Narrativa ,
LA
VITA
NUDA
...
Un
morto
,
che
pure
è
morto
,
caro
mio
,
vuole
anche
lui
la
sua
casa
.
E
se
è
un
morto
per
bene
,
bella
la
vuole
;
e
ha
ragione
!
Da
starci
comodo
,
e
di
marmo
la
vuole
,
e
decorata
anche
.
E
se
poi
è
un
morto
che
può
spendere
,
la
vuole
anche
con
qualche
profonda
...
come
si
dice
?
allegoria
,
già
!
,
con
qualche
profonda
allegoria
d
'
un
grande
scultore
come
me
:
una
bella
lapide
latina
:
HIC
JACET
...
chi
fu
,
chi
non
fu
...
un
bel
giardinetto
attorno
,
con
l
'
insalatina
e
tutto
,
e
una
bella
cancellata
a
riparo
dei
cani
e
dei
...
-
M
'
hai
seccato
!
-
urlò
,
voltandosi
tutt
'
acceso
e
in
sudore
,
Costantino
Pogliani
.
Ciro
Colli
levò
la
testa
dal
petto
,
con
la
barbetta
a
punta
ridotta
ormai
un
gancio
,
a
furia
di
torcersela
;
stette
un
pezzo
a
sbirciar
l
'
amico
di
sotto
al
cappelluccio
a
pan
di
zucchero
calato
sul
naso
,
e
con
placidissima
convinzione
disse
,
quasi
posando
la
parola
:
-
Asino
.
-
Là
.
Stava
seduto
su
la
schiena
;
le
gambe
lunghe
distese
,
una
qua
,
una
là
,
sul
tappetino
che
il
Pogliani
aveva
già
bastonato
ben
bene
e
messo
in
ordine
innanzi
al
canapè
.
Si
struggeva
dalla
stizza
il
Pogliani
nel
vederlo
sdrajato
lì
,
mentr
'
egli
s
'
affannava
tanto
a
rassettar
lo
studio
,
disponendo
i
gessi
in
modo
che
facessero
bella
figura
,
buttando
indietro
i
bozzettacci
ingialliti
e
polverosi
,
che
gli
eran
ritornati
sconfitti
dai
concorsi
,
portando
avanti
con
precauzione
i
cavalletti
coi
lavori
che
avrebbe
potuto
mostrare
,
nascosti
ora
da
pezze
bagnate
.
E
sbuffava
.
-
Insomma
,
te
ne
vai
,
sì
o
no
?
-
No
.
-
Non
mi
sedere
lì
sul
pulito
,
almeno
,
santo
Dio
!
Come
te
lo
devo
dire
che
aspetto
certe
signore
?
-
Non
ci
credo
.
-
Ecco
qua
la
lettera
.
Guarda
!
L
'
ho
ricevuta
ieri
dal
commendator
Seralli
:
Egregio
amico
,
La
avverto
che
domattina
,
verso
le
undici
...
-
Sono
già
le
undici
?
-
Passate
!
-
Non
ci
credo
.
Seguita
!
-
...
verranno
a
trovarla
,
indirizzate
da
me
,
la
signora
Con
...
Come
dice
qua
?
-
Confucio
.
-
Cont
...
o
Consalvi
,
non
si
legge
bene
,
e
la
figliuola
,
le
quali
hanno
bisogno
dell
'
opera
sua
.
Sicuro
che
....
ecc
.
ecc
.
-
Non
te
la
sei
scritta
da
te
,
codesta
lettera
?
-
domandò
Ciro
Colli
,
riabbassando
la
testa
sul
petto
.
-
Imbecille
!
-
esclamò
,
gemette
quasi
,
il
Pogliani
che
,
nell
'
esasperazione
,
non
sapeva
più
se
piangere
o
ridere
.
Il
Colli
alzò
un
dito
e
fece
segno
di
no
.
-
Non
me
lo
dire
.
Me
n
'
ho
per
male
.
Perché
,
se
fosse
imbecille
,
ma
sai
che
personcina
per
la
quale
sare
io
?
Guarderei
la
gente
come
per
compassione
.
Ben
vestito
,
ben
calzato
,
con
una
bella
cravatta
elioprò
...
eliotrò
...
come
si
dice
?
...
tropio
,
e
il
panciotto
di
velluto
nero
come
il
tuo
...
Ah
,
quanto
mi
piacerei
col
panciotto
di
velluto
come
il
tuo
,
scannato
miserabile
che
non
sono
altro
!
Senti
.
Facciamo
così
,
per
il
tuo
bene
.
Se
è
vero
che
codeste
signore
Confucio
debbono
venire
rimettiamo
in
disordine
lo
studio
,
o
si
faranno
un
pessimo
concetto
di
te
.
Sarebbe
meglio
che
ti
trovassero
anche
intento
al
lavoro
,
col
sudore
...
come
si
dice
?
col
pane
...
insomma
col
sudore
del
pane
della
tua
fronte
.
Piglia
un
bel
tocco
di
creta
,
schiaffalo
su
un
cavalletto
e
comincia
alla
brava
un
bozzettuccio
di
me
così
sdrajato
.
Lo
intitolerai
Lottando
,
e
vedrai
che
te
lo
comprano
subito
per
la
Galleria
Nazionale
.
Ho
le
scarpe
...
sì
,
non
tanto
nuove
;
ma
tu
,
se
vuoi
,
puoi
farmele
nuovissime
,
perché
come
scultore
,
non
te
lo
dico
per
adularti
,
sei
un
bravo
calzolajo
...
Costantino
Pogliani
,
intento
ad
appendere
alla
parete
certi
cartoni
,
non
gli
badava
più
.
Per
lui
,
il
Colli
era
un
disgraziato
fuori
della
vita
,
ostinato
superstite
d
'
un
tempo
già
tramontato
,
d
'
una
moda
già
smessa
tra
gli
artisti
;
sciamannato
,
inculto
,
noncurante
e
con
l
'
ozio
ormai
incarognito
nelle
ossa
.
Peccato
veramente
,
perché
poi
,
quand
'
era
in
tempera
di
lavorare
,
poteva
dar
punti
ai
migliori
.
E
lui
,
il
Pogliani
,
ne
sapeva
qualche
cosa
,
ché
tante
volte
,
lì
nello
studio
,
con
due
tocchi
di
pollice
impressi
con
energica
sprezzatura
s
'
era
veduto
metter
su
d
'
un
tratto
qualche
bozzetto
che
gli
cascava
dallo
stento
.
Ma
avrebbe
dovuto
studiare
,
almeno
un
po
'
di
storia
dell
'
arte
,
ecco
;
regolar
la
propria
vita
;
aver
un
po
'
di
cura
della
persona
:
così
cascante
di
noja
e
con
tutta
quella
trucia
addosso
,
era
inaccostabile
,
via
!
Lui
,
il
Pogliani
...
ma
già
lui
aveva
fatto
finanche
due
anni
d
'
università
,
e
poi
...
signore
,
campava
sul
suo
...
si
vedeva
...
Due
discreti
picchi
alla
porta
lo
fecero
saltare
dallo
sgabello
su
cui
era
montato
per
appendere
i
cartoni
.
-
Eccole
!
E
adesso
?
-
disse
al
Colli
,
mostrandogli
le
pugna
.
-
Loro
entrano
e
io
me
ne
esco
,
-
rispose
il
Colli
senza
levarsi
.
-
Ne
stai
facendo
un
caso
pontificale
!
Del
resto
,
potresti
anche
presentarmi
,
pezzo
d
'
egoista
!
Costantino
Pogliani
corse
ad
aprir
la
porta
,
rassettandosi
su
la
fronte
il
bel
ciuffo
biondo
riccioluto
.
Prima
entrò
la
signora
Consalvi
,
poi
la
figliuola
:
questa
,
in
gramaglie
,
col
volto
nascosto
da
un
fitto
velo
di
crespo
e
con
in
mano
un
lungo
rotolo
di
carta
;
quella
,
vestita
d
'
un
bell
'
abito
grigio
chiaro
,
che
le
stava
a
pennello
su
la
persona
formosa
.
Grigio
l
'
abito
,
grigi
i
capelli
,
giovanilmente
acconciati
sotto
un
grazioso
cappellino
tutto
contesto
di
violette
.
La
signora
Consalvi
dava
a
veder
chiaramente
che
si
sapeva
ancor
fresca
e
bella
,
a
dispetto
dell
'
età
.
Poco
dopo
,
sollevando
il
crespo
sul
cappello
,
non
meno
bella
si
rivelò
la
figliuola
,
quantunque
pallida
e
dimessa
nel
chiuso
cordoglio
.
Dopo
i
primi
convenevoli
,
il
Pogliani
si
vide
costretto
a
presentare
il
Colli
che
era
rimasto
lì
con
le
mani
in
tasca
,
e
mezza
sigaretta
spenta
in
bocca
,
il
cappelluccio
ancora
sul
naso
;
e
non
accennava
d
'
andarsene
.
-
Scultore
?
-
domandò
allora
la
signorina
Consalvi
invermigliandosi
d
'
un
subito
per
la
sorpresa
:
-
Colli
...
Ciro
?
-
Codicillo
,
già
!
-
disse
questi
impostandosi
su
l
'
attenti
,
togliendosi
il
cappelluccio
e
scoprendo
le
folte
ciglia
giunte
e
gli
occhi
accostati
al
naso
.
-
Scultore
?
perché
no
?
Anche
scultore
.
-
Ma
mi
avevano
detto
,
-
riprese
,
impacciata
,
contrariata
,
la
signorina
Consalvi
,
-
che
lei
non
stava
più
a
Roma
...
-
Ecco
...
già
!
io
...
come
si
dice
?
Passeggio
,
-
rispose
il
Colli
.
-
Passeggio
per
il
mondo
,
signorina
.
Stavo
prima
ozioso
fisso
a
Roma
,
perché
avevo
vinto
la
cuccagna
:
il
Pensionato
.
Poi
...
La
signorina
Consalvi
guardò
la
madre
che
rideva
,
e
disse
:
-
Come
si
fa
?
-
Debbo
andar
via
?
-
domandò
il
Colli
.
-
No
,
no
,
al
contrario
,
-
s
'
affrettò
a
rispondere
la
signorina
.
-
La
prego
anzi
di
rimanere
,
perché
...
-
Combinazioni
!
-
esclamò
la
madre
;
poi
,
rivolgendosi
al
Pogliani
:
-
Ma
si
rimedierà
in
qualche
modo
...
Loro
sono
amici
,
non
è
vero
?
-
Amicissimi
,
-
rispose
subito
il
Pogliani
.
E
il
Colli
:
-
Mi
voleva
cacciar
via
a
pedate
un
momento
fa
,
si
figuri
!
-
E
sta
'
zitto
!
-
gli
diede
su
la
voce
il
Pogliani
.
-
Prego
,
signore
mie
,
s
'
accomodino
.
Di
che
si
tratta
?
-
Ecco
,
-
cominciò
la
signora
Consalvi
,
sedendo
.
-
La
mia
povera
figliuola
ha
avuto
la
sciagura
di
perdere
improvvisamente
il
fidanzato
.
-
Ah
sì
?
-
Oh
!
-
Terribile
.
Proprio
alla
vigilia
delle
nozze
,
si
figurino
!
Per
un
accidente
di
caccia
.
Forse
l
'
avranno
letto
su
i
giornali
.
Giulio
Sorini
.
-
Ah
,
Sorini
,
già
!
-
disse
il
Pogliani
.
-
Che
gli
esplose
il
fucile
?
-
Su
i
primi
del
mese
scorso
...
cioè
,
no
...
l
'
altro
...
insomma
,
fanno
ora
tre
mesi
.
Il
poverino
era
un
po
'
nostro
parente
:
figlio
d
'
un
mio
cugino
che
se
n
'
andò
in
America
dopo
la
morte
della
moglie
.
Ora
,
ecco
,
Giulietta
(
perché
si
chiama
Giulia
anche
lei
)
...
Un
bell
'
inchino
da
parte
del
Pogliani
.
-
Giulietta
,
-
seguitò
la
madre
,
-
avrebbe
pensato
d
'
innalzare
un
monumento
nel
Verano
alla
memoria
del
fidanzato
,
che
si
trova
provvisoriamente
in
un
loculo
riservato
;
e
avrebbe
pensato
di
farlo
in
un
certo
modo
...
Perché
lei
,
mia
figlia
,
ha
avuto
sempre
veramente
una
grande
passione
per
il
disegno
.
-
No
...
così
...
-
interruppe
,
timida
,
con
gli
occhi
bassi
,
la
signorina
in
gramaglie
.
-
Per
passatempo
,
ecco
..
-
Scusa
,
se
il
povero
Giulio
voleva
anzi
che
prendessi
lezioni
...
-
Mamma
,
ti
prego
...
-
insisté
la
signorina
.
-
Io
ho
veduto
in
una
rivista
illustrata
il
disegno
del
monumento
funerario
del
signore
qua
...
del
signor
Colli
,
che
mi
è
molto
piaciuto
,
e
...
-
Ecco
,
già
,
-
appoggiò
la
madre
,
per
venire
in
ajuto
alla
figliuola
che
si
smarriva
.
-
Però
,
-
soggiunse
questa
,
-
con
qualche
modificazione
l
'
avrei
pensato
io
...
-
Scusi
,
qual
è
?
-
domandò
il
Colli
.
-
Ne
ho
fatti
parecchi
,
io
,
di
questi
disegni
,
con
la
speranza
di
avere
almeno
qualche
commissione
dai
morti
,
visto
che
i
vivi
...
-
Lei
,
scusi
,
signorina
,
-
interloquì
il
Pogliani
,
un
po
'
piccato
nel
vedersi
messo
così
da
parte
,
-
ha
ideato
un
monumento
su
qualche
disegno
del
mio
amico
?
-
No
,
proprio
uguale
,
no
...
ecco
,
-
rispose
vivacemente
la
signorina
.
-
Il
disegno
del
signor
Colli
rappresenta
la
Morte
che
attira
la
Vita
,
se
non
sbaglio
...
-
Ah
,
ho
capito
!
-
esclamò
il
Colli
.
-
Uno
scheletro
col
lenzuolo
,
è
vero
?
che
s
'
indovina
appena
,
rigido
,
tra
le
pieghe
,
e
ghermisce
la
Vita
,
un
bel
tocco
di
figliuola
che
non
ne
vuol
sapere
...
Sì
,
sì
...
Bellissimo
!
Magnifico
!
Ho
capito
.
La
signora
Consalvi
non
poté
tenersi
di
ridere
di
nuovo
,
ammirando
la
sfacciataggine
di
quel
bel
tipo
.
-
Modesto
,
sa
?
-
disse
il
Pogliani
alla
signora
.
-
Genere
particolare
.
-
Su
,
Giulia
,
-
fece
la
signora
Consalvi
levandosi
.
-
Forse
è
meglio
che
tu
faccia
vedere
senz
'
altro
il
disegno
.
-
Aspetta
,
mamma
.
-
pregò
la
signorina
.
-
È
bene
spiegarsi
prima
con
il
signor
Pogliani
,
francamente
.
Quando
mi
nacque
l
'
idea
del
monumento
,
devo
confessare
che
pensai
subito
al
signor
Colli
.
Sì
.
Per
via
di
quel
disegno
.
Ma
mi
dissero
,
ripeto
,
che
Lei
non
stava
più
a
Roma
.
Allora
m
'
ingegnai
d
'
adattare
da
me
il
suo
disegno
all
'
idea
al
sentimento
mio
,
a
trasformarlo
cioè
in
modo
che
potesse
rappresentare
il
mio
caso
e
il
proposito
mio
.
Mi
spiego
?
-
A
meraviglia
!
-
approvò
il
Pogliani
.
-
Lasciai
,
-
seguitò
la
signorina
,
-
le
due
figurazioni
della
Morte
e
della
Vita
,
ma
togliendo
affatto
la
violenza
dell
'
aggressione
,
ecco
.
La
Morte
non
ghermisce
più
la
Vita
,
ma
questa
anzi
,
volentieri
,
rassegnata
al
destino
,
si
sposa
alla
Morte
.
-
Si
sposa
?
-
fece
il
Pogliani
,
frastornato
.
-
Alla
Morte
!
-
gli
gridò
il
Coli
.
-
Lascia
dire
!
-
Alla
Morte
,
-
ripeté
con
un
modesto
sorriso
la
signorina
.
-
E
ho
voluto
anzi
rappresentare
chiaramente
il
simbolo
delle
nozze
.
Lo
scheletro
sta
rigido
,
come
lo
ha
disegnato
il
signor
Colli
,
ma
di
tra
le
pieghe
del
funebre
paludamento
vien
fuori
,
appena
,
una
mano
che
regge
l
'
anello
nuziale
.
La
Vita
,
in
atto
modesto
e
dimesso
,
si
stringe
accanto
allo
scheletro
e
tende
la
mano
a
ricevere
quell
'
anello
.
-
Bellissimo
!
Magnifico
!
Lo
vedo
!
-
proruppe
allora
il
Colli
.
-
Questa
è
un
'
altra
idea
!
stupenda
!
un
'
altra
cosa
,
diversissima
!
stupenda
!
L
'
anello
...
il
dito
...
Magnifico
!
-
Ecco
,
sì
,
-
soggiunse
la
signorina
,
invermigliandosi
di
nuovo
a
quella
lode
impetuosa
.
-
Credo
anch
'
io
che
sia
un
po
'
diversa
.
Ma
è
innegabile
che
ho
tratto
partito
dal
disegno
e
che
...
-
Ma
non
se
ne
faccia
scrupolo
!
-
esclamò
il
Colli
.
-
La
sua
idea
è
molto
più
bella
della
mia
,
ed
è
sua
!
Del
resto
,
la
mia
...
chi
sa
di
chi
era
!
La
signorina
Consalvi
alzò
le
spalle
e
abbassò
gli
occhi
.
-
Se
devo
dire
la
verità
,
-
interloquì
la
madre
,
scotendosi
,
-
lascio
fare
la
mia
figliuola
,
ma
a
me
l
'
idea
non
piace
per
nientissimo
affatto
.
-
Mamma
,
ti
prego
...
-
ripeté
la
figlia
;
poi
volgendosi
al
Pogliani
,
riprese
:
-
Ora
,
ecco
,
io
domandai
consiglio
al
commendator
Seralli
,
nostro
buon
amico
...
-
Che
doveva
fare
da
testimonio
alle
nozze
,
-
aggiunse
la
madre
,
sospirando
.
-
E
avendoci
il
commendatore
fatto
il
nome
di
lei
,
-
seguitò
l
'
altra
,
-
siamo
venute
per
...
-
No
,
no
,
scusi
,
signorina
,
-
s
'
affrettò
a
dire
il
Pogliani
.
-
Poiché
ha
trovato
qua
il
mio
amico
...
-
Oh
fa
'
il
piacere
!
Non
mi
seccare
!
-
proruppe
il
Colli
,
scrollandosi
furiosamente
e
avviandosi
per
uscire
.
Il
Pogliani
lo
trattenne
per
un
braccio
,
a
viva
forza
.
-
scusa
,
guarda
...
se
la
signorina
...
non
hai
inteso
?
s
'
è
rivolta
a
me
perché
ti
sapeva
fuori
di
Roma
...
-
Ma
se
ha
cambiato
tutto
!
-
esclamò
il
Colli
,
divincolandosi
.
-
Lasciami
!
Che
c
'
entro
più
io
?
È
venuta
qua
da
te
!
Scusi
,
signorina
;
scusi
,
signora
,
io
le
riverisco
...
-
Oh
sai
!
-
disse
il
Pogliani
,
risoluto
,
senza
lasciarlo
.
-
Io
non
lo
faccio
;
non
lo
farai
neanche
tu
,
e
non
lo
farà
nessuno
dei
due
...
-
Ma
,
scusino
...
insieme
?
-
propose
allora
la
madre
.
-
Non
potrebbero
insieme
?
-
Sono
dolente
d
'
aver
cagionato
...
-
si
provò
ad
aggiungere
la
signorina
.
-
Ma
no
!
-
dissero
a
un
tempo
il
Colli
e
il
Pogliani
.
Seguitò
il
Colli
:
-
Io
non
c
'
entro
più
per
nulla
,
signorina
!
E
poi
,
guardi
,
non
ho
più
studio
,
non
so
più
concluder
nulla
,
altro
che
di
dire
male
parole
a
tutti
quanti
...
Lei
deve
assolutamente
costringere
quest
'
imbecille
qua
...
-
È
inutile
,
sai
?
-
disse
il
Pogliani
.
-
O
insieme
,
come
propone
la
signora
,
o
io
non
accetto
.
-
Permette
,
signorina
?
-
fece
allora
il
Colli
,
stendendo
una
mano
verso
il
rotolo
di
carta
ch
'
ella
teneva
accanto
sul
canapè
.
-
Mi
muojo
dal
desiderio
di
veder
il
suo
disegno
.
Quando
l
'
avrò
veduto
...
-
Oh
,
non
s
'
immagini
nulla
di
straordinario
,
per
carità
!
-
premise
la
signorina
Consalvi
,
svolgendo
con
le
mani
tremolanti
il
rotolo
.
-
So
tenere
appena
la
matita
...
Ho
buttato
giù
quattro
segnacci
,
tanto
per
render
l
'
idea
...
ecco
...
-
Vestita
?
!
-
esclamò
subito
il
Colli
,
come
se
avesse
ricevuto
un
urtone
guardando
il
disegno
.
-
Come
...
vestita
?
-
domandò
,
timida
e
ansiosa
la
signorina
.
-
Ma
no
,
scusi
!
-
riprese
con
calore
il
Colli
.
-
Lei
ha
fatto
la
Vita
in
camicia
...
cioè
,
con
la
tunica
,
diciamo
!
Ma
no
,
nuda
,
nuda
,
nuda
!
la
Vita
dev
'
esser
nuda
,
signorina
mia
,
che
c
'
entra
!
-
Scusi
,
-
disse
con
gli
occhi
bassi
,
la
signorina
Consalvi
.
-
La
prego
di
guardar
più
attentamente
.
-
Ma
sì
,
vedo
,
-
replicò
con
maggior
vivacità
il
Colli
.
-
Lei
ha
voluto
raffigurarsi
qua
,
ha
voluto
fare
il
suo
ritratto
;
ma
lasciamo
andare
che
Lei
è
molto
più
bella
;
qua
siamo
nel
campo
...
nel
camposanto
dell
'
arte
,
scusi
!
e
questa
vuol
essere
la
Vita
che
si
sposa
alla
Morte
.
Ora
,
se
lo
scheletro
è
panneggiato
,
la
Vita
dev
'
esser
nuda
,
c
'
è
poco
da
dire
;
tutta
nuda
e
bellissima
,
signorina
,
per
compensare
col
contrasto
la
presenza
macabra
dello
scheletro
involto
!
Nuda
,
Pogliani
,
non
ti
pare
?
Nuda
,
è
vero
,
signora
?
Tutta
nuda
,
signorina
mia
!
Nudissima
,
dal
capo
alle
piante
!
Creda
pure
che
altrimenti
,
così
,
verrebbe
una
scena
da
ospedale
:
quello
col
lenzuolo
,
questa
con
l
'
accappatojo
...
Dobbiamo
fare
scultura
,
e
non
c
'
è
ragioni
che
tengano
!
-
No
,
no
,
scusi
,
-
disse
la
signorina
Consalvi
alzandosi
con
la
madre
.
-
Lei
avrà
forse
ragione
,
dal
lato
dell
'
arte
;
non
nego
,
ma
io
voglio
dire
qualche
cosa
,
che
soltanto
così
potrei
esprimere
.
Facendo
come
vorrebbe
Lei
,
dovrei
rinunciarvi
.
-
Ma
perché
,
scusi
?
perché
Lei
vede
qua
la
sua
persona
e
non
il
simbolo
,
ecco
!
Dire
che
sia
bello
,
scusi
,
non
si
potrebbe
dire
...
E
la
signorina
:
-
Niente
bello
,
lo
so
;
ma
appunto
come
dice
lei
,
non
il
simbolo
ho
voluto
rappresentare
,
ma
la
mia
persona
,
il
mio
caso
,
la
mia
intenzione
,
e
non
potrei
che
così
.
Penso
poi
anche
al
luogo
dove
il
monumento
dovrà
sorgere
...
Insomma
,
non
potei
transigere
.
Il
Colli
aprì
le
braccia
e
s
'
insaccò
nelle
spalle
.
-
Opinioni
!
-
O
piuttosto
,
-
corresse
la
signorina
con
un
dolce
,
mestissimo
sorriso
,
-
un
sentimento
da
rispettare
!
Stabilirono
che
i
due
amici
si
sarebbero
intesi
per
tutto
il
resto
col
commendator
Seralli
,
e
poco
dopo
la
signora
Consalvi
e
la
figliuola
in
gramaglie
tolsero
commiato
.
Ciro
Colli
-
due
passetti
-
trallarallèro
trallarallà
-
girò
sopra
un
calcagno
e
si
fregò
le
mani
.
Circa
una
settimana
dopo
,
Costantino
Pogliani
si
recò
in
casa
Consalvi
per
invitar
la
signorina
a
qualche
seduta
per
l
'
abbozzo
della
testa
.
Dal
commendator
Seralli
,
amico
molto
intimo
della
signora
Consalvi
,
aveva
saputo
che
il
Sorini
,
sopravvissuto
tre
giorni
allo
sciagurato
incidente
,
aveva
lasciato
alla
fidanzata
tutta
intera
la
cospicua
fortuna
ereditata
dal
padre
,
e
che
però
quel
monumento
doveva
esser
fatto
senza
badare
a
spese
.
Epuisé
s
'
era
dichiarato
il
commendator
Seralli
delle
cure
,
dei
pensieri
,
delle
noje
che
gli
eran
diluviati
da
quella
sciagura
;
noje
,
cure
,
pensieri
,
aggravati
dal
caratterino
un
po
'
...
emporté
,
voilà
,
della
signorina
Consalvi
la
quale
,
sì
,
poverina
,
meritava
veramente
compatimento
;
ma
pareva
,
buon
Dio
,
si
compiacesse
troppo
nel
rendersi
più
grave
la
pena
.
Oh
,
uno
choc
orribile
,
chi
diceva
di
no
?
un
vero
fulmine
a
ciel
sereno
!
E
tanto
buono
lui
,
il
Sorini
,
poveretto
!
Anche
un
bel
giovine
,
sì
.
E
innamoratissimo
!
La
avrebbe
resa
felice
senza
dubbio
,
quella
figliuola
.
E
forse
per
questo
era
morto
.
Pareva
anche
fosse
morto
e
fosse
stato
tanto
buono
per
accrescer
le
noje
del
commendator
Seralli
.
Ma
figurarsi
che
la
signorina
non
aveva
voluto
disfarsi
della
casa
,
che
egli
,
il
fidanzato
,
aveva
già
messa
su
di
tutto
punto
:
un
vero
nido
,
un
joli
rêve
de
luxe
et
de
bien
-
être
.
Ella
vi
aveva
portato
tutto
il
suo
bel
corredo
da
sposa
,
e
stava
lì
gran
parte
del
giorno
,
a
piangere
,
no
;
a
straziarsi
fantasticando
intorno
alla
sua
vita
di
sposina
così
miseramente
stroncata
...
arrachée
...
Difatti
il
Pogliani
non
trovò
in
casa
la
signorina
Consalvi
.
La
cameriera
gli
diede
l
'
indirizzo
della
casa
nuova
,
in
via
di
Porta
Pinciana
.
E
Costantino
Pogliani
,
andando
,
si
mise
a
pensare
all
'
angosciosa
,
amarissima
voluttà
che
doveva
provare
quella
povera
sposina
,
già
vedova
prima
che
maritata
,
pascendosi
nel
sogno
-
lì
quasi
attuato
-
d
'
una
vita
che
il
destino
non
aveva
voluto
farle
vivere
.
Tutti
quei
mobili
nuovi
,
scelti
chi
sa
con
quanta
cura
amorosa
da
entrambi
gli
sposini
,
e
festivamente
disposti
in
quella
casa
che
tra
pochi
giorni
doveva
essere
abitata
,
quanto
promesse
chiudevano
?
Riponi
in
uno
stipetto
un
desiderio
:
aprilo
:
vi
troverai
un
disinganno
.
Ma
lì
,
no
:
tutti
quegli
oggetti
avrebbero
custodito
,
con
le
dolci
lusinghe
,
i
desiderii
e
le
promesse
e
le
speranze
.
E
come
dovevano
esser
crudeli
gl
'
inviti
che
venivano
alla
sposina
da
quelle
cose
intatte
attorno
!
-
In
un
giorno
come
questo
!
-
sospirò
Costantino
Pogliani
.
Si
sentiva
già
nella
limpida
freschezza
dell
'
aria
l
'
alito
della
primavera
imminente
;
e
il
primo
tepore
del
sole
inebriava
.
Nella
casa
nuova
,
con
le
finestre
aperte
a
quel
sole
,
povera
signorina
Consalvi
,
chi
sa
che
sogni
e
che
strazio
!
La
trovò
che
disegnava
,
innanzi
a
un
cavalletto
,
il
ritratto
del
fidanzato
.
Con
molta
timidezza
lo
ritraeva
ingrandito
da
una
fotografia
di
piccolo
formato
,
mentre
la
madre
,
per
ingannare
il
tempo
,
leggeva
un
romanzo
francese
della
biblioteca
del
commendator
Seralli
.
Veramente
la
signorina
Consalvi
avrebbe
voluto
star
sola
lì
,
in
quel
suo
nido
mancato
.
La
presenza
della
madre
la
frastornava
.
Ma
questa
,
temendo
fra
sé
che
la
fanciulla
,
nell
'
esaltazione
,
si
lasciasse
andare
a
qualche
atto
di
romantica
disperazione
,
voleva
seguirla
e
star
lì
,
gonfiando
in
silenzio
e
sforzandosi
di
frenar
gli
sbuffi
per
quell
'
ostinato
capriccio
intollerabile
.
Rimasta
vedova
giovanissima
,
senza
assegnamenti
,
con
quell
'
unica
figliuola
,
la
signora
Consalvi
non
aveva
potuto
chiuder
le
porte
alla
vita
e
porvi
il
dolore
per
sentinella
come
ora
pareva
volesse
fare
la
figliuola
.
Non
diceva
già
che
Giulietta
non
dovesse
piangere
per
quella
sua
sorte
crudele
;
ma
credeva
,
come
il
suo
intimo
amico
commendator
Seralli
,
credeva
che
...
ecco
,
sì
,
ella
esagerasse
un
po
'
troppo
e
che
,
avvalendosi
della
ricchezza
che
il
povero
morto
le
aveva
lasciata
,
volesse
concedersi
il
lusso
di
quel
cordoglio
smodato
.
Conoscendo
pur
troppo
le
crude
e
odiose
difficoltà
dell
'
esistenza
,
le
forche
sotto
alle
quali
ella
,
ancora
addolorata
per
la
morte
del
marito
,
era
dovuta
passare
per
campar
la
vita
,
le
pareva
molto
facile
quel
cordoglio
della
figliuola
;
e
le
sue
gravi
esperienze
glielo
facevano
stimare
quasi
una
leggerezza
scusabile
,
sì
,
certamente
,
ma
a
patto
che
non
durasse
troppo
...
-
voilà
,
come
diceva
sempre
il
commendator
Seralli
.
Da
savia
donna
,
provata
e
sperimentata
nel
mondo
,
aveva
già
,
più
d
'
una
volta
,
cercato
di
richiamare
alla
giusta
misura
la
figliuola
-
invano
!
Troppo
fantastica
,
la
sua
Giulietta
aveva
,
forse
più
che
il
sentimento
del
proprio
dolore
,
l
'
idea
di
esso
.
E
questo
era
un
gran
guajo
!
Perché
il
sentimento
,
col
tempo
,
si
sarebbe
per
forza
e
senza
dubbio
affievolito
,
mentre
l
'
idea
no
,
l
'
idea
s
'
era
fissata
e
le
faceva
commettere
certe
stranezze
come
quella
del
monumento
funerario
con
la
Vita
che
si
marita
alla
Morte
(
bel
matrimonio
!
)
e
quest
'
altra
qua
della
casa
nuziale
da
serbare
intatta
per
custodirvi
il
sogno
quasi
attuato
d
'
una
vita
non
potuta
vivere
.
Fu
molto
grata
la
signora
Consalvi
al
Pogliani
di
quella
visita
.
Le
finestre
erano
aperte
veramente
al
sole
,
e
la
magnifica
pineta
di
Villa
Borghese
,
sopra
l
'
abbagliamento
della
luce
che
pareva
stagnasse
su
i
vasti
prati
verdi
,
sorgeva
alta
e
respirava
felice
nel
tenero
limpidissimo
azzurro
del
cielo
primaverile
.
Subito
la
signorina
Consalvi
accennò
di
nascondere
il
disegno
,
alzandosi
;
ma
il
Pogliani
la
trattenne
con
dolce
violenza
.
-
Perché
?
Non
vuol
lasciarmi
vedere
?
-
È
appena
cominciato
...
-
Ma
cominciato
benissimo
!
-
esclamò
egli
,
chinandosi
a
osservare
.
-
Ah
,
benissimo
...
Lui
,
è
vero
?
il
Sorini
...
Già
,
ora
mi
pare
di
ricordarmi
bene
,
guardando
il
ritratto
.
Sì
,
sì
...
L
'
ho
conosciuto
...
Ma
aveva
questa
barbetta
?
-
No
,
-
s
'
affrettò
a
rispondere
la
signorina
.
-
Non
l
'
aveva
più
ultimamente
.
-
Ecco
,
mi
pareva
...
Bel
giovine
,
bel
giovine
...
-
Non
so
come
fare
,
-
riprese
la
signorina
.
-
Perché
questo
ritratto
non
risponde
...
non
è
più
veramente
l
'
immagine
che
ho
di
lui
,
in
me
.
-
Eh
sì
,
-
riconobbe
subito
il
Pogliani
,
-
meglio
,
lui
,
molto
più
...
più
animato
,
ecco
...
più
sveglio
,
direi
...
-
Se
l
'
era
fatto
in
America
,
codesto
ritratto
,
-
osservò
la
madre
,
-
prima
che
si
fidanzassero
,
naturalmente
...
-
E
non
ne
ho
altri
!
-
sospirò
la
signorina
.
-
Guardi
:
chiudo
gli
occhi
,
così
,
e
lo
vedo
preciso
com
'
era
ultimamente
;
ma
appena
mi
metto
a
ritrarlo
,
non
lo
vedo
più
:
guardo
allora
il
ritratto
,
e
lì
mi
pare
che
sia
lui
,
vivo
.
Mi
provo
a
disegnare
,
e
non
lo
ritrovo
più
in
questi
lineamenti
.
È
una
disperazione
!
-
Ma
guarda
,
Giulia
,
-
riprese
allora
la
madre
,
con
gli
occhi
fissi
sul
Pogliani
,
-
tu
dicevi
la
linea
del
mento
,
volendo
levare
la
barba
...
Non
ti
pare
che
qua
nel
mento
,
il
signor
Pogliani
...
Questi
arrossì
,
sorrise
.
Quasi
senza
volerlo
,
alzò
il
mento
,
lo
presentò
;
come
se
con
due
dita
,
delicatamente
,
la
signorina
glielo
dovesse
prendere
per
metterlo
lì
,
nel
ritratto
del
Sorini
.
La
signorina
levò
appena
gli
occhi
a
guardarglielo
,
timida
e
turbata
.
(
Non
aveva
proprio
alcun
riguardo
per
il
suo
lutto
,
la
madre
!
)
-
E
anche
i
baffi
,
oh
!
Guarda
!
...
-
aggiunse
la
signora
Consalvi
,
senza
farlo
apposta
.
-
Li
portava
così
ultimamente
il
povero
Giulio
,
non
ti
pare
?
-
Ma
i
baffi
,
-
disse
,
urtata
,
la
signorina
,
-
che
vuoi
che
siano
?
Non
ci
vuol
niente
a
farli
!
Costantino
Pogliani
,
istintivamente
,
se
li
toccò
.
Sorrise
di
nuovo
.
Confermò
:
-
Niente
,
già
...
S
'
accostò
quindi
al
cavalletto
e
disse
:
-
Guardi
,
se
mi
permette
...
vorrei
farle
vedere
,
signorina
...
Così
,
in
due
tratti
,
qua
...
non
s
'
incomodi
,
per
carità
!
qua
in
quest
'
angolo
...
(
poi
si
cancella
)
...
com
'
io
ricordo
il
povero
Sorini
.
Sedette
e
si
mise
a
schizzare
,
con
l
'
ajuto
della
fotografia
,
la
testa
del
fidanzato
,
mentre
dalle
labbra
della
signorina
Consalvi
,
che
seguiva
i
rapidi
tocchi
con
crescente
esultanza
di
tutta
l
'
anima
protesa
e
spirante
,
scattavano
di
tratto
in
tratto
certi
sì
...
sì
...
sì
....
che
animavano
e
quasi
guidavano
la
matita
.
Alla
fine
,
non
poté
più
trattenere
la
propria
commozione
:
-
Sì
,
oh
guarda
,
mamma
...
è
lui
...
preciso
...
oh
,
lasci
...
grazie
...
Che
felicità
,
poter
così
...
è
perfetto
...
è
perfetto
...
-
Un
po
'
di
pratica
,
-
disse
,
levandosi
,
il
Pogliani
,
con
umiltà
che
lasciava
trasparire
il
piacere
per
quelle
vivissime
lodi
.
-
E
poi
,
le
dico
,
lo
ricordo
tanto
bene
,
povero
Sorini
...
La
signorina
Consalvi
rimase
a
rimirare
il
disegno
,
insaziabilmente
.
-
Il
mento
,
sì
...
è
questo
...
preciso
...
Grazie
,
grazie
...
In
quel
punto
il
ritrattino
del
Sorini
che
serviva
da
modello
,
scivolò
dal
cavalletto
,
e
la
signorina
,
ancora
tutta
ammirata
nello
schizzo
del
Pogliani
,
non
si
chinò
a
raccoglierlo
.
Lì
per
terra
,
quell
'
immagine
già
un
po
'
sbiadita
apparve
più
che
mai
malinconica
,
come
se
comprendesse
che
non
si
sarebbe
rialzata
mai
più
.
Ma
si
chinò
a
raccoglierla
il
Pogliani
,
cavallerescamente
.
-
Grazie
,
-
gli
disse
la
signorina
.
-
Ma
io
adesso
mi
servirò
del
suo
disegno
,
sa
?
Non
lo
guarderò
più
,
questo
brutto
ritratto
.
E
d
'
improvviso
,
levando
gli
occhi
,
le
sembrò
che
la
stanza
fosse
più
luminosa
.
Come
se
quello
scatto
d
'
ammirazione
le
avesse
a
un
tratto
snebbiato
il
petto
da
tanto
tempo
oppresso
,
aspirò
con
ebbrezza
,
bevve
con
l
'
anima
quella
luce
ilare
viva
,
che
entrava
dall
'
ampia
finestra
aperta
all
'
incantevole
spettacolo
della
magnifica
villa
avvolta
nel
fascino
primaverile
.
Fu
un
attimo
.
La
signorina
Consalvi
non
poté
spiegarsi
che
cosa
veramente
fosse
avvenuto
in
lei
.
Ebbe
l
'
impressione
improvvisa
di
sentirsi
come
nuova
fra
tutte
quelle
cose
nuove
attorno
.
Nuova
e
libera
;
senza
più
l
'
incubo
che
l
'
aveva
soffocata
fino
a
poc
'
anzi
.
Un
alito
,
qualche
cosa
era
entrata
con
impeto
da
quella
finestra
a
sommuovere
tumultuosamente
in
lei
tutti
i
sentimenti
,
a
infondere
quasi
un
brillio
di
vita
in
tutti
quegli
oggetti
nuovi
,
a
cui
ella
aveva
voluto
appunto
negar
la
vita
,
lasciandoli
intatti
lì
,
come
a
vegliare
con
lei
la
morte
d
'
un
sogno
.
E
,
udendo
il
giovane
elegantissimo
sculture
con
dolce
voce
lodare
la
bellezza
di
quella
vista
e
della
casa
,
conversando
con
la
madre
che
lo
invitava
a
veder
le
altre
stanze
,
seguì
l
'
uno
e
l
'
altra
con
uno
strano
turbamento
,
come
se
quel
giovine
,
quell
'
estraneo
,
stesse
davvero
per
penetrare
in
quel
suo
sogno
morto
,
per
rianimarlo
.
Fu
così
forte
questa
nuova
impressione
,
che
non
poté
varcar
la
soglia
della
camera
da
letto
;
e
vedendo
il
giovine
e
la
madre
scambiarsi
lì
un
mesto
sguardo
di
intelligenza
,
non
poté
più
reggere
;
scoppiò
in
singhiozzi
.
E
pianse
,
sì
,
pianse
ancora
per
la
stessa
cagione
per
cui
tante
altre
volte
aveva
pianto
;
ma
avvertì
confusamente
che
,
tuttavia
,
quel
pianto
era
diverso
,
che
il
suono
di
quei
suoi
singhiozzi
non
le
destava
dentro
l
'
eco
del
dolore
antico
,
le
immagini
che
prima
le
si
presentavano
.
E
meglio
lo
avvertì
,
allorché
la
madre
accorsa
prese
a
confortarla
come
tant
'
altre
volte
la
aveva
confortata
,
usando
le
stesse
parole
,
le
stesse
esortazioni
.
Non
poté
tollerarle
;
fece
un
violento
sforzo
su
se
stessa
;
smise
di
piangere
;
e
fu
grata
al
giovine
che
,
per
distrarla
,
la
pregava
di
fargli
vedere
la
cartella
dei
disegni
scorta
lì
su
una
sedia
a
libriccino
.
Lodi
,
lodi
misurate
e
sincere
,
e
appunti
,
osservazioni
,
domande
,
che
la
indussero
a
spiegare
,
a
discutere
;
e
infine
un
'
esortazione
calda
a
studiare
,
a
seguir
con
fervore
quella
sua
disposizione
all
'
arte
,
veramente
non
comune
.
Sarebbe
stato
un
peccato
!
un
vero
peccato
!
Non
s
'
era
mai
provata
a
trattare
i
colori
?
Mai
,
mai
?
Perché
?
Oh
,
non
ci
sarebbe
mica
voluto
molto
con
quella
preparazione
,
con
quella
passione
...
Costantino
Pogliani
si
profferse
d
'
iniziarla
;
la
signorina
Consalvi
accettò
;
e
le
lezioni
cominciarono
il
giorno
appresso
,
lì
,
nella
casa
nuova
,
che
invitava
ed
attendeva
.
Non
più
di
due
mesi
dopo
,
nello
studio
del
Pogliani
,
ingombro
già
d
'
un
colossale
monumento
funerario
tutto
abbozzato
alla
brava
,
Ciro
Colli
,
sdrajato
sul
canapè
col
vecchio
camice
di
tela
stretto
alle
gambe
,
fumava
la
pipa
e
teneva
uno
strano
discorso
allo
scheletro
,
fissato
diritto
su
per
la
predellina
nera
,
che
s
'
era
fatto
prestare
per
modello
da
un
suo
amico
dottore
.
Gli
aveva
posato
un
po
'
a
sghembo
sul
teschio
il
suo
berretto
di
carta
;
e
lo
scheletro
pareva
un
fantaccino
su
l
'
attenti
,
ad
ascoltar
la
lezione
che
Ciro
Colli
scultore
-
caporale
,
tra
uno
sbuffo
e
l
'
altro
di
fumo
gl
'
impartiva
:
-
E
tu
perché
te
ne
sei
andato
a
caccia
?
Vedi
come
ti
sei
conciato
,
caro
mio
?
Brutto
...
le
gambe
secche
...
tutto
secco
...
Diciamo
la
verità
,
ti
pare
che
codesto
matrimonio
si
possa
combinare
?
La
vita
,
caro
...
guardala
là
,
ma
eh
!
che
tocco
di
figliolona
senza
risparmio
m
'
è
uscita
dalle
mani
!
Ti
puoi
sul
serio
lusingare
che
quella
lì
ti
voglia
sposare
?
Ti
s
'
è
accostata
,
timida
e
dimessa
;
lagrime
giù
a
fontana
...
ma
mica
per
ricevere
l
'
anello
nuziale
...
levatelo
dal
capo
!
Spendola
,
caro
,
spendola
giù
la
borsa
...
Gliel
'
hai
data
?
E
ora
che
vuoi
da
me
!
Inutile
dire
,
se
me
lo
credevo
!
Povero
mondo
e
chi
ci
crede
!
S
'
è
messa
a
studiar
pittura
,
la
Vita
,
e
il
suo
maestro
sai
chi
è
?
Costantino
Pogliani
.
Scherzo
che
passa
la
parte
,
diciamo
la
verità
.
Se
fossi
in
te
,
caro
mio
,
lo
sfiderei
.
Hai
sentito
stamane
?
Ordine
positivo
:
non
vuole
,
mi
pro
-
i
-
bi
-
sce
assolutamente
che
io
la
faccia
nuda
.
Eppure
lui
,
per
quanto
somaro
,
scultore
è
,
e
sa
bene
che
per
vestirla
bisogna
prima
farla
nuda
...
Ma
te
lo
spiego
io
il
fatto
com
'
è
:
non
vuole
che
si
veda
su
quel
nudo
là
meraviglioso
il
volto
della
sua
signorina
...
è
salito
lassù
,
hai
visto
?
su
tutte
le
furie
,
e
con
due
colpi
di
stecca
,
taf
!
taf
!
me
l
'
ha
tutto
guastato
...
sai
dirmi
perché
,
fantaccino
mio
?
Gli
ho
gridato
:
«
Lascia
!
Te
la
vesto
subito
!
Te
la
vesto
!
»
.
Ma
che
vestire
!
Nuda
la
vogliono
ora
...
la
Vita
nuda
,
nuda
e
cruda
com
'
è
,
caro
mio
!
sono
tornati
al
mio
primo
disegno
,
al
simbolo
:
via
il
ritratto
!
Tu
che
ghermisci
,
bello
mio
,
e
lei
che
non
ne
vuol
sapere
...
Ma
perché
te
ne
sei
andato
a
caccia
?
me
lo
dici
?
LA
TOCCATINA
I
.
Col
cappellaccio
bianco
buttato
sulla
nuca
,
le
cui
tese
parevano
una
spera
attorno
al
faccione
rosso
come
una
palla
di
formaggio
d
'
Olanda
,
Cristoforo
Golisch
s
'
arrestò
in
mezzo
alla
via
con
le
gambe
aperte
un
po
'
curve
per
il
peso
del
corpo
gigantesco
;
alzò
le
braccia
;
gridò
:
-
Beniamino
!
Alto
quasi
quanto
lui
,
ma
secco
e
tentennante
come
una
canna
,
gli
veniva
incontro
pian
piano
,
con
gli
occhi
stranamente
attoniti
nella
squallida
faccia
,
un
uomo
sui
cinquant
'
anni
,
appoggiato
a
un
bastone
dalla
grossa
ghiera
di
gomma
.
Strascicava
a
stento
la
gamba
sinistra
.
-
Beniamino
!
-
ripeté
il
Golisch
;
e
questa
volta
la
voce
espresse
,
oltre
la
sorpresa
,
il
dolore
di
ritrovare
in
quello
stato
,
dopo
tanti
anni
,
l
'
amico
.
Beniamino
Lenzi
batté
più
volte
le
palpebre
:
gli
occhi
gli
rimasero
attoniti
;
vi
passò
solamente
come
un
velo
di
pianto
,
senza
però
che
i
lineamenti
del
volto
si
scomponessero
minimamente
.
Sotto
i
baffi
già
grigi
le
labbra
,
un
po
'
storte
,
si
spiccicarono
e
lavorarono
un
pezzo
con
la
lingua
annodata
a
pronunziare
qualche
parola
:
-
O
....
oa
...
oa
sto
meo
...
cammìo
...
-
Ah
bravo
...
-
fece
il
Golisch
,
agghiacciato
dall
'
impressione
di
non
aver
più
dinanzi
un
uomo
,
Beniamino
Lenzi
,
qual
egli
lo
aveva
conosciuto
;
ma
quasi
un
ragazzo
ormai
,
un
povero
ragazzo
che
si
dovesse
pietosamente
ingannare
.
E
gli
si
mise
accanto
e
si
sforzò
di
camminare
col
passo
di
lui
.
(
Ah
,
quel
piede
che
non
si
spiccicava
più
da
terra
e
strisciava
,
quasi
non
potesse
sottrarsi
a
una
forza
che
lo
tirava
di
sotto
!
)
Cercando
di
dissimulare
alla
meglio
la
pena
,
la
costernazione
strana
che
a
mano
a
mano
lo
vinceva
nel
vedersi
accanto
quell
'
uomo
toccato
dalla
morte
,
quasi
morto
per
metà
e
cangiato
,
cominciò
a
domandargli
dove
fosse
stato
tutto
quel
tempo
,
da
che
s
'
era
allontanato
da
Roma
;
che
avesse
fatto
;
quando
fosse
ritornato
.
Beniamino
Lenzi
gli
rispose
con
parole
smozzicate
quasi
inintelligibili
,
che
lasciarono
il
Golisch
nel
dubbio
che
le
sue
domande
non
fossero
state
comprese
.
Solo
le
palpebre
,
abbassandosi
frequentemente
su
gli
occhi
,
esprimevano
lo
stento
e
la
pena
,
e
pareva
che
volessero
far
perdere
allo
sguardo
quel
teso
,
duro
,
strano
attonimento
.
Ma
non
ci
riuscivano
.
La
morte
,
passando
e
toccando
,
aveva
fissato
così
la
maschera
di
quell
'
uomo
.
Egli
doveva
aspettare
con
quel
volto
,
con
quegli
occhi
,
con
quell
'
aria
di
spaurita
sospensione
,
ch
'
ella
ripassasse
e
lo
ritoccasse
un
tantino
più
forte
per
renderlo
immobile
del
tutto
e
per
sempre
.
-
Che
spasso
!
-
fischiò
tra
i
denti
Cristoforo
Golisch
.
E
lanciò
di
qua
e
di
là
occhiatacce
alla
gente
che
si
voltava
e
si
fermava
a
mirar
col
volto
atteggiato
di
compassione
quel
pover
uomo
accidentato
.
Una
sorda
rabbia
prese
a
bollirgli
dentro
.
Come
camminava
svelta
la
gente
per
via
!
svelta
di
collo
,
svelta
di
braccia
,
svelta
di
gambe
...
E
lui
stesso
!
Era
padrone
,
lui
,
di
tutti
i
suoi
movimenti
;
e
si
sentiva
così
forte
...
Strinse
un
pugno
.
Perdio
!
Sentì
come
sarebbe
stato
poderoso
a
calarlo
bene
scolpito
su
la
schiena
di
qualcuno
.
Ma
perché
?
Non
sapeva
...
Lo
irritava
la
gente
,
lo
irritavano
in
special
modo
i
giovani
che
si
voltavano
a
guardare
il
Lenzi
.
Cavò
dalla
tasca
un
grosso
fazzoletto
di
cotone
turchino
e
si
asciugò
il
sudore
che
gli
grondava
dal
faccione
affocato
.
-
Beniamino
,
dove
vai
adesso
?
Il
Lenzi
si
era
fermato
,
aveva
appoggiata
la
mano
illesa
a
un
lampione
e
pareva
lo
carezzasse
,
guardandolo
amorosamente
.
Biascicò
:
-
Da
dottoe
...
Esecìio
de
piee
.
E
si
provò
ad
alzare
il
piede
colpito
.
-
Esercizio
?
-
disse
il
Golisch
.
-
Ti
eserciti
il
piede
?
-
Piee
,
ripeté
il
Lenzi
.
-
Bravo
!
-
esclamò
di
nuovo
il
Golisch
.
Gli
venne
la
tentazione
d
'
afferrargli
quel
piede
,
stringerglielo
,
prendere
per
le
braccia
l
'
amico
e
dargli
un
tremendo
scrollone
,
per
scomporlo
da
quell
'
orribile
immobilità
.
Non
sapeva
,
non
poteva
vederselo
davanti
,
ridotto
in
quello
stato
.
Eccolo
qua
,
il
compagno
delle
antiche
scapataggini
,
nei
begli
anni
della
gioventù
e
poi
nelle
ore
d
'
ozio
,
ogni
sera
,
scapoli
com
'
eran
rimasti
entrambi
.
Un
bel
giorno
,
una
nuova
via
s
'
era
aperta
innanzi
all
'
amico
,
il
quale
s
'
era
incamminato
per
essa
,
svelto
anche
lui
,
allora
,
-
oh
tanto
!
-
svelto
e
animoso
.
Sissignore
!
Lotte
,
fatiche
,
speranze
;
e
poi
,
tutt
'
a
un
tratto
:
eccolo
qua
,
com
'
era
ritornato
...
Ah
,
che
buffonata
!
che
buffonata
!
Avrebbe
voluto
parlargli
di
tante
cose
,
e
non
sapeva
.
Le
domande
gli
s
'
affollavano
alle
labbra
e
gli
morivano
assiderate
.
«
Ti
ricordi
»
,
avrebbe
voluto
dirgli
,
«
delle
nostre
famose
scommesse
alla
Fiaschetteria
Toscana
?
E
di
Nadina
,
ti
ricordi
?
L
'
ho
ancora
,
con
me
,
sai
!
Tu
me
l
'
hai
appioppata
,
birbaccione
,
quando
partisti
da
Roma
.
Cara
figliuola
,
quanto
bene
ti
voleva
...
Ti
pensa
ancora
,
sai
?
mi
parla
ancora
di
te
,
qualche
volta
.
Andrò
a
trovarla
questa
sera
stessa
e
le
dirò
che
t
'
ho
riveduto
,
poveretto
...
È
proprio
inutile
ch
'
io
ti
domando
:
tu
non
ricordi
più
nulla
;
tu
forse
non
mi
riconosci
più
,
o
mi
riconosci
appena
.
»
Mentre
il
Golisch
pensava
così
,
con
gli
occhi
gonfi
di
lacrime
,
Beniamino
Lenzi
seguitava
a
guardare
amorosamente
il
lampione
e
pian
piano
con
le
dita
gli
levava
la
polvere
.
Quel
lampione
segnava
per
lui
una
delle
tre
tappe
della
passeggiata
giornaliera
.
Strascinandosi
per
via
,
non
vedeva
nessuno
,
non
pensava
a
niente
;
mentre
la
vita
gli
turbinava
intorno
,
agitata
da
tante
passioni
,
premuta
da
tante
cure
,
egli
tendeva
con
tutte
le
forze
che
gli
erano
rimaste
a
quel
lampione
,
prima
;
poi
,
più
giù
,
alla
vetrina
d
'
un
bazar
,
che
segnava
la
seconda
tappa
;
e
qui
si
tratteneva
più
a
lungo
a
contemplare
con
gioja
infantile
una
scimmietta
di
porcellana
sospesa
a
un
'
altalena
dai
cordoncini
di
seta
rossa
.
La
terza
sosta
era
alla
ringhiera
del
giardinetto
in
fondo
alla
via
,
donde
poi
si
recava
alla
casa
del
medico
.
Nel
cortile
di
quella
casa
,
tra
i
vasi
di
fiori
e
i
cassoni
d
'
aranci
,
di
lauro
e
di
bambù
,
eran
disposti
parecchi
attrezzi
di
ginnastica
,
tra
i
quali
alcune
pertiche
elastiche
,
fermate
orizzontalmente
in
cima
a
certi
pali
tozzi
e
solidi
;
pertiche
da
tornitore
,
dalla
cui
estremità
pendeva
una
corda
,
la
quale
,
dato
un
giro
attorno
a
un
rocchetto
,
scendeva
ad
annodarsi
a
una
leva
di
legno
,
fermata
per
un
capo
al
suolo
da
una
forcella
.
Beniamino
Lenzi
poneva
il
piede
colpito
su
questa
leva
e
spingeva
;
la
pertica
in
alto
molleggiava
e
brandiva
,
e
il
rocchetto
,
sostenuto
orizzontalmente
da
due
toppi
,
girava
per
via
della
corda
.
Ogni
giorno
,
mezz
'
ora
di
questo
esercizio
.
E
in
capo
a
pochi
mesi
,
sarebbe
guarito
.
Oh
,
non
c
'
era
alcun
dubbio
!
Guarito
del
tutto
...
Dopo
aver
assistito
per
un
pezzetto
a
questo
grazioso
spettacolo
,
Cristoforo
Golisch
uscì
dal
cortile
a
gran
passi
,
sbuffando
come
un
cavallo
,
dimenando
le
braccia
,
furibondo
.
Pareva
che
la
morte
avesse
fatto
a
lui
e
non
al
povero
Lenzi
lo
scherzo
di
quella
toccatina
lì
,
al
cervello
.
N
'
era
rivoltato
.
Con
gli
occhi
torvi
,
i
denti
serrati
,
parlava
tra
sé
e
gesticolava
per
via
,
come
un
matto
.
-
Ah
,
sì
?
-
diceva
-
Ti
tocco
e
ti
lascio
?
No
,
ah
,
no
perdio
!
Io
non
mi
riduco
in
quello
stato
!
Ti
faccio
tornare
per
forza
,
io
!
Mi
passeggi
accanto
e
ti
diverti
a
vedere
come
mi
hai
conciato
?
a
vedermi
strascicare
un
piede
?
a
sentirmi
biascicare
?
Mi
rubi
mezzo
alfabeto
,
mi
fai
dire
oa
e
cao
,
e
ridi
?
No
,
caa
!
Vieni
qua
!
Mi
tio
una
pistoettata
,
com
'
è
veo
Dio
!
Questo
spasso
io
non
te
lo
do
!
Mi
sparo
,
m
'
ammazzo
com
'
è
vero
Dio
!
Questo
spasso
non
te
lo
do
.
Tutta
la
sera
e
poi
il
giorno
appresso
e
per
parecchi
giorni
di
fila
non
pensò
ad
altro
,
non
parlò
d
'
altro
,
a
casa
,
per
via
,
al
caffè
,
alla
fiaschetteria
,
quasi
se
ne
fosse
fatta
una
fissazione
.
Domandava
a
tutti
:
-
Avete
veduto
Beniamino
Lenzi
?
E
se
qualcuno
gli
rispondeva
di
no
:
-
Colpito
!
Morto
per
metà
!
Rimbambito
...
Come
non
s
'
ammazza
?
Se
io
fossi
medico
,
lo
ammazzerei
!
Per
carità
di
prossimo
...
Gli
fanno
fare
il
tornio
nel
cortile
...
e
lui
crede
che
guarirà
!
Beniamino
Lenzi
,
capite
?
Beniamino
Lenzi
che
s
'
è
battuto
tre
volte
in
duello
,
dopo
aver
fatto
con
me
la
campagna
del
'66
,
ragazzotto
...
Perdio
,
e
quando
mai
l
'
abbiamo
calcolata
noi
,
questa
pellaccia
?
La
vita
ha
prezzo
per
quello
che
ti
dà
...
Dico
bene
?
Non
ci
penserei
neanche
due
volte
...
Gli
amici
,
alla
fiaschetteria
,
alla
fine
non
ne
poterono
più
.
-
M
'
ammazzo
...
m
'
ammazzo
...
E
ammazzati
una
buona
volta
e
falla
finita
!
Cristoforo
Golisch
si
scosse
,
protese
le
mani
:
-
No
;
io
dico
,
se
mai
...
II
.
Circa
un
mese
dopo
,
mentre
desinava
con
la
sorella
vedova
e
il
nipote
,
Cristoforo
Golisch
improvvisamente
stravolse
gli
occhi
,
storse
la
bocca
,
quasi
per
uno
sbadiglio
mancato
;
e
il
capo
gli
cadde
sul
petto
e
la
faccia
sul
piatto
.
Una
toccatina
,
lieve
lieve
,
anche
lui
.
Perdette
lì
per
lì
la
parola
e
mezzo
lato
del
corpo
:
il
destro
.
Cristoforo
Golisch
era
nato
in
Italia
,
da
genitori
tedeschi
;
non
era
mai
stato
in
Germania
,
e
parlava
romanesco
,
come
un
romano
di
Roma
.
Da
un
pezzo
gli
amici
gli
avevano
italianizzato
anche
il
cognome
,
chiamandolo
Golicci
,
e
gl
'
intimi
anche
Golaccia
,
in
considerazione
del
ventre
e
del
formidabile
appetito
.
Solo
con
la
sorella
egli
soleva
di
tanto
in
tanto
scambiare
qualche
parola
in
tedesco
,
perché
gli
altri
non
intendessero
.
Ebbene
,
riacquistato
a
stento
,
in
capo
a
poche
ore
,
l
'
uso
della
parola
,
Cristoforo
Golisch
offrì
al
medico
un
curioso
fenomeno
da
studiare
;
non
sapeva
più
parlare
in
italiano
:
parlava
tedesco
.
Aprendo
gli
occhi
insanguati
,
pieni
di
paura
,
contraendo
quasi
in
un
mezzo
sorriso
la
sola
guancia
sinistra
e
aprendo
alquanto
la
bocca
da
questo
lato
,
dopo
essersi
più
volte
provato
a
snodar
la
lingua
inceppata
,
alzò
la
mano
illesa
verso
il
capo
e
balbettò
,
rivolto
al
medico
:
-
Ih
...
ihr
...
wie
ein
Faustschlag
...
Il
medico
non
comprese
,
e
bisognò
che
la
sorella
,
mezzo
istupidita
dall
'
improvvisa
sciagura
,
gli
facesse
da
interprete
.
Era
divenuto
tedesco
a
un
tratto
,
Cristoforo
Golisch
:
cioè
,
un
altro
;
perché
tedesco
veramente
,
lui
,
non
era
mai
stato
.
Soffiata
via
,
come
niente
,
dal
suo
cervello
ogni
memoria
della
lingua
italiana
,
anzi
tutta
quanta
l
'
italianità
sua
.
Il
medico
si
provò
a
dare
una
spiegazione
scientifica
del
fenomeno
:
dichiarò
il
male
:
emiplegia
;
prescrisse
la
cura
.
Ma
la
sorella
,
spaventata
,
lo
chiamò
in
disparte
e
gli
riferì
i
propositi
violenti
manifestati
dal
fratello
pochi
giorni
innanzi
,
avendo
veduto
un
amico
colpito
da
quello
stesso
male
.
-
Ah
,
signor
dottore
,
da
un
mese
non
parlava
più
d
'
altro
;
quasi
se
la
fosse
sentita
pendere
sul
capo
la
condanna
!
S
'
ammazzerà
...
Tiene
la
rivoltella
lì
,
nel
cassetto
del
comodino
...
Ho
tanta
paura
...
Il
medico
sorrise
pietosamente
.
-
Non
ne
abbia
,
non
ne
abbia
,
signora
mia
!
Gli
daremo
a
intendere
che
è
stato
un
semplice
disturbo
digestivo
,
e
vedrà
che
...
-
Ma
che
,
dottore
!
-
Le
assicuro
che
lo
crederà
.
Del
resto
,
il
colpo
,
per
fortuna
,
non
è
stato
molto
grave
.
Ho
fiducia
che
tra
pochi
giorni
riacquisterà
l
'
uso
degli
arti
offesi
,
se
non
bene
del
tutto
,
almeno
da
potersene
servire
pian
piano
...
e
,
col
tempo
,
chi
sa
!
Certo
è
stato
per
lui
un
terribile
avviso
.
Bisognerà
cangiar
vita
e
tenersi
a
un
regime
scrupolosissimo
per
allontanare
quanto
più
sarà
possibile
un
nuovo
assalto
del
male
.
La
sorella
abbassò
le
palpebre
per
chiudere
e
nascondere
negli
occhi
le
lagrime
.
Non
fidandosi
però
dell
'
assicurazione
del
medico
,
appena
questi
andò
via
,
concertò
col
figliuolo
e
con
la
serva
il
modo
di
portar
via
,
dal
cassetto
del
comodino
la
rivoltella
:
lei
e
la
serva
si
sarebbero
accostate
alla
sponda
del
letto
con
la
scusa
di
rialzare
un
tantino
le
materasse
,
e
nel
frattempo
-
ma
,
attento
per
carità
!
-
il
ragazzo
avrebbe
aperto
il
cassetto
senza
far
rumore
e
...
-
attento
!
-
via
,
l
'
arma
.
Così
fecero
.
E
di
questa
sua
precauzione
la
sorella
si
lodò
molto
,
non
parendole
naturale
,
di
lì
a
poco
,
la
facilità
con
cui
il
fratello
accolse
la
spiegazione
del
male
,
suggerita
dal
medico
:
disturbo
digestivo
.
-
Ja
...
ja
...
es
ist
doch
...
Da
quattro
giorni
se
lo
sentiva
ingombro
lo
stomaco
.
-
Unver
...
Unverdaulichkeit
...
ja
...
ja
...
Ma
possibile
,
-
pensava
la
sorella
,
-
ch
'
egli
non
avverta
la
paralisi
di
mezzo
lato
del
corpo
?
possibile
c
'
egli
,
già
prevenuto
dal
caso
recente
del
Lenzi
,
creda
che
una
semplice
indigestione
possa
aver
fatto
un
tale
effetto
?
Fin
dalla
prima
veglia
cominciò
a
suggerirgli
amorosamente
,
come
a
un
bambino
,
le
parole
della
lingua
dimenticata
;
gli
domandò
perché
non
parlasse
più
italiano
.
Egli
la
guardò
imbalordito
.
Non
s
'
era
accorto
peranche
di
parlare
in
tedesco
:
tutt
'
a
un
tratto
gli
era
venuto
di
parlar
così
,
né
credeva
che
potesse
parlare
altrimenti
.
Si
provò
tuttavia
a
ripetere
le
parole
italiane
,
facendo
eco
alla
sorella
.
Ma
le
pronunziava
ora
con
voce
cangiata
e
con
accento
straniero
,
proprio
come
un
tedesco
che
si
sforzasse
di
parlare
italiano
.
Chiamava
Giovannino
,
il
nipote
,
Ciofaio
.
E
il
nipote
-
scimunito
!
-
ne
rideva
,
come
se
lo
zio
lo
chiamasse
così
per
ischerzo
.
Tre
giorni
dopo
,
quando
alla
Fiaschetteria
Toscana
si
seppe
del
malore
improvviso
del
Golisch
,
gli
amici
accorsi
a
visitarlo
poterono
avere
un
saggio
pietoso
di
quella
sua
nuova
lingua
.
Ma
egli
non
aveva
punto
coscienza
della
curiosissima
impressione
che
faceva
,
parlando
a
quel
modo
.
Pareva
un
naufrago
che
si
arrabattasse
disperatamente
per
tenersi
a
galla
,
dopo
essere
stato
tuffato
e
sommerso
per
un
attimo
eterno
nella
vita
oscura
,
a
lui
ignota
,
della
sua
gente
.
E
da
quel
tutto
,
ecco
,
era
balzato
fuori
un
altro
;
ridivenuto
bambino
,
a
quarant
'
otto
anni
,
e
straniero
.
E
contentissimo
era
.
Sì
,
perché
proprio
in
quel
giorno
aveva
cominciato
a
poter
muovere
appena
il
braccio
e
la
mano
.
La
gamba
no
,
ancora
.
Ma
sentiva
che
forse
il
giorno
dopo
,
con
uno
sforzo
,
sarebbe
riuscito
a
muovere
anche
quella
.
Ci
si
provava
anche
adesso
,
ci
si
provava
...
e
,
no
eh
?
non
scorgevano
alcun
movimento
gli
amici
?
-
Tomai
...
tomai
...
-
Ma
sì
,
domani
,
sicuro
!
A
uno
a
uno
gli
amici
,
prima
d
'
andar
via
-
quantunque
lo
spettacolo
offerto
dal
Golisch
non
desse
più
luogo
ad
alcun
timore
-
stimarono
prudente
raccomandare
alla
sorella
la
sorveglianza
.
-
Da
un
momento
all
'
altro
,
non
si
sa
mai
...
Può
darsi
che
la
coscienza
gli
si
ridesti
,
e
...
Ciascuno
pensava
,
ora
,
come
già
aveva
pensato
il
Golisch
,
da
sano
:
che
l
'
unica
,
cioè
,
era
di
finirsi
con
una
pistolettata
per
non
restar
così
malvivo
e
sotto
la
minaccia
terribile
,
inovviabile
,
d
'
un
nuovo
colpo
da
un
momento
all
'
altro
.
Ma
loro
sì
,
adesso
,
lo
pensavano
:
non
più
il
Golisch
però
.
L
'
allegrezza
del
Golisch
,
invece
,
quando
-
una
ventina
di
giorni
dopo
-
sorretto
dalla
sorella
e
dal
nipote
,
poté
muovere
i
primi
passi
per
la
camera
!
Gli
occhi
,
è
vero
,
no
,
senza
uno
specchio
non
se
li
poteva
vedere
:
attoniti
,
smarriti
,
come
quelli
di
Beniamino
Lenzi
;
ma
della
gamba
sì
,
perbacco
,
avrebbe
potuto
accorgersi
bene
che
la
strascicava
a
stento
...
Eppure
,
che
allegrezza
!
Si
sentiva
rinato
.
Aveva
di
nuovo
tutte
le
meraviglie
d
'
un
bambino
,
e
anche
le
lagrime
facili
,
come
le
hanno
i
bambini
,
per
ogni
nonnulla
.
Da
tutti
gli
oggetti
della
camera
sentiva
venirsi
un
conforto
dolcissimo
,
familiare
,
non
mai
provato
prima
;
e
il
pensiero
ch
'
egli
ora
poteva
andare
co
'
suoi
piedi
fino
a
quegli
oggetti
,
a
carezzarli
con
le
mani
,
lo
inteneriva
di
gioja
fino
a
piangerne
.
Guardava
dall
'
uscio
gli
oggetti
delle
altre
stanze
e
si
struggeva
dal
desiderio
di
recarsi
a
carezzare
anche
quelli
.
Sì
,
via
...
pian
piano
,
pian
piano
,
sorretto
di
qua
e
di
là
...
Poi
volle
fare
a
meno
del
braccio
del
nipote
,
e
girò
appoggiato
alla
sorella
soltanto
e
col
bastone
nell
'
altra
mano
;
poi
,
non
più
sorretto
da
alcuno
,
col
bastone
soltanto
;
e
finalmente
volle
dare
una
gran
prova
di
forza
:
-
Oh
...
oh
...
guaddae
,
guaddae
...
sea
battoe
...
-
E
davvero
,
tenendo
il
bastone
levato
,
mosse
due
o
tre
passi
.
Ma
dovettero
accorrere
con
una
seggiola
per
farlo
subito
sedere
.
Gli
era
quasi
scolata
addosso
tutta
la
carne
,
e
pareva
l
'
ombra
di
se
stesso
;
pur
non
di
meno
,
neanche
il
minimo
dubbio
in
lui
che
il
suo
non
fosse
stato
un
disturbo
digestivo
;
e
,
sedendo
ora
di
nuovo
a
tavola
con
la
sorella
e
il
nipote
,
condannato
a
bere
latte
invece
di
vino
,
ripeteva
per
la
millesima
volta
che
s
'
era
preso
una
bella
paura
:
-
Una
bea
paua
...
Se
non
che
,
la
prima
volta
che
poté
uscir
di
casa
,
accompagnato
dalla
sorella
,
in
gran
segreto
manifestò
a
questa
il
desiderio
d
'
esser
condotto
alla
casa
del
medico
che
curava
Beniamino
Lenzi
.
Nel
cortile
di
quella
casa
voleva
esercitarsi
il
piede
al
tornio
anche
lui
.
La
sorella
lo
guardò
,
sbigottita
.
Dunque
egli
sapeva
?
-
Di
'
,
vuoi
andarci
oggi
stesso
?
-
Sì
...
sì
...
Nel
cortile
trovarono
Beniamino
Lenzi
,
già
al
tornio
,
puntuale
.
-
Beiamìo
!
-
chiamò
il
Golisch
.
Beniamino
Lenzi
non
mostrò
affatto
stupore
nel
riveder
lì
l
'
amico
,
conciato
come
lui
:
spiccicò
le
labbra
sotto
i
baffi
,
contraendo
la
guancia
destra
;
biascicò
:
-
Tu
pue
?
E
seguitò
a
spingere
la
leva
.
Due
pertiche
ora
molleggiavano
e
brandivano
,
facendo
girare
i
rocchetti
con
la
corda
.
Il
giorno
dopo
Cristoforo
Golisch
,
non
volendo
esser
da
meno
del
Lenzi
che
si
recava
al
tornio
da
solo
,
rifiutò
recisamente
la
scorta
della
sorella
.
Questa
,
dapprima
,
ordinò
al
figliuolo
di
seguire
lo
zio
a
una
certa
distanza
,
senza
farsi
scorgere
;
poi
,
rassicurata
,
lo
lasciò
davvero
andar
solo
.
E
ogni
giorno
,
adesso
,
alla
stess
'
ora
,
i
due
colpiti
si
ritrovano
per
via
e
proseguono
insieme
facendo
le
stesse
tappe
:
al
lampione
,
prima
;
poi
,
più
giù
,
alla
vetrina
del
bazar
,
a
contemplare
la
scimmietta
di
porcellana
sospesa
all
'
altalena
;
in
fine
,
alla
ringhiera
del
giardinetto
.
Oggi
,
intanto
,
a
Cristoforo
Golisch
è
saltata
in
mente
un
'
idea
curiosa
;
ed
ecco
,
la
confida
al
Lenzi
.
Tutti
e
due
,
appoggiati
al
fido
lampione
,
si
guardano
negli
occhi
e
si
provano
a
sorridere
,
contraendo
l
'
uno
la
guancia
destra
,
l
'
altro
la
sinistra
.
Confabulano
un
pezzo
,
con
quelle
loro
lingue
torpide
;
poi
il
Golisch
fa
segno
col
bastone
a
un
vetturino
d
'
accostarsi
.
Ajutati
da
questo
,
prima
l
'
uno
e
poi
l
'
altro
,
montano
in
vettura
,
e
via
,
alla
casa
di
Nadina
in
Piazza
di
Spagna
.
Nel
vedersi
innanzi
quei
due
fantasmi
ansimanti
,
che
non
si
reggono
in
piedi
dopo
l
'
enorme
sforzo
della
salita
,
la
povera
Nadina
resta
sgomenta
,
a
bocca
aperta
.
Non
sa
se
debba
piangere
o
ridere
.
S
'
affretta
a
sostenerli
,
li
trascina
nel
salotto
,
li
pone
a
sedere
accanto
e
si
mette
a
sgridarli
aspramente
della
pazzia
commessa
,
come
due
ragazzini
discoli
,
sfuggiti
alla
sorveglianza
dell
'
ajo
.
Beniamino
Lenzi
fa
il
greppo
,
e
giù
a
piangere
.
Il
Golisch
,
invece
,
con
molta
serietà
,
accigliato
,
le
vuole
spiegare
che
si
è
inteso
di
farle
una
bella
sorpresa
.
-
Una
bea
soppea
...
(
Bellino
!
Come
parla
adesso
,
il
tedescaccio
!
)
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
grazie
...
-
dice
subito
Nadina
.
-
Bravi
!
Siete
stati
bravi
davvero
tutt
'
e
due
...
e
m
'
avete
fatto
un
gran
piacere
...
Io
dicevo
per
voi
...
venire
fin
qua
,
salire
tutta
questa
scala
...
Su
,
su
Beniamino
!
Non
piangere
,
caro
...
Che
cos
'
è
?
Coraggio
,
coraggio
!
E
prende
a
carezzarlo
su
le
guance
,
con
le
belle
mani
lattee
e
paffutelle
,
inanellate
.
-
Che
cos
'
è
:
che
cos
'
è
?
Guardami
!
...
Tu
non
volevi
venire
,
è
vero
?
Ti
ha
condotto
lui
,
questo
discolaccio
!
Ma
non
farò
nemmeno
una
carezza
a
lui
...
Tu
sei
il
mio
buon
Beniamino
,
il
mio
gran
giovanottone
sei
...
Caro
!
caro
!
...
Suvvia
,
asciughiamo
codeste
lagrimucce
...
Così
...
così
...
Guarda
qua
questa
bella
turchese
:
chi
me
l
'
ha
regalata
?
chi
l
'
ha
regalata
a
Nadina
sua
?
Ma
questo
mio
bel
vecchiaccio
me
l
'
ha
regalata
...
Toh
,
caro
!
E
gli
posa
un
bacio
su
la
fronte
.
Poi
si
alza
di
scatto
e
rapidamente
con
le
dita
si
porta
via
le
lagrime
dagli
occhi
.
-
Che
posso
offrirvi
?
Cristoforo
Golisch
,
rimasto
mortificato
e
ingrugnato
,
non
vuole
accettar
nulla
;
Beniamino
Lenzi
accetta
un
biscottino
e
lo
mangia
accostando
la
bocca
alla
mano
di
Nadina
che
lo
tiene
tra
le
dita
e
finge
di
non
volerglielo
dare
,
scattando
con
brevi
risatine
:
-
No
...
no
...
no
...
Bellini
tutt
'
e
due
,
adesso
,
come
ridono
,
come
ridono
a
quello
scherzo
...
ACQUA
AMARA
Poca
gente
,
quella
mattina
,
nel
parco
attorno
alle
Terme
.
La
stagione
balneare
era
ormai
per
finire
.
In
due
sediletti
vicini
,
in
un
crocicchio
sotto
gli
alti
platani
,
stavano
un
giovanotto
pallido
,
anzi
giallo
,
magro
da
far
pietà
dentro
l
'
abito
nuovo
,
chiaro
,
le
cui
pieghe
,
per
esser
troppo
ampio
,
ancora
fresche
della
stiratura
,
cascavano
tutte
a
zig
-
zag
,
e
un
omaccione
su
la
cinquantina
,
con
un
abituccio
di
teletta
tutto
raggrinzito
dove
la
pinguedine
enorme
non
lo
stirava
fino
a
farlo
scoppiare
,
e
un
vecchio
panama
sformato
sul
testone
raso
.
Reggevano
entrambi
per
il
manico
i
bicchieri
ancor
pieni
della
tepida
e
greve
acqua
alcalina
presa
or
ora
alla
fonte
.
L
'
uomo
grasso
,
quasi
intronato
ancora
dagli
strepitosi
ronfi
che
aveva
dovuto
tirar
col
naso
durante
la
notte
,
socchiudeva
di
tanto
in
tanto
nel
faccione
da
padre
abate
satollo
e
pago
gli
occhi
imbambolati
dal
sonno
.
Il
giovanotto
magro
,
all
'
aria
frizzante
della
mattina
,
sentiva
freddo
e
aveva
perfino
qualche
brivido
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altro
sapevano
risolversi
a
bere
e
pareva
che
ciascuno
aspettasse
dall
'
altro
l
'
esempio
.
Alla
fine
,
dopo
il
primo
sorso
,
si
guardarono
coi
volti
contratti
dalla
medesima
espressione
di
nausea
.
-
Il
fegato
,
eh
?
-
domandò
piano
,
a
un
tratto
,
l
'
uomo
grasso
al
giovinotto
,
riscotendosi
.
-
Colichette
epatiche
,
eh
?
Lei
ha
moglie
,
mi
figuro
...
-
No
,
perché
?
-
domandò
a
sua
volta
il
giovinotto
con
un
penoso
raggrinzamento
di
tutta
la
faccia
,
che
voleva
esser
sorriso
.
-
Mi
pareva
,
così
all
'
aria
...
-
sospirò
l
'
altro
.
-
Ma
se
non
ha
moglie
,
stia
pur
tranquillo
:
lei
guarirà
!
Il
giovinotto
tornò
a
sorridere
come
prima
.
-
Lei
soffre
forse
di
fegato
?
-
domandò
poi
,
argutamente
.
-
No
,
no
,
niente
più
moglie
,
io
!
-
s
'
affrettò
a
rispondere
con
serietà
l
'
uomo
grasso
.
-
Soffrivo
di
fegato
;
ma
grazie
a
Dio
,
mi
sono
liberato
della
moglie
;
son
guarito
.
Vengo
qua
,
da
tredici
anni
ormai
,
per
atto
di
gratitudine
.
Scusi
,
quand
'
è
arrivato
lei
?
-
Ieri
sera
,
alle
sei
,
-
disse
il
giovinotto
.
-
Ah
,
per
questo
!
-
esclamò
l
'
altro
,
socchiudendo
gli
occhi
e
tentennando
il
testone
.
-
Se
fosse
arrivato
di
mattina
,
già
mi
conoscerebbe
.
-
Io
...
la
conoscerei
?
-
Ma
sì
,
come
mi
conoscono
tutti
,
qua
.
Sono
famoso
!
Guardi
,
alla
Piazza
dell
'
Arena
,
in
tutti
gli
Alberghi
,
in
tutte
le
Pensioni
,
al
Circolo
,
al
Caffè
da
Pedoca
,
in
farmacia
,
da
tredici
anni
a
questa
parte
,
stagione
per
stagione
,
non
si
parla
che
di
me
.
Io
lo
so
e
ne
godo
e
ci
vengo
apposta
.
Dov
'
è
sceso
lei
?
Da
Rori
?
Bravo
.
Stia
pur
sicuro
che
oggi
,
a
tavola
da
Rori
,
le
narreranno
la
mia
storia
.
Ci
prendo
avanti
,
se
permette
,
e
gliela
narro
io
,
filo
filo
.
Così
dicendo
,
si
tirò
su
faticosamente
dal
suo
sedile
e
andò
a
quello
del
giovinotto
,
che
gli
fece
posto
,
con
la
faccetta
gialla
tutta
strizzata
per
la
contentezza
.
-
Prima
di
tutto
,
per
intenderci
,
qua
mi
chiamano
Il
marito
della
dottoressa
.
Cambiè
mi
chiamo
.
Di
nome
,
Bernardo
.
Bernardone
,
perché
sono
grosso
.
Beva
.
Bevo
anch
'
io
.
Bevvero
.
Fecero
una
nuova
smorfia
di
disgusto
,
che
vollero
cangiar
subito
in
un
sorriso
,
guardandosi
teneramente
.
E
Cambiè
riprese
:
-
Lei
è
giovanissimo
e
patituccio
sul
serio
.
Queste
confidenze
sviscerate
che
le
farò
,
le
potranno
servire
più
di
quest
'
acquaccia
qua
,
che
è
amara
,
ma
,
in
compenso
,
non
giova
a
nulla
,
creda
pure
.
Ce
la
danno
a
bere
,
in
tutti
i
sensi
,
e
noi
la
beviamo
perché
è
cattiva
.
Se
fosse
buona
...
Ma
no
,
basta
:
perché
lei
fa
la
cura
e
le
conviene
aver
fiducia
.
Deve
sapere
che
sentivo
dire
matrimonio
e
,
con
rispetto
parlando
,
mi
si
rompeva
lo
stomaco
,
proprio
mi
...
mi
veniva
di
...
sissignore
.
Vedevo
un
corteo
nuziale
?
sapevo
che
un
amico
andava
a
nozze
?
Lo
stesso
effetto
.
Ma
che
vuole
da
noi
,
sciagurati
mortali
?
Spunta
una
macchiolina
nel
sole
?
un
subisso
di
cataclismi
.
Un
re
si
alza
con
la
lingua
sporca
?
guerre
e
sterminii
senza
fine
.
Un
vulcano
ci
ha
il
singhiozzo
?
terremoti
,
catastrofi
,
un
'
ecatombe
...
A
Napoli
,
al
tempo
mio
,
ci
scoppiò
il
colera
:
quel
gran
colera
di
circa
vent
'
anni
fa
,
di
cui
lei
,
se
non
si
ricorda
,
avrà
certo
sentito
parlare
.
Mio
padre
,
povero
impiegato
,
con
la
bella
fortuna
che
lo
perseguitava
,
naturalmente
si
trovò
a
Napoli
,
l
'
anno
del
colera
.
Io
,
che
avevo
già
trent
'
anni
e
vi
avevo
trovato
un
buon
collocamento
,
avevo
preso
a
pigione
un
quartierino
da
scapolo
,
non
molto
lontano
da
casa
mia
.
Stavo
in
famiglia
,
e
lì
tenevo
una
ragazza
che
m
'
era
piovuta
come
dal
cielo
.
Carlotta
.
Si
chiamava
così
.
Ed
era
figlia
d
'
un
...
non
c
'
è
niente
di
male
,
sa
!
professioni
,
-
figlia
d
'
uno
strozzino
.
Prete
spogliato
.
Era
scappata
di
casa
per
certi
litigi
con
la
madraccia
e
un
fratellino
farabutto
,
che
non
starò
a
raccontarle
.
Pareva
bonina
,
lei
;
ed
era
forse
,
allora
;
ma
capirà
:
amante
,
poco
ci
sofisticavo
.
Scusi
,
è
religioso
lei
?
Così
così
.
Forse
più
non
che
sì
.
Come
me
.
Mia
madre
,
invece
,
caro
signore
,
religiosissima
.
Povera
donna
,
soffriva
molto
di
quella
mia
relazione
per
lei
peccaminosa
.
Sapeva
che
quella
ragazza
,
prima
che
mia
,
non
era
stata
d
'
altri
.
Scoppiato
il
colera
,
atterrita
dalla
grande
moria
e
convinta
fermamente
che
dovessimo
tutti
morire
,
io
sopra
tutti
,
ch
'
ero
,
secondo
lei
,
in
peccato
mortale
,
per
placare
l
'
ira
divina
,
pretese
da
me
il
sacrifizio
che
sposassi
,
almeno
in
chiesa
solamente
,
quella
ragazza
.
Creda
pure
che
non
l
'
avrei
mai
fatto
,
se
Carlotta
non
fosse
stata
colpita
dal
male
.
Dovevo
salvarle
l
'
anima
,
almeno
:
l
'
avevo
promesso
a
mia
madre
.
Corsi
a
chiamare
un
prete
e
la
sposai
.
Ma
che
fu
?
mano
santa
?
miracolo
?
Pareva
morta
,
guarì
!
Mia
madre
,
per
spirito
di
carità
,
anzi
di
sacrifizio
,
non
ostante
la
tremarella
,
aveva
voluto
assistere
alla
cerimonia
,
e
poi
rimanere
lì
presso
al
letto
della
colpita
.
Sembrava
che
il
colera
fosse
venuto
a
Napoli
per
me
,
per
castigar
me
dal
peccato
mortale
,
e
che
dovesse
passare
con
la
guarigione
di
Carlotta
,
tanto
impegno
,
tanto
zelo
mise
mia
madre
a
curarla
.
Appena
l
'
ebbe
salvata
,
vedendo
che
lì
,
in
quel
quartierino
,
mancavano
per
la
convalescente
tutti
i
comodi
,
volle
anche
portarsela
a
casa
,
non
ostante
la
mia
opposizione
.
Capirà
bene
che
,
entrata
,
Carlotta
non
ne
uscì
se
non
mia
sposa
legittima
di
lì
a
poco
,
appena
cessata
la
moria
.
E
ribeviamo
,
caro
signore
!
Per
fortuna
,
a
Carlotta
durante
l
'
epidemia
erano
morti
padre
,
madre
e
fratelli
.
Fortuna
e
disgrazia
,
perché
,
unica
superstite
della
famiglia
,
ereditò
trentotto
o
quarantamila
lire
,
frutto
della
nobile
professione
paterna
.
Moglie
e
con
la
dote
,
che
vide
,
signor
mio
?
cambiò
da
un
giorno
all
'
altro
,
da
così
a
così
.
Ora
senta
.
Sarà
che
io
mi
trovo
in
corpo
un
certo
spiritaccio
...
come
dire
?
fi
...
filosofesco
,
che
magari
a
lei
potrà
sembrare
strambo
;
ma
mi
lasci
dire
.
Crede
lei
che
ci
siano
due
soli
generi
,
il
maschile
e
il
femminile
?
Nossignore
.
La
moglie
è
un
genere
a
parte
;
come
il
marito
,
un
genere
a
parte
.
E
,
quanto
ai
generi
,
la
donna
,
col
matrimonio
,
ci
guadagna
sempre
.
Avanza
!
Entra
cioè
a
partecipar
di
tanto
del
genere
mascolino
,
di
quanto
l
'
uomo
,
necessariamente
,
ne
scapita
molto
,
creda
a
me
.
Se
mi
venisse
la
malinconia
di
comporre
una
grammatichetta
ragionata
come
dico
io
,
vorrei
mettere
per
regola
che
si
debba
dire
:
il
moglie
;
e
,
per
conseguenza
,
la
marito
.
Lei
ride
?
Ma
per
la
moglie
,
caro
signore
,
il
marito
non
è
più
un
uomo
.
Tanto
vero
,
che
non
si
cura
più
di
piacergli
.
«
Con
te
non
c
'
è
più
sugo
»
,
pensa
la
moglie
.
«
Tu
già
mi
conosci
.
»
Ma
pure
,
se
il
marito
è
così
dabbenaccio
da
rinzelarsi
,
vedendola
per
esempio
a
letto
come
una
diavola
,
coi
capelli
incartocciati
,
col
viso
impiastricciato
,
e
via
dicendo
:
-
Ma
io
lo
faccio
per
te
!
-
è
capace
di
rispondergli
lei
.
-
Per
me
?
-
Sicuro
.
Per
non
farti
sfigurare
.
Ti
piacerebbe
che
la
gente
,
vedendoci
per
via
,
dicesse
:
«
Oh
guarda
un
po
'
che
moglie
è
andata
a
scegliersi
quel
pover
uomo
»
?
E
il
marito
,
che
-
gliel
'
assicuro
-
non
è
più
uomo
,
si
sta
zitto
;
quand
'
invece
dovrebbe
gridare
:
«
Ma
me
lo
dico
io
da
me
,
cara
,
che
moglie
sono
andato
a
scegliermi
,
nel
vederti
così
,
adesso
,
accanto
a
me
!
Ah
,
tu
mi
ti
mostri
brutta
per
casa
e
a
letto
,
perché
gli
altri
poi
,
per
via
,
possano
esclamare
:
«
Oh
guarda
che
bella
moglie
ha
quel
pover
uomo
»
?
E
mi
debbono
invidiare
per
giunta
?
Ma
grazie
,
grazie
cara
,
di
quest
'
invidia
per
me
,
che
si
traduce
,
naturalmente
,
in
un
desiderio
di
te
.
Tu
vuoi
esser
desiderata
perché
io
sia
invidiato
?
Quanto
sei
buona
!
Ma
più
buono
sono
io
che
t
'
ho
sposata
»
.
E
il
dialogo
potrebbe
seguitare
.
Perché
c
'
è
il
caso
,
sa
?
che
la
moglie
abbia
anche
l
'
impudenza
incosciente
di
domandare
al
marito
se
,
acconciata
adesso
e
parata
per
uscire
a
passeggio
,
gli
pare
che
stia
bene
.
Il
marito
dovrebbe
risponderle
:
«
Ma
sai
,
cara
?
i
gusti
son
tanti
.
A
me
,
come
a
me
,
già
te
l
'
ho
detto
,
codesti
capelli
pettinati
così
non
mi
garbano
.
A
chi
vuoi
piacere
?
Bisognerebbe
che
tu
me
lo
dicessi
,
per
saperti
rispondere
.
A
nessuno
?
proprio
a
nessuno
?
Ma
allora
,
benedetta
te
,
nessuno
per
nessuno
,
cerca
di
piacere
a
tuo
marito
,
che
almeno
è
uno
!
»
Caro
signore
,
a
una
tale
risposta
la
moglie
guarderebbe
il
marito
quasi
per
compassione
,
poi
farebbe
una
spallucciata
,
come
a
dire
:
«
Ma
tu
che
c
'
entri
?
»
.
E
avrebbe
ragione
.
Le
donne
non
possono
farne
a
meno
:
per
istinto
,
vogliono
piacere
.
Han
bisogno
d
'
esser
desiderate
,
le
donne
.
Ora
,
capirà
,
un
marito
non
può
più
desiderar
la
moglie
che
ha
giorno
e
notte
con
sé
.
Non
può
desiderarla
,
intendo
com
'
ella
vorrebbe
essere
desiderata
.
Già
,
come
la
moglie
nel
marito
non
vede
più
l
'
uomo
,
così
l
'
uomo
nella
moglie
,
a
lungo
andare
,
non
vede
più
la
donna
.
L
'
uomo
,
più
filosofo
per
natura
,
ci
passa
sopra
;
la
donna
,
invece
,
se
ne
offende
;
e
perciò
il
marito
le
diventa
presto
increscioso
e
spesso
insopportabile
.
Essa
deve
fare
il
comodo
suo
,
il
marito
no
.
Ma
qualunque
cosa
egli
facesse
,
creda
pure
,
non
andrebbe
mai
bene
per
lei
,
perché
l
'
amore
,
quel
tale
amore
di
cui
ella
ha
bisogno
,
il
marito
,
solamente
perché
marito
,
non
può
più
darglielo
.
Più
che
amore
è
una
cert
'
aura
di
ammirazione
di
cui
ella
vuol
sentirsi
avviluppata
.
Ora
vada
lei
ad
ammirarla
per
la
casa
coi
diavoletti
in
capo
,
senza
busto
,
in
ciabatte
,
e
oggi
,
poniamo
,
col
mal
di
pancia
e
domani
col
mal
di
denti
.
Quella
cert
'
aura
può
spirar
fuori
,
dagli
occhi
degli
uomini
che
non
sanno
,
e
dei
quali
essa
,
senza
parere
,
con
arte
sopraffina
,
ha
voluto
e
saputo
attirare
e
fermare
gli
sguardi
per
inebriarsene
deliziosamente
.
Se
è
una
moglie
onesta
,
questo
le
basta
.
Le
parlo
adesso
delle
mogli
oneste
,
io
,
intendiamoci
,
anzi
delle
intemerate
addirittura
.
Delle
altre
non
c
'
è
più
sugo
a
parlarne
.
Mi
consenta
un
'
altra
piccola
riflessione
.
Noi
uomini
abbiamo
preso
il
vezzo
di
dire
che
la
donna
è
un
essere
incomprensibile
.
Signor
mio
,
la
donna
,
invece
,
è
tal
quale
come
noi
,
ma
non
può
né
mostrarlo
,
né
dirlo
,
perché
sa
,
prima
di
tutto
,
che
la
società
non
glielo
consente
,
recando
a
colpa
a
lei
quel
che
invece
reputa
naturale
per
l
'
uomo
;
e
poi
perché
sa
che
non
farebbe
piacere
agli
uomini
,
se
lo
mostrasse
e
lo
dicesse
.
Ecco
spiegato
l
'
enigma
.
Chi
ha
avuto
come
me
la
disgrazia
d
'
intoppare
in
una
moglie
senza
peli
sulla
lingua
,
lo
sa
bene
.
E
diamo
ancora
una
bevutina
.
Coraggio
!
Non
era
così
dapprima
Carlotta
.
Diventò
così
subito
dopo
il
matrimonio
,
appena
cioè
si
sentì
a
posto
e
s
'
accorse
ch
'
io
cominciai
naturalmente
a
vedere
in
lei
non
soltanto
il
piacere
,
ma
anche
quella
bruttissima
cosa
che
è
il
dovere
.
Io
dovevo
rispettarla
,
adesso
,
no
?
Era
mia
moglie
!
Ebbene
,
forse
lei
non
voleva
essere
rispettata
.
Chi
sa
perché
,
il
vedermi
diventare
di
punto
in
bianco
un
marito
esemplare
,
le
diede
terribilmente
ai
nervi
.
Cominciò
per
noi
una
vita
d
'
inferno
.
Lei
,
sempre
ingrugnata
,
spinosa
,
irrequieta
;
io
,
paziente
,
un
po
'
per
paura
,
un
po
'
per
la
coscienza
d
'
aver
commesso
la
più
grossa
delle
bestialità
e
di
doverne
piangere
le
conseguenze
.
Le
andavo
appresso
come
un
cagnolino
.
E
facevo
peggio
!
Per
quanto
mi
ci
scapassi
,
non
riuscivo
però
a
indovinare
,
che
diamine
volesse
mia
moglie
.
Ma
avrei
sfidato
chiunque
a
indovinarlo
!
Sa
che
voleva
?
Voleva
esser
nata
uomo
,
mia
moglie
.
E
se
la
pigliava
con
me
perché
era
nata
femmina
.
-
Uomo
,
-
diceva
,
-
e
magari
cieco
d
'
un
occhio
!
Un
giorno
le
domandai
:
-
Ma
sentiamo
un
po
'
,
che
avresti
fatto
,
se
fossi
nata
uomo
?
Mi
rispose
,
sbarrando
tanto
d
'
occhi
:
-
Il
mascalzone
!
-
Brava
!
-
E
moglie
,
niente
,
sai
!
Non
l
'
avrei
presa
.
-
Grazie
,
cara
.
-
Oh
,
puoi
esserne
più
che
sicuro
!
-
E
ti
saresti
spassato
?
Dunque
tu
credi
che
con
le
donne
ci
si
possa
spassare
?
Mia
moglie
mi
guardò
nel
fondo
degli
occhi
.
-
Lo
domandi
a
me
?
-
mi
disse
.
-
Tu
forse
non
lo
sai
?
Io
non
avrei
preso
moglie
anche
per
non
far
prigioniera
una
povera
donna
.
-
Ah
,
-
esclamai
.
-
Prigioniera
ti
senti
?
E
lei
:
-
Mi
sento
?
E
che
sono
?
che
sono
stata
sempre
,
da
che
vivo
?
Io
non
conosco
che
te
.
Quando
mai
ho
goduto
io
?
-
Avresti
voluto
conoscer
altri
?
-
Ma
certo
!
ma
precisamente
come
te
,
che
ne
hai
conosciute
tante
prima
e
chi
sa
quante
dopo
!
Dunque
,
signor
mio
,
tenga
bene
a
mente
questo
:
che
una
donna
desidera
proprio
tal
quale
come
noi
.
Lei
,
per
modo
d
'
esempio
,
vede
una
bella
donna
,
la
segue
con
gli
occhi
,
se
la
immagina
tutta
,
e
col
pensiero
la
abbraccia
,
senza
dirne
nulla
,
naturalmente
,
a
sua
moglie
che
le
cammina
accanto
?
Nel
frattempo
,
sua
moglie
vede
un
bell
'
uomo
,
lo
segue
con
gli
occhi
,
se
lo
immagina
tutto
,
e
col
pensiero
lo
abbraccia
,
senza
dirne
nulla
a
lei
,
naturalmente
.
Niente
di
straordinario
in
questo
;
ma
creda
pure
che
non
fa
punto
piacere
il
supporre
questa
cosa
ovvia
e
comunissima
nella
propria
moglie
,
prigioniera
col
corpo
,
non
con
l
'
anima
.
E
il
corpo
stesso
!
Dica
un
po
'
:
non
abbiamo
noi
uomini
la
coscienza
che
,
avendo
un
'
opportunità
,
non
sapremmo
affatto
resistere
?
Ebbene
,
s
'
immagini
che
è
proprio
lo
stesso
per
la
donna
.
Cascano
,
cascano
che
è
un
piacere
,
con
la
stessa
facilità
,
se
loro
vien
fatto
,
se
trovano
cioè
un
uomo
risoluto
,
di
cui
si
possan
fidare
.
Me
l
'
ha
lasciato
intender
bene
mia
moglie
,
parlando
-
s
'
intende
-
delle
altre
.
E
vengo
al
caso
mio
.
Naturalmente
,
dopo
un
anno
di
matrimonio
,
m
'
ammalai
di
fegato
.
Per
sei
anni
di
fila
,
cure
inutili
,
che
fecero
strazio
del
mio
povero
corpo
,
ridotto
in
uno
stato
da
far
pietà
finanche
agli
altri
ammalati
del
mio
stesso
male
.
Il
rimedio
dovevo
trovarlo
qua
.
Ci
venni
con
mia
moglie
e
,
nei
primi
giorni
,
alloggiai
da
Rori
,
dove
ora
è
lei
.
Ordinai
,
appena
arrivato
,
che
mi
si
chiamasse
un
medico
per
farmi
visitare
e
prescrivere
quanti
bicchieri
al
giorno
avrei
dovuto
bere
,
o
se
mi
sarebbero
convenute
più
le
docce
o
i
bagni
d
'
acqua
sulfurea
.
Mi
si
presentò
un
bel
giovane
,
bruno
,
alto
,
aitante
della
persona
,
dall
'
aria
marziale
,
tutto
vestito
di
nero
.
Seppi
poco
dopo
che
era
stato
,
difatti
,
nell
'
esercito
,
medico
militare
,
tenente
medico
;
che
a
Rovigo
aveva
contratto
una
relazione
con
la
figlia
d
'
un
tipografo
;
che
ne
aveva
avuto
una
bambina
,
e
che
,
costretto
a
sposare
,
s
'
era
dimesso
ed
era
venuto
qua
in
condotta
.
Otto
mesi
dopo
questo
suo
grande
sacrifizio
,
gli
erano
morte
quasi
contemporaneamente
moglie
e
figliuola
.
Erano
già
passati
circa
tre
anni
dalla
doppia
sciagura
,
ed
egli
vestiva
ancora
di
nero
,
come
un
bellissimo
corvo
.
Faceva
furore
,
capirà
,
con
quel
sacrifizio
delle
dimissioni
per
amore
,
così
mal
ricompensato
dalla
sorte
;
con
quelle
due
disgrazie
che
gli
si
leggevano
ancora
scolpite
in
tutta
la
persona
,
impostata
che
neanche
Carlomagno
.
Tutte
le
donne
,
a
lasciarle
fare
avrebbero
voluto
consolarlo
.
Egli
lo
sapeva
e
si
mostrava
sdegnoso
.
Dunque
venne
da
me
;
mi
visitò
ben
bene
,
palpandomi
tutto
;
mi
ripeté
press
'
a
poco
quel
che
già
tant
'
altri
medici
mi
avevano
detto
,
e
infine
mi
prescrisse
la
cura
:
tre
mezzi
bicchieri
,
di
questi
mezzani
,
pei
primi
giorni
,
poi
tre
interi
,
e
un
giorno
bagno
,
un
giorno
doccia
.
Stava
per
andarsene
,
quando
finse
d
'
accorgersi
della
presenza
di
mia
moglie
.
-
Anche
la
signora
?
-
domandò
,
guardandola
freddamente
.
-
No
,
no
,
-
negò
subito
mia
moglie
con
viso
lungo
lungo
e
le
sopracciglia
sbalzate
fino
all
'
attaccatura
dei
capelli
.
-
Eppure
,
permette
?
-
fece
lui
.
Le
si
accostò
,
le
sollevò
con
delicatezza
il
mento
con
una
mano
,
e
con
l
'
indice
dell
'
altra
le
rovesciò
appena
una
palpebra
.
-
Un
po
'
anemica
,
-
disse
.
Mia
moglie
mi
guardò
,
pallidissima
,
cose
se
quella
diagnosi
a
bruciapelo
la
avesse
lì
per
lì
anemizzata
.
E
con
un
risolino
nervoso
su
le
labbra
,
alzò
le
spalle
,
disse
:
-
Ma
io
non
mi
sento
nulla
...
Il
medico
s
'
inchinò
,
serio
:
-
Meglio
così
.
E
andò
via
con
molta
dignità
.
Fosse
l
'
acqua
o
il
bagno
o
la
doccia
,
o
piuttosto
,
com
'
io
credo
,
la
bella
aria
che
si
gode
qua
e
la
dolcezza
della
campagna
toscana
,
il
fatto
è
che
mi
sentii
subito
meglio
;
tanto
che
decisi
di
fermarmi
per
un
mese
o
due
;
e
,
per
stare
con
maggior
libertà
,
presi
a
pigione
un
appartamentino
presso
la
Pensione
,
un
po
'
più
giù
,
da
Coli
,
che
ha
un
bel
poggiolo
donde
si
scopre
tutta
la
vallata
coi
due
laghetti
di
Chiusi
e
di
Montepulciano
.
Ma
-
non
so
se
lei
lo
ha
già
supposto
-
cominciò
a
sentirsi
male
mia
moglie
.
Non
diceva
anemia
,
perché
lo
aveva
detto
il
medico
;
diceva
che
si
sentiva
una
certa
stanchezza
al
cuore
e
come
un
peso
sul
petto
che
le
tratteneva
io
respiro
.
E
allora
io
,
con
l
'
aria
più
ingenua
che
potei
:
-
Vuoi
farti
visitare
anche
tu
,
cara
?
Si
stizzì
fieramente
,
com
'
io
prevedevo
,
e
rifiutò
.
Il
male
,
si
capisce
,
crebbe
di
giorno
in
giorno
,
crebbe
quanto
più
lei
s
'
ostinò
nel
rifiuto
.
Io
,
duro
,
non
le
dissi
più
nulla
.
Finché
lei
stessa
,
un
giorno
,
non
potendone
più
,
mi
disse
che
voleva
la
visita
,
ma
non
di
quel
medico
,
no
,
recisamente
no
;
dell
'
altro
medico
condotto
(
ce
n
'
erano
due
,
allora
)
:
dal
dr
.
Berri
voleva
farsi
visitare
,
ch
'
era
un
vecchiotto
ispido
,
asmatico
,
quasi
cieco
,
già
mezzo
giubilato
,
ora
giubilato
del
tutto
,
all
'
altro
mondo
.
-
Ma
via
!
-
esclamai
.
-
Chi
chiama
più
il
dottor
Berri
?
E
sarebbe
poi
uno
sgarbo
immeritato
al
dottor
Loero
,
che
s
'
è
dimostrato
sempre
così
premuroso
e
cortese
con
noi
.
Di
fatti
,
ogni
giorno
,
qua
alle
Terme
,
vedendomi
scendere
dalla
vettura
con
mia
moglie
,
il
dottor
Loero
ci
si
faceva
innanzi
con
quella
impostatura
altera
e
compunta
;
si
congratulava
con
me
della
rapida
miglioria
;
m
'
accompagnava
alla
fonte
e
poi
su
e
giù
per
i
vialetti
del
parco
,
non
mancando
ai
debiti
riguardi
verso
mia
moglie
,
ma
curandosi
pochissimo
,
nei
primi
giorni
,
di
lei
,
che
ne
gonfiava
,
s
'
intende
,
in
silenzio
.
Da
una
settimana
,
però
,
avevano
preso
a
battagliar
fra
loro
su
l
'
eterna
questione
degli
uomini
e
delle
donne
,
dell
'
uomo
che
è
prepotente
,
della
donna
che
è
vittima
,
della
società
che
è
ingiusta
,
ecc
.
ecc
.
Creda
,
signor
mio
,
non
posso
più
sentirne
parlare
,
di
queste
baggianate
.
In
sette
anni
di
matrimonio
,
fra
me
e
mia
moglie
non
si
parlò
mai
d
'
altro
.
Le
confesso
tuttavia
che
in
quella
settimana
gongolai
nel
sentir
ripetere
al
dottor
Loero
con
molta
compostezza
le
mie
stesse
argomentazioni
,
e
col
pepe
e
col
sale
dell
'
autorità
scientifica
.
Mia
moglie
,
a
me
,
mi
caricava
d
'
insulti
;
col
dottor
Loero
,
invece
,
doveva
rodere
il
freno
della
convenienza
;
ma
della
bile
che
non
poteva
sputare
,
insaporava
ben
bene
le
parole
.
Speravo
,
con
questo
,
che
il
mal
di
cuore
le
passasse
.
Ma
che
!
Come
le
ho
detto
,
le
crebbe
di
giorno
in
giorno
.
Segno
,
non
le
pare
?
ch
'
ella
voleva
convincere
con
altri
argomenti
l
'
avversario
.
E
guardi
un
po
'
che
razza
di
parte
tocca
talvolta
di
rappresentare
a
un
povero
marito
!
Sapevo
benissimo
ch
'
ella
voleva
esser
visitata
dal
dottor
Loero
e
ch
'
era
tutta
una
commedia
l
'
antipatia
che
questi
le
faceva
,
una
commedia
la
pretesa
d
'
esser
visitata
invece
da
quel
vecchio
asmatico
e
rimbecillito
,
come
una
commedia
era
quel
suo
mal
di
cuore
.
Eppure
dovetti
fingere
di
credere
sul
serio
a
tutt
'
e
tre
le
cose
e
sudare
una
camicia
per
indurla
a
far
quello
che
lei
,
in
fondo
,
desiderava
.
Caro
signore
,
quando
mia
moglie
,
senza
busto
-
s
'
intende
-
si
stese
sul
letto
e
lui
,
il
dottore
,
la
guardò
negli
occhi
nel
chinarsi
per
posarle
l
'
occhio
sulla
mammella
,
io
la
vidi
quasi
mancare
,
quasi
disfarsi
;
le
vidi
negli
occhi
e
nel
volto
quel
tale
turbamento
...
quel
tale
tremore
,
che
...
-
lei
m
'
intende
bene
.
La
conoscevo
e
non
potevo
sbagliare
.
Poteva
bastare
,
no
?
Una
moglie
rimane
onestissima
,
illibata
,
inammendabile
,
dopo
una
visita
come
quella
;
visita
medica
,
c
'
è
poco
da
dire
,
sotto
gli
occhi
del
marito
.
E
va
bene
!
Che
bisogno
c
'
era
,
domando
io
,
di
venirmi
a
cantar
sul
muso
quel
che
già
sapevo
dentro
di
me
e
avevo
visto
con
gli
occhi
miei
e
quasi
toccato
con
mano
?
Su
,
su
.
Coraggio
.
Ribeviamo
.
Ribeviamo
.
Me
ne
stavo
una
sera
sul
poggiolo
a
contemplare
il
magnifico
spettacolo
dell
'
ampia
vallata
sotto
la
luna
.
Mia
moglie
s
'
era
già
messa
a
letto
.
Lei
mi
vede
così
grasso
e
forse
non
mi
suppone
capace
di
commuovermi
a
uno
spettacolo
di
natura
.
Ma
creda
che
ho
un
'
anima
piuttosto
mingherlina
.
Un
'
animuccia
coi
capelli
biondi
ho
,
e
col
visino
dolce
dolce
,
diafano
e
affilato
e
gli
occhi
color
di
cielo
.
Un
'
animuccia
insomma
che
pare
un
'
inglesina
,
quando
,
nel
silenzio
,
nella
solitudine
,
s
'
affaccia
alle
finestre
di
questi
miei
occhiacci
di
bue
,
e
s
'
intenerisce
alla
vista
della
luna
e
allo
scampanellio
che
fanno
i
grilli
sparsi
per
la
campagna
.
Gli
uomini
,
di
giorno
,
nelle
città
,
e
i
grilli
non
si
danno
requie
la
notte
nelle
campagne
.
Bella
professione
,
quella
del
grillo
!
-
Che
fai
?
-
Canto
.
-
E
perché
canti
?
Non
lo
sa
nemmeno
lui
.
Canta
.
E
tutte
le
stelle
tremano
nel
cielo
.
Lei
le
guarda
.
Bella
professione
,
anche
quella
delle
stelle
!
Che
stanno
a
farci
lassù
?
Niente
.
Guardano
anche
loro
nel
vuoto
e
par
che
n
'
abbiano
un
brivido
continuo
.
E
sapesse
quanto
mi
piace
il
gufo
che
,
in
mezzo
a
tanta
dolcezza
,
si
mette
a
singhiozzare
da
lontano
,
angosciato
.
Ci
piange
lui
,
dalla
dolcezza
.
Basta
.
Guardavo
commosso
,
come
le
ho
detto
,
quello
spettacolo
,
ma
già
sentivo
un
po
'
di
fresco
(
eran
passate
le
undici
)
e
stavo
per
ritirarmi
:
quando
udii
picchiar
forte
e
a
lungo
all
'
uscio
di
strada
.
Chi
poteva
essere
a
quell
'
ora
?
Il
dottor
Loero
.
In
uno
stato
,
signor
mio
,
da
far
compassione
finanche
alle
pietre
.
Ubriaco
fradicio
.
Erano
venuti
da
Firenze
,
da
Perugia
e
da
Roma
cinque
o
sei
medici
,
per
la
cura
dell
'
acqua
,
ed
egli
,
col
farmacista
,
aveva
pensato
bene
di
dare
una
cena
ai
colleghi
,
nell
'
Ospedaletto
della
Croce
Verde
,
dietro
la
Collegiata
,
lì
vicino
a
Rori
.
Allegra
,
come
lei
può
immaginare
,
una
cenetta
all
'
ospedale
!
E
altro
che
cura
d
'
acqua
!
s
'
erano
ubriacati
tutti
come
tanti
...
non
diciamo
majali
,
perché
i
majali
,
poveracci
,
non
hanno
veramente
quest
'
abitudine
.
Che
idea
gli
era
balenata
,
nel
vino
,
di
venire
a
inquietar
me
,
ch
'
ero
quella
sera
,
come
le
ho
detto
,
tutto
chiaro
di
luna
?
Barcollava
,
e
dovetti
sorreggerlo
fino
al
poggiolo
.
Lì
m
'
abbracciò
stretto
stretto
e
mi
disse
che
mi
voleva
bene
,
un
bene
da
fratello
,
e
che
tutta
la
sera
aveva
parlato
di
me
coi
colleghi
,
del
mio
fegato
e
del
mio
stomaco
rovinati
,
che
gli
stavano
a
cuore
,
tanto
a
cuore
che
,
passando
innanzi
alla
mia
porta
,
non
aveva
voluto
trascurare
di
farmi
una
visitina
,
temendo
che
il
giorno
appresso
non
sarebbe
potuto
andare
alle
Terme
,
perché
-
non
si
sarebbe
detto
,
veh
!
-
ma
aveva
proprio
bevuto
un
pochino
.
Io
a
ringraziarlo
,
si
figuri
,
e
a
esortarlo
ad
andarsene
a
casa
,
ché
era
già
tardi
...
Niente
!
