti lo prendessero per ubriacone ; quando lui neppure lo sapeva che sapore avesse il vino . - Puh ! Ne aveva fino alla gola , di quella vitaccia porca . E un giorno o l ' altro , l ' ultima litigata per bene l ' avrebbe fatta con l ' acqua del fiume , e buona notte . Per ora là , mangiato dalle mosche e dalla noja , sotto la vampa cocente del sole , ad aspettar quel primo carico . Il morto . O non gli sbucò , dopo una buona mezz ' ora , da un altro portone in fondo , dall ' altro lato della via ? - Te possino ... ( al morto ) - esclamò tra i denti , accorrendo col carro , mentre i becchini , ansimanti sotto il peso d ' una misera bara vestita di mussolo nero , filettata agli orli di fettuccia bianca , sacravano e protestavano : - Te possino ... ( a lui ) - Te pij n ' accidente - 0 ch ' er nummero der portone non te l ' aveveno dato ? Scalabrino fece la voltata senza fiatare ; aspettò che quelli aprissero lo sportello e introducessero il carico nel carro . - Tira via ! E si mosse , lentamente , a passo , com ' era venuto : ancora col piede alzato sul parafango davanti e la tuba sul naso . Il carro , nudo . Non un nastro , non un fiore . Dietro , una sola accompagnatrice . Andava costei con un velo nero trapunto , da messa , calato sul volto ; indossava una veste scura , di mussolo rasato , a fiorellini gialli , e un ombrellino chiaro aveva , sgargiante sotto il sole , aperto e appoggiato su la spalla . Accompagnava il morto , ma si riparava dal sole con l ' ombrellino . E teneva il capo basso , quasi più per vergogna che per afflizione . - Buon passeggio , ah Rosi ' ! - le gridò dietro il droghiere scamiciato , che s ' era fatto di nuovo alla porta della bottega . E accompagnò il saluto con un riso sguajato , scrollando il capo . L ' accompagnatrice si voltò a guardarlo attraverso il velo ; alzò la mano col mezzo guanto di filo per fargli un cenno di saluto , poi l ' abbassò per riprendersi di dietro la veste , e mostrò le scarpe scalcagnate . Aveva però i mezzi guanti di filo e l ' ombrellino , lei . - Povero sor Bernardo , come un cane , - disse forte qualcuno dalla finestra d ' una casa . Il droghiere guardò in su , seguitando a scrollare il capo . - Un professore , con la sola servaccia dietro ... - gridò un ' altra voce , di vecchia , da un ' altra finestra . Nel sole , quelle voci dall ' alto sonavano nel silenzio della strada deserta , strane . Prima di svoltare , Scalabrino pensò di proporre all ' accompagnatrice di pigliare a nolo una vettura per far più presto , già che nessun cane era venuto a far coda a quel mortorio . - Con questo sole ... a quest ' ora ... Rosina scosse il capo sotto il velo . Aveva fatto giuramento , lei , che avrebbe accompagnato a piedi il padrone fino all ' imboccatura di via San Lorenzo . - Ma che ti vede il padrone ? Niente ! Giuramento . La vettura , se mai , l ' avrebbe presa , lassù , fino a Campoverano . - E se te la pago io ? - insistette Scalabrino . Niente . Giuramento . Scalabrino masticò sotto la tuba un ' altra imprecazione e seguitò a passo , prima per il ponte Cavour , poi per Via Tomacelli e per Via Condotti e per Piazza di Spagna e Via Due Macelli e Capo le Case e Via Sistina . Fin qui , tanto o quanto , si tenne su , sveglio , per scansare le altre vetture , i tram elettrici e le automobili , considerando che a quel mortorio lì nessuno avrebbe fatto largo e portato rispetto . Ma quando , attraversata sempre a passo Piazza Barberini , imboccò l ' erta via di San Niccolò da Tolentino , rialzò il piede sul parafango , si calò di nuovo la tuba sul naso e si riaccomodò a dormire . I cavalli , tanto , sapevano la via . I rari passanti si fermavano e si voltavano a mirare , tra stupiti e indignati . Il sonno del cocchiere su la cassetta e il sonno del morto dentro il carro : freddo e nel bujo , quello del morto ; caldo e nel sole , quello del cocchiere ; e poi quell ' unica accompagnatrice con l ' ombrellino chiaro e il velo nero abbassato sul volto : tutto l ' insieme di quel mortorio , insomma , così zitto zitto e solo solo , a quell ' ora , bruciata , faceva proprio cader le braccia . Non era il modo , quello , d ' andarsene all ' altro mondo ! Scelti male il giorno , l ' ora , la stagione . Pareva che quel morto lì avesse sdegnato di dare alla morte una conveniente serietà . Irritava . Quasi quasi aveva ragione il cocchiere che se la dormiva . E così avesse seguitato a dormire Scalabrino fino al principio di Via San Lorenzo ! Ma i cavalli , appena superata l ' erta , svoltando per Via Volturno , pensarono bene d ' avanzare un po ' il passo ; e Scalabrino si destò . Ora , destarsi , veder fermo sul marciapiedi a sinistra un signore allampanato , barbuto , con grossi occhiali neri , stremenzito in un abito grigio , sorcigno , e sentirsi arrivare in faccia , su la tuba , un grosso involto , fu tutt ' uno ! Prima che Scalabrino avesse tempo di riaversi , quel signore s ' era buttato innanzi ai cavalli , li aveva fermati e , avventando gesti minacciosi , quasi volesse scagliar le mani , non avendo più altro da scagliare , urlava , sbraitava : - A me ? a me ? mascalzone ! canaglia ! manigoldo ! a un padre di famiglia ? a un padre di otto figliuoli ? manigoldo ! farabutto ! Tutta la gente che si trovava a passare per via e tutti i bottegai e gli avventori s ' affollarono di corsa attorno al carro e tutti gl ' inquilini delle case vicine s ' affacciarono alle finestre , e altri curiosi accorsero , al clamore , dalle prossime vie , i quali , non riuscendo a sapere che cosa fosse accaduto , smaniavano , accostandosi a questo e a quello , e si drizzavano su la punta dei piedi . - Ma che è stato ? - Uhm ... pare che ... dice che ... non so ! - Ma c ' è il morto ? - Dove ? - Nel carro , c ' è ? - Uhm ! ... Chi è morto ? - Gli pigliano la contravvenzione ! - Al morto ? - Al cocchiere ... - E perché ? - Mah ! ... pare che ... dice che ... Il signore grigio allampanato seguitava intanto a sbraitare presso la vetrata d ' un caffè , dove lo avevano trascinato ; reclamava l ' involto scagliato contro il cocchiere ; ma non s ' arrivava ancora a comprendere perché glielo avesse scagliato . Sul carro , il cocchiere cadaverico , con gli occhi miopi strizzati , si rimetteva in sesto la tuba e rispondeva alla guardia di città che , tra la calca e lo schiamazzo , prendeva appunti su un taccuino . Alla fine il carro si mosse tra la folla che gli fece largo , vociando ; ma , come apparve di nuovo , sotto l ' ombrellino chiaro , col velo nero abbassato sul volto , quell ' unica accompagnatrice - silenzio . Solo qualche monellaccio fischiò . Che era insomma accaduto ? Niente . Una piccola distrazione . Vetturino di piazza fino a tre giorni fa , Scalabrino , stordito dal sole , svegliato di soprassalto , s ' era scordato di trovarsi su un carro funebre : gli era parso d ' essere ancora su la cassetta d ' una botticella e , avvezzo com ' era ormai da tanti anni a invitar la gente per via a servirsi del suo legno , vedendosi guardato da quel signore sorcigno fermo lì sul marciapiede , gli aveva fatto segno col dito , se voleva montare . E quel signore , per un piccolo segno , tutto quel baccano ...
IL PODERE ( TOZZI FEDERIGO , 1920 )
Narrativa ,
I Nel millenovecento , Remigio Selmi aveva venti anni ; ed era aiuto applicato alla stazione di Campiglia . Da parecchio tempo stava in discordia con il padre e non sapeva che al suo piede bucato da una bulletta delle scarpe era ormai venuta anche la cancrena . Invece credeva che stesse meglio ; senza sospettare che , se non gliene facevano sapere niente , volevano tenerlo lontano da casa più che fosse possibile . Ma una sera ricevette una cartolina dal chirurgo che lo curava ; nella quale era scritto che la malattia non dava più da sperare . La fece leggere al capostazione ; ed ebbe il permesso di partire subito , con il diretto che era per passare . Arrivò alla Casuccia la notte : tre miglia da Siena , fuor di Porta Romana ; e , trovato l ' uscio aperto , entrò nella camera del padre senza che prima nessuno lo vedesse . Giacomo era desto e appoggiato a quattro guanciali ; mentre due delle assalariate , Gegia e Dinda , gli sostenevano le braccia lungo la coperta , attente a mettergliele in un altro modo quando non poteva stare più nella stessa positura . Sopra il canterano , una lucernina di ottone ; con tutti e quattro i beccucci accesi . Remigio salì in ginocchio sul letto . Ma Giacomo , che aveva la testa ciondoloni sul petto e gli occhi chiusi , non se ne accorse né meno . Allora , gli chiese : " Non mi riconosci ? " Dinda disse sottovoce : " Lo lasci stare , padroncino ! Soffre troppo e non le può rispondere . " " Mi risponderà , spero . " " Ha fatto male ad entrare senza avvertire . " Ma Remigio non badò a quel rimprovero ; e disse , sebbene sapesse che non gli credevano : " Vorrei che mi riconoscesse . " Giacomo alzò , a poco a poco , faticosamente , il volto ; e guardò il figlio ma non se ne fece caso : le sue labbra si erano affloscite e screpolate , deformando la bocca ; gli occhi non erano più neri ; ma , con le sclerotiche gialle e segose , le pupille parevano vizze . Le mani , che le due donne avevano lasciato , appoggiate dalla parte del dorso e aperte , cercavano di chiudersi senza riuscirci . Remigio , perché non lo brontolasse di essergli andato così vicino , gli chiese un ' altra volta , pur non avendone più voglia , per quell ' indifferenza che , a rivederlo , gli era tornata : " Non mi riconosci ? " Il malato , come se avesse voluto fargli capire che non gliene importava nulla , rispose : " Non ti devo riconoscere ? Non sei Remigio ? " E ricominciò subito a gridare . Allora , le due donne lo voltarono di fianco , strascinandolo in proda . " Quanto soffro ! Così non posso stare ! Alzate le coperte ! " In quel mentre entrò Luigia , la sua seconda moglie : prima , si era fermata ad ascoltare il figliastro ; e , senza salutarlo , ficcò le mani sotto le lenzuola per tenerle alzate . " Mettetemi le gambe fuori del letto ! " " Ti farà freddo . " " Non importa : obbeditemi . " Allora , Gegia e Dinda gli cavarono le gambe fuori del letto , con i due piedi gonfi e fasciati che avevano un esasperante e triste odore d ' iodoformio . Quell ' odore toccò l ' animo di Remigio . Luigia esclamò : " Poveretto ! Tu , Remigio , non hai visto le sue gambe sfasciate ! " Gegia fece un gesto di orrore ; Dinda si asciugò gli occhi . Allora , Remigio appoggiò la testa ai ferri del letto e stette zitto ; mentre quel che facevano dinanzi a lui gli pareva di vederlo da tanto tempo . Giacomo era abbastanza ricco . Nato da un fattore , che gli aveva lasciato circa ventimila lire , era riuscito a triplicarle . Mortagli la moglie , madre di Remigio , prese con sé una ragazza di campagna facendola passare per serva . Poi , per mettere in pace i pettegolezzi , sposò Luigia , che allora era una zitella piuttosto matura : doveva ereditare un poderetto ed era stata la sarta della prima moglie . Prese anche , perché gli avrebbe fatto comodo , la figlia d ' una sua nipote : aveva , allora , dodici anni e si chiamava Ilda . La sera stessa del matrimonio , Luigia si raccomandò a Remigio di volerle bene e di dirle tutta la verità delle chiacchiere che si facevano ; e il figliastro le confermò i sospetti su Giulia . Ella pianse e si fece promettere da Giacomo che l ' avrebbe mandata via ; ma , invece , dopo pochi mesi , Giulia prese sempre di più il sopravvento ; e Giacomo si divise di letto dalla moglie . Ma come poteva piacergli quella ragazza ? Magra e gialla , quasi rifinita ; con i denti guasti e lunghi ; un ' aria stupida e gli occhi del colore delle frutta marce . E , a venti anni , già vecchia e logorata . Erano più di sette anni che Remigio la sopportava ; ma , sempre di più , la sua avversione cresceva ; e , d ' altra parte , l ' odio di Giulia faceva altrettanto ; perciò quasi tutti i giorni , Giacomo e Remigio questionavano . Alla fine , il figlio dovette andarsene ; e , dopo aver patita anche la fame , era riescito ad avere quel piccolo impiego . Tali cose , con la sonnolenza e la stanchezza , gli ritornavano a memoria , rapidamente ; mentre pareva che il moribondo non lo vedesse né meno . Allora , si scostò dal letto ; e si mise a sedere nell ' ombra che faceva una scatola vuota accanto alla lucernina . Una grande tristezza lo invase , sentendo confusamente quanta ambiguità gli era attorno ; e come , tra qualche giorno soltanto , egli si sarebbe trovato a contrasti violenti e insoliti . Infatti , Giacomo aveva promesso a Giulia di lasciarle tutta la parte del patrimonio che la legge avrebbe consentito di togliere al figlio . La ragazza , quand ' egli senza rimedio peggiorò della gamba , portò via , aiutata dalla zia , quanto le fu possibile : lenzuola che non erano state adoprate mai , strumenti agricoli , il letto dove avrebbe dovuto dormire Remigio , le posate , i gioielli della prima moglie , i vestiti ; e vendé perfino tre botti piene . Luigia , che s ' avvedeva soltanto in parte di queste cose senza avere mai il coraggio di verificare i suoi sospetti , anche per paura del testamento , seguitava a non dirne parola , obbedendo anzi a Giulia ; specie quando il suo dolore sincero le fece perdere la testa . Remigio , sentendosi straziare , e vergognandosi di non saper far niente , si alzò ; riuscendo abbastanza ad essere calmo , perché voleva comportarsi come se tra lui e suo padre non fosse accaduto mai niente . E , non avendo incontrato Giulia , ne provò quasi piacere ; quantunque indovinasse che ella stessa non aveva voluto farsi vedere . Egli aveva gli occhi di un castagno chiarissimo e limpido , che non somigliava a nessun altro , quasi sbiadito ; qualche volta , pareva che tremassero e si accendessero come quelli dei conigli . I baffi , meno biondi dei capelli , d ' un colore bruciato , erano attaccati con le punte alle guance ; il mento un poco tondo e forato nel mezzo . Il suo viso , quasi sempre rassegnato , era ora doventato febbrile . Non stava più a capo basso , e gli sussultavano i muscoli della mandibola . Si riavvicinò al capezzale , e disse al padre : " Tornerò domattina . " Gegia rispose , in modo molto significativo , a cui egli non fece caso : " Lo assistiamo noi . " Giacomo , guardatolo appena , gli disse , come se non ce lo volesse : " Addio ! " Remigio , allora , rientrò in città , e dormì ad un albergo . Perché il padre , prima di morire , non voleva riconciliarsi ? Si domandò se avrebbe dovuto farglielo dire da Luigia ; ma non osò , per timidezza e per paura che il padre , invece d ' avere questo sentimento , gli rispondesse magari qualche parola che gli sarebbe restata sempre a mente . Il giorno dopo , le donne chiamarono il prete : un giovane muscoloso , bruciato dal sole , con gli occhiali turchini e la tonaca troppo stretta per il suo grasso . E , siccome il malato , quantunque lo conoscesse e fosse religioso , non voleva farlo passare , Remigio si provò a persuaderlo . Ma , fino alla sera , non volle confessarsi . Gli sembrava di allontanare la morte , se non desse retta a nessuno ; e voleva morire senza lasciarsi vincere . Così , fino all ' ultimo , non aveva voluto chiamare il medico ; e , ora , lo curavano per forza , troppo tardi ; contro la sua volontà . La cancrena gli si spargeva nel sangue , ma si ostinava a ritenersi più forte di essa ; con una fiducia , quasi superstiziosa , soltanto in se medesimo . E troppo sdegno aveva sentito contro Remigio ; perché , proprio in punto di morte , si disponesse a mostrarglisi grato d ' essere tornato appositamente alla Casuccia ! Del resto il suo cervello si alterava con il male , e il suo discernimento si faceva indeterminabile . Intanto venne il chirurgo Umberto Bianconi ; uno dei più reputati a Siena , ma non valeva gran che : aveva fatto carriera presto , perché suo padre insegnava all ' università . Piccolo e magro , una barbetta castagna , brutta , quasi cappuccinesca , con gli occhi neri , dov ' era un sorriso di astuzia , da scimmia , un poco miopi , mai fermi , quand ' egli parlava si baloccava a lisciare con l ' unghia d ' un pollice quella dell ' altro ; e non guardando mai in viso , ma sempre intorno . Maligno e maldicente , anche senza ragione , a motivo della sua falsa gentilezza , s ' era fatto nome di buono e di modesto ; e faceva pagare tali conti che gli procuravano un rispetto sempre maggiore . Quando c ' era un moribondo abbastanza ricco , magari come Giacomo , non aveva nessuno scrupolo a raddoppiare le visite ; ordinando rimedi che non servivano a niente . Sapeva che il disgraziato doveva morire ; ma egli mostrava di sperare sempre , proponendo cure costosissime , chiamando a consulto altri medici con i quali fingeva le più coscienziose preoccupazioni . Aveva avvertito Remigio perché a Siena quasi tutti sapevano quale pasticcio era in casa di Giacomo ; e non voleva trovarsi a qualche responsabilità . E perché , dovendosi far pagare il conto da lui , voleva renderglisi simpatico . Si tolse il pastrano turchino , con il bavero di velluto , mettendo dentro una delle tasche i guanti di pelle , foderati di lana , prima di consegnarlo a Dinda ; che l ' attaccò . Dietro di lui , entrò Giulia ; e , siccome s ' era sfogata tutta la notte e la mattina con la zia contro Remigio , studiando come doveva fare , riescì a comportarsi come se Remigio non ci fosse stato . Messasi un grembiule bianco , da infermiera , aprì subito , con una chiavettina che teneva in tasca , la cassetta degli strumenti chirurgici ; poi , mentre il Bianconi tastava il polso al malato , vuotò un fiasco di lisoformio dentro una catinella . Si fermò un poco , con le mani su i fianchi , perché Giacomo la cercava con gli occhi fino da quando era entrata ; poi , mise in fila , sopra un tavolincino , i rotoletti delle fasce accanto alla garza e alla bacinella . Luigia cominciò a sfasciare i piedi tenuti fermi da Gegia e da Dinda . Poi , il Bianconi sollevò , con una pinzetta , l ' ultima strisciolina attaccata alla pelle . Le dita s ' erano gonfiate fino a scoppiare , aprendosi ; mentre il rimanente delle gambe erano magrissime , senza più carne . Il Bianconi si voltò a dietro , e disse a Remigio : " Venga a vedere . Qui , ho tagliato ; cercando d ' impedire che il male si propagasse . Ma l ' infezione era già troppo dentro . " Poi medicò e rifasciò ; aiutato sempre da Giulia . Remigio , accompagnandolo fino al cancello della strada , gli chiese : " Quanto potrà vivere ? " Il chirurgo , guardando un cipresso per non far vedere il sorriso che gli era spuntato su le labbra , rispose : " Fino a domattina , forse . " Quando il giovane rientrò nella camera , le due assalariate e Luigia mettevano il malato in un ' altra positura . Giulia , rinchiusi i ferri dentro la cassetta e giunta a metà della stanza accanto , disse a Dinda che veniva dalla cucina con un recipiente d ' acqua calda : " Io voglio che il padrone parli in faccia a due testimoni . Se muore senza che sia qui il notaio ? " Fatta questa domanda , ch ' era piuttosto una riflessione , tornò lesta in camera e vociò con un ' aria risoluta e indispettita ; senza né meno avvicinarsi al letto : " Vuol chiamare due persone , perché non mi sia negato quel che mi si spetta ? " Giacomo , dopo un urlo che fece capire quanto fosse atroce il suo spasimo , le rispose : " Io farò testamento . Chiama il notaio per stasera . Il Pollastri : lo sai . " Allora , ella , data prima un ' occhiata arrogante alle tre donne , gli sorrise ; poi uscì . Ma il Pollastri era a fare un altro testamento ; parecchie miglia distante dalla città ; e fino al giorno dopo , forse , non sarebbe tornato : Giulia l ' attese invano , fino a buio , seduta sopra una seggiola , morsicandosi le labbra . La mattina dopo , Giacomo era già in agonia ; e quando tentava di dire qualche parola , nessuno lo intendeva . Da tutte e due le finestre aperte , l ' aria odorosa della primavera entrava nella camera . Le anatre schiamazzavano , sguazzando nel fango del fontone ; e le galline , che nessuno s ' era ricordato di governare , crocchiolavano forte . Un lungo suono di campane scivolava per il cielo ; da Siena alta , giù verso la Val d ' Arbia . Un mucchio enorme di nuvolette rosee si radunò sopra i pioppi della Tressa , come richiamato da quel suono . Passavano i barrocci e le diligenze . Giacomo aveva gli occhi chiusi , con le palpebre quasi trasparenti e violacee ; dalla bocca mezzo aperta , respirava affannando e interrompendosi quando il rantolo gli chiudeva la gola . Le narici doventavano sottili e ceree . Allora , gli dettero un tubo di ossigeno . Remigio sorreggeva il cannello di gomma ; da cui il gasse esciva con un sibilo sottile ; e il morente protendeva le labbra , si scoteva e inghiottiva . Una volta sola , aprì la bocca : la lingua e il palato erano chiazzati di rosso scuro . Luigia disse : " Ha arsione . Guarda che asciuttore ! " Gli accostarono alla bocca un bicchiere , credendo che potesse bevere ; ma gli rovesciarono l ' acqua giù per la barba e la camicia . Remigio avvolse a un fuscello un poco di cotone idrofilo bagnato e glielo mise su la lingua . Il morente lo strinse ; come per succhiarlo . Poi il respiro doventò più grave e più rado , le mani gli si gonfiarono ; si scosse , lamentandosi . Mentre le donne piangevano , guardandosi l ' una con l ' altra , entrò Giulia ; ma , fermatasi su la soglia e capito che non c ' era più tempo , escì come il vento . Remigio , andato dagli assalariati , che non conosceva né meno , a dire che smettessero di caricare un carro di letame , perché non facessero chiasso , tornò in punta di piedi . Ilda lo guardò fisso , con le lagrime che le scappavano dalle palpebre bionde come l ' oro . Allora , chinata la faccia , si avviò verso la camera ; ma Giulia , che non se lo aspettava , attraversò accanto : non era più vestita da casa ; e dal cappello le dondolavano un mazzetto di rosine tutte volte in giù . Remigio , presala per un braccio , la fece camminare all ' indietro fino alle scale ; e ve la spinse . Poi , tremando tutto , ma dominandosi , con le mani entro le tasche della giubba , andò nella camera . Un cero , cadendo , s ' era rotto . E siccome non poteva più stare infilato nel ferro del candeliere di legno , lo legò con uno spago alla spalliera del letto . Il cadavere era doventato , come improvvisamente , d ' un giallo spaventevole ; e gli sparsero sopra , dopo avergli messo un vestito , che Giacomo non aveva mai voluto rinnovare , pochi fiori di campo , portati da Dinda , la moglie di Picciòlo . II Remigio , svegliandosi , sentì ch ' era sudato . Un senso di scontento , quasi di rimpianto , gli invadeva l ' anima ; e , ricordandosi , come un peso improvviso , che suo padre era stato sotterrato la sera innanzi , richiuse gli occhi ; credendo di poter dormire ancora . Ma , sbadigliato due o tre volte , andò ad aprire la finestra . Lontano , dalla Montagnola , bubbolava ; e le nuvolette primaverili attraversavano il cielo come se sobbalzassero . Il ciliegio , dinanzi alla finestra , aveva messo le foglie ; e i tralci delle viti , le gemme . I grani , d ' un pallore quasi doloroso , luccicavano ; perché la notte era piovuto . Tutte queste cose le aveva viste anche i giorni innanzi ; ma , quella mattina , capì che gli sarebbero piaciute per la prima volta ; e che doveva amarle , perché non c ' era altro per lui . Vestitosi in fretta , scese le scale ; evitando di parlare con quelli di casa ; e si trovò con Berto . Il saluto dell ' assalariato gli destò simpatia per tutti gli altri ; e , perché si sentiva arrossire d ' essere ormai il padrone , non gli rispose . L ' assalariato , credendo che fosse per superbia , gli voltò le spalle ; e se n ' andò nel campo , fischiettando . Quando fu in fondo allo stradone , tra i due filari delle viti più belle di tutte le altre , si fermò ; e , guardando Remigio sorrise di scherno ; poi , prese lungo una fossacciola . Berto era curioso di conoscere come Remigio si sarebbe comportato e avrebbe fatto ; sapendo che non s ' intendeva di agricoltura ; e che , secondo le voci di tutti , purtroppo vere , si trovava senza denaro e con parecchi debiti del padre . Intanto , Berto e gli altri due assalariati avevano capito che potevano non obbedirgli ; perché egli , dovendosi rimettere ai loro pareri , a meno che non avesse preso un fattore , non avrebbe potuto né meno rimproverarli . Così , le prime volte che egli aprì bocca per arrischiare qualche osservazione , gli risposero , ridendogli in viso , che sarebbe stato impossibile fare differente da come avevano fatto . Stando su l ' aia , dove mancava poco che non sdrucciolasse per via della pàtina di fango e dell ' erba spuntata tra mattone e mattone , vide Tordo uscire dalla stalla ; e gli disse : " Bisogna dare subito lo zolfo alle viti . " " Ma che le pare ! È presto . Ci vorranno altri quindici giorni ; e poi , è bene aspettare che il tempo si rimetta . Del resto , io faccio come lei vuole ; ma senta pure anche gli altri , e vedrà che le dico bene . " " Dove sei stato ora ? " " Dove sono stato ? A governare i bovi . O non lo capisce da sé ? " " Non avevi ancora finito ? " Tordo non gli rispose più ; ma chiamò la moglie ; e le chiese se gli aveva fatto abbrustolire il pane . Gegia , che aveva ascoltato le parole di Remigio , rispose da dentro casa : " Che ti affatichi tanto tempo nella stalla ? Diranno che perdi tempo . Facevi meglio a venir prima a mangiare . " " Stai zitta ! " Remigio , che lo aveva seguito con lo sguardo , arrossì un ' altra volta e non ebbe il coraggio di dire altro ; anzi , pensò che era bene aspettare qualche giorno sperando che avrebbe potuto scegliere uno degli assalariati per fidarsene . E tornò in casa . In cucina , c ' erano , a prendere il caffè , Ilda e la matrigna ; e quando entrò , abbassarono gli occhi entro la tazza . La matrigna disse a Ilda , picchiandole il cucchiaino sopra una spalla : " Spicciati ; c ' è da fare . " Egli allora sentì il bisogno di dire qualche cosa , che facesse piacere a loro ; preso da un desiderio di tranquillità . Ilda , asciugandosi le mani , perché aveva già lavata la sua tazza , gli sorrise e andò via . Luigia gli disse : " Quando credi di sistemare bene tra noi ? " Egli alzò la voce , ma sempre con dolcezza : " A pena che sarà possibile , ho detto . " " Ma quando ? Mi pare che tu non ci pensi . " " Ho dato l ' incarico , ieri sera , al notaio Pollastri di parlare con il suo avvocato ; che io non so né meno chi è ! " Luigia non rispose . Allora , Remigio la rimproverò : " Perché vuol tenermelo nascosto ? Le cose si faranno sempre più lunghe . " La matrigna , debole e sospettosa , gli dette un ' occhiata ; che gli fece capire come ne sapeva più di lui e chi sa con quali precauzioni si faceva aiutare anche dai parenti . Egli , che voleva comportarsi lealmente con lei , e riteneva inutile ricorrere agli avvocati e ai notai , provò una delusione cattiva . Infatti , gli dispiaceva a essere trattato con una diffidenza maliziosa ; della quale non c ' era bisogno . A quale scopo , poi ? Non era disposto ad accomodarsi nel miglior modo possibile con lei ; tenendola in casa , anche se la legge gli consentisse di mandarla via ? E , quantunque fosse abituato a non essere né amato né rispettato , gli rincresceva , proprio ora quando avrebbe voluto non provare nessun odio , a non sentirsi sicuro in mezzo agli altri . Riflettendo a queste cose , guardò le mani della matrigna ; e , senza alzare gli occhi al suo viso , e senza più parlare , se n ' andò . Attraversando il salotto , rivide il ghiro imbalsamato , quel ghiro che suo padre aveva tenuto due anni dentro una gabbia ; rivide anche gli uccelli . Uno specchio antico , screpolato , in una cornice la cui indoratura s ' era scrostata e rotta , li rifletteva , ed egli , allora , si mise a guardarli nello specchio . Girò gli occhi per tutta la stanza : era rimasta quasi nuova , e si ricordò bene di quando il pittore l ' aveva rifatta ; gli parve perfino di riavere nel naso l ' odore della calce spenta dentro i secchi di latta . Quelle righe rosse , che in tutti e quattro gli angoli s ' intrecciavano con svolazzi ripiegati , e d ' un altro colore , gli parvero come staccate da tutta la parete e animate d ' una vita propria . In camera , i cassetti erano ancora chiusi con le chiavi che egli non aveva ; e non sapeva né meno quel che contenessero . Il letto stava di traverso alla stanza ; i campanelli elettrici pendevano con i fili attorcigliati . Aprì l ' uscio della stanza accanto , dove era morto Giacomo ; e stette un poco a respirare l ' odore rimastovi : il letto alto era stato rifatto , e sopra non vi restava nessun segno del cadavere . Il sole , entrando dalla finestra aperta , gli fece venire un brivido che lo scosse nel cuore . Il pavimento , ancora umido di aceto aromatico e di acido fenico , pareva che non potesse più prosciugarsi . Qualche ragnatela s ' era stesa fra i travicelli ; e il tralcio di una rosa rampichina veniva sul davanzale della finestra . A un tratto , l ' altro uscio della stanza si aprì ; e Luigia , in punta di piedi , senza lasciare il croccino , sporse la testa e le spalle ; ma , veduto il figliastro , tornò indietro e richiuse . Perché , invece , non era entrata ? III All ' ora del pranzo , Luigia mandò Ilda a chiamarlo . Mangiarono la minestra quasi senza parlarsi ; evitando d ' irritarsi subito . Anzi , Remigio fu sinceramente pieno di garbo . Ma la matrigna sospirava , e s ' occupava più d ' Ilda che di lui . Dopo il lesso , egli chiese : " Non c ' è altro ? " Ella rispose : " Quanti denari ti ritrovi ? Se tu vuoi , c ' è rimasto , d ' una settimana fa , un pezzetto di parmigiano : l ' avevo messo da parte io . " " Me lo dia . " Ella fece scostare Ilda dalla tavola , mandandole in dietro la sedia ; e , senza alzarsi da sedere , aprì il cassetto ; poi , siccome il suo braccio non arrivava a frugarci , disse : " Guardaci da te ! " Il formaggio , una fettuccia dura accanto alla crosta nera , era doventato verde e asciutto , come quello che si mette nelle trappole dei topi ; ma egli lo mangiò lo stesso . Luigia , guardatolo un poco , gli chiese : " Perché non andiamo insieme dal notaio Pollastri ? " " Lasci che prima venga a fare l 'inventario." " Io ho fretta soltanto allo scopo di fare le cose bene in regola ; e in modo che fra me e te non ci sia mai niente da ridire . " Egli s ' impazientì : " Ho capito ! Ho capito ! Ed io voglio fare lo stesso . " Ma ella cominciò a lagrimare , guardandolo fisso ; con gli occhi spalancati . Egli abbassò la testa , per dire : " Mi pare impossibile che della mia povera mamma non ci sia rimasto né meno un anello ! E pure mi pare che mio padre non avesse dato niente a lei , di quelle cose ! " " No ; non voleva né meno che toccassi il cassetto . Mi regalò una catena d ' oro quando ci sposammo ; ma la comprò proprio allora , a posta ; e , poi , non ho avuto altro . " " E dove è sparita , dunque , la roba ? Vuol dire che è stata rubata . " " Chi vuoi che te l ' abbia rubata ? È impossibile . " " Giulia , forse . " Ma la matrigna alzò la voce ; e gli disse : " Io non ne so niente : bada di non comprometterti . " " Allora , che cosa ne pensa ? Crede che l ' abbia venduta lui ? " " Ah , no , di certo ! Tuo padre non l ' ha venduta . " Remigio perdeva sempre di più la pazienza , e batté i pugni sul dorso della sedia . Ella gli disse : " Non c ' è bisogno che tu t ' inquieti . Quando fai così , non ci si parla più con te . " " E con lei ci si parla , forse ? Mi pare , scusi se glielo dico , che non capisca niente ! " " Ah , già , io non ho capito mai niente ! " Egli sbuffò e si mise a camminare su e giù per la stanza , deciso a offenderla di più ; ma ella , fatto il nodo al suo tovagliolo , escì . La cugina , voltandogli sempre le spalle , lavava i piatti ; e , intanto , stava ad ascoltare . Che poteva ricavare dai discorsi di una donna a quel modo ? IV Giulia , la notte innanzi che Giacomo morisse , buttatasi vestita sul letto , non aveva dormito . Tendeva l ' orecchio ad ogni rumore della strada e ad ogni tramestio della casa ; ma la rabbia la sfiniva sempre di più , e la mattina non aveva forza di reggersi in piedi . Allora , rinfrescatosi il viso con l ' acqua , andò ad assicurarsi da sé che il moribondo ormai non avrebbe potuto più dire niente al notaio ; anche se fosse venuto prima dell ' alba . Tornò nella sua camera , si racconciò alla meglio il vestito che sul letto le si era spiegazzato ; e pensò di correre subito a farsi consigliare da qualcuno . Scacciata da Remigio , andò in casa della zia ; e , con lei , dall ' avvocato Renzo Boschini ; che ambedue conoscevano da prima , per un ' altra faccenda . E scelsero bene ; perché il Boschini non sentiva scrupoli ; o , per lo meno , li sapeva quietare . Quando gli riesciva , si faceva pagare prima ; e poi i clienti dovevano rimettere la causa nelle mani di un altro , perché era difficile che egli non si adoprasse ad imbrogliarla anche di più ; accordandosi magari con i suoi avversari di tribunale . Dagli altri avvocati non solo era tollerato , ma scusato ; perché a vincere una causa sostenuta da lui non ci voleva gran talento ; quando avessero pensato d ' offrirgli , senza averne l ' aria , una parte dei loro guadagni . Tutto consisteva nel farlo con decenza e con dignità ; o con qualche pretesto raffinato , che era un capolavoro di malizia e di cultura legale . E , poi , ridevano di lui e di come si lasciava adoprare . Le due donne lo trovarono , per l ' appunto , nella stanza d ' ingresso dello studio ; mentre accendeva una sigaretta alla pipa del suo scrivano ; un vecchio sudicio che portava il mantello anche d ' estate , con i baffi sempre sporchi di saliva e di tabacco . Il Boschini le guardò , come soleva , alzando la fronte ; dove stavano appiccicati due riccioli neri : pareva che i suoi occhi sgusciassero dietro gli occhiali . Fosca , la zia di Giulia , una donna che aveva partorito dieci figliuoli , gongosi o tisici , soffriva di male al cuore ; e , avendo salito in fretta le scale , per tener dietro alla nipote , si reggeva una mano su la bocca , perché si sentiva scoppiare ; e avrebbe voluto appoggiarsi a una sedia . Ma sedie , all ' infuori di quella dove stava il vecchio scrivano , non ce ne erano . Da un rettangolo sul muro , meno polveroso e meno sudicio , si capiva che ci doveva essere stato , qualche volta , un canapè . Giulia aveva da vero un poco di febbre , e le era venuta una bolla sotto il labbro . L ' avvocato Boschini fece passare le due donne in un ' altra stanza ; e , informatosi con poche parole , all ' incirca , di quel che si trattava , disse , disfacendo tra le dita la sigaretta insalivata : " Se non c ' è testamento in suo favore , è impossibile ottenere niente ; a meno che " proseguì , invogliato di fare una causa come non gli capitava più da qualche tempo " ella non porti qui due testimoni che possano dire , per esempio , che il signor Giacomo Selmi , prima di morire , un dato giorno , ha dichiarato in faccia a loro di essere debitore verso di lei di una certa somma prestata , e che ha obbligato a pagarla il suo erede ... come si chiama ? " " Remigio ! " Egli si rivolgeva sempre a Giulia , e mai a Fosca ; che , del resto , s ' era distratta pensando : " Anche gli avvocati , con noi poveri , si comportano come tutti gli altri . Questo non ci dà né meno da sedere ! " . Ma il Boschini , dopo aver suggerito questo mezzo , deliziandosi a vedere se l ' avrebbe preso subito , continuò : " Ci sono o no questi due testimoni ? Ci pensi bene , perché bisogna portare cose concrete e non chiacchiere . Altrimenti , lei mi farebbe compromettere per una causa non giusta del tutto ; che io mi rifiuterei di fare . Perché , sopra ogni cosa , devono stare la verità e la giustizia . " E con le mani pareva che volesse collocare la verità e la giustizia sopra qualche piedistallo . " Che forse io faccio l ' avvocato per quel pezzo di pane che me ne può venire ? " Giulia , quasi inebriata del suggerimento , sorrise : " I due testimoni ci sono . " Ella rispose così , pur sentendo , quasi immediatamente , che non avrebbe più potuto tornare a dietro ; ma l ' avvocato non le dette tempo a pentirsene ; e le chiese : " Si ricorda come si chiamano o me lo vuol dire domani a mente più riposata ? " " Domani , domani ! " " Bene ! Si vede che lei non farà questa causa per avidità . E ... quanti sono stati i denari prestati da lei al signor Selmi ? Badi che la somma sia verosimile , perché se anche gli avesse prestato , poniamo il caso , ventimila lire , il giudice , per quanto fosse vero , potrebbe sospettare . Bisogna che questa somma sia molto più piccola . Se ne ricorda ? Egli voleva far le cose con una certa saggezza e non esagerare troppo . Giulia si trovava impacciata ; ma credette che , a non rispondere subito , l ' avvocato avrebbe voluto forse non prendere più la causa . Poi , a passare da bugiarda in quel momento , non ci sarebbe stato più rimedio . Soltanto un ' altra bugia la toglieva d ' imbarazzo . E , perciò , disse : " Siccome non tengo conto di cento lire più o cento lire meno , sono nel giusto se mi faccio restituire tremila lire . " " Bene . È una somma conveniente . Ed altri crediti non potrebbe vantarli ? Per esempio , le ha pagato sempre il salario ? Mi sembra che , se ella gli ha dovuto prestare tremila lire , il signor Selmi non avrà sempre potuto essere puntuale a pagare lei ! " Ella , rifletté un poco e disse : " Mi promise trenta lire al mese , e non ho mai riscosso niente . " " Quanto tempo è ? " Giulia rifletté più a lungo ; e rispose : " Sei anni . " " Non potremo chiederne che cinque . La legge non ne consente di più . E cinque anni , se non sbaglio , importano mille e ottocento lire , che con le altre arrivano a quattromila e ottocento . Ossia , possiamo dire , cinquemila . E siccome è probabile che dobbiamo venire a una transazione , perché bisogna prepararsi anche al peggio , è prudente , direi , chiederne ottomila ! " Quando le due donne uscirono dallo studio , tremavano dalla gioia . Anche l ' avvocato si sentiva meglio , più allegro , quasi faceto e soddisfatto ; intelligente . Del resto , dovutosi pochi mesi prima separare dalla moglie infedele , e presa in casa una giovane di cui era innamoratissimo , provava simpatia anche per Giulia ; e a lui non importava molto accertarsi se Giulia mentisse interamente o a mezzo : durante la causa , se avesse avuto ragione Remigio , la verità sarebbe venuta a galla da sé . E questa , scusando la coscienza con il trovarsi messa su dall ' avvocato , che sapeva meglio di lei quel che doveva essere deciso , non esitò più . Pigliare con le buone Remigio era impossibile ; e , se non andava fino in fondo , avrebbe avuto il danno e le beffe . Bisognava che gli rendesse pane per focaccia ! E tra Fosca e Giulia , i due testimoni furono pescati il giorno stesso : il primo un tipografo , amico di Fosca ; che , per l ' appunto , tanto per fare una passeggiata in campagna , era stato a trovare per conto di lei il Selmi ; e ci si era trattenuto a tenergli compagnia . L ' altro , Chiocciolino , un sensale , mezzo epilettico , che aveva questionato a morte con Giacomo per una bazzecola ; pretendendo , come ripicco , di avanzare il pagamento di due maiali . Era anche riuscito , durante la malattia , a ficcarsi in camera a minacciarlo ; e l ' avevano dovuto riportare fino in fondo alle scale . Il tipografo Corradino Crestai , soprannominato Ciambella , era alto quasi due metri , magro e sempre giallo , con due occhi che sembravano di piombo ; con le dita delle mani così affilate che si vedeva la forma degli ossi . Si prestò a far da testimonio , perché gli pareva ingiusto che Giulia restasse senza né meno un soldo dopo aver avuto buona ragione a sperare di essere l ' erede di quasi tutto . Il sensale era pieno d ' un odio cieco : dopo averne inventate di tutte , anche sul conto della moglie di Giacomo , tanto per vendicarsi , ora gli capitava proprio l ' occasione di beffare Giacomo morto ; quasi avesse potuto obbligarlo a sborsare di tasca quelle ottomila lire . E , intanto , anch ' egli fece causa a Remigio , per essere pagato dei due maiali , ormai famosi tra i mercanti di Siena : dugento lire sole , del resto ! Ma , a quel tempo , non erano poche . Il Selmi era morto senza lasciare amici . Il suo carattere aspro e cupo gli aveva dato fama di cattivo ; ed egli , sapendolo , s ' era allontanato sempre di più anche dagli amici . Quasi tutti i mercanti e i contadini , che s ' informavano della malattia , perché era molto conosciuto , accolsero la notizia della morte quasi con soddisfazione ; come se l ' avesse meritata . E tutti rivolsero il malanimo e la curiosità contro Remigio ; trovando così il modo di vendicarsi con lui del padre . C ' era una certa voglia di sapere quali persone egli avrebbe avvicinato , quali amici avrebbe scelto ; e se lascerebbe l ' impiego per fare l ' agricoltore . V Parecchi conti , più o meno veri ed esatti , giunsero in una settimana alla Casuccia : il fabbro avanzava tre annate , il carraio due , il droghiere aveva da riscuotere ottocento lire , il farmacista settecento , il dottor Bianconi novecento ; altri medici , chiamati a consulto , cento ; poi , c ' era da pagare la cera del trasporto funebre , la cassa , il prete , il marmista per la pietra sepolcrale : in tutto tremila lire , da aggiungersi alle ottocento dei diritti di successione . Anche Remigio andò da un avvocato ; perché gli pareva che il Pollastri avesse un modo di fare tutt ' altro che fidato . Al ginnasio , aveva conosciuto uno studente del terzo anno di liceo ; e poi s ' erano rivisti per la strada . Questo suo amico , al quale egli non aveva più parlato da anni , era l ' avvocato Mino Neretti . Remigio sperava di spendere meno che da un altro , e di essere consigliato bene . Tuttavia , la prima volta che gli riparlò , tremava e non riesciva a spiegarsi ; arrossendo e arrabbiandosi . Il Neretti lo guardò , ridendo e battendogli una mano sopra una spalla : bastò questo perché Remigio sentisse per lui un ' amicizia capace di tutto . Allora l ' avvocato , accorgendosene con piacere , lo fece passare dentro la sua stanza ; e , dettogli che si mettesse a sedere , picchiettando con la costola di un piccolo codice rosso sopra la scrivania tutta seminata di fogli e di libri aperti , lasciati l ' uno addosso all ' altro , lo rimproverò : " Dovevi venire subito da me , e non andare dal notaio ; e , poi , dal notaio Pollastri ! Quello è un imbroglione che ti mangerà ogni cosa . " Remigio , spaventato , sentì come addentarsi fino al cuore . " Se tu vuoi che io mi occupi delle tue faccende , prima liberati dal Pollastri ; e lascia parlare me alla tua matrigna . Se credi , le scrivo subito una lettera ; per invitarla a venire qui . Vi accomodo io ! Ma , piuttosto , c ' è un ' altra cosa molto più grave ... Tu , forse , ancora non la sai ; ma è bene che t 'avverta." Il Neretti smise di picchiettare con il codice ; e , riponendolo nel punto più sgombro della scrivania , proseguì : " Giulia , quella ragazza che teneva in casa tuo padre , ti fa causa . " Il giovane , impallidendo , si alzò di scatto : " Mi fa causa ? " E tentò sorridere , per essergli simpatico e per mostrarsi fiducioso di lui : " Come può farmela ? " Il Neretti , burlandosi dei modi di Remigio , vedendolo così esaltato e nello stesso tempo smarrito , aggiunse con un dispiacere sincero , perché era buono : " Dice che avanza da te ottomila lire . " Remigio rimase così sottosopra , che non capì più niente . L ' avvocato , lasciando prima che quell ' emozione diminuisse , lo richiamò in sé minacciandolo ; anche con lo scopo di conoscere , per sua curiosità , se aveva ragione o torto : " Le deve avere , sì o no ? " " Se le dovesse avere , gliele darei . E come l ' hai saputo ? " Il Neretti batté il pugno su la scrivania , come se non gl ' importasse né meno di sfondarla : " Di questo non te ne devi occupare . " Ma , per attenuare l ' effetto che gli vedeva anche nel viso , aggiunse : " Ho visto la domanda per ottenere il gratuito patrocinio , che fa il suo avvocato , il Boschini . " " E allora ? " " Allora , aspetteremo ; e noi ci opporremo . Vedremo le ragioni che portano ! Sei sicuro che tuo padre non ha fatto testamento ? " Il giovane si mise una mano sul cuore palpitante ; e disse , provando un certo piacere : " Ormai , ne sono sicuro ! Il Pollastri me lo avrebbe detto . " L ' avvocato , appoggiandosi alla poltrona , di traverso , e arricciandosi i baffetti , stette un poco a pensare ; poi , disse : " Non capisco perché anche un sensale ti faccia causa per dugento lire . " " A me ? " Il Neretti , arrabbiandosi , gridò : " A me , forse ? Non sei tu Remigio Selmi , erede del fu Giacomo ? " E fece una sghignazzata . Remigio , mortificato rispose : " Sì , sono io . " L ' avvocato , allora , sorrise : ingenuo fino a quel punto non lo avrebbe creduto mai . Ma si propose di aiutarlo il meglio che fosse possibile . " L ' avvocato di questo sensale è lo Sforzi . " " E come faccio io a trovare questi denari ? T ' ho detto , appena entrato , che mi sono arrivate tremila lire di conti da pagare ... E , poi , ci sarà la successione ! " " Eh , non ti spaventare ! Oggi parlo io con il direttore del Banco di Roma ; e ti faccio dare quel che ti occorre . Fai una cambiale ... Per esempio , se ti ci vogliono tremila lire , tu devi fare , invece , una cambiale di tremilasettecento ; così , fra tre mesi , alla prima scadenza , hai già il denaro per scontarne il quinto ; aggiungendovi , di tasca tua , una sciocchezza ; quaranta lire , mi pare , più lo sconto ... Hai fatto mai le cambiali ? " "No." " Allora te lo insegnerò io . Il mio giovane di studio ti ci metterà la firma , che ci vuole per la banca . " E , poi , dopo averlo guardato , aggiunse : " Si vede che ancora non hai mai vissuto . Bada però , che con le cambiali ci vuole giudizio ! E io mi presto a fartele fare soltanto a patto che tu badi ai tuoi interessi e che tu non sciatti il denaro . Ora , vattene ; e torna domani ; e bada di tenermi informato di ogni cosa , e di non fare niente senza il mio consiglio , perché cercheranno d 'imbrogliarti." Gli dette la mano , e lo sospinse verso la porta foderata di lana verde . Il Neretti si sedé , mangiucchiandosi l ' unghia d ' un pollice : Remigio gli aveva fatto ricordare tante cose del passato ; e , sentendosi troppo distratto , invece di studiare un processo che aveva alle mani , si mise alla finestra a fumare . Aveva trentadue anni : piuttosto magro , con un ciuffetto nero e due anelli d ' oro alle dita . Quando rifletteva , teneva la bocca chiusa e mandava a ogni momento il fiato giù per il naso , strizzando gli occhi rotondi ; come se fossero stati troppo grossi per le loro palpebre . Remigio si credette sicuro , persuaso e contento d ' essere stato accolto confidenzialmente dal Neretti ; quantunque ora fosse avvocato , ed egli avesse soltanto la licenza ginnasiale . Ma quando , la sera , tornò alla Casuccia , dopo aver girato senza scopo tutto il pomeriggio , provò una delusione forte ; e si chiese perché era stato così espansivo e aveva dato importanza a cose che ora gli parevano insignificanti . Alla matrigna non disse nulla dei due processi , volendo prima aspettare d ' essersi messo d ' accordo con lei ; perché gli venne il timore che avrebbe fatto come Giulia . Invece , Luigia sapeva già ogni cosa ; perché glielo avevano detto Giulia e il sensale , aizzandola contro il figliastro , mettendole tanta diffidenza da farla quasi decidere a ricorrere al tribunale . E , credendo che ancora non sapesse niente , stette zitta ; temendo , ch ' egli , preso dalla collera e comprendendo quali difficoltà stava per incontrare , non si mostrasse meno buono verso di lei e meno disposto a cedere con larghezza quando doveva essere stabilita la quota del suo usufrutto . L ' aia della Casuccia era già buia ; tra la casa , la capanna e la parata . Egli si sentì salutare da Berto e da Tordo , che stavano seduti insieme sul primo scalone della loro casa . Moscino , che era figliolo di Picciòlo e fratello di Lorenzo , cantava tra i cipressi ; e , tutto a un tratto , attraversò l ' aia saltando : aveva quindici anni ; magrolino , con la pelle annerita dal sole . Finché non era proprio inverno , portava soltanto un paio di calzoni , che gli arrivavano ai ginocchi ; la camicia sempre rimboccata , perché mancavano le maniche . Ma la domenica si metteva un vestito nero , cucitogli dalla mamma ; e , al collo , una sciarpa rossa a fiocco . Con il sigaro in bocca , andava a sentire la musica militare in città ; e , la sera , cercava di tornare in compagnia di qualche ragazza ; per darsi l ' aria d ' essere un giovanotto . Remigio , che s ' era fatto prestare la mattina due lire dalla matrigna , per le sigarette , si chiuse in camera e si mise a fumare . Qualche lume , a Siena , s ' accese ; e , siccome non si distinguevano bene le case , perché c ' era un poco di caligine , pareva che quei lumi stessero per aria , sospesi ; e , quando Moscino si rimise a cantare , gli parve che tutto fosse stupido e insulso come quel canto . VI Il Pollastri , uno dei più vecchi notai di Siena , era molto rispettato e tenuto in conto . Bassotto , con il buzzo a pera , e sempre con il bastone e con il bocchino per fumare il sigaro , aveva una carnagione scura ; i baffi biondicci , con le punte come due spaghi untuosi e sottili ; gli occhi chiari che doventavano subito fissi e cattivi ; una voce che lunsingava ; un sorridere serio e pacato che faceva esclamare : " Dev ' essere onesto ! " Siccome la cenere del sigaro gli andava sempre addosso , molte volte seguitava a parlare ripulendosi il vestito con tutte e due le mani ; e poi , specie quando voleva ascoltare , le teneva stese sopra lo scrittoio e i pollici appuntellati sotto . Remigio era andato da lui come da un padre , contento di confidarcisi ; Luigia aveva cercato , anche per mezzo di un avvocato , di capire ch ' egli non sarebbe stato parziale a favore del figliastro . E il Pollastri , accontentando ugualmente Luigia e Remigio , trovava sempre qualche motivo per cui era necessario che tornassero da lui . E così le loro chiacchiere , attraverso una imbriacatura legale , doventavano pretese eccessive o addirittura impossibili , in contrasto tra sé e irreconciliabili ; proponendo egli , ora all ' uno ora all ' altro , accomodamenti che non potevano soddisfare nessuno dei due . Con quel suo sorriso , che gli faceva raggrinzare tutta la faccia , diceva a Remigio : " Sì , lei ha ragione ; ma , d ' altra parte , dovrebbe essere più generoso , meno tirato intendo dire , più buono verso la matrigna . " " Ma io voglio darle soltanto quel che le si spetta . Non le pare giusto ? " " Soltanto quel che le spetta ? Ma se le fa vedere che lei è disposto a più , la matrigna , in compenso , sarà più affezionata ... " " Non m ' importa ! " Il Pollastri rideva , come se avesse detto una cosa da far ridere , e rispondeva : " Ah , non gliene importa ! " Remigio , che credeva di avere risposto da furbo , come se avesse da farsi scusare di una bricconata , lo guardava ridendo ; sotto quegli enormi scaffali d ' incartamenti , a volumi , tutti con la costola nera , con un cartellino numerato . Più su della poltrona , la cui stoffa era stinta e strappata , un crocefisso d ' avorio , d ' un avorio scivolevole ; e sopra la scrivania , ricoperta d ' incerato nero , righelli e penne , bene in ordine , accanto a un enorme calamaio di vetro . Remigio ripigliava : " Che forse la mia matrigna è disposta verso di me a farsi dare meno di quello che per legge io non potrei negarle ? " " No : tutt ' altro ! " Il notaio si divertiva a sentire quelle ragioni , di cui non c ' era nessun bisogno . E Remigio rincalzava : " E allora ? " " Faccia come crede . Viene qui lei stessa a raccomandarsi , perché io dica così ! " " Non le dia retta ! Le dica che avrà il giusto , e che io non ho punto l ' intenzione di darle meno . " " Caro Remigio , ci ho perso la pazienza : gliel ' ho ripetuto già trenta volte . " E prendendo un ' aria di protezione e di degnazione paterna , quasi avesse dovuto rimproverarlo , continuava : " Io le voglio bene ; ma voglio essere di coscienza tranquilla . E , quindi , io non mi presterei a favorire eccessivamente lei a danno della vedova . Allora , Remigio si raccomandava : " " Vede che sono venuto subito da lei , senza che mi ci abbia consigliato nessuno , appunto perché lei accomodi , secondo la legge , questa faccenda : né a favore mio né a quello della mia matrigna . Ma , nel caso che la matrigna fosse contro di me con pretese sciocche e cattive , io voglio essere certo che lei penserà a tenerla a posto . " Ma , sì , stia tranquillo ! " E aveva sempre voglia di ridere . Poi , gli disse , un giorno : " Del resto , finché non sono venuto a fare l ' inventario , valutando tutto il patrimonio , è impossibile stabilire qualche cosa di serio . " " È quel che penso anch 'io." " Stia tranquillo , le ripeto . Prima di venire a parlare di somme , c ' è tempo ancora . Che importa se la vedova ha fretta ? Non sa , forse , che ci sono stati casi , tra matrigna e figliastro , che hanno leticato per i tribunali anche due o tre anni ? " Remigio , incuriosito come dinanzi a un agguato , che quasi lo lusingava , chiese : " Avrebbe fretta , dunque , la mia matrigna ? " " Piuttosto ! " " E quando verrà a fare l ' inventario ? " " Per una settimana , ormai , non posso . " " Non può ? " " Ho tanto , tanto da fare , mio caro ! Tanto ! " " E mi farà spendere molto ? " " No , no : faremo tutte le cose alla buona ! " " Ma non può dirmelo , all ' incirca ? " " Non saprei ... ancora non siamo né meno al principio di quel che c ' è da fare . " E , magari due ore dopo , diceva a Luigia : " È un ragazzo che non mi vuol dare ascolto ! Sarà difficile intendersi ! Badiamo bene ! Se seguita così , io lascio a mezzo ogni cosa e non me ne occupo più . " Luigia lo supplicava piangendo : " Per carità , la sbrighi lei questa brutta matassa ! Giacché Remigio ha avuto l ' idea buona di rivolgersi a lei , badi se le riesce di farmi dare almeno quel che mi spetta per legge ; altrimenti dovrei mettermi nelle mani di un avvocato e ricorrere al tribunale : sarebbe vergogna , per tutti quelli che lo risapessero . " Il Pollastri , stando zitto e stropicciandosi le mani , guardava la finestra come se cercasse il mezzo di escire dall ' imbroglio . Poi , prendeva di tasca la scatola dei fiammiferi ; e , dopo aver soffiato dentro il bocchino , abbassandosi sul cestello della cartaccia , accendeva un mezzo sigaro . Luigia ricominciava a piagnucolare : " Mi consigli lei ! " " Mia cara , io faccio di tutto ; ma se non mi riesce non è colpa mia . Badiamo bene ! Anzi io la metto subito in guardia ; perché , quando ho fatto il mio possibile , non voglio che s ' incolpi me . " " Ma questo non lo pensi né meno ! " " Ecco , allora , ci siamo intesi : domani , quando egli tornerà , io farò l ' ultimo tentativo . " Luigia , che avrebbe voluto trattenersi ancora , si alzava e usciva ; facendo , però , tre passi per ogni mattone . Il Pollastri , rimasto solo , prendeva un foglio di carta , in cima al quale era il suo nome fatto con un timbro di gomma a inchiostro violetto ; e scriveva con quella calligrafia grossa e aggrovigliata , tra le finche diritte e perpendicolari : " Altra mansione per colloquio con la vedova , durato un ' ora , lire venti " . Faceva la somma , con il lapis , sopra un pezzetto di carta , di tutte le mansioni ; poi , spargeva il polverino rosso su lo scritto ; lo rimetteva nel cassetto , si dava una sfregatina alle mani , una scossa al vestito ceneroso ; e passava subito ad altro . Ma al suo scritturale , che chiamava quando non c ' erano più i clienti , per fargli ricopiare gli atti notarili in carta bollata , disse una volta : " Per un ' eredità di dieci lire , non vogliono mettersi d ' accordo . Peggio per loro ! Se la mangeranno e basta ; ma non devono credere di sacrificare me , non pagandomi il conto ! " Lo scritturale , che da un pezzo aveva voglia di parlare della successione di Remigio , rispose : " Del resto , la Casuccia è un possesso che mi piacerebbe ; farebbe proprio per me . Comprerei un ciuchino ... " Il Pollastri lo guardò in faccia , e si mise a ridere : erano amici da tanti anni e si aiutavano ; perché Roberto Lenzi , pur facendogli da scritturale , aveva un patrimonietto al Monte dei Paschi . " Perché mi guarda ? Il notaio rispose : " " È un ' idea che mi piace ; e io le prometto di aiutarla . " " Dice da vero ? " Il notaio si alzò , e gli dette la mano . Lo scritturale , a cui l ' impazienza di dire tutto in una volta faceva perfino sbagliare una parola per un ' altra , disse asciugandosi il sudore freddo su la fronte : " Ecco come vorrei entrarci io . So che Remigio non ha avuto , povero ragazzo , né meno un soldo in contanti ; anzi , ci sarà subito un passivo di circa diecimila lire , perché gli faranno anche una causa ... credo una certa Giulia , che conviveva con il signor Giacomo ... " Il notaio assentì , abbassando la testa . " Deve proporgli di farsi prestare il danaro da qualcuno , ossia da me ... si fa una ipoteca ! ... E quando egli non potrà andare più avanti , comprerò ogni cosa io . Così , non si mette in balìa delle banche ! ... È meglio che s ' ipotechi con me ; non ne conviene ? Gli dice che con me si fa una cosa alla buona ... magari penso io alle spese che ci vogliono per far registrare l ' ipoteca ; così lui acconsentirà meglio . Che m ' importerebbe di dover sopportare io tutte le spese , che dovrebbero essere a metà ? Si mette , nel contratto , che egli si obbliga di rendermele dentro un certo tempo ... " Il Lenzi voleva dire tutto questo ridendo , ma non gli riesciva ; tanto era preso dall ' emozione . Aveva scoppi di riso , che gli troncavano le parole ; e quando tacque , gli batteva il cuore come se soffocasse : era grasso e biondo , con il viso che pareva gonfio di sangue , con una bocca che gli si storceva anche a respirare , con una pappagorgia come un secondo mento . Il Pollastri lo guardò un ' altra volta ; e il Lenzi , avvicinandoglisi come per leggere dentro i suoi occhi , disse tutto allegro : " Siamo d ' accordo ! " E come se avessero pensato la stessa cosa , aggiunse : " Lei mi dirà la ricompensa , perché gli affari sono fuori dell ' amicizia ; e lei avrebbe tutte le ragioni di rifiutarsi a questo accordo ; che , del resto , sarà un bene per quel cretino ; perché , o prima o dopo , dovrà vendere la Casuccia . E , se non la prendo io , chi sa in quali mani cattive va a cadere ! Invece , merita che la prenda una persona come me . Non è vero , forse ? " E ambedue si guardarono fisso , con gli occhi egualmente scintillanti ; che li abbarbagliavano a vicenda . Poi , il notaio sospirò : " Tra noi , non c ' è bisogno di discorrere troppo : ci s ' intende alla prima , e non manchiamo di parola . " Piegò un foglio di carta bollata ; e disse , sempre con la stessa voce : " Qui copierà quel contratto , che dev ' essere firmato domattina . Si ricorda quale ? " Il Lenzi lo trovò e glielo mostrò . E il Pollastri , non avendo nient ' altro da fare , andò a prendere il bastone , in un cantuccio della stanza ; si mise il cappello , senza guastare la scrinatura a taglio ; ed escì canticchiando un motivo del Verdi . Il giorno dopo , a Remigio si mostrò più premuroso del solito ; e il giovane , credendo che dipendesse dall ' averlo ormai convinto a far tutto con sollecitudine , non stava in sé dalla contentezza e dalla fiducia . Già , gli aveva fatto un buon effetto che il Lenzi , per salutarlo , si fosse addirittura alzato da sedere . La voce gli tremava , e si aspettava che il notaio gli comunicasse l ' accordo ottenuto con la matrigna : non voleva né meno sedersi , per ascoltare subito in piedi . Il Pollastri , cercando di assecondarlo a sorrisi , per non dargli di colpo una delusione che lo avrebbe mal disposto , gli disse : " Tutto va proprio bene , secondo i nostri sforzi . Io ho anche trovato un mio amico , un amico intimo , che a lei soltanto presterà quel che ci vuole per le prime spese ; di cui non si può fare a meno . " Remigio era così contento che , a queste parole , non capì di quel che si trattava ; e rispose , distrattamente , per sapere presto quel che sperava : " Grazie , grazie di tutto ! " Il Pollastri chiamò lo scritturale ; e questi , mettendosi dalla parte della finestra , dichiarò : " Io sono a loro disposizione . " Il Pollastri chiese a Remigio : " Quanto crede che le occorra ? " " Ma ! Io non saprei . " " Il signor Lenzi ha pochi denari ; ma , forse , basteranno . Se crede , domani stesso , lei può fargli una ricevuta provvisoria , e in seguito si prepareranno gli atti . " Remigio , a cui svaniva quella specie di ebrezza che lo teneva come rapito in un sogno , li guardò ambedue ; e , allora , rimase un poco perplesso . Tuttavia , volendo scusarsi di non accettare immediatamente la proposta , di cui non riesciva ad afferrare ciò che per lui era indeterminatezza , rispose : " Ancora non saprei decidere . Loro lo sanno , meglio di me , che per ora non conosco né meno quanto mio padre m ' ha lasciato e quanti debiti ci sono . " " Mio caro , male ! A quando aspetta ? Quando siamo nella sua condizione , bisogna rendersi subito conto di quel che c ' è da fare : tra le illusioni non c ' è mai da scegliere . " " E se non avessi bisogno di farmi prestare niente ? " Quelli risero ; e lo scritturale disse : " Io non ci voglio mettere bocca più : quando saranno d ' accordo , mi chiameranno . Sono sempre pronto a fare quel che posso ; ma di più no . Più buono di così non potrei essere . " Ed escì , strizzando un occhio al Pollastri , che , da solo , vide prendere una brutta piega al tentativo . Allora , finse di adirarsi , mostrandosi indispettito che un suo consiglio non venisse accolto senz ' altro . E si mise a sfogliare certe carte , che aveva davanti . Remigio , tanto imbarazzato che si vergognava , disse : " Ne parleremo quest ' altra volta ! Intanto , mi dica quel che ha combinato con la mia matrigna . " Il Pollastri , che aveva preso in mano una penna della mezza dozzina che ne aveva su la scrivania , scosse la testa e rispose : " Io non so più che dirle , da quando capisco che lei non confida più in me . " " Mi dia prima la risposta della matrigna ! " " Non ho da darle niente . " Il giovane , mortificato , si passò una mano su la fronte ; e , poi , disse più affabile che poteva : " Mi spieghi , almeno , come il signor Lenzi mi darebbe i denari : capisco bene la sua buona intenzione ! Non lo nego . " " Vorrebbe che il mio amico le prestasse i denari senza una garanzia ? " " Questo no di certo . " " È la prima volta che egli si arrischia a entrare in un simile ginepraio . E lo fa anche perché era amicissimo del signor Giacomo . Penserò io a tutto . Si figuri che egli è disposto ad accettare un ' ipoteca per venti anni al sei per cento . Lei ha tempo venti anni , venti anni dico , alla completa restituzione . Ma non solo : se non potrà pagare le rate e anzi avrà bisogno di altro denaro , glielo presterà alle stesse condizioni della prima volta . " Ormai , Remigio era quasi convinto ; e il Pollastri , accortosene , proseguì : " Vuole oggi stesso un acconto ? Se non ce l ' ha lui nel portafogli , quel che manca lo presterò io stesso al Lenzi . Vede come si fa tra amici , mio caro ? " E , sbottonatosi la tasca di dentro della giubba , posò su la scrivania un portafogli di seta rossa ricamata a oro ; l ' aprì e fece vedere alcuni biglietti da cento lire : " Noi non si chiacchiera per niente ! " Remigio , ammirandolo , senza poter staccare gli occhi da quei biglietti , rispose : " Lo so . " E , sentendosi come gonfiare il cuore , aggiunse : " Io non ne ho né meno da cinque lire ! " " Ma li prenda lei , dunque ! Lo capisco che si trova imbarazzato ! Faccia conto che siano suoi . " Ci mancò poco che non allungasse la mano ; tuttavia la timidezza lo ritenne ; e , sentendosi troppo confuso per decidersi , si alzò da sedere . Allora , anche il Pollastri si alzò ; e gli disse , accarezzandolo sotto il mento : " Rivenga domani , e troverà tutto pronto . Le dirò io quanto deve farsi dare . Rifletta , mio caro , che per un ' ipoteca a una banca ci vogliono troppe spese , e perciò non ne varrebbe la pena . Ma non solo le spese : non si sa , anche , quante garanzie ! E , poi , almeno cinque o sei mesi d ' attesa , supposto e concesso che una banca , per esempio il Monte dei Paschi , sia disposta a fare l 'operazione." Remigio tornò alla Casuccia , mettendoci almeno tre volte più del solito . Quasi gli girava la testa , la gente gli dava il senso di un ' oppressione pesante ; e sentiva il bisogno di stare zitto . Ma , la sera , prima di cenare , mentre Ilda diceva che in casa non c ' era più petrolio , parlò con Luigia . E , cominciando ad intendersi , ambedue capirono abbastanza che il Pollastri , invece di metterli d ' accordo , procurava di accrescere e di motivare la loro reciproca diffidenza . Remigio esclamò : " Ed io che mi fidavo di lui , perché da tanti anni conosceva mio padre ! " La matrigna , che fu l ' ultima a convincersi , fu però la più risoluta ; e gli giurò di far tutto nel modo più chiaro possibile . Intanto , però , pur promettendosi di non farsi più mettere su l ' uno contro l ' altro , decisero d ' incaricare lo stesso il Pollastri dell ' inventario ; temendo che egli , se non gli avessero fatto fare né meno quello , avrebbe mandato un conto da milionarî . Del resto , tutto quel denaro che si sentiva mettere a sua disposizione , a Remigio faceva piacere . Giacomo lo aveva tenuto sempre come un poveraccio , e lo stipendio dell ' impiego non gli era bastato né meno a pagare tutta la retta alla padrona di casa . Quel denaro , più sognato che posseduto , ma che poteva procurarsi , non importa a quali conseguenze , lo incoraggiava . VII Remigio , il più delle volte , si sentiva sperso ; e gli faceva caso di poter scendere nell ' aia e andare dove volesse . Il cancello della strada era tutto fuor di posto , con i gangheri strappati e arrugginiti ; schiantato , con la vernice che veniva via a pezzi . Il settembre dell ' anno avanti ci avevano legacciato i pruni e le marruche , perché non passassero a rubare l ' uva ; e le siepi ora avevano i getti nuovi . Da una parte dell ' aia c ' era la capanna : un fabbricato piuttosto basso , tarchiato , con il tetto spiovente da due parti , fin quasi a terra ; con l ' uscio sciupato da lunghe spaccature : con un trogolo di legno appoggiato al muro ; con due finestre che invece degli sportelli eran tappate da mannelle di paglia . La parata era dall ' altra parte dell ' aia ; piuttosto grande , fatta di mattoni doventati d ' un rosso quasi nero ; e , tra i mattoni , ciuffi di capperi . Attaccate alla parata , dinanzi alla capanna , la casa degli assalariati e quella padronale , con tre porte : alcuni correggiati , tra porta e porta , messi ad uncini di ferro ; e , sotto le finestre , cinque scale di legno , da piante , infilate a due pioli . Di fianco alla casa , s ' andava nel campo e nelle stalle ; più basse e dietro . Vicino alle stalle , un fontone ; dove lavavano i panni , abbeveravano i bovi e mandavano il branco delle anatre : intorno al fontone , cinque salci e un orto rinchiuso con stocchi secchi di granturco . Da lì , una fila di cipressi a doppio ; che salivano su un poggetto ; dal quale si poteva vedere tutto il podere fino al confine della Tressa . In antico , la Casuccia era stata un piccolo ospedale per i pellegrini ; e una mezza Madonna di terracotta era rimasta in una parete della stalla . Quand ' era piovuto molto , dall ' aia si sentiva scrosciare la Tressa ; e i piani si allagavano ; i pioppi umidi e la creta lavorata luccicavano . Di Siena , dietro quattro o cinque poggi sempre più alti , quasi a chiocciola , si vedevano soltanto le mura ; tra la Porta Romana e la Porta Tufi . Dalle mura in giù , i prati e i grani scendevano tagliati da poche strade ; riunendosi a spicchi , verso qualche podere ; con le case sui cocuzzoli dei poggetti , accerchiate dai cipressi . Si sentiva il treno della Val d ' Arbia ; quando , secondo i contadini , era segno di piovere . I primi giorni , Remigio evitava d ' incontrarsi con i sottoposti ; non sapeva né meno riconoscerli l ' uno dall ' altro e , per timidezza , voleva sorvegliarli quasi di nascosto . Una mattina , fece il giro di tutto il podere , solo ; camminando sempre sul margine dei confini . Vide i prati , ma non sapeva di che seme fossero ; vide la biada e il grano , i filari delle viti e gli olivi : per non piangere , tornò subito a casa ; commovendosi quando Gegia , che era a cogliersi l ' insalata , lo salutò . Non sapeva che fare ; si sentiva solo troppo e senza denari ; e Luigia aveva cominciato a dire che non mandava più Ilda nelle botteghe senza pagare . Per non vederla in quel momento , entrò nella stalla ; rificcando , con un pezzo di pietra , i chiodi della serratura ; usciti fuori . Nella stalla , c ' era soltanto un paio di vacche ; che , allora , non potevano costare più di novecento lire ; magre e vecchie : una anche zoppa , perché il sensale incaricato da Giacomo di comprarle lo aveva messo in mezzo . La stalla era piuttosto grande e lunga , ma buia e piena di ragnatele , quasi senza punta paglia ; e le due bestie ruminavano in un cantuccio della mangiatoia mezza franata . Mentre egli le guardava , Picciòlo , il marito di Dinda , entrato senza che egli l ' avesse sentito , gli mise una mano su la spalla e gli disse : " Padroncino , se vuol guadagnare , bisogna mettere qui altre bestie ; e giovani ci vogliono . Due o tre vitelli ! E , se vuol dare retta a me , tenga anche una mucca . " " Quanto costano i vitelli ? " " Se si prendono a pena divezzati , dugento lire l ' uno ; per meno , è impossibile . " Remigio abbassò la spalla , perché l ' assalariato togliesse la mano ; pensando : " A mio padre , non avrebbe fatto così " . Poi , non sapendo né meno quel che rispondere , si mosse per escire . Ma Picciòlo , toltosi il cappello sfondato e battutoselo su le ginocchia gli disse : " Mi permetta che io le faccia contezza di una cosa . " Il vecchio rideva , ma si capiva che parlava sul serio e dopo averci pensato a lungo : la punta del naso gli andava quasi a toccare quella del mento ; con una testa rasa e sparsa di crosticine . "Dite." " Suo padre , Dio lo riposi in pace , erano due mesate che non ci pagava : non dico per me e per la mia famiglia , perché , grazie a Dio , posso aspettare ancora ; se lei non è in comodo ; ma io credo che Berto e Tordo abbiano da riscuotere qualche mesata . " " Io non lo sapevo ! " " Faccia come crede il meglio . Io e la mia famiglia siamo stati fissati per settanta lire al mese . " E Picciòlo , capito che Remigio si turbava , tacque ; togliendogli da dosso alcune pagliuzze che gli ci si erano attaccate rasentando il muro della stalla . Remigio andò subito a trovare la matrigna ; che ricuciva una sua sottana dopo averla rovesciata : " Perché non m ' ha detto lei che gli uomini devono riscuotere parecchi mesi arretrati ? " " Chi ne sapeva niente ? E , poi , sta a te ad occupartene . Se tu me l ' avessi domandato prima , t ' avrei detto subito che io non lo so ; e , allora , avresti già provveduto . " " Ma i denari dove sono ? Lei sa bene che io non ho un soldo . " " Se li avessi , te li darei io . " " Lo so che lei non ce li ha . Bisognerà , dunque , che li prenda a una banca . " Soltanto allora la matrigna smise di cucire , guardandolo a bocca aperta ; e , poi , gli gridò : " Chi te l ' ha messa cotesta idea nel capo ? " " Mi dica , altrimenti , come posso fare ? O vendere ogni cosa ... " " Vendere no , a costo di qualunque sacrificio . La Casuccia è nostra . E chi vende non è più suo . " " E allora bisogna che io faccia una cambiale . " Ella riabbassò la testa e disse sottovoce : " Fai come vuoi : io non ti ci dico niente . Ti dico , però , che te ne pentirai . " Egli si mise a battere con le dita su i vetri , così forte che avrebbe voluto romperli : stringeva i denti e si sentiva come irrigidire . Luigia non riesciva più a cucire , le tremavano le mani e le lacrime le venivano alle ciglia . Remigio , voltatosi a lei , le disse : " E forse , non sa che dovrò dare a Giulia ottomila lire ? " La matrigna , per non essere costretta a rispondergli che lo sapeva , lo incoraggiò : " Vedrai che non le avrà ! Almeno , io non so perché dovrebbe averle . " " Ma lei ci ha più parlato con quella ragazza ? Se avesse un poco d ' orgoglio , mi pare , non ci dovrebbe parlare . " " Mi salutò l ' altro giorno , e vidi che aveva intenzione di fermarmi ; ma io finsi d ' aver fretta e tirai di lungo . " " Se è vero , fece bene ! " Luigia era alta e magra , con un musettino a topo e le palpebre che sembravano appassite e vizze ; il labbro di sotto sporgeva da quello di sopra come quando si vuol fare un vezzo : il mento era piccolo ; ma , quand ' ella sorrideva , ci appariva una tacchettina , come una rottura , nel mezzo . I capelli , già brizzolati , le pendevano con due ciocche fin quasi alle gote . Quando aveva pianto , le restava per un pezzo il naso rosso ; e pareva che il labbro di sotto ammoscisse ; e il mento tremolava . Ella , sentendosidire così , lo guardò con il desiderio di volergli bene ; ma non si sentì sicura di essere corrisposta ; e ambedue , senza più parlarsi , tornarono dai loro avvocati . VIII Il sensale Pietro Carletti , detto Chiocciolino , era andato dall ' avvocato Giulio Sforzi . Questi era molto giovane : bassotto e quasi tozzo , con il viso sempre in congestione . Saltellava e gesticolava anche camminando ; e , per andare al tribunale , si teneva nel mezzo della strada ; gonfiando le guance . Si credeva d ' avere un grande ingegno ; perché , al liceo , aveva riempito un quaderno di poesie ; e lo raccontava anche ai colleghi , alzandosi sui tacchi ; perché gli dessero più importanza . Accettò sghignazzando la causa propostagli da Chiocciolino , perché si trattava di dare addosso a un borghesuccio ; che aveva ereditato un patrimonio senza nessuna ragione . Invidiava anche le piccole fortune , pigliandoci bizze che lo facevano rabbuffare ; e , allora , avrebbe voluto che gli articoli del codice doventassero come le sue unghie sporche . Quando Remigio tornò dal Neretti , un uomo lo fermò alle prime case di Siena ; sorridendogli come se fosse una sua vecchia conoscenza ; e gli disse : " Ho avuto incarico di parlarle da un signore molto ricco , ma ricco da vero , che era in buoni rapporti con suo padre . " " E chi è questo signore ? " " Non posso fare il suo nome , per ora . Ma lo saprà quando sarà tempo . " " E che vuole ? " L ' uomo , un sensale di vino e di grano , soprannominato Bùbbolo , lo fece stare con le spalle al muro di una casa , andandogli quasi addosso : " Perché non vende la Casuccia ? Che ce ne ricava lei ? " Remigio , a questa proposta , fece l ' atto di volerlo ascoltare . " Dia retta a me , la venda subito . Ora che non ci sono altri compratori la venderebbe bene . Quando saranno in parecchi , gliela butteranno giù di prezzo . E questo signore , invece , è disposto a pagargliela anche qualche mille lire in più . " " Grazie di avermelo detto , ma ancora non sono deciso ; anzi , forse , non venderò . " Allora Bùbbolo mutò maniere ; e , alzando la voce , mentre gli mandava il suo alito di zozza su per il naso , gli disse : " Non vuol darmi retta ? Crede che io sia un imbroglione ? " Remigio si mosse da quella specie di strettoio tra lui e il muro , e fece un passo per andarsene . Il sensale lo afferrò per la giubba , di dietro ; e , fattolo voltare , aggiunse : " Ai galantuomini non si risponde così . Si vede che lei ha ancora da imparare molte cose . " Remigio si sentì tanto umiliato che non ebbe la forza di rispondere ; ma , perché quegli non insistesse di più , lo salutò meglio che poté . Bùbbolo , però , non smise di guardarlo . Rimase dov ' era , finché Remigio non disparve giù per la via Ricasoli ; poi , si ficcò una cicca in bocca e decise di trovare da vero qualche signore per invogliarlo a comprare la Casuccia . La mattina , quantunque finisse aprile , faceva piuttosto freddo ; la via Ricasoli , taciturna e quasi deserta , era soleggiata , da una parte sola , fino alla piazzetta Piccolomini ; e Remigio dovette soffermarsi perché un trasporto funebre attraversava la strada . Tutti erano a vedere , dagli usci delle case e delle botteghe , oltre che dalle finestre ; e parecchi curiosi s ' erano assiepati lungo le case . Il droghiere che aveva mandato il conto s ' avvicinò a Remigio senza né meno salutarlo : " Mi dispiace , signor Selmi , perché suo padre da tanti anni si serviva da me ; ma è assolutamente necessario che mi paghi . " Il droghiere , come tutti quelli delle altre botteghe , aveva smesso di servire , piantando il banco ; e , d ' accordo con i clienti , non voleva perdere il trasporto funebre . Le serve , alle finestre , si affacciavano con i cenci da spolverare in mano , un vetturino aveva fermato la carrozza , alzandosi ritto per vedere meglio di tutti . Remigio rassicurò il droghiere , giurandogli che avrebbe fatto di tutto ; e allora quegli , mentre passava la croce , e tutti si toglievano il cappello , doventò fin quasi troppo gentile : " Spero che anche lei verrà da me ! Non mi farà torti ! Sa chi è morto ? Quel calzolaio che stava vicino alla chiesa del Carmine ... non ha capito ? Quello che andava sempre vestito di chiaro , aveva due cani ... " Ma , visto che Remigio non capiva , gli disse : " Ci ho sempre il burro fresco e tutto quel che vuole . " Il giovane , giacché s ' era fatto più largo , continuò la strada ; aspettandosi di essere fermato da qualche altro . E , passando dinanzi al caffè Greco , il punto centrale della città , affrettò il passo , voltando , per andare in Piazza dell ' Indipendenza ; dove l ' avvocato Neretti aveva lo studio . In Piazza dell ' Indipendenza c ' erano soltanto tre carrozze ferme ; più ferme del monumento all ' Italia ; ed egli , salendo le scale dello studio , sentiva piegarsi le gambe . L ' avvocato non c ' era ; ma lo scritturale , Giangio , gli disse : " Per quell ' operazione al Banco di Roma ci devo pensare io . Questa è la cambiale e questo il borderò . " Remigio si sentiva scosso da un fremito che ancora non aveva mai conosciuto ; e lo abbatteva come se durasse una fatica enorme . Con il viso pallido , sorrise : " Io non so come si fa . " Giangio glielo spiegò , ma Remigio non riescì a capire . Allora gli dettò quel che doveva scrivere , indicandogli dove ; poi , vi pigiò sopra il torchietto della carta sugante : " È fatto ; non se ne preoccupi . Penso io a portare ogni cosa al Banco , perché le cambiali nuove devono essere presentate oggi . E , domani , dopo mezzogiorno , lei può passare da sé a prendere il denaro . Se crede , prima venga qui da me ; e ce lo porterò io . Sono tremilasettecento lire , meno quello dello sconto . Ah , l ' avvocato , ieri , se ne prese subito cura , e , per mezzo suo , il direttore del Banco ha subito acconsentito ! Anche se avesse voluto chiedere tre volte di più , ci sarebbe stato modo . Non c ' è pericoli ! Quando ha parlato l ' avvocato , i denari vengono in mano ! È come andare a pigliare il pane ! " Giangio , che aveva da portare certi fogli al tribunale , lo salutò ; ripetendogli che era pronto ad accompagnarlo al Banco . Remigio , a pena in strada , credette che fosse per venirgli una vertigine ; e dovette soffermarsi proprio mentre avrebbe voluto passare in mezzo alla gente senza che lo vedesse nessuno . La sua fierezza violenta , ora , era esasperata ; ed egli avrebbe voluto , così come si sputa , mettere al posto ogni cosa : i debiti riescivano a strappargli la carne dentro ; gliela distruggevano . Tornò subito a casa , come se avesse dovuto fuggire ; per rifugiarsi . A tavola , dopo aver mangiato in silenzio , fece ridere Ilda ; ma Luigia lo sgridò ; e , sparecchiando , gli fece capire che avrebbe avuto voglia di sfogarsi attaccando il discorso su gli interessi della Casuccia . IX Qualche volta Remigio si sentiva impazzire e qualche volta provava un benessere immenso , che lo rianimava ; come quando , in mezzo all ' aia , il vento gli batteva sulla faccia . Queste disuguaglianze erano come il respiro affannato della sua giovinezza ; della quale non s ' avvedeva né meno . Aveva voglia di mettere a posto tutti i debiti e di guadagnare ; e , immaginandosi di poterlo fare in pochissimo tempo , cominciò ad alzarsi la mattina prima degli assalariati . Li attendeva nel campo , stava a vederli lavorare mezze giornate intere , non rientrava in casa finché non erano andati a cena . Ma non sapeva dirigerli ; anzi , senza farlo capire , egli sperava d ' imparare per l ' anno dopo , lasciando intanto che mandassero avanti le faccende come volevano ; limitandosi a darne il consenso o a comandarne una piuttosto che un ' altra ; in parte indovinando , in parte ricordandosi di quel che aveva imparato da suo padre ; e giacché Picciòlo e Tordo gli dicevano sempre : " Se fossi padrone io farei così questa tal cosa o tale altra " , egli sceglieva il consiglio che gli pareva migliore e lo dava come un ordine suo , che dovesse essere rispettato . " Berto non lo consigliava mai ; e Giacomo , un mese prima di morire , l ' aveva licenziato perché era quasi impossibile parlargli senza che facesse la grinta ; e perché rubava ogni cosa . Remigio , illudendosi che doventasse abbastanza rispettoso e sopportabile , lo trattò anche meglio degli altri ; mostrandogli che non teneva conto dei dissensi avuti con il padre . Ma Berto se ne approfittò subito , per far di più il proprio comodo ; facendo capire che non gliene importava niente . Anche la sua moglie , Cecchina , era la donna più maldicente che ci fosse fuor di Porta Romana : magra e con due occhi neri come quelli dei ramarri , portava via le prime pesche , i primi carciofi , la prima uva ; nascondendo tutto in una tasca fatta dalla parte di sotto del grembiale . Berto era tarchiato e grosso ; con la testa rotonda ; la fronte stretta come la lama di un coltello ; gli occhi porcini e lustri . Siccome non aveva potuto sfogare il suo risentimento contro Giacomo ammalato , cercava la prima occasione per rifarsela con Remigio ; sicuro di non trovare la stessa resistenza . Quando Remigio stava in modo da voltargli le spalle , egli lo guardava affascinandosi con l ' idea di leticare battendolo su la nuca ; quand ' era voltato a lui , invece , sfuggiva i suoi occhi , non rispondendo mai come il giovane avrebbe avuto piacere , provocandolo o con il silenzio sospettoso o fingendo di capire a rovescio ; per essere ripreso e rimproverato . Remigio ci pativa , e se con dolcezza gli spiegava quel che aveva voluto dire , l ' assalariato mostrava di non esserne contento ; e , qualche volta , addirittura , disapprovava bestemmiando . E vedendo che Remigio ne restava confuso e mortificato , diceva : " Ora non venga a rifarsela con me ; non mi dica niente , perché io non intendo d ' essere rimproverato da nessuno . " " Ma l ' ultima parola voglio dirla io , perché sono il padrone . " " Come sarebbe a dire ? Non c ' è bisogno d ' insistere tanto a lungo , mi pare . Ma , del resto , io non costo niente ; e quindi può trattarmi come crede . " " E chi t ' ha trattato male ? " " Io non lo so : non sta a me farglielo rilevare . " " Dimmi di quel che ti sei offeso . " " Oh , io non ciabo più ! Faccia in un altro modo , però ; se vuole stare d ' accordo con me , e se vuole che io non me ne vada . " Remigio trovava in quest ' ultima uscita una specie di dignità , che poteva forse dipendere da animo onesto ; sebbene rude e irritabile . E , allora , per provargli che non se la prendeva a male , cambiava discorso . Ma non dimenticò mai più la delusione provata quando , proprio il giorno della prima cambiale , si sentì dire da Berto : " Non li vuol pagare lei i suoi sottoposti ? Dobbiamo lavorare per passare il tempo ? " Gli venne da piangere , e rispose con violenza : " Domani avrete tutto , anche quello che avanzate da mio padre . " " Domani ? Facciamoli ora i conti ! È tanto che io sto zitto ! " " Domani , ti ripeto . " Allora Berto , con un ' astuzia ironica e ghignando , gli disse : " Speriamo che possa pagare da vero ! " Queste parole , che parevano indovinare ogni cosa , abbatterono completamente il giovane ; che non seppe più rispondere . E , il rimanente del giorno , per prudenza , non andò nel campo . Meglio , meglio venderla la Casuccia ! E perché non tornare a Campiglia ? Ma , poi , pensò : " Se Berto è cattivo , devo forse fargli il piacere di non essere più il padrone ? Ormai , avrò i denari . Però ha ragione di avermeli chiesti ; anche se m ' ha detto a quel modo " . Ed escì di casa , andando in su e giù per l 'aia." Dinda , seduta a far la calza , aveva sentito tutto ; e gli disse : " Perché ci s ' inquieta così ? Lo paghi , e si faccia rispettare . " " Domani lo pagherò ! " Ma Dinda , per non compromettersi con Berto , non gli disse più niente ; tanto più che , a quel modo , gli aveva già chiesto , senza parere , la mesata anche per sé . Remigio s ' appoggiò con i gomiti al cancello della strada . Tornavano a casa , verso Colle di Malamerenda e l ' Isola , le ragazze che andavano tutti i giorni a Siena a portare le bombole del latte e ad imparare a far la sarta . I mandorli e i peschi , sparsi su per le colline , erano quasi invisibili nell ' ombra della sera : sebbene , sopra il sole tramontato , restasse una luce limpida a rischiarare quasi la metà del cielo . Un branco di avvinazzati passò , cantando . Dietro un barroccio , un gregge di pecore empì tutta la strada ; e il cane si fermò a fiutare lo spigolo della capanna sciupato dai mozzi delle ruote . Solo ! Era solo ! A quell ' ora , a Campiglia , s ' accendevano le lampadine elettriche ; egli faceva le somme e gli apparecchi elettrici giravano ticchiettando . Il cuore gli batté come quando , da ragazzo , s ' era innamorato . X Al Banco di Roma , dove si fece portare da Giangio , gli tremavano le mani prendendo il denaro ; poi , si sentì contento . E , tornato alla Casuccia , fece i conti ; e pagò tutti gli assalariati . Il giorno dopo , pagò anche il carraio , il fabbro e il droghiere ; e disse al Pollastri , dopo aver combinato quando doveva esser fatto l ' inventario , che non aveva bisogno di pigliare a prestito i denari del suo amico . Incaricò il Neretti di chiamare allo studio la matrigna ; e s ' ordinò un vestito nero . Quello che aveva addosso lo portava già da due anni , e anche le scarpe cominciavano a sfondarsi . Egli aveva un aspetto triste e affaticato ; e , quasi da una settimana , non s ' era fatto la barba ; allo specchietto legato su la finestra di camera . Era scontento che tutti gli parlassero dell ' eredità e se ne occupassero con un interesse tanto vivo , con una confidenzialità che lo stupiva . L ' opinione che avevano di lui gli metteva nell ' animo un senso di stanchezza taciturna , una voglia desolata di andarsene ; e , si ritrovava , in vece , sempre a faccia con gli stessi discorsi e le stesse persone , come in un ozio logorante e ambiguo . Chi lo credeva troppo povero e chi troppo ricco : qualche persona , che aveva conosciuto Giacomo , lo domandava addirittura a lui , riportandogli anche i pettegolezzi che gli altri ci facevano . Molti volevano sapere anche quanto suo padre aveva lasciato a Giulia , e doveva convincerli che era morto senza far testamento . Ma si sentiva rispondere : " Tutti credono che abbia fatto testamento ! Per tutta Siena si dice che anche quella ragazza è stata erede ! Lo sanno anche i mattoni delle case ! Lei vuol fare il furbo , e non vuol dir niente a nessuno . " " Ma no ! Io dico la verità . Chi dovrebbe saperlo meglio di me ? " Una volta , dovette fin quasi leticare . Almeno , alla Casuccia , poteva stare lunghe ore in silenzio ! La curiosità degli altri gli ripugnava , come se gli mettessero nell ' anima un cencio sporco . E , credendo di poterla combattere , non avvicinava quasi nessuno . Aveva in mente di non togliere subito anche gli altri debiti , per vendere prima le vacche ; e , secondo il consiglio di Picciòlo , comprare almeno due vitelli appena che ci fosse stata la fiera . Con il guadagno che ne avrebbe fatto , contava di viverci qualche mese ; finché non avesse venduto i fieni e poi il grano . La raccolta del vino era troppo piccola , e appena bastava per lui e per la matrigna ; ma , come aveva fatto suo padre , così egli sperava altrettanto , e forse meglio . Anche i maiali perché non c ' erano ? Ma , a settembre , fatto fare il castro , o dietro casa o al muro della capanna , ne avrebbe presi un branco . Quel trogolo di legno era piuttosto da galline e da bruciare ! I pagliai bisognava farli più distanti , perché aveva paura dei fulmini ; e magari qualche birbaccione poteva bruciarli . C ' era anche da assicurarsi , anzi , contro l ' incendio ! Alla capanna , troppo umida , bisognava rifare l ' impiantito ! E , poi , attraverso quelle finestrucce , tappate soltanto con la paglia , pioveva lo stesso come fuori ! La parata stava per cadere . E quanto era sudicia ! Dentro , il concio e un mucchio di attrezzi vecchi , da buttarsi via ; ma , a venderne il ferro , c ' era da mettere in tasca , sì e no , tre lire ! La stagione era buona , e non era piovuto su le semente né troppo né poco . Egli , vedendo dalla finestra della sua camera la più bella pendice della Casuccia , fin giù dove faceva da argine , con una svoltata rotonda , alla Tressa , sognò di cavarsi presto e bene da tutti gli impicci . XI Quando la mattina dopo si alzò ed aprì la finestra , il ciliegio non aveva più ciliege : " Perché le hanno colte senza il mio ordine , e perché non li ho sentiti ? O le hanno rubate ? " . Non si mise né meno la giubba , e scese giù . Tordo , che andava a cavar le patate , con la zappa in spalla , lo salutò proprio mentre era per attraversare l 'aia." " Chi ha colto le ciliege ? " Tordo , com ' era il suo modo , strinse le spalle ; e gli rispose , ridendo : " Io non lo so . " " Come non lo sai ? E perché ridi ? " Tordo arrossì : " Io non lo so , le ripeto . Ho visto anch ' io , stamani , che non c ' erano , e l ' ho detto con la mia Gegia ; ma , poi , non saprei di più . " Allora , Remigio chiamò Picciòlo ; che escì dalla stalla , con le mani sporche di concio . " Sai niente tu delle ciliege ? " " Di quali ? " " Come di quali ? C ' è un ciliegio solo ! " " E che devo sapere ? " " Non ci sono più . " " Non ci sono più ? Dice per burla ? " E andò a vedere da sé la pianta . Tornò , quasi di corsa , tirandosi i capelli : " Brutti vigliacchi ! Questa l ' hanno fatta i ladri ! E Dinda aspettava che fossero più mature , per portarle a vendere ! Non siamo sicuri né meno sotto le finestre ? E nessuno di noi s ' è svegliato ? Vorrei sapere se l ' hanno portate via nel primo sonno o stamani prima del sole ! " Berto , che veniva dal campo e aveva fatto il colpo , finse di non aver sentito niente ; e , con il capo basso , torvo , attraversò l ' aia tra Remigio e i due assalariati . Remigio lo guardò e gli chiese : " E tu hai visto che non ci sono più le ciliege ? " " Io ? Ci vorrà poco a vederlo ! Perdindirindina , le rame ci vengono in casa ! " E se n ' andò ; ma riescì subito dall ' uscio , dicendo : " Speriamo che non sospetti di me ! " Remigio tacque . Allora , egli guardò in viso anche Moscino e Lorenzo , che erano sopraggiunti ; e seguitò : " Almeno io non voglio né meno che lei sospetti di me o della mia moglie ; perché , allora , le cose tra me e lei non andrebbero troppo bene . " " Io non posso sospettare di nessuno , perché , se sospettassi d ' uno di voi , lo manderei via . " Picciòlo , impaurito , chiese : " Dunque , pensa di noi ? " Ma Lorenzo gli disse : " Voi state al vostro posto ! Noi non siamo ladri , e non abbiamo bisogno di difenderci . " " Io " disse Moscino " ne mangiai una piccia domenica ; perché m ' era volata la ciarpa sull ' albero mentre mi vestivo con la finestra aperta , e tirava vento . E dovetti andare a riprenderla , per mettermela . " " Io ci rimango di stucco ! " disse Tordo , stringendo un ' altra volta le spalle ; con quel collo che pareva d ' un uccelletto spennato . " Di questo passo " riprese Berto " verranno a portarci via anche il piumaccio delle coltri : già , alla Casuccia non è stato sicuro mai niente . Se ci fosse un cane da guardia ... E , poi , lo devo dire ? Mi pare impossibile che sia stato qualcuno a rubare le ciliege . Qui dev ' essere stato inventato un tranello , per imbrogliare uno di noi ! È proprio vero che lei se ne sia accorto soltanto stamani come noi ? " " E che pensi ? Che io le abbia fatte cogliere e vendere ? " " Già ... non dico proprio questo ... ma qualcosa di simile ! " " Se tu pensi così , sei un mascalzone e basta ! " Questa parola Remigio non l ' aveva mai detta a nessuno . Berto guardò gli altri , come per rendersi conto del loro animo ; e rispose secco : " Se non porta rispetto , lo faccio stare al posto io . I tribunali ci sono per tutti ! " Remigio era così irato , che gli pareva di non poter più respirare ; e , con la voce strozzata , gridò : " Vattene ! E voialtri dovreste dirmi chi è stato . " Ma Berto entrò in casa con un mezzo sorriso , e gli altri se ne andarono senza fiatare . Remigio si sentiva la testa sconvolta , camminando in su e giù per l ' aia . Gli pareva perfino impossibile che Berto avesse osato di pensare così . E perché ? Si fermò , dinanzi all ' uscio dell ' assalariato ; e , allora , si accorse che Cecchina sogguardava da una fessura . Anche spiarlo a quel modo ? Non poteva stare sull ' aia quanto voleva ? Ma arrossì ; e , per non entrare in casa , andò nel campo dove erano state seminate le patate . Tordo ne aveva già messe insieme una balletta ; e Remigio gli chiese : " Le altre dove sono ? " " Io è la prima mattina che ci vengo . E queste le prenderei per me , perché con suo padre avevamo fatto i patti che ce ne toccasse una balletta per ognuno di noi . " Ma per me non ci rimane niente ? " " Io so che abbiamo fatto sempre così : certo , bisognava averne seminate di più . " " E perché , invece , così poche ? " " Io non lo so . Quando si zapparono le buche , suo padre era già malato ; e la signora Luigia non seppe dirci niente . Remigio domandò a Picciòlo e a Lorenzo se era vero , e si propose di cambiare i patti per l ' annata dopo . La mattina era serena e azzurra . Sui prati , che cominciavano a fiorire , passavano gli uccelli quasi sempre lungo la Tressa ; e una brancata , almeno di una quarantina , si posò sopra un salcio ; empiendolo . Le anatre uscirono dall ' acqua del fontone , dentro il quale s ' erano capovolte e rovesciate le fronde più lunghe degli altri salici già con le foglie verdi . Le diligenze di Murlo e di Buonconvento arrivavano cariche di gente e di fagotti ; e quelli dentro guardavano tutti insieme nella strada . Nell ' aria c ' era la giovinezza ; e Remigio sentiva attaccarsi ad essa . Dopo poco , dimenticò del tutto ch ' aveva questionato ; ma , senza volere , dava occhiate di rammarico a quel ciliegio che il giorno avanti era tanto bello . Le galline si rincorrevano tra l ' aia e la capanna , entrando e riescendo di continuo ; perché qualcuna trovava sempre tra i mattoni un bacherozzolo . Le anatre , accovacciate , ora guardavano l ' acqua . Egli si dimenticò anche della matrigna e di Dinda : gli pareva d ' essere solo e di amare . La Casuccia doventata così fertile che nell ' aia non entravano più i prodotti del podere . Vendeva il fieno a carrate ; faceva fare una mezza dozzina di pagliai , tutti in fila , in modo che dalla strada fossero visti ; le viti doventavano grosse il doppio , con certi grappoli che gli ricordavano quanto da ragazzo gli eran piaciuti quelli della Terra Promessa e come aveva avuto voglia di piangere perché Mosè era morto prima di arrivarci ; il grano faceva certe spighe che si sentivano pesare tenendone anche una sola in mano . Berto , Tordo e Picciòlo doventavano buoni e così alacri , che anche da vecchi li teneva sempre con sé . Egli sposava una donna abbastanza ricca , piuttosto bella , senza tante ambizioni ; ma avrebbero comprato un calesse e un cavallo , e la domenica sarebbero andati dentro Siena ; a sentir suonare la musica . Allora , cominciò a buttare dietro l ' aia certi pezzacci di mattoni e di calcinacci vecchi , pensando di farla poi spazzare da Ilda . Pensò anche di comprare un ciòtolo di vernice , perché gli usci ne avevano bisogno . Quando smise , era sudato . Mentre stava per avvertire Ilda , un giovanotto , senza aprire il cancello , lo chiamò : " Signor Selmi ! " Egli si raddrizzò un poco , vergognoso di avere le mani sudicie ; e andò verso la strada . Il giovanotto , che aveva l ' aria di uno zerbino a passeggio , gli disse : " Ho da consegnarle questa citazione . " " A me ? " Quegli cavò il sigaro che teneva in bocca fino alla metà , prese un lapis copiativo dal taschino della giubba , bagnò con la saliva il foglio di carta bollata che teneva in mano ; e disse : " Allora , scrivo nella citazione : " È stata consegnata nelle mani del signor Remigio Selmi stesso " . Appoggiò il foglio di carta bollata al muro della capanna , dove era più liscio ; scrisse , si toccò il cappello ; e tornò via . Remigio , lette le prime righe , vide che si trattava della causa di Giulia . Qualche cosa , che assomigliava all ' indignazione , gli faceva tremare le labbra ; sentì impallidirsi , e salì in casa . Lo disse alla matrigna che gli rispose rossa in viso : " Ora lei si vuol vendicare , perché tu la mandasti via a quel modo . " E , presa una lastra dal fornello , ricominciò a stirare le sue calze , che erano sparse di rammendi fatti con un filo grosso come lo spago . " Non avevo ragione ? Perché doveva restare ancora in casa ? " " Io non dico che tu non abbia ragione , ma ... " S ' accorse che era per dire troppo ; e , notato il dispiacere del figliastro , si chetò e cominciò a piangere . Poi , chiese : " Quando viene il notaio a fare l ' inventario ? " " Io non lo so . " " Domandaglielo , se vai a Siena . " " Ma , stamani , volevo andare dal mio avvocato per questa cosa qui . " " O non puoi andare dall ' uno e dall ' altro ? Io ho da mettere al posto anche la biancheria . C ' è da stirarla tutta ; eccola lì . " " Si faccia aiutare da Ilda . " " Ma che vuoi sia buona ? Non lo vedi che a pena sa fare la calza ? " " Le insegni . " " Ma tu pensa a quello che ti riguarda : a queste faccende di casa , so da me come fare . " Egli ripiegò la citazione e se la mise in tasca : si sentiva troppo stanco , per andare subito dall ' avvocato . E tornò su l ' aia ; con la voglia di piangere . XII Il pranzo fu triste : anzi , Remigio non avrebbe voluto né meno mangiare . Quella minestra e quel lesso , che avrebbe pagato a fin di settimana con i denari della cambiale , non gli andava giù . Per non parlarsi di cose che li avrebbero inquietati , tanto egli che Luigia tacquero sempre e affettarono d ' avere fretta . Il venerdì di quella settimana il Pollastri con il suo scritturale andò alla Casuccia ; per fare l ' inventario . Remigio e Luigia lo seguivano , indicando gli oggetti , da una stanza all ' altra ; suggerendosi tra sé , sottovoce , prima , come dovevano dirgli . Il Pollastri era di una gentilezza ironica , mentre il Lenzi guardava tutta quella roba con l ' aria di aver perso il modo di doventarne il padrone . A mezzogiorno , finirono . Mangiarono , raccontando parecchie barzellette ; senza vincere , però , una specie di pesantezza che pesava sopra a loro . Luigia aveva tirato il collo a una gallina , a quella più grassa ; che Ilda aveva preso la sera avanti quando s ' era appollaiata . Dopo aver fumato , il notaio si fece accompagnare nel campo ; dette ordine che uno degli assalariati contasse le viti , un altro gli ulivi , un altro i frutti e i pioppi . Ciascuno degli assalariati si tagliò una stecca di legno , nella quale faceva con il coltello una tacca tutte le volte che contando era arrivato a cento . Picciòlo , invece , si metteva tanti sassolini in tasca . La sera , presto , l ' inventario era fatto . Il Lenzi disse : " Come ho mangiato bene , oggi ! Peccato che non duri almeno una settimana ! Beato lei , signor Remigio , che è padrone di tutta questa grazia di Dio ! " Anche il Pollastri era rallegrato dal pranzo ; e si scordava perfino di essere insolente . Quando tornarono a Siena , pareva che avessero fatto tutti e due una scampagnata . Un lunedì mattina , cominciarono a falciare i fieni . Già , lungo la proda della strada , ne rubavano quanto era possibile : i barrocciai , quando erano arrivati dietro un poggetto che li nascondeva dalla casa fermavano le bestie ; e , lesti lesti , ne facevano più fastelli che potevano . Certe donne , che poi lo vendevano in città ai vetturini , quando era l ' ora del caldo , e nei campi non c ' era quasi nessun contadino , pigliavano lungo i fossi ; tagliando i greppi . Nessuno , anche a poca distanza , le avrebbe potute sorprendere ; perché , quando sentivano avvicinarsi qualcuno , lasciavano la falce e andavano ad acquattarsi nelle buche dei fossi . La sera tornavano a legare i fastelli ; e , di notte , li portavano via su le spalle , fino alla strada ; dove qualche uomo li caricava tutti insieme sopra un carretto a mano . I prati di Remigio erano trifoglio e lupinella . Il trifoglio aveva i fiori a pallottoline rosse e la lupinella a grappoli più rosei . Dove la terra era più buona , il trifoglio era più verde , quasi turchino ; e c ' erano ciuffi di pallottole che parevano serrate l ' una con l ' altra . Tutti gli assalariati falciavano , meno Moscino ; perché c ' era caso che gli venisse voglia di ruzzare con la falce e si tagliasse magari una gamba . Ma egli non la intendeva ; perché Remigio passava quasi due litri di vino a testa . Doveva bevere l ' acqua ! S ' accapigliò con suo fratello Lorenzo ; e poi pianse . Dinda , per levarlo di torno , prese una frusta e lo mandò , facendolo camminare dinanzi a lei , fino all ' orto ; dove c ' era da annaffiare i cavoli e l ' insalata . " Brava Dinda ! " disse , dalla finestra , Luigia . E Ilda si mise a ridere . Picciòlo , debole com ' era , tutte le volte che metteva un piede dentro una fossetta , andava in terra ; ma lavorava più di tutti ; quantunque il sudore gli infradiciasse la camicia come se avesse preso la pioggia . Falciando , teneva la testa bassa e sorrideva . Lorenzo stava accanto a lui e badava di non restare a dietro . Poi , veniva Tordo ; che cercava di fare più lentamente ; tanto più che Berto , di quando in quando , si fermava con le mani su i fianchi . Allora anche gli altri , per non fare la fila storta , dovevano fermarsi ; e soltanto Picciòlo era il primo a rimettersi a lavorare . Berto diceva : " A me non va ! Accidenti al fieno e a chi lo mangia ! Almeno , il grano non è per le bestie ! " Egli , per durare meno fatica , non mandava la falce rasente la terra ; e , dove non era piano , ci lasciava almeno un quattro dita di fieno . Picciòlo , guardando quelle strisce più alte , che davano nell ' occhio anche di lontano , borbottava ; ma il suo figliolo non voleva che ci mettesse bocca e gli diceva che stesse zitto perché era cosa che non lo riguardava . Il vecchio rispondeva : " Ma io lo dico per mio scrupolo di coscienza ! Non è grazia di Dio anche il fieno ? E , poi , questa lupinella è così tenera che a frullanarla non ci si ammazza come quando si trova il seccume . Basta avere un poco di pratichezza ! " " Se il padrone sta zitto , perché volete chiacchierare voi ? " " Perché non se ne intende ! " Ma anche Remigio s ' accorse che Berto tirava via ; e glielo disse . Il contadino lo guardò come se avesse voluto tirargli un mozzo di terra , e gli rispose : " Lei ha da dire soltanto di me ! " Allora Remigio stette zitto , ma era così scontento che gli si leggeva anche nel viso . Quando Gegia portò giù i fiaschi del vino , egli avrebbe voluto sentir dire che era buono ; ma bevvero senza dirgli niente . E anche questo non se l ' aspettava . Anzi , siccome Berto , dopo aver bevuto una sorsata a garganella , senza accostare le labbra al fiasco , doventò anche più di cattivo umore , temette che né meno gli altri fossero contenti . " E pure , pensò , l ' acqua non ce l ' ho messa , come voleva Luigia e come faceva mio padre , e il vino non ha nessun vizio ! " Arrossì ; e se ne tornò via ; perché non ebbe il coraggio di stare lì ancora . In una settimana , il fieno fu tutto falciato ; e , allora , con le forche andavano a rivoltarlo , prima di fare i mucchi ; perché si seccasse bene di sotto e il sole entrasse anche dentro . La Tressa , splendevole tutto il giorno , era restata con i suoi pioppi magri e storti , fogliuti soltanto in cima . La caldura aveva bruciato ogni cosa , e anche il grano pigliava un colore bianco che doventava sempre più giallo ; e anche di notte si vedeva bene . Il terreno era così arroventito che senza gli zoccoli bruciava i piedi ; e le passere , che varcavano le vallate da poggio a poggio , pareva che cadessero giù a strapiombo . Ma , prima che gli assalariati portassero il fieno in capanna , il tempo si guastò . Poco dopo mezzogiorno , e in quel silenzio della campagna s ' era sentito soltanto le campane della chiesa di Colle , il sole cominciò a essere meno limpido . Non c ' erano nuvole ancora ; ma , proprio nel mezzo del cielo , il turchino cominciò a doventare sempre più smorto ; finché , all ' improvviso , vi nacque una nuvola grigia che si faceva sempre più scura . Poi , altre nuvole , dello stesso colore e più bianche , si accostarono insieme . Pareva che dovessero pigliare fuoco , perché all ' intorno scintillavano tutte e nel mezzo si facevano quasi nere . Quando tutte furono chiuse l ' una con l ' altra , un lampo abbarbagliò gli occhi e fece luccicare le ruote del carro , gli aratri e tutti gli strumenti di ferro su l ' aia . La luce era livida ; e a pena ci si vedeva . Allora , i tuoni cominciarono ; come se avessero dovuto schiantare anche le case . E le prime gocciole , quasi bollenti , si sentirono picchiettare su le tegole e su i mattoni . Dopo un poco , l ' acqua venne giù sempre più grossa ; e il temporale durò quasi tre ore . La Tressa dette di fuori , allagando tutte le parti più basse dei poderi . Perfino su i poggi , il fieno era stato sparpagliato e interrato . Era impossibile riporlo , perché nella creta ci s ' entrava con tutti i piedi . Il giorno dopo ripiovve , benché si fosse levato un vento che faceva travolgere la fila dei pioppi ; un vento che buttava giù le frutta come se crollasse le piante . Quando l ' aria cominciò a rasciugarsi , il fieno dei piani era marcio e non aveva più colore . Scelsero quello più schietto , perché a mescolarlo sarebbe andato a male tutto quanto ; e avrebbe preso di muffa . Le vacche , benché fossero allombate bene , ne portavano poco per volta ; perché dovevano tirare le carrate giù dai fondi . Picciòlo si batteva le mani su la fronte e si disperava ; ma gli altri non dicevano niente . Anzi , Berto , mentre Picciòlo era giù bocconi ad annodare una fune sopra il carro , fece l ' atto di ficcargli la forca nella schiena . E Tordo si mise a ridere . Anche i grani avevano sofferto . Si vedevano tutti arruffati e le spighe ripiegate con il capo in giù , come uncini . E c ' erano spiazzate , dove i fili erano restati stesi nel fango . " Se continua a piovere , " disse Picciòlo a Remigio , " quest ' anno le spighe germogliano nel campo . Vorrei essere cieco , per non vedere uno strazio simile ! " Ma il sole era tornato , e i pioppi parevano più belli e più verdi . Avevano sentito quella rinfrescata e ne godevano . Lungo qualche filare , erano nati i girasoli ; grandi e gialli ; che tentennavano un poco quando passava il vento . Tra i grani , dove era più umido , era nato il ciano con i fiori azzurri ; le campanelle bianche , venate di rosso chiaro , che s ' attorcigliavano fin su alle spighe ; e la borrana con le stelline celesti . I ragni avevano teso tanti fili che , quando brillavano , parevano un ' altra messe . Remigio passava molte ore su l ' aia , senza fare niente ; ma preoccupato del fieno andato a male . Apriva l ' uscio della capanna e sentiva sempre lo stesso odore cattivo ; si scoraggiava e non riusciva a pensare ad altre cose . Picciòlo lo trovò , verso sera , su l ' aia . Il vecchio , ch ' era stato a rincalzare i fagioli , puntò la zappa su i mattoni , s ' appoggiò alla cima del manico con tutte e due le braccia ; e gli disse : " Che fa qui , padroncino ? Non va ancora a cena ? " " No : è presto . " " Oggi è stato un caldo da arrabbiare come cani . " " L ' ho sentito anch 'io." " Bisognerebbe che facesse rompere subito la terra dov ' è stato falciato : il sole la incoce e secca l ' erbaccia che c ' è rimasta . " " Lo dirò domani a Berto . " " Ma non gli dica che gliel ' ho suggerito io . " Il giovane lo guardò , e rispose : " State tranquillo . " Egli sentiva un ' inquietudine vaga e piena d ' amarezza . Il sole era andato giù da una mezz ' ora , ma ci si vedeva bene lo stesso ; benché nelle lontananze si fosse levata una nebbiolina azzurrognola , che s ' infittiva sempre di più . Lungo la strada di Siena , s ' accendevano i lumi dentro le case ; e c ' erano due o tre stelle che sembravano venute troppo presto . La Torre doventava rossa come il fuoco ; e sembrava che tutti quei cocuzzoli tondi si radunassero attorno alla Casuccia . Picciòlo gli disse : " Non pensa a pigliare moglie ? " " Ci ho pensato una volta . " " Sarebbe quel che ci vuole . " Il giovane sorrise ; ma l ' assalariato gli prese una mano e gli disse : " Io le voglio bene . " Remigio sorrise un ' altra volta . " Non ha piacere che glielo dica ? " " Sì ; ma è troppo presto prima che io prenda moglie da vero . Prima " ed esitò a continuare , " prima bisogna che metta al posto tutto . Poi , c ' è la matrigna e Ilda . " Dinda si avvicinò : " Che gli dici al padroncino ? " " Gli dicevo che prenda moglie . " Dinda lo guardò ridendo ; poi disse al marito : " Farà quel che vuole . " " Diamine ! Non pretendo mica che dia retta a me ! " " Scommetto che a Campiglia l ' aveva trovata ! " " Non ci pensavo né meno . " Il vecchio alzò la voce : " A Siena non ce ne sono adatte per lui ? " Dinda scosse la testa e disse al marito : " Quando vedi che torna Moscino , vieni a mangiare ; perché è già pronto tutto . " E se ne andò . Remigio voleva parlare a Picciòlo di tante cose ; ma non riesciva a confidarsi . Aveva sofferto troppo , perché non sentisse che era inutile ; e gli venne una grande volontà di far vedere che anche lui sapeva mandare avanti la Casuccia . Il vecchio capovolse la zappa e cominciò a pulirla con le dita . Poi , gli disse : " Se fosse vivo ancora suo padre e vedesse come le viti crescono belle ! Ma ! A questo mondo non deve star bene nessuno ! " E se ne andò , brontolando . Allora , Remigio si sentì pieno d ' ombra come la campagna . Guardò il podere , giù lungo la Tressa ; e dov ' era già buio . E gli parve che la morte fosse lì ; che poteva venire fino a lui , come il vento che faceva cigolare i cipressi . Istintivamente , si trasse a dietro . XIII Giulia aveva un vestito nuovo ; era più disinvolta come se fosse doventata una signorina ; e tutti le parlavano volentieri , e con un certo riguardo ; perché , come dicevano ridendo , aveva trovato il modo di mettere giudizio a Remigio . Ella alzava le spalle , si animava ; e il viso le si coloriva . Volendo far vedere che poteva entrare lo stesso alla Casuccia quando ne aveva voglia , andò a trovare Berto per fargli visita . Cecchina era sola in casa e chiamò subito il marito dall ' aia che venisse su . Berto le strinse la mano con tutte e due le sue , dopo che se l ' ebbe lavate perché erano terrose ; ridendo , tutto contento , e facendola mettere a sedere . Poi le chiese , battendo le nocche su la tavola : " Come va con l ' erede ? " La giovane fece con la bocca un atto di disprezzo , e poi rispose : " Mi ha mandato via di casa , e avrei dovuto , se le cose andavano per il giusto , mandare via io lui . Ma non gli farà prò la roba che non doveva essere sua . Se Dio c ' è , spero di trovare chi m 'aiuta." Cecchina , incuriosita , le domandò : " Quando si farà il processo ? " " Tra una settimana o due , credo . " " Ha trovato un bravo avvocato ? " " Non c ' è male . " Berto l ' ascoltava , con la testa appoggiata a una mano . Chiuse l ' uscio con una pedata , perché non udisse nessuno e poi disse : " Avrà da regolare i conti anche con me . " " Badate di non farvi mettere i piedi sul collo , perché quello lì vorrebbe comandare come faceva suo padre . " " Non sarà a tempo , se le braccia non mi fallano . " La moglie gli chiese , rimproverandolo per celia : " E che gli vorresti fare tu ? " " Io ? " E si alzò da sedere , andando su e giù per la cucina ; tenendosi stretta la testa con tutte e due le mani . " Non è possibile che io mi adatti ad essere il suo sottoposto ! Né meno se morissi di fame . " E la moglie , sorridendo a Giulia perché la vedeva rallegrarsi , disse : " Eh , né meno io lo posso vedere ! Quando mi s ' avvicina per dirmi qualche cosa , magari non per comandarmi ma per salutarmi , sento un non so che nel cuore come se me lo azzannassero . Per non essere sgarbata , devo fare uno sforzo . Ma , il più delle volte , non ci riesco . " " Tu sei una donna , e di te non ha timore . " " Anche le donne sanno fare qualche cosa ! Domandalo qui alla signorina Giulia . " " Ma io farò da me ! " Giulia , allora , benché il piacere che parlassero così di Remigio fosse forte , cambiò discorso ; perché non voleva che Berto dicesse apertamente con le parole quel che aveva sperato di capire . E , poi , era invidiosa che un altro potesse fargli del male come soltanto voleva farglielo lei ! Non voleva che Berto ci riescisse meglio ! Ma , già , quelli erano contadini , e lei invece aveva una raffinatezza che non poteva superarla nessuno ! Le pareva d ' essere nata a posta per far del male a lui ! Era proprio quella come ci voleva ! Poi , chiese : " Picciòlo e Tordo che fanno ? " " Picciòlo " rispose Berto " vorrebbe quasi quasi che le cose gli andassero bene , ma c ' è Tordo dalla mia ! Non proprio che la senta come me ; ma , insomma , son sicuro che al momento opportuno chiude un occhio e poi anche l ' altro . " Il fieno quanto è stato ? " " Veramente , non sarebbe andata male ; ma gliel ' hanno sciupato le acquate che sono venute . Ci ricaverà la metà di quel che poteva costare . " Giulia sorrise : era contenta ; ma queste notizie , tra buone e cattive , non le bastavano . Possibile che non venisse giù una grandinata grossa come le noci ; sopra le viti ? Allora Berto e Giulia si guardarono ne gli occhi . Cecchina chiese : " Vuol gradire un bicchiere di vino ? È fresco fresco : l ' ho preso dianzi in cantina , non sarà né meno un quarto d 'ora." " Grazie : mi farebbe male , perché sono digiuna . " " Vuole un pezzo di pane ? L ' ho cavato dal forno ieri . Non è più caldo , ma si mangia volentieri lo stesso . " Aprì la madia e le fece vedere uno di quei pani grossi e pesi ; che mangiano i contadini . " Tenga anche il coltello : se lo tagli da sé . E non faccia complimenti . " Giulia staccò con le mani un cantuccio , dov ' era più saporito ; e si mise a masticare . Berto empì un bicchiere di vino a lei e uno per sé . " Alla moglie non glielo date ? " " Lei lo beve quando va in cantina ! " Risero ; ma si chetarono tutti e tre insieme , perché Remigio chiamava Picciòlo . Poi , non udendolo più , ricominciarono a parlare sottovoce . Ma Giulia , finito il cantuccio e bevuto un sorso di vino , si alzò per andarsene . Voleva raccontare a Berto e a Cecchina come aveva combinato il processo con quei due testimoni ; ma per prudenza stette zitta . Poi , ancora , non si sentiva certa che al tribunale non nascessero difficoltà . E , prima di buio , voleva parlare con il dottore Bianconi ; per fargli fare da testimone anche a lui . Attraversò l ' aia , badando di non cadere perché c ' erano sparsi i torsoli delle spighe del granoturco ; e disse a Cecchina : " Non venite voi ! Non fatevi vedere che siete d ' accordo con me . Io vi ringrazio . " La contadina , allora , si fermò e le rispose : " La saluto a presto . " Giulia trovò il dottore che stava per escire . Si mise a piangere , e si raccomandò che l ' aiutasse . Il Bianconi l ' ascoltò arricciolandosi la barbetta ; poi , accese un sigaro e disse : " Io da testimonio non posso fare . Ma parlerò al presidente del tribunale che è mio cugino . " Giulia , che s ' aspettava , invece , dovesse dire di sì , non poté nascondere la delusione stizzosa che la rodeva ; tanto più credendo si trattasse di una scappatoia . Il Bianconi la rassicurò subito : " Se io parlo al presidente del tribunale che , come ho detto , è mio cugino ... " Ma ella lo interruppe ; perché non poteva tenersi ; e già , avendo capito , la gioia la faceva tremare tutta . " Gli dica ... " " Lo so da me quel che devo dirgli . Lei stia più tranquilla d ' animo ; perché altrimenti ammalerà . Si è molto sciupata da quando la vedevo ad assistere il povero Giacomo . " " Mi son ridotta che , se mi guardo allo specchio , faccio paura a me stessa . Vorrei sapere chi fu ad avvertire quel mascalzone che suo padre moriva . Bastava che arrivasse un giorno dopo , e forse io non avrei bisogno di logorarmi la salute per avere quello che è di mio diritto . " E arrossì pensando che il Bianconi sapeva perché il signor Giacomo voleva farla erede . Ma il Bianconi si voltò da un ' altra parte ; e disse : " Fui io che avvertii Remigio . " La ragazza scattò , impallidendo : " Lei ? " " Era mio dovere : certe cose non si possono rimproverare . " " Ma non vede quali sono state le conseguenze per me ? " " Ci rimedieremo . " " Ma come ? " Ed ella fece per andarsene , quasi fosse ormai rovinata . Il dottore le disse : " Resti qui . " La ragazza tornò a dietro come per obbedirlo ; ma ormai non voleva raccomandarglisi più : aveva un ' aria così compunta e affranta che faceva compassione . Il Bianconi le domandò : " Crede che io sia dalla parte di Remigio ? " A lei palpitava il cuore , e non disse né sì né no . Allora , il chirurgo proseguì : " Per me , un figliolo che va via di casa , qualunque possano essere stati i pretesti , dev ' essere castigato . Il suo dovere era di restare in famiglia e di obbedire al padre ; perché se ne sarebbe trovato bene . E non aveva nessun diritto contro la volontà del padre . Io , a quest ' età , se mio padre , che non si può né meno alzare dalla poltrona , mi desse uno schiaffo , lo prenderei e zitto . E non gli ho mai mancato di rispetto . Quello , invece , lo so che contegno aveva ! " La ragazza assentiva , con la testa ; ma trepidava ancora . " Non solo era prepotente , ma , quando tornava a casa , il povero signor Giacomo non avrebbe potuto dirgli né meno : " Accostami cotesta sedia ! " E i denari che gli ha sciupato ! Era sempre con donnacce o con amici anche peggio di lui . Se il signor Giacomo non avesse avuto lei in casa , avrebbe dovuto morire come un disperato . Perché , ormai si può dire , la signora Luigia non avrebbe avuto testa da pensare a qualche cosa . " La ragazza era già accesa d ' orgoglio ; e il viso , con gli occhi dolci , pareva che le lustrasse " Dunque , ripeto , lei era in quella casa come una vera figliuola . E Remigio , se avesse giudizio , dovrebbe essergliene grato . Ma quello lì ha il cervello sotto i gomiti ! E finirà male . Sono contento se lei riescirà a dargli una buona lezione ; perché certe indoli non si piegano altro che quando cominciano a soffrire . Ora , lui , si crederebbe di fare il padrone della Casuccia ; ma non stimo che ne sia capace ! " La ragazza gli sorrideva , con un ' aria di bontà sincera e riconoscente . Non poteva né meno articolare una parola ; ma continuava ad accennare con la testa che diceva bene . " Vorrei vederlo come farà a comandare i contadini , lui che non stava mai in casa e né meno sapeva quel che il padre facesse ! " Ella , quasi senza voce , gli disse : " Sa che m ' ha mandato via come fossi una cagna ? " " È un pazzo ! Ma anche cattivo . Non ha coscienza di quel che fa . Basta sentire come parla . Sembra sempre nelle nuvole . " Giulia rise . " Lasci fare a me : io informerò il presidente del tribunale di quel che si tratta . E se lei ha i testimoni come mi ha detto , vedrà che le cose andranno bene . Il presidente è imparzialissimo ; e perciò può stare sicura . " " Io non so come dirle grazie ! " " Povera figliuola ! Non ce ne sarebbe nessuna ragione . Piuttosto , le consiglio di fare una cura ricostituente e di mangiare bene ! " " Eh , appena mi ci scappa minestra e lesso ! " " Che fa ora ? " " Sto in casa con la zia . " " Ho capito . " " Comanda niente , signor dottore ? Vuole che mi faccia rivedere ? " " Domani telefonerò al tribunale . Anzi , andrò io stesso . " " Grazie ! Grazie ! " Il Bianconi , restato solo , si convinse sempre più che la Cappuccini dovesse essere aiutata da lui ; giacché Remigio era stato un discolo ; e , ora , per quanto avesse diritto all ' eredità , non voleva riconoscere quel che gli altri avevano fatto per suo padre . Perché , poi , non voleva darle niente , se c ' erano quei due testimoni ? E non si sapeva , da tutti , che l ' erede doveva essere la ragazza ? Sarebbe stata una riconoscenza forse eccessiva e a danno del figliuolo , salvo la legittima ; ma la legge non può badare alle cose , impacciandosi di quel che non la riguarda . Questo era , dunque , proprio un caso del quale doveva occuparsi lui stesso . C ' entrava anche l ' amor proprio di far vedere alla Cappuccini , e agli altri , che egli poteva fare un favore ogni qualvolta avesse voluto . E siccome metteva da parte parecchi denari e voleva comprare un podere , per farcisi una villa , notò che Remigio lo possedeva senza esserselo guadagnato e senza doverlo pagare a nessuno . XIV Una mattina , per non piangere , Remigio escì di casa ; e , per due o tre ore , sfaticò facendo di tutto . Accatastò la legna , ripulì certi stanzini dove stavano i soffietti da zolfo , gli stai , i sacchi e gli annaffiatoi ; poi andò in cantina , a raschiare la muffa alle botti , a cambiare i sugheri vecchi , a sdiragnare le travi ; sciacquò i fiaschi , accomodò l ' imbottitoia , buttò fuori dell ' uscio le cose inservibili : granatini consumati , tappi rotti , cenci , bottiglie incrinate , stoppacci . Salì in casa e lo disse alla matrigna ; che , senza alzare la testa da dove dava i punti con l ' ago , storcendo prima la bocca , rispose tanto per mostrarsi buona : " Hai fatto bene ! " Però dalla voce si sentiva che pensava altro . " Allora me lo dica lei quel che avrei dovuto fare ! " Ella arrossì , infilò l ' ago e poi ridendo come si meravigliasse , chiese : " Oh , io te lo devo dire ! " Pensava al marito , e ora invece le cose andavano come Dio voleva . " Me lo dica lei ! " Arrossì sempre di più ; e , alla fine , le vennero gli occhi rossi . " Ma che le ho detto ? Non l ' ho mica offesa ! " Allora , si mise a piangere : " Così non si va ! Così non si va ! Io a stendere la mano per un boccon di pane non mi ci voglio trovare . Inventa qualche rimedio ! " Egli , allora , disse a Ilda : " Va ' via , tu ! " E poi si avvicinò alla matrigna , per parlare più sottovoce ; perché non udisse nessuno : " È colpa mia ? " " Non dico questo ; ma , sai , per mandare avanti un podere , bisogna intendersene ! " " Mi aiuti lei ! " " Io a tu per tu con i contadini non mi ci metto . " " Allora , mi dica come devo fare io . " " Io sono una donna , e invece tuo padre si faceva rispettare e li teneva a dovere . " Egli fece per andarsene ; ma Luigia esclamò : " Quell ' imbroglione del mio avvocato aveva detto che faceva ogni cosa in due settimane al massimo , invece ho paura che sia peggio del Pollastri ! Forse , avremmo fatto meglio a tenere lui , e a non cambiare ! " " Ma se lei stessa ha convenuto che ci metteva in mezzo per farci leticare ! " " Sì ; questo è vero . Ma mi pare che siamo capitati di male in peggio . " " È colpa mia anche questa ? " La matrigna lo guardò con gli occhi gonfi e luccicanti di lagrime . " È inutile che lei pianga , mi pare . " " È inutile ! È inutile ! È proprio vero ! " E piangeva di più . " Io non so perché pianga così ! " " Lo so io ! " " Me lo dica , allora ! " " Se si potesse dire quel che si dice soltanto con il cuore ! E il fieno , almeno , è stato rimesso in capanna asciutto bene ? " Ella sapeva tutto , ma fece per assicurarsi se egli le diceva la verità . " Qualche poco s ' è guastato ! " " Lo vedi che ho ragione io ? " " Ma di che ? " " Le cose non vanno ! Madonna benedetta ! Qui ci si trova alla rovina in meno di un anno . " Egli , allora , tremò ; ma rispose : " Vedrà che non è vero ! " Anche lui si sentiva prendere , come quando s ' era destato , da una grande tristezza ; ma era troppo giovane per non avere una certa fede ; sia pure indefinibile . Non ricordava né meno quant ' era che non riesciva più a fare una risata schietta ! Tutta la sua vita sembrava chiusa dentro un sacco , da cui non c ' era modo di metter fuori la testa . La giornata era chiara ; e pareva che ci fosse , perfino tra i muri della capanna e della casa , una specie di allegrezza sicura ; che lo faceva anche più triste . Né meno tra lui e la Casuccia potevano intendersi ! Ogni cosa gli stava contro ; e quel cielo così azzurro pareva che gli dicesse di andarsene e di rinunciare ai suoi propositi . La matrigna gli chiese : " Perché non vai nel campo a vedere quel che fanno ? Tra poco , ci sarà da segare il grano . " " Ci andrò dopo mangiato : ora , sono stanco . " " Richiama Ilda , perché deve apparecchiare . " Egli escì e la chiamò . Mentre attraversava l ' aia , vide Giangio che , asciugandosi il sudore , entrava dal cancello spalancato . " Signor Remigio ! " Gli andò incontro e dandogli la mano gli chiese : " Perché è venuto a trovarmi ? " " Domattina , ha detto l ' avvocato , bisogna che venga al tribunale perché il giudice vuol fare il suo interrogatorio . " " A che ora ? " " Alle nove : si faccia trovare al portone . Salirà insieme con l 'avvocato." Giangio sorrise e tornò via . Remigio lo disse alla matrigna ; che stette zitta , perché non aveva nessuna stima del Neretti : " È ancora un ragazzo " ella diceva " e non ha giudizio né meno per sé " . Anche Dinda , con la quale ella se la diceva come se fossero state amiche , era dello stesso parere . E perciò , quando la sera le portò una grembiulata di fagioli , ne parlarono male . La mattina dopo , Remigio si fece trovare al portone del tribunale ; in Via del Casato . Dopo una mezz ' ora giunse il Neretti , con una cartella di cuoio nero sotto il braccio : salì le scale lesto lesto , e non gli disse né meno niente . Remigio , per non restare solo , perché non avrebbe saputo dove entrare , cercava di andargli dietro . Il gabinetto del giudice , incaricato dal presidente , era piccolo e rettangolare . Alle pareti più lunghe , tutte a scialbo , due vecchie pitture , forse del settecento ; lasciate lì dai tempi del vicariato . In attesa di esser chiamato , Remigio andò a sedersi in una lunga pancaccia di legno . Un poco più in là , c ' era Giulia ; che impallidì voltando la testa verso la finestra e tentando di sorridere . Teneva i guanti in mano ; e parlava fitto fitto , sottovoce , con i suoi testimoni ; che non toglievano gli occhi da Remigio come fosse un gran colpevole . Egli , tutto sconvolto , si sentiva girare la testa . Era la prima volta che entrava in un tribunale e cercava di capire come facevano un altro processo . Pensava anche a quel che voleva rispondere . Ma non era più sicuro d ' aver ragione , e sentiva che lì avrebbe dovuto contenersi in altro modo ; e non come quando era con la matrigna o pensava dentro di sé . Un usciere si mise a scrutarlo ; con una diffidenza ironica , che lo fece intimidire di vergogna . Gli aumentò la sfiducia ; e avrebbe voluto essere in fondo alla Casuccia , a guardare la Tressa ; che scorreva placida senza gorgogli , dove c ' era l ' erba più folta . Stette così con la testa appoggiata al petto , senz ' ascoltare più , quantunque sentisse come un ronzio confuso e continuo che lo bucava come se fosse fatto di spilli . Non gli importò più nulla che i testimoni di Giulia , forse , lo guardassero ; e , dentro di sé , cercava di trovare le parole che avrebbe dovuto dire . Allora , un ' altra volta , gli parve impossibile che dessero ragione a Giulia invece che a lui . E , come non gli era mai avvenuto quando ci pensava , ora anche lei gli pareva buona e che tutto finisse subito . Gli pareva perfino strano che non si fossero più parlato ! Ma gli veniva in mente quando l ' aveva mandata via di casa , quando il padre era ancora là sopra il letto , e allora alzò gli occhi per guardarla . Ma ella era voltata sempre da un ' altra parte ; ed egli le guardò minutamente il cappello e il vestito ; aspettando che anch ' ella guardasse lui , forse per riconciliarsi e darsi la mano . La ragazza , però , gli teneva a posta le spalle in quel modo . Ed egli , per la prima volta , si sentì disposto a farsi trattare da pari a pari . Però , gli dispiacque ; e si sforzò di pensare più attentamente a quel che avrebbe dovuto dire per vincere la causa . I due testimoni risero ; ed egli si sentiva così pieno di vergogna che quella risata gli fece battere il cuore con una violenza scomposta . Non avrebbe voluto né meno ascoltare quel che diceva Giulia ! Voleva far capire a tutti che avrebbe voluto trovarsi altrove : questo era il suo solo desiderio . La ragazza si sforzava di essere calma ; ma doventava sempre più pallida . Parlava più in fretta e la sua voce pareva che recidesse . Tuttavia nessuno avrebbe indovinato che avesse qualche rancore . Ma lui solo sapeva quel che volevano dire quel viso e quegli occhi pesti ! Ella era ammagrita e le spalle le si erano incurvate ; ai polsi le si vedevano gli ossi . Il testimonio Corradino Crestai , quello soprannominato Ciambella , aveva raccontato che era amico del defunto signor Selmi e che perciò una volta gli aveva confidato come la signorina Giulia Cappuccini dovesse riscuotere da lui ottomila lire . Egli , anzi , sperava di guarire per poterla pagare . Anche l ' altro testimonio , il sensale Pietro Carletti , detto Chiocciolino , disse presso a poco lo stesso ; e aggiunse che dal canto suo aveva dovuto fare causa all ' erede per riscuotere dugento lire a saldo di due porci venduti al defunto . " Anzi , aggiunse , puntando il dito su i fogli che erano dinanzi al giudice , la mia causa si deve trovare tra questi documenti bollati " . E questa scappata lo fece guardare benevolmente dal giudice . Chiocciolino era piuttosto alto e quasi distinto ; sebbene avesse la pelle del viso e delle mani sempre rossa e coperta di lunghi peli biondi che luccicavano . Aveva già i capelli e i baffi bianchi ; e tra quelli del suo mestiere passava da persona istruita . Faceva , infatti , i conti del bestiame a mente ; senza ricorrere al prontuario stampato che adopravano gli altri . Portava sempre un bastone di legno sbucciato , bianco , con gli spunzoni ; e intagliato a becco d ' oca . Parlava strizzando gli occhi . Quando Remigio fu interrogato , tremava anche con le gambe . Negò che la ragazza dovesse avere il denaro ; e disse che quei testimoni non potevano saperne niente . Allora il giudice , lisciandosi i baffi , lo avvertì che non poteva parlare a quel modo dei testimoni senza mostrarne le prove . Era proprio vero , come gli aveva detto il presidente del tribunale , che si trattava di un giovinastro sviato e malevolo . Remigio andò fuori di sé e faceva ridere , poi s ' impappinò ; e parve che prima avesse detto una cosa e dopo la volesse cambiare . S ' avvide che nessuno cercava di capire come le cose erano andate ; e nessuno sospettava che la Cappuccini pretendesse quello a cui non aveva diritto . Perché non si accorgevano che quei due testimoni mentivano ? Perché , pensava il giovane , non badavano alle persone ma alla legalità delle loro parole . La causa non era altro che una astuzia continua e insolvibile , condotta secondo certe regole stabilite dal codice ; una astuzia sempre più spostata dalla verità , che egli sentiva soltanto nella sua coscienza e nella sua buona fede . Il giudice fece notare l ' incertezza di Remigio al Neretti ; che , vista la sua cattiva figura , trovò modo di rimandare la causa . L ' avvocato di Giulia , Renzo Boschini , voleva opporsi e adduceva che ella si trovava in stretta miseria e che già aveva dato prova di avere ragione . Ma , poi , capito che il Neretti desiderava di tirare in lungo le cose , non perché in seguito potesse trovare qualche altro argomento decisivo , disse che accondiscendeva tanto per far vedere com ' egli si sentiva sicuro di vincere . Tutti quei ripicchi non interessavano Remigio , che non aveva detto niente di quel che avrebbe dovuto dire . L ' avvocato , vedendolo smarrito e distratto , lo spinse per una spalla ; facendolo alzare . Il giovane era sempre più sbalordito e inciampava giù per le scale . Quando fu in strada , dove c ' era il sole e si respirava meglio , chiese all ' avvocato : " Come m ' andrà ? " " Male ! " " Perché ? " " Ce li hai tu i testimoni a favore tuo ? " "No." " E , allora , come vuoi fare una causa se non hai i testimoni ? " Gli dette la mano e lo lasciò . XV Quando giunse alla Casuccia , con le gambe indolenzite , come non gli era mai capitato , le tre assalariate stavano per infornare il pane : Ilda si divertiva a guardarle , anche per imparare . A ogni fascina secca , che buttavano dentro con la forca , le fiamme s ' attaccavano alla vòlta del forno , gonfiando e traboccando con le punte fuori ; infilandosi perfino su nella cappa nera di fumo . Le fascine crepitavano ; e le vampate delle fiamme facevano scostare tutte e tre le donne , che avevano il viso affocato e gli occhi rossi di sangue . Ma quando il forno fu caldo , e chiuso con lo sportello di ferro , ebbero a leticare . Siccome tutte e tre avevano il pane che trapassava di lievito , ognuna voleva essere la prima a infornarlo . Dinda e Cecchina erano le più irate . Gegia saliva due o tre scalini di casa , per andare a prendere la tavola con le picce della pasta coperta dentro i cenci di lana ; poi ridiscendeva , invece , per dire anche lei la sua . Dinda piangeva come se l ' avessero picchiata , e Cecchina teneva in mano la pala del forno . Dinda le gridò : " Se mi toccate , guai a voi ! " " Io ho poca pazienza . " " E io meno ! " " O vediamo , allora , chi avrà ragione ! " Gegia si metteva in mezzo , andava al viso dell ' una e poi dell ' altra : " E io non ho diritto d ' infornare come voi due ? " Ma non le badavano , seguitando a leticare tra sé . Remigio dimenticò subito il processo , e si fece raccontare chi era stata la prima a scaldare il forno . " Tutte e tre siamo state ! " " Non è vero ! Le prime fascine l ' ho portate su io dal campo . " " Ma le ho ficcate io dentro il forno ! " " Se non le avessi portate , però , non ce le ficcavi ! " " Vi venga un accidente a voi e a chi v ' ha dato da lavorare alla Casuccia . " Siccome Gegia stava zitta , quasi sgomenta , Remigio le disse che infornasse prima lei . La donna in un batter d ' occhio , portò giù la tavola della pasta ; la sciolse e mise il primo pane sopra la pala . Ma siccome le tremavano le mani e voleva fare troppo lesta , un pezzo di pasta le andò in terra . Anche lei , allora , cominciò a piangere . Ci mancò poco , poi , che si scordasse di fare il segno di riconoscimento sopra il pane : lei ci faceva una fitta con due dita , Dinda ci pigiava un bicchiere e Cecchina ci lasciava un birignoccolo arrotolato con le mani . Remigio domandò alle altre due donne : " Vi siete messe d ' accordo ? " Dinda rispose : " Io faccio come vuole lei . " " Piuttosto che leticare , mettetevi d ' accordo ; mi pare ! " " È quel che dico anch 'io." Ma Cecchina salì in casa e sbatacchiò l ' uscio dietro . Allora , dopo Gegia , infornò Dinda . Cecchina avrebbe voluto essere la seconda , ma quando riaprì l ' uscio , l ' altra aveva già cominciato . La sera , perciò , raccontò tutto al marito ; che , a ogni costo , voleva andare a trovare Remigio per rifarla con lui . " Sarai a tempo ! Ora ti darebbero torto . " " Non me ne importa : meglio prima che dopo . Gl ' insegnerò io a metter bocca nelle faccende che non lo riguardano . Che gl ' importava a lui ? " E , benché la donna lo tenesse , aprì l ' uscio ; ed escì . Ma , a mezze scale , incontrò Tordo ; che aveva su le spalle un corbello di pomodori : li portava di nascosto , per farci la conserva ; ed erano quelli del padrone . Berto finse di non vedere , ma andò nell ' aia per farsi passare la rabbia ; dicendo a voce alta : " Quello ha più giudizio di me . Ma , domani , ci penserò anch 'io." Si girò per sputare , e vide Picciòlo con un altro corbello carico ; che , lesto lesto , a piedi scalzi , entrava in casa . Berto , allora , si mise a ridere : " Io sono il più furioso , e gli altri intanto pensano alla pancia . Così bisogna fare ! " Andò nell ' orto ; e , a tastoni , si empì un paniere di fagioli ; ma la rabbia non gli passava . Invece , gli era venuta la voglia di fare la pelle a Remigio . Dentro di sé lo aveva sempre sentito , anche da giovane , che prima o dopo , un tiro di quel genere , a qualcuno lo doveva fare . Non si sbagliava , no ! Non poteva dormire ; e la moglie , che aveva sonno , gli domandava al buio : " Che hai ? Domattina ti devi levare presto , perché cominciate a segare il grano ! " Egli , allora , inventò : " Mi deve aver punto qualche insetto su le spalle . " " Ti ci duole ? " Ma egli non rispose più , e seguitò a rivoltarsi tutta la notte ; senza chiudere un occhio . Era impaziente che spuntasse il giorno ; e , quando il primo chiarore fece lustrare lo specchio del canterano , saltò dal letto e escì fuori . Benché fosse oria , si sentiva che la giornata doveva venire afosa . Rapidamente , le nebbie della Tressa sparirono ; e i contorni di tutti i cocuzzoli apparvero con una durezza limpida . Nella strada passavano i barrocciai , dormendo accovacciati tra la roba ; e avevano ancora le lanterne accese . I galli cantavano da tutti i poderi ; e nel pollaio della Casuccia le galline razzolavano e crocchiolavano . Dopo poco , scesero anche gli altri ; con le falci e le pietre rotatoie in mano . Picciòlo disse : " Il padrone dorme ancora . S ' ha a destare ? " Tordo rispose : " Non perdiamo tempo : andiamo ! " Era già la metà di giugno , e il grano si seccava anche troppo . Qualche altro podere aveva già mietuto . La guazza si asciugava ; e il sole , ormai , era per nascere giù dai monti bassi . " Facciamoci dal fontone " disse Berto . Tutti andarono da quella parte . Moscino era la prima volta che segava il grano , e faceva l ' impaziente . Tordo gli disse : " Attento alle dita ! " " Gliel ' ho detto anch ' io ! " rispose Lorenzo . " Io mi faccio il segno del cristiano ; perché questa è grazia di Dio ! " disse Picciòlo . E si segnò , mentre gli altri aspettavano che cominciasse . I contadini , ora , per non perdere troppo tempo , mangiavano nel campo . La mattina , le ore affaticavano meno ; ma verso il mezzogiorno , pareva impossibile che quegli uomini potessero resistere sotto il sole . Moscino , per fare il bravo , camminava a piedi nudi sopra gli spunzoni del grano segato . Negli altri poderi accanto , le ragazze lavoravano quanto gli uomini . Una sposa giovane , incinta , con le guance accese e sudate si sollevava di quando in quando , per guardare il grano ancora ritto . Ella rificcava sotto il mento i nodi della pezzuola , che le ricopriva tutta la fronte ; mentre le trecce dei capelli , senza forcelle , si allentavano sopra la nuca . Una brocca d ' acqua era nascosta all ' ombra , sotto i pampini d ' una vite ; con due fiaschi di vino chiaro ed agro . La sferza del sole era insopportabile ; gli occhi s ' infiammavano , la bocca e la gola doventavano asciutte . Allora , qualcuno lasciava la falce e s ' incamminava alla vite , metteva la bocca al fiasco e beveva parecchie sorsate . Ma s ' indugiava per riposarsi , guardando gli altri . Le donne gli sorridevano in silenzio , ed egli ritornava alla sua opera , a testa bassa e le mani penzoloni . Le falci tutte insieme luccicavano tra gli steli del grano ; con un rumore simile a uno strappo rapido . Urtavano , talvolta , sopra un sasso , con un suono languido e smorzato . S ' insinuavano curve tra le spighe ; e le spighe sbattevano sopra i volti ; qualche stelo s ' insanguinava dopo aver fatto un taglio o una scorticatura . Allora , il contadino , senza schiudere il pugno pieno di mèsse , si guardava un istante ; poi la falce s ' affondava ancora , lucida e affilata . Dietro gli uomini , gl ' insetti disturbati saltellavano insieme da tutte le parti , verdi , neri o grigi ; mentre certi ragni dalle zampe lunghissime ed esili percorrevano i solchi , sparendo nell ' ombra di una fenditura e ricomparendo subito in cima a qualche zolla . Le lucertole scappavano sempre innanzi ; qualche ramarro osava indugiare , ma , poi , spariva anche più rapido . Di rado era possibile che qualche vipera fosse tagliata a pezzi ; ma i rospi , enormi e nerastri , che restavano come intontiti , erano infilati e squarciati con la punta delle falci ; poi un contadino , con un calcio , li lanciava dall ' altra parte del filare . Qualche cova di ragno s ' apriva ; e allora gli innumerevoli ragnolini si spandevano in tutti i sensi . Si trovavano nidi abbandonati , con gli uccelli senza penne , vespai vuoti . I bruchi si rivoltavano sottosopra , rimanevano un poco immobili e poi cercavano di andarsene . Qualche padrone aveva fatto benedire i campi perché le passere non mangiassero il grano . Ma c ' era chi diceva esser meglio mettere in mezzo alle prese un cencio in cima a un palo ! I branchi delle passere , qua e là , si alzavano verso l ' azzurro d ' un colore dolce . Qualche campana suonava , e si spegneva a un tratto così com ' era cominciata . Si udiva tutto il brusìo degli insetti . Stando vicino ai mietitori si sentiva raccontare da qualcuno che il suo bambino non poteva mangiare più e che era necessario far contraddire il male da quella tale donnetta che si chiamava Sunta del Borgo . La quale sapeva anche rimettere bene al posto le ossa fratturate , mandava via il dolore delle distorsioni , con un unguento di erbe e di midollo d ' agnello , guariva il malocchio mettendo due gocce d ' olio in una scodella d ' acqua tenuta sopra la testa del malato , scongiurava ogni sorta di male costringendolo a tornare indietro , medicava le risipole e faceva spendere poco . Ella si valeva anche di una secrezione gialla , che certi insetti accumulano dentro le loro pallottole di terra , infilate ai fuscelli delle siepi ; faceva mangiare il cuore delle rondini , perché il senno fosse maggiore ; aveva veduto una folla di streghe che facevano la bucata giù nella Tressa . E sapeva curare per mezzo dei rosarii , indicando il numero degli ave e dei paternostri . C ' era un ' altra donna che girava , da parecchi anni , dall ' un paese all ' altro , senza che nessuno sapesse chi fosse . Andava a capo chino come una suora , e portava sempre la testa avvolta da una pezzuola grossa , di lana ; con le mani gonfie sopra il ventre . Aveva il volto grasso , ma pallido e con due rughe che tagliavano di netto gli angoli della bocca affondata sotto il naso adunco . Il suo mento ovale era quasi senza rilievo ; i suoi occhi grandi e neri facevano un ' impressione strana di misticismo e di cattiveria . Ma tutti le davano l ' elemosina , perché temevano qualche maleficio . Le donne che l ' avevano vista , restavano pensose a lungo ; finché non fosse rientrata nella strada e sparita dietro qualche svolta . Ma ella camminava piano , con certe scarpe enormi che pareva dovessero pesare un quintale l ' una . Perché , di quando in quando , si volgeva e si fermava a guardare le case ? Che cosa voleva ? Le donne dicevano : " Sarò contenta soltanto quando non la vedrò più . " " Non si sa quando viene , mentre può anche trovarci con i nostri figlioli in collo . " E se qualcuna allattava , si conturbava e guardava in volto la sua creatura , chiedendo : " Che hai , che hai ? Ti do il latte . Povera anima mia ! " La mietitura della Casuccia durò nove giorni , e ormai era per entrare luglio . Picciòlo era più bravo di tutti ad accatastare i covoni e in cima ci faceva una croce con tre o quattro fili di grano attorcigliati insieme . Poi , i covoni furono portati su l ' aia dove alzarono una gran mucchia , aspettando che cominciasse a passare per i poderi la macchina tribbiatrice . XVI Quando Remigio tornò dal suo avvocato , fu accolto in un modo che non si aspettava . Egli aveva bisogno , molto più di prima , di trovare qualche cosa che rispondesse al suo sentimento e alla sua fede ; e , invece , sentì di essere addirittura uno sciocco . Egli ci si arrabbiava , e il Neretti gli disse : " Bada di non fare il caparbio . Credi di avere ragione , e finché non ti sei convinto che non è vero , non metterai giudizio . Almeno , hai guardato bene se tra i registri che tuo padre doveva certamente tenere , c ' è segnato nessun pagamento fatto alla Cappuccini ? " " Non ho trovato niente . " E arrossì . " Non ci credo . " " Ma è vero , ti dico ! " Infatti , all ' infuori di qualche ricevuta insignificante , di parecchi anni prima , tutta bucata con gli spilli per tenerla insieme con la pianta catastale del podere , in un rotoletto legato con lo spago , Remigio non aveva visto altro . L ' avvocato si mise a leggere certi fogli di carta bollata di un altro processo . Remigio , tacendo e vergognandosi , aspettava che rialzasse la testa . Alla fine , il Neretti si grattò il ciuffo come se fosse infastidito e gli disse : " Insomma , le cose andranno per le lunghe . Questo è quanto ti posso fare io . " " Tre mesi ? " " Tre mesi ? Se tu hai denari da spendere , anche tre anni . " Egli rideva , guardandolo da capo ai piedi così impacciato . Ma , temendo che Remigio allora non pensasse , per il meglio , di accordarsi da sé con la Cappuccini , disse facendosi serio : " Tu non parlare mai con nessuno . Qualunque persona venga da te per questa faccenda , mandala da me . Perché a te fanno quel che vogliono . Io ti ho già capito da un pezzo . Son tutti più furbi di te . Tu sei un imbecille . " E rise dello stupore che appariva nel viso di Remigio ; che non avrebbe osato rispondergli male . Poi disse : " Ora , vattene : ho da fare per cose molto più importanti della tua , che mi fanno guadagnare bene . " Era vero ! Egli non avrebbe avuto da dargli né meno cento lire , e il Neretti pensava a quanto era necessario per la carta bollata e per gli atti al tribunale . La carta bollata , ormai , doveva essere già parecchia ! Chi sa quante volte Giangio aveva segnato le spese , con quelle sue lettere tremolanti e grosse ! Il Neretti , vedendo che Remigio se ne andava malvolentieri , gli disse : " Mio caro ! Io ti consiglio per il tuo bene ! Poi , del resto , tu sei padrone di fare quello che vuoi . " " Ma , appunto , io voglio farmi consigliare da te . " " Da me ? E che ti devo dire ? Credi da vero che la Cappuccini non debba avere quei denari ? E , allora , si tira per le lunghe ; può darsi che , alla fine , si stanchi . Ma , con il gratuito patrocinio , lei non ci rimetterà mai niente . Ormai , a dietro non si torna . Lascia fare a me : vedrai che , tra quattro o cinque mesi , siamo sempre allo stesso punto . Ora , vattene ! T ' ho già fatto capire che mi dai noia . " Quando devo tornare ? " " Quando vuoi : tanto io che Giangio siamo sempre qui a tua disposizione . " " Ora verrà anche la querela di quel sensale che chiamano , mi pare , Chiocciolino . " " Lasciala venire ! Portamela subito . " Remigio gli strinse la mano , sorridendo egli stesso del proprio imbarazzo . Quando fu fuori , gli restò a mente soltanto che il Neretti gli aveva detto imbecille ; e doventava rosso come se quella parola gli bruciasse anche il viso . In fondo alla Costarella , Chiocciolino , che parlava a una fruttaiola grassa e con le braccine di bambola come il volto , gli andò dietro mettendogli una mano su la spalla . Remigio s ' era accorto che gli voleva parlare , ma ora non poté fare a meno di voltarsi benché non gli dicesse niente . Allora Chiocciolino si mise il bastone nella sinistra , lo prese sotto il braccio e gli disse : " L ' accompagno un poco , se va giù alla Casuccia . Dianzi , l ' ho visto entrare dall ' avvocato Neretti . " Remigio si tirava in disparte , ma l ' altro lo teneva forte sorridendo a vedere quella sua ritrosìa . E gli disse : " Non si vergogna mica a venire con me ? È arrabbiato perché ho fatto da testimonio al processo ? " " A me non importa niente . " " Non ci credo : non mi pare . Ma , appunto , io volevo parlare della mia faccenda che si potrebbe accomodare così tra noi , alla buona . " " Ma perché voi avete fatto da testimonio ? " " È venuta a trovarmi quella disgraziata ( come si chiama ? ) Giulia ; e io siccome sapevo tutto da suo padre ... Non ho fatto bene ? La verità c ' è anche per quelli che sono nati poveri . E poi , quelle ottomila lire sono soltanto un bocconcino , della sua Casuccia . " " Ma io sono convinto che mio padre non doveva darle niente . Voi sapete perché io non stavo in casa con lui ? " " Me l ' hanno detto a un dipresso : ma queste son cose che io non voglio sapere perché non mi riguardano . " " La Cappuccini m ' ha fatto causa perché sperava che mio padre le lasciasse una parte del patrimonio . Era la sua amante . " " Non si lasci scappar di bocca nessuna offesa , perché potrebbe darsi che Giulia le desse querela anche per quello che dice di lei . " " L ' ho detto soltanto a voi , ora ! " Chiocciolino si fermò nel mezzo della strada : " E se venisse a risaperlo ? " Remigio ebbe paura , e gli rispose : " Ma voi non andrete a dirlo a lei ! " " Dunque , facciamo le cose in buona amicizia ! Lo vede che , se io volessi , potrei farle male anche dell ' altro ? " " Andate a parlare con il Neretti : se lui accetta , qualunque cosa dica , io ne sono contento . " " Se devo andare dal suo avvocato , vado piuttosto dal mio ! " E lo lasciò . Ma rifece la strada , lo riprese sotto il braccio e gli disse : " O lei voglia o no , io e lei è destinato che diventiamo amici . " Remigio non capiva ; e , ricordandosi ch ' egli era mezzo epilettico , avrebbe voluto fare a meno di quella conversazione . Inoltre , non poteva perdonargli d ' aver fatto da testimonio ; e , per quanto non sapesse spiegarsi com ' egli potesse aver saputo da suo padre certe cose degli interessi , non poteva rassegnarsi a credere che il sensale dicesse la verità . Inoltre , Remigio , timido e inesperto , non si credeva in diritto d ' indagare , con qualche mezzo , quanto fosse sincero ; e aveva anche paura di dire qualche cosa che poteva magari comprometterlo . Allora taceva , tutto mortificato . A quelle parole , aveva guardato , sorpreso , il sensale . Ma questi , quasi pigliando gusto a parlare , seguitò : " Il mio scopo di fare amicizia con lei è questo : con suo padre , gli ultimi mesi della sua vita , siamo stati un poco freddi e forse lui mi odiava . E anch ' io l ' ho odiato . Ora sarebbe bene che io e lei , invece , fossimo amici , con lo scopo di mettere un pietrone su le cose passate ; perché avrei piacere di non odiarlo più da morto . " Chiocciolino era capace di fare questi cambiamenti , come sarebbe stato capace , dopo qualche settimana o meno , di tornare da capo a volergli male . Remigio sentiva che non poteva fidarsi , ma non volle più essere sgarbato ; e gli disse , benché con rincrescimento : " Io non ho niente contro di voi . " " Ma " riprese arrossendo Chiocciolino , dopo avercapito che ormai Remigio era sempre meno ostinato " bisogna che lei mi paghi quei due maiali . Se non può , mi faccia una cambiale . Io sono disposto ad accettarla : vede che non sono esigente . Se , poi , mi costringe a far la causa , come vuole a tutti i costi l ' avvocato Sforzi , io , allora , non so più quel che dirle per il suo bene . Ne trovi un altro , che le parli con più amicizia di me ! Chiocciolino lo sanno tutti chi è . Meno qualche scatto , quando mi piglia caldo alla testa , e allora il responsabile non sono io , ho sempre saputo farmi rispettare da tutti . E lo strinse , sbottonandogli la giubba e dicendogli con un sorriso : " Se ce l ' ha , nel portafogli , me le dia subito queste dugento lire ! Me ne dia , per ora , cento sole ! Io le farò una ricevuta d ' acconto . E , allora , sono contento anche se a darmi il rimanente aspetta una settimana di più : quando avrà venduto il fieno . " Remigio distaccò le mani dalla giubba e gli disse : " Mi dispiace , ma non ce le ho . " " Vengo a prenderle fino alla Casuccia . Non vorrei impolverarmi le scarpe per così poco , ma lo fo per gentilezza ; perché lei non debba venirmi a cercare . " " Non ce l ' ho né meno a casa . " " Come ! Non ha a casa dugento lire ? Ha già finito quelle che prese con la cambiale al Banco di Roma ? " " Chi ve l ' ha detto della cambiale ? " " Non mi ricordo chi me lo disse . " " Lo sanno anche altre persone ? " " Diamine ! Che male c ' è ? I debiti e le cambiali fanno presto , come dice il proverbio , ad avere le ali . " E si mise a ridere , ma a Remigio dispiaceva parecchio ; e non voleva ammettere che gli altri , quella cerchia di mercanti e di sensali , potesse subito essere informata del suo portafoglio . " Senta : sia allegro ! Diamine ! Perché se la prende ? Lei è giovane , e con un poco di giudizio può darsi che non sia costretto a vendere la Casuccia anche se dovesse metterci sopra una ipoteca ; lei , in vecchiaia , la toglierà . Fossi io giovane come lei ! Vorrei far doventare la Casuccia più bella d ' un giardino ! Lei , se avesse i soldi , dovrebbe mettere altri filari di viti giù per la poggiata che si parte dalla strada : empirla tutta , a fosse , per quanto è lunga . E , poi , comprare bestiame : vitelli , pecore , maiali . Di tutte le specie . Io ci farei soldi a palate . Ma lei , se non saprà fare , manderà in malora tutto . E non dia retta agli assalariati . Quella è gente che non ha voglia di lavorare e son contenti di riscuotere il salario alla fine del mese . E poi , ha calcolato quanto le rubano ? " " Mi rubano ? " " Dia retta a me . Quando lei non li vede , crede che stiano con le mani alla cintola ? Io scommetto che le prime frutta se le son mangiate loro ; scommetto che gli ortaggi ne hanno più loro che lei . E badi anche al fieno che ha riposto in capanna ; perché , a farne sparire qualche carro , ci vuol poco . " " Ma ci guarda anche la mia matrigna ! " " Quella ? Quella non capisce niente . Era meglio se suo padre avesse sposato la Cappuccini o un ' altra qualunque . Io la conosco meglio di lei . E anche il podere lo conosco meglio di lei . Perché , scommetto , lei non sa né meno quanti pioppi sono suoi di quelli lungo la proda della Tressa . " " Ancora non li ho contati . " " Lei non sa che qualità di vitigni sono nella sua vigna . Ma io lo so . Lei non sa né meno quanto fieno è nella sua capanna . Ma io sì . Si provi a dirmi quante sacca di grano lei avrà ? " Remigio dovette confessare che non lo sapeva . " Allora glielo dico io . Lei avrà da cinquanta a cinquantacinque sacca . Né più né meno . Ci scommetto la testa , che la metterò dentro la tribbiatrice ; se non do nel giusto . Mi chiami alla Casuccia , quando tribbierà . Io , vede , mi appassionerei al suo podere come se me ne venisse qualche guadagno o fosse mio . E non m ' importa niente che suo padre non m ' abbia voluto dare quelle maledette dugento lire ; che ci sputerei sopra , costringendomi a chiederle a lei . " " Ma se è vero che non ve l ' ha date ... " " Ho capito ! Lei vuol ridere alle mie spalle . Ma perché mi ha fatto chiacchierare fino ad ora con lei ? Io sono abituato a trattare con le persone ragionevoli . Ho anche fatto una sudata , come una bestia , a venir fuori di Porta con lei , a questo caldo ! E si asciugò tutta la testa , poi sotto il mento . " Io ve l ' ho detto dinanzi : per qualunque cosa , andate dal mio avvocato . " " Allora , mi permetta che io ci vada a nome suo . E mi faccia pagare da lui . " " No , no ! Se vi paga lui , perché crede di pagarvi , sì ; ma , a nome mio , no . " " Gli dirò che ho parlato con lei . " " Non gli dovete dire niente ! " " Questo non me lo può negare , né proibire . " Intanto , erano giunti alla Casuccia . Seduto sul murello dell ' aia c ' era Bùbbolo che appena vide Remigio si alzò . Ma , poi , visto anche Chiocciolino , voltò le spalle e finse di guardare giù nel campo . Chiocciolino , ora , aveva alzato la voce sempre di più e dava bastonate alla siepe . Ma , giunto al cancello , si fermò e disse : " Badi che io son fatto come i coltelli : se mi prendono per il manico , mi adoprano come vogliono ; ma , se mi prendono per il taglio , faccio fare sangue . " Anche Remigio era fuori di sé dall ' ira , e gli rispose : " Come vi piace di più ! " Ed entrò nel cancello . Chiocciolino stette a vederlo andare fino ai cipressi ; poi , con la punta del bastone , tracciò una croce sulla polvere della strada , giurando : " Vorrei prima crepare che dargliela vinta . Non mi scordo di essere Chiocciolino ! " XVII Bùbbolo era ancora giovane , poco meno di Remigio ; e tanto grasso che appena teneva gli occhi aperti . Aveva la sinistra paralizzata , con le dita attaccate insieme e senza unghie . Ma con quel braccio , tutto insensibile , poteva picchiare come se fosse stato un bastone . Il viso pareva di donna , perché la barba non gli veniva . Aveva una botteguccia a mezze scale del vicolo di San Paolo , sotto la volta dell ' arco , da dove si scende in Piazza del Campo . Accanto ci stavano anche un sellaio e un uccellaio . Il sellaio , perché in bottega mancava sempre la luce , lavorava su uno scalone ; cavalcioni alla tavola a morsa e la lesina in bocca o in mano ; mentre l ' uccellaio teneva attaccata fuori di bottega una gran gabbia che potesse essere vista senza scendere il vicolo . Bùbbolo , là dentro , possedeva un canapè sfondato , con una buca in mezzo , dove dormiva ; e un tavolino dove lasciava i campioni dei grani e delle altre semenze , accanto a quelli degli olii e dei vini . In bottega , simile ad una spelonca , non ci stava quasi mai ; ma , in cima alle scale , s ' appoggiava a uno dei colonnini di pietra che sono lì nel mezzo , e parlava dei suoi affari . Appena fu sicuro che Chiocciolino se n ' era andato , salutò Remigio ; con l ' aria di fargli notare , per offenderlo , quant ' era educato e come sapeva contenersi . E gli disse : " Ho saputo che vende la Casuccia . " " Non è vero : ve l ' ho detto anche l ' altra volta . Perché volete insistere ? " " Perché mi vuol dire di no ? " Allora Luigia , che stava , anche lei , ad aspettare dalla finestra , infastidita che il sensale non se ne fosse andato quando gli aveva detto che il figliastro non c ' era , scese e gli domandò : " Perché tutti sanno che tu vendi la Casuccia e a me non lo dici ? " " Non è vero . " " Perché , allora , Bùbbolo è venuto qui apposta per parlartene ? A me , che ti faccio da mamma e vivo con te , non dici niente ! Le cose devo saperle dagli altri ! Ma io domani vado dal mio avvocato , e mi faccio dire se tu puoi vendere senza il mio consenso . Almeno la parte mia , tu non la puoi toccare . " Remigio , benché si trovasse in uno stato d ' animo quasi doloroso , si mise a ridere . " Non ridere , invece ! Queste sono cose serie . " " Ma io rido di quel che sento dire tanto da lei che da lui ! Sono stufo di sentirmi rimproverare sempre per niente ! " " Non t ' arrabbiare ! Se non è vero , tanto meglio . Dentro la tua coscienza , sai da te se dici la verità o la bugia . Gli pulì un gomito della giubba sporco di terra , e tornò in casa . " Allora , Bùbbolo disse : " Ecco , ora che siamo soli , mi dica in confidenza se è vero o no . " Nei suoi occhi celesti c ' era la gioia e il piacere d ' imbarazzare Remigio ; che non poteva fare a meno di rispondergli : " Non è vero ! Non è vero ! " Bùbbolo si mise a sghignazzare , allargando i bracci : quello paralizzato faceva quasi ribrezzo . " E , allora , perché per tutta Siena lo dicono ? Sono venuti a riferirmelo anche in bottega ! Ha visto : io non mi muovo mai da quel colonnino delle scale , e quanti si occupano di vendite poderali sanno che è messa in compra la Casuccia . Del resto , io non voglio insistere . L ' altra volta , quando lo fermai , mi rispose male ; ma , questa volta , non ho da lamentarmi . Mi scusi , anzi ! Se non ha bisogno di me , io vado ! " " Grazie : non ho bisogno di niente . " Bùbbolo era già arrivato al cancello , ma si fermò e gli fece cenno con la mano di andare dov ' era lui : " Se non sono troppo curioso e indelicato , mi dice perché Chiocciolino è venuto fin qui con lei ? " E un ' altra volta i suoi occhi celesti brillarono di gioia e di piacere . " Mi domandava ... di un ' altra cosa . " " Ho capito ! No , no : non la voglio sapere . Le chiedeva quelle dugento lire , che dice d ' avanzare per i maiali . " Remigio , allora , rise . Ma Bùbbolo gli disse serio : " Badi , sa : glieli dia ; perché quello è capace di tutto . " " Io credo che non le debba avere . " " Ah , non è cosa che mi riguarda ! Ma glieli dia : è meglio . " E se n ' andò , togliendosi due volte il cappello . Alla Coroncina , vide Chiocciolino ; che stava lì ad aspettarlo . Era di malumore ; con il cappello sopra gli occhi e le mani in tasca ; il bastone appoggiato al muro . Allora , Bùbbolo salutò per primo . Chiocciolino gli rispose : " Aspettami : vengo con te . Stavo qui per vedere se passava un carro di fieno : ne volevo comprare uno anche io . " Strada facendo , siccome si sapevano risoluti a non confidarsi di quel che avevano parlato con Remigio , cercarono di darsi a intendere ch ' erano amici ; ma nessuno dei due volle cedere e si lasciò impaniare . Remigio era salito subito in casa ; e la matrigna gli disse , mostrandogli una busta chiusa : " L ' hanno portata , dianzi , per te . " " Non sa chi la manda ? " " Non lo so . Credo il Pollastri . " C ' era il conto per le due copie dell ' inventario e per l ' opera prestata il giorno prima : in tutto trecento lire . La matrigna allungava il viso , storcendo la bocca . Remigio , con le mani tremanti , ripiegò il conto ; e lo mise in tasca . Voleva andare a cambiarsi la giubba ; ma , dall ' aia , lo chiamò Berto . " Che vuoi ? " " Venga giù un momento , se non ha da fare . " Remigio scese di malavoglia ; il contadino gli disse : " Badi che lei , prima di mandarmi via , mi deve dare almeno due mesi di tempo : un mese non mi basta . " " E chi ti vuole mandare via ? " " So , di sicuro , che lei vende la Casuccia ! " " Non è vero . " " Mi convince poco . Perché io a quel che dice la gente non do ascolto ; ma quando vedo che le riportano giuste ... Ora , è troppo tempo che sento dire di questa faccenda , e ho voluto stare zitto per vedere come andava a finire . Ma , quando girano attorno casa persone come Bùbbolo e qualche altro , c ' è poco da sbagliare ! " Non ce li ho chiamati io ! " Il contadino lo guardò , per fargli capire che non gli portava nessun rispetto ; poi , disse , maliziosamente : " Meglio così . " Remigio tornò in casa così afflitto che non aveva animo né meno di parlare alla matrigna ; benché sentisse il bisogno di raccontarle ogni cosa . Stette un bel pezzo zitto zitto , senza decidersi ad entrare in nessuna stanza , sul pianerottolo delle scale ; finché salì Ilda portando un fiasco d ' acqua , più buona di quella del pozzo , presa alla sorgente dell ' orto , dove andava tutti i giorni anche perché era più fresca . Ilda , vedendolo a quel modo , non lo salutò ; e si mise a raccontare a Luigia quel che aveva sentito dire nell ' orto dalle contadine : " C ' erano tutte e tre le donne insieme : anzi , mi sono meravigliata perché insieme non ce l ' avevo viste mai . Specie dopo la leticata per il forno ! Allora io ... " " Parla in modo che ti si capisca . " Ilda rise , e alzò la voce : " Non glielo volevo dire ! Perché lei se la prende troppo ! Io , allora , mi son nascosta dietro quel noce che c ' è , facendo finta che mi dovessi rimettere su una calza . " " Ma perché ridi ? " " Mi fa ridere lei ! " " Quanto sei sciocca ! Tira avanti quel che dicevi . " " E ho sentito tutto . " " Che hai sentito ? " Luigia era incuriosita , e si compiaceva che Ilda riescisse , quasi tutti i giorni , ad ascoltare qualche pettegolezzo : credeva che fosse utile per gli interessi . Perciò , la guardò con affetto . " Dinda diceva : l ' ho saputo anch ' io : tra un paio di giorni , ci sarà un altro padrone . Allora , Cecchina ha risposto : poco male ! Io non piangerò di certo , e il mio marito né meno . Gegia ha detto : saranno pochi da vero quelli che ne proveranno pena ! Ma Dinda ha risposto : non si sa mai se a cambiare sarà meglio o peggio ! Sono state un poco zitte , e poi Cecchina ha ricominciato : piuttosto , bisogna stare attenti che ci paghi il salario ! Perché , a quel che sento dire io , le cose vanno di molto male . Dinda ha sospirato ; e Gegia ha detto : questo lo sapevo anche io . Anzi , riguardo al podere , m ' hanno spergiurato che è stato già venduto . " Remigio si mise ad ascoltare , dimenticando il sentimento penoso che gli aveva lasciato Berto . Ma Ilda , mettendo l ' acqua dal fiasco in una caraffa , perché badava più alle parole che a quel che faceva , urtò con il gomito un bicchiere in proda alla madia e lo fece spezzare . Restò , arrossendo , con il sorriso a mezzo ; e , con un braccio , si parò credendo che Luigia la volesse scapaccionare . Ma Luigia dava troppa importanza alle chiacchiere delle contadine ; e stava soprapensiero . Quando vide quel che s ' era rotto , restò a bocca aperta e disse alla bambina : " Questa volta non ti faccio niente , perché sei stata brava ad ascoltare quelle donnacchere . Piglia la granata e spazza subito i pezzetti di vetro ! Guarda che non ti taglino le mani . " Poi disse , come tra sé , a voce alta : " Bisogna metterci riparo ! " Allora , Remigio entrò ; e disse : " Anche Berto , dianzi , m ' ha chiamato a posta . " Ma Luigia non s ' accorse del dispiacere ch ' egli ne aveva sentito ; e , invece , continuò a sfogarsi come per conto proprio . Egli chiese alla bambina : " Hai sentito altro ? " Ma Ilda , quando non parlava a Luigia , non sapeva dire quasi niente . E , perciò , la matrigna gli rispose : " Se avesse sentito altro , lo avrebbe detto a me . " Poi , disse alla bambina : " Butta i pezzetti del bicchiere alla spazzatura e vai a fare le tue faccende . " Ilda dette un ' occhiata a Remigio e obbedì ; allora , la matrigna disse : " Qui , si vive nella menzogna ; e a me non piace ! " Egli scattò : " Ma chi gliel ' ha messe in testa queste cose ? " " Non gridare ! Tu gridi con me , perché sono una donna , e invece dovresti cercare di essere più premuroso . Quando dovresti farti intendere , magari con Berto , allora ti fai rigirare come vogliono . " " Perché , dunque , non mi crede ? " " Il perché lo sai tu . " " Io ? " " Se tu vuoi andare d ' accordo con me , ora che l ' avvocato è per mettere a posto i nostri interessi tra noi , devi essere leale . Se no , è meglio che io muoia . " Allora , egli , perché smettesse , le chiese : " Quando devo venire dal suo avvocato ? " " Io non lo so . Prima bisogna vedere l ' inventario . E , poi , dall ' inventario , si cava la quarta parte dell ' usufrutto ; che , per legge , mi spetta . " Ella , dalla mattina alla sera , pensava a questa cosa ; e con il pretesto di comprarsi o una sottana o qualche nastro a Siena , andava sempre dal suo avvocato . Così , sapeva esattamente tutto ; e ne parlava come se avesse preso le misure a una stoffa per tagliarne con le forbici il pezzo già scelto . L ' atto legale , che stava preparando l ' avvocato , le piaceva molto e l ' appagava . Abituata sempre ad obbedire e poi trattata peggio d ' una serva dal marito , ora anche lei aveva un avvocato che pensava ai suoi interessi ; ed era impazientissima che l ' atto fosse completato . Pregava sempre : " Signore ! Quanto ci vuole ! " Perciò disse al figliastro : " Tu , piuttosto , spicciati a pagare il notaio , perché dia la copia dell ' inventario all ' avvocato . Se no , il tempo passa ! " " Lo pagherò . " " Ma i denari ce li hai ? Dimmelo ; perché bisogna , per questa cosa , che tu li trovi in tutti i modi . Questa è una cosa che va innanzi a tutte le altre , perché se tra me e te non si stabiliscono , subito , le nostre ragioni in un modo chiaro ... io , senti , allora , faccio in un altro modo . Vedi che gli altri , che non ti sono affezionati come me , ti hanno fatto causa subito . " " Lo pagherò con i denari che mi sono restati della cambiale . " La matrigna doventò pallida ; e disse , quasi senza voce : " Se non ce ne hai altri ! " " Mi debbono bastare per pagare i diritti di successione , le tasse e gli assalariati ogni mese . Più , ci sono le spese di casa . " " Sicché , hai fatto la cambiale ? " " Glielo avevo detto . " " Lo so che me l ' avevi detto . Ma credevo che tu avessi rimediato . " Egli , allora , per non doverle parlare ancora , escì ; quasi piangendo . Ma , fuori , c ' era un bel sole ; e si sentì subito meglio . Nel cielo , che pareva più alto del solito , le nuvole passavano silenziose . Un uccello nero svolazzava sopra la casa ; senza avvicinarcisi mai . Un calabrone , con le ali di un nero luccicante e turchino , cadde nell ' acqua ; facendo lo stesso rumore d ' una pietruzza ; una delle anatre accorse nuotando e lo inghiottì ; poi , scosse il becco goccioloso . Egli pensò , come se sognasse : " Sono giovane ! " XVIII Ormai , Berto era deciso e gli pareva di doventare un altro ; proprio quello che s ' era tante volte immaginato : sentiva che andava in contro a un pericolo ed era contento di avvicinarcisi sempre più . S ' era fatto tetro ; e certe sue risate , quando non c ' era nessuna ragione di ridere , non piacevano agli altri . Anzi , Picciòlo , lo sbirciava male . Quando parlava , diceva sempre qualche cosa che non aveva troppa relazione con il discorso , come se non volesse dire quel che pensava . Si chiese se avrebbe fatto bene a confessarsi ; ma gli parve che allora non sarebbe stato più libero di sé stesso . Siccome , nel campo , lo trovavano sempre a reggersi la testa , con i gomiti su le ginocchia , Tordo gli chiese : " Vi viene male ? " " Non lo so né meno io . " E invitò Tordo a sederglisi accanto : a Tordo gli voleva bene , e gli fece piacere a parlarci insieme . Poi , disse : " L ' uomo non è mai contento ! " " Specie quando siamo poveri . " " Da qui in avanti , non vorrei essere né meno un signore . L ' uomo è sempre stato male , per quello che capisco io , fino da Adamo . " E tirò un sassolino in mezzo al campo ; dove era restato a ingiallire un poco di granturchetto rado rado . Tordo sospirò , e Berto disse : " Quando sarò morto , chi si ricorderà di me ? Non ho né meno un figliolo . " " Sarebbe stato lo stesso " rispose Tordo . " Ormai , mi posso dire vecchio ; e non so quel che sia il mondo . Da ragazzo , fino ai vent ' anni , sono stato con tutta la famiglia alla Rosa . Poi , presi moglie e andai a stare un miglio più in là ; al podere del Pillo . Quando mi mandarono via , perché non andavo d ' accordo con il fattore giovane , venni a stare qui alla Casuccia . In tutto , ho cambiato , dunque , tre poderi . Qualche viso nuovo , l ' ho visto soltanto alle fiere ; quando c ' era il bestiame da vendere . Quando presi moglie , andai alla festa della Madonna ; che facevano a Buonconvento . E basta . " Si dette un pugno sopra il ginocchio ; poi si mise il cappello all ' incontrario . Tordo si cercava uno stecco , che gli era entrato dentro una scarpa . " Mi ricordo di avere sentito dire , dal nonno , che una volta facevano grandi feste da per tutto ; e , ora , invece , è silenzio da per tutto . E non si sente dire più niente . Qualche volta , vorrei entrare sotto terra ; giù in fondo , più sotto dei lombrichi . " E chiuse gli occhi . Tordo non era del suo parere , ma non s ' arrischiava a dirglielo ; anche per amicizia . " Vorrei sapere perché sono venuto al mondo e che cosa ci ho fatto ! Non era lo stesso anche se non nascevo ? " Lorenzo , che arava , passò vicino a loro ; per finire il solco . Si sentiva la terra aprirsi e respirare le vacche : qualche volta , lo scricchiolìo dell ' aratro . Lorenzo era allegro ; e gridò : " Ohé , fate i signori costì all ' ombra del fico ? Ora vengo anch ' io . Questa creta fa rompere il giogo alle vacche ! " E siccome non gli risposero , egli voltò ; cominciando un altro solco e cantando : Quando pigli marito , bella Gegia , Quando la stoppa diverrà bambagia ? Quando l ' olivo farà la ciliegia ? La creta , sotto , era più scura perché più fresca ; e le zolle rovesciate , dove erano state tagliate dal ferro del vomere , lustravano . Berto si mise il cappello nero su gli occhi , e disse : " Non posso sentire né meno uno che parla . E quello lì ha voglia di cantare ! " Si alzò , tirandosi su i calzoni , che gli escivano sempre dalla cintola di cuoio ; stette un minuto pensoso ; e se n ' andò , senza salutare Tordo , fino al fontone . Ebbe anche piacere che le anatre , vedendolo , scappassero . Prese una zappa , perché aveva da sotterrare le lattughe per farle imbiancare . Ma l ' attraventò lontano ; all ' uscio della capanna : si sentiva una gran forza , e stringeva i denti insieme come se vi si piegassero . La sua forza doveva servirgli a ben altro ! Benché il Monte Amiata fosse pulito quanto il cielo , con una nuvoletta in cima come ci fosse rimasta attaccata e non potesse venir via , dalla parte del Chianti tonò . C ' erano , là , nuvole nere come si facesse notte ; e le saette sembravano lunghe righe di fuoco che si spezzavano . Poi i toni rimbombarono vicini ; ma da Siena in giù , per tutta la Val d ' Arbia , c ' era sole ; e le case dei poderi biancheggiavano . I pioppi della Tressa tentennavano più forte , e le loro foglie restavano rovesciate . La polvere volava alta , con le pagliuzze e le festuche ; e anche dalla parte del Monte Amiata le nebbie si affoltarono . Ogni cosa cambiò di colore , con una rapidità istantanea ; quasi piacevole . Le ombre a un tratto affievolivano e a un tratto rinforzavano ; i prati ora erano più scuri e ora più chiari ; qualche volta con una tenerezza improvvisa ed esaltata , qualche volta con un lividore che pareva dovesse doventare nero . Berto alzò gli occhi verso il temporale , e si sentì pieno di cattiveria . Gli venne in mente d ' andare a trovare Giulia ; e colse , dalla pianta che gli era più vicina , tutte le albicocche che poté arrivare da terra ; mettendosele in tasca per portarle a lei . Evitò di parlare a Picciòlo e a Moscino che , come quasi sempre , erano a lavorare insieme . " Pareva , raccontò Picciòlo alla moglie , che qualcuno gli avesse fatto un torto ! " . E a Moscino disse : " O che avrà quell ' uomo ? " E Moscino rispose : " Peggio per lui , se non parla ! " Berto prese l ' ombrello , ma il temporale girò da un ' altra parte ; e restarono , sopra Siena , certi nuvoloni bianchi come il latte . Giulia era con Fosca : e lo videro dalla finestra . Giulia disse , andando ad aprirgli : " Mi deve portare qualche notizia nuova ! " Ma pareva , invece , che Berto aspettasse qualche cosa da loro : le guardava sorridendo e con gli occhi allegri . Giulia , allora , disse : " Il processo mi va bene ! " " Si vede anche dalla sua faccia ; perché ora sta meglio . " " Oh , prima che io mi rimetta ! E , poi , non m ' importa ! " Fosca aggiunse : " Bisognerebbe che guarissi del mio cuore ! " Giulia la guardò e disse : " Povera zia ! Se non avessi avuto lei ! " Ad un tratto , un mucchio di cenci che era in mezzo al letto cominciò a muoversi e ad aprirsi : una bambina , piangendo , alzò la testa e guardò fisso chi c ' era nella stanza . Fosca corse al letto , e cavò di tra i cenci la sua figliuola più piccola : aveva le mani e i piedi fasciati , con la tubercolosi alle ossa ; un visuccio come la cera strutta , gli occhi neri , d ' una lucentezza che pareva aumentare sempre . " Povera Jolanda ! Non dormi più ? Vuoi andare dal tuo fratello , che ti terrà ? " Allora , s ' aprì una porta ; ed entrò un giovanotto , sporco , magro , con due grossi occhiali cerchiati di ferro : stava nell ' altra stanza a leggere un romanzo , con il tavolino al davanzale della finestra . Il suo collo , addirittura livido e deforme , sembrava una gonfiezza di muscoli flosci e noccioluti . Anche le tempie erano incavate come le guance , e la testa rasata era sparsa di cicatrici bianche ; per tutti i versi . Tossì e disse : " Dammela : le insegno a leggere . " La prese , e richiuse l ' uscio . Fosca s ' era fatta anche gobba , benché fosse abbastanza giovane . Ai polsi ci aveva due soprossi , che non riesciva a nascondere né meno tirando giù le maniche fino a strapparle . Nella stanza c ' erano un canterano con il marmo di due pezzi ; e , sopra , un vassoio di frutta finte , di gesso colorato . Berto le accennò con un dito , e disse : " Paiono vere ! " " Quando le comprai , sì ! Ora , sono sciupate dalla polvere . " " Guardi un po ' queste qui se le piacciono più di quelle ! " E cavò di tasca una manciata di albicocche ; mettendole sopra il tavolino . Poi , mentre le due donne lo guardavano sorridendo , seguitò a cavare le altre , ad una per volta ; e quelle più grosse non gli potevano escire . Alla fine , batté e scioccolò le mani insieme ; e disse : " Non ce n ' ho più ! " " Oh , ma sono anche troppe ! Perché avete voluto portarle ? " " Ho più piacere che le mangi lei che il padrone della pianta . " Il giovanotto riaprì l ' uscio , ne prese quante potevano entrargli nella mano ; e tornò nella sua stanza . Allora , anche Giulia ne prese una e l ' addentò : " Sono proprio mature , in punto ! " " Avrei fatto intenzione di portarle anche un panieretto di pomodori . Li gradirebbe ? " " Non li voglio , perché dovete portarli a mano voi . " Berto , con una decisione risoluta e gioconda , disse : " Domenica mattina , li porto . " La zia , che non seppe dire di no , rispose : " Ci faremo la conserva . " Giulia arrossì , e non si sapeva spiegare perché Berto fosse andato a trovarla con quel regalo . Credette che volesse parlarle a solo ; e fece cenno alla zia d ' andarsene . Ma , né meno ora egli parlava . Ad un tratto , però , gli orli dei suoi occhi si arrossarono ; e si alzò in piedi : " Meno una vita troppo brutta , da un pezzo in qua . " Fece due o tre fiatate grosse , e si asciugò gli occhi . " Ditemi quel che mi volete dire ! " " Ora , parlando con lei , m ' è andato via tutto il cattivo ! " Allora ella , contenta , chiese , per garbatezza : " Vi è accaduto qualche cosa di grave ? " Egli scosse la testa . " E con quel galantuomo ? " Egli impallidì , rispondendo con una voce che faceva capire che ora erano entrati nel discorso che gli piaceva : " Siamo alle solite . " Ella , accortasi di come si rodeva , non volendosi compromettere con lui , desiderò che se n ' andasse . Ma il contadino , facendosi bianco come un cencio , anche su la fronte , si mise un dito alle labbra e disse : " Chi camperà , vedrà . " Giulia finse di non capire , e cambiò discorso ; raccontando tutti i particolari favorevoli del processo . Quando Berto tornò a casa , era buio . Già , dentro Siena , avevano acceso i lampioni ; e quando giunse a Porta Romana , si vedeva il Monte Amiata come rizzato lì per chiudere l ' orizzonte . Egli entrò nell ' osteria della Coroncina , e bevve mezzo litro , senza mettersi a sedere . Qualcuno lo salutò , ma aveva la smania di trovarsi alla Casuccia ; perché gli venne in mente che gli avessero fatti chi sa quali torti durante la sua assenza e che gli dovessero capitare questioni feroci . Di rado , stava tranquillo ! Non era più sicuro della propria volontà ; e si sentì , un ' altra volta , sul punto di piangere come in casa di Giulia . Ma , ormai , alla Casuccia mancava un mezzo miglio , piuttosto meno che più . Su l ' aia , non incontrò nessuno ; e , allora , dette un ' occhiata alle stelle ; come se conoscessero i suoi pensieri . Poi , mangiò per due : senza riescire a saziarsi . XIX Il primo lunedì del mese , a Siena , fanno la fiera del bestiame ; fuor di Porta Camollia . Sino dalla sera avanti , Picciòlo non lasciava più Remigio , dicendogli : " Dia retta a me , almeno una volta . Mi mandi a comprare un vitello . Non si spaventi della spesa : basta un vitelluccio . " Remigio , alla fine , acconsentì . Il contadino gli prese tutte e due le mani , e ci mancò poco non gliele baciasse . Il lunedì mattina , si vestì come per andare a una festa ; insugnò le scarpe nuove si cambiò la camicia . Con sé portò Moscino . Pareva un altro : la contentezza lo ubriacava : e camminava a testa alta ; anzi , all ' indietro , perché su non gli ci voleva stare . Moscino si mise perfino la ciarpa , portando in punta a una spalla la giubba ; e dondolando le braccia . Quando arrivarono fuori di Porta Camollia , dopo aver dovuto attraversare tutta la città , la fiera era cominciata da parecchio tempo . Il prato a sterro , dinanzi alle prime case del Borgo , era pieno fino in fondo : i bovi e i vitelli pigliavano tutto il mezzo ; i cavalli e gli asini erano legati alla fila degli alberi , da una parte ; i maiali grufolavano lungo il muro del Tiro a Segno . I contadini e i mercanti entravano tra i mucchi dei bovi ; mentre altri , a capannelli , dove c ' era più posto vuoto , stavano fermi ; discutendo e contrattando per ore e ore di seguito . Per lo più , ai carri erano legate quattro o cinque paia di bovi ; oppure un branco di vitelli , con la testa e la fronte coperte di fronzoli rossi . I vitelli si bicciavano e si pestavano , perché non sapevano moversi o perché , volendo divincolarsi e sciogliersi , davano a dietro mugliando . Allora , chi li aveva in consegna , tirava la funicella e li legava più a corto . Fin quasi mezzogiorno , i bovi continuarono ad arrivare . Pareva che non potessero trovare più posto ; ma , invece , si aprivano una specie di viottolo che , a un certo punto , si riempiva e restava chiuso . Ed ecco che , lì accanto , altre bestie seguitavano a passare , affrettandosi . Altre , vendute , erano portate via , e dovevano fare giri lunghissimi ; e , qualche volta , non potevano andare avanti trovandosi serrate da ogni parte . Una voce , risoluta , diceva : " Pigliate di qua ! " Ma un ' altra gridava : " Dovete tornare a dietro ! Di qui non si passa ! " La prima voce gridava più forte : " Pigliate di qua : date retta a me ! " Altre voci , allora , gridavano , tutte insieme , bestemmie e insolenze ; e nessuno intendeva più niente . Ma chi menava le bestie si faceva largo come poteva ; finché non era fuori della fiera ; e , a non sentirsi più pigiato , respirava a bocca larga . Cani randagi , per lo più bastardi , spersi dai contadini , andavano in cerca del padrone , avvicinandosi sempre con sospetto ; pronti a voltare la testa e a scappare , a una accoglienza cattiva . Quando trovavano un seccarello di pane , lo mangiavano ; dimenando la coda ritta , senza piegare le gambe di dietro e con il muso giù . C ' erano bovi montigiani , di pelame candido e liscio , con gli occhi turchini e pelosi ; le corna piccole ; alti e lunghi . C ' erano quelli maremmani , di pelame scuro e anche tutto nero ; con le corna grosse e grandi . Parecchi avevano un campano attaccato al collo ; con una fibbia di cuoio . Tutta la fiera faceva un ronzìo sempre eguale , che opprimeva , un ronzìo fitto come la polvere sospesa nell ' aria , come fosse immobile . La fila degli alberi era piena di cicale , che non si stancavano mai . Qualche volta , uno scoppio di voce , oppure una parola sola , chiara e distinta , seguita dal silenzio o da uno schiamazzo incomprensibile . Ora si sentivano i campani in mezzo al prato , come rinchiusi dentro il fittume degli uomini e delle bestie , con suoni soffocati e strascicati ; a un certo punto , invece , un campano più forte che continuava per un pezzo , come se facesse chetare tutti gli altri ; o parecchi campani sparsi per la fiera , e ora se ne sentiva uno e ora un altro , sempre eguali e riconoscibili . Su la stesa delle groppe si levavano le corna . Le mosche coprivano il collo e le giogaia dei bovi , mettendosi fitte fitte attorno all ' orlo degli occhi ; attaccandosi , ostinate , con le ali lustre e iridescenti . Quando una volava via , restava una goccia di sangue , come una punta d ' un ago , sul pelo . Per qualche secondo , a una ventata placida , il brusìo doventava fruscìo più forte e più distinto ; mescolato ai muggiti . Qualche volta , quando un compratore si portava via un maiale dal branco , legandolo per una delle zampe di dietro , le strida si sentivano per tutta la fiera ; e in quel punto si alzava un polverone che accecava . Tutte quelle corna e quelle groppe , brulicavano . Su i carri le donne tenevano le funicelle delle bestie avvoltolate ai polsi , con le fruste in mano , sotto grandi ombrelle d ' incerato verde . Poi , quando i loro uomini tornavano d ' aver visto la fiera e d ' aver parlato con i conoscenti , si mettevano a mangiare . All ' entrata del prato , alcune baracche vendevano coltelli , falci , pietre rotatoie , forbici da potare , barili nuovi . Un uomo , ventruto , si scalmanava , battendo la mano aperta su le stoffe che egli teneva con il pugno dell ' altra mano , sopra alla testa . Un cantastorie , aiutato dalla moglie , stonava e storceva la bocca per far ridere ; accompagnandosi con un ' enorme chitarra unta . Era magro e grigio ; e , corrugando la fronte , faceva andare avanti e indietro il cappello a staio . La donna , più piccola di lui , rossa in viso , aveva i capelli d ' un biondo bianchiccio , tenuti fermi con una sola forcella di ottone che faceva gola a tutte le contadine . Quando doveva alzare la voce , per non fare stecca , spingeva in avanti il buzzo e piegava un ginocchio . Ed ambedue , cantando , guardavano con gli occhi fissi di là dalla gente , come fuori di sé e assorti . Le ragazze , tenendosi i gomiti su le spalle l ' una dell ' altra , con tutto il peso del loro corpo , ascoltavano ridacchiando , pigiate in mezzo ai giovanotti ; senza impermalirsi di certe parole che andavano a dirle loro dentro gli orecchi . Quando una aveva indolenzite le spalle dal braccio di un ' altra , le smoveva perché le cambiasse di posto . Erano vestite a festa , e ci stavano così volentieri che quelli della loro famiglia dovevano tirarle via per le braccia . Lì accanto , un giovane , con i baffi biondi e le basette lunghe , vendeva le aringhe di un barilotto da dove le prendeva con la punta di uno stecco . Da Siena venivano le frotte dei contadini che erano stati a mangiare nelle bettole , urtandosi , gridando o burlando qualcuno che aveva bevuto troppo e barcollava . Alcuni s ' erano fatti accompagnare , per la prima volta , a trovare le ragazze ; in un vicolo immondo come un moscaio . A quelli che stavano chi sa perché immobili , guardando sempre la stessa cosa , magari una ruota o la punta di una coda , il sole faceva storcere il viso e aprire la bocca . Erano persone che stavano lì ; insieme , accanto , da ore e ore , e non s ' erano mai detto né meno una parola ; guardando soltanto quando uno di loro gridava a un bove che stesse fermo o smettesse di grattarsi . Il sudore rigava giù il viso acceso come se bruciasse . I mercanti più conosciuti giravano dove c ' erano le paia più belle , portando i bastoni agganciati a una spalla o al collo . Picciòlo si trovò un poco perso ; ma sapeva che un suo conoscente doveva aver portato un branco di vitelli ; e , perciò , senza perdersi d ' animo , cercò subito di lui . Moscino lo seguiva , inciampando tra le sue gambe , sbattendo la testa nella sua schiena ; perché non sapeva dove andava e camminava voltandosi a guardare attorno . Finalmente , proprio nel mezzo della fiera , dove il bestiame era così fitto che per moversi bisognava prima far scansare le bestie , lo trovò . Gli dette la mano ; e si mise a gridargli : " Mi devi vendere un vitello da farmici onore . " Il venditore gli disse : " Qui ce ne sono trenta , tutti miei ; scegli . " Ma Picciòlo gridava ancora senza vedere niente ; gridava che se non gliene dava uno proprio da amico non gli avrebbe parlato più . Quello , mezzo assordito , lo allontanò ; prima con le braccia e poi puntandogli il bastone sul petto . E gli disse : " Scegli , t ' ho detto . Per ora , i migliori non li ho condotti . Vuoi una bastonata sul capo ? " Ma Picciòlo non l ' udiva . Allora quegli lo prese per la camicia e lo portò davanti a un vitello dei più piccoli . " Eccolo ! Lo vedi ? Questo devi comprare ! È inutile che tu perda tempo a guardarne altri . " " E quanto costa ? " " Mi darai venticinque napoleoni . " Picciòlo si picchiò la testa , e restò senza fiatare . " E quanto vuoi darmi ? " " Lasciamelo prima vedere . " " Fai il comodo tuo . " Picciòlo lo guardò in bocca , aprendogliela con le mani . " Di bocca , mi piace . " Poi gli tastò la testa dove aveva due bitorzoli teneri e caldi più della carne , che sarebbero doventati le corna . E chiese : " Ha nessun difetto ? " " Nessuno : te lo garantisco . " " Fammi vedere come cammina . " Il venditore sciolse il vitello , e gli fece fare qualche passo . " Mi pare che la gamba destra di dietro la mandi un poco in fuori . " Il venditore fece un grido : " Che hai detto ? Questa bestia è fatta con il compasso e con il pennello . In tutta la fiera , non ce n ' ha uno eguale . Fossero tutti gli altri vitelli come lui ! " Picciòlo restò soprapensiero , e poi disse : " Quanto hai detto che vuoi ? " " Te lo devo ripetere ? " " Sì , perché non me lo ricordo . " " Venticinque napoleoni . " " Fossi pazzo ! Ah ! Non se ne fa di nulla ! Arrivederci ! " E se ne andò ; ma , per quanto girasse , non ne trovava un altro . Allora , finse di ripassare di lì per caso , come se volesse tirare di lungo ; mettendosi , dalla parte del venditore , il cappello su l ' occhio . Ma quello lo fermò , poggiandogli il bastone sul collo : " Dove vai ? " " Voglio andare a casa . " " E il vitello non ce lo porti ? " " No , no ! " " Piglialo per ventitré napoleoni , e falla finita . Che Sant ' Antonio gli tenga gli occhi addosso . Se lo merita , povera bestia ! " Te ne do venti . " Allora si misero a gridare : " Ho detto ventitrè . " " E io venti . " Stettero zitti , guardandosi negli occhi , ansando ; e , poi , ricominciarono : " Dammene ventidue . Per meno , non te lo do anche se mi dovesse morire . " " Te ne do venti . " " Ne voglio ventidue . Piglia il vitello . " Lo sciolse , e mise la fune nelle mani di Picciòlo . " Portalo via . " E dette una bastonata al vitello ; che fece un salto , portandosi dietro Picciòlo . " Facciamo ventuno . " Il venditore si mise a bestemmiare ; ma siccome Picciòlo stava lì fermo , gridò : " Piglialo per ventuno . Sono centocinque lire . " " Il mio padrone te lo pagherà , com ' è d ' uso , tra dieci giorni ; se il vitello non ha nessuna malattia . " " Sta bene ! " E si dettero la mano . Era un vitello slattato da pochi giorni , macilento e debole ; uno di quei vitelli che portano di Maremma , a branchi ; e debbono fare trenta o quaranta miglia di strada ; per lo più , di notte . Aveva le unghie nere e ancora tenere ; e un muso troppo piccolo , di bestia che ha patito . Arrivò alla Casuccia tutto sudato , con il pelo che gli s ' arricciava su i fianchi . Picciòlo lo aveva tirato con una cavezza al collo , perché a mettergli la nasiera sarebbe stato presto ; e Moscino gli aveva rotto più di una frusta nelle gambe perché camminasse . Tordo disse : " Avete comprato un capretto ? " E fece una risata . Allora , Berto scese subito di casa e si mise a girare attorno al vitello , per compassionarlo . " O come fate a farlo mangiare ? Questo muore da qui a una settimana ! " Picciòlo era addolorato e si raccomandava che stessero zitti ; Moscino li avrebbe presi a sassate , benché fosse mortificato più del padre . " Vedrete che , quando ha succhiato qualche paiolata di semola calda , non si riconosce più . Ora è stanco ! Certo , se gli dessi l ' erba , gli farebbe sciogliere il corpo ! Ma ci penserò io ! L ' ho comprato io , e l ' assisterò io , se il Signore e sant ' Antonio benedetto sono contenti che il padrone ci possa guadagnare quando sarà cresciuto . " " Ma questo non cresce ! Non vedete che pelame brutto ha ? Pare scabbioso . " " È la fame che ha patito . Che doveva mangiare i sassi ? " " Lo vedremo ! " Il vitello faceva qualche sgambetto , ma poi restava anche più mogio ; e i suoi occhi lacrimavano come se non fosse stato sano . Tentava di leccarsi i fianchi , e Picciòlo gli disse : " Vieni con me nella stalla : ti riposerai e poi mangerai . " Il vitello puntò i piedi dinanzi ; e , per portarlo nella stalla , Picciòlo dovette avvolgersi la fune alle braccia e tirare con tutta la sua forza ; ma , se Moscino non lo avesse spinto di dietro , con una spalla , non si sarebbe mosso . Tordo e Berto stavano lì a sghignazzare . Picciòlo diceva : " Ci vuol pazienza come con i ragazzi . Vedrete che tra un mese non riderete ! " Ma Lorenzo s ' ebbe a male di quegli scherzi ; e a suo padre disse : " Voi siete fatto apposta per far divertire la gente ! Ma se ci fossi stato io , si chetavano tutti ! A me , invece , questo modo di fare m ' è venuto a noia ! " " Io sono vecchio , e se ne approfittano ! " " Un ' altra volta , mandate a chiamare subito me . " " E ti vorresti compromettere per niente ? " " State zitto ! Se no , mi fate arrabbiare sul serio anche voi ! " Picciòlo , intanto , aveva già fatto fare da Dinda un beverone caldo , con la semola ; portò il paiolo giù nella stalla e lo mise sotto il muso del vitello . Ma il vitello ci si avvicinava e poi faceva uno scatto indietro . Picciòlo si disperava , quasi piangeva . Poi , posò il paiolo su la paglia e si mise a grattare con le unghie tra le corna del vitello , per fargli il solletico ; poi , gli accarezzò il collo e si mise a fischiettargli . Ma la bestia non capiva e si tirava a dietro . " Sant ' Antonio benedetto ! Se tu non mangi , mi spacco la testa alla mangiatoia . " Anche Dinda andò nella stalla ; s ' annodò il fazzoletto sotto il mento , perché non le scivolasse , abbracciò al collo il vitello e lo trascinò verso il paiolo . Disse il contadino : " Tutto sta che l ' assaggi ! " " È quello che penso anch ' io . Tu alza il paiolo . " Allora , Dinda gli ci ficcò il muso . Il vitello , da prima , cercò di sfuggire ; ma , poi , fece una sorsatina . " Oh , se Dio vuole , comincia a dare retta ! " " Bevi , bevi , grullino ! " E il vitello bevve quasi metà del beverone . Ma pareva che volesse ruzzare e faceva schioccolare la lingua . " Tra una mezz ' ora , si scalda un ' altra volta l ' acqua ; e vedrai che allora la finisce . Tu , intanto , vai a tagliare un poco di granturchetto , di quello più tenero ; ma le cime soltanto . " " Lo so da me . " Dinda prese il falcino e andò . Allora Picciòlo si guardò attorno , per assicurarsi che era solo ; prese la testa del vitello e gli baciò gli occhi : " Devi mangiare , e non farmi ammalare di passione ! " XX Il tipografo Corradino Crestai , detto Ciambella , non aveva pensato a sposare Giulia altro che dopo la morte del Selmi ; benché l ' avesse conosciuta parecchio tempo prima , in casa di Fosca . Non ne era né meno innamorato ; ma , tra le ottomila lire che gli avrebbero fatto comodo , e l ' amicizia che s ' era raffermata per la circostanza del processo , egli credeva di doversene innamorare . Lavorava in una piccola e vecchia tipografia , dove c ' era una macchina sola ; che un uomo robusto mandava , facendo girare una gran ruota . Qualche giorno prima dell ' udienza , Fosca gli aveva detto : " Perché non viene tutte le sere a casa nostra ? Egli rispose : " " Ho paura di dare noia . Così , dopo mangiato , me ne vado subito a letto . Ma , da stasera , verrò . " Giulia lo fece mettere a sedere e gli domandò se ora si sentiva bene ; perché , una volta , gli capitava di svenire durante la giornata . Egli rispose , tutto contento : " Mi sembra di ringiovanire . " Ma , poi , all ' infuori di quelle ottomila lire , non trovarono altro da parlare . Egli ci faceva anche più assegnamento di lei , e le assicurò che le avrebbe avute certamente . " Stia tranquilla , se glielo dico io ! Non mi sono mai sbagliato . Ho sempre capito come vanno a finire le cose . Quel pazzo , se avesse giudizio , dovrebbe venire magari da me e dirmi : senta , Ciambella : io con la Cappuccini non ci voglio parlare , perché ormai m ' è entrato questo capriccio nella testa ; vengo , perciò , da lei ; e la incarico di darle quel denaro che Giulia m ' ha chiesto . Io lo accoglierei come se fossimo amici , prenderei il denaro ; e tutto sarebbe finito . " Giulia disse , battendosi le nocche sul capo : " Crede che lui sarebbe capace di fare così ? " " Perché , ormai , non sa che pesci prendere . " " E perciò m ' ha costretta ad andare per i tribunali ! " E si tirò su le maniche . " Bel galantuomo , a costringere una ragazza a far queste cose ! " " È una vergogna ! " " Ma glielo vorrei far capire io . Gli direi : Ho quarant ' anni e non ho mai avuto da leticare con nessuno , ma so come ci si deve contenere con gli altri ! Lei , invece , non sa né meno quando i polli vanno a letto ! Giulia si mise a ridere : " È vero ! È vero ! Dice bene ! Fa proprio il suo ritratto ! " Ma ella , per stare alla verità , non trovava il suo fidanzato molto faceto , e rideva più per convenienza che per altro . Ciambella , invece , credeva di dare nel segno ; molto lontano dal pensare che Giulia non avesse bisogno di essere consigliata da lui . La stanza era così bassa che con la punta delle dita si potevano toccare i travicelli ; era intonacata di giallo , con attorno una fascia di fiori rossi che parevano tante creste di galletto . Dalla trave di mezzo , pendeva un lume a petrolio . Fosca , che non stava quasi mai nella stanza , perché aveva da medicare la bambina più piccola , per non farsi vedere dal tipografo , s ' era chiusa in cucina . Ciambella fumava , mandando il fumo su per aria , piano piano , e poi restava con la testa un poco rovesciata indietro , piegando in giù la punta degli occhi per guardare Giulia ; che accavallava una gamba sopra un ' altra o la rimetteva in terra . Egli non aveva mai passato un ' ora con una contentezza simile ; e disse : " Domani ho da fare parecchio ; ma in certe giornate la fatica non si sente più . " Giulia sospirò e arrossì ; poi , disse : " Mi ha detto la zia che lei avrebbe pensato a me ... " E si fece sempre più rossa , proseguendo : " Ma non è possibile . Non perché io abbia un altro impegno ... " Ciambella scosse la cenere del sigaro ; e rispose : " E , allora , c ' intenderemo , invece . Non c ' è fretta . Ne parleremo un ' altra volta . Domenica , magari , andiamo a fare due passi in campagna ; e ne parleremo allora . " " Come vuole ! " Egli ripeté : " Non c ' è nessuna fretta . " Poi sorrise , e aggiunse : " Quando si sa che tanto lei che io siamo d ' accordo ! Non ci sarebbe né meno bisogno di dire niente ! " La ragazza , allora , si alzò e chiamò Fosca perché egli salutasse anche lei . Quando le due donne furono restate sole , la zia chiese : " Che ti diceva ? " Giulia fece una risata stizzosa : "Niente." " Ma ... ti piace ? " " In seguito , forse , mi piacerà di più . Ma , tanto , della bellezza a me non importa niente . Né meno io , del resto , sono bella . Alla sua età , sarò peggio di lui . A me basta che mi voglia bene . " " Quello è l ' uomo per te . " " Forse ! " Ma ella aveva tutt ' altri sentimenti che quelli di una fidanzata : desiderava di vincere la causa e non altro . La domenica , andarono all ' osteria del Giuggiolo , fuor di Porta San Marco . Fosca aveva portato soltanto Jolanda , per non essere in troppi . Tirava vento , e c ' era un polverone che si alzava sopra le colline , imbiancandole e attaccandosi alle siepi della strada . Giulia si pigiava il fazzoletto su la faccia , Ciambella si voltava a dietro finché non era passata la polvere , tenendosi il cappello perché non glielo portasse via il vento ; e Fosca tappava gli occhi alla bambina . Poi , tutti e tre tossivano ; riaprendo gli occhi appena passato quel fastidio . La strada , dalla Porta , scende sempre di più , benché volti continuamente tra i campi di tre colline . Se ne vede un pezzo giù nella vallata dove c ' è un ponte ; e poi risale verso la Costalpino . Di là dalle tre colline s ' allontana una gran pianura ; e si rialza , a poco a poco , fino a una montagnetta lunga e turchina ; dietro la quale levano la testa i monti della Maremma : a file sempre meno colorite . La pianura , nell ' ombra , era violacea ; e , dove batteva il sole , pareva gialla . L ' osteria del Giuggiolo si trova a mezza scesa , tra certe case di contadini costruite lì a strapiombo e rinforzate con sproni di mattoni che le fasciano da tutte le parti . Alle finestre , c ' erano i geranii e i garofani ; e , sotto , un piazzaletto , un poco più alto della strada , con due acacie dinanzi alla porta ; e , all ' ombra dei loro rami , due tavolini di legno , imporriti , che avevano un odore come quello dei funghi . Giulia e Ciambella , senza volere , si trovavano sempre a fianco ; qualche passo innanzi alla zia ; ma , allora , non si parlavano e si fermavano ad aspettarla . Sorridevano dell ' aria che avevano e dei pensieri che si sentivano , come due giovinetti che fanno la prima volta all ' amore . Il Crestai , rasato , aveva una ciarpa quasi nuova : il solino , è vero , sfilacciato ; ma uno migliore , nel canterano , non ce l ' aveva e s ' era scordato di comprarlo . Giulia s ' era messa una rosa , e portava i guanti di filo bianco . Quando si posero a sedere , facendosi portare il pane e il salame sopra un foglio di carta , con un litro di vino , il tipografo parlava ancora più a Fosca che alla ragazza . C ' era un grande odore di sambuchi , che veniva dalla siepe della strada ; e i loro fiori si sbriciolavano nella polvere . Le api ronzavano . Fosca chiese : " Non vi date del tu ? O che aspettate ? " Il tipografo rispose : " Veramente , è tutta la strada che ci penso ! " Giulia disse : " Se dobbiamo cominciare da ora , io sono contenta ! Benché , in principio , sbaglieremo . " Ciambella disse : " Allora facciamo un brindisi ! " E bevvero tutti e tre , guardandosi e ridendo perché il vino alle donne andava a traverso . Una cieca , che una bambina trascinava per il vestito , si avvicinò e chiese l ' elemosina . Il tipografo , che non aveva mai dato niente a nessuno , le dette tre soldi : un soldo per conto di ciascuno . Tutti e tre sentivano il desiderio di vivere in campagna . Giulia si ricordò della Casuccia , allungò il viso come se avesse potuto vederla ; e gli occhi le si arrossarono ; ma nessuno se ne accorse . Guardavano tutto e la gente che passava ; tenendo immobile la persona e girando la testa . Giulia disse perfino : " Li avessi io , alla finestra mia , quei geranii e quei garofani ! " Il tipografo sentiva che ella parlava meglio di lui ; e , per non fare brutta figura , avrebbe voluto raccontare qualche cosa della sua giovinezza . Ma gli pareva che non ci fosse nulla di adatto e di bello per lei . E non era lo stesso come quando stava insieme con gli amici ! Sentiva il bisogno di stringerle una mano ; e , quando un uomo con la chitarra si mise a cantare nel mezzo della strada , ci mancò poco che non si alzasse a cantare come lui ; mentre il desiderio sensuale della vita gli faceva lustrare gli occhi e la pelle floscia della faccia . Come aveva fatto bene a testimoniare nel processo ! Allora , disse : " Sono poche ! " Le due donne capirono che egli parlava delle ottomila lire di Remigio ; e Giulia ebbe , per la prima volta , un pensiero che somigliava all ' amore ; per la prima volta , i loro occhi si compresero fino in fondo . Quando tornarono verso casa , il vento era smesso ; e i cipressi stavano fermi . Né meno ora si presero a braccetto . Ella era molto stanca ; e , quando arrivò in cima alla salita , dovette fermarsi . Fosca si mise a sedere sopra un greppo . Intanto s ' era fatto oscuro , e le montagne della Maremma non si vedevano più ; mescolate con la nebbia cinerea del cielo . Monistero s ' era fatto di un rosso più cupo . Il Crestai pareva davvero ringiovanito , e pensava di sposarsi molto presto ; appena ch ' ella avesse vinto la causa . Dal giorno dopo , cominciò a darsi d ' attorno anche lui ; accompagnando Giulia quando andava dall ' avvocato . Tutte le volte che si vedevano , non parlavano d ' altro ; sicuri di farsi piacere . E credevano che tutti i loro conoscenti facessero lo stesso . Fosca , una volta , domandò : " Non vi siete né meno baciati ? " " Chi ci pensa mai ? Ho altro per il capo . Saremo a tempo . " E la sera disse al tipografo : " Sai che la zia si è messa a ridere perché non ci siamo baciati ? Lei non sa che prima noi vogliamo pensare ai denari . " Il tipografo restò un poco vergognoso , quasi contrariato ; e rispose , per galanteria : " Ho io la colpa ! " Quando restarono un momento soli , disse , impacciato di non trovare un modo migliore per giungere al suo scopo : " Non voglio più che tua zia dica così ! Forse , ha ragione ! " La prese per la vita e la baciò ; ma ella tenne la bocca chiusa , e gli disse che non voleva . Il giorno dopo , andò a trovarlo in tipografia . Era bianca come un cencio lavato e le tremavano le mani . Non riesciva a tenere né meno i guanti in mano : ora gliene cadeva uno e ora un altro . Il Crestai , attento , glieli raccattava ; e nel chinarsi i suoi orecchi doventavano rossi . Ella gli raccontò che l ' avvocato di Remigio aveva fatto rinviare la causa a due mesi ; per una di quelle solite astuzie di procedura , che non mancano mai . Ella non se ne dava pace ; ed egli incrociò le braccia insieme , s ' appoggiò alla macchina ; e , a testa giù , rifletté quel che poteva significare questo rinvio . Poi , disse : " Non mi piace affatto ! Sei sicura che il tuo avvocato non si è messo dalla parte di Remigio ? Io gli direi : o lei mi fa vincere la causa presto o io ne trovo un altro ! Se lui mi rispondesse : abbia pazienza ! io gli direi : ne ho avuta anche troppa ! " " Ma l ' avvocato non ha nessuna colpa . " " E , allora , come si spiega che non sia riescito come ti aveva promesso ? Anzi , lo aveva promesso anche a me . Mi aveva detto : stia sicuro , Ciambella ! " " Me l ' ha spiegato , ma io non ci ho capito quasi niente . " " Ci andremo insieme , stasera . " " Io mi sento più male del solito . Quando me l ' ha detto , mi son sentita girare la testa e se non mi tenevo alla maniglia della porta , sarei andata in terra quanto son lunga . " Ti voglio accompagnare a casa io , perché potresti cadere per la strada ! " " Non posso né meno respirare . " " Si vede . Mettiti qui a sedere , prima . Quando ti sentirai meglio , andremo . Vuoi un bicchiere d ' acqua ? " " Se ce l ' hai qui in bottega , senza che tu vada a cercarla ! " " Mando il ragazzo : tu non te ne preoccupare . " Ella appoggiò la testa alla sedia e disse : " Il mondo è troppo cattivo ! Si vive troppo male ! Soffrire tutti i giorni e poi perché ? Almeno , ne valesse la pena ! Come mi sento male ! Ora sto anche peggio ! Non credevo che mi venisse uno strappo di nervi così forte ! Come mi ha preso anche tutta la testa ! Pare che mi ci ficchino i chiodi ! " " Tra poco tornerà il ragazzo con l ' acqua : ti farà bene . " Ella gli sorrise : "Spero." Ma il ragazzo , benché fosse andato vicino , non tornava ancora : forse , s ' era messo a ruzzare con qualcuno . Allora , Ciambella andò su la porta della bottega ; per vedere dov ' era . Il ragazzo camminava piano , per non versare l ' acqua . Gli gridò : " Spicciati ! Non sai né meno portare un bicchiere pieno ? " Poi glielo tolse di mano , e fece bevere la ragazza . " Aspettiamo un altro minuto : vedrai che ti passerà e ripiglierai colore . " " Mi butterò sul letto , così mi riposerò ; sono tanto stanca e con le gambe stroncate ! " Ciambella , intanto , si era cambiato il vestito . L ' aiutò ad alzarsi ; e , prendendola sotto il braccio , l ' accompagnò a casa . Ella disse : " Mi pare impossibile che Dio non pensi a gastigare chi m ' ha ridotta così : in due mesi sono calata di venti chili ! " " Stai sicura : chi fa del male lo riavrà . Il mondo è un peso : quel che è fatto è reso . " " Ho paura , però , di ammalarmi prima ! " " E io non ci sono ? Andrei da lui , gli prenderei il collo per dirgli : l ' hai avuta vinta tu , ma non la godrai . " Se fossi sicura che , dopo aspettare così , non sarò sfortunata , mi accorerei meno ! Ma non mi riesce . Se avessi indovinato che ci voleva tutto questo tempo , avrei avuto la dignità di non chiedere niente ! È una pena . Lo so soltanto io . Ma Ciambella , sorreggendola su per le scale , le disse tra due baci : " Tu non sei più sola ! " XXI Il vitellino tossiva : lo sentirono tutti gli assalariati dal letto ; mentre si faceva giorno e si destavano . Picciòlo si disperava , e Lorenzo gli domandò , arrabbiato , se s ' era fatto la croce per le sue costole . Dovevano chiamare il veterinario ? Eppure la bestiola era meno abbattuta del giorno avanti , e dimenava la coda ; benché non riescisse a tirarsela su per la groppa come pareva che volesse fare . Berto lo disse a Remigio ; quasi rimproverandolo , perché da sé non se n ' accorgeva . Allora , anche Remigio andò giù nella stalla ; per sentire come tossiva . Picciòlo gli disse : " Scommetto che non è niente : gli dev ' essere restato un pezzetto di foglia attraverso la gola . " Il vitellino aveva mangiato poco del granturchetto tagliato da Dinda : l ' aveva sbavato e basta . Eppure aveva fame , perché leccava anche la fune ! Disse Lorenzo : " Proviamo a dargli soltanto la semola ! " Remigio non se n ' intendeva e non sapeva che dire : e ascoltava tutti , approvando sempre l ' ultima cosa udita . Berto dette una spallucciata a Tordo , accennandoglielo ; per deriderlo . Poi , escì dicendo : " Oggi , voglio ridere ! " A momenti , il vitello doventava allegro ; e i suoi occhi turchinicci parevano scucirsi di tra il filo bianco delle sopracciglia lunghe . Gli avevano fatto un giaciglio di paglia pulita , molto alto , perché potesse arrivare con il muso alla mangiatoia . Ma , il più delle volte , si buttava steso ; e , per farlo rialzare , Picciòlo lo doveva tirare su pigliandolo quasi tra le braccia . Quando Remigio escì dalla stalla , trovò Berto che gli fece cenno di volergli parlare di nascosto . Gli disse , dietro il muro della parata : " Sono più di cento lire buttate via ! L ' ha voluto comprare lui , e non ci capisce niente ! L ' ha fatto per superbia , perché poteva farsi consigliare da me . Perché ieri mattina non m ' ha detto che andassi con lui alla fiera ? Ma , se fossi il padrone io , farei in un altro modo ! " " Credi che quel vitello non possa campare ? " " Questo non lo so : non pretendo mica d ' essere indovino o Sant ' Antonio ! Ma , certo , non ci troverà quel guadagno che ci sarebbe dovuto essere ! Remigio , convinto da Berto , tornò nella stalla , e disse a Picciòlo : " Un ' altra volta , alla fiera tu solo non ci andrai . " " E perché mi dice così , padrone ? " " Non vedi quel che hai comprato ? " " Lei mi aveva detto di spendere poco . E io ho creduto di fare il mio dovere . Ma io voglio restare responsabile di quel che ho fatto . E se la bestia non figurerà come m ' aspetto , lei non mi pagherà il salario . È contento ? Ma non mi deve umiliare con codeste parole . " Non posso dirti quel che penso ? " " Lei è venuto nella stalla come se mi si volesse avventare addosso ! " " Non è vero ! " " Un altro , voglio dire Berto , avrebbe preso la forca ; e , scusi la mia verità , avrebbe fatto qualche brutto sproposito ; piuttosto che farsi dire quel che mi ha detto lei . È vergogna , e non me lo merito ; perché un altro che le voglia bene come me non lo trova . " Remigio , incapace di dire altro , balbettò : " Ma tu vuoi proibirmi di comandare . " Picciòlo si strinse la testa tra le mani , come il latte accagliato per fare il cacio ; e disse : " È meglio che io non le risponda . Dica quel che vuole . " Prese la sua zappa e andò nell ' orto ; dove c ' era da fare le fossette alle piante dei fagioli incannucciati ; perché , ora che li annaffiavano , bisognava che l ' acqua andasse a tutte le barbe . Ci trovò Berto , che gli disse : " Ho sentito come vi ha trattato . " Picciòlo non voleva rispondergli , sospettando che l ' avesse messo su lui . Ma , alla fine , rispose : " Mi sta bene , perché faccio più di quello che dovrei . " Berto , non riuscendo a tirarlo dalla sua , lo minacciò : " Coteste parole mi garbano poco . Volete alludere a me ? " Ma Picciòlo fu prudente : " Io non alludo a nessuno . " " Voi credete di essere un santo . E noi non lavoriamo quanto voi ? " Picciòlo , sempre più controvoglia , rispose : " Lasciatemi in pace , Berto ! " I due assalariati , benché fossero vicini , non si vedevano ; perché i fagioli erano alti e folti . Finite le fossette , Picciòlo prese il cesto di latta verniciata e cominciò ad annaffiare l ' orto . I fontini si votavano ; e , dentro la mota e le alghe , restavano le rane che invece di saltar via ci si ficcavano . Moscino le chiappava ; per mangiarle . Si stendeva in terra , all ' orlo dei fontini ; e , affondando le braccia fino al gomito , non ce ne lasciava né meno una . A casa , tagliava loro la testa ; e Dinda le spellava . Quella sera , Picciòlo era di malumore : per solito , allora , si lamentava che gli dolevano i fianchi ; e non voleva mangiare . Lorenzo gli chiese : " Vi hanno fatto qualche cosa ? Perché voi non dite mai niente a quelli della vostra famiglia ? " Picciòlo sarebbe stato zitto perché il figliolo aveva ragione ; ma rispose : " Niente ! Niente ! " " A me non la date a bere . Fatevelo dire voi , mamma , quel che ha . " Dinda lo sapeva e ci aveva pianto , andando a sfogarsi con Luigia , che le aveva promesso di riprendere Remigio ; ma non voleva che Lorenzo leticasse . E Lorenzo , comprendendo il suo animo , si lasciò pigliare dall ' ira : " Allora , se vi hanno magari legnato , hanno fatto bene ! " " Si dice così al babbo ? " Picciòlo si rincantucciava , e il suo viso si faceva anche più desolato . Andò a letto subito , come se si sentisse male . Luigia disse a Remigio : " Perché hai trattato male Picciòlo ? " " Perché se lo meritava . " " Bisogna che tu sia giusto con tutti . E bada di non farti mettere su da nessuno . " " Berto , ed ha fatto bene , mi ha detto che quel vitello è mezzo malazzato . " " Non gli devi dare retta . " " E da me non lo vedo ? " " A me pare un vitello discreto , e vedrai che ci guadagneremo . " " Lei fa per proteggere Picciòlo ; perché quando ha preso una simpatia , è sempre disposta a dare ragione . " " Io faccio per la verità . " " Ma sarebbe meglio che anche lei guardasse ai nostri interessi . " " Ci guardo più che tu non creda . Io , il vitello sono andata a vederlo quando tu eri nel campo ; dopo che t ' ho sentito bisticciare con Picciòlo . Remigio , però , ora , come gli avveniva tutte le volte che s ' era arrabbiato con qualcuno , aveva voglia di scherzare ; e sorrise a Ilda ; che , quando Luigia brontolava , faceva sempre la sorniona . E siccome aveva una grossa treccia di capelli biondi , che le arrivava ai fianchi , untandole il grembiule su le spalle , gliela tirò forte . Ma Luigia non stette zitta , come le altre volte : dette un ceffone a Ilda , che doventò di bragia ; e disse a Remigio : " Non la devi avvezzare male questa bambina ! E io non voglio che tu rida di me ! Ho tutt ' altro nel cuore . " Egli , però , continuò a ridere ; e cercò di fare ridere anche Ilda . Allora , la matrigna gli disse : " Senti : tu hai capito come sono fatta io ! Sono più buona del pane ; e da me ci puoi ricavare quel che vuoi ; ma rispetto lo voglio . E da te più che da tutti gli altri ! Abbastanza , sono stata sempre sacrificata ! Quanto avrei fatto meglio a starmene a casa mia ! Avrei guadagnato facendo la sarta , e non mi sarei trovata mai male ! " " Mi sembra , però , che di me non possa dire niente ! " " Si starà a vedere ! Non dipende dalla tua volontà : dipende da come andranno le cose . E tu non puoi essere capace a mandare avanti la Casuccia , come faceva tuo padre . " Mi dice sempre lo stesso ! " " Se non vuoi sentire , bisogna che prima si mutino . " " Dipende da me ? Io faccio quel che posso . " Berto , scalzo , scendeva nell ' aia e si metteva ad ascoltare , sotto la finestra ; fingendo di prendere il fresco . Così , tutto quel che si dicevano Luigia e Remigio , i contadini lo risapevano subito ; e capivano meglio di loro che il podere andava a rotoli . Tordo non si licenziava perché non avrebbe potuto trovare dove lavorare poco a quel modo ; Picciòlo e Dinda avevano deliberato di rimanere fino a quando sarebbe stato possibile ; e Berto voleva attendere un altro anno : lì , ormai , quasi tutti i lavori più faticosi erano finiti e per l ' invernata aveva messo in serbo molte legna da bruciare . Dunque , non gli conveniva la fretta . Remigio sentiva la sfiducia ; ma non sapeva bene di che si trattava . Gli dicevano : " Per il podere , bisognerebbe spendere di più ! " E avevano l ' aria di dirgli anche : " Lo sappiamo che i denari non ci sono ! " . Dopo questi discorsi , egli ricordava certe giornate ; quando , guardando il turchino , gli era parso di vedervi l ' immutabilità della sua tristezza . Ma , mentre allora gli restava come un compenso dentro la coscienza , ormai trovavasi di fronte alle cose , come una inimicizia . Anche il suo podere era un nemico ; e sentiva che perfino le viti e il grano si farebbero amare soltanto se egli impedisse a qualunque altro di doventarne il proprietario . La casa stessa gli era ostile : bastava guardare gli spigoli delle cantonate . Se non aveva l ' animo di distruggerla e di ricostruirla , anche la casa non ce lo voleva . Da tutto , la dolcezza era sparita . L ' avvocato gli aveva detto che era riescito a rimandare di due mesi la causa ; e Remigio sperava che finisse senza che Giulia vincesse . Ma , intanto , s ' aggiungeva anche la querela di Chiocciolino ; e capiva che quattro assalariati , con un ragazzo , non potevano fare in tempo tutte le faccende . C ' erano restate le viti da sarchiare : una vergogna grossa ; e le viti pativano , piene di succhioni più lunghi dei tralci , con i filari empiti di erbacce . Tutti le vedevano , e pareva che non avessero padrone ! La terra , restata soda , vi nascevano le canapicchie e gli stoppioni . Lorenzo l ' aveva arata soltanto dov ' era meno faticosa , perché le vacche sarebbero crepate dalla fatica ; anche se non avessero avuto poche settimane alla figliatura . Ci sarebbe voluto un paio di bovi , di quelli grossi ! Giacomo li comprava sempre , tutte le primavere ; quando non mancava da governarli a piacere con l ' erbaio , senza manomettere il fieno ; e li rivendeva quando l ' erba nei campi cominciava a finire . Allora , le vacche potevano riposarsi ; e figliavano bene ! Tutti gli anni , due vitelli ! Le mandava al pascolo , giù tra i pioppi , dove l ' umidità della Tressa faceva crescere l ' erba più alta ; e mangiavano quanto volevano . Tornavano su gonfie ! Quest ' anno , invece , erano magre e sciupate . Stronfiavano anche a tirare il carro ; e Lorenzo aveva avuto paura che abortissero . Giacomo teneva almeno anche quattro maiali , per ingrassarli ; e , nell ' inverno , tre li vendeva e uno lo faceva scannare per casa . Il podere era arato , e la terra pulita ; ora , invece , cominciavano da per tutto le gramigne ; e mancava il tempo di potare l ' uliveta . Anche i solchi acquaioli , che tutti gli anni bisognava ripulire , restavano interrati ; e non servivano più a niente . Così , quando pioveva , l ' acqua andava giù a scatafascio ; guastando le semine . Poi , bisognava fare altri lavori , per la casa : il pozzo non reggeva più l ' acqua ; due travi della stalla dovevano essere rinforzate ; e , prima che venisse l ' inverno , era necessario trovare da dove la pioggia passava in cantina ; perché tra le botti l ' acqua ci faceva la melma e ci nasceva l ' erba ; lunga lunga e gialla . Anche le finestre avevano bisogno d ' essere riverniciate ; e il muro dell ' aia era stato spaccato spingendoci il carro carico , senza sapere da chi . XXII La notte , il fontone pareva uno specchio disteso sotto la luna . Attorno , le crete rilucevano ; anche perché rendevano la luce assorbita durante il giorno . La luna era là , e sapeva da sé la sua strada ; la luna forte e bella . La Tressa scrosciava e i pioppi avevano messo la voce . Non c ' era alito di vento che non si sentisse subito . Remigio andò ad accarezzare l ' aratro vecchio e scheggiato ; ma sempre buono : il vomere , con la punta liscia e pulita , luccicava ; quasi gli rispondesse a quel modo . Picciòlo , dopo il bisticcio per il vitello che ripigliava vigore , non gli parlava più volentieri come prima ; e perciò , benché anche lui fosse fuori di casa , non gli si avvicinò . Remigio avrebbe voluto chiamarlo ; ma stette zitto , per non dargli troppa confidenza e per paura che gli rinfacciasse quelle parole dette in un impeto d ' ira : voleva imparare a contenersi con gli assalariati , perché sentissero da sé che era buono . Quando andò a dormire , la luna era già bassa e così vicina a un poggetto come se fosse per entrarvi dentro . Egli guardò i soffitti di tela intonacata ; che , raggrizzandosi , si sfondavano e gonfiavano . Anche i muri erano sporchi ; e veniva via la calce a strusciarci appena la punta di un dito . Un ' ora dopo la mezzanotte , fu destato da un bagliore quasi rosso ; che si faceva sempre più vivo , illuminando distintamente tutto ciò che era dentro la camera . Da prima Remigio non capì che fosse , e si alzò a sedere sul letto . Poi , incuriosito e impaurito , andò alla finestra : la mucchia del grano era un ' immensa fiamma ; con una punta alta che il vento moveva a pena . Mandava tanta luce attorno che anche tutta la pendice del podere era illuminata . Svegliò la matrigna ; e , battendo i piedi sul pavimento , gli assalariati . Escì per il primo ; e gli pareva strano che la mucchia bruciasse ; tanto , qualche ora innanzi , l ' aveva guardata con un sentimento di calma . Le manne del grano , accese , si spandevano in terra ; finendo di consumarsi . La mucchia era sempre una fiamma sola , quasi silenziosa ; mentre , dentro , si sentivano scrocchiolare i chicchi del grano ; come se il fuoco li masticasse . Quando una manna era per spegnersi , restavano tanti lunghi fili di bracia ; che , a poco a poco , doventava cenere . Dopo qualche minuto , anche gli assalariati erano su l ' aia , mezzo svestiti , guardandosi nel viso . Nessuno parlava . Si sentivano le donne , dalle finestre , raccomandarsi , quasi sottovoce , a Dio e alla Madonna . Poi , Luigia gridò : " Pigliate l ' acqua dal pozzo e buttatela sopra ! " Tordo rispose : " È inutile . Piuttosto , guardiamo che il fuoco non si attacchi alla capanna . " Lorenzo , che aveva fatto il soldato , e s ' era ritrovato ad altri incendi , disse : " Leviamo tutto quel che c ' è che possa bruciare . " Tirarono via l ' aratro , scansarono il carro ; e spazzarono i fuscelli e le foglie secche su l ' aia . Disse Picciòlo : " Che non entri qualche favilla in capanna ! Basterebbe una favilla sola . " " L ' uscio è chiuso ; ma la finestra aperta . " " Bisogna chiudere anche quella . " " Bisognerebbe entrare dentro ! " " Appoggiamoci , con la scala , una tavola di fuori : è lo stesso . " Trovarono una tavola e ve la puntellarono ; ma le faville potevano entrare anche di tra le tegole del tetto . " Se si provasse a buttare un poco d ' acqua attorno ? " " Meglio farebbe la terra ! L ' acqua si può avere soltanto un secchio per volta . " Remigio non apriva bocca : Luigia scese e gli mise un braccio attorno al collo . Egli , a poco a poco , le fece togliere il braccio e andò dove c ' era un poco d ' ombra : accanto alla parata . La mucchia , intanto , aveva cambiato di forma ; s ' era arrembata da una parte , sbasandosi : crollava giù a tratti e a scosse ; che facevano dare un lungo guizzo a tutta la fiamma . Alla fine non restò che un monte di bracia , che si riaccendeva e si rispegneva a seconda del vento . Allora , si fece buio ; nell ' aia , le persone parevano nere ; e si vedevano soltanto quando attraversavano davanti . In casa , Gegia e Dinda avevano acceso il lume ad olio alla Madonna ; e pregavano . Anche Cecchina , per non parere che non gliene importasse niente , s ' inginocchiò dietro a loro . Gli uomini , benché la notte fosse umida , sudavano : s ' erano seduti tutti sul carro e su l ' aratro ; e aspettavano ad andare in casa , benché non ci fosse niente da fare . Moscino quasi si addormentava , appoggiato al fratello . Picciòlo disse : " Questa è stata una disgrazia che il nostro padrone non meritava . " Tordo , che aveva voglia di chiacchierare per mostrarsi intelligente , rispose : " La mucchia non avrà mica preso fuoco da sé ! " Berto , con un ghigno cattivo , approvò : " Lo dico anch ' io ! " Picciòlo , a cui non importava del loro parere , riprese : " O dispetto o disgrazia , sono un migliaio di lire perdute . " Ma gli assalariati desideravano di non parlare , e Picciòlo disse a Luigia che singhiozzava : " Padrona , bisogna rimettersi alla volontà di Dio . " Ella gli chiese : " Sarà restato punto grano nel mezzo della mucchia ? " Berto fu pronto a rispondere : " È impossibile : se non abbrustolito , s ' è cotto di certo . Domattina , vedremo . Remigio si mosse dalla parata e disse : " " Andate in casa . " Picciòlo rispose : " Io , ormai , non prendo più sonno ! " Remigio gli disse , con dolcezza : " Non importa : andate a riposarvi . " " E lei non va ? " " Andrò anch 'io." Luigia gli disse : " Non chiudo la porta . " Perché lo lasciassero in pace , le promise : " Ora vengo . " Ma restò su l ' aia . Dove non erano arrivate le vampate calde della fiamma , tutto restava fradicio di guazza . Non ci si vedeva più ; con un ' ombra così fitta , come se non esistesse più niente . Egli non sapeva che fare ; e gli pareva che l ' incendio della mucchia fosse già di un tempo lontano . Quando ricominciò a poter pensare , si faceva giorno ; e , benché nelle vallate fosse nebbia , un chiarore umido e fresco si allargava sempre di più sopra i campi . Il cielo impallidiva e pareva che l ' aria lo lavasse ; e le caligini , che prima erano grigie , doventavano leggere e bianche . Allora , apparve la prima luce dell ' alba ; e tutte le cose ripresero colore : da prima sbiadite , ma poi con luccichii che abbagliavano . Su l ' aia egli vide il monte della cenere e della paglia nera . Perché non era fuggito ? Perché non fuggiva prima di rivedere qualcuno ? Ma , chi sa da dove , un gallo cantò : allora , sentì che cominciava un ' altra giornata : ne sentì , chiaramente , lo stacco e la differenza . Il gallo cantò un ' altra volta ; e Remigio quasi ebbe paura di non essere più in tempo a ricominciare la vita con tutti gli altri uomini . Verso la mezzanotte , Chiocciolino era passato davanti alla Casuccia ; con un branco di vitelli , che portava di Maremma per conto di un mercante . Briaco e mezzo stordito dal vino , vide la mucchia del grano ; e l ' ombra sua fino nella strada : allora , pensò di darle fuoco . Lasciò andare avanti i vitelli ; che , scalpicciando , alzavano una strisciata di polvere splendente in mezzo alla luce della luna . Nell ' aia cavò la scatola dei fiammiferi , e ne accese uno ; ma lo spense , soffiandoci . Stette lì almeno un quarto d ' ora ; poi accese un altro fiammifero e lo mise tra le manne : la paglia s ' accese subito . Egli saltò nella strada , e cominciò a picchiare bastonate ai vitelli ; perché andassero al trotto . Quando fu vicino a Siena , si volse a dietro ; e vide giù , nelle incertezze dei campi , il fuoco . A giorno fatto , Luigia disse a Remigio che avvertisse i carabinieri . La sera , andò alla Casuccia un brigadiere ; che né meno scese da cavallo ; e , lisciandosi i baffi , chiese quanto tempo la mucchia aveva messo a bruciare . Poi , non sapendo quel che dire , mise a galoppo il cavallo : la serata limpida lo invogliava a correre . XXIII Remigio avrebbe voluto far dimenticare anche agli altri l ' incendio della mucchia ; e , quando gliene parlavano , diceva che non ci pensava . Ma si sentiva scoraggiare sempre di più ; e restava abbattuto perfino troppo . I denari consumati erano ormai parecchi ; e , tutti i giorni , per la spesa di casa ne bisognavano . Aveva dovuto pagare due altri mesi agli assalariati ; e , in tutto , non erano bastate mille lire . In modo che , pagando anche il vitello , gli restavano soltanto seicento lire ; troppo poche per i diritti di successione e i bimestri delle tasse . Tra meno di un mese , il primo d ' agosto , c ' era la prima scadenza della cambiale , e , perciò , non poteva toccare niente delle settecento lire serbate a posta . Ma quando dovette andare dal Pollastri , che non volle alleggerire il conto né meno di un centesimo , restò con trecento lire soltanto . Cominciò ad avere paura ; e , quando la macchina tribbiatrice , trainata da due paia di bovi , passò davanti alla Casuccia senza fermarsi , gli parve di perdere il cuore . Prima veniva la macchina verniciata di verde , con il fornello spento e il tubo ripiegato indietro ; poi , la tribbiatrice , rossa e con le figure dei Santi appiccicate sopra le bocchette del grano : lasciava i solchi nella strada ; i ferri e le tavole rimbalzavano alle scosse , facendo un fracasso che si sentiva a distanza . Il macchinista e il fuochista camminavano dietro ; quasi lasciandosi tirare , con una mano attaccata a certi pezzi di catena . Remigio , perché non lo salutassero , entrò sotto la parata ; e il giorno dopo andò a farsi consigliare dal Neretti . Quasi tutti , tra quelli che per solito stanno fermi alla Croce del Travaglio a parlare di mercature e di poderi , sapevano della mucchia bruciata ; e gli domandarono se avesse scoperto perché aveva preso fuoco , ben lontani dal supporre che per Remigio era una molestia umiliante . Infatti , per ognuno di loro , sarebbe stato tutto il contrario . Trovò l ' avvocato a ridere con Giangio , guardando una caricatura . Si provò a ridere anche lui , ma non gli riescì ; e , allora , il Neretti lo guardò , chiedendogli : " Ti è accaduto qualche altra cosa ? Scommetto che ti hanno fatto un ' altra causa . Dimmi subito la verità . " " No ; ti devo confidare ... " Il Neretti ghignò , ma bonariamente : " Che mi devi confidare ? " Remigio gli fece capire che voleva essere solo con lui ; e il Neretti acconsentì : " Vieni di qua , nello studio . " Entrarono , e il Neretti gli disse immediatamente : " Ho capito : hai bisogno di denari . Ti si vede da sé . " Remigio era stupito , e gli sorrise di gratitudine . L ' avvocato proseguì : " Io , i miei clienti , l ' indovino con un ' occhiata . E come hai fatto a finire quelli della cambiale ? " " Li ho dovuti spendere . " " Hai fatto male . Ma bisogna rimediare . Quanto ti occorre ? " " Non saprei né meno io . " L ' avvocato fece una risata , e gli chiese : " Te lo devo dire io , insomma ? " Remigio , doventato sempre più incerto , balbettò : " La mucchia del grano s ' è bruciata ... Non te l ' avevo detto ancora . " " Se ti eri già assicurato , non le davano fuoco ! Ma , ormai , è troppo tardi . Quanto ti ci vuole ? " " Credo un migliaio di lire . " L ' avvocato si mise a rosicchiarsi l ' unghia d ' un pollice , pensando a come procurargliele . Remigio gli chiese : " Sono troppe ? " " Non so se al Banco di Roma te le vorranno dare , senza che io ne parli al direttore ; come feci l ' altra volta . Ma se non te le danno lì , non importa . C ' è il Monte dei Paschi , la Banca Popolare ... oppure si trovano da qualche mio amico . Vuoi provare al Monte dei Paschi ? " " Come mi consigli tu . " " Ora mando Giangio a comprare una cambiale . Ma sei sicuro che ti bastano mille lire ? Fino a quando ti potranno durare ? " Remigio non aveva più fiato , e tutto quel che doveva dire lo spossava . " Io non lo so . " " Non capisci niente . Prendine subito duemila . Se no , tra un mese , dovrai riprenderne un ' altra volta . Ma bisogna che ti venga giudizio e che tu metta al posto i tuoi affari . Con la matrigna vai d ' accordo ? " " Abbastanza . Ora devo firmare al suo avvocato , il Ceccherini , il contratto dell ' usufrutto che le spetta . " " Perché non l ' hai fatta venire da me ? Avreste speso meno tutti e due . E tu credi che l ' avvocato Ceccherini la faccia contentare soltanto di un contratto ? Vedrai , io lo so , che consiglia la tua matrigna di fare un ' ipoteca su la Casuccia ; per essere più garantita . " Remigio non avrebbe voluto credere al Neretti ; il quale , preoccupandosi da vero di come vedeva andare le cose , aggiunse : " Vedrai che tutto andrà come ti dico io . Se , poi , dovrai dare le ottomila lire alla Cappuccini , dove le troverai ? Dovrai fare un ' altra ipoteca , purché la tua matrigna acconsenta . " Remigio non sapeva che dire : si sentiva completamente stupido . L ' avvocato chiamò Giangio : " Vada a comprare una cambiale di duemila lire ; lei ci farà la firma come su quella del Banco di Roma , da accettante ; e , poi , la porti , a nome mio , al Monte dei Paschi . " Giangio si mise il cappello ed escì . Questa volta , Remigio era impaziente di mettere la firma , di giratario , dietro la cambiale : e ne provò un piacere che non sapeva spiegarsi . Quando tornò a casa , chiese subito alla matrigna : " Perché non m ' ha detto che vuole garantirsi con un ' ipoteca ? " La matrigna si stizzì d ' essere stata scoperta prima della sua intenzione : " Non lo sapevo né meno io : è stato il mio avvocato . E , io , ormai , mi fido di lui ; e , quel che fa , sta tutto bene . Chi te l ' ha detto ? " " L ' avvocato Neretti . " " E a lui che gliene importa , razza di un cane ? Ti ha sconsigliato ? Bada che io , senza l ' ipoteca , non intendo di fare le cose in buono accordo . Io ti voglio essere di aiuto e non di peso ; perciò , non ti opporre all 'ipoteca." " Mi pare , però , che non aveva nessun motivo per sospettare di me ! " " Io non sospetto di te ; anzi , mi fido e ti voglio bene . Ma mi piace che i nostri interessi siano regolati una volta per sempre . E , allora , non ci sarà bisogno di tornarci sopra . Chi mi dice , per esempio , che a te , prendendo moglie , non venga l ' idea di mandarmi via di casa ? Non si sa mai quel che può succedere ! Perché anche la nostra volontà dipende dalle circostanze . Oggi siamo amici e domani nemici ; magari anche contro i nostri sentimenti . Ed ella , per quanto Remigio le dicesse che acconsentiva , non ebbe più pace finché l ' ipoteca non fu trattata e convenuta in presenza dell ' avvocato Ceccherini ; dopo né meno una settimana . Remigio aveva preso le duemila lire con la seconda cambiale ; e con i denari nel portafogli si rianimava ; credendo perfino , che a forza di pazienza , sarebbe riescito a togliere tutti i debiti . Amava sempre di più il podere , e passava lunghe ore solo senza fare niente . Il giorno che doveva andare dall ' avvocato Ceccherini per l ' ipoteca della matrigna , era stato giù fino alla Tressa ; attraversando una pendice di stoppia , tutta piena di certi fiori bianchi che spandevano nell ' aria un odore amaro , quasi repugnante . Le galline raspavano nei fossetti della strada , ed egli udiva un cinguettìo , che pareva lontanissimo , nel silenzio dei campi . Sopra una poggiata , c ' era una fila di bovi . Il cielo luccicava come una falce arrotata , e Dinda sciacquava i cenci al fontone dell ' orto . Passò accanto alle vacche , che ruminavano ferme : avevano gli occhi umidi , e la pancia della gravidanza faceva loro due buche al posto dei fianchi . Tese un braccio , per toccarne una ; ma la vacca dette una scrollata e se ne andò . Gli pareva di potersi nascondere in mezzo al podere ; e di non farsi mai più guardare da nessuno . Quando fu l ' ora di andare a Siena , trovò la matrigna già pronta che lo aspettava . Per la strada , non si parlarono quasi mai . Ella si sventagliava ; a capo basso ; e soltanto quando ebbe paura di una scrofa che scappava grugnendo , lo prese sotto il braccio . Poi , lo rilasciò : prima , voleva essere sicura di lui . Anche in presenza dell ' avvocato stette zitta , sempre seduta in un cantuccio ; avendo già tutto combinato il giorno avanti . Ma non le sfuggiva niente di quel che l ' avvocato faceva ; guardandolo riempire le pagine con quella sua calligrafia a lische ; imbronciata , come la volessero mettere in mezzo . Quand ' ebbe finito , gli chiese : " S ' è dimenticato di niente ? Badi di far le cose con coscienza ! " Il Ceccherini la guardò ridendo , quantunque dietro il collo gli ci fosse venuto un frignolo che gli dava fastidio quando gli si sdrusciava il solino per alzare la testa ; si divertiva che fosse così sfidata e che le battesse sempre il cuore . Il Ceccherini , gobbo soltanto dinanzi , aveva gli occhi furbeschi , il naso all ' ingiù , a civetta ; e i capelli bianchi . Portava una giubba a coda di rondine , vecchia e unta ; e tossiva sempre . Le disse , con la sua voce in falsetto : " Che Dio la benedica ! Ma crede che io la voglia mettere in mezzo ? " " Né meno io " disse Remigio . " Di lei " rispose l ' avvocato " può magari non fidarsi ; perché , in questo caso , si tratta di fare un contratto e lei ne è parte interessata . " Remigio se n ' ebbe a male : " Ma lei non può dire così di me ! " L ' avvocato s ' inquietò : " Perché devo fare un ' eccezione per lei ? Io sono qui a tutelare la mia cliente . Il suo avvocato non è il Neretti ? " La matrigna disse : " Non lo interrompere . Lascialo fare . " Poi , si fece rileggere il contratto a voce alta ; sebbene lo sapesse quasi a memoria . L ' avvocato , alla fine d ' ogni periodo , la guardava come per dirle : non sente che c ' è tutto ? E non essendoci nulla da cambiare , furono trovati due testimoni : un monco e uno storpio , che facevano quel mestiere per una lira . Quando Remigio e la matrigna escirono , ebbero una mezz ' ora di sentimenti e di propositi affettuosi . Remigio s ' inteneriva a sentirla parlare ; ed ella , quasi commossa , ringraziandolo , gli disse : " Ora che hai fatto il tuo dovere , puoi contare su di me quanto tu vuoi . " Remigio rispose : " Vedrà che andremo sempre d 'accordo." Per approfittare subito di quelle buone intenzioni , lo pregò : " Accompagnami fino alla Casuccia . " " Io mi fermerei a San Lazzaro , perché vorrei vendere un poco di quel fieno che è in capanna . " " Dai retta a me : non lo vendere ancora . Perché , poi , te lo pagheranno di più . " " Ma se va a male ? " " Già ! Non mi ricordavo che gli è piovuto addosso ! Fai quel che credi meglio , allora . " " È bene ch ' io lo venda , se trovo il compratore . " " Per un altro anno , se darai retta a me , farai più prato . E anche più grano . Pensa , Dio benedetto , che non solo non ce n ' è restato per mangiare , ma né meno per il seme . " Remigio avrebbe desiderato parlare d ' altro , e disse : " Non bisogna scoraggiarsi ! " Quando furono al podere di San Lazzaro , Remigio si fermò : " Lei si avvii ; io tra un ' ora sarò a casa . E ceneremo . " " Se tu avessi in tasca da darmi qualche lira , comprerei il tonno alla Coroncina ; dove , ora , ce l ' hanno buono . " Egli le dette cinque lire , e le suggerì che comprasse anche il salame . Augusto Centini , padrone di San Lazzaro , stava su l ' uscio di casa , in maniche di camicia , a prendere il fresco , tra la moglie e la cognata . Erano tutti e tre grassi e tondi ; con i capelli color di stoppa e gli occhi ceruli , quasi bianchi . Remigio salutò e chiese al Centini : " Vorrebbe comprare qualche quintale del mio fieno ? " Il Centini , prima di rispondere , lo costrinse ad avvicinarsi : " Venga qua , si metta a sedere con noi . " Remigio dovette accettare . Quando fu seduto , disse alla moglie e alla cognata : " Questo giovane è il proprietario della Casuccia : il figliolo del povero signor Selmi . " Le due donne lo guardarono , sbadigliando e accennando con la testa che avevano capito . Il Centini riprese : " Ora , lei , mi dica la verità : vuol vendere a me quel fieno che le andò a male : così mi è stato detto . Anzi , mi pare di averlo visto da me quand ' era da raccogliere di sul campo . " Remigio mozzò tutte quelle circospezioni , che a lui non parevano simpatiche : " È quello : non ce n ' ho altro . " Il Centini non tenne conto della sincerità risoluta , quasi indispettita ; e pensò soltanto che non era un affare dei migliori . Poi , si risolvette : " E quanto ne vuole ? " Già nella voce di Remigio si sentiva la paura di non essere capace a nulla . " Me lo paghi al prezzo che c ' è quest ' anno ! " " Senta : il fieno buono , ma proprio quello di lusso , quest ' anno si compra a dodici lire . Quello un poco al di sotto , a dieci e anche a nove lire . " E strinse con tutte le dita della destra prima il pollice e poi l ' indice della sinistra ; per significare che all ' infuori di quei due prezzi , non c ' era altro . Le due donne ascoltavano , approvando ogni parola . Remigio si vergognò , e si sentì così da poco dinanzi a loro che si pentì d ' esserci andato . Il Centini , dopo aver guardato le donne , a una per volta , e dopo aver preso da una tasca , fattasi fare apposta , una pipa grossa come un pugno , legata con un cordoncino a due colori , continuò : " Come vede , quel fieno lì verrà a costare la metà , sì e no , di quello buono ! Se me lo vuol dare , io le do cinque lire . Guardi ; questo è il portafogli , e dentro ci sono i denari . " Prese il portafogli e ci ficcò le dita come quando cavava il trinciato per la pipa . " Perché io pago subito : i debiti non li voglio . Se io avessi uno che avanzasse da me , gli tirerei una fucilata dalla finestra . Il fieno si pesa . Si fa il conto e lei riscuote . Perché a chiedere i denari da me io non ce lo faccio venire ! " Remigio non sapeva quel che decidere ; e sebbene capisse che di più non avrebbe potuto venderlo , rispose : " Spero di venderlo meglio . " " E lei provi ! Lei ha diritto di provare quanto vuole . Se non trova di meglio , torni da me . Quando mi vuole , tutti i giorni lei mi trova qui a sedere . E se non sono qui a sedere , vuol dire che dormo o mangio . Ma lei può fare un fischio ; e io , oppure una di queste mie donne , s ' affaccerà . Quelle , sorridenti , accennavano con il capo ; facendosi fresco con due ventagli eguali , larghi un mezzo metro , di tela rossa , e le stecche di legno . Il Centini s ' asciugò il sudore con un fazzoletto che non gli entrava né meno in tasca ; ed egli , anche per averlo meglio a portata di mano , lo metteva in punta a un ginocchio . Poi , chiese : " Non per sapere i suoi fatti , ma il podere come va ora ? Va sempre male ? " Remigio si stupì che gli volesse parlare con tanta calma , di cose che lo martoriavano ; e rispose : " Ora , sono più contento . " Il Centini dette un ' occhiata alle due donne ; e seguitò : " Mi dicevano , invece , che lei non ci guadagna niente ! " " Non è vero ! " " Se non è vero , mi fa piacere . " Si grattò la mosca colore di stoppa , appena visibile sotto il labbro ; e gli chiese : " Quanto è all ' anno la sua entrata ? " Una delle due donne disse : " Qui , noi abbiamo guadagnato , nelle annate migliori , anche diecimila lire . " L ' altra disse : " È vero ! È vero ! " Ma Remigio non rispose : si alzò per non ritenersi da meno della loro serva venuta su l ' uscio , tranquilla e nutrita bene , a domandare se la gallina già spennata doveva essere cotta in padella o allo spiedo . XXIV Eppure , la sera stessa , alla Casuccia , Remigio si sentiva contento , e si mise a scherzare con Moscino . Anche Lorenzo raccontò una barzelletta che fece ridere ; ma Berto stava ad ascoltare come se avesse creduto che ridessero di lui ; e , quando passò il gatto di Tordo , gli attraventò il cappello . Remigio disse : " Povera bestia ! " " Se fosse mio , a quest ' ora , gli avrei tirato una fucilata : i gatti non li posso patire . " Disse Picciòlo : " Anche loro hanno diritto a vivere , perché sono stati creati come noi . Mi ricordo di un contadino che li faceva morire tutti quanti gliene nascevano , strizzandoli tra l ' uscio e il muro ; ma non finì bene ! Già , ho sempre sentito dire , da tutti i vecchi , che ad ammazzare i gatti ci si porta disgrazia . E quel che dicono i vecchi è vero ! " Berto si ritenne già provocato , e rispose : " Io , per ora , sono più giovane che vecchio ; e , perciò , non ho nessuna paura ad ammazzare anche un uomo ! " E saltò a sedere sul pozzo , incrociando le braccia . Picciòlo , allora , disse ai suoi figlioli : " Perché non cavate il vitello ? Un poco d ' aria libera gli farà bene . È stato , fin ad ora , sempre nella stalla . " Benché lo reggessero in due , il vitellino entrò nell ' aia a lanci ; e sarebbe scappato dal cancello , se Tordo non l ' avesse chiuso prima . Picciòlo , vedendolo gagliardo a quel modo in faccia agli altri assalariati , pareva briaco dalla contentezza ; e cercava di abbracciarlo e di accarezzarlo . Ma il vitellino gli dava certi urtoni che lo facevano sempre barellare ; e , quando non trovò dove appoggiarsi con un braccio , ruzzolò a gambe ritte . Si misero a ridere tutti ; anche Lorenzo che lasciò la fune . Il vitellino , allora , saltò una siepe , rasente la parata , e si dette a scorazzare per il podere . Si fermava ai filari delle viti ; fiutava i pampini come se avesse voluto farne una boccata ; ma , dopo aver finto di fermarsi , ricominciava a scappare , troncando e pesticciando i saggineti lasciati per seme . Gli occhi gli scintillavano ; e rizzava la coda , allungata e ravversata . Picciòlo si raccomandava gridando : " Pigliatelo , perché c ' è caso che si spezzi una gamba ! Allora , bisognerebbe mandarlo al macellaio . La colpa è mia , perché l ' ho detto io di cavarlo dalla stalla ! " I suoi figliuoli , aiutati da Tordo , correndo fino alla Tressa , tutti sudati , riescirono a metterselo in mezzo e a ripigliargli la fune . Berto non s ' era mosso ; e disse , scotendo la testa : " Vecchio rimbambito ! Sono sciocchezze che fanno rabbia ! " Remigio , che trovava nelle parole di Berto quasi sempre un suggerimento utile , ebbe l ' idea di rimproverare Picciòlo : " Perché vi siete fatto buttare in terra ? " " Se chi è più forte di me non stesse soltanto a guardare , il vitellino non scappava ! " Berto gli dette un ' occhiataccia di traverso e sputò , pulendosi poi la bocca e i baffi a una manica . E Remigio disse a Moscino , che riportava la bestia : " Mettilo nella stalla . " Il vitellino , scontento di non stare più fuori , guardava sempre a dietro ; mugliando . I contadini si lavarono le mani al secchio del pozzo , e andarono a cena . Tirava un vento caldo e pesante , che levava il respiro ; e pareva che dovesse far cambiare di colore al turchino del cielo . E sotto quell ' aria gli olivi piegavano giù i rami fino ai solchi . Le nuvole , nella parte più bassa della valle , verso Buonconvento , dove non c ' erano monti e l ' orizzonte pareva scavato nell ' argilla , gonfiavano ; e lampeggiava fitto . Tra i granturchetti , ingialliti e bruciati dall ' arsura , sembrava che la Tressa dovesse asciugarsi prima di buio ; e i pascoli bruciare . Le tegole vecchie della capanna e della parata schiantavano . Tutta l ' argilla , calda e abbagliata , ribolliva ; e , forse , il ciliegio sarebbe morto prima d ' arrivare ad un altr ' anno . Qualche pioppo s ' era seccato . Un cipressetto giovane , legato con il filo di ferro a un sostegno perché il vento non lo storcesse , cigolava . Ma non si sentiva né meno un uccello ; e Remigio guardava Siena ; le cui vie , di lontano a quel modo , somigliavano a screpolature di case . In tutto il cielo c ' erano soltanto quattro stelle . Remigio , ripensando a quel che gli aveva detto il padrone di San Lazzaro , stava per rientrare in capanna a rivedere il fieno ; ma Ilda lo chiamò per fargli sapere che nella botte a mano non c ' era più vino . " Ha detto la zia Luigia : che si beve stasera ? " " Bisognerà mettere la cannella all ' altra botte . " " Ci pensa lei ? " " Sì : ora chiamerò Picciòlo , ad aiutarmi . " Egli scese in cantina con l ' assalariato ; che , per non farlo attendere , smise di mangiare . Sfilarono la cannella dalla botte vuota , la rifasciarono di stoppa ; e la infilarono a una piena . Ilda dette la candela a Picciòlo ; e attinse un fiasco . Ma l ' assalariato , mentre Ilda esciva di cantina , gli disse : " Perché lei si lascia mettere su a quel modo da Berto ? Mi scusi , ma non sta bene da vero . A me non importa : glielo dico perché il padrone dev ' essere lei . " " Che mi ha detto di male ? " " Lo lascio considerare a lei . Ormai , lei ha un ' età che capisce le cose da sé . " Remigio , per scusarsi , disse : " È meglio che io non lo ascolti più . " " È troppo buono . " Remigio sentiva una contentezza insolita a parlare con lui ; e gli chiese : " Perché ? " " Se ne accorgerà in seguito . A me quell ' uomo non mi garba . " " Ha detto qualche altra cosa , quando io non c ' ero ? " " Io non l ' ascolto né meno . Ci badi da sé . Il mio dovere d ' avvertirlo l ' ho fatto . " " Ha capito , forse , che lo voglio mandare via . " " Se non lo manda via , andrà da sé . " " Ne sei sicuro ? " " Ci metterei la mano sul fuoco . " " Non me ne importa . " " Ma , allora , finché sta qui con lei deve tenere il suo posto . " " Vedrai che da qui in avanti ci penserò io . " " Faccia come crede . Vuole altro ? " " No ; grazie . " Picciòlo gli dette la buona notte e tornò a cenare . Ma il vino di quella botte era andato a male , e aveva preso la mercorella . Luigia , che ne aveva voluto assaggiare un sorso prima di mettersi a tavola , lo risputò : " Benedetto Dio ! Pare ranno ! Io preferisco l 'acqua." Remigio si rassegnò subito : " Beveremo l 'acqua." Alla matrigna crebbe il malumore : " Per una sera , non me ne importa ; ma io sono abituata a bevere il vino . E , poi , non sai che l ' acqua del pozzo non è buona ? Non sai che su i tetti ci vengono i piccioni dei contadini confinanti ? Io non voglio prendere il tifo . Un bicchiere di vino fa sempre bene . " " E , allora , vuole che lo compriamo alla Coroncina ? " " Io non dico che tu lo debba comprare , ma bisogna pigliarci rimedio . Oppure , intanto , comprane un barile di quello più basso . Basta che si possa bevere . Che peccato ! Quanto tiene la botte ? " " Venti barili , almeno ; credo ! " " Tuo padre avrebbe saputo farlo ridoventare buono ; ma io non so come faceva . Bisogna andare dal farmacista : ci mandava sempre Giulia ! " " Domani , ci vada lei che lo conosce . " " Io ? Io mi occupo delle faccende di casa . Ti pare che io voglia andare dal farmacista per il vino ! " Remigio , stizzito , la rimbeccò : " Stia zitta : ci andrò io . " " Oh , io sto zitta ! Se dovessi lamentarmi tutte le volte che ce ne è la ragione ! " Remigio si provò a mandar giù qualche bicchiere del vino ; ma era impossibile ; e Luigia non smetteva più di far boccacce , storcendo il viso tutte le volte che doveva bevere l ' acqua . " Le cose così non vanno bene ! Era meglio se il Signore aveva tolto di vita me ! Che ci faccio nel mondo io ? La minchiona . " E rimproverò Ilda ; perché , sorridendo , aveva detto a Remigio che le pareva buono . Era addirittura inviperita : " Tu sei una bambina , e devi tenere il tuo posto . Ricordati che la tua mamma ti ha affidato a me , perché tu m ' obbedisca come a lei . " Ilda fece una spallucciata , e rispose : " Beverò l ' acqua anch ' io . O se , invece , andassi da Picciòlo a farmi dare un poco del suo vinello ? " " Peggio ! È tutto pieno di moscerini ! E , poi , dobbiamo andare a chiedere l ' elemosina dai nostri sottoposti ? No , da vero ! Fino a questo punto , non mi ci voglio ridurre , io ! " " E , allora , stia zitta ! " le rispose la bambina . Remigio mangiò ; e , poi , uscì perché non aveva sonno . Tordo gli disse : " Lo sente come piange una delle vacche ? È per figliare . " Anche Remigio andò nella stalla . Picciòlo e Lorenzo , reggendo un lume ciascuno , guardavano la vacca ; che , stesa a giacere , teneva la testa alta e mugliava . L ' altra vacca seguitava a mangiare ; e si sentiva il suo mastichìo molle . Picciòlo gli disse : " Ha fatto bene a venire anche lei . " " Figlierà stasera ? " " Ci deve aver poco . " Lorenzo , preso dall ' importanza della cosa , disse : " Io scommetto che figlia subito . " Infatti , la vacca prese un ' altra giacitura ; come per stare più comoda ; e , dopo poco , cominciò a fare gli sforzi con tutto il corpo che cambiava continuamente di forma ; e , di fuori , si vedevano i rivoltoloni che faceva il vitello . Tordo disse : " Mi pare che il vitellino dentro si muova troppo . Deve farla patire parecchio . " Picciòlo la guardò e aggiunse : " Speriamo che Sant ' Antonio l 'aiuti." Mentre parlavano a quel modo , cominciò a venire fuori una zampa . Lorenzo disse : " Bisogna tirare noi il vitello , perché questa vacca non avrebbe forza a farlo escire da sé . " " Prendiamo un cencio , per avvolgerlo alle mani . Altrimenti , sguisciano e non si può fare niente . " Trovarono una mezza balla , e ne fecero due pezzi : uno lo prese Lorenzo e uno Tordo . La vacca , come se avesse capito , si sforzava sempre di più ; e la zampa si allungò . Allora , Tordo l ' afferrò ; tirandola forte tutte le volte che la madre faceva lo sforzo . Picciòlo gli disse : " Attento di andare a tempo con lei . Quando riposa , state fermo anche voi . " Poi , apparve anche l ' altra zampa ; allora Lorenzo l ' afferrò come Tordo . Dopo un minuto , il vitellino nacque . La vacca , che era stata slegata , cominciò a leccarlo . Ma il vitello teneva gli occhi chiusi , aveva il muso quasi bianco ; e non dava segni di vita . Le sue gambe parevano quattro pezzi di legno bistorti ; ed era così magro come schiacciato . " È possibile che sia morto mentre nasceva ? " Tordo rispose : " Un momento fa , era vivo di certo ! " Lorenzo disse : " Badate che questa vacca , ora che ci penso , ha figliato almeno un mese prima del tempo . " " È stata troppo strapazzata ! " Remigio non aveva mai visto figliare ; e gli dispiaceva per la vacca , che credendo il figliolo fosse vivo seguitava a leccarlo e pareva che lo volesse alzare in piedi . L ' altra vacca aveva smesso di mangiare e guardava . Anche il vitellino comprato , dal suo posto , allungava il collo e non stava più fermo . Remigio disse : " Sfortunato come me non c ' è nessuno ! " Lorenzo gli rispose , come a una litania : " Pare un destino . " Tordo disse : " Speriamo che l ' altra vacca , che pare più rigogliosa , ne faccia uno vivo . " Picciòlo , per vederci meglio , staccò uno dei lumi ; e s ' inginocchiò su la paglia . Tordo guardava stando corpugioni , con le mani su le gambe : Lorenzo teneva una mano allo spigolo della mangiatoia , e Remigio guardava la vacca che gli faceva compassione . Se non si fosse vergognato degli assalariati , avrebbe voluto piangere insieme con lei ; e disse : " Vorrei sapere perché tutto mi va male . " Picciòlo gli rispose : " Non se la prenda troppo . Andrà bene la figliatura di quest ' altra ! " Tordo stava zitto , perché anche a lui dispiaceva . Allora , Lorenzo disse : " Bisognerà sotterrarlo ad un olivo ! Lo porteremo via domattina . " " Lo vorresti lasciare tutta la notte qui ? " " Se lo portate fuori ora , c ' è caso che qualcuno di questi cani randagi lo sciupi e lo mangi . " " Ficchiamolo , allora , dentro una cesta ricoperta con una tavola e una pietra sopra : così , potrà stare tutta la notte magari nella parata . Remigio era restato sconvolto , e si sentiva tremare tutto . I muggiti della vacca gli facevano venire da piangere ; e non poteva più guardarle gli occhi tanto afflitti che parevano più scuri e più fondi . Allora , salì in casa ; per dire alla matrigna quel che era avvenuto . Luigia impallidì , ed esclamò : " Abbiamo la maledizione sopra di noi ! " Poi , picchiò Ilda , perché era andata nella stalla a vedere . Non l ' aveva mai picchiata a quel modo ! Remigio scese un ' altra volta nell ' aia , mentre gli assalariati accomodavano la cesta tra il muro e una ruota del carro ; perché i cani non la potessero smuovere . C ' era anche Berto , che disse a voce alta ; perché fosse sentito : " Io credo che queste cose non avvengano senza che Dio non le desideri . " Remigio quasi gli s ' avventò , gridando : " Perché dici così ? " " Perché questo è il mio parere . " La questione fu inevitabile : " Bada che io , fino ad ora , ti ho sempre sopportato . " Anche Berto perse il lume degli occhi ; e gli rispose , gridando più forte di lui : " E io ho sempre sopportato lei . " " Che ho fatto io a te ? Se il vitello fosse stato tuo , avresti avuto piacere di sentirti dire quel che tu hai detto a me ? " Ma Berto buttò via una fune del carro che aveva raccattato di terra , per fare posto alla cesta ; e salì di corsa in casa . Remigio e gli altri pensarono che sarebbe risceso con una falce o con un pennato ; e Picciòlo spinse Remigio perché se n ' andasse . Lorenzo disse : " Quando vien la sera , il malvagio si dispera ! " Erano addolorati , e non volevano che Berto facesse qualche pazzia . Ma la moglie lo aveva agguantato per le braccia e gli fece cadere l ' accetta . Egli gridava : " Lasciami fare ! Non mi tenere . " Alla fine , sentendo gli altri assalariati su per le scale , le disse quasi sottovoce : " Sarà per un ' altra volta . Non la scampa . " Remigio , chiusosi in camera , si guardò lungamente allo specchio ; con la faccia scomposta ; e disse a voce alta : " Perché mi odia a quel modo ? " Spogliandosi , preso da un malessere sempre più vivo , pensò alla vacca ed al vitello morto ; e si sentì confortare . XXV La mattina dopo egli non si sentiva disposto a riparlare per il primo a Berto ; non aveva dormito ed era debole e stanco . Meglio che passassero alcuni giorni : intanto , voleva vedere come si sarebbe comportato ! Ma Berto si voltava sempre da un ' altra parte , e Cecchina lo salutava da adirata . Allora , ebbe il bisogno che qualcuno gli volesse bene , qualcuno che si degnasse di rincorare la sua coscienza . Andò a una specie di nascondiglio , che s ' era trovato su la greppa della Tressa : come dentro un letto di erba ; dove con il corpo aveva fatto ormai una buca . Sopra l ' acqua limpida , un velo di sudicio si spezzava ; trascinato via dalla corrente : un velo biancastro , che bucavano e tagliavano certi insetti galleggiando con la punta delle zampe alte . In mezzo a un prato , dall ' altra parte della Tressa , c ' era steso in terra il tronco di un melo , nero e marcio ; che però aveva messo alcune foglie stente e di un verde patito . Mentre larghe prese di granturco luccicavano su per il poggio ; e le ombre delle nuvole , rapide come se avessero fretta , passavano sopra l ' erba e sopra le groppe di una mandria di bovi ; salendovi come se le saltassero . La rugiada bagnava ancora le piante . I ciuffi dell ' erba , specie del setolino , erano gremiti d ' insetti . Su le cime dei pioppi , facendole tentennare , le passere andavano via e tornavano , a brancate fitte . Una fattoria era tutta chiusa e segregata dai suoi cipressi . Egli stava per assopirsi , quando Ilda , salita sopra un poggetto , parandosi il sole con le mani , lo chiamò . Alzandosi , le rispose : " Che vuoi ? " " Hanno portato una lettera . " Gliela mandava l ' avvocato Mino Neretti , per dirgli che andasse subito a Siena ; per la causa della Cappuccini . La matrigna , rosa dalla curiosità , gli domandò : " È del tuo avvocato ? Ho visto , dietro la busta , il suo nome a stampa . " " Sì ; è sua . " Ma questa risposta non l ' appagava : temette che lo avesse mandato a chiamare per l ' ipoteca . E , quasi per mortificarlo di non dire tutto da sé , girandogli attorno , gli domandò anche : " Perché devi andare a Siena così di fretta ? " " C ' è un ' udienza al tribunale , credo . " Ella finse di meravigliarsi , per farselo dire un ' altra volta : " Di già ? " " Anche io me n ' ero scordato ! " Si sentì subito sollevata ; e , senza volere , mostrò la sua contentezza . Egli le disse : " Che Giulia riesca a farsi dare ottomila lire , oltre tutte le spese del processo , non gliene importa ? " Luigia arrossì . " Me ne importa , perché dovrai cavarle , in un modo o in un altro , dalla Casuccia . " Quand ' egli ebbe fatto un poco di strada , camminando lesto per non giungere tardi , lo arrivò Bùbbolo in calesse . Guidando con una mano sola , mise di passo il cavallo ; e gli chiese : " Perché non sale con me ? C ' è posto anche per lei ! Si metta qui ! Guardi : qui ci sta bene ! Se non accetta , mi offenderebbe ! " Remigio diceva di no ; ma Bùbbolo cominciò perfino a bestemmiare : " Santa Madonna , né meno a dirle di venire in calesse , lei mi risponde come dovrebbe ! Non le faccio sporcare le scarpe , e non si stanca ! Venga su ! Madonna dei sette dolori ! Non mi faccia stizzire di mattinata ! Non vede che ho tenuto il cavallo a posta , benché io abbia fretta ? " Allora , Remigio salì sul calesse . " Oh , ora , ha avuto giudizio ! Lo vuol comprare lei questo cavallino ? Glielo do per pochi fogli da cento , con il calesse e tutto ! Badi come è bravo ! " Lo toccò con la punta della sferza , e il cavallo , sbruffando e dimenando la coda mozza , si mise a trottare ; benché ci fosse molta salita . Vicini alla Porta Romana , Bùbbolo disse : " Vuol vedere come fa anche questo pezzo di erta ? Vai , Lillino ! " Il cavallo mise giù la testa ai ginocchi e obbedì . Era baio e lucente , con le cosce tonde e corte ; e siccome cambiava il pelo , fece impelare tutto il vestito di Remigio e di Bùbbolo ; che disse : " Ora , quando arriviamo alla stalla , le do io una spazzola ; e si pulisce . Stia tranquillo , così lei può andare dove vuole . Dove deve andare ? Ha piacere che ce lo accompagni io ? Per me , è lo stesso : invece di voltare il cavallo alla stalla , andiamo dove mi dice lei . O Chiocciolino l ' ha più visto ? È buono sa ! Creda a me ! È un poco imbroglione " e , qui , confuse la voce dentro una risata di gola " come bisogna essere noi sensali ; ma le garantisco che ha un cuore d ' oro . E lei se lo dovrebbe tenere amico . Io a lui gli voglio bene come a un fratello . " Remigio , vinto il primo senso d ' importunità , divenne di buon umore ; e andò a trovare l ' avvocato con la faccia quasi ridente . L ' avvocato , che era arrabbiato , gli disse , con violenza : " Il presidente del tribunale t ' ha condannato a pagare tutte le ottomila lire alla Cappuccini e le spese del processo . " " Non c ' era un ' altra udienza , stamani ? " " Chi te l ' ha detto ? " " M ' era parso che fosse scritto nella tua lettera . " " Non sai né meno leggere . Lo sapevo che non capisci niente . E te lo avevo detto che avresti perduto la causa . Ti sta bene ! Così , imparerai a vivere . " Ma tu la prendi con me ! " L ' avvocato lo guardò con scherno , e allungò il passo ; per lasciarlo . Remigio gli andò dietro e gli chiese , quasi raccomandandosi , perché gli parlasse con meno collera : " Come faccio a dare ottomila lire alla Cappuccini ? " L ' avvocato gli rispose : " Vieni al mio studio , tra una mezz 'ora." " Lo sai da te che io non ho denaro . " Il Neretti si fece affabile ; e gli disse , sorridendo : " Se tutti i clienti fossero come te , mi metterebbe un bel tornaconto ! " Remigio , credendo di rammentargli una ragione bastante , gli disse : " Ma io ti sono amico ! " Il Neretti gli dette la mano , e lo accontentò : " Torna tra una mezz ' ora allo studio . Ci penseremo insieme . " Remigio si sentiva portare via la testa , e camminava senza sapere dove andasse . Gli pareva di fare un chilometro ad ogni passo ; e , quando gli veniva all ' orecchio qualche parola di gente sconosciuta , si sarebbe fermato , come per istinto , a raccontare tutto . Questa volta , non poteva sperare di nulla ; e si abbandonava completamente al suo sentimento . Perché non era scappato la notte che la mucchia bruciava ? Perché era tornato a Siena , se suo padre voleva morire senza farglielo sapere ? Perché doveva doventare il padrone della Casuccia quasi di sotterfugio ? Egli aveva paura di una cosa ignota , più consistente del suo animo . Ma , benché non avesse più pensato a Dio da tanti anni , non poteva credere che Dio volesse annientarlo a quel modo . Che cosa aveva fatto di male ? Perché non poteva esistere anche la sua volontà ? Ricordò , allora , la sorgente dell ' orto , sottile come un filo , quando da ragazzo si divertiva a chiuderla con un poco di argilla : bastava che vi pigiasse sopra il pollice . Pensò anche a tutta la gente che conosceva ed era morta senza che gliene fosse importato nulla . Anch ' egli , ora , poteva morire , e nessuno lo avrebbe rimpianto . Dopo qualche anno , nessuno se ne sarebbe più ricordato . Mentre la Casuccia , a ogni primavera , ridoventava verde e fresca ; e i pioppi della Tressa si innalzavano sempre di più . Ora , sentiva la sua miseria ! L ' avvocato , vedendolo così avvilito , gli disse con una chiarezza che poteva rianimarlo : " Se tu vuoi dar retta a me , dovresti fare subito un ' ipoteca con il Credito Fondiario del Monte dei Paschi . Tu hai già due cambiali da scontare , e sono sicuro che non avrai il denaro per tutte le scadenze . Guarda quanto è tutto insieme il denaro che devi dare , e fai un debito solo . È meglio . Così , ogni sei mesi , potrai pagare le rate ; che non sono molto grosse . In tutto , mi pare che tu abbia una passività di quasi quattordicimila lire . Devi calcolare , poi , le dugento lire per il sensale e altre spese che ti possano capitare prima che il podere cominci a fruttarti . Si arriva , direi , a quindicimila lire . Bisogna , però , che la tua matrigna acconsenta a cedere il suo diritto di prima ipotecaria al Credito Fondiario . Questa è la condizione indispensabile . Credi che la tua matrigna acconsentirà ? " " Io non lo so . " " Glielo domanderai più presto che è possibile . Se vuoi che la convinca io , mandala da me . Ma bada che anche il mio conto cresce . Ora , vai a casa e non perdere tempo . " Senza volere , il Neretti sorrideva della sua aria sbigottita ; ma egli stesso non sapeva come consigliarlo meglio e vedeva che sarebbe stato costretto a fargli vendere , o prima o dopo , la Casuccia . La sorte anche di tanti altri , che gli erano capitati ! Remigio raccontò tutto alla matrigna ; che rispose con il garbo di un ' istrice : " Io , così alla sprovvista , non so quel che pensare . Domani , se tu sei proprio deciso , andrò dal mio avvocato ; e sentirò quel che mi dice . " Egli le chiese quasi con terrore , per rimproverarla : " E se l ' avvocato le dicesse di no , che dovrei fare io ? Dove trovo i denari ? " " Io agirò anche secondo la mia coscienza . Tu credi che io non pensi a quel che è necessario , ma non è vero . Ilda , tu non devi ascoltare . Pulisci l ' insalata e voltati di là ! " Remigio disse : " Non voglio né meno io . La mandi fuori dell ' uscio : alla conca . " Ilda prese i cesti dell ' insalata , li mise nello zinale ; ed escì . " Non vorrei che ci fossero né meno i muri ! " " Ora siamo soli , e possiamo parlare quanto vuoi ! Ma , quel che vorrei dirti , che sento dentro di me , lo sa soltanto il Signore ! " Remigio taceva . Allora Luigia gli disse : " E se io acconsento anche a farti fare questa ipoteca , me ne sarai riconoscente ? " Remigio gridò : " Perché me lo domanda ? " " Non t ' arrabbiare . Ormai sono presa anch ' io con il laccio al collo e devo fare quel che vuole il destino . Te l ' ho domandato , perché avevo bisogno di sentirtelo dire anche con la tua voce . " " Basta ! Io non voglio commovermi . Lei lo sa da sé . Vado nel campo , perché ho bisogno di distrarmi . " " Perché non resti qui con me ? Pensi soltanto a distrarti per te ? Credi che io non stia altrettanto male ? Non mi lasciare sola ! " " È meglio che io vada a vedere quel che fanno gli assalariati . " La matrigna fece il viso da piangere . Remigio le prese una mano e gliela strinse ; dicendo : " Non capisce che se io l ' ho subito tenuta in casa con me vuol dire che intendo di volerle bene ? " Un singhiozzo quasi la fece sbalzare : " Pensa che faresti un ' azione , che io non mi merito ! " Egli rispose , chinando la testa : " Ha sempre paura ! " E andò nel campo ; quasi allegro . Parlò con tenerezza agli assalariati ; e credette di aver fatto pentire Berto , perché non rispondeva né meno una parola . Nell ' aria era come un incendio ; le galline , accovacciate sotto la parata , crocchiolavano di rado ; quasi non avessero più voce . Sembrava che dovessero doventare incapaci a moversi di lì ; come il muro dell ' aia ; come le pietre . Egli si lasciava prendere dal desiderio di sentirsi buono , e sognava che i pioppi della Tressa lo sapessero . La mattina dopo , era domenica ; e mentre la gente passava per andare alla messa stava appoggiato a un pilastro del cancello . I contadini pigliavano anche attraverso i campi , per i viottoli ; e alcuni dovevano guadare la Tressa . La chiesa di Colle , in cima a un poggetto aguzzo , tra quattro cipressi alti , con le fronde soltanto in punta , come pennacchi rotondi , suonava . La campagna dinanzi alla Casuccia era coltivata ; ma senza case . Soltanto un poderuccio ; che pareva ficcato dentro un cocuzzolo di creta . Punte di cipressi , in fila , si vedevano dietro un lungo poggio . La terra lavorata era violacea e grigia : nel grembo della valle , fino alla Tressa , quasi verde . Poi , salendo e allontanandosi , si inazzurrava sempre di più ; a strisce ; e il cielo era di una tinta più sbiadita . Cecchina , per timore di fare tardi , escì frettolosa dalla Casuccia ; ma Gegia la rincorse ; prendendola a braccetto per scherzo : " Non mi volete con voi ? Ho la gamba buona anch ' io ! " Portavano tutte e due il cappello di paglia con i nastri di seta bianca , larghi , scendenti sul vestito nero , più giù dei fianchi ; e chiacchierarono , ridendosi , fino alla chiesa . Le ragazze si tenevano per mano , a quattro o cinque per volta ; e i giovanotti le facevano sghignazzare ; ma , poi , quand ' era troppo , camminavano più piano perché quelli passassero avanti e le lasciassero stare . Dinda portò con sé Moscino ; Lorenzo e Tordo erano andati a Siena . Berto arrivò , secondo il solito , fino alla chiesa ; ma senza entrare . Picciòlo , che prima aveva voluto portare la semola al vitellino , fece tardi ; e si abbottonava le maniche della camicia camminando . Poi , infilandosi la giubba , disse a Remigio : " E lei perché non viene mai ? " Remigio si sentì prendere da un sentimento , al quale non aveva mai voluto dare retta ; e desiderò di credere . Avrebbe voluto rispondere : " aspettami " ; ma , invece , sorrise impacciato , e basta . Picciòlo , vedendo la sua indecisione , gli disse un ' altra volta : " Venga con me ! " " Ormai , no . " " Crede che non le farebbe bene venire alla messa ? Dopo , ci si sente meglio . Via ! Non si lasci prendere dalla svogliatezza ! Non crede in Dio ? " " Non vengo ! " Picciòlo , credendo che si fosse avuto a male della insistenza , gli disse parlando lentamente ; per dare risalto alle parole : " Mi perdoni se mi son permesso di consigliarla così ! Ma dal tetto in su nessuno sa quanto ci è . " " Anzi , avete fatto bene . " E gli porse la mano . Picciòlo s ' era dimenticato di mettersi dritto il cappello ; e camminava mezzo sciancato ; dondolando le braccia avanti e indietro . A forza di vangare , un ginocchio cominciava a volergli rimanere piegato ; e anche le mani gli si erano storte . Altri vecchi , che passavano per andare alla messa , s ' erano conciati anche peggio , sempre di più ; con la testa in avanti , per lo stare curvi a zappare . Le donne , invece , pareva che si scorciassero ; con le mani e i fianchi deformi . Avevano la faccia del colore delle mele cotte , e parecchie con una gamba più corta e una più lunga . Passarono anche la moglie e la cognata del padrone di San Lazzaro , che dal grasso potevano a pena muoversi ; con un ombrellino di fuori bianco e di sotto verde ; e la serva , dietro , a due passi di distanza , con le mani sul ventre . Escirono dal cancello anche Luigia e Ilda . L ' azzurro brillava ; i poggi e i cocuzzoli di argilla , un poco glauchi e un poco cinerei , abbaglianti , s ' ammucchiavano sempre più alti e più chiusi , verso Siena ; tutta rossa ; fatta con i mattoni di quell ' argilla cotta . XXVI Giulia era stata due giorni a letto , e il Crestai quando non era in tipografia non si muoveva mai dalla sua camera . Soltanto allora cominciavano ad amarsi da vero ; e sapevano indovinare i loro pensieri . La sera , sentivano cantare da dentro le osterie ; e pareva che tutte quelle casupole di Via dei Pispini , con i muri sottili , tremassero alle voci di briachi ; come se anch ' esse avessero bevuto con tutti i loro pigionali . A pena ella poté stare in piedi , andò con lui dall ' avvocato Boschini , e riescirono a farsi promettere che si sarebbe occupato della causa con più impegno . " Anche perché " egli disse " il mio conto lo dovrà pagare il Selmi ; e da lui mi farò pagare molto meglio ! Si crede di essere un signore , ma io gli farò provare le prime durezze della vita . Non è giusto che egli si goda quello che non doveva essere suo ! Avrebbe dovuto darle le ottomila lire senza che ce lo costringessimo noi ; ma si pentirà di averla fatta aspettare ! Le farò avere anche tutti i frutti , fin dalla morte del signor Giacomo . Ed è giusto ! " Egli , perciò , fermò il Neretti in strada , e gli disse : " Mi meraviglio che tu non abbia capito che qui si tratta di un dovere , quasi morale , del tuo cliente ! " Il Neretti gli rispose , sorpreso di sentirgli fare quei discorsi : " Mi pare che tu sia già più che a mezzo del tuo intento ! Io voglio , però , che la causa continui perché avete chiesto troppo . " " I testimoni , mio caro , hanno detto le cose come stanno . " Il Neretti si mise a ridere : " Bisognerebbe vedere se i tuoi testimoni ... " Ma il Boschini non ne volle parlare e gli rispose : " Noi non possiamo discutere dei testimoni ; dal momento che il Selmi non ha potuto dimostrare niente in contrario . Io volevo dirti che tu lasciassi , ormai , dare la sentenza ; anche per risparmiargli altre spese ; perché tu sai come me che non può essere dubbio l ' esito della causa . " " Come tu difendi la Cappuccini , io difendo il Selmi ! " " Verrò a trovarti , per riparlarne . " E si salutarono . Quando il tribunale ebbe condannato Remigio , Giulia lo seppe subito ; perché il Crestai andava tutti i giorni ad informarsi dall ' avvocato . Salì in casa di lei , a due scalini per volta . Giulia fu presa da una gioia convulsa , e non sapeva fare altro che stringergli con le unghie le braccia . Si riebbe , subito , di salute ; e pareva perfino più giovane . Ma l ' odio di Berto s ' era fatto sempre più forte ; e , quando vedeva Remigio nel campo , gli veniva voglia di avventarglisi . Il lunedì mattina , Remigio gli disse di prendere l ' accetta e di andare con lui a buttare giù una cascia , con la quale voleva rifare il timone del carro . Berto aveva il cuore grosso e gli tremava : il respiro pareva che glielo spezzasse . Cecchina gli disse : " Non andare tu : digli che vada con Tordo . " " Ci vado io , invece ! " La donna non osò guardarlo in faccia , e non gli disse altro . Si mise a sedere , perché le girava la testa ; e non poteva stare sola . Remigio aspettava Berto in mezzo all ' aia ; e , quando lo vide , gli disse : " Possiamo andare . " Si guardava attorno , come se qualcuno dovesse venire a chiamarlo ; e gli venne in mente di dire a Luigia che egli andava giù con Berto alla proda del confine . Perciò si soffermò ; ma cambiò subito pensiero . Camminava avanti all ' assalariato , e voleva voltarsi per sorridergli ; ma non poteva , ed aveva paura . In certi momenti , non l ' udiva né meno , benché gli si avvicinasse sempre di più . Quando furono alla proda , pensò : " Quest ' altre cascie , tra due anni , saranno cresciute ! " Vide un pero giovane , che ancora non aveva il pedano forte , e pensò : " Farà presto le pere , e sono di qualità buona ! " . Berto guardava il ferro dell ' accetta e lo lisciava con una mano : il ferro , arrotato da poco , luccicava . Intanto , non c ' erano più le zolle dell ' aratura , e su la proda i piedi ci spianavano bene . Remigio seguitava a camminare avanti . Allora , infuriatosi , Berto gli dette l ' accetta su la nuca . Qualche ora dopo , venne una grandinata . I pampini e l ' uva acerba si sparpagliarono su la terra ; insieme con le rame dei frutti schiantati . Luigia , piangendo abbracciata ad Ilda , mandò Picciòlo e Lorenzo a coprire Remigio con l ' incerato del carro .
TRE CROCI ( TOZZI FEDERIGO , 1920 )
Narrativa ,
a Luigi Pirandello CAPITOLO I Giulio chiamò il fratello : - Niccolò ! Déstati ! Quegli fece una specie di grugnito , bestemmiò , si tirò più giù la tesa del cappello ; e richiuse gli occhi . Stava accoccolato su una sedia , con le mani in tasca dei calzoni e la testa appoggiata a uno scaffale della libreria ; vicino a una cassapanca antica , che tenevano lì in mostra per i forestieri ; tutta ingombra di vasi , di piatti e di pitture . - Ohé ! Non ti vergogni a dormire ! È tutta la mattina ! Fai rabbia ! Niccolò , allora , si sdrusciò forte le labbra e aprì gli occhi , guardando il fratello . - Ma che vuoi ? Io , fino all ' ora di mangiare , dormo ! - Volevo dirti che io devo andare alla banca ! Stamani , c ' è un rinnovo . Niccolò fece una sbuffata e rispose : - Vai ! C ' era bisogno di destarmi ? - Alla bottega chi ci bada ? - A quest ' ora , non viene nessun imbecille a comprare i libri ! Vai ! Ci bado io ! Niccolò , mentre il fratello cercava il tubino , si alzò , giunse fino alla porta , come se avesse voluto mettersi a correre , prendendo lo slancio ; e tornò a dietro , rincantucciandosi a sedere . Era alto e grasso ; con la barbetta brizzolata , le labbra grandi e gli occhi bigi . Allora , perché Giulio andava da sé alla banca , invece di mandarci lui o l ' altro fratello , lo guardò e chiese con premura studiata : - Enrico dov ' è ? Dobbiamo sempre fare tutto noi anche per lui ? - Sarà a spasso , a quest ' ora ! Dove vuoi che sia ? Lo sai che a quest ' ora ha sempre bisogno di fare una passeggiata . - E rimproveravi me perché me ne sto qui a dormire ? Giulio voleva sorridere ; ma si mise le lenti , guardò la firma su la cambiale e disse : - Bada anche tu se ti pare venuta bene ! Niccolò alzò le spalle e non rispose . Giulio disse , con una specie di ammirazione sempre meno involontaria : - M ' è venuta proprio bene ! Il fratello abbassò la testa e fece un ' altra sbuffata ; poi si mise a battere lesto lesto la punta d ' un piede ; e , allora , tremava tutta la cassapanca con quel che c ' era sopra . - Smetti : farai rompere tutto ! - Non sarebbe meglio ? Giulio , grattandosi vicino alla bocca , quasi sorpreso , lo guardò : - Con te non ci si capisce niente ! Ormai , mio caro , anche se volessimo smettere , sarebbe tardi . Piuttosto , speriamo che troveremo i denari per pagare le cambiali ! - E se alla banca scoprono prima che tu ... che noi facciamo le firme false ? Giulio era il più melanconico dei tre fratelli Gambi , ma anche il più forte e quello che sperava perciò di guadagnare tanto con la libreria , da non correre più nessun pericolo . Era stato lui a proporre quell ' espediente ; ed era lui che aveva imparato ad imitare le firme . Ma quando il fratello gli diceva a quel modo , si perdeva d ' animo e andava alla banca soltanto perché era indispensabile a guadagnare tempo . È vero anche , però , che era doventata un ' abitudine ; che lo preoccupava piuttosto per la puntualità che ci voleva . Perfino lusingato che ormai da tre anni la cosa andasse bene : avevano preso più di cinquantamila lire senza destare nessun sospetto , e il cavaliere Orazio Nicchioli , che aveva fatto da vero il favore di firmare qualche cambiale , non indovinava ancora niente . Seguitava sempre ad essere il loro amico , e ad andare alla libreria tutte le sere ; a fare la chiacchierata . Giulio era anche più alto di Niccolò ; ma senza barba e più giovane , sebbene i suoi capelli fossero tutti bianchi . I baffetti erano ancora biondi ; il viso roseo ; e gli occhi celesti facevano pensare a qualche pietra di quel colore . Il più intelligente e il solo che avesse voglia di lavorare , stando dentro la libreria dalla mattina alla sera . Niccolò , invece , faceva anche l ' antiquario ; e stava quasi sempre fuori di Siena , a cercare alle fattorie antiche e nei paesi qualche cosa da comprare . Enrico faceva il legatore , a una piccola bottega vicino alla libreria . Era basso , con i baffi più scuri ; sgarbato e prepotente . Soltanto Niccolò aveva moglie ; ma vivevano tutti insieme con due giovinette orfane , loro nipoti . Il loro padre era stato fortunato , e anch ' essi da prima stavano bene ; poi , a poco a poco , la libreria aveva sempre fruttato meno . Giulio si mise il tubino , dopo averlo spolverato con il gomito ; stette un poco incerto a esaminare la cambiale aperta su lo scrittoio ; si grattò vicino alla bocca , la prese e se la mise in tasca . Niccolò lo guardava , imprecando e bestemmiando . - È inutile bestemmiare . - Che devo dire , allora ? - Niente . Rassegnarsi . - Ma io in galera non ci voglio andare ! Aveva la voce forte e robusta , e quando gridava a quel modo non si sapeva se faceva sul serio o per canzonatura . Allora anche a Giulio era impossibile sentirsi afflitto e umiliato . E rispose , con la sua pacatezza di uomo educato : - Ci metteranno me in galera ! Sei contento ? Ma Niccolò gridò : - Torna presto , perché io qui dentro non voglio che mi ci venga un accidente ! Giulio , tenendo la mano in tasca dov ' era la cambiale , perché aveva paura che potesse escirgli fuori , andò alla banca ; cercando di camminare a testa alta e di farsi vedere senza preoccupazioni ; sicuro di quel che faceva . Niccolò restò su la sua sedia ; e si mise a biascicare un sigaro , sputando i pezzetti sotto lo scrittoio ; allungando le gambe fin nel mezzo della bottega . Quando entrò un signore , che conosceva perché una volta erano andati a caccia insieme , Niccolò non si mosse né meno . Quegli chiese : - Come sta ? - Io , bene . E lei ? - Un poco di raffreddore . Niccolò sorrise , dicendogli con una serietà finta di cui nessuno alla prima si accorgeva : - Si abbia riguardo ! Il signor Riccardo Valentini , allora , guardò qualche libro , e Niccolò richiuse gli occhi come se non ci fosse stato né meno . Tutti quelli che lo conoscevano , non si rivolgevano mai a lui per comprare ; ma a Giulio , magari aspettando che tornasse , se non c ' era . Il Valentini gli disse : - Bella vita , sempre a sedere ! - Lo so ! Me la invidia anche lei ? - Io ? No , da vero . Anzi , ci ho piacere . - E io campo da signore per dispetto a quelli che mi vorrebbero vedere a mendicare . Non faccio bene ? Devono tutti mangiarsi il fegato dalla rabbia ! Il signor Valentini fece una risata . - Oggi , a pranzo , tordi e quaglie . E mi son fatto mandare da una delle migliori tenute del Chianti un vino che , se lo bevesse lei , resterebbe stupito . Dio ! Come mi voglio godere ! Per me , nella vita , non c ' è altro ! Sono nato un signore , io ; più di lei ! - Più di me ? Ah , lo credo ! Lei non ha quelle preoccupazioni di cui io non posso fare a meno . Anche stamani son dovuto venire a Siena , perché il fattore mi s ' è ammalato . Come si fa a rimandare al giorno dopo gli affari , con una tenuta di trenta poderi come io ho su le mie spalle ! Senza mentovare , poi , anche le mercature . Niccolò si sollazzava a quelle confidenze ; e , fregatesi le mani , disse : - Vino e ponci ! Ma i ponci li faccio da me . Mezzo litro di rumme per volta ! Ah , io sto bene ! Nella sua voce c ' era una gioia rabbiosa e violenta . Ed egli , ridendo a quel modo , restava simpatico a tutti . - Ora , quando torna Giulio , che è andato a un appuntamento con una bella signora , si chiude questa paretaia ; e si va a mangiare . Che mangiata ! Vorrei avere due ventri ! Uno non mi basta ! Ho fatto comprare , dalla nostra serva , un chilo di parmigiano e certe pere che passano una libbra l ' una ! Scommetto che le viene voglia di desinare con me ! Il signor Valentini rise e gli batté una mano su la spalla . Poi , chiese : - Che Madonna è quella , lì nel mezzo alla cassapanca ? Quella lì ritta ? Niccolò doventò serio . - Non me lo vuol dire ? - Anzi ! A lei dirò la verità : è una Madonna che ho trovato in casa d ' un contadino . Non me la volevano vendere a nessun costo . L ' ho pagata cento lire sole ! Si alzò , e con la voce che doventava acuta , ripeté gongolando : - Cento lire ! Cento lire ! Me l ' ha regalata ! Ci voleva un idiota come quello ! - E lei quante ce ne prenderà ? La voce di Niccolò si fece tonante : - Io ? Poi , con sprezzo : - Ieri , un inglese mi dava quattromila lire , quattromila lire ! - E non l ' ha data ? La voce parve calmarsi , farsi esatta : - Ce ne prenderò seimila . E siccome s ' era rimesso a sedere , si alzò di scatto , battendo i piedi e ricominciando a gridare : - Cento lire ! Quell ' idiota ! Ci voleva un idiota come lui , per darmela ! E finse di ridere tanto , come fosse sul punto di soffocare . Giulio , con il cappello su gli occhi , come senza avvedersene si metteva sempre tornando dalla banca , entrò serio : - Di che ti esalti ? Niccolò smise istantaneamente ; e s ' avventò alla porta , come se fuggisse perché non valeva la pena di rispondergli . CAPITOLO II Fuori camminava a testa ritta , nel mezzo della strada , facendo il grande ; rispondeva a pena se lo salutavano , tirava via come se sprezzasse tutti ; lesto , come se non avesse tempo da perdere . Giunse , per la Via Cavour , fin dov ' era una fruttaiola ; e , allora , guardò le ceste in mostra ; ma senza fermarsi , girando un poco il collo come se avesse da accomodarsi il solino . L ' odore delle frutta gli fece allargare e stringere le narici , e gli si piegarono le ginocchia ; ma seguitò a camminare : benché senza raccapezzarsi più dove andasse , e a ogni pochi passi urtando qualcuno ; poi tornò a dietro , pensando alle frutta vedute , che se le immaginava più buone e più saporite di quante ne aveva mangiate durante tutta la sua vita . Quasi gli venivano le lagrime , perché si trovava senza denaro in tasca . Ma decise di supplicare il fratello , perché glie le comprasse . In bottega non c ' era più il signor Valentini ; ed egli disse a Giulio : - Che voleva quel vagabondo ? Quando viene in bottega , un ' altra volta , lo prendo a calci nei ginocchi . - Che t ' ha fatto di male ? - gli chiese Giulio , ridendo . - Toh ! C ' è bisogno che mi faccia qualche cosa di male ? Non lo posso né vedere né sopportare : ecco quel che m ' ha fatto ! - Tu non puoi vedere nessuno . Sei mezzo matto ! Già , non saresti della nostra razza ! Allora , Niccolò gli strinse un braccio e gli disse , dopo aver fatto scricchiare i denti , come un ragazzo che non può più contenersi : - Giulio , Giulio mio ! Ho visto certe mele e certe pere che ... se le potessi assaggiare , darei dieci anni ! Me ne sono invaghito . Giulio , divertendosi della sua ghiottoneria , gli chiese : - Erano belle da vero ? - Meravigliose ! Con una buccia grassa , che dev ' essere come il burro ! Io oggi non mangio , se non mi levo anche la voglia di quelle ! - Ci manderemo Enrico , quando viene ! - Sì , sì ! Piglia tutto quel che abbiamo incassato stamani ; e mandacelo . Fa ' invogliare anche lui . - Non ci vorrà di molto ! Enrico entrò sbattendo l ' uscio , per chiuderlo ; perché quando una volta potevano tenere un commesso , se lo faceva sempre chiudere e aprire . Guardò tutta la bottega ; per vedere se c ' era qualcuno ; sospettoso e pronto a qualche villania . Giulio gli chiese : - Dove sei stato ? - Sei mio padre , perché io te lo debba dire ? Te lo domando mai io a te ? Niccolò disse : - Hai ragione ! - Tu stai zitto ! - gli rispose Enrico , con la sua voce nasale e strascicata - Hai sempre voglia di ruzzare . Ho visto escire il Valentini : che ci viene a fare in bottega , se non compra mai un libro ? Già , non sa né meno leggere ! Perché non sta a casa sua ? L ' impiantito , quando è consumato , bisogna rifarlo fare con i nostri denari ! Se stesse a casa , il fattore non terrebbe compagnia alla sua moglie ! - È vero ? Chi te l ' ha detto ? Che soddisfazione mi dài ! - Lo so . Quando dico una cosa io , mi chiedete sempre da chi l ' ho saputa ! Ma , se non ci credete , per me è lo stesso . Giulio aprì il cassetto dello scrittoio , prese con la punta delle dita dieci lire e gliele porse : - Vai da Cicia , e compra due chili tra mele e pere . - Io ci devo andare ? O voi non siete capaci ? Niccolò non gli parlava più e non lo guardava né meno , come se lo avesse irritato . Giulio gli disse : - È lui che ti vuol mandare . - Ma io , se devo andarci , compro anche un pezzo di gorgonzola dal nostro pizzicagnolo . - Fa ' quel che vuoi . Enrico s ' avviò verso l ' uscio ; e Niccolò , allora , disse : - Purché tu ti spicci ; invece di star qui tra i piedi ! E , quando fu escito , seguitò : - Non ha voglia di fare niente . Ma tutti e due doventarono silenziosi . Soltanto dopo una mezz ' ora , Giulio , che s ' era seduto allo scrittoio battendo a colpi regolari le lenti su la carta sugante , disse : - Con la cambiale d ' oggi , sono cinquemila lire di più . - A me lo dici ? - A chi devo dirlo ? - Non me ne importa . Io non voglio né meno sentirne parlare . - Hai paura di guastarti il sangue ? - Giulio ! Smettila ! Tu sai quel che ho nel cuore . È una spina grossa come il mio pollice . - Lo so : sarà eguale alla mia . Allora , Niccolò divenne affettuoso ; la sua voce quasi supplichevole e dolce ; e sarebbe stato capace di fargli anche le moine : - Se non ci si volesse bene tra noi , vorrei doventare una bestia ... un rospo ! Giulio lo guardò con tenerezza ; ma il fratello gli disse : - Non mi guardare ! - Quelle bambine hanno bisogno di vestiti da inverno . - Glieli farai comprare . Subito ! Per loro , faccio anche a meno delle scarpe ! Di tutto ! Mi lascio morire di fame ! Quando aveva di questi propositi , che gli duravano poco , si drizzava con tutta la persona ; mandando in fuora il petto ; camminando in su e in giù per la bottega , che allora per lui pareva troppo stretta . Egli era soddisfatto di se stesso e dava occhiate di orgoglio affettuoso ; ansando come se avesse dovuto difendere precipitosamente le due nipoti . Pareva che non potesse star fermo mai più . - Per noi , quelle bambine devono esser sacre . Non è vero ? - L ' ho sempre detto anch ' io . - Ma Enrico ... ti pare che Enrico sia del nostro sentimento ? - Diamine ! Ma Niccolò cambiò subito discorso : - O quando torna con le frutta ? - Sono dieci minuti soli che è andato via ! E Giulio sbirciò il suo orologio . - Io vado a casa , e vi aspetto là tutti e due . Vieni presto ! Ma Giulio , restato solo , si mise a preparare alcune fatture da riscuotere . Mentre scriveva , entrò , come faceva tutte le mattine , venendo dall ' Archivio di Stato , un giovane francese , critico d ' arte , stabilitosi a Siena per studiare certi pittori del quattrocento . Era vestito sempre bene ; con i baffi biondi e un bastone con il pomo d ' avorio cerchiato d ' oro . Aveva gli occhi turchini , e i baffi parevano un peso sul sorriso . - Buon giorno , signor Nisard . - Buon giorno . - Che mi dice di nuovo ? - Ho trovato una cosa molto importante su Matteo di Giovanni . Una cosa straordinaria ! Una scoperta che farà effetto ! Sono molto contento ! Giulio domandò : - Si può sapere ? - Mi servirà per il libro che sto preparando ! - Allora non voglio essere indiscreto : non voglio che me la dica . Il libraio aveva una specie di ammirazione per tutto ciò che facevano gli altri ; e aveva piacere se glie lo dicevano . Era perciò un buon amico , uno di quelli da confidenze . Gli pareva che gli altri , non compromessi come lui e i suoi fratelli , appartenessero a un mondo che per lui esisteva soltanto prima delle firme false . Ora si sentiva , sempre di più , costretto a subire anche le conseguenze morali della sua colpa . Non avrebbe ardito né meno di chiedere a un altro che gli si mostrasse pronto a stimarlo . Anzi , non voleva . Si schermiva , doventava timido ; faceva in modo che gli altri non gli dessero mai nulla dei loro sentimenti ; perché non voleva ingannarli . Giudicatosi da sé , accettava soltanto la consapevolezza dei fratelli . Perciò il suo sorriso restava sempre impacciato e riservato ; e quelle erano le occasioni della sua tristezza . Niccolò non voleva amicizie e lo rimproverava tutte le volte che era stato affabile con qualcuno . Gli diceva : - Tu sai che tra noi e gli altri c ' è una cosa , che nessuno ci perdonerà . Anche noi , perciò , con gli altri non dobbiamo avere tenerezze . Giulio ascoltava il Nisard , con le mani nelle tasche della giubba , senza alzare gli occhi , come un povero riesce ad essere più contento se sta insieme qualche mezz ' ora con un ricco . Non avrebbe voluto né meno che il Nisard gli desse la mano ! Quel giorno il Nisard , pensando che a Siena spendevano pochi denari per comprare i libri , gli chiese per dirne male con lui : - Va bene la bottega ? Giulio scosse la testa ; e , poi , disse : - Non so come facciamo a andare avanti ! E , allora , il piacere sentito ascoltando il Nisard , lo fece soffrire . Gli pareva una grande ingiustizia e una privazione acuta che egli non potesse come lui lavorare , senza imbarazzi , a qualche cosa . Gli venivano in mente parecchi progetti , e vi rinunciava a pena li aveva pensati ; sebbene , qualche volta , gliene restasse il ricordo nel suo amor proprio . Il Nisard gli disse : - Per fortuna ella ha guadagnato in altri tempi , e ora ha i denari per vivere ! Giulio restò un poco perplesso , e poi rispose : - Già : è una fortuna da vero ! Ma io non me ne voglio preoccupare ! Sarà quel che Dio vorrà . Il Nisard , credendo che esagerasse per spilorceria e per grettezza , si mise a ridere . Giulio socchiuse gli occhi , e seguitò : - Lei non mi crede . - Ma , signor Giulio , vuol darmi ad intendere ... - Io non dico mai bugie ; cioè , non vorrei mai dirle ! E restò soprapensiero . Il Nisard lo guardava in viso , come se avesse capito lo scherzo ; e gli domandò : - Crede che io vada a raccontarlo all ' agente delle tasse , perché gliele cresca ? In quel mentre , aprì la porta Enrico , senza richiuderla ; tenendo con ambedue le braccia tutte le frutta comprate . Egli disse , allegro : - Ora , ci manca il gorgonzola ! Non inventerete che io penso prima a me e poi a voi ! Dite sempre che io sono un egoista ! Il Nisard si divertiva a vedere come Giulio era restato male e imbarazzato . Ma Giulio esclamò : - Le pere son belle da vero ! Enrico chiese : - Posso andare a casa ? C ' è altro da comprare ? Il fratello gli accennò la porta , e quegli uscì . Enrico , quando aveva comprato qualche cosa , non salutava né meno : doventava più arrogante e rispondeva male . Allora , Giulio disse : - La tavola bene apparecchiata è una nostra debolezza . Siamo tutti eguali : anche la mia cognata , Modesta , l ' abbiamo avvezzata male . Egli ora era impaziente di essere a casa ; perché non lo avrebbero aspettato ; e sapeva che i primi sceglievano sempre i bocconi più buoni . Se non ci fosse stato il Nisard , avrebbe chiuso subito la bottega ; quantunque un signore gli avesse detto che sarebbe passato a comprare alcuni libri . Egli , pentito , soffriva anche di essersi impegnato ad aspettarlo ; e , perciò , si dolse : - Non capisco come si possano buttar via i denari per comprare la carta stampata ! Io sto qui dentro , sacrificato tutto il giorno ; non vedo mai di che colore è il cielo ; m ' è venuto a noia perfino a toccarli , i libri ! Bella cosa sarebbe mandarli tutti al macero ! - Ma lei è così intelligente , e parla sul serio a questo modo ? - Sono stato intelligente . Ora , è finita . Ho quarant ' anni , e mi sembra di averne ottanta o cento . Lei non mi crede né meno ora ! Il Nisard allargò le braccia ; e , sorridendo , disse che si rassegnava a credergli . Ma Giulio cercava di ricordarsi se avevano comprato il parmigiano da grattare su i maccheroni ; e , dentro di sé , diceva : " Chi sa come resta male Niccolò quando sente che non è di quello come piace a noi ! " . E gli pareva di vedere il fratello che se la prendeva con la moglie ; senza smettere più , per tutto il pranzo . Era capace di alzarsi da tavola , quando aveva finito di mangiare , e di escire senza voler parlare più alla moglie fino al giorno dopo ; mentre le nipoti , Chiarina e Lola , ci ridevano ; ed Enrico diceva che era una sconvenienza da pazzo . Queste cose deliziavano Giulio ; che si fermò nel mezzo di bottega , con il viso ubriaco di godimento . Ad un tratto , si sentirono suoni di parecchie campane insieme . Era mezzogiorno . Giulio , per esserne più sicuro , escì nella strada ; ascoltando . L ' orologio municipale batteva le ore , con una cadenza placida ; e anche San Cristoforo , la chiesa più vicina alla libreria , in Piazza Tolomei , si dette a suonare . La gente era meno rada , e cominciavano a passare gli impiegati . Allora , egli disse , con dolcezza : - Posso chiudere ! Il Nisard , che doveva andare alla villa presa in affitto fuor di Porta Camollia , lo salutò frettolosamente . Dopo cinque minuti , l ' orologio replicò le ore ; e a Giulio parve che rispondessero proprio a lui , e fossero saporite e allegre come una leccornia . CAPITOLO III Dopo mangiato , Niccolò era sempre disposto all ' allegria , ma così volubilmente che ingiuriava chiunque gli diceva una parola più di quelle che volesse ascoltare . Giulio , invece , durante tutto il chilo , faceva ripetizione alle nipoti ; ed Enrico andava a dormire per un paio d ' ore . Niccolò disse : - Non mi parlate , perché vado in bestia ! Mi fate rodere dalla rabbia ! Mi sentivo così allegro , invece ! Lasciatemi : sto bene solo , a parlare con me stesso . Io solo m ' intendo ! Poi escì camminando lentamente e strenfiando ; quasi sudando , benché fosse d ' ottobre . Gli era venuta la gotta , come agli altri fratelli ; e , da quanto aveva impippiato , moveva a pena le gambe . Per la strada , fingeva di fare il viso da ridere ; e se qualcuno , allora , si preparava a fargli altrettanto , egli lesto si scansava e mostravasi arcigno ; quasi offeso . Tornato dalla passeggiata alla Lizza , che gli bastava per fumare tutto il sigaro , trovò in bottega un suo amico , Vittorio Corsali , che era agente d ' una compagnia d ' assicurazioni . - Oh , oggi , non voglio discorrere troppo ! Mi fa fatica ! - Non so come faccio a darti fastidio se non ho aperto bocca da quando sei venuto ! - Non importa ! A me le persone danno fastidio anche se stanno zitte ! - Ma io , come dicevo a tuo fratello Giulio , ero venuto per proporti un buon affare ! - Non ho voglia di affari ! Parlane con lui . Ma quando non ci sono io , perché oggi non posso sopportare né meno una mosca che vola . E si mise a ridere , come per fare una bravata da smargiasso . Era un riso violento , sensuale e acre . Il Corsali disse a Giulio : - Aspetterò che gli passi ! Niccolò , allora , fu preso dal furore : - E io ti dico che non devi parlarmi ! Hai capito ? Io ti prendo per il collo , e ti metto fuori di bottega ! Egli respirava forte , mordendosi le mani . Il Corsali , che era per aversene a male , quantunque Giulio gli facesse cenno che non lo prendesse sul serio , allungò un passo verso la porta , per andarsene . Niccolò gli fece , a pena voltato , una risata così spontanea e gioconda , che quegli restò stupefatto . - Non ti eri accorto che celiavo ? - Non è questo il modo di trattare gli amici . Ma Niccolò non voleva sentirselo dire ; e ridoventò minaccioso e provocante . Vittorio Corsali era magro , senza capelli e i baffi bianchi . Quando parlava , gli si vedevano i denti ; e tutta la testa pareva , all ' incirca , un cranio di volpe . Giulio domandò al fratello : - Quando è che ti senti disposto ad ascoltarlo ? Ci farai il piacere di dircelo . - Tutte le volte che vuoi , meno che oggi . - Ma domani io vado con il calesse a Radicondoli , per affari della mia compagnia d ' assicurazioni . E là , dal piovano , ho visto un crocifisso d ' argento ... Niccolò , che cominciava ad ascoltare , si volse con veemenza : - Lo vende ? - È quello che volevo dirti ! Niccolò pareva adirato e come se avesse da leticare : - Sei sicuro che mi piacerà ? - Io credo . - Tu non capisci niente : non mi fido . - Lo so che tu mi ritieni uno sciocco ! Giulio chiese : - Quanto pretende ? È avaro ? - Ci vogliono , a quel che ho capito , due fogli da cento . Niccolò fremeva : - Digli al prete che se lo ficchi in gola ! Non fa per me . Io compro da quelli che non sanno vendere . Se capita nella libreria , lo prendo a pedate . Diglielo ! Dio ne guardi , se mi viene a cercare ! E spalancò la bocca , come se avesse voluto morderlo . Poi , sorridendo , si racchetò . Si mise disteso su la sedia , guardando ora il fratello e ora l ' amico , con gli occhi luccicanti di godimento ; stimolandoli a ridere . Aveva in tutto il viso una ilarità così piacevole , che anche gli altri la sentirono subito . Ma quando Niccolò li vide così cambiarsi , disse con rammarico afflitto e brusco : - Non mi parlate ! Poi , come se il Corsali non ci fosse , si mise a parlare con il fratello : - Hai mandato quelle fatture ? - Devo metterle dentro le buste . - O che aspetti ? - In giornata ci penserò . - Hai segnato bene tutto ? - Ho ricopiato dal libro . - Con le date ? - Con le date . - Vorrei sapere perché non pagano ! - I signori vogliono fare il loro comodo . Niccolò picchiò con l ' anello del mignolo su la cassapanca ; poi , disse , sbadigliando : - Mi duole la testa : m ' ha fatto male quell ' intingolo troppo impepato . - Sei tu che lo vuoi così ! - Stasera , c ' è il pollo ? - Credo . - Se no , vado a mangiare a qualche trattoria . - Ci puoi andare : nessuno te lo proibisce . Non è la prima volta . - E tu che mangi , Vittorio ? - Io ? Io mangio quel che trovo : minestra magari come la broscia , lesso , e poi , se c ' è , un cirindello di cacio quanto basterebbe per metterlo nella trappola a un topo . Niccolò fece una risata , e disse : - Io vorrei trovarmi la tacchina ; per domani . Ci credi che il lesso io non lo potrei né meno mettere in bocca per biascicarlo ? Egli era gaio e festoso ; e si mise a raccontare una delle sue barzellette . Ne sapeva sempre nuove ; e allora rideva anche con lo stomaco , sussultando : - Questa è bella da vero ! Trovatene un altro che le scovi come me ! Anche Giulio rideva , ma a gola chiusa . Niccolò seguitò : - Dio , come rido ! Mi vengono perfino le lacrime agli occhi ! Mi fa perfino male ! Stanotte , la mia moglie s ' è destata e m ' ha detto : o che hai da ridere ? Perché mi ricordavo sognando di quella che dissi l ' altro giorno . Ripetila anche a lui , Giulio ! Le mie facezie bisognerebbe stamparle . Ma divenne serio , perché Enrico entrava in bottega . Era ancora assonnato e intontito ; camminava tutto dinoccolato e cozzò nel banco dov ' era lo scaffale dei libri . - Oh , non ci vedo ! Ho dormito male : c ' era , sotto le finestre , il marmista che faceva un chiasso , con certi tonfi ! Quando si sa che c ' è uno a dormire , dovrebbero avere più riguardo ! Pareva che facesse a posta ! Vorrei sapere che bisogno avesse di sbatacchiare ! - Gli sarà arrivato il marmo ! - Eh , ma si tratta di educazione ! Non ci sta mica lui solo nella casa ! Che m ' importa del suo marmo ? Sarebbe lo stesso che importasse a me delle sue corna ! La moglie glie le fa tutti i giorni . Lo dicono ! - E a lui che importava se tu volevi dormire ? - Che discorsi mi fate ? Dei due , domandiamolo a chi volete , la ragione l ' ho io . Io ci scommetto quel che volete : qualunque gentiluomo darebbe ragione a me . Perché , se io dormo , lui può lavorare lo stesso ; mentre io mi son dovuto destare . Quando sono sceso , volevo leticarci . Ma , un ' altra volta , non starò zitto . Sono troppo buono ! E tu perché ti sei succhiata tutta la bottiglia del cognacche ? Niccolò rispose : - Compratene una per te . - Certo ! Da qui in avanti , farò così ! Anche se tra fratelli ci si tratta a questo modo ! Io credevo di trovarcene almeno un bicchierino ! - E hai bevuto l ' acqua ? - L ' acqua ? Vorrei mi schizzassero via gli occhi , se io ne ho messo mai in bocca una gocciola . Con quella mi ci netto il codrione . Egli , quando s ' arrabbiava , aveva la voce di cattivo ; e seguitò : - Me lo dite per offendermi ; ma io so tenervi al posto ! Perché mi avete domandato se ho bevuto l ' acqua ? O che tra fratelli non ci si deve portare rispetto ? Non è vero , Vittorio ? Se me lo ripetono un ' altra volta , questiono per da vero . Perché io sono permaloso . E , poi , per le cose giuste ! Niccolò gli chiese : - Perché non vai nella tua legatoria ? - Io faccio il mio comodo . Ne ho diritto quanto te . I libri non si rilegano mica con la mia pelle ! Se avete voglia di questionare , io sono sempre pronto ; anche se siete in due contro di me . Giulio lo guardò meravigliato e rispose : - Mi sembra che noi ti lasciamo spifferare tutto quel che vuoi . - Per forza ! Ho ragione ! - Io non ti dico di no . - E , allora , perché volete insistere ? - Ti dico che io non ho nessuna voglia di alzare la voce . - Tu , no ; ma Niccolò , sì . Allora , Niccolò disse a Giulio : - Consiglialo che se ne vada ! E prese in mano un vaso antico . - E tu , per rompermi la testa , sciuperesti codesto vaso ? Io adopro le mani ! Fagli posare il vaso ! Non mica perché io abbia paura , ma perché la roba di bottega la deve tenere di conto ! È d ' una terraglia che si scheggia a guardarla . E , poi , badate com ' ha ammaccato con i piedi la cassapanca ! Sei un lezzone e uno sciupone . Vittorio , che aveva voglia di ridere , disse : - Fatemi il piacere di smettere , tutti e due . È vergogna , tra fratelli . O non vi volete bene ? Enrico rispose : - Lui no : mi farebbe a pezzetti se potesse ! Giulio disse : - Non è vero ! - Tu lo scusi sempre , ma è così . Fagli posare il vaso . Non vuol dare mica retta ! Non lo vuoi posare ? Me ne vado io ! Accidenti a quando sono venuto ! Dette un ' occhiata stizzosa anche allo scaffale dei libri , ed escì . Allora , Niccolò disse : - Bisogna metterci riparo ! Deve smettere ! - Ma sei anche tu che non lo sai prendere ! - Io vorrei che morisse . Il Corsali chiese : - E perché ? - Il perché lo so io ! Non mi fate parlare ! Se fossimo io e Giulio soli , le cose non ci andrebbero come ci vanno ! È tanto tempo che desidero d ' essere io e Giulio soltanto ! - Ma ormai , c ' è anche lui ; ed è bene che ci resti fino a quando ... Il Corsali non capì a che alludesse ; ma Niccolò gli tagliò lo stesso le parole , tremando tutto : - Zitto ! Giulio capì che poteva commettere un ' imprudenza . E il Corsali , accortosene , disse perché fossero tranquilli : - I fatti vostri non li voglio conoscere . Io vengo qui da amico ; e potete essere sicuri che non sono né un pettegolo né un maligno . Giulio , allora , si riprese : - È Niccolò che fa immaginare non si sa che ; con le sue gaglioffate . Niccolò , picchiando le ginocchia insieme , esclamò : - Zitto , ti dico ! - Che cosa ho detto ? - Zitto , zitto ! E si turò la bocca con una mano . Il Corsali s ' era incuriosito , ma ormai capì che di più non avrebbero sciorinato . - Se avete paura di me , io vi lascio . Niccolò gli gridò : - No : voglio che tu resti ! Giulio arrossiva come una giovinetta imbarazzata . Il Corsali disse : - Pochi minuti fa , eravate così allegri ! Niccolò gli gridò più forte : - Io allegro ? Questa è la più grande calunnia che mi si possa inventare ! Io non rido mai ! Mai , hai capito ? - Perché non te ne ricordi ! - Basta ! Basta ! Basta ! Se lo dico io che non rido ! Giulio fece cenno al Corsali che se ne andasse . E , quando se ne fu andato , Niccolò si mise a singhiozzare . - E , ora , perché piangi ? - Non ne posso più ! Allora anche Giulio , che lo guardava , in piedi , da dietro la scrivania , sentì gli occhi empirsi di lacrime bollenti ; che lo accecavano . E non ebbero il coraggio di guardarsi ancora . CAPITOLO IV Il cavaliere Orazio Nicchioli , assessore comunale e capo di parecchie congregazioni di carità , era sicuro di trovare sempre la stessa accoglienza deferente . Entrava con un ' aria di bonarietà affettuosa , procurando di non far sentire che egli si considerava il padrone della libreria ; e voleva bene da vero a tutti e tre i fratelli . Aveva una bocca da bambino , e l ' arricciava sempre . Guardava , abbassando la testa , da sopra le lenti . Il giorno dopo che i due fratelli avevano pianto , domandò sottovoce a Giulio perché non sentisse Niccolò : - Come vanno le cose ? Giulio arrossì , e gli rispose : - Non cambiano . - Ma ... niente di peggio ? - No , no ! Niccolò aspettava che gli rivolgesse per primo la parola , e con lui era quasi umile . Gli chiese : - A me non parla ? - Perché dovrei fare una differenza tra lei e Giulio ? Lei se ne sta sempre rincantucciato in codesta sedia ! Povero signor Niccolò ! - Qui ci sto meglio che in tutti gli altri posti . Quasi involontariamente , gli venne da scherzare anche con lui ; ma sorrise e basta . Giulio , invece , si sentiva un poco sconvolto ; e doveva stare attento di non perdere la testa . Sarebbe andato via volentieri , per fare a meno di parlargli ; come quando trovava il pretesto magari d ' andare a comprarsi un francobollo , ed esciva trattenendosi fuori più che poteva . O come Enrico che fingeva d ' avere un sacco di faccende , svignandosela subito ; sebbene Niccolò non gliela perdonasse . Ma il Nicchioli doventava , qualche volta , così affettuoso che essi non sapevano più che contegno tenere . E Niccolò disse : - Giulio , dàgli una sedia ! - La prendo da me . - Non ci mancherebbe altro ! Piuttosto , le do la mia . Ma nondimeno non si alzò ; seguitando a dire : - Siccome lei ci fa sempre il piacere di venirci a trovare , sia tanto buono di trattenersi quanto vuole . Il cavaliere , allora , s ' intenerì ; ed essi , avvedendosene , cercarono di dirgli cose gradite : - Come sta sua moglie ? - Sta bene : grazie . - E il bambino ? - Ingrassa sempre più . - Che bel bambino ! Il cavaliere n ' era tanto orgoglioso che non trovava né meno più le parole per lodarlo a modo suo : - È ... veramente ... un prodigio ! Bello ... forte ... Come devo dire ? ... Robusto ... ben fatto ... i piedini ... le manine ... Intelligente ! ... Capisce più di noi ! ... Basta fargli ... psi ... psi ... si volta subito ... E ha quattordici mesi precisi ... L ' ha compiuti tre giorni fa ... È la mia consolazione ! ... Niccolò cominciava ad aver voglia di ridere , ma fece finta di starnutire . Il cavaliere disse a Giulio : - Venga con me : facciamo una passeggiata insieme . Così , ne parliamo un poco ! Giulio , non potendo rifiutare , si mise il tubino e rispose : - Vengo subito ! - Io parlo volentieri soltanto di lui . Per me , al mondo non c ' è altro . Niccolò gli faceva cenno di sì con la testa . Andarono fino a Porta Camollia e poi in Pescaia , per rientrare in città da Fontebranda . La strada di Pescaia cala girando sotto una poggiaia dirupata e sterposa , sempre più alta ; e Siena si ritira e si nasconde sempre di più dietro ad essa . La campagna , a destra , divalla dentro un collineto lunghissimo e avvignato . Al Madonnino Scapato , si scopre soltanto San Domenico ; massiccio e rosso , su un rialzo che sporge . Il cielo era tinto di una nebbiolina rosea ; e il Monistero , su un ' altura più ritta e più lontana , pareva dello stesso rosso , con due cipressi accanto ; scuricci e acuminati . Un torrente affossato , strosciando giù per le gorate , veniva dalla sua collina fino alla strada , tra un arruffio tremolante di pioppi storti e arrembati ; impolloniti . Accanto ai pioppi , c ' era l ' erba di un verde così forte e fresco che il Nicchioli smise di parlare del suo bambino , per dire a Giulio : - Questi campi li baratterei volentieri con i miei di Monteriggioni . Ma si riprese subito , e non dette tempo al libraio di rispondere . Egli aveva raccontato , benché non fosse la prima volta , quanti medici avevano assistito la sua moglie partoriente ; tutto quel che era accaduto , con i pericoli ed i rimedii . Poi , quante balie aveva dovuto provare , prima di azzeccarne una che avesse latte sufficiente . Ora , era giunto all ' infiammazione delle gengive per i denti che cominciavano a spuntare . Cavò di tasca un libretto foderato di cartone bianco , con i margini dorati ; e disse : - Vede : io , per non dimenticare niente , segno tutto qui . Il bambino non piange mai ... né meno la notte ... ma quando lo sentimmo piangere ... mia moglie , sensibile e nervosa com ' è ... si allarmò subito ... perché a nessuno dei due era venuto in mente che poteva trattarsi dei denti ... mandammo , immediatamente , le dico immediatamente , a chiamare il medico di casa ... che , per dire la verità , a suo onore ... venne subito ... in carrozza ... È uno dei pochi medici scrupolosi , dei quali ci si possa fidare ... Io non ne chiamerei mai un altro ... Badi , m ' ero scordato di dirle ... che il bambino aveva la febbre ... In casa avevamo già perso la testa ... chi correva di qua ... chi di là ... Era venuta anche la mia suocera , che voleva mettere le mignatte ... Ma io non volli ... sebbene sia un rimedio che non mi dispiaccia ... Mia moglie piangeva ... Le lascio immaginare tutto il rimanente ! ... E siccome egli temeva che Giulio si distraesse , lo costringeva sempre a guardarlo negli occhi come faceva lui . Quando tornarono alla libreria , Giulio non ne poteva più . E il cavaliere disse a Niccolò : - Abbiamo fatto una magnifica passeggiata . Lo domandi a suo fratello . - Lo credo ; se me lo dice lei ! - Ma ne faremo , presto , un ' altra ! E verrà lei con me , Niccolò ! - Io a piedi non posso camminare . - E perché ? Se cammino perfino io ! Giulio disse : - Noi abbiamo tutti e tre la gotta , come lei sa ! - È una cosa che fa vergogna . Mi permettano di dirlo francamente ... Ah , se l ' avessi io ... - Che cosa farebbe ? Ma il cavaliere non seppe quel che rispondere ; e restò male , a pensarci . Dopo cinque minuti , riprese : - Se l ' avessi io ... vorrei guarire ! Ah , non potrei sopportarla ! E fissò in viso i due fratelli ; che si affrettarono a farsi vedere convinti . Ma Giulio aveva paura che il Nicchioli volesse farli parlare parecchio per conoscere meglio il loro animo . E , siccome si riteneva più colpevole degli altri , gli pareva che il Nicchioli già sospettasse . E tutte le volte che egli entrava in bottega , si sentiva già perso e chiudeva gli occhi . Anche Niccolò aveva paura , ma cercava di pensare ad altro ; perché lo pigliava una specie d ' immobilità . E , allora , sbagliava anche a rispondere ; come se fosse stato sordo e non capisse . Gli saliva il sangue alla testa ; e , se il cavaliere si tratteneva molto , stava male tutta la giornata . Giulio , a lungo andare , aveva perso la salute ; e dimagrava ; benché , ormai , il suo carattere non potesse più cambiarsi . Una volta era stato di modi distinti , quasi signorili ; ed ora si rassegnava male a portare sempre lo stesso vestito blu ; lustro e magagnato . Il Nicchioli li ammonì : - È inutile che ve lo ridica , mi pare : se il denaro dei vostri incassi fosse poco , me lo dovete avvertire . Badate che io , in contraccambio del favore che vi ho fatto , non esigo da voi altra sincerità ... Voi capite che anch ' io ... benché possa essere ... fino a un certo punto ... un signore ... devo sapere come ... si trova il mio denaro . Niccolò andò a cambiare di posto a una fila di libri ; spolverandoli con un gomito . Ma anche Giulio stette zitto . Il cavaliere si meravigliò un poco ; e , credendo d ' averli offesi , seguitò : - Badiamo che io ... vi parlo così .. perché vi sono amico ... ve ne do la prova ... Non mi crediate cattivo o ... pentito della firma messa ... Vi ho detto che ... a farmi restituire ciò che è mio ... non ho nessuna fretta ... Io so che voi siete buoni e leali ... come me ... Mi vergognerei a sospettare ... Non mi sbalùgina né meno per la mente ! Giulio lo avrebbe supplicato di smettere ; e Niccolò ficcava all ' incontrario i libri nello scaffale , che era anche troppo corto . Passava tutto il reggimento , e si sentivano soltanto i passi cadenzati . Involontariamente , tutti e tre si voltarono ai vetri della porta ; sempre con lo stesso stato d ' animo , che si faceva anzi più intenso . All ' improvviso , la banda attaccò , con tutti gli strumenti , una marcia . I vetri tremarono ; e tutti e tre si riscossero . Essi ascoltavano ; e i loro sentimenti parevano aumentare , benché in contrasto con la musica sgargiante ; come stupefatti . Quando si fu allontanata , essi si sentirono un ' altra volta insieme , allo stesso punto , con l ' animo sospeso . Il Nicchioli aspettò un poco , e poi riprese : - Vedete come siete voi ? ... Io sono differente ... non per vantarmene ... Niccolò disse con la sua voce robusta , che faceva subito credere : - Se lei vuole , noi restituiremo il suo denaro dentro due mesi ! Al Nicchioli questa risposta dispiacque , perché credette di avere irritato il loro amor proprio . - Lei prende le cose sempre per il peggio ! Giulio , con una dolcezza che gli repugnava , disse : - Il cavaliere non intendeva dire questo ! Con te non si può mai parlare ! Lo scusi , perché né meno lui sa quello che si dica ! Doventa irresponsabile . Il Nicchioli fu soddisfatto , e disse : - Nessuno ... più di me ... conosce la vostra onestà ... nessuno , più di me ... vi stima . E non vi basta ! ... Ci conosciamo fino da ragazzi ... e sarei pronto a restare per voi senza pane ... se non avessi famiglia ! Io vi chiedo soltanto di trattarmi ... da amico ... perché non credo che possiate lamentarvi di me . Niccolò riescì a ridere e gli disse : - Lo sa come io sono lunatico ! Ma il cavaliere non s ' era ancora sfogato , e Giulio dovette ascoltarlo per quasi una mezz ' ora . Quando se ne andò , Giulio disse : - Oh , finalmente respiriamo ! Niccolò propose : - E se gli dicessimo della cambiale falsa ? Io scommetto che la pagherebbe ! È così benefico ! Non hai sentito come parla ? - E che importa se parla in quel modo ? Non bisogna approfittarne ; e , forse , né meno credergli . - Tu non vuoi mai tentare ! - Perché sono sicuro di quello che succederebbe ! - Giulino , dai retta a me ! Ti dico che pagherebbe la cambiale ! Dammi retta , almeno una volta ! - Vuoi assumerti tu la responsabilità di dirglielo ? - Io ? Io , finché non se ne accorge , non gli dico niente . Enrico , zoppicando per la gotta , aprì l ' uscio . - Son venuto a prendere una ventina di lire per il pesce ! M ' hanno detto che al mercato c ' è una palomba bianca come il sale , e una cesta d ' anguille ancora vive ! - Allora , hai fatto bene a tornare ! Ma , un ' altra volta , se ci lasci soli quand ' entra il cavaliere , ti giuro che a casa non ti ci voglio più . Ma siccome Giulio rideva , Enrico capì che non c ' era pericolo di leticare . E disse : - Che vi ha detto ? Non capisco perché tutti i giorni si zeppi qui , come se la nostra libreria fosse il suo confessionale ! È un ' indecenza . Quando la gente può stare tutto il giorno senza fare nulla , cerca di passare le ore con le chiacchiere ! Io , ora , se mi date i soldi , vado a comprare il pesce . Ci vado da me , perché lo voglio scegliere . Suderò come un ciuco , a portarlo fin su a casa . - Fallo portare dal pesciaiolo ! - No , no : non mi fido . Ti ricordi quando ci barattò le triglie che puzzavano , e io le avevo scelte , a una a una , fresche ? Non c ' è da fidarsi ! Datemi i denari ; se no , c ' è caso che lo compri qualche trattore o qualche signore . Giulio cavò dal portafogli venti lire . Ed Enrico , prendendole come se fosse riescito a truffarle , disse : - Il cavaliere parla sempre di quel bambino , che crede suo ! Più imbecille di lui , non c ' è nessuno . E tutti e tre fecero una risata . CAPITOLO V Modesta era una paciona che viveva soltanto per la famiglia : non sapeva fare altro e non capiva di più . Energica e robusta , passava le giornate in casa ; e lavorava più lei che la donna di servizio . Per farsi portare qualche ora a spasso , le sue nipoti dovevano tentare tutti gli espedienti . Alta quanto Niccolò , non era meno massiccia e meno grassa . Il marito e i cognati le empivano la casa di provviste da mangiare ; ed ella doveva soltanto preoccuparsi di cucinarle . Ma aveva subodorato che le nascondevano qualche cosa ; e non era più tranquilla e contenta come una volta . Mentre Niccolò finiva di asciugarsi il viso e le mani , ella gli chiese : - Perché ti lamenti sempre che la libreria non guadagna , e in vece facciamo i signori ; come se i denari ci fossero a palate ? Niccolò temette di lei , ma rispose con disinvoltura : - Tu stai al tuo posto . Queste domande , la mia moglie non le deve fare . Ella voleva tenergli testa , ma le venne da ridere . Egli , allora , seguitò con il suo solito brio : - Le donne devono pensare alla calza ! Ella si perse di franchezza ; ma non volle stare più zitta . - Sono sicura che non mi dici la verità . Niccolò rise più forte . - Troppe volte ti ho visto preoccupato , e troppe volte hai detto che noi ci possiamo trovare nella miseria ! - Non farmi andare in collera di mattinata ! Mi ero alzato così di buonumore , e tu me lo vuoi guastare . - Non fare il buffo ! - E tu le bizze . - Non faccio bizze : sono stizzita da vero . - Come ti devo ragionare io ? Ti devo guarire io ? T ' ho detto di lasciarmi vestire in pace . Te lo chiedo per favore . Ella , allora , andò in cucina ; a preparargli la cioccolata . Egli s ' affrettò a mettersi la giubba , prima che tornasse . Modesta non si sarebbe arrischiata ad insistere , ma la sua ansia le dette forza . E , portatagli la cioccolata in camera , senza farlo andare in salotto , per esser soli , gli disse ancora : - Io andrò , oggi , dal cavaliere Nicchioli . - Vai da chi ti pare ! Niccolò era ancora disposto ad essere mite , credendo che la moglie la facesse finita . Ma non si sarebbe sentito sicuro , se non avesse pensato ai fratelli . Egli aveva il viso afflitto ; e , pure di potersene andare , non gli importava che la cioccolata gli bruciasse la lingua . - Tu , nonostante il bene che ti voglio e gli anni del nostro matrimonio , tenti di nascondermi quello che fai capire anche a guardarti . Bada che non è una celia ! - Mi minacci ? Ora non potrai dire più d ' essere una buona moglie come credevo . E come ti vantavi . Ella restò senza fiato , ma senza sentirsi avvilita . Il marito non le poteva mentire , ed ella era stata una sciocca . Ma , nondimeno , il suo istinto non la persuadeva . Come quando aveva creduto di sognare un terno sicuro , e tornava a rigiocare i numeri ; con quel suo fanatismo testardo e assurdo . Ella , allora , aspettando che Enrico entrasse in salotto a bevere il caffè , mentre gli preparava le fette imburrate , decise di parlarne con lui . Con Giulio non ancora , perché lo avrebbe ridetto al marito . Enrico era con lei sornione , e qualche volta cupo . Le parlava a distanza , sempre da sgarbato . Vedendolo entrare più burbero del solito , temette che le rispondesse troppo male . Ma gli chiese : - Come vanno gli interessi della libreria ? - Non c ' è il tuo marito ? Perché non lo domandi a lui ? Perché lo domandi a me ? Questo latte non è più buono , come prima ! - Niccolò non ha voluto dirmi niente ! - E , perciò , ti rivolgi a me ? - Ma lo saprò lo stesso . - Le donne riescono a tutto . - Non mi sarà difficile , allora ! - Senti : lasciami far colazione in pace ! Piuttosto , hai messo poco burro su le fette ! Bisognerà che ce lo stenda da me . Meno che io voglio parlare con te , e più tu mi vieni attorno . Ella non sapeva se s ' ingannava o se aveva ragione di sospettare . Egli la guardava con disprezzo , accigliato e con una serietà ostile ; come se l ' avesse odiata . Qualche volta egli le era restato antipatico , ma s ' era subito rimproverata ; come di una sconvenienza . Non poteva prendersela con un cognato ! Pensò , allora , di supplicarlo ; ma a pena egli se ne accorse , le disse : - Ti prego di smettere e di andartene ! Ella obbedì , pentita d ' aver creduto ch ' egli l ' avrebbe ascoltata . Enrico , invece di fare la passeggiata di tutte le mattine , andò difilato a bottega e disse a Niccolò : - Mi pare che la tua moglie metta su presunzione ! - Che t ' ha detto ? - Suppongo che prima abbia chiesto a te quel che chiedeva a me . Niccolò , per non passare da debole dinanzi al fratello , rispose : - Con me , se n ' è guardata bene . - Mi credi un idiota ? Mettiamoci , invece , d ' accordo . E , quando viene Giulio , domandiamolo anche a lui . - Veramente , non credo che possiamo rimproverarla . - Ed io ti dico di sì . Non fare il sentimentale . - Oggi , le parleremo tutti e tre insieme . Perché non dovete supporre che io mi sia lasciato scappare né meno un ette ! - Ti saresti fatto pigliare proprio alla tagliola . - Non c ' è pericolo ! Sono abbastanza furbo , benché lei sia una donna . - Appunto perché è una donna ci vuole doppio giudizio . E bisogna metterla subito al posto . - Io non le permetto né meno di fiatare ! - Pare di sì : altrimenti , non avrebbe osato , mentre facevo colazione , di mettersi lì ad affrontarmi . Io non me l ' aspettavo . - Stai tranquillo che non sa niente . Piuttosto , la strozzo . - Io le ho portato sempre rispetto , da buon cognato , ma ora glie lo farei scontare . - Con la mia moglie ci penso da me . Basto io ! Giulio , quando gli raccontarono tutto , disse : - Siamo rovinati ! Non c ' è più scampo ! Le donne son più astute del diavolo . Chi avrebbe immaginato che quella sciocca ... Scommetto che ha sentito qualche nostro discorso . Ierisera parlammo sottovoce , al buio . Può darsi che sia stata ad ascoltare . Ma Niccolò disse : - Oggi , prima di metterci a tavola , la facciamo pentire . - Senza tanti riguardi ! Giulio propose : - È meglio con le buone ! Enrico ribatté : - Allora , io non me ne occupo . Farete da voi . Giulio chiese , come se riflettesse da sé , a voce alta : - È meglio con le buone o con le cattive ? Enrico rispose : - Io ho sempre sentito dire ... Ma Niccolò gridò : - Ci penso io ! Basta ! Voi starete lì soltanto ; e , se ce ne sarà bisogno , mi aiuterete . Enrico scosse la testa , ed escì . Ma Giulio era anche spiacente di obbligare la cognata a non immischiarsi nelle faccende degli interessi . - O chi glie lo avrà messo in mente ? Mi pare impossibile che nessuno l ' abbia messa su . Sempre così quieta come una pecora ! Non c ' è stato mai una mezza questione ! - Sono ubbie del suo cervello . Ti garantisco che non sa niente ! - Lo spero . A mezzogiorno , Niccolò , la fece chiamare in salotto ; e mandò le nipoti in cucina , chiuse insieme con la donna di servizio . E le disse : - Siamo tutti e tre sorpresi dei discorsi che hai cominciato stamani . Diteglielo anche voi : non è così ? Modesta si sentì addirittura incapace di difendersi . Era il suo istinto che le dava ragione , ma avrebbe voluto piuttosto essere rovinata da vero che trovarsi lì a quel modo . Non s ' aspettava né meno che il marito le avrebbe fatto sopportare quella parte ! Se fosse stata sola con lui , si sarebbe buttata in ginocchio ; e invece si sentiva venire meno , come se le si piegassero le gambe , ed ella non avesse più forza di tenersi ritta . Era sbigottita ; e , nello stesso tempo , meravigliata . Ben lontana da indovinare che Giulio le avrebbe chiesto perdono , e che Enrico sarebbe stato pronto , più degli altri , per viltà , a dirle tutto . Niccolò sentiva per lei un affetto che durante qualche attimo rasentava l ' adorazione . Ella li credeva indignati , e pieni d ' ira . E se , invece , avesse detto una mezza parola , tutti e tre non avrebbero più osato di apparirle dinanzi . Ma ella , a pena si fu un poco rimessa , bisbigliò : - Non dovete badare a me ! Enrico rispose : - Non voglio sapere altro : mi basta . Niccolò aggiunse : - Un ' altra volta sarai più prudente . Giulio non le disse nulla , perché si vergognava . Allora , ella , piena di gioia quasi delirante , andò in cucina a dire alle nipoti che potevano portare la minestra . Durante il pranzo , incitava gli altri a ridere e a essere allegri ; sentendo una felicità non provata mai . Le pareva perfino troppa ; e di essersi ubriacata , benché non avesse bevuto più del solito . Niccolò l ' approvava , e burlava Giulio quando stava serio . Egli presentiva che presto non avrebbero più riso ; e , allora , con la sua ilarità avrebbe voluto insultare tutti . Se l ' avessero sentito sghignazzare il cassiere e il direttore della banca , sarebbe stato disposto a dare da vero dieci anni della sua vita . Erano risate sorde , ma spumose ; risate piene di impazienza ; che , ad ascoltarle bene , parevano brividi ; lente e comode , larghe e insolenti . Egli rideva anche con la voce ; i suoi occhi luccicavano , destando la malcreanza di Enrico , e la timidità corrotta di Giulio . Ma , a un certo punto , pareva che dovessero ridere anche i piatti ; battendo su la tavola . Tutto doventava ridicolo e piacevole . Giulio disse : - Ora , è troppo ! Chiarina e Lola gridarono : - No , no ! Non dovete smettere ! Soltanto Enrico riescì a farli tornare in sé , dicendo : - Questa baldoria non mi piace ! Quantunque Niccolò gli rispondesse pronto con una sguaiataggine tutt ' altro che pulita , risero meno , tra i denti . Enrico disse ancora : - Che tu sei il più sboccato , lo sapevo . Ma le sudicerie le devi serbare per la bottega . In presenza delle bambine , no . Metti il grifo dentro ai piatti e taci . - Se non vuoi ascoltare ... Giulio disse : - Non prendiamo le inezie troppo sul serio ! Cionchiamoci sopra un bicchiere di vino ; e vi passerà la voglia di fare un bisticcio . È meglio divertirsi che altercare ! Niccolò faceva il pentito , con un ' aria che rimetteva la voglia di ridere . Le due nipoti lo guardavano con una ammirazione ingenua ; quasi rapite . Modesta si alzò , andò dietro alla sua sedia ; e , prendendogli la testa , lo baciò . Egli si strofinò con il tovagliolo dov ' era stato baciato ; e , allontanandola con una spinta , disse : - Queste confidenze non le devi prendere . O che non puoi ritenerti ? CAPITOLO VI Chiarina e Lola , crescendo , si volevano sempre più bene . Tutte e due bruttine , nàchere e tracagnotte , troppo grasse ; e si assomigliavano . Chiarina la maggiore . Vestivano alla buona , cucendo da sé ; e di grazioso non avevano niente . Si parlavano sempre sottovoce , anche se erano sole ; perché credevano che avessero da dirsi cose troppo insulse ; da nascondere . Quando la zia le sorprendeva a parlarsi , facevano una risatina ; e , con gli occhi , si raccomandavano di non confessare . Ma nascondevano soltanto il loro pudore e la loro innocenza . E si promettevano sempre di non parlarsi più a quel modo ; quantunque , specie certi giorni , la loro amicizia avesse bisogno di sottrarsi a chiunque . Erano contente di pensare a cose eguali ; e avevano fatto proponimento , giurando , di essere sempre così ; non desiderando un ' altra fortuna migliore . A tutte e due piacevano le passeggiate in campagna . E la zia , sebbene non più di due volte la settimana , le portava fuori di città , per una strada solitaria e quieta . Dovevano passare davanti alla loro Scuola Normale ; e allora davano un ' occhiata dentro la porta ; per vedere se ci fosse la direttrice a salutare qualcuna del convitto , che i parenti erano andati a prendere . Dando quell ' occhiata , sghignazzavano e camminavano più leste ; arrivando a Porta Tufi quando la zia stava ancora a metà della scesa . Si voltavano , tenendosi a braccetto , per guardare il muraglione , a mattoni , del giardino della scuola ; in cima al quale s ' attacca una pianta d ' edera ; sbrandellandosi . Di fronte , un muro più basso fatica a reggere un campo ; che quasi strabocca . Sopra l ' arco della Porta , di fuori , una meridiana vecchia e stinta ; senza il ferro . Un arco più alto , fatto di pietre grigie ; chiuso quando riadattarono l ' entrata . Da ambedue le parti , congiunte alla Porta , cominciano due muraglie ; d ' un rosso scuro , con qualche chiazza giallastra ; e , dietro a quelle , viti e olivi . Non c ' era mai nessun rumore ; ed elle facevano un passo più nel mezzo della strada quando all ' improvviso sentivano il fruscìo di una scala messa da qualche contadino tra i rami di un fico . Una delle muraglie , dopo un cancello di legno , coperto sotto un piccolo tetto a doppio pendìo , termina a un caseggiato d ' un rosso cupo , con le finestre anguste , fino al Cimitero della Misericordia . Ma le due giovinette , dopo averlo domandato alla zia , prendevano sempre la Strada del Mandorlo . E allora , tra gli olivi , dietro un muricciolo basso , sul quale ci si può anche mettere seduti , si ricomincia a vedere Siena . Quando Chiarina e Lola si soffermarono lì , ad aspettare la zia , il cielo era tutto cinereo , ma chiaro ; e il sole faceva doventare abbarbagliante la nebbia dove restava ficcato . La campagna , sotto il Monte Amiata , sempre più sbiadita e uniforme . I contorni dei poggi si attenuavano , quasi sparendo . Anche i cipressi si velavano ; meno che quelli vicini . Le mura della cinta cascano dentro la terra gialla , tra l ' erba delle grosse greppaie . E Siena strapiomba su un rialzo alto , separata dalla sua cinta che in quel punto è quasi dritta ; mentre , verso la Porta San Marco , stramba a saliscendi . Dalle case della città esce fuori soltanto il campanile del Carmine ; a punta . Seguitando la china , sentivano i loro passi risonare ; perché la strada si fa più stretta tra i suoi muri sempre più alti . La poggiaia fuori di Porta Romana s ' appiana , aprendosi con le sue campagne sparse da per tutto . Più in là , ma come della stessa altezza , i poggi azzurri , dopo una striscia violacea ; con le file nere dei cipressi . Giunsero , quasi senza più parlare , ad una villa con la facciata scolorita dall ' umidità ; con una finestra finta e le persiane verdi ; con rappezzature fatte a calce , come patacche bianche . Incontrarono un portalettere sciancato ; con la pipa in bocca ; volta in giù ; con la borsa logora a tracolla ed una fazzolettata di chiocciole in mano . Chiarina e Lola fecero le boccacce . Poi , incontrarono due preti : uno basso , tarpagno ; e un altro secco come un nocciolo d ' oliva . E alle due sorelle venne da ridere . Poi , giunsero ad un ' altra casa , tenuta su , perché non franasse , con certi rinforzi di mattoni , a pendìo , che arrivavano al tetto . Aveva la facciata gialleggiante di licheni . Ora , i muri della strada erano tutti storti e piegati ; sbilenchi ; con rigonfiature che si spaccano come se fossero per sfiancarsi . Elle si misero a canticchiare ; ma , stonando e non andando a tempo , dovevano sempre rifarsi da capo . Non pensavano a niente ; e la zia disse loro : - Non camminate troppo , perché sudate . Lola chiese : - Non arriviamo fino alla cappella ? - È troppo lontana ; poi , per tornare a dietro , è salita . - Non t ' impaurire . Ti porteremo noi . Modesta ripensava al contrasto del giorno avanti , con il marito e i cognati . Era stato uno sbaglio di lei che avrebbe potuto finire in litigio . E benché se ne sentisse ancora pentita , era più serena e sicura . Dunque , il suo istinto , questa volta , l ' aveva ingannata . Ma le due sorelle volevano fare la passeggiata più lunga , perché avevano da dirle un gran segreto ; volevano anche esserci preparate e vederla disposta bene . Veramente , a parlare , toccava a Chiarina ; perché il segreto riguardava lei ; ma non ne erano ben certe . In due , si sarebbero fatte coraggio meglio . Chiarina pregò Lola : - Diglielo tu . Appunto perché si tratta di me , mi parrebbe d ' essere troppo temeraria . - E , se per caso , mi dovessi fidanzare io , che faresti tu ? - Lo sai : glielo direi io . Mi ci viene da piangere . - Aspetta a quando torneremo a casa . - A forza d ' aspettare , non glielo diremo mai . Guarda che more grosse e mature . - Bisognerebbe fare un salto , per arrivarle . - C ' è da bucarsi le mani . Erano in fondo alla Strada del Mandorlo , alla cappella . Dirimpetto a loro , su un siepone pieno di roghi , c ' è una ventina di cipressi ; tutti diseguali anche d ' altezza . La cappella pare un casotto ; con due scalini corti , di pietra , e con un ' inferriata arrugginita sopra una finestrucola nella porta . Due statuette , come due fantocci di pietra scortecciata , una di San Bernardino e una di Santa Caterina , in proda al tetto di tegole smosse . - Ce la diranno mai la messa ? - C ' entrerebbe soltanto il prete . - Sicuro ! Scommetto che a sentire la messa restano di fuori ; qui dove siamo noi . Più in là , dove sboccava un ' altra strada , c ' è una croce di legno ; con un gallo colorato in cima ; in mezzo a due cipressi . Due donne , accoccolate sul ceppo della croce , si spartivano una grembialata d ' uva . Quand ' erano più piccole , Chiarina e Lola dicevano sempre qualche avemaria . Anche ora , si sentivano preoccupate e confuse , quasi sperse ; come se la croce proibisse loro di star sole senza la zia . - Non sarebbe meglio che tu non ti fidanzassi ? Chiarina voltò le spalle alla croce e si discostò : - Perché me lo dici qui ? - È peccato qui ? - Mi pare . - Andiamo via subito , allora ! Ma Chiarina stava tra la paura della croce e il suo desiderio ; e disse : - La zia vorrà riposarsi ! - E tu non esagerare , dunque ! Se si riposerà , glielo dirò subito . Oggi o mai più ! - Bada che , se le dispiace , la colpa è tua ! - Va bene : la prenderò io . Modesta giunse , trenfiando . Lola le disse , prendendola a braccetto : - Zia , Chiarina ha da confessarti una cosa ! - C ' è bisogno che tu porti l ' ambasciata ? - Da sé non te lo può dire . - Fate sempre le giuccarelle , come se tu non avessi ormai quindici anni e lei diciassette ! Chiarina , allora , andò di corsa a dare un pugno a Lola . - Ohi ! M ' hai fatto male ! - E tu perché non sei stata zitta ? - Ma mi hai fatto male troppo ! - E io voglio sapere quel che avete tra voi ! Vi fate sempre le moine ! - Te lo dirà Chiarina da sé ! Io non voglio né meno ascoltare . Ma Chiarina , dopo aver dato il pugno alla sorella , piangeva ; sebbene quelle due donne la guardassero . - Io - disse Modesta ricordandosi un ' altra volta del giorno avanti - non voglio arrabbiarmi per voi ! Vi fa vergogna ! Ormai , siete grandi e grosse , da marito ! Lola chiese , ridendo : - Da marito ? Modesta , allora , cercò di riflettere se aveva detto una cosa fuori posto . Ma Lola seguitò , doventando però così seria e nervosa che si sentiva tirare tutti i tendini fino alla punta dei piedi : - Chiarina ti voleva dire questo ! La sorella smise di piangere , e la picchiò su le spalle e su la testa ; quanto poteva . Modesta glie la tolse di sotto e le chiese : - È vero , sì o no ? Lola , per vendicarsi , rispose per la sorella ; lagrimando : - È vero ! È vero ! Ma Chiarina , allora , non sapendo come meglio nascondersi , l ' abbracciò stretta stretta ; con tutta la sua amorevolezza , che la faceva tremare . Lola , pentita d ' essersi vendicata a quel modo , la schiacciava a sé , con il desiderio di non lasciarla più . Modesta , benché quelle due donne , incuriosite , ridessero , prese le nipoti insieme ; e le baciò . E Lola raccontò come un giovanotto , impiegato al Demanio , era riescito a far sapere a Chiarina , dopo averla fatta innamorare , quanto già era lui , che avrebbe domandato in casa di fidanzarsi . Tornarono a dietro , fuori di sé dalla contentezza . Modesta aveva dovuto promettere a Chiarina di non dire niente , ancora , a nessuno degli zii . Ma ella , la sera stessa , lo fece sapere a Giulio ; che , grattandosi vicino alla bocca , rispose : - Bisognerà informarsi bene chi è lui . Modesta gli chiese : - Devo dirlo anche a Niccolò ? - Io direi d ' aspettare . Perché Niccolò la piglierebbe in burletta e chi sa come darebbe la baia a Chiarina . E Chiarina non voleva mettersi né meno a tavola ; se non l ' avesse persuasa la sorella . Si vergognava ; e s ' impensieriva senza saper perché , vedendo lo zio Giulio più serio del solito . La sorella , dopo , le chiese : - Mi accompagni al pianoforte ? - No , no ! Non mi riesce ! - Dio mio ! Ma è possibile che tu faccia così ? - Ho un ' irrequietezza che mi noia . Avrei bisogno di distrarmi . - Perciò vieni con me al pianoforte ! - Mi farebbe peggio ! Lola le suggerì : - Chiudi gli occhi . - Non mi riesce più . - Te li chiudo io , con le mani . Ti passa ? Ma Chiarina voleva esser più forte del suo sentimento ; e le disse : - Non è facile , anche per me , capire quel che ho . - Andremo a letto prima . - No : voglio stare al buio , con la finestra aperta . Voglio provare così ! Dalla finestra della loro camera , si vedeva la campagna , tra Porta Ovile e Porta Pispini . Ma era già troppo buio , e la campagna doventava di un colore cinerognolo tutto eguale . Soltanto dove cominciava , il cielo rimaneva come un lungo taglio più chiaro ; che , però , affievoliva . Il vento frusciava nei giardini e negli orti , a piè delle case ; dentro la cinta delle mura di Siena . Si sentiva chiudere qualche persiana , sbattendo ; e c ' era un piccolo eco affilato e rauco , che ripeteva pazientemente in fondo agli orti quel rumore ; come se andasse ad appiattarsi laggiù ; dove gli archi della fonte di Follonica s ' interrano fino a mezzo ; impiastricciati di muschi , che si sfanno con il tartaro dell ' acquiccia . L ' erta delle case , silenziosa , morta , non sentiva le foglie di un gran tiglio , sotto la finestra della camera , staccarsi l ' una dopo l ' altra ; senza che potessero smettere più . Lola era in salotto , a studiare un libro di scuola ; e Chiarina si voltò per guardare fisso il Cristo d ' ebano e d ' avorio , quello della prima comunione , su la parete del letto . CAPITOLO VII Giulio diede subito importanza a quel che gli aveva detto la cognata . Ma da solo non riesciva a vedere come avrebbe fatto a fingere che la ragazza avesse almeno una dote piccola . Era curioso di conoscere il giovine ; e aspettava , da un giorno all ' altro , che capitasse in bottega ; perché , certamente , avrebbe dovuto prima parlare a lui . Ma , poi , non volle preoccuparsene troppo ; perché , convinto che tutto ormai gli dovesse essere contrario , si racchiocciolava e non desiderava più che la sua sfortuna mutasse ; e aveva perduto ogni senso di volontà . Però , fu di parere di dirlo ai fratelli : Enrico rispose che non ci credeva e che si trattava molto probabilmente d ' una fisima da donnicciole , e Niccolò garantì che non valeva la pena né meno di occuparsene . Allora , Giulio volle impegnarsi da solo a fare per Chiarina quel che avrebbe potuto . Tutto il suo sentimento d ' uomo gli dava un piacere d ' energia , che si trovava d ' accordo con la sua coscienza . E credette , così , di rendersi meno abbandonato a se stesso . Non aveva fatto mai niente che avesse un intento morale , ed ora gliene capitava l ' occasione ! Volle riprovarsi a discorrerne più a lungo con Niccolò , e gli disse : - Tu che sei tanto affezionato , e non lo metto in dubbio , a quelle due bambine , perché ti rifiuti ora di prendere sul serio la possibilità che una abbia trovato da sistemarsi bene ? - Giulio , lo sai ! Io di queste bazzecole non me ne intendo punto ! - O perché ? - Perché io , da qui in avanti , più che ci s ' avvicina all ' abisso , voglio mangiare e bere soltanto ! - Mi pare che l ' una cosa non escluda l ' altra ! - Ma che dovrei fare ? - Siccome è un impiegato al Demanio , tu che conosci il direttore , dovresti informartene . Niccolò si mise a ridere : - Ti pare che io sia proprio adatto ? Poi disse con violenza , alzandosi in piedi e battendosi una mano aperta sul ventre : - Se è uno che cerca la dote , ha sbagliato ! La dote non c ' è e non la piglia . Si trovi un ' altra fidanzata ! Poi , con una voce , che gli sbatteva insieme con le sue risate brusche e quasi minacciose , seguitò gridando : - Ti pare che la sposi senza una dote ? Ah , io non ci credo ! Sarebbe un bell ' imbecille ! Sono il primo a dirglielo ! Avete voluto mandare a scuola anche lei , e invece doveva entrare a farsi monaca ! L ' ho sempre detto ! Non mi sento mica un gonzo ! - Ormai , è inutile avere codeste idee . - E , allora , fate quel che volete . Io resto del mio parere . E rise , sempre più aspramente . Mentre rideva , entrò un giovine vestito abbastanza bene ; con i baffi rossi e le lenti . Niccolò gli chiese , con un risolino beffardo : - Vuol qualche libro ? - Volevo parlare a uno di loro . Non so a chi . - Parli al mio fratello ! E , abbottonatasi la giubba , scappò . Giulio escì da dietro la scrivania , e il giovine si presentò : - Sono il ragioniere Bruno Pallini , impiegato da un anno al Demanio di Siena . Giulio , inchinandosi , gli rispose : - Mi dica pure quello che vuole . Il giovine stette un momento zitto . - Sa ... è la prima volta ch ' io parlo con lei ! Mi scusi ! Io desidererei l ' onore di fidanzarmi con la signorina Chiarina . Aveva gli occhi luccicanti , e gli tremavano anche le lenti . Aspettava ansioso che il libraio aprisse bocca . - Non c ' è nulla in contrario , se la mia nipote acconsente : purché lei sia disposto anche se le condizioni ... attuali ... della ragazza sono piuttosto modeste . Il giovine , esaltato , disse senza riflettere : - Ah , non le voglio né meno sapere ! - Allora ... la cosa può essere fattibile ! Oggi ne parlerò alla sua zia e a lei . - Quando vuole che torni ? - A comodo suo . Stasera , domattina ... Meglio domattina . Il giovine avrebbe voluto stare con lui più a lungo , ma siccome non trovava niente da dire , sorrise tutto imbarazzato e timido , gli tese la mano ; e se ne andò . Giulio restò fermo , allo stesso posto ; facendo girare le lenti fra le dita . Poi , disse : - E ora ? Ma entrò Costanzo Nisard tutto azzimato e gioioso ; con un crisantemo che pareva d ' oro ; tenendolo insieme con un manoscritto arrotolato . - Disturbo , forse ? - Anzi , mi fa piacere . C ' è stato , mezzo minuto fa , un signore a chiedere la mano d ' una mia nipote ; di Chiarina . Il Nisard , a cui piaceva fare i complimenti , esclamò : - Mi duole di essere arrivato troppo tardi ! Lo avrei conosciuto volentieri . - Pare serio . Dev ' essere meridionale ; come quasi tutti gli impiegati che mandano qua . - È ricco ? - Io non gliel ' ho chiesto . Ma il Nisard aveva parlato abbastanza di quell ' argomento , e disse : - Ero venuto per sapere se lei ha un fascicolo del Burlington Magazine , dov ' è uno studio sul Sassetta del Berenson . Mi scusi se io cerco quel che interessa me . - Ora , guarderemo se lo troviamo ! - Non ho nessuna fretta . Ma comparve Niccolò , ghignando ; e s ' accomodò a sedere senza dire niente . - Era lui quello che ci domanda di Chiarina - gli disse Giulio . - Lo sapevo . E perciò me la son battuta . Allora il Nisard gli chiese scherzando , con la sua voce crepitante come fatta di aghi , con un sorriso che sgrigliolava liscio e pulito come le sue scarpe sempre nuove e sempre lucide : - E lei è contento ? Niccolò lo ragguardò in viso , ridendo ; e ora , il suo riso era tranquillo , ma dileggiante lo stesso . Si calcò il cappello fin sugli occhi , in modo che le sopracciglia toccarono la tesa , e gli rispose : - Le pare che io pensi agli sposalizii ? Il Nisard , con una voce che pareva donnesca , si raccomandò che non si prendesse gioco anche della nipote . E restò con il sorriso sospeso , aspettando a ricominciarlo quando il libraio gli avesse risposto . Allora rise come se gli facessero il solletico ; rannicchiandosi con le spalle ; e torcendosi le mani . - Ma via ! È troppo grossa ! Soltanto lei dice cose simili ! Giulio , con il suo sorriso che si sottometteva , un sorriso che si mutava subito nella voce , gli disse : - Non c ' è da far caso più di niente con lui ! Ma Niccolò , con un ridere agro , che scherniva : - Io non me ne intendo ! Poi , chinò la testa , e dopo un poco ronfava . Il Nisard sfogliò , sul banco , il fascicolo del Magazine ; batté la punta del bastone su le ginocchia di Niccolò , per salutarlo . Ma Niccolò finse di non destarsi . Quando sentì ch ' era escito , fece uno sbadiglio lungo come una ragliata , a più riprese , e disse : - Non so perché i quadri debbano stare nei musei , e invece non li dànno a me , per venderli ! Caro Giulio , senza un quadro di autore vero , saremo sempre miserabili . Giulio , pensieroso , rispose : - Lo so ! Ma bada se ti riesce a staccarne almeno qualcuno da dove li tengono chiusi a chiave . - Ecco qui ! Siamo costretti a fare l ' industria delle antichità false ! Come le trecche ! Rise con un suono , che pareva quello di un trombone ; e , spalancando la bocca con un altro sbadiglio , continuò : - Una volta , almeno , si poteva cercare per la campagna ! Ora il governo ha fatto inventariare tutto senza pensare al nostro mestiere ! Ci ha rovinato tutti ! Poi , con una voce più naturale : - Dimmi almeno quel che t ' ha detto ! - Chi ? - Quel signore , che è venuto a posta per Chiarina ! - Ah , m ' era passato di mente ! Niccolò parve preso dall ' impazienza : - Che t ' ha detto ? Ma ambedue si volsero verso la porta , sentendo toccare la maniglia : era il cavaliere Nicchioli . Allora , Niccolò richiuse lesto gli occhi . Il cavaliere disse tutto festoso : - Ho incontrato il Nisard , e m ' ha detto che la vostra Chiarina è per fidanzarsi . Me ne congratulo , quantunque ... al mio bambino sia venuta una tossetta ... piuttosto cattiva . Giulio sorrise : - Sono certo che domani tutta Siena saprà che è venuto un giovine a domandarmi il consenso di ... - Oh , lo sapranno tutti ! Si figuri : ho parlato con due miei amici , che sapevano perché ho dovuto cambiare la donna di servizio ... che non si prestava ... amorevolmente ... con il mio bambino . - È una cosa meravigliosa . - Siena è fatta così ; e nessuno ci cambierà ; se Dio vuole ! Anch ' io , del resto , non vivrei volentieri a Siena se non fosse possibile conoscere quel che si desidera degli altri . Perché non mi piacciono le grandi città ? Principalmente , perché io non potrei stare senza conoscere gli altri come me stesso . È una curiosità , che abbiamo nel sangue . E nessuno ce la leva . Anzi , io , le persone che non sono di qui , non ce le vorrei né meno ! Che ci fanno ? Stiamo bene tra noi ; essendo tutti eguali e dello stesso seme . Dorme davvero Niccolò ? La voce del cavaliere pareva malata , un poco saponosa , d ' una timidità floscia . Il libraio gli rispose : - Credo . Non fa altro ! - Mi dica che giovine è . - Ancora non ho avuto tempo di chiederlo a nessuno . - O che aspetta ? Vuole che me ne incarichi io ? Lo faccio con vero piacere . Mi dia il nome . Scrisse il nome , e riescì dicendo : - Tra un ' ora ... lei saprà con precisione quanti anni ha , di che famiglia è nato , e se è un partito da farsi . Si fidi di me . Giulio , allora , chiese al fratello : - Ti sei addormentato da vero ? Niccolò se ne vantò : - Sognavo perfino ! Dentro la libreria c ' era poca luce e dovevano accendere presto il gasse . Nella strada , vedevano passare sempre le stesse persone ; e qualcuna si fermava a guardare la vetrina . Allora , Niccolò , che occhiava dal suo cantuccio , cominciò a dire : - Quello è il pazzo che dovette fuggire da Siena , quando scoprirono che aveva rubato al cugino l ' eredità ; che non doveva toccare a lui ... Una di quelle due signore , la più brutta , è la moglie di un tale che s ' è fatto pagare i debiti dal suocero ... Ecco la contessa , che al servizio non vuol tenere donne ... Oh , ecco la marchesa tradita dal marito con la governante dei figlioli ... Lo sai chi è quel prete ? È un canonico del Duomo : si dice che abbia per amante la zia di quel signore che l ' altro giorno comprò tutti quei libri di chimica ... quella è l ' amante del barone che va sempre con l ' automobile ... stai attento : tra poco passa anche lui ... Eccolo ! Che ti dicevo , Giulio ? Lo vedi che è vero ? ... E batté le mani dalla compiacenza : - Scommetto che sono esciti , a quest ' ora , per vedersi ! ... Oh , ecco la governante che tradisce la marchesa ! È giovine ! Si vede che dev ' essere l ' amante di lui ! Basta guardarla in faccia ! Stai sicuro che non ci si sbaglia ! Lo vedi che io so tutto ? E hai visto come soffre la marchesa ? ... Bada quella signorina che si tinge sempre ! ... M ' hanno detto che la mantiene quel conte tanto ricco , che ha le tenute a Poggibonsi . Io ci credo ! Se no , chi glieli comprerebbe i vestiti a quel modo ? E suo padre è contento . Anche questo so . Chi me l ' ha detto , la conosce fin da bambina ... Come fa schifo quella signora vecchia ! Non la posso né meno guardare . Come biascica ! Non ha più né meno un dente ! ... Almeno la baronessa , che va sempre a spasso con gli ufficiali , se li è messi finti . È andata da un dottore americano , che sta a Firenze . Ha speso una somma favolosa ! Ma si turbò , dicendo : - Ecco questo screanzato . Era Enrico che zoppicava anche più del solito . Niccolò gli chiese : - Che vuoi ? - Quel che mi pare . Giulio lo difese : - Ha ragione . - Mi ha detto il Nisard che è venuto quel giovine , per il fidanzamento . - Lo sai anche tu ? - Se non lo so io ? Non è anche mia nipote ? Dimmi , piuttosto , le tue impressioni . - Né buone né cattive . - Parla bene ? Era disinvolto ? - È un gingillino , di pelo rosso , mogio , un poco anemico ! Ma decente . - Io non capisco perché sia capitato proprio lui ! Speriamo che sia una buona fortuna . Per l ' appunto è il primo e l ' unico . Non c ' è né meno da scegliere , così ! - E chi è che può imbroccare se si deve dirgli di no o di sì ? - Se sono innamorati , io direi di non rimandarlo via ! E , tu , Niccolò , l ' hai visto ? Niccolò non gli rispose , e si mise a togliere la polvere di sopra alla cassapanca . Allora , Enrico disse : - Io , invece di prendere moglie , mi metterei un pietrone al collo e m ' affogherei . - Ma tutti non sono come te ! - Perché non hanno la mia furbizia ! E con la voce , che gli cambiava tono , quando voleva preparare gli altri a udire qualche scappata , proseguì : - Bel piacere a prender moglie ! Allora , anche di me direbbero che ho le corna ! E rise , stridendo come un topo e spruzzolando lontano la saliva . CAPITOLO VIII Enrico era stato uno di quei ragazzi impertinenti e sfacciati , dei quali si dice che non se ne ricaverà mai nulla . Ma i fratelli , minacciando che lo avrebbero mandato fuori di casa , riescirono a mettergli un poco di giudizio . Egli , però , doventava sempre più intrattabile . In casa ci s ' era trovato bene , specie dopo il matrimonio di Niccolò ; e così cercava di andare d ' accordo più ch ' era possibile . Egli , qualche volta , aveva tentato di comandare e d ' imporsi agli altri ; ma , essendo meno intelligente , specie di Giulio , aveva dovuto sempre sottomettersi . Dentro di sé , è vero , glie ne era rimasta la presunzione ; e non avrebbe mai voluto essere né disapprovato e né biasimato . Ma egli aveva la convinzione che i fratelli parlassero male di lui anche con gli altri ; e , perciò , si vantava d ' essere sempre diffidente . Ora che s ' avvicinava la scadenza di un ' altra cambiale , piuttosto grossa , anch ' egli sapeva com ' era difficile trovare il denaro per scontarla , o almeno , com ' erano soliti , per scemarla d ' un quinto . Egli disse : - Giulio , tu che hai fatto sempre bene e con prudenza , bisogna che anche questa volta suggerisca il mezzo di toglierci d ' imbarazzo ! È proprio indispensabile ! Egli sapeva che non aveva niente da proporgli , e fingeva di aver fiducia in lui . - Questa volta bisognerà raccomandarsi a Dio ! - Che c ' entra Dio ? Bada di non scherzare . Egli , indispettito , piantò il fratello nell ' intrigo ; pensando con disprezzo che non sarebbe stato capace ad escirne . E incontrato Niccolò nella strada , gli disse : - Lo sapevo che quel menno lì avrebbe compromesso anche noi ! Niccolò , allora , difese il fratello , e rispose : - È meglio che tu non me ne parli ! Enrico borbottò le sue solite ingiurie , e andò in una bettola a giocare a briscola . Egli giocava anche dopo cena , fino alla mezzanotte . E disse ai suoi amici : - È una bella sfortuna avere un micco di fratello , che non capisce niente . Gli amici non badavano se aveva ragione o torto ; ed egli poteva dirne quante voleva . Perciò , quasi tutte le volte che aveva messo la sua carta , domandava a qualcuno , senza che nessuno gli rispondesse mai : - Che gli faresti se tu avessi un fratello come il mio ? Non sarebbe meglio nascere soli ? Non dovrei trovare il modo , magari per mezzo di tribunale , di farmi rispettare ? Alla fine di parecchie partite , toccava a lui scozzare le carte . Ma egli tenne il mazzo chiuso in mano ; e disse : - Voi credete ch ' io faccia una bella vita . Non è mica vero ! Vi giuro , sul mio onore , che io non ho mai un giorno di bene . Ma come dovrei fare a separarmi dai fratelli ? Ormai da tanti anni stiamo insieme , e sono già troppo anziano . Ma Dio mi scortichi se nessuno di voi ci resisterebbe . Non ci credete ? Ci resisto io , perché li lascio fare come vogliono , e sono remissivo ; anzi , dolce . Fanno di me come se fossi un ragazzo ! È sempre stato il mio torto . Egli aveva un ' aria sincera e afflitta come quando si lamentava dei tormenti della gotta . - Vedete : io vengo qui a giocare e a sorsellare un gocciolo di vino , perché ho bisogno di distrarmi ! Non ho altra consolazione . Dalla mattina alla sera , non ho altro svago . Mi si può rimproverare , dunque ? E pare , secondo loro , che io sia un essere spregevole ; uno che non è buono a niente . Come se fossi incastronito . Ma io l ' ho specie con Giulio , che è responsabile di tutti i nostri affari . Non dovrebbe essermi riconoscente se io , di mia volontà , mi son tirato in disparte ? Ma gli amici non volevano ascoltarlo , e gli gridavano che desse le carte . - No , oggi , non gioco più ; perché sono troppo stordito . Posò le carte , e andò a dire le stesse cose al padrone della bettola ; che , per fargli piacere , gli dette ragione . Egli , allora , aggiunse : - Tutti sanno che io , per esempio , ai teatri non mi ci reco ; perché non mi ci diverto ; anche alla banda , la domenica , mi annoierei . Faccio qualche passeggiata , sempre solo ; e non cerco mai di nessuno . - Ma con la cognata va d ' accordo ? - Perché è merito mio . Io non le rivolgo mai la parola , altro che quando siamo a tavola ; per convenienza . E , così , evito qualunque diverbio . E pure non me ne dolgo ! Io , anzi , non dico mai male di lei ; e mi rimetto sempre a quel che fanno gli altri ! E , pure , trovano da ridire anche sul mio carattere e sul mio contegno , che meglio non potrebbe essere . - Ma Niccolò è tanto allegro ! Lo giudico anche simpatico ! - Quando pare a lui ! Ma non mica con me ! Le giuro che non mi può vedere ! Giulio , poi , è un testardo e basta . Non dice mai niente di quello che fa , e pretende che io ne sia contento . Se non ci fosse lui in mezzo , forse con Niccolò mi potrei affiatare . Ci sono io che penso a tutto . La spesa la faccio io , per il mangiare dò l ' ordine io ... Io , lo so , ho finito con il sacrificarmi e con il doventare ingiusto anche verso me stesso ! È la mia disgrazia . Avrei dovuto prendere moglie , e stare per conto mio . Vedrà che , un giorno , dovranno chiudere la libreria e anche la legatoria . Anzi , bisogna che vada a farmi vedere ; se no , montano in bestia tutti e due . Ma il padrone della bettola stava , ora , attento a tre che bestemmiavano per un litro di vino ; perché s ' erano scordati di portarglielo , e non lo salutò né meno ; quantunque si fosse affissato di gusto ad ascoltare quel grumolo di bestemmie . Enrico non entrò in bottega e si appoggiò , invece , al muro ; vicino alla porta . Era deciso a dire le sue ragioni ; quantunque , pensandoci meglio , dentro di sé non ne trovasse né meno una . In fondo , riconosceva che aveva forse torto , e che non doveva lagnarsi di niente . E , scontento di sentirsi solo , entrò in bottega ; dove doveva esserci il Nisard e anche il Corsali . Egli sapeva che quei due erano piuttosto amici dei suoi fratelli ; ma gli era venuto voglia di farseli amici anche lui . E , siccome c ' erano appunto tutti e due , cercò di dire subito qualche cosa che attirasse la loro attenzione . Quand ' egli voleva mostrarsi affabile , dava ragione a qualunque cosa che uno dicesse ; e , sentendo che il Nisard sosteneva che il Pinturicchio gli piaceva meno del Perugino , egli disse : - Io sono del suo parere ! Bravo ! Ci voleva proprio un forestiero a dire la verità . Ma Niccolò , per deriderlo , gli gridò : - Tu di che t ' intendi ? - Io me ne intendo quanto te e più di te . Niccolò dette in una di quelle sue risate , che non si dimenticavano più per un giorno intero ; e facevano divertire anche a ripensarci dopo un pezzo . Anche il Nisard rise , come un flauto stonato . Giulio gli disse : - Che ti salta in testa ? Enrico lo guardò con risentimento e gli rispose : - Lo vedremo chi di noi due ha più cervello ! Per cosa molto più seria di questa . Ché questa è una buffonata e basta ! Io ti voglio vedere alla prova , da qui a qualche giorno ! Non c ' è mica molto ! Del resto , il Nisard è più competente di voi , e io ho approvato lui . Giulio doventò pallido e si sentì pieno di dolore . - Io me ne lavo le mani di tutto : te lo fischio davanti a testimoni . Io e tu sappiamo a quel che voglio alludere . Il Corsali disse : - Ho capito ! È una delle vostre bazzecole di famiglia ! E , per così poco , siete vicini a leticare ? - Tu stai zitto , perché non sai quel che snàcchero . Ma chi mi deve intendere , non è sordo ! A buon intenditor , poche parole . Giulio era anche convulso e non riesciva a rimpiattare niente . Il suo dolore gli faceva girare la testa ; e non sentiva più quel che dicevano ; benché alzassero tutti la voce . Niccolò stringeva i pugni nelle tasche della giubba , per nascondere la sua ira . Il Corsali disse : - Ho capito ! C ' è qualche cosa di grosso , che vorrebbe trapelare da sé . Ma , allora , aspettate di essere soli . Il Nisard , vedendo Giulio così pallido che le chiazze rosse delle guance gli eran doventate livide , si fece serio pur senza capire di che si trattava . Egli , appoggiato alla scrivania , chinò la testa , aspettando che tornasse la giovialità di prima . Il Corsali , credendo di far bene , disse : - Ormai nella vostra bottega non ci si viene più volentieri ! Rizzate sempre qualche chiassata che disturba . Dite quel che avete e non vi adirate l ' uno con l ' altro . Il Nisard non se ne andava per non essere maleducato con Giulio . Egli sentiva che aveva ragione lui ; ed era irritato d ' Enrico ; ma non se ne fece accorgere . Enrico ricominciò , volgendosi a Giulio : - Perché non dici chiaramente qual è la ragione della mia arrabbiatura ? Se lo dici , a me ormai non importa più nulla . - Vuoi dare a me la colpa di tutto ? Enrico non s ' arrischiò a rispondere . Ma Giulio proseguì : - La prendo io ! Tu che ne pensi , Niccolò ? Voglio conoscere anche il tuo sentimento . Niccolò si storse tutto ; e , raccattando il sigaro acceso che gli era caduto di bocca , disse al fratello : - Io vorrei soffrire come te . Mi pare giusto ! Ma tutti non si può soffrire . Uno , soffrendo , piange ; e io , invece , rido . Allora Giulio , avendo bisogno di una parola buona , chiese : - E di lui che ne pensi ? - Stasera non gli parrà vero di parlarti come deve ! Ma Enrico rimbeccò : - Sbagliate tutti e due . Niccolò disse al Nisard : - Mi faccia la cortesia lei : lo porti fuori di bottega ! Il Nisard si accostò ad Enrico , tirandolo per una spalla : - Venga con me . Enrico , quasi lusingato che il Nisard si intromettesse , si fece portare fuori . Da principio , voleva stare zitto ; ma , poi , disse : - Lo vede come mi trattano ? Se non c ' era lei mi sbattevano la porta in faccia . Il Nisard non gradiva ascoltare quelle confidenze , e non gli rispondeva . Allora Enrico , sentendosi troppo sotto a lui , gli disse , con uno sgarbo che non riescì a velare : - Non s ' incomodi per me . Io vado nella bettola , dove sono stato dianzi . Là ci sono i miei amici . Il Nisard voleva sgridarlo , ma torse la bocca e lasciò che facesse il suo comodo . Poi , affrettandosi , tornò nella libreria . Il Corsali diceva cose sciocche e senza senso ; credendo fosse suo dovere a mettere bocca . Né Giulio né Niccolò lo ascoltavano : Niccolò guardava per tutti i versi la cassapanca e la roba che c ' era sopra , come se mancasse qualche cosa . Giulio cercava d ' inghiottire la sua amarezza ; che gli pareva inverosimile . Il Nisard disse con sdegno affettuoso : - È andato a giocare . Soltanto il Corsali gli rispose : - Quello è il suo posto ! Allora il Nisard dette la mano ai due fratelli , si tolse il cappello al sensale ; e se la svignò . I tre rimasti non si parlarono più , per parecchio tempo ; alla fine si salutarono e basta . Enrico tornò al tavolino dove i suoi amici giocavano ancora . Ma , essendo incominciata la partita , egli dovette sedersi in disparte . Pensava ai fratelli , e gli pareva di avere agito bene . Ora , finalmente , s ' era fatto intendere ! Gli pareva di essere stato bravo come a giocare a briscola ! E loro non conoscevano né meno le carte ! Loro non avevano il coraggio di venire a giocare , come lui ! Egli non voleva avere più nessun affetto per Niccolò , comportandosi come se Giulio non esistesse né meno ! Stette così fino a buio , su uno sgabello ; con una gamba accavalciata sopra l ' altra ; avvinazzandosi . Ma quando fu in casa , benché avesse giurato che non ce lo avrebbero più visto , domandò premuroso a Modesta : - Sono venuti i fratelli ? - Stanno già a tavola . - Ora vengo subito anch ' io . Ed , entrato dov ' erano a mangiare , si scusò d ' aver fatto più tardi del solito . CAPITOLO IX Pareva che Giulio escisse da una malattia lunga . Emaciato , con la pelle del viso più floscia , si capiva che era molto abbattuto d ' animo . Il Nisard tornò subito il giorno dopo a trovarli , ma s ' avvide che non avevano voglia di burlare . Egli disse : - Ma ! Non bisogna mai stare male più di quanto è necessario ! Niccolò , che sonnecchiava , aprì gli occhi e li richiuse smovendo la lingua come se l ' avesse allappata . Sapeva qualche cosa il Nisard , forse ? A lui , in quel momento , non glie ne importava . Giulio pensò che doveva subito investigare , ma bastò ch ' egli guardasse il Nisard per rassicurarsi . Allora , sfilò un libro dallo scaffale che gli era dietro , lo aprì a una pagina che conosceva e gli fece leggere , tenendo l ' indice sotto le parole e scorrendolo : Fili , sic dicas in omni re : Domine , si tibi placitum fuerit , fiat hoc ita . Rimise subito il libro al posto , e chiese : - Non ha ragione chi ha scritto così ? Il francese voleva contraddirlo , ma restò colpito che il libraio gli avesse fatto leggere l ' Imitazione di Cristo . Non era delicato né opportuno farne una discussione da passatempo . Però , egli aveva intuito che le cose della libreria dovessero andare di molto male e che ne dovessero apparire presto le conseguenze . E se non gliene dicevano niente , vuol dire che diffidavano anche di lui . Egli si disse , vergognandosi di questa diffidenza : " Ma ! Soltanto tra sé sanno quel che accade ! " E , perché quel giorno aveva voglia di sentirsi lieto , non si trattenne come il solito . Niccolò si alzò di scatto dalla sedia , stirandosi e mettendo il petto in fuori . Egli pensava a cose addirittura infantili per aiutare il fratello ; ch ' era costretto a pregarlo che lo lasciasse fare . Quando si fu stirato , tanto che gli parve di essere molto più alto di quel che era , disse : - Vendiamo la libreria al primo che capita , e noi faremo un altro mestiere ! Io vado a Milano , a Torino , a Roma ; e trovo il compratore . Lo porto qua con me ; e il rimedio è preso ! E picchiò forte le mani insieme ; poi , fece una giravolta ; che lasciò i segni del tacco sul pavimento . - Oh , ma non bisogna perdere tempo ! Giulio scosse la testa ; con le mani nelle tasche dei calzoni e gli occhi fissi su gli sgorbi della cartasuga . I suoi occhi doventavano luminosi e trasparenti ; e avevano una tristezza , che avrebbe fatto pietà a chiunque . Dopo un poco , Niccolò trasse fuori un ' altra proposta ; anche più seriamente : - Facciamoci firmare una cambiale dal signor Riccardo Valentini . - La firmerà la prima volta , ma la seconda no . E , poi , se non ci fossero quelle false e quelle vere del Nicchioli ! - Già ! Non ci avevo pensato ! Il meglio è dirlo al cavaliere , dunque ! - Potremo andare qualche altro mese , ma poi ? - Bisogna resistere fino all ' ultimo . - Abbiamo fatto già tutto il possibile . - Seguiteremo . Giulio aprì il cassetto della scrivania , come se avesse potuto trovarci qualche cosa che gli fosse utile . Toccò tutti i mucchi delle carte che c ' erano , e con le unghie volle levare uno spillo restato dentro una commettitura del legno . Poi , si mise a bucarsi la punta delle dita . - Vogliamo dire tutte le cose , come stanno , al direttore della banca ? Ci vado io . E gli chiedo che ci lasci tempo di riparare alla nostra uscita . - Io mi strabilio come non ti rendi conto che tu farnetichi . - Vado a rubare , piuttosto ! Ma in prigione per le cambiali false , no . M ' ammazzo ! Il malessere di Giulio si eccitava anche di più ; e finì che egli ebbe più compassione per il fratello che per se stesso . Di Enrico pensò che era un cretino . Niccolò gridava sempre di più : - Come ! Due uomini non siamo capaci a slegarci da quest ' impicci ! Faremo ridere tutta Siena ! Chi sa quanta gente ci avrà piacere . Ma io me ne strafotto ! Basta che non mi vengano sotto il viso ! Sarà una festa per parecchi il nostro fallimento . - Zitto ! Non dire questa parola . Niccolò si volse attorno impaurito , e chiese : - Non siamo soli ? E , data una stratta alla sedia , la fece rompere . Allora , come un matto , escì di bottega . Giulio rimise insieme i pezzi della sedia , legandoli con lo spago . Niccolò andò a casa , quasi correndo . Giù per la scesa di Via del Re ci mancò poco che non sdrucciolasse . Come se fosse ammattito da vero , tremando tutto , baciò le nipoti e disse alla moglie : - Modesta , non ti affaticare troppo per il mangiare ! Non voglio ! Anche tu hai ragione di riposarti , qualche volta . Dacci pane , acqua e qualche cipolla cruda . Io non voglio altro ! Modesta si spaventò e si volse a guardare le nipoti . - Che hai ? La febbre ! Quando t ' è venuta ? Egli entrava da una stanza a un ' altra , e riesciva subito . Non capivano quel che volesse . Egli chiese , sempre senza fermarsi : - Chiarina , è venuto già il tuo fidanzato ? La ragazza gli rispose , ridendo : - Viene questa sera . Lo zio le fece una carezza sotto il mento e girò gli occhi su attorno al soffitto . - Niccolò , che hai ? Mi fai battere il cuore . Io mando a chiamare il medico . - Il medico ? Non ce n ' è bisogno . Sono venuto a farvi una visita e a cercare il mio cappello sodo , che mi pareva d ' averlo attaccato in questa stanza . Ma non s ' era ancora fermato ; e la moglie gli domandò : - E , ora , dove te ne vai ? Ella e le nipoti gli andavano dietro , di stanza in stanza . - Voi , piuttosto , che volete da me ? O se io volessi vivere solo da qui in avanti ? Toh , non mi piace più avere moglie e stare con tutti voi . Siamo troppi ! Modesta , allora , credette che burlasse ; e gli disse , facetamente , sebbene non del tutto rassicurata : - Se mi vuoi lasciare , io ne sono più contenta di te . Egli rise a singhiozzi , come sforzandocisi . E , rendendosi conto del suo stato d ' animo , all ' improvviso , lo continuò finché non fu all ' uscio : l ' aprì , mandò indietro la moglie e saltò giù per le scale . Egli si chiedeva perché gli fosse venuto quell ' estro poco serio , mentre in bottega aveva lasciato Giulio solo . Gli chiese , rientrando : - Che hai fatto mentre non c ' ero ? Giulio gli sorrise : - T ' ho accomodato la sedia e mi son messo a segnare sul registro quel pacco di libri arrivato stamani . - Che roba è ? - Romanzi , novelle ... - Pappa sciapa per chi non ha niente da pensare . Al macero ! E , messosi a ciancicarsi le unghie , disse : - Io prenderei quelli che scrivono i libri e con una frusta li farei ballare a suon di lividure . - Codesti son ghiribizzi ! - O alla cambiale non ci pensi più ? Giulio , che se n ' era un poco dimenticato , gli disse : - Lasciami respirare ! - Ho capito : ci penso più io di te . - Perché ? Che hai fatto ? Hai trovato i denari ? - È inutile che tu mi faccia l ' ironico . E sperò che Giulio avesse già rimediato , parendogli più tranquillo . Perciò , lo guardò , aspettando che tenesse a bocca dolce anche lui . Ma Giulio gli disse , accorato : - Questa volta scivoliamo senza poterci aggrappare a niente ! Tu , ancora , non ci vuoi credere ! - Fino ad ora , la fortuna ci ha sempre assistito ! - Ed ora ci ha lasciato . - Vuol dire che subiremo insieme la stessa sorte : io non sono come Enrico . - Pensavo , invece , se qualcuno di voi si potesse salvare . - A quale scopo ? - È vero : se tocca a me , anche voi dovete fare lo stesso . Ma Niccolò non avrebbe potuto resistere di più alla monotonia di questa tristezza sconsolata . Egli cominciò a muoversi e poi a dimenarsi su la sedia ; come quando , d ' estate , per chiappare una mosca picchiava e sbatacchiava le mani da per tutto . Giulio se ne accorse e gli disse : - Vai a fare una bella scorpacciata d ' aria ! Non è mica necessario che tu stia qui perché ci sto io ! Ma il suo dolore , che doveva sopportare da solo , si fece più vivo ; con un ' acutezza felina . Niccolò rispose : - Ti garantisco che non perderò mai il mio appetito . Se , stasera , avessimo una mezza dozzina di beccacce arrosto , io pulirei anche gli ossi . La soddisfazione di farmi stare male non l ' avrà mai nessuno . Alla bottega sarei il primo io a darle fuoco ! Perché te la vuoi prendere , Giulio ? - C ' è bisogno che tu mi metta coraggio ? Io non mi sono mai sentito galantuomo e leale come ora ! Mi sembra di non avere più nulla da chiedere ; né agli uomini né a Dio . La mia volontà consiste appunto nel rendermi conto del mio tracollo . È una specie di orgoglio alla rovescia ; ma sempre orgoglio . Ho fatto di tutto non per essere un signore , perché non sarebbe stato possibile , ma per mantenerci quel che avevamo avuto da nostro padre . Se non m ' è riescito , non è colpa mia . Nondimeno , mi prendo lo stesso la colpa ; e voglio morire con più coscienza di quella che avevo due o tre anni fa . Era destinato ch ' io dovessi finire male , e non me ne lamento . Qualcuno potrà dire che s ' era sbagliato ad avermi stima ; e io gli rispondo che ora faccio a meno di qualunque stima . Sono io , proprio io , che gli toglierei qualunque illusione . Nessuno può pretendere da me che io non sia come Dio mi ha messo al mondo . Non ho mai recato , volontariamente , male a nessuno . Ho fatto le firme false , solo perché la mia firma vera non avrebbe contato nulla . Niccolò , per approvare , fece una specie di grugnito ; e disse un ' imprecazione con una parola oscena . Ma Giulio si sentiva come morire , desiderando lo stesso di sacrificarsi senza chiedere un limite . - Nessuno , se sapesse ch ' io sono un falsario , mi darebbe la mano . Non me ne importa più ! Gli mancava anche il respiro , e dovette riposarsi . Niccolò gli disse : - Io solo , che t ' ho sentito parlare così , e ti sono fratello , posso apprezzarti . Ma anche di me non te ne deve importare ! Sono io che seguo te , se non vuoi che io sparisca alla chetichella . Ora , stiamo zitti perché entra il verro ! Enrico , con la sua collottola dura di lardo e di cotenna , entrò anche più fosco e imbiecato degli altri giorni . Giulio , senza nessun rancore e senza nessuna animosità , gli chiese : - Che vuoi ? Egli , prima , biascicò senza rispondere ; poi , disse : - Domani è domenica : vogliamo mangiare una spiedonata di tordi ? Li ho visti da Cicia , legati a mazzi . Mi son parsi grassi abbastanza . Niccolò , allora , bofonchiò : - Io domani non mangio con voi ! - E perché ? Dove vai ? Niccolò , con un tono da gradassata , insolente , rispose : - A Firenze . È tanto tempo che non assaggio più i fagioli cotti in forno ; come li fanno i fiorentini . Questi di Siena non sono buoni . Giulio rispose , ad ambedue , con una voce pacata ; che commoveva : - Domani tu mangerai i fagioli a Firenze , e tu comprerai i tordi da Cicia . Vi manca altro ? CAPITOLO X La domenica , Giulio e il cavaliere Nicchioli fecero un ' altra passeggiata . Niccolò era andato a Firenze ; e perché non lo dissuadessero , aveva evitato di parlare a solo con i fratelli . Quando prendeva di queste decisioni , doventava intrattabile ; rifiutando di darne qualunque giustificazione . Non riescivano né meno a trovarlo . Il cavaliere chiese a Giulio : - Vogliamo andare da Ovile a Pispini ? Il libraio era distratto , e rispose : - Dove vuole lei . Per me , è lo stesso . Nell ' aria c ' era una dolcezza pungente ; e le campagne parevano gli avanzi della primavera . Quasi tutti i contadini avevano vendemmiato ; e perciò i cancelli su le strade erano aperti ; ma portavano ancora le spine . Siena è come tante strisce dritte di tetti e di facciate , della stessa altezza ; che si alzano invece all ' improvviso dove le case vengono più in fuori , pigliando un poco di poggetto . Ma San Francesco e Provenzano , con spicchi di case in mezzo , da un ' altra parte della città , taglierebbero quelle strisce quasi ad angolo retto se in quel punto la pendenza non fosse più ripida . E le mura della cinta , trattenute dalle loro torrette smozzicate e vuote , lasciano un gran spazio libero ; venendo fin giù alla strada ; come una corda allentata . Poi , la strada gira troppo sotto la cinta ; e Siena non si vede più . Ma dopo un poco ritorna ; con le case ammucchiate alla ridossa . E la Torre del Mangia pare che si spenzoli , su alta nel cielo , dalle mura . Il cavaliere disse : - Si volti a vedere com ' è bella la nostra Siena ! Ma Giulio non aveva voglia di guardare . Aspettando l ' ora dell ' appuntamento s ' era sempre più persuaso che a chiedere al Nicchioli un ' altra firma si sarebbe compromesso ; o , per lo meno , gli avrebbe suggerito un sospetto troppo forte . E , poi , si sentiva con lui di una timidità molle . L ' averlo ingannato gli metteva nell ' animo il desiderio di compensarlo con una devozione intima e profonda . Ma , standoci insieme , fu tentato ; e gli parve possibile che il cavaliere avrebbe annuito a firmare un ' altra volta . Era , del resto , il mezzo di salvarsi soltanto per altre poche settimane e basta ! Ma quando sentì che gli parlava con quella sua tenerezza vanitosa e saccente , gli disse : - Domani avrei bisogno da lei di una gentilezza che m ' ha fatto un ' altra volta . - Se posso , volentieri ! Giulio ebbe un gran rivoltolone dentro , e continuò come se fosse fatale non potersi trattenere più : - Ci fanno comodo altri denari ... Il cavaliere impallidì , e chiese : - Quanti ? - Un diecimila lire ! - E perché ? - Siamo restati al secco . Il cavaliere trasecolava e allibiva ; e Giulio si accorse che , parlando , aveva dato il tracollo a tutto . Ma gli pareva già da un tempo incalcolabile e che fosse possibile rimediare . Stava per dire che non era vero , quando s ' accorse che il cavaliere non aveva più nessuna stima di lui . Allora si raccomandò come un ragazzo , cercando di fargli credere che si trattasse quasi di un capriccio , di una necessità non indispensabile ; quasi di un lusso . Gli premeva che il Nicchioli non sospettasse , e sorrise . Ma il cavaliere , addirittura di un altro umore , non dette retta a quel sorriso . Che gli era avvenuto ? Non alzava più gli occhi e non aveva più voglia di parlare . Questo cambiamento sembrava pieno di conseguenze cattive . Camminava più lesto , come se non potesse stare più con lui . Era adirato ? Era finita la loro amicizia ? O sarebbe andato a informarsi alla banca ? Ma non indovinò nulla , benché il cavaliere , lasciandolo , gli desse la mano in un modo come per rimproverarlo . In casa , Giulio trovò Enrico che insegnava a giocare a dama alle nipoti ; mentre stava su una poltrona con un piede dentro un senapismo caldo , perché durante la notte aveva avuto un altro attacco di gotta . Modesta vicino alla finestra , cuciva . Egli entrò in camera , e ci si chiuse . Sentì che per lui vivere era doventata una cosa del tutto involontaria . Non gli importava più di niente , e le voci di quelli che parlavano nella stanza accanto gli sembrava che si fermassero a una specie d ' ostacolo ; che le lasciava passare oltre . Egli , a un certo momento , si voltò perfino per vedere se quell ' ostacolo era visibile ! Non riesciva né meno ad essere triste e a preoccuparsi : una chiarezza fatale ed inalterata gli faceva conoscere , con un gran guazzabuglio di ricordi e di pensieri , ch ' egli non avrebbe potuto cambiare nulla . Sentiva dissolversi ogni cosa e non riusciva più a prendere una decisione . Anzi , gli pareva proibito per sempre che egli potesse trovare una ragione qualunque di quel silenzio cosciente . Se uno avesse parlato di cose allegre , gli avrebbe fatto piacere ; e gli sarebbe parso naturale . Pensava volentieri che Niccolò era andato a Firenze per divertirsi ; ed egli stesso non credeva più che il giorno dopo c ' era la scadenza d ' una cambiale . S ' allontanava agevolmente dalla realtà ; e gli pareva che avrebbe potuto fare a meno di riavvicinarcisi . S ' accorse che non parlavano più ; ed Enrico , sporgendo la testa dall ' uscio , dopo un bel pezzo , gli chiese : - Sei stato con il cavaliere ? - Sì : quasi due ore . C ' è qualche motivo perché tu me lo domandi ? - Volevo sapere quel che ne pensi , e se gli hai detto niente . Non te ne fidare : è doppio come le cipolle . - Ma ti pare che io volessi entrare con lui in certi gineprai ? Egli aveva tutt ' altro per la testa . Non sarebbe stato né meno educazione ! - Allora , hai agito bene . - Sono venuto al mondo stamattina ? - Lo so . Ma te l ' ho chiesto tanto per potermi regolare nel caso che lo incontrassi io . - Tu farai sempre conto di cadere dalle nuvole , qualunque cosa ti domandi . - Siamo d ' accordo . O perché te ne stai costì solo ? Vieni di qua anche tu . Le bambine escono con Modesta . Giulio rispose come se il fratello cercasse di fargli commettere qualche errore : - Perché devo muovermi di qui ? Ci sto così bene ! - Allora , se credi , fai il tuo comodo . E , ritirata la testa , chiuse l ' uscio . Ma , istantaneamente , Giulio si sentì invadere come da un delirio senza scampo . Chi lo avrebbe trattenuto perché non andasse in mezzo alla cognata e alle nipoti gridando ? Come avrebbe potuto fare a non buttarsi a capofitto contro il muro ? Chi lo poteva tenere , nella strada , che non corresse per tutta Siena ? Bisognava , dunque , che egli si preparasse a commettere chi sa quale stravaganza , che avrebbe fatto effetto a tutti . " Ecco , egli pensava , come un uomo può cambiarsi ! È lo stesso di una malattia , che viene quando non ci si pensa né meno ! " Ma egli restava a sedere ; e nessuno , vedendolo , avrebbe potuto sospettare di niente . Gli seccò che le nipoti andassero a salutarlo e a baciarlo . Pensava : " C ' è bisogno di queste smancerie ? " E non si rendeva conto che esse avevano fatto sempre così . Poi , pensava : " Tutta la nostra regola di vivere dev ' essere intesa in un altro modo . Altrimenti , vuol dire che io , in quarant ' anni che ho , non sono mai riescito ad imbastire attorno a me una cosa che mi possa fare veramente piacere e che risponda ai miei sentimenti . Perché gli altri mi credono eguale a loro ? Perché gliel ' ho fatto credere io . E perché se io dicessi a loro quel che penso , è certo che ne proverebbero dispiacere e non vorrebbero ? Vuol dire che io li ho tanto abituati a me stesso e ad essere così , che io ho perduto ormai qualunque diritto a ricredermi . Ho fatto bene o male ? E non potrebbe essere un bene anche per loro se io riescissi a far conoscere quel che penso ? Io ho continuato a vivere adattandomi sempre , e costringendo me stesso a una certa regolarità , che mi sembrava giusta ed opportuna . Ora m ' accorgo che posso esser vissuto soltanto provvisoriamente , finché un giorno dovesse sopravvenire un fatto decisivo , come quello della cambiale , che farà doventare debole ciò che prima mi sembrava sicuramente forte e scelto bene . E se io non volessi più obbedire a tutto ciò che fa parte anche di me stesso , mi troverei obbligato a non stare più in questa casa e forse ad andarmene chi sa dove . L ' impazienza del mio stato d ' animo deliberativo dipende soltanto da me ; finché io non l ' ho manifestato a nessuno . Ma , siccome per eseguire la mia volontà , dovrei necessariamente , in un modo o in un altro , farla conoscere a loro , io non sarei più libero come mi credo ; ed io , perciò , mi sono illuso da vero di godere e di soffrire soltanto per un effetto della mia coscienza . La paura che io ho di sbagliare a prendere qualche decisione , l ' impossibilità anzi di prenderla , è la causa della mia indifferenza . Non vale , dunque , la pena ch ' io soffra ; perché non soffro soltanto per me ma anche per gli altri . Io vivo così perché essi vivono insieme con me . " Allora gli pareva possibile cedere e trasmettere la sua sofferenza a qualcuno di loro ; ed egli ritrarsi verso qualche punto , dal quale avrebbe potuto soltanto assistere . Non vide più perché egli avesse dovuto continuare a vivere , e il desiderio della morte gli parve preferibile e necessario . " Essi mi fanno morire , senza ch ' io abbia il diritto di rifiutarmi . Anzi non mi preparo né meno a rifiutarmi . E perché ? " Ma il perché non lo trovava ; e , a forza di pensarci , gli vennero in mente altre cose , che con quella domanda non avevano più nessun legame . Almeno , quand ' era giovine , non gli era mai capitato di perdersi in queste possibilità negative , che ora filtravano anche nel suo passato più remoto ; in quel passato che credeva invulnerabile . Invece non esisteva nessuna resistenza ; e un giorno di disperazione si trovava subito a contatto con la sua giovinezza ; che , con una rapidità da far paura , era doventata soltanto una verità del suo sentimento . Escì di camera con un viso che Enrico gli domandò se si sentisse male . - Io ? Perché ? Non sono mai stato come oggi ! Niccolò a Firenze s ' era divertito a girare tutto il giorno ; senza parlare a nessuno . Egli s ' incoraggiava con energia ad essere senza preoccupazioni ; e camminava a testa alta , tronfio e rimpettito , come un signore che avesse a fare visite da insuperbire ; e , solleticando il suo amor proprio , fossero dicevoli soltanto alle sue ricchezze . La giornata gli parve troppo breve ; e soltanto in treno , mentre si riavvicinava a Siena , ebbe qualche dubbio se avesse dovuto stare insieme con Giulio . Ma si portò almeno un centinaio di ragioni , l ' una migliore dell ' altra ; che lo approvarono . " Avrei poco giudizio se io me la prendessi prima del tempo ! Per oggi , è bene ch ' io abbia fatto così . " Quando il treno arrivò , era vicino a buio ; e Niccolò non si sentì nessuna fretta di andare a casa . Lasciò passarsi avanti tutti gli altri scesi alla stazione ; seguiti dai facchini con le valigie in spalla ; ed egli guardava Siena come se la vedesse per la prima volta . Era tentato , perfino , di domandare quale strada dovesse prendere ! Si fermò , con le mani dietro la schiena , a guardare la basilica di San Francesco ; già scura d ' ombra . Dirimpetto , né meno a mezzo chilometro , il pendio d ' una collina era invece ancora chiaro ; e , tra essa e la basilica , la vallata che s ' allarga in pianura , non smettendo fino ai monti lontani , era azzurrognola e placida ; con anche certi colori di grigio quasi bianco . Un cipresso , da sopra una sporgenza che non si vede , pareva sospeso sopra alla pianura . Sotto San Francesco , le case d ' Ovile ; sospinte e sdrucciolate giù per lunghi scarichi . Niccolò si volse intorno , per vedere se nessuno lo notava . Desiderava che lo giudicassero pieno di boria e d ' alterigia ; e , andando a casa , si soffermò a tutte le botteghe dove erano ghiottonerie e robe da mangiare . A casa disse giubilando , per vantarsi : - Come sono stato bene ! Una giornata incantevole ! E , poi , fingendo una magnanimità compunta : - Scommetto che voi vi siete annoiati ! CAPITOLO XI Il Nicchioli non aveva sospettato ; ma gli era parso che il libraio volesse troppo approfittarsi di lui ; e , perciò , s ' era imbroncito . Dopo , però , s ' avvide ch ' egli avrebbe potuto essere più fermo senza alterarsi . E aveva in mente di spiegarlo al Gambi ; disposto magari , in seguito , e dopo aver visto le cose con chiarezza , a non rifiutare il suo aiuto ; quando non ci fossero stati veri pericoli . Non poteva darsi pace , anzi , d ' essere stato costretto a un diniego così reciso e anche umiliante . Ma la sua stessa albagia buonacciona non gli permetteva né meno di temere che Giulio avesse fatto qualche imbroglio . Egli , intanto , per evitare di chiedergli troppo presto scusa e anche di accondiscendere , pensò che non doveva tornare almeno per un poco di tempo alla libreria ; e , il lunedì , sebbene non ce ne avesse bisogno , andò alle sue tenute di Monteriggioni : così , se lo avessero cercato , non lo avrebbero trovato in casa . Bisogna essere buoni , ma fino a un certo punto ! Il lunedì mattina , tutti e tre i fratelli si trovarono nella libreria . Enrico bofonchiava abbacchiato ed immusonito ; con gli occhi gonfi e pesti . Cavò l ' orologio dal taschino , e disse : - Oh , a presentare la cambiale , c ' è ormai due ore sole ! Niccolò , che stava a capo riverso su la sua sedia , sbattendo i denti insieme , gli fece una sghignazzata rabbiosa e gridò : - Tu stattene cheto ! Giulio si raccomandò che non si mettessero a imbastire un litigio , perché gli avrebbero fatto perdere di più la testa . Egli era sempre mite ; e restava assorto a almanaccare la via di scampo più prudente . Si teneva il mento con una mano , e non alzava mai gli occhi . Le mani gli s ' erano affilate e parevano fatte soltanto di tendini . Niccolò non voleva essere distornato dal guardarlo , aspettando ; e preparandogli un risolino . Ma Giulio disse , con una dolcezza rassegnata : - Farò un ' altra firma falsa . I due fratelli , che s ' aspettavano di meglio , restarono zitti ; quasi contrariati . Giulio sentì che avevano ragione , e non aggiunse altre parole . Allora , Enrico disse , con una certa vivacità che credeva approvata da Niccolò : - Se non trovi un santo più fidato ! - Non abbiamo fatto così le altre volte ? - Ma ... sarebbe tempo di smettere . Niccolò si drizzò e disse a Giulio , andando alla scrivania : - Dammi quel che ci vuole per comprare la cambiale : ci vado io . Enrico disse : - Aspetta ! Riflettiamo , prima ! Allora , Giulio rimise i soldi nella ciotola di legno ; pigiandoci la punta delle dita sopra . Niccolò sembrava abbonito , quasi contento ; come se , anzi , avesse la bramosia di comprare la cambiale . Egli ci teneva a farsi vedere il più sveglio , quasi il più sagace ; ma siccome gli altri restavano ancora indecisi , egli spazientito si ributtò su la sedia , spingendola a dietro con tutto il corpo e puntando i piedi in terra . Badò se ci aveva un mezzo sigaro , e poi si mise a cacciarsi le dita nel naso . Giulio teneva gli occhi bassi , benché fosse voltato dalla parte di Enrico ; e sentiva le ciglia chiudersi da sé , su gli occhi . Enrico disse : - O quel mascalzone del Nicchioli non potrebbe cavarci d ' impiccio ? Giulio accennò di no , con la testa . - Ma bisognerebbe almeno che tu provassi ! Giulio si fece di porpora , e disse : - Glie ne parlai ieri . Niccolò , allora , smosse un ' altra volta la sedia ; che scricchiolò come se si sfondasse . E gridò : - Le bugie né meno tu me le devi dire . - Che male ho fatto ? Niccolò riprendeva gagliardia , quasi baldanza . Andò fino alla porta , tornò a dietro ; poi fece lo stesso altre due volte . Enrico gli disse : - Smetti . Non senti come sventoli ? Egli , allora , si piantò a sedere ; e gridò : - Di qui non mi alzo ! Mentre Giulio stava per dire a Enrico che intanto poteva decidersi lui a comprare la cambiale da qualche tabaccaio , purché non andasse troppo lontano , entrò il Corsali ; che aveva voglia di raccontare un pettegolezzo su certi suoi pigionali ; uno di quei pettegolezzi che li mettevano di buon umore . Niccolò lo aggredì : - Che vuoi ? Non è giornata , oggi ! - Che ti è accaduto ? Io non ne so mica niente ! - Vattene . - Oh , ma potresti usare modi più garbati ! Niccolò ringhiò , battendo forte i piedi . Giulio gli fece capire , con un cenno della testa , che non potevano dargli retta . Allora , il Corsali s ' arrischiò : - Se io posso esservi utile ... Enrico disse , come se si rivolgesse ai fratelli : - Non se ne vuole mica andare ! Entra , qua dentro , franco , quasi con brio ... e pretende che lo si tratti da persona educata ! La colpa è vostra , perché è sempre venuto a trovare voi ! Io non l ' avrei fatto passare né meno una volta ! Il Corsali , adirato , gli chiese : - E tu che hai da guaire contro di me ? Finché vi ho fatto comodo ... Niccolò rispose : - A me non fa comodo nessuno . Altro che i signori . E oggi né meno quelli ! Vattene , e basta ! - Mi meraviglio di Giulio ! Ma anche Giulio sbuffò ; e il Corsali escì , minacciandoli . Erano tutti e tre fuori di sé dalla collera ; ed erano i soli momenti che si volevano veramente bene . Giulio , sicuro che nessuno avrebbe contraddetto , disse ad Enrico : - Vai a prenderla ! Restati soli , Giulio e Niccolò sentivano l ' uno per l ' altro una tenerezza che pareva una cosa sola con la loro collera . Anche Giulio , ora , era più spigliato ; e , quando venne la cambiale , la stese subito su la scrivania . Scelse una penna che faceva bene , e la provò con l ' unghia del pollice ; ma , siccome gli tremavano un poco le mani , disse : - Prima è meglio ch ' io mi calmi ! Gli altri due fratelli , appoggiati agli scaffali , gli stavano attorno . Giulio accese una sigaretta ; e , fumatala mezza , disse : - Ora sono in ordine ! Si strinse forte le mani insieme , poi un dito per volta della destra ; tuffò la penna , guardò che non fosse inchiostrata troppo ; e , tenendo ferma la cambiale con la sinistra , cominciò la firma . In quel momento si entusiasmava ; e , benché si sentisse sempre rimescolare e come un ' interruzione nella sua coscienza , non avrebbe potuto fare a meno di finire la firma ; quasi protetto e scusato dalla certezza della sua bravura . Egli esaminò la firma , da tutte le parti ; e la mostrò ai fratelli ; che la trovarono perfetta , confrontandola con una vera del Nicchioli . Ma , fatta la firma , bisognava portare la cambiale . E la titubanza cominciava qui . Per portarla , doveva ragionare presso a poco così : " Ormai è fatta , e sarei ridicolo che me ne pentissi e me ne vergognassi . Se è fatta , vuol dire ch ' io devo prendere la cambiale e portarla alla banca . A che cosa servirebbe , se no ? Sono doventato un ragazzo che non sa quello che deve lambiccare ? " Ma quella mattina non ebbe tempo per queste riflessioni , e né meno per altre più brevi ; perché tanto Niccolò che Enrico gli intimarono : - Non bisogna perdere più tempo ! C ' è mezz ' ora soltanto ! Alzati da sedere ! Egli prese la cambiale ed obbedì . Ma , per la strada , sentiva di perdere quella specie di sicurezza ; e camminava sempre più a rilento . Avrebbe potuto tornare a dietro o strappare la cambiale ? Egli ci pensò , un attimo solo e come a una cosa impossibile . C ' erano dinanzi a lui tante vie , ma egli doveva prendere quella della banca . Quando fu su per le scale , pulite ed eleganti , riconobbe l ' odore che veniva sempre da quegli uffici . Molta gente scendeva e saliva ; egli ne conosceva parecchi e s ' affrettava a salutarli . Giunto allo sportello dove accettavano gli sconti , dovette attendere perché c ' erano almeno una dozzina di persone . Ma non gli venne mai in mente di andarsene ; anzi , ostentava di avere fretta ; e consegnò la cambiale all ' impiegato , con un sorriso convenzionale ; da commerciante conosciuto e accreditato . Poi chiese , scherzando : - Va bene ? L ' impiegato , con un moto della testa , rispose : - Benissimo ! E buttò la cambiale , insieme con le altre , in una cestina di vimini . Giulio , scendendo con più allegrezza , pensava : " Anche questa volta il colpo è fatto ! " Ma s ' accorgeva che la sua allegria era impacciata e malsicura : pareva che egli non avesse forza . Si sentiva , ora , come un convalescente ; che comincia a riconoscere le proprie sensazioni e le trova troppo vecchie e usate . E vuole averle più intense . Ma non tardò molto a confessarsi ripreso in mezzo al disordine delle sue preoccupazioni . In bottega c ' era il Nisard , che parlava con quella voce che viene quando ci si trova tra persone in lutto . Egli non capiva che cosa avessero ; ma voleva rendersi gradevole e non far pesare quella specie di giocondità corretta , quasi precisa e convenuta , che era della sua indole ; pur senza essere costretto a lasciarla per gli altri . Giulio , con un cenno , fece capire ai fratelli che la cambiale era stata presa ; e si mise alla scrivania , un poco impacciato e incuriosito di quel che parlavano . Soffiò meticolosamente la polvere su la scrivania ; quasi toccandola con le guance , per piegare la testa e sogguardare da vicino e contro luce . Il Nisard gli piaceva , anche perché gli parlava di pittura antica ; e con lui poteva mostrare la sua erudizione di bibliofilo ; sempre con un ' ironia astuta e bonaria . Possedeva parecchi libri rari ; e , facendoli vedere con una compiacenza particolare , li sfogliava come se li accarezzasse . S ' intendeva bene di stampe vecchie e le riconosceva subito ; sorridendo come una zitellona , con il labbro di sotto che gli pendeva . Il Nisard capì , con un ' occhiata , che anche Giulio era molto differente agli altri giorni ; e perché fossero costretti ad ammirare la sua amabilità , sfoggiò , prima di andarsene , qualche parola come egli solo sapeva scegliere in certe circostanze . Come fu escito , Giulio disse : - Domani sapremo se la cambiale sarà accettata dalla banca ! Niccolò rispose : - Ne sono arcisicuro ! Ma Enrico non era del suo parere e scuoteva la testa . Poi s ' impennò : - Se io fossi certo che la respingono , anderei ad ammazzarli uno per volta ! Ladri ! Che ci rimettono , loro , a farci questo piacere ? Vorrei che si trovassero con l ' acqua alla gola come noi ! Niccolò seguitò , per un pezzo , a sostenere che aveva torto . - Ah , ah , ah ! Tu non ne infili né meno una ! Anzi sono sicuro , appunto perché tu dici di no , che la cambiale sarà presa ! Andrà a vele gonfie ! Mi par di vederla , quando la prenderanno in mano quelli che devono decidere ! Perdio ! Siamo galantuomini , per ora ! Anche Giulio allora si rifece animo ; e disse cose strampalate : - Ci penserò tutto il giorno ; così , la cambiale doventerà viva come se nel suo posto ci fossi io e potrà parlare da sé ! Enrico chiese : - O , allora , perché dianzi ci siamo tanto rannuvolati ? Se viene il Corsali , quando io non ci sono , ditegli a nome mio che non lo volevo offendere sul serio ! Giulio gli chiese : - E dove hai da andare ? - Vado a giocare due o tre briscole ; perché non ne posso fare a meno ! Mi parrebbe di non essere più io ! Niccolò era così nervosamente allegro che cominciò a canticchiare sguaiataggini . Giulio lo ascoltava ; ma ad un tratto , senza osare di dirlo a lui , sentì come un fendente dal capo ai piedi . Per salvarsi , nascose il viso tra le mani . CAPITOLO XII Alla banca , un amico del Nicchioli si stupì che egli avesse firmato per i Gambi un ' altra cambiale ; e pensò di dirglielo . Il Nicchioli non voleva crederci , e restò così sconvolto ed atterrito delle conseguenze che né meno la moglie riescì a calmarlo . Si spense in lui ogni stima per gli altri ; e se si fosse ritrovato , da un giorno a un altro , senza più niente , non avrebbe potuto accasciarsi di più . La moglie gli diceva che , dopo tutto , sessanta o settanta mila lire perdute , se dal fallimento non ci fosse stato da prendere né meno una lira , erano per lui soltanto un anno e forse meno di rendita . Egli le dava ragione , le baciava le mani mentre ella lo accarezzava ; ma , dopo un poco , ricominciava a smaniare più di prima ; senza sapere se andava la sera stessa a trovare i Gambi o se aspettava il giorno dopo ; quando si fosse rimesso e fosse tornato in sé . La moglie non lo fece escire ; ed egli la notte non poté mai addormentarsi . Verso la mattina , pianse per più di un ' ora , zitto zitto ; e poté assopirsi anche perché era sfinito . Si alzò con il proposito di andare alla libreria , a farsi vedere sdegnato e a trattar male i Gambi ; ma , per la strada , la sua furia diminuiva ; ed era così debole che sudava . Egli non ebbe animo d ' entrare solo ; e andò a prendere , in casa , il Corsali ; che credeva piuttosto di sognare . Intanto , i Gambi sapevano che la cambiale era stata non solo respinta , ma anche denunciata . Pareva che già lo sapesse anche tutta Siena ; perché molti ne parlavano a voce alta , fermandosi davanti alla libreria ; dicendo che si trattava di quasi novantamila lire ; e qualcuno assicurava centomila . Enrico era andato a quella bettola , a combinare una partita a carte per la sera ; e un suo conoscente gli aveva riso su la faccia . Egli , sgattaiolando , corse ad avvertire i fratelli ; facendo loro vedere con che aria la gente si fermava davanti alla libreria . Non c ' era più niente da sperare ! Giulio cadde in deliquio ; e Niccolò , stringendo la sua testa tra le mani , lo baciava e lo chiamava per nome . Enrico , per non trovarsi a qualche umiliazione brutta , andò a turarsi in casa . E , per essere il primo , disse tutto a Modesta ; che cominciò a disperarsi strillando , insieme con le nipoti . Quando Giulio si riebbe , non pianse ; ma aveva gli occhi di chi ha sparso sempre lagrime . Niccolò non stava fermo , andava per tutti i cantucci della libreria ; fremendo , bestemmiando e insultando chiunque gli veniva alla mente . La sua voce sembrava un legno grosso che si stronca ; ma c ' era sempre una specie di risata , che la rendeva più tagliente e sanguigna . Quando apparve il Nicchioli seguito dal Corsali , che avrebbe voluto non essere lì , per paura che poi i Gambi si sarebbero rifatti sfogandosi contro di lui , Niccolò si fermò di botto , sbiancando come se dovesse venirgli male ; e Giulio cadde un ' altra volta in deliquio . Il Nicchioli disse a Niccolò , senz ' essere sicuro che egli l ' ascoltasse : - Avrei diritto di dirvi quel che penso e tutto quel che volessi , ma ho compassione di voi ! Niccolò fece un gesto , come per trattenerlo e per accennargli Giulio abbandonato addosso alla scrivania ; ma il Nicchioli non volle sentire niente , e rispose : - Non ce n ' è bisogno . Mi aspettavo più coscienza ! Il Corsali , che si teneva a una certa distanza , gli aprì la porta ; e , prima di escire anche lui , disse : - Più tardi tornerò ! Allora a Niccolò venne da ridere ; ma a vedere il fratello come un morto s ' infuriava ; e lo sollevò di peso , accomodandolo su la sedia . Egli pensava : " Ci dovrebbe essere Modesta ! Io non lo so assistere ! " Giulio , aprendo gli occhi , disse : - Che m ' è accaduto ? Mi son sentito girare la testa . Guarda che le mie lenti non si siano rotte . Niccolò glie le dette , e gli disse : - Bisogna che tu sia più forte ! Giulio , tentando di sorridere , chiese : - Il Nicchioli se n ' è andato subito ? - Quasi . - Che ti ha detto ? Volevo parlargli io ! - Non ha detto niente ! Se non fosse un imbecille , dovrebbe pagare la cambiale ; e anche lui eviterebbe quel che cerca facendoci fallire ! Giulio disse : - Mi pare di sentirmi male . Ma Niccolò vide alcune persone ferme dinanzi alla bottega ; allora , andò dietro i vetri e fece una risata : le persone , sorprese e vergognose s ' allontanarono . - Credono che io gliela dia vinta ! Altro che fallimenti ci vogliono ! Niccolò non si leva di cappello a nessuno ! Senti , Giulio , non ti affliggere come fai . Non ti posso sopportare . Guarda il contegno che tengo io ! Guarda : non mi tremano né meno le mani ! E tese il braccio ; ma la mano gli tremava così forte che la ritirò subito . - Che gente ! Pare che i soldi li abbiamo presi a loro ! Che gliene importa ? Non si sapesse , che sono tutti peggio di noi ! Poi , credendo di avere già influito sul fratello , disse : - Per me , sono contento se mi resta questa cassapanca . Me la faccio mettere in camera , e me la guarderò quanto voglio . Ma Giulio si sentiva trafitto , e non avrebbe voluto parlare più . Egli , nello stesso tempo , provava una grande dolcezza , quasi una grande contentezza , che gli faceva desiderare sofferenze più acute . Gli pareva d ' essere doventato , invece , insensibile ; e questo lo deludeva . Non c ' era altro , dunque , da inventare acciocché egli fosse costretto a patire quanto aveva sognato ? Perché , dunque , viveva ? Non era incompatibile che vivesse se i suoi occhi vedevano gli stessi scaffali e suo fratello ? Non era immorale se egli , forse tra pochi minuti , doveva parlare , come una volta , a Modesta e alle nipoti ? A quale fine sarebbe stato così differente a Enrico e anche a Niccolò ? Sapeva da sé quello che ormai era : nessuno glie lo avrebbe potuto dire con più asprezza . Ecco perché le angosce degli altri giorni oggi non tornavano ! Ecco perché sentiva una specie di serenità incerta e nebulosa ; ma quasi soave ; come se i suoi pensieri si purificassero da sé , a contatto di una misericordia . Disse a Niccolò : - Io invidio quelli che possono credere . Niccolò , con un ' alterezza violenta , chiese : - A che ? - A Dio . Niccolò non voleva sentirne parlare , e s ' impazientì di più . - Giulio , oggi tu hai perso la testa ! Non ti giudicavo così . Fammi sentire il polso se hai la febbre ! Allora , Giulio disse : - Ho detto ... una cosa qualunque . Piuttosto , ora dovremo andare a casa ; e non potremo più nascondere niente . - Ah , certo ! È bene che anche Modesta faccia buon viso alla sventura . Subito ci si deve avvezzare ! Ci penso io ! Guai a lei se piange ! Non ci dormirei né meno insieme . Perdio ! Le turo la bocca con le mani . Ci hai il vino in casa ? Ma anche egli , benché il suo istinto fosse sempre forte , si sentiva esasperare ; e gli mancava sempre di più l ' animo . Ed aveva paura di doversi pentire . Nondimeno , per ora , sembrava capace di qualunque resistenza e anche di qualunque eccesso . Egli , infatti , con le mani dietro la schiena , e il sigaro in bocca , benché non avesse voluto accenderlo , si mise al vetro della porta , fissando in viso tutti quelli che si voltavano ; non smettendo se essi non erano i primi . Poi , disse quasi allegro , benché con una certa punta d ' agrezza : - Giulio , fatti vedere anche tu . - Ma perché dài importanza a queste nànnole ? Vieni più in dentro , e lasciali stare quanti sono . Ora chiudiamo , e andiamo a casa . Poi , sentiremo quel che ci dovrà capitare . Verranno a mettere i sigilli alla porta e poi ... - E poi ? - Se io sarò vivo , vedrò . - E io lo stesso . Escirono insieme , come non facevano da anni ; e insieme non ci sapevano camminare . Giulio affettava di essere indifferente e anche di non dare importanza alla faccenda ; mentre Niccolò guardava tutti con un ' aria arrogante e sguaiata . In Via del Re , a un certo punto , Giulio disse : - Senti come puzzano queste stalle ! Di qui non ci si dovrebbe mai passare ! Scesi dal Vicolo di San Vigilio , si trovarono al Palazzo Piccolomini : uno dei suoi spigoli pareva rasente alla Torre ; come se fosse stata staccata da esso con un taglio . E il Palazzo , di pietra , con le finestre inferriate , fa sempre un ' impressione , ch ' è addolcita dalle Logge , benché deserte e polverose , chiuse dalla vecchia cancellata . Niccolò , alzando gli occhi , che ridoventarono furbi e maliziosi , alle finestre , disse : - Se mi lasciassero entrare dove sono le pergamene ! Altro che cambiale ! Ma quando si trattò di girare la chiave nella serratura di casa , egli non ebbe più voglia di scherzare ; e il viso gli doventò scuro . Giulio , prima d ' aprire , si raccomandò che lasciasse fare a lui ; senza montare in furie , anche se Modesta avesse voluto dire qualche cosa ; perché , del resto , aveva diritto a non stare zitta . E , sebbene poco rassicurato , aprì . Allora , come se fosse stata lì ad attenderli , Modesta si avventò al collo del marito e non lo voleva più lasciare ; singhiozzando e torcendosi tutta , quasi da cadere insieme con lui . Niccolò , a cui non piaceva quella passione insensata e si asciugava il viso che la donna gli bagnava con le lacrime , disse a Giulio : - Levamela tu di dosso ! Prendila ! Io non vorrei farle male a staccarla ; da quanto mi stringe ! Ma in quel punto le due nipoti afferrarono Giulio , e con il loro peso lo fecero perfino traballare . Giulio , però , si commosse ; e avrebbe desiderato che non lo lasciassero più . Ma disse loro che andassero a prendere la zia e la portassero in salotto . Egli non s ' aspettava che sapessero già tutto ; e non gli veniva in mente che poteva essere stato Enrico . Niccolò gli disse : - Hai visto che sentimento ha quella donna ? Non ha detto né meno una parola cattiva ! - Vai da lei ! Niccolò andò in salotto e si mise a sedere accanto alla moglie ; ma , a vederlo , faceva ridere , tanto ci stava goffamente e malvolentieri . Egli non le diceva nulla ; e quando ella , per affetto , voleva fissarlo negli occhi , egli a poco a poco li girava altrove e fingeva di fare così per distrarsi quanto fosse possibile . - Perché non mi avete detto la verità prima ? Vedi ch ' io ero stata indovina ? Non meritavo , allora , che tu fossi stato schietto ? Egli storceva la bocca e chiudeva gli occhi . - Forse avrei potuto consigliarti . Allora , Niccolò si scosse e fece l ' atto di alzarsi ; ma si rilasciò su la sedia . - Certamente , non avrei permesso che spendessimo tanto ! Egli , risolutamente , si alzò . E le disse , con una specie di autorità canzonatoria : - Ne parleremo domani . Giulio , nella sua camera , si sentiva assai più triste che nella libreria ; e gli sarebbe stato impossibile rimanerci a lungo . Mangiò un pezzo di pane intinto nel vino , e andò a serrarsi dentro la libreria ; a stracciare carte e a preparare i bilanci dei registri . Lavorava in fretta e con una facilità che non aveva sempre avuta . Lavorava come se avesse potuto riparare a qualche cosa ; e si sentiva calmo ; ma con una di quelle calme che pesano come il piombo e se ne ha paura ; perché si sa che esse ci costringeranno a qualche tristizia inaudita . La sera non mangiò niente , e barcollando si gettò subito sul letto . Dormì con un senso di dolcezza che lo affascinava . Poi , rimpianse di essersi destato : in certi casi non si lascerebbe mai il sonno . Niccolò tentò di parlare con Enrico , ma gli fu impossibile . Uno diceva una cosa e uno un ' altra ; e nessun dei due pareva disposto a capire quel che dicevano . Enrico sembrava addirittura idiota , quasi inconsapevole della cambiale . Pareva che soltanto a stento ammettesse che era vero ; e , alla fine , disse che anche a parlarne non ne ricavavano nessuna utilità . Egli non aveva né meno aperto la legatoria ; e i due o tre operai , saputo del perché , se n ' erano andati . Niccolò avrebbe voluto stare con Giulio ; ma questi gli aveva detto di no . Allora , pensò di trovare il Nisard ; ma non riuscì ad incontrarlo . Non poteva stare senza discorrere ; e , tornato a casa , si mise a fare il chiasso con le nipoti ; mentre Modesta , distesa su una greppina , teneva gli orecchi turati con le mani . Ogni tanto , Enrico si affacciava alla stanza ; e tornava via senza dire niente . Egli stava con i gomiti appuntellati al davanzale della finestra , sbadigliando . A tavola , disse : - Il peggio sarà che non potremo mangiare come abbiamo fatto fino ad ora ! Il resto , poi , non conta niente . CAPITOLO XIII La mattina , Giulio si disse : " No ; non mi lascerò illudere . Ho capito , ormai , che le cose bisogna guardarle in un modo come ancora non sapevo ! Se io accettassi di vivere , giacché non mi sento per ora nessun male che mi possa togliere la vita , sarebbe lo stesso io trovassi gusto a farmi martoriare . Ma questo non può essere , per quanto io soffra molto meno . Non può essere mi manchi la forza di fare a me quello che non farei agli altri . Forse , sbaglierò ; ma è necessario io faccia la prova della morte . Stanotte , mi pareva già di non avere più a che fare con la mia solita vita , alla quale ho creduto fino ad ora ; e non rimpiangevo niente . Non avevo mai sognato così bene ! " Ma la calma della sera innanzi s ' era già rivelata per una enfiagione di cose malaticce . Ed egli continuò a pensare , con piacere : " Qualcuno crederà che io mi uccida buttandomi dalla finestra ; un altro che io vada ad annegarmi . No : così non mi ucciderò . " Ed escì di casa . La mattina era umida e fresca . Si fermò a vedere una sciancata ; che , aiutandosi con il bastone e appoggiandosi anche con una mano alla sporgenza della balaustrata , cercava di salire le scale della Chiesa di San Martino . Egli non aveva mai visto un ' altra ostinazione così vogliosa e nello stesso tempo un ' altra impazienza forse così piena di gioia . Egli sentiva che quella donnàcchera poteva significare una cosa , che cercò in vano . E la sua disperazione crebbe . Il giorno dopo , la legge avrebbe fatto mettere i sigilli alla libreria ; ed egli aveva dinanzi a sé soltanto poche ore , per prendere qualche risoluzione che potesse essere definitiva . Svoltando per una strada , s ' imbatté con il Nisard ; che gli andò incontro mentre il suo viso doventava rapidamente compunto . Egli disse : - Ma che disgrazia ! Come mi dispiace ! Giulio lo guardò con il viso scomposto , quasi irriconoscibile per i sentimenti che ora gli si vedevano . Poi aggiunse : - Una cosa inevitabile ! Vuole accompagnarmi un poco ? Ero diretto alla libreria ; ma se lei non si vergogna a venire con me , specie per la gente , andremo un poco insieme . Il Nisard troncò subito la sua titubanza e tornò a dietro con lui . Presero , come se l ' uno volesse far piacere all ' altro , per Via delle Terme , dove potevano incontrare meno conoscenti . Le case alte e strette insieme dànno un senso d ' angustia monotona ; con i vicoli di Fontebranda come tanti baratri che lasciano vedere , lontana , una collina verde e intramezzata di cipressi neri . In Piazza di San Domenico si fermarono ; sicuri che lì non li avrebbe uditi nessuno . C ' è un giardinetto mezzo devastato con un abete in mezzo ; su cui s ' arrampicavano un branco di monelli . La Chiesa è d ' un rosso tutto eguale ; con le finestre tappate a mattoni e la torre crettata da cima a fondo . Dentro uno spiazzo , tra due mura sporgenti accanto alla torre , su per un arco chiuso che arriva fino al tetto , una striscia d ' erba sempre più larga in basso ; che va a unirsi con quella del prato . A Giulio pareva di respirare con una boccata sola tutta l ' aria della piazza ; ed era come un ragazzo che si trova dinanzi a cose che non può capire , ma vi si attacca lo stesso . Sentiva che poteva parlare con quanta sincerità voleva ; una sincerità immensa . Egli , nondimeno , voleva evitare che il Nisard lo mettesse al punto di parlare di se stesso ; e insisteva perché mai cadesse il discorso anche su le cambiali false . Il Nisard si meravigliava di questa noncuranza tranquilla ; attribuendola , a torto , a poca scrupolosità ; quasi a un cinismo che gli pareva spaventevole , e che egli non osava discutere . Perciò , senza volere , assecondava il desiderio del libraio ; e , visto che presso a poco poteva parlargli come tutte le altre volte , lo portò a guardare Siena ; dal muricciolo della Fortezza . Gli disse : - Venga a vedere come , a quest ' ora , i colori sono più belli che la sera . Io me ne sono convinto venendo qui la mattina e il giorno . Viene subito alla vista un gran rigonfio di case ; e , dentro , la Cattedrale . In Fontebranda , le case invece si biforcano , lasciando in mezzo uno spazio vuoto . Stanno come attaccate e schiacciate sotto la Cattedrale ; a strapiombo su gli orti e su la campagna . Poi si abbassano sempre di più fino a sparire , sotto una balza ; e allora si vedono soltanto i loro tetti . Quelle più grosse reggono le altre ; e non è possibile capire dove siano le vie ; perché le case paiono separate l ' una dall ' altra da spacchi e da tagli quasi bizzarri , alla rinfusa ; a crocicchi rasenti , contrari , di tutte le lunghezze e di tutte le specie . E i tetti , in quelle picce e in quegli arrembamenti , in quelle spezzettature di ogni forma , sono sempre più rari di mano in mano che le case si spargono per le chine . La campagna era d ' un ' ampiezza , che non finiva mai ; e Siena , in quel silenzio , quasi taciturno ma soave , sembrava tutta raccolta in se stessa e inaccostabile . Mentre le cime più lontane , fino alle Cornate di Gerfalco , si sbandavano e riempivano l ' orizzonte sperduto . Giulio guardò con avidità : non mai , come allora , aveva amato la sua Siena ; e ne fu orgoglioso . Il Nisard gli spiava nel viso l ' effetto , e lo riportò via subito perché gli sembrava che fosse troppo forte . Giulio disse : - Ci sarei stato per sempre ! - Lei è senese , e scommetto che qui non c ' era mai venuto . - È vero : soltanto da ragazzo , ma allora non capivo . - Ci tornerà , ora , da sé ? - Chi lo sa ? Oggi siamo vivi e domani già morti ! E , poi , io ! Mi ricordo di quand ' ero giovine . Bastava che restassi una mezz ' ora solo e non avessi niente da fare , perché mi venisse una specie di sospetto che mi faceva paura . Io non ero né meno sicuro di vivere . Il sospetto che avevo non glie lo so spiegare ; ma cercherò di farglielo capire . Lei sognando , qualche volta , ha certamente avuto nello stesso istante una sensazione vaga , non si sa se con piacere o con dolore , che le impediva di credere al suo sogno ; e avrebbe voluto che fosse stata la realtà , invece . Ma quella sensazione staccava il suo sogno , lo teneva discosto , senza riescire però a fare di lei stesso e del sogno una cosa sola . Ebbene la realtà - la chiamano realtà - che m ' era intorno , mi faceva lo stesso effetto . Io non sapevo se quel che vedevo era un sogno più vasto , continuo , a cui mi ero abituato ; e del quale soltanto poche volte avevo coscienza . Per farla capire meglio , imagini che il presente stesso era per me il senso d ' una realtà convenzionale . Ma al Nisard questo parlare non piaceva ; e , arricciando il naso , si discostò dal libraio senza dirgli niente . Quegli seguitò : - Io , questi pochi minuti che sono stato con lei in Fortezza , ho capito come vivevo per tanti anni di seguito . E non vorrei ricominciare da capo . Pare che la nostra memoria sparisca e poi si faccia anche più viva di quel che non ci aspettiamo noi . Il Nisard storceva la bocca ; e , ridacchiando , disse : - Capisco ! Capisco ! Ma egli avrebbe voluto dirgli : " Ero venuto con lei per la curiosità che ho di sapere tutta la storia delle cambiali ; e invece lei mi fa di queste divagazioni fuori di luogo ; che sembrano sciocchezze d ' una mente alterata ! " E , per non trovarsi più a disagio , disse che doveva lasciarlo , per tornare a San Domenico ; a vedere una tavola di Matteo di Giovanni , ch ' egli studiava . Andò in chiesa ridendo e proponendosi di raccontare tutto , perché ridesse anche qualche altro . E , dicendosi troppo credulo e troppo debole ad aver pensato ch ' egli doveva consolare un pazzo di quel genere , entrò nella cappella , dov ' era attaccata quella tavola ; e lo dimenticò subito . Ma Giulio era restato come ebbro ; e aveva una specie di gaudio amaro . Dentro di lui sentiva moversi come una quantità di cose parassite e malvagie ; che volevano prendere il sopravvento . I suoi stati di coscienza si erano solidificati l ' uno vicino all ' altro , ma irriducibilmente ; ed egli tentava in vano di metterli d ' accordo e di spiegarli con un solo mezzo . Non si sentiva più libero e comprendeva che la coscienza quotidiana si era inspirata non ai suoi sentimenti , sempre mobili , ma a certe invariabilità ; alle quali , forse , quei sentimenti si erano sempre attaccati . Ora , anche il desiderio di morire era invariabile . Non gli parve necessario rivedere quelli della sua famiglia ; perché credeva che dovesse restare più solo che fosse possibile ; come un dovere . Egli , in quel momento , non poteva avere più nessun affetto per loro ; e , quando fu alla libreria , ne aprì la porta come se andasse a conoscere la realtà del suo sentimento . Nella libreria , con gli sportelli chiusi , c ' era buio ed egli accese il gasse . Il rumore del gasse , prendendo fuoco , lo fece tremare di spavento . Girò gli occhi attorno , e gli venne voglia di avventarsi a quelle pareti . Loro lo avevano fatto mentire e poi perdere ; loro le più forti . Ad un tratto , sentì bussare : Niccolò , lo chiamava . Doveva rispondere ? Non allora . Egli era troppo da più di lui , perché gli permettesse di chiamarlo ancora . Lasciò che egli smettesse di battere le nocche ; e , dal cassetto della scrivania , prese una corda forte , con la quale era stato legato un pacco di libri . Egli , allora , non credette più che si sarebbe ammazzato ! Perciò salì sopra uno sgabello e provò , ficcandoci il manico del martello dentro , se un gancio alla trave veniva via . Era proprio sicuro che non si sarebbe ammazzato ! Ci legò la fune , a nodo scorsoio . Poi , ridiscese dallo sgabello e si mise a guardarla da tutte le parti ; sentendo la voglia di sorridere . La guardava scherzando ; ma pensò di toglierla perché aveva paura che le avrebbe dato retta , mettendoci il collo dentro . Egli delirando le parlava , perché non lo tentasse . Ma non osava più toccarla . Egli disse : " La lascerò qui per sempre . Perché si veda a che punto mi sono ridotto . " Era ormai come un pazzo ; e appuntellò la porta per paura che venisse un branco di gente a buttarla giù . Non dovevano tardare molto . Li sentiva venire , da tutte le parti . Non c ' era più modo di resistere : i puntelli saltavano via . Su la cassapanca , tutti quegli oggetti falsamente antichi gli dissero : " Tu sei eguale a noi ! È inutile che tu cerchi d ' evitarci ! " Egli rispose a voce alta : " Aspettate , faccio una firma . " E vide la sua firma falsa saltellare sul pavimento . Si chinò per chiapparla ; entrò con la testa sotto gli scaffali : la firma c ' era , ma egli non la vedeva più . " Guardate : in mano non ce l ' ho ! " Allora , spense la luce . E , al buio , senza rendersi conto che si ammazzava , mise la testa dentro il laccio . Sentendosi stringere , avrebbe voluto gridare ; ma non gli riescì . CAPITOLO XIV Il pretore fece staccare il cadavere e portarlo all ' Istituto Anatomico . Ma , dopo due giorni , fu dato il permesso di seppellirlo nel cimitero del Laterino . Enrico e Niccolò lo accompagnarono , dietro la lettiga d ' incerato verde ; ma erano sospettosi di tutti e desideravano di fare presto , come se temessero di essere arrestati insieme con il morto . C ' era soltanto il becchino che li aiutò a collocare il cadavere dentro la cassa . Pochi minuti dopo , venne il cappellano del cimitero ; che , messa la stola , benedì con l ' aspersorio un altro morto . Era un vecchio prete atticciato , con il viso adusto e le scarpe imbullettate ; da contadino . I due fratelli stavano a capo scoperto e badavano di non mettere i piedi sopra certi fiori già putridi , caduti da qualche ghirlanda : anch ' essi avevano macchiato il pavimento della piccola cappella . Il prete , arrossendo e accennando con il mento la bara del Gambi , chiese : - Come si è ammazzato ? Niccolò era pieno d ' ira . Ma Enrico rispose : - Con un nodo scorsoio . Il prete , allora , li salutò ; andandosene come se avesse avuto furia , con l ' ombrello e il cappello in mano . Egli andava e veniva tra la sua casa e il cimitero ; e non aveva mai tempo da perdere . Era un cielo grigio ; quasi giallognolo ; con una umidità che bagnava tutto . Anche la cancellata del cimitero sgocciolava giù per le spranghe di ferro ; le lapidi si lavavano e la cima dei cipressi restava nascosta nella nebbia ; e , benché fossero ormai le dieci , sembrava sempre l ' alba . Siena , con un velo addosso che la faceva assomigliare ad una superficie tutta piana e unita , cominciava a schiarirsi allora ; lasciando distinguere e riconoscere le case e i loro aggruppamenti ; poi anche i loro colori ; tutti un poco ceruli però . Finché restò su l ' orizzonte un vapore bianco e luccicante . Niccolò disse : - Io non mi reggo più in piedi . - A me dolgono le ginocchia : è la mia gotta reumatica . Ma , ormai , bisogna aspettare . Il becchino chiamò due compagni ; e misero il morto in una fossa . Poi , cominciarono subito a buttarci la terra con le pale . I due fratelli piangevano , tappandosi gli occhi . Sentivano che lì dentro lasciavano e perdevano quel che essi non avevano ; ed erano veramente commossi . Giulio s ' era preso la responsabilità di tutto , e li aveva salvati . Ma , all ' escita del cimitero , Niccolò chiese al fratello : - Tu passi per la strada più corta per andare a casa ? - O che vuoi ch ' io faccia ? - Io , invece , giro da San Marco . - Perché ? Andiamo insieme ! Ma Niccolò , pigliando rasente uno dei muri della strada , affrettò il passo e lo lasciò a dietro . Andò a comprare un sigaro , dove era sicuro non sapevano che tornava dal cimitero e s ' affrettò a trovare il Corsali . E in meno di due ore si misero d ' accordo : anche lui avrebbe fatto l ' agente d ' assicurazione ; perché appunto bisognava trovare uno che conoscesse bene i paesi del circondario e fosse disposto ad andarci . Soltanto Modesta aveva da parte qualche centinaio di lire ; e , a tavola , Niccolò disse al fratello : - Io mi son già sistemato da me ; e voglio pensare alla moglie e alle bambine . Anche tu , se credi , arrangiati ! - Dammi almeno tempo ! - No , no ! Stasera non verrai né meno a dormire ; perché non ti ci voglio : non c ' è posto . Io e la mia moglie prendiamo una casa più piccola ; e tu farai portare via la tua roba . Si trattava di un estro forse meditato in quei due giorni , e poi venuto fuori lì per lì . E sarebbe stato inutile fargli capire ch ' era troppo repentino . Modesta , non per cattiveria , trovò giusto quel che disse il marito ; ed Enrico tentò invano di cavare qualche cosa da lei ; perché , Niccolò , che stava alle vedette , le proibì di rispondergli e a lui ripeté che doveva fare come gli aveva detto . - Non ci doveva essere né meno il bisogno che te lo suggerissi io ! Enrico , senza nessuna idea in capo , gli disse : - Prestami , almeno , un poco di denaro che mi basti per trovarmi una camera ! Niccolò non gli voleva dare niente ; ma Modesta escì dalla stanza dove egli le aveva detto che si chiudesse ; e , allungando un braccio , gli porse cento lire . Enrico le strinse e se ne andò ; barellando come un ubriaco . Al processo , come se si fossero messi d ' accordo prima , incolparono Giulio compiangendolo ; ed essi furono assolti . Ma non restava loro più nulla ; ed il cavaliere Nicchioli ricavò a pena la metà della cambiale firmata da vero . Enrico non voleva darsi a niente ; e le cento lire , che s ' era tenute in tasca invece di pagare la retta della camera , gli bastarono poco più d ' una settimana . Egli non poteva fare a meno delle sue abitudini , e andava sempre anche a quella bettola . Là si doleva , e attribuiva a Niccolò la sua miseria . La gotta lo perseguitava e s ' era ridotto molto male . Alla fine , si dette a fermare tutti i clienti più ricchi della libreria , chiedendo qualche lira . Essi , dopo le prime volte , fingevano di non vederlo e si scansavano ; e , se erano in più d ' uno , gli facevano capire che non potevano dargli retta , prima che s ' avvicinasse . Ma Enrico era capace d ' aspettare e di seguirli , finché , sopraggiungendoli , quando credeva il momento opportuno , li costringeva almeno ad ascoltarlo . Diceva , quasi sempre : - Niccolò non s ' è vergognato a mandarmi via e m ' ha tolto tutto quello che avevo . Lo divorerei vivo con il mio odio . A tal carne , tal coltello ! Io non posso mettermi a lavorare perché sono impedito dalla gotta . Se non ci credono , guardino che nodi noccioluti m ' è venuto alle dita ! Faccio pietà ! Ora ho anche l ' uremia nervosa e intestinale . Bisogna che m ' aiutino . Ma Niccolò , sempre più libero dopo il processo , cominciava a trovarsi discretamente . Gli amici , che gli restavano ancora quasi in ogni paese , dove l ' avevano conosciuto quando faceva l ' antiquario , non era difficile che lo invitassero a mangiare ; ed egli , allora , si compensava delle strettezze in famiglia . Era tornato di buon umore , benché fosse invecchiato a fretta . Egli diceva , picchiandosi il petto : - Io ho fortuna ! E , a testa ritta , si faceva vedere ancora ben portante e sciolto : qualche volta , si metteva a camminare lesto a posta ; con gli occhi più sgargi di prima . In casa , erano stati afflitti in un ' angustia repentina ; e pareva che non potessero dimenticare più i tempi di una volta . Chiarina non aveva perso il fidanzato ; ma s ' era fatta anche più dimessa ; e con Lola non rideva quasi più . Modesta portava sempre , per voto , le candele alla Madonna del Duomo ; e tra le nipoti pregava lunghe ore , sotto le fiammelle delle lampade d ' argento , con gli occhi intenti all ' altare , in mezzo alle pareti coperte dai cuori di tutte le dimensioni e dai gioielli . La Madonna , dietro il vetro lustro e luccicante , si scorgeva a pena ; ma l ' ambascia infervorava sempre di più quella disgraziata ; che , senza la fede , non si sarebbe sentita più né meno un essere umano . Niccolò non avrebbe voluto che andasse sempre in chiesa , ma non si arrischiava a rimproverarla . Soltanto , continuava a fare il proprio comodo ; con quella sua giocondità irascibile e beffarda , che gli traluceva anche dagli occhi . Non aveva altra soddisfazione che di farsi invitare a pranzo ; e , poi , tornato a Siena , di raccontarlo a Modesta ; che , a biasciare il pane , le pareva meno saporito . Ma ringraziava Dio che Niccolò s ' ingegnasse a quel modo ; e anche lei , qualche volta , si rinfrancava a vederlo sempre eguale . Nondimeno egli , verso la fine dell ' anno , a pena due mesi dopo il suicidio di Giulio , cominciò ad avere certi dolori alla testa che lo lasciavano sbigottito . Contro di essi , non poteva fare niente , e gli andava via la voglia di celiare . Poi , gli venne anche l ' insonnia ; e il giorno dopo non si sentiva mai capace di prendere il treno . Restava a letto finché , per non avere rimorsi , zoppicando , esciva a rimettere in pari gli affari della Compagnia di Assicurazione . L ' insonnia gli lasciava il senso di vivere troppo , quasi il doppio . E , lì a letto , lo assalivano mille tristezze , che lo abbattevano . - Modesta , che pensi quando io non rido più ? È vero che , allora , la casa pare morta ? Quando rido , io la scuoto tutta e anche voi state meglio . Peccato ch ' io non portassi a casa la mia cassapanca , che avevo nella libreria ! Qui a letto , non ci ho niente da guardare . L ' avrei messa a una di queste pareti ; e avrebbe abbellito la stanza . Poi si voltava verso la finestra , e diceva : - Gli occhi mi s ' annebbiano : non so perché . Ma se Modesta gli si metteva attorno , magari per portargli un guanciale di più , egli non voleva a nessun costo . Poi , se Modesta cominciava a lagrimare , egli le rifaceva il verso ; e voleva che le nipoti , sentendolo attraverso l ' uscio aperto , ridessero . - Mi dovete obbedire ! Volete farmi crepare di lagrime ! Vuol dire che non mi sapete voler bene ! Quando ridevano , egli alzava la testa e chiedeva : - Chi ve l ' ha dato il permesso ? E , crucciato , stava ore ed ore senza parlare . Egli sperava di guarire e voleva , a primavera , andare ai bagni caldi ; ma peggiorò sempre di più . Oltre all ' insonnia , che gli faceva spavento soltanto a ricordarsene , gli vennero i delirii . Dapprima , non ci fecero caso ; credendo che sognasse troppo forte ; ma poi , si destavano e lo ascoltavano con terrore . Egli diceva cose lubriche o insensate . Gli pareva sempre che lo avessero chiuso nella libreria e non volessero lasciarlo più . E lo costringevano a dondolare Giulio penzoloni . Anche gli pareva che lo facessero camminare nudo , con le mani e con i piedi . Alla fine faceva una risata che non finiva più ; una risata bavosa , che gli bagnava il pizzo . I delirii doventarono più intensi in poche settimane . Quando andavano via , gli restava il dolore alla testa ; che era quasi peggio . Ma , durante il giorno , esciva come prima ; e non voleva nessuno con sé . Andava per strade solitarie ; e se lo incontravano i ragazzi che tornavano di scuola , gli facevano la chiucchiurlaia . Egli non se la prendeva ; anzi , se ne vantava ; e alla moglie gliene parlava come se fosse andato ad una festa . Allora ella temeva che fosse per perdere la ragione ; e voleva farlo visitare . Bastava ch ' ella dicesse così , perché ritornasse in sé , strafinefatto ; e riprendesse subito il suo solito aspetto . Si capiva , però , ch ' era uno sforzo ; perché , dopo poco , mentre anche la pelle gli si faceva floscia e pallida , il viso doventava paralizzato , solido , privo di qualsiasi intelligenza . Una notte , gli venne un delirio così violento che rotolò dal letto . A sedere in terra , tra le sedie rovesciate , egli incominciò a gridare ; come non aveva fatto mai . La sua voce , a stratte , si faceva sempre più acuta e più forte ; con una rapidità che metteva raccapriccio . Talvolta , invece , era cupa e bassa , quasi piatta ; talvolta , scivolava con una ilarità acuminata ; una voce senza più parole e senza senso ; ma con dolcezze tenere ; intonata . Non riesciva , ormai , più a calmarsi ; e per quanto , durante qualche intervallo , egli si ricordasse di quando stava bene e invocasse di guarire , subito dopo la sua bocca restava spalancata e torta . Ed egli si sbatteva giù in terra , fuori di sé . Questo delirio , che fece ammalare Modesta e sconvolse i nervi alle bambine , durò quasi tre ore ; senza attenuarsi mai . Finché la voce venne sempre di più a mancargli . Allora , gli cominciò il rantolo , che pareva una risata repressa ; gorgogliante nel sangue diacciato dall ' apoplessia reumatica . CAPITOLO XV Enrico , come della cambiale , seppe alla bettola che Niccolò era morto prima dell ' alba . Era , ormai , stralinco ; con le mani e le gambe gonfie ; con la bocca livida ; da cui non esciva più nessuna parola che non facesse sentire una cattiveria quasi repugnante . Stava seduto , con un bicchiere di vino davanti . Si grattò i capelli sul collo , pieni di lendini , e disse : - Comincio a credere che ci sia Dio ! È morto prima di me , razza di un cane ! Ha fatto di tutto per straziarmi ; ma , questa volta , è partito prima lui ! Ohè ! Avete sentito quel che m ' è stato detto ? È morto quel farabutto di mio fratello ! Ora voglio vedere stesa la sua moglie , quel pezzaccio di carnaccia e di grasso ! E io non seguo quello scimunito di Giulio che , appeso al soffitto , scalciava per dare la benedizione con i piedi ! I suoi amici , da un bugigattolo buio e puzzolente , risero ; e risposero , rifacendogli la voce un poco strascicata : - Quando morirai tu , si piglia tutti la sbornia ! Quel giorno , il nostro oste non ci metterà l ' acqua . Credi di averci molto da campare ? - Che m ' importa a me ? Se fossi un signore come prima ! - Un signore non sei stato mai . - Del resto , una volta , mi portavate tutti rispetto . Allora , uno gli andò a versare una bottiglia d ' acqua dentro il collo , mentre non se l ' aspettava ; perché sollevava con una mano la tendina rossa della porta e teneva gli occhi ai vetri . Sbalzò dallo sgabello , scuotendosi : - O non lo sapete che mi potete far morire da vero , con la gotta come ho io ? E non sono mica guarito dell ' uremia nervosa e viscerale ! - Che ce ne importa a noi ? Dici sempre la stessa tiritera ! - Io dico quel che ho , e non invento niente ! Ma , visto ch ' era inutile arrabbiarsi o protestare , anche perché non ci avrebbe ricavato nulla , si ributtò a sedere ; e , voltando le spalle a quelli , si mise a discorrere con l ' oste che stava con una mano appoggiata allo spigolo dell ' uscio e la fronte sopra . - Stamani il conte , quello che ha più corna che quattrini , non s ' è vergognato di mettermi in mano mezza lira sola ! Gli ho tenuto dietro per tutta Siena , e gli ho detto che non avevo né meno da mangiare ! Se fossi un signore io , vorrei insegnare a quanti sono . Mi voglio mettere a vendere le corna dei signori , per arricchire anch ' io . L ' oste gli rispose : - Sarebbe il mestiere più adatto per te ! Prima l ' oste gli dava del lei , poi aveva fatto come tutti gli altri ; ed Enrico aveva detto : - Sì , sì ; a farmi dare del tu mi piace . Enrico , allora , gli fece una lunga spiegazione : - Il carretto , come fanno tanti che vanno a prendere le valige alla stazione , io non lo tirerò mai ; perché non l ' ho mai tirato . Mi dovrei mettere a fare il fabbro ? E la forza dove l ' ho ? È inutile : quando si nasce con l ' animo di signore , non si perde mai . Ci vuole altro ! - E a dormire dove vai ? - In una panchina della Lizza , sotto agli abeti . Ma comincio a starci male , perché è freddo . Con la malattia che ho , reumatismo e gotta , mi scricchiolano le ossa e mi vengono certe nevralgie che mi fanno perdere i sensi . Mi dolgono tutte le ossa , e mi chiappa un malessere indefinibile che non mi lascia addormentare . Non posso stare in nessun modo ; e , anche se avessi una coperta , non potrei adoprarla , perché addosso non sopporterei nulla . Basta anche toccarmi con un dito , per farmi saltare dallo spasimo . Perciò , scendo giù dalla panchina e mi metto a passeggiare ; anche perché il freddo mi faccia meno male e non mi sbatta i denti . Passeggio fin quasi a giorno ; e , allora , potrei quasi addormentarmi ; ma ci sono i giardinieri che mi destano ; e così non riposo mai . - Ma non hai trovato né meno un buco , una spelonca , che so io ? dove ficcarti , per essere più riparato ? O quando piove ? - Ho dormito , per quasi una settimana , in quelle grotte che sono giù per la strada di Pescaia . Ma ci venivano a fare all ' amore ; e , poi , la notte , due o tre giovinastri , vagabondi , che la insozzavano da non respirarci più dal puzzo . La mattina , a digiuno , mi sentivo quasi svenire . Alla Lizza , invece , sarebbe un luogo più sicuro e più pulito ! Però , vorrei sapere perché ti diverti a sentirmi squadernare queste delizie ! - Hai sempre la stessa boria : non c ' è verso di fartela passare . Ora , vattene ! Bada se raccapezzi qualche altro soldo ! Vattene : se no , il passeggio dei signori finisce . Enrico si alzò e chiese a quelli dentro il bugigattolo : - Volete niente da me ? Quelli non risposero . Allora , egli ci si avvicinò . - Vi ho chiesto se volete niente da me . Uno gli disse : - Tieni : piglia questa cicca . Se tu ne avessi parecchie , potresti levarti la fame ! Enrico se la mise in bocca , per biascicarla . Il suo vestito non ne poteva più e mancavano tutti i bottoni . Non sapendo come arzigogolare il tempo , andò al cimitero . Ma il guardiano non lo voleva far passare ; credendo che volesse portarsi via qualche cosa . Allora egli , risentito , con i suoi denti ancora intatti e bianchi , come quelli di un lupo , che gli si vedevano quand ' era arrabbiato e gli s ' arricciava la bocca , gli disse : - Non mi riconosci ? Pochi mesi fa son venuto a sotterrare quel mio fratello che si suicidò . Oggi vengo a veder sotterrare quell ' altro fratello , che allora era con me . - Come si chiama ? - Niccolò Gambi . - È sotterrato . L ' hanno portato giù stamani . - Dove l ' hanno messo ? - Nel quadrilatero più vecchio , che ora per ordine del municipio si ributta all ' aria . Quasi in fondo . La fossa si riconosce , perché è la più fresca . - Ho capito : vado ! Ma il guardiano , non rassicurato del tutto , gli disse : - Aspettami un momento : ti ci porto io . Devo venire da quella parte per preparare un ' altra fossa . Cominciava a pioviscolare , ed era un ' acqua così diaccia che faceva venire i brividi . Tutto il vecchio cimitero era stato scavato . Avevano addossato le lapidi al muro di cinta ; e le croci erano tutte una catasta accanto a un cippo . I cipressi odoravano ; come se la pioggia facesse escire i loro succhi . E gli uccelli saltellavano sul muro di cinta . Il guardiano , per avvertire ch ' era venuto , fischiò al becchino ; e disse a Enrico : - La fossa è quella . - Sei proprio sicuro ? - Per una settimana almeno , me ne ricordo di tutte e sono sicuro di non sbagliare . Ora che cosa fai ? - Ho voluto vedere qual è per tornarci con più agio . Gironzolò un poco attorno alla fossa , fin quasi a metterci un piede sopra ; poi , tornò via . Il guardiano gli tenne gli occhi dietro finché non ebbe ripassato la cancellata . Enrico , allora , si ricordò di come il fratello l ' aveva lasciato proprio in quel punto ; e sentì stringersi i pugni : non gli pareva che già fosse morto ! Ma non si decideva ad entrare in città . Quella Porta è più stretta delle altre ; e ci passano soltanto per andare al cimitero . Egli s ' era soffermato , ma siccome la guardia daziaria , dall ' apertura del suo casotto di legno , lo spiava per capire quel che voleva fare , entrò . Alzando gli occhi a sinistra , vide l ' Ospizio de ' Vecchi Impotenti : ce n ' era uno , vestito di nero , con una suora ritta accanto ; e stava seduto sul muraglione alto , con il dorso verso la strada . Allora pensò che anch ' egli , con la raccomandazione di qualche signore , avrebbe potuto farsi prendere con gli altri lì dentro . Strascicava una gamba ; e , per quel giorno , non aveva trovato ancora né meno da spilluzzicare . Il vecchio stava lassù , tranquillo sotto una pergola ; riparato dal vento e dall ' acqua . Egli , invece , si sentiva male e non ne poteva più . Ma a Modesta , che ora campicchiava con le trine e i ricami , pareva di far male a lasciarlo finire in quel modo ; senza mai dirgli almeno una parola . Perciò andava quasi ad appostarlo dove indovinava ch ' egli potesse passare . E siccome egli tirava di lungo , facendo finta di non averla guardata , ella aspettava un poco , tutta dritta ; poi lo raggiungeva . Gli metteva nella mano , ch ' egli non apriva subito , qualche lira ; e seguitando a camminargli di fianco , perché egli non si voltava né meno allora , gli diceva : - Perché , almeno , non ti converti a Dio ? Anche il povero Niccolò è morto senza potersi confessare ; e Giulio s ' è ucciso . Forse , stanno male tutti e due ; ora . Bisogna pensare alle loro anime . Enrico faceva il viso cattivo ; e si raggomitolava tutto ; perch ' ella non lo vedesse . La donna proseguiva : - Vai a farti aiutare dai canonici del Duomo . Fermali quando escono dal coro , la mattina . Tu non hai da compicciare niente in tutta la giornata ! Ella voleva che chiedesse l ' elemosina ai canonici , perché a poco a poco gli venisse l ' idea di entrare in chiesa . Ma Enrico ai preti non voleva ricorrere ; e le rispondeva con la voce velata : - Ora basta ! Vattene ! Modesta , prima di lasciarlo , gli chiedeva : - Hai bisogno che ti lavi qualche fazzoletto , almeno ? Vieni in casa nostra , a farti ricucire i calzoni : li hai troppo rotti . Ma egli tirava di lungo ; ed ella tornava a casa con la stessa tristezza , sebbene un poco sdebitata di coscienza . Enrico non le dava ascolto , perché non voleva che le bambine , vedendolo , si vergognassero di lui . Quando le scorgeva di lontano , spariva ; magari entrando dentro un uscio , finché non fossero passate . E , se era dentro la bettola , diceva agli amici : - Quelle sono due angeli . Ho riguardo soltanto dei loro occhi innocenti , che non mi vedano così . Aveva imparato tutti i luoghi più deserti e più sporchi di Siena . Soltanto a quelli ci si avvicinava sicuro ; come quando andava a riposarsi in Via del Sole , sotto le case di Salicotto , e doveva stare attento che i cenci tesi alle finestre , legati alle forcelle di legno e i fili di ferro , non gli sgocciolassero addosso . E , poi , c ' era caso che lo colpissero su la testa con qualche scarpa vecchia , attraventata giù , o magari con le bucce di pomodoro quando le donne ripulivano le pentole e i piatti . Buttavano via anche pezzi di vestiti logori ; e i suoi occhi ci si fermavano sopra per ore intere . Alla fine , dopo avere atteso per un altro mese , i primi di febbraio lo presero all ' Ospizio di Mendicità . Egli avrebbe voluto rifiutare , perché si vergognava ; ma dovette cedere . Era sempre meglio di quando moriva di fame in qualche immondezzaio , e qualche cane randagio , con le costole sottili che tremolavano , andava a raspare nei mucchi della spazzatura e delle putrilagini ; e trovava un osso ; ed egli , allora , guardava il cane che mangiava , e gli veniva la saliva alla bocca . Lo misero in un camerone , dove c ' era un centinaio di letti e nessuno vuoto . Quando lo fecero lavare e gli dettero un vestito come avevano tutti gli altri , rossiccio e grosso , con un berretto filettato di turchino , si sentì avvilire . I primi giorni , non poteva fare a meno di guardare fisso quel che gli altri mangiavano ; e a lui pareva che la sua parte non bastasse . Siccome era dei meno vecchi , lo mandarono nell ' orto a raccattare le potature restate sotto gli olivi . Poi , con due compagni , a portarle in un piazzale ; dove erano le serre dei limoni . Egli pensava sempre alle nipoti ; e avrebbe voluto che le domeniche fossero andate a trovarlo . Ma esse non andavano ancora ; perché non sapevano il suo desiderio ; e passavano tutte le sere dinanzi all ' Ospizio di Mendicità . Una mattina , mentre raccattava le potature , disse a quelli con lui : - Se io muoio presto , vi prego di dire alle mie due nipoti , che verranno a vedermi , che io m ' ero messo a lavorare . Gli altri alzarono gli occhi da terra ; e lo guardarono , senza rispondergli . Allora , egli si spiegò : - Anch ' io ho un briciolo di coscienza . E soltanto quelle bambine capiscono che è vero . I più vecchi si misero ad ascoltarlo ; e , per ascoltarlo , non lavoravano . Qualcuno cercò di sorridere e non ci riescì : smosse le labbra , come se ciancicasse . Egli proseguì : - Sono mesi e mesi che non mi parlano più . Ed egli pensava , senza osare di dirlo : " Mi porterebbero una boccina di vino " . Ma egli aveva patito troppo ; e , una notte , preso da una nuova crisi di gotta , che gli aveva ormai infettato tutto il sangue , morì senza né meno accorgersene . La mattina era freddo come il marmo del refettorio . Lola e Chiarina gli misero due mazzetti di fiori sul letto , uno a destra e uno a sinistra . C ' era una sola candela ; che , essendo di sego , si piegava per il calore della sua fiamma rossa come se avesse nello stoppino un poco di sangue morticcio . Esse pregavano inginocchiate , con le mani congiunte vicino ai mazzetti di fiori ; e , in mezzo a loro , il morto doventava sempre più buono . Il giorno dopo , spaccarono il salvadanaio di coccio e fecero comprare da Modesta tre croci eguali ; per metterle al Laterino .