Volle
una
seggiola
per
mettersi
a
sedere
sul
poggiolo
,
e
cominciò
a
parlarmi
di
mia
moglie
,
che
gli
piaceva
tanto
,
e
voleva
che
andassi
a
destarla
,
perché
con
lui
ci
stava
,
la
signora
Carlottina
,
oh
se
ci
stava
!
e
come
!
Bella
puledra
ombrosa
,
che
sparava
calci
per
amore
,
per
farsi
carezzare
...
E
via
di
questo
passo
,
sghignazzando
e
tentando
con
gli
occhi
,
che
gli
si
chiudevano
soli
,
certi
furbeschi
ammiccamenti
.
Mi
dica
lei
che
potevo
fargli
in
quello
stato
.
Schiaffeggiare
un
ubriaco
che
non
si
reggeva
in
piedi
?
Mia
moglie
,
che
s
'
era
svegliata
,
me
lo
gridò
rabbiosamente
tre
o
quattro
volte
dal
letto
.
Anche
a
me
la
volontà
di
schiaffeggiarlo
era
scesa
alle
mani
:
ma
chi
sa
che
impressione
avrebbe
fatto
uno
schiaffo
a
qual
povero
giovine
che
,
nella
beata
incoscienza
del
vino
,
aveva
perduto
ogni
nozione
sociale
civile
e
gridava
in
faccia
la
verità
allegramente
.
Lo
afferrai
e
lo
tirai
su
dalla
seggiola
:
una
certa
scrollatina
non
potei
far
a
meno
di
dargliela
,
ma
fu
lì
lì
per
cascare
e
dovetti
aver
cura
del
suo
stato
fino
alla
porta
;
là
...
sì
,
gli
diedi
un
piccolo
spintone
e
lo
mandai
a
ruzzolare
per
la
strada
.
Quando
entrai
in
camera
da
letto
,
trovai
mia
moglie
con
un
diavolo
per
capello
:
frenetica
addirittura
.
S
'
era
levata
da
letto
.
Mi
assaltò
di
ingiurie
sanguinose
;
mi
disse
che
se
fossi
stato
un
altro
uomo
,
avrei
dovuto
pestarmi
sotto
i
piedi
quel
mascalzone
e
poi
buttarlo
dal
poggiolo
;
che
ero
un
uomo
di
cartapesta
,
senza
sangue
nelle
vene
,
senza
rossore
in
faccia
,
incapace
di
difendere
la
rispettabilità
della
moglie
,
e
capacissimo
invece
di
far
tanto
di
cappello
al
primo
venuto
che
...
Non
la
lasciai
finire
;
levai
una
mano
;
le
gridai
che
badasse
bene
:
lo
schiaffo
che
avrei
dovuto
dare
a
colui
,
se
non
fosse
stato
ubriaco
,
l
'
avrei
appioppato
a
lei
,
se
non
taceva
.
Non
tacque
,
si
figuri
!
Dal
furore
passò
al
dileggio
.
Ma
sicuro
che
m
'
era
facilissimo
fare
il
gradasso
con
lei
,
schiaffeggiare
una
donna
,
dopo
aver
accolto
e
accompagnato
coi
debiti
riguardi
fino
ala
porta
uno
che
era
venuto
a
insultarmi
fino
a
casa
.
Ma
perché
,
perché
non
ero
andata
a
destarla
subito
?
Anzi
perché
non
glielo
avevo
introdotto
in
camera
e
pregato
di
mettersi
a
letto
con
lei
?
-
Tu
lo
sfiderai
!
-
mi
gridò
in
fine
,
fuori
di
sé
.
-
Tu
lo
sfiderai
domani
,
e
guaj
a
te
se
non
lo
fai
!
A
sentirsi
dire
certe
cose
da
una
donna
,
qualunque
uomo
si
ribella
.
M
'
ero
già
spogliato
e
messo
a
letto
.
Le
dissi
che
la
smettesse
una
buona
volta
e
mi
lasciasse
dormire
in
pace
:
non
avrei
sfidato
nessuno
,
anche
per
non
dare
a
lei
questa
soddisfazione
.
Ma
durante
la
notte
,
tra
me
e
me
,
ci
pensai
molto
.
Non
sapevo
e
non
so
di
cavalleria
,
se
un
gentiluomo
debba
raccoglier
l
'
insulto
e
la
provocazione
di
un
ubriaco
che
non
sa
quel
che
si
dica
.
La
mattina
dopo
,
ero
sul
punto
di
recarmi
a
prender
consiglio
da
un
maggiore
in
ritiro
che
avevo
conosciuto
alle
Terme
,
quando
questo
stesso
maggiore
,
in
compagnia
di
un
altro
signore
del
paese
,
venne
a
chiedermi
lui
soddisfazione
a
nome
del
dottor
Loero
.
Già
!
per
il
modo
come
lo
avevo
messo
alla
porta
la
sera
precedente
.
Pare
che
,
al
mio
spintone
,
cadendo
,
si
fosse
ferito
al
naso
.
-
Ma
se
era
ubriaco
!
-
gridai
a
quei
signori
.
Tanto
peggio
per
me
.
Dovevo
usargli
un
certo
riguardo
.
Io
,
capisce
?
E
per
miracolo
mia
moglie
non
mi
aveva
mangiato
,
perché
non
lo
avevo
buttato
giù
dal
poggiolo
!
Basta
.
Voglio
andar
per
le
leste
.
Accettai
la
sfida
;
ma
mia
moglie
mi
sghignò
sul
muso
e
,
senza
por
tempo
di
mezzo
,
cominciò
a
preparar
le
sue
robe
.
Voleva
partir
subito
;
andarsene
,
senza
aspettar
l
'
esito
del
duello
,
che
pure
sapeva
a
condizioni
gravissime
.
Da
che
ero
in
ballo
,
volevo
ballare
.
Le
impose
lui
,
le
condizioni
:
alla
pistola
.
Benissimo
!
Ma
io
pretesi
allora
,
che
si
facesse
a
quindici
passi
.
E
scrissi
una
lettera
,
alla
vigilia
,
che
mi
fa
crepar
dalle
risa
ogni
qual
volta
la
rileggo
.
Lei
non
può
figurarsi
che
sorta
di
scempiaggini
vengano
in
mente
a
un
pover
uomo
in
siffatti
frangenti
.
Non
avevo
mai
maneggiato
armi
.
Le
giuro
che
,
istintivamente
,
chiudevo
gli
occhi
,
sparando
.
Il
duello
si
fece
su
alla
Faggeta
.
I
due
primi
colpi
andarono
a
vuoto
;
al
terzo
...
no
,
il
terzo
andò
pure
a
vuoto
;
fu
il
quarto
;
al
quarto
colpo
-
veda
un
po
'
che
testa
dura
,
quella
del
dottore
!
-
la
palla
ci
vide
per
me
e
andò
a
bollarlo
in
fronte
,
ma
non
gl
'
intaccò
l
'
osso
,
gli
strisciò
sotto
la
cute
capelluta
e
gli
riuscì
di
dietro
,
dalla
nuca
.
Lì
per
lì
parve
morto
.
Accorremmo
tutti
;
anch
'
io
;
ma
uno
dei
miei
padrini
mi
consigliò
d
'
allontanarmi
,
di
salire
in
vettura
e
scappare
per
la
via
di
Chiusi
.
Scappai
.
Il
giorno
dopo
venni
a
sapere
di
che
si
trattava
;
e
un
'
altra
cosa
venni
a
sapere
,
che
mi
riempì
di
gioja
e
di
rammarico
a
un
tempo
:
di
gioja
per
me
,
di
rammarico
per
il
mio
avversario
,
il
quale
,
dopo
una
palla
in
fronte
,
pover
uomo
,
non
se
la
meritava
davvero
.
Riaprendo
gli
occhi
,
nell
'
Ospedaletto
della
Croce
Verde
,
il
dottor
Loero
si
vide
innanzi
un
bellissimo
spettacolo
:
mia
moglie
,
accorsa
al
suo
capezzale
per
assisterlo
!
Della
ferita
guarì
in
una
quindicina
di
giorni
:
di
mia
moglie
,
caro
signore
,
non
è
più
guarito
.
Vogliamo
andare
per
il
secondo
bicchiere
?
PALLINO
E
MIMÌ
Si
chiamò
prima
Pallino
perché
,
quando
nacque
,
pareva
una
palla
.
Di
tutta
la
figliata
,
che
fu
di
sei
,
si
salvò
lui
solo
,
grazie
alle
preghiere
insistenti
e
alla
tenera
protezione
dei
ragazzi
.
Babbo
Colombo
,
come
non
poteva
andare
a
caccia
,
ch
'
era
stata
la
sua
passione
,
non
voleva
più
neanche
cani
per
casa
,
e
tutti
,
tutti
morti
li
voleva
quei
cuccioli
là
.
Così
pure
fosse
morta
la
Vespina
loro
madre
,
che
gli
ricordava
le
belle
cacciate
degli
altri
anni
,
quand
'
egli
non
soffriva
ancora
dei
maledetti
reumi
,
dell
'
artride
,
che
-
eccolo
là
-
lo
avevano
torto
come
un
uncino
!
A
Chianciano
,
già
il
vento
ci
dava
anche
nei
mesi
caldi
:
certe
libecciate
che
investivano
e
scotevan
le
case
da
schiantarle
e
portarsele
via
.
Figurarsi
d
'
inverno
!
E
dunque
tutti
in
cucina
,
stretti
accovacciati
da
mane
a
sera
nel
canto
del
foco
,
sotto
la
cappa
,
senza
cacciar
fuori
la
punta
del
naso
,
neanche
per
andare
a
messa
la
domenica
.
Giusto
,
la
Collegiata
era
lì
dirimpetto
a
due
passi
.
Quasi
quasi
la
messa
si
poteva
vederla
dai
vetri
della
finestra
di
cucina
.
Nelle
altre
camere
della
casa
non
ci
s
'
andava
se
non
per
ficcarsi
a
letto
,
la
sera
di
buon
'
ora
.
Ma
babbo
Colombo
ci
faceva
anche
di
giorno
una
capatina
di
tanto
in
tanto
,
curvo
,
con
le
gambe
fasciate
,
spasimando
a
ogni
passo
,
per
andar
a
vedere
dal
balcone
della
sala
da
pranzo
tutta
la
Val
di
Chiana
che
si
scopriva
di
là
e
il
suo
bel
podere
di
Caggiolo
.
E
Vespina
,
a
farglielo
apposta
,
gravida
,
così
che
poteva
appena
spiccicar
le
piote
da
terra
,
lo
seguiva
lemme
lemme
,
per
accrescergli
il
rimpianto
della
campagna
lontana
,
il
dispetto
di
vedersi
ridotto
in
quello
stato
.
Maledetta
!
E
ora
gli
faceva
i
figliuoli
,
per
giunta
.
Ma
glielo
avrebbe
accomodati
lui
!
Oh
,
senza
farli
penare
,
beninteso
.
Li
avrebbe
presi
per
la
coda
e
là
,
avrebbe
loro
sbatacchiata
la
testa
in
una
pietra
.
I
ragazzi
,
la
Delmina
,
Ezio
,
Igino
,
la
Norina
,
nel
vedergli
far
l
'
atto
,
gridavano
:
-
No
,
babbo
!
piccinini
!
Sicché
,
quando
i
cuccioli
vennero
alla
luce
,
ne
vollero
salvare
almeno
uno
,
quello
che
sembrò
loro
il
più
carino
,
sottraendolo
e
nascondendolo
.
Ottenuta
la
grazia
,
andarono
per
veder
Pallino
,
e
sissignori
,
gli
mancava
la
coda
!
Parve
loro
un
tradimento
,
e
si
guardarono
tutt
'
e
quattro
negli
occhi
:
-
Madonna
!
Senza
coda
!
E
come
si
fa
?
Appiccicargliene
una
finta
non
si
poteva
,
né
fare
che
il
babbo
non
se
n
'
accorgesse
.
Ma
ormai
la
grazia
era
concessa
,
e
Pallino
fu
tenuto
in
casa
,
per
quanto
già
la
tenerezza
dei
padroncini
,
a
causa
di
quel
ridicolo
difetto
,
fosse
venuta
a
mancare
.
Per
giunta
anche
si
fece
di
giorno
in
giorno
più
brutto
.
Ma
non
ne
sapeva
nulla
lui
,
bestiolino
!
Senza
coda
era
nato
,
e
pareva
ne
facesse
a
meno
volentieri
;
pareva
anzi
non
sospettasse
minimamente
che
gli
mancava
qualche
cosa
.
E
voleva
ruzzare
.
Ora
,
farà
pena
un
bimbo
nato
male
,
zoppetto
o
gobbino
,
a
vederlo
ridere
e
scherzare
,
ignaro
della
sua
disgrazia
;
ma
una
brutta
bestiola
non
ne
fa
,
e
se
ruzza
e
disturba
,
non
si
ha
sofferenza
per
lei
;
le
si
dà
un
calcio
,
là
e
addio
.
Pallino
,
distratto
dai
suoi
giuochi
furibondi
con
un
gomitolo
o
con
qualche
pantofola
da
una
pedata
che
lo
mandava
a
ruzzolare
da
un
capo
all
'
altro
della
cucina
,
si
levava
lesto
lesto
su
le
due
zampette
davanti
,
le
orecchie
dritte
,
la
testa
da
un
lato
,
e
stava
un
pezzo
a
guardare
.
Non
guaiva
né
protestava
.
Pareva
che
a
poco
a
poco
si
capacitasse
che
i
cani
debbano
esser
trattati
così
,
che
questa
fosse
una
condizione
inerente
alla
sua
esistenza
canina
e
che
non
ci
fosse
perciò
da
aversene
a
male
.
Gli
ci
vollero
però
circa
tre
mesi
per
capire
ben
bene
che
al
padrone
non
piaceva
che
le
pantofole
gli
fossero
rosicchiate
.
Allora
imparò
anche
a
cansar
le
pedate
:
appena
babbo
Colombo
alzava
il
piede
,
lasciava
la
preda
e
andava
a
cacciarsi
sotto
il
letto
.
Lì
riparato
,
imparò
un
'
altra
cosa
:
quanto
,
cioè
,
gli
uomini
siano
cattivi
.
Si
sentì
chiamare
amorevolmente
,
invitare
a
venir
fuori
col
frullo
delle
dita
:
-
Qua
,
Pallino
!
Caro
!
caro
!
qua
,
piccinino
!
S
'
aspettava
carezze
,
s
'
aspettava
il
perdono
,
ma
,
appena
ghermito
per
la
cuticagna
,
botte
da
levare
il
pelo
.
Ah
sì
?
E
allora
,
anche
lui
si
buttò
alle
cattive
:
rubò
,
stracciò
,
insudiciò
,
arrivò
finanche
a
morsicare
.
Ma
ci
guadagnò
questo
,
che
fu
messo
alla
porta
;
e
,
siccome
nessuno
intercedette
per
lui
,
andò
randagio
e
mendico
per
il
paese
.
Finché
non
se
lo
tolse
in
bottega
Fanfulla
Mochi
,
macellajo
,
a
cui
era
morto
in
quei
giorni
il
cagnolino
.
Fanfulla
Mochi
era
un
bel
tipo
.
Amava
le
bestie
,
e
gli
toccava
ammazzarle
;
non
poteva
soffrire
gli
uomini
e
gli
toccava
servirli
e
rispettarli
.
Avrebbe
tenuto
in
cuor
suo
dalla
parte
dei
poveri
;
ma
,
da
macellajo
,
non
poteva
,
perché
la
carne
ai
poveri
,
si
sa
,
riesce
indigesta
.
Doveva
servire
i
signori
che
non
avevano
voluto
averlo
dalla
loro
.
Sicuro
!
Perché
era
nato
signore
,
lui
,
almeno
per
metà
!
Lo
desumeva
dal
fatto
che
,
uscito
a
sedici
anni
da
un
nobile
ospizio
in
cui
era
stato
accolto
fin
dalla
nascita
,
gli
eran
venuti
,
non
sapeva
né
donde
,
né
come
,
né
perché
,
sei
mila
lire
,
residuo
d
'
un
rimborso
liquidato
in
contanti
.
Lo
avevan
messo
garzone
in
una
macelleria
;
e
da
che
c
'
era
,
con
quella
sommetta
,
aveva
seguitato
a
fare
il
macellajo
per
conto
suo
.
Ma
il
sanguaccio
del
gran
signore
se
lo
sentiva
nelle
vene
torpide
,
nelle
piote
gottose
,
e
un
cotal
fluido
pazzesco
gli
circolava
per
il
corpo
,
che
ora
gli
dava
una
noja
cupa
e
amara
,
ora
lo
spingeva
a
certi
atti
...
Per
esempio
:
tre
anni
fa
,
radendosi
la
barba
e
vedendosi
allo
specchio
più
brutto
del
solito
,
già
invecchiato
,
infermiccio
,
s
'
era
lasciata
andare
una
bella
rasojata
alla
gola
,
tirata
coscienziosamente
a
regola
d
'
arte
.
Condotto
mezzo
morto
all
'
ospedaletto
,
aveva
rassicurato
la
gente
che
gli
correva
dietro
spaventata
:
-
Non
è
niente
,
non
è
niente
:
un
'
incicciatina
!
Per
prima
cosa
,
Fanfulla
Mochi
ribattezzò
Pallino
:
gli
impose
il
nome
di
Bistecchino
;
poi
lo
portò
alla
finestra
e
gli
disse
:
-
Vedi
là
,
Bistecchino
,
il
mio
bel
Monte
Amiata
!
Grosse
le
scarpe
,
ma
tu
sapessi
che
cervelli
fini
ci
si
fa
!
Bastardi
,
ma
fini
.
Se
tu
vuoi
stare
con
me
,
dev
'
essere
un
patto
che
tu
diventi
un
canino
saggio
e
per
bene
.
T
'
adotterò
io
,
non
temere
:
acculati
qua
!
Se
fossi
porco
,
Bistecchino
,
mangeresti
tu
?
Io
no
.
Il
porco
crede
di
mangiare
per
sé
e
ingrassa
per
gli
altri
.
Non
è
punto
bella
la
sorte
del
porco
.
Ah
-
io
direi
-
m
'
allevate
per
questo
?
Ringrazio
,
signori
.
Mangiatemi
magro
.
Pallino
a
questo
punto
sternutì
due
o
tre
volte
,
come
in
segno
d
'
approvazione
.
Fanfulla
ne
fu
molto
contento
,
e
seguitò
a
conversare
a
lungo
con
lui
,
ogni
giorno
;
e
quello
ad
ascoltare
serio
serio
,
finché
,
prima
una
zampa
ad
annaspare
,
poi
levava
la
testa
e
spalancava
la
bocca
a
uno
sbadiglio
seguito
da
un
variato
mugolio
,
per
far
intendere
al
padrone
che
bastava
.
Fosse
per
la
triste
esperienza
fatta
in
casa
di
babbo
Colombo
,
per
via
della
coda
che
gli
mancava
,
fosse
per
gli
ammaestramenti
di
Fanfulla
,
fatto
sta
ed
è
che
Pallino
divenne
un
cane
di
carattere
,
un
cane
che
si
faceva
notare
,
non
solamente
perché
scodato
,
ma
anche
per
il
suo
particolar
modo
di
condursi
tra
le
bestie
sue
pari
e
le
superiori
.
Era
un
cane
serio
,
che
non
dava
confidenza
a
nessuno
.
Se
qualche
suo
simile
gli
veniva
dietro
o
incontro
,
esso
lo
puntava
raccolto
in
sé
,
fermo
su
le
quattro
zampe
,
come
per
dirgli
:
-
«
Chi
ti
cerca
?
Lasciami
andare
!
»
E
questo
faceva
,
non
certo
per
paura
,
sì
per
profondo
disprezzo
di
cani
del
suo
paese
,
tanto
maschi
che
femmine
.
Pareva
almeno
così
,
perché
d
'
estate
quando
a
Chianciano
venivano
per
la
cura
dell
'
acqua
i
villeggianti
in
gran
numero
coi
loro
cagnolini
,
e
le
loro
cagnoline
,
Pallino
cangiava
di
punto
in
bianco
,
diventava
socievole
,
chiassone
,
proprio
un
altro
;
tutto
il
giorno
in
giro
da
questa
a
quella
Pensione
,
a
lasciare
a
suo
modo
,
alzando
un
'
anca
,
biglietti
da
visita
,
il
benvenuto
ai
cani
forestieri
,
agli
ospiti
,
che
poi
accompagnava
da
per
tutto
e
,
al
bisogno
,
difendeva
con
feroce
zelo
dalle
aggressioni
dei
paesani
.
Scodinzolare
non
poteva
per
salutarli
,
e
si
dimenava
tutto
,
si
storcignava
,
si
buttava
finanche
a
terra
per
invitarli
a
ruzzare
.
E
i
cagnolini
forestieri
gliene
sapevano
grado
.
In
città
,
uscivano
incatenati
e
con
la
museruola
;
qua
invece
,
liberi
e
sciolti
,
perché
i
padroni
eran
sicuri
di
non
perderli
e
di
non
incorrere
in
multe
.
Quei
cagnolini
,
insomma
,
facevano
la
villeggiatura
anche
loro
e
Pallino
era
il
loro
spasso
.
Se
qualche
giorno
tardava
,
essi
,
in
tre
,
in
quattro
,
si
presentavano
innanzi
alla
bottega
di
Fanfulla
per
reclamarlo
.
-
Bistechino
,
abbi
senno
!
-
gli
diceva
Fanfulla
,
minacciandolo
col
dito
.
-
Codesti
cani
signorini
non
sono
per
te
.
Tu
cane
di
strada
sei
,
proletario
rinnegato
!
Non
mi
piace
che
tu
faccia
così
da
buffone
ai
cani
de
'
signori
.
Ma
Pallino
non
gli
dava
retta
,
non
gli
dava
retta
,
non
gliene
poteva
dare
,
segnatamente
quell
'
anno
,
perché
tra
quei
cani
signorini
che
venivano
a
stuzzicarlo
in
bottega
,
c
'
era
un
amor
di
canina
,
piccola
quanto
un
pugno
,
un
batuffoletto
bianco
arruffato
,
che
non
si
sapeva
dove
avesse
le
zampe
,
dove
le
orecchie
;
letichina
di
prima
forza
,
che
mordeva
però
per
davvero
qualche
volta
.
Certi
morsichetti
,
che
ardevano
e
lasciavano
il
segno
per
più
d
'
un
giorno
!
Ma
Pallino
se
li
pigliava
tanto
volentieri
.
Quella
cosina
bianca
gli
guizzava
,
abbajando
,
di
tra
i
piedi
,
per
assaltarlo
di
qua
e
di
là
.
Fermo
per
farle
piacere
,
esso
la
seguiva
con
gli
occhi
in
quelle
mossette
aggraziate
;
poi
,
quasi
temendo
che
si
straccasse
e
affiochisse
dal
troppo
abbajare
(
donde
la
cavava
quella
voce
più
grossa
di
lei
?
)
si
sdrajava
a
terra
,
a
pancia
all
'
aria
,
e
aspettava
che
essa
,
dopo
essersi
fogata
per
finta
,
tornasse
indietro
con
la
stessa
furia
e
gli
saltasse
addosso
;
la
abbracciava
e
si
lasciava
mordere
beatamente
il
muso
e
le
orecchie
.
Se
n
'
era
proprio
innamorato
insomma
;
e
,
così
rozzo
e
senza
coda
,
povero
Pallino
,
ne
'
suoi
vezzi
smorfiosi
a
qual
niente
fatto
di
peli
,
era
d
'
una
ridicolaggine
compassionevole
.
La
canina
si
chiamava
Mimì
e
alloggiava
con
la
padrona
alla
Pensione
Ronchi
.
La
padrona
era
una
signorina
americana
,
ormai
un
po
'
attempatella
,
da
parecchi
anni
dimorante
in
Italia
-
in
cerca
d
'
un
marito
,
dicevano
le
male
lingue
.
Perché
non
lo
trovava
?
Brutta
non
era
:
alta
di
statura
,
svelta
e
anche
formosa
;
begli
occhi
,
bei
capelli
,
labbra
un
po
'
tumide
,
accese
,
e
in
tutto
il
corpo
e
nel
volto
un
'
aria
di
nobiltà
e
una
certa
grazia
malinconica
.
E
poi
miss
Galley
vestiva
con
ricca
e
linda
semplicità
e
portava
enormi
cappelli
ondeggianti
di
lunghi
e
tenui
veli
,
che
le
stavano
a
meraviglia
.
Corteggiatori
,
non
gliene
mancavano
:
ne
aveva
anzi
sempre
attorno
due
o
tre
alla
volta
,
e
tutti
dapprima
,
sapendola
americana
,
animati
dai
più
serii
propositi
;
ma
poi
...
eh
poi
,
discorrendo
,
tastando
il
terreno
...
Ecco
:
povera
no
,
e
si
vedeva
dal
modo
come
viveva
;
ma
ricca
miss
Galley
non
era
neppure
.
E
allora
...
allora
perché
era
americana
?
Senza
una
buona
dote
,
tanto
valeva
sposare
una
signorina
paesana
.
E
tutti
i
corteggiatori
si
ritiravano
pulitamente
in
buon
ordine
.
Miss
Galley
se
ne
rodeva
e
sfogava
il
rodio
segreto
in
furiose
carezza
alla
sua
piccola
,
cara
,
fedele
Mimì
.
Ma
fossero
state
carezze
soltanto
!
La
voleva
zitella
miss
Galley
,
sempre
zitella
,
zitella
come
lei
la
sua
piccola
,
cara
,
fedele
Mimì
.
Oh
avrebbe
saputo
guadarla
lei
dalle
insidie
dei
maschiacci
!
Guaj
,
guaj
se
un
canino
le
si
accostava
.
Subito
miss
Galley
se
la
toglieva
in
braccio
;
ed
eran
busse
,
se
Mimì
,
che
aveva
già
cinque
anni
e
non
sapeva
capacitarsi
per
qual
ragione
,
rimanendo
zitella
la
padrona
,
dovesse
rimaner
zitella
anche
lei
,
si
ribellava
;
busse
se
agitava
le
zampette
per
springare
a
terra
,
busse
se
allungava
il
collo
o
cacciava
il
musetto
sotto
il
braccio
della
sua
tiranna
per
vedere
se
il
canino
innamorato
la
seguisse
tuttavia
.
Per
fortuna
,
questa
crudele
sorveglianza
si
faceva
men
rigorosa
ogni
qual
volta
un
nuovo
corteggiatore
veniva
a
rinvedir
le
speranze
di
miss
Galley
.
Se
Mimì
avesse
potuto
ragionare
e
riflettere
,
dalla
maggiore
o
minore
libertà
di
cui
godeva
,
avrebbe
potuto
argomentare
di
quanta
speranza
la
nuova
avventura
desse
alimento
al
cuore
inesausto
della
sua
padrona
,
uccellino
dal
becco
sempre
aperto
.
Ora
,
quell
'
estate
,
a
Chianciano
,
Mimì
era
bellissima
.
C
'
era
,
difatti
,
alla
Pensione
Ronchi
,
un
signore
,
un
bell
'
uomo
d
'
oltre
quarant
'
anni
,
molto
bruno
,
precocemente
canuto
,
ma
coi
baffi
ancor
neri
(
forse
un
po
'
troppo
)
,
elegantissimo
,
il
quale
,
venuto
a
Chianciano
pei
quindici
giorni
della
cura
,
vi
si
tratteneva
da
oltre
un
mese
e
non
accennava
ancora
d
'
andarsene
,
per
quanto
all
'
arrivo
,
avesse
dichiarato
d
'
avere
a
Roma
urgentissimi
affari
,
a
cui
s
'
era
sottratto
a
stento
e
non
senza
grave
rischio
.
Di
che
genere
fossero
questi
affari
,
non
lo
diceva
;
aveva
molto
viaggiato
e
mostrava
di
conoscer
bene
Londra
e
Parigi
e
d
'
aver
molte
aderenze
nel
mondo
giornalistico
romano
.
Sul
registro
della
Pensione
s
'
era
firmato
:
Comm
.
Basilio
Gori
.
Fin
dal
primo
giorno
s
'
era
messo
a
parlare
in
inglese
,
a
lungo
,
con
miss
Galley
.
Ora
l
'
uno
e
l
'
altra
ogni
mattina
uscivano
dalla
Pensione
per
tempissimo
e
si
recavano
a
piedi
,
per
il
lungo
stradale
alberato
,
alle
Terme
dell
'
Acqua
Santa
.
Miss
Galley
non
beveva
:
diceva
d
'
esser
venuta
a
Chianciano
solo
per
cambiamento
d
'
aria
.
Beveva
lui
.
Passeggiavano
accanto
,
loro
due
soli
,
pe
'
vialetti
del
prato
in
pendio
sotto
gli
alti
platani
,
bersagliati
dalla
maligna
curiosità
di
tutti
gli
altri
bagnanti
.
A
lui
questa
maligna
curiosità
pareva
non
dispiacesse
punto
;
e
se
due
o
tre
si
fermavano
apposta
per
godere
davvicino
e
con
una
certa
impertinenza
di
quello
spettacolo
d
'
amor
peripatetico
,
egli
volgeva
loro
uno
sguardo
freddo
,
sprezzante
,
ma
con
un
'
aria
di
vanità
soddisfatta
;
ella
,
invece
,
abbassava
gli
occhi
,
per
levarli
poco
dopo
in
volto
a
lui
,
a
ricevere
il
compenso
di
quella
tenera
,
istintiva
gratitudine
che
ogni
uomo
prova
per
la
donna
che
,
sacrificando
un
po
'
del
suo
pudore
,
dimostra
di
voler
piacere
a
uno
solo
,
sfidando
la
malignità
degli
altri
.
Mimì
li
seguiva
,
e
spesso
provocava
le
risa
di
quanti
stavano
a
osservar
la
coppia
innamorata
,
perché
di
tratto
in
tratto
addentava
di
dietro
la
veste
della
padrona
e
gliela
tirava
,
gliela
scoteva
,
squassando
rabbiosamente
la
testina
,
come
se
volesse
richiamarla
a
sé
,
arrestarla
.
Miss
Galley
,
assalita
dalla
stizza
,
strappava
la
veste
dai
denti
della
cagnolina
e
la
mandava
a
ruzzolar
lontano
su
l
'
erbetta
del
prato
.
Ma
,
poco
dopo
,
Mimì
ritornava
all
'
assalto
,
non
già
perché
le
premesse
la
buona
reputazione
della
padrona
,
ma
perché
a
girar
lì
per
quei
pratelli
scoscesi
s
'
annojava
maledettamente
e
voleva
ritornare
in
paese
ove
si
sapeva
aspettata
dal
suo
Pallino
.
Tira
e
tira
,
raggiunse
finalmente
l
'
intento
.
Miss
Galley
la
lasciò
,
con
molti
avvertimenti
,
alla
Pensione
,
adducendo
in
iscusa
che
temeva
si
stancasse
troppo
,
la
povera
bestiolina
.
Difatti
miss
Galley
e
il
commendator
Gori
,
dopo
aver
girato
per
più
di
un
'
ora
pei
viali
dell
'
Acqua
Santa
,
ritornavano
,
sempre
a
piedi
,
al
paese
,
ma
per
riprender
poco
dopo
a
vagabondare
o
su
per
la
strada
di
Montepulciano
,
o
giù
per
quella
che
conduce
alla
stazione
,
o
salivano
al
poggio
dei
Cappuccini
,
e
non
rientravano
alla
Pensione
se
non
all
'
ora
di
pranzo
.
E
,
via
facendo
,
ella
con
l
'
ombrellino
rosso
riparava
anche
lui
dai
raggi
del
sole
,
e
tutti
e
due
andavano
mollemente
quasi
avviluppati
in
una
tenerezza
deliziosa
,
assaporando
l
'
ebrietà
squisita
delle
carezze
rattenute
,
dei
contatti
fuggevoli
delle
mani
,
dei
lunghi
sguardi
appassionati
,
in
cui
le
anime
si
allacciano
,
si
stringono
fino
a
spasimar
di
voluttà
.
Intanto
i
vetturini
,
che
non
li
potevano
soffrire
perché
li
vedevano
andar
sempre
a
piedi
,
si
facevano
venir
la
tosse
ogni
qual
volta
li
incontravano
per
la
strada
,
e
quella
tosse
faceva
ridere
i
signori
che
traballavano
nelle
vetturette
sgangherate
.
A
Chianciano
ormai
non
si
parlava
d
'
altro
;
in
tutte
le
Pensioni
,
al
Circolo
,
al
Caffè
,
in
farmacia
,
al
Giuoco
del
Pallone
,
all
'
Arena
,
miss
Galley
e
il
commendator
Gori
facevano
da
mane
a
sera
le
spese
della
conversazione
.
Chi
li
aveva
incontrati
qua
e
chi
là
,
e
lui
era
messo
così
e
lei
era
messa
cosà
...
Quelli
che
,
finita
la
cura
,
partivano
,
ragguagliavano
i
nuovi
arrivati
,
e
dopo
quattro
o
cinque
giorni
domandavano
ancora
,
da
lontano
,
nelle
cartoline
illustrate
,
notizie
della
coppia
felice
.
Tutt
'
a
un
tratto
(
si
era
ormai
ai
primi
di
settembre
)
si
sparse
per
Chianciano
la
notizia
che
il
commendator
Gori
partiva
per
Roma
all
'
improvviso
,
lui
solo
.
I
commenti
furono
infiniti
e
grandissimo
lo
stupore
.
Che
era
accaduto
?
Alcuni
dicevano
che
miss
Galley
aveva
saputo
che
egli
era
ammogliato
e
diviso
dalla
moglie
;
altri
,
che
il
Gori
,
essendo
d
'
un
balzo
in
principio
salito
ai
sette
cieli
,
aveva
avuto
bisogno
di
tutto
quel
tempo
per
calare
con
garbo
a
ghermir
la
preda
,
la
quale
,
alla
stretta
,
gli
s
'
era
scoperta
magra
e
spennata
;
altri
poi
volevano
sostenere
che
non
c
'
era
rottura
;
che
miss
Galley
avrebbe
raggiunto
a
Roma
il
fidanzato
,
e
altri
infine
,
che
il
Gori
sarebbe
ritornato
a
Chianciano
fra
pochi
giorni
per
ripartire
quindi
con
la
sposa
per
Firenze
.
Ma
quelli
della
Pensione
Ronchi
assicuravano
che
l
'
avventura
era
proprio
finita
,
tanto
vero
che
miss
Galley
non
era
scesa
quel
giorno
in
sala
a
desinare
e
che
il
Gori
s
'
era
mostrato
a
tavola
molto
turbato
.
Tutti
questi
discorsi
s
'
intrecciavano
nella
piazza
del
Giuoco
del
Pallone
,
ove
l
'
intera
colonia
bagnante
e
molti
del
paese
eran
convenuti
per
assistere
alla
partenza
del
Gori
.
Quando
la
vettura
uscì
dalla
porta
del
paese
,
tutti
si
fecero
alla
spalletta
della
piazza
.
Il
Gori
,
in
vettura
,
leggeva
tranquillamente
il
giornale
.
Passando
sotto
la
piazza
,
levò
gli
occhi
,
come
per
godere
,
lui
attore
,
dello
spettacolo
di
tanti
spettatori
.
Ma
,
all
'
improvviso
,
dietro
la
piccola
Arena
che
sorge
in
mezzo
alla
piazza
si
levò
un
furibondo
abbaio
d
'
una
frotta
di
cani
azzuffati
,
aggrovigliati
in
una
mischia
feroce
.
Tutti
si
voltarono
a
guardare
,
alcuni
ritraendosi
per
paura
,
altri
accorrendo
coi
bastoni
levati
.
In
mezzo
a
quel
groviglio
c
'
era
Pallino
con
la
sua
Mimì
,
Pallino
e
Mimì
che
,
tra
l
'
invidia
e
la
gelosia
terribile
dei
loro
compagni
,
erano
riusciti
finalmente
a
celebrar
le
loro
nozze
.
Le
signore
torcevano
il
viso
,
gli
uomini
sghignazzavan
,
quando
,
preceduta
da
una
frotta
di
monellacci
,
si
precipitò
nella
piazza
miss
Galley
,
come
una
furia
,
scapigliata
dal
vento
e
dalla
corsa
,
col
cappello
in
mano
e
gli
occhi
gonfi
e
rossi
di
pianto
.
-
Mimì
!
Mimì
!
Mimì
!
Alla
vista
dell
'
orribile
scempio
,
levò
le
braccia
,
allibita
,
poi
si
coprì
il
volto
con
le
mani
,
volse
le
spalle
e
risalì
in
paese
con
la
stessa
furia
con
la
quale
era
venuta
.
Rientrata
alla
Pensione
come
una
bufera
,
s
'
avventò
contro
il
Ronchi
,
contro
i
camerieri
,
con
le
dita
artigliate
,
quasi
volesse
sbranarli
;
si
contenne
a
stento
,
strozzata
dalla
rabbia
,
arrangolata
,
senza
potere
articolar
parola
.
Già
dianzi
aveva
perduto
la
voce
,
strillando
,
nell
'
accorgersi
(
dopo
tanti
giorni
!
)
che
Mimì
non
era
sorvegliata
,
che
Mimì
non
er
in
casa
e
non
si
sapeva
dove
fosse
.
Salì
nella
sua
camera
,
afferrò
,
ammassò
tutte
le
sue
robe
nel
baule
,
nelle
valige
,
ordinò
una
vettura
a
due
cavalli
,
che
la
conducesse
subito
subito
alla
stazione
di
Chiusi
,
perché
non
voleva
trattenersi
più
a
lungo
a
Chianciano
,
neanche
un
'
ora
,
neanche
un
minuto
.
Sul
punto
di
partire
,
da
quegli
stessi
monellacci
che
erano
corsi
con
lei
in
cerca
della
cagnolina
,
ansanti
,
esultanti
per
la
speranza
d
'
una
buona
mancia
,
le
fu
presentata
la
povera
Mimì
,
più
morta
che
viva
.
Ma
miss
Galley
,
contraffatta
dall
'
ira
,
con
un
violentissimo
scatto
la
respinse
,
storcendo
la
faccia
.
Mimì
,
all
'
urto
furioso
,
cadde
a
terra
,
batté
il
musetto
e
,
con
acuti
guaiti
,
corse
ranca
ranca
a
ficcarsi
sotto
un
divano
alto
appena
tre
dita
dal
suolo
,
mentre
la
padrona
inviperita
montava
sul
legno
e
gridava
al
vetturino
:
-
Via
!
Il
Ronchi
,
i
camerieri
,
i
bagnanti
rientrati
di
corsa
alla
Pensione
,
restarono
un
pezzo
a
guardarsi
tra
loro
,
sbalorditi
;
poi
ebbero
pietà
della
povera
cagnolina
abbandonata
;
ma
,
per
quanto
la
chiamassero
e
la
invitassero
coi
modi
più
affettuosi
,
non
ci
fu
verso
di
farla
uscire
da
quel
nascondiglio
.
Bisognò
che
il
Ronchi
,
ajutato
da
un
cameriere
,
sollevasse
e
scostasse
il
divano
.
Ma
allora
Mimì
s
'
avventò
alla
porta
come
una
freccia
e
prese
la
fuga
.
I
monelli
le
corsero
dietro
,
girarono
tutto
il
paese
,
per
ogni
verso
,
arrivarono
fin
presso
la
stazione
:
non
la
poterono
rintracciare
.
Il
Ronchi
,
che
aveva
avuto
per
lei
tante
noje
,
scrollò
le
spalle
,
esclamando
:
-
O
vada
a
farsi
benedire
!
Dopo
cinque
o
sei
giorni
,
verso
sera
,
Mimì
,
sudicia
,
scarduffata
,
famelica
,
irriconoscibile
,
fu
rivista
per
le
vie
di
Chianciano
,
sotto
la
pioggia
lenta
,
che
segnava
la
fine
della
stagione
.
Gli
ultimi
bagnanti
partivano
:
in
capo
a
una
settimana
,
il
paesello
,
annidato
su
l
'
alto
colle
ventoso
,
avrebbe
ripreso
il
fosco
aspetto
invernale
.
-
To
'
,
la
cagnetta
della
signorina
!
-
disse
qualcuno
,
vedendola
passare
.
Ma
nessuno
si
mosse
a
prenderla
,
nessuno
la
chiamò
.
E
Mimì
seguitò
a
vagare
,
sotto
la
pioggia
.
Era
già
stata
alla
Pensione
Ronchi
,
ma
l
'
aveva
trovata
chiusa
,
perché
il
proprietario
s
'
era
affrettato
di
andare
in
campagna
per
la
vendemmia
.
Di
tratto
in
tratto
s
'
arrestava
a
guardare
con
gli
occhietti
cisposi
tra
i
peli
,
come
se
non
sapesse
ancora
comprendere
come
mai
nessuno
avesse
pietà
di
lei
così
piccola
,
di
lei
così
carezzata
prima
e
curata
:
come
mai
nessuno
la
prendesse
per
riportarla
alla
padrona
,
che
l
'
aveva
perduta
,
alla
padrona
,
che
essa
aveva
cercato
invano
per
tanto
tempo
e
cercava
ancora
.
Aveva
fame
,
era
stanca
,
tremava
di
freddo
,
non
sapeva
più
dove
andare
,
dove
rifugiarsi
.
Nei
primi
giorni
,
qualcuno
,
nel
vedersi
seguito
da
lei
,
si
chinò
a
lisciarla
,
a
commiserarla
;
ma
poi
,
seccato
di
trovarsela
sempre
alle
calcagna
,
la
cacciò
sgarbatamente
.
Era
gravida
.
Pareva
quasi
impossibile
:
una
coserellina
così
,
che
non
pareva
nemmeno
:
gravida
!
E
la
scostavano
col
piede
.
Fanfulla
Mochi
,
dalla
soglia
della
bottega
,
vedendola
trotterellar
per
via
,
sperduta
,
un
giorno
la
chiamò
;
le
diede
da
mangiare
;
e
siccome
la
povera
bestiola
,
ormai
avvezza
a
vedersi
scacciata
da
tutti
,
se
ne
stava
con
la
schiena
arcuata
,
per
paura
,
come
in
attesa
di
qualche
calcio
,
la
lisciò
,
la
carezzò
,
per
rassicurarla
.
La
povera
Mimì
,
quantunque
affamata
,
lasciò
di
mangiare
per
leccar
la
mano
del
benefattore
.
Allora
Fanfulla
chiamò
Pallino
,
che
dormiva
nella
cuccia
sotto
il
banco
:
-
Cane
,
figlio
di
cane
,
brutto
libertino
scodato
,
guarda
qua
la
tua
sposa
!
Ma
ormai
Mimì
non
era
più
una
cagnetta
signorina
,
era
divenuta
una
cagnetta
di
strada
,
una
delle
tante
del
paese
.
E
Pallino
non
la
degnò
nemmeno
d
'
uno
sguardo
.
NEL
SEGNO
Come
seppe
che
nella
mattinata
gli
studenti
di
medicina
sarebbero
ritornati
all
'
ospedale
,
Raffaella
Òsimo
pregò
la
caposala
d
'
introdurla
nella
sala
del
primario
,
dove
si
tenevano
le
lezioni
di
semejotica
.
La
capo
-
sala
la
guardò
male
.
-
Vuoi
farti
vedere
dagli
studenti
?
-
Sì
,
per
favore
;
prendete
me
.
-
Ma
lo
sai
che
sembri
una
lucertola
?
-
Lo
so
.
Non
me
n
'
importa
!
Prendete
me
.
-
Ma
guarda
un
po
'
che
sfacciata
.
E
che
ti
figuri
che
ti
faranno
là
dentro
?
-
Come
a
Nannina
,
-
rispose
la
Òsimo
.
-
No
?
Nannina
,
sua
vicina
di
letto
,
uscita
il
giorno
avanti
dall
'
ospedale
,
le
aveva
mostrato
,
appena
rientrata
in
corsia
dopo
la
lezione
là
nella
sala
in
fondo
,
il
corpo
tutto
segnato
come
una
carta
geografica
;
segnati
i
polmoni
,
il
cuore
,
il
fegato
,
la
milza
,
col
lapis
dermografico
.
-
E
ci
vuoi
andare
?
-
concluse
quella
.
-
Per
me
,
ti
servo
.
Ma
bada
che
il
segno
non
te
lo
levi
più
per
molti
giorni
,
neppure
col
sapone
.
La
Òsimo
alzò
le
spalle
e
disse
sorridendo
:
-
Voi
portatemi
,
e
non
ve
ne
curate
.
Le
era
tornato
in
volto
un
po
'
di
colore
;
ma
era
ancor
tanto
magra
;
tutta
occhi
e
tutta
capelli
.
Gli
occhi
però
,
neri
,
bellissimi
,
le
brillavano
di
nuovo
,
acuti
.
E
in
quel
lettuccio
il
suo
corpo
di
ragazzina
,
minuscolo
,
non
pareva
nemmeno
,
tra
le
pieghe
delle
coperte
.
Per
quella
capo
-
sala
,
come
per
tutte
le
suore
infermiere
,
era
una
vecchia
conoscenza
,
Raffaella
Òsimo
.
Già
due
altre
volte
era
sta
lì
,
all
'
ospedale
.
La
prima
volta
,
per
...
-
eh
,
benedette
ragazze
!
si
lasciano
infinocchiare
,
e
poi
,
chi
ci
va
di
mezzo
?
una
povera
creaturina
innocente
,
che
va
a
finire
all
'
ospizio
dei
trovatelli
.
La
Òsimo
,
a
dir
vero
,
lo
aveva
scontato
amaramente
anche
lei
,
il
suo
fallo
;
due
mesi
circa
dopo
il
parto
,
era
ritornata
all
'
ospedale
più
di
là
che
di
qua
,
con
tre
pasticche
di
sublimato
in
corpo
.
Ora
c
'
era
per
l
'
anemia
,
da
un
mese
.
A
forza
d
'
iniezioni
di
ferro
s
'
era
già
rimessa
,
e
tra
pochi
giorni
sarebbe
uscita
dall
'
ospedale
.
Le
volevano
bene
in
quella
corsia
e
avevano
carità
e
sofferenza
di
lei
per
la
timida
e
sorridente
grazia
della
sua
bontà
pur
così
sconsolata
.
Ma
anche
la
disperazione
in
lei
non
si
manifestava
né
con
fosche
maniere
né
con
lacrime
.
Aveva
detto
sorridendo
,
la
prima
volta
,
che
non
le
restava
ormai
più
altro
che
morire
.
Vittima
come
era
,
però
,
d
'
una
sorte
comune
a
troppe
ragazze
,
non
aveva
destato
né
una
particolare
pietà
né
un
particolar
timore
per
quell
'
oscura
minaccia
.
Si
sa
che
tutte
le
sedotte
e
le
tradite
minacciano
il
suicidio
:
non
bisogna
darsi
a
credere
tante
cose
.
Raffaella
Òsimo
,
però
,
lo
aveva
detto
e
lo
aveva
fatto
.
Invano
,
allora
,
le
buone
suore
assistenti
s
'
eran
provate
a
confortarla
con
la
fede
;
ella
aveva
fatto
,
come
faceva
anche
adesso
;
ascoltava
attenta
,
sorrideva
,
diceva
di
sì
;
ma
si
capiva
che
il
groppo
che
le
stringeva
il
cuore
non
si
scioglieva
né
s
'
allentava
per
quelle
esortazioni
.
Nessuna
cosa
più
la
invogliava
a
sperare
nella
vita
:
riconosceva
che
s
'
era
illusa
,
che
il
vero
inganno
le
era
venuto
dall
'
inesperienza
,
dall
'
appassionata
e
credula
sua
natura
,
più
che
dal
giovine
a
cui
s
'
era
abbandonata
e
che
non
avrebbe
potuto
mai
esser
suo
.
Ma
rassegnarsi
,
no
,
non
poteva
.
Che
se
per
gli
altri
la
sua
storia
non
aveva
nulla
di
particolare
,
non
era
per
ciò
men
dolorosa
per
lei
.
Aveva
sofferto
tanto
!
Prima
lo
strazio
di
vedersi
ucciso
il
padre
,
proditoriamente
;
poi
,
la
caduta
irreparabile
di
tutte
le
sue
aspirazioni
.
Era
una
povera
cucitrice
,
adesso
,
tradita
come
tante
altre
,
abbandonata
come
tante
altre
;
ma
un
giorno
...
Sì
,
anche
le
altre
,
è
vero
,
dicevano
allo
stesso
modo
:
-
Ma
un
giorno
...
-
e
mentivano
;
perché
ai
miseri
,
ai
vinti
,
sorge
spontaneo
dal
petto
oppresso
il
bisogno
di
mentire
.
Ma
lei
non
mentiva
.
Giovinetta
ancora
,
lei
,
certamente
avrebbe
preso
la
patente
di
maestra
,
se
il
padre
,
che
la
manteneva
con
tanto
amore
agli
studii
,
non
fosse
venuto
a
mancare
così
di
colpo
,
laggiù
,
in
Calabria
,
assassinato
,
non
per
odio
diretto
,
ma
durante
le
elezioni
politiche
,
per
mano
d
'
un
sicario
rimasto
ignoto
,
pagato
senza
dubbio
dalla
fazione
avversaria
del
barone
Barni
,
di
cui
egli
era
segretario
zelante
e
fedele
.
Eletto
deputato
,
il
Barni
,
sapendola
anche
orfana
di
madre
e
sola
,
per
farsi
bello
d
'
un
atto
di
carità
di
fronte
agli
elettori
,
la
aveva
accolta
in
casa
.
Così
era
venuta
a
Roma
,
in
uno
stato
incerto
:
la
trattavano
come
se
fosse
della
famiglia
,
ma
figurava
intanto
come
istitutrice
dei
figliuoli
più
piccoli
del
barone
e
anche
un
po
'
come
dama
di
compagnia
della
baronessa
:
senza
stipendio
,
beninteso
.
Lei
lavorava
:
il
Barni
si
prendeva
il
merito
della
carità
.
Ma
che
glien
'
importava
,
allora
?
Lavorava
con
tutto
il
cuore
,
per
acquistarsi
la
benevolenza
paterna
di
chi
la
ospitava
,
con
una
speranza
segreta
:
che
quelle
sue
cure
amorose
,
cioè
,
quei
suoi
servizi
senz
'
alcun
compenso
,
dopo
il
sacrificio
del
padre
,
valessero
a
vincere
l
'
opposizione
che
forse
il
barone
avrebbe
fatta
al
figliuolo
maggiore
,
Riccardo
,
quando
questi
,
come
già
le
aveva
promesso
,
gli
avrebbe
dichiarato
l
'
amore
che
sentiva
per
lei
.
Oh
,
era
sicurissimo
Riccardo
che
il
padre
avrebbe
condisceso
di
buona
voglia
;
ma
aveva
appena
diciannove
anni
,
era
ancora
studente
di
liceo
;
non
si
sentiva
il
coraggio
di
far
quella
dichiarazione
ai
genitori
:
meglio
aspettare
qualche
anno
.
Ora
,
aspettando
...
Ma
lì
,
possibile
?
nella
stessa
casa
,
sempre
vicini
,
fra
tante
lusinghe
,
dopo
tante
promesse
,
con
tanti
giuramenti
...
La
passione
la
aveva
accecata
.
Quando
,
alla
fine
,
il
fallo
non
s
'
era
più
potuto
nascondere
,
cacciata
via
!
Sì
,
proprio
cacciata
via
,
poteva
dire
,
senz
'
alcuna
misericordia
,
senz
'
alcun
riguardo
neanche
per
il
suo
stato
.
Il
Barni
aveva
scritto
a
una
vecchia
zia
di
lei
,
perché
fosse
venuta
subito
a
riprendersela
e
a
portarsela
via
,
laggiù
in
Calabria
,
promettendo
un
assegno
;
ma
la
zia
aveva
scongiurato
il
barone
di
aspettare
almeno
che
la
nipote
si
fosse
prima
liberata
a
Roma
,
per
non
affrontar
lo
scandalo
in
un
piccolo
paese
;
e
il
Barni
aveva
ceduto
,
ma
a
patto
che
il
figliuolo
non
ne
avesse
saputo
nulla
e
le
avesse
credute
già
fuori
di
Roma
.
dopo
il
parto
,
però
,
ella
non
era
voluta
tornare
in
Calabria
;
il
barone
,
allora
,
su
tutte
le
furie
,
aveva
minacciato
di
togliere
l
'
assegno
;
e
lo
aveva
tolto
difatti
,
dopo
il
tentato
suicidio
.
Riccardo
era
partito
per
Firenze
;
lei
,
salvata
per
miracolo
,
s
'
era
messa
a
far
la
giovine
di
sarta
per
mantenere
sé
e
la
zia
.
Era
passato
un
anno
;
Riccardo
era
tornato
a
Roma
;
ma
ella
non
aveva
nemmen
tentato
di
rivederlo
.
Fallitole
il
proposito
violento
,
s
'
era
fitto
in
capo
di
lasciarsi
morire
a
poco
a
poco
.
La
zia
,
un
bel
giorno
,
aveva
perduto
la
pazienza
e
se
n
'
era
ritornata
in
Calabria
.
Un
mese
addietro
,
durante
uno
svenimento
in
casa
della
sarta
presso
la
quale
lavorava
,
era
stata
condotta
lì
all
'
ospedale
,
e
c
'
era
rimasta
per
curarsi
dell
'
anemia
.
L
'
altro
giorno
,
intanto
,
dal
suo
lettino
,
Raffaella
Òsimo
aveva
veduto
passare
per
la
corsia
gli
studenti
di
medicina
che
facevano
il
corso
di
semejotica
,
e
fra
questi
studenti
aveva
riveduto
,
dopo
circa
due
anni
,
Riccardo
,
con
accanto
una
giovinetta
,
che
doveva
essere
una
studentessa
anche
lei
,
bionda
,
bella
,
straniera
all
'
aspetto
:
e
dal
modo
con
cui
la
guardava
...
-
ah
,
Raffaella
non
poteva
ingannarsi
!
-
appariva
chiaramente
che
n
'
era
innamorato
.
E
come
gli
sorrideva
lei
,
pendendo
quasi
dagli
occhi
di
lui
...
Li
aveva
seguiti
con
lo
sguardo
fino
in
fondo
alla
corsia
;
poi
era
rimasta
con
gli
occhi
sbarrati
,
levata
su
un
gomito
.
Nannina
,
la
sua
vicina
di
letto
,
s
'
era
messa
a
ridere
.
-
Che
hai
veduto
?
-
Nulla
...
E
aveva
sorriso
anche
lei
,
riabbandonandosi
sul
letto
,
perché
il
cuore
le
batteva
come
volesse
balzarle
dal
seno
.
Era
venuta
poi
la
capo
-
sala
a
invitare
Nannina
a
vestirsi
,
perché
il
professore
la
voleva
di
là
per
la
lezione
agli
studenti
.
-
E
che
debbono
farmi
?
-
aveva
domandato
Nannina
.
-
Ti
mangeranno
!
Che
vuoi
che
ti
facciano
?
-
le
aveva
risposto
quella
.
-
Tocca
a
te
;
toccherà
anche
alle
altre
.
Tanto
,
tu
domani
andrai
via
.
Aveva
tremato
,
dapprima
,
Raffaella
al
pensiero
che
potesse
toccare
anche
a
lei
.
Ah
,
così
caduta
,
così
derelitta
,
come
ricomparirgli
davanti
,
lì
?
Per
certi
falli
,
quando
la
bellezza
sia
sparita
,
né
compatimento
,
né
commiserazione
.
Certo
i
compagni
di
Riccardo
,
vedendola
così
misera
,
lo
avrebbero
deriso
:
-
Come
!
Con
quella
lucertolina
t
'
eri
messo
?
Non
sarebbe
stata
una
vendetta
.
Né
lei
,
del
resto
,
voleva
vendicarsi
.
Quando
però
,
dopo
circa
mezz
'
ora
,
Nannina
era
ritornata
al
suo
lettuccio
e
le
aveva
spiegato
che
cosa
le
avevano
fatto
di
là
e
mostrato
il
corpo
tutto
segnato
,
Raffaella
improvvisamente
aveva
cangiato
idea
;
ed
ecco
,
fremeva
d
'
impazienza
,
ora
,
aspettando
l
'
arrivo
degli
studenti
.
Giunsero
,
alla
fine
,
verso
le
dieci
.
C
'
era
Riccardo
e
,
come
l
'
altro
giorno
,
accanto
alla
studentessa
straniera
.
Si
guardavano
e
si
sorridevano
.
-
Mi
vesto
?
-
domandò
Raffaella
alla
capo
-
sala
,
balzando
a
sedere
tutt
'
accesa
sul
letto
,
appena
quelli
entrarono
nella
sala
in
fondo
alla
corsia
.
-
Ih
che
prescia
!
giù
,
-
le
impose
la
capo
-
sala
,
-
aspetta
prima
che
il
professore
dia
l
'
ordine
.
Ma
Raffaella
,
come
se
colei
le
avesse
detto
:
«
Vestiti
!
»
prese
a
vestirsi
di
nascosto
.
Era
già
bella
e
pronta
sotto
le
coperte
,
quando
la
capo
-
sala
venne
a
chiamarla
.
Pallida
come
una
morta
,
convulsa
in
tutto
il
misero
corpicino
,
sorridente
,
con
gli
occhi
sfavillanti
e
i
capelli
che
le
cascavano
da
tutte
le
parti
,
entrò
nella
sala
.
Riccardo
Barni
,
parlava
con
la
giovine
studentessa
e
non
s
'
accorse
in
prima
di
lei
,
che
-
smarrita
fra
tanti
giovani
-
lo
cercava
con
gli
occhi
e
non
sentiva
il
medico
primario
,
libero
docente
di
semejotica
,
che
le
diceva
:
-
Qua
,
qua
,
figliuola
!
Alla
voce
del
professore
,
il
Barni
si
voltò
e
vide
Raffaella
che
lo
fissava
,
avvampata
ora
in
volto
:
allibì
;
diventò
pallidissimo
;
gli
s
'
intorbidò
la
vista
.
-
Insomma
!
-
gridò
il
professore
.
-
Qua
!
Raffaella
sentì
ridere
tutti
gli
studenti
e
si
riscosse
vie
più
smarrita
;
vide
che
Riccardo
si
ritraeva
in
fondo
alla
sala
,
verso
la
finestra
;
si
guardò
attorno
;
sorrise
nervosamente
e
domandò
:
-
Che
debbo
fare
?
-
Qua
,
qua
,
qua
,
stendetevi
qua
!
-
le
ordinò
il
professore
che
stava
a
capo
d
'
un
tavolino
,
su
cui
era
stesa
una
specie
d
'
imbottita
.
-
Eccomi
,
sissignore
!
-
s
'
affrettò
a
ubbidire
Raffaella
;
ma
siccome
stentava
a
tirarsi
su
a
sedere
sul
tavolino
,
sorrise
di
nuovo
e
disse
:
-
Non
ci
arrivo
...
Uno
studente
la
ajutò
a
montare
.
Seduta
,
prima
di
stendersi
,
guardò
il
professore
,
ch
'
era
un
bell
'
uomo
,
alto
di
statura
,
tutto
raso
,
con
gli
occhiali
d
'
oro
,
e
gli
disse
,
indicando
la
studentessa
straniera
:
-
Se
me
lo
facesse
disegnare
da
lei
...
Nuovo
scoppio
di
risa
degli
studenti
.
Sorrise
anche
il
professore
:
-
Perché
?
Ti
vergogni
?
-
Nossignore
.
Ma
sarei
più
contenta
.
E
si
volse
a
guardare
verso
la
finestra
,
là
in
fondo
,
ove
Riccardo
s
'
era
rincantucciato
,
con
le
spalle
volte
alla
sala
.
La
bionda
studentessa
seguì
istintivamente
quello
sguardo
.
Aveva
già
notato
l
'
improvviso
turbamento
del
Barni
.
Ora
s
'
accorse
ch
'
egli
s
'
era
ritirato
là
,
e
si
turbò
anche
lei
vivamente
.
Ma
il
professore
la
chiamò
:
-
Su
,
dunque
,
a
lei
,
signorina
Orlitz
.
Contentiamo
la
paziente
.
Raffaella
si
stese
sul
tavolino
e
guardò
la
studentessa
che
si
sollevava
la
veletta
su
la
fronte
.
Ah
,
com
'
era
bella
,
bianca
e
delicata
,
con
gli
occhi
celesti
,
dolci
dolci
.
Ecco
che
si
liberava
dalla
mantella
,
prendeva
il
lapis
dermografico
che
il
professore
le
porgeva
e
si
chinava
su
lei
per
scoprirle
,
con
mani
non
ben
sicure
,
il
seno
.
Raffaella
Òsimo
serrò
gli
occhi
per
vergogna
di
quel
suo
misero
seno
,
esposto
agli
sguardi
di
tanti
giovani
,
là
attorno
al
tavolino
.
Sentì
posarsi
una
mano
fredda
sul
cuore
.
-
Batte
troppo
...
-
disse
subito
,
con
spiccato
accento
esotico
,
la
signorina
,
ritraendo
la
mano
.
-
Quant
'
è
che
siete
all
'
ospedale
.
-
domandò
il
professore
.
Raffaella
rispose
,
senza
schiuder
gli
occhi
;
ma
con
le
palpebre
che
le
fervevano
,
nervosamente
:
-
Trentadue
giorni
.
Son
quasi
guarita
.
-
Senta
se
c
'
è
soffio
anemico
,
-
riprese
il
professore
,
porgendo
alla
studentessa
lo
stetoscopio
.
Raffaella
sentì
sul
seno
il
freddo
dello
strumento
;
poi
la
voce
della
signorina
che
diceva
:
-
Soffio
,
no
...
Palpitazione
,
troppo
.
-
Andiamo
,
faccia
la
percussione
,
-
ingiunse
allora
il
professore
.
Ai
primi
picchi
,
Raffaella
piegò
da
un
lato
la
testa
,
strinse
i
denti
e
si
provò
ad
aprire
gli
occhi
;
li
richiuse
subito
,
facendo
un
violento
sforzo
su
se
stesa
per
contenersi
.
Di
tratto
in
tratto
come
la
studentessa
sospendeva
un
po
'
la
percussione
per
segnare
sotto
il
dito
medio
una
breve
lineetta
con
il
lapis
intinto
in
un
bicchier
d
'
acqua
che
uno
studente
lì
presso
reggeva
,
ella
soffiava
penosamente
per
le
nari
il
fiato
trattenuto
..
Quanto
durò
quel
supplizio
?
Ed
egli
era
sempre
là
,
presso
la
finestra
...
Perché
non
lo
richiamava
il
professore
?
perché
non
lo
invitava
a
vedere
il
cuore
di
lei
,
che
la
sua
bionda
compagna
tracciava
man
mano
su
quello
squallido
seno
,
così
ridotto
per
lui
?
Ecco
,
finalmente
la
percussione
era
finita
.
Ora
la
studentessa
congiungeva
tutte
le
lineette
per
compire
il
disegno
.
Raffaella
fu
tentata
di
guardarselo
il
suo
cuore
,
lì
disegnato
;
ma
,
improvvisamente
,
non
poté
più
reggere
;
scoppiò
in
singhiozzi
.
Il
professore
,
seccato
,
la
rimandò
nella
corsia
,
ordinando
alla
capo
-
sala
d
'
introdurre
un
'
altra
inferma
meno
isterica
e
meno
scema
di
quella
.
La
avrebbe
egli
cercata
con
gli
occhi
,
almeno
,
attraversando
la
corsia
?
Ma
no
,
no
:
che
importava
più
a
lei
,
ormai
?
Non
avrebbe
alzato
nemmeno
il
capo
per
farsi
scorgere
.
Egli
non
doveva
più
vederla
.
Le
bastava
di
avergli
fatto
conoscere
come
s
'
era
ridotta
per
lui
.
Prese
con
le
mani
tremanti
la
rimboccatura
del
lenzuolo
e
se
la
tirò
sul
volto
,
come
se
fosse
morta
.
Per
tre
giorni
Raffaella
Òsimo
vigilò
con
attenta
cura
che
il
segno
del
cuore
non
le
si
cancellasse
dal
seno
.
Uscita
dall
'
ospedale
,
innanzi
a
un
piccolo
specchio
nella
sua
povera
cameretta
,
si
confisse
uno
stiletto
puntato
contro
la
parete
,
là
,
nel
bel
mezzo
del
segno
che
la
rivale
ignara
le
aveva
tracciato
.
LA
CASA
DEL
GRANELLA
I
.
I
topi
non
sospettano
l
'
insidia
della
trappola
.
Vi
cascherebbero
,
se
la
sospettassero
?
Ma
non
se
ne
capacitano
neppure
quando
vi
son
cascati
.
S
'
arrampicano
squittendo
su
per
le
gretole
;
cacciano
il
musetto
aguzzo
tra
una
gretola
e
l
'
altra
;
girano
;
rigirano
senza
requie
,
cercando
l
'
uscita
.
L
'
uomo
che
ricorre
alla
legge
sa
,
invece
,
di
cacciarsi
in
una
trappola
.
Il
topo
vi
si
dibatte
.
L
'
uomo
,
che
sa
,
sta
fermo
.
Fermo
,
col
corpo
,
s
'
intende
.
Dentro
,
cioè
con
l
'
anima
,
fa
poi
come
il
topo
,
e
peggio
.
E
così
facevano
,
quella
mattina
d
'
agosto
,
nella
sala
d
'
aspetto
dell
'
avvocato
Zummo
i
numerosi
clienti
,
tutti
in
sudore
,
mangiati
dalle
mosche
e
dalla
noja
.
Nel
caldo
soffocante
,
la
loro
muta
impazienza
,
assillata
dai
pensieri
segreti
,
si
esasperava
di
punto
in
punto
.
Fermi
però
,
là
,
si
lanciavano
tra
loro
occhiatacce
feroci
.
Ciascuno
avrebbe
voluto
tutto
per
sé
,
per
la
sua
lite
,
il
signor
avvocato
,
ma
prevedeva
che
questi
,
dovendo
dare
udienza
a
tanti
nella
mattinata
,
gli
avrebbe
accordato
pochissimo
tempo
,
e
che
,
stanco
,
esausto
dalla
troppa
fatica
,
con
quella
temperatura
di
quaranta
gradi
,
confuso
,
frastornato
dall
'
esame
di
tante
questioni
,
non
avrebbe
più
avuto
per
il
suo
caso
la
solita
lucidità
di
mente
,
il
solito
acume
.
E
ogni
qualvolta
lo
scrivano
,
che
copiava
in
gran
fretta
una
memoria
,
col
colletto
sbottonato
e
un
fazzoletto
sotto
il
mento
,
alzava
gli
occhi
all
'
orologio
a
pendolo
,
due
o
tre
sbuffavano
e
più
d
'
una
seggiola
scricchiolava
.
Altri
,
già
sfiniti
dal
caldo
e
dalla
lunga
attesa
,
guardavano
oppressi
le
alte
scansie
polverose
,
sovraccariche
d
'
incartamenti
:
litigi
antichi
,
procedure
,
flagello
e
rovina
di
tante
povere
famiglie
!
Altri
ancora
,
sperando
di
distrarsi
,
guardavano
le
finestre
dalle
stuoie
verdi
abbassate
,
donde
venivano
i
rumori
della
via
,
della
gente
che
andava
spensierata
e
felice
mentr
'
essi
qua
...
auff
!
E
con
un
gesto
furioso
scacciavano
le
mosche
,
le
quali
,
poverine
,
obbedendo
alla
loro
natura
,
si
provavano
a
infastidirli
un
po
'
più
e
a
profittare
dell
'
abbondante
sudore
che
l
'
agosto
e
il
tormento
smanioso
delle
brighe
giudiziarie
spremono
dalle
fronti
e
dalle
mani
degli
uomini
.
Eppure
c
'
era
qualcuno
più
molesto
delle
mosche
nella
sala
d
'
aspetto
,
quella
mattina
:
il
figlio
dell
'
avvocato
,
brutto
ragazzotto
di
circa
dieci
anni
,
il
quale
era
certo
scappato
di
soppiatto
dalla
casa
annessa
allo
studio
,
senza
calze
,
scamiciato
,
col
viso
sporco
,
per
rallegrare
i
clienti
di
papà
.
-
Tu
come
ti
chiami
?
Vincenzo
?
Oh
che
brutto
nome
!
E
questo
ciondolo
è
d
'
oro
?
si
apre
?
come
si
apre
?
e
che
c
'
è
dentro
?
Oh
,
guarda
...
capelli
...
E
di
chi
sono
?
e
perché
ce
li
tieni
?
Poi
,
sentendo
dietro
l
'
uscio
dello
studio
i
passi
di
papà
che
veniva
ad
accompagnare
fino
alla
porta
qualche
cliente
di
conto
,
si
cacciava
sotto
il
tavolino
,
tra
le
gambe
dello
scrivano
.
Tutti
nella
sala
d
'
aspetto
si
levavano
in
piedi
e
guardavano
con
occhi
supplici
l
'
avvocato
,
il
quale
,
alzando
le
mani
,
diceva
,
prima
di
rientrare
nello
studio
:
-
Un
po
'
di
pazienza
,
signori
miei
.
Uno
per
volta
.
Il
fortunato
,
a
cui
toccava
,
lo
seguiva
ossequioso
e
richiudeva
l
'
uscio
;
per
gli
altri
ricominciava
più
smaniosa
e
opprimente
l
'
attesa
.
II
.
Tre
soltanto
,
che
parevano
marito
,
moglie
e
figliuola
,
non
davano
alcun
segno
d
'
impazienza
.
L
'
uomo
,
su
i
sessant
'
anni
,
aveva
un
aspetto
funebre
;
non
s
'
era
voluto
levar
dal
capo
una
vecchia
tuba
dalle
tese
piatte
,
spelacchiata
e
inverdita
,
forse
per
non
scemar
solennità
all
'
abito
nero
,
all
'
ampia
,
greve
,
antica
finanziera
,
che
esalava
un
odore
acuto
di
naftalina
.
Evidentemente
s
'
era
parato
così
perché
aveva
stimato
di
non
poterne
fare
a
meno
,
venendo
a
parlare
col
signor
avvocato
.
Ma
non
sudava
.
Pareva
non
avesse
più
sangue
nelle
vene
,
tanto
era
pallido
;
e
che
avesse
le
gote
e
il
mento
ammuffiti
,
per
una
peluria
grigia
e
rada
che
voleva
esser
barba
.
Aveva
gli
occhi
strabi
,
chiari
,
accostati
a
un
gran
naso
a
scarpa
;
e
sedeva
curvo
,
col
capo
basso
,
come
schiacciato
da
un
peso
insopportabile
;
le
mani
scarne
,
diafane
,
appoggiate
al
bastoncino
.
Accanto
a
lui
,
la
moglie
aveva
invece
un
atteggiamento
fierissimo
nella
lampante
balordaggine
.
Grassa
,
popputa
,
prosperosa
,
col
faccione
affocato
e
un
po
'
anche
baffuto
e
un
pajo
d
'
occhi
neri
spalancati
,
volti
al
soffitto
.
Con
la
figliuola
,
dall
'
altro
lato
,
si
ricascava
nel
medesimo
squallore
contegnoso
del
padre
.
Magrissima
,
pallida
,
con
gli
occhi
strabi
anche
lei
,
sedeva
come
una
gobbina
.
Tanto
la
figlia
quanto
il
padre
pareva
non
cascassero
a
terra
perché
nel
mezzo
avevano
quel
donnone
atticciato
che
in
qualche
modo
li
teneva
su
.
Tutti
e
tre
erano
osservati
dagli
altri
clienti
con
intensa
curiosità
,
mista
d
'
una
certa
costernazione
ostile
,
quantunque
essi
già
tre
volte
,
poverini
,
avessero
ceduto
il
passo
,
lasciando
intendere
che
avevano
da
parlare
a
lungo
col
signor
avvocato
.
Quale
sciagura
li
aveva
colpiti
?
Chi
li
perseguitava
?
L
'
ombra
d
'
una
morte
violenta
,
che
gridava
loro
vendetta
?
La
minaccia
della
miseria
?
La
miseria
,
no
,
di
certo
.
La
moglie
era
sovraccarica
d
'
oro
:
grossi
orecchini
le
pendevano
dagli
orecchi
;
una
collana
doppia
le
stringeva
il
collo
;
un
gran
fermaglio
a
lagrimoni
le
andava
su
e
giù
col
petto
,
che
pareva
un
mantice
,
e
una
lunga
catena
le
reggeva
il
ventaglio
e
tanti
e
tanti
anelli
massicci
quasi
le
toglievano
l
'
uso
delle
tozze
dita
sanguigne
.
Ormai
nessuno
più
domandava
loro
il
permesso
di
passare
avanti
:
era
già
inteso
ch
'
essi
sarebbero
entrati
dopo
di
tutti
.
Ed
essi
aspettavano
,
pazientissimi
,
assorti
,
anzi
sprofondati
nel
loro
cupo
affanno
segreto
.
Solo
,
di
tanto
in
tanto
,
la
moglie
si
faceva
un
po
'
di
vento
,
e
poi
lasciava
ricadere
il
ventaglio
,
e
l
'
uomo
si
protendeva
per
ripetere
alla
figlia
:
-
Tinina
,
ricordati
del
ditale
.
Più
d
'
un
cliente
aveva
cercato
di
spingere
il
molestissimo
figlio
dell
'
avvocato
verso
quei
tre
;
ma
il
ragazzo
,
adombrato
da
quel
funebre
squallore
,
s
'
era
tratto
indietro
,
arricciando
il
naso
.
L
'
orologio
a
pendolo
segnava
già
quasi
le
dodici
,
quando
,
andati
via
più
o
meno
soddisfatti
tutti
gli
altri
clienti
,
lo
scrivano
,
vedendoli
ancora
lì
immobili
come
statue
,
domandò
loro
:
-
E
che
aspettano
per
entrare
?
-
Ah
,
-
fece
l
'
uomo
,
levandosi
in
piedi
con
le
due
donne
.
-
Possiamo
?
-
Ma
sicuro
che
possono
!
-
sbuffò
lo
scrivano
.
-
Avrebbero
potuto
già
da
tanto
tempo
!
Si
sbrighino
,
perché
l
'
avvocato
desina
a
mezzogiorno
.
Scusino
,
il
loro
nome
?
L
'
uomo
si
tolse
finalmente
la
tuba
e
,
all
'
improvviso
,
scoprendo
il
capo
calvo
,
scoprì
anche
il
martirio
che
quella
terribile
finanziera
gli
aveva
fatto
soffrire
:
infiniti
rivoletti
di
sudore
gli
sgorgarono
dal
roseo
cranio
fumante
e
gl
'
inondarono
la
faccia
esangue
,
spiritata
.
S
'
inchinò
,
sospirando
il
suo
nome
:
-
Piccirilli
Serafino
.
III
.
L
'
avvocato
Zummo
credeva
d
'
aver
finito
per
quel
giorno
,
e
rassettava
le
carte
su
la
scrivania
,
per
andarsene
,
quando
si
vide
innanzi
quei
tre
nuovi
,
ignoti
clienti
.
-
Lor
signori
?
-
domandò
di
mala
grazia
.
-
Piccirilli
Serafino
,
-
ripeté
l
'
uomo
funebre
,
inchinandosi
più
profondamente
e
guardando
la
moglie
e
la
figliuola
per
vedere
come
facevano
la
riverenza
.
La
fecero
bene
,
e
istintivamente
egli
accompagnò
col
corpo
la
loro
mossa
da
bertucce
ammaestrate
.
-
Seggano
,
seggano
,
-
disse
l
'
avvocato
Zummo
,
sbarrando
tanto
d
'
occhi
allo
spettacolo
di
quella
mimica
.
-
È
tardi
.
Debbo
andare
.
I
tre
sedettero
subito
innanzi
alla
scrivania
,
imbarazzatissimi
.
La
contrazione
del
timido
sorriso
,
nella
faccia
cerea
del
Piccirilli
,
era
orribile
:
stringeva
il
cuore
.
Chi
sa
da
quanto
tempo
non
rideva
più
quel
pover
uomo
!
-
Ecco
,
signor
avvocato
...
-
Siamo
venuti
,
-
cominciò
contemporaneamente
la
figlia
.
E
la
madre
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
sbuffò
:
-
Cose
dell
'
altro
mondo
!
-
Insomma
,
parli
uno
,
-
disse
Zummo
,
accigliato
.
-
Chiaramente
e
brevemente
.
Di
che
si
tratta
?
-
Ecco
,
signor
avvocato
,
-
riprese
il
Piccirilli
,
dando
un
'
ingollatina
.
-
Abbiamo
ricevuto
una
citazione
.
-
Assassinio
,
signor
avvocato
!
-
proruppe
di
nuovo
la
moglie
.
-
Mammà
,
-
fece
timidamente
la
figlia
,
per
esortarla
a
tacere
o
a
parlar
più
pacata
.
Il
Piccirilli
guardò
la
moglie
,
e
,
con
quella
autorità
che
la
meschinissima
corporatura
gli
poteva
conferire
,
aggiunse
:
-
Mararo
'
,
ti
prego
:
parlo
io
!
Una
citazione
,
signor
avvocato
.
Noi
abbiamo
dovuto
lasciar
la
casa
in
cui
abitavamo
,
perché
...
-
Ho
capito
.
Sfratto
?
-
domandò
Zummo
per
tagliar
corto
.
-
Nossignore
,
-
rispose
umilmente
il
Piccirilli
.
-
Al
contrario
.
Abbiamo
pagato
sempre
la
pigione
,
puntualmente
,
anticipata
.
Ce
ne
siamo
andati
da
noi
,
contro
la
volontà
del
proprietario
,
anzi
.
E
il
proprietario
ora
ci
chiama
a
rispettare
il
contratto
di
locazione
e
,
per
di
più
,
responsabili
di
danni
e
interessi
,
perché
,
dice
,
la
casa
noi
gliel
'
abbiamo
infamata
.
-
Come
come
?
-
fece
Zummo
,
rabbujandosi
e
guardando
,
questa
volta
,
la
moglie
.
-
Ve
ne
siete
andati
da
voi
;
gli
avete
infamato
la
casa
,
e
il
proprietario
...
Non
capisco
.
Parliamoci
chiaro
,
signori
miei
!
L
'
avvocato
è
come
il
confessore
.
Commercio
illecito
?
-
Nossignore
!
-
s
'
affrettò
a
rispondere
il
Piccirilli
,
ponendosi
le
mani
sul
petto
.
-
Che
commercio
?
Niente
!
Noi
non
siamo
commercianti
.
Solo
mia
moglie
dà
qualche
cosina
...
così
..
in
prestito
,
ma
a
un
interesse
...
-
Onesto
,
ho
capito
!
-
Creda
,
sissignore
,
consentito
finanche
dalla
Santa
Chiesa
...
Ma
questo
non
c
'
entra
.
Il
Granella
,
proprietario
della
casa
,
dice
che
noi
gliel
'
abbiamo
infamata
,
perché
in
tre
mesi
,
in
quella
casa
maledetta
,
ne
abbiamo
vedute
di
tutti
i
colori
,
signor
avvocato
!
Mi
vengono
...
mi
vengono
i
brividi
solo
a
pensarci
!
-
Oh
Signore
,
scampatene
e
liberatene
tutte
le
creature
della
terra
!
-
esclamò
con
un
formidabile
sospiro
la
moglie
,
levandosi
in
piedi
,
levando
le
braccia
e
poi
facendosi
con
la
mano
piena
d
'
anelli
il
segno
della
croce
.
La
figlia
,
col
capo
basso
e
con
le
labbra
strette
,
aggiunse
:
-
Una
persecuzione
...
(
Siedi
,
mammà
.
)
-
Perseguitati
,
sissignore
-
rincalzò
il
padre
.
-
(
Siedi
,
Mararo
'
!
)
Perseguitati
,
è
la
parola
.
Noi
siamo
stati
per
tre
mesi
perseguitati
a
morte
,
in
quella
casa
.
-
Perseguitati
da
chi
?
-
gridò
Zummo
,
perdendo
alla
fine
la
pazienza
.
-
Signor
avvocato
,
-
rispose
piano
il
Piccirilli
,
protendendosi
verso
la
scrivania
e
ponendosi
una
mano
presso
la
bocca
,
mentre
con
l
'
altra
imponeva
silenzio
alle
due
donne
,
-
(Ssss...)
Signor
avvocato
,
dagli
spiriti
!
-
Da
chi
?
-
fece
Zummo
,
credendo
d
'
aver
sentito
male
.
-
Dagli
spiriti
,
sissignore
!
-
raffermò
forte
,
coraggiosamente
,
la
moglie
,
agitando
in
aria
le
mani
.
Zummo
scattò
in
piedi
,
su
le
furie
:
-
Ma
andate
là
!
Non
mi
fate
ridere
!
Perseguitati
dagli
spiriti
?
Io
devo
andare
a
mangiare
,
signori
miei
!
Quelli
,
allora
,
alzandosi
anche
loro
,
lo
circondarono
per
trattenerlo
,
e
presero
a
parlare
tutti
e
tre
insieme
,
supplici
:
-
Sissignore
,
sissignore
!
Vossignoria
non
ci
crede
?
Ma
ci
ascolti
...
Spiriti
,
spiriti
infernali
!
Li
abbiamo
veduti
noi
,
coi
nostri
occhi
.
Veduti
e
sentiti
...
Siamo
stati
martoriati
,
tre
mesi
!
E
Zummo
,
scrollandosi
rabbiosamente
:
-
Ma
andate
,
vi
dico
!
Sono
pazzie
!
Siete
venuti
da
me
?
Al
manicomio
,
al
manicomio
,
signori
miei
!
-
Ma
se
ci
hanno
citato
...
-
gemette
a
mani
giunte
il
Piccirilli
.
-
Hanno
fatto
benone
!
-
gli
gridò
Zummo
sul
muso
.
-
Che
dice
,
signor
avvocato
?
-
s
'
intromise
la
moglie
,
scostando
tutti
.
-
È
questa
l
'
assistenza
che
Vossignoria
presta
alla
povera
gente
perseguitata
?
Oh
Signore
!
Vossignoria
parla
così
perché
non
ha
veduto
come
noi
!
Ci
sono
,
creda
pure
,
ci
sono
,
gli
spiriti
!
ci
sono
!
E
nessuno
meglio
di
noi
lo
può
sapere
!
-
Voi
li
avete
veduti
?
-
le
domandò
Zummo
con
un
sorriso
di
scherno
.
-
Sissignore
,
con
gli
occhi
miei
,
-
affermò
subito
,
non
interrogato
,
il
Piccirilli
.
-
Anch
'
io
,
coi
miei
,
-
aggiunse
la
figlia
,
con
lo
stesso
gesto
.
-
Ma
forse
coi
vostri
!
-
non
poté
tenersi
dallo
sbuffare
l
'
avvocato
Zummo
con
gl
'
indici
tesi
verso
i
loro
occhi
strabi
.
-
E
i
miei
,
allora
?
-
saltò
a
gridare
la
moglie
,
dandosi
una
manata
furiosa
sul
petto
e
spalancando
gli
occhiacci
.
-
Io
ce
li
ho
giusti
,
per
grazia
di
Dio
,
e
belli
grossi
,
signor
avvocato
!
E
li
ho
veduti
anch
'
io
,
sa
,
come
ora
vedo
Lei
!
-
Ah
sì
?
-
fece
Zummo
.
-
Come
tanti
avvocati
?
-
E
va
bene
!
-
sospirò
la
donna
.
-
Vossignoria
non
ci
crede
;
ma
abbiamo
tanti
testimoni
,
sa
?
tutto
il
vicinato
che
potrebbe
venire
a
deporre
...
Zummo
aggrottò
le
ciglia
:
-
Testimoni
che
hanno
veduto
?
-
Veduto
e
udito
,
sissignore
!
-
Ma
veduto
...
che
cosa
per
esempio
?
-
domandò
Zummo
,
stizzito
.
-
Per
esempio
,
seggiole
muoversi
,
senza
che
nessuno
le
toccasse
...
-
Seggiole
?
-
Sissignore
.
-
Quella
seggiola
là
,
per
esempio
?
-
Sissignore
,
quella
seggiola
là
,
mettersi
a
far
le
capriole
per
la
stanza
,
come
fanno
i
ragazzacci
per
istrada
;
e
poi
,
per
esempio
...
che
debbo
dire
?
un
portaspilli
,
per
esempio
,
di
velluto
,
in
forma
di
melarancia
,
fatto
da
mia
figlia
Tinina
,
volare
dal
cassettone
su
la
faccia
del
povero
mio
marito
,
come
lanciato
...
come
lanciato
da
una
mano
invisibile
;
l
'
armadio
a
specchio
scricchiolare
e
tremar
tutto
,
come
avesse
le
convulsioni
,
e
dentro
...
dentro
l
'
armadio
,
signor
avvocato
...
mi
s
'
aggricciano
le
carni
solo
a
pensarci
...
risate
!
-
Risate
!
-
aggiunse
la
figlia
.
-
Risate
!
-
il
padre
.
E
la
moglie
,
senza
perder
tempo
,
seguitò
:
-
Tutte
queste
cose
,
signor
avvocato
mio
,
le
hanno
vedute
e
udite
le
nostre
vicine
,
che
sono
pronte
,
come
le
ho
detto
,
a
testimoniare
.
Noi
abbiamo
veduto
e
udito
ben
altro
!
-
Tinina
,
il
ditale
,
-
suggerì
,
a
questo
punto
,
il
padre
.
-
Ah
,
sissignore
,
-
prese
a
dire
la
figlia
,
riscotendosi
con
un
sospiro
.
-
Avevo
un
ditalino
d
'
argento
,
ricordo
della
nonna
,
sant
'
anima
!
Lo
guardavo
,
come
la
pupilla
degli
occhi
.
Un
giorno
,
lo
cerco
nella
tasca
e
non
lo
trovo
!
lo
cerco
per
tutta
la
casa
e
non
lo
trovo
.
Tre
giorni
a
cercarlo
,
che
a
momenti
ci
perdevo
anche
la
testa
.
Niente
!
Quando
una
notte
,
mentre
stavo
a
letto
,
sotto
la
zanzariera
...
-
Perché
ci
sono
anche
le
zanzare
,
in
quella
casa
,
signor
avvocato
!
-
interruppe
la
madre
.
-
E
che
zanzare
!
-
appoggiò
il
padre
,
socchiudendo
gli
occhi
e
tentennando
il
capo
.
-
Sento
,
-
riprese
la
figlia
,
-
sento
qualcosa
che
salta
sul
cielo
della
zanzariera
...
A
questo
punto
il
padre
la
fece
tacere
con
un
gesto
della
mano
.
Doveva
attaccar
lui
.
Era
un
pezzo
concertato
,
quello
.
-
Sa
,
signor
avvocato
?
tal
quale
come
si
fanno
saltare
le
palle
di
gomma
,
che
si
dà
loro
un
colpetto
e
rivengono
alla
mano
.
-
Poi
,
-
seguitò
la
figlia
,
-
come
lanciato
più
forte
,
il
mio
ditalino
dal
cielo
della
zanzariera
va
a
schizzare
al
soffitto
e
casca
per
terra
,
ammaccato
.
-
Ammaccato
,
-
ripeté
la
madre
.
E
il
padre
:
-
Ammaccato
!
-
Scendo
dal
letto
,
tutta
tremante
,
per
raccoglierlo
e
,
appena
mi
chino
,
al
solito
,
dal
tetto
...
-
Risate
,
risate
,
risate
...
-
terminò
la
madre
.
L
'
avvocato
Zummo
restò
a
pensare
,
col
capo
basso
e
le
mani
dietro
la
schiena
,
poi
si
riscosse
,
guardò
negli
occhi
i
tre
clienti
,
si
grattò
il
capo
con
un
dito
e
disse
con
un
risolino
nervoso
:
-
Spiriti
burloni
,
dunque
!
Seguitate
,
seguitate
...
mi
diverto
.
-
Burloni
?
Ma
che
burloni
,
signor
avvocato
!
-
ripigliò
la
donna
.
-
Spiriti
infernali
,
deve
dire
Vossignoria
!
Tirarci
le
coperte
del
letto
;
sederci
su
lo
stomaco
,
la
notte
;
percuoterci
alle
spalle
;
afferrarci
per
le
braccia
;
e
poi
scuotere
tutti
i
mobili
,
sonare
i
campanelli
,
come
se
,
Dio
liberi
e
scampi
,
ci
fosse
il
terremoto
;
avvelenarci
i
bocconi
,
buttando
la
cenere
nelle
pentole
e
nelle
casseruole
...
Li
chiama
burloni
Lei
?
Non
ci
hanno
potuto
né
il
prete
né
l
'
acqua
benedetta
!
Allora
ne
abbiamo
parlato
al
Granella
,
scongiurandolo
di
scioglierci
dal
contratto
,
perché
non
volevamo
morire
là
,
dallo
spavento
,
dal
terrore
...
Sa
che
ci
ha
risposto
quell
'
assassino
?
Storie
!
ci
ha
risposto
.
Gli
spiriti
.
?
Mangiate
,
dice
,
buone
bistecche
,
dice
,
e
curatevi
i
nervi
.
Lo
abbiamo
invitato
a
vedere
con
gli
occhi
suoi
,
a
sentire
con
le
sue
orecchie
.
Niente
.
Non
ha
voluto
saperne
;
anzi
ci
ha
minacciati
:
«
Guardatevi
bene
»
dice
«
dal
fame
chiasso
,
o
vi
fulmino
!
»
.
Proprio
così
.
-
E
ci
ha
fulminato
!
-
concluse
il
marito
,
scotendo
il
capo
amaramente
.
-
Ora
,
signor
avvocato
,
noi
ci
mettiamo
nelle
sue
mani
.
Vossignoria
può
fidarsi
di
noi
:
siamo
gente
dabbene
:
sapremo
fare
il
nostro
dovere
.
L
'
avvocato
Zummo
finse
,
al
solito
,
di
non
udire
queste
ultime
parole
:
si
stirò
per
un
pezzo
ora
un
baffo
ora
l
'
altro
,
poi
guardò
l
'
orologio
.
Era
presso
il
tocco
.
La
famiglia
,
di
là
,
lo
aspettava
da
un
'
ora
per
il
desinare
.
-
Signori
miei
,
-
disse
,
-
capirete
benissimo
che
io
non
posso
credere
ai
vostri
spiriti
.
Allucinazioni
...
storielle
da
femminucce
.
Guardo
il
caso
,
adesso
,
dal
lato
giuridico
.
Voi
dite
d
'
aver
veduto
...
non
diciamo
spiriti
,
per
carità
!
dite
d
'
avere
anche
testimoni
,
e
va
bene
;
dite
che
l
'
abitazione
in
quella
casa
vi
era
resa
intollerabile
da
questa
specie
di
persecuzione
...
diciamo
,
strana
...
ecco
!
Il
caso
è
nuovo
e
speciosissimo
;
e
mi
tenta
,
ve
lo
confesso
.
Ma
bisognerà
trovare
nel
codice
un
qualche
appoggio
,
mi
spiego
?
un
fondamento
giuridico
alla
causa
.
Lasciatemi
vedere
,
studiare
,
prima
di
prendermene
l
'
accollo
.
Ora
è
tardi
.
Ritornate
domani
e
vi
saprò
dare
una
risposta
.
Va
bene
così
?
IV
.
Subito
il
pensiero
di
quella
strana
causa
si
mise
a
girar
nella
mente
dell
'
avvocato
Zummo
come
una
ruota
di
molino
.
A
tavola
,
non
poté
mangiare
;
dopo
tavola
,
non
poté
riposare
come
soleva
d
'
estate
,
ogni
giorno
,
buttato
sul
letto
.
«
Gli
spiriti
!
»
ripeteva
tra
sé
di
tratto
in
tratto
;
e
le
labbra
gli
s
'
aprivano
a
un
sorriso
canzonatorio
,
mentre
davanti
a
gli
occhi
gli
si
ripresentavano
le
comiche
figure
dei
tre
nuovi
clienti
,
che
giuravano
e
spergiuravano
d
'
averli
veduti
.
Tante
volte
aveva
sentito
parlar
di
spiriti
;
e
,
per
certi
racconti
delle
serve
,
ne
aveva
avuto
anche
lui
una
gran
paura
,
da
ragazzo
.
Ricordava
ancora
le
angosce
che
gli
avevano
strizzato
il
coricino
atterrito
nelle
terribili
insonnie
di
quelle
notti
lontane
.
-
L
'
anima
!
-
sospirò
a
un
certo
punto
,
stirando
le
braccia
verso
il
cielo
della
zanzariera
,
e
lasciandole
poi
ricader
pesantemente
sul
letto
.
-
L
'
anima
immortale
...
Eh
già
!
Per
ammetter
gli
spiriti
bisogna
presupporre
l
'
immortalità
dell
'
anima
;
c
'
è
poco
da
dire
.
L
'
immortalità
dell
'
anima
...
Ci
credo
,
o
non
ci
credo
?
Dico
e
ho
detto
sempre
di
no
.
Dovrei
ora
,
almeno
,
ammettere
il
dubbio
,
contro
ogni
mia
precedente
asserzione
.
E
che
figura
ci
faccio
?
Vediamo
un
po
'
.
Noi
spesso
fingiamo
con
noi
stessi
,
come
con
gli
altri
.
Io
lo
so
bene
.
Sono
molto
nervoso
e
,
qualche
volta
,
sissignore
,
trovandomi
solo
,
io
ho
avuto
paura
.
Paura
di
che
?
Non
lo
so
.
Ho
avuto
paura
!
Noi
...
ecco
,
noi
temiamo
di
indagare
il
nostro
intimo
essere
,
perché
una
tale
indagine
potrebbe
scoprirci
diversi
da
quelli
che
ci
piace
di
crederci
o
di
esser
creduti
.
Io
non
ho
mai
pensato
sul
serio
a
queste
cose
.
La
vita
ci
distrae
.
Faccende
,
bisogni
,
abitudini
,
tutte
le
minute
brighe
cotidiane
non
ci
lasciano
tempo
di
riflettere
a
queste
cose
,
che
pure
dovrebbero
interessarci
sopra
tutte
le
altre
.
Muore
un
amico
?
Ci
arrestiamo
la
,
davanti
alla
sua
morte
,
come
tante
bestie
restie
,
e
preferiamo
di
volgere
indietro
il
pensiero
,
alla
sua
vita
,
rievocando
qualche
ricordo
,
per
vietarci
d
'
andare
oltre
con
la
mente
,
oltre
il
punto
cioè
che
ha
segnato
per
noi
la
fine
del
nostro
amico
.
Buona
notte
!
Accendiamo
un
sigaro
per
cacciar
via
col
fumo
il
turbamento
e
la
malinconia
.
La
scienza
s
'
arresta
anch
'
essa
,
là
,
ai
limiti
della
vita
,
come
se
la
morte
non
ci
fosse
e
non
ci
dovesse
dare
alcun
pensiero
.
Dice
:
«
Voi
siete
ancora
qua
;
attendete
a
vivere
,
vojaltri
:
l
'
avvocato
pensi
a
far
l
'
avvocato
;
l
'
ingegnere
a
far
l
'ingegnere...»
.
E
va
bene
!
Io
faccio
l
'
avvocato
.
Ma
ecco
qua
:
l
'
anima
immortale
,
i
signori
spiriti
che
fanno
?
vengono
a
bussare
alla
porta
del
mio
studio
:
«
Ehi
,
signor
avvocato
,
ci
siamo
anche
noi
,
sa
?
Vogliamo
ficcare
anche
noi
il
naso
nel
suo
codice
civile
!
Voi
,
gente
positiva
,
non
volete
curarvi
di
noi
?
Non
volete
più
darvi
pensiero
della
morte
?
E
noi
,
allegramente
,
dal
regno
della
morte
,
veniamo
a
bussare
alle
porte
dei
vivi
,
a
sghignazzar
dentro
gli
armadii
,
a
far
rotolare
sotto
gli
occhi
vostri
le
seggiole
,
come
se
fossero
tanti
monellacci
,
ad
atterrir
la
povera
gente
e
a
mettere
in
imbarazzo
,
oggi
,
un
avvocato
che
passa
per
dotto
;
domani
,
un
tribunale
chiamato
a
dar
su
noi
una
novissima
sentenza
...
»
.
L
'
avvocato
Zummo
lasciò
il
letto
in
preda
a
una
viva
eccitazione
e
rientrò
nello
studio
per
compulsare
il
codice
civile
.
Due
soli
articoli
potevano
offrire
un
certo
fondamento
alla
lite
:
l
'
articolo
1575
e
il
1577
.
Il
primo
diceva
:
Il
locatore
è
tenuto
per
la
natura
del
contratto
e
senza
bisogno
di
speciale
stipulazione
:
1°
a
consegnare
al
Conduttore
la
cosa
locata
;
2°
a
mantenerla
in
istato
di
servire
all
'
uso
per
cui
viene
locata
;
3°
a
garantirne
al
conduttore
il
pacifico
godimento
per
tutto
il
tempo
della
locazione
.
L
'
altro
articolo
diceva
:
Il
conduttore
debb
'
essere
garantito
per
tutti
quei
vizii
o
difetti
della
cosa
locata
che
ne
impediscano
l
'
uso
,
quantunque
non
fossero
noti
al
locatore
al
tempo
della
locazione
.
Se
da
questi
vizii
,
o
difetti
proviene
qualche
danno
al
conduttore
,
il
locatore
è
tenuto
a
farnelo
indenne
,
salvo
che
provi
d
'
averli
ignorati
.
Se
non
che
,
eccependo
questi
due
articoli
,
non
c
'
era
via
di
mezzo
,
bisognava
provare
l
'
esistenza
reale
degli
spiriti
.
C
'
erano
i
fatti
e
c
'
erano
le
testimonianze
.
Ma
fino
a
qual
punto
erano
queste
attendibili
?
e
che
spiegazione
poteva
dare
la
scienza
di
quei
fatti
?
L
'
avvocato
Zummo
interrogò
di
nuovo
,
minutamente
,
i
Piccirilli
;
raccolse
le
testimonianze
indicategli
e
,
accettata
la
causa
,
si
mise
a
studiarla
appassionatamente
.
Lesse
dapprima
una
storia
sommaria
dello
Spiritismo
,
dalle
origini
delle
mitologie
fino
ai
dì
nostri
,
e
il
libro
del
Iaccolliot
su
i
prodigi
del
fachirismo
,
poi
tutto
quanto
avevano
pubblicato
i
più
illustri
e
sicuri
sperimentatori
,
dal
Crookes
al
Wagner
,
all
'
Aksakof
;
dal
Gibier
allo
Zoellner
al
Janet
,
al
de
Rochas
,
al
Richet
,
al
Morselli
;
e
con
suo
sommo
stupore
venne
a
conoscere
che
ormai
i
fenomeni
così
detti
spiritici
,
per
esplicita
dichiarazione
degli
scienziati
più
scettici
e
più
positivi
,
erano
innegabili
.
-
Ah
,
perdio
!
-
esclamò
Zummo
,
già
tutto
acceso
e
vibrante
.
-
Qua
la
cosa
cambia
d
'
aspetto
!
Finché
quei
fenomeni
gli
erano
stati
riferiti
da
gentuccia
come
i
Piccirilli
e
i
loro
vicini
,
egli
,
uomo
serio
,
uomo
colto
,
nutrito
di
scienza
positiva
,
li
aveva
derisi
e
senz
'
altro
respinti
.
Poteva
accettarli
?
Seppure
glieli
avessero
fatti
vedere
e
toccar
con
mano
,
avrebbe
piuttosto
confessato
d
'
essere
un
allucinato
anche
lui
.
Ma
ora
,
ora
che
li
sapeva
confortati
dall
'
autorità
di
scienziati
come
il
Lombroso
,
come
il
Richet
,
ah
perdio
,
la
cosa
cambiava
d
"
aspetto
!
Zummo
,
per
il
momento
,
non
pensò
più
alla
lite
dei
Piccirilli
,
e
si
sprofondò
tutto
,
a
mano
a
mano
sempre
più
convinto
e
con
fervore
crescente
,
ne
'
nuovi
studii
.
Da
un
pezzo
non
trovava
più
nell
'
esercizio
dell
'
avvocatura
,
che
pur
gli
aveva
dato
qualche
soddisfazione
e
ben
lauti
guadagni
,
non
trovava
più
nella
vita
ristretta
di
quella
cittaduzza
di
provincia
nessun
pascolo
intellettuale
,
nessuno
sfogo
a
tante
scomposte
energie
che
si
sentiva
fremere
dentro
,
e
di
cui
egli
esagerava
a
se
stesso
l
'
intensità
,
esaltandole
come
documenti
del
proprio
valore
,
via
!
quasi
sprecato
lì
,
tra
le
meschinità
di
quel
piccolo
centro
.
Smaniava
da
un
pezzo
,
scontento
di
sé
,
di
tutto
e
di
tutti
;
cercava
un
puntello
,
un
sostegno
morale
e
intellettuale
,
una
qualche
fede
,
sì
,
un
pascolo
per
l
'
anima
,
uno
sfogo
per
tutte
quelle
energie
.
Ed
ecco
,
ora
,
leggendo
quei
libri
...
Perdio
!
Il
problema
della
morte
,
il
terribile
essere
o
non
essere
d
'
Amleto
,
la
terribile
questione
era
dunque
risolta
?
Poteva
l
'
anima
d
'
un
trapassato
tornare
per
un
istante
a
«
materializzarsi
»
e
venire
a
stringergli
la
mano
?
S
'
,
a
stringere
la
mano
a
lui
,
Zummo
,
incredulo
,
cieco
fino
a
jeri
,
per
dirgli
:
«
Zummo
,
sta
'
tranquillo
;
non
ti
curare
più
delle
miserie
di
codesta
tua
meschinissima
vita
terrena
!
C
'
è
ben
altro
,
vedi
?
ben
altra
vita
tu
vivrai
un
giorno
!
Coraggio
!
Avanti
!
»
.
Ma
Serafino
Piccirilli
veniva
anche
lui
,
ora
con
la
moglie
ora
con
la
figliuola
,
quasi
ogni
giorno
,
a
sollecitarlo
,
a
raccomandarglisi
.
-
Studio
!
studio
!
-
rispondeva
loro
Zummo
,
su
le
furie
.
-
Non
mi
distraete
,
perdio
!
state
tranquilli
;
sto
pensando
a
voi
.
Non
pensava
più
a
nessuno
,
invece
.
Rinviava
le
cause
,
rimandava
anche
tutti
gli
altri
clienti
.
Per
debito
di
gratitudine
,
tuttavia
,
verso
quei
poveri
Piccirilli
,
i
quali
,
senza
saperlo
,
gli
avevano
aperto
innanzi
allo
spirito
la
via
della
luce
,
si
risolse
alla
fine
a
esaminare
attentamente
il
loro
caso
.
Una
grave
questione
gli
si
parò
davanti
e
lo
sconcertò
non
poco
,
su
le
prime
.
In
tutti
gli
esperimenti
,
la
manifestazione
dei
fenomeni
avveniva
costantemente
per
la
virtù
misteriosa
d
'
un
medium
.
Certo
,
uno
dei
tre
Piccirilli
doveva
esser
medium
senza
saperlo
.
Ma
in
questo
caso
il
vizio
non
sarebbe
stato
più
della
casa
del
Granella
,
bensì
degli
inquilini
;
e
tutto
il
processo
crollava
.
Però
,
ecco
,
se
uno
dei
Piccirilli
era
medium
senza
saperlo
,
la
manifestazione
dei
fenomeni
non
sarebbe
avvenuta
anche
nella
nuova
casa
presa
da
essi
in
affitto
?
Invece
,
no
!
E
anche
nelle
case
precedentemente
abitate
i
Piccirilli
assicuravano
d
'
essere
stati
sempre
tranquilli
.
Perché
dunque
nella
sola
casa
del
Granella
si
erano
verificate
quelle
paurose
manifestazioni
?
Evidentemente
,
doveva
esserci
qualcosa
di
vero
nella
credenza
popolare
delle
case
abitate
dagli
spiriti
.
E
poi
c
'
era
la
prova
di
fatto
.
Negando
nel
modo
più
assoluto
la
dote
della
medianità
alla
famiglia
Piccirilli
,
egli
avrebbe
dimostrato
falsa
la
spiegazione
biologica
,
che
alcuni
scienziati
schizzinosi
avevan
tentato
di
dare
dei
fenomeni
spiritici
.
Che
biologia
d
'
Egitto
!
Bisognava
senz
'
altro
ammettere
l
'
ipotesi
metafisica
.
O
che
era
forse
medium
,
lui
,
Zummo
?
Eppure
parlava
col
tavolino
.
Non
aveva
mai
composto
un
verso
in
vita
sua
;
eppure
il
tavolino
gli
parlava
in
versi
,
coi
piedi
.
Che
biologia
d
'
Egitto
!
Del
resto
,
giacché
a
lui
più
che
la
causa
dei
Piccirilli
premeva
ormai
d
'
accertare
la
verità
,
avrebbe
fatto
qualche
esperimento
in
casa
dei
suoi
clienti
.
Ne
parlò
ai
Piccirilli
;
ma
questi
si
ribellarono
,
impauriti
.
Egli
allora
s
'
inquietò
e
diede
loro
a
intendere
che
quell
'
esperimento
era
necessario
,
per
la
lite
,
anzi
imprescindibile
!
Fin
dalle
prime
sedute
,
la
signorina
Piccirilli
,
Tinina
,
si
rivelò
un
medium
portentoso
.
Zummo
,
convulso
,
coi
capelli
irti
su
la
fronte
,
atterrito
e
beato
,
poté
assistere
a
tutte
,
o
quasi
,
le
manifestazioni
più
stupefacenti
registrate
e
descritte
nei
libri
da
lui
letti
con
tanta
passione
.
La
causa
crollava
,
è
vero
;
ma
egli
,
fuori
di
sé
,
gridava
ai
suoi
clienti
a
ogni
fine
di
seduta
:
-
Ma
che
ve
n
'
importa
,
signori
miei
?
Pagate
,
pagate
...
Miserie
!
Sciocchezze
!
Qua
,
perdio
,
abbiamo
la
rivelazione
dell
'
anima
immortale
!
Ma
potevano
quei
poveri
Piccirilli
condividere
questo
generoso
entusiasmo
del
loro
avvocato
?
Lo
presero
per
matto
.
Da
buoni
credenti
,
essi
non
avevano
mai
avuto
il
minimo
dubbio
su
l
'
immortalità
delle
loro
afflitte
e
meschine
animelle
.
Quegli
esperimenti
,
a
cui
si
prestavano
da
vittime
,
per
obbedienza
,
sembravano
loro
pratiche
infernali
.
E
invano
Zummo
cercava
di
rincorarli
.
Fuggendo
dalla
casa
del
Granella
,
essi
credevano
d
'
essersi
liberati
dalla
tremenda
persecuzione
;
e
ora
,
nella
nuova
casa
,
per
opera
del
signor
avvocato
,
eccoli
di
nuovo
in
commercio
coi
demonii
,
in
preda
ai
terrori
di
prima
!
Con
voce
piagnucolosa
scongiuravano
l
'
avvocato
di
non
farne
trapelar
nulla
,
di
quelle
sedute
,
di
non
tradirli
,
per
carità
!
-
Ma
va
bene
,
va
bene
!
-
diceva
loro
Zummo
,
sdegnato
.
-
Per
chi
mi
prendete
?
per
un
ragazzino
?
State
tranquilli
,
signori
miei
!
Io
esperimento
qua
,
per
conto
mio
.
L
'
uomo
di
legge
,
poi
,
saprà
fare
il
suo
dovere
in
tribunale
,
che
diamine
!
Sosterremo
il
vizio
occulto
della
casa
,
non
dubitate
!
V
.
Lo
sostenne
,
di
fatti
,
il
vizio
occulto
della
casa
,
ma
senz
'
alcun
calore
di
convinzione
,
certo
com
'
era
ormai
della
medianità
della
signorina
Piccirilli
.
Invece
sbalordì
i
giudici
,
i
colleghi
,
il
pubblico
che
stipava
l
'
aula
del
tribunale
,
con
una
inaspettata
,
estrosa
,
fervida
professione
di
fede
.
Parlò
di
Allan
Kardech
come
d
'
un
novello
messia
;
definì
lo
spiritismo
la
religione
nuova
dell
'
umanità
;
disse
che
la
scienza
co
'
suoi
saldi
ma
freddi
ordigni
,
col
suo
formalismo
troppo
rigoroso
aveva
sopraffatto
la
natura
;
che
l
'
albero
della
vita
,
allevato
artificialmente
dalla
scienza
,
aveva
perduto
il
verde
,
s
'
era
isterilito
o
dava
frutti
che
imbozzacchivano
e
sapevano
di
cenere
e
tosco
,
perché
nessun
calore
di
fede
più
li
maturava
.
Ma
ora
,
ecco
,
il
mistero
cominciava
a
schiudere
le
sue
porte
tenebrose
:
le
avrebbe
spalancate
domani
!
Intanto
,
da
questo
primo
spiraglio
all
'
umanità
sgomenta
,
in
angosciosa
ansia
,
venivano
ombre
ancora
incerte
e
paurose
a
rivelare
il
mondo
di
là
:
strane
luci
,
strani
segni
...
E
qui
l
'
avvocato
Zummo
,
con
drammaticissima
eloquenza
,
entrò
a
parlare
delle
più
meravigliose
manifestazioni
spiritiche
,
attestate
,
controllate
,
accettate
dai
più
grandi
luminari
della
scienza
:
fisici
,
chimici
,
psicologi
,
fisiologi
,
antropologi
,
psichiatri
;
soggiogando
e
spesso
atterrendo
addirittura
il
pubblico
che
ascoltava
a
bocca
aperta
e
con
gli
occhi
spalancati
.
Ma
i
giudici
,
purtroppo
,
si
vollero
tenere
terra
terra
,
forse
per
reagire
ai
voli
troppo
sublimi
dell
'
avvocato
difensore
.
Con
irritante
presunzione
,
sentenziarono
che
le
teorie
,
tuttora
incerte
,
dedotte
dai
fenomeni
così
detti
spiritici
,
non
erano
ancora
ammesse
e
accettate
dalla
scienza
moderna
,
eminentemente
positiva
;
che
,
del
resto
,
venendo
a
considerar
più
da
vicino
il
processo
,
se
per
l
'
articolo
1575
il
locatore
è
tenuto
a
garantire
al
conduttore
il
pacifico
godimento
della
cosa
locata
,
nel
caso
in
esame
,
come
avrebbe
potuto
il
locatore
stesso
garantir
la
casa
dagli
spiriti
,
che
sono
ombre
vaganti
e
incorporee
?
come
scacciare
le
ombre
?
E
,
d
'
altra
parte
,
riguardo
all
'
articolo
1577
,
potevano
gli
spiriti
costituire
uno
di
quei
vizii
occulti
che
impediscono
l
'
uso
dell
'
abitazione
?
Erano
forse
ingombranti
?
E
quali
rimedii
avrebbe
potuto
usare
il
locatore
contro
di
essi
?
Senz
'
altro
,
dunque
,
dovevano
essere
respinte
le
eccezioni
dei
convenuti
.
Il
pubblico
,
commosso
ancora
e
profondamente
impressionato
dalle
rivelazioni
dell
'
avvocato
Zummo
,
disapprovò
unanimemente
questa
sentenza
,
che
nella
sua
meschinità
,
pur
presuntuosa
,
sonava
come
un
'
irrisione
.
Zummo
inveì
contro
il
tribunale
con
tale
scoppio
d
'
indignazione
che
per
poco
non
fu
tratto
in
arresto
.
Furibondo
,
sottrasse
alla
commiserazione
generale
i
Picciril
!
i
,
proclamandoli
in
mezzo
alla
folla
plaudente
martiri
della
nuova
religione
.
Il
Granella
intanto
,
proprietario
della
casa
,
gongolava
di
gioja
maligna
.
Era
un
omaccione
di
circa
cinquant
'
anni
,
adiposo
e
sanguigno
.
Con
le
mani
in
tasca
,
gridava
forte
a
chiunque
volesse
sentirlo
,
che
quella
sera
stessa
sarebbe
andato
a
dormire
nella
casa
degli
spiriti
-
solo
!
Solo
,
solo
,
sì
,
perché
la
vecchia
serva
che
stava
da
tant
'
anni
con
lui
,
grazie
all
'
infamia
dei
Piccirilli
,
lo
aveva
piantato
,
dichiarandosi
pronta
a
servirlo
dovunque
,
foss
'
anche
in
una
grotta
,
tranne
che
in
quella
povera
casa
infamata
da
quei
signori
là
.
E
non
gli
era
riuscito
di
trovare
in
tutto
il
paese
un
'
altra
serva
o
un
servo
che
fosse
,
i
quali
avessero
il
coraggio
di
stare
con
lui
.
Ecco
il
bel
servizio
che
gli
avevano
reso
quegli
impostori
!
E
una
casa
perduta
,
come
andata
in
rovina
!
Ma
ora
egli
avrebbe
dimostrato
a
tutto
il
paese
che
il
tribunale
,
condannando
alle
spese
e
al
risarcimento
dei
danni
quegli
imbecilli
,
gli
aveva
reso
giustizia
.
Là
,
egli
solo
!
Voleva
vederli
in
faccia
questi
signori
spiriti
!
E
sghignazzava
.
VI
.
La
casa
sorgeva
nel
quartiere
più
alto
della
città
,
in
cima
al
colle
.
La
città
aveva
lassù
una
porta
,
il
cui
nome
arabo
,
divenuto
stranissimo
nella
pronunzia
popolare
:
Bibirrìa
,
voleva
dire
Porta
dei
Venti
.