L'AMORE ( TOZZI FEDERIGO , 1920 )
Narrativa ,
CAMPAGNA ROMANA Caro Cavacchioli , tu mi chiedi qualche spunto autobiografico . Ti ringrazio sinceramente , ma non abbocco . Tutto al più , posso raccontare a te e a pochi lettori come ho passato a Roma la scorsa estate . Torno , ormai , molto di rado in Toscana , e sempre per pochi giorni . Perciò , insieme con qualche amico , quando non piglio la bicicletta , cerco di respirare all ' aria aperta e non mi lascio mai alloppiare dalla vita cittadina . Questa estate , andavamo a Maccarese : tra Roma e Civitavecchia . Bisognava alzarsi dal letto prima di giorno ; e alla stazione di Termini , mentre compravamo il biglietto , vedevamo , alla luce ancora incerta , stormi di ragazze che invece sceglievano Ladispoli o Santa Marinella . Sartine , dattilografe , impiegate , passavano a coppie o a branchetti , di rado accompagnate dai parenti , portando in mano l ' asciugatoio e la biancheria per il bagno . Ce ne erano di anemiche , ma anche di quelle bellocce o belle addirittura . E noi le seguivamo con gli occhi e con una voglia matta d ' attaccare discorso e portarne due o tre con noi , di quelle più piacevoli e benevole . Orio Vergani , allora , faceva sempre la proposta di distribuire , per la volta prossima , parecchi foglietti dove fosse stampato , a modo di pubblicità , che i bagni di Maccarese erano preferibili anche per la salute a quelli di qualunque altra spiaggia . E , intanto , da bel giovane che è , si ficcava in mezzo alle ragazze per capire se ce ne fossero disposte a farsi tenere compagnia . Ma , saliti in treno , non ci si pensava più ; ed era meglio . A scendere alla stazione di Maccarese eravamo noi soli , salvo qualche buttero ; e , dopo aver bevuto un bicchierino di acquavite , che ci levava gli ultimi rimasugli del sonno , ci mettevamo in cammino . L ' aria era grossa da tagliarsi con il coltello , e la strada lunga . Ma noi prendevamo attraverso i campi , per una scorciatoia che si vedeva dalla stazione fino a una macchia dove s ' interna ; perché l ' erba non fa in tempo a rinascervi , e la terra si spacca in un modo che a non stare attenti c ' entrano i tacchi dentro . Le interminabili file degli olmi , più neri che verdi , s ' incrociano da ogni parte ; chiudendo in mezzo le paludi , dentro le quali i giunchi selvatici sono così fitti da non potercisi muovere . Finalmente , quando la stanchezza e il sudore cominciavano a dar noia e a scoraggiare , tra i ginepri enormi , si sentiva il tuono largo , quasi sinistro , del mare . Riprendevamo forza ; e , barcollando su la rena troppo asciutta , che faceva inciampare e affondare fino ai polpacci delle gambe , andavamo avanti . Alla fine si vedeva il mare : una riga turchina e immobile che sembrava più alta di noi . L ' aria si faceva respirabile ; e ci guardavamo lietamente . Facendo a chi arrivava prima , andavamo sotto una specie di capanna tutta aperta , costruita con quattro sostegni di legno sorreggenti una copertura di frasche secche . Io mi spogliavo subito , e mi piaceva sentire quel brivido ghiaccio su tutta la persona . Michele Abramich apriva i cartocci delle provviste e cavava fuori , da un tascapane militare , un uovo sodo per ciascuno . Io facevo con le mani una buca nella sabbia e vi mettevo dentro , fino alla bocca , i fiaschi del « Chianti » . L ' Abramich mi guardava ridendo , pronto , però , a sgridarmi se non facevo le cose per bene ; e l ' ultima manciatina di terra che ricopriva il « Chianti » al fresco , la dava sempre lui ; perché nessuno lo avrebbe contentato . Senza Michele Abramich , direttore del Museo di Aquileia , non sono mai andato a Maccarese . Con noi , oltre allo scultore Ercole Drei e a Orio Vergani , che è forse il più intelligente fra i suoi coetanei di vent ' anni , è venuto una volta Stefano Pirandello . Il Drei si fidava un poco troppo dei suoi nervi romagnoli e la sera sghignazzava meno della mattina . Il Vergani non voleva rinunciare né meno la notte innanzi ai caffè e alle amanti ; e il sole gli faceva girare subito la testa . Qualche volta , è venuto a caccia Alessandro Salvini ; che per quel giorno non si ricordava di essere attore cinematografico e drammatico . Ma torniamo in carreggiata ! La spiaggia , completamente deserta , cominciava già ad essere calda ; e le onde scintillavano . Io , completamente nudo , facevo una corsa di un mezzo chilometro , e poi tornavo addietro ; e dicevano che assomigliavo a un fauno piuttosto grasso . L ' Abramich aveva già messo insieme un mucchietto di fuscelli e di legni e li accendeva in modo che il fumo , portato dal vento sotto il riparo di frasche , ci assicurava di più che nessuna zanzara ci avrebbe punto regalandoci la malaria . Ad una certa ora il sole faceva biancheggiare , quasi splendere addirittura , il caseggiato nuovo di Ladispoli ; e le nebbie uscivano di fra gli olmi e la grande pineta solitaria , lunga fra i cinque e i sette chilometri . Reso sempre di più impaziente da quella meravigliosa solitudine , entravo nell ' acqua . L ' Abramich aspettava , scrupolosamente , che fossero le undici . Dopo il bagno facevamo , per lo più affiancati insieme , un ' altra corsa ; che bastava ad asciugarci ; e , poi , ci sdraiavamo in terra , per mangiare . E siccome l ' appetito era sempre pronto , bisognava mandare giù i bocconi senza masticare troppo , perché si faceva a chi era più lesto . Prima veniva il prosciutto crudo , poi quello cotto ; poi le olive . In un batter d ' occhio , spariva tutto . E non era difficile che le cinque dita aperte d ' uno dovessero contendere con quelle d ' un altro l ' ultima fetta o l ' ultima oliva . Qualche volta , cucinavamo da noi il prosciutto ; facendolo bollire dentro un catinaccio scrostato , che l ' Abramich aveva preso dentro una capanna di certi pescatori . Intanto , rapidamente , il vino calava . L ' Abramich apriva le scatole delle acciughe in salsa piccante ; ed io , ghiotto di quella broda oliosa , quand ' erano nuotate , me le scolavo in bocca o vi inzuppavo un pezzo di pane dentro ; che a ricavarlo dovevo anche bestemmiare . Non bisognava muoversi senza precauzione , perché il vento copriva subito di sabbia ogni cosa ; e , allora , si sentiva scricchiolare sotto i denti . Alle frutta , l ' appetito cominciava a calmarsi ; ma mi ricordo come , in mancanza d ' altro , succiavamo lungamente anche i noccioli rossi delle pesche o finivamo con l ' inghiottire le bucce delle mele e delle pere . Allora , ricorrevamo alla distribuzione delle sigarette . Ma , già , la stanchezza , e il caldo ci facevano venir sonno ; ed era un godimento solenne quello di chiudere a poco a poco gli occhi e di chinare la testa grave e avvinata . Ma a trovare una buona posizione non era facile , senza indolenzirsi o i fianchi o le braccia ; e , poi , a mettersi bocconi , come sarebbe stato più comodo , non si poteva respirare perché entrava la sabbia in bocca e dentro le ciglia . Alla fine il sonno metteva da sé le cose in pace , e dormivamo anche tre ore di seguito . Guai a quello che si destava ultimo , perché si sentiva giungere un calcio su le chiappe ! Qualche volta , aprendo sì e no gli occhi , vedevamo i branchi delle bufale o dei bovi passare rasente a noi , soffermandosi a fiutare e a curiosare . Le bufale , con gli occhi neri e acuti , avevano un ' insistenza che non ci piaceva affatto ; ma il sonno e il vino non ci consentivano di alzarci da terra ; e , perciò , non abbiamo mai avuto paura . Anche le vipere non mancano , anzi quelle di Maccarese sono famose ; per dire la verità , non sono mai venute dove eravamo noi . Con gli occhi sempre intontiti , guardavo il mare più turchino e più bello , e vedevo stuoli di alcioni alzarsi a volo come se fossero stati scossi dalle onde sempre uguali e disuguali . Sopra le macchie volavano , invece , corvi e falchi . Alla foce dell ' Arrone , dove al tempo degli Etruschi , tanto per fare un poco di storia , era la città di Fregenae , e dove l ' aria e le fiamme del calore ora brulicavano insieme , si vedeva un polverio enorme : guardando meglio si capiva che vi andavano a bere le bufale e i bovi . Prima che il sole tramontasse , facevamo un altro bagno ; e , se il mare era molto mosso , stavamo a prendere i colpi delle onde su le spalle e su la nuca : tenendoci a catena , per non essere travolti . Tuttavia Ercole Drei , un giorno , corse lo stesso il pericolo di affogare . Verso sera , quando un ' umidità calda e pesante cominciava a venire da tutte le parti , e la spiaggia non brillava più , ci rivestivamo e tornavamo verso la stazione . E siccome era già l ' ora di cena , entravamo dentro una « dispensa » ; dietro il castello barocco di San Giorgio . L ' Arrone , che viene dal lago di Bracciano , sembrava bianco da quanti moscerini vi stavano sopra . Se passava qualche bufala , anche sopra essa s ' aggirava una nuvola di moscerini ; e gli eucalipti odoravano lungo la strada , dove si inciampava a motivo della polvere alta e ammucchiata dalle ruote dei carri . A quel tempo , a Porto San Giorgio , c ' erano parecchi prigionieri tedeschi e austriaci ; e quelli presi dalla malaria , gialli e spolpati , li vedevamo seduti sull ' argine dell ' Arrone con le spalle a qualche eucalipto . Una volta capitò loro anche il vaiuolo ; e bruciavano i pagliericci dei morti , abbandonandoli alla corrente ; che , a poco a poco , li portava fino al mare , già mezzi inceneriti e distrutti . La « dispensa » era uno stanzone con il soffitto a volta ; e ci stava un oste con la moglie ; tutti e due con la malaria . Al nostro arrivo , benché non fosse prudenza perché si attiravano le zanzare , accendeva una candela di sego e l ' infilava dentro il collo d ' una bottiglia . Dopo un ' ora di attesa , quasi al buio , le paste nel sugo erano pronte ; nere di pepe . E ne trangugiavamo sempre due piatti per ciascuno : non c ' era di meglio e bisognava adattarsi . Il vino , grosso e pesante , metteva il fuoco nel sangue . E , benché rimpiangessimo di non avere più il « Chianti » , si buttava giù a litri . Alle altre tavole dello stanzone stavano i lavoranti della tenuta , i pastori e i butteri . E sempre arrivava qualcuno con la febbre addosso , presa durante la giornata ; il quale andava a sedersi un poco in disparte , verso la porta . La poca luce non ci permetteva di scorgere bene i visi ; e tra le gambe venivano almeno cinque o sei cani randagi che non erano mai gli stessi . L ' oste era sgarbato e svogliato ; e , per farlo rispondere , bisognava ripetergli la domanda più d ' una volta . Pareva che gli mancasse un pezzo di testa dietro ; e la fronte , a forza di stringersi , era riuscita ad essere piccola quanto una noce . La moglie , magra e cerea , legnosa , non aveva fiato di reggersi in piedi ; e , quando era stata costretta ad aiutare lui , si risedeva subito ; muovendo gli occhi attorno ai piedi , come fanno quelli che non ne possono più dalla stanchezza . Tanto lui che lei non ci guardavano mai ; anzi , non guardavano nulla ; e parlavano solo quando non potevano farne a meno . Soltanto l ' oste , di quando in quando , con qualche conoscente , malediceva Maccarese ; e gli rispondeva un sospiro della moglie . I pastori erano più loquaci , e avevano sempre da raccontare quante pecore erano morte durante la giornata ; con la pancia scoppiata per aver bevuto l ' acqua cattiva . I butteri , entrando , appoggiavano dietro la porta le aste , con le quali , a cavallo , picchiano gli armenti quando si sbandano : avevano gli stivali fin sopra i ginocchi e compravano , avendo più denari da spendere , il cacio a libbre . I lavoranti , stavano a tavola con il capo giù , il collo irrigidito , i gomiti stesi e le mani allacciate insieme . Si mettevano fermi a quel modo specialmente dopo aver mangiato , e non aprivano mai bocca altro che per dolersi della fatica e del disagio . Ogni tanto , il grido di qualche civetta , sopra un eucalipto , faceva volgere la testa verso la porta . Restava l ' ultimo tratto di strada fino alla stazione , ed era già buio . La luna , sottile e larga , esciva di tra gli olmi nebbiosi ; e rischiarava abbastanza , e io provavo non poco dispiacere a dover salire in treno ; perché non m ' importava più nulla di Roma , e m ' aveva fatto bene quella giornata senza né meno ricordarmi della letteratura e dei libri . Michele Abramich si volgeva verso la luna ; e , scotendo con una mano i soldi di rame dentro una tasca , con l ' altra le mostrava un piccolo Priapo di bronzo , che aveva trovato in certi scavi : era un rito pagano . Poi la guardava tutto soddisfatto e beato ; e , a quel chiarore , gli vedevo brillare gli occhi nella faccia rosolata dal sole . Mi diceva , tutto esaltato : - Fa ' così anche tu ! Ma io camminavo di malavoglia ; e dentro di me studiavo invano come avrei potuto fare per non tornare a Roma . Le file degli olmi erano più nere della notte , e la pianura impiccioliva . Qualche bosco incendiato , sopra una collina bassa bassa , scintillava con una giocondità cattiva . Pareva che la luna mi dicesse : « Perché non torni lungo il mare ? Ti tengo compagnia io » . E , tra un passo e l ' altro , rimpiangevo di sapere che il giorno dopo qualcuno mi avrebbe ricordato la mia triste ambizione . Come , lungo il mare , tutto m ' era parso inutile e fastidioso ! Come m ' avevano fatto pietà e schifo gli scrittori , i giornali e i libri ! Giunto a casa , non potevo pigliare sonno . In un incubo bollente rivedevo le bufale , le vipere , i ramarri ; e mi pareva di volare , come un uccellaccio , incontro a qualche montagna innalzate dal mio pensiero . Ma andavamo anche sul Monte Soratte . Scesi dal tranvai , alla stazione di Sant ' Oreste , prendevamo su per una oliveta scura e immobile ; addossata sotto il macigno crudo tagliente . Prima , bisogna arrivare al paese di Sant ' Oreste ; le cui case hanno lo stesso colore della pietra dove stanno a picco ; su una vallata che si stende a perdita d ' occhio . Per entrare in paese bisogna varcarne la porta ; ma c ' è una tabella di legno dov ' è scritto : È vietata l ' introduzione e la circolazione degli animali suini nell ' interno del paese . Perciò , noi ci guardavamo sbigottiti e restavamo di fuori . Ci si ficcava , invece , dentro la trattoria ; che è di fianco . Le pareti hanno un colore turchiniccio ; e , in fondo , dietro il bancone padronale , c ' è il busto in gesso di Vittorio Emanuele II , tra due grandi corna di bue e sopra una mensola verde sovraccarica di bottiglie e di scatole da conserva . L ' ostessa prima non risponde ; poi borbotta sottovoce , scappando ; poi intende a traverso ; e , alla fine , data un ' occhiata che vorrebbe divorarci vivi , si decide a cavare la voce . E , allora , si capisce che è una burbera molto buona e tranquilla . Fatto uno spuntino e prese le provviste , cominciavamo l ' ascensione del Soratte . Dura un ' ora o poco più ; ma noi la facevamo anche in meno ; non badando a qualche sdrucciolone e a qualche ginocchiata . L ' aria si fa più leggera quasi ad ogni passo ; e la vallata del Tevere , dalla parte opposta a quella donde siamo saliti fino al paese , comincia a spiegarsi senza usura dinanzi a una meravigliosa vista di montagne ; e sono tante che per avvedersi di tutte , senza saltarne nessuna , bisogna guardarle a una per volta . Ma più che si guardano e più se ne scoprono ; e ognuna sembra desiderosa di essere la più bella . Il cielo e l ' aria vi stanno sopra come se avessero paura di toccarle ; e solo il vento s ' arrischia , almeno a sentirselo passare rasente gli orecchi , a andare fino là senza perdere la strada . Il Soratte , durante l ' estate , è tutto fiorito . Le eriche rosse escono dai buchi della selce ; e , qualche volta , ci sono anche certe campanule pallide che s ' attorcigliano come ghirlandette . Testucchi e lecci nani , a cespugli , crescono sul fianco del monte , dalla parte del Tevere , e il loro colore s ' incupa di mano in mano che scende giù nella vallata , insieme con il mentastro e la nepitella . L ' ombra del monte è così grande che il sole si stende soltanto di là dal fiume , che , di lassù , pare fermo . Mentre , dalla parte di Roma e del mare , la vallata se è un poco nebbiosa , abbarbaglia e luccica in tanti seni di tutte le dimensioni . Il silenzio fa udire quel che si pensa . L ' ultima volta che salii , le cavalle avevano figliato ; e pascolavano sul dorso acuminato del monte . Mi ricordo anche d ' aver sentito ragliare un asino giù in fondo alla vallata , e quel raglio mi sembrò dolcissimo e perfino musicale ; perché la distanza gli toglieva il troppo e lo sgradevole . Sul Soratte , una volta c ' erano quattro conventi ; uno per ogni punta : San Silvestro , Santa Maria delle Grazie , Sant ' Antonio , Santa Lucia . Ora , intero c ' è rimasto soltanto quello di Santa Maria delle Grazie ; e i ruderi di quello di San Silvestro . Il viottolo mena ad essi . A metà della salita , in mezzo a una boscaglia di lecci , c ' è una cappellina ; e dentro , lungo le pareti laterali , due sedili : una croce fatta con il carbone dove dovrebbe essere un ' immagine . Seguitando , si vede la cinta del convento di Santa Maria ; fatta di sassi a secco , sotto una greppaia rossa di rosolacci , che non stanno mai fermi . E sotto la cinta , una pergola di viti ; che fa ombra a una striscia larga e sbilenca di grano . Il convento è disabitato da parecchi anni ; ma c ' è andato a stare Fra ' Camillo Coppini , nato a Grassina , nei dintorni di Firenze . Non è difficile che venga a spalancare la porta senza scarpe e senza calze , con la tonaca nera tirata su alla cintola ; e una falce in mano , con la quale era a mietere il fieno quando abbiamo tirato la campanella . Dopo le prime parole , egli dichiara subito di essere un uomo « storico » ; cioè un uomo che appartiene , ormai , alla storia . E , per convincere , butta in terra la falce , si ficca le mani in seno e tira fuori il libro che sta componendo . Il titolo del libro , scritto da lui stesso con una penna spuntata e con l ' inchiostro di more mature , ha questo titolo : « Il trionfo dell ' Umanità naturale e la distruzione della Fisumana ; dove si trova il proscioglimento della vera filosofia con la vera difesa della Vita ; ovverosia il Tesoro secondo l ' epoca e il tempo » . E , per accertare che si tratta d ' una cosa seria e immortale , avverte che l ' hanno letto Dante Alighieri e cinque o sei altre persone che s ' accostano a quel calibro . Ma non basta . Sempre dal seno , cava altri suoi libri di minore importanza , che sono come i commentari di quello ; e allora si capisce perché la tonaca , impataccata e sporca , gli stia gonfia sopra la cintola come se fosse pregno . Il suo viso scarno , dove sono soltanto le pieghe della pelle , si fa più attento e si illumina ; gli occhi , neri e dolci , pigliano un fanatismo vigile e impaziente . Uno di noi gli chiede : - Che cosa vuol dire Fisumana ? Ed egli spiega , con energica enfasi : - La Fisumana è la cattiveria degli uomini , e io ho trovato il modo di renderla innocua . Intanto , si entra in un praticello erboso ; in mezzo al quale c ' è soltanto un gelso . Fra ' Camillo ci segue e ci studia ; per capire che gente siamo . Passatagli la diffidenza , la sua voce si fa più amichevole ; e si capisce che ha una gran voglia di confidarsi . Ma noi , invece , secondo il solito , abbiamo fame , e glielo diciamo . Egli non se lo fa ripetere due volte : entra , quasi di corsa , dentro il convento ; per pigliare un tavolino e le sedie . Poi , rispettosamente ma dignitosamente , domanda : - Vogliono bere un bicchiere d ' acqua fresca ? Dopo due o tre volte che siamo stati sul Soratte , è doventato nostro amico ; e io voglio ricordare una visita più lunga delle solite . Tralascio l ' arrivo e salto al desinare . Fra ' Camillo , mentre stiamo per finire le ultime briciole del tonno , frugando tra le pieghe della carta unta , ci propone un piatto d ' insalata . Si leva da sedere e va all ' orticello . Per entrare , deve togliere prima , ad una per volta , un mucchio di pietre addossate al cancellino sfasciato . Tra due sassi piatti e incavati , dove dovrebbero essere gli arpioni , prende un falcetto e comincia a tagliare erba e insalata insieme . Quando gli pare che basti , ci grida : - Ora vado a sciacquare quel che ho preso . È inutile protestare che l ' erba non ci piace : egli ci garantisce che è buona quanto l ' insalata . E , per convincerci , se ne mette in bocca una pianta . Ma l ' olio puzza come quello delle macchine . Quando glielo diciamo , resta sorpreso e scontento del nostro gusto , con la bocca piena e l ' erba mezza dentro e mezza giù per il mento . Noi non possiamo andare avanti , e Fra ' Camillo Coppini , mortificato , finisce da solo ogni cosa . Povero e onesto , campa con quel che gli frutta l ' orticello e la fetta di terra ; che coltiva da sé . Intanto , vengono due ragazzi che pasturano le capre fuori della cinta . Uno tiene per le gambe un falchetto , che non ha messo ancora le penne . Pare involtato in una lanugine grigia , e apre il becco spenzolando la lingua . Gli occhi aperti sbattono , ma senza chiudersi ; e torce il collo , come può , per guardare verso noi . Il pastore lo butta sopra un muricciolo , e propone al compagno di ammazzarlo lapidandolo ; per fare la scommessa a chi tira più dritto . Io dico che non voglio ; e Michele Abramich , gongolando di speranza che gli accende di più il viso sempre infiammato e gli brilla negli occhi azzurri , domanda loro se possono procurargli almeno un litro di latte o una ricotta di qualche chilo . I due ragazzi spariscono subito a mungere le capre . Allora , Fra ' Camillo piglia il falco e lo mette dentro un secchio , dicendo che ce lo friggerà a cena . Ma noi vogliamo che egli faccia un discorso ; e ci contenta subito . Batte le mani insieme e salta sopra un sedile di pietra , all ' ombra di un leccio . Tossendo , si spurga ; poi , tende un braccio . La nostra attenzione silenziosa lo anima ; e sorride , già sicuro che lo dovremo acclamare . Comincia : « Io , Fra ' Camillo Coppini , povero fraticello eremita , ho scritto il gran libro della Fisumana ; ed ora dirò due parole alla buona così come mi vengono » . Fissa gli occhi da una parte , accanto a sé ; fa schioccare le dita , e il suo viso pare tormentato . Ma , con uno scatto fiero , quasi maestoso , erge la testa ; e continua : « Il Paradiso di Satana , il Purgatorio di Lucifero , e il Limbo degli uomini temperati , com ' io nel mio pensiero li ho visti più di una volta ... » . Ma la parola gli manca , per ora ; ed egli ci fa comprendere , con un largo gesto esecratorio della mano , quel che vorrebbe dire . Fa una lunga risata , perché ha bisogno di tenere i nervi al posto , ma l ' occhio gli si rischiara , le righe della faccia si appianano , tutto il viso ha un ' aria ascetica , le parole vengono con una facondia irruente ed efficace . Ad un certo punto , grida : « La spianata delle tombe , dei re , dei regni , delle montagne e di tutti i vigliacchi che sono su la terra , dovrà assicurare all ' umanità il trionfo dei buoni e degli onesti . Il mio Libro è il centro aeroso dell ' Universo ; e io , frate Camillo Coppini , nutrirò la coscienza di tutti . Ciò che si vede su la pianura della terra deve divenire , un giorno , cenere e polvere . Meno che cinque cose , o bene sei , sono eterne : la luce del giorno e la notte ; i venti , le acque e la terra ; il Padrone del macchinario del movimento di questo mondo , ossia Dio ! » La sua parola fantastica , chiara e impetuosa , ormai ha preso la rincorsa , e ci trincia sentenze e ammonimenti . Dopo averlo applaudito , lo portiamo di peso sopra le spalle . Fra ' Camillo ride a bocca aperta e ringrazia ; e sappiamo dai suoi occhi che ci è riconoscente di averlo capito e di prenderlo sul serio . Intanto la metà della giornata è trascorsa , e il Tevere è sempre raggomitolato nel suo letto di terre incolte . Per parecchi chilometri lustra a pezzi , secondo i suoi giri ; e una nebbiolina , trasparente più d ' un velo che sia per sparire , lo segue fin dove i nostri occhi non vedono più . Questa nebbiolina è anche ai piedi delle montagne , e sembra che riesca a dissolverle ; perché si giurerebbe che non sono soffici e molli ; più delle ombre turchine che le nuvole lasciano cadere giù nella vallata . Ma , quando il sole è per discendere , le montagne fanno biancheggiare per qualche mezz ' ora i loro paesetti ; e poi , con lo sbiadirsi della sera li rinascondono dentro se stesse . Allora , il lago di Bracciano sembra uno specchio caliginoso , l ' Appennino Umbro indossa un celeste più tranquillo e il Gran Sasso si schiara . Non so perché , Fra ' Camillo ci parla a modo suo della « sventura » del Calvario ; mentre ci rechiamo dalla punta di Santa Maria a quella di San Silvestro ; per un sentiero non sempre piano ; e il vento ci butta quasi in terra . Sotto a noi , tra le sporgenze acuminate dei macigni , s ' intravede il gran precipizio del baratro ; e fa l ' effetto di essere tirati giù a battere la testa . Ma , mentre si sta lì a fare queste considerazioni , un falco , con le ali aperte , viene a oscillare lentissimamente nell ' aria ; e poi si ferma . Guardando meglio nelle lontananze , ne vediamo parecchi altri ; tutti sospesi a quel modo . Intanto , siamo entrati nella Chiesa di San Silvestro ; che è monumento nazionale . Squarciata dai fulmini e dai temporali , ogni anno perde qualche pezzo di muro ; che si sbriciola su la roccia . Una volta , i pastori ci si rifugiavano con le pecore e ci accendevano il fuoco ; ma Fra ' Camillo Coppini , ora , la tiene pulita e chiusa a chiave . Scendiamo a vedere e a tastare con le nocche il sasso dove dormiva San Silvestro ; incastrato dentro una grotta buia , sotto l ' altare . Dove è stato tolto l ' intonaco , le pareti sono coperte da affreschi del Trecento , e la cripta conserva ancora alcuni bassorilievi romanici e dell ' antico tempio di Apollo ; sopra il quale fu eretta la chiesa cristiana . Da quella cima , l ' orizzonte è anche più vasto ; e si vede perfino il Monte Amiata , al confine del territorio senese . Stiamo lassù fino a buio fatto , dopo che il sole s ' è lasciato pigliare dentro una ragnaia di nuvole . Per cena , riesciamo ad evitare che Fra ' Camillo tiri il collo al falchetto ; ma mentre mangiamo nel refettorio , perché fuori è troppo freddo , sentiamo l ' uccello lamentarsi con una specie di fischio intasato e sbattere le ali dentro il secchio . Il refettorio è tutto polveroso , con quattro tavolinacci rozzi e tarlati . Stiamo vicino a una finestrucola inferriata , che dà a picco su la valle . Un pipistrello si attacca all ' architrave e si dondola . Dovremmo mandare giù , ma non ci riesce , una frittata . Fra ' Camillo ci ha messo troppo sale ; e , volendola fare con le cipolle , ci ha tagliato anche i gambi , che sono restati crudi . Inoltre , non avendo più vino , ci propone di mettere nell ' acqua un poco di aceto ; come fa sempre lui . Il buio accresce la paura che la giornata non finisca allegramente ; e né meno a cantare con quanto fiato abbiamo in corpo ci riesce a ridere senza essere troppo nervosi . Il romito , sempre attento , se ne avvede ; e reca due candele accese . Allora , facciamo un ultimo tentativo di baldoria ; ma il nostro amico resta inquieto lo stesso ; e noi ci convinciamo che è meglio andare a dormire . Intanto , veniamo a sapere che egli è stato una volta frate laico e andava alla cerca , ed ora veste a quel modo per amore all ' abitudine . Ci accompagna in una stanzucola , dove non c ' è se non uno strato di paglia ; che puzza di topi e di muffa ; e qualche tarpone nero , infatti , s ' è visto correre su per le scale . Ma , prima che ci stendiamo , apre una finestruccia , e ci indica Roma : un bagliore lontano e basta . Preso sonno , senza spegnere le candele infilzate in un ferro a punta , ci viene a destare , per sbaglio , un ' ora prima . Sono soltanto le tre e mezzo ; ma esciamo lo stesso , per avviarci giù alla stazione . La nebbia è fittissima e scura ; e lampeggia proprio all ' altezza del convento . Per non rifare la stessa strada , Fra ' Camillo ci fa prendere una scorciatoia scavata giù per la china più ripida del monte . Non vediamo dove mettere i piedi e ci si aiuta con le mani , per non scivolare in dietro . Ma egli va giù a salti , aprendo le braccia e facendo rotolare i sassi perché si sentano rimbalzare e battere fino in fondo . Allora , ci piglia paura di cadere a capofitto ; e , prima di movere il passo , cerchiamo sempre di afferrarci a qualche sporgenza o a qualche cespuglio . Quando il frate non ci aspetta , dopo due metri non si scorge più . I falchi , di mano in mano che scendiamo , spiccano il volo ; e sentiamo ventare le loro ali . Il frate , che pare un lugubre fantoccio nero , gesticola e grida ; poi , sghignazza del nostro impaccio . A un certo punto , crediamo che si debba ammattire anche noi ; e la china non finisce mai . La nebbia pare che ci pesi su le spalle , e proviamo una specie di disperazione e di scoraggiamento . I falchi si levano da tutte le parti ; la selce , urtata dalle scarpe , fa un rumore secco ed aspro . Alla fine , non resta che da attraversare un lunghissimo prato , dove c ' è una vacca soltanto ; e siamo prossimi alla stazione . Fra ' Camillo ci deve salutare , e si duole della sua solitudine . Ci dice : - Mi troveranno morto , come un falco , tramezzo i sassi ; che cade giù , e tutto è finito ! Anche quest ' anno conto e spero di tornare a Maccarese e al Soratte . In quanto alla letteratura , me ne sto più lontano che è possibile ; anzi , non voglio mai che se ne parli in mia presenza , né meno dagli amici ; e il mio più forte orgoglio è di sentirmi tutto quanto preso dal lavoro senza mai insozzarmi con i bacherozzoli , che vengono da sé a farsi spiaccicare sotto le scarpe . L ' AMORE La mattinata nuvolosa si schiariva , ma il mare restava di un colore pallido . Virginia Secci era già escita , e s ' allontanava sempre di più verso la punta del molo fatto di spranghe e di tavole . Io la guardavo dalla finestra della mia casa ; ch ' era a pochi metri dalla spiaggia . Le barche vicine avevano le vele gialle e aranciate ; mentre quelle lontane parevano come il mare o quasi bianche . I miei occhi non perdevano di vista Virginia , perché me n ' ero innamorato ; ed ero tanto triste , che non mi veniva voglia di escire . Tutte le volte che la guardavo , ero triste così ; forse , perché l ' amavo troppo . Avrei voluto dirle tante cose buone e ingenue ; anche perché dovevo badarmi da suo marito . Ma io l ' amavo a malgrado di lui , e non volevo rinunciare al mio lungo desiderio . Aspettai , perciò , ch ' ella stessa tornasse dalla passeggiata . Intanto , mi piaceva di pensare a quelle cose buone e ingenue , dolcissimamente ; che io non le dicevo mai . Quando mi passò proprio accanto , perché io m ' ero seduto all ' uscio di casa , ed ella abitava per lì , mi riscossi da quella specie di estasi che mi pigliava ; e la guardai senza né meno salutarla . Sentii che doventavo bianco , e dopo aver incontrato i suoi occhi , fissai il mio sguardo su la rena . E l ' ascoltai camminare . Se avessi avuto la voce come i miei pensieri , non avrei temuto a parlarle ; ma io non avevo la voce di tutti gli altri giorni , quella con la quale parlavo a tutti , di qualunque cosa . Come il solito , dopo averla veduta , mi chiusi in casa . Dalle imposte socchiuse battevano , sul muro di fronte , della stanza a pianterreno , i riflessi chiari e luminosi delle onde ; come se fossero stati specchi mobili e leggieri . Nel pomeriggio , mi affacciai alla finestra ; per quanto fossi quasi sicuro che non avrei rivisto Virginia ; e provavo un dolore che mi pareva torvo e ambiguo come il volto del suo marito . Mentre stavo così , il mare cominciò a farsi più turchino ; e , allora , il cielo era più pallido di esso . Sul mare , c ' erano lunghissime strisce , quasi bianche ; che , giunte fin quasi alla spiaggia , sparivano . Non ricordavo più da quanto tempo mi trovassi a Cattolica ; e mi pareva , quasi , di essere arrivato in quel momento . E , allora , se Virginia mi avesse parlato , io le avrei detto che l ' amavo . Il giorno dopo , il cielo era interamente grigio ; e , durante le ultime ore della notte , aveva piovuto . Il mare era verdastro verso la riva ; e violaceo verso l ' orizzonte . E io non vidi Virginia . Non so perché , quasi credevo di poterla dimenticare ; e , invece , a sera , non potei darmi pace di non averla veduta . Mi sentivo pronto a inventare una scusa , per recarmi alla sua casa ; perché , se avessi saputo ch ' era morta , non avrei sofferto a quel modo . Ma venne un temporale ; con uno scirocco fortissimo , che lo portò sopra Rimini . Molte barche di pescatori rientrarono , infilandosi a stento in un fiumiciattolo tortuoso ; che si chiama Tavollo . La notte non potei dormire ; e mi proposi , non so se sognando o pensando da vero , di vedere Virginia il giorno dopo ; anche se avessi dovuto cercarla io stesso . Ma , alzatomi , non mi sentivo più capace di mantenere quel proposito ; e restai all ' uscio di casa , aspettando ch ' ella facesse la sua passeggiata fino al molo . E invece , non escì . Dopo mezzogiorno , il cielo si fece chiaro , quasi sereno ; e il mare prese subitamente un turchino stupendo . I casotti dei bagnanti facevano tutti una piccola ombra , oblunga , da una parte . A non vedere Virginia , mi pareva quasi una cattiveria folle . Ma , intanto , m ' ero dovuto convincere che l ' avvocato Germano Secci , suo marito , veniva a passeggiare sempre più a lungo attorno alla mia casa . Se avesse voluto parlarmi , come da prima avevo supposto , avrebbe potuto trovarne il modo ; ma certo è ch ' egli si comportava come se avesse voluto farsi notare da me . E io , invece , lo evitavo ; non perché ne avessi timore , ma per la sua aria troppo triste . Era alto , pallido e magro ; sempre vestito di nero ; e i pantaloni gli sventolavano in fondo alle gambe e alle ginocchia quando tirava anche un poco di vento . Aveva un grosso bastone in mano ; e , molte volte , mi faceva l ' effetto che quel bastone fosse più vivo di lui . Quest ' uomo metteva nel mio sentimento un senso di angoscia ; mentre il desiderio di Virginia si faceva sempre più acuto . Verso sera il mare si fece di un turchino lucente , con strisce più scure da per tutto . Le vele sembravano d ' oro , e il cielo era un poco roseo in fondo all ' orizzonte . Me ne ricordo bene , perché proprio in quell ' ora passò Virginia dinanzi a me . Me n ' accorsi soltanto quando mi fu a qualche passo ; e a pena feci in tempo ad alzare gli occhi per vederla in viso . Mi guardai attorno , per assicurarmi che non ci fosse suo marito e m ' arrischiai a seguirla ; perché mi proponevo di parlarle da vero ; quando fosse più sera . Ella andò sopra il molo e quando fu in fondo si sedette . Io feci lo stesso , ma senza sedermi . Guardavo l ' acqua tra le spranghe del molo ; con le mani dietro la schiena . E tendevo gli orecchi , senza voltarmi a lei . Il vento mi faceva quasi piangere ; ma più forte era il mio sentimento e più sentivo che m ' era impossibile voltarmi a lei ; e mi sentivo attratto a cadere nell ' acqua . Il fracasso delle onde pareva una specie di scampanio ; almeno al mio udito . Intanto cominciarono a escire le barche per la pesca . Andavano come zoppicando ; e , dopo una mezz ' ora , sebbene sembrassero lentissime , erano già tutte sparse sul mare . Vedendo che i pescatori , rasentando le spranghe del molo , guardavano più in dietro a me , capivo che Virginia era ancora seduta ; e arrossivo , provando una vergogna che mi faceva male anche alla testa . Quella specie di scampanio dentro le onde spumose , che increspavano tutto il piano dell ' acqua , durava ancora ; e lo scricchiolio delle tavole su le spranghe , qualche volta , mi pareva come una voce che cominciasse a parlare , e poi si spezzasse subito . Tanto ero fuori di me . Che faceva Virginia ? Pensava a me o forse non faceva né meno caso che ci fossi ? Alla fine sentii che tornava via ; e , allora , anch ' io volli fare lo stesso ; ma , a forza di stare fermo , pareva che non sapessi più camminare , e inciampai in una tavola schiodata . Anche la distanza tra il mare e la mia casa mi pareva raddoppiata . In certi casi , la solitudine allunga le distanze fino all ' infinito . Il giorno dopo , mentre facevo qualche passo dinanzi a casa mia , fumando una sigaretta , mi sentii mettere una mano sopra una spalla . Mi voltai , e l ' avvocato Secci mi disse : - Lei è innamorato di mia moglie . Mi dispiacque mentire , ma risposi : - Non è vero . - Perché non dire la verità ? Lei non è un uomo come tutti gli altri e non le parrà ridicolo come io le voglio parlare . Mi ascolti , invece . Lei non riderà di me ; ne sono sicuro . Anch ' io sono innamorato di mia moglie . L ' amo più di tutti i suoi amanti . Ne sono sicuro . Ogni anno ella mi tradisce con un nuovo amante . Nessuno , quando l ' ha guardata , può fare a meno di non innamorarsene . È bella . Lei sola è bella . Non c ' è un ' altra donna come lei . Ma quand ' io voglio accarezzarla ella mi dice che io sono sensuale e che l ' amo soltanto per il bisogno ch ' ella sia mia . Anche i suoi amanti li rimprovera con le stesse parole ; e tutti la desiderano soltanto per la sua bellezza . Sono cinque anni che io l ' ho sposata ; e si è fatta sempre più bella . Io provavo una specie di ribrezzo , ma il Secci seguitò stringendomi una mano : - Mi sia amico , e comprenda la mia amicizia . Non si disguidi da me , e non mi giudichi come farebbe un uomo qualunque . Lei mi deve aiutare . Divenga suo amante e la porti via con sé . Non la lasci mai più . Io voglio avere la certezza che non la vedrò mai più . Non la dimenticherò mai , ma soffrirò meno . La prenda lei . Allora quest ' uomo , che prima m ' era parso perfino tra losco e stupido , mise dentro di me un sentimento inatteso . E volli rassicurarlo che potevo sentirmi suo amico . Allora , passeggiammo , in silenzio , lungo il mare . Il vento era fortissimo , come se tonasse . Il mare fragoroso . Di là da Rimini , lampeggiava da entro una nuvola nerissima . Egli mi disse : - Andiamo in casa sua , perché ella escirà ; e non deve vederci insieme . Entrammo ma ci era impossibile parlare , e restavamo a guardare dalla finestra aperta . Io ero sconvolto ; ed egli , con gli occhi e con il volto , cercava di farmi quietare . Ma non era possibile , perché m ' aveva detto che Virginia sarebbe escita . Il mare era sempre più mosso , e s ' era fatto quasi buio . I lampi illuminavano , a tratti , tutto il mare di un turchino cupo , ma tagliato da strisce bianchissime di spuma , quasi luccicanti . Il Secci mi disse , tremando : - Eccola ! Io mi volsi verso Virginia , con tutto il mio animo ansioso . Passò rasente la finestra , alta e morbida ; con le lunghe gambe e il petto come le più belle statue greche . Ma pensando che ormai le avrei dovuto parlare , mi sgomentò il presentimento voluttuoso ; e caddi in ginocchio . Il Secci mi sorresse , e poi mi dette un bicchiere di acqua . UNA SERA PRESSO IL TEVERE Avete mai amato , soltanto a sentirne parlare , le amanti degli altri ? Io , sì . O , per lo meno , ho avuto per queste donne una simpatia ; ch ' era più dell ' amicizia . Conoscendo soltanto le loro parole e il loro modo di amare , ho avuto il desiderio di conoscerle . Nate , per me , dalle confidenze de ' miei amici , hanno cessato di esistere sempre troppo presto ; ma più presto di loro finiscono anche quasi tutte le cose reali , che sono state nostre o ci hanno interessato . Quelle donne , invece , anche se ce ne ricordiamo dopo tanto tempo , pigliano sempre un senso di eternità . A Roma , mangiavo a trattoria ogni giorno con molti amici ; tutti pittori e scultori . Una sera , io e uno di loro , Giovanni Fossi , ci prendemmo a braccetto ; e andammo a fumare una sigaretta lungo il Tevere . Ci trovammo , camminando pian piano , al ponte Sant ' Angelo , dopo aver passato per non so quanti vicoli stretti e bui ; dove s ' incontravano sempre donne che ci sorridevano non si sa se con la bocca o con la cicatrice rossa di qualche sfregio lungo le guance . Era caligine , e il primo arco del ponte Sant ' Angelo , con le statue , illuminato ; gli altri , nel buio , scuri . Di là dal ponte , l ' acqua di un violetto torbo ; con quattro lunghi riflessi elettrici , a punta . L ' altro parapetto , quello incontro a noi , nero . Poi , il fiume doventava di un verde sudicio ; e l ' acqua , scorrendo , si raggrinziva , qua e là , alla superficie . C ' erano ancora i resti del ponte di ferro , come una gabbia ellittica ; e dietro le sbarre si vedevano passare i tranvai , sul nuovo ponte Vittorio Emanuele ; quasi di fianco al Palazzo di Giustizia come un rettangolo enorme e bianchiccio , illuminato dalla luce elettrica . Alcuni ragazzi tiravano sassi contro un ' intavolatura fatta per la demolizione del ponte di ferro . Il mio amico era un giovine di ventiquattro anni , con il viso glabro , di vecchio ; con gli occhi febbricitanti ; magrissimo . Il fresco della sera ci faceva bene ad ambedue ; e ci piacevano le case lungo il Tevere ; silenziose , grigie , scure ; con qualche lampadina elettrica su per le scale , che si vedevano dalle finestre aperte . Egli mi stringeva le braccia ; e la voce , qualche volta tremolante , appassionata e secca , nervosa , mi faceva pensare ai suoi tendini tesi . Ad un tratto , senza che io gli avessi chiesto niente , mi disse : - Io ti dirò perché le donne non mi piacciono più . Lo guardai bene nel viso , sorridendo , e capii ch ' era per farmi una bellissima confessione ; un poco ingenua e sincera . - T ' ascolto . - Ti sarai accorto ch ' io molte volte sembro trasognato . - Sì . - Devi , dunque , sapere ch ' io penso sempre alla stessa cosa . Non mi riesce non pensarla . Due mesi fa , a Lucca , io mi sono innamorato della moglie di mio zio . - Ed ella ti voleva bene ? - Fu lei , anzi , la prima . - T ' ascolto . Parla lentamente . - Io le avevo cominciato un ritratto : per desiderio del suo marito ... Non lo chiamerò mai zio . È lo stesso , del resto . Egli non stava sempre a Lucca , perché è commesso viaggiatore . Noi due potevamo parlarci a comodo nostro . Anzi , devi sapere ch ' io stavo addirittura in casa con loro . « Ti dirò soltanto che , due anni innanzi , avevo cominciato a capire qualche cosa del suo sentimento verso di me . « Ma io me ne ripartii senza che ci fosse stata nessuna parola segreta . Quando , due mesi fa , tornai , allora non ebbi più riguardi . « Io , da principio , non volevo amarla ; ma non mi pareva il vero che cercasse sempre di parlarmi quando eravamo soli . Volevo fare in modo che fosse la prima a dirmi quel che sentiva . « Intanto , io le raccontai che una volta avevo sentito così il bisogno d ' essere amato , che m ' ero messo a piangere ; e aggiunsi che , se avessi trovato una donna che mi amasse altrettanto , sarei stato capace , per lei , anche di uccidermi . In parte mi pareva vero , e in parte esageravo a posta . La seconda volta che le dissi così , doventò pallida e seria ; e mi chiese : « - Non si può , dunque , voler bene a te ? « E pianse . Io me ne andai nella mia camera . La sera , ci rivedemmo , e non le dissi niente . Ma , sul punto di lasciarci per andare a letto , mi prese il viso e mi baciò . Io mi sentii venir meno . Mi baciò , mordendomi il labbro di sopra ; e non dimenticherò mai più quel che provai in quel momento . Ebbi a pena la forza di ribaciarla ; e , invece di andare a dormire , escimmo nel giardino . Era un giardino tutto chiuso da un muro . « Le dissi : « - Credi tu di volermi bene come desidero ? « Volevo ancora essere sicuro , e stavo bene attento a quel che mi rispondeva . « Allora , mi rispose : « - Tuo zio è un uomo volgare , e non mi ha mai compresa . Te solo voglio amare ... « E quella fu la prima volta . » Io risi ; e guardai il Tevere , che ora pareva di olio verdastro e sporco . Ma una grande dolcezza mi aveva invaso . Anche il mio amico guardava il fiume , tacendo . - E poi ? Egli tacque ancora . - Raccontami tutto . - Ti ripeto ch ' io volli assicurarmi che mi voleva bene ; e , finché non ne fui sicuro , ero io che mi ricusavo a lei . La mattina , prima di scendere giù in salotto dove stava il marito , apriva l ' uscio della mia camera e veniva a baciarmi . Il Fossi si mise le mani su gli occhi . - Mi pare ancora di rivederla , quando la pregai di farsi vedere tutta . - Era fatta bene ? - Ah , tu vedessi ! E poi si mise da sé in una posa ; che io voglio dipingere . Io risi un ' altra volta . Ma egli mi guardò serio , ed io allora smisi . Pareva che Roma ci si chiudesse attorno ; prima con gli argini del fiume , poi con le case ; poi con il cielo . Egli mi dette un colpo forte sul braccio , perché non mi distraessi ; e proseguì : - Voleva , a tutti i costi , fuggire di casa con me ; era pronta a portar via i suoi gioielli . Avevamo già combinato di andare in un villaggio delle Alpi ; dove io ero stato a fare certi studii . E dove , forse , tornerò . - E perché non andaste ? - Per colpa mia . Io scrissi una lettera anonima a mio zio , facendogli sapere tutto . E gli dissi anche dove avrebbe potuto sorprenderci . In fatti , egli ci trovò insieme . - E allora ? Il Fossi stette zitto lungo tempo . Ma io lo spiavo troppo intensamente ; e , benché con meno franchezza , convenne che seguitasse : - Lei negò tutto ; e se n ' andò , fingendosi sdegnata di me e del marito . - Ma tu facesti male , mi pare ! Avresti avuto un altro mezzo per farla finita . - Io volli che mio zio sapesse tutto , per umiliarlo . Perché non mi credeva intelligente e non capiva la mia arte . - Ma ci voleva riguardo per la donna che ti amava . - Di lei volli vendicarmi , perché era riescita a prendermi in quel modo . - Non ti capisco . Allora il Fossi cominciò a dirmi : - Tu non puoi farti un ' idea di quel che valevo io allora per me stesso , e com ' era necessario che allontanassi ogni donna . Mio zio , poi , avrebbe dovuto capire quant ' io valevo più di lui , per tutto , e perciò tenermi lontano da lei . - E non l ' hai più vista ? - Mai più . So che mio zio ha creduto a lei e non a me . E l ' altra settimana mi scrisse dicendomi ch ' era pronto a perdonarmi anche d ' avere inventato una cosa simile . - Dovresti , almeno , rispondere . - Io non risponderò affatto . Non gli scrivo né meno ora , che non mi vengono più i denari che mia madre mi manda dall ' America . Sono certo che , se tornassi a casa sua , sarebbe lo stesso come prima . - E con lei come ti conterresti ? - Se mi facesse qualche allusione , sarei pronto anche a prenderla a schiaffi . Perché quel che importa a me è di non passare da bugiardo . - Allora , vuol dire che non l ' hai amata mai . Gli dissi così con una voce strozzata dalla voluttà . Una voluttà che riescii a dominare contrapponendole l ' odio per lui . Se quella donna l ' avessi conosciuta io , mi sarei fatto sfinire dal suo amore e dalla sua bocca . Avevo io , per lui , il rimorso che fosse stata trattata a quel modo . La mia anima sensuale mi stordiva . Ma il mio amico era convinto del contrario ; e capii che , inoltre , per puntiglio , non mi avrebbe mai dato ragione . Aveva incrociato le braccia , e guardava verso la cupola di San Pietro ; a pena visibile . Indovinando che voleva essere più forte di me , gli chiesi : - Vuoi che andiamo là ? Ma , indispettito dei contrasti trovati in me , rispose quasi disprezzandomi : - Stiamo bene qui . Anzi , sediamoci sul muro del fiume . Io , però , restai in piedi ; accendendo un ' altra sigaretta alla cicca di quella già consumata . Stemmo qualche tempo senza parlarci , e parve che la nostra amicizia finisse tutto a un tratto . Io lo guardai ; ed egli , tutte le volte che incontrava i miei occhi , si rimetteva a guardare il fiume . Poi , disse : - Senti : comincia a piovere . Passarono due soldati e un uomo con l ' ombrello aperto . Pioveva poco ; e uno degli alberi che sono lungo il Tevere ci riparava abbastanza . Tuttavia , ormai , mi sentivo solo , e avrei voluto ch ' egli se ne andasse . Pensavo di scrivere una lunga lettera appassionata a quella donna . Ma prese , dalla tasca interna della giubba , un fazzolettino di seta ; e me lo dette , dicendomi : - Questo è un regalo di lei . Subito sperai ch ' egli l ' amasse ancora ; e gli chiesi con dolcezza : - Lo porti sempre ? Si mise a ridere . E io chiesi : - Perché , dunque , lo porti ? - Questo è soltanto un ricordo e non di più . - E lo tieni volentieri ? - Se tu vuoi , io lo regalo a te . Odoralo : è ancora profumato come quando l ' ebbi io . Lo fissai negli occhi con ira impaziente e gli risposi per sgarbo : - No : tienlo tu . - Come vuoi . E lo rimise in tasca . Poi , disse : - Ora andiamo : dev ' essere tardi . Mi riprese a braccetto , ma non avevamo più nulla da dirci . Pioveva sempre più forte , e camminavamo in fretta . Sul marciapiede , i tavolini di un caffè erano bagnati di pioggia . I colori dei manifesti sembravano più vivaci , e le lampade elettriche perdevano una luce violacea sopra i ciòttoli delle vie . Quando , in Piazza Venezia , ci lasciammo , mi disse : - Forse , non vengo più a mangiare a quella trattoria ! - E , allora , quando ci rivediamo ? Egli non rispose ; e salì sopra un tranvai , mentre correva . Da allora , io ho amato quella donna . AI BAGNI Era di luglio , e mi trovavo da tre giorni a Levanto ; annoiatissimo , per non avervi potuto fare nessuna relazione . Ero per tornarmene via e cambiare spiaggia , quando capitò , proprio nello stesso albergo , il mio giovane amico Michele Pagni con sua moglie Cesarina . E siccome egli , dopo pranzo , dovette andare a Spezia per certi suoi impegni , tornando la sera stessa a Levanto , io gli promisi che avrei accompagnato sua moglie alla stazione . Intanto , per tenerle compagnia , nel salotto dell ' albergo , ci mettemmo a fumare . Ella stava in una sedia a dondolo ; io sul canapè , mezzo steso , ma con le gambe in terra . Cesarina faceva dondolare la sua sedia e non toglieva mai i suoi occhi dai miei ; quando aveva finito la sigaretta , io glie ne davo un ' altra , mettendogliela in bocca ; e poi accendevo il fiammifero . Ella , allora , perché io non dovessi scomodarmi troppo , si chinava verso me ; avanzandosi in punta alla sedia tutta piegata in avanti ; e mi ringraziava con quel suo sorriso così nervoso che , se non fosse stata la moglie di un amico , l ' avrei subito baciata . Era un poco magra e pallida ; con gli occhi turchini ; e , sotto , erano cerchiati di pavonazzo . Non mi ricordo né meno di quel che parlammo ; ma , dopo un ' ora , eravamo seduti più vicini . Mi disse : - Che fate qua solo in questo paese ? - Niente ! Ma ella non ci credette ; ed io ero imbarazzato a provarle che era vero . - E non state male così solo ? - Ma certo ! Se voi non foste venuta , io stasera sarei andato via . Tutto il suo viso mi pareva madreperlaceo , e que ' suoi occhi , contro luce , lustravano . Ella , forse per farmele vedere , mise le mani su i bracciali della sedia di vimini : le sue mani con le unghie lucide e rosee . Poi , mise una gamba sopra un ' altra ; e ricominciò a dondolarsi . Io , con il volto proteso verso di lei , il mento appoggiato a una mano , e il gomito sopra un ginocchio , le dissi : - Stasera , invece , penserò sempre a voi . - A me da vero ? E mi prese una mano . Io pensai di baciargliela subito ; ma qualcuno attraversò l ' andito dinanzi al salotto ch ' era senz ' uscio : mi parve una cameriera . Ella si rimise a dondolarsi , tutta appoggiata alla spalliera della sedia ; con le mani sotto le gambe . Mi disse , pallida e sconvolta : - Domani , alle undici , venite a trovarmi . Ora , usciamo . - Ma dove andiamo ? Perché non restiamo qui ? Ella si bagnò il labbro di sotto con quello di sopra , si lisciò una gamba ; e rispose : - No , esciamo , esciamo ! Si alzò , e mi parve come esaltata . Io n ' ero già innamorato , e credevo perfino di amarla . Mi sarei innamorato di qualunque donna . Andammo lungo il mare , dove erano i camerini e i bagnanti ; e Cesarina pareva che si fermasse a posta vicino ai loro gruppi , di mano in mano che l ' incontravamo ; per non restare a sola con me . E quando al Kursaal si accesero i lumi e cominciò la musica , la spiaggia e il mare si fecero deserti . Soltanto qualche barca , che però non era di Levanto ; qualche barca che si muoveva come rasente l ' orizzonte . Tornato il mio amico , cenammo tutti e tre insieme ; poi , li lasciai . La mia amicizia con Cesarina aveva avuto momenti in cui m ' era sembrata già di lungo tempo ; in altri momenti ( almeno pareva a me ) si scopriva tutta la sua superficialità ; e allora anche la nostra voce ridoventava estranea , quasi sarcastica , benché sempre molle . Io ero stato compagno di scuola di Michele ; ma , da quando aveva avuto il posto di professore di matematica , non l ' avevo più visto ; e Cesarina m ' era stata presentata soltanto pochi mesi prima che io la incontrassi a Levanto , da certi parenti di lui . Quei tre giorni a Levanto li avevo passati con un crescente desiderio di amare qualche donna , allettato da certe bellissime bagnanti , qualcuna forestiera , che poi la sera ritrovavo nel giardinetto del paese , trasformato in birreria . Elle non portavano calze e andavano in sandali . Quando vedevo un uomo e una donna insieme , io guardavo la donna come se l ' uomo non ci fosse stato o avessi potuto mandarlo via a mio comodo . La mattina dopo mi svegliai pensando subito , e non ad altro , al mio appuntamento . Era , come ho detto , alle undici ; e non erano né meno le nove . Mi vestii e scesi . Cesarina e Michele avevano la camera sopra la mia . Andai , dopo aver preso un cognac , non dalla parte dove la spiaggia è tutta visibile come una specie di arco di rena e di ghiaia gialliccia , ma dalla parte opposta dove non ero mai stato . Percorsi due o tre vicoletti , dovetti quasi scavalcare un muricciolo le cui pietre però erano state smosse per poterci passare meglio . Sempre lungo il mare , le cui onde venivano a biancheggiare sul viottolo e a cozzare in una distesa di ghiaia molto grossa , che rotolava in giù quando l ' onda si ritraeva , girai uno di quegli scogli che sporgono verso l ' acqua , mi soffermai in una piccola insenatura pendente , poi passai un altro scoglio , trovai un ' altra insenatura anche più piccola , tutta chiusa dalle rocce intorno come una specie di grotta se non fosse stata aperta sopra la testa dove il macigno della roccia è a picco ed altissimo . Non volendo allontanarmi molto , mi sedei nella quarta insenatura : non potevo vedere che il mare ; e nessuno avrebbe potuto vedere me . Alzai la testa : ma di lassù non poteva che rotolare qualche sasso . Sulla ghiaia vidi un piccolo fazzoletto ; e soltanto a passarci vicino si sentiva che era profumato . Con un calcio , lo tirai in mare . C ' era una luce immensa : il mare era quasi trasparente , calmo , ma le sue onde così bianche e spumeggianti che mi pareva impossibile il turchino potesse cambiare così di colore . Del resto , m ' annoiavo : e su quella ghiaia non stavo molto bene . Ma bisognava che facessi l ' ora . Sbadigliando , procurai di pensare a qualcosa ; ma all ' infuori di Cesarina mi pareva che non ci fosse altro . Quando mancò una mezz ' ora soltanto , mi alzai perché non avevo più calma : avrei perso il rimanente del tempo al caffè . Ma quando fui per entrare nell ' altra insenatura , tornando indietro , un grido mi fermò . Guardai e la vidi quasi piena di donne . Parevano tutte popolane e venute a bagnarsi lì , per non spendere niente . Quelle che s ' erano già tolte la camicia , se l ' appoggiarono sul petto ; quelle che erano per spogliarsi , smisero ; un ' altra che non aveva niente in mano , si buttò bocconi . Ce ne erano di tutte le età , e saranno state almeno otto . Io tornai a dietro e impaziente gridai : - Quando posso passare , ditelo . Aspetto qua : non vedo nulla . Sentii ridere ; e , probabilmente , non mi capirono ; com ' io non avrei capito il loro dialetto . Aspettai un quarto , poi altri dieci minuti . Mi riavvicinai e chiesi : - Cosa fate costà ? Ho bisogno di passare ! Non mi risposero , ma alzarono le voci per parlare tra sé , tutte insieme . Poi , riescii a capire una ; che , certo , voleva farsi udire da me ; ma senza parlarmi direttamente : - Siamo senza costume , e , perciò , se non andate via di costà , non possiamo bagnarci . Io m ' infuriai , e mi venne l ' idea di passare lo stesso . Ma come potevo fare a suggerire loro questa cosa ? D ' altra parte avevo paura che qualcuno dei loro uomini avesse poi voluto leticare con me . Allora dissi che se non volevano farsi vedere nude , siccome io non potevo restare là dietro lo scoglio altro tempo , si rivestissero alla meglio . Io sarei passato ; e , poi , si sarebbero bagnate . Prima risero , poi non intesero , poi strillarono , poi dovettero mettersi d ' accordo . Quando , persa tutta la pazienza , passai senza chiedere se fossero pronte , le più erano ancora con la camicia tra le braccia come prima . Allora , invece di voltarmi verso il mare , per quanto pensassi all ' appuntamento con Cesarina , le guardai tutte . Di mano in mano che ne guardavo una , il suo sorriso smetteva ; e le altre non facevano più chiasso . A tutte le rimanenti insenature , successe lo stesso ; e io , dietro le spalle , sentivo insultarmi e vociare con collera . Quando riescii ad entrare in paese , era già tardi d ' una mezz ' ora . Salii , ansimante , tutta la scala dell ' albergo , bussai alla camera : nessuno rispose . Accortomi che l ' uscio non era chiuso , lo spinsi . La camera era vuota . Entrai e vidi che c ' erano ancora le valigie del mio amico . Che dovevo fare ? Aspettarla lì ? Il marito era tornato a Spezia per una ripetizione , questa volta , a un alunno che doveva fare un esame . Ma Cesarina dove era ? Sarebbe stato bene e prudente chiedere di lei all ' albergatore ? Non ero nella possibilità di giudicare da me ; ma per quanto ne avessi voglia non mi decidevo . Allora , piano piano , escii di camera , e mi misi ad aspettare nell ' andito . Gli occhi mi bruciavano , per aver guardato troppo il sole ; e sentivo la testa congestionata . Dov ' era ? Dov ' era ? Mi veniva voglia di toccare la sua vestaglia , che avevo vista sopra il ferro del letto . Una sensualità improvvisa , piena di sole , mi chiudeva la gola ; mi faceva palpitare come se mi fossi spaventato . Era inutile ch ' io escissi per andare a cercarla lungo la spiaggia ! Come avrebbe fatto Cesarina a tornare a dietro , anche se l ' avessi trovata ? Mi pareva che fossero di sole anche le pareti dell ' albergo , ch ' erano perfino sporche e scalcinate invece . Mi girava la testa ; mi pareva di sentirmi agitato da una lunga onda , sempre la stessa , che mi moveva avanti e indietro , quasi facendomi cadere . E , in fatti , mi attenni al muro . Quelle donne le rivedevo gesticolare , le riudivo urlare ; con una precisione , che m ' illudeva . Le loro risa mi straziavano ; provavo un odio feroce contro tutto ; e specie , non so perché , contro il mare . Sentivo venirmi la febbre , non ci vedevo più . Sarei entrato nella camera di Cesarina , a piangere . Stetti lassù , senza che venisse nessuno , fino a mezzodì . Poi , la fame mi vinse ; e discesi , per prendere prima un poco di aria libera e calmarmi e poi per mangiare : forse , Cesarina l ' avrei trovata a tavola . Ma , del resto , ella m ' aveva dato appuntamento così inattesamente che mi pareva reale soltanto il tempo che si ricollegava , ora , con la mia delusione . Era un ' avventura che non doveva accadere , e mai più ! Ma , quando l ' avrei riveduta , che cosa ci saremmo detti ? E pure , ero certo di rivederla : e questa certezza mi faceva piacere ! E progettavo già quel che inventare per tenermi in corrispondenza con Michele . Quando ero per escire dall ' albergo , un cameriere mi chiamò e mi consegnò un biglietto . Era di lui e diceva : « Mia moglie sarebbe restata a Levanto ; ma non avendoti visto in tutta la mattinata , e non sapendo dove tu fossi , s ' è decisa a venire a Spezia con me . E siccome non vuole più tornare a Levanto , verrò io a salutarti domani » . Provai lo stesso effetto di un gran colpo su la testa . E , prima che tornasse Michele , fuggii con il treno di Genova . IL VINO Teofilo Bettarini aveva il viso come una rammendatura , dove era a pena posto per gli occhi . I capelli sempre pettinati e lisci ; neri . Beveva per mandar via la tristezza dei quarant ' anni . Non andava alle bettole ; ma , dopo mangiato , si chiudeva nella sua camera di scapolo scontento ; poi levava l ' olio a un fiasco di Chianti , e si sedeva con dignità dopo averlo posato con tutte le precauzioni sul tavolino . Quando aveva fiori , glieli infilava alla rivestitura di stiancia . Lasciava che il mento gli s ' appoggiasse sul petto , per il peso delle lunghe riflessioni ; e , di quando in quando , sospirava , alzando gli occhi verso il lume a petrolio fasciato di cartavelina rossa . Ripensava a quel che aveva fatto durante la giornata ; poi sputava due o tre volte ; ed empiva il primo bicchiere . Lo beveva tutto d ' una sorsata , lo riempiva subito , e ribeveva . Soltanto allora gli pareva che il vino gli tenesse compagnia . Ma , per esserne più sicuro , il bicchiere doveva restare sempre pieno ; avendolo così a disposizione a pena cominciasse ad accorgersi d ' essere solo . Il terzo bicchiere e i successivi li vuotava metà per volta ; con una specie di dolcezza piuttosto cupa ; una dolcezza indefinibile , che però cominciava a farlo sognare da vero . E , allora , si prendeva le mani , se le stringeva insieme ; sentendo il bisogno di parlarsi a voce alta . Egli doventava buono ; e si commoveva di qualunque cosa che gli passasse per la mente . Cominciava a ricordarsi della cena : la padrona di casa , un donnone grasso , di una grassezza quasi bella , gli aveva domandato se la minestra era salata come voleva lui . E perciò ora egli ne sentiva tale riconoscenza che avrebbe voluto farla doventare ricca . Era proprio un suo dovere ! Lui solo doveva far questo ! La mattina dopo , a pena desto . Ma come avrebbe potuto ? Non gl ' importava di trovare il come ; ma doveva fare così . Non beveva , forse , per lei ? Ma c ' era anche la donna che veniva a lavare i piatti . O a lei non ci doveva pensare lo stesso ? Poi l ' amico dell ' ufficio che gli aveva regalato mezzo sigaro . Si metteva , allora , a giurare . Sicuro ! E giù un altro bicchiere ! Com ' era buono il vino ! Avrebbe baciato il fiasco . Già da parecchi mesi faceva così , di nascosto . Una sera , a mezzo fiasco , non riescì più a ricordarsi di quel che aveva pensato prima di riempire il bicchiere . Egli si ostinava a volersene ricordare . Quasi si vergognasse , e gli veniva da piangere . Gli girava un poco la testa . E si sentiva la bocca asciutta . Allora si alzò , e fece per aprire la porta ; perché , forse , parlando alla padrona di casa , gli sarebbe andata via quell ' angoscia così malinconica che non la sopportava più . Ma tornò a dietro , e si mise ritto ad una parete . Poi bevve un altro bicchiere ; e cominciò a canticchiare . Gli pareva , allora , che tutti nella casa cantassero , e dall ' appartamento di sotto veniva una musica che gli metteva la voglia di ballare ; e le voci che ricordava avevano una dolcezza meravigliosa . « Dio , come sono tutti buoni ! » Ma la sua tristezza cresceva sempre ; con un sapor di rimorso immenso ; che non sapeva spiegare . Disse al muro : « Abbracciamoci » . E bevve un altro bicchiere . Ma , ad un tratto , sentì picchiare all ' uscio . Era la padrona di casa , Gegia . - Può entrare ! Ma quella , senza aprire , disse : - Ero venuta a prendere la giubba , per smacchiarla . Egli si mise a ridere . - La giubba ! La giubba ! Ma entri , se la vuole ! Gegia si fece avanti . Egli s ' inginocchiò , le baciò le mani : - Senta : mi deve dire se con lei sono stato cattivo e se ha da dolersi di me . Creda che , se non me lo dice , mi ammazzo subito . Mi butto dalla finestra . Gegia si spaventò . Era possibile che all ' improvviso fosse impazzito fino a quel segno ? - Com ' è bella , signora Gegia ! - Io bella ? - Bellissima . Stasera la vedo bene . Ne sono sicurissimo . Ella si sforzò di ridere ; ma , siccome egli cominciava ad accarezzarla , se n ' andò e richiuse lesta lesta la porta . Allora , fu preso da un ' allegrezza tale che cominciò a ballettare ; tenendosi le mani su i fianchi . In vece Gegia , preoccupata , andò a chiamare gli altri pigionali che stavano accanto : un calzolaio con la moglie e la figliola . E così tutti e quattro si misero ad ascoltare dietro l ' uscio . Teofilo fischiava : s ' interrompeva soltanto per bere . Allora , aprirono ; perché smettesse di ubriacarsi a quel modo . Avevano deciso di metterlo a letto e di portargli via il fiasco . Ma Teofilo li accolse con una risata , che fece ridere anche loro . Poi il calzolaio disse : - Signor Teofilo ! - Sì : è vero : io sono un signore , un gran signore . La sposo io la tua figliola . Dammi la tua figliola . Con un ' occhiata , decisero , per il meglio , di secondare lo scherzo ; e Gegia rispose : - Sta bene , come dice . Palmira , dagli la mano . Palmira , una scioccarella che ridendo si scoteva tutta senza smettere più , fece un passo verso di lui . - Ti sposerò a pena che saranno finiti questi fiaschi di vino . E il Bettarini , che voleva abbracciarla , giurò che da quella sera si riteneva fidanzato con lei . Ma , restato solo , si mise a sedere sul letto , riflettendo al suo fidanzamento . Come ! Sposava Palmira ! E siccome prendeva sul serio quel che aveva detto e non voleva aver moglie a nessun costo , tentò di rivestirsi ; per mandare tutto a monte subito . - Io non la sposo ! Non la voglio ! Non è brutta , è giovine . Ma che m ' importa ? E come l ' hanno data subito ! Che buona gente ! Che cuore ! Lo sapevo che non me l ' avrebbero rifiutata ! Ma bada come hanno creduto subito a uno scherzo qualunque ! Parrebbe perfino impossibile ! Ma è vero , capisci , Teofilo ! Ti sei fidanzato ! Ma domani fuggo : non mi faccio più vedere . Piuttosto m ' ammazzo da vero ! Sono venuti in camera a posta ! Come stavano là pronti ! Signora Gegia ! Signora Gegia ! Finge di non udirmi : anche lei c ' è d ' accordo . Ma perché ? Piuttosto , bevo un altro fiasco di vino ! Alla fine , si addormentò ; mezzo svestito . La mattina dopo si destò più tardi del solito . Cominciò a bestemmiare e a maledire il vino , quando la signora Gegia picchiò all ' uscio per dirgli che era già tardi , e non gli fece nessuna parola su Palmira , come aveva desiderato lui ! Ma la sera , dopo i primi bicchieri , ricominciò ad aspettare che Palmira tornasse ; e così , per una settimana intera , quando aveva la sbornia , credeva sempre di essere fidanzato . Alla fine ci pensò anche il giorno ; e non distingueva più se era sempre l ' effetto dei fiaschi . Perché egli sentiva di aver promesso ; e non avrebbe voluto mancare di parola . D ' altra parte , il calzolaio e la moglie cominciavano a dirsi che se il Bettarini avesse fatto sul serio non sarebbe stato un brutto partito ; e , per quanto paresse loro troppa fortuna , si proposero di fargliene riparlare . E cercarono di incontrarlo il più possibile : la moglie del calzolaio , Carolina , andava con una scusa a trovare Gegia quando sapeva che Teofilo era tornato dall ' ufficio ; e gli domandava notizie della salute , invitandolo a farle visita . Il Bettarini credeva che Carolina aspettasse da lui una conferma definitiva ; e , per non passare da ridicolo , avrebbe pagato non si sa che a non vedersela ormai dinanzi tutte le volte che s ' era seduto a tavola . Ma pigliar moglie mai ! A lui bastava di sentirsi fidanzato quando aveva la sbornia . Era una debolezza , dopo tutto , innocua ; e non c ' era bisogno che s ' incattivissero con lui . Carolina , vedendolo impacciato a quel modo , prese anche più speranza ; e si confidò con Gegia perché l ' aiutasse . Gegia stette tre giorni a riflettere se si trattava di una cosa lecita o no , perché le pareva che ad approfittarsi di un momento d ' incoscienza non fosse una buona azione . Bisognava , però , capire se per caso il Bettarini ci fosse stato disposto anche senza sbornia . Perché , per dire la verità , non sapeva spiegarsi quella sua scappata . E , allora , durante un pranzo più lauto dei soliti , gli chiese : - E alla sua Palmira quando glielo dà l ' anello ? Egli arrossì fino alla congestione , tentò di balbettare qualche risposta : ma non ci riescì : abbassò gli occhi e finì di mangiare il parmigiano senza dire più niente . Ma Gegia , tremando dalla paura di quel turbamento che non riesciva a capire , e temendo che le lasciasse sfitta la camera , quando gli portò il caffè gli mise proprio sotto il naso la zuccheriera colma : - Se n ' è avuto a male ? - Io ? E la guardò fisso . Poi riprese : - Io ? Gegia aveva voglia di sorridere , ma si torse la bocca perché non se n ' accorgesse . Ed egli continuò , con una voce doventata infantile : - Io ? E , poi , con una voce che si spezzò tremando : - Io ? - Prenda il caffè , e sia tranquillo . Egli allora le dette un ' occhiata così dolce , che le fece battere il cuore . Poi si alzò , cozzando la sedia , che cadde : - Signora Gegia ! Lei mi conosce ormai da parecchi anni . Ho mai detto una menzogna io ? Mai . Non per niente ho tra i miei colleghi un rispetto che è superiore ai miei meriti d ' ufficio . Mi consigli lei , dunque : se crede che io debba sposare Palmira , benché la mia volontà sia contraria a qualsiasi matrimonio , e benché per me meglio si convenga piuttosto una donna della mia età ... A questo punto , Gegia , sperando in una legittima allusione , si sentì commovere . E lo ascoltò di più . Egli s ' interruppe e riprese : - Dico : piuttosto una donna della mia età ... Ma se mi sono compromesso , sono pronto a tutto per il mio onore e il mio decoro . Nessuno potrà dire mai che Teofilo Bettarini ha rifiutato di adempiere un impegno , sia pure che non ci avesse mai pensato . Non ci crede ? Vedo che lei non ci crede . Gegia , non disse né sì né no ; ed egli insisté : - Glielo giuro , glielo giuro . Porti qua un crocifisso : sono pronto a giurare . - E perché non ha promesso a me quella sera ? Egli rimase esterrefatto . Ma Gegia arrossì e si chiuse in cucina . Ascoltando , la sentì piangere . Stette un poco in ascolto , e uscì di casa ; per evitare una spiegazione . Quando tornò , la sera , Gegia aveva già mangiato da sola ; e trovò tutti i piatti preparati su la tavola ; coperti perché non si freddassero . Anch ' egli mangiò da solo ; e poi si chiuse in camera ; dopo avere atteso in vano Gegia . Non la sentì né meno razzolare . In camera , tolse l ' olio a un altro fiasco ; e ricominciò a bere . Ma non ci provava più la stessa dolcezza di una volta : il vino non gli piaceva più . E perciò , dopo né meno un mese , Teofilo sposò Gegia . LA GALLINA DISFATTISTA Il signor Demetrio Serti , a cinquant ' anni , si era fatto sentimentale . In villeggiatura ci andava perché , dopo cena , quando la digestione gli faceva passare quei deliziosi brividi di freddo su lo stomaco , era certo di provare , stando alla finestra , certe emozioni indefinibili che gli inumidivano gli occhi ; e allora , difatti , guardava sopra le olivete come un innamorato , e sospirava . Per l ' appunto , proprio nel caldo del luglio , una sera che aveva invitato gli altri villeggianti e i contadini per festeggiare con un ballo su l ' aia quattro giovinotti che dal Piave erano venuti in licenza , un colpo d ' aria gli fece gonfiare una gengiva . Spasimava da battere la testa nel muro , ma impossibile rimandare la festa ! Poteva , anzitutto cambiare il tempo ; poi , alcuni degli altri villeggianti dovevano tornare in città ; e , infine , perché le cose riescono bene quando si fanno a pena dette . C ' era la sua figliuola , in vacanze , Paolina , che doveva divertirsi ! C ' era la moglie ! E quei quattro giovinotti non meritavano un poco di affetto ? Per una gengiva infiammata farsi deridere proprio da quelli che tornavano dalla guerra ? E la patria non contava più d ' una gengiva gonfia ? Egli lo sapeva , perché portava la cravatta tricolore e nelle dimostrazioni non si risparmiava . Dunque , dopo aver bevuto alcune tazze di brodo , perché a masticare non gli sarebbe stato possibile , si fasciò con un fazzoletto di seta e con la bambagia , si sciacquò la bocca con il cognacche e poi biascicò un garofano . Egli avrebbe sonato la chitarra ; e Berto , uno dei quattro soldati , l ' organetto . Bisognava che ridessero per forza ! Quando apparve con lo strumento sotto il braccio , lo accolsero con evviva . Ma egli si mise una mano sul fazzoletto , dalla parte gonfia , scosse la testa ; e , ritto nel mezzo dell ' aia , cominciò ad accordare . Berto pigiò qualche tasto , ma tutti gli gridarono : - Tu aspetta ! Volevano la chitarra e l ' eroico signor Demetrio ! Le donne , specie le serve delle quattro famiglie riunite , provarono come uno strappo giocondo dentro il cuore ; e , senza né meno accorgersene fecero qualche passo ballando . Subito i giovanotti andarono intorno a loro chiudendosele in mezzo . Le signorine , guidate da Paolina che strillava anche per dire una parola sola , canticchiarono , un poco sottovoce , un ballabile . Berto esclamò : - Codesto sarebbe bello da vero , ma qui con l ' organetto non lo so suonare . Una di loro rispose : - Non importa ! Non importa ! Ci divertiremo di più se suonerete a modo vostro , come se foste in trincea . Uno dei soldati rispose : - In trincea si suonava anche con il fucile ! Le ragazze restarono un poco mortificate , ma avevano creduto di far piacere a ricordare la guerra . I giovinotti dei villeggianti ( c ' erano fra essi due studenti e due impiegati ) convennero di ballare con le contadine . E allora le signorine , contente , decisero subito di prendersi i reduci . I babbi e le mamme restarono a sedere , chi su le sedie , chi sopra un muricciolo e chi sopra un mucchio di travi . Non ci mancava che cominciare ! Il signor Demetrio provò due accordi , ma mentre tutti s ' erano presi per mano , e aspettavano la prima nota per moversi , si sentì fare crac : s ' era rotta una corda ! Il signor Demetrio , come offeso , disse : - È l ' umidità : lo sapevo che sarebbe stato difficile che tutto andasse bene ! - Ed ora ? - gli chiese la figliola , mettendogli una mano sopra una spalla e tenendo un piede alzato . Alcuni gridarono : - Suoni l ' organino solo ! Berto , che l ' invidia della chitarra aveva fatto doventare serio e taciturno , sentì tremarsi tutto dalla gioia : senza né meno rispondere , cominciò una polca ; e , per non sbagliare , si accompagnava fischiettando . I primi balli andarono benissimo : i vecchi si sbellicavano dalle risa ; e per ridere si torcevano , mettendo il capo quasi tra le ginocchia . Il signor Demetrio era escito dal mezzo e s ' era steso , con la chitarra accanto , sul muricciolo , perché la guancia gli stesse calda . Si esaltava ; e , mentre gli altri ballavano come dannati , gridava con quanta voce aveva in gola : - Viva l ' Italia ! Ma , al quinto ballo , e Berto suonava sempre la stessa cosa , qualche coppia sparì : al sesto eran rimasti soltanto una serva e un giovanotto , una signorina e un reduce : il più grullo e il più impacciato . Quelli seduti avevano una certa sonnolenza e una pesantezza dentro la testa , che i ballabili aumentavano sempre di più . A un tratto , senza saper perché , una delle signore s ' accorse che mancavano quasi tutti . Si alzò ; e , andando accanto alla moglie del signor Demetrio , le disse , sottovoce , con un ' aria di rimprovero : - Signora Caterina , ma dove sono andati tutti gli altri ? La signora Caterina arrossì , e decise di chiederlo al marito ; ma il signor Demetrio s ' era addormentato , sognando trincee e battaglie ; e quando , destandosi , si stropicciò gli occhi e sentì come una trafitta di spillo nella gengiva , non seppe raccapezzarsi di niente ; anzi voleva ostinarsi a dire ch ' erano già andati a letto e che perciò erano più furbi di lui . Ma siccome la signora insisteva che si trattava di una cosa quasi indecente , egli fece chetare Berto facendogli un cenno con una mano e mandò i quattro ballerini rimasti in cerca degli altri . Prima che fossero tutti ritrovati e ritornati su l ' aia , era già mezzanotte : i più dissero che erano andati a chiappare le lucciole . La mattina dopo , però , Paolina aveva un raffreddore forte ; e le altre signorine chi più e chi meno , si sentivano poco bene e temevano i dolori reumatici . Dicevano : - Non siamo buone a niente ! Figuriamoci se dovessimo vivere come i soldati ! E si vergognavano . Ma quella signora , si chiamava Egidia , che aveva fatto notare alla moglie di Demetrio la diminuzione delle coppie , aveva perso una spilla d ' oro di quasi seicento lire , diceva lei . Come si poteva fare per ritrovarla ? Il signor Demetrio non ci credeva e scoteva la faccia gonfia : la signora Caterina supponeva che l ' avesse persa per strada e che dicesse così perché il marito si arrabbiasse meno contro di lei . Tutti i contadini , interrogati uno per volta , avevano detto di non aver trovato niente , le serve , perfino minacciate , lo stesso . E allora ? Per tre giorni non fu parlato d ' altro , ma senza resultato . La signora Egidia , che aveva perduto da vero la spilla , s ' adirò ; e il signor Demetrio ebbe da leticare con il marito di lei ; ma Paolina , a malgrado della questione scoppiata , andava scrupolosamente la mattina e la sera a cercare la spilla per conto suo . La vedevano curva , con il mento su la gola e una bacchetta in mano , girare da per tutto ; ed ella , quando incontrava uno dei contadini , chiedeva : - Né meno voi ? - Né meno io , signorina ! Finirono con il sospettare , chi sa perché , uno zio di Berto ; ma lo zio di Berto , giurando e bestemmiando , con certe bestemmie che facevano fare ognuna un passo in dietro alla signora Caterina , convinse ch ' era innocente ; e dovettero chiedergli scusa . Dei reduci non sospettavano : anzi , davanti a loro , nessuno parlava né meno della spilla : tutti , irresistibilmente , sentivano del rispetto dinanzi ai soldati : tutti , dinanzi a loro , si sentivano piccoli . Ma , allora , gli altri contadini cominciarono a dire che se i signori non si fidavano di loro , avrebbero fatto meglio a non invitarli a ballare . Nacque , così , un malumore sordo in tutti , che i villeggianti non erano né meno più salutati . Invano il signor Demetrio , guarito della gengiva , andava pazientemente a prendere gli uomini per le maniche della camicia , e le donne per i grembiuli ! Alzavano le spalle e non lo guardavano né meno in faccia . Egli diceva disperato : - Ma se vi difendo io ! È quella strega della signora Egidia , venuta a metter sottosopra anche la casa nostra ! Ora per colpa sua non si potrà più né meno mettere su una festa ai vostri figlioli finché sono in licenza ! E io che avevo perfino comprato una damigiana di vino , per farla bere a loro una di queste sere ! E la mia figliola che con le sue amiche voleva imbandire tutti gli alberi attorno all ' aia ! Ma se vedevano il signor Demetrio , i ragazzi scappavano tirandogli i sassi ; la signora Caterina piangeva quasi tutto il giorno ; e Paolina non s ' arrischiava più ad andare sola . Era evidente che tutto quel sacro patriottismo stava passando un pericolo grave ! Dopo quasi due settimane , una contadina trovò , sotto un mucchio di travi , una gallina morta . Ella l ' aprì con il coltello per sapere di che male era morta : dentro , pareva sana ; e le interiora e il fegato non avevano colori sospetti . Quando fu allo stomaco , vide la spilla . Era stata lei , dunque , la ladra a far nascere tanti malumori ! Rimessasi dalla sorpresa , corse nell ' aia ; e , gridando di gioia , chiamò tutti quanti intorno a sé . E tutti quanti non staccavano gli occhi da quella carne spezzata e sanguinolente dove luccicava la capocchia della spilla . Venne anche la signora Egidia , che , convintasi di come stavano le cose e dell ' onestà dei suoi amici , fece il viso rosso e non trovava a dire parola . Ma la contadina le disse : - Come ! Per colpa di questa bestia ingorda , non vorrebbe fare la pace ? Il signor Demetrio sentì che toccava a lui ; e , inchinatosi alla signora Egidia , la invitò a restare . Allora , tutte le donne si baciarono , a due a due . La sera stessa fu data la festa ai soldati ; e ognuno volle mangiare almeno un boccone di quella gallina , che da vile disfattista era stata punita come si meritava . LA MIA AMICIZIA Mi parve che suonassero il campanello . Mi alzai ed andai ad aprire : non c ' era nessuno . Vidi anche che il campanello non era stato mosso . Ma siccome non ammettevo che mi fossi sbagliato , stetti un pezzetto ad ascoltare alle scale . Da quel giorno odiai la mia casa ; e passavo le giornate intere a cercarmene un ' altra . Allora mi venne in mente che avrei potuto andare dal mio amico Guglielmo , che con la moglie stava verso la Via Angelica ; dietro i quartieri dei Prati di Castello . Quelle località mi piacevano , tra la campagna e la città . Quando mi decisi a provare , erano i primi di febbraio ; ma una giornata con un cielo anche troppo turchino : mi faceva proprio l ' effetto di una tinta che non si è potuta sciogliere bene perché manca lo spazio sufficiente . Le case bianche come il gesso , alte e rettangolari , lasciate lì senza compagnia , avevano ombre verdognole sopra le finestre . Su l ' immenso prato erboso accanto agli avanzi dell ' esposizione per il cinquantenario di Roma , calcinacci sgretolati e cenci ad asciugare . Quasi in mezzo al prato , affatto deserto , un uomo , steso bocconi , dormiva ; poi , una fontana di cemento , sfasciata , vicino a certi alberelli patiti e secchi . Monte Mario era un poco nebbioso ; e , nei suoi colori , tutti i segni dell ' inverno . Verso una strada bianca , un branco di pecore con un filo di luce addosso , che accendeva i loro contorni ; e , più in là , alta , la cupola di San Pietro . Una tromba suonava stonando , dalle caserme . Io mi sentivo sempre di più invogliato , giungendo al villino . Credetti che il campanello elettrico suonasse per il contatto dei miei nervi . Trovai il mio amico Guglielmo a fumare a pipa , steso nella poltrona , con i piedi sopra una sedia ; al sole . La moglie era in terrazza ; e la sentivo discorrere con non so chi . - Mio caro - gli dissi - io di casa solo non ci sto più ! Egli mi guardò con i suoi occhi azzurri , da sopra gli occhiali ; sorridendo . Io continuai : - Vengo a stare con te . - Questo deve essere uno scherzo imaginato bene . Io gli misi una mano su le ginocchia , e gli dissi : - Trovo giusto che tu mi risponda così ; ma ti voglio convincere che ho pensato questa cosa sul serio . Guglielmo , continuando a guardarmi da sopra gli occhiali , smise di sorridere ; e ficcò la pipa dentro un recipiente di coccio . Sembrava sbigottito . Io pensai che non fosse un buon amico , al quale potevo ricorrere in caso di bisogno ; e mi sentii molto contrariato , quasi offeso . Perciò , gli dissi con più forza di prima : - Ora si starà a vedere come ti dovrò giudicare . Rifletti bene a quello che mi rispondi ; perché io sono capace di vendicarmi , e di trattarti come tu tratti me . Egli tirò giù le gambe dalla sedia . Allora io cominciai a supplicarlo . Sentivo di volergli così bene che , se avessi saputo di fargli piacere , mi sarei inginocchiato . Ma Guglielmo non capiva il mio sentimento : non se ne curava né meno . Ero proprio afflitto e disperato ; e mi sentivo umiliare sempre più . Non avevo parole per fargli intendere tutto il mio affetto e la mia amicizia . Egli mi pareva il più puro e il migliore degli uomini , e non capivo perché mi rifiutasse quel che gli chiedevo . Che amarezza ! Metteva forse in dubbio la mia sincerità ? Ci voleva molto a rendersi conto che si portava male verso di me ? Ma speravo di non dovermi piegare a questa delusione . Egli chiamò la moglie . Subito io credetti che la chiamasse per contentarmi : non era possibile che anche da lei avessi soltanto un rifiuto , che mi faceva tanto male . Ma Gina mi parve perfino finta quando disse : - Signor Giuseppe , non possiamo da vero ! Se ella m ' avesse detto che , per dare loro una prova della mia amicizia , mi dovevo far tagliare la testa , avrei obbedito volentieri . Anzi , ero dispiacente che da sé non me ne parlassero . Era così naturale ! Io , allora , cominciai a supplicare anche lei , ma il suo viso in vece si faceva sempre più risoluto . Mi rispose lui : - Caro Beppe , io non so spiegarmi come ti sia venuta questa idea ! - Se lo vuoi sapere , te lo dirò . Non te lo volevo dire per non annoiarti . Egli scambiò un ' occhiata con la moglie , e mi disse : - Non voglio sapere delle tue cose intime ... - Ma io per te non ho nessun segreto . Non voglio averne , capisci , con te ! Perché tu non puoi mettere in dubbio la mia amicizia ... La signora Gina disse : - Anche se non ci fossero altre ragioni , mancherebbe una stanza in più per darla a lei . - Lo so . - E dunque ? Vedi bene , Beppe , che tu ci chiedi quel che non possiamo fare . Allora , doventai furente . Non era quello il modo di comportarsi con me . E io che avevo sempre creduto alla loro amicizia ! Cominciavo ad accorgermi che non bisogna mai confidare troppo in nessuno . - Ascolta - gli dissi . - Se io sono venuto da te , vuol dire che mi aspettavo di essere accolto in un altro modo ! Guglielmo si alzò dalla poltrona , scosse la cenere che gli era restata tra le pieghe della giubba ; e mi disse : - Piuttosto , son pronto ad aiutarti in tutto quello che hai bisogno . - Ma io , ora , ho bisogno di questo e non d ' altro . - Non insistere . Se non ti conoscessi da parecchi anni , crederei che tu fossi pazzo . Questa parola mi fece fare il viso rosso , e non seppi più quel che dire . Ma se , prima ch ' egli l ' avesse detta , io ero disposto ad andarmene , mi sentii di più ostinato a far valere la mia buona ragione . E se , per caso gli avessi chiesto diecimila lire , perché non avrebbe voluto darmele ? Il mio sentimento d ' amicizia non ammetteva nessuna differenza tra me e lui . Tanto più che , senza quell ' amicizia , io non mi credevo più nulla . Stavo , appunto , per farglielo capire , quando m ' accorsi che la signora Gina aveva sorriso di me a lui , credendo che io non la vedessi . Io lo guardai e gli dissi : - Non so quel che tu pensi di me . Non lo so . Egli mi rispose con stizza : - Né meno io ! Ebbi la certezza che dissimulava ; e , perciò , persi ogni rispetto . La signora Gina era seccata e faceva capire bene che aspettava ch ' io me ne andassi ; perché non ne poteva più . Ma io , ormai , come affascinato di me stesso , continuai : - Lasciami dire tutto quello che voglio ! Guglielmo riprese rabbiosamente la pipa , e mi rispose : - Ti ascolto . Soffriva : lo vedevo bene . La signora Gina mi disse : - L ' ascolto anch ' io . - Da vero ? - Certamente . Allora fui invasato un ' altra volta , in un modo violento , dalla mia amicizia e avrei voluto trovare le parole più belle . - È inutile ch ' io mi rifaccia da capo , però ! - dissi quasi con angoscia . Presi il mio cappello da dove l ' avevano messo , ed escii senza né meno salutare . Quando giunsi a casa , volevo subito troncare ogni amicizia con Guglielmo . E mi misi a letto con una febbre nervosa ; con certi brividi che mi facevano saltare . Il giorno dopo tornai difilato da Guglielmo ; e gli chiesi : - Hai ripensato a quel che mi bisogna ? Mi rispose , quasi adirato : - No . Io gli diedi un pugno sul viso , e me ne andai . Speravo di guarire . Volevo guarire . E in vece sono stato più di cinque anni al manicomio . Ora che mi hanno lasciato perché dicono che sono guarito non ho più voglia di vivere . Sento che forse c ' è ancora in me qualche forza di giovanezza ; ma io non mi arrischio né meno a lasciare la casa . È come se io fossi stato di legno e ora fossi bruciato ; e restasse di me soltanto la possibilità di concepirmi . La gente che conoscevo non ha più nulla a fare con me . Non penso né meno , e comincio a gustare sempre di più la mia idiozia . Perché l ' idiozia è una cosa dolce . Scrivo in un libriccino i sogni che faccio la notte ; e cerco di ricordarmeli tutti . Sto lunghe ore a ripassarli , uno alla volta ; con una pazienza scrupolosa ; abituandomi a questa specie d ' esercizio spirituale ; all ' infuori del quale mi sento insoddisfatto . Me ne vengono alcuni bellissimi e lunghi . Non avrei mai creduto che , alla fine , potessi vivere a modo mio , così separato dagli uomini e da tutto il resto ; e credo alla mia esistenza soltanto quando sogno . IL MARITO Avevano detto a Mariano che la moglie lo tradiva . Ma egli , che non ci credeva , non rispondeva né meno ; scotendo la testa , con un sorriso di uomo furbo e sicuro di se stesso . - Credete che io me la prenda , se volete scherzare anche su l ' onestà della mia moglie ? Fate pure , e dite quel che volete . Io non me la prendo da vero ! Io agli scherzi ci so stare ! Allora , una volta , anche Quaglia si mise a ridere ; divertendosi a guardarlo : - Credi che anche io te lo dica per scherzo ? - O che mi prendi per uno che non capisce ? - Come credi meglio . E siccome in quel mentre la moglie tornava con due brocche empite giù alla fonte dell ' orto , Mariano la prese per una gamba , per farla inciampare . E le disse : - Lo senti quel che dicono di te , Càtera ? La donna , per non cadere , si fermò . Era tutta sudata , ma non poteva asciugarsi la fronte con le maniche del vestito , finché non avesse posato quei due pesi su l ' acquaio . Sorrise a Quaglia , e rispose : - E tu non ti vergogni a far dire certe cose di me ? Il marito le lasciò la gamba , ed ella entrò in casa . Poi , tornò su l ' uscio , e tutta inviperita si volse a Quaglia . - Che vi fa di male il mio Mariano ? Se io avessi le sue braccia , vi romperei il ceffo . Lasciatelo stare ! Perché è un buon uomo , ve ne volete approfittare tutti . Quaglia sghignazzava , ma ella lo fece smettere ; prendendo la granata e battendogliela addosso . Mariano la guardava ; tutto orgoglioso di lei , così risoluta . E si arrischiava ad approvare . Ora , a tutti quelli che conoscevano Mariano era venuto in proposito di fargli trovare la moglie proprio mentr ' era con qualcuno ; sul fatto , come dicevano loro . Ma come potevano ? Ella era furba quanto tutti loro messi insieme , e poi le volevano bene perché non diceva di no a nessuno , quando la sapevano pigliare con le buone . Per lei era doventata un ' abitudine ; e a farla smettere se ne sarebbe avuta a male . Per lei era una cosa come se le avessero impedito di far del bene agli altri . Era una specie di mania , che la convinceva a fare il comodo suo e che le faceva piacere . Come poteva smettere se ormai aveva cominciato , e tutti lo sapevano ? Le sarebbe parso una vergogna ; come se non avesse avuto più da dare un pezzo di pane a un povero . Ed ella stessa difendeva il marito ; e voleva anzitutto che gli altri fossero più umili con lui e gli volessero bene . Ella temeva anche che , smettendo , la rifacessero con lui ; e si vendicassero troppo . Le domeniche lo mandava alla messa più pulito degli altri ; con una bella ciarpa che aveva imparato a stirargli da una serva d ' una villeggiante . E quando sapeva ch ' era escito di casa tutto contento e magari che andasse a pigliare una mezza sbornia , allora ella cercava di trovarsi con qualcuno . Anche Mariano aveva per lei un rispetto che avrebbe potuto chiamarsi ammirazione . Tutto quel che ella diceva era giusto , tutto quel che ella faceva dinotava una saggezza che egli apprezzava sempre di più . Figlioli , chi sa perché , non ne avevano ; e i due sposi erano andati sempre d ' accordo , proprio tutti i giorni . Mariano era uno spilungone magro , con le maniche della camicia che gli tiravano e gli facevano male ai polsi quando erano abbottonate , perché gli restavano sempre corte . Anche i pantaloni non gli arrivavano bene fino agli zoccoli . Aveva una faccia che pareva affondata a posta da due fitte dietro la bocca , in modo che il naso appariva anche più lungo di quel che non fosse . Portava i capelli piuttosto lunghi ; ed essendo lisci , gli stavano a zazzera su gli orecchi e su le sopracciglia . Le mani così magre che facevano pensare al suo scheletro . Càtera era olivastra , con gli occhi piccoli e neri ; con un ciuffo di peli agli angoli della bocca grassoccia . Una volta , tutti i contadini più giovani del vicinato studiarono il modo perché riescissero a far trovare da Mariano la sua Càtera con qualcuno di loro . Ce lo avrebbero portato magari per forza ! Pronti , però , a reggerlo se avesse voluto bastonarla . Decisero che il più svelto e il più malizioso , il Rossino , andasse con lei , la sera , in mezzo all ' oliveta ; e gli altri sarebbero andati a prendere lui . Non volevano far saper niente a Càtera , pensando che non si sarebbe prestata alla burla ; ma ella , che da certi discorsi e da certi preparativi aveva capito tutto , fu contenta lo stesso ; e stette anche lei d ' accordo con loro . Si mise a braccetto del Rossino ; e , voltandosi in dietro ridendo agli altri , si nascose con lui dietro una pianta . L ' oliveta era deserta ; ma c ' erano tanti grilli che saltavano perfino addosso . La luna si levava allora , come un pezzo di coccio ; e il cielo era pieno di stelle cadenti . Nel silenzio della sera si udiva qualche barrocciaio che cantava , forse briaco ; poi qualche campana che smetteva quasi subito come se si rompesse ; e nient ' altro . Gli altri andarono a casa di Mariano , e lo trovarono che , benché avesse già cenato , mangiava una fetta di lardo con il pane . La stringeva così forte che le dita ci facevano i buchi . - Mariano , sei in casa ? Egli rispose , con la bocca piena : - Lasciatemi in pace ! - Hai paura che ti leviamo il boccone di bocca ? Esci fuori . - Non esco . Ora deve tornare la mia moglie . Venite dentro voi . Allora , entrarono tutti insieme . Erano sette o otto ; e non facevano altro che ridere . Mariano , vedendoli , doventò allegro subito anche lui . Uno chiese : - Dov ' è andata Càtera ? - Io non lo so . E che m ' importa ? Essi non sapevano quel che dire , benché si fossero consigliati prima . La cucina era brutta . Al muro dell ' acquaio , sopra una mensola fatta con una tavola senza piallare , c ' era una fila di pignatte ; in ordine di grossezza . Al muro più largo , una madonna a colori e un sant ' Isidoro dentro una cornice senza vetro . E , vicino , il fucile , a due canne , sempre carico ; perché , nel caso avessero sentito i ladri dentro il pollaio , Mariano avrebbe tirato . Ma le cariche a stoppaccio ci stavano da un anno all ' altro , con i cani alzati in vano ; e il fucile si arrugginiva ; finché a Pasqua non lo ripulivano , quando il prete andava a benedire le case . Sopra la tavola c ' era un tegame ormai diaccio e vuoto , dove Càtera aveva cucinato mezzo coniglio . La gatta , rosicchiava un ossicino . Mariano disse : - Mettetevi a sedere . - No : in vece , vieni con noi nella tua oliveta . - A fare che ? A quest ' ora ? Non mi moverei né meno se pigliasse fuoco il pagliaio . - Vieni con noi . - Io credo che siate briachi fradici . Volete bere dell ' altro , piuttosto ? Non so dove quella strega della mia moglie ha nascosto il vino , ma piglio la chiave di cantina , e si beve tutti alla botte ; finché ce n ' è . Allora , uno disse : - La tua moglie è con il Rossino . Mariano lo guardò : - E che ci fa con il Rossino ? - Vieni a vedere : siamo venuti a posta a prenderti . - Ragazzi , sono troppo stracco . Ho lavorato tutto il giorno : non mi frastornate . Tutti sbruffarono dal troppo ridere . - Vieni sì o no , con le buone ? - Non vengo . Quando torna mi dirà dove è stata . Lasciatela in pace anche lei , povera donna . Sarà andata a mangiar due fichi alla pianta ; perché s ' è alzata da sedere e aveva sempre fame . - Ti diciamo dov ' è in vece . Vieni a vederla con i tuoi occhi . - Insomma , ve ne volete andare o no ? Lo scherzo dura da troppo , ed è sempre lo stesso . Ora basta . Levatevi di qui . La pazienza finisce anche a me . E rispetto lo voglio anch ' io . Mariano s ' era già impermalito ; e , drittosi in piedi , anche perché aveva mangiato tutto il companatico , incrociò le braccia . Cominciava a sdegnarsi da vero : gli si vedeva dal viso . I giovani non sapevano come contenersi , e non riescivano a ridere più . Quasi s ' erano pentiti d ' aver pensato quello scherzo . Ma allora la presero sul serio , e qualcuno gli disse sottovoce , per provocarlo , qualche mala parola . Ora volevano sul serio che Mariano andasse con loro nell ' oliveta , magari a costo di far succedere qualche brutta cosa . Allora uno disse , arrabbiato : - Ecco : non ce n ' andiamo finché tu non ci dai retta . Essi dimenticavano completamente lo scopo , per il quale s ' erano riuniti e messi d ' accordo . Mariano gli rispose : - Se tu non mi dici la verità , t ' apro la testa con la vanga ; com ' è vero Dio ! Dovete farla finita ! - È la verità . - Andiamo , dunque . Andiamo ! E dette un ' occhiata al fucile , il cui scheggiale di cuoio , per portarlo a tracolla , si recideva a forza di stare in vece su al chiodo del muro . - Il fucile non lo prendere ! - Piglierai , invece , un palo da qualche vite ; se ce ne sarà bisogno . - Io piglio quel che voglio . Oppure affilo la coltella alla pietra ; prima di venire . - Non c ' è tempo : è meglio che tu ti spicci . - Ma mi volete dire , sì o no , perché la mia moglie dovrebbe essere con il Rossino ? - Lo vedrai da te . - Siete un branco di gentaccia . E non vorrei che mi capitasse qualche dispiacere , a darvi retta . - La colpa non è nostra . Egli rispose minaccioso : - E di chi è ? - Zitto , Mariano . Lo presero chi per una manica e chi per il panciotto ; mentre un altro lo spinse per le spalle . Ma egli disse : - Fate piano , perché non voglio farmi del male . Attraversarono l ' aia ; e siccome egli era scalzo , sentì freddo ai piedi . Pensò se non doveva infilarsi almeno gli zoccoli ; ma gli altri seguitavano a tirarlo e a spingerlo . Dentro di sé si pentiva d ' aver dato retta , e pensava con dolcezza alla moglie ; sperando che si trattasse di una burla , ch ' ella non venisse né meno a risapere . Era certo che non ci fosse Càtera nell ' oliveta ; e , forse , ci avevano portato qualche spauracchio vestito da donna ; e dentro di sé cercava d ' indovinare quel che avessero inventato , per volersi divertire . Era scontento , ma nello stesso tempo ci provava piacere anche lui ; e gli pareva già di fare una lunga risata tutti insieme . Almeno che la moglie , poi , non lo brontolasse ! E perciò , pur prestandosi volentieri , camminava di malavoglia . Giunti al cominciare dell ' oliveta , gli altri alzarono la voce per avvertire Càtera e il Rossino . E ricominciarono a ridacchiare . Mariano , fingendo di credere a loro , ficcava gli occhi da tutte le parti e s ' atteggiava a irato , stringendo i pugni . Pareva che volesse dire : « Ho capito bene la parte che devo fare ? Siete contenti ora ? Che ci sarà ? Uno spauracchio o una cagna legata ? » Gli altri , che capivano , si sollazzavano anche di più ; ed erano impazienti di giungere al punto stabilito . Ad un tratto , uno disse sottovoce : - Eccoli là : ci son tutti e due . Mariano si spinse innanzi ; e aguzzò gli occhi , protendendosi con tutta la persona . Sentiva nel cuore non si sa che miscuglio di allegria e di sospetto . E quando credette di avere riconosciuto la moglie , che stava vicina a un ' ombra che pareva da vero quella del Rossino , chiamò forte , fermandosi : - Càtera ! Càtera ! Gli altri le fecero cenno che non rispondesse ; ma il contadino si volse a loro con mal garbo : - Se è lei , perché volete che non mi risponda ? E chiamò più forte , mettendosi le mani alla bocca : - Càtera . Ella allora , temendo che lo scherzo finisse male , gli mosse incontro ; e gli disse : - Sono io , non aver paura . Egli rispose teneramente , abbracciandola . - Lo sapevo che eri tu . E chi c ' era con te ? La donna facendogli la bocca dolce , gli disse : - Il Rossino . Non ci credi ? E , per convincerlo , chiamò : - Vieni qua anche tu , Rossino ! Tutti erano stupefatti e scornati ; perché capivano che ormai non succedeva niente . E lo volevano pigliare a zollate . Ma egli , ora era desolato ed esclamava piangendo : - Perché , dunque , quegli impazziti mi hanno fatto venire nel campo al buio ? Càtera si fece risoluta : - Io non lo so . Lo domando a te . Faresti meglio a non moverti di casa altro che quando te lo dico io . - Sono giovani , e non hanno cervello . E poi , volgendosi agli amici : - Io credevo che mi aveste fatto un bello scherzo da vero . Non siete capaci . Lo dovevo indovinare prima . Ma un ' altra volta , lo giuro sul Vangelo , non vi do retta da vero . E , presa per mano la moglie , li lasciò tutti a dietro . Singhiozzava così forte , anche con la voce , che pareva il guaito di un cane . UN PEZZO DI LETTERA ... Qualche volta , non posso fare a meno delle cose ripugnanti . Mi sento arrossire e ne provo una sensazione di rimorso ; ma resisto per essere disgustato quanto è possibile , fino in fondo ; finché nella mia anima non pare quasi un sogno . Tu mi dirai , mia amica , perché scrivo così . Ecco : ricopio qui una lettera che ti avevo scritto l ' altro ieri e che non osai mandarti . Ma la leggerai ora ... Ho un appuntamento con quella solita donna maritata , di cui t ' ho parlato altre volte . Erano più di sei mesi che non la vedevo perché quella che ci tiene di mano l ' avevano mandata via di casa , e non aveva potuto trovarne subito un ' altra dove fosse possibile trovarci . Ora , sta in via del Pignattello , in un casamento dove sono almeno quaranta inquilini , tutti poveri ; all ' ultimo piano . Non sapevo se era meglio salire in fretta per tentare che non mi vedesse nessuno ; o se fingere di esserci stato già un ' altra volta . Non ho fatto né in un modo né in un altro ; cioè , ho salito quasi di corsa una branca di scale , al pianerottolo dove s ' aprono subito due lunghissimi corridoi , pieni di usci . Mi dimenticavo di dirti che questo casamento prima era un vastissimo seminario , e che mi soffermavo per assicurarmi che non scendeva nessuno . Siccome era di mattina e l ' aria non ancora cambiata bene , ho sentito ogni specie di odori : latrina , cavolo bollito , lezzo , sudiciume ed altro ancora . M ' è venuta la sputarella . Finalmente ho trovato l ' uscio . - Marianna ! - Oh ! Entri pure . Marianna lavava , con uno strofinaccio , una di quelle lanterne che attaccano sotto il carro i contadini . - Richiuda subito l ' uscio . - Non è venuta ancora ? Ella mi ha fatto cenno di no , sorridendo ; e s ' è rimessa al suo lavoro . - La pulisco perché è vergogna restituirla così : me la prestò un contadino , perché feci buio e avevo da attraversare una trave sopra un borro . Io non ho risposto . Ho guardato com ' è la cucina . Siccome siamo al tetto e senza soffitta , da una parte , sopra il focolare , bisogna chinarsi per non battere la testa . Ho dato un ' occhiata alla camera , dall ' uscio aperto , e ho visto due enormi letti , alti quasi due metri ; fatti con materassi sopra due caprette di legno . Tre piccioni beccavano il granturco , sul cassettone , cozzando con la coda , per moversi e girare intorno , una pettinina unta e piena di capelli sporchi . Un pezzo di specchio è appoggiato al muro . Gli orinali non sono stati vuotati . - Quanti dormite di là ? M ' ha risposto , ridendo : - In quattro ! Io , il mio cognato , il mio figliolo e ... - E ... - Perché lo vuol sapere ? - Ho capito . - E il mio ganzo . S ' è asciugata le mani ; e , battendosele sul ventre , ha seguitato : - E un altro figliolo l ' ho qui dentro . Ho riso anch ' io . - Se la vuole aspettare in camera , ci vada pure . Le porto una sedia . Si metta a sedere ! Sono entrato in camera , facendo paura ai piccioni . Marianna , togliendosi il grembiule bagnato d ' acqua , e accennandomi i letti , m ' ha detto : - Almeno , là sopra , c ' è sollo ! Io ho risposto : - Voi andate in cucina , e state alla finestra . Io mi chiudo di qua : così se viene qualcuno da voi , non mi vedono . - Ora ! Ora ! C ' è tempo ! Io credo che si sia mezzo spogliata non per cambiarsi , ma per piacermi . Infatti , sbottonandosi il giacchetto , mi guardava fissa e sorridente ; perché io le dicessi qualche parola . È così sudicia che quando s ' è grattata il collo il sudicio nero e grasso le veniva via ; appastellandosi tra le dita . Ha anche un occhio pieno di cipicchia ; che pare catarro . Agli angoli della bocca c ' è qualche cosa biancastra e filaccicosa . Le mancano i due denti di mezzo . È andata in cucina ; e io , quasi atterrito d ' essere qui ad aspettare , mi son messo a scrivere a te . Ora , ti racconto tutto di mano in mano . Torna , all ' improvviso , con un bicchiere che sarebbe impossibile lavare . - Vuol bere ? E alzando l ' altra mano da dietro il dorso , dove la teneva nascosta , mi fa vedere un fiaschetto . Io rispondo : - Grazie ! - È buono sa ! Guardi che bel colore . E mesce un vinello torbido , che odora di aceto : l ' ho sentito perfino con tutto il puzzo della camera ; puzzo , forse , di piedi non lavati . Il mio stomaco si chiude . E perché scrivo a te che sei l ' anima più pura che io amo ? Io non lo so . Me lo dirai tu . Dalla finestra , che pare una gattaiola , vedo soltanto il tetto di una chiesa , un tetto vecchio ; e di là , come se non ci fossero altre case , benché ce ne siano parecchie invece , la campagna ; che non pare lontana . Vedo , anzi , un pezzo di campagna piena di alberi , vicino ad una strada dove noi siamo stati insieme . E vedo anche il cielo , se m ' abbasso e guardo in su . Ma ho paura che ci sia gente alle finestre di faccia . Sento , giù nella strada , ruzzare i ragazzi e qualche donna che chiacchiera . Spero che Angelina non venga , perché dovrei salire su uno di quei due letti ; che mi fanno lo stesso effetto del letame ammucchiato . Certo , qui non torneremo più . E temevo che su quel letto , anche Angelina m ' avesse ripugnato ; e che non avessi avuto , dopo , più desiderio di lei , ma ricordavo com ' ella si profuma con la cipria , e n ' ero eccitato . Si mette un odore che si mescola così bene con quello della sua carne che pare uno solo . Allora , sul letto , è come una rosa che si stropiccia tra le mani ; e l ' odore della carne si fa sempre più acuto ... Marianna riapre l ' uscio , e mi chiede : - S ' annoia ? Venga di qua con me . - Ma ci sentono parlare ? - Oh ! Che importa ? In casa mia non posso far venire chi voglio ? - E se , poi , vedono salire anche lei ? - La signora Angelina ? - E , poi , sapete che posso essere riconosciuto ... Ella si gratta i capelli con una forcella e mi risponde : - Faccia come vuole ! - Scusate : bisogna far così per precauzione , e non per altro ! - Dio cristiano , ho capito ! M ' ero messa a pensare ad una cosa : non mi ero mica avuta a male di niente ! - A che pensate ? - Il fornaio deve avere diciotto lire , e m ' ha mandato a far sapere , per il mio ragazzo , che se domani non lo pago , non mi dà più pane . Accidenti ! E si piglia la testa tra le mani . - Il mio cognato è troppo vecchio ; e , in questi giorni , per di più , è piovuto ; sicché non ha potuto lavorare . Fa il manovale ! Il mio ganzo , anche lui , bisogna che pensi a ' suoi fatti . Ci ha un figliolo che lo vuole ammazzare ; perché viene da me . - Ora , prima d ' andarmene , vi darò qualcosa io . - Non ho mica detto così perché lei mi desse qualcosa ! Io lo fo per amicizia : è tanto tempo che conosco la signora Angelina . - Ma io vi darò qualcosa lo stesso ! Ella s ' è messa a spazzolarsi le scarpe e io sono rientrato in camera . È passata una mezz ' ora già : ho sentito battere l ' orologio della chiesa . Mi alzo , e dico a Marianna : - Scommetto che non viene . È già tardi ! - Accidenti anche a lei ! Non è la prima volta che fa così . Che si senta male la sua bambina ? Io richiudo l ' uscio , stringendo , con impazienza , il croccino ; mi rimetto a sedere , su questa seggiola che a pena sta ritta , e penso : « Se crede di burlarsi di me , sbaglia ! Non mi vuol più bene ! Non me n ' ero accorto quando la incontravo per la strada ? Ma è l ' ultima volta che le parlo ! » Tuttavia , nella mia rabbia , c ' è anche una esasperazione sensuale . Non posso fare a meno di averne desiderio . Angelina entrerà , domanderà sottovoce se ci sono , poi mi verrà quasi addosso ; io le bacerò la bocca ; lei si discosterà subito e mi dirà : - Quante volte m ' hai tradito ? Io , in quel momento , non me lo ricorderò da vero , in buona fede , e subito la ribacerò ; pregandola , in un orecchio , che si spogli ... Ella sorriderà , guardandomi , con quella sua aria tranquilla ma così bella e sensuale . - Mi devo spogliare anch ' oggi ? Io le prenderò i polsi e le griderò sottovoce : - Non mi vuoi bene ! Glielo dirò tante volte ch ' ella , perché io non glielo dica più , risponderà senza guardarmi : - Non è mica vero ! In vece te lo voglio . E , poi , smettendo di slacciarsi , e appoggiandosi con una mano a me : - Zitto ! Chi c ' è ? Non è mica Marianna sola ! Oh , che paura ! Allora finisco io di spogliarla . Toltasi la camicia , ella ha meno pudore di me . Quasi tutte le donne , o tutte , sono così . Mi dimenticavo che scrivo per te ! Il lapis mi ha fatto indolenzire le dita ; e perciò interrompo la lettera ... La riprendo . Sono così contento di scrivere a te ! Ormai , Angelina non verrà di certo ; ma , ora , più di dianzi , l ' aspetto e mi illudo che debba venire . Mi pare perfino impossibile che io sia stato qui solo tutto questo tempo ! E pure è proprio così . Suonano le undici : è già un ' ora ! A mezzogiorno , il suo marito torna a casa e quindi non ci sarebbe né meno più tempo . Che le sia avvenuto ? L ' ha chiusa a chiave ? È andata ad un altro appuntamento ? Si è fermata in qualche bottega ? S ' è ammalata la sua bambina ? Chiamo Marianna , perché sono molto stizzito : - È un bel modo ! Mi fa venire quassù , e lei non si vede . - Se ne sia dimenticata ? Questa domanda mi fa dubitare che Marianna la conosca meglio di me : avevo già notato ch ' ella è molto astuta . In generale , io detesto l ' astuzia ; ma quando , magari quella degli altri , mi può essere utile , mi fa piacere : è una specie di vendetta giusta che difende la mia fiducia . Tuttavia , rispondo : - È impossibile ! Ella mi guarda ; capisce che c ' entra il mio amor proprio ; e , a capo basso , dice : - E allora ? - Io non lo so . Lo sapete voi ? Scuotendo la testa , e pulendosi il naso con le unghie , mi risponde : - Io né meno . - Me ne vado , dunque ! - Aspetti un altro poco : se la incontra per le scale ? - È vero : non potrei risalire , per via dei pigionali . Rientro in camera e mi rimetto a scriverti . Di quando in quando , il puzzo della stanza vince la mia pazienza , e io mi vergogno di star qui ; e mi vien voglia di trattare male Marianna . Ma è inutile : il desiderio di Angelina è troppo . Quando richiamo Marianna , bisogna che nasconda il tremito della voce . Ed io guardo questa donna di quarant ' anni , sporca e puzzolente , quasi provando piacere . Ella se n ' accorge e mi sta intorno , cozzandomi qualche volta . Non vedo i suoi capelli e il suo collo , ma soltanto le calze sdrucite con la pelle scoperta , e allora mi viene la tentazione di alzarle le sottane . Non so come mi reggo . Ella se n ' accorge sempre di più , ride , fa la lasciva ; mi picchia sopra una mano . Sento che dopo soffrirei , con una umiliazione terribile : devo fare uno sforzo per nasconderle la nausea che mi fa la sua faccia . Ella ride e aspetta . Mi tremano le mani e non potrei parlarle : o l ' uccido o cedo ... Mi distraggo ; pensando a te : fra lei e me sento la tua anima . E perché questo bestiale obbrobrio ? Se lo risapesse Angelina ? È una cosa sozza . No ! No ! Mi par d ' aver in bocca il suo odore disgustoso ! Sarà lo stesso che una cagna . Penso a te , continuamente ; e , allora , mi pare una cosa ridicola . Penso ad Angelina , e mi vergogno . Ma ho atteso troppo e non so più quel che faccio ... Dio mio ! Com ' è stato possibile ? Mi par d ' essere ancora sporco ; e quell ' odore , ancora su dentro il naso ! Non vedrò mai più Angelina . E questa lettera ti parrà pazzesca . Ma se , in quella camera , non avessi pensato a te , vorrebbe dire che io non avrei l ' anima che ho . Appunto , tutto quel putridume lercio innalzava la mia anima verso te ; e di più sentivo come è meravigliosa e pura la nostra amicizia . La mia anima respirava dentro la tua , e tutte quelle cose così indegne le insegnavano quanta gratitudine io ti devo . Sei convinta , come me , ch ' ero tuo anche allora ? ... ELIA E VANNINA Elìa amava la moglie più di quando se n ' era innamorato ; e desiderava di amarla sempre di più . Era alto e magro , con il volto a fetta , schiacciato dalle parti , con gli orecchi rossi che parevano tutti attaccati ; sempre imberbe , benché avesse trent ' anni . La moglie , Vannina , era in vece piacente e delicata ; ma di una delicatezza sensuale . Quando escivano fuori insieme , egli la guardava continuamente ; mentre ella non guardava nulla , e camminava un poco avanti a lui , come distratta . Tornati a casa , egli le chiedeva : - Volevi passeggiare ancora ? Ma Vannina , senza rispondergli , andava dritta in camera a togliersi i guanti e il cappello . Elìa la seguiva , e le si metteva vicino , aspettando che dicesse qualche cosa . Ma ella si spogliava , per infilarsi subito la vestaglia da casa . Egli l ' aiutava , le prendeva il volto , e voleva baciarle la bocca : - Ti voglio bene , sai ? Ella lo fissava come per avventarglisi addosso : - Me lo devi volere . Una sera , mentre egli le accomodava dietro le spalle il bavero della vestaglia , ella disse : - Lasciami , perché devo riscaldare la cena . C ' è rimasto d ' oggi un pezzo di agnello arrosto . Ci aggiunterò l ' insalata . - Vengo in cucina con te . Vannina si mise al focolare senza aprire più bocca . Ma , quand ' egli accese una sigaretta , si voltò e gli disse , con quella falsa dolcezza che fa sentire fino in fondo il proposito e l ' abitudine d ' imporsi a tutti i costi : - Aspetta a fumare . Egli spense la sigaretta e le chiese scusa . - Tutte le sere devo dirti lo stesso ! Perché non vai a fumare su la terrazza ? Egli ci andò ; ma , quando fu per accendere un ' altra volta la sigaretta , preferì buttarla via , e tornò in cucina . Fuori , nel cielo , c ' erano le stelle che bruciavano come i carboni del fornello ; e , nella strada buia , si udiva parlare la gente che passava . Poi , riveniva il silenzio . Elìa , allora , quando era sicuro che sotto non c ' era più nessuno , sputava ; restando ad ascoltare lo sputo battere sopra il lastrico , dopo aver rasentato il lampione acceso . Vannina guardava il marito ; ma smetteva quando egli aveva voltato un ' altra volta le spalle alla finestra . Elìa , quella sera , si sentiva tutto invaso dal suo sentimento ; ed ella gli disse : - Bisogna che ti ricucia una tasca della giubba : ho visto che ti s ' è sdrucita . Perché ti s ' è sciupata ? - Non so ... Forse , a qualche chiodo ? - Non lo sai da vero ? - No : ti giuro che non lo so . - Allora , vuol dire che non te ne sei accorto , perché certo ti devi essere accostato troppo a qualche chiodo , in ufficio . Hai guardato se nel tuo ufficio c ' è qualche chiodo che sporge in fuori ? - Domani ci guarderò , e te lo dirò . - Bisogna che tu stia attento , perché cotesta giubba te l ' ho ricucita un ' altra volta . - Un mese fa , mi pare . - Pare anche a me . Vieni qua sotto il lume : guardo meglio se si è scucita o se si è strappata . Elìa si avvicinò , prendendo in mano il pinzo della giubba dove era la tasca ; e alzandolo . Ella rovesciò l ' orlo della tasca , poi disse : - C ' è uno strappo . Come hai fatto , Dio mio ? Egli sorrise , ma siccome la moglie era tutta agitata e tremante , e si faceva bianca in viso , si pentì d ' essere andato a casa con la tasca che ella doveva ricucire . - Non so né meno se ci ho il cotone di cotesto colore . - Lo comprerai domani . - Ma io te la volevo ricucire per domani mattina , prima che tu escissi ! - Mi metterò un ' altra giubba ! - E se ti sciupi anche quella ? Vannina lo guardò con una tale paura , ch ' egli si vergognò come un ragazzo . E , allora , si sentì timido ; e non osò più né meno di starle vicino . Ella stessa , quando ebbe finito di preparare la cena , dovette dirgli che si mettesse a sedere . Intanto egli , udendo passare altra gente , aveva pensato che non poteva andare alla finestra per sputare . Dette un ' occhiata alle stelle , e andò a sedersi . Perché non aveva studiato astronomia ? La moglie tagliò l ' agnello e fece le parti ; poi condì l ' insalata . Ruppe il sale tra le dita e lo sparse su le foglie ; dove l ' olio era restato a gocciole , senza mescolarsi con l ' aceto . Si udiva la fiamma del lume a petrolio , che saliva a filo su per il tubo . Ad un tratto , da qualche finestra , buttavano una cartata di avanzi ; giù ai gatti , che la razzolavano . Elìa si sentiva così contento che non osava né meno dirlo . Ma ella , inghiottendo quel che aveva in bocca , senza finire di masticarlo , si pulì le labbra con il tovagliolo , e disse con la voce afflitta che faceva venire le lacrime a lui : - La cravatta comincia a recidersi . Te la vedranno anche gli altri che non è più nuova ! Egli cercò di guardarsela ; ma se la tappava , in vece , con il mento sopra . Allora volle cavarla fuori dal panciotto e sganciarla dietro il colletto . Ella gridò : - Fermo , fermo ! Hai le mani unte ! Te la guarderai allo specchio . - Ma anche lo specchio non fa bene , perché è troppo distante dalla luce della finestra . - E dove vorresti tenerlo ? È un ' idea tua , questa ! Dove vorresti tenerlo ? Dimmelo . Tu hai sempre avuto voglia di ravversare la camera a modo tuo ; tanto per fare lo scontento . Ma se levi lo specchio da dove è ora , dove metti il canterano ? Come volti il nostro letto ? Come si farebbe a passare di lì , per spolverare o per qualunque altro bisogno ? Vannina discuteva con tale sicurezza , ch ' egli s ' imbrogliava subito , come quando all ' ufficio gli parlavano di qualche cosa troppo difficile . Ma sorrise , persuaso di aver detto una sciocchezza troppo grossa ; che , prima di addormentarsi , avrebbe cercato di spiegare . Ma la moglie non sorrideva . Con tutto il viso e il collo teso verso lui , gli faceva capire che aspettava in vano una risposta ragionevole . Le si gonfiava certa carne del collo . Poi , alla fine , stanca di quello sforzo , smise . Elìa , per togliersi d ' imbarazzo , cercò di farla doventare allegra . Per solito , raccontava qualche cosa dell ' ufficio , oppure si metteva a fischiettare qualche romanza dell ' ultima operetta rappresentata al teatro . Gli piaceva molto fischiare a quel modo ; e la moglie l ' ascoltava con una serietà che mostrava quanto lo apprezzasse . Anche quella sera fischiò , e l ' effetto venne ; perché ella gli disse : - Ecco una cosa di cui sei bravo ! Fischi così bene ! - Perché ci metto tutta la mia anima . Non vedi che mi commovo ? - Basta , però ; perché ti fa male . - Fischierei tre ore di seguito ! E siccome , per caso , passò un ragazzo cantando , si sentì sdegnare : - Lo farei mettere in prigione . Ma non senti che sudiceria canta ? Quando fischiavo io , era musica da vero ! - Ma tu sei un uomo serio ! Ti vuoi paragonare con un ragazzo ? Esultò che la moglie lo sapesse così subito capire ; proteggendolo , quasi . Poi , le disse : - Peccato che né tu né io sappiamo suonare il pianoforte ! Allora , sottovoce , si misero a cantare insieme . Alla fine , egli l ' abbracciò , guardandosela come quando se n ' era innamorato . No : egli , ancora , in dieci anni di matrimonio , non aveva finito di dirle quanto l ' amava ! Se fosse stato poeta , come si sentiva nell ' anima e come qualche suo collega d ' ufficio , le avrebbe scritto un sonetto , ricopiandolo con bella calligrafia e a lettere filettate d ' oro . A ogni onomastico suo , ci s ' era provato ; ma non gli era venuto fuori né meno una parola . Doveva contentarsi di regalarle un mazzo di fiori ; e Vannina , per fargli piacere , finché non glielo dicesse lui stesso , lo teneva sempre allo stesso posto nel mezzo del canterano , anche quando perfino i gambi s ' erano avvizziti e puzzavano dentro l ' acqua . Egli non si doleva che la moglie fosse meno espansiva ; perché , secondo lui , non stava bene che le donne facessero capire che amano : dovevano soltanto fingere di lasciarsi amare . Era certo che una donna come lei non l ' aveva nessuno . Era sicuro d ' aver trovato la migliore e la più onesta ; e , quando ne parlava agli amici , faceva sempre ridere con le sue esagerazioni . Arrivava perfino ad assicurar questo : - Mia moglie sarebbe più brava e più intelligente del nostro capodivisione . Vedreste come filerebbe dritto il ministero ! Egli si faceva raccontare da lei stessa tutto ciò che ricordava di quando era bambina e poi giovinetta ; perché voleva amarla anche prima di averla conosciuta . Glielo diceva sempre . Ma , quando ella gli rispondeva , scherzando , che prima di sposarla aveva conosciuto altre donne , la supplicava che tacesse . Diceva : - Si sa forse quel che si fa , quando non si capisce niente ? Che colpa ho io se non ti conoscevo fin da ragazzo ? - Ma se tu non mi avessi conosciuta mai ? - Non è possibile . - E se io fossi morta quand ' ero ancora giovane ? - Non lo dire , perché tu vedi che effetto mi fa . Ed ella , non per contraddirlo , ma per bisogno di ragionare logicamente , gli presentava altre difficoltà , sempre più debolmente , però : per non affliggerlo e per contentarlo . E perché era superba che egli l ' amasse a quel modo . Con il passare del tempo , egli giunse a tal punto che la moglie doveva suggerirgli qualunque cosa . Senza di lei , non pensava né meno più ; e ne era tutto soddisfatto . Un cervello , in fatti , bastava per tutti e due . Si doleva soltanto che anche prima non avessero fatto così ; ma anche la moglie pensava sempre di meno , contentandosi delle sue abitudini , che anch ' esse , alla loro volta , diminuivano e si restringevano . La vita dei due sposi si attenuava come un dipinto che si scolora . Benché ancora abbastanza giovani , avevano ormai soltanto quegli istinti che resistono fino al giorno della morte : simili alle corde d ' un istrumento che si siano allentate . Erano doventati da vero un ' unica persona , con un solo egoismo . Non vedevano che se stessi . Tra loro e il rimanente della vita , c ' era una distanza sempre più vasta . Invecchiando , quell ' egoismo era indispensabile a loro quanto il respirare ; quell ' egoismo fatto delle loro mani , dei loro piedi , del loro stomaco , della loro bocca . Guardandosi negli occhi , ne erano affascinati sempre di più . Elìa le aveva fatto fare , qualche diecina d ' anni prima , un medaglione . Era un medaglione piuttosto piccolo , da spilla , a miniatura , incastonato in un cerchio d ' oro . Era per lui la stessa cosa tanto amare la moglie quanto il medaglione . Egli aveva soltanto lo scrupolo di essere infedele ad esso o a lei . Non altro . LA STESSA DONNA Quando i due amici si rividero dopo tre anni , ebbero quasi vergogna di se stessi : benché si fossero scritti sempre , era come una riconciliazione timida , che li molestava . E Raffaello , per tentare l ' amicizia di Felice , gli chiese : - Che hai fatto in tutto questo tempo ? Felice , con un ' ostilità involontaria , rispose : - Lo sai . E allora ebbero voglia di rimescolare insieme tutti i loro sentimenti . Il tempo della lontananza si scorciava sempre di più , rapidamente . Ma non si dicevano nulla . Stavano bene insieme , e basta . - Guarda : piove ! Guardarono insieme la pioggia , quasi con gli stessi occhi ; e , poi , Felice disse come per fare un confronto ironico : - Ti ricordi di quando ci ammollavamo per ore intere ? E desiderarono , ambedue , che piovesse ; perché avevano bisogno di credere che non si sarebbero separati troppo presto . Felice era stato sul punto di prendere moglie . Raffaello lo sapeva e vi pensava con un fremito di curiosità . Ma felice non voleva parlarne ; perché amava ancora . E Raffaello soffriva in vece che non gliene parlasse . Alla fine , chiese : - Perché non hai preso moglie ? Felice gli strinse una mano e gli disse : - Un giorno lo saprai . L ' altro lo guardò . - Lo vuoi sapere subito ? Non mi riesce a parlarne con calma , a te . - Ma le hai voluto bene da vero ? Felice poteva dire la verità , ma sentì che doveva rispondere di no . Egli doveva parlargli di questa donna non secondo la verità , ma secondo quel che in quel momento gli faceva piacere . E gli pareva , perciò , d ' essere più buono con il suo amico . - Io - disse Raffaello - ho continuato sempre la vita che anche tu una volta facevi insieme a me . E mentì anche lui , perché gli dispiaceva raccontare la verità . Ognuno di loro doveva dissimulare . Ora , la loro amicizia li molestava da vero : era come una sorpresa della loro coscienza . Sentivano che , se fossero stati sempre insieme , avrebbero vissuto in un altro modo . Ma il passato parve loro egualmente dolce e tanto intimo . La pioggia seguitava , sempre più forte ; come se avesse avuto fretta di distruggere tutti i loro ricordi che formavano i loro sentimenti . Raffaello tentò di cambiare discorso : - È bella la città dove ora stai ? Ma Felice pensava troppo al suo amore , e perciò non rispose . Non riesciva più a dimenticarsene ; e si alzò , impallidendo . Raffaello disse : - Anch ' io soffro ! - Come ci avvengono le stesse cose ! Io capisco che anche tu hai amato . - Ma ho voluto vincermi . - E perché non me ne hai scritto niente ? - Perché tu mi parlavi di te , e io non volevo dirti che anch ' io ero come te . - Proprio come me ? Si misero a ridere . Poi Raffaello disse : - È meglio parlare d ' altro . - Non ci riesce . Il caffè , dov ' erano , s ' empiva di gente ; che v ' entrava per ripararsi dalla pioggia . I due grandi specchi messi alle pareti riflettevano la gente e i tavolini ; come se anche essi avessero ripreso a fare qualche cosa ; quello che dovevano far sempre . Giacché erano gli specchi di un caffè , pareva che avessero l ' incarico di accogliere subito la gente . Alcuni giovani entrarono nella stanza dei bigliardi , e si sentirono poco dopo i colpi dei birilli . A un tavolino , coperto con un piccolo tappeto verde , giocavano a carte ; a un altro , sfogliavano i giornali illustrati , fumando . Lungo le pareti verniciate di bianco , stavano i divani coperti di velluto rosso . Nel caffè c ' era una certa allegria un poco sommessa . Felice disse , con un ' allegria più nervosa : - Se io avessi preso moglie , non sarei più tornato a Roma . L ' amico rispose , come si fosse trattato di una bravata : - Sarei venuto io a trovarti . Felice , di rimando , come se parlasse chi sa di quali paesi lontani , gli chiese : - Fino a Bologna ? Allora ci presero gusto , benché con sospetto . - Certo : qualche volta , avrei avuto modo di venire . Ma chi è , dunque , questa donna che volevi sposare ? È una principessa ? Ad un tratto , allora , sentirono che la voce si cambiava : - L ' hai conosciuta anche tu . L ' amico , istintivamente , si vendicò : - Anche tu hai conosciuto la mia . Risero tutti e due , ma con una certa paura . Ormai , era certo che si sarebbero detti il nome . Sentivano ch ' era male ; ma Felice non si tenne : - Si chiama Ines . Raffaello ebbe una scossa di rabbia ; e disse sottovoce : - Era Ines ? - Lei . Raffaello voleva ridere e non poteva . Continuò , invece , a vendicarsi quasi balbettando : - E non ti ha detto mai che ne ero innamorato io , prima che venisse a Bologna ? Ma Felice era più mite . - Mai . Poi si passò una mano su gli occhi , e disse : - Ora mi sembra un ' allucinazione . Raffaello taceva , esasperato e dolente . - Bisognerebbe ritrovarla insieme . So che è a Roma . - Andiamo subito a cercarla . - Ma , prima , raccontiamoci tutto . Era come se si aiutassero a rivederla insieme ; era come se l ' amassero insieme , senza pensare a togliersela l ' uno all ' altro . Felice si sentiva come un colpevole ; e restarono un pezzo senza potersi parlare e né meno guardare . Credevano anche che si dovesse rompere la loro amicizia ; e ciascuno ripensava ad Ines secondo come gli era sembrata . Ma nessuno dei due si figurava che Ines era andata dall ' uno all ' altro soltanto per il capriccio di farsi amare da due amici così sinceri tra sé . Ella già aveva calcolato di non essere né dell ' uno né dell ' altro . Ma anch ' ella , più che per civetteria , aveva voluto far questa prova con una certa serietà ; quasi con il desiderio di far piacere a tutti e due appunto perché si volevano bene . Quando aveva capito che il sentimento era da vero per comprometterla , trovava il modo di allontanarsi ; e tutto per lei restava una specie di amicizia un poco sensuale ; senza ch ' ella volesse rendersi conto che i due giovani s ' erano lasciati prendere da un sentimento molto più profondo e di un ' altra natura . Da ultimo se n ' era pentita ; e desiderava non incontrarli più . Era bionda e magra ; e bella quando sorrideva . Ora , lì , in quel caffè , dove la gente entrava tutta bagnata di pioggia , essi silenziosamente se la competevano per difenderla e per odiarla nello stesso tempo . Raffaello disse : - Ti riesce a capire perché ha fatto così con tutti e due ? - Io non lo so ; ma non me ne parlare . Felice si sentiva , all ' improvviso , pieno di gelosia . E , quando doveva convincersi ch ' ella non lo aveva amato di più , soffriva . Egli sarebbe andato a trovarla , ma solo ; per farsi amare e per toglierla tutta all ' amico . Ma avrebbe voluto toglierla perfino dal ricordo ; e questo non era possibile . Anche Raffaello aveva lo stesso diritto ; e perciò si sentiva furioso e ridicolo . Avrebbe desiderato che si trattasse soltanto di un sogno morboso . Raffaello aveva tutto il suo amor proprio sottosopra ; si riteneva il più tradito , e perciò era quello che odiava di più Ines . Quantunque , contro la sua volontà , gli piacesse pensare ch ' egli l ' aveva amata prima di Felice . Guardando la gente agli altri tavolini ; credevano di essere beffati . Si fermarono , perciò , a guardare le bocche che sorridevano ; i gesti e i movimenti . Ma Felice chiese : - Che colpa ne abbiamo tra noi ? Raffaello avrebbe voluto rispondere male ; ma sentiva che non poteva ; e , a suo malgrado , dovette essere buono anche lui . E rispose : - Nessuna . - Perché , dunque , non ci parliamo più ? - Io credo che abbiamo pensato le stesse cose . Non riescivano però ancora a guardarsi negli occhi , perché erano in collera ; e bastava che tacessero un poco perché il loro risentimento ripigliasse il sopravvento . Ambedue si sentivano in balia della stessa cosa cattiva e spiacevole . Volevano mandarla via , subito ; e non era possibile . - Le riparlerai mai più ? Raffaello fu preso da una gran voglia di essere sincero , che lo scuoteva tutto . - Mai . - Né meno io . E , vedendosi negli occhi , capirono che ambedue erano stati afflitti fino in fondo ; ambedue volevano togliersi dall ' anima questa colpa involontaria . Allora , Raffaello disse : - Andiamo insieme a casa mia , e bruciamo tutto ciò che serbiamo di lei : lettere , fiori , fotografie , i libri regalati ... Vuoi ? Felice non voleva averla amata in vano . Ma acconsentì . Pagarono e escirono ; sotto lo stesso ombrello . Prima , Felice passò dall ' albergo , dove teneva le valigie ; e prese tutto ciò che aveva di Ines . Le mani gli tremavano , ma si sforzava di ridere . In casa di Raffaello misero tutto insieme ; sopra un tavolino . Felice cercava di non guardare più ; e lasciava fare all ' altro . Ma anche l ' altro non era più forte ; e i suoi occhi s ' inumidivano di lacrime . Avrebbe desiderato che fosse stato Felice a buttare tutte quelle cose dentro il caminetto ; che ardeva come se aspettasse per fare la fiamma più grande . - Pigliamo quel che è sul tavolino con le nostre mani insieme . Felice obbedì ; ma , al contatto delle mani di Raffaello , discostò le sue ; con avversione . L ' altro se ne accorse , e cercò di affrettare . Le lettere e i libri cominciarono a fiammeggiare , dopo aver fatto un fumo denso che esciva fuori della stufa . - Anche le fotografie ? - Anche quelle . Le videro tra le fiamme , come se fossero andate a rifugiarsi tra le pagine ancora intatte . Poi , dopo essersi tese al calore , si piegarono ; divennero irriconoscibili ; si bruciarono , quasi senza fiamma . I libri , con le pagine mangiate dal fuoco , s ' appiattivano sempre di più , aprendosi e incenerendosi . Essi non avevano tolto gli occhi dal caminetto ; sentendosi troppo vicini l ' uno all ' altro . E quando si fissarono in viso , i loro sguardi erano pieni di odio violento . Felice , allora , si mise il cappello ed escì ; perché ambedue si vergognavano a non avere la forza di uccidere . LA VENDETTA Questa necessità di ucciderlo io l ' ho percepita da prima come un ' idea affatto indipendente da me , una specie di nucleo distaccato e che io potevo isolare anche di più ; sebbene fosse capace di procurarmi un malessere diffusamente intimo . Era come una specie di formazione ; a cui io non prendevo parte . Una volta mi son sentito invece invaso da una vera vertigine , che era più forte della mia volontà : sono stato sul punto di commettere il delitto , quasi provando il principio di uno svenimento , che mi avrebbe dato giusto il tempo di agire . Sentivo che le mie mani erano per moversi per la forza di un fascino ; ma sono stato in tempo a pregare Dio , sebbene sentissi che veramente si trattava per me di una rinuncia che m ' avrebbe fatto sopportare uno stato morale molto depresso . Dunque , da questo sintomo , devo convenire che veramente io sono stato capace di effettuare l ' omicidio : altrimenti non avrei provato quel deprezzamento involontario di me stesso ; nel quale non entra affatto quel che si chiama orgoglio o amor proprio . Ma l ' uomo , ne concludo , si trova in certi casi , per i quali non può fare a meno di uccidere . Se non uccide , deve corrompersi ; e rassegnarsi a sentirsi per tutto il rimanente della vita capace anche di essere immorale senza rimorso . Quella volta l ' omicidio mi parve una naturale conseguenza ; ed avendola evitata , per uno spavento morale , quasi per un rimorso preventivo , io non mi sento maggiormente buono , ma piuttosto cattivo ; anzi , direi corrotto . L ' omicidio è il mio dovere morale . Ora sento il ritorno di questa forza sotto la specie di tentazione ; ma però non sufficiente a farmi agire . Mi piace , anzi , la sensazione di questa voluttà senza annettervi la necessità di doverla seguire . Ma so che mi dà una melanconia che insiste molto , una melanconia che diviene anche violenta ; e che mi strazia , perché non mi sono vendicato . Allora mi domando perché io voglia contenermi . Ho forse preso a sfruttare quei sentimenti che stanno attorno alla mia anima ? E se io compiessi questo omicidio , non smetterei forse di piangere ? Ma dopo ? Che cosa sarebbe della mia anima , dopo ? Sarebbe veramente una soddisfazione , com ' ora mi pare ? Certo è che la vendetta , agli uomini onesti e forti , è necessaria . Ne abbiamo il diritto ; perché nessuno può sapere quanto un uomo onesto e forte ne soffre . A giornate , io non penso ad altro ; senza riescire mai a distrarmi . Anzi , tutto mi porge l ' occasione di dirmi : « Che fai ? Perché non ti decidi ? » Certo , io sono straziato troppo . Ma , a quel che sembra , non basta né meno pensare che quest ' atto mi riporterebbe all ' innocenza dei miei primi anni . Lo sento : ne sono sicuro . Se io uccidessi , doventerei da vero un ragazzo . Ora , no : questa insoddisfazione agisce nella mia anima in troppe guise , influisce in tutto quel che io faccia . Non c ' è un mio sentimento che ne sia immune , anche quelli che sono tra i più delicati e spirituali . I miei pensieri , ora , hanno un ' ombra : quella dell ' insoddisfazione . E , per contrasto , certe cose del passato hanno una serenità innocente ; che mi spinge a riacquistarla . C ' era in me , questo istinto ; o forse è nato fin da quando la mia anima è stata troncata ? Io non lo so . Certo , mi sentirei più uomo rispettabile se avessi già ucciso da vero . Quegli che io voglio e devo ammazzare è forse un uomo invidioso , cupo , triste , affezionato soltanto alla propria casa ; e diffidente di tutto . Questa è l ' idea che di lui m ' ero fatto prima che mi venisse il desiderio di ammazzarlo . Ora , invece , non saprei né meno quel che ne penso ! Ma è bene raccontare come stanno le cose . Da ragazzo mi chiudevo in una capanna , perché non mi vedesse più nessuno . Sotto di me , il mucchio del fieno pareva che cadesse come quando lo taglia la falce ; e il suo odore specie quando non era ancora secco bene , mi piaceva tanto che io con le braccia mi facevo una buca sempre più fonda ; e ficcavo giù la faccia per sentirlo tutto , sino all ' impiantito . Se udivo il volo di qualche uccello , allora mettevo gli occhi a uno spacco tra due mattoni ; da dove però vedevo soltanto la luce nel cielo . E ridevo di gioia . Quest ' uomo , che io non voglio né meno nominare ma che tutti conosceranno quando avrò il processo , una volta mi trovò così in mezzo al fieno . Egli non mi disse nulla ; né meno quando s ' avvide che m ' aveva fatto paura e che cercavo di rassicurarmi . Eppure egli sapeva chi fossi , perché stava come la mia famiglia nella stessa casa ! Avrei voluto sempre parlargli di quel giorno , ma egli mi voltava sempre il dorso e poi si divertiva a guardarmi quando io ero già allontanato da lui . Aveva i capelli riccioli e neri ; gli occhi luccicanti . Quando , molti anni dopo , presi moglie , egli ridacchiava tutte le volte che c ' imbattevamo fuori o per le scale . Io mi indignavo e m ' arrabbiavo ; ma egli non ne faceva nessun conto . Una volta , io ero in casa e credevo che mia moglie non fosse ancora tornata . Perciò , l ' aspettavo ; seduto sul nostro canapè . La mia gattina saltò giù dalla sedia dove stava a sonnecchiare ; e , come faceva sempre , tremando tutta , mi s ' arrampicò sopra le spalle e cominciò a leccarmi il collo . Allora , non mi riesciva a farla smettere ; né meno se cercavo di tirarla giù per forza , senza farle male però . E se l ' avevo costretta a scendere , essa restava ferma dinanzi alle mie ginocchia , a guardarmi con gli occhi aperti e addirittura verdi : dov ' era una specie di voluttà profonda e incosciente . Poi , alzando il muso verso di me , metteva le unghie su le ginocchia ; e risaliva sopra le spalle . Impaziente che mia moglie non tornasse , la tirai giù con una stratta ; ed essa andò a sbattere contro la porta di cucina . Allora io , pentito , perché da lì continuava a guardarmi , senza sapere se potesse tornare da me , mi alzai per accarezzarla . Chinatomi giù , sentii parlare sommesso in cucina . Aprii la porta , e vidi mia moglie insieme con quell ' uomo che io ormai aborrivo con un senso di ripugnanza perfino pazzesca . Io non dissi una parola e stetti immobile a fissarli ambedue con lo sguardo , benché la vista mi si velasse , come non m ' aveva fatto mai . Egli , dopo qualche minuto di questo silenzio , si fece alla porta , mi scansò con uno spintone ed escì fuori . I miei occhi , allora , si empirono di lacrime e mi buttai a piangere sopra il canapè . Quando smisi di piangere avevo deciso , non so con quanta logica di riflessioni , che non avrei parlato mai più a mia moglie . E così feci per tutta quella giornata . Io speravo ch ' ella si pentisse e che venisse almeno a giustificarsi ; ma tutto era come prima , per lei . E nessuno sforzo mio di mostrarle quanto soffrivo le faceva il più piccolo effetto . Il giorno dopo , quella mia decisione mi era insopportabile ; e avrei desiderato troncarla io per primo . Mi doleva il cuore e temevo che mi ci venisse male . Nei miei occhi era restato il pianto rasciutto ; e mi bruciavano , dandomi fastidio ; e non li potevo chiudere . Per un mese intero , io e mia moglie non ci parlammo . Quel silenzio era terribile . Quando incontravo il mio nemico , per evitare che io lo vedessi sorridere , abbassavo subito la testa . Perché soltanto a pensare che avrebbe potuto sorridere , mi sentivo scoppiare di vergogna . Il mio stato nervoso non era più come prima : e al cuore sentivo certe trafitte , che mi facevano disperare . Ma , ormai , credevo che fosse ridicolo dire qualche cosa a mia moglie o chiederle perché quell ' uomo fosse stato in casa con lei . Già m ' ero rassegnato , e provavo una dolcezza melanconica che mi distraeva abbastanza . Dalla finestra della mia stanza , dove passavo quasi tutto il tempo , vedevo ogni domenica , giù nella vecchia piazza , due saltimbanchi che davano sempre gli stessi spettacoli alla gente uscita dalla messa . Erano un uomo e una donna , forse marito e moglie ; vestiti ambedue di una maglia rossa ; un poco come il sangue . Siccome la finestra era alta e chiusa , e abbastanza distante , io non udivo nulla . Ma i loro movimenti che facevano ridere gli altri , aumentavano la mia disperazione . Io li guardavo con terrore ; come se avessi visto la mia pazzia con sempre più certezza , come un pericolo senza scampo . Quando se ne andavano , mi pareva che la morte mi dovesse schiacciare da sopra la testa . Ma io ero in grado di sentirmi interamente liberato dalla moglie . E non mi capacitavo perché continuasse a stare con me , se io non le volevo più bene . Tuttavia , non la odiavo ; e mi teneva compagnia lo stesso , seguitando a fare tutte le faccende di casa come una volta . Ma io avevo un desiderio enorme di mostrarle che con una altra donna avrei avuto una vita felice ; e , benché mi dispiacesse per lei , le davo a capire , più che non fosse vero , ch ' io m ' ero come innamorato d ' una giovane che veniva a fare la sarta su all ' ultimo piano della nostra casa . Purché non se n ' accorgesse , il mio nemico ! Alla fine , dopo qualche mese , io m ' arrischiai a parlare a quella giovane ; una sera che era più buio del solito . Ella era figliola di contadini e cominciava allora a ingentilirsi e a vestirsi con più garbo . Per quanto avessi moglie , ella mi disse che mi amava e che le ero rimasto sempre simpatico , fino da ragazzo . Perché ella era della mia età ; e mi conosceva benché io non avessi mai fatto caso a lei . Io me ne innamorai da vero , con tutta la mia forza ; benché il legame che sentivo ancora con la moglie , che era stato più forte , desse un disgustoso impedimento al mio animo . Io non ero capace , né meno allora , a tradire la moglie ! Elisa non aveva mai amato nessuno ; ma , quando me ne parlava , mi faceva capire che aveva un gran segreto da confidarmi e che se ne asteneva per non farmi dispiacere . Alla fine , dopo avercela costretta , in un momento di passione , con molte lagrime mie e sue insieme , mi disse che da bambina un uomo era riescito a sorprenderla mentre era sola : e aveva voluto baciarla . Poi , impaurendola con certe minacce , alle quali ella aveva creduto , era riescito a farsi promettere che , prima di essere di un altro , sarebbe stata di lui . Io le chiesi : - E continua ancora a molestarti ? Ella , con un gran singhiozzo che pareva dovesse scioglierle anche la veste , mi rispose in un modo che appena la intesi : - Sempre . Mi venne un gran brivido su dalla pianta dei piedi : e volli sapere , a tutti i costi , chi fosse . Ma ella , per paura di lui , mi supplicò che non insistessi . Tuttavia , un ' altra sera , dopo avermi fatto giurare che non gli avrei fatto niente di male , perché non si vendicasse peggio , mi disse chi era . I miei occhi non videro più nulla ; e l ' abbracciai stretta perché mi parve che allora il mio nemico fosse riescito a entrare anche dentro il mio cuore e la mia carne . Era sempre quell ' uomo , a cui io non avevo fatto niente di male , che per la terza volta mi faceva piangere ; sconvolgendomi la vita ! Il dolore fu più forte di tutti gli altri ; e decisi di farmi cattivo e risoluto come lui . E io , un giorno che avrò pianto troppo , l ' ammazzerò con il coltello che ho avuto il coraggio di comprare a posta . Ho fatto male a comprare il coltello , ma lo ammazzerò . ROBERTO E NATALIA Roberto spalancò la finestra ; e una ventata umida gli batté su la faccia , gli entrò sotto le palpebre . Il solito pensiero , rapido più della ventata , gli chiese : - Sei ben certo di amare Natalia ? Ed egli si mise a scriverle . Scriveva in fretta , perché si immaginava ch ' ella leggesse la lettera di mano in mano che gli venivano le parole ; e non voleva farla smettere . Alla fine della seconda pagina egli non scrisse più ; e stette ad ascoltare , dentro di sé , quel che gli diceva l ' amica . Stava come se ascoltasse da vero , pigiando l ' unghia del pollice sopra la carta ; attento e immobile in tutto il resto della persona . Poi , disse a voce alta : - Se volete , noi ci vedremo stasera ; e ci parleremo . Ella gli rispose : - Perché ? - Voglio portarvi un mazzo di rose . Egli sentì il peso del mazzo e poi gli parve che Natalia glielo togliesse di mano : erano proprio le dita di lei . Allora il suo cuore fu più largo . Ritornò in sé , lesse quel che aveva scritto ; e poi riprese la penna . Sentiva una dolcezza così forte che aveva paura gli venisse male . Chiuse la lettera e la portò da sé alla pensione dove stava Natalia . Come tutti gli innamorati , egli aveva paura che venisse voglia a qualcuno di aprire la busta ; ed era difficile convincerlo che non avrebbero né meno tentato . Ripensava a quattro giorni innanzi , quando ella era stata alla sua villa ; su la collina del Gianicolo . Le parlava tenendo dentro l ' acqua d ' una vecchia vasca rotonda la cima del bastone ; e Natalia , con la punta di un guanto , che s ' era sfilato per dargli la mano , toccava lieve lieve le piante di capelvenere . Roberto le disse : - Perché vuoi andartene ? - Per non avere rimorsi . Egli impallidì ; e le sue guancie si contrassero , mentre i muscoli si sollevavano lungo la linea piatta della mandibola . Ma Natalia gli spiegò : - Sono troppo più anziana di te . Tu stesso , dianzi , hai detto di avermi visto un capello bianco . Egli alzò gli occhi alle sue trecce nere ; e sorrise ; come per dirle che non era vero . Ma non seppe trovare né meno una parola adatta . Non s ' arrischiava né meno a guardarla , tenendo gli occhi alla cima del bastone dentro l ' acqua . Ma , piegatosi un poco verso il viso di lei , vide i suoi occhi arrossati bagnarsi di lacrime . E il viso colorirsi come quello di una febbricitante . Tutte le volte che la vedeva a quel modo , era incapace di consolarla ; ed era costretto quasi a scostarsi da lei . Anche quella volta Natalia se n ' avvide e lo seguì , anzi , senza rimproverarlo . Quand ' egli finalmente trovò quel che dirle , gli occhi di lei erano tornati asciutti ; e il volto era soffuso di un pallore sereno e fermo . E , forse , non ce n ' era più bisogno . Egli ora ricordava ciò ; e , dopo aver lasciata la lettera , si sentiva meno colpevole ; con la sicurezza che Natalia sarebbe andata a trovarlo un ' altra volta . Anche gli alberi della villa pareva che l ' attendessero come lui ; con le loro fronde fitte , che chiudevano tutto . Anche la fontana era là ; come una colpevole che avrebbe saputo comportarsi meglio ; con il capelvenere alto , che tremolava sotto lo spruzzo dello zampillo debole ; perché intasato dal tartaro giallo e rosso . Egli pensò : « Perché non debbo riescire ad amarla come ne ho il desiderio ? » . E il bel volto di Natalia gli apparve nel ricordo come una risposta . Gli parve di vederla in uno dei loro momenti più buoni e più tranquilli ; quando negli occhi di lei c ' era tutta la dolcezza dell ' aria serena ; e dalla sua bocca non escivano che parole soavi . Ma quand ' ella andò da vero , Roberto non era più lo stesso . Ad attenderla troppo , era doventato esigente ed inquieto ; ed ella si mise a rimproverarlo . Egli le chiese : - Perché , dunque , sei venuta ? Subito il viso di lei mostrò un dolore quasi disgustoso . Allora Roberto la trasse a sé ; per baciarla subito , su gli orecchi e su la bocca , perché non si allargasse di più quel senso di allontanamento ch ' era già tra loro . Ma , per la prima volta , sentì che anche a baciarla era inutile . Anzi , peggio ; perché gli parve di fare una cosa stupida e senza senso . Così egli avrebbe potuto mettere le labbra su qualunque oggetto della stanza dove erano . Ella era soltanto la cosa vivente , che respirava come lui , in mezzo alle altre cose inanimate . Ma la differenza era poca . Forse , se si fosse avvicinato al mazzo di rose fresche su la scrivania , si sarebbe scosso di più ; avrebbe avuto di più la sensazione di fare una cosa piacevole . Perché doveva amarla ? Non c ' era nessun motivo . La pettinatura dei capelli gli parve un artificio quasi antipatico ; la pelle di lei una cosa meno bella di tante altre . Anzi , non doveva né meno permetterle di farla avvicinare con le mani ! L ' illusione di tutti gli esseri gli apparve in un modo irreparabile e maligno . Egli non doveva amare né lei né un ' altra ; ma doveva soltanto capire in che consistesse il senso indefinibile di una bellezza più vasta che si schiariva sempre di più nella sua intelligenza . Egli viveva piuttosto in balia della sua intelligenza e ad essa soltanto doveva credere . Tutta la cura di Natalia per essere più bella , lo irritò : le unghie lucidate , la catena d ' oro a un polso , un nastro che doveva essere nuovo , il cappello scelto forse per piacergli di più . Tutta quella roba , che si poteva comprare ! Egli pensò ironicamente : « Forse , se si spogliasse ! » Ma , guardandola attentamente , continuò : « Né meno allora , perché forse si lascerebbe le calze o le vedrei qualche pettine tra i capelli ! E perché io l ' amo adesso se qualche anno fa io non la conoscevo né meno ? Quand ' era bambina , la sua esistenza non aveva niente a che fare con me . Che mi piaccia , non basta perché io l ' ami . Io non amo né meno me stesso ; ma soltanto le cose che io penso , quando non si riferiscono a quelle presenti ; quando non so né meno che cosa siano e non saprei nominarle » . Natalia , accorgendosi ch ' egli le era ostile , si alzò subito e andò allo specchio ; come faceva tutte le volte ch ' era per andarsene . Egli continuò a pensare : « Che si specchi pure . Non mi riguarda . Quando mi vedo io , dov ' ella ora si guarda , sono anche più triste » . Ma le vide gli occhi rossi di lacrime come , tre giorni innanzi , alla fontana ; e disse a se stesso : « È venuta a piangere ! Ora la devo abbracciare ; perché smetta » . Si alzò anch ' egli , e l ' abbracciò . E , istantaneamente , come per un miracolo , la baciò con tutto il suo sentimento sopra il collo un poco scoperto ; tra i capelli e il bavero della veste . Allora , di nuovo , fu deluso : « Se le baciassi la veste , sarebbe lo stesso ! » . Ma Natalia lo aveva preso con le sue mani larghe , che talvolta gli facevano quasi paura ; e allora gli parve che lì , accanto a lei , ci fosse un senso di vastità che non trovava né meno restando solo e dritto , per mezze ore , a guardare con gli occhi immobili l ' orizzonte dal balcone della sua villa . C ' era lì , accanto a lei , l ' appagamento di tutti quei suoi desideri ; che sembravano nascere dall ' istinto della morte . E disse a se stesso : « Ha ragione lei : io la devo amare » . No : i suoi anni non dovevano restare in una solitudine isolata e arcigna ! Non doveva essere sempre intelligente . Doveva fare come tutti gli altri . Dipendeva soltanto da lui , perché Natalia lo amava e non gli chiedeva niente di più . Roberto , ormai , sapeva quel che doveva dirle per avere da lei una risposta piuttosto che un ' altra ; cioè quella risposta che gli avrebbe fatto piacere ed era conforme al suo stato d ' animo . Poteva fare così con tutti . Nessuno era capace a distrarlo o a capirlo , se egli non avesse voluto . Toccava sempre a lui ad avere l ' iniziativa di attuare i suoi desideri . Dagli altri egli poteva trarre quel che voleva e bastava . Non c ' era mai caso che si stancasse a fare così ; perché gli era possibile , per natura , di vedere e di pensare più di tutti gli altri . Specie in certe giornate , i suoi pensieri erano come evidenti e visibili ; e lo appagavano . Natalia non era che l ' essere scelto tra tutti gli altri ; l ' essere che gli era capitato ; e non di più . L ' essere a cui si confidava . Ma , forse , avrebbe potuto confidarsi non a lei soltanto ; e , allora , non c ' era nessuna ragione che le fosse fedele perché ella lo amava . Infatti , non poteva essere amato anche da altre donne ? Egli non viveva soltanto per la realtà del presente ; ma c ' era anche un ' altra realtà eguale a quella : il mondo non era limitato da un giorno qualsiasi e né meno dai suoi gusti personali . Tanto meno dalle circostanze . La realtà era eterna , sempre identica ; ed egli la preferiva . Quando gli pareva che Natalia appartenesse a quella specie di eternità , poteva amarla ; altrimenti , no . Egli non voleva . Sarebbe stato uno sbaglio . Se tutti e due non fossero mai morti e avessero continuato a vivere come un ' eccezione , allora si sarebbe sentito attratto verso di lei . Perciò , essendo giunto a queste riflessioni , le disse : - Come sei bella ! Natalia ebbe su la bocca un segno rapido di angoscia ; e lo guardò . Ed egli proseguì : - Perché ti lascio andare via , se ti amo così ? Non andartene mai più . Come farò senza di te ? Resta con me . Non te n ' andare . Ho tanto bisogno di stringermi a te . E le mise la faccia tra il collo e il petto . Natalia piegò un poco la testa , per tenerlo più chiuso dove s ' era messo . Roberto sentiva il caldo della sua pelle , ma quel caldo era meno forte del brivido diaccio che non smetteva mai . Perciò si strinse di più a lei , ed ella piegò di più la testa . Allora , gli parve che un poco della vita di Natalia gli si comunicasse ; e non pianse . Ma avrebbe voluto dirle : « Io voglio che tu sia libera . Non voglio che tu sacrifichi a me la tua giovinezza . Lasciami soffrire da solo . Perché io so soltanto soffrire » . Ma ella voltò in su la faccia e lo baciò sopra la bocca ; e poi gli disse : - Tu sei come un ragazzo . Non mi lasciare . Come sono fredde le tue mani ! Hai un tremito da per tutto ! Roberto le rispose : - Come ti amo ! - È bene che tu mi ami così . Egli sorrise con amarezza , e le disse : - Bisognerebbe che tu non dovessi più andartene . Bisognerebbe che tu fossi libera come me . E tu non fossi costretta ad andartene . Io guardo sempre la tua fotografia di quando eri giovinetta , perché mi sembra di amarti da allora ; e che siamo stati sempre insieme . Invece non è vero ! Ma come ti avrei voluto sempre bene ! Ora che credo al nostro amore , soffro troppo quando penso che non sei libera ! - Ti amo lo stesso ! - Ma anche tra poco le tue mani non mi potranno tenere più . Natalia gli disse , con dolcezza : - Non ci pensare ! - Ci penso sempre , invece . Ma giungeva l ' ora che Natalia doveva essere alla pensione ; perché , forse , il marito l ' aspettava già . Allora , egli , all ' improvviso , capì perché non potevano amarsi quanto avevano bisogno . Non per nessuna paura o per qualche pregiudizio ; ma a lui ripugnava amare una donna sposata ad un altro . A Natalia non gliel ' aveva mai detto , perché gli sarebbe parso di essere troppo cattivo ; ma , d ' altra parte , egli non era capace a passare sopra a una cosa simile . Era proprio il suo istinto di amare che glielo vietava . E non riesciva né meno a vincere il disgusto che gli faceva Natalia ; sebbene gli sembrasse una profanazione vile e bassa . Egli voleva scuoterla da quella ripugnanza , e non gli riesciva ; sentendo che o prima o dopo avrebbe dovuto separarsi per sempre da lei . Perché non gli riesciva ad amarla lo stesso ? Egli avrebbe voluto confessarsi a lei ; ma sentiva ch ' ella non avrebbe potuto capire e si sarebbe offesa . Perciò , quando si sentiva costretto a tacere proprio con lei , aveva voglia di lasciarla . Sarebbe bastato che ella avesse capito com ' egli soffriva per questa ragione ! Ma ella era inerme contro di lui ; ed egli le avrebbe fatto soltanto del male . Come poteva invece Natalia amarlo senza avere gli stessi disgusti ? Forse lo amava per consolarsi di non amare il marito ; ma questo gli pareva una debolezza antipatica ; e non la scusava . Anzi lo faceva irare contro di lei ; e il suo amore era contraddetto sempre ; senza scampo , senza mai una possibilità di rendere pura la donna come voleva essere puro il loro legame . E perché allora non vi rinunciavano tutti e due ? Non era un controsenso che si amassero a quel modo ? Egli prevedeva già , inesorabilmente , che avrebbe dovuto lasciarla , rinunciando alla sola donna che gli fosse piaciuta a quel modo . Si sentiva condannato a lasciarla ; e ne aveva ribrezzo . Come sarebbe stato meglio ch ' egli l ' avesse avvicinata come tante altre donne ! Ma Natalia era per lui la donna a cui ci si lega per sempre ; alla quale si consegna la propria esistenza . La donna che porta l ' uomo dove ella vuole ; la sola donna che pare bella . Che raccapriccio angoscioso a non averla per sé ! Perché non essere certi che resterà nella propria casa per sempre ? Roberto ci s ' era attaccato con quell ' amore che non smette mai ; con quell ' amore che piglia tutti i sentimenti , facendoli buoni e dolci , perché gli si obbedisce più che a noi stessi . Egli sentiva il bisogno di parlare a lei ; come quando , senza la donna amata , si vorrebbe piuttosto impazzire e smettere di essere vivi . Eppure la doveva lasciare ! Soltanto a pensarci , gli pareva che un brivido tagliente dovesse risolvere tutto . Quel brivido avrebbe dovuto avere la forza di uccidere : forse il marito , forse Natalia , forse lui stesso . Egli soffriva come quando aveva pensato alla propria morte . E , quando se ne scordava invece , gli pareva di sorridere di gaudio , come si fa nei sogni ; e d ' avere tra le labbra una dolcezza un poco umida e fresca . Pensando così , egli non osava guardarla ; ed aveva orrore di se stesso ; quasi disistima . Natalia stava lì , ed avrebbe dovuto essere sua perché si amavano ; invece non era sua , ed egli , con l ' angoscia mortale , che gli pigliava il cuore , con le mani incapaci a tenerla , la doveva tradire ; perché non gli riesciva ad amarla . Ma con quanta devozione le voleva bene , allora ! Egli la temeva perfino . Si sentiva indegno di lei ; e le sue carezze gli parevano prese ad inganno . Le guardava le belle mani , larghe e chiare ; e gli pareva che avessero la forza di mandare via quella ripugnanza disagevole . Glielo voleva dire ; e gli veniva da piangere . Era lì , accanto a lui ; la poteva piegare a sé , e non bastava . La voleva nascondere , farla vivere dentro la villa . Ed era inorridito che non fosse sua da vero , perché nessun ' altra perdita avrebbe potuto colpirlo con maggiore atrocia . E siccome s ' avvicinava la decisione di non rivederla più , per accertarsi ch ' era già tardi , come per fare forza a se stesso , guardò verso la finestra . C ' era già su le cime degli alberi quel colore che ha il sole quando deve tramontare ; e che scoraggia . Ai piedi del Gianicolo , Roma pareva frantumata . Essi sentirono freddo ; e stettero accanto senza parlarsi . Allora videro la città come se si sbriciolasse tutta e divenisse un ' alta stesa di polvere grigia , un poco dorata e luccicante . Poi , si disfece anche di più ; e divenne simile alla cenere leggiera che se ne va . I monti Albani sparirono . Soltanto allora udirono la fontana della villa . Egli disse : - Vattene : fai tardi . Natalia prese in fretta i guanti , e si mise il cappello . Quando fu uscita , la sentì ancora muovere per la stanza ; e i suoi occhi , aperti nel buio della sera , non la potevano dimenticare . LA CAPANNA Alberto Dallati , benché ormai non fosse più un ragazzo , non aveva voglia di lavorare . Si alzava tardi e si sedeva al sole , appoggiato al muro ; fumando sigarette e tirando sassate al gatto quando attraversava l ' aia . La casa era stata fatta su per una salita , in modo che la fila delle cinque persiane era sempre meno alta da terra ; e , all ' uscio , dalla parte della strada , una pietra murata in piano faceva da scalino . A quindici anni egli seguitava a dimagrire e ad assottigliarsi ; con gli occhi chiari e le ciglia piccole e lucide ; la bocca e le dita di bambina ; e i capelli come il pelame di un topo nero . Una malattia di petto l ' aveva lasciato parecchio gracile ; e seduto al sole , divertendosi anche a battere la punta d ' un bastone sempre su lo stesso posto , egli pensava cose cattive ; e gli ci veniva da sorridere , credendo che qualcuno se ne accorgesse . Quando c ' era l ' uva , benché suo padre fosse anche proprietario del podere , andava a mangiarla nei vigneti degli altri ; e le frutta dove le trovava più belle . Gli restava sempre un bisogno vivo di essere allegro , benché in tutto il giorno facesse quel che voleva ; gli restava qualche idea stravagante , che non poteva reprimere . E , allora , gli pigliavano certi scatti di gatto ; che graffia quand ' uno meno se l ' aspetta . Dava noia , da dietro le persiane , alle persone che non conosceva , e non veniva il verso di farlo obbedire per nessuna cosa ; specie quando , in una fonte vicino a casa , c ' erano le rane ; per imparare ad ammazzarle mentre saltavano dentro . D ' inverno , in vece , si metteva vicino al focolare , e sembrava tutto disposto a quel che voleva la sua famiglia . Ma , a poco a poco , ricominciava a dire : - Io non posso sopportare le vostre prediche ! Se mi lasciate fare , può darsi che vi contenti ; e , se no , conto di non conoscervi né meno . Spartaco , da padre risoluto , ci s ' arrabbiava , ma non gli diceva quasi mai niente . In vece , maltrattava la moglie . Allora , Alberto , dopo essere stato a sentire , in disparte , lo biasimava battendosi le mani sul petto : - Lei non ci ha colpa . Dillo a me quel che vuoi dire . Ma il padre , guardatolo , faceva una specie di grugnito ; e , bestemmiando contro le donne e la famiglia , se ne andava nel campo a fumare la pipa . Alberto diceva : - È un imbecille , benché io sia suo figlio . E tu perché non gli rispondi male ? Perché ti metti a piangere in vece ? Raffaella , spaventata , allora lo supplicava che fosse buono e si cambiasse . Ella ci aveva quasi perso la salute ; e le era venuta sul viso e nella persona un ' aria dolorosa . Spartaco , soprannominato Rampino perché piuttosto piccolo e perché camminava come se avesse gli artigli e li attaccasse , guardava , anche parlando , dentro la pipa , e ci ficcava continuamente le dita ; e credeva di far del bene alla moglie , abituandola a esser forte . E siccome Alberto dichiarava ch ' egli ormai non aveva più bisogno di ascoltare i discorsi di nessuno e che ormai gli s ' addiceva il comodo proprio , perché non c ' era niente di meglio , ella gli rispondeva : - Perché non sei buono al meno tu ? Perché , secondo la sua testa , tutti dovevano essere buoni . E anche parlando dei suoi canarini , che Alberto e Spartaco volevano ammazzare , buttando al letamaio la gabbia , diceva : - Sono tanto buoni ! Il marito l ' assordava con le sue grida ; come quando domava i cavalli , facendoli correre attorno all ' aia ; mentre Alberto stava nel mezzo a tenere ferma la fune legata al loro collo . E questa era per lui la sola fatica non antipatica . Dopo , si metteva un fazzoletto perché era sudato ; e andava subito a sedersi dove batteva il sole . Si sentiva già uomo fatto , e pensava a tante cose ch ' egli desiderava soltanto per sé . E perciò si proponeva di rendersi più indipendente , liberandosi dal padre e dalla madre . Qualche volta diceva ai contadini : - Io non so che pretendono da me . Ma egli si sentiva anche solo ; e una grande tristezza gli gravava attorno . Il podere e la casa erano poco per lui . Sapeva che in quelle sei stanze ci si era , da bambino , trascinato con le mani e con i piedi ; certe pareti erano restate sciupate dalle sue unghie . Egli sentiva troppo a ridosso l ' infanzia ; e le voci dei genitori non s ' erano ancora cambiate ai suoi orecchi . Ora egli era già a un altro autunno , senza che avesse fatto niente . S ' era abbastanza distratto a vedere vendemmiare , da un podere a un altro ; aiutando un poco tutti , anche in cose di strapazzo . Il sole ci stava poco all ' uscio della casa , e già c ' erano nell ' aria i primi freddi . Una sera , dopo essere stato tutto il giorno con le mani in tasca nel mezzo della strada , in su e in giù , entrò nella stalla , e si mise a guardare i due cavalli che rodevano l ' avena . Prese la frusta e cominciò a picchiarli . I due cavalli si misero a scalciare , cercando di rompere le cavezze . Raffaella , che su da casa aveva sentito tutto quel rumore , scese ; e vide di che si trattava . Cercò subito di levargli di mano la frusta ; ma Alberto , per ripicco , si mise a dare anche con più forza . Raffaella andò a dirlo al marito ; che , infuriato , la schiaffeggiò perché non era stata capace di farlo smettere lei stessa ; e andò di corsa nella stalla . Senza che Alberto se ne accorgesse , prese un pezzo di legno ; e glielo batté dietro la testa . Il ragazzo cadde disteso , insanguinando un mucchio di paglia , che era dietro l ' uscio . Spartaco posò il pezzo di legno e stette zitto a guardare quel sangue ; mentre i cavalli respiravano forte e non stavano fermi . Dopo due giorni di febbre , con il pericolo della commozione cerebrale , Alberto scese nell ' aia . Aveva la testa fasciata ; ma se ne teneva come quando per la prima comunione aveva portato i guanti . Non parlava al padre ; che s ' era pentito di avergli fatto male a quel modo . Anzi , cominciò a dire a tutti che si voleva vendicare . Guardando la luce , sentiva che anche la sua giovinezza era più larga ; e che la sua casa era quasi niente . Allora egli , per vendicarsi , cominciò a parlare male del padre con tutti i conoscenti di casa . E siccome seppe che stava per vendere una cavalla , andò dal compratore e gli disse ch ' era ombrosa e che aveva il vizio di tirare i calci . Facendo così , egli si sentiva più eguale alla vita ; gli pareva di non essere più il solito buon ragazzo che si lascia ingannare e non se ne avvede . Gli pareva di conoscere tutti gli altri e come doveva contenersi . Non era più l ' ingenuo , che aveva rispettato tutto e che non si era permesso mai niente . Aveva trovato la maniera di farsi innanzi da sé , senza attendere che passassero gli anni . Si compiaceva della sua malizia e di non avere più scrupoli . Maligno , anzi , doveva essere da qui in avanti . Maligno ! Maligno sempre ! Gli pareva di sentire che i suoi occhi raggiassero , e che non ci fossero più ostacoli per lui . Credeva di essere doventato forte , e voleva rifarsi del tempo perduto . E siccome voleva fare a meno del padre ed essere più forte di lui , benché ne avesse anche paura , si dette a lavorare ; ma facendo quel che gli piaceva di più . E cominciò a coltivare , a modo suo , un pezzo di terreno . Perché guarisse , e temendo sempre che tutto fosse la conseguenza di quella bastonata , non gli dicevano più niente . Invece non guariva ; e tutte le volte che vedeva un bastone , sbiancava allontanandosi lesto lesto . Allora lo fecero visitare da un medico , che non capì niente ; e rise di Spartaco e di Raffaella . Ma qualche cosa era successo da vero , perché Alberto s ' era fatto sempre più irritabile , e non poteva dormire . Avrebbe voluto , prima d ' andare a letto , far capire al padre tutte le ragioni che ormai sentiva dentro di sé ; ma , quando ci si provava , non gli poteva parlare ; e invece avrebbe voluto mettergli un braccio al collo tenendolo stretto a sé . Tuttavia sentiva che qualche cosa di male e di amaro era nel suo destino ; e ne era contento . Allora egli faceva su la tavola , con la punta delle dita , certe macchie d ' inchiostro che gli parevano cipressi ; e gli piacevano perché erano più neri di quelli nei campi . Oppure pensava che una vipera , entrata sotto il letto dalla siepe della strada , gli mordesse un polpastrello della mano o le dita dei piedi , ed egli dovesse morirne in poco meno di una mezz ' ora . E perciò , prima d ' entrare a letto , guardava in tutti i cantucci . Una volta gli parve di stare capovolto e di cadere giù tra le stelle . Addormentandosi pensava al padre con una intensità acuta , mettendo sempre di più una spalla fuori delle coperte come se avesse potuto avvicinarglisi ; sembrandogli di parlare e invece facendo piccoli gridi con la bocca che restava chiusa . Una mattina , arrivarono tre carri di vino . A ogni barile che portavano giù in cantina egli doveva guardare di quanti litri era e segnarli sopra un pezzo di carta , in colonna , per fare , dopo , la somma . Ma egli non ci riesciva : sbagliava sempre . E non s ' accorse quando suo padre , che voleva sapere la somma , gli saltò addosso per picchiarlo . Rialzatosi da terra sbalordito , ebbe voglia di fuggire . Ma a pena egli si moveva , Spartaco con un grido lo faceva stare fermo , ritto al muro della casa . Allora gli venne da piangere . Voleva chiudere gli occhi per non vedere più niente ; perché non osava guardarsi né meno attorno . Aveva perfino paura che avrebbe potuto essere un albero e non un uomo ; un albero come quello rasente alla casa . Quando , alla fine , Spartaco si scordò di lui , egli poté staccarsi dal muro e nascondersi dentro l ' erba . Ma il padre , vistolo , lo minacciò di picchiarlo più forte . Tuttavia la sua voce era dolce : Alberto sentiva nella voce del padre la stessa dolcezza sua . Spartaco gli prese il viso e guardò negli occhi , perché credette che ci fosse entrata la terra . Poi disse : - Vai a lavarteli alla pompa ! - Ma non c ' è niente . - Non importa . Vieni : te li lavo io : ti farà bene . Spartaco allora , fece pompare l ' acqua e gli rinfrescò gli occhi . Poi glieli asciugò con il fazzoletto . Ma , ormai , il ragazzo si sentiva triste e scoraggiato ; benché non avesse più paura di essere un albero , e gli sembrasse di sentirsi crescere , così , mentre respirava . Gli sembrava , in un momento , di doventare grande ; e perciò un poco si riebbe . Spartaco gli disse : - Non stare così . Vai a ruzzare . Bastarono queste parole , perché né meno lui pensasse più a quel che era avvenuto . Ora egli voleva stare sempre con il padre ; e perché non lo mandasse via e sopra a tutto non gli dicesse di lavorare , cercava di aiutarlo e di farsi benvolere . Quando lo vedeva andare nel campo , egli aspettava un poco e poi si alzava da sedere al sole e lo seguiva , tenendosi a una certa distanza ; finché non poteva fare a meno d ' essergli vicino se udiva che comandava o spiegava qualche cosa ai contadini . Una volta , non vedendolo riescire subito dalla capanna , gli venne paura che si fosse sentito male là in mezzo alla paglia . Non era più curiosità ! Il cuore gli batteva forte forte , quasi tremando . Attraversò l ' aia e scostò l ' uscio , perché entrasse la luce dentro . Poi restò su la soglia come allibito : suo padre accarezzava la faccia alla donna di servizio , una giovinetta grassa , che non riesciva mai né a pettinarsi né a legarsi i legacci delle scarpe . Gli venne voglia di gridare e di picchiarli tutti e due . Ma tornò a dietro e si rimise a sedere ; senza più la forza di alzarsi . Teneva gli occhi , con la fronte abbassata , all ' uscio della capanna ; aspettando che suo padre e Concetta uscissero . Dopo un pezzo , chi sa quanto , escì prima Concetta che , rossa rossa , andò in casa ; senza né meno guardarlo . Poi venne fuori Spartaco che , accigliato e burbero , andò dritto nella stalla . Alberto aveva paura . Avrebbe voluto rassicurarlo che non aveva pensato niente di male e che gli voleva molto bene ; ma non ebbe animo di alzarsi né meno allora . E la sera , a cena , meno che Spartaco era un poco pallido , non si sarebbe capito niente . È vero che i giorni dopo fu di meno parole e non lo voleva più dietro a lui . Glielo faceva capire alzando la voce mentre parlava con gli altri ; e Alberto mogio mogio tornava via . Era sempre smilzo e i contadini dicevano che era leggero come il gatto e che anche lui sarebbe stato capace di saltare fino al cornicione delle finestre . Ma , dopo qualche settimana , la madre gli disse che suo padre aveva stabilito di mandarlo in un collegio a studiare agricoltura ; in un collegio molto lontano che egli non aveva né meno sentito nominare . Dopo quattro anni sarebbe stato già capace di amministrare una fattoria . Egli allora , invece di rispondere male , si sentì tutto disposto ad obbedire . E benché Spartaco avesse diffidato sempre finché non lo vide in treno , il ragazzo era quasi lieto di andarsene . Non sapeva né meno se la madre si fosse accorta di niente . Quand ' era per finire il primo anno di collegio il direttore gli disse che doveva partire immediatamente perché suo padre stava male e desiderava parlargli . Alberto lo trovò già morto . Anche Concetta s ' era tutta abbrunata e Raffaella parlava con lei come se fosse stata un ' altra figliola . Egli , mentre sentiva il pianto dentro gli occhi , aveva un gran rancore invece ; e pensava come fare per vendicarsi . La giovinetta era sempre la stessa . Egli , invece , s ' era fatto un quarto di metro più alto ; s ' era perfino un po ' ingrassato e gli spuntavano sopra la bocca i primi peli vani . Dire ogni cosa alla madre non gli piaceva ; sopra a tutto perché ormai si sentiva un uomo e un uomo non doveva fare a quel modo . Doveva pensarci da solo ! La giovinetta gli si teneva lontana e sembrava più appenata per lui che per la morte del padrone . Questo contegno gli piaceva ; e il rancore si mutava sempre di più in simpatia . Era una simpatia un poco ambigua ; ma non poteva trattenerla . E Concetta , sempre più sicura di questo cambiamento , gli parlava con una voce sempre meno dura e più aperta . Allora , una volta , avendola vista entrare nella capanna , proprio come quel giorno , egli si assicurò che sua madre non era a nessuna finestra ; poi si fece all ' uscio e lo scostò , ma più risolutamente . La giovinetta , vedendolo entrare , si fece bianca e stette ferma ad attendere ch ' egli dicesse quel che voleva . Era bianca e sudava . Le sue tempie s ' inumidivano come se la vena che andava verso l ' occhio dovesse doventare senza colore e farsi piena d ' acqua . Concetta aveva una bella bocca ed era tanto buona . Che male gli aveva fatto ? Egli si sentì come lacerare tutto , con un piacere rapido : in collegio , aveva finito con il desiderarla . Fissandola a lungo , le disse : - Perché fai la stupidaggine di non dirmi niente , ora ? Ella si rigirò di scatto , per andarsene . Ma egli la prese tra le braccia e la baciò . Anche lui , finalmente l ' aveva baciata ! Anche lui , quando era stanco e aveva sudato a domare un cavallo , si faceva portare da lei un bicchiere di vino !
LA MESSA DI NOZZE ( DE_ROBERTO FEDERICO , 1900 )
Narrativa ,
I L ' arrivo del " Senegal " Alle tre , quando la campana annunziò la fine della lezione , il professore Domenico Perez non lasciò liberi , come avrebbe dovuto , i suoi discepoli . Spiegava da due ore un atto dell ' Edipo Re e non voleva interromperlo . Dominando con la voce ferma e severa i moti d ' impazienza della classe , andò avanti per un ' altra diecina di minuti , sino alla fine ; poi pronunziò la frase sacramentale : - Basterà per oggi . Appena uscito nel corridoio , in compagnia degli alunni più diligenti che gli rivolgevano ancora domande intorno alle cose udite , si vide accostare da Baldassare , il bidello . - Signor professore , c ' è un signore che lo aspetta . - Chi è ? - Non ha detto il nome ... Dice che è venuto da Firenze apposta per lei . - Da Firenze ? ... Dov ' è ? - L ' ho fatto accomodare nella sala di convegno ... Vi è rimasto un pezzo a dormire , sul divano ! ... Prima di sonare la campana sono andato ad avvertirlo ; allora è sceso giù nel cortile ! ... Ha un ' aria ... una cert ' aria ... Perez sorrise vedendo la smorfia con la quale Baldassare intendeva esprimere l ' aria dello sconosciuto , e s ' affacciò dal ballatoio . Non distinguendo nessuno in mezzo alla folla degli scolari sciamanti giù per la corte , discese le scale ; sull ' ultimo ripiano , scorgendo il visitatore che pareva appostato per attenderlo al varco - una figura alta e smilza , un paio di gambe lunghe chiuse in calzoni strettissimi , una faccia magra tagliata da due baffi chiari uncinati - esclamò : - Bertini ! ... Ma come ? Sei tu , Lodovico ? - Sono io . - Senza avvertirmi ? ... Senza scrivermi una parola ? ... - soggiunse , buttandogli le braccia al collo e baciandolo con grande effusione sulle due guance . - Non importa ; grazie egualmente ! ... Che piacere ! ... Sai che non ci vediamo da Valsorrisa ? ... Quant ' è ? Due anni ! ... Quando sei arrivato ? - Da un ' ora . - E sei venuto per me ? Che bravo ! Andiamo via ! Sono libero . Sono tutto per te . Quanto ti tratterrai ? - Riparto stasera . - Come ? - protestò l ' altro , fermandosi , tra stupito e crucciato , sul punto di varcare il portone del Liceo . - Ma niente affatto ! ... Dopo due anni che aspetto questa tua visita , vieni per mezza giornata ? Che dico ? Per qualche ora appena ! - Non posso fermarmi di più . - Hai da fare ? Che hai da fare ? Non ammetto pretesti ! Ti sequestro . Almeno sino a domani . - Ti prego non insistere . Non posso . Perez gli fermò addosso lo sguardo . Nel primo momento , nella sorpresa del riconoscimento , non aveva fatto attenzione all ' aspetto dell ' amico suo ; ora , udendo quella risposta proferita brevemente , in tono che non ammetteva replica , e rammentando le parole di Baldassare sullo strano atteggiamento del visitatore , scorgeva realmente qualche cosa d ' insolito in lui . Magrissimo era sempre stato , ma d ' una magrezza sana , ossea e nervosa ; ora il suo viso lungo ed affilato pareva emaciato come dopo una malattia ; le tempie , dove i capelli cominciavano a incanutire , eran solcate da vene inturgidite ; gli occhi si volgevano intorno esitanti , inquieti , quasi sospettosi ; anche il passo era malfermo . - Sia come vuoi , - concesse Perez , tenendo temporaneamente per sé quelle osservazioni , ma proponendosi di cogliere o di far nascere più tardi l ' occasione di manifestarle . - Vieni a casa mia ? - Per fare ? - Niente ! Sono libero , ti ripeto ; posso dedicarti tutto il pomeriggio . Dicevo così , nel caso che volessi riposarti . Sei all ' albergo ? - No , ho lasciato la valigia alla stazione . - Dovresti essere stanco ; ho sentito che ti sei addormentato , aspettandomi . - Ora sono riposato . - Va bene ; allora verrai da noi a pranzo stasera : è inteso . La mamma sarà felice di vederti . Per il momento vogliamo andare al caffè ? - Grazie ; io non prendo nulla . - Allora ... - fece Perez , un poco imbarazzato , cercando che cosa potesse piacere all ' amico ; - allora ... montiamo in carrozza e giriamo un poco in città o in campagna ? Solo quell ' offerta riuscì gradita all ' invitato . - Andiamo al mare ? - propose . - Dove tu vuoi ! ... Vetturino ! ... - chiamò , fermando con un gesto del braccio una carrozza che passava loro dinanzi in quel momento . - Monta su , caro , ti prego ... Vetturino , alla Gettata ! ... - Poi , accomodatosi nel suo cantuccio , battendo con la mano sul ginocchio dell ' amico , esclamò giocondamente : - E così ? - E così ? - ripeté l ' altro , come un ' eco . Cavata di tasca la borsa del tabacco e cominciando ad arrotolare una sigaretta , soggiunse : - Che fai ? ... Sei contento ? ... Lavori ? - Lavoro , sì . E tu ? - A che lavori ? - insisté l ' interrogato , come se non avesse udito la domanda . - Vuoi ? - concluse , offrendogli da fumare . - Grazie ! Ti dirò che sono in un periodo di grande fecondità . Mentre la carrozza attraversava i quartieri popolari , arrestandosi tratto tratto per l ' ingombro dei tram , delle automobili , dei legni , dei carri , dei veicoli d ' ogni sorta , Perez cominciò a parlare delle sue occupazioni letterarie . Scrittore di commedie prima che insegnante di lettere greche , egli adempiva con tutta coscienza l ' ufficio scolastico ; ma più che la cattedra lo attirava il palcoscenico , dove aveva raccolto e raccoglieva ancora i premî più ambiti . Quanti ammiravano in lui l ' artista geniale , l ' arguto dipintore dei costumi contemporanei , non riuscivano a spiegarsi come egli potesse essere anche un dotto cultore delle classiche discipline ; in realtà , il giovane aveva sofferto d ' un intimo disagio vivendo con la mente , per ragioni di studio , in tempi tanto remoti e disformi da quello nel quale era nato , del quale osservava , intendeva ed amava i caratteri , nella vita reale ; ma il disagio era finito , e le due occupazioni si erano conciliate , perché l ' amore della modernità gli aveva impedito di isterilirsi nel fanatismo del passato e gli aveva fatto ricercare ed intendere nelle antiche letterature solo ciò che vi resta di veramente vivo , di eternamente giovane e fresco . Proprio in quei giorni , dopo una vivace polemica sostenuta con un Tedesco erudito e pedante , egli aveva concepito l ' idea d ' un saggio intorno alle " Forme letterarie fossili " , e nell ' esporre all ' amico gli argomenti coi quali si accingeva a sostenere la propria tesi , si animava ed accalorava : piccolo , vivacissimo , tutto fuoco , roteava gli occhi e mulinava con le braccia come sostenendo un assalto contro avversarî invisibili , bucava l ' aria con l ' indice disteso come per trapassare da parte a parte gli autori incriminati . - Nel mondo della creazione artistica , come nella natura vivente , le specie appariscono , vivono più o meno a lungo e poi dànno luogo ad altre più o meno diverse . Il poema e la tragedia hanno fatto il loro tempo come gl ' ittiosauri e i teromorfi ; sono finiti con gli elmi e gli scudi , coi manti e le corone : roba da museo . Al giorno d ' oggi che i re , quelli che restano , portano il cappello a cencio e le scarpe con le gomme , e i militari si vestono di grigio per non lasciarsi scorgere da lontano , e gli eroi si trovano , quando si trovano , nel corpo dei pompieri o tra i casellanti delle strade ferrate , non vi sono altre forme possibili che il romanzo o la novella e il dramma o la commedia . Il naturalista ricostruisce con senso religioso i formidabili giganti della fauna antica , ma non nutre la folle idea di richiamarli in vita . Io m ' inginocchio dinanzi a Sofocle , ma rido di chi presume mettere al mondo nuovi " Edipi " . Le commedie nostre saranno benissimo semplici coccodrilli , e se vuoi umilissime lucertole a petto dei colossi antidiluviani ; ma la colpa non è nostra se quegli stampi sono andati distrutti . - E le tue commedie nuove ? - Tre , mio caro ; non meno di tre : omne trinum ... E tre casi di adulterio , uno dopo l ' altro ! I critici e i commissarî dei concorsi governativi mi lapideranno , ma il pubblico verrà a sentire . Non dico ad applaudire . Può darsi benissimo che mi fischi di santa ragione ; ma la colpa sarà stata mia , non dell ' argomento . Non ne conosco altri che appassionino tanto le platee , perché nessun altro offre una così intima associazione del comico col drammatico , e se vuoi col tragico , ma nel senso moderno della parola . La nostra civiltà ha preteso disciplinare l ' indisciplinabile , quel sentimento che il mito antico , più accorto , aveva simboleggiato in un fanciullo , bendato per giunta , cioè due volte cieco , doppiamente irresponsabile . Il matrimonio , l ' unione eterna e indissolubile , è il più bel tentativo di correggere la realtà , di realizzare l ' ideale ; ma la natura , che noi disconosciamo , si prende giuoco di noi , scombussola i nostri piani , sconvolge la nostra vita . Dico la nostra , e non la loro , della gente coniugata : perché , sentimentalmente , la situazione è la stessa , sia nelle giuste nozze , sia negli amori liberi . Quante volte hai giurato ad una donna , con tutta la sincerità del cuore , con tutto il convincimento della volontà , che l ' ami unicamente , che l ' amerai sempre ? E quante volte , con quanto dolore , ti sei accorto dell ' inganno ? Bertini , rivoltatosi bruscamente , buttò via la sigaretta non ancora finita di fumare ; poi , raddrizzatosi sul sedile incrociò le braccia e chinò il capo . Perez , senza aspettare risposta alle domande espresse non tanto per curiosità di sapere quanto per bisogno di affermare , riprese : - La poesia ha inventato l ' anima sorella , l ' anima gemella , che andiamo cercando , che presto o tardi incontriamo e che allora ci prende tutti per sé ; ma la natura , quando crediamo di esserci assortiti con la creatura predestinata , ce ne sospinge dinanzi , un bel giorno , a nostra insaputa , un ' altra che ci piace di più , che ci par fatta per noi meglio dell ' altra , che distrugge il prestigio dell ' altra , che vogliamo e dobbiamo ottenere , a qualunque costo di morirne , salvo a ricrederci ancora una volta , quando ci troviamo esposti ad una terza seduzione ancora più forte , o semplicemente diversa . Sai che lo ha detto anche Napoleone ; il matrimonio non è istituzione fondata su leggi di natura , e Balzac lo ha scritto in fronte alla sua " Fisiologia " . La natura non vuole amori unici ed eterni ; esige anzi , per il conseguimento dei suoi fini , il più gran numero di amori . Noi siamo come i germi che essa sparpaglia a milioni per l ' aria , sulla terra , nelle acque , per moltiplicare le probabilità che s ' incontrino e si fecondino e si schiudano in nuove forme di vita . Uomini e donne , tutti quanti siamo , nonostante i nostri codici scritti e la nostra morale intima , che altro facciamo , io ti domando , se non cercarci per sedurci , se non sfoggiare ed accrescere le nostre doti per suscitare il più gran numero di desiderî dai quali deriveranno il più gran numero di accostamenti ? Perché mai tu scolpisci le tue statue , ed io scrivo le mie commedie , e il nostro Natali dipinge i suoi quadri , e Luigi Albani compone le sue musiche , se non per abbagliare queste signore con l ' aureola della gloria ? E queste signore perché mai passano metà della loro vita dalla sarta e dinanzi allo specchio , se non per fulminarci col fulgore della loro bellezza ? In tutti i loro rapporti , in quelli che sembrano più innocenti , uomini e donne non fanno altro che scherzare col fuoco : la fedeltà dei mariti , delle mogli e degli amanti è un miracolo altrettanto grande quanto la preservazione di una santabarbara fra il grandinare delle granate . - L ' albergo di Francia è in questa via ? L ' oratore si sentì così bruscamente interrotto nel bel mezzo dell ' argomentazione da quella domanda , che per un momento rimase senza parola . - L ' albergo di Francia ? ... Qui siamo sul corso Vittorio Emanuele ; l ' albergo di Francia è nella via Cavour . - Passiamo di là , se non ti dispiace . - Vetturino , per via Cavour ... Ma sai che sei un bel tipo ? - esclamò poi , fra crucciato e sorridente . - Mi fai sgolare senza darmi retta , e non mi narri nulla di te , delle cose tue ! Perché hai trasferito lo studio a Firenze ? - Per finire il monumento a Mazzini : te lo scrissi . - Un tempo non potevi lavorare fuori della pace di Promonte ... Come sta tua sorella ? Il dottore tuo cognato ? I tuoi nipotini ? - Stanno bene , grazie . - Che desiderio di tornare lassù ! Bisogna che scriva alla signora Laura . Il tuo monumento , dalle figure che ne ho viste sui fogli illustrati , è una bellezza . So che vi hai lavorato molto ; forse troppo ? Sei un poco affaticato ? - Un poco . - Si vede . Te lo volevo dire . Non sei stato sofferente ? - Un poco . - Perché non ti riposi ? Perché non ti fermi con noi ? Ti prometto di farti divagare . Hai qui tanti ammiratori ! E non poche ammiratrici , sai ? Ecco l ' albergo di Francia . Ferma , vetturino ... - No ! no ! - protestò vivacemente Bertini , trattenendo col braccio il braccio dell ' amico , ed ordinando poi al cocchiere , con voce breve : - Via ! E mentre la carrozza trascorreva dinanzi alla facciata dell ' albergo , vi fermò lo sguardo , rivoltandosi a guardarvi anche dopo che l ' edificio fu oltrepassato . Perez era rimasto in silenzio , non comprendendo . - Se ti decidessi a restare - riprese poi , tanto per dire - non ti consiglierei quest ' albergo , né gli altri del centro . Sono i più frequentati dalla gente danarosa , ma c ' è troppo frastuono intorno . Dovresti andare all ' Hotel Monsalvato , sul Colle d ' Elsa , a quattrocento metri sul livello della baraonda cittadina ; è un incanto . - Forse andrò in Val d ' Aosta , dai Mauri . - Ah , i Mauri ! Che brava gente ! Vi andrò probabilmente anche io , quest ' ottobre . Sai che Aurelia è sposa ? Allora il discorso si volse sul tema degli amici comuni . Quantunque neanche ora Bertini fosse molto loquace , Perez non volle sforzarlo con osservazioni che potevano riuscire indiscrete . Serbava inappagata la curiosità di sapere che cosa lo occupasse , perché mai avesse voluto esaminare la facciata e passare a rassegna le finestre dell ' albergo di Francia . E continuò a discorrere per due , evocando i ricordi d ' altri tempi , quando , giunta la carrozza sulla Gettata , in faccia al mare , Lodovico lo interruppe ancora una volta : - Vogliamo passare dal semaforo , se non ti dispiace ? - Non mi dispiace niente affatto . Ma prima di tutto , scusa , che vuoi farvi , al semaforo ? Aspetti telegrammi con telegrafo senza fili ? Un ambiguo sorriso , un sorriso veramente strano , increspò le labbra di Lodovico . - Forse ! - E poi , perché non l ' hai detto prima ? Il semaforo non è al mare , è sulla collina di San Rocco . - Andiamo sulla collina . - A San Rocco ! La carrozza prese un ' altra direzione , e la conversazione dei due amici , o piuttosto il monologo di Perez , anch ' esso . Ora lo scrittore dimostrava allo statuario , con un senso di compiacimento , l ' enorme sviluppo preso dalla città industre , i quartieri sorti come per incanto sul lido orientale , verso la cinta delle vecchie fortificazioni . - Guarda quante ville e quanti fumaioli ! ... Vedi quelle caserme ? Sono le case degli operai : il primo tentativo di risolvere seriamente questa parte del gran problema sociale ... Un borgo marinaro sulla riva , un rione industriale dalla parte opposta : in mezzo la città vecchia che si va rinnovando ! Vedi quella selva di antenne ? È il porto ... - Sapranno al semaforo - domandò ad un tratto Bertini - a che ora arriverà il " Senegal " ? - Ma come ? - esclamò Perez , con aria di stupore . - Volevi salire fin lassù solo per questo ? Ma gli arrivi dei piroscafi sono annunziati alle Messaggerie ! C ' è di meglio : basta passare dalla Vedetta ! ... Vetturino , torna indietro . Alla Vedetta marittima . Ancora una volta la carrozza cambiò rotta . Perez restò un pezzo in silenzio aspettando che il suo compagno dicesse qualche cosa ; poi , vedendolo assorto , con lo sguardo vagante per il panorama della città , domandò a bruciapelo : - Aspetti un amico , con questo " Senegal " ? Lo stesso sorriso , sottile e falso , spuntò sulle labbra dello scultore . - Sì ! - Chi , se è lecito ? L ' interrogato non rispose subito . Mosse il capo con un breve atto d ' imbarazzo , lo volse a guardare dietro di sé , esitante e sospettoso ; poi , afferrata la mano di Perez , proferì : - Lo saprai fra poco ... Non mi chieder nulla , per ora ... Il bidello non s ' era ingannato : c ' era qualcosa di molto strano nell ' aspetto di Bertini , un pensiero molesto che corrugava la sua fronte e fermava il suo sguardo , una inquietudine che rendeva nervosi i suoi minimi gesti . Perez rispettò la preghiera ; non interrogò , non disse più nulla , mentre la carrozza rotolava sordamente sull ' inghiaiato della riviera Margherita , domandando solo a se stesso da che parte del mondo veniva quel piroscafo , quale persona restituiva in Italia che stesse tanto a cuore a Lodovico . Una donna , probabilmente ? La vita intima dello scultore era stata sempre molto mossa : egli aveva nutrito passioni gagliarde e tempestose . Non era più giovane , certo ; doveva ormai aver varcato la quarantina . L ' aveva varcata senza meno : due anni addietro , a Valsorrisa , non ne aveva annunziato l ' arrivo imminente ? Ma per una natura appassionata come la sua , non era ancora l ' età della rinunzia ; era anzi la più pericolosa . Proprio a Valsorrisa , nelle poche settimane che vi avevano trascorse insieme , non si era infiammato per la bella signora Lariani ? Poco dopo , nell ' autunno , era andato improvvisamente a porre il suo studio a Firenze , per finire - aveva detto - il monumento a Mazzini : verità , o non piuttosto semplice pretesto ? Cominciata infatti a Promonte e destinata a Palermo , perché mai quell ' opera doveva esser compiuta proprio in Toscana ? Qualche grossa novità era sopravvenuta nella vita dell ' artista : nonostante il suo silenzio , Perez ne aveva pur avuto qualche sentore , aveva udito parlare di una signora , straniera , per la quale l ' amico suo doveva aver fatto una nuova passione . Forse costei aveva dovuto lasciarlo , era andata lontano , ed ora tornava a lui ? Ma nel suo aspetto , nelle sue parole , non c ' era la gioia , se pur e ansiosa , di chi aspetta una persona cara ; c ' era l ' inquietudine , l ' ambascia , una specie di paura ... - D ' ordinario , i postali dall ' Africa arrivano nel pomeriggio ? L ' improvvisa domanda distolse Perez dalle sue riflessioni . - Non lo so - rispose , comprendendo confusamente che dall ' Africa Lodovico non poteva aspettare un ' amante . - Ma ti caverai la curiosità fra due minuti . Stiamo per arrivare . La carrozza si era messa al passo , per la rampa di Bevagna . Lo scultore non levava gli occhi dall ' immensa distesa delle acque , liquido smeraldo sotto le balze della costa , d ' un azzurro carico come inchiostro più oltre , fino all ' estremo orizzonte . - Ecco la Vedetta . Scesero entrambi dinanzi al gabbiotto di legno dipinto di verde con pretese da chiosco orientale . Dall ' uscio socchiuso si scorgeva un cannocchiale girevole sopra un treppiedi piantato nel centro del bussolotto . Una tabellina di lavagna , sull ' entrata , portava scritto col gesso : " Il piroscafo " Senegal " arriverà oggi alle ore 17 " . Bertini , consultato l ' orologio , osservò , come parlando tra sé : - Dovrebbe essere in vista . L ' uomo di guardia rispose : - Sissignore . Già si scorge a occhio nudo . Guardi in direzione della punta di Platania . Lo scultore si accostò alla ringhiera che correva lungo l ' orlo della balza e vi si afferrò con tutte e due le mani sprofondando lo sguardo nella direzione indicata . Perez guardò anch ' egli verso quel punto , ma non distinse nulla . Ad occidente era tutto uno sfolgorio d ' oro , nel cielo dove il sole rutilava , nel mare dove l ' immensa scaglia del suo riflesso si stemperava tremolando . - Lodovico ! - gridò a un tratto Perez , riportando lo sguardo verso il compagno e vedendolo talmente piegato sulla ringhiera , che un altro poco e sarebbe precipitato nell ' abisso . - Lodovico , bada ! ... Non facciamo scherzi ! ... L ' altro si ritrasse , guardando gli scogli della riva sottoposta , bruni e brulli a fiore delle acque smeraldine . - Quanto sarà alto ? ... - disse . - Trenta metri ? ... Quaranta ? ... Temi che non sarebbe igienico tuffarsi in mare da qui ? ... Senza rilevare la lugubre facezia , Perez rispose con un ' altra domanda : - Dove vuoi andare , ora ? - Vorrei andare al porto , ma non in carrozza . Congeda il vetturino . - Come ti piace ... Ecco fatto - soggiunse , dopo aver pagato la corsa . - Andiamo ? Mentre la carrozza se ne tornava in città dalla parte alta , essi discesero la china . Bertini si voltava tratto tratto , guardando il mare della Platania , dove una nubecola di fumo rivelava ormai la corsa del " Senegal " . Perez restò ancora un poco senza dir nulla ; a un tratto , prendendo il braccio dell ' amico , con voce di dolce rimprovero , esclamò , piano : - Allora , senti , io non crederò più che tu sia venuto per i miei begli occhi ! ... - E ancora più piano , con tono di affettuosa confidenza : - Chi aspetti ? ... Che hai ? ... Bertini si fermò , si tolse il cappello passandosi la destra sulla fronte , se lo ripose in capo con un gesto brusco , poi disse : - No , Domenico ; non sono venuto per te ... Sono venuto da te perché non posso sentirmi solo , in quest ' ora d ' angoscia ; perché ho bisogno di udire una voce fraterna , di appoggiarmi ad un braccio sicuro ... - Eccomi qua ! ... - esclamò Perez , chinandosi verso di lui , offrendogli il braccio , che egli prese un momento e poi lasciò . - Che posso fare per alleviare la tua pena ? Non dirmene nulla , se ti costa ... - Mi costa tacere ! ... Ho bisogno di gridare ! ... Perdonami se non ti ho dato retta ... Ma ti ho udito bene , sai ! Certe tue proposizioni mi hanno fatto fremere , tanto parevano dette per me : tutto quanto hai enunziato , a proposito dei tuoi lavori , intorno all ' amore , al matrimonio , all ' adulterio ... Pronunziò questi nomi con voce vibrante , stridente , quasi acre , come se gli scottassero le labbra ; poi , dopo una pausa , più tranquillamente , ma anche più dolorosamente : - No , che non c ' è differenza , quando si ama , fra le unioni che il mondo giudica libere , e quelle che sanziona con le sue leggi ! Quando pare che nessuna legge ci governi , il cuore impone le sue , e sono le ferree ... Guarda , - soggiunse sopra un altro tono , esitando , fermandosi , rivoltandosi verso l ' amico : - Guarda ... come farò a spiegarti la situazione in cui mi trovo ? ... C ' è una donna che m ' appartiene , perché si è data a me , perché mi sono dato a lei , perché ci amiamo , perché tale è la sua e la mia volontà : va bene ? Ora questa donna , mia da tre anni oramai , il cui possesso io mi sono assicurato con la fedeltà più cieca e l ' adorazione più devota , che mi è rimasta anche lei fedele strenuamente , sinceramente ; questa donna , oggi , stasera , fra qualche ora mi tradirà . Fra poco , prima di notte , quando sarà giunto il " Senegal " , questa donna cadrà fra le braccia di un altro , all ' albergo di Francia : capisci ? Io sono qui per vedere arrivare questo " Senegal " , per passare sotto le finestre di questo albergo dove l ' infamia sarà consumata . Né io , né tu , né alcuno può nulla per impedirlo : nulla capisci ? Io posso fare una cosa sola , quella che tu m ' hai consigliata : restarmene qui , fino a domani . Questo sì , posso farlo . Posso scendere , anzi , all ' albergo di Francia , precisamente ; cercare anzi di avere una camera attigua alla loro , passare la notte lì , dietro l ' uscio che ci dividerà . Eccolo , quel che posso fare , se tu persisti a trattenermi ! Perez non disse verbo , turbato dall ' espressione quasi iraconda con la quale Lodovico aveva proferito le ultime parole . La conferma , improvvisamente ottenuta , delle sue supposizioni intorno alla natura tutta sentimentale delle inquietudini dell ' amico non gli procurava il più piccolo compiacimento per la propria perspicacia , tanto il caso si rivelava grave . Molte domande gli salivano alle labbra : " Perché ti tradisce ? ... Non t ' ama più ? ... Vi siete lasciati ? ... Chi arriva col "Senegal"?..." ma l ' altro non gli diede il tempo di formularle . Facendoglisi accosto con un nuovo moto di confidenza , riprendendo a parlare con voce ancora grossa , ma più pacata , riprese : - Capisci ora perché me ne vado ? Capisci che stanotte non posso restar qui , che ho bisogno di sentirmi portar via , non importa dove , col treno più rapido che mi trascini il più lontano possibile ? - E ad un moto di Perez , che si era rivoltato per interromperlo : - Che cosa vorresti dirmi ? Che debbo rassegnarmi , se non c ' è da far nulla ? Eh , lo vedi , mi rassegno ! ... Hai temuto che volessi buttarmi in mare ? ... Non aver paura ! ... Non sarei venuto a cercarti , se avessi voluto spiccare il salto ! ... Non ho armi addosso : prova un po ' ; non sono venuto per ammazzare nessuno ... Niente ammazzamenti , se anche quella donna fosse mia moglie ... Noi non siamo di quelli che ammazzano , né le mogli né le amanti , è vero ? ... Perché si ammazzano anche le amanti , è vero ? non le sole mogli ! ... Ah , come hai ben detto che non c ' è nessuna differenza , per il sentimento , fra l ' unione libera e il matrimonio ! Se questa donna fosse mia moglie , io non potrei infrangere il vincolo coniugale in un paese come il nostro che non ammette il divorzio ; potrei infrangerlo altrove ; ma divorziato o separato , forse che soffrirei più di quanto soffro adesso , per aver perduta la creatura che fu mia , che volevo mia ? ... Se fosse mia moglie , vedi , e sapessi che oggi , qui , in quest ' albergo , ella avesse un convegno con un altro uomo ... se fosse mia moglie , ecco , non potendo assassinare né lei né lui , non dovendo ammazzarmi , non volendo chiamare un commissario e due guardie che frenerebbero le risa accertando la mia disgrazia , qual altra cosa potrei fare , se non quella che faccio : spiare l ' arrivo dell ' uomo che viene a portarmela via , aggirarmi per i luoghi del loro incontro , immaginare , antivedere , non veder altro con gli occhi della mente fuorché i loro abbracciamenti , e quando l ' infamia starà per compiersi fuggire , fuggire , fuggire ? ... - No , scusa ! - proruppe finalmente Perez , non appena la voce di Bertini perdette qualche cosa della sua veemenza ; - scusa , non crederò mai che , marito o amante , un uomo nella tua condizione non possa fare altro ! Come hai scoperto che sta per tradirti ? - Non l ' ho scoperto ! Me l ' ha detto lei stessa ! - E tu non hai parlato , non hai pregato , non hai ingiunto , non sei riuscito a trattenerla ? E chi è costui che viene dagli antipodi a portartela via ? Un tuo predecessore , naturalmente ? Un primo amante a cui ora ritorna ? No ? ... Ma non l ' avrà mica sedotta per lettera o per mezzo degli annunzî economici di qualche giornale ! La conosce ? Come la conosce ? Lodovico si voltò a guardarlo , con espressione di stupore e d ' impazienza , quasi non potendo spiegarsi come mai l ' amico non comprendesse . - È suo marito . Perez ammutolì . Avrebbe voluto domandare : " Perché non l ' hai detto prima ? Perché non l ' hai detto subito ? Come potevo sospettarlo , se parlavi della possibilità che fosse tua moglie ?..." . Gli pareva che il narratore fosse stato reticente , che avesse posto una specie di studio nel mantenere , nel prolungare l ' equivoco . Ma non si sentiva di rimproverarlo , vedendolo tanto eccitato , in preda a un così angoscioso tormento . - Ah , suo marito ! ... - ripeté soltanto , sommessamente , meccanicamente , dopo che entrambi ebbero mossi lunghi passi senza dire una sillaba . - E tu non lo conosci ? - soggiunse dopo un altro silenzio . - Non lo conosco , non credetti neppure che esistesse , quando la incontrai . Era un marito così lontano , invisibile , introvabile ! Viveva nell ' Africa australe , in uno Stato nuovo , mezzo barbaro , quasi selvaggio , lo Stato libero della Stanlesia , dove era andato ad ordinare l ' esercito , lasciando quello inglese , a cui prima apparteneva . Mi parve sul principio che un marito di questa fatta fosse un personaggio da pochade , inventato per coonestare una situazione illegale , per attribuire un padre putativo a creature innocenti ... - Vi sono figli ? - Ve ne sono due , ma il più grandicello era ed è in collegio a Calcutta , io ne conobbi uno solo , il piccolino che ella aveva seco . - A Valsorrisa ? - domandò rapidamente Perez , ripensando alla Lariani , che Lodovico aveva corteggiata lassù . - A Valsorrisa : te ne rammenti ? - E come ! La signora Rosanna Lariani ? - Lei ... - confermò il dolente , così piano che Perez comprese piuttosto dal moto del capo che dal suono della parola . - È dunque lei la straniera di cui mi avevano parlato ! ... Sarà certamente più conosciuta col nome del marito ? ... - Harrington , sì . - Ma , in verità , allora non mi parve ... - Tu andasti via troppo presto - riprese il narratore , senza lasciargli esprimere il suo pensiero ; - partisti pochi giorni dopo il suo arrivo , non sapesti quel che seppi di lei , da lei stessa . Nessuno la conosceva . Mi narrò la storia complicata del suo matrimonio , con questo capitano inglese , diventato di botto colonnello nella Stanlesia , dove ella aveva seguito il padre , ingegnere italiano emigrato anche lui per cercare lavoro nelle miniere laggiù , ai primi tempi della costituzione di quello Stato ... Nessuno la conosceva a Valsorrisa ; nessuno poteva confermare o smentire quella narrazione , il romanzesco episodio del loro incontro sotto la tenda , mentre il padre di lei agonizzava , assassinato da un minatore cinese ; il cavalleresco aiuto offertole dal colonnello in quella terribile circostanza , la salvezza che il matrimonio propostole ed accettato era stata per lei , orfana e sola in mezzo ad un mondo ignoto ed ostile . Dovevo credere che ella avesse lasciato questo marito laggiù a causa del clima ? Che costui si contentasse di vederla durante i pochi mesi di permesso che quel Governo gli accordava ogni quattro anni ? ... Chi ha conosciute donne italiane che hanno sposato ufficiali inglesi al servizio della Stanlesia , e che se ne rimangono in Europa , andando e venendo dall ' Inghilterra in Italia e dall ' Italia in Inghilterra , vagabondando per le stazioni climatiche , senz ' altra compagnia tranne quella di un bambino ? ... Ma sì , ma sì ; vi fu un momento in cui credetti di aver da fare con un ' avventuriera ! Non mi costa dirti la nuda e cruda verità , dopo averla detta tale e quale a lei stessa ! ... Ella mi diede la prova del mio inganno , ed il rimorso degl ' ingiuriosi sospetti cominciò a stringermi a lei . Prima era stato desiderio , appetito , ammirazione professionale per la sua bellezza statuaria . Poi fu stupore e fascino per la singolarità della sua persona morale . Hai mai sognato di trovare una donna a cui poter dire tutto , capace di comprendere tutto , di scusare le tue debolezze , di perdonare i tuoi difetti , di ammettere la fatalità delle tue colpe , di amarti nonostante le tue infamie ? Una donna che si mostri a te come tu ti mostri a lei , senza veli , fino all ' ultimo fondo del cervello e del cuore ? Dev ' esser proprio vero che la parola ci fu data per nascondere i nostri pensieri , tante sono le menzogne piccole e grandi che andiamo spacciando , anche quando crediamo di essere più sinceri , per apparire più belli , più leali , più generosi , più amabili . Sì , lo hai detto : noi lavoriamo continuamente all ' opera di seduzione ; ma non soltanto con gli sforzi dell ' ingegno e gli artifizî della toletta ; ma anche , e più , con la mascherata del sentimento . Ed hai mai pensato che forse solo gli amanti criminali , le coppie delle prostitute e degli assassini si conoscono quali sono realmente ? Noi , nella nostra società timorata e pudibonda , c ' incontriamo , ci uniamo , restiamo più o meno a lungo congiunti , e ci lasciamo conoscendoci meno di prima . Nessuno riesce a leggere nell ' altro , perché ciascuno si studia di nascondersi . Quando il grave abito della menzogna ci opprime , quando vorremmo buttarlo via , la paura di scoprirci dinanzi a chi resta protetto , di disarmarci dinanzi a chi resta agguerrito , ci fa sopportare la maschera della finzione , la cappa dell ' ipocrisia . Ora , con questa donna , dopo quarant ' anni di bugie dette alle altre ed a me stesso , io ho potuto essere finalmente sincero . Più che con lei , con me stesso . Ora , questa volta , la prima volta , ho visto un ' anima nuda . E non credere che te ne voglia tessere l ' elogio , da innamorato , da cieco . Ho visto le sue bruttezze , sai , e non sono poche . Ma forse ella non ne è responsabile ; forse la vita dura , un ' esperienza precoce , infinitamente rara alla sua età e nel suo sesso , l ' ha fatta così . Non è una scuola di idealità lo spettacolo della lotta per l ' esistenza , tra la schiuma della emigrazione europea in Africa , nelle miniere della Stanlesia , con la febbre dell ' oro , la follia delle ricchezze , la cecità della fortuna , lo scatenamento di tutti gl ' istinti peggiori . Forse ella sarebbe stata un ' altra , se non avesse perduto bambina la mamma sua , se il padre non l ' avesse condotta seco laggiù , se non fosse vissuta in mezzo ad una natura primitiva e ad una umanità imbestialita , se non avesse dovuto difendersi armata mano contro la concupiscenza di qualcuno , che non potendo comprarla con un pugno di diamanti , tentava di sottoporla per forza di muscoli ... E poi , quand ' anche ella portasse dalla nascita i suoi difetti , potrei io esser severo con lei dopo averle rivelato la feccia del mio pensiero e del mio sentimento ? Io e tu e tutti quanti siamo , non abbiamo i nostri torti ed i nostri vizî ? Una bellezza rara e divina riscatta i suoi : la schiettezza , la sincerità , la semplicità con le quali si è svelata ... La passione vibrava , tremava , fremeva nella voce di Lodovico , lo traeva fuori del filo del ragionamento : né Perez diceva nulla per rimetterlo in carreggiata , vinto dal calore di quella parola , preso dall ' interesse di quella confessione . - Ma che volevo dirti ? - esclamò lo stesso confidente , arrestandosi , come non ritrovandosi più , come sovvenendosi di qualche cosa dimenticata . - Ah , questo : che anche quando l ' evidenza mi costrinse ad ammettere l ' esistenza del marito , io non lo conobbi , non vidi com ' era fatto , lo seppi assente , lontano , in un ' altra parte del mondo , dove ella non sarebbe mai più andata , di dove egli forse sarebbe tornato , ma non si sapeva quando , tardi certamente , non prima di tre anni , forse quando l ' amor mio per lei sarebbe finito , poiché io le dichiaravo che sarebbe finito ! ed ella lo sapeva ! come sapeva e dichiarava che sarebbe finito il suo per me Quando ti dico che abbiamo rinunziato alle finzioni , che abbiamo guardato in faccia la realtà , la più triste , la più dolorosa , la più malvagia ! Ma vedi : la verità è salutare . Noi andiamo continuamente giurando che ogni nostro amore è eterno , perché questo giuramento ci è richiesto , perché noi stessi crediamo di far bella figura dichiarandoci capaci di amare eternamente . Ma ogni volta che giuri , nello stesso preciso momento che le parole solenni ti escono dalle labbra , sentendo dentro di te che giuri il falso , che prometti l ' impossibile , un senso di fastidio , un impeto di ribellione non comincia a menomare l ' amor tuo ? Con lei , con questa donna , ammettendo entrambi l ' amara verità , riconoscendo che l ' amor nostro , che ogni amore è mortale , io mi sono sentito invece come dinanzi a una creatura cara i cui giorni sono contati , per la quale daremmo tutto il nostro sangue , alla quale ci afferriamo con l ' ardore della disperazione . Ora , vedi , in questa trepidazione dell ' anima , in questo terrore di poterla perdere , di doverla perdere , ecco , un bel giorno una lettera dall ' Africa annunzia che suo marito s ' imbarca , che fra un mese sarà di ritorno con l ' altro figlio . Oggi , vedi , egli arriva ; ed ella è venuta naturalmente ad incontrarlo , perché questo è il suo piacere , di lui ; perché questo è il dovere di lei , e perché io non ho il diritto di impedirlo . Io non posso impedir nulla , perché una volta , quando si parlò , ipoteticamente , della possibilità che ella fosse libera , le dissi che non l ' avrei sposata , ed ella mi fu grata della mia schiettezza . No , ella non può sottrarsi per me a quest ' uomo che le ha dato il suo nome , i suoi figli , che le dà l ' agiatezza della vita , la sicurezza del domani ; ma quando riconosco questa necessità , quando penso che ella doveva pure un giorno o l ' altro essermi portata via , allora immagino anche che cosa accadrà di lei , oggi stesso , dal momento che sarà ricongiunta a quell ' uomo ; e allora , no , non voglio che un altro me la prenda ! Che m ' importa se è suo marito ? Perché è suo marito non deve farmi nulla che me la porti via ? - Vi sono molti ... - fece per dire Perez ; ma l ' infervorato gli troncò la frase sulle labbra , riprendendo con nuovo impeto : - Lo so , lo so , vi sono molti , vi sono tanti che non ne soffrirebbero , che si compiacerebbero anzi pensando : " In fin dei conti , questa donna io stesso l ' ho portata via al suo possessore legittimo " . Bravo ! Lo so ! Ma perché potessi acquetarmi a questo pensiero , come ci acqueta ordinariamente , bisognava averla conosciuta nelle circostanze ordinarie , insieme con l ' uomo a cui appartiene . Quando tu t ' innamori della donna d ' un altro , cominci col vedere costui al suo fianco , lo hai già visto prima d ' innamorarti , lo hai udito chiamarla per nome , dirle parole dolci , trattarla come cosa propria : tu non puoi dunque dolerti di questa condizione preesistente , conosciuta ed inevitabile . Puoi soffrire , più tardi , quando quella creatura è tua , perché non è tutta tua ; ma ti rassegni , naturalmente ; non ti costa troppo rinunziare al possesso esclusivo , ad un bene impossibile , che immagini soltanto , che non hai provato . E allora il pensiero egoista , il sentimento volgare , il compiacimento del ladro che ride del derubato , ti è conforto ; allora tu pensi che se un altro , esercitando il suo diritto di proprietà , t ' impedisce d ' avere tutta per te la creatura amata , tu lo punisci , ti vendichi , ingannandolo , portandogli via una parte del suo bene . Ma io , pensa , io non le ho visto mai nessuno d ' intorno , non ho neppure creduto sulle prime che fosse d ' un altro , e quando l ' ho dovuto ammettere , ho saputo che costui era lontano , enormemente , in un paese quasi favoloso , ubi sunt leones . Io non posso persuadermi d ' averla portata via a nessuno , se l ' ho trovata sola , abbandonata a se stessa , padrona delle sue mosse , se non ho dovuto nascondermi da nessuno , se ho dovuto trionfare della sua resistenza soltanto . Che ella appartenesse ad un altro , non è stato mai per me un fatto presente , visibile , tangibile : è stata una cosa perduta nel passato e nel futuro , nel tempo lontano del suo matrimonio , quando non la conoscevo ancora , in quello di là da venire della loro riunione . La sola cosa presente , visibile , tangibile , è stato il mio possesso . Io ho avuto questa donna per me , ti dico ; tutta , per me solo , due anni ; io sono andato a stabilirmi a Firenze per averla accanto , per lavorare a riprodurre la sua forma divina . Attraversavo una crisi terribile , col cuore vuoto ed il cervello esausto ; non sapevo fare più nulla , mi sentivo vecchio ed inutile , avevo un cimitero dentro di me e la morte dinanzi . Non credevo mai più di finire il monumento a Mazzini ; covavo da anni un germe d ' idea per la statua dell ' " Azione " senza potergli dare il grado di calore necessario perché si schiudesse , senza trovare il modello che incarnasse il tipo immaginato . Ella è stata la mia ispirazione , mi ha ridato la fiducia , l ' energia , tutta una nuova giovinezza . L ' " Azione " , è lei ; la " Diana " dell ' esposizione di Venezia è lei , la " Valchiria " di Monaco è lei , la " Forza " e la " Volontà " del monumento a Bismarck per il concorso internazionale di Amburgo sono lei ; tutti questi corpi di donna robusti ed agili , tutte questa membra possenti e delicate , tutte le purezze di queste fronti , tutti gli slanci di questi atteggiamenti sono suoi , di lei . La natura e la vita l ' hanno fatta così , nel corpo e nell ' anima , forte e soave , superba e gentile ; così come l ' ho vista , io l ' ho riprodotta ed eternata nel marmo e nel bronzo . Queste sono cose visibili e tangibili , che non ammettono dubbie interpretazioni . Questo è il fondamento dei miei diritti su lei e dei suoi su me stesso . Suo marito ? Che importa se colui che sta per arrivare è suo marito ? Marito , amante , è un altro a cui io non posso disputarla , a cui ella va ad offrirsi . Marito , amante : che cosa significano queste parole ? Che valore hanno queste convinzioni ? Il marito sono io , sono stato io , quando ho colmato la sua solitudine , quando ho condiviso la sua vita , quando ho palpitato e gioito e sofferto e creato per lei ; l ' amante , il rivale , il ladro , è lui che viene a rubarmela ! ... - Ma lei ? - domandò finalmente Perez , che non aveva più tentato di interromperlo , rispettoso della sua ambascia ; - ma lei , con che cuore gli va incontro ? Se t ' ama ancora , se va a lui per semplice dovere , di che ti lagni ? - Ah , sì : di che mi lagno ! Se mi ama ancora , dovrebbe bastarmi , non dovrei chieder altro ! Perché indagare quale specie di dovere , quale gradazione di sentimento , quale sfumatura di affetto la lega a lui ? È una curiosità indiscreta , va bene ? Ma se capisco , se vedo , se sento che egli non esercita un semplice diritto legale , riprendendola ; che vanta diritti anche sul cuore di lei ? ... Quando tu ami le donne d ' altri , lo sai cosa ti induce a sopportare di non averle tutte per te ? Oltre all ' impossibilità d ' evitare il possesso promiscuo , ti piega e ti placa la fiducia che esse ti ispirano , assicurandoti d ' amare te soltanto , di provare antipatia , ripugnanza , disprezzo e ribrezzo per l ' altro . Molte volte tu hai per l ' appunto trionfato perché hai trovato donne la cui anima è stata offesa , il cui corpo è stato profanato , la cui vita è stata spezzata da mariti brutali , indegni , malvagi . Che sentimento di gelosia puoi tu concepire per opera di costoro , ai quali le creature dolorose si sottopongono perché non possono fare altrimenti , perché una stolta legge sancisce l ' iniqua necessità ? Agguagliate a semplici cose , a proprietà materiali , private dell ' esercizio della volontà e della libertà , esse sono sopraffatte nello stato d ' inerzia , d ' incoscienza , di sorda e cupa e disperata ribellione : tu non puoi provare gelosia , ma ira , sdegno e pietà . Lo so : qualche altra volta ti hanno mentito , giurandoti di amare te soltanto , di restar fredde e insensibili fra le braccia dell ' altro ; ma non ti sei accorto della menzogna , l ' hai creduta perché ti giovava crederla , e te ne sei compiaciuto e inorgoglito . Io sono dinanzi a una creatura a cui ho chiesto , da cui ho ottenuto sempre e soltanto la verità . Non solamente ella non mi ha detto che detesta suo marito , mi ha confessato di amarlo . Di amarlo , ti dico , e non sarai tu quello che ti stupirai perché ci ama entrambi . Tu sai le complicazioni reali del cuore , così diverse dalla schematica semplicità che gli attribuisce la convenzione , la presunzione , l ' ipocrisia . Lo ama , d ' un amor senza dubbio diverso dal mio : ma che importa ? Che consolazione me ne può venire ? Io ho dovuto udire l ' elogio di suo marito , per l ' affetto profondo che le porta , per le prove che gliene ha date e gliene dà , per la condiscendenza con cui , nonostante il suo orgoglio britannico , ha lasciato che uno dei figli , il più piccolo , sia da lei educato in Italia , all ' italiana ; per la fedeltà che le serba , laggiù , nella Stanlesia , non ostante la facilità di avere quante donne gli piacerebbero ... Allora , sì , ho pensato che la menzogna ha del buono , che la verità è talvolta insopportabile . Ma ella non è donna da mentire né da disdirsi . La sua volontà è forte , tenace , ostinata . Come dice ciò che pensa , così fa ciò che vuole . Le ho chiesto almeno una cosa , una sola : di non venire fin qui ad incontrarlo , di aspettarlo a casa , a Firenze . Non potendo impedire che egli ve la raggiungesse , mi sarei rassegnato per forza ; all ' idea che ella stessa si movesse per andare ad offrirglisi mi ribellavo . Ella ha detto di no , che non può , che ha promesso , che ha fatto così tutte le altre volte , prima di me ; che io pretendo troppo , ciò che non può darmi , l ' assurdo : ed eccomi qui per assistere al loro incontro , in queste condizioni , con queste certezze : capisci ora , capisci ? ... Egli gridò le ultime parole ; a un tratto , guardandosi intorno , come uscendo da un sogno , domandò ansiosamente : - Dove siamo ? Che ora è ? Anche Perez volse intorno lo sguardo . Entrambi avevano smarrito la nozione del luogo e del tempo ; lo sfondo del paesaggio , giù per il vallone della Marcia , più oltre fino alla riviera delle Palme , era sfilato loro dinanzi senza che lo riconoscessero ; ora si ritrovavano nel rione di Mezzo , dove la folla , il movimento della città ricominciavano a circondarli . - Sono le quattro e un quarto - disse Perez . - Le quattro e un quarto ! ... Via , al porto ! ... Sarà troppo tardi ! ... Perez lo seguì senza dir nulla . Fu sul punto di proporgli di cercare un ' altra carrozza , ma poi pensò che avrebbero fatto più presto a piedi , prima di andare alla stazione più vicina . Lodovico , con l ' ansia che lo sospingeva , col suo lungo passo , lo sopravvanzava ; tratto tratto si rivoltava bensì , ma per domandargli , senza fermarsi : " Dove siamo ? ... Quanto manca ancora ? ... A destra o a sinistra ?..." . E Perez gli dava le indicazioni richieste , affrettandosi anch ' egli , quantunque la ragione gli suggerisse di opporsi al disegno dell ' appassionato , di trascinarlo altrove per impedirgli di assistere a quell ' incontro . Ma la certezza che ogni tentativo sarebbe riuscito vano , che Lodovico sarebbe andato solo se egli avesse rifiutato di accompagnarlo , gli chiudeva la bocca . Un senso di curiosità , anche , il bisogno istintivo di sapere qualche altra cosa , di conoscere altre circostanze dell ' avventura , di indagare le intenzioni dell ' amico , lo tratteneva . Quali accordi avevano presi gli amanti ? Quel marito che veniva dalla Stanlesia in Europa a così rari intervalli , quanto sarebbe rimasto presso la moglie ? Presto o tardi non sarebbe ripartito ? ... - Torna per sempre ? - non poté trattenersi dal domandare , quando il dubbio gli si affacciò . Parve che la domanda traesse troppo violentemente il cogitabondo dai suoi pensieri e gli riuscisse incomprensibile ; perché , volgendosi di scatto , rispose : - Chi ? - Poi , senza aspettare la spiegazione , riprendendo la via , soggiunse : - Non so . Andrà a Londra . - Solo , o con lei ? - Non so . A destra ? - A destra . Allora , quando la rivedrai ? - Quando le piacerà . Mi ha imposto di non lasciarmi vedere finché sarà con lui . - Ha ragione ! - Di allontanarmi da Firenze , di andarmene a Promonte , dai miei , finché non mi richiamerà lei stessa . - È prudenza . E tu cominci a disubbidirle troppo presto , seguendola fin qui ! - No ! - replicò con forza . - Questo l ' ho ottenuto ! Questo l ' ho messo come patto ! - Perché ? - Perché così ! Non si arriva mai ? - Ci siamo . Oltrepassata la riviera , erano giunti dinanzi al porto , infatti ; ma Perez sostò , esitante . - Bisogna sapere a quale calata dirigerci . Guardandosi intorno vide un gruppo di scaricatori di carbone , con le labbra rosseggianti e gli occhi lucenti sulle facce da negri . - Dove si attracca il " Senegal " ? - Al ponte della Boa . - Grazie ! Ripresero la via , e il ponte apparve , oltre la strada ferrata , sbarrato da una cancellata , ingombro in fondo dalla folla che aspettava l ' arrivo del piroscafo . Perez vide che il cancello era chiuso , che un gruppo di tre o quattro persone parlamentavano col doganiere posto a guardia dell ' entrata . Lodovico doveva aver veduto anch ' egli , perché affrettò ancora il passo , procedendo verso il cancello che si schiudeva in quel punto . - Dove va ? Non si può ! ... - disse la guardia , arrestandolo con un gesto della mano , dopo aver lasciato passare gli altri . - Perché ? Quei signori sono pure entrati ! ... - Ha il permesso ? Occorre il permesso della Capitaneria . - Dov ' è questa Capitaneria ? Ma un fischio lungo e rauco lo fece rivolgere : la prora del piroscafo spuntava dietro la fila dei legni dell ' àncora , tutto il corpo della nave si veniva avanzando , a piccolo moto . - Non siamo più a tempo ... Lasciateci passare ... Che vi fa ? - Non si può . - Ma lasciateci passare , vi dico ! ... Il tono della voce , l ' espressione del viso impaurirono Perez . Fece per intervenire , ma già Lodovico , visto un graduato sopraggiungere , gli si accostava dicendo , con altro tono , di preghiera , quasi di supplicazione : - Senta , brigadiere ... Non abbiamo avuto il tempo di fornirci di permesso ... Aspettiamo persone care ... Ci consenta di entrare ... Il graduato rivolse alla guardia un cenno d ' assenso : i due amici penetrarono nel recinto . Per un lungo tratto esso era sgombro ; la folla si stringeva in fondo , contro la seconda cancellata . Vi era gente d ' ogni grado ed età , signori , popolani , contadini , marinai , donne , vecchi , bambini , facchini coi carretti pronti per lo sbarco dei bagagli , emigranti seduti sulle casse e sui sacchi delle povere masserizie , dame riparate dal sole sotto le cupolette dei variopinti ombrellini . Perez vide Lodovico fermarsi a un tratto , trasalendo . - Che hai ? - Eccola . Taci . Seguendo lo sguardo dell ' amico egli scorse una signora vestita tutta di bianco , col cappello rosso e l ' ombrellino dello stesso colore . Quasi avvertita da un senso magnetico , ella si volse verso i due sopravvenuti , ma non un muscolo del suo viso si contrasse , non il più piccolo moto la tradì . Perez riconobbe subito la figura ammirata a Valsorrisa , due anni addietro : meravigliosamente bella nel corpo e nel viso , alta e flessuosa come Diana , come la Valchiria , con un prezioso volume di bionde chiome lucenti sulla nuca e sulla fronte , dove , come in tutto il viso , il riflesso dell ' ala del cappello e dell ' ombrellino diffondeva un chiaror caldo di fiamma . Dopo aver rivolto ai due amici lo sguardo inespressivo e quasi cieco con cui si guardano gli sconosciuti , ella si voltò verso una donna che le stava da presso tenendo per mano un bambino : la governante ed il figlio . Chinatasi a dire qualche cosa al fanciullo , si raddrizzò , tornò a rivoltarsi verso il piroscafo . La massa enorme del " Senegal " si avanzava ancora più lentamente , di fianco ; si udivano i fischi del comando , si vedeva a prora il gruppo dei marinai pronti alla manovra dell ' àncora , dominati dall ' ufficiale che faceva cenni verso la plancia . La barca del pilota , con la stessa bandiera azzurra e stellata che sventolava all ' albero maestro della nave , la precedeva guidandola ; a un nuovo fischio , a un ordine : " Mòlla ! " l ' àncora si staccò dal fianco possente , scivolò col fragore delle ferre catene , precipitò in mare sollevando una nappa di spuma . Tutt ' intorno , dalle murate dei piroscafi attraccati , marinai e passeggeri seguivano curiosamente la manovra ; la folla era densa a bordo d ' un grosso transatlantico tedesco , il " Braunschweig " , che aveva issato la bandiera di partenza , e le cui gru stridevano tirando a bordo balle e bauli , e per le cui scale era un continuo andirivieni . Più fitto ancora era il formicolio a bordo del " Senegal " , e dalla riva alla nave , come dalla nave alla riva , gli avidi sguardi degli arrivanti e degli aspettanti si cercavano , si incrociavano , e già qualche fazzoletto sventolava , ai primi riconoscimenti . Con la macchina ormai ferma , per la sola forza acquisita , il " Senegal " si avanzò ancora un poco , girò su se stesso mentre la barca del pilota portava a terra , alle prese d ' ormeggio , le gomene che i marinai vi annodavano ; poi gli argani stridettero tesandole , e la nave si dispose lungo la calata . La folla si rimescolò , ciascuno percorse la banchina in su e in giù , cercando di avvicinarsi il più possibile alle persone care , chiamandole per nome , e saluti e notizie brevi cominciarono a scambiarsi . Nei movimenti confusi di quella massa di persone lo sguardo di Lodovico seguiva intento ed ardente la cupoletta dell ' ombrellino rosso , ed anche Perez non la perdeva d ' occhio , cercando di scoprire in mezzo ai passeggeri affacciati dal ponte della prima classe chi fosse l ' aspettato da quella donna . A un tratto l ' ombrellino si abbassò e rialzò due o tre volte , come una bandiera , in segno di saluto , e dal piroscafo , dall ' angolo della scala , un uomo rispose con un gesto del braccio , ed un giovinetto che gli stava a fianco agitò festosamente il fazzoletto . Perez sentì afferrarsi la mano come dentro una morsa e udì la voce rauca dell ' amico esclamare : - Eccolo ... È lui ! Liberato dalla stretta , egli considerò attentamente quell ' uomo . Era alto e robusto , con un petto largo su cui la folta barba castana appena brizzolata si diffondeva a ventaglio ; aveva un nobile portamento ; tutta la persona rigidamente composta nel costume da viaggio , con la tunica a cintola , i calzoni corti , le gambe strette dalle lunghe uose , rivelava l ' abito del comando , la professione marziale . Fermo contro la murata , non si sporgeva , portava soltanto la mano all ' orecchio per cogliere le parole che la moglie ed il figlioletto gli rivolgevano dalla riva , e rispondeva con qualche monosillabo , od a brevi cenni del capo e della mano , mentre l ' adolescente che era seco , un collegiale di forse dieci anni , gridava saluti e domande al fratellino ed alla madre . Costei , addossata ad una presa d ' ormeggio , riparata contro il sole dall ' ombrellino appoggiato alla spalla , non si rivoltava , pareva non sospettasse neppure la presenza dei due amici , dell ' amante , e Perez era talmente compreso dall ' ambascia di quest ' ultimo , che temeva di doverla vedere da un momento all ' altro prorompere . Con le mascelle contratte , coi pugni chiusi , Lodovico guardava così fisso il nuovo arrivato , che costui avrebbe finito con l ' accorgersene ; ed ecco : già pareva a Perez che se ne fosse accorto , che volgesse su loro uno sguardo inquieto e sospettoso . - Moviamoci ... Vieni da questa parte ... - propose all ' amico , trascinandolo qualche passo più lontano , guardando qua e là sul ponte del piroscafo , per darsi un contegno , per fingere di cercare qualcuno tra i passeggeri , impaziente di uscire da quella situazione pericolosa ; ma a bordo , compiute le operazioni di ormeggio , abbassati i pontili , i viaggiatori che tentavano di scendere erano trattenuti dai marinai di guardia alle scale , per lasciar libero il passo ai facchini . I bagagli avevano la precedenza su gli uomini , e fremiti d ' impazienza e sospiri d ' ansia passavano tra i circostanti , mentre sfilavano i bauli di tutte le fogge e grandezze , le casse , le valigie , le scatole , i cesti , le cappelliere . Le creature umane anelanti di riabbracciarsi dopo separazioni lunghe e crudeli erano ancora costrette a guardarsi da lontano , a farsi cenno con la mano , a soffocare l ' impeto degli affetti ; né tutte le anime erano in festa ; si vedevano molti con gli occhi arrossati al pensiero di dover partecipare o ricevere le nuove delle sciagure sopravvenute , dei disinganni patiti nel tempo della solitudine . Un gruppo di donne , anziane , giovani e adolescenti , tutte egualmente vestite di lutto greve , piangevano silenziosamente , evitando di guardarsi , senza guardar neppure verso la nave : certo , essa non recava loro la persona diletta , perduta lontano , di là dai mari , ma fredde e inerti reliquie . A bordo i viaggiatori , affratellati dalla convivenza , si salutavano commossi sul punto di disperdersi per il vasto mondo senza probabilità di mai più rivedersi , e l ' enorme casa galleggiante continuava a vuotarsi delle sue masserizie , pareva destinata a spopolarsi , come un luogo infausto , colpito dalla sciagura . Un baule stretto e lungo come un feretro era tratto fuori da due uomini che lo reggevano dai due capi , e Perez sentiva il contagio di quella tristezza diffusa tutt ' intorno , del dramma che martoriava il cuore dell ' amico suo , che doveva certamente turbare quello della donna ; quando a un tratto i suoni fragorosi e giocondi d ' una fanfara squillarono : la musica del " Braunschweig " , nel punto che l ' enorme nave stava per salpare , intonava una marcia militare , quasi a stordire le altre anime più afflitte degli espatrianti che trascinava verso l ' ignoto , forse verso la morte , strappandoli ai congiunti lacrimosi sulla riva materna . - Quando finiranno ? - esclamò lo scrittore , irritato da quei suoni , smanioso ormai di andar via ; ma Lodovico non rispose . Non rompeva il silenzio dal momento che aveva riconosciuto il marito , e i suoi sguardi non lasciavano la figura di quell ' uomo , sempre immobile accanto al figlio , se non per rivolgersi verso il punto dove la fiamma dell ' ombrellino rivelava la presenza della donna accanto all ' altra creaturina . Ma egli non si esponeva più come prima , si ritraeva anzi , studiava di nascondersi dietro gli altri spettatori ; e non già per la prudenza consigliata da Perez , bensì per un improvviso impaccio , per un senso di timidezza e quasi d ' umiliazione sorto dapprima confusamente nell ' anima sua , poi cresciuto e divenuto insopportabile . Tutti i diritti poc ' anzi vantati nel narrare la sua storia , tutte le ragioni addotte per dimostrare all ' amico ed a se stesso che quella donna gli apparteneva , si rivelavano ora arbitrarî e sofistici , si disperdevano dinanzi ad una verità lampante e crudele : egli era un estraneo , un intruso , tra quei coniugi che si ritrovavano , tra quei figli e quei genitori che ricostituivano l ' unità della famiglia . Tanto tempo e tanto spazio li avevano divisi , ed ecco : si tendevano le braccia ; un istante ancora , ed avrebbero tornato a formare un vivente complesso dal quale egli era escluso . Che stava a far lì ? Quella donna non era sua , se ora egli non poteva avanzarsi verso di lei e portarsela via ; quell ' uomo non era un ladro che gliela involava , se veniva a prendersela alla luce del sole , dinanzi alla folla ; il ladro era lui stesso , che doveva trarsi in disparte e farsi piccolo per non lasciarsi scorgere . Egli era un intruso , una spia , un frodolento . Nella mortificazione e nell ' avvilimento che occupavano il suo cuore , la stessa memoria del possesso esercitato fino al giorno innanzi si ritraeva in un passato lontano , si annebbiava e attenuava come quella d ' una finzione . Il passato , remoto o prossimo , era passato ; solo l ' ora presente esisteva , e in quell ' ora il suo possesso era distrutto . - Andiamo via ! ... - suggerì Perez , smanioso . - Fermiamoci alla dogana , fammi il piacere ! - No ! - gli rispose con voce dura , che non ammetteva insistenze . Voleva restare , doveva vedere . Una forza superiore a quella della ragione , una specie di fascino lo inchiodava lì , dietro la siepe degli aspettanti , sollevato sulla punta dei piedi , coi muscoli del collo irrigiditi , tutti i nervi tesi . Più forte del dolore , più forte dell ' umiliazione era l ' avidità di vedere , la necessità di non perdere un solo particolare di quella scena . Un ferro aguzzo e tagliente gli ricercava le carni , recideva le vive fibre del legame che aveva fatto di lui e di quella donna un corpo solo , un essere solo ; ma sul punto di sentirsi mutilato non voleva perdere la coscienza di sé , resisteva alle esortazioni dell ' amico come avrebbe respinto un torpente sopra un letto operatorio , per assistere allo scempio . E già , finito lo sbarco dei bagagli , le guardie lasciavano i loro posti , i primi viaggiatori si affollavano verso le scale non più vietate . Egli vide il marito avanzarsi , ma senza fretta , dando una mano al giovinetto , dividendosi con l ' altra la barba sul petto . L ' ombrellino rosso si mosse anch ' esso , ed egli stesso fece un passo ; ma allora , col coraggio della paura , Perez esclamò a voce bassa e concitata : - Lodovico , ti prego ! ... Non commettere imprudenze ! ... Resta lì : siamo già troppo vicini . La governante e il bambino possono riconoscerti . Obbedì , si fermò , vide a poco a poco diminuire la distanza che separava i due gruppi : la donna col figlio e la familiare avanzarsi in prima linea , sull ' orlo della banchina , il padre e l ' altro figlio scendere i gradini della scala di bordo e porre il piede a terra . Oltre il gruppo delle donne piangenti , dietro un carro carico di bauli , avvenne finalmente l ' incontro . Egli trattenne il respiro , e lo stesso moto del suo cuore parve arrestarsi un istante ; ma il sangue gli rifluì rapidamente per tutte le arterie e il petto gli si gonfiò al soffio dell ' aria , in un improvviso senso di sollievo , quasi di gioia , di timida e incredula gioia , vedendo che quell ' uomo non si stringeva con impeto alla donna sua ritrovata dopo tanto corso di tempo , non l ' abbracciava con tutta la forza delle sue braccia nerborute , non restava a guardarla negli occhi per riconoscerne e possederne l ' anima ; ma le dava due baci sulle due guance , due baci calmi , appena fraterni , quasi distratti , e subito dopo si volgeva , prima ancora di abbracciare il figliuoletto , a cercare i bagagli . Per un momento , a quella vista che aveva temuta atroce e insostenibile , tutta l ' oppressura , tutta la mortificazione dell ' anima si disperse , tutta la coscienza della sua forza e del suo diritto tornò ad assicurarlo . Quella donna era sua per quel che gli costava di fremiti , di spasimi , di estasi , di pianti ; gliel ' aveva guadagnata , gliel ' aveva meritata il fuoco divampato nel suo cuore , la fiamma dell ' estro accesa nel suo pensiero e nella sua fantasia . Ella gli si era accordata perché si era sentita necessaria a lui , perché quegli ardori , quelle febbri si erano comunicati a lei , rivelandole tutto un mondo , tutta una vita dei quali non aveva sospettato l ' esistenza accanto a quell ' uomo freddo e misurato . Un moto d ' orgoglio , un senso di trionfo lo animò ; ma fu un lampo . Già ella si stringeva all ' altro figlio , già i figli si stringevano ai genitori formando un cerchio dal quale la stessa domestica si teneva lontana . Era lì , sotto i suoi occhi , la famiglia riunita , il nucleo umano primordiale , il cardine d ' ogni consorzio ; e nessuno , e tanto meno lui , poteva penetrare in quella intimità fondata sulla perpetuazione della carne e del sangue ... Allora , mentre Perez non faceva e non diceva più nulla per porre termine a quello spettacolo , egli stesso , afferrato bruscamente un braccio dell ' amico e stringendolo forte , esclamò con voce arrochita : - Via ! ... Andiamo via ! ... Si allontanarono , infatti , facendosi strada tra la folla , schivando i carri , passando accanto a quello dove il marito riconosceva la sua roba , mentre dava ai facchini l ' indirizzo dell ' albergo di Francia . Quando furono nello spazio libero affrettarono il passo ; ma usciti fuori della cancellata e giunti presso la dogana , Lodovico si fermò voltandosi a guardare indietro . - Che fai lì ? - domandò Perez , irritato ; - non ne hai abbastanza ? - No : taci ; aspetta . I coniugi , distaccatisi dalla folla , preceduti dal facchino coi bauli , seguiti dalla governante coi figli , si avanzavano : il marito non si appendeva al braccio della moglie , non le dava il braccio ; le andava accanto , parlando senza gesti ; ella era invece tutta animata , diceva qualcosa con espressione vivace . Vedendoli avvicinarsi , Perez sentì rinascere , con la paura , un senso di ribellione contro l ' audace che sfidava il pericolo d ' essere riconosciuto e quasi si compiaceva dell ' ambascia propria e di quella che infliggeva ; e quando la coppia fu giunta al loro fianco , tremò vedendo il marito fermare lo sguardo su Lodovico , quasi leggendogli in faccia il suo secreto , mentre la compagna passava senza neppure guardarli , come non accorgendosi di loro . Per buona sorte il figlio più piccolo , intento a narrare qualche cosa al fratello , non levò gli occhi , distrasse anche l ' attenzione della governante rivolgendole una domanda ; e solo dopo che la comitiva si fu allontanata avviandosi alla dogana , il trepidante trasse liberamente il respiro . - Io domando se questa è una cosa ragionevole ! ... Che gusto tormentarsi così ! ... Vogliamo ora andar via una buona volta , in nome di Dio ? - No . Aspetta . Volle ancora indugiarsi , ostinato , inflessibile , sordo ; aspettò sinché la famiglia non riuscì dalla dogana e non ebbe preso posto nell ' omnibus dell ' albergo , sinché il pesante carrozzone non si scosse , non si mosse verso la città , non fu scomparso dietro una fila di carri di merci allungati sul binario . Allora soltanto Perez poté finalmente trascinarlo presso una carrozza e spingerlo a prendervi posto . - Vieni a casa mia . - Alla stazione ! Alla stazione ! ... - Ma sì ... Non ti trattengo ! ... Te ne andrai appena ti sarai rimesso ... Per ora vieni con me ... Sei troppo agitato ... Aspetta di calmarti ... Vieni un istante ! - soggiunse , accostando le mani in atto di preghiera . - Alla stazione ! Alla stazione ! II Il convegno - Castelmaggiore ! ... A Castelmaggiore ! Il treno , entrato rapido e strepitoso sotto la tettoia , rallentò improvvisamente la corsa , stridendo per tutte le ferree giunture ; la voce del conduttore risonò annunziando il nome della città , e Lodovico Bertini sorse in piedi , nello scompartimento deserto , e si accostò allo sportello . Un facchino , un vecchio a cui la candida barba scendeva fin sul petto del camiciotto di lavoro , lo aperse togliendo di mano al viaggiatore la valigia e la borsa . - Dove va il signore ? All ' albergo ? - No ; mi fermo qui , al Caffè . Riparto col direttissimo delle 9 e 15; verrete a riprendere il bagaglio qualche minuto prima dell ' arrivo del treno . - Stia tranquillo : alle 9 e 10 sarò da lei . I viaggiatori in partenza si affollavano dinanzi alle carrozze ; gli arrivati facevano ressa all ' entrata del ristorante , intorno al bancone con le vivande e le bevande ; il carro coi sacchi della posta cigolava sulle tre ruote , spinto a mano da un fattorino che avvertiva di far largo ; il capostazione esaminava un foglio alla luce di una delle grandi lampade ad arco . Entrato nella sala , Bertini udì le voci del personale di servizio richiamare al loro posto i partenti , lo sbattere degli sportelli , il fischio della locomotiva ; quando sedette dinanzi al tavolino di marmo vide il convoglio sfilare col suo carico di vite , con le sue luci fioche dietro i vetri appannati e le tendine abbassate . Un cameriere gli si presentò , domandando : - Comanda ? - Tè e latte , con qualche biscotto . Quantunque non avesse desinato prima di mettersi per via , sentiva di non poter prendere cibo . Aveva la gola stretta e la testa in fiamme . Dalle grandi arcate aperte sotto la tettoia veniva una brezza frizzante che gli faceva passare qualche brivido per il corpo senza rinfrescargli la fronte . Quando il vassoio con le cogome , il piattello , la chicchera e la salvietta gli fu posto dinanzi , egli non toccò nessuna di quelle cose : trasse dalla tasca interna dell ' abito il portafogli e ne cavò la lettera ricevuta due sere innanzi , per espresso . Appena due sere innanzi , dopo un mese e mezzo di silenzio , cinquanta giorni dopo l ' arrivo del " Senegal " , egli aveva rivisto i caratteri di Rosanna ! Sette settimane erano trascorse senza che ella avesse trovato modo di fargli pervenire una parola , lasciandolo solo col suo dolore , vagante di luogo in luogo , senza casa , senza pace , senza tregua . Fuggito la stessa sera dell ' arrivo del piroscafo , non si era sentito capace di ridursi , secondo le prescrizioni di lei , a Promonte , sul lago , presso i parenti . Come portare nella casa paterna l ' ambascia che lo struggeva ? Come spiegare alla sorella , al cognato , la tempesta scatenatasi nel suo cuore ? In quei luoghi dove pure aveva tanto vissuto , dove aveva dato forma alle sue concezioni più vaste , ora sentiva che gli sarebbe mancato il respiro . Che avrebbe fatto , non potendo più lavorare ? Che avrebbe detto , non potendo parlare se non di lei ? ... Alla verde conca del lago meraviglioso , sulle vette dominatrici della terra , adunatrici di nembi , nelle valli inargentate dalle acque spumose , sotto i boschi solenni , egli aveva sognato di tornare ; ma con lei , per molto o per poco , pur di farla partecipe di quelle bellezze , pur di associarla ai ricordi della sua prima vita . Ma ella si era negata , adducendo di non poter entrare nella sua casa , di non voler presentarsi ai suoi parenti , a sua sorella , che doveva conoscere o sospettare i loro rapporti , e che l ' avrebbe severamente giudicata ; e , come sempre , nulla era valso a farla ricredere . Troppo , a quell ' ora , gli sarebbe stato grave chiudersi lassù , mentre non solo il suo sogno si disperdeva , ma anch ' ella era come perduta per lui ; e col bisogno di stordirsi , di evitare quanto potesse rammentargli la sua condizione sciagurata , di fuggire da se stesso , era andato dove nessuno lo conosceva , dove nessuno gli avrebbe chiesto che cosa lo martoriasse : in Isvizzera , errando per monti e per valli , saltando dai treni sui piroscafi e dai piroscafi sui treni , riparando dalle città rumorose negli alpestri villaggi , tornando dalle alte solitudini alla baraonda dei grandi alberghi e dei " Kursaal " , cercando ovunque invano di dimenticare i pensieri molesti e di dissipare le immagini odiose . Disperando di riuscirvi , non sapendo che fare della sua vita , era ridisceso in Italia per ridursi finalmente , secondo il volere di lei , al paese natale , presso i congiunti , sostenuto dalla superstiziosa lusinga che lì , dove ella gli aveva raccomandato di recarsi e promesso di scrivergli , la sua lettera sarebbe arrivata più presto . Ma , sul punto di eseguire i suoi comandamenti , la tentazione di rivederla , non fosse che da lontano , di sfuggita , un istante , passando secretamente da Firenze , si era impadronita del suo spirito e lo aveva soggiogato . Andato a nascondersi nello studio ancora tutto odorante di lei , tutto pieno dei ricordi di lei , dei fiori secchi , delle trine , dei ventagli , dei ritratti , delle crete dove egli aveva riprodotto la stupenda sua forma , si era tenuto lontano dai ritrovi degli amici e dei conoscenti , aveva poi cominciato ad aggirarsi cautamente intorno ai luoghi dove avrebbe potuto incontrarla : invano . Una notte s ' era spinto fin sotto la sua casa , ma il domani all ' alba era fuggito ancora una volta , per aver visto e immaginato con gli occhi della mente , dietro quelle finestre chiuse , dietro quei muri ciechi , un altro al suo posto , accanto a lei , carezzare la sua fronte , baciare le sue labbra , vivere la sua vita . Allora , allora soltanto si era rifugiato a Promonte , per rintanarsi nel suo covo come una bestia ferita . Aveva il cuore lacerato e sanguinante . Invano la ragione gli rappresentava che questo era lo scotto inevitabile del bene fruito ; invano l ' egoismo gli consigliava di aspettare tranquillamente il giorno in cui ella lo avrebbe richiamato . Non era più sicuro di riacquistare la felicità di prima . Quand ' anche null ' altro dovesse sopravvenire a distruggerla , il ricordo delle pene sofferte l ' avrebbe intorbidata . Al pensiero che la creatura amata era stata di un altro , un moto di repugnanza , repugnanza fisica , lo arretrava . Ma non solamente sentiva che ella era stata contaminata nel corpo , vedeva che anche l ' anima sua gli sfuggiva . Per aver lasciato passare tanto tempo senza rammentarglisi , bisogna che un rivolgimento fosse avvenuto nel suo cuore , nella sua vita . Come negare , contro l ' evidenza , la forza degli affetti , dei doveri e degli interessi che lo avevano prodotto ? L ' uomo che le aveva dato il proprio nome , che dedicava alla casa fondata con lei tutte le sue energie , che le assicurava un ' esistenza facile e larga , godeva di privilegi indistruttibili ; ne godeva il figlio tornato a lei , forse più che l ' altro vissuto sempre al suo fianco . Di questa creaturina , del posto che aveva occupato nel cuore della madre , egli era stato geloso . Ora la gelosia impotente lo rodeva , lo umiliava al pensiero che la madre era tutta dei figli , la moglie tutta del marito . Parlandole o scrivendole , egli avrebbe potuto farsi valere , rammentarle le parole dettegli e le prove dategli , contrastarla a tutti coloro che la riprendevano , vincerla ancora una volta ; da lontano , costretto al silenzio , doveva incrociare le braccia , abbandonare indifesa la causa dalla quale dipendeva la sua vita . O forse insistere , contraddirla , contrariarla , sarebbe stato inutile , come era stato inutile tutto quanto le aveva detto perché non andasse incontro al marito , perché si contentasse di aspettarlo a casa sua . Che cosa era dunque il bene che gli voleva , se non la faceva capace di arrendersi a un suo desiderio , sia pure smodato ? ... Poi pensava che anch ' egli l ' aveva ferita , una volta , molto più profondamente , dicendole che , libera , non l ' avrebbe sposata ; e allora riconosceva che entrambi si erano mantenuti fedeli al proponimento di esser sinceri , di uniformarsi alla realtà esteriore ed intima , alla verità necessaria ed amabile . Ma ora , no ; ora non più ; ora non riconosceva altra verità fuorché il suo dolore , altra realtà fuorché il bisogno di lenirlo ; ora non chiedeva , non aspettava , non cercava altro che una menzogna , ma pietosa e salutare . E non ne trovava , e non ne sperava . Ella non gli avrebbe mai scritto , come non gli aveva mai detto : " Amo te solo , odio mio marito " . Una simile certezza lo avrebbe forse pacificato , gli avrebbe dato forza per sopportare le separazioni , le contrarietà , la partecipazione di un altro al possesso di quel corpo la cui anima sarebbe stata tutta sua . Egli doveva invece contentarsi di una parte di quella vita , della minor parte . L ' avrebbe forse totalmente perduta , se il marito non fosse andato più via . Non era questo il pericolo ? Che fare per evitarlo , come riprendersi il suo bene , senza che nessuno mai più glielo potesse contendere ? ... Talvolta egli aveva tentato di reagire contro la passione , di resisterle , di contenerla . Altri amori giudicati necessarî alla sua vita non erano finiti senza che egli ne fosse morto ? Prima non si era appagato di ciò che le donne altrui avevano potuto o voluto accordargli ? All ' idea di prenderne una per sé non si era sempre ribellato ? Due o tre volte , bensì , nella prima giovinezza , la tentazione era stata fortissima , avvalorata dai consigli dei parenti , dalle esortazioni della madre ; ma non si era sempre vinto , e sua madre non era morta col dolore di lasciarlo solo ? La libertà non gli era sembrata un bene tanto grande da potersi pagare con qualche cosa di più penoso ancora che non la solitudine ? Nel matrimonio non aveva visto una convenzione micidiale all ' amore , e dell ' amore non aveva sempre avuto bisogno per le sue ispirazioni d ' artista ? ... Ma il ragionamento , il ricordo della tenacissima opinione di tutta la sua vita restavano inefficaci contro il dolore . Nel suo dolore egli riconosceva ora che il legame indissolubile , sempre evitato come il più grave dei danni , non era un ostacolo alla felicità , se altri ora se ne giovava per distruggere la felicità sua . Quella convenzione giudicata funesta all ' amore era il patto che garentiva il possesso . La sua condizione di amante costretto a nascondersi , a fuggire , a cedere il posto usurpato , a vedere un altro occuparlo da padrone legittimo , era sciagurata e intollerabile . I giorni e le settimane erano passati lenti , eterni , numerati ad uno ad uno , misurati ad ora ad ora , senza che egli sapesse che cosa accadeva della creatura diletta , che cosa potesse fare egli stesso per averne notizie : se tornare a Firenze , se scrivere a qualche amico , se scriverle direttamente , a rischio di tradirla . La paura che il caso l ' avesse tradita , che suo marito avesse scoperto il loro secreto , trovando una lettera , udendo qualche parola sfuggita al bambino od ai servi , arrestava il moto del suo cuore ; ma quantunque il sospetto non fosse da escludere , qualche altra cosa , una voce interiore , un oscuro presentimento gli diceva che no , che nulla era stato scoperto , che ella era al sicuro , che il suo silenzio dipendeva unicamente dalla sua volontà . Infinitamente più che l ' impossibilità di far nulla per avere qualche notizia , per uscire da quell ' ansia , lo umiliava , lo mortificava e lo avviliva l ' idea che la volontà di lei fosse determinata da ragioni che egli non poteva combattere . Il bisogno di signoreggiare quella vita , di occuparla tutta di sé , di uniformare alla propria volontà quella volontà forte e tenace , alimentava il fuoco della sua passione . Nessun ' altra donna lo aveva avvinto con le blandizie , con le lusinghe , con le illusioni , quanto costei con la resistenza e l ' ostilità . Tutto quanto aveva fatto , nei primi tempi , per vincerla , era stato invano : ella gli si era accordata , inaspettatamente , quando aveva voluto , quando egli ne aveva perduto la speranza . Nonostante la dedizione , dopo il possesso , con tutte le prove d ' amore ottenute , egli aveva più volte sentito di non essere penetrato fino agli ultimi recessi dell ' anima sua . Ora che un altro gliela contendeva , ora che egli non poteva vivere senza trionfare di costui , senza saperla sua interamente , perdutamente , come una cosa inerte , come la cera duttile , come la creta malleabile , ora ella si dava tutta a quell ' altro , restava lontana , chiusa , inaccessibile . La tentazione di fuggirla , piuttosto che contentarsi del poco che gli avrebbe concesso , si era insinuata allora nel suo pensiero , lo aveva investito e dominato . Non era giustizia , no , che egli spasimasse così , mentre nella nuova vita che ella ora viveva non trovava modo d ' infondergli fede , di dargli speranza e coraggio ... Improvvisamente , la sua lettera era giunta , quella lettera sulla quale si era precipitato avidamente , che aveva letta e riletta tanto da poterla ripetere senza dimenticarne una sillaba , e che , nondimeno , ora , nel silenzio della stazione deserta , tornava a rileggere ancora una volta . La lettera diceva : Partirò posdomani , sola , col direttissimo delle 7 e 25 per arrivare a Milano il giorno dopo , alle 7 e 50 . Torna domani a Firenze , prenota due cabine della " Sleeping " facendoti dare due biglietti separati , e mandami il mio . Riparti con l ' accelerato delle 6 e 33 , scendi alla stazione di Castelmaggiore e aspetta alle 9 e 15 il passaggio del mio treno , dove salirai a raggiungermi . Alla stazione di Milano mi lascerai : mio marito ritorna da Londra . Tutto era stato puntualmente eseguito . Lasciato immediatamente Promonte , egli era corso a Firenze , all ' ufficio della Compagnia dei " Wagons - Lits " . Il commesso aveva voluto rilasciare un solo biglietto per le due cabine , non comprendendo come persone che dovevano viaggiare insieme avessero bisogno di biglietti separati ; ma poi glieli aveva pur dati , ed egli aveva spedito a Rosanna , in lettera raccomandata , quello che doveva servire per lei . Era partito con l ' accelerato delle 6 e 33 , aspettava ora il passaggio del direttissimo ; ma , rileggendo quella lettera , come quando l ' aveva letta la prima volta , tutte queste istruzioni , tutte le circostanze nelle quali le aveva effettuate , sparivano dalla sua memoria : i suoi occhi e il suo pensiero si fermavano sulle parole dell ' ultimo rigo : " Mio marito ritorna da Londra " . Per tornarne , doveva esservi andato ; se ella gli moveva ora incontro , non ve lo aveva accompagnato ; era dunque rimasta solo per qualche tempo , poco o molto , non poteva dir quanto , una settimana per lo meno : e di quel tempo di libertà non aveva saputo o voluto profittare per richiamarlo , per rivederlo , dovunque , comunque ! Lo richiamava ora , sul punto di andare ancora una volta incontro a quell ' uomo , per rivederlo un giorno più presto ! ... A un fischio di locomotiva , breve , acuto , lontano , egli si riscosse , si guardò intorno . La stazione era ancora deserta ; il padrone del Caffè sonnecchiava dentro un bussolotto illuminato dalla fiamma gialla d ' una lampada a gas ; il cameriere ; dinanzi al banco delle vivande , parlottava con un manovratore . Egli ripiegò la lettera e la richiuse nel portafogli . Si versò un poco di latte e di tè , ne assaggiò un sorso , e ripose la chicchera . L ' orologio , sul quadro dell ' orario , segnava le otto e un quarto . A quell ' ora ella doveva essere già partita , il treno che la portava già correva verso di lui . Un senso di gioia , trepida ma grande , lo invase a quella certezza ; egli sentì il suo rancore dissiparsi . All ' idea che fra un ' ora sarebbe giunta , che l ' avrebbe avuta tutta una notte per sé , che avrebbe potuto finalmente sfogare la piena dei sentimenti accumulati nel suo cuore , l ' immobilità gli riuscì intollerabile . Chiamato il cameriere e pagatolo , si alzò , uscì fuori della sala , sotto la pensilina . I binarî liberi si dilungavano , convergendo nella lontananza , perdendosi verso le masse scure delle cabine e dei depositi , verso le linee rigide formate dalle colonne delle carrozze e dei carri mobili sotto il fioco lume della luna non ancora al primo quarto . Gli ufficî erano quasi tutti chiusi ; solo quelli del capostazione , del telegrafo e dei biglietti proiettavano sul marciapiedi la luce delle loro lampade incappucciate di verde . Due o tre commessi stavano curvi sulle scrivanie , dinanzi a grossi registri ed a fogli di carta stampata ; non si udiva altro rumore fuorché il ticchettare degli apparecchi telegrafici . Chiuse le sale d ' aspetto , tranne quella della terza classe , sopra i cui nudi banchi il facchino dalla barba candida ed un suo compagno erano distesi a dormire . Per ingannare il tempo egli si mise a percorrere la fronte della stazione , da un capo all ' altro ; poi riattraversò la sala del Caffè ed uscì sul piazzale . Non una carrozza , non un passante , non un rumore . Sulla facciata esteriore dell ' edifizio erano aperti l ' ufficio del Dazio , dove due impiegati chiacchieravano fumando nelle pipe , e il passaggio d ' entrata , col gabbiotto della giornalaia : una vecchietta sonnecchiante in mezzo alla mostra dei fogli illustrati , aperti nelle pagine più vistose , fra le grosse intestazioni dei quotidiani e le copertine dei libercoli pornografici . Le pozzanghere formate dall ' acquazzone del pomeriggio rendevano malagevole l ' avventurarsi oltre il marciapiedi ; rinunziando ad entrare in città , egli cominciò a misurarlo tra i due cancelli che lo chiudevano , come aveva fatto dell ' altro . Il tempo scorreva con una lentezza disperante . Passando e ripassando dinanzi al Dazio , i suoi occhi erano attratti dall ' orologio i cui indici parevano immobili ; per vederli un poco spostati verso l ' ora attesa con la febbre nei polsi , egli prometteva a se stesso di non guardarli troppo spesso ; ma poi , quando li fissava dopo aver voltato le spalle più volte , trovava che era trascorso qualche minuto appena . Fermandosi , chiudendo gli occhi , tentava raffigurarsi la donna amata come doveva essere atteggiata in quel momento : raccolta in un angolo della carrozza sussultante nella corsa vertiginosa , sotto la luce della lampada elettrica , col viso ravvolto in un velo , col capo appoggiato alla mano guantata , con gli occhi allo sportello , immobile nella persona , ma con l ' anima tesa verso di lui ; e allora la tenerezza e il rancore , l ' amore e la gelosia , il bisogno di stringersela al cuore e l ' impeto di respingerla si avvicendavano tanto tumultuosamente da confondersi in un unico fremito , in uno spasimo solo . Le nove meno un quarto . Ancora quaranta minuti . La stazione restava deserta : si udiva soltanto qualche fischio rauco , soffocato , di macchine manovranti lontano ; qualche passo risonava , ma di persone che uscivano , avviandosi alla città . Nessun viaggiatore sarebbe venuto a prendere quel treno della notte ? Nessun parente od amico sarebbe sopraggiunto ad aspettare qualcuno ? ... Alle nove , mancando mezz ' ora all ' arrivo del treno , egli entrò per vedere se l ' ufficio dei biglietti fosse aperto . Era ancora chiuso ; il facchino dormiva ancora sulla panca della sala d ' aspetto . La vendita sarebbe forse cominciata solo venti minuti prima dell ' arrivo del treno ? L ' attesa di quegli altri dieci minuti fu eterna . Pareva che il tempo si fosse arrestato , che non potesse più scorrere , che la stazione fosse abbandonata , che la vicina città fosse morta . L ' arrivo di due o tre persone , silenziose , senza bagaglio , gli parve un avvenimento , un ritorno alla vita . Ma nessuno sportello si schiudeva ancora , nulla preannunziava la partenza , neanche ora che mancavano venti minuti soltanto , che ne mancavano diciannove . Che cosa avveniva ? Quand ' anche il treno fosse in ritardo , la vendita dei biglietti non doveva cominciare all ' ora regolare ? Forse gli orologi esterni anticipavano su quello del capostazione ? Per quale incantesimo nessuno appariva ? Non era egli in preda ad un incubo ? Aveva realmente ricevuto una lettera di lei ? Era una cosa reale , quel convegno in treno ? Non era una stravaganza , una immaginazione , una irragionevole speranza ? ... Diciotto minuti soltanto - e gli sportelli restavano ancora sbarrati ... Allora , per uscire da quell ' incubo , per udire una voce , per sapere qualcosa , s ' avvicino alla giornalaia . - Il direttissimo non arriva alle nove e un quarto ? - Alle nove e un quarto , sissignore . - Ma allora perché non aprono la biglietteria ? La vecchia inforcò gli occhiali , guardò un suo grosso orologio di acciaio , e disse : - Ecco : apriranno a momenti . Ma passò ancora un altro minuto , ne passarono due , senza che gli sportelli si schiudessero . E a un tratto due uomini uscirono dall ' interno della stazione , uno dei quali diceva all ' altro : - Non si parte fino a domani . Egli credé d ' aver frainteso . Poi il sangue gli rifluì tutto al cuore e la vista gli si offuscò . Con passo dapprima malfermo , poi precipitato , rientrò sotto la tettoia nel punto che alcuni manovali attraversavano i binarî e gruppi di commessi si formavano dinanzi agli ufficî , scambiando notizie e domande e commenti . - Al bivio del Saliceto ... La linea è ingombra ... Si appronta il carro - attrezzi ... Una falsa manovra dello scambio ... Il treno merci è rovesciato ... E il direttissimo ? Una fiamma gli salì al viso , il suolo gli mancò sotto i piedi . Corse all ' ufficio del capostazione , non lo riconobbe perché tutti gli usci erano aperti , ormai , e tutte le stanze illuminate ; domandò a un uomo seduto dinanzi ad una scrivania : - Scusi , signore : mi vuol dire che cosa è accaduto ? - Non so precisamente ; la linea è ingombra . Riuscì , trovò finalmente il capo sulla soglia del suo ufficio , intento a rimproverare uno dei suoi dipendenti . - Non ho bisogno delle vostre osservazioni ! ... Andate al vostro posto senza tante chiacchiere ... Desidera ? - domandò poi , con voce appena meno brusca , al viaggiatore che portava la mano al cappello . - Vuol favorire di dirmi che cosa è accaduto ? Io aspetto il direttissimo delle nove e un quarto ... - La linea è stata ostruita da un treno merci che manovrava al bivio del Saliceto . - Ma il direttissimo ? - Il direttissimo sarà avvertito e fermato a tempo e luogo ... Poi , voltategli le spalle ed avvicinatosi al telefono , gridò nel portavoce : - Signor ingegnere ? ... Sì , la seconda squadra sarà pronta a momenti ... Com ' è ? ... La gru sta in consegna al Movimento ... Prenda le binde da otto tonnellate ... Va bene ? ... Sissignore : alla cabina numero 8 ... Come ? ... Ha deragliato ? ... Perdio ! ... Vengo subito ! ... Lasciato l ' apparecchio , lanciò un ordine al sottocapo : - Trattenga l'842 a Santa Rufina , telegrafi che per linea ingombra non lo posso ricevere . Mi mandi subito la seconda squadra . E s ' allontanò rapidamente , scavalcando le linee dei binari , facendo cenno con tutt ' e due le mani di seguirlo agli uomini schierati sul marciapiedi centrale . Stordito , smarrito , Bertini volse intorno lo sguardo . Che cosa era avvenuto ? Nessuno glielo avrebbe spiegato ? Un brivido gli passò per la schiena al pensiero del pericolo che minacciava la creatura diletta , al disastro che forse era già avvenuto . Non era forviato il convoglio che la trasportava ? O il treno che facevano fermare a Santa Rufina era il suo ? - Per favore ! ... Sentite ! ... - disse ad un guardasala , fermandolo mentre gli passava dinanzi . - Qual è il numero del direttissimo che si aspettava per le nove e un quarto ? - 28.35 , signore . - Siete sicuro che non sia l'842 ? - Sicurissimo ! L'842 è un misto che dovrebbe arrivare alle 9 e 42 , ma che sarà fermato a Santa Rufina . - E il direttissimo ? - Era già transitato da Santa Rufina quando è sopravvenuto l ' accidente al treno merci . - Ma allora come e dove sarà avvertito del pericolo ? - È stata formata la correntale . - Come sarebbe a dire ? - Ogni guardiano va al casello vicino trasmettendo al compagno la notizia dell ' accidente e l ' ordine di disporre i segnali di fermata . - E quanto occorrerà per liberare la linea ? - Signor mio , chi può dirlo ? ... Due ore potevano bastare ; ma forse non ne basteranno quattro ... Il capotecnico e il capodeposito avevano subito avvertito il Servizio trazione ; il signor ingegnere con la prima squadra era subito accorso sopra una macchina , il carro - attrezzi era già pronto ; ma quando hanno fatto per attaccarlo alla macchina ha deragliato . Se lo vuol vedere , vada laggiù in fondo , presso il castelletto idraulico , dove c ' è quel chiaro ... Lavorano a soccorrere il carro di soccorso ! ... E sorrise discretamente , gettando intorno una cauta occhiata , per paura che l ' avessero udito . Bertini corse nella direzione indicata . La fatalità si complicava , una volontà ostile e maligna pareva volesse accumulare gli ostacoli , moltiplicare i pericoli . Alla luce fumosa delle torce a vento si vedeva il carro degli attrezzi pencolare fuori delle rotaie : la piattaforma dalla quale doveva essere spinto nella buona direzione non era stata assicurata , non aveva le rotaie combinanti con quelle del binario , e poco era mancato che la massa pesante non si fosse rovesciata . - Via le leve ! - gridava il capostazione agli uomini intenti alla manovra . - Tofano e Giacomelli , montate su a scaricare le binde ... Quelle da quattro basteranno ... Animo , via ! ... Gli uomini si arrampicarono sul carro carico d ' ogni sorta d ' ordegni e di congegni : argani , morse , chiavi , martelli , mazze , una fucina , ruote di cordami , spessori di legno , torce a vento , fiaccole a petrolio . Sollevata una binda da quattro tonnellate , la passarono oltre il parapetto , porgendola ai compagni . - A noi , svelti ! - ordinò ancora il capo . - Disponetela fra la testata e il traversone ... Più su , più su : all ' angolo , ho detto ... Ma qui , perdio , sotto lo spigolo , o parlo turco ? ... Così ... Forza di braccia ! Le braccia nerborute girarono il manubrio della macchina , dapprima agevolmente , poi , quando essa affrontò il peso del carro , con una tensione violenta , con uno sforzo penoso . Sotto la spinta possente il carro si scosse un poco , si sollevò di qualche centimetro ; a un tratto traballò scricchiolando . - Ferma ! Tolta una fiaccola di mano a un operaio , il capo si cacciò sotto le prime ruote , ne esaminò la posizione ; poi percorse tutto il fianco fino a quelle posteriori . - Un ' altra binda qui , al centro del traversone ... - Ma udendo improvvisamente un lontano tintinnare di campanello , si volse a chiamare : - Marziani ! ... Il capotecnico ? - Eccomi , signor capo . - Diriga lei l ' operazione . Io vado a ricevere l ' accelerato . Un treno sopravveniva infatti dall ' altra parte della linea , dove nessun ostacolo si era frapposto ; e Bertini domandava tra sé per quale fatalità l ' accidente aveva dovuto prodursi dalla parte di Firenze , nel preciso momento in cui , dopo tanta pena , egli aspettava Rosanna . E in un improvviso ritorno dell ' ansia sopita dinanzi allo spettacolo dello sforzo sostenuto dai lavoratori , si volse ad uno degli astanti : - Il direttissimo è stato fermato ? - Certamente , a quest ' ora ... Se no , sarebbe andato a sfondare il treno merci , deragliato . - Come si saprebbe ? - domandò ancora , trepidante . - Eh ! Le male nuove le porta il vento . - A che distanza da qui è il bivio del Saliceto ? - A quattro chilometri e mezzo . - E Santa Rufina ? - A dodici chilometri . Restava sapere in qual punto della via interposta fosse fermato il convoglio . Certo , in aperta campagna , lontano dalle stazioni , senza precise notizie dell ' accaduto , del pericolo corso , della durata della sosta . Come far sapere qualche cosa a Rosanna ? Come rassicurarla ? Egli si struggeva di non poter far nulla , invidiava gli operai sudanti a mettere in piano il carro , si torceva le mani per non poterle adoperare com ' essi , per non potersi cacciare sotto le ruote a rimetterle al posto , con la febbre di veder rimossi gli ostacoli , quel primo ostacolo . Le notizie dell ' accidente passavano ora di bocca in bocca , con più precisi particolari : il deviatore della cabina numero quattro , per un falso segnale del manovratore , aveva aperto lo scambio al treno merci mentre la colonna era in moto ; l ' ago si era spostato fra un ' asse e l ' altra del primo carro , dando la diramazione sopra il binario per il quale doveva transitare il direttissimo , ostruendo la linea di corsa : l ' ingegnere dell ' ufficio di trazione , con una squadra di operai raccolta alla prima notizia , era sul posto , ma non poteva far nulla senza gli attrezzi . E dalla stazione , cessato lo squillare del campanello , veniva il rombo del treno accelerato arrivante a tutto vapore , fischiando e stridendo , condannato poi anch ' esso a restarsene inerte , ad aspettare la liberazione del binario e l ' arrivo del direttissimo . La macchina si staccava e si allontanava ; i viaggiatori , avvertiti dell ' accaduto , si sparpagliavano in folla sotto la tettoia , entravano nel Caffè , si spingevano verso la piattaforma attratti dal chiarore delle torce , e Bertini vide fra gli altri una coppia di giovani sposi in costume da viaggio , il marito appoggiato al braccio della moglie , stretto a lei , sfiorante con la falda del berretto basco il velo che ella teneva sollevato sulla fronte e che lasciava scoperto un visetto rotondo , grazioso , infantile . - Largo ! ... Indietro ! ... Favoriscano di sgombrare ! Il capo , sopravvenuto , faceva scostare i curiosi con aspra voce di comando ; Bertini dovette obbedire in preda ad un nuovo cruccio , quasi ricacciato più lontano da Rosanna , quasi impedito di affrettare con la tensione della volontà e l ' impeto del desiderio la liberazione del carro . Sotto la tettoia crocchi di viaggiatori si scambiavano le notizie , commentandole aspramente ; alcuni stranieri volgevano intorno sguardi incerti e sospettosi ; visi inquieti di donne si vedevano spiare dai finestrini del treno immobile ; il Caffè era invaso , tutti i tavolini occupati da gente rumorosa e contrariata ; solo i due giovani sposi , l ' uomo sempre al braccio della donna , si sorridevano , fermi dinanzi al banco , scegliendo nei quadri mobili delle cartoline illustrate quelle con le vedute di Castelmaggiore : liberato il braccio della moglie , il marito le offriva una penna col serbatoio , ed ella riempiva i cartoncini uno dopo l ' altro , curva sopra un angolo del banco , passandoli poi al compagno che vi aggiungeva la propria firma . Un moto d ' irritazione cacciò Bertini lontano dallo spettacolo di quella felicità . Riavvicinandosi alla piattaforma , vide le luci muoversi e una colonna di candido vapore sprigionarsi dal fumaiolo della macchina , mentre un fischio breve ed acuto lacerava l ' aria : il carro , finalmente liberato , era trainato verso il luogo del bisogno . Allora , come trascinato anch ' egli da quella forza bruta , come attratto da un potere occulto , s ' avviò lungo i binarî deserti diramantisi a ventaglio gli uni dagli altri . Non sapeva fin dove sarebbe andato , ma si sentiva sospinto nella direzione del convoglio immobile in mezzo alla campagna deserta . Secondo che avanzava , oltre gli edifizî e le cabine e i castelli idraulici , il ventaglio si restringeva , le stecche d ' acciaio rientravano una nell ' altra , riducendosi al doppio binario di corsa . Fitte siepi lo fiancheggiavano , una bassa e intricata vegetazione di robinie , dalla quale emergevano i fusti frondosi degli eucalitti ; tratto tratto un cancelletto vi si apriva , oltre il quale si vedeva la campagna bagnata dal lume della luna vicina al tramonto : un chiarore scialbo ed umido avvolgente i filari dei gelsi e dei salici , qua e là riverberato da pozze d ' acqua . Non una bava di vento , non una voce nel silenzio grave dell ' alta notte ; solo l ' arpeggio eolio dei fili telegrafici , in prossimità dei pali risonanti come casse di strumenti armonici . Le rotaie d ' acciaio si distendevano rigide e diritte , sempre più lontano ; parevano rincorrersi a perdita di vista , verso l ' infinito , verso l ' inarrivabile . Bertini procedeva per la solitudine , con gli occhi , gli orecchi , tutti i sensi aperti ed intenti a cogliere segni di vita , credendo di udire l ' eco dei fischi della locomotiva di soccorso , di scorgere il chiarore delle fiaccole rischiaranti il lavoro dei manovali ; ma nulla si scorgeva ancora , nulla si udiva . La vista della stazione e dei fabbricati che l ' attorniavano era anch ' essa perduta nella lontananza : solo una punta di vivo fuoco rosseggiava in cima a un disco . Fremente , febbricitante , egli andava , andava , col proposito , col bisogno di raggiungere il bivio del Saliceto , di sapere qualche cosa di preciso ; ma più s ' inoltrava , più l ' inquietudine , l ' ansia , la paura gli facevano tremare il cuore . Quantunque la via ferrata fosse una guida infallibile , gli pareva di non poter più trovare quel bivio , d ' essersi avviato sopra un altro binario , d ' aver lasciato la buona strada . Perduta la nozione del tempo , credeva d ' aver percorso chilometri e chilometri , d ' essersi dilungato enormemente , d ' aver marciato da ore : l ' orologio , che aveva dimenticato di rimontare , non andava più . La linea non doveva essere libera , ormai ? Il convoglio non stava per sopravvenire , precipitoso , inarrestabile , portandosi via la creatura amata , lasciandolo solo in mezzo alla campagna muta ed oscura ? La prudenza consigliava di tornare indietro , di raggiungere la stazione , di aspettare lì , tranquillamente , come gli altri viaggiatori , come i due sposi in viaggio di nozze ; ma allora , rivedendo con la mente quella coppia felice , egli sentiva più acuta , più tormentosa , più intollerabile tutta la propria pena . Spasimava da due mesi , dal giorno in cui era giunto l ' avviso dell ' arrivo del marito , ma non mai come ora . Se per un istante , al pensiero dell ' imminente incontro con la diletta , aveva potuto illudersi sperando nel ritorno dei giorni felici , ora , nelle tenebre addensate col tramonto della falce lunare , nel sonno silenzioso della terra , nella solitudine inanimata di quegli ignoti luoghi , l ' inganno riusciva evidente . Che vita era questa che lo sbalestrava fuori della sua casa , fuori del suo paese , che lo faceva errare a quell ' ora per la campagna , aspettando un treno arrestato da un improvviso pericolo ? Superato quello , quali altri , quanti altri sarebbero sorti ? Rosanna andava a raggiungere ancora una volta il marito : dove , come , quando , per quanto tempo l ' avrebbe rivista ? Quell ' uomo sarebbe ripartito , forse , ma per ritornare ; il tempo della sua lontananza se ne sarebbe volato via , come se n ' era volato tant ' altro . La serena fiducia , la certezza del possesso assoluto , della comunione perfetta non era possibile senza l ' unione che egli aveva dichiarato di non voler contrarre neppure ipoteticamente , e che sempre , prima di quell ' amore , aveva giudicata odiosa e repugnante . Allora tutta la sua vita sentimentale , dai primi albori , dagli ingenui amori dell ' adolescenza alle fiamme della giovinezza , gli passò per la memoria : quante prove fallaci , quante illusioni perdute , ritrovate , riperdute ancora , fino a quest ' ultima ! Stanco , vecchio , morto , il suo cuore aveva palpitato ancora una volta grazie alla creatura miracolosa ; egli aveva gioito , sofferto , vissuto per lei ; comprendeva che dopo di lei non avrebbe potuto ricominciare , e che , quand ' anche , mai più avrebbe trovato un ' anima simile a quella ; sentiva che tutti questi motivi lo spingevano ad afferrarsi a lei , disperatamente ; ed a quell ' ora , con quell ' ansia nel cuore , ecco , finalmente riconosceva che il legame solenne , sancito , benedetto , era il solo che potesse umanamente garantire il possesso ; e nulla gli pareva più desiderabile e degno che prendersi Rosanna , unirsi a lei per la vita e per la morte , dare al mondo lo spettacolo della loro felicità come lo davano quegli sposi in viaggio di nozze , sorridenti della contrarietà sopravvenuta , noncuranti di giungere un poco più presto o un poco più tardi , certi di portare con sé tutto il proprio bene . Perché non era ella libera ? Che cosa occorreva perché si liberasse ? ... Allora , come al bagliore di lampi interiori , i recessi più tenebrosi del suo pensiero si illuminavano , quelli dove appariscono le possibilità più chimeriche , dove sorgono le tentazioni inconfessabili ... Un chiarore lontano , incerto , sorto dal fondo della linea , fermò ad un tratto la sua attenzione . Un uomo con una lanterna in mano si veniva avanzando ; la lanterna , pendente dal braccio disteso lungo il fianco , lasciava in ombra il viso del sopravveniente , bagnandogli i piedi di luce . - Venite dal bivio di Saliceto ? - domandò Bertini quando colui , un cantoniere , gli giunse dinanzi e alzò la lanterna per guardarlo in faccia . - Nossignore , vengo dal casello 374 . - Dove è stato fermato il direttissimo ? - Al passaggio a livello del Fossone . - Quanto manca perché la linea si sgombri ? - La linea è sgombra ; vado a ... - È sgombra ? Egli non udì altro , voltò le spalle al guardiano , corse verso la stazione , con la folle paura di non giungervi in tempo . Sull ' angusto passaggio dove s ' era avanzato agevolmente a brevi passi , riusciva malagevole correre ; più volte sul punto di perdere l ' equilibrio , più volte distese le braccia per ripararsi dall ' imminente caduta . Con le orecchie fischianti , gli pareva di udire il lontano rombo del treno in moto , si rivoltava un istante a guardare indietro , poi riprendeva la corsa , rassicurato per poco . Al pensiero che la notizia non era ancora giunta alla stazione , moderò l ' andatura , riprese a correre col timore che le disposizioni per ricevere il convoglio fossero state trasmesse per telegrafo o per telefono . Una voce , sul punto che passava dinanzi a un casello , gridò : - Ferma ! ... Chi è ? ... Non rispose , non si fermò , spronato dalla vista del riverbero diffuso lontanamente dai lumi della stazione . Quando vi giunse , trafelato , ansante , il campanello annunziante che il disco era aperto cominciava a squillare ; i viaggiatori rimasti a terra riprendevano i loro posti sull ' accelerato , si udivano voci di richiamo , gli sportelli sbattere con colpi secchi : - In vettura ! ... In vettura ! ... Non c ' erano più facchini ; egli si rivolse al cameriere del Caffè perché gli portasse le valigie . E finalmente i fanali del treno , i grossi occhi roventi apparvero nella distanza , s ' ingrossarono sulla metallica fronte della locomotiva spinta a tutta forza , vomitante dense volute di nero fumo squarciate dal candido vapore del fischio lungo , insistente , interminabile . Figure di uomini e di donne in piedi si profilarono nei vani luminosi delle finestre , nessuno nella carrozza coi letti , tutta chiusa , come deserta . Un dubbio attraversò il pensiero di Bertini : Rosanna non c ' era ? Se non era partita , per un contrattempo , per un caso imprevedibile ? - Il signore ha la cabina 7 e 8 ? - gli domandò il conduttore aiutandolo a montare sul terrazzino . - Sì . Da che parte ? - Favorisca ... - Avete saputo dell ' accidente ? - E come ! ... Siamo rimasti più di tre ore fermi in aperta campagna ! ... Ecco la sua cabina . Desidera che le prepari il letto ? Gli rispose di sì dopo un istante di esitazione , pensando che il breve indugio lo avrebbe liberato per sempre da quell ' uomo . Cercò di sporgersi da un finestrino per vedere l ' ora all ' orologio della stazione e regolare il suo : i vetri erano rialzati e fermati . - L ' ora , per piacere ? - È la una meno un quarto . Già la macchina , dopo la rapida sosta , lanciava un nuovo fischio : la carrozza si scosse , cominciò la corsa . E non appena il conduttore lo lasciò solo , egli apri l ' uscio del gabinetto di toletta . Vedendo apparire una figura maschile , trasalì indietreggiando per istinto ; poi riconobbe se stesso nel giuoco degli specchi . Portò la mano ancora tremante alla maniglia dell ' altro uscio , lo aperse . Vide gli occhi di Rosanna cercare i suoi . Era seduta sul lettuccio , col velo rialzato sulla fronte , le mani nude congiunte in grembo . Le cadde in ginocchio dinanzi , le prese le mani , se le strinse al petto . Soffocato dal tempestoso pulsare delle arterie , non poté nel primo istante articolare una parola , poi balbettò : - Sei tu ? ... Sei tu ? ... - Che è stato ? Siamo in ritardo ? - Come ? ... Non sai ? ... Quattro ore , quattro ore che aspetto , tremando , fremendo al pensiero del tuo pericolo ... Non ti sei accorta di nulla ? ... Dormivi ? ... - Ho dormito , sì : ero tanto stanca . Ma tra veglia e sonno m ' accorgevo che il treno era immobile , udivo rumore di passi , voci di sconosciuti ... Che è stato ? - La linea ingombra , ostruita da un treno merci ... Ma che importa ? Tanto meglio , se non hai saputo ... Sei tu ? Sei tu ? Sei tu ? ... Lasciati guardare ... Lo sai da quanto tempo non ti vedo ? ... Che luce fioca mandano queste lampade ! ... Lo sai da quanto tempo ti aspetto ? Lo sai che ti credevo perduta ? Lo sai che non ti vo ' perdere ? Anch ' ella alzò lo sguardo luminoso al grappolo delle lampadine elettriche . La cabina , con la levigatezza del suo mogano , con la lucentezza dei suoi ottoni , aveva l ' aspetto di un mobile , di un grande armadio rotolante . Quantunque nel fracasso della corsa vertiginosa nessuno potesse udire dal prossimo scompartimento , egli abbassò ancora la voce , le domandò quasi all ' orecchio : - Sei tu ? E sei mia ? Sei mia , di ' ? ... Rivoltatasi verso di lui , passandogli una mano sulla fronte , ella rispose : - Non vedi che cosa faccio per te ? Allora tutta la sua passione soffocata , umiliata , disconosciuta , traboccò . Scotendo la testa , con voce amara , egli protestò : - Che fai ? Sei rimasta sola , non so quanto , mentre quell ' uomo era a Londra , e mi chiami ora soltanto , ora che vai ad incontrarlo un ' altra volta ! Ella non rispose . - Mentre una cosa sola confortava il mio dolore , l ' idea che non fossi libera , che ti torturassi come me per non potermi vedere , per non poter dir nulla , tu eri padrona di te stessa , e non mi chiamavi , non mi scrivevi ! ... E ora ti stupisci dei miei dubbi ! ... Non sai dunque , non capisci , non intuisci quel che ho sofferto , quel che soffro , dal giorno che ti lasciai dinanzi al " Senegal " , da quando ti vidi al fianco di quell ' uomo , ricongiunta a lui , baciata da lui ? All ' evocazione del ricordo , la gioia di averla ritrovata , di sentirsela vicina , cadde repentinamente ; il dolore , la gelosia , il corruccio , tutte le immagini esasperanti e tutti i pensieri maligni tornarono a invaderlo . - Che hai fatto ? Dove sei stato ? - domandò ella , dolcemente , prendendogli una mano , come per placarlo . - Non lo so , che cosa ho fatto ; non lo so ridire , come ho vissuto . Sono stato a Promonte , ma prima a Firenze , per tentar di vederti ... Rimproverami , anche ! - esclamò con più forza , vedendola accigliarsi . - I torti sono miei , anche ! Io dovevo starmene tranquillo , dovevo sentirmi sicuro e felice , dopo averti vista laggiù , sulla banchina , tutta occupata di quell ' uomo e dei vostri figli , senza un saluto , un cenno , uno sguardo per me ; dopo essermi nascosto da voi , da te , come una spia , come un ladro ! Non so , non so ; senza l ' amico che mi stava accanto , non so come , non so dove avrei trovato la forza di padroneggiarmi . - Era Perez ? Non le rispose a voce , assentì con un breve moto del capo , incalzando : - Mi passasti accanto , dinanzi al cancello , e non mi guardasti neppure ; non t ' accorgesti neppure allora di me che fremevo e spasimavo , tutta infervorata non so da che , non so perché ! - Ti vidi . - Che gli dicevi ? - Non mi rammento . - Non ti rammenti ! Ma mi rammento io , io che ti vidi sparire in quel carrozzone d ' albergo , io che mi sentii a un tratto divenuto estraneo a te , solo , abbandonato , perduto , senza saper che fare della mia vita , con la folle tentazione di seguirti ancora , di raggiungerti per afferrarti e portarti via , sotto i suoi occhi , sotto gli occhi dei tuoi figli , dinanzi a tutti ; poi col bisogno di fuggire , di non restare più un solo istante in quei luoghi , quella sera , quella notte , la notte della contaminazione ... Con voce grave , guardandolo negli occhi , ella disse : - Fosti tu che volesti seguirmi . Non ti pregai di rinunziare a quest ' idea ? Che vi hai guadagnato ? Egli rispose duramente : - Avrei sofferto peggio se non vi avessi visti . E mi pento di non aver preso una stanza in quell ' albergo ! Avrei meglio misurato tutta la tua capacità di fingere ! E lasciò la sua mano , la respinse , si ritrasse . - Perché ? Ella era calma , serena , sicura di se stessa ; il tono della sua voce nel muovere la domanda rivelava una curiosità che non teneva molto ad essere appagata . Egli la guardò un tratto senza dir nulla . Il convoglio precipitava la sua corsa , si sprofondava nelle tenebre , rombando e strepitando , come quello che lo aveva portato via la notte della contaminazione . Egli non fuggiva questa volta , come allora ; si vedeva anzi al fianco la donna che aveva allora lasciata ad un altro ; ma il ricordo dell ' incubo risorse nella sua memoria . Si rivide con la fronte ardente al gelido vetro , con gli occhi sbarrati nelle tenebre fuggenti , o fisi all ' orologio , per calcolare il momento nel quale la coppia sarebbe rimasta . sola : " Alle dieci ... o forse alle undici ... fra un ' ora ... fra mezz ' ora ... Ora ! " . Una pesantezza plumbea lo aveva abbattuto sul sedile , moti di nausea gli erano saliti dalle viscere alla gola nei tempestosi scotimenti di quella corsa pazza , traendolo dallo stuporoso assopimento . Poche altre notti erano tanto durate nella sua vita ; nessuna luce egli aveva tanto spiata come quella del nuovo giorno , con la quale ella sarebbe finalmente uscita dalle braccia di quell ' uomo ; ma né il nuovo giorno , né i tanti altri che erano seguiti , né tutti quelli che seguirebbero potevano dissipare interamente l ' incubo e ridargli le fede perduta . Ecco : Rosanna era lì , accanto a lui , sola con lui nella carrozza lanciata attraverso lo spazio , ma egli sentiva di non averla per sé . Ella diceva , tranquillamente : - Che cosa pretendevi ? Volevi che non mi occupassi di mio marito per badare a te ? Volevi che mi sottraessi al suo abbraccio , ai suoi baci , che non li ricambiassi ? Per qual motivo ? Con quale pretesto ? Egli stese le braccia , alzò il viso , proruppe con voce tremante di tenerezza amara , di timido rimprovero , di passione umiliata : - Perché sei mia , perché sei l ' amor mio , la donna mia ... - Non è vero . - Non è vero ? Ella fece per replicare con altrettanta vivacità ; poi parve farsi forza , stringendosi una mano nell ' altra . Dopo una pausa , tranquillamente , lentamente , spiegò : - Lo sai , qual è la verità , e non dovrei aver bisogno di ripeterla , ora . Per il mondo , per la legge , per i miei figli , io sono di mio marito . La fatalità mi ti sospinse dinanzi un giorno , quando ero sola , quando cercavo un amico . Cercavo un amico , ed ho preso un amante ... Ma no , non credere che io vada mendicando attenuanti . Ti avrei preso anche se non fossi stata sola . Mi turbasti troppo , mi piacesti troppo : anche questa è verità . Forse altre avrebbero resistito alla tentazione ; io provai , ma non vi riuscii . Pago la mia debolezza , sai ! O credi d ' essere il solo a soffrire , con la tua gelosia ? Io soffro della falsità in cui vivo , delle menzogne che dico , degli inganni che ordisco . Tu ti senti ingannato , ed hai ragione , sì ; perché se ti amassi come nei romanzi o sul teatro , avvelenerei mio marito , piuttosto che sottopormi alle sue carezze ! Ti senti ingannato , ne soffri , e nel tuo dolore non pensi all ' altro inganno che io infliggo , al tradimento che commetto , infinitamente più grave . - No , perché egli non sa . Chi non sa non soffre . - Hai ragione ; perché io non conto . Che importa se soffro io ? Vi era tanto rimprovero nella calma apparente della sua risposta , che Lodovico chinò la fronte , con l ' atteggiamento di chi sente il proprio torto senza potere o volere confessarlo . Dopo un breve silenzio le riprese la mano , appoggiò la fronte sulla sua spalla , mormorando : - Mi perdoni , Rosanna ? - Di che ? - fece ella , scotendo il capo , con un sorriso ironico e indulgente insieme . - Di che ? Di volermi bene ? - Lo capisci , lo sai , lo senti che se dico queste cose , se soffro questi tormenti , è perché ti voglio bene ? - A voce più bassa , ma più fervida , più appassionata , soggiunse : - Te ne voglio più che non credessi , sai ! Non te ne ho voluto mai tanto . Ora , ora soltanto conosco e misuro quanto te ne voglio . Appressatosi a lei , spinto addosso a lei dagli sbattimenti del treno serpeggiante precipitosamente per vie curve , si sentì tutto aderire al suo fianco soave . La cinse con le braccia , le ricercò con la bocca la bocca . Ella si ritrasse , sciolse il nodo delle mani intrecciatesi alla sua vita : - No , lasciami . La sua voce era sommessa e dolce , ma ferma e risoluta . Egli obbedì , tacitamente . - Tu misuri ora soltanto - riprese ella - il bene che mi vuoi , io misuro ora soltanto la colpa che ho commessa . Quando mi vincesti , quando mi diedi a te , la prima volta , non provai nulla del rimorso che avrebbe dovuto invadermi . Ti rammenti che te lo dissi , ti rammenti , di ' ? - Sì . - Guardai dentro di me , dissi a me stessa : " Ho tradito la fede giurata , sono adultera , adultera " . Ma queste parole non ebbero nulla del loro senso . E non già perché mi fossi assuefatta all ' idea della caduta . Mi conosci . Te lo direi . Mi ero anzi creduta padrona di me stessa , mi pareva moralmente e materialmente impossibile tradire mio marito . Perché lo avrei tradito ? Perché era lontano ? Per appagare un appetito , allora ? ... Ma quando ti conobbi , quando ti amai , mi parve altrettanto impossibile resistere a questo amore . Tu dubitasti dell ' esistenza di mio marito perché era assente ; io me ne dimenticai . Come tu non t ' inquietasti al pensiero che un giorno sarebbe tornato , così non vi pensai neanch ' io . Noi abbiamo sempre coraggio per affrontare i pericoli lontani . Ora egli è qui . Io sono caduta nelle sue braccia uscendo dalle tue ... Egli domandò furiosamente : - Di ' , che ti ha fatto ? Ma senza lasciarle il tempo di rispondere una sillaba , ingiunse con mal contenuta violenza , chiudendole la bocca : - No ! Taci ! Ella rise d ' un riso sottile ed ambiguo . Voleva dire che non avrebbe parlato , anche senza il divieto ? O che egli stesso , fra poco , avrebbe ripetuta la domanda ? O che parlare e tacere era tutt ' uno ? - Ora vedi - riprese pacatamente , - io so che cosa è il tradimento . Lo so ora , che v ' inganno entrambi . - No ! - scattò egli ancora . - Tu non lo inganni , lui ! - No ? - O non lo inganni più , perché sei tornata a lui e ti sottrai a me , e sei pentita d ' esserti data a me , perché lo ami ; o ricominci ad amarlo , mentre non mi ami più , se pure mi amasti mai ! Dapprima ella scosse il capo , poi fece un gesto d ' assenso , poi ripeté : - Non ti amo ; non t ' ho mai amato . Naturalmente . - Mi ami ? Mi ami ancora ? D ' amore , ami me solo ? - No . - Ci ami entrambi ? Come puoi amare due uomini a una volta ? Ami in lui il tuo protettore , il padre dei tuoi figli ? Di quali sofistiche distinzioni sei capace ? Parla , rispondi ! Che cosa ti sentiresti di fare per provarmi l ' amore che dici di portarmi ? - Che cosa vorresti che facessi ? - Lascialo , seguimi , dammi tutta la tua vita ! L ' espressione del sentimento pervenuto al parossismo , della necessità intuita negli interminabili giorni vissuti insopportabilmente lontano da lei , riconosciuta un ' ora innanzi , al sorgere del mortale pericolo sulla via ignota , in mezzo alle tenebre , gli era salita alle labbra impetuosa , irrefrenabile , irrevocabile . Stretto alle braccia di lei , con gli occhi perduti negli occhi di lei , aspettava ora la parola che avrebbe segnato il suo destino . Con l ' animo sospeso , sentì che il treno rallentava , in prossimità di una stazione : attenuandosi il frastuono , arrestandosi la corsa , gli parve che anche quel formidabile ed incosciente congegno partecipasse all ' ansiosa sua aspettazione . Ella indugiava a rispondere . Lo guardava fiso , negli occhi , nell ' anima . Mentre le voci dei conduttori annunziavano un nome incomprensibile , disse finalmente , pianissimo , passandosi una mano sulla fronte : - Vuoi che lo lasci ? ... Lo vuoi proprio ? ... Sarebbe molto più facile che tu non creda . Sulle prime egli non comprese . Poi , come un lampo , un dubbio gli attraversò la mente , il dubbio antico , dei primi giorni : ella non doveva essere unita legalmente a quell ' uomo . Tutti i sospetti concepiti due anni innanzi , nell ' incontrarla sola , in un albergo di montagna , lo invasero , confusamente ; rivide in lei l ' avventuriera sospettata , riprovò il moto di diffidenza che lo aveva fatto indietreggiare . - Come sarebbe a dire ? - proferì , dopo una lunga pausa , mentre il suono soffocato della cornetta e il fischio della locomotiva annunziavano la ripresa della corsa . - Dico che la nostra unione non è indissolubile . - Non siete maritati ? L ' ambiguo sorriso tornò ad incresparle l ' angolo della bocca . - Siamo maritati . - Allora ? Ella si prese la sinistra nella destra , considerando il cerchietto d ' oro dell ' anello nuziale lucente nella penombra . Lo fece girare un poco nel dito eburneo , poi lo trasse , lo guardò contro la luce . - Allora , possiamo divorziare . Quando ti domandai se , libera , mi avresti sposata , ti spiegai che la mia domanda non t ' impegnava a nulla , perché la legge della Stanlesia non ammette il divorzio . Ti nascosi la verità ... quella volta sola ! ... Nella Stanlesia il divorzio è ammesso ; come negli Stati più liberali dell ' America del Nord , si può pronunziare per dodici motivi diversi ... Questo anello si può spezzare , io posso tornare libera , sposare chi voglio ... E lo guardò . Considerando anch ' egli il cerchietto d ' oro , sentì lo sguardo di lei pesargli addosso . Comprendeva di dover dire , con impeto : " Sì , è ciò che sognavo , è ciò che volevo , è ciò che voglio ; la soluzione insperata , la felicità assicurata . Perché non me lo hai detto prima ? Perché non mi hai risparmiato tante pene ?..." . Ma una specie di afasia gli impediva di proferir verbo . Sentiva di doverle strappare quell ' anello , di dover fare il gesto di buttarlo via ; ma una specie di paralisi gli saliva dalla mano al braccio , come un gelo . Il suo lungo dolore degli ultimi mesi , il suo spasimo di un ' ora addietro per la campagna oscura e taciturna , la sua decisione d ' un istante prima , cadevano , si disperdevano , nel crescere e nell ' aggravarsi di un senso di diffidenza ostile . Un dubbio gli balenava nella mente : non aveva ella taciuto finora per calcolo , per esasperarlo , per portarlo al grado della follia ... ? Lo aveva ingelosito per ridurlo docile , inerte , pronto ai suoi voleri . Voleva essere sposata . Non gli aveva chiesto una prima volta , come per misurare l ' amor suo , se , libera , l ' avrebbe sposata ? Questo era , evidentemente , il suo scopo ! Ed egli che un momento prima si sarebbe legate le mani e i piedi pur di averla tutta e per sempre sua , ora , a un tratto , poiché la proposta veniva da lei , ma non francamente pronunziata , insinuata piuttosto , come una semplice possibilità ; ora che ella gli poneva dinanzi , quasi per adescarlo , il cerchietto d ' oro lucente , il simbolo della catena , ora egli si ribellava , sentendosi preso come in un tranello . Di no , di no , doveva rispondere di no , spiegando tutto il suo pensiero , poiché si era proposto di dir sempre la verità , poiché l ' aveva detta e l ' aveva pretesa da lei ; ma quando alzò gli occhi , quando si vide guardato negli occhi , gli mancò il coraggio di significare una verità della quale comprendeva la bruttezza . - Egli consentirebbe ? - domandò , per indugiare ancora un poco prima di dire la menzogna . - Se saprà che ho un amante , domanderà egli stesso il divorzio . - Perché non m ' hai detto prima che avevamo questa via d ' uscita ? Con la fronte e le sopracciglia un poco corrugate nello sforzo di fissare gli occhi negli occhi di lui , ella rispose domandando a sua volta : - Perché te lo avrei detto , mentre egli era lontano e tu tranquillo ? - Hai ragione ! - Perché te lo avrei detto , quando mi dichiaravi che la libertà ti era troppo cara ? - Hai ragione ! Ed io sono stato punito di quella risposta ! Ma benedico le mie sofferenze perché mi hanno preparato quest ' ora di gioia . Tu spezzerai questo anello , ne porterai un altro , il mio , fino alla morte . Senza lasciarlo con gli occhi , stringendosi ancora più a lui , ella insisté : - Vuoi ? ... Proprio , vuoi ? - Ne dubiti ? - Non lo dici per condiscendenza ? Ti senti di legarti per sempre ? Sei sincero come le altre volte ? Non mi nascondi nulla , in fondo all ' anima ? Dopo un istante di lotta interiore , egli confessò : - Sì , ti ho nascosto qualche cosa ... Non sono stato sincero . Mi è parso ... ho creduto ... non so ... Ti giuro che mi sarebbe sembrato un sogno , se m ' avessero detto che potevi ancora liberarti da quell ' uomo ... Ma ora ... quando l ' hai annunziato tu stessa ... Non so ... il nostro cuore è così complicato ... - È vero . Hai temuto ch ' io ti sforzassi ? - No , non questo precisamente . Perché mi sforzeresti ? Tu hai tutto da perdere lasciando tuo marito ... Egli ti ama ragionevolmente , ti lascia sola per anni , ha cieca fiducia in te . Della mia gelosia , delle mie esigenze , sai già qualche cosa ... Egli lavora per te , ti assicura una vita molto più larga che io non potrei ... Ma sì , lasciami dire : bisogna metter nel conto anche questo , se bisogna dir tutto ... Se mi proponi di sciogliere il tuo matrimonio per unirti a me , null ' altro può guidarti fuorché l ' amore che mi porti . Ti chiedevo una prova dell ' amor tuo : me la dài . Grazie , Rosanna ! Una gran tenerezza gli faceva tremare un poco la voce . Tutti quegli argomenti egli non li aveva cercati , non li aveva accattati come pretesti : erano vere ragioni emerse spontaneamente dal fondo del suo pensiero , come espressioni di verità lampanti . I cattivi sospetti erano stolti . Dopo averlo riconosciuto , dopo aver confessato il moto di diffidenza , si sentiva migliore , degno del suo perdono . - Rosanna , tu m ' hai compreso e perdonato . È vero che mi credi senza che io aggiunga altre parole ? - Sì , ti credo , - proferì ella , gravemente . Egli si abbandonò . Passata una mano alla sua vita , stringendosi al suo fianco , aderendo a lei , guancia contro guancia , mormorò : - Rosanna , è detto . Da due mesi , dal giorno che mi annunziasti il suo ritorno , questo è il primo momento che traggo liberamente il respiro . Se mi avessi annunziato prima la possibilità di questa soluzione ... No : non ti rimprovero ! Forse avrei tentato di resistere , come ho resistito ora ... Ma non te ne dolere : è una prova ; vuol dire che il bisogno di averti tutta per me è tanto forte da trionfare delle mie inveterate consuetudini di vita e di pensiero . Io non volli mai legarmi ad una donna , neanche a te : lo sai , te lo dissi . Ma in questi due mesi di spasimi insopportabili , una rivoluzione è avvenuta nella mia vita ; a poco a poco , ogni giorno , ogni ora che passavo lontano da te , sentivo sorgere , ingigantire ed urlare la necessità di farti mia , di farmi tuo , per sempre . Stanotte , qualche ora addietro , quando ti ho aspettata struggendomi di desiderio doloroso , quando ho udito che un pericolo terribile era sorto sulla tua via , compresi che questa vita non è più possibile . Rosanna , la legge sociale e morale vuole che ogni uomo abbia una sua propria donna : io l ' ho trasgredita , ma perché non avevo ancora trovato chi prendermi . È venuta la mia ora , l ' ora della crisi , della rinnovazione . Grazie a Dio non è troppo tardi , ma non è neanche presto , e non ho più tempo da perdere . Affretta il giorno della tua liberazione , e di qui ad allora ti giuro che non farò più nulla che ti dispiaccia . Se vuoi che non ti veda più , che non ti scriva più , che sparisca , non mi costerà nulla obbedirti , sorretto dalla divina speranza , dalla certezza beata . Andrò ad aspettarti in capo al mondo , o a Promonte . Ci sposeremo lassù , vedrai finalmente il mio paese , entrerai da padrona nella mia casa ; ci sposeremo nella chiesa dove si sposò la mamma mia ... Sentì che ella scoteva la testa . Si volse a guardarla . Ella diceva di no , con una mossa del capo , tacitamente . - Non a Promonte ? In un altro sito ? ... Dove tu vorrai ! - No . - Come ? ... Non vuoi ? ... Non mi credi ? ... - Ti credo , te l ' ho già detto . Ma perché questo matrimonio si sciolga , perché io torni libera di contrarne un altro con te , c ' è ancora una difficoltà . - Quale ? Ella sorse in piedi . Lungo le strette curve sulle quali il treno volava , la carrozza era scossa , urtata , sbattuta così violentemente , che riusciva molto difficile mantenersi ritti . Afferrata con la sinistra all ' orlo della cuccetta superiore , ella distese la destra a cercare qualche cosa in mezzo alle borse ed alle scatole che vi erano sparpagliate . - Che ti occorre ? - domandò egli , sorgendo a sua volta . - La borsetta a mano . - Quella di cuoio ? - No , quella di maglia . - Eccola . Frugatovi dentro , tra il fazzolettino di pizzo , le fialette , il portamonete , ne trasse una lettera , gliela porse senza dir nulla e si lasciò ricadere sul lettuccio . Egli rimase in piedi , addossato alla parete , per leggere sotto la lampada . La lettera portava un francobollo inglese , con la stampiglia dell ' ufficio di Londra ; sulla busta , il nome e l ' indirizzo di Rosanna , scritti con caratteri grandi , larghi , forti : la scrittura del marito , che egli riconobbe per averla vista sopra un ' altra lettera odiosa : quella annunziante il suo ritorno . Il testo , in inglese , diceva : Cara Rosanna , mia cara moglie , ti avverto che ripartirò per l ' Italia lunedì prossimo e che arriverò a Milano martedì , col treno delle 7 e 55 del mattino . Come mi promettesti , ti aspetto laggiù per tornare insieme con te a casa nostra , dove passeremo gli ultimi giorni prima della cerimonia . Io sono pronto , e non dubito che anche tu abbia tutto preparato . Ho molto piacere che tu abbia scelto un paesetto del lago dove nessun indiscreto ci disturberà ; approvo pienamente che i ragazzi siano affidati alla famiglia di tua cugina . Cara moglie mia , a ben presto e per sempre . Dopo aver letto , egli rilesse ancora , per comprendere , ascrivendo alla sua imperfetta conoscenza della lingua l ' oscurità di quelle espressioni . - Che cosa vuoi dire ? - le domandò poi , abbassando il foglio , senza tornarle a fianco . - Non hai capito ? - Io no ... Tranne ... - Tranne ? - Che tu non m ' abbia ingannato , assicurandomi che siete legalmente uniti . - Non ti ho ingannato . Ma ti ho spiegato che ci maritammo con una legge che consente il divorzio , che lo pronunzia molto facilmente , per molti motivi , compreso il consenso reciproco . - Allora ? - Allora , quella cerimonia i cui effetti si possono annullare con un semplice atto di volontà , quel matrimonio contratto fuori del mondo civile , dinanzi ad un giudice di pace mezzo selvaggio , non ci sembrò la cosa solenne che dovrebbe essere , che è per tutti gli altri . Allora , siccome mio marito è cattolico , e più che cattolico , credente , fu stabilito che avremmo celebrato un giorno il rito religioso in Europa , per santificare la nostra unione , per renderla veramente indissolubile . - E non ci avete pensato ancora ? - Non ancora . - E lo celebrerete ora ? - Sì . - Egli è venuto apposta ? - No . Io stessa gli ho chiesto di effettuare il nostro antico proponimento . - Tu ? Quando ? Ora ? - pronunziò egli con impeto . - Ora . La guardò , poi si guardò intorno , come non sapendo dove fosse , come cercando qualche cosa intorno a sé . Nella corsa sempre più turbinosa , pareva che da un momento all ' altro le lucide e fragili pareti della cabina dovessero sfasciarsi , che il pesante carrozzone dovesse forviare e frantumarsi . Ora , sotto una lunga successione di interminabili gallerie , il fracasso era talmente assordante come se intere montagne franassero . - Tu ? ... - ripeté l ' esterrefatto , pianissimo , quasi in un soffio , chinandosi verso di lei , afferrandola agli omeri , figgendole gli occhi nell ' anima , trapassandola con lo sguardo infiammato . - Sì , io . - Tu , ora ? Dopo aver visto la mia pena al solo pensiero del ritorno di quell ' uomo ? Quando c ' era una via d ' uscita da quest ' inferno , tu stessa l ' hai chiusa ? Mi dirai almeno perché ? E le strinse così forte le mani , che ella disse , con un ritorno dell ' ambiguo sorriso : - Mi fai male , sai ! - Ti spezzo ! - scattò egli , esasperato dal suo sorriso , improvvisamente e confusamente sovvenendosi dei suoi lunghi dinieghi , delle sue resistenze , delle sue ostilità , con l ' impeto folle di trarne vendetta , d ' infrangere le morbide forme di quell ' anima dura ed avversa . - Se tu persisti in questo proposito , se non dichiari a quell ' uomo che hai mutato idea , ti spezzo , ti uccido piuttosto . Ella rise più sottilmente ancora , dicendo : - Via , non esagerare ... Noi non ci amiamo fino al delitto . Improvvisamente egli la lasciò , le voltò le spalle , mosse un passo , afferrò la maniglia dell ' uscio per ripassare nella propria cabina . La voce di lei lo trattenne : la voce non più fredda e incisiva , ma tenera e dolce come nei momenti migliori . - Sei capace di riconoscere la verità ? - Che cosa vuoi dirmi ? - proruppe egli ancora . - Che recito ? Che recitiamo entrambi ? Che recitano tutti ? Che l ' amor nostro , che tutto l ' amore è una finzione , che tutta la vita è un inganno ? Grazie . Lo so . Ella gli stese le due mani , prese le sue , se lo trasse a fianco . - Stammi a sentire ... Vienimi qui vicino , così ... Stammi a sentire senza interrompermi ... La vita è quella che è . Così com ' è , una logica rigorosa la governa ... Un giorno tu mi dicesti che non mi avresti sposata , e fosti sincero . Zitto , lasciami parlare : non voglio essere interrotta , ti dico ! ... Fosti sincero , fosti nella logica della situazione d ' allora . Io ero sola ; nessuno ti dava ombra ; perché avresti menomata la tua libertà ? ... Sai perché ti feci quella domanda ? Per vedere se avresti mentito . Mentii io stessa , ti nascosi la possibilità di sciogliere il mio matrimonio , per proporti il caso astratto , per leggere nel fondo del tuo pensiero . Una promessa bugiarda mi avrebbe fatto dubitare di tutte le altre tue parole . Fosti sincero , e mi piacesti , e te ne fui grata . Ora dici che mi sposeresti , ora ti duoli perché voglio escluderne la possibilità , e sei sincero ancora . Con la tua gelosia contro l ' uomo che viene a riprendermi , non trovi , non puoi trovare altra uscita fuorché nel rompere questo legame e nell ' accettare di unirti con me . Anche questa è logica , anche ora dici quel che senti , quel che devi sentire : io non dubito delle tue parole . Ma se ciò che ora ti seduce si avverasse , se io fossi tua moglie , sai quale sarebbe la logica della situazione nuova ? Quando mio marito non fosse più mio marito , quando non avesse più nessun diritto su me , quando non si frapponesse più fra noi , tu non saresti più geloso di lui , ma probabilmente di altri ; e allora ti pentiresti di avere rinunziato alla possibilità di lasciarmi se io ti tradissi , o più semplicemente il giorno in cui l ' amor nostro fosse finito ; perché lo sai , è vero ? che l ' amore , come ogni altra cosa , finisce ? Un uomo giunto all ' età tua senza avere provato il bisogno di prender moglie , può ridursi a portar via quella d ' un altro , ma per pentirsene poi , per accusare di sciocchezza se stesso e di calcolo quell ' altra ... - Che dici ? - tentò di interrompere egli , in un impeto di protesta . - Non io ; lo hai già sospettato tu stesso , or ora ... - Non m ' hai compreso ! Non m ' hai perdonato ! - Ma sì , ma sì : ho compreso benissimo . Nulla di più naturale ed umano ... - Ma non sai che un ' altra donna , nella tua condizione ... - Lo so : altre donne , nella mia condizione , darebbero qualche anno di vita per la possibilità di unirsi indissolubilmente all ' amante . Lo so : vi sono mogli che per raggiungere questo scopo fanno l ' impossibile , affrontano lunghi processi , adducono le più tristi e penose menzogne , rinnegano la patria ... E stammi a sentire : finché non ti avevo incontrato , io mi rallegravo del mio privilegio . Non ammettevo di dover tradire mio marito ; ma pensavo pure talvolta , leggendo un romanzo , udendo una musica , ricordando i sogni della prima gioventù , che un giorno avrei potuto essere esposta ad una tentazione irresistibile ... Quel giorno avrei potuto mettere d ' accordo il mio cuore e la mia coscienza , con la facilità di ottenere il divorzio dalla legge africana . E se alla nostra unione manca ancora la consacrazione religiosa , dopo tanti anni , ciò non è stato già per la lontananza di mio marito , per i troppo brevi suoi ritorni ; ma perché io stessa ho indugiato pensando che fosse stolto rinunziare alla via d ' uscita , nel caso che avessi amato un altro uomo . - E vi rinunzi ora che mi ami ? - disse egli , interrompendola violentemente , torcendole una mano . Ella rispose , guardandolo in faccia : - Sì , perché ti amo . Per un momento egli rimase attonito , senza fiato , come sospeso in un dubbio oscuro . Ella gli prese la testa fra le mani , gli accostò la bocca alla bocca . - Perché t ' amo , capisci ? mio malgrado , contro ragione , non so come , non so quanto ; e perché questo è il solo modo d ' amarti ancora e d ' essere amata da te . Tu m ' amerai finché sarò d ' un altro : che m ' importa del tuo tormento ? Finché sarai geloso , mi amerai , da morirne ; il giorno che fossi tua moglie l ' amor tuo finirebbe nella sicurezza , nella sazietà . Io sono orgogliosa anche , sai , e non voglio doverti nulla . Anche se fossi povero e mi dessi il solo tuo nome , ti resterei obbligata , e non voglio ! Voglio obbligarti io , invece ; voglio che tu stesso debba a me qualche cosa , poco o molto , non importa , non foss ' altro ciò che l ' amor mio è stato finora nella tua vita d ' uomo e d ' artista . Allora egli tremò , abbagliato dalla nuova bellezza diffusa nel viso di Rosanna , dalla luce sfolgorante nel suo sguardo , oppresso e come impaurito dall ' ebbrezza prodotta dalle parole di lei , dal ritrovare in lei finalmente , dopo i lunghi dubbi e gli sconforti e le disperazioni , la donna amante che gli si era concessa dopo una lunga resistenza , ma senza falsi pudori , senza ipocrisie , senza calcoli , per impeto di simpatia , per forza di desiderio , per slancio di passione ; allora , col cuore stretto dalla vergogna per i sospetti concepiti un momento prima , con l ' anima chiusa dal dolore nel vedere dileguarsi per volere di lei l ' insperata possibilità , egli pianse . Non una parola gli uscì dalla gola stretta nello spasmo , dalle labbra bagnate dalle grosse lacrime che gli rigavano il volto . - Non voglio che tu pianga ! - disse ella , accigliandosi , ritraendosi . - Non mi piace il pianto d ' un uomo . E poi , di che ti lagni ? Hai dimenticato ciò che mi dicesti una volta ? Egli la guardò senza rispondere , senza comprendere . Tante cose le aveva dette ! A quale alludeva ? - Non ti rammenti che prevedendo la fine dell ' amor nostro , io previdi anche che dopo di te avrei preso necessariamente un altro amante , e poi un terzo , e poi un quarto , e che mi sarei a poco a poco ridotta come le donne che hanno perduto ogni diritto al rispetto ? Il ricordo atroce irruppe nella sua mente . Infatti ! ... Senza una parola né un accento di rimprovero , accertando semplicemente una verità patente ed una legge ineluttabile , ella aveva affermato l ' impossibilità di fermarsi nella via degli errori ; gli aveva riferito il giudizio letto in un libro : " Si trovano donne che non hanno avuto mai amanti , non se ne trovano che ne abbiano avuto uno solo " . Atroce , atroce la pena allora sofferta . Ella non gli aveva rimproverato di averla sospinta per la lubrica china , ma egli stesso ne aveva provato un rimorso acutissimo . Una gelosia inaudita , la gelosia contro gli ignoti ancora a lei stessa , in braccio ai quali ella sarebbe caduta , lo aveva morso . Per evitare l ' estremo avvilimento di quella creatura , per evitare a se stesso il rimorso intollerabile , per salvare le anime loro , egli le aveva proposto di lasciarsi , piuttosto , in piena passione , di amarsi da lontano , dolorosamente ma puramente , di non amarsi piuttosto in nessun modo , se a questo patto ella si sarebbe sentita sicura da nuove cadute . - Non ti rammenti che mi offristi di rinunziare a me , per salvarmi ? ... Te ne rammenti , è vero ? ... E allora , non ti lagnare ! Lasciami stringere a mio marito : è il mezzo di garentirmi contro nuovi pericoli e di vivere solo , eternamente , nella mia memoria . Egli chinò il capo , chiudendosi la bocca col fazzoletto , per reprimere il nuovo impeto di pianto . - Non piangere ! - ingiunse ella ancora . - Tu che comprendi tante cose , - le rispose , amaramente , con voce rotta , - non comprendi il mio dolore ? ... Non comprendi che io darei la vita per averti conosciuta prima , quando nessun ' ombra aveva sfiorato questa tua anima , quando nulla avrebbe potuto impedirti di accettare il mio nome ? Ella tacque un poco , a capo chino , con lo sguardo fiso ; poi disse , piano : - Sì , prima ... forse ... - Ed anche ora ! - insisté egli , stendendo le braccia , cercando di stringerla a sé , di vincerla con la forza dei muscoli e l ' impeto delle parole . - Ed anche ora , Rosanna ; se tu vuoi , se credi all ' amor mio , se sei capace di leggermi nel cuore , di vedervi la fiamma che lo investe e lo brucia . Se non vuoi che il rimorso avveleni tutta la mia vita , dimmi di sì , dimmi di sì ; altrimenti dovrò credere che tu intenda punirmi , giustamente , perché quando mi proponesti la prima volta l ' ipotesi della nostra unione , ricusai di accoglierla . Sii generosa , non mi serbare rancore ... - Non te ne serbo . - Allora non t ' impegnare , Rosanna ! Sei ancora in tempo ! Non ti chiedo altro che d ' aspettare ancora un poco , per rassicurarti , per provarti che non posso mutare , qualunque cosa avvenga ; che abbandonarmi a te , riposare in te , darti quanto mi resta di sentimento , di ingegno e di vita , è l ' unico mio desiderio , l ' ultimo mio bisogno ... Ella scosse il capo , senza rialzarlo . - No . Mai . Egli si premé tra le mani la fronte scottante ; poi , levatosi , si appressò al finestrino , col petto oppresso , il respiro mozzato dall ' aria ormai greve della cabina , avido di ristorarsi al soffio della flotte . Restò invaso dallo stupore alzando la tenda : albeggiava , il cielo impallidiva sulla terra ancora avvolta nell ' ombra , le masse vegetali profilavano dense e nere sul lividore dell ' orizzonte . Oltre la linea della siepe fuggente e stormente al soffio impetuoso prodotto dalla corsa del treno , i campi rigati dai solchi delle piantagioni , pezzati dalle culture , divisi dai fossi ; i casolari vigilati dagli alberi d ' alto fusto , nel mezzo dei chiusi , dormivano ancora , parevano abbandonati , deserti , senza forme viventi , senza chiarori alle finestre , senza fumi ai comignoli : solo nelle profondità dello spazio ricominciava la vita col dramma eterno della notte e del giorno , con la tacita pugna della luce e delle tenebre personificata nei miti antichissimi , perpetuantesi nel tempo interminabile Il convoglio fuggiva verso la notte in fuga , come nella folle intenzione di raggiungerla , e gli occhi del dolente tentavano di rifugiarvisi , gonfi di nuove lacrime dinanzi all ' agonia di quella notte d ' amore e di dolore . - È giorno ? La voce di lei , la mano di lei appoggiatasi alla sua spalla lo fecero trasalire . - Di già ! Poi , scorgendo gli occhi lacrimanti : - Ancora ? - soggiunse , crucciata . Egli disse , in tono di amara preghiera , scrollando il capo : - Che ti fa ? ... Lasciami piangere ! Il suo pianto era queto e dolce , senza singhiozzi . Piangendo le passò un braccio attorno al collo , posò la fronte sulla sua spalla . Sempre tentando d ' infrenare l ' impeto della commozione , disse : - Capisco ... capisco ... Forse hai ragione ... forse l ' amore finirebbe se ti avessi tutta per me ... Tristo cuore , il nostro ... Tristo amore , che ha bisogno di sentirsi insidiato , di lottare per vivere ... - Tutta la vita è lotta . - È vero . È vero . Di momento in momento la luce si diffondeva vittoriosa ; il cielo dell ' orizzonte già splendeva con un ' immensa lastra d ' argento tagliata da un fuso di nubi che s ' indorava dalla parte del sole imminente . Egli volse lo sguardo da quello spettacolo agli occhi della donna . Anche in lei , anche nell ' anima sua , un contrasto di luci e d ' ombre , fulgori di bellezze e oscurità profonde . Come giudicarla , se anch ' egli aveva il sentimento della propria miseria , se temeva di spingere lo sguardo nelle oscure profondità della propria coscienza ? ... - Che ore saranno ? ... - domandò la sua voce . Egli trasse l ' orologio . - Sono le sei e dieci . - Milano è vicina ! ... Rientra nella tua cabina . Ho bisogno di restar sola . - Vado . Mi richiamerai ? - Sì . Le sfiorò la fronte con un bacio lieve , e la lasciò . Ancora il giuoco degli specchi , nel passaggio , lo fece sussultare ; poi , aperto il finestrino della sua cabina , si abbandonò sul lettuccio . Con gli occhi alla luce trionfante , abbacinato , cullato dal moto del treno dopo la notte insonne , sentì il suo pensiero annebbiarsi . Era partito la sera precedente ? Non era passato un tempo lunghissimo , dal momento che aveva ricevuto la lettera di Rosanna ? Quante cose , nel giro di poche ore ! L ' attesa alla stazione , il pericolo sulla linea ingombra , la corsa lungo il binario ... Ma quanti maggiori mutamenti nelle disposizioni del suo cuore , quanti più gravi avvenimenti nella sua intima vita ! Dalla gioia al pensiero di rivederla dopo tanta separazione , al proposito di rimproverarla acremente per il lungo abbandono ; dalla paura di perderla spaventosamente in uno scontro di treni , all ' ebbrezza di stringersela viva sul vivo cuore ; dalla rivelazione della possibilità del divorzio , alla inesorabile deliberazione del ribadimento della catena ... Di un altro ! Di un altro ! Era d ' un altro , restava d ' un altro , sarebbe sempre stata d ' un altro . Il treno la trasportava con la velocità del vento incontro a quell ' uomo , traversava senza fermarsi le stazioni minori , sostava un istante nelle più importanti , riprendeva la sua corsa fatale verso la mèta . Ora non più ostacoli lungo la via ferrata , libera fino all ' estremo orizzonte sui pingui campi ridestati dal sole . Così fossero sorti altri ostacoli ! Se almeno quel convoglio si fosse infranto contro un altro , se si fosse precipitato in un abisso , se si fosse bruciato tra le fiamme d ' un incendio inestinguibile ! Null ' altro avrebbe potuto impedire che Rosanna raggiungesse suo marito , che rendesse più stretto il nodo coniugale . Meglio la morte , meglio morire schiacciato , arso , annientato con lei , dopo avere intravvisto la possibilità di farla sua ! ... Ecco , roteanti nella corsa del treno , le case del suburbio milanese ; ecco il conduttore apparire sull ' uscio : " Siamo a Londra , signore " . A Londra ? Come mai tanto lontano ? Ma via , giù dal letto per entrare nella cabina di lei , a darle l ' ultimo bacio . Vuota , la cabina ; ella stava fuori , nel corridoio , in piedi dinanzi ad una finestra , fra gli altri viaggiatori pronti a discendere ; e non uno sguardo per lui , quasi fosse divenuto un estraneo , quasi non lo avesse mai conosciuto . Non si conoscevano più , come sotto il " Senegal " : ella era d ' un altro . Ecco : quell ' altro aspettava sotto la tettoia , faceva cenni di saluto alla donna sua ; ma allora ella si rivoltava , rientrava un istante nella cabina e traendolo a sé lo baciava sulla bocca ... Il bacio lo destò . Il sogno non era stato tutto ingannatore ; ella era china su di lui , sorridente , odorante , fresca dopo il lavacro mattutino . - Lèvati , dormiglione : siamo a Milano . Distese le braccia per stringerla a sé ma ad un tratto udì picchiare . Rialzatasi rapidamente , ella sparì dietro l ' uscio del gabinetto . - Avanti , chi è ? Il conduttore entrò annunziando : - Siamo arrivati , signore . - Grazie . Va bene . Pensate alle mie valigie . Si alzò , si ricompose , uscì nei corridoio . Ella vi era già , gli sorrise , gli stese la mano , come riconoscendolo in quel punto . - Avete dormito bene , Bertini ? .. - A voce più bassa soggiunse : - Ti permetto di accompagnarmi . Egli dubitò di avere udito male . Non gli aveva scritto che alla stazione di Milano doveva lasciarla , che dovevano fingere di non conoscersi . Ma poiché ella si rivoltava , quasi a richiamarlo , ad attirarlo presso di sé , la raggiunse e l ' aiutò a discendere . Un altro treno sopraggiungeva in quel momento , empiva la tettoia di frastuono e di fumo . - Chiasso ? - domandò ella al facchino . - Chiasso , sissignora . Ella cercò tra la folla dei viaggiatori attraversanti i binarî , avviantisi alle scale d ' uscita . - Eccolo ! ... - disse , riconoscendo l ' alta figura del marito , intento anch ' egli a guardarsi intorno ; poi ingiunse : - Seguimi . Lodovico la seguì macchinalmente . Prima che potesse riflettere , che potesse considerare quale fosse la nuova volontà di lei , la vide scambiare un bacio col consorte e poi rivolgendosi verso di lui : - Francesco , ho il piacere di presentarti il signor Bertini ... un grande scultore italiano ... un mio buon amico , col quale ho fatto insieme il viaggio ... III Sul lago Acque grigie , cielo grigio , veli di nebbie erranti sulle coste dei monti , solitudine e silenzio sulle rive fuggenti dinanzi al battello vibrante e pulsante . Ai rintocchi della campana del timoniere , Perez , ritto a poppa con gli sguardi verso le lontananze vaporose del bacino di Morganella , si rivolse , vide il pontile sporgente dalla sponda sinistra , lesse col cannocchiale il nome scritto sull ' arco dell ' approdo : " Promonte - Fraida " , e andò a cercare la sua valigia , deposta sotto coperta per timore che venisse a piovere . Il " Ticino " era mezzo vuoto , in quella uggiosa mattinata d ' autunno ; nessun forestiere tra gli scarsi viaggiatori della prima classe ; popolata solo la seconda , di paesani : fattori di campagna con sacchi e fagotti , operai con gli strumenti del mestiere , qualche contadina col capo avvolto nel fazzoletto vistoso , due preti che si preparavano a scendere mentre il moto delle ruote si arrestava , per riprendere subito dopo in senso inverso . Sul pontile non c ' erano né viaggiatori né curiosi : solo due marinai della " Lacustre " pronti ad afferrare le gomene lanciate dai loro compagni di bordo . Sbarcato con la sua valigia in mano , Perez si guardò intorno , un poco imbarazzato : Lodovico gli aveva scritto che lo avrebbe rilevato all ' approdo , e non si vedeva nessuno . - Non c ' è una carrozza ? Un omnibus dall ' albergo ? - domandò a uno dei marinai . - Nossignore . A questa stagione c ' è aperto il solo " Grand - Hôtel " , alla Fraida ; ma l ' omnibus scende soltanto alla stazione della ferrovia , a Gozzana . - Si troverà almeno qualcuno che mi porti la valigia e mi insegni la via ? - Dove va ? - Dal signor Bertini , il cognato del dottor Salfi ... - Ah , bene ! - rispose quell ' uomo , con espressione di rispetto , udendo pronunziare i due nomi . - Aspetti un momento che il battello sia ripartito : proveremo all ' osteria del Morello ; e se mai , sono qua io . Ma quando il " Ticino " liberato dalle gomene , fischiò sul punto di riprendere la corsa , Perez udì il fischio prolungarsi in un tintinnìo di sonagliere . Rivoltatosi , vide un calessino avanzarsi a tutta carriera , arrestarsi di botto dinanzi al pontile : Lodovico lo guidava . - Manca di funicolari , questa tua Promonte ! - gli disse allegramente , caricando la valigia sullo svelto veicolo . - Quando si sta fra le nubi , si fa trovare almeno un ippogrifo ! - Scusami , - rispose l ' altro . - Ho calcolato male il tempo . Ti prego di scusarmi . - Non ti scuso niente affatto : ti ringrazio . Almeno una volta in vita mia avrò potuto pronunziare una parola regale : " Poco mancò non mi toccasse aspettare !..." . Rise della propria facezia ; poi , osservando il cavallino fremente per la corsa vertiginosa e carezzandolo sulla groppa in sudore , esclamò : - Ma guarda questa povera bestiola , come l ' hanno conciata ! ... Ma che maniera di guidare ! ... Denunzieremo il signor padrone alla Società zoofila del capoluogo ! Quando ebbe preso posto accanto all ' ospite , quando il legnetto s ' avviò per la salita , gli mancò il cuore di scherzare . Se non avesse visto l ' amico suo da tre anni invece che da tre soli mesi , l ' opera del tempo avrebbe spiegato la trasformazione operatasi in lui ; il solo dolore dell ' anima non poteva averla prodotta . I capelli delle tempie erano quasi tutti incanutiti ; sul viso scarnito e soffuso d ' un lividore malsano le occhiaie si erano gonfiate d ' umore , come negl ' infermi di nefrite ; i solchi delle rughe erano più profondi , le vene temporali più turgide e serpiginose . Bisognava domandargli : " Soffri ? Perché non ti curi ?..." ma le parole gli morivano sulle labbra , per paura di toccare la piaga secreta di quell ' anima in pena . Egli stesso ruppe il silenzio per domandargli : - Sei partito iersera ? - Iersera . - Hai fatto colazione ? - Sì , male , a bordo . - Prenderai qualche cosa arrivando . - No , grazie ; aspetterò il pranzo , oramai . Il cavallino scodinzolava , dondolava la testa , annitriva , quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l ' erta della via tagliata sul vivo e nudo fianco della montagna . - Che vista ! ... - esclamò Perez , volgendo lo sguardo al lago , che dall ' altezza gradatamente crescente si slargava , svelando tutte le sinuosità delle sue coste , tutte le macchie dei paeselli adagiati sulle rive o inerpicati su per le frastagliate pendici . - Una lastra d ' acciaio , - riprese lo spettatore ammirato ed estatico , - in fondo a una conca di lavagna : guarda che stupenda intonazione ! ... È questo il punto da dove prendesti il bozzetto che mi mandasti dopo la prima rappresentazione del " Fascino " ? ... Ma nel tuo quadretto c ' è il sole , c ' è l ' azzurro , c ' è il verde ... Tacque , per la rinnovata paura di toccare un tasto falso . Dopo un ' altra lunga pausa domandò : - A casa tua stanno tutti bene ? - Bene , grazie . Come affrontare l ' argomento scottante ? Come riprendere la conversazione interrotta da tre mesi , all ' arrivo del " Senegal " , dopo quanto aveva saputo ? ... Accompagnato l ' amico alla stazione , quella sera , con vane parole di esortazione alla calma , con la viva raccomandazione di non lasciarlo almeno senza notizie , non aveva più ricevuto da lui se non qualche cartolina illustrata da diverse città e stazioni climatiche svizzere . Gli aveva scritto egli stesso ; ma la sua lettera , diretta alla posta di Lucerna , non doveva essergli pervenuta , perché era rimasta senza risposta . Aveva chiesto di lui a sua sorella , a Promonte , ed ella gli aveva fatto sapere che era tornato lassù , con lei , ma in condizioni di salute e di spirito che la impensierivano . Si era proposto di chiedere qualche giorno di licenza per andarlo a trovare , quando una strana lettera gli aveva preannunziato l ' imminente scioglimento del dramma . Sulla busta , con l ' intestazione del " Grand - Hôtel " di Fraida - una frazione di Promonte , dall ' altra parte del lago - la scrittura dell ' indirizzo gli era riuscita ignota . Cercata , prima di leggere , la sottoscrizione , il nome di Rosanna Lariani lo aveva stupito . Che mai poteva volere da lui ? ... Ella gli si rammentava , evocando rapidamente i ricordi di Valsorrisa ; poi gli chiedeva senz ' altro un favore . Al suo matrimonio , contratto civilmente nella Stanlesia , era mancata - narrava - la benedizione religiosa ; un po ' tardi , ma in tempo , aveva deciso , d ' accordo col marito , di accostarsi all ' altare ; per evitare l ' indiscreta curiosità dei conoscenti , sarebbero andati a sposarsi in un paesetto fuori mano , a Promonte sul Lago , la terra natale del comune amico Bertini ; e poiché questi aveva accettato di essere suo testimonio , ella chiedeva a lui stesso se voleva servire da testimonio al marito ; in caso affermativo , lo pregava di trovarsi lassù per la mattina del 27 ottobre , alle 7; la cerimonia si sarebbe celebrata , beninteso , con estrema semplicità , senza la minima concessione alle consuetudini mondane , senza nessun altro spettatore fuorché i due amici testimoni , ai quali era data viva preghiera di astenersi da ogni formalità , di non darsi altro disturbo fuorché quello di assistere al compimento del rito ... Naturalmente egli aveva risposto accettando , annunziando anche a Lodovico che sarebbe arrivato con la seconda corsa del 26 . Nulla gli aveva chiesto di spiegargli , come se avesse compreso ogni cosa ; e in verità , quantunque ignorasse quanto era sopravvenuto , aveva intuito la gravità della crisi . Per ribadire l ' anello che la legava al marito , bisognava che quella donna volesse sottrarsi all ' amante ; ma perché mai , allora , proprio l ' amante doveva assistere a quelle nozze ? Un secreto accordo era intervenuto fra loro ? Ma allora che cosa crucciava , quale pena rodeva l ' amico suo ? - Volendo ripartire domani , - gli domandò , per dire qualche cosa , per interrompere il silenzio penoso , - quale corsa mi conviene prendere ? - Quella del pomeriggio . La mattina il battello in discesa passa alle 5; bisognerebbe levarsi alle 3 per giungere in tempo . - No , non ho furia ; preferisco aspettare . Tacque ancora ; poi ridomandò : - E tu , ti tratterrai un pezzo quassù ? ... Tornerai a Firenze ? ... Che cosa ti proponi di fare ? L ' interrogato si voltò a guardarlo con espressione di meraviglia . - Mi tratterrò ? ... Dove andrò ? ... Che cosa farò ? ... Pareva in preda a un grande stupore , come se le domande fossero troppo bizzarre e stravaganti . - E tu , lo sai che cosa farai ? ... Lo sa nessuno , quel che farà ? ... Conosci qualcuno che faccia ciò che vuole ? ... Ah , sì ! ... Un carro in discesa era apparso da una svoltata e s ' avanzava incrociandosi col calessino . L ' uomo che lo guidava , un contadino di dubbia età , con le labbra sottili interamente sbarbate , gli occhietti lucenti , il collo avvolto in un fazzoletto , salutò profondamente , cavandosi il berretto . - Riverisco , signoria ! - Ciao , Pin ! ... - gli gridò lo scultore , improvvisamente animato , con un sorriso ed un gesto vivace . - Tien duro , Pin ! ... Non mollare ! ... Vendiamolo caro , quel seme . - Stia pur sicuro ! ... - gridò a sua volta il passante , con un riso sonoro . - A Pinella Scórcola non la fanno mica ! ... - Bravo Pinella ! ... Ma gettata quella voce d ' approvazione all ' uomo già lontano , lo sguardo del dolente si spense . - Quel bruto , sì , fa ciò che vuole ; sa quanto deve vendere il suo raccolto , come può frodare il compratore . - Dando un colpo di frusta al cavallo che trasalì e quasi s ' impennò all ' inusato maltrattamento , soggiunse : - Tu lo sai ciò che vuoi : arrivare presto alla stalla , mangiare il tuo sacco di biada ... Ma io , ma noi ... - È vero ! - mormorò Perez , chinando il capo , pensando alla stranezza del caso che lo faceva salire su quell ' alpe per assistere alle rinnovate nozze d ' un uomo che non conosceva e della donna per cui l ' amico suo spasimava . Ma Lodovico , con voce rauca , strozzata da un colpo di tosse , ribatté : - È vero , che cosa ? ... C ' è qualche cosa di vero ? ... C ' è qualche cosa di reale ? ... Io ti domando se questa scena che ci sta dinanzi esiste , se noi che parliamo esistiamo , se l ' universo e la vita hanno nulla di consistente ... Divago ? Hai paura che mi giri ? - Vedo che soffri . - Ora ? In questo momento ? No . Ora non soffro . Perez tentò di prendergli la mano guantata che stringeva le redini , esclamando : - Lodovico , lasciami dire ... Ma egli continuò , come se non avesse udito l ' interruzione : - Ora mi par di sognare ... Ti giuro che il solo sentimento ancora vivo in me è lo stupore ... Non mi riconosco , non riconosco niente intorno a me ... Tutto ha un senso nuovo , insolito , impenetrabile ... La memoria m ' inganna ... Ho tardato a ordinare che attaccassero perché non pensavo più che tu dovessi arrivare a quest ' ora ... quantunque il motivo del tuo viaggio ... quello , no , non mi fosse uscito di mente ! ... Rise d ' un riso così doloroso , che Perez ripeté con una nuova effusione il gesto , gli strinse con più forza la mano ed espresse finalmente tutta la sua inquieta curiosità domandando , a frasi rotte , per accenni : - Ma perché ? ... Che cosa significa ? ... Siete d ' accordo ? ... Con quale intenzione ? ... Abbandonate le redini per rispondere alla stretta della mano amica , Lodovico mormorò , battendo le ciglia sugli occhi stanchi : - Perché ! ... Perché questa è la logica , dice , della nostra situazione ... Perché il nodo che la stringe a suo marito è troppo saldo , perché quell ' uomo soffrirebbe troppo nel perderla , perché i figli non possono essere abbandonati ... - Va bene ; ma quale necessità di compiere la nuova cerimonia ? ... - Non potendo disfare questo nodo , bisogna , dice , rinsaldarlo . Si sono sentiti , dice , poco maritati dalla legge africana , che consente il divorzio con estrema facilità ; vogliono , vuole , una conferma irrevocabile . - E tu , proprio tu , devi servirle da testimonio ? - Io . E la cerimonia deve celebrarsi proprio qui , nella chiesa del mio paese ; e tu , il mio migliore amico , il mio confidente , anche tu devi esser presente . - Lo so , ma non capisco . Perché ? - Perché ! Forse perché io non possa dubitare che il suo proponimento è stato attuato ; perché neanche in sogno io creda più alla possibilità che torni libera . - Ma dunque ... volevi che divorziasse ? Il dolente strinse anche più forte la mano fraterna . - Non posso vivere senza di lei . - Volevi sposarla ? ... - insisté Perez , stupito . - Ti pare incredibile ? Non te ne sai dare ragione ? ... Ma capisci ora la parte che questa donna ha presa nella mia vita ? ... Sì , ho voluto unirla a me , per sempre ... E la perdo , invece , per volontà sua , unicamente . E non posso maledirla ... Tu che studi il cuore umano , studia questo caso : ella mi sfugge perché mi ama . Questa è , dice , la più gran prova d ' amore che m ' abbia data . Ascolta , tu che passi come me la vita a cercare immagini di bellezza : io le dissi un giorno , ai primi tempi dell ' amor nostro , che bisognava fare una cosa bella di questo nostro amore , che bisognava salvarlo dalla corruzione , dalle volgarità ... Quando mi è parso che la dissoluzione del suo matrimonio e la nostra unione fossero ciò che di meglio potessimo fare per la bellezza dell ' esempio che avremmo dato al mondo , ella ha sdegnosamente sorriso , mi ha dimostrato che ci saremmo odiati il domani delle nostre nozze ; mentre , dal momento che ci saremo uniformati alla necessità , che avremo sacrificato il nostro piacere al dovere , che avrò assistito alla benedizione del suo anello nuziale , la nostra fiamma purificata arderà più alta , la stessa memoria dell ' amor nostro sarà benedetta ... La sua voce si spense in un brivido . Lasciata la mano del compagno , riafferrò le redini , le trasse forte a sé , fece arrestare la bestia e balzò a terra . - Lodovico ! Che fai ? - Nulla : mi muovo . Perez scese anche lui , gli si pose a fianco , incapace di proferir parola . Sentiva l ' inutilità di qualunque commento , l ' intimo accordo dei loro giudizi nel riconoscere che quella soluzione era veramente la più degna , la sola degna . Soltanto , mentre egli la considerava teoricamente , da spettatore disinteressato , il cuore dell ' amico suo sanguinava . Come confortarlo ? Che dirgli ? Il cavallo , nonostante la minor gravezza della soma e la minore pendenza della strada già presso al termine , non aveva modificato l ' andatura . Ora il lago era scomparso dietro le spalle dei viandanti , in una insenatura della montagna si scorgeva il paesetto con le sue casette bianche sparse come un gregge intorno ad una massa alta e scura : la chiesa . Fra poche ore , lassù , si sarebbe compiuto il rito . Come avrebbe Lodovico sostenuto la commozione ineffabile , se il solo pensiero di ciò che si preparava lo turbava così ? E che cosa sarebbe poi avvenuto dei due amanti ? L ' intenzione di attingere nella benedizione nuziale nuova forza per resistere alla tentazione e tornare al suo ufficio di moglie e di madre , chiudendo nel cuore la fiamma del sentimento vietato , deponeva senza dubbio in favore di quella donna ; ma i migliori proponimenti sarebbero poi valsi contro l ' abito contratto , contro la forza dei ricordi ? Che ostacolo avrebbe ella potuto trovare nel compimento della cerimonia religiosa al proseguimento dei loro secreti rapporti ? Vedendo l ' angoscia dell ' amico , Perez pensava di confortarlo con questo argomento : " Non ti disperare : costei che ti dà una prova d ' amore rifiutando di unirsi a te , ma per restare tua con la memoria , col cuore , tornerà a te , nell ' altro modo , quando vorrai ... " ma uno scrupolo lo tratteneva , un senso come di pudore all ' idea di negare una cosa bella , la saldezza dei buoni propositi di lei , la possibilità che entrambi perseverassero nel sacrifizio . - Partiranno subito ? - domandò tuttavia , per dedurne quando e dove avrebbero potuto rivedersi . - Subito ... Scenderanno a Gozzana per prendere il treno delle undici e cinque . - Tornano a Firenze ? - Per prendere i figli . Ripartono per l ' Inghilterra . - Suo marito non torna in Africa ? Lodovico rispose di no con una mossa del capo . - No ? Non vi torna più ? Con uno sforzo su se stesso , l ' interrogato proferì : - No .... Si è dimesso ... Si stabiliscono a Londra ... A quell ' annunzio , improvvisamente , Perez ebbe la piena coscienza del proprio torto . Il sacrifizio era totale , per volontà di lei , evidentemente ; ella aveva sentito che non bastava unirsi spiritualmente al marito , ma che doveva restare al suo fianco , materialmente , vigilata dal suo affetto , lontana dalla tentazione . Nulla restava da dire per consolare l ' afflitto ; nulla , fuorché lodare la bellezza di quell ' anima ; ma ogni parola di lode non avrebbe aperto una nuova ferita nell ' anima dell ' amante ? Procedettero ancora un pezzo in silenzio ; poi , alla Croce del Calvario , scoprendosi il panorama della Valsilvana , simile ad uno squarcio enorme nel fianco della terra , con le vene denudate del Borchio e della Marsaglia , Perez sostò un momento , volgendo lo sguardo per il paesaggio . - E questo " Grand - Hôtel " di Fraida ? - domandò all ' amico . - Io non me ne rammento . - Dall ' altra parte della montagna , oltre il bosco dei larici . - La conosco , Fraida ; dico che questo albergo due anni addietro non c ' era . - È nuovo , dell ' altro anno . Superato l ' ultimo tratto dell ' erta , il cavallo s ' arrestò al principio d ' un viale piano e diritto . Pareva che l ' intelligente animale volesse significare : " È ora di risalire " . Lodovico , infatti , riprese il proprio posto , seguito dall ' amico . Appena sentì le redini in mano al padrone , la bestia ripartì al piccolo trotto , con la testa alta , scodinzolando . In pochi minuti percorse il viale , sino in fondo alla piazza La chiesa la dominava da una specie di alta terrazza alla quale si saliva per una larga gradinata : una chiesa severa come un castello , munita di due campanili che parevano torri , coi muri disadorni anneriti dall ' età , umidi e rivestiti di musco alla base . Un poco più in alto della chiesa , di fianco , tra una folta macchia di alberi , un vasto e basso casamento , con una specie di rustico portico , formato da colonne di mattoni : la vecchia casa dei Bertini . Il cavallo s ' avviò lentamente per la ripidissima viottola che portava lassù . Sotto il portico i parenti dell ' ospite aspettavano : la sorella , il cognato i nipoti . - Benvenuto ! ... Bentornato fra noi ! ... - esclamo il dottore , con un sorriso cordiale sulla faccia barbuta , stendendo le braccia nerborute a prendere la valigia , a stringere le due mani dell ' ospite . - Da quanto tempo ci aveva promesso questa desideratissima visita ! ... - Si vede - soggiunse la sorella , scrollando il capo precocemente bianco di chiome ; ma roseo e fresco di carnagione - che il nostro paese non gli piace , e forse neanche la nostra casa ! Perez protestò vivacemente : - Signora Laura , non mi mortifichi , adesso ! ... Sarei di difficile contentatura se non giudicassi il paese semplicemente meraviglioso ; e quanto alla loro casa , è proprio sicura che sia tutta loro , dopo che io vi sono venuto ? - Questo è anche vero ! Ma se non esercitate la vostra parte di proprietà , c ' è il caso d ' incappare nella prescrizione ! - Eccomi qui ad interromperla ! ... Come cresce questa gioventù ! ... - esclamò poi , rivolgendosi ai due adolescenti , posando la mano sulle loro spalle , e fermandosi estatico dinanzi alla piccola Rita . - Ma guardate un poco come ci siamo fatte grandi e belle , zitte zitte , senza dirne nulla allo zio del cuore ! ... Non te ne rammenti più , dello zio del cuore ? ... Abbiamo perduto un poco di memoria , intanto che ci siamo fatte signorine ? ... La bimba avvampò . Bruna con gli occhi azzurri , il viso magro e allungato dei Bertini , la personcina slanciata , l ' espressione dolce e patetica , pareva una figura spiccata da un quadro . - Se lo zio del cuore vuol vedere la stanza che gli abbiamo preparata ... - Sicuro che voglio vederla ! E bada bene che se non è bella come quella dell ' altra volta , mi prenderò la tua ! Era ancora la stessa , all ' angolo di mezzogiorno e di levante , con le sue finestre aperte sulle vedute della valle e del lago : un grosso mazzo di violette , in un vaso di cristallo sulla scrivania , la profumava . Egli vi si trattenne il tempo di disfare la valigia , di mettere in ordine le sue cose e cambiarsi ; subito dopo uscì nel salotto in cerca di Lodovico . - Mio fratello è andato un momento fuori - gli disse la signora Laura . - Se avete bisogno di qualche cosa ... - Grazie ! Di nulla ! ... Non sarà nello studio ? ... - Oh , nello studio ! ... - esclamò l ' interrogata , con espressione di profondo rammarico . - Non vi ha posto piede da che è qui ; non ne ha neppure cercato la chiave ! - Non se ne dolga . Lo lasci riposare . - È quel che ho detto per iscusarlo , a chi si lagna della sua inerzia . Vi ha parlato almeno del monumento sull ' Antalba ? - No . - Vedete ? ... Il suo nome fu concordemente suggerito da tutti , quando sorse l ' idea d ' innalzare una grande immagine sacra su quella vetta . Si sono raccolte più di trentamila lire : somma ragguardevole , se pensate che il nostro paese non è ricco , e che , naturalmente , questo denaro dovrà servire alle sole spese vive . Per la scelta del tema si sono interamente affidati alla sua fantasia d ' artista ; monsignor Garbarini , il nostro vescovo , gli ha fatto sapere che se i fondi disponibili non basteranno allo svolgimento di un ' idea grandiosa , supplirà del suo . Ma dopo molte promesse , dopo le calde sollecitazioni rivoltegli da Don Pietro Castelli , il nostro vecchio e buon curato orgoglioso di lui più che un padre del figlio , egli non parla neppure di mettersi al lavoro . Aveva detto che doveva risalire su quel monte , per ispirarsi : dacché è qui , è uscito oggi la prima volta , per venirvi incontro . - Ha lavorato tanto , a Firenze ... - Non è il lavoro quello che lo abbatte così ; io so di quali sforzi è capace quando ha sereno lo spirito ... Sentite , Perez , giacché siamo su questo doloroso argomento ... Noi abbiamo aspettato con tanta impazienza questa vostra visita perché speriamo molto in voi ... Non vedete com ' è ridotto il mio povero Lodovico ? - Mi pare un poco sofferente , infatti . Che ha ? - Lo sappiamo , forse ? ... Mio marito non è riuscito ad osservarlo , non gli ha potuto strappare una sola parola . Dichiara che sta benissimo ! E non digerisce , passa le notti insonni ... - Neurastenia , dispepsia nervosa , probabilmente . - Poterlo credere ! ... Noi facciamo assegnamento su voi , Perez , che gli siete tanto amico , che avete la sua confidenza ... Con noi è chiuso , irritabile a un grado che non posso dirvi ... Interrogatelo , diteci che ha , che cosa possiamo fare per lui ; fate voi stesso qualche cosa per guarirlo ; per divagarlo ... - Proverò , signora Laura ; ma bisognerebbe aver tempo , e disgraziatamente i giorni della mia licenza sono contati . - Già , dimenticavo che siete venuto per la cerimonia di domani , non per noi ... Siete molto più amico di quei signori che nostro ! L ' espressione di fiduciosa preghiera , di cordiale abbandono che aveva animato il suo viso e la sua voce diede luogo , mentre ella proferiva queste ultime parole , a un senso di riserva , quasi di diffidenza . - Amico no , davvero ! ... - protestò Perez . - No ? - Conobbi la signora a Valsorrisa , due anni addietro , quando passammo la stagione lassù con Lodovico . - Giovane ? Bella ? - domandò l ' altra , a denti stretti . - Ma come ? Non la conosce ? - Io no . - Non sono qui col marito , alla Fraida ? - Sì , ho sentito che vi sono tornati da qualche giorno , dopo esservi stati un mese fa , per la richiesta delle pubblicazioni ; ma io non li ho visti , né allora né ora ... Perez tacque un poco ; poi , come spiegando la cosa a se stesso , riprese : - Senza dubbio , nella loro condizione particolarissima , hanno bisogno di solitudine , di raccoglimento ... - Senza dubbio ! - ripeté la signora Laura . - Nessun indiscreto - soggiunse , sottolineando la parola con l ' intonazione della voce e un gesto della mano - li disturberà . - Però , con loro ... coi parenti di Lodovico ... - Ma già : è quel che si potrebbe pensare , se gli sono tanto amici da scegliere proprio il suo paese per compiervi questa ... Non pronunziò la parola ; dopo una breve reticenza riprese : - Non mancavano certamente siti fuori mano , in Toscana ... se stanno a Firenze ... - Vi sta la signora . Il marito è rimasto finora in Africa , nella Stanlesia ... Suo fratello non le ha narrato ? - Lodovico non è stato mai molto loquace ; ora , poi ... Parve che ella volesse aggiungere qualche cosa , ma si rivoltò a un tratto udendo rumore di passi : lo scultore apparve sull ' uscio . - Laura - disse alla sorella - non mi riesce di trovar la chiave dello studio . Dove l ' avranno cacciata ? - L ' ho serbata io . Ti serve ? - Bisognerebbe aprirlo per mettervi un po ' d ' ordine . - Subito . Faccio da me , o vieni anche tu ? - No , io resto con Perez . I due amici uscirono sulla terrazza . Il velo della nebbia si era sollevato un poco ; un sole pallido , senza raggi , pendeva sulla cima Antalba . - Ho sentito del monumento sacro che vogliono innalzare lassù - disse Perez - Ti disponi a lavorare ? - Io ? ... Se mi dài un ' idea , se mi spieghi che cosa debbo fare ! ... Si appoggiò a una delle colonne , strappò alcune foglie gialle dalla vite che vi si attorcigliava , e soggiunse , pianissimo , come parlando tra sé : - Domattina verrà qui . - Ho sentito che tua sorella non la conosce ancora . - No . Non ha voluto conoscere nessuno dei miei , non ha voluto entrare in questa casa , prima della funzione sacra ... Perez chinò il capo in atto d ' approvazione , senza pronunziare le parole di lode che gli venivano alle labbra . - A proposito ! ... - esclamò poi , - vorrei dirti una cosa ... La signora Lariani mi scrisse di astenermi dalle solite formalità ; ma fiori vorrei pure mandarne ... anche come annunzio che sono arrivato . Lodovico rispose , con lo stesso tono raccolto : - Fiori , sì . Li mando anch ' io ... - Ne avete sempre tanti , in giardino ? Tuo cognato li coltiva con la stessa passione ? - Sempre ... La piccola Rita attraversava in quel momento la terrazza correndo . Visti i due amici , si fermò di botto . - Rita , - le domandò lo zio , - dov ' è tuo padre ? - L ' hanno mandato a chiamare da Cecco della Gervasa ... Dice che sta molto male . - E tu dove vai ? - In giardino , a coglier fiori per la cappella del Redentore . - Lasciane , dei belli ... Ne ho bisogno . - Eh ! ... - rispose la bimba , facendo col braccino un gesto largo . - Prima che li colga tutti ! ... Ma se vuoi scegliere , perché non vieni con me ? - Mi pare che la mia nipotina del cuore abbia proprio ragione - approvo Perez . - Andiamo anche noi . Si avviarono . Dietro l ' edificio principale , oltre la corte interna , dirimpetto ai corpi rustici , il vecchio granaio che lo scultore aveva trasformato e adattato a studio già mostrava il grande uscio e le finestre spalancate La signora Laura , vedendo passare la piccola brigata , venne innanzi sulla soglia . - Dove andate ? - In giardino - rispose Rita . - Laura , - soggiunse lo scultore , - io e Perez abbiamo bisogno di fiori , per stasera . - Ma ... - fece ella , esitante , e quasi con un moto di contrarietà . - Domani , veramente , bisognerebbe ornare la cappella , alla Guardiola . Un lampo passò nello sguardo di Lodovico . Egli rispose , con voce dura : - Se bisogna ornare la cappella , cercheremo altrove ... - Ma no , ma no ... fa ' pure ... ce ne sarà per tutti ... - soggiunse tosto la signora Laura , riguardosa a un tratto , e come pentita delle prime parole mentre suo fratello , voltatosi verso la bambina , le ingiungeva brevemente : - Rita , andiamo ! La bimba , quasi comprendendo il secreto dissenso dei parenti , si voltò a guardare la madre coi grandi occhi inquieti , poi si mosse dietro allo zio . Allora , con voce concitata e dolente , la signora Laura trattenne un istante l ' amico . - Vedete , Perez ? ... Ha preso fuoco ... Che gli ho detto ? - Sst ! ... Stia zitta ! ... Venga , venga con noi ... - E procedendo a brevi passi , in modo da far crescere la distanza dai due che li precedevano , l ' ospite riprese : - Scusi , mia buona amica , ma neanche a me sembra che la nostra richiesta le abbia fatto molto piacere ... Vivacemente , schiettamente , ella confessò : - È vero , sì ... e ve ne chiedo scusa ! ... Ma che volete ! ... Se dovessi dirvi che vediamo con molta simpatia questa donna , non sarei punto sincera . - Mi permette di dirle che ha torto ? - Perché è venuta qui ? Perché si nasconde da noi ? Che cosa significa questo tardivo matrimonio religioso ? Che cosa vuole da mio fratello ? ... No , Perez : bisogna che vi dica tutto , una buona volta .. Io sento che il male di Lodovico viene da lei . Egli rispose , con voce grave : - Il male , ma forse anche il bene . - Come sarebbe a dire ? Erano sulla soglia del giardino , dove lo scultore e la sua nipotina cominciavano ad aggirarsi , chinati sulle aiuole , sui vasi , sulle piccole tettoie che riparavano le piante più delicate dalle intemperie . - Signora Laura , a una donna d ' alti sentimenti come lei si può , si deve anzi dir tutto , affinché giudichi serenamente ... La signora Lariani è stata una grande passione di Lodovico ; non è mancato per lui se , invece di rendere indissolubile il nodo coniugale , ella non lo ha sciolto , chiedendo ed ottenendo il divorzio in Africa per sposare suo fratello . Lei stessa si è opposta a questo disegno ; lei stessa , stringendosi al padre dei propri figli , rende impossibile la pazzia che Lodovico avrebbe commessa a cuor leggero . Non ha voluto lei stessa conoscere nessuno di loro , finché la benedizione nuziale non avrà cancellato il ricordo del legame colpevole e riscattato l ' errore . - Ah ! ... - fece la signora Laura , fermandosi e guardando l ' ospite con un senso d ' immenso stupore . - Domani , dopo la cerimonia , prima di partire per l ' Inghilterra , dove vanno a stabilirsi , verrà qui . Veda lei , nella sua bontà , nella sua giustizia , se merita di essere accolta ostilmente ... IV Il rito Il domani , all ' alba , mentre ancora tutta la casa era immersa nel sonno , Perez fu destato dalla cameriera che venne a portargli il caffè . Si levò , si vestì rapidamente , e andò a picchiare all ' uscio di Lodovico . Lo trovò seduto alla scrivania , con la testa fra le mani : vedendo il letto non ancora disfatto e le molte carte strappate nel cestino , comprese che aveva passata la notte a scrivere ed a stracciare i suoi scritti . - Se la cerimonia è per le sette , - gli disse , senza dare a dividere d ' essersi accorto di nulla , - non abbiamo molto tempo da perdere . - Sono pronto . Uscirono insieme nella corte , montarono sul calessino già attaccato , guidato questa volta dal fattore , che prese la via della Fraida . Non scambiarono una parola durante il breve percorso , sotto il bosco dei larici . La nebbia si era riaddensata , nella notte , ma un vento fresco che cominciava a levarsi la discacciava ora lungo le coste dei monti , la faceva svaporare dalla valle come da una immensa caldaia . Una carrozza a quattro posti stava ferma dinanzi al cancello del " Grand - Hôtel " ; gli sposi aspettavano nel salottino del pian terreno rialzato . In un semplicissimo abito da viaggio , di color grigio , senza trine , senza nastri , con una sola spilla al colletto , formata da tre serpentelli annodati in un triplice simbolo di eternità , la signora Lariani , in piedi accanto alla finestra , leggeva un libro che posò sul davanzale per volgersi ai sopravvenuti . - Grazie dei fiori ! - disse , mostrando i mazzi disposti in due grandi vasi sul pianoforte . - Grazie a voi , Perez , d ' avere accettato ... - Rivolta al marito , presentò : - Domenico Perez , Francesco ; il dotto e l ' artista di cui ti ho tanto parlato , che ci fa il piacere di esser tuo testimonio . Il colonnello Harrington gli strinse la mano , dicendo in un italiano alquanto dentale : - Le sono molto grato dell ' onore che mi fate . - Lieto e fortunato io stesso ... - Sono le sette precise , - riprese ella , dopo aver guardato l ' orologio , e rivolgendosi allo scultore , a cui il colonnello si era avvicinato , salutandolo con molta cordialità . - Non si potrebbe essere più puntuali ! Il tempo di prendere una tazza di tè : volete ? - Grazie , no ... - si scusò egli , inchinandosi . - Allora voi , Perez ? - Volentieri , signora . - Poco latte o molto ? - Moltissimo . - Quante altre volte siete venuto quassù ? - gli domandò ancora , servendolo . - Tre o quattro ; ma non mi sono bastate . Bisognerebbe viverci tutta la vita . - Tutta è forse troppo ; ma pochi luoghi , veramente , ho visto di una bellezza così perfetta . È vero , Francesco ? - Sicuramente , - confermò l ' interrogato , cominciando ad infilarsi i guanti . - Vi sono paesaggi di più maestà , ma nessuno così ... così graceful . - Ben detto , - approvò Perez . - La grazia è propriamente la qualità di queste linee . - Do you speak english ? - Yes , Sir . - I am very glad ... Mentre essi parlavano in inglese , ella s ' avvicinò a Bertini , che sfogliava il libretto da lei lasciato sul davanzale della finestra . Era un opuscolo di poche decine di pagine , legato di tela verde con fregi d ' oro ; sul fronte miniato si leggeva : " Il Matrimonio cristiano , con l ' aggiunta della Messa per gli sposi " . Ogni pagina , inquadrata di rosso , era divisa in due colonne : una per il testo , l ' altra per la traduzione della Benedictio anuli e della Missa pro sponso et sponsa . - Io non sono dotta come voi , - spiegò ella , con un sorriso di scusa . - Ho bisogno di aiuto per comprendere le formole del rituale . Egli rispose , senza alzare lo sguardo , continuando a sfogliare macchinalmente le pagine : - È un latino molto facile . - Sì , quello della messa comune lo conosco anch ' io ; ma vi sono parti nuove , in quelle che andiamo ad ascoltare ... A questo proposito ... S ' interruppe , sollevò le mani , si trasse dal dito l ' anello nuziale , e glielo porse . Egli depose il libro , senza stendere la mano . Il suo sguardo pareva cieco ; il viso era livido e inespressivo come una maschera . - Prendete , custoditelo ; tocca a voi consegnarlo al sacerdote . La mano che egli sollevò lentamente tremava ; quando ella vi ebbe deposto il cerchietto d ' oro , si abbassò come gravata d ' un peso insostenibile . - Stanlesia has been founded twenty years ago - spiegava il colonnello a Perez ; - it is a free State of english speaking people ... - Se non vi dispiace , - diss ' ella , volgendosi dalla loro parte , - continuerete la vostra conversazione in carrozza ; ora è tempo d ' andare ... Raccolse da una poltrona i guanti e il mantello , che Perez corse a reggerle ; poi , preso il libretto della messa nuziale , disse a Bertini che chiudeva con un gesto automatico l ' anello nel portamonete : - Datemi il braccio . Si avviarono così , a fianco l ' uno dell ' altra . Ella era , come sempre , perfettamente padrona di sé , sciolta nelle mosse , serena nel viso . Il braccio di lui tremava tanto , il suo passo era così malfermo , che ella sostò un momento , nel giardino . - La mattinata è fresca . Vi levate mai così presto ? - Talvolta ... Tremava anche la sua voce , pareva che egli non potesse più dominarsi . Ella si volse a guardare dietro di sé . Perez , rimasto solo mentre il colonnello dava ordini al portinaio ed al cameriere , si avanzava a raggiungerli . - Quanto tempo è , Perez , gli domandò - che assisteste in duello il vostro amico ? - Molti anni , signora ; troppi anni ! ... - Sottolineando con l ' espressione della voce e dello sguardo l ' esortazione al coraggio che era nell ' allusione di lei , soggiunse : - Ti rammenti , Lodovico ? Sopraggiunto il marito , salirono in carrozza : ella prima , additando a Bertini il posto accanto al suo ; Perez e il colonnello poi , sedendo sui posti dirimpetto . Il vento , ringagliardito , aveva squarciato il velo della nebbia ; candidi lembi ne rimanevano ancora attaccati alle asperità delle montagne , simili a brandelli d ' una gran veste lacerata ; fiocchi di vapori s ' insinuavano fra i solchi della terra in modo da porne in evidenza tutta la plastica . - La cima Antalba è quella ? - domandò ella , rivolta a Bertini , e additando la vetta più alta della Gobba del Cammello . - Sì . - Lassù dovrebbe sorgere il vostro monumento ? Egli rispose con una impercettibile scossa delle spalle . Riprendendo l ' animato discorso in inglese col marito , Perez non lasciava con gli occhi l ' amico , e il ricordo evocato dalla signora Lariani si precisava ora nella sua memoria . Nella prima gioventù , forse più di venti anni addietro , in seguito a una discussione artistica invelenitasi e degenerata in diverbio , egli aveva assistito Lodovico sul terreno , a Roma . In una simile mattinata autunnale , lungo la via Appia , si era trovato seduto come ora dinanzi al compagno in procinto di battersi ; ma il pericolo a cui il giovane andava allora incontro lo aveva reso loquace , ilare , quasi felice , mentre l ' uomo maturo pareva ora smarrito all ' appressarsi dell ' ultimo atto della sua ultima passione . Salita e girata dalla parte del monte , la carrozza venne ad arrestarsi dinanzi alla porticina destra della chiesa : la sola aperta , delle tre . Le poche persone che stavano giù nella piazza volsero appena il capo : certamente la curiosità di assistere ad una cerimonia nuziale le avrebbe spinte a raggiungere la comitiva ; ma nessuno sospettò che a quell ' ora , senza apparato , si stesse per celebrare un matrimonio : evidentemente i forestieri accompagnati dal signor Bertini andavano visitando le cose notevoli di Promonte . Dall ' interno , il tendone di pelle imbottita che difendeva l ' entrata della porticina si sollevò : il vecchio custode apparve , inchinandosi a tutti , salutando con rispettosa cordialità lo scultore . - Signor Lodovico , suo servo . Ella domandò entrando : - Non vi è qui un ' opera del signor Bertini ? - Eccola ! - rispose il vecchio , additando l ' acquasantaio . Un grande angelo , con le ali raccolte , lo sguardo al cielo , le braccia protese ed arcuate , reggeva con ambe le mani un ' anfora antica . Le forme disegnate sotto il peplo leggero erano quelle d ' un adolescente , senza sesso , o piuttosto ambiguamente partecipe dei caratteri dei due sessi : un divino ermafrodito , agile e forte come un efebo , coi fianchi e il seno soavi d ' una giovinetta canefora , il viso d ' una bellezza ideale e propriamente oltreumana . - Pare un Donatello , - disse il colonnello , rompendo il silenzio . - Infatti ! - rispose Perez , molto stupito d ' udire un così sagace giudizio artistico in bocca ad un uomo d ' arme piovuto dall ' estrema Africa orrenda . Il vecchio , con voce tremante di orgoglio e di tenerezza insieme , soggiunse : - Il signor Lodovico aveva appena vent ' anni quando lavorò per la sua chiesa ... Questa è la chiesa del signor Bertini ... Qui sono sepolti i suoi nonni , qui si sposarono i suoi genitori , qui fu tenuto a battesimo ... Me ne rammento come fosse ieri , e se ne rammenta Don Pietro ... Lì , dinanzi al fonte ... la sua sorellina e gli altri bambini che reggevano i ceri ... ed era buono anche nelle fasce , il nostro signor Lodovico ... Lo scultore pareva non udisse , considerando il marmo ; ma non pareva neanche che vi riconoscesse l ' opera propria , tanto il suo sguardo era attonito . - Ora si aspetta la statua che lavorerà per la cima Antalba ... L ' ha promessa a Monsignore ! ... Chi sa che bellezza ... Perez tagliò corto , osservando : - Non facciamo aspettare il signor curato . Per la navata di destra , nella cui penombra splendevano le luci delle lampade votive , la comitiva s ' avviò alla sacristia . Don Pietro , già vestito del camice e della pianeta , finiva di cingere la stola ed il manipolo : vecchissimo , con una tenue aureola di capelli bianchi intorno alla fronte ed alla nuca che parevano scolpite nell ' avorio antico , egli manteneva ancora diritta l ' alta persona , e solo le sue mani tremavano un poco . Le distese ai sopravvenuti , chinando la bella testa in atto di saluto , e disse : - Se gli sposi vogliono udire la lettura del " Contrahant " , non resterà poi che apporre la loro firma , con quella dei testimoni , dopo la cerimonia . Assentendo tutti , prese dalle mani del chierico il foglio e lesse la formula di consentimento dell ' autorità ecclesiastica . Poi chiese : - L ' anello ? Ella si volse a Bertini : ma poiché pareva che questi non comprendesse , spiegò : - Bertini , volete dare l ' anello al reverendo ? Allora soltanto egli trasse il cerchietto d ' oro e lo consegnò al sacerdote . Tutti tornarono in chiesa . Non vi erano se non due donne , due contadine , inginocchiate sotto il pergamo . Gli ori dell ' altare rifulgevano alla luce dei ceri che il sacrista veniva accendendo . Due inginocchiatoi stavano disposti sopra un breve tappeto , poco discosti dal primo gradino , per gli sposi ; più indietro , due sedie per i testimoni . Il celebrante salì sull ' altare , lentamente , sostando ad ogni gradino . Fece l ' atto di genuflettersi , distese le braccia , chinò la fronte e baciò la tovaglia . Poi , ridisceso , si appressò agli sposi . Nel silenzio augusto domandò con voce solenne : - Voi , Francesco Patrizio Harrington , volete prendere per vostra legittima moglie , secondo il rito di Santa Romana Chiesa , Rosanna Lariani ? Rigidamente composto , come dinanzi ad un capo , come sulla fronte del suo reggimento , l ' interrogato si sciolse dall ' atteggiamento marziale , s ' inchinò e disse con voce vibrante di commozione contenuta : - Sì . - E voi , Rosanna Lariani , volete prendere per vostro legittimo marito , secondo il rito di Santa Romana Chiesa , Francesco Patrizio Harrington ? Ella che reggeva con le due mani intrecciate il libretto , a testa china , prosciolse le braccia , rialzò la fronte e rispose fermamente : - Sì . Un senso d ' indefinibile inquietudine guadagnò l ' animo di Perez . Senza volgere il capo egli guardò con la coda dell ' occhio alla sua destra . Lodovico , ritto dietro la seggiola , ne aveva strettamente afferrata la spalliera con una mano ; l ' altra , con la quale reggeva il cappello , era scossa da un tremito violento . Col viso cadaverico , le mascelle contratte , lo sguardo fiso e ardente , era evidente che faceva uno sforzo straordinario per non tradirsi . Ma già , alzate le braccia paterne , distese le venerabili mani tremolanti , socchiusi i miti occhi , il sacerdote pronunziava con voce ispirata le parole irrevocabili : - Ego coniungo vos in matrimonium , in nomine Patris , et Filii , et Spiritus Sancti . L ' inquietudine , la commozione , il turbamento di Perez , al pensiero della tempesta che imperversava in quel punto nel cuore dell ' amico , divennero insostenibili ; col bisogno di reagire , di scuotersi , di far qualche cosa , depose il cappello sulla seggiola e cominciò a cavarsi i guanti . Ora , risalito sull ' altare , il sacerdote iniziava la cerimonia della Benedizione , proferiva le formule alle quali l ' accolito dava le dovute risposte . - Adiutorum nostrum in nomine Domini . - Qui fecit coelum et terram . - Domine , exaudi orationem meam . - Et clamor meus ad te veniat ... Quale secreta virtù possedevano le parole antiche , le formule che per secoli e secoli erano state ripetute dalle anime pie , che per secoli e secoli avrebbero echeggiato sotto le volte sacre al raccoglimento ed alla penitenza , sopra le culle e sopra le bare ? Appartenevano ad una lingua non più parlata dagli uomini , ma eternamente viva , come la più propria espressione della preghiera . E il significato ne era così chiaro , si traduceva così facilmente anche agli ignari : - Benedici , Signore , questo anello che noi nel tuo nome benediciamo , affinché colei che lo porterà , tenendo integra fede al suo sposo , rimanga in pace e nella volontà tua , ed in carità scambievole sempre viva . Per Cristo Signore nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . Il cerchietto d ' oro era stato deposto in un vassoio d ' argento . Curvata l ' alta persona a prendere l ' aspersorio che l ' accolito gli porgeva , il sacerdote tracciò con mano non più tremante un segno di croce sul simbolo ; poi lo consegnò allo sposo , che lo passò all ' anulare sinistro della donna sua . - In nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo . - Così sia . - Conferma , Signore , ciò che noi operammo . - Dal tempio santo tuo che è in Gerusalemme . - Kyrie eleison ... Allora accadde una cosa terribile . Come un brivido sonoro , come l ' anelito e il gemito d ' un ' anima ferita e penante echeggiò sotto le volte della vecchia chiesa ; poi la voce potente dell ' organo si affermò , si modulò , si svolse nelle note lunghe e gravi d ' un canto solenne . Perez si sentì opprimere il petto e mozzare il fiato e velare lo sguardo da una commozione veemente , che un repentino moto di collera soffocò e poi disperse . Chi aveva ordinata quella musica ? Alla cerimonia da celebrare con estrema semplicità , chi aveva aggiunto l ' irresistibile prestigio di quel canto d ' implorazione , di fede e di speranza ? Non bastava il tormento inflitto allo spettatore di quelle nozze ; bisognava anche , per colmo di raffinatezza , esasperarlo con la sottile e profonda malìa dei suoni e dei ritmi ? ... E col cuore tremante di carità imponente , sapendo di non poter far altro che appagare il secreto senso di curiosità sempre vigile nel suo spirito indagatore , egli si volse a guardare l ' amico . Lodovico Bertini era rimasto nello stesso atteggiamento , con la destra alla spalliera , con l ' altro braccio pendente lungo il fianco ; ma non tremava più , non si stringeva con la forza di prima al sostegno . Pareva che tutte le sue membra rilassate si fossero rapprese in quella positura ; soltanto la fronte si era abbassata , e dalle palpebre gonfie le lacrime sgorgavano , solcavano le guance emaciate , stillavano a terra . I coniugi gli voltavano le spalle ; l ' officiante , sull ' altare , era intento alla celebrazione del rito : nessuno poteva scorgere il suo pianto . Se anche lo avessero scorto , egli non sarebbe riuscito a frenarlo . Non piangeva da tanto tempo , dalla notte passata in viaggio , sul treno , con lei . Non aveva più pianto , alla stazione di Milano , vedendola andar via con quell ' uomo a cui aveva dovuto stringere la mano e rivolgere parole senza nesso né significato . Non aveva pianto neanche dopo averli riveduti entrambi , alla Fraida , invitato da lei , quando vi erano venuti per le pubblicazioni ; dopo averla udita annunziare che , insieme con Perez , egli , egli stesso , sarebbe stato testimonio alle nozze , e che , compiuta la cerimonia e ripresi i figli a Firenze , sarebbero andati a stabilirsi in Inghilterra . Tutte queste cose lo avevano troppo stordito , come colpi di mazza sulla nuca . Le poche parole scambiate da solo a sola con lei , in un momento di libertà , gli avevano dimostrato che nulla gli restava da fare se non obbedirla , fino all ' ultimo , covando il suo corruccio , nutrendosi del suo dolore . Durante l ' ultima notte aveva vegliato , tentando di significarlo , per lei ; cercando parole che non sarebbero più uscite dalla memoria , che le avrebbero eternamente attestato la forza della sua passione , che l ' avrebbero implacabilmente accompagnata , come la voce del rimorso , come il rantolo dell ' agonia ; ma aveva lacerato tutte le sue scritture , non trovando neppur una espressione capace di rendere tutto il suo pensiero , giudicando vana la ricerca , artificioso lo studio , riconoscendo l ' inutilità d ' ogni tentativo di influire in qualunque modo su quell ' anima risoluta ed inflessibile . Era rimasto inchiodato sulla poltrona , innanzi alla scrivania , con le membra di piombo , con gli occhi aridi e bruciati . Aveva trasalito all ' arrivo dell ' amico , rabbrividito al freddo dell ' alba autunnale , tremato entrando nell ' albergo , ritrovandosi dinanzi a lei ed all ' uomo che gliela portava via senza speranza più di ritorno . Quando ella si era tolto dal dito l ' anello nuziale , affidandoglielo , per poco non lo aveva lasciato cadere , ma non già in un impeto di ribellione , bensì dalla violenza dello stordimento . Egli , egli stesso , che aveva voluto spezzare quell ' anello e dargliene uno suo , per la vita e per la morte , egli stesso doveva ora custodirlo affinché un altro lo ripassasse , benedetto , al suo dito , per la vita e per la morte ? ... Nulla aveva più avuto senso , durante il ritorno a Promonte , in carrozza , in chiesa , dinanzi all ' opera giovanile , alla statua scolpita da qualcuno di cui si era rammentato confusamente , come di una conoscenza perduta , come di un morto . Delle parole del custode non aveva compreso altro che l ' evocazione dei suoi morti , rivedendo le salme deposte su quel livido marmo , in un tempo lontano , o forse ieri . Nello spirito ottenebrato , nell ' anima smarrita , i preparativi della cerimonia , le figure e i gesti e le voci avevano assunto un carattere irreale , come nei sogni . Sì , ella aveva risposto di sì , inevitabilmente , come negli incubi , quando nulla si può fare per impedire che le fatalità si compiano , quando non si può accorrere , quando non si può gridare . E l ' anello nuziale che era stato in suo potere era tornato al dito di lei , per mano d ' un altro ! A un tratto , udendo gli accordi dell ' organo , riconoscendo la voce delle vecchie canne armoniose come gole umane , la voce che aveva impetrato requie eterna ai suoi morti , che cantava requie alla sua speranza , il suo pianto troppo a lungo contenuto traboccò . La voce diceva : " La speranza è morta , la gioia è finita , la stessa tua vita finisce : esala gli ultimi sospiri qui dove traesti i primi vagiti ; aspetta di raggiungere colei che lungamente invano sognò di vederti un giorno dinanzi a questo altare , accanto alla tua sposa , di udirti pronunziare la sillaba del consenso , la sillaba che ella stessa disse all ' uomo col quale ti generò ; paga ora i tuoi errori , sconta la tua gioia effimera e peccaminosa ; nascondi lo strazio dell ' anima tua all ' uomo che offendesti e che riprende i suoi diritti ; piangi tutte le tue lacrime perché il tuo sogno è svanito senza ritorno mai più , china la fronte superba dinanzi alla divina maestà d ' una legge che disconoscesti e calpestasti , ai giorni del folle orgoglio , della baldanza cieca ... " Poi il canto solenne e potente del Kyrie si abbassò di tono , si spezzò nelle frasi d ' un mottetto accompagnante la recitazione del Pater : - Padre nostro che stai nei cieli , santificato il nome tuo , venga a noi il tuo regno , sia la tua volontà ... Una volontà fatale si compiva , infatti . Contesa da due affetti , quella donna tornava necessariamente al primo . Egli non assisteva semplicemente alla consacrazione di quelle nozze , ma vi contribuiva per una necessità evidente . Ogni atto ed ogni gesto , dinanzi a quell ' altare , avevano un significato recondito che egli ora discopriva ; rendendo l ' anello , egli rendeva al possessore legittimo la donna già stata sua . Colui che l ' aveva impalmata e poi perduta , la riotteneva ora da lui . Non era soltanto necessario ma giusto . Nella vita di quella donna egli era stato un episodio , un ' illusione , un errore : errore anch ' esso fatale , ma emendabile ... - Dànne il nostro pane ... non indurne in tentazione ... La preghiera aveva anch ' essa un senso profondo : chiedendo di non essere tentate , le creature umane confessavano tutta la debolezza loro . Ella era caduta , come tante altre ; ma per rialzarsi , come poche altre . Ed il Pater noster di quella Benedizione nuziale non si chiudeva come l ' ordinario : la voce dell ' accolito si sposava a quella del prete , implorando ancora : - Liberane dal male . - Salva i tuoi servi . - In te , mio Dio , speranti . - Manda loro , Signore , un santo aiuto . - E da Sionne custodiscili . - Sii ad essi , Signore , torre di fortezza . - Contro la faccia del nemico . - Signore , esaudisci la mia prece . - E salga a te la voce mia . - Il Signore sia con voi . - E con lo Spirito tuo . Il canto tacque , e le labbra del dolente cessarono di tremare e gli occhi di piangere . Tutta la sua attenzione era diretta a comprendere le formule sacre , a non perderne una sillaba sola . Rivolto ancora ai coniugi , il sacerdote ora supplicava : - Volgiti in grazia , Signore , sopra questi tuoi servi , ed agli istituti tuoi , coi quali ordinasti la propagazione dell ' umano genere , benignamente assisti , affinché coloro che dall ' autorità tua sono congiunti , col tuo ausilio ti servano . Era giusto che sull ' amore fecondo di quegli sposi , di quei genitori , si stendesse la benedizione divina . L ' amor suo era stato invece condannato alla sterilità ; tutti i suoi amori fuori legge erano stati senza frutto , spasimi vani , adulterazioni dell ' ufficio di natura . I suoi occhi inariditi si fermarono sul corpo della donna genuflessa ora dinanzi all ' altare , con lo sguardo sulle pagine del libro sacro . Nella positura abbattuta , dietro l ' ampio giro della veste cadente , le sue forme parevano scomparse ; né la memoria gliele rappresentava ormai più . Aveva egli premuto quel corpo con le mani tremanti di desiderio , con le labbra ardenti di febbre ? A quell ' ora lo stesso ricordo del possesso un tempo esercitato era svanito ; come non vedeva il corpo di lei , egli non sentiva più il proprio , assiderato , congelato nella rigidità del dolore . - Per Cristo Signore nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . Finita la Benedizione , cominciava ora la Messa . - In nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo . Mi accosterò all ' altare di Dio . - A Dio che è letizia della giovinezza mia . La voce dell ' organo accompagnò la recitazione del Salmo ; un supplice ardore , uno slancio di tutta l ' anima sulle ali della speranza ; poi queruli gridi soffocati di dolore e rimorso , la prostrazione , l ' abbattimento ; e poi ancora il richiamo potente della fede sicura , squilli di gloria trionfale . " Giudicami , Signore , e scerni la causa mia da quella della gente non santa ... Poiché tu sei , Dio , mia fortezza , come mai m ' allontani da te ? ... Canterò al suono della cetra le vostre lodi , mio Dio ; perché sei triste , anima mia , e perché mi conturbi ? Confida nel Signore , poiché lo loderò ancora come mia salute e mio Dio ... Mi confesso a Dio onnipotente ... Abbia misericordia di voi l ' onnipotente Iddio , e perdonàti i vostri peccati vi conduca alla vita eterna ... Dimostrane , Signore , la tua misericordia e concedine la grazia tua salutare " ... Baciato l ' altare , il sacerdote recitò una preghiera sommessa ; poi , con voce ispirata , disse agli sposi il passo di Tobia : - Il Dio d ' Israello vi unisca ed egli stesso sia con voi . Fa ' , Signore , che da oggi questi due più che prima ti benedicano . Beati coloro che temono il Signore e procedono per le sue vie . Sia gloria al Padre , al Figlio ed allo Spirito Santo . - Kyrie eleison . - Kyrie eleison . - Christe eleison . - Christe eleison . Una gran voce , un coro di voci clamanti percosse l ' aria , fece tremare i vetri delle alte finestre . Al più rapido ritmo il penitente sentì slargarsi il petto oppresso , riaffrettarsi il debole polso , un ' onda di sangue salirgli al viso ed alla fronte . - Esaudiscine , onnipotente e misericordioso Iddio , affinché ciò che per nostro ufficio è amministrato , dalla tua benedizione sia meglio adempiuto . Per Cristo Signore , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . La muta voce dell ' anima vinta assentì : " Così sia " . La ribellione era vana , la rassegnazione inevitabile . Egli non ne era più avvilito , come una volta . Nelle frasi dell ' Epistola agli Efesini , che il sacerdote ora leggeva , lo spirito stanco riconosceva verità necessarie , attuali ed eterne . " Siano le donne soggette ai loro sposi come a Dio , poiché l ' uomo è capo della donna ... " ed era bastato che quell ' uomo si fosse presentato perché tosto riprendesse la donna sua ... " Uomini , amate le vostre spose ... " e colui amava la consorte d ' un amore sincero , sicuro , costante , senza convulsioni , senza follie . " Chi ama la sua sposa ama se stesso ... Perciò l ' uomo abbandonerà il padre suo e la madre sua , e si stringerà alla sua sposa , e saranno due in una carne ... " . L ' immagine di quelle due carni aderenti , la visione di quei due corpi accoppiati , la gelosia fisica delle voluttà procurate a quella donna da un altro , ora non lo torturavano più , egli non presumeva più che ella ne fosse stata contaminata . Il salmo del Graduale e del Tratto risonarono in mezzo a una melodia dolce e lene , ad un fremito d ' ale che finì in un clangore di trombe e di tube . - La tua sposa sia come una vite abbondante tra le mura della tua casa . Siano i tuoi figli come novelle piante d ' olivo nel cerchio della tua mensa . Alleluja ! Alleluja ! Mandi a voi il Signore aiuto dal suo santuario , e da Sionne vi custodisca . Alleluja ! Ecco così sarà benedetto l ' uomo che teme il Signore . Ti benedica il Signore da Sionne , e vedrai i beni di Gerusalemme per tutti i giorni della vita tua , e vedrai i figli dei figli tuoi . Pace sopra Israello ... Le formole sacre si ripetevano , ritornavano più e più volte , integralmente , o appena modificate , quasi perché s ' incidessero profondamente sulle fronti , nei cuori , come un indelebile stampo di fuoco . La Sequentia dell ' Evangelo di San Matteo diceva : " In quel tempo si accostarono a Gesù i Farisei tentatori e dissero : È lecito all ' uomo abbandonare la donna sua per qualsivoglia cagione ? Il quale rispose loro : Non leggeste che chi creò l ' uomo in principio li fece maschio e femmina ? E disse : Perciò l ' uomo abbandonerà il padre e la madre e si stringerà alla sua sposa , e saranno due in una carne . Talmente che non sono due , ma una carne . Ciò dunque che Iddio congiunse , l ' uomo non divida " . Era stato il sogno d ' un ' ora , poter disgiungere quegli sposi , distruggere quella famiglia per crearsene una sulle rovine . Ella aveva avuto ragione di opporsi , di frapporre l ' ostacolo insuperabile . Era troppo tardi , oramai , e bisognava passare sopra troppi dolori per giungere ad una gioia dubbiosa e insidiata . Lasciare quella donna al suo destino , andare incontro al proprio , null ' altro era possibile . Le vie che essi seguivano si erano incrociate , per poi divergere sempre più , nella vastità del mondo e della vita . Era l ' ultim ' ora dell ' incontro ; che cosa sarebbe accaduto di lui , da quell ' ora in avanti ? - In te sperai , Signore ; dissi a me stesso : tu sei il mio Dio , nelle tue mani stanno i giorni miei . Allora , dalle più intime fibre , dalle viscere più profonde , il fremito percorritore dell ' ispirazione si propagò per tutto l ' essere suo . Mentre il celebrante prendeva dalla patena e sollevava l ' ostia , l ' opera alla quale egli aveva pensato invano , le immagini da collocare sulla cima Antalba , gli balenarono dinanzi agli occhi della mente ; un asceta con la fronte al cielo , una penitente coi ginocchi sulla terra , prossimi e pur separati , concordi ed uniti solo nell ' adorazione dell ' ignota potenza che governa l ' universo . Mentre il sacerdote deponeva l ' ostia sul corporale e mesceva il vino e l ' acqua nel calice , e l ' offeriva , e si chinava davanti all ' altare , mentre l ' organo distendeva sulla trama dell ' Offertorio un tenue ricamo di sospiri melodiosi , le immagini si precisarono : egli vide in se stesso l ' uomo lontano ormai dalle vie del mondo , inaccessibile alle cupidità dei sensi , consunto da un interno ardore ; vide in lei la creatura ancora bisognosa di soccorso , ancora genuflessa per implorare aiuto nelle prove della vita . - Con spirito d ' umiltà ed animo contrito , accogline , Signore , e sia tale il nostro sacrifizio oggi nel tuo cospetto , che piaccia a te , Dio Signore . Il senso recondito della volontà di lei , nel costringerlo a prender parte a quella cerimonia , si manifestava ora chiaramente : rinunziando entrambi alla gioia contesa , mortificando entrambi la loro passione , entrambi dovevano farne olocausto ai piedi dell ' altare , entrambi dovevano attinger forza e trovar pace nel pensiero di Dio . - Laverò le mie mani fra gl ' innocenti e circonderò il tuo altare , o Signore , per udire la voce delle tue lodi e narrare le universe tue meraviglie . Ella aveva fatto assegnamento sulla santità del luogo , sulla solennità del rito , per compiere l ' opera di persuasione ; sulle parole , gli accenti , i gesti del celebrante ; sulle melodie e le armonie dell ' organo , sulle luci velate filtranti dalle finestre istoriate , sulle faci ardenti dinanzi alle immagini sante . - O Signore , amai lo splendore della tua casa e il luogo ove abita la gloria tua . Non fare che si perda con gli empi , Dio , l ' anima mia ... E come un ' onda venuta di lontano , sospinta ed incalzata da soffi gagliardi , ingrossata nella corsa rapida e fragorosa ; come la piena d ' un torrente improvvisamente gonfio dei mille rivoli d ' una lunga pioggia dirotta , la memoria della fede nutrita nella remota adolescenza , delle preghiere recitate con cuore sincero , delle paure e delle speranze per la salute dell ' anima invasero lo spirito suo Le parole della Secreta , mormorate dal celebrante a capo chino , non si udirono ; ma nelle supplicazioni del Canone , nel pietoso Memento dei vivi e dei morti , nel mistero della Consacrazione e dell ' Elevazione , tutto ciò che di più dolente e di più grandioso , di più mortificato e di più trionfale era nell ' immortale poesia dei Salmi , toccò una viva fibra del suo cuore , tradusse un pensiero della sua mente . Tutta la sua vita trascorsa , le sue gioie e i suoi dolori , le sue lusinghe e i suoi disinganni , le sue aspettazioni e i suoi rimpianti , gli parvero un punto : nell ' estremo tratto di via che ancora gli restava da percorrere vide e sentì che due cose sole poteva e doveva fare : meditare il formidabile enimma del destino umano , significarlo con l ' arte sua . Ed era ancora merito di lei : all ' inizio dell ' amor loro , come nel punto del distacco , ella lo ispirava , gli additava il suo ufficio , gli suggeriva visioni di bellezza e di nobiltà . - Preghiamo . Da salutari precetti ammoniti , ed alla divina istituzione uniformati , osiamo dire : Padre nostro che stai nei cieli ... Ogni parola della reiterata preghiera gli passò nell ' anima come un elettuario che irrita al primo contatto la nuda carne della piaga , per diffondere subito dopo un senso di refrigerio . Ma il sacerdote , prima di soggiungere il Libera , rivolto nuovamente agli sposi dal lato dell ' Evangelo , implorò con nuovo slancio : - Sii propizio , Signore , alle preci nostre ; ed a questi tuoi istituti , coi quali ordinasti la propagazione del genere umano , presta la tua benigna assistenza , affinché quanto da te è congiunto col tuo aiuto sia serbato . O Dio che per virtù della tua potenza dal nulla il tutto creasti ; che , ordinati i principi dell ' universo , e fatto l ' uomo a tua immagine , fondasti l ' inseparabile aiuto della donna , in modo che originando il corpo femmineo dalla stessa carne virile , c ' insegnasti mai non esser lecito disgiungere ciò che da un sol corpo ti piacque formare ; Dio che con tanto eccellente mistero l ' amplesso coniugale consacrasti , che nell ' alleanza nuziale predesignasti il sacramento di Cristo e della Chiesa ; Dio , per cui la donna si unisce all ' uomo , e questa società , fin dal principio ordinata , si munì della sola benedizione non cancellata né per la pena del peccato originale né per la sentenza del diluvio : volgi lo sguardo sopra questa tua serva che dovendosi unire in coniugale consorzio chiede d ' essere munita della tua protezione . Era la benedizione delle vergini spose proferita altra volta da quelle stesse labbra per le nozze della sorella sua . La sorella era stata ostile a quella creatura , aveva visto in lei la colpevole , la seduttrice , colei che lo aveva indotto in tentazione e trascinato al peccato : non sapeva che il tentatore era stato lui stesso ; nella calma imperturbata della sua virtù ignorava e non ammetteva le tempeste che sconvolgono le vite umane . - Sia in essa il giogo dell ' amore e della pace ; fedele e casta si sposi in Gesù Cristo e viva imitatrice delle donne sante . Sia amabile allo sposo suo come Rachele , saggia come Rebecca , longeva e fedele come Sara . Nulla di lei , degli atti di lei , usurpi l ' autore della prevaricazione . Sia ferma nella fede e nei comandamenti , stretta ad un solo talamo , fugga i contatti illeciti , munisca la sua debolezza con la forza della disciplina ; sia rispettabile per verecondia , venerabile per pudore , erudita nelle dottrine celesti , feconda nella prole , laudabile ed innocente , e giunga al riposo dei beati ed al regno celeste , e vedano entrambi i figli dei figli loro sino alla terza ed alla quarta generazione e pervengano alla desiderata vecchiezza ... Era come un lavacro , come una redenzione . L ' errore antico doveva esserle rimesso in nome di Colui che difese l ' adultera . Si era confessata , infatti , ed era stata assolta , poiché il celebrante , dopo avere recitato il Libera , dopo avere portato il calice alle labbra per bere un sorso del vino mistico , si accingeva a comunicarla . Chiuso il libro , levata la fronte dalla mano con la quale l ' aveva sorretta , ella protendeva ora il capo per ricevere l ' ostia che il prete , discesi i gradini dell ' altare , e paternamente chinato verso di lei , le offriva mentre l ' organo cantava il suo più alato canto . - Ecco sia così benedetto ogni uomo che teme il Signore , e tu vedrai i figli dei figli tuoi : pace sopra Israello . Qualche cosa di quella benedizione , di quella pace piamente invocata , scese su di lui ; poiché , nel proferire la formula , il sacerdote lo guardò . Egli si sentì leggere nell ' anima dallo sguardo limpido e dolce , si sentì compreso e compatito e perdonato dal vecchio prete che lo aveva asperso , bambino , dell ' acqua lustrale . - Ti preghiamo , onnipotente Iddio , di accompagnare con benigno favore le istituzioni della tua provvidenza , sicché coloro che unisci in legittima società conservi in lunga pace . Per Cristo Signor nostro , Figlio tuo , che teco vive e regna nei secoli dei secoli . - Così sia . - Benediciamo il Signore . Anche la messa era finita . Restava ancora l ' ultima formula . Ancora una volta dirigendo la parola agli sposi , il prete invocò : - Il Dio di Abramo , il Dio d ' Isacco e il Dio di Giacobbe sia con voi , affinché vediate i figli dei figli vostri sino alla terza ed alla quarta generazione , e poscia abbiate vita eterna senza fine , con l ' aiuto del Signore nostro Gesù Cristo , che insieme col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna , unico Dio , per tutti i secoli dei secoli . - Così sia . Con parola libera , non più costretta nelle formule liturgiche , il celebrante riprese : - Sposi cristiani , l ' esempio che avete dato accostandovi all ' altare , santificando la vostra unione , non resterà infecondo . Così possiate serbare intatto il tesoro della fede e amarvi scambievolmente e vivere nel timore di Dio . Preso ancora l ' aspersorio , li benedisse : - Piaccia a te , Santa Trinità ... - poi lesse le parole del Vangelo di San Giovanni : - In principio era il Verbo ... - Lodovico ... Il suono del suo nome , mormorato da Perez , lo scosse . Voltatosi , vide che la chiesa non era più tutta deserta come prima : alcune donne venute a compiere le consuete devozioni , qualche curioso attratto dal suono dell ' organo , erano sparsi qua e là , dinanzi alle cappelle , intorno all ' altare maggiore . Ma già tutta la cerimonia era finita : il sacerdote , raccolto il calice , inchinatosi dinanzi all ' altare , s ' avviava alla sacristia . Perez mosse un passo verso la sposa , stendendole la mano : - Tutti i miei rallegramenti ! Ella rispose , ricambiando la stretta : - Grazie , Perez . Mentre questi rinnovava il gesto col marito , ella offerse la mano al suo testimonio : - Bertini , grazie . La sua voce era grave , l ' espressione del suo viso serena , la stretta di mano franca e forte come quella d ' un amico , d ' un buon camerata . Anche il marito strinse cordialmente la mano ai due amici ; poi , a un invito del custode , tutti ripassarono nella sacristia . - Poiché abbiamo dato lettura dell ' atto nuziale , - disse Don Pietro , - non resta se non che questi signori lo firmino . Piegò il foglio in due , per il lungo , e scrisse sul fianco , sillabando le parole che veniva tracciando lentamente : - I sotto - scritti sposi hanno pre - stato il loro mutuo con - senso dinanzi a me cu - rato ed ai sotto - scritti testi - monî ... Il marito firmò primo , poi la moglie , poi Perez , da ultimo Bertini . - Ed ora non occorre altro , - disse Don Pietro , spargendo di sabbia rossa la fresca scrittura . - Il Signore vi abbia nella sua santa custodia . Mille anni felici ! Ella gli baciò la mano , il colonnello gliela strinse , prendendo poi a parte il sacrista ed il custode per distribuire del denaro . Mentre Perez intratteneva la sposa dopo essersi inchinato al sacerdote , questi fermò lo scultore che gli aveva anch ' egli baciato la mano . - Lodovico , figliuolo mio , quando ci darai l ' opera promessa ? ... Guarda che il tempo passa , e che gl ' iniziatori sono impazienti di vedere attuato il loro disegno . - Non so , Padre ... Mi dia ancora qualche tempo . - Possibile che tu non abbia fatto nulla , sinora ? ... Neanche un abbozzo ? ... Un lavoratore instancabile come te ! - Bisogna che m ' intenda con lei ... Forse ho trovato qualche cosa ... Quando potrò vederla ? - Quando vorrai . Lo sai che per te qualunque ora è buona . - Grazie , Padre ... Allora , arrivederla presto . - Arrivederci presto , figliuolo mio . V L ' addio Sulla spianata , dinanzi alla chiesa , il cocchiere che aspettava il ritorno degli sposi , fumando , spense il sigaro e lo intascò , vedendo uscire la comitiva , la moglie a braccio del marito , i due testimonî ai due lati della coppia ; e cavatosi il cappello , già apriva lo sportello della carrozza perché tutti vi rimontassero , quando la signora gli disse : - No , non ancora : aspettate ... Sentite Bertini , - soggiunse rivolta allo scultore , - mio marito ed io saremmo lieti di salutare un momento i vostri parenti ... - Saranno essi lietissimi ... Per il sentiero serpeggiante sul dorso della montagna , chiuso tra bassi muricciuoli dai quali sporgevano le siepi di vitalba , si avviarono tutti alla casa . Il cielo si era ancora più schiarito , le ultime volute dei vapori si diffondevano come chiome disciolte e ondeggianti al vento , canute nella bassa conca del lago , bionde nel sole delle altitudini . - Vi fermate a lungo ? - domandò ella a Perez , col quale procedeva ora avanti . - Non tanto quanto vorrei . Debbo purtroppo tornare alla scuola . - Tenete compagnia al vostro amico , - soggiunse ; poi , dopo una breve pausa , con voce più bassa ma con più calore d ' accento : - Ne ha bisogno . In fondo al sentiero , tra le sbarre di un cancelletto di legno , si vide una testolina affacciarsi , poi ad un tratto sparire con un breve grido di sorpresa . - La vostra nipotina ? - domandò ella , voltandosi verso Bertini . - E la mia , del cuore ! - rispose Perez . Ora il cancello si schiudeva , e la bimba , precedendo il babbo , la mamma ed i fratelli , si avanzava con le manine incrociate sul seno per reggere un enorme fascio di fiori e di fronde , una messe tanto copiosa che la vestiva tutta e quasi le nascondeva il visino . Giunta dinanzi alla sposa si fermò , la guardò con gli occhi color di cielo , e disse : - Signora , la mamma ed io ... Ma già ella si chinava su di lei , quasi in ginocchio , tenendole le braccia , attirandola a sé : - Cara , cara , bimba mia cara ... Fu una cosa difficile raccogliere quei fiori , ricomporli , staccare i gambi delle rose impigliati nelle pieghe della vesticciuola della donatrice . La signora Laura vi diede mano , dicendo in tono d ' amabile rimprovero : - Ma bisognava ripulirli e legarli ... Non si offrono i fiori a questo modo ... - Lasci , lasci ! ... Sono anzi più belli ! Scambiarono così le prime parole prima della presentazione : poi , quando lo scultore ebbe pronunziato : " Mia sorella ... " la signora Laura stese la mano alla visitatrice dicendo con un sorriso di grande gentilezza e di profonda bontà : - Sia la benvenuta fra noi . Mi permetta di esprimerle i nostri auguri più sinceri ... - La ringrazio , signora . Creda che sono fra i più graditi . Compita la presentazione , scambiati gli inchini e le strette di mano , i padroni di casa lasciarono il passo agli ospiti . - Rita ! ... - chiamò la straniera , volgendosi alla bambina . - Ti chiami Rita , lo so ! ... Dammi la tua manina . La fanciulletta parve tutta orgogliosa di tornare a casa stringendo la destra della sposa , che reggeva con l ' altra mano i fiori offerti da lei . Traversata la terrazza , dato uno sguardo al panorama , tutti entrarono nel salotto . - Bertini , io interpreto il desiderio di mio marito ed esprimo il mio direttamente , chiedendovi di farci vedere il vostro studio . - Sì , signora ! - rispose pronta la minuscola donnina . - Lo zio non vi lavora più dacché è a Firenze , ma vi sono dentro tante belle cose ... C ' è anche la mia statua , di quando ero piccina ... - Ah , sì ? - rispose ella sorridendo . - Rappresenterà un angioletto ! ... Andiamo a vederla . Lo studio , vastissimo , tutto illuminato da un largo lucernario , ingombro nel mezzo da una forte impalcatura , pieno di gessi , di cere , di crete , con le pareti nascoste da pezzi di scultura antica , da modelli anatomici , da quadri , da bozzetti , da stampe , da stoffe , da armi , aveva un solo angolo ospitale , dietro un paravento : un largo divano basso , qualche sgabello , un tavolino a due palchetti sovraccarico di albi e di libri d ' arte . Ma gli ospiti non vi si fermarono ; guidati dalle due donne , girarono per lo stanzone , esaminando le opere che vi erano disseminate . - Questo è il bozzetto dell ' acquasantaio ? ... Questo è il gesso del " Fiore della memoria " ? ... Il busto del " Leopardi " ... L ' amica dell ' artista riconosceva ad una ad una tutte le sue opere e le additava al marito , che le considerava da vicino per esaminarne la fattura , e poi se ne discostava per coglierne l ' effetto totale . - E questa statua di quando eri piccina ? - Eccola , signora : venga con me . In un angolo , sopra un tripode , la statuina di bronzo , alta poco più di un palmo , rappresentava la piccoletta , ritta in piedi , con la testolina piegata , le braccine protese , le manine dischiuse , nell ' atto di offrirsi ad una persona diletta . - Che mossa ! ... Che vita ! ... - esclamò Perez . - Se non par che si muova ! - È la vita fermata nel metallo - confermò il colonnello . Ella disse soltanto : - È molto bella . - Mi permettete di offrirvela ? - E come , Bertini ! ... Sono permessi che si accordano molto volentieri ... Ma non vorrei privare i vostri cari ... - No , signora , - soggiunse la sorella , - noi abbiamo la nostra copia , in sala da pranzo . Il dottore colse l ' occasione per proporre : - Se vogliono gradire una tazza di cioccolata ... - Grazie , dottore ; ma abbiamo i minuti contati , e vorremmo ancora vedere tutte queste altre cose belle . - Prendono il battello delle 10 e 15 ? - No , scendiamo a Gozzana , prendiamo il treno delle 11 . - Ma si potrebbe anche fare un ' altra cosa , - soggiunse la signora Laura : - far servire qui stesso la cioccolata ... Mentre ella andava a dare gli ordini , la visita continuò . Gli ospiti passarono dinanzi a tutto ciò che restava degli antichi lavori dello scultore , copie od abbozzi . Non vi era frammento che l ' amica non riconoscesse - Questo è uno studio per la " Giovanna d ' Arco " ? ... La prima idea dell ' " Amerigo Vespucci " ... Aveste ragione di modificare quelle figure di selvaggi : rammentavano troppo i mori del monumento mediceo di Livorno . Si aggirò per ogni angolo , vide ogni cosa , rimosse tutti i cavalletti girevoli , lesse tutte le firme dei bozzetti pittorici , tutti i titoli dei libri sul tavolino . Vedendo sopra una mensoletta un calice da fiori , vuoto , disse alla piccola Rita : - Ma come ? Tu lasci senza fiori lo studio dello zio , e ne dài tanti agli estranei ? E mentre la piccina balbettava qualche confusa parola di scusa , ella stessa scelse tre rose dal fascio , una bianca , una gialla ed una rossa , e le dispose nel calice . - Ricordati che sono senz ' acqua , pensa a dar loro nuova vita . Quando il servizio fu pronto sul tavolino sbarazzato dai libri , la conversazione , divenuta generale , sfiorò molti argomenti : la floricoltura del dottore , il movimento dei forestieri sul lago , le bellezze della natura e dell ' arte italiana . - Ora , - ella disse , levandosi , dando il segno dell ' addio , - non bisogna dormire sugli allori , Bertini ! - Glielo dica lei , signora ! - soggiunse la sorella . - Forse le sue raccomandazioni riusciranno più efficaci delle nostre . - Di questo gruppo sacro , sulla cima Antalba , guardate che vogliamo avere presto notizia ! Non è possibile che quassù , dinanzi a questo sublime spettacolo , non troviate motivi d ' ispirazione . Erano di nuovo usciti sulla terrazza ; dopo una breve sosta , ridiscesero tutti , ospiti e padroni di casa , verso la chiesa . Tutte le nebbie erano ormai disciolte , nel trionfo del sole ; solo un ultimo fiocco ne restava , sull ' Antalba , piegato dal vento in modo da simulare il fumo d ' un vulcano . Pareva veramente che , per un ' improvvisa eruzione , dalle viscere del monte esalasse un ardente fiato . - Meraviglioso ! Divino ! ... - mormorò ella ancora , girando lo sguardo per la conca lacustre , quasi a raccogliere e imprimersi nella mente tutti i particolari di quella visione , come aveva fatto di ogni angolo e di ogni opera dello studio . Poi , rivolta alla padrona di casa : - Signora ... - disse , stendendole la mano . Si tennero un momento per mano , guardandosi ; poi , con moto concorde , si accostarono , si baciarono sulle due guance . Chinatasi sulla piccina , la straniera le prese la testolina fra le mani , la baciò sulla fronte . - Rammenta tu allo zio che vogliamo vedere altre statue . Digli che ti scolpisca lassù ! ... Strinse la mano a lui da ultimo , dopo aver preso congedo da tutti gli altri . - Fate contenti i vostri cari e i vostri amici ! ... Avete un dovere , se non dinanzi ad essi , dinanzi all ' Arte che aspetta grandi cose da voi . Egli non poté rispondere ; chinò soltanto il capo , per nascondere l ' ultima contrazione del viso . Quando fu in carrozza , dopo che la frusta schioccò e i cavalli si mossero , ella salutò ancora , con la mano , col capo ; lanciò ancora un ' ultima esortazione : - Siamo intesi , Bertini ! ... Al lavoro ! ... Buon lavoro ! ...