Fuori
di
questa
porta
era
un
largo
spiazzo
sterrato
;
e
qui
sorgeva
solitaria
la
casa
del
Granella
.
Dirimpetto
aveva
soltanto
un
fondaco
abbandonato
,
il
cui
portone
imporrito
e
sgangherato
non
riusciva
più
a
chiudersi
bene
,
e
dove
solo
di
tanto
in
tanto
qualche
carrettiere
s
'
avventurava
a
passar
la
notte
a
guardia
del
carro
e
della
mula
.
Un
solo
lampioncino
a
petrolio
stenebrava
a
mala
pena
,
nelle
notti
senza
luna
,
quello
spiazzo
sterrato
.
Ma
,
a
due
passi
,
di
qua
dalla
porta
,
il
quartiere
era
popolatissimo
,
oppresso
anzi
di
troppe
abitazioni
.
La
solitudine
della
casa
del
Granella
non
era
dunque
poi
tanta
,
e
appariva
triste
(
più
che
triste
,
ora
,
paurosa
)
soltanto
di
notte
.
Di
giorno
,
poteva
essere
invidiata
da
tutti
coloro
che
abitavano
in
quelle
case
ammucchiate
.
Invidiata
la
solitudine
,
e
anche
la
casa
per
se
stessa
,
non
solo
per
la
libertà
della
vista
e
dell
'
aria
,
ma
anche
per
il
modo
com
'
era
fabbricata
,
per
l
'
agiatezza
e
i
comodi
che
offriva
,
a
molto
minor
prezzo
di
quelle
altre
,
che
non
ne
avevano
né
punto
né
poco
.
Dopo
l
'
abbandono
del
Piccirilli
,
il
Granella
l
'
aveva
rimessa
tutta
a
nuovo
;
carte
da
parato
nuove
;
pavimenti
nuovi
,
di
mattoni
di
Valenza
;
ridipinti
i
soffitti
;
rinverniciati
gli
usci
,
le
finestre
,
i
balconi
e
le
persiane
.
Invano
!
Eran
venuti
tanti
a
visitarla
,
per
curiosità
;
nessuno
aveva
voluto
prenderla
in
affitto
.
Ammirandola
,
così
pulita
,
così
piena
d
'
aria
e
di
luce
,
pensando
a
tutte
le
spese
fatte
,
quasi
quasi
il
Granella
piangeva
dalla
rabbia
e
dal
dolore
.
Ora
egli
vi
fece
trasportare
un
letto
,
un
cassettone
,
un
lavamano
e
alcune
seggiole
,
che
allogò
in
una
delle
tante
camere
vuote
;
e
,
venuta
la
sera
,
dopo
aver
fatto
il
giro
del
quartiere
per
far
vedere
a
tutti
che
manteneva
la
parola
,
andò
a
dormire
solo
in
quella
sua
povera
casa
infamata
.
Gli
abitanti
del
quartiere
notarono
che
s
'
era
armato
di
ben
due
pistole
.
E
perché
?
Se
la
casa
fosse
stata
minacciata
dai
ladri
,
eh
,
quelle
armi
avrebbero
potuto
servirgli
,
ed
egli
avrebbe
potuto
dire
che
se
le
portava
per
prudenza
.
Ma
contro
gli
spiriti
,
caso
mai
,
a
che
gli
sarebbero
servite
?
Uhm
!
Aveva
tanto
riso
,
là
,
in
tribunale
,
che
ancora
nel
faccione
sanguigno
aveva
l
'
impronta
di
quelle
risa
.
In
fondo
in
fondo
,
però
...
ecco
,
una
specie
di
vellicazione
irritante
allo
stomaco
se
la
sentiva
,
per
tutti
quei
discorsi
che
si
erano
fatti
,
per
tutte
quelle
chiacchiere
dell
'
avvocato
Zummo
.
Uh
,
quanta
gente
,
anche
gente
per
bene
,
spregiudicata
,
che
in
presenza
sua
aveva
dichiarato
più
volte
di
non
credere
a
simili
fandonie
,
ora
,
prendendo
ardire
dalla
fervida
affermazione
di
fede
dell
'
avvocato
Zummo
e
dall
'
autorità
dei
nomi
citati
e
dalle
prove
documentate
,
non
s
'
era
messa
di
punto
in
bianco
a
riconoscere
che
...
sì
,
qualche
cosa
di
vero
infine
poteva
esserci
,
doveva
esserci
,
in
quelle
esperienze
...
(
ecco
,
esperienze
ora
,
non
più
fandonie
!
)
.
Ma
che
più
?
Uno
degli
stessi
giudici
,
dopo
la
sentenza
,
uscendo
dal
tribunale
,
s
'
era
avvicinato
all
'
avvocato
Zummo
che
aveva
ancora
un
diavolo
per
capello
,
e
-
sissignori
-
aveva
ammesso
anche
lui
che
non
pochi
fatti
riferiti
in
certi
giornali
,
col
presidio
di
insospettabili
testimonianze
di
scienziati
famosi
,
lo
avevano
scosso
,
sicuro
!
E
aveva
narrato
per
giunta
che
una
sua
sorella
,
maritata
a
Roma
,
fin
da
ragazza
,
una
o
due
volte
l
'
anno
,
di
pieno
giorno
,
trovandosi
sola
,
era
visitata
,
com
'
ella
asseriva
,
da
un
certo
ometto
rosso
misterioso
,
che
le
confidava
tante
cose
e
le
recava
finanche
doni
curiosi
...
Figurarsi
Zummo
,
a
una
tale
dichiarazione
,
dopo
la
sentenza
contraria
!
E
allora
quel
giudice
imbecille
s
'
era
stretto
nelle
spalle
e
gli
aveva
detto
:
-
Ma
,
capirà
,
caro
avvocato
,
allo
stato
delle
cose
...
Insomma
,
tutta
la
cittadinanza
era
rimasta
profondamente
scossa
dalle
affermazioni
e
dalle
rivelazioni
di
Zummo
.
E
Granella
ora
si
sentiva
solo
:
solo
e
stizzito
,
come
se
tutti
lo
avessero
abbandonato
,
vigliaccamente
.
La
vista
dello
sterrato
deserto
,
dopo
il
quale
l
'
alto
colle
su
cui
sorge
la
città
strapiomba
in
ripidissimo
pendio
su
un
'
ampia
vallata
,
con
quell
'
unico
lampioncino
,
la
cui
fiammella
vacillava
come
impaurita
dalla
tenebra
densa
che
saliva
dalla
valle
,
non
era
fatta
certamente
per
rincorare
un
uomo
dalla
fantasia
un
po
'
alterata
.
Né
poté
rincorarlo
poi
di
più
il
lume
d
'
una
sola
candela
stearica
,
la
quale
-
chi
sa
perché
-
friggeva
,
ardendo
,
come
se
qualcuno
vi
soffiasse
su
,
per
spegnerla
.
(
Non
s
'
accorgeva
Granella
che
aveva
un
ansito
da
cavallo
,
e
che
soffiava
lui
,
con
le
nari
,
su
la
candela
.
)
Attraversando
le
molte
stanze
vuote
,
silenziose
,
rintronanti
,
per
entrare
in
quella
nella
quale
aveva
allogato
i
pochi
mobili
,
tenne
fisso
lo
sguardo
su
la
fiamma
tremolante
riparata
con
una
mano
,
per
non
veder
l
'
ombra
del
proprio
corpo
mostruosamente
ingrandita
,
fuggente
lungo
le
pareti
e
sul
pavimento
.
Il
letto
,
le
seggiole
,
il
cassettone
,
il
lavamano
gli
parvero
come
sperduti
in
quella
camera
rimessa
a
nuovo
.
Posò
la
candela
sul
cassettone
,
vietandosi
di
allungar
lo
sguardo
all
'
uscio
,
oltre
al
quale
le
altre
camere
vuote
eran
rimaste
buje
.
Il
cuore
gli
batteva
forte
.
Era
tutto
in
un
bagno
di
sudore
.
Che
fare
adesso
?
Prima
di
tutto
,
chiudere
quell
'
uscio
e
metterci
il
paletto
.
Sì
,
perché
sempre
,
per
abitudine
,
prima
d
'
andare
a
letto
,
egli
si
chiudeva
così
,
in
camera
.
È
vero
che
,
di
là
,
adesso
,
non
c
'
era
nessuno
,
ma
...
l
'
abitudine
,
ecco
!
E
perché
in
tanto
aveva
ripreso
in
mano
la
candela
per
andare
a
chiudere
quell
'
uscio
nella
stessa
stanza
?
Ah
...
già
,
distratto
!
...
Non
sarebbe
stato
bene
,
ora
,
aprire
un
tantino
il
balcone
?
Auff
!
si
soffocava
dal
caldo
,
là
dentro
...
E
poi
,
c
'
era
ancora
un
tanfo
di
vernice
...
Sì
sì
,
un
tantino
,
il
balcone
.
E
nel
mentre
che
la
camera
prendeva
un
po
'
d
'
aria
,
egli
avrebbe
rifatto
il
letto
con
la
biancheria
che
s
'
era
portata
.
Così
fece
.
Ma
appena
steso
il
primo
lenzuolo
su
le
materasse
,
gli
parve
di
sentire
come
un
picchio
all
'
uscio
.
I
capelli
gli
si
drizzarono
su
la
fronte
,
un
brivido
gli
spaccò
le
reni
,
come
una
rasojata
a
tradimento
.
Forse
il
pomo
della
lettiera
di
ferro
aveva
urtato
contro
la
parete
?
Attese
un
po
'
,
col
cuore
in
tumulto
.
Silenzio
!
Ma
gli
parve
misteriosamente
animato
,
quel
silenzio
...
Granella
raccolse
tutte
le
forze
,
aggrottò
le
ciglia
,
cavò
dalla
cintola
una
delle
pistole
,
riprese
in
mano
la
candela
,
riaprì
l
'
uscio
e
,
coi
capelli
che
gli
fremevano
sul
capo
,
gridò
:
-
Chi
è
là
?
Rimbombò
cupamente
il
vocione
nelle
vuote
camere
.
E
quel
rimbombo
fece
indietreggiare
il
Granella
.
Ma
subito
egli
si
riprese
;
batté
un
piede
;
avanzò
il
braccio
con
la
pistola
impugnata
.
Attese
un
tratto
,
poi
si
mise
a
ispezionare
dalla
soglia
quella
camera
accanto
.
C
'
era
solamente
una
scala
,
in
quella
camera
,
appoggiata
alla
parete
di
contro
:
la
scala
di
cui
s
'
erano
serviti
gli
operai
per
riattaccar
la
carta
da
parato
nelle
stanze
.
Nient
'
altro
.
Ma
sì
,
via
,
non
ci
poteva
esser
dubbio
:
il
pomo
della
lettiera
aveva
urtato
contro
la
parete
.
E
Granella
rientrò
nella
camera
,
ma
con
le
membra
d
'
un
subito
rilassate
e
appesantite
così
,
che
non
poté
più
per
il
momento
rimettersi
a
rifare
il
letto
.
Prese
una
seggiola
e
andò
a
sedere
al
balcone
,
al
fresco
.
-
Zrì
!
Accidenti
al
pipistrello
!
Ma
riconobbe
subito
,
eh
,
che
quello
era
uno
strido
di
pipistrello
attirato
dal
lume
della
candela
che
ardeva
nella
camera
.
E
rise
Granella
della
paura
che
,
questa
volta
,
non
aveva
avuto
,
e
alzò
gli
occhi
per
discerner
nel
bujo
lo
svolazzio
del
pipistrello
.
In
quel
mentre
,
gli
giunse
all
'
orecchio
dalla
camera
uno
scricchiolio
.
Ma
riconobbe
subito
ugualmente
che
quello
scricchiolio
era
della
carta
appiccicata
di
fresco
alle
pareti
,
e
ci
si
divertì
un
mondo
!
Ah
,
erano
uno
spasso
gli
spiriti
,
a
quella
maniera
...
Se
non
che
,
nel
voltarsi
,
così
sorridente
,
a
guardar
dentro
la
camera
,
vide
...
-
non
comprese
bene
,
che
fosse
,
in
prima
:
balzò
in
piedi
,
esterrefatto
;
s
'
afferrò
,
rinculando
,
alla
ringhiera
del
balcone
.
Una
lingua
spropositata
,
bianca
,
s
'
allungava
silenziosamente
lungo
il
pavimento
,
dall
'
uscio
dell
'
altra
camera
,
rimasto
aperto
!
Maledetto
,
maledetto
,
maledetto
!
un
rotolo
di
carta
da
parato
,
un
rotolo
di
carta
da
parato
che
gli
operai
forse
avevano
lasciato
lì
,
in
capo
a
quella
scala
...
Ma
chi
lo
aveva
fatto
precipitare
di
là
e
poi
scivolare
così
,
svolgendosi
,
lungo
il
pavimento
di
due
stanze
,
imbroccando
perfettamente
l
'
uscio
aperto
?
Granella
non
poté
più
reggere
.
Rientrò
con
la
sedia
;
richiuse
di
furia
il
balcone
;
prese
il
cappello
,
la
candela
,
e
scappò
via
,
giù
per
la
scala
.
Aperto
pian
piano
il
portone
,
guardò
nello
sterrato
.
Nessuno
!
Tirò
a
sé
il
portone
e
,
rasentando
il
muro
della
casa
,
sgattajolò
per
il
viottolo
fuori
delle
mura
al
bujo
.
Che
doveva
perderci
la
salute
,
lui
,
per
amor
della
casa
?
Fantasia
alterata
,
sì
;
non
era
altro
...
dopo
tutte
quelle
chiacchiere
...
Gli
avrebbe
fatto
bene
passare
una
notte
all
'
aperto
,
con
quel
caldo
.
La
notte
,
del
resto
,
era
brevissima
.
All
'
alba
,
sarebbe
rincasato
.
Di
giorno
,
con
tutte
le
finestre
aperte
,
non
avrebbe
avuto
più
,
di
certo
,
quella
sciocchissima
paura
;
e
,
venendo
di
nuovo
la
sera
,
avendo
già
preso
confidenza
con
la
casa
,
sarebbe
stato
tranquillo
,
senza
dubbio
,
che
diamine
!
Aveva
fatto
male
,
ecco
,
ad
andarci
a
dormire
,
così
,
in
prima
,
per
una
bravata
.
Domani
sera
...
Credeva
il
Granella
che
nessuno
si
fosse
accorto
della
sua
fuga
.
Ma
in
quel
fondaco
dirimpetto
alla
casa
,
un
carrettiere
era
ricoverato
quella
sera
,
che
lo
vide
uscire
con
tanta
paura
e
tanta
cautela
,
e
lo
vide
poi
rientrare
ai
primi
albori
.
Impressionato
del
fatto
e
di
quei
modi
,
costui
ne
parlò
nel
vicinato
con
alcuni
che
,
il
giorno
avanti
,
erano
andati
a
testimoniare
in
favore
dei
Piccirilli
.
E
questi
testimoni
allora
si
recarono
in
gran
segreto
dall
'
avvocato
Zummo
ad
annunziargli
la
fuga
del
Granella
spaventato
.
Zummò
accolse
la
notizia
con
esultanza
.
-
Lo
avevo
previsto
!
-
gridò
loro
,
con
gli
occhi
che
gli
schizzavano
fiamme
.
-
Vi
giuro
,
signori
miei
,
che
lo
avevo
previsto
!
E
ci
contavo
.
Farò
appellare
i
Piccirilli
,
e
mi
avvarrò
di
questa
testimonianza
dello
stesso
Granella
!
A
noi
,
adesso
!
Tutti
d
'
accordo
,
ohé
,
signori
miei
!
Complottò
subito
,
per
quella
notte
stessa
,
l
'
agguato
.
Cinque
o
sei
,
con
lui
,
cinque
o
sei
:
non
si
doveva
essere
in
più
!
Tutto
stava
a
cacciarsi
in
quel
fondaco
,
senza
farsi
scorgere
dal
Granella
.
E
zitti
,
per
carità
!
Non
una
parola
con
nessuno
,
durante
tutta
la
giornata
.
-
Giurate
!
-
Giuriamo
!
Più
viva
soddisfazione
di
quella
non
poteva
dare
a
Zummo
l
'
esercizio
della
sua
professione
d
'
avvocato
!
Quella
notte
stessa
,
poco
dopo
le
undici
,
egli
sorprese
il
Granella
che
usciva
scalzo
dal
portone
della
sua
casa
,
proprio
scalzo
,
quella
notte
,
in
maniche
di
camicia
,
con
le
scarpe
e
la
giacca
in
una
mano
,
mentre
con
l
'
altra
si
reggeva
su
la
pancia
i
calzoni
che
,
sopraffatto
dal
terrore
,
non
era
riuscito
ad
abbottonarsi
.
Gli
balzò
addosso
,
dall
'
ombra
,
come
una
tigre
,
gridando
:
-
Buon
passeggio
,
Granella
!
Il
pover
uomo
,
alle
risa
sgangherate
degli
altri
appostati
,
si
lasciò
cader
le
scarpe
di
mano
,
prima
una
e
poi
l
'
altra
;
e
restò
,
con
le
spalle
al
muro
,
avvilito
,
basito
addirittura
.
-
Ci
credi
ora
,
imbecille
,
all
'
anima
immortale
?
-
gli
ruggì
Zummo
,
scrollandolo
per
il
petto
.
-
La
giustizia
cieca
ti
ha
dato
ragione
.
Ma
tu
ora
hai
aperto
gli
occhi
.
Che
hai
visto
?
Parla
!
Ma
il
povero
Granella
,
tutto
tremante
,
piangeva
,
e
non
poteva
parlare
.
FUOCO
ALLA
PAGLIA
Non
avendo
più
nessuno
a
cui
comandare
,
Simone
Lampo
aveva
preso
da
un
pezzo
l
'
abitudine
di
comandare
a
se
stesso
.
E
si
comandava
a
bacchetta
:
-
Simone
,
qua
!
Simone
,
là
!
S
'
imponeva
apposta
,
per
dispetto
del
suo
stato
,
le
faccende
più
ingrate
.
Fingeva
talvolta
di
ribellarsi
per
costringersi
a
obbedire
,
rappresentando
a
un
tempo
le
due
parti
in
commedia
.
Diceva
,
per
esempio
,
rabbioso
:
-
Non
lo
voglio
fare
!
-
Simone
,
ti
bastono
.
T
'
ho
detto
,
raccogli
quel
concime
!
No
?
Pum
!
...
S
'
appioppava
un
solennissimo
schiaffo
.
E
raccoglieva
il
concime
.
Quel
giorno
,
dopo
la
visita
al
poderetto
,
l
'
unico
che
gli
fosse
restato
di
tutte
le
terre
che
un
tempo
possedeva
(
appena
due
ettari
di
terra
,
abbandonati
lassù
,
senza
custodia
d
'
alcun
villano
)
,
si
comandò
di
sellar
la
vecchia
asinella
,
con
la
quale
soleva
pur
fare
,
ritornando
al
paese
,
i
più
speciosi
discorsi
.
L
'
asinella
,
drizzando
ora
questa
ora
quella
orecchia
spelata
,
pareva
gli
prestasse
ascolto
,
paziente
,
non
ostante
un
certo
fastidio
,
che
da
qualche
tempo
il
padrone
le
infliggeva
e
ch
'
essa
non
avrebbe
saputo
precisare
:
qualcosa
che
,
nell
'
andare
,
le
sbatteva
dietro
,
sotto
la
coda
.
Era
un
cestello
di
vimini
senza
manico
,
legato
con
due
lacci
al
posolino
della
sella
e
sospeso
sotto
la
coda
alla
povera
bestia
,
per
raccogliervi
e
conservare
belle
calde
,
fumanti
,
le
pallottole
di
timo
,
ch
'
essa
altrimenti
avrebbe
seminato
lungo
la
strada
.
Tutti
ridevano
,
vedendo
quella
vecchia
asinella
col
cestino
dietro
,
lì
pronto
al
bisogno
;
e
Simone
Lampo
ci
scialava
.
Era
ben
noto
alla
gente
del
paese
con
quale
e
quanta
liberalità
fosse
un
tempo
vissuto
e
in
che
conto
avesse
tenuto
il
denaro
.
Ma
ora
,
ecco
,
era
andato
a
scuola
dalle
formiche
,
le
quali
,
b
-
a
-
ba
,
b
-
a
-
ba
,
gli
avevano
insegnato
questo
espediente
per
non
perdere
neanche
quel
po
'
di
timo
buono
a
ingrassar
la
terra
.
Sissignori
!
-
Su
,
Nina
,
su
,
lasciati
mettere
questa
bella
gala
qua
!
Che
siamo
più
noi
,
Nina
?
Tu
niente
e
io
nessuno
.
Buoni
soltanto
da
far
ridere
il
paese
.
Ma
non
te
ne
curare
.
Ci
restano
ancora
a
casa
qualche
centinaio
d
'
uccellini
.
Cïo
-
cïo
-
cïo
-
cïo
...
Non
vorrebbero
essere
mangiati
!
Ma
io
me
li
mangio
;
e
tutto
il
paese
ride
.
Viva
l
'
allegria
!
Alludeva
a
un
'
altra
sua
bella
pensata
,
che
poteva
veramente
fare
il
pajo
col
cestello
appeso
sotto
la
coda
dell
'
asina
.
Mesi
addietro
aveva
finto
di
credere
che
avrebbe
potuto
novamente
arricchire
con
la
cultura
degli
uccelli
.
E
aveva
fatto
delle
cinque
stanze
della
sua
casa
in
paese
tutt
'
una
gabbia
(
per
cui
era
detta
la
gabbia
del
matto
)
,
riducendosi
a
vivere
in
due
stanzette
del
piano
superiore
con
la
scarsa
suppellettile
scampata
al
naufragio
delle
sue
sostanze
e
con
gli
usci
,
gli
scuri
e
le
invetriate
delle
finestre
e
dei
finestroni
,
che
aveva
chiuso
,
per
dar
aria
agli
uccelli
,
con
ingraticolati
.
Dalla
mattina
alla
sera
,
dalle
cinque
stanze
da
basso
venivan
su
,
con
gran
delizia
di
tutto
il
vicinato
,
ringhi
e
strilli
e
cinfoli
e
squittii
,
chioccolio
di
merli
,
spincionar
di
fringuelli
:
un
cinguettio
,
un
passerajo
fitto
,
continuo
,
assordante
.
Da
parecchi
giorni
però
,
sfiduciato
del
buon
esito
di
quel
negozio
,
Simone
Lampo
mangiava
uccellini
a
tutto
pasto
,
e
aveva
distrutto
lì
,
nel
poderetto
,
l
'
apparato
di
reti
e
di
canne
,
con
cui
aveva
preso
,
a
centinaja
e
centinaja
,
quegli
uccellini
.
Sellata
l
'
asina
,
cavalcò
e
si
mise
in
via
per
il
paese
.
Nina
non
avrebbe
affrettato
il
passo
,
neanche
se
il
padrone
la
avesse
tempestata
di
nerbate
.
Pareva
glielo
facesse
apposta
,
per
fargli
assaporar
meglio
con
la
lentezza
del
suo
andare
i
tristi
pensieri
che
,
a
suo
dire
,
gli
nascevano
anche
per
colpa
di
lei
,
di
quel
tentennio
del
capo
,
cioè
,
ch
'
essa
gli
cagionava
con
la
sua
andatura
.
Sissignori
.
A
forza
di
far
così
e
così
con
la
testa
,
guardando
attorno
dall
'
alto
della
sua
groppa
la
desolazione
dei
campi
che
s
'
incupiva
a
mano
a
mano
sempre
più
con
lo
spegnersi
degli
ultimi
barlumi
crepuscolari
,
non
poteva
fare
a
meno
di
mettersi
a
commiserar
la
sua
rovina
.
Lo
avevano
rovinato
le
zolfare
.
Quante
montagne
sventrate
per
il
miraggio
del
tesoro
nascosto
!
Aveva
creduto
di
scoprire
dentro
ogni
montagna
una
nuova
California
.
Californie
da
per
tutto
!
Buche
profonde
fino
a
duecento
,
a
trecento
metri
,
buche
per
la
ventilazione
,
impianti
di
macchine
a
vapore
,
acquedotti
per
la
eduzione
delle
acque
e
tante
e
tante
altre
spese
per
uno
straterello
di
zolfo
,
che
non
metteva
conto
,
alla
fine
,
di
coltivare
.
E
la
triste
esperienza
fatta
più
volte
,
il
giuramento
di
non
cimentarsi
mai
più
in
altre
imprese
,
non
eran
valsi
a
distoglierlo
da
nuovi
tentativi
,
finché
non
s
'
era
ridotto
,
com
'
era
adesso
,
quasi
al
lastrico
.
E
la
moglie
lo
aveva
abbandonato
,
per
andare
a
convivere
con
il
suo
fratello
ricco
,
poiché
l
'
unica
figlia
era
andata
a
farsi
monaca
per
disperata
.
Era
solo
,
adesso
,
senza
neanche
una
servaccia
in
casa
;
solo
e
divorato
da
un
continuo
orgasmo
,
che
gli
faceva
commettere
tutte
quelle
follie
.
Lo
sapeva
,
sì
:
era
cosciente
delle
sue
follie
;
le
commetteva
apposta
,
per
far
dispetto
alla
gente
che
,
prima
,
da
ricco
,
lo
aveva
tanto
ossequiato
,
e
ora
gli
voltava
le
spalle
e
rideva
di
lui
.
Tutti
,
tutti
ridevano
di
lui
e
lo
sfuggivano
;
nessuno
che
volesse
dargli
ajuto
,
che
gli
dicesse
:
«
Compare
,
che
fate
?
venite
qua
:
voi
sapete
lavorare
,
avete
lavorato
sempre
,
onestamente
;
non
fate
più
pazzie
;
mettetevi
con
me
a
una
buona
impresa
!
»
.
Nessuno
.
E
la
smania
,
l
'
interno
rodio
,
in
quell
'
abbandono
,
in
quella
solitudine
agra
e
nuda
,
crescevano
e
lo
esasperavano
sempre
più
.
L
'
incertezza
di
quella
sua
condizione
era
la
sua
maggiore
tortura
.
Sì
,
perché
non
era
più
né
ricco
,
né
povero
.
Ai
ricchi
non
poteva
più
accostarsi
,
e
i
poveri
non
lo
volevano
riconoscere
per
compagno
,
per
via
di
quella
casa
in
paese
e
di
quel
poderetto
lassù
.
Ma
che
gli
fruttava
la
casa
?
Niente
.
Tasse
,
gli
fruttava
.
E
quanto
al
poderetto
,
ecco
qua
:
c
'
era
,
per
tutta
ricchezza
,
un
po
'
di
grano
che
,
mietuto
fra
pochi
giorni
,
gli
avrebbe
dato
,
sì
e
no
,
tanto
da
pagare
il
censo
alla
mensa
vescovile
.
Che
gli
restava
dunque
,
per
mangiare
?
Quei
poveri
uccellini
,
là
...
E
che
pena
,
anche
questa
!
Finché
s
'
era
trattato
di
prenderli
,
per
tentare
un
negozio
da
far
ridere
la
gente
,
transeat
;
ma
ora
,
scender
giù
nel
gabbione
,
acchiapparli
,
ucciderli
e
mangiarseli
...
-
Su
Nina
,
su
!
Dormi
,
stasera
?
Su
!
Maledetta
la
casa
e
maledetto
il
podere
,
che
non
lo
lasciavano
essere
neanche
povero
bene
,
povero
e
pazzo
,
lì
,
in
mezzo
a
una
strada
,
povero
senza
pensieri
,
come
tanti
ne
conosceva
e
per
cui
,
nell
'
esasperazione
in
cui
si
trovava
,
sentiva
un
'
invidia
angosciosa
.
Tutt
'
a
un
tratto
Nina
s
'
impuntò
con
le
orecchie
tese
.
-
Chi
è
là
?
-
gridò
Simone
Lampo
.
Sul
parapetto
d
'
un
ponticello
lungo
lo
stradone
gli
parve
di
scorgere
,
nel
bujo
,
qualcuno
sdrajato
.
-
Chi
è
là
?
Colui
che
stava
lì
sdrajato
alzò
appena
il
capo
ed
emise
come
un
grugnito
.
-
Oh
tu
,
Nàzzaro
?
Che
fai
lì
?
-
Aspetto
le
stelle
.
-
Te
le
mangi
?
-
No
:
le
conto
.
-
E
poi
?
Infastidito
da
quelle
domande
,
Nàzzaro
si
rizzò
a
sedere
sul
parapetto
e
gridò
iroso
,
tra
il
fitto
barbone
abbatuffolato
:
-
Don
Simo
'
,
andate
,
non
mi
seccate
!
Sapete
bene
che
a
quest
'
ora
non
negozio
più
;
e
con
voi
non
voglio
discorrere
!
Così
dicendo
,
si
sdrajò
di
nuovo
,
a
pancia
all
'
aria
,
sul
parapetto
,
in
attesa
delle
stelle
.
Quando
aveva
guadagnato
quattro
soldi
,
o
strigliando
due
bestie
o
accudendo
a
qualche
altra
faccenda
,
purché
spiccia
,
Nàzzaro
diventava
padrone
del
mondo
.
Due
soldi
di
pane
e
due
soldi
di
frutta
.
Non
aveva
bisogno
d
'
altro
.
E
se
qualcuno
gli
proponeva
di
guadagnarsi
,
oltre
a
quei
quattro
soldi
,
per
qualche
altra
faccenda
,
una
o
magari
dieci
lire
,
rifiutava
,
rispondendo
sdegnosamente
a
quel
suo
modo
:
-
Non
negozio
più
!
E
si
metteva
a
vagar
per
le
campagne
o
lungo
la
spiaggia
del
mare
o
su
per
i
monti
.
S
'
incontrava
da
per
tutto
,
e
dove
meno
si
sarebbe
aspettato
,
scalzo
,
silenzioso
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
e
gli
occhi
chiari
,
invagati
e
ridenti
.
-
Ve
ne
volete
andare
,
insomma
,
sì
o
no
?
-
gridò
levandosi
di
nuovo
a
sedere
sul
parapetto
,
più
iroso
,
vedendo
che
quello
s
'
era
fermato
con
l
'
asina
a
contemplarlo
.
-
Non
mi
vuoi
neanche
tu
?
-
disse
allora
Simone
Lampo
,
scotendo
il
capo
.
-
Eppure
,
va
'
là
,
che
potremmo
far
bene
il
paio
,
noi
due
.
-
Col
demonio
,
voi
,
il
paio
!
-
borbottò
Nàzzaro
,
tornando
a
sdrajarsi
.
-
Siete
in
peccato
mortale
,
ve
l
'
ho
detto
!
-
Per
quegli
uccellini
?
-
L
'
anima
,
l
'
anima
,
il
cuore
...
non
ve
lo
sentite
rodere
,
il
cuore
?
Sono
tutte
quelle
creature
di
Dio
,
che
vi
siete
mangiate
!
Andate
...
Peccato
mortale
!
-
Arrì
,
-
disse
Simone
Lampo
all
'
asinella
.
Fatti
pochi
passi
,
s
'
arrestò
di
nuovo
,
si
voltò
indietro
e
chiamò
:
-
Nàzzaro
!
Il
vagabondo
non
gli
rispose
.
-
Nàzzaro
-
ripeté
Simone
Lampo
.
-
Vuoi
venire
con
me
a
liberare
gli
uccelli
?
Nàzzaro
si
rizzò
di
scatto
.
-
Dite
davvero
?
-
Sì
.
-
Volete
salvarvi
l
'
anima
?
Non
basta
.
Dovreste
dar
fuoco
anche
alla
paglia
!
-
Che
paglia
?
-
A
tutta
la
paglia
!
-
disse
Nàzzaro
,
accostandosi
,
rapido
e
leggero
come
un
'
ombra
.
Posò
una
mano
sul
collo
dell
'
asina
,
l
'
altra
su
una
gamba
di
Simone
Lampo
e
,
guardandolo
negli
occhi
,
tornò
a
domandargli
:
-
Vi
volete
salvar
l
'
anima
davvero
?
Simone
Lampo
sorrise
e
gli
rispose
:
-
Sì
.
-
Proprio
davvero
?
Giuratelo
!
Badate
,
io
so
quello
che
ci
vorrebbe
per
voi
.
Studio
la
notte
,
e
so
quello
che
ci
vorrebbe
,
non
per
voi
soltanto
,
ma
anche
per
tutti
i
ladri
,
per
tutti
gl
'
impostori
che
abitano
laggiù
,
nel
nostro
paese
;
quello
che
Dio
dovrebbe
fare
per
la
loro
salvazione
e
che
fa
,
presto
o
tardi
,
sempre
:
non
dubitate
!
Dunque
volete
davvero
liberare
gli
uccelli
?
-
Ma
sì
,
te
l
'
ho
detto
.
-
E
fuoco
alla
paglia
?
-
E
fuoco
alla
paglia
!
-
Va
bene
.
Vi
prendo
in
parola
.
Andate
avanti
e
aspettatemi
.
Devo
ancora
contare
fino
a
cento
.
Simone
Lampo
riprese
la
via
,
sorridendo
e
dicendo
a
Nàzzaro
:
-
Bada
,
t
'
aspetto
.
S
'
intravedevano
ormai
laggiù
,
lungo
la
spiaggia
,
i
lumi
fiochi
del
paesello
.
Da
quella
via
su
l
'
altipiano
marnoso
che
dominava
il
paese
,
si
spalancava
nella
notte
la
vacuità
misteriosa
del
mare
,
che
faceva
apparir
più
misero
quel
gruppetto
di
lumi
laggiù
.
Simone
Lampo
trasse
un
profondo
sospiro
e
aggrottò
le
ciglia
.
Salutava
ogni
volta
così
,
da
lontano
,
l
'
apparizione
di
quei
lumi
.
C
'
eran
due
pazzi
patentati
per
gli
uomini
che
stavano
laggiù
,
oppressi
,
ammucchiati
:
lui
e
Nàzzaro
.
Bene
:
ora
si
sarebbero
messi
insieme
,
per
accrescere
l
'
allegria
del
paese
!
Libertà
agli
uccellini
e
fuoco
alla
paglia
!
Gli
piaceva
questa
esclamazione
di
Nàzzaro
;
e
se
la
ripeté
con
crescente
soddisfazione
parecchie
volte
prima
di
giungere
al
paese
.
-
Fuoco
alla
paglia
!
Gli
uccellini
,
a
quell
'
ora
,
dormivano
tutti
,
nelle
cinque
stanze
del
piano
di
sotto
.
Quella
sarebbe
stata
per
loro
l
'
ultima
notte
da
passar
lì
.
Domani
,
via
!
Liberi
.
Una
gran
volata
!
E
si
sarebbero
sparpagliati
per
l
'
aria
;
sarebbero
ritornati
ai
campi
,
liberi
e
felici
.
Sì
,
era
una
vera
crudeltà
,
la
sua
.
Nàzzaro
aveva
ragione
.
Peccato
mortale
!
Meglio
mangiar
pane
asciutto
,
e
lì
.
Legò
l
'
asina
nella
stalluccia
e
,
con
la
lucernetta
a
olio
in
mano
,
andò
su
ad
aspettar
Nàzzaro
,
che
doveva
contare
,
come
gli
aveva
detto
,
fino
a
cento
stelle
.
-
Matto
!
Chi
sa
perché
?
Ma
era
forse
una
divozione
...
Aspetta
e
aspetta
,
Simone
Lampo
cominciò
ad
aver
sonno
.
Altro
che
cento
stelle
!
Dovevano
esser
passate
più
di
tre
ore
.
Mezzo
firmamento
avrebbe
potuto
contare
...
Via
!
via
!
Forse
glie
l
'
aveva
detto
per
burla
,
che
sarebbe
venuto
.
Inutile
aspettarlo
ancora
.
E
si
disponeva
a
buttarsi
sul
letto
,
così
vestito
,
quando
sentì
bussare
forte
all
'
uscio
di
strada
.
Ed
ecco
Nàzzaro
,
ansante
e
tutto
ilare
e
irrequieto
.
-
Sei
venuto
di
corsa
?
-
Sì
.
Fatto
!
-
Che
hai
fatto
?
-
Tutto
.
Ne
parleremo
domani
,
don
Simo
'
!
Sono
stanco
morto
.
Si
butto
a
sedere
su
una
seggiola
e
cominciò
a
stropicciarsi
le
gambe
con
tutt
'
e
due
le
mani
,
mentre
gli
occhi
d
'
animale
forastico
gli
brillavano
d
'
un
riso
strano
,
abbozzato
appena
sulle
labbra
di
tra
il
folto
barbone
.
-
Gli
uccelli
?
-
domandò
.
-
Giù
.
Dormono
.
-
Va
bene
.
Non
avete
sonno
voi
?
-
Sì
.
T
'
ho
aspettato
tanto
...
-
Prima
non
ho
potuto
.
Coricatevi
.
Ho
sonno
anch
'
io
,
e
dormo
qua
,
su
questa
seggiola
.
Sto
bene
,
non
v
'
incomodate
!
Ricordatevi
che
siete
ancora
in
peccato
mortale
!
Domani
compiremo
l
'
espiazione
.
Simone
Lampo
lo
mirava
dal
letto
,
appoggiato
su
un
gomito
;
beato
.
Quanto
gli
piaceva
quel
matto
vagabondo
!
Gli
era
passato
il
sonno
,
e
voleva
seguitare
la
conversazione
.
-
Perché
conti
le
stelle
,
Nàzzaro
,
di
'
?
-
Perché
mi
piace
contarle
.
Dormite
!
-
Aspetta
.
Dimmi
:
sei
contento
tu
?
-
Di
che
?
-
domandò
Nàzzaro
,
levando
la
testa
,
che
aveva
già
affondata
tra
le
braccia
appoggiate
al
tavolino
.
-
Di
tutto
,
-
disse
Simone
Lampo
.
-
Di
vivere
così
...
-
Contento
?
Tutti
in
pena
siamo
,
don
Simo
'
!
Ma
non
ve
n
'
incaricate
.
Passerà
!
Dormiamo
.
E
riaffondò
la
testa
tra
le
braccia
.
Simone
Lampo
sporse
il
capo
per
spegnere
la
candela
;
ma
,
sul
punto
,
trattenne
il
fiato
.
Lo
costernava
un
po
'
l
'
idea
di
restare
al
bujo
con
quel
matto
là
.
-
Di
'
,
Nàzzaro
:
vorresti
rimanere
sempre
con
me
?
-
Sempre
non
si
dice
.
Finché
volete
.
Perché
no
?
-
E
mi
vorrai
bene
?
-
Perché
no
?
Ma
,
né
voi
padrone
,
né
io
servo
.
Insieme
.
Vi
sto
appresso
da
un
pezzo
,
sapete
?
So
che
parlate
con
l
'
asina
e
con
voi
stesso
;
e
ho
detto
tra
me
:
La
sorba
si
matura
...
Ma
non
mi
volevo
accostare
a
voi
,
perché
avevate
gli
uccelli
prigionieri
in
casa
.
Ora
che
m
'
avete
detto
di
voler
salvare
l
'
anima
,
starò
con
voi
,
finché
mi
vorrete
.
Intanto
,
v
'
ho
preso
in
parola
,
e
il
primo
passo
è
fatto
.
Buona
notte
.
-
E
il
rosario
,
non
te
lo
dici
?
Parli
tanto
di
Dio
!
-
Me
lo
son
detto
.
È
in
cielo
il
mio
rosario
.
Un
'
avemaria
per
ogni
stella
.
-
Ah
,
le
conti
per
questo
?
-
Per
questo
.
Buona
notte
.
Simone
Lampo
,
raffidato
da
queste
parole
,
spense
la
candela
.
E
poco
dopo
,
tutti
e
due
dormivano
.
All
'
alba
,
i
primi
cinguettii
degli
uccelli
imprigionati
svegliarono
subito
il
vagabondo
,
che
dalla
seggiola
s
'
era
buttato
a
dormire
in
terra
.
Simone
Lampo
,
che
a
quei
cinguettii
era
già
avvezzo
,
ronfava
ancora
.
Nàzzaro
andò
a
svegliarlo
.
-
Don
Simo
'
,
gli
uccelli
ci
chiamano
.
-
Ah
,
già
!
-
fece
Simone
Lampo
,
destandosi
di
soprassalto
e
sgranando
tanto
d
'
occhi
alla
vista
di
Nàzzaro
.
Non
si
ricordava
più
di
nulla
.
Condusse
il
compagno
nell
'
altra
stanzetta
e
,
sollevata
la
caditoja
su
l
'
assito
,
scesero
entrambi
la
scala
di
legno
della
cateratta
e
pervennero
nel
piano
di
sotto
,
intanfato
dello
sterco
di
tutte
quelle
bestioline
e
di
rinchiuso
.
Gli
uccelli
,
spaventati
,
presero
tutti
insieme
a
strillare
,
levandosi
con
gran
tumulto
d
'
ali
verso
il
tetto
.
-
Quanti
!
quanti
!
-
esclamò
Nàzzaro
,
pietosamente
,
con
le
lagrime
a
gli
occhi
.
-
Povere
creature
di
Dio
!
-
E
ce
n
'
erano
di
più
!
-
esclamò
Simone
Lampo
,
tentennando
il
capo
.
-
Meritereste
la
forca
,
don
Simo
'
!
-
gli
gridò
quello
mostrandogli
le
pugna
.
-
Non
so
se
basterà
l
'
espiazione
che
v
'
ho
fatto
fare
!
Su
,
andiamo
!
Bisognerà
mandarli
tutti
in
una
stanza
,
prima
.
-
Non
ce
n
'
è
bisogno
.
Guarda
!
-
disse
Simone
Lampo
,
afferrando
un
fascio
di
cordicelle
che
,
per
un
congegno
complicatissimo
,
tenevano
aderenti
ai
vani
delle
finestre
e
dei
finestroni
gli
ingraticolati
.
Vi
si
appese
,
e
giù
!
Gl
'
ingraticolati
,
alla
strappata
,
precipitarono
tutt
'
insieme
con
fracasso
indiavolato
.
-
Cacciamo
via
,
ora
!
cacciamo
via
!
Libertà
!
Libertà
!
Sciò
!
sciò
!
sciò
!
Gli
uccelli
,
da
più
mesi
lì
imprigionati
,
in
quel
subitaneo
scompiglio
,
sgomenti
,
sospesi
sul
fremito
delle
ali
,
non
seppero
in
prima
spiccare
il
volo
:
bisognò
che
alcuni
,
più
animosi
,
s
'
avventassero
via
,
come
frecce
,
con
uno
strido
di
giubilo
e
di
paura
insieme
;
seguiron
gli
altri
,
cacciati
,
a
stormi
,
a
stormi
,
in
gran
confusione
,
e
si
sparpagliarono
dapprima
,
come
per
rimettersi
un
po
'
dallo
stordimento
,
su
gli
scrimoli
dei
tetti
,
su
le
torrette
dei
camini
,
su
i
davanzali
delle
finestre
,
su
le
ringhiere
dei
balconi
del
vicinato
,
suscitando
giù
,
nella
strada
,
un
gran
clamore
di
meraviglia
,
a
cui
Nàzzaro
,
piangente
dalla
commozione
,
e
Simone
Lampo
rispondevano
seguitando
a
gridare
per
le
stanze
ormai
vuote
:
-
Sciò
!
sciò
!
Libertà
!
Libertà
!
S
'
affacciarono
quindi
anch
'
essi
a
godere
dello
spettacolo
della
via
invasa
da
tutti
quegli
uccellini
liberati
alla
nuova
luce
dell
'
alba
.
Ma
già
qualche
finestra
si
schiudeva
;
qualche
ragazzo
,
qualche
donna
tentavano
,
ridendo
,
di
ghermire
questo
o
quell
'
uccellino
;
e
allora
Nàzzaro
,
furibondo
,
protese
le
braccia
e
cominciò
a
sbraitare
come
un
ossesso
:
-
Lasciate
!
Non
v
'
arrischiate
!
Ah
,
mascalzone
!
ah
,
ladra
di
Dio
!
Lasciateli
andare
!
Simone
Lampo
cercò
di
calmarlo
:
-
Va
'
là
!
Sta
'
tranquillo
,
che
non
si
lasceranno
più
prendere
ormai
...
Ritornarono
al
piano
di
sopra
,
sollevati
e
contenti
.
Simone
Lampo
s
'
accostò
a
un
fornelletto
per
accendere
il
fuoco
e
fare
il
caffè
;
ma
Nàzzaro
lo
trasse
di
furia
per
un
braccio
.
-
Che
caffè
,
don
Simo
'
!
Il
fuoco
è
già
acceso
.
L
'
ho
acceso
io
stanotte
.
Su
,
corriamo
a
vedere
l
'
altra
volata
di
là
!
-
L
'
altra
volata
?
-
gli
domandò
Simone
Lampo
,
stordito
.
-
Che
volata
?
-
Una
di
qua
,
e
una
di
là
!
-
disse
Nàzzaro
.
-
L
'
espiazione
,
per
tutti
gli
uccelli
che
vi
siete
mangiati
.
Fuoco
alla
paglia
,
non
ve
l
'
ho
detto
?
Andiamo
a
sellare
l
'
asina
,
e
vedrete
.
Simone
Lampo
vide
passarsi
come
una
vampa
davanti
agli
occhi
.
Temette
d
'
intendere
.
Afferrò
Nàzzaro
per
le
braccia
e
,
scotendolo
,
gli
gridò
:
-
Che
hai
fatto
?
-
Ho
bruciato
il
grano
del
vostro
podere
,
-
gli
rispose
tranquillamente
Nàzzaro
.
Simone
Lampo
allibì
dapprima
;
poi
,
trasfigurato
dall
'
ira
,
si
lanciò
contro
il
matto
.
-
Tu
?
Il
grano
?
Assassino
!
Dici
davvero
?
M
'
hai
bruciato
il
grano
?
Nàzzaro
lo
respinse
con
una
bracciata
furiosa
.
-
Don
$
imo
'
,
a
che
gioco
giochiamo
?
Di
quanti
parlari
siete
?
Fuoco
alla
paglia
,
mi
avete
detto
.
E
io
ho
dato
fuoco
alla
paglia
,
per
l
'
anima
vostra
!
-
Ma
io
ti
mando
ora
in
galera
!
-
ruggì
Simone
Lampo
.
Nàzzaro
ruppe
in
una
gran
risata
,
e
gli
disse
chiaro
e
tondo
:
-
Pazzo
siete
!
L
'
anima
,
eh
?
Così
ve
la
volete
salvare
l
'
anima
?
Niente
,
don
Simo
'
!
Non
ne
facciamo
niente
.
-
Ma
tu
m
'
hai
rovinato
,
assassino
!
-
gridò
con
altro
tono
di
voce
Simone
Lampo
,
quasi
piangente
,
ora
.
-
Potevo
figurarmi
che
tu
intendessi
dir
questo
?
bruciarmi
il
grano
?
E
come
faccio
ora
?
Come
pago
il
censo
alla
mensa
vescovile
?
il
censo
che
grava
sul
podere
?
Nàzzaro
lo
guardò
con
aria
di
compatimento
sdegnoso
:
-
Bambino
!
Vendete
la
casa
,
che
non
vi
serve
a
nulla
,
e
liberate
del
censo
il
podere
.
È
presto
fatto
.
-
Sì
,
-
sghignò
Simone
Lampo
.
-
E
intanto
che
mangio
io
là
,
senza
uccelli
e
senza
grano
?
-
A
questo
ci
penso
io
,
-
gli
rispose
con
placida
serietà
Nàzzaro
.
-
Non
devo
star
con
voi
?
Abbiamo
l
'
asina
;
abbiamo
la
terra
;
zapperemo
e
mangeremo
.
Coraggio
,
don
Simo
'
!
Simone
Lampo
rimase
stupito
a
mirare
la
fiducia
serena
di
quel
matto
,
ch
'
era
rimasto
innanzi
a
lui
con
una
mano
alzata
a
un
gesto
di
noncuranza
sdegnosa
e
un
bel
riso
d
'
arguta
spensieratezza
negli
occhi
chiari
e
tra
il
folto
barbone
abbatuffolato
.
LA
FEDELTÀ
DEL
CANE
Mentre
donna
Giannetta
,
ancora
in
sottana
,
e
con
le
spalle
e
le
braccia
scoperte
e
un
po
'
anche
il
seno
(
più
d
'
un
po
'
,
veramente
)
si
racconciava
i
bei
capelli
corvini
seduta
innanzi
alla
specchiera
,
il
marchese
don
Giulio
del
Carpine
finiva
di
fumarsi
una
sigaretta
,
sdrajato
sulla
poltrona
a
piè
del
letto
disfatto
,
ma
con
tale
cipiglio
,
che
in
quella
sigaretta
pareva
vedesse
e
volesse
distruggere
chi
sa
che
cosa
,
dal
modo
come
la
guardava
nel
togliersela
dalle
labbra
,
dalla
rabbia
con
cui
ne
aspirava
il
fumo
e
poi
lo
sbuffava
.
D
'
improvviso
si
rizzò
sulla
vita
e
disse
scrollando
il
capo
:
-
Ma
no
,
via
,
non
è
possibile
!
Donna
Giannetta
si
voltò
sorridente
a
guardarlo
,
con
le
belle
braccia
levate
e
le
mani
tra
i
capelli
,
come
donna
che
non
tema
di
mostrar
troppo
del
proprio
corpo
.
-
Ancora
ci
pensi
?
-
Perché
non
c
'
è
logica
!
-
scattò
egli
,
alzandosi
,
stizzito
.
-
Tra
me
e
...
coso
,
e
Lulù
,
via
,
non
tocca
a
dirlo
a
me
...
Donna
Giannetta
chinò
il
capo
da
una
parte
e
stette
così
a
osservar
don
Giulio
di
sotto
il
braccio
come
per
farne
una
perizia
disinteressata
prima
di
emettere
un
giudizio
.
Poi
,
comicamente
,
quasiché
la
coscienza
proprio
non
le
permettesse
di
concedere
senza
qualche
riserva
,
sospirò
:
-
Eh
,
secondo
...
-
Ma
che
secondo
,
fa
'
il
piacere
!
-
Secondo
,
secondo
,
caro
mio
,
-
ripeté
allora
senz
'
altro
donna
Giannetta
.
Del
Carpine
scrollò
le
spalle
e
si
mosse
per
la
camera
.
Quand
'
aveva
la
barba
era
veramente
un
bell
'
uomo
;
alto
di
statura
,
ferrigno
.
Ma
ora
,
tutto
raso
per
obbedire
alla
moda
,
con
quel
mento
troppo
piccolo
e
quel
naso
troppo
grosso
,
dire
che
fosse
bello
,
via
,
non
si
poteva
più
dire
,
soprattutto
perché
pareva
che
lui
lo
pretendesse
,
anche
così
con
la
barba
rasa
,
anzi
appunto
perché
se
l
'
era
rasa
.
-
La
gelosia
,
del
resto
,
-
sentenziò
,
-
non
dipende
tanto
dalla
poca
stima
che
l
'
uomo
ha
della
donna
,
o
viceversa
,
quanto
dalla
poca
stima
che
abbiamo
di
noi
stessi
.
E
allora
...
Ma
guardandosi
per
caso
le
unghie
,
perdette
il
filo
del
discorso
,
e
fissò
donna
Giannetta
,
come
se
avesse
parlato
lei
e
non
lui
.
Donna
Giannetta
,
che
se
ne
stava
ancora
alla
specchiera
,
con
le
spalle
voltate
,
lo
vide
nello
specchio
,
e
con
una
mossetta
degli
occhi
gli
domandò
:
-
E
allora
...
che
cosa
?
-
Ma
sì
,
è
proprio
questo
!
Nasce
da
questo
!
-
riprese
lui
,
con
rabbia
.
-
Da
questa
poca
stima
di
noi
,
che
ci
fa
credere
,
o
meglio
,
temere
di
non
bastare
a
riempiere
il
cuore
o
la
mente
,
a
soddisfare
i
gusti
o
i
capricci
di
chi
amiamo
;
ecco
!
-
Oh
,
-
fece
allora
lei
,
con
un
respiro
di
sollievo
.
-
E
tu
non
l
'
hai
,
di
te
?
-
Che
cosa
?
-
Cotesta
poca
stima
che
dici
.
-
Non
l
'
ho
,
non
l
'
ho
,
non
l
'
ho
,
se
mi
paragono
con
...
coso
,
con
Lulù
;
ecco
!
-
Povero
Lulù
mio
!
-
esclamò
allora
donna
Giannetta
,
rompendo
in
una
sua
abituale
risatina
,
ch
'
era
come
una
cascatella
gorgogliante
.
-
Ma
tua
moglie
?
-
domandò
poi
.
-
Bisognerebbe
ora
vedere
che
stima
ha
di
te
tua
moglie
.
-
Oh
senti
!
-
s
'
affrettò
a
risponderle
don
Giulio
,
infiammato
.
-
Non
posso
in
nessun
modo
crederla
capace
di
preferirmi
...
-
Coso
!
-
Non
c
'
è
logica
!
non
c
'
è
logica
!
Mia
moglie
sarà
...
sarà
come
tu
vuoi
;
ma
intelligente
è
.
Di
noi
,
ch
'
io
sappia
,
non
sospetta
.
Perché
lo
farebbe
?
E
con
Lulù
,
poi
?
Donna
Giannetta
,
finito
d
'
acconciarsi
i
capelli
,
si
levò
dalla
specchiera
.
-
Tu
insomma
,
-
disse
,
-
difendi
la
logica
.
La
tua
,
però
.
Prendimi
il
copribusto
,
di
là
.
Ecco
,
sì
,
codesto
,
grazie
.
Non
la
logica
di
tua
moglie
,
caro
mio
.
Come
ragionerà
Livia
?
Perché
Lulù
è
affettuoso
,
Lulù
è
prudente
,
Lulù
è
servizievole
...
E
mica
tanto
sciocco
poi
,
sai
?
Guarda
:
io
,
per
esempio
,
non
ho
il
minimo
dubbio
che
lui
...
-
Ma
va
'
!
-
negò
recisamente
don
Giulio
,
dando
una
spallata
.
-
Del
resto
,
che
sai
tu
?
chi
te
l
'
ha
detto
?
-
Ih
,
-
fece
donna
Giannetta
,
appressandoglisi
,
prendendolo
per
le
braccia
e
guardandolo
negli
occhi
.
-
Ti
alteri
?
Ti
turbi
sul
serio
?
Ma
scusa
,
è
semplicemente
ridicolo
...
mentre
noi
,
qua
...
-
Non
per
questo
!
-
scattò
Del
Carpine
,
infocato
in
volto
.
-
Non
ci
so
credere
,
ecco
!
Mi
pare
impossibile
,
mi
pare
assurdo
che
Livia
...
-
Ah
sì
?
Aspetta
,
-
lo
interruppe
donna
Giannetta
.
Gli
tese
prima
il
copribusto
di
nansouk
,
perch
'
egli
l
'
ajutasse
a
infilarselo
,
poi
andò
a
prendere
dalla
mensola
una
borsetta
,
ne
trasse
un
cartoncino
filettato
d
'
oro
,
strappato
dal
taccuino
,
e
glielo
porse
.
Vi
era
scritto
frettolosamente
a
matita
un
indirizzo
:
Via
Sardegna
,
96
.
-
Se
vuoi
,
per
pura
curiosità
...
Don
Giulio
del
Carpine
restò
a
guardarla
,
stordito
,
col
pezzettino
di
carta
in
mano
.
-
Come
...
come
l
'
hai
scoperto
?
-
Eh
,
-
fece
donna
Giannetta
,
stringendosi
nelle
spalle
e
socchiudendo
maliziosamente
gli
occhi
.
-
Lulù
è
prudente
,
ma
io
...
Per
la
nostra
sicurezza
...
Caro
mio
,
tu
badi
troppo
a
te
...
Non
ti
sei
accorto
,
per
esempio
,
com
'
io
da
qualche
tempo
venga
qua
e
ne
vada
via
più
tranquilla
?
-
Ah
...
-
sospirò
egli
astratto
,
turbato
.
-
E
Livia
,
dunque
...
?
Via
Sardegna
:
sarebbe
una
traversa
di
Via
Veneto
?
-
Sì
:
numero
96
,
una
delle
ultime
case
,
in
fondo
.
C
'
è
sotto
uno
studio
di
scultura
,
preso
anche
a
pigione
da
Lulù
.
Ah
!
ah
!
ah
!
Te
lo
figuri
Lulù
...
scultore
?
Rise
forte
,
a
lungo
.
Rise
altre
volte
,
a
scatti
,
mentre
finiva
di
vestirsi
,
per
le
comiche
immagini
che
le
suscitava
il
pensiero
di
Lulù
,
suo
marito
,
scultore
in
una
scuola
di
nudo
,
con
Livia
del
Carpine
per
modella
.
E
guardava
obliquamente
don
Giulio
,
che
s
'
era
seduto
di
nuovo
su
la
poltrona
,
col
cartoncino
arrotolato
fra
le
dita
.
Quando
fu
pronta
,
col
cappellino
in
capo
e
la
veletta
abbassata
,
si
guardò
allo
specchio
,
di
faccia
,
di
fianco
,
poi
disse
:
-
Non
bisogna
presumer
troppo
di
sé
,
caro
!
Io
ci
ho
piacere
per
il
povero
Lulù
,
e
anche
per
me
...
Anche
tu
,
del
resto
,
dovresti
esserne
contento
.
Scoppiò
di
nuovo
a
ridere
,
vedendo
la
faccia
che
lui
le
faceva
;
e
corse
a
sederglisi
su
le
ginocchia
e
a
carezzarlo
:
-
Vendicati
su
me
,
via
,
Giugiù
!
Come
sei
terribile
...
Ma
chi
la
fa
l
'
aspetta
,
caro
:
proverbio
!
Poiché
Lulù
è
contento
,
noi
adesso
...
-
Io
voglio
prima
accertarmene
,
capisci
?
-
diss
'
egli
duramente
,
con
un
moto
di
rabbia
mal
represso
,
quasi
respingendola
.
Donna
Giannetta
si
levò
subito
in
piedi
,
risentita
,
e
disse
fredda
fredda
:
-
Fa
'
pure
.
Addio
,
eh
?
Ma
s
'
affrettò
a
levarsi
anche
lui
,
pentito
.
L
'
espansione
d
'
affetto
a
cui
stava
per
abbandonarsi
gli
fu
però
interrotta
dalla
stizza
persistente
.
Tuttavia
disse
:
-
Scusami
,
Gianna
...
Mi
...
mi
hai
frastornato
,
ecco
.
Sì
,
hai
ragione
.
Dobbiamo
vendicarci
bene
.
Più
mia
,
più
mia
,
più
mia
....
E
la
prese
,
così
dicendo
,
per
la
vita
e
la
strinse
forte
a
sé
.
-
No
...
Dio
...
mi
guasti
tutta
di
nuovo
!
-
gridò
lei
,
ma
contenta
,
cercando
d
'
opporsi
con
le
braccia
.
Poi
lo
baciò
pian
piano
,
teneramente
da
dietro
la
veletta
,
e
scappò
via
.
Giugiù
del
Carpine
,
aggrottato
e
con
gli
occhi
fissi
nel
vuoto
,
rimase
a
raschiarsi
le
guance
rase
con
le
unghie
della
mano
spalmata
sulla
bocca
.
Si
riscosse
come
punto
da
un
improvviso
ribrezzo
per
quella
donna
che
aveva
voluto
morderlo
velenosamente
,
così
,
per
piacere
.
Contenta
ne
era
;
ma
non
per
la
loro
sicurezza
.
No
!
contenta
di
non
esser
sola
;
e
anche
(
ma
sì
,
lo
aveva
detto
chiaramente
)
per
aver
punito
la
presunzione
di
lui
.
Senza
capire
,
imbecille
,
che
se
lei
,
avendo
Lulù
per
marito
,
poteva
in
certo
qual
modo
avere
una
scusa
al
tradimento
,
Livia
no
,
perdio
,
Livia
no
!
S
'
era
fisso
ormai
questo
chiodo
,
e
non
si
poteva
dar
pace
.
Dell
'
onestà
di
sua
moglie
,
come
di
quella
di
tutte
le
donne
in
genere
,
non
aveva
avuto
mai
un
gran
concetto
.
Ma
uno
grandissimo
ne
aveva
di
sé
,
della
sua
forza
,
della
sua
prestanza
maschile
;
e
riteneva
perciò
,
fermamente
,
che
sua
moglie
...
Forse
però
poteva
essersi
messa
con
Lulù
Sacchi
per
vendetta
.
Vendetta
?
Ma
Dio
mio
,
che
vendetta
per
lei
?
Avrebbe
fatto
,
se
mai
,
quella
di
Lulù
Sacchi
,
non
già
la
sua
,
mettendosi
con
un
uomo
che
valeva
molto
meno
di
suo
marito
.
Già
!
Ma
non
s
'
era
egli
messo
scioccamente
con
una
donna
che
valeva
senza
dubbio
molto
meno
di
sua
moglie
?
Ecco
allora
perché
Lulù
Sacchi
mostrava
di
curarsi
così
poco
del
tradimento
di
donna
Giannetta
.
Sfido
!
Erano
suoi
tutti
i
vantaggi
di
quello
scambio
.
Anche
quello
d
'
aver
acquistato
,
dalla
relazione
di
lui
con
donna
Giannetta
,
il
diritto
d
'
esser
lasciato
in
pace
.
Il
danno
e
le
beffe
,
dunque
.
Ah
,
no
,
perdio
!
no
,
e
poi
no
!
Uscì
,
pieno
d
'
astio
e
furioso
.
Tutto
quel
giorno
si
dibatté
tra
i
più
opposti
propositi
,
perché
più
ci
pensava
,
più
la
cosa
gli
pareva
inverosimile
.
In
sei
anni
di
matrimonio
aveva
sperimentato
sua
moglie
,
se
non
al
tutto
insensibile
,
certo
non
molto
proclive
all
'
amore
.
Possibile
che
si
fosse
ingannato
così
?
Stette
tutto
quel
giorno
fuori
;
rincasò
a
tarda
notte
per
non
incontrarsi
con
sua
moglie
.
Temeva
di
tradirsi
,
quantunque
dicesse
ancora
a
se
stesso
che
,
prima
di
credere
,
voleva
vedere
.
Il
giorno
dopo
si
svegliò
fermo
finalmente
in
questo
proposito
di
andare
a
vedere
.
Ma
,
appena
sulle
mosse
,
cominciò
a
provare
un
'
acre
irritazione
;
avvilimento
e
nausea
.
Perché
,
dato
il
caso
che
il
tradimento
fosse
vero
,
che
poteva
far
lui
?
Nulla
.
Fingere
soltanto
di
non
sapere
.
E
non
c
'
era
il
rischio
d
'
imbattersi
nell
'
uno
o
nell
'
altra
,
per
quella
via
?
Forse
sarebbe
stato
più
prudente
andar
prima
,
di
mattina
,
a
veder
soltanto
quella
casa
,
far
le
prime
indagini
e
deliberare
quindi
sul
posto
ciò
che
gli
sarebbe
convenuto
di
fare
.
Si
vestì
in
fretta
;
andò
.
Vide
così
la
casa
al
numero
96
,
la
quale
aveva
realmente
al
pianterreno
lo
studio
di
scultura
,
per
cui
donna
Giannetta
aveva
tanto
riso
.
La
verità
di
questa
indicazione
gli
rimescolò
tutto
il
sangue
,
come
se
essa
importasse
di
conseguenza
la
prova
del
tradimento
.
Dal
portone
d
'
una
casa
dirimpetto
,
un
po
'
più
giù
si
fermò
a
guardare
le
finestre
di
quella
casa
e
a
domandarsi
quali
fossero
quelle
del
quartierino
appigionato
da
Lulù
.
Pensò
infine
che
quel
portone
,
non
guardato
da
nessuno
,
poteva
essere
per
lui
un
buon
posto
da
vedere
senz
'
esser
visto
,
quando
,
a
tempo
debito
,
sarebbe
venuto
a
spiare
.
Conoscendo
le
abitudini
della
moglie
,
le
ore
in
cui
soleva
uscir
di
casa
,
argomentò
che
il
convegno
con
l
'
amante
poteva
aver
luogo
o
alla
mattina
,
fra
le
dieci
e
le
undici
,
o
nel
pomeriggio
,
poco
dopo
le
quattro
.
Ma
più
facilmente
di
mattina
.
Ebbene
,
poiché
era
lì
,
perché
non
rimanerci
?
Poteva
darsi
benissimo
che
gli
riuscisse
di
togliersi
il
dubbio
quella
mattina
stessa
.
Guardò
l
'
orologio
;
mancava
poco
più
di
un
'
ora
alle
dieci
.
Impossibile
star
lì
fermo
,
in
quel
portone
,
tanto
tempo
.
Poiché
lì
vicino
c
'
era
l
'
entrata
a
Villa
Borghese
da
Porta
Pinciana
:
ecco
,
si
sarebbe
recato
a
passeggiare
a
Villa
Borghese
per
un
'
oretta
.
Era
una
bella
mattinata
di
novembre
,
un
po
'
rigida
.
Entrato
nella
Villa
,
don
Giulio
vide
nella
prossima
pista
due
ufficiali
d
'
artiglieria
insieme
con
due
signorine
,
che
parevano
inglesi
,
sorelle
,
bionde
e
svelte
nelle
amazzoni
grige
,
con
due
lunghi
nastri
scarlatti
annodati
attorno
al
colletto
maschile
.
Sotto
gli
occhi
di
don
Giulio
essi
presero
tutt
'
e
quattro
a
un
tempo
la
corsa
,
come
per
una
sfida
.
E
don
Giulio
si
distrasse
:
scese
il
ciglio
del
viale
,
s
'
appressò
alla
pista
per
seguir
quella
corsa
e
notò
subito
,
con
l
'
occhio
esperto
,
che
il
cavallo
,
un
sauro
,
montato
dalla
signorina
che
stava
a
destra
,
buttava
male
i
quarti
anteriori
.
I
quattro
scomparvero
nel
giro
della
pista
.
E
don
Giulio
rimase
lì
a
guardare
,
ma
dentro
di
sé
:
sua
moglie
,
donna
Livia
,
su
un
grosso
bajo
focoso
.
Nessuna
donna
stava
così
bene
in
sella
,
come
sua
moglie
.
Era
veramente
un
piacere
vederla
.
Cavallerizza
nata
!
E
con
tanta
passione
pei
cavalli
,
così
nemica
dei
languori
femminili
,
s
'
era
andata
a
mettere
con
quel
Lulù
Sacchi
frollo
,
melenso
?
...
Era
da
vedere
,
via
!
Girò
,
astratto
,
assorto
,
pe
'
viali
,
dove
lo
portavano
i
piedi
.
A
un
certo
punto
consultò
l
'
orologio
e
s
'
affrettò
a
tornare
indietro
.
S
'
eran
fatte
circa
le
dieci
,
perbacco
!
e
diventava
quasi
un
'
impresa
,
ora
,
traversare
Via
Sardegna
per
arrivare
a
quel
portone
là
in
fondo
.
Certo
sua
moglie
non
sarebbe
venuta
dalla
parte
di
Via
Veneto
,
ma
da
laggiù
,
per
una
traversa
di
Via
Boncompagni
.
C
'
era
però
il
rischio
che
di
qua
venisse
Lulù
e
lo
scorgesse
.
Simulando
una
gran
disinvoltura
,
senza
voltarsi
indietro
,
ma
allungando
lo
sguardo
fin
in
fondo
alla
via
,
Del
Carpine
andava
con
un
gran
batticuore
che
,
dandogli
una
romba
negli
orecchi
,
quasi
gli
toglieva
il
senso
dell
'
udito
.
Man
mano
che
inoltrava
,
l
'
ansia
gli
cresceva
.
Ma
ecco
il
portone
:
ancora
pochi
passi
...
E
don
Giulio
stava
per
trarre
un
gran
respiro
di
sollievo
,
sgattajolando
dentro
il
portone
,
quando
...
-
Tu
,
qua
?
Trasecolò
.
Lulù
Sacchi
era
lì
anche
lui
,
nello
stesso
portone
.
Curvo
,
carezzava
un
cagnolino
lungo
lungo
,
basso
basso
,
di
pelo
nero
;
e
quel
cagnolino
gli
faceva
un
mondo
di
feste
,
tutto
fremente
,
e
si
storcignava
,
si
allungava
,
grattando
con
le
zampette
su
le
gambe
di
lui
,
o
saltava
per
arrivare
a
lambirgli
il
volto
.
Ma
non
era
Liri
,
quello
?
Sì
,
Liri
,
il
cagnolino
di
sua
moglie
.
Lulù
era
pallido
,
alterato
dalla
commozione
;
aveva
gli
occhi
pieni
di
lagrime
,
evidentemente
per
le
feste
che
gli
faceva
il
cagnolino
,
quella
bestiola
buona
,
quella
bestiola
cara
,
che
lo
conosceva
bene
e
gli
era
fedele
,
ah
esso
sì
,
esso
sì
!
non
come
quella
sua
padronaccia
,
donna
indegna
,
donna
vile
,
sì
,
sì
,
o
buon
Liri
,
anche
vile
,
vile
;
perché
una
donna
che
si
porta
nel
quartierino
pagato
dal
proprio
amante
un
altro
amante
,
il
quale
dev
'
essere
per
forza
un
miserabile
,
un
farabutto
,
un
mascalzone
,
questa
donna
,
o
buon
Liri
,
è
vile
,
vile
,
vile
.
Così
diceva
fra
sé
Lulù
Sacchi
,
carezzando
il
cagnolino
e
piangendo
dall
'
onta
e
dal
dolore
,
prima
che
Giulio
del
Carpine
entrasse
nel
portone
,
dove
anche
lui
era
venuto
ad
appostarsi
.
Per
un
equivoco
preso
dalla
vecchia
serva
che
si
recava
dopo
i
convegni
a
rassettare
il
quartierino
,
Lulù
aveva
scoperto
quell
'
infamia
di
donna
Livia
;
e
,
venendo
ad
appostarsi
,
aveva
trovato
per
istrada
Liri
,
smarrito
evidentemente
dalla
padrona
nella
fretta
di
salir
su
al
convegno
.
La
presenza
del
cagnolino
,
lì
,
in
quella
strada
,
aveva
dato
la
prova
a
Lulù
Sacchi
che
il
tradimento
era
vero
,
era
vero
!
Anche
lui
non
aveva
voluto
crederci
;
ma
con
più
ragione
,
lui
,
perché
veramente
una
tale
indegnità
passava
la
parte
.
E
adesso
si
spiegava
perché
ella
non
aveva
voluto
ch
'
egli
tenesse
la
chiave
del
quartierino
e
se
la
fosse
tenuta
lei
,
invece
,
costringendolo
ogni
volta
ad
aspettare
lì
,
nello
studio
di
scultura
,
ch
'
ella
venisse
.
Oh
com
'
era
stato
imbecille
,
stupido
,
cieco
!
Tutto
intanto
poteva
aspettarsi
il
povero
Lulù
,
tranne
che
don
Giulio
del
Carpine
venisse
a
sorprenderlo
nel
suo
agguato
.
I
due
uomini
si
guardarono
,
allibiti
.
Lulù
Sacchi
non
pensò
che
aveva
gli
occhi
rossi
di
pianto
,
ma
istintivamente
,
poiché
le
lagrime
gli
si
erano
raggelate
sul
volto
in
fiamme
,
se
le
portò
via
con
due
dita
e
,
alla
prima
domanda
lanciata
nello
stupore
da
don
Giulio
:
Tu
qua
!
rispose
balbettando
e
aprendo
le
labbra
a
uno
squallido
sorriso
:
-
Eh
?
...
già
...
sì
...
a
-
aspettavo
...
Del
Carpine
guardò
,
accigliato
,
il
cane
.
-
E
Liri
?
Lulù
Sacchi
chinò
gli
occhi
a
guardarlo
,
come
se
non
lo
avesse
prima
veduto
,
e
disse
:
-
Già
...
Non
so
...
si
trova
qui
...
Di
fronte
a
quella
smarrita
scimunitaggine
,
don
Giulio
ebbe
come
un
fremito
di
stizza
;
scese
sul
marciapiede
della
via
e
guardò
in
su
,
al
numero
del
portone
.
-
Insomma
è
qua
?
Dov
'
è
?
-
Che
dici
?
-
domandò
Lulù
Sacchi
ancora
col
sorriso
squallido
su
le
labbra
,
ma
come
se
non
avesse
più
una
goccia
di
sangue
nelle
vene
.
Del
Carpine
lo
guardò
con
gli
occhi
invetrati
.
-
Chi
aspettavi
tu
qua
?
-
Un
...
un
mio
amico
,
-
balbettò
Lulù
.
-
È
...
è
andato
su
...
-
Con
Livia
?
-
domandò
Del
Carpine
.
-
No
!
Che
dici
?
-
fece
Lulù
Sacchi
,
smorendo
vieppiù
.
-
Ma
se
Liri
è
qua
...
-
Già
,
è
qua
;
ma
ti
giuro
che
io
l
'
ho
proprio
trovato
per
istrada
,
-
disse
col
calore
della
verità
Lulù
Sacchi
infoscandosi
a
un
tratto
.
-
Qua
?
per
istrada
?
-
ripeté
Del
Carpine
,
chinandosi
verso
il
cane
.
-
Sai
tu
dunque
la
strada
,
eh
,
Liri
?
Come
mai
?
Come
mai
?
La
povera
bestiola
,
sentendo
la
voce
del
padrone
insolitamente
carezzevole
,
fu
presa
da
una
subita
gioja
;
gli
si
slanciò
su
le
gambe
,
dimenandosi
tutta
;
cominciò
a
smaniare
con
le
zampette
;
s
'
allungò
,
guajolando
;
poi
s
'
arrotolò
per
terra
e
,
quasi
fosse
improvvisamente
impazzita
,
si
mise
a
girare
,
a
girar
di
furia
per
l
'
androne
;
poi
a
spiccar
salti
addosso
al
padrone
,
addosso
a
Lulù
,
abbajando
forte
,
ora
,
come
se
,
in
quel
suo
delirio
d
'
affetto
,
in
quell
'
accensione
della
istintiva
fedeltà
,
volesse
uniti
quei
due
uomini
,
fra
i
quali
non
sapeva
come
spartire
la
sua
gioja
e
la
sua
devozione
.
Era
veramente
uno
spettacolo
commoventissimo
la
fedeltà
di
questo
cane
d
'
una
donna
infedele
,
verso
quei
due
uomini
ingannati
.
L
'
uno
e
l
'
altro
,
ora
,
per
sottrarsi
al
penosissimo
imbarazzo
in
cui
si
trovavano
così
di
fronte
,
si
compiacevano
molto
della
festa
frenetica
ch
'
esso
faceva
loro
;
e
presero
ad
aizzarlo
con
la
voce
,
col
frullo
delle
dita
:
-
Qua
,
Liri
!
-
Povero
Liri
!
-
ridendo
tutti
e
due
convulsamente
.
A
un
tratto
però
Liri
s
'
arrestò
,
come
per
un
fiuto
improvviso
:
andò
su
la
soglia
del
portone
,
vi
si
acculò
un
po
'
,
sospeso
,
inquieto
,
guardando
nella
via
,
con
le
due
orecchie
tese
e
la
testina
piegata
da
una
parte
,
quindi
spiccò
la
corsa
precipitosamente
.
Don
Giulio
sporse
il
capo
a
guardare
,
e
vide
allora
sua
moglie
che
svoltava
dalla
via
,
seguita
dal
cagnolino
.
Ma
sentì
afferrarsi
per
un
braccio
da
Lulù
Sacchi
,
il
quale
-
pallido
,
stravolto
,
fremente
-
gli
disse
:
-
Aspetta
!
Lasciami
vedere
con
chi
...
-
Come
!
-
fece
don
Giulio
,
restando
.
Ma
Lulù
Sacchi
non
ragionava
più
;
lo
strappò
indietro
,
ripetendo
:
-
Lasciami
vedere
,
ti
dico
!
Sta
'
zitto
...
Vide
Liri
,
che
s
'
era
fermato
all
'
angolo
della
via
,
perplesso
,
come
tenuto
tra
due
,
guardando
verso
il
portone
,
in
attesa
.
Poco
dopo
,
dalla
porta
segnata
col
numero
96
uscì
un
giovanottone
su
i
vent
'
anni
,
tronfio
,
infocato
in
volto
,
con
un
paio
di
baffoni
in
su
,
inverosimili
.
-
Il
Toti
!
-
esclamò
allora
Lulù
Sacchi
,
con
un
ghigno
orribile
,
che
gli
contraeva
tutto
il
volto
;
e
,
senza
lasciare
il
braccio
di
don
Giulio
,
aggiunse
:
-
Il
Toti
,
capisci
?
Un
ragazzaccio
!
Uno
studentello
!
Capisci
,
che
fa
tua
moglie
?
Ma
gliel
'
accomodo
io
,
adesso
!
Lasciami
fare
...
Hai
visto
?
E
ora
basta
,
Giulio
!
Basta
per
tutti
,
sai
?
E
scappò
via
,
su
le
furie
.
Don
Giulio
del
Carpine
rimase
come
intronato
.
Eh
che
?
Due
,
dunque
:
Lulù
messo
da
parte
,
oltrepassato
?
Lì
,
un
altro
,
nello
stesso
quartierino
?
Un
giovinastro
...
Sua
moglie
!
E
come
mai
Lulù
?
...
Dunque
,
stava
ad
aspettare
anche
lui
?
...
E
quel
cagnolino
smarrito
lì
,
in
mezzo
alla
via
,
confuso
...
eh
sfido
!
...
tra
tanti
...
E
aveva
fatto
le
feste
anche
a
lui
...
carino
...
carino
...
carino
...
-
Ah
!
-
fece
don
Giulio
,
scrollandosi
tutto
dalla
nausea
,
dal
ribrezzo
,
ma
pur
con
un
segreto
compiacimento
che
,
per
Lulù
almeno
,
era
come
aveva
detto
lui
:
che
veramente
,
cioè
,
sua
moglie
non
aveva
potuto
prenderlo
sul
serio
,
e
lo
aveva
ingannato
,
ecco
qua
;
e
non
solo
,
ma
anche
schernito
!
anche
schernito
!
Cavò
il
fazzoletto
e
si
stropicciò
le
mani
che
la
bestiola
devota
gli
aveva
lambite
;
se
le
stropicciò
forte
forte
forte
,
fin
quasi
a
levarsi
la
pelle
.
Ma
,
a
un
tratto
,
se
lo
vide
accanto
,
chiotto
chiotto
,
con
le
orecchie
basse
,
la
coda
tra
le
gambe
,
quel
povero
Liri
,
che
s
'
era
provato
a
seguir
prima
la
padrona
,
poi
il
Toti
,
poi
Lulù
e
che
ora
infine
aveva
preso
a
seguir
lui
.
Don
Giulio
fu
assalito
da
una
rabbia
furibonda
:
gli
parve
oscenamente
scandalosa
la
fedeltà
di
quella
brutta
bestiola
,
e
le
allungò
anche
lui
un
violentissimo
calcio
.
-
Va
'
via
!
TUTTO
PER
BENE
I
.
La
signorina
Silvia
Ascensi
,
venuta
a
Roma
per
ottenere
il
trasferimento
dalla
Scuola
normale
di
Perugia
in
altra
sede
-
qualunque
e
dovunque
fosse
,
magari
in
Sicilia
,
magari
in
Sardegna
-
si
rivolse
per
ajuto
al
giovane
deputato
del
collegio
,
onorevole
Marco
Verona
,
che
era
stato
discepolo
devotissimo
del
suo
povero
babbo
,
il
professor
Ascensi
dell
'
Università
di
Perugia
,
illustre
fisico
,
morto
da
un
anno
appena
,
per
uno
sciagurato
accidente
di
gabinetto
.
Era
sicura
che
il
Verona
,
conoscendo
bene
i
motivi
per
cui
ella
voleva
andar
via
dalla
città
natale
,
avrebbe
fatto
valere
in
suo
favore
la
grande
autorità
che
in
poco
tempo
era
riuscito
ad
acquistarsi
in
Parlamento
.
Il
Verona
,
difatti
,
la
accolse
non
solo
cortesemente
,
ma
con
vera
benevolenza
.
Ebbe
finanche
la
degnazione
di
ricordarle
le
visite
che
,
da
studente
,
egli
aveva
fatto
al
compianto
professore
,
perché
ad
alcune
di
queste
visite
,
se
non
s
'
ingannava
,
ella
era
stata
presente
,
giovinetta
allora
,
ma
non
tanto
piccolina
,
se
già
-
ma
sicuro
!
-
se
già
faceva
da
segretaria
al
babbo
...
La
signorina
Ascensi
,
a
tal
ricordo
,
s
'
invermigliò
tutta
.
Piccolina
?
Altro
che
!
Aveva
nientemeno
che
quattordici
anni
lei
,
allora
...
E
lui
,
l
'
onorevole
Verona
,
quanti
poteva
averne
.
Venti
,
ventuno
al
più
.
Oh
,
ella
avrebbe
potuto
ripetergli
ancora
,
parola
per
parola
,
tutto
ciò
ch
'
egli
era
venuto
a
chiedere
al
babbo
in
quelle
visite
.
Il
Verona
si
mostrò
dolentissimo
di
non
aver
seguitato
gli
studii
,
pei
quali
il
professor
Ascensi
aveva
saputo
ispirargli
in
quel
tempo
tanto
fervore
;
poi
esortò
la
signorina
a
farsi
animo
,
poiché
ella
,
al
ricordo
della
sciagura
recente
,
non
aveva
saputo
trattener
le
lagrime
.
Infine
,
per
raccomandarla
con
maggiore
efficacia
,
volle
accompagnarla
-
(
ma
proprio
scomodarsi
fino
a
tal
punto
?
)
-
sì
sì
,
lui
in
persona
volle
accompagnarla
al
Ministero
della
Pubblica
Istruzione
.
D
'
estate
,
però
,
erano
tutti
in
vacanza
,
quell
'
anno
,
alla
Minerva
.
Per
il
ministro
e
il
sotto
-
segretario
di
Stato
l
'
onorevole
Verona
lo
sapeva
;
ma
non
credeva
di
non
trovare
in
ufficio
il
capo
-
divisione
,
neppure
il
capo
-
sezione
...
Dovette
contentarsi
di
parlare
col
cavalier
Martino
Lori
,
segretario
di
prima
classe
,
che
reggeva
in
quel
momento
lui
solo
l
'
intera
divisione
.
Il
Lori
,
scrupolosissimo
impiegato
,
era
molto
ben
visto
dai
superiori
e
dai
subalterni
per
la
squisita
cordialità
dei
modi
,
per
l
'
indole
mite
,
che
gli
traspariva
dallo
sguardo
,
dal
sorriso
,
dai
gesti
,
e
per
la
correttezza
anche
esteriore
della
persona
linda
,
curata
con
diligenza
amorosa
.
Egli
accolse
l
'
onorevole
Verona
con
molti
ossequii
e
rosso
in
volto
per
la
gioja
,
non
solo
perché
prevedeva
che
questo
deputato
,
senza
dubbio
,
un
giorno
o
l
'
altro
sarebbe
stato
suo
capo
supremo
,
ma
perché
veramente
da
anni
era
ammiratore
fervido
dei
discorsi
di
lui
alla
Camera
.
Volgendosi
poi
a
guardare
la
signorina
e
sapendo
ch
'
era
figlia
del
compianto
e
illustre
professore
dell
'
Ateneo
perugino
,
il
cavalier
Lori
provò
un
'
altra
gioja
,
non
meno
viva
.
Egli
aveva
poco
più
di
trent
'
anni
,
e
la
signorina
Silvia
Ascensi
aveva
un
curioso
modo
di
parlare
:
pareva
che
con
gli
occhi
-
d
'
uno
strano
color
verde
,
quasi
fosforescenti
-
spingesse
le
parole
a
entrar
bene
nell
'
anima
di
chi
l
'
ascoltava
;
e
s
'
accendeva
tutta
.
Rivelava
,
parlando
,
un
ingegno
lucido
e
preciso
,
un
'
anima
imperiosa
;
ma
quella
lucidità
man
mano
era
turbata
e
quella
imperiosità
vinta
e
sopraffatta
da
una
grazia
irresistibile
che
le
affiorava
in
volto
,
vampando
.
Ella
notava
con
dispetto
che
,
a
poco
a
poco
,
le
sue
parole
,
il
suo
ragionamento
,
non
avevano
più
efficacia
,
poiché
chi
stava
ad
ascoltarla
era
tratto
piuttosto
ad
ammirare
quella
grazia
e
a
bearsene
.
Allora
,
nel
volto
infocato
,
un
po
'
per
la
stizza
,
un
po
'
per
l
'
ebbrezza
,
che
istintivamente
e
suo
malgrado
le
cagionava
il
trionfo
della
sua
femminilità
,
ella
si
confondeva
;
il
sorriso
di
chi
la
ammirava
,
si
rifletteva
,
senza
che
lei
lo
volesse
,
anche
su
le
sue
labbra
;
scoteva
con
una
rabbietta
il
capo
,
si
stringeva
nelle
spalle
e
troncava
il
discorso
,
dichiarando
di
non
saper
parlare
,
di
non
sapersi
esprimere
.
-
Ma
no
!
Perché
?
Mi
pare
anzi
che
si
esprima
benissimo
!
-
s
'
affrettò
a
dirle
il
cavalier
Martino
Lori
.
E
promise
all
'
onorevole
Verona
che
avrebbe
fatto
di
tutto
per
contentar
la
signorina
e
procurarsi
il
piacere
di
rendere
un
servizio
a
lui
.
Due
giorni
dopo
,
Silvia
Ascensi
ritornò
sola
al
Ministero
.
S
'
era
accorta
subito
che
per
il
cavalier
Lori
non
aveva
proprio
bisogno
di
alcun
'
altra
raccomandazione
.
E
con
la
più
ingenua
semplicità
del
mondo
andò
a
dirgli
che
non
poteva
più
assolutamente
lasciare
Roma
:
aveva
tanto
girato
in
quei
tre
giorni
,
senza
mai
stancarsi
,
e
tanto
ammirato
le
ville
solitarie
vegliate
dai
cipressi
,
la
soavità
silenziosa
degli
orti
dell
'
Aventino
e
del
Celio
,
la
solennità
tragica
delle
rovine
e
di
certe
vie
antiche
,
come
l
'
Appia
,
e
la
chiara
freschezza
del
Tevere
...
S
'
era
innamorata
di
Roma
,
insomma
,
e
voleva
esservi
trasferita
,
senz
'
altro
.
Impossibile
?
Perché
impossibile
?
Sarebbe
stato
difficile
,
via
!
Impossibile
,
no
.
Dif
-
fi
-
ci
-
lis
-
si
-
mo
,
là
!
Ma
volendo
,
via
...
Anche
comandata
in
qualche
classe
aggiunta
...
Sì
,
sì
.
Doveva
farle
questo
piacere
!
Sarebbe
venuta
tante
,
tante
,
tante
volte
a
seccarlo
,
altrimenti
.
Non
lo
avrebbe
lasciato
più
in
pace
!
Un
comando
era
facile
,
no
?
Dunque
...
Dunque
,
la
conclusione
fu
un
'
altra
.
Dopo
sei
o
sette
di
quelle
visite
,
un
dopopranzo
,
il
cavalier
Martino
Lori
si
assentò
dall
'
ufficio
,
s
'
abbigliò
come
per
le
grandi
occasioni
e
andò
a
Montecitorio
a
domandare
dell
'
onorevole
Verona
.
Si
guardava
i
guanti
,
si
guardava
le
scarpine
,
si
tirava
fuori
i
polsini
con
le
punte
delle
dita
,
molto
irrequieto
,
aspettando
l
'
usciere
che
doveva
introdurlo
.
Appena
introdotto
,
per
nascondere
l
'
imbarazzo
,
prese
a
dir
calorosamente
all
'
onorevole
Verona
che
la
sua
protetta
chiedeva
proprio
l
'
impossibile
,
ecco
!
-
La
mia
protetta
?
-
lo
interruppe
l
'
onorevole
Verona
.
-
Quale
protetta
?
Il
Lori
,
riconoscendo
addoloratissimo
d
'
aver
usato
,
senz
'
ombra
di
malizia
però
,
una
parola
che
poteva
prestarsi
veramente
a
una
...
sì
,
a
una
malevola
interpretazione
,
s
'
affrettò
a
dire
che
intendeva
parlare
della
signorina
Ascensi
.
-
Ah
,
la
signorina
Ascensi
?
Ma
allora
sì
,
protetta
!
-
gli
rispose
l
'
onorevole
Verona
,
sorridendo
e
accrescendo
l
'
imbarazzo
del
povero
cavalier
Martino
Lori
.
-
Non
ricordavo
più
d
'
avergliela
raccomandata
e
non
ho
indovinato
in
prima
di
chi
intendesse
parlarmi
.
Io
venero
la
memoria
dell
'
illustre
professore
,
padre
della
signorina
e
mio
maestro
,
e
vorrei
che
anche
lei
,
cavaliere
,
ne
proteggesse
la
figliuola
-
proteggesse
,
proprio
-
e
me
la
contentasse
a
ogni
modo
,
perché
lo
merita
.
Ma
se
era
venuto
appunto
per
questo
,
il
cavalier
Martino
Lori
!
Trasferirla
a
Roma
,
però
,
non
poteva
in
nessun
modo
.
Se
era
lecito
,
ecco
,
desiderava
di
conoscere
la
vera
ragione
per
cui
...
per
cui
la
signorina
voleva
andar
via
da
Perugia
.
Mah
!
Non
bella
,
pur
troppo
,
questa
ragione
.
Il
professor
Ascensi
era
stato
tradito
e
abbandonato
dalla
moglie
,
tristissima
donna
,
molto
danarosa
,
la
quale
s
'
era
messa
a
convivere
con
un
altr
'
uomo
degno
di
lei
,
da
cui
aveva
avuto
due
o
tre
figli
.
L
'
Ascensi
s
'
era
tenuta
con
sé
,
naturalmente
,
l
'
unica
figliuola
,
restituendo
a
colei
tutto
il
suo
avere
.
Grand
'
uomo
,
ma
sprovvisto
del
tutto
di
senso
pratico
,
il
professor
Ascensi
aveva
avuto
un
'
esistenza
tribolatissima
,
tra
angustie
e
amarezze
d
'
ogni
genere
.
Comperava
libri
e
libri
e
libri
,
strumenti
per
il
suo
gabinetto
,
e
poi
non
sapeva
spiegarsi
come
mai
il
suo
stipendio
non
bastasse
a
sopperire
ai
bisogni
d
'
una
famiglia
ormai
così
ristretta
.
Per
non
affliggere
il
babbo
con
privazioni
,
la
signorina
Ascensi
s
'
era
veduta
costretta
a
darsi
anche
lei
all
'
insegnamento
.
Oh
,
la
vita
di
quella
ragazza
,
fino
alla
morte
del
padre
,
era
stata
un
continuo
esercizio
di
pazienza
e
di
virtù
.
Ma
ella
era
orgogliosa
,
e
giustamente
,
della
fama
del
padre
,
che
a
fronte
alta
poteva
contrapporre
alla
vergogna
materna
.
Ora
però
,
morto
sciaguratamente
il
padre
e
rimasta
senza
presidio
,
quasi
povera
e
sola
,
non
sapeva
più
adattarsi
a
vivere
a
Perugia
,
dove
stava
anche
la
madre
ricca
e
svergognata
.
Ecco
tutto
.
Martino
Lori
,
commosso
a
questo
racconto
(
commosso
veramente
anche
prima
d
'
ascoltarlo
dalla
bocca
autorevole
d
'
un
deputato
di
grande
avvenire
)
,
nel
licenziarsi
gli
lasciò
intravedere
il
proposito
di
ricompensare
del
suo
meglio
quella
fanciulla
,
tanto
del
sacrifizio
e
delle
amarezze
,
quanto
della
meravigliosa
devozione
filiale
.
E
così
la
signorina
Silvia
Ascensi
,
venuta
a
Roma
per
ottenere
un
trasferimento
,
vi
trovò
-
invece
-
marito
.
II
.
Il
matrimonio
,
però
,
almeno
nei
primi
tre
anni
,
fu
disgraziatissimo
.
Tempestoso
.
Nel
fuoco
dei
primi
giorni
Martino
Lori
buttò
,
per
così
dire
,
tutto
se
stesso
;
la
moglie
vi
lasciò
cadere
,
invece
,
pochino
pochino
di
sé
.
Attutita
la
fiamma
che
fonde
anime
e
corpi
,
la
donna
ch
'
egli
credeva
divenuta
ormai
tutta
sua
,
come
egli
era
divenuto
tutto
di
lei
,
gli
balzò
innanzi
molto
diversa
da
quella
che
s
'
era
immaginata
.
S
'
accorse
,
insomma
,
il
Lori
che
ella
non
lo
amava
,
che
s
'
era
lasciata
sposare
come
in
un
sogno
strano
,
da
cui
ora
si
destava
aspra
,
cupa
,
irrequieta
.
Che
aveva
sognato
?
Di
ben
altro
il
Lori
s
'
accorse
col
tempo
:
che
ella
,
cioè
,
non
solo
non
lo
amava
,
ma
non
poteva
neanche
amarlo
,
perché
le
loro
nature
erano
proprio
opposte
.
Non
era
possibile
tra
loro
nemmeno
il
compatimento
reciproco
.
Che
se
egli
,
amandola
,
era
disposto
a
rispettare
il
carattere
vivacissimo
,
lo
spirito
indipendente
di
lei
,
ella
,
che
non
lo
amava
,
non
sapeva
aver
neppure
sofferenza
dell
'
indole
e
delle
opinioni
di
lui
.
-
Che
opinioni
!
-
gli
gridava
,
scrollandosi
sdegnosamente
.
-
Tu
non
puoi
avere
opinioni
,
caro
mio
!
Sei
senza
nervi
...
Che
c
'
entravano
i
nervi
con
le
opinioni
?
Il
povero
Lori
restava
a
bocca
aperta
.
Ella
lo
stimava
duro
e
freddo
perché
taceva
,
è
vero
?
Ma
egli
taceva
per
cansar
liti
!
taceva
perché
s
'
era
chiuso
nel
cordoglio
,
rassegnato
già
al
crollo
del
suo
bel
sogno
,
d
'
avere
cioè
una
compagna
affettuosa
e
premurosa
,
una
casetta
linda
,
sorrisa
dalla
pace
e
dall
'
amore
.
Rimaneva
stupito
Martino
Lori
del
concetto
che
sua
moglie
s
'
andava
man
mano
formando
di
lui
,
delle
interpretazioni
che
dava
dei
suoi
atti
,
delle
sue
parole
.
Certi
giorni
quasi
quasi
dubitava
fra
sé
ch
'
egli
non
fosse
quale
si
riteneva
,
quale
si
era
sempre
ritenuto
,
e
che
avesse
,
senz
'
accorgersene
,
tutti
quei
difetti
,
tutti
quei
vizii
che
ella
gli
rinfacciava
.
Aveva
avuto
sempre
vie
piane
innanzi
a
sé
;
non
si
era
mai
addentrato
negli
oscuri
e
profondi
meandri
della
vita
,
e
forse
perciò
non
sapeva
diffidare
né
di
se
stesso
né
d
'
alcuno
.
La
moglie
,
all
'
incontro
,
aveva
assistito
fin
dall
'
infanzia
a
scene
orribili
e
imparato
,
purtroppo
,
che
tutto
può
esser
tristo
,
che
nulla
vi
è
di
sacro
al
mondo
,
se
finanche
la
madre
,
la
madre
,
Dio
mio
...
-
Ah
,
sì
:
povera
Silvia
,
meritava
scusa
,
compatimento
,
anche
se
vedeva
il
male
dove
non
era
e
si
dimostrava
perciò
ingiusta
verso
di
lui
.
Ma
più
egli
,
con
la
mite
bontà
,
cercava
d
'
accostarsi
a
lei
,
per
ispirarle
una
maggior
fiducia
nella
vita
,
per
persuaderla
a
più
equi
giudizii
,
e
più
ella
s
'
inaspriva
e
si
rivoltava
.
Ma
se
non
amore
,
buon
Dio
,
almeno
un
po
'
di
gratitudine
per
lui
che
,
alla
fin
fine
,
le
aveva
ridato
una
casa
,
una
famiglia
,
togliendola
a
una
vita
randagia
e
insidiosa
!
No
;
neppure
gratitudine
.
Era
superba
,
sicura
di
sé
,
di
potere
e
di
saper
bastare
a
se
stessa
col
proprio
lavoro
.
E
sei
o
sette
volte
,
in
quei
primi
tre
anni
,
lo
minacciò
di
riprendere
l
'
insegnamento
e
di
separarsi
da
lui
.
Un
giorno
,
alla
fine
,
pose
anche
ad
effetto
la
minaccia
.
Ritornando
quel
giorno
dall
'
ufficio
,
il
Lori
non
trovò
in
casa
la
moglie
.
La
mattina
,
aveva
avuto
con
lei
un
nuovo
e
più
aspro
litigio
per
un
lieve
rimprovero
che
aveva
osato
di
muoverle
.
Ma
già
da
un
mese
circa
si
addensava
la
tempesta
ch
'
era
scoppiata
quella
mattina
.
Ella
era
stata
stranissima
tutto
quel
mese
;
di
fosche
maniere
;
e
aveva
finanche
mostrato
un
'
acerba
ripugnanza
per
lui
.
Senza
ragione
,
al
solito
!
Ora
,
nella
lettera
lasciata
in
casa
,
ella
gli
annunziava
il
proposito
irremovibile
di
romperla
per
sempre
e
che
avrebbe
fatto
di
tutto
per
riottenere
il
posto
di
maestra
;
e
in
fine
,
perché
egli
non
desse
in
vane
smanie
e
non
facesse
chiassose
ricerche
,
gl
'
indicava
l
'
albergo
ove
provvisoriamente
aveva
preso
alloggio
:
ma
che
non
andasse
a
trovarla
,
perché
sarebbe
stato
inutile
.
Il
Lori
rimase
a
lungo
a
riflettere
con
quella
lettera
in
mano
,
perplesso
.
Aveva
troppo
sofferto
,
e
ingiustamente
.
Il
liberarsi
però
di
quella
donna
sarebbe
stato
,
sì
,
forse
,
un
sollievo
;
ma
anche
un
indicibile
dolore
.
Egli
la
amava
.
E
dunque
,
un
sollievo
momentaneo
,
e
poi
una
gran
pena
e
un
gran
vuoto
per
tutta
la
vita
.
Sapeva
,
sentiva
bene
che
non
avrebbe
potuto
più
amare
alcun
'
altra
donna
,
mai
.
E
lo
scandalo
,
inoltre
,
che
non
si
meritava
:
egli
,
così
corretto
in
tutto
,
separato
ora
dalla
moglie
,
esposto
alla
malignità
della
gente
,
che
avrebbe
potuto
sospettare
chi
sa
quali
torti
in
lui
,
quando
Dio
era
testimonio
di
quanta
longanimità
,
di
quanta
condiscendenza
avesse
dato
prova
in
quei
tre
anni
.
Che
fare
?
Deliberò
di
non
muoversi
per
quella
sera
.
La
notte
avrebbe
portato
a
lui
consiglio
,
a
lei
forse
il
pentimento
.
Il
giorno
dopo
non
andò
all
'
ufficio
e
attese
tutta
la
mattinata
in
casa
.
Nel
pomeriggio
si
disponeva
ad
uscire
,
senza
aver
bene
tuttavia
fermato
l
'
animo
ad
alcuna
deliberazione
,
quando
gli
pervenne
dalla
Camera
dei
deputati
un
invito
dell
'
on
.
Marco
Verona
.
Si
era
in
crisi
ministeriale
:
e
,
da
alcuni
giorni
,
alla
Minerva
si
faceva
con
insistenza
il
nome
del
Verona
come
probabile
Sottosegretario
di
Stato
:
qualcuno
lo
preconizzava
anche
Ministro
.
Al
Lori
,
fra
le
tante
idee
,
era
venuta
anche
quella
di
recarsi
dal
Verona
per
consiglio
.
Se
n
'
era
astenuto
,
immaginando
a
quali
brighe
egli
dovesse
trovarsi
in
mezzo
,
di
quei
giorni
.
Silvia
,
evidentemente
,
non
aveva
avuto
questo
ritegno
e
,
sapendo
ch
'
egli
sarebbe
stato
a
capo
della
Pubblica
Istruzione
,
era
forse
andata
da
lui
per
farsi
riammettere
nell
'
insegnamento
.
Martino
Lori
si
rabbujò
,
pensando
che
forse
il
Verona
,
avvalendosi
adesso
dell
'
autorità
di
suo
prossimo
superiore
,
volesse
ordinargli
di
non
interporsi
negli
uffici
contro
il
desiderio
della
moglie
.
Ma
invece
Marco
Verona
lo
accolse
alla
Camera
con
molta
benignità
.
Si
mostrò
seccatissimo
d
'
essere
stato
preso
,
come
lui
diceva
,
al
laccio
.
Ministro
,
no
,
no
,
per
fortuna
!
Sottosegretario
.
Non
avrebbe
voluto
assumersi
neanche
questa
minore
responsabilità
,
date
le
condizioni
di
quel
momento
politico
.
La
disciplina
del
partito
lo
aveva
forzato
.
Orbene
,
egli
avrebbe
voluto
almeno
nel
gabinetto
l
'
ausilio
d
'
un
uomo
onesto
a
tutta
prova
ed
espertissimo
,
e
aveva
perciò
pensato
subito
a
lui
,
al
cavalier
Lori
.
Accettava
?
Pallido
per
l
'
emozione
e
con
le
orecchie
infocate
,
il
Lori
non
seppe
come
ringraziarlo
dell
'
onore
che
gli
faceva
,
della
fiducia
che
gli
dimostrava
;
ma
tuttavia
,
profondendo
questi
ringraziamenti
,
aveva
negli
occhi
una
domanda
ansiosa
,
lasciava
intender
chiaramente
con
lo
sguardo
ch
'
egli
,
in
verità
,
si
aspettava
un
altro
discorso
.
Non
voleva
proprio
nient
'
altro
da
lui
l
'
on
.
Verona
,
anzi
Sua
Eccellenza
?
Questi
sorrise
,
alzandosi
,
e
gli
posò
lievemente
una
mano
su
la
spalla
.
Eh
sì
,
qualcos
'
altro
voleva
;
pazienza
,
voleva
,
e
perdono
per
la
signora
Silvia
.
Via
,
ragazzate
!
-
È
venuta
a
trovarmi
e
mi
ha
esposto
i
suoi
«
fieri
»
propositi
,
-
disse
,
sempre
sorridendo
.
-
Le
ho
parlato
a
lungo
e
...
ma
sì
!
ma
sì
!
non
c
'
è
proprio
bisogno
che
lei
si
discolpi
,
cavaliere
.
So
bene
che
il
torto
è
della
signora
,
e
gliel
'
ho
detto
,
sa
?
francamente
.
Anzi
,
l
'
ho
fatta
piangere
...
Sì
,
perché
le
ho
parlato
del
padre
,
di
quanto
il
padre
sofferse
per
il
tristo
disordine
della
famiglia
...
e
d
'
altro
ancora
le
ho
parlato
.
Vada
via
tranquillo
,
cavaliere
.
Ritroverà
a
casa
la
signora
.
-
Eccellenza
,
io
non
so
come
ringraziarla
...
-
si
provò
a
dire
,
commosso
,
il
Lori
inchinandosi
.
Ma
il
Verona
lo
interruppe
subito
:
-
Non
mi
ringrazi
;
e
sopra
tutto
,
non
mi
chiami
Eccellenza
.
E
,
licenziandolo
,
lo
assicurò
che
la
signora
Silvia
,
donna
di
carattere
,
avrebbe
mantenuto
senza
dubbio
le
promesse
che
gli
aveva
fatte
;
e
che
,
non
solo
le
scene
spiacevoli
non
si
sarebbero
più
rinnovate
,
ma
che
ella
gli
avrebbe
dimostrato
in
tutti
i
modi
il
pentimento
delle
ingiuste
amarezze
che
gli
aveva
finora
cagionate
.
III
.
Fu
veramente
così
.
La
sera
della
riconciliazione
segnò
per
Martino
Lori
una
data
indimenticabile
:
indimenticabile
per
tante
ragioni
ch
'
egli
comprese
,
o
meglio
,
intuì
subito
,
dal
modo
com
'
ella
fin
dal
primo
vederlo
gli
s
'
abbandonò
tra
le
braccia
.
Quanto
,
quanto
pianse
!
Ma
quanta
e
quale
gioja
egli
bevve
in
quelle
lagrime
di
pentimento
e
di
amore
!
Le
vere
sue
nozze
le
celebrò
allora
;
da
quel
giorno
ebbe
la
compagna
sognata
;
e
un
altro
suo
segreto
ardentissimo
sogno
si
compì
certo
in
quel
primo
ricongiungimento
.
Quando
Martino
Lori
non
poté
più
avere
alcun
dubbio
su
lo
stato
della
moglie
e
quand
'
ella
poi
gli
mise
al
mondo
una
bambina
,
nel
vedere
di
quale
gratitudine
,
di
qual
devozione
per
lui
e
di
quali
sacrifizii
per
la
figliuola
la
maternità
avesse
reso
capace
quella
donna
,
tant
'
altre
cose
comprese
e
si
spiegò
.
Ella
voleva
esser
madre
.
Forse
non
comprendeva
e
non
sapeva
spiegarselo
neppur
lei
,
questo
segreto
bisogno
della
sua
natura
;
e
perciò
era
prima
così
strana
e
la
vita
le
sembrava
così
insulsa
e
vuota
.
Voleva
esser
madre
.
La
felicità
del
sogno
finalmente
raggiunto
,
fu
turbata
soltanto
dall
'
improvvisa
caduta
del
Ministero
di
cui
faceva
parte
l
'
onorevole
Verona
e
un
po
'
anche
-
nell
'
ombra
-
Martino
Lori
,
suo
segretario
particolare
.
Forse
più
indignato
dello
stesso
on
.
Verona
si
mostrò
il
Lori
per
l
'
aggressione
violenta
delle
opposizioni
coalizzate
per
rovesciare
,
quasi
senza
ragione
,
il
Ministero
.
L
'
on
.
Verona
,
per
conto
suo
,
dichiarò
d
'
averne
fino
alla
gola
della
vita
politica
,
e
che
voleva
ritirarsene
per
riprendere
con
miglior
frutto
e
maggiore
soddisfazione
gli
studii
interrotti
.
Alle
nuove
elezioni
,
infatti
,
riuscì
a
vincere
le
pressioni
insistenti
degli
elettori
,
e
non
si
presentò
.
S
'
era
infervorato
d
'
una
grande
opera
scientifica
lasciata
a
mezzo
dal
professor
Bernardo
Ascensi
.
Se
la
figliuola
,
signora
Lori
,
gli
faceva
l
'
onore
d
'
affidargliela
,
egli
si
sarebbe
provato
a
seguitare
gli
esperimenti
del
maestro
e
a
portare
a
compimento
quell
'
opera
.
Silvia
ne
fu
felicissima
.
In
quell
'
anno
di
devota
,
fervida
collaborazione
,
s
'
erano
stretti
fortemente
i
legami
d
'
amicizia
fra
il
marito
e
il
Verona
.
Il
Lori
,
però
,
per
quanto
il
Verona
non
avesse
mai
fatto
pesar
su
lui
il
proprio
grado
e
la
propria
dignità
e
lo
trattasse
ora
con
la
massima
confidenza
,
con
la
massima
cordialità
,
fino
a
dargli
e
a
farsi
dare
del
tu
,
si
mostrava
timido
e
un
po
'
impacciato
,
vedeva
sempre
nell
'
amico
il
superiore
.
Il
Verona
se
n
'
aveva
per
male
e
spesso
lo
motteggiava
.
Rideva
,
sì
,
di
quei
motteggi
il
Lori
,
ma
con
una
segreta
afflizione
,
perché
notava
nell
'
animo
dell
'
amico
una
certa
amarezza
che
diveniva
di
giorno
in
giorno
più
acre
.
Ne
attribuiva
la
causa
al
ritiro
sdegnoso
dalla
vita
politica
,
dalle
lotte
parlamentari
;
e
ne
parlava
alla
moglie
e
le
consigliava
di
avvalersi
di
quell
'
ascendente
,
ch
'
ella
pareva
avesse
su
lui
,
per
indurlo
,
per
spingerlo
a
rituffarsi
nella
vita
.
-
Sì
!
vorrà
dare
ascolto
a
me
!
-
gli
rispondeva
Silvia
.
-
Quando
ha
detto
no
,
è
no
,
lo
sai
.
Del
resto
,
a
me
non
pare
.
Lavora
con
tanto
impegno
,
con
tanta
passione
...
Martino
Lori
si
stringeva
nelle
spalle
.
-
Sarà
così
!
Gli
pareva
però
che
il
Verona
ritrovasse
la
serenità
di
prima
solamente
quando
scherzava
con
la
loro
piccola
Ginetta
,
che
cresceva
a
vista
d
'
occhio
,
florida
e
vispa
.
Marco
Verona
aveva
veramente
per
quella
bimba
certe
tenerezze
,
che
commovevano
il
Lori
fino
alle
lagrime
.
Gli
diceva
che
stesse
bene
attento
perché
qualche
giorno
gliel
'
avrebbe
portata
via
.
Sul
serio
,
veh
!
non
scherzava
.
E
Ginetta
non
se
lo
sarebbe
lasciato
dire
due
volte
:
avrebbe
abbandonato
il
babbo
,
la
mamma
,
è
vero
?
anche
la
mamma
,
per
andar
via
con
lui
...
Ginetta
diceva
di
sì
:
cattivona
!
pei
regali
,
eh
?
pei
regali
ch
'
egli
le
faceva
a
ogni
minima
occasione
.
E
che
regali
!
Ne
soffrivano
finanche
,
ogni
volta
,
il
Lori
e
la
moglie
.
Questa
,
anzi
,
non
sapeva
tenersi
dal
dimostrare
al
Verona
che
se
ne
sentiva
offesa
.
Avvilimento
di
superbia
?
No
.
Erano
proprio
troppi
e
di
troppo
costo
,
quei
regali
,
e
lei
non
voleva
!
Il
Verona
:
però
,
beandosi
della
festa
che
Ginetta
faceva
a
quei
giocattoli
,
scrollava
le
spalle
,
urtato
dal
loro
rammarico
e
dalle
loro
proteste
,
e
finanche
si
rivoltava
con
poco
garbo
a
imporre
che
si
stessero
zitti
e
lasciassero
godere
la
bambina
.
Silvia
cominciò
a
poco
a
poco
a
dirsi
stufa
di
questi
modi
del
Verona
,
e
al
marito
che
,
per
scusarlo
,
tornava
a
battere
su
quel
chiodo
,
ch
'
era
stato
cioè
un
grave
danno
per
l
'
amico
il
ritiro
dalla
vita
politica
,
rispondeva
che
questa
non
era
una
buona
ragione
pèrché
egli
venisse
a
sfogare
in
casa
loro
il
malumore
.
Il
Lori
avrebbe
voluto
far
notare
alla
moglie
che
,
in
fin
dei
conti
,
quel
malumore
il
Verona
lo
sfogava
facendo
felice
la
loro
bambina
;
ma
si
stava
zitto
per
non
turbare
l
'
accordo
che
,
fin
dal
primo
giorno
della
riconciliazione
,
s
'
era
stabilito
fra
essi
,
Ciò
che
egli
,
nei
primi
anni
,
aveva
trovato
d
'
ostile
in
lei
era
divenuto
pregio
,
ora
,
e
virtù
a
gli
occhi
suoi
.
Dallo
spirito
,
dalla
fermezza
,
dall
'
energia
di
lei
,
non
più
volti
adesso
contro
di
lui
,
egli
si
sentiva
riempire
tutto
e
sostenere
.
E
gli
pareva
così
piena
,
ora
,
la
vita
e
così
solidamente
fondata
,
con
quella
donna
accanto
,
sua
,
tutta
sua
,
tutta
per
la
casa
e
per
la
figliuola
.
Stimava
,
sì
,
preziosa
in
cuor
suo
l
'
amicizia
del
Verona
e
avrebbe
voluto
perciò
che
nell
'
animo
della
moglie
non
si
raffermasse
l
'
impressione
ch
'
egli
fosse
divenuto
importuno
e
fastidioso
per
quella
soverchia
affezione
per
Ginetta
;
d
'
altra
parte
però
,
se
questa
affezione
troppo
invadente
doveva
turbargli
la
pace
della
casa
,
la
buona
armonia
con
la
moglie
...
Ma
come
farlo
intendere
al
Verona
,
che
non
voleva
accorgersi
neppure
della
freddezza
con
cui
Silvia
,
ora
,
lo
accoglieva
?
Col
crescer
degli
anni
,
Ginetta
cominciò
a
dimostrare
una
passione
vivissima
per
la
musica
.
Ed
ecco
il
Verona
,
due
,
tre
volte
la
settimana
,
pronto
con
la
vettura
per
condurre
la
ragazza
a
questo
e
a
quel
concerto
;
e
spesso
,
durante
la
stagione
lirica
,
veniva
a
congiurar
con
lei
,
a
metterla
su
,
perché
inducesse
con
le
sue
graziette
la
mamma
e
il
babbo
ad
accompagnarla
a
teatro
,
nel
palco
già
fissato
per
lei
.