GLI AMMONITORI ( CENA GIOVANNI , 1904 )
Narrativa ,
AL LETTORE Questo libro non è che l ' autobiografia d ' un povero tipografo . Il manoscritto mi fu affidato da una signora , che lo trovò in una soffitta dei sobborghi di Torino : ella aveva conosciuto il giovane , che viveva isolato , e di cui non avrebbe mai potuto sospettare lo strano e disperato progetto . Da sue indagini risulta la probabilità ch ' egli sia perito nell ' ultima inondazione del Po , dove più d ' un coraggioso rimase vittima del proprio eroismo . Lo scritto , che ho tutt ' intero copiato e talvolta interpretato , era sul rovescio d ' un fascio di bozze . Evidentemente s ' era molto indugiato su di esso , per abitudine professionale e per un istinto d ' artista ch ' egli possedeva senza dubbio . Fece egli le due copie di cui parla nella prima pagina ? Forse sì , e può darsi che quel lavoro lo distraesse alfine dal suo folle proposito : o fors ' anco egli portava indosso il suo memoriale , quando , mentre vagava disoccupato poco lungi dal villaggio natìo , gli si offerse un ' opportunità d ' azione più immediata , più imperiosa e più umana . Egli era uno dei tipi caratteristici del nostro periodo , uno di quegli organismi di pura sensibilità e intelligenza , che il caso della nascita espone ad essere inesorabilmente schiacciati dal meccanismo ancora rudimentale della nostra società . La loro esistenza è un sintomo . Perciò ho pubblicato questo scritto , in cui non intervenni che per mutar qualche nome e aggiungere un titolo che mi pareva chiaramente indicato dal contesto . GLI AMMONITORI È venuto il tempo di compiere il mio grande atto . Fra alcuni giorni tutto sarà finito . Questo memoriale , di cui preparo due copie , l ' una che porterò indosso d ' or innanzi , l ' altra per inviare ad un giornale , ha il solo scopo di dichiarare - in caso che si volessero travisare le mie intenzioni o spiegare l ' avvenuto come un accidente fortuito - il processo in cui io venni nella determinazione di morire in modo tanto eccezionale . I . Nacqui a Gàssino , nella valle del Po . Non ho conosciuto mia madre . Mio padre era fornaciaio : colle gambe nude nella fossa , tagliava la creta gialla , l ' impastava , la metteva nella forma da mattoni : e s ' allineavano innumerevoli i mattoni sull ' aia levigata , parevano grandi pani , inzuccherati di sabbia fina . Pane invece non ne guadagnava molto : ma i suoi ottanta centesimi giornalieri procuravano a lui e a me polenta il mezzogiorno e minestra la sera . L ' inverno non si lavorava ; quando i primi geli ci avevano coperte le mani di crepacci , cessavamo : ci riparavamo allora nella stalla d ' un vicino che aveva bestiame , e quando non nevicava , andavamo a far legna nei boschi dei signori , raccogliendo soltanto il seccume e i ceppi putridi che vendevamo a un soldo il fascio : stando tutto il giorno nei boschi e portando sulla schiena fino al villaggio due o tre fasci , guadagnavamo sette od otto soldi . Perciò l ' inverno si mangiava meno , quantunque avessi molta più fame : è vero che il pane di granoturco , pesante e giallo come i nostri mattoni , ci faceva credere d ' aver sempre lo stomaco pieno . A febbraio , sull ' aia ! E anch ' io nella mota gialla fin sopra il ginocchio , col sole che dava la febbre : per ciò mio padre era giallo e io ho l ' aria d ' aver l ' itterizia . Ma questo non monta . Mio padre morì . Il sindaco ricorse per me a Torino e fui raccolto nella Pia Casa . Qui mi si insegnò qualche cosa : d ' inverno al paese ero andato a scuola e sapevo il catechismo e la storia sacra : qui mi fecero ripetere la storia sacra e il catechismo e un po ' di storia romana , Muzio Scevola e Bruto , più i diritti e doveri del cittadino italiano . Più tardi mi posero come apprendista in una stamperia . Correvo tutto il giorno per città a portare commissioni e bozze e tornavo all ' ospizio la sera . La domenica si passava gran parte in chiesa e solo il canto e l ' organo me la facevano parere meno gravosa . Quando mi misero alla cassa di compositore , imparai rapidamente . Ebbi tosto un buon salario e potei uscire dalla Pia Casa . Intanto frequentavo le scuole serali : studiai parecchio : imparai l ' italiano e il francese e così , da me , nella mia soffitta - abitavo in Borgo San Secondo e mangiavo alla Cucina popolare - volli anche conoscere un po ' la grammatica latina , senza di cui non si possono approfondire quelle lingue . Perché il mio scopo era di diventare correttore . A dir il vero , sui diciott ' anni mi domandai se non avessi delle attitudini a far parecchie altre cose , a cantare , a disegnare , a scrivere e perfino a far della filosofia ... Mi ricordo vagamente d ' una primavera in cui affermai a me stesso con un certo turbamento che la vita doveva essere assai bella : il cielo , la terra , le cose e le persone , tutto era pieno d ' una grande simpatia per me ! Ciò durò poco . Sentendomi divenir malinconico , mi riposi a studiare . Non avevo alcuna preoccupazione che mi frastornasse seriamente : ottenni presto un posto di correttore alla Società Editrice Scientifica ; dapprima fui impiegato in lavori di poco conto ; indi , conosciutasi la mia buona volontà , mi si pose attorno a lavori di maggiore importanza , sopratutto a traduzioni di opere scientifiche . La mia professione mi dava molte compiacenze . Ero a contatto con gente di scienza e talvolta cercavo mostrare a qualcuno , che comprendevo molto di più che non desse a presumere la mia condizione : più d ' uno mi piantò gli occhi in faccia con stupore , quando gli indicai certe contraddizioni nel corso d ' un lavoro o gli suggerii umilmente certe trasposizioni che avrebbero giovato all ' ordine , all ' equilibrio non soltanto tipografico , d ' una trattazione . Passarono , credo , cinque o sei anni . Nel gettar su carta questi ricordi non ho tempo d ' indugiarmi : ricordare è dolce , anche i dolori , ma la vita incalza - o piuttosto la morte ... Or son quattro anni , andai ad abitare in Borgo San Donato . A questo punto incomincia la mia vita : Perché prima non avevo vissuto , vale a dire non avevo sentito nulla dentro di me , non mi ero detto neanche un momento : " To ' , sei qui , Martino : c ' è tanta gente al mondo : tu vali quanto qualcheduno ... " . Abitavo nelle soffitte della casa n . * * di via San Donato . C ' erano 142 scalini che facevo ogni sera a due per volta , riducendoli così a metà . Allora non avevo il batticuore ... Una sera , montavo allungando il braccio alla ringhiera di ferro , a testa china ; rischiai di sfondare il ventre a uno che discendeva , il quale per l ' urto sedette sugli scalini senza fiato . Ahi , lo stesso m ' era accaduto qualche settimana prima con un giovinotto elegante che aveva alzato il bastone a percuotermi , ma aveva colpito soltanto la ringhiera , perché io era già in alto ... Chiesi perdono con una grande vergogna al povero diavolo che avevo dinanzi . Vidi un sorriso di fanciullo in una faccia pallida e patita : l ' aiutai ad alzarsi : era piccolo , di membra gracili , con un viso fine dominato da una fronte enorme . Egli riprese a discendere , dopo avermi guardato con due occhi acuti e dolci , indimenticabili . Io non avevo mai badato di proposito agli inquilini delle soffitte . Uscivo la mattina , alle cinque d ' estate , alle sei d ' inverno , e non tornavo che la sera tardi , stanchissimo . Qualche bestemmia di ubbriaco , qualche urlo di donna percossa , qualche strillo di bimbo , le martellate di un calzolaio matto , chiamato Cimisin , mi destavano talvolta d ' improvviso , ma non mi davano inquietudine . A poco a poco , senza volerlo , vidi chi fosse l ' ubriacone e la donna percossa che stavano entrambi nella soffitta attigua alla mia , e parecchi degli squallidi abitanti di quel lunghissimo corridoio a ferro di cavallo , fiancheggiato d ' una quarantina di cellette dall ' uscio color caffè , quasi sempre chiuse lungo il giorno e piene la notte di agitazioni e di sonni più pesanti che la morte . Il giorno dopo , era una domenica di ottobre , rimasi in casa fino a tardi , cosa che mi capitava ben di rado , perché quel bugigattolo non m ' invitava a trattenermi fuorché per dormire , e , nato in campagna , amavo passarvi tutto il dì festivo , da vero vagabondo solitario ... ( Feci perfino una piccola collezione di piante e d ' insetti , aiutandomi per la classificazione con le visite al museo zoologico ) . La ragione era in questo , che attendevo dal calzolaio matto le mie scarpe , e quegli non se la sbrigava . Bel tipo ! Egli zufolava come un flauto e sapeva a memoria tutto il Barbiere , che eseguiva secondandolo colla battuta del martello o colle bracciate dello spago : zufolava dei fu fu interminabili o vocalizzava agilissimamente lalla liro lirolla ! Un merlo in una gabbia gareggiava con lui , ripetendo migliaia di volte la prima battuta dell ' Inno di Garibaldi . Cimisin aveva inventato una macchina per volare e diceva che senza i framassoni essa sarebbe già adottata dall ' esercito italiano . Dopo averlo lasciato fischiettar Rossini parecchie ore , mi risolvetti ad affrontarlo nella sua tana . Aveva sempre l ' uscio aperto , anche la notte , perché temeva che i fabbri glielo scassinassero , - i fabbri erano altri suoi persecutori , come i framassoni - soltanto teneva sempre dinanzi alla porta una tenda , per la decenza . Stavo per gridare : " Si può ? " , quando al fondo del corridoio vedo uscir dall ' ombra una figura di giovinetta , pallidissima , cogli occhi stravolti , come pazza . Io occupavo il passaggio : quando mi fu vicina si coprì la faccia , strisciò lungo il muro e prese a scendere rapidamente . Appena scomparsa lei , dalla stessa parte un uomo si slancia . Era il giovane che avevo urtato per le scale il giorno prima . Aveva la faccia come pesta e gli occhi smarriti . - Mia sorella ? - singhiozzò rivolgendosi a me . - È scesa , - diss ' io subito . Si precipitò anch ' egli per la scala . Ed io dietro in ciabatte , chiedendogli con imbarazzo : - Signore , scusi , signore ! Giunsi anch ' io sulla strada . Ma la portinaia , che avea veduto scendere il giovane , lo afferrò per un braccio e lo spinse nella sua camera . Là la sorella , accosciata in terra , si torceva in singhiozzi convulsivi . Egli diede un gran sospiro , strinse il braccio di lei per sollevarla : ma il corpo non consentiva : l ' alzò con forza , con ira . Poi s ' intenerì subito : - Povera Lena ! - mormorò . La sua voce era profonda e vibrante d ' una dolcezza repressa . Ad un tratto strinse con ambo le mani la faccia di lei , figgendole gli occhi negli occhi , poi lasciò cader le braccia come esausto : - Vieni sopra , Lena ! Ella chinò gli occhi e obbedì . Scoprii un istante un volto bianco , delle labbra pallide , non segnato che da due grandi occhi dalle sopracciglia nere . Ricordai ad un tratto quelle sopracciglia , il cui disegno puro mi s ' era certo impresso negli occhi sfiorando lei chissà quante volte distrattamente per le scale . Che fare ? Seguirli mi pareva sconveniente . Quando furono saliti , chiesi alla portinaia : - Che avviene ? Ne sapete qualcosa voi ? - Eh ! non ne so niente ... Ma lo dicevo io ! I signori sono tutti uguali . I signori ? Non si riferiva certo ai miei compagni delle soffitte . - Che c ' entrano i signori ? - dissi . - Mah ! Misteri ! Del resto lo sanno tutti . Non ha osservato mai un bel giovinotto nei corridoi ? Era lui . E adesso chi l ' ha visto l ' ha visto . Tutti compagni ... Buon giorno , signor Stanga ! E mi piantò in asso . Risalii . Appoggiato al davanzale della mia finestra , che dava nel cortile , ascoltavo . Trattavasi forse del giovinotto elegante da me urtato sulle scale giorni prima ... ? Le finestre di fronte eran tutte aperte , fuorché una ; doveva esser quella ... E un pianto lontano , pianto di bambino , non discernevo se di lei o del fratello , si mescolava ora al fischiettìo allegrissimo del mio calzolaio . La mia vita , il lavoro , le lezioni serali all ' Università Popolare , mi ripresero . Ma rincasando tardi , mentre sedevo a sbrigare i miei còmpiti sotto la lampada a petrolio , davo più retta ora ai rumori della soffitta , alla vita notturna di quella specie di chiostro aereo ove nessuno conosceva o vedeva forse mai il vicino ; esseri umani le cui sofferenze , le cui gioie di un attimo , i cui riposi pesanti , divisi soltanto da un sottil muro , gettavan nei corridoi rumori indistinti , vagiti , gemiti , ronfi , bestemmie . E allora sentivo qualcosa che entrava in me , qualcosa di tutti quegli esseri , con un senso quasi di molestia : pareva che la lor vita grave pesasse sulla mia : non mi sentivo più libero di esser solo : non ero più solo : coloro m ' imponevano qualcosa ch ' io non accettavo se non con riluttanza . Forse s ' io non avessi mai sofferto , non avrei sentito questo : ora la sofferenza altrui ridestava quella mia antica , sopita nelle mie fibre di fanciullo : e il pensiero che altri ora dolorava com ' io allora , mi dava l ' illusione che degli altri me stesso , degli altri esseri come quel fanciullo giallo ch ' io vedevo e vedo ancora , col ventre lacerato dalla fame e le gambe nella mota , raspassero eternamente nella terra infeconda , per coricarvisi alla fine . Intanto io che prima lavoravo ai libri di poca importanza , passai a correggere opere di gran valore . Fu allora che lessi per mio ufficio volumi di cui non capivo gran fatto , ma ove , dopo cento pagine per me mute , certi periodi spandevano nella mia mente onde di splendore . Basti dire che corressi le opere tradotte di Darwin , di Haechel , di Schopenhauer , di William James , di Wundt , di Flammarion . Ogni sera dinanzi alla mia lampada rileggevo quelle pagine , di cui dal bozzista compiacente , con qualche pretesto , mi facevo tirare una bozza per me ; e le pareti della mia soffitta si dilatavano , scomparivano : la mia lampada diventava un sole . Talvolta il mio capo era talmente pieno di calore , percorso da fremiti e posseduto dalla febbre , che aprivo la finestra e mi pareva d ' immergermi nelle stelle . Oh ! gl ' immensi mondi , nati ieri o già decrepiti , pieni di vita o bruciati , irradiati o spenti nelle tenebre ! E sovente la finestra di fronte era illuminata : talvolta s ' apriva , e una mezza figura si curvava sul davanzale , la gran fronte del fratello di Lena . Una sera ( era gennaio : son già quasi due anni ! ) mi avviavo all ' Università Popolare , dopo cena : aveva nevicato tutto il giorno . In piazza Statuto lo spettacolo era stranissimo ed energico . Mucchi di neve venivano ammonticchiati qua e là da uomini neri , i cui volti erano illuminati fortemente da fumiganti torce a vento , piantate in cima a quelli : carretti si caricavano e trascinavano fino alle botole , ove il carico si sprofondava . Mi soffermai a contemplare un istante . Ad un tratto fui colpito da stupore . Un mingherlino , avvolto in un pastrano assai leggero , con due occhi ardenti sotto un gran cappello a cencio , sollevava a stento le sue palate di neve che gettava sul cumulo : lui ! il fratello di Lena . Mi scorse e sorrise : - Buona sera - disse con la voce tenera e profonda . - Anche lei qui ? - esclamai . - Come vede ! Bisogna lavorare ! Ma le sue mani erano gracili e livide , e le braccia facevano fatica a sollevar la pala . - Non è lavoro per lei , credo ! - Quando non c ' è altro ! ... Ieri ho guadagnato due lire . - E la sua faccia magra pareva raggiasse di gioia . Un assistente s ' avvicinava . Mi incamminai . Al mio ritorno egli era là ancora : - Non viene a casa ? È quasi mezzanotte . - Sì , a momenti . - Allora , l ' attendo . Era trafelato , col cappello buttato indietro sulla nuca ; e la sua gran fronte splendeva alla luce sanguigna delle torce . Intorno a lui il lavoro diveniva più lento , prossimo alla fine , monotono e triste : pareva una fatica interminabile d ' una bolgia dantesca . S ' avvicinò l ' assistente . Era mezzanotte Aveva un foglio in mano e chiamava ciascuno . Io stavo attento ; ad un nome , Cràstino ! egli si levò e s ' avvicinò a colui . Si chiamava Cràstino : il mio latino me ne diceva qualcosa : con un nome simile doveva essere un trovatello . Venne a me sfinito e contento : - Tre lire oggi ! - Ma perché non cerca un ' altra occupazione più adatta per lei ? - diss ' io . - Dall ' aspetto immagino che abbia studiato . - Appunto ! Perciò sono un buono a nulla . Questo è un lavoro che non richiede preparazione . Dovrei avere un buon mestiere , ecco . - Non potrebbe trovar lavoro in qualche ufficio , come segretario , o in una tipografia , o che so io ? - Ho provato : non si trova nulla . Io pensavo : avrei cercato io stesso , poi sarei stato ben contento di offrirgli un posto ... - E sua sorella ? - osai domandargli . Egli sospirò profondamente , ma non rispose . Di lì a un momento riprese : - Tre lire ... Nevicherà di nuovo , non è vero ? - E guardò il cielo brillante di stelle . - Non credo - risposi . - Domani è sole ; d ' altronde è domenica . - È vero . La domenica dev ' esserci il sole , per chi lavora tutta la settimana . Chi sa quando lavorerò di nuovo ! Dovrebbe nevicare domani notte , no ? - Se le fa piacere ! - e risi anch ' io . - Ci son di quelli che guadagnano uno scudo : l ' assistente ti squadra , ti pesa coll ' occhio , e ti fa la tara . Io peso poco . Eravamo giunti al nostro palazzo . Aprimmo : dallo scalone coperto di tappeto , intiepidito dal calorifero , alla scaletta nuda del nostro lubbione , i gradini erano sempre più alti : traversavamo così ogni sera tutte le zone della società : caldo , temperato , freddo : noi eravamo al polo . In cima della scala io voltavo da una banda e lui dall ' altra : - Viene un momento da me ? Sono solo . E come io esitavo : - Domani lei non lavora ... Chiacchieriamo . Viene ? E mi prese per un braccio . Traversato il corridoio pieno come di ronzii indistinti , entrammo . Era la mia soffitta tal e quale : la medesima disposizione del letto , col capezzale verso la parete maggiore e i piedi verso lo spiovente , poiché la forma del tetto non ne comporta altra . Un angolo era nascosto da una tenda . È solo lei ora ? - gli domandai . - Solo , sì . E mi guardò in modo che pareva mostrasse una intensa pietà di me : e gli occhi gli si empierono di lacrime . Aggiunse : - Lei non può dormire ? - Io dormo come un ghiro ! Al mattino non mi leverei mai . - Perché si mette alla finestra tardissimo ? - Oh un momento , per cacciare il puzzo del petrolio , dopo avere scritto o letto per ore intere . - Ah , studia lei ? Ha dei libri ? - E i suoi occhi s ' illuminarono . - Moltissimo . Ho una curiosa biblioteca . Sono correttore di bozze alla Società Editrice . - Perdio ! - interruppe egli . - Dunque lei può leggere Spencer , Nietzsche ... - Sicuro ! Li posseggo quasi per intero , e molti altri . - Li ha là , in quella soffitta ? - e s ' appressò alla finestra come per penetrare laggiù con lo sguardo . Ma il suo entusiasmo cedette subito S ' abbandonò a sedere sul letto , che fece un crepitìo di foglie pigiate : appoggiò il gomito al cuscino e la testa sulla mano , poi riprese colla voce dolce e profonda : - D ' altronde , è inutile studiare . Io so già tutto . Ciascuno sa quello che gli è necessario . La lucerna gli illuminava la fronte troppo ampia , sotto cui le orbite si approfondivano : gli zigomi prominenti e le mascelle forti contrastavano colla forma della bocca nettamente segnata sotto baffi neri e radi e le labbra avevano increspamenti infantili con una perenne piega dolorosa agli angoli . La sua affermazione lo fece sorridere col suo sorriso melanconico . Soggiunse : - E lei non sente che il necessario a sapersi è molto poco ? - Non saprei , caro signore - risposi . - Io ho studiato moltissimo e credo che non cesserò mai di studiare , finché non senta di saperne abbastanza , cioè fino a quando quel poco che conosco sarà unito e compatto . Oh , so bene ! Ogni ramo di scienza richiede una vita intera . Io ero pazzo per l ' entomologia : ebbene , l ' ho piantata perché sentivo che sarei andato al camposanto senza conoscerla interamente . - Se la sarebbe fatta insegnare dai vermi ! - No , perché mi farò cremare . Egli si mise a ridere : - Inutile , amico . Ci sono i microbî che ci fanno vivere e quelli che ci fanno morire . Questi ultimi la vinceranno ... E ci sono altri microbî che spazzano anche le nostre spoglie per far posto ai nuovi arrivati . - Questo l ' ho letto anch ' io . E dunque vero ? - Verissimo . - Già : noi siamo colonie . Ogni gruppo di microrganismi ha l ' ufficio di mantenere un organo . Una volontà regge tutta questa collettività . Ecco l ' uomo ! Rimasi stupito della mia audacia : stupito e insieme felice , come se in quel momento io primo avessi scoperto d ' un balzo quella verità . Egli mi guardò sorridendo di compiacenza : - Questo non c ' entra ... Saremo amici , non è vero ? - E tosto si oscurò . Mi afferrò la mano , poi la ritrasse subito e si stese sul letto : - La vita è un male . - No , la vita è un bene - protestai incoraggiato e quasi petulante . Ero così poco avvezzo a parlare con persone colte di cui non avessi soggezione , che il trovar finalmente uno col quale parlare da pari a pari delle cose che erano divenute tutta la mia vita mi riempiva di entusiasmo e di un ' audacia che non sapevo contenere . - È il solo bene la vita ! - affermai con forza . - Tutto il resto non esiste che nella nostra immaginazione : l ' abbiamo farneticato perché non sapevamo il valore della vita . - E questo che esiste nella nostra immaginazione vale molto più che la realtà - egli riprese . - Io vedo un ' altra vita e confido in essa ... Guardi un po ' fuori della finestra . Perché non si mette alla finestra come le altre sere ? ... Io sono troppo stanco ! Apersi : là dentro era freddo e senz ' aria . La notte invece pareva quasi tepida . I tetti bianchi : una distesa interminata di tetti , su cui i camini in fila parevano armenti immobili e candidi . Un augusto mistero splendeva in cielo ove le stelle limpidissime tremolavano . Egli aveva gli occhi chiusi . Disse : - Il cielo ! Che bellezza ! Quando spengo il lume , la finestra par che si apra sull ' immenso ! Poi , dopo un po ' : - Sa lei che io ho fatto un libro di poesie ? Non ha mai letto il mio nome ? Io mi chiamo Vigile Cràstino : pare uno pseudonimo . Infatti c ' è chi nasce sotto uno pseudonimo ... Chi sa qual anima di rivoluzionario mi dette questo nome , affatto fuor di proposito ! Perché io non sono né del domani , né dell ' oggi . Sono fuor della vita ... Sa lei che significa ? - Sì ; so un po ' di latino . Ma io l ' ho sentito chiamar Luigi ... - Infatti Vigi era il mio nome da bimbo , e così mi chiama mia sorella . Tacque un istante , poi ripigliò : - Ma per me non c ' è né oggi , né domani . C ' è l ' eternità , cioè un punto , e tutto è contemporaneo : il tempo e lo spazio non sono che apparenze : le variazioni , il numero , gli individui non sono che apparenze . La realtà è l ' uno , l ' Essere . - Cosicché lei non vive , e neanch ' io ... - Non esistiamo . Ombre ... Così non abbiamo colpa e merito di quello che agitiamo nella nostra vita , come non l ' abbiamo nel sonno . La vita è un sonno . Ci sveglieremo . Allora io potrò anche abbracciare mia sorella e baciarla in fronte ... - E morta dunque ? - interruppi io pieno di stupore . E mi sorse nettamente negli occhi il volto dalle grandi sopracciglia e dalle labbra pallide . Ne sentii come un disagio al cuore . - No . È nel sonno come noi . Ma il suo sonno è un incubo . Ella soffre fisicamente e moralmente , dolore e onta . Mia sorella ! ... Non poté proseguire , la voce divenne stridula , si spense . Indi riprese con un grande sforzo e con voce mutata : - Mia sorella è una disgraziata ! Pareva che da un sogno di languore fosse piombato in una realtà disgustosa . Io non seppi che soggiungere . Dopo un po ' mi feci coraggio , ma non osai interrogarlo direttamente : - Dunque pensa lei che non esiste la colpa o il merito . Esiste il perdono : no ? - No , no ! Né colpa , né perdono . Quello che deve avvenire avverrà . Perché siam nati noi ? Non sappiamo , io e mia sorella , chi ci ha messi al mondo . Un burlone ci chiamò Cràstino , come se ci affidasse una missione e forse una vendetta , di che ? e noi siamo perfettamente all ' oscuro . Che dobbiamo fare ? Intanto mia sorella ha ripetuto quello che ha fatto probabilmente mia madre ... Ella è ricoverata alla Maternità ... - Qui ? - chiesi io , volgendomi verso di lui e sentendomi afferrare da una gran commozione . - Lei va a trovarla ? Domani è festa . Andiamo a trovarla ? Posso accompagnarla ? Mi stupii del mio ardire . Avevo quasi il senso di un ' intrusione ch ' io compiessi , ma mi ci sentivo spinto irresistibilmente . - Da due settimane non me le feci più vedere ... Non so perché . Ho una immensa pietà , ma sento in fondo una specie di rancore . Che obbligo aveva ella verso di me ? Io sì , grandissimo , verso di lei . Ella guadagnava da vivere per entrambi . Io sono buono a nulla : non sono un uomo io . Non dovevo nascere : perciò desidero morire ! Tuffò la faccia nel cuscino e io udii come se il suo petto si rompesse . Che fare ? Forse il meglio era ch ' io lo lasciassi piangere . E avevo un nodo in gola , e i miei occhi dilatati verso la notte si riempivano di lacrime . Riprese dopo un momento : - Non aveva confidenza in me . Sono sempre stato fuori della vita . Ero sempre astratto . Ella sentiva forse degl ' impulsi prepotenti nel suo corpo robusto . Che ne so io ? Uno studente , un commesso , un seduttore di professione , un signore , dice la portinaia ... doveva essere bello e ben vestito , che ne so io ? Io non l ' ho mai veduto , non ho sospettato nulla . Forse chi sa quante volte ella fu in procinto di confidarsi : doveva pesarle il segreto ... massime quando lui scomparve senza lasciarle una parola d ' addio ... Infine non ne poté più . Un giorno credette ch ' io le osservassi i fianchi : m ' era caduto lo sguardo lì : non sapevo nulla , io ! ... E ruppe a piangere e mi svelò tutto ... Tutto ? Cioè nulla . Un giovane ... Chi ? Dove abita ? Nulla . E non lo saprò mai ... Ora avrà un figlio ... di chi ? Lo chiamerà Cràstino anche quello , e così di generazione in generazione , procrastinando ... Lo scherzo orribile mi riscosse . La tirannia delle parole ! Gli si era imposta , ed egli aveva dovuto eruttarla per liberarsene . N ' ebbi maggior pietà . Mi gli appressai : aveva sulla faccia una smorfia amara ... Gli presi una mano e mi sedetti accanto : - Sei mio amico , hai detto . Diamoci del tu : quassù non si fanno cerimonie . Io non credo che la vita è un sogno . Prima e dopo la vita non c ' è nulla per noi , vale a dire per la nostra coscienza che è la nostra memoria e la nostra induzione dal passato al futuro , dico bene ? Perciò dobbiamo vivere la vita . Tua sorella ha tentato di vivere ... Bene o male ? ( Perché abbiamo anche quelle parole lì . Ma quelle parole lì non hanno mica il significato che dà loro la portinaia , ad esempio ) . Io dico : bene . Bene , se ella pensa che ha amato , che fu amata forse un istante , che una nuova vita nasce da lei , affidata alla sua lealtà . Voi non avete che da ricevere questo dono che vi fa la vita , lealmente , ed essere poi leali con essa , con lui , col nuovo essere , quando acquisterà il diritto di sapere chi egli è , dico giusto ? Egli taceva : aveva gli occhi chiusi , pareva dormire , ma il suo respiro era troppo silenzioso : ascoltava . - Vedi , - continuai . - C ' è qui sopra un centinaio di sofferenti e tutti sono estranei l ' uno all ' altro . Sembrano estranei , e non sono . Io sento pesare su me le loro sofferenze : così essi devono sentir le mie , e nessuno cerca di togliersi di dosso questo malessere . Noi , per esempio , guardavamo le nostre finestre illuminate , ed ecco che un pensiero ci univa , questo solo pensiero : " egli è là " . E ci siamo avvicinati : ora la nostra mutua sofferenza non ci pesa più tanto , perché la conosciamo e la dividiamo . Egli aperse gli occhi : - E tu ... soffri ? - Io no , ora . Ma ho sofferto moltissimo in una età in cui non ci dovrebbe essere sofferenza . Ora soffro soltanto del dolore degli altri , ed ho tale desiderio di sollevarlo , che ciò mi diventa un tormento , e non posso scuotermelo se non coll ' azione . Cosicché vo pensando ad un ' azione ch ' io debbo fare , e non la trovo . - Dovresti scrivere . - Non sono capace . Le mie idee sono confuse . Potrei scrivere , per esempio , quello che ho detto a te adesso , ma questo serve soltanto per il tuo caso . Io , vedi , avrei bisogno di sistemarmi tutti questi pensieri , di farne un organismo saldo , e darlo agli uomini perché vedano chiaro ... Tacemmo un istante . - No : sarebbe una cosa fredda . Gli uomini non vanno innanzi con la luce che apparisce alla ragione , ma col sentimento ... Questo non conclude che io ti seguirei . Dovresti far delle conferenze . Ma io non ti credo . - Conferenze ? Ho paura ... E poi , un correttore di bozze ! È vero che adesso anche gli operai fanno delle conferenze ... Socrate diceva : " So di non sapere " . Ora io non posso dir questo , ma non posso neanche dire : " So di sapere " . Ho udito dei professori di Università i quali non dicevano una sola cosa ch ' io non sapessi già , ma la dicevano in modo , come se sapessero molto di più , anzi , come non esistessero più misteri per essi . Io non sono neanche sicuro di quello che so ... O meglio , finche non l ' ho tirato fuori , non ne sono sicuro . Ma quando l ' ho affermato , allora ne sono certo . Per esempio , io credo fermamente a tutto quello che t ' ho detto questa notte . Chiacchierammo così ancora per un po ' di tempo , e io venni in tal modo a raccontargli la mia povera storia e lui la sua . Poi andai a dormire , dopo averlo fatto coricare , e copertolo ben bene . Entrato in letto , mi sentivo contento , e mi pareva anche di essere diventato qualche cosa , o almeno di aver riconosciuto una forza dentro di me che stava nascosta prima . II . Al mattino mi svegliai tardissimo sotto l ' impressione d ' un sogno affatto fuor di proposito , ma , secondo me , molto bello , sì che potrebbe fornire un ottimo argomento per un dramma . Io non sono capace di concretar nulla , sebbene mi senta nato superiore a tanti altri . Ma è certo che se io fossi stato in condizioni di svolgermi secondo la mia forza interiore armonicamente , e intorno tutto non mi avesse compresso , come un germoglio tra i sassi e gli sterpi ... Via ! Purché arrivi il tempo in cui tutti i nati dell ' uomo siano eguali di fronte alla vita , affinché diventino quello che devono , di per sé stessi . Adesso intanto si nasce malamente : le nostre madri ci foggiano come possono , da povere affamate e sfinite che sono ... Le nostre madri ! Mia madre ! ... Basta . Ecco il sogno : Dunque , piazza Statuto , e la stessa scena della sera innanzi . Le piante coperte di neve , la piramide del Fréjus coll ' angelo sospeso nel cielo . Cràstino è là , in mezzo al brulichio dei piccoli uomini incappucciati che le torce a vento arrossano di scorcio , e la neve è tutta rosata . Da quanto tempo raspano il selciato e per quanto tempo ancora ? Ma il silenzio è stranissimo . La neve soffoca ogni rumore e tutti quei gesti e quell ' agitazione senza strepito dànno proprio l ' impressione di un sogno senza tempo . Cràstino è fermo , appoggiato al manico della pala : si prova a fare un gran respiro per sollevarsi il petto : quando una carrozza passa ... Un giovinotto è lì dentro . È lui ! Chi ? Adesso si ricorda : l ' aveva veduto per le scale e non l ' aveva mai notato . È lui certo . Un moto fulmineo : il giovane cade dalla carrozza , stramazza , colpito alla testa da un colpo di pala ... Un ' agitazione enorme . Un fanciullo di sei o sette anni si lancia alle ginocchia di Cràstino , come per proteggerlo contro la furia dei circostanti . È tutto stranamente silenzioso ... Cràstino salta su un cumulo di neve e fa grandi gesti e apre la bocca come volendo gridare . Infatti si sente , ma fiochissimo : " Fratelli , quell ' uomo ha fatto morire mia sorella dopo averla resa madre ... È morta alla Maternità ... morta di parto , perché aveva troppo sofferto ... Io e mia sorella siamo trovatelli : suo figlio , eccolo , non ha conosciuto la madre . Eccolo ! " . Lo prende sulle braccia e lo alza sul suo capo . Allora si leva un tumulto sterminato . La piazza è gremita d ' un popolo immenso , bimbi , donne , vecchi . Tutti gridano con grida altissime . In un momento Crastino è afferrato da due guardie nere , scompare . Ma il tumulto non cessa . Tutta quella turba si stringe , alza i pugni : tutte le braccia sono levate , tutte le voci vanno al cielo : e un uomo altissimo ha afferrato il fanciullo alla vita e lo solleva colle due braccia al disopra del suo capo : - Il tuo bimbo , popolo ! Destatomi , il tumulto continuava nelle mie orecchie . Ma non era già quello : veniva dal pianerottolo , dalla scala , dal corridoio . Era un vocìo di bimbi e di mamme . C ' era il sole . Aprii la finestra e guardai di fronte . Quella di Crastino era chiusa ancora . Il pianerottolo , in cui il sole scialbo gettava un largo sprazzo , era brulicante di bimbi . Alcuni avevano il grembialino pulito : i più erano laceri e sporchi in viso . Una donna frugava nella selva ispida d ' una testa riluttante . Un ragazzo , tutto bianco di gesso , un bicc , muratore , esponeva al sole i suoi piedi escoriati dalla calce e dai geloni . Un carbonaio rigirava la testa sotto il robinetto comune dell ' acqua potabile , inzuppandosi d ' un sapone dall ' odor nauseabondo . Un uomo stava seduto in terra appoggiato al muro , con una faccia ebete e gli occhi proprii degli ubriachi e dei morti , simili ad acini d ' uva mezzo crepati : cantava una nenia compassionevole : Minca ' n crous , Minca ' n crous Le ninsole son pa nous E le nous son pa ninsole ... 1 Spuntò dal basso della scala un cappello color caffè , due spalle curve , e un viso da bulldogg si alzò nel sole a guardar la canaglia . Poi traversò senza badar molto accuratamente dove mettesse i piedi , fra i cenci e le gambette dei bambini , e cominciò a bussare all ' uscio del n.1 . Era il segretario della casa . Tutte le domeniche egli faceva il suo giro a riscuotere i fitti del mese : cominciava sorridendo e finiva ruggendo e bestemmiando : spesso , la sera della domenica , il pianerottolo era ingombro dei mobili di qualche inquilino scacciato . Di lì a poco sentii vociare e strillare nella soffitta attigua alla mia , n.7 . Era la moglie dell ' ubriaco : protestava al segretario che non aveva da mangiare , né da sfamare i suoi tre bimbi : uno , il più piccino , strillava nelle sue braccia . Sul pianerottolo un ragazzo patito , dalla faccia pallida e intelligente , occhi inquieti , gran bocca ed orecchie ad ansa , inginocchiato su un gradino , sporgendo la testa sul balcone , guardava verso quella finestra : doveva essere suo figlio . Una bambina ricciuta , colle guancie flosce e le labbra mocciose , tendeva una manuccia verso di lui e raggiuntolo lo tirava pel piede , piagnucolando : " Notu , Notu ! " . Notu le diede un calcio e scappò lungo il corridoio . Il segretario si acquietava con la moglie dell ' ubriaco . Ciò continuava da mesi : il segretario finiva sempre con acquietarsi , il che non avveniva con nessun altro inquilino , fuorché con la Salamandra , una ragazza equivoca che era lo zimbello e insieme il castigo dei monelli . Passata la mia soffitta ( io pagavo anticipato al suo ufficio , ogni mese ) bussò al n.9 . Chi ci abitava ? Nelle rare notti in cui non potevo dormire udivo , dopo mezzanotte , scricchiare la chiave nella toppa e due passi pesanti avanzarsi di là dal muro e talvolta un piccolo tonfo , come d ' un sacco . Nient ' altro . Nessuno rispose alla picchiata , ed egli passò oltre . Quando , di lì a qualche tempo , mi parve d ' intravederlo nella soffitta di Crastino , rimasi un momento ansioso . Ma come si tratteneva più che nelle altre , mi risolvetti di intervenire . Traversai il pianerottolo : " Ciao , tipografo ! " , mi mormorò l ' ubriaco . Le donne mi guardarono con indifferenza . Bussai alla porta : - Son io . Stanga . - Avanti ! - rispose la voce di Crastino . Il segretario mi ricevette sorridendo in aria di condiscendenza . Salutai l ' amico : - Hai dormito ? - Sì . La fatica , vedi . Un mestiere ... Faticare ... non c ' è di meglio . Appunto chiedevo al signor segretario se avesse qualcosa da farmi fare ... Il segretario sorrideva tra il furbo e il fatuo . Che mistero , la bruttezza ! Colui aveva un naso rintanato nella faccia come se tutta fosse stata dissestata da un pugno ; gli occhi sporgevano , le labbra e i denti grossi e gialli si protendevano . Aveva qualcosa di un batrace . Quando rideva era orribile . Un tic all ' occhio sinistro lo faceva ammiccare spesso fuor di proposito . - Veda , signor Stanga - cominciava con la sua pronunzia balbuziente . - Io sono lietissimo di vederli amici , loro due . Il signor Crastino ... non può che avvantaggiarsi della compagnia d ' un giovane ammodo e pratico come lei ! Vede , io sono molto ben disposto verso il signor Crastino . E siccome so in che condizioni si trova , e la disgrazia di sua sorella ... vorrei perdonargli la pigione , affinché porti un regaletto a lei ... " Buon cuore ? " pensavo diffidente . Ma l ' amico gli porse il denaro con un gesto brusco . L ' altro lo intascò affettando noncuranza . - A rivederla , signor Stanga . Lei è un giovane assestato . Ci ho una bella camera per lei , al quarto piano , se vuol discendere . Ah , lei è un amico prezioso . Se il Crastino l ' avesse conosciuto prima ... sua sorella ... - A rivederla - l ' interruppi , indovinando dove parava . - Sì , sì , lei è un giovane ... - richiuse l ' uscio dietro di sé , mormorando lungo il corridoio . - L ' hai trovato lì , colui che ti darà un impiego ! - esclamai a Crastino . - Non accetterei neanche un bicchier d ' acqua ! Immagini che possa rendere un servigio a qualcuno ? - È vero , ma a chi vuoi tu che mi rivolga ? Ora vedevo il segretario in un ' altra soffitta : era seduto su un letto , immobile , le mani nelle tasche dei calzoni . Una donna giovane , ma colla figura cadente e sciupata , dimenava le braccia davanti a lui , come per respingere qualcosa d ' invisibile che le si stringesse intorno . Non udendo le voci traverso quei vetri , mi pareva ch ' egli fosse un ragno schifoso che guardasse con cupidigia una mosca dibattersi nella sua tela . " Trovar cinque lire mensili è dunque sì terribile ? " riflettei . - Quella è la Salamandra - disse Crastino : - credo che paghi più degli altri per poter abitar qui . " Tre classi della società ? pensai . In realtà ce n ' è un ' altra : la classe di quelli che non mangiano , non pagano pigione , muoiono continuamente , fino allo strappo definitivo che li stacca dalla vita ... " . E continuai ad alta voce : - Senti . Io guadagno quattro lire al giorno : non ho nulla che fare con costoro , ma ne sono sì vicino , che ne soffro come se fossi dei loro . Ora , metà del mio salario può essere impiegato a beneficio di quelli che non ne hanno alcuno . Come fare ? - Non giova , caro mio - rispos ' egli naturalmente come se avesse seguito da principio le mie riflessioni : - il tuo danaro servirebbe forse a impedire a un povero diavolo di sloggiare , da un momento all ' altro , dalla soffitta e dal mondo , ma le cose rimarrebbero allo stesso punto . Soltanto lascerebbe a te l ' illusione di aver fatto la tua parte , di crederti sdebitato verso gli altri ... - È vero . Ma il danaro può far due cose , questa che tu dici , poi un ' altra : diffondere la verità , la scienza , la scienza che dice : " Ecco , tu , ricco , non sei felice : ti stordisci e chiami questo la gioia : pròvati a guardar in te stesso : ci troverai tanti cantucci inesplorati , tante fibre che ti dànno dolore : perché ? Sono le fibre che ti legano agli altri , agli altri che soffrono : ed esse soffrono . Per farle tacere , per sanarle , bisogna sanare il dolore altrui " . Allora si capirà che la felicità consiste nella giustizia , cioè nella tua rinunzia libera a qualcosa , che è necessario per il tuo vicino . L ' equilibrio , l ' armonia è la felicità ... - Fai delle conferenze , Stanga ! Tutto questo è buono , ma è lungo ! Sarà per il secolo venturo . Per ora , ecco ... Sei nato ? Colpa tua ! Paga il fitto dell ' esistenza . Né in terra né in aria c ' è posto per le tue quattr ' ossa . Paga ! Non hai soldi ? Ingègnati ! ... Ah ! Sei un utopista , come me , caro amico . - Hai ragione . Ti annoio . - No , no : al contrario . Come ti ammiro ! Dovevi farti prete . Cioè , tu sei uno dei preti nuovi , della religione nuova ... Fu interrotto da due colpi rapidi alla porta . - Avanti ! - rispose egli , avvicinandosi curioso all ' uscio . Rimanemmo entrambi interdetti . Era una signorina sorridente , rosea , coi capelli lisci , a bande , fino agli angoli degli occhi . - Oh , lei qui ! - disse ella appena mi scorse . - Lei è il correttore della Società Editrice ... - Sì , signorina . Io la conosco ... Vedi , - aggiunsi rivolgendomi premuroso a Crastino , e sentendo che arrossivo fino alle orecchie - la signorina dottoressa ... - Non importa , m ' interruppe ella con un gesto ... E lei è il signor Crastino ? - disse all ' amico . - Io conosco sua sorella , le voglio molto bene . Oggi lei doveva venire a vederla ? Il volto di Crastino si oscurò : - C ' è qualche pericolo ? Le fanno l ' operazione ? - proruppe con ansia . - No , nulla per ora . Ma il medico la tiene in osservazione : non vuol che abbia nessun motivo di commuoversi , vuol che si riposi , perché l ' operazione è imminente . Sua sorella è molto estenuata e ... potrebbe esser grave ... Crastino si sedette sul letto e si strinse la fronte tra le mani . Ci fu un momento di silenzio lungo . - Lei va in tipografia domani ? - mi chiese la signorina . - Io devo passarci - aggiunse guardandomi con intenzione . Ebbi un brivido . - Signor Crastino ! - cominciò la dottoressa con la sua voce infantile . Tutta la sua persona era infantile . Pareva che non dovesse aver coscienza affatto della gravità di quel che mi aveva fatto indovinare . - Signor Crastino ! - e gli pose la mano sugli occhi , una manina di bimba . - Si faccia coraggio . Domani lei verrà a vederla : ci sarò anch ' io . Io voglio bene a lei , signor Crastino . Ho letto le sue poesie e le ammiro . Lei può far molto : è giovane : ha un bel dono che è dato a pochi , e deve tenerne buon conto ... Domani lei può venire verso le due del pomeriggio . Verrà anche lei , signore - disse rivolgendosi a me . Parlava in fretta , di sèguito , premurosa di andarsene . Io sentivo un tremore interno . Volevo raffigurarmi la sorella di Crastino fra le mura bianche d ' un ospedale . Pareva invece che mi si delineasse una figura tante volte veduta , non guardata , lungo i ripiani delle scale , negli sfondi dei corridoi . Il volto dalle grandi sopracciglia e dalle labbra pallide dominava ora una personcina smilza vestita di grigio . Tutta la figura emergeva ora nella mia memoria . Crastino s ' era acquietato e la guardava con gli occhi atoni , come attendesse ad altro : ella ne pareva preoccupata e lo esaminava , mentre proseguiva , come per rompere la dolorosa impressione ch ' ella ci aveva portata : - Io conosco queste soffitte . Ho fatto una statistica sulle abitazioni operaie , l ' anno scorso : poi parecchi di questi bimbi vengono al Pane quotidiano . - Veramente queste non sono abitazioni operaie , signorina - aggiunsi io prontamente , arrossendo di nuovo e molestato dalla mia timidità . - Sono nidi da gufi per gente che non lavora e non mangia . Su cento inquilini o poco meno , venti soli lavorano : gli altri succhiano il sangue di questi : le mogli e i figli . E le famiglie dove l ' uomo non lavora e si ubriaca , o è assente , o è morto , mangiano la neve dei tetti , ché non hanno altro ... Solo io e Cimisin siamo senza famiglia ... e Crastino pel momento ... Questi si mosse udendo il suo nome : mi guardò con un profondo scoramento , e vòlto verso la signorina , forse per una specie di rancore , vedendola tutta un mite sorriso , un mite fiore di giardino al sole , mormorò fra i denti : - La vita è un cosa orribile . - Sì - diss ' ella semplicemente . - Bisogna mutarla ! - Bisogna ... E le braccia di lui si levarono rigide in atto di violenza ... Ma si rilassarono subito . Gli occhi gli si riempirono di lacrime . - Bisogna finirla ! Ed appoggiò un braccio al muro e vi premè la testa singhiozzando . - Povero fanciullo ! - disse ella con voce commossa e cantante , chinandosi a guardare dei libri logori su un cassettone . - Povero fanciullo , che è nato per cantare e per far della musica come gli usignuoli , nato per godere il sole e gli alberi fioriti della primavera , nato per sentirsi padrone dell ' aria e del giorno , e rinchiuso qui colle ali legate . Povero fanciullo ! La voce era tenerissima e pareva cantare per non spezzarsi d ' emozione ; e le sue mani e i suoi occhi passavano da libro a libro , come se non sostenesse di guardare e di essere guardata . Anch ' io sentivo una strana soggezione . Sentivo qualcosa di vibrante sospeso nell ' aria fra noi . E non mi pareva d ' essere estraneo fra lor due , fra l ' addolorato e la consolatrice , che non mi sembravano più due individui , ma da una parte l ' uomo che si crede re della vita e se ne sente lo zimbello , e la donna dall ' altra , che vede la vita qual ' è , frenando gli slanci imprudenti , sollevando gli abbattimenti , immagine della vita stessa , che è buona . E con un tono di risoluzione : - Su , infine ... Non siate tanto debole . Domani verrete da vostra sorella . Addio . Datemi la mano , su ... Gli prese la mano e la strinse , poi si volse per partire . - L ' accompagno fin sulla strada ? - chiesi io in fretta . - No . Ci sono avvezza . Resti ... A rivederla - aggiunse guardandomi . Rinchiusi l ' uscio . Crastino s ' era seduto sul letto e aveva la faccia nel cuscino . Io guardai dalla finestra . Sul pianerottolo un vocìo : " Signorina Lavriano , signorina Lavriano ! " . Il ragazzo dalle orecchie ad ansa le correva dietro zoppicando . - A proposito . Sai chi è ? - dissi a Crastino . - E la figlia del grande psicologo , la dottoressa Eva Lavriano . Egli non si mosse , come se non avesse inteso . Io ascoltai le voci scendere dietro la signorina . Comparve in basso , traversò il cortile seguìta da un nugolo di bimbi . Un fiore di sole . E pensai che la donna sanerà la società inferma . III . Il giorno dopo , seduto nel gabbiotto dei correttori , lavoravo distratto . Nulla di peggio ! I refusi passano davanti agli occhi lungo le linee fitte . Che tormento i refusi ! Io li sogno di notte . Nel principio dell ' assopimento i caratteri , nitidi sul bianco , mi scorrono dinanzi , con lo stesso moto irresistibile di un viale d ' alberi o d ' una serie di solchi interminabili davanti allo sportello d ' un vagone , che vi porta fatalmente , senza che la vostra volontà possa farlo rallentare o sostare . Quando si scorrono bozze , l ' occhio e perfino la testa intorno al collo prendono un moto regolare automatico : mentre infilzate un refuso sul margine bianco , l ' occhio e il capo continuano il loro moto di pendolo e arrestarlo è quasi un dolore fisico , un urto al cervello . Per correggere bisogna essere tutt ' occhio : la mente deve eclissarsi : se pensate al senso intimo del periodo , i soldatini di piombo vi sfuggono affatto o vi nascondono una parte del loro uniforme vecchio o rotto o irregolare . Talvolta un soldato d ' un altro corpo s ' è intruso fra estranei , un corazziere tra bersaglieri . ( Immagini tolte al militarismo . Ne ho rimorso ) . Bisogna passare in rassegna i caratteri come individui a sé . E certi esseri invisibili anche i vuoti , cioè . Bianchi tra nero e nero , sono entità di cui bisogna tener conto , punti e interlinee . Ma io faccio un trattato ... Fatto sta , nondimeno , che i profani a stento riescono a capire da qual pesante lavoro materiale risulti il leggero foglio su cui gli occhi afferrano , come a volo , le più delicate sfumature di sentimenti e le idee eteree . Innumerevoli e minuscoli prismi di piombo accostati ad uno ad uno formano le pagine : una pagina pesa d ' ordinario ... da un chilo in su : un giumento non porterebbe sulla groppa un volumetto di vaporosi versi elzeviriani . Io diventai un pessimissimo correttore . Leggevo : cercavo inconsciamente di capire , e se il testo mi prendeva la mano , andavo innanzi , deponevo la penna e lasciavo che gli errori facessero il comodo loro , facessero gazzarra , sfacciatamente : sicché mi toccava riprendere poi da capo , afferrando ben bene la mia attenzione , dividendola cioè in due , ardua faccenda , una parte costringendo a badar a ' segni neri , l ' altra facendo tacere il più possibile . Quella mattina ero più distratto del solito . Guardavo spesso verso la porta , e chinando la testa sulle prove , vedevo ad ogni momento l ' immagine della sorridente , di quel vivente sorriso , che entrava e guardava verso la gabbia nel canto , ov ' era scritto in grande : Correttori . Ed ecco appunto , di lì a poco , entrare la signorina , dire una parola ad un ragazzo e guardare verso il nostro angolo , volgendomi un saluto , mentre il ragazzo giungeva a me col messaggio . - La signorina Lavriano la desidera un momento . Mi mossi col batticuore . I compositori avevano vòlto la testa dalle loro casse a ricevere quel sorriso che raggiava dal vano della porta sotto la gran volta vetrata , fumicosa e buia . Era vietato di entrare , ma ella spesso con la sua imperturbabile tranquillità si affacciava all ' uscio e talvolta traversava le corsìe , andava fino alle macchine o alla legatoria per parlare con qualche ragazza . Il direttore sorrideva anch ' egli , non senza un ' occhiata di rimprovero verso quella gentil distrazione che attirava tutti gli sguardi per un momento e li rallegrava . Mi trasse nel gabinetto del direttore e mi disse , con un moto di tristezza subitanea che la fece somigliare ad una bimba che stesse per dare in pianto : La signorina Crastino , sa ? è in condizioni disperate . Questione di giorni . Una fitta al cuore . Rimasi accasciato . - Perciò è necessario - riprese - di preparare fin da oggi il fratello , e prima ancora che egli la veda , alla possibilità della sua morte . Perché la sorella , che sa di morire , è capace di dirglielo d ' un colpo , e ciò gli potrebbe far molto male . Mio padre lo crede un po ' debole di cervello e magari epilettico ... Lei non conosce le poesie del francese Verlaine ? C ' è molta affinità fra i due temperamenti , salvo i costumi e l ' incoerenza . Crastino è un debole , condannato probabilmente ad una malattia progressiva di esaurimento . Un ' emozione forte potrebbe essergli fatale . Io era fortemente colpito da quelle rivelazioni . Ella aveva ripreso la sua serenità . La miseria , la malattia , la morte eran divenute il suo ambiente ordinario , la sua atmosfera , perché ella vi si movesse con una tale calma ? Parlava tenendo le mani incrociate sul grembo come una bimba che voglia darsi l ' aria di donnina , ma spesso le sue mani scappavano a toccare un oggetto sul tavolo , a brandire un tagliacarte , una penna . Com ' io la esaminavo con evidente curiosità , mista d ' ammirazione , ella restava qualche istante leggermente interdetta , poi sorrideva . - E di lui che avverrà dopo la morte della sorella ? - ripresi io . - Non si potrà già nascondergliela per molto tempo ... E il bambino ? Non potremo mica affidare un bambino a questo fanciullo ... - Il bambino è morto - interruppe ella - fortunatamente . Un disgraziato di meno . Quanto a lui , ci penseremo . Ne ho già parlato a mio padre : chi sa , nell ' insegnamento o in un ufficio d ' Opera pia ... - Forse è incapace d ' una qualsiasi occupazione continuata . Conosce lei la sua infanzia ? E le raccontai in breve quello che avevo udito da lui qualche giorno prima . Dalla Casa dell ' Infanzia Abbandonata , la Ca ' Granda , i due orfani erano passati ad un Orfanotrofio , sempre tenuti con molto riguardo . Poi una donna li aveva ritirati e aveva provveduto loro fino alla sua morte , avvenuta due anni prima . Ella viveva agiatamente , faceva dar lezioni ai bimbi , creduti suoi figli ; ma alla sua morte non aveva lasciato nulla affatto . Con la vendita dei mobili , gli orfani avevano vissuto un anno . Poi la Lena s ' era messa a lavorar di ricamo e di cucito , il che le rendeva qualcosa . Avevano continuato così altri due anni . - Quanto alla loro nascita non sanno nulla essi ? - Nulla affatto : la donna pare avesse detto che il figlio doveva la vita ad un alto personaggio morto or sono pochi anni , che bazzicava sovente in via San Donato . Favole ! - Ah ! - fece lei . - Può darsi . Quel sobborgo era molto di moda , anni fa ... - E i suoi occhi ebbero una punta d ' ira . Tacque un momento , come riflettendo , poi depose il tagliacarte che aveva stretto nervosamente , e si levò con un piccolo scatto . In quel punto il mezzogiorno era scoccato . Ella rimase tacita un istante , come ascoltando piena di stupore . Io sorrisi . Allo scocco del mezzodì le macchine s ' arrestano come per incanto e il silenzio che ne segue reca un breve intontimento anche ai più assuefatti . E subito nel corridoio un rimescolìo di voci e di passi . Donne e uomini , giovani in gran parte , vi si ingolfarono e ciascuno dava una occhiata curiosa per la porta aperta . Ella mi porse la mano . - Verrà anche lei oggi ? Vada a pigliarlo a casa , non lo abbandoni in questi giorni . - Non dubiti , signorina . E si inoltrò nella folla . Afferrai le mie bozze e corsi verso casa . Ingollando prestamente un boccon di colazione , non riuscivo a fissar la mente sulle pagine che tenevo innanzi , secondo il mio uso di intrattenermi con qualche libro o giornale durante l ' antipatica faccenda di rifornire la macchina ... Mi preoccupava il pensiero del povero amico , e sopratutto l ' immagine della sorella . Che cosa aveva pensato di me quando l ' avevo rasentata , chi sa quante volte , salendo o scendendo le scale a salti come facevo , rincantucciata su un pianerottolo ad aspettar che passasse la valanga de ' miei passi giganti ? Dovevo sembrare uno strano animale , un di quei ragni magri del granturco , d ' autunno . Fatto è che ora mi pareva di averla veduta durante anni ed anni : mi pareva che anche allora , qualcosa fosse entrato in me , forse soltanto un alito della sua atmosfera . Non è così ? Ognuno di noi ha intorno un ' atmosfera propria , come le stelle ... Quando bussai al n.30 , Crastino attese un momento prima d ' aprirmi , non senza cagionarmi ansietà : aveva la faccia stanchissima e pallida e gli occhi rossi . Gli chiesi se aveva mangiato . Mi rispose : - Credo . Non potei far a meno di sorridere . Avevo portato meco due ova crude e lo pregai di berle , il che fece docilmente e con indifferenza . - Andiamo ? - dissi . - Come vuoi . È già tempo ? E si guardò in un pezzo di specchio sostenuto sul muro da tre chiodi : si dette un colpo ai capelli colla mano : - Come sono pallido ! Sono mortuario ... - Perché non sai farti coraggio . Bella faccia che porti dinanzi a tua sorella ! Afferrai la spazzola e gli pulii il pastrano pieno di polvere : gli porsi il cappello . Egli si rigirava intorno come se dovesse cercar molte cose da portar seco . Prese un libro e fece per uscire . Poi si rivolse e alzò la tenda : c ' erano alcune sottane appese al muro e un lettino ripiegato : mise le mani in un piccolo baule : brancicò non so che : - Non avrà bisogno di qualcosa ? Che devo portarle delle cose sue , qui ? Io lo afferrai per un braccio e lo spinsi fuori . I corridoi erano deserti e silenziosi . A un tratto scoppiò un pianto fortissimo di donna . Mi volsi indietro : tutti gli usci erano chiusi : doveva venir dal fondo . - È la Biondina del 40 - disse Crastino . - Le è morto il bambino iersera : lei è a letto , assistita dalla moglie dell ' ubriaco , e il bimbo nella culletta : un ' ora fa dormivano tutti e due ; sì , pareva che dormissero tutti e due . Va ' a vederla . Mi ricordai . Era l ' inquilina dell ' ultima soffitta , una cantarina bionda di I7 anni , sarta ; sul rullìo della macchina a cucire la sua voce instancabile finiva per dar noia a chi dovea sentirla a lungo : a me che ben di rado tornavo a casa durante la giornata , faceva l ' effetto d ' uno sprazzo di sole . Un giorno la ragazza aveva messo al mondo un bimbo : di chi ? Nessuno lo sapeva . Lo portava in braccio , seminudo , per tutta la casa , continuamente : entrambi con una faccia tondeggiante , bianca e rosa , ella pareva la sorella maggiore del suo bimbo . Una signora del piano inferiore , che aveva avuto , pochi giorni dopo , una bambina troppo affamata , la mandava sopra a finir di pascere , e io avevo veduto una volta la ragazza con due batuffoli rosei in braccio , baloccandosi : doveva divertirsi un mondo . - Non abbiamo tempo - dissi a Crastino . - Povera ragazza ! Ma d ' altra parte non è meglio così ? per lei no , forse , ma per il bimbo ... Scendemmo . Il fischiettio di Cimisin trillava a tutt ' andare al battito del martello . Ai pianti di donna e alle bestemmie degli ubriachi , da tanti anni , l ' allegria di quel pazzo innocuo si mescolava senza riposo . Non ricordo molto di quella visita . Ricordo un viso bianco , capelli neri umidi e appiccicati alle tempie : le fattezze parevano di marmo . A un certo momento sotto le grandi sopracciglia nerissime i grandi occhi s ' aprirono e le labbra bianche sorrisero . Quegli occhi ! Io guardavo in essi per la prima volta , ma li avevo veduti e li ricordavo . Essi m ' avevano guardato certo ed erano entrati in me . Così li vidi sempre di poi , così mi sorgono ora dinanzi in un volto d ' alabastro , come trasparente per un lume nascosto . Disse qualche parola , fiochissima ; era così stanca ! Ma gli occhi erano profondi , intensi , volevano significare quello che non potevano dire le labbra : passavano da Vigi a me , come se volessero intessere fra noi una misteriosa trama che ci unisse per sempre . Intorno erano altri letti bianchi , altre teste esangui , altri occhi che ci guardavano . E il sole era stranamente pallido e dolce in quell ' aria immobile e tepida . La dottoressa venne per condurci via . Si sedette un momento , prese la mano dell ' inferma e cominciò a parlare , come per cullarla , con parole carezzevoli , le parole dell ' illusione per la moribonda e per il povero fratello , che non si sarebbero veduti mai più . Poi ci guidò fino alla porta . In tutto quel tempo Crastino rimase stranamente calmo . IV . Tornato dall ' ospizio in tranvia , il tragitto fu silenzioso . Egli era molto accasciato . Giunti in piazza dello Statuto scendemmo . Io volevo trarlo lontano da casa . Entrammo nello stradale di Francia . - Facciamo due passi ? - proposi . - Io ho vacanza oggi . - Come vuoi . Camminammo un buon tratto in silenzio . I prati erano vellutati di bianco . La neve prendeva una leggerissima tinta azzurra nella lontananza : gli alberi neri non parevano scarni , ma aprivano contro il cielo dei ventagli di piume . Quando fummo fuori dell ' abitato , le Alpi si presentarono in tutta la loro enormità , dalle punte spiccanti sul cielo morbido , bianche e chiazzate qua e là di azzurro denso , alle basi che poggiavano sulla linea vaporosa della pianura ... Crastino , che camminava curvo col mento in seno , alzò a poco a poco la testa , e i suoi occhi parevano rischiararsi . Vicino a un ponticello si volse indietro come a misurar la distanza percorsa dopo le case , poi guardò dinanzi a sé : - I monti ! Che bellezza ! Ad un tratto la sua bocca si contrasse , gli occhi si empirono di lacrime Fece uno sforzo grande e riprese con voce naturale : - Ti darò a leggere i miei versi . Ne ho dei nuovi anche . Ma da un po ' di tempo non posso più comporre . La poesia nasce adesso in me : quando sarò meno infelice , me ne ricorderò e scriverò . Adesso , ecco , se fossi solo , piangerei . La notte , il sole , la neve mi fanno sempre piangere . Io sono sempre solo . Si avviluppò nel pastrano e prese a camminare più rapidamente . - Ho freddo . Non hai freddo tu ? Io patisco molto il freddo : per questo l ' estate è la mia stagione : proprio nel meriggio , cammino per la campagna delle ore intere . Credo che morirò di freddo . - Via ! Fai conto di proseguire nella vita irregolare che hai tenuto finora ? Lavorerai : avrai un impiego , e nelle ore libere farai dei versi . - Hai ragione . Lavorerò e non farò più dei versi ... Devo pensare a mia sorella adesso . L ' immagine della morente mi si ripresentò , dandomi una commozione violenta . Una figura umana tutta curva e affastellata sotto un gran cappello logoro dalle tese pendenti veniva verso di noi . Quando fu a pochi passi , scorgemmo un vecchio appoggiato a un bastone nodoso , con tre giacche logore indossate l ' una sull ' altra e il petto aperto rugoso e rosso : si fermò e ci guardò con due piccoli occhi azzurri : tra la bocca ispida e il cappellaccio non si scorgeva altro della faccia . Gli porsi una moneta . - Grazie . Ora pro eis ! S ' incamminò , poi si rivolse : - Sentite , giovanotti : laggiù c ' è il re : adesso passerà sulla macchina . Proseguimmo la passeggiata : - Hai sentito ? - diss ' io . - Laggiù c ' è il re . Che sia andato a Rivoli in automobile ? - Il re ! ... C ' era un re , - rispose con la sua aria di trasognato - un re ! ... Ami le leggende ? Io ne sapevo tante . Mia madre ... mia zia , via ! , quella che ti ho detto che ci teneva con sé , ne sapeva d ' ogni colore . Ella parlava sempre di re , di duchi , di conti ... Era un ' aristocratica ! - Anch ' io ne sapevo molte . Andavo nella stalla , d ' inverno . Dopo il rosario e i paternoster a tutti i santi che ci liberino dal feu , da la losna e dal troun ( I ) 2 , mia nonna ne contava delle interminabili . Era del tempo di Napoleone : piegata in due dalla sciatica , sembrava una povera bestia supplichevole . Poi , sull ' aia della fornace , piena di sole , io cantavo coi bambini : Andouma a Rouma a coumpré una courouña , ' na courouña par un Re . Giurapapé.3 Volevo farlo rallegrare . Il sole cadeva dietro i monti e il cielo su di essi era divenuto roseo . Laggiù appunto , di là dai monti , era forse il paese delle leggende ... Crastino disse : - Eppure sono esse , le leggende , che ci fanno inabili a vivere . Io , per esempio , penso sempre a Nausica , alle sibille , ai Nibelunghi , a Bruto , magari : e più ancora alla Madonna , a Santa Teresa , a San Francesco d ' Assisi ... Tutto questo mi ha fatto dimenticare che mia sorella lavorava per me , che un bel giovane può passare per la strada e farle delle proposte , e che l ' amore conduce all ' ospedale ... Si tirò su il bavero e affondò le mani nelle tasche : - Io penso alla Biondina del n . 40 . Che diverrà ? Mi pare perfino che l ' amerei . Sciocco ! Intanto non mi ha mai neanche guardato ... Eppure qualche anno fa le donne mi guardavano con certi occhi ! Non hai mai amato tu ? - Io no . Non ci ho mai pensato , o quasi . - Io non lo so . Ma credo che non ho mai amato . Mi ha sempre disgustato . È vero che non ho mai incontrato una donna sopra la mia condizione . Ma credo che una donna viva non potrei amarla . Io amerei la principessa di Tripoli , per esempio , ossia Elisabetta d ' Austria ... Una forma nera in mezzo alla strada , lontanissima , ingrossava rapidamente avvicinandosi . L ' automobile del re ? In brevissimo tempo fu accanto a noi e passò . Due ciclisti lo seguivano . Mi pareva avere scorto la fisionomia del re , giovane e ardita . Guardammo indietro seguendolo coll ' occhio . Una piccolissima figura nera , il mendicante , era ferma in mezzo alla strada : s ' udì la tromba : il mendicante si scostò . Avevamo avuto un momento d ' ansia . - Se l ' avesse travolto ? - disse Crastino . - Orribile ! - Per il mendico è lo stesso ... ma per lui , dopo ; - aggiunse egli dopo un silenzio . - Infatti ... - risposi , e non proseguii . E c ' immergemmo in un pensiero che ci dava i brividi . Tornammo che i fanali erano già accesi . Lo condussi alle Cucine , presso casa ; entrava per la prima volta in un ambiente simile . Sedemmo ad un posto libero . Il luogo era pieno di strepito e d ' un vapore nauseabondo . Io mangiai , secondo l ' abitudine , in gran fretta e macchinalmente : l ' amico provò a trangugiare qualche boccone , ma la gola gli si chiudeva e gli occhi gli s ' empievano di lacrime . Alla sua destra un grosso uomo appoggiava al tavolo due enormi braccia che sostenevano un testone bovino ; egli metteva in moto due grandi ganasce . In faccia a questo , la Salamandra mangiava svogliata , versandosi di frequente un vino nero e denso ; gettandogli qualche parola e voltandosi a sorridere intorno con aria di civetteria . - Non sei mai venuto qui ? - domandai a Crastino . - No . Mi fa nausea . - Ma si paga poco . D ' altronde potresti mandar a prenderti da mangiare per mezzo d ' un ragazzo . Volevo così insegnargli a vivere da solo . Lo accompagnai fino alla sua stanza e gli diedi la buona notte . Seduto al mio tavolo , sotto la lampada a petrolio che aveva assistito alle mie veglie sui còmpiti di scuola , alle mie lotte contro i refusi , alle mie divagazioni fantastiche sopra i periodi che più afferravano la mia intelligenza , mi provai a figgere gli occhi sul Wundt che avevo portato dalla tipografia . E tosto l ' immagine di Lena mi si affacciò : mi guardava con gli occhi supplichevoli , quasi imperativi : mi pareva che m ' imponesse con una dolce forza il pensiero costante che aveva animato la sua vita per quello strano fanciullo che da due giorni mi era divenuto fratello . Un passo pesante nel corridoio , accompagnato da urti contro le pareti e da spergiuri , interruppe le mie riflessioni : l ' ubriaco aveva fatto il lunedì . Un uscio s ' aperse ; poi un tonfo , e non sentii più nulla : quella sera non avrebbe più avuto la forza di picchiare la moglie ... Ripresi a scorrere le mie bozze ; inutilmente . Non potevo fermare la mia attenzione ; forse d ' ora innanzi queste cose , l ' ufficio , la scuola , i libri , non mi avrebbero mai più interessato come prima : alcun che di estraneo era subitamente penetrato in me e faceva sì ch ' io non mi sentissi più come prima affatto libero e solo . Ne avevo a tratti una punta di malessere che mi pareva fosse puramente immaginario ; in fondo non avrei affatto desiderato che non fosse avvenuto così . Ad un certo momento mi domandai : " Ma che faccio io nella vita ? " Fino a quel punto dunque io non mi ero ancora accorto di me stesso , perché non guardavo che me e nessun altro : non avevo termini di paragone . Che facevo io ? Lavoravo , cioè vendevo la mia opera ad un padrone , estranei l ' uno all ' altro . Fortunatamente , non amando il padrone o i padroni , che non conoscevo , né il salario se non come una necessità , amavo invece il mio lavoro e avevo un ideale di me stesso a cui il mio lavoro poteva condurmi . E d ' intorno a me ? Correttori , compositori , macchinisti , entravano , uscivano , vendevano mente e mano a ore e a tariffa fissa . Nessun amore al loro lavoro , cioè alla loro vita , e nessun ideale . Ciascuno vedeva di continuo uscir dalle sue mani per sempre e anonima la fatica di un ' ora , un frammento , e nessuno poteva dir mai di qualche cosa : " Quello l ' ho fatto io ! " Che cosa resterà loro alla fin della vita a provare che hanno vissuto ? Non hanno vissuto : questa è la verità . O forse in quella uniformità d ' azione , estraneo , lontano dal monotono affaticarsi che li esaurisce , qualcosa esiste , sorride , splende ? Qualcuno ha un piccolo usignuolo che gli canta in cuore mentre le sue mani s ' insudiciano attorno alle ruote ? E qui , intorno , in queste celle tra di prigione e di chiostro , qualcuno di quelli che tornano ogni sera abbrutiti dallo sforzo della giornata , si assopisce in un sogno sereno e un ritornello di canzone suona al ritmo del suo respiro ? Guardai intorno la mia soffitta : non era più sì fredda , sì nuda . La lampada diffondeva in essa una luce calma , dorata , che pareva quasi sottilmente intepidire l ' aria . O era il senso d ' una presenza invisibile ? Appoggiai la testa su ambe le mani e chiusi gli occhi : traverso le palpebre la luce mi riempiva le pupille d ' uno splendore marmoreo . Rimasi a lungo così , quasi ascoltando il brusìo nelle mie vene d ' un tepore nuovo e vibrante . La finestra dietro il paralume era tutta azzurra . La neve era azzurra , il cielo quasi nero seminato di stelle . Apersi . Anche la finestra di fronte era aperta e una figura v ' era in mezzo , china sui gomiti . Non mi meravigliò : non mi pareva infatti testè quasi d ' essermi sentito chiamare ? Che avveniva in quella gran sala bianca , lontano ? Rabbrividii . Ma un ' altra finestra laggiù nell ' angolo , l ' ultima , era illuminata : vi si vedevano due candele , e un gemito uguale ne usciva , tranquillo come se perdurasse nel sonno . Un ' ombra di donna anche vi si moveva , alcuno vegliava il morticino , forse la moglie dell ' ubriaco ... Il silenzio era infinito . Le stelle palpitavano , il cielo non pareva una vòlta cupa , ma lo spazio senza limite in cui stavano sospese nel loro moto impercettibile quelle vite luminose . In terra tutto era bianco : tetti senza fine , e in fondo il profilo delle Alpi : esse parevano inerti e morte . La vita era qui , intorno a me , su queste altezze tese verso il cielo : la vita e la morte . Lungo le scale un passo saliva e una luce si proiettò sul pianerottolo , scomparve nel corridoio . Dopo un po ' , lo sentii tornare , più pesante e cauto ; vidi vacillare su la parete lungo la scala il profilo d ' un uomo con in spalla un oggetto oblungo : discendeva . Nella soffitta d ' angolo le candele si mossero , l ' ombra della donna si disegnò un momento sui vetri ; poi si spensero . Il gemito continuava uguale nel sonno . - Crastino ! - chiesi verso la finestra dirimpetto , pianissimo , come temendo di svegliare quel gemito . Egli si mosse , accennò con la mano alla finestra ora buia e si ritrasse . Tre giorni dopo fui chiamato nella sala d ' ingresso della tipografia . Mi attendeva un signore alto , biondo , che avevo già veduto nel laboratorio , il dottor Semmi . Infatti egli rivedeva delle bozze . Riconobbi il primo foglio di un ' opera che passava ora sotto le mie mani . - Senta - incominciò egli guardandomi con due occhi azzurro - chiari . - La dottoressa Lavriano m ' incarica di informarla che la sorella del suo amico è morta iersera ... Quantunque fossi preparato alla notizia , ne rimasi costernato ; egli lo vide e i suoi occhi tranquilli si velarono leggermente : - La dottoressa è andata stamani a trovare il suo amico : intanto vuol ch ' io avverta lei , perché l ' assista questa notte , che può essere terribile per il giovane , un po ' ammalato , a quanto mi si dice ... Io non seppi rispondere parola . Egli proseguì : - È morta d ' emorragia . Se fosse venuta all ' ospizio subito ... Invece ha creduto poter superare la crisi da sola . Quando ce l ' ha portata la dottoressa Lavriano , era già tardi ; aveva già dei guasti interni cui non si poté rimediare ... Diede un ' occhiata alle sue bozze , poi si decise a posar la penna e volgendosi tutto a me , mi chiese : - Il fratello , che tipo è ? - Oh , un bravo giovine ! - m ' affrettai a rispondere . - Probabilmente non ha saputo nulla di nulla . È un poeta . Ha scritto Tenebre ... - La rimproverava , che lei sappia ? - Non credo . Soltanto , ella doveva averne soggezione , da quel che posso immaginarmi . Doveva poi temere enormemente di addolorarlo . Credo che gli facesse un po ' da madre ... - Ah , le parti s ' erano invertite ! Lui , certo non sapeva proteggerla . Lì sta il male . - Lo crede colpevole ? - Non posso giudicarne . Ad ogni modo , tutti gli uomini sono colpevoli in complesso , se non della morte dei neonati ( quelli , pazienza ! ) , certo della morte delle madri ; non sono soltanto indirettamente responsabili ... Ora lei legge il mio libro ? La signorina mi dice che lei ha studiato molto di questioni sociali . - Io ? - protestai confuso , sentendomi arrossire . - Io non ho studiato che le bozze che vo correggendo da dieci anni . - Bene ! Mi dicono che dà dei punti agli autori , qualche volta . - E sorrise della mia confusione : nei suoi occhi brillava un ' ironìa benevola che non mi cagionava disagio . In quel momento il sole che entrava dalla finestra l ' aveva raggiunto sulla sedia e illuminava la sua bella testa bionda , dall ' alta fronte calva , dai baffi radi spioventi , traverso i quali i denti brillavano nel sorriso simpatico . Aveva qualcosa del sognatore e dell ' apostolo ; e subito sentii per lui un segreto moto di simpatia . Egli si trasse indietro dal sole e riprese la penna , ma tosto la depose per porgermi la mano . Io la strinsi e tornai al mio gabbiotto . Il seguito delle sue bozze che avevo dinanzi ( L ' allevamento dell ' Uomo ) diceva : " Il dovere primo e assoluto d ' una società civile è di favorire e sorvegliare le nascite . Tutti gli altri momenti della vita umana sono secondari vicino a questo , e in essi l ' individuo può in diverso grado provvedere a se stesso : qui due vite sono in pericolo e l ' una , la più indifesa , comincia appena , e guai se comincia male ! " Invece oggi la nascita è lasciata al caso . La procreazione , ch ' è in fondo il solo fine visibile della vita , viene dall ' uomo considerata come la spiacevole conseguenza d ' un atto di piacere egoistico , dalla donna ora una sofferenza senza compenso , ora una condanna , una diminuzione del suo essere , tutt ' al più una funzione semplicemente animale . " Una gran parte di coloro che sentono in sé inquietudine , squilibrio fisico , difetti od eccessi , germi di male , di pazzia , di delitto , possono rintracciarne la causa nella nascita . Chi ne ha la colpa ? Di rado la madre , spesso il padre , sempre la società ... " . Quando fui libero dal mio lavoro m ' affrettai verso casa . Crastino , nel suo letto , aveva un febbrone . Delirava . Minca , la moglie dell ' ubriaco , lo assisteva , colla sua faccia patita e la persona lunga e magra : gli umettava le labbra ardenti e cercava di farlo rimanere quieto e coperto . Non mi riconobbe , e rimasi lunghe ore accanto al letto , mezzo intorpidito e colla testa ondeggiante e vuota . La febbre durò sei giorni . Il medico era inquieto e la dottoressa , che venne più volte , temette seriamente che il cervello gli si sconvolgesse . Era divenuto spaventosamente arido e secco . Un giorno scorsi così nitida la forma del teschio sotto la sua barba rada che n ' ebbi un istantaneo ribrezzo . Nondimeno si risollevò lentamente . Pareva che si fosse dimenticato d ' ogni cosa e una dolce convalescenza mi fece apparire il mio povero amico come un fanciullo nuovo e ingenuo , ignaro d ' ogni dolore , anche privo d ' ogni pensiero , come una pianta , un semplice essere di senso . Poi si ricordò , a sprazzi , del passato ; ma con lieve dolore . L ' attività del suo cervello ridestatosi all ' improvviso con un vigor nuovo , lo elevava subito , dai singoli casi , alle considerazioni generali della vita : essendo stato sì vicino alla morte , diceva egli , non si contava più fra i vivi e i sofferenti , pensava agli altri che soffrivano e immaginava come avrebbero potuto non soffrire , trovando ciò , infine , molto facile , tanto viveva nell ' astratto . Io lo vedevo due volte al giorno . Era debolissimo , talché ci volle più d ' un mese , prima ch ' io potessi condurlo a fare qualche passo all ' aperto . A mano a mano che la primavera coloriva la terra e l ' aria , vedevo il volto dell ' amico animarsi , illuminarsi . Passammo così alcuni mesi in una intimità ineffabile : io amai quel ragazzo di genio come avrei amato una creatura mia , la mia donna o mio figlio . La bellezza di quell ' essere , che sorpassava la mia facoltà d ' ammirazione , che mi riempiva spesso di stupore e di riverenza , come dinanzi a un mistero che si manifestasse in lui , mi affascinava . La figura divina ch ' egli appariva , quando i suoi occhi contemplavano certi spettacoli eterni di natura o d ' umanità , non mi uscirà più dalla mente . Mi condusse a visitare le gallerie , ove mi colpì la sua dottrina e la sua ammirazione ragionata e istintiva dei capolavori . Lo incantava il museo egiziano , ov ' egli passava ore intere a sognare in presenza delle mummie e dei resti così viventi e strani di quel popolo misterioso . Diceva che gli Egiziani dovevano somigliare ai grandi uccelli e ai grandi fiori delle acque , creature sospese su una linea d ' orizzonte , e sopra , il cielo infinito , e sotto , lo specchio del cielo infinito : null ' altro che cielo : perciò furono astronomi e matematici , e probabilmente musici ... Ma la natura vivente aveva potere di trasfigurarlo . Dinanzi al paesaggio dilatava gli occhi che diventavano luminosi come se concentrassero in sé quei colori e quella luce . Guardavamo così , al tramonto , il cielo grande che si continuava dentro lo specchio del Po , chiuso dalle masse dei pioppi . In principio gli sfuggiva qualche monosillabo : ero ancora presente a lui . Poi mi dimenticava affatto : drizzava le sue spalle gracili , ergeva il petto come per levarsi un ' oppressione e respirava a larghi sorsi : non tornava a me che all ' annerirsi delle forme , per ripetermi con rare frasi , tirate fuori a stento , le sue solite tristezze , la sua inettitudine ad un ' opera grande , la morte che lo chiamava con voce sempre più insistente . Le piccole agitazioni degli uomini lo toccavano talvolta prontamente e vivacemente . Egli gironzolava per la città , ruminando di continuo i suoi pensieri o " connettendo a musaico " , com ' egli diceva , qualche sonetto . I moti soliti dei passanti non lo distraevano punto : ma ogni più minuto incidente insolito lo richiamava ; e come usciva da un mondo di sogni , la cosa prendeva un senso profondo e gli dava subito cagione di risalire a idee generali o a visioni d ' umanità che lo prendevano alla gola ; uso sempre , sciupandolo , il suo modo d ' esprimersi . Ricordo che , avendolo incontrato una domenica in corso Vittorio tutto in preda a ' suoi pensieri , non mi peritai di distrarnelo , salutandolo e accompagnandomi con lui . Ma pareva ch ' egli durasse fatica a mantenersi meco nel mondo reale . Ad un tratto una fanfara sbocca da un angolo di via e parecchie squadre di ragazzi marciano dietro di essa . I primi gonfiavano le gote rosse sulle loro trombe con un misto di letizia e di baldanza : gli altri marciavano serii , ma baldi e lieti anch ' essi , come compresi della loro azione , che era di solidarietà e di armonia , di fiducia verso l ' avvenire . Egli li guardò passare con gli occhi lucidi , attentissimo , li seguì a lungo con lo sguardo : poi lo prese l ' affanno , aprì la bocca a respirar forte per non piangere , singhiozzò due o tre volte , indi si acquetò . Di lì a un momento : - Vedi ? Disse - I nostri figli quelli ... i nostri nipoti ! ... Come sono belli , sani ! E gli altri , i nostri fratelli ! Là , su le soffitte o nelle tane . I nostri fratelli ! Ma il mondo cammina , caro Stanga , domani camminerà così , come questi bimbi ... quando noi saremo sotterra ! Una sera volle portarmi ad ogni costo a vedere il Faust . Fu per entrambi una fonte di grande emozione . Egli pianse dal principio alla fine . Io gli tenevo una mano nella mia , premendola ad ogni tratto fortemente , quando temevo che scoppiasse in singhiozzi : ma il suo pianto era piuttosto calmo . Eravamo in loggione : egli appoggiava la testa sul parapetto , senza mai guardare il palco : ed io sentivo con angoscia inesprimibile ch ' egli faceva una trasposizione : ascoltava la storia di sua sorella . Ma io , che non conoscevo se non gli spettacoli delle chiese e la musica degli organi e dei cori , facevo amare riflessioni . Ecco : il pubblico ama questi quadri : dei burattini ridipinti , caricature dell ' uomo , con gesti che tradiscono le cerniere nascoste nelle giunture , fanno grandi passi , si voltano verso il pubblico quando devono parlare coll ' amante : nel duetto i due amanti fanno perfino un mezzo giro l ' uno intorno all ' altro , come i gruppi dei musei che hanno un perno sotto il piedestallo ... Il mio amico era pienamente afferrato dall ' azione , o piuttosto dalla musica e dalla sua stessa fantasia . Io pensavo a quella Margherita . Ecco che cosa è la donna oggidì . Da una parte il diavolo che la tira per la lunga treccia , dall ' altra Dio , che finisce col salvarla per far piacere agli spettatori e con lei l ' altra allegra vittima del diavolo , Faust . Margherita non esiste di per sé : soffre , uccide la sua creatura ... Che strazio e che ridicolo insieme in quella scena alla porta della chiesa ! Accanto a noi c ' erano delle ragazze che avevano veramente paura . E mi s ' affacciò irresistibile la domanda : " Dov ' è questa religione consolatrice degli afflitti ? " . Dio finisce col trionfare , ma che importa se il diavolo ha continuato a torturarmi durante quattro atti e mezzo , cioè quasi tutta la vita ? Più tardi Vigi divenne sempre più instancabile e inquieto . La mia compagnia non gli bastava più . Egli mi dimenticava spesso quando l ' accompagnavo : si concentrava e rimaneva muto , non rispondeva ; non udiva , forse , il più delle volte . Io l ' annoiavo , probabilmente , e ricordando gli sguardi supplichevoli di sua sorella , una profonda angoscia mi prendeva . Mi sentivo impotente , meschino , nullo : in certi momenti avrei voluto stendermi a ' suoi piedi , farmi calpestare , perché s ' accorgesse di me . Talvolta poi , all ' improvviso , parlava e le sue frasi erano una continuazione di un discorso interno ch ' io non riuscivo a ricostruire . E l ' idea insistente era l ' amore . Che cos ' era quest ' amore , per cui sua sorella aveva tanto sofferto in silenzio ed era morta con tanta serenità ? Lena aveva certo amato . Amava ancora quando moriva ? Perché mi feci tante volte questa domanda , e perché non osai farla giammai a Crastino ? Quante volte essa insisteva nel mio cervello fino al tormento mentre gli parlavo di cose indifferenti , ma non riuscii mai a superare la mia timidezza . L ' amore ! Io non ci ho mai pensato . O per dir meglio : ho pensato moltissimo alla donna , senza che potessi neanche concepire di aver mai una donna mia , una famiglia mia . I miei coetanei , i miei colleghi di lavoro sono tutti ammogliati : ma si dibattono in tali difficoltà , che il far saltare sulle ginocchia l ' ultimo marmocchio e veder gli altri rotolarsi nei prati , fuori porta , seduti colla mogliettina sotto la pergola di qualche osteria , è loro troppo scarso compenso . Altri non vogliono rampolli , e sono i più duri e i più chiusi , quelli che sorridono di più , ma di un sorriso scoraggiante , motteggiatore ; tristissimi certo , in fondo . Parlate di amore e di una famiglia in una società che dà la medesima razione di pane a chi è solo e a chi ha moglie e bimbi ! Ma tutto ciò non bastava a tenermi lontano dal matrimonio . In fondo io ho un ' immensa nostalgia della carezza femminile che non ricordo d ' aver sentita mai . Forse , appena messo in luce , mia mamma poté ancora stringermi al suo seno e baciarmi ? Non lo so . Ma mi pare che una donna ( ora sono vecchio , ho trent ' anni ) , una donna che mi avesse amato come avevo bisogno di essere amato , sarebbe stata un pochino mia mamma , e avrei avuto bisogno , sì , di piangere , quando l ' avessi sentita mia , quando avessi sentito che tutto il suo mondo ero io , io ; di piangere nel suo seno tutte le lagrime che non ho pianto in trent ' anni ; di versare tutta la immensa tristezza accumulata giorno per giorno , da bimbo nelle giornate fredde e senza pane , da ragazzo nella reclusione priva sempre del conforto d ' una faccia femminile , da giovanotto quando la sera trovavo sempre la mia soffitta buia e gelida . Avevo una forza , accumulata in tanti anni di lotta contro un vero strato di terra pesante su di me : non sono uscito dalla mia tomba di creta come un germoglio in mezzo a un sentiero battuto ? Non avevo rinunziato a quello che molti altri hanno , alla vita facile , apparecchiata dinanzi a loro come una mensa imbandita : rinunziato , perché ero riuscito a non desiderare , sebbene me ne sentissi un diritto uguale a quello di essi ? E avevo una debolezza organica , portata in me sia dalle inconscie sofferenze e privazioni dell ' infanzia , sia da quella rinunzia terribile . Una donna avrebbe soddisfatto a questo mio bisogno di proteggere e di essere protetto . Non venne . L ' attendevo e non la cercavo . Non osavo cercarla : ero timidissimo di fronte alla donna , perché conscio fin da ragazzo del mio aspetto triste e deficiente . Io sono alto , magro , giallo , con un torso gracile , gambe e braccia troppo lunghe : a sedici anni mi ricordo d ' aver avuto per un periodo di tempo una fame da cannibale : quando cessò , io ero cresciuto di trenta centimetri ! Da qualche anno non mi guardo più nelle vetrine , e quando per caso l ' occhio mi cade sul mio individuo riflesso , m ' esilaro non poco : ma prima fui di una suscettibilità malaticcia . Avevo un orecchio prodigioso per sentir dietro di me tutte le gaiezze ch ' io suggerivo alle ragazze che mi passavano accanto , e il mio occhio , che pare un po ' uguale e muto , non si lasciava sfuggire i menomi moti che apparivano su le facce dei passanti . A qualche monello avrei ben volentieri non poche volte tirato le orecchie . Ma mi contenevo : chiudevo gelosamente tutte queste ferite di spillo : credo che avevo una vera faccia di diplomatico , tanto sapevo dissimulare . Ora dicono invece che ho una faccia buona come il pan caldo . Gli è che vedo di quante piccole cose soffrono gli uomini : e sono tanto indulgente verso il me stesso d ' allora , che m ' intenerisco stranamente all ' aspetto di tutte le piccole sofferenze che gemono o tacciono intorno a me . Non avevo poi molto tempo da cercarla ... Era necessario ch ' io incontrassi per caso una donna che mi guardasse , mi trovasse simpatico , mi parlasse e mi conoscesse : conosciutomi , mi avrebbe probabilmente amato , perché mi pare impossibile , dio buono ! , il contrario . Ciascuno di noi ha dentro di sé di che far felice un altro essere . Ma dov ' è quest ' altro ? Ecco tutto . Lei era forse ben lontana e io stavo là nel mio buco di correttore ... O era forse a due passi : forse m ' ha guardato , m ' avrà anche parlato ... ma non m ' ha conosciuto : e neppur io . Dunque io scrivo qui come su una pietra sepolcrale : IO NON HO AMATO . Tutte queste riflessioni e questi rimpianti furono sollevati in me dalla intimità con Crastino . Egli viveva così intensamente dentro di sé che le sue parole , da cui ricevevo delle momentanee rivelazioni , come dei lampi , di quella vita , mi riconducevano immediatamente alla mia e mi sentivo tutto rimescolato . Una volta uscivamo da una chiesa , entrativi a udire i cori dei vespri ( la chiesa , le madonne , la musica ! ... Se volete dell ' arte , del sentimento , oggidì , siate ricchi ! Solo la chiesa dispensa dell ' arte ai diseredati ! ) e il sole era così bello ! Crastino disse : - Io non ho mai creduto veramente a una vita mia oltre a questa , ad una vita individuale : non ci ho mai creduto , ma ho vissuto come se ci credessi : vale a dire che , in vista di un ' altra vita , non ho vissuto questa ... " Vero " , riflettei . E pensavo a me : io ho fatto lo stesso : anche nel mio piccolo avrei ottenuto qualche felicità se l ' avessi voluta con tutte le forze . Credo che molti oggidì sono simili a me : non ci si rifà a nuovo tanto facilmente . Ma vedo che nostri figli nascono già diversi : guardano il sole con maggior confidenza . Il sole è il nostro vero bene : per ora non ce n ' è uno maggiore . Godetelo , figli nostri ! Quella osservazione di Crastino era forse dedotta da mie idee anteriori che ero venuto quasi costruendo e connettendo dinanzi a lui : a mano a mano che le dicevo , si organizzavano e diventavano più persuasive , solide anche dinanzi a me stesso . Io dunque ebbi una influenza sul suo pensiero : ho paura , ahimè , di averla avuta anche sulla sua vita , o , dirò meglio , sulla sua morte ! Ma non ho rimorsi . Il professor Lavriano gli aveva trovato un impiego nel dazio : lo esortava a mantenercisi per un mese , intanto ch ' egli avrebbe cercato qualcosa di più consentaneo alle sue attitudini . Crastino ci si mise di buona volontà . Tornava a casa parlandomi dei carri pittoreschi che scendevano dalle Alpi ed entravano nella barriera di Francia , dei sotterfugi curiosissimi a cui ricorrevano i carrettieri per nascondere qualche chilo di salame o qualche litro di vino . Ma ben presto il lavorìo dei calcoli e della contabilità lo annoiò , lo irritò , e , passato il mese , se ne partì , insalutato ospite . Allora il professore lo ammise nella redazione d ' una rivista di sociologia , affidandogli , poiché non aveva alcuna cognizione speciale della materia , la compilazione dei fascicoli . Né ciò gli piaceva gran che . Pure tirò innanzi qualche tempo . Un giorno , cadeva una pioggia fitta , accidiosa , ero venuto a casa nel meriggio , contro il mio costume , e stavo per tornare alla tipografia , quando sento altamente urlare fuori . Mi pareva la voce dello zoppetto , Notu . Infatti lo scorgo sul tetto opposto , aggrapparsi agli spigoli delle ardesie , colle mani gonfie . Nella soffitta attigua alla mia l ' ubriaco urlava , sporgendosi dalla finestra e minacciando di tirargli una scarpa . Il ragazzo si voltava con una faccia pavonazza : piangeva e insieme gli faceva le beffe . Che era andato a fare lassù ? La Biondina aveva aperto la sua finestra e lo chiamava , lanciando degl ' insulti all ' ubriaco . Ora il ragazzo si trovava sul crinale , all ' altezza dell ' abbaino di Crastino . D ' un tratto , torcendosi verso di noi , perdette presa colla mano , i piedi scivolarono ... Dei gridi di terrore seguirono ... Il ragazzo era sceso bocconi coi piedi innanzi e le mani uncinate sulle ardesie . Il canale di scolo lo arrestò . Rimase immobile un secondo . Allora la finestra di Crastino s ' aprì e la Biondina gli afferrò un braccio . Era salvo . Respirai . Per un momento ebbi la visione di un mucchietto di cenci sparso sul lastricato del cortile . Udii allora aprirsi l ' uscio attiguo al mio ed uscir l ' ubriaco . Lo seguii . Egli andava senza dubbio a continuar la scenata nella stanza di Crastino ... Ma giuntovi , afferrò il ragazzo e se lo strinse al petto piangendo forte . Noi lo guardavamo sdegnati e inteneriti . Io dovetti correre all ' ufficio . Fu allora che s ' iniziò l ' amicizia fra la Biondina e Crastino , che doveva presto mutarsi in amore , e togliermi per sempre quella dolce intimità che m ' era divenuta necessaria . VI . Intanto era penetrata nel nostro convento una grande novità . Un giovanotto , un pittore , era venuto al n.27 . Egli non vi dormiva spesso in principio , avendo anche un ' altra abitazione . Era un bellissimo tipo , un modello d ' umanità : alto , proporzionato , elastico , con una testa dalle fattezze forse un po ' troppo fine , ma resa maschia da due grossi baffi e da una gran barba , che si mescolavano a coprirgli tutta la parte inferiore del viso d ' una ondulata seta color di bronzo ; nonchè da una capigliatura folta cui sormontava un piccolo cappello tondo . Un gran vocione dalle sonorità di rame dava tale eco nel suo largo petto , che a qualche distanza , quando l ' udivo nei corridoi , non distinguevo più le parole , e pareva talvolta un bordone d ' organo . E l ' udivo spesso , perché egli , appena tornato dal lavoro ( era disegnatore nella fonderia Nebiolo ) , interpellava tutti gl ' inquilini delle soffitte , provocava le loro risa con facezie a freddo , si traeva dietro tutti i bimbi , a cui gettava dei pomi e delle noci lungo il corridoio , per farli ruzzolare a mucchi e scompisciar dalle risa . Non so quando dormisse , perché la sua soffitta era sempre illuminata e lavorava moltissimo di notte , traendosi dentro i modelli ; un dopo l ' altro tutti i piccoli scavezzacolli dell ' aeropoli . Aeropoli è il battesimo ch ' egli aveva dato al nostro convento , che era , a suo avviso , il più numeroso e vasto di Torino : ed era il titolo d ' un album di acqueforti che voleva eseguire e mandare in Francia , ad un suo amico pittore che là veniva molto valutato e aveva promesso di farlo conoscere e chiamarvelo ben presto . Egli lavorava la notte e tutto il giorno di festa . Aveva fatto subito conoscenza con tutti gli abitanti della nostra piccola città ; fatto lo schizzo di tutti . Di Crastino , di me e della Biondina volle fare dei veri ritratti . Non ho mai creduto d ' aver una fisonomia interessante . Le mie fattezze oggi mi sono perfettamente indifferenti . Ma Quibio ( che nome strano ! ) , altrimenti detto Cribio ! 4era un mago . Il ritratto di Crastino è meraviglioso e io non ho visto più bello il mio amico ne ' suoi momenti di trasfigurazione : quando gli sarà resa giustizia e i suoi pochi versi saranno considerati come i più significativi che abbia prodotto la poesia italiana in questi ultimi vent ' anni , questo ritratto costituirà un prezioso documento . Ora non è che uno dei tipi più suggestivi di un aeropoli ! Il mio è molto strano e non credo di essermi mai veduto con quell ' espressione , per quanto quelle siano certo , ad una ad una , le mie fattezze . Tutto è alterato curiosamente ; la pallidezza sopratutto colpisce e un senso di terrore che ho negli occhi . Forse ciò proviene dal momento in cui egli eseguì il disegno , un momento che non dimenticherò più . Ma andiamo per ordine . Quibio aveva la più buona indole del mondo , sebbene la portinaia , ch ' era moglie d ' una guardia civica , lo guardasse con diffidenza . Il segretario era evidentemente orgoglioso di tenere un simile inquilino e lo aveva consultato a proposito di certe oleografie che voleva comprare per il padrone di casa il giorno delle sue nozze d ' argento , al che Quibio gli aveva dato del filisteo e peggio . Ma la considerazione e la diffidenza della portinaia e del segretario provenivano da certe lettere profumate che gli pervenivano , e più ancora dal fatto straordinario che più d ' una signora ( o era probabilmente sempre la stessa ) aveva fermato la carrozza davanti alla casa ed era salita a veder lo studio . Per alcuni mesi , Quibio fu la mia compagnia nelle ore di libertà , poiché Vigi s ' era evidentemente allontanato da me per passar quasi le intere giornate solo con la Biondina , verso la quale sentivo una specie di rancore . Vissuto per tanti anni solitario e ignorato anche a me stesso , me ne rivalevo , cercando ad ogni costo quella compagnia che mi dimostrava che esistevo , ch ' ero vivo , e che , in fondo , meritavo anche di vivere . Una domenica Quibio bussò al mio uscio . Entrò tutto lieto . - Due notizie , Martino - cominciò col suo vocione : - una : che ho vinto il concorso della Calcografia di Roma , l ' altra ... che gli abitanti di Marte fanno segnali verso la Terra . - Tutt ' e due dello stesso valore queste notizie ? - risposi io . - Sì - riprese . - Ecco qui l ' annunzio della Calcografia e il Popolo di stamane col telegramma di Marte . Ora ti afferro con una mano , e vado ad afferrar Vigi coll ' altra , poi partiamo per Valsalice a far festa . Non ci fu modo di replicare . Mentre mi vestivo , egli andò da Crastino a partecipargli la doppia notizia . Io avevo sentito d ' un romanzo inglese molto strano in cui si supponeva un ' invasione di Marziani sulla Terra . Ora l ' annunzio del giornale , che alcuni punti luminosi , supponenti una direzione intelligente , fossero stati notati sul nostro pianeta più affine , mi colpì fortemente . Il mio cervello , forse per mancanza d ' un organismo scientifico complesso , è prontissimo ad accettare di botto le cose più straordinarie . Questa concezione mi dava un singolare senso quasi di smarrimento , quasi sentissi di essere veramente colla terra lanciato nello spazio . Io credo che quando codesti pensieri siano entrati profondamente in noi , potremo sentir meglio la vertigine dell ' isolamento nell ' infinito . Dicono di non so qual poeta francese , che avesse trovato un frisson nouveau . Questo pare invece a me il brivido nuovo . Uscirono dal corridoio e mi attesero un momento sul pianerottolo . Scendemmo . Quibio era in preda alla sua allegria rumorosa e rideva con tutti i suoi denti brillanti in mezzo a quel barbone biondo . Crastino pareva invece un po ' contrariato . Da qualche tempo non lo vedevo più : lasciato l ' impiego , s ' era chiuso nella soffitta : lavorava ? Era diventato diafano , cogli occhi cerchiati e ardenti , le narici mobilissime e la bocca nervosa . Io m ' ero inquietato molto per la sua salute : il suo aspetto ora mi aumentava l ' inquietudine . Nonostante la gaiezza del pittore cui cercavo di tener dietro , Vigi taceva , pur rimanendo in apparenza sereno e un po ' assorto in se stesso . Quibio era tanto felice , che me ne sentivo anch ' io contentissimo : parlando , talvolta la voce gli si alterava ; la gioia lo prendeva alla gola . Ah , che gusto di sentir ridere a quel modo ! C ' è chi nasce prepotentemente felice . Valsalice era piena di gente : tutte le cantine risonavano di organetti e rigurgitavano di borghesi e di operai indomenicati . Quibio si piaceva enormemente dell ' allegria popolare in campagna : e io pure me ne consolo tutto : è sincera , larga , sana . Ci sedemmo sotto un pergolato , e il pittore fece portare un certo vinetto frizzante , che l ' inuzzoliva tutto e gli faceva schioccar la lingua . Crastino ne assaggiò un sorso e fece una smorfia : io sono astemio . - Ah miei cari ! - fece Quibio . - Che bella cosa se la terra producesse più barbèra e meno ferro da cannone . Che ne dite ? La vigna è il segreto della pace universale . Guardate : appena due uomini sono brilli , subito si abbracciano . Non è vero , Minca ' n Crous ? - disse alzando la voce verso la padrona grossa e rubiconda che si affannava a portar bicchieri qua e là ... Si era innamorato di quel nome , e lo ripeteva a tutte le donne . Un organetto entrò nel cortile e cominciò a suonare . Tosto Quibio si levò e afferrò la padrona per le braccia : questa , girando pesantemente , rideva e oscillava tutta . La lasciò subito quando vide entrare una ragazza con un gran cappello a piume di gallo . - Oh ! - esclamò . - La principessa d ' Aeropoli . Facciamo un giro ? Era la Salamandra . E senza lasciarla rifiatare la trascinò in un valzer vertiginoso . Polvere e ciottoli sprizzavano dalle sue scarpe chiodate . Quando non ne poté più , si fermò e trasse la ragazza fino al nostro tavolo . Ella sedette , guardandoci con atto tra d ' interrogazione e di noncuranza ; poi bevve d ' un fiato il bicchiere che Quibio le porse . Io sentivo un leggero batticuore , il senso che ho sempre di fronte a una donna , di timidezza e insieme di dispetto contro la mia timidità . - Ebbene , come va la salute , Minchin ? - chiese Quibio sorridendo . - Sempre bene la mia - rispose la ragazza quasi offesa . - Chiamami Olga intanto ! - Quanti anni hai ? Venti , non è vero ? - Ventuno . Quibio rise fragorosamente : ella gli dié del ventaglio sul capo . Aveva i cappelli biondissimi , radi , gli occhi allungati agli angoli da una riga di bistro , la pelle delle guancie disuguale e guasta : la bocca , assai bella , nelle mosse del discorso prendeva sempre delle inflessioni ignobili . Aveva forse quell ' età e poteva anche avere più di trent ' anni . - Che farai quando sarai vecchia ? - Io vecchia ? - rise , e un ' ombra d ' inquietudine mi parve le passasse un momento sul viso : - Farò l ' affittacamere per le ragazze come me . - Bene ! Per vendicarti di chi ti fa fare questa vita ? Tu ti ripagherai sulle disgraziate come te ; la tua padrona fa lo stesso ora , e la catena non finirà più - disse Quibio tra grave e ironico . Ella volgeva gli occhi sovente a osservare Crastino : d ' improvviso chiese a me , sommesso , ma sì che lui sentisse : - Sua sorella dov ' è ? - Morta - risposi subito sottovoce . Crastino ci guardò entrambi con un rimprovero triste negli occhi . Ella diede un sospiro , crollò il capo , poi percosse il pittore forte sulla spalla : - Andiamo a ballare , biondo ? - No , grazie . Troppo liscio il pavimento e tu pesi troppo , cara Olga mia , e poi ... io non voglio essere un rivale per nessuno ... E accennò ad un giovanotto che sedeva davanti a un bicchier di birra tutto solo e guardando fissamente il nostro gruppo . La Salamandra lo adocchiò di sfuggita e arrossì : - Quello ... sapete chi è quello là ? Guai se ve lo dicessi ! - Brr ! - fece Quíbio . - È il re dei gargagnan , scommettiamo ! - e vedendo passare la padrona , ordinò un altro mezzo litro . - Quello è il contino Raffi : ha pochi soldi ma molta sfacciataggine , e mezzi i barabba delle Ca ' neire gli fanno i servitori . Si volse a lui e lo guardò fisso atteggiando la faccia a un disprezzo indicibile , poi si levò , cercò collo sguardo tutt ' intorno , e si sedette di nuovo rassicurata . - Vuol che facciamo un giretto , signor Crastino ? Io posso contarle delle belle cose ... E la Biondina non è venuta ? Crastino arrossì e rise nervosamente , poi mise le labbra al bicchiere e bevve con una smorfia . - Ti proibisco di sedurre il poeta ! - vociò Quibio . - Lui è tutto scombussolato perché Marte fa dei segni a Venere , sbaglio , alla Terra ... e non bisogna disturbarlo nelle sue meditazioni ... - Sì , sì , lasciamolo meditare . Che vuol dire aver la testa nelle nuvole ! Poi si fece improvvisamente seria : - Ma è malato il vostro amico , non vedete ? Egli era difatti pallidissimo , ma protestò vivamente . La padrona si avvicinava : depose il vino sul tavolo con una leggera smorfia verso la ragazza , che si levava dando un colpo di ventaglio a Quibio . - Vedi qui la donna onesta e spietata - mi disse Quibio sommesso , accennando alla padrona . - È vero - riflettei , mentre seguivo coll ' occhio la Salamandra . Subito il giovane solo che dapprima ci osservava fece una mossa per avvicinarla . Ella gli lanciò un ' occhiata che l ' inchiodò sulla panca , poi s ' appressò ad una tavola , ove un ubriaco in mezzo a parecchi bevitori urlava con quanto fiato aveva nei polmoni : Cruce delissia , Cruce delissia , Delissia al cor ! E si sedette nel gruppo , accanto a un giovanotto mingherlino . Quando ella gli accennò il contino , i due si guardarono , e il mingherlino ebbe un istante la faccia illuminata da un sorriso così maligno , fino ed energico , ch ' io ne fui scosso . Aveva due occhi agilissimi e mutevoli , che in certi momenti parevano quasi luccicare fuor d ' una guaina e ringuainarsi sotto le palpebre subito . Io pensai che il suo coltello doveva apparire e scomparire bene spesso a quel modo . La sua fisionomia non m ' era nuova . Quegli occhi dovevano aver fissato me pure altra volta ... C ' è dunque una società sotterranea dove la soperchieria , la lotta , la solidarietà , sono praticate all ' insaputa dell ' altra , ma con la stessa intensità . Qualche sommovimento lancia ogni tanto alla superficie un cadavere . E tutto ciò viveva accanto a me : ne sentivo le pulsazioni quando rincasavo tardi la sera e udivo dei susurri o delle risse negli angiporti : qualche volta avevo inteso accanto a me , nell ' ombra , due parole che mi causavano un fremito di terrore e subito dopo mi aveva colto un moto di fiducia e quasi di compiacenza : " No , è Stanga ! " Mi conoscevano dunque : avevano una polizia anch ' essi : io ero nella lista degl ' innocui o degl ' insignificanti ... Tutto ciò nelle tenebre . Alla luce del sole nient ' altro che uno sguardo d ' odio , di provocazione , di vittoria , come quello che avevo veduto luccicare un momento sulla faccia di quel mingherlino ... Intanto un ' altra reminiscenza mi perseguitava . Avevo già visto io il conte ? Imbruniva . Il cortile si riempiva sempre più . Entravano ora famiglie intere con marmocchi e sedevano alle tavole facendo preparare da mangiare . Mangiavamo anche noi in mezzo al tumulto , ma tutti tre eravamo taciturni ; l ' allegria del pittore era sparita . Ci levammo e movemmo per uscire . Ad un tratto mi sentii toccare . Era il mingherlino che mi sorrideva coi suoi occhi aguzzi : - Una parola . - Dica - feci io imbarazzato . Tacque un momento , poi accennò dall ' altra parte , al contino . - La sorella del vostro amico ... Eccolo là ! ... E ora lasciate fare a me . Nient ' altro . Stia tranquillo , monssù Stanga . E sparì nella folla che ingombrava il portone . Noi ci avviammo verso la città . Molta gente scendeva per lo stradone battuto e bianco . Le donne , stanche , si sospendevano al braccio degli uomini , i bimbi ruzzolavano per le chine : su tutte le facce era la stanchezza e l ' intontimento delle giornate di sole passate all ' aperto da gente che vive l ' intera settimana nei laboratori e nelle case buie . A un certo punto Quibio prese per una via traversa : - Allungheremo un poco , ma saremo tranquilli . Era un sentiero fra le vigne : a quando a quando si cingeva ai lati di siepi o di muri a secco . Le viti , vendemmiate , cominciavano ad arrossare . Il cielo era tutto popolato di nubi ineguali , fra cui il sole spargeva i suoi colori . - Mi par che il paesaggio vada mutando - incominciò Quibio - o muto io ? o mutiamo tutti ? Io non so più come si può dipingere il cielo : è molto più difficile che una volta , perché bisogna far intravedere qualcosa di là . - È vero - aggiunsi io . - I pittori dipingono uno strato d ' aria azzurra o un movimento di nuvole . Ma ciò non è il cielo , è semplicemente l ' atmosfera . - Oh certo ! - rispose Quibio ridendo . - Non vorrai mica che dipingiamo fuori dell ' atmosfera ! Ma chi sa ? Il mio amico Chedda mi mandò da Parigi delle fotografie di un certo Redon , da cui ho presentito quel che potrebbe fare uno che conoscesse il cielo , come dici tu , Stanga ... - È la letteratura che deve precedere - esclamò Crastino che usciva un momento dalla sua distrazione . - È vero - confermai . - Io conosco ben poca letteratura , ma quel poco che ho sfogliato non mi interessa per nulla . Dopo d ' aver parlato tanto di sé stesso , l ' uomo c ' insiste ancora ; eppure ne parla a vanvera , perché vede poco di sé stesso ; si vede poco perché non vede per nulla tutto il resto , la terra , il cielo . Dico l ' uomo letterato ... Infatti chi sa che cosa è l ' uomo ? L ' uomo non è altro che la realizzazione della coscienza della terra , è la terra che sente se stessa ... Che cos ' è la terra ? un punto . È la figlia del sole , un punto un po ' più grande ... Il sole l ' ha creata ... Il sole scalda l ' aria , trae l ' atmosfera dai poli all ' equatore e crea il vento ; il sole crea le correnti del mare , assorbe i vapori e li cristallizza sui monti in ghiacciai e ne fa scendere i fiumi ; il sole solleva il mare come un seno che respira . Il sole forse solleva il cuor della terra , il nucleo plastico che freme dentro la scorza , e lo trae a sè e lo farà esplodere un giorno . Noi siamo figli del sole . - Bravo ! - gridò Quibio . - E tu sei figlio dei libri . Qual è l ' ultimo libro che hai letto ? - È vero : questo è una mia sintesi dell ' ultimo libro che ho corretto , la Geologia generale , semplicemente . E che perciò ? La poesia sta tutta lì . - Sì , - interruppe Crastino colla gola stretta . - Questa è la poesia nuova ! Sentii nella sua voce le lacrime . Lo guardai : la luce del tramonto illuminava la pallidezza della sua fronte : aveva i pomelli accesi come per febbre . - Chi la farà ? - aggiunse . Tacque . Il cielo si chiudeva : le nuvole s ' erano assiepate , avvicinando i lor nuclei bigi fra cui brillavano delle lagune d ' argento . - Il giornale - ripresi io - stima che la notizia dei segnali di Marte sia una fantasia di un astronomo poeta . Può darsi . Che importa ? Non ne sappiamo nulla , ma intanto l ' ipotesi che il cielo tutto sia vivente non ci stupisce più . Com ' è ciò ? Forse tra i mondi esiste qualche mezzo di comunicazione che gli psicologi direbbero subcosciente : forse domani questo sarà coscienza . Avete notato come le scoperte più strabilianti si accettino con un ' estrema facilità ? Ma mi accorsi che i miei compagni non mi seguivano più . Essi erano entrambi assorti in se stessi , nella lor vita particolare . Ne ebbi la sensazione quando Crastino concluse quasi un suo ragionamento interiore , che pareva anche chiudere il mio discorso . - E dopo tutto si muore . - No - protestai con veemenza . - La vita ha forse un fine rispetto all ' eternità . Per noi , che siamo un attimo , non ha né principio né fine . Muore chi non ha vissuto , chi non ha creato . Bisogna creare , una cellula , un ' idea , un moto ... e non si muore ! - Si muore , si muore ! ... - insistè egli quasi con angoscia . - Purtroppo , caro Stanga ! - appoggiò Quibio . - E ciò non impedisce che non me n ' importi un fico secco ! Io e Crastino abbiamo la stessa idea della vita , intendo della nostra particolare ; ma lui pensa alla fine , io penso ... a prima della fine , al momento . Ecco la differenza . Tu poi vivi nelle nuvole e nei libri o , se vuoi , di là dalle nuvole ... Sei un uomo felice ! Essi pensavano infatti alla lor vita particolare . Il crepuscolo li inteneriva mentre contemplavano in se stessi un ' immagine d ' amore . Per un momento io sentii acutamente la nostalgia di questa accompagnatrice esistenza femminile che la natura assegna come complemento a tutti gli uomini . Allora m ' accorsi d ' una puntura interna , come d ' una di quelle ferite troppo rapide e dirette che non si avvertono subito e si rivelano al bruciore lentamente . " La sorella del vostro amico ... Eccolo là " Avevo compreso ? M ' era rimasto nell ' orecchio ... Ora percepivo la cosa in tutto il suo orrore e in tutta la sua profonda miseria . Anelai di esser solo per interrogarmi e sentirmi . Giunto a casa , mi coricai e spensi il lume e m ' immersi in me stesso . Fu prima un tumulto confuso e doloroso che mi riempiva il capo e il petto , una ridondanza di amarezza e di calore da soffocarmi . Poi divenni straordinariamente lucido e calmo , come se il mio sangue si fosse sedato e tacesse , e sola l ' intelligenza splendesse come una luce a illuminare il mio passato e la mia miseria e la miseria di tutti i miei simili . Amare , amare , amare ! Sentirsi vivo e complesso e perfetto nell ' amore dell ' altra creatura necessaria , sentirsi una perfetta unità , che tende a una comunità , a una umanità più ricca e piena . L ' ideale mi appariva semplice e lucido , e per me lontano , passato , morto forse con quella povera morta che m ' aveva sorriso nell ' agonia . Ella era una povera creatura : aveva seguito innocentemente il suo istinto di felicità : la perfidia e la morte l ' avevano ghermita . E l ' acre gioia e l ' angoscia datami dalla scoperta dell ' infame che l ' aveva tradita , si dissiparono . Potevo io vendicarmi di colui ? Chi era egli ? Forse nulla : forse un essere non ancora apparso alla superficie ove respirano gli esseri coscienti . Aveva seguito il suo istinto pervertito dall ' eredità di generazioni oppressive e malefiche . Creature che nascono senza doveri , ricche di tutti i diritti , che possono fare se non approfittarne ? Reagire su di esse ! Reagire colla luce ! Ma i malvagi si sopprimono fra loro . Quello era in buone mani e avrei voluto potergli desiderare che la punizione non fosse fatale , da impedirgli un ritorno alla sua vera natura umana . Ma sono uomo e figlio d ' uomo . Io vorrei credere ad una legge inflessibile : chi ha fatto soffrire , soffra ! E risolsi di non dirne nulla a Vigi . A che pro ' ? VII . Devo all ' amico Quibio i pochi momenti d ' espansione e di buon umore che ebbi in questi ultimi anni . Mi fu anche causa di qualche piccola soddisfazione d ' amor proprio : dapprima non mostrava curarsi di me e talvolta mi lasciava intravedere un po ' di sprezzo , come per un ingenuo un po ' scemo ; poi mutò concetto , finché andò anche all ' eccesso opposto . Egli aveva una tale esuberanza di temperamento , che doveva continuamente darle sfogo colla più varia attività , quasi sempre spesa a benefizio altrui , senza compenso , sebbene affermasse che gl ' importava poco del prossimo . Tra le altre cose , s ' era offerto un giorno di dipingere la sala dei concerti d ' una Società corale . Mi volle condurre all ' inaugurazione . Io credo che un grande elemento di pacificazione e di elevazione sia la musica e sopratutto il canto : questa preghiera fuggitiva e continua è la cosa più commovente che l ' umanità possa dare di sè nella sua aspirazione oltre la terra . Ricordo il primo giorno che entrai nella Pia Casa . Mezzo rincantucciato in fondo al cortile , rimanevo cupo , selvaggio , sentendomi disperatamente imprigionato per tutta la vita . Il fiume , il verde , il cielo , com ' erano lontani ! spariti per sempre . D ' un tratto una voce si leva . Cantava delle parole incomprensibili : re sol la si ... Un ' altra si spicca e la raggiunge , poi altre , e si fondevano , procedevano unite , si svolgevano , s ' annodavano , sostavano , riprendevano ... e sempre quelle stesse parole discordi su un canto concorde . Il mio cuore s ' ammolliva , il mio singhiozzo si diradava , i miei occhi lasciavano cadere lagrime tranquille . Tutti i giorni , nell ' ora della ricreazione , io mi rincantucciavo , ascoltavo la preghiera del Mosè . Più tardi fui arruolato nel piccolo coro . Possedevo una vocina di soprano che si guastò presto con una serie di raffreddori . La Società corale aveva la sua sede fuori di porta . Da quel lato i circoli da ballo s ' alternano coi ricreatori infantili , le osterie coi monasteri . Il vento d ' autunno mulinava le foglie rugginose , ma il freddo non s ' era ancora fatto sentire . Chiacchieravamo come al solito , essendo io divenuto un ostinato parlatore , mentr ' egli ben sapeva tenermi bordone . Mi pareva che si facesse anch ' egli accessibile alla emozione delle idee . Io poi me ne inebriavo come d ' un vino . Con lui vincevo la mia faticosa lentezza d ' espressione ; diventavo eloquente e inesauribile . Confesso che mi ci preparavo un poco ... Mi ricordo che una discussione fervida s ' impegnò a proposito di quanto ci si offrì un momento allo sguardo . Erano i ragazzi d ' un Collegio clericale che marciavano col fucile a spalla dietro una piccola banda di trombe e di tamburi . Il pretino che seguiva tentava di aggiustare il suo sui piccoli passi . - Ecco la musica che tu ami - incominciò Quibio . - Appunto - rispos ' io prontamente . - Perché no ? Io non amo la musica per se stessa e neanche la pittura , se ti piace . Amo l ' arte tutt ' intera , non come un abbellimento delle cose , ma come la loro misura , la loro battuta in cadenza ... Sono sicuro che mi piacerà la tua pittura perché sarà adatta alla sala e allo scopo di essa ... Ebbene , i fanciulli che vanno a passo di musica mi entusiasmano ; essi imparano a camminare insieme , ti par poco ? a misurare il loro respiro , il giuoco dei loro muscoli , il loro movimento simultaneo verso una meta comune . - L ' arte dunque , o mio dottrinario , è il maestro di cappella che mette d ' accordo e in battuta le cose ... - Esattamente . - E i fucili , - ribattè egli subito - dovrebbero anche spararsi a battuta ? - I fucili saranno dei giocattoli , domani , speriamo ... come oggi le alabarde nelle processioni . Soltanto costeranno meno , e quanto più saranno vecchi , tanto più riusciranno venerabili . - Quanto a me non so che dirmene - soggiunse Quibio ridendo . - Sai , un giorno un mio amico , uno studente di medicina , quando ero al reclusorio mi offrì di essere complice con lui in una allegra impresa . Si trattava , appena usciti , di spandere alcuni tubi di bacilli del colera nella conduttura dell ' acqua potabile d ' una grande città . Io rifiutai soltanto perché pensavo che , una volta aperto il vaso di Pandora , la poteva essere spacciata non solo per me , ma per tutta l ' umanità , e allora ... addio speranza di svignarcela da questa terra che si raffredda e scappare in un altro pianeta come tu predici ! Stavamo per abbandonare la strada provinciale ed entrare in una valletta . Ad un tratto compare poco lontano un ' enorme automobile , disotto al quale pareva si vomitassero dei nuvoloni bianchi . Appena il tempo di gettarci nel fosso . - Vi caschino i piedi ! - urlò Quibio , mentre io chiudevo gli occhi e tossivo soffocato . Avevo avuto il tempo di vedere due uomini e due donne , irriconoscibili , sotto un baldacchino che scuotevasi come un sinistro uccellaccio . - Parlami di pace , ora ! - disse il pittore fremendo . - Quando gli aristocratici cercano di nascondere le unghie per non esasperarti , ecco qui i borghesi parvenus che vengono a schiaffeggiarti a casa tua . Sì , perché la strada provinciale è del contadino , è del povero ! Vedi ! Io prenderei uno per pugno quei due mostricciattoli e li sbatterei insieme in presenza di quelle altre due smorfiose occhialute in waterproof ! Per dieci minuti il polverone rimase sospeso sulla strada . Noi infilammo tosto la valletta e c ' immergemmo nel verde e nell ' aria pura . Ricordai la passeggiata d ' un mese prima , con Crastino . Né Quibio né io avevamo più potuto vederlo . Doveva rimanere delle giornate intere nella sua soffitta . Lavorava ? - Credo che lavori - disse Quibio . - Ma dubito anche che si esaurisca in tutti i modi . È di quelle nature nervose che reggono a lungo , poi si spezzano d ' un colpo . Quel ragazzo lì m ' inquieta assai . Io ricordavo come Crastino m ' avesse confidato le sue aspirazioni amorose , rivolte a semplici figure di leggenda . Era dunque molto mutato . E riflettei che la vita si gioca spesso delle nostre più accarezzate fantasie . Eravamo giunti a un bivio . Guardammo lungo le viottole serpeggianti . A destra scendeva una serie di grossi fusti d ' abete che doveva servire per una conduttura di forza elettrica . A sinistra scorgemmo poco lontano una bandiera sui tetti d ' una vecchia cascina . - È là - fece Quibio . - Vedi lì accanto - accennai al pittore mentre salivamo - una forza che servirà domani ad ammazzare in un modo spedito ... Per conto mio ci tengo assolutamente a che gli uomini non s ' ammazzino più fra di loro . - Qualcuno ti accuserebbe di pusillanimità . - Avrebbe torto - soggiunsi piccato , cogliendo una sua rapida occhiata alla mia persona . - Io credo che desiderare la pace non significhi viltà , ma elevazione nel tipo umano . Il pugno massiccio è dell ' antropopiteco ... Eravamo giunti presso una vecchia cascina circondata da orti e da giardini pieni di crisantemi che spandevano i lor ciuffi variopinti . Un muro la cingeva , mezzo coperto di rovi , coi mattoni sgretolati e scavati dai passeri , su cui le lucertole correvano come razzi . Quibio si fermò davanti al cancello . - Ecco , parliamoci chiaro - fece egli , ancora un po ' vibrante dell ' impazienza che gli era entrata in corpo poco prima . - Tu vorresti fare di me un tuo proselite . È inutile che tu protesti ; con tutta l ' aria di lasciar liberi gli altri , tu imponi le tue idee . Veniamo al sodo : in fondo , tu vuoi ch ' io rinunci a qualche cosa , a molte cose , a favore degli altri ... - Ma non tu , - l ' interruppi - non tu , povero diavolo come me ! - Sì , io ! - ribattè con volto infiammato e in un tono d ' inusata violenza . - Anch ' io voglio conquistare tutta intera la vita . Se bado a non far male agli altri ( e questi altri che ho in mente , son dei furfanti ) io rinunzio a troppo , a tutto quel che mi è necessario e che ora è in mano di questi altri ... Perché devo dunque rinunziare ? Per l ' onore ? per la patria ? per la razza ? Lascia parlar di razza coloro che ebbero degli avi . Noi non ne abbiamo , a parte la pietà verso quei poveri esseri a cui toccò di darci la vita ; non ne abbiamo più che non ne abbiano le galline o le raganelle o queste lucertole qui ... Così dicendo sferrò una bastonata a un mucchio d ' ortiche , d ' onde sorse un gran fruscìo . - Perfettamente - dissi richiamando alla calma il buon gigante . - Ma credi ch ' io m ' opponga a che tu conquisti la tua vita ? Io non so quello che ti è necessario e che appartiene ad altri . Gli è che probabilmente non appartiene a nessuno ... - Hai ragione - concluse pensoso , e tirò con forza il campanello . - Perché non scrivi tutto questo ? Tu dici delle cose che non ho mai udite ... Un uomo comparve ad un uscio in fondo al cortile , poi si volse verso l ' interno . Subito una moltitudine ne apparì . Gli abiti chiari delle donne vi spiccavano . - Presto , - gridò un giovane bruno e smilzo avanzandosi di corsa - non mancavi che tu . Quibio mi presentò e mi fece il suo nome , Picaday . Io lo guardai tra il curioso e rispettoso : era il terribile caricaturista del Pasquino . Non l ' avevo mai incontrato , sebbene egli fosse noto a tutta Torino , dalle sartine al sindaco Di Nole . Il maestro era dietro di lui e abbracciò il pittore , trascinandolo , fra il cicaleccio delle signore , nella sala . Io rimasi tagliato fuori e mi ci rassegnai . M ' intimidivano tutte quelle gonne . La sala era piena zeppa . Per fortuna la mia statura mi permetteva di vedere . Un fruscìo di carte e un silenzio subitaneo : indi il coro attaccò Il riso di padre Martini , che mi fece sussultare di piacere : da tanti anni non avevo più sentito quella gaia musica . Oh l ' infanzia , così bella ... perché lontana ! Poi saltò su Picaday , che lanciò una bizzarra improvvisazione , in un linguaggio semi - giandujesco i cui spunti mi tornano spesso a mente come una musica stranissima . Secondo lui , la prima volta che l ' uomo sentì la propria voce , doveva esserne rimasto spaventato , non potendo immaginare che uscisse dal suo petto ; immaginar lo stupore d ' un contrabbasso che tutto ad un tratto si ascoltasse ! Poi se ne diverti e se ne giovò ... Io non fo qui che spogliar delle immagini brillanti e delle sfaccettature iridate , i concetti che esprimeva il caricaturista dal viso arguto di satiretto . Che fa la campagnola nel meriggio e nel crepuscolo , quando il pieno sole o l ' ombra calante la riempiono di sgomento ? Canta . Ella è piccola , smarrita , ma la sua voce , la sua inquietudine , la sua baldanza invadono tutta la campagna . L ' umanità , dentro il cielo troppo grande , fa appunto come la piccola villanella . Canta . " E quando la voce più non basta , vengono gli strumenti . E la polifonia si chiude in un tempio ed ecco infine il più maraviglioso degli strumenti , la cupola ! " . Si può avere , aggiungeva egli , un modello più attraente di una società ideale che nel coro ? C ' è un più rigoroso e insieme libero legame fra uomini , che nello svolgersi d ' un canto di Palestrina ? In un alternarsi di sentimenti in tutte le gradazioni , tutte le parti in perfetto accordo conservano la loro personalità , che or si nasconde , ora emerge ... E il maestro non forma che una volontà , un segno d ' unità , un centro . A un certo punto non è più lui che guida , non è più il coro che consente a lui ; ma ne risulta un tutto , in cui il maestro non è più che il gesto del ritmo ... Anche la personalità del maestro , cioè chi rappresenta la norma , la legge , tace . Perché la legge è entrata in tutti , la legge è il movimento stesso della vita , la legge è il flusso , in tutti i petti , del medesimo sangue umano . " E questa legge intima non è che la pulsazione del piccolo pianeta di cui siamo materiati , rispondente alla pulsazione dei mondi , dell ' Essere . Quando questa legge agirà liberamente in noi , non ci sarà più bisogno di codici , né di governi " . Dopo il discorso , altri corali seguirono . Io guardavo , ascoltando , le volute decorative del soffitto dipinto da Quibio , che mi parevano svolgersi con una stessa armonia . Le arti non sono manifestazioni di uno stesso desiderio , d ' uno stesso moto continuo dell ' uomo verso l ' infinito ? Pochi probabilmente degli assistenti avevano compreso il discorso del disegnatore , non cogliendone che i motti e i paragoni inattesi . Era quello un singolare miscuglio di persone . Fra operai e commessi di negozio stavano artisti , professori d ' Università , un grande scultore e un libraio tedesco ; la musica fondeva tutta insieme questa gente , la cui vita svolgevasi distante e diversa , e anche negli intervalli la medesima cordialità creava nell ' atmosfera come un tepore , un sorriso . Uscimmo che declinava il sole . La valle era tutta fiorita e mossa d ' abiti chiari e d ' ombrelli variopinti , come se l ' inverno imminente non soffiasse nell ' aria . Picaday a braccetto con Quibio andava innanzi , ed io dietro , sentendomi un po ' isolato , ma con un gran desiderio di non essere un estraneo nella folla che ora si riversava lungo la viuzza sinuosa . Un gruppo , fra cui predominavano le donne , raggiunse i due , facendo loro ala : i due si erano fermati a guardare il lavoro sospeso lungo il ciglione . Era la trasmissione elettrica . La città appariva in distanza velata di nebbia ; più presso , il Po tra i pioppi ; a pochi passi , la strada bianca e polverosa di Moncalieri . Picaday parlava del telegrafo Marconi . - Nulla va perduto - diceva egli . - Gli esseri che sono intorno , dalle cose alle persone , agiscono su noi , onde noi siamo ricevitori , condensatori , trasmettitori ... Forse anche le cose che diciamo morte , sono più vive di quando vennero all ' esistenza . Le case , le stanze , i mobili , si può dire che sono vivi soltanto quando c ' è morto dentro qualcuno , e forse accumulano un ' energia di vite passate che si scarica su noi ad ogni contatto . Onde e pulsazioni , tutto l ' universo non è altro , dal nostro cuore al sole ! Io mi raffiguravo infatti un ' incisione che avevo veduta nei giornali . Delle antenne , nient ' altro . L ' uomo ha trovato le sue antenne , come gli insetti : esse palpano l ' aria . E così la terra viene avviluppata dall ' anima umana . Oltre l ' atmosfera , oltre i pianeti , oltre , oltre ! E Picaday continuava tormentandosi la barbetta e sorridendo : - Chi sa dirmi perché l ' uomo cammina in piedi , cioè parallelo al raggio della terra e del sole ? Perché egli è un vero raggio della terra , egli la irradia nell ' infinito . Io rimanevo come trasognato . Quelle erano le idee che io ruminavo da anni e il solo sentire che un altro le esprimeva mi faceva un effetto strano , come d ' una prova , infine , che esse esistevano . E quegli pareva estrarle dalla confusione della mia mente , pronte e lucide , come dell ' oro dalla ganga . La sera scendeva . Le donne ridevano . - Che belle fantasie ! - dicevano al disegnatore . Infatti , siamo ancor ben lontani da tutto ciò . Fantasie ! E mi sentii solo , solo , come quando , bambino , correvo troppo innanzi nei sentieri , e non udivo più dietro me il passo zoppicante di mio padre . Stavamo per sboccare nella strada provinciale . A un tratto alcuni ciclisti passarono . Un piccolo automobile scivolò tranquillo dinanzi a noi : altri ciclisti seguivano . - Il re ! - dissero alcuni . Passò a distanza di pochi passi . E d ' un colpo la confusa , dispersa , informe mole della società mi s ' affacciò , mi circondò , mi assorbì . Che ironia ! Che caduta dal sogno armonioso di Picaday ! Ma non basterebbe volere ? No : prima bisogna sapere , e prima di sapere , vivere ... - Che stai almanaccando , Martino ? - mi domandò Quibio , toccandomi la spalla . Il mio pensiero correva dietro il veicolo già lontano . - Siamo sempre allo stesso punto , amico mio ! Bisogna che tutti abbiano prima di che vivere ... - Roba vecchia ! - Sì , ma nessuno incomincia , nessuno opera : ciascuno pensa per sè e nessuno pensa a tutti ... Un ' idea repentina aveva lampeggiato nella mia mente . Giunto a casa , scrissi sulla fronte d ' un quaderno : IL PIANTO DEL POPOLO . Poi rimasi lungo tempo con la penna in aria fissando la lucerna . La commozione mi gonfiava il petto , come se mi accingessi ad un ' opera grandiosa in cui sarei rimasto certo inferiore al còmpito , ma avrei infuso tanta intensità di fede da rimovere una montagna . Rimasi a lungo senza raccapezzarmi : non già che mi mancassero le idee : esse tumultuavano come un fiume che non trovasse sbocco . In breve il mio capo s ' appesantì e gli occhi s ' intorbidirono . Dovetti coricarmi . Sedato il primo tumulto , cominciai a vedere e discernere ne ' miei pensieri . Era necessaria molta brevità , molta chiarezza , e una gran passione . Non si racconta di certi Santi , che avevano una tale efficacia di persuasione da guadagnare il cuore degli stessi tiranni ? Ci voleva un esordio rivelatore , una trattazione bene equilibrata e particolareggiata , e una perorazione che bruciasse come la fiamma . La prima e l ' ultima parte potevano improvvisarsi dopo aver bene allestito la mediana che era la più ardua . Scelsi e respinsi successivamente molti progetti . Dipingere il male delle diverse classi e propugnare la necessità della loro fusione ? Ma io non ne conosco che una ... Ripigliar il programma non mai attuato : Libertà , eguaglianza , fraternità ? Parole andate fuori d ' uso ... Classificar le materie secondo i diversi ministeri del Regno ? E mi sentii d ' un tratto umiliato , stupido , nullo ! Per quindici anni m ' ero tuffato in tutte le correnti del sapere , ma da egoista , per soddisfare soltanto la mia sete enorme . Da tutta la mole di cognizioni che mi gravava dentro , io non sapevo estrarre una semplice regola di vita , né per me , né per gli altri ... E desiderai subito di addormentarmi , di isolarmi , di sottrarmi a tutte queste pressioni intorno , che mi imponevano qualcosa ch ' io non vedevo né sapevo , qualche còmpito troppo faticoso ... Ah , poter dormire ! C ' era tanta gente , che non avrebbe dovuto dormire ! Io ero solo , solo , senza un cane ! Io non dovevo nulla a nessuno ! Ma non mi addormentavo . Una cosa soltanto ero sicuro di poter ben fare . Dipingere la gente che soffre e che muore . Molte cose muoiono insieme ad essa : l ' amore , la fiducia nella giustizia presente , la fede nella giustizia avvenire . Per molti non resta che la disperazione , e in essa non sono più neanche sostenuti dal pensiero d ' una condanna comune . Ognuno morendo sa che ha diritto di vivere , e che ne avrebbe il potere , se l ' altro uomo , se una coalizione d ' uomini non glielo rubasse ... La critica della società presente mi sarebbe dunque stata facile ; e questo era la prima parte del mio programma . La seconda consisterebbe nel ricostruire . Delle diverse sorta di socialismo avevo poca conoscenza , ma sopratutto mi scontentava in esse l ' importanza eccessiva accordata al danaro , a tutto quello che forma bensì la condizione sine qua non dell ' esistenza , ma che di per sè è troppo poco . Finalmente mi attenni a un progetto che mi parve men preciso nella sua composizione , ma che dava maggior riposo al mio spirito . Mi alzai e lo buttai su carta subito . Ecco . - Un re , che contempla una società in uno stadio più alto , vuol condurvi con un metodo di governo i suoi sudditi , col proposito anche di abdicare quando li sentirà veramente liberi . Suo strumento principale : i Medici e i Maestri . Da una parte libertà , dall ' altra azione . Libertà anche all ' errore , ma tutto il favore e l ' aiuto efficace alla luce . Tendenza all ' abolizione di tutti i legami , da quelli materiali per i delinquenti e i pazzi , a quelli morali per tutti gli uomini ; dalle manette ai codici . Abolizione graduale della proprietà ereditaria : dato il sufficiente ad ogni nato d ' uomo , ricada tutto il suo acquisto , alla sua morte , nel fondo comune . Personalità giuridica della donna , uguaglianza dei sessi di fronte alla conquista della personalità , della libertà , della felicità . Libero sforzo di ciascuno verso la propria vita , verso il proprio amore . Protezione della nascita e dell ' allevamento dell ' uomo . Riposo assicurato ai vecchi . Sorveglianza continua sulla salute pubblica fino alla eliminazione della malattia . Massimo favore alle industrie , al commercio , alle scienze , incoraggiando l ' uomo alla conquista di se stesso , della terra , del cielo . Fede nel progresso dell ' umanità , come se non fosse , e non è , destinata a morire colla Terra . Culto della vita ... E mi addormentai intenerito da una grande speranza . VIII . Era di marzo . Fuori un gran vento : dentro la soffitta di Quibio una pace tranquilla sotto la grossa lampada che spandeva una gran luce bianca e uguale . Io voltavo le spalle alla finestra : egli avea voluto quello sfondo perché le sponde dell ' abbaino mi facevano da cornice . Disegnava rapidamente : la mossa della sua faccia e del suo sguardo , dalla carta a me , mi davano un po ' d ' inquietudine . Egli mi disse : - Pensa a qualche cosa e cerca di star immobile . Per esempio , pensa a qualcosa di astratto ; Non hai un problema di geometria da risolvere ? o di astronomia ? Tu sei astronomo , non è vero ? ... E se parlo , non rispondermi . Fissati su qualche pensiero e non rispondermi . Cercavo di fissarmi , com ' ei diceva , ma non ci riuscivo . Pensai al mio Memoriale che avevo ricominciato più volte . Eran passati quattro mesi dacché l ' avevo ideato . Io che sapevo a mente la storia delle nebulose e della terra e degli organismi , ignoravo la semplice storia del primate , dell ' homo sapiens . Prendendola a studiare trovai che nelle parabole delle civiltà , tutto quello che immaginavo come società ideale , era già in qualche modo esistito L ' ascesa di un popolo sarebbe in avvenire l ' ascesa dell ' umanità intera , nient ' altro . E dopo ? Dopo il benessere , la decadenza . La nazione gode , non si propaga , i barbari la sopprimono . Quando tutta l ' umanità sarà felice , ecco finita l ' umanità ... In fondo poi importa qualcosa ? Tutta la storia , un punto sul quadrante dell ' immensità . - Hai una faccia stanca - disse Quibio ... - Così non va . Ripòsati un momento . Mi alzai , mentre egli appiccicava il suo orlo di cera a una piccola lastra cui avrebbe dato l ' acido la dimani ch ' era festa . Egli disegnava tutta la settimana e lavorava la lastra alla domenica . Diedi un ' occhiata in giro per la stanza . Egli mutava spesso la posizione degli oggetti , numerosi e bizzarri , che teneva sui mobili e appesi al muro . In mezzo alla parete scorsi una figurina , una signora vestita di bianco , il cui volto fino era disegnato di profilo su un fondo d ' alberi : la figurina si moveva con grazia indicibile . Quibio mi guardò e sorrise : - Che ne dici ? - Bellissima . - Lei è più bella ... Egli tacque , sorridendo internamente . - Che cos ' è quell ' arpa ? - chiesi , osservando una stranissima caricatura appiccata alla parete . Era un uomo lunghissimo , di profilo , il cui busto , le cui gambe e un braccio allungato fino a toccare i piedi colla punta delle dita formavano un triangolo o un ' arpa : l ' altra mano pizzicava le corde tese che gli legavano busto e gambe . - Non vedi ? - rispose egli tutto esilarato . - È il sindaco Di Nole che riceve i sovrani , caricatura musicale di Picaday . Come ti piace Picaday ? - Simpaticissimo ! - È un terribile mangiatore di libri , come te . Credo che v ' intendereste . Ti racconterò una storiella che ti prego di tener segreta . È stato mio compagno alla scuola d ' arti e mestieri . Poi non l ' avevo più visto . Cinque anni fa m ' imbatto in lui a Strassbourg , cioè a Porta Palazzo . Stava contemplandosi in una vetrina , e non era affatto bello , te l ' assicuro . Io me gli metto accanto e saluto la sua figura barbina tra i cappelli di signora inalberati di là dal vetro . " Ciao , Pica " - Ciao , Quibio ! " Uscito dal mio abbraccio un po ' vigoroso , lo vedo vacillare e impallidire . " Cos ' hai , Pica " - Non ho mangiato da tre giorni ! " Lo condussi in una trattoria e mangiai anch ' io con lui , per cerimonia ; erano le due . Quando ebbe finito , mi caricò d ' insulti e se n ' andò . Solo l ' anno scorso l ' ho riveduto , rifatto a nuovo , e , caro mio , s ' è buttato a piangere nelle mie braccia come un fanciullo . Egli aveva terminata la sua bisogna : mi disse di rimettermi in posa , il che feci . Poi ricominciò : - Sai la novità ? - Che ? - Non vedi là il ritratto di Cimisin ? Non l ' avevo mai potuto cogliere . Ora finalmente ... povero diavolo ! Già tu non sai mai niente : vivi nelle nuvole ! ... Gli è capitata bella ! Dicono che in dieci anni che è qui non ha mai chiuso l ' uscio per paura che un fabbro framassone lo scassini . L ' altra mattina lo si vide chiuso . Puoi immaginarti ... E c ' era un pezzo di carta appiccicato su : Chiuso per decesso dell ' inquilino ! Ce l ' aveva scritto lui . Allora venne il segretario e mandò per la Questura . Fu aperto e si trovò il povero vecchio disteso sul letto colla febbre . Accanto , per terra , c ' era un braciere , non consumato però . Il povero diavolo s ' era ubbriacato per aver del coraggio : nota che non beveva mai ... poi s ' era buttato sul letto . Ma il vino gli aveva fatto male , e l ' aveva vomitato mezzo sul braciere ... - Che destino ! - esclamai . - Credevo che almeno quello lì fosse felice ! - Un particolare . La gabbia era vuota . Probabilmente aveva dato la libertà al merlo dell ' Inno ... Rimase un po ' in silenzio , indi riprese , quasi per intrattenermi ; mi sentivo divenir tristissimo : - Hai visto lo sciopero di Loani ? Quattro contadini morti . Gridavano : Viva il re ! dopo avere dato fuoco al municipio ... Come siamo indietro ! È ancora il concetto di mio nonno , di Sciolze , che , essendo in lite con un consigliere comunale , voleva andar dal re a farsi rendere giustizia . - Ma credi tu - gli opposi - che un re non potrebbe mutar la faccia d ' un paese , tanto più sentendo questo appoggio nell ' anima della razza ? - Tu sei un reazionario , caro mio ! - rispose egli ridendo . - Sta ' in guardia ! Abbiamo una costituzione e un parlamento : supponi pure che entrambi siano cattivi , ma è il popolo sovrano che li ha voluti . Non indaghiamo qual sia stato il popolo sovrano di allora : non era diverso da quello d ' adesso ... Sotto ce n ' era un altro ? Questo non ha voce in capitolo , caro mio : egli non vede nessun soccorso vicino , perché gli sta sopra quell ' altro popolo : perciò domanda aiuto molto lontano , alla provvidenza , che è per lui rappresentata in terra dal re . Questo ti spiega i plichi che gettano nell ' aula della Camera . Ah ! Bellissimo ! - e Quibio si esilarava sempre più . - Ma l ' uomo del plico ha già un ' anima borghese ... Il popolo vero invece va direttamente dal re ... Perché non ci vai tu ? Gli fai un discorso ... Lo scherzo mi colpì d ' uno stupore improvviso , come se ad un tratto fossi stato scoperto in un pensiero indegno o molto sciocco . Reagii intimamente e tacqui . - Hai visto Crastino in questi giorni ? - fece egli cambiando tono , quasi per farsi perdonare . - L ' ho visto domenica scorsa . Tornava dal lato della Barriera di Francia . Sembrava stanchissimo : lei l ' aveva a braccetto e pareva che lo sostenesse ... - Quel ragazzo è finito ! - sentenziò Quìbio . Mi parve d ' esser colpito al cuore . N ' ebbi un brivido di paura . Io non ho mai veduto un ' agonia . Ero forse presente quando morì mio padre , ma una vicina mi trascinò fuor della camera e io non lo vidi più . D ' altronde non posso più concepire la morte , se non come un passaggio , una crisi . Oltre , che c ' è ? Non so . Ma la morte , la fine , non esiste . - Che cosa sei tu in politica ? - continuava Quibio , intento a disegnare . - Io sono stato anarchico , ma anarchico amorfista , intendiamoci bene : tu mi sembri un di quegli anarchici utopisti che erano per noi il fumo negli occhi , Reclus , Bakounine , Tolstoi , Ibsen ... " Uomini , siete nati buoni : perché non v ' abbracciate ? " Ma allora , vedi , avevo fame e tenevo una moglie tisica ... perché io sono vedovo , non lo sai ? Sentivo un piede che mi calpestava e mordevo ... cioè : mi facevo mordere , perché , così come mi vedi , senz ' aver mai fatto male a una mosca , per semplice sospetto , fui portato in un astuccio da Piacenza a Capri , al reclusorio , e ci stetti un anno . E mia moglie , nota bene , mi aspettò tanto da poter morirmi nelle braccia . Aveva venti anni . Tacque . Le sue mascelle scricchiolarono . Si levò sul busto , diede un respirone , poi si chinò sulla tavoletta : - Tu non hai fatto il servizio militare ? - No : ero inabile , troppo lungo e smilzo ... - Quanti anni mi dài ? - proseguì . - Trenta almeno ! Ne ho venticinque ... Che cosa sono in politica ? Sono un bon enfant che vuol vivere facendo dei forti quadri della vita che mi freme dintorno , nient ' altro . Ma voglio aver libertà di pensare , di lavorare , di amare ... Ci sono dei paesi dove ciò non è tanto impedito : di questi il più affascinante è Parigi . Non è vero ? Ah la libertà , l ' arte , la vita ! S ' interruppe un momento e strizzando gli occhi verso di me : - Così va bene . Abbi pazienza un minuto e ti lascio ... E s ' immerse nel suo lavoro . Io non l ' ascoltavo già più . Pensavo . Conosco un uomo privato , un amico del mio direttore , un filantropo , che senza una religione cui potesse far appello , ha allevato centinaia di fanciulli , sfamato e vestito gran numero di pezzenti , sollevato innumerevoli miserie ignote . Supponiamo che un tale apostolo fosse deputato , fosse ministro ... Io sono ignorante di politica ... " Lo rovescierebbero ! " Ma perché ? Quando evidentemente fa un gran bene ? Ma costui dovrebbe vivere con un solo pensiero , con un solo desiderio , e questo desiderio dovrebbe essere la sostanza della sua vita . Supponiamo che costui avesse il potere più esteso che un uomo possa avere in una nazione . Invece , se un uomo investito di questo potere non fa nessun atto perché cessi uno stato di cose intollerabile ... Evidentemente bisogna concluderne che non lo conosce . Perché io sento che in tal caso farei miracoli : e quando non riuscissi a nulla , eh ! che so io che cosa sarei , infelicissimo ! ... Dunque egli non sa . C ' è chi gli fa ressa intorno perché non veda ; c ' è chi gli prepara ai lati due siepi di facce prosperose , perché non possa sospettare la miseria , la fame . la morte ... Trovare chi sappia chiamarlo , condurlo per mano nel sottosuolo maledetto ! Il pittore mi guardava e affrettava il suo lavoro con una specie di febbre . Io mi sentivo rimuovere dentro con una lenta inquietudine , come se qualcosa stesse per schiudersi nel mio cervello , un ' idea , ma luce . Ma un gemito anche mi pareva sentire dentro di me ; un gemito venuto chi sa da qual profondità del mio essere , e l ' inquietudine cresceva , e un senso d ' affanno cresceva , mi riempiva a poco a poco , mi montava alla gola : una specie di terrore mi afferrava , mi dilatava il capo . E un silenzio ... ! Il gesto del pittore mi pareva muto , strano e pauroso : a un certo punto i suoi occhi mi divennero intollerabili . Ad un tratto un grido acutissimo mi colpì : pareva strapparsi dal fondo delle mie viscere . Il pittore scattò in piedi . Aperse la finestra ; guardò nel buio : - È là ! La soffitta di Crastino ... Ci slanciammo entrambi nel corridoio . L ' uscio di Crastino s ' apriva allora e un rettangolo di luce si gettava nel muro opposto , e un ' ombra in mezzo . Prima che si richiudesse affatto , giungemmo ed entrammo senza picchiare . Era la moglie dell ' ubriaco ch ' era entrata , e la Biondina , discinta , coi capelli sciolti e la faccia scomposta , che le aveva aperto , si buttò traverso il letto con un gemito profondo di bestia ferita . Sul cuscino la testa di Crastino immota , rigida , pareva sorridere . - Morto ! - disse il pittore , mettendogli la mano sul petto . Io mi lanciai verso il povero amico , gli afferrai la testa fra le mani . Lo chiamai sommesso , ma con tutta l ' intensità del mio desiderio . Pesante , pesante , inerte . La ragazza stava supina traverso le ginocchia del morto , con le mani ficcate nelle coltri , emettendo il suo gemito che non aveva più d ' umano , quasi tutta coperta dei suoi capelli . Minca la scosse , cercò sollevarla : ella si volse con impeto , mostrandoci un viso terribile . Senza dubbio ella voleva tutto per sè quel suo bimbo doloroso anche nella morte . - Qui bisogna far qualcosa - disse Quibio . - Sì - diss ' io . - Intanto un medico ! - E inutile . Ma si può provare . Si potesse almeno saper qualcosa da costei ! - La ragazza è qui da un ' ora e mezza - disse Minca . - L ' ho chiamata io . Passando , avevo udito il lamento del giovanotto e gli avevo domandato se desiderasse qualcosa . Allora lei è venuta , tutta affannata , e li ho lasciati soli . Io mi precipitai a cercare il medico del quartiere . Abitava a poca distanza . Venne subito . Si appressò al letto , palpò , ascoltò , crollò il capo . Allora ci domandò spiegazioni : gli indicammo la ragazza , che si era levata conservando la sua faccia chiusa e terribile . - Com ' è avvenuto ? - le chiese in tono perentorio . Il suo volto si decompose : ella scoppiò in singulti . - Non so - cominciò singhiozzando . - Pareva tranquillo : credevo di averlo addormentato . Tutto ad un tratto mi serrò le braccia colle mani tanto da farmi male ... Balzò su a sedere , diede un rantolo e cadde rovescio . Il medico strinse le labbra : - È così . Doveva accadere ... Ora pensiamo ai vivi . Voi siete uomini - aggiunse volgendosi a noi . - Quel povero giovane era tisico e affetto da mal di cuore . Pensateci ... E intanto portatemi via queste donne . Non c ' è altro a fare . Buona notte ! - E se n ' andò . La ragazza ricompose adagio le coltri sul petto e sulle spalle del morto , rimboccò il lenzuolo . La bella testa affondava nel guanciale : ella rilevò i capelli su la gran fronte pura . Nessuna ruga su quel viso : la morte aveva disteso nel riposo quei muscoli che gli davano espressioni mutevoli e intense : le grandi orbite , le palpebre immote erano sigillate per sempre : una testa marmorea , che soltanto la piega indecisa della bocca rendea viva d ' un lontano ricordo di vita ; un ricordo indefinibile , triste e dolce , che non poteva contemplarsi senza un acuto intenerimento , tanto appariva lontano e pur presente , manifesto ai vivi , ma con un ' impronta d ' eternità . Lo stesso senso di augusto mistero doveva penetrare il pittore e Minca , perché , senza staccar gli occhi dal morto , sentivo ch ' essi lo contemplavano , e non respiravano , per ascoltare il silenzio eterno , che sospendeva sul nostro capo e intorno a noi per un istante il tempo e la vita . Quanto rimasi così , fuor di me stesso ? Allor che mi riscossi , avvertendo un gran freddo ai piedi e alla schiena che appoggiavo al muro , non c ' era più nella stanza che la ragazza , seduta accosto al letto , con la testa immersa nelle coltri , immobile . Dormiva ? La lampada impallidiva , perché il cielo imbiancava , traverso i vetri nudi , e l ' aria intorno mi pareva mortalmente gelida , come se la morte emanasse da quello ch ' era stato il mio povero amico e m ' entrasse tenacemente nelle membra . Il giorno dopo era bellissimo . Il sole riempiva il cortile di scintillii . Le finestre del palazzo si aprirono di buon ' ora , le donne uscirono sui ballatoi sottostanti , assonnate e sorridenti nei loro accappatoi chiari . La notizia che c ' era un morto nelle soffitte non scemò l ' animazione delle gallerie interne , ove i ragazzi si rincorrevano o si chiamavano tra ' cancelli . Solo le soffitte restavano silenziose e tetre , essendo cessato anche il vocalizzo e il martello di Cimisin . Di buon ' ora tutti gli inquilini , compresi i fanciulli , sfilarono nella soffitta di Crastino , poi si rinchiusero o abbandonarono le tristi celle per scendere nelle vie . Più volte all ' anno così Aeropoli portava il lutto . Io andai al Municipio , poi combinai i funerali per il mattino seguente . Avevo trovato un modo di smagrire un po ' il mio gruzzolo . Scrissi alla dottoressa per informarnela : scrissi all ' editore , sebbene sentissi con ira che questa morte gli avrebbe profittato non poco : forse avrebbe giovato anche alla memoria del poeta . Tornai a mezzodì : la ragazza era sola presso il morto : con la donna gli aveva fatto l ' ultima teletta : ora egli poteva partire . Invano volli indurla a prender qualche cibo : cupa e risoluta , pareva mal tollerare che gli altri si occupassero di lei e del suo povero amico : nondimeno certi sguardi talora sembravano domandarmi perdono . La notte il pittore venne con la sua tavoletta e il carbone . La ragazza diede in smanie a vederlo : poi s ' acquetò stanca com ' era . Due candele , l ' una presso il capo , l ' altra lontana , doravano la testa marmorea d ' una luce molle e tranquilla . Ma lo strisciar del carboncino sulla carta mi dava fastidio . Sebbene comprendessi l ' impulso invincibile dell ' artista , non riuscivo a tòrmi il senso d ' una profanazione . Ma quanti atti che la consuetudine non ci fa più avvertire , hanno della profanazione di fronte alla morte ! E i funerali stessi che io avevo combinato con un impresario ? Ah miseria nostra ! Forse quello del buon artista era il tributo più sincero e di maggior valore che il povero poeta avrebbe avuto mai . Così pensavo , uscito fuori nei corridoi e appoggiato sulla ringhiera del balcone che dà nella corte . In basso qualche finestra era illuminata : che avveniva là dentro ? Visioni rapide e vaghe di passione , di maternità mi passarono negli occhi . Poi guardai il cielo . Nero , cupo , senza una stella . Dov ' erano i mondi in cui immaginiamo vite fraterne , e che la morte , l ' inconcepibile distacco d ' un essere ideale dalla creta corruttibile , ci rende più prossimi e imminenti ? Lì , oltre quella cortina di nubi nere . Quello che fummo e quello che saremo oltre il piccolo spazio che abbiamo occupato qui , esiste forse in una di quelle luci che ci guardano come occhi d ' un essere caro ... Custodisco io forse in fondo agli occhi miei lo sguardo di mia madre ? La vita , un respiro : una bolla nasce in fondo all ' acqua , sale , si frange . Muoiono gli esseri e ci lasciano il loro sguardo ... Io vorrei lasciare un sorriso . Al mattino comprai un giornale . Portava un breve necrologio di Crastino , opera certo dell ' editore . Egli si presentò difatti alla soffitta , sorvegliò il lavoro dei becchini che inchiodarono la cassa : la fece scendere in portineria : tutto ciò con un ' aria quasi di padronanza . Era piccolo , obeso , con un testone giallo e calvo ; faccia imbozzacchita tra due fedine color di stoppia . I suoi occhi frugavano tutt ' intorno , nel cassetto del tavolo e sugli scaffali sbilenchi : era evidentemente imbarazzato dalla mia presenza . Poco dopo giunse la dottoressa , infantilmente serena come sempre : la malattia e la morte erano spettacoli consueti per lei : diede un ' occhiata in giro per la soffitta : - Tutto questo dove andrà ? - disse . - È vero , non ci ho pensato - risposi . - Chi vuol che prenda questa roba ? D ' altronde , pochi libri , alcuni panni : un letto di ferro ... - Se nessuno l ' esige , la prendo io - aggiunse ella . - Il letto mi serve . Sono certa che il povero Crastino mi approverebbe . Che ne dice ? - Credo anch ' io - risposi , ammirando la sua praticità di massaia dei poveri . - Però converrebbe parlarne alla Biondina . Poi trasse due giornali : - Certo non avete veduto l ' articolo di mio papà sul Popolo . C ' è anche qui una Cronaca letteraria della Stampa che lo riguarda . Leggerete poi . Quanto alle sue carte , credo meglio che le prendiate voi subito . Vedremo sul da farsi . Ma non lasciate che se n ' impadronisca l ' editore . Questi risaliva appunto , dopo aver fatto disporre la bara nella portineria . Salutò ossequiosamente la dottoressa : - Dappertutto , la fata ! - disse con voce nasale . - Sì , ma arriviamo sempre troppo tardi noi , non è vero ? - rispose ella semplicemente . S ' inchinò e uscì . Il vecchio mi scrutava con una certa preoccupazione : - Voi eravate suo amico , non è vero ? - Suo parente , signore - risposi . Avevo pensato al modo di contrastare l ' ingordigia del vecchio . - Ah , mi congratulo . Lei aveva un cugino veramente geniale . Se avesse saputo aiutarsi un poco ... Intanto la prego di ricordarsi di me . Lei sa se avesse qualcosa di compiuto ? Conosce i suoi manoscritti ? E guardava intorno , ove nulla era rimasto in evidenza , contro tutte le abitudini del mio amico , la qual circostanza cominciava a preoccuparmi . Egli uscì dandomi una lunga stretta di mano . Un pensiero mi traversò la mente Non avrebbe egli potuto stampar il mio Memoriale ? Mi diedi dello sciocco . Un correttore di bozze , via ! Eppoi , come sarebbe pervenuto alla sua destinazione ? Chiusi l ' uscio Apersi il tavolino : nulla . Frugai nella scansia , sfogliai alcuni libri . Evidentemente tutti i manoscritti erano stati messi in salvo da Crastino stesso e affidati a qualcuno . Forse alla Biondina ? Ma ella era coricata come in torpore , sul suo letto , trattenuta nei momenti di rinvenimento subitaneo dalla donna dell ' ubriaco . Eran le otto . Scesi . Molta gente era adunata ai lati del portone , giovani , studenti forse . Una bella corona di rose era sulla bara : guardai la dottoressa , come a interrogarla . Ella sorrise : - Amava tanto i fiori ! Quibio entrò : - Va a vedere , Martino . Il nostro morto non ci appartiene più . Tutta la strada è piena di gente . Un ' altra grossa corona fu portata da due giovani : aveva un nastro rosso fiammante , su cui era scritto : Avvenire . Poi altre quattro successivamente : l ' ultima enorme . Una era dell ' editore , le altre anonime ; una , fittissima , tutta di viole . Questa portava un verso del poeta : Fior moribondi sopra un morto cuore . Giunse il carro modesto ch ' io avevo comandato . L ' editore si precipitò in portineria con un registro ch ' era andato a comprare sul momento , seguito subito da tre o quattro , che apposero la loro firma dietro la sua . Io e il pittore ci guardammo indignati . Quibio fece un moto per lanciarsi sul libro : lo arrestò lo sguardo della dottoressa , che sorrise : - Che fa ? Ciò non impedirà che questo sia un funerale ben nuovo . Vedrete . Infatti il portone e la strada erano talmente ingombri , che le guardie dovettero intervenire per far largo alla bara e poi al carro che s ' avviava . E una vera folla circondò il carro e s ' incamminò dietro ad esso . Stormi di giovani , molti con fiore rosso all ' occhiello ; qua e là alcune barbe bianche , teste di soldati d ' un tempo , oggi sognatori della terra promessa ; una carrozza nera ove intravedevasi una figura di donna ; giovanette , studentesse forse , dal viso alto e tranquillo ; e in fondo la lamentevole schiera degli abitanti di Aeropoli , i veri compagni del morto , che sentivano con lui la fatale solidarietà che li aveva uniti in vita e li portava ora dietro la sua bara , tutti . Eccetto quest ' ultima schiera , non aveva , tutta questa folla , una fisionomia di circostanza : un brusìo ne usciva , come di molte voci sommesse : riflessione , risoluzione e speranza facevan sereni quei visi e quegli occhi , intesi più ai barlumi annunziatori del domani che non alla chiarezza del bel giorno di fin di marzo . Si parlavano , s ' informavano : un compianto comune avvinceva subito i prossimi e li innalzava a comuni pensieri e aspirazioni . Un avviso di giornale e l ' appello di un uomo di cuore avevano adunato dietro il feretro d ' un derelitto tutti i cuori insofferenti della miseria e dell ' ingiustizia . - Povero Crastino ! - mormorò Quibio . Osservai ch ' egli gettava qualche occhiata rapida alla carrozza nera , che s ' era avviata dietro il corteo , a distanza . - È ben triste ! - risposi io . Ma il cuore mi palpitava forte , e pensavo a lui con un senso di tenerezza , come quando mi avviene di essere assalito da un presentimento vago di un bene segreto a persona che mi è cara . Poi il pensiero del mio memoriale mi assorbì . L ' umanità , un attimo ! Come ero avvezzo a queste astrazioni ! Ma ecco che la realtà mi riprendeva : il sole , i volti umani , il dolore , la morte . E lo sgomento mi assaliva . Perché mi sciupavo il cervello su uno schema di Società astratta , fissa , mentre tutta l ' umanità intorno a me ondeggiava come un mare ? Ecco qui , da un lato , aeropoli , i condannati - il determinismo sociologico ! - Dall ' altro l ' idealismo - quelli che vivono nell ' utopia . Da una parte gli oppressi , dall ' altra i martiri : rifiuti gli uni e gli altri ... E intorno intorno al piccolo nucleo , il vuoto : il vuoto ostile ... cioè la folla , la folla amorfa , il formicaio enorme in cui dei piccoli esseri s ' aggòmitano , si mordono , si schiacciano , si asfissiano in una innumerabile e disordinata ascesa verso la vita , la luce , la felicità . E la volontà individuale , la mia volontà che può fare ? Indurre un soffio di follia , sollevare le pietre del selciato , schizzare del sangue umano sulle faccie d ' una massa ebete ; questo forse ... Ma confortare , guarire , illuminare , far felici ? ... Il corteo , ingrossatosi a mano a mano lungo i viali e a Porta Palazzo , traendo seco nuovi seguaci e curiosi per la singolarità della gente che lo componeva , giunse al Cimitero . Nel campo dei poveri , fra le croci basse e rugginose , la bara fu deposta sull ' orlo della fossa . Un mormorio corse nella folla . Si attendeva . I becchini calarono la cassa . Fiori si spiccarono dalle corone e caddero sul legno nudo . La signorina Eva salì su un mucchio di terra accumulata sul ciglio , alzò un mazzetto di rose che teneva in mano e parlò . Riporto le parole , che furono stampate sul Popolo : " Hanno portato qui una corona che reca un verso di Crastino : Fior moribondi sopra un morto cuore , " Di chi è la corona ? Non importa saperlo . È il tributo dei fratelli a colui che ha interpretato la loro inquietudine e il loro dolore , la loro lotta e la loro speranza , la loro aspirazione verso la serenità e l ' armonia . Era un usignuolo , nato per godere la libertà della terra e del cielo . La macchina mostruosa che è la società moderna gli ruppe le ali e lo uccise . Egli era la libertà , era la bellezza , era la felicità che vi canta in cuore , o fratelli , o suoi fratelli : era l ' amore . Noi gli poseremo sul petto questi fiori moribondi , sul povero petto consunto , sul cuore morto d ' inanizione . Ma noi che non crediamo alla morte , gli getteremo anche a piene mani i nostri fiori più vivi , le nostre speranze , il nostro lavoro di preparazione per un domani migliore , o fratelli , la felicità e la riconoscenza degli uomini avvenire ! " . IX . Egli era assolutamente fuori di posto nella società presente . Dal suo volume di versi che aveva raggiunto due edizioni , non aveva ricavato che seicento lire , e la metà l ' aveva lasciata dall ' editore comprando continuamente libri . Avrebbe avuto bisogno d ' un editore quale ho letto che ce ne furono in Francia al tempo del Parnasse e più tardi , che anticipavano denaro ai poeti od assegnavano loro una somma mensile . Sono convinto che ottanta o cento lire al mese l ' avrebbero fatto felice e gli avrebbero permesso di gustare senza difficoltà né rimorsi le due tazze di caffè giornaliere che , a suo dire , gli erano necessarie come l ' aria . Ma anche l ' aria , povero diavolo , gli si concedeva scarsa e di pessima qualità . Mi parlò molto di poesia e avrei voluto raccogliere tutte le considerazioni preziose che mi veniva sgranando di continuo ad ogni occasione , se non fossi disgraziatamente affatto ignaro perfino della prosodia . Egli era anche un profondo musicista . Ma la musica di cui egli parlava maggiormente e di cui si diceva nato cultore era l ' armonia dell ' universo , era il cielo , l ' innumerevole unità del cielo : soltanto , egli l ' amava troppo , e si dimenticava di vivere , di essere , su una minima stella , una minima nota di quest ' immensa armonia . Rinunziava a vivere , ad amare ( amare l ' amore , cioè la propria integrazione , se stesso ) per pensare ; si uccideva nel corpo per vivere della mente , rompendo in sé quella musica che adorava nell ' universo . È vero che il suo corpo non lo induceva ad amar l ' esistenza . Esso non gli si faceva sentire altrimenti che come un peso o una sofferenza : la miseria e la lenta inanizione , peggiore della fame , perché poco si avverte e non provoca reazione , infiacchendo sempre più gli organi del senso animale ed acuendo le sensazioni superiori , lo avevano reso indifferente alle esigenze del corpo : non le sentiva più . E alla fine una febbre , una specie di ebrietà continua che lo teneva in una strana illusione di felicità , di gioia , lo estenuarono affatto . Il giorno dopo tutti i giornali dell ' Alta Italia , riferendo la morte del giovane poeta e facendone grandi elogi , rintracciavano nei suoi stessi versi le querele su la noia di vivere e le invocazioni alla morte , come sintomi e presentimenti . Uno proponeva l ' erezione d ' un asilo per i pensatori e gli artisti , lamentando le tristi condizioni d ' una società ove gli uomini d ' alto intelletto sono costretti a dedicare la maggior parte della loro attività alla bisogna del pane e ad esercitar la loro massima forza che li costituisce re dell ' umanità , quasi di straforo , di furto , se non vogliono morir di privazioni . Io ricordavo quel ch ' egli m ' aveva raccontato un giorno : aveva inviato dei versi a parecchie riviste sociali e la risposta era stata : che la poesia è inutile alla società e trastullo de ' scioperati . - Vedi , - mi diceva - ho la disgrazia di non poter leggere che giornali socialisti . Gli altri hanno maggior coltura , eleganza e varietà , ma ne usano per difendere e ornare le cause egoistiche ed abbiette . Sono i sofisti d ' Atene . Quelli socialisti sono i soli in cui non trovi degli insulti personali contro di me e di te e di tutti quelli che ci sono più vicini , i poveri diavoli . Ma essi non mi vogliono , senza dubbio per cecità , perché non mi riconoscono : non sanno ch ' io sono loro amico e necessario . Mi ameranno , troppo tardi , naturalmente ... Borghesi dunque e socialisti non lo volevano , la società moderna insomma , in cui era nato per sua disgrazia . Una volta aveva mandato tre sonetti alla Domenica Italiana domandandone un dieci lire . Erano stati subito pubblicati , ma i danari non vennero ! La società moderna non vuole l ' arte : vuole una certa arte : quella del prestigiatore , dell ' illusionista , del lusingatore . Un giorno gli dissi : - Perché non scrivi tutte queste cose ? Nel nostro momento sociale molte vite sono un segno e un ammonimento . Affinché muti al più presto questa intollerabile galera ch ' è la vita per gran parte degli uomini , alcune autobiografie piene di verità e di passione desteranno i sentimenti di giustizia negli uni , di rivolta negli altri ... Ma egli stimava inutile tutto ciò : - Soffrono ? Perché vivono ? Si lascino morire ! Ed è scomparso . Inutilmente dunque una simile apparizione è passata sulla terra ? No . Una vita intensa si prolunga lontano . Uomini e cose intorno avranno qualcosa di quella vita senza saperlo ... E pensavo che soltanto la vita mia era priva d ' insegnamento : io non avevo fatto nulla e nulla mai mi era accaduto ... Nondimeno cominciavo a presentire che pure a me il destino qualche cosa riserbava . E me ne cresceva il desiderio . In quel tempo io mi immersi tutto nel mio Memoriale . M ' animava un ' energia strana . La mia intelligenza era divenuta talmente libera , che nei momenti più inopportuni , lavorando e persino mangiando , essa si lanciava nello spazio , dandomi spesso , al richiamo della realtà , quasi una scossa al cervello , impercettibile , ma singolare , che mi teneva un attimo nel timor della follìa . Scrissi in quel tempo precipitosamente molte pagine , che più tardi cercai invano di ordinare e alcune perfino mi riuscirono indecifrabili . È quello che avveniva , dicono , al Nietzsche , a parte l ' immodestia . L ' ebbrezza delle idee dà un delirio che si oblia facilmente . Dal naufragio del mio Memoriale ( dirò poi perché lo abbandonai ) ne salvo qui alcune . * * * È un destino che ci tormentiamo continuamente a far delle leggi , sapendo che i nostri figli dovranno sudar sangue nello spezzarle ? Noi tramandiamo , centuplicata , un ' eredità di dolore . Leggo che la vita umana si allunga . La notizia non è fatta per consolare colui che considera come l ' uomo faccia , fino alla virilità , quattro passi , e torni indietro di tre , prima di morire . Le idee camminano , la scienza corre a precipizio : l ' uomo , animale abitudinario , va lentissimo , cosicché noi siamo in gran parte dei barbari che usano del telefono e del radiotelegrafo . Bisognerebbe che la vita umana fosse composta di parecchie diverse vite e che potessimo non solo mutar idee , ma organismi d ' idee . Ciò non sarebbe poi troppo difficile , se la nostra educazione non fosse stranamente imbecille . I nostri padri e maestri ci dànno un ' educazione evoluzionistica a rovescio ! Mi spiego : essi credono necessario , invece di farci partire dal punto a cui essi sono arrivati , farci rintracciare non solo il loro cammino , ma quello dei proavi , e direi perfino tutta la scala animale inversa . Tutti gli errori per cui è passata l ' umanità , essi ce li fanno credere , dall ' adorazione dei feticci ad una religione di terrore , dalla rinuncia alla propria ragione a una fede ultraterrena nel premio e nel castigo . A vent ' anni , i giovani trovano che hanno creduto ad un ' illusione , indi abbandonano questa per un ' altra e per un ' altra ancora . Allora poi si ripete loro : " Cercate , studiate " . Come faranno a gettar quel carico ? Le nostalgie dell ' infanzia e della gioventù accompagnano degli errori : gettandoli , bisogna spogliarsi anche di quelle nostalgie , di tutta la poesia dell ' età fervente . E ora : "Credete!..." Hanno essi ancora forza di credere ? Gli errori dell ' umanità vanno insegnati solo in rapporto colla verità d ' oggi . * * * I Medici e i Maestri : questi riprendono l ' opera di quelli . Tutte le azioni vitali si connettono e si integrano : l ' igiene presta alla morale dei solidi appoggi e delle terribili sanzioni e il colpevole si punisce in se stesso e nei suoi figli . La malattia , la miseria sono errori individuali e sociali di cui portano la pena tutti i responsabili , poiché la tubercolosi , la contaminazione , la delinquenza afferrano quasi con predilezione i fini rampolli degli oppressori e degli sfruttatori . * * * Mi si dice un ideologo , un visionario , un monomane . Quest ' ultimo epiteto mi fu largito da un compagno che mi vede sempre leggere sui giornali i fatti gravissimi e mortali dovuti alla rivolta contro la miseria o alla fuga di essa fuor della vita . Sì , temo perfino d ' esser crudele . I fatti di cronaca , i suicidii sopratutto m ' attirano : li leggo avidamente per scorgere in essi un continuo ammonimento . I giornali illustrati dovrebbero scegliere piuttosto , tra i fattacci , quelli che eccitano alla bontà , alla riflessione sulle miserie sociali , al desiderio di rimediarvi . Il sangue è sempre fecondo : è forse il solo reagente che scuota la società inerte e curante soltanto d ' un benessere corporale . Esso nuoce alla digestione , e chi vuol ben digerire deve cercar un rimedio . Sono gli strappi della catena che molti non sentono al piede , foderati come sono d ' ovatta e di velluto ... Siam tutti legati gli uni agli altri ; così volle la natura . Ad ogni forte strappo qualche lieve ammaccatura si produce anche nei più grassi e prosperosi . Ah se tutti nascessero nudi , invece che imbottiti , e sentissero tutti il roder del ferro ! Allora si cercherebbe insieme che la catena si mutasse in ghirlanda ... * * * Oh la lotta colla parola ! Non riuscirò dunque mai a concretare l ' essenza del mio pensiero ? Sono io socialista o individualista ? Non lo so . Sono io . Ecco un ' umile affermazione che non intende punto esagerare il mio posto nell ' umanità e nell ' universo . Il nucleo del mio pensiero è questo . L ' umanità si sviluppa nel senso della sociabilità . L ' individuo tanto più accresce la sua persona quanto più partecipa dell ' altrui . Chi è circoscritto dalla sua epidermide ha una vita meschina e povera : chi invece sente i suoi nervi innestarsi nei nervi , le sue arterie penetrare nelle arterie di una prossima e lontana umanità , chi irradia , fruisce di tanto maggior vita , quanto è capace di comprenderne . Chi più dà di sé , più riceve . Per questa comunicazione , compenetrazione , si fondono gl ' individui in famiglie , gli Stati in Unioni . Soltanto quando l ' umanità sarà una , potrà provvedere a se stessa e guardare là dove ora guardano soltanto gli astronomi ... * * * Su La Stampa del 15 gennaio 19** . Una ragazza madre , non trovando di che sfamar la sua creatura , la depone in una chiesa , poi corre alla Questura a denunziarsi come colpevole d ' averla abbandonata . La sera prima era stata trovata per istrada col bambino e ricoverata in Questura . Era forse qualche pietoso questurino che le aveva insegnato il solo modo col quale la società moderna avrebbe permesso alla sua creatura di vivere ? Il bimbo fu portato all ' Ospizio . Ma , quel ch ' è miserabilmente comico , la donna fu condannata e messa in carcere . Un ordinamento sociale ov ' è possibile una tal contraddizione non merita più d ' essere puntellato dalle coscienze nuove . * * * S ' io potessi ammettere ch ' esiste un uomo responsabile di tutto questo , e lo scoprissi ... sarei un infame se non l ' uccidessi a costo della vita . Ma io so che non esiste . Ed è questo che complica la cosa , più che non pensino gli anarchici . Esistono invece piccole e grandi dosi di male , che ciascuno di noi fa subire , o subisce , ed esistono uomini che possono procurare altrui secondo le loro forze un bene minimo o grandissimo ... * * * Nota al Memoriale . Sovente ho nell ' orecchio un ritornello : " Chi ha fatto soffrire , soffra " . Donde viene ? È atavismo ? Istinto di padri selvaggi ? Mi assale nei momenti cattivi , specie quando ho mal di denti . Parecchie di queste pagine furono scritte durante un terribile mal di denti . V ' ha un male più stupido ? Tutto ciò per l ' antipatica operazione di rifornire la macchina ! Oh i piaceri della tavola , per tutti i mangiatori di granturco che marciscono nelle basse del Po ! Un microbio s ' introduce nelle vostre ganasce e rosica impercettibilmente . La mascella , le tempie , tutto il cranio sono in congestione : è una tortura senza tempo , fissa come un ' ossessione , che fa pensare al suicidio ! ... E tanto supina e miserabile che non ha mai avuto l ' onore della letteratura . Mi ricordo una caricatura d ' un leone con le mascelle fasciate d ' una pezzuola ! ... Anche un de ' miei ricordi più atroci v ' è connesso . Io ho anche immagini di mio padre nella memoria : lo vedo il più delle volte zappare nella creta con la testa nuda e le gambe nell ' acqua . Ma talvolta lo vedo in un ' attitudine spaventosa . Egli è inginocchiato sul pagliericcio ov ' io mi distendevo tutte le sere accanto a lui : ha gli occhi stralunati e si preme le guance colle mani e apre la bocca con gemiti strozzati che interrompe soltanto qualche requemeterna ! Requemeterna ! ... e io mi rannicchio contro le sue ginocchia piangendo di terrore ... * * * Nella compagine del più duro metallo i fisici dicono che le molecole hanno dei movimenti proprii estesissimi . Così noi uomini c ' incontriamo , ci incrociamo , ci allontaniamo , ma invano cerchiamo di sottrarci alla compagine dell ' umanità . E la libertà consiste nell ' essere consci di questo vero , nel secondarlo , in luogo di contrastarlo inutilmente ... Il mondo morale di Dante , pensava Crastino , era più ricco del nostro ... È vero ? Certo un mondo di cui l ' uomo costituisce il centro , componendo a sua immagine terra e cielo , demonio e Dio , riesce grandioso . Ma l ' uomo d ' allora , che informava di sé un mondo irreale , era schiavo delle creature uscite dalla sua immaginazione : ora egli è libero e re in questo piccolo angolo d ' universo che ha riconosciuto suo . * * * Alcuni concepiscono la società a somiglianza di certi enormi casoni d ' affitto moderni , dalle innumerevoli camere ; dalle innumerevoli finestre uguali , un monotono parallelepipedo a traforo . Invece dovrebbe essere l ' ardita , complessa , nervosa cattedrale , dai robusti contrafforti e dalle nervature agili , ove ogni capitello è una personalità e tutto è una armonia e di sulle cupole brilla verso il cielo il genio . Oggi che cos ' è ? Una massiccia piramide ove le pietre brute durano da secoli nello sforzo di sostenere le superiori e l ' ultima , senza proprii impulsi , senza slancio , schiave d ' una sola legge , il peso , l ' oppressione ... * * * Ci sono altri mondi . Quelli del nostro sistema solare hanno qualche affinità con la Terra ? La vita vi ha manifestazioni paragonabili ? Giove , ad esempio , è in formazione : forse le prime cellule vi nascono ora nel primo sedarsi della lotta tra gli elementi . Dovrà in esso la vita superiore , quella che potrebbe dirsi l ' umanità di Giove , percorrere la stessa sanguinosa evoluzione che la nostra , senza che le nostre esperienze dolorose possano servirle in nulla ? La mia fede nel migliorismo mi risponde risolutamente di no . Io non ne so nulla ; ma in questa universale tendenza all ' armonia , correnti ignote , che forse non ci saranno più un mistero nel futuro , devono collegare continuamente le vite planetarie . Ad esempio , possiamo noi spiegarci con elementi attinti in noi e attorno a noi l ' idea ? No : esse furono perfino credute immanenti di per sé : non sarebbero esse il legame fra le vite intelligenti del mondo siderale ? L ' ideale è in noi e nello stesso tempo viene di fuori , cioè è l ' essenza di noi stessi che fa parte con quella di altri esseri ignoti alla nostra coscienza , ma sentiti oscuramente dall ' istinto . Io non so se alcuno abbia già enunciata questa verità : può essere un ricordo rimastomi delle mie bozze , senza ch ' io lo avvertissi . Ma in vero mi pare che i professori non parlino punto di queste cose . Essi sono troppo timidi nelle sintesi . Per esempio : io vorrei vedere in un quadro rapido disegnata questa evoluzione interiore dell ' umanità . Una grafica quasi astratta , esclusi assolutamente Alessandro , Muzio Scevola , Carlo V , Marat e tutti questi individui che se non guastarono nell ' evoluzione dell ' umanità , guastano certamente nella storia scritta dai professori . I quali , se leggeranno questo mio scritto , sentiranno pietà di me e mi classificheranno fra gl ' imprudenti pei quali la scienza è una lampada che brucia le ali . Ma la mia scienza abborracciata alla meglio , dirò piuttosto rubata o spigolata come faceva mia madre il grano nei campi dei padroni , mi serve , a me : mi è nutrimento , mi è sangue del cuore . Per essi è anche nutrimento , sì ... Abbasso i saggi , i veggenti che tengono le mani nelle tasche , mentre i lor fratelli per errore si sgozzano a vicenda ! * * * Una striscia di sole sul mio letto , dalle imposte socchiuse . Come mi sento vivo , lucido , agile , allo apparir del sole ! E in quel piccolo raggio miriadi di pulviscoli . All ' ombra non si vedono , per noi non esistono : ed ecco , il sole ce li rivela illuminandoli . Così il cielo è pieno di mondi nell ' ombra o illuminati : pulviscoli . Tutto si somiglia nell ' universo , date le proporzioni : nella mia stanza e nello spazio immenso polvere , null ' altro . La Chiesa dice : " Ricordati che polvere sei e polvere tornerai ... " Ha ragione : ma l ' errore è qui : la polvere non è la morte : nella mia soffitta e nello spazio immenso vive . Un giorno un di questi pulviscoli si staccò - un attimo - da un granello più grande , per tornarvi dopo quell ' attimo . E durante quell ' attimo , ecco , il pulviscolo , la Terra , come un figlio che cessa d ' appartenere al grembo materno , acquista una vita sua : si consolida la sua ossatura ; si sviluppano gli organi , i cristalli , le piante , gli animali ; e il cervello infine , cioè l ' uomo plasmato d ' infinito ... Tutto il resto è l ' organismo speciale della Terra : l ' intelligenza è ciò che la unisce agli altri organismi giganti dello spazio . Perché l ' intelligenza si lancia fuor della Terra . E mentre il granello move nello spazio , ecco che quest ' intelligenza si agita sulla sua corteccia . Da prima a prender coscienza di sé . Fatto concreto nell ' uomo , lo spirito della terra spunta nell ' Oriente e nell ' Occidente . Varie di climi e di razza , le civiltà germogliano , s ' innestano , si diffondono , possiedono l ' estensione della Terra . Ed ecco quest ' intelligenza penetrar nella terra , leggervi dentro , traverso gli strati delle civiltà , traverso gli strati accumulati nell ' infanzia della vita , fino al nucleo ardente , ch ' è la sostanza del sole . E la Terra si conosce , ora , e prende possesso di se stessa . Di poi s ' irradierà nell ' infinito . Le epoche primordiali , la storia umana , il ritorno nel grembo del sole padre , un attimo . E il turbinio della polvere di stelle nello spazio immenso non sarà mutato d ' un punto . Questo ha pensato , un mattino di sole , il correttore di bozze che non sentì mai umiliazione d ' essere minuscolo , d ' essere polvere . X . Com ' è ch ' io sento tanta compiacenza nel redigere queste note ? Quanto più procedo , più m ' indugio e quasi , in qualche momento , mi scompare dalla vista la conclusione , l ' atto che deve dare ad esse il valore ed il suggello . Ma io non ho più nessuna esitazione interiore : ho risoluto . E questo stesso indugio sulla mia breve vita di due anni mi pare talvolta il ricordo d ' un sogno . Questa scena che racconterò è rimasta nella mia visione stranamente intera e viva in tutti i suoi particolari . Essa mi pose per un momento a contatto con l ' anima profonda di esseri , che avevo sempre veduti dissimulati sotto la comune e uniforme inquietudine della lotta quotidiana e mi diede chiaro e inesorabile il senso della loro condanna e del loro inevitabile naufragio . Il più fiero sole d ' agosto era sceso dietro le Alpi . Io sedevo sulla finestra di Quibio con un libro in mano , mentre egli lavorava . Le gallerie interne della casa cominciavano ad animarsi di bambini e di donne , mentre lungo la giornata dal vuoto del cortile profondo parevano venir su fino alle soffitte e disperdersi nell ' atmosfera dei faticosi respiri d ' un grande organismo oppresso d ' asfissia . Ora sui ballatoi dei piani superiori vociavano i bimbi , le donne traevano esclamazioni di sollievo , le braccia nude , molli nelle vestaglie chiare , rimandandosi l ' una all ' altra delle frasi pigre . La magrissima gatta della Salamandra mi guardava pietosamente di sul letto di Quibio . Questi l ' aveva attirata altra volta nella sua soffitta per disegnarla , insieme al gattone bianco e soffice di una signora dei piani inferiori , ed ora entrambi si contemplavano in perpetuo in un ' acquaforte color ruggine . Il gatto borghese era presto scomparso , reclamato , con insolenza , dalla sua biliosa padrona , il che , venuto all ' orecchio della Salamandra , aveva cagionato da parte di costei molte considerazioni astiose e allusioni ad alta voce su la fortuna dei gatti e degli uomini , o più precisamente delle donne , perché fra lei , affermava , e la signora del piano di sotto non era differenza che di fortuna . Il disegno di Quibio d ' altronde portava alla medesima conclusione . Ora la gatta dai peli grigi ritti e radi aveva posto amore a Quibio e s ' insinuava nella sua stanza ogni volta che la vedeva socchiusa , guardandolo con due occhi strazianti e troppo grandi nel testone angoloso . - Non leggi più ? - mi domandò Quibio forbendo la sua lastra . - A momenti è qui Picaday . Entrò di fatti poco dopo il caricaturista , portandosi dietro Notu . Questi rideva fino alle orecchie , che si drizzavano come quelle della gatta . Aveva fra le mani un grosso corvo . Ci salutammo . Io avevo incontrato più di una volta Picaday ed eravamo diventati amici d ' un tratto . Era simpaticissimo , sebbene d ' una chiaroveggenza che mi dava soggezione . S ' era subito interessato a me , quantunque forse troppo da curioso . Egli mi aveva spiegato qual fosse la differenza tra me e Quibio ... Io era una di quelle piante pensili che si nutrono d ' aria e si dissolvono nell ' aria . Quibio era invece una quercia ben radicata , che germogliava in altre quercie : " Tu non hai conosciuto tua madre e non hai una donna tua . Quando non c ' è una donna , nella vita d ' un uomo , val quanto dire che egli non ha carne né sangue . Sei troppo staccato dalla vita : non sei neanche riuscito ad a adottare qualcuno , come fanno i buoni bottegai che hanno l ' istinto della propagazione . C ' è qui tanti miserabili , grandi e piccini , e tu hai un bel dirti che sono tuoi fratelli , ma non li senti . Io d ' altronde faccio lo stesso . Noi amiamo l ' umanità , cioè un ' astrazione : i nostri fratelli non li amiamo ... " Era forse vero ? Ciò mi aveva molto impensierito . - Una novità - cominciò Picaday , carezzando la gatta che era subito scesa a supplicarlo della sua attenzione . - I tipografi della Nazionale hanno votato lo sciopero per domani . - Ben fatto ! - approvò Quibio . - No . Non otterranno nulla e sarà peggio . Lo sciopero se non si vince è un disastro . E guai se le altre tipografie accetteranno di appoggiarlo . Questo inverno digiuneranno tutti . - Ma se hanno ragione ! - interruppi . - Non basta . Ci vuole la forza . Non vedi ? Il governo garantisce la libertà . Viva la libertà ! Sappiamo tutti cos ' è la libertà . Io ti dico : Stanga , sei libero ! Ma il suolo dove posi i piedi è mio , l ' aria che respiri è mia , vale a dire che tu sei mio . Il governo garantisce la libertà di quelli che ti possiedono come una cosa ! Dei soffii , poi dei miagolii uscirono di sotto il letto . Era Notu che lanciava sulla povera gatta il corvo , il quale apriva le due valve del becco come per ingoiarla . - Animale ! - fece Quibio afferrando il ragazzo per la collottola . - Siediti qui e sta quieto e fa ben attenzione a quello che dicono i grandi . Perché hai preso il corvo ? - Cimisin l ' ha lasciato scappare . Adesso glielo porto . Il corvo era un nuovo compagno del vecchio matto . Anch ' esso era molto vecchio : aveva il becco enorme e tutto spelato alla radice , dove le piume parevano canute . Saltava agitando le ali e la coda monche . Poi abbassava il capo nelle spalle e s ' appisolava . Quibio l ' aveva già registrato nella sua Aero poli . Comunque - riprese Picaday , - questo impedirà di fare più tardi uno sciopero in regola . I proprietari approfitteranno dell ' avvisaglia e si prepareranno a sconfiggerli . Gli operai sono troppo confidenti nella loro nuova potenza ... Udimmo picchiare all ' uscio . Netu balzò alla maniglia , e comparì la testa della Salamandra . - La mia Ninì ? - Eccola - disse Quibio indicando la gatta . - E quell ' impertinente ! - fece ella allungando le mani verso le orecchie di Notu . - Non le ha fatto nulla , è uno scherzo ! - interruppe Quibio , proteggendo il monello e invitando la ragazza . - Entra , non aver paura . Ti presento Picaday . - Ah ! Una cittadina di Aeropoli - disse questi sorridendo alla donna . - Vi ho già ammirata ... - Mi ha fatta troppo brutta ! - protestò ella , accennando ad uscire . Quibio la fece sedere su una scranna . - Se attendi qualche minuto , beveremo un gotto . Oggi è il ferragosto . Va a chiamar tua mamma - aggiunse volgendosi a Notu . Il monello s ' illuminò ed uscì come un razzo . - Voglio molto bene a quel monello . Farà qualchecosa . Vedessi come disegna ! E trasse di fra le carte un foglio che porse a Picaday . La Salamandra aveva spesso , quando m ' incontrava per le scale , un sorriso sardonico che m ' irritava segretamente : ella mi volse una simile occhiata anche questa volta ed io alzai le spalle ... - Bello ! - esclamò Picaday meravigliato , dopo aver osservato lo schizzo . - Ma è un disegnatore consumato . Chi lo avrebbe detto ? Ne faremo un caricaturista di prim ' ordine ! Era uno sgorbio a penna . Un fanciullo che pareva un signorino sbucciava una mela , con dignità accondiscendente ; in faccia a lui un altro assai più piccolo , seminudo , traeva la lunga buccia a spirale , per mangiarsela contento . Così me l ' aveva interpretato Quibio . - E che ironia incosciente ! - continuò Picaday . - Bisogna scriverci sotto : Eguaglianza . Ecco un altro microbio , di quei che ti dicevo ... - soggiunse rivolgendosi a me . - Vedrete che bel dissolvente sarà quel monello ! Bisogna educarlo ! M ' aveva spiegato infatti Picaday , ch ' egli stesso non era se non un microbio , di quelli che si mangiano le cose corrotte , per far piazza pulita . Tutti sanno d ' altronde a chi si devono certi bozzetti sarcastici , colla firma stafilococcus o bacillo virgola . Egli affettava anzi una crudeltà inesorabile colle sue vittime , eppure era di cuor tenero come una fanciulla . Temeva sempre di mettere del rancore personale nelle sue caricature : è certo che alcuni grossi personaggi te li aveva conciati talmente , che tutta la cittadinanza non li vedeva più se non a quel modo . Ma aveva sofferto tanto , che comprendevo anche un pochino di crudeltà da parte sua . Egli aveva fatto tutti i mestieri possibili , dal lustrascarpe al venditore di bibbie , aveva mangiato delle radici e dei rimasugli di strada , e quattro inverni di seguito li aveva passati all ' ospedale . Ora era contento di tutto ciò come d ' una superiorità . Diceva che conosceva tutta la gamma della vita , toute la lyre . E la gustava come un dono squisito , perché tutto , anche il pane quotidiano , gli faceva l ' effetto d ' una ricchezza , d ' un lusso . - Allora si fa il ferragosto ! - esclamò la Salamandra . - Ecco ! - E per tutta risposta Quibio trasse di sotto il tavolo due bottiglie . Sciorinò una tovaglia , aprì due pacchi e ne dispose il contenuto in alcuni piatti . Accese una grossa lampada a petrolio armata d ' un largo paralume rosso . - E adesso , allegri ! - concluse . Entrò la moglie dell ' ubriaco e Notu con la sorellina scema . - Non ci manca che Cimisin - fece Quibio . Ma la Salamandra inquieta : - Allora me ne vado io ! - Perché ? Oltre il rogo non vive ira nemica - asserì Quibio . - Cimisin è risuscitato ed è molto più innocuo di prima . Adesso provo a chiamarlo ... - Me ne vado io , me ne vado io ! - protestò ella . - Chiamerai anche la Biondina , non è vero ? - Eh ! venisse ! Ma non provo neanche a invitarla , povera ragazza ! Siedi lì , intanto - concluse , obbligandola a restare . La Minca si era rincantucciata , facendosi più piccola che poteva con la sua bimba e trattenendo invano il monello , che ormai la faceva da padrone . - E il bimbo , Minca ? - disse la Salamandra . - Coricato . - E dov ' è l ' ubriaco ? - insinuò la ragazza con un sorriso pungente . Minca rispose supplichevole : - Non lo so ... Non parlarmene ! Ormai non va più a bottega . Spesso non torna più a casa neanche la notte , e quando torna dorme due giorni di seguito . - Che non torni più ! - fece la Salamandra rabbonita . - Dove piglia i soldi per ubriacarsi ? Quell ' uomo ti fa delle brutte cose , Minca . S ' udì come un litigio nel corridoio . Era Cimisin , che guardò nella stanza , poi si ritrasse diffidente . Quibio lo spinse dentro : - Diavolo ! Non vi mangeranno mica ! - E rivolgendosi a Picaday con un gesto solenne : - Ho l ' onore di presentarti al signor Verrua , detto Cimisin dalla plebe ignorante ... Il vecchio salutò il disegnatore come se già lo conoscesse . Conosceva infatti molte persone in tutta la città , giovani specialmente , che si divertivano alle sue spalle lodando le sue invenzioni aeronautiche , e da vero grand ' uomo vedeva in tutte le facce sorridenti un ammiratore , e un nemico in tutti gli indifferenti . Sedette presso il tavolo e aspettò che parlassero di lui . Incominciò subito il monello , dicendogli che il suo corvo stava pensando anch ' esso inutilmente al modo di volare ... Il corvo in due salti fu sulle ginocchia del vecchio . - Siete fautore del " più pesante dell ' aria ? " - gli domandò di botto Picaday . - Più pesante dell ' aria ; ma certo ! ... Non c ' è un insetto che voli , che non sia più pesante dell ' aria . - E afferrato l ' uccello si impegnò subito in un complicato discorso , stirandone l ' ali e la coda spennate . Parlava con grandi gesti , agitando la blusa ampia di cotone che indossava sempre , d ' estate e d ' inverno , e tendendo spesso in alto il braccio sinistro come a proteggersi la fronte da un nemico . Teneva sempre l ' avambraccio fasciato e armato , sotto la manica , d ' un bracciale di latta , per servirsene a mo ' di scudo contro gli assalitori , che potevano portarlo , come già un ' altra volta , al Manicomio . - Orsù , finiamola - fece Quibio . E cominciò ad affettare un coteghino : poi trasse un prosciutto e infine sviluppò da una cassetta un rosario di salamini che attaccò ad un chiodo . - Tutto questo è dovuto al bulino , o signori . Viva l ' arte sociale ! Era il compenso di un menu che aveva eseguito per un albergatore . A quella vista la gatta pareva diventata ubriaca . La bimba scema grugniva e la Salamandra affettava le nausee : - Troppo salume ! - fece ella con una smorfia . Allora Quibio scoperse una scatola di paste e di frutta candita , orlata di pizzo . Gli occhi della ragazza si placarono . Le vettovaglie sparivano come per incanto . Lo spettacolo che dava la povera Minca era commovente : ella divorava e sorrideva e aveva gli occhi pieni di lagrime . Ella sentiva di dover attenuare col sorriso l ' espressione bestiale che la fame doveva dare a tutta la sua faccia , nell ' ansia di soddisfarsi , mentre la bimba mangiava con tutta l ' applicazione , come la gatta per cui quell ' occupazione era l ' intento di tutte le ore . Il corvo , già sazio , rubava e si nascondeva a riporre i rimasugli . Io consideravo tutto ciò con una tristezza profonda , perché il senso che ne avevo non era di simpatia , di pietà , ma di rancore . Era la mia umanità , era l ' idea di me stesso che vedevo umiliata , calpestata . E pensando che la fame degli uni , dei molti , l ' ignobile sofferenza del ventre , è la conseguenza dell ' ingordigia di pochi , mi sentivo invadere da un impeto di violenza disperata . - E pensare che quando abbiamo preso Roma , e io c ' ero , credevamo che ci sarebbe da mangiare per tutti d ' or innanzi ! - Siete voi che avete preso Roma ! - gridò la Salamandra . - Chi ci crede ! - Invece - continuò Cimisin senza raccogliere l ' interruzione e guardando la Minca - si sono messi d ' accordo col Papa . Per me , sono costituzionale , non c ' è che dire , ma ecco , lasciarci prendere Tunisi ... è stata grossa ! Potevano mandarci tutta quella gente ! - aggiunse accennando agli affamati . - Andateci voi - strillò la ragazza buttandogli un racimolo d ' uva , cui egli oppose pronto il braccio blindato . - Cavour e Vittorio ! - sospirò rannuvolandosi il vecchio . - Poi più niente , più niente ... - Basta . All ' avvenire dell ' aeronautica ! - esclamò Quibio offrendo un bicchiere a Cimisin . - Sono astemio - dichiarò questi con dignità . Picaday bevette alla salute degli aeropolitani . Ma anch ' egli continuava a guardare la Minca con curiosità triste . Io alzai il mio bicchiere d ' acqua : - Al giorno del pane per tutti ! - Non ci saremo più , allora ! - soggiunse la Salamandra come beffandomi . - D ' altronde e il vino ? Il vino anche è necessario . Sentite , amici ... senti , Quibio ! Se non ci fosse il vino , io mi butterei dalla tua finestra , adesso , subito ! Si alzò con la faccia brillante , poi ricadde accasciata sulla scranna . - C ' è più d ' uno qui , - riprese poi con una smorfia sarcastica - c ' è più d ' uno qui che vorrebbe finirla , in una maniera da accorgersene il meno possibile , non è vero , Cimisin ? E anche tu , Minca , non è vero ? ... Cimisin vuole volare . Tutti vogliamo volare , non è vero , Stanga ? La sua voce diveniva rauca , il suo occhio fisso e opaco : ne sentivo un disagio crescente . - Tu sei felice , Quibio , io lo so ! Io vorrei esserti sempre vicino per difenderti colle unghie , come quel corvo lì , come la mia gatta , e che tu non mi vedessi ... Ma io non sono sempre stata la Salamandra . La mia compagnia non vi fa onore e voi siete troppo buoni . Voi siete forti , siete uomini e fate la vostra strada . Ma se foste delle donne , ebbene , ve lo giuro che voi non sareste usciti fuori , non sareste diventati qualche cosa , ve lo giuro ... - Vado a dormire ! - interruppe Cimisin afferrando il suo corvo . - La Salamandra ha il vino malinconico . Le voci nel cortile si erano spente . Un gran silenzio regnava nel cielo in cui la luna diffondeva un chiarore calmo , tingendo il tetto opposto e i monti lontani come d ' un velo azzurro . - Vi annoio , eh ? - continuò la donna . Quibio protestò : - No ! Tu sei una creatura umana come noi , non c ' è differenza al mondo . - Eh , sì , amico mio ! Adesso che ci ripenso , le trovo le differenze . Vedi lì ... La Minca muor di fame . Io mi dico bene che quando saremo morte sarà la stessa cosa per tutte e due . Ma adesso no , che volete ! Mi pare di essere come l ' Ubriaco . Lui non torna più indietro . Non bisognava camminare ... Bisognava morire allora , quando il primo vigliacco vi offerse la prima cena non guadagnata con le dita bucate ... Io non ho nessuna scusa . Potevo morire come la Minca e morirò come la Salamandra ... il più tardi possibile però ... Allegro , vecchio mio ! Fece per afferrare Cimisin che usciva , ma questi le sfuggì , mentre ella rideva tenendosi i fianchi e finì in uno scoppio di tosse . - Voi non ne sapete niente , d ' altronde - continuò facendosi cupa . - Al mio paese , laggiù ... era proprio in questo mese , e avevo diciott ' anni ... il parroco fece la predica su lo scandalo del paese , e io ero in chiesa , e tutti mi guardavano così che volevo sprofondare ... Ebbene , perché non era lui lo scandalo , lo studente nipote suo che m ' aveva ridotta in quello stato ? Allora ero una brava ragazza . Chi se ne ricorda ! ... E un altro scoppio di tosse la interruppe . La Minca si levò e le si avvicinò premurosa . Un passo pesante s ' udì sul pianerottolo . - È papà ! - fece Notu , colle orecchie dritte . La bimba che dormicchiava spalancò gli occhi pieni di terrore : una viva inquietudine apparve sul viso della madre . Ella si mosse , attrasse la bimba e scivolò via senza rumore . - Povera gente ! - fece Picaday tristissimo . - La batterà ? La Salamandra s ' appressò al tavolo , tese la mano verso un bicchiere pieno , ma la ritrasse subito . - Ti ringrazio , Quibio ! - E diede in singhiozzi . - Non sono ubriaca ... Me ne ricorderò per sempre . Vi ringrazio tutti ! Mi fece un cenno di saluto ... Picaday le tese la mano . Ella uscì senza prenderla . Allora noi ci lasciammo . Quibio tentava di sorridere e di rasserenarci , ma non trovava le parole e mi strinse la mano fino a schiacciarmela . Volli accompagnare Picaday sino alla strada , ma anche noi non trovammo una parola . Risalendo le scale nel buio sentii come una vertigine che mi spingeva a cader nel vuoto . Giunsi nella mia soffitta e mi ficcai sotto le coltri con un gran gelo nelle membra . E non dormii . Il giorno dopo in tipografia c ' era un certo fermento mal celato . Ma lo sciopero della Nazionale finì presto e malamente . Da quel giorno nondimeno si cominciò a parlare d ' uno sciopero di tutti gli operai tipografi della città come d ' una cosa possibile e da considerare sul serio . Ed ecco introdursi poche settimane dopo nel nostro stabilimento una novità inquietante . Una linotype . Era in un gabinetto riservato e difficilmente si era ammessi a vederla . Come ci riuscii non ricordo , ma potei contemplarla a mio agio . Era uno strumento complicatissimo , su cui una signorina , nella sua calma esotica , pareva combinare coi tasti delle armonie non udibili ... Mentre la signorina move le dita , le fini pulegge girano interminabilmente , una pioggerella di stellette cade come attirata in una bocca d ' insetto . Pare veramente una bocca d ' insetto colle complicate mandibole e i palpi minuti , attivissimi . Di quando in quando un braccio forte e nervoso si abbassa a raccogliere come nel pugno qualcosa che una manina gli porge ; se ne spicca tornando in alto , donde la piccola pioggia e il lavorìo ridiscende , si riproduce all ' infinito ... In breve le macchine furono quattro . Poi ne venne una quinta , d ' altro genere , la monotype , un altro organismo nero e lucente , altra specie di gigantesco insetto dagli innumerevoli arti , che attrae , avvince lo sguardo , nel giro delle sue piccole ruote , nel rimenìo delle piccole mascelle e delle braccia nervose , con un fascino irresistibile . E gli operai osservavano preoccupati e tristi , come se qualcosa della loro vita si inghiottisse , sparisse lì dentro . XI . È forse l ' assenza della donna nella mia vita , madre , sorella o moglie , che mi permette di considerarla oggettivamente , come un essere il cui destino è estraneo al mio destino ? Io ho sempre visto quello che nessuno vede , il sacrifizio ora inconscio , ora volontario e sempre misconosciuto di questa porzione dell ' umanità , di quest ' elemento femminile che l ' origine dice equivalente all ' uomo e che l ' uomo sa soltanto adorare o calpestare . Un pomeriggio , attendendo alla seconda edizione de L ' Allevamento dell ' Uomo ( la prima s ' era smaltita in pochi mesi ) , mentre la macchina era pronta per un nuovo foglio , m ' imbattei , rivedendo le aggiunte , in un passaggio che mi riusciva inesplicabile . Non c ' era in quel momento un messo disponibile : lo dissi al direttore e m ' incamminai io stesso alla volta della Maternità . Ci passavo accanto ogni giorno , mentre mi recavo al lavoro : per tanti anni non avevo guardato l ' edificio con occhio diverso da quello con cui vedevo tutti gli altri palazzi splendenti di vetrine : quel pezzo di via mi pareva soltanto più monotono , nient ' altro . Ma dopo la morte della povera Lena ne avevo sentito un crescente fascino . Entrai : mi si fece attendere un momento . Il cuore mi batteva forte . L ' uscio della sala ove aspettavo era aperto , e ci passavano dinanzi le infermiere vestite di bianco e qualche suora . Di lì a poco , apparì in fondo al corridoio il dottor Semmi in un bianco camicione , su cui la lunga testa bionda s ' alzava nobilmente . Gli esposi il passo controverso , ch ' egli chiarì subito . Non mi restava che andarmene : le macchine attendevano : - Lei non ha tempo da perdere , non è vero , dottore ? arrischiai . - Io , no davvero ... Mai ! ... Perché ? Esitai un istante , poi mi feci coraggio : - Si potrebbe vedere una sala della Maternità ? - No - s ' affrettò a rispondere . - È impossibile . Fuorché per casi eccezionali . Mi duole ... Ma s ' interruppe tosto , mi guardò e sorrise : - Attenda un momento e torno subito . Tornò di lì a un minuto e mi disse semplicemente : - Venga . Io stesso voglio fare un giro . Da più giorni arrivo alla clinica e me ne scappo subito . C ' è tanta miseria fuori ! ... Avevo un gran batticuore . Traversammo il lungo corridoio ed entrammo nella prima sala . C ' erano alcuni letti : non si scorgevano su di essi che le teste delle inferme . Una visione lontana mi si presentò violentemente , quasi da farmi svenire . Il dottore s ' avvicinò ad un letto : - Come va ? E il bimbo ? Non l ' hai più ? Dove l ' hai ? - chiese con voce carezzevole . L ' altra tacque . - Te l ' han portato via , eh ? I tuoi ? ... A balia ? ... All ' ospizio ! Ella si voltò dall ' altra parte , la faccia terrea le si contrasse : si coprì con le coltri fino ai capelli . La vicina era bruna , florida , con due grand ' occhi curiosi : - Va bene , eh ? - le domandò il dottore tastandole il polso . - E il bimbo ? Quella sorrise : - È all ' ospizio , ma poi lo manderò a balia . Non ho latte ... - Hai marito ? Quanti anni hai ? - Diciotto ... Mi sposerà . Un ' altra accanto la guardava con invidia : - E tu , non l ' hai il bimbo ? - Io sì , che l ' ho ... Ho sofferto tanto ! - Hai marito ? - No ... - Ti sposerà ? - Ma ? Si sa bene , gli uomini ! ... Mio padre è impiegato al municipio : io l ' ho disonorato ... Ah il castigo vien sempre ! Abbiam fatto all ' amore un anno , poi mi son lasciata ... Mio padre è venuto stamani . - Non lo vuole il bimbo in casa ? - No ! Ma io andrò a lavorare da sola e me lo terrò ; ho sofferto tanto ! ... Volete che lo butti via ! Ho sofferto tanto per lui ... Uscimmo . Nel corridoio il dottore aggiunse : - Creda : l ' egoismo e l ' incoscienza dell ' uomo sono mostruosi . La donna è di molto superiore moralmente all ' uomo . Io avevo il petto chiuso come entro una morsa . Aprì un altro uscio . Un ' altra sala , altre sofferenze . In faccia alla porta , un letto portava in mezzo come un tumulo , e avvicinandomi scorsi , dietro , affondata nei cuscini , una testa livida , cogli occhi fuor delle orbite : n ' usciva un gemito rabbioso . Due mani ghermivano i ferri della testata e si torcevano . Una infermiera si avvicinò al dottore . - A quando ? - fece questi . - Stassera . Un altro letto , di fronte , simile a quello . La donna era calma , una bruna magra , di età indefinibile . Il dottore le disse non so che parole , poi trasse in giù le coltri ... Ho tutto ciò negli occhi ! Che mistero tremendo , mostruoso , inesplicabile ! Uscimmo , per entrare in un ' altra sala . Due ammalate stavan sedute in mezzo di essa . Il dottore s ' appressò e si rivolse alla più giovane , una ragazza bellissima : - Come stai ? Non ti sei ancora coricata ? - È muta - intervenne l ' altra . - Venuta stamattina ... - Muta ? - riprese quegli accigliato . E rivolgendosi a me : - Vede , non è ancora sviluppata del tutto ... Avrà sedici anni ? Indifesa ! ... Indifesa ! La ragazza ci guardava con due grandi occhi e un sorriso ingenuo . Comprendeva qualcosa di quel che le accadeva ? Pareva affatto ignara . - Che dice ? - domandò il dottore alla vicina . - Che fa ? - È a servizio . L ' ha portata la sua padrona . - E la riprenderà ? - Sì , pare che la riprenderà . - E il bimbo ? ... All ' ospizio ... - concluse egli senza attendere risposta . Allora vidi dirimpetto una donna alzarsi sul letto a sedere , scoprirsi il seno e avvicinarvi un batuffolo bianco : una testina rossa , grande come un pugno , vi affondava tutta la faccia . Una manina impercettibile brancicava il seno roseo . La donna non era bella , una campagnuola robusta e sana , ma aveva sul viso qualcosa d ' inesprimibile che infondeva riverenza e tenerezza . Il dottore s ' appressò sorridendo : - Questo è il primo ? Ella rise : - Il quinto : tutti vivi . - Hai sofferto molto ? Perché sei venuta qui ? - Sono a servizio . Un ' altra si levò e s ' accostò il bimbo al petto : - E tu - le chiese il dottore - che fai ? - Lavandaia . Mio marito è falegname . - Com ' è grosso ! Tu ti senti bene ? - Ne ho due , - fece ella , ed alzò le coltri . Un altro batuffolo molto più piccolo : stringeva le palpebre aprendo la boccuccia . - Perché non dài a mangiare a quella lì che ne ha più bisogno ? È una femmina , eh ? Prepotenti sempre i maschi ... - aggiunse rivolgendosi a me . - Questo vivrà - disse la donna . - Io le dò bene da mangiare a quella lì , ma questo mi divora tutta ... Due altre guardavano le felici ; entrambe erano tristissime . L ' una assai bella , aveva vent ' anni . Il bimbo , mandato all ' ospizio . Perché ? Perché , lui , era un militare . - Ti sposerà ? - chiese il dottore . - Mi scrive ancora ... - e nei suoi occhi vagava un ' incertezza sconsolata . Ci allontanammo per uscire . Nel corridoio il dottore m ' indicò una scala . - Lì sopra - disse - ci sono quelle che vogliono rimanere incognite . Ce n ' è una trentina ! Io ci sono addetto , e discendo di rado . Qui abbasso è ben più terribile ! La signorina Lavriano è proprio quello che si dice la provvidenza per queste creature ! Mi parve che la sua voce s ' intenerisse un momento . Lo guardai : egli divenne pensieroso . - Creda , aggiunse dopo un istante - è una gran piaga . Sopratutto crescono di numero le fanciulle madri . L ' uomo volgare , il soldato specialmente , non ha più il freno della religione che lo allontani dal delitto ( ché è un vero delitto ! ) e trova impossibile o troppo difficile il matrimonio . E la ragazza vien qui ... Come ha veduto , sono troppo numerose , troppo fitte . Se vedesse poi gli altri ospedali ! La questione degli ospedali è una questione di vita e di morte per la società . Egli mi guardava . Riflettevo che forse stimava inutile dire a me tutto ciò ; ma ci era tanto avvezzo e n ' era tanto convinto che ripeterlo , anche a un povero invalido sociale com ' io sono , gli costituiva uno sfogo . Oh , pensavo , avere la forza , il potere : essere un legislatore , un benefattore ! - E non c ' è nessun rimedio per ora - continuò . - I deputati hanno altro da pensare che agli ospedali ! I lasciti non ci vengono che rarissimi , dopo che gli ospedali sono laici ; e crescono le domande di ricovero , a causa dell ' accentramento nelle città , a causa del buon trattamento che ha vinto le prevenzioni del popolo . L ' ospedale , vede , dovrebbe essere la casa dell ' uomo nel momento che s ' acuisce la lotta fra lui e gli elementi di dissoluzione . La città dev ' essere costituita in modo che tutti i cittadini possano venir a passare quella che direi la loro purificazione in un ambiente propizio e immune . Riconoscevo qui le idee da lui propugnate con tanta foga nel suo libro . Egli si fermò d ' un tratto e mi domandò : - Mi dica la verità . Una visita simile turba molto , eh ? Ebbene , pensi , nel momento che lei ha passato qui , quanti bambini sono nati in Italia , e quanti sarebbe meglio che morissero subito ! No , vivranno , soffriranno e daranno la vita ad altri miserabili ... Io mi sentivo la mente confusa . Dopo la prima sala , in cui ero stato afferrato da una commozione violenta , mi ero sentito divenir ottuso e quasi insensibile . Me ne rimproveravo e me ne sgomentavo ; soltanto osservavo con avidità , quasi ripetendomi interiormente : " Vedi tutto , afferra , ricorderai poi e sentirai ... " E pensavo al mio Memoriale che andava svolgendosi fantasticamente nelle nuvole ! - È un ' impressione enorme - risposi al dottore che mi guardava con un sorriso indagatore . - Ne sono interamente disorientato . Mi pareva che qualcosa si rimovesse in fondo a me stesso come un peso informe . Pensare mi diventava una fatica : eppure presentivo che quando sarei riuscito a svellere il mio pensiero da quell ' ammasso di sensazioni , ne avrei tratto una conseguenza capace di dirigere una vita . Eravamo nel cortile . Dalla porta opposta a quella ond ' eravamo usciti cominciò a sfollare uno stuolo di giovinette . Immaginai che fossero le allieve levatrici : poche erano belle , in gran parte di fattezze grossolane ( era forse un ' impressione momentanea ) , e nessuna pareva compresa del mistero terribile che gravava dentro quelle mura . Un vecchio curvo , dal volto burbero , le seguiva . Al vederlo , il dottor Semmi si volse a me con precipitazione : - Il direttore ... La saluto , a rivederci ! - mi disse col suo sorriso e tendendomi la mano . Poi si appressò al vecchio . Quando fui nella strada , guardai intorno e tutto mi parve nuovo . C ' era una piazzetta , degli alberi , poi due file di case ai lati . La strada era deserta , ma un vecchio apparì da una via traversa , poi un carretto di lattivendolo , e dal lato opposto una donna con una fanciulla . Oh l ' angoscia che mi diede la vista di queste due creature ! Poi , andando innanzi vidi altre donne , e nessuna pareva preoccupata : alcune erano belle e chiacchieravano e ridevano . Mi riusciva dolorosamente strano che potessero pensare ad altro . E per alcuni giorni , attraverso le mie occupazioni usuali , il mio cervello pareva ondeggiasse pieno di una visione formidabile , in cui l ' umanità ad ogni minuto , assiduamente , mentr ' io leggevo , camminavo , respiravo , pullulava fuori dalle profondità della vita inferiore , passava , passava , per aver foce nel mare dell ' essere . Soltanto dopo qualche settimana riuscii a ristabilire il mio pensiero nelle correnti normali . E mi s ' affacciarono queste domande : La vita umana merita che si soffra tanto allo scopo di prolungarla sulla terra ? Se l ' amore non fosse , come si dice , cieco , l ' uomo ( e sopratutto la donna ) accetterebbe il compito della procreazione ? Tanta parte dell ' umanità , le nostre madri , le nostre sorelle , durante il miglior periodo della lor vita , sono in un ' alternazione di minuscole malattie che preparano altri malori terribili . La nascita è una malattia , un lungo , grave , talora mortale guasto dell ' organismo materno . V ' ha un mistero più augusto , un pensiero che possa far tremare il nostro cuore più di questo ? La vita ha dunque un valore immenso se poveri esseri , per cui la maternità vuol dire il disonore , la miseria , la morte , amano il bimbo nato da loro . " M ' ha costato tanto dolore , volete che non l ' ami ? " Ora , l ' amore non dev ' essere cieco ! L ' amore fatto cosciente , l ' afflusso , la tensione , l ' espansione suprema e volontaria della propria vitalità , l ' attimo dell ' unione fra due esseri reso concreto in un nuovo essere , deve apparire ben più augusto che non l ' istantaneo e imprevidente spasimo egoistico . Amore e morte ? Ecco una formola poetica che fu bella quando l ' amore voleva significare soltanto il soddisfacimento di due desideri . " Dopo noi il diluvio ! " Ma amore e vita , se esso è la vera integrazione . Ed ecco che il pensiero della morte perde tutto il suo valore e il suo significato a petto del pensiero della nascita . La Chiesa porta i suoi fedeli dinanzi al letto di morte e dice : - Tremate ! - La religione nuova deve condurre i neofiti al letto dove nasce l ' uomo . Ed ecco la differenza fra la vecchia età e la nuova . Oggidì il vecchio muore e non vuol morire , non vuol finire individualmente : vuol vivere al di là con lo spirito , e prolungarsi materialmente al di qua nel figlio : perciò con la vita gli ha dato tutto il suo lavoro e la ricchezza ch ' egli ha accumulato per sé , togliendo ai suoi fratelli quanto più poteva . Così l ' eredità favorisce l ' individuo , il prolungamento limitato dell ' individuo e l ' egoismo . Invece concentriamo la nostra attenzione non sulla morte , ma sulla nascita . Allora sentiremo la necessità che ciascuno nasca nelle condizioni più favorevoli , e circonderemo di benessere , di rispetto e d ' amore l ' età in cui l ' individuo diviene . L ' individuo si svilupperà poi , si fonderà con la famiglia , accrescendo la sua vita con tutto quello che lo attornia , fino al suo declino ; ma i suoi figli nascano e si nutrano nella comunità , per individualizzarsi poi a loro volta , com ' egli fece , un istante . L ' uomo è come quell ' insetto che insinua il suo ovulo nel gemmulario d ' un fiore , perché la sua larva trovi a pascere la polpa del frutto fino a quando abbia l ' ali per possedere il cielo e la terra . Possano tutte le madri trovar un calice di fiore per le loro larve ! È così vasto il mondo ! Ma quella vista ! Io non mi raffiguro più la faccia spasimante su quel letto ... Un senso violento di rivolta m ' invade , come per una sopraffazione mostruosa della natura sulla povera umanità . Eppure ho sentito d ' allora che , nei peggiori momenti in cui i miei istinti avrebber potuto prendere il sopravvento sui miei ideali , il richiamar quella visione mi sarebbe stato salutare . E forse avrei invocato quel ricordo quando mi fossi trovato di fronte ad un ' impresa terribile o ad un sacrificio mortale . XII . L ' ultima passeggiata , l ' ultimo pomeriggio passato con Quibio , l ' ultima ora di sole . La vita conta proprio soltanto per le ore in cui ci siamo sentiti vivi ! Io ho vissuto alcune giornate . Il resto ho , come direi ? tirato innanzi ... come il giumento che gira sempre attorno alla stessa macina ruminando la stessa cattiva biada . Era l ' ultima domenica di settembre . Quibio irruppe nella mia stanza . Io stavo scrivendo . - Oggi si va fuori - gridò . - Con una giornata simile star tappato in casa ! E non spalanchi neanche la finestra ! Ma tu ammuffisci : non vedi il sole , non senti l ' appello del verde , della campagna ! Non sei un provinciale tu , sei un meschinissimo e limitatissimo cittadino ! Egli ci teneva ad essere provinciale : tutti i grandi uomini , secondo lui , nascono in campagna . Spalancò la finestra , spalancò l ' uscio : dal corridoio sbucò una corrente che mi scompigliò i fogli sul tavolo e mi fece rientrar la testa nelle spalle . - Miserabile serbatoio di reumatismi , tu avrai l ' asma a quarant ' anni . Hai paura dell ' aria che ti fa vivere ! Si mise a ridere fragorosamente . I marmocchi scalzi e col petto scoperto che ballavano sul balcone gli fecero eco . Dal corridoio lo zufolìo di Cimisin di nuovo giocherellava come uno zampillo . Tutto pareva gaio e rinnovato . Dal fondo del cortile salì d ' improvviso il suono d ' un organetto . Le donne si posero a guardare mezzo accecate dal sole . Cercammo entrambi la finestra della Biondina : era spalancata anch ' essa e i passeri vi saltellavano intorno come al solito , ma il suo capo non si chinò fuor del davanzale , come faceva una volta ad ogni musica che venisse dalla corte . - Hai più saputo nulla ? - mi chiese egli , mentre scendevamo . - Nulla . Non ho più potuto parlarle . - Credo che abbia fatto amicizia colla dottoressa Lavriano ; o per lo meno questa l ' ha cercata più volte . - Mi par diventata muta , selvaggia . La sola che può entrare da lei è Minca . Credo che la signorina Lavriano potrebbe ammansarla . - Sai dove andiamo ? - chiese il pittore . - Niente affatto . - Al Teatro Nazionale per decidere su lo sciopero di tutte le tipografie . N ' avevo sentito parlare vagamente : - Sciopereremo ! - Montiamo su quella tranvia ? - Va benissimo ! Dissimulavo la mia tristezza . Ero tanto stanco ! Il mio lavoro d ' ufficio mi riusciva ora gravissimo : il mio Memoriale non avanzava d ' un punto e le pagine che andavo rileggendo e logorando a forza di ritoccarle mi sembravano mute , scolorite . Mi pareva che qualcosa avesse distrutto la coesione di tutte le parti del mio essere . Piazza Statuto , Via Garibaldi erano piene di gente : i portici di Po rigurgitavano : erano le buone famiglie che vanno alla messa a S . Francesco da Paola e a San Filippo e n ' escono a mezzogiorno per far due passi e ostentare le ragazze da marito . - Non vai a quella passeggiata mai ? Io ci vado : ci sono dei fior di ragazze . - Ma non mi hai detto che sei innamorato ? - Perdio ! E come ! Ma ciò non m ' impedisce di guardare le belle donne . Giuro che non mi passa in cuore neppur l ' ombra d ' un desiderio : è puramente un godimento degli occhi . Ma tu non sei artista . Infatti io non comprendevo ciò . D ' altronde io non m ' intendo affatto di bellezza : quando m ' è accaduto di indicar a Quibio una donna che io dicevo bella , me lo vedevo ridere sul muso : - Hai gli occhi che guardano in dentro . Egli voleva dire con ciò ch ' io non vedevo , non udivo , non vivevo coi sensi , ma solamente col pensiero . Forse aveva ragione . Certo , un bel paesaggio mi allarga il respiro , ma egli mi diceva che anche una palude è un bel paesaggio ; una bella donna mi eleva e mi rasserena gli spiriti , ma egli sosteneva che è bella anche una donna perduta : egli trovava belli i pezzenti , i cenciosi , i morenti di fame ... No ! no ! Un giorno però gli ho chiesto se avrebbe trovato meno bella la terra quando non ci fossero più paludi né malaria , mendicanti né donne perdute , ed egli rimase pensoso . - Eh via ! Muterà anche il nostro gusto . Eravamo in fondo ai Portici . Egli accennò alla collina . - E lo sciopero ? - feci . - Ho altro a pensare in questo momento - rispose egli alzando le spalle - che compromettermi collo sciopero ! Andiamo fuori , in campagna , all ' aria libera ... Arrivammo così sul Monte dei Cappuccini . Il cielo era d ' una tersità di cristallo : il Po limpido e piano come uno specchio : una pianura di tetti rosso - cupi e di ardesie si stendeva all ' infinito e sembrava giungere da una parte ai pie ' del Monviso che parea vicinissimo , dall ' altra a Superga splendente . La Mole Antonelliana appuntava il suo ago nel cielo : sotto , le vie diritte incrociantesi parevano delle fosse nere e strettissime . - Guarda il Monviso ! - disse Quibio indicandomi la cuspide a lato , verso la Francia . Il glorioso arco delle Alpi si stendeva in giro , emergendo per intero fuor della nebbia azzurro - cupa che stagnava , dagli ultimi lembi della città , dal campanile acutissimo di Santa Zita , fino alle prime valli . - Questa è la bellezza che comprendo - dissi a Quibio , non senza un subitaneo sentimento d ' orgoglio . - Capisco che ti basti - mi rispose egli sommesso . Mi veniva da quello spettacolo un gran senso di forza e di serenità . La neve , che riempiva tutti gli angoli e le insenature , accusava fortemente le fisionomie di quei gruppi giganti , cui tutto quel biancore vestiva di freschezza , di sincerità e di giocondità austera . Dissi la mia impressione al pittore . - E il bianco che fa questo . - Sia quel che si vuole : che ne sai tu col tuo bianco ? Egli cercava così gli elementi di tutti i grandi spettacoli , e li impiccoliva . - Tu non sei un artista , Stanga : sei un poeta ! un poeta che non guasta il suo sentimento cercandone le cause per riprodurlo . Io sono un pittore : e questo , caro mio , è proprio il bianco . E riprese a ridere : - E ora in gambe ! Fra mezz ' ora sederemo a tavola . Lo seguii , non senza un certo impeto di vigorìa , entratomi addosso coll ' aria dell ' altura . Tornando al basso , la sera , lo prese la malinconia . Scendevamo dalla collina di San Vito : ad ogni tratto , a sinistra , gli alberi della strada mancavano ed appariva il cielo affocato del tramonto dietro la cuspide nera del Monviso ; e il Po , vasto , in basso , chiudeva un altro lembo di cielo sommerso . Così da bimbo io sognavo di scendere , con tutta la mia culla , nel cielo : cielo sopra e sotto e intorno e io navigante in esso come una piuma : così la terra deve sentirsi andare andare , se si sente . Quibio accennò da quella parte : - Sai che oggi sono stato a rischio di darti l ' addio . Là , la Francia ! Chi sa , se ci giungerò mai ? Quando una cosa è vicina , quando un gran sogno è presso a concretarsi , allora non par che ti manchi la terra sotto i piedi ? Non par che questi pochi giorni siano insuperabili ? Penso perfino che potrei morire ! - Eh via ! Tu sei tanto coraggioso ! - Hai ragione . - Affermò egli . - Io ho una fede in me e nel mio avvenire che stupisce me stesso ; è certo presunzione ! Ma lo scoramento , quando viene è più profondo . Eh caro mio ! Se si trattasse di me solo ! Non so quando , dicevi : Vivere ciascuno come se fossimo nella società che sogniamo ! Hai un bel dire tu che sei solo . Supponi invece che il destino ti abbia unito ad un ' altra creatura . Tu ami una donna : ella ti ama e non è libera ... E allora mi raccontò . L ' aveva incontrata in una esposizione : poi vi si erano riveduti . Lettere strane avevano seguìto , in cui ella sfoggiava uno scetticismo a fior di pelle e una falsa esperienza amorosa presa nei romanzi di Bourget . In fatto era una povera donna . Sposata a sedici anni con un banchiere , fin dai primi mesi s ' era accorta che non aveva nulla di comune con suo marito : questi l ' obbligava a frequentare assiduamente la società e , sebbene entrambi indifferenti alla religione , ad andare in chiesa e praticare , perché ciò conciliava clienti . - Doveva far da insegna alla ditta , capisci ! Ed era vissuta con lui dieci anni . Ma quante cose in tutto questo tempo ! Ella aveva letto molti romanzi , visitato molti musei : s ' era annoiata mortalmente . Aveva tentato distrarsi colla vita mondana : aveva tentato di amare ed era stata disgustata fin dai primi flirts . Aveva fatto della beneficenza ... Egli s ' era manifestato a lei come un uomo che sa quello che vuole . " Se vi amerò , - le aveva scritto - cioè se vi farete amare , vi proporrò di abbandonare la vostra casa e venir con me " . E si erano amati . Egli aveva giurato di non darle un bacio se non quando fosse affatto sua . Poi era stato vinto dalla foga dell ' amore di lei e dal proprio desiderio . Si erano incontrati . Ella era perfino venuta a trovarlo fugacemente in soffitta : era la figurina vestita di nero che io avevo intravista una volta nel corridoio . - Hai veduto la Diana del Louvre ? Io ne ho una fotografia . È lei , svelta , risoluta , lottatrice . La mia vera compagna . E che anima ! L ' ho tratta io dalla scorza di scetticismo e di frivolezza che le si era appiccata intorno ! Un ' intelligenza più libera della mia , infinitamente più diritta e logica . Strano com ' è sana questa donna , che venne fuori da una famiglia borghese , figlia d ' un professore di latino , e stette dieci anni in un ambiente come quello ! E gli occhi di Quibio luccicavano . Parlava sommesso , facendo un grande sforzo per contenere la felicità che lo riempiva , ma s ' interrompeva ad ogni tratto come se gli mancasse il respiro e il cuore gli saltasse in gola . - Ebbene , - proruppe oscurandosi d ' improvviso - sai che cosa mi aspetto ? Ella è troppo franca ora , e troppo audace : farà una grossa imprudenza e nascerà uno scandalo . Io le ho proposto di partire subito , e stasera dovevamo passar la frontiera . Ella chiede alcuni giorni di tempo . Perché ? Ah , le donne sono troppo intente ai particolari , alla pratica : son sicuro che si preoccupa dei mezzi di sussistenza e vuol portare qualcosa della sua dote , o che so io ! Tempo perduto e adito ai sospetti ! - Che cosa ti potrebbe accadere se si sapesse ? - chiesi io . - A me nulla , per ora . Ma a lei ? E se ci cogliessero insieme , un processo , la prigione ... che a me non fa niente . Ma a lei ? - Credi che un uomo simile provocherebbe uno scandalo ? Eravamo giunti al ponte Isabella . Il Po , nero , immobile , moltiplicava nelle sue acque , come interminabili collane di perle , i globi elettrici sospesi sulle rive . La tranvia affollata ci portava rapidamente verso il centro della città . Un po ' di nebbia che smorzava la luce delle vie rendeva più intensa quella del carrozzone , che pareva una sala procedente rapida in mezzo a un deserto . Tutta quella gente , seduti uno in faccia agli altri , si guardavano in viso alternativamente : celava forse ciascuno la sua pena o la sua felicità ? Quibio s ' era rasserenato , attratto subito dalle fisionomie , ch ' egli esaminava senza volerlo ; poi chiuse gli occhi come assorto in se stesso . In borgo San Donato la luce era più rara e la nebbia più fitta . Io aprii la porta di casa e salimmo adagio . Accendevamo un zolfanello dopo l ' altro . Sul primo pianerottolo un uomo si schermì , appoggiandosi ad una statua ficcata in una nicchia . Lo guardammo curiosi . Al secondo , sostammo come per lasciarlo passare . Allora egli chiese , con una cortesia ironica , chi di noi fosse il signor Quibio . - Io - disse il pittore con un tremito . - Salga , - aggiunse l ' uomo - c ' è gente lassù che l ' aspetta . Quibio strinse i pugni , poi riprese a salire rapidamente . - Chi può essere ? - dissi : e pensavo a lei . - Oh no - diss ' egli indovinando . - È un tranello ! Avevi ragione testé ! E io non ci pensavo ! Vedi come ci si sbarazza facilmente d ' un uomo ! Davanti alla porta della sua soffitta un altro uomo attendeva : aprì la giacca e mostrò la sciarpa : - Veniamo per una perquisizione ... Quibio aperse , si gettò sul letto , tuffò la faccia nei cuscini e pianse come un bambino . Mi si mandò fuori . Rimasi sul balcone ad attendere . Non ebbi molto da aspettare : di lì a poco sentii dei passi nel corridoio . Uno portava la candela . Seguiva Quibio , che mi abbracciò con un singhiozzo represso , e discese lentamente con essi . Io entrai nella mia soffitta , mi spogliai : presi il mio manoscritto , me lo posi sul petto sotto la flanella , e mi buttai sul letto , avvilito , indolenzito come se mi avessero battuto . XIII . Ci sono veramente degli uomini cattivi ? Molti opprimono direttamente il loro prossimo per il proprio interesse , ma non senza rimorso . Esistono veramente coloro che fanno il male per il male , torturano un miserabile con una vera voluttà ? Io non so . Ma se esistono , non possono essere che un fenomeno artificiale , una corruzione dell ' uomo operata dall ' uomo stesso . Esistono sopra tutto in una categoria di persone che è autorizzata ad essere o mostrarsi malvagia . La giustizia della legge è una cosa teorica . ora l ' uomo opera non come una forza considerata geometricamente , mi spiego ? ma come un essere di sentimento . Io potrei immaginare , con molta buona volontà , in un giudice un ' imparzialità di bilancia di precisione , ma negli esecutori no . La giustizia e la vendetta per i cervelli grossi sono la stessa cosa . Queste considerazioni mi sorgevano nel cervello dopo una visita ormai inaspettata che mi destò l ' indomani . Un delegato e un questurino , bussato gentilmente , entrarono e mi chiesero il permesso di fare una perquisizione . In tutta la notte avrei potuto trafugare un carro di documenti , e la mia premura a indossare un pastrano non diede loro alcun sospetto . Sulla faccia del questurino non era che una goffa aria di autorità e di presunzione , su quella del delegato , fina e dalle labbra sottilissime , una ostentazione di gentilezza affatto maligna . Né l ' uno né l ' altro erano l ' effigie nivea della giustizia . Mi sequestrarono , indovinate che cosa ! Il pane altrui di Turghenieff , La nuova Repubblica di Wells , e una gran quantità di bozze , sebbene fosse stampato su ogni pacco Società Ed . Scientifica . Poi se ne andarono , persuasi forse d ' avermi nel sacco . Infatti - proseguiva il mio pensiero , mentre mi palpavo sul petto il manoscritto salvato - degli uomini profondamente malvagi esistono : essi divengono tali perché il sentimento generale a loro riguardo è appunto questo , che debbano mostrarsi terribili castigatori dei birbanti . Ora , supponiamo che in un dato luogo non esistessero più birbanti : il desiderio di costoro li farebbe nascere . Non sento io che il desiderio del bene fa nascere , intorno alle persone che veramente ispirano il bene , una quantità di buone azioni ? Esiste una reciproca suggestione . Sognate azioni malvagie e ne vedrete sorgere intorno a voi . Chiamate uno ladro e ruberà , dice il proverbio . E talvolta basta un bruscolo per far cadere un disgraziato in una contravvenzione , che porta una recidiva , che suggerisce un delitto , e via di seguito . Intanto ecco il caso mio . Comunque , io sarò notato fra gli individui sospetti : supposto che il delegato sia convinto dai superiori sulla mia innocuità , nessuno si curerà di convincerne il questurino . Per lui dunque io sono un individuo pericoloso : lo sarò domani per il suo compagno e posdomani per tutti i questurini del Borgo San Donato . Ogni mio atto sarà spiato , seguito , interpretato sempre in un senso . Un giorno avviene una dimostrazione , uno sciopero : io torno a casa dalla tipografia e m ' incontro con gli scioperanti : mi s ' agguanta , se non mi si è già messo al sicuro prima . Alcuni giorni di prigione mi esasperano : le mie idee diventano sentimenti , poi discorsi , poi azioni .. Ma quel buon amico mio ! Nessun mezzo gli restava per cancellar la macchia che la Questura vedeva in lui , fuorché farsi prete o frate . Invece egli s ' era innamorato d ' una donna d ' altri . Ed era bastata una vaga denunzia per farlo richiudere in prigione . Certo gli acidi del suo mestiere potevano venire scambiati per miscugli tonanti ! Due giorni dopo ricevetti una lettera di lui : la inserisco tra questi fogli : Caro Martino , " Ti affido i miei lavori , che pregoti far tenere , disegni , lastre e fogli tirati , a Mr Carlo Chedda , artiste peintre , 67 , rue Lépic , Paris XVIII . Spero uscir presto : é stato qui il deputato del Borgo : affidiamoci alle autorità una volta tanto : egli è socialista ... ministeriale . Ricorda quello che t ' ho raccontato di lei e tienmi informato di tutto ciò che potrai sapere . " Ti abbraccio con tutta l ' anima . QUIBIO " . " Indirizzo : On . Fabio Ansaldi , presso Il Popolo " . Eccomi d ' improvviso mescolato a un dramma , pensai non senza paura , e forse ad un processo . Non essendo mai stato preso , neanche come testimonio , negli ingranaggi intimi della macchina sociale , perfino la conoscenza d ' un rappresentante del popolo mi dava soggezione , figuriamoci poi d ' un magistrato ! Unico bene reale della relativa libertà in cui viviamo è , per mio conto , di poter essere solo e ignorato perfino all ' agente delle tasse . La sera una donna mi attendeva all ' uscio della soffitta . Ella mi porse un biglietto : - Son venuta oggi , - mi disse - alle quattro . Ma non l ' ho trovata . Faccia subito quello che è detto lì dentro , perché il treno parte alle undici . Apersi con un tremito nelle mani . Calligrafia di donna : ecco : Gentilissimo Signore , " Che dirà del mio ardire ? Ma io ho in Lei la stessa fiducia che ha posta il mio amico Quibio , ora così crudelmente colpito . Mi aiuti a fare ogni possibile per lui . La prego , intanto , di raccogliere tutti gli oggetti ai quali egli teneva di più , che la mia domestica porterà subito alla stazione . Io partirò per Parigi stassera alle 11,30 . La prego pure di trovarsi a quell ' ora presso il treno . Prima che si mova , s ' avvicini alla donna vestita di nero che Le porgerà un libro . Occorrerebbe ch ' Ella lo consegnasse per Quibio al deputato Ansaldi . " Mi perdoni : è un gran servigio che imploro da Lei in nome dell ' amico suo . E La ringrazio " . Quali erano le cose a cui egli teneva di più ? Riempii la sua valigia dei rami già toccati , dei disegni , di tutte le carte che potei scoprire : non bastando , riempii la valigia mia . Scesi con la donna , la feci salire con esse su una vettura . Erano le otto . Andai a mangiare un boccone , poi uscii . Avevo la febbre . Sentivo , insieme ad un turbamento puerile , una specie d ' orgoglio e di contentezza d ' esser mescolato ad un romanzo , io che avevo passato una vita così grigia ! In due anni quanti drammi intorno a me ! E io tiravo innanzi la mia vita uguale e monotona . Ma qualcosa sarebbe accaduto a me pure , qualcosa di non comune : io mi sentivo chiamato verso qualche atto di vita o di morte , solitario forse , ma non infecondo . Quando mi sarebbe venuto incontro il dramma ? Stassera stessa , forse ? Comunque , io mi sentivo eccitato , esaltato , come se fossi stato un personaggio di questo romanzo d ' amore e si trattasse della vita , o d ' una persona che mi fosse più cara della vita . Passeggiai alquanto , poi entrai a prendere un caffè . Irresistibilmente m ' incamminai verso la stazione . Entrai al caffè Ligure e presi un ' altra tazza . Afferrai alcuni giornali un dopo l ' altro : non c ' era nulla : suicidii , assassinii , cronaca , appendice ... Anch ' io finalmente penetravo in un mondo fantastico , in una atmosfera che spira e s ' agita dentro l ' atmosfera eguale della vita di tutti i giorni : ma in quella vive soltanto la passione , il sacrificio e la morte . E mi posi a scorrere la Stampa della sera . Vedevo torbido : mi colpivano gli occhi qua e là i titoli delle rubriche : I volontari della morte ! ... Sì , e perché ? ... E questo giornalista che ha trovato un sì bel titolo di rubrica da poter collocare là accanto al listino della borsa ! La vita è in ribasso ... L ' importazione degl ' italiani al Capo ... L ' importazione ! ... bellissimo . Un attentato contro lo Scià di Persia ... ecco un altro volontario ... Povero folle ! Ah , L ' attentato è smentito ... " Nella calca un individuo poveramente vestito si spinse verso la carrozza , ma fu travolto dai cavalli ... Lo Scià fu molto impressionato ... L ' individuo portava in mano una supplica ... " . Levai gli occhi dal giornale . Una commozione violenta m ' aveva invaso : m ' asciugai gli occhi senza farmi scorgere e appoggiai la fronte sulle mani . Ero come stordito : le tempia mi facevano un rumore di un torrente o di un treno in moto , e tutte le mie membra s ' appesantivano , con questo spaventevole tumulto nel cervello . Ad un tratto sentii come uno schianto . Un ' immagine passò come un lampo in fondo ai miei occhi . Ero io là in quella calca ... mi avventavo ... E cominciai a guardare le persone intorno a me , temendo anche mi osservassero : molte sorbivano il loro caffè e leggevano la loro Stampa con beatitudine o noia : ma certe altre , con fisionomie incisive , con occhi oscuri sotto la luce piovente dall ' alto , dovevano covare qualcosa in petto ! E subito le pareti , la sala del Ligure mi parvero diverse , o forse non le avevo mai esaminate . Con tante lampade gli angoli erano oscuri o si oscuravano quando vi guardavo , e le porte s ' aprivano sulle tenebre ... Uscii . Sulla piazza della stazione le tranvie piene di luce s ' incrociavano , suscitando scintille lungo i fili e lungo le rotaie nell ' aria umida : sotto i portici una folla passava in un via vai interminabile . L ' orologio della gran facciata segnava le 9 e mezzo . Allora mi posi a camminare forte verso il Po . Gli alberi parevano chinarsi sotto l ' umidità , che pioveva dal cielo e m ' immollava i panni . Sul ponte di ferro un po ' di nebbia era sospesa lungo le acque . Due lumi erravano proprio nel mezzo del fiume : dovevano essere due barche invisibili , che or s ' approssimavano , or s ' allontanavano . Anche nel seno gelido del Po quante disperazioni s ' erano rifugiate ! Che cosa cercavano quei due lumi ? Tornai lentamente . M ' avvicinai alla stazione . Molte carrozze giungevano . Guardai da lontano sotto la tettoia dei Depositi e non ci vidi nessuno . Presi un biglietto d ' entrata e mi ficcai tra la folla . Non osai mostrarmi presso il treno di Modane , finché non sentii i primi gridi : Partenza ! Allora m ' avvicinai e attesi che chiudessero gli sportelli Mi tenevo accanto al primo carrozzone e guardavo indietro . Una figurina vestita di nero , con gran feltro in capo , si sporse da un finestrino di seconda , parve guardarmi , poi si ritrasse tosto . Mi sentivo battere il cuore come se stesse per rompersi , ma giravo intorno lo sguardo e la persona , con noncuranza , tenendo d ' occhio quel carrozzone . La macchina fischiò , le catene si tesero con forti scosse . Allora la figurina si sporse di nuovo e guardò me direttamente : io mi avvicinai e presi un oggetto che ella mi porse : - Buona permanenza , signor Stanga ! Io mi volsi , già lontano : ella mi tendeva la mano , ma non osai tornare indietro . Feci una grande scappellata , e uscii prima che il treno fosse fuor della tettoia . Che cosa aveva pensato la signora della mia goffaggine ? Le avevo strappato il libro come un ladro . Avevo intraveduto nel carrozzone la domestica che m ' aveva portato il biglietto perché non aveva fatto porgere il libro da lei ? Evidentemente aveva voluto darmi un segno di gentilezza e di gratitudine . E io non le avevo neanche detto : " Buon viaggio ! " . Senza dubbio la mia parte nel romanzo era mancata . Giunto a casa , volli aprire il volumetto che era legato da nastro nero . Ma soltanto la copertina si apriva : la massa interna era un cofanetto chiuso . Debbo dire che ebbi un senso di delusione ? Mi parve d ' essere piombato in pieno romanticismo . Forse là dentro non c ' era nulla d ' importante , qualche ricordo d ' amore , dei fiori ... Ma un pensiero opposto m ' assalì subito . Del danaro forse . Ebbene , perché no ? Ma quel danaro e la cura di tutte le piccole cose erano state causa della rovina di Quibio ... Il giorno dopo mi recai di buon ora alla tipografia , non senza un sospetto che lo sciopero , che serpeggiava negli stabilimenti della città , fosse stato esteso anche a noi e proclamato la sera precedente . Infatti ero ancora lontano d ' un isolato , che mi s ' appressa un compagno correttore , con aspetto ostile : - Oggi non si lavora ... Spero che non vorrai tradirci ! - Tutt ' altro , - risposi tosto , mentre m ' accorgevo che altri pure , sparsi qua e là , mi osservavano astiosamente . E anch ' io sentii subito che le mie mani m ' imbarazzavano e le nascosi nelle tasche , com ' essi . Una guardia ci passò accanto squadrandoci : sulla porta della tipografia un gruppo di guardie custodiva l ' ingresso . - Oggi c ' è un comizio al teatro Nazionale . Non si entra senza biglietto . Eccolo . Presi il foglio che il compagno mi offriva e gli voltai le spalle . Mi era scortese perché lo aiutavo sovente a correggere le parole latine ? Mi accorgevo che il mio timido isolamento mi aveva accumulato addosso del rancore . Eppure io mi sentivo attratto verso la loro miseria troppo inquieta : evidentemente la mia simpatia non era mai riuscita a manifestarsi ... Avevo meco il cofanetto che intendevo portare , nell ' ora libera , all 'on.Ansaldi . Ci andai subito . È un uomo simpatico , alto , ricciuto , cogli occhi scintillanti . Guardò il cofanetto ed ebbe un sorriso ironico : - Tutti misteriosi questi anarchici ! Anche lei è anarchico ? - Io , no : e neanche Quibio . - Sul serio ? - fece egli incredulo . - Sul serio . - Be ' , questo non monta : alla questura è segnalato come tale , sebbene non pericoloso - aggiunse . - Ad ogni modo lo lasceranno espatriare alla prima occasione senz ' alcuna difficoltà . È cosa certa . È questo che lui vuole , non è vero ? - aggiunse con un fine sorriso . - Credo - diss ' io serio . - Vorrebbe andar a Parigi da certi suoi amici artisti . E mi congedai un po ' rassicurato sulla sorte del mio amico . Ma il mio pessimismo riguardo alla polizia è atavistico . Tutti i proverbi del mio villaggio dicono che dalle grinfe della giustizia non si esce vivo . Ho torto , ma è un istinto . E la sua piccola Diana ? Laggiù , nella gran Babilonia , attende , attende ... La raggiungerà egli ? Lo spero . Entrambi avevano una sì gran fiducia nella loro stella , da veri fatalisti ! Forse chi vuol essere felice , ha grandi probabilità di pervenirvi ... Avea veramente un viso bellissimo e fiero la sua Diana lottatrice ! Ma c ' è lotta possibile contro tutti , contro i malvagi e i deboli e gl ' inerti che formano la società , piccola Diana ? Nel pomeriggio volli andare al comizio . Oltre a un migliaio di tipografi , v ' assistevano molti lavoratori d ' altre industrie , fra i quali i nostri si distinguevano facilmente per una maggior coltura esteriore . I rappresentanti dissero ad alta voce molte cose che avevo udite e riudite dai compagni sulla lotta di classe , su la conquista del pane , sul miglioramento delle nostre condizioni ... Tutto ciò non aveva più potere di commovermi . Ciascuno di quelli che s ' alzavano a parlare mi pareva che diventasse meschino e nullo quand ' usciva dalla folla . Ma la folla mi riempiva d ' un senso nuovo . Io sentivo ripercuotersi in me le sue emozioni come se ne facessi parte : ne facevo parte : era come se io diventassi permeabile , penetrato , attraversato dalle onde di un ' ira , di un ' aspirazione , d ' una passione comune , enorme , in cui l ' individuo pareva ad istanti naufragare , e ad istanti si esaltava la sua potenza . Sentivo tendersi il mio torace , stringersi i miei pugni sino ad infiggermi le unghie nelle palme ... Si levasse su quel palcoscenico un uomo possente , e tutta quella tensione si sarebbe risolta in una forza da sollevare un mondo ! Il popolo ha bisogno d ' uomini grandi e la sua sostanza , sempre sincera e sempre rinnovata , è ricca di germi di grandezza . Ma i falsi grandi non li lasciano sorgere . Ricevetti qualche settimana dopo da Quibio un biglietto di ringraziamento . Egli si mostrava sereno e pieno di speranza . Il fatto di aver contribuito in qualche modo a dargli quella contentezza , mi commosse fino alle lacrime . Poi non seppi più nulla di lui . Questo mio scritto servirà a qualcosa in suo favore ? XIV . Lo sciopero era cessato il giorno dopo . Quando ci presentammo alla tipografia , parecchi operai erano congedati , ed io fra essi . Cinque signorine sedevano allineate dinanzi a cinque nuove macchine : pareva si gingillassero colle dita sui tasti ... Rimasi sconvolto . Uscii e trassi un gran respiro . Ero dunque libero ? Ma la mia libertà improvvisa m ' imbarazzava assai , sebbene possedessi di che sopportare senza danno una disoccupazione di qualche mese . Dopo alcuni giorni mi sentii come un pesce fuor d ' acqua : mi pareva che ogni passante mi rimproverasse , mi disprezzasse ... Una breve diversione mi distolse dalla cupa tristezza che cominciava a impadronirsi di me . Una sera la Biondina mi fermò nel corridoio e mi pregò di seguirla nella sua soffitta . Un alito di gentilezza spirava dai mille oggettini raccolti in quel piccolo spazio . Un lettuccio in un angolo , sotto il piovente del tetto : a lato presso la finestra , una gabbietta , ove due canarini addormentati si stringevano l ' un contro l ' altro su un piuolo . Negli angoli , mensolette con statuine di gesso e sulla testata del letto una Santa Cecilia di Donatello . Sotto la finestra una macchina da cucire . Ella mi porse una sedia , poi si volse a frugare nel suo tavolino da lavoro e ne trasse un quaderno legato con un nastrino rosso : - Questo è il manoscritto di Crastino - disse , porgendomelo con un gesto come toccasse una cosa sacra . - Ah ! - non potei a meno di esclamare . - Immaginavo che doveva essere in salvo : soltanto non pensavo ... - E a chi doveva affidarlo egli ? - disse guardandomi con rimprovero . - È vero ! - risposi , riflettendo a quello ch ' ella era stata per lui . Alcuni mesi erano bastati per una donna ad acquistar tutti i diritti ; perché nessuno nella vita doveva avergli dato quanto lei in quel breve tempo . Osservavo la ragazza : era dimagrita assai , il che le scopriva marcatamente la forma del viso ch ' era d ' una gran purezza : la lucerna le disegnava fortemente la fronte e gli zigomi , mettendole molta ombra negli occhi , che ardevano come per febbre ed acquistavano una profondità d ' espressione quale non si poteva immaginare nella bimba espansiva e incurante che appariva prima . - Lei sa certamente quanto può costare la stampa di questo libro ; dev ' essere bello , s ' intende : come questo qui . E mi trasse da una piccola scansia dietro le mie spalle il primo libro di Crastino . Era in compagnia dei Miserabili , dell ' Odissea , dell ' Eneide , della Gerusalemme . - Questi me li ha dati lui - disse , vedendomi esaminare i libri nella loro modesta ma pulita legatura ; - li ho letti : qualche volta me ne leggeva lui dei canti interi . Ah , che musica ! Lui mi buttò via tutti i miei romanzi e mi lasciò soltanto i Miserabili . Questo qui , come mi ha commossa ! Quelle storie - aggiunse indicando i poemi - sono molto belle e divertenti , ma non fanno piangere ... Adesso però non posso aprirli senza sentirmi un gruppo al cuore , perché sento la sua voce , che legge in un modo tanto stanco e dolce ... Ma mi dica dunque , quanto può costare ? - Da tre a quattrocento lire . Ella mi guardò spaventata , poi le si riempirono gli occhi di lagrime : - Io non avrò mai trecento lire . Non potei far a meno di sorridere : - Ma non poteva lei consigliarsi con qualche amico , parlarne coll ' editore ? - Sì ? Lui mi ha detto tante cose di lei ! Le voleva molto bene : non mi parlava che di lei : diceva che era un filosofo . Voleva che mi consigliassi con lei e con la dottoressa che venne qui di poi . Ma io avrei voluto farlo tutto da me : fargli questo regalo dopo morto . Ah se fosse mio , tutto mio ! Per questo ho aspettato tanto prima di parlargliene ... - Bene , - diss ' io , commosso - io sono a sua disposizione per un anticipo allo stampatore , se lei accetta ... Ma pensi un po ' : l ' editore , se lei glielo porta , lo stamperà senza costo di spesa , anzi dandole un tanto per cento sul guadagno , che sarà importante , poiché Crastino adesso ha una fama : avrà un posto nella poesia italiana . Ella mi guardò tra offesa e intimorita : - Vendere , guadagnare ! Ma come può lei parlare così ? Ma c ' è il suo sangue , qui , la sua vita , ed anche la mia ! Ah ! Lei non può capire ! Lo legga , lo legga ... Io lo sentirò fino alla morte . È tutto quello che mi ha contato dei suoi dolori , tutto l ' amore per sua sorella : e poi ... mio povero amore , povero amore ! E si pose a piangere disperatamente . Io la lasciai sfogarsi un momento . Tutta la sua persona , smagrita , era scossa dai singhiozzi . I capelli , scioltisi , le inondavano la faccia : notai che la gran capigliatura bionda era tagliata poco più sotto le spalle . - Ascolti un momento , la prego - feci io . - Ci penseremo meglio . Possiamo benissimo stamparlo a nostre spese : quello che si ricava andrà per una tomba conveniente al nostro povero amico . Io leggerò subito il libro : domattina glielo riporto . Ella si volse a me tutta racconsolata . Le strinsi la mano commosso e uscii . Quello che soffersi e piansi quella notte è indicibile . Che cosa orrenda la vita , se un essere può soffrire come ha sofferto quel povero fanciullo : che cosa terribile l ' arte , che condanna un uomo a frugare , rivoltare , lavorare questo dolore come se fosse una creta da cui deve uscire la statua ! Che orribile dono la poesia ! Per questi esseri è una maledizione , uno strumento che intensifica la sofferenza . Io non ho mai sofferto de ' miei dolori più roventi , de ' miei desiderii d ' amore frustrati , quanto ho sofferto per la visione di questa esistenza disumanamente infelice ... Eppure io l ' avevo sentito esclamare con voce costernata : " Vivere , vivere ! ... Troppo tardi ! Troppo tardi ! " Dunque aveva desiderato la vita , ci s ' era aggrappato alla fine con tutte le forze . Effetto delle mie teorie ? No . Bastò che in una vita d ' inferno entrasse uno sguardo di donna ! Questo ha potuto fare quella semplice creatura , solo perché era una donna : egli si è sentito per un momento saldo , forte , completo , uomo : ha cantato il suo breve inno alla vita , poi è sparito . Un poemetto racconta il rapido dramma della sorella : meditazioni sulla nascita e sulla morte , l ' aspettazione d ' una vita novella uscita da un seme ignoto , ch ' egli carezzerebbe con un ' interrogazione inutile negli occhi e un timore nell ' anima , il timore dello sconosciuto che s ' era intruso e ingrandirebbe fra sua sorella e lui . Il poemetto finiva lì . La morte di lei non ha lasciato che vaghi e cupi echi in alcune poesie di solitudine e di morte , ove il senso del mistero ha risonanze di terrore . Una collana di sonetti densi e per me alquanto oscuri racchiude in brevi sintesi i concetti moderni della vita umana : espansione libera dell ' infanzia , rivelazione scientifica della vita , l ' iniziazione dell ' amore , la fusione di due esseri , la propagazione della esistenza nello spazio e nel tempo , ai contemporanei e ai posteri : idee astratte , rese sensibili con parole viventi , più che con immagini . Qui egli mostra veramente la via della poesia di domani : è un precursore . Poi una parte s ' inizia con un ' esplosione di gioia . È come se un sole presente che si sentiva dietro una cortina di nubi invada subitamente una landa , dissecchi le pozzanghere e tragga dalla terra un trionfo di vegetazione . Seguono alate poesie d ' amore , ove una figura viva si disegna , si colora e sorride , semplice , incolta e profonda , colla freschezza d ' un fiore di monte . L ' incontro nella miserabile cornice delle soffitte , mutate nelle cupole e nelle guglie d ' una cattedrale : due vite canore , aeree , e l ' una gorgheggia e l ' altra piange . Io non rilessi il libro , ma l ' impressione è profondissima in me , la visione vivissima . Io vedo quel piccolo corpo di bimba , stretto intorno alle membra scarse di calore del mio povero amico , come per infondergli la gioia , e nulla ho mai veduto né immaginato più bello di quel gruppo . Egli parla , egli affascina la piccola cingallegra , colla sua musica che le canterà in cuore fino alla morte , ed ella ascolta - e adora : adora l ' ignoto che splende per lei in quel corpo che abbraccia , pallido e ardente . Al mattino , appena vidi la Biondina aprir la finestra , metter fuori la gabbietta e i piccoli vasi , serena e seria come se la fonte del riso fosse in lei esaurita , bussai alla sua porta . Dovevo aver in viso la riverenza e l ' ammirazione che sentivo dentro , perché ella sorrise quasi di gratitudine . Accanto a lei , seduto su una coperta di lana stesa sul pavimento , era un bimbo di due anni , con una scodella fra le gambette , vuota , in cui rigirava un cucchiaio che portava alle labbra inutilmente . - Vede che ho un bambino anch ' io - disse sorridendo . - È della Minca ? - chiesi . - Sì : gli voglio tanto bene . Non è vero che è bello ? Lo considerai un momento : bello non era affatto : aveva le gote molli e pallide , due grandi orecchie e una bocca enorme dalle labbra di mulatto : ma gli occhi brillavano , fissi su me , come due carbonchi . - Sì , è bellino - risposi . - Ho pensato tutta la notte a quel che lei m ' ha detto iersera . Gli faremo un bel monumento come quello di Silvio Pellico , nel camposanto nuovo . So io , chi glielo farà : io andrò dal signor Leonardi e gli darò il libro , e dirò che sono io ... - Conosce il Leonardi ? Quello sì che può farlo , un bel monumento , anche con un piccolo marmo ! - Sì : avevo un ' amica che è stata sua modella . Poi si è maritata . Una volta è andata da lui a dirgli che il suo bimbo era morto : egli ha fatto il ritratto e gliel ' ha regalato ... - Il libro servirà a comprar il marmo ! Vuol andar lei dall ' editore ? È necessario parlarne anche alla signorina Lavriano . Io ero tormentato da un ' interrogazione . Le domandai : - Senta ... dove sono i suoi capelli ? - Li ho venduti - rispose subito , turbata , ma con un lievissimo sorriso . - Non ci credo ! Ella scoppiò a piangere , ma con in faccia uno strano miscuglio di pudore e di gioia : - Non lo sa nessuno - confessò . - Quanto crede mi avrebbero dato ? Settanta lire m ' ha offerto una volta il parrucchiere qui abbasso . Erano belli , non e vero ? E lui li amava tanto ! ... Prima che gli chiudessero la cassa ... La Minca non se n ' accorse affatto . Era contenta come una bimba . Io mi raffigurai i bei capelli sul petto del povero morto . Il bimbo rotolandosi sulla coperta aveva valicato l ' orlo e così , con le cosce nude sull ' ammattonato , la scodella rovesciata tra i piedi , mi guardava ridendo . - Su , batuffolo ! - esclama lei togliendogli la scodella e ponendolo a sedere sul suo letto ; e rivolta a me : - Ha due anni suonati e non cammina ancora . A proposito , sa che l ' Ubriaco è in prigione ? Lei che ha dei mezzi dovrebbe aiutare la Minca . Finirà male : ho paura che impazzisca o ne faccia una cattiva . - Perché l ' hanno messo in prigione ? - L ' hanno preso per un manutengolo : era sull ' angolo di via Bonzanigo mentre i ladri scassinavano il negozio del gioielliere : forse li conosceva : qui siamo costretti a conoscere anche i ladri e le donne disgraziate ... O non li conosceva affatto . Quella povera donna ! Le monache di Santa Zita le portano qualcosa , e poi i ragazzi vanno al Pane Quotidiano tutti i giorni . Lei non mangia più : bisogna metterle il boccone in bocca . Io voglio occuparmi del piccino , ma e gli altri due ? Notu ha nove anni , l ' altra , una bimbetta mezzo scema , ne ha sei . Adesso lei guadagna , sapete quanto ? sei lire al mese , a far la camera d ' un impiegato del lotto al quarto piano . Qualche mese fa aveva molte camere da fare e riusciva a metter insieme fino a trenta soldi al giorno . Quando le hanno messo in prigione il marito , nessuno ha più voluto saperne , eccetto quel giovine del lotto che forse non lo sa ancora o che sarà un socialista ... Figuriamoci : moglie d ' un ubriacone , pazienza , ma di un ladro ! Non è vero , Gip ? - seguitò , baciando il bimbo . - Adesso le domando io se questo innocente deve saperne qualcosa , lui ! Ad un tratto sbarrò gli occhi guardando fuori , sul tetto . Mi volsi da quella parte : un piccolo spazzacamino era sbucato da un abbaino , s ' era piantato cogli scarponi su la cresta , poco lontano dalla mia soffitta , e girava lo sguardo sicuro tutt ' intorno . - Per quello là non c ' è da aver paura - osservò la ragazza . - Si ricorda del Notu ? Che spavento ! Lo spazzacamino si scioglieva la corda dai fianchi , deponeva la raspa , indi , inerpicatosi su un comignolo , vi faceva scendere la sua spazzola di ferro , poi ne la ritraeva con tutta forza . Il cielo era cosparso di nuvole argentee investite dal vento , e mentre esse movevano compatte , pareva che la piccola figura nera e il comignolo e il tetto navigassero in un moto lento che dava la vertigine . - E quel povero bimbo lì ! Chi sa dove ha la mamma : dicono che ci sono delle mamme che li vendono , li dànno a nolo per tre o quattr ' anni ... Che orrore ! E la giustizia lascia fare tutto questo ? - La giustizia ? Chi è la giustizia , buona figliola ? Insomma lei è una piccola socialista , eh ? - Io ? - rispose ella guardandomi curiosamente . - Crede lei ? Vorrei bene essere qualche cosa , ma non sono niente . Vigi diceva bene che ero ... non so più che cosa ... Ha letto ? Che belle cose , eh ? Io ero umiliata , prima , davanti a lui : ma lui mi diceva soltanto che fossi bella e che sorridessi , e che gli bastava . Mi contemplava delle ore intere ed io m ' inquietavo per paura che non mi trovasse come mi voleva , ma poi lo vedevo così felice ! Io sono sicura che non mi guardava me , ma che guardandomi gli venivano chi sa quante belle memorie e quante belle idee ... Voleva sempre che sorridessi , e io ho sorriso fino alla fine , con che pena , mentre lo vedevo morire ! Abbracciò strettamente il bimbo , che si ritrasse un po ' stupito ; poi si asciugò gli occhi : - E mentre sorridevo senza parlare , - non parlavo mai ! - lui pensava alle rose , ai paesaggi ed alle stelle e diceva ch ' io ero della stessa famiglia e anche lui ... Quante volte m ' indicava le stelle ! Guardavamo fuori della finestra , sulle creste dei tetti , nel cielo nero , e lui mi diceva che sono tutte vive o che lo saranno , e che lui andrebbe presto in una di quelle ... Difatti io sono sicura ch ' egli è ancora vivo . Ho visto morire il mio bambino , e ho pianto tanto ! Ma dopo mi faceva l ' effetto d ' un canarino che mi è morto : era proprio finito tutto , finito ! Ma lui ... non può essere ! Ha parlato fino alla fine e mi ha detto delle cose che non posso ricordare ... oh quanto mi affatico per ricordarle , ma non posso ! Eppure io mi sento un ' altra donna dopo quelle parole , e voglio vivere , sebbene desiderassi di morire con lui : sento che devo vivere , perché devo fare qualche cosa . Non so che cosa , e aspetto ... Io consideravo quella ragazza semplice e la vedevo penetrata d ' una forza misteriosa , come se una volontà energica le si fosse trasfusa . Sorrise come per dissipare l ' impressione delle parole gravi che le erano uscite dal cuore quasi inconsciamente : ma sotto il sorriso e nell ' occhio pensoso vedevo che esse dovevano formar ormai il fondo della sua sostanza . L ' amore aveva fatto questo miracolo e una acuta malinconia m ' assalì , come sempre , davanti a quello che era e che deve restare per me un ignoto ineffabile . Intanto , la lettura della vita di Crastino m ' aveva confermato un ' idea che era germogliata nella mia mente già quando l ' avevo sentita narrare da lui e la confrontavo colla mia . Il mio Memoriale , colle sue divisioni scolastiche , pure imprecise , col suo sforzo di esattezza che lo rendeva arido , colla sua dottrina incerta ed affastellata , com ' era inefficace , di fronte alla semplice narrazione personale d ' una esistenza ! La stessa parte che descriveva la miseria presente , riusciva monca e imperfetta . Forse , ripetei a me stesso , il nudo racconto della mia vita può essere più rappresentativo , più suggestivo che non una trattazione , per la quale mi manca una disciplina d ' anni . E quanto alla forma , s ' io non ho la potenza d ' arte di Crastino , ho la passione , ho una volontà di afferrare il mondo nelle mie mani e di torcerlo e di foggiarlo come la creta in cui sono nato , una volontà talmente intensa che ne soffro e mi consumo . Pochi giorni dopo incominciai questa narrazione . Quanto al modo di ottener udienza , ero sicuro , comunque , di pervenirvi ... xv . Nondimeno feci più d ' un tentativo per tornare alla mia tipografia . Richiesi infine delle spiegazioni . E allora compresi . Un nuovo direttore era entrato , un mese prima dello sciopero , nello stabilimento : il precedente usava forse molta indulgenza con me ? Lo immagino , perché i rimproveri e le multe , che mi assegnava il nuovo , erano quasi sempre giustificati . Dovevo essere permanentemente assorto nei casi che avvenivano intorno a me e turbato , perché gravi errori mi sfuggivano sovente . Un gran mutamento doveva pur essere avvenuto nel mio contegno , perché il contegno dei miei colleghi correttori con cui stavo , su uno stesso banco , gomito a gomito , intere giornate , era affatto mutato verso di me . Forse non udivo qualche loro domanda e non rispondevo , o gettavo là qualche frase distratta e impaziente . Non so : so che ho visto su pochi visi un po ' di rincrescimento perché non rientravo . L ' ultima volta contemplai a lungo con una infinita tristezza quella vasta tettoia vetrata dove avevo passato quasi dieci anni ! Dieci anni ! Le file dei compositori nel loro camicione grigio stavano intente alle casse : nelle corsie ad ogni tratto passavano due uomini , l ' un dietro l ' altro , portando una " forma " su una tavola , il foglio pronto per le macchine , come portassero una barella o un feretro . Dirimpetto i cilindri giravano con fragore , i fogli si rovesciavano l ' un sull ' altro : le donne nel loro grembialone di prigioniere ripetevano il gesto monotono di collocare i fogli sul cilindro o di raccoglierli in mucchio . Su due ballatoi laterali le legatrici si agitavano continuamente . Un centinaio di donne e un centinaio d ' uomini . Immaginare che potesse stabilirsi qualche rapporto fra quegli esseri fatti per integrarsi a vicenda , qualche rapporto diverso da quello che esiste fra l ' uno e l ' altro pezzo d ' una macchina , è impossibile . Eppure nell ' ininterrotto affaccendarsi di tutti quegl ' individui , ridotti a essere come i denti d ' un ingranaggio , nascevano , si annodavano , traverso il minuto lavorìo della composizione e il fragore delle piattaforme volanti , sorrisi , desideri , amori , e quando la campana del mezzodì liberava d ' un subito tutti quegli esseri , legati , irrigiditi per ore e ore in un immenso organismo meccanico , e la folla si riversava fitta traverso i corridoi e fuor della porta nella strada soleggiata , che gioia vederli tornar vivi , tornar esseri umani , sorridersi , parlarsi , interpellarsi , salutarsi dividendosi , o andar di conserva come amici o stringersi a braccetto come amanti ! Fra quelle ragazze che , uniformemente vestite sfoggiavano tutta la loro bellezza nell ' acconciatura dei capelli , qualcuna forse mi guardò non affatto sprezzante o indifferente ? Ho in fondo agli occhi qualche leggero sorriso , qualche sguardo di simpatia , e non so più a qual figura assegnarli . Forse là era una donna che avrei amata ? Dieci anni ! Ero dunque infine libero . Per la prima volta mi sentivo indipendente , senza padrone . Nella Pia Casa ero soggetto , lungo le ore di lavoro , al padrone presso cui mi mandavano e nel resto del tempo agli assistenti dell ' Istituto ; poi passai di padrone in padrone , col senso perenne della soggezione , sì che alla festa non potevo mai liberarmi dal peso della schiavitù del domani e delle settimane prossime . Forse che mi sento io ora pienamente libero ? No : ho in fondo una timidezza irragionevole che costituisce una inferiorità reale : s ' io volessi fare un atto d ' indipendenza , certamente sarebbe esagerato e rasenterebbe la ribellione : credo che ciò sia avvenuto infatti nei miei rapporti col direttore della tipografia . E per godere intera la sensazione almeno della libertà fisica , mi diedi a grandi corse traverso le colline di Torino : che respiri , che bagni d ' aria e di sole in mezzo agli effluvii dell ' autunno , che stupori dinanzi alla scoperta improvvisa degli orizzonti luminosi e sconfinati ! Io non mi ero mai sentito vivere con tale espansione . Ah , quando dicevo a Crastino che la vita è buona ! Sì : basta essere sani di corpo e di mente : la felicità è forse una cosa molto semplice e molto facile . Essere vivi : molti se ne contentano , e questa non è ancora la felicità . Senza dubbio la felicità è sentirsi vivi . A misura che la vita è complessa , larga , intensa in un uomo , cresce la sua felicità , e coloro che contengono maggior quantità di vita sono coloro che più son capaci di felicità . È questo ch ' io avevo pensato sempre , così semplice e per così inintelligibile per la maggior parte . Ma il giorno che questo vero così luminoso e vittorioso apparirà a tutti , non sarà mutata la vita sociale ? Un giorno nelle mie gambate traverso i colli mi trovai vicino a Gassino . Ci entrai . Riconobbi qualche casetta screpolata , ma nessuna fisionomia mi richiamò qualche immagine d ' un passato tanto remoto . Non mi sentii vincolato più a quei poveri contadini che vedevo moversi tra i seminati , che all ' altro povero e cieco genere umano . Pure , presso le fornaci , affatto trasformate e irriconoscibili , la vista della terra gialla in cui io e mio padre e i miei nonni , intere generazioni forse , avevamo frugato rintanati come talpe , svegliò un vago miscuglio di sensazioni dolorose insieme e dolci in fondo al mio essere . Uscendo dal paese , vedo , seduto al sole , di fronte al Po e al piano immenso , un vecchio , rotto in due dalla sciatica : faccia raggrumata , occhietti umidi e morti . Così sarebbe stato mio padre se fosse vissuto : così avrei finito io pure . La terra in cui hanno frugato tutta la vita , li ghermisce pel collo , li curva , li soffoca nel suo seno . Ci tornai . Una sera , imbruniva , la campana del villaggio , la sola voce festiva della mia infanzia , era di sabato , sonava a concerto annunziando la festa . E un ritornello ... me lo trovai lì nella memoria , nell ' orecchio , sulle labbra : d ' onde veniva ? E io camminavo , camminavo , verso la città , solo nella strada provinciale . E cominciai a cantare e a piangere , a piangere e a cantare ... Canté , canté , fijete , canté touzour ! ... così ostinato , così doloroso , così aspramente , lungamente penetrante ... da impazzire ! E saltai nel seminato , mi affondai nei solchi recenti , bocconi , ficcando le mani tra le radici , mordendo , suggendo le erbe . O terra , mia terra , umile e cara sola madre mia ! Chi mi ha divelto dal tuo seno , sì presto , ch ' io avevo dimenticato perfino il tuo sapore ? Ma non tardai , dopo aver vagato per due settimane , a sentir troppo grave il peso della mia solitudine scioperata . Ah poter agire ! Fare qualcosa di grande , di immensamente benefico ! E meditavo . Avrei potuto forse dedicarmi ad un ' opera paziente , continua , serena , come quella buona dottoressa Lavriano , il cui sorriso e il tocco della mano gentile dovevano aver sollevato o guarito chi sa quanti mali ? Sentivo una strana impazienza : ciò era troppo minuto e troppo lungo , e io non avevo tempo . Da parecchi mesi sentivo in tutti i miei atti l ' impulso ad affrettarmi , perché il tempo davanti a me s ' accorciava ; e che cosa s ' avvicinava con esso ? Una sventura ? Una malattia ? Forse nel corpo sociale ci sono delle molecole che devono scomparire per salvare l ' organismo . Io sento in certi momenti l ' esaltazione e la voluttà di prodigarmi . Sono anch ' io un tipo patologico ? Ci sarebbe a stupire che non lo fossi . Ci sono dei tipi normali ammirabili , come la Lavriano . La sua azione è molteplice , diffusa , piena d ' insuccessi e di qualche successo , lentissimamente progressiva . Coglie , annoda , compone innumerevoli fili ; par che tessa un arazzo di cui ella non compierà che una minima parte e che abbia ereditata l ' opera da una generazione per affidarla ad un ' altra . Ebbene , io non posso darmi a piccole dosi : io m ' impaziento , mi irrito . Cercavo qualcosa di pronto , di fulmineo e non trovavo , non trovavo ... fuorché la distruzione ? Due visioni s ' erano impadronite del mio spirito con ugual forza , sebbene l ' una reale , l ' altra fantastica . Nell ' una Crastino ed io ci volgevamo indietro in un gran viale fiancheggiato ai lati da grossi cumuli di neve : un punto lontano ingrandiva rapidamente avvicinandosi : il veicolo tozzo e fulmineo passava , lasciandoci appena indovinare una figura su di esso Lo seguivo coll ' occhio : un piccolo mucchio nero là innanzi stava fermo in mezzo alla strada e l ' automobile si lanciava .. La visione si spegneva d ' un tratto lasciandomi un gelo nella schiena . Nell ' altra , una carrozza pesante correva in una strada di città assiepata di gente : un uomo si gettava verso di essa e veniva fracassato dai zoccoli d ' un cavallo . E mi pareva di sentir un colpo al cervello ... E cominciai un mattino a svegliarmi con l ' idea d ' una cosa che dovevo fare , oggi ? domani ? E tutte le mattine avevo la stessa sensazione di aspettativa insieme e di obbligo , come d ' una promessa che dovessi adempiere e differissi di giorno in giorno per cause non del tutto dipendenti dalla mia volontà . La cosa che dovevo fare era affatto intima , era semplicemente di accettare un atto ancora oscuro che mi s ' imponeva lentamente con forza e ostinazione , perché di poi è cessata affatto l ' inquietudine che m ' invadeva ogni mattina e che diminuiva soltanto la sera mentre dicevo a me stesso : Domani ! ... coll ' intenzione implicita di considerare e infine di accettare ; quasi per far tacere una voce insistente e irritante che mi ripeteva sempre lo stesso : " È necessario ! " . Ed ecco il fatto che mi determinò . Quel mattino avevo aperto gli occhi colla immagine vaga d ' un sogno o d ' una allucinazione che svaniva . Ero in presenza d ' un uomo : avvicinarlo mi era parso una gran fatica , come un ' ascensione gravosa , e il rimanervi un pericolo mortale . Ora egli mi guardava . Io avevo da dirgli una gran parola , ma non mi usciva dalle labbra : sentivo che le mie labbra si movevano , che la mia faccia si contraeva , che forse emettevo un suono inarticolato ... ed egli mi guardava e non comprendeva e i suoi occhi diventavano irati , terribili ... E avrei voluto uccidermi a ' suoi piedi perché mi comprendesse ! Levatomi , l ' impressione svanì , o mi parve . Fatto è che corsi subito alla Biblioteca Civica per immergermi nei libri , come facevo già da parecchi giorni , per imprigionare la mia attenzione e sedare l ' inquietudine che mi tormentava . Ero divenuto d ' una tale instabilità nervosa , che nella strada una voce improvvisa , il rullìo d ' una carrozza , una scampanellata di tranvia , mi tiravano , dal lato da cui venivano , dei tuffi di sangue . Uscito dalla Biblioteca Civica ove avevo finito la Risurrezione di Tolstoi cominciata giorni prima , me ne tornavo colla testa tutta scombussolata . Vi ero rimasto sei ore : il sole tramontava : il cielo , lontano , dietro l ' angolo del monumento al Fréjus , discendeva leggerissimo sulle creste bianche ed azzurre delle Alpi . Respiravo a pieni polmoni , anche per sollevarmi l ' oppressione morale . Il romanzo mi aveva lasciato un enorme senso di sgomento : esso descrive con tal potenza la massa dell ' iniquità sociale , che i personaggi pieni di buona volontà e i precetti di vita che dà l ' autore diventano sproporzionati , inefficaci , strani . E pensavo ch ' io ero forse , come codesti russi , un ' anima ingenua che vede tutta la mostruosità degli organismi sociali e crede poterli atterrare con una spallata . Forse val meglio scomporli vite per vite , ruota per ruota , come farebbe un esperto meccanico . Ma come persuadere questi capi macchina ad esaminare , riformare , rinnovare i lor vecchi strumenti , traverso cui l ' uomo moderno esce falsato , deformato , talvolta stritolato ? Ero giunto in piazza Statuto . Ho l ' abitudine di soffermarmi presso ai chioschi dei giornalai . Mi avvicinai ad uno per guardare su un giornale in che giorno eravamo . Era la Gazzetta di Torino , uscita allora , e mi colpì subito la scritta : Il dramma di Via San Donato . Simultaneamente avverto il gridìo che alcuni venditori facevano per le strade , colle stesse parole . Un tremore inesplicabile m ' assalse , comprai il giornale : era un ' intera colonna : il cronista faceva un lungo e lacrimoso preambolo : " La donna può avere quarant 'anni...: marito in prigione ... Ella aveva mandato i tre figli ... il maggiore teneva l ' ultimo in braccio e l ' altro per mano ... al Pane Quotidiano ... La donna stava inginocchiata contro la parete in un angolo della soffitta ... Un braciere ... " . Mi sentii toccare sulla spalla : mi volsi . Era la dottoressa Eva : era molto turbata : - Ho fatto fermare la tranvia , vedendo lei qui . Che cosa orribile ! - disse , accennandomi il giornale . - È la Minca , non è vero ? - Sì . Lei non sa ancora nulla ? Venga con me . Io l ' ho vista : ora ho portato i due ragazzi a casa mia , poi vedrò ... È morta verso mezzogiorno , sembra . Stamattina aveva mandato i bambini da noi . Pareva che lo sapesse , il povero Notu ; non ha voluto mangiare : è stato tutto il giorno ammusonito , cupo . Che cosa crede che diventerà quel ragazzo lì ? Io ero come stordito . - Aveva chiuso le imposte e turato il caminetto ... - continuò la signorina . - Ha preso tutte le precauzioni più minute : tutte le fessure dell ' uscio e della finestra erano tappate . Ha fatto presto l ' ossido di carbonio a raggiungerla , così inginocchiata a terra ... Aveva ingannato anche la Biondina , che ha bussato soltanto quando sono tornati i ragazzi , alle due , ed essi dovevano stare fuori fino a sera ... Notu pareva che lo sapesse . È lui che si è messo a piangere davanti all ' uscio , picchiando , e gli altri due anche essi ... Così il marito della portinaia ha sospettato e ha forzato l ' uscio . Me lo raccontava la Biondina ... Eravamo giunti , quasi correndo , alla casa . Sotto il portone le donne chiacchieravano , coi visi curiosi e inquieti . Salimmo . L ' uscio era chiuso e due guardie passeggiavano lungo il corridoio . Avrei voluto vedere un momento la povera morta , ma le due faccie arcigne me ne distolsero . Da parecchi giorni era entrato in me un vago timore delle guardie : mi sentivo fissato , nelle strade , con insistenza , con diffidenza . Forse il mio aspetto s ' era fatto più tristo : mi sentivo inquieto e umiliato nella mia disoccupazione ... Andammo fino in fondo , nella camera della Biondina . La Biondina colla faccia piangente teneva stretto in collo un bimbo , il bimbo della morta , che mordeva un tozzo di mela senza stupirsi degli abbracci e delle lacrime di lei . Quando ella ci vide , parve acquietarsi , guardò la dottoressa che conservava la sua mirabile calma . - Non si ha mai la mente a tutto - diceva costei . - Le cose vanno innanzi lentamente ! Io pensavo anche a questa disgraziata , ma è inutile : noi non possiamo mai aver il senso immediato dell ' urgenza , dell ' imminenza , della necessità ! Il mio aiuto sarebbe giunto fra un mese , o più : e chi può misurare le forze di resistenza d ' una creatura ? Pare forte oggi . Domani è sfasciata a terra come un cencio ! Tutto questo dramma mi pareva una continuazione , uno svolgimento di quello che un genio possente mi aveva edificato davanti agli occhi : ma con qual semplicità spaventevole il destino mi gettava dinanzi una realtà così enorme ! Una semplicità che mi incuteva il terrore del mistero . Ecco : una creatura aveva voluto morire . Era morta , niente di più facile . Così facile ... e irreparabile ! Ma la dottoressa pensava al marito , ai figli . Ella non si tratteneva mai sull ' irreparabile e andava innanzi . Ogni triste avvenimento la stimolava ad agire sempre più prontamente : tutto le era occasione di complicare sempre più le fila delle sue operazioni , come un generale che approfitta d ' ogni menomo vantaggio contro un nemico formidabile . Così ogni crisi le era favorevole per condurre i suoi conoscenti verso le sue idee o verso la sua opera : ogni morte le lasciava un ' eredità . - Sapete che ho fatto una conquista ? - aggiunse dopo un poco , indicando la ragazza . - Ho una recluta nuova che mi può esser preziosa , sapete perché ? Perché è bella : io avevo estremo bisogno d ' una donna bella e che sapesse sorridere bene . I miei bambini se la disputeranno . E vedendo le tacite proteste e le denegazioni di lei , come per vincere un ' ultima riluttanza : - È troppo modesta . Crede di non esser buona a nulla ... e infatti è proprio necessario esser buone a qualcosa ? C ' è del pane da distribuire , c ' è da accogliere dei poveri affamati mezzo nudi : che cosa è più facile che aver pietà ? Che cosa è più desiderabile che aver delle ceste di pane , dei pentolini di minestra da distribuire ? E continuava col suo fluido eloquio di propagandista : - Vedere ogni giorno tanti miserabili non è punto allegro , lo so anch ' io ! È un malessere , un disagio che ci prende ... Ma il malessere che ci viene dalla vista della sofferenza , è subito sollevato dal fatto di poterla far cessare , per un momento almeno , e senza fatica ... Lei è una buona sarta : faremo tanti vestitini : avremo della stoffa ... Ci sono due opere dove la nostra Biondina può far tanto bene . La Cassa per la Maternità ... Lei è della stessa classe . Non ho ragione , Stanga ? Va a trovar le madri di famiglia , le persuade a pagar due soldi al mese , due soldi , capisce , per aver di che vivere a casa e curarsi nel tempo della gravidanza ... E poi il Pane Quotidiano , dove non sono che vecchi e bambini , bambini e vecchi , che hanno bisogno della gioventù e dell ' allegria . E allora la rivedremo fiorire , la nostra bella cara , che vuol lasciarsi ammalare , lasciarsi morire ... E con una mossa tenerissima s ' era avvicinata : le carezzò i capelli , l ' abbracciò e la baciò in fronte . Il viso della ragazza parve irradiarsi . - Sono due settimane che la catechizzo - mi diss ' ella . - Ora il libro del povero Crastino è in corso di stampa : uscirà presto : abbiamo trovato un buon editore , l ' editore di mio papà . Leonardi farà il monumento e lei andrà a posare per un bel bassorilievo di cui ho già visto il disegno , bellissimo . Dopo , che le resterà da fare ? - È vero , - disse la ragazza costernata - la mia vita è finita lì . - Perciò - insistè la signorina , fatta improvvisamente grave - bisogna mutar vita : quei giorni devono restar puri . Tu devi considerarti sua per sempre , non è vero ? È lui che t ' ha detto di vivere , e ha desiderato che tu vivessi in modo che potesse sempre volerti bene , non è vero , cara ? L ' altra alzò la testa guardandola con due occhi fermi e luminosi : - Verrò quando lei vorrà . - Allora domani ! Non perdiamo tempo . Verrò a prenderti . La baciò sulla guancia , poi si volse verso di me : - E lei che fa ora ? Io mi sentii leggermente turbato come per un celato rimprovero : - Non so . Mi preparo ... Credo che troverò qualche cosa . - Vuol che trovi io qualche cosa anche per lei ? Vuol che domandi al dottor Semmi , che dice tanto bene di lei ? Vuol essere reclutato nell ' esercito del bene ? Ci penserò e voglio un po ' vedere se oserà rifiutare ! Ma nel corridoio si fece un gran rumore di passi pesanti . Vedemmo una cassa entrare nell ' uscio . La ragazza scoppiò in un pianto disperato , cui seguì per riflesso il bimbo . Ricordava ella un ' altra cassa , nello stesso corridoio , e il suo morto amore ? La dottoressa la richiuse nella sua soffitta , poi avviandosi disse a me che l ' accompagnavo : - Non si lasci prendere il sopravvento dalla tristezza , dalla tristezza sterile . Ora vò un momento dalla Salamandra . È ammalata , lo sa ? ... E stringendomi forte la mano : - Bisogna agire , si ricordi ! Dietro di lei mi parve che la mia poca forza di vivere se n ' andasse per sempre . " Bisogna agire ... " . Apersi il giornale che avevo comprato . Come potevano i lettori veder altro in quelle colonne , altro che il dramma spaventoso ? Come avevano potuto i redattori occuparsi d ' altro ? " La Banca sconto ... La rendita al 4 per cento ... L ' Eritrea ... L ' unione delle forze costituzionali ! " . Ah miseria ! E io , che avevo fatto per quella povera donna ? Forse io avrei potuto impedire quel suicidio ? Le avevo dato qualche denaro , ed ecco tutto . Era soltanto questo il mio dovere ? Ed ecco un ' altra cagione di malessere per me ... Son io che devo provvedere a che la gente non s ' ammazzi ? Eppure io ho una parte di colpa . E tutti abbiamo una parte di colpa . È intollerabile ! E il senso dell ' impotenza mi abbattè . Aver tanta energia , tanta passione , tanto furore , e sentirmi oppresso come dalle pareti d ' un monte ! ... Ma io sono come un germoglio di quercia in un vecchio muro , e quanti di questi germogli intorno a me ! Così si sgretola , si spacca il vecchio muro ! Io non posso dunque che distruggere : non posso edificare , non posso impiegare la mia forza in nulla . Nessuno vuole la mia vera forza . Tanto non varrebbe buttarla come un cencio ai piedi di chi può ? Forse avrei avuto mezzo di portare qualche meschino aiuto ai miseri che mi morirono d ' intorno : potrei forse contare al mio attivo molte piccole azioni , molte consolazioni , molte parole , molte lagrime spese a pro di essi ... Ma era necessario ch ' io vedessi costoro soltanto , ch ' io fossi miope , ch ' io non lanciassi la mia mente , il mio cuore ad abbracciare tutte le miserie della terra , ch ' io non ne formassi una mole che mi annienta ... E io avevo ben altro da dare , posseggo ben altro ! Ecco perché non posso pensare che ad un ' azione sintetica , grandiosa , feconda . Quella sera ( come mi par già lontana ! ) errai per Torino in giri interminabili . Si accesero i fanali , si riempirono i recinti all ' aria aperta dei caffè : poi i teatri riversarono fuori le loro folle , le strade si sgombrarono , si decimarono le lampade e la città prese il suo aspetto notturno , triste e deserto . Allora rimase viva soltanto la gente oscura : le donne aspettanti negli angoli delle strade , con la testa scoperta e le mani sotto il grembiale , i ciccaioli col lumicino rasente il selciato , come cani randagi , i cerinai che corrono zoppicando dall ' uno all ' altro dei due o tre caffè aperti tutta la notte ... La sensazione era per me nuova e aveva il suo fascino d ' incubo . Volli entrare in uno . Una vecchia calva dalla faccia ignobile mi aperse la porta , alzandomi in faccia un paniere di cerini e d ' altri oggetti . Nell ' aria fumosa sedevano fitti , intorno ai tavolini , giovanotti dalla faccia di vecchio e ragazze dai vestiti e dai cappelli fronzuti e irrequieti : esse parevano alberi nani agitati da un vento continuo . Alcuni giocavano fumando e bevendo birra . Io pensavo alle osterie di campagna in cui ero andato qualche volta la domenica , e alle ubriacature che prendeva alcuno dei miei compagni . Quanto meglio che non tutto questo ! Uscito dalla birreria Dreher errai ancora , quasi senza rendermene conto , avendo affatto perduto la nozione del tempo . A un certo punto mi parve di essere seguito : mi volsi e non vidi nessuno . Affrettai il passo , poi lo rallentai per paura di farmi notare . Mi trovai sul ponte della Gran Madre , salii sul Monte dei Cappuccini e coi gomiti sul parapetto della terrazza contemplai a lungo la massa nera della città e il fiume tranquillo e cupo in cui si sospendevano i fanali coi loro riflessi come una duplice collana di stelle , e ne scesi col cuore stretto e col senso vago di qualcosa ch ' io stessi abbandonando giorno per giorno , minuto per minuto , come se a tutte le cose , una per una , ch ' io vedevo , dovessi dare un addio per sempre . Per il Corso Vittorio un sonno invincibile mi prese , e una stanchezza mortale . Entrai nel caffè della Stazione e bevvi un latte caldo . Non vi rimasi che pochi istanti . Che spettacolo ! Vi parevano accolti tutti i mostri della notte , atroci scherzi d ' umanità , nani , sciancati , gobbi , rattrappiti , monchi , coi loro oggetti di vendita , che parevano fare parte della loro deformità , e nessuno destava pietà , ma soltanto ripugnanza e sdegno . Pareva che tutti questi infelicissimi si sforzassero e riuscissero stranamente a simulare le infermità da cui erano affetti , come odiose caricature di veri infelici . E le celie ed i lazzi che ad essi rivolgevano certe donne dalle occhiaie pavonazze , dalle bocche rugose e sbilenche mi destavano dei fremiti d ' irritazione e mi spingevano degl ' insulti alle labbra . Appena fuori , l ' aria frizzante mi diede una scossa salutare . Mi si rinfrescarono le idee e le mie visioni d ' incubo svanirono . Erano le quattro e tutta la città era d ' un curioso colore azzurro sotto il cielo che albeggiava . Mi pareva d ' aver sognato . Mi posi a camminare verso casa rapidamente . Mi sentivo le membra pesanti e indolenzite : una pàtina amara in bocca mi dava la nausea . In piazza Castello alcuni operai alla luce d ' un fanale a nafta , luminosissimo , collocavano delle rotaie , e i gran colpi di martello , riscotendomi , parevano dare alle mie idee un tono salubre e saldo . Il loro lavoro , tra il sonno della gran città e il piccolo agitarsi di quegli esseri di vizio e d ' avvilimento donde uscivo , mi commoveva . Non era in essi la verità e la giustizia ? Ebbi un momento l ' impulso di dirlo a uno . Io sono forse un retore o forse un artista : ma le cose che immagino con una estrema vivacità e forza e che spesso formulo inconsciamente , non passano mai dal pensiero all ' atto . Forse ero nato oratore , o scrittore ? Mentre osservavo , due guardie mi si avvicinarono . Trasalii intimamente , ma rimasi e non mi mossi finché non le sentii oltrepassate . Allora riflettei anche , essere assolutamente necessario ch ' io non fossi sospettato per nulla , se mi proponevo in qualsiasi modo d ' agire . Ma come avrei voluto persuadere coloro ch ' io non sarei mai nocivo ... se non a me stesso ? Quella fu la sola notte ch ' io passai interamente fuori di casa ( il tempo e lo spazio come si sconnettono nel mio cervello ! ) , e mi fece un ' impressione enorme . Esisteva dunque una popolazione sotterranea che sbucava la notte fuor dalle cloache , al par degli idrofili neri che si sbattono contro i globi perlacei della luce elettrica : una popolazione che vive sulla viltà , sulla bassezza , sul vizio degli altri , degli altri che dormono al mattino dei sonni senza rimorsi ? Che cos ' era dunque l ' umanità , quest ' amalgama di sacrificio e di oppressione , di purezza e di infamia ? Per tali esseri poteva trovarsi una salvezza ? Bisogna attendere le generazioni degli uomini sani e buoni e la prole della loro prole ! Com ' è lontano tutto ciò ! Ad un certo punto , non so come , scorsi distintamente nella mia fantasia due figure , che non avevo mai dapprima associate , una testa serena d ' apostolo e una faccina di bimba , il dottor Semmi e la signorina Eva . Che gioia n ' ebbi , un momento , che gioia ! Giunto a casa , una gran calma era entrata in me . Avevo accettato . E mi addormentai d ' un sonno tranquillo e profondo . E così la mia vita è passata . C ' è forse della gente libera , che viaggia , che osserva paesi e costumi , ed altra che gode , mangia , ride , va alle corse , ai bagni , accanto a quella che muore , muore continuamente ... Io non fui tra nessuno di costoro . Io passai accanto alla vita , ma non ne toccai che un lato e un istante solo ; intravidi appena il mare enorme e l ' onda inesauribile : qualche essere emerse , fino a venire scorto da ' miei occhi . Ora il mare si richiude sopra il mio capo per sempre . E ho scritto ... A mano a mano mi pareva di liberarmi da me stesso , dalla mia vita , dalla mia miseria , per entrare nudo e puro nella grande vita . È venuta la dottoressa Eva , tutta affaccendata a trasportar la Salamandra all ' ospedale . Altri occuperà la sua soffitta . Alle note finestre visi d ' ignoti si affacciano e mi guardano senza uscir dalle loro preoccupazioni miserevoli . Non rimane se non il fischiettìo di Cimisin che il gusto del veleno non ha troppo amareggiato . Dacché egli abita qui , quanti sono affondati nel vortice ! E sull ' ombra che si richiude il vecchio pazzo zufola ... Ecco , in fondo al cortile la signorina Eva . Scompare ... Addio , visione di sole ! Possa io averti negli occhi morendo ! Mi ha fatto cenno di saluto da lontano ... Come era bello il sole ! ... XVI . Ed eccomi solo , ora , definitivamente , dinanzi a me stesso . Temo io forse ? No . Mi vedo . Un punto nero appare lontano lontano ; ingrossa , avanza , s ' avventa . Ecco : balzo in mezzo alla strada , chiudo gli occhi immoto , rigido ... Ah ! Da quell ' attimo , da quell ' urto incomincerà per Qualcuno una nuova vita ... forse per molti . Si traviserà la cosa ? Scriveranno i giornali d ' un povero pazzo ... ? Per qualche ora , poi si farà la luce . Uno di questi giorni , tutto sarà finito ; forse domani . Non ho nessuna ragione che mi trattenga . Io credo aver trovato il senso della vita generale . L ' individuo non può esser felice per se stesso , perché in fondo a tutto ciò è la morte . Il segreto dunque della felicità anche per l ' individuo mortale è di sentirsi immortale , di sentirsi cioè vivere dentro gli altri , dentro l ' umanità , dentro l ' Essere universale . La morte dunque non m ' importa : ripugna a tutta la compagine che forma il mio essere , ripugna alla vaga coscienza che hanno tutte le mie molecole , tutte le unità elementari che formano di me una colonia ; esse anzi mi faranno sentire tutta la loro forza coesiva al momento dell ' atto : ma non ripugna alla mia coscienza superiore . Vivere è per me troppo doloroso : ogni sofferenza altrui si ripercuote ora in me con troppa violenza . Io potrei essere il più sfortunato dei miei simili e non soffrirei un millesimo di quello che soffro ora , che mi sento penetrato , inebriato da tutta la sofferenza degli uomini . Fuggire l ' agglomeramento , la città , il contatto dei miei simili e rifugiarmi nei campi , isolarmi in mezzo alla natura sana e serena ? Ma ora anche le lande , ove gli eremiti si seppellivano , sono proprietà d ' alcuno e in nessuna parte tace l ' eco della miseria ... D ' altronde è troppo tardi . Ho trovato per gli altri la ragione di vivere e per me la ragione di morire . Il suicidio è viltà quando significa fuga . Io non fuggo . Io m ' immergo nella vita : io dò certamente , colla mia morte , comunque fruttifichi , e il sacrifizio non è mai senza frutto , un maggior senso di libertà e di solidarietà ai miei simili . Io dico a chiunque viva oggidì , posto dalla società in qualsiasi condizione : " Bisogna operare e amare . Bisogna limitare il proprio volere , congiungerlo in armonia col volere dei nostri simili . Umile o precipua parte nel coro sociale , espandi in tutta la sua potenza l ' anima che ti diede il destino , abbraccia l ' umanità e la natura , compenetrati e fortificati di esse : opera ed ama ! " . La scossa ch ' io dò a quest ' onda repentina d ' umanità che va faticosamente orientandosi nell ' armonia , sarà come l ' urto che sconquassa un organamento vizioso , liberandone gli elementi , acciocché trovino la lor via e il loro posto . La mia morte volontaria dunque è una testimonianza in favore della vita . Stanotte dormirò ? Fra qualche giorno tutto sarà finito . Non temo di me stesso : solo soffrirò in questo tempo molte impazienze e inquietudini , aspettando l ' attimo . Poi ... dormirò . FINE 1 cantilena piemontese 2 dal fuoco , dal fulmine , dal tuono 3 andiamo a Roma , a comprare una corona , una corona per un re , giurapapè . cantilena di ragazzi piemontesi 4 imprecazione piemontese
L’ULTIMA CARTUCCIA ( ZENA REMIGIO , 1917 )
Narrativa ,
I - Accusato , alzatevi . Come vi chiamate ? - Faraone Raffaele . - Vostro padre ? - Ferdinando . - Quanti anni avete ? - Ventitre . - Dove siete nato ? - A Sant ’ Eufemia di Marmore , provincia d ’ Aquila . - La vostra professione ? - Sergente nel Reggimento Lancieri di Parma . - Avete inteso l ’ atto d ’ accusa e la sentenza della commissione d ’ inchiesta ? Sapete di qual reato siete chiamato a rispondere ? - Lo so . - Dite al Tribunale tutto ciò che sapete in ordine allo stesso , ovvero le ragioni che credete possano discolparvi . - Sono innocente . - Seguitate dunque a negare d ’ essere l ’ autore del furto qualificato pel mezzo e pel valore di tremilasettecentottantasei lire e trenta centesimi perpetrato con scasso e chiave falsa nell ’ ufficio di Maggiorità del Reggimento Lancieri di Parma in Napoli la notte dal 28 al 29 giugno scorso ? - Nego . - Non potete ignorare che esistono contro di voi gravi indizi . - Sissignore . - Gli indizi non sono prove e se anche a questi indizi si volesse dare il carattere di prove , essi non avrebbero alcun valore di fronte alla mia innocenza . - Correte un po ’ troppo : dal vostro punto di vista può darsi benissimo che anche le prove debbano svanire di fronte alla vostra innocenza , dato che voi siate innocente , ma dovete ammettere che il Tribunale nel giudicarvi deve partire da ben altri criteri - dirò così - esteriori , e se realmente le prove si accumulano contro di voi , prove certe , matematiche , la vostra innocenza non è più che un ’ asserzione pura e semplice . Ma io non voglio parlare di prove , parlo di indizi e voglio pure ammonirvi che il Tribunale ha facoltà piena ed assoluta d ’ apprezzamento anche degli indizi ; tocca a voi annientarli . - Signor colonnello , se durante l ’ istruttoria lunghissima si son volute ritorcere contro di me alcune circostanze del tutto estranee al furto avvenuto e a queste circostanze dare il titolo di indizi per farmi risultare colpevole ad ogni costo , io non le posso distruggere , potrò solamente spiegarle , e forse nemmeno tutte . - Spiegatele . - Un momento . Prima d ’ andare innanzi è bene che per la moralità della causa i signori giudici conoscano i vostri precedenti , la vostra educazione , le vostre avventure , i vostri istinti buoni e cattivi : cercherò io di riassumere tutto ciò sommariamente , come l ’ ho desunto dalla minuziosa lettura degli atti procedurali . Sarà in vostra facoltà , secondo il vostro diritto di accusato , di rettificare gli errori involontari o le omissioni di circostanze che riterrete favorevoli . State attento . - Sissignore . - Voi appartenete a una buona famiglia degli Abruzzi , vostra madre porta un nome patrizio , vostro padre è , o era , uno dei maggiori possidenti di Sant ’ Eufemia . Come figlio unico maschio , tutte le gioie e tutte le speranze della famiglia si raccolsero sopra di voi , niuna cura fu risparmiata per la vostra educazione ; avevate ingegno pronto e vivace ; attraversaste con plauso le scuole ginnasiali , tutto faceva supporre che i pronostici felicissimi dei genitori e dei parenti si sarebbero avverati assai presto ; una zia , senza figli , morendo vi lasciò erede della sua sostanza , un capitaletto d ’ una ventina di mille lire ; a sedici anni eravate studente di liceo in un collegio d ’ Aquila tenuto da ecclesiastici e il primo della vostra classe ; un bel mattino , insalutato ospite , spariste dal collegio ; dopo due giorni di ricerche la polizia vi trovò nascosto in un lupanare . - Non avevo altro mezzo che la fuga per ottenere da mio padre la liberazione da quella schiavitù che mi era divenuta insopportabile ; speravo ... anzi avevo deciso di recarmi a Roma , dove avrei proseguito i miei studi con il frutto del capitale ereditato dalla zia , senza dipendere da alcuno . - Benissimo . Naturalmente dopo una prodezza simile , non ostante l ’ affetto e la stima che avevate saputo accaparrarvi dai vostri superiori , i quali non saprei dire se più pel vostro talento o la vostra ipocrisia - vi tenevano in concetto d ’ un vero prodigio , naturalmente le porte del collegio non vi si riaprirono più , e questo era il maggiore dei vostri desideri ; foste accompagnato a casa , a Sant ’ Eufemia , da un agente di Pubblica Sicurezza ... - Da un delegato ! - Da un delegato . - Disperazione di vostro padre , di vostra madre , dell ’ intera famiglia ... ma c ’ è un altro fatto da notare in quella congiuntura : lo stesso giorno della fuga dall ’ orribile carcere in un monastero ... meno rigido , il professore di greco e latino , che era anche vicerettore e nutriva per voi una predilezione singolarissima , avvertì un ’ altra fuga bizzarra e altrettanto spiacevole , dal suo cassetto : quella molto prosaica di un biglietto da cento lire ; non voglio insinuare che tra le due fughe ci fosse il minimo rapporto , ma la questura ne ebbe qualche sospetto non del tutto gratuito , operò delle indagini nella casa dove il rifugio vi era stato concesso , e forse non si sarebbe appagata d ’ un semplice accompagnamento a Sant ’ Eufemia , se il professore non avesse subito interrotta l ’ istruttoria preliminare , dichiarando generosamente d ’ aver rinvenuto in una farragine di carte quel biglietto da cento che a tutta prima egli aveva supposto rubato o smarrito . - Non si trattava d ’ essere generoso , si trattava di dire la pura verità . - Infatti , sfolgorando la verità , ogni supposizione fiscale - diciamo così - cadde e l ’ inchiesta fu troncata sui primordi ! ! ! Per amore o per forza rimaneste in famiglia , al vostro paese , il resto dell ’ anno , studiando per conto vostro , e senza l ’ aiuto di professori preparandovi all ’ esame di licenza liceale : un istinto d ’ ambizione , soccorso mirabilmente da un vero talento d ’ uomo che vuole arrivare , vi inchiodava per ore ed ore sui libri scolastici e classici , a decifrarli da voi solo , a superarne le difficoltà , come in altri momenti un istinto di lussuria , se pure non sarebbe più giusto denominarlo istinto di vanità , vi trascinava , adolescente innamorato della sua persona , alle imprese e alle conquiste di Don Giovanni . Fu in quel torno che per causa vostra un ingegnere delle ferrovie scannò la moglie sotto i vostri occhi ... senza che un grido , un gesto , un atto qualunque partisse da voi per tentare d ’ impedire l ’ atroce carneficina . - Non ero armato ... mi trovavo materialmente in condizioni tali ... che ogni tentativo da parte mia di porgere soccorso alla vittima pur troppo sarebbe stato inutile ; sono io il primo a deplorare , ma sfido chiunque nel caso mio ... - Chiunque nel caso vostro sarebbe balzato fuori dal vituperio del suo nascondiglio dietro i cortinaggi del letto coniugale ! Almeno avrebbe urlato , chiamato gente ... - Non avrei fatto che inferocire dippiù quell ’ energumeno , non avevo armi , ripeto , né alcun istrumento di ferro o di legno , e se mi fossi messo a gridare , dalla finestra , nel cuor della notte , i soccorsi sarebbero sempre giunti troppo tardi , e il marito avrebbe trovato lui la maniera di farmi subito tacere . - Viva Dio ! Uomo contro uomo ! Non si lascia sgozzare così una povera donna senza farsi vivo , neppure per fuggire ! La fuga stessa sarebbe stata meno vile dell ’ immobilità , poiché durante un attimo avreste affrontato l ’ energumeno , e la vostra apparizione repentina forse l ’ avrebbe distolto dall ’ eccidio della moglie per inseguirvi . Uomo contro uomo ! avesse avuto magari una spiringarda , e voi , in camicia , nient ’ altro che le vostre mani ... Oh ! In due , corpo a corpo , coi denti , colle unghie , c ’ è sempre mezzo di tentare la lotta , una lotta disperata ! ... Non parliamone più ; chi è morto giace ; se quella donna ci ha rimesso la pelle per amor vostro , sorpresa nell ’ adulterio da un marito fanatico , se questo marito , che pel suo servizio avrebbe dovuto quella notte trovarsi a Isernia o a Sulmona , fu così imbecille da credere a una lettera anonima e giungere a casa improvvisamente e la mattina dopo farsi stritolare da un treno ... in fin dei conti ... l ’ uomo è cacciatore , massime quand ’ è giovine come voi , bel giovine , buona gamba e stomaco robusto , non è vero ? Va a caccia dove può , e se c ’ è dei merli che ci restano , tanto peggio pei merli ! - Andiamo avanti . - La supplico , signor colonnello , mi risparmi queste frecciate d ’ ironia ! ... sono qui sul banco degli accusati ... è abbastanza angosciosa la mia posizione e abbastanza umiliante perché io possa invocare la misericordia del Presidente a proposito di fatti molto antichi ... estranei a quello che oggi mi si vorrebbe attribuire . - Andiamo avanti . - Come non poteva essere altrimenti , la vostra avventura suscitò in paese uno scandalo enorme : c ’ erano due cadaveri da seppellire , c ’ erano degli orfani da raccogliere , una famiglia annientata , nell ’ ignominia e nel sangue ; la vostra permanenza a Sant ’ Eufemia sarebbe stata un insulto ed anche un rischio temerario , d ’ altra parte a voi non sembrava vero di togliervi alle continue rimostranze di vostro padre , agli eterni piagnistei di vostra madre e delle sorelle ; l ’ occasione era ottima per andarvene , finalmente a Roma , libero , indipendente , con dei quattrini in saccoccia ... - Non molti : dopo il tristissimo avvenimento essendo in rotta con mio padre , mese per mese io non ricevevo da lui che il frutto assai magro delle ventimila lire di mia proprietà , più un assegno di cinquanta lire ; a Roma costa assai cara la vita ... - Non c ’ è dubbio , in ispecie quando si vuole scialarla la vita e godersela da gran signore , frequentare i salotti , i clubs e i ritrovi sportivi dell ’ aristocrazia , i cenacoli del demi - monde , mantenere con sfarzo il lusso proprio e di qualche creatura esotica ... più che mondana . La piccola somma che vi si spediva da casa come assegno mensile era una goccia d ’ acqua nell ’ Atlantico per voi che avevate preso a prestito da vostra madre il nome e il titolo della sua famiglia per spacciarvi duca di Pietragalla ; ma i quattrini non vi facevano difetto , stante la mediazione di un pezzo grosso vostro compaesano che vi aveva aperto la borsa degli strozzini più insigni di Roma e più ancora per la condiscendenza di vostra madre , la quale si lasciò indurre a certi sotterfugi di vendite e ipoteche dei suoi beni parafernali per sopperire ai vostri scialacqui all ’ insaputa del marito . E così , messi da banda gli studi universitari cominciati , vi lanciaste nel vortice , non senza ostentare un elegante dilettantismo letterario che aggiungeva alla vostra fama di epulone minorenne un profumo di poesia : pubblicaste , se non erro , un volumetto di versi e faceste pure rappresentare al teatro una specie di vaudeville in un atto , omaggio a un ’ attrice , beniamina del pubblico e anche vostra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Capisco e lodo gli scrupoli dell ’ egregio avvocato , capisco come troppo non garbi a lui né al suo difeso che si vadano rinvangando certi fatti in un terreno vulcanico , dove il fuoco è ancora latente sotto la prima crosta ; mi permetto però d ’ osservargli anzitutto che circa l ’ opportunità di esporre alla luce questi fatti più o meno inerenti alla causa , sono io unico arbitro , in virtù del potere discrezionale che mi conferisce la legge ; quanto poi al timore , velatamente e abilmente espresso , che i signori giudici possano per avventura ricevere dal mio racconto , dalle mie chiose , dal mio tono di voce un ’ impressione sfavorevole all ’ accusato , risponderò che conosco troppo bene i giudici componenti questo Tribunale ed essi conoscono troppo bene il loro Presidente perché un tale timore abbia ragione di sussistere ; anche se io fin d ’ ora presumessi un dominio che non ho , l ’ affermazione della loro indipendenza non tarderebbe . Ripigliamo il filo . - Puntellata giorno per giorno a furia d ’ espedienti d ’ alta fantasia , una vita simile non poteva durare , il barbaglio non poteva esserne che fittizio : le cambiali nuove non bastavano più a impedire i protesti delle vecchie , certi loschi personaggi che a voi , Faraone , avevano prestato il loro nome per supplire alla vostra minorità , un mondo d ’ onesti creditori da una parte , d ’ usurai dall ’ altra , cominciarono a strepitare , vi si strinsero attorno minacciosi , tutta gente che aveva fatto a fidanza col duca di Pietragalla e presentiva di doversene rimanere a denti asciutti , col danno e le beffe . Con abilità raffinata riusciste ancora per qualche tempo a tener su la baracca dopo che già le screpolature si erano palesate dal tetto alla cantina ; chi diede il crollo fu appunto quell ’ artista del Quirino , alla quale bruciaste i vostri incensi durante una stagione : costei - pare che avesse tra le mani un giuramento vostro solennissimo , scritto col sangue , nientemeno , sopra carta bollata ! - si era fitta in capo di diventare duchessa di Pietragalla , e aspettando pazientemente che il giorno propizio maturasse , languente d ’ amore casto e puro , non apriva più che a voi la sua porta , per dimostrarvi come sapesse rendersi degna di cingere ad un tempo le due corone nuziale e ducale ! Quando una bella sera , memoranda nei fasti delle gelosie , dopo un avvicendarsi di sospetti , d ’ alterchi , di preghiere , di minacce , acquistò la certezza d ’ essere stata soppiantata da un ’ altra aspirante e voi tranquillamente gliela ribadiste in faccia togliendole ogni e qualunque velleità di ritorno , non fece che attendere il mattino per sporgere querela di truffa a carico vostro , tirando in ballo certi gioielli d ’ alto prezzo , spariti , poi ritrovati , poi di nuovo spariti ... - La querela non ebbe corso . - Mi sarei affrettato a dirlo , se voi non mi aveste interrotto . - Non ebbe corso per l ’ intromissione di benevoli mediatori , perché nel garbuglio erano immischiati due o tre ragazzacci protetti dal loro nome autentico e da un pietoso arrabattarsi su e giù , a destra e a sinistra , di personaggi potenti e così anche voi ne approfittaste . - Non so nulla di queste cose . - Il processo venne strozzato , ma non per questo fu minore lo scandalo e chi più di tutti ne uscì colla testa rotta foste voi : i ritrovi mondani vi furono chiusi , anche i meno onesti ; gli amici di baldoria non vi guardavano più in faccia ; per contro il risvegliarsi e l ’ assedio continuo dei creditori , citazioni da ogni parte , minacce furibonde d ’ altre querele ; e frattanto , a Sant ’ Eufemia , la famiglia in lagrime , vostra madre nell ’ angoscia di sapersi coll ’ acqua alla gola e d ’ avere per voi sperperato quel poco che possedeva di suo , vostro padre , irritatissimo , affranto lui pure per altri dissesti , senza modo materiale di far fronte subito alla crescente marea che travolgendo voi travolgeva l ’ intera famiglia ; possibilità o speranza di tornare a galla , nessuna ; vostro padre vi scriveva : « guardati bene dal mettere più piede in casa , ci hai tradito e vituperato ; questa casa non è più tua ; mi aprirò le vene e pagherò , pagherò , se occorre , col sangue , ma per noi sei morto , sei morto ! » . - Era un impeto di sdegno momentaneo ; poco dopo mio padre finì per perdonarmi . - Sicuro , quando gli sembrò di scorgere in voi i segni d ’ un vero pentimento e non fossero bugiarde le promesse , più coi fatti che colle parole , d ’ una trasformazione radicale di vita . Egli stesso , irremovibile , nel negarvi l ’ autorizzazione e i mezzi di fuggire in Egitto o in America o al Transvaal , come ne avevate l ’ idea , perché capiva che oltre essere ignominiosa , una fuga di questo genere vi avrebbe condotto a certa morte o in galera - egli stesso vi suggerì l ’ unica via di salvezza , l ’ unica che potesse riabilitarvi . - Se fossi partito allora pel Transvaal , avrei subito ottenuto a Pretoria un impiego nella Compagnia delle miniere , grazie a potenti raccomandazioni di una ... cioè d ’ un Ambasciatore estero . - Senza saper l ’ inglese ? - L ’ avrei imparato durante il viaggio ; la buona volontà non mi sarebbe mancata . - Fatto sta che vostro padre , ripugnandogli di vedervi abbandonare la patria come l ’ abbandonano i malfattori , in buon punto si rammentò d ’ avere un parente per parte della moglie , che comandava a Udine un reggimento di cavalleria ... - Mio cugino , il colonnello Navarra . - E fu una fortuna per voi : così aveste saputo approfittarne ! - Davanti al bivio del precipizio o della riabilitazione , un lampo di resipiscenza vi illuminò : proseguire gli studi in una qualunque università che non fosse Roma , inutile pensarci - almeno pel momento - dato il fermo rifiuto di vostro padre di somministrarvi l ’ assegno più modico , e partiste per Udine e vi arruolaste semplice soldato , come volontario ordinario , nel reggimento del colonnello Navarra , vostro cugino . - Siccome non avevo ancora smesso l ’ intenzione di laurearmi avvocato , speravo che mi sarebbe stato concesso d ’ iscrivermi all ’ università di Padova e poi a suo tempo avrei ottenuto licenza di recarmi a Padova durante il periodo degli esami . - Comunque sia , arruolato colla ferma d ’ anni cinque e ammesso al plotone allievi sergenti , per leale debito di verità mi compiaccio constatare che fino dal primo giorno vi dimostraste il modello delle reclute e poi , in progresso di tempo , l ’ ottimo dei soldati , non saprei dire se per la sorveglianza speciale del colonnello , o per un desiderio in voi di vita nuova , o per una felice conversione di sentimenti ; ossequente alla rigida disciplina della caserma , pronto e volenteroso in tutti i servizi anche meno piacevoli , massimamente ostici sul principio , ardito a cavallo , cavaliere elegante , svelto ... insomma vi accaparraste assai presto la benevolenza dei vostri superiori e la loro stima , che vale più della benevolenza . Caporale dopo sei mesi , poi caporal maggiore , in meno d ’ un anno foste promosso sergente e per vostra sventura dal reggimento Cavalleggeri di Faenza trasferito nei Lancieri di Parma a Savigliano , dove il nuovo colonnello , naturalmente , non avendo con voi relazioni di famiglia né speciali motivi per invigilarvi come l ’ altro comandante e d ’ altra parte ben prevenuto dalle splendide note del vostro foglio caratteristico , vi lasciò tutta la libertà che i regolamenti consentono . - Non credo d ’ averne abusato , massime in una guarnigione così modesta com ’ è quella di Savigliano ! - Non ne abusaste nel vero senso della parola , quantunque risulti che dopo pochi mesi di soggiorno , anche a Savigliano ricominciaste a intavolare qualche debito , di modo che più d ’ un creditore sporse reclamo al Comando ... - Uno solo , e non per denari presi a prestito , ma per una tenuta fuori ordinanza che mi ero fatta fare , mosso dalla piccola vanità di far colpo sui miei nuovi colleghi . Ormai avevo abbandonato ogni idea di laurea , e preso gusto alla vita militare , che insomma aveva fatto di me un altr ’ uomo ; sedotto facilmente dalla prospettiva delle spalline e d ’ una carriera brillante , non pensavo più che al giorno in cui mi sarebbe stata aperta la scuola di Modena e vestendo , nelle ore d ’ uscita insieme ai miei compagni , una divisa più appariscente , mi sembrava d ’ essere già quasi ufficiale e di potermi permettere il lusso d ’ una certa vanagloria . - Capisco . Infatti avevate quasi la certezza morale d ’ essere ammesso a suo tempo alla scuola di Modena dei sottufficiali e ottenere le spalline . Tanto è vero che più tardi , qui a Napoli , foste visto qualche volta , di sera , in tenuta d ’ ufficiale . Lasciamo correre . La vostra promozione non avvenne ... in grandissima parte per colpa vostra , un poco a causa - come potrei chiamarla ? - di quella benedetta febbre che continuamente vi bruciava il sangue , d ’ incarnarvi nella pelle di Don Giovanni , molto più per certi sospetti d ’ irregolarità amministrative ... - Fui vittima d ’ una calunnia ! - ... Dapprima il Reggimento mutò stanza , passò da Savigliano a Napoli , col vostro squadrone voi andaste in distaccamento a Nocera e fu appunto là che , propalate non si sa da chi , giunsero all ’ orecchio del colonnello certe voci a carico vostro ... - Calunniose , ripeto , e potrei provarlo , se volessi ! - ... Forse calunniose , le quali vi accusavano di favoreggiamento e di partecipazione ai lucri vistosi , molto loschi , che sul fieno e sulla biada e sulla paglia pei cavalli faceva un fornitore mediante un sistema di buoni falsi o falsificati . L ’ inchiesta nulla poté accertare contro di voi , ma bastarono i sospetti , bastò anzi il germe del dubbio per precludervi la carriera : il colonnello dovette , malgrado suo , cancellarvi dal quadro dei proposti per Modena . - Fu tutta una trama scellerata , ordita a mio danno per spirito di vendetta ... e di gelosia ... una persona ... una persona , che non voglio nominare , aveva astio contro di me e non sapendo come vendicarsi in altro modo , si giovò della circostanza che io frequentavo con una certa dimestichezza la casa di quel tale fornitore ... si giovò di alcuni biglietti da me scritti alla moglie del fornitore stesso e perfidamente sottratti mediante la complicità d ’ una serva ... - Entriamo in particolari di genere intimo , a proposito dei quali su per giù , il Tribunale può dichiararsi già sufficientemente istruito , ora che conosce il sommario morale della vostra vita . - Volete proseguire ? non intendo affatto di togliervi la parola . Sia per non detto : proseguite pure . - Non ho più nulla da aggiungere , signor Presidente . - Benissimo . - L ’ udienza è sospesa per cinque minuti . - Ed ora , sergente Faraone , veniamo all ’ accusa vera , al fatto sostanziale , caratteristico , che ha dato origine al processo odierno . - Ripeto che sono innocente . - Pel vostro onore e pel vostro avvenire , per la vostra famiglia mi auguro e desidero che vi riesca di darcene la dimostrazione . - Lo spero . - La mattina del 29 giugno scorso il tenente contabile ufficiale signor Pasquiroli Olindo , entrato secondo il solito nell ’ ufficio di Maggiorità , dove già si trovavano il furiere Bonalumi e il caporale Greco , si accorse con brutta sorpresa che la serratura del suo tavolino era stata sforzata e dal cassetto portate via circa trecento lire che appunto nel cassetto aveva riposto il giorno prima , alla chiusura dei conti . - Più volte , quando lavoravo in Maggiorità , ebbi occasione di mettere sull ’ avviso il signor tenente Pasquiroli che non lasciasse mai denaro , suo o dell ’ Amministrazione , dentro il cassetto del tavolo , ché la serratura non offriva nessuna garanzia e prima o dopo , qualche notte , un latrocinio sarebbe successo , infallantemente . - Il peggio fu che più tardi , forse un ’ ora dopo , aperta la cassa corrente , ossia , diciamo così , per intenderci col difensore , la cassa secondaria destinata all ’ uso giornaliero , il tenente ebbe una sorpresa ancora più brutta dell ’ altra : constatò , nientemeno , la sparizione di tutto il fondo di cassa , verificato la vigilia : tremila quattrocento ottanta lire ! sorridete ? - Nulla ... nulla ! - Pretendereste di ripetere , qui davanti al Tribunale , voi accusato , pretendereste di ripetere l ’ insinuazione già scagliata contro il tenente Pasquiroli nel periodo dell ’ istruttoria , che egli avesse trafugato l ’ intera somma e poi architettata la commedia del doppio furto , l ’ uno con rottura , l ’ altro con chiave falsa , per premunirsi da qualunque sospetto ? - La mia non era , non voleva essere insinuazione , signor Presidente ; il cielo me ne guardi ! fra le tante era un ’ ipotesi come un ’ altra ... e non venne in mente a me solo . Se a lei piace , dichiaro che la ritengo ingiusta , assurda ... - Pensate a scolparvi , invece d ’ aguzzare la punta velenosa delle vostre ironie ! - È dal giorno in cui venni arrestato , che ci penso , e sono già parecchi mesi , signor colonnello ! Mesi d ’ angoscia , mesi di tortura , che pesano come anni nella vita d ’ un uomo , massime quando quest ’ uomo è innocente , e giorno e notte si vede davanti la prospettiva d ’ una condanna ... quasi certa ! - Questa è la vostra fede nella giustizia e nella vostra innocenza ? - In complesso erano dunque tremilasettecento ottantasei lire involate durante la notte : da chi ? Uno o più ladri ? Estranei o individui del Reggimento ? Se varie circostanze , come , ad esempio , quella che dei tre tavolini esistenti nella stanza solo il tavolino dell ’ ufficiale venne scassinato , quella della lucerna a olio trovata nell ’ ufficio la mattina , lucerna da lunghissimo tempo non adoperata , anzi lasciata arrugginire nel ripostiglio attiguo ed ora improvvisamente fornita d ’ olio e di stoppino da chi ne conosceva l ’ esistenza , quella d ’ un vecchio tappeto tirato fuori anch ’ esso dal ripostiglio e disteso sulla porta a vetri che dà nel corridoio , infine quella della chiave falsa preparata con tutto l ’ agio possibile - se queste circostanze indicavano gente pratica del luogo e delle consuetudini , d ’ altra parte , i ladri che avrebbero dovuto già trovarsi in caserma o entrare tranquillamente per la via ordinaria , risulta che vennero dal di fuori scegliendo il mezzo meno propizio , ossia scavalcando il muro di cinta del cortile dalla parte del vicolo chiuso di Caifasso , rompendo un vetro d ’ una finestra a pianterreno sotto il porticato per penetrare nella sala di scherma e da questa nel bugigattolo che si trova immediatamente sotto il ripostiglio della Maggiorità , collocando uno sull ’ altro due cassoni e un tavolo per giungere al soffitto di legno e alzare una botola , e per mezzo della botola da tutti ignorata , introducendosi nel ripostiglio . - I signori giudici hanno ben seguito e compreso l ’ itinerario ? ecco la carta topografica del quartiere . - Faccio osservare che anche essendo in caserma , i ladri dovevano per forza servirsi della botola , poiché di notte l ’ uscio della Maggiorità è sempre chiuso a catenaccio e il minimo tentativo di sforzamento avrebbe svegliato il piantone e dato l ’ allarme . - Comprendo come sia vostro intento dimostrare che i ladri erano in caserma e non venuti dal di fuori ; purtroppo non può sussistere ombra di dubbio , dal momento che appiedi del muro , sia di qua sia di là , sul terreno molle per la pioggia si riscontrarono tracce di scarpe e dal lato esteriore del muro stesso nel vicolo di Caifasso , si rinvenne una pertica abbastanza lunga , senza aiuto della quale il ladro , anche buon ginnastico , non avrebbe potuto compiere la scalata . - Dalle tracce sul terreno si sarà constatato facilmente se si trattava d ’ una persona sola o di varie persone . - Infatti dalle impronte numerose , ancora fresche , si pensò a tutta prima che fossero parecchi coloro che avevano scavalcato il muro di cinta , ma non riuscì difficile stabilire che esse erano d ’ un individuo unico , moltiplicate a bello studio anche nel percorso sotto il porticato fin sotto la finestra della sala di scherma ; ma qui casca l ’ asino : tolto l ’ ostacolo d ’ un vetro , dopo averlo impiastricciato di fango per attutirne sul lastrico il rumore dei pezzi rotti , e introdottosi nell ’ interno , il lestofante non si curò più dei pretesi compagni , ossia dimenticò di simularne le tracce , e tanto nella sala come nel bugigattolo non apparvero che i segni del terriccio lasciati da un solo paio di scarpe . - In fondo queste risultanze non mi fanno caldo né freddo : le ho contraddette e seguito a contraddirle , perché mi sembrano inverosimili , perché non è affatto escluso che siano state ordite dai veri autori per sviare le indagini . Non ignoro sopra quali elementi , purtroppo assai più gravi , si fonda contro di me l ’ accusa del Pubblico Ministero . - Veniamo alle supposizioni , ai sospetti , non appena il latrocinio si rivelò in tutta la sua temerità , quasi artistica . Data la certezza che si trattava di gente familiare all ’ ufficio , e meglio ancora , di malfattori insigni pel loro talento e per la loro astuzia , l ’ ipotesi fatta ora da voi che si fosse voluto con simulati artifizi trascinare l ’ autorità sopra una falsa pista , non era da disprezzarsi ; intanto bisognava procedere per eliminazione , cominciando dal colonnello , maggior relatore , direttore dei conti , venendo giù giù fino all ’ ultimo piantone . - Se il signor Presidente me lo concede , vorrei dire che questo sistema mi sembra molto pericoloso : si parte da un preconcetto più forte della volontà , che s ’ impone a qualunque esame , a qualunque scrupolo ; in casi simili chi potrebbe sospettare seriamente d ’ un colonnello o d ’ un maggior relatore ? questo no , perché è colonnello ; quest ’ altro nemmeno , perché è capitano ; quest ’ altro nemmeno , perché è tenente ... a furia d ’ eliminare dalla scacchiera i pezzi grossi , in ballo non rimangono più che i pedoni ! - Oltre essere poco rispettosa e inopportuna , la vostra osservazione è anche ingiusta : dovreste rammentarvi che uno dei primi ad essere scartato , foste appunto voi . - Sfido ! ... non ero presente al Reggimento . - Verissimo , non eravate presente e allora nessuno pensò di sospettarvi . - Ma non si pensò neppure d ’ approfondire le ricerche con quella minuziosa inquisizione che più tardi si usò a carico mio per dar corpo alle ombre e che forse , allora , avrebbe prodotto risultati molto diversi : eliminando , eliminando , avendo quasi paura di trovare il filo , non si venne a capo di nulla , la matassa restò più imbrogliata che mai , e i veri colpevoli a ridere nel buio più che mai , ad applaudirsi d ’ averla fatta franca in barba a tutte le inchieste , a tutti i codici , a tutti i tribunali di questo mondo . - Sergente Faraone , vi ammonisco ancora una volta ! da quando in qua non siete più militare , per darvi il lusso di assumere questo tono d ’ arroganza e di beffa davanti ai vostri giudici che non cessano d ’ essere vostri superiori ? Non intendo menomare i diritti né la libertà di parola ... - Signor col ... - Tacete ! aspettate che io vi interroghi ! - Oggi l ’ accusato siete voi : pensate a difendervi , non ad accusare altre persone ; siete voi l ’ accusato : giovatevi del vostro talento per convincerci che siete innocente e se la prova non potete fornirla se non accusando , fuori i nomi . Abbiate il coraggio , abbiate la schiettezza , almeno una volta in vita vostra ! I nomi e le prove ! Ma mezzi termini non ne voglio e non ammetto insinuazioni ! Siamo intesi ! - Otteneste nel mese di giugno una piccola licenza di giorni quindici per Sant ’ Eufemia : che giorno siete partito ? - La mattina del 18 . - Vi presentaste poi di ritorno al Reggimento ? - La mattina del 5 luglio . - Dunque non figuravate presente la notte dal 28 al 29 giugno , questo è indubitato . Per quali ragioni domandaste e otteneste la licenza ? - Mia madre era seriamente ammalata . - In giugno ? - In giugno . - Da un rapporto dei Carabinieri di Sant ’ Eufemia non risulta . - Feci vedere le lettere della famiglia che mi chiamavano a casa , al signor capitano Bentivoglio , aiutante maggiore . - Dicono i Carabinieri che vostra madre fu bensì ammalata , ma nel mese di aprile , e non fu mai in pericolo . - Domandi al signor capitano Bentivoglio . - Domanderemo . Si sospetta però che voi abbiate ingannata la buona fede del capitano , mostrandogli le lettere ricevute due mesi prima . Ad ogni modo , se vostra madre cadde inferma nell ’ aprile , perché non chiedeste allora la piccola licenza ? - Le informazioni dei carabinieri non sono esatte , mia madre s ’ ammalò nel mese d ’ aprile , questo è vero , poi si riebbe e non fu più necessario che io accorressi al suo letto ; sostengo che in giugno fece una ricaduta assai grave , assai pericolosa , e fu in giugno che nello spazio di una settimana ricevetti dalla famiglia parecchie lettere allarmanti . Non so come i Carabinieri persistano a negare un fatto notorio , che l ’ intera popolazione di Sant ’ Eufemia potrebbe confermare . - Voi dunque dichiarate fermamente che nella notte dal 28 al 29 giugno non eravate a Napoli ? - L ’ ho sempre dichiarato fin dal mio primo interrogatorio : tutti mi hanno visto giungere a Sant ’ Eufemia il 19 mattina e ripartire il 4 luglio . - Dov ’ eravate ... - guardatemi bene in faccia - dov ’ eravate la famosa notte del furto ? - A Sant ’ Eufemia . - Pare di no ! - I testimoni lo affermeranno . - Altri testimoni diranno invece il contrario . - Uno solo ! E ho fiducia di convincere il Tribunale che costui mentisce . - E se ce ne fossero degli altri ? - Nell ’ istruttoria non mi vennero contestati . - Si farà il confronto all ’ udienza , a suo tempo . - Non mi sembra regolare : prima che essi compariscano a deporre contro di me ho diritto di sapere chi essi siano e che cosa vengano a deporre . - Va bene , prima che essi compariscano vi informerò circa le loro dichiarazioni . - Frattanto , secondo l ’ accusa , quale è la morale che scaturisce da questa vostra partenza , più o meno legittima , per Sant ’ Eufemia ? che con un piano abilmente architettato voi abbiate saputo premeditare la consumazione del furto nelle sue varie modalità e stabilirvi l ’ alibi ad un tempo ; sempre secondo l ’ accusa del Pubblico Ministero , voi avreste concepito l ’ idea madre e predisposto i mezzi che dovevano agevolarvi l ’ opera , sareste quindi partito colla vostra brava licenza in saccoccia e vi sareste fatto vedere in paese durante alcuni giorni , di nascosto sareste ripartito , tornato a Napoli di nascosto , fatto il colpo , tornato tranquillo a Sant ’ Eufemia . - Il Pubblico Ministero non è infallibile , deve provare le sue asserzioni . - Come voi dovete provare le vostre . - Quelle del Pubblico Ministero sono congetture . - Del resto , il momento scelto per svaligiare non solo la cassa corrente ma anche la cassa principale , che temporaneamente si era dovuta trasportare nello stesso locale per lunghi lavori di riattamento all ’ ufficio del capitano direttore dei conti , il momento non avrebbe potuto essere più opportuno , cioè sugli ultimi del mese , quando d ’ ordinario gli stipendi imminenti degli ufficiali e il saldo dei conti importano dalla Tesoreria una riscossione rilevante ; anche questa circostanza era stata sapientemente preveduta ; se fu magro il bottino dobbiamo credere che qualche santo abbia protetto l ’ Erario , facendo ritardare di ventiquattro ore il solito mandato del Ministero , di guisa che per una fortuita combinazione la cassa principale quella notte era completamente vuota e si ha motivo di credere che anch ’ essa sia stata aperta e visitata . Aggiungo che se il ladro fosse stato un individuo , anzi un ufficiale , presente al Corpo , costui avrebbe differito a sua volta di ventiquattro ore , ossia fin dopo la riscossione della forte somma che si doveva incassare da un momento all ’ altro . - Bisognerebbe essere nella pelle del ladro per sapere se forse la prudenza non gli consigliava di pigliarsi soltanto un paio di mille lire invece di cinquanta o settantamila ; chi lo sa ? cinquanta o settanta mila lire ad una banca il ladro non può portarle , e deve nasconderle , e se capita una perquisizione e saltano fuori , come le giustifica ? - Lo schiarimento è più specioso che convincente ; non importa , ammettiamolo pure e tiriamo innanzi . Voi dunque la notte dal 28 al 29 giugno eravate a Sant ’ Eufemia di Marmore negli Abruzzi : come va che la mattina del 29 , festa di San Pietro , verso le cinque , foste visto alla stazione di Napoli dal soldato Cenatiempo ? - Nego recisamente d ’ essere stato visto dal soldato Cenatiempo . - Egli dichiara d ’ avervi anche parlato . - Non sa quel che si dice , avrà avuto una strana allucinazione , avrà parlato con un altro , oppure mentisce . - Lo sosterrà qui , in vostro confronto . - Seguiterà a mentire . - Afferma d ’ avervi visto nell ’ atrio della stazione allo sportello dei biglietti , poi sotto la tettoia dove s ’ incontrò con voi faccia a faccia . - Bisogna notare che alle 5.40 parte da Napoli il treno omnibus per la linea Sulmona - Aquila . - Egli vi fece il saluto militare , voi passaste frettoloso senza rispondergli , poi , pentito , quasi subito vi voltaste indietro chiamandolo per nome , chiedendogli dove si recasse , e lo ammoniste di non rivelare ad anima viva d ’ avervi incontrato a Napoli quella mattina . - È così grave quella dichiarazione del Cenatiempo e così contraria alla verità , che fin dal primo momento in cui mi venne affacciata dal capitano istruttore , pensai a tutta una macchina tenebrosa , a una cabala fabbricata per rovinarmi . - Dal Cenatiempo ? - Non da lui ma da chi poteva trarne profitto e si servì e si serve del Cenatiempo come d ’ un burattino . Ho già detto in istruttoria e ripeto oggi al Tribunale e cento testimoni possono confermarlo , che in varie riprese il Cenatiempo fu punito da me per mancanze disciplinari , che una volta in seguito a mio rapporto si buscò quindici giorni di prigione di rigore e trenta di prigione semplice , che manifestò coi compagni la minaccia di vendicarsi ; se in tutto il Reggimento c ’ era un uomo creato apposta per essere sobillato a farsi mio calunniatore , astuto , bugiardo , vendicativo , quest ’ uomo non poteva essere che il Cenatiempo ; me ne appello ai motivi delle punizioni iscritte nel suo foglio matricolare . - Dopo la deposizione , ne farò dar lettura in sua presenza . - Si rifletta all ’ assurdità di quanto egli asserisce : io gli avrei ingiunto di non rivelare a chicchessia di avermi visto quella mattina a Napoli ! Ma se realmente io mi fossi incontrato con lui , avrei spinto la mia dabbenaggine fino a metterlo sull ’ avviso , a suggerirgli il sospetto che io mi trovassi in contrabbando ? - Dato l ’ astio che egli nutriva verso di me , proibirgli di riferire un fatto qualunque , proibirlo a lui , Cenatiempo , era lo stesso come essere sicuri che cinque minuti dopo l ’ avrebbe strombazzato all ’ universo . - Può accadere che nell ’ orgasmo di trovarsi impensatamente tra i piedi un individuo compromettente , ci si appigli a una risoluzione subitanea , irrimediabile , che il raziocinio più elementare avrebbe sconsigliato . - E ci dirà , il soldato Cenatiempo , quando verrà qui a deporre , ci dirà perché attese quindici o venti giorni ... - Questo ve lo dirò io fin d ’ ora : sia che non ci abbia più pensato , sia che abbia tenuto conto del vostro divieto , fatto sta che durante una ventina di giorni non parlò mai d ’ avervi visto ; quand ’ è che gli sfuggì un accenno sull ’ incontro del 29 giugno ? Per caso : nel regolare le sue indennità col furiere Bonalumi ; e questi pretendendo che fosse partito in piccola licenza , il 30 anziché il 29 , esso Cenatiempo invocò la vostra testimonianza , come l ’ unica che valesse a suffragare il suo asserto . - È una versione stiracchiata e ad ogni modo non attesta troppo l ’ esattezza del furiere Bonalumi nella contabilità : che bisogno c ’ era d ’ una testimonianza verbale se esiste il registro apposito , dal quale risulta la data precisa , matematica , della partenza e del ritorno d ’ ogni soldato ? - Insomma , il Cenatiempo fu esplicito nelle sue dichiarazioni ; vedremo tra poco se lo sarà altrettanto al dibattimento . - Ora che avete da obiettare al rapporto dei Carabinieri di Sant ’ Eufemia , i quali , in perlustrazione , il 27 giugno s ’ imbatterono con voi dopo il mezzodì , con voi che eravate in bicicletta e in abiti borghesi , sulla strada provinciale da Sant ’ Eufemia a Sulmona ? - Rammento benissimo , era il pomeriggio del 28 , non del 27; non andavo a Sulmona , andavo alla stazione di Beffi ad attendere un amico mio . - Pare che l ’ amico non ci fosse , poiché a Beffi non vi si vide né solo né in compagnia . Chi era quest ’ amico ? - Il principe di Caranello , volontario d ’ un anno in Piemonte Reale . Per lettera ero stato invitato a passare con lui due giorni di festa alla sua villa della Lattara . Egli doveva giungere da S . Maria di Capua ; era a S . Maria di guarnigione ; all ’ ultim ’ ora fu punito e non poté più partire ; non vedendolo scendere a Beffi , com ’ eravamo rimasti d ’ accordo , tornai indietro , senz ’ altro . - Siete ben sicuro che il vostro convegno a Beffi col Caranello fosse pel 28 o non piuttosto pel 27 ? - Sicurissimo : s ’ interroghi il principe . - Il principe venne interrogato , rammenta soltanto il progetto molto vago , ideato da voi , d ’ una scampagnata alla Lattara , progetto che poi non ebbe seguito , non sa più perché , e non è in grado di fornire schiarimenti precisi . - Era il 28 , venerdì , vigilia di due feste consecutive . - Capisco come a voi giovi sostenere che si tratta del 28 e non del 27 perché se vi riesce dimostrarlo , precipita l ’ edifizio dell ’ accusa ; infatti coll ’ orario alla mano , le coincidenze dei treni non permettono di toccar Napoli nella sera a chi non parte da Sulmona prima di mezzogiorno . - Passando per Isernia , a qualunque ora si parta da Sulmona non si può giungere a Napoli che all ’ indomani . - Si vede che l ’ orario delle ferrovie l ’ avete molto studiato . Nel loro rapporto i Carabinieri assicurano d ’ avervi incontrato lungo la strada provinciale venerdì 27; salta subito agli occhi un errore grossolano di calendario : quest ’ anno il 27 giugno cadeva in giovedì , non in venerdì ; ma tale errore consiste nello specificare erroneamente il giorno della settimana ovvero il giorno del mese ? In altri termini , scrivendo per un lapsus calami venerdì 27 giugno , intendevano di scrivere giovedì 27 , oppure venerdì 28 ? Questo è l ’ enigma che essi stessi non sanno sciogliere , forse per dimenticanza , forse per una bizzarra associazione di idee , prodotta dal succedersi delle due feste . - Suppongo che non sarà in base a un rapporto simile che il Tribunale mi condannerà . - Comunque sia , è certo che partendo da Sulmona alle 15.16 per la linea d ’ Avezzano , si può essere a Roma la sera stessa alle 22.55 , e bisogna credere che i Carabinieri di Sant ’ Eufemia abbiano errato nell ’ indicare il giorno della settimana e non quello del mese , cioè il 27 , dappoiché il 28 mattino voi eravate a Roma . - Chi lo dice ? - Dove e come abbiate passato la notte , per ora non si sa : la mattina del 28 eravate a Roma all ’ ufficio centrale del telegrafo e spediste un telegramma firmato Radamés . - Chi lo dice ? Sarebbero ancora i soliti Carabinieri di Sant ’ Eufemia che mi avrebbero visto a Roma ? - Che alcuno v ’ abbia visto , o per meglio dire v ’ abbia riconosciuto in quella circostanza , non risulta . Però , spedito il telegramma , dimenticaste un portasigarette d ’ argento , notissimo ai vostri amici , da una parte cesellato a geroglifici egiziani , recante dall ’ altra , sullo smalto , una testa di sfinge . Eccolo : lo riconoscete ? - Sì , è mio . - Dunque ammettete ... - L ’ ho smarrito o mi venne rubato a Napoli , poco dopo il mio ritorno da Nocera alla sede del Reggimento . - Insieme a una moltitudine d ’ altri oggetti furtivi fu rinvenuto in possesso d ’ un ladruncolo il quale dichiarò subito d ’ averlo trovato il giorno prima , cioè il 28 giugno , sul marmo d ’ uno degli sportelli nell ’ ufficio telegrafico in piazza San Silvestro . - Il ladro ha mentito per ingannare la questura : io rammento perfettamente che la sparizione del mio portasigarette avvenne a Napoli e so d ’ essermene lagnato in quartiere coi miei colleghi ... - Fatalità vuole che niuno dei vostri colleghi se ne rammenti . Ad ogni modo più tardi li sentiremo e si vedrà se confermeranno in questo senso le loro deposizioni scritte . Andiamo avanti . Verificato il registro dei telegrammi , la coincidenza delle figure egiziane sul portasigarette dimenticato il giorno 28 e della firma Radamés dava a presumere che il ladro non avesse mentito , ma la Questura credette invece d ’ essere sulle tracce d ’ un furto cospicuo perpetrato allora allora in danno d ’ un gioielliere romano , lasciò trascorrere parecchie settimane prima di occuparsi del cosidetto Radamés ... - ... che non ero io ! - ... del cosidetto Radamés , cercando e interrogando subito , com ’ era ovvio e naturale , la persona alla quale , qui in Napoli , il telegramma era stato diretto , una certa Rosa Di Crescenzio , Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone ; nel frattempo costei era sparita dal domicilio indicato e tuttora si mantiene irreperibile . - Volete dire qualche cosa ? - ... Nossignore . - Telegramma innocuo apparentemente . Eccolo « Tortora mi aspetti oggi senza fallo . Radamés » . Nient ’ altro . Telegramma innocuo e sibillino ad un tempo . Vedremo forse , andando avanti , se Tortora aveva il significato d ’ un nomignolo affettuoso , era un nome convenzionale oppure un nome vero . Frattanto , nessun dubbio che Rosa Di Crescenzio fosse un personaggio vivo e reale , ma un personaggio interposto , molto servizievole , a cui spettasse il compito di recapitare ad altri , che dovevano per prudenza rimanere nell ’ ombra , certe corrispondenze epistolari o telegrafiche , con una data firma , troppo pericolose ; quindi non è da far meraviglia che Radamés , impensierito dall ’ imperdonabile dimenticanza del portasigarette , si sia affrettato a trovare alla Di Crescenzio un nuovo domicilio , dove non seppero scovarla né allora né poi le più rigorose indagini . - Ciò non mi riguarda . Ripeto che Radamés non sono io , dichiaro che di tutto questo viluppo di Tortora e Di Crescenzio non so nulla affatto e i Tortora e i Di Crescenzio in Napoli si contano a centinaia . - Va bene . Non ignorate come un impiegato della questura di Roma , gran dilettante di rebus , abbia scoperto nei geroglifici del portasigarette il vostro nome coll ’ indicazione del Reggimento ... - Facile scoperta . - ... e come il vostro colonnello , avuto l ’ oggetto tra le mani , già grandemente scosso dalle rivelazioni del Cenatiempo e da altri indizi , non abbia più dubitato ... o almeno abbia avuto una maggiore conferma dei suoi sospetti . - Signor Presidente , poiché il soldato Cenatiempo torna in ballo , la prego fin d ’ ora , per non dimenticarmene , di domandargli , quando sarà interrogato , se alla stazione di Napoli egli mi vide vestito in tenuta militare o in abiti borghesi . - Si domanderà . Egli afferma nel suo interrogatorio scritto che eravate in piccola tenuta , cioè in berretto , e senza sciabola . - Ai signori giudici non sarà sfuggito che i Carabinieri di Sant ’ Eufemia dichiararono invece nel loro rapporto d ’ essersi imbattuti con me , lungo la strada di Sulmona , che ero in bicicletta e in borghese . La contraddizione è patente : quand ’ è che avrei potuto mutarmi d ’ abiti ? Portavo forse con me una valigia ? In bicicletta , una valigia ! ? - Anche questa è una circostanza importante che vedremo se sarà possibile dilucidare esaminando i testi . Non so se la contraddizione sia davvero così patente come voi dite , perocché nulla ci impedisce di supporre , almeno allo stato attuale delle cose , che a Napoli abbiate lasciato in qualche vostro sito familiare - presso il Tortora , per esempio - una tenuta di ricambio prima di partire per goder la licenza . È manifesto che al ladro conveniva usar la divisa non tanto per introdursi in caserma poiché si era proposto di saltare il muro , quanto per ovviare a qualunque incontro fortuito sotto il porticato . - Ed ora spiegatemi come mai nei quattro ultimi giorni di giugno tutti i vostri amici e conoscenti di Sant ’ Eufemia abbiano notato la vostra improvvisa scomparsa dal paese . - In ogni caso sarebbero non gli ultimi quattro , ma gli ultimi tre , ossia il 28 - quando mi recai a Beffi in bicicletta e i Carabinieri ebbero con me quel famoso incontro - il 29 e il 30; la spiegazione è presto data : nel tornare in paese , dopo andata a monte la scampagnata col principe di Caranello , disgrazia volle che correndo a tutta forza giù per la discesa del Gigante , manovrando per schivare un fanciullo immobile nel mezzo della strada , lo sterzo mi tradisse e andassi a pigliar d ’ assalto un mucchio di pietre , con tale violenza ... - ... da rotolar per terra voi e la bicicletta , non è vero ? da riportarne delle contusioni , delle escoriazioni ... insomma delle ferite non gravissime , ma abbastanza serie per impedire d ’ uscir di casa durante tre o quattro giorni . Va bene . Chiamaste un medico ? - Non ne valeva la pena . - Ecco una trascuranza della quale dovrete certo pentirvi : se un medico fosse venuto a visitarvi , avreste oggi per voi e per l ’ alibi che invocate il più formidabile dei testimoni . - Se possedessi il dono di prevedere gli avvenimenti , signor colonnello , non sarei un semplice sergente di cavalleria , ridotto su questo banco a lottare disperatamente , come può lottare un uomo aggredito dal destino , che difende la propria vita ! - È strano che nessuno , proprio nessuno dei vostri conoscenti sia entrato in casa vostra , e che le persone di servizio , per quanto disposte in vostro favore , circa questo particolare sieno tutte d ’ una memoria imperfettissima . - Anche l ’ inverosimile è vero molte volte . - Passiamo ad altre circostanze , ricapitolate come indizi nell ’ atto d ’ accusa , che avrebbero preceduto la vostra partenza da Napoli . È vero che una domenica , all ’ ora della libera uscita , foste scoperto dal piantone Sinopoli nell ’ ufficio di Maggiorità , a mettere olio in una vecchia lucerna fuori d ’ uso , abbandonata nel ripostiglio ? - È vero . - Sapete che questa lucerna fu trovata sulla cassaforte la mattina del 29 giugno ? Evidentemente aveva rischiarato l ’ opera dei ladri e non è presumibile che i ladri si fossero indugiati a fornirla dell ’ occorrente quella stessa notte . - Io so che qualche volta mi occorreva di lavorare di nottetempo per certi miei studi letterarii o di scienze sociali , e d ’ ordine del signor colonnello il contatore del gaz chiudendosi tutte le sere , dovevo servirmi d ’ una lampada a petrolio , e pensai di tener pronta la lucerna pel caso che alla lampada scoppiasse il vetro . - Lavoravate in Maggiorità ? - Me l ’ aveva concesso il furiere Bonalumi , però , uscendo dall ’ ufficio , ero obbligato di svegliare il piantone e consegnargli la chiave . - Sempre ? - Sempre . - Sapete che il ripostiglio della Maggiorità è soprastante al bugigattolo attiguo alla sala di scherma ? - L ’ ho imparato dall ’ atto d ’ accusa . - Vuol dire che avete sempre ignorato l ’ esistenza d ’ una botola nel pavimento del ripostiglio ? - L ’ ignoravo io , come suppongo che l ’ ignorassero quasi tutti gli ufficiali e quasi tutti i sottufficiali e soldati . - Quasi ? Perché non tutti ? - Se taluno seppe giovarsene , è chiaro che la conosceva . - Foste voi che dal ripostiglio faceste trasportare abbasso nel bugigattolo due cassoni vuoti ? - Nossignore . - Mediante tale trasporto chi l ’ ordinò ottenne doppio scopo : quello di sgomberare il ripostiglio in guisa che di sotto si potesse agevolmente sollevare la botola , e quello di prepararsi nel bugigattolo un sufficiente rialzo per giungere al soffitto . - Ne convengo , ma io non so nulla . - Badate : il trasporto venne eseguito pochi giorni prima della vostra partenza . - Non è una ragione perché si ritenga che l ’ abbia ordinato io . - Dal primo all ’ ultimo tutti quanti i graduati del Reggimento negano d ’ aver dato quest ’ ordine . - Se tutti negano e nego io pure , perché debbono essere creduti tutti gli altri ed io no ? Dove sono i soldati che hanno fatto il trasporto ? Vengano , ci dicano da chi hanno ricevuto l ’ ordine . - Sapete benissimo , e ve ne approfittate , che col congedamento della classe avvenuto in settembre , dispersi i soldati , un ’ indagine a questo riguardo sarebbe stata impossibile . Tuttavia c ’ è ancora il caporal maggiore Criscuolo che si rammenta d ’ avere assistito all ’ operazione del trasporto , non sa indicare gli uomini comandati a quel servizio , ma afferma in modo positivo che voi eravate presente . - Può darsi : con altri miei colleghi mi sarò trovato a quell ’ ora nella sala di scherma , forse mi sarò anche avvicinato al bugigattolo per curiosità ; non mi rammento affatto . - Il tenente contabile signor Pasquiroli dov ’ era solito tenere la chiave principale della cassaforte nelle ore in cui gli era affidata ? - Non lo so : ce lo dirà lui . - Lo dirà lui . L ’ accusa sostiene che voi abbiate avuto agio molte volte , trovandovi solo in ufficio , di frugare nelle tasche della sua giacca appesa al muro e asportarne la chiave , o almeno trarne l ’ impronta sulla cera . È notorio che in opposizione ai regolamenti , per lo più la cassa era chiusa con una sola chiave . - Tutte le supposizioni più temerarie , più assurde , sono lecite all ’ accusa . - Non frequentavate qui a Napoli il negozio di ferramenta e d ’ armaiuolo del signor Blunn a Monte Oliveto ? - Acquistai in quel negozio un paio o due di speroni fuori d ’ ordinanza e delle cartucce a percussione centrale , modello Walsrode , pel mio fucile da caccia . - Nient ’ altro ? - Nient ’ altro , ch ’ io sappia . - Nelle ore d ’ uscita libera andavate spesso a sedervi dal signor Blunn come noi si andrebbe al caffè : non potete negarlo . - Non lo nego : sono appassionato per le armi portatili , amo tenermi al corrente delle novità , ero in buona relazione col primo commesso della casa Blunn , niente di più naturale che di quando in quando mi recassi da lui , come da un amico , a far quattro chiacchiere di sport e a vedere gli ultimi arrivi dalla Germania o dall ’ Inghilterra . Non avrei mai creduto che tutti i miei passi fossero spiati fino a questo punto . - Furono inquisite le vostre abitudini quando i sospetti cominciarono ad aggravarsi su di voi ; prima , a nessuno venne mai in mente di spiarvi nelle ore di libertà . - Pensateci bene : dal negozio Blunn non faceste acquisto d ’ utensili e istrumenti meccanici , come sarebbero lime di varia forma , punzoni , trapani , morse , e via discorrendo ? - Il Commesso del signor Blunn lo asserisce ? - Non occupatevi del commesso ; francamente : sì o no ? - Sì . Sì . - Perché avete negato poco fa ? - Perché a tutta prima non me ne ricordavo . Ella mi incalza di domande , signor Presidente : la mia memoria come può essere così limpida , massime nell ’ orgasmo in cui mi trovo , da farmi rivedere in uno specchio , minuto per minuto , tutte quante le azioni della mia vita ? In epoche diverse dovetti provvedermi d ’ utensili per le riparazioni occorrenti alla bicicletta : dove ? quando ? indicate con precisione matematica il giorno e l ’ ora , il negozio , la fabbrica , la via , le persone ... - e guai se mi sfugge un particolare o mi attardo nell ’ esame di coscienza ! - Dove sono attualmente questi utensili ? - In casa di mio padre , a Sant ’ Eufemia . - L ’ autorità giudiziaria non li ha trovati . - Non avrà saputo cercarli . - O forse , per evitare il rischio della perquisizione e del sequestro , la prudenza vi consigliò di farli sparire . - L ’ avrei fatto senza dubbio , sapendomi reo ; poiché sono innocente , ho un motivo di più per imprecare al destino che converte a mio danno le minime circostanze e accumula sul mio capo tutta un ’ apparenza d ’ indizi . Il giudice istruttore non mi ha interrogato mai circa questi istrumenti ; perché ? Forse per cogliermi in fallo davanti al Tribunale e davanti al pubblico ? Egli , che dal commesso del signor Blunn già sapeva , che preparava la perquisizione e il sequestro , se me ne avesse parlato avrebbe ottenuto da me utili indicazioni . Ritorni a Sant ’ Eufemia l ’ autorità giudiziaria e cerchi meglio e troverà ; a meno che taluno della mia famiglia , a mia insaputa ... - Una perizia avrebbe potuto stabilire se di cotesti istrumenti alcuni erano idonei a scassinare la serratura dello scrittoio e anche quella della cassa , nel caso disperato che non si fosse potuto aprirla con falsa chiave , altri a modificare i congegni di qualche chiave analoga alla vera - quella cioè che servì ad aprire la cassa - ma la perizia , pure pronunziandosi in senso affermativo come ritengo , non ci avrebbe mai fatto uscire dal campo delle congetture . L ’ importante per noi era di udire la vostra risposta . - Mi pare d ’ averla data esplicita . - Dopo aver negato . - I signori giudici hanno inteso la spiegazione ovvia del mio diniego non volontario : giudicheranno . - Intanto è bene che i signori giudici sappiano altresì come la ditta Blunn rappresenti a Napoli la casa Jefferson di New York , fabbricante di casseforti , e come voi , durante le lunghe stazioni nel negozio , abbiate avuto opportunità di farvi spiegare , tra una chiacchiera e l ’ altra , a titolo di semplice dilettante , i meccanismi complicati e i segreti delle casseforti in genere , e specialmente di coteste americane . - Avendo concorso , sebbene con poca speranza , all ’ Esattoria del Comune di Sulmona , mio padre avrebbe dovuto provvedersi d ’ una cassaforte e mi incaricò ad ogni buon fine , poiché mi trovavo a Napoli , di raccogliere notizie circa i prezzi e le marche più riputate : si capisce che le prime informazioni io le abbia attinte nel negozio che avevo l ’ abitudine di frequentare . - Le due casse del vostro Reggimento portano la marca Jefferson ! - L ’ ho saputo dall ’ ufficiale istruttore . - Ultima contestazione : assai prima della vostra licenza , vale a dire nel maggio , il colonnello vi chiamò , vi fece vedere parecchi reclami di gente che avanzava denaro da voi , per somministrazioni varie d ’ oggetti ... di lusso e per amichevoli imprestiti . - Amichevoli ... purché fossero saldati ! - Prometteste di scrivere alla vostra famiglia , ritengo che non abbiate scritto , ad ogni modo la risposta non fu comunicata , e dopo nuove rimostranze e nuove sollecitazioni , il colonnello si vide nella dolorosa necessità di scrivere lui a vostro padre . - Eravamo già nel mese di giugno . Il signor colonnello mi mostrò la lettera che egli intendeva di spedire a mio padre , lettera brusca , minacciosa , che sarebbe stata causa d ’ infinite amarezze ; lo pregai di soprassedere , supplicandolo di concedermi una breve licenza , promettendogli che a qualunque costo sarei tornato a Napoli in grado di soddisfare i creditori principali ; il signor colonnello mi rifiutò la licenza e mi ordinò alla sala . - Ed ecco comparire le lettere annunzianti la malattia gravissima di vostra madre . Partiste . Che è che non è , al vostro ritorno una parte dei debiti fu immediatamente estinta . - L ’ avevo promesso . - Per non parlar dei minori , il solo orefice Amalfitano , al Largo della Carità , ebbe da voi oltre millecinquecento lire ; altre mille furono riscosse da un certo don Nicola Capece ... - Milleduecento . - Meglio . E i fondi ? - Esposi a mio padre la critica situazione in cui mi ero messo per la seconda volta ... impetrai perdono ... giunsi a manifestare il proposito di farmi saltare le cervella anziché tornare al Reggimento a mani vuote dopo tante promesse ... - E otteneste la somma che vi occorreva ? - Non interamente ; supplirono le mie sorelle coi loro risparmi . - All ’ infuori dei componenti la vostra famiglia che la legge non consente d ’ interrogare , sapreste addurre qualche testimonio ? - Ho indicato diverse persone di servizio , uomini e donne , che vivono in casa nostra . - Le stesse che dovranno dirci a suo tempo se eravate a Sant ’ Eufemia gli ultimi quattro giorni di giugno . Tolto il caso che mutino al dibattimento le loro deposizioni , costoro hanno assistito a scene domestiche poco edificanti cagionate dalle vostre insistenti richieste di denaro , ma sul fatto d ’ esser voi riuscito a raggranellare una somma considerevole , purtroppo ne sanno meno di noi . - Anche da mia madre ebbi qualche centinaio di lire ; potrà attestarlo la cameriera Agata De Liberis . - Infatti lo attesta , ma siamo ancora lontani dalla cifra totale dei debiti saldati al vostro ritorno . Frattanto , come conciliate la munificenza ottenuta da vostro padre colla lettera pietosissima che egli scrisse al colonnello in risposta alla sua ? - La lettera fu scritta sui primi di giugno . - Come conciliate l ’ abbattimento d ’ un uomo sotto il peso della sventura , d ’ un uomo che mette a nudo la sua povertà fino allora gelosamente mascherata , lo sfacelo della casa per innumerevoli dissesti , e singhiozza e chiede misericordia per sé e per suo figlio , promettendo di pagare dopo il raccolto del frumento - come conciliate questa lettera , ripeto , coll ’ improvvisa somministrazione di fondi ? - Dai primi di giugno ai primi di luglio corre un mese : in un mese di tempo , un proprietario come mio padre , al quale non è mai mancato il credito nelle province dei tre Abruzzi , trova sempre poche migliaia di lire per soccorrere suo figlio . - Un proprietario trova talvolta le centomila lire e non sa a chi rivolgersi per averne mille . A mio avviso , se egli avesse avuto , non dico la certezza né la speranza , ma un barlume di probabilità , non avrebbe mai scritto al colonnello nei termini in cui scrisse . - Passiamo oltre . L ’ orefice Amalfitano ebbe a minacciarvi d ’ una querela per truffa ? - Dopo il mio ritorno da casa ? - Prima della vostra partenza . - Minacce puerili che certi negozianti fanno spesso ai figli di famiglia , come le fanno anche gli strozzini , per atterrire i debitori e indurli più presto al pagamento . - Si trattava di gioielli acquistati da voi a credito e rivenduti immediatamente a un prezzo derisorio . Puerile o no , la minaccia dell ’ Amalfitano fu assai più persuasiva della paternale del colonnello : prova ne è che conseguì il suo effetto , come , del resto , anche don Nicola Capece vi strinse tra l ’ uscio e il muro , mostrandovi diversi foglietti cambiari , sui quali la firma d ’ un avallante non era precisamente scritta dalla persona indicata . - Caddi nelle unghie d ’ una baraonda di farabutti , la mia buona fede venne sorpresa a tradimento ! - Calmatevi , non siete chiamato qui a rispondere del reato di falso . - ... e il Tribunale non imparerà certo da me come moltissime volte le firme false sulle cambiali sieno volute o soggerite a furia d ’ artifizi dagli stessi strozzini per avere nelle mani un ’ arma terribile contro il debitore ! - Terribile , è vero : tanto terribile che per parare il colpo non vi restava altro mezzo se non quello di gettare l ’ offa nelle canne del cerbero , a costo di qualunque sacrificio , di qualunque umiliazione , di qualunque temerità ! - Un uomo d ’ onore paga sempre , a qualunque costo . - Avete altro da aggiungere ? - Aggiungo che pagate a don Nicola Capece milleduecento lire , sono tuttavia in debito con lui di altre tremilasettecento e in denaro sonante non arrivai a riscuoterne duemila . - Avete altro da aggiungere ? - Non ho altro . - I signori giudici hanno domande da rivolgere all ’ accusato ? Nessuna ? Va bene . Si avvertano i testimoni : l ’ udienza è rinviata a domani mattina . II - Sergente Faraone , dopo le arringhe del Pubblico Ministero e del difensore , la legge vi concede ultimo la parola . - Grazie . - Rinunciate ? - Rendo grazie alla legge che mi offre il mezzo d ’ afferrarmi a un ’ ultima tavola di salvamento e supplico il Tribunale di non ascrivermi a colpa se rimasi fino a questo punto nell ’ incertezza angosciosa d ’ approfittarne . - Dite pure . - Non so troppo come incominciare . Prima di tutto vorrei che non mi si accusasse d ’ aver fatto perdere al Tribunale un tempo prezioso , d ’ aver sciupato in gran parte l ’ eloquenza del Pubblico Ministero e la generosa difesa del mio avvocato ; giuro che se rimasi perplesso fino ad ora , una battaglia terribile si è combattuta nell ’ animo mio dacché cominciò il mio interrogatorio ... cinque giorni interi , cinque giorni e quattro notti di spasimi , di paure , d ’ ondeggiamenti , senza sapermi risolvere ... illudendomi , sperando sempre in un avvenimento nuovo , in un miracolo , che mi liberasse dalla più mortificante delle confessioni ! ... - Voi dunque confessate ? - ... Ancora adesso , un minuto fa , quando il signor Presidente mi dava la parola , fui sul punto di non accettarla , e qualunque fosse stato il destino che mi attende , portare con me il mio segreto ; ripetevo a me stesso : che serve ? I giudici non ti crederanno e per dippiù , oltre essere bugiardo , sarai anche vile ai loro occhi ! Vile , come lo sei ai tuoi occhi in questo momento ! - Perché vile ? Fatevi coraggio , non lasciatevi abbattere : la confessione non è mai una viltà , nemmeno quando è suggerita dalla paura ; può essere un eroismo talvolta , può essere un segno di pentimento e di redenzione . - Ho tutta la mia vita da redimere , signor colonnello , breve d ’ anni , troppo lunga d ’ errori , e se bastasse la confessione a redimerla , quasi per intero lei me l ’ ha già strappata dall ’ anima la confessione , signor Presidente ! - Ma non si tratta di ciò : son vile perché dopo tante oscillanze tra la voce dello spirito e le tentazioni della carne , ho finito per cedere alla carne , alla carne inferma , alla carne miserabile che ha paura ! Son vile , perché sarei ancora in tempo a tornare indietro se volessi , e non ne ho più il coraggio ! - Calmatevi . Volete che io sospenda l ’ udienza per pochi minuti ? Potrete ripigliare la vostra difesa quando sarete più tranquillo . - È inutile . - Signori del Tribunale , ora la carta è gettata . Ebbene , sì : ho mentito ! sfacciatamente , ribellandomi a tutti i testimoni , a tutte le prove che sorgevano contro di me da ogni parte . Finché si trattava dei Carabinieri che mi avevano incontrato sulla strada di Sulmona o del mio portasigarette rinvenuto a Roma nell ’ ufficio telegrafico , anche del soldato Cenatiempo che giurava d ’ avermi visto , d ’ aver parlato con me la mattina del 29 alla stazione di Napoli , avevo tanto in mano da difendermi , da infirmare queste testimonianze , per lo meno da avvolgerle in una nebbia di sospetto che mi sarebbe stata favorevole , ma quando comparvero nuovi testimoni in virtù del potere discrezionale , scovati dalla sagacia del Presidente , e costoro ; come la signorina Ada Mesener canzonettista e la sua cameriera , confermarono il mio passaggio per Roma , ovvero come i conniugi Tortora negarono dapprima e poi ammisero d ’ avermi ospitato qui in Napoli , nella casa loro , il 28 giugno , dopo essere stati avvisati dalla Di Crescenzio del mio arrivo , allora ogni resistenza da parte mia diveniva impossibile e assurda , eppure seguitai a negare colla persistenza insensata di chi affoga e si attacca agli specchi o ai rasoi e protestai sempre più , accusando di falso i testimoni , di non esser venuto a Napoli durante la licenza , perché tale era il mio dovere , perché mantenevo un segreto che non è mio , e se fossi un galantuomo e un gentiluomo , a rischio d ’ essere condannato a dieci , a vent ’ anni di reclusione , all ’ ergastolo , alla forca , dovrei seguitare a negare ! Ebbene , ammetto d ’ essere partito da Sant ’ Eufemia il 27 giugno in bicicletta e da Sulmona in ferrovia per la linea d ’ Avezzano , d ’ aver toccato Roma dove per poche ore ebbi ospitalità dalla Mesener , d ’ essere arrivato a Napoli il 28 nel pomeriggio recandomi in casa dei coniugi Tortora presso i quali avevo lasciato in custodia i miei abiti militari , d ’ esserne ripartito all ’ alba del 29 e d ’ essermi incontrato quella mattina col soldato Cenatiempo . Il destino che per mia maledizione mi perseguita dal giorno in cui venni al mondo , il destino , tragico nei suoi scherzi scellerati , volle che la stessa notte dal 28 al 29 si perpetrasse il furto nella Caserma del mio Reggimento , accumulò sul mio capo tutta la varietà degli indizi perché fossi ritenuto io l ’ autore del misfatto . Ebbene : di questi indizi , qual è il maggiore , il più grave , l ’ unico veramente che si possa chiamare indizio ? La mia venuta a Napoli . Ebbene : son venuto a Napoli , lo ammetto , lo confesso , lo dichiaro ad alta voce , me ne vanto se vi fa piacere ; il Pubblico Ministero ha stabilito su questo punto la sua piattaforma , il difensore ha adoperato per combatterlo e annientarlo tutti gli argomenti erculei del suo ingegno ; tempo perso e fatica sprecata ; son venuto ! condannatemi , sopra questo miserabile indizio ! Mi credano i signori giudici o non mi credano , rida o non rida il signor avvocato fiscale , certo è che , a voce , qualunque spiegazione mi si domandi , io non la darò . Indovinate . - Ho spedito da Roma un telegramma firmato Radamés a una Rosa Di Crescenzio , e poiché dovevo di necessità adoperare un nome convenzionale per tenermi celato , mi giovai della Di Crescenzio per due motivi : primo , perché i coniugi Tortora la Erma Radamés non l ’ avrebbero compresa e assolutamente mi occorreva che in occasione delle due feste non si recassero in campagna , dovendo vestire la divisa che tenevano in casa loro ; secondo , perché la Di Crescenzio avrebbe saputo tra le righe del mio telegramma leggere ciò che non era affatto specificato , e quindi informare del mio arrivo un ’ altra persona , la quale mi aspettava sempre con desiderio , ma non sempre aveva la libertà del suo tempo e delle sue azioni . - Questa persona , suppongo , non intendete nominarla ? - ... Non la nomino . - Che necessità vi spingeva a mutare i vostri abiti borghesi in quelli di divisa , allorquando in simili avventure la più grossolana prudenza vi avrebbe soggerito il contrario ? - Gli abiti borghesi che indossavo erano ridotti in uno stato miserando , addirittura indecenti , per essere caduto di bicicletta lungo la strada , come mi pare d ’ aver detto nel mio interrogatorio , e non avevo con me sufficiente denaro per procurarmene dei nuovi . - Che avvenne della Rosa Di Crescenzio ? - Lo ignoro . - La Questura ne ha perso le tracce , affermano i coniugi Tortora d ’ aver inteso vociferare che fino dallo scorso autunno , o anche prima , si sia imbarcata per l ’ Argentina . - Lo ignoro . - Pare che non avesse famiglia e vivesse di piccoli espedienti , più o meno fruttiferi in patria , ma certo non troppo lusinghieri né troppo facili per una donna già anziana che si trova ad un tratto sbalestrata in un paese dove non conosce né la lingua né gli usi . Ad ogni modo , è scomparsa . Come spiegate questa sparizione ? - Sono in carcere da molti mesi , l ’ ho ignorato fino a questi ultimi giorni e non so spiegarla neppur io . - Neppur voi ... non ostante la consuetudine dei segreti servigi che la Di Crescenzio vi prestava ? Non ostante la reciproca intrinsichezza dei vostri rapporti ? - Così è , signor Presidente , e niuno più di me deplora una tale scomparsa , poiché la testimonianza della Di Crescenzio ora ridonderebbe tutta a mio vantaggio , confermando la giustificazione della mia venuta a Napoli . - Avete altro da aggiungere ? - Ho da aggiungere che il Tribunale non potrà non tener conto della lotta acerrima che mi toccò sostenere in questi giorni di dibattimento , solo per non mancare al primo dovere d ’ un gentiluomo , perché non si dicesse che ridotto agli estremi , serrato dall ’ accusa in un cerchio di ferro , tentavo la mia salvezza inventando qui su due piedi un capitolo di romanzo sentimentale e misterioso . Ho da aggiungere che nessuna umiliazione mi venne risparmiata , ed io non proferii verbo e non mossi lamento , nessuna umiliazione - a fin di bene , non ne dubito , nell ’ interesse della giustizia , ma non per questo meno dolorosa - cominciando dalla pubblica esposizione della mia vita intima , delle mie miserande avventure , dei miei falli , dei miei rimorsi , delle mie ricadute ; chi siede su questo banco taccia e sopporti , pianga e non invochi diritti : diritti non esistono per lui , tanto è vero che fin dal primo giorno , al mio avvocato difensore , il quale si meravigliava che il signor Presidente mi interrogasse usando il voi invece del lei come è prescritto pei sottufficiali , rivolsi preghiera di non darsene per inteso e lasciasse correre . Non è una protesta che io faccio , lo creda il signor Presidente , non è neppure una lagnanza diretta a lui o al suo metodo d ’ interrogare , ho voluto addurre semplicemente un esempio ... senz ’ ombra di atteggiarmi a vittima e senza risentimento , lo dichiaro ad alta voce . - Ho da aggiungere infine che se il Tribunale non fosse ancora persuaso circa i motivi che originarono il mio viaggio clandestino , posseggo i documenti irrefragabili di quanto asserisco . Eccoli . Non dispiaccia al signor avvocato fiscale , mi riuscì di sottrarli a tutte le perquisizioni , di eludere la continua vigilanza esercitata in carcere sulla mia persona , avendo avuto tempo , quand ’ ero alla sala prima che fosse spiccato il mandato d ’ arresto , di cucirli dentro la fodera del pastrano . Eccoli : affido questa busta al signor Presidente e alla sua lealtà : non l ’ apra ora , aspetti ad aprirla in camera di consiglio , lo supplico . - Un momento : che documenti sono ? - Mi si dispensi dal dirlo : certo non sono tali da leggersi in pubblica udienza e il Presidente comprenderà tra qualche minuto perché fino all ’ ultimo io abbia resistito , lottando con tutte le mie forze , alla tentazione di produrli . - Non posso accettarli se non nelle forme e nei modi voluti dalla legge ; il Pubblico Ministero ha il diritto di conoscerli e prima ancora che egli affermi cotesto diritto , io debbo assolutamente rifiutarmi a una violazione di legge così patente e manifesta come sarebbe quella d ’ introdurre in camera di consiglio alcuni documenti nuovi , dei quali non solo non sia stata data lettura in udienza , ma dei quali si sia impedito il Pubblico Ministero di prender visione . Segretario , favorisca ... - Mi oppongo alla lettura ... mi oppongo con tutte le forze dell ’ anima mia ... mi oppongo in nome di una donna , la cui mem ... ossia , la cui riputazione rimarrebbe vituperata , in nome di quel sentimento cavalleresco che i miei giudici non vorranno mai soffocare nell ’ animo loro di soldati ... - Era da prevedersi che agli atti del processo una pagina di romanzo sarebbe stata aggiunta infallibilmente . Se vi opponete alla lettura di coteste carte , perché le avete presentate ? - Ignoravo che non fosse permesso al Tribunale di esaminarle in via riservatissima , quasi sotto il sigillo della confessione . Supplico il mio avvocato difensore , supplico lo stesso rappresentante della legge , di unirsi a me e impedire la propalazione d ’ un segreto che in un momento d ’ oblio ho affidato , agguantandomi a un ’ ultima tavola di salvezza , alla coscienza , all ’ onore , alla generosità dei miei giudici , non alla curiosità della folla . - Sta bene : poiché , come dite , il carattere intimo dei documenti prodotti non consente che sieno letti in pubblico , ordino che si proceda a porte chiuse per ragione di moralità . Il signor avvocato fiscale è del mio avviso ? L ’ egregio difensore crede di sollevare un ’ eccezione in proposito ? No ? sta bene . Usciere , faccia sgomberare la sala . - Preferisco ritirarli e distruggerli ... distruggerli in questo momento e con le mie mani , anziché ... - Ormai sono acquisiti al processo . - Signor Presidente , per l ’ ultima volta la scongiuro ... - non è una minaccia , Dio me ne guardi , è una preghiera , una preghiera ultima - la scongiuro di considerare l ’ incidente come non avvenuto e restituirmi quelle carte ! - Non è in mia facoltà . Se ora vi pentite d ’ un atto inconsulto , la vostra resipiscenza giunge troppo tardi . - Sono usciti tutti dalla sala ? - Dio mi è testimonio che ho fatto quanto stava in me per evitare dolorose conseguenze ! - Quali conseguenze ? Che intendete dire ? Spiegatevi : quali conseguenze ? - Non so nulla , non insisto più . Il signor Presidente dia un ’ occhiata al primo foglio e veda se anche a porte chiuse certi segreti possano essere manifestati . - E non era vostra intenzione che cotesti segreti noi li imparassimo in camera di consiglio ? - Io non sarei stato presente . - Avreste rossore ... o paura ? Finiamola . Apro io la busta e leggerò io medesimo . Per contentarvi in parte , chiedo facoltà al Tribunale , al Pubblico Ministero e alla difesa di omettere i nomi di persone estranee al processo , se questi non sono assolutamente necessari allo scoprimento della verità e se temete che la loro divulgazione , anche fra noi soli che abbiamo l ’ obbligo morale del segreto , possa nuocere all ’ onore ... di qualcheduno . « . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » - ... Usciere , favorisca un bicchier d ’ acqua . Credo d ’ avere a sufficienza interpretato i vostri desideri , non lasciando neppur lontanamente trapelare il nome e la condizione della persona che ha scritto queste lettere . Senza dubbio il tribunale ne terrà conto . Non capisco però come mai , sergente Faraone , abbiate voluto dare tanta importanza a un carteggio ... erotico fin troppo , il quale se conferma la vostra fama di un Don Giovanni fortunato e se basta a compromettere irreparabilmente una donna , non solo non rischiara il mistero , ma coll ’ accusa che vi è mossa non ha alcuna relazione diretta né indiretta . - Frattanto io risuggello la busta con le debite forme . Accusato , avete più nulla da dire ? - Nulla . - Il dibattimento è chiuso . Il Tribunale si ritira per deliberare . III - Signori giudici , qui in camera di consiglio , nel segreto delle nostre deliberazioni , non dirò una parola che possa menomamente far pendere il vostro voto da una parte piuttosto che dall ’ altra della bilancia ; mi asterrò anche nel modo più rigoroso dal manifestare la mia opinione , nel mentre voi sarete liberi di discutere e comunicarvi a vicenda le impressioni avute nel corso del dibattimento . Però , prima di entrare nel merito , prima ancora di interrogare la vostra coscienza e ponderare il vostro voto , concedetemi una facoltà , la maggiore forse che sia mai stata chiesta da un presidente , a malgrado di tutti i suoi poteri discrezionali . Taluno di voi ha manifestato il desiderio d ’ avere ancora una volta sotto gli occhi le carte che il sergente Faraone produsse all ’ ultimo momento e che da me furono lette in udienza : permettetemi di non accondiscendere . Non dubito della lealtà vostra e della vostra discrezione , ma a qual pro ’ rimescolare le turpitudini che già conosciamo per averle intese pochi momenti sono ? Pensandoci , approverete la mia condotta . L ’ audizione di alcune lettere , di alcuni telegrammi ci ha abbastanza edificati sui rapporti intimi d ’ amicizia tra una signora maritata e il sergente Faraone ; quanto al ritratto in fotografia unito alle lettere e che esuberantemente conferma tali rapporti , mi sia lecito lasciarlo dormire nella busta risuggellata , lasciarlo nelle tenebre per quelle stesse ragioni di prudenza elementare che mi consigliarono di tacere non soltanto i nomi ma altresì tutte quelle indicazioni che a certi zelanti o dilettanti avrebbero offerto un appiglio per costruire almanacchi . Ora , ciò che importa è questo : dalla lettura dei documenti in parola possiamo dedurre che per amore e invito d ’ una donna il sergente Faraone sia venuto a Napoli in modo così clandestino ? Noi giudici , abbiamo la prova dell ’ alibi nella notte dal 28 al 29 giugno ? In altri termini , l ’ affermazione indubitabile dell ’ adulterio ci può convincere che precisamente quella notte l ’ adulterio sia stato consumato , nel mentre in caserma si perpetuava il furto ? Altro problema da sciogliere : fu buona arte di difesa , quella usata dal Faraone ? Era schietto il suo rammarico , sincera la sua perplessità nel voler dire e non dire , legittimo il suo rimorso nel vedersi coatto dall ’ istinto di salvazione a rivelare il più geloso e il più caro dei segreti per un galantuomo - galantuomo secondo il codice dell ’ umana commedia - , a mettere in piazza l ’ ignominia della donna che lo amava ? Non ne so nulla ; tempo perso lambiccarsi il cervello nell ’ indagine se fu meditato e preparato con malizia da artista il colpo finale d ’ ammettere la venuta a Napoli dopo averla negata ostinatamente durante l ’ interrogatorio , e di fronte ai testimoni , dopo aver lasciato che il difensore sprecasse tutti i tesori dell ’ ingegno , tutti i sofismi dell ’ arte oratoria per dimostrarci come i testimoni pigliassero abbaglio o mentissero e il suo cliente non si fosse mosso dal territorio di Sant ’ Eufemia . Chi può dire quante facce assuma l ’ ipocrisia e quante volte la verità ci apparisca bugiarda ? Quante volte ci lasciamo ingannare da un preconcetto d ’ antipatia o di simpatia e ricusiamo fede a un ’ anima candida e crediamo ciecamente a un farabutto che si burla di noi ? Questo ho voluto premettere alla discussione circa il fatto specifico del reato ascritto al sergente Faraone , perché la causa vi tornasse davanti sfrondata da ogni parvenza eterogenea , perché il vostro giudizio fosse sgombro d ’ ogni apprezzamento estraneo al fatto in se stesso . Dimentichiamo , signori , l ’ ultima fase del dibattimento , spontanea o artificiosa che sia , ributtante o compassionevole ; dato l ’ uomo , secondo abbiamo avuto agio di studiarne l ’ organismo morale nel lungo corso della discussione , ricostrutte ad una ad una le circostanze che precedettero , accompagnarono e seguirono il furto , vagliati al crogiuolo gli indizi d ’ accusa e le obiezioni defensionali , non ci resta che interrogare la nostra coscienza e ad essa attingere il vero perché del nostro voto , sì , o no , senza rispetti umani , senza titubanze , senza preoccuparci delle conseguenze . Può accadere che il nostro convincimento sia erroneo , ed erroneo il voto che ne scaturisce , tanto di condanna quanto d ’ assoluzione , ma la giustizia degli uomini è sempre giusta , ad un patto : che non abbiano rimorso gli uomini che la pronunciano . - Passiamo alla votazione : sì o no , senz ’ altro . Potrei formulare il quesito : è colpevole il sergente Faraone ? Ma nella sua crudezza darebbe adito a restrizioni mentali o anche esplicite , le quali necessariamente importerebbero un nuovo scrutinio subalterno ; stimo quindi più semplice e opportuno redigerlo in questi termini : esistono sufficienti indizi per ritenere il sergente Faraone autore del furto qualificato in danno dell ’ Amministrazione militare , commesso in Napoli , nel quartiere del Reggimento « Lancieri di Parma » la notte dal 28 al 29 giugno 18 ... ? - Procediamo per ordine inverso d ’ anzianità . Sì o no . A lei per il primo , capitano Della Freccia . - No . - Capitano Agar ? - Sì . - Capitano Torcigliani ? - No . - Maggiore Cavalcabò ? - No . - Tenente colonnello Roda ? - No . - La maggioranza si è pronunciata per il no . Sta bene . Ritengo inutile che il Presidente esprima il suo voto . - Segretario , si compiaccia stendere la sentenza : il Tribunale assolve il sergente Faraone Raffaele dell ’ ascrittogli reato , per insufficienza di indizi . IV - Hai un fiammifero , Torcigliani ? - Grazie . Non fumi tu ? non sbuffi neppure ? il cielo ti benedica , te e la tua pazienza , uomo ... sublime ! - Se Dio vuole , ormai siamo agli sgoccioli . - Speriamo , purché il segretario abbia compassione di noi e nel comporre la sentenza non si creda in dovere di ricapitolare dall ’ alfa all ’ omega tutto il dibattimento . Ma sai che son lunghi cinque giorni d ’ udienza ? Preferisco cinque giorni filati di piazza d ’ anni . - Che ore sono ? ho una fame canina . - Vieni qui , Torcigliani : sia detto tra noi due in camera charitatis : non ti pare ? Troppo meticoloso , troppo sofistico il Presidente ! Viene dalle aquile dello Stato Maggiore e facciamogli di cappello , ma domando io , che bisogno c ’ era , che bisogno , per cristallina ! di tenerci noi , poveri diavoli , cinque giorni inchiodati su quei durissimi segghioni per un processo mal costrutto , senza base , senza fondamento ... - Hai un fiammifero ? - ... per ripetere cento volte la medesima cosa e farla ripetere dai testimoni ... - Anche a Verona , cinque o sei anni fa , ero giudice del Tribunale , avevamo per presidente il colonnello ... aiutami a dire ... il colonnello ... veniva dai Bersaglieri , era passato al 34 ... - Urban ? - Urban era già morto e sepolto a quell ’ epoca . Un bel tipo , Urban ; l ’ ho avuto maggiore al 47; lo chiamavamo ... come lo chiamavamo ? - Insomma , Presidente a Verona non era l ’ Urban , era ... - impossibile che tu non l ’ abbia conosciuto , veniva dai Bersaglieri , ti dico , romagnuolo , due baffoni ... era stato ufficiale d ’ ordinanza di Pianell ... - Marosetti ? - Marosetti , bravo . - È morto anche lui , appena promosso generale nella riserva . - Quello era un Presidente coi fiocchi , pronto svelto ... e di manica larga : per esempio , un imputato di furto diceva : io non ho rubato le venti lire al mio compagno , ho voluto solamente fargli uno scherzo ... e il Presidente , con una crollatina di spalle : in fondo anche questo può essere uno scherzo come un altro : chi ci assicura che realmente non abbia inteso di fare uno scherzo ? E così mandava il ladro a farsi impiccare da un altro . - Sia detto fra noi due , in camera charitatis : il nostro Presidente è di tutt ’ altra pasta : il suo desiderio sarebbe stato di picchiar sodo sulle spalle di Faraone e adesso ci tiene il broncio per avergli negato la condanna . Guardalo là , solo , a masticarsi i baffi e contemplare le nuvole attraverso i vetri . - Anche Marosetti , a Verona , se noi giudici non si votava come l ’ intendeva lui , faceva il diavolo a quattro . Mi ricordo che un giorno il tenente colonnello ... - come diavolo si chiamava ? ora è colonnello anziano - glielo cantò in musica , noi votiamo secondo la nostra coscienza e non secondo il Presidente ! - Capisci ? un tenente colonnello d ’ Artiglieria , piemontese ... si chiamava ... l ’ ho qui sulla punta della lingua ... - Tu mi dirai : in coscienza , Faraone è colpevole o non è colpevole ? E io rispondo : Faraone è una schiuma di brigante , colpevole di questo e di cento altri reati e merita cento forche non una sola , ma prove dirette , vere prove contro di lui non ne abbiamo ed io , giudice , me ne lavo le mani e lo mando , come il tuo Marosetti , a farsi impiccare da un altro . - Dammi ancora un fiammifero . - Io invece ragiono diversamente : Faraone sarà un brigante , scaltro , malizioso , canaglia da far le fusa a Satanasso in persona , ma questa volta l ’ autore del furto alla cassa del suo Reggimento non è lui , e non è lui , perché ... per mille ragioni ! ... perché ... perché ... insomma non è lui ! mi spiego ? Che fosse presente a Napoli quella notte , per me non prova nulla : o non potrebbe esser venuto davvero per uno dei suoi intrighi con una donna maritata ? Anche a me - ero sottotenente a Bologna , al 29 - toccò di rientrare nascostamente dalla licenza per un ’ avventura di questo genere ; sai con chi mi trovo alla stazione , becco a becco ? col mio Capitano , l ’ uomo più sospettoso che abbia mai passeggiato sulla crosta della terra : un sardo ! - Era il marito ? - Peggio del marito : era il mio concorrente ! Un sardo , figurati ! Non so cosa ne sia successo , l ’ ho perso di vista ; se mi dai mezzo minuto , ti dico il nome ; dovresti averlo conosciuto ; è andato via da maggiore nei distretti ; impossibile che in Italia o in Africa non te lo sia trovato fra i piedi : tutto nervi , tutto fegato , basso , pelle bruciata , irrequieto , attaccabrighe ; si chiamava ... aiutami tu : non ti ricordi , tu che sei stato in Africa con lui durante la spedizione San Marzano ? Si chiamava ... - Pensaci , io intanto vado a farmi dare un fiammifero da Cavalcabò ; la tua scatola è vuota . - Cavalcabò ... - Parla piano , il segretario sta elaborando la sentenza , e non ti consiglio di frastornarlo , se vogliamo arrivare a casa per l ’ ora di pranzo . - Dovrebbe tosto aver finito , per cristallina ! Guarda : trentacinque minuti d ’ orologio dacché si è rinchiuso dietro il suo paravento . Cosa scrive ? Un trattato di Sant ’ Agostino ? Bastano quattro righe senza tanti considerando e attesoché per buttar giù una sentenza d ’ assolutoria . Mi viene un ’ idea : Cavalcabò , se picchiassimo due colpetti contro il paravento , piano , piano , per sollecitarlo a sbrigarsi ? - Sta fermo , che il Presidente ci guarda . - Niente paura , son persuaso che anche il Presidente ... - Parla piano ! - ... anche il Presidente non aspetta altro che di battere in ritirata e sfogare lontano da qui il suo malumore - Se mi dai ancora un fiammifero , mi fai piacere ; che razza di virginia ci regala il governo , io non lo so : serviranno ai muti , forse ; per uno che voglia fumare e discorrere , non c ’ è verso , ogni quattro parole si spengono . - Dimmi una cosa , Della Freccia , ma mi raccomando , parla piano : in tutta confidenza che te ne sembra di quell ’ epistolario galante , letto a vapore dal Presidente ? - Molto galante , e molto ... come si direbbe ? molto ... espressivo da parte d ’ una signora , che a giudicarla tra le linee , sulla scala sociale dovrebb ’ essere più vicina all ’ Olimpo che ai rigagnoli di via Mardones . Fortunato Faraone ! Compatisco il marito vattalapesca chi sia - ma invidio Faraone , e siccome le droghe tanto più mi danno buon sangue quanto più sono piccanti , alla lettura mi son divertito un mondo . - D ’ accordo , ma poiché il pubblico era stato mandato via , che necessità di non lasciarci pasteggiare il romanzetto tra di noi , in famiglia , come un bicchierino di rosolio ? Pochi discorsi : i documenti si leggono perché i giudici possano farsene un concetto , ovvero per gettar loro una nuvola di polvere negli occhi ? Leggendo lui a precipizio e a rompicollo , saltando degli interi periodi , certo i più scabrosi e più interessanti , mugolando , soffiando , ansimando , il Presidente ha scoperto troppo il suo giuoco che era quello di farci capire il meno possibile e arrivar presto alla fine . - In camera charitatis , se ho a dirtela schietta , io ebbi l ’ impressione che appena aperto il plico , il Presidente sia rimasto di sasso , quasi terrorizzato , come se dalla busta gli fosse scivolato improvvisamente una biscia sulle mani . Perché ? Questo ti domando io , Cavalcabò del mio cuore : perché ? - Fu svelto a rimettersi subito in carreggiata , ma quanto a darci il bandolo della matassa non era certo nelle sue intenzioni , e così per salvare le apparenze ... rammenti il Ballo in maschera ? Fuggi fuggi per l ’ orrida via ... attraverso una lettura vertiginosa . - E chiuso il dibattimento , ritiratici per la votazione , ero sì o no nel mio diritto d ’ arrischiare l ’ umilissima istanza che il Tribunale fosse un po ’ meglio informato , rileggendo le lettere e i telegrammi d ’ amore , osservando il ritratto dell ’ eroina ? Invece ... uno , due , tre : tac ! la busta era già sparita . Un discorsetto agrodolce del Presidente che ci ammoniva di non rompergli i tabernacoli , la nostra solita pecoraggine di chinar sempre la testa per disciplina anche dove la disciplina non entra ... e felicissima notte . - Felicissima notte , ma per centomila milioni di milioni di diavoli , una sbirciatina al ritratto avrei voluto dargliela anch ’ io . - Una delle due : o conosciamo la persona che è in ballo o non la conosciamo . - Prima di tutto , non ci si venga a declamare la predica dello scandalo e della reputazione intangibile d ’ una pedina ! Sta ben attento : non la conosciamo ? tanto meglio , amen , e non se ne parli più : la conosciamo invece ? - Qui ti voglio : appunto : e se tutti invece la conoscessimo ? Oppure due o tre di noi ? O anche uno solo la conoscesse ? - Il mondo non cascherebbe . Ci si direbbe tra di noi , all ’ orecchio , che neanche l ’ aria sentisse : « guarda , guarda : la tale !...» e poi , usciti di qui , acqua in bocca . Siamo uomini ; o siamo ragazzi ? Che stima avete di noi se non vi fidate della nostra prudenza e con destrezza ci fate sparire le carte sotto gli occhi ? Uomo retto , uomo imparziale , uomo superiore , aquila volante sulle cime dell ’ Hymalaia , tutto vi concedo e m ’ inchino alla vostra altezza , al vostro talento , alla vostra abilità , ai vostri numeri insomma , ma non vi concedo l ’ arbitrio della diffidenza verso di noi . Parlo bene ? Non so se mi spiego . Dimmelo tu , Della Freccia : parlo bene ? Francamente . - Quanto a me , in camera charitatis ... - Sottovoce . - ... se dipendesse da lui , scommetto che l ’ amico ci metterebbe volentieri agli arresti pel nostro voto non conforme alle sue intenzioni , il tenente colonnello Roda prima di tutti , e poi te , che sei maggiore ... - Tutti agli arresti , meno Agar . - Già , Agar , che ha votato per il sì , lui solo , forse perché Faraone gli era specialmente antipatico . - Faraone appartiene al suo Reggimento . Siamo giusti : voler o no Agar , che l ’ ha pure avuto al suo squadrone , è in grado d ’ averlo conosciuto bene e studiato a fondo più di noi . - Discorsi ! pel fatto d ’ averlo avuto quindici o venti giorni al suo squadrone , anche un mese , se vuoi , anche due , vorresti darmi ad intendere che possiede lui nelle mani quelle prove matematiche di reità che noi non abbiamo saputo trovare , nemmeno a cercarle col lanternino ? Sai piuttosto ? Mi fa l ’ effetto d ’ un uomo invaso dallo spirito di contraddizione e che veda sempre tutto in nero . - Gli è morta la moglie . - Me ne dispiace tanto , ma non è questa una ragione ... Bada , io non critico il suo voto , il voto è libero e incensurabile , critico la sua perpetua taciturnità , il non volersi affiatare con noi altri che siamo ufficiali come lui in fin dei conti , e senza prove mandare un giovinotto in galera , giurando attraverso i suoi occhiali affumicati . - Soffre di nevrastenia , non lo sai ? Parla piano , che potrebbe udirci . - Non temere : subito dopo la votazione si è rifugiato in solitudine sul terrazzo a sfidare il freddo e la tramontana . - Per agguerrirsi alle intemperie della stagione come a quelle della fortuna . - E buscarsi un malanno , piuttosto d ’ attaccar discorso con me , per esempio , che non appartengo alla Cavalleria . - Sei maligno . Ti ripeto che soffre di nevrastenia , aggravatasi allo stato acuto appunto dopo la morte quasi fulminea della moglie . In confidenza : al suo Reggimento si va sussurrando a bassa voce di qualche attacco d ’ epilessia più o meno larvata ; a cavallo non monta più da un pezzo e finirà , oggi o domani , per chiedere l ’ aspettativa . Tale e quale come sua moglie : a poco a poco si scava la fossa coll ’ uso sempre crescente della morfina . - L ’ hai conosciuta sua moglie ? - So ben che scherzi : io , povero fantaccino , una signora di Cavalleria ? Per principio , conosco solo le signore del mio Reggimento , e non tollero che la mia signora faccia e renda altre visite . Spirito di corpo . - Tu piuttosto l ’ avrai conosciuta , uomo brillante , sempre giovine , sempre conquistatore , che frequenti l ’ altissima società . - Non mi crederai : quella donna mi ha sempre fatto paura . - Per cristallina ! - Paura . In questo senso : la sognavo di notte , e di giorno , avvicinandola , mi accorgevo di essere davanti a una sfinge impenetrabile . Non già che io ne fossi innamorato , ma ... non so se mi spiego : a volte un gesto benigno , direi quasi ... cristianamente misericordioso , uno sguardo limpido di dolcezza nel quale pareva che nuotassero come in un lago tutte le vele bianche dell ’ innocenza , a volte certe mezze parole troppo significative , e negli occhi certi lampi di perfidia che mi atterrivano . - ... Dammi un fiammifero . - Appena la vedevo comparire in un salotto , per esempio , ai balli dell ’ Unione , della Croce Rossa , della Caccia , mi appiattavo timido tra la folla degli invitati , per non essere visto da lei e se lei , passando , mi ravvisava e mi porgeva la mano e mi salutava , in quel momento io , maggiore d ’ Artiglieria , che conosco i miei galletti e segnatamente le mie galline , in quel momento avrei implorato come una grazia del cielo che la terra si fosse spalancata sotto i miei piedi e mi avesse inghiottito l ’ abisso . - Cose che succedono . - Ma paura di che , insomma ? - Non lo so . Paura ! Forse di innamorarmene ? Forse che ella si innamorasse di me ? Non lo so . Era una creatura troppo ... come dire , troppo danubiana . - Danubiana ? - Sì , bulgara ... moldovalacca ... di quei paesi laggiù sulle sponde del Danubio , dove pare che le donne d ’ alto bordo , almeno quelle che capitano qui da noi , scommettano a chi incarna il romanzo più stravagante . - Bella donna ? - Secondo i gusti e le simpatie . Non era una di quelle bellezze che s ’ impongono senza discussione , però gli uomini l ’ innalzavano al settimo cielo e per lei molti avrebbero lastricato di smeraldi il campo delle loro corse alla conquista . Bellissima , no , ma affascinante ! ... affascinante per qualche cosa di zingaresco che aveva nei gesti e nella voce gutturale , per la fiamma che le balenava negli occhi ... occhi tenebrosi , d ’ inferno , caro Della Freccia ! E mi dici niente il contrasto di quelle pupille notturne con una capigliatura quasi scarlatta ? Artificio ? Va benissimo , ma artificio da artista non da parrucchiere , come , del resto , si rivelava sempre artista in ogni minuto e in ogni atto della sua vita , nell ’ eleganza e nell ’ originalità del vestire , nella musica , nel cavalcare , nel discorrere col primo venuto d ’ arte e di frivolezze ... - ... nell ’ essere innamorata del marito ! - E perché no ? anche questo può darsi , a titolo d ’ un capriccio originale e d ’ una stravaganza , in certo modo artistica essa pure da aggiungersi a tutte le altre . Comunque , se ebbe delle fantasie extraconiugali , furono avvolte in un mistero così sapiente che non trapelarono mai ad onta delle più zelanti inquisizioni di certi cani da fiuto che ci rimisero la fatica , inquisizioni malvagie , sobillate dall ’ invidia di certe signore ... - Bada , adesso tocca a me suggerirti di parlar piano . - ... l ’ ultima volta che la vidi fu verso la fine di luglio , a Castellamare , al gran lunch sul yacht del principe di Villa Formosa pel battesimo della bandiera . Tutta vestita di bianco a scintille d ’ argento : un barbaglio sotto il sole da farti chiudere gli occhi . Rammento che così bianca e sfavillante com ’ era , con un cappello bianco alla Rubens , semplicissimo e immenso , ricco nient ’ altro che d ’ una penna di struzzo favolosa che le scendeva a metà spalla , appena giunta a bordo , con quella sua disinvoltura balcanica , miscuglio d ’ alterezza e di brio , si creò da sé regina della festa e puoi immaginarti se a bordo d ’ un yacht principesco , in una circostanza così solenne , mancavano duchesse e principesse , giovani e belle , e taluna anche più bella di lei , ma non altrettanto incantatrice ! - Acqua , padre , che il convento brucia ! E vuoi darmi ad intendere che non ne eri innamorato , anzi avevi paura di cotesta donna ? - Parla piano , parla piano ! - Otto giorni dopo , giorno per giorno , cotesta donna era morta ! - Si parlò di suicidio , se non erro . - Lo sai tu ? se ne dissero tante e infatti da qualche silaba sfuggita ai medici pare che quella d ’ una morte volontaria sia la versione più accreditata . Suicidio per avvelenamento . E la causa ? Buio pesto : un colpo improvviso di pazzia cagionato dall ’ abuso della morfina , secondo gli uni : debiti enormi a insaputa del marito , secondo gli altri ... - Si vociferava che fosse ricchissima e che , sposandola , Agar avesse fatto un salto nelle miniere di Creso . - Intanto i debiti sono rimasti , questo è certo , e se il marito non ha altre miniere che quelle , poveri creditori ! - A sentire altre voci , minaccia terribile , imminente di cecità e nessuna speranza di salvezza : abbandono repentino da parte d ’ un amante segreto ... anche questo si disse per iniqua mania di mormorazione , però senza l ’ ombra d ’ un pretesto lontanamente plausibile . Fatto sta che da un ’ alba all ’ altra , l ’ abbia voluto lei di sua elezione o l ’ abbia voluto il destino , precipitò nelle tenebre . - Requiem aeternam . - In camera charitatis , tu hai bel difenderla a spada tratta e si capisce , ma se fossi io il vedovo d ’ una valacca di questa risma , assai più che dalla sua partenza verso il seno d ’ Abramo , sarei afflitto dall ’ idea di doverne pagare i debiti . Oh ! eccolo che torna , l ’ inconsolabile eroe , dai freschi vagabondaggi sul terrazzo . - Il Presidente è andato a chiamarlo , segno che la nostra clausura sta per finire . Grazie al cielo , era tempo . - Vieni qui : gli sei amico , tu ? - Di Agar ? - Di Agar . - Amicizia ... relativa . - Nei tuoi panni comincerei adesso ad aver paura . - Perché ? - Non vedi che faccia stravolta e che occhi spiritati ? - Ebbene ? - Sta in guardia . Lei viva , nessun rischio , data la perpetua cecità di noi mariti , specie se la tua dama bianca era così prudente come dici : morta , è un altro paio di maniche : speriamo che egli non attraversi un brutto momento di gelosia postuma , perché a vederlo con quell ’ aria truce e gli occhi che gli scappano dalla testa , certi amici relativi sarebbe capace d ’ infilzarli tutti . - Ti giuro sulla mia parola d ’ onore ... - Cannas Cadeddu ! Cannas Cadeddu ! - Che c ’ è , Torcigliani ? sei diventato matto ? - Quando mi si ficca un chiodo nel cranio , se non riesco a strapparlo io sono un uomo morto . Si chiamava Cannas Cadeddu quel capitano sardo di cui ti parlavo . Figurati come rimasi quando alla stazione di Bologna ... - Signori giudici , il segretario ha terminato di stendere la sentenza . È molto lunga . Favoriscano prender posto e udirne attentamente la lettura prima di sottoscriverla . - Debbo io pure firmarla ? - Senza dubbio . - Io che ho votato per la colpabilità del sergente Faraone ? - Lei come gli altri , capitano . - Anche contro la mia intima convinzione ? - Anche : la sua convinzione personale , qualunque sia , deve cedere di fronte a quella della maggioranza . - Ha errato la maggioranza ! - Non tocca a lei sindacarla , e mi meraviglio ... - Colonnello , se io mi rifiutassi di firmare ? - Ella ha troppo rispetto alla legge per ribellarsi ai diritti della maggioranza e troppo buon senso per non comprendere che un simile rifiuto sarebbe non soltanto un ’ offesa verso i giudici suoi colleghi ma un atto inconsulto di disobbedienza , ed io , Presidente , non sarò costretto ad usare della mia autorità per richiamarla alla disciplina . - Io potrei rivelare ai miei colleghi ... - Che cosa ? - .... .. - Che cosa potrebbe rivelare ? - Non mi crederebbero , lo so , non mi crederebbero , eppure ... se io parlassi ... - Capitano Agar , che reticenze son queste , si spieghi . - Ah ! mancano gli indizi a carico del sergente Faraone e voi lo avete assolto ! Bravi . Andrò io a denunciarlo al Procuratore del Re . Se non ci fosse che il furto ... ma c ’ è ben altro , e andrò io a denunciarlo . Guardate , se avete occhi : c ’ è qui una donna , in questa stanza , io la vedo , era pure in sala d ’ udienza , ritta , di fianco all ’ accusato e poi è entrata con noi in camera di consiglio e non mi si moveva d ’ accanto e volli fuggire e mi ha inseguito sul terrazzo ... - Capitano Agar , non voglio supporre che ella in questo momento si prenda gioco di noi . Pensa a quello che dice ? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Aprite le finestre ... spalancate le finestre ! ... ho un groppo alla gola che mi soffoca ... non voglio morire strozzato ! ... spalancate le finestre , vi dico ! - Si calmi , capitano , lei è in preda a un ’ eccitazione nervosa ... non è niente , passerà tra un minuto . - Signori ufficiali , si uniscano a me per consigliargli la calma . Aprano le finestre . - Segga e si riposi , si riposi un momento , qui , accanto a me . - Mi aiutino a sbottonargli la giubba . Adagiamolo sopra questa poltrona . - Vede ? le finestre sono aperte . Respira meglio adesso ? - Lasciatemi , lasciatemi libero , non mi circondate così , non mi afferrate per le braccia ! Voi mi opprimete , m ’ impedite di vedere la Rosa Di Crescenzio ... scostatevi , voglio vederla ... non mi fa ribrezzo quel cadavere ! - ( Capitano Della Freccia , corra a chiamare un medico , subito , non perda tempo . Quest ’ uomo è in pieno delirio , sotto l ’ incubo d ’ una terribile allucinazione ; non sappiamo quel che possa accadere . Corra , spedisca due , tre soldati alla farmacia più vicina , alla caserma San Francesco dove un dottore militare sarà certamente . Anche lei , segretario , mi raccomando , il primo medico che trova ce lo porti subito ! ) - ... Non mi opprimete così ... mi state tutti addosso e mi soffocate . Non vedo più la Rosa Di Crescenzio ... non importa , se volete saperlo vi dirò io perché al dibattimento mancata la sua testimonianza . - Più tardi lo sapremo . Ora lei ha bisogno di calma e di tranquillità . Più tardi . Mi ascolti , capitano , per amor del cielo , non si agiti , abbia confidenza in noi , ci conosce tutti , pensi che siamo tutti suoi amici ... - È comparsa al dibattimento ... l ’ ho vista comparire nella sala quando fu pronunciato il suo nome , ma voi non avevate occhi per vederla ... ero io solo che la vedevo ! ... un cadavere putrefatto nell ’ acqua , lacerato sott ’ acqua dai denti degli scogli ... e stava in piedi , ritta come persona viva , e tutti quanti vi fissava , e c ’ era una fiamma nelle caverne delle sue orbite ... e vi fissava sogghignando , nell ’ udire i rapporti della Questura che non aveva saputo scoprirne le tracce da nessuna parte ... Poveri imbecilli ! bisognava andarla a pescare sotto la punta di Posillipo ... - .... .. ! ? - ... in fondo al mare , con un ’ ancora da pescatori al collo , presso la punta di Posillipo . - Chi è che l ’ ha affogata ? - Zitti ! non l ’ interrompano . - ... Le chiesi , pieno di spavento e d ’ angoscia : perché venire a torturarmi ? Perché ho da esser io , io solo , quello che vieni a torturare , trasfondendomi nel sangue il tuo odio e la tua sete di vendetta ? E la Rosa Di Crescenzio sogghignava ... - È atroce come i morti si fanno intendere senza parlare e il loro linguaggio lo percepite nello spasimo d ’ essere morti anche voi e in un lampo di vedere ad una ad una , ma con altri occhi da quelli del corpo , tutte le circostanze d ’ un passato ignoto ... terribile , che vi si rivela in un lampo - Lasciatemi dire . Son calmo . La Rosa Di Crescenzio non c ’ è più . - Per carità , non l ’ interrompano . - ... Aver preso tante cautele , credersi al sicuro e improvvisamente sentirsi sul capo la minaccia dei primi sospetti ! I minuti incalzano . Rosa Di Crescenzio , se trapela il tuo nome e sei condotta innanzi alla giustizia , guai . Finché servi da intermediaria galante , per quattro soldi il segreto lo mantieni , è il tuo mestiere , ma per poco che il giudice ti metta alle strette , addio : canti che è una delizia . La famosa operazione fosse riuscita cospicua come non si dubitava , a imbarcarti per le Americhe si farebbe presto : non fosse in ballo che il signorino , l ’ anima gli basterebbe d ’ affrontarne cinquecento vecchie male femmine del tuo conio , ma la signora ... la signora che lo tiene tra le unghie , l ’ ultima carta la vuol giuocare ... è più temeraria di lui perché ha paura ! L ’ ha istigato al gran colpo , gliel ’ ha imposto con minacce e con lagrime per goderne il frutto , e ora inferocita dal pericolo non sapendo ella stessa se ha più paura di perdere l ’ amante o d ’ essere travolta con lui , giuoca l ’ ultima carta sulla tua pelle ! È irremovibile , è feroce : non si fida che dei suoi occhi : a casa non tornerà finché sotto i suoi occhi non t ’ avrà vista sparire ... con una cravatta di ferro al collo ! - Notte scura e serena . O dolce Napoli ... La luna è all ’ altezza di Posillipo . Sparisci , Rosa Di Crescenzio ! - Neppure il tempo di gettare un urlo ... il breve dibattersi del corpo e tutto è finito . L ’ uomo l ’ ha strangolata , in un attimo , a tradimento , mediante la cinghia della sciabola . - In barca ? - Lui solo ? - ... Forse non è morta ! ... Il tuffo freddo le smorzerà gli ardori . Occorre sbrigarsi . Ma il canape da pesca , umido e massiccio , egli non sa maneggiarlo , i nodi non tengono , per legarla all ’ ancora solidamente gli tocca pure servirsi della dragona . La signora regge il fanale . A bagno ! a bagno ! Peggio d ’ un mastodonte di piombo cotesta carcassa d ’ una vecchia ! Non vuoi sparire ? Dalla parte dei piedi la signora agguanta anche lei ... spinge ... - È sparita ! - .... .. - O dolce Napoli , o mar beato ... la melodia lontana , nel golfo , d ’ una canzonetta palpitante tra i mandolini al lume delle stelle ... questo ci vorrebbe per l ’ effetto drammatico ... ma il golfo è taciturno . - La compagna dell ’ assassino ... l ’ ha riconosciuta ? - Guiderò io le indagini nel punto preciso che sarà necessario scandagliare , là , sotto il castello di Donn ’ Anna , dove il cadavere fu trascinato dalle acque e si ammarrò in una dentiera di scogli ... e a Mergellina ... a Mergellina ... - Chiude gli occhi . - ... Non mi lasciate addormentare ... Ho un gran sonno ... se mi addormento ... lo so , ci vado soggetto ... appena svegliato non ricordo più nulla ... gli altri insistono : hai detto questo , pensaci bene , hai fatto quest ’ altro ... e non ricordo più nulla ! - Zitti ! ... così fosse che potesse davvero pigliar sonno ! - ... Lo troverò io a Mergellina il padrone della barca ... egli potrà dirlo alla giustizia , una sera capitarono in tre a domandargli la barca ... un militare e due donne ... una di esse ... - Colonnello , è qui il medico . - ... Silenzio ... ! - ... Era vestita come le inglesi in viaggio , sul cappello e tutt ’ attorno alla faccia un velo spesso , impenetrabile ... - È qui il medico . - Ho capito ! Venga . - ... Il medico ... se avesse una goccia di morfina ... ma non l ’ avrà ... non ne hanno mai i medici quando in nome di Dio gliela chiedete per calmare lo spasimo ! ... - Si assopisce . - .... .. - Dottore , vede in quale stato si trova da più di mezz ’ ora ? Che c ’ è da fare ? dica lei . Sulle prime pareva che ragionasse , ad un tratto ci cadde nelle braccia dibattendosi , aveva la schiuma alla bocca , cominciò a delirare ... - ... Dorme . - Un deliquio ? - Manco per idea . Lasciatelo così , non toccatelo . Ora dorme . - Non c ’ è niente da fare ? - Niente pel momento , altro che coricarlo sul divano . Io qui rimango . Vedremo più tardi , quando sarà svegliato , probabilmente tra un ’ ora circa , forse prima , forse dopo ; chi lo sa ? - Fenomeni nervosi , senza dubbio . - Perfettamente : fenomeni neuropatici , variabilissimi non solo da individuo a individuo , ma pure nello stesso soggetto . - Non ci sta un divano ? Colonnello , mi raccomando , fate portare un divano . - Non so troppo ... segretario , dove si piglia un divano ? - In ufficio non abbiamo che quello dell ’ avvocato fiscale . - Faccia portare quello dell ’ avvocato fiscale , subito ! - E due cuscini pure , se non vi dispiace , segretario . - Intanto vorrei chiederle una cosa , dottore : e la sentenza ? Il capitano deve firmare la sentenza già votata e assistere alla lettura in sala d ’ udienza . Potrà farlo dentr ’ oggi ? Sotto pena di nullità il Tribunale non può muoversi finché la sentenza sia stata letta in pubblico , presenti tutti i giudici .
SENSO ( BOITO CAMILLO , 1883 )
Narrativa ,
ÿþVade retro , Satana 1 Il prete aveva i gomiti poggiati sul davanzale ; stava immobile , con lo sguardo fisso . Era la prima volta in dieci anni che vedeva dalla canonica del villaggio ( il più alto villaggio del Trentino ) la tempesta sotto i suoi piedi , intanto che il sole , un sole pallido , quasi intimorito , brillava sulle case del paesello e sulle cime delle montagne circostanti . Il giovine prete , a intervalli , tossiva . Il suo collo scoperto era candido e magro ; la sua bella faccia affilata in quel momento sembrava impassibile . Eppure , studiando bene i lineamenti del volto , si avrebbe potuto indovinare il di dentro : tra le narici e gli angoli delle labbra pallide nascevano due solchi dritti ; la fronte alta ed aperta aveva una ruga profonda , che contrastava con la espressione dolce , quasi infantile degli occhi d ' un colore celeste d ' oltremare , simile a quello dell ' acqua nel Lago di Garda . L ' arteria del collo batteva forte ; le mani delicate si stringevano febbrilmente ; i capelli biondi , cacciati indietro dal vento , coprivano la chierica . E intanto le nubi si agglomeravano , s ' aggomitolavano , quali onde di una burrasca fantastica . Era un lago , che , riempiendo tutta l ' ampia vallata , urtava contro la corona dei monti , come se volesse rovesciarne le roccie , i boschi , i ghiacciai per inghiottire ogni cosa nel proprio fondo , nero più d ' una tomba . Si vedeva quel fondo a intervalli qua e là secondo gli scherzi del turbine , quando nei flutti delle nubi s ' apriva uno squarcio ; e allora l ' occhio piombava dentro nella valle , dove lampeggiavano i fulmini , mentre sul dorso ai mucchi bianchi dei densi vapori le saette sembravano appena scintille . Uno dei buchi tenebrosi lasciò indovinare il villaggio di Cogo ; poi quel baratro si chiuse , e se n ' aperse un altro di lontano , che mostrò per un istante la torre del castello di Sanna . E il prete guardava sospirando , sempre coi pugni stretti . Sul davanzale aveva lasciato aperto il Breviario , che il vento si divertiva a scartabellare . Ma il vecchio Menico , il quale stava da un po ' di tempo borbottando dietro il curato , prese il libro con un certo suo gesto dispettoso , lo chiuse e lo depose sulla scrivania . Poi , raccogliendo le carte , che il vento aveva sparpagliate sul suolo , disse ad alta voce : - Un bel gusto davvero , pigliarsi un raffreddore ! Senza niente sul capo , senza un fazzoletto al collo - . E aggiunse un po ' più basso : - La è da matto , proprio da matto - . Uscì di camera sbattendo l ' imposta ; ma poco dopo rientrò , andò a pigliare sul letto il calottino del padrone e , alzandosi in punta di piedi , glielo mise sulla chierica . Il prete si voltò irritato e , agguantato il calottino , lo buttò in terra dinanzi a Menico , gridando : - Ho caldo , vattene via . Tornò a guardare le nuvole ; ma non erano scorsi due minuti che si voltò di nuovo , cercando con gli occhi Menico . Non c ' era ; andò in cucina , non c ' era ; andò nel piano superiore , una specie di soffitta mezzo aperta all ' acqua ed alla neve , non c ' era . Lo trovò a ' piedi della stretta e scricchiolante scala di legno , che dal piano , per così dire , nobile dell ' edificio scendeva esternamente al sagrato della chiesa , dove cinque o sei contadini , ragionando sulla novità del temporale , guardavano ancora con tanto d ' occhi alla valle , in cui le folgori avevano cessato di scoppiare , i lampi avevano smesso di balenare , e le nubi s ' andavano via via diradando . Il prete si accostò al vecchio e , nello stendergli la mano , gli disse in modo che i contadini potessero udire : - Menico , perdonami - . Il vecchio girò il viso dall ' altro lato , alzando le spalle e tenendo le mani in tasca . Era piccolo , magro , sparuto ; aveva la barba meno grigia che bianca , rasa la settimana innanzi , irta come spilli , ma le folte sopracciglia , sugli occhietti piccoli , erano ancora d ' un nero d ' inchiostro . Il sacerdote piegò il corpo alto ed esile , e , umilmente , con voce tranquilla , dolce , ripeteva : - Menico , ti prego di scusarmi - . I contadini ridevano sotto i baffi . A un tratto il vecchio , afferrata la mano del padrone , senza lasciare a questi il tempo di ritrarla , gliela baciò più volte ; e gli occhietti piccoli erano lustri di lagrime . Il prete , ritornato nella sua camera , aveva ripreso il Breviario . Lette appena due facce , seguendo , come vuole la Chiesa , con gli occhi intenti lo scritto e pronunciando sottovoce ogni sillaba , chiuse sconfortato il volume . - Non posso - mormorò - non posso . L ' Officio si deve recitare con attenzione e devozione : Officium recitandum est attente et devote ... Or io sento in tutte le membra una inquietudine di cui non so capire il perché , come se migliaia di formiche girassero e rigirassero sulla mia pelle . Cerco di fissare la mente all ' un pensiero od all ' altro , e la mente scappa dove le garba , compiacendosi in cento nuove immagini strane e puerili . Sarà forse l ' aria , così carica oggi d ' elettricità . Forse la mia consueta febbriciattola va peggiorando - . Si pose all ' inginocchiatoio , davanti ad un Crocifisso allampanato . Vi stette qualche minuto con le mani giunte , il capo chino , bisbigliando preghiere : poi , alzatosi di botto , disse : - Oratio sine attentione interna non est oratio . In quel mentre , spalancando l ' uscio , comparve il cane del curato , un bel cane da caccia , e si mise a saltellare intorno al caro padrone . Questi lo accarezzò distrattamente , e ripeteva tra sé , intanto che con il pugno serrato continuava a picchiarsi forte il petto indolenzito : - Il sacerdote dovrebb ' essere sempre come il sole sereno di poco fa : dovrebbe contemplare la tempesta dall ' alto , quieto , puro , intangibile . Entrò , senza bussare , il medico dei tre villaggi della Val Castra , bene sbarbato e vestito appuntino : - Buon giorno , signor curato . Presto , levi di dosso quella giacchetta , metta il collarino , infili la sua vesta più bella , e venga con me . Il demonio la vuole , reverendo ; ma che caro demonio . M ' ha detto in furia queste precise parole : « Corra subito , mio caro dottore ( ha proprio detto mio caro dottore ) , corra subito dal signor curato ; gli racconti il mio male , aggiunga che ho bisogno di sentire la voce del cielo , che sono una pecorella pronta a rientrare all ' ovile » . E ripeteva : « Voglio il curato , voglio Don Giuseppe » . Il prete diventò bianco e grave . - È in pericolo di morte ? - chiese . Il dottore uscì in uno scoppio di riso : - Ci vuol sotterrare tutti , reverendo . È uno scherzo di nervi : roba di donne galanti . Non ho potuto neanche toccarle il polso . Mi ha cacciato qui senza lasciarmi tempo di fiatare : e noti che venivo dritto , sotto le nubi e i fulmini , da Ledizzo , e sull ' asino . Manco male che avevo l ' ombrello e il pastrano . Insomma , Don Giuseppe , si va o non si va ? - Non vengo - , rispose il prete , a cui la fronte e le gote erano diventate rosse infiammate ; e , alzando i pugni , con voce da far tremare le muraglie , soggiunse : - Quella donna e i suoi drudi sono l ' infamia , e saranno l ' ultima rovina di questa valle . Dio li maledica ! Il dottore , scandolezzato , guardò l ' altro negli occhi , mormorando : - Signor curato , la carità cristiana ! - La carità cristiana ? Io mangio polenta e cacio , qualche volta un po ' di carne di maiale , mentre il mio corpo fragile , estenuato , roso , com ' ella sa , dottore , da una malattia che aspetta ma non risparmia , avrebbe bisogno d ' altri sostentamenti . Io vivo in mezzo al sudiciume di questo paese , alle miserie di questi montanari , a ' quali ho dato quel poco che ho guadagnato in dieci anni . La sera negli otto mesi d ' inverno mi faccio piccolo per insegnare ai bimbi del villaggio ; non c ' è fanciullo o ragazza dai sette anni in su che non sappia leggere e scrivere e distinguere il bene dal male . Al vescovo , che mi voleva parroco nella pianura , ho risposto : « Monsignore , amo oramai la solitudine e la neve , le privazioni e l ' ingratitudine » . Amo infatti queste grandezze della natura selvaggia , nelle quali il mio corpo è rimasto puro e sono vissuto fino ad ora in una cara povertà di spirito . Ho dovuto abbandonare da un po ' di tempo il mio più vivo conforto mondano , la caccia , e rinunciare alle lunghe passeggiate solitarie su per i dorsi dei monti . La mia pelle già ruvida e bruna - e il prete guardava pietosamente le proprie mani - è diventata morbida e bianca , come quella di una donna galante . Dicono che , così magro e così smorto , sembro ringiovanito : ho trent ' anni e ne mostro venti : torno fanciullo . Chi mi ridà la salute e la forza ? - Il dottore sorrise , e il prete continuò : - Un giorno a Trento il vicario del vescovo mi dice con ironia : « Ella , reverendo , è un montanaro d ' Arcadia » . I miei parrocchiani , salvo pochi , mi guardano di traverso . La carità cristiana ! Ecco che in questo paese , il più alto e il più povero del Trentino , dove gli uomini sono attivi , sobrii , leali , e le donne non hanno altra bellezza che la loro virtù , viene a piantarsi una masnada di truffatori e sgualdrine . Inventano delle miniere ; gridano a tutti i venti che nel nostro suolo la natura ha deposto i suoi tesori di ferro ; le Gazzette del Tirolo , della Germania , sono piene di annunzii e di lodi sulla famosa Compagnia siderurgica della valle di Castra ; cinquemila azioni da cinquecento lire ciascuna , interessi , dividendi , almeno il cento per cento ! Troveranno i gonzi , intascheranno i milioni , una parte almeno , e scapperanno , lasciando alle nostre montagne due grotte di più , due buchi . Ma intanto si pianta qui , per alcune settimane , in un palazzo improvvisato , il capo dell ' impresa con la sua ganza ; e servi e operai e donnacce riempiono il villaggio di scandali ; s ' aprono bettole , si balla tutta notte , ci si ubbriaca e peggio . Alle miniere , alle ferrovie ci pensa pincone . Tre famiglie del paese hanno già venduto le loro giovenche per barattarle con le mirifiche azioni siderurgiche : altre seguiranno l ' esempio . Alla rovina materiale si rimedierà , ma l ' abiezione morale sarà senza riparo . Due delle più ingenue paesanelle , l ' una di diciotto , l ' altra di sedici anni , la Giulia di Pietro ... La voce del prete , rauca e fiera , s ' interruppe di botto . Era stato un torrente di parole : sembrava che non dovesse fermarsi più ; non aveva tossito neanche una volta . L ' indignazione bolliva da un pezzo in quello spirito ingenuo , ed era scoppiata ; ma dopo l ' ultima frase Don Giuseppe rimase improvvisamente impacciato , mortificato . Guardò in volto il dottore per ispiare se questi avesse potuto intendere il senso del periodo appena incominciato ; e si confortò un poco , vedendo che teneva la testa bassa , come sbalordito dalla foga del lungo sermone . Il curato girò gli occhi ad un angolo della stanza , li fissò un istante sul Crocifisso , che gli parve più sanguinolento , più addolorato del solito , e recitò un ' orazione interna , breve , ma fervidissima . Un sordo , esercitato a leggere sulle labbra , avrebbe colto dai moti convulsi di quelle del prete alcune voci spezzate : Strictissima obligatio ... inviolabiliter ... sigillum confessionis . Frattanto il dottore sorrideva , pensando alla rusticità del curato . Aveva compiuto egli i suoi studi di scienza medica niente meno che a Vienna , e in quegli otto mesi n ' aveva proprio viste di belline . Le raccontava , adombrate appena di un velo , persino a sua moglie . Sì , signori , per allargarsi la mente , per non lasciarsi afferrare dalle idee storte e sentimentali , per acquistare l ' esperienza del mondo , per imparare i modi garbati , è necessario vivere , almeno un certo tempo , nella capitale . Fra le montagne non si possono educare che gli orsi . Povero curato , il suo massimo viaggio era stato quello di Trento ! - Don Giuseppe , mi permetta di parlarle schietto : ella , scusi , mi sembra un tantino pessimista - . Dette queste parole quasi per tentare il terreno , il medico ristette , aspettando una risposta . La risposta non venne : Don Giuseppe aveva assunto un ' attitudine raccolta e placida . Fattosi coraggio , il dottore continuò : - Può darsi , non lo nego , che le cose previste da lei , reverendo , sieno tutte vangelo , e che una brutta catastrofe sovrasti alla povera valle ; ma potrebbe anche darsi , chi lo sa ? che le faccende andassero lisce . Lavorano negli scavi , hanno fatto gli assaggi ; né sarebbe impossibile che il metallo sbucasse fuori , tanto più che si trovano nei nostri monti le tracce di molte vecchie ferriere . Se l ' impresa andasse bene , quanta ricchezza non ne verrebbe egli a tutti i luoghi qui intorno ? Dall ' altra parte questo signor banchiere e barone , avviato l ' affare e toltosi il ghiribizzo della vita montanina , andrà via con il suo codazzo , lasciando i veri lavoratori , gli onesti operai ; e tutto rientrerà nell ' ordine consueto , con qualche soldo e qualche comodità di più , che ce n ' è di bisogno . - Dio voglia ! - Era un Dio voglia buttato là tanto per mutare discorso . Il curato chiese infatti senza interruzione al dottore : - Mi dica un po ' , come sta oggi la signora Carlina ? - Non c ' è male , grazie . Mangia poco , quasi niente , sebbene io la faccia sgambettare dietro di me il più possibile . - E di umore ? - Così così . Quando esco la mattina o dopo il desinare per le mie passeggiate mediche , potrei dire per i miei viaggi quotidiani , m ' abbraccia e si mette a piangere . Qualche volta , confesso , perdo un po ' la pazienza . - Tolleri , dottore . È una bambina , e le vuol tanto bene . Dirò di più , veda di trattarla con infinita indulgenza , con ogni sorta di amorevolezze e di cure . La tenga come una pianticella tenera , delicata e sottile , trapiantata da tre mesi soltanto , e che vuole essere irrorata d ' affetto . - In fondo non è mai malata . Qualche dolor di capo , nient ' altro ; ma non ingrassa . E poi è tanto rustica : vorrebbe stare sempre sola o con me . Detesta la gente nuova ; anzi , a dirgliela , Don Giuseppe , sono impacciato . La bella baronessa vuole vedere mia moglie a ogni costo . Appena entro nella sua camera grida : « E la sposina ? » . - Per amor della Vergine Maria non gliela conduca . Profanare il candore , il pudore della giovinetta semplice , della colomba di diciott ' anni con l ' alito della donna infame ! - Reverendo , ella dice bene ; ma io ho pur bisogno di tutti . Nato in questa valle , non ho intenzione di morirvi . Per guadagnarmi da vivere devo fare sulle scorciatoie dei monti tre o quattro ore di cammino ogni giorno al rischio di cadere in un precipizio , di gelare l ' inverno in mezzo alla neve o di crepare giovine d ' un vizio di cuore . Risparmio il mulo ed il ciuco , tiranneggio me e anche un poco mia moglie per mettere da parte qualche danaro , che mi permetta di piantarmi in una città , dov ' io possa fare il medico davvero . Cavar sangue , strappar denti , aggiustar ossa a questi villani non è poi un mestiere decente per chi ha studiato nella capitale e s ' è assuefatto a nobili desiderii . - La nobiltà del desiderio consiste , dottore , nella volontà del bene ; e il bene è tanto più difficile a farsi , ma tanto più meritorio quanto è più basso e , aggiungerò , più schifoso l ' oggetto a cui si rivolge . - Ella parla d ' oro , signor curato . Ammiro la virtù sublime , ma tutti non hanno , neanche secondo il Vangelo , l ' obbligo di esser santi . Si può vivere da galantuomini , si può beneficare il prossimo anche nelle città , ed io mi sento nato per la vita civile . Ora veda , Don Giuseppe , quella signora , chiamiamola baronessa o altrimenti , mi dà quattro fiorini per visita e mi chiama quasi ogni giorno . Il mio salvadanaio ne gongola . - Dottore , la signora Carlina non approverebbe questi sentimenti . - E avrebbe torto . Posso io rifiutare a colui che invoca il mio ministero l ' aiuto della mia scienza ? Non ci sono altri medici nella valle ; occorrerebbero sette ore od otto per averne uno : intanto il malato rischia di crepar come un cane . È poi lecito il distinguere un contadino da un signore , una donna onesta da una bagascia , o non si devono soccorrere tutti ugualmente ? Mi dica lei , Don Giuseppe , se un peccatore , se una peccatrice implorasse , anche senza sentirsi in punto di morte , una parola dal ministro di Dio , una parola che potesse confortare , migliorare , illuminare un ' anima sviata , avrebb ' ella il diritto di dir di no ? Stendere la mano al prossimo smarrito o perverso , aiutarlo a ritrovare la via diritta , non è forse il primo , il più sacro dovere del pastor buono ? Queste ultime parole vennero pronunciate con molta enfasi dal dottore , il quale teneva i suoi occhi furbi fissi negli occhi ingenui del prete . Seguì un silenzio , in cui si potevano udire i canti e le risa della gente del villaggio raccolta nella piazzetta della fontana . Il curato meditava . Fece un gesto risoluto , andò a pigliare il collarino nell ' armadio , se lo affibbiò senza guardarsi nello specchietto che , appeso ad un chiodo sul telaio della finestra , gli serviva per radersi la barba , e infilò la sua veste nera , l ' unica che avesse ; poi disse : - Andiamo . In quel punto al baccano sempre crescente dei villani s ' unì un gran frastuono di trombe , di corni , di cornette e d ' altri strumenti d ' ottone , i quali stonavano e scroccavano maledettamente ; e , fuori del paese , sul dorso del monte , rispondevano gli spari dei mortaletti . Era una festa solenne : avevano fatto venire la banda musicale dal capoluogo del circondario , niente meno ; ed il Capo - comune presiedeva alla cerimonia . Si trattava anzi di una vera marcia trionfale . Gli eroi erano due ragazzi in sui dodici anni , l ' uno bruno , l ' altro biondo , incoronati di fiori selvatici , e tirati in uno di quei veicoli , i quali servono in montagna a trasportare il letame , ed hanno , curvi come sono al dinanzi , un certo aspetto d ' antica biga romana . Il carro , tutto a ghirlande e a festoni , era tirato da due maestosi buoi bianchi , ma i due fanciulli , anziché mostrare la baldanza de ' conquistatori , mostravano una gran paura di essere sbalzati a terra , quando le ruote o si alzavano sugli enormi sassi , di cui sono sparse le tortuose , strette ed erte vie del paesello , o si sprofondavano nelle buche di pantano , da cui schizzava intorno la melma . I due monelli guardavano in giro , confusi di tanto chiasso , desiderosi d ' una cosa soltanto , di saltar giù dal carro trionfale per unirsi a ' loro compagni e dimenarsi liberamente e gridare anch ' essi : Viva , viva ! La cagione della loro gran gloria era spiegata da Menico ad un vecchio , venditore ambulante di quegli enormi ombrelloni rossi e azzurri , i quali mettono nella malinconia del paesaggio , quando piove , una pennellata allegra . Il caso dunque era stato questo : i due ragazzi , nel principio della passata primavera , andavano a raccogliere sul monte della Malga , quello che manda la più lunga ombra nella Val della Castra , le radici di una certa erba medicinale . È uno dei piccoli guadagni dei montanari , i quali per un grosso peso di arnica , di genziana , di aconito , di lichene , o che so io , racimolati sulle roccie , alla cima dei dirupi , col rischio di rompersi il cranio nella voragine , pigliano qualche soldo . La neve al basso si andava squagliando , ma i due fanciulli , raspandola via via , senza pensare ad altro , salivano sempre più in un luogo che da otto mesi non vedeva anima nata . All ' improvviso , sotto ad un pino , che il vento aveva gettato a terra e che su quel lenzuolo candido con il suo tronco ed i suoi rami secchi pareva uno scheletro , odono un fruscìo . Tendono le orecchie ; il fruscìo si rinnova ; s ' avvicinano , ed ecco che sbuca una bestia bruna , simile ad un cane non grande . La bestia scappa e va a nascondersi di nuovo in una macchia di arbusti ; ed i fanciulli dietro . Avevano due bastoni , e si mettono a picchiare con tutta la forza di cui erano capaci , l ' uno di qua , l ' altro di là della macchia di arbusti , la quale , sebbene priva di foglie , era folta . Volevano acchiappare il cane . La bestia , in fatti , spaurita , irritata , esce fuori , ma , invece di fuggire , avventandosi alle braccia di uno dei fanciulli , le addenta e ne fa uscire il sangue , che arrossa la neve ; ma il fanciullo , niente paura , quanto più si sente mordere tanto più tiene saldo . Ed ecco l ' altro che in buon punto dà con la mazza un forte colpo sulla testa dell ' animale , ed un secondo colpo , e l ' accoppa . Il ferito , più allegro che mai , tiene per un poco le braccia nella neve , poi , con il compagno , scende giù a sbalzi portando la sua preda . Erano incerti se fosse un cane o una volpe . Ma , prima di entrare nel villaggio , incontrano un vecchio di ottant ' anni , alto , di corpo asciutto , dritto ancora come un fuso , svelto ancora come un cavriolo , che andava a passeggiare con la sua carabina ad armacollo . La fama di codesto vecchio esce dalla Val della Castra : Trento stessa lo conosce . Nella sua vita ha ucciso venti orsi ; l ' ultimo , dopo sbagliato il colpo del fucile , l ' uccise abbracciandolo , e l ' uomo cacciava all ' orso il coltello nel ventre , e poi , sempre in un amplesso , arrotolarono un pezzo sulla china del monte , finché l ' orso morì , e l ' uomo di ottant ' anni s ' alzò dritto e placido . Ora quel vecchio chiamò i fanciulli , che gli passavano innanzi , e disse : - Figliuoli , dove avete pescato questa bestiola ? - I ragazzi risposero : - L ' abbiamo uccisa noi ; ma è una volpe od un cane ? - È un ' orsacchiotta , fortunati figliuoli : fortunati che non avete trovato la sua madre , e fortunati che vi beccate trentasette fiorini belli d ' argento . Fate l ' istanza al Capitano - . Dette queste parole ripigliò il cammino , guardando i ghiacciai sul cucuzzolo delle montagne . Menico mostrò all ' ombrellaio , tra la folla , un montanaro che soverchiava gli altri di quasi tutto il capo , e che guardava con serietà i due piccoli trionfatori : era il vecchio degli orsi . Per farla breve , i ragazzi avevano potuto dopo qualche mese riscuotere i trentasette fiorini , che il Governo dà quale premio per l ' uccisione di un ' orsa ; e la festa era fatta a commemorazione e a rallegramento del caso . Bisogna aggiungere , per amore di verità , che era stata anche pensata da qualche cervello ingegnoso per avere una nuova scusa di ballar con la banda tutta notte nell ' osteria e di scialacquare in istravizii e bordelli ; e , perché il curato lo sapeva bene , non aveva voluto ingerirsi né con la sua chiesa , né con la sua persona in così fatta commedia . Dall ' altro canto la caccia dell ' orso aveva lasciato nell ' animo del prete un rimorso non piccolo . S ' era imbattuto un inverno anch ' egli fra le nevi in un orsacchino da poppa ; aveva pigliato l ' orsacchino e , picchiandolo un poco , l ' aveva fatto guaire , perché l ' orsa , che non poteva essere lontana , lo udisse . Venne in fatti , e precipitò furibonda , mentre il prete mirava attento e colpiva giusto . L ' orsa , ferita a morte , si trascinò accanto al suo piccino , che continuava a guaire , e lo leccava in atto d ' infinito amore . Il prete tornò a casa pensieroso , lasciando nel bosco la madre morta e l ' orsacchino libero . La sera scartabellò i volumi della sua piccola libreria per conoscere se l ' inganno è innocente quando si volga contro le bestie feroci ; ma non gli riescì di raccapezzar nulla che facesse al suo caso : solo nel secondo volume del Gury , Compendium Theologiae moralis , trovò che al sacerdote è lecita la caccia non clamorosa cum sclopeto et uno cane . Non trovò altro ; ma non poté mai dimenticare la generosa , e sviscerata passione di quella madre morente , e , ripensandovi , sentiva nel cuore uno stringimento . Ripeté ancora al dottore : - Andiamo - ed uscirono , allontanandosi dal frastuono del villaggio in festa . 2 La villa del barone banchiere era sorta all ' improvviso . A un tiro di schioppo fuori del paese si vedeva dianzi una casa costrutta in sasso e in cemento , miracolo in quel villaggio fatto tutto di legno . Era stata alzata dieci anni addietro da un brav ' uomo , il quale , essendo andato per mezzo secolo a lavorare giù per l ' Italia da calderaio , e avendo raggruzzolato molte migliaia di lire , voleva godersele con la famiglia in santa pace nell ' aria pura e nelle lunghe nevi del suo caro luogo natale . Non l ' avesse pensato mai ! Il dì che fu messa la prima pietra , ecco gli muore la figliuola ; appena finito il solaio del primo piano , ecco gli si ammazza giù per una rupe il figliuolo ; appena compiuto il tetto , passa a miglior vita la moglie . Il misero signorotto , solo , disperato , pieno di acciacchi e di paure , camminò un anno nelle stanze vuote , meditando con desiderio ineffabile al tempo della sua miseria , quando la moglie ed i figli , sani e robusti , mangiavano polenta asciutta , ed egli martellava quindici ore della giornata su caldaie e padelle . Morì di settant ' anni lasciando la sua casa al Comune , il quale vi teneva il fieno , giacché , un poco per cagione dell ' uso di abitare in isconquassate catapecchie di legno , un poco per l ' idea che quell ' edificio fosse stregato e recasse sventura , nessuno offriva un quattrino per andarvi a prendere alloggio . I vetri delle finestre non c ' erano più , le imposte cominciavano a sconnettersi ; ma il palazzotto così bianco e alto e regolare , con la sua bella cornice e i suoi balconi sporgenti , rallegrava la vista , in mezzo alle capanne ed ai tugurii neri della valle . S ' aggiunga ch ' era piantato in uno dei più bei siti : sul contrafforte del monte , dove i paeselli della vallata di qua e di là si vedono tutti , e l ' occhio si spinge sino al piano verde ed al castello di Sanna ; e di dietro l ' ombreggiava una folta macchia di larici antichi , mentre dinanzi lo rallegrava una prateria quasi orizzontale , piena di grandi arbusti di sambuco rosso , con i suoi grappoli che sembravano coralli infiammati , e ricca di fiori color di rosa , dondolanti sui gambi altissimi , di fiori gialli , violetti , bianchi , da farne la più gentile e variopinta corona per una vergine sposa . La casa del calderaio , già bella , era diventata un incanto . Sulla fronte , nel piano terreno , sporgeva una nuova loggia , chiusa durante le ore del sole da tende che parevano di splendido drappo persiano ; nei fianchi uscivano fuori due nuove ali in forma di padiglione , da cui quattro gradinate esterne scendevano alla prateria trasformata in giardino , dove non mancavano le zolle simmetriche , l ' ampia vasca circolare con l ' acqua limpida e i pesci d ' oro , né i sedili dondolanti sparsi nei luoghi più misteriosi ed ombrati . Nel lato posteriore dell ' edificio un nuovo portico riparava le cavalcature mentre aspettavano i cavalieri ; la cucina , la scuderia de ' muli , l ' abitazione dei servi ed altri luoghi di basso uso avevano trovato posto in una specie di casa rustica , unita alla palazzina per mezzo di una lunga tettoia , la quale veniva tutta nascosta da piante arrampicanti e da arboscelli trapiantati . Queste nuove fabbriche erano di legno , alzate su in fretta e destinate alla vita di tre mesi : non importava che le prossime nevi ed i geli le sfasciassero tutte . Ai lavori aveva presieduto il vero scopritore , o , per meglio dire , inventore delle miniere , un farabutto matricolato , al paragone del quale il presidente della Società siderurgica , il barone banchiere , poteva dirsi una perla . Lo chiamavano Gregorio Viorz , e si bucinava che fosse stato due volte in carcere per truffa ; gli attribuivano anche un veneficio , commesso per interesse , ma le prove mancavano e la giustizia non se n ' era impacciata . Comunque sia , ad Innsbruck , sua città natale , n ' aveva fatte tante , che non poteva più rimettervi il piede . Dio l ' aveva dotato , per disgrazia degli uomini , di un ingegno feracissimo e di un ' attività senza pari ; tanto che con la metà della fatica e del cervello , ch ' egli impiegava nelle vie torte e buie , avrebbe potuto lungo la strada dritta rendersi ricco e stimato e sicuro della propria fortuna . Ma dall ' animo perverso nascono inevitabilmente certe debolezze fatali , le quali sciupano tutto ; e il Viorz ne aveva due . Prima : assottigliava troppo , sicché , studiando nelle imprese tutti i pericoli e industriandosi di mettere a tutti un anticipato rimedio , creava spesso le difficoltà nell ' atto in cui voleva prevenirle . Seconda : man mano che si avvicinava il momento di raccogliere il frutto delle sue iniquità , la gioia e l ' orgoglio del buon successo gli scemavano la calma , lo inebbriavano , e la prima cautela volpina si trasformava , nella lotta contro gli ultimi intoppi , in violenza brutale . Un così fatto personaggio non poteva dare il suo nome a nessun affare d ' industria o di banca ; anzi si doveva tenere avvolto , almeno sul principio , in un prudente mistero . Aveva dunque bisogno di qualcuno da mettere in mostra : un galantuomo no , perché non si sarebbe prestato a simili birbonate ; un noto birbante no , perché avrebbe , invece di adescarla , fatto scappare la gente . Ci voleva , per esempio , un signore che si fosse mangiato il patrimonio : vizioso e in urgente necessità di quattrini ; d ' intelletto bastevole per capire e secondare le finezze dell ' impresa , ma di poca inventiva , perché non gli saltasse un giorno il ghiribizzo di fare da sé ; di bei modi signorili , con un bel nome e un titolo sonoro . A tutte le indicate qualità bisognava unirne un ' ultima : quella di non essere punto conosciuto nella classe degli uomini di banca , o , meglio , di esservi conosciuto favorevolmente . Questa prerogativa s ' univa alle altre nel barone di Steinach . Era piuttosto un uomo scettico e leggiero , che propriamente perverso . L ' uso della società galante di Vienna e di Parigi l ' aveva rotto ad ogni vizio , senza fargli perdere il garbo delle maniere aristocratiche ed una certa sensibilità di natura . S ' era impacciato tre o quattro volte in affari grossi e romorosi , ma , puntualmente , con indifferenza , aveva pagato le perdite , rimettendoci sino all ' ultimo soldo . Allora , dopo avere conosciuto Gregorio Viorz , che non lo perdette mai più di vista e che lo richiamò in gran fretta , qualche anno appresso , appena avuta la prima ispirazione della Compagnia siderurgica , andò a Monaco al giuoco , facendosi prestare la posta , e guadagnò ; e con quel guadagno , piantatosi a Parigi , cominciò la vita del cavaliere d ' industria . In un modo o in un altro se la campava , sempre abbigliato , benché con un ' ombra di gofferia teutonica , secondo l ' ultima voga , in un quartierino di nobile apparenza e pieno di gingilli artistici , dove regnava questa o quella signora , bruna , bionda , fulva o rossa , ch ' egli ripescava qua o là e rimutava , al più , ogni sei mesi . Così era giunto al sessantesimo anno , robusto ancora e pieno di vita , che pareva un miracolo pensando a ' suoi vizi e disordini ; né l ' età si manifestava in lui altrimenti che in due cose : nella rotondità del ventre , che con il suo consueto panciotto bianco diventava anche più maestoso , e nel serbare com ' egli faceva presso di sé da un anno l ' ultima baronessa , rossa di capelli , senza provare nessun desiderio di sostituirne una nuova . Il curato non aveva aperto bocca nel cammino da casa sua alla villa , sebbene il dottore lo andasse stuzzicando . Pareva distratto ; guardava le nubi strane , che imbiancavano una parte del cielo . Un domestico , in livrea turchina con la pistagna color cremisi e i gran bottoni dorati , fece entrare i due visitatori nella sala , dove il barone faceva il chilo col resto della compagnia , pregandoli di aspettare che la signora baronessa li potesse ricevere . Il barone , che fumava il sigaro immerso in una larga poltrona , s ' alzò , andò incontro al prete , e , stringendogli la mano , gli disse un mondo di belle cose . Aveva bisogno di vederlo , conosceva le sue virtù , desiderava aiutare i poveri del paese , sapeva che la baronessa ne ' primi dì del suo soggiorno in villa era stata alla canonica a portare delle elemosine ; egli voleva fare qualcosa di più durevole , cento idee di carità gli frullavano nel cervello , ma per metterle in atto attendeva il consiglio del savio e sant ' uomo , che lo guidasse , che gl ' insegnasse a fare il bene utilmente . Quei modi cortesi , quel sorriso aperto , sopra tutto quelle liberali profferte , mettevano il povero prete in un terribile impaccio . Già rinasceva nella sua mente la solita tenzone : posso io respingere il danaro del diavolo ? Posso io togliere a ' poverelli i soccorsi di cui hanno tanto bisogno ? Non devo io anzi sollecitare codeste larghezze , qualunque sia la lor causa , lasciando a Dio di entrare nell ' anima dei peccatori ? Il barone continuava a discorrere in piedi , davanti alla finestra , da cui si scorgeva tutta intiera la valle e si vedeva in fondo ad essa il torrente , sinuoso e lucido , come un nastro d ' argento puro , svolazzante al sole . Intanto gli ospiti del barone chiacchieravano intorno ad una tavola rotonda piena di libri e giornali , nell ' angolo opposto della sala . A un tratto il maestro di pianoforte della baronessa , un giovinetto piccolo , con gli occhiali sul naso a ballotta , allievo poco fortunato del Conservatorio di Dresda , tolta la fascia ad uno dei giornali illustrati , guardando la prima pagina , esclama : - Oh bello , magnifico stupendo davvero ! - Poi , fatta vedere l ' incisione agli altri , che s ' accordano negli ah e negli oh ammirativi , sbalza accanto al barone per mostrargli niente meno che la veduta della sua villa . C ' era la loggia con i panneggiamenti ; c ' erano i padiglioni con le quattro gradinate , ma con l ' aggiunta , per verità , di due cupole e di due Fortune sulla cima , rimaste , pare , nella fantasia dell ' architetto restauratore ; c ' erano le fontane con nuovi getti d ' acqua : insomma una reggia . Si leggeva sotto : Residenza del direttore della Compagnia siderurgica nella valle di Castra . Il barone , dopo avere gettato uno sguardo sul disegno , mormorò tra se stesso : - Astuzie di quella volpe del Viorz - e restituì il foglio al maestro di cembalo , il quale si mise a leggere l ' articolo che accompagnava e spiegava l ' incisione . Era un inno alla nuova impresa : le miniere gonfie di metallo ; le ferriere vulcani ; e già le braccia non bastavano più al lavoro , e le richieste del commercio soverchiavano venti volte la produzione dell ' industria ; bisognava praticare dei nuovi squarci nei fianchi del monte miracoloso , moltiplicare le fucine , emettere nuove azioni alla banca . Seguivano la parte artistica e la parte sentimentale : le descrizioni del palazzo e del giardino ; le beneficenze del direttore , vera provvidenza , vero Messia della valle : asili d ' infanzia fondati e già frequentati da trecento bimbi , che , oltre all ' insegnamento , vi ricevevano gratis la colazione e il desinare ; nuove strade in lavoro ; farmacie aperte , eccetera , eccetera : una rigenerazione . Il maestro di pianoforte leggeva ad alta voce , con enfasi , facendo spiccare le più belle frasi ; né badava punto al barone , il quale , interrompendo il suo ragionamento col prete , gridava : - Basta , basta ; leggerete poi - . Ma il prete non porgeva più nessuna attenzione alle lusinghe dell ' altro ; tendeva invece le orecchie per udir la lettura , avvicinandosi anzi passo passo alla tavola tonda . A un certo punto , senz ' aspettare la fine , strappò dalle mani del leggitore il foglio e lo stracciò in più brani , ripetendo : - Sono tutte menzogne , tutte menzogne . Il barone uscì dalla stanza , il medico scomparve . Ci fu un mezzo minuto di silenzio e d ' immobilità generale ; poi si vide alzarsi un ufficiale dei cacciatori , che stava accanto al maestro di pianoforte . S ' accostò al prete e , dopo un formidabile ruggito d ' ira , gridò : - Ringrazii la sua chierica ed il suo collare se questo braccio ... - e alzava il braccio in atto di minaccia . In quel momento il servo in livrea turchina con le mostre cremisi e i gran bottoni dorati entrò e annunziò dall ' uscio : - La signora baronessa prega il reverendo signor curato di passare nella sua camera . Il curato piegò la testa in atto di saluto e , lentamente , uscì dalla sala . 3 Aperto l ' uscio della camera e fatto un profondo inchino , il servo si ritirò , lasciando il prete solo con la donna . Nel primo istante non la vide , perché la camera sembrava un grazioso incendio , e gli occhi restavano abbacinati . Le tappezzerie , i canapè , le poltrone , tutto era di stoffa rossa , d ' un rosso roseo brillante , con certi disegni gialli sinuosi , come a fiamma ; e il sole del tramonto , caldo , vivo , d ' oro , entrava dalle due finestre spalancate , gettando sul rosso e sul giallo della stanza certi lumi incandescenti e certi lustri , che somigliavano a fuochi e a scintille . Un odore di essenze , acuto , inebbriante , si effondeva dalla toletta a trine e a ricami , dove , sotto al baldacchino , tenuto in aria volando da un putto alato , luccicavano dinanzi alla cornice dello specchio , tutta a fiori di vetro , innumerevoli vasetti di metallo bianco e pettiniere e saponiere e ampollette di cristallo terso e ninnoli d ' ogni maniera . Il prete , entrando , si sentì una vampa alla testa : avrebbe voluto fuggire . La donna lo chiamò con voce soave come un liuto lontano . Era sdraiata sopra un sofà nel solo angolo ombroso della stanza , lungo il lato delle finestre , in fondo , lì dove le pieghe delle ampie tende scemavano sui fianchi la luce e lasciavano come una insenatura fra il parato ed il muro . - Si metta qui , signor curato , qui accanto , in questo seggiolone . Mi sento così debole , che appena appena posso parlar sottovoce . Il prete rispose ruvido : - Scusi , ho fretta . Sono venuto perché il medico mi aveva detto ch ' ella era malata e aveva bisogno di me . Posso servirla in qualcosa ? - Sono malata , e come ! Ma quel dottore sventato non capisce nulla . Ella . signor curato , dotto e santo com ' è , può dirmi una parola , che mi conforti , che mi rianimi e , col ridonarmi la fede in me stessa e nelle cose del mondo , tornarmi forse la salute del corpo . Il mio male sta qui - . Si toccò il seno . Era coperta d ' una vesta a fiorami , che lasciava vedere tutto il collo , una parte del petto candido e il principio delle spalle rotonde , sulle quali cadevano , sciolti , i suoi capelli increspati , d ' un biondo rossigno . Principiavano bassi , in riccioletti matti . Il naso appiccicato alla fronte , quasi senza incavo , con un piano vigoroso e largo ; le narici gonfie , da cui la donna sbuffava alle volte al pari d ' una cavalla araba ; le labbra tumide , le gote piene , e il mento rientrante davano a quel viso un non so che di pecorino e lascivo . Il cinabro della bocca era anzi un poco troppo vivace , il roseo delle guance un poco troppo sfumato , e la forma delle brune sopracciglia un poco troppo sottilmente arcuata per poter credere che l ' arte non ci entrasse in nulla . E sotto gli occhi cerulei stava un lividetto , che li faceva sembrare più grandi . Era bella insomma alla sua maniera e carnale . Il prete rimaneva in piedi . Ella si alzò con fatica , andò verso di lui , lo prese per mano e , condottolo due passi innanzi , lo fece sedere nel seggiolone . Poi , guardandolo fisso , come se ella si destasse in quel punto , stirò le braccia , che le maniche larghe lasciarono vedere quasi fino alle ascelle ; e il petto si arrotondò fieramente . Tornò a buttarsi sul sofà , lasciando cadere a terra dal piede destro la pantofola ricamata . Gli occhi cerulei erano diventati di bragia . La voce non aveva più la stanchezza e la dolcezza di prima . Vi dominava un timbro secco , strozzato , rabbioso , quando disse al prete interrottamente : - Mi dica un po ' , Don Giuseppe , perché mi sfugge ? Perché non vuole vedermi più ? Quand ' io passo nel villaggio a cavallo della mia mula , perché mi chiude in faccia le imposte della sua casa ? Dopo avermi ricevuta in principio quattro volte nella canonica , perché ha ora dato l ' ordine di non lasciarmi entrare , nemmeno quando io reco il denaro dei poveri ? Non posso metter piede in sagrestia ; è molto che non mi caccino , come un cane , fuori di chiesa . Mi si rimandano i doni che faccio al tempio . Con qual diritto ? Chi può mai rifiutare le offerte che si porgono a Dio ? - Sbalzò in piedi e si piantò di contro il prete , domandando : - L ' odio , signor curato , è forse una virtù cristiana ? Il curato affermò pacatamente , ma con la voce che tremolava : - L ' odio del male è una virtù cristiana . - Virtù cristiana , reverendo , è l ' amore . Me lo insegnarono da fanciulla , quando andava in chiesa alla dottrina ; me lo hanno ripetuto al confessionale . Poi , divenuta donna , vidi che l ' amor vero mi rialzava l ' anima , mi purificava lo spirito , mi avvicinava al cielo . L ' amor vero passò , e , giuro , senza mia colpa . Allora , abbandonata , povera , gettata in una società piena di seduzioni e di corruzioni , cascai nella finzione dell ' amore . Ma la finzione dell ' amore , non è amore , è odio ; è l ' odio anzi più vile , abbietto , pauroso , straziante che si possa provare . Quest ' odio m ' uccide . Il cuore intanto arde , e cerca da molti anni invano il refrigerio di un affetto violento e sincero . Ho bisogno dell ' amore che brucia . Il prete , afferrando con un supremo sforzo di volontà i pensieri , che svanivano dalla sua testa , mormorò : - Calmatevi , poverina , mettete in pace la fantasia eccitata dalle sventure e dalle colpe della vostra vita . Fate di desiderare una sola cosa , il bene . Uscite da queste sozzure d ' inganni e di vizii , in cui si trascina e imbratta la vostra esistenza . Tornate sola e povera , ma pentita e buona . Allora tutti vi dovranno amare , perché , amando voi , ameranno la virtù . - Anche voi , Don Giuseppe , mi amerete anche voi ? E gli prese la mano , e la strinse , e il prete s ' avvicinò . La donna continuava sommessamente : - Don Giuseppe , guidatemi . Insegnatemi la via , conducetemi dove vi piace . Sarò la vostra schiava . Sarò , se vorrete , la vostra santa . Il vostro cuore dev ' essere grande e nobile , deve specchiare il cielo , come i vostri occhi . Mi piacete perché siete bello , perché siete candido , perché indovino che non avete mai amato , perché voglio essere il vostro primo peccato , il vostro primo rimorso . Datemi il vostro amore , Don Giuseppe , il vostro amore . La donna , arrovesciata sul sofà , teneva sempre con le due mani la mano del prete , il quale tremava dalla testa ai piedi . Il sole era tramontato ; la camera diventava buia . Ma , mentre la femmina ripeteva le ultime parole , sembrò al curato che d ' improvviso un soffio fresco gli passasse sul fronte ; e di repente gli comparve davanti la figura tetra e sanguinosa del suo Cristo dell ' inginocchiatoio , solo che il volto , anziché piegato e morto , era vivo e guardava minaccioso e fierissimo . Il prete scattò e , prima che la donna potesse pronunziare una sillaba , era uscito dalla stanza . Quando il servo con la livrea turchina e con le mostre cremisi vide scappare il prete dalla villa , quasi correndo , senza voltarsi , come se dietro le spalle lo minacciasse il demonio , sorrise maliziosamente , ponendosi l ' indice della mano destra sulla punta del naso . 4 Il prete girò , senza saperlo , a sinistra , dove la strada sale e s ' interna nella montagna ; passò a ' piedi della chiesetta di San Rocco , posta sul vertice di una rupe acuta , e camminò verso il prato così detto del Lago . Incontrava parecchi di quei carri alpini che , formati delle sole ruote dinanzi e di due lunghissime stanghe , le quali si trascinano per terra con la loro estremità posteriore , servono a portare il carico voluminoso di una erba appena tagliata , olezzante d ' ogni grato profumo e tempestata de ' fiorellini d ' ogni allegro colore . I poveri buoi , scendendo lenti e gravi dall ' erta ripidissima , puntavano vigorosamente le zampe tra i sassi enormi , docili alla parola delle montanine che li guidavano , maestosi e rassegnati , con l ' occhio umido , un poco inquieto e assai mesto . Le donne salutavano , ma il curato non rispondeva . Una volta rischiò di rimanere schiacciato sotto a un carro , che non aveva scansato in tempo . Lasciò la strada ; andò su per i sentieri , su per le roccie nude . La notte era diventata scura , e il prete andava senza sapere dove mettesse i piedi . Si trovò a un tratto sulla riva dell ' alto lago , uno scolo de ' ghiacciai , dove finalmente il rumore di due torrentelli , che precipitavano dalle cime e si frangevano tra i sassi , e il vento rigido delle gole , e la tosse , che gli spezzava il petto , richiamarono in sé il curato , il quale cadde con le ginocchia a terra e , giungendo le mani e fissando gli occhi nella vòlta tutta nera del cielo , ringraziò con una lunga preghiera il figliuolo di Dio . In Menico frattanto crescevano le ansie . L ' orologio della canonica aveva suonato la mezza dopo le dodici , e il padrone non ritornava . Il vecchietto aveva visto spegnersi i lumi nella villa del barone e sapeva bene che non c ' erano moribondi nel paese : dove diamine quella testa sventata era dunque andato a passar la notte ? Non s ' attentava di allontanarsi troppo di casa ; guardava dalle finestre , ma non vedeva altro che tenebre fitte . Se non fosse stato il servo di un sacerdote si sarebbe sfogato assai volentieri con qualche grossa bestemmia . Tendeva le orecchie , un cane aveva abbaiato , nulla ; si sentiva un calpestio lontano , ascoltava , nulla . - O il reverendo l ' avrà da fare con me . Starsene via tutta notte senza neanche avvisare ! Siamo cani ? E poi , col rischio di pigliarsi un nuovo malanno in tali disordini da scomunicati , e con quella maledettissima tosse , che non lo lascia mai stare . Figurarsi , sono ore queste da gironzare per le strade e da tenere alzati i galantuomini ? Gliele voglio cantare secche , ma secche . Farebbe perdere la pazienza a san Luigi Gonzaga - . Tornava a guardare nell ' oscurità e ad origliare ; niente . Alla fine gli parve di udire in su , distante , il passo di un uomo ; era un uomo , certo , che scendeva dalla montagna ; il passo s ' affrettava , rintronava ; i cani abbaiavano : era il passo del curato . Allora il piccolo vecchio si pose dinanzi alla porta con il muso arcigno e gli occhi da cui schizzavano scintille di rabbia ; aveva i pugni piantati sulle anche in atto di sfida , come se volesse impedire al prete l ' ingresso della canonica , e già schiudeva le labbra per cominciare la ramanzina quando , vista la faccia del padrone , ammutolì e lo lasciò passare . Borbottava tra i denti o per meglio dire tra le gengive : - Dio santo , che mutria ! E come ha conciato i panni ! Mi ci vorrà un mese a ricucirli e a rimetterli un po ' in assetto . Bella carità cristiana . Il curato passò il resto della notte all ' inginocchiatoio , davanti al Crocifisso , che lo aveva salvato . L ' alba fece parere più livido , più macilento , più contorto e più sanguinoso quel Cristo in croce , con la sua testa china incoronata di spine . All ' aurora principiò il concerto delle campane . Le suonava Menico , facendosi aiutare durante i suoi servigii di sagrestia e di chiesa , o quando si sentiva le braccia stanche , da un ragazzotto , che per solito era uno dei due monelli trionfatori del giorno innanzi , e propriamente quello bruno , il quale della metà dei trentasette fiorini guadagnati per l ' uccisione dell ' orsacchiotta non aveva visto il becco di un soldo , tanto i suoi parenti erano stati lesti a mangiarli tutti ed a berli . Era la domenica , e la messa del curato doveva principiare alle dieci . Verso le otto un contadino , che veniva dalla valle , consegnò a Menico una lettera per il suo padrone . L ' indirizzo , scritto in calligrafia sottile , snella , elegante , palesava una mano di donna . Il prete pigliò la lettera , la guardò ; le dita gli bruciavano , le mani gli tremavano ; una visione terribilmente allettevole di donna mezza nuda gli passò nella fantasia , e gli parve di udire nelle orecchie l ' eco seducente e paurosa di una voce che bisbigliasse : Datemi il vostro amore , Don Giuseppe , il vostro amore ! - Il curato voleva ad ogni costo sapere chi avesse mandata la lettera : ma il contadino doveva essere già lontano , né Menico aveva avvertito da che parte fosse andato via . - Del resto , - osservò il vecchietto , alzando le spalle , - apra e vedrà chi scrive - . Il prete stracciò in fatti la busta e spiegò i fogli , ch ' erano parecchi , con un gesto d ' angoscia ; ma tosto si rasserenò , si mise a sedere e a leggere . La lettera era della signora Carlina , la moglie del dottore . « Reverendo signor curato , Ho bisogno di tutta la pazienza , di tutta la indulgenza del suo cuore . Il mio buon Don Giuseppe si è mostrato in questi mesi tanto dolce verso di me , ch ' io non esito ad aprirgli la mia anima intera , con le sue tristezze , i suoi dubbii e le sue paure . Mi pare anche di non agire come dovrei ; ed ella mi rimproveri o mi conforti , ma sopra tutto mi consigli , giacché la mia esperienza è così piccola e la mia natura , pur troppo , così timida , ch ' io non solo non so risolvermi a operare , ma spesso non distinguo bene quale sia il cammino da scegliere . Mi compatisca , signor curato . Ho diciott ' anni compiuti : dovrei essere quasi una matrona : però sino a tre mesi addietro , sino al giorno del mio matrimonio , io era vissuta come una bambina , fra mio padre , ottimo uomo , ma severissimo , e mia madre , donna tutta di casa . Non si vedeva nessuno , io non aveva passione per la lettura ; ricamava , teneva i libri di cucina volentieri , mettendo nell ' arte della cuoca , massime ne ' piattini dolci ( bisogna , Don Giuseppe , ch ' ella venga ad assaggiarne uno il primo giorno che avrà tempo . S ' intenda con Amilcare ) , mettendoci , confesso , un poco d ' ambizione . Del resto dicevano che la mia salute era delicata . Ella , signor curato , mi guarda qualche volta in faccia con un cert ' occhio compassionevole , come se dicesse : poveraccia , è tanto magra , tanto pallida ! Amilcare mi ha , come dice lui , ascoltata più volte : non ha trovato , dice lui , neanche l ' ombra del male . Fatto sta che io non sono mai obbligata a rimanere a letto , e che posso dichiararmi sul serio una grande camminatrice , una vera alpinista . Anzi , a questo proposito , vorrei ch ' ella persuadesse Amilcare a farmi camminare meno . Quand ' egli va nelle montagne alla visita de ' suoi malati , vuole , quasi ogni volta , ch ' io lo accompagni ; ieri mi condusse con quel sole , verso le due , sino a Masine dalle scorciatoie dei viottoli ; un ' ora e mezzo di salita , e che salita , e che sassi ! Giunta nel paese , mi cacciai a sedere in un angolo della chiesa , una chiesa umida e melanconica , dove mi toccò attendere due orette buone che Amilcare avesse finito di dar ricette e di cavar sangue , e intanto mi sentiva tutta intirizzita da un ' aria fredda gelata . Non ho coraggio di dir di no . Amilcare osserva giustamente che il camminare desta l ' appetito , e che io , avendo bisogno di rinvigorirmi , devo mangiare , carne sopra tutto , e bere almeno un bicchiere di vino ; ma il vino proprio mi ripugna , non lo dico per affettazione , e la stanchezza mi toglie anche quella poca voglia di mangiare che aveva dianzi . Signor curato , ella non ignora come fu il caso delle mie nozze . Amilcare è il mio solo cugino ; era , si può dire , il solo giovinotto che , ne ' mesi d ' autunno , frequentasse la nostra casa ; e poi buono , bello , di bei modi cortesi , e con una vivacità di parlare tutta sua ; studiava molto ; a Vienna si faceva onore ; era diventato dottore , e poi medico condotto in questa valle . In somma , quanti sogni io andava mulinando nel mio cervello ! Stava desta la notte per poter continuare le belle fantasie , parendomi che la intera giornata non bastasse a tante care e interminabili meditazioni . Mio padre si mostrava poco contento ; gli piaceva poco ch ' io dovessi sposare un medico ; diceva che i medici sono tutti materialisti , parola ch ' io non capiva bene , ma che non mi piaceva affatto ; e mi dipingeva la vita di questa valle come una specie di sepoltura : otto mesi d ' inverno , la neve alta sei piedi , tredici gradi di freddo , impossibile a una donna l ' uscir di casa , le ansie per il marito , un mondo di guai . Ed io pensavo all ' opposto dentro di me ; l ' inverno sarà il mio paradiso ; due stanzette ben calde , fiori accanto alle stufe , i miei ricami , la mia cucinetta , qualche lettera alla mamma , e poi , anzi prima di tutto , sopra tutto , il mio Amilcare sempre indulgente , sempre grazioso , sempre allegro , e che lunghi discorsi , e come sarà contento di tornare nella sua casina , presso la sua Carluccia , che gli vorrà tanto bene ! Scusi , signor curato : sono una vera sciocca . Dunque ci siamo sposati ; il viaggetto di nozze , un incanto ; il primo mese in questa valle una delizia . A dirgliela però Amilcare fumava un poco troppo anche in principio , e mi appestava la camera . Io non diceva niente ; ma qualche volta mi mancava il respiro , mi sentiva un tantino di mal di stomaco . Cose da nulla . Il mio sposo mi amava ; discorreva sempre del futuro , quando ci pianteremo in una città , e il suo nome diventerà celebre , e guadagnerà tanti quattrini , e gli pioveranno addosso tanti onori , e darà delle grandi feste , nelle quali io dovrò essere acconciata da vera regina . Quest ' ultima parte non mi andava a ' versi ; ho sempre avuta poca inclinazione a figurar nella gente . Certe piccolezze mi davano già ombra , m ' offendevano un poco ; aveva torto . Il male è cominciato quasi ad un tratto , quando venne ad abitare nella villa accanto a lei , signor curato , quella donna che dicono la baronessa , e quando , fino dal primo giorno del suo arrivo , mandò in gran furia a chiamar mio marito . Da quel momento non è stato più lui . Ha cento fumi per la testa ; pare che si vergogni di me ; e non ostante mi sforza a seguirlo nelle sue camminate sui monti , ma non mi guarda , non mi parla , non m ' aiuta nemmeno a salire un ' erta o a passare un ' acqua . Anche in casa , se gli parlo , mi risponde sì o no , o non risponde affatto ; ogni sua parola , quando finalmente la dice , è un rimprovero o , che mi duole ancora più , un sarcasmo : non so più né vestirmi , né pettinarmi , né quasi mettere alla bocca il cucchiaio , né adoperare la forchetta e il coltello . La casa gli sembra piccola ; non gli piace né il desinare né la cena , per quanto io mi lambicchi nell ' indovinare i suoi gusti e nel condire e cuocere le vivande . È andato quattro volte a cenare all ' osteria con i carrettieri , ed anche le altre sere , quando non è alla villa o non esce per i suoi malati , va a bere la genziana , e ne beve ( mi vergogno ) più di un bicchierino di certo . Allora poi ! Mio signor curato , mio buon Don Giuseppe , mi aiuti : io ci perdo la testa e ci muoio . A mio padre , alla mamma non posso dir nulla ; ella , Don Giuseppe , è la sola persona sulla terra che mi sappia compatire e soccorrere . E divento anche cattiva . M ' affatico a stargli intorno con le carezze , con le dolcezze ; mi respinge , ed io torno più mansueta che mai ; ma qualche volta non posso ; sento nascermi dentro come uno spirito fiero di ribellione , nuovissimo , incomprensibile , e ch ' è pure tanto contrario alla pieghevolezza della mia natura . Provo una sensazione che non aveva provata mai : un ' agrezza , un ' amarezza profonda . Oramai conosco il sapore del fiele . Comprendo tante cose di cui prima non capiva nulla : un mondo brutto mi si apre dinanzi . Mi sono guardata bene nello specchio . Sì , sono magra ; sì , sono pallida ; ma i miei occhi mi paiono neri e grandi , la mia fronte , la mia bocca , tutti i miei lineamenti sono regolari , e il mio corpo non è poi uno scheletro . Non ostante , al mio marito di tre mesi , al mio sposo non piaccio più . Cita le bellezze tonde della baronessa . Le ho viste io quelle sfacciate bellezze : è passata tre volte sotto le mie finestre , seguìta da corteggiatori e da servi , sulla sua mula bianca . Le ho piantato gli occhi in faccia e la ho studiata bene : sulle guance ha il rossetto , sulle labbra la polvere di corallo , e le sue magnifiche sopracciglia sono tracciate col pennello . Falsa al di fuori come dev ' essere bugiarda al di dentro . E mi ha rubata la stima , mi ha rubata l ' affezione di Amilcare ! Ora , un ' ultima parola , signor curato . Amilcare vuole che io vada a visitar la sua ganza . Ho detto di no , ed egli insiste , ed io , caschi il mondo , non voglio . Ho ragione ? Ho torto ? Don Giuseppe , mi pigli per la mano . Ella che vede le cose di questo mondo dall ' altezza della sua santa pace ; m ' insegni a uscire dalle bassezze di questi miei nuovi sospetti e dalle viltà di queste mie nuove angoscie . In un mese come è mutata La sua disgraziatissima CARLINA » . Il prete aveva letto la lettera attentamente , sospirando in principio , fremendo alla fine . - Povera santa ! - esclamò ; e scrisse questo polizzino con la sua scrittura larga e affrettata : « Verrò domani . Discorreremo , e vedrà che i suoi dubbii non sono giusti . Pazienza , indulgenza , dolcezza : ecco i rimedii . Preghi la Santissima Vergine Maria , che conosce le debolezze e le ambascie dei mortali . A rivederci domani » . Menico aveva annunziato da un po ' di tempo , che una donna , la Pina del Rosso , ed il vecchio padre di lei chiedevano di parlare al reverendo signor curato . Entrarono con gli occhi pieni di lagrime ; e la donna , singhiozzando , raccontò che il suo marito voleva vendere le giovenche , tutte , una ventina , l ' unica loro ricchezza , per impiegare il denaro nella impresa delle ferriere : - Deve condurre le bestie doman l ' altro al mercato di Malè , e ci andranno con le loro mandre altri cinque o sei di questi indemoniati . Daranno via il bestiame per niente : e poi a tali imprese , che il diavolo se le porti , io non ci credo . Sono trufferie ; lo dice anche mio padre , che sa il vivere del mondo - . E il povero vecchio mezzo paralitico accennava di sì , crollando mestamente il capo . - Non glielo avessi mai detto al mio uomo ! S ' è infuriato , mi ha picchiata ; veda queste lividure - e mostrava le spalle maculate . - Ma io insisteva , e lui giù botte da orbo . Non ho potuto rimuoverlo di un ette . Ci salvi lei , signor curato ; scriva a Trento , scriva all ' imperatore ; impedisca la distruzione del villaggio , per carità . Il prete s ' era alzato e , ascoltando la donna , camminava su e giù per la stanza , in preda ad un ' agitazione vivissima . Ripeteva : - Infami - . Poi disse ad alta voce : Parlerò al Capocomune , m ' intenderò con lui , e qualcosa , se Dio ci aiuta , riusciremo a fare . - Il Capocomune ! Un bel soccorso ! - ripigliò la donna . - È lui che ha fatto impazzir la gente ; è lui che suggerisce a tutti di barattare il bestiame , il quale dà tanti pensieri , come dice , e così poco profitto , con quei fogli di carta che fruttano del bell ' oro solo a guardarli . L ' ho sentito io con le mie orecchie , signor curato . Povero il nostro armento ! E poi ( la ho da dire ? ) a quelli che rispondevano che Don Giuseppe non crede a così fatti miracoli , il Capocomune replicava : « Ah sì ! Quel ... ( la taccio per rispetto ) quel ... lo caccieremo via , e presto . È ora di finirla con quel ... Non vede più là del naso e pretende d ' insegnare alla gente » . Poi , sottovoce , aggiungeva : « Sappiate che durerà poco , una settimana al più ; lo so io , e basta » . Il prete continuava a camminare , invaso dall ' ira : - Ebbene , andrò domani dal capitano a Malè , chiamerò il signor giudice , farò processare tutta questa canaglia - . Ma Menico , dalla soglia della camera , diceva : - Signor curato , sono quasi le dieci : venga a vestirsi per la messa - . Dovette avvicinarsi al padrone e ripeterglielo più volte , tanto il prete era fuori di sé . Don Giuseppe cercò di ricomporsi un poco , salutò la donna e il vecchio contadino , uscì dalla canonica e , traversando il sagrato , entrò dalla porticina esterna in sagrestia , intanto che il ragazzotto uccisore dell ' orsa suonava a distesa l ' ultima chiamata . Mentre Menico s ' affaccendava nell ' aiutare il padrone a vestirsi , questi premeva violentemente il petto con la mano lì dove il cuore pulsa , come se avesse voluto impedirgli di battere , e bisbigliava le preci . Mosse all ' altare con gli occhi a terra , senza veder nessuno ; s ' inchinò dinanzi ai gradini , poi andò a baciare la tavola consacrata ; e nello stesso tempo ch ' egli pronunciava le parole rituali faceva nell ' interno queste giaculatorie : - Io sono indegno di avvicinarmi all ' ara dove stanno le reliquie dei Santi ; io sono indegno di essere ammesso al divin desco dove s ' imbandisce il Santo dei Santi . Fate , oh Signore , ch ' io non vi porga un bacio simile a quello di Giuda . Ah , Signore , salvatemi da tanta nefandità purificando il mio spirito ... Oramus te Domine ... Kyrie eleison ... Oh , dolce Signore , quanti beni avete dato agli uomini , e come questi vi restituiscono il male . Eccovi in faccia il più ingrato , il più colpevole di tutti . Perdonatemi , Signore ; compatite alla mia miseria ; abbiate pietà di me ... Gloria in excelsis Deo ... Il prete , sempre con gli occhi a terra , si voltò verso il popolo ; e mentre con la bocca leggeva l ' Epistola dalla parte destra dell ' altare , mormorava dentro : - Agnello senza colpa , che avete voluto essere calunniato , deriso , offeso per compiere gli oracoli della Scrittura , fate ch ' io possa imitare la vostra innocenza negli atti e la vostra pazienza nelle afflizioni - . Tornò alla sinistra e cominciò la lettura del Vangelo : - Munda cor meum ... Verbo grazioso nella dolcezza e nell ' umiltà , fate che la dolcezza e l ' umiltà non abbandonino mai il mio cuore ... Credo in unum Deum ... Il prete scopre il calice , lo ricopre , si purifica le mani a lato dell ' altare , mostra il volto a ' credenti , e , sempre con lo sguardo basso , dice : - Orates frates - . Alza poi l ' ostia , come immagine di Gesù alzato sulla croce , e , consacrato il vino , solleva il calice . - Oh sangue prezioso , sgorga insino a me quale nuovo battesimo . Oh se potessi versare il mio sangue tutto per te , il mio sangue fino all ' ultima stilla ... per omnia saecula ... Il prete spezza in due parti l ' ostia santa , a similitudine dell ' anima di Gesù che si stacca dal corpo ; mette una parte dell ' ostia nel calice e la consuma picchiandosi il petto : - Domine non sum dignus ... - Indi riceve il sangue prezioso nel calice , e , dopo essersi comunicato , procede alle abluzioni : - Dominus vobiscum ... Nella ineffabile gioia di vedervi salire al cielo , oh Salvatore del mondo , sento la contentezza di possedervi ancora qui in terra ; la mia fede vi adora sul trono del vostro amore nell ' Eucarestia , in quello stesso modo che vi adora sul trono della vostra gloria in Paradiso ... Nel dire : - Ite Missa est - il sacerdote alzò gli occhi e vide dinanzi alla folla , seduta nella prima linea di panche , Olimpia , la baronessa , accanto al maestrino di pianoforte . Il collo di neve ed il principio del seno candido , spiccavano nella mezza oscurità del tempio . Ella sorrideva colle sue labbra tumide e rosse , fissando gli occhi negli occhi di Don Giuseppe , lasciva e sfacciata . Il prete sentì un velo calargli sulle palpebre ; non ci vide più ; traballò ; il sangue gli corse tutto al cuore . Un istante dopo gli corse tutto al cervello , e allora non poté più frenarsi , e cominciò sui gradini stessi dell ' altare , con la voce tonante , con il gesto del Cristo nel Giudizio di Michelangelo , una predica furibonda . - Via dalla casa del Signore i perversi e gli ipocriti . Fuori i profanatori dal tempio . Voglio impugnare lo scudiscio di Gesù per cacciare lontano questi corruttori delle anime , questi ingannatori delle coscienze , questi avidi succhiatori del danaro del povero . E voi , gente illusa , non vedete , orbi che siete , quale precipizio vi si apre sotto ai piedi ? Rovinate il paese , gettate nella miseria i vostri figliuoli , la vostra moglie , i vostri vecchi per correre dietro all ' inganno . Aprite gli occhi , figliuoli . Credete a me , che da dieci anni sono con tutto il cuore vostro padre e fratello , credete a me , che piuttosto di lasciare questa cara montagna morirei cento volte . Ed io vi scongiuro , come pregavo momenti fa il Signore , padrone di tutte quante le cose : ravvedetevi , tornare ai vostri costumi onesti e semplici , alla cura dei vostri armenti , all ' amore di chi vi ama davvero . Avrete la pace in terra , e la gioia in cielo . Rammentatevi i comandamenti di Dio . Nel sesto i Canoni penitenziali gridano anatema contro la femmina che si imbelletta per piacere agli uomini ; nel settimo e nel nono gridano anatema contro colui che ruba con la violenza , con la frode , o con le false lusinghe . Fuggite i peccatori . Dio v ' aiuti e vi ispiri . 5 Il prete , poiché si fu sfogato , rientrò nella sua camera livido in volto , salvo due cerchi rosei nel mezzo delle gote , con la gola arsa , con il petto divorato da fiamme interne , tossendo , sputando nel fazzoletto larghe chiazze di sangue , ma abbastanza calmo , mentre al di fuori invece la tempesta s ' andava addensando contro di lui . In chiesa , nell ' udire la voce terribile rintronar sotto le vòlte , nessuno aveva ardito di fiatare ; ma poi , finita la predica , uscendo all ' aperto , fu un bisbiglio , un interrogarsi , un esclamare , uno scandalizzarsi quasi generale . Chi non aveva bene afferrato il senso delle parole se le faceva spiegar dal compagno . La baronessa era sparita ; il Capocomune era corso a dar l ' ordine che sellassero il mulo , intendendo volare a Trento per ottenere , diceva , che i pazzi furiosi venissero finalmente mandati al manicomio . Il dì seguente , appena giorno , non ostante la febbre , il curato scese a piedi nella valle , e poi da Cogo , montato sopra una carretta di contadini , andò a Malè per vedere il Capitano , il quale , ascoltate le parole del prete con qualche impazienza , gli disse che le sue proprie informazioni risultavano differenti ; non c ' erano pericoli ; non c ' era un perché di pigliarsela tanto calda ; queste cose , del resto , riguardare l ' autorità civile , non l ' ecclesiastica ; stesse quieto dunque e tornasse a casa . Nel ritorno il prete , avvilito , sfinito , si fermò dalla signora Carlina , che era sola . Si rammentò della lettera ricevuta il dì innanzi , e principiò con savie ragioni a tentare di confortarla ; ma , mentre parlava , le lagrime gli rigavano le guance , ed ansava . La buona giovane con bel garbo lo fece tacere , lo sforzò dolcemente a pigliare un poco di brodo , un mezzo bicchier di vino e due bocconcini di una certa torta ch ' ella aveva preparata con le sue bianche mani . Il prete si calmò ; ascoltava la voce tranquilla , soave della poverina , la quale aveva dimenticato i suoi proprii dolori per alleviare quelli del suo caro curato . Non voleva lasciarlo andare , lo pregava a mani giunte che non si rimettesse in cammino ; ma il prete , sospirando , ripeteva : - Compirò il mio dovere . Nell ' uscire da quella casa si sentì più robusto , più leggero e più puro . Prima di avviarsi all ' erta della sua montagna volle tornare indietro una ventina di passi per inginocchiarsi ad una cappelletta . Un lumino rischiarava l ' immagine della Santa , la quale , certo , non era stata dipinta né dal Beato Angelico , né da Raffaello da Urbino . I capelli , fatti a linee ondulate mezze giallognole e mezze rossigne , le cadevano sulle spalle , ed erano circondati da una grande aureola a raggi , simile alle ruote di un carro ; aveva le guance porporine ; aveva la bocca a forma di sgraffa orizzontale d ' un bel colore vermiglio ; e le sopracciglia dovevano essere state tracciate con le seste , prendendo a centro le pupille azzurre , tanto il loro semicerchio appariva netto e preciso . Ma quando il prete , nel fervore della sua orazione , alzò gli occhi a quella figura , gli parve che fosse uno scherzo del diavolo . Credé di vedere un ' atroce caricatura di Olimpia , e subito sentì il cuore martellargli orribilmente , e si alzò disperato . Mille idee ribollivano nel suo cervello ; ma ce n ' era una piccola , la quale si metteva innanzi a ogni tratto , ed era questa : - La donna infame ha sì o no le labbra , le gote e le sopracciglia dipinte ? La signora Carlina aveva visto bene , o l ' innocente gelosia le aveva forse offuscato il giudizio ? - E al sospetto che fossero finzioni , il prete sentiva un certo vago rammarico . Poi si vergognava di quegli indegni pensieri , s ' affaticava a ritrovare il filo della preghiera interrotta ; ma quanto più raccoglieva le sue forze per cacciar via l ' immagine della donna oscena , tanto più quell ' immagine viva , imperiosa , seducente , supremamemte bella , gli si piantava ostinatamente in faccia . Il dì seguente alle cinque del mattino il curato stava seduto nel confessionario ad ascoltare e a perdonare i peccati monotoni delle paesane . Era il dì di San Rocco , e le donne timorate , prima di unirsi con la candela alla processione , che , verso le quattro della sera , doveva avere luogo tra la chiesa del villaggio e l ' oratorio del Santo , volevano mettere la coscienza in pace . Ad ogni assoluzione il prete ripeteva dentro di sé , compunto e devoto , i versetti del cinquantesimo Salmo , e , per vincere la stanchezza e la noia , riandava nella memoria i capitali precetti sul ben confessare , massime quelli dati da sant ' Alfonso dei Liguori , il quale insegnò a rimanere sempre nel giusto mezzo , non declinando neque ad dexteram rigorismi , neque ad sinistram laxitatis . Una ventina di penitenti aveva già ricevuto l ' Ego te absolvo quando il prete sentì un olezzo come di viole , soavissimo , e vide dai bucherelli della fitta grata un ' ombra tutta nera . In quell ' incavo buio del confessionario non si potevano scorgere i lineamenti del volto , ch ' erano , per di più , ricoperti di un velo nero a ricami . Il sacerdote principiò in tono pieno di benevolenza : - Ringraziamo il Signore , figliuola mia , che vi ha condotta quest ' oggi al tribunale della penitenza . Non temete : io non sono altro che il vicario del suo amore , vicarius amoris Christi . Dio vuole consolarvi : fate dunque cuore ; io vi aiuterò . Qualunque cosa vi sia succeduta , col soccorso divino rimedieremo a tutto . Dite dunque con santa confidenza . - Padre , sono io . Il prete scattò e fece per uscire dal confessionario ; ma poi , credendo che fosse una tentazione del demonio , strinse la croce che gli pendeva dal collo e mormorò una preghiera . - Padre , sono io , - ripeteva la voce dell ' ombra nera , - e voglio che mi ascoltiate . Il prete rimase a sedere , pensando che non è lecito respingere un penitente , e balbettò , mentre grosse stille di sudore gli gocciolavano dalla fronte : - Siete pentita ? Propriamente pentita ? Sapete che cosa è la contrizione ? È l ' odio del peccato commesso con la ferma volontà di emendarsi . - Don Giuseppe , vengo a salvarvi . - Si tratta di me soltanto ? - Di voi solo . - Allora questo non è il luogo . Scrivetemi . - Non posso . Quel che vi dirò deve rimanere segreto . - Sotto suggello di confessione ? - Sotto suggello di confessione . - Vi avverto allora che non dovete pronunciare nomi di colpevoli o complici : i Concilii hanno riprovato formalmente queste delazioni . - Dirò una cosa ; tacerò i nomi . Don Giuseppe , siete un ostacolo ; vogliono torvi di mezzo . - Lotterò . - Don Giuseppe , vogliono farvi morire . - Mi difenderò . - Vi avveleneranno domani . Badate all ' ampolla del vino . Chiudete la sagrestia ; mutate il vino ; spezzate l ' ampolla : salvatevi . Addio - . E l ' ombra nera scomparve dalla chiesa , mentre il sole cominciava a indorare la cima del campanile . Il curato ripigliò le sue confessioni con la stessa pazienza , con la identica dolcezza di prima . Tutto il giorno fu affaccendato nella processione , nelle visite dei preti della valle , ai quali dovette offrire del vino , quello ben leggiero e acidetto che aveva , ed in molti altri uffici ed impicci . Diede le disposizioni per la cerimonia della mattina seguente , giacché la immagine di San Rocco , ch ' era stata solennemente portata dall ' oratorio alla chiesa del villaggio , doveva venire di nuovo riportata al suo luogo , e , salutato Menico , si rinchiuse alla fine nella propria camera più morto che vivo , benché la febbre fosse diminuita e la tosse gli avesse lasciato un po ' di tregua . Subito dopo la rivelazione di Olimpia il prete era diventato un altr ' uomo . Le incertezze , le angoscie , il malcontento di sé , le lotte basse , che doveva combattere contro la propria immaginazione , la guerra spietata , che doveva muovere a ' propri sensi , il dubbio di essere già caduto , per causa delle sue debolezze , in qualche grave peccato : tutto ciò lo aveva incurvato della persona e prostrato di spirito . Si era tosto raddrizzato e animato ; aveva tosto assunto un ' aria lieta , quasi baldanzosa . - Morirò - ripeteva - morirò sull ' altare . Uscirò da questo sozzo involucro di carne ; diventerò puro spirito . Non più contrasti , non più rimorsi , la quiete dell ' eternità . Ma , durante il giorno , gli erano nati degli scrupoli . Poteva egli bere senz ' altro ? Non aveva egli l ' obbligo di serbarsi alle miserie mortali per amor del prossimo ? Il segreto della confessione doveva spingersi fino a danneggiare se stesso , quando il salvarsi non poteva creare sospetti verso nessuno ? Cercò nelle decisioni dei Concilii , nel Rituale romano ; guardò il Tractatus de Sacramento Poenitentiae ; consultò gli scritti del cardinale di Lugo , del Coninck sulla Confessione ; esaminò le opere di san Tommaso . In nessun luogo all ' inviolabilità del sigillo erano ammesse eccezioni . Il prete anzi , con sommo sconforto , rinvenne un caso identico al suo , quello del beato padre del Buffalo , fondatore dei Missionarii del Prezioso Sangue , il quale , avvertito che il vino delle ampolle era avvelenato , andò ugualmente a celebrare la messa , si servì di quelle ampolle , di quel vino e morì . Bisogna , in una parola , che il sacerdote ignori , anche per sé , a qualunque costo , sempre , ciò che ha udito nel confessionario . Messo bene in sodo questo punto essenziale , e ringraziato con caldissima effusione il Cristo dell ' inginocchiatoio , il curato si pose a letto , dove trovò , dopo tante tempeste , un sonno lungo e placido . Menico dovette scuotere più volte il corpo delicato del prete prima che questi riescisse a destarsi bene . Buon pro le faccia , signor curato , - disse il vecchio bisbetico . - È ora di alzarsi . Non sente che suonano per la messa ? - Vengo , vengo , buon Menico - . E in venti minuti era già parato in sagrestia , e ripeteva , beato , il Veni Creator . Entrò in chiesa come se entrasse in Paradiso ; aveva gli occhi esultanti ; il suo incesso non era mai stato così maestoso ; la sua persona non era mai stata così superba ; sembrava ch ' egli , raggiando , salisse i gradini del trono di Dio . Introibo ad altare ... Introibo ad altare ... e Menico , che doveva risponder messa , non capitava . Finalmente entrò dalla porticina della sagrestia , recando sul piccolo vassoio le due ampolle di vetro , e s ' affrettò verso l ' altare . Ma , mentre passava , un ' ombra vestita di nero , col velo che le copriva la faccia , s ' alzò , e come se volesse precipitosamente uscire di chiesa , diede di cozzo al vecchietto piccolo , sicché vassoio e ampolle andarono per terra . Si sentì un gran fracasso , e le ampolle si ruppero in cento pezzi . Il vino e l ' acqua formarono due rigagnoletti . Non si può dire la confusione che ne nacque . Chi è stato , chi non è stato ? Una donna . È fuggita . L ' ha fatto apposta ? E quello sciocco di Menico ! Ora come si farà ? Non si dirà più la messa . Bisognerà riconsacrare la chiesa . È una minaccia del cielo . - Andate a pigliare le boccette nell ' oratorio di San Rocco . Questo consiglio fu immediatamente seguito , e , dopo un quarto d ' ora , la messa poté ricominciare . Dopo la messa ebbe luogo la processione , con i relativi stendardi , le solite bambine vestite da angioletti , i soliti incappati di rosso e di verde , ed i consueti brontolii . La statua di San Rocco , in legno colorito , con il suo cappellone a larghe tese , la conchiglia del pellegrino e la mano che mostra le piaghe della gamba , fu rimessa nella nicchia dell ' oratorio , e la cerimonia ebbe fine . Il curato aveva estremo bisogno di rimanere solo . Entrando nella canonica , vide in piedi vicino alla finestra dell ' andito due persone , che lo dovevano certo aspettare . Erano il Capocomune ed un ecclesiastico , appena giunti da Trento . Li pregò di mettersi a sedere ; ma l ' ecclesiastico , in attitudine umile e compunta , porse al curato una grande lettera , suggellata con le armi di Monsignor Vescovo . Il curato , lette le prime righe , impallidì e chiese licenza di ritirarsi per un momento nella sua camera . Appoggiò al muro le spalle e continuò a leggere , poi cadde sulle ginocchia di contro al Cristo sanguinoso e pregò alcuni minuti . La lettera sospendeva il prete dalle sue funzioni di curato , gli ordinava di consegnare immediatamente la chiesa con tutti gli oggetti sacri , e la canonica con tutto ciò che non fosse di proprietà sua personale , all ' ecclesiastico esibitore del foglio , d ' accordo , per ciò che potesse riferirsi alla potestà civile , con il signor Capocomune . Quanto alle ragioni di una ordinanza tanto severa era detto poco . Si citava questo precetto : Parochus debet , in quantum potest , cum debita prudentia scandala de medio tollere ; ora , non solamente il curato aveva mancato di prudenza nel cercare di togliere via gli scandali , ma ne aveva fatto nascere di nuovi e gravissimi , senza volersi fermare alla sua condotta sospetta , o per lo meno incauta anche rispetto alla morale . Perduta oramai ogni autorità nella parrocchia , doveva lasciar ad altri il suo ufficio . - Firmato : GIOVANNI Vescovo . L ' ordine era perentorio ; bisognava ubbidire . Chiamò Menico , pregandolo di fare senza indugio un involto della sua poca biancheria , della veste talare , di un paio di scarpe , di tre o quattro volumi teologici : nient ' altro . Si mise in tasca i ritratti in dagherrotipo del padre e della madre defunti , ed uscì nell ' andito , dicendo : - Sono pronto . Principiamo , se credono , dalla sagrestia . L ' ecclesiastico così subito non voleva ; facesse il comodo suo ; v ' era tempo ; desiderava anzi mostrargli la propria costernazione ; bramava che si sapesse come non avrebbe accettato senza il vincolo della santa ubbidienza . Don Giuseppe insistette , e si principiò la consegna oggetto per oggetto . La faccenda non avrebbe dovuto riuscire lunga , tanto la chiesa era povera e l ' armadio della sagrestia piccolo ; ma il nuovo curato voleva esaminare tutto appuntino , e con voce untuosa , con accento mellifluo notava : - O Dio , com ' è sudicio ! Santa Vergine Maria , com ' è stracciato ! Ne manca un pezzo ! V ' è una macchia d ' olio ! Che pitoccheria ! Che indecenza ! - Vi fu un istante in cui Don Giuseppe guardò nel viso il pretino soave , poi disse con la frase rotta e rapida dell ' impazienza : - Reverendo , la parrocchia è tanto misera ! Ho dato per la chiesa tutto quel poco che avevo , tutto fino all ' ultimo centesimo : non ho saputo far meglio . Compatisca - . L ' altro diventò ancora più zuccherino e ostinato . Nominava in latino gli oggetti e li esaminava uno ad uno meticolosamente : Purificatorium lineum ... è tutto sfilacciato ! Mappa triplex ex lino vel cannabe confecta ... vi sono due buchi , anzi tre , anzi quattro ! Calix et patena ... di ottone , e quante ammaccature ! Missale cum puvillo ... non c ' è un foglio che abbia l ' angolo intiero ! Paramenta albi , rubri , viridis , violacei et nigri coloris ... oh che colori sbiaditi , non si distinguono più l ' uno dall ' altro ! Bursa , velum , manutergium ... roba da buttar via ! Ampullae vitreae ... - Le ampolle non c ' erano ; e qui la faccia del novello pastore assunse una espressione tra lo scandalizzato , il disgustato e il pietoso , chinando il capo a sinistra e giugnendo le mani all ' altezza della bocca . Nella canonica Don Giuseppe disse : - Lascio tutto , eccetto , se permettono , questo fardello - , e mostrava la roba che c ' era dentro . Continuò lesto , come se le parole gli bruciassero le labbra : - Prego il signor Capocomune di accettare in mia memoria questo fucile da caccia ; prego il reverendo signor curato di distribuire ai poveri del paese un poco di danaro , a giudizio suo , in compenso di questi mobili , di tutti questi oggetti , che sono mia proprietà e che abbandono alla canonica - . L ' ecclesiastico , grave e contegnoso , dopo avere ben guardato in ogni angolo della stanza , assentì col capo . La voce di Don Giuseppe ripigliò fioca , strozzata dal dolore : - Mi faccia poi una grazia , reverendo : ai miei ... scusi , ai suoi buoni parrocchiani rechi l ' ultimo addio del povero pastore senza gregge . Li ho tanto amati , e devo partire , dopo dieci anni , senza salutarli con una sola parola d ' affetto , e nell ' andarmene sento l ' anima straziata ed il corpo disfatto , e mi restano pochi giorni di vita , ma in questi pochi giorni pregherò per essi come il padre prega per i suoi cari figliuoli - . Le lagrime spuntarono negli occhi di quel disgraziato . Dalla via che conduce tosto fuori del paese , il prete , in compagnia di Menico , s ' avviò rapido giù per la china ; ma , dopo un centinaio di passi , si fermò come avesse scordato una cosa di suprema importanza . Stette un poco a pensare , poi , dandosi coraggio , tornò indietro e bussò alla canonica . Quando il nuovo curato se lo vide ancora davanti , non poté trattenere un moto di dispetto ; e Don Giuseppe , confuso , pauroso , bisbigliò : - Perdoni , reverendo ; un minuto solo ; abbia pietà del misero prete , ch ' ella non vedrà mai più . Il suo cuore sia generoso , senta , non s ' adiri , mi faccia un dono , il più gran dono ch ' io possa ricevere in questo mondo - . L ' altro aveva negli occhi l ' impazienza , lo sprezzo , l ' avarizia , ma sulle labbra il suo perpetuo sorriso . Don Giuseppe continuò , sempre dalla porta , timidamente , umilmente , al modo di uno che implori l ' elemosina : - Nella camera v ' è un Cristo in croce , il solo conforto mio , e lo ho pregato sempre , e sempre mi ha aiutato , e sempre mi ha salvato dalle tentazioni della carne . Senza quel Cristo non potrei più vivere , né morire . Reverendo , abbia compassione di me , mi regali quel Cristo . Il nuovo curato si avvicinò all ' inginocchiatoio e guardò la figura : l ' intaglio era grossolano , la dipintura goffa , con il rosso grumoso del sangue , che sprizzava dalla fronte incoronata di spine e sgorgava dalle ampie ferite del costato ; e le membra da cadavere si contorcevano tutte ; e la lunga e magra e livida faccia metteva disgusto e terrore . Il degno sacerdote staccò dalla parete il Cristo e lo porse a Don Giuseppe , dicendo : - L ' immagine del Figliuolo di Dio mi piace più benigna e più bella . La religione non dev ' essere uno spauracchio da bimbi e da perversi ; e le anime dolci , come la mia , anelano la dolcezza . Prenda e vada con Dio . Menico aspettava fuori del villaggio , tenendo in mano il fardello , e insistette per portare anche il Cristo , ma Don Giuseppe non volle . Le aveva involto in uno straccio di tela verde , ma lo teneva sotto l ' ascella cautamente , come fosse stato di vetro ; era in fatti di legno tanto tarlato e di pezzi così male incollati insieme che certo , cadendo in terra , non sarebbe rimasto intiero . Padrone e servo si guardavano sovente , senza pronunciare una sillaba . Cominciava a imbrunire e la strada era deserta . Il prete sentiva una spossatezza simile a quella che segue le grandi febbri , e aveva la fronte bagnata di sudore ; si mise a sedere sopra un sasso , quasi in terra , nascondendo la faccia nelle palme delle scarne mani e posando i gomiti sulle ginocchia ; pianse ; poi , rialzando la testa e guardando Menico , disse : - Eppure , Menico , io non sono colpevole . Non ho fatto , ch ' io sappia , niente di male . Ho resistito al demonio ; l ' ho vinto . Ho amato i miei parrocchiani . - E tornò a nascondere il volto ed a piangere . Menico si fece coraggio , e chiese finalmente quel che voleva domandare da un pezzo : - Signor padrone , dove intende di andare ? - Fino a Cogo , per questa sera . - Ma poi ? - Non lo so . - E allora ? - Mi affido alla Provvidenza . - La Provvidenza , va bene ; ma , scusi , signor padrone , ha danari in tasca ? - No . - Già non ne poteva avere . Li consegnava tutti a me , che facevo le spese . Ma se non me ne ricordavo io ... - e porse al padrone un vecchio portamonete , soggiungendo : - Vi sono cento lire . - Cento lire , in che modo ? Io non posso averti consegnato tanto . - Sì , signor padrone . - Dimmi la verità . - Ebbene , c ' è dentro qualche cosa de ' miei risparmi . - Tutti , rispondi il vero . E vuoi restare senza nulla ? - Ho bisogno di poco . - Sei un cuor d ' oro ; ma non voglio . Accetterò venti lire . - Sessanta per lo meno . - No , venti . - Eccone venti sole , - e Menico diceva una bugia . Ne aveva lasciate sessanta . - Ora va , Menico ; è vicina la notte ; pare che voglia far temporale ; dammi il fardello e torna al villaggio . Il vecchietto non voleva a nessun patto ; intendeva scendere almeno sino a Cogo e passarvi la notte : il dì seguente il cielo avrebbe provvisto . Ma in realtà Menico , già stracco motto , camminava zoppicando e inciampando in tutti i sassi della via , sicché per forza si dovette fermare . Allora il prete , dando un bacio sulla fronte al vecchio che piangeva , gli disse addio . Nemmeno il cane da caccia , il quale aveva seguito il suo padrone saltellandogli intorno , voleva tornare indietro ; e Don Giuseppe , mentre lo accarezzava , esaminò nella propria coscienza se gli fosse lecito d ' ora in poi ricevere un qualche conforto dal gaio affetto della bestia fedele , ma concluse dentro di sé vergognandosi del desiderio profano e mormorando : - Per me la terra non deve più avere nessuna consolazione - . Il cane , legato ad una funicella e tirato da Menico , si contentò di rifare con la coda fra le gambe il cammino alle calcagna del vecchio , il quale andava a passi di lumaca ; e la bestia , inquieta , insospettita , mandava degli ululati lunghi , strazianti , che si diffondevano come voci di triste presagio nel silenzio delle montagne . Quando il prete non poté più vederlo , Menico si sdraiò sull ' erba , brontolando : - Gliel ' ho fatta . Egli crede che io ritorni al villaggio ; invece mi riposo un ' oretta , e poi scendo a Cogo a raggiungerlo , e sarà bravo chi mi potrà staccare da lui - . Di tratto in tratto ripeteva : - O che caso , o che brutto caso ! 6 Il prete restò solo . La via piegava in quel luogo , entrando a ghirigoro in un ' altra vallata stretta , dalla quale non si poteva più scorgere il villaggio alpino . Don Giuseppe si voltò per guardare la sua chiesa , il suo monte , e fissare gli occhi ancora una volta sui ghiacciai della cima , che staccavano biancastri sulle nubi nella luce d ' un crepuscolo grigio e monotono . Il pover ' uomo non tossiva , non sentiva nessun bruciore nel petto , non aveva quella febbriciattola e quelle subitanee accensioni da cui era tormentato quasi continuamente : ringraziò il cielo , che gli dava un ' ora di salute il giorno in cui gli aveva tolto ogni altra cosa mortale . Solo provava uno sfinimento di tutte le membra , il quale non era privo di una certa dolcezza , e metteva l ' animo in uno stato di vaga e come sognante ebrietà . Passando dal paesello di Ledizzo , alzò gli occhi alle finestre della casa dove abitava la signora Carlina . Ella che guardava appunto nella via , aspettando il dottore , vide negli ultimi bagliori della sera camminare lentamente il suo buon Don Giuseppe , e lo salutò , e tutta allegra lo pregò di salire . Al prete infelice la voce purissima di quella ingenua creatura parve scendesse dalle alture del cielo . - È l ' angelo buono - mormorò , e questo pensiero gli richiamò nella fantasia con la rapidità del fulmine l ' angelo cattivo , il demonio terribilmente bello : allora , scoperto dal drappo verde sdruscito il volto sanguinoso del Cristo che teneva sotto l ' ascella , gli impresse un bacio disperato , come se invocasse da quel legno la propria salvezza . Ma la signora Carlina insisteva : - Venga su , venga , signor curato ; ho tante cose da dirle - . Il prete non rispose , e tirò di lungo ; ma , dopo venti passi , mentre stava di fianco alla cappelletta , ove s ' era fermato due giorni addietro , non potendo più reggersi sulle gambe , sentendosi vacillare e mancare , vi entrò . Al chiarore incerto del lumino , l ' immagine goffa della santa gli tornò a sembrare il ritratto infernale di Olimpia . Trascorse una mezz ' ora . La signora Carlina , che aveva visto il prete entrare nella cappella , dalla quale si spandeva in un breve spazio di via un fioco barlume , non vedendolo uscire , impensierita cominciando a insospettirsi di qualcosa , scese con la fantesca e andò ella stessa a vedere . Don Giuseppe , accasciato in un angolo , non dava segno di vita : le braccia penzoloni , il capo reclinato all ' indietro , gli occhi spenti , la bocca da morto . Fu chiesto aiuto , e il corpo del povero prete venne sollevato , portato piano piano alla casa del dottore e adagiato sul letto nella camera della signora Carlina , la quale aveva mandato a chiamare in gran furia il marito lì dove poteva essere a quell ' ora , dalla baronessa , nelle osterie . Ella con dita leggiere , trattenendo il respiro , slacciò il goletto del prete , gli sbottonò la sottoveste , e pose la mano sinistra sul petto nudo , spiando le pulsazioni . Le parve di sentire che il cuore battesse ; allora , buttatasi con le ginocchia a terra , ripeté più volte : - Il mio buon Don Giuseppe , oh Dio di misericordia , salvatemi il mio buon Don Giuseppe ! - Poi tornava subito a sentire se proprio il cuore batteva . Il prete mandò un sospiro così lieve che non avrebbe mosso la fiamma di un cerino ; ma la giovine donna che se n ' accorse e sulle labbra della quale spuntava il bel sorriso della speranza , avvicinò una guancia alle labbra livide dell ' infermo per accertarsi se ne uscisse davvero un poco di fiato . L ' infermo respirava , e aprì gli occhi trasognati , ma le membra restarono irrigidite . La prima cosa ch ' egli domandò e che la signora Carlina comprese più dal moto della bocca che non dal suono della parola , fu questa : - Il mio Cristo , il mio Crocifisso - . Lo avevano trovato infatti , adagiato accuratamente sopra il fardello nell ' oratorio , e lo avevano recato in camera . La signora Carlina , alzandosi in punta di piedi , mise la estremità del braccio inferiore della croce sul cassettone e appoggiò il Cristo alla parete , dritto , in faccia alla testiera del letto , sicché il prete , senza muovere il capo , lo potesse guardare . La croce spiccava negra sulla tinta chiara e tersa del muro , in mezzo a due litografie colorate , chiuse tra filetti d ' oro , l ' una delle quali figurava Paolo e Virginia al guado , l ' altra la morte della fanciulla e l ' amante che se ne dispera . Il Cristo sanguinoso e sconquassato sembrava più terribile che mai nella pulitezza linda e leggiadra della camera , dove non c ' era una macchia od un granello di polvere : le tende di bucato a bei fiorami inamidate , i parati del letto bianchi a disegni di rilievo e a merletti usciti dalle dita sapienti della padrona di casa , e ricami a lane di ogni colore sulle poltrone e sulle seggiole , e fiocchi e nappe e passamani condotti da lei pensando , sognando un paradiso ingenuo , modesto , virtuoso , nel quale vagava da un po ' di tempo questo desiderio indistinto , che il suo Amilcare somigliasse al suo buon Don Giuseppe . Don Giuseppe , che non fissava più il Cristo , aveva mutato faccia : sembrava spaventato e nello stesso tempo attratto da una visione ; sbarrava gli occhi verso il soffitto per vedere meglio , e apriva la bocca sporgendo le labbra come per aspirare qualcosa . Bisbigliava con la voce esile , ma ora piena di terrori , ora piena di esaltamenti : - Vade retro , Satana . Lucifero . Bella , bionda e infame , la tua mano è una tenaglia rovente . Nascondi il piede ed il seno . Taci ... Don Giuseppe il tuo amore , voglio il tuo amore ; sono la tua schiava ; un bacio ... Indietro , Lucifero . No , vieni , vieni , tentatrice , in mezzo alle fiamme ; ti abbraccio . Dammi le labbra , lasciamele succhiare ; voglio vedere se le hai colorite di rosso . Guardami con i tuoi occhi celesti ; lasciami esaminare quei lividori lì sotto se sono l ' opera del pennello o l ' opera della lussuria . Sozza e santa , i tuoi capelli brillano di raggi d ' oro , più lucenti d ' un ' aureola , più splendenti di un nimbo . Copriti , per carità . Non posso fissare gli occhi nel tuo collo , nel tuo petto : come i ghiacciai sugli alti vertici delle mie montagne quando il sole di mezzodì li illumina in un caldo giorno di estate , il tuo collo ed il tuo petto mi accecano . Ahi , non istringermi tanto con quelle tue braccia morbide e rosee , che mi fai male . Sì , stringi , soffocami , stritolami , fa ' presto : vedi le fiamme che guizzano intorno a noi e già ci ardono i piedi , le gambe , il cuore , la testa ... La signora Carlina ascoltava con l ' orecchio teso ; aveva le guance rosse di vergogna e gli occhi pieni di lagrime . Ripeteva : - Anche lui , anche lui ! - e si copriva la faccia con le due mani . A troncare il vaneggiamento che le straziava l ' anima , alzò il capo del prete , volgendolo dalla parte del Crocifisso , e gridò : - Guardi , Don Giuseppe , il suo Cristo - . Gli occhi del delirante caddero sulla croce , e a poco a poco una influenza benefica agì dentro di lui ; si andò calmando ; le labbra cominciarono a biascicar preghiere ; il viso bianco si rasserenava , riprendeva la sua tranquilla , dolce , innocente , quasi eterea espressione ; e la signora Carlina , riconfortata , esclamava : - Così siete bello , mio buon Don Giuseppe : adesso il cielo vi si specchia nel volto - ; e il prete respirava più libero , e già poteva stringere con la propria mano la mano della ingenua infermiera . Lenta lenta , ella avvicinò la sua bocca pura alla fronte pura di lui . Don Giuseppe non se n ' accorse : guardava sorridente il suo Cristo . In quell ' istante s ' udì un gran fracasso alla porta di casa , poi un passo incerto e pesante fece scricchiolare la scala di legno , e il dottore , ubbriaco , entrò nella camera sbattendo violentemente sugli stipiti l ' imposta dell ' uscio . A quell ' urto i mobili oscillarono . Allora il Cristo , perduto l ' equilibrio , precipitò a terra , rompendosi in tanti pezzi . La testa rotolò in un angolo della stanza ; le braccia , le gambe , il torso , si sparsero qua e là ; il rosso del sangue pareva sgorgasse dalle membra squartate . Il prete , avendo seguito con lo sguardo quella distruzione , invaso da uno spavento infernale , stravolto , contraffatto , orribile a vedersi , mandò un urlo che gli spezzò il petto . Quando il medico , fetente di acquavite , s ' avvicinò al letto , Don Giuseppe era morto . Macchia grigia Questa macchia grigia , ch ' io vedo dentro ai miei occhi , può essere la cosa più comune della vostra scienza oculistica ; ma mi dà gran fastidio , e vorrei guarire . Esaminerete con i vostri ordigni eleganti , quando verrò costà fra una quindicina di giorni , cornea , pupilla , retina e il resto . Intanto , giacché la vostra amicizia mi sollecita , vi descriverò , come posso , il mio nuovo malanno . In mezzo alla molta luce ho la vista da lupo cerviere . Il giorno nelle vie , la sera in teatro distinguo , cento passi lontano , il neo sulla guancia di una bella donna . Leggo per dieci ore di fila , senza stancarmi , il più minuto caratterino inglese . Non ho mai avuto bisogno di occhiali ; posso anzi imbrancarmi fra quegli animali di sì altera vista , che , come dice il Petrarca , incontro al sol pur si difende . Non ho mai tanto amato il sole , quanto lo amo da due mesi a questa parte : appena comincia l ' aurora , spalanco le finestre e lo benedico . Odio le tenebre . La sera , di mano in mano che cresce l ' oscurità , si fa più intensa di contro a me , proprio nel punto dove fisso gli occhi , una macchia color cenere , mutabile , informe . Durante il crepuscolo o mentre splende la luna , è pallidissima , quasi impercettibile ; ma nella notte diventa enorme . Ora è senza moto , sicché , guardando il cielo nero , sembra uno squarcio chiaro a lembi irregolari , come la carta dei cerchi da saltimbanco quando v ' è passato in mezzo il corpo di pagliaccio ; e si crederebbe di vedere , attraverso a quel buco , un altro brutto cielo di là dalle stelle . Ora s ' agita , s ' alza , s ' abbassa , s ' allarga , s ' allunga , caccia fuori de ' tentacoli da polipo , delle corna da lumaca , delle zampe da rospo , diventa mostruosa , gira a destra , poi rigira a sinistra , e va intorno così delle ore furiosamente innanzi al mio sguardo . Ho accennato a queste immagini tanto per procurare di farmi intendere ; ma veramente non c ' è ombra di forma . In un mese , dacché devo godermi un tale spettacolo , non ho mai potuto afferrare una figura determinata . Quando mi sembra di trovare certe analogie con certi animali , con qualche oggetto , sia pure fantastico , con qualche cosa insomma di definibile , ecco che quel disegno in un attimo si contorce e si rimuta indecifrabilmente . È una cosa laida , una cosa volgare . Se si potesse annasarla , puzzerebbe . Sembra una larga pillacchera di fango ; sembra una chiazza animata , una lacerazione purulenta che viva . È un orrore . Non dico di vederla sempre . La vedo tutte le notti , ma più o meno a lungo , secondo la disposizione , non so se del mio animo o del mio corpo . Spesso , Dio volendo , appena comparsa sparisce . Il terribile è che mi compare davanti all ' improvviso , mentre sto pensando a tutt ' altro . Stringevo al barlume di una lucerna morente la mano di una cara fanciulla , dicendole quel che non si racconta neanche a voi altri medici , ed ecco a un tratto la macchia che le sporca il seno . Mi sentii inorridire . Anche di giorno s ' io entro , mettete , in una chiesa buia , rischio di trovare quella sudiceria sotto l ' ombra fitta dell ' organo , sui vecchi dipinti affumicati , nel finestrello nero del confessionario . La paura di vederla me la fa scorgere più presto . La notte non guardo mai impunemente l ' acqua di un fiume o del mare . Andai giorni addietro a Genova . Era una bella sera , un resto d ' estate . La vòlta del cielo tutta serena , tutta di una tinta appena digradata da ponente a levante con un po ' di giallo , un po ' di verde , un poco di paonazzo , mostrava nondimeno , quasi sull ' orizzonte , una zona isolata di nubi dense . Una striscia sottilissima , limpidissima d ' aria brillava tra le nubi ed il mare . Il sole , che era rimasto nascosto un poco di tempo , da quelle nubi , scendeva dal loro lembo inferiore per tuffarsi nelle onde quiete . Prima il suo oro , quando non si vedeva di esso che il segmento di sotto , parve una lumiera sospesa alle nuvole ; poi il cerchio infiammato toccò con la circonferenza per un minuto nuvole e mare ; poi si cacciò pian piano nell ' acqua , mostrando nel segmento di sopra il fuoco incandescente di una immane bocca da forno . Avevo desinato bene con qualche mio vecchio amico . Si pigliò un battello e si vogò al largo . Dopo lo splendore del tramonto il crepuscolo fu di una dolcezza ineffabile . Cantavamo a mezza voce , sognando . Annottava . L ' acqua d ' un verde scuro scintillava , luccicava . All ' improvviso vidi lontan lontano nuotare la mia macchia grigia ; e ritrassi paurosamente lo sguardo entro il battello , e la mia macchia mi seguì tra le forcole e i remi , e , gelato di ribrezzo , mi ricondusse , compagna lurida , a terra . Certo ( dottore mio , non ridete ) è offesa la retina : v ' è qualche punto cieco , un piccolo spazio paralizzato , uno scotoma insomma . Ho letto come sulla retina , nell ' occhio dei condannati a morte , s ' è trovato , dopo recisa la testa , il ritratto degli ultimi oggetti , in cui i disgraziati avevano ficcato lo sguardo . La retina dunque , non solo rimane fuggevolmente dipinta : in certi casi resta veramente scolpita . Notate poi che , quando chiudo gli occhi per dormire , io sento la mia macchia dentro di me . E allora è un supplizio diverso . La macchia non si aggira più intorno a se stessa , ma cammina , corre . Corre in su , e nel correre tira in su la pupilla ; sicché mi pare che il globo dell ' occhio debba rovesciarsi , arrotolando dentro nell ' orbita . Poi corre in giù , poi corre dalle parti , e il globo dell ' occhio la segue , e i legamenti quasi si schiantano , ed io dopo un poco mi sento dolere , proprio effettivamente dolere gli occhi . La mattina , anche dopo dormito , gli ho indolenziti e un po ' gonfi . Voi altri medici avete la virtù di essere curiosi ; volete penetrare nelle cause , rimontare al seme . Vi dirò dunque in quali circostanze mi si è manifestata la malattia , che dovete guarire . E , abbiate pazienza , lo dirò nei più indifferenti particolari , giacché so come da una di quelle inezie , le quali sfuggono all ' attenzione dei profani , voi scienziati potete cavare la scintilla , che rischiara poi le verità più riposte . * * * Il dì 24 dello scorso ottobre , sul far della sera , passavo dal Ponte dei Re accanto a Garbe per andare sino a Vestone , mia passeggiata consueta del dopo pranzo , come quella della mattina era verso Vobarno , quando non preferivo arrampicarmi sulla schiena dei monti , o fare qualche viaggetto , sempre pedestre , a Bagolino , a Gardone , in Tirolo . Di due mesi e mezzo passati nella Val Sabbia , le prime due settimane furono tutte calme , altre due tutte fuoco , e il rimanente tristezze e terrori . Alle bellezze della natura , che tutti corrono a vedere e che tutti ammirano , avevo preferito la vallata modesta , povera , dove i monti hanno già un certo aspetto selvaggio , e dove non c ' è il pericolo di vedere mai la persona allampanata di un Inglese , e neanche la barba nera di un alpinista italiano . Mangiavo le belle trote rosee del lago d ' Idro , gamberi saporiti , funghi , uccelli , cacini di capra , molte ova , molta polenta . V ' è ad Idro un alberguccio con due stanzine ariose , pulite . Chi non ha rimorsi vive colà nella quiete del paradiso , senza giornali , senza botteghe da caffè , senza pettegolezzi , guardando lo specchio del lago , le giovanotte che vogano , la Rocca d ' Anfo sull ' altra sponda , esercitando più le gambe che il cervello , abbrutendosi anzi a poco a poco nella cara , nella beata libertà del non pensare a nulla e del non far proprio niente . Quando il cielo è popolato di nubi , spinte a gran corsa dal vento , l ' aspetto di quel paese riesce mutabile all ' infinito . I monti che si accavalcano , le rupi che portano muraglie ruinate di castelli o chiesette con il loro campanile bianco , i colli bassi coronati di pini , cangiano di figura ad ogni minuto . Ora le nuvole mettono in ombra il dinanzi del quadro , e il sole brilla nel fondo ; ora il sole splende sul dinanzi , e il fondo rimane buio ; ora invece questa parte o quella del centro stacca nera in mezzo alla luce o luminosa in mezzo all ' oscurità , e s ' accendono e si spengono ad ogni tratto innumerevoli sprazzi di colori vari e vivissimi . Bisogna salire sul monte roccioso , che sta di contro alla chiesetta di San Gottardo , dall ' altra parte del Chiese . Il monte , verso il fiume , scende a perpendicolo . A destra si vede sulla bizzarra collina la chiesa di Sabbio , alta e sottile ; a sinistra si scopre da lontano la Rocca di Nozza , della quale non rimane che qualche pezzo di muro cadente ; sotto a ' piedi s ' apre il vuoto profondo . Ci si tiene con le mani agli arbusti , e si guarda in giù . Il Chiese corre in arco , rompendo le onde rapidissime ai sassi enormi , di cui è sparso il suo letto . Garbe abbasso , un poco a dritta , e più in là , già ben alto sulla montagna , il campanile di Provaglio . Quasi a piombo , benché dall ' altra parte della strettissima valle , che si strozza in quel punto , lasciando appena appena luogo al fiume ed alla strada postale , si vede dall ' alto in basso la chiesetta di San Gottardo , di cui la torre scorcia tanto che diventa nana , e gli archi del piccolo portico sembrano schiacciati . La prima volta poco mancò che non mi venisse il capogiro . Volevo andare più alto , lì dove la rupe nuda , quasi verticale , concede appena il posto per mettere il piede tra le sue strette fessure . Guardai indietro . Il monte , che mi stava alle spalle , tutto ombroso , spiccava sull ' aria celestina . Saranno state le cinque di sera , due settimane dopo il mio arrivo a Garbe . Il sole cominciava a scendere dietro il giogo della montagna ; un vento fresco soffiava dalla gola della vallata , e bisognava tenere il cappello perché non piombasse nel precipizio , quando uno sbuffo impetuoso , mentre coglievo con le due mani non so che strane foglie , lo fece arrotolare un tratto , poi andare a balzelloni dall ' una all ' altra sporgenza delle acutissime roccie . Gli dissi addio , e continuavo a capo nudo le mie osservazioni estetiche sulle piante , allorché , passati appena dieci minuti , mi comparve innanzi all ' improvviso una montanara , la quale , un poco imbarazzata e con rustico garbo , mi porse il disgraziato cappello . La ringraziai di cuore , e la guardai in viso . Poteva avere dai sedici ai diciassette anni : abbronzita , ma sotto la tinta del sole s ' indovinava l ' incarnato fresco ; nella bocca piccola splendevano i denti , ammirabili di regolarità e di bianchezza ; negli occhi v ' era un certo che di selvatico e di curioso , una timidità un poco impertinente . - Bella giovane , siete di Garbe ? - Signor no . Sono di Idro . - E vi fermate qua ? - Parto domani con mio padre , che è lì tra i cespugli insieme con le nostre capre . Lo vede ? Guardi bene , lì in fondo - e m ' indicava il luogo , ma io distinguevo appena di lontano un uomo che aveva la barba bianca . - E ad Idro dove state ? - Fuori del paese circa due miglia , sulla via che conduce al monte Pinello . - E che nome avete , bella fanciulla ? - Teresa , a ' suoi comandi , signore . Si continuò a discorrere . Io la tempestavo di interrogazioni , guardandola negli occhi , i quali ora vagavano di qua e di là impacciati dal mio sguardo , ora mi si ficcavano in volto , anzi addirittura nel cuore . Ad uno sposo non aveva pensato mai : non sapeva , e lo giurava ridendo e spalancando gli occhi sinceri , che cosa fosse amore . Ella non aveva nessuno al mondo , salvo il padre , che l ' adorava , s ' intende , e non l ' aveva mai lasciata un giorno dacché era nata ; ma il buon vecchio doveva andare appunto allora per quindici dì a Gardegno a far valere i proprii diritti sulla successione di un fratello , morto con molto ben di Dio e senza figliuoli . Il vecchio , già caporale sotto l ' Austria , leggeva e scriveva come un notaio , era uomo di conto e per giunta più agile , più vigoroso , più coraggioso di un giovanotto di vent ' anni . La fanciulla , nell ' assenza del padre , rimaneva ad Idro , affidata ad una santola di settant ' anni . Dottore , ve lo immaginate , andai per quindici giorni ad abitare il pulito e solitario alberguccio di Idro . Tutte le mattine e tutte le sere salivo lungo la stradicciuola erta , torta , sparsa di sassi acuti , che conduce a monte Pinello , e mi fermavo alla casa della montanara gentile . Due giorni disse di no ; poi non ci fu angolo erboso di quella scoscesa china su cui non ci si adagiasse a discorrere , di giorno cercando l ' ombra più cupa sulle sponde di un torrentello , entro una grotta naturale , negli ampi interstizii dei massi enormi precipitati Dio sa quando dalle creste del monte ; di sera , durante le prime ore della notte , cercando una zolla morbida sotto il cielo stellato . La Teresa , certo , non somigliava alle ragazze di città : la sua pelle era ruvida , la sua passione quasi ferina . Nei primi giorni amava tre cose : il suo padre , le sue capre e me ; dopo una settimana non parlava più del padre , non badava più alle capre , mi aspettava sull ' uscio del casolare a cominciare dall ' alba , spesso mi veniva incontro sino ad Idro , mi trascinava , mi violentava , mi buttava in terra come se volesse sbranarmi . Certe volte dal suo corpo esalava un odore acre e inebbriante di erbe selvatiche , certe volte un puzzo di capra nauseabondo , e non di rado un fetore di strame , che ammorbava . Insomma invocavo tra me il ritorno del vecchio . Il giorno innanzi al suo arrivo cercai di preparare Teresa alla mia partenza : le dissi che dovevo andare a Brescia e a Milano , ma mi affrettai a soggiungere che sarei tornato presto , dopo due settimane al più , forse dopo una . Ella non piangeva : tremava tutta , ed era diventata del colore del piombo . Ripeteva con voce strozzata : - Lo so che non torni più , lo so che non torni - . Io promettevo , giuravo , ma ella mi continuava a guardare con gli occhi senza lagrime , e , fatta veggente dalla passione , insisteva : - Non torni più ; lo sento qui nel cuore che non torni più - . Non potei cavarle altre parole . Invece di andare a Brescia o a Milano , tornai a Garbe . Avevo l ' anima rósa dal rimorso : tante volte mi sentivo spinto dalla coscienza a correre ad Idro , alla capanna di Teresa ; poi gli abbracciamenti suoi , furiosi e disperati , mi facevano paura , e non di meno io non potevo pensare ad altro che a lei . Non sapevo se l ' amassi , benché l ' immagine sua mi stesse scolpita sempre davanti . Finalmente , dopo una trentina di giorni , la coscienza vinse , forse anche la curiosità . Andai ad Idro , e , traversando i magri prati , arrampicandomi sulle roccie , risalendo il letto di un torrente asciutto , mi trovai di contro al casolare dall ' altra parte della stradicciuola ; gli alberi ed i cespugli mi nascondevano . La fanciulla stava sull ' uscio , immobile , esposta senza riparo ai raggi del sole . Nel primo istante non la riconobbi : la carnagione era diventata d ' un rosso cupo , i capelli le cadevano sulla fronte e sulle spalle a ciocche sconvolte , il viso appariva stranamente smagrito e allungato , il labbro inferiore pendeva in giù , gli occhi spenti fissavano innanzi senza vedere : non so perché , credetti di essere in faccia a un cadavere bruciato . In quell ' istante una voce d ' uomo chiamò dall ' interno del casolare così sinistra e soffocata che pareva uscisse da un sepolcro : - Teresa , Teresa - . La fanciulla non diede segno di avere udito , e la voce continuava tetra e straziante : - Teresa , Teresa . Scappai ; corsi a Brescia , ma il rumore della città mi riescì insopportabile : tornai a Garbe , dove , a forza di ripetere a me stesso , che il tempo rimedia a tutti i mali , anche agli strazii della passione e dell ' abbandono , trovai qualche momento di pace . Non ostante , dormivo poco , tormentato com ' ero da sogni orribili e da inquietudini febbrili ; mangiavo pochissimo ; camminavo molto , sperando nella stanchezza . * * * Vi dicevo dunque , dottore , che il dì 24 dello scorso ottobre passavo sul far della sera dal Ponte dei Re accanto a Garbe . Un uomo , appoggiando i gomiti sul parapetto e il mento sulle palme , guardava molto attentamente l ' acqua del fiume . Uscivano tra le sue dita delle ciocche di barba bianchissima ; la faccia , mezzo nascosta dal cappello tirato sulla fronte , non si vedeva bene . Non era vestito propriamente né da contadino , né da operaio : portava una casacca e de ' larghi calzoni d ' un colore chiaro grigiastro . Passai accanto al vecchio ; non si mosse ; continuò a fissare l ' acqua vicino alla pila del ponte , dove , stringendosi per attraversare le due arcate , gorgoglia impetuosamente . Guardai abbasso anch ' io , credendo che vi fosse qualcosa di curioso a vedere ; non avvertii niente di strano , ma quel gioco di onde , a cui non avevo mai badato , mi piacque . È una lotta formidabile tra l ' acqua che corre e i sassi colossali che tentano di sbarrarle la via . E le onde , incalzate da quelle che sono dietro , e queste cacciate innanzi dalle altre più lontane , a cominciare dai rigagnoli nascenti nelle nubi , quanta fatica , quanta astuzia devono adoperare , e come s ' affannano a spuntarla di proseguire il loro cammino ! Lo spettacolo del contrasto fatale tra il moto e l ' immobilità , eterno e d ' ogni attimo , mette nell ' anima un timido scoramento , e nello stesso tempo fa sorridere di un così cieco impeto nell ' operare e di una così orba caparbietà nel resistere . C ' è dei momenti , in cui le forze opposte della natura somigliano a fanciulli mal educati , l ' uno dei quali gridi voglio , e l ' altro , pestando i piedi , ripeta non voglio . E su quei massi , i quali spuntano fuori dal letto , che non è un letto di pace , vegetano , seminati dal vento in un pugno di terra deposta colà dallo stesso vento a un granello alla volta , de ' virgulti di salici , degli arboscelli di pioppo , i quali canzonano , deboli e flessuosi , la furia che li circonda . La natura , come la vita , è una catena di vani sogghigni . Se il masso non solleva molto la testa , l ' acqua gli corre su , e scende poi in cascate gaie , cercando il piano più basso : è un cristallo terso , curvo , regolare , una campana lucida , un ombrello trasparente , con qualche filetto opaco di vetro di Murano ; e si frange poi a ' piedi in ispruzzi d ' infinite perlette bianche , di quelle che le Muranelle infilano le sere d ' estate , sedute sul gradino della porta di casa , ciarlando di Tita e di Nane . L ' onda è avveduta : sceglie per solito il cammino migliore . Ma qualche volta si trova chiusa tra i sassi , e allora , non potendo aspettare , scatta in uno sprazzo e via ; tal ' altra si caccia distrattamente in un laberinto , e gira e rigira e , se vuole uscirne , le conviene tornare indietro ; finalmente accade che ella si smarrisca in uno spazio dove il caso ha messo un insormontabile sostegno di pietre , e allora si ferma impaurita , perde la bussola , s ' accascia e da turbine diventa specchio . E sotto all ' acqua , che riflette in iride la tinta del cielo o che si trasforma in ispuma d ' argento , v ' ha il vario e brioso colore dei sassi , giallo , rosso , bianco , verde di muschi e di licheni . La gran battaglia si concentrava alla pila del ponte . Le onde combattevano le onde , che cozzavano insieme , si spezzavano , si frantumavano , s ' accavalcavano , s ' ammonticchiavano , diventavano matte di furor bellicoso , mandavano bava in vece di sangue , e gocciole e stille sino al parapetto del ponte , con un romore , con un frastuono da far tremare un eroe . Il vecchio guardava sempre impassibile . Andai per la mia strada , senza curarmi di lui , passo passo fino a Nozza . Il cielo nuvoloso , minaccioso , principiava a oscurarsi , e soffiava un vento assai fresco dalle alte montagne . Rinunciai a proseguire la passeggiata , e tornai indietro . Al Ponte dei Re c ' era sempre il vecchio , nello stesso posto , nella stessa attitudine di prima . Guardava sempre a ' piedi della pila . La cosa mi parve bizzarra ; mi avvicinai al vecchio e gli dissi : - Buon uomo , scusate - . Non si mosse . Continuai : - Scusate se vi disturbo ; ma il cielo è negro , minaccia il temporale e non è lontana la notte . Se abitate discosto , dovreste incamminarvi . Il vecchio si rizzò lento lento , mi guardò in viso come trasognato , e , senza aprir bocca , tornò ad appoggiarsi al parapetto e a contemplare il fiume . Io insistetti : - Avete bisogno di nulla ? - No - , rispose senza voltarsi . Gli diedi la buona notte e m ' avviai verso Garbe . Fatti cento passi mi voltai . Non so se fosse curiosità o compassione : nella faccia di quel vecchio bianco credevo di avere letto un dolore profondo , una sinistra melanconia . Pallido , con gli occhi infossati , con le labbra nericcie , mi aveva fatto pietà e terrore . Mi trovai al suo fianco , portato da una forza quasi involontaria , e gli dissi interrottamente , aspettando una risposta che non veniva : - Scusate di nuovo . Ditemi se posso giovarvi in qualcosa . Vi sentite poco bene ? Vi offro una stanza a Garbe per questa notte . Mi sembrate forestiero . È accaduto anche a me fuor di paese di trovarmi senza danaro : ne avete forse bisogno ? Dopo queste ultime parole il vecchio si voltò gravemente , tentando di muovere le labbra a un sorriso . - Grazie , non mi occorre nulla - , rispose . Poi , messa la mano nella tasca dei calzoni , ne cavò il pugno serrato e , alzatolo sopra il parapetto , l ' aperse . Il vento fece volar via nel fiume , sparpagliati qua e là , forse una ventina di piccoli biglietti . Mentre io , irritato , stavo per rimproverarlo , balbettò con voce strozzata : - Ho sete . - Scendete a bere nel fiume - , esclamai duramente . Il vecchio s ' incamminò alla rampa scoscesa , che va giù a lato di una testata del ponte ; ma , giunto lì , vacillò sulle gambe mal ferme . Corsi ad aiutarlo e , sostenendolo per l ' ascella , lo condussi al fiume . Riempii io stesso il suo cappello di acqua . Bevette a brevi sorsi . - Non vi rimettete subito il cappello bagnato in testa , che non vi faccia male . Abitate lontano ? - No . - Ma non siete di questo paese ? - No . - E dove state di casa ? Vi accompagnerò . - Non importa . Sto vicino . - V ' accompagnerò ad ogni modo . Il vecchio mi guardò dritto negli occhi , e con accento risoluto disse : - Non voglio . Poi , meno seccamente , aggiunse quasi con ripugnanza : - Aspetto qualcuno . - Un figlio forse ? - Non ho figli . - Un parente ? - Non ho parenti . - Un amico ? - Non ho amici . - Chi dunque ? Pensò un poco e rispose : - Il destino . S ' appoggiò di nuovo al parapetto del ponte e tornò a guardare l ' acqua di sotto . - Perdonate alla mia insistenza . Di che paese siete ? - Di un paese dove si muor di dolore . - E andate ? - In un paese che non conosco . Queste risposte misteriose fecero nascere nel mio cervello uno sciocco sospetto . Esclamai con espansione : - Se dovete rimanere nascosto , se la giustizia vi cerca , giuro che non vi tradirò . Il vecchio s ' alzò dritto in piedi , e rispose alteramente : - Non ho nulla da nascondere agli uomini - . Poi , mormorando tra sé : - La mia coscienza è pura . - Gli uomini vi hanno ingannato forse , vi hanno fatto del male ? Avete trovato al mondo molti nemici ? - De ' nemici ? Ne ho avuto uno solo . Quest ' ultima frase venne pronunciata dal vecchio con voce così cupa , il suo occhio era così bieco , ch ' io mi sentii gelare . Gli dissi : - Vi lascio dunque , e Dio vi benedica . - Dio , Dio ! - sentii ripetere parecchie volte ; e la voce sepolcrale del vecchio si perdeva nel muggito del Chiese . * * * Non intendevo di abbandonare il pover ' uomo . In quattro salti fui a Garbe con l ' intenzione di parlare al sindaco , medico valente e cuor d ' oro , e di condurre meco due contadini , i quali facessero la guardia , foss ' anche per tutta la notte , al vecchio strano . Trovai il sindaco sotto il portone della sua casa , una casa antica , murata da un suo antenato , gentiluomo francese , fuggito dalla strage di San Bartolomeo . Il sindaco discorreva con il segretario comunale e con l ' oste di Sabbio , due tipi curiosi . Questi con la faccia tonda , grasso , grosso , il pizzo lungo e folto sotto a due gran baffi neri , le sopracciglia spaventose , la voce tonante , un cappello in testa di larghe tese , a cui non manca altro che la piuma per potersi dire spagnuolo ; famigliare con tutti , spavaldo , buon diavolo , mette la mano in atto di protezione sulla spalla dell ' avvocato , del farmacista , del signor cavaliere , e apre volentieri la larga bocca al riso sguaiato , mentre dice una barzelletta sporca ; una specie d ' idalgo , che versa maestosamente il vino dal boccale nel bicchiere de ' suoi avventori , che tiene il pugno al fianco , maravigliato di non trovarvi la spada , e s ' è mangiato in qualche mese per darsi il gusto di parere un negoziante in grosso il poco suo patrimonio , e spera di portare le ossa in una grande città degna di lui , lontano dalle piccolezze montanare , dove si sente proprio fuori di posto . L ' altro , il segretario comunale , sottile e lungo come il campanile di Garbe : veste da contadino , con la giacchetta e i calzoni di quella certa stoffa lustra color cannella sudicio , ma tiene la giacchetta buttata sulle spalle , mostrando la camicia , che non pare sempre di bucato , e le braccia , e il petto nudi , assai più scuri dell ' abito ; ha letto Dante , scrive da letterato fino , sa a mente tutte le innumerevoli ordinanze , tutte le infinite circolari prefettizie indirizzate al Comune , che è cosa miracolosa ; cita versi e proverbii latini ; non ha casa ; l ' inverno dorme sulla tavola nuda del Consiglio comunale , con una busta dell ' archivio per origliere e per coperta il tappeto verde : l ' estate dorme sotto il piccolo portico di quella chiesa di San Gottardo , della quale ho parlato indietro , poggiando il capo allo scalino di granito , lungo disteso sulle lastre sconnesse del pavimento , godendosi il vento fresco , che soffia senza interruzione dalla stretta gola dei monti ; vive di pane e di cipolle , di polenta e cacio pecorino , ma si compensa con qualche bicchieretto di acquavite , e , quando ne ha bevuto un tantino più del bisogno , vuole abbracciare tutti , l ' ostessa , il reverendo parroco , il sindaco , persino i carabinieri in pattuglia . Questi signori , e tre contadini , che ero andato a scovare nella bettola vicina , s ' avviarono meco al ponte . Si passò dalla chiesa di San Gottardo , palazzo d ' estate del segretario ; ma , quando fui lì , non mi potei trattenere : lasciai che il vecchio sindaco procedesse con il suo passo , che egli , poveretto , cercava di affrettare , ma che mi sembrava ancora troppo lento , e corsi innanzi . Andai su e giù per il ponte , precipitai abbasso dalla rampa del fiume , guardai di qua e di là in quel buio della brutta notte che era già principiata : non si vedeva un ' anima . Gli altri mi raggiunsero ansanti . In un batter d ' occhio diedi le mie istruzioni . Il sindaco doveva fermarsi sul ponte ; l ' idalgo doveva perlustrare un mezzo chilometro della strada di Nozza ; il segretario doveva rimontare il corso del Chiese lungo un viottolo a sinistra ; i tre contadini dovevano salire i meno erti sentieri delle montagne . Quanto alle vie più scoscese non era neanche da pensare che il misero vecchio avesse potuto tentarle . Quartiere generale : il ponte . Io m ' ero serbato le capanne dei carbonai , di là dal Chiese . In quindici minuti salii alla prima casupola . Tutti dormivano ; picchiai forte ; nessuno rispose ; tornai a picchiare con tanta violenza che i colpi rimbombarono nella valle , e udii finalmente delle voci e delle imprecazioni . Dopo un poco di tempo s ' aperse il finestrello e vidi una testa nera , nella quale brillavano due occhi da gatto . - Sapete niente di un vecchio con la barba bianca , lunga , mezzo malato , vestito di panno chiaro , un forestiere che vagava stasera presso il Ponte dei Re ? - Andate all ' inferno . - Domandatene , di grazia , ai vostri compagni . - Andate all ' inferno voi e il vecchio - e chiuse la finestra . Dopo un quarto d ' ora avevo già rifatto il cammino , ed ero salito da un ' altra parte ad un ' altra capanna . Il mio bastone nell ' urtare sul legno del piccolo uscio destò quattro o cinque echi sulle cime dei monti . - Chi è là ? - Un amico . - Il nome ? - Un amico . - Non apro . - Venite alla finestra . - Non mi muovo . - Avete visto un vecchio ? - Non ho visto nessuno . - Un vecchio vestito di chiaro , con la barba lunga e bianca , infermo . - Non ho visto nessuno . - Passeggiava stasera sul Ponte dei Re e nelle strade vicine . - Non ho visto nessuno , vi dico - e tornò a russare . Tre quarti d ' ora dopo eravamo tutti sul ponte . Non s ' era trovato niente , non s ' era saputo niente . Neppure i due carabinieri di Vestone , che l ' idalgo aveva incontrati sulla via e aveva condotti seco , ci poterono aiutare in nulla . Il sindaco giudicò allora , che noi dovevamo andare a dormire . Era , infatti , la sola cosa ragionevole che ci restasse da fare . Vi ho detto , caro dottore , come il mio sindaco sia una perla d ' uomo . Ha un modo suo proprio di curare la difterite , in grazia del quale salva realmente tutti i bambini del Comune . Parla de ' suoi rimedi con entusiasmo giovanile : non fallano ; ad una infiammazione ci vuole il salasso , anzi ogni malanno guasta il sangue , ed il sangue corrotto va tolto via , perché se ne formi del sano . Ora vive senza troppe angustie , badando a ' suoi pochi campi ; ma fu trent ' anni medico condotto , e quando ricorda le fatiche lunghe e mal compensate , il sollione , la neve , il gelo , i turbini sulle montagne , lo fa con tanta dolcezza , che pare quasi un rimpianto . Discorre de ' suoi malati volentieri , con modestia affettuosa , e , se può dire di averli strappati alla morte , due lagrime di compiacenza gli scendono sulle gote . Ha la barba grigia , i capelli appena brizzolati , i denti candidissimi , gli occhi celestini , la fronte da uomo intelligente e virtuoso . Piglia tabacco e lo offre . Dichiara ogni anno che non vuole più essere sindaco ; poi ci ricasca . Non sa dire di no : tutti , anche i cattivi , lo rispettano e gli vogliono bene . Non l ' ho mai sentito pronunciare su nessuno , fosse il più grande scellerato , una parola severa , aspra o pungente : non trova in quella sua anima mite un accento sgarbato nemmeno per l ' omeopatia , ch ' è tutto dire . Narra molto naturalmente i casi semplici della sua vita , quando , studente all ' Università di Padova e ricco di una sola svanzica al giorno , si faceva dare all ' osteria il riso stantìo per pagarlo un soldo meno , e ossi di manzo scarnati , e culi di salame : non beveva mai vino . Un dì , avendo visto nella Piazza dei Signori un giuocatore di bussolotti , gli si fece amico , andò a desinare con lui più volte , finché imparò il segreto della magia , pensando che se la medicina falliva , quest ' altra arte lo avrebbe potuto soccorrere . Racconta una interminabile filza di storielle , parte da stare allegri , parte da spaventare . * * * Bisogna ch ' io entri finalmente nel cuore del mio racconto . Vi siete accorto che mi ripugna ; infatti nello scorrere gli sgorbii buttati sulla carta conosco di avere fatto come colui , al quale duole un dente e va per farselo strappare . Esce lesto , quasi correndo ; ma , di mano in mano che si avvicina alla casa del dentista , rallenta i passi , finché , giunto alla porta , si ferma perplesso , chiedendo a sé medesimo : - Il dente ora mi duole o non mi duole ? - E così torna indietro un buon tratto di via ; e ogni inezia gli serve per tirare in lungo , un avviso sulla cantonata , un cane che abbaia . Poi si vergogna , e sale fino all ' uscio , e quando , risoluto , ha già in mano il cordone del campanello , domanda a se stesso di nuovo : - Me lo devo far cavare sì o no ? Insomma , coraggio . Quella sera , dopo avere dato a ' tre contadini i soldi per bere qualche boccale , dopo avere salutato il sindaco , che rientrava in casa , il segretario , che andava ad augurare la felice notte all ' acquavitaia , e l ' idalgo , che , canterellando con la sua voce di basso , tornava a Sabbio , io non mi sentii nessuna voglia di dormire , e neanche di scrivere , di leggere o di discorrere . Avevo un gran peso alla testa , e provavo il bisogno di aspirare , di cacciar negli ultimi meati dei polmoni l ' aria frizzante . C ' era stata , sere addietro , nell ' osteria una interminabile discussione intorno a questo punto ; se , tra Vestone e Vobarno , le trote si peschino più facilmente sul far della sera , la mattina di buon ' ora , la notte con la luna o la notte buia . Un pescatore giurava che nell ' oscurità profonda ne acchiappava un subisso . Presa la canna e un lanternino andai a piantarmi dall ' altra banda del Chiese , dove certi enormi massi formano una specie di diga . Mi pareva di quando in quando di sentire abboccar l ' amo , e tiravo su ; niente . Stufo , mi posi a sedere sopra una pietra e a guardare intorno . Non si vedeva un bel nulla . Nero il cielo , nera la terra : non una stella , non un lume . Garve , nascosta da un gruppo di alberi , a quell ' ora dormiva . Sul dorso del monte , lì nel sito ove doveva essere Provaglio , apparve un luccichìo , forse una candela accesa al capezzale di un moribondo . Era un sepolcro di tenebre , ma un sepolcro pieno di frastuoni . Il Chiese , battendo contro i sassi , faceva una musica da assordare : c ' erano dentro tutti i toni , tutti gli accordi , e il vento v ' aggiungeva le estreme note acute . A un poco per volta si finiva ad assuefare gli occhi all ' oscurità e a distinguere qualche cosa : i grossi rospi schifosi , per esempio , che sbalzavano di traverso accanto a me , la spuma bianca , anche il verde cupo dell ' acqua . Avevo ripreso la canna per ritentare la sorte , quando vidi correre a precipizio con le onde e fermarsi alla diga una massa grande , biancastra . Non capivo che cosa fosse , e pure un brivido mi corse dalla testa ai piedi . Presi il lanternino , che avevo lasciato sul sentiero ; ma , mentre mi avvicinavo col lume a quell ' oggetto grigio , l ' acqua , che gli aveva fatto intorno un gran lavorìo , lo sollevò e lo portò a venti passi lontano , dove diede di cozzo in una gran pietra che usciva dal fiume . L ' attenzione intensa mi aguzzava la vista . Aiutato dal pallido chiarore della lanterna tentai di guadare il piccolo tratto , mettendo i piedi sulle teste dei sassi : non mi riuscì . Stetti immobile , con gli occhi fissi . Le onde percuotevano la massa informe , schizzando bava , come se fossero adirate , e le giravano intorno , formando un vortice rapidissimo : il Chiese s ' ostinava rabbiosamente nel volere trascinar via la sua preda . La spuntò . L ' oggetto strano fece il giro del sasso e ripigliò il suo cammino , rovesciato in gran furia dal fiume . Allora principiò una lotta terribile tra me , che volevo conoscere il mistero di quella cosa biancastra , e il fiume che me lo voleva nascondere . Conoscevo a passo a passo i viottoli della sponda : in un solo luogo la roccia , che si alza quasi verticale per un centinaio di metri , obbliga a salire e a discendere ; il resto della via , fino a Sabbio , è piano . Ma quella salita e sopra tutto quella discesa non erano senza pericolo nelle viuzze strette , fiancheggiate da un burrone , la notte . Le piogge dei giorni precedenti avevano fatto franare in un punto la terra del viottolo , e bisognava sbalzare sul precipizio . Saltai senza pensarci , non sapendo dove avrei messo i piedi , e mi trovai dall ' altra parte sano e salvo , ma col lumino spento . Continuai la strada da capre nel buio , intoppando negli sterpi , chiuso tra gli arbusti spinosi , scivolando giù dalla china sui ciottoli tondi , che rotolavano al piano . Finalmente giunsi di nuovo alla riva del fiume . Ma , dov ' era andata la massa grigia ? Era corsa innanzi senza intoppi , o gli ostacoli , di cui è pieno il Chiese , l ' avevano trattenuta ? Aspettai un pezzo senza batter le palpebre , con gli occhi inariditi che mi bruciavano . Alla fine passò nella corrente , in un attimo . Ripresi a correre anch ' io su quel margine , dove nascono i salici sottili e le larghe foglie delle ninfee . Più su il prato è verde , smaltato di fiori , e ai pioppi si mischiano i pini , gli olmi , qualche piccola quercia . Lì m ' ero posto a sedere tante volte sopra un tronco abbattuto , studiando le formiche , ammirando gl ' insetti gialli d ' oro , rossi di rubino , verdi di smeraldo , leggendo un bel libro o fantasticando alle cose gaie nella vacuità della vita . Poco lontano , dove il viottolo costeggia un campo di magre pannocchie , m ' ero sdraiato una mattina a guardare per un ' ora di seguito tre giovani donne , che raccoglievano le noci , le quali , scosse da un ragazzo sull ' albero , cadevano nel fiume , e le tre donne , ridendo , mostravano le grosse gambe fin sopra il ginocchio , con le gonne legate ai fianchi . La macchia grigia era andata ad arenarsi sopra un banco di ghiaia , accanto alla riva . Mi tolsi le scarpe e le calze , mi arrotolai i calzoni alle cosce , e camminai tra le onde . Non mi reggevo in piedi . Il fiume mi tirava giù con una violenza invincibile . Sentii la piccolezza dell ' uomo in faccia alla volontà delle cose insensate . In quell ' istante il Chiese dovette chiamare in aiuto tutte le forze de ' suoi abissi : coperse il banco di ghiaia con un ' ondata impetuosa e , avvoltolando l ' orrido oggetto biancastro , lo portò via inesorabilmente . Mi sentii vinto . Rientrando nella mia camera di Garbe ero inzuppato d ' acqua e di sudore , sfinito ; avevo gli occhi gonfi , la testa in fiamme ; i polsi martellavano . Non potei chiudere occhio . Appena giorno mi alzai barcollando , e sulla sinistra del Chiese , lungo la via postale , andai a Sabbio . Ora le mie membra erano tutte ghiacciate , ora dovevo asciugarmi la fronte . A Sabbio , dove spesso andavo a far colazione , l ' idalgo e la sua moglie ostessa m ' accolsero con un mondo di cortesie , chiedendomi venti volte se stavo male . - Non è niente , - rispondevo , - l ' aria fresca , la passeggiata e la colazione mi rimetteranno - . Non mangiai nulla . Guardavo come in sogno il largo portico adorno di ragnateli , le chioccie che venivano a beccheggiare i minuzzoli di polenta per portarli a ' pulcini , la chiesa della Madonna , la quale , alta com ' è sul colle e posta lì proprio accanto , pareva piantata sopra i tetti dell ' osteria . Mentre io stavo immerso in queste visioni , entra uno dei figliuoli dell ' ostessa , Pierino , bel ragazzotto di sette anni , saltando , e si mette a gridare : - Mamma , l ' ho visto , sai ? - Chi ? - L ' uomo che hanno trovato nel fiume stamattina . - È bello ? - No , è tanto brutto . Domandalo alla Nina . La Nina era entrata insieme col fratello , ma s ' era tosto rincantucciata in un angolo del portico , con le mani giunte , mormorando qualcosa sotto voce . Si sentiva a intervalli la parola Requiem , flebile , soffocata . - È giovine o vecchio ? - ripigliò la madre . La Nina non rispose . Rispose Pierino : - È vecchio , ha la barba bianca , lunga lunga . Ha gli occhi stralunati . - Dov ' è ? Voglio vederlo - gridai scattando in piedi . L ' ostessa mi sbirciò , e bisbigliando : - Dio , che gusti ! - ordinò a Pierino di accompagnarmi . In quattro salti fui alla chiesa , quella del paese basso . In una stanza umida annessa alla sagrestia avevano esposto il corpo dell ' annegato . La stanza era piena zeppa di contadini . Uno diceva : - Chi lo deve conoscere ? Si vede bene da ' panni che non è del paese . Un altro soggiungeva : - Io dico che è tedesco . - No , è di Milano . - Indosso non gli hanno trovato niente ? - chiedeva un giovinotto . - Niente : né una carta , né un soldo . - Si sarà affogato per la miseria . - Io dico che è cascato nel fiume . - Io dico che ve l ' hanno gettato . - L ' occhio è da demonio . - Con quella bocca aperta sembra che ci voglia mangiare vivi . Una bambina si nascondeva , tremando , dietro al corpo del padre , e ripeteva : - Ho paura , ho paura ; andiamo via . Il padre intanto esaminava da vicino l ' abito dell ' annegato , lo toccava e sentenziava : - Bel fustagno ! Dev ' essergli costato caro . M ' ero cacciato innanzi tra la folla . Il vecchio del Ponte dei Re fissava gli occhi nel mio volto , sinistri , minacciosi . Sentivo in quello sguardo immobile un supremo rimprovero . Alle orecchie mi ronzava un soffio da tomba , che diceva : - Tu mi hai lasciato morire : sii maledetto . Tu potevi salvarmi , tu mi hai lasciato morire : sii maledetto . Tu avevi indovinato quel che io stavo per compiere , tu mi hai lasciato morire : sii maledetto . Il soffitto della stanza mi crollava sul capo ; la folla mi stritolava . Credevo di essere nell ' inferno , in mezzo ai diavoli , giudicato dalla voce cavernosa e dagli occhi implacabili di un cadavere grigio . Entrò un contadino , che avevo visto a Idro . Guardando l ' annegato , esclamò : - Povero vecchio , le voleva tanto bene ! Due giorni soli ha potuto vivere dopo morta la sua Teresa ! * * * Mi posero a letto con una febbre da cavallo . Le impressioni di quella mattina , le fatiche della sera precedente , i rimorsi , produssero il loro effetto : avevo delle allucinazioni spaventose . Gli occhi infiammati mi dolevano assai . Il mio buon sindaco veniva a visitarmi due volte al giorno , e mi stava accanto delle lunghe ore , porgendomi egli stesso le medicine e raccontandomi piano , quando gli sembravo un po ' quieto , qualche storiella , che non mi faceva sorridere . D ' allora in poi la febbre s ' è mitigata , ma , ad onta del chinino , non m ' ha voluto lasciare . I medici dicono che è di quelle periodiche , le quali si pigliano facilmente con l ' umidità e con gli strapazzi . Io la sopporto in pace ; ma non posso tollerare in nessun modo questa maledetta macchia negli occhi . Appena uscito dai vaneggiamenti , me la son vista dinanzi , e continuo a vederla , come vi ho descritto , ostinata , abbominevole ... Ecco , anche in questo momento uno spettro scialbo e confuso mi balla di contro , ecco che insudicia il foglio bianco . Il sole è già tramontato , e la scrivania rimane in una penombra , che mi basta a gettare sulla carta in furia queste parole , ma che non mi lascerebbe rileggerle . Volevo finire prima di accendere il lume , e la macchia si giova della mezza oscurità per lacerarmi il cervello ... La macchia cresce , la macchia - cosa nuova ! - prende una forma d ' uomo Le spuntano le braccia , le spuntano le gambe , le nasce il capo . È il mio vecchio , il mio terribile vecchio ! Parto stasera ; vi consegnerò io stesso domani questo manoscritto . O guarisco o mi strappo gli occhi . Il collare di Budda Gioacchino aveva certo qualcosa nella fantasia , che gli dava fastidio . Si metteva a sedere , piantando i gomiti sulla tavola e posando le guance scarne sulle mani stecchite , e abbassava le palpebre come se volesse meditare lungamente su qualche grave sciagura ; ma , dopo un minuto , balzava in piedi , andava allo specchio appannato e piccolo che era posto sul cassettone , contemplava la sua triste imagine con lo sguardo stralunato , e vedendosi più giallo del solito ( non aveva chiuso occhio in tutta la notte ) sentiva un brivido scorrergli dalla testa ai piedi . Allora si tastava il polso e gli pareva di aver la febbre . La finestra era spalancata , ma , benché non fossero ancora le sette della mattina , faceva un caldo d ' inferno . Il sole di luglio dardeggiava una luce spietata , che , seguendo in quel momento la direzione della stradicciuola larga un metro o poco più , andava a battere sul lastrico , diventato una striscia di fuoco bianco ; sicché , quando l ' inquieto giovine s ' affacciò alla finestra , gli parve di accecare . A poco a poco , assuefattosi alla luce , fermò lo sguardo all ' estremità della calle , sul ponte storto e su quel caro verde dei rii veneziani , che riposa la vista . Gioacchino trovò infatti un istante di requie nel bel colore di smeraldo oscillante . Giù nella calle , all ' ombra di una tenda rossa a rappezzi , stava seduto Zaccaria , nella bottega del quale si vedeva un paio di scarpe rotte esposte accanto ad un bacile lustro di rame , tutto figure a sbalzo , simile ai piatti enormi che brillano nel negozio ambulante di Zamaria dalle fritole ; accanto ad un paio di calzoni rattoppati e ad uno spiedo arrugginito stava una spada ad elsa dorata , eredità d ' un consigliere aulico dell ' Austria , ed una tabacchiera con certi amorini allegri , miniati un secolo fa da un pittore francese . Gioacchino dal suo quarto piano chiamò : - Zaccaria - . Zaccaria alzò le due punte della barba grigia . Il giovine gli chiese con voce rauca : - C ' è stato nessuno ? - L ' altro si contentò di stringersi nelle spalle , e tornò a guardare per terra . Il giovine , rientrato nella penombra della sua camera , s ' era messo a guardare una specie di pesante monile di metallo bianco , largo quattro dita , sul quale stavano incise in carattere gotico le tre lettere F . A . Q . e con una pezzuola lo andava ripulendo . Gli venne una idea , che lo rallegrò : la collana poteva essere d ' argento . Si vestì in fretta . Il goletto , i polsini posticci , bianchi di bucato , erano appiccati ad una camicia un po ' sudicia ; ma il vestito nero pareva nuovo e fatto apposta per il corpo allampanato del nostro Gioacchino . Solo i calzoni leggeri lasciavano sconciamente intravvedere , appena sotto alle ginocchia , le trombe degli stivali . Certo quegli stivali , ereditati da uno zio , erano larghi per le gambe magre , e nei calori dell ' estate dovevano dare gran noia . Insomma Gioacchino uscì tenendo in mano il monile , e a cento passi dalla sua casa entrò in una botteguccia piccola , bassa , che aveva nella vetrina qualche orologio d ' ottone , qualche enorme cipolla d ' argento , cinque o sei catenelle d ' acciaio e alcune paia di orecchini d ' oro sospetto . Mettendo il piede sulla soglia non ci vide più nulla : bujo pesto . Ma un po ' alla volta cominciò a distinguere le cose . In un angolo , dove entrava un tantino di luce di riflesso pallida , stava un vecchio con gli occhiali sul naso , che guardava , attraverso ad una lente grossissima , la carcassa di un orologio sconquassato . - Oh , signor Gioacchino ! È un pezzo che non la si vede . C ' è qualcosa da comprare ? - No , ho bisogno di un favore . - Eccomi pronto , purché non sieno denari . Potrebbero strapparmi sette denti , come per cavar soldi fece a un ebreo quel re d ' Inghilterra , e all ' ottavo non troverei una lira . È vero che non ne ho sette tra tutte due le mascelle ; e d ' altra parte lei , signor Gioacchino , n ' ha tanti da prestarne a tutti , e denti e quattrini . In che cosa posso servirla ? - Veda questa roba . Il vecchio diede un ' occhiata all ' oggetto di metallo , e disse tosto : - È argento , argento massiccio e puro . - Quanto potrebbe valere ? - Lo vuol vendere ? - No , glie l ' ho detto . - Allora pesiamo . Trenta lire , piuttosto meno che più . L ' ha trovato , questo collare ? - Sì . Pensavo bene io che non fosse il collare d ' un suo cane . I cani - e guardava sardonicamente agli spropositati stivaloni del giovinotto - i cani le piacciono poco , mi pare , come alla buon ' anima di suo zio . Mentre l ' orefice e orologiaio , ridendo a squassi , borbottava queste ultime parole , passava un monello , che gridava con voce argentina : - L ' « Adriatico » , l ' « Adriatico » , col gran fatto accaduto ... Gioacchino disse un grazie rapido al vecchio , e corse dietro al monello per comperare il giornale , poi se lo portò su in camera , salendo a tre a tre gli scalini alti delle branche strettissime . Cercò alla fine della terza pagina , e trovò in carattere grosso l ' avviso , che tutti i fogli del giorno innanzi avevano già pubblicato : « Chi avesse smarrito un collare da cane con tre iniziali , la prima delle quali F , è pregato di recarsi a ricuperarlo il più presto possibile alla bottega portante l ' insegna dello Scudo d ' oro , in calle della Forca , numero 512 . Il collare verrà consegnato sulla indicazione delle altre due lettere , senza esigere nessuna mancia » . V ' erano tre o quattro errori tipografici ; ma , insomma , il testo appariva chiaro . Suonarono le otto . Il giovine tornò ad uscire in gran fretta , spinse forte l ' uscio due o tre volte per essere ben certo che fosse serrato , e , passando vicino alla bottega dello Scudo d ' oro , disse a Zaccaria , il quale stava ancora seduto sotto la tenda rossa : - Siamo intesi : se viene qualcuno a chiedere il collare , mandatelo al cassiere della Banca di Sicurtà commerciale . Va bene ? - Ho capito , ho capito . Me la ricantò ieri cento volte la solfa . - Dunque mi fido . E Zaccaria , nell ' ombra della calletta angusta , dove il sole non batteva più , mormorò tra i denti , sbirciando Gioacchino , che saliva il ponte quasi di corsa : - È curiosa ! Che smania di restituire la roba gli è venuta d ' un tratto . Anche questa s ' ha da vedere ! - Gioacchino dal canto suo pensava : - È d ' argento , correranno a pigliarlo . * * * Bisogna sapere che Gioacchino non era punto avaro ; ma l ' antiquario dello Scudo d ' oro non aveva torto : quella smania riesciva stravagante . Il giovine , come vedremo , spendeva tutto quello che guadagnava . La sua camera non si poteva dir sudicia , benché la moglie borbottona di Zaccaria non togliesse la polvere dal cassettone , dallo specchio , dalle quattro scranne , dalla poltrona zoppa e dalla tavola tarlata se non una volta ogni due settimane . Codesti mobili erano assoluta proprietà di Gioacchino , il quale pagava cinque lire al mese la stanza vuota , e dava mensualmente per il servizio della degna sposa di Zaccaria una lira : molto più di quello che si meritasse . Ora mettiamo il mangiare , il vestire , i divertimenti , e giungeremo alle tre lire al giorno , né più né meno . Gioacchino aveva ereditato dallo zio , un sant ' uomo , centomila lire o giù di lì , e gli affari della cassa alla Banca di Sicurtà gli avevano dato nell ' ultimo bilancio un frutto netto di diecimila lire , che doveva crescere del doppio l ' anno seguente ; ma questo non era guadagno proprio suo , era guadagno del denaro suo : bisogna distinguere . Gioacchino , fra le altre virtù , aveva quella della modestia : valutava poco l ' opera propria ; e il lavoro di tredici ore , dalle otto della mattina alle sei e dalle otto della sera alle undici , gli era sembrato , dopo molti e profondi calcoli , degno di tre lire al giorno soltanto . L ' entrata dunque e l ' uscita si pareggiavano . Anzi , di quando in quando gli veniva il sospetto di essere un cervello sventato ; e allora resecava un po ' sulle spese , sicché del proprio guadagno effettivo aveva messo da parte un centinaio di lire , più qualche centesimo , destinate in casi straordinarii a certi matti dispendii . Non è male che un giovine previdente si prepari così un fondo di cassa disponibile agli ultimi estremi per una qualche pazzia . Il momento della pazzia , una vera ed improvvisa pazzia , era venuto . Sulle donne Gioacchino aveva delle idee molto sentimentali . Non gli piacevano quelle che si fanno pagare ; ma dall ' altra parte a quelle che non si fanno pagare non sembra che Gioacchino piacesse troppo . Con le ragazze ci sono gl ' impegni e spesso le noie de ' fratelli o del padre ; quanto alle donne maritate , la moralità sua lo salvava dal pensarvi , e anche un poco la paura dei mariti bisbetici . Così dunque il nostro giovine , con la sua faccia d ' un pallore giallastro , gli occhietti bigi , le labbra grosse violacee , il pizzo rado , le guance infossate , la testa quasi pelata , magro come uno stecchino , viveva in una castità molto impaziente . Una sera , alle sei e mezzo , in Merceria di San Salvatore , mentre usciva dalla sua Cassa , ecco si imbatte in una fanciulla ammirabile . Alta , snella , con certi occhioni neri da far venire la pelle d ' oca , e i capelli corvini , e la carnagione ( si vedeva un poco più giù del collo ) d ' un bruno caldo , infiammato , che sembrava un riflesso d ' incendio . Gioacchino sentì nel cuore un gran colpo , e , fatti due passi , voltò la testa . In quel punto voltava il capo anche la bella giovane , saettando con gli occhioni neri . Gioacchino incerto , tremante , quando la ragazza fu lontana ebbe il coraggio di seguirla . Alla svolta di una calle od alla discesa di un ponte , se la perdeva di vista , affrettava il passo , correva ; poi , scopertala , si fermava di botto , e s ' ella stava un minuto a guardare dinanzi alla mostra d ' una bottega , egli andava a rifugiarsi vergognosamente in un sottoportico buio . Si studiava di camminare come se non fosse fatto suo , fischiettando , guardando in aria . Passava dalla paura all ' ardire : tre o quattro volte gli venne l ' impeto di accostarsi alla fanciulla ; faceva due passi , e l ' animo gli mancava . Così passarono da San Bartolomeo , poi dal ponte dell ' Olio , poi dalla salizzada di San Giovanni Grisostomo , e finalmente dal campo de ' Santi Apostoli , dove la fanciulla incontrò una vecchia vestita di nero , con il cappellino a fiori color di rosa . Il sole , splendente ancora nella vasta piazza , bruciava . Svoltato l ' angolo della calle del Pistor , nel ramo delle Zotte , in fondo al quale si vedeva brillare il verde dell ' acqua e passare il felse di una gondola nera , la fanciulla e la vecchia sparirono . Per farla breve , cinque giorni dopo , la vecchia piccola , grassa , grinzosa , dal cappellino ornato di rose , aveva già con infinite astuzie cavato quaranta lire dal salvadanaio disponibile del nostro giovine cauto . Irene era propriamente la Dea della seduzione . Quando stava ritta il suo mento ovale soverchiava in altezza il cocuzzolo mezzo pelato di Gioacchino , ma si piegava con tanta grazia ! Nello slanciarsi , nell ' incurvarsi , nell ' ondeggiare aveva della pantera ; aveva del serpente nell ' attorcigliarsi , nell ' aggomitolarsi , nello strisciare . E poi era tanto allegra . Il suo labbro superiore rimaneva naturalmente alzato , massime alle estremità in una curva adorabile , che faceva pensare a non so che di canino , e che lasciava sempre vedere i denti bianchissimi . Gl ' incisivi dovevano essere arrotati come lame di coltello , ed i canini erano certo puntuti come pugnali . Il riso le stava tanto bene : gli occhi scintillavano e mandava un fremito di gaiezza , che pareva selvaggio . Gioacchino aveva perso la testa . Andava in calle delle Zotte subito dopo il desinare e vi restava fino alle sette e tre quarti , l ' ora di tornare alla Cassa . Vi sarebbe andato anche di giorno se avesse potuto scappare , non foss ' altro per dieci minuti , dalla Banca di Sicurtà ; vi sarebbe tornato la sera tardi , se la fanciulla e la vecchia mamma non glielo avessero proibito , dicendo che andavano sempre a dormire innanzi i polli , e che non intendevano mettere a repentaglio nel vicinato il loro nome di donne oneste . Fatto sta che il settimo giorno , a contare dal primo incontro , la vecchia strappò al giovinotto ancora trentacinque lire . Ma Irene gli voleva tanto bene , gli si buttava addosso con tanto furore , che era un incanto ! Aveva anzi il caro costume di morsecchiare ; e Gioacchino , la sera , spogliandosi , guardava con infinita compiacenza le lividure delle proprie carni . Un dopo pranzo ( si conoscevano da nove giorni ) la fanciulla era più gaia e Gioacchino anche più acceso del solito . Irene gridò improvvisamente : - Voglio mostrarti d ' un colpo tutto quanto il mio amore - e si avventò contro di lui e , afferrandolo per le spalle , lo girò , e sotto alla nuca gli diede un gran morso con que ' suoi denti taglienti e puntuti . - Sangue , sangue ! - ripeteva sghignazzando . E Gioacchino , benché gli facesse un poco male , e sopra tutto gli rincrescesse che il goletto e la cravatta avessero ad imbrattarsi , rideva anche lui con quella sua faccia sparuta e squallida , e si asciugava la ferita con la pezzuola . Erano quasi le otto . Uscì felice , toccandosi a brevi intervalli col fazzoletto la nuca , dove le gocce di sangue si rinnovavano ad ogni tratto ; ma , poiché il sangue non voleva stagnare , entrò in una farmacia a farsi mettere sulla ferita un pezzetto di cerotto giallo . Di notte sentì un pizzicore , che lo tenne svegliato . La sera seguente Gioacchino spasimava d ' amore , benché durante la giornata si fosse sentito in tutte le membra una spossatezza grandissima . All ' ora consueta la vecchia lo aspettava sulla porta di strada . Quando Gioacchino la vide bisbigliò : - Ci siamo ! - La vecchia infatti lo tirò nella cucina , dove due pentole , un candelotto , cinque o sei tondi e qualche posata arrugginita ornavano la credenza . Principiò le lamentazioni . Irene non ne sapeva nulla , poveretta ! ma certi impegni urgentissimi , gli ultimi creditori impertinenti da far tacere ; bastavano trenta lire ; era tanto buono , tanto gentile ; non l ' avrebbe seccato mai più , lo giurava sulla immagine di Santa Brigida . Gioacchino teneva duro . Allora la vecchia , piantandosi le mani ai fianchi , smessa la studiata dolcezza del volto grinzoso e la mellifluità della voce fessa , continuò ringhiando . Irene dipendeva da lei ; non c ' è amore che tenga ; gli avrebbe dato un calcio da quella parte , e poi chiusa la porta in faccia in saecula saeculorum , una bella faccia davvero ! Se voleva continuare a veder la ragazza doveva contribuire anche lui alle spese di casa ; e poi una ragazza tutta per lui , così pura , così innocente ; infine si trattava di poche lire ; era una spilorceria , una sordidezza ; o con chi credeva di aver da fare ? le persone si devono apprezzare per quel che meritano , e lei e la figliuola volevano essere tenute in conto di donne dabbene ; l ' aveva intesa sì o no ? Gioacchino diede le ultime venticinque lire . Oramai dei risparmi sull ' onorario , che aveva concesso a sé medesimo , gli restava qualche misero soldo ; ma il giovine si sentiva tanti bollori addosso , che l ' intaccare all ' occorrenza d ' un altro centinaio di lire le ventimila , che il suo danaro doveva in quell ' anno fruttargli , non gli appariva la cosa più atroce di questa terra mortale . Irene stava sdraiata sull ' ottomana . Faceva un caldo grave umido , soffocante . Era vestita d ' una sottana piuttosto corta e d ' un casacchino , dal quale s ' erano strappati quasi tutti i bottoni . Gioacchino , vedendola , si rasserenò : i suoi occhietti si spalancarono , il viso smorto pigliò un bel colore rosato . Bisbigliò nell ' orecchio della fanciulla la eterna parola : - Mi vuoi bene ? L ' altra rispose a voce alta , ridendo : - T ' adoro . - Ami me solo ? Pensi sempre a me ? Io , vedi , darei tutto il mio sangue per la mia cara Irene . E le rimproverò dolcemente il morso della sera innanzi , dicendole che ancora la nuca gli pizzicava forte . Aveva messo il capo sulle ginocchia di lei . Immerso in una specie di sopore beato , guardava , senza pensare , alla polvere densa , che da più mesi non era stata disturbata sotto ai pochi mobili sconquassati , alle sporcizie del pavimento , delle quali si sarebbe scandalezzata persino la degna sposa di Zaccaria , ed alle tendine delle finestre rabescate di lordura . Dal canale quasi asciutto saliva un fetore acre . Qualcosa di bianchiccio , di lustro , dietro ad una delle gambette storte dell ' armadio , fermò lo sguardo di Gioacchino . - Guarda , che cosa c ' è lì sotto ? - chiese ad Irene , e senz ' aspettar la risposta andò a pigliare l ' oggetto . Era un collare col suo fermaglio e le tre lettere F . A . Q . La faccia di Gioacchino diventò livida . - Un cane , c ' è stato un cane in questa casa . Rispondi . Irene rideva , mostrando i denti . - C ' è stato un cane e ha perduto il collare ? Quando ? - Ieri mattina . - Ieri ? - Sì , ieri ; - e la donna ci pensò un attimo , poi soggiunse : - Entrò dall ' uscio della scala , che la mamma con questi caldi tiene sempre aperto . Ma io non ho paura dei cani . Anzi guarda - e mostrò alla polpa della gamba destra due ferite vicine , lunghe , parallele , non ancora rimarginate . - È stato il cane ? - gridò Gioacchino con gli occhi fuori dalla testa . - Sì , il cane . Non me ne rammentavo quasi più . - E non hai fatto bruciare la piaga ? - Fossi matta ! Perché mi restasse il segno tutta la vita . - E il cane dov ' è ? - Lo so io ! Non l ' avevo mai visto . È scappato , e buon viaggio . - Scappato subito ? - Subito , e tanto in furia che pareva arrabbiato . - Arrabbiato , arrabbiato ! - e si toccava la morsicatura della nuca , che da un minuto gli bruciava la carne come un tizzone ardente . Mise in tasca il collare e scappò , precipitando giù dalle scale , correndo nelle calli , sui ponti , lungo le fondamenta , dando degli spintoni a tutti quelli che incontrava , finché giunse all ' Ospedale maggiore , dove chiese del chirurgo di guardia . Voleva farsi medicare col ferro e col fuoco ; ma il chirurgo disse che non si poteva tentare più nulla , giacché la piaga era bell ' e cicatrizzata . Del resto , saputo il caso , affermò dottrinariamente che la rabbia non si trasfonde da uomo ad uomo , eccitò Gioacchino a dormire quindi i suoi sonni tranquilli , e gli voltò le spalle . Gioacchino pensava : - Menzogna , inganno pietoso . Voglio sapere la verità ad ogni costo - e nel correre verso casa , passando innanzi alla Farmacia di Santa Fosca , di cui conosceva il principale , vi entrò difilato . Giunto al banco starnutò . L ' aria impregnata degli odori di droghe , di olii , di mantecche e di elettuarii , gli punzecchiava le papille del naso . La Farmacia di Santa Fosca è celebre . Delle sue pillole miracolose si occupò più volte niente meno che il Gran Consiglio della Repubblica di Venezia . La sala , piuttosto vasta , appare molto solenne ; un resto , perfettamente conservato , dell ' arte barocca : grandi armadii tutt ' intorno in legno massiccio , a pilastri , a cornicioni , a timpani , con riquadri arzigogolati e volute gobbe ; sulla porta di mezzo , in faccia all ' ingresso , il busto di un vecchio sapiente , in atto di consultare un librone enorme di farmacopea ; sulla porta a destra il busto d ' un giovine , che tiene una storta , e sulla porta a sinistra quello di un altro giovine , che pesta nel mortaio ; all ' alto dei frontespizii certe figure allegoriche di donne sdraiate e dorate ; qua e là delfini e caducei . Il soppalco a travi regolari , dipinti in fiorami gialli , non ha una ragnatela ; nelle scansie i vetri di maiolica , bianchi con gli ornati di fogliami celesti e le iscrizioni a lettere gotiche nere , i più grossi e panciuti nel palchetto più alto , in mezzo i mezzani e sotto i piccoli , stanno schierati l ' uno accanto all ' altro con una regolarità , dove s ' indovina la mano avvezza agli scrupoli d ' oncia . Se la discorrevano insieme nella stanza vicina , intorno alla tavola tonda , quattro medici , mentre , dietro al banco , lo speziale attendeva a pesare e ad incartare non si sa quali polveri bianche . Gioacchino , vergognandosi di parlare di sé , principiò a narrare allo speziale il caso di un amico suo , che era stato morsicato da una donna , la quale alla sua volta era stata morsicata da un cane , probabilmente rabbioso . Nell ' andare innanzi , infervoratosi nei particolari della storia , alzò a poco a poco la voce , sicché i medici , dall ' uscio aperto , si posero ad ascoltare . Il punto sul quale Gioacchino voleva essere illuminato era questo : - L ' idrofobia si può trasmettere dall ' uomo all ' uomo ? - Il farmacista non sapeva che cosa rispondere ; ma intanto entrò una vecchietta a chiedere tre once di olio di ricino , e il farmacista , conducendo Gioacchino nella stanza attigua , espose ai medici la domanda di lui , mentre la vecchietta gli tirava la falda dell ' abito perché si sbrigasse a darle quel purgante , il quale doveva servire a guarir dalla colica la sua nuora , un bel pezzo di giovinotta , che aveva mangiato , essendo giorno di magro , un subisso di baccalà . I quattro medici , i quali stavano aspettando invano di essere chiamati da qualche cliente , e intanto non sapevano come ingannare il tempo , giudicarono la quistione bella , ma molto intricata . Uno , il più vecchio , si rammentava di avere letto nello « Sperimentale » di un caso d ' idrofobia comunicata ad un fanciullo dalla morsicatura di una ragazza , innanzi che le si manifestasse la rabbia . Gioacchino allibì . Vero è che la notizia fu poi smentita nello stesso periodico . Gioacchino respirò . Frattanto il secondo dottore , sbarbato , con i capelli biondi e lunghi e gli occhiali sul naso , era andato a frugare nella libreria , che pigliava tre lati della stanza ( la più ricca libreria delle farmacie di Venezia ) e ne aveva cavato il fascicolo del giugno 1880 del « Giornale internazionale delle scienze mediche » . Interrompendo senz ' altro i discorsi dei colleghi si mise a leggere lentamente , gravemente alla pagina 488 questo articoletto : « Sulla trasmissibilità della Rabbia » , pel dottor Raynaud . Fino ad ora si teneva per indiscutibile che l ' uomo rabido non sia atto a trasmettere ad altri la malattia ; oggi pare che tale questione sia entrata in una fase tutt ' altro che rassicurante . Da alcune esperienze è lecito dedurre che il virus rabido dell ' uomo è contagioso . L ' inoculazione fatta nei conigli della saliva o del detrito della glandula salivale di un uomo affetto da rabbia , per morso riportato da animale sospetto , diede luogo ai sintomi rabidi , indi alla morte . Da ciò si deduce la trasmissione della rabbia non solo dall ' uomo agli animali , ma eziandio da uomo ad uomo ; e , ciò ammesso , si comprende come bisogna guardarsi con scrupolosa attenzione così dai morsi degli infermi affetti da rabbia , come anche dalla loro saliva e dagli oggetti che ne fossero imbrattati , specialmente nel caso che nelle mani esista qualche taglio o scalfittura o piaga » . Gioacchino era diventato verde e immobile come un cadavere : soltanto le sue labbra tremavano ; ma i medici , incaloriti nella questione , non gli badavano affatto . Uno di essi , il più giovane de ' quattro , piccoletto , gobbetto , tutto malizia negli occhi e nella bocca , osservò : - L ' articolo non vuol dir nulla . Gli uomini , è vero , somigliano ai conigli nell ' animo , ma non si possono confondere con i conigli nel fisico . Io in questa materia la so lunga , pur troppo ! La mia tesi di laurea ebbe a tema l ' idrofobia : ho dovuto consultare un monte di libri , e sono stato aiutato dal professore Lussana , che ha compiuto delle belle esperienze . Vi ricordate certo di quel povero dottore Agostino Marin , medico condotto di Cervarese Santa Croce , tanto buono , tanto amato da tutti , il quale , morsicato da un cane , sentendosi dopo tre mesi i primi sintomi dell ' idrofobia , montò in carrettella e , guidando da sé , si recò all ' Ospedale di Padova , dove al medico di guardia disse quietamente : - Vengo a finire qui , per non funestare con l ' orrendo spettacolo della mia morte la mia moglie ed i miei figliuoli , che amo tanto - . Morì in fatti qualche giorno appresso ; e il Lussana , avendo avuto un poco di sangue di quel disgraziato , lo iniettò nella vena femorale di due cani . Uno de ' cani poco dopo morì , l ' altro fu ucciso : era stata comunicata a tutti e due la così detta idrofobia lipemaniaca o taciturna . Il medico biondo interruppe : - O dunque , se ai conigli e ai cani , con la saliva e col sangue la rabbia si trasmette , perché non s ' ha a trasmettere all ' uomo ? - Caro dottore , o perché i cavalli , i ciuchi ed i buoi vanno soggetti a malattie diverse da quelle della bestia umana ? Non ci sono forse dei veleni che accoppano certi dati animali , non facendo agli altri né caldo né freddo ? L ' Hertwigx dichiara che solo il quinto degli uomini addentati direttamente da cani idrofobi s ' ammala ; e il Giraud , il Bezard , il Parvisse , il Gauhier , il Vaughan ... - Basta , per carità ! - gridò lo speziale dal suo banco . - ... Il Giraud , il Babington praticarono l ' innesto senza ottenere mai ombra d ' idrofobia . Nessuno dei coraggiosi dissettori che , studiando i cadaveri di idrofobi , s ' erano fatti alle mani o tagli o graffiature , ebbe a soffrire nulla , salvo uno , pare , se si deve credere all ' Andry . - La conclusione è questa - notò il medico vecchio - che non sappiamo nulla ; ma non vorrei , lo confesso , neanche a ricoprirmi d ' oro , sperimentare nella mia carne i denti di un uomo idrofobo . Gioacchino era caduto sopra una seggiola : tendeva l ' orecchio , ma non respirava più . Si fece coraggio , e chiese , balbettando , al medico gobbetto , che gli stava accanto : - La rabbia , scusi , negli uomini e nei cani si può sempre riconoscere dalle loro furie , dagli ululati , dalla bava , da qualche altro segno sicuro ? Il novello Esculapio , lietissimo di poter sciorinare la sua sapienza , rispose : - No . La rabbia non si manifesta con accessi di furore , anzi è una malattia , a prima giunta , di apparenza benigna ; ma fino dal principio la saliva riesce virulenta , cioè contiene il germe inoculabile ; ed il cane , o anche l ' uomo , senza fallo , è allora più pericoloso per le carezze della sua lingua , che non per la tendenza a mordere . La copia della bava non appare un indizio costante : talvolta la gola resta umida , talvolta secca . In una varietà particolare , che si denomina rabbia muta , la mascella inferiore si discosta assai dalla superiore , e si vede sino al fondo la gola nera . Sovente il cane cammina con il passo vacillante , con la coda rilassata , con la testa china e gli occhi spalancati e la lingua pendente fuori della bocca , lunga , azzurrastra . Alza il capo per mordere , e poi subito ripiglia il suo fatale cammino . - E nei rimedii - chiese il medico vecchio , il quale non aveva più voglia di tenere dietro ai progressi dubbiosi della sua scienza - dopo il vano tentativo del curaro , hanno inventato altro ? - La tracheotomia - rispose il gobbetto . - La tracheotomia - brontolò con un soffio di voce Gioacchino . - Che cosa è ? - È un taglio lungo la trachea - e il medico mostrava la gola più giù del colletto . - Il pathos eminens dell ' idrofobia consiste in uno spasmo laringo - faringeo ; non potendo dunque respirare di su , si spacca la gola e si respira più sotto . Gioacchino inorridiva , ma il medico , senza guardarlo , continuava : - Vero è che alla stretta dei conti si muore ugualmente , strozzati , epilettici , furiosi , con la bava e il sangue alla bocca , ballando come nel delirium tremens il più orribile e infernale dei can - can . Il dottore biondo , quello con gli occhiali , mentre i colleghi suoi ragionavano , non aveva fatto altro che togliere dalla libreria dei volumi e scartabellarli e ammonticchiarli sulla tavola . Sfogliandone uno , dopo avere scorso una mezza pagina , si pose a ridere , dicendo : - Sentite , amici , niente meno che l ' Encyclopêdie , quella del Diderot e del d ' Alembert , quella che ha illuminato il mondo . Ecco l ' articolo Rage . Rabbia dunque ce n ' è di sette sorte : quattro hanno rimedio : per le altre v ' ha un riparo soltanto : tuer le chien enragé . E delle medicine questa è amena : « Pigliate il peso di sei scudi di sugo d ' assenzio , il peso di due scudi di polvere d ' aloe , il peso di due scudi di corno di cervo bruciato , due dramme di agarico e il peso di sei scudi di vino bianco : mêlez le tout ensemble , et les faites avaler » . Qui scoppiò una lunga risata ; ma il dottore biondo continuava imperterrito : - Farmaco per impedire che la rabbia si manifesti : « Pigliate del latte di vacca appena munto , mettetegli in fusione della pimpinella selvatica , e fatene bere tutte le mattine per nove giorni » . Lo speziale , messo in curiosità dalle risa dei dottori , era andato ad ascoltare . - Ha inteso ? - disse a Gioacchino - basta bere per nove mattine il latte con la pimpinella . Ma il quarto medico , il quale non aveva mai aperto bocca , e pareva che sonnecchiasse , si alzò e , preso in disparte Gioacchino , gli bisbigliò con molta solennità in un orecchio : - Lasci sbraitare questi signori . Il fatto è questo , che la trasmissione dell ' idrofobia da uomo ad uomo è cosa oramai certissima . Se dunque il cane era idrofobo , l ' amico è spacciato . Il punto sta qui : sapere se il cane era idrofobo ; e , poiché i cani idrofobi non guariscono mai , sapere se il cane è vivo e sano . Se il suo amico o lei o qualche conoscente avessero bisogno di un medico , eccole il mio biglietto da visita . Gioacchino uscì sbalordito , mezzo tramortito , barcollando sulle magre gambe . Sapere se il cane è vivo ! Gioacchino si rammentò del collare che aveva in tasca . Gli venne una grande idea : corse la sera stessa agli uffici de ' giornali che si pubblicano la mattina , e la mattina seguente , per tempo , agli uffici de ' giornali che si pubblicano la sera ; e fece stampare l ' avviso che conosciamo . * * * Lo abbiamo lasciato che andava alla sua Cassa , dove giunse in ritardo , ruminando nel cervello cento storie terribili di cani arrabbiati , d ' uomini morti negli spasimi più tremendi , quando meno se l ' aspettavano , molte settimane , molti mesi , molti anni dopo morsicati . Vivere in tante ambasce ! meglio buttarsi subito nel canale con una pietra al collo . E contava i biglietti di banca con la sicurezza meccanica della consuetudine lunga ; e pensava intanto al suo povero zio , che , vedendo un cane , allibiva , sgattaiolava lungo i muri , si rannicchiava ne ' canti ; al suo povero zio , quel sant ' uomo , che , dopo avere mangiato pane e cipolle tutta la vita , gli aveva lasciato centomila lire , facendogli giurare solennemente di portare sempre gli stivali sino alle ginocchia , poiché i cani hanno l ' usanza di addentare alle polpe . Si presentò allo sportello della Cassa la testa unta di Zaccaria , e in atto di mistero disse : - C ' è quel signore . - Chi ? - Quello del collare . Gioacchino scattò , e gli passò sulla fronte un lampo di gioia . Il proprietario del collare era un bel giovinotto , alto e robusto , tenente di fanteria marina , il quale , dette le due lettere che l ' avviso chiedeva e ringraziato il cassiere , dichiarò di voler pagare , non foss ' altro , le spese delle pubblicazioni ; ma Gioacchino non rispondeva . Guardava intorno , cercando il cane : - E il cane dov ' è ? - Il cane è scappato . - Quando ? - Ier l ' altro . Gioacchino si sentì gelare , e , come parlasse a sé medesimo , con un accento di strazio mortale , bisbigliò : - Il giorno in cui ha morsicato Irene ! - Appunto . È un cane mansueto come un agnello ; ma non bisogna tirargli le orecchie . Irene gliele tirò , ed egli dentro coi denti nelle polpe . Allora gliene diedi tante e tante , che scappò giù dalle scale , e non l ' ho più veduto . Ma tornerà , ne son certo ; mi capiterà tra i piedi o al caffè , o in qualche casa dove ho per costume di andare . Non è la prima volta che mi fa questi scherzi . - Era sano ? - Come un pesce , ma con questi calori non si sa mai . Gioacchino , alzando gli occhi e guardando il volto rotondo e gioviale del tenente , chiese tremando : - Ella conosce Irene ? L ' altro si mise a ridere , come se volesse dire : e chi non la conosce ? - Scusi , ci andò ier l ' altro per caso ? - Sono tre mesi che ci vado tre o quattro volte la settimana e le ho condotto quasi tutti gli ufficiali del battaglione . - Irene in calle delle Zotte , numero 120 , quella ragazza che abita con la madre ? - Una bella madre davvero ! - Ma insomma , Irene ... ? - Non lo sapeva ? Allora soltanto il bel giovine s ' avvide che il disgraziato cassiere non si sentiva bene , e , poiché Gioacchino pregava di essere lasciato solo , il tenente , senza darsi la briga di capire codesto imbroglio , se ne andò via , intendendosela con l ' antiquario dello Scudo d ' oro , perché , quando a quel matto del cassiere fosse piaciuto , gli portasse a casa il collare . Zaccaria s ' inchinò tanto che toccò quasi il suolo con le due punte della barba grigia . - E mi costa cento lire ! - ripeteva Gioacchino , e , mentre contava i danari allo sportello , andava ripensando alla pietra da legarsi al collo e al canale ove affogarsi . Poi esclamava : - Voglio vendicarmi ; voglio uccidere la vecchia prima e la giovane poi - . E tremava di paura . Alle sette di sera , senza sapere quel che si facesse , entrò nel chiassuolo delle Zotte . La porta era aperta , salì e sul pianerottolo si fermò un istante : gli pareva di sentirsi strozzare , non poteva più inghiottir la saliva , aveva il granchio alle mani , il cuore con i suoi gran colpi voleva spezzargli il petto . - Ci siamo - pensò - mi restano poche ore di vita - . Mise il piede sulla soglia della camera d ' Irene . Irene , sdraiata come al solito sull ' ottomana , scherzava con un cane . Gioacchino si voltò per fuggire , ma Irene gli gridò : - Vieni , vieni , guarda com ' è grazioso . Poi , parlando al cane : - Non mi morderai più , non è vero ? Era il cane che Gioacchino cercava , sano , allegro , saltellante . Gioacchino , trasformato , cavò di tasca il collare e s ' avvicinò alla bestia , la quale , sentendo l ' odore della roba sua , sbalzò ai piedi del giovinotto , e ballandogli intorno abbaiava di gioia . Gioacchino affibbiò al cane il collare , poi con un ginocchio a terra , si pose ad accarezzare il suo pelo nero , vellutato , morbido ; e il cane s ' avvoltolava , e con la pancia all ' aria dimenava le zampe . Irene rideva a crepapelle . A un tratto Gioacchino s ' alzò dignitosamente , e cercando di dare alla sua fisonomia squallida , a ' suoi occhietti piccoli e spenti una espressione terribile , disse con la sua voce stridula : - Signora , vi lascio al tenente di fanteria marina ed al suo battaglione ; vi lascio al padrone di questa bestia . So tutto , tutto - e s ' avviò risoluto all ' uscio . L ' ilarità di Irene non ebbe più freno ; si sganasciava , e , battendo le mani , gridava al cane : - Acchiappa , Budda , acchiappa il ladro , acchiappalo - e incitava il cane col gesto . Budda , ringhiando , corse giù per le scale dietro a Gioacchino ; ma questi era stato più lesto e aveva chiuso la porta . La vecchia infame gettò dalla finestra sul cappello del giovine , mentre usciva , una buccia di limone . * * * Il nostro cassiere tornò alla sua vita di prima , regolare e monotona ; non s ' attentò più di seguire nelle vie le belle brune ; si rimise a ' risparmii , e comperò un paio di stivaloni nuovi , per proteggere anche le ginocchia . Santuario 1 Era l ' ultimo giorno dell ' anno , un anno pieno di malinconie e di fastidii . Avevo pagato il conto all ' oste dei Tre Turchi , e m ' ero acconciato nella carrettella , che doveva condurmi al Santuario : una salita di settecento metri , a dir poco . Il sole cadente picchiettava di ombrette e di scintille il fango della strada , il quale , schizzando a destra e a sinistra , pareva borbottasse pettegolo contro le ruote , che ne disturbavano la quiete molle . Su quella mota nerastra , tormentata a lunghi intervalli dai pesanti carri delle ferriere vicine , si distendevano ampie striscie o s ' alzavano grandi cumuli di neve , chiazzata qua e là di brutte macchie di melma e bruna al paragone dei lenzuoli candidi , che coprivano i campi ondeggiati , divisi da fossatelli , e i tetti dei casolari e delle villette sparse sulle alture . Di mano in mano che si andava in su , il fango scompariva per lasciare posto anche sulla strada alla neve , solcata da poche linee profonde ; e , un ' ora prima di giungere al Santuario , i due cavalli , sbuffando , sudando , tendendo faticosamente i muscoli , cacciando le gambe nella neve fino alle ginocchia , riuscivano a malapena a tirare il legnetto , di cui le ruote si sprofondavano quasi fino all ' asse . La temperatura , ch ' era stata assai mite , essendosi fatta freddissima , principiavo a sentirmi i piedi gelati e le mani intirizzite . Battevo i denti quando , verso le sette , al buio , si giunse nel primo cortile dell ' ospizio . Le gradinate magnifiche erano scomparse ; qualche pezzo di balaustro , le cimase , i vasi barocchi , non si vedeva altro . Le immense ali dell ' edificio s ' alzavano tetre , e gli archi aperti del vasto atrio , in quella luce notturna della neve , azzurrognola e pallidissima , sembravano l ' ingresso d ' un cimitero fantastico . Il vento cacciava sotto all ' atrio un pulviscolo ghiacciato , sottile , turbinante , che si faceva strada fra il collo e la pistagna della pelliccia , fra le maniche e i polsi . Un uomo mi venne incontro con la lanterna ; e mentre io gli chiedevo del signor rettore dell ' ospizio , e lo pregavo di condurmi subito al fuoco , ecco che s ' avanza a un tratto fra lui e me una testina bionda di donna : e le sue labbra sorridevano , ma fissò gli occhi ne ' miei con uno sguardo così audace e lungo che io rimasi turbato . Quella sfacciataggine non s ' accordava coi lineamenti soavi del volto , né coll ' abito della bella persona . Aveva il capo chiuso in una specie di cuffia bianca e il vestito di colore azzurro ; un grembiule candido le si annodava alla vita sottile e contornava i fianchi e si alzava a coprire la curva del petto , sulla quale scendeva , appesa ad una fettuccia di velluto nero , una croce d ' argento . Mentre io guardavo la strana fanciulla dalla testa ai piedi , ella , immobile , impassibile , continuava a fissarmi . In quello sguardo dritto e fiero c ' era qualcosa di tanto singolare , ch ' io , che già tremavo dal freddo , mi sentii rabbrividire . Il servo , nel vedere la donna , non si scompose , ma le disse dolcemente : - Signora , piglierà un raffreddore ; venga con me - e , pregandomi di aspettarlo due minuti , la accompagnò lungo il lato destro del portico . Ella lo seguì sommessa , senza voltare il capo . La lanterna che , ad intervalli regolari , spariva per un istante dietro alle colonne delle logge , allontanandosi e diventando sempre più smorta , s ' andò a perdere in una vasta ombra , che mi parve quella d ' una chiesa . E mi sembrò che dall ' ombra cupa uscisse un suono flebile e dolce . Quando il servo tornò , gli domandai : - Cantano in chiesa ? - Le Figlie di Gesù pregano la Madonna . - E pellegrini ce n ' è ? - Neanche uno . Con questo tempo ! bisognerebbe essere matti . Volevo chiedergli qualcosa della fanciulla bizzarra , ma mi trattenni . Il buon uomo , zoppicando un poco , mi rischiarava i gradini dello scalone . 2 La stanza del rettore era un paradisetto . Faceva caldo . Nel camino brillava un gran fuoco , e dinanzi ad esso un uomo lungo e stecchito , una specie di Don Chisciotte prete , si stava scaldando la schiena con le mani dietro . Appena mi vide entrare , innanzi di aprire la lettera ch ' io gli presentavo , mi chiese se avessi fame , se avessi freddo , se fossi stanco , se volessi bere ; e senz ' attendere la risposta , andò alla credenza a cavarne una bottiglia , mi fece sedere nella poltrona accanto al fuoco , e chiamò il servo , ordinandogli di preparare la cena . Bevetti il vermouth , due bicchieri , e il rettore voleva farmi bere il terzo a ogni costo . Lieto come una pasqua , mi pigliava per le mani , mi picchiava famigliarmente sulle ginocchia , sorrideva con un certo ghigno bonario tutto cuore , e diceva : - Ci ho proprio gusto : mi rincresceva davvero di finire l ' anno solo come un eremita . Sia benedetto il cielo : ho trovato un compagno . Pasquale , un ' altra brancata di fascine , un altro ceppo ben secco . Bada all ' arrosto , che non s ' abbrustolisca troppo . E andava su e giù per la stanza con le sue gambe interminabili , facendo svolazzare la veste ; poi si tornava a piantare ritto innanzi al camino , e allora l ' ombra oscillante de ' suoi stinchi , proiettata dalla fiamma , si distendeva sul pavimento , e il torso si sbatacchiava sulla parete opposta , e il collo e il capo tracciavano la loro forma allungata sul soffitto , sicché la figura nera appariva spezzata in tre lati , e si muoveva ora di qua ora di là , come un pulcinella di legno dislogato da un ragazzo impaziente . Alla fine il rettore lesse la lettera di presentazione , e gli Oh ! e gli Ah ! non terminavano più . - Oh , ah , il figliuolo del mio caro Gigi ! È proprio lei ? Sa che da trent ' anni ... che cosa dico ? da quarant ' anni ... sicuro , fu nel ... non mi rammento bene ... ma in somma sono passati quarant ' anni almeno dacché vidi per l ' ultima volta il mio buon Gigi . E non sapevo che avesse preso moglie , ed ignoravo che avesse un rampollo così grande e grosso , scusi , come lei . È succeduto quel che succede sempre quando ci si vuol bene davvero : non ci si scrive mai . Ma , lo creda , pensavo sempre all ' amico del Liceo e del Ginnasio , e chiedevo a me stesso : Gigi sarà vivo , sarà sano ? Egli ignora forse ch ' io sono canonico , ed io ignoro ... A proposito , a che professione s ' è mai dato suo padre ? Mi pareva che avesse poca voglia di sgobbare a quei tempi . E dove s ' è piantato ? A Venezia ? Ho sempre avuto un gran prurito di andarci ; ma poi , seminario , noviziato , canonicato , rettorato , il diavolo che mi ... E lei da qual parte del mondo mi capita qua ? Oh ! Ah ! Vedi bel caso . Bene , benone , arcibenissimo . Pasquale , un ' altra brancata di fascine , e la cena presto , e il Grignolino del 1870 , intendi bene ? Non pareva una cena da mille metri sul livello del mare , né da Siberia . Si mangiava , si beveva allegramente . - Pasquale , un ' altra bottiglia . Il Barbera del 1860 . - Grazie , ho bevuto abbastanza . - Via , via , l ' ultima sera dell ' anno ! E per il figliuolo del mio più vecchio amico ! E sta bene Gigi ? Sarà diventato grasso , mi figuro , e grigio . Porta la barba intiera o il pizzo o i soli baffi o ha la faccia pelata come me ? Quarant ' anni fa era una buona pelle quando ci si metteva . Una certa servotta , la Santina : aveva le mani e le guance rosse , e i capelli crespi . Una sera ... Dio me lo perdoni ... E si turava con le due mani la bocca enorme , e sghignazzava . Il naso lungo e adunco , gli occhi piccoli e biancastri , il mento aguzzo e sporgente , la fronte schiacciata e bassa , tutto era in moto in quel volto , su quel collo interminabile , su quella interminabile persona scarnita ; e dimenava le braccia come un mulino a vento . - Pasquale , Pasquale , una bottiglia di Barolo , di quello che Sua Eminenza bevette l ' ultima volta , ma bada di non sbagliare , del più vecchio , c ' è scritto l ' anno 1850 , e non iscuotere la bottiglia , portala adagio adagio come se fosse una reliquia . - Grazie , non posso , ho bevuto troppo . - L ' ultimo dì dell ' anno , mi canzona ! E com ' è stata ch ' è venuto qui a passare l ' ultima notte ? - Ero ai Tre Turchi ... Pasquale annunziò una deputazione . La deputazione si componeva di un solo vecchietto bianco e curvo , che , in nome dei cinque o sei sacerdoti , i quali vivono rannicchiati nelle loro camerette dell ' ospizio anche gli eterni mesi dell ' inverno , era venuto ad augurare il buon anno al signor rettore . Borbottata con impaccio infantile qualche parola , il pretucolo se ne andò via , spaurito del suo gaio e inquietissimo superiore , del forestiero nuovo , e forse degli avanzi della cena sardanapalesca . - Ero ai Tre Turchi da due giorni per certi affari urgenti di mio padre , un fallimento improvviso ; e dovendo partire domani sera ... Pasquale annunziò un ' altra deputazione . Entrarono due donne . L ' una si avanzò placidamente verso il rettore , che prese un aspetto compunto , abbassando gli occhi e giungendo le mani all ' altezza del petto ; l ' altra rimase all ' uscio e mi piantò gli occhi addosso . Era la fanciulla bionda , che avevo vista nell ' atrio . A un tratto si staccò dalla soglia , e con tre o quattro passi leggeri e lenti mi venne accanto ; e sempre mi guardava fisso , come se volesse frugarmi dentro nell ' anima o ricercare un segreto nelle mie viscere profonde . Sentivo sulla mia faccia il suo alito . La sua compagna , che aveva finito il proprio discorsetto , la chiamò due volte , e alla fine , presala dolcemente per un braccio , la condusse fuori . Io restai sopraffatto da un senso arcano , che somigliava alla paura . Anche il rettore era rimasto un poco sopra pensiero . Ci sedemmo al fuoco . Desideravo sapere qualcosa della ragazza bionda ; ma il canonico , rientrato già nel torrente de ' suoi ricordi giovanili , non lasciava posto a intromettervi una parola , e s ' io tentavo di opporre un intoppo alla sua straripante eloquenza , egli lo spazzava via senza neanche darsene per inteso . A un certo punto , giovandomi astutamente di una pausa , dissi : - Reverendo , mi cavi una curiosità . Chi è mai quella fanciulla bionda , ch ' è venuta dianzi ? Il prete alzò lo sguardo al soffitto . - Ha certi occhi , che attraggono e che spaventano . È una suora ? - Fece segno di no , e tacque . - L ' ho vista nell ' atrio sola , in mezzo alla neve . È qui da un pezzo ? - Da tre settimane . Ci vorrebbe un miracolo , e lo invoco con tutta la forza dell ' anima mia . E cominciò allora a parlare dei miracoli della immagine santa . L ' estate scorsa , mentre c ' erano al Santuario quattromila persone , un contadino ricuperò la favella , perduta da quindici anni ; un falegname paralitico si rizzò in piedi , lesto come un daino ; una donna , la quale s ' era fratturata una gamba , in due giorni guarì . Dai prodigi contemporanei risalì via via agli antichissimi , e nel discorrerne assumeva una espressione ispirata , tanta era la schietta fede che traluceva da quegli occhi piccini . Ma interruppe la litania per dire : - Già si sa , ella , caro signor mio , è un poco incredulo . Debolezza dei tempi ! Nella mia gioventù anch ' io avevo , come il buon Gigi , il cervello storto ; ma s ' ella rimanesse alcuni mesi su questo monte , in mezzo alle nubi , accanto alla effigie dipinta da san Luca , e fosse testimonio delle effusioni di mille e mille disgraziati , che dalle valli , dai paesi lontani salgono a piedi a invocare l ' aiuto del cielo , e vedesse le lagrime e udisse i sospiri , e notasse poi la espressione giuliva dei loro volti ; s ' ella sapesse le consolazioni , le santificazioni segrete , e come la fede rammollisce il macigno , purifica le lordure , rialza e nobilita l ' abbiezione più vile , ella , stupito dai miracoli operati sui cuori , crederebbe agevolmente agli altri materiali ed esterni . Salvare un ' anima è cosa mille volte più ardua che racconciare una gamba o ridare il moto ai nervi e ai muscoli di membra intorpidite . Vedesse i voti di cui è piena la chiesa ! Se non fosse questo freddo , vorrei condurvela subito . - Magari ! - Andiamo dunque . 3 Mi gettai la pelliccia sulle spalle , ed uscii dalla stanza col rettore , il quale correva innanzi svelto , senza neanche aspettare che il servo gli facesse lume . S ' andò in fondo alla loggia lunghissima , e poi si scese da una scaletta a chiocciola , rispondente alla sagrestia . Il prete andò a prendere in un angolo un grosso cero , e lo accese alla lanterna di Pasquale . Qua e là nelle cappelle luccicavano i lumini delle lampade . Il tempio era deserto , il silenzio sepolcrale . Innanzi alla immagine del Tabernacolo solenne ardevano due candele ; ma la figura non si vedeva affatto , solo scintillavano su di essa le pietre preziose e brillavano gli ori , posti , s ' indovinava , in forma di diadema , di pendenti , di monili , di spilloni , di catenelle , di braccialetti , e ammonticchiati alla base . Poiché il rettore ebbe detto , in tre minuti al più , fervorosissimamente , le sue giaculatorie , si principiò in fretta la visita dei voti : quadri grandi , mezzani e piccoli , innumerevoli , nei quali appena si distinguevano al fioco lume le pietose istorie di bimbi malati in cuna , di operai precipitati dal tetto , di viandanti assassinati , di carrozze rovesciate , di case fulminate , di navi naufragate , di terribili massacri in battaglia ; cuori d ' argento con la loro fiamma ; corone , croci , grucce , stampelle ; ghirlande e mazzi di fiori artificiali ; nastri di seta con frange inargentate ; bambole e altri ninnoli da ragazzi : in somma , una farragine di roba , che copriva dall ' alto al basso le pareti delle navi e del presbiterio , le facce dei pilastri e i fusti delle colonne . Il vento , soffiando , scuoteva i vetri delle finestre , e vi schiacciava sopra violentemente i larghi fiocchi di neve ; ma nella chiesa si sentiva un tepore grave e umido , con un odore stagnante , nauseabondo d ' incenso . Nell ' uscire si passò a lato di un confessionale , dove , ritto , al posto del confessore , stava immerso nell ' oscurità un fantasima . Era la fanciulla bionda , immobile come una morta . Il rettore le parlò sottovoce , poi la affidò a Pasquale , che la menò pian piano al fondo del portico , dove l ' aveva condotta quando la incontrammo nell ' atrio . Il rettore bisbigliava : - Poveretta , poveretta ! Il momento mi parve buono per tornare alle domande ; ma il prete si contentò di rispondere : - Non fa male a nessuno ; gira da sé dappertutto , quieta , trasognata . Non dorme quasi mai . Il medico dice che bisogna lasciarla fare tutto quel che le garba . Dio la protegga ! La tristezza non s ' addiceva al corpo , alla faccia , alla voce del reverendo : aveva bisogno di agitare le braccia , di scattare , di ciarlare , di ridere . Quando pigliava un ' aria addolorata , il lungo naso mutava contorno , il profilo non era più lo stesso , e , se non fosse stato il corpo a pertica e il collo da struzzo , tali da farlo riconoscere tra un milione di preti , la mestizia avrebbe potuto servirgli di maschera . Il cordoglio , del resto , lo annebbiava per poco . Un sospiro da mantice , uno sguardo al cielo , una scrollatina di testa , ed ecco era tornata , come per incanto , la bontà chiassosa ed arzilla dell ' uomo ingenuo . Si bevette un altro bicchiere , si parlò ancora una mezz ' oretta , o , per meglio dire , egli parlava ed io fantasticavo ; poi , alle undici , m ' accompagnò in camera : niente meno che la camera destinata a monsignor vescovo , quando , ogni cinque anni , si reca a visitare il Santuario . - Buona notte . - Buona notte , e veda di principiare bene il nuovo anno con una santa dormita . Io domattina non potrò venire a salutarla : devo uscire per tempo . Si figuri che morì iersera il barbiere , un ciarlone , un burlone , che Dio l ' abbia in gloria ; ma un fior di galantuomo , e gli volevo bene come a un fratello - e il prete sospirò , mandando dai denti , che aveva radi e cavallini , un fischietto acuto . - Pasquale verrà a portarle il caffè ; faremo colazione assieme un ' ora prima ch ' ella parta , giacché vuole proprio partire ; intanto dorma tranquillo , e felice notte . - Felice notte . 4 La camera , assai grande , era posta in un angolo dell ' immenso edificio ; aveva due finestre piccole , dalle quali si vedeva giù nella notte una zona biancastra e poi uno spazio nero , che si confondeva con le tenebre fitte del cielo . Continuava a nevicare , e tirava vento . Il letto alto e larghissimo aveva l ' ampio padiglione di damasco cremisi a fiorami gialli , con quattro angioletti dorati sulle aste torte ; la coperta , che scendeva sino a terra , era di raso giallo con disegni verdi , orlata di pizzo bianco . Accanto al letto stava l ' inginocchiatoio , e sull ' inginocchiatoio spiccava dal parato del muro un crocifisso d ' ebano . Una delle pareti era ornata di un quadro assai bello , che figurava un santo col bambino Gesù ; nelle altre si vedevano in piccole cornici alquante riproduzioni della sacra Immagine , qua ricamata a fili di seta rossa in raso bianco , lì eseguita a bucherelli e ritagli in cartoncino , o modellata in cera tramezzo a nuvole di cherubini e a ghirlande di frutta e fiori . Nella camera reverendissima stonava la scatola di cerini , che Pasquale aveva lasciato , dove dall ' una parte si vedeva un caporale , che fa la sua brava dichiarazione alla cuoca , e dall ' altra una silfide molto scollacciata e sbracciata . Mi sdraiai nel seggiolone , e m ' occupai un pezzo a guardare le scintille del fuoco , che scoppiettava . Non volevo andare a letto prima che l ' orologio segnasse le dodici . Nell ' animo pieno di una vaga afflizione mi sentii nascere il desiderio acuto dei miei parenti , de ' miei amici , che avevo lasciato pochi giorni addietro , ma che avrei voluto vedere in quell ' ora appunto , nella quale l ' anno vecchio spirava e il novello vedeva la luce . Poi dicevo tra me : - Sono ubbie . Non ci ho pensato fino a questo momento , ed ora perché ci penso ? Che differenza c ' è egli tra l ' una e l ' altra mezzanotte ? Non sono forse tutti uguali i giorni dell ' anno ? - E non ostante provavo dentro un certo stringimento : mi pareva di essere rimasto a un tratto solo in questo mondo , e sentivo un vuoto nuovo nella mia vita , un nuovo e lacerante distacco dagli affetti mortali . Pensavo ad altre prime notti dell ' anno : alle speranze , che si spingevano audaci nei campi allettatori dell ' avvenire , ai rinnovamenti del cuore umano , che , pure invecchiando , crede di ringiovanirsi ; e fra tutte quelle notti , ce n ' era una , una , che mi tornava con tenace insistenza nella memoria , come il ricordo straziante d ' una gran gioia irremissibilmente perduta . Il minuto in cui un anno si connette ad un altro è una pietra miliare nell ' esistenza dell ' uomo , o è la cifra d ' un numero , che si muta ? Guardavo la lancetta ed ascoltavo il tic tac del mio oriuolo nel silenzio profondo . Non si sentì neanche un rintocco , neanche un botto di campana in quell ' ora in cui la immaginazione dei poeti e dei bambini evoca le streghe e gli spettri . Mezzanotte era passata da un po ' di tempo , quando udii un fruscìo , come di persona che si muovesse fuori , ed un bisbiglio , come di voce che parlasse sommessa . Tesi l ' orecchio : il romore continuava . Pigliai allora la candela , e , spalancando l ' uscio della camera , guardai nella vasta , ricca e freddissima sala , che la precedeva . I grandi ritratti appesi alle pareti , nel lume pallido sembravano vivi . Forse quei personaggi che , dopo visitato il Santuario , avevano mandato in larghe cornici dorate le loro gravi immagini , conversavano insieme : erano dame in abito da corte , magistrati in divisa , marescialli in uniformi , principi , due re , tre regine . La porta della sala dava sulla loggia : nella loggia , sullo scalone non c ' era un ' anima . - Oh sta a vedere che ho da far con gli spiriti ! - brontolai fra me stesso . Rientrai nella camera risoluto a lasciare che si sbizzarrissero a loro posta , e , non avendo sonno , mi sdraiai daccapo nel seggiolone . Il fuoco s ' andava spegnendo , e la candela mi lasciava quasi al buio . Buttai nel camino un fascio di legne grosse . Ma ecco che il bisbiglio ed il fruscìo vanno crescendo , e in un angolo della camera s ' apre un uscio a muro , ch ' io non avevo visto , ed entra col lume in mano , parlando tra sé a frasi lente e brevi , la bella bionda . Mi sentii pietrificare . La donna , che doveva essere ben pratica di quella stanza come dell ' intiero ospizio , dove , tutto essendo affidato all ' onestà e alla decenza , gli usci mancavano di serrature , andò dritta alla parete sulla quale stava appeso il quadro , e , posata innanzi ad esso , sopra un tavolino , la lampada con cui era venuta , si mise a guardarlo fissamente con quel suo occhio che trapassava gli oggetti . La tela rappresentava un santo giovane , di volto pallido , delicato , soave ; aveva la barba alla nazarena , i capelli neri , lo sguardo tenero e le labbra socchiuse , come se pronunciasse flebilmente una parola d ' affetto . Accanto , sopra un altare , in mezzo a festoni di allegri fiori , si vedeva il Bambino , tutto nudo , che , alzando i braccini e facendo atto di saltare , pareva volesse uscir di botto dalla cornice per gettarsi nelle braccia di chi lo stava guardando . Era roseo , era paffutello , era gaio , vispo , gentile , carezzevole : un amorino da mangiar di baci . La bella bionda guardava ora il santo , ora il bambino . Al santo diceva : - Ti ricordi , Giovanni , la mattina in cui ci siamo sposati ? La mamma non voleva , il babbo non voleva ; facevano tanti discorsi , che non capivo . Io credeva soltanto a te . Che lieta mattina ! Mi stringevi la mano , e mi dicevi una parola ... Ripetila , te ne scongiuro . La indovino dalla tua bocca . Eravamo in paradiso , seduti l ' uno accanto all ' altra sotto un baldacchino , in mezzo a un prato fiorito , e le fanciulle e i giovinetti ci venivano intorno a cantare , a suonare , a ballare ; ci facevano una riverenza , e noi salivamo nel nostro trono un gradino più in su , poi un altro gradino e un altro gradino ancora : era la scala di Giacobbe . Quando fummo arrivati al più alto di tutti i cieli , mentre ti davo un bacio , una mano di ferro mi buttò giù d ' un colpo , e allora precipitai dalle nuvole a capo fitto , e scendevo , scendevo sempre , e il viaggio non terminava mai . Era un sogno . Ti ho ritrovato ; eppure non somigli a quello di prima . Prima mi parlavi , mi baciavi , mi stringevi fra le tue braccia ; eravamo in festa tutta la settimana ; ora sì , mi vuoi bene , non dico di no , ma sei tutto misteri . Vuoi che aspetti ? Sempre aspettare , sempre . Domani , doman l ' altro , non ti risolvi mai . T ' amo tanto , che mi contento di guardarti , Giovanni , Giovanni . Aveva un sorriso pieno di lagrime ; la sua voce insinuante , rispettosa , timida , avrebbe rammollito una rupe . Continuò a guardare e tacque per un istante ; poi , mutando espressione , si volse al putto : - Bambino mio , anche tu mi dici di attendere . Domani , doman l ' altro ! Sei cattivo . La tua mamma t ' adora , luce degli occhi miei , sangue del mio sangue , carino , diavolino mio ; e tu mi stendi le manine care e ti rivolgi verso di me , ma non t ' affretti a ricadere sul seno che t ' ha nutrito . Non ingannarmi , monello . Dormivi in una cuna ornata di brillanti , e gli angioletti ti cantavano la ninna nanna , e le farfalle con le loro ali di tutti quanti i colori ti svolazzavano intorno ; ma un dì sei scomparso , non t ' ho trovato più , sparito sotto un monte di fiori , sotto un manto ricamato d ' oro e d ' argento , in mezzo ai ceri , ai bimbi , ai canti ... Ora che sei tornato , perché non mi balzi in grembo ? Non l ' ami più questo petto ? - e si sbottonava dinanzi il vestito azzurro , e mostrava al figliuolo il seno ignudo , mentre la immagine dipinta del fanciullo continuava a sogguardarla e a ridere . Un forte scoppiettìo del fuoco , che in quel silenzio da tomba sembrò un fracasso diabolico , le fece voltare il capo , e mi vide . Mi cacciai nel fondo della poltrona , cercando di farmi piccino , di schiacciarmi nella spalliera imbottita , tanto da sfuggire all ' occhio tranquillo e tremendo . Mi si avvicinò piano piano , senza curarsi di allacciare l ' abito ; mi porse le mani piccole e bianche , facendo segno che le dessi le mie : gliele diedi ; allora ella , stringendomele , mi tirò a sé lentamente , ma vigorosamente , sicché mi alzai ritto di contro a lei , confuso e tremante . Mi prese il capo fra le mani , e si pose ad esaminarmi . - I tuoi capelli , - bisbigliava , - sono mutati . Mi sembrano meno neri . Ti sei fatto radere la barba - e passava le mani delicate intorno alle mie guance ed al mento . - I tuoi occhi non brillano più del loro fuoco divoratore . Ma io , Giovanni , t ' amo tanto , tanto ! Aggrottava le ciglia come se tentasse di pensare . Avvicinò le sue labbra alle mie ; io mi ritrassi ; ma ella , che mi stringeva sempre il capo fra le mani , trattenendomi , pose la sua sulla mia bocca . Le labbra erano di ghiaccio , e il respiro di quella larva di donna pareva un lievo soffio gelato . Mormorò : - Dimmi che mi ami . Non sono sempre la tua sposa , la tua cara , la tua bella ? Nello studiarmi di retrocedere quasi insensibilmente e nel tentare di svincolarmi da quella stretta rigida , caddi sulla poltrona . La giovine si mise a sedere sulle mie ginocchia , circondandomi il collo con il braccio sinistro , mentre con l ' altra mano m ' accarezzava il volto . - Senti , ho freddo , - diceva . - Vieni , vieni a scaldarmi - , e mi sussurrava nell ' orecchio delle parole , ch ' io non volevo intendere . Intanto il fuoco illuminava di luce rossa e oscillante quei lunghi capelli d ' oro , la faccia gentile , il collo , i seni nudi e turgidi . Sentivo offuscarmi il cervello , come se il vecchio vino bevuto alla cena mi portasse di colpo tutti i suoi fumi alla testa . Non riescivo a liberarmi dal peso e dall ' abbraccio di lei , che mi fissava sempre con il suo sguardo di donna innamorata in un mondo vano di spettri , e nella quale i segni della passione terrena prendevano l ' aspetto innocente e agghiacciante di una fatalità tutta inconscia . Ripeteva : - Vieni a scaldarmi , vieni , - e m ' obbligava a porle una mano sul petto e a baciarla . Dagli alari cadde sul pavimento un tizzone acceso , che rotolò fino ai piedi della donna . La sollevai di sbalzo e mi precipitai per rimettere con le molle nel focolare il legno ardente , profittando poi subito della confusione per fuggire nella gran sala attigua , senza che la giovane se n ' avvedesse . Ascoltai all ' uscio : non si sentiva più nulla . Dopo qualche minuto , inquieto di quello stesso silenzio , socchiudendo l ' imposta , guardai nella camera . La bionda stava di nuovo immobile rimpetto al quadro , contemplandolo . Non parlava , non sorrideva . Finalmente , sottovoce , ma con accento di fiducia sublime , ripeté più volte : - Tornerò domani , tornerò domani - , e , ripreso il lume , senza guardare intorno , lenta , grave , se n ' andò via dall ' uscio dond ' era entrata . 5 Quel dolore , svanito nelle memorie e nelle speranze , mi aveva straziato l ' anima . M ' accorsi di essere assiderato , e andai a letto , dove , tremando dal freddo tutta la notte , non mi riuscì di chiudere occhio neanche un minuto . Alle nove uscivo dal Santuario per arrampicarmi sul monte . Nel passare dall ' atrio scansai Pasquale , che dianzi , portandomi il caffè , con la gamba destra zoppicante e col muso ingrugnato , non aveva neanche avuto la degnazione di darmi il buon giorno . Vedendomi andare in fretta , mi chiamò : - Scusi , signore , se incontrasse suor Maria la rimandi all ' ospizio . - Suor Maria , chi è ? La chiamiamo così tanto per intenderci . È la signora bionda , vestita con l ' abito delle Figlie di Gesù , ch ' ella vide qui ieri a sera . - È uscita ? - Pur troppo . Non la ho trovata né in chiesa , né in nessun altro luogo . Un contadino dice di aver incontrato alle sette circa una Figlia di Gesù sulla strada delle cappelle . È la prima volta in tre settimane che suor Maria s ' allontana così dall ' ospizio . Dio voglia che non le accada una disgrazia su queste rupi , con questa neve . Lo predicavo io che lasciarla così sola e libera era un ' imprudenza - . Due grosse lagrime scendevano sulle ruvide guance di Pasquale , e sospirava forte . - Sentite , Pasquale , non ha parenti quella poveretta ? - Ha padre e madre ; ma non vogliono veder la figliuola , perché si maritò senza il loro consenso : gente cattiva , malvista da tutto il paese . - E il marito ? - Un poco di buono . Le mangiò quel po ' di dote , e un bel giorno se ne scappò via , in America , pare , piantandola senza un soldo , con un bambino di cinque mesi . - E il bambino ? - Tre giorni dopo fuggito il padre , morì . Allora la disgraziata ... - e Pasquale agitò due volte la mano destra innanzi alla fronte , poi continuò : - Il nostro rettore , sant ' uomo , ch ' era il suo confessore e non voleva fosse consegnata ai cattivi genitori , la fece venire qui , affidandola alle Figlie di Gesù . Per carità , signore , veda se può trovarla sulla china del monte , verso le cappelle . Io non mi posso muovere . - State quieto , buon uomo , cercherò , dappertutto . Ma tornerà senza dubbio da sé . - Dio lo voglia . Ho un brutto presentimento . Mi fermai fuori della cancellata un poco a studiare le orme . Cercavo quelle di due piedi piccoli , e mi parve di trovarle . La neve alta , non essendo gelata alla superficie , serbava le impronte . Scintillava come se fosse tutta cosparsa di brillantini ; raddolciva gli avvallamenti del terreno , i precipizii , i burroni , ma li mascherava , e le tortuosità della viuzza erta , che , tagliata nel masso , conduceva su su alle cappelle , s ' indovinava appena . Non solo aveva smesso di nevicare , ma il cielo , in gran parte sereno , con quel contrasto del bianco della terra , che abbagliava gli occhi , appariva d ' un colore turchino splendido . Camminavo seguendo le peste leggiere , le quali ora , per un buon tratto , si seguivano regolarmente , ora si smarrivano di qua o di là per rientrare poco dopo sulla linea torta della via , e nello stesso tempo guardavo in basso alla valle , alla pianura . Sulla pianura stava , immobile , una massa non interrotta , lunghissima di nubi dense , che si vedevano dall ' alto al basso . Illuminate dal vivo sole parevano candide sul dorso , d ' un candore argenteo , e coperte come di ondulazioni , di vette , di punte strane , che le facevano somigliare a catene di monti nevosi , e sembrava di potervi camminare sopra ; ma di giù erano brune , tenebrose , fracide di folgori e di tempeste , e mettevano in un ' ombra triste e nera i paeselli e i campi della vallata lontana . Sotto a quella coltre , a quella cappa plumbea doveva farci notte . Le traccie si perdevano . A destra , dalla parte del mezzodì , il monte alzandosi a picco sopra la strada , serbava in essa la neve tanto ghiacciata , lustra , sdrucciolevole , che non si poteva reggersi in piedi . Poco appresso le pedate ricomparivano . Giunto a ' piedi della prima cappella , m ' arrampicai più lesto : guardai dentro , non v ' era nessuno , ma si vedeva sul suolo il segno della neve portata di fresco dalle scarpe d ' una persona , la quale era andata fino al cancello , che divide la parte destinata ai preganti dalla parte destinata alle immagini . La scena rappresentava in molte figure grandi al naturale , eseguite in terra cotta e dipinte a briosi colori , la Natività di nostro Signore ; personaggi sacri e personaggi profani , animali e prospettive , tutto sembrava il vero tale e quale , un vero che stupiva e che disgustava . Tornai a camminare con l ' animo sempre più inquieto e con ansia sempre più affannata . Mi asciugavo la fronte , da cui gocciolava il sudore ; sbottonavo la pelliccia ; le ginocchia mi tremavano ; dovetti fermarmi un istante a riprender fiato . In quel mentre si distendeva giù , dal Santuario verso il piccolo cimitero , l ' accompagnamento funebre del barbiere . Innanzi alla bara , portata da quattro contadini , camminavano il sagrestano col crocifisso , il rettore , più dritto , più lungo , più magro della sera innanzi e occupato a tenere in freno le sue gambe interminabili ed impazienti , e due preti vecchi , i quali stropicciavano i piedi sulla neve , temendo di scivolare a ogni passo . Dietro alla bara venivano sei Figlie di Gesù , delle quali le voci limpide , soavemente accordate insieme , destavano gli echi lenti della montagna . Dieci o dodici persone chiudevano il breve corteo , che andava strisciando come un serpe le curve della strada stretta . Intanto io giungevo alla seconda cappella , poi alla terza , alla quarta . Le orme si fermavano alla porta di questa ultima . Esclamai con gioia : - È salva - , e mi precipitai nell ' interno dell ' oratorio . Chiamavo : - Suor Maria , suor Maria . Tutto era sossopra . Una parte del cancello , scassinata a forza , stava rovesciata sul pavimento ; le figure in terra cotta rappresentavano la Strage degli Innocenti . Tutti i bimbi erano stati strappati dalle branche dei carnefici , e deposti regolarmente l ' uno accanto all ' altro sul gradino del parapetto . Ai manigoldi mancavano la testa , le mani o le braccia , e codeste membra si vedevano sparse sul suolo . Erode , circondato dai grandi satrapi e dalle sue cortigiane , guardava impassibile dall ' alto del trono alla bizzarra punizione dei proprii sgherri ; e costoro , in attitudini furiosamente crudeli , mutilati a quel modo , apparivano anche più spaventosi , mentre le donne discinte , disperate , continuavano a trascinarsi alle loro ginocchia , implorando pietà . Mi cacciai per entro alla confusione . Fra quelle sculture , che parevano la verità viva , fra quelle madri nel parossismo del dolore , fra quei fanciulli squartati , vidi finalmente una figura di donna stesa a terra con le mani insanguinate , con le vesti a brandelli , coi capelli biondi , ed un sorriso angelico sulle labbra bianche , e nel volto una espressione di beatitudine soprannaturale . Stringeva al petto uno dei putti di terra cotta , roseo e ricciuto . Era gelata , il suo cuore non batteva più , viveva unicamente nel suo sorriso . La coprii con la mia pelliccia , e corsi fuori per cercare aiuto . Passava giù nella strada del cimitero , quasi a piombo , il funerale del barbiere . Mi posi a gridare con tutta la forza de ' miei polmoni : - Signor rettore , signor rettore , suor Maria è moribonda qui nella cappella ; non c ' è un minuto da perdere ; venga , per carità , venga subito - . Il rettore diede uno sbalzo , piantò lì la bara , e principiò a salire con quelle sue gambe a pertica , saltando sulla neve , facendo passi da gigante , aiutandosi con le ginocchia , con le mani , affrontando senza esitare gli ostacoli , non curando i pericoli , volando . Quando giunse all ' oratorio , la bella bionda , ch ' era morta , sorrideva ancora . Quattr ' ore al lido Schizzo dal vero . L ' acqua era tiepida , il mare uno specchio . Nuotando ora lesto , ora tardo , m ' ero allontanato bene dalla riva , sicché la barca di salvamento mi veniva dietro , e i barcaiuoli gridavano che gli Avvisi proibiscono di scostarsi troppo dai Bagni . Uomo avvisato , mezzo salvato . Vedendo che non davo retta alla legge , i barcaiuoli se ne tornarono indietro , e mi lasciarono solo . Nell ' acqua profonda sentivo di quando in quando una corrente fresca , e mi scorreva sulla pelle un leggiero brivido ; poi tornavo nel tepore quieto e beato . Quella libertà delle membra in mezzo a quella immensità di mare è un conforto ineffabile , un ' allegria sublime . Non un ' onda , non una voce . L ' edificio dei Bagni era diventato piccino . Mi pareva di entrare nell ' infinito . Cacciavo sotto il capo con gli occhi aperti per vedere il verde diafano , di una gradazione così delicata , così gentile , che avrei voluto sprofondarmici dentro , sicuro di trovare al fondo del colore smeraldino una sirena bionda . Bevevo l ' acqua salata . Tornavo fuori con la testa , quando mi mancava tutta l ' aria nel petto , e aspiravo in furia , e sbuffavo , e in ogni boccata d ' aria c ' era qualche goccia di sale . Ma l ' istante in cui si esce dall ' incanto del gorgo è terribile . Non si vede più nulla : sembra di entrare , asfitici , nelle tenebre della morte . I capelli si appiccicano sugli occhi , l ' acqua che sgocciola dal fronte impedisce alle palpebre di aprirsi . Si respira con ansia , ma si è ciechi , d ' una cecità spaventosa , che dura meno di un minuto secondo . Quand ' ero un po ' stanco , facevo il morto . Mi coricavo sul mare come sopra il più morbido dei cuscini , immobile , con le braccia aperte e con le gambe unite . Il mare mi dondolava placidamente , cantandomi la ninna nanna . Sull ' orizzonte non vedevo dinanzi a me altro che le punte de ' miei piedi ; ma di contro al mio viso si apriva la grandezza dei cieli . Guardavo le nubi in faccia . Come nelle carrozze della ferrovia accade spesso di credere che si vada in direzione opposta a quella nella quale corre il treno , e si sbalza , e si guarda esterrefatti ; così a me sembrò per un istante di essere in piedi , e di vedere l ' abisso azzurro al di sopra e al di sotto . Mi pareva di stare appoggiato ad una parete verticale interminabile , nel mezzo ad una immensità vertiginosa di colori strani . Lo splendore del tramonto prendeva figura come di fuoco diffuso , di oro liquefatto , di vapore celeste misteriosissimo , di brune macchie minacciose e di bizzarri luccicori d ' argento : l ' atmosfera del sole vista nel sole non può essere diversa . Ma una ondetta , passandomi sul fronte , mi richiamava alla realtà ; e allora io mi gustavo di nuovo la dolcezza di quel giaciglio soffice e fresco . E di botto mi rivoltavo , e coi remi delle braccia e delle gambe , andando rapido , ma in giusta simmetria e senza fatica , vogavo un pezzo ; poi sbattevo le mani e i piedi sull ' acqua , alzando una spuma candida di perlette , che subito si scioglieva nell ' ampio verde . Il verde nel mare è di una varietà , che gl ' impasti dei più raffinati colori e le più sottili velature non possono imitare neanche di lontano . Non parlo delle spiagge e dei mari diversi ; lo stesso mare , la stessa spiaggia nella stessa stagione non ha mai la stessa tinta l ' un giorno e l ' altro . Ad ogni moto dell ' acqua corrisponde una gradazione differente di verde , di azzurro , di tinte neutre , e i moti dell ' acqua sono innumerevoli , dalla impassibile calma ai furori ciechi della tempesta . Anche senza andare fino allo spavento dei cavalloni , il nuotatore lo sa . Conosce le ondette piccole , che , come il passo rapido e breve di una crestaina , si seguono l ' una all ' altra senza romore : sono verdoline con un pizzico di giallo . Conosce le ondette larghe , lente , ancora graziose e leggermente azzurrognole , indizio di una bufera lontana . E poi le onde maestose , quasi direi di stile classico , nelle quali il nuotatore si lascia calare all ' avvallamento e portare al colmo con il viso e con i capelli asciutti , basta premere le mani e incurvare la persona in forma di sirena , mentre il flutto s ' innalza ; e dall ' alto si vedono le creste regolari , allineate delle altre onde , che sembrano i solchi di un immenso campo ; e nel basso si crede di essere caduti al fondo di un fosso , tanto i marosi , che chiudono la vista , somigliano a sponde erbose e ripide . In mare il tempo s ' allunga . L ' allegria o la tristezza , l ' ardire o la paura fermano l ' attimo ; e si pensa in un minuto più e meglio di quel che in terra si penserebbe in un ' ora . E un altro dì ci sono le onde pettegole , che scherzano intorno sgarbate , vi spruzzano , ciarlando , la loro saliva in volto , non vi lasciano respirare , vi tirano di qua , vi premono di là , vi gridano nelle orecchie con un fracasso assordante ed impertinente , come le donne delle Baruffe chioggiotte . Ma Dio vi salvi dalle onde matte , uscite dai manicomii del gorgo , coperte della loro densa bava bianca , nelle quali , a un tratto , vi sentite sommerso , arrovesciato , travolto , e quando finalmente mettete fuori la testa , un ' altra onda vi si sbatte in faccia e vi spezza il respiro ; poi , diventato sospettoso , guardate in giro con tanto d ' occhi , e vi apprestate a ricevere degnamente sul petto una ondata minacciosa , che vedete precipitarsi contro di voi , e già quasi vi seppellisce , ma ecco invece che si spiana e si risolve in nulla ; gli assalti vi vengono vigliaccamente dai fianchi e dalle spalle , senz ' ordine , senza ragione ; vi stancate , vi spossate , cominciate a disperare ; date quasi un addio alla terra , e toccate dopo sovrumani sforzi la riva , uscendo da quell ' acqua sciaguattata da tutti i venti , nera , orlata di certe frange e certi fiocchi d ' argento sudicio , che le dànno aspetto di uno sconfinato drappo funereo . Eppure nel mare quieto o nel mare agitato l ' uomo si sente pieno di vigoria . La sua buona vanità gli fa credere o di dominar la natura , o di essere tanto grande , che Dio , per ischiacciarlo , debba scatenargli contro tutte le furie degli abissi . Svaniscono le noie mortali , il cuore si ritempra , si fa provvisione di coraggio e di forza . Un ' ora in mare è un ' ora bene impiegata : in quella salsedine c ' è un po ' di ferro per l ' anima . Uscendo dall ' acqua si diventa Greci . Dopo essere saliti le lunghe scale di legno , dove sui gradini viscidi s ' arrischia di sdrucciolare e le alghe fanno talvolta dei brevi taglietti ai piedi , si entra nel proprio camerino e si avvolge il corpo nudo in un ampio lenzuolo ; poi si esce così drappeggiati sul ballatoio , che guarda il mare . Alcuni bagnanti stanno ancora in acqua presso la riva , tenendosi - disgraziati ! - alle corde , e piantati sull ' arena , dove passeggiano i granchi . L ' immobilità li intirizzisce , li raggricchia : paiono ranocchie umane . E quant ' è difficile trovare il corpo bello di un uomo ! Nella donna la bellezza delle membra è men rara : basta l ' armonia delle parti , una certa rotondità gentile , una certa bianchezza trasparente e rosea , e forse il desiderio ci fa meno difficili . Ma nell ' uomo la vigoria sana deve accoppiarsi alla snellezza morbida ; le membra sciolte , giuste , né troppo asciutte , né pesanti di polpa ; una espressione generale di ardire elegante . Gli antichi volevano la grazia persino sui campi di battaglia . In Tessaglia la iscrizione di una statua diceva : Ad Elatione , che ben ballò la battaglia , questa statua il popolo . La sproporzione , da noi moderni tollerata con indifferenza , era insopportabile agli antichi . Un dì ad un mimo tarchiato e grasso il pubblico vociò ridendo : Non isfondare il palco ; un altro dì ad un mimo pallido e mingherlino mandò ironicamente questo saluto : Fa di star sano , e un ' altra volta ad uno di troppo alta statura , figurante Capaneo che si avventa alle mura di Tebe , gridò indispettito : Scavalca il muro , non hai bisogno di scale . Sul ballatoio , verso il mare , si atteggiavano dunque dieci o dodici uomini panneggiati di bianco . Avevano messo sul capo l ' asciugamano in forma di Palliolum , e si avvolgevano il corpo con il lenzuolo a modo di Pallium , nelle diverse fogge , che piacevano meglio a quella naturale affettazione , da cui l ' uomo coperto di un gran manto non si sa quasi mai liberare . I Greci avevano venti modi di acconciarsi il pallio : affibbiato sul petto , affibbiato alle spalle , senza ripiegatura , addoppiato , con le mani nascoste , con un braccio fuori dalla spaccatura di destra , con un lembo sopra una spalla corto , con un lembo sopra una spalla lungo , stretto alle anche con pieghettine trite , ondeggiante in gonfi svolazzi o libero di cadere in larghi piani ed in ampie curve . Ogni maniera aveva il suo proprio nome , conveniente ai zerbinotti , ai filosofi , ai viaggiatori , ad ogni classe di persone . Tacito si lagnava già delle vesticciuole misere degli oratori romani , e che le portassero male . Figuratevi noi la bella figura che facciamo , usciti dall ' acqua , in quei pallii bagnati e appiccicaticci ! L ' aria salata e la ginnastica del nuoto mettono in corpo una gran fame . Andai sul terrazzo de ' Bagni , e ordinai da pranzare . L ' edificio , che si distende in una lunghissima linea retta , è tutto di legno e piantato su alte palafitte , le quali lasciano sfogo ai marosi quando il mare è grosso , e quando è tranquillo rompono a ' loro piedi le onde placide , che pure mandano romore a intervalli misurato e grave , quasi battute sorde di un maestro di cappella . Il coro , l ' armonia di quell ' ora non si può descrivere . Tutto si fonde in un accordo pieno e gaio , profondo e vago : arpa eolia dell ' infinito . Il sole baciava quasi l ' orizzonte , e scendeva dalla parte opposta al mare , dietro al Lido , dietro alla laguna , dietro a Venezia . I suoi raggi orizzontali non toccavano più la superficie della marina , che era diventata scura e azzurrastra ; ma andavano a ferire dritti due vele lontane di due barche da pescatori , facendole brillare d ' un colore giallo dorato , fiammelle fantastiche . Il piano immenso del mare nudo ; non uno scoglio , non una lingua di terra per quanto l ' occhio cercasse : pareva di navigare sopra un vascello fatato nell ' Oceano a mille miglia da terra . E le due vele splendevano ; e il cielo pigliava una tinta brunetta ancora cilestra , qua e là rallegrata da qualche nuvola mezza in ombra e mezza in luce , la quale vagava lenta e a poco a poco s ' impiccoliva e svaniva . L ' appetito mi faceva parere squisite le vivande , e la salsedine , che mi restava in bocca , dava al vino una dolcezza inebbriante . Il ventre si confortava , e gli occhi s ' incantavano ; e questi e quello mi riempivano l ' anima di una felicità solenne , la quale porta il riso sulle labbra e le lagrime sul ciglio . V ' era poca gente . La banda cominciò a suonare . A sinistra , intorno ad una tavola , stava un gruppo d ' Inglesi . Una delle signore , vestita di seta cruda con grandi nastri rossi sull ' abito e sul cappello , parlava allegra , faceva mille graziose smorfiette col viso strano e piacente . L ' altra alta di statura , snella , flessuosa , con il collo un po ' lungo , come le Diane antiche , il volto regolare , delicato , d ' un rosa pallido , gli occhi di un fine azzurro marino , le mani troppo affilate , ma nobilissime e dello stesso candore di quel po ' di pelle , che il modesto squarcio dell ' abito lasciava vedere sotto la gola . Si alzava di tratto in tratto per correre dietro ad un bambino di due anni , biondo , paffuto , il quale alla sua volta correva dietro ad un grosso cane nero - un bel cane , che nuotava meglio di me , e che mentre facevo il mio bagno in alto mare , era venuto a salutarmi con molta grazia . La signora vestiva di seta colore perlino , col cappello a larghe tese della medesima stoffa ; e mi ricordo che il tono neutro e chiarissimo faceva , come dicono i pittori , un buco sul cielo , pareva cioè più lontano del fondo . Ma da questo errore di tavolozza veniva nella gentile persona un non so che di aereo , un non so che di ammaliante . Non era una donna : era una fata . E il putto continuava a scapparle ad ogni momento , e voleva vedere tutto , toccare tutto ; sghignazzava di un riso da angioletto , pestava i piedi e batteva le mani ; si metteva a sedere sulle ginocchia della gente , e la mamma andava allora a pigliarlo , dicendogli qualche parola con una severità tutta soave , e carezzandogli con la mano sottile i lunghi ricci d ' oro . Ella era la regina del terrazzo : una regina dolce , sicura di sé , com ' è sicura l ' innocenza , e disinvolta , com ' è disinvolto il pudore . Codesta madre pareva il simbolo della verginità : credetti in quel momento al mistero della Immacolata Concezione . Ma la soave creatura principesca stava in compagnia di un signore , che sembrava vecchio se si badava a ' suoi capelli grigi e alla sua barba mezza bianca , ma che sembrava giovine se si guardava ai lineamenti e all ' espressione del volto . Era il padre , era il marito ? Questo problema mi torturò il cervello per una buona mezz ' ora . Più lontani , sparsi a gruppi di due , di tre , di quattro o solitarii , stavano degli altri forestieri e qualche raro veneziano , la più parte immobili , ascoltando la musica , guardando in giro , o discorrendo sotto voce senza gesticolare . Il mare tranquillo innamora e sgomenta . Quei flutti , che si frangono perennemente alla riva e mandano sempre l ' identico suono ; quell ' aria quieta e fresca , che si aspira con lunga voluttà ; quell ' orizzonte sconfinato , che pare nello stesso tempo una linea retta infinita ed un cerchio infinito : tutto contribuisce a produrre l ' impressione maestosa di un tempio enorme , in cui ci si toglie reverenti il cappello e ci si sprofonda nella propria coscienza . Non ho mai visto nessuno , per quanto fosse povero di fantasia , d ' ingegno e di cuore , il quale nel mettere i piedi sulla soglia di una cattedrale bisantina o gotica non si sentisse invaso da un arcano senso di rispetto , e non interrompesse le parole che stava pronunciando ; ma la vera chiesa di Dio è l ' immensità . Lo stato naturale dell ' uomo in faccia al mare è il silenzio . Quei gruppi di persone staccavano bizzarramente sul campo del cielo , il quale diventava sempre più fosco : erano tinte intiere , senza ombreggiatura , che non trovavano nel tono del fondo nessuna maniera di fusione ; e già i colori perdevano la loro vivacità nell ' oscurarsi crescente della sera , mentre il contorno si distingueva tuttavia preciso e un po ' secco . A destra si muoveva una macchia nera di camerieri , i quali , non sapendo che cosa fare , discorrevano tra loro . Io intanto , assottigliando quanto più potevo la vista , fissavo ancora quelle due vele lontane , le quali , da fiammeggianti che erano quando il sole mandava loro gli ultimi suoi raggi , diventarono grigie , e poi via via più scure , finché si dipinsero nere sull ' aria già lugubre , e a poco a poco mi sfuggivano dallo sguardo . Già si riducevano ad una pennellata quasi impercettibile . Un minuto dopo non si discernevano più . Mi rincrebbe . In ogni veduta v ' è un punto , al quale l ' occhio si ferma con tenace predilezione ; e quando sparisce ci si sente come strappare qualcosa , e si piglia quel caso semplice e inevitabile per un segno di cattivo augurio . In faccia al mare l ' animo si riempie di pregiudizii . I camerieri accendevano le lampade . Il cielo si era lentamente annuvolato : non brillava neanche una fetta di luna , non luccicava neanche una stella . L ' aria e il mare si confondevano nel buio . Solo a guardare giù dal parapetto del terrazzo si scopriva a intervalli un po ' del bianco della spuma sulle onde , le quali mandavano più forte , più frequente e quasi minaccioso il loro muggito . Uscii dallo Stabilimento e , traversando a piedi il breve spazio che divide il mare dalla laguna , sospirai per la prima volta : avrei voluto sentire sul mio braccio il peso leggiero di un altro braccio , e udire accanto , dopo il fruscìo del mare , quello di un vestito di donna . Il vaporetto mandò il suo fischio , e si partì per Venezia . La notte era nera , la laguna era cupa . Non si vedeva altro che il fanale rosso di un piccolo vapore , che veniva , sbuffando , incontro a noi , e lontano i lumi della città , che parevano una costellazione piombata in terra e mezzo spenta . Si passò la punta del Giardino , poi si costeggiò la Riva degli Schiavoni . Il campanile di San Marco usciva dai palazzi che lo circondavano e , illuminato dai fanali della Piazza , si alzava gigante , sfumandosi nella oscurità verso la cima e cacciando la sua punta nelle tenebre delle nubi . La luce della Piazza mi abbagliò . I musaici della chiesa avevano sull ' orlo delle striscie scintillanti . Le finestre spalancate delle Procuratìe Vecchie lasciavano vedere le allegre sale illuminate . La loggia del Palazzo Ducale si perdeva in un ' ombra opaca . Mezz ' ora dopo , la mia madonnina inglese , sorridente , svelta , correva dietro al suo putto biondo fra le seggiole del Caffè Florian . Meno di un giorno La stavo aspettando alla stazione di Treviglio . Ell ' aveva passato il mese di settembre ad Iseo , in villa , presso la sua famiglia , e doveva partire quel giorno , sola , per Milano . Avevamo combinato che ella scrivesse a Milano annunziando il suo arrivo pel dì seguente con la prima corsa . Si doveva stare in compagnia quell ' intervallo di quindici ore : un saggio del paradiso . Mi sentivo dentro le furie indiavolate dell ' impazienza e le prostrazioni delle speranze troppo ripensate . Ora stavo rannicchiato sulla panca della sala d ' aspetto , ora camminavo a gran passi nel piazzale della stazione , dove tre o quattro cocchieri di birocci sbraitavano insieme . Tutt ' a un tratto mi fermavo e giravo gli occhi verso Treviglio , pauroso di vedere avvicinarsi qualcuno che mi conoscesse , che conoscesse lei . Studiavo l ' orario delle ferrovie , alla pagina 26 , Venezia - Milano ; il treno doveva giungere alle quattro ore e quarantasette minuti . Lo sapevo bene , ma tornavo a leggere quei numeri con occhio intento , quasi che ad ogni poco m ' uscissero dalla memoria . Guardavo l ' oriuolo . Questa frase del Re Giovanni : Veglio su voi come il minuto su l ' ora , mi passò nel cervello . L ' idea dell ' eternità , che non si afferra meditando alla lunga serie dei secoli , diventa chiara seguendo il cammino lento della lancetta dei minuti . Il polso batte disuguale , rapido ; una irritazione convulsa invade tutte le membra ; si sente l ' attimo che , impassibile , crea l ' infinito : e la caduta di questa stilla di tempo nel mare senza sponde pare meschina e immensa , ridicola e spaventosa come il picchiettare del tarlo nelle veglie di una lunga notte . Aprivo spesso la cassa dell ' orologio per contemplarne il fondo . Vi stava un bel ritratto di lei . Seguendo i delicati contorni del mento , della guancia , del fronte , dei capelli , avevo ritagliata tempo addietro quella fotografia con attentissima cura , per incollarla sopra un cerchio di cartoncino celeste , corrispondente appunto alla misura del tondo dell ' orologio . Il ritratto dal suo sicuro nascondiglio ogni tanto mi sorrideva ; e avevo mezzo guastata la molla della custodia . La testa occupava quasi tutto lo spazio , sicché il candido collo scoperto , scendendo giù sino al lembo , non lasciava posto neanche al principio del goletto dell ' abito . Sul volume dei capelli castani spiccava piccolo , fine , elegantissimo l ' orecchio . Ella sapeva di averlo bello : non portava orecchini . il fronte era bassetto , e la distanza tra il naso e la bocca lunghetta ; le narici si alzavano in su un tantino , dando alla regolarità perfetta del naso una cert ' aria procace : ma gli occhi cerulei e la bocca sottile e il mento piccolo mischiavano in quel caro volto una gentile melanconia all ' apparenza sensuale delle altre parti . Gli occhi , gli occhi erano tremendi ! Sembravano cerulei , ma in certi momenti diventavano come neri : erano grandi , e giravano lenti , e avevano alle volte uno sguardo , che pareva insieme fisso e vago , scrutatore e distratto . Dopo un lungo bacio io le stringevo le mani , e me le piantavo dinanzi fissandola nelle pupille : ella mi contemplava serena , senza batter palpebra . Mi sentivo allora invaso dall ' ardore della passione e insieme da un misterioso senso di paura ; il cuore mi si serrava , e le chiedevo : - Pensi a me , Matilde ? Era un pezzo che non la vedevo sola , senza timori . Ci avevamo scritto spesso delle lunghe lettere , ma la penna riesciva tarda , ghiacciata , impotente a esprimere il pensiero : avevo un terribile bisogno di dirle a voce tante cose e di farle tante domande . Il treno era in ritardo di due minuti : già cominciavo ad agitarmi in un mar di spaventi , quando squillò la campanella della stazione . Si principiava a sentire il rombo della macchina lontana , e cresceva , cresceva , finché comparve la locomotiva fumante , che io vedevo con ansia ingigantirsi via via , pigra alla mia impazienza , mentre udivo la nota del fischio sempre più acuta e stridente . Il convoglio allentò la corsa . Prima che si fermasse avevo ricercato ad una ad una con rapidissimo sguardo le finestrelle dei vagoni . Niente . Il cuore mi batteva impetuoso ; un dubbio acre mi nasceva nel petto , e mormoravo : - Se avesse avuto paura , se non m ' amasse abbastanza per affrontare tanti pericoli ! Il conduttore aprì finalmente gli sportelli , gridando : - Treviglio - . Da una carrozza di prima classe sbalzò a terra snella , sicura , una donna , coperta il volto da un fittissimo velo nero . Un istante dopo , la sua mano serrava forte la mia , e la sua voce soave diceva : - Quanto sono felice ! - La trassi , senza parlare , beato , ad una timonella , che avevo fermata dianzi ; la feci salire , me la misi accanto e gridai al cocchiere : - A Caravaggio . - Al Santuario ? - No , all ' albergo del Pellegrino . Guardai la mia compagna lungamente . Ella , appena la carrozzetta fu posta in moto , sollevò il velo per sorridermi . - Come sei bella ! - le dissi . - Ti sembro bella davvero ? Ho voluto essere bella per te , per queste nostre quindici ore di paradiso . - Ti sta bene quest ' abito . È anche troppo attillato . - Lo feci fare a Milano prima di partire , e in campagna non lo mettevo mai senza mandarti un sospiro di desiderio . Ho tanto patito , sai , di non poterti vedere questo eterno mese . - E t ' hanno detto bella anche in campagna , non è vero ? - Non lo so . Mi basta sentirlo dire da te . - Eppure , sii schietta , te l ' hanno detto . - O Dio , avresti voluto che paressi proprio la befana ? - Vorrei , confesso , che non ti dessi tanta briga di piacere alla gente . - Sai che non m ' importa di piacere ad altri che a te , a te solo , a te che sei un cattivo egoista . Se ti dicessero che sono brutta o che mi vesto senza garbo dorrebbe pure alla tua vanità . - Certo . - E vorresti che fossi tanto stupida da non avvedermi che non sembro né goffa , né brutta ? - Te n ' avvedi e te ne compiaci . - Dunque sono una civetta - , e ritirò la sua mano dalla mia . - Perdonami , Matilde . Io sono , lo sai , una bestia fastidiosissima . Tu invece sei la più buona , la più angelica creatura di questo mondo . Perdonami : ti amo tanto ! Ella continuava a guardare i campi , stringendo le labbra in atto dispettoso e svincolandosi dal mio braccio , che voleva circondarle il busto . A un tratto mi guardò in faccia ; aveva gli occhi umidi . Mormorò : - Sei pure cattivo , cattivo oggi , nei primi momenti che siamo soli , dopo averlo tanto desiderato , mentre metto in pericolo il mio onore per te , forse la mia vita . La nube , che mi aveva oscurato per un istante il cervello , svanì ; un ' allegria nuova , divina , mi invase tutto , e certo il mio volto dovette trasfigurarsi perché Matilde esclamò raggiante di gioia : - Così mi piaci , così sono beata ! I ciottoli del paesucolo di Caravaggio ci risvegliarono alla vita ; ma quando la timonella si fu fermata all ' albergo del Pellegrino , mettendo il piede a terra e aiutando la mia compagna a scendere , mi parve di barcollare . Ella mi disse infatti con un riso pieno di compiacenza : - Sei ubriaco , bada di non cadere . Due servi e la padrona , vecchietta , grassoccia e sorridente , ci vennero incontro , e chi toglieva lo scialle e la sacchetta alla mia compagna , chi mi liberava dalla spolverina e dall ' ombrello , solleciti , premurosi : s ' indovinava che l ' albergo era vuoto . - Vorremmo desinare , ma bene e presto - dissi alla padrona . Il cuoco , che con il suo grembiule quasi bianco s ' era affacciato all ' uscio della cucina , corse ai fornelli . - Si trattengono la notte ? - chiese la vecchietta con voce insinuante . - Sì , mi raccomando la pulitezza . - Non dubiti . La biancheria è tutta di tela fina , candida come il latte . Precedetti Matilde nella vasta sala da pranzo . Una immensa tavola pigliava tutta la sua lunghezza . Alle pareti ornate di grandi fiorami gialli su fondo verde , dipinti a stampo , pendevano otto quadretti , con certe litografie miniate , rappresentanti otto miracoli della Madonna di Caravaggio . Il soffitto era inghirlandato di ragnatele . Dalle due finestre , che guardavano in una stradicciuola stretta , si vedeva in faccia una casa antica , con la muraglia di mattoni bruni e il cornicione gotico ; non aveva imposte né vetri , e dentro era buia buia : sembrava il palazzo degli spiriti . L ' uscio della sala s ' apriva in un lunghissimo corridoio , occupato anch ' esso da due interminabili tavole di legno greggio , portate da cavalletti e chiazzate di macchie pavonazze . I pellegrini , che vanno la settimana della Madonna a far voti al Santuario , promettono tutto , salvo l ' astinenza ; e l ' albergo nei dì di sagra ( mi diceva il servitore mentre in un angolo dell ' ampia tavola stava apparecchiando due posate ) è così pieno zeppo di penitenti , uomini e donne , che un cantuccio non vi rimane vuoto . Il giuoco della mora s ' alterna alle salmodie ; e queste e quello asciugano la gola . Mentre Matilde entrava , portavano la minestra . Eravamo allegri , mangiavamo , discorrevamo della nostra gioia , di cento cose . Di tratto in tratto per altro si sospirava , si taceva un pezzetto e ci si stringeva le mani . - Due ore e mezzo son già passate ! - mormorò Matilde ; ma poi subito : - E via ! Ce ne restano dodici e mezzo - e tornò tutta gaia . Dopo il desinare ci si avviò lentamente al Santuario , girando intorno alla cittaduzza . Cominciava a imbrunire . I raggi della luna vincevano già la luce del crepuscolo quando entrammo nel grande viale , che , lungo un miglio , fiancheggiato da antichi pini , mena dritto alla chiesa . La strada larghissima era , mezz ' ora dopo , regolarmente listata dalle ombre nere degli alberi , i quali , neri anch ' essi , andavano rimpicciolendosi via via alla vista e convergendo in angolo sotto la cupola del tempio , che a quella distanza , involta nei vapori della notte , pareva enorme . Spiccavano dall ' una parte e dall ' altra a brevi intervalli , candidi sulla tinta fosca del terreno , i sedili di marmo bianco . Matilde , poggiata la mano sulla mia spalla , mentre io la circondavo col braccio alla cintura , camminava tacendo . Io ero immerso in una contemplazione indeterminata : il mio cuore si scioglieva , si evaporava nella beatitudine : sentivo come le molecole volanti della mia anima diffondersi e sparpagliarsi in una immensa parte di terra , in una immensa parte di cielo . Il mio pensiero non afferrava più nulla : invadeva tutto . Guardavamo a ' nostri piedi le ombre . Di quando in quando alzavamo gli occhi per fissarci in viso teneramente : e le nostre labbra si toccavano . Ci trovammo a un tratto in una grande ombra opaca , e udimmo nello stesso tempo un salmeggiare sommesso di voci femminili . Alla sinistra del viale s ' alzava una chiesetta : aveva il portico sostenuto da esili colonnine e coperto da una larga tettoia di legno . La porta spalancata mandava un chiarore fioco fioco . Entrammo . Un frate solenne con la barba d ' argento leggeva le litanie al lume di un cerino aggomitolato , che teneva nella mano tremante , e ad ogni versetto una dozzina di contadine inginocchiate rispondevano cantando . Nelle tenebre della chiesa il moccolo del frate mandava un barlume oscillante sulle teste immobili delle donne , e faceva intravedere non so che bizzarre e lugubri forme . Pareva che nello sfondo della nave s ' aprisse una lunga serie di pesanti arcate , e in fondo luccicassero pallidi due stoppini ; pareva che le muraglie fossero dipinte a bieche figure di santi , di dannati e di mostri ; pareva che il negro soffitto di grosse travature si trasformasse nella cupa scala delle regioni de ' fantasimi . Dalla stretta finestra di una cappella entrava un raggio di luna smorto . Le litanie correvano più spedite e le voci sembravano crescere ed echeggiare , quando in un istante le donne si alzarono e il frate spense il cerino . Tutto entrò nella oscurità , eccetto dove la luna mandava sul pavimento della cappella la lista sottile di luce . Alcune ombre ci passarono innanzi senza vederci . Rimanemmo soli in quel triste silenzio . La chiesetta era diventata d ' una vastità smisurata . Matilde s ' avvinghiò al mio corpo , ed io sentii sulla mia guancia un morso divino . - Mi amerai sempre ? - chiesi a Matilde con un soffio di voce . - Finch ' io vivrò , sempre sempre . - Me lo giuri ? - Sì , te lo giuro . Su tutto ciò che ho di più sacro , in questo luogo , sulla tua vita stessa , te lo giuro . E tu m ' amerai sempre ? - Oh sì , sempre , lo sai - . Poi soggiunsi , esitando un poco : - Giurami che non hai amato altri che me . - Non ho bisogno di giurartelo , caro . - Giuramelo , te ne supplico . - Conosci tutta la mia vita , cattivo : tutta , meglio di me , perché io te la ho svelata intiera , e tu ci ripensi , mentre oramai io me la sono scordata . La mia memoria non mi serve che per te solo . - Ti scongiuro , giuramelo - replicai con un fremito . - Puoi tu pensare che io abbia provato per nessuno ciò che provo per te ? Non si può amare che una volta , una volta sola come io t ' amo . A poco a poco s ' era avvicinata alla porta . Mi trascinò per la mano , dicendomi : - Usciamo . Avevamo fatto quaranta passi sulla strada , quando s ' udì cigolare le imposte della porta della chiesetta . Si continuò la via verso il Santuario . Non passava un ' anima . Ci fermammo qualche minuto nel vasto piazzale del tempio , circondato dai lunghi portici di mattoni , che al lume della luna parevano neri . Le parole di Matilde , invece di confortarmi , mi avevano messo sossopra . Il cuore mi picchiava dentro con battiti furiosi e disuguali ; avevo la gola arida : un fantasima mi camminava a lato , e mi guardava , sogghignando con una certa smorfia di canzonatura spietata , come se dicesse : - L ' ho colto io il fiore di quell ' affetto . Contentati dei resti . La voce non voleva uscirmi dalla strozza . Tacqui un pezzo . Matilde mi spiava di quando in quando con una occhiata rapida , senza aprir bocca . Non volevo toccare lì dove proprio mi doleva ; mi vergognavo verso di lei , verso me stesso ; temevo , sfogandomi , d ' infuriare ciecamente ; sentivo una profonda ripugnanza a funestare con acerbi e vani discorsi quelle ore , le quali dovevano essere tutte destinate alla gioia ; e poi ripetevo a me stesso , senza riescire affatto a persuadermi della buona e semplice ragione : - Che colpa ne ha lei ? In fondo , è suo marito . Alla fine , non mi potendo trattenere , dissi con accento rotto e strozzato , tanto per dire qualcosa di diverso da ciò che mi stava fisso nel cervello : - Senti , Matilde , se io morissi o se ti abbandonassi , e se tuo marito fosse morto , torneresti a maritarti ? Non rispose . Irritato da quel silenzio , insistetti : - Ti prego , dimmelo . Matilde sospirò e tacque ancora ; ma io , ch ' ero entrato in quella nuova ostinazione , ripetei : - Dimmelo , te ne prego . Ella rispose un po ' infastidita : - No , no , non tornerei a maritarmi . - Avresti torto . Già se io ti abbandonassi , quali obblighi serberesti verso di me ? E se morissi , perché dovresti sacrificarti nell ' inutile culto d ' una memoria ? Aggiungi i casi della vita : restare senz ' aiuto con i figliuoli ; le difficoltà dell ' educarli , del dirigerli ; le strettezze economiche . E perché non potresti , fra cinque , fra dieci anni , sbolliti i fumi della fantasia , incontrarti con un uomo attempato , onesto , ricco , che ti amasse e al quale tu volessi bene ? - Sarà sempre impossibile . - Perché ? - ribattevo con tenacità acre e noiosa . - Non foss ' altro perché non potrei rimaritarmi senza svelare al secondo marito di avere tradito il primo . - Certe cose , si dicono ? Mi fissò negli occhi con uno sguardo , che mi fece arrossire ; ma io continuavo a tasteggiare , a stuzzicare . - C ' è dei galantuomini ai quali il passato non preme . La sincerità può accordarsi con l ' utile . Nuovo silenzio lungo , durante il quale si sentivano gracidare in coro le ranocchie dei fossati . Ripigliai : - È singolare ! Può darsi dunque , presto o tardi , che ti accada di innamorarti d ' un altro . Io avevo l ' illusione che la tua vita fosse indissolubilmente legata alla mia . Aspettai in vano una risposta , che avevo onta di sollecitare , tanto le mie proprie parole mi sembravano sciocche e vili . La bile mi suggerì : - Strano ! Unisci la passione dell ' oggi , profonda , infrenabile , per quanto affermi ... - E il fatto lo mostra , mi pare . - ... la unisci con una certa cautela pratica per l ' avvenire . - Non ho detto di volermi rimaritare . Già mio marito vive , e tu mi ami , e io t ' amo tanto , e te lo provo . Non ci affatichiamo a tormentarci senza un perché . Si avventò per darmi un bacio . La respinsi . - Senti , giurami che non ti rimariteresti in nessun caso , mai . - Giuro per il passato , quando so di giurare il vero , ma per l ' avvenire , benché certa , non posso . - Bella certezza ! Conosco dei giuocatori di lotto che sono sicuri di non vincere ; ma la polizza non la buttano via . Tu non vuoi lacerare la polizza del futuro . Del resto , adesso a giurare sarebbe tardi . Sono cose d ' impeto , d ' istinto : il male sta nel doverci pensare . - Abbi pazienza , caro . Quando vuoi ch ' io giuri sulla tua vita io non posso mai farlo senza riandare in me stessa tutte le azioni , tutti i pensieri , tutti i sentimenti , che si riferiscono al giuramento . Un giuramento solenne e tremendo non isvanisce : dura per sempre . Mi accosto ad esso come ad un altare , con la coscienza sicura , ma con la mente turbata . Voglio che , insieme con il cuore , risponda il giudizio . Mi credi ? Ti contenti della mia promessa ? - Credo che ora il solo pensare ad un nuovo legame debba sembrarti cosa abbominevole ; ma poi , quando la nostra relazione dovesse , nell ' un modo o nell ' altro , finire , quando tu fossi libera ... - Mai , mai , non potrei amarti come ti amo se questo affetto non dovesse riempirmi l ' anima sino all ' ultimo istante della vita . - Oggi ti ripugna il pensiero , lo vedo : ma non credi il fatto assolutamente impossibile . - Sì , lo credo impossibile . - E se lo credi impossibile , perché non giuri ? M ' ero allontanato un poco da Matilde ; mi asciugavo con la mano il sudore dalla fronte ; avevo sulle labbra un ' amarezza che voleva schizzar fuori . Matilde mi si avvinghiò stretta stretta , gridando : - Sì giuro , giuro sulla mia vita . - Sulla mia , giuralo . - Sì . - Dillo . - Sì , sulla tua vita lo giuro . Il mio spirito , confuso , pentito , vergognoso , tornò in meno di un quarto d ' ora beato d ' una beatitudine tutta fuoco e tutta fiamme . Matilde si sentiva stanca . Tornando all ' albergo s ' appoggiò forte al mio braccio . La camera grande , bassa , fredda , era quasi vuota . Il letto alto , con una coperta rossa scarlatta , il cassettone ornato di due mazzi di fiori artificiali sotto le polverose campane di vetro , qualche seggiola impagliata , una tavola su cui stava confusamente la nostra roba : ecco tutto . Guardai se gli scuretti delle finestre erano chiusi , ed origliai agli usci laterali per sentire se le camere vicine fossero abitate . Tutto taceva . L ' orologio del corridoio aveva suonato da un po ' di tempo le dodici quando s ' udì un gran fracasso : qualcuno entrava nella camera a destra , e dalle fessure della porta si vide una striscia di luce . Due stivaloni furono gettati sul pavimento , un corpo si buttò sul letto , e , dopo qualche minuto , principiò un russare profondo , continuo . La mattina seguente io provavo un certo inesplicabile stringimento al cuore . Nel cielo d ' un bell ' azzurro dolce veleggiavano poche nuvolette dorate ; ma la luce del giorno mi sembrò melanconica . Doveva esserci nel mio sorriso qualche cosa di strano , perché Matilde , pallida , mi chiese due volte : - Che cos ' hai ? Ti senti poco bene ? Le pigliavo la mano bisbigliando : - Non ho nulla . Ti amo tanto ! Quando la vidi entrare in vagone e , con i begli occhi pieni di lagrime sempre fissi su di me , allontanarsi nel lungo treno e sparire , mi sentii come alleggerito di un peso . Avevo l ' animo vuoto , ma il respiro più libero . Il demonio muto 1 Nipote mio , ho compiuto quest ' oggi i miei novant ' anni , e ho fatto il mio testamento . Lascio quasi tutti i miei soldi , circa un centinaio di mila lire , a tua sorella Maria , che ha sette figliuoli ed è vedova , con il patto di passare tremila lire l ' anno alla mia buona Menica , la quale è troppo vecchia e stanca per attendere agli affari . Vero è che la mia buona Menica mi fa arrabbiare tutte le sante sere . Non vuole andare a letto prima di me , per quanto io la preghi e scongiuri ; e mentre scrivo al lume di questa lucerna e ne smoccolo i lucignoli , ecco lì la tua zia , dall ' altra parte di questa tavola , che dorme col gatto nero sulle ginocchia . Da mezzo secolo si fa la stessa vita placida e dolce e tanto rapida che le settimane volano come giorni ; e la mia cara vecchietta tutta linda , con la sua cuffia bianca inamidata , quando si sveglia e , alzando il capo , fissa a un tratto gli occhi ne ' miei , e mi chiama : - Carlo ! - mi fa ribollire nelle vene un sangue da giovinotto . Per conto tuo non hai bisogno di nulla . Sei solo , agiato e non avido . Ma sai che , sebbene io non ti veda troppo di rado in queste montagne , pure ho sempre sentito un grande affetto per te , e lo meriti ; e mi rincrescerebbe che , quando sarò volato via da questa terra , tu non avessi nessuna occasione di rammentarti dell ' antico parente . Da parecchi giorni vado dunque intorno in questa casa mezzo diroccata per trovare un oggetto che possa non dispiacerti . Ma ogni cosa è logora , sbeccucciata , sbiadita , sconnessa : corrisponde insomma ai capelli canuti ed alle rughe dei padroni . Da trent ' anni non sono neanche più andato a Brescia : si può dire ch ' io non abbia più comperato nulla . Le cose più belle in questo polveroso palazzo , dove le finestre mostrano ancora i loro vetri tondi , ondulati dal centro alla periferia , come fa un sasso quando si butta nell ' acqua , dove i pavimenti paiono un mare in burrasca , sono le cose più vecchie . Sai che ho quattro di quelle casse di legno intagliato , che si mettevano a ' piedi del letto degli sposi , tutte a putti che giuocano , ad amorini alati , a ninfe nude ; e vi stanno gli antichi stemmi della nostra famiglia . Poi ho dei seggioloni enormi a grossi fogliami nei bracciuoli e nella spalliera , che punzecchiano le mani e la schiena , e certe lettiere spropositate a colonne ed a timpani , che paiono monumenti sepolcrali . Poi ho quegli otto grandissimi ritratti nelle loro massicce cornici d ' un oro diventato nero : memoria dei nostri augusti antenati , che Dio li abbia in gloria : quei ritratti che , quando da bambino venivi qui a passare i mesi delle vacanze , ora ti facevano ridere ed ora ti mettevano paura . La dama , ti ricordi ? con il guardinfante verdone e con una piramide rossa per acconciatura , che pare una bottiglia sigillata ; il cavaliero con il grande cappellaccio alla spagnuola , il tabarro bruno , la mano sull ' elsa e l ' occhio truce , e poi il Beato Antonio , il santo Missionario , il grande onore della Val Trompia , che ti faceva scappar via . È pallido come un fantasma , magro stecchito , con gli occhi infossati e un sorriso sulle labbra da far ghiacciare il sangue . In mano ha due cilicii spaventosi , l ' uno a scudiscio pieno di terribili punte , l ' altro a ruote dentate . Mi raccontava Giovanni ( sai ? devo avertene parlato , il servitore che in gioventù assisteva il Beato Antonio , quand ' era infermo , e da vecchio aveva cura di me e mi conduceva alla scuola ) Giovanni mi raccontava , ed io tremavo di spavento , che una mattina , essendo entrato all ' improvviso nella nuda camera del Santo , vide in un angolo una camicia , che stava in piedi da sé sola e ch ' era di color pavonazzo . Guarda , tocca : il sangue , di cui appariva inzuppata , raggrumandosi e indurando , aveva ridotto la tela rigida come un legno . Don Antonio aveva le mani così scarne e le dita così slogate , che con le unghie poteva toccar l ' avambraccio . Era un miracolo di eloquenza , un miracolo di abnegazione . Parlava a dodici a quattordicimila persone , che correvano a udirlo dalle valli , dai monti lontani , e si faceva sentire da tutti . Eppure , se tu vai a Brescia , puoi vedere nella chiesa di San Filippo , appesa all ' altare del Santo , una lingua d ' argento , voto di Don Antonio , quando per intercessione di Filippo Neri guarì dalla balbuzie . A Roma , poco prima di morire , predicando nella chiesa del Gesù , fece piangere il Papa . Aveva per consuetudine , ne ' siti dove egli andava , di parlare contro i vizii che più dominavano in paese . A Desenzano tuonò contro l ' ubbriachezza . Il dì dopo tutte le osterie , tutte quante le bettole erano chiuse , e l ' Autorità dovette farne aprire alcune per forza a servizio dei forestieri . All ' ultimo sermone non voleva altro che i miserabili : era la predica sulla Povertà . Dopo avere mostrato la vanità delle ricchezze , dopo avere eccitato gli animi al disprezzo degli agi , chiamava ad uno ad uno i suoi ascoltatori , e divideva con essi tutto intiero il guadagno del Quaresimale e i pochi panni che gli restavano . Senti questa . Giovanni stava dietro al pulpito , mentre Don Antonio predicava un dì sull ' Inferno . Dopo una pausa , il Beato Antonio con voce rimbombante grida : - Pentitevi , figliuoli , tornate nella via della virtù ; giacché per voi , o perversi , che continuate a vivere nel peccato , che state duri nel vizio , i sepolcri - e gridava sempre più alto , come ispirato dal cielo - i sepolcri si spalancheranno , e , precipitando sulle ossa degli antichi scheletri , nella notte e nel gelo , sarete a poco a poco rosicchiati vivi dai vermi - . Allora Giovanni udì come un fruscìo , un muoversi improvviso , ma sordo , lamenti soffocati , singhiozzi repressi . Guarda dal parapetto del pulpito , e vede , cosa strana ! nella chiesa , la quale prima era così zeppa di gente , che una presa di tabacco - diceva Giovanni tabaccone - non avrebbe potuto cadere in terra , vede il pavimento nudo in larghi spazii , vede scoperte di popolo tutte le grandi lapidi delle tombe . La gente , spaventata dalle parole del Missionario , s ' era ritirata dai sepolcri , e , sempre in ginocchio , piangendo e picchiandosi il petto , si pigiava , si schiacciava , si accatastava a gruppi , e implorava sotto voce il perdono di Dio . Di questi ritratti neri e di questi mobili tarlati tu non sapresti che cosa fare . Qui invece stanno bene , così impietriti al loro posto . Dopo tanti anni che le pareti , le masserizie , i quadri si guardano , e forse nel loro linguaggio si parlano sommessamente , lo strappare qualcosa parrebbe un ' amputazione , sarebbe una crudeltà . Quando i figliuoli di tua sorella , diventati forti giovinotti , vorranno passare alcune settimane cacciando sui monti , uccellando nelle valli o pescando le trote rosee nel lago d ' Idro o nel Chiese , troveranno intatta l ' antichità di questo palazzaccio . Si scalderanno al fuoco del caminone di marmo giallo , in cui dodici uomini possono stare comodamente seduti ; guarderanno i soffitti a travature sagomate e dipinte , e cammineranno su e giù nella galleria dove , tra gli stucchi sgretolati , il vento gavazza . Tu sentissi che musiche sa comporre il vento in queste gole alpestri e in queste muraglie rovinose : sono tripudii o spaventi , fischii lieti e trilli e scale e accordi sonori e poi il finimondo , e sempre continua il pedale , come dicono gli organisti , del romore sinistro , che le acque del Chiese fanno nel loro letto sassoso ed erto . 2 Ho trovato , nipote mio , quel che ti devo lasciare . È una cosa che mi salvò quasi la vita . Prima che tu nascessi , i medici di Brescia e di Milano mi avevano spacciato . Una maledetta malattia nervosa del ventricolo s ' era ostinata a volermi spingere al mondo di là , ed ero ridotto , per tutto pasto , a nutrirmi di pezzettini di cacio lodigiano che tenevo in bocca , e di cui a poco a poco succhiavo la sostanza . Pigliai questo malanno , il primo e l ' ultimo della mia vita , cacciando nelle valli , quando , dopo avere mal dormito qualche ora in un casolare , alle tre della notte mi alzavo , camminavo fino alle sei in cerca del miglior sito della palude , con il freschetto del dicembre o del gennaio ed una sottile umidità che entrava nelle ossa , e poi dall ' alba al tramonto mi piantavo immobile nell ' acqua e nella nebbia ad aspettare una folaga , la quale molto spesso non voleva mostrarsi . Mi scordavo di mangiare . Bevevo , io che sono sempre stato mezzo astemio , de ' larghi sorsi di acquavite . Vedi bestia che è l ' uomo ! Amando le montagne e le balze , cacciarsi con tanta fatica e con sì misero fine dentro ai pantani ! Tornavo a casa , dopo qualche giorno , affranto , sfinito . La Menica mi dava brodi , petti di pollo , latte di gallina , vino vecchio e il suo sorriso tutta bontà ; ma io non avevo fame e digerivo male . Pensa che malinconia m ' era venuta addosso ! Non potevo uscire di camera : andavo dal letto al lettuccio . Se per caso giravo gli occhi allo specchio , vedendo un coso allampanato con le guance smunte , gli occhi spenti , il quale non somigliava affatto al mio signor io , non sapevo vincere l ' ombra di un tristissimo sorriso , che mi correva sulle labbra e si trasmutava tosto in due lagrime lente . Da quindici giorni , all ' aprirsi della primavera , mangiavo , non ostante , un pochino di più , dicevo qualche parola volentieri , cavavo qualche accordo flebile con meno stento dalla mia amata chitarra , la quale mi stava accanto sul sofà o sul letto . Quand ' ecco a un tratto , una sera , mi sento esinanire . La Menica si spaventa . Era un gran pezzo ch ' ella non dormiva sotto le coltri , non andava nel brolo a respirare una boccata d ' aria , non faceva altro che starmi intorno sollecita , sempre attenta ad un ' allegria fiduciosa e serena , che non le veniva dal cuore , ma che ella simulava virtuosamente per il suo povero infermo . Ell ' aveva pensato fino allora al mio corpo : pensò in quel punto alla mia anima . Mezz ' ora dopo entrò il curato e , sottovoce , mi chiese s ' io volessi confessarmi . Gli occhi della Menica m ' imploravano . La camera era buia , silenziosa , sepolcrale . Mi confessai a spizzico , quasi senza fiato ; ma non fu cosa lunga , poiché non credo in mia vita di avere mai desiderato male a nessuno . Toccai la mano alla mia buona infermiera , che mi ringraziò con effusione angelica e mi baciò sulla fronte . Mi sentivo sollevato . Il prete stava sempre in piedi a sinistra del letto , duro duro , brontolando le sue preghiere . Negl ' infermi le impressioni son rapide come il lampo . Guardai fisso il volto del prete , e nell ' osservarlo provai dentro un irrefrenabile impeto di riso . Bisogna che tu sappia come quel curato , uomo di mezza età , rubicondo , tarchiato , panciuto , ottimo di cuore , ma un po ' beone e mangiatore insaziabile , era il più gioviale matto di questa terra . Cantava certe canzonette da fare sbellicare dalle risa , faceva certi giuochi di prestigio con i bussolotti da maravigliare un mago , scriveva sonetti buffoneschi , imitava con la sola varietà dei fischi la predica del Vescovo biascicone e con la sola varietà delle inflessioni di voce tutte le lingue , compresa la turca ; faceva dietro una tela bianca le ombre chinesi con le mani , figurando cigni , lepri , porci , elefanti , gatti e una pantomima di burattini , in cui Arlecchino era innamorato di Rosaura e bastonava Pantalone ; finalmente con la faccia rappresentava il temporale , agitando ora lenti , ora impetuosi tutti i muscoli delle gote , del naso , della bocca , del fronte , persino le orecchie , così che pareva proprio di vedere i primi lampi , di sentire il rombo dei primi tuoni , e poi via via crescere la tempesta e scrosciare la pioggia e scoppiare le folgori , finché un po ' alla volta , con qualche ritorno di vento e d ' acqua , la bufera si dileguava e , rinata la calma , tornava a splendere la viva luce del giorno . Tu avessi visto come a questo punto il viso del prete sbocciava , come s ' irradiava , come brillava : era il sole tale e quale . Il gaio curato veniva , prima della mia malattia , tutte le domeniche a desinare da noi , e di quando in quando , bevuta una bottiglia di quel vecchio , ci dava lo spettacolo esilarante del suo temporale . Ora , al vedere il muso tondo , comicamente solenne , a cui neanche l ' aspetto della morte avrebbe potuto cancellare l ' impronta della giovialità , borbottare le orazioni fra i denti agitando le labbra , battendo le ciglia ed increspando la fronte , mi tornò alla memoria il temporale , e scoppiai in una fragorosa e interminabile risata . Il prete , che era lesto di cervello , capì in un attimo la ragione delle mie risa e , scordando il suo ministero , non potendosi più tenere cominciò a sghignazzare a crepapelle . La Menica e la serva , che erano presenti , ci credettero impazziti ; ma , giacché il riso è contagioso ed il prete riesciva tanto bizzarro nei suoi contorcimenti , si misero a ridere anch ' esse . La solennità dell ' olio santo s ' era trasformata così in una farsetta da carnevale . Allora io pigliai da lato la mia chitarra e cominciai gli accordi , e il prete intonò una canzone delle sue più sguaiate ; ed egli cantava con pazza gioia ed io accompagnavo con tanto felice ardore , che mi pareva di essere il dio della contentezza . Ma la saggia Menica mi fece smettere per forza , e mandò via il curato bislacco , che si sentiva ridere ancora sulle scale e in istrada di questo suo penitente mezzo morto , resuscitato . Il dì seguente mi svegliai con un rabbioso appetito . Due giorni dopo giravo tutta la casa ; quattro giorni appresso andavo nel brolo e nel paese , e , passata una settimana , mi arrampicavo sui monti e avrei mangiato i gusci delle ostriche . La mia guarigione fu cominciata dalle smorfie del prete , ma fu compiuta dalla chitarra . Tu non puoi pensare quale beatitudine fosse la mia nel potere di nuovo agitare fieramente le corde di quello strumento , che amo sin da fanciullo , e che mi è sempre stato una grande consolazione nelle traversìe della vita giovanile e ne ' piccoli fastidii della vecchiaia . Tu mi hai sentito suonare . Sono un buon chitarrista , non è vero ? Ho le mie ambizioncelle anch ' io , caro nipote . Quando andavo sotto il balcone della Menica , settant ' anni addietro , e suonavo dolce dolce un minuetto del Monteverde , la gente stava ad ascoltarmi a bocca aperta , e il cuore batteva forte alla mia fidanzata , che mi scoccava dalle imposte socchiuse delle occhiate assassine . Adesso ancora mi diverto a cercare nelle antiche melodie le antiche memorie . Vado nella cappella del palazzo , che è , come tu sai , all ' angolo della galleria , ed ha l ' altare tutto di legno ad angeli paffuti e a cartocci barocchi , i quali mostrano ne ' luoghi più riposti i segni delle scomparse dorature : e vi sono i vetri a figure colorate , qua e là rotti e restaurati con pezzi di vetri bianchi , sicché ad un Santo manca la testa , all ' altro un braccio o una gamba : e non ostante la chiesetta ha qualcosa di severo e di sacro nella sua mezza oscurità . Non c ' è neanche un quadro ; le pareti son nude ; solo da una parte si vede appesa ad un chiodo la mia chitarra , che è quasi una reliquia . Stacco lo strumento , e , salendo dallo scalone interno , quello scalone lungo e diritto , che ha i suoi dugento gradini tutti sconnessi , vado pian piano nel giardino alto , da cui si domina il villaggio e la valle , e mi metto a sedere sui graticci , i quali , servendo solo per i bachi da seta , restano quasi tutto l ' anno accatastati nel padiglione delle feste . Questo magazzino , gioia dei topi e dei ragni , era una piccola reggia tre secoli addietro . I nostri antenati vi godevano le loro orgie , che non invidio : donne , balli , buffoni , cene , le quali non terminavano prima dell ' alba e lasciavano uomini e femmine arrotolati per terra . Col vino scorreva qualche volta il sangue . I muri portano ancora , quasi cancellati dal tempo , i nomi ed i motti di qualcuno dei violenti e gaudenti cavalieri . V ' è , tra le altre , sotto al disegno rozzo di un cuore trafitto , l ' impresa : Dopo il bacio il pugnale . Così , seduto al fresco ne ' bei giorni d ' estate , strappo alle corde i miei vecchi ricordi in questi ultimi anni , che sono i più tranquilli e i più lieti della mia vita . Lascio morire flebilmente le armonie sotto la vòlta della sala , seguendo attentissimo con l ' orecchio le ultime oscillazioni , che si dileguano nel brontolìo lontano del Chiese . Poi , sentendomi ringalluzzito , picchio forte su tutte quante le corde e comincio un allegro amoroso , una gavotta saltellante ; ma pur troppo la mia mano sinistra ha perduto un poco di agilità , e la mia destra è scemata un poco di vigore . Oggi son più valente negli adagi , nelle ariette patetiche : ai vecchi s ' addice meglio il rimpianto . La mia chitarra ha cinque corde doppie ; sale dal la al mi , due ottave e mezzo . È uno strumento ammirabile per la sonorità e l ' eleganza . La rosa , intagliata a minuti intrecci e trafori di cerchi , di triangoli , di foglioline , pare un ' opera in filigrana . Il manico , intarsiato di avorio e di ebano con dei filetti d ' oro , rappresenta una caccia in figure alte un ' oncia : cavalcatori , dame , falconieri , con cani , cavrioli , lepri , cignali e ogni sorta di selvaggina . Al basso della cassa armonica s ' ammira poi una figuretta d ' argento , un Apollo sdraiato che suona la cetra , cosa che più graziosa al mondo non si potrebbe vedere . Oltre a ciò , accomodate in vago ornamento , stanno un centinaio di perle , alcune assai grosse , e così bene incastonate , che sette soltanto si sono rotte o perdute . Insomma questa chitarra magnifica desidero , dopo la mia morte , lasciarla al mio caro nipote . Fors ' è un ' ubbia dello zio quasi rimbambito , ma non vorrei che la chitarra uscisse dalla nostra famiglia . C ' è sotto una storiella . Te la racconterò , prima perché giova che tu la sappia , e poi per amore di me medesimo . Non posso dormire , come accade ai vecchioni , più di due o tre ore la notte , e ho gli occhi sani , e non cavo troppo gusto a leggere libri per cagione della memoria , che mi serve benissimo nelle cose lontane , ma pochissimo nelle vicine , sicché alla fine di un volume rischio di non rammentarmi il principio . Bisogna dunque ch ' io metta un poco di nero sul bianco per occupar la sera in qualcosa , mentre la Menica , tenendo in grembo il suo micio , pisola nel seggiolone . 3 Ti scrivo di giorno all ' ombra dell ' antico padiglione e all ' aria aperta , nel giardino ora tutto intralciato e spinoso , che sta innanzi al padiglione ed è protetto da balaustri spezzati e da pilastri , su cui piantano de ' mozziconi di Ercoli , di Diane e di Veneri ! La roccia scende a perpendicolo dietro il palazzo , del quale da questa altura si dominano i tetti vicini ; più giù , a sinistra , si vede la piazza del paese , e più giù ancora il ponte ed una lunga e sinuosa striscia di fiume . È un ' afa , che non si può respirare . Me ne sto qui da un pezzo a guardare le montagne ed il cielo . Le curve ripide e rotte del monte di San Gottardo alla destra e dell ' altro , che gli sorge di contro , pare si tocchino a ' piedi , tanto è stretta la spaccatura del Chiese . In mezzo a quelle due chine brulle d ' un colore cupo rossastro si vede quasi orizzontalmente il dorso celestino di un monte lontanissimo . Le nubi s ' erano squarciate e , sul largo campo azzurro , da quell ' angolo basso saliva saliva una nuvola bianca , illuminata dal sole . Prima sembrò una corona d ' argento posta sul culmine del monte lontano ; poi si espanse , invase una gran parte del cielo . Pigliò figura di un toro immane , che si avanzasse con la sua testa cornuta . Le corna venivano sino alla metà della vòlta celeste ; una gamba poggiava sopra uno dei monti , l ' altra sull ' altro . Poi , in un minuto , il toro mutò apparenza : la testa da grossa che era si allungò , diventò il grugno di un porco , le corna si accorciarono in orecchie , le gambe si restrinsero a zampini , e la figura , che prima era maestosa , diventò grottesca . Poi la nuvola grande si sciolse in diverse nuvolette candide : qua e là de ' gruppi di punti argentei si raccoglievano come in tanti palloncini aereostatici , i quali vagavano un pezzo innanzi di ridursi al nulla . L ' aria è restata d ' un celeste purissimo , su cui le due montagne vicine tagliano scure , e l ' ultimo monte appena stacca in quasi impercettibile sfumatura . Intanto il Chiese , ingrossato dalle ultime piogge , mugghia più iracondo che mai . Le case , brune , ancora bagnate , hanno de ' bizzarri scintillamenti , e gli alberi sono lustri . Giù nelle strade fangose le capre passano , accompagnate da fanciulli , che portano sul capo immense frasche fronzute di castagno o di quercia , sotto alle quali restano curvati e nascosti . Son piante che camminano ; e quando diciotto o venti di quei ragazzi scendono così dai sentieri delle montagne l ' un dietro all ' altro , pare che un pezzo di bosco si muova , e si pensa - non mi rammento bene , ma qualcosa mi resta nella memoria di spaventoso - a quel re , a cui , dopo la profezia di certe orribili streghe , venne incontro così una foresta minacciante e vendicatrice . Dalla parte di San Gottardo sai che si va a Bagolino , costeggiando il melanconico Lago d ' Idro , passando dalle mura merlate della Rocca d ' Anfo e camminando un pezzo sulla stupenda strada , che lascia ben basso il Caffaro , e dai parapetti della quale si vedono i precipizii vertiginosi , dove nella cupezza del fondo le acque del torrente , col rimbalzare da un masso all ' altro , col piombare in cascate , col frangersi alle roccie , mostrano il luccichìo della loro spuma . In quelle orridezze si rovesciano spesso uomini e cavalli e , senza che la loro caduta mandi il più lieve romore , vanno a seppellirsi nella gran fossa del monte . La via bellissima è sparsa di panporcini e di croci . O quante volte son passato su quella strada cantando , con il mio fucile a pietra sulla spalla , la fiaschetta piena di polvere , la ventriera fasciata alla vita e ben provvista di palle e pallini , e la carniera ad armacollo ! Avevo con me Lampo e Bigio , oppure Livia e Toti . Non c ' è una svolta ch ' io non ricordi , né una cappelletta , né una pietra migliaria . A Nozza , avendo pigliato una scorciatoia , trovai sul viottolo rasente al Chiese due vipere , ed una ne uccisi coi tacchi de ' miei grossi stivali . A Vestone il povero Lampo ebbe un formidabile calcio da un ciuco , e continuò poi a guaire tutta la giornata . Ad Anfo c ' era un ' ostessa gobbetta e zoppa , la quale mi dava il vino bianco e le tinche fritte . Facevo centro a Bagolino , ma poi , partendo all ' alba e spesso non tornando la sera , correvo lontano a cacciare i camosci sulle balze e le starne nei boschi . La prima volta che salii solo alla cittaduzza alpestre , e avevo allora , che ero giovane , un ' aria baldanzosa ed una gran barba nera , un vecchietto mi venne incontro e , togliendosi rispettosamente il cappello e sorridendo con malizia , mi fece segno di seguirlo . Dopo avermi condotto , senz ' aprir bocca , un trecento passi all ' in su e all ' in giù per quelle viuzze sudicie e strette , il vecchietto si ferma e alzando il braccio mi mostra coll ' indice una lapide antica infissa nella rovinosa muraglia di una casa . Vi leggo a stento questi bei versi : Oggi non è il tempo Né la stagione Di stare in questo loco Chi non sta a ragione . Prima che avessi agio di pigliarmela col sardonico vecchietto e chiedergli la causa della sua minaccia , egli se l ' era prudentemente svignata . Lo cercai tutt ' in giro senza poterlo trovare . Desinai all ' osteria del Pavone , e poi , essendo domenica e non avendo sentito messa , m ' arrampicai sulle interminabili gradinate della chiesa ed entrai a pregare . Il sole mandava i suoi raggi quasi orizzontalmente dalle finestre della facciata sino all ' altar maggiore , gettando su questo la luce infiammata del tramonto e facendo scintillare la custodia dorata del ciborio . La chiesa era deserta . Solo si sentiva un leggiero picchio a intervalli regolari ora di qua ora di là . Una vecchia , tanto curva che il suo mento giungeva appena all ' altezza delle panche , passava abbastanza lesta da un altare all ' altro , mettendo innanzi ad ogni passo il suo bastoncino , su cui poggiava il peso del corpo cadente . Mentre uscivo , ell ' era accanto alla pila dell ' acqua santa , le diedi qualche soldo : mi ringraziò tremolando . Il sole scendeva in quel punto dietro le montagne . Non sapendo come passare il tempo , mi posi a sedere sul parapetto del portico e guardai intorno le chine verdi ; ma nell ' abbassare lo sguardo , sopra un quadratello di marmo bianco , incassato nelle lastre scure del pavimento , mi parve di vedere il nome della nostra famiglia . Sentii punzecchiarmi dalla curiosità e guardai bene . Potei leggere , oltre al casato , Don Antonio , e l ' anno MDCCLXX ; ma il testo , tra l ' essere logoro dallo stropiccìo de ' piedi e l ' essere scritto in latino , non mi entrava nel cervello . Stavo così lambiccandomi da dieci minuti , quand ' odo dietro di me una voce fessa e biascicante , la quale brontola , come se ripetesse una lezione imparata a memoria : « Sul sagrato di questa chiesa Don Antonio , maestro di virtù , fece ardere in benefica pira gli strumenti del peccato , e scacciò il Demonio muto dal cuore dei penitenti » . Non capii nulla neanche nella traduzione , e , vincendo il ribrezzo che la vecchia mi metteva addosso , le chiesi s ' ella poteva spiegarmi il mistero dell ' epigrafe . Mi pigliò per il braccio con la sua mano adunca , che pareva un artiglio , e mi trascinò sul piazzale , nel mezzo , tra il portico della chiesa e le gradinate della roccia , le quali scendono al paese ; poi , sempre tenendosi al mio braccio , fece il segno con la punta del suo bastoncino di un largo circolo intorno a noi , e disse : - Qui , proprio qui . Era un gran fuoco . Pareva un incendio . I ragazzi avevano portato le fascine secche ; gli uomini avevano accomodato le legne in una immensa catasta ; le donne con le mani giunte , inginocchiate , pregavano . Poi una si alza e , togliendosi i pendenti dalle orecchie , li getta nelle fiamme ; e , dopo questa , tutte , ad una ad una , o un monile , o un braccialetto , od uno spillone , o quel che hanno di prezioso e di bello gettano nel fuoco . Le litanie si sollevano al cielo : lo scoppiettare e lo stridere del rogo pare un inferno . Si avanzano gli uomini come spiritati . È notte , e le fiamme , tingendo la chiesa e le case di un rosso sanguigno , dànno ai devoti l ' aspetto di demonii . Ecco che volano sul fuoco mandolini , flauti , tamburini , tiorbe . Due alzano una spinetta , e giù sulle brace . Quante chitarre ! Una , fra le altre , di avorio , di ebano , d ' oro , di perle ! Che bellezza ! ... Mi sentii serrare il braccio più forte . La vecchia s ' era interrotta , tremava in tutte le membra , e sulle guance grinzose e terrose sgocciolava qualche lagrima . Si percuoteva il petto col pomo del bastoncino . Durò un pezzo a rimettersi , e poi alzò sopra di me gli occhi così stravolti , che ne ebbi paura . Certo , era matta . Continuò , facendo da sé sola dieci passi indietro e picchiando tre volte col bastoncino in terra : - Qui stava il Santo , immobile , maestoso . Guardava in alto . Qualche volta faceva un gesto con la mano , e allora quelli che gli erano vicini gridavano : Silenzio . E tutti tacevano , e si sentiva , accompagnata dal romore della legna ardente , la voce di lui , che gridava : « Distruggete , fratelli , disperdete gli strumenti del vizio . Quegl ' infami oggetti sono del diavolo . Regalateli a me , ch ' io li dono a Dio . Non più balli , non più suoni , non più gioielli . Via gli eccitamenti alla corruzione , le tentazioni al peccato . Vivete , pensando solamente alla morte ed al cielo » . E di quando in quando si sentiva la stessa voce , che dominava il turbinoso frastuono del popolo , ripetere : « Distruggete , fratelli , disperdete gli strumenti del vizio » . Mi sembrò che i pochi capelli bianchi della vecchia le si rizzassero sul cranio . Dopo una pausa ripigliò : - Io era giovane allora , bella , sana , ricca , empia . Mi scaldavo le mani alla catasta e ridevo . Puoi pensare , nipote mio , se queste parole della strega avevano solleticato la mia voglia di sapere ogni cosa , e se io la tempestassi d ' interrogazioni . Ma ella non rispondeva più niente . Pareva che fantasticasse a qualcosa di là dal mondo . Finalmente , infastidita dalla mia insistenza , mi chiese con ira : - Chi è lei che m ' interroga ? Che cosa importa a lei di queste storie di mezzo secolo addietro ? Non può lasciarmi quieta nelle mie memorie e ne ' miei rimorsi ? Cercai di placarla , e per iscusare la importunità le dissi il mio casato e ch ' io ero pronipote del Beato Antonio . - Nipote ! - gridò , spalancando gli occhi cisposi . - Figlio del figlio d ' un suo fratello . - Figlio del figlio d ' un suo fratello - mormorava la vecchia fra le gengive , come se studiasse questo grado di parentela . Mi guardò nel volto con attenzione minutissima , e invasa da una crescente contentezza : - È lui - esclamò - lui stesso . Ecco il naso aquilino , il fronte alto , le labbra sottili , le folte sopracciglia , gli occhi neri . È lui , lui , proprio lui ! Nel sottopormi a questo esame la vecchia decrepita s ' accostava al mio viso , vicino vicino , giacché il crepuscolo cominciava a imbrunire . Sentivo l ' acre respiro di quel cadavere ischeletrito . - Lo stesso sguardo - continuava - e la stessa voce ! È lui , proprio lui - . E intanto si faceva il segno della croce , e mi baciava il lembo della cacciatora . - Avrei dato - ripigliò - tutta la poca vita che mi resta per trovare un discendente del Santo . Ora posso morire in pace . Restituirò al nipote ciò che ho rubato all ' avo . Venga con me fino al mio casolare , là sulla montagna . Non c ' è tempo da perdere . Potrei morire da un momento all ' altro - e s ' incamminò . Già cominciava a far buio . Il cielo , che s ' era tornato a coprire di nubi , diventava nero . Scendemmo dietro la chiesa un centinaio di passi ; poi , entrati in una viuzza , si principiò a salire . La vecchia ansava . La strada era formata di sassi puntuti e sconnessi , con pozzanghere ad ogni tratto e qualche torrentello . Incespicavo negli sterpi . Dei tronchi d ' albero disseccati sbarravano il sentiero . Udivo de ' fruscii : vidi la coda di un lungo serpe nero guizzare in una buca . La vecchia andava a piccoli sbalzi , picchiando sempre con il suo bastoncino , e voltandosi indietro a guardarmi . Ad una svolta si fermò e si mise a sedere in terra . Sembrava una pallottola . - Ero dunque giovane - disse - e bella . Avevo sposato Angelo il Moro , il sicario . Egli viaggiava per le sue faccende , e quando tornava , dopo tre o quattro mesi , mi portava tanto oro , ch ' io duravo fatica a spenderlo tutto in vesti , in balli , in orgie . Angelo mi regalava i gioielli rapiti alle dame . Una volta mi portò una chitarra , una maraviglia , rubata a una duchessa di Milano . Io , che mi divertivo a suonare quello strumento , ne fui beata ; ma l ' amante mio , che amavo ancora più della chitarra , me la chiese , e gliela diedi . L ' infame mi tradì poco dopo . Da quel fagotto schiacciato al suolo continuava a uscire una voce rauca : - Ero alta di corpo , snella ; avevo gli occhi bruni ed i capelli biondi . Ballavo dal tramonto all ' alba , nuotavo nel lago d ' Idro , facevo all ' amore . Una sera , sentendo che il Beato Antonio , di cui parlavano le valli e i monti , ma che io non avevo ancora veduto , ordinava di bruciare gli strumenti da musica e gli ornamenti delle donne , volli goder lo spettacolo . Alcuni de ' miei corteggiatori s ' erano convertiti alla fede del Santo , altri non si attentarono ad accompagnarmi , uno solo venne con me travestito per non farsi conoscere . Quella sera sentivo dentro un diavolo : ero ubbriaca di peccato . A un tratto vidi il mio amante traditore accanto a me , il quale stava per gettare nel fuoco la mia chitarra . Sentii ribollirmi il sangue . Nel baccano e nella confusione , appena la chitarra fu sul rogo , io , al rischio di bruciarmi le vesti , mi scagliai sulle fiamme e la trassi fuori intatta . Qualche giorno appresso Angelo fu appiccato in Brescia . Mi ammalai : restai povera e sola . La megera si alzò , e continuò il cammino . Era notte scura ; non vedevo dove mettessi i piedi ; sdrucciolavo ; tre o quattro volte fui lì lì per cadere . Il nome del Moro mi rammentava i raccapricci d ' infanzia , quando il mio vecchio servo Giovanni raccontava le prodezze del famoso assassino , il quale , per esperimentare la curiosità d ' una sua fidanzata , le aveva lasciato in deposito un paniere coperto di foglie fresche , proibendole di guardarvi dentro , e dopo un ' ora torna e trova la ragazza in deliquio , perché ella aveva trovato nel paniere una testa d ' uomo tagliata . La vecchia continuava interrottamente , fermandosi ad ogni venti passi : - Mi nacque a poco a poco nel cuore una cosa nuova , il rimorso . Entrai qualche volta in chiesa ; ascoltai qualche messa . Passato un anno , tornò a Bagolino il Beato Antonio . M ' acconciai per il primo sermone accanto al pulpito , e vidi il Santo pallido , smunto , salire faticosamente i gradini . Annunziò con voce fioca l ' argomento della predica : Il Demonio muto . La sua parola era lenta , quasi stentata , ma tanto semplice , tanto chiara , che nasceva negli ascoltatori una certa maraviglia di non avere pensato prima da sé a così naturali discorsi . « Nell ' animo nostro ( egli diceva ) noi nascondiamo quasi sempre , spesso senza volerlo , qualche volta senza saperlo , la memoria o il desiderio di un peccato . Come non lo confessiamo al prete , così non lo confessiamo a noi stessi . E pure quel punto , quella piccola ulcera venefica un po ' alla volta s ' allarga , si estende e incancrenisce via via l ' anima intera . Ci credevamo giusti , ci troviamo iniqui » . E il Santo veniva agli esempii : la moglie , che dal grato ricordo di una stretta di mano scivola alla infedeltà ; il negoziante , che dalla prima menzogna sul prezzo di una merce scende al fallimento bugiardo ; il servo , che ruba prima un soldo sulla spesa , e poi , vedendo come la padrona non se n ' accorge , ne ruba due , dieci , venti , e finisce col rubare nella borsa e nello scrigno ; il giovinotto , che dal primo stravizio precipita all ' ubbriachezza : e così per ognuno quasi degli ascoltatori c ' era una parola che lo toccava dentro . « Nella più remota e angusta cameretta del cuore alloggia il Demonio muto . Egli se ne sta lì accovacciato , arrotolato , silenzioso ; ma poi , quando gli pare che l ' uomo sia più distratto o più fiacco , stende le membra , s ' adagia , s ' impadronisce di una stanza , dell ' altra , e riesce ad occupare tutta quanta la casa della nostra coscienza . La nostra coscienza diventa allora un inferno . Tutto sta dunque nel guardarci dentro e nel trovare il nostro mortale nemico , quand ' egli è ancora quasi impercettibile : tutto sta nel cacciare via subito il piccolo Demonio muto » . Ma il Santo cangiava voce . Da dolce e insinuante ch ' era in principio , diventava aspra , violenta , terribile . Parlava sul Demonio muto delle coscienze già infami : delle donne empie , degli uomini perversi , che occultano un peccato obbrobrioso . Terminò tuonando , sicché la chiesa rimbombava : « Furti , assassinii , inganni , sacrilegii , lordure d ' ogni specie , venite fuori dal petto di voi che m ' ascoltate , entrate nelle mie orecchie ; e salga il vostro rimorso e il vostro pentimento a Dio . Dio è misericordioso ! » . Il popolo si gettava per terra e , piangendo , gridava : « Pietà , pietà ! » . La vecchia , già stanca , sedeva nel mezzo della strada , e ormai l ' oscurità era così fitta , ch ' io appena distinguevo il corpiciattolo bruno . Sembrava che la voce uscisse da sotto terra . Cominciai a sentirmi de ' brividi nelle membra , poiché tirava un vento fresco , il quale faceva stormire le foglie e produceva dei fischi e come degli ululati lamentevoli e strani . Neanche un lume lontano ; neanche una stella . Il suono fesso delle parole della vecchia che ricominciava : - Uscii dalla chiesa , convertita e spaventata . Tornai a casa correndo . Mi prese una febbre , che per dieci giorni tenne il mio corpo in orridi vaneggiamenti . Non ero guarita , quando una mattina scappai dal sito dove abitavo , distante un ' ora , e , portando con me la chitarra , che avevo rubata al rogo del Santo , andai a Bagolino per confessarmi . Il Beato Antonio era già andato a Gardone , assai malato anch ' esso , quasi morente . Presi una carrettella , e , sempre col mio strumento maledetto , partii . Il giorno appresso ero in val Trompia , a Gardone . Corsi tosto alla chiesa , e la vidi tutta parata di nero , tutta a ceri ardenti . L ' infinito popolo singhiozzava e pregava ; i sacerdoti cantavano a morto . Nel mezzo , sopra un immenso catafalco , seduto in un trono maestoso , vestito degli abiti sacri , col calice in mano , stava il Santo , più livido che mai . Era immobile . Aveva gli occhi aperti e fissi . Pareva che guardasse . Il cadavere , certo , mi malediva . La vecchia riprese a camminare assai lenta . Io le andavo dietro senza vedere più nulla . - Siamo lontani ? - le domandai . Non rispose . Si continuò a salire la montagna . La vecchia era diventata taciturna , ma sentivo sempre il picchio del suo bastoncino sui sassi . Finalmente si giunse dinanzi ad un casolare . La vecchia spinse l ' uscio ed entrò . Cercò qualcosa , e poi , battendo con l ' acciarino , fece uscire dalla pietra qualche scintilla ; accese l ' esca e un lumino , il quale rischiarava assai male la miserabile stanza . Un po ' di strame in un angolo , una panca , una ciotola ; il tetto nascosto dai ragnateli ; il pavimento di mota lubrica ; i muri di sassi tutti sconnessi e cadenti . La strega , gettandosi per terra , levò le foglie muffite del suo giaciglio e cominciò a raschiare con le unghie il terreno . Dopo un quarto d ' ora mi fece segno di accostarmele , e vidi il coperchio di una cassa ; aiutai la vecchia a levarlo , ed apparve la famosa chitarra con le sue corde spezzate . Alla luce del lumino fumoso le perle sembravano scintillette scialbe e l ' argento del piccolo Apollo brillava appena . La vecchia mi porse lo strumento con un sorriso che le contorceva la bocca , e disse tra sé : - Morirò più quieta . Salutai la povera donna , ed uscii dal casolare , dove il tanfo cominciava a nausearmi . Solo , nelle tenebre più nere , con la chitarra sotto il braccio e senza rammentarmi il cammino , puoi pensare , nipote mio , se mi sentissi lieto . Mi guidarono le punte dei grossi sassi della via , martoriandomi i piedi . Dio volendo , a mezzanotte bussai alla porta dell ' Albergo , dove tutti dormivano ; e , andato a letto , sognai tutta notte lemuri , fantasmi , diavoli , megere e streghe . Sei mesi dopo tornai a Bagolino per le mie caccie , e volli andare a salutar la mia vecchia . Trovai con grande stento il casolare . Era deserto . Domandai notizie di essa ai contadini della montagna ed allo scaccino della chiesa . Era sparita da un pezzo , proprio come una strega . Nessuno ne ha saputo più nulla . 4 Oggi è stata una magnifica festa , di quelle che lasciano il cuore più sereno e più alto . Si cominciò ier sera con i fuochi sulle montagne . Tu avessi visto com ' era bello quell ' improvviso accendersi , quell ' alternarsi di qua , di là , delle fiamme d ' allegria , alla distanza di più miglia , dall ' una e dall ' altra parte della valle ; e come pareva che le cime dei monti si rispondessero nel gaio linguaggio di fuoco ! Le campane suonavano ora a distesa , ora a rapidi rintocchi , ed ora con una certa ingenua pretensione d ' imitare qualche arietta popolare , senza colpa del campanaro se tre note su sette dovevano restar nel battaglio . Verso le otto , che era ben buio , andai con la mia Menica nel mezzo del ponte , a godermi per una mezz ' oretta questo spettacolo ; e il Chiese , riflettendo i fuochi delle alture , pareva se la godesse anche lui . Stamane poi all ' alba è stato un scoppio di gioia . Mortaletti da tutte le parti , come cannonate d ' una finta battaglia ; la banda musicale di Salò , che soffiava e batteva a tutto andare ; il popolo , che riempiva le piazze e le vie , ilare , chiassoso , vestito da festa , con fazzoletti da collo e scialli d ' un rosso scarlatto . M ' è venuto il ghiribizzo di andare incontro anch ' io al nuovo Curato , che faceva il suo ingresso trionfale . Appena mi ha visto è sceso dalla carrozzetta , dove stava con il Sindaco . Ha voluto per forza che mi appoggiassi al suo braccio , e così a piedi siamo andati insieme fino al piazzale della chiesa , in mezzo a due fitte ale di popolo , che salutava rispettosamente . Il curato rispondeva ai saluti con pronta affabilità . Ha i bei capelli folti tutti d ' argento , che gli circondano il capo come un ' aureola ; gli occhi azzurri limpidi , d ' una soavità da fanciulla ; i denti bianchissimi e perfetti . Veste pulito , quasi accurato . Parla con una dolcezza semplice , profonda , affettuosa , che affascina . È , dicono , il più virtuoso prete della diocesi di Brescia : dà tutto ai poveri : mangia polenta , cacio , latte soltanto ; ma nasconde la sua carità e la sua povertà volontaria sotto un aspetto di persona studiosa e gentile . Mi ha detto : - So ch ' ella , signor Carlo , è il più vecchio e più savio uomo di questi monti . Permetterà ch ' io venga a discorrere spesso con lei e che mi chiami suo amico . Il maestro di scuola si è avanzato per leggere , balbettando , la sua poesia ; una fanciulletta dell ' Asilo ha recitato lesta il suo discorsino ; i preti della Parrocchia hanno presentato al nuovo pastore , con una lunga orazione latina , le chiavi della chiesa , portate sopra un cuscino di seta bianca a frangie ed a nappe d ' oro . Ed è cominciata la processione : stendardi rossi con la Madonna dipinta in mezzo , banderuole , croci , torchi , baldacchini ; fanciulle inghirlandate di fiori e tutte vestite di bianco , le quali portavano in mano con gran compunzione quale un Agnello di carta , quale un Bambino Gesù in fasce , quale una Vergine incoronata ; ragazzi con mitrie o con turbanti , e dietro una coda interminabile di donne e d ' uomini , la quale , vista un poco dall ' alto , sembrava tutta d ' un pezzo , e pareva che così lunga lunga si muovesse flessuosamente secondo l ' avvallarsi , il girare o il rialzarsi della strada . A stare accanto alla chiesa e appartati , come abbiamo fatto la mia buona Menica ed io , che siamo troppo vecchi per cacciarci nella folla , si sentiva l ' organo suonare un ' allegra marcia con tutti i pedali e campanelli e tamburi e piatti , poi le campane suonavano sul nostro capo , poi scoppiavano i mortaletti , che era un frastuono da diventare sordi ; ma quando per caso , in certi momenti , tutti questi romori cessavano , s ' udiva , già lontano , il salmeggiare basso dei sacerdoti della processione e l ' armonia vaga , lunga , angelica della risposta delle donne . * * * La vecchiaia è orrenda . Non ci sono lagrime negli occhi , non ci sono singhiozzi nel petto . La disperazione non si espande nella pietà degli altri , non si getta al di fuori con le parole , con i gesti , con le grida . Lo strazio è solitario . Si guarda al proprio dolore tranquilli , con le ciglia asciutte . È una calma bieca ; è una freddezza spaventosa . Par di uscire da se stessi , e di aggirarsi nel nulla . Non si pensa , non si sente : si vive in una tomba . La mia Menica è morta . Dieci giorni sono , mercoledì sera , si sentiva un po ' stanca , e s ' addormentò , come al solito , nella sua poltrona . Io leggevo . Tutt ' a un tratto , il micio nero sbalza in terra e miagola come impaurito . Non gli bado . Alle dieci mi alzo , e mormoro nell ' orecchio della Menica : - Mia buona , è l ' ora di andare a letto - . Non risponde . Le metto , così per giuoco , le due mani sul fronte . Lo sento di ghiaccio . Era morta . Beata lei , che è morta com ' era vissuta , nella sua santa placidezza ! * * * La casa è deserta , le montagne sono bianche di neve , e gela . A desinare , così solo , non mangio più . La sera non c ' è nessuno che mi dia con affetto la buona notte , e la mattina mi vesto nella camera vuota , intristito dal silenzio fatale . La ragazza , che mi serve da pochi mesi , mi guarda con occhio indifferente , annoiato . Pensa forse che i vecchi stanno meglio nella bara . Ha ragione . Ho un solo conforto , il Curato . È un santo uomo . Parliamo di religione , e la mia vecchia fede si ravviva . Ieri mi diceva : - Signor Carlo , si prepari alla felicità del Paradiso . Si stacchi dalle cose di questa terra . Pensi a Dio . Non ho rimorsi , eppure un certo stringimento di cuore mi dice forse che c ' è una macchia nella mia vita . Quando sono seduto al fuoco nell ' interno del gran camino della sala , e vedo sulla parete di contro il ritratto del Beato Antonio , smorto , severo , minaccioso , mi sembra ch ' egli apra le labbra ed alzi la mano per rimproverarmi qualcosa . Che cosa ? Non ho mai fatto male apposta a nessuno . Ho amato i miei genitori , i miei parenti , la mia Menica . Ho seguito la dottrina e i riti della Chiesa . E non ostante , gli occhi dipinti del ritratto di Don Antonio , che sono vivi , mi scrutano dentro nelle viscere , mi strappano fuori un non so che dall ' anima . È uno scavo nella coscienza . Forse il mio Demonio muto . Chi lo sa ? Forse quell ' oggetto di profano piacere , che io vagheggiavo , e che può avermi distolto spesso dalla contemplazione di Dio ! Sì , quel maledetto strumento , rubato da un sicario e destinato al rogo , poi di nuovo rubato da una femmina iniqua . Certo , a quello sguardo , che scintilla fuor della tela , ci deve essere una profonda cagione . Don Antonio , bisogna ch ' io ti plachi . Interrogai il Curato . Perdonami , nipote mio : ho già provvisto a te nel codicillo del testamento , ma ritiro il dono , che ti avevo fatto . Il buon prete mi consiglia di distruggere quella mia vecchia gioia mondana , che oggi mi è occasione di rimorsi e di paure . * * * Ieri sera nevicava , tirava vento , si sentivano certe voci lugubri a tutte le finestre ad a tutti gli usci . Non avevo dormito da una settimana . Andai nella cappella a staccar la chitarra e la potrai nella sala . Al lume del fuoco le perlette e l ' oro brillavano , e la figuretta di Apollo sorrideva . Il demonio mi tentò e toccai le corde . Un suono rauco e terribile uscì dallo strumento scordato . Allora feci aggiungere molta legna sul fuoco , e quando la vampa toccò la cappa altissima del camino , fatto un supremo sforzo , gettai la chitarra sul rogo , seguendola attentamente con gli occhi . Le corde si contorsero come serpi , mandando un sibilo di dolore ; il legno sottile della cassa armonica diventò nero , si spaccò in più luoghi , e , senza infiammarsi , si ridusse a carbone ; le perlette sparirono ; il manico durò un gran pezzo a bruciare , e le figurette della caccia , staccandosi ad una ad una , caddero nelle brace . Chiamai la serva , che gettasse dell ' altra legna sul fuoco . Tutto fu consumato . Nell ' uscire dalla sala , passando innanzi al ritratto di Don Antonio , mentre le ultime brace ardenti lo irradiavano di una luce oscillante e sanguigna , credetti che lo sguardo del Santo mi seguisse ancora tenace , torvo , implacabile . Gelai tutto e svenni . Mando un addio a te , a tua sorella ed ai suoi figliuoli ; e mi dolgo che siate troppo lontani , perch ' io vi possa vedere mai più . Sono alzato e ti scrivo dal tavolino ; ma sento dentro di me come un presentimento felice . Ho chiamato per questa sera il mio buon Curato . Mi confesserà e mi darà l ' olio santo . Senso Dallo scartafaccio segreto della contessa Livia . Ieri nel mio salotto giallo , mentre l ' avvocatino Gino , con la voce rauca della passione lungamente repressa , mi susurrava nell ' orecchio : - Contessa , abbia compassione di me : mi cacci via , ordini ai servi di non lasciarmi più entrare ; ma , in nome di Dio , mi tolga da una incertezza mortale , mi dica se posso o se non posso sperare - ; mentre il povero giovane mi si gettava ai piedi , io , ritta , impassibile , mi guardavo nello specchio . Esaminava il mio volto per trovarmi una ruga . La mia fronte , su cui scherzano i riccioletti , è liscia e tersa come quella di una bimba ; a ' lati delle mie ampie narici , al di sopra delle mie labbra un po ' grosse e rosse , non si vede una grinza . Non ho mai scoperto un filo bianco ne ' lunghi capelli , i quali , sciolti , cadono in belle onde lucide , neri più dell ' inchiostro , sulle mie spalle candide . Trentanove anni ! ... tremo nello scrivere questa orribile cifra . Diedi un colpetto leggiero con le mie dita affusolate sulla mano calda dell ' avvocatino , la quale brancolava verso di me , e m ' avviai per uscire ; ma , spinta da non so quale sentimento ( certo un sentimento lodevole di compassione e di amicizia ) , voltandomi sulla soglia , bisbigliai , credo , questa parola : - Sperate . Ho bisogno di mortificare la vanità . Alla inquietudine , che rode la mia anima e che lascia quasi intatto il mio corpo , s ' alterna la presunzione della mia bellezza : né trovo altro conforto che questo solo , il mio specchio . Troverò , spero , un altro conforto nello scrivere i miei casi di sedici anni addietro , ai quali vado ripensando con acre voluttà . Lo scartafaccio , chiuso a tre chiavi nel mio scrigno segreto , non potrà essere visto da occhio umano , e , appena compiuto , lo getterò sul fuoco , disperdendone le ceneri ; ma il confidare alla carta i vecchi ricordi deve servire a mitigarne l ' acerbità e la tenacia . Mi resta scolpita in mente ogni azione , ogni parola e sopra tutto ogni vergogna di quell ' affannoso periodo del mio passato ; e tento sempre e ricerco le lacerazioni della piaga non rimarginata ; né so bene se ciò ch ' io provo sia , in fondo , dolore o solletico . O che gioia , confidarsi unicamente a sé , liberi da scrupoli , da ipocrisie , da reticenze , rispettando nella memoria la verità anche in ciò che le stupide affettazioni sociali rendono più difficile a proclamare , le proprie bassezze ! Ho letto di santi anacoreti , i quali vivevano in mezzo ai vermi ed alle putrefazioni ( quelle , certo , erano lordure ) , ma credevano di alzarsi tanto più in su quanto più si avvoltolavano nel fango . Così il mio spirito nell ' umiliarsi si esalta . Sono altera di sentirmi affatto diversa dalle altre donne : il mio sguardo non teme nessuno spettacolo ; c ' è nella mia debolezza una forza audace ; somiglio alle Romane antiche , a quelle che giravano il pollice verso terra , a quelle di cui tocca il Parini in una ode ... non mi rammento bene , ma so che quando la lessi mi sembrava proprio che il poeta alludesse a me . Se non fosse dall ' una parte la febbre delle vive ricordanze , dall ' altra lo spavento della vecchiaia , dovrei essere una donna felice . Mio marito , vecchio , acciaccoso , pieno di fiducia in me , mi lascia spendere quanto voglio e fare quel che mi piace ; sono una delle prime dame di Trento : corteggiatori non mi mancano , e la cara invidia delle mie buone amiche , invece di scemare , si rinfocola sempre più . Di venti anni ero , naturalmente , più bella . Non che le fattezze del mio volto sieno mutate , o che il mio corpo sembri meno svelto e flessuoso ; ma negli occhi miei c ' era una fiamma , che ora pur troppo si va smorzando . Il nero stesso delle pupille mi pare , a guardarlo bene , un poco meno intenso . Dicono che il sommo della filosofia consista nel conoscere se stessi : io mi studio con tanta trepidazione da tanti anni , ora per ora , minuto per minuto , che credo di conoscermi a fondo e di potermi proclamare una filosofessa perfetta . Direi di avere toccato il colmo della mia bellezza ( c ' è sempre nel fiorire della donna un periodo breve di suprema espansione ) quando avevo di poco varcato i ventidue anni , a Venezia . Era il luglio dell ' anno 1865 . Maritata da pochi giorni , facevo il viaggio di nozze . Per mio marito , che avrebbe potuto essere mio nonno , sentivo una indifferenza mista di pietà e disprezzo : portava i suoi sessantadue anni e l ' ampia pancia con apparente energia ; si tingeva i radi capelli e i folti baffi con un unguento puzzolente , il quale lasciava sui guanciali delle larghe macchie giallastre . Del rimanente , buon uomo , pieno , alla sua maniera , di attenzioni per la giovine sposa , inclinato alla crapula , bestemmiatore all ' occorrenza , fumatore instancabile , aristocratico burbanzoso , violento verso i timidi e pauroso in faccia ai violenti , raccontatore vivace di storielle lubriche , che ripeteva a ogni tratto , né avaro , né scialacquatore . Si pavoneggiava nel tenermi al suo braccio , ma guardava le donnette facili , che passeggiavano accanto a noi nella piazza di San Marco , con un sorriso d ' intelligenza lasciva ; ed io da un lato n ' avevo gusto , giacché l ' avrei cacciato volontieri in braccio di chicchessia pure di liberarmene , dall ' altro ne sentivo dispetto . Lo avevo pigliato spontaneamente , anzi lo avevo proprio voluto io . I miei erano contrarii ad un matrimonio così male assortito ; né , bisogna dire la verità , il pover ' uomo ardiva di chiedere la mia mano . Ma io mi sentivo stufa della mia qualità di zitella : volevo avere carrozze mie , brillanti , abiti di velluto , un titolo , e sopra tutto , la mia libertà . Ce ne vollero delle occhiate per accendere il cuore nel gran ventre del conte ; ma , una volta acceso , non provò pace finché non m ' ebbe , né badò alla piccola dote , né pensò all ' avvenire . Io , innanzi al prete , risposi un Sì fermo e sonoro . Ero contenta di quello che avevo fatto , ed oggi , dopo tanti anni , non ne sono pentita . In fondo , non mi pareva di dovermene pentire neanche in quei giorni in cui , aperta l ' anima quasi d ' un tratto , mi sfogavo nel parossismo di una prima passione cieca . Sino ai ventidue anni passati il mio cuore era rimasto chiuso . Le mie amiche , deboli in faccia alle lusinghe dell ' amore sentimentale , m ' invidiavano e mi rispettavano : nella mia freddezza , nella mia sdegnosa noncuranza delle parole tenere e delle occhiate languide vedevano una preminenza di raziocinio e di forza . A sedici anni avevo assodata già la mia fama scherzando con l ' affetto di un bel giovane del mio paese e disprezzandolo poi , sicché il misero tentò di uccidersi e , guarito , scappò da Trento in Piemonte , e si arruolò volontario , e in una delle battaglie del '59 , non mi ricordo quale , morì . Ero troppo giovane allora per sentirne rimorso ; e dall ' altra parte i miei genitori e parenti e conoscenti , tutti affezionati al governo dell ' Austria , che servivano fedelmente quali militari e impiegati , non avevano trovata altra orazione funebre in onore del povero esaltato se non questa : - Gli sta bene . A Venezia rinascevo . La mia bellezza sbocciava intiera . Negli occhi degli uomini brillava , quando mi guardavano , un lampo di desiderio ; sentivo le fiamme degli sguardi rivolti sulla mia persona anche senza vederli . Persino le donne mi fissavano in volto , poi mi ricercavano giù giù sino ai piedi , ammirando . Sorridevo come un regina , come una dea . Diventavo , nella contentezza della mia vanità , buona , indulgente , famigliare , spensierata , spiritosa : la grandezza del mio trionfo mi faceva quasi apparire modesta . Mio marito , ch ' era stato uno dei rappresentanti della nobiltà tirolese nella dieta di Innsbruck , fu invitato con me ai pranzi ed alle conversazioni del Luogotenente imperiale . Quando entravo nella sala con le braccia nude , con il collo e un poco del seno scoperti , con un abito di velo e trine a lunghissima coda , e un grande fiore di rubini a foglie di smeraldi sul capo , sentivo un fremito correre tutt ' intorno . Un rossore di compiacenza mi coloriva il viso ; facevo qualche passo lento , solenne e semplice , senza guardare nessuno ; e , mentre la padrona di casa mi veniva incontro e m ' invitava a sederle accanto , agitavo il ventaglio innanzi alla mia faccia , come per nascondermi pudicamente agli occhi della gente stupita . Ai freschi , alle serenate non mancavo mai . In piazza di San Marco al caffè Quadri avevo intorno un nuvolo di satelliti : ero il sole di un nuovo sistema planetario : ridevo , scherzavo , canzonavo chi voleva pigliarmi con i sospiri o con i versi , mi mostravo una fortezza inespugnata , ma non mi affaticavo poi troppo , per non iscoraggire nessuno , a sembrare proprio inespugnabile . La mia corte si componeva in massima parte di ufficialetti e d ' impiegati tirolesi piuttosto scipiti e assai tronfii , tanto che i più dilettevoli erano i più scapati , quelli che avevano nella scostumatezza acquistato non foss ' altro l ' audacia petulante delle proprie sciocchezze . Tra questi ne conobbi uno , il quale usciva dal mazzo per due ragioni . Alla dissolutezza sbadata , univa , per quanto i suoi stessi amici affermavano , una così cinica immoralità di principii , che niente gli pareva rispettabile in questo mondo , salvo il codice penale e il regolamento militare . Oltre a ciò era veramente bellissimo e straordinariamente vigoroso : un misto di Adone e di Alcide . Bianco e roseo , con i capelli biondi ricciuti , il mento privo di barba , le orecchie tanto minute che sembravano quelle di una fanciulla , gli occhi grandi e inquieti di colore celeste : in tutto il volto una espressione ora dolce , ora violenta , ma di una violenza o dolcezza mitigata dai segni di un ' ironia continua , quasi crudele . La testa piantata superbamente sul collo robusto ; le spalle non erano quadre e massiccie , ma scendevano giù con grazia ; il corpo muscoloso , stretto nella divisa bianca dell ' ufficiale austriaco , s ' indovinava tutto , e rammentava le statue romane dei gladiatori . Questo tenente di linea , il quale aveva solo ventiquattro anni , due più di me , era riuscito a divorarsi la ricca sostanza paterna , e continuando sempre a giuocare , a pagar donne , a scialarla da signore , nessuno oramai sapeva come vivesse ; ma nessuno lo vinceva nel nuoto , nella ginnastica , nella forza del braccio . Non aveva mai avuto occasione di trovarsi in guerra ; non amava i duelli , anzi due ufficialetti mi raccontarono una sera , che , piuttosto che battersi , aveva più volte ingoiato atrocissimi insulti . Forte , bello , perverso , vile , mi piacque . Non glielo lasciavo intendere , perché mi compiacevo nell ' irritare e tormentare quell ' Ercole . Venezia , che non avevo mai vista e che avevo tanto desiderato di vedere , mi parlava più ai sensi che all ' anima ; i suoi monumenti , dei quali non conoscevo la storia e non intendevo la bellezza , m ' importavano meno dell ' acqua verde , del cielo stellato , della luna d ' argento , dei tramonti d ' oro , e sopra tutto della gondola nera , in cui , sdraiata , mi lasciavo andare ai più voluttuosi capricci della immaginazione . Nei calori gravi del luglio , dopo una giornata di fuoco , il ventolino fresco mi accarezzava la fronte andando in barca tra la Piazzetta e l ' isola di Sant ' Elena o , più lontano , verso Santa Elisabetta e San Nicolò del Lido : quello zeffiro , impregnato dell ' acre profumo salso , rianimandomi le membra e lo spirito , pareva che bisbigliasse nelle mie orecchie i misteri fervidi dell ' amor vero . Cacciavo nell ' acqua sino al gomito il braccio nudo , bagnando il merletto che ornava la corta manica ; e guardavo poi cadere una ad una dalle mie unghie le gocciole somiglianti a brillantini purissimi . Una sera tolsi dal dito un anello , dono di mio marito , dove splendeva un grosso diamante , e lo gettai lontano dalla barca in laguna : mi parve di avere sposato il mare . La moglie del Luogotenente volle condurmi un giorno a vedere la galleria dell ' Accademia di belle arti : non ci capii quasi nulla . Poi con i viaggi , con la conversazione dei pittori ( uno , bello come Raffaello Sanzio , voleva ad ogni costo insegnarmi a dipingere ) qualche cosa ho imparato ; ma allora , benché non sapessi niente , quell ' allegrezza di colori , quella sonorità di rossi , di gialli , di verdi e di azzurri e di bianchi , quella musica dipinta con tanto ardore di amor sensuale non mi sembrò un ' arte , mi sembrò una faccia della natura veneziana ; e le canzoni , che avevo udito cantare dal popolo sboccato , mi tornavano nella memoria innanzi alla dorata Assunta di Tiziano , alla Cena pomposa di Paolo , alle figure carnose , carnali e lucenti del Bonifacio . Mio marito fumava , russava , diceva male del Piemonte , comperava cosmetici : io avevo bisogno di amare . Ora ecco in qual modo principiò la mia terribile passione per l ' Alcide , per l ' Adone in assisa bianca , il quale si chiamava con un nome che non m ' andava a ' versi - Remigio . Costumavo tutte le mattine di recarmi al bagno galleggiante di Rima , posto fra il giardinetto del Palazzo Reale e la punta della Dogana . Avevo preso per un ' ora , dalle sette alle otto , una Sirena , cioè una delle due vasche per donne , grande quanto bastava per nuotarvi qualche poco , e la mia cameriera veniva a spogliarmi e a vestirmi ; ma , siccome nessun altro poteva entrare , così non mi davo la briga di mettermi l ' abito da bagno . La vasca , chiusa intorno da pareti di legno e coperta da una tenda cenerognola a larghe zone rosse , aveva il fondo di assi accomodato a tale profondità sott ' acqua che alle signore di piccola statura rimanesse fuori la testa . A me restavano fuori le spalle intiere . Oh la bella acqua smeraldina , ma limpida , sotto alla quale vedevo ondeggiare vagamente le mie forme sino ai piedi sottili ! e qualche pesce piccoletto e argentino mi guizzava intorno . Nuotavo quant ' era lunga la Sirena ; battevo l ' acqua con le mani aperte , finché la spuma candida coprisse il verde diafano ; mi sdraiavo supina , lasciando che si bagnassero i miei lunghi capelli e tentando di rimanere per un istante a galla , immobile ; spruzzavo la cameriera , che fuggiva lontana ; ridevo come una bimba . Molte larghe aperture , appena sotto il livello dell ' acqua , lasciavano entrare e passare l ' acqua liberamente , e le pareti , mal commesse , permettevano , attraverso le fessure , di vedere , applicandovi l ' occhio , qualche cosa al di fuori - il campanile rosso di San Giorgio , una linea di laguna , dove fuggivano leste le barche , una fetta sottile del Bagno militare , che galleggiava a piccola distanza della mia Sirena . Sapevo che tutte le mattine , alle sette , il tenente Remigio vi andava a nuotare . In acqua era un eroe : saltava dall ' alto a capo fitto , ripescava una bottiglia sul fondo , usciva dal recinto attraversando di sotto lo spazio dei camerini . Avrei dato non so che cosa per poterlo vedere , tanto m ' attraevano l ' agilità e la forza . Una mattina , mentre guardavo sulla mia coscia destra una macchietta livida , forse una contusione leggiera , che deturpava un poco la bianchezza rosea della pelle , udii fuori un romore come di persona , la quale nuotasse rapidamente . L ' acqua si agitò , la ondulazione fresca mi fece correre un brivido per le membra , e da uno dei larghi fori tra il suolo e le pareti entrò improvviso nella Sirena un uomo . Non gridai , non ebbi paura . Mi parve fatto di marmo , tanto era candido e bello ; ma il suo ampio torace si agitava per il respiro profondo , e i suoi occhi celesti brillavano , e dai capelli biondi cadevano le gocciole come pioggia di lucenti perle . Ritto in piedi , mezzo velato dall ' acqua ancora tremolante , alzò le braccia muscolose e morbide : pareva che ringraziasse i numi e dicesse : - Finalmente ! Così principiò la nostra relazione ; e d ' allora in poi lo vidi ogni giorno o al passeggio , o al caffè , o al ristorante , dove mio marito , che aveva preso a volergli bene , lo invitava sovente . Lo vedevo anche in segreto , anzi via via i nostri colloqui misteriosi diventarono a dirittura quotidiani . Spesso si stava insieme una o due ore da solo a sola , mentre il conte dormiva tra la colazione ed il pranzo o andava a gironzare per la città , poi si passavano due o tre ore in compagnia pubblicamente , dandoci di sfuggita qualche stretta di mano . Talvolta egli premeva di soppiatto con il suo piede il mio , e non di rado mi faceva tanto male che diventavo tutta rossa in volto ; ma quello stesso dolore mi piaceva . Non ero mai parsa tanto bella alla gente e a me stessa , mai tanto sana e allegra e contenta di me , della vita , di tutto e di tutti . La seggiola di paglia su cui mi adagiavo in Piazza San Marco diventava un trono ; credevo che la banda militare , la quale suonava i valzer degli Strauss e le melodie del Meyerbeer innanzi alle Procuratìe vecchie , indirizzasse la sua musica soltanto a me , e mi sembrava che il cielo azzurro e i monumenti antichi godessero della mia contentezza . Il luogo dei nostri ritrovi non era sempre il medesimo . Alle volte Remigio in una gondola chiusa mi aspettava alla riva sudicia di una lunga calletta buia , che riesciva ad un canale stretto , fiancheggiato di casupole tanto gobbe e storpie da parere crollanti , e alle finestre delle quali pendevano cenci di ogni colore ; alle volte , lasciata la prudenza , si entrava in barca da qualche luogo frequentato della città , persino dal Molo innanzi alla Piazzetta . Coperta il viso d ' un denso velo nero , andavo da lui in una casa accanto alla caserma di San Sepolcro , incontrando nell ' ombra fitta delle scale tortuose ufficiali e soldati , che non mi lasciavano passare senza porgermi un segno della loro galanteria . In quella casa , dove il sole non batteva mai , il tanfo della umidità si univa al puzzo nauseabondo del fumo di tabacco , stagnante nelle camere non ventilate . * * * Questo avvocatino Gino mi secca . Guarda con certi occhi stralunati , che spesso mi fanno ridere , ma qualche volta mi fanno gelare ; dice che non può più vivere senza la carità d ' una mia parola d ' affetto ; implora , piange , singhiozza ; mi va ripetendo : - Contessa , si ricorda quel giorno in cui lì sull ' uscio , voltandosi , mi disse con la voce di un angelo : Sperate ? - ed insiste , e torna ad invocare pietà , a singhiozzare ed a piangere . Non ne posso più . Giorni sono gli lasciai la mano : la baciò più volte così forte che mi restarono per un poco delle macchie livide sulla pelle . Insomma , sono stufa . Ieri , persa la pazienza , gli gridai che mi lasciasse in pace , che non si attentasse mai più di rimettere il piede in casa mia , e che se avesse ardito ancora di comparirmi innanzi , l ' avrei fatto cacciare dai servi e avrei raccontato ogni cosa al conte . L ' avvocatino impallidì per modo che i suoi occhi neri parvero due buchi in una faccia di gesso ; s ' alzò dal canapè barcollando ed uscì senza guardarmi . Tornerà , tornerà , scommetto . Ma è un gran dire che a commuovermi l ' anima non ci sia altro verso che il rammentarmi d ' un uomo , nel quale , ad onta della mia furibonda passione , vedevo intiera la bassezza infame . * * * Remigio ogni tanto mi domandava danaro . In principio la pigliava un poco larga : era un debito di giuoco ; era un pranzo che doveva offrire ai compagni per non so quale occasione : avrebbe restituito la somma pochi giorni appresso . Finì col chiedere senza pretesti ora cento fiorini , ora dugento ; una volta mi chiese mille lire . Io davo , e mi faceva piacere di dare . Avevo dei risparmii miei , poi mio marito largheggiava con me , anzi era lieto quando gli domandavo qualcosa ; ma venne un momento in cui gli parve che spendessi troppo . Mi offesi , mi adirai tempestosamente ; egli , bonone per solito e pieghevole , tenne duro una giornata intiera . Quella giornata appunto Remigio aveva bisogno urgente , immediato di dugentocinquanta fiorini : mi accarezzava , mi diceva tante cose belle e con una voce così ardente d ' amore , che mi sentii beata di potergli donare uno spillone di brillanti , il quale costava , se mi rammento bene , quaranta napoleoni d ' oro . Il dì seguente Remigio mancò all ' appuntamento . Dopo avere passeggiato su e giù per certe callette al di là del Ponte di Rialto una ora buona , sicché la gente mi guardava con curiosità e con malizia , ed i motti scherzosi mi scoppiettavano intorno , alla fine , con le guance infiammate dalla vergogna e gli occhi pieni di lagrime d ' ira , disperando oramai d ' incontrare l ' amante , fantasticando Dio sa che sventure , corsi a casa sua trafelata , quasi fuori di senno . La sua ordinanza , che stava lucidando la sciabola , mi disse come il tenente dal giorno innanzi non si fosse veduto . - Tutta la notte fuori ? - domandai , non avendo capito bene . Il soldato , zufolando , fece di sì con la testa . - In nome di Dio , correte , informatevi di lui : gli sarà seguita qualche disgrazia : ferito forse , ucciso ! Il soldato alzò le spalle ghignando . - Ma , rispondete , dov ' è il povero padrone ? - e avevo afferrato per le braccia il soldato mentre continuava a ridere , e lo scuotevo forte . Avvicinò il suo mustacchio al mio viso ; mi gettai indietro , ma ripetevo : - Per carità , rispondete . Brontolò finalmente : - A cena con la Gigia , o la Cate , o la Nana , o con tutte e tre in compagnia . Altro che disgrazie ! Compresi allora che il tenente Remigio era la mia vita . Il sangue mi si gelò , caddi quasi priva di sensi sul letto nella camera buia , e s ' egli non fosse apparso in quell ' istante all ' uscio , il cuore in un parossismo di sospetti e di rabbia mi si sarebbe spezzato . Ero gelosa fino alla pazzia ; avrei potuto diventare all ' occasione gelosa fino al delitto . Mi piaceva in quell ' uomo la stessa viltà . Quando esclamava : - Ti giuro , Livia , non amerò e non abbraccierò mai altra donna che te - io gli credevo ; e , mentre egli mi stava innanzi ginocchioni , lo guardavo adorando , come fosse un Dio . Se mi avessero chiesto : - Vuoi che Remigio diventi Leonida ? - avrei risposto : - No - . Che cosa mi doveva importare dell ' eroe ? Anzi la perfetta virtù mi sarebbe parsa scipita e sprezzabile al paragone de ' suoi vizii ; la sua mancanza di fede , di onestà , di delicatezza , di ritegno mi sembrava il segno di una vigoria arcana , ma potente , sotto alla quale ero lieta , ero orgogliosa di piegarmi da schiava . Quanto più il suo cuore appariva basso , tanto più il suo corpo splendeva bello . Due sole volte e per un solo istante l ' avrei bramato diverso . Passavamo un giorno lungo una fondamenta che guarda la cinta dell ' Arsenale . La mattina era allegra d ' un sole abbagliante ; alla sinistra spiccavano sull ' aria turchina gli alti fumaiuoli a campana capovolta e le cornici candide e i tetti rossi , mentre sulla destra correva il lungo muraglione dei Cantieri , severo e chiuso . Gli occhi abbacinati riposavano in certe ombre cupe , lì dove si affondava un sottoportico o si stringeva una calle ; e l ' acqua brillava di tutti i verdi , rifletteva tutti i colori , si perdeva qua e là in buchi e striscie di un nero denso . Correvano e saltavano sulla fondamenta , la quale dalla parte del canale non aveva nessun riparo , dieci o dodici monelli , vociando a squarciagola . Ve n ' erano di piccini e di grandetti . Uno dei piccoli , quasi nudo , grassotto , con i riccioletti biondi , che gli coronavano la faccia rosea e paffutella , faceva un chiasso da indemoniato , dando scappellotti , pizzicando i compagni e poi scappando via come un fulmine . Mi fermai a guardare , mentre Remigio mi raccontava le sue grandezze passate . A un tratto quel diavoletto di bimbo , non potendo in una corsa precipitosa fermare il piede al ciglio della fondamenta , volò nel canale . S ' udì uno strido ed un tonfo , poi subito intronarono l ' aria le grida di tutti quanti i ragazzi e di tutte quante le donne , le quali prima se la discorrevano nella via o guardavano dalla finestra ; ma in quel clamore dominava lo strillo acuto , disperato , straziante della giovine madre , che , slanciatasi ai piedi di Remigio , unico uomo presente a quella scena , urlava : - Me lo salvi , per carità , me lo salvi ! - Remigio , freddo , ghiacciato , rispose alla donna : - Non so nuotare - . Intanto uno dei fanciulli più grandi s ' era buttato in acqua , aveva pigliato per i ricci biondi il piccino e lo aveva tirato a riva . Fu un attimo . Lo stridìo si mutò in applauso frenetico ; donne e ragazzi piangevano di gioia ; la gente correva da tutte le parti a vedere , e il putto biondo guardava intorno con i suoi occhioni celesti , maravigliato di tanto baccano . Remigio con uno strappo violento mi cavò dalla folla . L ' altra volta che un poco il mio amante mi spiacque fu per questa cagione . S ' era fatto udire nel caffè Quadri , ciarlando in tedesco a voce alta con alcuni impiegati tirolesi , a dir male dei Veneziani . Un signore , che stava in un canto , s ' alzò di sbalzo , e piantandosi di contro a lui , che era in uniforme , gridò : - Vigliacco d ' un militare - e gli buttò in faccia tre o quattro de ' suoi biglietti da visita . Ne nacque un parapiglia . Il dì seguente i padrini dovevano combinare il duello ; ma Remigio , avendo notato che il suo avversario era piccolo , mingherlino e gracilissimo , rifiutò la pistola , rifiutò la spada , e , benché la scelta delle armi spettasse allo sfidato , volle ad ogni costo la sciabola , sicuro com ' egli era della forza del proprio braccio . Il Veneziano si piegò alla prepotenza ; ma , prima del duello , era già in carcere , ed a Remigio veniva trasmesso l ' ordine di andare immediatamente ad una nuova destinazione in Croazia . Quando seppi la cosa mi disperai : senza quell ' uomo io non potevo vivere . Tanto feci presso la moglie del Luogotenente , e tanto si adoperò mio marito , sollecitato da me , presso il Governatore ed i Generali , che Remigio ottenne di venire mandato a Trento , dove io ed il conte dovevamo tornare appunto in quei giorni . Tutto fino allora era andato a seconda della mia cieca passione . * * * Da tre mesi non vedo questo mio scartafaccio . Non mi sono attentata di portarlo in viaggio , e mi doleva , confesso , di averlo lasciato a Trento . Riandando nella memoria i casi di tanti anni or sono , il cuore torna a palpitare e sento un ' aura calda di gioventù , che mi spira d ' intorno . Il manoscritto è rimasto serrato a tripla chiave nel mio scrigno segreto , dietro all ' alcova della mia camera ; e stava chiuso con cinque suggelli in una grande busta , su cui , prima di partire , avevo scritto a grossi caratteri : « Affido all ' onore di mio marito il segreto di queste carte , ch ' egli , dopo la mia morte , brucierà senza dissuggellarle » . Me ne andai tranquillissima : ero certa che il conte , anche sospettando , avrebbe religiosamente adempiuto la volontà di sua moglie . Ho avuto adess ' adesso dalla cameriera una notizia , che mi ha disgustata : l ' avvocatino Gino prende moglie . Ecco la costanza degli uomini , ecco la saldezza delle passioni ! - Contessa Livia , muoio , mi uccido ; la sua immagine sparirà dal mio petto con l ' ultima goccia del mio sangue ; mi calpesti come uno schiavo , ma mi permetta di adorarla come una Dea - . Frasi da melodramma . Pochi mesi , e tutto svanisce . Amore , furore , giuramenti , lagrime , singhiozzi , non c ' è più nulla ! Schifosa natura umana . E a vedere quegli occhi neri in quella faccia smorta si sarebbe detto che vi lampeggiasse la sincerità profonda dell ' anima appassionata . Come balbettavano le labbra e pulsavano le arterie e tremavano le mani e la persona tutta strisciava umile sotto a ' miei piedi . L ' avvocatino scrofoloso e miserabile meritò davvero il calcio che ricevette da me . Bifolco . E chi sposa ? Una scioccherella di diciotto anni , che i suoi parenti non hanno voluto condurre in casa mia , perché la contessa Livia , si sa , è donna troppo galante ; una scipita con due mele ingranate per guance , le mani corte , grasse e rosse , i piedi da stalliere , e un ' aria impertinentina da santarella , che consola . E l ' uomo il quale piglia una tale bamboccia ha osato amarmi e dirmelo ! Sento le brace sul viso ... * * * Il mio ufficiale di sedici anni addietro , se non era un grand ' uomo , era almeno un vero uomo . Mi stringeva alla vita in modo da stritolarmi , e mi mordeva le spalle facendomele sanguinare . Cominciavano a diffondersi delle vaghe voci di guerra , poi le solite notizie contradditorie e le consuete smentite : armano , non armano , sì , no ; intanto un certo movimento insieme febbrile e misterioso si propagava dai militari ai civili , i treni della ferrovia principiavano a ritardare , a portare giù nuovi soldati e cavalli e carriaggi e cannoni , mentre i giornali non ismettevano di negare pur l ' ombra dell ' armamento . Io , senza badare agli occhi miei , credevo ai giornali , tanto il pensiero di una guerra mi spaventava . Temevo per la vita dell ' amante ; ma temevo anche più il distacco lungo , inevitabile , che avrebbe dovuto seguire tra noi due . A Remigio , in fatti , l ' ultimo dì di marzo fu ordinato di recarsi a Verona . Ottenne , innanzi di partire , due giorni di permesso , che passammo insieme , senza lasciarci mai un minuto , nella misera camera di un ' osteria sul laghetto di Cavedine ; ed egli mi giurava di venire presto a vedermi , ed io gli giuravo di andare a Verona quando non avesse potuto muoversi di lì . Nel dargli l ' ultimo abbraccio gli gettai nella tasca un borsellino con cinquanta marenghi . Il conte , ritornando dalla campagna , mi trovò , dieci o dodici giorni dopo la partenza di Remigio , smagrita e pallida . Soffrivo in realtà moltissimo . Di quando in quando sentivo delle accensioni alla testa e mi venivano dei capogiri , tanto che tre o quattro volte , barcollando , dovetti appoggiarmi alla parete o ad un mobile per non cadere . I medici , che mio marito , premuroso ed inquieto , volle consultare , ripetevano , stringendosi nelle spalle : - Affare di nervi - ; mi raccomandarono di far moto , di mangiare , di dormire e di stare allegra . Eravamo alla metà dell ' aprile ed oramai gli apprestamenti si facevano senza maschera : militari d ' ogni sorta ingombravano le vie ; marciavano i battaglioni al suono delle bande e dei tamburi ; volavano sui loro cavalli gli aiutanti di campo ; i vecchi generali , un po ' curvi sulla sella , passavano al trotto seguiti dallo Stato maggiore , baldo , brillante , caracollante . Quei preparativi mi riempivano di paure fantastiche . L ' Italia voleva passare a fil di spada tutti quanti gli Austriaci ; Garibaldi , con le sue orde di demonii rossi , voleva scannare tutti quelli che gli sarebbero capitati in mano : si presagiva un ' ecatombe . Avevo le furie in corpo : da Verona in sei settimane m ' erano capitate quattro lettere sole . La posta si può dire che non esistesse più ; bisognava consegnare , pregando e pagando , i fogli a qualcuno che , disposto ad affrontare gli ostacoli e gli interminabili ritardi del viaggio , avesse necessità e ardire di recarsi da un luogo all ' altro . Io , non potendo più vivere nelle angoscie , in cui mi teneva notte e giorno il silenzio o volontario o innocente di Remigio , m ' ero risoluta di tentare il viaggio ; ma come fare senza che mio marito ne sapesse nulla ? come fare io donna e sola e giovane e bella in mezzo alla brutalità dei soldati , resi più audaci dalla disciplina allentata e dal pensiero degli stessi pericoli a cui andavano incontro ? Una mattina , all ' alba , dopo una eterna notte di smanie , m ' ero addormentata , quando a un tratto un romore mi sveglia ; apro gli occhi e mi vedo accanto Remigio . Mi parve un sogno . L ' aurora illuminava già di luce lieve e rossastra la camera ; scesi con un balzo dal letto per chiudere le tende dell ' alcova , e si cominciò sotto voce a discorrere . Ero inquieta ; il conte , che dormiva a due stanze d ' intervallo , poteva sentire , poteva venire ; i domestici potevano avere visto il mio amante entrare furtivamente a quell ' ora . Egli mi rassicurò con poche parole impazienti : aveva picchiato , come altre volte , ai vetri della finestra terrena , dove la cameriera dormiva ; ella pian piano gli aveva aperto il portone , ed era entrato senza che nessuno sospettasse di nulla . Della cameriera m ' importava poco , giacché sapeva ogni cosa ; ma il peggio stava nell ' uscire : bisognava spicciarsi . Tornai a sbalzare dal letto ; andai ad origliare all ' uscio della stanza di mio marito : russava . - Ti fermi a Trento , non è vero ? - Sei matta . - Qualche giorno almeno ? - È impossibile . - Uno ? - Parto fra un ' ora . Rimasi accasciata ; il mio cuore , pieno un minuto prima di gaie speranze , si riempì d ' affanni e di paure . - E non tentare di trattenermi . In tempo di guerra non si scherza . - Guerra maledetta ! - Maledetta sì . Dovrà essere terribile , a quanto pare . - Senti , non potresti fuggire , non potresti nasconderti ? Ti aiuterò . Non voglio che la tua vita sia messa in pericolo . - Fanciullaggini . Mi scoprirebbero , mi piglierebbero , e sarei fucilato per disertore . - Fucilato ! - Ho bisogno di te . - La mia vita , tutto . - No . Duemilacinquecento fiorini . - Dio , come faccio ? - Vuoi salvarmi ? - Ad ogni costo . - Senti dunque . Con duemilacinquecento fiorini i due medici dell ' ospedale e i due della brigata mi fanno un certificato di malattia , e vengono a visitarmi ogni tanto per confermare presso il Comando una mia infermità qualunque , la quale mi renda inabile affatto al servizio . Non perdo il mio grado , non perdo il mio soldo , scanso ogni pericolo e rimango a casa tranquillo , zoppicando un poco , è vero , per una sciatica maligna o per una lesione all ' osso della gamba , ma quieto e beato . Troverò qualche impiegatuzzo con cui giuocare a briscola ; berrò , mangierò , farò le lunghe dormite ; avrò la noia di stare a casa nel giorno , ma la notte , sempre zoppicando un poco per prudenza , mi potrò sfogare . Ti piace ? - Mi piacerebbe , se tu fossi a Trento . Verrei da te ogni giorno , due volte al giorno . Già quando ti credono malato , stare a Verona o a Trento non è lo stesso ? - No , i regolamenti vogliono che il militare malato stia nella sede del Comando , sotto la continua e coscienziosa vigilanza dei medici . Ma , appena finita la guerra , tornerò qua . La guerra sarà fiera , ma breve . - Mi amerai sempre , mi sarai sempre fedele , non guarderai nessun ' altra donna ? Me lo giuri ? - Sì , sì , te lo giuro ; ma l ' ora passa , e i duemilacinquecento fiorini mi occorrono . - Subito ? - Sicuro , devo portarli con me . - Ma nello scrignetto credo di avere appena una cinquantina di napoleoni d ' oro . Tengo sempre poco denaro . - Insomma , trovali . - Come vuoi ch ' io li trovi ? Posso chiederli a mio marito a quest ' ora , così , con quale pretesto , per darli a chi ? - L ' amore si conosce dai sacrifizii . Non mi ami . - Non ti amo ? io che ti darei volentieri tutto il mio sangue . - Queste sono parole . Se non hai denaro , dammi i gioielli . Non risposi e mi sentii impallidire . Accortosi della impressione che mi avevano fatto le sue ultime parole , Remigio mi serrò tra le braccia di ferro , e mutato tono , ripeté più volte : - Sai che ti amo infinitamente , Livia mia , e ti amerò finché avrò un soffio di vita ; ma questa vita salvamela , te ne scongiuro , salvala per te , se mi vuoi bene . Mi prendeva le mani , e le baciava . Ero già vinta . Andai alla scrivania a prendere le tre piccole chiavi dello scrignetto : temevo di far romore ; camminavo in punta di piedi , benché avessi i piedi nudi . Remigio mi accompagnò nel gabinetto dietro l ' alcova ; serrai l ' uscio , perché il conte non potesse udire , ed aperto lo scrigno con qualche difficoltà , tanto ero agitata , ne trassi un fornimento intiero di brillanti , mormorando : - Ecco , prendi . Costò quasi dodicimila lire . Troverai da venderlo ? Remigio mi tolse di mano l ' astuccio ; guardò i gioielli e disse : - Usurai ce n ' è dappertutto . - Sarebbe un peccato il darlo via per poco . Cerca modo di poterlo ricuperare . Mi piangeva il cuore . Il diadema specialmente mi stava tanto bene . - E i denari me li dai ? - chiese Remigio , - mi farebbero comodo . Cercai nello scrigno i napoleoni d ' oro , che avevo messi in un mucchietto , e , senza contarli , glieli diedi . Mi baciò e , frettolosamente , fece per uscire . Lo trattenni . Con un atto d ' impazienza mi respinse , dicendo : - Se ti preme la mia vita , lasciami andare . - Fa piano , non senti che gli stivali scricchiolano ? E poi , aspetta . Voglio vedere se c ' è la cameriera ; bisogna ch ' ella venga ad accompagnarti . La cameriera , infatti , attendeva in una stanza vicina . - Mi scriverai subito ? - Sì . - Ogni due giorni ? Volevo dare un ultimo bacio all ' amante mio , che amavo tanto : era già sparito . Aperte le invetriate , guardai nella via . Il sole indorava le alte cime dei monti . Innanzi al portone stavano discorrendo fra loro il mozzo di stalla ed il guattero . Alzarono gli occhi e mi videro ; poi videro uscire dal palazzo Remigio , che camminava in fretta con le tasche dell ' abito rigonfie . Tornai a letto e piansi tutto il giorno : l ' energia della mia natura era fiaccata . Il medico la mattina appresso trovò che bruciavo e che avevo una gran febbre ; ordinò il chinino , che non presi : avrei voluto morire . Una settimana intiera dopo la visita di Remigio la cameriera mi portò con la sua solita placidezza una lettera , che , appena vista , le strappai di mano rabbiosamente : avevo indovinato , era di lui , la prima dopo la sua partenza , e mi posi a leggerla con sì furiosa avidità che , giunta alla fine , dovetti ricominciare : non ne avevo capito nulla . Me la ricordo ancora oggi parola per parola , tante volte la lessi e tante volte i casi terribili , che la seguirono , me ne fecero risovvenire : « Livia adorata , M ' hai salvato la vita . Ho venduto l ' astuccio a un Salomone qualunque , per poco , a dire il vero , ma in queste circostanze di trambusti e di spaventi non si poteva esigere di più , duemila fiorini , i quali sono bastati a riempire la vorace pancia dei medici . Prima di dovermi ammalare ho trovato una bella stanza verso l ' Adige in via Santo Stefano al numero 147 ( scrivimi a questo indirizzo ) , grande , pulita , con una anticamera tutta per me , da cui si esce direttamente sulla scala ; mi sono provvisto di tabacco , di rum , di carte da giuoco e di tutti i volumi di Paolo di Koch e di Alessandro Dumas . Non manco di compagnia piacevole , tutti maschi ( non ti agitare ) , tutti scrocconi , e se non fosse che devo parere zoppo e che di giorno non posso uscire di casa , mi direi l ' uomo più felice del mondo . Certo , mi manca una cosa , la tua persona , cara Livia , che adoro e che vorrei avere il dì e la notte fra le mie braccia . Dunque non ti dar pensiero di nulla . Io leggerò le notizie della guerra fumando ; e quanti più Italiani e Austriaci se ne andranno all ' inferno tanto più ci avrò gusto . Amami sempre come io t ' amo ; appena la guerra sarà finita e questi cani di dottori , i quali mi costano un occhio della testa , m ' avranno lasciato in pace , correrà ad abbracciarti , più ardente che mai , il tuo REMIGIO » . La lettera mi lasciò sconcertata e disgustata , così mi parve volgare ; ma poi , nel tornarvi su , a poco a poco mi persuasi che il tono in cui era scritta fosse affettatamente leggiero e gaio , e che l ' amante avesse fatto un crudele , ma nobilissimo sforzo nel contenere l ' impeto del suo cuore , tanto per non gettare nuova esca nella mia passione , che era già un incendio , e per quietarmi un poco l ' animo , ch ' egli sapeva terribilmente ansioso . Ristudiai la lettera in ogni frase , in ogni sillaba . Avevo bruciate tutte le altre quasi appena ricevute ; serbai questa in un taschino del portamonete , per cavarnela spesso quando ero sola , dopo avere serrato a chiave gli usci della stanza . Tutto mi confermava nella mia credenza benevola : quelle espressioni d ' affetto mi apparivano tanto più potenti quanto più erano rapide , e quei periodi grossolani e cinici mi si presentavano alla fantasia sublimi di generoso sacrifizio . Avevo tanto bisogno di credere che la mia smania trovasse una scusa nella smania dell ' altro ; e la viltà di lui mi riempiva il seno d ' entusiasmo , purché io credessi di esserne la cagione . Ma il mio cervello galoppante non si fermava qui . Chi sa , pensavo tra me , chi sa che questa lettera sia tutta un magnanimo inganno ! Forse egli è già partito per il campo , forse egli sta di contro al nemico ; ma , più curante di me che di lui , non volendo farmi morire negli sbigottimenti e nei terrori , m ' addormenta con la menzogna pietosa . Appena un tale pensiero si fece adito nel mio spirito , me ne sentii tutta invasa . Le insonnie , l ' avversione al mangiare , i disturbi fisici contribuivano ad una vera esaltazione mentale . Vivevo quasi nella solitudine . Già la mia società s ' era andata via via restringendo , poiché le famiglie nobili trentine , avverse alle opinioni politiche del conte , avevano da un pezzo lasciato con bel garbo lui e me affatto in disparte ; i giovani , frementi d ' italianismo , ci sfuggivano senza riguardi e ci odiavano ; gl ' impiegati del paese , non sapendo come la guerra sarebbe andata a finire , per non rischiare di compromettersi né in un modo né in un altro , oramai si astenevano dal mettere piede in casa nostra : vedevamo , in somma , qualche nobile austriacante , spiantato e parassita , qualche alto funzionario tirolese , duro , testardo , puzzolente di birra e di cattivo tabacco . I militari non trovavano più l ' agio né la voglia di occuparsi di me . La mia relazione col tenente Remigio , conosciuta da tutti , eccetto che da mio marito , aveva accresciuto il mio isolamento , il quale , del resto , m ' era gradito , anzi necessario nello stato d ' animo in cui da un po ' di tempo vivevo . Remigio , dopo la lettera famosa , non aveva più scritto . Sognavo per lui de ' pericoli , che mi apparivano tanto più orrendi quanto più erano incerti . Avrei potuto sopportare forse la sicurezza dei rischi d ' una battaglia ; ma il non sapere se il mio amante andasse alla guerra o no , era un dubbio che mi faceva impazzire . Scrissi a Verona ad un generale che conoscevo , a due colonnelli , poi a qualcuno di quegli ufficialetti , i quali mi avevano tanto corteggiato a Venezia : nessuno rispose . Tempestavo Remigio di lettere ; niente . Intanto le ostilità principiarono : la vita civile era soppressa ; la ferrovia , le strade non servivano ad altro che ai carriaggi delle munizioni , delle ambulanze , delle proviande , agli squadroni di cavalleria , che passavano in mezzo a nuvoli di polvere , alle batterie , che facevano tremare le case , ai reggimenti di fanteria , che si svolgevano l ' uno dopo l ' altro interminabili , sinuosi , striscianti come un verme , il quale volesse abbracciare nelle sue enormi spire tutta quanta la terra . Una mattina calda , affannosa , il 26 del giugno , capitarono le prime notizie di una battaglia orribile : l ' Austria era disfatta , diecimila morti , ventimila feriti , le bandiere perdute , Verona ancora nostra , ma vicina a cedere , come le altre fortezze , all ' impeto infernale degli Italiani . Mio marito era in villa , e doveva starci una settimana . Suonai con furia ; la cameriera non veniva ; tornai a suonare ; si presentò all ' uscio il domestico . - Dormite tutti ? maledetti poltroni . Fammi venire subito il cocchiere , ma subito , intendi ? Qualche minuto dopo entrò Giacomo sbigottito , abbottonandosi la livrea . - Da qui a Verona quante miglia ci sono ? Stette un poco a pensare . - Dunque ? - ripresi stizzita . Giacomo faceva i suoi conti : - Da qui a Roveredo circa quattordici ; da Roveredo a Verona dovrebbero essere ... non saprei ... ci si mette con due buoni cavalli dieci ore , poco più , poco meno , senza contare le fermate . - Ci sei mai stato con i cavalli da Trento a Verona ? - No , signora contessa ; andai da Roveredo a Verona . - Fa lo stesso . Da qui a Roveredo so bene anch ' io che occorrono due ore . - Due ore e mezzo , scusi , signora contessa . - Dunque due e dieci fanno dodici in tutto . - Mettiamo tredici , signora contessa , e di buon trotto . - Quanti cavalli ha preso con sé il padrone ? - La sua solita cavallina morella . - Ne restano quattro in scuderia . - Sì , signora padrona : Fanny , Candida , Lampo e lo stallone . - Potresti attaccarli tutti quattro ? - Insieme ? - Sì , insieme . Giacomo sorrise con una cert ' aria di benevola compassione : - Scusi , signora contessa , non è possibile . Lo stallone ... - Ebbene , attacca gli altri tre . - Lampo ha una sciancatura , povero Lampo , non può neanche trascinarsi al passo . - Attacca dunque come al solito Fanny e Candida , in nome di Dio - gridai , pestando i piedi , e soggiunsi : - Domattina alle quattro . - Sarà servita , signora padrona ; e , scusi , per regolarmi nella biada da portar via , dove si va ? - A Verona . - A Verona , misericordia ! In quanti giorni ? - Dalla mattina alla sera . - Signora padrona , scusi , ma questo proprio non si può . - Ed io lo voglio , hai capito ? - replicai con accento così imperioso che il pover ' uomo trovò appena il coraggio di balbettare : - Abbia compassione di me . Accopperemo le due cavalle , e il padrone mi caccerà sulla strada . - La responsabilità è mia . Obbedisci e non pensare ad altro - e gli diedi quattro marenghi . - Ti darò il doppio quando saremo tornati , ad un patto per altro , che tu non dica niente a nessuno . - Per questo non c ' è pericolo ; ma gl ' ingombri della strada , carri , i cannoni , le prepotenze dei soldati , le seccature dei gendarmi ? - Ci penso io . Giacomo piegò il capo , rassegnato , ma non persuaso . - A che ora giungeremo a Verona ? - Quando vorrà il cielo , signora padrona ; e sarà un miracolo se ci arriveremo vivi , lei , signora padrona , io e le due povere bestie . Per me poco importa , ma per lei e per le bestie ! - Bene , alle quattro dunque , e silenzio . Se taci avrai quello che ti ho promesso , se parli ti licenzio sui due piedi e senza salario . Hai inteso ? Bada che tutti , anche la cameriera , devono credere che andiamo a San Michele , dalla marchesa Giulia . Giacomo , rannuvolato , s ' inchinò ed uscì dalla stanza . All ' alba ero in carrozza , e via . Avevo chiuso le tendine degli sportelli , e guardavo da un angolo ai fantaccini trafelati e polverosi , i quali credendo che nel cocchio stesse un qualche gran personaggio , si schieravano lungo i fossati ; alcuni facevano il saluto militare . Di quando in quando bisognava rallentare la corsa con mio fiero dispetto , o a dirittura fermarsi alcuni minuti per aspettare che i pesanti e cigolanti carri avessero lasciato libero il passo : le cose per altro andavano assai meglio di quello che avesse predetto Giacomo . Una pattuglia di gendarmi a cavallo fermò la carrozza , ma il sergente , vedendo che c ' era dentro una signora , si contentò di gridare cavallerescamente : - Buon viaggio - . Più giù di Roveredo , a Pieve , ci si trattenne a rinfrescare un poco ; poi a Borghetto , staccate le giumente , che non ne potevano più , passammo tre ore buone , che mi parvero tre anni , rannicchiata com ' ero nella carrozza , udendo i lamenti e le bestemmie dei soldati , i quali si lasciavano cascare in terra a squadre per pochi istanti vicino all ' osteria , sotto la scarsa ombra degli alberi magri , e mangiavano un tozzo di pagnotta e bevevano un sorso d ' acqua . Avrò chiamato dieci volte Giacomo , il quale veniva allo sportello con tanto di grugno , sforzandosi di parere composto , e si toglieva il cappello , e ripeteva : - Signora contessa , ancora dieci minuti - . Si ripigliò , quando Dio volle , il cammino . L ' Adige , che costeggiavamo , era quasi asciutto , i campi sembravano arsi , la strada brillava d ' un candore abbagliante , non si vedeva una macchia nel cielo azzurro , le pareti della carrozza bruciavano , e in quell ' afa grave , in quella densa polvere , io mi sentivo soffocare . La fronte mi gocciolava e battevo i piedi per l ' impazienza . Non badai alla Chiusa : ascoltavo lo scoppiettìo della frusta di Giacomo . A Pescantina si tornò a rinfrescare : le buone bestie camminavano a stento , e a giungere a Verona ci volevano ancora dieci lunghe miglia . Il sole era scomparso in un nimbo di fuoco . Sempre carri e soldati , ronde di gendarmi , polvere , e a momenti un frastuono assordante e uno stridore acuto di ferramenta , a momenti un mormorio confuso e pauroso , nel quale si distinguevano gemiti e imprecazioni e le strofe di qualche canzonaccia oscena , cantata da voci strozzate . Fino ad ora eravamo scesi con la corrente degli uomini e dei veicoli , ora ci s ' incontrava in qualche vettura d ' ambulanza , in qualche compagnia pedestre di militari leggermente feriti , col braccio al collo , una fasciatura alla testa , verdi in volto , curvi , zoppicanti , laceri . E Remigio , Remigio ! Gridavo a Giacomo di battere le bestie col manico della frusta . Cominciava a far notte . S ' arrivò alle mura di Verona verso le nove ; e tanto era il timor panico , tanto il trambusto , che nessuno badò alla carrozza , e si poté giungere all ' albergo della Torre di Londra senz ' altri intoppi . Non c ' era più una camera , non c ' era un buco dove poter dormire , né in quell ' albergo , né , per quanto mi assicurarono , in nessuna altra locanda della città : tutto era stato requisito per gli ufficiali . I cavalli , morti di stanchezza , vennero legati nel cortile ; Giacomo doveva attendere ad essi ; io finalmente sbalzai a terra . Mi feci accompagnare a piedi da un ragazzaccio nella via Santo Stefano al numero 147 . Si dovette camminare più volte su e giù nella strada , guardando all ' alto delle porte , innanzi di distinguere nel barlume dei rari fanali il numero della casa . Se Remigio c ' era , volevo fargli una improvvisata : le mie membra tremavano tutte d ' impazienza e di desiderio , ma poteva essere a letto , poteva stare in compagnia di qualcuno , e , sebbene volessi ad ogni costo vederlo subito , pure mi sembrò di dover mandare il ragazzo avanti in esplorazione . Era furbo e capì al volo : doveva suonare , chiedere del tenente per una faccenda urgentissima , insistere perché gli aprissero , salire , dirgli una fandonia qualunque , per esempio che un signore , del quale s ' era scordato il nome e che alloggiava all ' albergo della Torre di Londra , bramava , senza ritardo , avere notizie della sua salute . Il fanciullo nel venir fuori aveva da lasciare aperti l ' uscio del quartiere e la porta di strada . Io mi nascosi sul fianco della casa , in un chiassuolo tra la via ed il fiume . Il fanciullo suonò . S ' udì una voce rabbiosa dall ' ultimo piano : - Chi è ? - Sta qui il tenente Remigio Ruz ? - L ' altro campanello , quello di mezzo : alla malora . Il fanciullo suonò all ' altro campanello . Passò un minuto , che mi sembrò interminabile , e nessuno comparve ; il ragazzo tornò a suonare ; allora dal secondo piano una voce di donna chiese : - Chi è ? - Sta qui il tenente Remigio Ruz ? - Sì , ma non riceve nessuno . - Ho bisogno di parlargli . - Domattina dopo le nove . - No , questa sera . Hanno paura dei ladri ? Passò un altro minuto e finalmente la porta si aprì . Remigio c ' era ! la gioia mi spezzava il cuore : mi si offuscò la vista e , non potendo reggermi sulle gambe , m ' appoggiai alla muraglia . Poco dopo il fanciullo tornò : s ' era fatto mandare al diavolo , ma aveva potuto lasciare l ' uscio e la porta socchiusi . Mi tornarono le forze , diedi qualche moneta all ' astuto monello , e , strisciando , entrai nella casa . Avevo previsto che mi sarebbero occorsi i fiammiferi ; al pianerottolo del secondo piano v ' erano due usci , sopra uno dei quali stava appiccato il biglietto da visita di Remigio ; spinsi l ' imposta , che cedette , ed entrai senza romore in una stanza quasi buia . Toccavo la cima delle mie speranze , sentivo già le braccia dell ' amante mio , per il quale avrei dato senza esitare tutto quello ch ' io avevo e la mia vita insieme , schiacciarmi impetuosamente sopra il suo largo torace , sentivo i suoi denti incidere la mia pelle , e pregustavo un mondo inenarrabile di allegrezze furiose . La consolazione mi fiaccava : dovetti sedermi sopra una seggiola , che stava accanto all ' ingresso . Udivo e vedevo come se fossi immersa in un sogno : avevo perso il senso della realtà . Ma qualcuno lì d ' appresso rideva rideva : era un riso di donna stridulo , sguaiato , sgangherato , che a poco a poco mi destò . Ascoltai , mi rizzai e , trattenendo il respiro , m ' avvicinai ad un uscio spalancato , dal quale si vedeva in una vasta camera illuminata . Io stavo nell ' ombra , né mi si poteva scorgere . Oh , perché in quel punto Dio non mi accecò ! V ' era una tavola , co ' resti d ' una cena ; v ' era , dietro alla tavola , un largo canapè verde su cui Remigio , sdraiato , faceva per gioco il solletico sotto l ' ascella ad una ragazza , la quale sghignazzava , si sbellicava , si dimenava , si contorceva tutta , sforzandosi invano di svincolarsi dalle mani dell ' uomo , che le dava baci sulle braccia , sul collo , sulla nuca , dove capitava . Io non mi potevo più muovere ; ero inchiodata al mio posto , con gli occhi fissi , le orecchie tese , la gola arsa . L ' uomo , stufo della burla , afferrò alla vita la ragazza , mettendosela a sedere sulle ginocchia . Allora cominciarono i discorsi , interrotti spesso da scherzi e da carezze . Sentivo le parole , il senso mi sfuggiva . A un tratto la donna pronunciò il mio nome . - Mostrami i ritratti della contessa Livia . - Li hai visti tante volte . - Mostrameli , te ne prego . L ' uomo , rimanendo disteso sul canapè , alzò un lembo della tovaglia , aperse il cassetto della tavola e ne cavò delle carte . La ragazza , diventata seria , cercò fra quelle i ritratti e li guardò lungamente , poi : - È bella la contessa Livia ? - Lo vedi . - Non mi capisci : voglio sapere se ti par più bella di me . - Nessuna donna mi può parer più bella di te . - Vedi , in questa fotografia il vestito da ballo lascia scoperte le braccia intiere e le spalle giù giù - e la fanciulla s ' accomodava la camicia , confrontando con il ritratto : - Guarda , ti sembro più bella ? L ' uomo la baciò in mezzo al petto , esclamando : - Mille volte più bella . La fanciulla , accanto alla lucerna , fissando negli occhi l ' uomo , che sorrideva , pigliò ad uno ad uno i quattro ritratti , e lenta lenta li lacerò ciascuno in quattro pezzi ; e lasciava cadere quei brani sulla tavola in mezzo ai tondi e ai bicchieri . L ' uomo continuava a sorridere . - Ma tu , cattivo , le dici pure di volerle bene . - Sai che glielo dico il meno possibile ; ma ho bisogno di lei , e non saremmo qui insieme , cara , se non m ' avesse dato il danaro che sai . Quei maledetti medici me l ' hanno fatta pagar salata la vita . - Quanto t ' è rimasto ? - Cinquecento fiorini , che sono già in parte sfumati . Bisogna scrivere a Trento alla cassa : ogni parola dolce , un marengo . - Eppure - disse la donna con gli occhi pieni di lagrime - eppure mi pesa . L ' uomo se la tirò vicina vicina sul canapè verde , mormorando : - Lagrime non ne voglio . In quel punto il cuore mi si rivoltolò dentro : l ' amore era diventato esecrazione . Mi trovai nella strada . Andavo senza sapere dove ; mi passavano accanto nella oscurità , urtandomi , gruppi di soldati , barelle , da cui venivano gemiti lunghi o strilli di dolore , qualche cittadino frettoloso , qualche contadino spaurito ; nessuno badava a me , che scivolavo lungo i muri delle case ed ero vestita tutta di nero con un fitto velo sul volto . Riescii ad un largo viale piantato di alberi cupi , dove il fiume , corrente alla mia destra , rinfrescava un poco l ' aria affannosa . L ' acqua si perdeva quasi nelle tenebre ; ma non mi venne , neanche per un attimo , la tentazione del suicidio . Era già nato in me , senza ch ' io neppure me ne fossi avveduta , un pensiero bieco , ancora indeterminato , ancora annebbiato , il quale m ' invadeva adagio adagio l ' anima intiera e la mente , il pensiero della vendetta . Avevo offerto tutto a quell ' uomo , ero vissuta per lui , senza di lui m ' ero sentita morire , con lui ero salita in cielo ; ed il suo cuore , i suoi baci egli li dava ad un ' altra ! La scena a cui avevo assistito , mi si dipingeva tutta dinanzi ; vedevo ancora sotto a ' miei occhi quelle lascivie . Infame ! Corro per lui , superando ogni ostacolo , sprezzando ogni pericolo , gettando nel fango il mio nome : corro ad aiutarlo , corro a confortarlo , e lo trovo sano , più bello che mai e nelle braccia di una donna ! E lui , che mi deve tutto , e la sua ganza , calpestano insieme la mia dignità ed il mio affetto e mi scherniscono e mi vituperano . E sono io che pago le loro orgie ; e quella donna bionda si vanta , nuda , di essere più bella di me ; e lui , lui ( m ' era serbato questo supremo obbrobrio ) la proclama lui stesso più bella ! Tante emozioni m ' avevano affranto : l ' ira , che bolliva dentro di me , aveva messo in tutto il mio corpo una febbre ardente , che mi faceva tremare le gambe . Non sapevo dove fossi ; non volevo , né potevo farmi accompagnare da un passante fino all ' albergo per chiudermi di nuovo nella carrozza ; mi posi a sedere sulla sponda del fiume , fissando gli occhi nel cielo nero . Non trovavo requie ; rientrai nelle vie della città ; impazzivo ; cascavo di fatica ; da diciotto ore non avevo mangiato . Mi trovai per caso di contro ad una modesta bottega da caffè , e , dopo avere più volte girato innanzi alla vetrina , parendomi che non ci fosse nessuno , andai a pormi nel canto più lontano e scuro , ordinando qualcosa . Nell ' angolo opposto , sdraiati sullo stesso sofà rosso , che circondava la sala vasta , bassa , umida e mezza buia , stavano due militari , fumando e sbadigliando . Poco dopo entrarono due altri ufficiali ; un giovinetto , che poteva avere diciannove anni , lungo , smilzo , con i baffetti sottili , ed un uomo sui quaranta , tozzo , pesante , con il muso pavonazzo a bitorzoli ed a bernoccoli , le larghe sopracciglia nere come il carbone e due mustacchi sotto il naso grosso così folti ed irti che parevano setole ; aveva in bocca una pipa boema , corta nel cannello , ma enorme nel camino , dalla quale uscivano ampie nubi di fumo , che andavano l ' una dopo l ' altra ad annerire il soppalco . Il giovinetto andò dritto a salutare gli ufficiali nell ' angolo . Sentii che diceva : - Ne ho visti morire quaranta in due ore nella sala delle operazioni sotto i ferri dei chirurghi , i quali buttavano via braccia e gambe come se giuocassero al pallone , e trapanavano e aggiustavano teste ... - Bisognerebbe che aggiustassero quelle dei nostri generali - brontolò il Boemo , ghignando . Nessuno badava a me . Entrò , sola , una ragazza , pareva una crestaia , e si pose a sedere a lato dell ' ufficialetto magro , chiedendogli ad alta voce : - Me lo paghi un caffè ? Dopo alcuni discorsi , ai quali non posi attenzione , uno dei militari sdraiati disse alla ragazza , senza muoversi : - Sai , Costanza , ho visto il tuo tenente Remigio - Quando ? - chiese la femmina . - Oggi . Sono andato da lui . Era insieme con Giustina . La conosci Giustina ? - Sì , quella biondona , che ha tre denti rimessi . - Non me ne sono accorto . - Guardala bene . E come sta Remigio ? - Qualche doloretto alla gamba , che lo fa guaire ogni tanto , e zoppica un poco , ecco tutto . È stata proprio una malattia provvidenziale quella . Gli altri arrischiano la pelle , si logorano nelle fatiche , nei calori d ' inferno , nella fame , in tutte le maledizioni di questa guerra , e lui mangia , beve e sta allegro e trova chi lo mantiene . - Chi vuoi che lo mantenga quel buon mobile ? - Una signora . - Una vecchia bavosa . - No , mia cara , una signora bella , giovane e , per giunta , milionaria e contessa e innamorata matta di lui . - E paga le bellezze del tenente ? - Gli dà del danaro , e molto . - Povera sciocca ! - Remigio la chiama la sua Messalina . Non me ne ha detto il casato , ma mi ha confidato ch ' è di Trento e che ha nome Livia . C ' è nessuno qui che sia pratico di Trento ? L ' ufficialetto smilzo disse : - M ' informerò io e vi riferirò ogni cosa domani a sera , se saremo a Verona . Contessa Silvia , non è vero ? - Contessa Livia , Livia , ricordatelo bene - gridò l ' ufficiale sdraiato . Costanza riprese : - Ma Remigio è malato per davvero ? - Oh per questo poi sì . Capisci bene che non la si dà a bere a quattro medici : uno del reggimento di Remigio , un altro scelto dal generale in un altro reggimento e due dell ' ospedale militare . Ogni tre giorni vanno a visitarlo ; palpano la gamba - e picchiano e tirano e lo fanno strillare . Una volta svenne . Ora sta meglio . - Finita la guerra , guarita la gamba insistette la Costanza . - Non lo dite neanche per ischerzo - osservò il secondo ufficiale sdraiato , il quale fino allora non aveva fatto sentir la sua voce . - Sai che per il solo sospetto di un inganno il tenente ed i medici verrebbero fucilati in ventiquattt ' ore , l ' uno come disertore dal campo di battaglia , gli altri come complici e manutengoli ? - E se la meriterebbero , per Dio - esclamò ruggendo il Boemo senza cavarsi la pipa di bocca . L ' ufficialetto aggiunse : - Il generale Hauptmann non aspetterebbe neanche ventiquattr ' ore . A queste parole l ' idea , che già mi stava in nebbia nel cervello , splendette di vivissima luce ; avevo trovato , avevo risoluto . - Il generale Hauptmann ! - ripetevo tra me . Le vampe , che mi salivano al capo , m ' obbligarono a togliere del tutto il velo dalla faccia ; bruciavo : chiamai perché mi portassero dell ' acqua . Gli ufficiali , che allora s ' accorsero di me , mi furono tutti attorno . - O la bella donna ! - Ha bisogno di qualcosa ? - Vuole un bicchierino di Marsala ? - Possiamo tenerle compagnia ? - Aspetta qualcuno ? - Occhi stupendi ! - Labbra da baci ! - L ' ufficialetto magro mi si era cacciato accanto sul sofà : essendo il più giovane voleva mostrarsi il più ardito . Mi svincolai dalle sue mani e cercai di alzarmi per fuggire , ma due altri mi trattenevano ; il Boemo sudicio guardava e fumava . Mi rivolsi a lui gridando : - Signore , sono una gentildonna , m ' aiuti e mi accompagni a casa , alla Torre di Londra - . Il Boemo si fece largo , dando degli spintoni di qua e di là e mandando quasi con le gambe all ' aria l ' ufficialetto novello ; poi , duro , serio , mettendo in tasca la pipa , m ' offerse il braccio . Uscii con lui . Durante la via , che non era lunga , mi disse poche e rispettose parole . Io gli chiesi chi fosse il generale Hauptmann , dove avesse il suo uffizio e altre notizie , le quali mi premevano per le mie buone ragioni . Seppi come il generale del Comando stesse in Castel San Pietro . Il portone dell ' albergo rimaneva spalancato , benché il tocco dopo mezzanotte fosse suonato da un pezzo : c ' era un grande andirivieni di militari e di borghesi . Ringraziai l ' ufficiale , che puzzava di maledetto tabacco , e m ' accomodai alla meglio sui cuscini della mia carrozza , posta in un angolo del cortile . Stracca morta com ' ero , m ' assopii tosto ; ma mi destò in sussulto il picchiare forte di una mano sullo sportello . La voce rauca e volgare del Boemo ripeteva : - Sono io , signora contessa , io che vorrei dirle , col debito ossequio , una sola parola . Abbassai il cristallo , e l ' ufficiale mi porse qualcosa : era il mio portamonete , dimenticato sulla tavola della bottega da caffè , mentre stavo per pagare e successe il tafferuglio . Lo avevano trovato e riportato i tre compagni di lui , il quale disse con gravità solenne : - Non manca né una carta , né un soldo . - Ma le carte sono state lette ? - e pensavo alla lettera di Remigio , l ' unica serbata da me e che non avrei voluto per cosa al mondo vedermi uscire di mano . - No , signora contessa . Sono stati visti i suoi biglietti da visita e il ritratto del tenente Remigio : niente altro , lo dichiaro sul mio onore . La mattina seguente , prima delle nove , mi feci condurre nella mia carrozza al Comando della fortezza . L ' erta mi pareva interminabile : gridavo a Giacomo di frustare i cavalli . Una folla di militari d ' ogni colore , di feriti , di popolani , ingombrava il piazzale innanzi al Castello ; ma giunsi senza ostacoli all ' anticamera degli uffizii , dove un vecchio invalido pigliò il mio biglietto da visita . Dopo qualche minuto ritornò , dicendomi che il generale Hauptmann mi pregava di passare nel suo quartiere privato , e che appena sbrigati certi affari urgentissimi , sarebbe venuto a presentarmi il suo omaggio . Fui condotta attraverso logge , corridoi e terrazze in una sala , che dominava dalle tre larghe finestre la città intiera . L ' Adige , interrotto da ' suoi ponti , si torceva in una S , avente la prima delle sue pancie a ' piedi del monticello su cui sorge Castel San Pietro , e la seconda a ' piedi di un altro bruno castello merlato ; e sorgevano dalle case i culmini e le torri delle vecchie basiliche ; e in un largo spazio si vedeva l ' ovale enorme dell ' Arena antica . Il sole mattutino rallegrava l ' abitato ed i colli , e dall ' una parte indorava le montagne , dall ' altra gettava una luce placida sulla interminabile pianura verde , sparsa di villaggi bianchi , di case , di chiese , di campanili . Entrarono nella sala con fracasso di risa e salti due bimbe , le quali avevano il volto color di rosa e i capelli biondi paglierini . Vedendomi , di primo botto rimasero impacciate , ma poi subito si fecero coraggio e mi vennero accanto . La più grandicella disse : - Signora , s ' accomodi . Vuole che vada a chiamare la mamma ? - No , fanciulla mia , aspetto il tuo babbo . - Il babbo non l ' abbiamo ancora visto stamane . Ha tanto da fare . - Lo voglio vedere io il babbo - gridò la più piccina . - Gli voglio tanto bene io al babbo . In quella entrò il generale , e le bimbe gli corsero incontro , gli si avviticchiarono alle gambe , tentavano di saltargli sulle spalle ; egli prendeva l ' una e l ' alzava e le dava un bacio , poi prendeva l ' altra ; e le due pazzerelle ridevano , e negli occhi del generale spuntavano due lagrime di tenerezza beate . Si volse a me , dicendo : - Scusi , signora ; s ' ella ha figliuoli mi compatirà - . Si mise a sedere in faccia a me , e soggiunse : - Conosco di nome il signor conte , e sarei lieto se potessi servire in qualcosa la signora contessa . Feci un cenno al generale perché allontanasse le bambine , ed egli disse loro con voce piena di dolcezza : - Andate , figliuole mie , andate , dobbiamo parlare con la signora . Le bambine fecero un passo verso di me come per darmi un bacio ; voltai la testa ; se ne andarono finalmente un poco mortificate . - Generale - mormorai - vengo a compiere un dovere di suddita fedele . - La signora contessa è tedesca ? - No , sono trentina . - Ah , va bene - esclamò , guardandomi con una cert ' aria di stupore e d ' impazienza . - Legga - e gli porsi in atto risoluto la lettera di Remigio , quella che avevo ritrovata nel taschino del portamonete . Il generale , dopo avere letto : - Non capisco ; la lettera è indirizzata a lei ? - Sì , generale . - Dunque l ' uomo che scrive è il suo amante . Non risposi . Il generale cavò di tasca un sigaro e lo accese , s ' alzò da sedere e si pose a camminare su e giù per la sala ; tutt ' a un tratto mi si piantò innanzi e , ficcandomi gli occhi in volto , disse : - Dunque , ho fretta , si sbrighi . - La lettera è di Remigio Ruz , luogotenente del terzo reggimento granatieri . - E poi ? - La lettera parla chiaro . S ' è fatto credere malato , pagando i quattro medici - e aggiunsi con l ' accento rapido dell ' odio : - È disertore dal campo di battaglia . - Ho inteso . Il tenente era l ' amante suo e l ' ha piantata . Ella si vendica facendolo fucilare , e insieme con lui facendo fucilare i medici . È vero ? - Dei medici non m ' importa . Il generale stette un poco meditabondo con le ciglia aggrottate , poi mi stese la lettera , che gli avevo data : - Signora , ci pensi : la delazione è un ' infamia e l ' opera sua è un assassinio . - Signor generale - esclamai , alzando il viso e guardandolo altera - compia il suo dovere . La sera , verso le nove , un soldato portò all ' albergo della Torre di Londra , dove finalmente mi avevano trovato una camera , un biglietto , che diceva così : « Domattina alle quattro e mezzo precise verranno fucilati nel secondo cortile di Castel San Pietro il tenente Remigio Ruz ed il medico del suo reggimento . Questo foglio servirà per assistere alla esecuzione . Il sottoscritto chiede scusa alla signora contessa di non poterle offrire anche lo spettacolo della fucilazione degli altri medici , i quali , per ragioni che qui è inutile riferire , vennero rimandati ad un altro Consiglio di guerra . GENERALE HAUPTMANN » . Alle tre e mezzo nella notte buia uscivo a piedi dall ' albergo , accompagnata da Giacomo . Al basso del colle di Castel San Pietro gli ordinai che mi lasciasse , e cominciai sola a salire la strada erta ; avevo caldo , soffocavo ; non volevo togliermi il velo dalla faccia , bensì , sciolti i primi bottoni dell ' abito , rivoltai i lembi dello scollo al di dentro ; quel po ' d ' aria sul seno mi faceva respirare meglio . Le stelle impallidivano , si diffondeva intorno un albore giallastro . Seguii de ' soldati , che girando il fianco del Castello , entrarono in un cortile chiuso dagli alti e cupi muri di cinta . Vi stavano già schierate due squadre di granatieri , immobili . Nessuno badava a me in quel brulichìo silenzioso di militari e in quelle mezze tenebre . Si sentivano le campane suonare giù nella città , dalla quale salivano mille romori confusi . Cigolò una porta bassa del Castello , e ne uscirono due uomini con le mani legate dietro la schiena ; l ' uno magro , bruno , camminava innanzi ritto , sicuro , con la fronte alta ; l ' altro , fiancheggiato da due soldati , che lo reggevano con molta fatica alle ascelle , si strascinava singhiozzando . Non so che cosa seguisse ; leggevano , credo ; poi udii un gran frastuono , e vidi il giovane bruno cadere , e nello stesso punto mi accorsi che Remigio era nudo fino alla cintura , e quelle braccia , quelle spalle , quel collo , tutte quelle membra , che avevo tanto amato , m ' abbagliarono . Mi volò nella fantasia l ' immagine del mio amante , quando a Venezia , nella Sirena , pieno di ardore e di gioia , m ' aveva stretta per la prima volta fra le sue braccia d ' acciaio . Un secondo frastuono mi scosse : sul torace ancora palpitante e bianco più del marmo s ' era slanciata una donna bionda , cui schizzavano addosso i zampilli di sangue . Alla vista di quella femmina turpe si ridestò in me tutto lo sdegno , e con lo sdegno la dignità e la forza . Avevo la coscienza del mio diritto , m ' avviai per uscire , tranquilla nell ' orgoglio di un difficile dovere compiuto . Alla soglia del cancello mi sentii strappare il velo dal volto ; mi girai e vidi innanzi a me il grugno sporco dell ' ufficiale Boemo . Cavò dalla bocca enorme il cannello della sua pipa , e , avvicinando al mio viso il suo mustacchio , mi sputò sulla guancia ... * * * L ' avevo detto io che l ' avvocatino Gino sarebbe tornato . Bastò una riga : Venite , faremo la pace , perché capitasse a precipizio . Ha piantato quella bamboccia della sua sposa una settimana innanzi al giorno destinato pel matrimonio ; e va ripetendo ogni tanto , stringendomi quasi con la vigoria del tenente Remigio : - Livia , sei un angelo !