Il
Lori
,
angustiato
,
imbarazzato
,
sorrideva
;
non
sapeva
dir
di
no
,
per
non
scontentare
l
'
amico
e
la
figliuola
;
ma
,
santo
Dio
,
il
Verona
avrebbe
dovuto
comprendere
ch
'
egli
non
poteva
,
così
spesso
:
la
spesa
non
era
soltanto
per
il
palco
e
per
la
vettura
:
Silvia
doveva
pure
vestirsi
bene
;
non
poteva
far
cattiva
figura
.
Sì
,
egli
era
ormai
capo
-
divisione
,
aveva
già
un
discreto
stipendio
;
ma
non
aveva
certo
denari
da
buttar
via
.
Era
tanta
la
passione
per
quella
ragazza
,
che
il
Verona
non
avvertiva
a
queste
cose
e
non
s
'
avvedeva
neppure
del
sacrifizio
che
doveva
far
Silvia
,
certe
sere
,
rimanendo
sola
a
casa
,
con
la
scusa
che
non
si
sentiva
bene
.
E
così
fosse
sempre
rimasta
a
casa
!
Una
di
quelle
sere
,
ella
ritornò
dal
teatro
in
preda
a
continui
brividi
di
freddo
.
La
mattina
dopo
tossiva
,
con
una
febbre
violenta
.
E
in
capo
a
cinque
giorni
moriva
.
IV
.
Per
la
violenza
fulminea
di
quella
morte
,
Martino
Lori
restò
dapprima
quasi
più
sbigottito
che
addolorato
.
Venuta
la
sera
,
il
Verona
,
come
urtato
da
quell
'
attonimento
angoscioso
,
da
quel
cordoglio
cupo
,
che
minacciava
di
vanir
nell
'
ebetismo
,
lo
spinse
fuori
della
camera
mortuaria
,
lo
forzò
a
recarsi
dalla
figlia
,
assicurandolo
che
sarebbe
rimasto
lui
,
là
,
a
vegliare
tutta
la
notte
.
Il
Lori
si
lasciò
mandar
via
;
ma
poi
,
a
notte
alta
,
silenzioso
come
un
'
ombra
,
ricomparve
nella
camera
mortuaria
e
vi
trovò
il
Verona
con
la
faccia
affondata
nella
sponda
del
letto
,
su
cui
giaceva
rigido
e
allividito
il
cadavere
.
Dapprima
gli
parve
che
,
vinto
dal
sonno
,
il
Verona
avesse
reclinato
lì
la
testa
,
inavvertitamente
;
poi
,
osservando
meglio
,
s
'
accorse
che
il
corpo
di
lui
era
scosso
a
tratti
,
come
da
singhiozzi
soffocati
.
Allora
il
pianto
,
il
pianto
che
finora
non
aveva
potuto
rompergli
dal
cuore
,
assalì
anche
lui
furiosamente
,
vedendo
piangere
così
l
'
amico
.
Ma
questi
,
di
scatto
gli
si
levò
contro
,
fremente
,
trasfigurato
;
e
-
come
egli
,
convulso
,
gli
tendeva
le
mani
per
abbracciarlo
-
lo
respinse
,
proprio
lo
respinse
con
fosca
durezza
,
con
rabbia
.
Doveva
sentirsi
in
gran
parte
responsabile
di
quella
sciagura
,
perché
proprio
lui
,
cinque
sere
prima
,
aveva
forzato
Silvia
ad
andare
a
teatro
,
ed
ora
non
gli
reggeva
l
'
animo
a
veder
soffrire
in
quel
modo
l
'
amico
.
Così
pensò
il
Lori
,
per
spiegarsi
quella
violenza
;
pensò
che
il
dolore
può
diversamente
su
gli
animi
:
certi
,
li
atterra
;
certi
altri
li
arrabbia
.
E
né
le
visite
senza
fine
degli
impiegati
subalterni
,
che
lo
amavano
come
un
padre
,
né
le
esortazioni
del
Verona
,
che
gl
'
indicava
la
figliuola
smarrita
nella
pena
e
costernata
per
lui
,
valsero
a
scuoterlo
da
quella
specie
d
'
annientamento
in
cui
era
caduto
,
quasi
che
il
mistero
cupo
e
crudo
di
quella
morte
improvvisa
lo
avesse
circondato
,
diradandogli
tutt
'
intorno
la
vita
.
Gli
pareva
,
ora
,
di
veder
tutto
diversamente
,
e
che
i
rumori
gli
arrivassero
come
di
lontano
,
e
le
voci
,
le
voci
stesse
a
lui
più
note
,
quella
dell
'
amico
,
quella
della
propria
figliuola
,
avessero
un
suono
ch
'
egli
non
aveva
mai
prima
avvertito
.
Cominciò
così
man
mano
a
sorgere
in
lui
da
quell
'
attonimento
come
una
curiosità
nuova
,
ma
spassionata
,
per
il
mondo
che
lo
circondava
,
che
prima
non
gli
era
mai
apparso
né
aveva
conosciuto
così
.
Era
mai
possibile
che
Marco
Verona
fosse
stato
sempre
quale
egli
lo
vedeva
ora
?
Finanche
la
persona
,
l
'
aria
del
volto
gli
sembravano
diverse
.
E
la
sua
stessa
figliuola
?
Ma
come
!
Era
davvero
già
cresciuta
di
tanto
?
o
dalla
sciagura
,
tutt
'
a
un
tratto
,
era
balzata
su
un
'
altra
Ginetta
,
così
alta
,
esile
,
un
po
'
fredda
,
segnatamente
con
lui
?
Sì
,
somigliava
nelle
fattezze
alla
madre
,
ma
non
aveva
quella
grazia
che
,
in
gioventù
,
accendeva
,
illuminava
la
bellezza
della
sua
Silvia
;
e
perciò
tante
volte
Ginetta
non
pareva
neanche
bella
.
Aveva
la
stessa
imperiosità
della
madre
,
ma
senza
quegl
'
impeti
franchi
,
senza
scatti
.
Ora
il
Verona
veniva
con
più
scioltezza
,
quasi
ogni
giorno
a
casa
del
Lori
:
spesso
rimaneva
a
desinare
o
a
cenare
.
Aveva
finalmente
compiuto
la
poderosa
opera
scientifica
concepita
e
iniziata
da
Bernardo
Ascensi
,
e
già
attendeva
a
mandarla
a
stampa
in
una
magnifica
edizione
.
Molti
giornali
ne
recavano
le
prime
notizie
,
e
di
alcune
fra
le
più
importanti
conclusioni
avevano
anche
preso
a
discutere
animatamente
le
maggiori
riviste
non
solo
italiane
ma
anche
straniere
,
lasciando
così
prevedere
la
fama
altissima
,
a
cui
tra
breve
quell
'
opera
sarebbe
salita
.
Il
merito
del
Verona
per
il
proseguimento
di
essa
e
per
le
nuove
ardite
deduzioni
tratte
dalla
prima
idea
fu
,
dopo
la
pubblicazione
,
riconosciuto
universalmente
non
inferiore
a
quello
dello
stesso
Ascensi
.
Ne
ebbe
gloria
questi
,
ma
assai
più
il
Verona
.
Da
ogni
parte
gli
fioccarono
plausi
e
onorificenze
.
Tra
le
altre
,
la
nomina
a
senatore
.
Non
aveva
voluto
averla
subito
dopo
la
sua
uscita
dal
mondo
parlamentare
;
la
accolse
ora
di
buon
grado
,
perché
non
gli
veniva
per
il
tramite
della
politica
.
Martino
Lori
in
quei
giorni
,
pensando
alla
gioja
,
all
'
esultanza
che
avrebbe
provato
la
sua
Silvia
nel
veder
così
glorificato
il
nome
del
padre
,
s
'
indugiò
più
a
lungo
nelle
visite
che
ogni
sera
,
uscendo
dal
Ministero
,
soleva
fare
alla
tomba
della
moglie
.
Aveva
preso
quest
'
abitudine
;
e
andava
anche
d
'
inverno
,
con
le
cattive
giornate
,
a
curar
le
piante
attorno
alla
gentilizia
,
a
rinnovare
i
lumini
nella
lampada
;
e
parlava
pian
piano
con
la
morta
.
La
vista
quotidiana
del
camposanto
e
le
riflessioni
ch
'
essa
gli
suggeriva
,
gl
'
improntavano
sempre
più
di
squallore
il
volto
.
Tanto
la
figlia
quanto
il
Verona
avevano
cercato
di
distoglierlo
da
questa
abitudine
;
egli
dapprima
aveva
negato
come
un
bambino
colto
in
fallo
;
poi
,
costretto
a
confessare
,
aveva
alzato
le
spalle
,
sorridendo
pallidamente
.
-
Non
mi
fa
nulla
...
Anzi
è
per
me
un
conforto
,
-
aveva
detto
.
-
Lasciatemi
andare
.
Tanto
,
se
fosse
ritornato
a
casa
subito
,
dopo
l
'
ufficio
,
chi
vi
avrebbe
trovato
?
Giornalmente
il
Verona
veniva
a
prendersi
Ginetta
.
Non
se
ne
lagnava
lui
,
no
;
anzi
era
gratissimo
all
'
amico
degli
svaghi
che
procurava
alla
figliuola
.
Quella
certa
asprezza
che
aveva
avvertito
in
talune
occasioni
nei
modi
di
lui
e
qualche
altro
lieve
difetto
di
carattere
non
avevano
potuto
fargli
scemare
l
'
ammirazione
,
né
tanto
meno
ora
la
gratitudine
,
la
devozione
per
quest
'
uomo
,
a
cui
né
l
'
altezza
dell
'
ingegno
e
della
fama
e
degli
uffici
a
cui
era
salito
,
né
la
fortuna
toglievano
d
'
accordare
una
così
intima
,
più
che
fraterna
amicizia
a
un
pover
uomo
come
lui
che
,
tranne
il
buon
cuore
,
non
si
riconosceva
altra
virtù
,
altro
pregio
per
meritarsela
.
Egli
vedeva
adesso
con
soddisfazione
che
non
s
'
era
ingannato
quando
diceva
alla
moglie
che
l
'
affetto
del
Verona
sarebbe
stato
una
fortuna
per
la
loro
Ginetta
.
N
'
ebbe
la
prova
maggiore
allorché
questa
compì
diciott
'
anni
.
Oh
come
avrebbe
voluto
che
la
sua
Silvia
fosse
stata
presente
quella
sera
,
dopo
la
festa
per
il
compleanno
!
Il
Verona
,
venuto
apposta
senza
alcun
regalo
in
mano
per
Ginetta
,
appena
questa
se
ne
andò
a
dormire
,
se
lo
trasse
in
disparte
e
,
serio
e
commosso
,
gli
annunziò
che
un
suo
giovane
amico
,
il
marchese
Flavio
Gualdi
,
chiedeva
a
lui
per
suo
mezzo
la
mano
della
figliuola
.
Martino
Lori
,
lì
per
lì
,
rimase
stupito
.
Il
marchese
Gualdi
?
Un
nobile
...
ricchissimo
...
la
mano
di
Ginetta
?
Andando
col
Verona
nei
concerti
,
nelle
conferenze
,
a
passeggio
,
Ginetta
,
sì
,
era
potuta
entrare
in
un
mondo
,
a
cui
né
per
nascita
né
per
condizione
sociale
avrebbe
potuto
accostarsi
,
vi
aveva
destato
qualche
simpatia
;
ma
lui
...
-
Tu
lo
sai
,
-
disse
all
'
amico
,
quasi
smarrito
e
afflitto
nella
gioja
,
-
sai
qual
è
il
mio
stato
...
Non
vorrei
che
il
marchese
Gualdi
...
Il
Verona
lo
interruppe
:
-
Gualdi
sa
...
sa
quel
che
deve
sapere
.
-
Capisco
.
Ma
,
essendo
tanta
la
disparità
,
non
vorrei
che
egli
...
per
quanto
predisposto
,
non
riuscisse
neppure
a
figurarsi
tante
cose
...
Il
Verona
tornò
a
interromperlo
,
stizzito
:
-
Mi
pareva
ozioso
dirtelo
,
ma
giacché
tu
,
scusa
,
mi
tieni
ora
un
discorso
così
sciocco
,
per
tranquillarti
ti
dirò
che
,
via
,
essendo
io
da
tant
'
anni
tuo
amico
...
-
Eh
,
lo
so
!
-
Ginetta
è
cresciuta
più
con
me
che
con
te
,
si
può
dire
...
-
Sì
...
sì
...
-
O
che
mi
piangi
,
adesso
?
Non
vorrò
mica
essere
l
'
intermediario
di
questo
matrimonio
per
nulla
.
Su
,
su
,
finiscila
!
Io
me
ne
vado
.
Ne
parlerai
tu
,
domattina
,
a
Ginetta
.
Vedrai
che
non
ti
riuscirà
difficile
.
-
Se
l
'
aspetta
?
-
domandò
,
sorridendo
tra
le
lagrime
,
il
Lori
.
-
E
non
hai
visto
che
non
s
'
è
punto
meravigliata
nel
vedermi
arrivare
questa
sera
a
mani
vuote
?
Così
dicendo
,
Marco
Verona
rise
gajamente
,
come
da
tant
'
anni
il
Lori
non
lo
aveva
più
sentito
ridere
.
V
.
Un
'
impressione
curiosa
,
di
gelo
,
dapprincipio
.
Ma
non
ci
avrebbe
fatto
caso
Martino
Lori
,
perché
,
come
tant
'
altre
cose
in
vita
sua
s
'
era
spiegate
,
persuaso
dall
'
ingenua
bontà
,
anche
questa
si
sarebbe
spiegata
qual
effetto
naturale
della
preveduta
disparità
di
condizione
,
e
un
po
'
anche
del
carattere
,
dell
'
educazione
,
della
figura
stessa
del
genero
.
Non
era
più
giovanissimo
il
marchese
Gualdi
:
era
ancor
biondo
,
d
'
un
biondo
acceso
,
ma
già
calvo
:
lucido
e
roseo
come
una
figurina
di
finissima
porcellana
smaltata
;
e
parlava
piano
con
accento
più
francese
che
piemontese
,
piano
,
piano
,
affettando
nella
voce
una
tal
quale
benignità
condiscendente
,
che
contrastava
però
in
modo
strano
con
lo
sguardo
rigido
degli
occhi
azzurri
,
vitrei
.
Da
questi
occhi
il
Lori
s
'
era
sentito
se
non
propriamente
respinto
,
quasi
allontanato
,
e
gli
era
parso
finanche
di
scorgervi
come
una
commiserazione
lievemente
derisoria
per
lui
,
per
i
suoi
modi
forse
troppo
semplici
prima
,
ora
troppo
circospetti
,
forse
.
Ma
anche
il
tratto
del
tutto
diverso
che
il
Gualdi
usava
tanto
col
Verona
quanto
con
Ginetta
,
egli
si
sarebbe
spiegato
;
quantunque
,
via
,
paresse
che
la
moglie
a
colui
fosse
venuta
da
parte
dell
'
amico
e
non
da
lui
ch
'
era
il
padre
...
Veramente
era
stato
così
,
ma
il
Verona
...
Ecco
:
il
Verona
non
sapeva
spiegarsi
più
,
Martino
Lori
.
Ora
che
egli
era
rimasto
solo
in
casa
e
non
aveva
più
neanche
l
'
ufficio
,
essendosi
messo
a
riposo
per
far
piacere
al
genero
,
non
avrebbe
dovuto
Marco
Verona
prodigargli
con
maggior
premura
il
conforto
dell
'
amicizia
fraterna
,
di
cui
per
tanti
anni
aveva
voluto
onorario
?
Egli
,
il
Verona
,
andava
ogni
giorno
a
trovar
Ginetta
nel
villino
del
Gualdi
;
e
da
lui
,
dall
'
amico
,
dopo
il
giorno
delle
nozze
,
non
era
più
venuto
,
neanche
una
volta
per
isbaglio
.
S
'
era
forse
stancato
di
vederlo
così
chiuso
ancora
nel
cordoglio
antico
,
ed
essendo
ormai
vecchio
anche
lui
,
preferiva
andare
dove
si
godeva
,
dove
Ginetta
,
per
opera
di
lui
,
pareva
felice
?
Sì
,
anche
questo
poteva
darsi
.
Ma
perché
poi
,
quand
'
egli
andava
a
veder
la
figlia
,
e
lo
trovava
lì
,
a
tavola
con
lei
e
il
genero
,
come
se
fosse
di
casa
,
era
accolto
da
lui
quasi
con
dispetto
,
gelidamente
?
Poteva
darsi
che
quest
'
impressione
di
gelo
gli
fosse
data
dal
luogo
,
da
quella
vasta
sala
da
pranzo
,
lucida
di
specchi
,
splendidamente
arredata
?
Ma
che
!
no
!
no
!
Non
si
era
soltanto
allontanato
il
Verona
;
il
tratto
,
il
tratto
di
lui
era
proprio
cangiato
;
gli
stringeva
appena
la
mano
,
appena
lo
guardava
,
e
seguitava
a
conversar
col
Gualdi
,
come
se
non
fosse
entrato
nessuno
.
Per
poco
lì
non
lo
lasciavano
in
piedi
,
innanzi
alla
tavola
.
Solo
Ginetta
gli
rivolgeva
qualche
parola
,
di
tanto
in
tanto
,
ma
così
,
fuor
fuori
,
perché
non
si
potesse
dire
che
proprio
nessuno
si
curava
di
lui
.
Col
cuore
strizzato
da
un
'
angoscia
inesplicabile
,
confuso
e
avvilito
,
Martino
Lori
se
n
'
andava
.
Non
doveva
proprio
avere
alcun
rispetto
per
lui
,
alcun
riguardo
,
il
genero
?
Tutte
le
feste
e
gl
'
inviti
per
il
Verona
,
perché
ricco
e
illustre
?
Ma
se
doveva
esser
così
,
se
volevano
tutti
e
tre
seguitare
ad
accoglierlo
ogni
sera
a
quel
modo
,
come
un
importuno
,
come
un
intruso
,
egli
non
sarebbe
andato
più
;
no
,
no
,
perdio
,
non
sarebbe
andato
più
!
Voleva
stare
a
vedere
che
cosa
avrebbero
fatto
quei
signori
,
tutt
'
e
tre
,
allora
.
Ebbene
,
passarono
due
giorni
;
ne
passarono
quattro
e
cinque
;
passò
un
'
intera
settimana
,
e
né
il
Verona
,
né
il
genero
e
neanche
Ginetta
,
nessuno
,
neppure
un
servo
,
venne
a
chieder
di
lui
,
se
per
caso
fosse
malato
...
Con
gli
occhi
senza
sguardo
,
vagando
per
la
camera
,
il
Lori
si
grattava
di
continuo
la
fronte
con
le
dita
irrequiete
,
quasi
per
destar
la
mente
dal
torpore
angoscioso
in
cui
era
caduta
.
Non
sapendo
più
che
pensare
,
riandava
,
riandava
con
l
'
anima
smarrita
il
passato
...
Tutt
'
a
un
tratto
,
senza
saper
perché
,
il
pensiero
gli
s
'
appuntò
in
un
ricordo
lontano
,
nel
più
triste
ricordo
della
sua
vita
.
Ardevano
in
quella
notte
funesta
quattro
ceri
,
e
Marco
Verona
,
con
la
faccia
affondata
nella
sponda
del
letto
,
su
cui
giaceva
Silvia
morta
,
piangeva
.
Fu
all
'
improvviso
come
se
,
nella
sua
anima
scombujata
,
quei
ceri
funebri
guizzassero
e
accendessero
un
lampo
livido
a
rischiarargli
orridamente
tutta
la
vita
,
fin
dal
primo
giorno
che
Silvia
gli
era
venuta
innanzi
,
accompagnata
da
Marco
Verona
.
Sentì
mancarsi
le
gambe
,
e
gli
parve
che
tutta
la
camera
gli
girasse
attorno
.
Si
nascose
il
volto
con
le
mani
,
tutto
ristretto
in
sé
:
-
Possibile
?
Possibile
?
Alzò
gli
occhi
al
ritratto
della
moglie
,
dapprima
quasi
sgomento
di
ciò
che
gli
avveniva
dentro
;
poi
aggredì
quel
ritratto
con
lo
sguardo
,
serrando
le
pugna
e
contraendo
tutta
la
faccia
in
una
espressione
d
'
odio
,
di
ribrezzo
,
d
'
orrore
:
-
Tu
?
tu
?
Più
di
tutti
lei
lo
aveva
ingannato
.
Forse
perché
il
pentimento
di
lei
,
dopo
,
era
stato
sincero
.
Il
Verona
,
no
...
il
Verona
,
no
...
Costui
gli
veniva
in
casa
,
là
,
come
un
padrone
e
...
ma
sì
!
forse
sospettava
ch
'
egli
sapesse
e
fingesse
di
non
accorgersi
di
nulla
per
vile
tornaconto
...
Come
questo
pensiero
odioso
gli
balenò
,
Martino
Lori
sentì
artigliarsi
le
dita
e
le
reni
fenderglisi
.
Balzò
in
piedi
;
ma
una
nuova
vertigine
lo
colse
.
L
'
ira
,
il
dolore
gli
si
sciolsero
in
un
pianto
convulso
,
impetuoso
.
Si
riebbe
,
alla
fine
,
stremato
di
forze
e
come
tutto
vuoto
,
dentro
.
Più
di
vent
'
anni
c
'
eran
voluti
perché
comprendesse
.
E
non
avrebbe
compreso
,
se
quelli
con
la
loro
freddezza
,
con
la
loro
noncuranza
sdegnosa
non
gliel
'
avessero
dimostrato
e
quasi
detto
chiaramente
.
Che
fare
più
,
dopo
tant
'
anni
?
ora
che
tutto
era
finito
...
così
,
da
un
pezzo
,
in
silenzio
...
pulitamente
,
come
usa
fra
gente
per
bene
,
fra
gente
che
sa
fare
a
modo
le
cose
?
Non
glielo
avevano
lasciato
intendere
con
garbo
forse
,
che
oramai
non
aveva
più
nessuna
parte
da
rappresentare
?
Aveva
rappresentato
la
parte
del
marito
,
poi
quella
del
padre
...
e
ora
basta
:
ora
non
c
'
era
più
bisogno
di
lui
,
poiché
essi
,
tutti
e
tre
,
si
erano
così
bene
intesi
fra
loro
...
La
men
trista
fra
tutti
,
la
meno
perfida
,
forse
era
stata
colei
che
s
'
era
pentita
subito
dopo
il
fallo
ed
era
morta
...
E
Martino
Lori
,
quella
sera
,
come
tutte
le
sere
,
seguendo
l
'
antica
abitudine
,
si
ritrovò
per
la
via
che
conduce
al
cimitero
.
S
'
arrestò
,
fosco
e
perplesso
,
se
andare
avanti
o
tornare
indietro
.
Pensò
alle
piante
attorno
alla
gentilizia
,
che
da
tant
'
anni
,
ormai
,
curava
con
amore
.
Là
,
tra
poco
,
anch
'
egli
avrebbe
riposato
...
Là
sotto
,
accanto
a
lei
?
Ah
,
no
,
no
:
non
più
ormai
...
Eppure
,
come
aveva
pianto
quella
donna
,
allora
,
ritornando
a
lui
,
e
di
quanto
affetto
lo
aveva
circondato
,
dopo
...
Sì
,
sì
:
s
'
era
pentita
...
A
lei
,
sì
,
a
lei
soltanto
egli
forse
poteva
perdonare
.
E
Martino
Lori
riprese
la
via
per
il
cimitero
.
Aveva
qualche
cosa
di
nuovo
da
dire
alla
morta
,
quella
sera
.
LA
BUON
'
ANIMA
Fin
dal
primo
giorno
,
Bartolino
Fiorenzo
s
'
era
sentito
dire
dalla
promessa
sposa
:
-
Lina
,
veramente
,
ecco
...
Lina
no
,
non
è
il
mio
nome
.
Carolina
mi
chiamo
.
La
buon
'
anima
mi
volle
chiamar
Lina
,
e
m
'
è
rimasto
così
.
La
buon
'
anima
era
Cosimo
Taddei
,
il
primo
marito
.
-
Eccolo
là
!
Glielo
aveva
anche
indicato
,
la
promessa
sposa
,
perché
era
ancora
là
,
ridente
e
in
atto
di
salutare
col
cappello
(
vivacissima
istantanea
fotografica
ingrandita
)
,
nella
parete
di
fronte
al
canapè
,
presso
al
quale
Bartolino
Fiorenzo
stava
seduto
.
E
istintivamente
a
Bartolino
era
venuto
di
inchinar
la
testa
per
rispondere
a
quel
saluto
.
A
Lina
Sarulli
,
vedova
Taddei
,
non
era
neanche
passato
per
il
capo
di
togliere
quel
ritratto
dal
salotto
,
il
ritratto
del
padrone
di
casa
.
Era
di
Cosimo
Taddei
,
infatti
,
la
casa
in
cui
ella
abitava
;
lui
,
ingegnere
,
la
aveva
levata
di
pianta
,
lui
poi
così
elegantemente
arredata
,
per
lasciargliela
alla
fine
in
eredità
con
l
'
intero
patrimonio
.
La
Sarulli
seguitò
,
senza
notare
affatto
l
'
impaccio
del
promesso
sposo
:
-
A
me
non
piaceva
cangiar
nome
.
Ma
la
buon
'
anima
allora
mi
disse
:
«
E
se
invece
di
Carolina
ti
chiamassi
cara
Lina
non
sarebbe
meglio
?
Quasi
lo
stesso
,
ma
tanto
di
più
!
»
.
Va
bene
?
-
Benissimo
!
sì
,
sì
,
benissimo
!
-
rispose
Bartolino
Fiorenzo
,
come
se
la
buon
'
anima
avesse
domandato
a
lui
un
parere
.
-
Dunque
,
cara
Lina
,
siamo
intesi
?
-
concluse
la
Sarulli
,
sorridendo
.
E
Bartolino
Fiorenzo
:
-
Intesi
...
sì
,
sì
...
intesi
...
-
balbettò
,
smarrito
di
confusione
e
di
vergogna
,
pensando
che
il
marito
,
intanto
,
guardava
ridente
dalla
parete
e
lo
salutava
.
Quando
-
tre
mesi
dopo
-
i
Fiorenzo
,
marito
e
moglie
,
accompagnati
alla
stazione
dai
parenti
e
dagli
amici
,
partirono
per
il
viaggio
di
nozze
,
diretti
a
Roma
,
Ortensia
Motta
,
intima
di
casa
Fiorenzo
e
anche
amicissima
della
Sarulli
,
disse
al
marito
,
alludendo
a
Bartolino
:
-
Povero
figliuolo
,
ha
preso
moglie
?
Io
direi
piuttosto
che
gli
hanno
dato
marito
!
Ma
con
ciò
,
si
badi
,
la
Motta
non
voleva
mica
dire
che
Lina
Sarulli
,
prima
Lina
Taddei
,
ora
Lina
Fiorenzo
,
avesse
più
dell
'
uomo
che
della
donna
.
No
.
Troppo
donna
,
anzi
,
quella
cara
Lina
!
Fra
i
due
,
però
,
via
!
non
si
poteva
mettere
in
dubbio
che
avesse
molta
più
esperienza
della
vita
e
più
giudizio
lei
che
lui
.
Ah
,
lui
-
tondo
biondo
rubicondo
-
aveva
l
'
aria
d
'
un
bamboccione
;
d
'
un
bamboccione
curioso
,
però
:
calvo
,
ma
d
'
una
calvizie
che
pareva
finta
,
come
se
egli
stesso
si
fosse
rasa
la
sommità
del
capo
per
togliersi
quell
'
aria
infantile
.
E
senza
riuscirci
,
povero
Bartolino
!
-
Ma
che
povero
!
Ma
perché
povero
?
-
miagolò
,
con
la
voce
nasina
,
stizzito
,
il
Motta
,
vecchio
marito
della
giovine
Ortensia
,
il
quale
aveva
combinato
quel
matrimonio
e
non
voleva
se
ne
dicesse
male
.
-
Bartolino
non
è
mica
uno
sciocco
.
Valentissimo
chimico
...
-
Ma
sì
!
di
prima
forza
!
-
ghignò
la
moglie
.
-
Di
primissima
forza
!
-
ribatté
lui
.
Valentissimo
chimico
,
se
avesse
voluto
mandare
a
stampa
gli
studii
profondi
,
nuovi
,
d
'
indiscutibile
originalità
,
che
aveva
fatto
fin
da
giovinetto
in
quella
scienza
-
passione
finora
unica
,
esclusiva
della
sua
vita
-
ma
senza
dubbio
,
chi
sa
...
al
primo
concorso
,
chi
sa
di
qual
primaria
Università
del
regno
sarebbe
stato
professore
.
Dotto
,
dotto
.
E
ora
,
come
marito
,
sarebbe
stato
esemplare
.
Nella
vita
coniugale
entrava
puro
,
vergine
di
cuore
.
-
Ah
,
per
questo
...
-
riconobbe
la
moglie
,
come
se
,
quanto
a
quella
verginità
,
fosse
disposta
a
concedere
anche
di
più
.
Il
fatto
è
che
ella
,
prima
che
si
fosse
concluso
quel
matrimonio
con
la
Sarulli
,
ogni
qual
volta
in
casa
Fiorenzo
sentiva
consigliare
dal
marito
allo
zio
di
Bartolino
,
che
bisognava
«
coniugare
»
questo
ragazzo
,
scoppiava
a
ridere
.
Oh
,
certe
risate
ci
faceva
...
-
Coniugarlo
,
sì
signora
,
coniugarlo
!
-
si
voltava
a
dirle
il
marito
,
irosamente
.
E
allora
lei
,
frenandosi
di
scatto
:
-
Ma
coniugatelo
pure
,
cari
miei
!
Io
rido
per
me
,
rido
di
ciò
che
sto
leggendo
.
Difatti
leggeva
lei
,
mentre
il
Motta
si
faceva
la
solita
partita
a
scacchi
col
signor
Anselmo
,
zio
di
Bartolino
;
leggeva
qualche
romanzo
francese
alla
vecchia
signora
Fiorenzo
da
sei
mesi
relegata
in
una
poltrona
dalla
paralisi
.
Oh
,
allegre
veramente
,
quelle
serate
!
Bartolino
,
tappato
ermeticamente
nel
suo
gabinetto
di
chimica
;
la
vecchia
zia
,
che
fingeva
di
prestare
ascolto
alla
lettura
e
non
capiva
più
una
saetta
;
quegli
altri
due
vecchi
intenti
alla
loro
partita
...
Bisognava
«
coniugare
»
Bartolino
per
avere
un
po
'
d
'
allegria
in
casa
.
Ed
ecco
,
povero
figliuolo
,
lo
avevano
coniugato
davvero
!
Intanto
Ortensia
pensava
ai
due
sposini
in
viaggio
,
e
rideva
immaginandosi
la
Lina
a
tu
per
tu
con
quel
giovanottone
calvo
,
inesperto
,
vergine
di
cuore
,
come
diceva
il
marito
:
Lina
Sarulli
ch
'
era
stata
quattr
'
anni
in
compagnia
di
quel
caro
ingegner
Taddei
,
espertissimo
,
vivace
,
gioviale
,
e
intraprendente
...
anche
troppo
!
Forse
a
quell
'
ora
la
vedova
sposina
aveva
già
notato
la
differenza
tra
i
due
.
Prima
che
il
treno
si
scrollasse
per
partire
,
lo
zio
Anselmo
aveva
detto
alla
nuova
nipote
:
-
Lina
,
ti
raccomando
Bartolino
...
Guidalo
tu
!
Intendeva
dire
,
guidarlo
per
Roma
,
dove
Bartolino
non
era
mai
stato
.
Lei
sì
c
'
era
stata
,
nel
suo
primo
viaggio
di
nozze
,
con
la
buon
'
anima
;
e
serbava
memoria
anche
delle
minime
cose
,
dei
più
lievi
incidenti
che
le
erano
occorsi
;
minutissima
e
lucidissima
memoria
,
quasi
che
fossero
passati
,
non
sei
anni
,
ma
sei
mesi
,
da
allora
.
Il
viaggio
con
Bartolino
durò
un
'
eternità
:
le
tendine
non
si
poterono
abbassare
.
Appena
il
treno
s
'
arrestò
alla
stazione
di
Roma
,
Lina
disse
al
marito
:
-
Ora
lascia
fare
a
me
,
ti
prego
.
Giù
le
valige
!
-
E
,
al
facchino
che
venne
ad
aprir
lo
sportello
:
-
Ecco
:
tre
valige
,
due
cappelliere
,
no
,
tre
cappelliere
,
un
porta
-
mantelli
,
un
altro
porta
-
mantelli
,
questo
sacchetto
,
quest
'
altro
sacchetto
...
che
altro
c
'
è
?
Niente
,
basta
.
Hotel
Vittoria
!
Uscendo
dalla
stazione
,
dopo
ritirato
il
baule
,
riconobbe
subito
il
conduttore
dell
'
omnibus
,
e
gli
fe
'
cenno
.
Come
furono
montati
,
disse
al
marito
:
-
Vedrai
:
albergo
modesto
,
ma
comodissimo
;
buon
servizio
,
pulizia
,
prezzi
modici
,
e
centrale
poi
!
La
buon
'
anima
-
senza
volerlo
,
ella
lo
ricordava
-
se
n
'
era
trovato
molto
contento
.
Ora
,
anche
Bartolino
senza
dubbio
se
ne
sarebbe
trovato
contentone
.
Oh
,
bonissimo
figliuolo
!
Non
fiatava
neppure
.
-
Stordito
,
eh
?
-
gli
disse
.
-
Anche
a
me
ha
fatto
lo
stesso
effetto
,
la
prima
volta
...
Ma
vedrai
:
Roma
ti
piacerà
.
Guarda
,
guarda
...
Piazza
delle
Terme
...
Terme
di
Diocleziano
...
Santa
Maria
degli
Angeli
...
e
quella
là
,
voltati
!
,
fino
in
fondo
,
Via
Nazionale
...
magnifica
,
non
è
vero
?
Poi
ci
passeremo
...
Scesi
all
'
albergo
,
Lina
si
sentì
come
a
casa
sua
.
Avrebbe
voluto
che
qualcuno
la
riconoscesse
,
come
lei
riconosceva
quasi
tutti
:
ecco
,
quel
vecchio
cameriere
,
per
esempio
...
Pippo
,
sì
;
lo
stesso
di
sei
anni
fa
.
-
Che
camera
?
Avevano
assegnato
loro
la
camera
n
.
12
,
al
primo
piano
:
bella
camera
,
ampia
,
con
alcova
,
ben
messa
.
Ma
Lina
disse
al
vecchio
cameriere
:
-
Pippo
,
e
la
camera
al
n
.
19
,
al
secondo
piano
?
Vorreste
vedere
se
fosse
libera
?
-
Subito
,
-
rispose
il
cameriere
inchinandosi
.
-
Molto
più
comoda
,
-
spiegò
Lina
al
marito
.
-
Ci
dev
'
essere
un
piccolo
vano
accanto
all
'
alcova
...
E
poi
,
più
aria
e
meno
frastuono
.
Staremmo
molto
meglio
...
Ricordava
che
anche
alla
buon
'
anima
era
capitato
lo
stesso
caso
:
gli
avevano
assegnato
una
camera
al
primo
piano
,
e
lui
se
l
'
era
fatta
cambiare
.
Il
cameriere
,
poco
dopo
,
venne
a
dire
che
il
n
.
19
era
libero
e
a
loro
disposizione
,
se
lo
preferivano
.
-
Ma
sì
!
ma
sì
!
-
s
'
affrettò
a
dir
Lina
,
lietissima
,
battendo
le
mani
.
E
,
appena
entrata
,
ebbe
la
gioja
di
riveder
quella
camera
tal
quale
,
con
la
stessa
tappezzeria
,
gli
stessi
mobili
nella
stessa
posizione
...
Bartolino
restava
estraneo
a
quella
gioja
.
-
Non
ti
piace
?
-
gli
domandò
Lina
,
spuntandosi
il
cappellino
innanzi
al
noto
specchio
sul
cassettone
.
-
Sì
...
va
bene
...
-
rispose
egli
.
-
Oh
,
guarda
!
Me
n
'
accorgo
dallo
specchio
...
Quel
quadretto
lì
non
c
'
era
,
allora
...
C
'
era
un
piatto
giapponese
...
Si
sarà
rotto
.
Ma
di
'
,
non
ti
piace
?
No
no
no
no
no
!
Niente
baci
,
per
ora
...
col
muso
sporco
...
Tu
ti
laverai
qua
;
io
andrò
di
là
nel
mio
bugigattolino
...
Addio
!
E
scappò
via
,
felice
,
esultante
.
Bartolino
Fiorenzo
si
guardò
attorno
,
un
po
'
mortificato
;
poi
s
'
appressò
all
'
alcova
,
ne
sollevò
il
cortinaggio
e
vide
il
letto
.
Doveva
esser
lo
stesso
in
cui
la
moglie
per
la
prima
volta
aveva
dormito
con
l
'
ingegner
Taddei
.
E
da
lontano
,
da
un
ritratto
appeso
alla
parete
del
salotto
nella
casa
della
moglie
,
Bartolino
si
vide
salutare
.
Per
tutto
il
tempo
che
durò
il
viaggio
di
nozze
,
non
solamente
poi
si
coricò
in
quello
stesso
letto
,
ma
desinò
e
cenò
anche
negli
stessi
ristoranti
,
dove
la
buon
'
anima
aveva
condotto
a
desinare
la
moglie
;
andò
in
giro
per
Roma
,
seguendo
come
un
cagnolino
i
passi
della
buon
'
anima
che
guidava
nel
ricordo
la
moglie
;
visitò
le
antichità
e
i
musei
e
le
gallerie
e
le
chiese
e
i
giardini
,
vedendo
e
osservando
tutto
ciò
che
la
buon
'
anima
aveva
fatto
vedere
e
osservare
alla
moglie
.
Era
timido
,
e
non
osava
dimostrare
in
quei
primi
giorni
l
'
avvilimento
,
la
mortificazione
,
che
cominciava
a
provare
nel
dover
seguire
così
,
in
tutto
e
per
tutto
,
l
'
esperienza
,
il
consiglio
,
i
gusti
,
le
inclinazioni
di
quel
primo
marito
.
Ma
la
moglie
non
lo
faceva
per
male
.
Non
se
n
'
accorgeva
,
né
poteva
accorgersene
.
A
diciott
'
anni
,
priva
d
'
ogni
discernimento
,
d
'
ogni
nozione
della
vita
,
era
stata
presa
tutta
da
quell
'
uomo
,
e
istruita
e
formata
e
fatta
donna
da
lui
;
era
insomma
una
creatura
di
Cosimo
Taddei
,
doveva
tutto
,
tutto
a
lui
,
e
non
pensava
e
non
sentiva
e
non
parlava
e
non
si
moveva
se
non
a
modo
di
lui
.
E
come
mai
,
dunque
,
aveva
ripreso
marito
?
Ma
perché
Cosimo
Taddei
le
aveva
insegnato
che
alle
sciagure
le
lagrime
non
son
rimedio
.
La
vita
a
chi
resta
,
la
morte
a
chi
tocca
.
Se
fosse
morta
lei
,
egli
avrebbe
certamente
ripreso
moglie
;
e
dunque
...
Dunque
ora
Bartolino
doveva
fare
a
modo
di
lei
,
cioè
a
modo
di
Cosimo
Taddei
,
ch
'
era
il
loro
maestro
e
la
loro
guida
:
non
pensare
a
nulla
,
non
affliggersi
di
nulla
,
ridere
e
divertirsi
,
poiché
n
'
era
tempo
.
Ella
non
lo
faceva
per
male
.
Sì
,
ma
almeno
,
ecco
...
un
bacio
,
una
carezza
,
qualcosa
infine
che
non
fosse
propriamente
a
modo
di
quell
'
altro
...
Niente
,
niente
,
niente
di
particolare
doveva
egli
far
sentire
a
quella
donna
?
Niente
di
suo
che
la
sottraesse
anche
per
poco
al
dominio
di
quel
morto
?
Bartolino
Fiorenzo
cercava
,
cercava
...
Ma
la
timidezza
gl
'
impediva
d
'
escogitar
carezze
nuove
.
Cioè
,
ne
escogitava
,
tra
sé
e
sé
,
anche
di
arditissime
,
ma
poi
,
bastava
che
la
moglie
nel
vederlo
diventar
rosso
rosso
gli
domandasse
:
-
Che
hai
?
Addio
,
gli
sbollivano
tutte
!
Faceva
un
viso
da
scemo
e
le
rispondeva
:
-
Che
ho
?
Di
ritorno
dal
viaggio
di
nozze
,
furono
turbati
da
una
triste
notizia
inattesa
:
il
Motta
,
l
'
autore
del
loro
matrimonio
,
era
morto
improvvisamente
.
Lina
Fiorenzo
,
che
alla
morte
del
Taddei
s
'
era
trovata
accanto
Ortensia
e
n
'
aveva
avuto
conforto
e
cure
da
sorella
,
corse
subito
da
lei
,
per
curarla
a
sua
volta
.
Non
credeva
che
questo
compito
pietoso
dovesse
riuscirle
difficile
:
Ortensia
,
via
,
non
doveva
essere
in
fondo
troppo
afflitta
di
quella
sciagura
;
buon
uomo
,
sì
,
il
povero
Motta
,
ma
seccantissimo
e
molto
più
vecchio
di
lei
.
Rimase
però
costernata
nel
ritrovare
l
'
amica
,
dopo
dieci
giorni
dalla
disgrazia
,
addirittura
inconsolabile
.
Suppose
che
il
marito
la
avesse
lasciata
in
tristi
condizioni
finanziarie
.
E
arrischiò
con
garbo
una
domanda
.
-
No
no
!
-
s
'
affrettò
a
risponderle
Ortensia
,
tra
le
lagrime
.
-
Ma
...
capirai
...
Che
cosa
?
Tutta
quella
pena
,
sul
serio
?
Non
la
capiva
,
Lina
Fiorenzo
.
E
volle
confessarlo
al
marito
.
-
Eh
!
-
fece
Bartolino
,
stringendosi
nelle
spalle
,
rosso
come
un
gambero
di
fronte
a
quella
specie
d
'
incoscienza
della
moglie
pur
tanto
sapiente
.
In
fin
de
'
conti
...
dico
...
le
è
morto
il
marito
...
-
Eh
via
,
adesso
!
marito
...
-
esclamò
Lina
.
-
Le
poteva
esser
padre
,
a
momenti
!
-
E
ti
par
poco
?
-
Ma
non
era
neanche
padre
,
poi
!
Lina
aveva
ragione
.
Ortensia
piangeva
troppo
.
Nei
tre
mesi
del
fidanzamento
di
Bartolino
,
la
Motta
aveva
notato
che
il
povero
giovine
era
rimasto
molto
turbato
della
facilità
con
cui
la
promessa
sposa
parlava
innanzi
a
lui
del
primo
marito
;
turbato
,
perché
non
riusciva
a
metter
d
'
accordo
la
memoria
viva
,
continua
,
persistente
,
ch
'
ella
serbava
di
colui
,
col
fatto
che
ora
stesse
per
riprender
marito
.
Ne
aveva
discusso
in
casa
con
lo
zio
,
e
questi
aveva
cercato
di
rassicurarlo
,
dicendogli
che
era
anzi
una
prova
di
franchezza
-
quella
-
da
parte
della
sposa
,
di
cui
non
avrebbe
dovuto
offendersi
,
perché
appunto
dal
fatto
che
ella
riprendeva
marito
doveva
venirgli
la
certezza
che
la
memoria
di
quell
'
uomo
non
aveva
più
radici
nel
cuore
di
lei
,
bensì
nella
mente
soltanto
,
sicché
dunque
ella
poteva
parlarne
senza
scrupoli
,
anche
dinanzi
a
lei
.
Bartolino
non
s
'
era
affatto
raffidato
,
dopo
questo
ragionamento
.
Ortensia
lo
sapeva
bene
.
Ora
poi
ella
aveva
motivo
di
credere
che
il
turbamento
del
giovine
,
per
quella
così
detta
franchezza
della
moglie
,
dopo
il
viaggio
di
nozze
,
doveva
essere
di
molto
cresciuto
.
Nel
ricevere
la
visita
di
condoglianza
dei
due
sposi
,
ella
aveva
voluto
perciò
mostrarsi
,
non
tanto
a
Lina
quanto
a
Bartolino
,
inconsolabile
.
E
Bartolino
Fiorenzo
rimase
così
simpaticamente
impressionato
di
quel
dolore
della
vedova
,
che
per
la
prima
volta
osò
contraddire
alla
moglie
che
quel
dolore
non
voleva
credere
.
E
le
disse
col
volto
in
fiamme
:
-
Ma
anche
tu
,
scusa
,
non
hai
forse
pianto
quando
t
'
è
morto
....
-
Che
c
'
entra
!
-
lo
interruppe
Lina
.
-
Prima
di
tutto
la
buon
'
anima
era
...
-
Ancor
giovane
,
sì
-
disse
avanti
Bartolino
,
per
non
farlo
dire
a
lei
.
-
E
poi
,
io
,
-
riprese
ella
,
-
ho
pianto
,
ho
pianto
,
ho
pianto
,
è
vero
...
-
Non
molto
?
-
arrischiò
Bartolino
.
-
Molto
,
molto
...
ma
,
in
fine
,
mi
son
fatta
una
ragione
,
ecco
!
Credi
pure
,
Bartolino
;
tutto
quel
pianto
di
Ortensia
è
troppo
.
Bartolino
non
ci
volle
credere
;
Bartolino
sentì
anzi
più
aspra
entro
di
sé
,
dopo
questo
discorso
,
la
stizza
,
ma
non
tanto
contro
la
moglie
,
quanto
contro
il
defunto
Taddei
,
perché
comprendeva
bene
ormai
che
quel
modo
di
ragionare
,
quel
modo
di
sentire
non
eran
proprii
di
lei
,
della
moglie
,
ma
frutto
della
scuola
di
quell
'
uomo
,
che
doveva
essere
stato
un
gran
cinico
.
Non
si
vedeva
forse
Bartolino
,
ogni
giorno
,
entrando
nel
salotto
,
sorridere
e
salutare
da
colui
?
Ah
,
quel
ritratto
lì
,
non
poteva
più
soffrirlo
!
Era
una
persecuzione
!
Lo
aveva
sempre
davanti
a
gli
occhi
.
Entrava
nello
studio
?
Ed
ecco
:
l
'
immagine
del
Taddei
gli
rideva
e
lo
salutava
,
come
per
dirgli
:
«
Passi
!
passi
pure
!
Qui
era
anche
il
mio
studio
d
'
ingegnere
,
sa
?
Ora
lei
vi
ha
allogato
il
suo
gabinetto
di
chimica
?
Buon
lavoro
!
La
vita
a
chi
resta
,
la
morte
a
chi
tocca
!
»
.
Entrava
nella
camera
da
letto
?
Ed
ecco
,
l
'
immagine
del
Taddei
lo
perseguitava
anche
lì
.
Rideva
e
lo
salutava
:
«
Si
serva
!
si
serva
pure
!
Buona
notte
!
È
contento
di
mia
moglie
?
Ah
,
gliel
'
ho
istruita
bene
...
La
vita
a
chi
resta
,
la
morte
a
chi
tocca
!
»
.
Non
ne
poteva
più
!
Tutta
quella
casa
lì
era
piena
di
quell
'
uomo
,
come
sua
moglie
.
Ed
egli
,
tanto
pacifico
prima
,
ora
si
trovava
in
preda
a
un
continuo
orgasmo
,
che
pur
si
sforzava
di
dissimulare
.
Alla
fine
cominciò
a
fare
stranezze
,
per
scuotere
le
abitudini
della
moglie
.
Se
non
che
,
queste
abitudini
,
Lina
le
aveva
contratte
da
vedova
.
Cosimo
Taddei
,
d
'
indole
vivacissima
,
non
aveva
abitudini
,
non
aveva
voluto
mai
averne
.
Sicché
dunque
Bartolino
,
alle
prime
stranezze
,
si
sentì
rimproverare
dalla
moglie
:
-
Oh
Dio
,
Bartolino
,
come
la
buon
'
anima
?
Ma
non
volle
darsi
per
vinto
.
Sforzò
violentemente
la
propria
natura
per
farne
di
nuove
.
Qualunque
cosa
però
facesse
,
pareva
a
Lina
che
la
avesse
fatta
pure
quell
'
altro
,
che
ne
aveva
fatte
veramente
di
tutti
i
colori
.
Bartolino
si
avvilì
;
tanto
più
che
Lina
mostrava
di
riprender
gusto
a
quelle
scapataggini
.
Seguitando
così
,
a
lei
doveva
certo
sembrare
di
rivivere
proprio
con
la
buon
'
anima
.
E
allora
...
allora
Bartolino
,
per
dare
uno
sfogo
all
'
orgasmo
crescente
di
giorno
in
giorno
,
concepì
un
tristo
disegno
.
Veramente
,
egli
non
intese
tanto
di
tradir
la
moglie
quanto
di
vendicarsi
di
quell
'
uomo
che
gliel
'
aveva
presa
tutta
e
se
la
teneva
ancora
.
Credette
che
quest
'
idea
cattiva
fosse
nata
in
lui
spontaneamente
;
ma
in
verità
bisogna
dire
in
sua
scusa
che
gli
fu
quasi
suggerita
,
insinuata
,
infiltrata
da
colei
che
invano
da
scapolo
aveva
più
volte
tentato
con
le
sue
arti
di
rimuoverlo
dall
'
eccessivo
studio
della
chimica
.
Fu
per
Ortensia
Motta
una
rivincita
.
Ella
si
mostrò
dolentissima
d
'
ingannar
l
'
amica
;
ma
fece
intendere
a
Bartolino
che
lei
,
prima
ancora
che
egli
prendesse
moglie
...
via
!
era
quasi
fatale
!
Questa
fatalità
non
apparve
a
Bartolino
molto
chiara
;
e
però
,
da
buon
figliuolo
,
restò
deluso
,
quasi
frodato
dalla
facilità
con
cui
era
riuscito
nel
suo
intento
.
Rimasto
per
un
tratto
solo
,
là
nella
camera
del
buon
vecchio
Motta
,
si
pentì
della
sua
cattiva
azione
.
A
un
certo
punto
,
gli
occhi
gli
andarono
per
caso
su
qualcosa
che
luccicava
su
lo
scendiletto
,
dalla
parte
d
'
Ortensia
.
Era
un
ciondolo
d
'
oro
,
con
una
catenella
,
che
doveva
esserle
scivolato
dal
collo
.
Lo
raccolse
,
per
restituirglielo
;
ma
,
aspettando
,
con
le
dita
nervose
,
senza
volerlo
,
gli
venne
fatto
d
'
aprirlo
.
Trasecolò
.
Un
ritrattino
piccolo
piccolo
di
Cosimo
Taddei
,
anche
lì
.
Rideva
e
lo
salutava
.
SENZA
MALIZIA
I
.
Quando
Spiro
Tempini
,
con
le
lunghe
punte
dei
baffetti
insegate
come
due
capi
di
spago
lì
pronti
per
passar
nel
foro
praticato
da
una
lesina
,
facendo
a
leva
di
continuo
con
le
dita
sui
polsini
inamidati
per
tirarseli
fuor
delle
maniche
della
giacca
;
timido
e
smilzo
,
miope
e
compito
,
chiese
debitamente
alla
maggiore
delle
quattro
sorelle
Margheri
la
mano
di
Iduccia
,
la
minore
,
e
se
ne
andò
con
quelle
piote
ben
calzate
ma
fuori
di
squadra
e
indolenzite
,
inchinandosi
più
e
più
volte
di
seguito
;
tanto
Serafina
,
quanto
Carlotta
,
quanto
Zoe
,
quanto
Iduccia
stessa
rimasero
per
un
pezzo
quasi
intronate
.
Ormai
non
s
'
aspettavano
più
che
a
qualcuno
potesse
venire
in
mente
di
chieder
la
mano
d
'
una
di
loro
.
Dopo
essersi
rassegnate
a
tante
gravi
sciagure
,
alla
rovina
improvvisa
e
alla
conseguente
morte
per
crepacuore
del
padre
,
poi
a
quella
della
madre
,
e
quindi
a
dover
trarre
profitto
dei
buoni
studii
compiuti
per
arricchire
squisitamente
la
loro
educazione
signorile
,
s
'
erano
anche
rassegnate
a
rimaner
zitelle
.
Veramente
,
certe
loro
amiche
carissime
non
volevano
credere
a
quest
'
ultima
rassegnazione
,
perché
pareva
loro
che
le
Margheri
,
da
un
pezzo
,
si
fossero
come
impuntate
:
Serafina
a
trent
'
anni
;
Carlotta
,
a
ventinove
;
Zoe
a
ventisette
;
Ida
a
venticinque
.
Il
tempo
passava
,
cominciava
a
urtarle
un
po
'
sgarbatamente
alle
spalle
;
invano
.
Lì
,
ferme
ostinatamente
su
la
triste
soglia
di
quegli
anni
oltrepassati
,
che
stavano
ad
aspettare
?
Eh
via
,
qualcuno
che
le
inducesse
finalmente
a
muoversene
,
ad
andare
innanzi
non
più
sole
.
Quando
queste
care
amiche
sentivano
dalle
tre
sorelle
maggiori
chiamar
per
nome
l
'
ultima
,
si
confessavano
che
faceva
loro
l
'
effetto
che
la
chiamassero
da
lontano
,
da
molto
lontano
,
Iduccia
.
Perché
,
a
conti
fatti
,
Ida
,
via
!
doveva
aver
per
lo
meno
ventotto
anni
.
Intanto
,
ajutate
da
amici
autorevoli
,
rimasti
fedeli
dopo
la
rovina
,
le
Margheri
erano
riuscite
col
lavoro
,
cioè
impartendo
lezioni
particolari
di
lingue
straniere
(
inglese
e
francese
)
,
di
pittura
ad
acquerello
,
d
'
arpa
e
di
miniatura
,
a
tener
su
intatta
la
casa
,
che
attestava
con
l
'
eleganza
sobria
e
semplice
della
mobilia
e
della
tappezzeria
l
'
agiatezza
in
cui
eran
nate
e
di
cui
avevano
goduto
;
e
andavano
ancora
a
concerti
e
a
radunanze
,
accolte
dovunque
con
molta
deferenza
e
con
simpatia
per
il
coraggio
di
cui
davano
prova
,
per
il
garbo
disinvolto
con
cui
portavano
gli
abiti
non
più
sopraffini
,
per
le
maniere
gentili
e
dolcissime
e
anche
per
le
fattezze
graziose
e
tuttora
piacevoli
.
Erano
magroline
(
forse
un
po
'
troppo
;
spighite
,
dicevano
i
maligni
)
e
di
alta
statura
tutt
'
e
quattro
;
Ida
e
Serafina
,
bionde
;
Carlotta
e
Zoe
,
brune
.
Certamente
era
una
bella
soddisfazione
per
loro
poter
bastare
a
se
stesse
col
proprio
lavoro
.
Avrebbero
potuto
morir
di
fame
,
e
non
morivano
.
Si
procuravano
da
mangiare
,
da
vestir
discretamente
,
da
pagar
la
pigione
.
E
quelle
care
amiche
che
avevano
marito
e
le
altre
che
avevano
il
fidanzato
o
facevano
all
'
amore
si
congratulavano
tanto
con
esse
di
questo
bel
fatto
;
e
quelle
promettevano
che
avrebbero
mandato
presto
la
piccola
Tittì
o
il
piccolo
Cocò
a
studiar
l
'
arpa
o
la
pittura
ad
acquerello
;
e
le
altre
per
miracolo
,
nelle
effusioni
d
'
affetto
e
d
'
ammirazione
,
non
promettevano
che
si
sarebbero
affrettate
a
mettere
al
mondo
un
figliuolo
,
una
figliuola
,
per
avere
anch
'
esse
il
piacere
d
'
ajutare
le
coraggiose
amiche
a
provvedersi
da
vestir
discretamente
,
da
pagar
la
pigione
e
non
morire
di
fame
.
Ma
ecco
intanto
questo
signor
Tempini
,
piovuto
dal
cielo
.
Ci
volle
un
bel
po
'
,
prima
che
le
quattro
sorelle
rinvenissero
dallo
stupore
.
Conoscevano
il
Tempini
soltanto
da
pochi
mesi
;
lo
avevano
veduto
,
sì
e
no
,
una
dozzina
di
volte
nei
salotti
ch
'
esse
frequentavano
;
né
pareva
loro
ch
'
egli
avesse
mai
manifestato
in
alcun
modo
-
timido
com
'
era
,
e
impensierito
sempre
di
quei
piedi
troppo
grossi
,
ben
calzati
e
indolenziti
-
d
'
aver
qualche
mira
su
esse
.
Quasi
quasi
,
dopo
tanta
vana
e
smaniosa
attesa
,
quella
richiesta
così
improvvisa
e
insperata
le
contrariava
;
le
insospettiva
.
Che
considerazioni
aveva
potuto
far
costui
nel
venirsi
a
cacciare
,
così
a
cuor
leggero
,
con
quell
'
aria
smarrita
,
tra
quattro
ragazze
sole
,
senza
dote
,
senza
stato
se
non
precario
,
o
almeno
molto
incerto
,
unite
fra
loro
,
legate
inseparabilmente
dall
'
ajuto
che
eran
costrette
a
prestarsi
a
vicenda
?
Che
s
'
era
immaginato
?
Come
s
'
era
indotto
?
Che
aveva
fatto
Iduccia
per
indurlo
?
-
Ma
niente
!
vi
giuro
:
nientissimo
!
-
badava
a
protestare
Iduccia
infocata
in
volto
.
Le
sorelle
dapprima
si
mostrarono
incredule
;
tanto
che
Iduccia
si
stizzì
e
dichiarò
finanche
che
non
voleva
saperne
,
perché
le
era
antipatico
,
ecco
,
antipaticissimo
quel
...
come
si
chiamava
?
Tempini
.
Eh
via
!
eh
via
!
Antipatico
?
Perché
?
Ma
no
!
-
Giovane
serio
,
-
disse
Serafina
;
-
giovane
colto
,
-
disse
Carlotta
;
-
laureato
in
legge
,
-
disse
Zoe
;
e
Serafina
aggiunse
:
-
Segretario
al
Ministero
di
Grazia
e
Giustizia
;
-
e
Carlotta
:
-
Libero
docente
di
...
di
...
non
ricordo
bene
di
che
cosa
,
all
'
Università
di
Roma
.
E
lo
conoscevano
appena
le
sorelle
Margheri
!
Zoe
finanche
si
ricordò
che
il
Tempini
aveva
tenuto
una
volta
una
conferenza
al
Circolo
Giuridico
:
sì
,
una
conferenza
con
projezioni
,
in
cui
si
mostravano
le
impronte
digitali
dei
delinquenti
-
ricordava
benissimo
-
anzi
la
conferenza
era
intitolata
:
Segnalamenti
dactiloscopici
col
rilievo
delle
impronte
digitali
.
Del
resto
,
Serafina
e
Carlotta
avrebbero
domandato
maggiori
ragguagli
,
si
sarebbero
consigliate
con
gli
amici
autorevoli
,
non
perché
dubitassero
minimamente
del
Tempini
,
ma
per
far
le
cose
proprio
a
modo
.
II
.
Tre
giorni
dopo
,
Spiro
Tempini
fu
accolto
in
casa
,
e
quindi
presentato
nelle
radunanze
quale
promesso
sposo
di
Iduccia
.
Di
Iduccia
soltanto
?
Pareva
veramente
il
promesso
sposo
di
tutt
'
e
quattro
le
Margheri
;
anzi
,
più
che
di
Iduccia
,
delle
altre
tre
;
perché
Iduccia
,
vedendo
così
naturalmente
partecipi
le
sorelle
della
soddisfazione
,
della
gioja
che
avrebbero
dovuto
esser
sue
principalmente
,
s
'
irrigidiva
in
un
contegno
piuttosto
riserbato
,
e
faceva
peggio
;
ché
quelle
,
supponendo
ch
'
ella
non
riuscisse
ancora
a
vincere
la
prima
,
ingiusta
antipatia
per
il
Tempini
,
ritenevano
che
fosse
loro
dovere
compensarlo
di
quella
freddezza
,
opprimendolo
di
cure
,
d
'
amorevolezze
,
così
che
egli
non
se
n
'
accorgesse
.
-
Spiro
,
il
fazzoletto
da
collo
!
Avvolgiti
bene
,
mi
raccomando
.
Hai
la
voce
un
po
'
rauca
.
-
Spiro
,
hai
le
mani
troppo
calde
.
Perché
?
Poi
ciascuna
gli
aveva
chiesto
un
piccolo
sacrifizio
.
Zoe
:
-
Per
carità
,
Spiro
,
non
t
'
insegare
più
codesti
baffetti
.
Carlotta
:
-
Se
fossi
in
te
,
Spiro
,
me
li
lascerei
un
po
'
più
lunghetti
i
capelli
.
Non
ti
pare
,
Iduccia
,
che
pettinati
così
a
spazzola
gli
stieno
male
?
Meglio
con
la
scriminatura
da
un
lato
.
Alla
Guglielmo
.
E
Serafina
:
-
Iduccia
dovrebbe
farti
smettere
codesti
occhiali
a
staffa
.
Da
notajo
,
Dio
mio
,
o
da
professore
tedesco
!
Meglio
le
lenti
,
Spiro
!
Un
pajo
di
lenti
,
e
senza
laccio
,
mi
raccomando
!
A
pincenez
.
Alle
piote
,
nessun
accenno
.
Erano
irrimediabili
.
In
men
d
'
un
mese
Spiro
Tempini
diventò
un
altro
.
I
maligni
però
lo
commiseravano
a
torto
,
perché
egli
,
cresciuto
sempre
solo
,
senza
famiglia
,
senza
cure
,
era
felicissimo
tra
quelle
quattro
sorelle
tanto
buone
e
intelligenti
e
animose
,
che
lo
vezzeggiavano
e
gli
stavano
sempre
attorno
a
domandargli
ora
una
notizia
,
ora
un
consiglio
,
ora
un
servizietto
.
-
Spiro
,
chi
è
Bacone
?
-
Per
piacere
,
Spiro
,
abbottonami
questo
guanto
.
-
Auff
,
che
caldo
!
Ti
seccherebbe
,
Spiro
,
di
portarmi
questa
mantellina
?
-
Oh
di
'
,
Spiro
,
sapresti
regolarmi
quest
'
orologino
?
Va
sempre
indietro
...
Iduccia
,
zitta
.
Sospettare
delle
sorelle
,
questo
no
,
neanche
per
ombra
;
ma
certo
cominciava
a
essere
un
po
'
stufa
di
tutto
quello
sfoggio
di
civetteria
senza
malizia
.
Avrebbero
dovuto
comprenderlo
le
sorelle
,
che
diamine
!
avvedersi
che
il
Tempini
,
essendo
per
natura
così
timido
e
servizievole
,
e
standogli
esse
così
d
'
attorno
senza
requie
,
tre
pittime
,
la
trascurava
per
badare
a
loro
.
Non
gli
lasciavano
più
né
tempo
né
modo
non
che
d
'
accostarsi
a
lei
,
ma
neanche
di
respirare
.
Spiro
di
qua
,
Spiro
di
là
...
Avrebbe
dovuto
aver
quattro
braccia
quel
poveretto
per
offrirne
uno
a
ciascuna
e
altrettante
mani
per
pigliarsele
tutte
e
quattro
.
Le
seccava
poi
maggiormente
che
esse
,
con
le
loro
manierine
,
quasi
quasi
lo
costringevano
ogni
volta
a
portar
quattro
regali
invece
di
uno
.
Ma
sì
!
Gli
facevano
tanta
festa
,
ogni
volta
,
che
egli
,
per
paura
che
rimanessero
poi
deluse
,
si
guardava
bene
dal
recarne
qualcuno
particolare
a
lei
ch
'
era
la
fidanzata
.
Non
parlava
,
Iduccia
,
ma
certe
bili
ci
pigliava
a
quello
spettacolo
di
vezzi
e
di
premure
!
Così
,
santo
Dio
,
egli
avrebbe
potuto
chiedere
senz
'
altro
la
mano
di
Zoe
,
o
di
Carlotta
,
o
anche
di
Serafina
...
Perché
aveva
chiesto
la
sua
?
Iduccia
aspettava
dunque
con
molta
impazienza
,
quantunque
senza
il
minimo
entusiasmo
,
il
giorno
delle
nozze
,
sperando
bene
che
,
in
tal
giorno
almeno
,
una
certa
distinzione
egli
finalmente
avrebbe
dovuto
farla
.
III
.
Avvenne
un
contrattempo
spiacevolissimo
.
Per
fare
il
viaggio
di
nozze
,
Spiro
Tempini
aveva
sollecitato
al
Ministero
di
Grazia
e
Giustizia
un
lavoro
straordinario
.
Non
ostante
l
'
amore
e
il
gran
da
fare
che
gli
davano
le
tre
future
cognatine
,
lo
aveva
condotto
a
termine
con
quella
minuziosa
diligenza
,
con
quello
zelo
scrupoloso
che
soleva
mettere
in
tutti
i
lavori
d
'
ufficio
e
negli
studii
pregiatissimi
di
scienza
positiva
.
Contava
che
questo
lavoro
gli
fosse
retribuito
pochi
giorni
prima
di
quello
fissato
per
le
nozze
;
ma
,
all
'
ultimo
momento
,
quando
già
tutto
era
disposto
per
la
celebrazione
del
matrimonio
,
stampate
le
partecipazioni
,
spiccati
gli
inviti
,
il
decreto
ministeriale
era
stato
respinto
dalla
Corte
dei
Conti
per
vizio
di
forma
.
Spiro
Tempini
parve
lì
lì
per
cader
fulminato
da
una
congestione
cerebrale
.
Lui
,
di
solito
così
timido
,
così
ossequente
,
così
misurato
nelle
espressioni
,
si
lasciò
scappare
parole
di
fuoco
contro
la
burocrazia
,
contro
l
'
amministrazione
dello
Stato
,
anche
contro
il
Ministro
,
contro
tutto
il
Governo
,
che
gli
mandava
a
monte
il
viaggio
di
nozze
.
Non
per
il
viaggio
di
nozze
in
se
stesso
;
ma
perché
si
vedeva
costretto
a
venir
meno
a
un
riguardo
di
delicatezza
,
verso
le
tre
cognatine
nubili
.
S
'
era
stabilito
(
anzi
non
s
'
era
messo
neanche
in
discussione
)
ch
'
egli
avrebbe
fatto
casa
comune
con
esse
;
sì
,
ma
santo
Dio
,
almeno
la
prima
notte
non
avrebbe
voluto
rimanere
lì
,
sotto
lo
stesso
tetto
.
S
'
immaginava
l
'
imbarazzo
,
per
non
dir
altro
,
di
quelle
tre
povere
ragazze
,
quando
,
andati
via
tutti
gl
'
invitati
,
finita
la
festa
,
lui
e
Iduccia
...
Ah
!
Ci
sudava
freddo
.
Sarebbe
stato
un
momento
terribile
,
uno
strappo
a
tutte
le
convenienze
,
un
angoscioso
tormento
di
tutta
la
notte
...
Come
la
avrebbero
passata
quelle
tre
povere
anime
,
con
la
sorellina
divisa
da
loro
per
la
prima
volta
,
di
là
,
in
un
'
altra
camera
con
lui
?
Invano
Spiro
Tempini
,
per
rimediarvi
,
pregò
,
scongiurò
Iduccia
,
che
si
contentasse
d
'
un
viaggetto
di
pochi
giorni
,
pur
che
fosse
,
d
'
una
giterella
a
Frascati
o
ad
Albano
.
Iduccia
-
forse
perché
non
capiva
ed
egli
non
osò
di
farla
anzi
tempo
capace
-
Iduccia
non
volle
saperne
.
Le
parve
un
ripiego
meschino
e
umiliante
.
Là
,
là
,
meglio
rimanere
a
casa
.
Il
Tempini
diede
un
'
ingollatina
e
arrischiò
:
-
Dicevo
per
...
per
le
tue
sorelle
,
ecco
...
Ma
la
sposina
,
che
si
teneva
già
da
un
bel
pezzo
,
gli
piantò
tanto
d
'
occhi
in
faccia
e
gli
domandò
:
-
Perché
?
Che
c
'
entrano
le
mie
sorelle
?
Ancora
?
E
chi
sa
che
altro
avrebbe
aggiunto
Iduccia
,
nella
stizza
,
se
non
fosse
stata
una
ragazza
per
bene
,
che
doveva
figurare
di
non
capir
nulla
fino
all
'
ultimo
momento
.
Fu
però
una
bella
festa
;
non
molto
vivace
,
perché
si
sa
,
l
'
idea
delle
nozze
richiama
alla
mente
di
chi
abbia
un
po
'
di
senno
e
di
coscienza
non
lievi
doveri
e
responsabilità
;
ma
degna
tuttavia
e
decorosa
,
soprattutto
per
la
qualità
degli
invitati
.
Spiro
Tempini
,
che
teneva
più
alla
libera
docenza
che
al
posto
di
segretario
al
Ministero
di
Grazia
e
Giustizia
,
perché
credeva
di
contare
in
fine
qualche
cosa
fuori
dell
'
ufficio
,
invitò
pochi
colleghi
e
molti
professori
d
'
Università
,
i
quali
ebbero
la
degnazione
di
parlare
animatamente
di
studii
antropologici
e
psicofisiologici
e
di
sociologia
e
d
'
etnografia
e
di
statistica
.
Poi
il
«
momento
terribile
»
venne
,
e
fu
,
pur
troppo
,
quale
il
Tempini
lo
aveva
preveduto
.
Quantunque
volessero
sembrar
disinvolte
,
le
tre
sorelle
e
anche
Iduccia
stessa
vibravano
dalla
commozione
.
Avevano
trattato
finora
con
la
massima
confidenza
il
Tempini
;
ma
quella
sera
,
che
impaccio
!
che
senso
,
nel
vederlo
rimanere
in
casa
,
con
loro
;
lui
solo
,
uomo
;
già
nel
pieno
diritto
d
'
entrare
in
una
intimità
che
,
per
quanto
timida
in
quei
primi
istanti
e
imbarazzata
,
avventava
.
Profondamente
turbate
,
con
gli
occhi
lampeggianti
,
le
tre
sorelle
guardavano
la
sposa
e
le
leggevano
negli
occhi
la
stessa
ambascia
che
strizzava
le
loro
animucce
non
al
tutto
ignare
,
certo
,
ma
perciò
anzi
più
trepidanti
.
Iduccia
si
staccava
da
loro
;
cominciava
da
quella
sera
ad
appartenere
più
a
quell
'
estraneo
che
ad
esse
.
Era
una
violenza
che
tanto
più
le
turbava
,
quanto
più
delicate
eran
le
maniere
con
cui
si
manifestava
finora
.
E
poi
?
Poi
Iduccia
,
lei
sola
,
tra
breve
,
avrebbe
saputo
...
Le
s
'
accostarono
,
sorridendo
nervosamente
,
per
baciarla
.
Subito
il
sorriso
si
cangiò
in
pianto
.
Due
,
Serafina
e
Carlotta
,
scapparono
via
nella
loro
camera
senza
neanche
volgersi
a
guardare
il
cognato
;
Zoe
fu
più
coraggiosa
:
gli
mostrò
gli
occhi
rossi
di
pianto
e
,
alzando
il
pugno
in
cui
teneva
il
fazzoletto
,
gli
disse
tra
due
singhiozzi
:
-
Cattivo
!
IV
.
Ma
era
destino
che
Iduccia
non
dovesse
godere
della
distinzione
che
il
Tempini
,
finalmente
,
aveva
dovuto
fare
tra
lei
e
le
sorelle
.
La
pagò
,
e
come
!
questa
distinzione
,
la
povera
Iduccia
.
Può
dirsi
che
cominciò
a
morire
fin
dalla
mattina
dopo
.
Il
Tempini
volle
dare
a
intendere
tanto
a
lei
quanto
alle
sorelle
,
che
non
era
propriamente
una
malattia
.
-
Disturbi
,
-
diceva
alle
cognatine
,
afflitto
ma
non
impensierito
.
Alla
moglie
diceva
:
-
Eh
,
troppo
presto
,
Iduccia
mia
!
troppo
presto
!
Basta
.
Pazienza
.
Ma
Iduccia
soffriva
tanto
!
Troppo
soffriva
.
Non
aveva
un
momento
solo
di
requie
.
Nausee
,
capogiri
,
e
una
prostrazione
così
grave
di
tutte
le
membra
che
,
dopo
il
terzo
mese
,
non
poté
più
reggersi
in
piedi
.
Abbandonata
su
una
poltrona
,
con
gli
occhi
chiusi
,
senza
più
forza
neanche
di
sollevare
un
dito
,
udiva
intanto
di
là
,
nella
saletta
da
pranzo
,
conversare
lietamente
le
tre
sorelle
col
marito
,
e
si
struggeva
dall
'
invidia
.
Ah
che
invidia
rabbiosa
le
sorgeva
man
mano
per
quelle
tre
ragazze
,
che
le
pareva
ostentassero
innanzi
a
lei
,
così
sconfitta
,
con
tutti
i
loro
movimenti
,
le
corse
pazze
per
le
stanze
,
quasi
una
loro
vittoria
:
quella
d
'
esser
rimaste
ancora
agili
e
salde
nella
loro
verginità
.
Era
tanto
il
dispetto
,
che
quasi
quasi
credeva
il
suo
male
provenisse
principalmente
dal
fastidio
ch
'
esse
le
cagionavano
con
la
loro
vista
e
le
loro
parole
.
Ecco
,
ridevano
,
sonavano
l
'
arpa
,
si
paravano
,
come
se
nulla
fosse
,
senza
alcun
pensiero
per
lei
che
stava
tanto
male
.
Ma
non
era
giusto
?
non
era
naturale
?
Lei
aveva
marito
:
esse
non
l
'
avevano
;
bisognava
dunque
ch
'
ella
ne
piangesse
pure
le
conseguenze
.
Spiro
,
del
resto
,
le
tranquillava
;
diceva
loro
che
non
c
'
era
da
darsene
pensiero
.
La
lieve
afflizione
che
potevano
sentire
per
il
malessere
di
lei
era
poi
bilanciata
dalla
gioia
d
'
aver
presto
un
nipotino
,
una
nipotina
.
Ed
era
tale
questa
gioja
,
ch
'
esse
stimavano
finanche
ingiusti
,
talvolta
,
i
lamenti
e
i
sospiri
di
lei
.
Ah
,
in
certi
giorni
,
l
'
invidia
di
Iduccia
,
nel
veder
le
tre
sorelle
come
prima
,
più
di
prima
attorno
al
marito
,
tre
pecette
addirittura
,
s
'
inveleniva
,
fino
a
diventar
vera
e
propria
gelosia
.
Poi
si
calmava
,
si
pentiva
dei
cattivi
pensieri
;
diceva
a
se
stessa
ch
'
era
giusto
infine
che
,
non
potendo
lei
,
badassero
almeno
loro
a
Spiro
.
E
forse
,
chi
sa
!
ci
avrebbero
badato
sempre
loro
,
tutte
e
tre
vestite
di
nero
.
Perché
lei
sarebbe
morta
.
Sì
,
sì
:
lo
sentiva
.
N
'
era
sicurissima
!
Quell
'
esserino
che
man
mano
le
si
maturava
in
grembo
,
le
succhiava
a
filo
a
filo
la
vita
.
Che
supplizio
lento
e
smanioso
!
Se
la
sentiva
proprio
tirare
,
la
vita
,
a
filo
a
filo
,
dal
cuore
.
Sarebbe
morta
.
Le
tre
sorelle
avrebbero
fatto
loro
da
madre
alla
sua
creaturina
.
Se
femmina
,
l
'
avrebbero
chiamata
Iduccia
,
come
lei
.
Poi
,
passando
gli
anni
,
nessuna
delle
tre
avrebbe
più
pensato
a
lei
,
perché
avrebbero
avuto
un
'
altra
Iduccia
,
loro
.
Ma
il
marito
?
Per
lui
non
poteva
essere
la
stessa
cosa
,
quella
bambina
.
Egli
forse
...
quale
delle
tre
avrebbe
scelto
?
Zoe
?
Carlotta
?
Serafina
?
Che
orrore
!
Ma
perché
ci
pensava
?
Tutte
e
tre
insieme
,
sì
,
avrebbero
potuto
far
da
madre
alla
sua
creaturina
;
ma
se
egli
ne
sceglieva
una
...
Zoe
,
per
esempio
,
ecco
Zoe
,
no
,
non
sarebbe
stata
una
buona
madre
,
perché
avrebbe
avuto
da
attendere
ad
altri
figliuoli
,
ai
suoi
;
e
alla
piccina
orfana
avrebbero
allora
badato
con
più
amore
Carlotta
e
Serafina
,
quelle
cioè
ch
'
egli
non
avrebbe
scelto
.
Ecco
dunque
:
se
lo
faceva
per
il
bene
della
sua
piccina
,
Spiro
non
avrebbe
dovuto
sceglierne
alcuna
.
Non
poteva
forse
rimanere
lì
,
in
casa
,
come
un
fratello
?
Glielo
volle
domandare
Iduccia
,
pochi
giorni
prima
del
parto
,
confessandogli
la
gran
paura
che
aveva
di
morire
e
i
tristi
pensieri
che
l
'
avevano
straziata
durante
tutti
quei
mesi
d
'
agonia
.
Spiro
le
diede
su
la
voce
,
dapprima
;
si
ribellò
;
ma
poi
cedendo
alle
insistenze
di
lei
-
ch
'
eran
puerili
,
via
!
come
quel
timore
-
dovette
giurare
.
-
Sei
contenta
,
ora
?
-
Contenta
...
Tre
giorni
dopo
,
Iduccia
morì
.
V
.
Ma
potevano
mai
pensare
sul
serio
le
tre
sorelle
superstiti
di
prendere
il
posto
della
sorellina
morta
,
che
aveva
lasciato
un
così
gran
vuoto
nel
loro
cuore
e
nella
casa
?
Come
sospettarlo
?
Ma
nessuna
delle
tre
!
Ecco
,
faceva
male
Zoe
,
anzi
,
a
mostrar
troppo
il
compianto
e
la
tenerezza
per
la
povera
piccina
orfana
.
Serafina
e
Carlotta
,
più
riserbate
,
più
chiuse
,
quasi
irrigidite
nel
loro
cordoglio
,
la
richiamavano
:
-
Zoe
!
-
Perché
?
-
domandava
Zoe
,
dopo
aver
cercato
invano
di
leggere
negli
occhi
delle
sorelle
la
ragione
di
quel
richiamo
.
-
Lasciala
stare
,
-
le
diceva
freddamente
Carlotta
.
Serafina
poi
,
a
quattr
'
occhi
,
le
consigliava
di
frenare
un
po
'
,
ecco
,
quelle
troppo
vivaci
effusioni
d
'
affetto
per
la
bambina
.
-
Ma
perché
?
-
tornava
a
domandare
Zoe
,
stordita
.
-
Quella
povera
cosuccia
nostra
!
-
Va
bene
.
Ma
innanzi
a
lui
...
-
A
Spiro
?
-
Sì
.
Frenati
.
Potrebbe
parergli
che
tu
...
-
Che
cosa
?
-
Capirai
...
La
nostra
condizione
,
adesso
;
è
un
po
'
...
un
po
'
difficile
,
ecco
...
Finché
c
'
era
Iduccia
...
Ah
già
!
Zoe
capiva
.
Finché
c
'
era
Iduccia
,
Spiro
era
come
un
fratello
;
ma
ora
che
Iduccia
non
c
'
era
più
...
Esse
erano
tre
ragazze
sole
,
costrette
,
per
via
di
quella
piccina
,
a
convivere
col
cognato
vedovo
,
e
...
e
...
-
Dobbiamo
farlo
per
Iduccia
nostra
!
-
concludeva
Serafina
,
con
un
profondo
sospiro
.
Poco
dopo
,
però
,
Zoe
,
ripensandoci
meglio
,
domandava
a
se
stessa
:
«
Che
cosa
dobbiamo
fare
per
Iduccia
nostra
?
Poche
carezze
alla
piccina
?
E
perché
?
Perché
Spiro
,
vedendo
ch
'
io
gliene
faccio
troppe
,
potrebbe
supporre
...
Oh
Dio
!
Com
'
è
potuta
venire
in
mente
a
Serafina
una
tale
idea
?
Io
?
»
.
Così
tutte
e
tre
,
ora
,
si
vigilavano
a
vicenda
,
quando
Spiro
era
in
casa
e
anche
quando
non
c
'
era
.
E
questa
vigilanza
puntigliosa
e
il
rigido
contegno
scioglievano
a
mano
a
mano
e
facevano
cader
tutti
i
legami
d
'
intimità
che
s
'
eran
prima
annodati
fraternamente
tra
esse
e
il
cognato
.
Questi
notò
presto
la
freddezza
;
ma
suppose
in
principio
che
dipendesse
dal
cordoglio
per
la
recente
sciagura
.
Poi
cominciò
ad
avvertire
negli
sguardi
,
nelle
parole
,
in
tutte
le
maniere
delle
tre
cognatine
un
certo
ritegno
quasi
sospettoso
,
come
una
mutria
impacciata
,
che
distornava
la
confidenza
.
Perché
?
Non
intendevano
più
trattario
da
fratello
?
Il
gelo
cresceva
di
giorno
in
giorno
.
E
anche
Spiro
allora
si
vide
costretto
a
frenarsi
,
a
ritrarsi
.
Un
giorno
gli
cascarono
le
lenti
dal
naso
;
e
invece
di
comperarsene
un
altro
paio
,
inforcò
gli
occhiali
a
staffa
già
smessi
per
far
piacere
a
Serafina
.
La
prima
volta
che
gli
toccò
d
'
andare
dal
barbiere
,
gli
disse
che
voleva
smettere
la
pettinatura
con
la
divisa
da
un
lato
,
adottata
per
consiglio
di
Carlotta
,
e
si
fece
tagliare
i
capelli
a
spazzola
,
come
prima
.
Non
riprese
a
insegarsi
i
baffi
,
per
non
far
supporre
che
,
da
vedovo
,
pensasse
ancora
ad
aver
cura
della
propria
persona
,
quantunque
Zoe
però
gli
avesse
detto
che
i
baffi
insegati
gli
stavano
male
.
Ma
poi
,
notando
che
Serafina
e
Carlotta
,
a
tavola
,
lanciavano
qualche
occhiata
obliqua
a
quei
baffi
e
poi
si
guardavano
tra
loro
,
temendo
ch
'
esse
potessero
sospettare
ch
'
egli
intendesse
usare
qualche
particolarità
a
Zoe
,
tornò
anche
a
insegarsi
i
baffi
come
un
tempo
.
Così
si
ritrasse
dall
'
intimità
anche
con
la
figura
.
Tante
cure
-
pensava
-
tante
amorevolezze
prima
,
e
ora
...
Ma
in
che
aveva
mancato
?
Era
forse
lui
cagione
,
se
Iduccia
era
morta
?
Era
stata
una
sciagura
.
Egli
la
sentiva
come
loro
,
più
di
loro
.
Non
avrebbe
dovuto
anzi
affratellarli
di
più
il
dolore
comune
?
Desideravano
forse
le
sue
cognate
che
si
staccasse
da
loro
e
facesse
casa
da
sé
?
Ma
egli
,
rimanendo
,
aveva
creduto
di
far
loro
piacere
;
le
aiutava
,
e
non
poco
;
provvedeva
lui
quasi
del
tutto
ormai
al
mantenimento
della
casa
.
E
poi
c
'
era
la
bambina
.
La
piccola
Iduccia
.
Non
la
aveva
egli
affidata
alle
loro
cure
?
Ma
ecco
,
notava
intanto
con
grandissimo
dolore
che
anche
la
piccina
era
trattata
con
freddezza
,
se
non
proprio
trascurata
.
Spiro
Tempini
non
sapeva
più
che
pensare
.
Prese
il
partito
di
trattenersi
quanto
più
poteva
fuori
di
casa
,
per
pesare
il
meno
possibile
in
famiglia
.
Da
tanti
segni
gli
parve
di
dovere
argomentare
che
la
sua
presenza
dava
ombra
e
impicciava
.
Ma
il
gelo
crebbe
ancor
più
.
Ora
Serafina
diceva
a
Carlotta
:
-
Vedi
?
Non
sta
più
in
casa
,
il
signore
.
Quel
poco
che
ci
sta
:
guardingo
,
impacciato
.
Chi
sa
che
cova
!
Ah
,
povera
Iduccia
nostra
!
Carlotta
si
stringeva
nelle
spalle
:
-
Che
ci
possiamo
far
noi
?
-
Eh
già
,
-
incalzava
Serafina
.
-
Vorrei
sapere
che
cosa
pretenderebbe
da
noi
,
con
quella
freddezza
.
Dovremmo
forse
buttargli
le
braccia
al
collo
per
trattenerlo
?
Dico
la
verità
,
non
me
lo
sarei
mai
aspettato
!
Carlotta
abbassava
gli
occhi
;
sospirava
:
-
Pareva
tanto
buono
...
Ed
ecco
Zoe
:
-
Parlate
di
Spiro
?
Uomini
,
e
tanto
basta
!
Tutti
gli
stessi
.
Sono
appena
sei
mesi
,
e
già
...
Altro
sospiro
di
Carlotta
.
Sospirava
anche
Serafina
,
e
aggiungeva
:
-
Mi
tormenta
il
pensiero
di
quella
povera
creaturina
.
E
Zoe
:
-
È
chiaro
che
a
lui
non
basta
esser
trattato
come
possiamo
trattarlo
noi
.
E
Carlotta
,
di
nuovo
con
gli
occhi
bassi
:
-
Nella
condizione
nostra
...
-
Pensate
,
intanto
,
pensate
,
-
riprendeva
Serafina
.
-
La
nostra
piccola
Iduccia
in
mano
a
una
estranea
,
a
una
matrigna
!
Le
tre
Sorelle
fremevano
a
questo
pensiero
;
si
sentivano
proprio
fendere
la
schiena
da
certi
brividi
,
che
parevano
rasojate
a
tradimento
.
No
,
no
,
via
!
Un
sacrifizio
era
necessario
per
amore
della
bambina
.
Necessità
!
Dura
necessità
!
Ma
quale
delle
tre
doveva
sacrificarsi
?
Serafina
pensava
:
«
Tocca
a
me
.
Io
sono
la
maggiore
.
Ormai
qui
non
si
tratta
di
fare
all
'
amore
.
Più
che
una
moglie
per
sé
,
egli
deve
scegliere
una
madre
per
la
bambina
.
Io
sono
la
maggiore
;
dunque
,
la
più
adatta
.
Scegliendo
me
,
dimostrerà
che
non
ha
voluto
far
torto
alla
memoria
d
'
Iduccia
.
Siamo
quasi
coetanei
.
Ho
solamente
sei
mesi
più
di
lui
»
.
«
Tocca
a
me
»
pensava
invece
Zoe
.
«
Son
la
minore
;
la
più
vicina
a
Iduccia
,
sant
'
anima
!
Egli
allora
aveva
scelto
l
'
ultima
.
Ora
l
'
ultima
sono
io
.
Tocca
dunque
a
me
.
Senz
'
alcun
dubbio
,
se
s
'
affaccia
anche
a
lui
la
necessità
di
questo
sacrifizio
,
sceglierà
me
.
»
Carlotta
poi
,
dal
canto
suo
,
non
credeva
d
'
esser
meno
indicata
delle
altre
due
.
Pensava
che
Serafina
era
troppo
attempatella
e
che
,
sposando
Zoe
,
Spiro
avrebbe
dimostrato
di
badare
più
a
sé
che
alla
piccina
.
Le
pareva
indubitabile
,
dunque
,
che
avrebbe
scelto
lei
,
piuttosto
,
che
stava
nel
mezzo
,
come
la
virtù
.
Ma
Spiro
?
Che
pensava
Spiro
?
Egli
aveva
giurato
.
È
vero
che
non
sempre
chi
vive
può
serbar
fede
al
giuramento
fatto
a
una
morta
.
La
vita
ha
certe
difficoltà
,
da
cui
chi
muore
si
scioglie
.
E
chi
si
scioglie
non
può
tener
legato
chi
rimane
in
vita
.
Se
non
che
,
quando
per
la
prima
volta
Spiro
Tempini
s
'
era
accostato
improvvisamente
alle
quattro
Margheri
,
la
scelta
aveva
potuto
farla
lui
.
Ora
,
per
stare
in
pace
,
capiva
che
avrebbero
dovuto
invece
scegliere
loro
.
Ma
come
scegliere
,
Dio
mio
,
se
egli
era
uno
ed
esse
erano
tre
?
IL
DOVERE
DEL
MEDICO
I
.
E
sono
miei
,
-
pensava
Adriana
,
udendo
il
cinguettio
de
'
due
bambini
nell
'
altra
stanza
;
e
sorrideva
tra
sé
,
pur
seguitando
a
intrecciare
speditamente
una
maglietta
di
lana
rossa
.
Sorrideva
,
non
sapendo
quasi
credere
a
se
stessa
,
che
quei
bambini
fossero
suoi
,
che
li
avesse
fatti
lei
,
e
che
fossero
passati
tanti
anni
,
già
circa
dieci
,
dal
giorno
in
cui
era
andata
sposa
.
Possibile
!
Si
sentiva
ancor
quasi
fanciulla
,
e
il
maggiore
dei
figli
intanto
aveva
otto
anni
,
e
lei
trenta
,
fra
poco
:
trenta
!
possibile
?
vecchia
a
momenti
!
Ma
che
!
ma
che
!
-
E
sorrideva
.
-
Il
dottore
?
-
domandò
a
un
tratto
,
quasi
a
se
stessa
,
sembrandole
di
udir
nella
saletta
d
'
ingresso
la
voce
del
medico
di
casa
;
e
si
alzò
,
col
dolce
sorriso
ancora
su
le
labbra
.
Le
morì
subito
dopo
quel
sorriso
,
assiderato
dall
'
aspetto
sconvolto
e
imbarazzato
del
dottor
Vocalòpulo
,
che
entrava
ansante
,
come
se
fosse
venuto
di
corsa
,
e
batteva
nervosamente
le
palpebre
dietro
le
lenti
molto
forti
da
miope
,
che
gli
rimpiccolivano
gli
occhi
.
-
Oh
Dio
,
dottore
?
-
Nulla
...
non
si
agiti
...
-
La
mamma
?
-
No
no
!
-
negò
subito
,
forte
,
il
dottore
.
-
La
mamma
,
no
!
-
Tommaso
,
allora
?
-
gridò
Adriana
.
E
,
poiché
il
dottore
,
non
rispondendo
,
lasciava
intendere
che
si
trattava
proprio
del
marito
:
-
Che
gli
è
accaduto
?
Mi
dica
la
verità
...
Oh
Dio
,
dov
'
è
,
dov
'
è
?
Il
dottor
Vocalòpulo
tese
le
mani
,
quasi
per
opporre
un
argine
alle
domande
.
-
Nulla
,
vedrà
...
Una
feritina
...
-
Ferito
?
E
lei
...
Me
l
'
hanno
ucciso
?
E
Adriana
afferrò
un
braccio
al
dottore
,
sgranando
gli
occhi
,
come
impazzita
.
-
Ma
no
,
ma
no
,
signora
...
si
calmi
...
una
ferita
...
speriamo
leggera
...
-
Un
duello
?
-
Sì
,
-
lasciò
cadersi
dalle
labbra
,
esitando
,
il
dottore
vieppiù
turbato
.
-
Oh
,
Dio
,
Dio
,
no
...
mi
dica
la
verità
!
-
insistette
Adriana
.
-
Un
duello
?
Con
chi
?
Senza
dirmi
nulla
?
-
Lo
saprà
.
Intanto
...
intanto
,
calma
:
pensiamo
a
lui
...
Il
letto
?
...
-
Di
là
...
-
rispose
ella
,
stordita
,
non
comprendendo
in
prima
.
Poi
riprese
con
ansia
più
smaniosa
:
-
Dove
l
'
hanno
ferito
?
Lei
mi
spaventa
...
Non
era
con
lei
,
Tommaso
?
Dov
'
è
?
Perché
s
'
è
battuto
?
Con
chi
?
Quand
'
è
stato
?
...
Mi
dica
...
-
Piano
,
piano
...
-
la
interruppe
il
dottor
Vocalòpulo
,
non
potendone
più
.
-
Saprà
tutto
...
Adesso
,
è
in
casa
la
serva
?
Per
piacere
,
la
chiami
.
Un
po
'
di
calma
,
e
ordine
:
dia
ascolto
a
me
.
E
mentre
ella
,
quasi
istupidita
,
si
faceva
a
chiamare
la
serva
,
il
dottore
,
toltosi
il
cappello
,
si
passò
una
mano
tremolante
su
la
fronte
,
come
si
sforzasse
di
rammentare
qualcosa
;
poi
,
sovvenendosi
,
si
sbottonò
in
fretta
la
giacca
,
trasse
dalla
tasca
in
petto
il
portabiglietti
e
scosse
più
volte
la
penna
stilografica
,
pensando
alle
ordinazioni
da
scrivere
.
Adriana
ritornò
con
la
serva
.
-
Ecco
,
-
disse
il
Vocalòpulo
,
seguitando
a
scrivere
.
E
,
appena
ebbe
finito
:
-
Subito
,
alla
farmacia
più
vicina
...
Fiaschi
...
no
,
no
...
andate
pure
,
ve
li
darà
il
farmacista
stesso
.
Lesta
,
mi
raccomando
.
-
È
molto
grave
,
dottore
?
-
domandò
Adriana
,
con
espressione
timida
e
appassionata
,
come
per
farsi
perdonare
la
insistenza
.
-
No
,
le
ripeto
.
Speriamo
bene
,
-
le
rispose
il
Vocalòpulo
e
,
per
impedire
altre
domande
,
aggiunse
:
-
Mi
vuol
far
vedere
la
camera
?
-
Sì
,
ecco
,
venga
...
Ma
,
appena
nella
camera
,
ella
domandò
ancora
,
tutta
tremante
:
-
Ma
come
,
dottore
;
lei
non
era
con
Tommaso
?
Assistono
pure
due
medici
ai
duelli
...
-
Bisognerebbe
trasportare
il
letto
un
po
'
più
qua
...
-
osservò
il
dottore
,
come
se
non
avesse
inteso
.
Entrò
,
in
quel
punto
,
di
corsa
un
bellissimo
ragazzo
,
dalla
faccia
ardita
,
coi
capelli
neri
ricci
e
lunghi
,
svolazzanti
.
-
Mamma
,
una
barella
!
Quanta
gen
...
Vide
il
medico
e
s
'
arrestò
di
botto
,
confuso
,
mortificato
,
in
mezzo
alla
stanza
.
La
madre
diè
un
grido
e
scostò
il
ragazzo
per
accorrere
dietro
al
dottore
.
Su
la
soglia
questi
si
voltò
e
la
trattenne
:
-
Stia
qua
,
signora
:
sia
buona
!
Vado
io
,
non
dubiti
...
Col
suo
pianto
gli
potrà
far
male
...
Adriana
allora
si
chinò
per
stringersi
forte
al
seno
il
figlioletto
che
le
si
era
aggrappato
alla
veste
,
e
ruppe
in
singhiozzi
.
-
Perché
,
mamma
,
perché
?
-
domandava
il
ragazzo
sbigottito
,
non
comprendendo
e
mettendosi
a
piangere
anche
lui
.
II
.
A
piè
della
scala
il
dottore
accolse
la
barella
condotta
da
quattro
militi
della
carità
,
mentre
due
questurini
,
ajutati
dal
portinajo
,
impedivano
a
una
folla
di
curiosi
d
'
entrare
.
-
Dottor
Vocalòpulo
!
-
gridava
un
giovanotto
tra
la
folla
.
Il
dottore
si
voltò
e
gridò
a
sua
volta
alle
guardie
:
-
Lo
lascino
passare
:
è
il
mio
assistente
.
Entri
,
dottor
Sià
.
I
quattro
militi
si
riposavano
un
po
'
,
preparando
le
cinghie
per
la
salita
.
Il
portone
fu
chiuso
.
La
gente
di
fuori
vi
picchiava
con
le
mani
e
coi
piedi
,
fischiando
,
vociando
.
-
Ebbene
?
-
domandò
il
dottor
Vocalòpulo
al
Sià
che
sbuffava
ancora
,
tutto
sudato
.
-
La
donna
?
-
Che
corsa
,
caro
professore
!
-
rispose
il
dottor
Cosimo
Sià
.
-
La
donna
?
All
'
ospedale
...
Sono
tutto
sudato
!
Frattura
alla
gamba
e
al
braccio
...
-
Congestione
?
-
Credo
.
Non
so
...
Son
venuto
a
tempesta
.
Che
caldo
,
per
bacconaccio
!
Se
potessi
avere
un
bicchier
d
'
acqua
Il
dottor
Vocalòpulo
scostò
un
poco
la
tendina
di
cerata
della
barella
per
vedere
il
ferito
;
la
riabbassò
subito
e
si
volse
ai
militi
:
-
Andiamo
,
su
!
Piano
e
attenzione
,
figliuoli
,
mi
raccomando
.
Mentre
si
eseguiva
con
la
massima
cautela
la
penosa
salita
,
allo
scalpiccio
,
al
rumor
delle
voci
brevi
affannose
,
si
schiudevano
sui
pianerottoli
le
porte
degli
altri
casigliani
.
-
Piano
,
piano
...
-
ammoniva
,
quasi
a
ogni
scalino
,
il
dottor
Vocalòpulo
.
Il
Sià
veniva
dietro
,
asciugandosi
ancora
il
sudore
dalla
nuca
e
dalla
fronte
,
e
rispondeva
ai
casigliani
:
-
Il
signor
...
come
si
chiama
?
Corsi
...
Quarto
piano
,
è
vero
?
Una
signora
e
una
signorina
,
madre
e
figlia
,
scapparono
su
di
corsa
per
la
scala
con
un
grido
d
'
orrore
,
e
,
poco
dopo
,
s
'
intesero
le
grida
disperate
di
Adriana
.
Il
Vocalòpulo
scosse
la
testa
,
contrariato
,
e
voltosi
al
Sià
:
-
Ci
badi
lei
,
mi
raccomando
,
-
disse
,
e
salì
a
balzi
le
altre
due
branche
di
scala
fino
alla
porta
del
Corsi
.
-
Via
,
si
faccia
forza
,
signora
:
non
gridi
così
!
Non
capisce
che
gli
farà
male
?
Prego
,
signore
,
la
conducano
di
là
!
-
Voglio
vederlo
!
Mi
lascino
!
Voglio
vederlo
!
-
gridava
,
piangendo
e
smaniando
,
Adriana
.
E
il
medico
:
-
Lo
vedrà
,
non
dubiti
,
non
ora
però
...
La
conducano
di
là
!
La
barella
era
già
arrivata
.
-
La
porta
!
-
gridò
uno
dei
militi
,
ansimando
.
Il
dottor
Vocalòpulo
accorse
ad
aprire
l
'
altro
battente
della
porta
,
mentre
Adriana
,
divincolandosi
,
trascinava
seco
le
due
vicine
,
imbalordite
,
verso
la
barella
.
-
In
quale
camera
?
Prego
...
Dov
'
è
il
letto
?
-
domandò
il
dottor
Sià
.
-
Di
qua
...
ecco
!
-
disse
il
Vocalòpulo
,
e
gridò
alle
due
pigionali
accorse
:
-
Ma
la
trattengano
,
perdio
!
Non
son
buone
neanche
da
trattenerla
?
-
Oh
Dio
benedetto
!
-
esclamò
la
signora
del
secondo
piano
,
tozza
,
popputa
,
parandosi
davanti
ad
Adriana
furibonda
.
Le
due
guardie
erano
dietro
la
barella
e
se
ne
stavano
innanzi
alla
porta
d
'
ingresso
.
A
un
tratto
,
per
la
scala
,
un
vociare
e
un
salire
frettoloso
di
gente
.
Certo
il
portinajo
aveva
riaperto
il
portone
,
e
la
folla
curiosa
aveva
invaso
la
scala
.
Le
due
guardie
tennero
testa
all
'
irruzione
.
-
Lasciatemi
passare
!
-
gridava
tra
la
ressa
su
gli
ultimi
scalini
,
facendosi
largo
con
le
braccia
,
una
signora
alta
,
ossuta
,
vestita
di
nero
,
con
la
faccia
pallida
,
disfatta
,
e
i
capelli
aridi
,
ancor
neri
,
non
ostante
l
'
età
e
le
sofferenze
evidenti
.
Si
voltava
ora
di
qua
ora
di
là
,
come
se
non
vedesse
:
aveva
infatti
quasi
spento
lo
sguardo
tra
le
palpebre
gonfie
semichiuse
.
Pervenuta
alla
fine
innanzi
alla
porta
,
con
l
'
aiuto
di
un
giovinotto
ben
vestito
,
che
le
veniva
dietro
,
fu
su
la
soglia
fermata
dalle
guardie
:
-
Non
si
entra
!
-
Sono
la
madre
!
-
rispose
imperiosamente
e
,
con
un
gesto
che
non
ammetteva
replica
,
scostò
le
guardie
e
s
'
introdusse
in
casa
.
Il
giovinotto
ben
vestito
sguisciò
dentro
,
dietro
a
lei
,
dandosi
a
vedere
come
uno
della
famiglia
anche
lui
.
La
nuova
arrivata
si
diresse
a
una
stanza
quasi
buja
,
con
un
sol
finestrino
ferrato
presso
il
tetto
.
Non
discernendo
nulla
,
chiamò
forte
:
-
Adriana
!
Questa
,
che
se
ne
stava
tra
le
due
pigionali
che
cercavano
Scioccamente
di
confortarla
,
balzò
in
piedi
,
gridando
:
-
Mamma
!
-
Vieni
!
vieni
con
me
,
figlia
mia
!
povera
figlia
mia
!
Andiamocene
subito
!
-
disse
in
fretta
,
con
voce
vibrante
di
sdegno
e
di
dolore
,
la
vecchia
signora
.
-
Non
m
'
abbracciare
!
Tu
non
devi
rimanere
più
qua
un
solo
minuto
!
-
Oh
!
mamma
!
mamma
mia
!
-
piangeva
intanto
Adriana
,
con
le
braccia
al
collo
della
madre
.
Questa
si
sciolse
dall
'
abbraccio
,
gemendo
:
-
Figlia
disgraziata
,
più
di
tua
madre
!
Poi
dominando
la
commozione
,
riprese
con
l
'
accento
di
prima
:
-
Un
cappello
,
subito
!
uno
scialle
!
Prendi
questo
mio
...
Andiamocene
subito
,
coi
bambini
...
Dove
sono
?
Già
mi
scottano
i
piedi
,
qua
...
Maledici
questa
casa
,
com
'
io
la
maledico
!
-
Mamma
...
che
dici
,
mamma
?
-
domandò
Adriana
,
smarrita
nell
'
atroce
cordoglio
.
-
Ah
,
non
sai
?
Non
sai
nulla
ancora
?
non
t
'
hanno
detto
nulla
?
non
hai
nulla
sospettato
?
Tuo
marito
è
un
assassino
!
-
gridò
la
vecchia
signora
.
-
Ma
è
ferito
,
mamma
!
-
Da
sé
s
'
è
ferito
,
con
le
sue
mani
!
Ha
ucciso
il
Nori
,
capisci
?
Ti
tradiva
con
la
moglie
del
Nori
...
E
lei
s
'
è
buttata
dalla
finestra
...
Adriana
cacciò
un
urlo
e
s
'
abbandonò
su
la
madre
,
priva
di
sensi
.
Ma
la
madre
,
non
badandole
,
sorreggendola
,
seguitava
a
dirle
tutta
tremante
:
-
Per
quella
lì
...
per
quella
lì
...
te
,
te
,
figlia
,
angelo
mio
,
ch
'
egli
non
era
degno
di
guardare
...
Assassino
!
...
Per
quella
lì
...
capisci
?
capisci
?
E
con
una
mano
le
batteva
dolcemente
la
spalla
,
carezzandola
,
quasi
ninnandola
con
quelle
parole
.
-
Che
disgrazia
!
che
tragedia
!
Ma
com
'
è
avvenuto
?
-
domandò
sottovoce
la
signora
tozza
del
secondo
piano
al
giovinotto
ben
vestito
che
si
teneva
in
un
angolo
,
con
un
taccuino
in
mano
.
-
Quella
è
la
moglie
?
-
domandò
il
giovinotto
a
sua
volta
,
in
luogo
di
rispondere
.
-
Scusi
,
saprebbe
dirmi
il
casato
?
-
Di
lei
?
...
Sì
,
fa
Montesani
,
lei
.
-
E
il
nome
,
scusi
?
-
Adriana
.
Lei
è
giornalista
?
-
Zitta
,
per
carità
!
A
servirla
.
E
mi
dica
,
quella
è
la
madre
,
è
vero
?
-
La
madre
di
lei
,
la
signora
Amalia
,
sissignore
.
-
Amalia
,
grazie
,
grazie
.
Una
tragedia
,
sì
signora
,
una
vera
tragedia
...
-
È
morta
lei
,
la
Noti
?
-
Ma
che
morta
!
La
mal
'
erba
,
lei
m
'
insegna
...
È
morto
lui
,
invece
,
il
marito
.
-
Il
giudice
?
-
Giudice
?
No
,
sostituto
procuratore
del
re
.
-
Sì
,
quel
giovane
...
brutto
,
insomma
,
mingherlino
,
calabrese
,
venuto
da
poco
...
Erano
tanto
amici
col
signor
Tommaso
!
-
Eh
,
si
sa
!
-
sghignò
il
giovinotto
.
-
Avviene
sempre
così
,
lei
m
'
insegna
...
Ma
,
scusi
,
il
Corsi
dov
'
è
?
Vorrei
vederlo
...
Se
lei
m
'
indicasse
...
-
Ecco
,
vada
di
là
...
Dopo
quella
stanza
,
l
'
uscio
a
destra
.
-
Grazie
,
signora
.
Scusi
un
'
altra
domanda
:
Quanti
figliuoli
?
-
Due
.
Due
angioletti
!
Un
maschietto
di
otto
anni
,
una
bambina
di
cinque
...
-
Grazie
di
nuovo
;
scusi
...
Il
giovinotto
s
'
avviò
,
seguendo
l
'
indicazione
,
alla
camera
del
ferito
.
Passando
per
la
saletta
d
'
ingresso
,
sorprese
il
bel
ragazzo
del
Corsi
che
,
con
gli
occhi
sfavillanti
,
un
sorriso
nervoso
su
le
labbra
e
le
mani
dietro
la
schiena
,
domandava
a
una
delle
guardie
:
-
E
dimmi
una
cosa
:
come
gli
ha
sparato
,
col
fucile
?
III
.
Tommaso
Corsi
,
col
torso
nudo
,
poderoso
,
sorretto
da
guanciali
,
teneva
i
grandi
occhi
neri
e
lucidissimi
intenti
sul
dottor
Vocalòpulo
,
il
quale
,
scamiciato
,
con
le
maniche
rimboccate
su
le
magre
braccia
pelose
,
premeva
e
studiava
da
presso
la
ferita
.
Di
tanto
in
tanto
gli
occhi
del
Corsi
si
levavano
anche
su
l
'
altro
medico
,
come
se
,
nell
'
attesa
che
qualcosa
a
un
tratto
dovesse
mancargli
dentro
,
volesse
coglierne
il
segno
o
il
momento
negli
occhi
altrui
.
L
'
estremo
pallore
cresceva
bellezza
al
suo
maschio
volto
di
solito
acceso
.
Ora
egli
fissò
sul
giornalista
,
che
entrava
timido
,
perplesso
,
uno
sguardo
fiero
,
come
se
gli
domandasse
chi
fosse
e
che
volesse
.
Il
giovinotto
impallidì
,
appressandosi
al
letto
,
pur
senza
poter
chinare
gli
occhi
,
quasi
ammaliato
da
quello
sguardo
.
-
Oh
,
Vivoli
!
-
disse
il
dottor
Vocalòpulo
,
voltandosi
appena
.
Il
Corsi
chiuse
gli
occhi
,
traendo
per
le
nari
un
lungo
respiro
.
Lello
Vivoli
aspettò
che
il
Vocalòpulo
gli
volgesse
di
nuovo
lo
sguardo
;
ma
poi
,
impaziente
:
-
Ss
,
-
lo
chiamò
piano
e
,
accennando
il
giacente
,
domandò
come
stesse
,
con
un
gesto
della
mano
.
Il
dottore
alzò
le
spalle
e
chiuse
gli
occhi
,
poi
con
un
dito
accennò
la
ferita
alla
mammella
sinistra
.
-
Allora
...
-
disse
il
Vivoli
,
alzando
una
mano
in
atto
di
benedire
.
Una
goccia
di
sangue
si
partì
dalla
ferita
e
rigò
lungamente
il
petto
.
Il
dottore
la
deterse
con
un
bioccolo
di
bambagia
,
dicendo
quasi
tra
sé
:
-
Dove
diavolo
si
sarà
cacciata
la
palla
?
-
Non
si
sa
?
-
domandò
timidamente
il
Vivoli
,
senza
staccar
gli
occhi
dalla
ferita
,
non
ostante
il
ribrezzo
che
ne
provava
.
-
E
di
'
,
sai
di
che
calibro
era
?
-
Nove
...
calibro
nove
,
-
interloquì
con
evidente
soddisfazione
il
giovine
dottor
Sià
.
-
Dalla
ferita
si
può
arguire
...
-
Suppongo
,
-
rispose
il
Vocalòpulo
accigliato
,
assorto
,
-
che
si
sia
cacciata
qua
sotto
la
scapola
...
Eh
sì
,
purtroppo
...
il
polmone
...
E
torse
la
bocca
.
Indovinare
,
determinare
il
corso
capriccioso
della
palla
:
per
il
momento
,
non
si
trattava
d
'
altro
per
lui
.
Gli
stava
davanti
un
paziente
qualunque
,
sul
quale
egli
doveva
esercitare
la
sua
bravura
,
valendosi
di
tutti
gli
espedienti
della
sua
scienza
:
oltre
a
questo
suo
compito
materiale
e
limitato
non
vedeva
nulla
,
non
pensava
a
nulla
.
Solo
,
la
presenza
del
Vivoli
gli
fece
considerare
che
,
essendo
il
Corsi
conosciutissimo
nella
città
e
avendo
quella
tragedia
sconvolto
tutta
la
cittadinanza
,
poteva
giovargli
che
il
pubblico
sapesse
che
il
dottor
Vocalòpulo
era
il
medico
curante
.
-
Oh
,
Vivoli
,
dirai
che
è
affidato
alle
mie
cure
.
Il
dottor
Cosimo
Sià
dall
'
altra
sponda
del
letto
tossì
leggermente
.
-
E
puoi
aggiungere
,
-
riprese
il
Vocalòpulo
,
-
che
sono
assistito
dal
dottor
Cosimo
Sià
:
te
lo
presento
.
Il
Vivoli
chinò
appena
il
capo
,
con
un
lieve
sorriso
.
Il
Sià
,
che
s
'
era
precipitato
con
la
mano
tesa
per
stringer
quella
del
Vivoli
,
all
'
inchino
sostenuto
di
questo
,
restò
goffo
,
arrossì
,
trinciò
in
aria
con
la
mano
già
tesa
un
saluto
,
come
per
dire
:
«
Ecco
,
fa
lo
stesso
:
Saluto
così
!
»
.
Il
moribondo
schiuse
gli
occhi
e
aggrottò
le
ciglia
.
I
due
medici
e
il
Vivoli
lo
guardarono
quasi
con
paura
,
-
Adesso
lo
fasceremo
,
-
disse
con
voce
premurosa
,
chinandosi
su
lui
,
il
Vocalòpulo
.
Tommaso
Corsi
scosse
la
testa
sul
guanciale
,
poi
riabbassò
lentamente
le
palpebre
su
gli
occhi
foschi
,
come
se
non
avesse
compreso
:
così
almeno
parve
al
dottor
Vocalòpulo
,
il
quale
,
storcendo
un
'
altra
volta
la
bocca
,
mormorò
:
-
La
febbre
...
-
Io
scappo
,
-
disse
piano
il
Vivoli
,
salutando
con
la
mano
il
Vocalòpulo
e
di
nuovo
inchinando
appena
il
capo
al
Sià
,
che
rispose
,
questa
volta
,
con
un
inchino
frettoloso
.
-
Sià
,
venga
da
questa
parte
.
Bisogna
sollevarlo
.
Ci
vorrebbero
due
dei
nostri
infermieri
...
-
esclamò
il
Vocalòpulo
.
-
Basta
,
ci
proveremo
.
Ma
tengo
a
fare
una
sola
fasciatura
,
ben
solida
,
e
lì
.
-
Lo
laviamo
,
ora
?
-
domandò
il
Sià
.
-
Sì
!
L
'
alcool
dov
'
è
?
e
il
catino
,
prego
.
Così
,
aspetti
...
Intanto
,
lei
prepari
le
fasce
.
Preparate
?
Poi
la
vescica
di
ghiaccio
.
Tommaso
Corsi
,
allorché
il
dottor
Vocalòpulo
si
fece
a
fasciarlo
,
aprì
gli
occhi
,
s
'
infoscò
in
volto
,
tentò
con
una
mano
di
scostar
dal
petto
quelle
del
dottore
,
dicendo
con
voce
cavernosa
:
-
No
...
no
...
-
Come
no
?
-
domandò
,
sorpreso
,
il
dottor
Vocalòpulo
.
Ma
un
empito
di
sangue
impedì
al
Corsi
di
rispondere
,
e
le
parole
gli
gorgogliarono
nella
strozza
soffocate
dalla
tosse
.