COSIMA ( DELEDDA GRAZIA , 1937 )
Narrativa ,
La casa era semplice , ma comoda : due camere per piano , grandi , un po ' basse , coi pianciti e i soffitti di legno ; imbiancate con la calce ; l ' ingresso diviso in mezzo da una parete : a destra la scala , la prima rampata di scalini di granito , il resto di ardesia ; a sinistra alcuni gradini che scendevano nella cantina . Il portoncino solido , fermato con un grosso gancio di ferro , aveva un battente che picchiava come un martello , e un catenaccio e una serratura con la chiave grande come quella di un castello . La stanza a sinistra dell ' ingresso era adibita a molti usi , con un letto alto e duro , uno scrittoio , un armadio ampio , di noce , sedie quasi rustiche , impagliate , verniciate allegramente di azzurro : quella a destra era la sala da pranzo , con un tavolo di castagno , sedie come le altre , un camino col pavimento battuto . Null ' altro . Un uscio solido pur esso e fermato da ganci e catenacci , metteva nella cucina . E la cucina era , come in tutte le case ancora patriarcali , l ' ambiente più abitato , più tiepido di vita e d ' intimità . C ' era il camino , ma anche un focolare centrale , segnato da quattro liste di pietra : e sopra , ad altezza d ' uomo , attaccato con quattro corde di pelo , alle grosse travi del soffitto di canne annerite dal fumo , un graticcio di un metro quadrato circa , sul quale stavano quasi sempre , esposte al fumo che le induriva , piccole forme di cacio pecorino , delle quali l ' odore si spandeva tutto intorno . E attaccata a sua volta a uno spigolo del graticcio , pendeva una lucerna primitiva , di ferro nero , a quattro becchi ; una specie di padellina quadrata , nel cui olio allo scoperto nuotava il lucignolo che si affacciava a uno dei becchi . Del resto tutto era semplice e antico nella cucina abbastanza grande , alta , bene illuminata da una finestra che dava sull ' orto e da uno sportello mobile dell ' uscio sul cortile . Nell ' angolo vicino alla finestra sorgeva il forno monumentale , col tubo in muratura e tre fornelli sull ' orlo : in un braciere accanto a questi si conservava , giorno e notte accesa e coperta di cenere , un po ' di brace , e sotto l ' acquaio di pietra , presso la finestra , non mancava mai , in una piccola conca di sughero , un po ' di carbone ; ma per lo più le vivande si cucinavano con la fiamma del camino o del focolare , su grossi treppiedi di ferro che potevano servire da sedili . Tutto era grande e solido , nelle masserizie della cucina ; la padella di rame accuratamente stagnate , le sedie basse intorno al camino , le panche , la scansia per le stoviglie , il mortaio di marmo per pestare il sale , la tavola e la mensola sulla quale , oltre alle pentole , stava un recipiente di legno sempre pieno di formaggio grattato , e un canestro di asfodelo col pane d ' orzo e il companatico per i servi . Gli oggetti più caratteristici erano sulla scansia ; ecco una fila di lumi di ottone , e accanto l ' oliera per riempirli , col lungo becco e simile a un arnese di alchimista : e il piccolo orcio di terra con l ' olio buono , e un armamento di caffettiere , e le antiche tazze rosse e gialle , e i piatti di stagno che parevano anch ' essi venuti da qualche scavo delle età preistoriche : e infine il tagliere pastorale , cioè un vassoio di legno , con l ' incavo , in un angolo , per il sale . Altri oggetti paesani davano all ' ambiente un colore inconfondibile : ecco una sella attaccata alla parete accanto alla porta , e accanto un lungo sacco di tessuto grezzo di lana , che serviva da mantello e da coperta al servo : e la bisaccia anch ' essa di lana , sulla quale alla notte dormiva , quando era in paese , lo stesso servo , pastore o contadino che fosse . Sull ' acquaio non mancava mai un paiolino di rame pieno d ' acqua attinta al pozzo del cortile , e su una panca l ' anfora di creta con l ' acqua potabile , faticosamente portata dalla fontana distante dall ' abitato . L ' acqua era allora un problema , e se ne misurava , d ' estate , ogni stilla ; a meno che non sopraggiungesse un buon acquazzone a riempire la tinozza collocata sotto il tubo di scolo dei tetti : eppure la pulizia più diligente , praticata a secco , rendeva piacevole tutta la casa . Dalla finestra , munita d ' inferriata , come tutte le altre del piano terreno , si vedeva il verde dell ' orto ; e fra questo verde il grigio e l ' azzurro dei monti . La porta invece , come si è detto , dava sul cortile triangolare , piuttosto lungo e occupata quasi a metà da una rustica tettoia dalla quale , per un usciolino , si andava nell ' orto . In fondo c ' era il pozzo , e , sotto il muro alto di cinta , una catasta di legna da ardere , rifugio di numerosi gatti e delle galline che vi nascondevano il nido delle uova . Un ' asse appoggiata su due ceppi , accanto al muro laterale della casa , ancora grezzo e sul quale , al primo piano , si apriva una sola finestra ( le finestre erano tutte senza persiane ) , serviva da sedile . E un grande portone fermato anch ' esso da ganci e stanghe , tinto di un color marrone scuro , dava sulla strada . Di giorno era quasi socchiuso , e , più che il portoncino della facciata , serviva per il passaggio degli abitanti e degli amici della casa . A questo portone , una mattina di maggio , si affaccia una bambina bruna , seria , con gli occhi castanei , limpidi e grandi , le mani e i piedi minuscoli , vestita di un grembiale grigiastro con le tasche , con le calze di grosso cotone grezzo e le scarpe rustiche a lacci , più paesana che borghese , e aspetta , dondolandosi , che passi qualcuno o qualcuno si affacci a una finestra di fronte , per comunicare una notizia importante . Ma la strada , stretta e sterrata , in quell ' ora fresca del mattino è ancora deserta come un sentiero di campagna , e nella vecchia casa di contro , anch ' essa con l ' alto muro di un cortile a fianco e un portone rossastro , non si vede nessuno . Questa casa è abitata da un canonico , un lungo e nero asceta taciturno , e da una sua giovane nipote intelligente , che avrebbe voluto farsi suora , ma dopo qualche mese di noviziato è stata rimandata a casa per la sua cagionevole salute . Gente per bene , semplice e austera . Il canonico si lamenta che nessuno , per la strada , lo saluti : è lui , invece , che cammina sempre ad occhi bassi e assorto nelle sue speculazioni religiose : la nipote , visto che Dio non l ' ha voluta in sposa , si compiace della corte discreta di un bel giovane ebanista , decisa però a non sposarlo perché non è un proprietario o un funzionario come converrebbe a lei . La bambina sul portone , sa queste cose , e considera i suoi vicini di casa come personaggi straordinari . Tutto , del resto , è straordinario per lei : pare venuta da un mondo diverso da quello dove vive , e la sua fantasia è piena di ricordi confusi di quel mondo di sogno , mentre la realtà di questo non le dispiace , se la guarda a modo suo , cioè anch ' esso copi colori della sua fantasia . Odori di campagna vengono dal fondo della strada ; il silenzio è profondo , e solo il rintocco delle ore e dei quarti suonati dall ' orologio della cattedrale , lo interrompono . Passano le rondini a volo , sul cielo azzurro denso , un po ' basso come nei paesaggi dei pittori spagnoli , ma anche le rondini sono silenziose . Finalmente una finestra si apre nella casa di fronte , e un viso bruno , coi grandi occhi velati dei miopi , si sporge a guardare qua e là negli sfondi della strada . È la signorina Peppina , la nipote del canonico . La bambina si solleva tutta , afferrandosi allo spigolo del portone per allungarsi meglio , e grida la notizia per lei importantissima : - Signora Peppina , abbiamo un bambino nuovo : un Sebastianino . Risultò poi che era una femmina : ma la bambina desiderava un fratellino ; e se lo era inventato , col nome e tutto . Soddisfatta , rientrò nella cucina e aspettò che la serva finisse di cuocere il latte per la colazione . Bisogna dire due parole di questa serva , che , a ricordarla , sembra anch ' essa una invenzione fuori della realtà . Si chiamava Nanna ; e adesso siede certamente alla destra di Dio , fedele ancora ai suoi padroni , nella schiera dei Patriarchi . Da venti anni era al servizio della casa , altri venti ne doveva trascorrere . Aveva allora trent ' anni ; era venuta bambina , da un tugurio di santi poveri , per badare al primo bambino dei padroni , che era morto dopo pochi mesi dalla nascita , ma lasciando il posto nella culla ad un altro . Primitiva era anche questa culla , come scavata nel tronco d ' un noce , senza veli né ornamenti , e non rimaneva mai vuota . Nanna era ancora una bella donna , con gli occhi castanei di cane buono , un mazzetto di peli all ' angolo destro della bocca , i seni lunghi e bassi delle razze schiave . Schiava non era certo , in quella casa , e tutto le veniva affidato , compresi i bambini , che dormivano con lei , e che lei si trascinava appresso quando andava per le commissioni . Se lavorava giorno e notte lo faceva volontariamente : andava a prendere l ' acqua alla fontana , a lavare i panni lontano , dove si trovasse qualche rigagnolo , puliva la farina e faceva , con la padrona , il pane di frumento e quello di orzo : andava a battere gli olivi nel podere , a cogliere ghiande per il maiale , nel bosco della montagna ; spaccava la legna , dava da mangiare al cavallo ; le toccava anche di spazzare il tratto di strada davanti alla casa , poiché il Comune non se ne incaricava ; e al tempo della vendemmia pigiava l ' uva coi suoi forti piedi nudi rivestiti d ' una pelle che sembrava conciata . E lo stipendio glielo serbava il padrone , che lo metteva a frutto : quando ella aveva avuto venti anni ed era bella e quasi bionda i maligni dicevano che il padrone aveva un debole per lei ; ma erano chiacchiere e il tempo le dissipò . Ecco adesso ella cuoce attenta il latte sul fornello sopra il forno grande : per l ' occasione del parto della padrona si è messa le scarpe , senza calze s ' intende , pronta a tutti gli ordini : una ruga le solca la fronte e le sue orecchie sono tese come quelle delle lepri . La responsabilità della casa è adesso tutta sua , ed ella profitta della sua padronanza solo per sorbirsi qualche tazzina di caffè in più , sola sua passione . I ragazzi vengono uno ad uno a prendere il caffè e latte , che ella versa nelle rotonde tazze di creta gialla e rossa : anche i più grandi , che sono maschi e frequentano già il ginnasio della piccola città . Il maggiore , Santus , è un bel ragazzo col profilo e gli occhi grandi , d ' un grigio celeste , dalla sclerotica azzurra : ha un ' aria pensosa e leale , veste già con qualche ricercatezza , e mentre beve il suo caffè e latte finisce di ripassare la lezione di latino . L ' avvenimento della casa non lo sorprende né lo turba : ne conosce il mistero e lo accetta come una cosa naturale . I suoi sensi sono calmi , quasi freddi : la fantasia misurata . Non ama le donne , non pensa che a studiare , approfondire le cose della vita , ma attraverso i libri . No , non ho fantasia , ma forse anche lui è un po ' visionario , come la sorella piccola , e viene da un mondo lontano dalla cruda realtà . Ha fretta di andare a scuola , coi libri ben legati con una cinghia , e non si preoccupa se l ' altro fratello invece ritarda e forse dorme ancora nella loro camera all ' ultimo piano che ha due finestre , una sulla facciata , l ' altra sui tetti sottostanti della dispensa e della rimessa e di altri ripostigli . E infatti prima di lui scendono le due sorelle maggiori , Enza e Giovanna , che vanno anch ' esse a scuola , piccole di statura , quasi eguali come due gemelle , con gli occhi celesti e i capelli neri stretti stretti in una treccia che finisce con un ricciolo . I loro vestiti sono davvero buffi , con la sottana larga e lunga allacciata alla vita intorno alla camicetta a sprone con le maniche abbondanti : il tutto di un tessuto a striscie colorate : della stessa stoffa è la borsa per i libri : hanno anch ' esse le calze bianche e gli scarponcini coi chiodi ; e in testa fazzoletti di seta che già però esse annodano con civetteria sulla guancia sinistra , lasciando scoperti i capelli fino a metà testa . La piccola , Cosima , che ancora non ha l ' età di andare a scuola , le guarda con ammirazione e invidia , ma anche con un certo timore , poiché esse , specialmente Enza , non solo non giocano volentieri con lei , ma le prodigano pugni , spintoni e bòtte e parolacce : tutta roba imparata dalle compagne di scuola . Più buono , con lei , è il fratello Andrea . Ecco che , quando le due sorelle sono già anch ' esse avviate a scuola , il ragazzo scende , ma disdegna di prendere il caffè e latte ; roba di donnicciuole , dice . Lui mangerebbe già una fetta di carne rossa mezzo cruda , e non essendoci questa si contenta di tirar giù il canestro dei servi e rosicchia coi suoi forti denti il pane duro e una crosta di formaggio . Nanna gli va appresso supplichevole , con la tazza colma in mano : poiché questo Andrea è il suo idolo maggiore , il suo affanno e la sua preoccupazione . - Mi sembri un pastore , - dice , mettendogli davanti la tazza . - Prendi questo ; prendi , agnello ; il maestro ti sentirà l ' odore di formaggio . - E lui , chi è ? Io sono un pastore ricco , ma lui è un povero accattone , un ubriacone pidocchioso . Così parla Andrea del suo professore di latino ; e lo dice con convinzione poiché tutta la gente che vive di lavoro intellettuale è per lui più povera dei mandriani e dei manovali . La sua mentalità è davvero da ricco pastore , che fa una vita rude ma ha bestiame , terre e denaro ; e sopra tutto libertà di azione , tanto per il bene come per il male . Anche la sua persona è tozza , squadrata , le vesti trasandate ; ma la testa è caratteristica , possente , tutta capelli nerissimi ; il profilo è camuso , con le labbra sensuali ; gli occhi d ' un grigio dorato , corruscanti come quelli del falco . Non ama lo studio , ed è felice solo quando può scappare di casa , a cavallo , come un centauro adolescente . Nessuno gli ha insegnato a cavalcare : eppure egli monta anche senza sella sui puledri indomiti , e i suoi urli per aizzarli gareggiano coi loro nitriti . Nell ' accorgersi di Cosima , che se ne stava quieta seduta su una seggiolina bassa , con la scodella in grembo , le sorrise e prima di uscire le si avvicinò dicendole sottovoce , con un accento sommesso di complicità : - Domenica ti porterò , a cavallo , al Monte : ma zitta , eh ! I grandi occhi di lei si aprirono , lucenti di gioia e di speranza : e questa promessa del fratello , piena di lusinghe e di visioni straordinarie , si mischiò alle sue fantasticherie , intorno al mistero della creatura nata quella notte in casa , venuta non si sa di dove , come , né perché . Questa nascita , inoltre , portava un certo cambiamento di vita . Le due sorelle maggiori dovevano sistemarsi nella camera alta , per lasciare posto , nel letto di Nanna , a lei Cosima , e alla piccola Beppa che ancora dormiva nella culla in camera dei genitori . Beppa aveva circa tre anni , ma ne dimostrava di meno e ancora non parlava bene perché aveva la cartilagine sotto la lingua più corta del solito : e si parlava di fare un piccolo taglio per sciogliere la lingua dal suo impaccio . Ecco che anche lei fa comparsa in cucina , portata a mano dalla nonna . La nonna non viveva con loro ma aveva passato la notte in casa per assistere , lei , col solo aiuto di Nanna , la figlia partoriente . E tutto era andato bene , senza strepiti , senza disordine . Adesso la puerpera e la bambina riposavano , e anche il padre , che aveva vegliato tutta la notte leggendo o passeggiando silenzioso nella camera attigua a quella della moglie , s ' era addormentato su un vecchio sofà . La nonna invece non sentiva il bisogno di dormire , sebbene fosse una piccolissima donna fragile , quasi nana , con mani e piedi da bambina ; e anche gli occhi color nocciola , con lunghe ciglia nere , erano pieni d ' innocenza , come mai avessero veduto l ' ombra del male . Una cuffietta di panno nero le raccoglieva i capelli già bianchi , ma qualche ricciolo scappava sulla nuca e sulle orecchie , e le dava un ' aria sbarazzina . Le nipotine la consideravano come una loro eguale , mentre avevano suggezione della madre , e Cosima provava uno strano senso di sogno quando la vedeva comparire d ' improvviso . Ma più che di sogno era un senso fisico di ricordo inafferrabile , una lieve vertigine , come un baleno sanguigno , che più tardi ella si spiegò col crederlo un affiorare e subito di nuovo sommergersi di vita anteriore rimasta o rinata nel subcosciente . La nonna , poi , le ricordava , - ma questo un po ' volontariamente , - certe donnine favolose , o piccole fate , buone o cattive secondo l ' occasione , che la leggenda popolare affermava abitassero un tempo in piccole case di pietra , scavate nella roccia , specialmente negli altipiani granitici del luogo . E queste minuscole abitazioni preistoriche esistevano ed esistono ancora , monumenti megalitici che risalgono a epoche remote , chiamati appunto le Case delle piccole Fate . La nonnina prese il caffè , fece mangiare e poi lavò la piccola , e infine mandò la serva a fare la spesa : spesa presto fatta , poiché in casa c ' erano tutte le provviste , compreso il pane , e non si trattava che di comprare la carne per il brodo , o un po ' di pesce , se per caso raro venuto dalla spiaggia orientale dell ' isola . Cosima , con la sua scodella vuota , era incerta se seguire la serva nella breve uscita mattutina , o eseguire un suo progetto . Voleva penetrare nella camera della mamma e vedere la bambina ; profittò quindi del momento in cui la nonna attingeva l ' acqua dal pozzo , per infilarsi nelle scale silenziose . Dopo la prima rampata , tutta di scalini di granito , su un piccolo pianerottolo si apriva l ' uscio di una specie di dispensa , col pavimento di legno e il soffitto , come quello della cucina , di canne che formavano un graticcio solido e fresco . Di solito l ' uscio era chiuso a chiave : questa volta , nella confusione della notte , era stato lasciato aperto . E prima di proseguire verso la sua mèta , Cosima non esitò ad esplorare la grande stanza , che anch ' essa rappresentava per lei un ripostiglio di misteri . E ce n ' era ragione : poiché le cose e gli oggetti più disparati stavano raccolti là dentro , in una vaga luce che penetrava dallo sportello di una finestra tutta d ' un pezzo , aperto su un lontano sfondo di orizzonte montuoso . Mucchi di frumento , di orzo , di mandorle , di patate , occupavano gli angoli , mentre una tavola lunga era sovraccarica di lardo e di salumi , e intorno i cestini di asfodelo pieni di fave , fagiuoli , lenticchie e ceci , facevano corte agli orci di strutto , di conserve , di pomidori secchi e salati . Ma quello che più attirava la bramosia di Cosima erano alcuni grappoli d ' uva e di pere raggrinzite che ancora pendevano da una delle travi di sostegno del soffitto : un ' ape , o una vespa che fosse , vi ronzava intorno beata , mentre a lei non era permesso di toccare un acino : sapeva però che c ' era una canna , spaccata in cima , per staccare il giunco che legava i grappolo e tirarli giù in salvamento : la trovò , dietro l ' uscio , la sollevò come lo scaccino quando accende in alto le candele : l ' ape volò via , un grappolo fu afferrato , ma a metà discesa scappò dei denti della canna , cadde , si sciolse sul pavimento come una collana rotta . Sulle prime ella si sbigottì ; poi pensò che la mamma , la più severa della casa , non poteva accorgersi del piccolo disastro ; e con una pazienza di volontà che lei sola possedeva , raccolse uno per uno gli acini , li mise dentro il suo fazzoletto , fece sparire i raspi e il giunco , ripose la canna , e quando ogni traccia del danno scomparve , pensò che sarebbe anche lei stata buona , come sentiva raccontare dai servi quando ritornavano di campagna , a commettere un furto , un abigeato , e farne sparire le traccie in modo che nessuno avrebbe mai sospettato il vero colpevole . Queste fantasie barbariche non le mancavano nella mente ; ma erano gli stessi servi e gli altri paesani che frequentavano la casa , e spesso anche i borghesi , i parenti , gli amici del babbo , gli ospiti che venivano dai paesi dei monti e delle valli , a seminarle nei fanciulli curiosi e sensibili coi racconti delle avventure brigantesche che allora fiorivano come un residuo di imprese e di guerriglie medioevali , in un raggio di chilometri e chilometri intorno . Con questi fermenti , i ragazzi però venivano su anche coraggiosi , pronti a combattere coi malviventi , e le ragazza , anche se piccole , come Cosima , avevano già istinti di amazzoni . La educazione materna , tutta religione e austerità , smorzava fin che poteva la vivezza interiore dei figli ; e più ancora avrebbe fatto quella paterna , poiché il capo della famiglia , il signor Antonio , era l ' uomo più mite e giusto della regione : ma egli era troppo occupato nei suoi affari , spinto dal bisogno di assicurare una solida agiatezza ai figli , per potersi dedicare anche alla loro ricchezza spirituale . Li mandava a scuola , è vero , e in sua presenza essi , sia per rispetto e affetto naturali verso di lui , sia per ipocrisia , si mostravano buoni e beneducati . Cosima , poi , sentiva per lui un senso sconfinato di confidenza e qualche volta anche di ammirazione . Non si preoccupò , quindi , nel vederlo apparire in alto , sul pianerottolo del primo piano , mentre ella saliva il secondo rampante delle scale . Adesso gli scalini erano di lavagna , bene illuminati dalla finestra del pianerottolo : e questo era grande come una camera , con un armadio a muro ricoperto da una tendina di percalle , la macchina da cucire e alcune sedie ; e vi si aprivano gli usci della camera matrimoniale e di un ' altra che serviva anch ' essa per gli ospiti , quando erano più di uno , il che avveniva spesso . Da questa camera , che era la meglio arredata della casa , con due finestre , una sulla strada l ' altra sul cortile , il sofà e un tavolino rotondo intarsiato di legno bianco , usciva appunto in quel momento il signor Antonio , fermandosi ad origliare all ' uscio della moglie . Nell ' accorgersi della piccola Cosima le accennò di non far rumore : ed ella si fermò appoggiata alla parte della scala , intimidita ma non troppo . Il babbo era sopra di lei ; le sembrava alto , quasi gigantesco , mentre invece era piccolo e un po ' grasso . Ma se le gambe erano corte , il busto era forte , grande , e la testa grossa , calva , con una ghirlandina di ricciolo già grigi che dalle orecchie rosee pendeva intorno alla nuca possente . E anche il viso sembrava a Cosima il più straordinario di tutti quelli che conosceva : un viso in realtà pieno di carattere , con la fronte alta , il naso corto a scarpa , la bocca piccola e stretta fra il grande labbro superiore e il mento quadrato . Glabro ma sempre con un po ' di prepotente peluria sulle guancie larghe , aveva , quel viso semplice di paesano diventato borghese , i segni e i solchi di una intelligenza e di una saggezza non comuni ; e gli occhi grigi o azzurri o verdastri secondo la luce del momento , potevano essere quelli di un santo ma anche quelli di un guerriero . In quel momento erano azzurri , quasi riflettendo il colore del cielo sopra la finestra , e ammiccavano infantilmente verso la bambina appoggiata alla parete ; ma subito si fecero grigi , poiché nella camera si udiva un vagito . Allora accennò a Cosima di salire e aprì l ' uscio . La bambina si sentì battere il cuore . Come faceva il padre a indovinare il suo desiderio ? Si trovò nella camera , dietro di lui , e rivide le note cose : il letto grande con una sopracoperta di percalle a fiori , la consolle di noce , che era il mobile più elegante della casa , i quadri , il caminetto bianco : ma tutto le parve mutato , come se una luce di miracolo avesse dato alle cose un aspetto diverso , d ' incantamento , come quando si vedono riflesse nell ' acqua od anche sui vetro spalancati di una finestra ; e quel riverbero si spandeva da una fonte straordinaria : da un canestro di asfodelo , deposto sulla pietra del camino , e dove , fra cuscini e pannolini , era la neonata . Fasciata con le manine dentro , come allora si usava , aveva la testina coperta da una cuffietta di trina rosa ; e da questa cuffietta il viso rosso , gonfio , con la bocca già spalancata al pianto , dava l ' idea di un boccio che si spacca per fiorire . Per Cosima fu una delusione : poiché ella si era immaginata la nuova sorellina già tutta ricciuta , bionda e levigata come il bambino che nel quadro sopra il letto era tenuto in braccio da un bonario e rossastri san Giuseppe , e da qualunque parte lo si guardasse volgeva gli occhioni celesti come un pargolo vivo . La madre sonnecchiava : lei sola non era cambiata , col suo pallido viso dal naso un po ' aquilino , la bocca già appassita e i capelli già grigi : né giovane né vecchia , come la bambina l ' aveva sempre conosciuta ; né allegra né triste , quasi impassibile e quasi enigmatica . Quando al padre parve che Cosima avesse soddisfatto la sua curiosità , le accennò di andarsene ; ed ella se ne andò , ma profittando sempre dell ' occasione continuò ad esplorare la casa . Visitò la camera dall ' altro lato del pianerottolo ; passò il dito sugli intarsi del vecchio sofà le cui molle si erano abbassate . Le piacevano i mobili diversi dai soliti di casa ; e invero anche le sedie imbottite , di noce e di stoffa verdastra , che completavano l ' arredamento di quella camera quasi signorile , erano interessanti ; poiché il sedile era mobile e si poteva toglierlo dal fondo della sedia per spazzolarlo con comodo . Ecco che ella ne solleva uno piano piano , osservandone l ' imbottitura interna sostenuta da striscie di grossa tela ; e pensa che se avesse qualche cosa da nascondere , quello sarebbe il posto migliore . Nascondere ! Questa , anche , era una delle sue più segrete e forti aspirazioni , e questa , anche , si spiegò più tardi , collegandola all ' istinto degli avi che vivevano sulle montagne e nascondevano le loro cose per sottrarle alla rapina dei nemici . Poi ritornò sulla scala ; altre cose interessanti , per lei , erano una finestrina vuota aperta sulla parete interna fra una rampata e l ' altra , e , affaciandovisi , ella fantasticava un precipizio , una cascata di lava soffermatasi con quei gradini azzurrognolo ; e sopra tutto una finestra più grande , segnata ma non aperta sull ' alto della parere che finiva sul soffitto . Chi aveva segnato quell ' apertura che non si apriva , quel rettangolo scavato sul muro che , se sfondato , avrebbe lasciato vedere un grande orizzonte di cielo e di lontananza ? Forse era stato un capriccio del muratore , forse si pensava a una sopraelevazione della casa , cui sarebbe stata poi utile quell ' apertura : ad ogni modo , Cosima si incantava ogni volta a guardarla ; l ' apriva con la sua fantasia , e mai in vita sua vide un orizzonte più ampio e favoloso di quello che si immaginava nello sfondo di quel segno polveroso e pieno di ragnatele . Però , anche l ' armadio a muro del pianerottolo , era della stessa famiglia ; e poiché nella camera della madre s ' era di nuovo fatto silenzio , ella ridiscese cauta , e sollevò la tendina di percalle a fiori rossi e gialli . Tante cose straordinarie arricchivano le due mensole trasversali : a quella più alta Cosima non poteva arrivarci , e doveva allontanarsi di due passi per vederci bene ; ed era giusto che le cose lassù non dovessero toccarsi , come non si toccano i sacri oggetti dell ' altare . Con l ' altare la mensola aveva qualche rassomiglianza , coi quattro candelabri in fila , due di ottone , due di rame ; e in mezzo un vaso di vetro ; ma l ' oggetto più meraviglioso era un grande piatto di cristallo , finemente inciso come nel diamante appoggiato alla parete di fondo ; Cosima non ricordava di averlo mai veduto adoperare , e neppure aveva un ' idea dell ' uso che poteva farsene ; questo lo rendeva più raro , quasi misterioso : le pareva , vagamente , un simbolo , un piatto sacro , proveniente da antichi tesori , e magari una immagine del sole , della luna , dell ' ostensorio quando il sacerdote lo innalza e lo fa vedere alle folle adoranti . E lei lo adorava davvero quel piatto , alto , intoccabile ; lo adorava , - e questo anche lo capì molto più tardi , - perché rappresentava l ' arte e la bellezza . Nella mensola di sotto c ' erano stoviglie , ampolle , e alcune tazze per caffè , bellissime anch ' esse , dipinte di rose pallide e dorature delicate ; e i relativi cucchiaini di ottone , col manico lavorato ; fin qui il dito di Cosima poteva arrivare , ma solo il dito , per sfiorare una rosellina sul candore della porcellana , come si sfiora una rosa vera che è proibito di cogliere ; poi la tenda ricade , come un sipario , su quell ' altare , su quel giardino ; ed ella ritorna sulla scala , conta i gradini , è sull ' ultimo pianerottolo , quasi eguale a quello di sotto ; ma invece dell ' armadio a muro c ' è qui un ' altra comodità : due fornelli , caso mai si dovesse un giorno servirsi di quell ' ambiente per uso di cucina . E la piccola sognatrice pensa che un giorno dovrà anche lei sposarsi , come la madre , come le zie , e abitare lassù . E in quei fornelli manipolare i cibi per sé e la famiglia . Per adesso le due camere , a destra e a sinistra , coi pavimenti di legno quasi ancora grezzo , sono le più povere della casa ; con lettini di ferro , i paglierecci pieni di foglie crepitanti di granone , una tavola , alcune sedie . Ma in quella dei ragazzi esiste pure una grande ricchezza ; uno scaffale pieno di libri : libri vecchi e libri nuovi , alcuni di scuola , altri comprati da Santus nell ' unica libreria della piccola città . Cosima non sa ancora leggere , ma capisce le figure , e sebbene anche qui sia proibito di toccare , apre piano piano un grande libro di fogli grossi , anzi di cartoni color cilestrino , tutti segnati di punti gialli , ch ' ella sa che cosa sono : sono le stelle , nell ' atlante celeste . Dopo di che non le rimane che guardare dalle finestre aperte ; una sulla strada , l ' altra sullo spazio dell ' orto e poi su degli orti attigui , fin dove questi scendono alla valle invisibile , dalla quale si sollevano i monti : monti grigi vicini , con macchie di boschi , con profili marcati di roccie , con torri di granito : monti più lontani , di calcare azzurrognolo , quasi luminosi al sole di maggio ; e altri monti ancora , più alti , più azzurri , evanescenti , monti di leggenda e di sogno . La finestra che guarda è meno pittoresca , ma anch ' essa interessante e viva . Solo un breve marciapiede corre davanti la casa : il resto della strada è selciato di ciottoli , con una cunetta centrale per lo scolo dell ' acqua piovana . Le case sono abbastanza civili ; appartengono quasi tutte ai parenti del signor Antonio . Quella in fondo è del fratello prete , don Ignazio tabaccone e trasandato ; poi viene quella di zia Paolina , vedova benestante con figli pastori e agricoltore ; poi anche quella di zia Tonia , anche lei benestante , con un figlio che studia per droghiere . Il padre di questo ragazzo è morto , tuttavia zia Tonia non è vedova ; poiché ha preso un secondo marito , ma dopo un mese di matrimonio lo ha cacciato via di casa , e infine si è separata legalmente da lui ; è una donna simpatica , energica , intelligente , e le persone più gioviali del quartiere la visitano giornalmente nelle ore di riposo ; giocano a carte , discutono , combinano burle , mascherate di carnevale , tengono allegro tutto il vicinato . La casa più importante è però quella abitata dal canonico , di fronte : un vero fortilizio , con cortili e giardini interni , uno dei quali , quasi pensile , pieno di rose , di melograni , con un gelso alto carico di piccolo frutti violetti . Di là si stende un panorama di case e casupole che formano il quartiere più caratteristico e popolare della piccola città , e il campanile bianco della chiesa del Rosario emerge sopra i tetti bassi e scuri come un faro tra gli scogli . Adesso il signor Antonio è nella stanza al pianterreno , seduto allo scrittoio , e sbriga la sua corrispondenza , adoperando certi grandi fogli a quadretti che , scritta con la sua nitida e sobria calligrafia la lettera , egli piega in modo da formare una busta e questa ferma e sigilla con certe piccole ostie colorate che sono una delle altre attrazioni di Cosima . La corrispondenza riguarda quasi tutta affari abbastanza ingenti ; una delle lettere è indirizzata a uno spedizioniere della costa , che si occupa di caricare su un battello mercantile partite di carbone vegetale e di cenere spedite dal signor Antonio ; un ' altra per un proprietario che vuol vendere un bosco , appunto per il taglio da ridurre a carbone e cenere ; un ' altra ad un capomacchia dell ' Appennino pistoiese , che deve arrivare con un nucleo di operai sul posto , specializzati per la lavorazione delle carbonaie . Ma c ' è anche una lettera di amicizia , per il signor Francesco , possidente , di un paese distante cinque ore di viaggio a cavallo dalla piccola città . Da tanti anni il signor Antonio e il signor Francesco sono amici , anzi compari , poiché il secondo ha tenuto a battesimo la piccola Cosima ; adesso l ' amico gli scrive per annunziargli la nascita dell ' ultima bambina , e lo invita per la nuova festa battesimale . Poi cominciarono ad arrivare le visite . Dapprima fu don Sebastiano , il fratello della puerpera . In quel tempo i preti sceglievano la loro carriera per non saper che altro fare ; ma lo zio Sebastiano , sebbene di famiglia povera , aveva scelta la sua per vocazione sincera . Era un uomo intelligente e anche colto , che sapeva di lettere e di latino , tanto che una volta , essendo stato a Roma , con un sacerdote polacco che non conosceva l ' italiano si erano perfettamente intesi nella lingua di Cicerone . Al contrario dell ' altro prete di famiglia , don Ignazio , fratello del signor Antonio , egli amava la povertà , era di umore allegro , e l ' unica sua debolezza era di mandar giù , fin dalla mattina , bicchierini di acquavite e di vino buono . Fu Cosima a riceverlo , poiché il padre finiva le sue lettere : egli sedette a gambe aperte , nella stanza da pranzo , tirando su la sottana sui pantaloni neri sui quali pendevano due larghe tasche colme di carte , di libri e di altre cose ; mise il cappello sulla sedia accanto e il suo viso roseo e sodo , col naso corto , s ' illuminò di gioia quando la serva gli portò un calice di vino bianco . Anche la manina piccola gli si era avvicinata con confidenza , e tirava una di quelle tasche misteriose che attiravano a lui i fanciulli come comandava Gesù : anzi , la manina di lei s ' introdusse nella spaccatura di quella specie di bisaccia , e ne trasse un piccolo dolce schiacciato nel suo involucro di carta velina . Cosima volle sgridarla ; le diede un colpettino sulla mano , ma avrebbe voluto frugare anche lei , e più a fondo , nelle tasche dello zio . Egli lasciava fare , ridendo ; poi prese entrambe le bambine fra le sue gambe e le strinse piuttosto forte , mentre traeva dolci , frutta secche e giuggiole dalla profondità delle saccocce . Ne trasse anche due numeri della Unità cattolica , il giornale listato a nero per il lutto del perduto potere temporale del pontefice , e li porse al signor Antonio , entrato in qual momento . Era il solo giornale che essi leggevano , passandoselo uno con l ' altro ; e anche quella mattina discussero l ' articolo di fondo di don Margotti , e poi la critica acerba che si faceva alla moglie di un ministro del Governo usurpatore ; poiché la signora era intervenuta ad una festa da ballo con un vestito che si diceva costasse la favolosa somma di venti mila lire . Poi andarono tutti , comprese le bambine che si attaccavano alla sottana dello zio come a quella di una donna , a vedere la puerpera . Fu , quello , un inverno lungo e crudelissimo , quale mai non s ' era conosciuto . Prima venne una gran neve che seppellì i monti e i paesi ; davanti alla casa si alzò , in una notte , oltre un metro e si dovette praticare una scia , in mezzo , per poter passare senza affondarsi . I ragazzi , sulle prime , erano felici , specialmente quelli che avevano la scusa di non andare a scuola . Andrea fece nell ' orto una grande statua monumentale , con due castagne per pupille e un berretto di pelo in testa : Santus invece tentò di andare a scuola , ma dovette tornare indietro perché le Scuole erano in un antico Convento al limite estremo della cittadina e la neve era così alta che non ci si poteva arrivare . Allora lo studente si chiuse nella camera alta , con un freddo siberiano , e si mise a studiare . Quella che più si divertiva era Cosima . Per la prima volta vedeva la neve in tutta la sua terribile bellezza , e le cose le sembravano infinitamente grandi , trasformate in nuvole . Un altro spettacolo per lei meraviglioso era il fuoco . Tutti i camini erano accesi e anche il focolare centrale della cucina ; pareva che la fiamma scaturisse naturale dal pavimento , piegandosi di qua e di là curiosa e quasi desiderosa di staccarsi e correre intorno ; il fumo saliva verso il soffitto e verso ogni apertura , ma tornava indietro come respinto dal freddo di fuori , e allora si faceva dispettoso e annoiava la gente . Per fortuna un servo era tornato il giorno prima dal seminerio , cioè dai campi ove seminava il grano , e adesso , bloccato dalla neve , restava in casa e si rendeva utile in cento modi : spezzava la legna sotto la tettoia , badava al cavallo confinato nella stalla , al maiale e alle galline rattrappite dal freddo , attizzava il fuoco , attingeva l ' acqua dal pozzo , e infine andò anche in cerca di un po ' di carne per fare il brodo ai padroni . Le altre provviste erano tutte in casa , e non c ' era da aver paura anche se la neve durava per settimane intere . Verso sera infatti ricominciò a cadere , fitta e incessante ; furono chiuse e sprangate porte e finestre , quasi contro un nemico , e nel silenzio profondo le voci della casa vibrarono come in un rifugio di montagna . Nella stanza da pranzo , c ' era anche un braciere intorno al quale sedevano la madre e le bambine : Cosima cercò di prender posto fra le sorelle , ma le due , al solito , la respinsero e la punzecchiarono , nonostante i rimproveri della madre : paziente e silenziosa ella si ritrasse e se ne andò in cucina . Lì si stava forse meglio , sebbene il fumo continuasse a velare l ' ambiente . La serva sedeva davanti al camino e già sonnecchiava , mentre il servo stava lontano dal fuoco , poiché un uomo forte non ha e non deve avere freddo , e , per spirito d ' imitazione , Andrea gli sedeva accanto , entrambi su due seggioline basse . Cosima a sua volta sedette a fianco della serva e le posò la testa sul grembo un po ' grasso e tiepido . Il servo era un uomo dei paesi : si chiamava Proto ; basso e tozzo , con una gran barba rossiccia quadrata e gli occhi verdognoli , aveva un aspetto quasi fratesco ; e infatti era molto religioso e semplice , di una innata bontà francescana ; raccontava sempre storie di Santi , sebbene Andrea e la stessa Cosima preferissero leggende o racconti briganteschi : ma questi egli li lasciava all ' altro servo , che era amico dei latitanti ed anche dei banditi : per contentare i padroncini Proto sceglieva una via di mezzo e narrava certe lunghe favole che sembravano romanzi . - Questa , - diceva quella sera , - non è inventata : è proprio vera , ed è accaduta quando io ero bambino . Al mio paese l ' inverno è più lungo e rigido di questo , perché stiamo sui monti , e i pastori devono scendere con le greggie a svernare in pianura , le donne non escono mai di casa , i mufloni scendono dalle cime in cerca di cibo . - Anche i lupi ? - domanda Andrea . - No , lupi non ce ne sono . Siamo gente buona , noi , e anche le bestie sono buone . Non c ' è animale più dolce del muflone , che è una specie di capra selvatica , ma più bello e agile della capra ; e assolutamente innocuo . I cacciatori che lo prendono , e vengono anche molto di lontano per questo , sono più crudeli del più selvatico di essi . Una volta , dunque , uno di questi buoni animali , spinto dalla fame , scese fino all ' ultima casa del paese e vi si aggirò intorno tutta la notte . Ora dovete sapere che in quella casa viveva una fanciulla il cui fidanzato , ricco pastore di pecore , era un mese avanti partito per i pascoli del sud : ma durante il viaggio si era ammalato , di polmonite , e adesso giaceva in un paese lontano , mentre i suoi servi continuavano il viaggio col gregge . Il dolore più grave opprimeva la ragazza : avrebbe voluto raggiungere il fidanzato , ma i genitori non lo permettevano . Quindi piangeva sempre e alla notte non dormiva . Sentì dunque il lieve fruscìo che il muflone destava intorno alla casa . Sulle prime si spaventò , credendo fossero i ladri ; poi pensò che forse il fidanzato era morto e il suo spirito , ritornato nei luoghi della loro felicità , la cercasse . Allora si alzò e aprì la finestra . La notte era fredda , ma serena e senza neve . La luna illuminava la china del monte , che scendeva fino alla casa : e in quel chiarore la ragazza vide il muflone , che frugava qua e là in cerca di cibo : era una graziosa bestia , col pelo color rame lucidato dal freddo , gli occhi grandi e dolci scintillanti alla luna . Ella pensò : è certamente il suo spirito , che ha preso questa forma e viene a salutarmi prima di andarsene all ' altro mondo . Scese al pian terreno e socchiuse la porta : la bestia , però , fuggì . Allora lei si mise il cappuccio e andò verso una muriccia sotto la china del monte : il muflone non tornava , ed ella si persuase che non era lo spirito . Rientrò in casa , e mise fuori della porta un canestro con fieno ed orzo : e poco dopo sentì il ruminare del muflone affamato . La notte dopo fu la stessa cosa . La terza notte ella lasciò la porta aperta e mise il canestro sulla soglia . Seduta accanto al focolare , vide la bestia avanzarsi , tornare indietro , avanzarsi ancora e mangiare . Alla quarta notte mise il canestro nell ' interno della cucina , accanto alla porta spalancata : e la bestia si fece coraggio ed entrò . Così , un po ' alla volta , divennero amici ; ed ella si affezionò talmente al suo protetto , che provò quasi sollievo alla sua pena . Lo aspettava tutte le notti , come un innamorato , e se esso tardava s ' inquietava per lui . Non raccontava a nessuno l ' avventura , per timore che qualcuno molestasse la bestia : la raccontò solo al fidanzato , quando tornò , guarito , in primavera ; e Alessio , così si chiamava il giovine , divenne stranamente geloso . Ma il muflone , adesso , non scendeva più dai monti : non aveva più fame ; inoltre , nel tempo bello la gente stava fuori e poteva dargli la caccia . La fanciulla credette di non rivederlo più : si sposò in autunno ; e ai primi d ' inverno lo sposo dovette ripartire con la greggia , i servi , i cani . Ed ecco , la notte stessa , freddissima notte di gelo , il muflone ritornò : ella lo sentì battere le corna alla porta e scese ad aprire col cuore che le pulsava come per un appuntamento clandestino . La storia ricominciò : il muflone si aggirava famigliarmente nella cucina , come un cane , si avvicinava al fuoco ; e la sposa gli raccontava sottovoce tutte le sue vicende . Ella non era superstiziosa ; non credeva , come altre donne del paese , che gli spiriti e spesso anche gli uomini vivi si trasformino in bestie , specialmente di notte : ci aveva creduto un momento , al primo apparire del muflone , quando si sentiva infelice per la malattia del fidanzato ; ma adesso che era felice pensava che la bestia per sé stessa era una creatura straordinaria , sì , ma semplicemente bestia , che le voleva bene . E anche lei gliene voleva ; avrebbe voluto tenerselo in casa ; le dispiaceva però tenerlo prigioniero e così , dopo la solita visita , gli riapriva la porta . E adesso viene la cosa importante . Per Natale tornò lo sposo . Ella fu incerta se raccontargli o no la sua avventura : però non nascose una certa inquietudine , e , come nelle prime notti , mise il canestro col fieno e l ' orzo fuori della porta . Il mattino dopo lo trovò intatto : segno che la bestia non era venuta . E non tornò , per tutte le notti che lo sposo restò in paese . Allora un senso di superstizione riprese la giovine donna . Si , certo , il muflone doveva avere qualche cosa di umano : dimostrava troppa intelligenza per essere solamente un animale selvatico . D ' altra parte ella pensava che potevano averlo ucciso , e ne provava un vago dolore . Lo sposo se ne accorgeva , e non sapeva se riderne o irritarsi : poiché qualcuno gli aveva riferito che una voce correva in paese : cioè che la sposa , sebbene da così poche settimane maritata , apriva la notte la porta a un uomo misterioso , venuto di lontano , che correva in modo da non lasciarsi distinguere . Ed ecco il giovane marito riparte ; la casetta rimane di nuovo triste senza di lui ; il paese è coperto di neve . La sposa veglia ; aspetta il suo amico , ma senza troppa speranza di rivederlo . Invece il muflone , come avvertito da un istinto sovrannaturale , ritorna : ella lo accoglie tremante , lo nutre , lo accarezza , lo sente palpitare e ansare , quasi aspetta di sentirlo parlare . E osserva che la bestia , questa volta , non ha fretta di andarsene . E ancora ella è tentata di tenerselo in casa ; che male ci sarebbe ! Finalmente si decide a riaprire la porta , e l ' amico riparte : un minuto , e di dietro dalla muriccia bianca di neve parte un colpo di fucile : la bestia cade ; nel silenzio grande si sentono i cani abbaiare e qualche finestrina si apre : la sposa ha un presentimento ; aspetta che tutto sia di nuovo quieto ; esce ; al chiarore della neve si avanza fino alla muriccia e trova il muflone ucciso , con gli occhioni spalancati che brillano ancora di dolore . Ella lo coprì di neve , con le sue mani ; poi tutta la notte pianse . Non si accennò all ' avventura ; e quando le nevi si sciolsero e fu ritrovata la spoglia del muflone lo si credette morto di fame e di assideramento . Non se ne parlò più ; neppure col marito , quando egli fu di ritorno ; ma una cosa terribile accadde . In settembre nacque alla giovane sposa un bambino : era bello , coi capelli color rame e gli occhi grandi e dolci come quelli del muflone : ma era sordomuto . La storia piacque a Cosima . Col capo appoggiato al grembo della serva , credeva di sognare : vedeva il paese di Proto , con le case coperte di assi annerite dal tempo , e i monti scintillanti di neve e di luna ; ma sopra tutto le destava una impressione profonda , quasi fisica , il mistero della favola , quel silenzio finale , grave di cose davvero grandiose e terribili , il mito di una giustizia sovrannaturale , l ' eterna storia dell ' errore , del castigo , del dolore umano . La neve durò parecchi giorni ; più disastroso fu un periodo di pioggie torrenziali che per quattordici giorni diluviarono ininterrottamente , accompagnate da raffiche di scirocco quasi calde . Adesso il fumo non tentava neppure di uscire dalla cucina ; la pioggia penetrava dalle finestre , sgocciolava dai tetti ; una vera sorgente scaturì dalla cantina e il signor Antonio dovette in fretta far costruire dal fabbro - stagnaio un tubo di ferro e prendere due uomini per scaricare l ' acqua della cantina nella strada . Anche la strada era diventata un torrente ; l ' orto uno stagno : si aveva l ' impressione di essere in una barca che faceva acqua da tutte le parti . Poi le ragazze si ammalarono : anche Cosima si sentì stringere la gola , fu assalita da una febbre altissima e cominciò a sognare le cose più strane e spaventose . Giaceva nel letto della camera a pian terreno , e nei momenti di lucidità vedeva il viso pallido della madre piegarsi sul suo e ne provava un senso di frescura come se una ninfea umida la sfiorasse : ma un giorno , il giorno di Sant ' Antonio , grosse gocce di rugiada parvero cadere da quel fiore : era ardente , però , quella rugiada ; e Cosima ne sentì anche il sapore salato : il sapore del più grande dolore che possa colpire una donna . Venne una parente , per domandare come stavano le ragazze ; entrando , per non dimostrare inquietudine , domandò con voce allegra : - Oggi è la festa del padrone di casa : farete banchetto : dov ' è il porcellino di latte ? - Il porcellino per la festa è su , in camera delle bambine , - disse la madre , con voce rauca . E la parente andò a vedere : era morta Giovanna , la più bella di tutte le cinque sorelline . Dopo la morte di Giovanna , l ' umore della mamma cambiò . Era stata sempre seria ; adesso diveniva melanconica , taciturna , chiusa in un mondo tutto suo ; badava ai figli e alle cose domestiche , ma con una freddezza quasi meccanica , con scrupoli di un dovere dal quale non si aspetta nessun premio . Era giovane ancora , bella , ben fatta , sebbene di piccola statura ; ma a volte sembrava vecchia , piegata , stanca . Forse il mistero della sua tristezza derivava dal fatto ch ' ella si era sposata senza amore , ad un uomo di venti anni più vecchio di lei , che la circondava di cure , che viveva solo per lei e la famiglia , ma non poteva darle la soddisfazione e il piacere dei quali tutte le donne giovani hanno bisogno . Ed ella non poteva procurarseli fuori del recinto domestico : non poteva , per dovere innato . Aveva una volta amato ? Si diceva che , sì , prima di sposarsi , avesse corrisposto ad un giovine povero : nessuno sapeva però chi era , e forse neppure esisteva . Ci sono mole donne che vivono del ricordo di un amore fantastico ; e l ' amore vero è per esse un mistero grande e inafferrabile come quello della divinità . Inoltre la famiglia della mamma era tutta un po ' strana . Il padre , d ' origine straniera , chi diceva genovese , chi addirittura spagnuolo , aveva fatto un po ' tutti i mestieri : in ultimo , proprietario di una casa e di un piccolo podere nella valle , si era ritirato in questo , in una capanna , e viveva da eremita , coltivando la poca terra e allevando uccelli e gatti selvatici . Eppure i figli erano venuti su bene , perché la loro piccola madre li educava santamente : uno era prete , l ' altro segretario comunale in un paese del circondario : le figlie sposate : ma tutti avevano un carattere diverso da quello degli abitanti del luogo ; mattoidi , li chiamavano , questi altri abitanti beffardi e scrutatori , mentre i figli dell ' eremita erano distratti e sognatori e quando parlavano dicevano sempre parole di tagliente verità . Fra questa gente e in questo ambiente è cresciuta dunque la piccola Cosima : adesso ha sette anni e va anche lei a scuola , con la sorella maggiore che ripete la quarta elementare . Il viaggio , per arrivare al Convento che serve da scuola , è tutto avventuroso per lei : bisogna scendere per strade anguste male selciate , attraverso casette di povera gente , fino alla piazza , dove è il quartiere aristocratico , con case alte , balconi , tende inamidate alle finestre . Siedono per terra , in un lato della piazza , le erbivendole coi loro cestini di verdura : per lo più sono serve , che vendono i prodotti degli orti dei loro padroni , e raccontano i fatti di questi ; a volte c ' è anche un carro che viene dai paesi della costa , carico di pesce , o di cocomeri e di melloni ; allora è un accorrere di compratori golosi , e lo stesso signor Antonio , se gli capita , acquista un chilogramma di cefali o un popone fragrante e lo porta a casa dentro il fazzolettone a scacchi . Dalla piazza lo stradone provinciale , che attraversa il paese , prende il nome di Via Maggiore : c ' è un lungo palazzo signorile , che con le sue logge e i suoi cornicioni forma la meraviglia di Cosima ; c ' è , più giù , il caffè con le porte vetrate e , dentro , gli specchi e i divani , altra meraviglia di Cosima : e qua e là negozi e mercerie , botteghe di panno e botteghe di commestibili : ma quella che più interessa la nostra scolaretta è la libreria del signor Carlino , dove si vendono i quaderni , l ' inchiostro , i pennini ; tutte quelle cose magiche , insomma , con le quali si può tradurre in segni la parola , e più che la parola il pensiero dell ' uomo . Qualcuno di questi segni straordinarii Cosima lo sa già tracciare , perché lo zio Sebastiano glielo ha insegnato ; in modo che ella non va alla prima , ma addirittura alla seconda elementare . Il Convento ha due ingressi , uno per i maschi e l ' altro per le femmine : a questo si sale per una breve scaletta esterna , e si entra in un lungo corridoio chiaro e pulito sul quale si aprono le aule : piccole aule che sanno ancora di odore claustrale , con le finestre munite d ' inferriata , dalle quali però si vede il verde degli orti e si sente il fruscìo dei pioppi e delle canne della valle sottostante . Uccellini verdognoli si posano sui davanzali , le nuvole color di rame dei primi giorni di ottobre passano sul ciclo basso di un azzurro intenso eppure luminoso , e la voce della maestra risona nel silenzio come quella del mandriano che su una china alpestre richiama le caprette sbandate . E delle caprette dai grandi occhi liquidi di un colore azzurrognolo , le ragazzine , una quindicina in tutto , hanno la voglia di evadere dal recinto , ove si pascola l ' erba del sapere , per precipitarsi nei meandri della valle e arrampicarsi sui pioppi lungo il torrentello ancora asciutto . Sono quasi tutte ragazzine un po ' selvatiche , sebbene alcune , come Cosima , di famiglie benestanti e quasi signorili : le sue compagne di banco sono però figlie una di pastori , l ' altra di un fabbro che venuto da un paese lontano sulle prime dovette , per la sua grande povertà , prendere alloggio in una grotta poco distante dal paese , poi a poco a poco fece fortuna e adesso ha una bella casa e un ' officina che lavora giorno e notte . Anche la maestra non è del luogo ; anzi viene di molto lontano , d ' oltre mare , e la chiamano appunto la Continentale : è una donna ancora bella , coi capelli biondi crespi , ma irascibile e nervosa . Cosima sola ha da lei una accoglienza buona e gentile : la bambina però , istintiva , prova subito un senso di diffidenza per quella signora dalla voce grossa e gli occhi vuoti , e rimane ferma , rigida , al suo posto accanto alla finestra . Per nove mesi dell ' anno ella occupò quel posto , profittando delle lezioni più di ogni altra scolaretta ; era una delle più piccole , ma la più brava , e quando veniva l ' ispettore era sempre lei l ' interrogata . E faceva bella figura , sebbene l ' uomo , con una grossa testa carducciana , scuro il viso , le destasse un brivido di spavento : ma anche di ammirazione : poiché egli era l ' arca santa del sapere , colui che davvero poteva interpretare le carte scritte e le pagine stampate come i sacerdoti i libri sacri . E Cosima aveva una gran voglia di sapere : più che i giocattoli l ' attiravano i quaderni ; e la lavagna della classe , con quei segni bianchi che la maestra vi tracciava , e che aveva per lei il fascino di una finestra aperta sull ' azzurro scuro di una notte stellata . Fu promossa senza esame : la maestra le consegno una letterina per il signor Antonio , con la fausta notizia ; ed ella la portò a casa sventolandola ogni tanto come una bandiera di trionfo ; tanto che la sorella maggiore le dava , per il dispetto , pizzicotti e spintoni ; ma quando il padre aprì il messaggio rimase piuttosto freddo , ed anzi un sorriso sarcastico gli strinse le labbra sottili : poiché la signora maestra , il cui marito era un noto ubriacone , e anche lei , si diceva , non sdegnava qualche bicchierotto di vino buono , gli chiedeva denari in prestito . Questa fu una delle prime commediole tragiche della realtà che diede a Cosima una lezione pratica della vita . Gli altri anni di scuola passarono presto : tre in tutto , poiché la quarta classe fu ripetuta , ed ella ebbe facilmente il primo premio , consistente in un libro del Tommaseo con la copertina bianca fregiata di oro . Adesso aveva dieci anni , e la sua precocità gliene accresceva qualcun altro . Due bizzarre famiglie , disordinate e forestiere tutte e due , erano intanto venute ad abitare nel piccolo quartiere ; una era quella di un armaiolo , cacciatore infaticato , che quando era in casa faceva rintronare i dintorni con gli urli contro la moglie e le figlie giovinette . Da queste ragazze , che già avevano girato un bel po ' di mondo , Cosima apprese i misteri che fanno della donna e dell ' uomo un essere solo : non ne fu molto turbata , perché i suoi sensi erano chiusi ancora in un boccio che la vita castissima della sua famiglia non tendeva certo a far fiorire . Ma le cose , specialmente della natura , le apparvero già in un barlume nuovo , come di aurora che segue l ' incerto biancore dell ' alba . Ecco , più che le confidenze a bassa voce delle sue amichette straniere , la colpiscono i diversi profumi del piccolo orto ; quello dei gigli , sopra tutto , e delle rose ; ella chiude gli occhi nel piegare il viso sui fiori appena sbocciati , e quel misterioso senso subcosciente di una vita anteriore , che prova nel vedere la nonnina , la riprende più forte . Già ella ne capiva qualche cosa , e tentava di spiegarsela , vagamente , come si cerca d ' interpretare i sogni . Anche leggendo già di nascosto i libri del fratello maggiore , e quelli che esistevano in casa , pensava a una vita lontana , diversa dalla sua , e che pure le sembrava di aver un giorno conosciuto . Così , a quell ' età , lesse i primi romanzi : uno dei quali era I Martiri di Chateaubriand , che lasciò nella sua fantasia una traccia profonda . Non è detto però che anche nel suo ambiente la vita non cominciasse a mostrarle la faccia della realtà , e gli avvenimenti non prendessero , a volte , colori e movimenti insoliti . Uno dei fatti più impressionanti e dolorosi fu la scoperta fatta un giorno dal padre , di denari che mancavano dal suo cassetto chiuso a chiave . Egli non si ingannò un attimo solo : chiamò il figlio Andrea , che allora aveva sedici anni , e lo interrogò a lungo . Andrea era rimasto un ragazzo basso e robusto , senza voglia di studiare , e frequentava altri ragazzi di famiglie paesane , benestanti e prepotenti . Alcune donne di malaffare , appollaiate in certe casupole del quartiere di San Pietro , il più schiettamente popolare della cittadina , attiravano questi giovanetti esuberanti di vita e abbandonati a se stessi . Il signor Antonio , un po ' tardi , si avvedeva di aver dato anche lui troppa libertà al ragazzo , buono e generoso in fondo , ma con tutti gli istinti di una razza ancora primitiva . Un furore muto , alimentato di rimorso , di paura per l ' avvenire , di propositi di fermezza e di repressione ad ogni costo , lo sostenne nel lungo interrogatorio che fece ad Andrea . Il giovane negava di aver preso i denari : allora il padre lo perquisì ; gli trovò alcune monete e la chiave che apriva il cassetto . Andrea continuava a negare . Allora il signor Antonio prese una corda e la lanciò ad una trave della cucina : chiuse le porte e le finestre , mandò fuori le donne . Disse con calma : - Vedi , Andrea : io stesso farò giustizia immediatamente , se tu non riconosci la tua colpa . Ti impiccherò con le mie mani . E l ' altro confessò . Tutto parve cancellato : eppure un ' ombra rimase sopra la famiglia : poiché padre e figlio erano d ' improvviso apparsi in una luce di terrore e di morte . La madre si fece ancora più triste : Cosima si piegò come uno dei suoi gigli sciupati dal vento . Ma il giovane parve immediatamente emendarsi . Dichiarò che non voleva proseguire inutilmente gli studi , e desiderava lavorare . Allora il padre pensò di associarlo ai suoi affari : lo mandò a sorvegliare le lavorazioni di carbone e di cenere che aveva sui boschi della montagna , non solo , ma lo fece partire per un viaggio d ' istruzione commerciale , con lettere di presentazione e raccomandazioni ai suoi corrispondenti di Napoli e di Livorno . Anche Santus era fuori : già da due anni frequentava il liceo di Cagliari , e prometteva di diventare un bravo dottore in lettere o in medicina . Preferì quest ' ultima , pure non abbandonando i suoi studi e i suoi gusti letterari . Quando tornava per le vacanze era un ampio respiro di nuova vita che animava la casa . Portava libri e regali , ed era vestito con modesta ma accurata eleganza . Ed era bello , col viso fine che sembrava quello di una razza diversa dalla sua , i grandi occhi chiari , trasparenti di intelligenza e di bontà . Non parlava molto , ma parlava bene , e aveva già una cultura larga e profonda , aiutata da una memoria straordinaria . E quello che più stupiva in lui era la serietà , quasi l ' austerità dei costumi : non fumava , non beveva , non guardava le donne : studiava sempre , anche durante le vacanze . Qualche volta veniva a cercarlo un suo compagno di studi ; Antonino , si chiamava , un bellissimo giovane bruno dall ' aria un po ' beffarda , vestito inappuntabilmente alla moda di allora , - cappellino di paglia con nastro di tulle e veletta all ' estate , mantello azzurro d ' inverno , drappeggiato con eleganza dannunziana , - ( almeno così Antonino dava ad intendere , chiamando fraternamente col solo nome di Gabriele il giovanissimo poeta che aveva degnato di una sua visita il paese di Cosima ) . Anche lui , Antonino , apparteneva ad una famiglia mista , fra borghese e paesana : la madre e le sorelle vestivano in costume , mentre lui e i fratelli , tutti studenti , avevano quasi un ' aria aristocratica . Il padre , veramente , era esattore d ' imposte , un uomo rude , taciturno , poco pratico della lingua italiana ( come i maggiori signori del resto ) , di mirabile animo e nobiltà . Ben caratteristica era la loro abitazione , l ' ultima del paese , costituita da fabbricati bassi che davano su un cortile chiuso , e dove , oltre la loro famiglia , vivevano altri parenti , con numerosi ragazzi : una specie di clan , ma di gente incivilita , anzi , intelligentissima . I ragazzi studiavano tutti , ed erano caustici , osservatori , beffardi . Una bella vigna che guardava sulla valle e verso i monti a nord , in dolce pendìo , era attigua alla casa : più tardi il padre di Antonino costruì in un angolo di questa vigna una casina alta , dove lo studente , nelle poche settimane che rimaneva in paese , viveva come in una torre d ' avorio , studiando , o fingendo di studiare . Fu il primo , il lungo amore di Cosima . Quando egli veniva a cercare Santus , ella si nascondeva , presa dal terrore che egli potesse rivolgerle un semplice sguardo . Ma non c ' era pericolo : egli passava accanto a lei e alle altre ragazze anche maggiori e più belle ed esperte di lei , senza neppure vederle ; e se veniva a cercare Santus era perché con lui poteva parlare delle cose e delle persone conosciute nella città dei loro studi ; e perché Santus , poi , lo attirava con la sua singolare intelligenza e la sua originalità . Adesso , poi , il futuro medico , si dedica insolitamente ad altre cose all ' infuori dei suoi studi . Costruisce , per esempio , un pallone volante , come li chiamavano allora , e riesce a meraviglia : nessuno conosce il segreto del suo apparecchio ; ma è certo che il pallone , di carta - seta , per il cui finanziamento Santus è riuscito a farsi dare qualche sussidio dalla madre , un bel giorno sale dal cortile della casa , leggero e colorato come una grande bolla di sapone ; vola sopra il paese , richiamando l ' attenzione e l ' ammirazione di tutti , sparisce , non ritorna . Qualche giorno dopo si seppe che era sceso , senza incendiarsi , in un angolo della montagna . Alcuni piccoli pastori di capre lo avevano veduto librarsi sopra le roccie , illuminato dal tramonto , credendolo una cosa sovrannaturale , e , nel vederlo scendere , si erano inginocchiati presi da terrore superstizioso , gridando : “ È lo Spirito Santo , è lo Spirito Santo ” . Lusingato da questo successo , lo studente ne tentò un altro . Costruì una ruota pirotecnica , che doveva innalzarsi come il pallone e accendersi con fuochi artificiali di sorprendente effetto . Alcuni razzi di prova riuscirono bene : guizzarono in alto , una sera di agosto , si aprirono in meravigliosi getti di fiori incandescenti : ma quando si trattò di issare e far funzionare la ruota , questa s ' incendiò , con grande spavento della famiglia , e il giovine inventore ne ebbe una mano e un braccio gravemente ustionati . L ' insuccesso e il male lo avvilirono : dovette mettersi a letto , e per placargli le sofferenze e farlo dormire , il dottore gli ordinò una miscela alla quale era mescolato del cognac . Egli si addormentò ; ma come se gli avessero propinato una bevanda magica , si svegliò stordito , e quando le sofferenze della sua scottatura lo tormentavano , si preparava la bevanda e ricadeva in sopore . Il suo umore cambiò : divenne irascibile e pigro , trascurò i suoi libri , si assentò per intere giornate da casa senza dire dove andava . Solo la compagnia di Antonino pareva piacergli : si chiudevano per lunghe ore nella camera alta della casa , e se Cosima , con la forza della curiosità e della passione , riusciva a mettersi in ascolto nel pianerottolo li sentiva leggere ad alta voce e commentare e discutere di cose letterarie . Antonino recitava i versi ultimi del suo diletto poeta : una mattina la sua voce risonò più alta del solito , e nell ' umile sereno silenzio della piccola casa patriarcale , si diffuse come una musica che raccontava di città lontane , luminose di fontane , di statue , di giardini , popolate solo di amanti , di donne bellissime , di gente felice . Quante volte , in su ' mattini chiari e tiepidi io l ' aspetto ! Ella ancora ne ' l suo letto ride ai sogni mattutini . Su la piazza Barberini s ' apre il ciel , zaffiro schietto . Il Tritone del Bernini leva il candido suo getto . Intorno a quel tempo morì la nonnina . L ' estate era certamente stagione più felice . C ' erano giornate caldissime , ma era un caldo fermo , quasi lucido , e l ' azzurro del cielo , un po ' basso , sembrava quello dei quadri di Zuloaga . Qualche servo tornava dalla mietitura , abbrustolito come da un incendio , e si buttava , febbricitante di malaria , su una stuoia nell ' angolo della tettoia : in cambio le donne che , all ' ombra del cortile , spezzavano mucchi di mandorle che un incettatore veniva tutti gli anni a comprare , ridevano e cantavano stornelli paesani che facevano un contrasto ben curioso coi rondò preziosissimi recitati da Antonino nella camera di Santus . Erano gridi di passione , profonda e ardente come quel cielo sopra la terra bruciata dal sole : e chi , di quelle donne giovani e brune che non pensavano ad altro che all ' amore , si lamentava di “ vivere in mezzo alle spine , per un solo innamorato ” : chi diceva all ' amante : a cara bellu ja ses , traitore che a Zudas : “ bello di viso , traditore come Giuda ” ; chi invitava un altro a succhiarle il sangue vivo dal cuore ; qualche volta la voce di una donna disillusa si alzava però ad ammonire le appassionate , e allora il coro femminile taceva , con una pausa quasi spaventata . L ' ammonimento diceva : Su sordadu in sa gherra nan chi s ' est , olvidadu ; no s ' ammentat , de Deus . Torrat , su corpus meu , pustis chi es , sepultadu , a sett ' unzas de terra . Il soldato , nella guerra , - dicono che si è dimenticato , - non si ricorda di Dio . - Ritorna il corpo mio , - dopo che è seppellito , - a sette oncie di terra . Verso sera , andate via le donne , raccolte entro sacchi puliti le mandorle sgusciate , la serva , le ragazze , qualche volta la madre , sedevano al fresco del cortile , sotto le grandi stelle dell ' Orsa le cui ruote viaggiavano verso un paese di sogno . Il servo malarico , riavutosi alquanto , si sollevava e prendeva parte alle chiacchiere famigliari . Era un bel giovine , lontano parente del signor Antonio , olivastro e coi denti bianchissimi : pareva un etiope , ed anche il suo modo di pensare aveva un colore barbarico . Parlava sempre di banditi e delle loro imprese brigantesche . Bisogna dire che , in quel tempo , il banditismo locale aveva ancora un carattere quasi epico . Odî di famiglia , sete di vendetta , pregiudizî di onore erano per lo più l ' origine di questi episodî di sangue che funestavano la vita del paese e di intere contrade . Il giovane servo , poi , abbelliva le avventure dei banditi con la sua fantasia , e lui stesso si lasciava travolgere da una suggestione malefica che lo spingeva a farneticare sogni di libertà , di imprese ove , più che altro , il ribelle alle leggi sociali , ha modo di spiegare il suo coraggio , la sua abilità , la sua forza d ' animo , il disprezzo per il pericolo e la morte . Era , infine , una specie di anarchico , che non potendo eguagliare la sorte degli uomini liberi e svincolarsi dal suo destino di servo , intendeva distruggere il bene degli altri e crearsi una potenza , una regola di vita diversa da quella usuale . In quel tempo , specialmente una banda di uomini armati di tutto punto , decisi a tutto , protetti anche , o per amicizia , o per complicità , o per paura , da una vasta rete di favoreggiatori , infieriva nel Circondario . I capi erano due fratelli , giovanissimi , terribili , si diceva anche feroci : la radice del loro odio contro la società era una ingiustizia da loro subita , una condanna per un reato del quale erano innocenti : condanna alla quale d ' altronde sfuggivano con la loro latitanza . Bisogna dire però che , o per istinto , o esasperati dalla loro mala sorte , non rispettavano la roba altrui ; così che in pochi anni s ' erano fatti un patrimonio : possedevano terre , case , bestiame , servi e pastori . Un giorno , durante quell ' ultima estate , una giovane donna , quasi fanciulla , si presentò di mattina nella casa del signor Antonio e chiese di parlargli . Egli la ricevette nella stanza dove sbrigava i suoi affari , e le domandò benevolmente che cosa desiderava . Ella era vestita in costume : aveva un viso pallido e fine , con due grandi ; occhi neri sormontati da sopracciglia foltissime , rivelatrici di un carattere forte . Disse , con una certa umiltà : - Lei possiede , sul Monte Orthobene , un bosco di lecci , che tutti gli anni affitta per il pascolo delle ghiande ai porci . Si vorrebbe averlo noi in affitto , questa prossima stagione . - È già affittato - dice il signor Antonio ; - per tre anni lo ha esclusivamente il proprietario di bestiame Elias Porcu . - Elias lo cederà volentieri , se vossignoria lo permette . - Non credo possa cederlo volentieri : ne ha bisogno assoluto . - Se vossignoria glielo impone , Elias lo cederà immediatamente . Calmo e fermo , col piccolo pugno bianco sul tavolo , l ' uomo replica : - Io non ho mai imposto a nessuno cosa che non fosse giusta . - Ma anche adesso sarebbe una cosa giusta . Poiché i miei fratelli hanno bisogno , per il loro branco di suini , di un pascolo di ghiande ; e tutti i proprietari dicono di averli già affittati , mentre non è vero . - Io non so quello che possono dire gli altri proprietari ; ciò che so è che il mio bosco è già affittato : e basta ! - concluse , sollevando il pugno ; ma subito lo riposò sul tavolo senza picchiarvi sopra : i suoi occhi però avevano preso la luce argentea e lucente dell ' acciaio affilato . La ragazza non cedeva : anche i suoi occhi brillarono , tuttavia cupi sotto le tempestose sopracciglia . - Vossignoria sa chi sono i miei fratelli ? - E poiché l ' altro non dimostrava curiosità , aggiunse con fierezza , quasi vantasse una parentela di eroi : - Sono i fratelli ... - e pronunziò un nome . - I banditi . Allora il signor Antonio sorrise . - Fossero pure i sette fratelli della favola , i banditi che diedero il loro nome ai monti sui quali si nascondevano , io non manco di impegno con Elias Porcu . E basta ! - ripeté ; e questa volta batté il pugno , come quando sigillava una lettera con le ostie colorate . La ragazza si alzò : non proferì una minaccia , ma se ne andò senza salutare . Il signor Antonio non disse nulla in famiglia , sebbene tutti si fossero accorti della visita e ne provassero inquietudine . E un fatto strano accadde la sera stessa , a ora tarda , quando tutti erano già a letto , e solo il padrone vegliava ancora nella stanza da pranzo , leggendo un numero arretrato della sua prediletta nerolistata Unità cattolica . D ' un tratto qualcuno bussò lievemente alla porta . Il signor Antonio aprì , e neppure per un attimo si illuse sullo scopo di quella visita insolita . La strada era buia , ma al chiarore che , per il corridoio d ' ingresso , arrivava alla porta , egli vide , nel vano di questa , come in un quadro a fondo scuro , una figura gigantesca , con un ruvido costume nero dalle brache giallastre , che aveva qualche cosa di demoniaco . Il viso color bronzo era circondato da una barba a collare , di un nero corvino , che lasciava scoperte le grosse labbra sanguigne : gli occhi , con le sopracciglia come quelle della sorella dei banditi , ma esageratamente più abbondanti , avevano la pupilla grande e la sclerotica azzurra . “ Sono perduto ” , pensò il signor Antonio , ma non finse neppure di sorridere per nascondere la sua forza . Fece entrare l ' uomo , e notò che costui , nonostante la mole massiccia della sua persona , camminava silenzioso e leggero come un daino : aveva ai grandi piedi calzari di pelle grezza , allacciati sotto le uose di orbace : calzari da uomo che usa correre furtivo e allontanarsi in poche ore dal luogo del suo misfatto , in modo da procurarsi un infallibile alibi . “ Questo , stanotte mi strozza ” , pensa il signor Antonio ; tuttavia lo fa entrare nella stanza ospitale , gli assegna il posto d ' onore davanti alla tavola , ma non si affretta a offrirgli da bere per dimostrargli la sua sicurezza . Anche prima di essere interrogato , l ' uomo comincia a parlare : la sua voce e bassa e quieta ; la parola lenta , prudente . E subito il signor Antonio respira : poiché tutto nell ' uomo , anche l ' occhio , può mentire : mai la voce , anche se egli cerchi di mascherarla . E la voce di quell ' uomo che pareva un ciclope venuto giù dai monti pietrosi per abbattere qualche cosa che non gli andava a genio , era quella di un saggio . L ' argomento era quello : l ' affitto del bosco ghiandifero ai banditi . Egli non disse che era un loro favoreggiatore , anzi un loro complice , ancora a piede libero perché troppo furbo e prudente per lasciarsi scoprire ; narrò che era un loro amico , perché i disgraziati erano pur degni di avere amici , fra tanti nemici che li perseguitavano come i cacciatori i cinghiali , colpevoli solo della loro fiera indipendenza : questi nemici arrivavano al punto di impedire ai due fratelli di far pascolare le loro greggie e i loro branchi di porci in terre di cristiani : onde il signor Antonio era pregato di aver compassione delle bestie e dei loro padroni . - Questo è il denaro : due , trecento scudi ; quello che vuole , signor Antonio . Trasse dal petto un portafogli legato con una correggia , e fece atto di toglierne il denaro : la mano bianca dell ' altro fermò la sua , e non se ne staccò , mentre gli occhi chiari del galantuomo cercavano di penetrare in quelli scuri del colosso come un fanciullo fiducioso che si avanza in un bosco spinoso certo di trovarci un sentiero . Disse : - Amico , voi sapete che la cosa è impossibile . Quel contatto , quello sguardo , sopra tutto la parola “ amico ” pronunziata in quel modo e in quel momento , operarono , come l ' uomo ebbe a dire più tardi , un vero miracolo . Egli rimise il portafogli , ma insisté nella sua richiesta , calcando , forse con sincerità da parte sua , sul bisogno assoluto che i fratelli S . avevano di protezione e di soccorso da parte delle buone persone che conoscevano le loro disavventure . - L ' unico soccorso che io posso suggerire ai due sviati , è che si costituiscano subito alle autorità , - disse il signor Antonio : - prima che sia tardi per loro , ed anche per i loro amici . L ' uomo ha un sogghigno : il suo viso rassomiglia proprio , in quel momento , a quello del diavolo . Ma l ' altro continua : - Noi un giorno ci rivedremo ; e allora mi darete ragione . Quei due giovani sono come due pietruzze staccatesi dalla cima di una roccia : cadono , ne travolgono altre , precipitano sulla china , diventano una valanga , finiscono nell ' abisso . - Certo , se nessuno li aiuta , - brontola il gigante . - È facile parlare così , seduti davanti a una tavola tranquilla , col foglio in mano . Bisogna però trovarsi nel loro covo , nelle loro difficoltà , per pensare in altro modo . E bisognerebbe parlare con loro , non coi loro ambasciatori . - Io sono disposto a parlare con loro , e convincerli a cambiare strada . Procuratemi un abboccamento , dove e quando essi vogliono ; parlerò ai due disgraziati ragazzi come fossi il padre loro . Pensando forse che essi invece , noti anche per la loro loquela impetuosa e appassionata , avrebbero convinto lui , procurandosi in tal modo un nuovo amico e “ protettore ” potente per la sua sola bontà e la fama della sua rettitudine , l ' uomo della montagna si animò insolitamente . Accettò il bicchiere di vino che l ' ospite gli offriva , e sene andò silenzioso , dopo aver promesso di tornare . Tornò , infatti , ma per il colloquio coi S . non si poté concludere nulla . I banditi erano diffidenti , e i discorsi romantici del signor Antonio li facevano ridere . Costituirsi ? Può un guerriero barbaro , che difende la sua libertà e la sua sanguigna fame di vivere , darsi prigioniero al nemico ? Eppure la profezia del signor Antonio si avverò . Di delitto in delitto , di rapina in rapina , essi e la loro banda precipitarono in un abisso . Fra gli illusi da loro travolti , vi fu anche , con dolore del signor Antonio , e di tutta la famiglia , anche il giovane servo , malarico e visionario , Juanniccu , che , senza aver commesso la più lieve colpa , solo per spirito di avventura , si unì negli ultimi tempi alla banda e fu con loro preso . In compenso l ' uomo della montagna tornò spesso dal signor Antonio , e diventò il suo “ pastore porcaro ” . Per lunghi anni fu uno dei dipendenti più fedeli e affezionati al signor Antonio . E confessò che quella notte era venuto con la sinistra intenzione di sopprimerlo , se non si piegava ai voleri dei malvagi . Giusto e buono era il signor Antonio , e tutti lo amavano . Esercitava , senza volerlo , senza accorgersene , un fascino benefico su tutti quelli che lo avvicinavano . Eppure la sua parola era semplice , disadorna ; ma il suono della sua voce che saliva profondo dall ' anima tutta fatta di verità e d ' indulgenza , era come una musica che esprimeva l ' inesprimibile . Del resto egli aveva una certa cultura , ed era , in fondo , un poeta . Aveva studiato a Cagliari , quando ancora si viaggiava da una città all ' altra a cavallo , e aveva portato i suoi libri e le sue provviste entro le bisaccie , come un pastore o un contadino che va a seminare il grano in luoghi lontani . Aveva studiato ciò che in quel tempo si chiamava Rettorica , o preso il diploma di procuratore . A dire il vero non esercitava questa nobile professione , ma molti ricorrevano a lui per consigli e consultazioni legali , profondamente persuasi della sua saggezza e sopra tutto della sua rettitudine . Il commercio lo aveva quasi arricchito . Ma , come un umanista primitivo , egli coltivava anche gli studi poetici : le sue poesie erano dialettali , tuttavia in una forma che si avvicinava alla lingua italiana . Bravo anche come poeta estemporaneo , raccoglieva a volte intorno a sé altri campioni famosi in quelle gare , e competeva coi più bravi e inspirati . E aveva iniziative geniali , anche come proprietario e come agricoltore . Tentò piantagioni di agrumi , di sommaco , di barbabietole : l ' aridità della terra rocciosa , bruciata da lunghe siccità , frustrò i suoi tentativi . Impiantò anche una piccola tipografia e stampò a sue spese un giornaletto , e le poesie sue e dei suoi amici : fallimento completo anche questo . Nelle ore di riposo , alla bella stagione , sedeva all ' ombra della casa , davanti alla porta , leggendo i giornali . Tutti quelli che passavano lo salutavano o si fermavano addirittura a conversare con lui . E se passava una donna bisognosa , egli traeva in silenzio dal taschino una moneta e gliela porgeva , accennandole , col dito sulla bocca , di non fiatare . Così , tutti si allontanavano consolati . Oltre ad Antonino , frequentava la casa un altro giovanissimo studente , già compagno di scuola di Andrea . Era un ragazzo smilzo , dal profilo rapace , gli occhi inquieti e diffidenti , orgoglioso e ambizioso , e di una serietà insolita alla sua età . Ma anche lui apparteneva ad una famiglia mista , che non era borghese ma neppure esclusivamente paesana , che anzi vantava essere di pura e antica razza locale : abitavano in una casa buia , in fondo a un cortile chiuso , quasi murato come una prigione ; e tutti della famiglia , il padre alto e già quasi vecchio , i fratelli , le sorelle , delle quali una bellissima e con rari occhi celesti , erano di una rigidità quasi tragica . Scarso il patrimonio , tanto che quando si trattò di mandare il ragazzo a studiare a Cagliari , si dovette fare sacrifici . Ma Gioanmario , lo studente , dava buone promesse . Durante quelle ultime vacanze , mentre si preparava a partire , le sue visite diventarono più frequenti . Tutte le sere cercava di Andrea , pur sapendo che l ' amico non era in casa , e coglieva tutte le scuse per attardarsi con le ragazze . I suoi discorsi le interessavano : per lo più egli riportava le notizie del paese , i pettegolezzi , le storielle di innocenti amori fra studenti e fanciulle del luogo : Cosima e sopra tutto Enza lo ascoltavano incantate . Enza era già quasi una signorina , un po ' strana , a volte taciturna a volte di una allegria insolente e isterica . Non si tardò ad accorgersi che lei e Gioanmario si erano stretti con un legame d ' amore ; trovarono il modo di vedersi in segreto e l ' opposizione della famiglia di lei , che sperava in un matrimonio più sollecito e solido , aumentò la loro passione . Fu una vera passione , alimentata dal carattere quasi violento dei due ragazzi . Gioanmario si mise a studiare con dura tenacia , e in soli due anni superò gli esami del liceo , inscrivendosi poi alla facoltà di legge . Ma lo studio , le privazioni , l ' orgoglio punto dalla persistente ostilità della famiglia di Enza , lo rendevano cupo e nervoso . A volte i suoi occhi erano venati di rosso , e la voce aspra , le parole amare . Vennero però tristi giorni anche per la famiglia di Cosima : Andrea non andava bene : si diceva che già avesse un figlio , da una bella ragazza del popolo , e che giocasse coi suoi amici scapestrati . Invano il signor Antonio cercava di richiamarlo sulla buona strada : lo mandava a sorvegliare i lavori delle carbonaie , a vigilare i poderi . Andrea obbediva ; era , come si disse , buono e molto generoso , ma anche lui trascinato da istinti di razza , sensuale e impulsivo . E anche l ' altro , il maggiore , si era , dopo la disgrazia dei fuochi artificiali , come incrinato . Incrinato : come s ' incrina ad un urto una tazza di cristallo , un vaso di porcellana . Continuava i suoi studi , all ' Università di Cagliari , mentre Antonino aveva ottenuto , poiché la sua famiglia ne aveva a sufficienza i mezzi , di andare a Roma . Forse anche la lontananza dell ' amico fu per Santus dannosa : egli cominciò a frequentare compagni meno intelligenti e fini , e a domandare denari più del necessario . Anche di lui si seppe che studiava sempre meno , e che beveva . Questo fu un grave dispiacere per tutti . Il signor Antonio divenne pensieroso ; la madre sempre più taciturna e melanconica . Che fare ? La vita segue il suo corso fluviale , inesorabile : vi sono tempi di calma e tempi torbidi , a cui nulla può mettere riparo : e invano si tenta di arginarla , di opporsi anche di traverso nella corrente per impedire che altri venga travolto . Forze occulte . Fatali , spingono l ' uomo al bene o al male ; la natura stessa , che sembra perfetta , è sconvolta dalle violenze di una sorte ineluttabile . Il signor Antonio , e più di lui la signora Francesca , si piegavano sulla china che pareva franasse sotto i piedi dei loro figliuoli : si rimproveravano , ciascuno però per conto proprio , di non aver saputo creare , con l ' educazione , l ' energia , la costanza , il sacrificio di tutte le ore , un terreno più solido e sicuro per il cammino dei loro figli : il signor Antonio aveva loro comprato terreni e greggi , la signora Francesca aveva per loro risparmiato anche il centesimo : che valeva ? Anzi valeva forse dannosamente , perché , senza il benessere e l ' avvenire assicurato , i ragazzi sarebbero stati costretti a lavorare e crearsi da loro una posizione . Fantasie , forse , anche queste : poiché c ' erano intorno esempi di gente povera , o mediocre , che tuttavia era spinta da un destino di dolore e di colpa , molto più triste di quello dei fratelli di Cosima . Se n ' era avuto un caso nel disgraziato Juanniccu . E un altro caso anche più doloroso colpì un cugino , figlio di una sorella del signor Antonio , severa e intelligentissima donna , rimasta vedova in giovine età con parecchi figli da allevare : possedeva , è vero , una certa sostanza , e non le mancava l ' aiuto dell ' altro fratello sacerdote che conviveva con lei ; ma era una donna litigiosa , che per motivi da nulla intentava causa ai suoi vicini e confinanti di terra e di domicilio , e si faceva mangiare buona parte delle sue entrate dagli avvocati e dalle spese di giustizia . Da piccoli proprietari che erano , i figli custodivano personalmente il loro patrimonio ; ma il cugino era sanguigno , ambizioso e violento , e cominciò con l ' appropriarsi di qualche capo di bestiame per aumentare il suo gregge . Scoperto , fu punito . Aveva venticinque anni : era bello , alto , robusto ; in guerra sarebbe stato un ottimo condottiero . Ma la vita , l ' ambiente , il destino , erano così . E anche nella casa di Cosima s ' era introdotto il male , subdolo , velenoso , forse inevitabile , come tutti i mali del mondo . Anche Andrea fu trascinato , una notte , ad una impresa di quelle che certi giovani facevano più per spacconeria che per malvagità . Rubarono galline : ma furono anch ' essi presi . Un lutto più che mortale ottenebrò la famiglia del signor Antonio : egli si accorò talmente che , fatto ogni più grave sforzo per salvare il figliuolo , si accasciò e si ammalò . Furono mesi e mesi di dolore rodente , quasi di disperazione . Finché l ' uomo buono , l ' uomo saggio e giusto , cadde , e la famiglia rimase come l ' umile erba tremante all ' ombra della quercia fulminata . E poiché la famiglia era in questo cerchio d ' ombra , restava rassegnata , in attesa di vederla un giorno diradare . Con la morte del padre , Andrea parve metter giudizio ; prese lui ad amministrare il patrimonio rimasto ancora in comune ; ma ne profittava largamente , in modo che rimaneva appena il tanto per aiutare negli studi l ' altro fratello , e per pagare le tasse . La madre si lamentava sempre , per queste tasse , e se ne preoccupava tanto da non dormire la notte . Per fortuna nella casa c ' era ogni provvista , e le ragazze si contentavano di nulla . Il lutto per il padre fu lungo : per mesi interi le finestre rimasero chiuse e nessuna delle donne , tranne la serva , metteva il piede fuori della porta : ma Enza si consolava scrivendo lettere interminabili al suo Gioanmario e le tre piccole , intelligentissime , leggevano sempre , chiacchierando e anche discutendo fra di loro , in perfetto accordo . Chi non andava bene era Santus . La morte del padre , invece di richiamarlo in sé , parve sprofondarlo di più nella china abissale dove di giorno in giorno precipitava . Studiò fino ad arrivare al quarto anno di medicina : ma beveva . Durante le ultime vacanze fu trascurato anche da Antonino , che non andò più a cercarlo : né lui parve preoccuparsene , chiuso sempre in una sua indifferenza da animale malato . Se ne stava nella sua camera , chiuso a chiave , - poiché Andrea s ' era stabilito in quella che doveva funzionare da salotto , - e non usciva se non per andare a cercare da bere . Del resto era innocuo ; non molestava nessuno ; nelle ore buone scendeva in cortile e fabbricava giocattoli con la ferula , per i bambini del vicinato ; tutti gli volevano bene , ma la sua ombra gravava intorno e accresceva il lutto della madre e delle sorelle . Dopo quelle ultime vacanze , verso ottobre , parve svegliarsi dal suo malefico incantesimo ; preparò i suoi libri , disse che avrebbe fatto ogni sforzo per compiere entro l ' anno scolastico il resto degli studi e laurearsi . L ' arcobaleno della speranza illuminò il grigio orizzonte della famiglia : fu raccolto il gruzzolo necessario per fa sua partenza , e la madre , anzi , gli diede i pochi risparmi che teneva nascosti per riserva , in caso di bisogni impreveduti . Fu una festa , la partenza di lui , e anche un senso di liberazione per la casa ; alla sua camera fu data aria , come a quella di uno che è morto o guarito dopo lunga malattia , e finalmente fu vista la madre sorridere e prender parte alle conversazioni animate delle ragazze . Sei notti dopo la partenza di Santus , fu sentito , sul tardi , qualcuno bussare replicatamente alla porta . Dopo mezzo secolo di vita , Cosima ricorda ancora quel picchiare come di tamburo che annunzia una disgrazia : lo sente ancora rimbombare dentro il suo cuore ; è il suono più terribile che abbia mai udito , più funebre di quello che annunzia la morte , più del suono della campana che chiama a spegnere un incendio . La buona serva si alza ; ma prima di aprire ascolta , con ansia paurosa . Chi può essere ? Un bandito , un ladro , un uomo della giustizia ? Anche un fantasma può essere , un morto che passa nella strada e bussa alle porte per avvertire i viventi che l ' inferno li aspetta . Era qualche cosa di peggio ancora : un morto vivente che annunziava l ' inferno , sì , ma prima della morte , nella vita stessa . Era Santus , con gli occhi azzurri velati , la lingua legata . Per misurare la gravità di queste disgrazie bisogna considerare anche l ' intransigenza malevola dell ' ambiente dove si svolgevano . Tutti si conoscevano , nella piccola città , tutti si giudicavano severamente , e quelli che meno avrebbero dovuto scagliare la prima pietra erano i più inesorabili . Quando si seppe del ritorno e della perdizione di Santus , fu un lungo compiacersi e sogghignare , fra i conoscenti della famiglia ; e i più cattivi erano i parenti . C ' erano due cugine della signora Francesca , due vecchie zitelle che facevano pensione a un canonico , - questo veramente santo , - e stavano sempre in chiesa . Ogni tanto si presentavano nella casa di Cosima , rigide e composte , dure come due mummie ; non parlavano molto , ma ogni loro parola era una frecciata : e di tutto , anche quando le cose andavano egregiamente , trovavano da ridire , persino se le ragazze avevano un abituccio nuovo , o si ornavano di un nastro economico ritagliato magari da un fazzoletto di seta logoro . Piombarono in casa il giorno dopo del ritorno di Santus , e fecero piangere la signora Francesca , addossandole tutta la colpa del disordine famigliare . Tutto , intorno , per loro , era una tragedia ; e lo era , sì , ma forse , almeno per le ragazze , non irreparabile . Irreparabile lo era per le due vecchie zitelle , che , istintivamente , senza precisa cattiveria , riversavano sul destino degli altri il proprio squilibrio . Una carica particolare , quasi non bastasse la prima , fu fatta contro Enza , della quale si conoscevano gli amori segreti e palesi con Gioanmario : per le due acri e sterili zie , che mai avevano conosciuto l ' amore , il romanzo innocente e in fondo melanconico dei due giovani innamorati era tragico e terribile quasi come quello di Isotta la bionda e Tristano , o di Paolo e Francesca . Predissero le cose più sinistre per l ' immorale e sfrontata ragazza , mormorarono che per causa di lei la famiglia e l ' intero parentado erano scherniti e disprezzati da tutta la gente benpensante , e che il disonore ricadeva anche sulle sorelle che mai avrebbero trovato marito . La madre piangeva : che altro poteva fare ? E , certo , neppure lei era contenta per la storia di Enza , sebbene , dopo le ultime disgrazie famigliari , la sua ostilità verso Gioanmario fosse diminuita , e pensasse che un uomo ordinato ed energico , in casa , sarebbe stato di grande aiuto : ma non rispondeva alle insinuazioni vituperose delle cugine , e tale sua quasi accondiscendenza fu quella che più esasperò Enza , la quale naturalmente origliava all ' uscio . D ' un tratto si sentirono alte grida ululanti , e il tonfo d ' un corpo che cade . Era lei , l ' infelice ragazza , presa da un attacco isterico , quasi epilettico . Allora la madre si sollevò , come la cerbiatta alla quale vien ferito il figlio , e trovò l ' energia di cacciar via le donne e di sollevare e confortare la sua bambina . Poiché tutti i figli , per lei , compreso il più traviato , anzi lui forse più degli altri , erano ancora deboli creature che il Signore avrebbe fatto crescere e rinsavire . Il risultato fu che Gioanmario fu riconosciuto come fidanzato di Enza , e si fissarono le nozze per l ' estate seguente , appena egli si fosse laureato . Nozze umili e quasi tristi ; non quali il padre aveva sognate e preparate per le sue figliuole . Ai due giovani sposi fu assegnata una modesta rendita , e concessa per abitazione una vecchia casa che la famiglia possedeva in un quartiere eccentrico della cittadina . Ma era una casa troppo grande , con una scala erta , le camere vaste dai pavimenti di legno , le finestre piccole , le pareti imbiancate con la calce ; Enza ci si immelanconì e si strapazzò a pulirla e renderla abitabile , aiutata solo da una donna a mezzo servizio . Presto cominciarono i guai . Gioanmario , entrato nello studio di un avvocato , vi rimaneva tutto il giorno , e ancora senza compenso . Il dover vivere con la piccola rendita della moglie lo umiliava e lo esasperava . Provocato dal malumore di lei cominciò a rinfacciarle la fretta di essersi voluta sposare : ella rispondeva aspra : litigi violenti scoppiavano fra di loro , seguiti da riconciliazioni che duravano poco , da fughe di lui che rimaneva assente il più possibile . Una triste mattina , la donna che andava da loro per i servizi , corse spaventata a casa dei parenti , dicendo che aveva trovato la piccola padrona stesa a letto senza sensi , fredda come una morta . L ' aveva fatta rinvenire ; ma temeva che la cosa fosse grave . La signora Francesca era sofferente anch ' essa , per un male alle reni , e le ragazze giudicarono di non spaventarla con le notizie di Enza . Cosima , che spesso andava dai giovani sposi ed era al corrente della loro disordinata e dolorosa vita , corse lei con la speranza che si trattasse di uno dei soliti disturbi nervosi della sorella . La trovò insolitamente calma , troppo calma , abbandonata sul letto pallidissima , coi grandi occhi spauriti . Non parlava , non si moveva ; ma un odore sgradevole e caldo esalava dal letto , e quando Cosima , con un coraggio superiore alla sua età , cercò di scoprire il mistero si accorse che l ' infelice Enza giaceva in una pozza di sangue nero . Arrivò il medico e disse che si trattava di un aborto . Alla meglio tentarono di riparare : ma era tardi : prima che il marito tornasse da una seduta al Tribunale , Enza era morta . Morta , senza dolore , senza coscienza , vuota di tutto il suo sangue malato e turbolento : adesso era bianca , bella , purificata , come una statua di marmo scolpita sul suo modello . Prima di avvertire la madre e le sorelle , prima ancora che Gioanmario rientrasse , Cosima , da sola , chiuse i grandi occhi vitrei di Enza , ne lavo il corpo , trasportato in un lettuccio della camera attigua a quella matrimoniale ; lo profumò ; compose i bei capelli castani intorno al viso diafano , e infine la rivestì del modesto abito bianco di sposa e le calzò anche le scarpette di raso . Agiva sotto l ' impulso di una forza quasi sovrannaturale , come in uno stato di ebbrezza . Ebbrezza di dolore , di disinganno , di spavento della vita , che , come tutte le ubriachezze violente , le lasciò un fondo di amarezza , anzi di terrore ; un terrore che non l ' abbandonò mai più , sebbene accuratamente sepolto da lei in fondo al cuore come il segreto di una colpa misteriosa e involontaria : l ' antica colpa dei primi padri , quella che attirò sul mondo il dolore e ricade indistintamente su tutti gli uomini . Adesso Cosima aveva quattordici anni , e conosceva dunque la vita nelle sue più fatali manifestazioni . Ma nonostante quella paura misteriosa della fatalità che si era annidata nel suo cuore , poiché questo cuore era poi fisicamente e moralmente forte , ella aveva ereditato dal padre e dagli avi paterni , quasi tutti agricoltori e pastori , quindi patriarcalmente unici alla terra e alla natura , un fondo di bontà , d ' intelligenza , di filosofia , e sentiva profonda la gioia di vivere . Durante l ' infanzia aveva avuto le malattie comuni a tutti i bambini , ma adesso era , sebbene gracile e magra , sana e relativamente agile e forte . Piccola di statura , con la testa piuttosto grossa , mani e piedi minuscoli , con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza , forse d ' origine libica , con lo stesso profilo un po ' camuso , i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato ; aveva però una carnagione chiara e vellutata , bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi , a mandorla , di un nero dorato e a volte verdognolo , con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica , che un poeta latino chiamò “ doppia pupilla ” , di un fascino passionale , irresistibile . Per la morte di Enza fu ripreso il lutto , chiuse ancora le finestre , ripresa una vita veramente claustrale . Ma un lievito di vita , un germogliare di passioni e una fioritura freschissima d ' intelligenza simile a quella dei prati cosparsi di fiori selvatici a volte più belli di quelli dei giardini , univa le tre sorelle in una specie di danza silenziosa piena di grazia e di poesia . Le due piccole , Pina e Coletta , leggevano già anch ' esse avidamente tutto quello che loro capitava in mano , e , quando erano sole con Cosima , si abbandonavano insieme a commenti e discussioni che uscivano dal loro ambiente e dalle ristrettezze della loro vita quotidiana . E Cosima , come costretta da una forza sotterranea , scriveva versi e novelle . Da sua parte Andrea aveva molti difetti , ma era anche generoso e gioviale . Forse troppo : e la sua generosità era alimentata da un po ' di amor proprio , di vanità , di boria : ma spesso era schietta e istintiva : aveva , poi , impeti di vero entusiasmo per cose che agli altri sembravano degne di poco aiuto , se non proprio di essere contrariate ; e allora gli sembrava di fare atto di giustizia mettendosi dalla parte del debole . Così , quando si venne a sapere che la sua sorellina Cosima , quella ragazzina di quattordici anni che ne dimostrava meno e sembrava selvaggia e timida come una piccola cerbiatta , era invece una specie di ribelle a tutte le abitudini , le tradizioni , gli usi della famiglia e anzi della razza , poiché s ' era messa a scrivere versi e novelle , e tutti cominciarono a guardarla con una certa stupita diffidenza , se non pure a sbeffeggiarla e prevedere per lei un quasi losco avvenire , Andrea prese a proteggerla e tentò , in modo invero molto intelligente ed efficace , ad aiutarla . Egli aveva fatto solo il ginnasio , e sebbene avesse appena ventidue anni si occupava adesso dell ' amministrazione dei beni lasciati dal padre , traendone , è vero , molto profitto per sé e per i suoi divertimenti ; ma leggeva , anche , e in certo modo era al corrente degli avvenimenti letterarî . L ' eco di questi era sempre portata alla piccola città da Antonino , lo studente di lettere del più intimo amico di Andrea . Questo fratello si chiamava Salvatore , e aveva anche lui preferito allo studio la vita beata del piccolo proprietario sempre a cavallo per i suoi campi ad aizzare il lavoro dei servi e a divertirsi poi con le belle e ardenti ragazze del paese : e si beffava , pur ammirandolo in segreto , di Antonino , che aveva le mani bianche e affusolate di donna e gli occhi pieni di sogni ; e non era buono neppure a montare sulla giumenta sulla quale balzavano d ' un salto le servette di casa per andare a prender l ' acqua alla fontana : come nei suoi eterni studi , nelle Università più celebri del Continente , spendendo tutti i risparmi della famiglia , non riusciva o non voleva riuscire a prendere la laurea . Ad ogni modo questo bellissimo , questo elegante e quasi principesco studente ( e in quei tempi e in quel luogo la parola studente significava ancora un essere superiore : un uomo al quale potevano essere assegnati i più alti e potenti destini della terra ) portava davvero nella cerchia familiare , primitiva , isolata , quasi condannata a un esilio dal mondo grande , un soffio di quella grandezza tanto più luminosa quanto più lontana . Egli parlava di Re , di Regine , di alti personaggi politici , di artisti e di letterati , come fossero tutti suoi intimi amici . Sulla figura di Gabriele d ' Annunzio , allora in tutto il suo più radioso splendore , circonfusa inoltre dall ' aureola di notizie leggendarie , egli si appoggiava sopra tutto , come il credente si appoggia alla colonna del tempio per riceverne forza e maestà . Le cose raccontate dal buono , dall ' epico Antonino , infiammavano di folli sogni il cuore del rude , ma anche lui a suo modo epico Andrea . Egli cominciò a fantasticare sulla piccola Cosima . Bisognava pertanto aiutarla . La mandò a prendere lezioni d ' italiano , poiché a dire il vero ella scriveva più in dialetto che in lingua , da un professore di ginnasio . Queste lezioni accrebbero il senso di ostilità istintiva che la piccola scrittrice provava per ogni genere di studi libreschi , a meno che non fossero romanzi o poesie . Più efficaci furono le lezioni pratiche che il fratello volonteroso le procurò facendole conoscere tipi di vecchi pastori che raccontavano storie più mirabili di quelle scritte sui libri , e portandola in giro , nei villaggi più caratteristici della contrada , alle feste campestri , agli ovili sparsi nei pascoli solitari e nascosti come nidi nelle conche boscose della montagna . Una di queste gite fu meravigliosa , anche perché fatta in buona compagnia . Oltre al fratello di Antonino , c ' erano altri amici di Andrea , quasi tutti studenti mancati , che ai tormentosi fasti del vocabolario preferivano quelli della fisarmonica e la Odissea , se la creavano da sé prendendosi a pugni per qualche bella giovane paesana e poi riconciliandosi in banchetti ove le ossa degli agnelli arrostiti alla viva fiamma si ammucchiavano ai loro piedi come sotto le mense degli eroi e conti di Re Carlo . Uno di questi banchetti fu apprestato quel giorno , nell ' ovile delle tancas paterne di Andrea e di Cosima . Ai pastori porcari , che avevano finito la loro stagione , erano seguiti quelli di pecore e di capre . Le pecore brucavano l ' asfodelo secco , i cui lunghi steli dorati scrocchiavano fra i denti delle bestie come grissini , e le capre nere , dalle teste diaboliche , si profilavano sulla madreperla delle cime rocciose . Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere . Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio , e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio . E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade , vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera come in segno che l ' isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l ' eternità . Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta . Certo , fu una giornata indimenticabile , come quella della cresima , quando un fanciullo che crede fermamente in Dio si sente più vicino a lui , lavato del tutto dal peccato originale . Tutto pareva straordinario a Cosima , persino il grido rapace delle ghiandaie e i cardi spinosi fra le pietre arse : ma invece di esaltarsi si sentiva piccola e umile accanto alle rocce che scintillavano come rivestite di scaglie , e ai lecci millenari che sembravano più antichi delle stesse rocce . L ' ombra era fitta , e se qualche nuvoletta solcava il cielo sembrava si afferrasse alle cime più alte , in certi piccoli squarci del bosco , come i fanciulli che guardano in fondo a un pozzo . Ma il banchetto fu servito in una radura , per terra s ' intende , tutta circondata da un colonnato di tronchi come un salone regale : per Cosima Andrea preparò con una sella e una bisaccia una comoda poltrona ; e i migliori bocconi furono per lei : per lei il rognone dell ' agnello , tenero e dolce come una sorba matura ; per lei il cocuzzolo del formaggello arrostito allo spiedo , per lei il più bel grappolo d ' uva primaticcia portata appositamente dal fratello premuroso . Si accorsero , i convitati , di queste gentilezze quasi galanti , e cominciarono a urtarsi coi gomiti ; e come se una parola d ' ordine si trasmettesse fra loro con questo gesto , un bel momento tutti sporsero verso Cosima le loro curiose forchette di stecchi di legno , e ad esse infilati pezzetti di carne , di pane , di cacio , di tutte le vivande che si trovavano sulla mensa . Ella arrossì , ma non pronunziò una parola : non aveva mai aperto bocca , del resto , durante tutto il tempo del banchetto , e pareva una estranea , sulla sua sella ricoperta dal drappo arcaico della bisaccia , coi suoi grandi occhi silenziosi , oscuri del cupo verde dell ' ombra del bosco : come una delle piccole fate ambigue , non sai se buone o cattive , che popolano le grotte del monte e da millennii vi tessono , dentro , nei loro telai d ' oro reti per imprigionare i falchi , i venti , le nuvole , i sogni degli uomini . Era un po ' stizzita , però , che il fratello l ' avesse esposta alla beffa , per quanto rispettosa , dei compagni ; e non toccò più cibo , e , appena sfuggita all ' attenzione dei convitati , si volse di fianco e parve balzare dalla sella come da un cavallo in corsa . Si allontanò rapida tra le felci della radura , sfiorandole con le braccia aperte , come una rondine che vola basso all ' avvicinarsi del temporale , e tornò poi in cima al dirupo donde si vedeva il mare . Il mare : il grande mistero , la landa di cespugli azzurri , con a riva una siepe di biancospini fioriti ; il deserto che la rondine sognava di trasvolare verso le meravigliose regioni del Continente . Se non altro ella avrebbe voluto restare lì sullo spalto dei macigni , come la castellana nel solitario maniero , a guardare l ' orizzonte in attesa che una vela vi apparisse con i segni della speranza , o sulla riva balzasse , vestito dei colori del mare , il Principe dell ' amore . Le grida dei giovani nella radura la richiamavano alla realtà : si udivano anche i fischi dei pastori che radunavano il gregge , e ogni voce , ogni suono vibrava nel grande silenzio con un ' eco limpida come in una casa di cristallo . Il sole calava dalla parte opposta , sopra le montagne di là della pianura , e già le capre , ancora arrampicate sulle vette , avevano gli occhi rossi come quelli dei falchi . Era tempo di ritornare a casa ; e ricordando le sue giornate ancora fanciullesche , rallegrate solo dalle storielle ch ' ella raccontava a sé stessa , ella si sentiva al cospetto del mare e sopra i grandi precipizi rossi di tramonto , come la capretta sulla vetta merlata della roccia , che vorrebbe imitare il volo del falco e invece , al fischio del pastore , deve ritornare allo stabbio . E , invece , un fischio , più acuto e diverso dagli altri , le arrivò come una freccia , seguito da altri che lo imitavano beffardi . Era Andrea che la chiamava , avvertendola che non bisognava abusare della sua indulgenza di guardiano : e l ' irrisione dei compagni le ricordava meglio ancora che le sue scorribande non erano sopportate che una volta sola dalle leggi della comunità dov ' ella era destinata a vivere . Allora ella si alzò , ma scosse di nuovo le braccia , verso il mare , sembrandole di sfiorare le onde come poco prima aveva sfiorato le felci della radura , quale rondine che migra , dopo l ' inverno caldo , sì , ma sterile , degli altipiani libici , verso le terre del sole , i rossi crepuscoli estivi , l ' amore che solo concede il dono dell ' eternità . Questo sogno , da allora , non l ' abbandonò mai più . Quando nelle sere d ' inverno , accanto al braciere e alla luce di due lampadine ad olio ( qualche volta ne accendeva anche tre ) , o nei mattini di primavera , nell ' orticello fiorito di rose e ronzante di mosconi , e poi d ' estate nella camera su in alto col paesaggio sonnolento dei monti alla finestra , poteva aver fra le mani una rivista illustrata , ne studiava a lungo le figure , specialmente le riproduzioni fotografiche di strade , monumenti , palazzi di grandi città . Roma era la sua mèta : lo sentiva . Non sapeva ancora come sarebbe riuscita ad andarci : non c ' era nessuna speranza , nessuna probabilità : non l ' illusione di un matrimonio che l ' avrebbe condotta laggiù : eppure sentiva che ci sarebbe arrivata . Ma non era ambizione mondana , la sua , non pensava a Roma per i suoi splendori : era una specie di città santa , Gerusalemme dell ' arte , il luogo dove si è più vicini a Dio , e alla gloria . Come giungessero fino a lei i giornali illustrati non si sa : forse era Santus , o lo stesso Andrea a procurarli : il fatto è che allora , nella capitale , dopo l ' aristocratico editore Sommaruga , era venuto su , da operaio di tipografia , un editore popolare che fra molte pubblicazioni di cattivo gusto ne aveva buone , quasi fini , e sapeva divulgarle anche nei paesi più lontani della penisola . Arrivavano anche nella casa di Cosima ; erano giornali per ragazzi , riviste agili e bene figurate , giornali di varietà e di moda . Sicuro , l ' Ultima Moda , coi suoi figurini di donna dall ' alta pettinatura imbottita , la vita sottile e il paniere prominente , l ' ombrellino grande a merletti come quello del Santissimo Sacramento , e i ventagli di piume simili a quelli del Sultano , era la gioia , il tormento , la corruzione delle ragazze . Nelle ultime pagine c ' era sempre una novella , scritta bene , spesso con una grande firma : non solo , ma il direttore del giornale era un uomo di gusto , un poeta , un letterato a quei tempi notissimo , della schiera scampata al naufragio del Sommaruga e rifugiatasi in parte nella barcaccia dell ' editore Perino . E dunque alla nostra Cosima salta nella testa chiusa ma ardita di mandare una novella al giornale di mode , con una letterina piena di graziose esibizioni , come , per esempio , la sommaria pittura della sua vita , del suo ambiente , delle sue aspirazioni , e sopra tutto con forti e prodi promesse per il suo avvenire letterario . E forse , più che la composizione letteraria , dove del resto si raccontava di una fanciulla quasi simile a lei , fu questa prima epistola ad aprirle il cuore del buon poeta che presiedeva al mondo femminile artificiosetto del giornale di mode , e con il cuore di lui le porte della fama . Fama che come una bella medaglia aveva il suo rovescio segnato da una croce dolorosa : poiché se il direttore dell ' Ultima Moda , nel pubblicare la novella presentò al mondo dell ' arte , con nobile slancio , la piccola scrittrice , e subito la invitò a mandare altri lavori , in paese la notizia che il nome di lei era apparso stampato sotto due colonne di prosa ingenuamente dialettale , e che , per maggiore scandalo , parlavano di avventure arrischiate , destò una esecrazione unanime e implacabile . Ed ecco le zie , le due vecchie zitelle , che non sapevano leggere e bruciavano i fogli con le figure di peccatori e di donne maledette , precipitarsi nella casa malaugurata , spargendovi il terrore delle loro critiche e delle peggiori profezie . Ne fu scosso persino Andrea : i suoi sogni sull ' avvenire di Cosima si velarono di vaghe paure : ad ogni modo consigliò la sorella di non scrivere più storie d ' amore , tanto più che alla sua età , con la sua poca esperienza in materia , oltre a farla passare per una ragazza precoce e già corrotta , non potevano essere del tutto verosimili . L ' estate era certamente la stagione più bella , per Cosima sopra tutto . Grande era il caldo , a giorni , ma un caldo secco , che alla notte si placava in un senso di straordinaria dolcezza . Arrivavano allora , dalla valle e dai campi mietuti , odori di stoppia , di cespugli aromatici ; e le voci delle donne accoccolate nella strada a godere il fresco risonavano con bassi accordi musicali . Lunghi erano i vesperi , rossi , glauchi , violetti sopra la montagna , e se la luna spuntava sopra le roccie il suo chiarore si fondeva con quello dell ' ultimo giorno in un crepuscolo quasi orientale . E poi era la stagione in cui Antonino tornava per le vacanze . Cosima aspettava questo ritorno come altri aspettano la primavera o il fare del giorno . Quell ' anno , poi , alla sua attesa si mischiava una vaga paura : paura che Antonino avesse saputo la grande novità , che anche lei era diventata una scrittrice , una candidata alla gloria , e che sorridesse di lei , con quel suo ironico sorriso di famiglia , velato però , in lui , da una finissima melanconia , come quella dei grandi , dei veramente grandi e forti , per i piccoli e deboli . In fondo non le importava gran che , ferma nella sua ambiziosa sicurezza di non aver bisogno di forze diverse dalle sue per andar diritta nella strada che Dio stesso le aveva tracciata : e da Antonino non sperava niente , non solo , ma non voleva niente , neppure che egli sospettasse del suo amore per lui . Amore . La parola era finalmente sbocciata , nel cuore e sopra tutto nella coscienza di lei , da quel giorno sulle rocce : come sboccia la rosa rossa e fragrante che basta a illuminare un giardino desolato . Eppure il corpo di Antonino non esisteva per lei ; e neppure il lontano desiderio , neppure per istinto , di un solo bacio di lui , le vibrava nel sangue . Di lui non conosceva che la linea , una linea quasi azzurra , poiché egli vestiva quasi sempre di colore turchino chiaro , quasi soffusa del chiarore della lontananza in cui egli le appariva , anche se in realtà la sua figura spuntava in fondo alla strada solitaria . Egli doveva attraversare per forza quella strada , per scendere dalla sua casa al centro del paese : ella lo sapeva , e lo aspettava alla finestra , ma appena la figura di lui appariva ella si nascondeva . Ma questa volta ella lo vede sotto una luce diversa , su uno sfondo che ha del fantastico . Era andata , con la sorella Pina , a trovare le loro amiche , cugine di Antonino . La serva le ha accompagnate , consegnandole alla signora Lucia , con la promessa che sarebbe andata a riprenderle verso sera . È poco , eppure è una festa per Cosima , che può respirare l ' aria del cortile e della vigna di Antonino . Come si è detto , le case delle quattro famiglie si aprono tutte su questo grande cortile arioso , lastricato bene , con panchine di granito poggiate al muro , accanto alle porte . Quella della signora Lucia è a un solo pianterreno , ma le stanze sono comode , e c ' è anche il salotto , col tavolino rotondo in mezzo , e il sofà con la spalliera ricoperta da una trina all ' uncinetto . Le ragazze vi si raccolgono e cominciano a pigolare : anche l ' amica di Cosima e quella di Pina , della stessa età , sono piccoline , brune , intelligenti e lingue lunghe . Finito di parlar male delle comuni conoscenze , cominciano a punzecchiarsi scambievolmente , con istintive malignità e derisioni . Le due ragazze M . vestono bene , perché il padre è impiegato al Tribunale ed ha una sorella a Sassari , dove spesso le ragazze passano qualche settimana e apprendono le eleganze cittadine . Oggetto della loro beffa sono quindi i goffi vestitini delle altre due , fatti dalla sarta paesana . Giallo , con guarnizioni rosse , quello di Cosima , che parrebbe ridicolo e pure dà risalto al suo viso pallido e ai folti capelli neri . - Sembri una ciliegia che comincia a maturare , - le dice l ' amica Lenedda , e Cosima arrossisce e tace , ma la sorella Pina , squadrando il vestito verde e nero dell ' altra , ribatte : - E tu sembri una vipera . L ' altra ride ; dice : - Non mi ricordavo che ti hanno tagliato il filo della lingua . Infatti era vero : da piccola Pina balbutiva poiché lo scilinguagnolo sotto la sua lingua era eccessivamente corto : e le fu tagliato ; cosa che tutti , per il resto della vita , le rinfacciarono . - A te non occorreva tagliartelo , il filo della lingua : anzi bisognerebbe ricucirlo . Risero , le ragazze , perché in fondo erano allegre e si divertivano delle loro stesse malizie : fu portato il caffè , e si riprese a parlar male delle altre cugine , le sorelle di Antonino , che spiavano dalle finestre di faccia , ma non si degnavano di venire a salutare le piccole borghesi . Poiché esse vestivano in costume , sì , ma in modo sfarzoso , ed erano più ricche delle altre , in modo che la loro madre diceva convinta : - Per le mie figlie occorrono uomini in alto , fieri e potenti . Invece la maggiore , molti anni più tardi , sposò un possidente paesano , e la minore un ricco commerciante . Quel giorno , esse non si unirono alla compagnia delle nostre ragazze neppure quando , verso il tramonto , le quattro amiche uscirono nella vigna attigua alla casa . Bellissimo era il luogo in pendìo sopra la valle , in faccia ai monti arrossati dal sole calante : un muricciuolo lo separava dal sentiero che andava a perdersi verso i pendii di un ' altra valle , a nord , e su questo muricciuolo , di contro uno sfondo di cielo abbagliante come una lamina d ' oro , sedeva , con un giornale in mano , l ' agile Antonino . Quando dal fondo del vialetto della vigna Cosima lo vide , si piegò in avanti come dovesse cadere , chiudendo gli occhi quasi con angoscia . Ella non sapeva che era tornato , come del resto non lo sapevano neppure le cugine di lui , che lo guardarono con curiosità insolente e gli corsero incontro senza salutarlo battendogli i pugni sulle ginocchia . Egli le respinse , preoccupato solo per la piega dei suoi pantaloni , e non avrebbe neppure smesso di leggere senza la presenza delle altre due ragazze . Stentò un po ' a ricordarsi chi erano , ma quando ebbe riconosciuto bene Cosima balzò in piedi e la salutò , con quel suo sorriso dolce , stanco e beffardo che gli sollevava il labbro sopra i denti luminosi . Tutto era luminoso , in lui , in quel momento , e la luce d ' oro del tramonto pareva scaturisse dai suoi occhi , dal suo viso bruno , dai capelli raggianti . Per tutta la sua vita Cosima lo ricordò così : e basta ancora che pensi a lui per sentire una gioia misteriosa , fatta di luce e di angoscia , come si prova soltanto al primo rivelarsi della vita cosciente , anche se l ' immagine della vita sorrida come in quell ' attimo sorrideva Antonino . Eppure , in fondo al suo pensiero rimaneva il ricordo delle sue prime esperienze d ' arte , e aspettava con orgoglio che il giovane accennasse alla sua novella , pronta a difendersi se gliela derideva . Ma pareva ch ' egli non sapesse nulla : o almeno non accennò nulla . Domandò solo di Santus , e disse che sarebbe andato a trovarlo . Cosima arrossì ; egli se ne accorse e non insisté . Poi le due ragazze minori essendosi allontanate , rimasero accanto al muricciuolo le due maggiori , e Lenedda cominciò a stuzzicare Antonino , permettendosi di pigliarlo in giro , per il modo con cui vestiva , e perché i capelli gli lucevano troppo . - Ti sei messo l ' olio di lentischio , come le donne di Oliena . A chi vuoi piacere , in questo paese di selvaggi ? Qui , dame non ce ne sono . Cosima abbassava gli occhi . La speranza ch ' egli volesse rispondere alla cugina , sull ' argomento scottante , le faceva battere il cuore : ma egli non badava a Lenedda più che alle pietre del muro sul quale si appoggiava : però si passava la mano bianca , con le unghie che riflettevano l ' oro del tramonto , sui capelli divisi da un lato da una sottile scriminatura candida , e se li tormentava come per dimostrare che non erano lucidi per artifizio . - E poi , perché non hai il corpetto ? L ' hai perduto ? La tua camicia sembra la camicetta di una donna . Cosima taceva , mortificata e offesa per lui , e provò una gioia cattiva quando egli allungò il giornale e lo sbatté più volte sulla testa della cuginetta insolente : ma non fu tutto : allorché Lenedda , con un piccolo salto felino tentò di tirargli i capelli , egli l ' afferrò per un braccio , la fece girare intorno a sé come una trottola , la spinse costringendola a scendere di precipizio nel vialetto in declino . Ella strillava come una ghiandaia , e lui non rideva , tutt ' altro , anzi stringeva un po ' crudelmente i denti , e continuava ad agitare il giornale , come avesse un gran caldo . Cosima stava lì quasi tramortita , e avrebbe voluto non assistere a quella scena . Poiché il suo idolo si scomponeva alquanto ; eppure se egli avesse fatto su di lei lo scempio toccato alla cugina , ne sarebbe stata paurosamente felice . Egli però le mostrava , pur con la sua indifferenza , il massimo rispetto ; non solo , ma ella aveva l ' impressione che la lezione data a Lenedda fosse in suo omaggio , per non essere diminuito agli occhi di lei . Ad ogni modo ella respirò quando egli , dopo averla salutata con un lieve cenno del capo se ne andò senza far più caso degli strilli della cugina . Ma ella doveva incontrarlo ancora in condizioni più felici , insperate e quasi favolose . Sopra la piccola città , che era già a seicento metri sul livello del mare , sulla cima dell ' Orthobene , sovrastante fra boschi di lecci e rocce di granito , poco distante dalla proprietà della famiglia di Cosima e da dove per la prima volta ella aveva veduto il mare lontano , sorgeva una piccola chiesa detta appunto Madonna del Monte , su uno spiazzo sollevato e recinto di massi . Piccole stanzette erano addossate alla chiesa , sotto lo stesso tetto , e una specie di portichetto si apriva davanti alle due porte , una a mezzodì l ' altra a ponente , con sedili in muratura tutto intorno . Nelle stanzette dimoravano i fedeli , durante il periodo della novena e della festa della piccola Madonna . La leggenda raccontava che un vescovo , forse di Pisa , nel viaggiare per la sua visita pastorale nell ' isola , colto da tempesta , aveva promesso , se il naviglio si salvava , di erigere un santuario sulla prima cima di montagna apparsa all ' orizzonte . E immediatamente il mare si era calmato , e una cima rocciosa era emersa fra le nuvole sopra l ' isola . Lo zio di Cosima , il tabaccoso prete Ignazio , che aveva una parrucca rossa con la chierica , fungeva da cappellano della chiesetta . La sorella Paola lo accompagnava : avevano per loro uso , oltre la piccola sagrestia , nel cui armadietto zia Paola nascondeva i dolci per sottrarli all ' avidità dei ragazzi , una stanzetta pulita per il prete , con una branda e il materasso , e una vasta grezza stanza col pavimento sterrato e tanti piuoli fissi al muro per attaccarvi le robe . In questo primitivo ambiente , che aveva della capanna e della caverna , e riceveva luce solo dalla porticina aperta sul bosco , Cosima quell ' anno , poiché la zia Paola l ' aveva invitata con le sorelle a trascorrere con lei il tempo della novena , passò i giorni più belli della sua vita . Fu proprio un sogno , bello , completo , pieno di cose misteriose , come i veri sogni . Il viaggio , circa due ore di salita per un sentiero appena tracciato fra i dirupi , gli avvallamenti , il basco , fu attraversato a piedi dalle ragazze pazzamente felici ed ebbre di quella meravigliosa mattina di agosto , mentre un carro tirato da buoi e carico di masserizie e provviste , le seguiva traballando sui sassi e gli sterpi . La prima sosta , breve , fatta non per stanchezza ma per divertimento , fu al cominciare del bosco fitto , sotto una strana pietra poggiata su altre e detta la tomba del gigante . Sembrava una grande bara , di granito , coperta da un drappo di musco , solenne nella vasta solitudine del luogo . Un tempo , diceva la leggenda , i giganti abitavano la montagna , e uno di essi , a turno , vigilava l ' ingresso della foresta : l ' ultimo , si stese per morire sulla pietra di confine , che si richiuse su di lui e ancora custodisce il suo corpo . Era davvero , quello , l ' ingresso al mondo degli eroi , dei forti , di quelli che non possono concepire pensieri meschini ; e Cosima toccò il masso , come in altri luoghi , abbelliti di leggende sacre , si tocca la pietra dove si sia riposato qualche santo . Il sogno confuso della fanciulla era già illuminato da un desiderio , oltre che di purezza , di cose grandi , al di sopra delle difficoltà quotidiane : e le sembrava davvero , riprendendo a salire il sentiero tra le felci e le chine già morbide di capelvenere e di sottilissime erbe di montagna , all ' ombra dei grandi elci patriarcali , di evadere dal suo piccolo mondo e ritrovarsi fra i giganti che vivono alti sino quasi al cielo , compagni dei venti , del sole e degli astri . Una seconda tappa fu alla sorgente d ' acqua pura e luminosa come il diamante , che scaturiva in una piccola conca di pietre e si spandeva modesta e quasi furtiva fra l ' erba calpestata e fangosa , in un cerchio di lecci qua e là arrampicati sulle cime azzurre . Già si sentiva il grido delle ghiandaie , e l ' aria sembrava un liquore profumato di menta . Le ragazze s ' inginocchiarono sulla pietra e si protesero a bere nella fontana : e nel piccolo specchio d ' onice dell ' acqua in ombra Cosima vide i suoi occhi che le parvero della stessa miracolosa luce : luce che scaturiva dalla profondità della sua terra e aveva un giorno riflesso davvero l ' anima assetata di divinità dei suoi avi pastori e poeti . La realtà doveva consistere nell ' abitazione che , simile alla capanna scavata fra le rocce dai medesimi avi , aspettava questa nuova tribù di fanciulle che anelavano allo spazio del mondo lontano , alle città affollate e rumorose . E le sorelle di Cosima si rivoltarono , sul principio , nel vedere che il giaciglio , in comune con la zia Paola , era steso per terra , fatto di uno strato di felci , di coperte , cuscini e grosse lenzuola ; che gli armadii erano i piuoli e , per lavarsi , c ' era in un angolo , su una panchina di pietra , accanto alla brocca per bere , un vaso di creta ; e per ribellarsi , ma anche divertirsi , cominciarono a rotolarsi sul giaciglio , scovarono la parrucca dello zio Ignazio , che viveva nella stanzetta accanto , e ne fecero scempio . Ma poi uscirono nel bosco e si confortarono con lo sfarzo del meraviglioso luogo pieno di recessi , di divani coperti di musco , di quadri e broccati mai visti così belli , dei quali erano ricchi gli sfondi . Solo Cosima non era disillusa : anzi l ' interno dell ' abitazione , col suo odore di umido e di felci , coi suoi arnesi trogloditici , con quella porticina coperta dalla tenda sul verdone del bosco , quei sedili di pietra grezza , quell ' anfora di creta e i recipienti pastorali fatti di sughero e di corno , le diedero uno strano senso di ricordanze remote , come quello che provava da bambina incosciente nel veder apparire la piccola nonna materna , - la nonnina che partecipava della natura delle fate nane della tradizione locale , che abitavano nelle casette di granito in mezzo ai monti e sugli altipiani rocciosi : - e prima di raggiungere le sorelle si diede da fare per rendere più abitabile la primordiale dimora . Cominciò con l ' appendere i pochi vestiti suoi e delle sorelle ai piuoli , coprendoli con uno scialle per preservarli dalla polvere e dalla curiosità degli estranei ; stese davanti al giaciglio , dalla parte dove avrebbero dormito loro , a mo ' di tappeto , un lungo sacco di lana che invero ne aveva lo spessore ; nascose le scarpe in un cestino , e infine , con un piccolo specchio e una mensoletta che aveva previdentemente portato da casa sua , preparò la toeletta . Intanto , fuori , il servo di zia Paola costruiva una capanna di frasche , abbastanza alta e larga , che doveva servire da cucina . Avevano portato un fornello a mano e un sacco di carbone ; ma la serva volle dietro la capanna , in un angolo riparato , una specie di focolare di pietre e dichiarò che avrebbe cucinato col fuoco di legna . E queste non mancavano davvero a portata di mano , quali erano e pronte ad accendersi come torcie . Anche alcune sedie e un tavolo erano stati portati sul carro ; e il tavolo avrebbe dovuto servire per i pasti e per scrittoio a prete Ignazio , ma egli non intendeva perdere neppure un minuto per impugnare la penna ; e così il tavolo fu collocato nella stanza grande , accanto alla luce della porta e servi , sì , per i pasti , ma anche da scrittoio a Cosima . Oh , e ben il calamaio ella aveva portato , avvolto in uno straccio nero e ficcato dentro una scarpa perché nel transito non si rovesciasse ; e trovò anche , nella primordiale dimora , una specie di nicchia , che avrebbe dovuto servire per qualche lumino e qualche immagine sacra , e della quale , invece , ella si servì per deporvi il calamaio , la penna , il suo scartafaccio e alcuni libri , formandone così un altarino per i suoi misteri d ' arte . Poi raggiunse le sorelle nel bosco ; e furono ore e poi giorni di appassionata gioia . Non fu tutto un sogno ? Uno di quei sogni che bastano a illuminare una vita , anche negli angoli più ombrosi , come il sole e la luna illuminavano , in quei favolosi giorni di agosto , la boscaglia di elci intorno alla miracolosa chiesetta . Che importava l ' umiltà e la rozza accoglienza della capanna ? Serviva di rifugio solo nella notte , e a Cosima nelle ore delle sue scritture ; il rumorio del bosco la copriva col suo suono di organo , e la luna col suo drappo d ' argento . E le ragazze dormivano cullate da quella musica che non aveva l ' eguale poiché era la musica della fanciullezza che risuona una sola volta nella vita . Ma per Cosima era qualche cosa di più grande e trepido : era tutta una rete di mistero , uno svolgersi di cose sorprendenti , come se ella galleggiasse in un fondo oceanico , circondata , non dal selvaggio bosco di elci e dalle roccie fantastiche , ma da tutte le meraviglie delle foreste sottomarine . E tutto questo , oltre la reale dolcezza del soggiorno , allietato dalla libertà e dallo spazio del luogo , dalla bellezza del paesaggio e delle lontananze e dai semplici svaghi della poca gente che dimorava intorno alla chiesetta , dipendeva dalla presenza , in una delle stanze verso la parte opposta di quella del cappellano , della famiglia di Antonino . Egli non c ' era , ma doveva pure qualche giorno venirci , come tutti gli altri giovani della città , che anche se i loro parenti non erano lassù , combinavano gite e passavano anche la notte nel luogo incantevole , accendendo grandi fuochi , combinando cene e balli , bivaccando sotto gli alberi e facendo la corte alle ragazze ; doveva arrivare ; e la sola speranza di vederlo , anche alla sfuggita , in quello sfondo che era lo sfondo stesso della Poesia , riempiva l ' animo di Cosima di una gioia senza limiti . Ma ella non andava mai dalla parte ove la famiglia di lui abitava , e ne sfuggiva le sorelle come per paura che indovinassero il suo segreto e la sbeffeggiassero , o semplicemente perché il suo segreto era per lei grande e sacro come un tabernacolo che nessuno doveva profanare . Ed ecco egli arriva davvero , un giorno : è solo , a piedi , con una fronda in una mano e il cappello di paglia nell ' altra . Cosima , che vigilava sempre sul sentiero dall ' alto di una roccia , lo vede salire un po ' stanco , frustando le felci con la sua fronda : le sembra scontento e disincantato , e pensa che , certo , il luogo , per quanto pittoresco , non è degno di lui : per lui occorrono i parchi coi viali lisci come il velluto , le scalee e le terrazze delle ville principesche , le fontane e le grotte artificiali dei giardini settecenteschi , come ella li ammirava nelle riviste illustrate . E sentì quasi pietà di lui , decisa a nascondersi per non aumentargli il malumore che doveva provare . Eppure la sola idea che egli era lì , nell ' umile portico dove le sorelle gli servivano il caffè , illuminava ancora di più , se era possibile , il paesaggio intorno : e le felci toccate da lui scintillavano come palme dorate , e il cielo era più vasto e azzurro . Incantesimi della fanciullezza , che nel ricordo dànno un ' idea di quello che debba essere un giorno , per l ' anima che ci crede e lo aspetta in ricompensa degli innumerevoli disinganni della vita , il regno di Dio sulla terra . Adesso Cosima è di nuovo nella sua casa melanconica , dove ogni cosa , dopo il ritorno dalla montagna , ha preso un aspetto più triste , quasi di decadenza , o meglio di appassimento , un colore umido di autunno , un odore funebre di crisantemi . Ella ha freddo , nell ' alta stanza dalla cui finestra si vede il Monte , già anch ' esso coperto di nebbia : il grido dei corvi annunzia l ' inverno . Ma ancora ci sono , per lei , momenti nei quali il cielo torna a spalancarsi , e un tepore primaverile le scalda il sangue . Ella scrive : piegata sul suo scartafaccio , quando le sorelle tengono a bada la madre , e Andrea è fuori in campagna , e Santus dorme uno dei suoi soliti terribili sonni , ella si slancia nel mondo delle sue fantasie , e scrive , scrive , per un bisogno fisico , come altre adolescenti corrono per i viali dei giardini , o vanno a un luogo loro proibito ; se possono , a un convegno d ' amore . Anche lei , nelle sue scritture , combina convegni di amore : è una storia , la sua , dove la protagonista è lei , il mondo è il suo , il sangue dei personaggi , la loro ingenuità , le loro innocenti follie sono le sue . Il titolo del libro non può essere che quello che è : Rosa di macchia . E un giorno , quando è finito , ella lo sente palpitare vivo fra le sue mani fredde , come un uccello che le sguscia fremente fra le dita e vola a batter le ali contro i vetri chiusi della finestra . Ella non esita a cercare il modo di liberarlo , lasciarlo andar via per gli spazi infiniti . Scrive all ' editore della rivista di mode , e l ' uomo , che ha l ' intelligenza istintiva e il cuore grande del lavoratore sbocciato dal popolo , capisce con chi ha da fare . Risponde che gli mandi il manoscritto . Cosima si stacca con dolore ed orgoglio dalla famiglia dei suoi personaggi , e la manda per il vasto mondo . Il plico del manoscritto è accuratamente involto in tela e carta , con una rete di spaghi che deve resistere al lungo viaggio di terra e di mare : ed è anche raccomandato : tutte spese che Cosima non può sopportare col suo scarno bilancio personale composto dai pochi centesimi che la madre le dà ogni domenica . Ma poiché è necessario andare avanti a tutti i costi , ecco che la scrittrice , la poetessa , la creatura delle nuvole , scende in cantina e ruba un litro d ' olio : è facile , questa ladroneria , perché lei e le sorelle , quando la madre e la serva sono occupate in cucina , e qualche donna viene a comprare olio o vino , non sdegnano di servirla . Arriva dunque la donna di servizio della famiglia del cancelliere del Tribunale , che abita da pochi giorni la casa della zia Paola , in fondo alla strada , e compra un fiasco d ' olio : Cosima riceve la somma , in piccole monete di argento da mezza lira l ' una : a lungo , andata via la donna , ella tiene quei semi bianchi entro il pugno , fino a scaldarli ; ha scrupolo , ha paura , anche un po ' di vergogna ; ma poi pensa che un familiare non esita a intascare metà del fitto del bosco e del provento delle mandorle , per sprecarlo col gioco e con le donne , e divide anche lei le monete : metà alla casa , metà alla gloria . È vero che poi rivelò il peccato al confessore , dicendo di aver rubato , senza però riferirne il motivo : e per penitenza digiunò il venerdì e il sabato . Presto arrivarono le bozze di stampa del romanzo . Cosima non sapeva con precisione di che si trattasse : credette che l ' editore le mandasse un campione , e si meravigliò che le pagine fossero lunghe come le colonne di stampa dei giornali . Le tenne lì , trovando buffo e quasi allucinante quel trasformarsi del suo lavoro . Il suo nome , in cima , sovrastante al titolo , le dava quasi soggezione : le pareva fosse troppo esposto alla curiosità del lettore . Non vedendo ritornare le bozze l ' editore scrisse quasi seccato , richiedendole corrette . Allora Cosima si decise a correggere i molti errori di stampa , e sentì la prima tortura di ricercare le doppie lettere sul frusto vocabolario che era appartenuto a suo padre e ancora aveva odore e macchie di tabacco da naso : ma le correzioni ella le fece in un modo nuovo , mai veduto , cioè non sul margine del foglio , sibbene sul corpo stesso delle parole errate ; talché ne germogliò una fioritura selvatica di sgorbi , un groviglio che terrorizzò il tipografo destinato a sbrogliarlo . L ' editore decise di non mandare le ulteriori bozze alla scrittrice , ma le richiese una fotografia da mettere sulla porta del romanzo . Di fotografie Cosima ne possedeva solo una , che era stata anch ' essa una delle prime sue disillusioni personali . S ' era voluta fotografare coi capelli sciolti , col vestito nuovo color viola di mezzo lutto e il fermaglio d ' argento al collo : ne era venuta una immagine torva , corrucciata , con gli occhi selvaggi , la bocca sdegnosa , il petto legnoso ; la prima deformazione della sua personalità spirituale , che sotto le asprezze fisiche dell ' adolescenza ella sentiva invece bella e fina . Era abbastanza vanitosa per non pensar neppure di mandare quel cupo ritratto di sé stessa ad affacciarsi all ' apertura del suo libro di sogni : ma farne un altro era un po ' difficile , ed anche dispendioso . Forza e coraggio , e sopra tutto astuzia : altri mezzi litri di olio e di vino furono sottratti al bilancio domestico : fu combinata una gita ad un orto di proprietà della famiglia , vicino alla casa del fotografo , e tutto , questa volta , riuscì bene : la testa di Cosima emergeva da un grande ventaglio di piume di struzzo nere , ch ' ella aveva con arte aperto sul suo scarno petto : emergeva come da un ' ala , che poteva anche avere un simbolo ; e gli occhi avevano il loro languore orientale , un po ' esagerato , il viso tutto dolce , sornione , un po ' per volontà di lei , un po ' per abilità del fotografo intelligente , che aveva capito a modo suo di che si trattava . Aveva capito che quell ' immagine era destinata a un amatore , a qualcuno che Cosima voleva attirare per passione , ma anche per arte : e questo primo innamorato lontano , ricco come un re e forse anche più potente , era il pubblico dei lettori , specialmente giovani , intelligenti e affini all ' anima e alle fantasie di lei . Il libro invece ebbe un successo femminile : lo lessero le fanciulle , e vi si ritrovarono , coi loro amori più libreschi che reali , coi loro convegni notturni immaginari , con le loro finte ali di struzzo che non possono volare . L ' editore mandò cento copie del volume , per tutto compenso dell ' opera : il valore non superava quello dell ' olio e del vino rubati in cantina ; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatore . La madre ne fu atterrita , la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto : per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino in terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste . Era un intellettuale anche lui , a modo suo , perché mandava la corrispondenza locale al giornale del capoluogo : e la proposta di Cosima , di spacciare qualche copia del romanzo , fu da lui accolta con disinteresse assoluto . Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo : non solo le zie inacidite , ma i ben pensanti del paese , e le donne che non sapevano leggere ma consideravano i romanzi come libri proibiti , tutti si rivoltarono contro la fanciulla : fu un rogo di malignità , di supposizioni scandalose , di profezie libertine : la voce del Battista che dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiade era meno inesorabile . Lo stesso Andrea era scontento : non così aveva sognato la gloria della sorella : della sorella che si vedeva minacciata dal pericolo di non trovare marito . Ma a consolare l ' umiliazione sdegnosa di Cosima arrivarono le prime lettere delle sue ammiratrici , ed anche di qualche giovanissimo ammiratore , cosa che maggiormente la confortò . Uno le mandò , da Roma , - da Roma ! - una piccola poesia d ' amore , musicata , dedicata a lei . Ella aveva già un certo spirito critico per giudicare puerili e sgrammaticati i versi , - non più dei suoi , ma incoraggiò la propria vanità col credere che la musica fosse migliore ; per conto suo non conosceva una nota , e di musica aveva finora sentito quella della chitarra e della fisarmonica e quella dell ' organo della cattedrale : ma quello che più la lusingava e la cullava in una risonanza immaginaria , era il fatto che l ' omaggio veniva da un giovane , forse un ragazzo , un ragazzo che se sapeva comporre musica , oltre a poesia , doveva essere di condizione civile , di gente educata ; forse era un Antonino ancora acerbo , forse anzi in via d ' evoluzione più raffinata di quella dell ' esteta locale ; e aveva su di questi il vantaggio di essere meno indifferente , e di pensare dunque a lei , di essere all ' altra riva del solitario oceano di sogni dov ' ella viveva . Fu il suo primo amore lontano , tutto suo , poiché dell ' ignoto musicista non seppe mai l ' indirizzo , neppure il nome , - e se ne sapeva l ' età e il sesso era perché i versi li svelavano : - ed egli non scrisse , non parlò , non cantò più . Fu come un grido d ' uccello nella notte , un richiamo passeggero di usignuolo , illuso anche lui dal chiarore delle lontananze ; la serenata di un fantasma di trovatore sceso dalla foresta lunare delle pagine di un libro romantico . Questo fatto cominciò a staccarla da Antonino , tanto più che egli non diede il minimo segno di essersi accorto di quello che per lei , certo , era un avvenimento straordinario . Un filo di dispetto si intrecciò ai ricordo di lui , anzi fu come una trama che si rompe , in un tessuto prezioso , e a poco a poco tira le altre , irrimediabilmente . Poi un ' altra cosa accadde : un altro poeta si accorse di lei : e questo era vicino e accostabile : oh , anche troppo , accostabile , poiché egli faceva di tutto per esserlo . Ma , ahimè ! era un ben piccolo e triste e meschino poeta , in tutto . Era zoppo , fin dalla nascita ; non poteva studiare per mancanza di mezzi , non riusciva a trovare un posto decoroso per mancanza di studio : era il figlio illegittimo del cancelliere , quello venuto ad abitare in fondo alla strada , e , si diceva , del cancelliere stesso , che non lo riconosceva ma se lo tirava appresso , lo manteneva , gli faceva fare il copista , e gli permetteva di scrivere versi . Il cancelliere era vedovo : aveva due figlie già anziane , una tutta riccioli neri , tinti e grassi , l ' altra di un biondo di stoppia bruciata , con una guancia pelosa come quella di un gatto . Si volevano tutti bene : le ragazze sognavano un ricco matrimonio per il presunto fratello . Fortunio , si chiamava , ed esse speravano che il nome gli portasse fortuna : ed era anche bello di viso , con due grandi occhi castanei , femminei , i capelli lisci , dello stesso colore , quasi della stessa lucentezza , un non so che di carezzevole e languido in tutta la persona , anche nel modo di trascinare la gamba storta con la scarpa che pareva di ferro . Le sorelle riuscirono a fare amicizia con Cosima ; un ' amicizia un po ' sostenuta e cerimoniosa , però ; mandavano la serva a domandare quando potevano , senza disturbo , far visita , e arrivavano puntuali , coi vestiti nuovi , i cappellini che sembravano spoglie di pappagalli ; e trovavano sempre il modo di parlare di Fortunio : sì , anche Fortunio aveva pubblicato un volumetto di versi ; anche Fortunio scriveva un romanzo ; anche Fortunio riceveva e spediva tante lettere . Ne mandò una anche a lei , con la serva , e istintivamente Cosima la nascose : ma quando l ' aprì rise , un po ' delusa , poiché il collega la pregava di tradurgli in italiano una parola dialettale molto usata nella città , ma della quale egli non sapeva con precisione il significato . Ella rispose : egli scrisse ancora , ringraziando . Le loro lettere avevano le impronte oleose delle dita della serva . Poi l ' amicizia si strinse : Cosima andò con le sorelle a visitare le nuove amiche e osservò che la loro casa era povera , disordinata , quasi sudicia : e quei riccioli neri unti , quella frangia di stoppia che ricadeva fin sugli occhi bianchi della più vecchia delle zitelle , le destarono un senso di diffidenza , quasi di ripugnanza . Che si ingrandì questo senso , quando , non seppe come , le due streghe trovarono il modo di condurre le ragazze più piccole a vedere un vaso di gerani nella loggetta della casa , e nella stanzetta che serviva da pranzo e da ricevere entrò come per caso lo zoppo . Ella che s ' era piegata a guardare sul tavolo coperto da un tappeto fatto con orribili ritagli di scatole di fiammiferi , alcune di quelle immagini con paesaggi , sentì la scarpa di lui come la zampata di un cavallo che si ferma davanti ad un ostacolo : e balzò in piedi rossa e spaventata . A dire il vero anche lui arrossì e le sue labbra tremarono : ma ciò valse a far notare a Cosima che egli aveva una bella bocca , carnosa ma non sensuale , o , se mai , di una sensualità sana e attraente come quella di un frutto maturo . Per la prima volta ella ebbe la sensazione di ciò che doveva essere un bacio , la sensazione fisica ; un bacio carnale , fra due che si desiderano e sono spinti ad attaccarsi l ' uno all ' altro da una terribile forza di natura : e anche la sua bocca tremò , ma come quella di un bambino che sta per piangere e neppur lui sa perché . Fortunio fu certo , almeno in apparenza , fortunato con Cosima . Ma lo fu perché era audace e spinto , in fondo , da un misterioso senso di odio verso di lei e verso tutta la classe boriosa e orgogliosa senza motivo alla quale ella apparteneva . Ella era quasi ricca , quasi nobile , e nonostante le gravi pecche dei fratelli , considerata una ragazza di rango superiore . La sua stessa ambigua qualità di scrittrice le attirava , dopo tutto , l ' attenzione di un intero paese , e di gente più lontana ancora : e Fortunio era abbastanza intelligente per capire ch ' ella giocava una carta : poteva perdere ma poteva anche vincere . Lui sapeva benissimo , meglio di quelli del paese , che un vero artista non manca mai al suo avvenire . E in Cosima egli sentiva l ' artista ; mentre lui era diseredato in tutto , anche nelle sue velleità di intellettuale . La passione che egli cominciò a provare sul serio per lei era in parte sincera , in parte avida e interessata . Le lettere che cominciò arditamente a scriverle , facendogliele pervenire incollate nelle copertine dei libri che si scambiavano apertamente , erano belle , poetiche , sensuali ; forse le cose migliori che egli scrisse in tutta la sua , d ' altronde breve , carriera di scrittore : Cosima se le sorbiva con avidità , e le nascondeva ben bene per il terrore che venissero scoperte da Andrea : se Andrea le avesse scoperte sarebbero successi certamente dei guai . Poiché Fortunio era per lui un essere assolutamente inferiore , socialmente e fisicamente : era peggio di un servo , peggio di un suonatore ambulante , e come tale gli perdonava , anche perché nulla ancora di sospetto gli passava nella mente , le serenate che , con chitarra e relative appassionate canzoni dialettali , il giovane zoppo , con altri suoi amici , si permetteva di eseguire sotto le finestre di casa . Era un uso locale , abbastanza antico sebbene del tutto diverso da quello delle vere serenate popolari composte di cori vocali e di canzoni arcaiche , quello delle serenate diremo borghesi , combinate da studenti e giovanotti della classe non esclusivamente paesana . Canzoni semi - dotte accompagnate dalla musica della chitarra , del mandolino , anche della fisarmonica , facevano sollevare la testa dai loro guanciali quasi monastici , alle fanciulle sognanti : ma era un po ' difficile identificare a chi la voce appassionata che rompeva il silenzio notturno coi suoi richiami d ' amore , era diretta : poiché l ' amatore , per lo più ostacolato nelle sue aspirazioni amorose , per crearsi una specie di impunità non si fermava , con la sua compagnia solo sotto le finestre dell ' amata , ma sotto molte altre dove c ' erano fanciulle : così che il suo sfogo poteva passare per quello di un dilettante di serenate , di uno spirito innamorato del suo universale sogno d ' amore : o anche di un artista in esercizio di canto e di notturne melodie . Cosima non si ingannò un istante quando una notte sentì , dapprima lontana , poi sempre più vicina e quasi tempestosa e tiepida , quasi palpabile , come appunto il levarsi del vento dalle lontananze del mare e poi dalla valle , nelle notti di marzo , il vento che porta dalle terre d ' Oriente l ' annunzio della primavera , la voce di Fortunio . Bisogna dirlo , era una voce potente , calda , un po ' raffreddata come quella di un vero tenore , - e anche su questa le sorelle di Fortunio contavano , sperando di far di lui un cantante ; - ed egli sapeva scegliere , aggiustandole con anelli di sua invenzione , le poesie più adatte a penetrare come in sogno nel letto delle fanciulle , ad avvolgerle con ali d ' angelo sempre più calde , sempre più strette , fino a tramutarsi in un abbraccio umano appassionato . Cosima tenta di reagire : in fondo non è romantica e già , per tante prove crudeli , conosce la vita ; ma la monotonia dei giorni senza speranza di notevole mutamento le gravava intorno come una ingiusta condanna , - antica condanna delle donne della sua stirpe , - e lei ardeva tutta di desideri di volo , di più vasti orizzonti , di vita movimentata . Così diede ascolto alla voce lusingatrice , sebbene Fortunio le destasse diffidenza e quasi disprezzo . Un giorno , in maggio , quando le prime ebbrezze della sua avventura letteraria erano dileguate , per lasciar posto , in lei , ad uno scoraggiamento pesante , per colmo di disdetta , le arriva una lunga critica , manoscritta , della sua povera ma sincera fatica : il romanzo , la novella , persino un timido racconto per bambini pubblicato in una rivistina per ragazzi , tutto e stroncato , e non con debole malizia , ma a vigorosi colpi di accetta : tutto , con logica , con coscienza : tutto ridotto a scheggie , buone , - conclude il critico , - per accendere il fuoco del forno ove la madre di Cosima cuoce il pane . Torni , torni , la piccola grafomane , nel limite dell ' orticello paterno , a coltivare i garofani e la madreselva ; torni a fare la calza , a crescere , ad aspettare un buon marito , a prepararsi ad un avvenire sano di affetti famigliari e di maternità . Cosima piange ; di rabbia , di umiliazione : piange , ma in fondo si sente tutta scossa , ha coscienza di aver sbagliato strada , decide di ritornare davvero al chiuso esilio del suo vero destino . Strappa il foglio di condanna , e riprende i suoi lavori di ricamo , di cucina , le passeggiate con le sorelle , le gite confortevoli nelle belle campagne rallegrate dalla fastosa primavera . Ad una di queste gite presero parte anche le sorelle di Fortunio : anzi furono loro che portarono le provviste per fare una merenda sull ' erba , accanto alla sorgente dell ' acqua che scaturiva da una roccia alle falde del monte . E furono ore di schietta , innocente allegria ; e Cosima poté anche , contemplando il tramonto sulle cime opposte della valle , sopra gli oliveti sognanti , mettere da parte i tenebrosi propositi di abbandonare i suoi sogni di poesia ; la ferita si chiudeva , ed ella provava come una gioia di convalescenza , quando , a stendere un ' ombra sulla luce del suo cuore , - la sola luce ch ' ella sentiva di essere vera , limpida e dissetante come la sorgente della roccia , - apparve , sulla strada sovrastante , la figura di Fortunio . Al solito , pareva che egli fosse sopraggiunto per caso . Dall ' alto del paracarri si affacciò e parlamentò con le sorelle , che lo invitavano ad avvicinarsi , a prender parte alla merenda , con un certo diritto , poiché la roba l ' avevano portata loro : ma egli rifiutò , severo e triste , conscio , anche lui , del posto che gli spettava : affacciato al parapetto dello stradone in modo che la sua gamba storta non si vedesse , e risaltasse la bella testa con gli occhi e le vivide fresche labbra lucenti al riflesso del tramonto , guardava con tristezza lontano , e appoggiava la guancia alla mano fina , dalle unghie che parevano di alabastro rosa . A Cosima pareva una di quelle figure romantiche che le piacevano nelle vignette di qualche antica edizione di Chateaubriand , possedute da Santus ; così , un giovine sventurato , preso da una segreta passione , che si smarrisce nella solitudine di un tramonto campestre e appoggiato al riparo di un precipizio , o seduto sul tronco abbattuto di una quercia , fra tralci d ' edera e rupi coperte dal fiore del muschio , medita sulla sua triste sorte . Triste , certo , era la sorte del giovine Fortunio , e il cuore di Cosima non poteva non accoglierne l ' eco , fra le voci poetiche che le raccontavano l ' eterna poesia del dolore umano : e così , quando la comitiva prese la via del ritorno , lasciando lo sventurato poeta solo appoggiato alla roccia della sorgente , intento a sentirne anche lui il mormorio melanconico , fra le ombre già dorate del crepuscolo , ella si sbandava , a capo chino , mentre le compagne si ricorrevano nello stradone e cantavano e ridevano come figlie di contadini , al ritorno dal lavoro dei campi . Sorge la luna , fra i denti del monte , sopra i macigni che dànno l ' illusione delle rovine di un castello : il suo chiarore lilla si fonde con quello arancione dell ' orizzonte ; l ' odore della vegetazione inumidisce l ' aria tiepida ; canti lontani rispondono a quelli delle fanciulle che accompagnano e trasportano sull ' ala del loro coro la tristezza indistinta di Cosima . Che cosa vuole , Cosima ? Non lo sa bene neppure lei : vorrebbe fermarsi , non tornare nella sua casa soffocante , appoggiarsi anche lei al parapetto dello stradone , sopra la valle piena di mistero , seguire il corso della luna sul cielo sempre più chiaro e luminoso . Le compagne non badavano a lei : le sorelle , stordite dall ' allegria delle amiche , si lasciavano trascinare avanti , e lei rimaneva sola , sperduta , come dimenticata nella strada e nel mondo . Sopraggiungeva qualche carro di contadini , trainato dai buoi sonnolenti , qualche uomo a cavallo , qualche tarda donnicciuola che ritornava dall ' aver lavato i panni al torrente : le ombre si allungavano di traverso sulla strada bianca , le voci e i passi risonavano dolci nell ' aria molle e profumata . Ed ecco un passo diverso dagli altri , con qualche cosa di ambiguo , come il passo di un essere fantastico , uno gnomo , un gigante che tenta di non far rumore , o un Belfagor fatale , o un arcangelo che con un batter d ' ali può trasportarti fra le torri d ' argento e gli spalti lunari della montagna . È Fortunio : sarebbe stato più in carattere con la chitarra a tracolla , come un trovatore sceso appunto dai boschi d ' elci che circondavano gli illusorii castelli dell ' orizzonte : ad ogni buon fine aveva ancora un libro in mano : un libro che biancheggiava alla luna , con le parole magiche che aprono la porta dei sogni . Versi ; versi d ' amore . Raggiunse Cosima e le si mise a fianco , silenzioso . Ella non si stupì : tutto doveva procedere così ; e quando egli le cinse lievemente le spalle col braccio che tremava ella non protestò , non cercò di liberarsi . Tutto doveva procedere così : era una cosa ordita dalle sorelle maliziose di Fortunio , ma pareva anche un incantesimo prodotto dall ' ora , dal luogo , dalla sorte che protegge gl ' innamorati . Anche l ' ombra folta che si stendeva al margine dello stradone , in una svolta ove le rocce scendevano fino al paracarri , parve una tenda di velluto , che avvolse i due giovani poeti e permise ai loro freschi volti di formarne uno solo : il volto dell ' amore . Tutto sembrava proteggerli : il modo facile di scambiarsi le lettere , la strada in comune , la vicinanza dei loro orti . E dell ' orto di Cosima , di notte , quando si sapeva che la madre e le sorelle riposavano , la prima avvolta anche nel sonno dal suo velo di sofferenza e di preghiere , le seconde nei loro sogni ancora bianchi di innocenza , Fortunio riusciva , nonostante la sua infermità , a scavalcare il muricciuolo , e ritrovare , sinceramente ansante e appassionato , all ' ombra di un angolo protettore , la sua piccola amica che sembrava , così sbalordita e silenziosa , il fantasma di sé stessa . Ella si lasciava baciare da lui , ne sentiva il calore della persona , i fremiti e gli ànsiti di eroe incatenato , la violenza impotente con la quale egli avrebbe voluto portarsela via ; ma una fredda , quasi malvagia potenza di analisi la sosteneva in quella specie di lotta dei sensi contro sé stessa e contro l ' altro ; e ne usciva stanca , disgustata , amara di umiliazione e di rimorso . Anche di rimorso : poiché credeva , fra le altre cose , di commettere peccato : ella non avrebbe mai sposato Fortunio . Finché la vicenda non trapelò , destando una nuova ondata di scandalo fra la gente per bene del luogo . Eh ! si capiva ; Cosima sola era capace di quelle avventure , con uno storpio , un bastardo , un rinnegato dalla sorte . E un giorno Andrea disse , in pubblica piazza , che avrebbe fracassato col bastone l ' altra gamba del “ suonatore di chitarra ” ; e a Cosima somministrò una dose di schiaffi e pugni che oltre le membra le pestarono l ' anima come il sale nel mortaio . Anche questa lezione le servì per la scuola della vita ; sentì che ella davvero non rassomigliava e non doveva rassomigliare alle ragazze di “ buona famiglia ” , che commettono incoscienti ma astute i loro peccatucci d ' amore ; che Dio le aveva dato una intelligenza superiore alla comune e sopra tutto una coscienza limpida e profonda come un ' acqua nella quale si vede ogni filo di luce e di ombra , per guidarsi da sola nella strada della verità . Il castigo per il suo capriccio con Fortunio , capriccio di curiosità sentimentale , ma anche sensuale , le parve giusto ; e decise di sorvegliarsi , di vivere con una sua certa religione . Anche il pensiero per Antonino le si svelò , ad un tratto , quasi morboso . Perché perseguire una chimera inutile e , in fondo , per lei , umiliante ? Non si mise più alla finestra , per aspettare il passaggio della meteora : non andò più , con le sorelle , a far visite alle amiche ; si chiuse in un cerchio di silenzio , di rassegnazione , di lavoro . E poi la vita quotidiana incalzava , i giorni si facevano scuri e arcigni come per un inverno che doveva durare a lungo . Una notte si sentì , nella casa uno strano lamento , poi la voce di Andrea che cercava di convincere il fratello Santus a mettersi a letto e calmarsi ; ma il disgraziato si dibatteva , gridando che sotto il suo letto c ' era un uomo nero che voleva strangolarlo ; poi toccava le pareti urlando che erano piene di tarantole e di scolopendre . In un attimo la madre , la serva e le ragazze furono in piedi , circondarono i due fratelli , si avvidero che Santus , pallido , tutto preso da un tremito convulso e con gli occhi grandi , metallici , allucinati , delirava . Ma era un delirio terribile il suo ; peggiore del delirio di un moribondo o di un idrofobo : Andrea lo capiva . Un terrore mai prima conosciuto invase Cosima , come se davvero la casa fosse piena di uomini neri e abbominevoli nascosti e pronti ad ogni crudeltà , e , le pareti brulicassero di rettili velenosi . La madre credette che Santus fosse invaso dallo spirito maligno , e pensò di mandare a chiamare uno dei preti di casa per esorcizzarlo . Ma Andrea sogghignava ; riuscì a far ritornare a letto il fratello , e lo vegliò tutta la notte . Notte di angoscia indimenticabile , durante la quale Cosima conobbe un ' altra pagina del libro terribile della vita . Invece del prete venne il dottore , il quale consigliò che Santus e Andrea , il quale si offrì di sorvegliare il fratello , andassero ad abitare in una casupola che la famiglia possedeva in un orto non molto distante dalla casa . Furono riattate e ammobiliate alla meglio , le povere stanzette terrene , che di buono avevano solo alcune finestrine dalle quali si vedevano i monti lontani : e Santus vi si lasciò condurre docilmente : era buono e mite , in fondo , e il primo ad essere mortalmente triste del suo vizio , che il dottore aveva dichiarato essere null ' altro che una malattia dalla quale il paziente non può , anche con tutta la sua volontà , mai guarire , era lui . Un dolore profondo gli si leggeva negli occhi chiari : di tanto in tanto pareva sollevarsi , smetteva , e tentava di lavorare : ma poi ricadeva , come un virgulto stroncato , non ancora morto nelle radici ma irrimediabilmente inutile a se stesso e dannoso agli altri . Nella casa delle fanciulle ci fu una relativa tranquillità : ma l ' ombra del dolore la velava ; e la madre si fece ancora più silenziosa , pallida , e qualche volta inquieta , di quell ' inquietudine di uno che ha smarrito qualche cosa di prezioso . Cominciò anche a diventare un po ' strana : a volte usciva di casa furtiva , con qualche oggetto o qualche pacco nascosto sotto lo scialle : andava nella casetta dei figli ; a portar loro da mangiare e da vestirsi . Non che ad essi nulla mancasse , anzi , quando l ' altro era tranquillo , Andrea tornava a mangiare con la famiglia , ed entrambi frequentavano giornalmente la casa : ma la madre aveva paura che essi mancassero del necessario : pensava a loro come a bambini smarriti nel bosco , e andava a cercarli , e si smarriva anche lei nelle ombre di una selva pericolosa : quella della disperazione . Attiguo alla casetta dei fratelli , c ' era , anch ' esso di proprietà della famiglia , un frantoio per olive : era un lungo stanzone irregolare , scuro eppure lucido , come scavato in una montagna di schisto : nero , come unto anch ' esso , era il forte cavallo paziente che faceva girare la ruota dentro la vasca rotonda dove venivano pestate le olive : la pasta violacea di queste , versata entro sporte rotonde , la spremeva il torchio di ferro ; ma il torchio , collocato in una specie di nicchia scavata nella parete , erano gli uomini che lo manovravano , con una stanga : il mugnaio o un suo aiutante . L ' olio cadeva nero e grasso entro un grande paiuolo , e le sanse , finita di spremere la pasta , venivano buttate da una larga finestra giù nell ' orto , formando un monticello odoroso che a suo tempo veniva acquistato dallo stesso negoziante che in estate comprava le mandorle della famiglia : ed era una discreta rendita , assieme con quella dell ' olio , che i proprietari delle olive lasciavano in compenso per la manipolazione . Ma bisognava stare molto attenti , perché il mugnaio , un piccolo uomo religioso con due occhi di vero santo , che serviva da anni e anni la famiglia , e le era sinceramente affezionato , rubava a man salva , tanto ai clienti quanto ai padroni . Il luogo era sempre pieno di gente , anche perché in un angolo , tra la finestra e il torchio , ardeva sempre un grande fuoco con su un paiuolo d ' acqua bollente , dove venivano immerse e lavate le sporte : e intorno a questo fuoco si riuniva un gruppo d ' individui che , verso sera specialmente , formavano un quadro degno di Rembrandt . Erano tutti disoccupati e poveri , ma di una strana povertà dovuta più a loro stessi che alla sorte : e venivano lì a riscaldarsi , a confortarsi l ' uno col contatto dell ' altro . Capo fila era un uomo rossiccio , che era stato ricco e aveva dilapidato la sua sostanza con le donne e il vino : poi un vecchione con la barba di patriarca , anche lui decaduto , che faceva il giardiniere a tempo perso e viveva con la caccia dei gatti , dei quali si nutriva ; e altri reietti , che non sdegnavano di unirsi con i bravi contadini e i piccoli proprietari che portavano a macinare le loro olive , e lo stesso padrone del frantoio , Andrea , che capitava ogni tanto per sorvegliare il mugnaio . Santus , poi , non mancava mai , e quando appariva lui tutti si scostavano per fargli posto ; camminava anche lui nella fatale scia dei miserabili compagnoni raccolti intorno al fuoco , ma tutti ancora lo rispettavano , perché ancora la sua famiglia lo sostentava ed egli aveva un rifugio e la protezione del fratello ; anzi , sapendolo generoso , cercavano la sua amicizia per potergli spillare un po ' di quattrini ; ma egli , nonostante la torbida incoscienza in cui spesso affondava , capiva il suo stato , conosceva il cuore del prossimo , e amava solo la compagnia dei rinnegati del frantoio perché appunto si sentiva già loro compagno di fatalità . Non si creda che queste riunioni fossero melanconiche . Tutt ' altro . Quando il fuoco aveva seccato addosso i poveri vestiti , spesso bagnati dalla pioggia , di questa specie di vagabondi , e , per benignità della sorte , essi erano riusciti a bere vino , o meglio ancora acquavite , l ' allegria più infantile regnava fra loro : uno di essi arrivava a cantare pezzi d ' opera , un altro tirava fuori un pane , lo spaccava , si faceva facilmente versare sulla mollica un filo d ' olio , e lo abbrustoliva sulla brace , dividendolo poi fraternamente coi compagni . E Santus mandava a comprare un fiasco di vino , che bevevano alla salute di tutti . Salute e lunghi anni : la vita è di chi si contenta di viverla . Le giornate erano quasi sempre grigie , nel freddo mattino del tardo autunno : ma a poco a poco il cielo si schiariva e si sollevava sopra i monti che prendevano una lucentezza opaca di stagno , e sull ' alto si apriva l ' occhio , bianco prima , poi perlato del sole , come di un dormiente che dopo aver lottato con un triste sogno si sveglia ridente alla dolce realtà . Allora tutto prendeva colore ; il cielo sembrava un mare sparso d ' isolette rocciose , sui rami degli alberi le ultime foglie palpitavano come farfalle d ' oro e i monti riprendevano le loro tinte azzurre e rosee . Quando il tempo era bello capitavano nell ' orto la padrona che non sdegnava di coltivare i cavoli e i carciofi , e le “ bambine ” . Cosima aveva già venti anni ; ma a volte ne dimostrava di meno , a volte di più . Il viso bianco , corrucciato , gli occhi che sembravano selvaggi , la fronte coi capelli tirati su e stretti con la noncuranza delle donne vecchie , si aprivano e illuminavano come il cielo in quelle ambigue mattine , quando il riso schietto le sgorgava dai denti stretti con la violenza d ' un ' acqua sorgiva dalla roccia . Ora , nelle assenze di Andrea , spesso costretto a recarsi in campagna per sorvegliare chi lavorava , sapendo che di Santus il mugnaio poteva , con l ' aiuto diabolico dell ' acquavite , farne quello che voleva , ella penetrava con coraggio nel frantoio , e faceva le sue brave ispezioni . C ' era , anche nella cameruccia di Andrea , un registro dove venivano segnate le “ macinate ” delle olive ; ogni macinata sette quarti di ettolitro di olive ; compenso due litri d ' olio grezzo lasciato nel paiuolo apposito o , se il proprietario preferiva , due lire in contanti . Molti lasciavano correre il tempo , prima di pagare , e allora il conto rimaneva aperto . Ed ecco Cosima , seduta al tavolo dove c ' erano gli avanzi del pane e dei cibi dei fratelli , sfogliare l ' unto registro e segnare in fila i nomi e il numero delle macinate ; era una poesia anche quella , e il sole , che sbaragliava le ultime rocciose nuvolette e splendeva alto sui monti , dorava il foglio dove lei scriveva e lucidava i suoi capelli severi . Così ella veniva a contatto col popolo , col vero popolo , laborioso e mite , che se pure poteva , come il mugnaio , mettere le grinfie sulla piccola roba del prossimo , lo faceva con parsimonia e poi andava a confessarsene . Magari anche la confessione era un po ' fraudolenta , come quella del famoso contadino che tentò d ' ingannare il confessore dicendogli di aver rubato una corda , e alle insistenti inquisizioni dell ' uomo di Dio , finì col dire che alla corda c ' era attaccato un bue : ad ogni modo tutta gente buona : donnine rispettose e sornione , uomini che dovevano combattere con la terra ingrata e solitaria e i venti e gli uccelli e le volpi per strappare il grano e il vino , dei quali si nutrivano come il sacerdote nella Messa . Cosima li osservava , li studiava , ne imparava il linguaggio , le superstizioni , le maledizioni e le preghiere : e dal suo posto di osservazione vedeva anche il quadro e le figure del frantoio : sentiva le storielle che vi si raccontavano , le canzoni dell ' ubriaco , e se le doleva il cuore o piegava la testa umiliata nel vedere Santus , il fratello nato per grandi destini , intagliare carrettini di ferula per i bambini del mugnaio , o spolpare le ossa di un arrosto di gatto con gli altri compagnoni , pensava che solo la pietà può sollevare l ' anima piegata dal male degli altri , e portarla sulle sue ali fino alle altissime soglie di un mondo ove un giorno tutti saremo eguali nella gioia di Dio . Fra un segno e l ' altro del registro i clienti del frantoio le raccontavano i loro guai , i loro drammi : qualcuno la pregava di scrivergli una lettera o una supplica : così le venne lo spunto per un nuovo romanzo ; attinto dal vero : attinto come la pasta nera delle olive dalla vasca del frantoio , che si mutava in olio , in balsamo , in luce : e mise un titolo grigio , che sotto però nascondeva anch ' esso il seme del fuoco : lo intitolò Rami caduti . Questa volta la fortuna le arrise compiuta . Ella tentò presso un editore di una certa notorietà , che non solo accettò e pubblicò il romanzo , ma lo fece accompagnare dalla prefazione di uno scrittore illustre : ed ecco d ' un tratto la figura di Cosima balzò sull ' orizzonte letterario , circonfusa d ' un ' aureola quasi di mistero . Mistero creato dalla lontananza di lei e della sua terra , dalle vaghe notizie sulla sua vita quasi selvatica , ma sopra tutto dalla forza ingenua e nello stesso tempo vigorosa del suo racconto , dalla sua prosa scorretta e primitiva eppure efficace , e dall ' evidenza dei suoi personaggi . D ' un colpo ella diventa celebre : giornali e riviste le domandano novelle : e l ' editore manda denari . Non molti , ma tanti quanti a lei bastano per non frodare più la cantina , e comprarsi un bel vestito di setina nera a puntini d ' oro e un boa di piume di struzzo nere e bianche che ha del serpente e dell ' uccello . Quando apparve , con le sorelle alle quali aveva regalato per confortarle eleganti sciarpe di velo , alla Messa celebrata dal Vescovo , in una brillante mattina di autunno , una schiera di giovanotti , i più intellettuali e spregiudicati del luogo , che andavano in chiesa solo per sbirciare le donne , si allineò fra una navata e l ' altra della bella Cattedrale , e i loro occhi la serrarono in un nutrito fuoco di fila . Anche le donne la guardavano , alle spalle , affascinate , più che altro , dal suo vestito e dal suo boa dai colori di notte stellata , piegata sul suo libro di preghiere . Ella volava : le pareva di essere una rondine ; sentiva voglia di piangere ; era un rigurgito di gioia , di trionfo , ma anche di dolore profondo ; e se sollevava gli occhi umidi e vedeva i finestroni alti sotto la volta della chiesa , azzurri di miraggi quasi marini , pensava allo sfondo della finestra del frantoio e alle povere donne unte di olio nuovo che le raccontavano le loro pene . Allora una lieve vertigine le saliva dalle radici dell ' anima , come quando bambina l ' immagine della nonna le rimescolava nel subcosciente un mondo atavico avventuroso e fiabesco . La cerimonia e la musica accrescevano l ' incanto . Il Vescovo era alto , aristocratico ; ricordava i prelati pittoreschi dei grandi romanzi francesi dell ' Ottocento ; solo la sua voce era un po ' aspra , ma si sperdeva , col fumo dell ' incenso , nel rombare nostalgico dell ' organo , che suonava il coro del Nabucco : “ Va pensiero su l ' ali dorate ” … E tutto , luce , suoni , colori , accresceva la luminosa illusione di Cosima , che si vedeva trasportata in un mondo fantastico . Fu proprio da quei tempo che la sua vita prese un ritmo fiabesco . I giornali parlavano di lei . Arrivò persino , fino alla casa di lei , da una città lontana , un alto , grasso , biondo giornalista , la cui presenza mise in subbuglio tutto il vicinato . In Cosima quella visita suscitò il più alto orgoglio e la più cocente umiliazione . Umiliazione di doverlo ricevere in quella stanza terrena quasi povera , dove nella vecchia libreria si vedevano ancora le carte d ' affari del padre morto ; però , le sorelle avevano steso un ' antica tovaglietta di pizzo sul tavolino dove fu servito il caffè : ella aveva indossato il suo vestito di seta stellata , ma non sapeva che dire , mentre l ' uomo biondo la scrutava coi piccoli occhi verdognoli che , a guardarli di sfuggita , quasi con spavento , a lei ricordavano quelli dei gatti selvatici in agguato contro gli uccellini di primo volo . Egli però fu gentile , e nel suo giornale scrisse che la scrittrice “ pallida , piccola , nervosa , ( nervosa ? non sapeva che cosa questa parola significasse : tuttavia la lusingò ) questa fragile creatura che , senza mai essere uscita dal suo quieto nido , conosce tuttavia , in modo che fa quasi sbalordire , i misteri del cuore umano ” eccetera . ( Oh , grande uomo biondo che vivi nella metropoli , a contatto col mondo più tumultuoso , tu non saprai mai per tua esperienza quello che Cosima conosce attraverso la propria ) . L ' intervista fu commentata , riprodotta , colorita . Il libro di Cosima si vendeva ; altri articoli lo resero quasi di moda . Ella , al solito , nonostante appunto le sue esperienze e i suoi saggi propositi , ricominciò a fantasticare : perché non avrebbe potuto sposare il biondo gigante ? : l ' avrebbe portata nel turbine della vita . Gli scrisse per ringraziarlo ; egli rispose : la chiamava “ piccola grande amica ” parve farle la corte : tanto che un giorno Andrea intercettò una lettera , ma ne fu contento . Ecco uno che finalmente andava bene per la sorellina . E lei passeggiava intorno all ' orticello , come un ' aquiletta catturata , pronta a spiccare il lungo volo appena avesse potuto . L ' orticello era tutto in fiore : rose paesane , gigli e garofani vi spandevano un profumo di altare quando si celebra il mese di Maria . Anche per lei era arrivato il mese della sua gloria . Scrisse finalmente anche quel superbone di Antonino , che continuava a studiare per poter vivere in città : faceva i complimenti e gli auguri a Cosima , e le domandava anche notizie di Santus . Ella non rispose , ma conservò il biglietto di lui fra i ricordi che la seguirono nelle strade della vita . Adesso pensava all ' altro , al grande biondo dagli occhi tigreschi : e dopo una lunga ambigua corrispondenza , egli un giorno le mandò , una lettera strana , dove , fra le altre cose spiacevoli , le diceva che ella gli era sembrata quasi una nana . Pertanto le esperienze di Cosima continuavano . Vi furono giorni di nuovo fulgore . Arrivarono contemporaneamente due lettere : e una veniva di molto lontano , dal castello di un principe tedesco , col sigillo d ' argento e su impressa appunto una corona di principe . Forse era il suo segretario , che aveva letto il romanzo di Cosima e le scriveva ancora turbato , dicendole chiaramente , in ultimo “ fi amo , signorina , fi amo ” . Lo credette il segretario , poiché il nome era comune , e Cosima era corazzata di inguaribile diffidenza : ma perché non poteva esser lui , il principe ? Ella rispose , ringraziando ; ma poi , immaginandoselo anche lui biondo e alto e con gli occhi felini come il crudele giornalista , e per di più principe o granduca , non mandò la lettera . All ' altra invece rispose . Ed era anche questa di un principe di diversa specie ; era di un giovine di ventidue anni , che doveva essere molto ricco perché le scriveva che stava per partire , con mezzi suoi , per una spedizione nell ' America ancora inesplorata ; e le chiedeva il permesso di mettere il suo nome alla regione che egli avrebbe attraversata per il primo : e le dava l ' indirizzo della estrema città dell ' America del Sud ove si sarebbe fermato per formare la carovana . Ah , sì , Cosima adesso risponde , con lettera raccomandata , e non si proibisce di abbandonarsi con la fantasia , come un angelo viaggiante , al seguito dell ' avventuroso suo cavaliere . Le pare di vivere al tempo delle Crociate : egli va , col nome di lei nel cuore , a combattere contro i pagani , i pellirosse , i serpenti , le foreste vergini , le erbe che uccidono . Furono i giorni più belli della vita di Cosima , più belli ancora di quelli passati sul Monte , a respirare l ' aria che respirava Antonino . Era il sogno vivo , adesso , l ' avventura epica , alla quale ella prendeva parte cavalcando sulle nuvole rosse dell ' orizzonte , sui glauchi mari delle sere di luna . Tutto le sembrava grande e luminoso . Nella casa di faccia alla sua , essendo morto il nero canonico medioevale e sposata a un vecchio cugino la nipote , era venuto ad abitare un ricco attempato , ma ancora sanguigno e forte negoziante di scorze d ' albero e di sugheri . Era anche un cacciatore famoso e ogni tanto radunava gli amici per una partita di caccia grossa . Scalpitavano i cavalli , nella strada stupita da tanta animazione quasi guerresca , e i cavalieri , armati di tutto punto , alcuni smilzi e dritti in sella , altri , già anziani , barbuti , grassi e un po ' cascanti , ma col viso duro e deciso come di vetusti razziatori abituati a far preda , aspettavano che il gruppo fosse al completo , mentre i cani s ' incontravano e facevano , fra le zampe dei cavalli , una schermaglia rintronante di guaiti e latrati ; e appena usciva dal portone spalancato il cacciatore rosso dalle coscie possenti e dagli occhi verdi brillanti di gioia beffarda e feroce , sul suo balzano quasi ancora indomito , la comitiva si slanciava al galoppo inondando la strada come un ' orda diretta alla conquista di un luogo nemico : i passi dei cavalli risonavano a lungo , anche quando la strada ritornava deserta , e pareva uno scalpitio di treno che s ' allontanava : Cosima , alla finestra , mentre ritirava , dopo averlo sgrullato , il piccolo soppedaneo del suo lettuccio , s ' incontrava a seguire nell ' aria l ' eco della cavalcata : e pensava al suo esploratore , alla caccia dei selvaggi ; e si sentiva anche lei in corpo una smania di amazzone , un ardore di eroina da avventure audaci ; ma poi le toccava rifare i letti e pulire le camere , e , per risalire a galla da questo stagno di realtà , aspettare almeno il passaggio del portalettere . Era un uomo rude , il portalettere , anche lui rosso di pelo e di pelle ; e quando passava , con le sue grosse scarpe , battendo alle porte dei cittadini e gridando forte : “ posta , posta ” , tutti gli echi intorno si risvegliavano , persino i cani abbaiavano , l ' aria prendeva un colore di inquietudine . Per Cosima rappresentava un personaggio quasi mitologico , apportatore di bene e di male , e quando ne sentiva la voce di lontano tremava come se il destino fosse in cammino verso di lei . Era stato lui , in fatti , a portarle le lettere di gloria e di amore , di umiliazione e di speranza , e il vaglia , e i giornali col suo nome scritto come su lapidi che le parevano eterne . Adesso ella aspettava notizie da un mondo misterioso , lontano , quasi di là dai confini del mondo reale : lettere dell ' esploratore , che a quel suo mondo nuovo voleva mettere il nome di lei . Ma il portalettere passava con la borsa , che faceva un rumorino speciale , sulla cinghia di cuoio , come quello dei carnieri dei cacciatori , e picchiava con violenza il battente della porta del negoziante di scorze , traendo dalla borsa un pacco di lettere e di giornali . E a lei nulla : e la voce aspra dell ' uomo della sorte che si andava affievolendo le pareva si burlasse crudelmente di lei . Così passò la bella stagione : ella non si curava più neppure di Antonino . Di nessuno si curava , tranne che delle sue scritture , illuminate dalla luce di quel sogno che era il più bello dei romanzi che ella avrebbe mai potuto scrivere . In ottobre ci fu , come al solito , la vendemmia . No , non come al solito , poiché la madre , d ' accordo con Andrea , aveva fatto costruire una piccola casa di pietra nella vigna , sotto un pino che vigilava solitario la grande distesa quasi tutta selvaggia come una landa , e dichiarò che la voleva abitare per qualche settimana . Solo la vigna rallegrava coi suoi quadrati verdi e gialli , con qualche filare di grandi fichi bassi , la dolce triste solitudine del luogo : i monti lontani innalzavano una muraglia azzurra intorno all ' orizzonte . Un colono del Continente coltivava , fin dal tempo in cui era vivo il padre di Cosima , la vigna da lui piantata , e un grande orto che godeva di un rivolo d ' acqua raccolto in una vasca ampia come un laghetto , circondata di giunchi , canne e salici selvaggi . Il luogo era bello : una specie di oasi nella desolazione della pianura incolta e pietrosa , saettata , nell ' estate , da un sole implacabile . Ed ecco , adesso , la casetta di pietra lo rendeva più pittoresco ed ospitale : erano appena due stanze , addossate ad un ' altra , piccola , che fino a quel tempo era stata l ' abitazione del solitario colono , il quale non si moveva mai dal posto , rifornito ogni tanto di pane e altri viveri da Andrea , che di ritorno portava a casa i prodotti dell ' orto . Erano per lo più patate , legumi , verze , zucche e insalate , e qualche volta anche poponi e cocomeri . E nella stagione l ' uva , quasi tutta da vino , quel vino leggero ma saporoso che aveva aiutato Cosima a comprar francobolli e spedir manoscritti . Fu dunque mandato un carro di mobili , come si usava per andare al Monte : e Cosima si offrì ad accompagnare la madre , mentre le sorelle , che non volevano neanche sentir parlare di un luogo sperduto come quello , sarebbero rimaste a casa sotto la sorveglianza della serva fedele . Il servo che accompagnava il carro sarebbe rimasto nella vigna , e anche Andrea vi avrebbe passato la notte per maggior sicurezza delle donne . Ma il luogo era tranquillo ; non si era mai sentito parlare di vicende spiacevoli : l ' aperta e nuda pianura non permetteva neppure il passaggio di malviventi , tanto che il colono non aveva un arma , un cane . Ad ogni modo una pattuglia dl carabinieri a cavallo adibita alla sicurezza stradale , percorreva ogni giorno lo stradone comunale che attraversava quella specie di altipiano selvaggio . Cosima e la madre s ' incamminarono , a piedi , lungo lo stradone , dopo aver oltrepassato le ultime case del paese . La giornata era limpida , tiepida : un acquazzone aveva rinfrescato i campi , e gli stessi cespugli e le erbe già inariditi della distesa intorno alla vigna avevano ripreso il verde : le ginestre fiorivano ancora , ancora qualche sambuco nano , dove il terreno era umido , apriva le sue ombrella d ' argento filigranato . Il pino , sopra la casetta che ancora odorava di calce , vibrava tutto di canti d ' uccelli : ce n ' erano di ogni specie , sopra tutto di passeracei , poiché era l ' unico rifugio del luogo , e il loro chiassoso concerto strideva anche di voci di battaglia : tutti però , d ' accordo nello scavare i fichi nella vigna e a piluccare l ' uva , nonostante gli spauracchi drizzati qua e là dall ' ingegnoso colono . Del resto anche lui aveva l ' aspetto di uno spaventapasseri , alto , scarno , dinoccolato , con gli enormi piedi scalzi nodosi , i calzoni logori di fustagno rimboccati sulle caviglie rosse , e altrettanto le maniche sulle braccia che , se egli stringeva i grossi pugni , sembravano clave . Tutto il suo aspetto tra , più che di contadino , di vecchio marinaio , di “ lupo di mare ” , per il viso arso , di terracotta , i capelli irsuti di colore del sale , e come scarmigliati dal vento : ma specialmente per gli occhi piccoli , stretti , dei quali si vedeva quasi solo la pupilla verdognola . Quando arrivarono le padrone egli aiutava il servo a scaricare la roba dal carro , e non rispondeva alle domande e agli scherzi dell ' altro : pareva sordo , anzi anche muto , perché salutò solo con un cenno del capo , e non aprì la lunga bocca rientrante , quasi invisibile . In cambio parlava molto il servo , un giovinotto bruno tutto occhi e denti , che ogni tanto si aggiustava la cintura e rideva per nulla : la sua presenza metteva allegria , e quasi egli piaceva alla signorina : lo trovava per lo meno della sua razza , uno schietto contadino , figlio della stessa terra , mentre il colono , - già per il nome stesso , che gli era stato consacrato dal vecchio padrone , - rappresentava uno straniero , un lavoratore di terre lontane , d ' origine ignota se non quasi misteriosa . Infatti nessuno aveva mai saputo la sua provenienza , anche perché nessuno , dopo il tempo in cui , finita la sorveglianza della polizia , era stato assunto in servizio dal signor Antonio e confinato lì nella vigna solitaria , nessuno se ne era più curato : neppure Andrea , che come il corvo ad Elia , gli portava il pane . E infatti l ' uomo si chiamava Elia . Dopo che ebbero messo a posto , nelle due stanzette , i lettucci , due tavolini , alcune sedie , un attaccapanni e qualche arnese di cucina , i due uomini se ne andarono a lavorare , a togliere i pampini superflui alle viti , perché l ' uva finisse di maturare ; il giovine servo si mise a cantare , e la sua voce sonora ma monodica si sperdeva come nella vastità di una chiesa deserta . Allora Cosima , come già aveva fatto sul Monte , cominciò a riordinare e abbellire quella che , per far sorridere la madre , chiamava la villa . La madre non sorrideva : come sempre era taciturna e chiusa in una tutta sua segreta preoccupazione : ma gli occhi le si erano un po ' illuminati , e il da fare che si diede , per preparare un po ' di cibo nel camino della prima stanzetta , adibita a cucina , sala da pranzo e da ricevere , la distrasse . Si sarebbe potuto usufruire , per gli usi più comuni , della cameretta del colono , dove c ' era un vecchio e grande camino che tirava molto bene ; ma la padrona intendeva rispettare gli antichi privilegi del dipendente , che con la sua sola opera si era costruito quel rifugio da quando aveva assunto servizio nella vigna , e vi teneva i suoi stracci e il suo giaciglio . Cosima d ' altronde ci sentiva odore di selvatico e non le sarebbe piaciuto neppure di guardare dentro se il vecchio non avesse attirato la sua curiosa attenzione , interessata , di osservatrice di tipi fuori del comune , con la nebulosità del suo passato e la sagoma della sua figura . Egli avrebbe forse potuto , ad esplorarlo , a farlo diventare docile e confidente , raccontarle qualche cosa d ' interessante , con un colore diverso dal locale , qualche cosa da mettersi sulla carta e trasformarlo in materia d ' arte . Appena dunque l ' abitazione fu in ordine , ella andò nella vigna , dove i due uomini lavoravano , e diede ascolto ai discorsi del servo paesano , poiché l ' altro conservava il suo assoluto e impassibile mutismo . - Speriamo , - diceva il giovinotto , - che la vostra mutria si cambi in buon umore fra una settimana , quando verranno le ragazze a vendemmiare . Verranno due mie cugine : ma quelle dovete contentarvi di guardarle da lontano e di non toccarle neppure con una canna : le altre , che la padrona sceglierà di suo gusto , ve le lascio liberamente , vecchio cinghiale . Il vecchio cinghiale pareva non lo sentisse neppure : solo , all ' accenno di una donna , una vedova già anziana , che un tempo si diceva avesse avuto relazioni con l ' esiliato , i suoi occhi si allargarono un poco , ed egli scosse il mazzo di foglie di viti che teneva in mano : ma non aprì bocca , non si volse a guardare Cosima che era arrivata in mezzo al filare e lo osservava silenziosa . Né più fruttuosi furono gli altri approcci durante quella prima giornata , sebbene ai due uomini fosse servito un pasto certo per loro insolito , preparato dalla padrona , e anche lei tentasse di attaccare discorso col vecchio taciturno . Egli rispondeva sì e no alle domande di lei , riguardanti l ' orto e la vigna ; nel vederla si alzava e si piegava con segni di un rispetto quasi esagerato : null ' altro . - È un idiota , - disse il servo , quando l ' altro non poteva sentirlo . - Ma è anche malizioso , e la sa lunga . E raccontò della vedova , che un tempo veniva a trovarlo nella vigna , e accennò al lontano passato di lui . Pare che avesse tentato di derubare un suo ricchissimo parente , nelle cui terre lavorava : sebbene il parente avesse rimesso la querela , Elia era stato condannato . Poi la voce cambiava ; il parente diventava un banchiere , o addirittura una banca , che era stata svaligiata da un gruppo di ladri , dopo narcotizzato il custode , e fra i manigoldi era Elia . Disse la padrona : - Se fosse stato così , il mio povero marito non l ' avrebbe assunto al suo servizio . - Oh , il signor Antonio era buono : era un santo , di quelli che non ne nascono più , - disse il servo . Nel pomeriggio arrivò , a cavallo , Andrea . Fra le altre cose portava un giornale e una lettera per Cosima . Una lettera ! Ella la prese , come faceva sempre , trepidando : le pareva , ogni volta , di afferrare un uccello a volo , l ' uccello favoloso della fortuna e della felicità . Ma questa era una semplice lettera d ' invito a mandare i suoi libri a un giornaletto , che prometteva di parlarne ai suoi lettori . Ed ella la lasciò andare , come appunto si lascia andare un uccellino che non serve a niente . Ad ogni modo la giornata finì bene : il tramonto arrossava la vigna , la vasca e i salici scintillavano ; le distese della pianura avevano la calma e melanconica poesia della steppa , come Cosima l ' aveva intraveduta in qualche racconto russo : ma il punto centrale del paesaggio , il più bello , era il pino solitario entro il quale vibravano le fiamme del sole che pareva vi si annidasse come un grande uccello di porpora . E Cosima se ne andò per un sentiero della brughiera dove avrebbe potuto camminare finché voleva , poiché non c ' era pericolo di sperdersi , e dalla vigna potevano sorvegliarla con un solo sguardo . Le erbe sembravano colore di rosa , ogni seme , ogni fiorellino , ogni bacca , aveva come un occhio d ' oro che rispondeva al suo sguardo : e i monti lontani , color d ' acquamarina , svaporavano nel cielo arancione e verde e rosso che a poco a poco trascolorava e cambiava tinta . Una coccinella salì , da un cespuglio , sulla veste di Cosima , come su un cespuglio più alto : andò su , su , tranquilla , fino al braccio di lei , fino alla sua mano . Era un essere meraviglioso e quasi terribile : sul piccolo dorso piatto , d ' un rosso scuro di lacca , era disegnato in nero un viso umano perfetto , con gli occhi , il naso , la bocca , tutti un po ' obliqui come nelle maschere giapponesi : parve a Cosima che quegli occhi la guardassero , con la stessa meraviglia misteriosa con cui lei li guardava . Arrivata all ' estremità del dito medio , sull ' unghia rosea di tramonto , la coccinella aprì due piccole ali iridate e volò via . Cosima avrebbe voluto imitarla , ma i suoi piedi erano legati alla terra , ed ella avrebbe dovuto camminare fino all ' estremità del mondo per potersi slanciare così . Quando il sole sparì , uno stupore quasi infantile parve incantare ogni cosa : il cielo si fece trasparente come l ' acqua , e la stella che apparve sull ' orizzonte vi tremolò come appunto riflessa dal mare . Mai Cosima , neppure sul limite dei boschi e delle roccie del Monte , davanti ai sontuosi tramonti visti dall ' alto , aveva provato una malia simile a questa che l ' avvolgeva in mezzo alla terra incolta , guardata solo da Dio . Invece di sentirsi piccola , e poiché era impotente a volare , le parve di essere alta , alta fino a toccare con la fronte la stella della sera : eppure in quel momento dimenticava tutte le sue ambizioni , i suoi vani sogni , la sua attesa di avvenimenti straordinari . La vita era bella così , anche fra gli umili steli nati da sé , fra le cose create da Dio per la gioia del cuore che è vicino a lui come il cuore del bambino e quello della madre : ed ella ne ebbe quasi la prima rivelazione , e si sentì uno scalino ancora più in alto , nella scala di Giacobbe che doveva essere la sua vita . Così , per nulla : solo perché vedeva la stella della sera brillare sopra i monti non meno e non più meravigliosa della coccinella , e le erbe selvatiche odoravano al suo passaggio . Decise di non aspettare più nulla che le arrivasse dall ' esterno , dal mondo agitato degli uomini ; ma tutto da sé stessa , dal mistero della sua vita interiore . Così , ebbe fine l ' attesa delle notizie dell ' esploratore : e anche lui , del resto , non scrisse più Eppure un fatto che aveva dell ' inverosimile , le avvenne : un fatto che superò tutte le altre vicende accadute fino a quel tempo , che a lei parevano , ma forse non erano , straordinarie . Erano passati tre giorni da che si trovavano nella vigna , tutti e tre eguali , limpidi , sereni . Ella s ' era rimessa a scrivere , sul tavolinetto della camera da letto , davanti alla piccola finestra nel cui vano ronzavano le vespe senza però venire dentro . Inutile , fino a quel momento , intervistare Elia : pareva un uomo meccanico , Elia : si piegava , si sollevava , lavorando , senza muovere un muscolo del viso . E lingua in bocca , - come diceva il servo che chiacchierava per tutti e due , ma per dir frasi , proverbi , canzonette e scempiaggini che non interessavano Cosima . Solo le mani di Elia avevano , a osservarle quando egli non se ne accorgeva , una strana sensibilità : mani scure e nodose , con le falangi coperte di peli , ma piccole , per un uomo così alto e lavoratore , a volte adunche come artigli , a volte aperte e quasi molli , come snodate . Con quelle mani egli era capace ancora di fare qualsiasi lavoro che gli venisse richiesto o che gli fosse necessario . Infatti si cuciva da sé le vesti , lavava , si faceva le scarpe , gli occhiali , gli arnesi di lavoro , preparava la conserva dei pomidori e seccava i fichi , fabbricava , con una certa creta da lui scovata fra i giunchi , vasi e pentole : e lavorava anche da stagnaio e da falegname . La sua stanzetta sembrava un museo archeologico , con una raccolta persino di pietre cercate nella brughiera , che sembravano tartarughe , conchiglie , ossa fossilizzate . E stava zitto , rispondendo solo sì e no alle domande della padrona , che anche lei , del resto , cavava fuori le parole con diffidenza sospettosa , come gemme da uno scrigno . Or dunque , quale non fu la meraviglia di Cosima , quando la sera del terzo giorno , ritornando dalla solita passeggiata , sentì che i due taciturni parlavano fra di loro . Stavano nella prima delle stanzette e la madre cucinava qualche cosa nel camino . La porta era aperta , ed essi non si accorsero della presenza di Cosima , che , ferma fuori , ascoltava . Del resto il discorso era semplice : ma il suo tono amichevole , nella voce di quei due , un po ' lamentoso nella padrona , confortante in quella del servo , sorprese la fanciulla . La madre non le aveva mai parlato in quel modo : e d ' altronde era proprio di lei che si lagnava . Diceva : - Andrea tarda , stasera : speriamo non sia accaduto nulla , laggiù : ho sempre paura . E anche quella stordita che se ne va in giro come una capra . - Non abbia timore , - rispose l ' uomo , con una voce fra roca e dolce , ma anche quasi canora , che la padroncina non gli conosceva ; - c ' è Ippolito che è andato a raccogliere sterpi per il fuoco , e la sorveglia . Poi non si è quasi mai sentito niente , in questi posti . Chi vuole che veda la signorina ? E poi è tanto savia , quella : non c ' è pericolo che abbia dato appuntamento all ' innamorato . - Non si sa mai , insisteva la madre : e Cosima pensò in sua coscienza che realmente , su questo punto , si potevano elevare dubbi . - Le ragazze sono tutte stordite : quella , poi , ha certe idee in testa . Tutte quelle scritture , quei cattivi libri , quelle lettere che riceve . E non è venuto anche , a trovarla , un omaccione rosso come la volpe ? e da lontano , è venuto , e poi ha scritto di lei sui giornali ? La gente mormora . Cosima non troverà mai da sposarsi cristianamente : e anche le sorelle ne risentiranno , perché in famiglia tutto sta a sposar bene la primogenita . È vero che … - giunse con ancora più lamentosa , - ci sono anche i fratelli , che non ci fanno troppo da sostegno : oh , tu lo sai bene , Elia . Egli lo sapeva : eppure aveva una fede cieca , un attaccamento appassionato per il signorino Andrea : ed anche la sua voce tremolò quasi di pianto quando ne parlò . - No , padrona , non si lamenti troppo del signorino Andrea . È buono , posso dire , quasi quanto lo era il signor Antonio : solo , è troppo generoso ; è troppo amico di cattivi amici . Ma del resto bada alla roba , e ama le sorelle in modo particolare . - Bada alla roba ? Sì , ma per pigliarsi lui quasi tutta la rendita : e gioca , e va con le male donne . Questa la chiami bontà ? Lo chiami amore per la famiglia ? Andrea ci lascia appena il tanto per pagare i servi e le tasse . Io non dormo , un giorno o l ' altro l ' esattore verrà in casa a sequestrare : lo vedo in sogno , ne ho paura come del demonio . Oh , oh : Elia ; e tutto questo perché i miei figlioli hanno abbandonato le vie del Signore . - Lei esagera , padrona : ci sono figli peggiori : tutte le famiglie hanno la loro croce . Il signorino Andrea , dopo tutto , bada alla roba e la fa fruttare : è , dirò così , come un fattore , che si piglia la porzione maggiore . Ma poi metterà giudizio . - No , Elia , non lo spero . D ' altronde , che si fa ? Siamo povere donne sole , con quel castigo terribile di Santus : e bisogna pure appoggiarsi ad Andrea . Tante volte penso di dividere il patrimonio : a ciascun figlio il suo : ma sarebbe peggio , poiché il disgraziato Santus in pochi mesi cadrebbe nella miseria , e anche il tuo signorino Andrea si giocherebbe la sua parte . Non c ' è via di uscita : bisogna soffrire . E poi io voglio bene ai miei figli : troppo bene gli voglio ; più sono disgraziati più li amo e li compatisco . Ma quella Cosima ! È quella che più mi dà pensiero . - E invece sarà quella che più le darà consolazioni : vedrà . Ma la madre , mentre rimuginava nella padella le patate che lentamente si arrossavano e spandevano un buon odore , continuava a sospirare . - Non è questo , Elia , io non ho bisogno di consolazione : la mia strada è finita , e nulla esiste più per me tranne il bene dei miei figli . Ma essi non seguono la via giusta , quella che abbiamo percorsa io e il padre loro , benedetto sia . Sarà mia la colpa : sono una donna senza forza e senza volontà ; ma loro dovrebbero capirlo . E se parlo così con te , questa sera , Elia , è perché so che tu solo puoi compatirmi . - Oh , padrona ! - egli esclamò : e una commozione sincera , piena di sorpresa e di gratitudine , gli vibrava nella voce : probabilmente nessuno , da molto tempo , gli aveva parlato così . E intese forse quello che la padrona voleva dirgli , che anche lui aveva peccato e sofferto , ma era rientrato nella giusta via , perché aggiunse : - Le strade del Signore sono tante , ed Egli aiuta sempre i buoni cristiani . - Tu , dunque , credi in Dio ? Io , vedi , a volte , non ci credo più . - Non so : anche io non vado a messa da venti anni . Non so : non so : ma so che ad essere buoni e pazienti ci si guadagna sempre . E , dunque , padrona , coraggio . Tacquero un momento : si sentiva il friggere sommesso della padella sulla fiamma : un odore di gente umile ma rassegnata usciva da quella stanzetta solitaria . Il pino vibrava ancora di fruscii , di pigolii , di vaghi lamenti , e dallo stradone arrivava il rumore di un passo di cavallo : Andrea . Cosima sentiva voglia di appoggiarsi al muro e piangere : in quel momento avrebbe rinunziato a tutti i suoi sogni , pur di consolare la madre : pensò che bisognava almeno darle il conforto della speranza di un buon matrimonio , fra lei e un qualche bravo giovane del luogo , e passò in rassegna tutti i proprietari , i professionisti , gli impiegati di sua conoscenza . Ma essi erano tutti imbevuti del pregiudizio che ella non potesse , con quella sua passione dei libri , diventare una buona moglie : né , d ' altronde , ella voleva più umiliarsi con nessuno . E fu in quel momento che le venne l ' idea di muoversi , di uscire dal ristretto ambiente della piccola città , e andare in cerca di fortuna . Per dare consolazione alla madre . Intanto continuava a scrivere , davanti alla piccola finestra ronzante di vespe . Ma era un po ' disorientata , per le parole della madre e perché non trovava un vivo argomento ai suoi nuovi racconti . La vita le sembrava piatta , incolore , sebbene invece dentro di lei sentisse muoversi un dramma di incertezze , di scrupoli , di melanconia . Le pareva di esser già vecchia , piena di esperienza e col fiore della speranza già appassito fra le dita . Pensava fosse effetto della solitudine , della povertà del luogo e della sua stessa vita : e disperava di poter ritrovare una occasione di guardare la vita altrui , ricca di dolori , di miserie , di esaltazioni e di umanità umile e grande nello stesso tempo , come nel cerchio nero del molino di olive . Non contava più in Elia , e neppure nel movimento della vicina vendemmia , della quale aveva già conosciuto i colori d ' idillio , e li aveva anche già riversati in qualche sua novella . Invece un piccolo accidente accadde , mentre le donne venute apposta per la faccenda , spinte e pizzicate da Ippolito , coglievano l ' uva deponendola in cestini a doppia ansa , che poi trasportavano in due , dondolandoli come culle , versandone i grappoli in un carro apposito , foderato di stuoie , che appena colmo veniva portato in città per la manipolazione del vino . Una di queste donne aveva portato un bambino , che per un po ' s ' era trastullato tra i filari delle viti , poi , scomparso , s ' era ad un tratto sentito piangere e gridare . Tutti si slanciarono a cercarlo , con urli di richiamo e di spavento : solo Elia non aprì bocca , ma andò dritto alla vasca e vi si gettò , vestito , traendo il bambino che scosse e fece sgocciolare come uno straccio bagnato . Fu solo un po ' di paura : ma alla sera il vecchio ebbe qualche brivido di febbre , e si fece più rigido del solito . All ' alba però già era all ' opera nella vigna : finita la vendemmia le donne se ne andarono , ed anche la padrona dichiarò che voleva tornare a casa per presiedere alla pigiatura dell ' uva : senonché Elia s ' era d ' improvviso buttato giù sul suo giaciglio e pareva un cadavere . Non si poteva abbandonarlo così ; anzi si pensò di far venire un dottore , e se il servo si aggravava di portarlo in paese . Queste premure parvero scuoterlo e ravvivarlo . Cosima gli offrì una tazza di caffè , gli aggiustò il giaciglio , rimise in ordine la stanzetta . E ogni tanto lo guardava con occhi pietosi , senza dimostrare ripugnanza per quel lungo corpo ricoperto di stracci maleodoranti come quello di un mendicante , coi grossi piedi scalzi terrosi e tutti tagliuzzati per cicatrici di sterpi e spine , che pareva avessero camminato attraverso interminabili lande per arrivare a quel piccolo rifugio ospitale . Egli stava ad occhi chiusi ; ma d ' improvviso li aprì , un po ' febbrili e lucidi , e la guardò come un cane malato . Uno sguardo , solo , ma Cosima vide un misterioso balenìo in fondo alle pupille che non erano quelle del duro e freddo Elia , ma di un uomo disperato , che aveva paura di morire solo , abbandonato , come un vecchio cane . Gli si avvicinò e disse : - Come vi sentite ? Faremo venire il dottore , o vi porteremo a casa . Egli accennò di no , di no : per quanto solo e malato , non voleva il dottore e non voleva muoversi dalla sua tana : ma l ' occhio gli si era rischiarato , pieno di una dolcezza , quasi di un sorriso infantile . - Andate , andate pure , - disse , - Vadano pure a casa , signorina , lei e la signora padrona : bisogna pigiare l ' uva e metterla nel tino . - Eh , non la pigiamo noi , coi nostri piedi , - disse Cosima , tentando di scherzare . - C ' è poi Andrea , che ci bada : non pensateci . E poi il tempo si cambia : minaccia di piovere . Non vogliamo lasciarti così , zio Elia . Ella lo chiamava così , come si usava con tutti i vecchi servi ; ma era la prima volta che egli si sentiva accomunato agli altri , come fosse nato nella stessa terra e tutto il suo passato sprofondasse quasi in una vita anteriore . Tuttavia non parlò , non dimostrò la sua gratitudine : anzi fece un po ' indispettire la padroncina col rispondere sempre con un cenno negativo del capo a tutte le sue domande premurose . No , egli non voleva il dottore , non voleva muoversi , non voleva che nessuno si disturbasse per lui . Vecchio testardo . Pareva volesse morire solo , come solo era vissuto . Ma le padrone restarono , finché arrivò Andrea che portò del chinino : si discusse però se si doveva o no somministrarlo al malato : e del resto la discussione fu vana , perché egli dichiarò che non avrebbe preso nessuna medicina . Durante la notte si scatenò una forte bufera : la grandine mitragliava la piccola casa , e il pino urlava come un mostro . Dietro gli scurini mal connessi i vetri della finestra parvero spaccarsi e spargersi in frammenti d ' oro e d ' ametista , con un rombo spaventoso . Lampi e tuoni . Non c ' è da nascondere che Cosima aveva paura e la madre tremava come una fronda sbattuta dal vento . Storie spaventose di banditi e malfattori , che in notti simili sbucano come demoni dalla tempesta e assalgono le dimore solitarie , tornavano in mente alle donne : e il fatto che il servo e Andrea erano rimasti sul posto , non le rassicurava . Il vento gridava e piangeva nella pianura come nel mare , e solo il pino pareva potesse combattere con l ' uragano come un eroe inferocito contro un intero esercito . Nel suo giaciglio Elia , con la febbre alta , ricordava come il signor Antonio lo aveva accolto benevolmente quando lui si era presentato in cerca di lavoro , mentre nessun altro dei diffidenti proprietari del luogo aveva accettato la sua offerta ; e il padrone gli aveva affidato la vigna nuova , l ' orto , fa terra intorno . Adesso il vecchio amava questa terra con una passione tenace ; era diventata la sua nuova patria , la sua famiglia ; e il solo pensiero che i padroni giovani avrebbero potuto mandarlo via , come una vecchia bestia che non può più lavorare , lo colmava di tristezza ; non per la probabile ventura povertà , ma per l ' amore alla terra che oramai faceva parte della sua carne e del suo sangue . Ed ecco , invece , la padrona e la signorina , e lo stesso Andrea , si mostravano benevoli , fino al punto di restare vicino a lui in quella notte tempestosa mentre avrebbero potuto già essere nella loro casa tranquilla . E non lo avrebbero cacciato , no : lo sentiva ; lo aveva sentito nella voce di Cosima , e gli sembrava che questa voce fosse l ' unica medicina che potesse guarirlo . E la certezza che un giorno forse avrebbe potuto dimostrarle la sua riconoscenza , già lo alleviava dal male . All ' alba il tempo si calmò , d ' un tratto , dopo un tuono formidabile che parve un ordine militare : la battaglia doveva cessare . Solo il pino continuò in un suo lieve brontolio , quasi pensieroso . Cosima lo sentiva nel sonno lieve del mattino : e le pareva che il pino mormorasse : “ Perché tutto questo ? Si combatte , si soffre , ci si tormenta per nulla : la forza del vento è vana ; tutto è vano e vuoto ; eppure bisogna combattere perché così vuole Dio ” . Poi tacque anche l ' albero ; ma quando Cosima aprì la finestruola vide uno spettacolo indimenticabile : centinaia di uccelli svolazzavano sui rami battuti dal sole , e parevano d ' oro e d ' argento : ogni loro battere d ' ali faceva cadere goccie simili a scintille : e ad ogni ago delle foglie era infilata una perla dai colori dell ' iride . Pareva un albero magico , fatto di uccelli , di rubini , smeraldi e diamanti . E fu certo una giornata di miracolo quella . Tutto sembrava trasformato ; tutto , nell ' orto , nella vigna sebbene spoglia , nella brughiera riarsa , tutto riluceva e sorrideva . Dio era passato con un corteo di tuoni e fulmini , ma trovando gli uomini di buona volontà si placava e ritornava paterno . Andrea ripartì la mattina presto , con la promessa di tornare nel pomeriggio e passare la notte nella casetta , per sorvegliare il malato , mentre la madre e Cosima col servo sarebbero tornati in città . Cosima portò il caffè ad Elia , che si mise a sedere sul giaciglio , e prese la tazza con le mani tremanti . - Che , avete freddo ? - domandò la signorina . - Buon segno : vuol dire che la febbre passa : fatemi sentire . E gli toccò la grande orecchia destra , scura e dura come la facciata di una grotta . Al contatto della piccola mano , egli rabbrividì , come per il solletico : i suoi occhi ebbero di nuovo un balenìo d ' occhi di cane accarezzato . - Siete fresco come rosa , zio Elia : camperete ancora cento anni , quando anche la nostra memoria sarà dispersa . Egli sorbiva il caffè , versò nella tazzina quello che s ' era versato nel piattino e raschiò il residuo dello zucchero , come fanno i bambini : ma anche dopo rimase col viso piegato , guardando il fondo della chicchera come ci vedesse qualche immagine . - Dov ' è la padrona ? - domandò sottovoce . E Cosima ebbe l ' impressione che egli volesse dirle qualche cosa , ma senza pericolo di essere ascoltati . La padrona era affacendata nelle stanzette attigue : ed egli disse : - Si sarà spaventata , stanotte , povera padrona . Per colpa mia : e anche lei . - Ma no , zio Elia : anzi ho avuto quasi piacere : non avevo mai sentito un diavolìo così , e in piena campagna poi . Oh , io non sono paurosa : se in casa sento un rumore , di notte , mi alzo e scendo anche in cantina esplorando se ci sono i ladri . Ma adesso rimettetevi giù e state quieto : vi copro io , perché oggi fa freschetto . Egli si rimise giù , ma sembrava meno quieto e duro del giorno avanti : anche perché si sentiva meglio . Avrebbe voluto alzarsi e tornare al lavoro , ma Ippolito , che gli voleva bene a modo suo , minacciò di negarlo se si moveva . E la padroncina gli servì il brodo , con l ' uovo sbattuto dentro , e anche un bicchiere di vino . Egli però lasciò il bicchiere intatto , con una vespa che vi ronzava attorno incantata . Il sole era caldo ; dal finestrino si vedeva l ' orizzonte , coi monti lontani di un azzurro liquido d ' acquamarina . Una quiete profonda regnava dappertutto e dalla brughiera veniva un odore tiepido di erbe come nei meriggi di primavera . Il servo lavorava nell ' orto e la padrona era andata fino alla vasca a lavare i panni . Cosima pensò di raggiungerla e pregarla di smettere e di portare la roba sporca in paese ; nel passare davanti al finestrino di Elia guardò dentro ; e vide che il vecchio , seduto sul giaciglio , le accennava di entrare , Entrò : si accorse che egli aveva bevuto il vino e aveva il viso lievemente colorito e gli occhi insolitamente bene aperti . - Dov ' è la padrona ? - tornò nuovamente a domandare . Saputo che lavava i panni , parve indispettirsi . - Ecco , è venuta a prendere la mia camicia e la lava lei , non è bene . - Ma sì che è bene , zio Elia : la mamma si diverte : non può restare un momento in ozio , povera mamma . - Povera padrona ; con tutti quei pensieri , - egli disse , piegando la testa come aveva fatto la mattina : e si fece pensieroso . - La mamma esagera , - disse Cosima , quasi per rassicurarlo : - vede sempre nero . Invece la provvidenza non manca mai . - Lei crede alla provvidenza di Dio ? - Io sì , e come ! Allora accadde una cosa strana : egli si alzò , lungo , coi grossi piedi nudi che sembravano ceppi , e andò a chiudere il finestrino . Disse : - Queste vespe ! Via , via . Senta , io le voglio far vedere una cosa : lei però non deve dire nulla a nessuno : me lo promette ? Nulla , mai a nessuno . Ella stette incerta ; poi , più per curiosità che per altro , disse : - Ve lo prometto . Fu tutto . Il vecchio si avvicinò al camino , si piegò , raschiò con la paletta , accumulandoli nell ' angolo , la cenere e gli avanzi dei ceppi , poi con la stessa paletta sollevò il mattone centrale . Apparve , sotto il mattone , una lastra di ferro , una specie di sportellino , chiuso con un lucchetto ; ed egli si trasse dal seno una chiavetta pendente da una catenella nera , e apri il ripostiglio : la lastra si sollevò , in due piccoli battenti , ed egli introdusse la mano nel vuoto , molto in fondo , parve come slegare un sacchetto o un involto che fosse in quel fondo e ne trasse un pugno di monete : le guardò , nel cavo della mano , come si guardano le sementi per assicurarsi che sono buone , poi le fece vedere a Cosima . La sua mano concava ricordò alla fanciulla la mestola con la quale il diavolo trae dalla pentola dei tesori maledetti le monete tentatrici delle anime : si scostò d ' un passo , quasi impaurita , e guardò in viso il vecchio . E invero quel viso scuro , con gli occhi che sembravano due fessure con in fondo un ' acqua verde opaca , e quella bocca chiusa , ermetica , aveva qualche cosa di diabolico : i pensieri più cattivi e paurosi passarono in mente a Cosima : ebbe paura , guardò verso la porticina : la porticina era aperta , ed ella avrebbe potuto subito salvarsi se il vecchio tentasse farle del male . Egli dovette sentire tutte queste cose perché il suo viso cambiò maschera : si fece triste . Mai Cosima aveva veduto un viso così nobilmente triste , accigliato e severo . - Sono buone , - egli disse , tirando su con le dita dell ' altra mano le monete , e lasciandole ricadere nel pugno . Cosima lo vedeva bene : erano monete che sembravano nuove , alcune col profilo melanconico e rapace di Napoleone III , altre col grande gallo piumato della Repubblica francese : monete d ' oro , schiette , moderne , da spendersi , se si voleva , senza difficoltà . Ma non le toccò e il solo pensiero che Elia avrebbe potuto offrirgliele , sia pure per generosità o affetto , le faceva spavento : poiché ricordava le voci misteriose che correvano sul conto di lui , ed era sicura che il tesoro provenisse da una rapina . Ma egli richiuse il pugno , tornò a piegarsi sul vuoto del camino , rimise a posto ogni cosa , riaprì la finestrina , andò a sedersi sul giaciglio , piegò la testa pensieroso . La vespa da lui cacciata tornò a volteggiare e ronzare sullo sfondo d ' acquamarina dei monti lontani . Tutto s ' era svolto in pochi minuti , come in un passaggio di nuvole ; e Cosima si avvicinava alla porticina per andarsene sicura in cuor suo di saper tutto e non volersi immischiare nella pericolosa faccenda , quando il vecchio la richiamò : - Signorina , volevo dirle questo ; quando sarò morto , o anche prima se le occorre , quella roba è sua . Ella avrebbe voluto protestare , dirgli che non voleva una sola di quelle monete , gridargli che sarebbe stato meglio restituirle a chi erano appartenute ; ma vedeva la madre che risaliva dall ' orto con la camicia di Elia attorcigliata fra le mani ancora bagnate , e saltò nello spiazzo con l ' impressione di risvegliarsi da un sogno . La madre stese la camicia su una cordicella attaccata fra due pali , che appunto serviva al vecchio per asciugare i suoi stracci , poi rientrò nella casetta e cominciò a preparare le cose per la partenza . Cosima andò verso il pino e appoggiò la testa alle scaglie rossastre del tronco , come per ascoltare una voce nascosta dentro l ' albero amico , che la consigliasse , la salvasse . Poiché le sembrava di essere coinvolta in un dramma colpevole , di essere complice di un furto , forse anche di un delitto . Che doveva fare ? Accusare il vecchio ? D ' altra parte egli era da più di trent ' anni in paese , e , se reato avesse commesso , esisteva la prescrizione . E delitto di sangue non doveva esservi , se la condanna di lui fra stata solo quella del domicilio coatto . E non poteva aver rinvenuto senza colpa il tesoro ? Giusto in quei giorni i giornali parlavano dei tesoro di oltre un milione , di monete d ' oro , trovato in casa di un antiquario , e di un altro rinvenuto nello scaffale di un medico stravagante e solitario che aveva attirato gente da tutte le parti del mondo con un suo specifico che guariva i dolori reumatici . Durante l ' infanzia , e anche dopo , dai servi , dai contadini , dai pastori , Cosima aveva continuamente assorbito racconti di tesori , trovati nelle rovine dei vecchi castelli , dentro tronchi d ' alberi , in piena terra . Uno pare venisse fuori anche dal vecchio cimitero , dalla tomba scoperta di una giovine dama sepolta dal marito con tutti i suoi gioielli e un ' anfora piena di monete d ' oro . Forse si poteva sapere qualche cosa di più preciso da Elia : ma il solo pensiero di riparlare con lui le destava ripugnanza e quasi terrore . D ' altronde aveva promesso di non parlare con nessuno del segreto : e fermamente decise di non occuparsene più . Potevano anche crederla visionaria , come del resto appariva a molti ; e lei stessa non era sicura di non aver intravveduto una delle sue tante fantasie romanzesche . Ad ogni modo non ebbe occasione di trovarsi più sola , per quel giorno , col vecchio stregone ; il quale era ricaduto nel suo mutismo . Quella notte , nel letto ben riparato della sua camera alta , Cosima sognò la nonnina . La nonnina era viva , tale quale s ' era lasciata vedere l ' ultima volta , col suo bei visino di santa , tutta agghindata piccola come una nana . Come una nana . Anche nel sonno Cosima ricordava l ' offesa ; e ricordava insieme , nitidamente , l ' avventura di quel giorno e i suoi propositi eroici di non profittare mai del tesoro equivoco di Elia . Si vedrebbe se era una nana o una gigantessa . Verso la nonnina Cosima aveva un rimorso . L ' ultima volta che era venuta a far visita in casa , ella non le aveva dato il caffè , non l ' aveva quasi neppure salutata : adesso , nel sogno , si affaccendava a preparare la bevanda prediletta dalla cara vecchina , ma l ' acqua bollente rigurgitava dal cuccuma e spegneva il fuoco . “ Lascia , bambina ” , diceva la nonna , con le manine intrecciate sul grembo , i grandi occhi color nocciola e la piccola bocca circondati da raggiere di rughe ; “ oramai non ho più bisogno di nulla ” . E d ' un tratto , voltandosi , Cosima vide che la nonnina era vestita da sposa con un costume di orbace , scarlatto e broccato : il grembiale era ricamato a vivi colori , sulle punte davanti del corsetto verdeggiavano due foglie di palma . La benda che avvolgeva la piccola testa , bianca e un po ' inamidata , pareva di antico bisso . “ Come sei bella , nonnina ; adesso , sì , sembri davvero una fata ” . Ma perché la vecchina era vestita così ? “ Ho ritrovato il nonno Andrea , e adesso siamo contenti , in Paradiso , sposi in eterno ” . Il nonno Andrea , Cosima non lo aveva conosciuto , ma sapeva che anche lui era un giorno arrivato di lontano , chi diceva da Genova , chi diceva dalla Spagna , e s ' era messo a lavorare la terra ; e , anche dopo sposato , stava sempre in campagna , a lavorare i campi , in una valle aspra piena di macchie e di bestie selvatiche . Anche lui era selvatico , ma tanto buono che gli uccelli gli si posavano sul braccio , le serpi accorrevano al suo fischiare , quando alla sera si riposava davanti alla sua capanna e guardava le stelle , Anche i gatti selvatici gli facevano compagnia . La gente diceva che era un po ' matto ; ma con questo nome la gente spiega il mistero degli uomini diversi dalla normalità . Chissà che cosa vedeva il nonno Andrea , che conosceva altre terre e altri mari , negli occhi dei gatti selvatici , nelle piume iridate delle cornacchie , nella pelle argentata delle biscie che si sollevavano incantate dal suo fischio . Forse gli stessi fantastici riflessi che anche lei vedeva negli occhi degli animali , nelle foglie , nelle pietre . Adesso , nel sogno , si spiegava d ' un tratto molte cose ; lo stesso senso di vertigine , dello spalancarsi e richiudersi rapidissimo di un mondo anteriore , subcosciente , che la vista della nonnina viva le destava , adesso le appariva chiaro : era l ' apparizione dello spirito sognatore del nonno , di cui la vecchina ancora innamorata portava l ' immagine nella pupilla , e che era anche l ' immagine di lei , di Cosima sognatrice . Ma nessuno le aveva mai raccontato chiaramente donde egli era venuto ; pareva che neppure la madre lo sapesse con precisione . E nel sogno confondeva il passato del nonno con quello del vecchie Elia , provandone un ' angoscia paurosa : ma il nonno , questo ella lo sapeva benissimo , era morto povero in canna , lasciando nella sua capanna una famiglia di leprotti addomesticati ; e questo la confortava . Tuttavia volle domandare alla nonnina notizie di lui . “ Tutte fandonie ” , disse la vecchina , senza scomporsi : “ egli non è venuto né da Genova né dalla Spagna : ci saranno venuti i suoi avi , forse , ma lui no . Egli arrivava da un paese di mare , sì , dove la gente è buona , e suo padre era pescatore : Andrea però non amava il mare , perché troppo sovente si cambia in mostro e divora gli uomini vivi : e aveva anche pietà dei pesci che vengono venduti e divorati anch ' essi quasi vivi : certo , era un po ' sempliciotto , ma buono , cristiano e dolce . Giunse dunque qui , in cerca di lavoro , perché amava la terra che non tradisce e dà all ' uomo le erbe e i frutti innocenti . Persino dei fiori egli aveva compassione ; e gli uccelli e tutte le bestioline della valle , persino le bisce , persino gli scorpioni , gli diventavano amici . Questa è la sua vera storia ” . E questa storia , sebbene così semplice e raccontata in sogno , fece a Cosima un ' impressione profonda , quasi come quella che le aveva lasciato il passaggio della coccinella sulla sua persona : più che tutte le storie di tesori , di passioni e di guerre fra i popoli . Spesso si domandava se era religiosa , o superstiziosa , o visionaria e d ' animo debole : ma sentiva in fondo che la sua rettitudine era una cosa superiore a tutte le forze sovrapposte dall ' educazione e dalla crudeltà della vita . Si nasce , con questo dono di Dio , come gli uccelli nascono con la loro potenza di volo : e se ne rallegrava , pur senza leggere gli Evangeli e le laudi al Signore . Quell ' inverno , rigidissimo inverno , la fortuna parve un po ' sorridere alla famiglia così serena in apparenza , così travagliata in realtà . Beppa era allora assai fanciulla : era intelligentissima anche lei spregiudicata , allegra e lingua lunga . Trovava il lato ridicolo di tutti , cominciando da Cosima , e i suoi giudizi sul prossimo erano spietati . La madre le rinfacciava di averle tagliato il filo della lingua . Ma era bella , bianca , i capelli d ' un castaneo dorato e gli occhi azzurri . Dava l ' impressione di un fascio di fiori : rose e gigli , fioralisi e narcisi . E aveva spasimanti più che Cosima : tutti però alla larga , sempre per la triste ragione dei fratelli . Quell ' inverno però le capitò un adoratore più serio degli altri . Era niente meno che il direttore della Scuola Normale , pezzo grosso per la piccola città ; un bell ' uomo alto , roseo , già un po ' calvo ma ancora possente , con una parlantina che incantava anche i più imperterriti attaccabottoni del luogo . Organizzava poi feste da ballo , rappresentazioni , concerti e conferenze , per divertire e istruire i suoi giovani allievi , che lo adoravano . In una di queste riunioni vide Beppa , che vi era andata per un caso straordinario con la madre di uno degli studenti , e ne rimase colpito . Era un tipo diverso dalle altre ragazze del luogo : quasi sembrava della razza di lui , e forse fu questa specie di affinità che lo attiro . D ' un colpo , con una facilità che rasentava la leggerezza , strana in un personaggio che rappresentava l ' educatore , il guidatore dei futuri maestri di scuola , dichiarò a Beppa il suo amore e le chiese se voleva sposarlo . Ella rimase stordita : l ' uomo non le piaceva , anzi le destava quasi ripugnanza così massiccio e carnale com ' era , emanante dal viso , dal petto , dal ventre , già un po ' prominente , un calore animalesco : ma d ' altronde l ' occasione era ottima ; il grande sogno di poter lasciare un giorno la piccola città per una più grande e la vanità di vendicarsi dei malevoli concittadini ; e sopra tutto il pensiero di dare un conforto alla madre sempre melanconica e preoccupata . D ' altronde la fanciulla considerava anche lei la cosa con leggerezza , e senza troppo consultare i parenti accettò la proposta . L ' uomo venne in casa a far visita : portò libri , mandò regali . Lo ricevevano le ragazze , e ridevano quando egli raccontava storie allegre , non troppo adatte per loro . Andrea avrebbe desiderato una domanda ufficiale fatta con regola , magari per mezzo di un autorevole paraninfo , come d ' uso nel luogo ; ma non osava opporsi alla progettata vicenda , e in fondo sperava che tutto andasse bene . Solo minacciava di bastonare le sorelle se per un attimo avessero lasciati soli i curiosi fidanzati . Neppure Cosima era contenta : ma anche lei provava un certo piacere per gli acri commenti delle famiglie del paese , per le invidie , i pettegolezzi , le maldicenze , che la fortuna di Beppa destava nell ' intera contrada . Si cominciò a dir peste del signor Direttore : che era un libertino , che teneva in casa una bella ragazza mora , che la faceva camminare carponi sui pavimenti e l ' aizzava come una bestia : e , infine , che si burlava delle povere signorine che non avevano altra difesa che quella del selvatico fratello . L ' uomo invece pareva innamorato sul serio : faceva regali , complimentava la futura suocera , congedò la cameriera mora per far cessare le chiacchiere , fissò lui stesso la data delle nozze . In ottobre , al ritorno dalle vacanze . E tutta la rendita di quell ' anno , dai pascoli sul Monte all ' olio del frantoio , dalle mandorle al sughero , fu , con volontario sacrifizio di Andrea , dedicata al corredo . Cucivano e ricucivano , le tre sorelle , tessendo sogni candidi come i fiori delle tovaglie e delle lenzuola . Ma un giorno il grosso fidanzato , che passava le vacanze nel suo lontano paese alpino , scrisse che era stato traslocato , che in ottobre non sarebbe tornato , sibbene più tardi , per le nozze . Poi le sue lettere si fecero rade : infine un giorno si presentò alla signora Francesca un avvocato , che era stato in relazione con lui per certi affari della scuola , e domandò a quanto ascendesse la dote di Beppa . Fu un colpo : ma questo era l ' uso dei paesi del fidanzato . E , dopo tutto , la piccola dote che per l ' eredità paterna spettava alla fanciulla , se la sarebbe goduta lei con la sua futura famiglia , Risposta : sarà assegnata a Beppa la sesta , mettiamo pure la quinta parte del patrimonio : circa venticinquemila lire in terreni poco redditizi . Torna , dopo otto giorni di grigiore e d ' attesa , il messaggero flemmatico : il fidanzato si lamenta , dice che la vita è difficile , che non vuol fare cattive figure , né provocare privazioni alla futura sposina : bisogna che la dote sia almeno di cinquantamila lire , non solo , ma che ventimila siano in titoli garantiti . Andrea fu preso da un furore sanguigno . Quel bestione , dunque , quel porco grasso e vile , non era entrato in casa delle sorelle per amore , ma per interesse , e adesso tentava quasi un ricatto , poiché sapeva che il matrimonio andato a monte avrebbe maggiormente screditato le povere ragazze . Parlò di andare a scovarlo , di ammazzarlo con la lesina come un maiale vero ; ma la madre piangeva , e Cosima dichiarò che avrebbe ceduto alla sorella la sua parte di eredità . Si cercò di vendere qualche cosa , ma le offerte erano irrisorie , e d ' altronde non poteva spogliare l ' intera famiglia , già tanto impoverita e quasi bisognosa . Fu allora che Cosima , visto l ' avvilimento della madre e della stessa Beppa che deperiva per l ' umiliazione e la delusione , fu raggirata dal demonio . Pensò al tesoro di Elia , all ' offerta di lui , alla possibilità di accettarla : ma poi il solo pensiero l ' atterrì . Mai , mai : avrebbe voluto flagellarsi per scacciare anche il semplice ricordo del maledetto tesoro . Eppure la tentazione , in fondo , non l ' abbandonava : le diceva : “ Sei una stupida , una che nella vita non avrà mai bene , e mai potrà procurarlo a chi ama . E chi dice , del resto , che i denari del vecchio non siano suoi ? Va , cerca di saper meglio , indaga , cerca , cerca ... ” . Le sembrava di essere aizzata come un cane alla caccia della selvaggina : ma non si moveva , più che mai ferma nel proposito di tener la promessa fatta al vecchio , di non rivelare a nessuno il segreto di lui . Se egli era colpevole , lo era davanti a Dio , e potevano intendersela fra di loro . Per sfuggire meglio alla tentazione , rinunziò anche di andare quell ' anno alla vendemmia : persino la madre , tormentata dai pensieri della triste faccenda , stette appena tre giorni nella vigna . Il fidanzato non scriveva più , l ' avvocato non si faceva vedere : il corredo già pronto venne chiuso in una cassa , come un morto . Andrea era cupo , preoccupato , più che per il dispiacere , per il discredito della famiglia : quando veniva in casa , le sorelle si nascondevano quasi con paura , come colpevoli delle cose accadute . Ai primi di novembre Cosima rivide in sogno la piccola nonna : era sempre vestita da sposa , col rosario di madreperla fra le mani di bambina . E Cosima aveva sempre il rimorso di non averle dato il caffè , l ' ultima volta che era venuta , e si affaccendava a prepararlo : ma la bevanda rigurgitava dalla caffettiera e spegneva il fuoco “ Lascia stare ” , disse la nonnina : “ noi , di lassù non abbiamo bisogno di nulla . Sono venuta solo per un salutino , e ti porto anche i saluti di Francesco ” . Francesco era il nome del fidanzato di Beppa : pareva che la nonnina scherzasse crudelmente ; ma poi si seppe che proprio quella notte , poco prima dell ' ora del sogno di Cosima , il commendator Francesco era morto , dopo appena tre giorni di polmonite . Così secondo la misericordia divina , prendeva anche lui parte alla famiglia : e le cose questo mondo erano appianate . E fu proprio in quei giorni che Dio parve compensare Cosima in altro modo più consolante . Una grande rivista straniera domandava la traduzione del romanzo Rami caduti e offriva una discreta somma . Inoltre desiderava notizie biografiche della scrittrice , perché la traduzione doveva essere preceduta da una nota critica . Ad occhi chiusi sempre con l ' impressione di sognare , Cosima accettò . Aveva persino paura della sua fortuna : non avrebbe dovuto scontarla con altri guai ? Ed ecco arrivare la somma , e alla posta le viene pagata in monete d ' oro , simili e quelle del tesoro di Elia . Ella le guardava quasi spaventata e non osava toccarle ; fece cambiare in biglietti di banca , e parte le depositò in un libretto postale : ma quando la madre vide il denaro lo guardò quasi torva : le sembrava frutto di un peccato mortale . - Ebbene , - disse Cosima , - lo spenderò non voglio mettere più da parte niente ; e i miei guadagni se ne vadano come foglie al vento . Ed ecco l ' occasione presentarsi : una sua ammiratrice , che dirigeva una rivistina letteraria nella città di * * * , sul mare , la invitò ad andare ospite in casa sua : ed ella vi andò , nonostante i terrori della madre ed i brontolii di Andrea , che volle almeno accompagnarla per un tratto del viaggio , in ferrovia , e quando la lasciò gli parve di averla imbarcata sull ' Atlantico . In fondo anche lei si sentiva smarrita . Dove andava ? Che voleva ? Come Cappuccetto Rosso in mezzo al bosco aveva l ' impressione d ' incontrare il lupo ; ma in fondo sperava di cavarsela bene , poiché aveva la coscienza tranquilla , e l ' ombra del male era simile a quelle grandi ombre di nuvole già invernali che salivano dai monti scuri e lambivano le valli solitarie lungo le cui coste correva il trenino che sembrava un giocattolo . Il cielo era grande , di un azzurro carico , e le nuvole correnti , spinte da un caldo vento di scirocco , lo facevano apparire più alto , più turchino A Cosima , affacciata al famigliare ballatoio del treno , sembrava un cielo straniero , inospitale , mentre la terra , sotto di lei , aveva ancora l ' aspetto ma terno , ch ' ella ben conosceva : le stesse chine coperte di erba tremula , le macchie , le pietre , le quercie indurite dal dolore dei secoli e dalla loro resistenza al tempo e agli elementi . I piccoli villaggi neri , accovacciati come cornacchie sui loro nidi di roccie apparivano e sparivano nella luce cangiante della lontananza : qualche pastore con la sua greggia si profilava sull ' orlo verde di un ciglione , e le pecore si spostavano come l ' ombra delle nuvole al passare del treno : e Cosima aveva l ' impressione che tutto il paesaggio si movesse per la sorpresa di veder lei a muoversi ad andare verso una nuova vita . A misura che si scendeva verso le pianure marine il clima mutava completamente : si era ancora ai primi di autunno , laggiù ; il cielo , sgombro di nuvole , si faceva chiaro , verdognolo , e d ' un tratto Cosima lo vide riflesso in uno specchio d ' acqua che le ricordò la vasca della vigna : era uno stagno . Uccelli mai veduti , grandi , con le ali iridate , si sollevarono dallo stagno , come sgorgassero dall ' acqua e disegnarono sul cielo una specie di arcobaleno : forse un miraggio : a lei parve lieto auspicio . E la prima persona che vide , quando il treno si fermò in una stazione che pareva , col suo giardino di palme e in fondo un arco di quel luminoso cielo smeraldino , un ' oasi civilizzata , fu un giovine vestito di un color marrone dorato , con due meravigliosi baffi dello stesso colore e gli occhi lunghi orientali . La guardò come se la conoscesse , e anche a lei parve di averlo già veduto in qualche posto : dove ? non sapeva ; e dopo tanti anni provò ancora quel misterioso senso di vertigine che nell ' infanzia e meno spesso nell ' adolescenza le destava la presenza della nonna . Ma una piccola folla invadeva il marciapiede , e l ' uomo scomparve . Una signora vestita in modo quasi buffo , tutta volanti e frangie , con un cappellino a sghimbescio sui radi capelli gialli , balzò verso la fanciulla , la prese quasi a volo sul predellino del vagone , la strinse al suo petto scarno , le coprì il viso di baci : i suoi occhi di un azzurro di porcellana erano stillanti di lagrime che le colavano sul naso aquilino e si confondevano con la saliva che le schizzava dalla bocca . E con un singhiozzo convulso chiamava a voce alta la fanciulla col suo nome e cognome , tanto che Cosima si vergognò : la gente la guardava , qualcuno doveva già conoscere quel nome e quel cognome , e salutava , fra il rispetto per lei e la beffa per la sua chiassosa ospite . Avrebbe voluto risalire sul treno e tornarsene a casa : ma era destino che quel giorno ella dovesse cominciare a conoscere le tribolazioni della celebrità , perché all ' arrivo nella casa dell ' ospite , - un grazioso palazzo tutto balconi , di fronte a un giardino e a una chiesa , - lungo la scala di marmo con la ringhiera ornata di tralci verdi , vide con mite terrore una fila di bambine e giovinette , quasi tutte vestite di bianco , con mazzolini di fiori in mano . Sembrava la scala del Paradiso , vigilata da angeli senza ali , e mentre il facchino scaricava dalla carrozzella la modesta vecchia valigia di Cosima , reliquia di famiglia , e la stessa donna Maria , l ' ospite palpitante , s ' incaricava di portarla di sopra come un prezioso tesoro , le ragazzine intonarono un coro che pareva insegnato loro da un ' abile maestra . La maestra era stata donna Maria , e gli angioletti erano tutte le fanciulle che abitavano nel palazzo . A questo punto bisognava assolutamente mostrarsi commossa , e , potendolo , fare , dall ' alto della rampata della scala , un discorso di ringraziamento , Cosima si coprì il viso col fazzoletto , ma non poté piangere né parlare . E del coro , composto in suo onore , non le rimase in mente che il motivo monotono e quasi triste , che si confondeva con un rumore lontano , da lei non ancora mai bene inteso , che le pareva quello del pino nella vigna . Era il rumore del mare . Era lì , il mare , in fondo alla larga strada , che costeggiava una fila di case nuove bianche abbaglianti . Cosima aveva sempre più l ' impressione di trovarsi in una città orientale : palmizii , cactus ed altri alberi esotici si movevano pesanti su quel cielo caldo , sullo sfondo turchino del lido . Sui balconi fiorivano i garofani ; un odore di erbe aromatiche scendeva dalla collinetta coperta di pini che chiudeva l ' orizzonte di fronte alla strada . E la gente era tutta fuori , come nelle sere d ' estate ; e canti e suoni di mandolino continuavano , di fuori , il coro in onore di Cosima : così a lei sembrava , ma invece di orgoglio ne provava quasi paura . Dopo averla rimpinzata di dolci e bevande , la sua ospite , che continuava a baciarla e quasi a leccarla come un cane che ha ritrovato il padrone , la lasciò sola nell ' appartamento ov ' ella abitava col paziente marito che era impiegato in un ' azienda privata . Aveva destinato a Cosima la camera più bella , col balcone , quella appunto donde si vedeva il mare : e le lasciava libero anche il salotto , pieno di fiori di carta , di vasi incrinati , di tovagliette , di oggetti di cattivo gusto . - Qui potrai ricevere i tuoi amici , i tuoi ammiratori . Ma Cosima non aveva amici , e si atterriva al solo pensiero di averne uno solo . Di ammiratori , poi , non ne voleva : le pareva di esser già , per lunga esperienza , scottata da loro . Eppure d ' un tratto sentì suonare alla porta dell ' ingresso , e senza pensarci su tanto aprì . Era il garzone di un fioraio , che portava un grande mazzo di rose rosse , avvolte nella carta velina . Per lei ? Proprio per lei : ma non si sapeva da parte di chi . Ella stette a guardarle quasi con la sorpresa paurosa con cui aveva guardato nel pugno di Elia le monete d ' oro : e il profumo quasi violento delle rose , e il loro colore , le parvero vivi , caldi , sanguinanti : più che dal coro delle fanciulle e dal ronzio delle musiche della strada , sentì da quell ' alito quasi carnale venirle incontro la vita : ma quando si decise a prendere il mazzo dalle mani del garzone che la guardava con occhi maliziosi , si sentì pungere da una spina acuminata : e pensò che la vita anche sotto l ' illusione delle cose più belle e ricche , nasconde le unghie inesorabili . Mise le rose in uno dei vasi del salotto , e tornò al balcone : sì , era come d ' estate ; una grande luna rosea saliva dai pini dell ' altura , e il cielo e il mare , fra due palmizi che luccicavano come le palme dorate dalla stagnola , usate per la Pasqua nel paese di Cosima , si confondevano in un colore di smeraldo azzurro . I bambini , nella strada ancora bianca , giocavano al gioco dell ' ambasciatore venuto a domandare una sposa : ed ella si sentiva trasportata nel loro cerchio , come la piccola sposa richiesta dall ' ambasciatore per un misterioso grande personaggio .