Poi
giacque
,
prostrato
,
privo
di
sensi
.
E
allora
fu
ripulito
e
fasciato
a
dovere
dai
due
medici
curanti
.
IV
.
-
No
,
mamma
,
no
...
E
come
potrei
?
-
rispose
Adriana
,
appena
rinvenuta
,
all
'
ingiunzione
della
madre
d
'
abbandonar
la
casa
del
marito
insieme
coi
figliuoli
.
Si
sentiva
quasi
inchiodata
lì
,
su
la
seggiola
,
stordita
e
tremante
,
come
se
un
fulmine
le
fosse
caduto
da
presso
.
E
invano
la
madre
le
smaniava
innanzi
e
la
spingeva
:
-
Via
,
via
,
Adriana
!
Non
mi
senti
?
Si
era
lasciata
mettere
uno
scialletto
addosso
e
il
cappello
,
e
guardava
innanzi
a
sé
,
come
una
mendicante
.
Non
riusciva
ancora
a
farsi
un
'
idea
dell
'
accaduto
.
Che
le
diceva
la
madre
?
d
'
abbandonar
quella
casa
?
e
come
mai
,
in
quel
momento
?
O
prima
o
poi
avrebbe
dovuto
abbandonarla
pur
sempre
?
Perché
?
Il
marito
non
le
apparteneva
più
?
Si
era
spenta
in
lei
l
'
ansia
di
vederlo
.
Che
volevano
intanto
quelle
due
guardie
che
la
madre
le
accennava
lì
nella
saletta
d
'
ingresso
?
-
Meglio
che
muoja
!
Se
vive
,
in
galera
!
-
Mamma
!
-
supplicò
,
guardandola
.
Ma
riabbassò
subito
gli
occhi
per
trattenere
le
lagrime
.
Sul
volto
della
madre
rilesse
la
condanna
del
marito
:
«
Ha
ucciso
il
Nori
;
ti
tradiva
con
la
moglie
del
Nori
»
.
Non
sapeva
però
,
né
poteva
ancor
quasi
pensarlo
,
né
immaginario
:
si
vedeva
ancora
la
barella
sotto
gli
occhi
e
non
poteva
immaginare
altri
che
lui
-
Tommaso
-
ferito
,
forse
moribondo
,
lì
...
E
Tommaso
dunque
aveva
ucciso
il
Nori
?
aveva
una
tresca
con
Angelica
Nori
,
e
tutt
'
e
due
erano
stati
scoperti
dal
marito
?
Pensò
che
Tommaso
portava
sempre
con
sé
la
rivoltella
.
Per
il
Nori
?
No
:
l
'
aveva
sempre
portata
,
e
il
Nori
e
la
moglie
erano
in
città
da
un
anno
soltanto
.
Nello
scompiglio
della
coscienza
,
una
moltitudine
d
'
immagini
si
ridestavano
in
lei
tumultuosamente
:
l
'
una
chiamava
l
'
altra
e
insieme
si
raggruppavano
in
balenanti
scene
precise
e
subito
si
disgregavano
per
ricomporsi
in
altre
scene
con
vertiginosa
rapidità
.
Quei
due
eran
venuti
da
un
paese
di
Calabria
accompagnati
da
una
lettera
di
presentazione
a
Tommaso
,
il
quale
li
aveva
accolti
con
la
festosa
espansione
della
sua
indole
sempre
gioconda
,
con
aria
confidenziale
,
col
sorriso
schietto
di
quel
suo
maschio
volto
,
in
cui
gli
occhi
lampeggiavano
,
esprimendo
la
vitalità
piena
,
l
'
energia
operosa
,
costante
,
che
lo
rendevano
caro
a
tutti
.
Da
quest
'
indole
vivacissima
,
da
questa
natura
esuberante
,
in
continuo
bisogno
d
'
espandersi
quasi
con
violenza
,
ella
era
stata
investita
fin
dai
primi
giorni
del
matrimonio
:
s
'
era
sentita
trascinare
dalla
fretta
ch
'
egli
aveva
di
vivere
:
anzi
furia
,
più
che
fretta
:
vivere
senza
tregua
,
senza
tanti
scrupoli
,
senza
tanto
riflettere
;
vivere
e
lasciar
vivere
,
passando
sopra
a
ogni
impedimento
,
a
ogni
ostacolo
.
Più
volte
ella
si
era
arrestata
un
po
'
in
questa
corsa
,
per
giudicare
fra
sé
qualche
azione
di
lui
non
stimata
perfettamente
corretta
.
Ma
egli
non
dava
tempo
al
giudizio
,
come
non
dava
peso
ai
suoi
atti
.
Ed
ella
sapeva
ch
'
era
inutile
richiamarlo
indietro
a
considerare
il
mal
fatto
:
scrollava
le
spalle
,
sorrideva
,
e
avanti
!
aveva
bisogno
d
'
andare
avanti
a
ogni
modo
,
per
ogni
via
,
senza
indugiarsi
a
riflettere
tra
il
bene
e
il
male
;
e
rimaneva
sempre
alacre
e
schietto
,
purificato
dall
'
attività
incessante
,
e
sempre
lieto
e
largo
di
favori
a
tutti
,
con
tutti
alla
mano
:
a
trent
'
otto
anni
,
un
fanciullone
,
capacissimo
di
mettersi
a
giocar
sul
serio
coi
due
figliuoli
,
e
ancora
,
dopo
dieci
anni
di
matrimonio
,
così
innamorato
di
lei
,
che
ella
tante
volte
,
anche
di
recente
,
aveva
dovuto
arrossire
per
qualche
atto
imprudente
di
lui
innanzi
ai
bambini
o
alla
serva
.
E
ora
,
così
d
'
un
colpo
,
quest
'
arresto
fulmineo
,
questo
scoppio
!
Ma
come
?
come
?
La
cruda
prova
del
fatto
non
riusciva
ancora
a
dissociare
in
lei
i
sentimenti
,
più
che
di
solida
stima
,
d
'
amore
fortissimo
e
devoto
per
il
marito
,
da
cui
si
sentiva
in
cuor
suo
ricambiata
.
Forse
qualche
lieve
inganno
,
sì
,
sotto
quella
tumultuosa
vitalità
;
ma
la
menzogna
,
no
,
la
menzogna
non
poteva
annidarsi
sotto
l
'
allegria
costante
di
lui
.
Che
egli
avesse
una
tresca
con
Angelica
Nori
,
non
significava
,
no
,
aver
tradito
lei
,
la
moglie
;
e
questo
la
madre
non
poteva
comprenderlo
,
perché
non
sapeva
,
non
sapeva
tante
cose
...
Egli
non
poteva
aver
mentito
con
quelle
labbra
,
con
quegli
occhi
,
con
quel
riso
che
allegrava
tutti
i
giorni
la
casa
.
-
Angelica
Nori
?
Oh
ella
sapeva
bene
che
cosa
fosse
costei
,
anche
per
il
marito
:
neppure
un
capriccio
:
nulla
,
nulla
!
la
prova
soltanto
d
'
una
debolezza
,
nella
quale
nessun
uomo
forse
sa
o
può
guardarsi
dal
cadere
...
Ma
in
quale
abisso
era
egli
adesso
caduto
?
e
la
sua
casa
e
lei
coi
figliuoli
giù
,
giù
con
lui
?
-
Figli
miei
!
figli
miei
!
-
proruppe
alla
fine
,
singhiozzando
,
con
le
mani
sul
volto
,
quasi
per
non
veder
l
'
abisso
che
le
si
spalancava
orribile
davanti
.
-
Portali
via
con
te
,
-
aggiunse
,
rivolgendosi
alla
madre
.
-
Loro
sì
,
portali
via
,
ché
non
vedano
...
Io
no
,
mamma
:
io
resto
.
Te
ne
prego
...
Si
alzò
e
,
cercando
alla
meglio
di
trattener
le
lagrime
,
andò
,
seguita
dalla
madre
,
in
cerca
dei
bambini
che
giocavano
tra
loro
in
un
camerino
,
ove
la
serva
li
aveva
chiusi
.
Si
mise
a
vestirli
,
soffocando
i
singhiozzi
che
le
irrompevano
dal
petto
a
ogni
loro
lieta
domanda
infantile
.
-
Con
la
nonna
,
sì
...
a
spasso
con
la
nonna
...
E
il
cavalluccio
,
sì
...
la
sciabola
pure
...
Te
li
compra
la
nonna
...
Questa
contemplava
,
straziata
,
la
sua
cara
figliuola
,
la
creatura
sua
adorata
,
tanto
buona
,
tanto
bella
,
per
cui
tutto
ormai
era
finito
;
e
,
nell
'
odio
feroce
contro
colui
che
gliela
faceva
soffrir
così
,
avrebbe
voluto
strapparle
dalle
mani
quel
bambino
che
somigliava
tutto
al
padre
,
fin
nella
voce
e
nei
gesti
.
-
Non
vuoi
proprio
venire
?
-
domandò
alla
figlia
,
quando
i
bambini
furono
pronti
.
-
Io
,
bada
,
qua
non
metto
più
piede
.
Resti
sola
...
La
casa
di
tua
madre
è
aperta
.
Ci
verrai
,
se
non
oggi
,
domani
.
Ma
già
,
anche
se
non
morisse
...
-
Mamma
!
-
supplicò
Adriana
,
additandole
i
bambini
.
La
vecchia
signora
tacque
e
andò
via
coi
nipotini
,
vedendo
uscire
dalla
camera
del
ferito
il
dottor
Vocalòpulo
.
Questi
si
appressò
ad
Adriana
per
raccomandarle
di
non
farsi
vedere
per
il
momento
dal
marito
.
-
Un
'
emozione
improvvisa
,
anche
lieve
,
potrebbe
riuscirgli
fatale
.
Non
si
faccia
nulla
,
per
carità
,
che
possa
contrariarlo
o
impressionarlo
in
qualche
modo
.
Questa
notte
resterà
a
vegliarlo
il
mio
collega
.
Se
ci
fosse
bisogno
di
me
...
Non
terminò
il
discorso
,
notando
che
ella
non
gli
dava
ascolto
né
gli
domandava
notizie
intorno
alla
gravità
della
ferita
,
e
che
aveva
in
capo
il
cappellino
,
come
se
stesse
per
abbandonare
la
casa
.
Socchiuse
gli
occhi
,
scosse
un
po
'
il
capo
,
sospirando
,
e
andò
via
.
V
.
Nella
notte
,
Tommaso
Corsi
si
riscosse
incosciente
dal
letargo
.
Stordito
dalla
febbre
,
teneva
gli
occhi
aperti
nella
penombra
della
camera
.
Un
lampadino
ardeva
sul
cassettone
,
riparato
da
uno
specchio
a
tre
luci
:
il
lume
si
projettava
su
la
parete
vivamente
,
precisando
il
disegno
e
i
colori
della
carta
da
parato
.
Aveva
solo
la
sensazione
che
il
letto
fosse
più
alto
,
e
che
soltanto
per
ciò
notasse
in
quella
camera
qualcosa
che
prima
non
vi
aveva
mai
notato
.
Vedeva
meglio
l
'
insieme
dell
'
arredo
,
il
quale
,
nella
quiete
altissima
,
gli
pareva
spirasse
,
dall
'
immobilità
sua
quasi
rassegnata
;
un
conforto
familiare
,
a
cui
le
ricche
tende
,
che
dall
'
alto
scendevano
fin
sul
tappeto
,
davano
un
'
aria
insolita
di
solennità
.
«
Noi
siamo
qui
,
come
tu
ci
hai
voluti
,
per
i
tuoi
comodi
»
pareva
gli
dicessero
,
nella
coscienza
che
man
mano
si
risentiva
,
i
varii
oggetti
della
camera
:
«
siamo
la
tua
casa
:
tutto
è
come
prima
»
.
A
un
tratto
richiuse
gli
occhi
,
quasi
abbagliato
bruscamente
nella
penombra
da
un
lampo
di
luce
cruda
:
la
luce
che
s
'
era
fatta
in
quell
'
altra
camera
,
quando
colei
,
urlando
,
aveva
aperto
la
finestra
,
d
'
onde
s
'
era
buttata
.
Riebbe
allora
,
d
'
un
subito
,
la
memoria
orrenda
:
rivide
tutto
,
come
se
accadesse
proprio
allora
.
Egli
,
trattenuto
dall
'
istintivo
pudore
,
non
riusciva
a
balzar
dal
letto
,
svestito
com
'
era
,
e
il
Noti
,
ecco
,
gli
esplodeva
contro
il
primo
colpo
che
infrangeva
il
vetro
di
un
'
immagine
sacra
al
capezzale
;
egli
tendeva
la
mano
alla
rivoltella
sul
comodino
,
ed
ecco
il
sibilo
della
seconda
palla
innanzi
al
volto
...
Ma
non
ricordava
d
'
aver
tirato
sul
Noti
:
solo
quando
questi
era
caduto
a
sedere
sul
pavimento
,
e
poi
s
'
era
ripiegato
bocconi
,
egli
s
'
era
accorto
d
'
aver
l
'
arma
ancor
calda
e
fumante
in
pugno
.
Era
allora
saltato
dal
letto
e
,
in
un
attimo
,
entro
di
sé
,
la
tremenda
lotta
di
tutte
le
energie
vitali
contro
l
'
idea
della
morte
;
prima
,
l
'
orrore
di
essa
;
poi
la
necessità
e
il
sorgere
d
'
un
sentimento
atroce
,
oscuro
,
a
vincere
ogni
ripugnanza
e
ogni
altro
sentimento
.
Aveva
guardato
il
cadavere
,
la
finestra
donde
quella
era
saltata
;
aveva
udito
i
clamori
della
via
sottostante
,
e
s
'
era
sentito
aprire
come
un
abisso
nella
coscienza
:
allora
la
determinazione
violenta
gli
s
'
era
imposta
lucidamente
,
come
un
atto
a
lungo
meditato
e
discusso
.
Sì
.
Così
era
stato
.
«
No
»
,
diceva
a
se
stesso
,
un
istante
dopo
,
riaprendo
gli
occhi
brillanti
di
febbre
.
«
No
;
se
questa
è
la
mia
casa
,
se
io
sto
qui
sul
mio
letto
...
»
Gli
pareva
di
udir
voci
liete
e
confuse
di
là
,
nelle
altre
stanze
.
Aveva
fatto
mettere
quelle
tende
nuove
e
i
tappeti
alle
stanze
per
il
battesimo
dell
'
ultimo
bambino
,
morto
di
venti
giorni
.
Ecco
,
gli
invitati
tornavano
or
ora
dalla
chiesa
.
Angelica
Noti
,
a
cui
egli
offriva
il
braccio
,
glielo
stringeva
a
un
tratto
furtivamente
con
la
mano
;
egli
si
voltava
a
guardarla
,
stupito
,
ed
ella
accoglieva
quello
sguardo
con
un
sorriso
impudente
,
da
scema
,
e
chiudeva
voluttuosamente
le
palpebre
su
i
grandi
occhi
neri
,
globulenti
,
in
presenza
di
tutti
.
«
Quel
bambino
è
morto
»
,
pensava
ora
egli
,
«
perché
l
'
ha
tenuto
a
battesimo
colui
,
ch
'
era
fra
l
'
altro
un
jettatore
.
»
Immagini
imprevedute
,
visioni
strane
,
confuse
,
sensazioni
fantastiche
,
improvvise
,
pensieri
lucidi
e
precisi
,
si
avvicendavano
in
lui
,
nel
delirio
intermittente
.
Sì
,
sì
,
lo
aveva
ucciso
.
Ma
due
volte
quel
forsennato
s
'
era
messo
per
uccider
lui
,
ed
egli
nel
volgersi
per
prendere
l
'
arma
dal
comodino
gli
aveva
gridato
sorridendo
:
-
Che
fai
?
-
tanto
gli
pareva
impossibile
che
colui
,
prima
ch
'
egli
si
vedesse
costretto
a
minacciarlo
e
a
reagire
,
non
comprendesse
ch
'
era
un
'
infamia
,
una
pazzia
ucciderlo
a
quel
modo
,
in
quel
momento
,
uccider
lui
che
si
trovava
lì
per
caso
,
che
aveva
tant
'
altra
vita
fuori
di
lì
:
i
suoi
affari
,
gli
affetti
suoi
vivi
e
veri
,
la
sua
famiglia
,
i
figli
da
difendere
.
Eh
via
,
disgraziato
!
Come
mai
tutt
'
a
un
tratto
,
quell
'
omiciattolo
sbricio
,
brutto
,
scialbo
,
dall
'
anima
apatica
,
attediata
,
che
si
trascinava
nella
vita
senza
alcuna
voglia
,
senz
'
alcun
affetto
,
e
che
da
tant
'
anni
si
sapeva
spudoratamente
ingannato
dalla
moglie
e
non
se
ne
curava
,
a
cui
pareva
costasse
pena
e
fatica
guardare
o
trar
fuori
quella
sua
voce
molle
miagolante
;
come
mai
,
tutt
'
a
un
tratto
,
s
'
era
sentito
muovere
il
sangue
e
per
lui
soltanto
?
Non
sapeva
che
donna
fosse
sua
moglie
?
e
non
sentiva
ch
'
era
una
cosa
ridicola
e
pazza
e
infame
nello
stesso
tempo
difender
a
quel
modo
ancora
l
'
onor
suo
affidato
a
colei
,
che
ne
aveva
fatto
strazio
tant
'
anni
,
senza
che
egli
avesse
mai
mostrato
d
'
accorgersene
?
Ma
aveva
pure
assistito
-
sì
,
sì
-
a
tante
scene
familiari
,
in
cui
ella
,
proprio
sotto
gli
occhi
di
lui
,
sotto
gli
occhi
stessi
d
'
Adriana
,
aveva
cercato
di
sedurlo
con
quei
suoi
lezii
da
scimmietta
patita
.
Adriana
sì
se
n
'
era
accorta
,
e
lui
no
?
Ne
avevano
riso
tanto
insieme
,
lui
e
Adriana
.
Per
una
donna
come
quella
lì
,
dunque
,
sul
serio
,
una
tragedia
?
Lo
scandalo
,
la
morte
di
lui
,
la
sua
morte
?
Oh
,
per
quel
disgraziato
,
forse
,
era
stata
un
bene
la
morte
;
un
regalo
!
Ma
egli
...
doveva
egli
morire
per
così
poco
?
Sul
momento
,
col
cadavere
sotto
gli
occhi
,
assalito
dai
clamori
della
via
,
aveva
creduto
di
non
poter
farne
a
meno
.
Ebbene
,
e
intanto
come
mai
non
era
tutto
finito
?
Egli
viveva
ancora
,
lì
,
nella
sua
stessa
camera
tranquilla
,
coricato
sul
suo
letto
,
come
se
nulla
fosse
accaduto
.
Ah
,
se
veramente
fosse
un
sogno
orribile
!
...
No
:
e
quel
dolore
cocente
al
petto
,
che
gli
toglieva
il
respiro
?
E
poi
il
letto
...
Stese
pian
piano
un
braccio
nel
posto
accanto
;
vuoto
...
ecco
!
Adriana
...
Sentì
di
nuovo
l
'
abisso
aprirglisi
dentro
.
Dov
'
era
ella
?
e
i
figliuoli
?
Lo
avevano
abbandonato
?
Solo
,
dunque
,
nella
casa
?
e
come
mai
?
Riaprì
gli
occhi
per
accertarsi
,
se
quella
fosse
veramente
la
sua
camera
da
letto
.
Sì
:
tutto
come
prima
.
Allora
un
dubbio
crudele
,
in
quell
'
alternativa
di
delirio
e
di
lucidità
mentale
,
lo
vinse
:
non
sapeva
più
se
,
aprendo
gli
occhi
,
vedesse
per
allucinazione
la
sua
camera
che
spirava
la
pace
consueta
,
o
se
sognasse
chiudendo
gli
occhi
e
rivedendo
,
con
lucidezza
di
percezione
ch
'
era
quasi
realtà
,
l
'
orribile
tragedia
della
mattina
.
Emise
un
gemito
,
e
subito
davanti
a
gli
occhi
si
vide
un
volto
sconosciuto
;
sentì
posarsi
una
mano
su
la
fronte
,
la
cui
pressione
lo
confortava
,
e
richiuse
gli
occhi
sospirando
,
sentendo
di
dover
rassegnarsi
a
non
comprendere
più
nulla
,
a
non
saper
che
cosa
fosse
veramente
accaduto
.
Era
fors
'
anche
sogno
quel
volto
or
ora
intraveduto
,
la
mano
che
gli
premeva
la
fronte
...
E
ricadde
nel
letargo
.
Il
dottor
Sià
si
accostò
in
punta
di
piedi
a
un
angolo
della
camera
quasi
al
bujo
,
dove
Adriana
vegliava
nascosta
.
-
Forse
è
meglio
,
-
le
disse
sottovoce
,
-
che
si
mandi
per
il
dottor
Vocalòpulo
.
La
febbre
cresce
e
l
'
aspetto
non
mi
...
S
'
interruppe
;
le
domandò
:
-
Vuol
vederlo
?
Adriana
fece
segno
di
no
col
capo
,
angosciata
.
Poi
,
sentendo
di
non
poter
trattenere
un
empito
improvviso
di
pianto
,
balzò
in
piedi
e
scappò
via
dalla
camera
.
Il
dottor
Sià
richiuse
,
cauto
,
l
'
uscio
per
impedire
che
giungesse
all
'
orecchio
del
morente
il
pianto
convulso
della
moglie
;
poi
tolse
dal
petto
di
lui
la
vescica
,
ne
vuotò
l
'
acqua
e
,
riempitala
novamente
di
pezzetti
di
ghiaccio
,
la
ripose
su
la
fasciatura
al
posto
della
ferita
.
-
Ecco
fatto
.
Osservò
quindi
di
nuovo
,
a
lungo
,
il
volto
del
giacente
,
ne
ascoltò
la
respirazione
affannosa
;
poi
,
non
avendo
altro
da
fare
,
e
come
se
per
lui
bastasse
l
'
aver
provveduto
al
ghiaccio
e
l
'
aver
fatto
quelle
osservazioni
,
ritornò
al
proprio
posto
,
alla
poltrona
,
dall
'
altra
parte
del
letto
.
Lì
,
con
gli
occhi
chiusi
,
godeva
di
lasciarsi
prendere
a
mano
a
mano
dal
sonno
,
spegnendo
gradatamente
in
sé
la
volontà
di
resistervi
,
fino
al
punto
estremo
in
cui
il
capo
gli
dava
un
crollo
:
schiudeva
allora
gli
occhi
e
tornava
da
capo
ad
abbandonarsi
a
quella
voluttà
proibita
,
che
quasi
lo
inebriava
.
VI
.
Le
complicazioni
temute
dal
dottor
Vocalòpulo
si
verificarono
pur
troppo
:
prima
e
più
grave
fra
tutte
,
l
'
infiammazione
polmonare
,
che
cagionava
quell
'
altissima
febbre
.
Senza
alcuna
preoccupazione
estranea
alla
scienza
,
di
cui
era
fervidamente
appassionato
,
il
dottor
Vocalòpulo
raddoppiò
lo
zelo
,
come
se
si
fosse
fatta
una
fissazione
di
salvare
a
ogni
costo
quel
moribondo
.
Negli
infermi
sotto
la
sua
cura
egli
non
vedeva
uomini
ma
casi
da
studiare
:
un
bel
caso
,
un
caso
strano
,
un
caso
mediocre
o
comune
;
quasi
che
le
infermità
umane
dovessero
servire
per
gli
esperimenti
della
scienza
,
e
non
la
scienza
per
le
infermità
.
Un
caso
grave
e
complicato
lo
interessava
sempre
a
quel
modo
;
ed
egli
allora
non
sapeva
staccare
più
il
pensiero
dal
malato
:
metteva
in
pratica
le
più
recenti
esperienze
delle
primarie
cliniche
del
mondo
,
di
cui
consultava
scrupolosamente
i
bollettini
,
le
rassegne
e
le
minute
esposizioni
dei
tentativi
,
degli
espedienti
dei
più
grandi
luminari
della
scienza
medica
,
e
spesso
adottava
le
cure
più
arrischiate
con
fermo
coraggio
,
con
fiducia
incrollabile
.
Si
era
costituita
così
una
grande
reputazione
.
Ogni
anno
faceva
un
viaggio
e
ritornava
entusiasta
degli
esperimenti
a
cui
aveva
assistito
,
soddisfatto
di
qualche
nuova
cognizione
appresa
,
provvisto
di
nuovi
e
più
perfezionati
strumenti
chirurgici
,
che
disponeva
-
dopo
averne
studiato
minutamente
il
congegno
e
averli
ripuliti
con
la
massima
cura
-
entro
l
'
armamentario
di
cristallo
,
che
aveva
la
forma
di
un
'
urna
,
lì
,
in
mezzo
al
camerone
da
studio
,
e
,
chiusi
,
li
contemplava
ancora
,
stropicciandosi
le
mani
solide
,
sempre
fredde
,
o
stirandosi
con
due
dita
il
naso
armato
di
quel
pajo
di
lenti
fortissime
,
che
accrescevano
la
rigidezza
austera
del
suo
volto
pallido
,
lungo
,
equino
.
Attorno
al
letto
del
Corsi
condusse
alcuni
suoi
colleghi
,
a
studiare
,
a
discutere
;
spiegò
tutti
i
suoi
tentativi
,
l
'
uno
più
nuovo
e
più
ingegnoso
dell
'
altro
,
finora
però
riusciti
vani
.
Il
ferito
,
sotto
quell
'
altissima
febbre
,
restava
in
uno
stato
quasi
letargico
,
interrotto
tuttavia
da
certe
crisi
di
smania
delirante
,
nelle
quali
,
più
d
'
una
volta
,
eludendo
la
vigilanza
,
aveva
finanche
tentato
di
disfare
la
fasciatura
.
Di
questo
«
fenomeno
»
il
Vocalòpulo
non
si
era
curato
più
di
tanto
;
gli
era
bastato
di
raccomandare
al
dottor
Sià
maggiore
attenzione
.
Aveva
potuto
,
per
mezzo
della
radiografia
,
estrarre
il
projettile
di
sotto
l
'
ascella
,
aveva
rischiosamente
applicato
i
lenzuoli
freddi
per
abbassare
la
temperatura
.
E
finalmente
c
'
era
riuscito
!
La
febbre
era
abbassata
,
l
'
infiammazione
polmonare
era
vinta
,
il
pericolo
quasi
superato
.
Nessun
compenso
materiale
avrebbe
potuto
uguagliare
la
soddisfazione
morale
del
dottor
Vocalòpulo
.
Era
raggiante
;
e
il
dottor
Sià
con
lui
,
per
riflesso
.
-
Collega
,
collega
,
qua
la
mano
!
Questo
si
chiama
vincere
.
Il
Sià
gli
rispondeva
con
una
sola
parola
:
-
Miracoloso
!
Ora
la
primavera
imminente
avrebbe
senza
dubbio
affrettato
la
convalescenza
.
Già
l
'
infermo
cominciava
a
risentirsi
un
po
'
,
a
uscir
dallo
stato
d
'
incoscienza
in
cui
s
'
era
mantenuto
per
tanti
giorni
.
Ma
non
sapeva
ancora
,
non
sospettava
neppure
,
come
si
fosse
ridotto
.
Una
mattina
,
si
provò
a
sollevare
le
mani
dal
letto
,
per
guardarsele
e
,
nel
veder
le
dita
esangui
tremolare
,
sorrise
.
Si
sentiva
ancora
come
nel
vuoto
,
in
un
vuoto
però
tranquillo
,
soave
,
di
sogno
.
Solo
qualche
minuzia
,
lì
,
nella
camera
,
gli
s
'
avvistava
di
tratto
in
tratto
:
un
fregio
dipinto
nel
soffitto
,
la
peluria
verde
della
coperta
di
lana
sul
letto
,
che
gli
richiamava
alla
memoria
i
fili
d
'
erba
d
'
un
prato
o
d
'
una
ajuola
;
e
vi
concentrava
tutta
l
'
attenzione
,
beato
;
poi
,
prima
di
stancarsene
,
richiudeva
gli
occhi
e
provava
un
dolce
smarrimento
d
'
ebbrezza
,
vaneggiava
in
una
delizia
ineffabile
.
Tutto
,
tutto
era
finito
;
la
vita
ricominciava
adesso
...
Ma
non
era
forse
rimasta
sospesa
anche
per
gli
altri
?
No
,
no
:
ecco
:
un
rumor
di
vettura
...
Fuori
,
per
le
vie
,
la
vita
in
tutto
quel
tempo
aveva
seguito
il
suo
corso
...
Provò
come
una
vellicazione
irritante
al
ventre
,
a
questo
pensiero
che
oscuramente
lo
contrariava
;
e
si
rimise
a
guardar
la
calugine
verde
della
coperta
,
dove
gli
pareva
di
veder
la
campagna
:
qua
la
vita
,
sì
,
ricominciava
veramente
,
con
tutti
quei
fili
d
'
erba
...
E
anche
così
per
lui
ricominciava
...
Nuovo
,
tutto
nuovo
,
egli
si
sarebbe
riaffacciato
alla
vita
...
Un
po
'
d
'
aria
fresca
!
Ah
,
se
il
medico
avesse
voluto
aprirgli
un
tantino
la
finestra
...
-
Dottore
,
-
chiamò
;
e
la
sua
stessa
voce
gli
fece
una
strana
impressione
.
Ma
nessuno
rispose
.
Si
provò
a
guardar
nella
camera
.
Nessuno
...
Come
mai
?
Dov
'
era
?
-
Adriana
!
Adriana
!
-
Un
'
angosciosa
tenerezza
per
la
moglie
lo
vinse
;
e
si
mise
a
piangere
come
un
bambino
,
nel
desiderio
cocente
di
buttarle
le
braccia
al
collo
e
stringersela
forte
,
forte
al
petto
...
Chiamò
di
nuovo
,
nel
dolce
pianto
:
-
Adriana
!
Adriana
!
...
Dottore
!
Nessuno
sentiva
?
Sgomento
,
allora
,
soffocato
,
stese
un
braccio
al
campanello
sul
comodino
;
ma
avvertì
subito
un
'
acuta
trafittura
interna
,
che
lo
tenne
un
tratto
quasi
senza
respiro
,
col
volto
pallido
,
contratto
dallo
spasimo
;
poi
sonò
,
sonò
furiosamente
.
Accorse
,
con
la
sua
aria
spiritata
,
il
dottor
Sià
:
-
Eccomi
!
Che
abbiamo
,
signor
Tommaso
?
-
Solo
!
Mi
hanno
lasciato
solo
...
-
Ebbene
?
E
perché
codesta
agitazione
?
Eccomi
qua
.
-
No
.
Adriana
!
Mi
chiami
Adriana
...
Dov
'
è
?
Voglio
vederla
.
Comandava
ora
,
eh
?
Il
dottor
Sià
fece
un
viso
lungo
lungo
e
piegò
il
capo
da
un
lato
:
-
Così
,
no
!
Se
non
si
calma
,
no
.
-
Voglio
veder
mia
moglie
!
-
replicò
egli
stizzito
,
imperioso
.
-
Può
proibirmelo
lei
?
Il
Sià
sorrise
,
perplesso
:
-
Ecco
...
vorrei
che
...
No
no
,
si
stia
zitto
:
vado
a
chiamargliela
.
Non
ce
ne
fu
bisogno
.
Adriana
era
dietro
l
'
uscio
:
si
asciugò
in
fretta
le
lagrime
,
accorse
,
si
buttò
singhiozzando
tra
le
braccia
del
marito
,
come
in
un
abisso
d
'
amore
e
di
disperazione
.
Egli
non
provò
dapprima
che
la
gioja
di
tenersi
così
stretta
quella
sua
adorata
,
il
cui
calore
,
l
'
odor
dei
capelli
,
lo
inebriavano
.
Quanto
,
quanto
,
quanto
la
amava
...
Ma
,
a
un
tratto
,
la
sentì
singhiozzare
.
Si
provò
a
sollevarle
con
tutt
'
e
due
le
mani
il
capo
che
si
affondava
su
lui
;
non
ne
ebbe
la
forza
,
e
si
volse
,
stordito
,
al
dottor
Sià
.
Questi
accorse
e
costrinse
la
signora
a
strapparsi
dal
letto
;
la
condusse
,
sorreggendola
in
quella
crisi
violenta
di
pianto
,
fuori
della
camera
;
poi
ritornò
presso
il
convalescente
.
-
Perché
?
-
domandò
il
Corsi
,
sconvolto
.
Un
pensiero
gli
attraversò
la
mente
,
in
un
baleno
.
Senza
badare
alla
risposta
del
medico
,
il
Corsi
richiuse
gli
occhi
,
trafitto
.
«
Non
mi
perdona
»
pensò
.
VII
.
Alle
notizie
di
miglioramento
,
di
prossima
guarigione
era
cresciuta
la
sorveglianza
alla
casa
del
ferito
.
Il
dottor
Vocalòpulo
,
temendo
che
l
'
autorità
giudiziaria
desse
intempestivamente
l
'
ordine
che
fosse
tradotto
in
carcere
,
pensò
di
recarsi
da
un
avvocato
amico
suo
e
del
Corsi
,
e
a
cui
il
Corsi
certamente
avrebbe
affidato
la
sua
difesa
,
per
pregarlo
di
andare
insieme
dal
questore
a
impegnar
la
loro
parola
,
che
l
'
infermo
non
avrebbe
in
alcun
modo
tentato
di
sottrarsi
alla
giustizia
.
L
'
avvocato
Camillo
Cimetta
accettò
l
'
invito
.
Era
un
uomo
sui
sessant
'
anni
,
smilzo
,
altissimo
di
statura
,
tutto
gambe
.
Gli
spiccavano
stranamente
nel
volto
squallido
,
giallognolo
,
malaticcio
,
gli
occhietti
neri
,
acuti
,
d
'
una
vivacità
straordinaria
.
Dotto
più
di
filosofia
che
di
legge
,
scettico
,
oppresso
dalla
noja
della
vita
,
stanco
delle
amarezze
che
essa
gli
aveva
procacciate
,
non
aveva
mai
posto
alcun
impegno
a
guadagnarsi
la
grandissima
fama
di
cui
godeva
e
che
gli
aveva
procurato
una
ricchezza
di
cui
non
sapeva
più
che
farsi
.
La
moglie
,
donna
bellissima
,
insensibile
,
dispotica
,
che
lo
aveva
torturato
per
tanti
anni
,
gli
s
'
era
uccisa
per
neurastenia
;
l
'
unica
figliuola
gli
era
fuggita
di
casa
con
un
misero
scritturale
del
suo
studio
ed
era
morta
soprapparto
,
dopo
aver
sofferto
un
anno
di
maltrattamenti
dal
marito
indegno
.
Era
rimasto
solo
,
senza
più
scopo
nella
vita
,
e
aveva
rifiutato
ogni
carica
onorifica
,
la
soddisfazione
di
far
valere
le
sue
doti
non
comuni
in
una
grande
città
.
E
mentre
i
suoi
colleghi
si
presentavano
al
banco
dell
'
accusa
o
della
difesa
armati
di
cavilli
,
abbottati
di
procedura
,
o
si
empivano
la
bocca
di
paroloni
altisonanti
,
egli
,
che
non
poteva
soffrire
la
toga
che
l
'
usciere
gli
poneva
su
le
spalle
,
si
alzava
con
le
mani
in
tasca
e
si
metteva
a
parlare
ai
giurati
,
ai
giudici
,
con
la
massima
naturalezza
,
alla
buona
,
cercando
di
presentare
con
la
maggiore
evidenza
possibile
qualche
pensiero
che
potesse
logicamente
far
loro
impressione
;
distruggeva
con
irresistibile
arguzia
le
magnifiche
architetture
oratorie
de
'
suoi
avversarii
,
e
riusciva
così
talvolta
ad
abbattere
i
confini
formalistici
del
tristo
ambiente
giudiziario
,
perché
un
'
aura
di
vita
vi
spirasse
,
vi
passasse
un
soffio
doloroso
di
umanità
,
di
pietà
fraterna
,
oltre
e
sopra
la
legge
,
per
l
'
uomo
nato
a
soffrire
,
a
errare
.
Ottenuta
dal
questore
la
promessa
che
la
traduzione
in
carcere
non
sarebbe
avvenuta
se
non
dopo
il
consenso
del
medico
,
egli
e
il
dottor
Vocalòpulo
si
recarono
insieme
alla
casa
del
Corsi
.
In
pochi
giorni
Adriana
si
era
cangiata
così
,
che
non
pareva
più
lei
.
-
Eccole
,
signora
,
il
nostro
caro
avvocato
,
-
le
disse
il
Vocalòpulo
.
-
Sarà
meglio
preparare
a
poco
a
poco
il
convalescente
alla
dura
necessità
...
-
E
come
,
dottore
?
-
esclamò
Adriana
.
-
Pare
che
egli
non
ne
abbia
ancora
il
più
lontano
sospetto
.
È
come
un
fanciullo
...
si
commuove
per
ogni
nonnulla
...
Giusto
questa
mattina
mi
diceva
che
,
appena
in
grado
di
muoversi
,
vuole
andare
in
campagna
,
in
villeggiatura
per
un
mese
...
Il
Vocalòpulo
sospirò
,
stirandosi
al
solito
il
naso
.
Stette
un
po
'
a
pensare
,
poi
disse
:
-
Aspettiamo
qualche
altro
giorno
.
Intanto
facciamogli
vedere
l
'
avvocato
.
Non
è
possibile
che
il
pensiero
della
punizione
non
gli
si
affacci
.
-
E
lei
crede
,
avvocato
,
-
domandò
Adriana
,
-
crede
che
sarà
grave
?
Il
Cimetta
chiuse
gli
occhi
,
aprì
le
braccia
.
Gli
occhi
di
Adriana
si
riempirono
di
lagrime
.
Giunse
,
in
quella
,
dall
'
altra
stanza
la
voce
dell
'
infermo
.
Subito
Adriana
accorse
.
-
Mi
permettano
!
Tommaso
le
tendeva
le
braccia
dal
letto
.
Ma
appena
le
vide
gli
occhi
rossi
di
pianto
,
le
prese
un
braccio
e
,
nascondendovi
il
volto
,
le
disse
:
-
Ancora
,
dunque
?
non
mi
perdoni
ancora
?
Adriana
strinse
le
labbra
tremanti
,
mentre
nuove
lagrime
le
sgorgavano
dagli
occhi
;
e
non
trovò
in
prima
la
voce
per
rispondergli
.
-
No
?
-
insistette
egli
,
senza
scoprire
il
volto
.
-
Io
sì
,
-
rispose
Adriana
,
angosciata
,
timidamente
.
-
E
allora
?
-
ripigliò
il
Corsi
,
guardandola
negli
occhi
lagrimosi
.
Le
prese
il
volto
tra
le
mani
,
e
aggiunse
:
-
Lo
comprendi
,
lo
senti
,
è
vero
?
che
tu
mai
,
mai
,
nel
mio
cuore
,
nel
mio
pensiero
,
non
sei
venuta
mai
meno
,
tu
santa
mia
,
amore
,
amore
mio
...
Adriana
gli
carezzò
lievemente
i
capelli
.
-
È
stata
un
'
infamia
!
-
riprese
egli
.
-
Sì
,
è
bene
,
è
bene
che
te
lo
dica
,
per
togliere
ogni
nube
fra
noi
.
Un
'
infamia
sorprendermi
in
quel
momento
vergognoso
,
di
stupido
ozio
...
Tu
lo
comprendi
,
se
mi
hai
perdonato
!
Stupido
fallo
,
che
quel
disgraziato
ha
voluto
rendere
enorme
,
tentando
d
'
uccidermi
,
capisci
?
due
volte
...
Uccider
me
,
proprio
me
,
che
dovevo
per
forza
difendermi
...
perché
...
tu
lo
comprendi
!
non
potevo
lasciarmi
uccidere
per
quella
lì
,
è
vero
?
-
Sì
,
sì
,
-
diceva
Adriana
,
piangendo
,
per
calmarlo
,
più
col
cenno
che
con
lavoce
.
-
È
vero
?
-
seguitò
egli
con
forza
.
-
Non
potevo
...
per
voi
!
Glielo
dissi
;
ma
egli
era
come
impazzito
,
tutt
'
a
un
tratto
;
m
'
era
venuto
sopra
,
con
l
'
arma
in
pugno
...
E
allora
io
,
per
forza
...
-
Sì
,
sì
,
-
ripeté
Adriana
,
ringojando
le
lagrime
.
-
Calmati
,
sì
...
Queste
cose
...
S
'
interruppe
,
vedendo
il
marito
abbandonarsi
sfinito
sui
guanciali
,
e
chiamò
forte
:
-
Dottore
!
Queste
cose
,
-
seguitò
alzandosi
e
chinandosi
sul
letto
,
premurosa
,
-
tu
le
dirai
...
le
dirai
ai
giudici
,
e
vedrai
che
...
Tommaso
Corsi
si
rizzò
improvvisamente
su
un
gomito
e
guardò
fiso
il
dottore
e
il
Cimetta
che
gli
si
facevano
incontro
.
-
Ma
io
,
-
disse
,
-
eh
già
...
il
processo
...
Allividì
.
Ricadde
sul
letto
,
annichilito
.
-
Formalità
...
-
si
lasciò
cadere
dalle
labbra
il
Vocalòpulo
,
accostandosi
di
più
al
letto
.
-
E
quale
altra
punizione
,
-
fece
il
Corsi
,
quasi
tra
sé
,
guardando
il
soffitto
con
gli
occhi
sbarrati
,
-
quale
altra
punizione
maggiore
di
quella
che
mi
son
data
io
,
con
le
mie
mani
?
Il
Cimetta
trasse
una
mano
dalla
tasca
e
agitò
l
'
indice
in
segno
negativo
.
-
Non
conta
?
-
domandò
il
Corsi
.
-
E
allora
?
...
-
si
provò
a
replicare
;
ma
si
riprese
:
-
Eh
già
!
Sì
,
sì
...
Ci
credi
?
Mi
pareva
che
tutto
fosse
finito
...
Adriana
!
-
chiamò
,
e
le
buttò
di
nuovo
le
braccia
al
collo
.
-
Adriana
!
Sono
perduto
!
Il
Cimetta
,
commosso
,
tentennò
a
lungo
il
capo
,
poi
sbuffò
:
-
E
perché
?
per
una
minchioneria
di
passata
.
Sarà
difficile
,
difficilissimo
,
caro
dottore
,
farne
capace
quella
rispettabile
istituzione
che
si
chiama
giuria
.
Non
tanto
,
vedete
,
per
il
fatto
in
sé
,
quanto
perché
si
tratta
d
'
un
sostituto
procuratore
del
re
.
Se
fosse
almeno
possibile
dimostrare
che
delle
corna
precedenti
il
poveretto
s
'
era
già
accorto
!
Ma
i
mezzi
?
Un
morto
non
si
può
chiamare
a
giurare
su
la
sua
parola
d
'
onore
...
L
'
onore
dei
morti
se
lo
mangiano
i
vermi
.
Che
valore
può
avere
l
'
induzione
contro
la
prova
di
fatto
?
Del
resto
,
siamo
giusti
:
su
la
propria
testa
ciascuno
è
padrone
di
accoglier
quelle
corna
che
gli
garbano
.
Le
tue
,
caro
Tommaso
,
è
chiaro
,
non
le
volle
.
Tu
dici
:
«
Ma
potevo
lasciarmi
uccidere
da
lui
?
»
.
No
.
Ma
se
volevi
rispettato
questo
diritto
di
non
aver
tolta
la
vita
,
non
dovevi
andare
a
prendergli
la
moglie
,
quella
bertuccia
vestita
!
Così
facendo
,
-
bada
,
io
vedo
adesso
le
ragioni
dell
'
accusa
,
-
tu
stesso
hai
derogato
al
tuo
diritto
,
ti
sei
esposto
al
rischio
,
e
non
dovevi
perciò
reagire
.
Capisci
?
Due
falli
.
Del
primo
,
dell
'
adulterio
,
dovevi
lasciarti
punire
da
lui
,
dal
marito
offeso
;
e
tu
invece
l
'
hai
ucciso
...
-
Per
forza
!
-
gridò
il
Corsi
,
levando
il
volto
rabbiosamente
contratto
.
-
Istintivamente
!
Per
non
farmi
uccidere
!
-
Ma
subito
dopo
,
invece
,
-
rimbeccò
il
Cimetta
-
hai
tentato
di
ucciderti
con
le
tue
mani
.
-
E
non
deve
bastare
?
Il
Cimetta
sorrise
.
-
Non
può
bastare
.
È
anzi
a
tuo
danno
,
caro
mio
!
Perché
,
tentando
d
'
ucciderti
,
hai
implicitamente
riconosciuto
il
tuo
fallo
.
-
Sì
!
E
mi
sono
punito
!
-
No
,
caro
,
-
disse
con
calma
il
Cimetta
.
-
Hai
tentato
di
sottrarti
alla
pena
.
-
Ma
togliendomi
la
vita
!
-
esclamò
,
infiammato
,
il
Corsi
.
-
Che
potevo
fare
di
più
?
Il
Cimetta
si
strinse
nelle
spalle
,
e
disse
:
-
Avresti
dovuto
morire
.
Non
essendo
morto
...
-
Ma
sarei
morto
,
-
riprese
il
Corsi
,
allontanando
la
moglie
e
additando
fieramente
il
dottor
Vocalòpulo
,
-
sarei
morto
,
se
lui
non
avesse
fatto
di
tutto
per
salvarmi
!
-
Come
...
io
?
-
balbettò
il
Vocalòpulo
,
tirato
in
ballo
quando
meno
se
l
'
aspettava
.
-
Voi
!
Sì
.
Per
forza
!
Io
non
volevo
le
vostre
cure
.
Per
forza
avete
voluto
prodigarmele
,
ridarmi
la
vita
.
E
perché
,
dunque
,
se
ora
...
-
Con
calma
,
con
calma
...
-
disse
il
Vocalòpulo
,
sorridendo
nervosamente
a
fior
di
labbra
,
costernato
.
-
Vi
fate
male
,
agitandovi
così
...
-
Grazie
,
dottore
!
Quanta
premura
...
-
sghignò
il
Corsi
.
-
Vi
sta
tanto
a
cuore
l
'
avermi
salvato
?
Ma
senti
,
Cimetta
,
senti
!
Io
voglio
ragionare
.
M
'
ero
ucciso
.
Viene
un
dottore
,
codesto
nostro
dottore
.
Mi
salva
.
Con
qual
diritto
mi
salva
?
con
qual
diritto
mi
ridà
la
vita
ch
'
io
m
'
ero
tolta
,
se
non
poteva
farmi
rivivere
per
le
mie
creaturine
,
se
sapeva
ciò
che
m
'
aspettava
?
Il
Vocalòpulo
tornò
a
sorridere
nervosamente
,
intorbidandosi
in
volto
.
-
Dopo
tutto
,
-
disse
,
-
è
un
bel
modo
di
ringraziarmi
,
codesto
.
Che
dovevo
fare
?
-
Ma
lasciarmi
morire
!
-
proruppe
il
Corsi
,
-
se
non
avevate
il
diritto
di
sottrarmi
alla
pena
ch
'
io
m
'
ero
data
,
molto
maggiore
del
mio
fallo
!
Non
c
'
è
più
pena
di
morte
;
e
io
sarei
morto
,
senza
di
voi
.
Ora
come
faccio
io
?
Di
che
debbo
ringraziarvi
?
-
Ma
noi
medici
,
scusate
,
-
rispose
,
smarrito
,
il
Vocalòpulo
,
-
noi
medici
non
abbiamo
di
questi
diritti
:
noi
medici
abbiamo
il
dovere
della
nostra
professione
.
E
me
n
'
appello
all
'
avvocato
qua
presente
.
-
E
in
che
differisce
,
allora
,
-
domandò
con
amaro
scherno
il
Corsi
,
-
codesto
vostro
dovere
da
quello
d
'
un
aguzzino
?
-
Oh
insomma
!
-
esclamò
,
scrollandosi
tutto
,
il
Vocalòpulo
,
-
vorreste
che
un
medico
passasse
sopra
la
legge
?
-
Ah
,
bene
!
Voi
dunque
la
legge
avete
servito
,
-
riprese
il
Corsi
,
con
foga
rabbiosa
.
-
La
legge
;
non
me
,
poveretto
...
Mi
ero
tolta
la
vita
;
voi
me
l
'
avete
ridata
a
forza
.
Tre
,
quattro
volte
tentai
di
strapparmi
le
fasce
.
Voi
avete
fatto
di
tutto
per
salvarmi
,
per
ridarmi
la
vita
.
E
perché
?
Perché
la
legge
,
ora
,
di
nuovo
me
la
ritolga
,
e
in
un
modo
più
crudele
.
Ecco
:
a
questo
,
dottore
,
vi
ha
condotto
il
dovere
della
vostra
professione
.
E
non
è
un
'
ingiustizia
?
-
Ma
,
scusa
,
-
si
provò
a
interloquire
il
Cimetta
,
-
del
male
che
hai
fatto
...
-
Mi
sono
lavato
,
col
mio
sangue
!
-
compì
subito
la
frase
il
Corsi
,
tutto
acceso
e
vibrante
.
Io
sono
un
altro
,
ora
!
Io
sono
rinato
!
Come
posso
restar
sospeso
a
un
solo
momento
di
quell
'
altra
mia
vita
che
non
esiste
più
per
me
?
sospeso
,
agganciato
a
quel
momento
,
come
se
esso
rappresentasse
tutta
la
mia
esistenza
,
come
se
io
non
fossi
mai
vissuto
per
altro
?
E
la
mia
famiglia
?
mia
moglie
?
i
miei
figli
,
a
cui
devo
dare
il
pane
,
la
riuscita
?
Ma
come
!
come
!
Che
volete
di
più
?
Non
avete
voluto
che
morissi
...
E
allora
perché
?
Per
vendetta
?
Contro
uno
che
s
'
era
ucciso
...
-
Ma
che
pure
ha
ucciso
!
-
ribatté
forte
il
Cimetta
.
-
Trascinato
!
-
rispose
;
pronto
,
il
Corsi
.
-
E
il
rimorso
di
quel
momento
io
me
lo
son
tolto
;
in
un
'
ora
,
io
scontai
il
mio
fallo
;
in
un
'
ora
che
poteva
esser
lunga
quanto
l
'
eternità
.
Ora
non
ho
più
nulla
da
scontare
,
io
!
Questa
è
un
'
altra
vita
per
me
,
che
m
'
è
stata
ridata
.
Debbo
rimettermi
a
vivere
per
la
mia
famiglia
,
debbo
rimettermi
a
lavorare
per
i
miei
figliuoli
.
M
'
avete
ridato
la
vita
per
mandarmi
in
galera
?
E
non
è
un
atroce
delitto
,
questo
?
E
che
giustizia
può
esser
quella
che
punisce
a
freddo
un
uomo
ormai
privo
di
rimorsi
?
come
starò
io
in
un
reclusorio
a
scontare
un
delitto
che
non
ho
pensato
di
commettere
,
che
non
avrei
mai
commesso
,
se
non
vi
fossi
stato
trascinato
;
mentre
,
meditatamente
,
ora
,
a
freddo
,
coloro
che
approfitteranno
della
vostra
scienza
,
dottore
,
la
quale
mi
ha
tenuto
per
forza
in
vita
solo
per
farmi
condannare
,
commetteranno
il
delitto
più
atroce
,
quello
di
farmi
abbrutire
in
un
ozio
infame
,
e
di
fare
abbrutire
nei
vizii
della
miseria
e
nell
'
ignominia
i
miei
figliuoli
innocenti
?
Con
quale
diritto
?
Si
rizzò
sul
busto
,
sospinto
da
una
rabbia
che
il
sentimento
della
propria
impotenza
rendeva
feroce
:
cacciò
un
urlo
e
s
'
afferrò
con
le
dita
artigliate
la
fascia
e
se
la
stracciò
;
poi
si
riversò
bocconi
sul
letto
,
convulso
;
tentò
di
scoppiare
in
singhiozzi
,
ma
non
poté
.
Nella
vanità
di
quello
sforzo
tremendo
,
rimase
un
tratto
stordito
,
come
in
un
vuoto
strano
,
in
un
attonimento
spaventevole
.
Diventò
cadaverico
nel
volto
segnato
dallo
strappo
recente
delle
dita
.
Adriana
spaventata
,
accorse
;
gli
sollevò
prima
il
capo
,
poi
,
ajutata
dal
Cimetta
;
si
provò
a
rialzarlo
,
ma
ritrasse
subito
le
mani
con
un
grido
di
ribrezzo
e
di
terrore
:
la
camicia
,
sul
petto
,
era
zuppa
di
sangue
.
-
Dottore
!
Dottore
!
-
Gli
s
'
è
riaperta
la
ferita
!
-
esclamò
il
Cimetta
.
Il
dottor
Vocalòpulo
sbarrò
gli
occhi
,
impallidì
,
allibito
.
-
La
ferita
?
E
,
istintivamente
,
s
'
appressò
al
letto
.
Ma
il
Corsi
lo
arrestò
d
'
un
subito
,
con
gli
occhi
invetrati
.
-
Ha
ragione
,
-
disse
allora
il
dottore
,
lasciandosi
cader
le
braccia
.
-
Hanno
sentito
?
Io
non
posso
,
non
debbo
...
PARI
Bartolo
Barbi
e
Guido
Pagliocco
,
entrati
insieme
per
concorso
al
Ministero
dei
Lavori
Pubblici
da
vice
-
segretarii
,
promossi
poi
a
un
tempo
segretarii
di
terza
e
poi
di
seconda
e
poi
di
prima
classe
,
erano
divenuti
,
dopo
tanti
anni
di
vita
comune
,
indivisibili
amici
.
Abitavano
insieme
,
in
due
camere
ammobiliate
al
Babuino
.
Per
grazia
particolare
della
vecchia
padrona
di
casa
,
che
si
lodava
tanto
di
loro
,
avevano
anche
il
salottino
a
disposizione
,
ove
solevano
passar
le
sere
,
quando
-
sempre
d
'
accordo
-
stabilivano
di
non
andare
a
teatro
o
a
qualche
caffè
-
concerto
.
Giocavano
a
dadi
o
a
scacchi
o
a
dama
,
intramezzando
alle
partite
pacate
e
sennate
conversazioncine
o
sui
superiori
o
sui
compagni
d
'
ufficio
o
su
le
Questioni
politiche
del
momento
o
anche
su
le
arti
belle
,
di
cui
si
reputavano
con
una
certa
soddisfazione
estimatori
non
volgari
.
Ogni
giorno
,
di
fatti
,
passando
e
ripassando
per
via
del
Babuino
,
si
indugiavano
in
lunghe
contemplazioni
o
in
accigliate
meditazioni
innanzi
alle
vetrine
degli
antiquarii
e
dei
negozianti
d
'
arte
moderna
;
e
Bartolo
Barbi
,
ch
'
era
molto
perito
in
tutto
ciò
che
si
riferiva
alle
gerarchie
,
sia
quella
ecclesiastica
,
sia
quella
militare
,
sia
quella
burocratica
,
e
a
gli
usi
e
ai
costumi
,
si
scialava
a
dar
di
bestia
a
certi
pittori
che
,
nei
soliti
quadretti
di
genere
,
osavano
raffigurar
cardinali
con
paramenti
addirittura
spropositati
.
Era
molto
caro
ai
due
amici
quel
salottino
raccolto
,
dai
mobili
d
'
antica
foggia
,
consunti
a
furia
di
tenerli
puliti
.
Il
vecchio
finto
tappeto
persiano
era
qua
e
là
ragnato
;
le
tende
turche
,
all
'
uscio
e
alla
finestra
,
erano
un
po
'
scolorite
come
la
carta
da
parato
,
come
i
fiori
di
pezza
su
la
mensola
e
l
'
ombrellino
giapponese
,
aperto
e
sospeso
a
un
angolo
.
Qualche
piccolo
intaglio
s
'
era
scollato
dai
tanti
porta
-
ritratti
e
porta
-
carte
appesi
alle
pareti
,
eseguiti
in
casa
,
a
traforo
,
dai
due
amici
nei
primi
anni
della
loro
convivenza
.
Fin
su
l
'
orlo
di
quell
'
ombrellino
giapponese
,
intanto
,
all
'
insaputa
dei
due
amici
,
veniva
a
quando
a
quando
,
zitto
zitto
,
un
grosso
ragno
nero
;
stava
lì
un
pezzo
come
a
spiare
misteriosamente
ciò
che
essi
facevano
,
ciò
che
essi
dicevano
;
poi
si
ritraeva
.
Dentro
l
'
ombrellino
giapponese
era
tessuta
tutt
'
intorno
al
fusto
un
'
ampia
tela
finissima
e
polverosa
.
Forse
quel
ragno
misterioso
ne
aveva
tratto
la
materia
,
a
filo
a
filo
,
dalla
vita
de
'
due
amici
,
dai
loro
giorni
sempre
uguali
,
dai
loro
savii
discorsi
,
tradotti
pazientemente
in
quella
sua
sottilissima
bava
seguace
.
Né
essi
né
la
vecchia
padrona
di
casa
ne
avevano
il
più
lontano
sospetto
.
Di
tanto
in
tanto
Barbi
e
Pagliocco
pensavano
con
rammarico
che
fra
qualche
anno
sarebbero
stati
costretti
a
lasciar
quella
casa
,
quel
caro
salottino
.
Aspettavano
dal
paese
i
loro
due
fratelli
minori
,
che
dovevano
intraprendere
a
Roma
sotto
la
loro
vigilanza
gli
studii
universitarii
;
e
in
quella
casa
non
ci
sarebbe
stato
posto
per
tutti
e
quattro
.
Avrebbero
affittato
allora
un
quartierino
;
lo
avrebbero
ammobiliato
modestamente
per
conto
loro
e
avrebbero
preso
una
vecchia
serva
per
la
pulizia
e
la
cucina
.
Vecchia
la
serva
,
perché
i
due
giovanottini
di
primo
pelo
...
eh
,
non
si
sa
mai
!
prudenza
ci
voleva
!
Per
loro
due
non
ci
sarebbe
stato
più
pericolo
.
Ogni
mattina
erano
in
piedi
,
puntuali
,
alla
stess
'
ora
;
uscivano
insieme
a
prendere
il
caffè
;
entravano
insieme
al
Ministero
,
dove
lavoravano
nella
stessa
stanza
l
'
uno
di
fronte
all
'
altro
;
a
mezzogiorno
andavano
a
desinare
alla
stessa
trattoria
;
e
insomma
,
come
appajati
sotto
il
medesimo
giogo
,
conducevano
una
vita
affatto
uguale
,
dignitosa
,
metodica
per
forza
,
ma
non
priva
di
qualche
onesto
svago
,
segnatamente
le
domeniche
.
Quantunque
si
servissero
dallo
stesso
sarto
,
pagato
puntualmente
a
tanto
al
mese
,
non
vestivano
allo
stesso
modo
.
Spesso
Bartolo
Barbi
sceglieva
la
stoffa
per
l
'
abito
di
Guido
Pagliocco
e
viceversa
;
giudiziosamente
;
perché
sapevano
bene
quale
sarebbe
stata
più
adatta
all
'
uno
,
quale
all
'
altro
.
Non
erano
già
come
due
gocce
d
'
acqua
in
tutto
.
Bartolo
Barbi
era
alto
di
statura
e
magro
,
di
scarso
pelo
rossiccio
,
pallido
in
volto
e
lentigginoso
,
lungo
di
braccia
,
un
po
'
dinoccolato
:
presentava
da
lontano
nella
faccia
quattro
fori
e
una
caverna
:
gli
occhi
tondi
,
le
nari
aperte
e
una
bocca
enorme
,
dalle
labbra
aride
e
screpolate
.
Guido
Pagliocco
era
invece
robusto
e
sveglio
,
tozzo
,
bruno
,
bene
azzampato
,
miope
e
ricciuto
.
Si
erano
però
medesimati
nell
'
anima
,
vagheggiando
uno
stesso
tipo
ideale
,
che
s
'
ingegnavano
di
raggiungere
e
d
'
incarnare
in
due
,
ponendovi
ciascuno
dal
canto
suo
quel
tanto
che
mancava
all
'
altro
.
E
l
'
uno
amava
e
ammirava
le
speciali
facoltà
e
attitudini
dell
'
altro
,
e
lo
lasciava
fare
,
senza
tentar
mai
d
'
invaderne
il
campo
.
Subito
,
a
ogni
minima
evenienza
,
si
assegnavano
le
parti
;
riconoscevano
a
volo
se
dovesse
parlare
o
agire
l
'
uno
o
l
'
altro
;
e
di
ciò
che
l
'
uno
diceva
o
faceva
l
'
altro
rimaneva
sempre
contento
e
soddisfatto
,
come
se
meglio
non
si
fosse
potuto
né
dire
né
fare
.
Raggiunto
il
grado
di
segretarii
di
prima
classe
,
proposti
insieme
per
la
croce
di
cavaliere
,
ottenuta
questa
onorificenza
ben
meritata
,
Barbi
e
Pagliocco
furono
invitati
alle
radunanze
che
il
loro
capo
-
divisione
commendator
Cargiuri
-
Crestari
teneva
ogni
venerdì
.
I
due
amici
presero
a
frequentar
quelle
radunanze
con
la
stessa
puntualità
scrupolosa
con
cui
adempivano
ai
doveri
d
'
ufficio
,
Ma
presto
s
'
accorsero
che
la
loro
comunanza
di
vita
fraterna
correva
un
serio
pericolo
in
casa
del
commendator
Cargiuri
-
Crestari
.
Il
capo
-
divisione
e
la
moglie
,
non
avendo
proprii
figliuoli
e
figliuole
da
accasare
,
pareva
si
fossero
preso
il
compito
di
sposar
tutti
i
giovani
e
le
giovani
che
si
raccoglievano
ogni
venerdì
nel
loro
salotto
.
La
signora
,
invitando
le
vecchie
amiche
,
lasciava
intendere
con
mezzi
sorrisi
e
mezze
frasi
che
le
loro
figliuole
avrebbero
trovato
presto
marito
;
e
molte
mamme
sollecitavano
di
continuo
,
ansiosamente
,
l
'
onore
di
essere
ammesse
in
casa
di
lei
.
Ella
però
voleva
essere
lasciata
libera
nella
scelta
,
voleva
che
si
avesse
piena
fiducia
in
lei
,
nel
suo
tatto
,
nel
suo
intuito
,
nella
sua
esperienza
.
Guai
se
una
fanciulla
,
non
contenta
del
giovane
ch
'
ella
,
nella
sua
saggezza
,
le
aveva
destinato
,
faceva
invece
l
'
occhiolino
a
qualche
altro
!
Subito
la
signora
Cargiuri
-
Crestari
si
dava
attorno
per
dividere
questi
illeciti
ravvicinamenti
,
di
cui
si
aveva
proprio
per
male
,
ecco
,
e
lo
lasciava
intendere
in
tutti
i
modi
.
Ma
sì
,
per
male
,
perché
Dio
solo
sapeva
quanto
e
quale
studio
le
costassero
quelle
sue
combinazioni
ideali
.
Prima
di
decidere
,
prima
d
'
assegnare
a
quel
tale
giovine
quella
tal
fanciulla
,
ella
teneva
l
'
uno
e
l
'
altra
quattro
o
cinque
mesi
in
esperimento
;
li
interrogava
su
tutti
i
punti
secondo
un
formulario
prestabilito
e
segnava
in
un
taccuino
le
risposte
;
e
gusti
,
educazione
,
costumi
,
aspirazioni
,
tutto
indagava
,
pesava
tutto
.
E
se
qualche
coppia
,
messa
su
da
lei
con
tanto
scrupolo
,
faceva
alla
fine
una
cattiva
riuscita
,
non
se
ne
sapeva
proprio
dar
pace
.
Possibile
?
Ma
se
dovevano
andar
così
bene
d
'
accordo
quei
due
!
Ci
doveva
esser
sotto
certamente
qualche
malinteso
fra
loro
!
Ed
ecco
la
signora
Cargiuri
-
Crestari
affannata
,
in
continue
spedizioni
alle
case
delle
tante
coppie
messe
su
da
lei
,
per
ristabilir
l
'
accordo
,
che
non
poteva
mancare
,
diamine
!
a
chiarir
quel
malinteso
che
senza
dubbio
doveva
esser
sorto
tra
i
due
coniugi
così
bene
appajati
.
Le
vittime
designate
a
quelle
combinazioni
ideali
erano
naturalmente
gl
'
impiegati
subalterni
del
marito
.
La
promozione
a
segretario
di
prima
classe
,
la
croce
di
cavaliere
,
avevano
per
conseguenza
inevitabile
l
'
invito
ai
venerdì
del
commendatore
e
,
in
capo
a
un
anno
,
il
matrimonio
.
Il
garbo
del
capo
-
divisione
e
della
moglie
era
tanto
e
tale
,
che
riusciva
quasi
impossibile
ribellarsi
;
si
temeva
poi
il
malumore
,
l
'
astio
e
,
chi
sa
,
fors
'
anche
la
vendetta
del
superiore
.
Pei
due
amici
Barbi
e
Pagliocco
la
signora
Cargiuri
-
Crestari
non
ebbe
bisogno
né
di
studio
né
di
esame
.
Suo
marito
li
teneva
d
'
occhio
,
li
covava
da
un
pezzo
;
glien
'
aveva
tanto
parlato
,
come
di
due
paranzelle
che
presto
sarebbero
entrate
placidamente
in
porto
!
Li
aveva
già
belli
e
assegnati
in
precedenza
la
signora
Cargiuri
-
Crestari
e
,
come
sempre
,
con
intuito
meraviglioso
,
a
due
fanciulle
,
amiche
anch
'
esse
tra
loro
,
indivisibili
:
Gemma
Gandini
e
Giulia
Montà
:
quella
bionda
e
questa
bruna
:
la
bionda
a
Pagliocco
ch
'
era
bruno
,
la
bruna
a
Barbi
che
,
se
non
era
proprio
biondo
,
ci
pendeva
.
Erano
belline
tutt
'
e
due
,
e
-
già
s
'
intende
-
buone
come
la
stessa
bontà
.
Ah
,
niente
lezii
!
niente
bischenchi
!
il
commendatore
e
la
moglie
non
ammettevano
in
casa
se
non
future
mogli
per
bene
,
e
dunque
fanciulle
sagge
e
modeste
,
econome
e
massaje
.
I
giovani
potevano
fidarsene
a
occhi
chiusi
.
Magari
la
signora
Cargiuri
-
Crestari
non
badava
tanto
alle
fattezze
esteriori
,
perché
-
si
sa
-
tutto
non
si
può
avere
,
e
la
bellezza
non
è
dote
che
vada
molto
d
'
accordo
con
la
modestia
e
con
le
altre
virtù
che
a
fare
una
perfetta
moglie
si
ricercano
.
Appena
scoperta
l
'
insidia
,
i
due
amici
s
'
arrestarono
alquanto
sconcertati
.
Avevano
da
un
pezzo
non
solo
chiuso
la
porta
del
cuore
alla
donna
,
ci
avevano
anche
messo
il
catenaccio
.
Non
ne
aspettavano
più
,
neanche
in
sogno
.
Che
se
talvolta
qualche
desiderio
monello
saltava
dentro
all
'
improvviso
per
la
finestra
degli
occhi
,
subito
la
ragione
arcigna
lo
cacciava
via
a
pedate
.
Non
perché
avessero
in
odio
il
sesso
femminile
:
discorrendo
di
donne
e
di
pigliar
moglie
,
riconoscevano
anzi
,
in
astratto
,
che
lo
stato
coniugale
(
fondato
-
beninteso
-
nell
'
onestà
e
governato
dalla
pace
e
dall
'
amore
)
era
preferibile
alla
vita
da
scapolo
.
Ma
purtroppo
il
matrimonio
,
nelle
presenti
tristissime
condizioni
sociali
,
doveva
esser
considerato
come
un
lusso
,
che
pochi
solamente
potevano
concedersi
,
i
quali
poi
non
erano
i
più
adatti
a
pregiarne
i
vantaggi
.
Nelle
loro
conversazioni
serali
,
Barbi
e
Pagliocco
avevano
definito
insieme
il
feminismo
questione
essenzialmente
economica
.
Ma
sì
,
perché
le
donne
,
poverine
,
avevano
compreso
bene
la
ragione
per
cui
diventava
loro
di
giorno
in
giorno
più
difficile
trovar
marito
.
Il
veder
frustrata
la
loro
naturale
aspirazione
,
il
dover
soffocare
il
loro
smanioso
bisogno
istintivo
,
le
aveva
esasperate
e
le
faceva
un
po
'
farneticare
.
Ma
tutta
quella
loro
rivolta
ideale
contro
i
così
detti
pregiudizii
sociali
,
tutte
quelle
loro
prediche
fervorose
per
la
così
detta
emancipazione
della
donna
,
che
altro
erano
in
fondo
se
non
una
sdegnosa
mascheratura
del
bisogno
fisiologico
,
che
urlava
sotto
?
Le
donne
desiderano
gli
uomini
e
non
lo
possono
dire
;
poverine
.
E
volevano
lavorare
per
trovar
marito
,
ecco
.
Era
un
rimedio
,
questo
,
suggerito
dal
loro
naturale
buon
senso
.
Ma
,
ahimè
,
il
buon
senso
è
nemico
della
poesia
!
E
anche
questo
capivano
le
donne
:
capivano
cioè
che
una
donna
,
la
quale
lavori
come
un
uomo
,
fra
uomini
,
fuori
di
casa
,
non
è
più
considerata
dalla
maggioranza
degli
uomini
come
l
'
ideale
delle
mogli
,
e
si
ribellavano
contro
a
questo
modo
di
considerare
,
che
frustrava
il
loro
rimedio
,
e
lo
chiamavano
pregiudizio
.
Ecco
il
torto
.
Pregiudizio
il
supporre
che
la
donna
,
praticando
di
continuo
con
gli
uomini
,
si
sarebbe
alla
fine
immascolinata
troppo
?
Pregiudizio
il
prevedere
che
la
casa
,
senza
più
le
cure
assidue
,
intelligenti
,
amorose
della
donna
,
avrebbe
perduto
quella
poesia
intima
e
cara
,
che
è
la
maggiore
attrattiva
del
matrimonio
per
l
'
uomo
?
Pregiudizio
il
supporre
che
la
donna
,
cooperando
anch
'
essa
col
proprio
guadagno
al
mantenimento
della
casa
,
non
avrebbe
più
avuto
per
l
'
uomo
quella
devozione
e
quel
rispetto
,
di
cui
tanto
esso
si
compiace
?
Ingiusto
,
questo
rispetto
?
Ma
perché
allora
,
dal
canto
suo
,
voleva
esser
tanto
rispettata
la
donna
?
Via
!
via
!
Se
l
'
uomo
e
la
donna
non
erano
stati
fatti
da
natura
allo
stesso
modo
,
segno
era
che
una
cosa
deve
far
l
'
uomo
e
un
'
altra
la
donna
,
e
che
pari
dunque
non
possono
essere
.
Mai
e
poi
mai
Barbi
e
Pagliocco
avrebbero
sposato
una
donna
emancipata
,
impiegata
,
padrona
di
sé
.
Non
perché
volessero
schiava
la
moglie
,
ma
perché
tenevano
alla
loro
dignità
maschile
e
non
avrebbero
saputo
tollerare
che
questa
,
di
fronte
ai
guadagni
della
moglie
,
restasse
anche
minimamente
diminuita
.
Metter
su
casa
,
d
'
altra
parte
,
con
lo
scarso
stipendio
di
segretario
,
sarebbe
stata
una
vera
e
propria
pazzia
,
e
dunque
niente
:
non
ci
pensavano
nemmeno
.
Ben
radicati
in
queste
idee
,
i
due
amici
deliberarono
di
resistere
;
ma
,
per
timore
d
'
offendere
il
loro
capo
,
non
osarono
fuggire
;
seguitarono
a
frequentare
i
venerdì
del
commendator
Cargiuri
-
Crestari
.
In
capo
a
tre
mesi
,
il
ragno
nero
che
si
faceva
di
tratto
in
tratto
fin
su
l
'
orlo
dell
'
ombrellino
giapponese
a
spiare
i
due
amici
,
intisichì
,
diventò
come
una
spoglia
secca
,
morì
d
'
inedia
,
là
su
la
vedetta
.
I
due
amici
non
gli
avevano
dato
più
materia
per
quella
sua
bava
seguace
;
s
'
erano
anch
'
essi
immalinconiti
profondamente
;
giocavano
a
dama
svogliati
;
non
conversavano
più
tra
loro
.
Pareva
che
l
'
uno
volesse
fare
avvertire
all
'
altro
il
vuoto
di
quella
loro
esistenza
,
non
mai
prima
avvertito
.
Nessuno
dei
due
però
voleva
muovere
il
discorso
per
il
primo
.
Una
sera
,
finalmente
,
si
mossero
a
parlare
insieme
,
e
ciascuno
ripeté
le
parole
che
l
'
altro
aveva
su
la
punta
della
lingua
da
un
pezzo
,
perché
all
'
uno
e
all
'
altro
eran
venute
da
una
medesima
fonte
:
dal
commendator
Cargiuri
-
Crestari
,
il
quale
aveva
stimato
opportuno
far
loro
in
segreto
una
paternale
,
così
senza
parere
,
parlando
in
generale
dei
giovani
d
'
oggi
che
ragionano
troppo
e
sentono
poco
,
che
lasciano
languire
la
fiamma
della
vita
,
perché
han
paura
di
scottarsi
(
parlava
bene
,
poeticamente
,
alle
volte
,
il
commendatore
)
,
e
che
ci
voleva
un
po
'
di
coraggio
,
perdio
:
là
,
avanti
,
contro
alle
difficoltà
dell
'
esistenza
.
Le
signorine
Gandini
e
Montà
avevano
,
per
altro
,
una
discreta
doticina
;
erano
poi
tra
loro
da
tanti
anni
amiche
inseparabili
,
e
non
avrebbero
perciò
né
sciolto
,
né
allentato
d
'
un
punto
il
legame
che
teneva
anch
'
essi
uniti
;
e
dunque
...
E
dunque
,
giudiziosamente
,
al
solito
,
i
due
amici
stabilirono
di
prendere
a
pigione
due
appartamenti
contigui
,
per
seguitare
a
vivere
insieme
,
uniti
e
separati
a
un
tempo
.
Le
nozze
furono
fissate
per
lo
stesso
giorno
.
Ma
una
contrarietà
piuttosto
grave
minacciò
di
rompere
nel
bel
meglio
la
perfetta
identità
di
sorte
de
'
due
amici
.
La
fidanzata
di
Guido
Pagliocco
,
Gemma
Gandini
,
non
poteva
recare
in
dote
più
di
dodici
mila
lire
,
mentre
la
Montà
ne
recava
al
Barbi
venti
.
Guido
Pagliocco
piantò
i
piedi
,
risolutamente
.
Non
tanto
,
veh
,
per
il
danno
materiale
che
al
suo
contratto
di
nozze
avrebbero
arrecato
quelle
otto
mila
lire
di
meno
,
quanto
per
le
conseguenze
morali
,
che
quella
disparità
avrebbe
potuto
cagionare
,
ponendo
la
propria
sposa
in
una
condizione
alquanto
inferiore
a
quella
della
Montà
.
Pari
in
tutto
,
anche
le
doti
dovevano
esser
pari
.
La
vedova
Gandini
,
madre
della
sposa
,
riuscì
per
fortuna
,
con
qualche
sacrifizio
,
a
metter
la
propria
figliuola
perfettamente
in
bilancia
con
la
Montà
;
e
così
i
due
matrimoni
furono
celebrati
nello
stesso
giorno
,
e
le
due
coppie
partirono
per
lo
stesso
viaggio
di
nozze
a
Napoli
.
Nessuna
ragione
d
'
invidia
fra
le
due
spose
.
Se
Guido
Pagliocco
era
di
fattezze
più
bello
del
Barbi
,
questi
era
però
più
intelligente
del
Pagliocco
.
Del
resto
,
poi
,
eran
così
uniti
idealmente
quei
due
uomini
,
che
quasi
formavano
un
uomo
solo
,
da
amare
insieme
,
senz
'
alcuna
invidia
né
da
una
parte
né
dall
'
altra
per
quel
tanto
che
a
ciascuna
necessariamente
ne
toccava
,
chiudendo
a
sera
le
porte
de
'
due
quartierini
gemelli
.
Ma
che
Giulia
Montà
,
moglie
di
Bartolo
Barbi
,
avesse
segretamente
,
in
fondo
all
'
anima
,
una
punta
d
'
invidia
non
confessata
neppure
a
se
stessa
,
per
quel
tanto
che
del
tipo
ideale
Barbi
-
Pagliocco
toccava
a
Gemma
Gandini
,
si
vide
chiaramente
allorquando
vennero
a
Roma
i
due
fratelli
degli
sposi
,
Attilio
Pagliocco
e
Federico
Barbi
,
a
intraprendere
gli
studii
universitarii
.
Le
due
amiche
,
che
avrebbero
provato
orrore
se
anche
fugacissimamente
su
lo
specchio
interiore
della
loro
coscienza
avesse
fatto
capolino
,
col
viso
spaventato
del
ladro
,
il
desiderio
d
'
un
reciproco
tradimento
,
sentirono
subito
e
videro
crescere
in
sé
a
un
tratto
e
divampare
una
vivissima
simpatia
l
'
una
per
il
cognato
dell
'
altra
,
e
non
tardarono
a
dichiararsela
apertamente
,
con
gran
sollievo
dell
'
anima
,
come
se
ciascuna
avesse
acquistato
di
punto
in
bianco
qualcosa
che
si
sentiva
mancare
.
I
due
giovani
,
in
fatti
,
somigliavano
moltissimo
ai
loro
fratelli
.
Attillo
Pagliocco
era
forse
un
po
'
più
ottuso
di
mente
del
fratello
maggiore
e
fors
'
anche
men
bello
,
ma
più
tacchinotto
e
violento
.
Federico
Barbi
era
più
proporzionato
e
men
dinoccolato
di
Bartolo
,
con
gli
occhi
meno
languidi
e
le
labbra
meno
aride
;
era
poi
più
intelligente
del
fratello
,
faceva
finanche
poesie
.
Giulia
Barbi
-
Montà
stimò
come
un
pregio
quel
che
di
più
animalesco
aveva
il
giovine
Pagliocco
a
paragone
del
fratello
,
perché
le
parve
come
un
compenso
alla
cresciuta
intellettualità
intorno
a
sé
,
nel
suo
quartierino
,
con
l
'
arrivo
del
cognato
poeta
;
e
Gemma
Pagliocco
-
Gandini
pregiò
maggiormente
quel
che
di
più
aereo
,
di
più
poetico
aveva
il
giovine
Barbi
a
paragone
del
fratello
,
perché
le
parve
come
un
compenso
alla
cresciuta
bestialità
intorno
a
sé
,
nel
suo
quartierino
,
con
l
'
arrivo
del
giovine
Attillo
che
le
pareva
un
mulotto
accappucciato
.
Naturalmente
,
né
Bartolo
Barbi
né
Guido
Pagliocco
s
'
accorsero
punto
della
simpatia
delle
loro
mogli
pei
loro
fratelli
.
Se
ne
accorsero
bene
questi
,
però
;
e
,
se
l
'
uno
e
l
'
altro
da
un
canto
ne
furono
lieti
per
sé
,
cominciarono
dall
'
altro
a
guardarsi
fra
loro
in
cagnesco
,
volendo
ciascuno
custodir
l
'
onore
e
la
pace
del
proprio
fratello
.
E
il
giovine
Federico
Barbi
,
un
giorno
,
andò
a
rinzelarsi
acerbamente
con
Guido
Pagliocco
,
perché
...
-
Zitto
,
per
amor
di
Dio
!
-
scongiurò
questi
,
a
mani
giunte
.
-
Non
dica
nulla
al
povero
Bartolo
,
per
carità
!
Lasci
fare
a
me
...
E
zitto
,
sì
,
si
stette
zitto
il
giovine
Barbi
,
per
prudenza
;
ma
né
lui
seppe
accontentarsi
,
né
la
moglie
del
Pagliocco
volle
che
s
'
accontentasse
senz
'
altro
della
fiera
paternale
,
che
Guido
rivolse
a
quattr
'
occhi
al
fratello
minore
.
Venne
allora
la
volta
di
questo
.
Non
volendo
,
per
la
pace
del
fratello
,
accusar
la
cognata
,
e
d
'
altro
canto
,
non
potendo
prendersi
soddisfazione
da
sé
,
poiché
si
sentiva
in
colpa
anche
lui
,
andò
a
rinzelarsi
non
meno
acerbamente
con
Bartolo
Barbi
.
E
:
-
Zitto
,
per
amor
di
Dio
!
-
scongiurò
questi
parimenti
,
a
mani
giunte
.
-
Non
dica
nulla
al
povero
Guido
,
per
carità
!
Lasci
fare
a
me
...
Pochi
giorni
dopo
,
i
due
amici
si
trovarono
d
'
accordo
-
come
sempre
-
nell
'
idea
di
allontanare
da
casa
i
fratelli
,
con
la
scusa
che
-
giovanotti
,
si
sa
!
-
davano
un
po
'
d
'
impaccio
e
di
soggezione
,
limitando
la
libertà
delle
rispettive
molli
.
-
È
vero
,
Giulia
?
-
domandò
Barbi
alla
sua
,
in
presenza
di
Pagliocco
.
E
Giulia
,
con
gli
occhi
bassi
,
rispose
di
sì
.
-
È
vero
,
Gemma
?
-
domandò
alla
sua
Pagliocco
,
in
presenza
di
Barbi
.
E
Gemma
,
con
gli
occhi
bassi
,
rispose
di
sì
.
«
Povero
Pagliocco
!
»
pensava
intanto
Barbi
.
«
Povero
Barbi
!
»
pensava
Pagliocco
.
L
'
USCITA
DEL
VEDOVO
I
.
Tante
volte
la
signora
Piovanelli
,
conversando
dopo
cena
col
marito
,
aveva
fatto
l
'
augurio
che
se
,
per
disgrazia
,
uno
dei
due
dovesse
morire
prima
del
tempo
-
ma
fosse
morto
lui
!
Lui
,
lui
,
sì
;
anziché
lei
.
Per
il
bene
dei
figliuoli
;
non
per
sé
,
beninteso
.
Con
qual
sorriso
aveva
accolto
quest
'
augurio
della
moglie
Teodoro
Piovanelli
,
arrotondando
su
la
tovaglia
pallottoline
di
mollica
!
Grosso
e
mite
e
di
modi
gentili
,
si
sentiva
ferire
ogni
volta
fin
nell
'
anima
;
sorrideva
per
dissimulare
l
'
agro
,
e
coi
mansueti
occhi
pallidi
e
ovati
che
gli
s
'
intenerivano
afflitti
nel
biondo
rossiccio
delle
ciglia
e
dei
capelli
,
pareva
chiedesse
:
Ma
perché
?
Perché
?
Oh
bella
!
Perché
è
sempre
meglio
per
i
figliuoli
...
cioè
,
meglio
no
:
meno
peggio
-
sosteneva
la
moglie
-
che
muoja
il
padre
,
anziché
la
madre
.
-
Ma
non
sarebbe
meglio
nessuno
?
-
arrischiava
allora
con
lo
stesso
sorrisetto
lui
,
Piovanelli
.
-
Permetti
?
Io
dico
,
va
bene
,
la
mamma
è
mamma
.
Mamma
ce
n
'
è
una
sola
.
E
vale
cento
,
che
dico
cento
?
mille
volte
più
del
babbo
per
i
figliuoli
;
va
bene
?
Ma
l
'
amore
...
l
'
amore
è
una
cosa
,
è
il
...
sì
,
dico
...
il
come
si
chiama
,
il
mantenimento
...
-
Che
c
'
entra
il
mantenimento
?
-
scattava
la
moglie
.
E
lui
,
Piovanelli
,
subito
:
-
Permetti
?
Io
dico
...
dico
in
genere
,
intendiamoci
!
Non
stiamo
mica
a
parlar
di
noi
,
adesso
,
che
grazie
a
Dio
stiamo
tanto
bene
!
In
genere
.
Poni
una
famigliuola
senza
beni
di
fortuna
,
che
viva
unicamente
di
quel
poco
che
guadagna
il
capo
di
casa
.
Muore
lui
,
il
capo
di
casa
,
va
bene
?
Come
farà
la
vedova
a
mantenere
i
figliuoli
?
-
Oooh
!
-
rifiatava
la
moglie
,
tirandosi
indietro
e
protendendo
le
mani
,
come
per
dire
che
qui
lo
aspettava
.
-
Ti
seguo
nel
tuo
ragionamento
.
Che
potrebbe
far
di
peggio
questa
vedova
?
Di
'
su
,
lo
lascio
dire
a
te
.
-
Eh
...
-
faceva
Piovanelli
,
e
si
stringeva
nelle
spalle
per
non
dire
,
sicuro
che
anche
dicendo
come
voleva
la
moglie
,
questa
lo
avrebbe
sempre
tirato
a
riconoscere
che
aveva
torto
lui
.
-
Riprender
marito
,
è
vero
?
-
domandava
infatti
la
moglie
.
-
Ebbene
:
per
i
figliuoli
è
cento
mila
volte
meno
peggio
che
riprenda
marito
la
madre
,
anziché
moglie
il
padre
,
perché
è
sempre
centomila
volte
meglio
un
padrigno
che
una
madrigna
.
E
lo
sanno
tutti
!
-
Va
bene
,
d
'
accordo
...
ma
permetti
?
-
(
e
Piovanelli
si
storceva
come
un
cagnolino
che
vuol
farsi
perdonare
)
.
-
Scusami
,
veh
!
Ma
non
ti
pare
che
,
dicendo
così
,
tu
venga
a
concludere
che
...
-
lo
noto
per
te
,
bada
!
perché
so
che
tu
la
pensi
diversamente
...
-
venga
a
concludere
,
dicevo
,
che
l
'
uomo
,
in
genere
,
è
...
è
meglio
della
donna
?
-
Io
,
così
?
-
prorompeva
la
moglie
,
balzando
in
piedi
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
Io
vengo
,
anzi
,
a
concludere
,
come
ho
sempre
concluso
,
che
l
'
uomo
,
o
è
mala
carne
...
-
Sì
,
sì
,
scusami
...
-
O
è
un
imbecille
che
si
lascia
menare
per
il
naso
dalle
donne
,
-
In
genere
...
sì
,
sì
,
scusami
...
-
Senza
genere
,
né
numero
,
né
caso
.
Te
lo
provo
!
Una
donna
che
ha
figliuoli
e
che
per
necessità
riprende
marito
,
anche
avendo
altri
figliuoli
da
questo
secondo
marito
,
non
cessa
mai
d
'
amare
i
primi
;
non
solo
,
ma
riesce
a
farli
amare
anche
dal
padrigno
.
Sfido
!
Li
ha
fatti
lei
,
questi
e
quelli
:
suo
sangue
,
sua
carne
!
Un
vedovo
,
invece
,
con
figli
,
che
riprenda
moglie
,
anche
se
non
abbia
altri
figliuoli
dalla
seconda
moglie
,
non
ama
più
quelli
come
prima
,
perché
la
madrigna
se
n
'
adombra
,
la
madrigna
se
ne
ingelosisce
;
e
se
poi
questa
gliene
dà
altri
,
lo
tira
ad
amare
i
proprii
e
a
trascurare
i
poveri
orfanelli
;
e
lui
,
vigliacco
,
schifoso
,
mascalzone
,
farabutto
,
obbedisce
!
-
Non
dici
a
me
,
spero
...
-
domandava
,
avvilito
,
Piovanelli
con
un
fil
di
voce
,
vedendo
la
moglie
così
fuori
di
sé
.
-
Sai
pur
bene
che
io
...
-
Tu
?
-
inveiva
la
moglie
.
-
Tu
?
Ma
tu
,
il
primo
!
Tu
domani
,
se
io
morissi
!
Siete
tutti
gli
stessi
!
Poveri
figli
miei
!
chi
sa
in
quali
mani
cadrebbero
!
Con
un
tal
uomo
!
Per
questo
,
vedi
,
Dio
mi
deve
conceder
la
grazia
di
non
farmi
morire
prima
di
te
!
Io
,
scusami
,
sai
!
io
,
io
,
per
il
bene
dei
figliuoli
,
io
prima
con
questi
occhi
devo
vederti
morto
.
Io
,
io
.
E
piangerti
anche
!
Oh
,
sta
'
pur
sicuro
che
ti
piango
!
Teodoro
Piovanelli
si
sentiva
scoppiare
il
cuore
.
-
Ma
sì
...
vorrei
anch
'
io
...
me
l
'
auguro
anch
'
io
...
E
seguitando
a
sorridere
a
quel
modo
,
si
levava
da
tavola
e
si
affacciava
alla
finestra
;
per
un
po
'
d
'
aria
.
II
.
Nessuno
meglio
di
lui
poteva
sapere
quanto
fosse
ingiusta
la
moglie
,
dicendo
così
.
Riammogliarsi
lui
?
Ma
Dio
lo
doveva
prima
fulminare
!
Non
solo
per
il
bene
dei
figliuoli
non
lo
avrebbe
mai
fatto
,
ma
neanche
per
sé
.
E
non
già
perché
fosse
scottato
del
matrimonio
a
causa
della
moglie
che
gli
era
toccata
in
sorte
,
ma
anche
per
un
tristo
concetto
che
gli
s
'
era
profondamente
radicato
in
corpo
:
di
non
aver
fortuna
,
ecco
;
e
che
infelicissimo
sarebbe
stato
sempre
con
qualunque
donna
,
se
tale
era
con
questa
che
in
fondo
,
via
,
non
era
cattiva
:
tutt
'
altro
,
anzi
!
saggia
massaja
,
amante
della
casa
e
dei
figliuoli
...
forse
un
po
'
troppo
franca
nel
parlare
;
sì
,
ma
lieve
difetto
,
in
fin
dei
conti
,
che
tante
buone
qualità
avrebbero
potuto
compensare
,
se
non
fosse
stato
accompagnato
da
un
brutto
male
,
ah
brutto
...
brutto
...
-
la
gelosia
.
Santo
Dio
!
Vera
e
propria
mala
sorte
.
Gelosa
di
lui
!
Fedele
come
un
cane
,
per
natura
,
una
donna
sola
anche
da
scapolo
gli
era
sempre
bastata
.
Gli
amici
,
in
gioventù
,
lo
burlavano
per
questo
.
Ma
che
poteva
farci
?
Non
gli
piaceva
cambiare
.
Forse
...
sì
,
magari
non
sapeva
.
Perché
...
inutile
negarlo
;
timido
,
con
le
donne
;
tanto
timido
da
far
compassione
finanche
a
se
stesso
,
certe
volte
,
per
le
meschine
figure
che
faceva
.
E
sua
moglie
,
intanto
,
certe
scene
,
certe
scene
che
,
se
i
suoi
amici
d
'
un
tempo
fossero
stati
dietro
l
'
uscio
a
sentire
,
sarebbero
crepati
dalle
risa
.
Per
così
futili
pretesti
,
poi
...
Una
volta
,
perché
,
distratto
,
s
'
era
un
po
'
arricciati
i
baffi
,
per
via
.
Un
'
altra
volta
perché
,
in
sogno
,
aveva
riso
...
Una
terza
volta
perché
ella
aveva
letto
nella
cronaca
d
'
un
giornale
che
un
marito
aveva
ingannato
la
moglie
ed
era
stato
scoperto
...
Diventava
un
supplizio
per
lui
,
ogni
sera
,
la
lettura
del
giornale
.
Sua
moglie
gli
si
metteva
dietro
le
spalle
e
cercava
,
come
un
bracco
,
nella
cronaca
,
i
fatti
scandalosi
.
Appena
ne
trovava
uno
:
-
Qua
!
Leggi
qua
!
Hai
letto
?
Lo
vedi
di
che
siete
capaci
?
...
E
giù
una
filza
di
male
parole
.
Gli
altri
facevano
il
male
,
e
lui
ne
doveva
pianger
la
pena
,
giacché
,
per
la
moglie
,
il
tradimento
di
quei
mariti
era
tal
quale
come
se
l
'
avesse
commesso
lui
:
gli
toglieva
la
pace
,
l
'
amore
di
lei
,
tutte
le
gioje
della
famiglia
,
che
aveva
pur
diritto
di
godere
,
lui
,
illibato
com
'
era
e
con
la
coscienza
tranquilla
.
Odiava
il
genere
umano
quella
donna
-
tanto
i
maschi
quanto
le
femmine
-
per
quella
sua
terribile
malattia
.
Il
povero
Piovanelli
strabiliava
,
sentendola
parlare
delle
donne
,
di
che
cosa
erano
capaci
-
secondo
lei
.
-
Tu
non
lo
sai
,
è
vero
?
-
gli
gridava
sdegnata
,
indispettita
,
nel
vederlo
così
stupito
.
-
Qua
,
mordi
il
ditino
,
pezzo
d
'
ipocrita
.
Ma
te
lo
dico
io
che
posso
parlar
franca
,
perché
nessuno
può
sospettare
di
me
e
non
ho
bisogno
,
io
,
di
far
l
'
ipocrita
come
tutte
le
altre
per
far
piacere
ai
signori
uomini
.
Te
lo
dico
io
!
E
quante
gliene
diceva
!
Si
sentiva
violentare
,
povero
Piovanelli
,
nella
sua
timidità
.
Ormai
,
lui
che
aveva
avuto
sempre
il
ritegno
più
rispettoso
per
la
donna
,
lui
che
non
s
'
era
mai
permesso
un
atto
un
po
'
spinto
,
una
parola
arrischiata
,
lui
che
aveva
creduto
sempre
difficilissima
ogni
conquista
amorosa
,
si
sentiva
insidiato
da
tutte
le
parti
,
e
andava
per
la
strada
a
capo
chino
;
e
se
qualche
donna
lo
guardava
,
abbassava
subito
gli
occhi
;
se
qualche
donna
gli
stringeva
appena
appena
la
mano
,
diventava
di
mille
colori
.
Tutte
le
donne
della
terra
eran
diventate
per
lui
un
incubo
:
tante
nemiche
della
sua
pace
.
III
.
Con
quest
'
animo
può
immaginarsi
che
cosa
fu
la
morte
per
la
signora
Piovanelli
,
quando
,
colta
all
'
improvviso
da
una
fierissima
polmonite
,
se
la
vide
davanti
inesorabile
,
a
poco
più
di
trentasei
anni
.
Non
potendo
più
parlare
,
parlava
con
gli
occhi
,
parlava
con
le
mani
.
Certi
gesti
!
E
gli
occhi
da
bestia
arrabbiata
.
Il
povero
Piovanelli
,
quantunque
straziato
,
ne
ebbe
paura
:
temette
davvero
che
lo
volesse
strozzare
,
quando
gli
buttò
le
braccia
al
collo
e
glielo
strinse
,
glielo
strinse
,
per
la
Madonna
santissima
,
con
tutta
la
forza
che
le
restava
,
quasi
se
lo
volesse
trascinare
giù
nella
fossa
,
con
sé
.
Ma
volentieri
lui
,
sì
,
volentieri
giù
con
lei
.
-
Sì
,
sì
,
te
lo
giuro
,
stai
tranquilla
!
-
le
ripeteva
in
un
torrente
di
lagrime
,
rispondendo
al
gesto
di
quelle
mani
e
per
placare
la
ferocia
di
quegli
occhi
.
Invano
!
La
disperazione
atroce
in
cui
quella
donna
moriva
per
non
volere
,
con
ostinata
ingiustizia
,
neppure
in
quel
momento
supremo
fidarsi
di
lui
,
accordargli
la
stima
che
si
meritava
,
riconoscere
la
verità
del
suo
cordoglio
,
di
quelle
sue
lagrime
sincere
,
esasperò
talmente
Piovanelli
,
che
a
un
certo
punto
si
mise
a
urlare
come
un
pazzo
,
si
strappò
i
capelli
,
si
percosse
le
guance
,
se
le
graffiò
;
poi
,
buttandosi
ginocchioni
innanzi
al
letto
,
con
le
braccia
levate
:
-
Vuoi
giurato
,
di
'
,
vuoi
giurato
che
non
avvicinerò
mai
più
una
donna
,
finché
campo
,
perché
le
odio
tutte
?
Te
lo
giuro
!
Non
vivrò
che
per
i
nostri
piccini
!
O
vuoi
che
mi
uccida
qua
,
davanti
a
te
?
Pronto
!
Ma
pensa
ai
nostri
piccini
,
e
non
ti
dannare
per
me
!
Oh
Dio
,
che
cosa
!
ah
,
che
cosa
...
Dio
!
Dio
!
Incanutì
su
le
tempie
in
pochi
giorni
Teodoro
Piovanelli
,
dopo
il
funerale
.
Per
nove
interi
anni
non
aveva
vissuto
che
per
quella
donna
,
assorto
continuamente
nel
pensiero
di
lei
,
unico
e
tormentoso
:
che
non
avesse
mai
cagione
di
lamentarsi
,
di
diffidar
minimamente
di
lui
;
in
assidua
,
scrupolosa
,
timorosa
vigilanza
di
sé
.
Quasi
con
gli
occhi
chiusi
,
con
le
orecchie
turate
aveva
vissuto
nove
anni
;
quasi
fuori
del
mondo
,
come
se
il
mondo
non
fosse
più
esistito
.
Si
sentì
a
un
tratto
come
balzato
nel
vuoto
;
annichilito
.
Il
mondo
seguitava
a
vivere
intorno
a
lui
;
col
tramenio
incessante
,
con
le
mille
cure
,
le
brighe
giornaliere
,
svariate
:
lui
n
'
era
rimasto
fuori
,
là
serrato
in
quel
cerchio
di
diffidente
clausura
,
in
quella
casa
vuota
,
ma
pur
tutta
piena
,
come
l
'
anima
sua
,
degl
'
irti
sospetti
della
moglie
.
Da
questi
sospetti
,
dallo
spirito
ostile
e
alacre
,
dall
'
energia
spesso
aggressiva
della
moglie
,
egli
-
vivendo
di
lei
e
per
lei
unicamente
-
s
'
era
sentito
sostenere
.
Ora
gli
pareva
d
'
esser
rimasto
come
un
sacco
vuoto
.
A
chi
affidarsi
?
a
chi
affidare
la
casa
?
a
chi
affidare
i
figliuoli
?
Tutto
il
suo
mondo
era
lì
,
in
quella
casa
.
Ma
che
cos
'
era
più
,
ormai
,
quella
casa
senza
colei
che
la
animava
tutta
?
Egli
non
vi
si
sapeva
più
neanche
rigirare
.
Come
curare
i
piccini
?
come
attendere
ad
essi
?
Non
sapeva
da
che
parte
rifarsi
.
Tra
pochi
giorni
gli
sarebbe
toccato
ritornare
all
'
ufficio
;
e
quei
piccini
?
Nessuna
serva
era
mai
durata
in
casa
più
di
sei
mesi
.
Quest
'
ultima
c
'
era
da
pochi
giorni
;
si
era
mostrata
premurosa
nella
sventura
;
pareva
una
buona
vecchina
;
ma
poteva
fidarsene
?
No
.
La
moglie
,
dentro
,
gli
diceva
no
.
Non
per
quella
serva
soltanto
;
per
tutte
le
serve
del
mondo
.
No
.
Se
non
che
,
per
vivere
com
'
ella
voleva
,
com
'
egli
le
aveva
giurato
,
avrebbe
dovuto
lasciar
l
'
ufficio
e
tapparsi
in
casa
dalla
mattina
alla
sera
.
Era
possibile
?
Doveva
lavorare
.
Non
poteva
far
le
parti
anche
della
moglie
,
che
in
fondo
faceva
tutto
in
casa
.
La
sventura
non
lo
aveva
colpito
per
nulla
.
Bisognava
pure
che
quella
serva
facesse
qualche
cosa
invece
della
moglie
.
Ai
figliuoli
,
no
,
ai
figliuoli
voleva
badar
lui
:
lui
vestirli
la
mattina
;
preparar
loro
la
colazione
;
poi
condurre
a
scuola
il
maggiore
;
lui
servirli
a
tavola
,
e
poi
la
sera
a
cena
,
e
far
loro
recitare
le
orazioni
e
svestirli
per
metterli
a
letto
,
nella
loro
cameretta
vigilata
da
un
ritratto
fotografico
ingrandito
della
mamma
che
non
c
'
era
più
.
Quanti
baci
dava
loro
tra
le
lagrime
!
Che
orrore
,
poi
,
quella
casa
muta
,
quando
i
piccini
erano
a
letto
!
Tornava
a
sedere
innanzi
alla
tavola
non
ancora
sparecchiata
e
si
metteva
ad
arrotondare
al
solito
pallottoline
di
mollica
,
rimeditando
,
angosciato
,
la
sua
orrenda
sciagura
.
Un
cupo
rammarico
lo
coceva
per
la
crudele
ingiustizia
della
sua
sorte
.
Aveva
sofferto
prima
,
immeritatamente
;
soffriva
tanto
adesso
!
E
nessuno
lo
poteva
consolare
.
La
moglie
non
aveva
saputo
né
voluto
leggergli
dentro
,
nell
'
anima
;
e
lo
aveva
torturato
senza
ragione
;
ora
ella
non
poteva
vedere
com
'
egli
vivesse
senza
di
lei
in
quella
casa
,
come
avesse
mantenuto
il
giuramento
fatto
;
e
forse
,
se
di
là
poteva
pensare
,
immaginava
ancora
,
testarda
e
cieca
,
che
egli
ora
godesse
,
libero
...
Che
irrisione
!
Vedendolo
così
vinto
e
sprofondato
nel
cordoglio
,
la
vecchia
serva
,
una
di
quelle
sere
,
si
fece
animo
e
gli
suggerì
d
'
andare
un
po
'
fuori
a
fare
una
giratina
per
sollievo
.
Si
voltò
a
guardarla
,
torvo
;
alzò
le
spalle
;
non
volle
neanche
risponderle
.
-
Prenderà
un
po
'
d
'
aria
...
-
insistette
quella
,
timidamente
.
-
Starò
attenta
io
ai
bambini
,
non
dubiti
...
Del
resto
,
non
si
svegliano
mai
...
Lei
dovrebbe
farlo
anche
per
loro
,
mi
perdoni
.
Così
si
ammalerà
.
Teodoro
Piovanelli
scosse
il
capo
lentamente
,
con
le
ciglia
aggrottate
e
gli
occhi
chiusi
.
Sotto
la
borsa
delle
palpebre
gonfie
gli
fervevano
le
lagrime
.
Si
levò
da
tavola
,
s
'
appressò
alla
finestra
e
si
mise
a
guardar
fuori
dietro
ai
vetri
.
Eh
già
...
Egli
poteva
uscire
,
ormai
,
volendo
.
Nessuno
più
gliel
'
impediva
.
Ma
dove
andare
?
e
perché
?
Che
funebre
squallore
nel
bujo
delle
vie
deserte
,
vegliate
dai
radi
lampioni
!
Rivide
col
pensiero
,
come
in
sogno
,
altre
vie
meglio
illuminate
;
immaginò
la
gente
che
vi
passava
,
assorta
nelle
proprie
cure
,
con
affetti
vivi
in
cuore
,
con
desiderii
vivi
nell
'
anima
,
o
guidata
da
una
abitudine
ch
'
egli
non
aveva
più
;
immaginò
i
caffè
luccicanti
di
specchi
...
D
'
un
subito
si
voltò
a
guardar
la
camera
,
come
a
un
richiamo
imperioso
,
minaccioso
dello
spettro
della
moglie
.
Cominciava
,
già
a
venir
meno
al
giuramento
?
No
,
no
!
E
si
recò
nella
camera
dei
bambini
;
si
chinò
sui
lettucci
per
contemplarli
nel
dolce
sonno
;
rattenne
la
mano
tratta
irresistibilmente
a
carezzar
le
loro
testoline
:
poi
si
volse
,
soffocato
dall
'
angoscia
,
a
guardare
il
ritratto
della
moglie
.
Oh
con
quale
ardore
la
desiderò
in
quel
momento
!
Sì
,
sì
,
nonostante
tutto
il
martirio
che
ella
gli
aveva
inflitto
per
nove
anni
.
Sì
,
egli
la
voleva
,
la
voleva
!
aveva
bisogno
di
lei
!
Senza
di
lei
non
poteva
più
vivere
.
Oh
,
anche
a
costo
di
soffrire
da
lei
le
pene
più
ingiuste
e
più
crudeli
...
Non
poteva
rassegnarsi
a
vedere
così
spezzata
per
sempre
la
sua
esistenza
!
Aveva
appena
quarant
'
anni
!
IV
.
Man
mano
che
i
giorni
passavano
,
e
i
mesi
ormai
(
eran
già
quattro
mesi
!
)
,
quel
posto
vuoto
,
lì
,
nel
letto
matrimoniale
,
gli
suscitava
ogni
notte
,
nel
cocente
ricordo
,
smanie
vieppiù
disperate
.
Col
volto
nascosto
,
affondato
nel
guanciale
che
si
bagnava
di
lagrime
,
bisbigliava
nell
'
ambascia
della
passione
il
nome
di
lei
:
-
Cesira
...
Cesira
...
E
il
cuore
gli
si
schiantava
.
-
Sempre
così
...
sempre
così
-
mormorava
poi
,
più
calmo
,
con
gli
occhi
sbarrati
nel
bujo
.
Ah
come
s
'
era
ingannata
la
moglie
sul
conto
di
lui
!
Ecco
:
questo
pensiero
lo
struggeva
più
d
'
ogni
altro
,
e
di
continuo
vi
ritornava
su
.
Se
n
'
era
fatto
una
lima
.
Che
il
mondo
fosse
tristo
,
tristi
gli
uomini
,
triste
le
donne
,
così
come
la
moglie
aveva
creduto
,
egli
poteva
ammettere
;
ammetteva
.
Ma
lui
?
tristo
anche
lui
?
Certo
,
Chi
sa
quanti
uomini
,
rimasti
vedovi
all
'
età
sua
,
dopo
tre
o
quattro
mesi
,
cedendo
al
bisogno
stesso
della
natura
...
pur
non
volendo
,
pur
serbando
in
cuore
viva
sempre
l
'
immagine
della
moglie
morta
e
la
pena
d
'
averla
perduta
,
cominciavano
a
uscire
di
sera
e
...
sì
,
a
uscire
per
lo
meno
.
Aveva
ragione
la
moglie
:
«
Facilissime
,
le
donne
!
Se
ne
incontrano
tante
per
via
...
»
.
Ma
a
quarant
'
anni
...
eh
,
a
quarant
'
anni
,
senza
più
l
'
abitudine
,
non
doveva
esser
mica
piacevole
rimettersi
a
far
la
vita
del
giovanottino
scapolo
.
Chi
sa
quale
avvilimento
di
vergogna
!
D
'
altra
parte
,
però
a
mettersi
con
altre
donne
...
Prima
di
tutto
,
perdita
di
tempo
;
poi
,
chi
sa
quanti
impicci
e
anche
...
anche
una
certa
difficoltà
...
Per
esempio
,
quella
guantaja
dalla
quale
egli
andava
prima
a
comperare
i
guanti
per
la
sua
Cesira
,
6
e
1/4
(
vi
era
andato
dopo
la
disgrazia
a
comperarne
un
pajo
anche
per
sé
,
neri
,
per
il
funerale
)
-
quella
guantaja
,
ecco
...
una
signora
,
una
vera
signora
!
Come
si
moveva
nella
bella
bottega
lucida
,
tepida
e
profumata
!
Il
corpo
leggermente
proteso
...
E
mica
si
sentiva
il
rumore
dei
passi
;
si
sentiva
il
fruscio
discreto
della
sottana
di
seta
...
Nessun
imbarazzo
,
come
nessuna
sfrontatezza
.
Voce
dolce
,
modulata
;
meravigliosa
prontezza
a
comprendere
...
E
non
già
soltanto
per
attirar
la
gente
.
Era
così
.
O
almeno
,
pareva
così
;
naturalmente
.
Che
nettezza
e
che
precisione
!
Ebbene
,
a
mettersi
con
quella
...
Dio
liberi
!
E
le
conseguenze
?
I
proprii
piccini
...
Ah
!
A
questo
pensiero
,
retrocedeva
d
'
improvviso
,
quasi
inorridito
d
'
essersi
indugiato
a
fantasticare
su
tale
argomento
.
Ma
,
via
!
troppo
bene
sapeva
che
tali
cose
non
potevano
e
non
dovevano
più
sussistere
per
lui
.
Si
forzava
a
dormire
.
Ma
pur
con
gli
occhi
chiusi
,
poco
dopo
,
ecco
qualche
altra
visione
tentatrice
...
Fingeva
di
non
avvertirla
,
come
se
gli
fosse
apparsa
non
provocata
da
lui
.
La
lasciava
fare
...
A
poco
a
poco
s
'
addormentava
.
Ma
la
sera
dopo
,
il
supplizio
ricominciava
.
E
la
vecchia
serva
a
insistere
,
a
insistere
,
che
via
!
uscisse
di
casa
per
una
mezz
'
oretta
sola
,
almeno
,
a
prendere
un
po
'
d
'
aria
...
Batti
e
batti
,
alla
fine
Teodoro
Piovanelli
si
lasciò
indurre
.
Ma
quanto
tempo
mise
a
vestirsi
!
e
volle
prima
recarsi
a
vedere
i
bambini
che
dormivano
,
e
rassettò
ben
bene
le
coperte
sui
loro
lettini
,
e
poi
quante
raccomandazioni
alla
serva
,
che
stesse
bene
attenta
,
per
carità
!
Tuttavia
,
non
ardi
alzare
gli
occhi
al
ritratto
della
moglie
.
E
uscì
.
V
.
Appena
su
la
via
,
si
vide
come
sperduto
.
Da
anni
e
anni
non
andava
più
fuori
,
la
sera
.
Il
buio
,
il
silenzio
gli
fecero
un
'
impressione
quasi
lugubre
...
e
quel
riverbero
là
,
vacillante
,
del
gas
sul
lastricato
...
e
più
là
,
in
fondo
,
nella
piazza
deserta
,
quelle
lanterne
vaghe
delle
vetture
...
Dove
si
sarebbe
diretto
?
Scese
verso
Piazza
delle
Terme
,
tutta
sonora
dell
'
acqua
luminosa
della
fontana
delle
Najadi
.
Ricordò
che
la
moglie
non
voleva
ch
'
egli
si
fermasse
a
guardar
quelle
Najadi
sguajate
.
E
non
si
fermò
.
Povera
Cesira
!
Com
'
era
sdegnata
che
il
corpo
della
donna
fosse
esposto
in
atteggiamenti
così
procaci
a
gli
sguardi
maligni
e
indiscreti
degli
uomini
!
Ci
vedeva
come
un
'
irrisione
,
una
mancanza
di
rispetto
per
il
suo
sesso
,
e
voleva
sapere
perché
nelle
fontane
i
signori
scultori
non
esponevano
invece
uomini
nudi
.
Ma
in
Piazza
Navona
,
veramente
...
la
fontana
del
Moro
...
E
poi
,
gli
uomini
nudi
...
in
atteggiamenti
procaci
...
via
,
forse
sarebbero
stati
un
pochino
più
scandalosi
...
Teodoro
Piovanelli
,
così
pensando
,
ebbe
un
barlume
di
sorriso
su
le
labbra
amare
;
e
imboccò
Via
Nazionale
.
A
mano
a
mano
che
andava
,
sopite
immagini
,
impressioni
rimaste
nella
sua
coscienza
d
'
altri
tempi
,
non
cancellate
,
sì
svanite
a
lui
per
il
sovrapporsi
d
'
altri
stati
di
coscienza
opprimenti
,
gli
si
ridestavano
,
sommovendo
e
disgregando
a
poco
a
poco
,
con
un
senso
di
dolce
pena
,
la
triste
compagine
della
coscienza
presente
.
E
ascoltò
dentro
di
sé
la
voce
lontana
lontana
di
lui
stesso
,
qual
era
in
gioventù
;
la
voce
delle
memorie
sepolte
,
che
risorgevano
al
respiro
di
quell
'
aria
notturna
,
al
suono
de
'
suoi
passi
nel
silenzio
della
via
.
Arrivato
all
'
imboccatura
di
Via
del
Boschetto
,
s
'
arrestò
,
come
se
qualcuno
a
un
tratto
lo
avesse
trattenuto
.
Si
guardò
attorno
;
poi
,
perplesso
,
con
infinita
tristezza
,
guardò
giù
per
quella
via
,
e
scosse
mestamente
il
capo
.
Tutti
i
ricordi
,
le
immagini
,
le
impressioni
del
suo
vagabondare
notturno
d
'
altri
tempi
,
del
tempo
in
cui
era
scapolo
,
si
associavano
al
pensiero
di
una
donna
,
di
quell
'
unica
ch
'
egli
aveva
conosciuta
prima
delle
nozze
,
donna
non
sua
solamente
,
ma
a
cui
egli
,
per
abitudine
,
per
timidezza
,
era
pure
stato
sempre
fedele
,
come
poi
alla
moglie
.
Quella
donna
stava
lì
,
allora
,
in
Via
del
Boschetto
.
Si
chiamava
Annetta
;
lavorava
d
'
astucci
e
di
sopraffondi
;
ma
le
piaceva
vestir
bene
e
gli
ori
le
piacevano
e
i
giojelli
,
anche
falsi
...
Finché
aveva
avuta
la
madre
,
s
'
era
mantenuta
onesta
;
poi
la
madre
le
era
morta
,
e
lei
non
aveva
più
saputo
veder
la
ragione
di
sacrificarsi
a
vivere
in
quel
modo
,
senza
il
compenso
di
qualche
godimento
...
Così
era
caduta
.
Ogni
volta
,
come
per
rialzarsi
innanzi
a
se
stessa
,
per
non
sentir
l
'
avvilimento
di
ciò
che
stava
per
fare
,
affliggeva
quei
pochi
fidati
che
andavano
a
trovarla
narrando
quanto
aveva
fatto
durante
la
lunga
malattia
della
madre
,
tutte
le
cure
che
le
aveva
prodigate
,
i
medicinali
costosi
che
le
aveva
comperati
,
quasi
per
assicurare
se
stessa
che
,
almeno
per
questo
,
non
doveva
aver
rimorsi
.
Ebbene
,
Teodoro
Piovanelli
,
abbandonato
in
quella
sua
prima
uscita
ai
ricordi
d
'
allora
,
guidato
naturalmente
dall
'
istintiva
esemplare
fedeltà
così
crudelmente
misconosciuta
e
negata
dalla
moglie
,
ecco
,
s
'
era
proprio
arrestato
là
,
all
'
imboccatura
di
Via
del
Boschetto
.
Si
vietò
d
'
assumer
coscienza
del
pensiero
sortogli
d
'
improvviso
,
che
non
sarebbe
stato
un
tradimento
alla
memoria
della
moglie
,
un
venir
meno
al
giuramento
che
le
aveva
fatto
di
non
avvicinare
mai
più
altra
donna
,
se
fosse
ritornato
a
quella
,
che
già
la
moglie
sapeva
per
sua
stessa
confessione
.
Quella
non
sarebbe
stata
un
'
altra
;
quella
era
già
stata
sua
;
ed
egli
non
avrebbe
smentito
,
con
quella
,
la
sua
fedeltà
.
La
avrebbe
anzi
confermata
.
No
:
non
se
lo
volle
dire
;
non
se
lo
volle
fare
questo
ragionamento
.
Scese
per
Via
del
Boschetto
soltanto
per
curiosità
,
ecco
;
per
la
voluttà
amara
di
seguir
la
traccia
del
tempo
lontano
:
senza
alcun
altro
scopo
.
Del
resto
,
non
sapeva
più
neppure
se
colei
stesse
ancora
lì
.
Era
molto
difficile
,
dopo
nove
anni
...
L
'
aveva
riveduta
tre
o
quattro
volte
per
via
,
vestita
poveramente
,
invecchiata
,
imbruttita
,
certo
caduta
più
in
basso
;
ma
,
naturalmente
,
aveva
fatto
finta
non
solo
di
non
riconoscerla
,
ma
di
non
averla
mai
conosciuta
.
Quando
,
di
pochi
passi
lontano
dal
portoncino
ben
noto
,
a
destra
,
scorse
la
finestretta
quadra
del
mezzanino
,
sulla
porta
,
con
le
persiane
accostate
,
che
dalle
stecche
e
da
sotto
lasciavano
intravedere
il
lume
della
cameretta
,
Teodoro
Piovanelli
si
turbò
profondamente
,
assalito
dall
'
imagine
precisa
,
là
,
vivente
,
del
ricordo
lontano
...
Tutto
,
tal
quale
,
come
allora
!
Ma
ci
stava
proprio
lei
,
là
,
ancora
?
S
'
accostò
al
muro
,
cauto
,
trepidante
,
e
passò
rasente
,
sotto
la
finestra
;
alzò
il
capo
;
scorse
dietro
alle
persiane
un
'
ombra
,
una
donna
...
-
lei
?
-
Passò
oltre
,
tutto
sconvolto
,
insaccato
nelle
spalle
,
col
sangue
che
gli
frizzava
per
le
vene
,
come
sotto
l
'
imminenza
di
qualche
cosa
che
dovesse
cadergli
addosso
.
Violentemente
gli
si
ricompose
la
coscienza
tetra
e
dura
del
suo
stato
presente
;
rivide
in
un
baleno
col
pensiero
la
camera
dei
bambini
e
quel
ritratto
,
là
,
vigilante
,
terribile
,
della
moglie
;
e
s
'
arrestò
affannato
nella
corsa
che
aveva
preso
.
A
casa
!
a
casa
!
Se
non
che
,
davanti
al
portoncino
...
ma
sì
,
lei
...
lei
ch
'
era
scesa
...
Annetta
,
sì
.
Egli
la
riconobbe
subito
.
E
anche
lei
lo
riconobbe
:
-
Doro
...
tu
?
E
stese
una
mano
.
Egli
si
schermì
.
-
Lasciami
...
No
,
ti
prego
...
Non
posso
...
Lasciami
...
-
Come
!
-
fece
lei
,
ridendo
e
trattenendolo
.
-
Se
sei
venuto
a
cercarmi
...
T
'
ho
visto
,
sai
?
Caro
...
caro
...
sei
tornato
!
...
Su
,
via
!
Perché
no
?
Se
sei
tornato
a
me
...
Su
,
su
...
E
lo
trasse
per
forza
dentro
il
portoncino
,
e
poi
su
per
la
scala
,
tenendolo
per
il
braccio
.
Egli
ansava
,
col
cuore
in
tumulto
,
la
mente
scombujata
.
Voleva
svincolarsi
e
non
sapeva
,
non
sapeva
.
Rivide
la
cameretta
,
tal
quale
anch
'
essa
,
dal
tetto
basso
...
il
letto
,
il
cassettone
,
il
divanuccio
...
le
oleografie
alle
pareti
...
Ma
quando
ella
,
tra
tante
parole
affollate
di
cui
egli
non
udiva
altro
che
il
suono
,
gli
tolse
il
cappello
e
il
bastone
e
poi
i
guanti
,
e
fece
per
abbracciarlo
,
Teodoro
Piovanelli
,
che
già
tremava
tutto
,
la
respinse
,
si
portò
le
mani
al
volto
,
vacillò
,
come
per
una
vertigine
.
-
Che
hai
?
-
domandò
ella
sorpresa
,
un
po
'
costernata
:
e
lo
trasse
a
sedere
sul
divanuccio
.
Un
impeto
di
pianto
scosse
le
spalle
di
lui
.
Ella
si
provò
a
staccargli
le
mani
dal
volto
;
ma
egli
squassò
il
capo
rabbiosamente
.
-
No
!
no
!
-
Tu
piangi
?
-
domandò
la
donna
;
poi
,
dopo
aver
guardato
il
cappello
fasciato
di
lutto
:
-
Forse
...
forse
t
'
è
morta
?
...
Egli
accennò
di
sì
col
capo
.
-
Ah
,
poveretto
...
-
sospirò
lei
,
pietosamente
.
Teodoro
Piovanelli
scattò
in
piedi
,
convulso
;
prese
i
guanti
,
il
bastone
,
si
buttò
in
capo
il
cappello
;
balbettò
,
soffocato
:
-
Impossibile
...
impossibile
...
lasciami
andare
...
Ella
non
si
provò
più
a
trattenerlo
;
lo
accompagnò
,
dolente
,
fino
alla
porta
.
Poi
lì
,
sicurissima
ormai
che
sarebbe
ritornato
,
gli
domandò
,
con
voce
mesta
e
con
un
mesto
sorriso
:
-
T
'
aspetto
,
eh
,
Doro
?
...
Presto
...
Ma
egli
s
'
era
messo
sulla
bocca
il
fazzoletto
listato
di
nero
,
e
non
le
rispose
.
DISTRAZIONE
Nero
tra
il
baglior
polverulento
d
'
un
sole
d
'
agosto
che
non
dava
respiro
,
un
carro
funebre
di
terza
classe
si
fermò
davanti
al
portone
accostato
d
'
una
casa
nuova
d
'
una
delle
tante
vie
nuove
di
Roma
,
nel
quartiere
dei
Prati
di
Castello
.
Potevano
esser
le
tre
del
pomeriggio
.
Tutte
quelle
case
nuove
,
per
la
maggior
parte
non
ancora
abitate
,
pareva
guardassero
coi
vani
delle
finestre
sguarnite
quel
carro
nero
.
Fatte
da
così
poco
apposta
per
accogliere
la
vita
,
invece
della
vita
-
ecco
qua
-
la
morte
vedevano
,
che
veniva
a
far
preda
giusto
lì
.
Prima
della
vita
,
la
morte
.
E
se
n
'
era
venuto
lentamente
,
a
passo
,
quel
carro
.
Il
cocchiere
,
che
cascava
a
pezzi
dal
sonno
,
con
la
tuba
spelacchiata
,
buttata
a
sghembo
sul
naso
,
e
un
piede
sul
parafango
davanti
,
al
primo
portone
che
gli
era
parso
accostato
in
segno
di
lutto
,
aveva
dato
una
stratta
alle
briglie
,
l
'
arresto
al
manubrio
della
martinicca
,
e
s
'
era
sdrajato
a
dormire
più
comodamente
su
la
cassetta
.
Dalla
porta
dell
'
unica
bottega
della
via
s
'
affacciò
,
scostando
la
tenda
di
traliccio
,
unta
e
sgualcita
,
un
omaccio
spettorato
,
sudato
,
sanguigno
,
con
le
maniche
della
camicia
rimboccate
su
le
braccia
pelose
.
-
Ps
!
-
chiamò
,
rivolto
al
cocchiere
.
-
Ahò
!
Più
là
...
Il
cocchiere
reclinò
il
capo
per
guardar
di
sotto
la
falda
della
tuba
posata
sul
naso
;
allentò
il
freno
;
scosse
le
briglie
sul
dorso
dei
cavalli
e
passò
avanti
alla
drogheria
,
senza
dir
nulla
.
Qua
o
là
,
per
lui
,
era
lo
stesso
.
E
davanti
al
portone
,
anch
'
esso
accostato
della
casa
più
in
là
,
si
fermò
e
riprese
a
dormire
.
-
Somaro
!
-
borbottò
il
droghiere
,
scrollando
le
spalle
.
-
Non
s
'
accorge
che
tutti
i
portoni
a
quest
'
ora
sono
accostati
.
Dev
'
essere
nuovo
del
mestiere
.
Così
era
veramente
.
E
non
gli
piaceva
per
nientissimo
affatto
,
quel
mestiere
,
a
Scalabrino
.
Ma
aveva
fatto
il
portinajo
,
e
aveva
litigato
prima
con
tutti
gl
'
inquilini
e
poi
col
padron
di
casa
;
il
sagrestano
a
San
Rocco
,
e
aveva
litigato
col
parroco
;
s
'
era
messo
per
vetturino
di
piazza
e
aveva
litigato
con
tutti
i
padroni
di
rimessa
,
fino
a
tre
giorni
fa
.
Ora
,
non
trovando
di
meglio
in
quella
stagionaccia
morta
,
s
'
era
allogato
in
una
Impresa
di
pompe
funebri
.
Avrebbe
litigato
pure
con
questa
-
lo
sapeva
sicuro
-
perché
le
cose
storte
,
lui
,
non
le
poteva
soffrire
.
E
poi
era
disgraziato
,
ecco
.
Bastava
vederlo
.
Le
spalle
in
capo
;
gli
occhi
a
sportello
;
la
faccia
gialla
,
come
di
cera
,
e
il
naso
rosso
.
Perché
rosso
,
il
naso
?
Perché
tutti
lo
prendessero
per
ubriacone
;
quando
lui
neppure
lo
sapeva
che
sapore
avesse
il
vino
.
-
Puh
!
Ne
aveva
fino
alla
gola
,
di
quella
vitaccia
porca
.
E
un
giorno
o
l
'
altro
,
l
'
ultima
litigata
per
bene
l
'
avrebbe
fatta
con
l
'
acqua
del
fiume
,
e
buona
notte
.
Per
ora
là
,
mangiato
dalle
mosche
e
dalla
noja
,
sotto
la
vampa
cocente
del
sole
,
ad
aspettar
quel
primo
carico
.
Il
morto
.
O
non
gli
sbucò
,
dopo
una
buona
mezz
'
ora
,
da
un
altro
portone
in
fondo
,
dall
'
altro
lato
della
via
?
-
Te
possino
...
(
al
morto
)
-
esclamò
tra
i
denti
,
accorrendo
col
carro
,
mentre
i
becchini
,
ansimanti
sotto
il
peso
d
'
una
misera
bara
vestita
di
mussolo
nero
,
filettata
agli
orli
di
fettuccia
bianca
,
sacravano
e
protestavano
:
-
Te
possino
...
(
a
lui
)
-
Te
pij
n
'
accidente
-
0
ch
'
er
nummero
der
portone
non
te
l
'
aveveno
dato
?
Scalabrino
fece
la
voltata
senza
fiatare
;
aspettò
che
quelli
aprissero
lo
sportello
e
introducessero
il
carico
nel
carro
.
-
Tira
via
!
E
si
mosse
,
lentamente
,
a
passo
,
com
'
era
venuto
:
ancora
col
piede
alzato
sul
parafango
davanti
e
la
tuba
sul
naso
.
Il
carro
,
nudo
.
Non
un
nastro
,
non
un
fiore
.
Dietro
,
una
sola
accompagnatrice
.
Andava
costei
con
un
velo
nero
trapunto
,
da
messa
,
calato
sul
volto
;
indossava
una
veste
scura
,
di
mussolo
rasato
,
a
fiorellini
gialli
,
e
un
ombrellino
chiaro
aveva
,
sgargiante
sotto
il
sole
,
aperto
e
appoggiato
su
la
spalla
.
Accompagnava
il
morto
,
ma
si
riparava
dal
sole
con
l
'
ombrellino
.
E
teneva
il
capo
basso
,
quasi
più
per
vergogna
che
per
afflizione
.
-
Buon
passeggio
,
ah
Rosi
'
!
-
le
gridò
dietro
il
droghiere
scamiciato
,
che
s
'
era
fatto
di
nuovo
alla
porta
della
bottega
.
E
accompagnò
il
saluto
con
un
riso
sguajato
,
scrollando
il
capo
.
L
'
accompagnatrice
si
voltò
a
guardarlo
attraverso
il
velo
;
alzò
la
mano
col
mezzo
guanto
di
filo
per
fargli
un
cenno
di
saluto
,
poi
l
'
abbassò
per
riprendersi
di
dietro
la
veste
,
e
mostrò
le
scarpe
scalcagnate
.
Aveva
però
i
mezzi
guanti
di
filo
e
l
'
ombrellino
,
lei
.
-
Povero
sor
Bernardo
,
come
un
cane
,
-
disse
forte
qualcuno
dalla
finestra
d
'
una
casa
.
Il
droghiere
guardò
in
su
,
seguitando
a
scrollare
il
capo
.
-
Un
professore
,
con
la
sola
servaccia
dietro
...
-
gridò
un
'
altra
voce
,
di
vecchia
,
da
un
'
altra
finestra
.
Nel
sole
,
quelle
voci
dall
'
alto
sonavano
nel
silenzio
della
strada
deserta
,
strane
.
Prima
di
svoltare
,
Scalabrino
pensò
di
proporre
all
'
accompagnatrice
di
pigliare
a
nolo
una
vettura
per
far
più
presto
,
già
che
nessun
cane
era
venuto
a
far
coda
a
quel
mortorio
.
-
Con
questo
sole
...
a
quest
'
ora
...
Rosina
scosse
il
capo
sotto
il
velo
.
Aveva
fatto
giuramento
,
lei
,
che
avrebbe
accompagnato
a
piedi
il
padrone
fino
all
'
imboccatura
di
via
San
Lorenzo
.
-
Ma
che
ti
vede
il
padrone
?
Niente
!
Giuramento
.
La
vettura
,
se
mai
,
l
'
avrebbe
presa
,
lassù
,
fino
a
Campoverano
.
-
E
se
te
la
pago
io
?
-
insistette
Scalabrino
.
Niente
.
Giuramento
.
Scalabrino
masticò
sotto
la
tuba
un
'
altra
imprecazione
e
seguitò
a
passo
,
prima
per
il
ponte
Cavour
,
poi
per
Via
Tomacelli
e
per
Via
Condotti
e
per
Piazza
di
Spagna
e
Via
Due
Macelli
e
Capo
le
Case
e
Via
Sistina
.
Fin
qui
,
tanto
o
quanto
,
si
tenne
su
,
sveglio
,
per
scansare
le
altre
vetture
,
i
tram
elettrici
e
le
automobili
,
considerando
che
a
quel
mortorio
lì
nessuno
avrebbe
fatto
largo
e
portato
rispetto
.
Ma
quando
,
attraversata
sempre
a
passo
Piazza
Barberini
,
imboccò
l
'
erta
via
di
San
Niccolò
da
Tolentino
,
rialzò
il
piede
sul
parafango
,
si
calò
di
nuovo
la
tuba
sul
naso
e
si
riaccomodò
a
dormire
.
I
cavalli
,
tanto
,
sapevano
la
via
.
I
rari
passanti
si
fermavano
e
si
voltavano
a
mirare
,
tra
stupiti
e
indignati
.
Il
sonno
del
cocchiere
su
la
cassetta
e
il
sonno
del
morto
dentro
il
carro
:
freddo
e
nel
bujo
,
quello
del
morto
;
caldo
e
nel
sole
,
quello
del
cocchiere
;
e
poi
quell
'
unica
accompagnatrice
con
l
'
ombrellino
chiaro
e
il
velo
nero
abbassato
sul
volto
:
tutto
l
'
insieme
di
quel
mortorio
,
insomma
,
così
zitto
zitto
e
solo
solo
,
a
quell
'
ora
,
bruciata
,
faceva
proprio
cader
le
braccia
.
Non
era
il
modo
,
quello
,
d
'
andarsene
all
'
altro
mondo
!
Scelti
male
il
giorno
,
l
'
ora
,
la
stagione
.
Pareva
che
quel
morto
lì
avesse
sdegnato
di
dare
alla
morte
una
conveniente
serietà
.
Irritava
.
Quasi
quasi
aveva
ragione
il
cocchiere
che
se
la
dormiva
.
E
così
avesse
seguitato
a
dormire
Scalabrino
fino
al
principio
di
Via
San
Lorenzo
!
Ma
i
cavalli
,
appena
superata
l
'
erta
,
svoltando
per
Via
Volturno
,
pensarono
bene
d
'
avanzare
un
po
'
il
passo
;
e
Scalabrino
si
destò
.
Ora
,
destarsi
,
veder
fermo
sul
marciapiedi
a
sinistra
un
signore
allampanato
,
barbuto
,
con
grossi
occhiali
neri
,
stremenzito
in
un
abito
grigio
,
sorcigno
,
e
sentirsi
arrivare
in
faccia
,
su
la
tuba
,
un
grosso
involto
,
fu
tutt
'
uno
!
Prima
che
Scalabrino
avesse
tempo
di
riaversi
,
quel
signore
s
'
era
buttato
innanzi
ai
cavalli
,
li
aveva
fermati
e
,
avventando
gesti
minacciosi
,
quasi
volesse
scagliar
le
mani
,
non
avendo
più
altro
da
scagliare
,
urlava
,
sbraitava
:
-
A
me
?
a
me
?
mascalzone
!
canaglia
!
manigoldo
!
a
un
padre
di
famiglia
?
a
un
padre
di
otto
figliuoli
?
manigoldo
!
farabutto
!
Tutta
la
gente
che
si
trovava
a
passare
per
via
e
tutti
i
bottegai
e
gli
avventori
s
'
affollarono
di
corsa
attorno
al
carro
e
tutti
gl
'
inquilini
delle
case
vicine
s
'
affacciarono
alle
finestre
,
e
altri
curiosi
accorsero
,
al
clamore
,
dalle
prossime
vie
,
i
quali
,
non
riuscendo
a
sapere
che
cosa
fosse
accaduto
,
smaniavano
,
accostandosi
a
questo
e
a
quello
,
e
si
drizzavano
su
la
punta
dei
piedi
.
-
Ma
che
è
stato
?
-
Uhm
...
pare
che
...
dice
che
...
non
so
!
-
Ma
c
'
è
il
morto
?
-
Dove
?
-
Nel
carro
,
c
'
è
?
-
Uhm
!
...
Chi
è
morto
?
-
Gli
pigliano
la
contravvenzione
!
-
Al
morto
?
-
Al
cocchiere
...
-
E
perché
?
-
Mah
!
...
pare
che
...
dice
che
...
Il
signore
grigio
allampanato
seguitava
intanto
a
sbraitare
presso
la
vetrata
d
'
un
caffè
,
dove
lo
avevano
trascinato
;
reclamava
l
'
involto
scagliato
contro
il
cocchiere
;
ma
non
s
'
arrivava
ancora
a
comprendere
perché
glielo
avesse
scagliato
.
Sul
carro
,
il
cocchiere
cadaverico
,
con
gli
occhi
miopi
strizzati
,
si
rimetteva
in
sesto
la
tuba
e
rispondeva
alla
guardia
di
città
che
,
tra
la
calca
e
lo
schiamazzo
,
prendeva
appunti
su
un
taccuino
.
Alla
fine
il
carro
si
mosse
tra
la
folla
che
gli
fece
largo
,
vociando
;
ma
,
come
apparve
di
nuovo
,
sotto
l
'
ombrellino
chiaro
,
col
velo
nero
abbassato
sul
volto
,
quell
'
unica
accompagnatrice
-
silenzio
.
Solo
qualche
monellaccio
fischiò
.
Che
era
insomma
accaduto
?
Niente
.
Una
piccola
distrazione
.
Vetturino
di
piazza
fino
a
tre
giorni
fa
,
Scalabrino
,
stordito
dal
sole
,
svegliato
di
soprassalto
,
s
'
era
scordato
di
trovarsi
su
un
carro
funebre
:
gli
era
parso
d
'
essere
ancora
su
la
cassetta
d
'
una
botticella
e
,
avvezzo
com
'
era
ormai
da
tanti
anni
a
invitar
la
gente
per
via
a
servirsi
del
suo
legno
,
vedendosi
guardato
da
quel
signore
sorcigno
fermo
lì
sul
marciapiede
,
gli
aveva
fatto
segno
col
dito
,
se
voleva
montare
.
E
quel
signore
,
per
un
piccolo
segno
,
tutto
quel
baccano
...
Narrativa ,
I
Nel
millenovecento
,
Remigio
Selmi
aveva
venti
anni
;
ed
era
aiuto
applicato
alla
stazione
di
Campiglia
.
Da
parecchio
tempo
stava
in
discordia
con
il
padre
e
non
sapeva
che
al
suo
piede
bucato
da
una
bulletta
delle
scarpe
era
ormai
venuta
anche
la
cancrena
.
Invece
credeva
che
stesse
meglio
;
senza
sospettare
che
,
se
non
gliene
facevano
sapere
niente
,
volevano
tenerlo
lontano
da
casa
più
che
fosse
possibile
.
Ma
una
sera
ricevette
una
cartolina
dal
chirurgo
che
lo
curava
;
nella
quale
era
scritto
che
la
malattia
non
dava
più
da
sperare
.
La
fece
leggere
al
capostazione
;
ed
ebbe
il
permesso
di
partire
subito
,
con
il
diretto
che
era
per
passare
.
Arrivò
alla
Casuccia
la
notte
:
tre
miglia
da
Siena
,
fuor
di
Porta
Romana
;
e
,
trovato
l
'
uscio
aperto
,
entrò
nella
camera
del
padre
senza
che
prima
nessuno
lo
vedesse
.
Giacomo
era
desto
e
appoggiato
a
quattro
guanciali
;
mentre
due
delle
assalariate
,
Gegia
e
Dinda
,
gli
sostenevano
le
braccia
lungo
la
coperta
,
attente
a
mettergliele
in
un
altro
modo
quando
non
poteva
stare
più
nella
stessa
positura
.
Sopra
il
canterano
,
una
lucernina
di
ottone
;
con
tutti
e
quattro
i
beccucci
accesi
.
Remigio
salì
in
ginocchio
sul
letto
.
Ma
Giacomo
,
che
aveva
la
testa
ciondoloni
sul
petto
e
gli
occhi
chiusi
,
non
se
ne
accorse
né
meno
.
Allora
,
gli
chiese
:
"
Non
mi
riconosci
?
"
Dinda
disse
sottovoce
:
"
Lo
lasci
stare
,
padroncino
!
Soffre
troppo
e
non
le
può
rispondere
.
"
"
Mi
risponderà
,
spero
.
"
"
Ha
fatto
male
ad
entrare
senza
avvertire
.
"
Ma
Remigio
non
badò
a
quel
rimprovero
;
e
disse
,
sebbene
sapesse
che
non
gli
credevano
:
"
Vorrei
che
mi
riconoscesse
.
"
Giacomo
alzò
,
a
poco
a
poco
,
faticosamente
,
il
volto
;
e
guardò
il
figlio
ma
non
se
ne
fece
caso
:
le
sue
labbra
si
erano
affloscite
e
screpolate
,
deformando
la
bocca
;
gli
occhi
non
erano
più
neri
;
ma
,
con
le
sclerotiche
gialle
e
segose
,
le
pupille
parevano
vizze
.
Le
mani
,
che
le
due
donne
avevano
lasciato
,
appoggiate
dalla
parte
del
dorso
e
aperte
,
cercavano
di
chiudersi
senza
riuscirci
.
Remigio
,
perché
non
lo
brontolasse
di
essergli
andato
così
vicino
,
gli
chiese
un
'
altra
volta
,
pur
non
avendone
più
voglia
,
per
quell
'
indifferenza
che
,
a
rivederlo
,
gli
era
tornata
:
"
Non
mi
riconosci
?
"
Il
malato
,
come
se
avesse
voluto
fargli
capire
che
non
gliene
importava
nulla
,
rispose
:
"
Non
ti
devo
riconoscere
?
Non
sei
Remigio
?
"
E
ricominciò
subito
a
gridare
.
Allora
,
le
due
donne
lo
voltarono
di
fianco
,
strascinandolo
in
proda
.
"
Quanto
soffro
!
Così
non
posso
stare
!
Alzate
le
coperte
!
"
In
quel
mentre
entrò
Luigia
,
la
sua
seconda
moglie
:
prima
,
si
era
fermata
ad
ascoltare
il
figliastro
;
e
,
senza
salutarlo
,
ficcò
le
mani
sotto
le
lenzuola
per
tenerle
alzate
.
"
Mettetemi
le
gambe
fuori
del
letto
!
"
"
Ti
farà
freddo
.
"
"
Non
importa
:
obbeditemi
.
"
Allora
,
Gegia
e
Dinda
gli
cavarono
le
gambe
fuori
del
letto
,
con
i
due
piedi
gonfi
e
fasciati
che
avevano
un
esasperante
e
triste
odore
d
'
iodoformio
.
Quell
'
odore
toccò
l
'
animo
di
Remigio
.
Luigia
esclamò
:
"
Poveretto
!
Tu
,
Remigio
,
non
hai
visto
le
sue
gambe
sfasciate
!
"
Gegia
fece
un
gesto
di
orrore
;
Dinda
si
asciugò
gli
occhi
.
Allora
,
Remigio
appoggiò
la
testa
ai
ferri
del
letto
e
stette
zitto
;
mentre
quel
che
facevano
dinanzi
a
lui
gli
pareva
di
vederlo
da
tanto
tempo
.
Giacomo
era
abbastanza
ricco
.
Nato
da
un
fattore
,
che
gli
aveva
lasciato
circa
ventimila
lire
,
era
riuscito
a
triplicarle
.
Mortagli
la
moglie
,
madre
di
Remigio
,
prese
con
sé
una
ragazza
di
campagna
facendola
passare
per
serva
.
Poi
,
per
mettere
in
pace
i
pettegolezzi
,
sposò
Luigia
,
che
allora
era
una
zitella
piuttosto
matura
:
doveva
ereditare
un
poderetto
ed
era
stata
la
sarta
della
prima
moglie
.
Prese
anche
,
perché
gli
avrebbe
fatto
comodo
,
la
figlia
d
'
una
sua
nipote
:
aveva
,
allora
,
dodici
anni
e
si
chiamava
Ilda
.
La
sera
stessa
del
matrimonio
,
Luigia
si
raccomandò
a
Remigio
di
volerle
bene
e
di
dirle
tutta
la
verità
delle
chiacchiere
che
si
facevano
;
e
il
figliastro
le
confermò
i
sospetti
su
Giulia
.
Ella
pianse
e
si
fece
promettere
da
Giacomo
che
l
'
avrebbe
mandata
via
;
ma
,
invece
,
dopo
pochi
mesi
,
Giulia
prese
sempre
di
più
il
sopravvento
;
e
Giacomo
si
divise
di
letto
dalla
moglie
.
Ma
come
poteva
piacergli
quella
ragazza
?
Magra
e
gialla
,
quasi
rifinita
;
con
i
denti
guasti
e
lunghi
;
un
'
aria
stupida
e
gli
occhi
del
colore
delle
frutta
marce
.
E
,
a
venti
anni
,
già
vecchia
e
logorata
.
Erano
più
di
sette
anni
che
Remigio
la
sopportava
;
ma
,
sempre
di
più
,
la
sua
avversione
cresceva
;
e
,
d
'
altra
parte
,
l
'
odio
di
Giulia
faceva
altrettanto
;
perciò
quasi
tutti
i
giorni
,
Giacomo
e
Remigio
questionavano
.
Alla
fine
,
il
figlio
dovette
andarsene
;
e
,
dopo
aver
patita
anche
la
fame
,
era
riescito
ad
avere
quel
piccolo
impiego
.
Tali
cose
,
con
la
sonnolenza
e
la
stanchezza
,
gli
ritornavano
a
memoria
,
rapidamente
;
mentre
pareva
che
il
moribondo
non
lo
vedesse
né
meno
.
Allora
,
si
scostò
dal
letto
;
e
si
mise
a
sedere
nell
'
ombra
che
faceva
una
scatola
vuota
accanto
alla
lucernina
.
Una
grande
tristezza
lo
invase
,
sentendo
confusamente
quanta
ambiguità
gli
era
attorno
;
e
come
,
tra
qualche
giorno
soltanto
,
egli
si
sarebbe
trovato
a
contrasti
violenti
e
insoliti
.
Infatti
,
Giacomo
aveva
promesso
a
Giulia
di
lasciarle
tutta
la
parte
del
patrimonio
che
la
legge
avrebbe
consentito
di
togliere
al
figlio
.
La
ragazza
,
quand
'
egli
senza
rimedio
peggiorò
della
gamba
,
portò
via
,
aiutata
dalla
zia
,
quanto
le
fu
possibile
:
lenzuola
che
non
erano
state
adoprate
mai
,
strumenti
agricoli
,
il
letto
dove
avrebbe
dovuto
dormire
Remigio
,
le
posate
,
i
gioielli
della
prima
moglie
,
i
vestiti
;
e
vendé
perfino
tre
botti
piene
.
Luigia
,
che
s
'
avvedeva
soltanto
in
parte
di
queste
cose
senza
avere
mai
il
coraggio
di
verificare
i
suoi
sospetti
,
anche
per
paura
del
testamento
,
seguitava
a
non
dirne
parola
,
obbedendo
anzi
a
Giulia
;
specie
quando
il
suo
dolore
sincero
le
fece
perdere
la
testa
.
Remigio
,
sentendosi
straziare
,
e
vergognandosi
di
non
saper
far
niente
,
si
alzò
;
riuscendo
abbastanza
ad
essere
calmo
,
perché
voleva
comportarsi
come
se
tra
lui
e
suo
padre
non
fosse
accaduto
mai
niente
.
E
,
non
avendo
incontrato
Giulia
,
ne
provò
quasi
piacere
;
quantunque
indovinasse
che
ella
stessa
non
aveva
voluto
farsi
vedere
.
Egli
aveva
gli
occhi
di
un
castagno
chiarissimo
e
limpido
,
che
non
somigliava
a
nessun
altro
,
quasi
sbiadito
;
qualche
volta
,
pareva
che
tremassero
e
si
accendessero
come
quelli
dei
conigli
.
I
baffi
,
meno
biondi
dei
capelli
,
d
'
un
colore
bruciato
,
erano
attaccati
con
le
punte
alle
guance
;
il
mento
un
poco
tondo
e
forato
nel
mezzo
.
Il
suo
viso
,
quasi
sempre
rassegnato
,
era
ora
doventato
febbrile
.
Non
stava
più
a
capo
basso
,
e
gli
sussultavano
i
muscoli
della
mandibola
.
Si
riavvicinò
al
capezzale
,
e
disse
al
padre
:
"
Tornerò
domattina
.
"
Gegia
rispose
,
in
modo
molto
significativo
,
a
cui
egli
non
fece
caso
:
"
Lo
assistiamo
noi
.
"
Giacomo
,
guardatolo
appena
,
gli
disse
,
come
se
non
ce
lo
volesse
:
"
Addio
!
"
Remigio
,
allora
,
rientrò
in
città
,
e
dormì
ad
un
albergo
.
Perché
il
padre
,
prima
di
morire
,
non
voleva
riconciliarsi
?
Si
domandò
se
avrebbe
dovuto
farglielo
dire
da
Luigia
;
ma
non
osò
,
per
timidezza
e
per
paura
che
il
padre
,
invece
d
'
avere
questo
sentimento
,
gli
rispondesse
magari
qualche
parola
che
gli
sarebbe
restata
sempre
a
mente
.
Il
giorno
dopo
,
le
donne
chiamarono
il
prete
:
un
giovane
muscoloso
,
bruciato
dal
sole
,
con
gli
occhiali
turchini
e
la
tonaca
troppo
stretta
per
il
suo
grasso
.
E
,
siccome
il
malato
,
quantunque
lo
conoscesse
e
fosse
religioso
,
non
voleva
farlo
passare
,
Remigio
si
provò
a
persuaderlo
.
Ma
,
fino
alla
sera
,
non
volle
confessarsi
.
Gli
sembrava
di
allontanare
la
morte
,
se
non
desse
retta
a
nessuno
;
e
voleva
morire
senza
lasciarsi
vincere
.
Così
,
fino
all
'
ultimo
,
non
aveva
voluto
chiamare
il
medico
;
e
,
ora
,
lo
curavano
per
forza
,
troppo
tardi
;
contro
la
sua
volontà
.
La
cancrena
gli
si
spargeva
nel
sangue
,
ma
si
ostinava
a
ritenersi
più
forte
di
essa
;
con
una
fiducia
,
quasi
superstiziosa
,
soltanto
in
se
medesimo
.
E
troppo
sdegno
aveva
sentito
contro
Remigio
;
perché
,
proprio
in
punto
di
morte
,
si
disponesse
a
mostrarglisi
grato
d
'
essere
tornato
appositamente
alla
Casuccia
!
Del
resto
il
suo
cervello
si
alterava
con
il
male
,
e
il
suo
discernimento
si
faceva
indeterminabile
.
Intanto
venne
il
chirurgo
Umberto
Bianconi
;
uno
dei
più
reputati
a
Siena
,
ma
non
valeva
gran
che
:
aveva
fatto
carriera
presto
,
perché
suo
padre
insegnava
all
'
università
.
Piccolo
e
magro
,
una
barbetta
castagna
,
brutta
,
quasi
cappuccinesca
,
con
gli
occhi
neri
,
dov
'
era
un
sorriso
di
astuzia
,
da
scimmia
,
un
poco
miopi
,
mai
fermi
,
quand
'
egli
parlava
si
baloccava
a
lisciare
con
l
'
unghia
d
'
un
pollice
quella
dell
'
altro
;
e
non
guardando
mai
in
viso
,
ma
sempre
intorno
.
Maligno
e
maldicente
,
anche
senza
ragione
,
a
motivo
della
sua
falsa
gentilezza
,
s
'
era
fatto
nome
di
buono
e
di
modesto
;
e
faceva
pagare
tali
conti
che
gli
procuravano
un
rispetto
sempre
maggiore
.
Quando
c
'
era
un
moribondo
abbastanza
ricco
,
magari
come
Giacomo
,
non
aveva
nessuno
scrupolo
a
raddoppiare
le
visite
;
ordinando
rimedi
che
non
servivano
a
niente
.
Sapeva
che
il
disgraziato
doveva
morire
;
ma
egli
mostrava
di
sperare
sempre
,
proponendo
cure
costosissime
,
chiamando
a
consulto
altri
medici
con
i
quali
fingeva
le
più
coscienziose
preoccupazioni
.
Aveva
avvertito
Remigio
perché
a
Siena
quasi
tutti
sapevano
quale
pasticcio
era
in
casa
di
Giacomo
;
e
non
voleva
trovarsi
a
qualche
responsabilità
.
E
perché
,
dovendosi
far
pagare
il
conto
da
lui
,
voleva
renderglisi
simpatico
.
Si
tolse
il
pastrano
turchino
,
con
il
bavero
di
velluto
,
mettendo
dentro
una
delle
tasche
i
guanti
di
pelle
,
foderati
di
lana
,
prima
di
consegnarlo
a
Dinda
;
che
l
'
attaccò
.
Dietro
di
lui
,
entrò
Giulia
;
e
,
siccome
s
'
era
sfogata
tutta
la
notte
e
la
mattina
con
la
zia
contro
Remigio
,
studiando
come
doveva
fare
,
riescì
a
comportarsi
come
se
Remigio
non
ci
fosse
stato
.
Messasi
un
grembiule
bianco
,
da
infermiera
,
aprì
subito
,
con
una
chiavettina
che
teneva
in
tasca
,
la
cassetta
degli
strumenti
chirurgici
;
poi
,
mentre
il
Bianconi
tastava
il
polso
al
malato
,
vuotò
un
fiasco
di
lisoformio
dentro
una
catinella
.
Si
fermò
un
poco
,
con
le
mani
su
i
fianchi
,
perché
Giacomo
la
cercava
con
gli
occhi
fino
da
quando
era
entrata
;
poi
,
mise
in
fila
,
sopra
un
tavolincino
,
i
rotoletti
delle
fasce
accanto
alla
garza
e
alla
bacinella
.
Luigia
cominciò
a
sfasciare
i
piedi
tenuti
fermi
da
Gegia
e
da
Dinda
.
Poi
,
il
Bianconi
sollevò
,
con
una
pinzetta
,
l
'
ultima
strisciolina
attaccata
alla
pelle
.
Le
dita
s
'
erano
gonfiate
fino
a
scoppiare
,
aprendosi
;
mentre
il
rimanente
delle
gambe
erano
magrissime
,
senza
più
carne
.
Il
Bianconi
si
voltò
a
dietro
,
e
disse
a
Remigio
:
"
Venga
a
vedere
.
Qui
,
ho
tagliato
;
cercando
d
'
impedire
che
il
male
si
propagasse
.
Ma
l
'
infezione
era
già
troppo
dentro
.
"
Poi
medicò
e
rifasciò
;
aiutato
sempre
da
Giulia
.
Remigio
,
accompagnandolo
fino
al
cancello
della
strada
,
gli
chiese
:
"
Quanto
potrà
vivere
?
"
Il
chirurgo
,
guardando
un
cipresso
per
non
far
vedere
il
sorriso
che
gli
era
spuntato
su
le
labbra
,
rispose
:
"
Fino
a
domattina
,
forse
.
"
Quando
il
giovane
rientrò
nella
camera
,
le
due
assalariate
e
Luigia
mettevano
il
malato
in
un
'
altra
positura
.
Giulia
,
rinchiusi
i
ferri
dentro
la
cassetta
e
giunta
a
metà
della
stanza
accanto
,
disse
a
Dinda
che
veniva
dalla
cucina
con
un
recipiente
d
'
acqua
calda
:
"
Io
voglio
che
il
padrone
parli
in
faccia
a
due
testimoni
.
Se
muore
senza
che
sia
qui
il
notaio
?
"
Fatta
questa
domanda
,
ch
'
era
piuttosto
una
riflessione
,
tornò
lesta
in
camera
e
vociò
con
un
'
aria
risoluta
e
indispettita
;
senza
né
meno
avvicinarsi
al
letto
:
"
Vuol
chiamare
due
persone
,
perché
non
mi
sia
negato
quel
che
mi
si
spetta
?
"
Giacomo
,
dopo
un
urlo
che
fece
capire
quanto
fosse
atroce
il
suo
spasimo
,
le
rispose
:
"
Io
farò
testamento
.
Chiama
il
notaio
per
stasera
.
Il
Pollastri
:
lo
sai
.
"
Allora
,
ella
,
data
prima
un
'
occhiata
arrogante
alle
tre
donne
,
gli
sorrise
;
poi
uscì
.
Ma
il
Pollastri
era
a
fare
un
altro
testamento
;
parecchie
miglia
distante
dalla
città
;
e
fino
al
giorno
dopo
,
forse
,
non
sarebbe
tornato
:
Giulia
l
'
attese
invano
,
fino
a
buio
,
seduta
sopra
una
seggiola
,
morsicandosi
le
labbra
.
La
mattina
dopo
,
Giacomo
era
già
in
agonia
;
e
quando
tentava
di
dire
qualche
parola
,
nessuno
lo
intendeva
.
Da
tutte
e
due
le
finestre
aperte
,
l
'
aria
odorosa
della
primavera
entrava
nella
camera
.
Le
anatre
schiamazzavano
,
sguazzando
nel
fango
del
fontone
;
e
le
galline
,
che
nessuno
s
'
era
ricordato
di
governare
,
crocchiolavano
forte
.
Un
lungo
suono
di
campane
scivolava
per
il
cielo
;
da
Siena
alta
,
giù
verso
la
Val
d
'
Arbia
.
Un
mucchio
enorme
di
nuvolette
rosee
si
radunò
sopra
i
pioppi
della
Tressa
,
come
richiamato
da
quel
suono
.
Passavano
i
barrocci
e
le
diligenze
.
Giacomo
aveva
gli
occhi
chiusi
,
con
le
palpebre
quasi
trasparenti
e
violacee
;
dalla
bocca
mezzo
aperta
,
respirava
affannando
e
interrompendosi
quando
il
rantolo
gli
chiudeva
la
gola
.
Le
narici
doventavano
sottili
e
ceree
.
Allora
,
gli
dettero
un
tubo
di
ossigeno
.
Remigio
sorreggeva
il
cannello
di
gomma
;
da
cui
il
gasse
esciva
con
un
sibilo
sottile
;
e
il
morente
protendeva
le
labbra
,
si
scoteva
e
inghiottiva
.
Una
volta
sola
,
aprì
la
bocca
:
la
lingua
e
il
palato
erano
chiazzati
di
rosso
scuro
.
Luigia
disse
:
"
Ha
arsione
.
Guarda
che
asciuttore
!
"
Gli
accostarono
alla
bocca
un
bicchiere
,
credendo
che
potesse
bevere
;
ma
gli
rovesciarono
l
'
acqua
giù
per
la
barba
e
la
camicia
.
Remigio
avvolse
a
un
fuscello
un
poco
di
cotone
idrofilo
bagnato
e
glielo
mise
su
la
lingua
.
Il
morente
lo
strinse
;
come
per
succhiarlo
.
Poi
il
respiro
doventò
più
grave
e
più
rado
,
le
mani
gli
si
gonfiarono
;
si
scosse
,
lamentandosi
.
Mentre
le
donne
piangevano
,
guardandosi
l
'
una
con
l
'
altra
,
entrò
Giulia
;
ma
,
fermatasi
su
la
soglia
e
capito
che
non
c
'
era
più
tempo
,
escì
come
il
vento
.
Remigio
,
andato
dagli
assalariati
,
che
non
conosceva
né
meno
,
a
dire
che
smettessero
di
caricare
un
carro
di
letame
,
perché
non
facessero
chiasso
,
tornò
in
punta
di
piedi
.
Ilda
lo
guardò
fisso
,
con
le
lagrime
che
le
scappavano
dalle
palpebre
bionde
come
l
'
oro
.
Allora
,
chinata
la
faccia
,
si
avviò
verso
la
camera
;
ma
Giulia
,
che
non
se
lo
aspettava
,
attraversò
accanto
:
non
era
più
vestita
da
casa
;
e
dal
cappello
le
dondolavano
un
mazzetto
di
rosine
tutte
volte
in
giù
.
Remigio
,
presala
per
un
braccio
,
la
fece
camminare
all
'
indietro
fino
alle
scale
;
e
ve
la
spinse
.
Poi
,
tremando
tutto
,
ma
dominandosi
,
con
le
mani
entro
le
tasche
della
giubba
,
andò
nella
camera
.
Un
cero
,
cadendo
,
s
'
era
rotto
.
E
siccome
non
poteva
più
stare
infilato
nel
ferro
del
candeliere
di
legno
,
lo
legò
con
uno
spago
alla
spalliera
del
letto
.
Il
cadavere
era
doventato
,
come
improvvisamente
,
d
'
un
giallo
spaventevole
;
e
gli
sparsero
sopra
,
dopo
avergli
messo
un
vestito
,
che
Giacomo
non
aveva
mai
voluto
rinnovare
,
pochi
fiori
di
campo
,
portati
da
Dinda
,
la
moglie
di
Picciòlo
.
II
Remigio
,
svegliandosi
,
sentì
ch
'
era
sudato
.
Un
senso
di
scontento
,
quasi
di
rimpianto
,
gli
invadeva
l
'
anima
;
e
,
ricordandosi
,
come
un
peso
improvviso
,
che
suo
padre
era
stato
sotterrato
la
sera
innanzi
,
richiuse
gli
occhi
;
credendo
di
poter
dormire
ancora
.
Ma
,
sbadigliato
due
o
tre
volte
,
andò
ad
aprire
la
finestra
.
Lontano
,
dalla
Montagnola
,
bubbolava
;
e
le
nuvolette
primaverili
attraversavano
il
cielo
come
se
sobbalzassero
.
Il
ciliegio
,
dinanzi
alla
finestra
,
aveva
messo
le
foglie
;
e
i
tralci
delle
viti
,
le
gemme
.
I
grani
,
d
'
un
pallore
quasi
doloroso
,
luccicavano
;
perché
la
notte
era
piovuto
.
Tutte
queste
cose
le
aveva
viste
anche
i
giorni
innanzi
;
ma
,
quella
mattina
,
capì
che
gli
sarebbero
piaciute
per
la
prima
volta
;
e
che
doveva
amarle
,
perché
non
c
'
era
altro
per
lui
.
Vestitosi
in
fretta
,
scese
le
scale
;
evitando
di
parlare
con
quelli
di
casa
;
e
si
trovò
con
Berto
.
Il
saluto
dell
'
assalariato
gli
destò
simpatia
per
tutti
gli
altri
;
e
,
perché
si
sentiva
arrossire
d
'
essere
ormai
il
padrone
,
non
gli
rispose
.
L
'
assalariato
,
credendo
che
fosse
per
superbia
,
gli
voltò
le
spalle
;
e
se
n
'
andò
nel
campo
,
fischiettando
.
Quando
fu
in
fondo
allo
stradone
,
tra
i
due
filari
delle
viti
più
belle
di
tutte
le
altre
,
si
fermò
;
e
,
guardando
Remigio
sorrise
di
scherno
;
poi
,
prese
lungo
una
fossacciola
.
Berto
era
curioso
di
conoscere
come
Remigio
si
sarebbe
comportato
e
avrebbe
fatto
;
sapendo
che
non
s
'
intendeva
di
agricoltura
;
e
che
,
secondo
le
voci
di
tutti
,
purtroppo
vere
,
si
trovava
senza
denaro
e
con
parecchi
debiti
del
padre
.
Intanto
,
Berto
e
gli
altri
due
assalariati
avevano
capito
che
potevano
non
obbedirgli
;
perché
egli
,
dovendosi
rimettere
ai
loro
pareri
,
a
meno
che
non
avesse
preso
un
fattore
,
non
avrebbe
potuto
né
meno
rimproverarli
.
Così
,
le
prime
volte
che
egli
aprì
bocca
per
arrischiare
qualche
osservazione
,
gli
risposero
,
ridendogli
in
viso
,
che
sarebbe
stato
impossibile
fare
differente
da
come
avevano
fatto
.
Stando
su
l
'
aia
,
dove
mancava
poco
che
non
sdrucciolasse
per
via
della
pàtina
di
fango
e
dell
'
erba
spuntata
tra
mattone
e
mattone
,
vide
Tordo
uscire
dalla
stalla
;
e
gli
disse
:
"
Bisogna
dare
subito
lo
zolfo
alle
viti
.
"
"
Ma
che
le
pare
!
È
presto
.
Ci
vorranno
altri
quindici
giorni
;
e
poi
,
è
bene
aspettare
che
il
tempo
si
rimetta
.
Del
resto
,
io
faccio
come
lei
vuole
;
ma
senta
pure
anche
gli
altri
,
e
vedrà
che
le
dico
bene
.
"
"
Dove
sei
stato
ora
?
"
"
Dove
sono
stato
?
A
governare
i
bovi
.
O
non
lo
capisce
da
sé
?
"
"
Non
avevi
ancora
finito
?
"
Tordo
non
gli
rispose
più
;
ma
chiamò
la
moglie
;
e
le
chiese
se
gli
aveva
fatto
abbrustolire
il
pane
.
Gegia
,
che
aveva
ascoltato
le
parole
di
Remigio
,
rispose
da
dentro
casa
:
"
Che
ti
affatichi
tanto
tempo
nella
stalla
?
Diranno
che
perdi
tempo
.
Facevi
meglio
a
venir
prima
a
mangiare
.
"
"
Stai
zitta
!
"
Remigio
,
che
lo
aveva
seguito
con
lo
sguardo
,
arrossì
un
'
altra
volta
e
non
ebbe
il
coraggio
di
dire
altro
;
anzi
,
pensò
che
era
bene
aspettare
qualche
giorno
sperando
che
avrebbe
potuto
scegliere
uno
degli
assalariati
per
fidarsene
.
E
tornò
in
casa
.
In
cucina
,
c
'
erano
,
a
prendere
il
caffè
,
Ilda
e
la
matrigna
;
e
quando
entrò
,
abbassarono
gli
occhi
entro
la
tazza
.
La
matrigna
disse
a
Ilda
,
picchiandole
il
cucchiaino
sopra
una
spalla
:
"
Spicciati
;
c
'
è
da
fare
.
"
Egli
allora
sentì
il
bisogno
di
dire
qualche
cosa
,
che
facesse
piacere
a
loro
;
preso
da
un
desiderio
di
tranquillità
.
Ilda
,
asciugandosi
le
mani
,
perché
aveva
già
lavata
la
sua
tazza
,
gli
sorrise
e
andò
via
.
Luigia
gli
disse
:
"
Quando
credi
di
sistemare
bene
tra
noi
?
"
Egli
alzò
la
voce
,
ma
sempre
con
dolcezza
:
"
A
pena
che
sarà
possibile
,
ho
detto
.
"
"
Ma
quando
?
Mi
pare
che
tu
non
ci
pensi
.
"
"
Ho
dato
l
'
incarico
,
ieri
sera
,
al
notaio
Pollastri
di
parlare
con
il
suo
avvocato
;
che
io
non
so
né
meno
chi
è
!
"
Luigia
non
rispose
.
Allora
,
Remigio
la
rimproverò
:
"
Perché
vuol
tenermelo
nascosto
?
Le
cose
si
faranno
sempre
più
lunghe
.
"
La
matrigna
,
debole
e
sospettosa
,
gli
dette
un
'
occhiata
;
che
gli
fece
capire
come
ne
sapeva
più
di
lui
e
chi
sa
con
quali
precauzioni
si
faceva
aiutare
anche
dai
parenti
.
Egli
,
che
voleva
comportarsi
lealmente
con
lei
,
e
riteneva
inutile
ricorrere
agli
avvocati
e
ai
notai
,
provò
una
delusione
cattiva
.
Infatti
,
gli
dispiaceva
a
essere
trattato
con
una
diffidenza
maliziosa
;
della
quale
non
c
'
era
bisogno
.
A
quale
scopo
,
poi
?
Non
era
disposto
ad
accomodarsi
nel
miglior
modo
possibile
con
lei
;
tenendola
in
casa
,
anche
se
la
legge
gli
consentisse
di
mandarla
via
?
E
,
quantunque
fosse
abituato
a
non
essere
né
amato
né
rispettato
,
gli
rincresceva
,
proprio
ora
quando
avrebbe
voluto
non
provare
nessun
odio
,
a
non
sentirsi
sicuro
in
mezzo
agli
altri
.
Riflettendo
a
queste
cose
,
guardò
le
mani
della
matrigna
;
e
,
senza
alzare
gli
occhi
al
suo
viso
,
e
senza
più
parlare
,
se
n
'
andò
.
Attraversando
il
salotto
,
rivide
il
ghiro
imbalsamato
,
quel
ghiro
che
suo
padre
aveva
tenuto
due
anni
dentro
una
gabbia
;
rivide
anche
gli
uccelli
.
Uno
specchio
antico
,
screpolato
,
in
una
cornice
la
cui
indoratura
s
'
era
scrostata
e
rotta
,
li
rifletteva
,
ed
egli
,
allora
,
si
mise
a
guardarli
nello
specchio
.
Girò
gli
occhi
per
tutta
la
stanza
:
era
rimasta
quasi
nuova
,
e
si
ricordò
bene
di
quando
il
pittore
l
'
aveva
rifatta
;
gli
parve
perfino
di
riavere
nel
naso
l
'
odore
della
calce
spenta
dentro
i
secchi
di
latta
.
Quelle
righe
rosse
,
che
in
tutti
e
quattro
gli
angoli
s
'
intrecciavano
con
svolazzi
ripiegati
,
e
d
'
un
altro
colore
,
gli
parvero
come
staccate
da
tutta
la
parete
e
animate
d
'
una
vita
propria
.
In
camera
,
i
cassetti
erano
ancora
chiusi
con
le
chiavi
che
egli
non
aveva
;
e
non
sapeva
né
meno
quel
che
contenessero
.
Il
letto
stava
di
traverso
alla
stanza
;
i
campanelli
elettrici
pendevano
con
i
fili
attorcigliati
.
Aprì
l
'
uscio
della
stanza
accanto
,
dove
era
morto
Giacomo
;
e
stette
un
poco
a
respirare
l
'
odore
rimastovi
:
il
letto
alto
era
stato
rifatto
,
e
sopra
non
vi
restava
nessun
segno
del
cadavere
.
Il
sole
,
entrando
dalla
finestra
aperta
,
gli
fece
venire
un
brivido
che
lo
scosse
nel
cuore
.
Il
pavimento
,
ancora
umido
di
aceto
aromatico
e
di
acido
fenico
,
pareva
che
non
potesse
più
prosciugarsi
.
Qualche
ragnatela
s
'
era
stesa
fra
i
travicelli
;
e
il
tralcio
di
una
rosa
rampichina
veniva
sul
davanzale
della
finestra
.
A
un
tratto
,
l
'
altro
uscio
della
stanza
si
aprì
;
e
Luigia
,
in
punta
di
piedi
,
senza
lasciare
il
croccino
,
sporse
la
testa
e
le
spalle
;
ma
,
veduto
il
figliastro
,
tornò
indietro
e
richiuse
.
Perché
,
invece
,
non
era
entrata
?
III
All
'
ora
del
pranzo
,
Luigia
mandò
Ilda
a
chiamarlo
.
Mangiarono
la
minestra
quasi
senza
parlarsi
;
evitando
d
'
irritarsi
subito
.
Anzi
,
Remigio
fu
sinceramente
pieno
di
garbo
.
Ma
la
matrigna
sospirava
,
e
s
'
occupava
più
d
'
Ilda
che
di
lui
.
Dopo
il
lesso
,
egli
chiese
:
"
Non
c
'
è
altro
?
"
Ella
rispose
:
"
Quanti
denari
ti
ritrovi
?
Se
tu
vuoi
,
c
'
è
rimasto
,
d
'
una
settimana
fa
,
un
pezzetto
di
parmigiano
:
l
'
avevo
messo
da
parte
io
.
"
"
Me
lo
dia
.
"
Ella
fece
scostare
Ilda
dalla
tavola
,
mandandole
in
dietro
la
sedia
;
e
,
senza
alzarsi
da
sedere
,
aprì
il
cassetto
;
poi
,
siccome
il
suo
braccio
non
arrivava
a
frugarci
,
disse
:
"
Guardaci
da
te
!
"
Il
formaggio
,
una
fettuccia
dura
accanto
alla
crosta
nera
,
era
doventato
verde
e
asciutto
,
come
quello
che
si
mette
nelle
trappole
dei
topi
;
ma
egli
lo
mangiò
lo
stesso
.
Luigia
,
guardatolo
un
poco
,
gli
chiese
:
"
Perché
non
andiamo
insieme
dal
notaio
Pollastri
?
"
"
Lasci
che
prima
venga
a
fare
l
'inventario."
"
Io
ho
fretta
soltanto
allo
scopo
di
fare
le
cose
bene
in
regola
;
e
in
modo
che
fra
me
e
te
non
ci
sia
mai
niente
da
ridire
.
"
Egli
s
'
impazientì
:
"
Ho
capito
!
Ho
capito
!
Ed
io
voglio
fare
lo
stesso
.
"
Ma
ella
cominciò
a
lagrimare
,
guardandolo
fisso
;
con
gli
occhi
spalancati
.
Egli
abbassò
la
testa
,
per
dire
:
"
Mi
pare
impossibile
che
della
mia
povera
mamma
non
ci
sia
rimasto
né
meno
un
anello
!
E
pure
mi
pare
che
mio
padre
non
avesse
dato
niente
a
lei
,
di
quelle
cose
!
"
"
No
;
non
voleva
né
meno
che
toccassi
il
cassetto
.
Mi
regalò
una
catena
d
'
oro
quando
ci
sposammo
;
ma
la
comprò
proprio
allora
,
a
posta
;
e
,
poi
,
non
ho
avuto
altro
.
"
"
E
dove
è
sparita
,
dunque
,
la
roba
?
Vuol
dire
che
è
stata
rubata
.
"
"
Chi
vuoi
che
te
l
'
abbia
rubata
?
È
impossibile
.
"
"
Giulia
,
forse
.
"
Ma
la
matrigna
alzò
la
voce
;
e
gli
disse
:
"
Io
non
ne
so
niente
:
bada
di
non
comprometterti
.
"
"
Allora
,
che
cosa
ne
pensa
?
Crede
che
l
'
abbia
venduta
lui
?
"
"
Ah
,
no
,
di
certo
!
Tuo
padre
non
l
'
ha
venduta
.
"
Remigio
perdeva
sempre
di
più
la
pazienza
,
e
batté
i
pugni
sul
dorso
della
sedia
.
Ella
gli
disse
:
"
Non
c
'
è
bisogno
che
tu
t
'
inquieti
.
Quando
fai
così
,
non
ci
si
parla
più
con
te
.
"
"
E
con
lei
ci
si
parla
,
forse
?
Mi
pare
,
scusi
se
glielo
dico
,
che
non
capisca
niente
!
"
"
Ah
,
già
,
io
non
ho
capito
mai
niente
!
"
Egli
sbuffò
e
si
mise
a
camminare
su
e
giù
per
la
stanza
,
deciso
a
offenderla
di
più
;
ma
ella
,
fatto
il
nodo
al
suo
tovagliolo
,
escì
.
La
cugina
,
voltandogli
sempre
le
spalle
,
lavava
i
piatti
;
e
,
intanto
,
stava
ad
ascoltare
.
Che
poteva
ricavare
dai
discorsi
di
una
donna
a
quel
modo
?
IV
Giulia
,
la
notte
innanzi
che
Giacomo
morisse
,
buttatasi
vestita
sul
letto
,
non
aveva
dormito
.
Tendeva
l
'
orecchio
ad
ogni
rumore
della
strada
e
ad
ogni
tramestio
della
casa
;
ma
la
rabbia
la
sfiniva
sempre
di
più
,
e
la
mattina
non
aveva
forza
di
reggersi
in
piedi
.
Allora
,
rinfrescatosi
il
viso
con
l
'
acqua
,
andò
ad
assicurarsi
da
sé
che
il
moribondo
ormai
non
avrebbe
potuto
più
dire
niente
al
notaio
;
anche
se
fosse
venuto
prima
dell
'
alba
.
Tornò
nella
sua
camera
,
si
racconciò
alla
meglio
il
vestito
che
sul
letto
le
si
era
spiegazzato
;
e
pensò
di
correre
subito
a
farsi
consigliare
da
qualcuno
.
Scacciata
da
Remigio
,
andò
in
casa
della
zia
;
e
,
con
lei
,
dall
'
avvocato
Renzo
Boschini
;
che
ambedue
conoscevano
da
prima
,
per
un
'
altra
faccenda
.
E
scelsero
bene
;
perché
il
Boschini
non
sentiva
scrupoli
;
o
,
per
lo
meno
,
li
sapeva
quietare
.
Quando
gli
riesciva
,
si
faceva
pagare
prima
;
e
poi
i
clienti
dovevano
rimettere
la
causa
nelle
mani
di
un
altro
,
perché
era
difficile
che
egli
non
si
adoprasse
ad
imbrogliarla
anche
di
più
;
accordandosi
magari
con
i
suoi
avversari
di
tribunale
.
Dagli
altri
avvocati
non
solo
era
tollerato
,
ma
scusato
;
perché
a
vincere
una
causa
sostenuta
da
lui
non
ci
voleva
gran
talento
;
quando
avessero
pensato
d
'
offrirgli
,
senza
averne
l
'
aria
,
una
parte
dei
loro
guadagni
.
Tutto
consisteva
nel
farlo
con
decenza
e
con
dignità
;
o
con
qualche
pretesto
raffinato
,
che
era
un
capolavoro
di
malizia
e
di
cultura
legale
.
E
,
poi
,
ridevano
di
lui
e
di
come
si
lasciava
adoprare
.
Le
due
donne
lo
trovarono
,
per
l
'
appunto
,
nella
stanza
d
'
ingresso
dello
studio
;
mentre
accendeva
una
sigaretta
alla
pipa
del
suo
scrivano
;
un
vecchio
sudicio
che
portava
il
mantello
anche
d
'
estate
,
con
i
baffi
sempre
sporchi
di
saliva
e
di
tabacco
.
Il
Boschini
le
guardò
,
come
soleva
,
alzando
la
fronte
;
dove
stavano
appiccicati
due
riccioli
neri
:
pareva
che
i
suoi
occhi
sgusciassero
dietro
gli
occhiali
.
Fosca
,
la
zia
di
Giulia
,
una
donna
che
aveva
partorito
dieci
figliuoli
,
gongosi
o
tisici
,
soffriva
di
male
al
cuore
;
e
,
avendo
salito
in
fretta
le
scale
,
per
tener
dietro
alla
nipote
,
si
reggeva
una
mano
su
la
bocca
,
perché
si
sentiva
scoppiare
;
e
avrebbe
voluto
appoggiarsi
a
una
sedia
.
Ma
sedie
,
all
'
infuori
di
quella
dove
stava
il
vecchio
scrivano
,
non
ce
ne
erano
.
Da
un
rettangolo
sul
muro
,
meno
polveroso
e
meno
sudicio
,
si
capiva
che
ci
doveva
essere
stato
,
qualche
volta
,
un
canapè
.
Giulia
aveva
da
vero
un
poco
di
febbre
,
e
le
era
venuta
una
bolla
sotto
il
labbro
.
L
'
avvocato
Boschini
fece
passare
le
due
donne
in
un
'
altra
stanza
;
e
,
informatosi
con
poche
parole
,
all
'
incirca
,
di
quel
che
si
trattava
,
disse
,
disfacendo
tra
le
dita
la
sigaretta
insalivata
:
"
Se
non
c
'
è
testamento
in
suo
favore
,
è
impossibile
ottenere
niente
;
a
meno
che
"
proseguì
,
invogliato
di
fare
una
causa
come
non
gli
capitava
più
da
qualche
tempo
"
ella
non
porti
qui
due
testimoni
che
possano
dire
,
per
esempio
,
che
il
signor
Giacomo
Selmi
,
prima
di
morire
,
un
dato
giorno
,
ha
dichiarato
in
faccia
a
loro
di
essere
debitore
verso
di
lei
di
una
certa
somma
prestata
,
e
che
ha
obbligato
a
pagarla
il
suo
erede
...
come
si
chiama
?
"
"
Remigio
!
"
Egli
si
rivolgeva
sempre
a
Giulia
,
e
mai
a
Fosca
;
che
,
del
resto
,
s
'
era
distratta
pensando
:
"
Anche
gli
avvocati
,
con
noi
poveri
,
si
comportano
come
tutti
gli
altri
.
Questo
non
ci
dà
né
meno
da
sedere
!
"
.
Ma
il
Boschini
,
dopo
aver
suggerito
questo
mezzo
,
deliziandosi
a
vedere
se
l
'
avrebbe
preso
subito
,
continuò
:
"
Ci
sono
o
no
questi
due
testimoni
?
Ci
pensi
bene
,
perché
bisogna
portare
cose
concrete
e
non
chiacchiere
.
Altrimenti
,
lei
mi
farebbe
compromettere
per
una
causa
non
giusta
del
tutto
;
che
io
mi
rifiuterei
di
fare
.
Perché
,
sopra
ogni
cosa
,
devono
stare
la
verità
e
la
giustizia
.
"
E
con
le
mani
pareva
che
volesse
collocare
la
verità
e
la
giustizia
sopra
qualche
piedistallo
.
"
Che
forse
io
faccio
l
'
avvocato
per
quel
pezzo
di
pane
che
me
ne
può
venire
?
"
Giulia
,
quasi
inebriata
del
suggerimento
,
sorrise
:
"
I
due
testimoni
ci
sono
.
"
Ella
rispose
così
,
pur
sentendo
,
quasi
immediatamente
,
che
non
avrebbe
più
potuto
tornare
a
dietro
;
ma
l
'
avvocato
non
le
dette
tempo
a
pentirsene
;
e
le
chiese
:
"
Si
ricorda
come
si
chiamano
o
me
lo
vuol
dire
domani
a
mente
più
riposata
?
"
"
Domani
,
domani
!
"
"
Bene
!
Si
vede
che
lei
non
farà
questa
causa
per
avidità
.
E
...
quanti
sono
stati
i
denari
prestati
da
lei
al
signor
Selmi
?
Badi
che
la
somma
sia
verosimile
,
perché
se
anche
gli
avesse
prestato
,
poniamo
il
caso
,
ventimila
lire
,
il
giudice
,
per
quanto
fosse
vero
,
potrebbe
sospettare
.
Bisogna
che
questa
somma
sia
molto
più
piccola
.
Se
ne
ricorda
?
Egli
voleva
far
le
cose
con
una
certa
saggezza
e
non
esagerare
troppo
.
Giulia
si
trovava
impacciata
;
ma
credette
che
,
a
non
rispondere
subito
,
l
'
avvocato
avrebbe
voluto
forse
non
prendere
più
la
causa
.
Poi
,
a
passare
da
bugiarda
in
quel
momento
,
non
ci
sarebbe
stato
più
rimedio
.
Soltanto
un
'
altra
bugia
la
toglieva
d
'
imbarazzo
.
E
,
perciò
,
disse
:
"
Siccome
non
tengo
conto
di
cento
lire
più
o
cento
lire
meno
,
sono
nel
giusto
se
mi
faccio
restituire
tremila
lire
.
"
"
Bene
.
È
una
somma
conveniente
.
Ed
altri
crediti
non
potrebbe
vantarli
?
Per
esempio
,
le
ha
pagato
sempre
il
salario
?
Mi
sembra
che
,
se
ella
gli
ha
dovuto
prestare
tremila
lire
,
il
signor
Selmi
non
avrà
sempre
potuto
essere
puntuale
a
pagare
lei
!
"
Ella
,
rifletté
un
poco
e
disse
:
"
Mi
promise
trenta
lire
al
mese
,
e
non
ho
mai
riscosso
niente
.
"
"
Quanto
tempo
è
?
"
Giulia
rifletté
più
a
lungo
;
e
rispose
:
"
Sei
anni
.
"
"
Non
potremo
chiederne
che
cinque
.
La
legge
non
ne
consente
di
più
.
E
cinque
anni
,
se
non
sbaglio
,
importano
mille
e
ottocento
lire
,
che
con
le
altre
arrivano
a
quattromila
e
ottocento
.
Ossia
,
possiamo
dire
,
cinquemila
.
E
siccome
è
probabile
che
dobbiamo
venire
a
una
transazione
,
perché
bisogna
prepararsi
anche
al
peggio
,
è
prudente
,
direi
,
chiederne
ottomila
!
"
Quando
le
due
donne
uscirono
dallo
studio
,
tremavano
dalla
gioia
.
Anche
l
'
avvocato
si
sentiva
meglio
,
più
allegro
,
quasi
faceto
e
soddisfatto
;
intelligente
.
Del
resto
,
dovutosi
pochi
mesi
prima
separare
dalla
moglie
infedele
,
e
presa
in
casa
una
giovane
di
cui
era
innamoratissimo
,
provava
simpatia
anche
per
Giulia
;
e
a
lui
non
importava
molto
accertarsi
se
Giulia
mentisse
interamente
o
a
mezzo
:
durante
la
causa
,
se
avesse
avuto
ragione
Remigio
,
la
verità
sarebbe
venuta
a
galla
da
sé
.
E
questa
,
scusando
la
coscienza
con
il
trovarsi
messa
su
dall
'
avvocato
,
che
sapeva
meglio
di
lei
quel
che
doveva
essere
deciso
,
non
esitò
più
.
Pigliare
con
le
buone
Remigio
era
impossibile
;
e
,
se
non
andava
fino
in
fondo
,
avrebbe
avuto
il
danno
e
le
beffe
.
Bisognava
che
gli
rendesse
pane
per
focaccia
!
E
tra
Fosca
e
Giulia
,
i
due
testimoni
furono
pescati
il
giorno
stesso
:
il
primo
un
tipografo
,
amico
di
Fosca
;
che
,
per
l
'
appunto
,
tanto
per
fare
una
passeggiata
in
campagna
,
era
stato
a
trovare
per
conto
di
lei
il
Selmi
;
e
ci
si
era
trattenuto
a
tenergli
compagnia
.
L
'
altro
,
Chiocciolino
,
un
sensale
,
mezzo
epilettico
,
che
aveva
questionato
a
morte
con
Giacomo
per
una
bazzecola
;
pretendendo
,
come
ripicco
,
di
avanzare
il
pagamento
di
due
maiali
.
Era
anche
riuscito
,
durante
la
malattia
,
a
ficcarsi
in
camera
a
minacciarlo
;
e
l
'
avevano
dovuto
riportare
fino
in
fondo
alle
scale
.
Il
tipografo
Corradino
Crestai
,
soprannominato
Ciambella
,
era
alto
quasi
due
metri
,
magro
e
sempre
giallo
,
con
due
occhi
che
sembravano
di
piombo
;
con
le
dita
delle
mani
così
affilate
che
si
vedeva
la
forma
degli
ossi
.
Si
prestò
a
far
da
testimonio
,
perché
gli
pareva
ingiusto
che
Giulia
restasse
senza
né
meno
un
soldo
dopo
aver
avuto
buona
ragione
a
sperare
di
essere
l
'
erede
di
quasi
tutto
.
Il
sensale
era
pieno
d
'
un
odio
cieco
:
dopo
averne
inventate
di
tutte
,
anche
sul
conto
della
moglie
di
Giacomo
,
tanto
per
vendicarsi
,
ora
gli
capitava
proprio
l
'
occasione
di
beffare
Giacomo
morto
;
quasi
avesse
potuto
obbligarlo
a
sborsare
di
tasca
quelle
ottomila
lire
.
E
,
intanto
,
anch
'
egli
fece
causa
a
Remigio
,
per
essere
pagato
dei
due
maiali
,
ormai
famosi
tra
i
mercanti
di
Siena
:
dugento
lire
sole
,
del
resto
!
Ma
,
a
quel
tempo
,
non
erano
poche
.
Il
Selmi
era
morto
senza
lasciare
amici
.
Il
suo
carattere
aspro
e
cupo
gli
aveva
dato
fama
di
cattivo
;
ed
egli
,
sapendolo
,
s
'
era
allontanato
sempre
di
più
anche
dagli
amici
.
Quasi
tutti
i
mercanti
e
i
contadini
,
che
s
'
informavano
della
malattia
,
perché
era
molto
conosciuto
,
accolsero
la
notizia
della
morte
quasi
con
soddisfazione
;
come
se
l
'
avesse
meritata
.
E
tutti
rivolsero
il
malanimo
e
la
curiosità
contro
Remigio
;
trovando
così
il
modo
di
vendicarsi
con
lui
del
padre
.
C
'
era
una
certa
voglia
di
sapere
quali
persone
egli
avrebbe
avvicinato
,
quali
amici
avrebbe
scelto
;
e
se
lascerebbe
l
'
impiego
per
fare
l
'
agricoltore
.
V
Parecchi
conti
,
più
o
meno
veri
ed
esatti
,
giunsero
in
una
settimana
alla
Casuccia
:
il
fabbro
avanzava
tre
annate
,
il
carraio
due
,
il
droghiere
aveva
da
riscuotere
ottocento
lire
,
il
farmacista
settecento
,
il
dottor
Bianconi
novecento
;
altri
medici
,
chiamati
a
consulto
,
cento
;
poi
,
c
'
era
da
pagare
la
cera
del
trasporto
funebre
,
la
cassa
,
il
prete
,
il
marmista
per
la
pietra
sepolcrale
:
in
tutto
tremila
lire
,
da
aggiungersi
alle
ottocento
dei
diritti
di
successione
.
Anche
Remigio
andò
da
un
avvocato
;
perché
gli
pareva
che
il
Pollastri
avesse
un
modo
di
fare
tutt
'
altro
che
fidato
.
Al
ginnasio
,
aveva
conosciuto
uno
studente
del
terzo
anno
di
liceo
;
e
poi
s
'
erano
rivisti
per
la
strada
.
Questo
suo
amico
,
al
quale
egli
non
aveva
più
parlato
da
anni
,
era
l
'
avvocato
Mino
Neretti
.
Remigio
sperava
di
spendere
meno
che
da
un
altro
,
e
di
essere
consigliato
bene
.
Tuttavia
,
la
prima
volta
che
gli
riparlò
,
tremava
e
non
riesciva
a
spiegarsi
;
arrossendo
e
arrabbiandosi
.
Il
Neretti
lo
guardò
,
ridendo
e
battendogli
una
mano
sopra
una
spalla
:
bastò
questo
perché
Remigio
sentisse
per
lui
un
'
amicizia
capace
di
tutto
.
Allora
l
'
avvocato
,
accorgendosene
con
piacere
,
lo
fece
passare
dentro
la
sua
stanza
;
e
,
dettogli
che
si
mettesse
a
sedere
,
picchiettando
con
la
costola
di
un
piccolo
codice
rosso
sopra
la
scrivania
tutta
seminata
di
fogli
e
di
libri
aperti
,
lasciati
l
'
uno
addosso
all
'
altro
,
lo
rimproverò
:
"
Dovevi
venire
subito
da
me
,
e
non
andare
dal
notaio
;
e
,
poi
,
dal
notaio
Pollastri
!
Quello
è
un
imbroglione
che
ti
mangerà
ogni
cosa
.
"
Remigio
,
spaventato
,
sentì
come
addentarsi
fino
al
cuore
.
"
Se
tu
vuoi
che
io
mi
occupi
delle
tue
faccende
,
prima
liberati
dal
Pollastri
;
e
lascia
parlare
me
alla
tua
matrigna
.
Se
credi
,
le
scrivo
subito
una
lettera
;
per
invitarla
a
venire
qui
.
Vi
accomodo
io
!
Ma
,
piuttosto
,
c
'
è
un
'
altra
cosa
molto
più
grave
...
Tu
,
forse
,
ancora
non
la
sai
;
ma
è
bene
che
t
'avverta."
Il
Neretti
smise
di
picchiettare
con
il
codice
;
e
,
riponendolo
nel
punto
più
sgombro
della
scrivania
,
proseguì
:
"
Giulia
,
quella
ragazza
che
teneva
in
casa
tuo
padre
,
ti
fa
causa
.
"
Il
giovane
,
impallidendo
,
si
alzò
di
scatto
:
"
Mi
fa
causa
?
"
E
tentò
sorridere
,
per
essergli
simpatico
e
per
mostrarsi
fiducioso
di
lui
:
"
Come
può
farmela
?
"
Il
Neretti
,
burlandosi
dei
modi
di
Remigio
,
vedendolo
così
esaltato
e
nello
stesso
tempo
smarrito
,
aggiunse
con
un
dispiacere
sincero
,
perché
era
buono
:
"
Dice
che
avanza
da
te
ottomila
lire
.
"
Remigio
rimase
così
sottosopra
,
che
non
capì
più
niente
.
L
'
avvocato
,
lasciando
prima
che
quell
'
emozione
diminuisse
,
lo
richiamò
in
sé
minacciandolo
;
anche
con
lo
scopo
di
conoscere
,
per
sua
curiosità
,
se
aveva
ragione
o
torto
:
"
Le
deve
avere
,
sì
o
no
?
"
"
Se
le
dovesse
avere
,
gliele
darei
.
E
come
l
'
hai
saputo
?
"
Il
Neretti
batté
il
pugno
su
la
scrivania
,
come
se
non
gl
'
importasse
né
meno
di
sfondarla
:
"
Di
questo
non
te
ne
devi
occupare
.
"
Ma
,
per
attenuare
l
'
effetto
che
gli
vedeva
anche
nel
viso
,
aggiunse
:
"
Ho
visto
la
domanda
per
ottenere
il
gratuito
patrocinio
,
che
fa
il
suo
avvocato
,
il
Boschini
.
"
"
E
allora
?
"
"
Allora
,
aspetteremo
;
e
noi
ci
opporremo
.
Vedremo
le
ragioni
che
portano
!
Sei
sicuro
che
tuo
padre
non
ha
fatto
testamento
?
"
Il
giovane
si
mise
una
mano
sul
cuore
palpitante
;
e
disse
,
provando
un
certo
piacere
:
"
Ormai
,
ne
sono
sicuro
!
Il
Pollastri
me
lo
avrebbe
detto
.
"
L
'
avvocato
,
appoggiandosi
alla
poltrona
,
di
traverso
,
e
arricciandosi
i
baffetti
,
stette
un
poco
a
pensare
;
poi
,
disse
:
"
Non
capisco
perché
anche
un
sensale
ti
faccia
causa
per
dugento
lire
.
"
"
A
me
?
"
Il
Neretti
,
arrabbiandosi
,
gridò
:
"
A
me
,
forse
?
Non
sei
tu
Remigio
Selmi
,
erede
del
fu
Giacomo
?
"
E
fece
una
sghignazzata
.
Remigio
,
mortificato
rispose
:
"
Sì
,
sono
io
.
"
L
'
avvocato
,
allora
,
sorrise
:
ingenuo
fino
a
quel
punto
non
lo
avrebbe
creduto
mai
.
Ma
si
propose
di
aiutarlo
il
meglio
che
fosse
possibile
.
"
L
'
avvocato
di
questo
sensale
è
lo
Sforzi
.
"
"
E
come
faccio
io
a
trovare
questi
denari
?
T
'
ho
detto
,
appena
entrato
,
che
mi
sono
arrivate
tremila
lire
di
conti
da
pagare
...
E
,
poi
,
ci
sarà
la
successione
!
"
"
Eh
,
non
ti
spaventare
!
Oggi
parlo
io
con
il
direttore
del
Banco
di
Roma
;
e
ti
faccio
dare
quel
che
ti
occorre
.
Fai
una
cambiale
...
Per
esempio
,
se
ti
ci
vogliono
tremila
lire
,
tu
devi
fare
,
invece
,
una
cambiale
di
tremilasettecento
;
così
,
fra
tre
mesi
,
alla
prima
scadenza
,
hai
già
il
denaro
per
scontarne
il
quinto
;
aggiungendovi
,
di
tasca
tua
,
una
sciocchezza
;
quaranta
lire
,
mi
pare
,
più
lo
sconto
...
Hai
fatto
mai
le
cambiali
?
"
"No."
"
Allora
te
lo
insegnerò
io
.
Il
mio
giovane
di
studio
ti
ci
metterà
la
firma
,
che
ci
vuole
per
la
banca
.
"
E
,
poi
,
dopo
averlo
guardato
,
aggiunse
:
"
Si
vede
che
ancora
non
hai
mai
vissuto
.
Bada
però
,
che
con
le
cambiali
ci
vuole
giudizio
!
E
io
mi
presto
a
fartele
fare
soltanto
a
patto
che
tu
badi
ai
tuoi
interessi
e
che
tu
non
sciatti
il
denaro
.
Ora
,
vattene
;
e
torna
domani
;
e
bada
di
tenermi
informato
di
ogni
cosa
,
e
di
non
fare
niente
senza
il
mio
consiglio
,
perché
cercheranno
d
'imbrogliarti."
Gli
dette
la
mano
,
e
lo
sospinse
verso
la
porta
foderata
di
lana
verde
.
Il
Neretti
si
sedé
,
mangiucchiandosi
l
'
unghia
d
'
un
pollice
:
Remigio
gli
aveva
fatto
ricordare
tante
cose
del
passato
;
e
,
sentendosi
troppo
distratto
,
invece
di
studiare
un
processo
che
aveva
alle
mani
,
si
mise
alla
finestra
a
fumare
.
Aveva
trentadue
anni
:
piuttosto
magro
,
con
un
ciuffetto
nero
e
due
anelli
d
'
oro
alle
dita
.
Quando
rifletteva
,
teneva
la
bocca
chiusa
e
mandava
a
ogni
momento
il
fiato
giù
per
il
naso
,
strizzando
gli
occhi
rotondi
;
come
se
fossero
stati
troppo
grossi
per
le
loro
palpebre
.
Remigio
si
credette
sicuro
,
persuaso
e
contento
d
'
essere
stato
accolto
confidenzialmente
dal
Neretti
;
quantunque
ora
fosse
avvocato
,
ed
egli
avesse
soltanto
la
licenza
ginnasiale
.
Ma
quando
,
la
sera
,
tornò
alla
Casuccia
,
dopo
aver
girato
senza
scopo
tutto
il
pomeriggio
,
provò
una
delusione
forte
;
e
si
chiese
perché
era
stato
così
espansivo
e
aveva
dato
importanza
a
cose
che
ora
gli
parevano
insignificanti
.
Alla
matrigna
non
disse
nulla
dei
due
processi
,
volendo
prima
aspettare
d
'
essersi
messo
d
'
accordo
con
lei
;
perché
gli
venne
il
timore
che
avrebbe
fatto
come
Giulia
.
Invece
,
Luigia
sapeva
già
ogni
cosa
;
perché
glielo
avevano
detto
Giulia
e
il
sensale
,
aizzandola
contro
il
figliastro
,
mettendole
tanta
diffidenza
da
farla
quasi
decidere
a
ricorrere
al
tribunale
.
E
,
credendo
che
ancora
non
sapesse
niente
,
stette
zitta
;
temendo
,
ch
'
egli
,
preso
dalla
collera
e
comprendendo
quali
difficoltà
stava
per
incontrare
,
non
si
mostrasse
meno
buono
verso
di
lei
e
meno
disposto
a
cedere
con
larghezza
quando
doveva
essere
stabilita
la
quota
del
suo
usufrutto
.
L
'
aia
della
Casuccia
era
già
buia
;
tra
la
casa
,
la
capanna
e
la
parata
.
Egli
si
sentì
salutare
da
Berto
e
da
Tordo
,
che
stavano
seduti
insieme
sul
primo
scalone
della
loro
casa
.
Moscino
,
che
era
figliolo
di
Picciòlo
e
fratello
di
Lorenzo
,
cantava
tra
i
cipressi
;
e
,
tutto
a
un
tratto
,
attraversò
l
'
aia
saltando
:
aveva
quindici
anni
;
magrolino
,
con
la
pelle
annerita
dal
sole
.
Finché
non
era
proprio
inverno
,
portava
soltanto
un
paio
di
calzoni
,
che
gli
arrivavano
ai
ginocchi
;
la
camicia
sempre
rimboccata
,
perché
mancavano
le
maniche
.
Ma
la
domenica
si
metteva
un
vestito
nero
,
cucitogli
dalla
mamma
;
e
,
al
collo
,
una
sciarpa
rossa
a
fiocco
.
Con
il
sigaro
in
bocca
,
andava
a
sentire
la
musica
militare
in
città
;
e
,
la
sera
,
cercava
di
tornare
in
compagnia
di
qualche
ragazza
;
per
darsi
l
'
aria
d
'
essere
un
giovanotto
.
Remigio
,
che
s
'
era
fatto
prestare
la
mattina
due
lire
dalla
matrigna
,
per
le
sigarette
,
si
chiuse
in
camera
e
si
mise
a
fumare
.
Qualche
lume
,
a
Siena
,
s
'
accese
;
e
,
siccome
non
si
distinguevano
bene
le
case
,
perché
c
'
era
un
poco
di
caligine
,
pareva
che
quei
lumi
stessero
per
aria
,
sospesi
;
e
,
quando
Moscino
si
rimise
a
cantare
,
gli
parve
che
tutto
fosse
stupido
e
insulso
come
quel
canto
.
VI
Il
Pollastri
,
uno
dei
più
vecchi
notai
di
Siena
,
era
molto
rispettato
e
tenuto
in
conto
.
Bassotto
,
con
il
buzzo
a
pera
,
e
sempre
con
il
bastone
e
con
il
bocchino
per
fumare
il
sigaro
,
aveva
una
carnagione
scura
;
i
baffi
biondicci
,
con
le
punte
come
due
spaghi
untuosi
e
sottili
;
gli
occhi
chiari
che
doventavano
subito
fissi
e
cattivi
;
una
voce
che
lunsingava
;
un
sorridere
serio
e
pacato
che
faceva
esclamare
:
"
Dev
'
essere
onesto
!
"
Siccome
la
cenere
del
sigaro
gli
andava
sempre
addosso
,
molte
volte
seguitava
a
parlare
ripulendosi
il
vestito
con
tutte
e
due
le
mani
;
e
poi
,
specie
quando
voleva
ascoltare
,
le
teneva
stese
sopra
lo
scrittoio
e
i
pollici
appuntellati
sotto
.
Remigio
era
andato
da
lui
come
da
un
padre
,
contento
di
confidarcisi
;
Luigia
aveva
cercato
,
anche
per
mezzo
di
un
avvocato
,
di
capire
ch
'
egli
non
sarebbe
stato
parziale
a
favore
del
figliastro
.
E
il
Pollastri
,
accontentando
ugualmente
Luigia
e
Remigio
,
trovava
sempre
qualche
motivo
per
cui
era
necessario
che
tornassero
da
lui
.
E
così
le
loro
chiacchiere
,
attraverso
una
imbriacatura
legale
,
doventavano
pretese
eccessive
o
addirittura
impossibili
,
in
contrasto
tra
sé
e
irreconciliabili
;
proponendo
egli
,
ora
all
'
uno
ora
all
'
altro
,
accomodamenti
che
non
potevano
soddisfare
nessuno
dei
due
.
Con
quel
suo
sorriso
,
che
gli
faceva
raggrinzare
tutta
la
faccia
,
diceva
a
Remigio
:
"
Sì
,
lei
ha
ragione
;
ma
,
d
'
altra
parte
,
dovrebbe
essere
più
generoso
,
meno
tirato
intendo
dire
,
più
buono
verso
la
matrigna
.
"
"
Ma
io
voglio
darle
soltanto
quel
che
le
si
spetta
.
Non
le
pare
giusto
?
"
"
Soltanto
quel
che
le
spetta
?
Ma
se
le
fa
vedere
che
lei
è
disposto
a
più
,
la
matrigna
,
in
compenso
,
sarà
più
affezionata
...
"
"
Non
m
'
importa
!
"
Il
Pollastri
rideva
,
come
se
avesse
detto
una
cosa
da
far
ridere
,
e
rispondeva
:
"
Ah
,
non
gliene
importa
!
"
Remigio
,
che
credeva
di
avere
risposto
da
furbo
,
come
se
avesse
da
farsi
scusare
di
una
bricconata
,
lo
guardava
ridendo
;
sotto
quegli
enormi
scaffali
d
'
incartamenti
,
a
volumi
,
tutti
con
la
costola
nera
,
con
un
cartellino
numerato
.
Più
su
della
poltrona
,
la
cui
stoffa
era
stinta
e
strappata
,
un
crocefisso
d
'
avorio
,
d
'
un
avorio
scivolevole
;
e
sopra
la
scrivania
,
ricoperta
d
'
incerato
nero
,
righelli
e
penne
,
bene
in
ordine
,
accanto
a
un
enorme
calamaio
di
vetro
.
Remigio
ripigliava
:
"
Che
forse
la
mia
matrigna
è
disposta
verso
di
me
a
farsi
dare
meno
di
quello
che
per
legge
io
non
potrei
negarle
?
"
"
No
:
tutt
'
altro
!
"
Il
notaio
si
divertiva
a
sentire
quelle
ragioni
,
di
cui
non
c
'
era
nessun
bisogno
.
E
Remigio
rincalzava
:
"
E
allora
?
"
"
Faccia
come
crede
.
Viene
qui
lei
stessa
a
raccomandarsi
,
perché
io
dica
così
!
"
"
Non
le
dia
retta
!
Le
dica
che
avrà
il
giusto
,
e
che
io
non
ho
punto
l
'
intenzione
di
darle
meno
.
"
"
Caro
Remigio
,
ci
ho
perso
la
pazienza
:
gliel
'
ho
ripetuto
già
trenta
volte
.
"
E
prendendo
un
'
aria
di
protezione
e
di
degnazione
paterna
,
quasi
avesse
dovuto
rimproverarlo
,
continuava
:
"
Io
le
voglio
bene
;
ma
voglio
essere
di
coscienza
tranquilla
.
E
,
quindi
,
io
non
mi
presterei
a
favorire
eccessivamente
lei
a
danno
della
vedova
.
Allora
,
Remigio
si
raccomandava
:
"
"
Vede
che
sono
venuto
subito
da
lei
,
senza
che
mi
ci
abbia
consigliato
nessuno
,
appunto
perché
lei
accomodi
,
secondo
la
legge
,
questa
faccenda
:
né
a
favore
mio
né
a
quello
della
mia
matrigna
.
Ma
,
nel
caso
che
la
matrigna
fosse
contro
di
me
con
pretese
sciocche
e
cattive
,
io
voglio
essere
certo
che
lei
penserà
a
tenerla
a
posto
.
"
Ma
,
sì
,
stia
tranquillo
!
"
E
aveva
sempre
voglia
di
ridere
.
Poi
,
gli
disse
,
un
giorno
:
"
Del
resto
,
finché
non
sono
venuto
a
fare
l
'
inventario
,
valutando
tutto
il
patrimonio
,
è
impossibile
stabilire
qualche
cosa
di
serio
.
"
"
È
quel
che
penso
anch
'io."
"
Stia
tranquillo
,
le
ripeto
.
Prima
di
venire
a
parlare
di
somme
,
c
'
è
tempo
ancora
.
Che
importa
se
la
vedova
ha
fretta
?
Non
sa
,
forse
,
che
ci
sono
stati
casi
,
tra
matrigna
e
figliastro
,
che
hanno
leticato
per
i
tribunali
anche
due
o
tre
anni
?
"
Remigio
,
incuriosito
come
dinanzi
a
un
agguato
,
che
quasi
lo
lusingava
,
chiese
:
"
Avrebbe
fretta
,
dunque
,
la
mia
matrigna
?
"
"
Piuttosto
!
"
"
E
quando
verrà
a
fare
l
'
inventario
?
"
"
Per
una
settimana
,
ormai
,
non
posso
.
"
"
Non
può
?
"
"
Ho
tanto
,
tanto
da
fare
,
mio
caro
!
Tanto
!
"
"
E
mi
farà
spendere
molto
?
"
"
No
,
no
:
faremo
tutte
le
cose
alla
buona
!
"
"
Ma
non
può
dirmelo
,
all
'
incirca
?
"
"
Non
saprei
...
ancora
non
siamo
né
meno
al
principio
di
quel
che
c
'
è
da
fare
.
"
E
,
magari
due
ore
dopo
,
diceva
a
Luigia
:
"
È
un
ragazzo
che
non
mi
vuol
dare
ascolto
!
Sarà
difficile
intendersi
!
Badiamo
bene
!
Se
seguita
così
,
io
lascio
a
mezzo
ogni
cosa
e
non
me
ne
occupo
più
.
"
Luigia
lo
supplicava
piangendo
:
"
Per
carità
,
la
sbrighi
lei
questa
brutta
matassa
!
Giacché
Remigio
ha
avuto
l
'
idea
buona
di
rivolgersi
a
lei
,
badi
se
le
riesce
di
farmi
dare
almeno
quel
che
mi
spetta
per
legge
;
altrimenti
dovrei
mettermi
nelle
mani
di
un
avvocato
e
ricorrere
al
tribunale
:
sarebbe
vergogna
,
per
tutti
quelli
che
lo
risapessero
.
"
Il
Pollastri
,
stando
zitto
e
stropicciandosi
le
mani
,
guardava
la
finestra
come
se
cercasse
il
mezzo
di
escire
dall
'
imbroglio
.
Poi
,
prendeva
di
tasca
la
scatola
dei
fiammiferi
;
e
,
dopo
aver
soffiato
dentro
il
bocchino
,
abbassandosi
sul
cestello
della
cartaccia
,
accendeva
un
mezzo
sigaro
.
Luigia
ricominciava
a
piagnucolare
:
"
Mi
consigli
lei
!
"
"
Mia
cara
,
io
faccio
di
tutto
;
ma
se
non
mi
riesce
non
è
colpa
mia
.
Badiamo
bene
!
Anzi
io
la
metto
subito
in
guardia
;
perché
,
quando
ho
fatto
il
mio
possibile
,
non
voglio
che
s
'
incolpi
me
.
"
"
Ma
questo
non
lo
pensi
né
meno
!
"
"
Ecco
,
allora
,
ci
siamo
intesi
:
domani
,
quando
egli
tornerà
,
io
farò
l
'
ultimo
tentativo
.
"
Luigia
,
che
avrebbe
voluto
trattenersi
ancora
,
si
alzava
e
usciva
;
facendo
,
però
,
tre
passi
per
ogni
mattone
.
Il
Pollastri
,
rimasto
solo
,
prendeva
un
foglio
di
carta
,
in
cima
al
quale
era
il
suo
nome
fatto
con
un
timbro
di
gomma
a
inchiostro
violetto
;
e
scriveva
con
quella
calligrafia
grossa
e
aggrovigliata
,
tra
le
finche
diritte
e
perpendicolari
:
"
Altra
mansione
per
colloquio
con
la
vedova
,
durato
un
'
ora
,
lire
venti
"
.
Faceva
la
somma
,
con
il
lapis
,
sopra
un
pezzetto
di
carta
,
di
tutte
le
mansioni
;
poi
,
spargeva
il
polverino
rosso
su
lo
scritto
;
lo
rimetteva
nel
cassetto
,
si
dava
una
sfregatina
alle
mani
,
una
scossa
al
vestito
ceneroso
;
e
passava
subito
ad
altro
.
Ma
al
suo
scritturale
,
che
chiamava
quando
non
c
'
erano
più
i
clienti
,
per
fargli
ricopiare
gli
atti
notarili
in
carta
bollata
,
disse
una
volta
:
"
Per
un
'
eredità
di
dieci
lire
,
non
vogliono
mettersi
d
'
accordo
.
Peggio
per
loro
!
Se
la
mangeranno
e
basta
;
ma
non
devono
credere
di
sacrificare
me
,
non
pagandomi
il
conto
!
"
Lo
scritturale
,
che
da
un
pezzo
aveva
voglia
di
parlare
della
successione
di
Remigio
,
rispose
:
"
Del
resto
,
la
Casuccia
è
un
possesso
che
mi
piacerebbe
;
farebbe
proprio
per
me
.
Comprerei
un
ciuchino
...
"
Il
Pollastri
lo
guardò
in
faccia
,
e
si
mise
a
ridere
:
erano
amici
da
tanti
anni
e
si
aiutavano
;
perché
Roberto
Lenzi
,
pur
facendogli
da
scritturale
,
aveva
un
patrimonietto
al
Monte
dei
Paschi
.
"
Perché
mi
guarda
?
Il
notaio
rispose
:
"
"
È
un
'
idea
che
mi
piace
;
e
io
le
prometto
di
aiutarla
.
"
"
Dice
da
vero
?
"
Il
notaio
si
alzò
,
e
gli
dette
la
mano
.
Lo
scritturale
,
a
cui
l
'
impazienza
di
dire
tutto
in
una
volta
faceva
perfino
sbagliare
una
parola
per
un
'
altra
,
disse
asciugandosi
il
sudore
freddo
su
la
fronte
:
"
Ecco
come
vorrei
entrarci
io
.
So
che
Remigio
non
ha
avuto
,
povero
ragazzo
,
né
meno
un
soldo
in
contanti
;
anzi
,
ci
sarà
subito
un
passivo
di
circa
diecimila
lire
,
perché
gli
faranno
anche
una
causa
...
credo
una
certa
Giulia
,
che
conviveva
con
il
signor
Giacomo
...
"
Il
notaio
assentì
,
abbassando
la
testa
.
"
Deve
proporgli
di
farsi
prestare
il
danaro
da
qualcuno
,
ossia
da
me
...
si
fa
una
ipoteca
!
...
E
quando
egli
non
potrà
andare
più
avanti
,
comprerò
ogni
cosa
io
.
Così
,
non
si
mette
in
balìa
delle
banche
!
...
È
meglio
che
s
'
ipotechi
con
me
;
non
ne
conviene
?
Gli
dice
che
con
me
si
fa
una
cosa
alla
buona
...
magari
penso
io
alle
spese
che
ci
vogliono
per
far
registrare
l
'
ipoteca
;
così
lui
acconsentirà
meglio
.
Che
m
'
importerebbe
di
dover
sopportare
io
tutte
le
spese
,
che
dovrebbero
essere
a
metà
?
Si
mette
,
nel
contratto
,
che
egli
si
obbliga
di
rendermele
dentro
un
certo
tempo
...
"
Il
Lenzi
voleva
dire
tutto
questo
ridendo
,
ma
non
gli
riesciva
;
tanto
era
preso
dall
'
emozione
.
Aveva
scoppi
di
riso
,
che
gli
troncavano
le
parole
;
e
quando
tacque
,
gli
batteva
il
cuore
come
se
soffocasse
:
era
grasso
e
biondo
,
con
il
viso
che
pareva
gonfio
di
sangue
,
con
una
bocca
che
gli
si
storceva
anche
a
respirare
,
con
una
pappagorgia
come
un
secondo
mento
.
Il
Pollastri
lo
guardò
un
'
altra
volta
;
e
il
Lenzi
,
avvicinandoglisi
come
per
leggere
dentro
i
suoi
occhi
,
disse
tutto
allegro
:
"
Siamo
d
'
accordo
!
"
E
come
se
avessero
pensato
la
stessa
cosa
,
aggiunse
:
"
Lei
mi
dirà
la
ricompensa
,
perché
gli
affari
sono
fuori
dell
'
amicizia
;
e
lei
avrebbe
tutte
le
ragioni
di
rifiutarsi
a
questo
accordo
;
che
,
del
resto
,
sarà
un
bene
per
quel
cretino
;
perché
,
o
prima
o
dopo
,
dovrà
vendere
la
Casuccia
.
E
,
se
non
la
prendo
io
,
chi
sa
in
quali
mani
cattive
va
a
cadere
!
Invece
,
merita
che
la
prenda
una
persona
come
me
.
Non
è
vero
,
forse
?
"
E
ambedue
si
guardarono
fisso
,
con
gli
occhi
egualmente
scintillanti
;
che
li
abbarbagliavano
a
vicenda
.
Poi
,
il
notaio
sospirò
:
"
Tra
noi
,
non
c
'
è
bisogno
di
discorrere
troppo
:
ci
s
'
intende
alla
prima
,
e
non
manchiamo
di
parola
.
"
Piegò
un
foglio
di
carta
bollata
;
e
disse
,
sempre
con
la
stessa
voce
:
"
Qui
copierà
quel
contratto
,
che
dev
'
essere
firmato
domattina
.
Si
ricorda
quale
?
"
Il
Lenzi
lo
trovò
e
glielo
mostrò
.
E
il
Pollastri
,
non
avendo
nient
'
altro
da
fare
,
andò
a
prendere
il
bastone
,
in
un
cantuccio
della
stanza
;
si
mise
il
cappello
,
senza
guastare
la
scrinatura
a
taglio
;
ed
escì
canticchiando
un
motivo
del
Verdi
.
Il
giorno
dopo
,
a
Remigio
si
mostrò
più
premuroso
del
solito
;
e
il
giovane
,
credendo
che
dipendesse
dall
'
averlo
ormai
convinto
a
far
tutto
con
sollecitudine
,
non
stava
in
sé
dalla
contentezza
e
dalla
fiducia
.
Già
,
gli
aveva
fatto
un
buon
effetto
che
il
Lenzi
,
per
salutarlo
,
si
fosse
addirittura
alzato
da
sedere
.
La
voce
gli
tremava
,
e
si
aspettava
che
il
notaio
gli
comunicasse
l
'
accordo
ottenuto
con
la
matrigna
:
non
voleva
né
meno
sedersi
,
per
ascoltare
subito
in
piedi
.
Il
Pollastri
,
cercando
di
assecondarlo
a
sorrisi
,
per
non
dargli
di
colpo
una
delusione
che
lo
avrebbe
mal
disposto
,
gli
disse
:
"
Tutto
va
proprio
bene
,
secondo
i
nostri
sforzi
.
Io
ho
anche
trovato
un
mio
amico
,
un
amico
intimo
,
che
a
lei
soltanto
presterà
quel
che
ci
vuole
per
le
prime
spese
;
di
cui
non
si
può
fare
a
meno
.
"
Remigio
era
così
contento
che
,
a
queste
parole
,
non
capì
di
quel
che
si
trattava
;
e
rispose
,
distrattamente
,
per
sapere
presto
quel
che
sperava
:
"
Grazie
,
grazie
di
tutto
!
"
Il
Pollastri
chiamò
lo
scritturale
;
e
questi
,
mettendosi
dalla
parte
della
finestra
,
dichiarò
:
"
Io
sono
a
loro
disposizione
.
"
Il
Pollastri
chiese
a
Remigio
:
"
Quanto
crede
che
le
occorra
?
"
"
Ma
!
Io
non
saprei
.
"
"
Il
signor
Lenzi
ha
pochi
denari
;
ma
,
forse
,
basteranno
.
Se
crede
,
domani
stesso
,
lei
può
fargli
una
ricevuta
provvisoria
,
e
in
seguito
si
prepareranno
gli
atti
.
"
Remigio
,
a
cui
svaniva
quella
specie
di
ebrezza
che
lo
teneva
come
rapito
in
un
sogno
,
li
guardò
ambedue
;
e
,
allora
,
rimase
un
poco
perplesso
.
Tuttavia
,
volendo
scusarsi
di
non
accettare
immediatamente
la
proposta
,
di
cui
non
riesciva
ad
afferrare
ciò
che
per
lui
era
indeterminatezza
,
rispose
:
"
Ancora
non
saprei
decidere
.
Loro
lo
sanno
,
meglio
di
me
,
che
per
ora
non
conosco
né
meno
quanto
mio
padre
m
'
ha
lasciato
e
quanti
debiti
ci
sono
.
"
"
Mio
caro
,
male
!
A
quando
aspetta
?
Quando
siamo
nella
sua
condizione
,
bisogna
rendersi
subito
conto
di
quel
che
c
'
è
da
fare
:
tra
le
illusioni
non
c
'
è
mai
da
scegliere
.
"
"
E
se
non
avessi
bisogno
di
farmi
prestare
niente
?
"
Quelli
risero
;
e
lo
scritturale
disse
:
"
Io
non
ci
voglio
mettere
bocca
più
:
quando
saranno
d
'
accordo
,
mi
chiameranno
.
Sono
sempre
pronto
a
fare
quel
che
posso
;
ma
di
più
no
.
Più
buono
di
così
non
potrei
essere
.
"
Ed
escì
,
strizzando
un
occhio
al
Pollastri
,
che
,
da
solo
,
vide
prendere
una
brutta
piega
al
tentativo
.
Allora
,
finse
di
adirarsi
,
mostrandosi
indispettito
che
un
suo
consiglio
non
venisse
accolto
senz
'
altro
.
E
si
mise
a
sfogliare
certe
carte
,
che
aveva
davanti
.
Remigio
,
tanto
imbarazzato
che
si
vergognava
,
disse
:
"
Ne
parleremo
quest
'
altra
volta
!
Intanto
,
mi
dica
quel
che
ha
combinato
con
la
mia
matrigna
.
"
Il
Pollastri
,
che
aveva
preso
in
mano
una
penna
della
mezza
dozzina
che
ne
aveva
su
la
scrivania
,
scosse
la
testa
e
rispose
:
"
Io
non
so
più
che
dirle
,
da
quando
capisco
che
lei
non
confida
più
in
me
.
"
"
Mi
dia
prima
la
risposta
della
matrigna
!
"
"
Non
ho
da
darle
niente
.
"
Il
giovane
,
mortificato
,
si
passò
una
mano
su
la
fronte
;
e
,
poi
,
disse
più
affabile
che
poteva
:
"
Mi
spieghi
,
almeno
,
come
il
signor
Lenzi
mi
darebbe
i
denari
:
capisco
bene
la
sua
buona
intenzione
!
Non
lo
nego
.
"
"
Vorrebbe
che
il
mio
amico
le
prestasse
i
denari
senza
una
garanzia
?
"
"
Questo
no
di
certo
.
"
"
È
la
prima
volta
che
egli
si
arrischia
a
entrare
in
un
simile
ginepraio
.
E
lo
fa
anche
perché
era
amicissimo
del
signor
Giacomo
.
Penserò
io
a
tutto
.
Si
figuri
che
egli
è
disposto
ad
accettare
un
'
ipoteca
per
venti
anni
al
sei
per
cento
.
Lei
ha
tempo
venti
anni
,
venti
anni
dico
,
alla
completa
restituzione
.
Ma
non
solo
:
se
non
potrà
pagare
le
rate
e
anzi
avrà
bisogno
di
altro
denaro
,
glielo
presterà
alle
stesse
condizioni
della
prima
volta
.
"
Ormai
,
Remigio
era
quasi
convinto
;
e
il
Pollastri
,
accortosene
,
proseguì
:
"
Vuole
oggi
stesso
un
acconto
?
Se
non
ce
l
'
ha
lui
nel
portafogli
,
quel
che
manca
lo
presterò
io
stesso
al
Lenzi
.
Vede
come
si
fa
tra
amici
,
mio
caro
?
"
E
,
sbottonatosi
la
tasca
di
dentro
della
giubba
,
posò
su
la
scrivania
un
portafogli
di
seta
rossa
ricamata
a
oro
;
l
'
aprì
e
fece
vedere
alcuni
biglietti
da
cento
lire
:
"
Noi
non
si
chiacchiera
per
niente
!
"
Remigio
,
ammirandolo
,
senza
poter
staccare
gli
occhi
da
quei
biglietti
,
rispose
:
"
Lo
so
.
"
E
,
sentendosi
come
gonfiare
il
cuore
,
aggiunse
:
"
Io
non
ne
ho
né
meno
da
cinque
lire
!
"
"
Ma
li
prenda
lei
,
dunque
!
Lo
capisco
che
si
trova
imbarazzato
!
Faccia
conto
che
siano
suoi
.
"
Ci
mancò
poco
che
non
allungasse
la
mano
;
tuttavia
la
timidezza
lo
ritenne
;
e
,
sentendosi
troppo
confuso
per
decidersi
,
si
alzò
da
sedere
.
Allora
,
anche
il
Pollastri
si
alzò
;
e
gli
disse
,
accarezzandolo
sotto
il
mento
:
"
Rivenga
domani
,
e
troverà
tutto
pronto
.
Le
dirò
io
quanto
deve
farsi
dare
.
Rifletta
,
mio
caro
,
che
per
un
'
ipoteca
a
una
banca
ci
vogliono
troppe
spese
,
e
perciò
non
ne
varrebbe
la
pena
.
Ma
non
solo
le
spese
:
non
si
sa
,
anche
,
quante
garanzie
!
E
,
poi
,
almeno
cinque
o
sei
mesi
d
'
attesa
,
supposto
e
concesso
che
una
banca
,
per
esempio
il
Monte
dei
Paschi
,
sia
disposta
a
fare
l
'operazione."
Remigio
tornò
alla
Casuccia
,
mettendoci
almeno
tre
volte
più
del
solito
.
Quasi
gli
girava
la
testa
,
la
gente
gli
dava
il
senso
di
un
'
oppressione
pesante
;
e
sentiva
il
bisogno
di
stare
zitto
.
Ma
,
la
sera
,
prima
di
cenare
,
mentre
Ilda
diceva
che
in
casa
non
c
'
era
più
petrolio
,
parlò
con
Luigia
.
E
,
cominciando
ad
intendersi
,
ambedue
capirono
abbastanza
che
il
Pollastri
,
invece
di
metterli
d
'
accordo
,
procurava
di
accrescere
e
di
motivare
la
loro
reciproca
diffidenza
.
Remigio
esclamò
:
"
Ed
io
che
mi
fidavo
di
lui
,
perché
da
tanti
anni
conosceva
mio
padre
!
"
La
matrigna
,
che
fu
l
'
ultima
a
convincersi
,
fu
però
la
più
risoluta
;
e
gli
giurò
di
far
tutto
nel
modo
più
chiaro
possibile
.
Intanto
,
però
,
pur
promettendosi
di
non
farsi
più
mettere
su
l
'
uno
contro
l
'
altro
,
decisero
d
'
incaricare
lo
stesso
il
Pollastri
dell
'
inventario
;
temendo
che
egli
,
se
non
gli
avessero
fatto
fare
né
meno
quello
,
avrebbe
mandato
un
conto
da
milionarî
.
Del
resto
,
tutto
quel
denaro
che
si
sentiva
mettere
a
sua
disposizione
,
a
Remigio
faceva
piacere
.
Giacomo
lo
aveva
tenuto
sempre
come
un
poveraccio
,
e
lo
stipendio
dell
'
impiego
non
gli
era
bastato
né
meno
a
pagare
tutta
la
retta
alla
padrona
di
casa
.
Quel
denaro
,
più
sognato
che
posseduto
,
ma
che
poteva
procurarsi
,
non
importa
a
quali
conseguenze
,
lo
incoraggiava
.
VII
Remigio
,
il
più
delle
volte
,
si
sentiva
sperso
;
e
gli
faceva
caso
di
poter
scendere
nell
'
aia
e
andare
dove
volesse
.
Il
cancello
della
strada
era
tutto
fuor
di
posto
,
con
i
gangheri
strappati
e
arrugginiti
;
schiantato
,
con
la
vernice
che
veniva
via
a
pezzi
.
Il
settembre
dell
'
anno
avanti
ci
avevano
legacciato
i
pruni
e
le
marruche
,
perché
non
passassero
a
rubare
l
'
uva
;
e
le
siepi
ora
avevano
i
getti
nuovi
.
Da
una
parte
dell
'
aia
c
'
era
la
capanna
:
un
fabbricato
piuttosto
basso
,
tarchiato
,
con
il
tetto
spiovente
da
due
parti
,
fin
quasi
a
terra
;
con
l
'
uscio
sciupato
da
lunghe
spaccature
:
con
un
trogolo
di
legno
appoggiato
al
muro
;
con
due
finestre
che
invece
degli
sportelli
eran
tappate
da
mannelle
di
paglia
.
La
parata
era
dall
'
altra
parte
dell
'
aia
;
piuttosto
grande
,
fatta
di
mattoni
doventati
d
'
un
rosso
quasi
nero
;
e
,
tra
i
mattoni
,
ciuffi
di
capperi
.
Attaccate
alla
parata
,
dinanzi
alla
capanna
,
la
casa
degli
assalariati
e
quella
padronale
,
con
tre
porte
:
alcuni
correggiati
,
tra
porta
e
porta
,
messi
ad
uncini
di
ferro
;
e
,
sotto
le
finestre
,
cinque
scale
di
legno
,
da
piante
,
infilate
a
due
pioli
.
Di
fianco
alla
casa
,
s
'
andava
nel
campo
e
nelle
stalle
;
più
basse
e
dietro
.
Vicino
alle
stalle
,
un
fontone
;
dove
lavavano
i
panni
,
abbeveravano
i
bovi
e
mandavano
il
branco
delle
anatre
:
intorno
al
fontone
,
cinque
salci
e
un
orto
rinchiuso
con
stocchi
secchi
di
granturco
.
Da
lì
,
una
fila
di
cipressi
a
doppio
;
che
salivano
su
un
poggetto
;
dal
quale
si
poteva
vedere
tutto
il
podere
fino
al
confine
della
Tressa
.
In
antico
,
la
Casuccia
era
stata
un
piccolo
ospedale
per
i
pellegrini
;
e
una
mezza
Madonna
di
terracotta
era
rimasta
in
una
parete
della
stalla
.
Quand
'
era
piovuto
molto
,
dall
'
aia
si
sentiva
scrosciare
la
Tressa
;
e
i
piani
si
allagavano
;
i
pioppi
umidi
e
la
creta
lavorata
luccicavano
.
Di
Siena
,
dietro
quattro
o
cinque
poggi
sempre
più
alti
,
quasi
a
chiocciola
,
si
vedevano
soltanto
le
mura
;
tra
la
Porta
Romana
e
la
Porta
Tufi
.
Dalle
mura
in
giù
,
i
prati
e
i
grani
scendevano
tagliati
da
poche
strade
;
riunendosi
a
spicchi
,
verso
qualche
podere
;
con
le
case
sui
cocuzzoli
dei
poggetti
,
accerchiate
dai
cipressi
.
Si
sentiva
il
treno
della
Val
d
'
Arbia
;
quando
,
secondo
i
contadini
,
era
segno
di
piovere
.