Narrativa ,
ÿþCome andò che maestro Ciliegia , falegname , trovò un pezzo di legno , che piangeva e rideva come un bambino . C ' era una volta ... - Un re ! - diranno subito i miei piccoli lettori . No , ragazzi , avete sbagliato . C ' era una volta un pezzo di legno . Non era un legno di lusso , ma un semplice pezzo da catasta , di quelli che d ' inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze . Non so come andasse , ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname , il quale aveva nome mastr ' Antonio , se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia , per via della punta del suo naso , che era sempre lustra e paonazza , come una ciliegia matura . Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno , si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza , borbottò a mezza voce : - Questo legno è capitato a tempo : voglio servirmene per fare una gamba di tavolino . Detto fatto , prese subito l ' ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo , ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata , rimase col braccio sospeso in aria , perché sentì una vocina sottile , che disse raccomandandosi : - Non mi picchiar tanto forte ! Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia ! Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina , e non vide nessuno ! Guardò sotto il banco , e nessuno ; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso , e nessuno ; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura , e nessuno ; apri l ' uscio di bottega per dare un ' occhiata anche sulla strada , e nessuno ! O dunque ? ... - Ho capito ; - disse allora ridendo e grattandosi la parrucca , - si vede che quella vocina me la sono figurata io . Rimettiamoci a lavorare . E ripresa l ' ascia in mano , tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno . - Ohi ! tu m ' hai fatto male ! - gridò rammaricandosi la solita vocina . Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco , cogli occhi fuori del capo per la paura , colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento , come un mascherone da fontana . Appena riebbe l ' uso della parola , cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento : - Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi ? ... Eppure qui non c ' è anima viva . Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino ? Io non lo posso credere . Questo legno eccolo qui ; è un pezzo di legno da caminetto , come tutti gli altri , e a buttarlo sul fuoco , c ' è da far bollire una pentola di fagioli ... O dunque ? Che ci sia nascosto dentro qualcuno ? Se c ' è nascosto qualcuno , tanto peggio per lui . Ora l ' accomodo io ! E cosi dicendo , agguantò con tutt ' e due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza . Poi si messe in ascolto , per sentire se c ' era qualche vocina che si lamentasse . Aspettò due minuti , e nulla ; cinque minuti , e nulla ; dieci minuti , e nulla ! - Ho capito , - disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca , - si vede che quella vocina che ha detto ohi , me la sono figurata io ! Rimettiamoci a lavorare . E perché gli era entrata addosso una gran paura , si provò a canterellare per farsi un po ' di coraggio . Intanto , posata da una parte l ' ascia , prese in mano la pialla , per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno ; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù , senti la solita vocina che gli disse ridendo : - Smetti ! tu mi fai il pizzicorino sul corpo ! Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato . Quando riaprì gli occhi , si trovò seduto per terra . Il suo viso pareva trasfigurato , e perfino la punta del naso , di paonazza come era quasi sempre , gli era diventata turchina dalla gran paura . Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto , il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso che sappia ballare , tirar di scherma e fare i salti mortali . In quel punto fu bussato alla porta . - Passate pure , - disse il falegname , senza aver la forza di rizzarsi in piedi . Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo , il quale aveva nome Geppetto ; ma i ragazzi del vicinato , quando lo volevano far montare su tutte le furie , lo chiamavano col soprannome di Polendina , a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco . Geppetto era bizzosissimo . Guai a chiamarlo Polendina ! Diventava subito una bestia e non c ' era più verso di tenerlo . - Buon giorno , mastr ' Antonio , - disse Geppetto . - Che cosa fate costì per terra ? - Insegno l ' abbaco alle formicole . - Buon pro vi faccia ! - Chi vi ha portato da me , compar Geppetto ? - Le gambe . Sappiate , mastr ' Antonio , che son venuto da voi , per chiedervi un favore . - Eccomi qui , pronto a servirvi , - replicò il falegname , rizzandosi su i ginocchi . - Stamani m ' è piovuta nel cervello un ' idea . - Sentiamola . - Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno ; ma un burattino maraviglioso , che sappia ballare , tirare di scherma e fare i salti mortali . Con questo burattino voglio girare il mondo , per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino ; che ve ne pare ? - Bravo Polendina ! - gridò la solita vocina , che non si capiva di dove uscisse . A sentirsi chiamar Polendina , compar Geppetto diventò rosso come un peperone dalla bizza , e voltandosi verso il falegname , gli disse imbestialito : - Perché mi offendete ? - Chi vi offende ? - Mi avete detto Polendina ! ... - Non sono stato io . - Sta un po ' a vedere che sarò stato io ! Io dico che siete stato voi . - No ! - Si ! - No ! - Si ! E riscaldandosi sempre più , vennero dalle parole ai fatti , e acciuffatisi fra di loro , si graffiarono , si morsero e si sbertucciarono . Finito il combattimento , mastr ' Antonio si trovò fra le mani la parrucca gialla di Geppetto , e Geppetto si accorse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname . - Rendimi la mia parrucca ! - gridò mastr ' Antonio . - E tu rendimi la mia , e rifacciamo la pace . I due vecchietti , dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca , si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita . - Dunque , compar Geppetto , - disse il falegname in segno di pace fatta , - qual è il piacere che volete da me ? - Vorrei un po ' di legno per fabbricare il mio burattino ; me lo date ? Mastr ' Antonio , tutto contento , andò subito a prendere sul banco quel pezzo di legno che era stato cagione a lui di tante paure . Ma quando fu lì per consegnarlo all ' amico , il pezzo di legno dette uno scossone e sgusciandogli violentemente dalle mani , ando a battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero Geppetto . - Ah ! gli è con questo bel garbo , mastr ' Antonio , che voi regalate la vostra roba ? M ' avete quasi azzoppito ! ... - Vi giuro che non sono stato io ! - Allora sarò stato io ! ... - La colpa è tutta di questo legno ... - Lo so che è del legno : ma siete voi che me l ' avete tirato nelle gambe ! - Io non ve l ' ho tirato ! - Bugiardo ! - Geppetto , non mi offendete ; se no vi chiamo Polendina ! ... - Asino ! - Polendina ! - Somaro ! - Polendina ! - Brutto scimmiotto ! - Polendina ! A sentirsi chiamar Polendina per la terza volta , Geppetto perse il lume degli occhi , si avvento sul falegname ; e lì se ne dettero un sacco e una sporta . A battaglia finita , mastr ' Antonio si trovo due graffi di piu sul naso , e quell ' altro due bottoni di meno al giubbetto . Pareggiati in questo modo i loro conti , si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita . Intanto Geppetto prese con se il suo bravo pezzo di legno , e ringraziato mastr ' Antonio , se ne tornò zoppicando a casa . Geppetto , tornato a casa , comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio . prime monellerie del burattino . La casa di Geppetto era una stanzina terrena , che pigliava luce da un sottoscala . La mobilia non poteva essere più semplice : una seggiola cattiva , un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato . Nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso ; ma il fuoco era dipinto , e accanto al fuoco c ' era dipinta una pentola che bolliva allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo , che pareva fumo davvero . Appena entrato in casa , Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino . - Che nome gli metterò ? - disse fra sé e sé . - Lo voglio chiamar Pinocchio . Questo nome gli porterà fortuna . Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi : Pinocchio il padre , Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi , e tutti se la passavano bene . Il più ricco di loro chiedeva l ' elemosina . Quando ebbe trovato il nome al suo burattino , allora cominciò a lavorare a buono , e gli fece subito i capelli , poi la fronte , poi gli occhi . Fatti gli occhi , figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si muovevano e che lo guardavano fisso fisso . Geppetto , vedendosi guardare da quei due occhi di legno , se n ' ebbe quasi per male , e disse con accento risentito : - Occhiacci di legno , perché mi guardate ? Nessuno rispose . Allora , dopo gli occhi , gli fece il naso ; ma il naso , appena fatto , cominciò a crescere : e cresci , cresci , cresci diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai . Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo ; ma più lo ritagliava e lo scorciva , e più quel naso impertinente diventava lungo . Dopo il naso , gli fece la bocca . La bocca non era ancora finita di fare , che cominciò subito a ridere e a canzonarlo . - Smetti di ridere ! - disse Geppetto impermalito ; ma fu come dire al muro . - Smetti di ridere , ti ripeto ! - urlò con voce minacciosa . Allora la bocca smesse di ridere , ma cacciò fuori tutta la lingua . Geppetto , per non guastare i fatti suoi , finse di non avvedersene , e continuò a lavorare . Dopo la bocca , gli fece il mento , poi il collo , le spalle , lo stomaco , le braccia e le mani . Appena finite le mani , Geppetto senti portarsi via la parrucca dal capo . Si voltò in su , e che cosa vide ? Vide la sua parrucca gialla in mano del burattino . - Pinocchio ! ... rendimi subito la mia parrucca ! E Pinocchio , invece di rendergli la parrucca , se la messe in capo per sé , rimanendovi sotto mezzo affogato . A quel garbo insolente e derisorio , Geppetto si fece triste e melanconico , come non era stato mai in vita sua , e voltandosi verso Pinocchio , gli disse : - Birba d ' un figliuolo ! Non sei ancora finito di fare , e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre ! Male , ragazzo mio , male ! E si rasciugò una lacrima . Restavano sempre da fare le gambe e i piedi . Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi , sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso . - Me lo merito ! - disse allora fra sé . - Dovevo pensarci prima ! Ormai è tardi ! Poi prese il burattino sotto le braccia e lo posò in terra , sul pavimento della stanza , per farlo camminare . Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi , e Geppetto lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro l ' altro . Quando le gambe gli si furono sgranchite , Pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza ; finché , infilata la porta di casa , saltò nella strada e si dette a scappare . E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere , perché quel birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre , e battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada , faceva un fracasso , come venti paia di zoccoli da contadini . - Piglialo ! piglialo ! - urlava Geppetto ; ma la gente che era per la via , vedendo questo burattino di legno , che correva come un barbero , si fermava incantata a guardarlo , e rideva , rideva e rideva , da non poterselo figurare . Alla fine , e per buona fortuna , capitò un carabiniere , il quale , sentendo tutto quello schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone , si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada , coll ' animo risoluto di fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie . Ma Pinocchio , quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la strada , s ' ingegnò di passargli , per sorpresa , frammezzo alle gambe , e invece fece fiasco . Il carabiniere , senza punto smoversi , lo acciuffò pulitamente per il naso ( era un nasone spropositato , che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri ) , e lo riconsegnò nelle proprie mani di Geppetto ; il quale , a titolo di correzione , voleva dargli subito una buona tiratina d ' orecchi . Ma figuratevi come rimase quando , nel cercargli gli orecchi , non gli riuscì di poterli trovare : e sapete perché ? Perché , nella furia di scolpirlo , si era dimenticato di farglieli . Allora lo prese per la collottola , e , mentre lo riconduceva indietro , gli disse tentennando minacciosamente il capo : - Andiamo a casa . Quando saremo a casa , non dubitare che faremo i nostri conti ! Pinocchio , a questa antifona , si buttò per terra , e non volle più camminare . Intanto i curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi lì dintorno e a far capannello . Chi ne diceva una , chi un ' altra . - Povero burattino ! - dicevano alcuni , - ha ragione a non voler tornare a casa ! Chi lo sa come lo picchierebbe quell ' omaccio di Geppetto ! ... E gli altri soggiungevano malignamente : - Quel Geppetto pare un galantuomo ! ma è un vero tiranno coi ragazzi ! Se gli lasciano quel povero burattino fra le mani , è capacissimo di farlo a pezzi ! ... Insomma , tanto dissero e tanto fecero , che il carabiniere rimise in libertà Pinocchio e condusse in prigione quel pover ' uomo di Geppetto . Il quale , non avendo parole lì per lì per difendersi , piangeva come un vitellino , e nell ' avviarsi verso il carcere , balbettava singhiozzando : - Sciagurato figliuolo ! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene ! Ma mi sta il dovere ! Dovevo pensarci prima ! ... Quello che accadde dopo , è una storia da non potersi credere , e ve la racconterò in quest ' altri capitoli . La storia di Pinocchio col Grillo - parlante , dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro . Vi dirò dunque , ragazzi , che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione , quel monello di Pinocchio , rimasto libero dalle grinfie del carabiniere , se la dava a gambe giù attraverso ai campi , per far più presto a tornarsene a casa ; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi , siepi di pruni e fossi pieni d ' acqua , tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori . Giunto dinanzi a casa , trovò l ' uscio di strada socchiuso . Lo spinse , entrò dentro , e appena ebbe messo tanto di paletto , si gettò a sedere per terra , lasciando andare un gran sospirone di contentezza . Ma quella contentezza durò poco , perché sentì nella stanza qualcuno che fece : - Crì - crì - crì ! - Chi è che mi chiama ? - disse Pinocchio tutto impaurito . - Sono io ! Pinocchio si voltò e vide un grosso Grillo che saliva lentamente su su per il muro . - Dimmi , Grillo : e tu chi sei ? - Io sono il Grillo - parlante , ed abito in questa stanza da più di cent ' anni . - Oggi però questa stanza è mia , - disse il burattino , - e se vuoi farmi un vero piacere , vattene subito , senza nemmeno voltarti indietro . - Io non me ne anderò di qui , - rispose il Grillo , - se prima non ti avrò detto una gran verità . - Dimmela e spicciati . - Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna ! Non avranno mai bene in questo mondo ; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente . - Canta pure , Grillo mio , come ti pare e piace : ma io so che domani , all ' alba , voglio andarmene di qui , perché se rimango qui , avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi , vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare ; e io , a dirtela in confidenza , di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido . - Povero grullerello ! Ma non sai che , facendo così , diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te ? - Chetati . Grillaccio del mal ' augurio ! - gridò Pinocchio . Ma il Grillo , che era paziente e filosofo , invece di aversi a male di questa impertinenza , continuò con lo stesso tono di voce : - E se non ti garba di andare a scuola , perché non impari almeno un mestiere , tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane ? - Vuoi che te lo dica ? - replicò Pinocchio , che cominciava a perdere la pazienza . - Fra tutti i mestieri del mondo non ce n ' è che uno solo , che veramente mi vada a genio . - E questo mestiere sarebbe ? ... - Quello di mangiare , bere , dormire , divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo . - Per tua regola , - disse il Grillo - parlante con la sua solita calma , - tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione . - Bada , Grillaccio del mal ' augurio ! ... se mi monta la bizza , guai a te ! - Povero Pinocchio ! Mi fai proprio compassione ! ... - Perché ti faccio compassione ? - Perché sei un burattino e , quel che è peggio , perché hai la testa di legno . A queste ultime parole , Pinocchio saltò su tutt ' infuriato e preso sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo - parlante . Forse non credeva nemmeno di colpirlo : ma disgraziatamente lo colse per l ' appunto nel capo , tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì - crì - crì , e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete . Pinocchio ha fame , e cerca un uovo per farsi una frittata ; ma sul più bello , la frittata gli vola via dalla finestra . Intanto cominciò a farsi notte , e Pinocchio , ricordandosi che non aveva mangiato nulla , senti un ' uggiolina allo stomaco , che somigliava moltissimo all ' appetito . Ma l ' appetito nei ragazzi cammina presto ; e di fatti dopo pochi minuti l ' appetito diventò fame , e la fame , dal vedere al non vedere , si converti in una fame da lupi , una fame da tagliarsi col coltello . Il povero Pinocchio corse subito al focolare , dove c ' era una pentola che bolliva e fece l ' atto di scoperchiarla , per vedere che cosa ci fosse dentro , ma la pentola era dipinta sul muro . Figuratevi come restò . Il suo naso , che era già lungo , gli diventò più lungo almeno quattro dita . Allora si dette a correre per la stanza e a frugare per tutte le cassette e per tutti i ripostigli in cerca di un po ' di pane , magari un po ' di pan secco , un crosterello , un osso avanzato al cane , un po ' di polenta muffita , una lisca di pesce , un nocciolo di ciliegia , insomma di qualche cosa da masticare : ma non trovò nulla , il gran nulla , proprio nulla . E intanto la fame cresceva , e cresceva sempre : e il povero Pinocchio non aveva altro sollievo che quello di sbadigliare : e faceva degli sbadigli cosi lunghi , che qualche volta la bocca gli arrivava fino agli orecchi . E dopo avere sbadigliato , sputava , e sentiva che lo stomaco gli andava via . Allora piangendo e disperandosi , diceva : - Il Grillo - parlante aveva ragione . Ho fatto male a rivoltarmi al mio babbo e a fuggire di casa ... Se il mio babbo fosse qui , ora non mi troverei a morire di sbadigli ! Oh ! che brutta malattia che è la fame ! Quand ' ecco gli parve di vedere nel monte della spazzatura qualche cosa di tondo e di bianco , che somigliava tutto a un uovo di gallina . Spiccare un salto e gettarvisi sopra , fu un punto solo . Era un uovo davvero . La gioia del burattino è impossibile descriverla : bisogna sapersela figurare . Credendo quasi che fosse un sogno , si rigirava quest ' uovo fra le mani , e lo toccava e lo baciava , e baciandolo diceva : - E ora come dovrò cuocerlo ? Ne farò una frittata ? ... No , è meglio cuocerlo nel piatto ! ... O non sarebbe più saporito se lo friggessi in padella ? O se invece lo cuocessi a uso uovo da bere ? No , la più lesta di tutte è di cuocerlo nel piatto o nel tegamino : ho troppa voglia di mangiarmelo ! Detto fatto , pose un tegamino sopra un caldano pieno di brace accesa : messe nel tegamino , invece d ' olio o di burro , un po ' d ' acqua : e quando l ' acqua principiò a fumare , tac ! ; .. spezzò il guscio dell ' uovo , e fece l ' atto di scodellarvelo dentro . Ma invece della chiara e del torlo , scappò fuori un pulcino tutto allegro e complimentoso , il quale , facendo una bella riverenza , disse : - Mille grazie , signor Pinocchio , d ' avermi risparmiata la fatica di rompere il guscio ! Arrivedella , stia bene e tanti saluti a casa ! Ciò detto distese le ali e , infilata la finestra che era aperta , se ne volò via a perdita d ' occhio . Il povero burattino rimase lì , come incantato , cogli occhi fissi , colla bocca aperta e coi gusci delI ' uovo in mano . Riavutosi , peraltro , dal primo sbigottimento , cominciò a piangere , a strillare , a battere i piedi in terra , per la disperazione , e piangendo diceva : - Eppure il Grillo - parlante aveva ragione ! Se non fossi scappato di casa e se il mio babbo fosse qui , ora non mi troverei a morire di fame ! Oh ! che brutta malattia che è la fame ! ... E perché il corpo gli seguitava a brontolare più che mai , e non sapeva come fare a chetarlo , pensò di uscir di casa e di dare una scappata al paesello vicino , nella speranza di trovare qualche persona caritatevole che gli avesse fatto l ' elemosina di un po ' di pane . Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano , e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati . Per l ' appunto era una nottataccia d ' inferno . Tuonava forte forte , lampeggiava come se il cielo pigliasse fuoco , e un ventaccio freddo e strapazzone , fischiando rabbiosamente e sollevando un immenso nuvolo di polvere , faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della campagna . Pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi : se non che la fame era più forte della paura : motivo per cui accostò l ' uscio di casa , e presa la carriera , in un centinaio di salti arrivò fino al paese , colla lingua fuori e col fiato grosso , come un cane da caccia . Ma trova tutto buio e tutto deserto . Le botteghe erano chiuse ; le porte di casa chiuse ; le finestre chiuse ; e nella strada nemmeno un cane . Pareva il paese dei morti . Allora Pinocchio , preso dalla disperazione e dalla fame , si attaccò al campanello d ' una casa , e cominciò a suonare a distesa , dicendo dentro di sé : - Qualcuno si affaccierà . Difatti si affacciò un vecchino , col berretto da notte in capo , il quale gridò tutto stizzito : - Che cosa volete a quest ' ora ? - Che mi fareste il piacere di darmi un po ' di pane ? - Aspettami costì che torno subito , - rispose il vecchino , credendo di aver da fare con qualcuno di quei ragazzacci rompicollo che si divertono di notte a suonare i campanelli delle case , per molestare la gente per bene , che se la dorme tranquillamente . Dopo mezzo minuto la finestra si riaprì e la voce del solito vecchino gridò a Pinocchio : - Fatti sotto e para il cappello . Pinocchio si levò subito il suo cappelluccio ; ma mentre faceva l ' atto di pararlo , sentì pioversi addosso un ' enorme catinellata d ' acqua che lo annaffiò tutto dalla testa ai piedi , come se fosse un vaso di giranio appassito . Tornò a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchezza e dalla fame e perché non aveva più forza di reggersi ritto , si pose a sedere , appoggiando i piedi fradici e impillaccherati sopra un caldano pieno di brace accesa . E lì si addormentò ; e nel dormire , i piedi che erano di legno , gli presero fuoco e adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono cenere . E Pinocchio seguitava a dormire e a russare , come se i suoi piedi fossero quelli d ' un altro . Finalmente sul far del giorno si svegliò , perché qualcuno aveva bussato alla porta . - Chi è ? - domandò sbadigliando e stropicciandosi gli occhi . - Sono io , - rispose una voce . Quella voce era la voce di Geppetto . Geppetto torna a casa , rifà i piedi al burattino e gli dà la colazione che il pover ' uomo aveva portata con sé . Il povero Pinocchio , che aveva sempre gli occhi fra il sonno , non s ' era ancora avvisto dei piedi , che gli si erano tutti bruciati : per cui appena sentì la voce di suo padre , schizzò giù dallo sgabello per correre a tirare il paletto ; ma invece , dopo due o tre traballoni , cadde di picchio tutto lungo disteso sul pavimento . E nel battere in terra fece lo stesso rumore , che avrebbe fatto un sacco di mestoli . cascato da un quinto piano . - Aprimi ! - intanto gridava Geppetto dalla strada . - Babbo mio , non posso , - rispondeva il burattino piangendo e ruzzolandosi per terra . - Perché non puoi ? - Perché mi hanno mangiato i piedi . - E chi te li ha mangiati ? - Il gatto , - disse Pinocchio , vedendo il gatto che colle zampine davanti si divertiva a far ballare alcuni trucioli di legno . - Aprimi , ti dico ! - ripetè Geppetto , - se no quando vengo in casa , il gatto te lo do io ! - Non posso star ritto , credetelo . O povero me ! povero me che mi toccherà a camminare coi ginocchi per tutta la vita ! ... Geppetto , credendo che tutti questi piagnistei fossero un ' altra monelleria del burattino , pensò bene di farla finita , e arrampicatosi su per il muro , entrò in casa dalla finestra . Da principio voleva dire e voleva fare : ma poi quando vide il suo Pinocchio sdraiato in terra e rimasto senza piedi davvero , allora sentì intenerirsi ; e presolo subito in collo , si dette a baciarlo e a fargli mille carezze e mille moine , e , coi luccioloni che gli cascavano giù per le gote , gli disse singhiozzando : - Pinocchiuccio mio ! Com ' è che ti sei bruciato i piedi ? - Non lo so , babbo , ma credetelo che è stata una nottata d ' inferno e me ne ricorderò fin che campo . Tonava , balenava e io avevo una gran fame e allora il Grillo - parlante mi disse : " Ti sta bene ; sei stato cattivo , e te lo meriti " , e io gli dissi : " Bada , Grillo !...", e lui mi disse : " Tu sei un burattino e hai la testa di legno " e io gli tirai un martello di legno , e lui morì ma la colpa fu sua , perché io non volevo ammazzarlo , prova ne sia che messi un tegamino sulla brace accesa del caldano , ma il pulcino scappò fuori e disse : " Arrivedella ... e tanti saluti a casa " e la fame cresceva sempre , motivo per cui quel vecchino col berretto da notte , affacciandosi alla finestra mi disse : " Fatti sotto e para il cappello " e io con quella catinellata d ' acqua sul capo , perché il chiedere un po ' di pane non è vergogna , non è vero ? me ne tornai subito a casa , e perché avevo sempre una gran fame , messi i piedi sul caldano per rasciugarmi , e voi siete tornato , e me li sono trovati bruciati , e intanto la fame l ' ho sempre e i piedi non li ho più ! Ih ! ... ih ! ... ih ! ... ih ! ... E il povero Pinocchio cominciò a piangere e a berciare così forte , che lo sentivano da cinque chilometri lontano . Geppetto , che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa sola , cioè che il burattino sentiva morirsi dalla gran fame , tirò fuori di tasca tre pere , e porgendogliele , disse : - Queste tre pere erano per la mia colazione : ma io te le do volentieri . Mangiale , e buon pro ti faccia . - Se volete che le mangi , fatemi il piacere di sbucciarle . - Sbucciarle ? - replicò Geppetto meravigliato . - Non avrei mai creduto , ragazzo , mio , che tu fossi così boccuccia e così schizzinoso di palato . Male ! In questo mondo , fin da bambini , bisogna avvezzarsi abboccati e a saper mangiare di tutto , perché non si sa mai quel che ci può capitare . I casi son tanti ! ... - Voi direte bene , - soggiunse Pinocchio , - ma io non mangerò mai una frutta , che non sia sbucciata . Le bucce non le posso soffrire . E quel buon uomo di Geppetto , cavato fuori un coltellino , e armatosi di santa pazienza , sbucciò le tre pere , e pose tutte le bucce sopra un angolo della tavola . Quando Pinocchio in due bocconi ebbe mangiata la prima pera , fece l ' atto di buttar via il torsolo : ma Geppetto gli trattenne il braccio , dicendogli : - Non lo buttar via : tutto in questo mondo può far comodo . - Ma io il torsolo non lo mangio davvero ! ... - gridò il burattino , rivoltandosi come una vipera . - Chi lo sa ! I casi son tanti ! ... - ripetè Geppetto , senza riscaldarsi . Fatto sta che i tre torsoli , invece di essere gettati fuori dalla finestra , vennero posati sull ' angolo della tavola in compagnia delle bucce . Mangiate o , per dir meglio , divorate le tre pere , Pinocchio fece un lunghissimo sbadiglio e disse piagnucolando : - Ho dell ' altra fame ! - Ma io , ragazzo mio , non ho più nulla da darti . - Proprio nulla , nulla ? - Ci avrei soltanto queste bucce e questi torsoli di pera . - Pazienza ! - disse Pinocchio , - se non c ' è altro , mangerò una buccia . E cominciò a masticare . Da principio storse un po ' la bocca ; ma poi , una dietro l ' altra , spolverò in un soffio tutte le bucce : e dopo le bucce , anche i torsoli , e quand ' ebbe finito di mangiare ogni cosa , si battè tutto contento le mani sul corpo , e disse gongolando : - Ora sì che sto bene ! - Vedi dunque , - osservò Geppetto , - che avevo ragione io quando ti dicevo che non bisogna avvezzarsi né troppo sofistici né troppo delicati di palato . Caro mio , non si sa mai quel che ci può capitare in questo mondo . I casi son tanti ! ... Geppetto rifa i piedi a Pinocchio e vende la propria casacca per comprargli l ' Abbecedario . Il burattino , appena che si fu levata la fame , cominciò subito a bofonchiare e a piangere , perché voleva un paio di piedi nuovi . Ma Geppetto , per punirlo della monelleria fatta lo lasciò piangere e disperarsi per una mezza giornata : poi gli disse : - E perché dovrei rifarti i piedi ? Forse per vederti scappar di nuovo da casa tua ? - Vi prometto , - disse il burattino singhiozzando , - che da oggi in poi sarò buono ... - Tutti i ragazzi , - replicò Geppetto , - quando vogliono ottenere qualcosa , dicono così . - Vi prometto che anderò a scuola , studierò e mi farò onore ... - Tutti i ragazzi , quando vogliono ottenere qualcosa , ripetono la medesima storia . - Ma io non sono come gli altri ragazzi ! Io sono più buono di tutti e dico sempre la verità . Vi prometto , babbo , che imparerò un ' arte e che sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia . Geppetto che , sebbene facesse il viso di tiranno , aveva gli occhi pieni di pianto e il cuore grosso dalla passione di vedere il suo povero Pinocchio in quello stato compassionevole , non rispose altre parole : ma , presi in mano gli arnesi del mestiere e due pezzetti di legno stagionato , si pose a lavorare di grandissimo impegno . E in meno d ' un ' ora , i piedi erano bell ' e fatti ; due piedini svelti , asciutti e nervosi , come se fossero modellati da un artista di genio . Allora Geppetto disse al burattino : - Chiudi gli occhi e dormi ! E Pinocchio chiuse gli occhi e fece finta di dormire . E nel tempo che si fingeva addormentato , Geppetto con un po ' di colla sciolta in un guscio d ' uovo gli appiccicò i due piedi al loro posto , e glieli appiccicò così bene , che non si vedeva nemmeno il segno dell ' attaccatura . Appena il burattino si accorse di avere i piedi , saltò giù dalla tavola dove stava disteso , e principiò a fare mille sgambetti e mille capriole , come se fosse ammattito dalla gran contentezza . - Per ricompensarvi di quanto avete fatto per me , - disse Pinocchio al suo babbo , - voglio subito andare a scuola . - Bravo ragazzo ! - Ma per andare a scuola ho bisogno d ' un po ' di vestito . Geppetto , che era povero e non aveva in tasca nemmeno un centesimo , gli fece allora un vestituccio di carta fiorita , un paio di scarpe di scorza di albero e un berrettino di midolla di pane . Pinocchio corse subito a specchiarsi in una catinella piena d ' acqua e rimase così contento di sé , che disse pavoneggiandosi : - Paio proprio un signore ! - Davvero , - replicò Geppetto , - perché , tienlo a mente , non è il vestito bello che fa il signore . ma è piuttosto il vestito pulito . - A proposito , - soggiunse il burattino , - per andare alla scuola mi manca sempre qualcosa : anzi mi manca il più e il meglio . - Cioè ? - Mi manca l ' Abbecedario . - Hai ragione : ma come si fa per averlo ? - è facilissimo : si va da un libraio e si compra . - E i quattrini ? - Io non ce l ' ho . - Nemmeno io , - soggiunse il buon vecchio , facendosi tristo . E Pinocchio , sebbene fosse un ragazzo allegrissimo , si fece tristo anche lui : perché la miseria , quando è miseria davvero , la intendono tutti : anche i ragazzi . - Pazienza ! - gridò Geppetto tutt ' a un tratto rizzandosi in piedi ; e infilatasi la vecchia casacca di fustagno , tutta toppe e rimendi , uscì correndo di casa . Dopo poco tornò : e quando tornò aveva in mano l ' Abbecedario per il figliuolo , ma la casacca non l ' aveva più . Il pover ' uomo era in maniche di camicia , e fuori nevicava . - E la casacca , babbo ? - L ' ho venduta . - Perché l ' avete venduta ? - Perché mi faceva caldo . Pinocchio capì questa risposta a volo , e non potendo frenare l ' impeto del suo buon cuore , saltò al collo di Geppetto e cominciò a baciarlo per tutto il viso . Pinocchio vende l ' Abbecedario per andare a vedere il teatrino dei burattini . Smesso che fu di nevicare , Pinocchio col suo bravo Abbecedario nuovo sotto il braccio , prese la strada che menava alla scuola : e strada facendo , fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria , uno più bello dell ' altro . E discorrendo da sé solo diceva : - Oggi , alla scuola , voglio subito imparare a leggere : domani poi imparerò a scrivere e domani l ' altro imparerò a fare i numeri . Poi , colla mia abilità , guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca , voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno . Ma che dico di panno ? Gliela voglio fare tutta d ' argento e d ' oro , e coi bottoni di brillanti . E quel pover ' uomo se la merita davvero : perché , insomma , per comprarmi i libri e per farmi istruire , è rimasto in maniche di camicia ... a questi freddi ! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi ! ... Mentre tutto commosso diceva così gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di grancassa : pì pì pì zum , zum , zum , zum . Si fermò e stette in ascolto . Quei suoni venivano di fondo a una lunghissima strada traversa , che conduceva a un piccolo paesetto fabbricato sulla spiaggia del mare . - Che cosa sia questa musica ? Peccato che io debba andare a scuola , se no ... E rimase lì perplesso . A ogni modo , bisognava prendere una risoluzione : o a scuola , o a sentire i pifferi . - Oggi anderò a sentire i pifferi , e domani a scuola : per andare a scuola c ' è sempre tempo , - disse finalmente quel monello facendo una spallucciata . Detto fatto , infilò giù per la strada traversa , e cominciò a correre a gambe . Più correva e più sentiva distinto il suono dei pifferi e dei tonfi della grancassa : pì pì pì .. zum , zum , zum , zum . Quand ' ecco che si trovò in mezzo a una piazza tutta piena di gente , la quale si affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela dipinta di mille colori . - Che cos ' è quel baraccone ? - domandò Pinocchio , voltandosi a un ragazzetto che era lì del paese . - Leggi il cartello , che c ' è scritto , e lo saprai . - Lo leggerei volentieri , ma per l ' appunto oggi non so leggere . - Bravo bue ! Allora te lo leggerò io . Sappi dunque che in quel cartello a lettere rosse come il fuoco c ' è scritto : GRAN TEATRO DEI BURATTINI ... - è molto che è incominciata la commedia ? - Comincia ora . - E quanto si spende per entrare ? - Quattro soldi . Pinocchio , che aveva addosso la febbre della curiosità , perse ogni ritegno , e disse senza vergognarsi al ragazzetto , col quale parlava : - Mi daresti quattro soldi fino a domani ? - Te li darei volentieri , - gli rispose l ' altro canzonandolo , - ma oggi per l ' appunto non te li posso dare . - Per quattro soldi , ti vendo la mia giacchetta , - gli disse allora il burattino . - Che vuoi che mi faccia di una giacchetta di carta fiorita ? Se ci piove su , non c ' è più verso di cavartela da dosso . - Vuoi comprare le mie scarpe ? - Sono buone per accendere il fuoco . - Quanto mi dai del berretto ? - Bell ' acquisto davvero ! Un berretto di midolla di pane ! C ' è il caso che i topi me lo vengano a mangiare in capo ! Pinocchio era sulle spine . Stava lì lì per fare un ' ultima offerta : ma non aveva coraggio ; esitava , tentennava , pativa . Alla fine disse : - Vuoi darmi quattro soldi di quest ' Abbecedario nuovo ? - Io sono un ragazzo , e non compro nulla dai ragazzi , - gli rispose il suo piccolo interlocutore , che aveva molto più giudizio di lui . - Per quattro soldi l ' Abbecedario lo prendo io , - gridò un rivenditore di panni usati , che s ' era trovato presente alla conversazione . E il libro fu venduto lì sui due piedi . E pensare che quel pover ' uomo di Geppetto era rimasto a casa , a tremare dal freddo in maniche di camicia , per comprare l ' Abbecedario al figliuolo ! I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa ; ma sul più bello , esce fuori il burattinaio Mangiafoco , e Pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine . Quando Pinocchio entrò nel teatrino delle marionette , accadde un fatto che destò mezza rivoluzione . Bisogna sapere che il sipario era tirato su e la commedia era già incominciata . Sulla scena si vedevano Arlecchino e Pulcinella , che bisticciavano fra di loro e , secondo il solito , minacciavano da un momento all ' altro di scambiarsi un carico di schiaffi e di bastonate . La platea , tutta attenta , si mandava a male dalle grandi risate , nel sentire il battibecco di quei due burattini , che gestivano e si trattavano d ' ogni vitupero con tanta verità , come se fossero proprio due animali ragionevoli e due persone di questo mondo . Quando all ' improvviso , che è che non è , Arlecchino smette di recitare , e voltandosi verso il pubblico e accennando colla mano qualcuno in fondo alla platea , comincia a urlare in tono drammatico : - Numi del firmamento ! sogno o son desto ? Eppure quello laggiù è Pinocchio ! ... - è Pinocchio davvero ! - grida Pulcinella . - è : proprio lui ! - strilla la signora Rosaura , facendo capolino di fondo alla scena . - è : Pinocchio ! è Pinocchio ! - urlano in coro tutti i burattini , uscendo a salti fuori delle quinte . è Pinocchio ! è il nostro fratello Pinocchio ! Evviva Pinocchio . - Pinocchio , vieni quassù da me , - grida Arlecchino , - vieni a gettarti fra le braccia dei tuoi fratelli di legno ! A questo affettuoso invito Pinocchio spicca un salto , e di fondo alla platea va nei posti distinti ; poi con un altro salto , dai posti distinti monta sulla testa del direttore d ' orchestra , e di lì schizza sul palcoscenico . è : impossibile figurarsi gli abbracciamenti , gli strizzoni di collo , i pizzicotti dell ' amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza , che Pinocchio ricevè in mezzo a tanto arruffio dagli attori e dalle attrici di quella compagnia drammatico - vegetale . Questo spettacolo era commovente , non c ' è che dire : ma il pubblico della platea , vedendo che la commedia non andava più avanti , s ' impazientì e prese a gridare : - Vogliamo la commedia , vogliamo la commedia ! Tutto fiato buttato via , perché i burattini , invece di continuare la recita , raddoppiarono il chiasso e le grida , e , postosi Pinocchio sulle spalle , se lo portarono in trionfo davanti ai lumi della ribalta . Allora uscì fuori il burattinaio , un omone così brutto , che metteva paura soltanto a guardarlo . Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d ' inchiostro , e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra : basta dire che , quando camminava , se la pestava coi piedi . La sua bocca era larga come un forno , i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso , col lume acceso di dietro , e con le mani faceva schioccare una grossa frusta , fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme . All ' apparizione inaspettata del burattinaio , ammutolirono tutti : nessuno fiatò più . Si sarebbe sentito volare una mosca . Quei poveri burattini , maschi e femmine , tremavano tutti come tante foglie . - Perché sei venuto a mettere lo scompiglio nel mio teatro ? - domandò il burattinaio a Pinocchio , con un vocione d ' Orco gravemente infreddato di testa . - La creda , illustrissimo , che la colpa non è stata mia ! ... - Basta cosi ! Stasera faremo i nostri conti . Difatti , finita la recita della commedia , il burattinaio andò in cucina , dov ' egli s ' era preparato per cena un bel montone , che girava lentamente infilato nello spiedo . E perché gli mancavano la legna per finirlo di cuocere e di rosolare , chiamò Arlecchino e Pulcinella e disse loro : - Portatemi di qua quel burattino che troverete attaccato al chiodo . Mi pare un burattino fatto di un legname molto asciutto , e sono sicuro che , a buttarlo sul fuoco , mi darà una bellissima fiammata all ' arrosto . Arlecchino e Pulcinella da principio esitarono ; ma impauriti da un ' occhiataccia del loro padrone , obbedirono : e dopo poco tornarono in cucina , portando sulle braccia il povero Pinocchio , il quale , divincolandosi come un ' anguilla fuori dell ' acqua , strillava disperatamente : - Babbo mio , salvatemi ! Non voglio morire , non voglio morire ! ... Mangiafoco starnutisce e perdona a Pinocchio , il quale poi difende dalla morte il suo amico Arlecchino . Il burattinaio Mangiafoco che ( questo era il suo nome ) pareva un uomo spaventoso , non dico di no , specie con quella sua barbaccia nera che , a uso grembiale , gli copriva tutto il petto e tutte le gambe ; ma nel fondo poi non era un cattiv ' uomo . Prova ne sia che quando vide portarsi davanti quel povero Pinocchio , che si dibatteva per ogni verso , urlando " Non voglio morire , non voglio morire ! " , principiò subito a commuoversi e a impietosirsi e , dopo aver resistito un bel pezzo , alla fine non ne poté più , e lasciò andare un sonorissimo starnuto . A quello starnuto , Arlecchino , che fin allora era stato afflitto e ripiegato come un salcio piangente , si fece tutto allegro in viso , e chinatosi verso Pinocchio , gli bisbigliò sottovoce : - Buone nuove , fratello . Il burattinaio ha starnutito , e questo è segno che s ' è mosso a compassione per te , e oramai sei salvo . Perché bisogna sapere che , mentre tutti gli uomini , quando si sentono impietositi per qualcuno , o piangono o per lo meno fanno finta di rasciugarsi gli occhi , Mangiafoco , invece , ogni volta che s ' inteneriva davvero , aveva il vizio di starnutire . Era un modo come un altro , per dare a conoscere agli altri la sensibilità del suo cuore . Dopo aver starnutito , il burattinaio , seguitando a fare il burbero , gridò a Pinocchio : - Finiscila di piangere ! I tuoi lamenti mi hanno messo un ' uggiolina in fondo allo stomaco ... Sento uno spasimo , che quasi quasi ... Etcì etcì - e fece altri due starnuti . - Felicità ! - disse Pinocchio . - Grazie ! E il tuo babbo e la tua mamma sono sempre vivi ? - gli domandò Mangiafoco . - Il babbo , sì la mamma non l ' ho mai conosciuta . - Chi lo sa che dispiacere sarebbe per il tuo vecchio padre , se ora ti facessi gettare fra quei carboni ardenti ! Povero vecchio ! lo compatisco ! .. Etcì etcì etcì - e fece altri tre starnuti . - Felicità ! - disse Pinocchio . - Grazie ! Del resto bisogna compatire anche me , perché , come vedi , non ho più legna per finire di cuocere quel montone arrosto , e tu , dico la verità , in questo caso mi avresti fatto un gran comodo ! Ma oramai mi sono impietosito e ci vuol pazienza . Invece di te , metterò a bruciare sotto lo spiedo qualche burattino della mia Compagnia ... Olà , giandarmi ! A questo comando comparvero subito due giandarmi di legno , lunghi lunghi , secchi secchi , col cappello a lucerna in testa e colla sciabola sfoderata in mano . Allora il burattinaio disse loro con voce rantolosa : - Pigliatemi lì quell ' Arlecchino , legatelo ben bene , e poi gettatelo a bruciare sul fuoco . Io voglio che il mio montone sia arrostito bene ! Figuratevi il povero Arlecchino ! Fu tanto il suo spavento , che le gambe gli si ripiegarono e cadde bocconi per terra . Pinocchio , alla vista di quello spettacolo straziante , andò a gettarsi ai piedi del burattinaio e piangendo dirottamente e bagnandogli di lacrime tutti i peli della lunghissima barba , cominciò a dire con voce supplichevole : - Pietà , signor Mangiafoco ! ... - Qui non ci son signori ! - replicò duramente il burattinaio . - Pietà , signor Cavaliere ! ... - Qui non ci son cavalieri ! - Pietà , signor Commendatore ! ... - Qui non ci son commendatori ! - Pietà , Eccellenza ! ... A sentirsi chiamare Eccellenza il burattinaio fece subito il bocchino tondo , e diventato tutt ' a un tratto più umano e più trattabile , disse a Pinocchio : - Ebbene , che cosa vuoi da me ? - Vi domando grazia per il povero Arlecchino ! ... - Qui non c ' è grazia che tenga . Se ho risparmiato te , bisogna che faccia mettere sul fuoco lui , perché io voglio che il mio montone sia arrostito bene . - In questo caso , - gridò fieramente Pinocchio , rizzandosi e gettando via il suo berretto di midolla di pane , - in questo caso conosco qual è il mio dovere . Avanti , signori giandarmi ! Legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme . No , non è giusta che il povero Arlecchino , il vero amico mio , debba morire per me ! ... Queste parole , pronunziate con voce alta e con accento eroico , fecero piangere tutti i burattini che erano presenti a quella scena . Gli stessi giandarmi , sebbene fossero di legno , piangevano come due agnellini di latte . Mangiafoco , sul principio , rimase duro e immobile come un pezzo di ghiaccio : ma poi , adagio adagio , cominciò anche lui a commuoversi e a starnutire . E fatti quattro o cinque starnuti , aprì affettuosamente le braccia e disse a Pinocchio : - Tu sei un gran bravo ragazzo ! Vieni qua da me e dammi un bacio . Pinocchio corse subito , e arrampicandosi come uno scoiattolo su per la barba del burattinaio , andò a posargli un bellissimo bacio sulla punta del naso . - Dunque la grazia è fatta ? - domandò il povero Arlecchino , con un fil di voce che si sentiva appena . - La grazia è fatta ! - rispose Mangiafoco : poi soggiunse sospirando e tentennando il capo : - Pazienza ! Per questa sera mi rassegnerò a mangiare il montone mezzo crudo , ma un ' altra volta , guai a chi toccherà ! ... Alla notizia della grazia ottenuta , i burattini corsero tutti sul palcoscenico e , accesi i lumi e i lampadari come in serata di gala , cominciarono a saltare e a ballare . Era l ' alba e ballavano sempre . Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d ' oro a Pinocchio , perché le porti al suo babbo Geppetto : e Pinocchio , invece , si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro . Il giorno dipoi Mangiafoco chiamò in disparte Pinocchio e gli domandò : - Come si chiama tuo padre ? - Geppetto . - E che mestiere fa ? - Il povero . - Guadagna molto ? - Guadagna tanto , quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca . Si figuri che per comprarmi l ' Abbecedario della scuola dovè vendere l ' unica casacca che aveva addosso : una casacca che , fra toppe e rimendi , era tutta una piaga . - Povero diavolo ! Mi fa quasi compassione . Ecco qui cinque monete d ' oro . Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia . Pinocchio , com ' è facile immaginarselo , ringraziò mille volte il burattinaio , abbracciò , a uno a uno , tutti i burattini della Compagnia , anche i giandarmi : e fuori di sé dalla contentezza , si mise in viaggio per tornarsene a casa sua . Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro , che incontrò per la strada una Volpe zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt ' e due gli occhi , che se ne andavano là là , aiutandosi fra di loro , da buoni compagni di sventura . La Volpe che era zoppa , camminava appoggiandosi al Gatto : e il Gatto , che era cieco , si lasciava guidare dalla Volpe . - Buon giorno , Pinocchio , - gli disse la Volpe , salutandolo garbatamente . - Com ' è che sai il mio nome ? - domandò il burattino . - Conosco bene il tuo babbo . - Dove l ' hai veduto ? - L ' ho veduto ieri sulla porta di casa sua . - E che cosa faceva ? - Era in maniche di camicia e tremava dal freddo . - Povero babbo ! Ma , se Dio vuole , da oggi in poi non tremerà più ! ... - Perché ? - Perché io sono diventato un gran signore . - Un gran signore tu ? - disse la Volpe , e cominciò a ridere di un riso sguaiato e canzonatore : e il Gatto rideva anche lui , ma per non darlo a vedere , si pettinava i baffi colle zampe davanti . - C ' è poco da ridere , - gridò Pinocchio impermalito . - Mi dispiace davvero di farvi venire l ' acquolina in bocca , ma queste qui , se ve ne intendete , sono cinque bellissime monete d ' oro . E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco . Al simpatico suono di quelle monete la Volpe , per un moto involontario , allungò la gamba che pareva rattrappita , e il Gatto spalancò tutt ' e due gli occhi , che parvero due lanterne verdi : ma poi li richiuse subito , tant ' è vero che Pinocchio non si accorse di nulla . - E ora , - gli domandò la Volpe , - che cosa vuoi farne di codeste monete ? - Prima di tutto , - rispose il burattino , - voglio comprare per il mio babbo una bella casacca nuova , tutta d ' oro e d ' argento e coi bottoni di brillanti : e poi voglio comprare un Abbecedario per me . - Per te ? - Davvero : perché voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono . - Guarda me ! - disse la Volpe . - Per la passione sciocca di studiare ho perduto una gamba . - Guarda me ! - disse il Gatto . - Per la passione sciocca di studiare ho perduto la vista di tutti e due gli occhi . In quel mentre un Merlo bianco , che se ne stava appollaiato sulla siepe della strada , fece il solito verso e disse : - Pinocchio , non dar retta ai consigli dei cattivi compagni : se no , te ne pentirai ! Povero Merlo , non l ' avesse mai detto ! Il Gatto , spiccando un gran salto , gli si avventò addosso , e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi se lo mangiò in un boccone , con le penne e tutto . Mangiato che l ' ebbe e ripulitasi la bocca , chiuse gli occhi daccapo e ricominciò a fare il cieco , come prima . - Povero Merlo ! - disse Pinocchio al Gatto , - perché l ' hai trattato così male ? - Ho fatto per dargli una lezione . Così un ' altra volta imparerà a non metter bocca nei discorsi degli altri . Erano giunti più che a mezza strada , quando la Volpe , fermandosi di punto in bianco , disse al burattino : - Vuoi raddoppiare le tue monete d ' oro ? - Cioè ? - Vuoi tu , di cinque miserabili zecchini , farne cento , mille , duemila ? - Magari ! E la maniera ? - La maniera è facilissima . Invece di tornartene a casa tua , dovresti venire con noi . - E dove mi volete condurre ? - Nel paese dei Barbagianni . Pinocchio ci pensò un poco , e poi disse risolutamente : - No , non ci voglio venire . Oramai sono vicino a casa , e voglio andarmene a casa , dove c ' è il mio babbo che m ' aspetta . Chi lo sa , povero vecchio , quanto ha sospirato ieri , a non vedermi tornare . Pur troppo io sono stato un figliolo cattivo , e il Grillo - parlante aveva ragione quando diceva : " I ragazzi disobbedienti non possono aver bene in questo mondo " . E io l ' ho provato a mie spese , Perché mi sono capitate dimolte disgrazie , e anche ieri sera in casa di Mangiafoco , ho corso pericolo ... Brrr ! mi viene i bordoni soltanto a pensarci ! - Dunque , - disse la Volpe , - vuoi proprio andare a casa tua ? Allora vai pure , e tanto peggio per te ! - Tanto peggio per te ! - ripetè il Gatto . - Pensaci bene , Pinocchio , perché tu dai un calcio alla fortuna . - Alla fortuna ! - ripetè il Gatto . - I tuoi cinque zecchini , dall ' oggi al domani sarebbero diventati duemila . - Duemila ! - ripetè il Gatto . - Ma com ' è mai possibile che diventino tanti ? - domandò Pinocchio , restando a bocca aperta dallo stupore . - Te lo spiego subito , - disse la Volpe . - Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c ' è un campo benedetto , chiamato da tutti il Campo dei miracoli . Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d ' oro . Poi ricuopri la buca con un po ' di terra : l ' annaffi con due secchie d ' acqua di fontana , ci getti sopra una presa di sale , e la sera te ne vai tranquillamente a letto . Intanto , durante la notte , lo zecchino germoglia e fiorisce , e la mattina dopo , di levata , ritornando nel campo , che cosa trovi ? Trovi un bell ' albero carico di tanti zecchini d ' oro , quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno . - Sicché dunque , - disse Pinocchio sempre più sbalordito , - se io sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini , la mattina dopo quanti zecchini ci troverei ? - è un conto facilissimo , - rispose la Volpe , - un conto che puoi farlo sulla punta delle dita . Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini : moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti . - Oh che bella cosa ! - gridò Pinocchio , ballando dall ' allegrezza . - Appena che questi zecchini gli avrò raccolti , ne prenderò per me duemila e gli altri cinquecento di più li darò in regalo a voi altri due . - Un regalo a noi ? - gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa . - Dio te ne liberi ! - Te ne liberi ! - ripetè il Gatto . - Noi , - riprese la Volpe , - non lavoriamo per il vile interesse : noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri . - Gli altri ! - ripetè il Gatto . - Che brave persone ! - pensò dentro di sé Pinocchio : e dimenticandosi lì sul tamburo , del suo babbo , della casacca nuova , dell ' Abbecedario e di tutti i buoni proponimenti fatti , disse alla Volpe e al Gatto : - Andiamo pure . Io vengo con voi . L ' osteria del Gambero Rosso . Cammina , cammina , cammina , alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all ' osteria del Gambero Rosso . - Fermiamoci un po ' qui , - disse la Volpe , - tanto per mangiare un boccone e per riposarci qualche ora . A mezzanotte poi ripartiremo per essere domani , all ' alba , nel Campo dei miracoli . Entrati nell ' osteria , si posero tutti e tre a tavola : ma nessuno di loro aveva appetito . Il povero Gatto , sentendosi gravemente indisposto di stomaco , non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana : e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza , si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato ! La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei : ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta , così dovè contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto . Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici , di starne , di conigli , di ranocchi , di lucertole e d ' uva paradisa ; e poi non volle altro . Aveva tanta nausea per il cibo , diceva lei , che non poteva accostarsi nulla alla bocca . Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio . Chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane , e lasciò nel piatto ogni cosa . Il povero figliuolo col pensiero sempre fisso al Campo dei miracoli , aveva preso un ' indigestione anticipata di monete d ' oro . Quand ' ebbero cenato , la Volpe disse all ' oste : - Dateci due buone camere , una per il signor Pinocchio e un ' altra per me e per il mio compagno . Prima di ripartire schiacceremo un sonnellino . Ricordatevi però che a mezzanotte vogliamo essere svegliati per continuare il nostro viaggio . - Sissignori , - rispose l ' oste e strizzò l ' occhio alla Volpe e al Gatto , come dire : " Ho mangiata la foglia e ci siamo intesi !..." . Appena che Pinocchio fu entrato nel letto , si addormentò a colpo e principiò a sognare . E sognando gli pareva di essere in mezzo a un campo , e questo campo era pieno di arboscelli carichi di grappoli , e questi grappoli erano carichi di zecchini d ' oro che , dondolandosi mossi dal vento , facevano zin , zin , zin , quasi volessero dire : " Chi ci vuole venga a prenderci " . Ma quando Pinocchio fu sul più bello , quando , cioè , allungò la mano per prendere a manciate tutte quelle belle monete e mettersele in tasca , si trovò svegliato all ' improvviso da tre violentissimi colpi dati nella porta di camera . Era l ' oste che veniva a dirgli che la mezzanotte era suonata . - E i miei compagni sono pronti ? - gli domandò il burattino . - Altro che pronti ! Sono partiti due ore fa . - Perché mai tanta fretta ? - Perché il Gatto ha ricevuto un ' imbasciata , che il suo gattino maggiore , malato di geloni ai piedi , stava in pericolo di vita . - E la cena l ' hanno pagata ? - Che vi pare ? Quelle lì sono persone troppo educate perché facciano un affronto simile alla signoria vostra . - Peccato ! Quest ' affronto mi avrebbe fatto tanto piacere ! - disse Pinocchio , grattandosi il capo . Poi domandò : - E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici ? - Al Campo dei miracoli , domattina , allo spuntare del giorno . Pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni , e dopo partì . Ma si può dire che partisse a tastoni , perché fuori dell ' osteria c ' era un buio così buio , che non ci si vedeva da qui a lì . Nella campagna all ' intorno non si sentiva alitare una foglia . Solamente alcuni uccellacci notturni , traversando la strada da una siepe all ' altra , venivano a sbattere le ali sul naso di Pinocchio , il quale , facendo un salto indietro per la paura , gridava : - Chi va là ? - e l ' eco delle colline circostanti ripeteva in lontananza : - Chi va là ? chi va là ? chi va là ? Intanto , mentre camminava , vide sul tronco di un albero un piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca , come un lumino da notte dentro una lampada di porcellana trasparente . - Chi sei ? - gli domandò Pinocchio . - Sono l ' ombra del Grillo - parlante , - rispose l ' animaletto , con una vocina fioca fioca , che pareva venisse dal mondo di là . - Che vuoi da me ? - disse il burattino . - Voglio darti un consiglio . Ritorna indietro e porta i quattro zecchini , che ti sono rimasti , al tuo povero babbo che piange e si dispera per non averti più veduto . - Domani il mio babbo sarà un gran signore , perché questi quattro zecchini diventeranno duemila . - Non ti fidare , ragazzo mio , di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera . Per il solito , o sono matti o imbroglioni ! Dai retta a me , ritorna indietro . - E io , invece , voglio andare avanti . - L ' ora è tarda ! ... - Voglio andare avanti . - La nottata è scura ... - Voglio andare avanti . - La strada è pericolosa ... - Voglio andare avanti . - Ricordati che i ragazzi che vogliono fare di loro capriccio e a modo loro , prima o poi se ne pentono . - Le solite storie . Buona notte , Grillo . - Buona notte , Pinocchio , e che il cielo ti salvi dalla guazza e dagli assassini ! Appena dette queste ultime parole , il Grillo - parlante si spense a un tratto , come si spenge un lume soffiandoci sopra , e la strada rimase più buia di prima . Pinocchio , per non aver dato retta ai buoni consigli del Grillo - parlante , s ' imbatte negli assassini . - Davvero , - disse fra sé il burattino rimettendosi in viaggio , - come siamo disgraziati noialtri poveri ragazzi ! Tutti ci sgridano , tutti ci ammoniscono , tutti ci danno consigli . A lasciarli dire , tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri ; tutti : anche i Grilli - parlanti . Ecco qui : perché io non ho voluto dar retta a quell ' uggioso di Grillo , chi lo sa quante disgrazie , secondo lui , mi dovrebbero accadere ! Dovrei incontrare anche gli assassini ! Meno male che agli assassini io non ci credo , né ci ho creduto mai . Per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi , per far paura ai ragazzi che vogliono andare fuori la notte . E poi se anche li trovassi qui sulla strada , mi darebbero forse soggezione ? Neanche per sogno . Anderei loro sul viso , gridando : " Signori assassini , che cosa vogliono da me ? Si rammentino che con me non si scherza ! Se ne vadano dunque per i fatti loro , e zitti ! " . A questa parlantina fatta sul serio , quei poveri assassini , mi par di vederli , scapperebbero via come il vento . Caso poi fossero tanto ineducati da non voler scappare , allora scapperei io , e così la farei finita ... Ma Pinocchio non poté finire il suo ragionamento , perché in quel punto gli parve di sentire dietro di sé un leggerissimo fruscio di foglie . Si voltò a guardare e vide nel buio due figuracce nere tutte imbacuccate in due sacchi da carbone , le quali correvano dietro a lui a salti e in punta di piedi , come se fossero due fantasmi . - Eccoli davvero ! - disse dentro di sé : e non sapendo dove nascondere i quattro zecchini , se li nascose in bocca e precisamente sotto la lingua . Poi si provò a scappare . Ma non aveva ancor fatto il primo passo , che sentì agguantarsi per le braccia e intese due voci orribili e cavernose , che gli dissero : - O la borsa o la vita ! Pinocchio non potendo rispondere con le parole , a motivo delle monete che aveva in bocca , fece mille salamelecchi e mille pantomime per dare ad intendere a quei due incappati , di cui si vedevano soltanto gli occhi attraverso i buchi dei sacchi , che lui era un povero burattino , e che non aveva in tasca nemmeno un centesimo falso . - Via , via ! Meno ciarle e fuori i denari ! - gridavano minacciosamente i due briganti . E ii burattino fece col capo e colle mani un segno come dire : " Non ne ho " . - Metti fuori i denari o sei morto , - disse l ' assassino più alto di statura . - Morto ! - ripetè l ' altro . - E dopo ammazzato te , ammazzeremo anche tuo padre ! - Anche tuo padre ! - No , no , no , il mio povero babbo no ! - gridò Pinocchio con accento disperato : ma nel gridare così , gli zecchini gli suonarono in bocca . - Ah ! furfante ! Dunque i denari te li sei nascosti sotto la lingua ? Sputali subito ! E Pinocchio , duro ! - Ah ! tu fai il sordo ? Aspetta un poco , che penseremo noi a farteli sputare ! Difatti , uno di loro afferrò il burattino per la punta del naso e quell ' altro lo prese per la bazza , e lì cominciarono a tirare screanzatamente , uno per in qua e l ' altro per in là , tanto da costringerlo a spalancare la bocca : ma non ci fu verso . La bocca del burattino pareva inchiodata e ribadita . Allora l ' assassino più piccolo di statura , cavato fuori un coltellaccio , provò a conficcarglielo , a guisa di leva e di scalpello , fra le labbra : ma Pinocchio , lesto come un lampo , gli azzannò la mano coi denti , e dopo avergliela con un morso staccata di netto , la sputò ; e figuratevi la sua maraviglia quando , invece di una mano , si accorse di aver sputato in terra uno zampetto di gatto . Incoraggiato da questa prima vittoria , si liberò a forza dalle unghie degli assassini e , saltata la siepe della strada , cominciò a fuggire per la campagna . E gli assassini a correre dietro a lui , come due cani dietro una lepre : e quello che aveva perduto uno zampetto correva con una gamba sola , né si è saputo mai come facesse . Dopo una corsa di quindici chilometri , Pinocchio non ne poteva più . Allora , vistosi perso , si arrampicò su per il fusto di un altissimo pino e si pose a sedere in vetta ai rami . Gli assassini tentarono di arrampicarsi anche loro , ma giunti a metà del fusto sdrucciolarono e , ricascando a terra , si spellarono le mani e i piedi . Non per questo si dettero per vinti : che anzi , raccolto un fastello di legna secche a piè del pino , vi appiccarono il fuoco . In men che non si dice , il pino cominciò a bruciare e a divampare , come una candela agitata dal vento . Pinocchio , vedendo che le fiamme salivano sempre più , e non volendo far la fine del piccione arrosto , spiccò un bel salto di vetta all ' albero , e via a correre daccapo attraverso ai campi e ai vigneti . E gli assassini dietro , sempre dietro , senza stancarsi mai . Intanto cominciava a baluginare il giorno e si rincorrevano sempre ; quand ' ecco che Pinocchio si trovò sbarrato il passo da un fosso largo e profondissimo , tutto pieno di acquaccia sudicia , color del caffè e latte . Che fare ? " Una , due , tre ! " gridò il burattino , e slanciandosi con una gran rincorsa , saltò dall ' altra parte . E gli assassini saltarono anche loro , ma non avendo preso bene la misura , patatunfete ! ... cascarono giù nel bel mezzo del fosso . Pinocchio che sentì il tonfo e gli schizzi dell ' acqua , urlò ridendo e seguitando a correre : - Buon bagno , signori assassini . E già si figurava che fossero bell ' e affogati , quando invece , voltandosi a guardare , si accorse che gli correvano dietro tutti e due , sempre imbacuccati nei loro sacchi e grondanti acqua come due panieri sfondati . Gli assassini inseguono Pinocchio ; e , dopo averlo raggiunto , lo impiccano a un ramo della Quercia grande . Allora il burattino , perdutosi d ' animo , fu proprio sul punto di gettarsi in terra e di darsi per vinto , quando nel girare gli occhi all ' intorno vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve . - Se io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa , forse sarei salvo , - disse dentro di sé . E senza indugiare un minuto riprese a correre per il bosco a carriera distesa . E gli assassini sempre dietro . E dopo una corsa disperata di quasi due ore , finalmente tutto trafelato arrivò alla porta di quella casina e bussò . Nessuno rispose . Tornò a bussare con maggior violenza , perché sentiva avvicinarsi il rumore dei passi e il respiro grosso e affannoso dè suoi persecutori . Lo stesso silenzio . Avvedutosi che il bussare non giovava a nulla , cominciò per disperazione a dare calci e zuccate nella porta . Allora si affacciò alla finestra una bella bambina , coi capelli turchini e il viso bianco come un ' immagine di cera , gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto , la quale senza muovere punto le labbra , disse con una vocina che pareva venisse dall ' altro mondo : - In questa casa non c ' è nessuno . Sono tutti morti . - Aprimi almeno tu ! - gridò Pinocchio piangendo e raccomandandosi . - Sono morta anch ' io . - Morta ? e allora che cosa fai costì alla finestra ? - Aspetto la bara che venga a portarmi via . Appena detto così , la bambina disparve , e la finestra si richiuse senza far rumore . - O bella bambina dai capelli turchini , - gridava Pinocchio , - aprimi per carità ! Abbi compassione di un povero ragazzo inseguito dagli assass ... Ma non poté finir la parola , perche sentì afferrarsi per il collo , e le solite due vociaccie che gli brontolarono minacciosamente : - Ora non ci scappi più ! Il burattino , vedendosi balenare la morte dinanzi agli occhi , fu preso da un tremito così forte , che nel tremare , gli sonavano le giunture delle sue gambe di legno e i quattro zecchini che teneva nascosti sotto la lingua . - Dunque ? - gli domandarono gli assassini , - vuoi aprirla la bocca , sì o no ? Ah ! non rispondi ? ... Lascia fare : ché questa volta te la faremo aprir noi ! ... E cavato fuori due coltellacci lunghi lunghi e affilati come rasoi , zaff ... gli affibbiarono due colpi nel mezzo alle reni . Ma il burattino per sua fortuna era fatto d ' un legno durissimo , motivo per cui le lame , spezzandosi , andarono in mille schegge e gli assassini rimasero col manico dei coltelli in mano , a guardarsi in faccia . - Ho capito , - disse allora uno di loro , - bisogna impiccarlo ! Impicchiamolo ! - Impicchiamolo , - ripetè l ' altro . Detto fatto , gli legarono le mani dietro le spalle e passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola , lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande . Poi si posero là , seduti sull ' erba , aspettando che il burattino facesse l ' ultimo sgambetto : ma il burattino , dopo tre ore , aveva sempre gli occhi aperti , la bocca chiusa e sgambettava più che mai . Annoiati finalmente di aspettare , si voltarono a Pinocchio e gli dissero sghignazzando : - Addio a domani . Quando domani torneremo qui , si spera che ci farai la garbatezza di farti trovare bell ' e morto e con la bocca spalancata . E se ne andarono . Intanto s ' era levato un vento impetuoso di tramontana , che soffiando e mugghiando con rabbia , sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato , facendolo dondolare violentemente come il battaglio di una campana che suona a festa . E quel dondolio gli cagionava acutissimi spasimi , e il nodo scorsoio , stringendosi sempre più alla gola , gli toglieva il respiro . A poco a poco gli occhi gli si appannavano ; e sebbene sentisse avvicinarsi la morte , pure sperava sempre che da un momento all ' altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto . Ma quando , aspetta aspetta , vide che non compariva nessuno , proprio nessuno , allora gli tornò in mente il suo povero babbo ... e balbettò quasi moribondo : - Oh babbo mio ! se tu fossi qui ! ... E non ebbe fiato per dir altro . Chiuse gli occhi , aprì la bocca , stirò le gambe e , dato un grande scrollone , rimase lì come intirizzito . La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino : lo mette a letto , e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto . In quel mentre che il povero Pinocchio impiccato dagli assassini a un ramo della Quercia grande , pareva oramai più morto che vivo , la bella Bambina dai capelli turchini si affacciò daccapo alla finestra , e impietositasi alla vista di quell ' infelice che , sospeso per il collo , ballava il trescone alle ventate di tramontana , battè per tre volte le mani insieme , e fece tre piccoli colpi . A questo segnale si sentì un gran rumore di ali che volavano con foga precipitosa , e un grosso falco venne a posarsi sul davanzale della finestra . - Che cosa comandate , mia graziosa Fata ? - disse il Falco abbassando il becco in atto di reverenza ( perché bisogna sapere che la Bambina dai capelli turchini non era altro , in fin dei conti , che una buonissima Fata , che da più di mill ' anni abitava nelle vicinanze di quel bosco ) : - Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia grande ? - Lo vedo . - Orbene : vola subito laggiù : rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso in aria e posalo delicatamente sdraiato sull ' erba a piè della Quercia . Il Falco volò via e dopo due minuti tornò dicendo : - Quel che mi avete comandato , è fatto . - E come l ' hai trovato ? Vivo o morto ? - A vederlo , pareva morto , ma non dev ' essere ancora morto perbene , perché , appena gli ho sciolto il nodo scorsoio che lo stringeva intorno alla gola , ha lasciato andare un sospiro , balbettando a mezza voce : " Ora mi sento meglio ! " . Allora la Fata , battendo le mani insieme , fece due piccoli colpi , e apparve un magnifico Can - barbone , che camminava ritto sulle gambe di dietro , tale e quale come se fosse un uomo . Il Can - barbone era vestito da cocchiere in livrea di gala . Aveva in capo un nicchiettino a tre punte gallonato d ' oro , una parrucca bianca coi riccioli che gli scendevano giù per il collo , una giubba color di cioccolata coi bottoni di brillanti e con due grandi tasche per tenervi gli ossi che gli regalava a pranzo la padrona , un paio di calzoni corti di velluto cremisi , le calze di seta , gli scarpini scollati , e di dietro una specie di fodera da ombrelli , tutta di raso turchino , per mettervi dentro la coda , quando il tempo cominciava a piovere . - Su da bravo , Medoro ! - disse la Fata al Can - barbone ; - Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco . Arrivato che sarai sotto la Quercia grande , troverai disteso sull ' erba un povero burattino mezzo morto . Raccoglilo con garbo , posalo pari pari su i cuscini della carrozza e portamelo qui . Hai capito ? Il Can - barbone , per fare intendere che aveva capito , dimenò tre o quattro volte la fodera di raso turchino , che aveva dietro , e partì come un barbero . Di lì a poco , si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color dell ' aria , tutta imbottita di penne di canarino e foderata nell ' interno di panna montata e di crema coi savoiardi . La carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi , e il Can - barbone , seduto a cassetta , schioccava la frusta a destra e a sinistra , come un vetturino quand ' ha paura di aver fatto tardi . Non era ancora passato un quarto d ' ora , che la carrozzina tornò , e la Fata , che stava aspettando sull ' uscio di casa , prese in collo il povero burattino , e portatolo in una cameretta che aveva le pareti di madreperla , mandò subito a chiamare i medici più famosi del vicinato . E i medici arrivarono subito , uno dopo l ' altro : arrivò , cioè , un Corvo , una Civetta e un Grillo - parlante . - Vorrei sapere da lor signori , - disse la Fata , rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio , - vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo ! ... A quest ' invito , il Corvo , facendosi avanti per il primo , tastò il polso a Pinocchio : poi gli tastò il naso , poi il dito mignolo dei piedi : e quand ' ebbe tastato ben bene , pronunziò solennemente queste parole : - A mio credere il burattino è bell ' e morto : ma se per disgrazia non fosse morto , allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo ! - Mi dispiace , - disse la Civetta , - di dover contraddire il Corvo , mio illustre amico e collega : per me , invece , il burattino è sempre vivo ; ma se per disgrazia non fosse vivo , allora sarebbe segno che è morto davvero ! - E lei non dice nulla ? - domandò la Fata al Grillo - parlante . - Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice , la miglior cosa che possa fare , è quella di stare zitto . Del resto quel burattino lì non m ' è fisonomia nuova : io lo conosco da un pezzo ! ... Pinocchio , che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno , ebbe una specie di fremito convulso , che fece scuotere tutto il letto . - Quel burattino lì , - seguitò a dire il Grillo - parlante , - è una birba matricolata ... Pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito . - è un monellaccio , uno svogliato , un vagabondo . Pinocchio si nascose la faccia sotto i lenzuoli . - Quel burattino lì è un figliuolo disubbidiente , che farà morire di crepacuore il suo povero babbo ! ... A questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi . Figuratevi come rimasero tutti , allorché sollevati un poco i lenzuoli , si accorsero che quello che piangeva e singhiozzava era Pinocchio . - Quando il morto piange , è segno che è in via di guarigione , - disse solennemente il Corvo . - Mi duole di contraddire il mio illustre amico e collega , - soggiunse la Civetta , - ma per me , quando il morto piange è segno che gli dispiace a morire . Pinocchio mangia lo zucchero , ma non vuol purgarsi : Però quando vede i becchini che vengono a portarlo via , allora si purga . Poi dice una bugia e per gastigo gli cresce il naso . Appena i tre medici furono usciti di camera , la Fata si accostò a Pinocchio e , dopo averlo toccato sulla fronte , si accorse che era travagliato da un febbrone da non si dire . Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d ' acqua , e porgendolo al burattino , gli disse amorosamente : - Bevila , e in pochi giorni sarai guarito . Pinocchio guardò il bicchiere , storse un po ' la bocca , e poi dimanda con voce di piagnisteo : - è dolce o amara ? - è amara , ma ti farà bene . - Se è amara , non la voglio . - Dà retta a me : bevila . - A me l ' amaro non mi piace . - Bevila : e quando l ' avrai bevuta , ti darò una pallina di zucchero , per rifarti la bocca . - Dov ' è la pallina di zucchero ? - Eccola qui , - disse la Fata , tirandola fuori da una zuccheriera d ' oro . - Prima voglio la pallina di zucchero , e poi beverò quell ' acquaccia amara ... - Me lo prometti ? - Sì ... La fata gli dette la pallina , e Pinocchio , dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un attimo , disse leccandosi i labbri : - Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina ! ... Mi purgherei tutti i giorni . - Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d ' acqua , che ti renderanno la salute . Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso : poi se l ' accostò alla bocca : poi tornò a ficcarci la punta del naso : finalmente disse : - è troppo amara ! troppo amara ! Io non la posso bere . - Come fai a dirlo se non l ' hai nemmeno assaggiata ? - Me lo figuro ! L ' ho sentita all ' odore . Voglio prima un ' altra pallina di zucchero ... e poi la beverò ! ... Allora la Fata , con tutta la pazienza di una buona mamma , gli pose in bocca un altro po ' di zucchero ; e dopo gli presentò daccapo il bicchiere . - Così non la posso bere ! - disse il burattino , facendo mille smorfie . - Perché ? - Perché mi dà noia quel guanciale che ho laggiù sui piedi . La Fata gli levò il guanciale . - è inutile ! Nemmeno così la posso bere ... - Che cos ' altro ti dà noia ? - Mi dà noia l ' uscio di camera , che è mezzo aperto . La Fata andò e chiuse l ' uscio di camera . - Insomma , - gridò Pinocchio , dando in uno scoppio di pianto , - quest ' acquaccia amara , non la voglio bere , no , no , no ! ... - Ragazzo mio , te ne pentirai ... - Non me n ' importa ... - La tua malattia è grave ... - Non me n ' importa ... - La febbre ti porterà in poche ore all ' altro mondo ... - Non me n ' importa ... - Non hai paura della morte ? - Punto paura ! ... Piuttosto morire , che bevere quella medicina cattiva . A questo punto , la porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come l ' inchiostro , che portavano sulle spalle una piccola bara da morto . - Che cosa volete da me ? - gridò Pinocchio , rizzandosi tutto impaurito a sedere sul letto . - Siamo venuti a prenderti , - rispose il coniglio più grosso . - A prendermi ? ... Ma io non sono ancora morto ! ... - Ancora no : ma ti restano pochi minuti di vita avendo tu ricusato di bevere la medicina , che ti avrebbe guarito dalla febbre ! ... - O Fata , o Fata mia , - cominciò allora a strillare il burattino , - datemi subito quel bicchiere . Spicciatevi , per carità , perché non voglio morire no ... non voglio morire ... E preso il bicchiere con tutt ' e due le mani , lo votò in un fiato . - Pazienza ! - dissero i conigli . - Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo . E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle , uscirono di camera bofonchiando e mormorando fra i denti . Fatto sta che di lì a pochi minuti , Pinocchio saltò giù dal letto , bell ' e guarito ; perché bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio di ammalarsi di rado e di guarire prestissimo . E la Fata , vedendolo correre e ruzzare per la camera , vispo e allegro come un gallettino di primo canto , gli disse : - Dunque la mia medicina t ' ha fatto bene davvero ? - Altro che bene ! Mi ha rimesso al mondo ! ... - E allora come mai ti sei fatto tanto pregare a beverla ? - Egli è che noi ragazzi siamo tutti così ! Abbiamo più paura delle medicine che del male . - Vergogna ! I ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento preso a tempo può salvarli da una grave malattia e fors ' anche dalla morte ... - Oh ! ma un ' altra volta non mi farò tanto pregare ! Mi rammenterò di quei conigli neri , colla bara sulle spalle ... e allora piglierò subito il bicchiere in mano , e giù ! ... - Ora vieni un po ' qui da me e raccontami come andò che ti trovasti fra le mani degli assassini . - Gli andò che il burattinaio Mangiafoco mi dette alcune monete d ' oro , e mi disse : " Tò , portale al tuo babbo ! " e io , invece , per la strada trovai una Volpe e un Gatto , due persone molto per bene , che mi dissero : " Vuoi che codeste monete diventino mille e duemila ? Vieni con noi , e ti condurremo al Campo dei Miracoli " . E io dissi : " Andiamo " ; e loro dissero : " Fermiamoci qui all ' osteria del Gambero Rosso e dopo la mezzanotte ripartiremo " . Ed io , quando mi svegliai , loro non c ' erano più , perché erano partiti . Allora io cominciai a camminare di notte , che era un buio che pareva impossibile , per cui trovai per la strada due assassini dentro due sacchi da carbone , che mi dissero : " Metti fuori i quattrini " ; e io dissi : " Non ce n ' ho " ; perché le quattro monete d ' oro me l ' ero nascoste in bocca , e uno degli assassini si provò a mettermi le mani in bocca , e io con un morso gli staccai la mano e poi la sputai , ma invece di una mano sputai uno zampetto di gatto . E gli assassini a corrermi dietro e , io corri che ti corro , finché mi raggiunsero , e mi legarono per il collo a un albero di questo bosco , col dire : " Domani torneremo qui , e allora sarai morto e colla bocca aperta , e così ti porteremo via le monete d ' oro che hai nascoste sotto la lingua " . - E ora le quattro monete dove le hai messe ? - gli domandò la Fata . - Le ho perdute ! - rispose Pinocchio ; ma disse una bugia , perché invece le aveva in tasca . Appena detta la bugia , il suo naso , che era già lungo , gli crebbe subito due dita di più . - E dove le hai perdute ? - Nel bosco qui vicino . A questa seconda bugia il naso seguitò a crescere . - Se le hai perdute nel bosco vicino , - disse la Fata , - le cercheremo e le ritroveremo : perché tutto quello che si perde nel vicino bosco , si ritrova sempre . - Ah ! ora che mi rammento bene , - replicò il burattino , imbrogliandosi , - le quattro monete non le ho perdute , ma senza avvedermene le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina . A questa terza bugia , il naso gli si allungò in un modo così straordinario , che il povero Pinocchio non poteva più girarsi da nessuna parte . Se si voltava di qui batteva il naso nel letto o nei vetri della finestra , se si voltava di là , lo batteva nelle pareti o nella porta di camera , se alzava un po ' di più il capo , correva il rischio di ficcarlo in un occhio alla Fata . E la Fata lo guardava e rideva . - Perché ridete ? - gli domandò il burattino , tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate . - Rido della bugia che hai detto . - Come mai sapete che ho detto una bugia ? - Le bugie , ragazzo mio , si riconoscono subito ! perché ve ne sono di due specie : vi sono le bugie che hanno le gambe corte , e le bugie che hanno il naso lungo : la tua per l ' appunto è di quelle che hanno il naso lungo . Pinocchio , non sapendo più dove nascondersi per la vergogna , si provò a fuggire di camera ; ma non gli riuscì . Il suo naso era cresciuto tanto , che non passava più dalla porta . Pinocchio ritrova la Volpe e il Gatto , e va con loro a seminare le quattro monete nel Campo dè Miracoli . Come potete immaginarvelo , la Fata lasciò che il burattino piangesse e urlasse una buona mezz ' ora , a motivo di quel suo naso che non passava più dalla porta di camera ; e lo fece per dargli una severa lezione perché si correggesse dal brutto vizio di dire le bugie , il più brutto vizio che possa avere un ragazzo . Ma quando lo vide trasfigurato e cogli occhi fuori della testa dalla gran disperazione , allora , mossa a pietà , battè le mani insieme , e a quel segnale entrarono in camera dalla finestra un migliaio di grossi uccelli chiamati Picchi , i quali , posatisi tutti sul naso di Pinocchio , cominciarono a beccarglielo tanto e poi tanto , che in pochi minuti quel naso enorme e spropositato si trovò ridotto alla sua grandezza naturale . - Quanto siete buona , Fata mia , - disse il burattino , asciugandosi gli occhi , - e quanto bene vi voglio ! - Ti voglio bene anch ' io , - rispose la Fata , - e se tu vuoi rimanere con me , tu sarai il mio fratellino e io la tua buona sorellina ... - Io resterei volentieri ... ma il mio povero babbo ? - Ho pensato a tutto . Il tuo babbo è stato digià avvertito : e prima che faccia notte , sarà qui . - Davvero ? ... - gridò Pinocchio , saltando dall ' allegrezza . - Allora , Fatina mia , se vi contentate , vorrei andargli incontro ! Non vedo l ' ora di poter dare un bacio a quel povero vecchio , che ha sofferto tanto per me ! - Vai pure , ma bada di non ti sperdere . Prendi la via del bosco , e sono sicurissima che lo incontrerai . Pinocchio partì : e appena entrato nel bosco , cominciò a correre come un capriolo . Ma quando fu arrivato a un certo punto , quasi in faccia alla Quercia grande , si fermò , perché gli parve di aver sentito gente fra mezzo alle frasche . Difatti vide apparire sulla strada , indovinate chi ? ... la Volpe e il Gatto , ossia i due compagni di viaggio , coi quali aveva cenato all ' osteria del Gambero Rosso . - Ecco il nostro caro Pinocchio ! - gridò la Volpe , abbracciandolo e baciandolo . - Come mai sei qui ? - Come mai sei qui ? - ripetè il Gatto . - è una storia lunga , - disse il burattino , - e ve la racconterò a comodo . Sappiate però che l ' altra notte , quando mi avete lasciato solo nell ' osteria , ho trovato gli assassini per la strada ... - Gli assassini ? ... O povero amico ! E che cosa volevano ? - Mi volevano rubare le monete d ' oro . - Infami ! ... - disse la Volpe . - Infamissimi ! - ripetè il Gatto . - Ma io cominciai a scappare , - continuò a dire il burattino , - e loro sempre dietro : finché mi raggiunsero e m ' impiccarono a un ramo di quella quercia . E Pinocchio accennò la Quercia grande , che era lì a due passi . - Si può sentir di peggio ? - disse la Volpe . - In che mondo siamo condannati a vivere ? Dove troveremo un rifugio sicuro noi altri galantuomini ? ... Nel tempo che parlavano così , Pinocchio si accorse che il Gatto era zoppo dalla gamba destra davanti , perché gli mancava in fondo tutto lo zampetto cogli unghioli : per cui gli domandò : - Che cosa hai fatto del tuo zampetto ? Il Gatto voleva rispondere qualche cosa , ma s ' imbrogliò . Allora la Volpe disse subito : - Il mio amico è troppo modesto , - e per questo non risponde . Risponderò io per lui . Sappi dunque che un ' ora fa abbiamo incontrato sulla strada un vecchio lupo , quasi svenuto dalla fame , che ci ha chiesto un po ' d ' elemosina . Non avendo noi da dargli nemmeno una lisca di pesce , che cosa ha fatto l ' amico mio , che ha davvero un cuore di Cesare ? ... Si è staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e l ' ha gettato a quella povera bestia , perché potesse sdigiunarsi . E la Volpe nel dir così , si asciugò una lacrima . Pinocchio , commosso anche lui , si avvicinò al Gatto , sussurrandogli negli orecchi : - Se tutti i gatti ti somigliassero , fortunati i topi ! ... - E ora che cosa fai in questi luoghi ? - domandò la Volpe al burattino . - Aspetto il mio babbo , che deve arrivare qui di momento in momento . - E le tue monete d ' oro ? - Le ho sempre in tasca , meno una che la spesi all ' osteria del Gambero Rosso . - E pensare che , invece di quattro monete , potrebbero diventare domani mille e duemila ! Perché non dai retta al mio consiglio ? Perché non vai a seminarle nel Campo dei miracoli ? - Oggi è impossibile : vi anderò un altro giorno . - Un altro giorno sarà tardi , - disse la Volpe . - Perché ? - Perché quel campo è stato comprato da un gran signore e da domani in là non sarà più permesso a nessuno di seminarvi i denari . - Quant ' è distante di qui il Campo dei miracoli ? - Due chilometri appena . Vuoi venire con noi ? Fra mezz ' ora sei là : semini subito le quattro monete : dopo pochi minuti ne raccogli duemila e stasera ritorni qui colle tasche piene . Vuoi venire con noi ? Pinocchio esitò un poco a rispondere , perché gli tornò in mente la buona Fata , il vecchio Geppetto e gli avvertimenti del Grillo - parlante ; ma poi finì col fare come fanno tutti i ragazzi senza un fil di giudizio e senza cuore ; finì , cioè , col dare una scrollatina di capo , e disse alla Volpe e al Gatto : - Andiamo pure : io vengo con voi . E partirono . Dopo aver camminato una mezza giornata arrivarono a una città che aveva nome " Acchiappa - citrulli " . Appena entrato in città , Pinocchio vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati , che sbadigliavano dall ' appetito , di pecore tosate che tremavano dal freddo , di galline rimaste senza cresta e senza bargigli , che chiedevano l ' elemosina d ' un chicco di granturco , di grosse farfalle , che non potevano più volare , perché avevano venduto le loro bellissime ali colorite , di pavoni tutti scodati , che si vergognavano a farsi vedere , e di fagiani che zampettavano cheti cheti , rimpiangendo le loro scintillanti penne d ' oro e d ' argento , oramai perdute per sempre . In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche volpe , o qualche gazza ladra o qualche uccellaccio di rapina . - E il Campo dei miracoli dov ' è ? - domandò Pinocchio . - è qui a due passi . Detto fatto traversarono la città e , usciti fuori dalle mura , si fermarono in un campo solitario che , su per giù , somigliava a tutti gli altri campi . - Eccoci giunti , - disse la Volpe al burattino . - Ora chinati giù a terra , scava con le mani una piccola buca nel campo e mettici dentro le monete d ' oro . Pinocchio ubbidì . Scavò la buca , ci pose le quattro monete d ' oro che gli erano rimaste : e dopo ricoprì la buca con un po ' di terra . - Ora poi , - disse la Volpe , - vai alla gora qui vicina , prendi una secchia d ' acqua e annaffia il terreno dove hai seminato . Pinocchio andò alla gora , e perché non aveva lì per lì una secchia , si levò di piedi una ciabatta e , riempitala d ' acqua , annaffiò la terra che copriva la buca . Poi domandò : - C ' è altro da fare ? - Nient ' altro , - rispose la Volpe . - Ora possiamo andar via . Tu poi ritorna qui fra una ventina di minuti e troverai l ' arboscello già spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete . Il povero burattino , fuori di sé dalla contentezza , ringraziò mille volte la Volpe e il Gatto , e promise loro un bellissimo regalo . - Noi non vogliamo regali , - risposero quei due malanni . - A noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica , e siamo contenti come pasque . Ciò detto salutarono Pinocchio , e augurandogli una buona raccolta , se ne andarono per i fatti loro . Pinocchio è derubato delle sue monete d ' oro e , per gastigo , si busca quattro mesi di prigione . Il burattino , ritornato in città , cominciò a contare i minuti a uno a uno ; e , quando gli parve che fosse l ' ora , riprese subito la strada che menava al Campo dei miracoli . E mentre camminava con passo frettoloso , il cuore gli batteva forte e gli faceva tic , tac , tic , tac , come un orologio da sala , quando corre davvero . E intanto pensava dentro di sé : - E se invece di mille monete , ne trovassi su i rami dell ' albero duemila ? ... E se invece di duemila , ne trovassi cinquemila ? ... E se invece di cinquemila ne trovassi centomila ? Oh che bel signore , allora , che diventerei ! ... Vorrei avere un bel palazzo , mille cavallini di legno e mille scuderie , per potermi baloccare , una cantina di rosoli e di alchermes , e una libreria tutta piena di canditi , di torte , di panettoni , di mandorlati e di cialdoni colla panna . Così fantasticando , giunse in vicinanza del campo , e lì si fermò a guardare se per caso avesse potuto scorgere qualche albero coi rami carichi di monete : ma non vide nulla . Fece altri cento passi in avanti , e nulla : entrò sul campo ... andò proprio su quella piccola buca , dove aveva sotterrato i suoi zecchini , e nulla . Allora diventò pensieroso e , dimenticando le regole del Galateo e della buona creanza , tirò fuori una mano di tasca e si dette una lunghissima grattatina di capo . In quel mentre sentì fischiare negli orecchi una gran risata : e voltatosi in su , vide sopra un albero un grosso pappagallo che si spollinava le poche penne che aveva addosso . - Perché ridi ? - gli domandò Pinocchio con voce di bizza . - Rido , perché nello spollinarmi mi son fatto il solletico sotto le ali . Il burattino non rispose . Andò alla gora e riempita d ' acqua la solita ciabatta , si pose nuovamente ad annaffiare la terra che ricuopriva le monete d ' oro . Quand ' ecco che un ' altra risata , anche più impertinente della prima , si fece sentire nella solitudine silenziosa di quel campo . - Insomma , - gridò Pinocchio , arrabbiandosi , - si può sapere , Pappagallo mal educato , di che cosa ridi ? - Rido di quei barbagianni , che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro . - Parli forse di me ? - Sì , parlo di te , povero Pinocchio , di te che sei così dolce di sale , da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi , come si seminano i fagioli e le zucche . Anch ' io l ' ho creduto una volta , e oggi ne porto le pene . Oggi ( ma troppo tardi ! ) mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi , bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll ' ingegno della propria testa . - Non ti capisco , - disse il burattino , che già cominciava a tremare dalla paura . - Pazienza ! Mi spiegherò meglio , - soggiunse il Pappagallo . - Sappi dunque che , mentre tu eri in città , la Volpe e il Gatto sono tornati in questo campo : hanno preso le monete d ' oro sotterrate , e poi sono fuggiti come il vento . E ora chi li raggiunge , è bravo ! Pinocchio restò a bocca aperta , e non volendo credere alle parole del Pappagallo , cominciò colle mani e colle unghie a scavare il terreno che aveva annaffiato . E scava , scava , scava , fece una buca così profonda , che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio : ma le monete non ci erano più . Allora , preso dalla disperazione , tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale , per denunziare al giudice i due malandrini , che lo avevano derubato . Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla : un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età , per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d ' oro , senza vetri , che era costretto a portare continuamente , a motivo di una flussione d ' occhi , che lo tormentava da parecchi anni . Pinocchio , alla presenza del giudice , raccontò per filo e per segno l ' iniqua frode , di cui era stato vittima ; dette il nome , il cognome e i connotati dei malandrini , e finì col chiedere giustizia . Il giudice lo ascoltò con molta benignità : prese vivissima arte al racconto : s ' intenerì , si commosse : e quando il burattino non ebbe più nulla da dire , allungò la mano e suonò il campanello . A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi . Allora il giudice , accennando Pinocchio ai giandarmi , disse loro : - Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d ' oro : pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione . Il burattino , sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo , rimase di princisbecco e voleva protestare : ma i giandarmi , a scanso di perditempi inutili , gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia . E lì v ' ebbe a rimanere quattro mesi : quattro lunghissimi mesi : e vi sarebbe rimasto anche di più , se non si fosse dato un caso fortunatissimo . Perché bisogna sapere che il giovane Imperatore che regnava nella città di Acchiappa - citrulli , avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici , ordinò grandi feste pubbliche , luminarie , fuochi artificiali , corse di barberi e velocipedi , e in segno di maggiore esultanza , volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini . - Se escono di prigione gli altri , voglio uscire anch ' io , - disse Pinocchio al carceriere . - Voi no , - rispose il carceriere , - perché voi non siete del bel numero ... - Domando scusa , - replicò Pinocchio , - sono un malandrino anch ' io . - In questo caso avete mille ragioni , - disse il carceriere ; e levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo , gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare . Liberato dalla prigione , si avvia per tornare a casa della Fata ; ma lungo la strada trova un serpente orribile , e poi rimane preso alla tagliuola . Figuratevi l ' allegrezza di Pinocchio , quando si sentì libero . Senza stare a dire che è e che non è , uscì subito fuori della città e riprese la strada che doveva ricondurlo alla Casina della Fata . A motivo del tempo piovigginoso , la strada era diventata tutta un pantano e ci si andava fino a mezza gamba . Ma il burattino non se ne dava per inteso . Tormentato dalla passione di rivedere il suo babbo e la sua sorellina dai capelli turchini , correva a salti come un cane levriero , e nel correre le pillacchere gli schizzavano fin sopra il berretto . Intanto andava dicendo fra sé e sé : - Quante disgrazie mi sono accadute ... E me le merito ! perché io sono un burattino testardo e piccoso ... e voglio far sempre tutte le cose a modo mio , senza dar retta a quelli che mi voglion bene e che hanno mille volte più giudizio di me ! ... Ma da questa volta in là , faccio proponimento di cambiar vita e di diventare un ragazzo ammodo e ubbidiente ... Tanto ormai ho bell ' e visto che i ragazzi , a essere disubbidienti , ci scapitano sempre e non ne infilano mai una per il sù verso . E il mio babbo mi avrà aspettato ? ... Ce lo troverò a casa della Fata ? è tanto tempo , pover ' uomo , che non lo vedo più , che mi struggo di fargli mille carezze e di finirlo dai baci ! E la Fata mi perdonerà la brutta azione che le ho fatto ? ... E pensare che ho ricevuto da lei tante attenzioni e tante cure amorose ... e pensare che se oggi son sempre vivo , lo debbo a lei ! Ma si può dare un ragazzo più ingrato e più senza cuore di me ? ... Nel tempo che diceva così , si fermò tutt ' a un tratto spaventato e fece quattro passi indietro . Che cosa aveva veduto ? ... Aveva veduto un grosso Serpente , disteso attraverso alla strada , che aveva la pelle verde , gli occhi di fuoco e la coda appuntuta , che gli fumava come una cappa di camino . Impossibile immaginarsi la paura del burattino : il quale , allontanatosi più di mezzo chilometro , si mise a sedere sopra un monticello di sassi , aspettando che il Serpente se ne andasse una buona volta per i fatti suoi e lasciasse libero il passo della strada . Aspettò un ' ora ; due ore ; tre ore ; ma il Serpente era sempre là , e , anche di lontano , si vedeva il rosseggiare dè suoi occhi di fuoco e la colonna di fumo che gli usciva dalla punta della coda . Allora Pinocchio , figurandosi di aver coraggio , si avvicinò a pochi passi di distanza , e facendo una vocina dolce , insinuante e sottile , disse al Serpente : - Scusi , signor Serpente , che mi farebbe il piacere di tirarsi un pochino da una parte , tanto da lasciarmi passare ? Fu lo stesso che dire al muro . Nessuno si mosse . Allora riprese colla solita vocina : - Deve sapere , signor Serpente , che io vado a casa , dove c ' è il mio babbo che mi aspetta e che è tanto tempo che non lo vedo più ! ... Si contenta dunque che io seguiti per la mia strada ? Aspettò un segno di risposta a quella dimanda : ma la risposta non venne : anzi il Serpente , che fin allora pareva arzillo e pieno di vita , diventò immobile e quasi irrigidito . Gli occhi gli si chiusero e la coda gli smesse di fumare . - Che sia morto davvero ? ... - disse Pinocchio , dandosi una fregatina di mani dalla gran contentezza : e senza mettere tempo in mezzo , fece l ' atto di scavalcarlo , per passare dall ' altra parte della strada . Ma non aveva ancora finito di alzare la gamba , che il Serpente si rizzò all ' improvviso , come una molla scattata : e il burattino , nel tirarsi indietro , spaventato , inciampò e cadde per terra . E per l ' appunto cadde così male , che restò col capo conficcato nel fango della strada e con le gambe ritte su in aria . Alla vista di quel burattino , che sgambettava a capofitto con una velocità incredibile il Serpente fu preso da una tal convulsione di risa , che ridi , ridi , ridi , alla fine , dallo sforzo del troppo ridere , gli si strappò una vena sul petto : e quella volta morì davvero . Allora Pinocchio ricominciò a correre per arrivare a casa della Fata prima che si facesse buio . Ma lungo la strada non potendo più reggere ai morsi terribili della fame , saltò in un campo coll ' intenzione di cogliere poche ciocche d ' uva moscadella . Non l ' avesse mai fatto ! Appena giunto sotto la vite , crac ... sentì stringersi le gambe da due ferri taglienti , che gli fecero vedere quante stelle c ' erano in cielo . Il povero burattino era rimasto preso da una tagliuola appostata là da alcuni contadini per beccarvi alcune grosse faine , che erano il flagello di tutti i pollai del vicinato . Pinocchio è preso da un contadino , il quale lo costringe a far da can da guardia a un pollaio . Pinocchio , come potete figurarvelo , si dette a piangere , a strillare , a raccomandarsi : ma erano pianti e grida inutili , perché lì all ' intorno non si vedevano case , e dalla strada non passava anima viva . Intanto si fece notte . Un po ' per lo spasimo della tagliuola , che gli segava gli stinchi , e un po ' per la paura di trovarsi solo e al buio in mezzo a quei campi , il burattino principiava quasi a svenirsi ; quando a un tratto vedendosi passare una Lucciola di sul capo , la chiamò e le disse : - O Lucciolina , mi faresti la carità di liberarmi da questo supplizio ? ... - Povero figliuolo ! - replicò la Lucciola , fermandosi impietosita a guardarlo . - Come mai sei rimasto colle gambe attanagliate fra codesti ferri arrotati ? - Sono entrato nel campo per cogliere due grappoli di quest ' uva moscadella , e ... - Ma l ' uva era tua ? - No ... - E allora chi t ' ha insegnato a portar via la roba degli altri ? ... - Avevo fame ... - La fame , ragazzo mio , non è una buona ragione per potere appropriarsi la roba che non è nostra ... - è vero , è vero ! - gridò Pinocchio piangendo , - ma un ' altra volta non lo farò più . A questo punto il dialogo fu interrotto da un piccolissimo rumore di passi , che si avvicinavano . Era il padrone del campo che veniva in punta di piedi a vedere se qualcuna di quelle faine , che mangiavano di nottetempo i polli , fosse rimasta al trabocchetto della tagliuola . E la sua maraviglia fu grandissima quando , tirata fuori la lanterna di sotto il pastrano , s ' accorse che , invece di una faina , c ' era rimasto preso un ragazzo . - Ah , ladracchiolo ! - disse il contadino incollerito , - dunque sei tu che mi porti via le galline ? - Io no , io no ! - gridò Pinocchio , singhiozzando . - Io sono entrato nel campo per prendere soltanto due grappoli d ' uva ! ... - Chi ruba l ' uva è capacissimo di rubare anche i polli . Lascia fare a me , che ti darò una lezione da ricordartene per un pezzo . E aperta la tagliuola , afferrò il burattino per la collottola e lo portò di peso fino a casa , come si porterebbe un agnellino di latte . Arrivato che fu sull ' aia dinanzi alla casa , lo scaraventò in terra : e tenendogli un piede sul collo , gli disse : - Oramai è tardi e voglio andare a letto . I nostri conti li aggiusteremo domani . Intanto , siccome oggi mi è morto il cane che mi faceva la guardia di notte , tu prenderai subito il suo posto . Tu mi farai da cane di guardia . Detto fatto , gl ' infilò al collo un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone , e glielo strinse in modo da non poterselo levare passandoci la testa dentro . Al collare c ' era attaccata una lunga catenella di ferro : e la catenella era fissata nel muro . - Se questa notte , - disse il contadino , - cominciasse a piovere , tu puoi andare a cuccia in quel casotto di legno , dove c ' è sempre la paglia che ha servito di letto per quattr ' anni al mio povero cane . E se per disgrazia venissero i ladri , ricordati di stare a orecchi ritti e di abbaiare . Dopo quest ' ultimo avvertimento , il contadino entrò in casa chiudendo la porta con tanto di catenaccio : e il povero Pinocchio rimase accovacciato sull ' aia , più morto che vivo , a motivo del freddo , della fame e della paura . E di tanto in tanto , cacciandosi rabbiosamente le mani dentro al collare , che gli serrava la gola , diceva piangendo : - Mi sta bene ! ... Pur troppo mi sta bene ! Ho voluto fare lo svogliato , il vagabondo ... ho voluto dar retta ai cattivi compagni , e per questo la sfortuna mi perseguita sempre . Se fossi stato un ragazzino per bene , come ce n ' è tanti , se avessi avuto voglia di studiare e di lavorare , se fossi rimasto in casa col mio povero babbo , a quest ' ora non mi troverei qui , in mezzo ai campi , a fare il cane di guardia alla casa d ' un contadino . Oh , se potessi rinascere un ' altra volta ! ... Ma oramai è tardi , e ci vuol pazienza ! Fatto questo piccolo sfogo , che gli venne proprio dal cuore , entrò dentro il casotto e si addormentò . Pinocchio scuopre i ladri e , in ricompensa di essere stato fedele , vien posto in libertà . Ed era già più di due ore che dormiva saporitamente ; quando verso la mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi - pissi di vocine strane , che gli parve di sentire nell ' aia . Messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto , vide riunite a consiglio quattro bestiuole di pelame scuro , che parevano gatti . Ma non erano gatti : erano faine , animaletti carnivori , ghiottissimi specialmente di uova e di pollastrine giovani . Una di queste faine , staccandosi dalle sue compagne , andò alla buca del casotto e disse sottovoce : - Buona sera , Melampo . - Io non mi chiamo Melampo , - rispose il burattino . - O dunque chi sei ? - Io sono Pinocchio . - E che cosa fai costì ? - Faccio il cane di guardia . - O Melampo dov ' è ? dov ' è il vecchio cane , che stava in questo casotto ? - è morto questa mattina . - Morto ? Povera bestia ! Era tanto buono ! ... Ma giudicandoti alla fisonomia , anche te mi sembri un cane di garbo . - Domando scusa , io non sono un cane ! ... - O chi sei ? - Io sono un burattino . - E fai da cane di guardia ? - Purtroppo : per mia punizione ! ... - Ebbene , io ti propongo gli stessi patti , che avevo col defunto Melampo : e sarai contento . - E questi patti sarebbero ? - Noi verremo una volta la settimana , come per il passato , a visitare di notte questo pollaio , e porteremo via otto galline . Di queste galline , sette le mangeremo noi , e una la daremo a te , a condizione , s ' intende bene , che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l ' estro di abbaiare e di svegliare il contadino . - E Melampo faceva proprio così ? - domandò Pinocchio . - Faceva così , e fra noi e lui siamo andati sempre d ' accordo . Dormi dunque tranquillamente , e stai sicuro che prima di partire di qui , ti lasceremo sul casotto una gallina bell ' e pelata , per la colazione di domani . Ci siamo intesi bene ? - Anche troppo bene ! ... - rispose Pinocchio : e tentennò il capo in un certo modo minaccioso , come se avesse voluto dire : " Fra poco ci riparleremo ! " . Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro , andarono difilato al pollaio , che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del cane , e aperta a furia di denti e di unghioli la porticina di legno , che ne chiudeva l ' entratina , vi sgusciarono dentro , una dopo l ' altra . Ma non erano ancora finite d ' entrare , che sentirono la porticina richiudersi con grandissima violenza . Quello che l ' aveva richiusa era Pinocchio ; il quale , non contento di averla richiusa , vi posò davanti per maggior sicurezza una grossa pietra , a guisa di puntello . E poi cominciò ad abbaiare : e , abbaiando proprio come se fosse un cane di guardia , faceva colla voce bu - bu - bu - bu . A quell ' abbaiata , il contadino saltò dal letto e , preso ii fucile e affacciatosi alla finestra , domandò : - Che c ' è di nuovo ? - Ci sono i ladri ! - rispose Pinocchio . - Dove sono ? - Nel pollaio . - Ora scendo subito . E infatti , in men che non si dice amen , il contadino scese : entrò di corsa nel pollaio e , dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le quattro faine , disse loro con accento di vera contentezza : - Alla fine siete cascate nelle mie mani ! Potrei punirvi , ma sì vil non sono ! Mi contenterò , invece , di portarvi domani all ' oste del vicino paese , il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte . E ' un onore che non vi meritate , ma gli uomini generosi come me non badano a queste piccolezze ! ... Quindi , avvicinatosi a Pinocchio , cominciò a fargli molte carezze , e , fra le altre cose , gli domandò : - Com ' hai fatto a scuoprire il complotto di queste quattro ladroncelle ? E dire che Melampo , il mio fido Melampo , non s ' era mai accorto di nulla ... Il burattino , allora , avrebbe potuto raccontare quel che sapeva : avrebbe potuto , cioè , raccontare i patti vergognosi che passavano fra il cane e le faine : ma ricordatosi che il cane era morto , pensò subito dentro di sé : - A che serve accusare i morti ? ... I morti son morti , e la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace ! ... - All ' arrivo delle faine sull ' aia , eri sveglio o dormivi ? - continuò a chiedergli il contadino . - Dormivo , - rispose Pinocchio , - ma le faine mi hanno svegliato coi loro chiacchiericci , e una è venuta fin qui al casotto per dirmi : " Se prometti di non abbaiare e di non svegliare il padrone , noi ti regaleremo una pollastra bell ' e pelata !..." . Capite , eh ? Avere la sfacciataggine di fare a me una simile proposta ! Perché bisogna sapere che io sono un burattino , che avrò tutti i difetti di questo mondo : ma non avrò mai quello di star di balla e di reggere il sacco alla gente disonesta ! - Bravo ragazzo ! - gridò il contadino , battendogli sur una spalla . - Cotesti sentimenti ti fanno onore : e per provarti la mia grande soddisfazione , ti lascio libero fin d ' ora di tornare a casa . E gli levò il collare da cane . Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini : poi trova un Colombo che lo porta sulla riva del mare , e lì si getta nell ' acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto . Appena Pinocchio non sentì più il peso durissimo e umiliante di quel collare intorno al collo , si pose a scappare attraverso i campi , e non si fermò un solo minuto , finché non ebbe raggiunta la strada maestra , che doveva ricondurlo alla Casina della Fata . Arrivato sulla strada maestra , si voltò in giù a guardare nella sottoposta pianura , e vide benissimo a occhio nudo il bosco , dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto : vide , fra mezzo agli alberi , inalzarsi la cima di quella Quercia grande , alla quale era stato appeso ciondoloni per il collo : ma guarda di qua , guarda di là , non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai capelli turchini . Allora ebbe una specie di tristo presentimento e datosi a correre con quanta forza gli rimaneva nelle gambe , si trovò in pochi minuti sul prato , dove sorgeva una volta la Casina bianca . Ma la Casina bianca non c ' era più . C ' era , invece , una piccola pietra di marmo sulla quale si leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole : QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO Come rimanesse il burattino , quand ' ebbe compitate alla peggio quelle parole , lo lascio pensare a voi . Cadde bocconi a terra e coprendo di mille baci quel marmo mortuario , dette in un grande scoppio di pianto . Pianse tutta la notte , e la mattina dopo , sul far del giorno , piangeva sempre , sebbene negli occhi non avesse più lacrime : e le sue grida e i suoi lamenti erano così strazianti e acuti , che tutte le colline all ' intorno ne ripetevano l ' eco . E piangendo diceva : - O Fatina mia , perché sei morta ? ... perché , invece di te , non sono morto io , che sono tanto cattivo , mentre tu eri tanto buona ? ... E il mio babbo , dove sarà ? O Fatina mia , dimmi dove posso trovarlo , che voglio stare sempre con lui , e non lasciarlo più ! più ! più ! ... O Fatina mia , dimmi che non è vero che sei morta ! ... Se davvero mi vuoi bene ... se vuoi bene al tuo fratellino , rivivisci ... ritorna viva come prima ! ... Non ti dispiace a vedermi solo e abbandonato da tutti ? Se arrivano gli assassini . mi attaccheranno daccapo al ramo dell ' albero ... e allora morirò per sempre . Che vuoi che faccia qui , solo in questo mondo ? Ora che ho perduto te e il mio babbo , chi mi darà da mangiare ? Dove anderò a dormire la notte ? Chi mi farà la giacchettina nuova ? Oh ! sarebbe meglio , cento volte meglio , che morissi anch ' io ! Sì , voglio morire ! ... ih ! ih ! ih ! ... E mentre si disperava a questo modo , fece l ' atto di volersi strappare i capelli : ma i suoi capelli , essendo di legno , non poté nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le dita . Intanto passò su per aria un grosso Colombo , il quale soffermatosi , a ali distese , gli gridò da una grande altezza : - Dimmi , bambino , che cosa fai costaggiù ? - Non lo vedi ? piango ! - disse Pinocchio alzando il capo verso quella voce e strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta . - Dimmi , - soggiunse allora il Colombo - non conosci per caso fra i tuoi compagni , un burattino , che ha nome Pinocchio ? - Pinocchio ? ... Hai detto Pinocchio ? - ripetè il burattino saltando subito in piedi . - Pinocchio sono io ! Il Colombo , a questa risposta , si calò velocemente e venne a posarsi a terra . Era più grosso di un tacchino . - Conoscerai dunque anche Geppetto ? - domandò al burattino . - Se lo conosco ? E ' il mio povero babbo ! Ti ha forse parlato di me ? Mi conduci da lui ? Ma è sempre vivo ? Rispondimi per carità : è sempre vivo ? - L ' ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare . - Che cosa faceva ? - Si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare l ' Oceano . Quel pover ' uomo sono più di quattro mesi che gira per il mondo in cerca di te : e non avendoti potuto trovare , ora si è messo in capo di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo . - Quanto c ' è di qui alla spiaggia ? - domandò Pinocchio con ansia affannosa . - Più di mille chilometri . - Mille chilometri ? O Colombo mio , che bella cosa potessi avere le tue ali ! ... - Se vuoi venire , ti ci porto io . - Come ? - A cavallo sulla mia groppa . Sei peso di molto ? ... - Peso ? tutt ' altro ! Son leggiero come una foglia . E lì , senza stare a dir altro , Pinocchio saltò sulla groppa al Colombo e messa una gamba di qua e l ' altra di là , come fanno i cavallerizzi , gridò tutto contento : - Galoppa , galoppa , cavallino , ché mi preme di arrivar presto ! ... Il Colombo prese l ' aire e in pochi minuti arrivò col volo tanto in alto , che toccava quasi le nuvole . Giunto a quell ' altezza straordinaria , il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare : e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che , per evitare il pericolo di venir disotto , si avviticchiò colle braccia , stretto stretto , al collo della sua piumata cavalcatura . Volarono tutto il giorno . Sul far della sera , il Colombo disse : - Ho una gran sete ! - E io una gran fame ! - soggiunse Pinocchio . - Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti ; e dopo ci rimetteremo in viaggio , per essere domattina all ' alba sulla spiaggia del mare . Entrarono in una colombaia deserta , dove c ' era soltanto una catinella piena d ' acqua e un cestino ricolmo di veccie . Il burattino , in tempo di vita sua , non aveva mai potuto patire le veccie : a sentir lui , gli facevano nausea , gli rivoltavano lo stomaco : ma quella sera ne mangiò a strippapelle , e quando l ' ebbe quasi finite , si voltò al Colombo e gli disse : - Non avrei mai creduto che le veccie fossero così buone ! - Bisogna persuadersi , ragazzo mio , - replicò il Colombo , - che quando la fame dice davvero e non c ' è altro da mangiare , anche le veccie diventano squisite ! La fame non ha capricci né ghiottonerie ! Fatto alla svelta un piccolo spuntino , si riposero in viaggio , e via ! La mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare . Il Colombo posò a terra Pinocchio , e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione , riprese subito il volo e sparì . La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare . - Che cos ' è accaduto ? - domandò Pinocchio a una vecchina . - Gli è accaduto che un povero babbo , avendo perduto il figliolo , gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare ; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott ' acqua ... - Dov ' è la barchetta ? - Eccola laggiù , diritta al mio dito , - disse la vecchia , accennando una piccola barca che , veduta in quella distanza , pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino . Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte , e dopo aver guardato attentamente , cacciò un urlo acutissimo gridando : - Gli è il mì babbo ! gli è il mì babbo ! Intanto la barchetta , sbattuta dall ' infuriare dell ' onde , ora spariva fra i grossi cavalloni , ora tornava a galleggiare : e Pinocchio ritto sulla punta di un alto scoglio non finiva più dal chiamare il suo babbo per nome e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino da naso e perfino col berretto che aveva in capo . E parve che Geppetto , sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia , riconoscesse il figliuolo , perché si levò il berretto anche lui e lo salutò e , a furia di gesti , gli fece capire che sarebbe tornato volentieri indietro , ma il mare era tanto grosso , che gl ' impediva di lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra . Tutt ' a un tratto , venne una terribile ondata , e la barca sparì . Aspettarono che la barca tornasse a galla : ma la barca non si vide più tornare . - Pover ' omo ! - dissero allora i pescatori , che erano raccolti sulla spiaggia : e brontolando sottovoce una preghiera si mossero per tornarsene alle loro case . Quand ' ecco che udirono un urlo disperato , e , voltandosi indietro , videro un ragazzetto che , di vetta a uno scoglio , si gettava in mare gridando : - Voglio salvare il mio babbo ! Pinocchio , essendo tutto di legno , galleggiava facilmente e nuotava come un pesce . Ora si vedeva sparire sott ' acqua , portato dall ' impeto dei flutti , ora riappariva fuori con una gamba o con un braccio , a grandissima distanza dalla terra . Alla fine lo persero d ' occhio e non lo videro più . - Povero ragazzo ! - dissero alIora i pescatori , che erano raccolti sulla spiaggia : e brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle loro case . Pinocchio arriva all ' isola delle Api industriose e ritrova la Fata . Pinocchio , animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo , nuotò tutta quanta la notte . E che orribile nottata fu quella ! Diluviò , grandinò , tuonò spaventosamente , e con certi lampi che pareva di giorno . Sul far del mattino , gli riuscì di vedere poco distante una lunga striscia di terra . Era un ' isola in mezzo al mare . Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia : ma inutilmente . Le onde , rincorrendosi e accavallandosi , se lo abballottavano fra di loro , come se fosse stato un fuscello o un filo di paglia . Alla fine , e per sua buona fortuna , venne un ' ondata tanto prepotente e impetuosa , che lo scaraventò di peso sulla rena del lido . Il colpo fu così forte che , battendo in terra , gli crocchiarono tutte le costole e tutte le congiunture : ma si consolò subito col dire : - Anche per questa volta l ' ho proprio scampata bella ! Intanto a poco a poco il cielo si rasserenò ; il sole apparve fuori in tutto il suo splendore e il mare diventò tranquillissimo e buono come un olio . Allora il burattino distese i suoi panni al sole per rasciugarli e si pose a guardare di qua e di là se per caso avesse potuto scorgere su quella immensa spianata d ' acqua una piccola barchetta con un omino dentro . Ma dopo aver guardato ben bene , non vide altro dinanzi a sé che cielo , mare e qualche vela di bastimento , ma cosi lontana , che pareva una mosca . - Sapessi almeno come si chiama quest ' isola ! - andava dicendo . - Sapessi almeno se quest ' isola è abitata da gente di garbo , voglio dire da gente che non abbia il vizio di attaccare i ragazzi ai rami degli alberi ; ma a chi mai posso domandarlo ? A chi , se non c ' è nessuno ? ... Quest ' idea di trovarsi solo , solo , solo in mezzo a quel gran paese disabitato , gli messe addosso tanta malinconia , che stava lì lì per piangere ; quando tutt ' a un tratto vide passare , a poca distanza dalla riva , un grosso pesce , che se ne andava tranquillamente per i fatti suoi , con tutta la testa fuori dell ' acqua . Non sapendo come chiamarlo per nome , il burattino gli gridò a voce alta , per farsi sentire : - Ehi , signor pesce , che mi permetterebbe una parola ? - Anche due , - rispose il pesce , il quale era un Delfino così garbato , come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo . - Mi farebbe il piacere di dirmi se in quest ' isola vi sono dei paesi dove si possa mangiare , senza pericolo d ' esser mangiati ? - Ve ne sono sicuro , - rispose il Delfino . - Anzi , ne troverai uno poco lontano di qui . - E che strada si fa per andarvi ? - Devi prendere quella viottola là , a mancina , e camminare sempre diritto al naso . Non puoi sbagliare . - Mi dica un ' altra cosa . Lei che passeggia tutto il giorno e tutta la notte per il mare , non avrebbe incontrato per caso una piccola barchettina con dentro il mì babbo ? - E chi è il tuo babbo ? - Gli è il babbo più buono del mondo , come io sono il figliuolo più cattivo che si possa dare . - Colla burrasca che ha fatto questa notte , - rispose il delfino , - la barchettina sarà andata sott ' acqua . - E il mio babbo ? - A quest ' ora l ' avrà inghiottito il terribile Pesce - cane , che da qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la desolazione nelle nostre acque . - Che è grosso di molto questo Pesce - cane ? - domandò Pinocchio , che digià cominciava a tremare dalla paura . - Se gli è grosso ! ... - replicò il Delfino . - Perché tu possa fartene un ' idea , ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque piani , ed ha una boccaccia così larga e profonda , che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa . - Mamma mia ! - gridò spaventato il burattino : e rivestitosi in fretta e furia , si voltò al delfino e gli disse : - Arrivedella , signor pesce : scusi tanto l ' incomodo e mille grazie della sua garbatezza . Detto ciò , prese subito la viottola e cominciò a camminare di un passo svelto ; tanto svelto , che pareva quasi che corresse . E a ogni più piccolo rumore che sentiva , si voltava subito a guardare indietro , per la paura di vedersi inseguire da quel terribile pesce - cane grosso come una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca . Dopo mezz ' ora di strada , arrivò a un piccolo paese detto " Il paese delle Api industriose " . Le strade formicolavano di persone che correvano di qua e di là per le loro faccende : tutti lavoravano , tutti avevano qualche cosa da fare . Non si trovava un ozioso o un vagabondo nemmeno a cercarlo col lumicino . - Ho capito , - disse subito quello svogliato di Pinocchio , - questo paese non è fatto per me ! Io non son nato per lavorare ! Intanto la fame lo tormentava , perché erano oramai passate ventiquattr ' ore che non aveva mangiato più nulla ; nemmeno una pietanza di veccie . Che fare ? Non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare : o chiedere un po ' di lavoro , o chiedere in elemosina un soldo o un boccone di pane . A chiedere l ' elemosina si vergognava : perché il suo babbo gli aveva predicato sempre che l ' elemosina hanno il diritto di chiederla solamente i vecchi e gl ' infermi . I veri poveri , in questo mondo , meritevoli di assistenza e di compassione , non sono altro che quelli che , per ragione d ' età o di malattia , si trovano condannati a non potersi più guadagnare il pane col lavoro delle proprie mani . Tutti gli altri hanno l ' obbligo di lavorare : e se non lavorano e patiscono la fame , tanto peggio per loro . In quel frattempo , passò per la strada un uomo tutto sudato e trafelato , il quale da sé tirava con gran fatica due carretti carichi di carbone . Pinocchio , giudicandolo dalla fisonomia per un buon uomo , gli si accostò e , abbassando gli occhi dalla vergogna , gli disse sottovoce : - Mi fareste la carità di darmi un soldo , perché mi sento morir dalla fame ? - Non un soldo solo , - rispose il carbonaio , - ma te ne do quattro , a patto che tu m ' aiuti a tirare fino a casa questi due carretti di carbone . - Mi meraviglio ! - rispose il burattino quasi offeso , - per vostra regola io non ho fatto mai il somaro : io non ho mai tirato il carretto ! ... - Meglio per te ! - rispose il carbonaio . - Allora , ragazzo mio , se ti senti davvero morir dalla fame , mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere un ' indigestione . Dopo pochi minuti passò per la via un muratore , che portava sulle spalle un corbello di calcina . - Fareste , galantuomo , la carità d ' un soldo a un povero ragazzo , che sbadiglia dall ' appetito ? - Volentieri ; vieni con me a portar calcina , - rispose il muratore , - e invece d ' un soldo , te ne darò cinque . - Ma la calcina è pesa , - replicò Pinocchio , - e io non voglio durar fatica . - Se non vuoi durar fatica , allora , ragazzo mio , - divertiti a sbadigliare , e buon pro ti faccia . In men di mezz ' ora passarono altre venti persone , e a tutte Pinocchio chiese un po ' d ' elemosina , ma tutte gli risposero : - Non ti vergogni ? Invece di fare il bighellone per la strada , và piuttosto a cercarti un po ' di lavoro , e impara a guadagnarti il pane ! Finalmente passò una buona donnina che portava due brocche d ' acqua . - Vi contentate , buona donna , che io beva una sorsata d ' acqua alla vostra brocca ? - disse Pinocchio , che bruciava dall ' arsione della sete . - Bevi pure , ragazzo mio ! - disse la donnina , posando le due brocche in terra . Quando Pinocchio ebbe bevuto come una spugna , borbottò a mezza voce , asciugandosi la bocca : - La sete me la sono levata ! Così mi potessi levar la fame ! ... La buona donnina , sentendo queste parole , soggiunse subito : - Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d ' acqua , ti darò un bel pezzo di pane . Pinocchio guardò la brocca , e non rispose né sì né no . - E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll ' olio e coll ' aceto , - soggiunse la buona donna . Pinocchio dette un ' altra occhiata alla brocca , e non rispose né sì né no . - E dopo il cavolfiore ti darò un bel confetto ripieno di rosolio . - Alle seduzioni di quest ' ultima ghiottoneria , Pinocchio non seppe più resistere e , fatto un animo risoluto , disse : - Pazienza ! Vi porterò la brocca fino a casa ! La brocca era molto pesa , e il burattino , non avendo forza da portarla colle mani , si rassegnò a portarla in capo . Arrivati a casa , la buona donnina fece sedere Pinocchio a una piccola tavola apparecchiata e gli pose davanti il pane , il cavolfiore condito e il confetto . Pinocchio non mangiò , ma diluviò . Il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi . Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame , allora alzò il capo per ringraziare la sua benefattrice ; ma non aveva ancora finito di fissarla in volto , che cacciò un lunghissimo ohhh ! ... di maraviglia e rimase là incantato , cogli occhi spalancati , colla forchetta per aria e colla bocca piena di pane e di cavolfiore . - Che cos ' è mai tutta questa maraviglia ? - disse ridendo la buona donna . - Egli è ... - rispose balbettando Pinocchio , - egli è ... egli è ... che voi somigliate ... voi mi rammentate ... sì , sì , sì , la stessa voce ... gli stessi occhi .. gli stessi capelli ... sì , sì , sì ... anche voi avete i capelli turchini ... come lei ! ... O Fatina mia ! ... O Fatina mia ! ... ditemi che siete voi , proprio voi ! ... Non mi fate più piangere ! Se sapeste ! ... Ho pianto tanto , ho patito tanto .. E nel dir così , Pinocchio piangeva dirottamente , e gettandosi ginocchioni per terra , abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa . Pinocchio promette alla Fata di essere buono e di studiare , perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo . In sulle prime la buona donnina cominciò col dire che lei non era la piccola Fata dai capelli turchini : ma poi , vedendosi oramai scoperta e non volendo mandare più a lungo la commedia , fini col farsi riconoscere , e disse a Pinocchio : - Birba d ' un burattino ! Come mai ti sei accorto che ero io ? - Gli è il gran bene che vi voglio quello che me l ' ha detto . - Ti ricordi ? Mi lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna ; tanto donna , che potrei quasi farti da mamma . - L ' ho caro dimolto , perché così , invece di sorellina , vi chiamerò la mia mamma . Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi ! ... Ma come avete fatto a crescere cosi presto ? - è un segreto . - Insegnatemelo : vorrei crescere un poco anch ' io . Non lo vedete ? Sono sempre rimasto alto come un soldo di cacio . - Ma tu non puoi crescere , - replicò la Fata . - Perché ? - Perché i burattini non crescono mai . Nascono burattini , vivono burattini e muoiono burattini . - Oh ! sono stufo di far sempre il burattino ! - gridò Pinocchio , dandosi uno scappellotto . - Sarebbe ora che diventassi anch ' io un uomo come tutti gli altri . - E lo diventerai , se saprai meritartelo ... - Davvero ? E che posso fare per meritarmelo ? - Una cosa facilissima : avvezzarti a essere un ragazzino perbene . - O che forse non sono ? - Tutt ' altro ! I ragazzi perbene sono ubbidienti , e tu invece ... - E io non ubbidisco mai . - I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro , e tu ... - E io , invece , faccio il bighellone e il vagabondo tutto l ' anno . - I ragazzi perbene dicono sempre la verità ... - E io sempre le bugie . - I ragazzi perbene vanno volentieri alla scuola ... - E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo . Ma da oggi in poi voglio mutar vita . - Me lo prometti ? - Lo prometto . Voglio diventare un ragazzino perbene e voglio essere la consolazione del mio babbo ... Dove sarà il mio povero babbo a quest ' ora ? - Non lo so . - Avrò mai la fortuna di poterlo rivedere e abbracciare ? - Credo di sì : anzi ne sono sicura . A questa risposta fu tale e tanta la contentezza di Pinocchio , che prese le mani alla Fata e cominciò a baciargliele con tanta foga , che pareva quasi fuori di sé . Poi , alzando il viso e guardandola amorosamente , le domandò : - Dimmi , mammina : dunque non è vero che tu sia morta ? - Par di no , - rispose sorridendo la Fata . - Se tu sapessi , che dolore e che serratura alla gola che provai , quando lessi qui giace ... - Lo so : ed è per questo che ti ho perdonato . La sincerità del tuo dolore mi fece conoscere che tu avevi il cuore buono : e dai ragazzi buoni di cuore , anche se sono un po ' monelli e avvezzati male , c ' è sempre da sperar qualcosa : ossia , c ' è sempre da sperare che rientrino sulla vera strada . Ecco perché son venuta a cercarti fin qui . Io sarò la tua mamma ... - Oh ! che bella cosa ! - gridò Pinocchio saltando dall ' allegrezza . - Tu mi ubbidirai e farai sempre quello che ti dirò io . - Volentieri , volentieri , volentieri ! - Fino da domani , - soggiunse la Fata , - tu comincerai coll ' andare a scuola . Pinocchio diventò subito un po ' meno allegro . - Poi sceglierai a tuo piacere un ' arte o un mestiere ... Pinocchio diventò serio . - Che cosa brontoli fra i denti ? - domandò la Fata con accento risentito . - Dicevo ... - mugolò il burattino a mezza voce , - che oramai per andare a scuola mi pare un po ' tardi ... - Nossignore . Tieni a mente che per istruirsi e per imparare non è mai tardi . - Ma io non voglio fare né arti né mestieri ... - Perché ? - Perché a lavorare mi par fatica . - Ragazzo mio , - disse la Fata , - quelli che dicono cosi , finiscono quasi sempre o in carcere o all ' ospedale . L ' uomo , per tua regola , nasca ricco o povero , è obbligato in questo mondo a far qualcosa , a occuparsi , a lavorare . Guai a lasciarsi prendere dall ' ozio ! L ' ozio è una bruttissima malattia , e bisogna guarirla subito , fin da ragazzi : se no , quando siamo grandi , non si guarisce più . Queste parole toccarono l ' animo di Pinocchio , il quale rialzando vivacemente la testa disse alla Fata : - Io studierò , io lavorerò , io farò tutto quello che mi dirai , perché , insomma , la vita del burattino mi è venuta a noia , e voglio diventare un ragazzo a tutti i costi . Me l ' hai promesso , non è vero ? - Te l ' ho promesso , e ora dipende da te . Pinocchio va cò suoi compagni di scuola in riva al mare , per vedere il terribile Pescecane . Il giorno dopo Pinocchio andò alla scuola comunale . Figuratevi quelle birbe di ragazzi , quando videro entrare nella loro scuola un burattino ! Fu una risata , che non finiva più . Chi gli faceva uno scherzo , chi un altro ; chi gli levava il berretto di mano ; chi gli tirava il giubbettino di dietro ; chi si provava a fargli coll ' inchiostro due grandi baffi sotto il naso ; e chi si attentava perfino a legargli dei fili ai piedi e alle mani per farlo ballare . Per un poco Pinocchio usò disinvoltura e tirò via ; ma finalmente , sentendosi scappar la pazienza , si rivolse a quelli , che più lo tafanavano e si pigliavano gioco di lui , e disse loro a muso duro : - Badate , ragazzi : io non son venuto qui per essere il vostro buffone . Io rispetto gli altri e voglio essere rispettato . - Bravo berlicche ! Hai parlato come un libro stampato ! - urlarono quei monelli , buttandosi via dalle matte risate : e uno di loro , più impertinente degli altri allungò la mano coll ' idea di prendere il burattino per la punta del naso . Ma non fece a tempo : perché Pinocchio stese la gamba sotto la tavola e gli consegnò una pedata negli stinchi . - Ohi ! che piedi duri ! - urlò il ragazzo stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il burattino . - E che gomiti ! ... anche più duri dei piedi ! - disse un altro che , per i suoi scherzi sguaiati , s ' era beccata una gomitata nello stomaco . Fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata Pinocchio acquistò subito la stima e la simpatia di tutti i ragazzi di scuola : e tutti gli facevano mille carezze e tutti gli volevano un bene dell ' anima . E anche il maestro se ne lodava , perché lo vedeva attento , studioso , intelligente , sempre il primo a entrare nella scuola , sempre l ' ultimo a rizzarsi in piedi , a scuola finita . Il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni : e fra questi , c ' erano molti monelli conosciutissimi per la loro poca voglia di studiare e di farsi onore . Il maestro lo avvertiva tutti i giorni , e anche la buona Fata non mancava di dirgli e di ripetergli più volte : - Bada , Pinocchio ! Quei tuoi compagnacci di scuola finiranno prima o poi col farti perdere l ' amore allo studio e , forse forse , col tirarti addosso qualche grossa disgrazia . - Non c ' è pericolo ! - rispondeva il burattino , facendo una spallucciata e toccandosi coll ' indice in mezzo alla fronte , come per dire : " C ' è tanto giudizio qui dentro ! " . Ora avvenne che un bel giorno , mentre camminava verso scuola , incontrò un branco dei soliti compagni , che andandogli incontro , gli dissero : - Sai la gran notizia ? - No . - Qui nel mare vicino è arrivato un Pesce - cane , grosso come una montagna . - Davvero ? ... Che sia quel medesimo Pesce - cane di quando affogò il mio povero babbo ? - Noi andiamo alla spiaggia per vederlo . Vieni anche tu ? - Io , no : voglio andare a scuola . - Che t ' importa della scuola ? Alla scuola ci anderemo domani . Con una lezione di più o con una di meno , si rimane sempre gli stessi somari . - E il maestro che dirà ? - Il maestro si lascia dire . E ' pagato apposta per brontolare tutto il giorno . - E la mia mamma ? ... - Le mamme non sanno mai nulla , - risposero quei malanni . - Sapete che cosa farò ? - disse Pinocchio . - Il Pesce - cane voglio vederlo per certe mie ragioni ... ma anderò a vederlo dopo la scuola . - Povero giucco ! - ribattè uno del branco . - Che credi che un pesce di quella grossezza voglia star lì a fare il comodo tuo ? Appena s ' è annoiato , piglia il dirizzone per un ' altra parte , e allora chi s ' è visto s ' è visto . - Quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia ? - domandò il burattino . - Fra un ' ora , siamo bell ' e andati e tornati . - Dunque , via ! e chi più corre , è più bravo ! - gridò Pinocchio . Dato cosi il segnale della partenza , quel branco di monelli , coi loro libri e i loro quaderni sotto il braccio , si messero a correre attraverso ai campi ; e Pinocchio era sempre avanti a tutti : pareva che avesse le ali ai piedi . Di tanto in tanto , voltandosi indietro , canzonava i suoi compagni rimasti a una bella distanza , e nel vederli , ansanti , trafelati , polverosi e con tanto di lingua fuori , se la rideva proprio di cuore . Lo sciagurato in quel momento non sapeva a quali paure e a quali orribili disgrazie andava incontro ! ... Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni : uno dè quali essendo rimasto ferito , Pinocchio viene arrestato dai carabinieri . Giunto che fu sulla spiaggia , Pinocchio dette subito una grande occhiata sul mare ; ma non vide nessun Pesce - cane . Il mare era tutto liscio come un gran cristallo da specchio . - O il Pesce - cane dov ' è ? - domandò , voltandosi ai compagni . - Sarà andato a far colazione , - rispose uno di loro , ridendo . - O si sarà buttato sul letto per far un sonnellino , - soggiunse un altro , ridendo più forte che mai . Da quelle risposte sconclusionate e da quelle risatacce grulle , Pinocchio capì che i suoi compagni gli avevano fatto una brutta celia , dandogli ad intendere una cosa che non era vera ; e pigliandosela a male , disse a loro con voce di bizza : - E ora ? Che sugo ci avete trovato a darmi ad intendere la storiella del Pesce - cane ? - Il sugo c ' è sicuro ! ... - risposero in coro quei monelli . - E sarebbe ? ... - Quello di farti perdere la scuola e di farti venire con noi . Non ti vergogni a mostrarti tutti i giorni così preciso e cosi diligente alle lezioni ? Non ti vergogni a studiar tanto , come fai ? - E se io studio , che cosa ve ne importa ? - A noi ce ne importa moltissimo perché ci costringi a fare una brutta figura col maestro ... - Perché ? - Perché gli scolari che studiano fanno sempre scomparire quelli , come noi , che non hanno voglia di studiare . E noi non vogliamo scomparire ! Anche noi abbiamo il nostro amor proprio ! ... - E allora che cosa devo fare per contentarvi ? - Devi prendere a noia , anche tu , la scuola , la lezione e il maestro , che sono i nostri tre grandi nemici . - E se io volessi seguitare a studiare ? - Noi non ti guarderemo più in faccia , e alla prima occasione ce la pagherai ! ... - In verità mi fate quasi ridere , - disse il burattino con una scrollatina di capo . - Ehi , Pinocchio ! - gridò allora il più grande di quei ragazzi , andandogli sul viso . - Non venir qui a fare lo smargiasso : non venir qui a far tanto il galletto ! ... Perché se tu non hai paura di noi , noi non abbiamo paura di te ! Ricordati che tu sei solo e noi siamo in sette . - Sette come i peccati mortali , - disse Pinocchio con una gran risata . - Avete sentito ? Ci ha insultati tutti ! Ci ha chiamati col nome di peccati mortali ! ... - Pinocchio ! chiedici scusa dell ' offesa ... se no , guai a te ! ... - Cucù ! - fece il burattino , battendosi coll ' indice sulla punta del naso , in segno di canzonatura . - Pinocchio ! la finisce male ! ... - Cucù ! - Ne toccherai quanto un somaro ! ... - Cucù ! - Ritornerai a casa col naso rotto ! ... - Cucù ! - Ora il cucù te lo darò io ! - gridò il più ardito di quei monelli . - Prendi intanto quest ' acconto e serbalo per la cena di stasera . E nel dir così gli appiccicò un pugno sul capo . Ma fu , come si suol dire , botta e risposta ; perché il burattino , come c ' era da aspettarselo , rispose con un altro pugno : e lì , da un momento all ' altro , il combattimento diventò generale e accanito . Pinocchio , sebbene fosse solo , si difendeva come un eroe . Con quei suoi piedi di legno durissimo lavorava così bene , da tener sempre i suoi nemici a rispettosa distanza . Dove i suoi piedi potevano arrivare e toccare , ci lasciavano sempre un livido per ricordo . Allora i ragazzi , indispettiti di non potersi misurare col burattino a corpo a corpo , pensarono bene di metter mano ai proiettili , e sciolti i fagotti dè loro libri di scuola , cominciarono a scagliare contro di lui i Sillabari , le Grammatiche , i Giannettini , i Minuzzoli , i Racconti del Thouar , il Pulcino della Baccini e altri libri scolastici : ma il burattino , che era d ' occhio svelto e ammalizzito , faceva sempre civetta a tempo , sicché i volumi , passandogli di sopra al capo , andavano tutti a cascare nel mare . Figuratevi i pesci ! I pesci , credendo che quei libri fossero roba da mangiare , correvano a frotte a fior d ' acqua ; ma dopo avere abboccata qualche pagina o qualche frontespizio , la risputavano subito facendo con la bocca una certa smorfia , che pareva volesse dire : " Non è roba per noi : noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio ! " Intanto il combattimento s ' inferociva sempre più , quand ' ecco che un grosso Granchio , che era uscito fuori dell ' acqua e s ' era adagio adagio arrampicato fin sulla spiaggia , gridò con una vociaccia di trombone infreddato : - Smettetela , birichini che non siete altro ! Queste guerre manesche fra ragazzi e ragazzi raramente vanno a finir bene . Qualche disgrazia accade sempre ! ... Povero Granchio ! Fu lo stesso che avesse predicato al vento . Anzi quella birba di Pinocchio , voltandosi indietro a guardarlo in cagnesco , gli disse sgarbatamente : - Chetati , Granchio dell ' uggia ! ... Faresti meglio a succiare due pasticche di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola . Vai piuttosto a letto e cerca di sudare ! In quel frattempo i ragazzi , che avevano finito oramai di tirare tutti i loro libri , occhiarono lì a poca distanza il fagotto dei libri del burattino , e se ne impadronirono in men che non si dice . Fra questi libri , v ' era un volume rilegato in cartoncino grosso , colla costola e colle punte di cartapecora . Era un Trattato di Aritmetica . Vi lascio immaginare se era peso dimolto ! Uno di quei monelli agguantò quel volume e , presa di mira la testa di Pinocchio , lo scagliò con quanta forza aveva nel braccio : ma invece di cogliere il burattino , colse nella testa uno dei compagni ; il quale diventò bianco come un panno lavato , e non disse altro che queste parole : - O mamma mia , aiutatemi ... perché muoio ! Poi cadde disteso sulla rena del lido . Alla vista di quel morticino , i ragazzi spaventati si dettero a scappare a gambe e in pochi minuti non si videro più . Ma Pinocchio rimase lì , e sebbene per il dolore e per lo spavento , anche lui fosse più morto che vivo , nondimeno corse a inzuppare il suo fazzoletto nell ' acqua del mare e si pose a bagnare la tempia del suo povero compagno di scuola . E intanto piangendo dirottamente e disperandosi , lo chiamava per nome e gli diceva : - Eugenio ! ... povero Eugenio mio ! ... apri gli occhi , e guardami ! ... Perché non mi rispondi ? Non sono stato io , sai , che ti ho fatto tanto male ! Credilo , non sono stato io ! ... Apri gli occhi , Eugenio ... Se tieni gli occhi chiusi , mi farai morire anche me ... O Dio mio ! come farò ora a tornare a casa ? ... Con che coraggio potrò presentarmi alla mia buona mamma ? Che sarà di me ? ... Dove fuggirò ? ... Dove andrò a nascondermi ? ... Oh ! quant ' era meglio , mille volte meglio che fossi andato a scuola ! ... Perche ho dato retta a questi compagni , che sono la mia dannazione ? ... E il maestro me l ' aveva detto ! ... e la mia mamma me lo aveva ripetuto : " Guardati dai cattivi compagni ! " - . Ma io sono un testardo ... un caparbiaccio ... lascio dir tutti , e poi fo sempre a modo mio ! ... E dopo mi tocca a scontarle ... E così , da che sono al mondo , non ho mai avuto un quarto d ' ora di bene . Dio mio ! Che sarà di me , che sarà di me , che sarà di me ? ... E Pinocchio continuava a piangere , e berciare , a darsi pugni nel capo e a chiamar per nome il povero Eugenio : quando sentì a un tratto un rumore sordo di passi che si avvicinavano . Si voltò : erano due carabinieri - Che cosa fai così sdraiato per terra ? - domandarono a Pinocchio . - Assisto questo mio compagno di scuola . - Che gli è venuto male ? - Par di sì ! .. - Altro che male ! - disse uno dei carabinieri , chinandosi e osservando Eugenio da vicino . - Questo ragazzo è stato ferito in una tempia : chi è che l ' ha ferito ? - Io no , - balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo . - Se non sei stato tu , chi è stato dunque che l ' ha ferito ? - Io no , - ripetè Pinocchio . - E con che cosa è stato ferito ? - Con questo libro . - E il burattino raccattò di terra il Trattato di Aritmetica , rilegato in cartone e cartapecora , per mostrarlo al carabiniere . - E questo libro di chi è ? - Mio . - Basta così : non occorre altro . Rizzati subito e vieni via con noi . - Ma io ... - Via con noi ! - Ma io sono innocente ... - Via con noi ! Prima di partire , i carabinieri chiamarono alcuni pescatori , che in quel momento passavano per l ' appunto colla loro barca vicino alla spiaggia , e dissero loro : - Vi affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo . Portatelo a casa vostra e assistetelo . Domani torneremo a vederlo . Quindi si volsero a Pinocchio , e dopo averlo messo in mezzo a loro due , gl ' intimarono con accento soldatesco : - Avanti ! e cammina spedito ! se no , peggio per te ! Senza farselo ripetere , il burattino cominciò a camminare per quella viottola , che conduceva al paese . Ma il povero diavolo non sapeva più nemmeno lui in che mondo si fosse . Gli pareva di sognare , e che brutto sogno ! Era fuori di sé . I suoi occhi vedevano tutto doppio : le gambe gli tremavano : la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non poteva più spiccicare una sola parola . Eppure , in mezzo a quella specie di stupidità e di rintontimento , una spina acutissima gli bucava il cuore : il pensiero , cioè , di dover passare sotto le finestre di casa della sua buona Fata , in mezzo ai carabinieri . Avrebbe preferito piuttosto di morire . Erano già arrivati e stavano per entrare in paese , quando una folata di vento strapazzone levò di testa a Pinocchio il berretto , portandoglielo lontano una decina di passi . - Si contentano , - disse il burattino ai carabinieri , - che vada a riprendere il mio berretto ? - Vai pure : ma facciamo una cosa lesta . Il burattino andò , raccattò il berretto ... ma invece di metterselo in capo , se lo mise in bocca fra i denti , e poi cominciò a correre di gran carriera verso la spiaggia del mare . Andava via come una palla di fucile . I carabinieri , giudicando che fosse difficile raggiungerlo , gli aizzarono dietro un grosso cane mastino , che aveva guadagnato il primo premio in tutte le corse dei cani . Pinocchio correva , e il cane correva più di lui : per cui tutta la gente si affacciava alle finestre e si affollava in mezzo alla strada , ansiosa di veder la fine di questo palio feroce . Ma non poté levarsi questa voglia , perché il cane mastino e Pinocchio sollevarono lungo la strada un tal polverone , che dopo pochi minuti non fu più possibile di veder nulla . Pinocchio corre pericolo di essere fritto in padella come un pesce . Durante quella corsa disperata , vi fu un momento terribile , un momento in cui Pinocchio si credé perduto : perché bisogna sapere che Alidoro ( era questo il nome del can - mastino ) a furia di correre e correre , l ' aveva quasi raggiunto . Basti dire che il burattino sentiva dietro di sé , alla distanza d ' un palmo , l ' ansare affannoso di quella bestiaccia e ne sentiva perfino la vampa calda delle fiatate . Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina e il mare si vedeva lì a pochi passi . Appena fu sulla spiaggia , il burattino spiccò un bellissimo salto , come avrebbe potuto fare un ranocchio , e andò a cascare in mezzo all ' acqua . Alidoro invece voleva fermarsi ; ma trasportato dall ' impeto della corsa , entrò nell ' acqua anche lui . E quel disgraziato non sapeva nuotare ; per cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla : ma più annaspava e più andava col capo sott ' acqua . Quando torno a rimettere il capo fuori , il povero cane aveva gli occhi impauriti e stralunati , e , abbaiando , gridava . - Affogo ! Affogo ! - Crepa ! - gli rispose Pinocchio da lontano , il quale si vedeva oramai sicuro da ogni pericolo . - Aiutami , Pinocchio mio ! ... salvami dalla morte ! ... A quelle grida strazianti , il burattino , che in fondo aveva un cuore eccellente , si mosse a compassione , e voltosi al cane gli disse : - Ma se io ti aiuto a salvarti , mi prometti di non darmi più noia e di non corrermi dietro ? - Te lo prometto ! Te lo prometto ! Spicciati per carità , perché se indugi un altro mezzo minuto , son bell ' e morto . Pinocchio esitò un poco : ma poi ricordandosi che il suo babbo gli aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai , andò nuotando a raggiungere Alidoro , e , presolo per la coda con tutte e due le mani , lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido . Il povero cane non si reggeva più in piedi . Aveva bevuto , senza volerlo , tant ' acqua salata , che era gonfiato come un pallone . Per altro il burattino , non volendo fare a fidarsi troppo , stimò cosa prudente di gettarsi novamente in mare ; e , allontanandosi dalla spiaggia , gridò all ' amico salvato : - Addio , Alidoro , fai buon viaggio e tanti saluti a casa . - Addio , Pinocchio , - rispose il cane ; - mille grazie di avermi liberato dalla morte . Tu mi hai fatto un gran servizio : e in questo mondo quel che è fatto è reso . Se capita l ' occasione , ci riparleremo . Pinocchio seguitò a nuotare , tenendosi sempre vicino alla terra . Finalmente gli parve di esser giunto in un luogo sicuro ; e dando un ' occhiata alla spiaggia , vide sugli scogli una specie di grotta , dalla quale usciva un lunghissimo pennacchio di fumo . - In quella grotta , - disse allora fra sé , - ci deve essere del fuoco . Tanto meglio ! Anderò a rasciugarmi e a riscaldarmi , e poi ? ... E poi sarà quel che sarà . Presa questa risoluzione , si avvicinò alla scogliera ; ma quando fu lì per arrampicarsi , sentì qualche cosa sotto l ' acqua che saliva , saliva , saliva e lo portava per aria . Tentò subito di fuggire , ma oramai era tardi , perché con sua grandissima maraviglia si trovò rinchiuso dentro a una grossa rete in mezzo a un brulichio di pesci d ' ogni forma e grandezza , che scodinzolando si dibattevano come tant ' anime disperate . E nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore così brutto , ma tanto brutto , che pareva un mostro marino . Invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde ; verde era la pelle del suo corpo , verdi gli occhi , verde la barba lunghissima , che gli scendeva fin quaggiù . Pareva un grosso ramarro ritto su i piedi di dietro . Quando il pescatore ebbe tirata fuori la rete dal mare , gridò tutto contento : - Provvidenza benedetta ! Anch ' oggi potrò fare una bella scorpacciata di pesce ! - Manco male , che io non sono un pesce ! - disse Pinocchio dentro di sé , ripigliando un po ' di coraggio . La rete piena di pesci fu portata dentro la grotta , una grotta buia e affumicata , in mezzo alla quale friggeva una gran padella d ' olio , che mandava un odorino di moccolaia da mozzare il respiro . - Ora vediamo un po ' che pesci abbiamo presi ! - disse il pescatore verde ; e ficcando nella rete una manona così spropositata , che pareva una pala da fornai , tirò fuori una manciata di triglie . - Buone queste triglie ! - disse , guardandole e annusandole con compiacenza . E dopo averle annusate , le scaraventò in una conca senz ' acqua . Poi ripetè più volte la solita operazione ; e via via che cavava fuori gli altri pesci , sentiva venirsi l ' acquolina in bocca e gongolando diceva : - Buoni questi naselli ! ... - Squisiti questi muggini ! ... - Deliziose queste sogliole ! ... - Prelibati questi ragnotti ! ... - Carine queste acciughe col capo ! ... Come potete immaginarvelo , i naselli , i muggini , le sogliole , i ragnotti e le acciughe , andarono tutti alla rinfusa nella conca , a tener compagnia alle triglie . L ' ultimo che restò nella rete fu Pinocchio . Appena il pescatore l ' ebbe cavato fuori , sgranò dalla maraviglia i suoi occhioni verdi , gridando quasi impaurito : - Che razza di pesce è questo ? Dei pesci fatti a questo modo non mi ricordo di averne mai mangiati ! E tornò a guardarlo attentamente , e dopo averlo guardato ben bene per ogni verso , finì col dire : - Ho già capito : dev ' essere un granchio di mare . Allora Pinocchio mortificato di sentirsi scambiare per un granchio , disse con accento risentito : - Ma che granchio e non granchio ? Guardi come lei mi tratta ! Io per sua regola sono un burattino . - Un burattino ? - replicò il pescatore . - Dico la verità , il pesce burattino è per me un pesce nuovo ! Meglio così ! Ti mangerò più volentieri . - Mangiarmi ? Ma la vuol capire che io non sono un pesce ? O non sente che parlo , e ragiono come lei ? - è verissimo , - soggiunse il pescatore , - e siccome vedo che sei un pesce , che hai la fortuna di parlare e di ragionare , come me , così voglio usarti anch ' io i dovuti riguardi . - E questi riguardi sarebbero ? ... - In segno di amicizia e di stima particolare , lascerò a te la scelta del come vuoi essere cucinato . Desideri essere fritto in padella , oppure preferisci di essere cotto nel tegame colla salsa di pomidoro ? - A dir la verità , - rispose Pinocchio , - se io debbo scegliere , preferisco piuttosto di essere lasciato libero , per potermene tornare a casa mia . - Tu scherzi ? Ti pare che io voglia perdere l ' occasione di assaggiare un pesce cosi raro ? Non capita mica tutti i giorni un pesce burattino in questi mari . Lascia fare a me : ti friggerò in padella assieme a tutti gli altri pesci , e te ne troverai contento . L ' esser fritto in compagnia è sempre una consolazione . L ' infelice Pinocchio , a quest ' antifona , cominciò a piangere , a strillare , a raccomandarsi e piangendo diceva : - Quant ' era meglio , che fossi andato a scuola ! ... Ho voluto dar retta ai compagni , e ora la pago ! Ih ! ... Ih ! ... Ih ! ... E perché si divincolava come un anguilla e faceva sforzi incredibili , per isgusciare dalle grinfie del pescatore verde , questi prese una bella buccia di giunco , e dopo averlo legato per le mani e per i piedi , come un salame , lo gettò in fondo alla conca cogli altri . Poi , tirato fuori un vassoiaccio di legno , pieno di farina , si dette a infarinare tutti quei pesci ; e man mano che li aveva infarinati , li buttava a friggere dentro la padella . I primi a ballare nell ' olio bollente furono i poveri naselli : poi toccò ai ragnotti , poi ai muggini , poi alle sogliole e alle acciughe , e poi venne la volta di Pinocchio . Il quale a vedersi così vicino alla morte ( e che brutta morte ! ) fu preso da tanto tremito e da tanto spavento , che non aveva più né voce né fiato per raccomandarsi . Il povero figliuolo si raccomandava cogli occhi ! Ma il pescatore verde , senza badarlo neppure , lo avvoltolò cinque o sei volte nella farina , infarinandolo così bene dal capo ai piedi , che pareva diventato un burattino di gesso . Poi lo prese per il capo , e ... Ritorna a casa della Fata , la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino , ma diventerà un ragazzo . Gran colazione di caffè - e - latte per festeggiare questo grande avvenimento . Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio nella padella , entrò nella grotta un grosso cane condotto là dall ' odore acutissimo e ghiotto della frittura . - Passa via ! - gli gridò il pescatore minacciandolo e tenendo sempre in mano il burattino infarinato . Ma il povero cane aveva una fame per quattro , e mugolando e dimenando la coda , pareva che dicesse : " Dammi un boccon di frittura e ti lascio in pace " . - Passa via , ti dico ! - gli ripetè il pescatore ; e allungò la gamba per tirargli una pedata . Allora il cane che , quando aveva fame davvero , non era avvezzo a lasciarsi posar mosche sul naso , si rivoltò ringhioso al pescatore , mostrandogli le sue terribili zanne . In quel mentre si udì nella grotta una vocina fioca fioca , che disse : - Salvami , Alidoro ! ... Se non mi salvi , son fritto ! Il cane riconobbe subito la voce di Pinocchio e si accorse con sua grandissima maraviglia che la vocina era uscita da quel fagotto infarinato che il pescatore teneva in mano . Allora che cosa fa ? Spicca un gran lancio da terra , abbocca quel fagotto infarinato e tenendolo leggermente coi denti , esce correndo dalla grotta , e via come un baleno ! Il pescatore , arrabbiatissimo di vedersi strappar di mano un pesce , che egli avrebbe mangiato tanto volentieri , si provò a rincorrere il cane ; ma fatti pochi passi , gli venne un nodo di tosse e dovè tornarsene indietro . Intanto Alidoro , ritrovata che ebbe la viottola che conduceva al paese , si fermò e posò delicatamente in terra l ' amico Pinocchio . - Quanto ti debbo ringraziare ! - disse il burattino . - Non c ' è bisogno , - replicò il cane . - Tu salvasti me , e quel che è fatto , è reso . Si sa : in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l ' uno coll ' altro . - Ma come mai sei capitato in quella grotta ? - Ero sempre qui disteso sulla spiaggia più morto che vivo , quando il vento mi ha portato da lontano un odorino di frittura . Quell ' odorino mi ha stuzzicato l ' appetito , e io gli sono andato dietro . Se arrivavo un minuto più tardi ! ... - Non me lo dire ! - urlò Pinocchio che tremava ancora dalla paura . - Non me lo dire ! Se tu arrivavi un minuto più tardi , a quest ' ora io ero bell ' e fritto , mangiato e digerito . Brrr ! ... mi vengono i brividi soltanto a pensarvi ! ... Alidoro , ridendo , stese la zampa destra verso il burattino , il quale gliela strinse forte forte in segno di grande amicizia : e dopo si lasciarono . Il cane riprese la strada di casa : e Pinocchio , rimasto solo , andò a una capanna lì poco distante , e domandò a un vecchietto che stava sulla porta a scaldarsi al sole : - Dite , galantuomo , sapete nulla di un povero ragazzo ferito nel capo e che si chiamava Eugenio ? ... - Il ragazzo è stato portato da alcuni pescatori in questa capanna , e ora ... Ora sarà morto ! ... - interruppe Pinocchio con gran dolore . - No : ora è vivo , ed è già ritornato a casa sua . - Davvero , davvero ? - gridò il burattino , saltando dall ' allegrezza . - Dunque la ferita non era grave ? - Ma poteva riuscire gravissima e anche mortale , - rispose il vecchietto , - perché gli tirarono sul capo un grosso libro rilegato in cartone . - E chi glielo tirò ? - Un suo compagno di scuola : un certo Pinocchio ... - E chi è questo Pinocchio ? - domandò il burattino facendo lo gnorri . - Dicono che sia un ragazzaccio , un vagabondo , un vero rompicollo ... - Calunnie ! Tutte calunnie ! - Lo conosci tu questo Pinocchio ? - Di vista ! - rispose il burattino . - E tu che concetto ne hai ? - gli chiese il vecchietto . - A me mi pare un gran buon figliuolo , pieno di voglia di studiare , ubbidiente , affezionato al suo babbo e alla sua famiglia ... Mentre il burattino sfilava a faccia fresca tutte queste bugie , si toccò il naso e si accorse che il naso gli s ' era allungato più d ' un palmo . Allora tutto impaurito cominciò a gridare : - Non date retta , galantuomo , a tutto il bene che ve ne ho detto : perché conosco benissimo Pinocchio e posso assicurarvi anch ' io che è davvero un ragazzaccio , un disubbidiente e uno svogliato , che invece di andare a scuola , va coi compagni a fare lo sbarazzino ! Appena ebbe pronunziate queste parole , il suo naso raccorcì e tornò della grandezza naturale , come era prima . - E perché sei tutto bianco a codesto modo ? - gli domandò a un tratto il vecchietto . - Vi dirò ... senza avvedermene , mi sono strofinato a un muro , che era imbiancato di fresco , - rispose il burattino , vergognandosi a confessare che lo avevano infarinato come un pesce , per poi friggerlo in padella . - O della tua giacchetta , dè tuoi calzoncini e del tuo berretto che cosa ne hai fatto ? - Ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato . Dite , buon vecchio , non avreste per caso da darmi un po ' di vestituccio , tanto perché io possa ritornare a casa ? - Ragazzo mio , in fatto di vestiti , io non ho che un piccolo sacchetto , dove ci tengo i lupini . Se vuoi , piglialo : eccolo là . E Pinocchio non se lo fece dire due volte : prese subito il sacchetto dei lupini che era vuoto , e dopo averci fatto colle forbici una piccola buca nel fondo e due buche dalle parti , se lo infilò a uso camicia . E vestito leggerino a quel modo , si avviò verso il paese . Ma , lungo la strada , non si sentiva punto tranquillo ; tant ' è vero che faceva un passo avanti e uno indietro e , discorrendo da se solo , andava dicendo : - Come farò a presentarmi alla mia buona Fatina ? Che dirà quando mi vedrà ? ... Vorrà perdonarmi questa seconda birichinata ? ... Scommetto che non me la perdona ! ... Oh ! Non me la perdona di certo ... E mi sta il dovere : perché io sono un monello che prometto sempre di correggermi , e non mantengo mai ! ... Arrivò al paese che era già notte buia , e perché faceva tempaccio e l ' acqua veniva giù a catinelle , andò diritto diritto alla casa della Fata coll ' animo risoluto di bussare alla porta e di farsi aprire . Ma , quando fu lì , sentì mancarsi il coraggio , e invece di bussare si allontanò , correndo , una ventina di passi . Si avvicinò una seconda volta alla porta , e non concluse nulla : si avvicinò una terza volta , e nulla : la quarta volta prese , tremando , il battente di ferro in mano , e bussò un piccolo colpettino . Aspetta , aspetta , finalmente dopo mezz ' ora si aprì una finestra dell ' ultimo piano ( la casa era di quattro piani ) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa Lumaca , che aveva un lumicino acceso sul capo , la quale disse : - Chi è a quest ' ora ? - La Fata è in casa ? - domandò il burattino . - La Fata dorme e non vuol essere svegliata : ma tu chi sei ? - Sono io ! - Chi io ? - Pinocchio . - Chi Pinocchio ? - Il burattino , quello che sta in casa colla Fata . - Ah ! ho capito , - disse la Lumaca . - Aspettami costì , che ora scendo giù e ti apro subito . - Spicciatevi , per carità , perché io muoio dal freddo . - Ragazzo mio , io sono una lumaca , e le lumache non hanno mai fretta . Intanto passò un ' ora , ne passarono due , e la porta non si apriva : per cui Pinocchio , che tremava dal freddo , dalla paura e dall ' acqua che aveva addosso , si fece cuore e bussò una seconda volta , e bussò più forte . A quel secondo colpo si aprì una finestra del piano di sotto e si affacciò la solita Lumaca . - Lumachina bella , - gridò Pinocchio dalla strada , - sono due ore che aspetto ! E due ore , a questa serataccia , diventano più lunghe di due anni . Spicciatevi , per carità . - Ragazzo mio - gli rispose dalla finestra quella bestiola tutta pace e tutta flemma , - ragazzo mio , io sono una lumaca , e le lumache non hanno mai fretta . E la finestra si richiuse . Di lì a poco suonò la mezzanotte : poi il tocco , poi le due dopo mezzanotte , e la porta era sempre chiusa . Allora Pinocchio , perduta la pazienza , afferrò con rabbia il battente della porta per bussare un gran colpo da far rintronare tutto il casamento : ma il battente che era di ferro , diventò a un tratto un ' anguilla viva , che sgusciandogli dalle mani sparì nel rigagnolo d ' acqua in mezzo alla strada . - Ah , sì ? - gridò Pinocchio sempre più accecato dalla collera . - Se il battente è sparito , io seguiterò a bussare a furia di calci . E tiratosi un poco indietro , lasciò andare una solennissima pedata nell ' uscio della casa . Il colpo fu così forte , che il piede penetrò nel legno fino a mezzo : e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori , fu tutta fatica inutile : perché il piede c ' era rimasto conficcato dentro , come un chiodo ribadito . Figuratevi il povero Pinocchio ! Dovè passare tutto il resto della notte con un piede in terra e con quell ' altro per aria . La mattina , sul far del giorno , finalmente la porta si aprì . Quella brava bestiola della Lumaca , a scendere dal quarto piano fino all ' uscio di strada , ci aveva messo solamente nove ore . Bisogna proprio dire che avesse fatto una sudata ! - Che cosa fate con codesto piede conficcato nell ' uscio ? - domandò ridendo al burattino . - E ' stata una disgrazia . Vedete un po ' , Lumachina bella , se vi riesce di liberarmi da questo supplizio . - Ragazzo mio , così ci vuole un legnaiolo , e io non ho mai fatto la legnaiola . - Pregate la Fata da parte mia ! ... - La Fata dorme e non vuol essere svegliata . - Ma che cosa volete che io faccia inchiodato tutto il giorno a questa porta ? - Divertiti a contare le formicole che passano per la strada . - Portatemi almeno qualche cosa da mangiare , perché mi sento rifinito . - Subito ! - disse la Lumaca . Difatti dopo tre ore e mezzo Pinocchio la vide tornare con un vassoio d ' argento in capo . Nel vassoio c ' era un pane , un pollastro arrosto e quattro albicocche mature . - Ecco la colazione che vi manda la Fata , - disse la Lumaca . Alla vista di quella grazia di Dio , il burattino sentì consolarsi tutto . Ma quale fu il suo disinganno , quando incominciando a mangiare , si dovè accorgere che il pane era di gesso , il pollastro di cartone e le quattro albicocche di alabastro , colorite al naturale . Voleva piangere , voleva darsi alla disperazione , voleva buttar via il vassoio e quel che c ' era dentro : ma invece , o fosse il gran dolore o la gran languidezza di stomaco , fatto sta che cadde svenuto . Quando si riebbe , si trovò disteso sopra un sofà , e la Fata era accanto a lui . - Anche per questa volta ti perdono , - gli disse la Fata , - ma guai a te se me ne fai un ' altra delle tue ! ... Pinocchio promise e giurò che avrebbe studiato , e che si sarebbe condotto sempre bene . E mantenne la parola per tutto il resto dell ' anno . Difatti , agli esami delle vacanze , ebbe l ' onore di essere il più bravo della scuola ; e i suoi portamenti , in generale , furono giudicati così lodevoli e soddisfacenti , che la Fata , tutta contenta , gli disse : - Domani finalmente il tuo desiderio sarà appagato ! - Cioè ? - Domani finirai di essere un burattino di legno , e diventerai un ragazzo perbene . Chi non ha veduto la gioia di Pinocchio , a questa notizia tanto sospirata , non potrà mai figurarsela . Tutti i suoi amici e compagni di scuola dovevano essere invitati per il giorno dopo a una gran colazione in casa della Fata , per festeggiare insieme il grande avvenimento : e la Fata aveva fatto preparare dugento tazze di caffè - e - latte e quattrocento panini imburrati di sotto e di sopra . Quella giornata prometteva d ' essere molto bella e molto allegra , ma ... Disgraziatamente , nella vita dei burattini c ' è sempre un ma , che sciupa ogni cosa . Pinocchio , invece di diventare un ragazzo , parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il Paese dei Balocchi . Com ' è naturale , Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di andare in giro per la città a fare gli inviti : e la Fata gli disse : - Vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani : ma ricordati di tornare a casa prima che faccia notte . Hai capito ? - Fra un ' ora prometto di essere bell ' e ritornato , - replicò il burattino . - Bada , Pinocchio ! I ragazzi fanno presto a promettere : ma il più delle volte , fanno tardi a mantenere . - Ma io non sono come gli altri : io , quando dico una cosa , la mantengo . - Vedremo . Caso poi tu disubbidissi , tanto peggio per te . - Perché ? - Perché i ragazzi che non danno retta ai consigli di chi ne sa più di loro , vanno sempre incontro a qualche disgrazia . - E io l ' ho provato ! - disse Pinocchio . - Ma ora non ci ricasco più ! - Vedremo se dici il vero . Senza aggiungere altre parole , il burattino salutò la sua buona Fata , che era per lui una specie di mamma , e cantando e ballando uscì fuori della porta di casa . In poco più d ' un ' ora , tutti i suoi amici furono invitati . Alcuni accettarono subito e di gran cuore : altri da principio si fecero un po ' pregare ; ma quando seppero che i panini da inzuppare nel caffè - e - latte sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori , finirono tutti col dire : " Verremo anche noi , per farti piacere " . Ora bisogna sapere che Pinocchio , fra i suoi amici e compagni di scuola , ne aveva uno prediletto e carissimo , il quale si chiamava di nome Romeo : ma tutti lo chiamavano col soprannome di Lucignolo , per via del suo personalino asciutto , secco e allampanato , tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte . Lucignolo era il ragazzo più svogliato e più birichino di tutta la scuola : ma Pinocchio gli voleva un gran bene . Difatti andò subito a cercarlo a casa , per invitarlo alla colazione , e non lo trovò : tornò una seconda volta , e Lucignolo non c ' era : tornò una terza volta , e fece la strada invano . Dove poterlo ripescare ? Cerca di qua , cerca di là , finalmente lo vide nascosto sotto il portico di una casa di contadini . - Che cosa fai costì ? - gli domandò Pinocchio , avvicinandosi . - Aspetto la mezzanotte , per partire ... - Dove vai ? - Lontano , lontano , lontano ! - E io che son venuto a cercarti a casa tre volte ! ... - Che cosa volevi da me ? - Non sai il grande avvenimento ? Non sai la fortuna che mi è toccata ? - Quale ? - Domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te , e come tutti gli altri . - Buon pro ti faccia . - Domani , dunque , ti aspetto a colazione a casa mia . - Ma se ti dico che parto questa sera . - A che ora ? - Fra poco . - E dove vai ? - Vado ad abitare in un paese ... che è il più bel paese di questo mondo : una vera cuccagna ! ... - E come si chiama ? - Si chiama il Paese dei Balocchi . Perché non vieni anche tu ? - Io ? no davvero ! - Hai torto , Pinocchio ! Credilo a me che , se non vieni , te ne pentirai . Dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi ? Lì non vi sono scuole : lì non vi sono maestri : lì non vi sono libri . In quel paese benedetto non si studia mai . Il giovedì non si fa scuola : e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica . Figurati che le vacanze dell ' autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll ' ultimo di dicembre . Ecco un paese , come piace veramente a me ! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili ! ... - Ma come si passano le giornate nel Paese dei Balocchi ? - Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera . La sera poi si va a letto , e la mattina dopo si ricomincia daccapo . Che te ne pare ? - Uhm ! ... - fece Pinocchio : e tentennò leggermente il capo , come dire : " è una vita che farei volentieri anch ' io ! " . - Dunque , vuoi partire con me ? Sì o no ? Risolviti . - No , no , no e poi no . Oramai ho promesso alla mia buona Fata di diventare un ragazzo perbene , e voglio mantenere la promessa . Anzi , siccome vedo che il sole va sotto , così ti lascio subito e scappo via . Dunque addio e buon viaggio . - Dove corri con tanta furia ? - A casa . La mia buona Fata vuole che ritorni prima di notte . - Aspetta altri due minuti . - Faccio troppo tardi . - Due minuti soli . - E se poi la Fata mi grida ? - Lasciala gridare . Quando avrà gridato ben bene , si cheterà , - disse quella birba di Lucignolo . - E come fai ? Parti solo o in compagnia ? - Solo ? Saremo più di cento ragazzi . - E il viaggio lo fate a piedi ? - A mezzanotte passerà di qui il carro che ci deve prendere e condurre fin dentro ai confini di quel fortunatissimo paese . - Che cosa pagherei che ora fosse mezzanotte ! ... - Perché ? - Per vedervi partire tutti insieme . - Rimani qui un altro poco e ci vedrai . - No , no : voglio ritornare a casa . - Aspetta altri due minuti . - Ho indugiato anche troppo . La Fata starà in pensiero per me . - Povera Fata ! Che ha paura forse che ti mangino i pipistrelli ? - Ma dunque , - soggiunse Pinocchio , - tu sei veramente sicuro che in quel paese non ci sono punte scuole ? ... - Neanche l ' ombra . - E nemmeno maestri ? ... - Nemmen ' uno . - E non c ' è mai l ' obbligo di studiare ? - Mai , mai , mai ! - Che bel paese ! - disse Pinocchio , sentendo venirsi l ' acquolina in bocca . - Che bel paese ! Io non ci sono stato mai , ma me lo figuro ! ... - Perché non vieni anche tu ? - E inutile che tu mi tenti ! Oramai ho promesso alla mia buona Fata di diventare un ragazzo di giudizio , e non voglio mancare alla parola . - Dunque addio , e salutami tanto le scuole ginnasiali ! ... E anche quelle liceali , se le incontri per la strada . - Addio , Lucignolo : fai buon viaggio , divertiti e rammentati qualche volta degli amici . Ciò detto , il burattino fece due passi in atto di andarsene : ma poi , fermandosi e voltandosi all ' amico , gli domandò : - Ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte le settimane sieno composte di sei giovedì e di una domenica ? - Sicurissimo . - Ma lo sai di certo che le vacanze abbiano principio col primo di gennaio e finiscano coll ' ultimo di dicembre ? - Di certissimo ! - Che bel paese ! - ripetè Pinocchio , sputando dalla soverchia consolazione . Poi , fatto un animo risoluto , soggiunse in fretta e furia : - Dunque , addio davvero : e buon viaggio . - Addio . - Fra quanto partirete ? - Fra due ore ! - Peccato ! Se alla partenza mancasse un ' ora sola , sarei quasi quasi capace di aspettare . - E la Fata ? ... - Oramai ho fatto tardi ! ... E tornare a casa un ' ora prima o un ' ora dopo , è lo stesso . - Povero Pinocchio ! E se la Fata ti grida ? - Pazienza ! La lascerò gridare . Quando avrà gridato ben bene , si cheterà . Intanto si era già fatta notte e notte buia : quando a un tratto videro muoversi in lontananza un lumicino ... e sentirono un suono di bubboli e uno squillo di trombetta , così piccolino e soffocato , che pareva il sibilo di una zanzara ! - Eccolo ! - gridò Lucignolo , rizzandosi in piedi . - Chi è ? - domandò sottovoce Pinocchio . - E ' il carro che viene a prendermi . Dunque , vuoi venire , sì o no ? - Ma è proprio vero , - domandò il burattino , - che in quel paese i ragazzi non hanno mai l ' obbligo di studiare ? - Mai , mai , mai ! - Che bel paese ! ... che bel paese ! ... che bel paese ! ... Dopo cinque mesi di cuccagna , Pinocchio , con sua grande maraviglia , sente spuntarsi un bel paio d ' orecchie asinine e diventa un ciuchino , con la coda e tutto . Finalmente il carro arrivò : e arrivò senza fare il più piccolo rumore , perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci . Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini , tutti della medesima grandezza , ma di diverso pelame . Alcuni erano bigi , altri bianchi , altri brizzolati a uso pepe e sale , e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine . Ma la cosa più singolare era questa : che quelle dodici pariglie , ossia quei ventiquattro ciuchini , invece di essere ferrati come tutti le altre bestie da tiro o da soma , avevano ai piedi degli stivali da uomo di vacchetta bianca . E il conduttore del carro ? ... Figuratevi un omino più largo che lungo , tenero e untuoso come una palla di burro , con un visino di melarosa , una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole , come quella d ' un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa . Tutti i ragazzi , appena lo vedevano , ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro , per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi . Difatti il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i dodici anni , ammonticchiati gli uni sugli altri , come tante acciughe nella salamoia . Stavano male , stavano pigiati , non potevano quasi respirare : ma nessuno diceva ohi ! , nessuno si lamentava . La consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese , dove non c ' erano né libri , né scuole , né maestri , li rendeva così contenti e rassegnati , che non sentivano né i disagi , né gli strapazzi , né la fame , né la sete , né il sonno . Appena che il carro si fu fermato , l ' omino si volse a Lucignolo e con mille smorfie e mille manierine , gli domandò sorridendo : - Dimmi , mio bel ragazzo , vuoi venire anche tu in quel fortunato paese ? - Sicuro che ci voglio venire . - Ma ti avverto , carino mio , che nel carro non c ' è più posto . Come vedi , è tutto pieno ! ... - Pazienza ! - replicò Lucignolo , - se non c ' è posto dentro , io mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro . E spiccato un salto , montò a cavalcioni sulle stanghe . - E tu , amor mio ? ... - disse l ' omino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio . - Che intendi fare ? Vieni con noi , o rimani ? ... - Io rimango , - rispose Pinocchio . - Io voglio tornarmene a casa mia : voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola , come fanno tutti i ragazzi perbene . - Buon pro ti faccia ! - Pinocchio ! - disse allora Lucignolo . - Dai retta a me : vieni via con noi e staremo allegri . - No , no , no ! - Vieni via con noi e staremo allegri , - gridarono altre quattro voci di dentro al carro . - Vieni via con noi e staremo allegri , - urlarono tutte insieme un centinaio di voci di dentro al carro . - E se vengo con voi , che cosa dirà la mia buona Fata ? - disse il burattino che cominciava a intenerirsi e a ciurlar nel manico . - Non ti fasciare il capo con tante melanconie . Pensa che andiamo in un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla sera ! Pinocchio non rispose : ma fece un sospiro : poi fece un altro sospiro : poi un terzo sospiro ; finalmente disse : - Fatemi un po ' di posto : voglio venire anch ' io ! ... - I posti son tutti pieni , - replicò l ' omino , - ma per mostrarti quanto sei gradito , posso cederti il mio posto a cassetta ... - E voi ? ... - E io farò la strada a piedi . - No , davvero , che non lo permetto . Preferisco piuttosto di salire in groppa a qualcuno di questi ciuchini ! - gridò Pinocchio . Detto fatto , si avvicinò al ciuchino manritto della prima pariglia e fece l ' atto di volerlo cavalcare : ma la bestiola , voltandosi a secco , gli dette una gran musata nello stomaco e lo gettò a gambe all ' aria . Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi presenti alla scena . Ma l ' omino non rise . Si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle , e , facendo finta di dargli un bacio , gli staccò con un morso la metà dell ' orecchio destro . Intanto Pinocchio , rizzatosi da terra tutto infuriato , schizzò con un salto sulla groppa di quel povero animale . E il salto fu così bello , che i ragazzi , smesso di ridere , cominciarono a urlare : " Viva Pinocchio ! " e a fare una smanacciata di applausi , che non finivano più . Quand ' ecco che all ' improvviso il ciuchino alzò tutt ' e due le gambe di dietro , e dando una fortissima sgropponata , scaraventò il povero burattino in mezzo alla strada sopra un monte di ghiaia . Allora grandi risate daccapo : ma l ' omino , invece di ridere , si sentì preso da tanto amore per quell ' irrequieto asinello , che , con un bacio , gli portò via di netto la metà di quell ' altro orecchio . Poi disse al burattino : - Rimonta pure a cavallo e non aver paura . Quel ciuchino aveva qualche grillo per il capo : ma io gli ho detto due paroline negli orecchi e spero di averlo reso mansueto e ragionevole . Pinocchio montò : e il carro cominciò a muoversi : ma nel tempo che i ciuchini galoppavano e che il carro correva sui ciotoli della via maestra , gli parve al burattino di sentire una voce sommessa e appena intelligibile , che gli disse : - Povero gonzo ! Hai voluto fare a modo tuo , ma te ne pentirai ! Pinocchio , quasi impaurito , guardò di qua e di là , per conoscere da qual parte venissero queste parole ; ma non vide nessuno : i ciuchini galoppavano , il carro correva , i ragazzi dentro al carro dormivano , Lucignolo russava come un ghiro e l ' omino seduto a cassetta , canterellava fra i denti : Tutti la notte dormono E io non dormo mai ... Fatto un altro mezzo chilometro , Pinocchio sentì la solita vocina fioca che gli disse : - Tienlo a mente , grullerello ! I ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai libri , alle scuole e ai maestri , per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti , non possono far altro che una fine disgraziata ! ... Io lo so per prova ! ... E te lo posso dire ! Verrà un giorno che piangerai anche tu , come oggi piango io ... ma allora sarà tardi ! ... A queste parole bisbigliate sommessamente , il burattino , spaventato più che mai , saltò giù dalla groppa della cavalcatura e andò a prendere il suo ciuchino per il muso . E immaginatevi come restò , quando s ' accorse che il suo ciuchino piangeva ... e piangeva proprio come un ragazzo ! - Ehi , signor omino , - gridò allora Pinocchio al padrone del carro , - sapete che cosa c ' è di nuovo ? Questo ciuchino piange . - Lascialo piangere : riderà quando sarà sposo - Ma che forse gli avete insegnato anche a parlare ? - No : ha imparato da sé a borbottare qualche parola , essendo stato tre anni in una compagnia di cani ammaestrati . - Povera bestia ! ... - Via , via , - disse l ' omino , - non perdiamo il nostro tempo a veder piangere un ciuco . Rimonta a cavallo , e andiamo : la notte è fresca e la strada è lunga . Pinocchio obbedì senza rifiatare . Il carro riprese la sua corsa : e la mattina , sul far dell ' alba , arrivarono felicemente nel Paese dei Balocchi . Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo . La sua popolazione era tutta composta di ragazzi . I più vecchi avevano quattordici anni : i più giovani ne avevano otto appena . Nelle strade , un ' allegria , un chiasso , uno strillio da levar di cervello ! Branchi di monelli dappertutto . Chi giocava alle noci , chi alle piastrelle , chi alla palla , chi andava in velocipede , chi sopra a un cavallino di legno ; questi facevano a mosca - cieca , quegli altri si rincorrevano ; altri , vestiti da pagliacci , mangiavano la stoppa accesa : chi recitava , chi cantava , chi faceva i salti mortali , chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria ; chi mandava il cerchio , chi passeggiava vestito da generale coll ' elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta ; chi rideva , chi urlava , chi chiamava , chi batteva le mani , chi fischiava , chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l ' ovo ; insomma un tal pandemonio , un tal passeraio , un tal baccano indiavolato , da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi . Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela , affollati di ragazzi dalla mattina alla sera , e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste : Viva i balocci ( invece di balocchi ) : non voglamo più schole ( invece di non vogliamo più scuole ) : abbasso Larin Metica ( invece di l ' aritmetica ) e altri fiori consimili . Pinocchio , Lucignolo e tutti gli altri ragazzi , che avevano fatto il viaggio coll ' omino , appena ebbero messo il piede dentro la città , si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda , e in pochi minuti , come è facile immaginarselo , diventarono gli amici di tutti . Chi più felice , chi più contento di loro ? In mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti , le ore , i giorni , le settimane , passavano come tanti baleni . - Oh ! che bella vita ! - diceva Pinocchio tutte le volte che per caso s ' imbatteva in Lucignolo . - Vedi , dunque , se avevo ragione ? ... - ripigliava quest ' ultimo . - E dire che tu non volevi partire ! E pensare che t ' eri messo in capo di tornartene a casa dalla tua Fata , per perdere il tempo a studiare ! .... Se oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole , lo devi a me , ai miei consigli , alle mie premure , ne convieni ? Non vi sono che i veri amici che sappiano rendere di questi grandi favori . - E ' vero , Lucignolo ! Se oggi io sono un ragazzo veramente contento , è tutto merito tuo . E il maestro , invece , sai che cosa mi diceva , parlando di te ? Mi diceva sempre : " Non praticare quella birba di Lucignolo perché Lucignolo è un cattivo compagno e non può consigliarti altro che a far del male !..." . - Povero maestro ! - replicò l ' altro tentennando il capo . - Lo so purtroppo che mi aveva a noia e che si divertiva sempre a calunniarmi , ma io sono generoso e gli perdono ! - Anima grande ! - disse Pinocchio , abbracciando affettuosamente l ' amico e dandogli un bacio in mezzo agli occhi . Intanto era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di baloccarsi e di divertirsi le giornate intere , senza mai vedere in faccia né un libro , né una scuola , quando una mattina Pinocchio , svegliandosi , ebbe , come si suol dire , una gran brutta sorpresa che lo messe proprio di malumore . A Pinocchio gli vengono gli orecchi di ciuco , e poi diventa un ciuchino vero e comincia a ragliare . E questa sorpresa quale fu ? Ve lo dirò io , miei cari e piccoli lettori : la sorpresa fu che Pinocchio , svegliandosi , gli venne fatto naturalmente di grattarsi il capo ; e nel grattarsi il capo si accorse ... Indovinate un po ' di che cosa si accorse ? Si accorse con sua grandissima maraviglia che gli orecchi gli erano cresciuti più d ' un palmo . Voi sapete che il burattino , fin dalla nascita , aveva gli orecchi piccini piccini : tanto piccini che , a occhio nudo , non si vedevano neppure ! Immaginatevi dunque come restò , quando si poté scorgere che i suoi orecchi , durante la notte , erano così allungati , che parevano due spazzole di padule . Andò subito in cerca di uno specchio , per potersi vedere : ma non trovando uno specchio , empì d ' acqua la catinella del lavamano , e specchiandovisi dentro , vide quel che non avrebbe mai voluto vedere : vide , cioè , la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orecchi asinini . Lascio pensare a voi il dolore , la vergogna e la disperazione del povero Pinocchio ! Cominciò a piangere , a strillare , a battere la testa nel muro : ma quanto più si disperava , e più i suoi orecchi crescevano , crescevano e diventavano pelosi verso la cima . Al rumore di quelle grida acutissime , entrò nella stanza una bella Marmottina , che abitava il piano di sopra : la quale , vedendo il burattino in così grandi smanie , gli domandò premurosamente : - Che cos ' hai , mio caro casigliano ? - Sono malato , Marmottina mia , molto malato ... e malato d ' una malattia che mi fa paura ! Te ne intendi tu del polso ? - Un pochino . - Senti dunque se per caso avessi la febbre . La Marmottina alzò la zampa destra davanti : e dopo aver tastato il polso di Pinocchio gli disse sospirando : - Amico mio , mi dispiace doverti dare una cattiva notizia ! ... - Cioè ? - Tu hai una gran brutta febbre ! ... - E che febbre sarebbe ? - E ' la febbre del somaro . - Non la capisco questa febbre ! - rispose il burattino , che l ' aveva pur troppo capita . - Allora te la spiegherò io , - soggiunse la Marmottina . - Sappi dunque che fra due o tre ore tu non sarai più burattino , né un ragazzo ... - E che cosa sarò ? - Fra due o tre ore , tu diventerai un ciuchino vero e proprio , come quelli che tirano il carretto e che portano i cavoli e l ' insalata al mercato . - Oh ! Povero me ! Povero me ! - gridò Pinocchio pigliandosi con le mani tutt ' e due gli orecchi , e tirandoli e strapazzandoli rabbiosamente , come se fossero gli orecchi di un altro . - Caro mio , - replicò la Marmottina per consolarlo , - che cosa ci vuoi tu fare ? Oramai è destino . Oramai è scritto nei decreti della sapienza , che tutti quei ragazzi svogliati che , pigliando a noia i libri , le scuole e i maestri , passano le loro giornate in balocchi , in giochi e in divertimenti , debbano finire prima o poi col trasformarsi in tanti piccoli somari . - Ma davvero è proprio così ? - domandò singhiozzando il burattino . - Purtroppo è cosi ! E ora i pianti sono inutili . Bisognava pensarci prima ! - Ma la colpa non è mia : la colpa , credilo , Marmottina , è tutta di Lucignolo ! ... - E chi è questo Lucignolo ! ... - Un mio compagno di scuola . Io volevo tornare a casa : io volevo essere ubbidiente : io volevo seguitare a studiare e a farmi onore ... ma Lucignolo mi disse : " Perché vuoi annoiarti a studiare ? Perché vuoi andare alla scuola ? Vieni piuttosto con me , nel Paese dei Balocchi : lì non studieremo più : lì ci divertiremo dalla mattina alla sera e staremo sempre allegri " . - E perché seguisti il consiglio di quel falso amico ? di quel cattivo compagno ? - Perché ? ... Perché , Marmottina mia , io sono un burattino senza giudizio ... e senza cuore . Oh ! se avessi avuto un zinzino di cuore , non avrei mai abbandonato quella buona Fata , che mi voleva bene come una mamma e che aveva fatto tanto per me ! ... E a quest ' ora non sarei più un burattino ... ma sarei invece un ragazzino a modo , come ce n ' è tanti ! Oh ! ... ma se incontro Lucignolo , guai a lui ! Gliene voglio dire un sacco e una sporta ! E fece l ' atto di volere uscire . Ma quando fu sulla porta , si ricordò che aveva gli orecchi d ' asino , e vergognandosi di mostrarli al pubblico , che cosa inventò ? ... Prese un gran berretto di cotone , e , ficcatoselo in testa , se lo ingozzò fin sotto la punta del naso . Poi uscì : e si dette a cercar Lucignolo dappertutto . Lo cercò nelle strade , nelle piazze , nei teatrini , in ogni luogo : ma non lo trovò . Ne chiese notizia a quanti incontrò per la via , ma nessuno l ' aveva veduto . Allora andò a cercarlo a casa : e arrivato alla porta bussò . - Chi è ? - domandò Lucignolo di dentro . - Sono io ! - rispose il burattino . - Aspetta un poco , e ti aprirò . Dopo mezz ' ora la porta si aprì : e figuratevi come restò Pinocchio quando , entrando nella stanza , vide il suo amico Lucignolo con un gran berretto di cotone in testa , che gli scendeva fin sotto il naso . Alla vista di quel berretto , Pinocchio sentì quasi consolarsi e pensò subito dentro di sé : " Che l ' amico sia malato della mia medesima malattia ? Che abbia anche lui la febbre del ciuchino ?..." E facendo finta di non essersi accorto di nulla , gli domandò sorridendo : - Come stai , mio caro Lucignolo ? - Benissimo : come un topo in una forma di cacio parmigiano . - Lo dici proprio sul serio ? - E perché dovrei dirti una bugia ? - Scusami , amico : e allora perché tieni in capo codesto berretto di cotone che ti cuopre tutti gli orecchi ? - Me l ' ha ordinato il medico , perché mi sono fatto male a questo ginocchio . E tu , caro burattino , perché porti codesto berretto di cotone ingozzato fin sotto il naso ? - Me l ' ha ordinato il medico , perche mi sono sbucciato un piede . - Oh ! povero Pinocchio ! ... - Oh ! povero Lucignolo ! ... A queste parole tenne dietro un lunghissimo silenzio , durante il quale i due amici non fecero altro che guardarsi fra loro in atto di canzonatura . Finalmente il burattino , con una vocina melliflua e flautata , disse al suo compagno : - Levami una curiosità , mio caro Lucignolo : hai mai sofferto di malattia agli orecchi ? - Mai ! ... E tu ? - Mai ! Per altro da questa mattina in poi ho un orecchio , che mi fa spasimare . - Ho lo stesso male anch ' io . - Anche tu ? ... E qual è l ' orecchio che ti duole ? - Tutt ' e due . E tu ? - Tutt ' e due . Che sia la medesima malattia ? - Ho paura di sì ? - Vuoi farmi un piacere , Lucignolo ? - Volentieri ! Con tutto il cuore . - Mi fai vedere i tuoi orecchi ? - Perché no ? Ma prima voglio vedere i tuoi , caro Pinocchio . - No : il primo devi essere tu . - No , carino ! Prima tu , e dopo io ! - Ebbene , - disse allora il burattino , - facciamo un patto da buoni amici . - Sentiamo il patto . - Leviamoci tutt ' e due il berretto nello stesso tempo : accetti ? - Accetto . - Dunque attenti ! E Pinocchio cominciò a contare a voce alta : - Uno ! Due ! Tre ! Alla parola tre ! i due ragazzi presero i loro berretti di capo e li gettarono in aria . E allora avvenne una scena , che parrebbe incredibile , se non fosse vera . Avvenne , cioè , che Pinocchio e Lucignolo , quando si videro colpiti tutt ' e due dalla medesima disgrazia , invece di restar mortificati e dolenti , cominciarono ad ammiccarsi i loro orecchi smisuratamente cresciuti , e dopo mille sguaiataggini finirono col dare in una bella risata . E risero , risero , risero da doversi reggere il corpo : se non che , sul più bello del ridere , Lucignolo tutt ' a un tratto si chetò , e barcollando e cambiando colore , disse all ' amico : - Aiuto , aiuto , Pinocchio ! - Che cos ' hai ? - Ohimè . Non mi riesce più di star ritto sulle gambe . - Non mi riesce più neanche a me , - gridò Pinocchio , piangendo e traballando . E mentre dicevano così , si piegarono tutt ' e due carponi a terra e , camminando con le mani e coi piedi , cominciarono a girare e a correre per la stanza . E intanto che correvano , i loro bracci diventarono zampe , i loro visi si allungarono e diventarono musi e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro , brizzolato di nero . Ma il momento più brutto per què due sciagurati sapete quando fu ? Il momento più brutto e più umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda . Vinti allora dalla vergogna e dal dolore , si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino . Non l ' avessero mai fatto ! Invece di gemiti e di lamenti , mandavano fuori dei ragli asinini : e ragliando sonoramente , facevano tutt ' e due coro : j - a , j - a , j - a . In quel frattempo fu bussato alla porta , e una voce di fuori disse : - Aprite ! Sono l ' Omino , sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese . Aprite subito , o guai a voi ! Diventato un ciuchino vero , è portato a vendere , e lo compra il direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare e a saltare i cerchi ; ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro , per far con la sua pelle un tamburo . Vedendo che la porta non si apriva , l ' Omino la spalancò con un violentissimo calcio : ed entrato che fu nella stanza , disse col suo solito risolino a Pinocchio e a Lucignolo : - Bravi ragazzi ! Avete ragliato bene , e io vi ho subito riconosciuti alla voce . E per questo eccomi qui . A tali parole , i due ciuchini rimasero mogi mogi , colla testa giù , con gli orecchi bassi e con la coda fra le gambe . Da principio l ' Omino li lisciò , li accarezzò , li palpeggiò : poi , tirata fuori la striglia , cominciò a strigliarli perbene . E quando a furia di strigliarli , li ebbe fatti lustri come due specchi , allora messe loro la cavezza e li condusse sulla piazza del mercato , con la speranza di venderli e di beccarsi un discreto guadagno . E i compratori , difatti , non si fecero aspettare . Lucignolo fu comprato da un contadino , a cui era morto il somaro il giorno avanti , e Pinocchio fu venduto al direttore di una compagnia di pagliacci e di saltatori di corda , il quale lo comprò per ammaestrarlo e per farlo poi saltare e ballare insieme con le altre bestie della compagnia . E ora avete capito , miei piccoli lettori , qual era il bel mestiere che faceva l ' Omino ? Questo brutto mostriciattolo , che aveva una fisionomia tutta latte e miele , andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo : strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati , che avevano a noia i libri e le scuole : e dopo averli caricati sul suo carro , li conduceva nel Paese dei Balocchi , perché passassero tutto il loro tempo in giochi , in chiassate e in divertimenti . Quando poi quei poveri ragazzi illusi , a furia di baloccarsi sempre e di non studiare mai , diventavano tanti ciuchini , allora tutto allegro e contento s ' impadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e sui mercati . E così in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario . Quel che accadesse di Lucignolo , non lo so : so , per altro , che Pinocchio andò incontro fin dai primi giorni a una vita durissima e strapazzata . Quando fu condotto nella stalla , il nuovo padrone gli empì la greppia di paglia : ma Pinocchio , dopo averne assaggiata una boccata , la risputò . Allora il padrone , brontolando , gli empì la greppia di fieno : ma neppure il fieno gli piacque . - Ah ! non ti piace neppure il fieno ? - gridò il padrone imbizzito . - Lascia fare , ciuchino bello , che se hai dei capricci per il capo , penserò io a levarteli ! ... E a titolo di correzione , gli affibbiò subito una frustata nelle gambe . Pinocchio dal gran dolore , cominciò a piangere e a ragliare , e ragliando , disse : - J - a , j - a , la paglia non la posso digerire ! ... - Allora mangia il fieno ! - replicò il padrone che intendeva benissimo il dialetto asinino . - J - a , j - a , il fieno mi fa dolere il corpo ! ... - Pretenderesti , dunque , che un somaro , par tuo , lo dovessi mantenere a petti di pollo e cappone in galantina ? - soggiunse il padrone arrabbiandosi sempre più e affibbiandogli una seconda frustata . A quella seconda frustata Pinocchio , per prudenza , si chetò subito e non disse altro . Intanto la stalla fu chiusa e Pinocchio rimase solo : e perché erano molte ore che non aveva mangiato cominciò a sbadigliare dal grande appetito . E , sbadigliando , spalancava una bocca che pareva un forno . Alla fine , non trovando altro nella greppia , si rassegnò a masticare un po ' di fieno : e dopo averlo masticato ben bene , chiuse gli occhi e lo tirò giù . - Questo fieno non è cattivo , - poi disse dentro di sé , - ma quanto sarebbe stato meglio che avessi continuato a studiare ! ... A quest ' ora , invece di fieno , potrei mangiare un cantuccio di pan fresco e una bella fetta di salame ! ... Pazienza ! La mattina dopo , svegliandosi , cercò subito nella greppia un altro po ' di fieno ; ma non lo trovò perché l ' aveva mangiato tutto nella notte . Allora prese una boccata di paglia tritata : ma in quel mentre che la masticava si dovè accorgere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto né al risotto alla milanese né ai maccheroni alla napoletana . - Pazienza ! - ripetè , continuando a masticare . - Che almeno la mia disgrazia possa servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti e che non hanno voglia di studiare . Pazienza ! ... pazienza ! - Pazienza un corno ! - urlò il padrone , entrando in quel momento nella stalla . - Credi forse , mio bel ciuchino , ch ' io ti abbia comprato unicamente per darti da bere e da mangiare ? Io ti ho comprato perché tu lavori e perché tu mi faccia guadagnare molti quattrini . Su , dunque , da bravo ! Vieni con me nel Circo , e là ti insegnerà a saltare i cerchi , a rompere col capo le botti di foglio e a ballaré il valzer e la polca , stando ritto sulle gambe di dietro . Il povero Pinocchio , per amore o per forza , dovè imparare tutte queste bellissime cose ; ma , per impararle , gli ci vollero tre mesi di lezioni , e molte frustate da levare il pelo . Venne finalmente il giorno , in cui il suo padrone poté annunziare uno spettacolo veramente straordinario . I cartelloni di vario colore , attaccati alle cantonate delle strade , dicevano cosi : Quella sera , come potete figurarvelo , un ' ora prima che cominciasse lo spettacolo , il teatro era pieno stipato . Non si trovava più né un posto distinto , né un palco , nemmeno a pagarlo a peso d ' oro . Le gradinate del Circo formicolavano di bambini , di bambine e di ragazzi di tutte le età , che avevano la febbre addosso per la smania di veder ballare il famoso ciuchino Pinocchio . Finita la prima parte dello spettacolo , il direttore della compagnia , vestito in giubba nera , calzoni bianchi a coscia e stivaloni di pelle fin sopra ai ginocchi , si presentò all ' affollatissimo pubblico , e , fatto un grande inchino , recitò con molta solennità il seguente spropositato discorso : " Rispettabile pubblico , cavalieri e dame ! L ' umile sottoscritto essendo di passaggio per questa illustre metropolitana , ho voluto procrearmi l ' onore nonché il piacere di presentare a questo intelligente e cospicuo uditorio un celebre ciuchino , che ebbe già l ' onore di ballare al cospetto di Sua Maestà l ' Imperatore di tutte le Corti principali d ' Europa . " E col ringraziandoli , aiutateci della vostra animatrice presenza e compatiteci ! " Questo discorso fu accolto da molte risate e da molti applausi : ma gli applausi raddoppiarono e diventarono una specie di uragano alla comparsa del ciuchino Pinocchio in mezzo al Circo . Egli era tutto agghindato a festa . Aveva una briglia nuova di pelle lustra , con fibbie e borchie d ' ottone ; due camelie bianche agli orecchi ; la criniera divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini d ' argento attraverso alla vita , e la coda tutta intrecciata con nastri di velluto amaranto e celeste . Era , insomma , un ciuchino da innamorare ! Il direttore , nel presentarlo al pubblico , aggiunse queste parole : " Miei rispettabili auditori ! Non starò qui a farvi menzogne delle grandi difficoltà da me soppressate per comprendere e soggiogare questo mammifero , mentre pascolava liberamente di montagna in montagna nelle pianure della zona torrida . Osservate , vi prego , quanta selvaggina trasudi dà suoi occhi , conciossiaché essendo riusciti vanitosi tutti i mezzi per addomesticarlo al vivere dei quadrupedi civili , ho dovuto più volte ricorrere all ' affabile dialetto della frusta . Ma ogni mia gentilezza invece di farmi da lui benvolere , me ne ha maggiormente cattivato l ' animo . Io però , seguendo il sistema di Galles , trovai nel suo cranio una piccola cartagine ossea che la stessa Facoltà Medicea di Parigi riconobbe essere quello il bulbo rigeneratore dei capelli e della danza pirrica . E per questo io lo volli ammaestrare nel ballo nonché nei relativi salti dei cerchi e delle botti foderate di foglio . Ammiratelo , e poi giudicatelo ! Prima però di prendere cognato da voi , permettete , o signori , che io v ' inviti al diurno spettacolo di domani sera : ma nell ' apoteosi che il tempo piovoso minacciasse acqua , allora lo spettacolo invece di domani sera , sarà posticipato a domattina , alle ore undici antimeridiane del pomeriggio " . E qui il direttore fece un ' altra profondissima riverenza : quindi rivolgendosi a Pinocchio , gli disse : - Animo , Pinocchio ! ... Avanti di dar principio ai vostri esercizi , salutate questo rispettabile pubblico , cavalieri , dame e ragazzi ! Pinocchio , ubbidiente , piegò subito i due ginocchi davanti , fino a terra , e rimase inginocchiato fino a tanto che il direttore , schioccando la frusta , non gli gridò : - Al passo ! Allora il ciuchino si rizzò sulle quattro gambe , e cominciò a girare intorno al Circo , camminando sempre di passo . Dopo un poco il direttore grido : - Al trotto ! - e Pinocchio , ubbidiente al comando , cambiò il passo in trotto . - Al galoppo ! ... - e Pinocchio staccò il galoppo . - Alla carriera ! - e Pinocchio si dette a correre di gran carriera . Ma in quella che correva come un barbero , il direttore , alzando il braccio in aria , scaricò un colpo di pistola . A quel colpo il ciuchino , fingendosi ferito , cadde disteso nel Circo , come se fosse moribondo davvero . Rizzatosi da terra , in mezzo a uno scoppio di applausi , d ' urli e di battimani , che andavano alle stelle , gli venne naturalmente di alzare la testa e di guardare in su ... e guardando , vide in un palco una bella signora , che aveva al collo una grossa collana d ' oro , dalla quale pendeva un medaglione . Nel medaglione c ' era dipinto il ritratto d ' un burattino . - Quel ritratto è il mio ! ... quella signora è la Fata ! - disse dentro di sé Pinocchio , riconoscendola subito : e lasciandosi vincere dalla gran contentezza , si provò a gridare : - Oh Fatina mia ! oh Fatina mia ! Ma invece di queste parole , gli uscì dalla gola un raglio cosi sonoro e prolungato , che fece ridere tutti gli spettatori , e segnatamente tutti i ragazzi che erano in teatro . Allora il direttore , per insegnargli e per fargli intendere che non è buona creanza mettersi a ragliare in faccia al pubblico , gli diè col manico della frusta una bacchettata sul naso . Il povero ciuchino , tirato fuori un palmo di lingua , durò a leccarsi il naso almeno cinque minuti , credendo forse così di rasciugarsi il dolore che aveva sentito . Ma quale fu la sua disperazione quando , voltandosi in su una seconda volta , vide che il palco era vuoto e che la Fata era sparita ! ... Si sentì come morire : gli occhi gli si empirono di lacrime e cominciò a piangere dirottamente . Nessuno però se ne accorse e , meno degli altri , il direttore , il quale , anzi , schioccando la frusta , gridò : - Da bravo , Pinocchio ! Ora farete vedere a questi signori con quanta grazia sapete saltare i cerchi . Pinocchio si provò due o tre volte : ma ogni volta che arrivava davanti al cerchio , invece di attraversarlo , ci passava più comodamente di sotto . Alla fine spiccò un salto e l ' attraversò : ma le gambe di dietro gli rimasero disgraziatamente impigliate nel cerchio : motivo per cui ricadde in terra dall ' altra parte tutto in un fascio . Quando si rizzò , era azzoppito , e a malapena poté ritornare alla scuderia . - Fuori Pinocchio ! Vogliamo il ciuchino ! Fuori il ciuchino ! - gridavano i ragazzi dalla platea , impietositi e commossi al tristissimo caso . Ma il ciuchino per quella sera non si fece rivedere . La mattina dopo il veterinario , ossia il medico delle bestie , quando l ' ebbe visitato , dichiarò che sarebbe rimasto zoppo per tutta la vita . Allora il direttore disse al suo garzone di stalla : - Che vuoi tu che mi faccia d ' un somaro zoppo ? Sarebbe un mangiapane a ufo . Portalo dunque in piazza e rivendilo . Arrivati in piazza , trovarono subito il compratore , il quale domandò al garzone di stalla : - Quanto vuoi di cotesto ciuchino zoppo ? - Venti lire . - Io ti do venti soldi . Non credere che io lo compri per servirmene : lo compro unicamente per la sua pelle . Vedo che ha la pelle molto dura , e con la sua pelle voglio fare un tamburo per la banda musicale del mio paese . Lascio pensare a voi , ragazzi , il bel piacere che fu per il povero Pinocchio , quando sentì che era destinato a diventare un tamburo ! Fatto sta che il compratore , appena pagati i venti soldi , condusse il ciuchino sopra uno scoglio ch ' era sulla riva del mare ; e messogli un sasso al collo e legatolo per una zampa con una fune che teneva in mano , gli diè improvvisamente uno spintone e lo gettò nell ' acqua . Pinocchio , con quel macigno al collo , andò subito a fondo ; e il compratore , tenendo sempre stretta in mano la fune , si pose a sedere sullo scoglio , aspettando che il ciuchino avesse tutto il tempo di morire affogato , per poi levargli la pelle . Pinocchio , gettato in mare , è mangiato dai pesci e ritorna ad essere un burattino come prima ; ma mentre nuota per salvarsi , è ingoiato dal terribile Pesce - cane . Dopo cinquanta minuti che il ciuchino era sott ' acqua , il compratore disse , discorrendo da sé solo : - A quest ' ora il mio povero ciuchino zoppo deve essere bell ' affogato . Ritiriamolo dunque su , e facciamo con la sua pelle questo bel tamburo . E cominciò a tirare la fune , con la quale lo aveva legato per una gamba : e tira , tira , tira , alla fine vide apparire a fior d ' acqua ... indovinate ? Invece di un ciuchino morto , vide apparire a fior d ' acqua un burattino vivo che scodinzolava come un ' anguilla . Vedendo quel burattino di legno , il pover ' uomo credé di sognare e rimase lì intontito , a bocca aperta e con gli occhi fuori della testa . Riavutosi un poco dal suo primo stupore , disse piangendo e balbettando : - E il ciuchino che ho gettato in mare dov ' è ? - Quel ciuchino son io ! - rispose il burattino , ridendo . - Tu ? - Io . - Ah ! mariuolo ! Pretenderesti forse burlarti di me ? - Burlarmi di voi ? Tutt ' altro , caro padrone : io vi parlo sul serio . - Ma come mai tu , che poco fa eri un ciuchino , ora , stando nell ' acqua sei diventato un burattino di legno ? ... - Sarà effetto dell ' acqua del mare . Il mare ne fa di questi scherzi . - Bada , burattino , bada ! ... Non credere di divertirti alle mie spalle . Guai a te , se mi scappa la pazienza . - Ebbene , padrone : volete sapere tutta la vera storia ? Scioglietemi questa gamba e io ve la racconterò . Quel buon pasticcione del compratore , curioso di conoscere la vera storia , gli sciolse subito il nodo della fune , che lo teneva legato : e allora Pinocchio , trovandosi libero come un uccello nell ' aria prese a dirgli così : - Sappiate dunque che io ero un burattino di legno come sono oggi : ma mi trovavo a tocco e non tocco di diventare un ragazzo , come in questo mondo ce n ' è tanti : se non che per la mia poca voglia di studiare e per dar retta ai cattivi compagni , scappai di casa ... e un bel giorno , svegliandomi , mi trovai cambiato in un somaro con tanto di orecchi ... e con tanto di coda ! ... Che vergogna fu quella per me ! ... Una vergogna , caro padrone , che Sant ' Antonio benedetto non la faccia provare neppure a voi ! Portato a vendere sul mercato degli asini , fui comprato dal Direttore di una compagnia equestre , il quale si messe in capo di far di me un gran ballerino e un gran saltatore di cerchi ; ma una sera durante lo spettacolo , feci in teatro una brutta cascata , e rimasi zoppo da tutt ' e due le gambe . Allora il direttore non sapendo che cosa farsi d ' un asino zoppo , mi mandò a rivendere , e voi mi avete comprato ! - Pur troppo ! E ti ho pagato venti soldi . E ora chi mi rende i miei poveri venti soldi ? - E perché mi avete comprato ? Voi mi avete comprato per fare con la mia pelle un tamburo ! ... un tamburo ! ... - Pur troppo ! ... E ora dove troverò un ' altra pelle ? - Non vi date alla disperazione , padrone . Dei ciuchini ce n ' è tanti , in questo mondo ! - Dimmi , monello impertinente : e la tua storia finisce qui ? - No , - rispose il burattino , - ci sono altre due parole , e poi è finita . Dopo avermi comprato , mi avete condotto in questo luogo per uccidermi ; ma poi , cedendo a un sentimento pietoso d ' umanità , avete preferito di legarmi un sasso al collo e di gettarmi in fondo al mare . Questo sentimento di delicatezza vi onora moltissimo , e io ve ne serberò eterna riconoscenza . Per altro , caro padrone , questa volta avete fatto i vostri conti senza la Fata ... - E chi è questa Fata ? - E la mia mamma , la quale somiglia a tutte quelle buone mamme , che vogliono un gran bene ai loro ragazzi e non li perdono mai d ' occhio , e li assistono amorosamente in ogni disgrazia , anche quando questi ragazzi , per le loro scapataggini e per i loro cattivi portamenti , meriterebbero di essere abbandonati e lasciati in balia a se stessi . Dicevo , dunque , che la buona Fata , appena mi vide in pericolo di affogare , mandò subito intorno a me un branco infinito di pesci , i quali credendomi davvero un ciuchino bell ' e morto , cominciarono a mangiarmi ! E che bocconi che facevano ! Non avrei mai creduto che i pesci fossero più ghiotti anche dei ragazzi ! Chi mi mangiò gli orecchi , chi mi mangiò il muso , chi il collo e la criniera , chi la pelle delle zampe , chi la pelliccia della schiena ... e fra gli altri , vi fu un pesciolino cosi garbato , che si degnò perfino di mangiarmi la coda . - Da oggi in poi , - disse il compratore inorridito , - faccio giuro di non assaggiar più carne di pesce . Mi dispiacerebbe troppo di aprire una triglia o un nasello fritto e di trovargli in corpo una coda di ciuco ! - Io la penso come voi , - replicò il burattino , ridendo . - Del resto , dovete sapere che quando i pesci ebbero finito di mangiarmi tutta quella buccia asinina , che mi copriva dalla testa ai piedi , arrivarono , - com ' è naturale , all ' osso ... o per dir meglio , arrivarono al legno , perché , come vedete , io son fatto di legno durissimo . Ma dopo dati i primi morsi , quei pesci ghiottoni si accorsero subito che il legno non era ciccia per i loro denti , e nauseati da questo cibo indigesto se ne andarono chi in qua chi in là , senza voltarsi nemmeno a dirmi grazie ... Ed eccovi raccontato come qualmente voi , tirando su la fune , avete trovato un burattino vivo , invece d ' un ciuchino morto . - Io mi rido della tua storia , - gridò il compratore imbestialito . - Io so che ho speso venti soldi per comprarti , e rivoglio i miei quattrini . Sai che cosa farò ? Ti porterò daccapo al mercato , e ti rivenderò a peso di legno stagionato per accendere il fuoco nel caminetto . - Rivendetemi pure : io sono contento , - disse Pinocchio . Ma nel dir cosi , fece un bel salto e schizzò in mezzo all ' acqua . E nuotando allegramente e allontanandosi dalla spiaggia , gridava al povero compratore : - Addio , padrone ; se avete bisogno di una pelle per fare un tamburo , ricordatevi di me . E poi rideva e seguitava a nuotare : e dopo un poco , rivoltandosi indietro , urlava più forte : - Addio , padrone : se avete bisogno di un po ' di legno stagionato , per accendere il caminetto , ricordatevi di me . Fatto sta che in un batter d ' occhio si era tanto allontanato , che non si vedeva quasi più : ossia , si vedeva solamente sulla superficie del mare un puntolino nero , che di tanto in tanto rizzava le gambe fuori dell ' acqua e faceva capriole e salti , come un delfino in vena di buonumore . Intanto che Pinocchio nuotava alla ventura , vide in mezzo al mare uno scoglio che pareva di marmo bianco : e su in cima allo scoglio , una bella Caprettina che belava amorosamente e gli faceva segno di avvicinarsi . La cosa più singolare era questa : che la lana della Caprettina , invece di esser bianca , o nera , o pallata di due colori , come quella delle altre capre , era invece turchina , ma d ' un color turchino sfolgorante , che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina . Lascio pensare a voi se il cuore del povero Pinocchio cominciò a battere più forte ! Raddoppiando di forza e di energia si diè a nuotare verso lo scoglio bianco : ed era già a mezza strada , quando ecco uscir fuori dall ' acqua e venirgli incontro una orribile testa di mostro marino , con la bocca spalancata , come una voragine , e tre filari di zanne che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte . E sapete chi era quel mostro marino ? Quel mostro marino era né più né meno quel gigantesco Pesce - cane , ricordato più volte in questa storia , e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità , veniva soprannominato " l ' Attila dei pesci e dei pescatori " . Immaginatevi lo spavento del povero Pinocchio alla vista del mostro . Cerco di scansarlo , di cambiare strada : cercò di fuggire : ma quella immensa bocca spalancata gli veniva sempre incontro con la velocità di una saetta . - Affrettati , Pinocchio , per carità ! - gridava belando la bella Caprettina . E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia , col petto , con le gambe e coi piedi . - Corri , Pinocchio , perché il mostro si avvicina ! E Pinocchio , raccogliendo tutte le sue forze , raddoppiava di lena nella corsa . - Bada , Pinocchio ! ... il mostro ti raggiunge ! ... Eccolo ! ... Eccolo ! ... Affrettati per carità , o sei perduto ! ... E Pinocchio a nuotar più lesto che mai , e via , e via , e via , come andrebbe una palla di fucile . E già era presso lo scoglio , e già la Caprettina , spenzolandosi tutta sul mare , gli porgeva le sue zampine davanti per aiutarlo a uscire dall ' acqua ! Ma oramai era tardi ! Il mostro lo aveva raggiunto : il mostro , tirando il fiato a sé , si bevve il povero burattino , come avrebbe bevuto un uovo di gallina : e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità , che Pinocchio , cascando giù in corpo al Pesce - cane , battè un colpo cosi screanzato , da restarne sbalordito per un quarto d ' ora . Quando ritornò in sé da quello sbigottimento , non sapeva raccapezzarsi , nemmeno lui , in che mondo si fosse . Intorno a sé c ' era da ogni parte un gran buio : ma un buio così nero e profondo , che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d ' inchiostro . Stette in ascolto e non senti nessun rumore : solamente di tanto in tanto sentiva battersi nel viso alcune grandi buffate di vento . Da principio non sapeva intendere da dove quel vento uscisse : ma poi capì che usciva dai polmoni del mostro . Perché bisogna sapere che il Pesce - cane soffriva moltissimo d ' asma , e quando respirava , pareva proprio che tirasse la tramontana . Pinocchio , sulle prime , s ' ingegnò di farsi un poco di coraggio : ma quand ' ebbe la prova e la riprova di trovarsi chiuso in corpo al mostro marino allora cominciò a piangere e a strillare : e piangendo diceva : - Aiuto ! aiuto ! Oh povero me ! Non c ' è nessuno che venga a salvarmi ? - Chi vuoi che ti salvi , disgraziato ? ... - disse in quel buio una vociaccia fessa di chitarra scordata . - Chi è che parla cosi ? - domandò Pinocchio , sentendosi gelare dallo spavento . - Sono io ! sono un povero Tonno , inghiottito dal Pesce - cane insieme con te . E tu che pesce sei ? - Io non ho che vedere nulla coi pesci . Io sono un burattino . - E allora , se non sei un pesce , perché ti sei fatto inghiottire dal mostro ? - Non son io , che mi son fatto inghiottire : gli è lui che mi ha inghiottito ! Ed ora che cosa dobbiamo fare qui al buio ? ... - Rassegnarsi e aspettare che il Pesce - cane ci abbia digeriti tutt ' e due ! ... - Ma io non voglio esser digerito ! - urlò Pinocchio , ricominciando a piangere . - Neppure io vorrei esser digerito , - soggiunse il Tonno , - ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando che , quando si nasce Tonni , c ' è più dignità a morir sott ' acqua che sott ' olio ! ... - Scioccherie ! - gridò Pinocchio . - La mia è un ' opinione , - replicò il Tonno , - e le opinioni , come dicono i Tonni politici , vanno rispettate ! - Insomma ... io voglio andarmene di qui ... io voglio fuggire ... - Fuggi , se ti riesce ! ... - è molto grosso questo Pesce - cane che ci ha inghiottiti ? - domandò il burattino . - Figurati che il suo corpo è più lungo di un chilometro , senza contare la coda . Nel tempo che facevano questa conversazione al buio , parve a Pinocchio di veder lontan lontano una specie di chiarore . - Che cosa sarà mai quel lumicino lontano lontano ? - disse Pinocchio . - Sarà qualche nostro compagno di sventura , che aspetterà come noi il momento di esser digerito ! .... - Voglio andare a trovarlo . Non potrebbe darsi il caso che fosse qualche vecchio pesce capace di insegnarmi la strada per fuggire ? - Io te l ' auguro di cuore , caro burattino . - Addio , Tonno . - Addio , burattino ; e buona fortuna . - Dove ci rivedremo ? ... - Chi lo sa ? ... è meglio non pensarci neppure ! Pinocchio ritrova in corpo al Pesce - cane ... Chi ritrova ? Leggete questo capitolo e lo saprete . Pinocchio , appena che ebbe detto addio al suo buon amico Tonno , si mosse brancolando in mezzo a quel buio , e cominciò a camminare a tastoni dentro il corpo del Pesce - cane , avviandosi un passo dietro l ' altro verso quel piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano lontano . E nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera d ' acqua grassa e sdrucciolona , e quell ' acqua sapeva di un odore così acuto di pesce fritto che gli pareva di essere a mezza quaresima . E più andava avanti , e più il chiarore si faceva rilucente e distinto : finché , cammina cammina , alla fine arrivò : e quando fu arrivato ... che cosa trovò ? Ve lo do a indovinare in mille : trovò una piccola tavola apparecchiata , con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde , e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco , come se fosse di neve o di panna montata , il quale se ne stava lì biascicando alcuni pesciolini vivi , ma tanto vivi , che alle volte mentre li mangiava , gli scappavano perfino di bocca . A quella vista il povero Pinocchio ebbe un ' allegrezza così grande e così inaspettata , che ci mancò un ette non cadesse in delirio . Voleva ridere , voleva piangere , voleva dire un monte di cose ; e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e sconclusionate . Finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di gioia e spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto , cominciò a urlare : - Oh ! babbino mio ! finalmente vi ho ritrovato ! Ora poi non vi lascio più , mai più , mai più ! - Dunque gli occhi mi dicono il vero ? - replicò il vecchietto stropicciandosi gli occhi , - Dunque tu sé proprio il mì caro Pinocchio ? - Sì , sì , sono io , proprio io ! E voi mi avete digià perdonato , non è vero ? Oh ! babbino mio , come siete buono ! ... e pensare che io , invece ... Oh ! ma se sapeste quante disgrazie mi son piovute sul capo e quante cose mi son andate per traverso ! Figuratevi che il giorno che voi , povero babbino , col vendere la vostra casacca mi compraste l ' Abbecedario per andare a scuola , io scappai a vedere i burattini , e il burattinaio mi voleva mettere sul fuoco perché gli cocessi il montone arrosto , che fu quello poi che mi dette cinque monete d ' oro , perché le portassi a voi , ma io trovai la Volpe e il Gatto , che mi condussero all ' osteria del Gambero Rosso dove mangiarono come lupi , e partito solo di notte incontrai gli assassini che si messero a corrermi dietro , e io via , e loro dietro , e io via e loro sempre dietro , e io via , finché m ' impiccarono a un ramo della Quercia grande , dovecché la bella Bambina dai capelli turchini mi mandò a prendere con una carrozzina , e i medici , quando m ' ebbero visitato , dissero subito : " Se non è morto , è segno che è sempre vivo " , e allora mi scappò detto una bugia , e il naso cominciò a crescermi e non mi passava più dalla porta di camera , motivo per cui andai con la Volpe e col Gatto a sotterrare le quattro monete d ' oro , che una l ' avevo spesa all ' osteria , e il pappagallo si messe a ridere , e viceversa di duemila monete non trovai più nulla , la quale il giudice quando seppe che ero stato derubato , mi fece subito mettere in prigione , per dare una soddisfazione ai ladri , di dove , col venir via , vidi un bel grappolo d ' uva in un campo , che rimasi preso alla tagliola e il contadino di santa ragione mi messe il collare da cane perché facessi la guardia al pollaio , che riconobbe la mia innocenza e mi lasciò andare , e il Serpente , colla coda che gli fumava , cominciò a ridere e gli si strappò una vena sul petto e cosi ritornai alla Casa della bella Bambina , che era morta , e il Colombo vedendo che piangevo mi disse : " Ho visto il tù babbo che si fabbricava una barchettina per venirti a cercare " , e io gli dissi : " Oh ! se avessi l ' ali anch ' io " , e lui mi disse : " Vuoi venire dal tuo babbo ? " , e io gli dissi : " Magari ! ma chi mi ci porta " , e lui mi disse : " Ti ci porto io " , e io gli dissi : " Come ? " , e lui mi disse : " Montami sulla groppa " , e così abbiamo volato tutta la notte , e poi la mattina tutti i pescatori che guardavano verso il mare mi dissero : " C ' è un pover ' uomo in una barchetta che sta per affogare " , e io da lontano vi riconobbi subito , perché me lo diceva il core , e vi feci cenno di tornare alla spiaggia ... - Ti riconobbi anch ' io , - disse Geppetto , - e sarei volentieri tornato alla spiaggia : ma come fare ? Il mare era grosso e un cavallone m ' arrovesciò la barchetta . Allora un orribile Pesce - cane che era lì vicino , appena m ' ebbe visto nell ' acqua corse subito verso di me , e tirata fuori la lingua , mi prese pari pari , e m ' inghiottì come un tortellino di Bologna . - E quant ' è che siete chiuso qui dentro ? - domandò Pinocchio . - Da quel giorno in poi , saranno oramai due anni : due anni , Pinocchio mio , che mi son parsi due secoli ! - E come avete fatto a campare ? E dove avete trovata la candela ? E i fiammiferi per accenderla , chi ve li ha dati ? - Ora ti racconterò tutto . Devi dunque sapere che quella medesima burrasca , che rovesciò la mia barchetta , fece anche affondare un bastimento mercantile . I marinai si salvarono tutti , ma il bastimento colò a fondo e il solito Pesce - cane , che quel giorno aveva un appetito eccellente , dopo aver inghiottito me , inghiottì anche il bastimento ... - Come ? Lo inghiottì tutto in un boccone ? ... - domandò Pinocchio maravigliato . - Tutto in un boccone : e risputò solamente l ' albero maestro , perché gli era rimasto fra i denti come una lisca . Per mia gran fortuna , quel bastimento era carico di carne conservata in cassette di stagno , di biscotto , ossia di pane abbrostolito , di bottiglie di vino , d ' uva secca , di cacio , di caffè , di zucchero , di candele steariche e di scatole di fiammiferi di cera . Con tutta questa grazia di Dio ho potuto campare due anni : ma oggi sono agli ultimi sgoccioli : oggi nella dispensa non c ' è più nulla , e questa candela , che vedi accesa , è l ' ultima candela che mi sia rimasta ... - E dopo ? ... - E dopo , caro mio , rimarremo tutt ' e due al buio . - Allora , babbino mio , - disse Pinocchio , - non c ' è tempo da perdere . Bisogna pensar subito a fuggire ... - A fuggire ? ... e come ? - Scappando dalla bocca del Pesce - cane e gettandosi a nuoto in mare . - Tu parli bene : ma io , caro Pinocchio , non so nuotare . - E che importa ? ... Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io , che sono un buon nuotatore , vi porterò sano e salvo fino alla spiaggia . - Illusioni , ragazzo mio ! - replicò Geppetto , scotendo il capo e sorridendo malinconicamente . - Ti par egli possibile che un burattino , alto appena un metro , come sei tu , possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle ? - Provatevi e vedrete ! A ogni modo , se sarà scritto in cielo che dobbiamo morire , avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme . E senza dir altro , Pinocchio prese in mano la candela , e andando avanti per far lume , disse al suo babbo : - Venite dietro a me , e non abbiate paura . E così camminarono un bel pezzo , e traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del Pesce - cane . Ma giunti che furono al punto dove cominciava la gran gola del mostro , pensarono bene di fermarsi per dare un ' occhiata e cogliere il momento opportuno alla fuga . Ora bisogna sapere che il Pesce - cane , essendo molto vecchio e soffrendo d ' asma e di palpitazione di cuore , era costretto a dormir a bocca aperta : per cui Pinocchio , affacciandosi al principio della gola e guardando in su , poté vedere al di fuori di quell ' enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna . - Questo è il vero momento di scappare , - bisbigliò allora voltandosi al suo babbo . - Il Pescecane dorme come un ghiro : il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno . Venite dunque , babbino , dietro a me e fra poco saremo salvi . Detto fatto , salirono su per la gola del mostro marino , e arrivati in quell ' immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua ; una lingua così larga e così lunga , che pareva il viottolone d ' un giardino . E già stavano lì lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare , quando , sul più bello , il Pesce - cane starnutì , e nello starnutire , dette uno scossone così violento , che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all ' indietro e scaraventati novamente in fondo allo stomaco del mostro . Nel grand ' urto della caduta la candela si spense , e padre e figliuolo rimasero al buio . - E ora ? ... - domandò Pinocchio facendosi serio . - Ora ragazzo mio , siamo bell ' e perduti . - Perché perduti ? Datemi la mano , babbino , e badate di non sdrucciolare ! ... - Dove mi conduci ? - Dobbiamo ritentare la fuga . Venite con me e non abbiate paura . Ciò detto , Pinocchio prese il suo babbo per la mano : e camminando sempre in punta di piedi , risalirono insieme su per la gola del mostro : poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti . Prima però di fare il gran salto , il burattino disse al suo babbo : - Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte . Al resto ci penso io . Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo , Pinocchio , sicurissimo del fatto suo , si gettò nell ' acqua e cominciò a nuotare . Il mare era tranquillo come un olio : la luna splendeva in tutto il suo chiarore e il Pesce - cane seguitava a dormire di un sonno così profondo , che non l ' avrebbe svegliato nemmeno una cannonata . Finalmente Pinocchio cessa d ' essere un burattino e diventa un ragazzo . Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia , si accorse che il suo babbo , il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nell ' acqua , tremava fitto fitto , come se al pover ' uomo gli battesse la febbre terzana . Tremava di freddo o di paura ? Chi lo sa ? Forse un po ' dell ' uno e un po ' dell ' altro . Ma Pinocchio , credendo che quel tremito fosse di paura , gli disse per confortarlo : - Coraggio babbo ! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi . - Ma dov ' è questa spiaggia benedetta ? - domandò il vecchietto diventando sempre più inquieto , e appuntando gli occhi , come fanno i sarti quando infilano l ' ago . - Eccomi qui , che guardo da tutte le parti , e non vedo altro che cielo e mare . - Ma io vedo anche la spiaggia , - disse il burattino . - Per vostra regola io sono come i gatti : ci vedo meglio di notte che di giorno . Il povero Pinocchio faceva finta di essere di buonumore : ma invece ... Invece cominciava a scoraggiarsi : le forze gli scemavano , il suo respiro diventava grosso e affannoso ... insomma non ne poteva più , la spiaggia era sempre lontana . Nuotò finché ebbe fiato : poi si voltò col capo verso Geppetto , e disse con parole interrotte : - Babbo mio , aiutatemi ... perché io muoio ! E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare , quando udirono una voce di chitarra scordata che disse : - Chi è che muore ? - Sono io e il mio povero babbo ! ... - Questa voce la riconosco ! Tu sei Pinocchio ! ... - Preciso : e tu ? - Io sono il Tonno , il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce - cane . - E come hai fatto a scappare ? - Ho imitato il tuo esempio . Tu sei quello che mi hai insegnato la strada , e dopo te , sono fuggito anch ' io . - Tonno mio , tu capiti proprio a tempo ! Ti prego per l ' amor che porti ai Tonnini tuoi figliuoli : aiutaci , o siamo perduti . - Volentieri e con tutto il cuore . Attaccatevi tutt ' e due alla mia coda , e lasciatevi guidare . In quattro minuti vi condurrò alla riva . Geppetto e Pinocchio , come potete immaginarvelo accettarono subito l ' invito : ma invece di attaccarsi alla coda , giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno . - Siamo troppo pesi ? ... - gli domandò Pinocchio . - Pesi ? Neanche per ombra ; mi par di avere addosso due gusci di conchiglia , - rispose il Tonno , il quale era di una corporatura così grossa e robusta , da parere un vitello di due anni . Giunti alla riva , Pinocchio saltò a terra il primo , per aiutare il suo babbo a fare altrettanto ; poi si voltò al Tonno , e con voce commossa gli disse : - Amico mio , tu hai salvato il mio babbo ! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza ! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna ! ... Il Tonno cacciò il muso fuori dall ' acqua , e Pinocchio , piegandosi coi ginocchi a terra , gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca . A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza , il povero Tonno , che non c ' era avvezzo , si sentì talmente commosso , che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino , ricacciò il capo sott ' acqua e sparì . Intanto s ' era fatto giorno . Allora Pinocchio , offrendo il suo braccio a Geppetto , che aveva appena il fiato di reggersi in piedi , gli disse : - Appoggiatevi pure al mio braccio , caro babbino , e andiamo . Cammineremo pian pianino come le formicole , e quando saremo stanchi ci riposeremo lungo la via . - E dove dobbiamo andare ? - domandò Geppetto . - In cerca di una casa o d ' una capanna , dove ci diano per carità un boccon di pane e un po ' di paglia che ci serva da letto . Non avevano ancora fatti cento passi , che videro seduti sul ciglione della strada due brutti ceffi , i quali stavano lì in atto di chiedere l ' elemosina . Erano il Gatto e la Volpe : ma non si riconoscevano più da quelli d ' una volta . Figuratevi che il Gatto , a furia di fingersi cieco , aveva finito coll ' accecare davvero : e la Volpe invecchiata , intignata e tutta perduta da una parte , non aveva più nemmeno la coda . Così è . Quella trista ladracchiola , caduta nella più squallida miseria , si trovò costretta un bel giorno a vendere perfino la sua bellissima coda a un merciaio ambulante , che la comprò per farsene uno scacciamosche . - O Pinocchio , - gridò la Volpe con voce di piagnisteo , - fai un po ' di carità a questi due poveri infermi . - Infermi ! - ripetè il Gatto . - Addio , mascherine ! - rispose il burattino . - Mi avete ingannato una volta , e ora non mi ripigliate più . - Credilo , Pinocchio , che oggi siamo poveri e disgraziati davvero ! - Davvero ! - ripetè il Gatto . - Se siete poveri , ve lo meritate . Ricordatevi del proverbio che dice : " I quattrini rubati non fanno mai frutto " . Addio , mascherine ! - Abbi compassione di noi ! ... - Di noi ! ... - Addio , mascherine ! Ricordatevi del proverbio che dice : " La farina del diavolo va tutta in crusca " . - Non ci abbandonare ! ... - ... are ! - ripetè il Gatto . - Addio , mascherine ! Ricordatevi del proverbio che dice : " Chi ruba il mantello al suo prossimo , per il solito muore senza camicia " . E così dicendo , Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada : finché , fatti altri cento passi , videro in fondo a una viottola in mezzo ai campi una bella capanna tutta di paglia , e col tetto coperto d ' embrici e di mattoni . - Quella capanna dev ' essere abitata da qualcuno , - disse Pinocchio . - Andiamo là e bussiamo . Difatti andarono , e bussarono alla porta . - Chi è ? - disse una vocina di dentro . - Siamo un povero babbo e un povero figliuolo , senza pane e senza tetto , - rispose il burattino . - Girate la chiave , e la porta si aprirà , - disse la solita vocina . Pinocchio girò la chiave , e la porta si apri . Appena entrati dentro , guardarono di qua , guardarono di là , e non videro nessuno . - O il padrone della capanna dov ' è ? - disse Pinocchio maravigliato . - Eccomi quassù ! Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto , e videro sopra un travicello il Grillo - parlante : - Oh ! mio caro Grillino , - disse Pinocchio salutandolo garbatamente . - Ora mi chiami il " tuo caro Grillino " , non è vero ? Ma ti rammenti di quando , per scacciarmi di casa tua , mi tirasti un martello di legno ? ... - Hai ragione , Grillino ! Scaccia anche me ... tira anche a me un martello di legno : ma abbi pietà del mio povero babbo ... - Io avrò pietà del babbo e anche del figliuolo : ma ho voluto rammentarti il brutto garbo ricevuto , per insegnarti che in questo mondo , quando si può , bisogna mostrarsi cortesi con tutti , se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno . - Hai ragione , Grillino , hai ragione da vendere e io terrò a mente la lezione che mi hai data . Ma mi dici come hai fatto a comprarti questa bella capanna ? - Questa capanna mi è stata regalata ieri da una graziosa capra , che aveva la lana d ' un bellissimo colore turchino . - E la capra dov ' è andata ? - - Non lo so . - E quando ritornerà ? ... - domandò Pinocchio , con vivissima curiosità . - Non ritornerà mai . Ieri è partita tutta afflitta , e , belando , pareva che dicesse : " Povero Pinocchio ... oramai non lo rivedrò più ... il Pesce - cane a quest ' ora l ' avrà bell ' e divorato !..." . - Ha detto proprio così ? ... Dunque era lei ! ... Era lei ! ... era la mia cara Fatina ! ... - cominciò a urlare Pinocchio , singhiozzando e piangendo dirottamente . Quand ' ebbe pianto ben bene , si rasciugò gli occhi e , preparato un buon lettino di paglia , vi distese sopra il vecchio Geppetto . Poi domandò al Grillo - parlante : - Dimmi , Grillino : dove potrei trovare un bicchiere di latte per il mio povero babbo ? - Tre campi distante di qui c ' è l ' ortolano Giangio , che tiene le mucche . Và da lui e troverai il latte , che cerchi . Pinocchio andò di corsa a casa dell ' ortolano Giangio ; ma l ' ortoiano gli disse : - Quanto ne vuoi del latte ? - Ne voglio un bicchiere pieno . - Un bicchiere di latte costa un soldo . Comincia intanto dal darmi il soldo . - Non ho nemmeno un centesimo , - rispose Pinocchio tutto mortificato e dolente . - Male , burattino mio , - replicò l ' ortolano . - Se tu non hai nemmeno un centesimo , io non ho nemmeno un dito di latte . - Pazienza ! - disse Pinocchio e fece l ' atto di andarsene . - Aspetta un po ' , - disse Giangio . - Fra te e me ci possiamo accomodare . Vuoi adattarti a girare il bindolo ? - Che cos ' è il bindolo ? - Gli è quell ' ordigno di legno , che serve a tirar su l ' acqua dalla cisterna , per annaffiare gli ortaggi . - Mi proverò ... - Dunque , tirami su cento secchie d ' acqua e io ti regalerò in compenso un bicchiere di latte . - Sta bene . Giangio condusse il burattino nell ' orto e gl ' insegnò la maniera di girare il bindolo . Pinocchio si pose subito al lavoro ; ma prima di aver tirato su le cento secchie d ' acqua , era tutto grondante di sudore dalla testa ai piedi . Una fatica a quel modo non l ' aveva durata mai . - Finora questa fatica di girare il bindolo , - disse l ' ortolano , - l ' ho fatta fare al mio ciuchino : ma oggi quel povero animale è in fin di vita . - Mi menate a vederlo ? - disse Pinocchio . - Volentieri . Appena che Pinocchio fu entrato nella stalla vide un bel ciuchino disteso sulla paglia , rifinito dalla fame e dal troppo lavoro . Quando l ' ebbe guardato fisso fisso , disse dentro di sé , turbandosi : - Eppure quel ciuchino lo conosco ! Non mi è fisonomia nuova ! E chinatosi fino a lui , gli domandò in dialetto asinino : - Chi sei ? A questa domanda , il ciuchino apri gli occhi moribondi , e rispose balbettando nel medesimo dialetto : - Sono Lu ... ci ... gno ... lo . E dopo richiuse gli occhi e spirò . - Oh ! povero Lucignolo ! - disse Pinocchio a mezza voce : e presa una manciata di paglia , si rasciugò una lacrima che gli colava giù per il viso . - Ti commovi tanto per un asino che non ti costa nulla ? - disse l ' ortolano . - Che cosa dovrei far io che lo comprai a quattrini contanti ? - Vi dirò ... era un mio amico ! ... - Tuo amico ? - Un mio compagno di scuola ! ... - Come ? ! - urlò Giangio dando in una gran risata . - Come ? ! avevi dei somari per compagni di scuola ! ... Figuriamoci i belli studi che devi aver fatto ! ... Il burattino , sentendosi mortificato da quelle parole , non rispose : ma prese il suo bicchiere di latte quasi caldo , e se ne tornò alla capanna . E da quel giorno in poi , continuò più di cinque mesi a levarsi ogni mattina , prima dell ' alba , per andare a girare il bindolo , e guadagnare così quel bicchiere di latte , che faceva tanto bene alla salute cagionosa del suo babbo . Né si contentò di questo : perché a tempo avanzato , imparò a fabbricare anche i canestri e i panieri di giunco : e coi quattrini che ne ricavava , provvedeva con moltissimo giudizio a tutte le spese giornaliere . Fra le altre cose , costruì da sé stesso un elegante carrettino per condurre a spasso il suo babbo alle belle giornate , e per fargli prendere una boccata d ' aria . Nelle veglie poi della sera , si esercitava a leggere e a scrivere . Aveva comprato nel vicino paese per pochi centesimi un grosso libro , al quale mancavano il frontespizio e l ' indice , e con quello faceva la sua lettura . Quanto allo scrivere , si serviva di un fuscello temperato a uso penna ; e non avendo né calamaio né inchiostro , lo intingeva in una boccettina ripiena di sugo di more e di ciliege . Fatto sta , che con la sua buona volontà d ' ingegnarsi , di lavorare e di tirarsi avanti , non solo era riuscito a mantenere quasi agiatamente il suo genitore sempre malaticcio , ma per di più aveva potuto mettere da parte anche quaranta soldi per comprarsi un vestitino nuovo . Una mattina disse a suo padre : - Vado qui al mercato vicino , a comprarmi una giacchettina , un berrettino e un paio di scarpe . Quando tornerò a casa , - soggiunse ridendo , - sarò vestito così bene , che mi scambierete per un gran signore . E uscito di casa , cominciò a correre tutto allegro e contento . Quando a un tratto sentì chiamarsi per nome : e voltandosi , vide una bella Lumaca che sbucava fuori della siepe . - Non mi riconosci ? - disse la Lumaca . - Mi pare e non mi pare ... - Non ti ricordi di quella Lumaca , che stava per cameriera con la Fata dai capelli turchini ? Non ti rammenti di quella volta , quando scesi a farti lume e che tu rimanesti con un piede confitto nell ' uscio di casa ? - Mi rammento di tutto , - gridò Pinocchio . - Rispondimi subito , Lumachina bella : dove hai lasciato la mia buona Fata ? Che fa ? Mi ha perdonato ? Si ricorda sempre di me ? Mi vuol sempre bene ? E ' molto lontana da qui ? Potrei andare a trovarla ? A tutte queste domande fatte precipitosamente e senza ripigliar fiato , la Lumaca rispose con la sua solita flemma : - Pinocchio mio ! La povera Fata giace in un fondo di letto allo spedale ! ... - Allo spedale ? ... - Pur troppo ! Colpita da mille disgrazie , si è gravemente ammalata e non ha più da comprarsi un boccon di pane . - Davvero ? ... Oh ! Che gran dolore che mi hai dato ! Oh ! povera Fatina ! Povera Fatina ! Povera Fatina ! ... Se avessi un milione , correrei a portarglielo ... Ma io non ho che quaranta soldi ... eccoli qui : andavo giusto a comprarmi un vestito nuovo . Prendili , Lumaca , e và a portarli subito alla mia buona Fata . - E il tuo vestito nuovo ? ... - Che m ' importa del vestito nuovo ? Venderei anche questi cenci che ho addosso , per poterla aiutare ! Và , Lumaca , spicciati : e fra due giorni ritorna qui , che spero di poterti dare qualche altro soldo . Finora ho lavorato per mantenere il mio babbo : da oggi in là , lavorerò cinque ore di più per mantenere anche la mia buona mamma . Addio , Lumaca , e fra due giorni ti aspetto . La Lumaca , contro il suo costume , cominciò a correre come una lucertola nei grandi solleoni d ' agosto . Quando Pinocchio tornò a casa , il suo babbo gli domandò : - E il vestito nuovo ? - Non m ' è stato possibile di trovarne uno che mi tornasse bene . Pazienza ! ... Lo comprerò un ' altra volta . Quella sera Pinocchio , invece di vegliare fino alle dieci , vegliò fino alla mezzanotte suonata ; e invece di far otto canestre di giunco ne fece sedici . Poi andò a letto e si addormentò . E nel dormire , gli parve di vedere in sogno la Fata , tutta bella e sorridente , la quale , dopo avergli dato un bacio , gli disse così . - Bravo Pinocchio ! In grazia del tuo buon cuore , io ti perdono tutte le monellerie che hai fatto fino a oggi . I ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro infermità , meritano sempre gran lode e grande affetto , anche se non possono esser citati come modelli d ' ubbidienza e di buona condotta . Metti giudizio per l ' avvenire , e sarai felice . A questo punto il sogno finì , e Pinocchio si svegliò con tanto d ' occhi spalancati . Ora immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando , svegliandosi , si accorse che non era più un burattino di legno : ma che era diventato , invece , un ragazzo come tutti gli altri . Dette un ' occhiata all ' intorno e invece delle solite pareti di paglia della capanna , vide una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante . Saltando giù dal letto , trovò preparato un bel vestiario nuovo , un berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle , che gli tornavano una vera pittura . Appena si fu vestito gli venne fatto naturalmente di mettere la mani nelle tasche e tirò fuori un piccolo portamonete d ' avorio , sul quale erano scritte queste parole : " La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore " . Aperto il portamonete , invece dei quaranta soldi di rame , vi luccicavano quaranta zecchini d ' oro , tutti nuovi di zecca . Dopo andò a guardarsi allo specchio , e gli parve d ' essere un altro . Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno , ma vide l ' immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni , cogli occhi celesti e con un ' aria allegra e festosa come una pasqua di rose . In mezzo a tutte queste meraviglie , che si succedevano le une alle altre , Pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti . - E il mio babbo dov ' è ? - gridò tutt ' a un tratto : ed entrato nella stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano , arzillo e di buonumore , come una volta , il quale , avendo ripreso subito la sua professione d ' intagliatore in legno , stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami , di fiori e di testine di diversi animali . - Levatemi una curiosità , babbino : ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso ? - gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci . - Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo , - disse Geppetto . - Perché merito mio ? ... - Perché quando i ragazzi , di cattivi diventano buoni , hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche all ' interno delle loro famiglie . - E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto ? - Eccolo là , - rispose Geppetto ; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola , col capo girato sur una parte , con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo , da parere un miracolo se stava ritto . Pinocchio si voltò a guardarlo ; e dopo che l ' ebbe guardato un poco , disse dentro di sé con grandissima compiacenza : - Com ' ero buffo , quand ' ero un burattino ! ... e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene ! ...