I
primi
giorni
,
Remigio
evitava
d
'
incontrarsi
con
i
sottoposti
;
non
sapeva
né
meno
riconoscerli
l
'
uno
dall
'
altro
e
,
per
timidezza
,
voleva
sorvegliarli
quasi
di
nascosto
.
Una
mattina
,
fece
il
giro
di
tutto
il
podere
,
solo
;
camminando
sempre
sul
margine
dei
confini
.
Vide
i
prati
,
ma
non
sapeva
di
che
seme
fossero
;
vide
la
biada
e
il
grano
,
i
filari
delle
viti
e
gli
olivi
:
per
non
piangere
,
tornò
subito
a
casa
;
commovendosi
quando
Gegia
,
che
era
a
cogliersi
l
'
insalata
,
lo
salutò
.
Non
sapeva
che
fare
;
si
sentiva
solo
troppo
e
senza
denari
;
e
Luigia
aveva
cominciato
a
dire
che
non
mandava
più
Ilda
nelle
botteghe
senza
pagare
.
Per
non
vederla
in
quel
momento
,
entrò
nella
stalla
;
rificcando
,
con
un
pezzo
di
pietra
,
i
chiodi
della
serratura
;
usciti
fuori
.
Nella
stalla
,
c
'
era
soltanto
un
paio
di
vacche
;
che
,
allora
,
non
potevano
costare
più
di
novecento
lire
;
magre
e
vecchie
:
una
anche
zoppa
,
perché
il
sensale
incaricato
da
Giacomo
di
comprarle
lo
aveva
messo
in
mezzo
.
La
stalla
era
piuttosto
grande
e
lunga
,
ma
buia
e
piena
di
ragnatele
,
quasi
senza
punta
paglia
;
e
le
due
bestie
ruminavano
in
un
cantuccio
della
mangiatoia
mezza
franata
.
Mentre
egli
le
guardava
,
Picciòlo
,
il
marito
di
Dinda
,
entrato
senza
che
egli
l
'
avesse
sentito
,
gli
mise
una
mano
su
la
spalla
e
gli
disse
:
"
Padroncino
,
se
vuol
guadagnare
,
bisogna
mettere
qui
altre
bestie
;
e
giovani
ci
vogliono
.
Due
o
tre
vitelli
!
E
,
se
vuol
dare
retta
a
me
,
tenga
anche
una
mucca
.
"
"
Quanto
costano
i
vitelli
?
"
"
Se
si
prendono
a
pena
divezzati
,
dugento
lire
l
'
uno
;
per
meno
,
è
impossibile
.
"
Remigio
abbassò
la
spalla
,
perché
l
'
assalariato
togliesse
la
mano
;
pensando
:
"
A
mio
padre
,
non
avrebbe
fatto
così
"
.
Poi
,
non
sapendo
né
meno
quel
che
rispondere
,
si
mosse
per
escire
.
Ma
Picciòlo
,
toltosi
il
cappello
sfondato
e
battutoselo
su
le
ginocchia
gli
disse
:
"
Mi
permetta
che
io
le
faccia
contezza
di
una
cosa
.
"
Il
vecchio
rideva
,
ma
si
capiva
che
parlava
sul
serio
e
dopo
averci
pensato
a
lungo
:
la
punta
del
naso
gli
andava
quasi
a
toccare
quella
del
mento
;
con
una
testa
rasa
e
sparsa
di
crosticine
.
"Dite."
"
Suo
padre
,
Dio
lo
riposi
in
pace
,
erano
due
mesate
che
non
ci
pagava
:
non
dico
per
me
e
per
la
mia
famiglia
,
perché
,
grazie
a
Dio
,
posso
aspettare
ancora
;
se
lei
non
è
in
comodo
;
ma
io
credo
che
Berto
e
Tordo
abbiano
da
riscuotere
qualche
mesata
.
"
"
Io
non
lo
sapevo
!
"
"
Faccia
come
crede
il
meglio
.
Io
e
la
mia
famiglia
siamo
stati
fissati
per
settanta
lire
al
mese
.
"
E
Picciòlo
,
capito
che
Remigio
si
turbava
,
tacque
;
togliendogli
da
dosso
alcune
pagliuzze
che
gli
ci
si
erano
attaccate
rasentando
il
muro
della
stalla
.
Remigio
andò
subito
a
trovare
la
matrigna
;
che
ricuciva
una
sua
sottana
dopo
averla
rovesciata
:
"
Perché
non
m
'
ha
detto
lei
che
gli
uomini
devono
riscuotere
parecchi
mesi
arretrati
?
"
"
Chi
ne
sapeva
niente
?
E
,
poi
,
sta
a
te
ad
occupartene
.
Se
tu
me
l
'
avessi
domandato
prima
,
t
'
avrei
detto
subito
che
io
non
lo
so
;
e
,
allora
,
avresti
già
provveduto
.
"
"
Ma
i
denari
dove
sono
?
Lei
sa
bene
che
io
non
ho
un
soldo
.
"
"
Se
li
avessi
,
te
li
darei
io
.
"
"
Lo
so
che
lei
non
ce
li
ha
.
Bisognerà
,
dunque
,
che
li
prenda
a
una
banca
.
"
Soltanto
allora
la
matrigna
smise
di
cucire
,
guardandolo
a
bocca
aperta
;
e
,
poi
,
gli
gridò
:
"
Chi
te
l
'
ha
messa
cotesta
idea
nel
capo
?
"
"
Mi
dica
,
altrimenti
,
come
posso
fare
?
O
vendere
ogni
cosa
...
"
"
Vendere
no
,
a
costo
di
qualunque
sacrificio
.
La
Casuccia
è
nostra
.
E
chi
vende
non
è
più
suo
.
"
"
E
allora
bisogna
che
io
faccia
una
cambiale
.
"
Ella
riabbassò
la
testa
e
disse
sottovoce
:
"
Fai
come
vuoi
:
io
non
ti
ci
dico
niente
.
Ti
dico
,
però
,
che
te
ne
pentirai
.
"
Egli
si
mise
a
battere
con
le
dita
su
i
vetri
,
così
forte
che
avrebbe
voluto
romperli
:
stringeva
i
denti
e
si
sentiva
come
irrigidire
.
Luigia
non
riesciva
più
a
cucire
,
le
tremavano
le
mani
e
le
lacrime
le
venivano
alle
ciglia
.
Remigio
,
voltatosi
a
lei
,
le
disse
:
"
E
forse
,
non
sa
che
dovrò
dare
a
Giulia
ottomila
lire
?
"
La
matrigna
,
per
non
essere
costretta
a
rispondergli
che
lo
sapeva
,
lo
incoraggiò
:
"
Vedrai
che
non
le
avrà
!
Almeno
,
io
non
so
perché
dovrebbe
averle
.
"
"
Ma
lei
ci
ha
più
parlato
con
quella
ragazza
?
Se
avesse
un
poco
d
'
orgoglio
,
mi
pare
,
non
ci
dovrebbe
parlare
.
"
"
Mi
salutò
l
'
altro
giorno
,
e
vidi
che
aveva
intenzione
di
fermarmi
;
ma
io
finsi
d
'
aver
fretta
e
tirai
di
lungo
.
"
"
Se
è
vero
,
fece
bene
!
"
Luigia
era
alta
e
magra
,
con
un
musettino
a
topo
e
le
palpebre
che
sembravano
appassite
e
vizze
;
il
labbro
di
sotto
sporgeva
da
quello
di
sopra
come
quando
si
vuol
fare
un
vezzo
:
il
mento
era
piccolo
;
ma
,
quand
'
ella
sorrideva
,
ci
appariva
una
tacchettina
,
come
una
rottura
,
nel
mezzo
.
I
capelli
,
già
brizzolati
,
le
pendevano
con
due
ciocche
fin
quasi
alle
gote
.
Quando
aveva
pianto
,
le
restava
per
un
pezzo
il
naso
rosso
;
e
pareva
che
il
labbro
di
sotto
ammoscisse
;
e
il
mento
tremolava
.
Ella
,
sentendosidire
così
,
lo
guardò
con
il
desiderio
di
volergli
bene
;
ma
non
si
sentì
sicura
di
essere
corrisposta
;
e
ambedue
,
senza
più
parlarsi
,
tornarono
dai
loro
avvocati
.
VIII
Il
sensale
Pietro
Carletti
,
detto
Chiocciolino
,
era
andato
dall
'
avvocato
Giulio
Sforzi
.
Questi
era
molto
giovane
:
bassotto
e
quasi
tozzo
,
con
il
viso
sempre
in
congestione
.
Saltellava
e
gesticolava
anche
camminando
;
e
,
per
andare
al
tribunale
,
si
teneva
nel
mezzo
della
strada
;
gonfiando
le
guance
.
Si
credeva
d
'
avere
un
grande
ingegno
;
perché
,
al
liceo
,
aveva
riempito
un
quaderno
di
poesie
;
e
lo
raccontava
anche
ai
colleghi
,
alzandosi
sui
tacchi
;
perché
gli
dessero
più
importanza
.
Accettò
sghignazzando
la
causa
propostagli
da
Chiocciolino
,
perché
si
trattava
di
dare
addosso
a
un
borghesuccio
;
che
aveva
ereditato
un
patrimonio
senza
nessuna
ragione
.
Invidiava
anche
le
piccole
fortune
,
pigliandoci
bizze
che
lo
facevano
rabbuffare
;
e
,
allora
,
avrebbe
voluto
che
gli
articoli
del
codice
doventassero
come
le
sue
unghie
sporche
.
Quando
Remigio
tornò
dal
Neretti
,
un
uomo
lo
fermò
alle
prime
case
di
Siena
;
sorridendogli
come
se
fosse
una
sua
vecchia
conoscenza
;
e
gli
disse
:
"
Ho
avuto
incarico
di
parlarle
da
un
signore
molto
ricco
,
ma
ricco
da
vero
,
che
era
in
buoni
rapporti
con
suo
padre
.
"
"
E
chi
è
questo
signore
?
"
"
Non
posso
fare
il
suo
nome
,
per
ora
.
Ma
lo
saprà
quando
sarà
tempo
.
"
"
E
che
vuole
?
"
L
'
uomo
,
un
sensale
di
vino
e
di
grano
,
soprannominato
Bùbbolo
,
lo
fece
stare
con
le
spalle
al
muro
di
una
casa
,
andandogli
quasi
addosso
:
"
Perché
non
vende
la
Casuccia
?
Che
ce
ne
ricava
lei
?
"
Remigio
,
a
questa
proposta
,
fece
l
'
atto
di
volerlo
ascoltare
.
"
Dia
retta
a
me
,
la
venda
subito
.
Ora
che
non
ci
sono
altri
compratori
la
venderebbe
bene
.
Quando
saranno
in
parecchi
,
gliela
butteranno
giù
di
prezzo
.
E
questo
signore
,
invece
,
è
disposto
a
pagargliela
anche
qualche
mille
lire
in
più
.
"
"
Grazie
di
avermelo
detto
,
ma
ancora
non
sono
deciso
;
anzi
,
forse
,
non
venderò
.
"
Allora
Bùbbolo
mutò
maniere
;
e
,
alzando
la
voce
,
mentre
gli
mandava
il
suo
alito
di
zozza
su
per
il
naso
,
gli
disse
:
"
Non
vuol
darmi
retta
?
Crede
che
io
sia
un
imbroglione
?
"
Remigio
si
mosse
da
quella
specie
di
strettoio
tra
lui
e
il
muro
,
e
fece
un
passo
per
andarsene
.
Il
sensale
lo
afferrò
per
la
giubba
,
di
dietro
;
e
,
fattolo
voltare
,
aggiunse
:
"
Ai
galantuomini
non
si
risponde
così
.
Si
vede
che
lei
ha
ancora
da
imparare
molte
cose
.
"
Remigio
si
sentì
tanto
umiliato
che
non
ebbe
la
forza
di
rispondere
;
ma
,
perché
quegli
non
insistesse
di
più
,
lo
salutò
meglio
che
poté
.
Bùbbolo
,
però
,
non
smise
di
guardarlo
.
Rimase
dov
'
era
,
finché
Remigio
non
disparve
giù
per
la
via
Ricasoli
;
poi
,
si
ficcò
una
cicca
in
bocca
e
decise
di
trovare
da
vero
qualche
signore
per
invogliarlo
a
comprare
la
Casuccia
.
La
mattina
,
quantunque
finisse
aprile
,
faceva
piuttosto
freddo
;
la
via
Ricasoli
,
taciturna
e
quasi
deserta
,
era
soleggiata
,
da
una
parte
sola
,
fino
alla
piazzetta
Piccolomini
;
e
Remigio
dovette
soffermarsi
perché
un
trasporto
funebre
attraversava
la
strada
.
Tutti
erano
a
vedere
,
dagli
usci
delle
case
e
delle
botteghe
,
oltre
che
dalle
finestre
;
e
parecchi
curiosi
s
'
erano
assiepati
lungo
le
case
.
Il
droghiere
che
aveva
mandato
il
conto
s
'
avvicinò
a
Remigio
senza
né
meno
salutarlo
:
"
Mi
dispiace
,
signor
Selmi
,
perché
suo
padre
da
tanti
anni
si
serviva
da
me
;
ma
è
assolutamente
necessario
che
mi
paghi
.
"
Il
droghiere
,
come
tutti
quelli
delle
altre
botteghe
,
aveva
smesso
di
servire
,
piantando
il
banco
;
e
,
d
'
accordo
con
i
clienti
,
non
voleva
perdere
il
trasporto
funebre
.
Le
serve
,
alle
finestre
,
si
affacciavano
con
i
cenci
da
spolverare
in
mano
,
un
vetturino
aveva
fermato
la
carrozza
,
alzandosi
ritto
per
vedere
meglio
di
tutti
.
Remigio
rassicurò
il
droghiere
,
giurandogli
che
avrebbe
fatto
di
tutto
;
e
allora
quegli
,
mentre
passava
la
croce
,
e
tutti
si
toglievano
il
cappello
,
doventò
fin
quasi
troppo
gentile
:
"
Spero
che
anche
lei
verrà
da
me
!
Non
mi
farà
torti
!
Sa
chi
è
morto
?
Quel
calzolaio
che
stava
vicino
alla
chiesa
del
Carmine
...
non
ha
capito
?
Quello
che
andava
sempre
vestito
di
chiaro
,
aveva
due
cani
...
"
Ma
,
visto
che
Remigio
non
capiva
,
gli
disse
:
"
Ci
ho
sempre
il
burro
fresco
e
tutto
quel
che
vuole
.
"
Il
giovane
,
giacché
s
'
era
fatto
più
largo
,
continuò
la
strada
;
aspettandosi
di
essere
fermato
da
qualche
altro
.
E
,
passando
dinanzi
al
caffè
Greco
,
il
punto
centrale
della
città
,
affrettò
il
passo
,
voltando
,
per
andare
in
Piazza
dell
'
Indipendenza
;
dove
l
'
avvocato
Neretti
aveva
lo
studio
.
In
Piazza
dell
'
Indipendenza
c
'
erano
soltanto
tre
carrozze
ferme
;
più
ferme
del
monumento
all
'
Italia
;
ed
egli
,
salendo
le
scale
dello
studio
,
sentiva
piegarsi
le
gambe
.
L
'
avvocato
non
c
'
era
;
ma
lo
scritturale
,
Giangio
,
gli
disse
:
"
Per
quell
'
operazione
al
Banco
di
Roma
ci
devo
pensare
io
.
Questa
è
la
cambiale
e
questo
il
borderò
.
"
Remigio
si
sentiva
scosso
da
un
fremito
che
ancora
non
aveva
mai
conosciuto
;
e
lo
abbatteva
come
se
durasse
una
fatica
enorme
.
Con
il
viso
pallido
,
sorrise
:
"
Io
non
so
come
si
fa
.
"
Giangio
glielo
spiegò
,
ma
Remigio
non
riescì
a
capire
.
Allora
gli
dettò
quel
che
doveva
scrivere
,
indicandogli
dove
;
poi
,
vi
pigiò
sopra
il
torchietto
della
carta
sugante
:
"
È
fatto
;
non
se
ne
preoccupi
.
Penso
io
a
portare
ogni
cosa
al
Banco
,
perché
le
cambiali
nuove
devono
essere
presentate
oggi
.
E
,
domani
,
dopo
mezzogiorno
,
lei
può
passare
da
sé
a
prendere
il
denaro
.
Se
crede
,
prima
venga
qui
da
me
;
e
ce
lo
porterò
io
.
Sono
tremilasettecento
lire
,
meno
quello
dello
sconto
.
Ah
,
l
'
avvocato
,
ieri
,
se
ne
prese
subito
cura
,
e
,
per
mezzo
suo
,
il
direttore
del
Banco
ha
subito
acconsentito
!
Anche
se
avesse
voluto
chiedere
tre
volte
di
più
,
ci
sarebbe
stato
modo
.
Non
c
'
è
pericoli
!
Quando
ha
parlato
l
'
avvocato
,
i
denari
vengono
in
mano
!
È
come
andare
a
pigliare
il
pane
!
"
Giangio
,
che
aveva
da
portare
certi
fogli
al
tribunale
,
lo
salutò
;
ripetendogli
che
era
pronto
ad
accompagnarlo
al
Banco
.
Remigio
,
a
pena
in
strada
,
credette
che
fosse
per
venirgli
una
vertigine
;
e
dovette
soffermarsi
proprio
mentre
avrebbe
voluto
passare
in
mezzo
alla
gente
senza
che
lo
vedesse
nessuno
.
La
sua
fierezza
violenta
,
ora
,
era
esasperata
;
ed
egli
avrebbe
voluto
,
così
come
si
sputa
,
mettere
al
posto
ogni
cosa
:
i
debiti
riescivano
a
strappargli
la
carne
dentro
;
gliela
distruggevano
.
Tornò
subito
a
casa
,
come
se
avesse
dovuto
fuggire
;
per
rifugiarsi
.
A
tavola
,
dopo
aver
mangiato
in
silenzio
,
fece
ridere
Ilda
;
ma
Luigia
lo
sgridò
;
e
,
sparecchiando
,
gli
fece
capire
che
avrebbe
avuto
voglia
di
sfogarsi
attaccando
il
discorso
su
gli
interessi
della
Casuccia
.
IX
Qualche
volta
Remigio
si
sentiva
impazzire
e
qualche
volta
provava
un
benessere
immenso
,
che
lo
rianimava
;
come
quando
,
in
mezzo
all
'
aia
,
il
vento
gli
batteva
sulla
faccia
.
Queste
disuguaglianze
erano
come
il
respiro
affannato
della
sua
giovinezza
;
della
quale
non
s
'
avvedeva
né
meno
.
Aveva
voglia
di
mettere
a
posto
tutti
i
debiti
e
di
guadagnare
;
e
,
immaginandosi
di
poterlo
fare
in
pochissimo
tempo
,
cominciò
ad
alzarsi
la
mattina
prima
degli
assalariati
.
Li
attendeva
nel
campo
,
stava
a
vederli
lavorare
mezze
giornate
intere
,
non
rientrava
in
casa
finché
non
erano
andati
a
cena
.
Ma
non
sapeva
dirigerli
;
anzi
,
senza
farlo
capire
,
egli
sperava
d
'
imparare
per
l
'
anno
dopo
,
lasciando
intanto
che
mandassero
avanti
le
faccende
come
volevano
;
limitandosi
a
darne
il
consenso
o
a
comandarne
una
piuttosto
che
un
'
altra
;
in
parte
indovinando
,
in
parte
ricordandosi
di
quel
che
aveva
imparato
da
suo
padre
;
e
giacché
Picciòlo
e
Tordo
gli
dicevano
sempre
:
"
Se
fossi
padrone
io
farei
così
questa
tal
cosa
o
tale
altra
"
,
egli
sceglieva
il
consiglio
che
gli
pareva
migliore
e
lo
dava
come
un
ordine
suo
,
che
dovesse
essere
rispettato
.
"
Berto
non
lo
consigliava
mai
;
e
Giacomo
,
un
mese
prima
di
morire
,
l
'
aveva
licenziato
perché
era
quasi
impossibile
parlargli
senza
che
facesse
la
grinta
;
e
perché
rubava
ogni
cosa
.
Remigio
,
illudendosi
che
doventasse
abbastanza
rispettoso
e
sopportabile
,
lo
trattò
anche
meglio
degli
altri
;
mostrandogli
che
non
teneva
conto
dei
dissensi
avuti
con
il
padre
.
Ma
Berto
se
ne
approfittò
subito
,
per
far
di
più
il
proprio
comodo
;
facendo
capire
che
non
gliene
importava
niente
.
Anche
la
sua
moglie
,
Cecchina
,
era
la
donna
più
maldicente
che
ci
fosse
fuor
di
Porta
Romana
:
magra
e
con
due
occhi
neri
come
quelli
dei
ramarri
,
portava
via
le
prime
pesche
,
i
primi
carciofi
,
la
prima
uva
;
nascondendo
tutto
in
una
tasca
fatta
dalla
parte
di
sotto
del
grembiale
.
Berto
era
tarchiato
e
grosso
;
con
la
testa
rotonda
;
la
fronte
stretta
come
la
lama
di
un
coltello
;
gli
occhi
porcini
e
lustri
.
Siccome
non
aveva
potuto
sfogare
il
suo
risentimento
contro
Giacomo
ammalato
,
cercava
la
prima
occasione
per
rifarsela
con
Remigio
;
sicuro
di
non
trovare
la
stessa
resistenza
.
Quando
Remigio
stava
in
modo
da
voltargli
le
spalle
,
egli
lo
guardava
affascinandosi
con
l
'
idea
di
leticare
battendolo
su
la
nuca
;
quand
'
era
voltato
a
lui
,
invece
,
sfuggiva
i
suoi
occhi
,
non
rispondendo
mai
come
il
giovane
avrebbe
avuto
piacere
,
provocandolo
o
con
il
silenzio
sospettoso
o
fingendo
di
capire
a
rovescio
;
per
essere
ripreso
e
rimproverato
.
Remigio
ci
pativa
,
e
se
con
dolcezza
gli
spiegava
quel
che
aveva
voluto
dire
,
l
'
assalariato
mostrava
di
non
esserne
contento
;
e
,
qualche
volta
,
addirittura
,
disapprovava
bestemmiando
.
E
vedendo
che
Remigio
ne
restava
confuso
e
mortificato
,
diceva
:
"
Ora
non
venga
a
rifarsela
con
me
;
non
mi
dica
niente
,
perché
io
non
intendo
d
'
essere
rimproverato
da
nessuno
.
"
"
Ma
l
'
ultima
parola
voglio
dirla
io
,
perché
sono
il
padrone
.
"
"
Come
sarebbe
a
dire
?
Non
c
'
è
bisogno
d
'
insistere
tanto
a
lungo
,
mi
pare
.
Ma
,
del
resto
,
io
non
costo
niente
;
e
quindi
può
trattarmi
come
crede
.
"
"
E
chi
t
'
ha
trattato
male
?
"
"
Io
non
lo
so
:
non
sta
a
me
farglielo
rilevare
.
"
"
Dimmi
di
quel
che
ti
sei
offeso
.
"
"
Oh
,
io
non
ciabo
più
!
Faccia
in
un
altro
modo
,
però
;
se
vuole
stare
d
'
accordo
con
me
,
e
se
vuole
che
io
non
me
ne
vada
.
"
Remigio
trovava
in
quest
'
ultima
uscita
una
specie
di
dignità
,
che
poteva
forse
dipendere
da
animo
onesto
;
sebbene
rude
e
irritabile
.
E
,
allora
,
per
provargli
che
non
se
la
prendeva
a
male
,
cambiava
discorso
.
Ma
non
dimenticò
mai
più
la
delusione
provata
quando
,
proprio
il
giorno
della
prima
cambiale
,
si
sentì
dire
da
Berto
:
"
Non
li
vuol
pagare
lei
i
suoi
sottoposti
?
Dobbiamo
lavorare
per
passare
il
tempo
?
"
Gli
venne
da
piangere
,
e
rispose
con
violenza
:
"
Domani
avrete
tutto
,
anche
quello
che
avanzate
da
mio
padre
.
"
"
Domani
?
Facciamoli
ora
i
conti
!
È
tanto
che
io
sto
zitto
!
"
"
Domani
,
ti
ripeto
.
"
Allora
Berto
,
con
un
'
astuzia
ironica
e
ghignando
,
gli
disse
:
"
Speriamo
che
possa
pagare
da
vero
!
"
Queste
parole
,
che
parevano
indovinare
ogni
cosa
,
abbatterono
completamente
il
giovane
;
che
non
seppe
più
rispondere
.
E
,
il
rimanente
del
giorno
,
per
prudenza
,
non
andò
nel
campo
.
Meglio
,
meglio
venderla
la
Casuccia
!
E
perché
non
tornare
a
Campiglia
?
Ma
,
poi
,
pensò
:
"
Se
Berto
è
cattivo
,
devo
forse
fargli
il
piacere
di
non
essere
più
il
padrone
?
Ormai
,
avrò
i
denari
.
Però
ha
ragione
di
avermeli
chiesti
;
anche
se
m
'
ha
detto
a
quel
modo
"
.
Ed
escì
di
casa
,
andando
in
su
e
giù
per
l
'aia."
Dinda
,
seduta
a
far
la
calza
,
aveva
sentito
tutto
;
e
gli
disse
:
"
Perché
ci
s
'
inquieta
così
?
Lo
paghi
,
e
si
faccia
rispettare
.
"
"
Domani
lo
pagherò
!
"
Ma
Dinda
,
per
non
compromettersi
con
Berto
,
non
gli
disse
più
niente
;
tanto
più
che
,
a
quel
modo
,
gli
aveva
già
chiesto
,
senza
parere
,
la
mesata
anche
per
sé
.
Remigio
s
'
appoggiò
con
i
gomiti
al
cancello
della
strada
.
Tornavano
a
casa
,
verso
Colle
di
Malamerenda
e
l
'
Isola
,
le
ragazze
che
andavano
tutti
i
giorni
a
Siena
a
portare
le
bombole
del
latte
e
ad
imparare
a
far
la
sarta
.
I
mandorli
e
i
peschi
,
sparsi
su
per
le
colline
,
erano
quasi
invisibili
nell
'
ombra
della
sera
:
sebbene
,
sopra
il
sole
tramontato
,
restasse
una
luce
limpida
a
rischiarare
quasi
la
metà
del
cielo
.
Un
branco
di
avvinazzati
passò
,
cantando
.
Dietro
un
barroccio
,
un
gregge
di
pecore
empì
tutta
la
strada
;
e
il
cane
si
fermò
a
fiutare
lo
spigolo
della
capanna
sciupato
dai
mozzi
delle
ruote
.
Solo
!
Era
solo
!
A
quell
'
ora
,
a
Campiglia
,
s
'
accendevano
le
lampadine
elettriche
;
egli
faceva
le
somme
e
gli
apparecchi
elettrici
giravano
ticchiettando
.
Il
cuore
gli
batté
come
quando
,
da
ragazzo
,
s
'
era
innamorato
.
X
Al
Banco
di
Roma
,
dove
si
fece
portare
da
Giangio
,
gli
tremavano
le
mani
prendendo
il
denaro
;
poi
,
si
sentì
contento
.
E
,
tornato
alla
Casuccia
,
fece
i
conti
;
e
pagò
tutti
gli
assalariati
.
Il
giorno
dopo
,
pagò
anche
il
carraio
,
il
fabbro
e
il
droghiere
;
e
disse
al
Pollastri
,
dopo
aver
combinato
quando
doveva
esser
fatto
l
'
inventario
,
che
non
aveva
bisogno
di
pigliare
a
prestito
i
denari
del
suo
amico
.
Incaricò
il
Neretti
di
chiamare
allo
studio
la
matrigna
;
e
s
'
ordinò
un
vestito
nero
.
Quello
che
aveva
addosso
lo
portava
già
da
due
anni
,
e
anche
le
scarpe
cominciavano
a
sfondarsi
.
Egli
aveva
un
aspetto
triste
e
affaticato
;
e
,
quasi
da
una
settimana
,
non
s
'
era
fatto
la
barba
;
allo
specchietto
legato
su
la
finestra
di
camera
.
Era
scontento
che
tutti
gli
parlassero
dell
'
eredità
e
se
ne
occupassero
con
un
interesse
tanto
vivo
,
con
una
confidenzialità
che
lo
stupiva
.
L
'
opinione
che
avevano
di
lui
gli
metteva
nell
'
animo
un
senso
di
stanchezza
taciturna
,
una
voglia
desolata
di
andarsene
;
e
,
si
ritrovava
,
in
vece
,
sempre
a
faccia
con
gli
stessi
discorsi
e
le
stesse
persone
,
come
in
un
ozio
logorante
e
ambiguo
.
Chi
lo
credeva
troppo
povero
e
chi
troppo
ricco
:
qualche
persona
,
che
aveva
conosciuto
Giacomo
,
lo
domandava
addirittura
a
lui
,
riportandogli
anche
i
pettegolezzi
che
gli
altri
ci
facevano
.
Molti
volevano
sapere
anche
quanto
suo
padre
aveva
lasciato
a
Giulia
,
e
doveva
convincerli
che
era
morto
senza
far
testamento
.
Ma
si
sentiva
rispondere
:
"
Tutti
credono
che
abbia
fatto
testamento
!
Per
tutta
Siena
si
dice
che
anche
quella
ragazza
è
stata
erede
!
Lo
sanno
anche
i
mattoni
delle
case
!
Lei
vuol
fare
il
furbo
,
e
non
vuol
dir
niente
a
nessuno
.
"
"
Ma
no
!
Io
dico
la
verità
.
Chi
dovrebbe
saperlo
meglio
di
me
?
"
Una
volta
,
dovette
fin
quasi
leticare
.
Almeno
,
alla
Casuccia
,
poteva
stare
lunghe
ore
in
silenzio
!
La
curiosità
degli
altri
gli
ripugnava
,
come
se
gli
mettessero
nell
'
anima
un
cencio
sporco
.
E
,
credendo
di
poterla
combattere
,
non
avvicinava
quasi
nessuno
.
Aveva
in
mente
di
non
togliere
subito
anche
gli
altri
debiti
,
per
vendere
prima
le
vacche
;
e
,
secondo
il
consiglio
di
Picciòlo
,
comprare
almeno
due
vitelli
appena
che
ci
fosse
stata
la
fiera
.
Con
il
guadagno
che
ne
avrebbe
fatto
,
contava
di
viverci
qualche
mese
;
finché
non
avesse
venduto
i
fieni
e
poi
il
grano
.
La
raccolta
del
vino
era
troppo
piccola
,
e
appena
bastava
per
lui
e
per
la
matrigna
;
ma
,
come
aveva
fatto
suo
padre
,
così
egli
sperava
altrettanto
,
e
forse
meglio
.
Anche
i
maiali
perché
non
c
'
erano
?
Ma
,
a
settembre
,
fatto
fare
il
castro
,
o
dietro
casa
o
al
muro
della
capanna
,
ne
avrebbe
presi
un
branco
.
Quel
trogolo
di
legno
era
piuttosto
da
galline
e
da
bruciare
!
I
pagliai
bisognava
farli
più
distanti
,
perché
aveva
paura
dei
fulmini
;
e
magari
qualche
birbaccione
poteva
bruciarli
.
C
'
era
anche
da
assicurarsi
,
anzi
,
contro
l
'
incendio
!
Alla
capanna
,
troppo
umida
,
bisognava
rifare
l
'
impiantito
!
E
,
poi
,
attraverso
quelle
finestrucce
,
tappate
soltanto
con
la
paglia
,
pioveva
lo
stesso
come
fuori
!
La
parata
stava
per
cadere
.
E
quanto
era
sudicia
!
Dentro
,
il
concio
e
un
mucchio
di
attrezzi
vecchi
,
da
buttarsi
via
;
ma
,
a
venderne
il
ferro
,
c
'
era
da
mettere
in
tasca
,
sì
e
no
,
tre
lire
!
La
stagione
era
buona
,
e
non
era
piovuto
su
le
semente
né
troppo
né
poco
.
Egli
,
vedendo
dalla
finestra
della
sua
camera
la
più
bella
pendice
della
Casuccia
,
fin
giù
dove
faceva
da
argine
,
con
una
svoltata
rotonda
,
alla
Tressa
,
sognò
di
cavarsi
presto
e
bene
da
tutti
gli
impicci
.
XI
Quando
la
mattina
dopo
si
alzò
ed
aprì
la
finestra
,
il
ciliegio
non
aveva
più
ciliege
:
"
Perché
le
hanno
colte
senza
il
mio
ordine
,
e
perché
non
li
ho
sentiti
?
O
le
hanno
rubate
?
"
.
Non
si
mise
né
meno
la
giubba
,
e
scese
giù
.
Tordo
,
che
andava
a
cavar
le
patate
,
con
la
zappa
in
spalla
,
lo
salutò
proprio
mentre
era
per
attraversare
l
'aia."
"
Chi
ha
colto
le
ciliege
?
"
Tordo
,
com
'
era
il
suo
modo
,
strinse
le
spalle
;
e
gli
rispose
,
ridendo
:
"
Io
non
lo
so
.
"
"
Come
non
lo
sai
?
E
perché
ridi
?
"
Tordo
arrossì
:
"
Io
non
lo
so
,
le
ripeto
.
Ho
visto
anch
'
io
,
stamani
,
che
non
c
'
erano
,
e
l
'
ho
detto
con
la
mia
Gegia
;
ma
,
poi
,
non
saprei
di
più
.
"
Allora
,
Remigio
chiamò
Picciòlo
;
che
escì
dalla
stalla
,
con
le
mani
sporche
di
concio
.
"
Sai
niente
tu
delle
ciliege
?
"
"
Di
quali
?
"
"
Come
di
quali
?
C
'
è
un
ciliegio
solo
!
"
"
E
che
devo
sapere
?
"
"
Non
ci
sono
più
.
"
"
Non
ci
sono
più
?
Dice
per
burla
?
"
E
andò
a
vedere
da
sé
la
pianta
.
Tornò
,
quasi
di
corsa
,
tirandosi
i
capelli
:
"
Brutti
vigliacchi
!
Questa
l
'
hanno
fatta
i
ladri
!
E
Dinda
aspettava
che
fossero
più
mature
,
per
portarle
a
vendere
!
Non
siamo
sicuri
né
meno
sotto
le
finestre
?
E
nessuno
di
noi
s
'
è
svegliato
?
Vorrei
sapere
se
l
'
hanno
portate
via
nel
primo
sonno
o
stamani
prima
del
sole
!
"
Berto
,
che
veniva
dal
campo
e
aveva
fatto
il
colpo
,
finse
di
non
aver
sentito
niente
;
e
,
con
il
capo
basso
,
torvo
,
attraversò
l
'
aia
tra
Remigio
e
i
due
assalariati
.
Remigio
lo
guardò
e
gli
chiese
:
"
E
tu
hai
visto
che
non
ci
sono
più
le
ciliege
?
"
"
Io
?
Ci
vorrà
poco
a
vederlo
!
Perdindirindina
,
le
rame
ci
vengono
in
casa
!
"
E
se
n
'
andò
;
ma
riescì
subito
dall
'
uscio
,
dicendo
:
"
Speriamo
che
non
sospetti
di
me
!
"
Remigio
tacque
.
Allora
,
egli
guardò
in
viso
anche
Moscino
e
Lorenzo
,
che
erano
sopraggiunti
;
e
seguitò
:
"
Almeno
io
non
voglio
né
meno
che
lei
sospetti
di
me
o
della
mia
moglie
;
perché
,
allora
,
le
cose
tra
me
e
lei
non
andrebbero
troppo
bene
.
"
"
Io
non
posso
sospettare
di
nessuno
,
perché
,
se
sospettassi
d
'
uno
di
voi
,
lo
manderei
via
.
"
Picciòlo
,
impaurito
,
chiese
:
"
Dunque
,
pensa
di
noi
?
"
Ma
Lorenzo
gli
disse
:
"
Voi
state
al
vostro
posto
!
Noi
non
siamo
ladri
,
e
non
abbiamo
bisogno
di
difenderci
.
"
"
Io
"
disse
Moscino
"
ne
mangiai
una
piccia
domenica
;
perché
m
'
era
volata
la
ciarpa
sull
'
albero
mentre
mi
vestivo
con
la
finestra
aperta
,
e
tirava
vento
.
E
dovetti
andare
a
riprenderla
,
per
mettermela
.
"
"
Io
ci
rimango
di
stucco
!
"
disse
Tordo
,
stringendo
un
'
altra
volta
le
spalle
;
con
quel
collo
che
pareva
d
'
un
uccelletto
spennato
.
"
Di
questo
passo
"
riprese
Berto
"
verranno
a
portarci
via
anche
il
piumaccio
delle
coltri
:
già
,
alla
Casuccia
non
è
stato
sicuro
mai
niente
.
Se
ci
fosse
un
cane
da
guardia
...
E
,
poi
,
lo
devo
dire
?
Mi
pare
impossibile
che
sia
stato
qualcuno
a
rubare
le
ciliege
.
Qui
dev
'
essere
stato
inventato
un
tranello
,
per
imbrogliare
uno
di
noi
!
È
proprio
vero
che
lei
se
ne
sia
accorto
soltanto
stamani
come
noi
?
"
"
E
che
pensi
?
Che
io
le
abbia
fatte
cogliere
e
vendere
?
"
"
Già
...
non
dico
proprio
questo
...
ma
qualcosa
di
simile
!
"
"
Se
tu
pensi
così
,
sei
un
mascalzone
e
basta
!
"
Questa
parola
Remigio
non
l
'
aveva
mai
detta
a
nessuno
.
Berto
guardò
gli
altri
,
come
per
rendersi
conto
del
loro
animo
;
e
rispose
secco
:
"
Se
non
porta
rispetto
,
lo
faccio
stare
al
posto
io
.
I
tribunali
ci
sono
per
tutti
!
"
Remigio
era
così
irato
,
che
gli
pareva
di
non
poter
più
respirare
;
e
,
con
la
voce
strozzata
,
gridò
:
"
Vattene
!
E
voialtri
dovreste
dirmi
chi
è
stato
.
"
Ma
Berto
entrò
in
casa
con
un
mezzo
sorriso
,
e
gli
altri
se
ne
andarono
senza
fiatare
.
Remigio
si
sentiva
la
testa
sconvolta
,
camminando
in
su
e
giù
per
l
'
aia
.
Gli
pareva
perfino
impossibile
che
Berto
avesse
osato
di
pensare
così
.
E
perché
?
Si
fermò
,
dinanzi
all
'
uscio
dell
'
assalariato
;
e
,
allora
,
si
accorse
che
Cecchina
sogguardava
da
una
fessura
.
Anche
spiarlo
a
quel
modo
?
Non
poteva
stare
sull
'
aia
quanto
voleva
?
Ma
arrossì
;
e
,
per
non
entrare
in
casa
,
andò
nel
campo
dove
erano
state
seminate
le
patate
.
Tordo
ne
aveva
già
messe
insieme
una
balletta
;
e
Remigio
gli
chiese
:
"
Le
altre
dove
sono
?
"
"
Io
è
la
prima
mattina
che
ci
vengo
.
E
queste
le
prenderei
per
me
,
perché
con
suo
padre
avevamo
fatto
i
patti
che
ce
ne
toccasse
una
balletta
per
ognuno
di
noi
.
"
Ma
per
me
non
ci
rimane
niente
?
"
"
Io
so
che
abbiamo
fatto
sempre
così
:
certo
,
bisognava
averne
seminate
di
più
.
"
"
E
perché
,
invece
,
così
poche
?
"
"
Io
non
lo
so
.
Quando
si
zapparono
le
buche
,
suo
padre
era
già
malato
;
e
la
signora
Luigia
non
seppe
dirci
niente
.
Remigio
domandò
a
Picciòlo
e
a
Lorenzo
se
era
vero
,
e
si
propose
di
cambiare
i
patti
per
l
'
annata
dopo
.
La
mattina
era
serena
e
azzurra
.
Sui
prati
,
che
cominciavano
a
fiorire
,
passavano
gli
uccelli
quasi
sempre
lungo
la
Tressa
;
e
una
brancata
,
almeno
di
una
quarantina
,
si
posò
sopra
un
salcio
;
empiendolo
.
Le
anatre
uscirono
dall
'
acqua
del
fontone
,
dentro
il
quale
s
'
erano
capovolte
e
rovesciate
le
fronde
più
lunghe
degli
altri
salici
già
con
le
foglie
verdi
.
Le
diligenze
di
Murlo
e
di
Buonconvento
arrivavano
cariche
di
gente
e
di
fagotti
;
e
quelli
dentro
guardavano
tutti
insieme
nella
strada
.
Nell
'
aria
c
'
era
la
giovinezza
;
e
Remigio
sentiva
attaccarsi
ad
essa
.
Dopo
poco
,
dimenticò
del
tutto
ch
'
aveva
questionato
;
ma
,
senza
volere
,
dava
occhiate
di
rammarico
a
quel
ciliegio
che
il
giorno
avanti
era
tanto
bello
.
Le
galline
si
rincorrevano
tra
l
'
aia
e
la
capanna
,
entrando
e
riescendo
di
continuo
;
perché
qualcuna
trovava
sempre
tra
i
mattoni
un
bacherozzolo
.
Le
anatre
,
accovacciate
,
ora
guardavano
l
'
acqua
.
Egli
si
dimenticò
anche
della
matrigna
e
di
Dinda
:
gli
pareva
d
'
essere
solo
e
di
amare
.
La
Casuccia
doventata
così
fertile
che
nell
'
aia
non
entravano
più
i
prodotti
del
podere
.
Vendeva
il
fieno
a
carrate
;
faceva
fare
una
mezza
dozzina
di
pagliai
,
tutti
in
fila
,
in
modo
che
dalla
strada
fossero
visti
;
le
viti
doventavano
grosse
il
doppio
,
con
certi
grappoli
che
gli
ricordavano
quanto
da
ragazzo
gli
eran
piaciuti
quelli
della
Terra
Promessa
e
come
aveva
avuto
voglia
di
piangere
perché
Mosè
era
morto
prima
di
arrivarci
;
il
grano
faceva
certe
spighe
che
si
sentivano
pesare
tenendone
anche
una
sola
in
mano
.
Berto
,
Tordo
e
Picciòlo
doventavano
buoni
e
così
alacri
,
che
anche
da
vecchi
li
teneva
sempre
con
sé
.
Egli
sposava
una
donna
abbastanza
ricca
,
piuttosto
bella
,
senza
tante
ambizioni
;
ma
avrebbero
comprato
un
calesse
e
un
cavallo
,
e
la
domenica
sarebbero
andati
dentro
Siena
;
a
sentir
suonare
la
musica
.
Allora
,
cominciò
a
buttare
dietro
l
'
aia
certi
pezzacci
di
mattoni
e
di
calcinacci
vecchi
,
pensando
di
farla
poi
spazzare
da
Ilda
.
Pensò
anche
di
comprare
un
ciòtolo
di
vernice
,
perché
gli
usci
ne
avevano
bisogno
.
Quando
smise
,
era
sudato
.
Mentre
stava
per
avvertire
Ilda
,
un
giovanotto
,
senza
aprire
il
cancello
,
lo
chiamò
:
"
Signor
Selmi
!
"
Egli
si
raddrizzò
un
poco
,
vergognoso
di
avere
le
mani
sudicie
;
e
andò
verso
la
strada
.
Il
giovanotto
,
che
aveva
l
'
aria
di
uno
zerbino
a
passeggio
,
gli
disse
:
"
Ho
da
consegnarle
questa
citazione
.
"
"
A
me
?
"
Quegli
cavò
il
sigaro
che
teneva
in
bocca
fino
alla
metà
,
prese
un
lapis
copiativo
dal
taschino
della
giubba
,
bagnò
con
la
saliva
il
foglio
di
carta
bollata
che
teneva
in
mano
;
e
disse
:
"
Allora
,
scrivo
nella
citazione
:
"
È
stata
consegnata
nelle
mani
del
signor
Remigio
Selmi
stesso
"
.
Appoggiò
il
foglio
di
carta
bollata
al
muro
della
capanna
,
dove
era
più
liscio
;
scrisse
,
si
toccò
il
cappello
;
e
tornò
via
.
Remigio
,
lette
le
prime
righe
,
vide
che
si
trattava
della
causa
di
Giulia
.
Qualche
cosa
,
che
assomigliava
all
'
indignazione
,
gli
faceva
tremare
le
labbra
;
sentì
impallidirsi
,
e
salì
in
casa
.
Lo
disse
alla
matrigna
che
gli
rispose
rossa
in
viso
:
"
Ora
lei
si
vuol
vendicare
,
perché
tu
la
mandasti
via
a
quel
modo
.
"
E
,
presa
una
lastra
dal
fornello
,
ricominciò
a
stirare
le
sue
calze
,
che
erano
sparse
di
rammendi
fatti
con
un
filo
grosso
come
lo
spago
.
"
Non
avevo
ragione
?
Perché
doveva
restare
ancora
in
casa
?
"
"
Io
non
dico
che
tu
non
abbia
ragione
,
ma
...
"
S
'
accorse
che
era
per
dire
troppo
;
e
,
notato
il
dispiacere
del
figliastro
,
si
chetò
e
cominciò
a
piangere
.
Poi
,
chiese
:
"
Quando
viene
il
notaio
a
fare
l
'
inventario
?
"
"
Io
non
lo
so
.
"
"
Domandaglielo
,
se
vai
a
Siena
.
"
"
Ma
,
stamani
,
volevo
andare
dal
mio
avvocato
per
questa
cosa
qui
.
"
"
O
non
puoi
andare
dall
'
uno
e
dall
'
altro
?
Io
ho
da
mettere
al
posto
anche
la
biancheria
.
C
'
è
da
stirarla
tutta
;
eccola
lì
.
"
"
Si
faccia
aiutare
da
Ilda
.
"
"
Ma
che
vuoi
sia
buona
?
Non
lo
vedi
che
a
pena
sa
fare
la
calza
?
"
"
Le
insegni
.
"
"
Ma
tu
pensa
a
quello
che
ti
riguarda
:
a
queste
faccende
di
casa
,
so
da
me
come
fare
.
"
Egli
ripiegò
la
citazione
e
se
la
mise
in
tasca
:
si
sentiva
troppo
stanco
,
per
andare
subito
dall
'
avvocato
.
E
tornò
su
l
'
aia
;
con
la
voglia
di
piangere
.
XII
Il
pranzo
fu
triste
:
anzi
,
Remigio
non
avrebbe
voluto
né
meno
mangiare
.
Quella
minestra
e
quel
lesso
,
che
avrebbe
pagato
a
fin
di
settimana
con
i
denari
della
cambiale
,
non
gli
andava
giù
.
Per
non
parlarsi
di
cose
che
li
avrebbero
inquietati
,
tanto
egli
che
Luigia
tacquero
sempre
e
affettarono
d
'
avere
fretta
.
Il
venerdì
di
quella
settimana
il
Pollastri
con
il
suo
scritturale
andò
alla
Casuccia
;
per
fare
l
'
inventario
.
Remigio
e
Luigia
lo
seguivano
,
indicando
gli
oggetti
,
da
una
stanza
all
'
altra
;
suggerendosi
tra
sé
,
sottovoce
,
prima
,
come
dovevano
dirgli
.
Il
Pollastri
era
di
una
gentilezza
ironica
,
mentre
il
Lenzi
guardava
tutta
quella
roba
con
l
'
aria
di
aver
perso
il
modo
di
doventarne
il
padrone
.
A
mezzogiorno
,
finirono
.
Mangiarono
,
raccontando
parecchie
barzellette
;
senza
vincere
,
però
,
una
specie
di
pesantezza
che
pesava
sopra
a
loro
.
Luigia
aveva
tirato
il
collo
a
una
gallina
,
a
quella
più
grassa
;
che
Ilda
aveva
preso
la
sera
avanti
quando
s
'
era
appollaiata
.
Dopo
aver
fumato
,
il
notaio
si
fece
accompagnare
nel
campo
;
dette
ordine
che
uno
degli
assalariati
contasse
le
viti
,
un
altro
gli
ulivi
,
un
altro
i
frutti
e
i
pioppi
.
Ciascuno
degli
assalariati
si
tagliò
una
stecca
di
legno
,
nella
quale
faceva
con
il
coltello
una
tacca
tutte
le
volte
che
contando
era
arrivato
a
cento
.
Picciòlo
,
invece
,
si
metteva
tanti
sassolini
in
tasca
.
La
sera
,
presto
,
l
'
inventario
era
fatto
.
Il
Lenzi
disse
:
"
Come
ho
mangiato
bene
,
oggi
!
Peccato
che
non
duri
almeno
una
settimana
!
Beato
lei
,
signor
Remigio
,
che
è
padrone
di
tutta
questa
grazia
di
Dio
!
"
Anche
il
Pollastri
era
rallegrato
dal
pranzo
;
e
si
scordava
perfino
di
essere
insolente
.
Quando
tornarono
a
Siena
,
pareva
che
avessero
fatto
tutti
e
due
una
scampagnata
.
Un
lunedì
mattina
,
cominciarono
a
falciare
i
fieni
.
Già
,
lungo
la
proda
della
strada
,
ne
rubavano
quanto
era
possibile
:
i
barrocciai
,
quando
erano
arrivati
dietro
un
poggetto
che
li
nascondeva
dalla
casa
fermavano
le
bestie
;
e
,
lesti
lesti
,
ne
facevano
più
fastelli
che
potevano
.
Certe
donne
,
che
poi
lo
vendevano
in
città
ai
vetturini
,
quando
era
l
'
ora
del
caldo
,
e
nei
campi
non
c
'
era
quasi
nessun
contadino
,
pigliavano
lungo
i
fossi
;
tagliando
i
greppi
.
Nessuno
,
anche
a
poca
distanza
,
le
avrebbe
potute
sorprendere
;
perché
,
quando
sentivano
avvicinarsi
qualcuno
,
lasciavano
la
falce
e
andavano
ad
acquattarsi
nelle
buche
dei
fossi
.
La
sera
tornavano
a
legare
i
fastelli
;
e
,
di
notte
,
li
portavano
via
su
le
spalle
,
fino
alla
strada
;
dove
qualche
uomo
li
caricava
tutti
insieme
sopra
un
carretto
a
mano
.
I
prati
di
Remigio
erano
trifoglio
e
lupinella
.
Il
trifoglio
aveva
i
fiori
a
pallottoline
rosse
e
la
lupinella
a
grappoli
più
rosei
.
Dove
la
terra
era
più
buona
,
il
trifoglio
era
più
verde
,
quasi
turchino
;
e
c
'
erano
ciuffi
di
pallottole
che
parevano
serrate
l
'
una
con
l
'
altra
.
Tutti
gli
assalariati
falciavano
,
meno
Moscino
;
perché
c
'
era
caso
che
gli
venisse
voglia
di
ruzzare
con
la
falce
e
si
tagliasse
magari
una
gamba
.
Ma
egli
non
la
intendeva
;
perché
Remigio
passava
quasi
due
litri
di
vino
a
testa
.
Doveva
bevere
l
'
acqua
!
S
'
accapigliò
con
suo
fratello
Lorenzo
;
e
poi
pianse
.
Dinda
,
per
levarlo
di
torno
,
prese
una
frusta
e
lo
mandò
,
facendolo
camminare
dinanzi
a
lei
,
fino
all
'
orto
;
dove
c
'
era
da
annaffiare
i
cavoli
e
l
'
insalata
.
"
Brava
Dinda
!
"
disse
,
dalla
finestra
,
Luigia
.
E
Ilda
si
mise
a
ridere
.
Picciòlo
,
debole
com
'
era
,
tutte
le
volte
che
metteva
un
piede
dentro
una
fossetta
,
andava
in
terra
;
ma
lavorava
più
di
tutti
;
quantunque
il
sudore
gli
infradiciasse
la
camicia
come
se
avesse
preso
la
pioggia
.
Falciando
,
teneva
la
testa
bassa
e
sorrideva
.
Lorenzo
stava
accanto
a
lui
e
badava
di
non
restare
a
dietro
.
Poi
,
veniva
Tordo
;
che
cercava
di
fare
più
lentamente
;
tanto
più
che
Berto
,
di
quando
in
quando
,
si
fermava
con
le
mani
su
i
fianchi
.
Allora
anche
gli
altri
,
per
non
fare
la
fila
storta
,
dovevano
fermarsi
;
e
soltanto
Picciòlo
era
il
primo
a
rimettersi
a
lavorare
.
Berto
diceva
:
"
A
me
non
va
!
Accidenti
al
fieno
e
a
chi
lo
mangia
!
Almeno
,
il
grano
non
è
per
le
bestie
!
"
Egli
,
per
durare
meno
fatica
,
non
mandava
la
falce
rasente
la
terra
;
e
,
dove
non
era
piano
,
ci
lasciava
almeno
un
quattro
dita
di
fieno
.
Picciòlo
,
guardando
quelle
strisce
più
alte
,
che
davano
nell
'
occhio
anche
di
lontano
,
borbottava
;
ma
il
suo
figliolo
non
voleva
che
ci
mettesse
bocca
e
gli
diceva
che
stesse
zitto
perché
era
cosa
che
non
lo
riguardava
.
Il
vecchio
rispondeva
:
"
Ma
io
lo
dico
per
mio
scrupolo
di
coscienza
!
Non
è
grazia
di
Dio
anche
il
fieno
?
E
,
poi
,
questa
lupinella
è
così
tenera
che
a
frullanarla
non
ci
si
ammazza
come
quando
si
trova
il
seccume
.
Basta
avere
un
poco
di
pratichezza
!
"
"
Se
il
padrone
sta
zitto
,
perché
volete
chiacchierare
voi
?
"
"
Perché
non
se
ne
intende
!
"
Ma
anche
Remigio
s
'
accorse
che
Berto
tirava
via
;
e
glielo
disse
.
Il
contadino
lo
guardò
come
se
avesse
voluto
tirargli
un
mozzo
di
terra
,
e
gli
rispose
:
"
Lei
ha
da
dire
soltanto
di
me
!
"
Allora
Remigio
stette
zitto
,
ma
era
così
scontento
che
gli
si
leggeva
anche
nel
viso
.
Quando
Gegia
portò
giù
i
fiaschi
del
vino
,
egli
avrebbe
voluto
sentir
dire
che
era
buono
;
ma
bevvero
senza
dirgli
niente
.
E
anche
questo
non
se
l
'
aspettava
.
Anzi
,
siccome
Berto
,
dopo
aver
bevuto
una
sorsata
a
garganella
,
senza
accostare
le
labbra
al
fiasco
,
doventò
anche
più
di
cattivo
umore
,
temette
che
né
meno
gli
altri
fossero
contenti
.
"
E
pure
,
pensò
,
l
'
acqua
non
ce
l
'
ho
messa
,
come
voleva
Luigia
e
come
faceva
mio
padre
,
e
il
vino
non
ha
nessun
vizio
!
"
Arrossì
;
e
se
ne
tornò
via
;
perché
non
ebbe
il
coraggio
di
stare
lì
ancora
.
In
una
settimana
,
il
fieno
fu
tutto
falciato
;
e
,
allora
,
con
le
forche
andavano
a
rivoltarlo
,
prima
di
fare
i
mucchi
;
perché
si
seccasse
bene
di
sotto
e
il
sole
entrasse
anche
dentro
.
La
Tressa
,
splendevole
tutto
il
giorno
,
era
restata
con
i
suoi
pioppi
magri
e
storti
,
fogliuti
soltanto
in
cima
.
La
caldura
aveva
bruciato
ogni
cosa
,
e
anche
il
grano
pigliava
un
colore
bianco
che
doventava
sempre
più
giallo
;
e
anche
di
notte
si
vedeva
bene
.
Il
terreno
era
così
arroventito
che
senza
gli
zoccoli
bruciava
i
piedi
;
e
le
passere
,
che
varcavano
le
vallate
da
poggio
a
poggio
,
pareva
che
cadessero
giù
a
strapiombo
.
Ma
,
prima
che
gli
assalariati
portassero
il
fieno
in
capanna
,
il
tempo
si
guastò
.
Poco
dopo
mezzogiorno
,
e
in
quel
silenzio
della
campagna
s
'
era
sentito
soltanto
le
campane
della
chiesa
di
Colle
,
il
sole
cominciò
a
essere
meno
limpido
.
Non
c
'
erano
nuvole
ancora
;
ma
,
proprio
nel
mezzo
del
cielo
,
il
turchino
cominciò
a
doventare
sempre
più
smorto
;
finché
,
all
'
improvviso
,
vi
nacque
una
nuvola
grigia
che
si
faceva
sempre
più
scura
.
Poi
,
altre
nuvole
,
dello
stesso
colore
e
più
bianche
,
si
accostarono
insieme
.
Pareva
che
dovessero
pigliare
fuoco
,
perché
all
'
intorno
scintillavano
tutte
e
nel
mezzo
si
facevano
quasi
nere
.
Quando
tutte
furono
chiuse
l
'
una
con
l
'
altra
,
un
lampo
abbarbagliò
gli
occhi
e
fece
luccicare
le
ruote
del
carro
,
gli
aratri
e
tutti
gli
strumenti
di
ferro
su
l
'
aia
.
La
luce
era
livida
;
e
a
pena
ci
si
vedeva
.
Allora
,
i
tuoni
cominciarono
;
come
se
avessero
dovuto
schiantare
anche
le
case
.
E
le
prime
gocciole
,
quasi
bollenti
,
si
sentirono
picchiettare
su
le
tegole
e
su
i
mattoni
.
Dopo
un
poco
,
l
'
acqua
venne
giù
sempre
più
grossa
;
e
il
temporale
durò
quasi
tre
ore
.
La
Tressa
dette
di
fuori
,
allagando
tutte
le
parti
più
basse
dei
poderi
.
Perfino
su
i
poggi
,
il
fieno
era
stato
sparpagliato
e
interrato
.
Era
impossibile
riporlo
,
perché
nella
creta
ci
s
'
entrava
con
tutti
i
piedi
.
Il
giorno
dopo
ripiovve
,
benché
si
fosse
levato
un
vento
che
faceva
travolgere
la
fila
dei
pioppi
;
un
vento
che
buttava
giù
le
frutta
come
se
crollasse
le
piante
.
Quando
l
'
aria
cominciò
a
rasciugarsi
,
il
fieno
dei
piani
era
marcio
e
non
aveva
più
colore
.
Scelsero
quello
più
schietto
,
perché
a
mescolarlo
sarebbe
andato
a
male
tutto
quanto
;
e
avrebbe
preso
di
muffa
.
Le
vacche
,
benché
fossero
allombate
bene
,
ne
portavano
poco
per
volta
;
perché
dovevano
tirare
le
carrate
giù
dai
fondi
.
Picciòlo
si
batteva
le
mani
su
la
fronte
e
si
disperava
;
ma
gli
altri
non
dicevano
niente
.
Anzi
,
Berto
,
mentre
Picciòlo
era
giù
bocconi
ad
annodare
una
fune
sopra
il
carro
,
fece
l
'
atto
di
ficcargli
la
forca
nella
schiena
.
E
Tordo
si
mise
a
ridere
.
Anche
i
grani
avevano
sofferto
.
Si
vedevano
tutti
arruffati
e
le
spighe
ripiegate
con
il
capo
in
giù
,
come
uncini
.
E
c
'
erano
spiazzate
,
dove
i
fili
erano
restati
stesi
nel
fango
.
"
Se
continua
a
piovere
,
"
disse
Picciòlo
a
Remigio
,
"
quest
'
anno
le
spighe
germogliano
nel
campo
.
Vorrei
essere
cieco
,
per
non
vedere
uno
strazio
simile
!
"
Ma
il
sole
era
tornato
,
e
i
pioppi
parevano
più
belli
e
più
verdi
.
Avevano
sentito
quella
rinfrescata
e
ne
godevano
.
Lungo
qualche
filare
,
erano
nati
i
girasoli
;
grandi
e
gialli
;
che
tentennavano
un
poco
quando
passava
il
vento
.
Tra
i
grani
,
dove
era
più
umido
,
era
nato
il
ciano
con
i
fiori
azzurri
;
le
campanelle
bianche
,
venate
di
rosso
chiaro
,
che
s
'
attorcigliavano
fin
su
alle
spighe
;
e
la
borrana
con
le
stelline
celesti
.
I
ragni
avevano
teso
tanti
fili
che
,
quando
brillavano
,
parevano
un
'
altra
messe
.
Remigio
passava
molte
ore
su
l
'
aia
,
senza
fare
niente
;
ma
preoccupato
del
fieno
andato
a
male
.
Apriva
l
'
uscio
della
capanna
e
sentiva
sempre
lo
stesso
odore
cattivo
;
si
scoraggiava
e
non
riusciva
a
pensare
ad
altre
cose
.
Picciòlo
lo
trovò
,
verso
sera
,
su
l
'
aia
.
Il
vecchio
,
ch
'
era
stato
a
rincalzare
i
fagioli
,
puntò
la
zappa
su
i
mattoni
,
s
'
appoggiò
alla
cima
del
manico
con
tutte
e
due
le
braccia
;
e
gli
disse
:
"
Che
fa
qui
,
padroncino
?
Non
va
ancora
a
cena
?
"
"
No
:
è
presto
.
"
"
Oggi
è
stato
un
caldo
da
arrabbiare
come
cani
.
"
"
L
'
ho
sentito
anch
'io."
"
Bisognerebbe
che
facesse
rompere
subito
la
terra
dov
'
è
stato
falciato
:
il
sole
la
incoce
e
secca
l
'
erbaccia
che
c
'
è
rimasta
.
"
"
Lo
dirò
domani
a
Berto
.
"
"
Ma
non
gli
dica
che
gliel
'
ho
suggerito
io
.
"
Il
giovane
lo
guardò
,
e
rispose
:
"
State
tranquillo
.
"
Egli
sentiva
un
'
inquietudine
vaga
e
piena
d
'
amarezza
.
Il
sole
era
andato
giù
da
una
mezz
'
ora
,
ma
ci
si
vedeva
bene
lo
stesso
;
benché
nelle
lontananze
si
fosse
levata
una
nebbiolina
azzurrognola
,
che
s
'
infittiva
sempre
di
più
.
Lungo
la
strada
di
Siena
,
s
'
accendevano
i
lumi
dentro
le
case
;
e
c
'
erano
due
o
tre
stelle
che
sembravano
venute
troppo
presto
.
La
Torre
doventava
rossa
come
il
fuoco
;
e
sembrava
che
tutti
quei
cocuzzoli
tondi
si
radunassero
attorno
alla
Casuccia
.
Picciòlo
gli
disse
:
"
Non
pensa
a
pigliare
moglie
?
"
"
Ci
ho
pensato
una
volta
.
"
"
Sarebbe
quel
che
ci
vuole
.
"
Il
giovane
sorrise
;
ma
l
'
assalariato
gli
prese
una
mano
e
gli
disse
:
"
Io
le
voglio
bene
.
"
Remigio
sorrise
un
'
altra
volta
.
"
Non
ha
piacere
che
glielo
dica
?
"
"
Sì
;
ma
è
troppo
presto
prima
che
io
prenda
moglie
da
vero
.
Prima
"
ed
esitò
a
continuare
,
"
prima
bisogna
che
metta
al
posto
tutto
.
Poi
,
c
'
è
la
matrigna
e
Ilda
.
"
Dinda
si
avvicinò
:
"
Che
gli
dici
al
padroncino
?
"
"
Gli
dicevo
che
prenda
moglie
.
"
Dinda
lo
guardò
ridendo
;
poi
disse
al
marito
:
"
Farà
quel
che
vuole
.
"
"
Diamine
!
Non
pretendo
mica
che
dia
retta
a
me
!
"
"
Scommetto
che
a
Campiglia
l
'
aveva
trovata
!
"
"
Non
ci
pensavo
né
meno
.
"
Il
vecchio
alzò
la
voce
:
"
A
Siena
non
ce
ne
sono
adatte
per
lui
?
"
Dinda
scosse
la
testa
e
disse
al
marito
:
"
Quando
vedi
che
torna
Moscino
,
vieni
a
mangiare
;
perché
è
già
pronto
tutto
.
"
E
se
ne
andò
.
Remigio
voleva
parlare
a
Picciòlo
di
tante
cose
;
ma
non
riesciva
a
confidarsi
.
Aveva
sofferto
troppo
,
perché
non
sentisse
che
era
inutile
;
e
gli
venne
una
grande
volontà
di
far
vedere
che
anche
lui
sapeva
mandare
avanti
la
Casuccia
.
Il
vecchio
capovolse
la
zappa
e
cominciò
a
pulirla
con
le
dita
.
Poi
,
gli
disse
:
"
Se
fosse
vivo
ancora
suo
padre
e
vedesse
come
le
viti
crescono
belle
!
Ma
!
A
questo
mondo
non
deve
star
bene
nessuno
!
"
E
se
ne
andò
,
brontolando
.
Allora
,
Remigio
si
sentì
pieno
d
'
ombra
come
la
campagna
.
Guardò
il
podere
,
giù
lungo
la
Tressa
;
e
dov
'
era
già
buio
.
E
gli
parve
che
la
morte
fosse
lì
;
che
poteva
venire
fino
a
lui
,
come
il
vento
che
faceva
cigolare
i
cipressi
.
Istintivamente
,
si
trasse
a
dietro
.
XIII
Giulia
aveva
un
vestito
nuovo
;
era
più
disinvolta
come
se
fosse
doventata
una
signorina
;
e
tutti
le
parlavano
volentieri
,
e
con
un
certo
riguardo
;
perché
,
come
dicevano
ridendo
,
aveva
trovato
il
modo
di
mettere
giudizio
a
Remigio
.
Ella
alzava
le
spalle
,
si
animava
;
e
il
viso
le
si
coloriva
.
Volendo
far
vedere
che
poteva
entrare
lo
stesso
alla
Casuccia
quando
ne
aveva
voglia
,
andò
a
trovare
Berto
per
fargli
visita
.
Cecchina
era
sola
in
casa
e
chiamò
subito
il
marito
dall
'
aia
che
venisse
su
.
Berto
le
strinse
la
mano
con
tutte
e
due
le
sue
,
dopo
che
se
l
'
ebbe
lavate
perché
erano
terrose
;
ridendo
,
tutto
contento
,
e
facendola
mettere
a
sedere
.
Poi
le
chiese
,
battendo
le
nocche
su
la
tavola
:
"
Come
va
con
l
'
erede
?
"
La
giovane
fece
con
la
bocca
un
atto
di
disprezzo
,
e
poi
rispose
:
"
Mi
ha
mandato
via
di
casa
,
e
avrei
dovuto
,
se
le
cose
andavano
per
il
giusto
,
mandare
via
io
lui
.
Ma
non
gli
farà
prò
la
roba
che
non
doveva
essere
sua
.
Se
Dio
c
'
è
,
spero
di
trovare
chi
m
'aiuta."
Cecchina
,
incuriosita
,
le
domandò
:
"
Quando
si
farà
il
processo
?
"
"
Tra
una
settimana
o
due
,
credo
.
"
"
Ha
trovato
un
bravo
avvocato
?
"
"
Non
c
'
è
male
.
"
Berto
l
'
ascoltava
,
con
la
testa
appoggiata
a
una
mano
.
Chiuse
l
'
uscio
con
una
pedata
,
perché
non
udisse
nessuno
e
poi
disse
:
"
Avrà
da
regolare
i
conti
anche
con
me
.
"
"
Badate
di
non
farvi
mettere
i
piedi
sul
collo
,
perché
quello
lì
vorrebbe
comandare
come
faceva
suo
padre
.
"
"
Non
sarà
a
tempo
,
se
le
braccia
non
mi
fallano
.
"
La
moglie
gli
chiese
,
rimproverandolo
per
celia
:
"
E
che
gli
vorresti
fare
tu
?
"
"
Io
?
"
E
si
alzò
da
sedere
,
andando
su
e
giù
per
la
cucina
;
tenendosi
stretta
la
testa
con
tutte
e
due
le
mani
.
"
Non
è
possibile
che
io
mi
adatti
ad
essere
il
suo
sottoposto
!
Né
meno
se
morissi
di
fame
.
"
E
la
moglie
,
sorridendo
a
Giulia
perché
la
vedeva
rallegrarsi
,
disse
:
"
Eh
,
né
meno
io
lo
posso
vedere
!
Quando
mi
s
'
avvicina
per
dirmi
qualche
cosa
,
magari
non
per
comandarmi
ma
per
salutarmi
,
sento
un
non
so
che
nel
cuore
come
se
me
lo
azzannassero
.
Per
non
essere
sgarbata
,
devo
fare
uno
sforzo
.
Ma
,
il
più
delle
volte
,
non
ci
riesco
.
"
"
Tu
sei
una
donna
,
e
di
te
non
ha
timore
.
"
"
Anche
le
donne
sanno
fare
qualche
cosa
!
Domandalo
qui
alla
signorina
Giulia
.
"
"
Ma
io
farò
da
me
!
"
Giulia
,
allora
,
benché
il
piacere
che
parlassero
così
di
Remigio
fosse
forte
,
cambiò
discorso
;
perché
non
voleva
che
Berto
dicesse
apertamente
con
le
parole
quel
che
aveva
sperato
di
capire
.
E
,
poi
,
era
invidiosa
che
un
altro
potesse
fargli
del
male
come
soltanto
voleva
farglielo
lei
!
Non
voleva
che
Berto
ci
riescisse
meglio
!
Ma
,
già
,
quelli
erano
contadini
,
e
lei
invece
aveva
una
raffinatezza
che
non
poteva
superarla
nessuno
!
Le
pareva
d
'
essere
nata
a
posta
per
far
del
male
a
lui
!
Era
proprio
quella
come
ci
voleva
!
Poi
,
chiese
:
"
Picciòlo
e
Tordo
che
fanno
?
"
"
Picciòlo
"
rispose
Berto
"
vorrebbe
quasi
quasi
che
le
cose
gli
andassero
bene
,
ma
c
'
è
Tordo
dalla
mia
!
Non
proprio
che
la
senta
come
me
;
ma
,
insomma
,
son
sicuro
che
al
momento
opportuno
chiude
un
occhio
e
poi
anche
l
'
altro
.
"
Il
fieno
quanto
è
stato
?
"
"
Veramente
,
non
sarebbe
andata
male
;
ma
gliel
'
hanno
sciupato
le
acquate
che
sono
venute
.
Ci
ricaverà
la
metà
di
quel
che
poteva
costare
.
"
Giulia
sorrise
:
era
contenta
;
ma
queste
notizie
,
tra
buone
e
cattive
,
non
le
bastavano
.
Possibile
che
non
venisse
giù
una
grandinata
grossa
come
le
noci
;
sopra
le
viti
?
Allora
Berto
e
Giulia
si
guardarono
ne
gli
occhi
.
Cecchina
chiese
:
"
Vuol
gradire
un
bicchiere
di
vino
?
È
fresco
fresco
:
l
'
ho
preso
dianzi
in
cantina
,
non
sarà
né
meno
un
quarto
d
'ora."
"
Grazie
:
mi
farebbe
male
,
perché
sono
digiuna
.
"
"
Vuole
un
pezzo
di
pane
?
L
'
ho
cavato
dal
forno
ieri
.
Non
è
più
caldo
,
ma
si
mangia
volentieri
lo
stesso
.
"
Aprì
la
madia
e
le
fece
vedere
uno
di
quei
pani
grossi
e
pesi
;
che
mangiano
i
contadini
.
"
Tenga
anche
il
coltello
:
se
lo
tagli
da
sé
.
E
non
faccia
complimenti
.
"
Giulia
staccò
con
le
mani
un
cantuccio
,
dov
'
era
più
saporito
;
e
si
mise
a
masticare
.
Berto
empì
un
bicchiere
di
vino
a
lei
e
uno
per
sé
.
"
Alla
moglie
non
glielo
date
?
"
"
Lei
lo
beve
quando
va
in
cantina
!
"
Risero
;
ma
si
chetarono
tutti
e
tre
insieme
,
perché
Remigio
chiamava
Picciòlo
.
Poi
,
non
udendolo
più
,
ricominciarono
a
parlare
sottovoce
.
Ma
Giulia
,
finito
il
cantuccio
e
bevuto
un
sorso
di
vino
,
si
alzò
per
andarsene
.
Voleva
raccontare
a
Berto
e
a
Cecchina
come
aveva
combinato
il
processo
con
quei
due
testimoni
;
ma
per
prudenza
stette
zitta
.
Poi
,
ancora
,
non
si
sentiva
certa
che
al
tribunale
non
nascessero
difficoltà
.
E
,
prima
di
buio
,
voleva
parlare
con
il
dottore
Bianconi
;
per
fargli
fare
da
testimone
anche
a
lui
.
Attraversò
l
'
aia
,
badando
di
non
cadere
perché
c
'
erano
sparsi
i
torsoli
delle
spighe
del
granoturco
;
e
disse
a
Cecchina
:
"
Non
venite
voi
!
Non
fatevi
vedere
che
siete
d
'
accordo
con
me
.
Io
vi
ringrazio
.
"
La
contadina
,
allora
,
si
fermò
e
le
rispose
:
"
La
saluto
a
presto
.
"
Giulia
trovò
il
dottore
che
stava
per
escire
.
Si
mise
a
piangere
,
e
si
raccomandò
che
l
'
aiutasse
.
Il
Bianconi
l
'
ascoltò
arricciolandosi
la
barbetta
;
poi
,
accese
un
sigaro
e
disse
:
"
Io
da
testimonio
non
posso
fare
.
Ma
parlerò
al
presidente
del
tribunale
che
è
mio
cugino
.
"
Giulia
,
che
s
'
aspettava
,
invece
,
dovesse
dire
di
sì
,
non
poté
nascondere
la
delusione
stizzosa
che
la
rodeva
;
tanto
più
credendo
si
trattasse
di
una
scappatoia
.
Il
Bianconi
la
rassicurò
subito
:
"
Se
io
parlo
al
presidente
del
tribunale
che
,
come
ho
detto
,
è
mio
cugino
...
"
Ma
ella
lo
interruppe
;
perché
non
poteva
tenersi
;
e
già
,
avendo
capito
,
la
gioia
la
faceva
tremare
tutta
.
"
Gli
dica
...
"
"
Lo
so
da
me
quel
che
devo
dirgli
.
Lei
stia
più
tranquilla
d
'
animo
;
perché
altrimenti
ammalerà
.
Si
è
molto
sciupata
da
quando
la
vedevo
ad
assistere
il
povero
Giacomo
.
"
"
Mi
son
ridotta
che
,
se
mi
guardo
allo
specchio
,
faccio
paura
a
me
stessa
.
Vorrei
sapere
chi
fu
ad
avvertire
quel
mascalzone
che
suo
padre
moriva
.
Bastava
che
arrivasse
un
giorno
dopo
,
e
forse
io
non
avrei
bisogno
di
logorarmi
la
salute
per
avere
quello
che
è
di
mio
diritto
.
"
E
arrossì
pensando
che
il
Bianconi
sapeva
perché
il
signor
Giacomo
voleva
farla
erede
.
Ma
il
Bianconi
si
voltò
da
un
'
altra
parte
;
e
disse
:
"
Fui
io
che
avvertii
Remigio
.
"
La
ragazza
scattò
,
impallidendo
:
"
Lei
?
"
"
Era
mio
dovere
:
certe
cose
non
si
possono
rimproverare
.
"
"
Ma
non
vede
quali
sono
state
le
conseguenze
per
me
?
"
"
Ci
rimedieremo
.
"
"
Ma
come
?
"
Ed
ella
fece
per
andarsene
,
quasi
fosse
ormai
rovinata
.
Il
dottore
le
disse
:
"
Resti
qui
.
"
La
ragazza
tornò
a
dietro
come
per
obbedirlo
;
ma
ormai
non
voleva
raccomandarglisi
più
:
aveva
un
'
aria
così
compunta
e
affranta
che
faceva
compassione
.
Il
Bianconi
le
domandò
:
"
Crede
che
io
sia
dalla
parte
di
Remigio
?
"
A
lei
palpitava
il
cuore
,
e
non
disse
né
sì
né
no
.
Allora
,
il
chirurgo
proseguì
:
"
Per
me
,
un
figliolo
che
va
via
di
casa
,
qualunque
possano
essere
stati
i
pretesti
,
dev
'
essere
castigato
.
Il
suo
dovere
era
di
restare
in
famiglia
e
di
obbedire
al
padre
;
perché
se
ne
sarebbe
trovato
bene
.
E
non
aveva
nessun
diritto
contro
la
volontà
del
padre
.
Io
,
a
quest
'
età
,
se
mio
padre
,
che
non
si
può
né
meno
alzare
dalla
poltrona
,
mi
desse
uno
schiaffo
,
lo
prenderei
e
zitto
.
E
non
gli
ho
mai
mancato
di
rispetto
.
Quello
,
invece
,
lo
so
che
contegno
aveva
!
"
La
ragazza
assentiva
,
con
la
testa
;
ma
trepidava
ancora
.
"
Non
solo
era
prepotente
,
ma
,
quando
tornava
a
casa
,
il
povero
signor
Giacomo
non
avrebbe
potuto
dirgli
né
meno
:
"
Accostami
cotesta
sedia
!
"
E
i
denari
che
gli
ha
sciupato
!
Era
sempre
con
donnacce
o
con
amici
anche
peggio
di
lui
.
Se
il
signor
Giacomo
non
avesse
avuto
lei
in
casa
,
avrebbe
dovuto
morire
come
un
disperato
.
Perché
,
ormai
si
può
dire
,
la
signora
Luigia
non
avrebbe
avuto
testa
da
pensare
a
qualche
cosa
.
"
La
ragazza
era
già
accesa
d
'
orgoglio
;
e
il
viso
,
con
gli
occhi
dolci
,
pareva
che
le
lustrasse
"
Dunque
,
ripeto
,
lei
era
in
quella
casa
come
una
vera
figliuola
.
E
Remigio
,
se
avesse
giudizio
,
dovrebbe
essergliene
grato
.
Ma
quello
lì
ha
il
cervello
sotto
i
gomiti
!
E
finirà
male
.
Sono
contento
se
lei
riescirà
a
dargli
una
buona
lezione
;
perché
certe
indoli
non
si
piegano
altro
che
quando
cominciano
a
soffrire
.
Ora
,
lui
,
si
crederebbe
di
fare
il
padrone
della
Casuccia
;
ma
non
stimo
che
ne
sia
capace
!
"
La
ragazza
gli
sorrideva
,
con
un
'
aria
di
bontà
sincera
e
riconoscente
.
Non
poteva
né
meno
articolare
una
parola
;
ma
continuava
ad
accennare
con
la
testa
che
diceva
bene
.
"
Vorrei
vederlo
come
farà
a
comandare
i
contadini
,
lui
che
non
stava
mai
in
casa
e
né
meno
sapeva
quel
che
il
padre
facesse
!
"
Ella
,
quasi
senza
voce
,
gli
disse
:
"
Sa
che
m
'
ha
mandato
via
come
fossi
una
cagna
?
"
"
È
un
pazzo
!
Ma
anche
cattivo
.
Non
ha
coscienza
di
quel
che
fa
.
Basta
sentire
come
parla
.
Sembra
sempre
nelle
nuvole
.
"
Giulia
rise
.
"
Lasci
fare
a
me
:
io
informerò
il
presidente
del
tribunale
di
quel
che
si
tratta
.
E
se
lei
ha
i
testimoni
come
mi
ha
detto
,
vedrà
che
le
cose
andranno
bene
.
Il
presidente
è
imparzialissimo
;
e
perciò
può
stare
sicura
.
"
"
Io
non
so
come
dirle
grazie
!
"
"
Povera
figliuola
!
Non
ce
ne
sarebbe
nessuna
ragione
.
Piuttosto
,
le
consiglio
di
fare
una
cura
ricostituente
e
di
mangiare
bene
!
"
"
Eh
,
appena
mi
ci
scappa
minestra
e
lesso
!
"
"
Che
fa
ora
?
"
"
Sto
in
casa
con
la
zia
.
"
"
Ho
capito
.
"
"
Comanda
niente
,
signor
dottore
?
Vuole
che
mi
faccia
rivedere
?
"
"
Domani
telefonerò
al
tribunale
.
Anzi
,
andrò
io
stesso
.
"
"
Grazie
!
Grazie
!
"
Il
Bianconi
,
restato
solo
,
si
convinse
sempre
più
che
la
Cappuccini
dovesse
essere
aiutata
da
lui
;
giacché
Remigio
era
stato
un
discolo
;
e
,
ora
,
per
quanto
avesse
diritto
all
'
eredità
,
non
voleva
riconoscere
quel
che
gli
altri
avevano
fatto
per
suo
padre
.
Perché
,
poi
,
non
voleva
darle
niente
,
se
c
'
erano
quei
due
testimoni
?
E
non
si
sapeva
,
da
tutti
,
che
l
'
erede
doveva
essere
la
ragazza
?
Sarebbe
stata
una
riconoscenza
forse
eccessiva
e
a
danno
del
figliuolo
,
salvo
la
legittima
;
ma
la
legge
non
può
badare
alle
cose
,
impacciandosi
di
quel
che
non
la
riguarda
.
Questo
era
,
dunque
,
proprio
un
caso
del
quale
doveva
occuparsi
lui
stesso
.
C
'
entrava
anche
l
'
amor
proprio
di
far
vedere
alla
Cappuccini
,
e
agli
altri
,
che
egli
poteva
fare
un
favore
ogni
qualvolta
avesse
voluto
.
E
siccome
metteva
da
parte
parecchi
denari
e
voleva
comprare
un
podere
,
per
farcisi
una
villa
,
notò
che
Remigio
lo
possedeva
senza
esserselo
guadagnato
e
senza
doverlo
pagare
a
nessuno
.
XIV
Una
mattina
,
per
non
piangere
,
Remigio
escì
di
casa
;
e
,
per
due
o
tre
ore
,
sfaticò
facendo
di
tutto
.
Accatastò
la
legna
,
ripulì
certi
stanzini
dove
stavano
i
soffietti
da
zolfo
,
gli
stai
,
i
sacchi
e
gli
annaffiatoi
;
poi
andò
in
cantina
,
a
raschiare
la
muffa
alle
botti
,
a
cambiare
i
sugheri
vecchi
,
a
sdiragnare
le
travi
;
sciacquò
i
fiaschi
,
accomodò
l
'
imbottitoia
,
buttò
fuori
dell
'
uscio
le
cose
inservibili
:
granatini
consumati
,
tappi
rotti
,
cenci
,
bottiglie
incrinate
,
stoppacci
.
Salì
in
casa
e
lo
disse
alla
matrigna
;
che
,
senza
alzare
la
testa
da
dove
dava
i
punti
con
l
'
ago
,
storcendo
prima
la
bocca
,
rispose
tanto
per
mostrarsi
buona
:
"
Hai
fatto
bene
!
"
Però
dalla
voce
si
sentiva
che
pensava
altro
.
"
Allora
me
lo
dica
lei
quel
che
avrei
dovuto
fare
!
"
Ella
arrossì
,
infilò
l
'
ago
e
poi
ridendo
come
si
meravigliasse
,
chiese
:
"
Oh
,
io
te
lo
devo
dire
!
"
Pensava
al
marito
,
e
ora
invece
le
cose
andavano
come
Dio
voleva
.
"
Me
lo
dica
lei
!
"
Arrossì
sempre
di
più
;
e
,
alla
fine
,
le
vennero
gli
occhi
rossi
.
"
Ma
che
le
ho
detto
?
Non
l
'
ho
mica
offesa
!
"
Allora
,
si
mise
a
piangere
:
"
Così
non
si
va
!
Così
non
si
va
!
Io
a
stendere
la
mano
per
un
boccon
di
pane
non
mi
ci
voglio
trovare
.
Inventa
qualche
rimedio
!
"
Egli
,
allora
,
disse
a
Ilda
:
"
Va
'
via
,
tu
!
"
E
poi
si
avvicinò
alla
matrigna
,
per
parlare
più
sottovoce
;
perché
non
udisse
nessuno
:
"
È
colpa
mia
?
"
"
Non
dico
questo
;
ma
,
sai
,
per
mandare
avanti
un
podere
,
bisogna
intendersene
!
"
"
Mi
aiuti
lei
!
"
"
Io
a
tu
per
tu
con
i
contadini
non
mi
ci
metto
.
"
"
Allora
,
mi
dica
come
devo
fare
io
.
"
"
Io
sono
una
donna
,
e
invece
tuo
padre
si
faceva
rispettare
e
li
teneva
a
dovere
.
"
Egli
fece
per
andarsene
;
ma
Luigia
esclamò
:
"
Quell
'
imbroglione
del
mio
avvocato
aveva
detto
che
faceva
ogni
cosa
in
due
settimane
al
massimo
,
invece
ho
paura
che
sia
peggio
del
Pollastri
!
Forse
,
avremmo
fatto
meglio
a
tenere
lui
,
e
a
non
cambiare
!
"
"
Ma
se
lei
stessa
ha
convenuto
che
ci
metteva
in
mezzo
per
farci
leticare
!
"
"
Sì
;
questo
è
vero
.
Ma
mi
pare
che
siamo
capitati
di
male
in
peggio
.
"
"
È
colpa
mia
anche
questa
?
"
La
matrigna
lo
guardò
con
gli
occhi
gonfi
e
luccicanti
di
lagrime
.
"
È
inutile
che
lei
pianga
,
mi
pare
.
"
"
È
inutile
!
È
inutile
!
È
proprio
vero
!
"
E
piangeva
di
più
.
"
Io
non
so
perché
pianga
così
!
"
"
Lo
so
io
!
"
"
Me
lo
dica
,
allora
!
"
"
Se
si
potesse
dire
quel
che
si
dice
soltanto
con
il
cuore
!
E
il
fieno
,
almeno
,
è
stato
rimesso
in
capanna
asciutto
bene
?
"
Ella
sapeva
tutto
,
ma
fece
per
assicurarsi
se
egli
le
diceva
la
verità
.
"
Qualche
poco
s
'
è
guastato
!
"
"
Lo
vedi
che
ho
ragione
io
?
"
"
Ma
di
che
?
"
"
Le
cose
non
vanno
!
Madonna
benedetta
!
Qui
ci
si
trova
alla
rovina
in
meno
di
un
anno
.
"
Egli
,
allora
,
tremò
;
ma
rispose
:
"
Vedrà
che
non
è
vero
!
"
Anche
lui
si
sentiva
prendere
,
come
quando
s
'
era
destato
,
da
una
grande
tristezza
;
ma
era
troppo
giovane
per
non
avere
una
certa
fede
;
sia
pure
indefinibile
.
Non
ricordava
né
meno
quant
'
era
che
non
riesciva
più
a
fare
una
risata
schietta
!
Tutta
la
sua
vita
sembrava
chiusa
dentro
un
sacco
,
da
cui
non
c
'
era
modo
di
metter
fuori
la
testa
.
La
giornata
era
chiara
;
e
pareva
che
ci
fosse
,
perfino
tra
i
muri
della
capanna
e
della
casa
,
una
specie
di
allegrezza
sicura
;
che
lo
faceva
anche
più
triste
.
Né
meno
tra
lui
e
la
Casuccia
potevano
intendersi
!
Ogni
cosa
gli
stava
contro
;
e
quel
cielo
così
azzurro
pareva
che
gli
dicesse
di
andarsene
e
di
rinunciare
ai
suoi
propositi
.
La
matrigna
gli
chiese
:
"
Perché
non
vai
nel
campo
a
vedere
quel
che
fanno
?
Tra
poco
,
ci
sarà
da
segare
il
grano
.
"
"
Ci
andrò
dopo
mangiato
:
ora
,
sono
stanco
.
"
"
Richiama
Ilda
,
perché
deve
apparecchiare
.
"
Egli
escì
e
la
chiamò
.
Mentre
attraversava
l
'
aia
,
vide
Giangio
che
,
asciugandosi
il
sudore
,
entrava
dal
cancello
spalancato
.
"
Signor
Remigio
!
"
Gli
andò
incontro
e
dandogli
la
mano
gli
chiese
:
"
Perché
è
venuto
a
trovarmi
?
"
"
Domattina
,
ha
detto
l
'
avvocato
,
bisogna
che
venga
al
tribunale
perché
il
giudice
vuol
fare
il
suo
interrogatorio
.
"
"
A
che
ora
?
"
"
Alle
nove
:
si
faccia
trovare
al
portone
.
Salirà
insieme
con
l
'avvocato."
Giangio
sorrise
e
tornò
via
.
Remigio
lo
disse
alla
matrigna
;
che
stette
zitta
,
perché
non
aveva
nessuna
stima
del
Neretti
:
"
È
ancora
un
ragazzo
"
ella
diceva
"
e
non
ha
giudizio
né
meno
per
sé
"
.
Anche
Dinda
,
con
la
quale
ella
se
la
diceva
come
se
fossero
state
amiche
,
era
dello
stesso
parere
.
E
perciò
,
quando
la
sera
le
portò
una
grembiulata
di
fagioli
,
ne
parlarono
male
.
La
mattina
dopo
,
Remigio
si
fece
trovare
al
portone
del
tribunale
;
in
Via
del
Casato
.
Dopo
una
mezz
'
ora
giunse
il
Neretti
,
con
una
cartella
di
cuoio
nero
sotto
il
braccio
:
salì
le
scale
lesto
lesto
,
e
non
gli
disse
né
meno
niente
.
Remigio
,
per
non
restare
solo
,
perché
non
avrebbe
saputo
dove
entrare
,
cercava
di
andargli
dietro
.
Il
gabinetto
del
giudice
,
incaricato
dal
presidente
,
era
piccolo
e
rettangolare
.
Alle
pareti
più
lunghe
,
tutte
a
scialbo
,
due
vecchie
pitture
,
forse
del
settecento
;
lasciate
lì
dai
tempi
del
vicariato
.
In
attesa
di
esser
chiamato
,
Remigio
andò
a
sedersi
in
una
lunga
pancaccia
di
legno
.
Un
poco
più
in
là
,
c
'
era
Giulia
;
che
impallidì
voltando
la
testa
verso
la
finestra
e
tentando
di
sorridere
.
Teneva
i
guanti
in
mano
;
e
parlava
fitto
fitto
,
sottovoce
,
con
i
suoi
testimoni
;
che
non
toglievano
gli
occhi
da
Remigio
come
fosse
un
gran
colpevole
.
Egli
,
tutto
sconvolto
,
si
sentiva
girare
la
testa
.
Era
la
prima
volta
che
entrava
in
un
tribunale
e
cercava
di
capire
come
facevano
un
altro
processo
.
Pensava
anche
a
quel
che
voleva
rispondere
.
Ma
non
era
più
sicuro
d
'
aver
ragione
,
e
sentiva
che
lì
avrebbe
dovuto
contenersi
in
altro
modo
;
e
non
come
quando
era
con
la
matrigna
o
pensava
dentro
di
sé
.
Un
usciere
si
mise
a
scrutarlo
;
con
una
diffidenza
ironica
,
che
lo
fece
intimidire
di
vergogna
.
Gli
aumentò
la
sfiducia
;
e
avrebbe
voluto
essere
in
fondo
alla
Casuccia
,
a
guardare
la
Tressa
;
che
scorreva
placida
senza
gorgogli
,
dove
c
'
era
l
'
erba
più
folta
.
Stette
così
con
la
testa
appoggiata
al
petto
,
senz
'
ascoltare
più
,
quantunque
sentisse
come
un
ronzio
confuso
e
continuo
che
lo
bucava
come
se
fosse
fatto
di
spilli
.
Non
gli
importò
più
nulla
che
i
testimoni
di
Giulia
,
forse
,
lo
guardassero
;
e
,
dentro
di
sé
,
cercava
di
trovare
le
parole
che
avrebbe
dovuto
dire
.
Allora
,
un
'
altra
volta
,
gli
parve
impossibile
che
dessero
ragione
a
Giulia
invece
che
a
lui
.
E
,
come
non
gli
era
mai
avvenuto
quando
ci
pensava
,
ora
anche
lei
gli
pareva
buona
e
che
tutto
finisse
subito
.
Gli
pareva
perfino
strano
che
non
si
fossero
più
parlato
!
Ma
gli
veniva
in
mente
quando
l
'
aveva
mandata
via
di
casa
,
quando
il
padre
era
ancora
là
sopra
il
letto
,
e
allora
alzò
gli
occhi
per
guardarla
.
Ma
ella
era
voltata
sempre
da
un
'
altra
parte
;
ed
egli
le
guardò
minutamente
il
cappello
e
il
vestito
;
aspettando
che
anch
'
ella
guardasse
lui
,
forse
per
riconciliarsi
e
darsi
la
mano
.
La
ragazza
,
però
,
gli
teneva
a
posta
le
spalle
in
quel
modo
.
Ed
egli
,
per
la
prima
volta
,
si
sentì
disposto
a
farsi
trattare
da
pari
a
pari
.
Però
,
gli
dispiacque
;
e
si
sforzò
di
pensare
più
attentamente
a
quel
che
avrebbe
dovuto
dire
per
vincere
la
causa
.
I
due
testimoni
risero
;
ed
egli
si
sentiva
così
pieno
di
vergogna
che
quella
risata
gli
fece
battere
il
cuore
con
una
violenza
scomposta
.
Non
avrebbe
voluto
né
meno
ascoltare
quel
che
diceva
Giulia
!
Voleva
far
capire
a
tutti
che
avrebbe
voluto
trovarsi
altrove
:
questo
era
il
suo
solo
desiderio
.
La
ragazza
si
sforzava
di
essere
calma
;
ma
doventava
sempre
più
pallida
.
Parlava
più
in
fretta
e
la
sua
voce
pareva
che
recidesse
.
Tuttavia
nessuno
avrebbe
indovinato
che
avesse
qualche
rancore
.
Ma
lui
solo
sapeva
quel
che
volevano
dire
quel
viso
e
quegli
occhi
pesti
!
Ella
era
ammagrita
e
le
spalle
le
si
erano
incurvate
;
ai
polsi
le
si
vedevano
gli
ossi
.
Il
testimonio
Corradino
Crestai
,
quello
soprannominato
Ciambella
,
aveva
raccontato
che
era
amico
del
defunto
signor
Selmi
e
che
perciò
una
volta
gli
aveva
confidato
come
la
signorina
Giulia
Cappuccini
dovesse
riscuotere
da
lui
ottomila
lire
.
Egli
,
anzi
,
sperava
di
guarire
per
poterla
pagare
.
Anche
l
'
altro
testimonio
,
il
sensale
Pietro
Carletti
,
detto
Chiocciolino
,
disse
presso
a
poco
lo
stesso
;
e
aggiunse
che
dal
canto
suo
aveva
dovuto
fare
causa
all
'
erede
per
riscuotere
dugento
lire
a
saldo
di
due
porci
venduti
al
defunto
.
"
Anzi
,
aggiunse
,
puntando
il
dito
su
i
fogli
che
erano
dinanzi
al
giudice
,
la
mia
causa
si
deve
trovare
tra
questi
documenti
bollati
"
.
E
questa
scappata
lo
fece
guardare
benevolmente
dal
giudice
.
Chiocciolino
era
piuttosto
alto
e
quasi
distinto
;
sebbene
avesse
la
pelle
del
viso
e
delle
mani
sempre
rossa
e
coperta
di
lunghi
peli
biondi
che
luccicavano
.
Aveva
già
i
capelli
e
i
baffi
bianchi
;
e
tra
quelli
del
suo
mestiere
passava
da
persona
istruita
.
Faceva
,
infatti
,
i
conti
del
bestiame
a
mente
;
senza
ricorrere
al
prontuario
stampato
che
adopravano
gli
altri
.
Portava
sempre
un
bastone
di
legno
sbucciato
,
bianco
,
con
gli
spunzoni
;
e
intagliato
a
becco
d
'
oca
.
Parlava
strizzando
gli
occhi
.
Quando
Remigio
fu
interrogato
,
tremava
anche
con
le
gambe
.
Negò
che
la
ragazza
dovesse
avere
il
denaro
;
e
disse
che
quei
testimoni
non
potevano
saperne
niente
.
Allora
il
giudice
,
lisciandosi
i
baffi
,
lo
avvertì
che
non
poteva
parlare
a
quel
modo
dei
testimoni
senza
mostrarne
le
prove
.
Era
proprio
vero
,
come
gli
aveva
detto
il
presidente
del
tribunale
,
che
si
trattava
di
un
giovinastro
sviato
e
malevolo
.
Remigio
andò
fuori
di
sé
e
faceva
ridere
,
poi
s
'
impappinò
;
e
parve
che
prima
avesse
detto
una
cosa
e
dopo
la
volesse
cambiare
.
S
'
avvide
che
nessuno
cercava
di
capire
come
le
cose
erano
andate
;
e
nessuno
sospettava
che
la
Cappuccini
pretendesse
quello
a
cui
non
aveva
diritto
.
Perché
non
si
accorgevano
che
quei
due
testimoni
mentivano
?
Perché
,
pensava
il
giovane
,
non
badavano
alle
persone
ma
alla
legalità
delle
loro
parole
.
La
causa
non
era
altro
che
una
astuzia
continua
e
insolvibile
,
condotta
secondo
certe
regole
stabilite
dal
codice
;
una
astuzia
sempre
più
spostata
dalla
verità
,
che
egli
sentiva
soltanto
nella
sua
coscienza
e
nella
sua
buona
fede
.
Il
giudice
fece
notare
l
'
incertezza
di
Remigio
al
Neretti
;
che
,
vista
la
sua
cattiva
figura
,
trovò
modo
di
rimandare
la
causa
.
L
'
avvocato
di
Giulia
,
Renzo
Boschini
,
voleva
opporsi
e
adduceva
che
ella
si
trovava
in
stretta
miseria
e
che
già
aveva
dato
prova
di
avere
ragione
.
Ma
,
poi
,
capito
che
il
Neretti
desiderava
di
tirare
in
lungo
le
cose
,
non
perché
in
seguito
potesse
trovare
qualche
altro
argomento
decisivo
,
disse
che
accondiscendeva
tanto
per
far
vedere
com
'
egli
si
sentiva
sicuro
di
vincere
.
Tutti
quei
ripicchi
non
interessavano
Remigio
,
che
non
aveva
detto
niente
di
quel
che
avrebbe
dovuto
dire
.
L
'
avvocato
,
vedendolo
smarrito
e
distratto
,
lo
spinse
per
una
spalla
;
facendolo
alzare
.
Il
giovane
era
sempre
più
sbalordito
e
inciampava
giù
per
le
scale
.
Quando
fu
in
strada
,
dove
c
'
era
il
sole
e
si
respirava
meglio
,
chiese
all
'
avvocato
:
"
Come
m
'
andrà
?
"
"
Male
!
"
"
Perché
?
"
"
Ce
li
hai
tu
i
testimoni
a
favore
tuo
?
"
"No."
"
E
,
allora
,
come
vuoi
fare
una
causa
se
non
hai
i
testimoni
?
"
Gli
dette
la
mano
e
lo
lasciò
.
XV
Quando
giunse
alla
Casuccia
,
con
le
gambe
indolenzite
,
come
non
gli
era
mai
capitato
,
le
tre
assalariate
stavano
per
infornare
il
pane
:
Ilda
si
divertiva
a
guardarle
,
anche
per
imparare
.
A
ogni
fascina
secca
,
che
buttavano
dentro
con
la
forca
,
le
fiamme
s
'
attaccavano
alla
vòlta
del
forno
,
gonfiando
e
traboccando
con
le
punte
fuori
;
infilandosi
perfino
su
nella
cappa
nera
di
fumo
.
Le
fascine
crepitavano
;
e
le
vampate
delle
fiamme
facevano
scostare
tutte
e
tre
le
donne
,
che
avevano
il
viso
affocato
e
gli
occhi
rossi
di
sangue
.
Ma
quando
il
forno
fu
caldo
,
e
chiuso
con
lo
sportello
di
ferro
,
ebbero
a
leticare
.
Siccome
tutte
e
tre
avevano
il
pane
che
trapassava
di
lievito
,
ognuna
voleva
essere
la
prima
a
infornarlo
.
Dinda
e
Cecchina
erano
le
più
irate
.
Gegia
saliva
due
o
tre
scalini
di
casa
,
per
andare
a
prendere
la
tavola
con
le
picce
della
pasta
coperta
dentro
i
cenci
di
lana
;
poi
ridiscendeva
,
invece
,
per
dire
anche
lei
la
sua
.
Dinda
piangeva
come
se
l
'
avessero
picchiata
,
e
Cecchina
teneva
in
mano
la
pala
del
forno
.
Dinda
le
gridò
:
"
Se
mi
toccate
,
guai
a
voi
!
"
"
Io
ho
poca
pazienza
.
"
"
E
io
meno
!
"
"
O
vediamo
,
allora
,
chi
avrà
ragione
!
"
Gegia
si
metteva
in
mezzo
,
andava
al
viso
dell
'
una
e
poi
dell
'
altra
:
"
E
io
non
ho
diritto
d
'
infornare
come
voi
due
?
"
Ma
non
le
badavano
,
seguitando
a
leticare
tra
sé
.
Remigio
dimenticò
subito
il
processo
,
e
si
fece
raccontare
chi
era
stata
la
prima
a
scaldare
il
forno
.
"
Tutte
e
tre
siamo
state
!
"
"
Non
è
vero
!
Le
prime
fascine
l
'
ho
portate
su
io
dal
campo
.
"
"
Ma
le
ho
ficcate
io
dentro
il
forno
!
"
"
Se
non
le
avessi
portate
,
però
,
non
ce
le
ficcavi
!
"
"
Vi
venga
un
accidente
a
voi
e
a
chi
v
'
ha
dato
da
lavorare
alla
Casuccia
.
"
Siccome
Gegia
stava
zitta
,
quasi
sgomenta
,
Remigio
le
disse
che
infornasse
prima
lei
.
La
donna
in
un
batter
d
'
occhio
,
portò
giù
la
tavola
della
pasta
;
la
sciolse
e
mise
il
primo
pane
sopra
la
pala
.
Ma
siccome
le
tremavano
le
mani
e
voleva
fare
troppo
lesta
,
un
pezzo
di
pasta
le
andò
in
terra
.
Anche
lei
,
allora
,
cominciò
a
piangere
.
Ci
mancò
poco
,
poi
,
che
si
scordasse
di
fare
il
segno
di
riconoscimento
sopra
il
pane
:
lei
ci
faceva
una
fitta
con
due
dita
,
Dinda
ci
pigiava
un
bicchiere
e
Cecchina
ci
lasciava
un
birignoccolo
arrotolato
con
le
mani
.
Remigio
domandò
alle
altre
due
donne
:
"
Vi
siete
messe
d
'
accordo
?
"
Dinda
rispose
:
"
Io
faccio
come
vuole
lei
.
"
"
Piuttosto
che
leticare
,
mettetevi
d
'
accordo
;
mi
pare
!
"
"
È
quel
che
dico
anch
'io."
Ma
Cecchina
salì
in
casa
e
sbatacchiò
l
'
uscio
dietro
.
Allora
,
dopo
Gegia
,
infornò
Dinda
.
Cecchina
avrebbe
voluto
essere
la
seconda
,
ma
quando
riaprì
l
'
uscio
,
l
'
altra
aveva
già
cominciato
.
La
sera
,
perciò
,
raccontò
tutto
al
marito
;
che
,
a
ogni
costo
,
voleva
andare
a
trovare
Remigio
per
rifarla
con
lui
.
"
Sarai
a
tempo
!
Ora
ti
darebbero
torto
.
"
"
Non
me
ne
importa
:
meglio
prima
che
dopo
.
Gl
'
insegnerò
io
a
metter
bocca
nelle
faccende
che
non
lo
riguardano
.
Che
gl
'
importava
a
lui
?
"
E
,
benché
la
donna
lo
tenesse
,
aprì
l
'
uscio
;
ed
escì
.
Ma
,
a
mezze
scale
,
incontrò
Tordo
;
che
aveva
su
le
spalle
un
corbello
di
pomodori
:
li
portava
di
nascosto
,
per
farci
la
conserva
;
ed
erano
quelli
del
padrone
.
Berto
finse
di
non
vedere
,
ma
andò
nell
'
aia
per
farsi
passare
la
rabbia
;
dicendo
a
voce
alta
:
"
Quello
ha
più
giudizio
di
me
.
Ma
,
domani
,
ci
penserò
anch
'io."
Si
girò
per
sputare
,
e
vide
Picciòlo
con
un
altro
corbello
carico
;
che
,
lesto
lesto
,
a
piedi
scalzi
,
entrava
in
casa
.
Berto
,
allora
,
si
mise
a
ridere
:
"
Io
sono
il
più
furioso
,
e
gli
altri
intanto
pensano
alla
pancia
.
Così
bisogna
fare
!
"
Andò
nell
'
orto
;
e
,
a
tastoni
,
si
empì
un
paniere
di
fagioli
;
ma
la
rabbia
non
gli
passava
.
Invece
,
gli
era
venuta
la
voglia
di
fare
la
pelle
a
Remigio
.
Dentro
di
sé
lo
aveva
sempre
sentito
,
anche
da
giovane
,
che
prima
o
dopo
,
un
tiro
di
quel
genere
,
a
qualcuno
lo
doveva
fare
.
Non
si
sbagliava
,
no
!
Non
poteva
dormire
;
e
la
moglie
,
che
aveva
sonno
,
gli
domandava
al
buio
:
"
Che
hai
?
Domattina
ti
devi
levare
presto
,
perché
cominciate
a
segare
il
grano
!
"
Egli
,
allora
,
inventò
:
"
Mi
deve
aver
punto
qualche
insetto
su
le
spalle
.
"
"
Ti
ci
duole
?
"
Ma
egli
non
rispose
più
,
e
seguitò
a
rivoltarsi
tutta
la
notte
;
senza
chiudere
un
occhio
.
Era
impaziente
che
spuntasse
il
giorno
;
e
,
quando
il
primo
chiarore
fece
lustrare
lo
specchio
del
canterano
,
saltò
dal
letto
e
escì
fuori
.
Benché
fosse
oria
,
si
sentiva
che
la
giornata
doveva
venire
afosa
.
Rapidamente
,
le
nebbie
della
Tressa
sparirono
;
e
i
contorni
di
tutti
i
cocuzzoli
apparvero
con
una
durezza
limpida
.
Nella
strada
passavano
i
barrocciai
,
dormendo
accovacciati
tra
la
roba
;
e
avevano
ancora
le
lanterne
accese
.
I
galli
cantavano
da
tutti
i
poderi
;
e
nel
pollaio
della
Casuccia
le
galline
razzolavano
e
crocchiolavano
.
Dopo
poco
,
scesero
anche
gli
altri
;
con
le
falci
e
le
pietre
rotatoie
in
mano
.
Picciòlo
disse
:
"
Il
padrone
dorme
ancora
.
S
'
ha
a
destare
?
"
Tordo
rispose
:
"
Non
perdiamo
tempo
:
andiamo
!
"
Era
già
la
metà
di
giugno
,
e
il
grano
si
seccava
anche
troppo
.
Qualche
altro
podere
aveva
già
mietuto
.
La
guazza
si
asciugava
;
e
il
sole
,
ormai
,
era
per
nascere
giù
dai
monti
bassi
.
"
Facciamoci
dal
fontone
"
disse
Berto
.
Tutti
andarono
da
quella
parte
.
Moscino
era
la
prima
volta
che
segava
il
grano
,
e
faceva
l
'
impaziente
.
Tordo
gli
disse
:
"
Attento
alle
dita
!
"
"
Gliel
'
ho
detto
anch
'
io
!
"
rispose
Lorenzo
.
"
Io
mi
faccio
il
segno
del
cristiano
;
perché
questa
è
grazia
di
Dio
!
"
disse
Picciòlo
.
E
si
segnò
,
mentre
gli
altri
aspettavano
che
cominciasse
.
I
contadini
,
ora
,
per
non
perdere
troppo
tempo
,
mangiavano
nel
campo
.
La
mattina
,
le
ore
affaticavano
meno
;
ma
verso
il
mezzogiorno
,
pareva
impossibile
che
quegli
uomini
potessero
resistere
sotto
il
sole
.
Moscino
,
per
fare
il
bravo
,
camminava
a
piedi
nudi
sopra
gli
spunzoni
del
grano
segato
.
Negli
altri
poderi
accanto
,
le
ragazze
lavoravano
quanto
gli
uomini
.
Una
sposa
giovane
,
incinta
,
con
le
guance
accese
e
sudate
si
sollevava
di
quando
in
quando
,
per
guardare
il
grano
ancora
ritto
.
Ella
rificcava
sotto
il
mento
i
nodi
della
pezzuola
,
che
le
ricopriva
tutta
la
fronte
;
mentre
le
trecce
dei
capelli
,
senza
forcelle
,
si
allentavano
sopra
la
nuca
.
Una
brocca
d
'
acqua
era
nascosta
all
'
ombra
,
sotto
i
pampini
d
'
una
vite
;
con
due
fiaschi
di
vino
chiaro
ed
agro
.
La
sferza
del
sole
era
insopportabile
;
gli
occhi
s
'
infiammavano
,
la
bocca
e
la
gola
doventavano
asciutte
.
Allora
,
qualcuno
lasciava
la
falce
e
s
'
incamminava
alla
vite
,
metteva
la
bocca
al
fiasco
e
beveva
parecchie
sorsate
.
Ma
s
'
indugiava
per
riposarsi
,
guardando
gli
altri
.
Le
donne
gli
sorridevano
in
silenzio
,
ed
egli
ritornava
alla
sua
opera
,
a
testa
bassa
e
le
mani
penzoloni
.
Le
falci
tutte
insieme
luccicavano
tra
gli
steli
del
grano
;
con
un
rumore
simile
a
uno
strappo
rapido
.
Urtavano
,
talvolta
,
sopra
un
sasso
,
con
un
suono
languido
e
smorzato
.
S
'
insinuavano
curve
tra
le
spighe
;
e
le
spighe
sbattevano
sopra
i
volti
;
qualche
stelo
s
'
insanguinava
dopo
aver
fatto
un
taglio
o
una
scorticatura
.
Allora
,
il
contadino
,
senza
schiudere
il
pugno
pieno
di
mèsse
,
si
guardava
un
istante
;
poi
la
falce
s
'
affondava
ancora
,
lucida
e
affilata
.
Dietro
gli
uomini
,
gl
'
insetti
disturbati
saltellavano
insieme
da
tutte
le
parti
,
verdi
,
neri
o
grigi
;
mentre
certi
ragni
dalle
zampe
lunghissime
ed
esili
percorrevano
i
solchi
,
sparendo
nell
'
ombra
di
una
fenditura
e
ricomparendo
subito
in
cima
a
qualche
zolla
.
Le
lucertole
scappavano
sempre
innanzi
;
qualche
ramarro
osava
indugiare
,
ma
,
poi
,
spariva
anche
più
rapido
.
Di
rado
era
possibile
che
qualche
vipera
fosse
tagliata
a
pezzi
;
ma
i
rospi
,
enormi
e
nerastri
,
che
restavano
come
intontiti
,
erano
infilati
e
squarciati
con
la
punta
delle
falci
;
poi
un
contadino
,
con
un
calcio
,
li
lanciava
dall
'
altra
parte
del
filare
.
Qualche
cova
di
ragno
s
'
apriva
;
e
allora
gli
innumerevoli
ragnolini
si
spandevano
in
tutti
i
sensi
.
Si
trovavano
nidi
abbandonati
,
con
gli
uccelli
senza
penne
,
vespai
vuoti
.
I
bruchi
si
rivoltavano
sottosopra
,
rimanevano
un
poco
immobili
e
poi
cercavano
di
andarsene
.
Qualche
padrone
aveva
fatto
benedire
i
campi
perché
le
passere
non
mangiassero
il
grano
.
Ma
c
'
era
chi
diceva
esser
meglio
mettere
in
mezzo
alle
prese
un
cencio
in
cima
a
un
palo
!
I
branchi
delle
passere
,
qua
e
là
,
si
alzavano
verso
l
'
azzurro
d
'
un
colore
dolce
.
Qualche
campana
suonava
,
e
si
spegneva
a
un
tratto
così
com
'
era
cominciata
.
Si
udiva
tutto
il
brusìo
degli
insetti
.
Stando
vicino
ai
mietitori
si
sentiva
raccontare
da
qualcuno
che
il
suo
bambino
non
poteva
mangiare
più
e
che
era
necessario
far
contraddire
il
male
da
quella
tale
donnetta
che
si
chiamava
Sunta
del
Borgo
.
La
quale
sapeva
anche
rimettere
bene
al
posto
le
ossa
fratturate
,
mandava
via
il
dolore
delle
distorsioni
,
con
un
unguento
di
erbe
e
di
midollo
d
'
agnello
,
guariva
il
malocchio
mettendo
due
gocce
d
'
olio
in
una
scodella
d
'
acqua
tenuta
sopra
la
testa
del
malato
,
scongiurava
ogni
sorta
di
male
costringendolo
a
tornare
indietro
,
medicava
le
risipole
e
faceva
spendere
poco
.
Ella
si
valeva
anche
di
una
secrezione
gialla
,
che
certi
insetti
accumulano
dentro
le
loro
pallottole
di
terra
,
infilate
ai
fuscelli
delle
siepi
;
faceva
mangiare
il
cuore
delle
rondini
,
perché
il
senno
fosse
maggiore
;
aveva
veduto
una
folla
di
streghe
che
facevano
la
bucata
giù
nella
Tressa
.
E
sapeva
curare
per
mezzo
dei
rosarii
,
indicando
il
numero
degli
ave
e
dei
paternostri
.
C
'
era
un
'
altra
donna
che
girava
,
da
parecchi
anni
,
dall
'
un
paese
all
'
altro
,
senza
che
nessuno
sapesse
chi
fosse
.
Andava
a
capo
chino
come
una
suora
,
e
portava
sempre
la
testa
avvolta
da
una
pezzuola
grossa
,
di
lana
;
con
le
mani
gonfie
sopra
il
ventre
.
Aveva
il
volto
grasso
,
ma
pallido
e
con
due
rughe
che
tagliavano
di
netto
gli
angoli
della
bocca
affondata
sotto
il
naso
adunco
.
Il
suo
mento
ovale
era
quasi
senza
rilievo
;
i
suoi
occhi
grandi
e
neri
facevano
un
'
impressione
strana
di
misticismo
e
di
cattiveria
.
Ma
tutti
le
davano
l
'
elemosina
,
perché
temevano
qualche
maleficio
.
Le
donne
che
l
'
avevano
vista
,
restavano
pensose
a
lungo
;
finché
non
fosse
rientrata
nella
strada
e
sparita
dietro
qualche
svolta
.
Ma
ella
camminava
piano
,
con
certe
scarpe
enormi
che
pareva
dovessero
pesare
un
quintale
l
'
una
.
Perché
,
di
quando
in
quando
,
si
volgeva
e
si
fermava
a
guardare
le
case
?
Che
cosa
voleva
?
Le
donne
dicevano
:
"
Sarò
contenta
soltanto
quando
non
la
vedrò
più
.
"
"
Non
si
sa
quando
viene
,
mentre
può
anche
trovarci
con
i
nostri
figlioli
in
collo
.
"
E
se
qualcuna
allattava
,
si
conturbava
e
guardava
in
volto
la
sua
creatura
,
chiedendo
:
"
Che
hai
,
che
hai
?
Ti
do
il
latte
.
Povera
anima
mia
!
"
La
mietitura
della
Casuccia
durò
nove
giorni
,
e
ormai
era
per
entrare
luglio
.
Picciòlo
era
più
bravo
di
tutti
ad
accatastare
i
covoni
e
in
cima
ci
faceva
una
croce
con
tre
o
quattro
fili
di
grano
attorcigliati
insieme
.
Poi
,
i
covoni
furono
portati
su
l
'
aia
dove
alzarono
una
gran
mucchia
,
aspettando
che
cominciasse
a
passare
per
i
poderi
la
macchina
tribbiatrice
.
XVI
Quando
Remigio
tornò
dal
suo
avvocato
,
fu
accolto
in
un
modo
che
non
si
aspettava
.
Egli
aveva
bisogno
,
molto
più
di
prima
,
di
trovare
qualche
cosa
che
rispondesse
al
suo
sentimento
e
alla
sua
fede
;
e
,
invece
,
sentì
di
essere
addirittura
uno
sciocco
.
Egli
ci
si
arrabbiava
,
e
il
Neretti
gli
disse
:
"
Bada
di
non
fare
il
caparbio
.
Credi
di
avere
ragione
,
e
finché
non
ti
sei
convinto
che
non
è
vero
,
non
metterai
giudizio
.
Almeno
,
hai
guardato
bene
se
tra
i
registri
che
tuo
padre
doveva
certamente
tenere
,
c
'
è
segnato
nessun
pagamento
fatto
alla
Cappuccini
?
"
"
Non
ho
trovato
niente
.
"
E
arrossì
.
"
Non
ci
credo
.
"
"
Ma
è
vero
,
ti
dico
!
"
Infatti
,
all
'
infuori
di
qualche
ricevuta
insignificante
,
di
parecchi
anni
prima
,
tutta
bucata
con
gli
spilli
per
tenerla
insieme
con
la
pianta
catastale
del
podere
,
in
un
rotoletto
legato
con
lo
spago
,
Remigio
non
aveva
visto
altro
.
L
'
avvocato
si
mise
a
leggere
certi
fogli
di
carta
bollata
di
un
altro
processo
.
Remigio
,
tacendo
e
vergognandosi
,
aspettava
che
rialzasse
la
testa
.
Alla
fine
,
il
Neretti
si
grattò
il
ciuffo
come
se
fosse
infastidito
e
gli
disse
:
"
Insomma
,
le
cose
andranno
per
le
lunghe
.
Questo
è
quanto
ti
posso
fare
io
.
"
"
Tre
mesi
?
"
"
Tre
mesi
?
Se
tu
hai
denari
da
spendere
,
anche
tre
anni
.
"
Egli
rideva
,
guardandolo
da
capo
ai
piedi
così
impacciato
.
Ma
,
temendo
che
Remigio
allora
non
pensasse
,
per
il
meglio
,
di
accordarsi
da
sé
con
la
Cappuccini
,
disse
facendosi
serio
:
"
Tu
non
parlare
mai
con
nessuno
.
Qualunque
persona
venga
da
te
per
questa
faccenda
,
mandala
da
me
.
Perché
a
te
fanno
quel
che
vogliono
.
Io
ti
ho
già
capito
da
un
pezzo
.
Son
tutti
più
furbi
di
te
.
Tu
sei
un
imbecille
.
"
E
rise
dello
stupore
che
appariva
nel
viso
di
Remigio
;
che
non
avrebbe
osato
rispondergli
male
.
Poi
disse
:
"
Ora
,
vattene
:
ho
da
fare
per
cose
molto
più
importanti
della
tua
,
che
mi
fanno
guadagnare
bene
.
"
Era
vero
!
Egli
non
avrebbe
avuto
da
dargli
né
meno
cento
lire
,
e
il
Neretti
pensava
a
quanto
era
necessario
per
la
carta
bollata
e
per
gli
atti
al
tribunale
.
La
carta
bollata
,
ormai
,
doveva
essere
già
parecchia
!
Chi
sa
quante
volte
Giangio
aveva
segnato
le
spese
,
con
quelle
sue
lettere
tremolanti
e
grosse
!
Il
Neretti
,
vedendo
che
Remigio
se
ne
andava
malvolentieri
,
gli
disse
:
"
Mio
caro
!
Io
ti
consiglio
per
il
tuo
bene
!
Poi
,
del
resto
,
tu
sei
padrone
di
fare
quello
che
vuoi
.
"
"
Ma
,
appunto
,
io
voglio
farmi
consigliare
da
te
.
"
"
Da
me
?
E
che
ti
devo
dire
?
Credi
da
vero
che
la
Cappuccini
non
debba
avere
quei
denari
?
E
,
allora
,
si
tira
per
le
lunghe
;
può
darsi
che
,
alla
fine
,
si
stanchi
.
Ma
,
con
il
gratuito
patrocinio
,
lei
non
ci
rimetterà
mai
niente
.
Ormai
,
a
dietro
non
si
torna
.
Lascia
fare
a
me
:
vedrai
che
,
tra
quattro
o
cinque
mesi
,
siamo
sempre
allo
stesso
punto
.
Ora
,
vattene
!
T
'
ho
già
fatto
capire
che
mi
dai
noia
.
"
Quando
devo
tornare
?
"
"
Quando
vuoi
:
tanto
io
che
Giangio
siamo
sempre
qui
a
tua
disposizione
.
"
"
Ora
verrà
anche
la
querela
di
quel
sensale
che
chiamano
,
mi
pare
,
Chiocciolino
.
"
"
Lasciala
venire
!
Portamela
subito
.
"
Remigio
gli
strinse
la
mano
,
sorridendo
egli
stesso
del
proprio
imbarazzo
.
Quando
fu
fuori
,
gli
restò
a
mente
soltanto
che
il
Neretti
gli
aveva
detto
imbecille
;
e
doventava
rosso
come
se
quella
parola
gli
bruciasse
anche
il
viso
.
In
fondo
alla
Costarella
,
Chiocciolino
,
che
parlava
a
una
fruttaiola
grassa
e
con
le
braccine
di
bambola
come
il
volto
,
gli
andò
dietro
mettendogli
una
mano
su
la
spalla
.
Remigio
s
'
era
accorto
che
gli
voleva
parlare
,
ma
ora
non
poté
fare
a
meno
di
voltarsi
benché
non
gli
dicesse
niente
.
Allora
Chiocciolino
si
mise
il
bastone
nella
sinistra
,
lo
prese
sotto
il
braccio
e
gli
disse
:
"
L
'
accompagno
un
poco
,
se
va
giù
alla
Casuccia
.
Dianzi
,
l
'
ho
visto
entrare
dall
'
avvocato
Neretti
.
"
Remigio
si
tirava
in
disparte
,
ma
l
'
altro
lo
teneva
forte
sorridendo
a
vedere
quella
sua
ritrosìa
.
E
gli
disse
:
"
Non
si
vergogna
mica
a
venire
con
me
?
È
arrabbiato
perché
ho
fatto
da
testimonio
al
processo
?
"
"
A
me
non
importa
niente
.
"
"
Non
ci
credo
:
non
mi
pare
.
Ma
,
appunto
,
io
volevo
parlare
della
mia
faccenda
che
si
potrebbe
accomodare
così
tra
noi
,
alla
buona
.
"
"
Ma
perché
voi
avete
fatto
da
testimonio
?
"
"
È
venuta
a
trovarmi
quella
disgraziata
(
come
si
chiama
?
)
Giulia
;
e
io
siccome
sapevo
tutto
da
suo
padre
...
Non
ho
fatto
bene
?
La
verità
c
'
è
anche
per
quelli
che
sono
nati
poveri
.
E
poi
,
quelle
ottomila
lire
sono
soltanto
un
bocconcino
,
della
sua
Casuccia
.
"
"
Ma
io
sono
convinto
che
mio
padre
non
doveva
darle
niente
.
Voi
sapete
perché
io
non
stavo
in
casa
con
lui
?
"
"
Me
l
'
hanno
detto
a
un
dipresso
:
ma
queste
son
cose
che
io
non
voglio
sapere
perché
non
mi
riguardano
.
"
"
La
Cappuccini
m
'
ha
fatto
causa
perché
sperava
che
mio
padre
le
lasciasse
una
parte
del
patrimonio
.
Era
la
sua
amante
.
"
"
Non
si
lasci
scappar
di
bocca
nessuna
offesa
,
perché
potrebbe
darsi
che
Giulia
le
desse
querela
anche
per
quello
che
dice
di
lei
.
"
"
L
'
ho
detto
soltanto
a
voi
,
ora
!
"
Chiocciolino
si
fermò
nel
mezzo
della
strada
:
"
E
se
venisse
a
risaperlo
?
"
Remigio
ebbe
paura
,
e
gli
rispose
:
"
Ma
voi
non
andrete
a
dirlo
a
lei
!
"
"
Dunque
,
facciamo
le
cose
in
buona
amicizia
!
Lo
vede
che
,
se
io
volessi
,
potrei
farle
male
anche
dell
'
altro
?
"
"
Andate
a
parlare
con
il
Neretti
:
se
lui
accetta
,
qualunque
cosa
dica
,
io
ne
sono
contento
.
"
"
Se
devo
andare
dal
suo
avvocato
,
vado
piuttosto
dal
mio
!
"
E
lo
lasciò
.
Ma
rifece
la
strada
,
lo
riprese
sotto
il
braccio
e
gli
disse
:
"
O
lei
voglia
o
no
,
io
e
lei
è
destinato
che
diventiamo
amici
.
"
Remigio
non
capiva
;
e
,
ricordandosi
ch
'
egli
era
mezzo
epilettico
,
avrebbe
voluto
fare
a
meno
di
quella
conversazione
.
Inoltre
,
non
poteva
perdonargli
d
'
aver
fatto
da
testimonio
;
e
,
per
quanto
non
sapesse
spiegarsi
com
'
egli
potesse
aver
saputo
da
suo
padre
certe
cose
degli
interessi
,
non
poteva
rassegnarsi
a
credere
che
il
sensale
dicesse
la
verità
.
Inoltre
,
Remigio
,
timido
e
inesperto
,
non
si
credeva
in
diritto
d
'
indagare
,
con
qualche
mezzo
,
quanto
fosse
sincero
;
e
aveva
anche
paura
di
dire
qualche
cosa
che
poteva
magari
comprometterlo
.
Allora
taceva
,
tutto
mortificato
.
A
quelle
parole
,
aveva
guardato
,
sorpreso
,
il
sensale
.
Ma
questi
,
quasi
pigliando
gusto
a
parlare
,
seguitò
:
"
Il
mio
scopo
di
fare
amicizia
con
lei
è
questo
:
con
suo
padre
,
gli
ultimi
mesi
della
sua
vita
,
siamo
stati
un
poco
freddi
e
forse
lui
mi
odiava
.
E
anch
'
io
l
'
ho
odiato
.
Ora
sarebbe
bene
che
io
e
lei
,
invece
,
fossimo
amici
,
con
lo
scopo
di
mettere
un
pietrone
su
le
cose
passate
;
perché
avrei
piacere
di
non
odiarlo
più
da
morto
.
"
Chiocciolino
era
capace
di
fare
questi
cambiamenti
,
come
sarebbe
stato
capace
,
dopo
qualche
settimana
o
meno
,
di
tornare
da
capo
a
volergli
male
.
Remigio
sentiva
che
non
poteva
fidarsi
,
ma
non
volle
più
essere
sgarbato
;
e
gli
disse
,
benché
con
rincrescimento
:
"
Io
non
ho
niente
contro
di
voi
.
"
"
Ma
"
riprese
arrossendo
Chiocciolino
,
dopo
avercapito
che
ormai
Remigio
era
sempre
meno
ostinato
"
bisogna
che
lei
mi
paghi
quei
due
maiali
.
Se
non
può
,
mi
faccia
una
cambiale
.
Io
sono
disposto
ad
accettarla
:
vede
che
non
sono
esigente
.
Se
,
poi
,
mi
costringe
a
far
la
causa
,
come
vuole
a
tutti
i
costi
l
'
avvocato
Sforzi
,
io
,
allora
,
non
so
più
quel
che
dirle
per
il
suo
bene
.
Ne
trovi
un
altro
,
che
le
parli
con
più
amicizia
di
me
!
Chiocciolino
lo
sanno
tutti
chi
è
.
Meno
qualche
scatto
,
quando
mi
piglia
caldo
alla
testa
,
e
allora
il
responsabile
non
sono
io
,
ho
sempre
saputo
farmi
rispettare
da
tutti
.
E
lo
strinse
,
sbottonandogli
la
giubba
e
dicendogli
con
un
sorriso
:
"
Se
ce
l
'
ha
,
nel
portafogli
,
me
le
dia
subito
queste
dugento
lire
!
Me
ne
dia
,
per
ora
,
cento
sole
!
Io
le
farò
una
ricevuta
d
'
acconto
.
E
,
allora
,
sono
contento
anche
se
a
darmi
il
rimanente
aspetta
una
settimana
di
più
:
quando
avrà
venduto
il
fieno
.
"
Remigio
distaccò
le
mani
dalla
giubba
e
gli
disse
:
"
Mi
dispiace
,
ma
non
ce
le
ho
.
"
"
Vengo
a
prenderle
fino
alla
Casuccia
.
Non
vorrei
impolverarmi
le
scarpe
per
così
poco
,
ma
lo
fo
per
gentilezza
;
perché
lei
non
debba
venirmi
a
cercare
.
"
"
Non
ce
l
'
ho
né
meno
a
casa
.
"
"
Come
!
Non
ha
a
casa
dugento
lire
?
Ha
già
finito
quelle
che
prese
con
la
cambiale
al
Banco
di
Roma
?
"
"
Chi
ve
l
'
ha
detto
della
cambiale
?
"
"
Non
mi
ricordo
chi
me
lo
disse
.
"
"
Lo
sanno
anche
altre
persone
?
"
"
Diamine
!
Che
male
c
'
è
?
I
debiti
e
le
cambiali
fanno
presto
,
come
dice
il
proverbio
,
ad
avere
le
ali
.
"
E
si
mise
a
ridere
,
ma
a
Remigio
dispiaceva
parecchio
;
e
non
voleva
ammettere
che
gli
altri
,
quella
cerchia
di
mercanti
e
di
sensali
,
potesse
subito
essere
informata
del
suo
portafoglio
.
"
Senta
:
sia
allegro
!
Diamine
!
Perché
se
la
prende
?
Lei
è
giovane
,
e
con
un
poco
di
giudizio
può
darsi
che
non
sia
costretto
a
vendere
la
Casuccia
anche
se
dovesse
metterci
sopra
una
ipoteca
;
lei
,
in
vecchiaia
,
la
toglierà
.
Fossi
io
giovane
come
lei
!
Vorrei
far
doventare
la
Casuccia
più
bella
d
'
un
giardino
!
Lei
,
se
avesse
i
soldi
,
dovrebbe
mettere
altri
filari
di
viti
giù
per
la
poggiata
che
si
parte
dalla
strada
:
empirla
tutta
,
a
fosse
,
per
quanto
è
lunga
.
E
,
poi
,
comprare
bestiame
:
vitelli
,
pecore
,
maiali
.
Di
tutte
le
specie
.
Io
ci
farei
soldi
a
palate
.
Ma
lei
,
se
non
saprà
fare
,
manderà
in
malora
tutto
.
E
non
dia
retta
agli
assalariati
.
Quella
è
gente
che
non
ha
voglia
di
lavorare
e
son
contenti
di
riscuotere
il
salario
alla
fine
del
mese
.
E
poi
,
ha
calcolato
quanto
le
rubano
?
"
"
Mi
rubano
?
"
"
Dia
retta
a
me
.
Quando
lei
non
li
vede
,
crede
che
stiano
con
le
mani
alla
cintola
?
Io
scommetto
che
le
prime
frutta
se
le
son
mangiate
loro
;
scommetto
che
gli
ortaggi
ne
hanno
più
loro
che
lei
.
E
badi
anche
al
fieno
che
ha
riposto
in
capanna
;
perché
,
a
farne
sparire
qualche
carro
,
ci
vuol
poco
.
"
"
Ma
ci
guarda
anche
la
mia
matrigna
!
"
"
Quella
?
Quella
non
capisce
niente
.
Era
meglio
se
suo
padre
avesse
sposato
la
Cappuccini
o
un
'
altra
qualunque
.
Io
la
conosco
meglio
di
lei
.
E
anche
il
podere
lo
conosco
meglio
di
lei
.
Perché
,
scommetto
,
lei
non
sa
né
meno
quanti
pioppi
sono
suoi
di
quelli
lungo
la
proda
della
Tressa
.
"
"
Ancora
non
li
ho
contati
.
"
"
Lei
non
sa
che
qualità
di
vitigni
sono
nella
sua
vigna
.
Ma
io
lo
so
.
Lei
non
sa
né
meno
quanto
fieno
è
nella
sua
capanna
.
Ma
io
sì
.
Si
provi
a
dirmi
quante
sacca
di
grano
lei
avrà
?
"
Remigio
dovette
confessare
che
non
lo
sapeva
.
"
Allora
glielo
dico
io
.
Lei
avrà
da
cinquanta
a
cinquantacinque
sacca
.
Né
più
né
meno
.
Ci
scommetto
la
testa
,
che
la
metterò
dentro
la
tribbiatrice
;
se
non
do
nel
giusto
.
Mi
chiami
alla
Casuccia
,
quando
tribbierà
.
Io
,
vede
,
mi
appassionerei
al
suo
podere
come
se
me
ne
venisse
qualche
guadagno
o
fosse
mio
.
E
non
m
'
importa
niente
che
suo
padre
non
m
'
abbia
voluto
dare
quelle
maledette
dugento
lire
;
che
ci
sputerei
sopra
,
costringendomi
a
chiederle
a
lei
.
"
"
Ma
se
è
vero
che
non
ve
l
'
ha
date
...
"
"
Ho
capito
!
Lei
vuol
ridere
alle
mie
spalle
.
Ma
perché
mi
ha
fatto
chiacchierare
fino
ad
ora
con
lei
?
Io
sono
abituato
a
trattare
con
le
persone
ragionevoli
.
Ho
anche
fatto
una
sudata
,
come
una
bestia
,
a
venir
fuori
di
Porta
con
lei
,
a
questo
caldo
!
E
si
asciugò
tutta
la
testa
,
poi
sotto
il
mento
.
"
Io
ve
l
'
ho
detto
dinanzi
:
per
qualunque
cosa
,
andate
dal
mio
avvocato
.
"
"
Allora
,
mi
permetta
che
io
ci
vada
a
nome
suo
.
E
mi
faccia
pagare
da
lui
.
"
"
No
,
no
!
Se
vi
paga
lui
,
perché
crede
di
pagarvi
,
sì
;
ma
,
a
nome
mio
,
no
.
"
"
Gli
dirò
che
ho
parlato
con
lei
.
"
"
Non
gli
dovete
dire
niente
!
"
"
Questo
non
me
lo
può
negare
,
né
proibire
.
"
Intanto
,
erano
giunti
alla
Casuccia
.
Seduto
sul
murello
dell
'
aia
c
'
era
Bùbbolo
che
appena
vide
Remigio
si
alzò
.
Ma
,
poi
,
visto
anche
Chiocciolino
,
voltò
le
spalle
e
finse
di
guardare
giù
nel
campo
.
Chiocciolino
,
ora
,
aveva
alzato
la
voce
sempre
di
più
e
dava
bastonate
alla
siepe
.
Ma
,
giunto
al
cancello
,
si
fermò
e
disse
:
"
Badi
che
io
son
fatto
come
i
coltelli
:
se
mi
prendono
per
il
manico
,
mi
adoprano
come
vogliono
;
ma
,
se
mi
prendono
per
il
taglio
,
faccio
fare
sangue
.
"
Anche
Remigio
era
fuori
di
sé
dall
'
ira
,
e
gli
rispose
:
"
Come
vi
piace
di
più
!
"
Ed
entrò
nel
cancello
.
Chiocciolino
stette
a
vederlo
andare
fino
ai
cipressi
;
poi
,
con
la
punta
del
bastone
,
tracciò
una
croce
sulla
polvere
della
strada
,
giurando
:
"
Vorrei
prima
crepare
che
dargliela
vinta
.
Non
mi
scordo
di
essere
Chiocciolino
!
"
XVII
Bùbbolo
era
ancora
giovane
,
poco
meno
di
Remigio
;
e
tanto
grasso
che
appena
teneva
gli
occhi
aperti
.
Aveva
la
sinistra
paralizzata
,
con
le
dita
attaccate
insieme
e
senza
unghie
.
Ma
con
quel
braccio
,
tutto
insensibile
,
poteva
picchiare
come
se
fosse
stato
un
bastone
.
Il
viso
pareva
di
donna
,
perché
la
barba
non
gli
veniva
.
Aveva
una
botteguccia
a
mezze
scale
del
vicolo
di
San
Paolo
,
sotto
la
volta
dell
'
arco
,
da
dove
si
scende
in
Piazza
del
Campo
.
Accanto
ci
stavano
anche
un
sellaio
e
un
uccellaio
.
Il
sellaio
,
perché
in
bottega
mancava
sempre
la
luce
,
lavorava
su
uno
scalone
;
cavalcioni
alla
tavola
a
morsa
e
la
lesina
in
bocca
o
in
mano
;
mentre
l
'
uccellaio
teneva
attaccata
fuori
di
bottega
una
gran
gabbia
che
potesse
essere
vista
senza
scendere
il
vicolo
.
Bùbbolo
,
là
dentro
,
possedeva
un
canapè
sfondato
,
con
una
buca
in
mezzo
,
dove
dormiva
;
e
un
tavolino
dove
lasciava
i
campioni
dei
grani
e
delle
altre
semenze
,
accanto
a
quelli
degli
olii
e
dei
vini
.
In
bottega
,
simile
ad
una
spelonca
,
non
ci
stava
quasi
mai
;
ma
,
in
cima
alle
scale
,
s
'
appoggiava
a
uno
dei
colonnini
di
pietra
che
sono
lì
nel
mezzo
,
e
parlava
dei
suoi
affari
.
Appena
fu
sicuro
che
Chiocciolino
se
n
'
era
andato
,
salutò
Remigio
;
con
l
'
aria
di
fargli
notare
,
per
offenderlo
,
quant
'
era
educato
e
come
sapeva
contenersi
.
E
gli
disse
:
"
Ho
saputo
che
vende
la
Casuccia
.
"
"
Non
è
vero
:
ve
l
'
ho
detto
anche
l
'
altra
volta
.
Perché
volete
insistere
?
"
"
Perché
mi
vuol
dire
di
no
?
"
Allora
Luigia
,
che
stava
,
anche
lei
,
ad
aspettare
dalla
finestra
,
infastidita
che
il
sensale
non
se
ne
fosse
andato
quando
gli
aveva
detto
che
il
figliastro
non
c
'
era
,
scese
e
gli
domandò
:
"
Perché
tutti
sanno
che
tu
vendi
la
Casuccia
e
a
me
non
lo
dici
?
"
"
Non
è
vero
.
"
"
Perché
,
allora
,
Bùbbolo
è
venuto
qui
apposta
per
parlartene
?
A
me
,
che
ti
faccio
da
mamma
e
vivo
con
te
,
non
dici
niente
!
Le
cose
devo
saperle
dagli
altri
!
Ma
io
domani
vado
dal
mio
avvocato
,
e
mi
faccio
dire
se
tu
puoi
vendere
senza
il
mio
consenso
.
Almeno
la
parte
mia
,
tu
non
la
puoi
toccare
.
"
Remigio
,
benché
si
trovasse
in
uno
stato
d
'
animo
quasi
doloroso
,
si
mise
a
ridere
.
"
Non
ridere
,
invece
!
Queste
sono
cose
serie
.
"
"
Ma
io
rido
di
quel
che
sento
dire
tanto
da
lei
che
da
lui
!
Sono
stufo
di
sentirmi
rimproverare
sempre
per
niente
!
"
"
Non
t
'
arrabbiare
!
Se
non
è
vero
,
tanto
meglio
.
Dentro
la
tua
coscienza
,
sai
da
te
se
dici
la
verità
o
la
bugia
.
Gli
pulì
un
gomito
della
giubba
sporco
di
terra
,
e
tornò
in
casa
.
"
Allora
,
Bùbbolo
disse
:
"
Ecco
,
ora
che
siamo
soli
,
mi
dica
in
confidenza
se
è
vero
o
no
.
"
Nei
suoi
occhi
celesti
c
'
era
la
gioia
e
il
piacere
d
'
imbarazzare
Remigio
;
che
non
poteva
fare
a
meno
di
rispondergli
:
"
Non
è
vero
!
Non
è
vero
!
"
Bùbbolo
si
mise
a
sghignazzare
,
allargando
i
bracci
:
quello
paralizzato
faceva
quasi
ribrezzo
.
"
E
,
allora
,
perché
per
tutta
Siena
lo
dicono
?
Sono
venuti
a
riferirmelo
anche
in
bottega
!
Ha
visto
:
io
non
mi
muovo
mai
da
quel
colonnino
delle
scale
,
e
quanti
si
occupano
di
vendite
poderali
sanno
che
è
messa
in
compra
la
Casuccia
.
Del
resto
,
io
non
voglio
insistere
.
L
'
altra
volta
,
quando
lo
fermai
,
mi
rispose
male
;
ma
,
questa
volta
,
non
ho
da
lamentarmi
.
Mi
scusi
,
anzi
!
Se
non
ha
bisogno
di
me
,
io
vado
!
"
"
Grazie
:
non
ho
bisogno
di
niente
.
"
Bùbbolo
era
già
arrivato
al
cancello
,
ma
si
fermò
e
gli
fece
cenno
con
la
mano
di
andare
dov
'
era
lui
:
"
Se
non
sono
troppo
curioso
e
indelicato
,
mi
dice
perché
Chiocciolino
è
venuto
fin
qui
con
lei
?
"
E
un
'
altra
volta
i
suoi
occhi
celesti
brillarono
di
gioia
e
di
piacere
.
"
Mi
domandava
...
di
un
'
altra
cosa
.
"
"
Ho
capito
!
No
,
no
:
non
la
voglio
sapere
.
Le
chiedeva
quelle
dugento
lire
,
che
dice
d
'
avanzare
per
i
maiali
.
"
Remigio
,
allora
,
rise
.
Ma
Bùbbolo
gli
disse
serio
:
"
Badi
,
sa
:
glieli
dia
;
perché
quello
è
capace
di
tutto
.
"
"
Io
credo
che
non
le
debba
avere
.
"
"
Ah
,
non
è
cosa
che
mi
riguarda
!
Ma
glieli
dia
:
è
meglio
.
"
E
se
n
'
andò
,
togliendosi
due
volte
il
cappello
.
Alla
Coroncina
,
vide
Chiocciolino
;
che
stava
lì
ad
aspettarlo
.
Era
di
malumore
;
con
il
cappello
sopra
gli
occhi
e
le
mani
in
tasca
;
il
bastone
appoggiato
al
muro
.
Allora
,
Bùbbolo
salutò
per
primo
.
Chiocciolino
gli
rispose
:
"
Aspettami
:
vengo
con
te
.
Stavo
qui
per
vedere
se
passava
un
carro
di
fieno
:
ne
volevo
comprare
uno
anche
io
.
"
Strada
facendo
,
siccome
si
sapevano
risoluti
a
non
confidarsi
di
quel
che
avevano
parlato
con
Remigio
,
cercarono
di
darsi
a
intendere
ch
'
erano
amici
;
ma
nessuno
dei
due
volle
cedere
e
si
lasciò
impaniare
.
Remigio
era
salito
subito
in
casa
;
e
la
matrigna
gli
disse
,
mostrandogli
una
busta
chiusa
:
"
L
'
hanno
portata
,
dianzi
,
per
te
.
"
"
Non
sa
chi
la
manda
?
"
"
Non
lo
so
.
Credo
il
Pollastri
.
"
C
'
era
il
conto
per
le
due
copie
dell
'
inventario
e
per
l
'
opera
prestata
il
giorno
prima
:
in
tutto
trecento
lire
.
La
matrigna
allungava
il
viso
,
storcendo
la
bocca
.
Remigio
,
con
le
mani
tremanti
,
ripiegò
il
conto
;
e
lo
mise
in
tasca
.
Voleva
andare
a
cambiarsi
la
giubba
;
ma
,
dall
'
aia
,
lo
chiamò
Berto
.
"
Che
vuoi
?
"
"
Venga
giù
un
momento
,
se
non
ha
da
fare
.
"
Remigio
scese
di
malavoglia
;
il
contadino
gli
disse
:
"
Badi
che
lei
,
prima
di
mandarmi
via
,
mi
deve
dare
almeno
due
mesi
di
tempo
:
un
mese
non
mi
basta
.
"
"
E
chi
ti
vuole
mandare
via
?
"
"
So
,
di
sicuro
,
che
lei
vende
la
Casuccia
!
"
"
Non
è
vero
.
"
"
Mi
convince
poco
.
Perché
io
a
quel
che
dice
la
gente
non
do
ascolto
;
ma
quando
vedo
che
le
riportano
giuste
...
Ora
,
è
troppo
tempo
che
sento
dire
di
questa
faccenda
,
e
ho
voluto
stare
zitto
per
vedere
come
andava
a
finire
.
Ma
,
quando
girano
attorno
casa
persone
come
Bùbbolo
e
qualche
altro
,
c
'
è
poco
da
sbagliare
!
"
Non
ce
li
ho
chiamati
io
!
"
Il
contadino
lo
guardò
,
per
fargli
capire
che
non
gli
portava
nessun
rispetto
;
poi
,
disse
,
maliziosamente
:
"
Meglio
così
.
"
Remigio
tornò
in
casa
così
afflitto
che
non
aveva
animo
né
meno
di
parlare
alla
matrigna
;
benché
sentisse
il
bisogno
di
raccontarle
ogni
cosa
.
Stette
un
bel
pezzo
zitto
zitto
,
senza
decidersi
ad
entrare
in
nessuna
stanza
,
sul
pianerottolo
delle
scale
;
finché
salì
Ilda
portando
un
fiasco
d
'
acqua
,
più
buona
di
quella
del
pozzo
,
presa
alla
sorgente
dell
'
orto
,
dove
andava
tutti
i
giorni
anche
perché
era
più
fresca
.
Ilda
,
vedendolo
a
quel
modo
,
non
lo
salutò
;
e
si
mise
a
raccontare
a
Luigia
quel
che
aveva
sentito
dire
nell
'
orto
dalle
contadine
:
"
C
'
erano
tutte
e
tre
le
donne
insieme
:
anzi
,
mi
sono
meravigliata
perché
insieme
non
ce
l
'
avevo
viste
mai
.
Specie
dopo
la
leticata
per
il
forno
!
Allora
io
...
"
"
Parla
in
modo
che
ti
si
capisca
.
"
Ilda
rise
,
e
alzò
la
voce
:
"
Non
glielo
volevo
dire
!
Perché
lei
se
la
prende
troppo
!
Io
,
allora
,
mi
son
nascosta
dietro
quel
noce
che
c
'
è
,
facendo
finta
che
mi
dovessi
rimettere
su
una
calza
.
"
"
Ma
perché
ridi
?
"
"
Mi
fa
ridere
lei
!
"
"
Quanto
sei
sciocca
!
Tira
avanti
quel
che
dicevi
.
"
"
E
ho
sentito
tutto
.
"
"
Che
hai
sentito
?
"
Luigia
era
incuriosita
,
e
si
compiaceva
che
Ilda
riescisse
,
quasi
tutti
i
giorni
,
ad
ascoltare
qualche
pettegolezzo
:
credeva
che
fosse
utile
per
gli
interessi
.
Perciò
,
la
guardò
con
affetto
.
"
Dinda
diceva
:
l
'
ho
saputo
anch
'
io
:
tra
un
paio
di
giorni
,
ci
sarà
un
altro
padrone
.
Allora
,
Cecchina
ha
risposto
:
poco
male
!
Io
non
piangerò
di
certo
,
e
il
mio
marito
né
meno
.
Gegia
ha
detto
:
saranno
pochi
da
vero
quelli
che
ne
proveranno
pena
!
Ma
Dinda
ha
risposto
:
non
si
sa
mai
se
a
cambiare
sarà
meglio
o
peggio
!
Sono
state
un
poco
zitte
,
e
poi
Cecchina
ha
ricominciato
:
piuttosto
,
bisogna
stare
attenti
che
ci
paghi
il
salario
!
Perché
,
a
quel
che
sento
dire
io
,
le
cose
vanno
di
molto
male
.
Dinda
ha
sospirato
;
e
Gegia
ha
detto
:
questo
lo
sapevo
anche
io
.
Anzi
,
riguardo
al
podere
,
m
'
hanno
spergiurato
che
è
stato
già
venduto
.
"
Remigio
si
mise
ad
ascoltare
,
dimenticando
il
sentimento
penoso
che
gli
aveva
lasciato
Berto
.
Ma
Ilda
,
mettendo
l
'
acqua
dal
fiasco
in
una
caraffa
,
perché
badava
più
alle
parole
che
a
quel
che
faceva
,
urtò
con
il
gomito
un
bicchiere
in
proda
alla
madia
e
lo
fece
spezzare
.
Restò
,
arrossendo
,
con
il
sorriso
a
mezzo
;
e
,
con
un
braccio
,
si
parò
credendo
che
Luigia
la
volesse
scapaccionare
.
Ma
Luigia
dava
troppa
importanza
alle
chiacchiere
delle
contadine
;
e
stava
soprapensiero
.
Quando
vide
quel
che
s
'
era
rotto
,
restò
a
bocca
aperta
e
disse
alla
bambina
:
"
Questa
volta
non
ti
faccio
niente
,
perché
sei
stata
brava
ad
ascoltare
quelle
donnacchere
.
Piglia
la
granata
e
spazza
subito
i
pezzetti
di
vetro
!
Guarda
che
non
ti
taglino
le
mani
.
"
Poi
disse
,
come
tra
sé
,
a
voce
alta
:
"
Bisogna
metterci
riparo
!
"
Allora
,
Remigio
entrò
;
e
disse
:
"
Anche
Berto
,
dianzi
,
m
'
ha
chiamato
a
posta
.
"
Ma
Luigia
non
s
'
accorse
del
dispiacere
ch
'
egli
ne
aveva
sentito
;
e
,
invece
,
continuò
a
sfogarsi
come
per
conto
proprio
.
Egli
chiese
alla
bambina
:
"
Hai
sentito
altro
?
"
Ma
Ilda
,
quando
non
parlava
a
Luigia
,
non
sapeva
dire
quasi
niente
.
E
,
perciò
,
la
matrigna
gli
rispose
:
"
Se
avesse
sentito
altro
,
lo
avrebbe
detto
a
me
.
"
Poi
,
disse
alla
bambina
:
"
Butta
i
pezzetti
del
bicchiere
alla
spazzatura
e
vai
a
fare
le
tue
faccende
.
"
Ilda
dette
un
'
occhiata
a
Remigio
e
obbedì
;
allora
,
la
matrigna
disse
:
"
Qui
,
si
vive
nella
menzogna
;
e
a
me
non
piace
!
"
Egli
scattò
:
"
Ma
chi
gliel
'
ha
messe
in
testa
queste
cose
?
"
"
Non
gridare
!
Tu
gridi
con
me
,
perché
sono
una
donna
,
e
invece
dovresti
cercare
di
essere
più
premuroso
.
Quando
dovresti
farti
intendere
,
magari
con
Berto
,
allora
ti
fai
rigirare
come
vogliono
.
"
"
Perché
,
dunque
,
non
mi
crede
?
"
"
Il
perché
lo
sai
tu
.
"
"
Io
?
"
"
Se
tu
vuoi
andare
d
'
accordo
con
me
,
ora
che
l
'
avvocato
è
per
mettere
a
posto
i
nostri
interessi
tra
noi
,
devi
essere
leale
.
Se
no
,
è
meglio
che
io
muoia
.
"
Allora
,
egli
,
perché
smettesse
,
le
chiese
:
"
Quando
devo
venire
dal
suo
avvocato
?
"
"
Io
non
lo
so
.
Prima
bisogna
vedere
l
'
inventario
.
E
,
poi
,
dall
'
inventario
,
si
cava
la
quarta
parte
dell
'
usufrutto
;
che
,
per
legge
,
mi
spetta
.
"
Ella
,
dalla
mattina
alla
sera
,
pensava
a
questa
cosa
;
e
con
il
pretesto
di
comprarsi
o
una
sottana
o
qualche
nastro
a
Siena
,
andava
sempre
dal
suo
avvocato
.
Così
,
sapeva
esattamente
tutto
;
e
ne
parlava
come
se
avesse
preso
le
misure
a
una
stoffa
per
tagliarne
con
le
forbici
il
pezzo
già
scelto
.
L
'
atto
legale
,
che
stava
preparando
l
'
avvocato
,
le
piaceva
molto
e
l
'
appagava
.
Abituata
sempre
ad
obbedire
e
poi
trattata
peggio
d
'
una
serva
dal
marito
,
ora
anche
lei
aveva
un
avvocato
che
pensava
ai
suoi
interessi
;
ed
era
impazientissima
che
l
'
atto
fosse
completato
.
Pregava
sempre
:
"
Signore
!
Quanto
ci
vuole
!
"
Perciò
disse
al
figliastro
:
"
Tu
,
piuttosto
,
spicciati
a
pagare
il
notaio
,
perché
dia
la
copia
dell
'
inventario
all
'
avvocato
.
Se
no
,
il
tempo
passa
!
"
"
Lo
pagherò
.
"
"
Ma
i
denari
ce
li
hai
?
Dimmelo
;
perché
bisogna
,
per
questa
cosa
,
che
tu
li
trovi
in
tutti
i
modi
.
Questa
è
una
cosa
che
va
innanzi
a
tutte
le
altre
,
perché
se
tra
me
e
te
non
si
stabiliscono
,
subito
,
le
nostre
ragioni
in
un
modo
chiaro
...
io
,
senti
,
allora
,
faccio
in
un
altro
modo
.
Vedi
che
gli
altri
,
che
non
ti
sono
affezionati
come
me
,
ti
hanno
fatto
causa
subito
.
"
"
Lo
pagherò
con
i
denari
che
mi
sono
restati
della
cambiale
.
"
La
matrigna
doventò
pallida
;
e
disse
,
quasi
senza
voce
:
"
Se
non
ce
ne
hai
altri
!
"
"
Mi
debbono
bastare
per
pagare
i
diritti
di
successione
,
le
tasse
e
gli
assalariati
ogni
mese
.
Più
,
ci
sono
le
spese
di
casa
.
"
"
Sicché
,
hai
fatto
la
cambiale
?
"
"
Glielo
avevo
detto
.
"
"
Lo
so
che
me
l
'
avevi
detto
.
Ma
credevo
che
tu
avessi
rimediato
.
"
Egli
,
allora
,
per
non
doverle
parlare
ancora
,
escì
;
quasi
piangendo
.
Ma
,
fuori
,
c
'
era
un
bel
sole
;
e
si
sentì
subito
meglio
.
Nel
cielo
,
che
pareva
più
alto
del
solito
,
le
nuvole
passavano
silenziose
.
Un
uccello
nero
svolazzava
sopra
la
casa
;
senza
avvicinarcisi
mai
.
Un
calabrone
,
con
le
ali
di
un
nero
luccicante
e
turchino
,
cadde
nell
'
acqua
;
facendo
lo
stesso
rumore
d
'
una
pietruzza
;
una
delle
anatre
accorse
nuotando
e
lo
inghiottì
;
poi
,
scosse
il
becco
goccioloso
.
Egli
pensò
,
come
se
sognasse
:
"
Sono
giovane
!
"
XVIII
Ormai
,
Berto
era
deciso
e
gli
pareva
di
doventare
un
altro
;
proprio
quello
che
s
'
era
tante
volte
immaginato
:
sentiva
che
andava
in
contro
a
un
pericolo
ed
era
contento
di
avvicinarcisi
sempre
più
.
S
'
era
fatto
tetro
;
e
certe
sue
risate
,
quando
non
c
'
era
nessuna
ragione
di
ridere
,
non
piacevano
agli
altri
.
Anzi
,
Picciòlo
,
lo
sbirciava
male
.
Quando
parlava
,
diceva
sempre
qualche
cosa
che
non
aveva
troppa
relazione
con
il
discorso
,
come
se
non
volesse
dire
quel
che
pensava
.
Si
chiese
se
avrebbe
fatto
bene
a
confessarsi
;
ma
gli
parve
che
allora
non
sarebbe
stato
più
libero
di
sé
stesso
.
Siccome
,
nel
campo
,
lo
trovavano
sempre
a
reggersi
la
testa
,
con
i
gomiti
su
le
ginocchia
,
Tordo
gli
chiese
:
"
Vi
viene
male
?
"
"
Non
lo
so
né
meno
io
.
"
E
invitò
Tordo
a
sederglisi
accanto
:
a
Tordo
gli
voleva
bene
,
e
gli
fece
piacere
a
parlarci
insieme
.
Poi
,
disse
:
"
L
'
uomo
non
è
mai
contento
!
"
"
Specie
quando
siamo
poveri
.
"
"
Da
qui
in
avanti
,
non
vorrei
essere
né
meno
un
signore
.
L
'
uomo
è
sempre
stato
male
,
per
quello
che
capisco
io
,
fino
da
Adamo
.
"
E
tirò
un
sassolino
in
mezzo
al
campo
;
dove
era
restato
a
ingiallire
un
poco
di
granturchetto
rado
rado
.
Tordo
sospirò
,
e
Berto
disse
:
"
Quando
sarò
morto
,
chi
si
ricorderà
di
me
?
Non
ho
né
meno
un
figliolo
.
"
"
Sarebbe
stato
lo
stesso
"
rispose
Tordo
.
"
Ormai
,
mi
posso
dire
vecchio
;
e
non
so
quel
che
sia
il
mondo
.
Da
ragazzo
,
fino
ai
vent
'
anni
,
sono
stato
con
tutta
la
famiglia
alla
Rosa
.
Poi
,
presi
moglie
e
andai
a
stare
un
miglio
più
in
là
;
al
podere
del
Pillo
.
Quando
mi
mandarono
via
,
perché
non
andavo
d
'
accordo
con
il
fattore
giovane
,
venni
a
stare
qui
alla
Casuccia
.
In
tutto
,
ho
cambiato
,
dunque
,
tre
poderi
.
Qualche
viso
nuovo
,
l
'
ho
visto
soltanto
alle
fiere
;
quando
c
'
era
il
bestiame
da
vendere
.
Quando
presi
moglie
,
andai
alla
festa
della
Madonna
;
che
facevano
a
Buonconvento
.
E
basta
.
"
Si
dette
un
pugno
sopra
il
ginocchio
;
poi
si
mise
il
cappello
all
'
incontrario
.
Tordo
si
cercava
uno
stecco
,
che
gli
era
entrato
dentro
una
scarpa
.
"
Mi
ricordo
di
avere
sentito
dire
,
dal
nonno
,
che
una
volta
facevano
grandi
feste
da
per
tutto
;
e
,
ora
,
invece
,
è
silenzio
da
per
tutto
.
E
non
si
sente
dire
più
niente
.
Qualche
volta
,
vorrei
entrare
sotto
terra
;
giù
in
fondo
,
più
sotto
dei
lombrichi
.
"
E
chiuse
gli
occhi
.
Tordo
non
era
del
suo
parere
,
ma
non
s
'
arrischiava
a
dirglielo
;
anche
per
amicizia
.
"
Vorrei
sapere
perché
sono
venuto
al
mondo
e
che
cosa
ci
ho
fatto
!
Non
era
lo
stesso
anche
se
non
nascevo
?
"
Lorenzo
,
che
arava
,
passò
vicino
a
loro
;
per
finire
il
solco
.
Si
sentiva
la
terra
aprirsi
e
respirare
le
vacche
:
qualche
volta
,
lo
scricchiolìo
dell
'
aratro
.
Lorenzo
era
allegro
;
e
gridò
:
"
Ohé
,
fate
i
signori
costì
all
'
ombra
del
fico
?
Ora
vengo
anch
'
io
.
Questa
creta
fa
rompere
il
giogo
alle
vacche
!
"
E
siccome
non
gli
risposero
,
egli
voltò
;
cominciando
un
altro
solco
e
cantando
:
Quando
pigli
marito
,
bella
Gegia
,
Quando
la
stoppa
diverrà
bambagia
?
Quando
l
'
olivo
farà
la
ciliegia
?
La
creta
,
sotto
,
era
più
scura
perché
più
fresca
;
e
le
zolle
rovesciate
,
dove
erano
state
tagliate
dal
ferro
del
vomere
,
lustravano
.
Berto
si
mise
il
cappello
nero
su
gli
occhi
,
e
disse
:
"
Non
posso
sentire
né
meno
uno
che
parla
.
E
quello
lì
ha
voglia
di
cantare
!
"
Si
alzò
,
tirandosi
su
i
calzoni
,
che
gli
escivano
sempre
dalla
cintola
di
cuoio
;
stette
un
minuto
pensoso
;
e
se
n
'
andò
,
senza
salutare
Tordo
,
fino
al
fontone
.
Ebbe
anche
piacere
che
le
anatre
,
vedendolo
,
scappassero
.
Prese
una
zappa
,
perché
aveva
da
sotterrare
le
lattughe
per
farle
imbiancare
.
Ma
l
'
attraventò
lontano
;
all
'
uscio
della
capanna
:
si
sentiva
una
gran
forza
,
e
stringeva
i
denti
insieme
come
se
vi
si
piegassero
.
La
sua
forza
doveva
servirgli
a
ben
altro
!
Benché
il
Monte
Amiata
fosse
pulito
quanto
il
cielo
,
con
una
nuvoletta
in
cima
come
ci
fosse
rimasta
attaccata
e
non
potesse
venir
via
,
dalla
parte
del
Chianti
tonò
.
C
'
erano
,
là
,
nuvole
nere
come
si
facesse
notte
;
e
le
saette
sembravano
lunghe
righe
di
fuoco
che
si
spezzavano
.
Poi
i
toni
rimbombarono
vicini
;
ma
da
Siena
in
giù
,
per
tutta
la
Val
d
'
Arbia
,
c
'
era
sole
;
e
le
case
dei
poderi
biancheggiavano
.
I
pioppi
della
Tressa
tentennavano
più
forte
,
e
le
loro
foglie
restavano
rovesciate
.
La
polvere
volava
alta
,
con
le
pagliuzze
e
le
festuche
;
e
anche
dalla
parte
del
Monte
Amiata
le
nebbie
si
affoltarono
.
Ogni
cosa
cambiò
di
colore
,
con
una
rapidità
istantanea
;
quasi
piacevole
.
Le
ombre
a
un
tratto
affievolivano
e
a
un
tratto
rinforzavano
;
i
prati
ora
erano
più
scuri
e
ora
più
chiari
;
qualche
volta
con
una
tenerezza
improvvisa
ed
esaltata
,
qualche
volta
con
un
lividore
che
pareva
dovesse
doventare
nero
.
Berto
alzò
gli
occhi
verso
il
temporale
,
e
si
sentì
pieno
di
cattiveria
.
Gli
venne
in
mente
d
'
andare
a
trovare
Giulia
;
e
colse
,
dalla
pianta
che
gli
era
più
vicina
,
tutte
le
albicocche
che
poté
arrivare
da
terra
;
mettendosele
in
tasca
per
portarle
a
lei
.
Evitò
di
parlare
a
Picciòlo
e
a
Moscino
che
,
come
quasi
sempre
,
erano
a
lavorare
insieme
.
"
Pareva
,
raccontò
Picciòlo
alla
moglie
,
che
qualcuno
gli
avesse
fatto
un
torto
!
"
.
E
a
Moscino
disse
:
"
O
che
avrà
quell
'
uomo
?
"
E
Moscino
rispose
:
"
Peggio
per
lui
,
se
non
parla
!
"
Berto
prese
l
'
ombrello
,
ma
il
temporale
girò
da
un
'
altra
parte
;
e
restarono
,
sopra
Siena
,
certi
nuvoloni
bianchi
come
il
latte
.
Giulia
era
con
Fosca
:
e
lo
videro
dalla
finestra
.
Giulia
disse
,
andando
ad
aprirgli
:
"
Mi
deve
portare
qualche
notizia
nuova
!
"
Ma
pareva
,
invece
,
che
Berto
aspettasse
qualche
cosa
da
loro
:
le
guardava
sorridendo
e
con
gli
occhi
allegri
.
Giulia
,
allora
,
disse
:
"
Il
processo
mi
va
bene
!
"
"
Si
vede
anche
dalla
sua
faccia
;
perché
ora
sta
meglio
.
"
"
Oh
,
prima
che
io
mi
rimetta
!
E
,
poi
,
non
m
'
importa
!
"
Fosca
aggiunse
:
"
Bisognerebbe
che
guarissi
del
mio
cuore
!
"
Giulia
la
guardò
e
disse
:
"
Povera
zia
!
Se
non
avessi
avuto
lei
!
"
Ad
un
tratto
,
un
mucchio
di
cenci
che
era
in
mezzo
al
letto
cominciò
a
muoversi
e
ad
aprirsi
:
una
bambina
,
piangendo
,
alzò
la
testa
e
guardò
fisso
chi
c
'
era
nella
stanza
.
Fosca
corse
al
letto
,
e
cavò
di
tra
i
cenci
la
sua
figliuola
più
piccola
:
aveva
le
mani
e
i
piedi
fasciati
,
con
la
tubercolosi
alle
ossa
;
un
visuccio
come
la
cera
strutta
,
gli
occhi
neri
,
d
'
una
lucentezza
che
pareva
aumentare
sempre
.
"
Povera
Jolanda
!
Non
dormi
più
?
Vuoi
andare
dal
tuo
fratello
,
che
ti
terrà
?
"
Allora
,
s
'
aprì
una
porta
;
ed
entrò
un
giovanotto
,
sporco
,
magro
,
con
due
grossi
occhiali
cerchiati
di
ferro
:
stava
nell
'
altra
stanza
a
leggere
un
romanzo
,
con
il
tavolino
al
davanzale
della
finestra
.
Il
suo
collo
,
addirittura
livido
e
deforme
,
sembrava
una
gonfiezza
di
muscoli
flosci
e
noccioluti
.
Anche
le
tempie
erano
incavate
come
le
guance
,
e
la
testa
rasata
era
sparsa
di
cicatrici
bianche
;
per
tutti
i
versi
.
Tossì
e
disse
:
"
Dammela
:
le
insegno
a
leggere
.
"
La
prese
,
e
richiuse
l
'
uscio
.
Fosca
s
'
era
fatta
anche
gobba
,
benché
fosse
abbastanza
giovane
.
Ai
polsi
ci
aveva
due
soprossi
,
che
non
riesciva
a
nascondere
né
meno
tirando
giù
le
maniche
fino
a
strapparle
.
Nella
stanza
c
'
erano
un
canterano
con
il
marmo
di
due
pezzi
;
e
,
sopra
,
un
vassoio
di
frutta
finte
,
di
gesso
colorato
.
Berto
le
accennò
con
un
dito
,
e
disse
:
"
Paiono
vere
!
"
"
Quando
le
comprai
,
sì
!
Ora
,
sono
sciupate
dalla
polvere
.
"
"
Guardi
un
po
'
queste
qui
se
le
piacciono
più
di
quelle
!
"
E
cavò
di
tasca
una
manciata
di
albicocche
;
mettendole
sopra
il
tavolino
.
Poi
,
mentre
le
due
donne
lo
guardavano
sorridendo
,
seguitò
a
cavare
le
altre
,
ad
una
per
volta
;
e
quelle
più
grosse
non
gli
potevano
escire
.
Alla
fine
,
batté
e
scioccolò
le
mani
insieme
;
e
disse
:
"
Non
ce
n
'
ho
più
!
"
"
Oh
,
ma
sono
anche
troppe
!
Perché
avete
voluto
portarle
?
"
"
Ho
più
piacere
che
le
mangi
lei
che
il
padrone
della
pianta
.
"
Il
giovanotto
riaprì
l
'
uscio
,
ne
prese
quante
potevano
entrargli
nella
mano
;
e
tornò
nella
sua
stanza
.
Allora
,
anche
Giulia
ne
prese
una
e
l
'
addentò
:
"
Sono
proprio
mature
,
in
punto
!
"
"
Avrei
fatto
intenzione
di
portarle
anche
un
panieretto
di
pomodori
.
Li
gradirebbe
?
"
"
Non
li
voglio
,
perché
dovete
portarli
a
mano
voi
.
"
Berto
,
con
una
decisione
risoluta
e
gioconda
,
disse
:
"
Domenica
mattina
,
li
porto
.
"
La
zia
,
che
non
seppe
dire
di
no
,
rispose
:
"
Ci
faremo
la
conserva
.
"
Giulia
arrossì
,
e
non
si
sapeva
spiegare
perché
Berto
fosse
andato
a
trovarla
con
quel
regalo
.
Credette
che
volesse
parlarle
a
solo
;
e
fece
cenno
alla
zia
d
'
andarsene
.
Ma
,
né
meno
ora
egli
parlava
.
Ad
un
tratto
,
però
,
gli
orli
dei
suoi
occhi
si
arrossarono
;
e
si
alzò
in
piedi
:
"
Meno
una
vita
troppo
brutta
,
da
un
pezzo
in
qua
.
"
Fece
due
o
tre
fiatate
grosse
,
e
si
asciugò
gli
occhi
.
"
Ditemi
quel
che
mi
volete
dire
!
"
"
Ora
,
parlando
con
lei
,
m
'
è
andato
via
tutto
il
cattivo
!
"
Allora
ella
,
contenta
,
chiese
,
per
garbatezza
:
"
Vi
è
accaduto
qualche
cosa
di
grave
?
"
Egli
scosse
la
testa
.
"
E
con
quel
galantuomo
?
"
Egli
impallidì
,
rispondendo
con
una
voce
che
faceva
capire
che
ora
erano
entrati
nel
discorso
che
gli
piaceva
:
"
Siamo
alle
solite
.
"
Ella
,
accortasi
di
come
si
rodeva
,
non
volendosi
compromettere
con
lui
,
desiderò
che
se
n
'
andasse
.
Ma
il
contadino
,
facendosi
bianco
come
un
cencio
,
anche
su
la
fronte
,
si
mise
un
dito
alle
labbra
e
disse
:
"
Chi
camperà
,
vedrà
.
"
Giulia
finse
di
non
capire
,
e
cambiò
discorso
;
raccontando
tutti
i
particolari
favorevoli
del
processo
.
Quando
Berto
tornò
a
casa
,
era
buio
.
Già
,
dentro
Siena
,
avevano
acceso
i
lampioni
;
e
quando
giunse
a
Porta
Romana
,
si
vedeva
il
Monte
Amiata
come
rizzato
lì
per
chiudere
l
'
orizzonte
.
Egli
entrò
nell
'
osteria
della
Coroncina
,
e
bevve
mezzo
litro
,
senza
mettersi
a
sedere
.
Qualcuno
lo
salutò
,
ma
aveva
la
smania
di
trovarsi
alla
Casuccia
;
perché
gli
venne
in
mente
che
gli
avessero
fatti
chi
sa
quali
torti
durante
la
sua
assenza
e
che
gli
dovessero
capitare
questioni
feroci
.
Di
rado
,
stava
tranquillo
!
Non
era
più
sicuro
della
propria
volontà
;
e
si
sentì
,
un
'
altra
volta
,
sul
punto
di
piangere
come
in
casa
di
Giulia
.
Ma
,
ormai
,
alla
Casuccia
mancava
un
mezzo
miglio
,
piuttosto
meno
che
più
.
Su
l
'
aia
,
non
incontrò
nessuno
;
e
,
allora
,
dette
un
'
occhiata
alle
stelle
;
come
se
conoscessero
i
suoi
pensieri
.
Poi
,
mangiò
per
due
:
senza
riescire
a
saziarsi
.
XIX
Il
primo
lunedì
del
mese
,
a
Siena
,
fanno
la
fiera
del
bestiame
;
fuor
di
Porta
Camollia
.
Sino
dalla
sera
avanti
,
Picciòlo
non
lasciava
più
Remigio
,
dicendogli
:
"
Dia
retta
a
me
,
almeno
una
volta
.
Mi
mandi
a
comprare
un
vitello
.
Non
si
spaventi
della
spesa
:
basta
un
vitelluccio
.
"
Remigio
,
alla
fine
,
acconsentì
.
Il
contadino
gli
prese
tutte
e
due
le
mani
,
e
ci
mancò
poco
non
gliele
baciasse
.
Il
lunedì
mattina
,
si
vestì
come
per
andare
a
una
festa
;
insugnò
le
scarpe
nuove
si
cambiò
la
camicia
.
Con
sé
portò
Moscino
.
Pareva
un
altro
:
la
contentezza
lo
ubriacava
:
e
camminava
a
testa
alta
;
anzi
,
all
'
indietro
,
perché
su
non
gli
ci
voleva
stare
.
Moscino
si
mise
perfino
la
ciarpa
,
portando
in
punta
a
una
spalla
la
giubba
;
e
dondolando
le
braccia
.
Quando
arrivarono
fuori
di
Porta
Camollia
,
dopo
aver
dovuto
attraversare
tutta
la
città
,
la
fiera
era
cominciata
da
parecchio
tempo
.
Il
prato
a
sterro
,
dinanzi
alle
prime
case
del
Borgo
,
era
pieno
fino
in
fondo
:
i
bovi
e
i
vitelli
pigliavano
tutto
il
mezzo
;
i
cavalli
e
gli
asini
erano
legati
alla
fila
degli
alberi
,
da
una
parte
;
i
maiali
grufolavano
lungo
il
muro
del
Tiro
a
Segno
.
I
contadini
e
i
mercanti
entravano
tra
i
mucchi
dei
bovi
;
mentre
altri
,
a
capannelli
,
dove
c
'
era
più
posto
vuoto
,
stavano
fermi
;
discutendo
e
contrattando
per
ore
e
ore
di
seguito
.
Per
lo
più
,
ai
carri
erano
legate
quattro
o
cinque
paia
di
bovi
;
oppure
un
branco
di
vitelli
,
con
la
testa
e
la
fronte
coperte
di
fronzoli
rossi
.
I
vitelli
si
bicciavano
e
si
pestavano
,
perché
non
sapevano
moversi
o
perché
,
volendo
divincolarsi
e
sciogliersi
,
davano
a
dietro
mugliando
.
Allora
,
chi
li
aveva
in
consegna
,
tirava
la
funicella
e
li
legava
più
a
corto
.
Fin
quasi
mezzogiorno
,
i
bovi
continuarono
ad
arrivare
.
Pareva
che
non
potessero
trovare
più
posto
;
ma
,
invece
,
si
aprivano
una
specie
di
viottolo
che
,
a
un
certo
punto
,
si
riempiva
e
restava
chiuso
.
Ed
ecco
che
,
lì
accanto
,
altre
bestie
seguitavano
a
passare
,
affrettandosi
.
Altre
,
vendute
,
erano
portate
via
,
e
dovevano
fare
giri
lunghissimi
;
e
,
qualche
volta
,
non
potevano
andare
avanti
trovandosi
serrate
da
ogni
parte
.
Una
voce
,
risoluta
,
diceva
:
"
Pigliate
di
qua
!
"
Ma
un
'
altra
gridava
:
"
Dovete
tornare
a
dietro
!
Di
qui
non
si
passa
!
"
La
prima
voce
gridava
più
forte
:
"
Pigliate
di
qua
:
date
retta
a
me
!
"
Altre
voci
,
allora
,
gridavano
,
tutte
insieme
,
bestemmie
e
insolenze
;
e
nessuno
intendeva
più
niente
.
Ma
chi
menava
le
bestie
si
faceva
largo
come
poteva
;
finché
non
era
fuori
della
fiera
;
e
,
a
non
sentirsi
più
pigiato
,
respirava
a
bocca
larga
.
Cani
randagi
,
per
lo
più
bastardi
,
spersi
dai
contadini
,
andavano
in
cerca
del
padrone
,
avvicinandosi
sempre
con
sospetto
;
pronti
a
voltare
la
testa
e
a
scappare
,
a
una
accoglienza
cattiva
.
Quando
trovavano
un
seccarello
di
pane
,
lo
mangiavano
;
dimenando
la
coda
ritta
,
senza
piegare
le
gambe
di
dietro
e
con
il
muso
giù
.
C
'
erano
bovi
montigiani
,
di
pelame
candido
e
liscio
,
con
gli
occhi
turchini
e
pelosi
;
le
corna
piccole
;
alti
e
lunghi
.
C
'
erano
quelli
maremmani
,
di
pelame
scuro
e
anche
tutto
nero
;
con
le
corna
grosse
e
grandi
.
Parecchi
avevano
un
campano
attaccato
al
collo
;
con
una
fibbia
di
cuoio
.
Tutta
la
fiera
faceva
un
ronzìo
sempre
eguale
,
che
opprimeva
,
un
ronzìo
fitto
come
la
polvere
sospesa
nell
'
aria
,
come
fosse
immobile
.
La
fila
degli
alberi
era
piena
di
cicale
,
che
non
si
stancavano
mai
.
Qualche
volta
,
uno
scoppio
di
voce
,
oppure
una
parola
sola
,
chiara
e
distinta
,
seguita
dal
silenzio
o
da
uno
schiamazzo
incomprensibile
.
Ora
si
sentivano
i
campani
in
mezzo
al
prato
,
come
rinchiusi
dentro
il
fittume
degli
uomini
e
delle
bestie
,
con
suoni
soffocati
e
strascicati
;
a
un
certo
punto
,
invece
,
un
campano
più
forte
che
continuava
per
un
pezzo
,
come
se
facesse
chetare
tutti
gli
altri
;
o
parecchi
campani
sparsi
per
la
fiera
,
e
ora
se
ne
sentiva
uno
e
ora
un
altro
,
sempre
eguali
e
riconoscibili
.
Su
la
stesa
delle
groppe
si
levavano
le
corna
.
Le
mosche
coprivano
il
collo
e
le
giogaia
dei
bovi
,
mettendosi
fitte
fitte
attorno
all
'
orlo
degli
occhi
;
attaccandosi
,
ostinate
,
con
le
ali
lustre
e
iridescenti
.
Quando
una
volava
via
,
restava
una
goccia
di
sangue
,
come
una
punta
d
'
un
ago
,
sul
pelo
.
Per
qualche
secondo
,
a
una
ventata
placida
,
il
brusìo
doventava
fruscìo
più
forte
e
più
distinto
;
mescolato
ai
muggiti
.
Qualche
volta
,
quando
un
compratore
si
portava
via
un
maiale
dal
branco
,
legandolo
per
una
delle
zampe
di
dietro
,
le
strida
si
sentivano
per
tutta
la
fiera
;
e
in
quel
punto
si
alzava
un
polverone
che
accecava
.
Tutte
quelle
corna
e
quelle
groppe
,
brulicavano
.
Su
i
carri
le
donne
tenevano
le
funicelle
delle
bestie
avvoltolate
ai
polsi
,
con
le
fruste
in
mano
,
sotto
grandi
ombrelle
d
'
incerato
verde
.
Poi
,
quando
i
loro
uomini
tornavano
d
'
aver
visto
la
fiera
e
d
'
aver
parlato
con
i
conoscenti
,
si
mettevano
a
mangiare
.
All
'
entrata
del
prato
,
alcune
baracche
vendevano
coltelli
,
falci
,
pietre
rotatoie
,
forbici
da
potare
,
barili
nuovi
.
Un
uomo
,
ventruto
,
si
scalmanava
,
battendo
la
mano
aperta
su
le
stoffe
che
egli
teneva
con
il
pugno
dell
'
altra
mano
,
sopra
alla
testa
.
Un
cantastorie
,
aiutato
dalla
moglie
,
stonava
e
storceva
la
bocca
per
far
ridere
;
accompagnandosi
con
un
'
enorme
chitarra
unta
.
Era
magro
e
grigio
;
e
,
corrugando
la
fronte
,
faceva
andare
avanti
e
indietro
il
cappello
a
staio
.
La
donna
,
più
piccola
di
lui
,
rossa
in
viso
,
aveva
i
capelli
d
'
un
biondo
bianchiccio
,
tenuti
fermi
con
una
sola
forcella
di
ottone
che
faceva
gola
a
tutte
le
contadine
.
Quando
doveva
alzare
la
voce
,
per
non
fare
stecca
,
spingeva
in
avanti
il
buzzo
e
piegava
un
ginocchio
.
Ed
ambedue
,
cantando
,
guardavano
con
gli
occhi
fissi
di
là
dalla
gente
,
come
fuori
di
sé
e
assorti
.
Le
ragazze
,
tenendosi
i
gomiti
su
le
spalle
l
'
una
dell
'
altra
,
con
tutto
il
peso
del
loro
corpo
,
ascoltavano
ridacchiando
,
pigiate
in
mezzo
ai
giovanotti
;
senza
impermalirsi
di
certe
parole
che
andavano
a
dirle
loro
dentro
gli
orecchi
.
Quando
una
aveva
indolenzite
le
spalle
dal
braccio
di
un
'
altra
,
le
smoveva
perché
le
cambiasse
di
posto
.
Erano
vestite
a
festa
,
e
ci
stavano
così
volentieri
che
quelli
della
loro
famiglia
dovevano
tirarle
via
per
le
braccia
.
Lì
accanto
,
un
giovane
,
con
i
baffi
biondi
e
le
basette
lunghe
,
vendeva
le
aringhe
di
un
barilotto
da
dove
le
prendeva
con
la
punta
di
uno
stecco
.
Da
Siena
venivano
le
frotte
dei
contadini
che
erano
stati
a
mangiare
nelle
bettole
,
urtandosi
,
gridando
o
burlando
qualcuno
che
aveva
bevuto
troppo
e
barcollava
.
Alcuni
s
'
erano
fatti
accompagnare
,
per
la
prima
volta
,
a
trovare
le
ragazze
;
in
un
vicolo
immondo
come
un
moscaio
.
A
quelli
che
stavano
chi
sa
perché
immobili
,
guardando
sempre
la
stessa
cosa
,
magari
una
ruota
o
la
punta
di
una
coda
,
il
sole
faceva
storcere
il
viso
e
aprire
la
bocca
.
Erano
persone
che
stavano
lì
;
insieme
,
accanto
,
da
ore
e
ore
,
e
non
s
'
erano
mai
detto
né
meno
una
parola
;
guardando
soltanto
quando
uno
di
loro
gridava
a
un
bove
che
stesse
fermo
o
smettesse
di
grattarsi
.
Il
sudore
rigava
giù
il
viso
acceso
come
se
bruciasse
.
I
mercanti
più
conosciuti
giravano
dove
c
'
erano
le
paia
più
belle
,
portando
i
bastoni
agganciati
a
una
spalla
o
al
collo
.
Picciòlo
si
trovò
un
poco
perso
;
ma
sapeva
che
un
suo
conoscente
doveva
aver
portato
un
branco
di
vitelli
;
e
,
perciò
,
senza
perdersi
d
'
animo
,
cercò
subito
di
lui
.
Moscino
lo
seguiva
,
inciampando
tra
le
sue
gambe
,
sbattendo
la
testa
nella
sua
schiena
;
perché
non
sapeva
dove
andava
e
camminava
voltandosi
a
guardare
attorno
.
Finalmente
,
proprio
nel
mezzo
della
fiera
,
dove
il
bestiame
era
così
fitto
che
per
moversi
bisognava
prima
far
scansare
le
bestie
,
lo
trovò
.
Gli
dette
la
mano
;
e
si
mise
a
gridargli
:
"
Mi
devi
vendere
un
vitello
da
farmici
onore
.
"
Il
venditore
gli
disse
:
"
Qui
ce
ne
sono
trenta
,
tutti
miei
;
scegli
.
"
Ma
Picciòlo
gridava
ancora
senza
vedere
niente
;
gridava
che
se
non
gliene
dava
uno
proprio
da
amico
non
gli
avrebbe
parlato
più
.
Quello
,
mezzo
assordito
,
lo
allontanò
;
prima
con
le
braccia
e
poi
puntandogli
il
bastone
sul
petto
.
E
gli
disse
:
"
Scegli
,
t
'
ho
detto
.
Per
ora
,
i
migliori
non
li
ho
condotti
.
Vuoi
una
bastonata
sul
capo
?
"
Ma
Picciòlo
non
l
'
udiva
.
Allora
quegli
lo
prese
per
la
camicia
e
lo
portò
davanti
a
un
vitello
dei
più
piccoli
.
"
Eccolo
!
Lo
vedi
?
Questo
devi
comprare
!
È
inutile
che
tu
perda
tempo
a
guardarne
altri
.
"
"
E
quanto
costa
?
"
"
Mi
darai
venticinque
napoleoni
.
"
Picciòlo
si
picchiò
la
testa
,
e
restò
senza
fiatare
.
"
E
quanto
vuoi
darmi
?
"
"
Lasciamelo
prima
vedere
.
"
"
Fai
il
comodo
tuo
.
"
Picciòlo
lo
guardò
in
bocca
,
aprendogliela
con
le
mani
.
"
Di
bocca
,
mi
piace
.
"
Poi
gli
tastò
la
testa
dove
aveva
due
bitorzoli
teneri
e
caldi
più
della
carne
,
che
sarebbero
doventati
le
corna
.
E
chiese
:
"
Ha
nessun
difetto
?
"
"
Nessuno
:
te
lo
garantisco
.
"
"
Fammi
vedere
come
cammina
.
"
Il
venditore
sciolse
il
vitello
,
e
gli
fece
fare
qualche
passo
.
"
Mi
pare
che
la
gamba
destra
di
dietro
la
mandi
un
poco
in
fuori
.
"
Il
venditore
fece
un
grido
:
"
Che
hai
detto
?
Questa
bestia
è
fatta
con
il
compasso
e
con
il
pennello
.
In
tutta
la
fiera
,
non
ce
n
'
ha
uno
eguale
.
Fossero
tutti
gli
altri
vitelli
come
lui
!
"
Picciòlo
restò
soprapensiero
,
e
poi
disse
:
"
Quanto
hai
detto
che
vuoi
?
"
"
Te
lo
devo
ripetere
?
"
"
Sì
,
perché
non
me
lo
ricordo
.
"
"
Venticinque
napoleoni
.
"
"
Fossi
pazzo
!
Ah
!
Non
se
ne
fa
di
nulla
!
Arrivederci
!
"
E
se
ne
andò
;
ma
,
per
quanto
girasse
,
non
ne
trovava
un
altro
.
Allora
,
finse
di
ripassare
di
lì
per
caso
,
come
se
volesse
tirare
di
lungo
;
mettendosi
,
dalla
parte
del
venditore
,
il
cappello
su
l
'
occhio
.
Ma
quello
lo
fermò
,
poggiandogli
il
bastone
sul
collo
:
"
Dove
vai
?
"
"
Voglio
andare
a
casa
.
"
"
E
il
vitello
non
ce
lo
porti
?
"
"
No
,
no
!
"
"
Piglialo
per
ventitré
napoleoni
,
e
falla
finita
.
Che
Sant
'
Antonio
gli
tenga
gli
occhi
addosso
.
Se
lo
merita
,
povera
bestia
!
"
Te
ne
do
venti
.
"
Allora
si
misero
a
gridare
:
"
Ho
detto
ventitrè
.
"
"
E
io
venti
.
"
Stettero
zitti
,
guardandosi
negli
occhi
,
ansando
;
e
,
poi
,
ricominciarono
:
"
Dammene
ventidue
.
Per
meno
,
non
te
lo
do
anche
se
mi
dovesse
morire
.
"
"
Te
ne
do
venti
.
"
"
Ne
voglio
ventidue
.
Piglia
il
vitello
.
"
Lo
sciolse
,
e
mise
la
fune
nelle
mani
di
Picciòlo
.
"
Portalo
via
.
"
E
dette
una
bastonata
al
vitello
;
che
fece
un
salto
,
portandosi
dietro
Picciòlo
.
"
Facciamo
ventuno
.
"
Il
venditore
si
mise
a
bestemmiare
;
ma
siccome
Picciòlo
stava
lì
fermo
,
gridò
:
"
Piglialo
per
ventuno
.
Sono
centocinque
lire
.
"
"
Il
mio
padrone
te
lo
pagherà
,
com
'
è
d
'
uso
,
tra
dieci
giorni
;
se
il
vitello
non
ha
nessuna
malattia
.
"
"
Sta
bene
!
"
E
si
dettero
la
mano
.
Era
un
vitello
slattato
da
pochi
giorni
,
macilento
e
debole
;
uno
di
quei
vitelli
che
portano
di
Maremma
,
a
branchi
;
e
debbono
fare
trenta
o
quaranta
miglia
di
strada
;
per
lo
più
,
di
notte
.
Aveva
le
unghie
nere
e
ancora
tenere
;
e
un
muso
troppo
piccolo
,
di
bestia
che
ha
patito
.
Arrivò
alla
Casuccia
tutto
sudato
,
con
il
pelo
che
gli
s
'
arricciava
su
i
fianchi
.
Picciòlo
lo
aveva
tirato
con
una
cavezza
al
collo
,
perché
a
mettergli
la
nasiera
sarebbe
stato
presto
;
e
Moscino
gli
aveva
rotto
più
di
una
frusta
nelle
gambe
perché
camminasse
.
Tordo
disse
:
"
Avete
comprato
un
capretto
?
"
E
fece
una
risata
.
Allora
,
Berto
scese
subito
di
casa
e
si
mise
a
girare
attorno
al
vitello
,
per
compassionarlo
.
"
O
come
fate
a
farlo
mangiare
?
Questo
muore
da
qui
a
una
settimana
!
"
Picciòlo
era
addolorato
e
si
raccomandava
che
stessero
zitti
;
Moscino
li
avrebbe
presi
a
sassate
,
benché
fosse
mortificato
più
del
padre
.
"
Vedrete
che
,
quando
ha
succhiato
qualche
paiolata
di
semola
calda
,
non
si
riconosce
più
.
Ora
è
stanco
!
Certo
,
se
gli
dessi
l
'
erba
,
gli
farebbe
sciogliere
il
corpo
!
Ma
ci
penserò
io
!
L
'
ho
comprato
io
,
e
l
'
assisterò
io
,
se
il
Signore
e
sant
'
Antonio
benedetto
sono
contenti
che
il
padrone
ci
possa
guadagnare
quando
sarà
cresciuto
.
"
"
Ma
questo
non
cresce
!
Non
vedete
che
pelame
brutto
ha
?
Pare
scabbioso
.
"
"
È
la
fame
che
ha
patito
.
Che
doveva
mangiare
i
sassi
?
"
"
Lo
vedremo
!
"
Il
vitello
faceva
qualche
sgambetto
,
ma
poi
restava
anche
più
mogio
;
e
i
suoi
occhi
lacrimavano
come
se
non
fosse
stato
sano
.
Tentava
di
leccarsi
i
fianchi
,
e
Picciòlo
gli
disse
:
"
Vieni
con
me
nella
stalla
:
ti
riposerai
e
poi
mangerai
.
"
Il
vitello
puntò
i
piedi
dinanzi
;
e
,
per
portarlo
nella
stalla
,
Picciòlo
dovette
avvolgersi
la
fune
alle
braccia
e
tirare
con
tutta
la
sua
forza
;
ma
,
se
Moscino
non
lo
avesse
spinto
di
dietro
,
con
una
spalla
,
non
si
sarebbe
mosso
.
Tordo
e
Berto
stavano
lì
a
sghignazzare
.
Picciòlo
diceva
:
"
Ci
vuol
pazienza
come
con
i
ragazzi
.
Vedrete
che
tra
un
mese
non
riderete
!
"
Ma
Lorenzo
s
'
ebbe
a
male
di
quegli
scherzi
;
e
a
suo
padre
disse
:
"
Voi
siete
fatto
apposta
per
far
divertire
la
gente
!
Ma
se
ci
fossi
stato
io
,
si
chetavano
tutti
!
A
me
,
invece
,
questo
modo
di
fare
m
'
è
venuto
a
noia
!
"
"
Io
sono
vecchio
,
e
se
ne
approfittano
!
"
"
Un
'
altra
volta
,
mandate
a
chiamare
subito
me
.
"
"
E
ti
vorresti
compromettere
per
niente
?
"
"
State
zitto
!
Se
no
,
mi
fate
arrabbiare
sul
serio
anche
voi
!
"
Picciòlo
,
intanto
,
aveva
già
fatto
fare
da
Dinda
un
beverone
caldo
,
con
la
semola
;
portò
il
paiolo
giù
nella
stalla
e
lo
mise
sotto
il
muso
del
vitello
.
Ma
il
vitello
ci
si
avvicinava
e
poi
faceva
uno
scatto
indietro
.
Picciòlo
si
disperava
,
quasi
piangeva
.
Poi
,
posò
il
paiolo
su
la
paglia
e
si
mise
a
grattare
con
le
unghie
tra
le
corna
del
vitello
,
per
fargli
il
solletico
;
poi
,
gli
accarezzò
il
collo
e
si
mise
a
fischiettargli
.
Ma
la
bestia
non
capiva
e
si
tirava
a
dietro
.
"
Sant
'
Antonio
benedetto
!
Se
tu
non
mangi
,
mi
spacco
la
testa
alla
mangiatoia
.
"
Anche
Dinda
andò
nella
stalla
;
s
'
annodò
il
fazzoletto
sotto
il
mento
,
perché
non
le
scivolasse
,
abbracciò
al
collo
il
vitello
e
lo
trascinò
verso
il
paiolo
.
Disse
il
contadino
:
"
Tutto
sta
che
l
'
assaggi
!
"
"
È
quello
che
penso
anch
'
io
.
Tu
alza
il
paiolo
.
"
Allora
,
Dinda
gli
ci
ficcò
il
muso
.
Il
vitello
,
da
prima
,
cercò
di
sfuggire
;
ma
,
poi
,
fece
una
sorsatina
.
"
Oh
,
se
Dio
vuole
,
comincia
a
dare
retta
!
"
"
Bevi
,
bevi
,
grullino
!
"
E
il
vitello
bevve
quasi
metà
del
beverone
.
Ma
pareva
che
volesse
ruzzare
e
faceva
schioccolare
la
lingua
.
"
Tra
una
mezz
'
ora
,
si
scalda
un
'
altra
volta
l
'
acqua
;
e
vedrai
che
allora
la
finisce
.
Tu
,
intanto
,
vai
a
tagliare
un
poco
di
granturchetto
,
di
quello
più
tenero
;
ma
le
cime
soltanto
.
"
"
Lo
so
da
me
.
"
Dinda
prese
il
falcino
e
andò
.
Allora
Picciòlo
si
guardò
attorno
,
per
assicurarsi
che
era
solo
;
prese
la
testa
del
vitello
e
gli
baciò
gli
occhi
:
"
Devi
mangiare
,
e
non
farmi
ammalare
di
passione
!
"
XX
Il
tipografo
Corradino
Crestai
,
detto
Ciambella
,
non
aveva
pensato
a
sposare
Giulia
altro
che
dopo
la
morte
del
Selmi
;
benché
l
'
avesse
conosciuta
parecchio
tempo
prima
,
in
casa
di
Fosca
.
Non
ne
era
né
meno
innamorato
;
ma
,
tra
le
ottomila
lire
che
gli
avrebbero
fatto
comodo
,
e
l
'
amicizia
che
s
'
era
raffermata
per
la
circostanza
del
processo
,
egli
credeva
di
doversene
innamorare
.
Lavorava
in
una
piccola
e
vecchia
tipografia
,
dove
c
'
era
una
macchina
sola
;
che
un
uomo
robusto
mandava
,
facendo
girare
una
gran
ruota
.
Qualche
giorno
prima
dell
'
udienza
,
Fosca
gli
aveva
detto
:
"
Perché
non
viene
tutte
le
sere
a
casa
nostra
?
Egli
rispose
:
"
"
Ho
paura
di
dare
noia
.
Così
,
dopo
mangiato
,
me
ne
vado
subito
a
letto
.
Ma
,
da
stasera
,
verrò
.
"
Giulia
lo
fece
mettere
a
sedere
e
gli
domandò
se
ora
si
sentiva
bene
;
perché
,
una
volta
,
gli
capitava
di
svenire
durante
la
giornata
.
Egli
rispose
,
tutto
contento
:
"
Mi
sembra
di
ringiovanire
.
"
Ma
,
poi
,
all
'
infuori
di
quelle
ottomila
lire
,
non
trovarono
altro
da
parlare
.
Egli
ci
faceva
anche
più
assegnamento
di
lei
,
e
le
assicurò
che
le
avrebbe
avute
certamente
.
"
Stia
tranquilla
,
se
glielo
dico
io
!
Non
mi
sono
mai
sbagliato
.
Ho
sempre
capito
come
vanno
a
finire
le
cose
.
Quel
pazzo
,
se
avesse
giudizio
,
dovrebbe
venire
magari
da
me
e
dirmi
:
senta
,
Ciambella
:
io
con
la
Cappuccini
non
ci
voglio
parlare
,
perché
ormai
m
'
è
entrato
questo
capriccio
nella
testa
;
vengo
,
perciò
,
da
lei
;
e
la
incarico
di
darle
quel
denaro
che
Giulia
m
'
ha
chiesto
.
Io
lo
accoglierei
come
se
fossimo
amici
,
prenderei
il
denaro
;
e
tutto
sarebbe
finito
.
"
Giulia
disse
,
battendosi
le
nocche
sul
capo
:
"
Crede
che
lui
sarebbe
capace
di
fare
così
?
"
"
Perché
,
ormai
,
non
sa
che
pesci
prendere
.
"
"
E
perciò
m
'
ha
costretta
ad
andare
per
i
tribunali
!
"
E
si
tirò
su
le
maniche
.
"
Bel
galantuomo
,
a
costringere
una
ragazza
a
far
queste
cose
!
"
"
È
una
vergogna
!
"
"
Ma
glielo
vorrei
far
capire
io
.
Gli
direi
:
Ho
quarant
'
anni
e
non
ho
mai
avuto
da
leticare
con
nessuno
,
ma
so
come
ci
si
deve
contenere
con
gli
altri
!
Lei
,
invece
,
non
sa
né
meno
quando
i
polli
vanno
a
letto
!
Giulia
si
mise
a
ridere
:
"
È
vero
!
È
vero
!
Dice
bene
!
Fa
proprio
il
suo
ritratto
!
"
Ma
ella
,
per
stare
alla
verità
,
non
trovava
il
suo
fidanzato
molto
faceto
,
e
rideva
più
per
convenienza
che
per
altro
.
Ciambella
,
invece
,
credeva
di
dare
nel
segno
;
molto
lontano
dal
pensare
che
Giulia
non
avesse
bisogno
di
essere
consigliata
da
lui
.
La
stanza
era
così
bassa
che
con
la
punta
delle
dita
si
potevano
toccare
i
travicelli
;
era
intonacata
di
giallo
,
con
attorno
una
fascia
di
fiori
rossi
che
parevano
tante
creste
di
galletto
.
Dalla
trave
di
mezzo
,
pendeva
un
lume
a
petrolio
.
Fosca
,
che
non
stava
quasi
mai
nella
stanza
,
perché
aveva
da
medicare
la
bambina
più
piccola
,
per
non
farsi
vedere
dal
tipografo
,
s
'
era
chiusa
in
cucina
.
Ciambella
fumava
,
mandando
il
fumo
su
per
aria
,
piano
piano
,
e
poi
restava
con
la
testa
un
poco
rovesciata
indietro
,
piegando
in
giù
la
punta
degli
occhi
per
guardare
Giulia
;
che
accavallava
una
gamba
sopra
un
'
altra
o
la
rimetteva
in
terra
.
Egli
non
aveva
mai
passato
un
'
ora
con
una
contentezza
simile
;
e
disse
:
"
Domani
ho
da
fare
parecchio
;
ma
in
certe
giornate
la
fatica
non
si
sente
più
.
"
Giulia
sospirò
e
arrossì
;
poi
,
disse
:
"
Mi
ha
detto
la
zia
che
lei
avrebbe
pensato
a
me
...
"
E
si
fece
sempre
più
rossa
,
proseguendo
:
"
Ma
non
è
possibile
.
Non
perché
io
abbia
un
altro
impegno
...
"
Ciambella
scosse
la
cenere
del
sigaro
;
e
rispose
:
"
E
,
allora
,
c
'
intenderemo
,
invece
.
Non
c
'
è
fretta
.
Ne
parleremo
un
'
altra
volta
.
Domenica
,
magari
,
andiamo
a
fare
due
passi
in
campagna
;
e
ne
parleremo
allora
.
"
"
Come
vuole
!
"
Egli
ripeté
:
"
Non
c
'
è
nessuna
fretta
.
"
Poi
sorrise
,
e
aggiunse
:
"
Quando
si
sa
che
tanto
lei
che
io
siamo
d
'
accordo
!
Non
ci
sarebbe
né
meno
bisogno
di
dire
niente
!
"
La
ragazza
,
allora
,
si
alzò
e
chiamò
Fosca
perché
egli
salutasse
anche
lei
.
Quando
le
due
donne
furono
restate
sole
,
la
zia
chiese
:
"
Che
ti
diceva
?
"
Giulia
fece
una
risata
stizzosa
:
"Niente."
"
Ma
...
ti
piace
?
"
"
In
seguito
,
forse
,
mi
piacerà
di
più
.
Ma
,
tanto
,
della
bellezza
a
me
non
importa
niente
.
Né
meno
io
,
del
resto
,
sono
bella
.
Alla
sua
età
,
sarò
peggio
di
lui
.
A
me
basta
che
mi
voglia
bene
.
"
"
Quello
è
l
'
uomo
per
te
.
"
"
Forse
!
"
Ma
ella
aveva
tutt
'
altri
sentimenti
che
quelli
di
una
fidanzata
:
desiderava
di
vincere
la
causa
e
non
altro
.
La
domenica
,
andarono
all
'
osteria
del
Giuggiolo
,
fuor
di
Porta
San
Marco
.
Fosca
aveva
portato
soltanto
Jolanda
,
per
non
essere
in
troppi
.
Tirava
vento
,
e
c
'
era
un
polverone
che
si
alzava
sopra
le
colline
,
imbiancandole
e
attaccandosi
alle
siepi
della
strada
.
Giulia
si
pigiava
il
fazzoletto
su
la
faccia
,
Ciambella
si
voltava
a
dietro
finché
non
era
passata
la
polvere
,
tenendosi
il
cappello
perché
non
glielo
portasse
via
il
vento
;
e
Fosca
tappava
gli
occhi
alla
bambina
.
Poi
,
tutti
e
tre
tossivano
;
riaprendo
gli
occhi
appena
passato
quel
fastidio
.
La
strada
,
dalla
Porta
,
scende
sempre
di
più
,
benché
volti
continuamente
tra
i
campi
di
tre
colline
.
Se
ne
vede
un
pezzo
giù
nella
vallata
dove
c
'
è
un
ponte
;
e
poi
risale
verso
la
Costalpino
.
Di
là
dalle
tre
colline
s
'
allontana
una
gran
pianura
;
e
si
rialza
,
a
poco
a
poco
,
fino
a
una
montagnetta
lunga
e
turchina
;
dietro
la
quale
levano
la
testa
i
monti
della
Maremma
:
a
file
sempre
meno
colorite
.
La
pianura
,
nell
'
ombra
,
era
violacea
;
e
,
dove
batteva
il
sole
,
pareva
gialla
.
L
'
osteria
del
Giuggiolo
si
trova
a
mezza
scesa
,
tra
certe
case
di
contadini
costruite
lì
a
strapiombo
e
rinforzate
con
sproni
di
mattoni
che
le
fasciano
da
tutte
le
parti
.
Alle
finestre
,
c
'
erano
i
geranii
e
i
garofani
;
e
,
sotto
,
un
piazzaletto
,
un
poco
più
alto
della
strada
,
con
due
acacie
dinanzi
alla
porta
;
e
,
all
'
ombra
dei
loro
rami
,
due
tavolini
di
legno
,
imporriti
,
che
avevano
un
odore
come
quello
dei
funghi
.
Giulia
e
Ciambella
,
senza
volere
,
si
trovavano
sempre
a
fianco
;
qualche
passo
innanzi
alla
zia
;
ma
,
allora
,
non
si
parlavano
e
si
fermavano
ad
aspettarla
.
Sorridevano
dell
'
aria
che
avevano
e
dei
pensieri
che
si
sentivano
,
come
due
giovinetti
che
fanno
la
prima
volta
all
'
amore
.
Il
Crestai
,
rasato
,
aveva
una
ciarpa
quasi
nuova
:
il
solino
,
è
vero
,
sfilacciato
;
ma
uno
migliore
,
nel
canterano
,
non
ce
l
'
aveva
e
s
'
era
scordato
di
comprarlo
.
Giulia
s
'
era
messa
una
rosa
,
e
portava
i
guanti
di
filo
bianco
.
Quando
si
posero
a
sedere
,
facendosi
portare
il
pane
e
il
salame
sopra
un
foglio
di
carta
,
con
un
litro
di
vino
,
il
tipografo
parlava
ancora
più
a
Fosca
che
alla
ragazza
.
C
'
era
un
grande
odore
di
sambuchi
,
che
veniva
dalla
siepe
della
strada
;
e
i
loro
fiori
si
sbriciolavano
nella
polvere
.
Le
api
ronzavano
.
Fosca
chiese
:
"
Non
vi
date
del
tu
?
O
che
aspettate
?
"
Il
tipografo
rispose
:
"
Veramente
,
è
tutta
la
strada
che
ci
penso
!
"
Giulia
disse
:
"
Se
dobbiamo
cominciare
da
ora
,
io
sono
contenta
!
Benché
,
in
principio
,
sbaglieremo
.
"
Ciambella
disse
:
"
Allora
facciamo
un
brindisi
!
"
E
bevvero
tutti
e
tre
,
guardandosi
e
ridendo
perché
il
vino
alle
donne
andava
a
traverso
.
Una
cieca
,
che
una
bambina
trascinava
per
il
vestito
,
si
avvicinò
e
chiese
l
'
elemosina
.
Il
tipografo
,
che
non
aveva
mai
dato
niente
a
nessuno
,
le
dette
tre
soldi
:
un
soldo
per
conto
di
ciascuno
.
Tutti
e
tre
sentivano
il
desiderio
di
vivere
in
campagna
.
Giulia
si
ricordò
della
Casuccia
,
allungò
il
viso
come
se
avesse
potuto
vederla
;
e
gli
occhi
le
si
arrossarono
;
ma
nessuno
se
ne
accorse
.
Guardavano
tutto
e
la
gente
che
passava
;
tenendo
immobile
la
persona
e
girando
la
testa
.
Giulia
disse
perfino
:
"
Li
avessi
io
,
alla
finestra
mia
,
quei
geranii
e
quei
garofani
!
"
Il
tipografo
sentiva
che
ella
parlava
meglio
di
lui
;
e
,
per
non
fare
brutta
figura
,
avrebbe
voluto
raccontare
qualche
cosa
della
sua
giovinezza
.
Ma
gli
pareva
che
non
ci
fosse
nulla
di
adatto
e
di
bello
per
lei
.
E
non
era
lo
stesso
come
quando
stava
insieme
con
gli
amici
!
Sentiva
il
bisogno
di
stringerle
una
mano
;
e
,
quando
un
uomo
con
la
chitarra
si
mise
a
cantare
nel
mezzo
della
strada
,
ci
mancò
poco
che
non
si
alzasse
a
cantare
come
lui
;
mentre
il
desiderio
sensuale
della
vita
gli
faceva
lustrare
gli
occhi
e
la
pelle
floscia
della
faccia
.
Come
aveva
fatto
bene
a
testimoniare
nel
processo
!
Allora
,
disse
:
"
Sono
poche
!
"
Le
due
donne
capirono
che
egli
parlava
delle
ottomila
lire
di
Remigio
;
e
Giulia
ebbe
,
per
la
prima
volta
,
un
pensiero
che
somigliava
all
'
amore
;
per
la
prima
volta
,
i
loro
occhi
si
compresero
fino
in
fondo
.
Quando
tornarono
verso
casa
,
il
vento
era
smesso
;
e
i
cipressi
stavano
fermi
.
Né
meno
ora
si
presero
a
braccetto
.
Ella
era
molto
stanca
;
e
,
quando
arrivò
in
cima
alla
salita
,
dovette
fermarsi
.
Fosca
si
mise
a
sedere
sopra
un
greppo
.
Intanto
s
'
era
fatto
oscuro
,
e
le
montagne
della
Maremma
non
si
vedevano
più
;
mescolate
con
la
nebbia
cinerea
del
cielo
.
Monistero
s
'
era
fatto
di
un
rosso
più
cupo
.
Il
Crestai
pareva
davvero
ringiovanito
,
e
pensava
di
sposarsi
molto
presto
;
appena
ch
'
ella
avesse
vinto
la
causa
.
Dal
giorno
dopo
,
cominciò
a
darsi
d
'
attorno
anche
lui
;
accompagnando
Giulia
quando
andava
dall
'
avvocato
.
Tutte
le
volte
che
si
vedevano
,
non
parlavano
d
'
altro
;
sicuri
di
farsi
piacere
.
E
credevano
che
tutti
i
loro
conoscenti
facessero
lo
stesso
.
Fosca
,
una
volta
,
domandò
:
"
Non
vi
siete
né
meno
baciati
?
"
"
Chi
ci
pensa
mai
?
Ho
altro
per
il
capo
.
Saremo
a
tempo
.
"
E
la
sera
disse
al
tipografo
:
"
Sai
che
la
zia
si
è
messa
a
ridere
perché
non
ci
siamo
baciati
?
Lei
non
sa
che
prima
noi
vogliamo
pensare
ai
denari
.
"
Il
tipografo
restò
un
poco
vergognoso
,
quasi
contrariato
;
e
rispose
,
per
galanteria
:
"
Ho
io
la
colpa
!
"
Quando
restarono
un
momento
soli
,
disse
,
impacciato
di
non
trovare
un
modo
migliore
per
giungere
al
suo
scopo
:
"
Non
voglio
più
che
tua
zia
dica
così
!
Forse
,
ha
ragione
!
"
La
prese
per
la
vita
e
la
baciò
;
ma
ella
tenne
la
bocca
chiusa
,
e
gli
disse
che
non
voleva
.
Il
giorno
dopo
,
andò
a
trovarlo
in
tipografia
.
Era
bianca
come
un
cencio
lavato
e
le
tremavano
le
mani
.
Non
riesciva
a
tenere
né
meno
i
guanti
in
mano
:
ora
gliene
cadeva
uno
e
ora
un
altro
.
Il
Crestai
,
attento
,
glieli
raccattava
;
e
nel
chinarsi
i
suoi
orecchi
doventavano
rossi
.
Ella
gli
raccontò
che
l
'
avvocato
di
Remigio
aveva
fatto
rinviare
la
causa
a
due
mesi
;
per
una
di
quelle
solite
astuzie
di
procedura
,
che
non
mancano
mai
.
Ella
non
se
ne
dava
pace
;
ed
egli
incrociò
le
braccia
insieme
,
s
'
appoggiò
alla
macchina
;
e
,
a
testa
giù
,
rifletté
quel
che
poteva
significare
questo
rinvio
.
Poi
,
disse
:
"
Non
mi
piace
affatto
!
Sei
sicura
che
il
tuo
avvocato
non
si
è
messo
dalla
parte
di
Remigio
?
Io
gli
direi
:
o
lei
mi
fa
vincere
la
causa
presto
o
io
ne
trovo
un
altro
!
Se
lui
mi
rispondesse
:
abbia
pazienza
!
io
gli
direi
:
ne
ho
avuta
anche
troppa
!
"
"
Ma
l
'
avvocato
non
ha
nessuna
colpa
.
"
"
E
,
allora
,
come
si
spiega
che
non
sia
riescito
come
ti
aveva
promesso
?
Anzi
,
lo
aveva
promesso
anche
a
me
.
Mi
aveva
detto
:
stia
sicuro
,
Ciambella
!
"
"
Me
l
'
ha
spiegato
,
ma
io
non
ci
ho
capito
quasi
niente
.
"
"
Ci
andremo
insieme
,
stasera
.
"
"
Io
mi
sento
più
male
del
solito
.
Quando
me
l
'
ha
detto
,
mi
son
sentita
girare
la
testa
e
se
non
mi
tenevo
alla
maniglia
della
porta
,
sarei
andata
in
terra
quanto
son
lunga
.
"
Ti
voglio
accompagnare
a
casa
io
,
perché
potresti
cadere
per
la
strada
!
"
"
Non
posso
né
meno
respirare
.
"
"
Si
vede
.
Mettiti
qui
a
sedere
,
prima
.
Quando
ti
sentirai
meglio
,
andremo
.
Vuoi
un
bicchiere
d
'
acqua
?
"
"
Se
ce
l
'
hai
qui
in
bottega
,
senza
che
tu
vada
a
cercarla
!
"
"
Mando
il
ragazzo
:
tu
non
te
ne
preoccupare
.
"
Ella
appoggiò
la
testa
alla
sedia
e
disse
:
"
Il
mondo
è
troppo
cattivo
!
Si
vive
troppo
male
!
Soffrire
tutti
i
giorni
e
poi
perché
?
Almeno
,
ne
valesse
la
pena
!
Come
mi
sento
male
!
Ora
sto
anche
peggio
!
Non
credevo
che
mi
venisse
uno
strappo
di
nervi
così
forte
!
Come
mi
ha
preso
anche
tutta
la
testa
!
Pare
che
mi
ci
ficchino
i
chiodi
!
"
"
Tra
poco
tornerà
il
ragazzo
con
l
'
acqua
:
ti
farà
bene
.
"
Ella
gli
sorrise
:
"Spero."
Ma
il
ragazzo
,
benché
fosse
andato
vicino
,
non
tornava
ancora
:
forse
,
s
'
era
messo
a
ruzzare
con
qualcuno
.
Allora
,
Ciambella
andò
su
la
porta
della
bottega
;
per
vedere
dov
'
era
.
Il
ragazzo
camminava
piano
,
per
non
versare
l
'
acqua
.
Gli
gridò
:
"
Spicciati
!
Non
sai
né
meno
portare
un
bicchiere
pieno
?
"
Poi
glielo
tolse
di
mano
,
e
fece
bevere
la
ragazza
.
"
Aspettiamo
un
altro
minuto
:
vedrai
che
ti
passerà
e
ripiglierai
colore
.
"
"
Mi
butterò
sul
letto
,
così
mi
riposerò
;
sono
tanto
stanca
e
con
le
gambe
stroncate
!
"
Ciambella
,
intanto
,
si
era
cambiato
il
vestito
.
L
'
aiutò
ad
alzarsi
;
e
,
prendendola
sotto
il
braccio
,
l
'
accompagnò
a
casa
.
Ella
disse
:
"
Mi
pare
impossibile
che
Dio
non
pensi
a
gastigare
chi
m
'
ha
ridotta
così
:
in
due
mesi
sono
calata
di
venti
chili
!
"
"
Stai
sicura
:
chi
fa
del
male
lo
riavrà
.
Il
mondo
è
un
peso
:
quel
che
è
fatto
è
reso
.
"
"
Ho
paura
,
però
,
di
ammalarmi
prima
!
"
"
E
io
non
ci
sono
?
Andrei
da
lui
,
gli
prenderei
il
collo
per
dirgli
:
l
'
hai
avuta
vinta
tu
,
ma
non
la
godrai
.
"
Se
fossi
sicura
che
,
dopo
aspettare
così
,
non
sarò
sfortunata
,
mi
accorerei
meno
!
Ma
non
mi
riesce
.
Se
avessi
indovinato
che
ci
voleva
tutto
questo
tempo
,
avrei
avuto
la
dignità
di
non
chiedere
niente
!
È
una
pena
.
Lo
so
soltanto
io
.
Ma
Ciambella
,
sorreggendola
su
per
le
scale
,
le
disse
tra
due
baci
:
"
Tu
non
sei
più
sola
!
"
XXI
Il
vitellino
tossiva
:
lo
sentirono
tutti
gli
assalariati
dal
letto
;
mentre
si
faceva
giorno
e
si
destavano
.
Picciòlo
si
disperava
,
e
Lorenzo
gli
domandò
,
arrabbiato
,
se
s
'
era
fatto
la
croce
per
le
sue
costole
.
Dovevano
chiamare
il
veterinario
?
Eppure
la
bestiola
era
meno
abbattuta
del
giorno
avanti
,
e
dimenava
la
coda
;
benché
non
riescisse
a
tirarsela
su
per
la
groppa
come
pareva
che
volesse
fare
.
Berto
lo
disse
a
Remigio
;
quasi
rimproverandolo
,
perché
da
sé
non
se
n
'
accorgeva
.
Allora
,
anche
Remigio
andò
giù
nella
stalla
;
per
sentire
come
tossiva
.
Picciòlo
gli
disse
:
"
Scommetto
che
non
è
niente
:
gli
dev
'
essere
restato
un
pezzetto
di
foglia
attraverso
la
gola
.
"
Il
vitellino
aveva
mangiato
poco
del
granturchetto
tagliato
da
Dinda
:
l
'
aveva
sbavato
e
basta
.
Eppure
aveva
fame
,
perché
leccava
anche
la
fune
!
Disse
Lorenzo
:
"
Proviamo
a
dargli
soltanto
la
semola
!
"
Remigio
non
se
n
'
intendeva
e
non
sapeva
che
dire
:
e
ascoltava
tutti
,
approvando
sempre
l
'
ultima
cosa
udita
.
Berto
dette
una
spallucciata
a
Tordo
,
accennandoglielo
;
per
deriderlo
.
Poi
,
escì
dicendo
:
"
Oggi
,
voglio
ridere
!
"
A
momenti
,
il
vitello
doventava
allegro
;
e
i
suoi
occhi
turchinicci
parevano
scucirsi
di
tra
il
filo
bianco
delle
sopracciglia
lunghe
.
Gli
avevano
fatto
un
giaciglio
di
paglia
pulita
,
molto
alto
,
perché
potesse
arrivare
con
il
muso
alla
mangiatoia
.
Ma
,
il
più
delle
volte
,
si
buttava
steso
;
e
,
per
farlo
rialzare
,
Picciòlo
lo
doveva
tirare
su
pigliandolo
quasi
tra
le
braccia
.
Quando
Remigio
escì
dalla
stalla
,
trovò
Berto
che
gli
fece
cenno
di
volergli
parlare
di
nascosto
.
Gli
disse
,
dietro
il
muro
della
parata
:
"
Sono
più
di
cento
lire
buttate
via
!
L
'
ha
voluto
comprare
lui
,
e
non
ci
capisce
niente
!
L
'
ha
fatto
per
superbia
,
perché
poteva
farsi
consigliare
da
me
.
Perché
ieri
mattina
non
m
'
ha
detto
che
andassi
con
lui
alla
fiera
?
Ma
,
se
fossi
il
padrone
io
,
farei
in
un
altro
modo
!
"
"
Credi
che
quel
vitello
non
possa
campare
?
"
"
Questo
non
lo
so
:
non
pretendo
mica
d
'
essere
indovino
o
Sant
'
Antonio
!
Ma
,
certo
,
non
ci
troverà
quel
guadagno
che
ci
sarebbe
dovuto
essere
!
Remigio
,
convinto
da
Berto
,
tornò
nella
stalla
,
e
disse
a
Picciòlo
:
"
Un
'
altra
volta
,
alla
fiera
tu
solo
non
ci
andrai
.
"
"
E
perché
mi
dice
così
,
padrone
?
"
"
Non
vedi
quel
che
hai
comprato
?
"
"
Lei
mi
aveva
detto
di
spendere
poco
.
E
io
ho
creduto
di
fare
il
mio
dovere
.
Ma
io
voglio
restare
responsabile
di
quel
che
ho
fatto
.
E
se
la
bestia
non
figurerà
come
m
'
aspetto
,
lei
non
mi
pagherà
il
salario
.
È
contento
?
Ma
non
mi
deve
umiliare
con
codeste
parole
.
"
Non
posso
dirti
quel
che
penso
?
"
"
Lei
è
venuto
nella
stalla
come
se
mi
si
volesse
avventare
addosso
!
"
"
Non
è
vero
!
"
"
Un
altro
,
voglio
dire
Berto
,
avrebbe
preso
la
forca
;
e
,
scusi
la
mia
verità
,
avrebbe
fatto
qualche
brutto
sproposito
;
piuttosto
che
farsi
dire
quel
che
mi
ha
detto
lei
.
È
vergogna
,
e
non
me
lo
merito
;
perché
un
altro
che
le
voglia
bene
come
me
non
lo
trova
.
"
Remigio
,
incapace
di
dire
altro
,
balbettò
:
"
Ma
tu
vuoi
proibirmi
di
comandare
.
"
Picciòlo
si
strinse
la
testa
tra
le
mani
,
come
il
latte
accagliato
per
fare
il
cacio
;
e
disse
:
"
È
meglio
che
io
non
le
risponda
.
Dica
quel
che
vuole
.
"
Prese
la
sua
zappa
e
andò
nell
'
orto
;
dove
c
'
era
da
fare
le
fossette
alle
piante
dei
fagioli
incannucciati
;
perché
,
ora
che
li
annaffiavano
,
bisognava
che
l
'
acqua
andasse
a
tutte
le
barbe
.
Ci
trovò
Berto
,
che
gli
disse
:
"
Ho
sentito
come
vi
ha
trattato
.
"
Picciòlo
non
voleva
rispondergli
,
sospettando
che
l
'
avesse
messo
su
lui
.
Ma
,
alla
fine
,
rispose
:
"
Mi
sta
bene
,
perché
faccio
più
di
quello
che
dovrei
.
"
Berto
,
non
riuscendo
a
tirarlo
dalla
sua
,
lo
minacciò
:
"
Coteste
parole
mi
garbano
poco
.
Volete
alludere
a
me
?
"
Ma
Picciòlo
fu
prudente
:
"
Io
non
alludo
a
nessuno
.
"
"
Voi
credete
di
essere
un
santo
.
E
noi
non
lavoriamo
quanto
voi
?
"
Picciòlo
,
sempre
più
controvoglia
,
rispose
:
"
Lasciatemi
in
pace
,
Berto
!
"
I
due
assalariati
,
benché
fossero
vicini
,
non
si
vedevano
;
perché
i
fagioli
erano
alti
e
folti
.
Finite
le
fossette
,
Picciòlo
prese
il
cesto
di
latta
verniciata
e
cominciò
ad
annaffiare
l
'
orto
.
I
fontini
si
votavano
;
e
,
dentro
la
mota
e
le
alghe
,
restavano
le
rane
che
invece
di
saltar
via
ci
si
ficcavano
.
Moscino
le
chiappava
;
per
mangiarle
.
Si
stendeva
in
terra
,
all
'
orlo
dei
fontini
;
e
,
affondando
le
braccia
fino
al
gomito
,
non
ce
ne
lasciava
né
meno
una
.
A
casa
,
tagliava
loro
la
testa
;
e
Dinda
le
spellava
.
Quella
sera
,
Picciòlo
era
di
malumore
:
per
solito
,
allora
,
si
lamentava
che
gli
dolevano
i
fianchi
;
e
non
voleva
mangiare
.
Lorenzo
gli
chiese
:
"
Vi
hanno
fatto
qualche
cosa
?
Perché
voi
non
dite
mai
niente
a
quelli
della
vostra
famiglia
?
"
Picciòlo
sarebbe
stato
zitto
perché
il
figliolo
aveva
ragione
;
ma
rispose
:
"
Niente
!
Niente
!
"
"
A
me
non
la
date
a
bere
.
Fatevelo
dire
voi
,
mamma
,
quel
che
ha
.
"
Dinda
lo
sapeva
e
ci
aveva
pianto
,
andando
a
sfogarsi
con
Luigia
,
che
le
aveva
promesso
di
riprendere
Remigio
;
ma
non
voleva
che
Lorenzo
leticasse
.
E
Lorenzo
,
comprendendo
il
suo
animo
,
si
lasciò
pigliare
dall
'
ira
:
"
Allora
,
se
vi
hanno
magari
legnato
,
hanno
fatto
bene
!
"
"
Si
dice
così
al
babbo
?
"
Picciòlo
si
rincantucciava
,
e
il
suo
viso
si
faceva
anche
più
desolato
.
Andò
a
letto
subito
,
come
se
si
sentisse
male
.
Luigia
disse
a
Remigio
:
"
Perché
hai
trattato
male
Picciòlo
?
"
"
Perché
se
lo
meritava
.
"
"
Bisogna
che
tu
sia
giusto
con
tutti
.
E
bada
di
non
farti
mettere
su
da
nessuno
.
"
"
Berto
,
ed
ha
fatto
bene
,
mi
ha
detto
che
quel
vitello
è
mezzo
malazzato
.
"
"
Non
gli
devi
dare
retta
.
"
"
E
da
me
non
lo
vedo
?
"
"
A
me
pare
un
vitello
discreto
,
e
vedrai
che
ci
guadagneremo
.
"
"
Lei
fa
per
proteggere
Picciòlo
;
perché
quando
ha
preso
una
simpatia
,
è
sempre
disposta
a
dare
ragione
.
"
"
Io
faccio
per
la
verità
.
"
"
Ma
sarebbe
meglio
che
anche
lei
guardasse
ai
nostri
interessi
.
"
"
Ci
guardo
più
che
tu
non
creda
.
Io
,
il
vitello
sono
andata
a
vederlo
quando
tu
eri
nel
campo
;
dopo
che
t
'
ho
sentito
bisticciare
con
Picciòlo
.
Remigio
,
però
,
ora
,
come
gli
avveniva
tutte
le
volte
che
s
'
era
arrabbiato
con
qualcuno
,
aveva
voglia
di
scherzare
;
e
sorrise
a
Ilda
;
che
,
quando
Luigia
brontolava
,
faceva
sempre
la
sorniona
.
E
siccome
aveva
una
grossa
treccia
di
capelli
biondi
,
che
le
arrivava
ai
fianchi
,
untandole
il
grembiule
su
le
spalle
,
gliela
tirò
forte
.
Ma
Luigia
non
stette
zitta
,
come
le
altre
volte
:
dette
un
ceffone
a
Ilda
,
che
doventò
di
bragia
;
e
disse
a
Remigio
:
"
Non
la
devi
avvezzare
male
questa
bambina
!
E
io
non
voglio
che
tu
rida
di
me
!
Ho
tutt
'
altro
nel
cuore
.
"
Egli
,
però
,
continuò
a
ridere
;
e
cercò
di
fare
ridere
anche
Ilda
.
Allora
,
la
matrigna
gli
disse
:
"
Senti
:
tu
hai
capito
come
sono
fatta
io
!
Sono
più
buona
del
pane
;
e
da
me
ci
puoi
ricavare
quel
che
vuoi
;
ma
rispetto
lo
voglio
.
E
da
te
più
che
da
tutti
gli
altri
!
Abbastanza
,
sono
stata
sempre
sacrificata
!
Quanto
avrei
fatto
meglio
a
starmene
a
casa
mia
!
Avrei
guadagnato
facendo
la
sarta
,
e
non
mi
sarei
trovata
mai
male
!
"
"
Mi
sembra
,
però
,
che
di
me
non
possa
dire
niente
!
"
"
Si
starà
a
vedere
!
Non
dipende
dalla
tua
volontà
:
dipende
da
come
andranno
le
cose
.
E
tu
non
puoi
essere
capace
a
mandare
avanti
la
Casuccia
,
come
faceva
tuo
padre
.
"
Mi
dice
sempre
lo
stesso
!
"
"
Se
non
vuoi
sentire
,
bisogna
che
prima
si
mutino
.
"
"
Dipende
da
me
?
Io
faccio
quel
che
posso
.
"
Berto
,
scalzo
,
scendeva
nell
'
aia
e
si
metteva
ad
ascoltare
,
sotto
la
finestra
;
fingendo
di
prendere
il
fresco
.
Così
,
tutto
quel
che
si
dicevano
Luigia
e
Remigio
,
i
contadini
lo
risapevano
subito
;
e
capivano
meglio
di
loro
che
il
podere
andava
a
rotoli
.
Tordo
non
si
licenziava
perché
non
avrebbe
potuto
trovare
dove
lavorare
poco
a
quel
modo
;
Picciòlo
e
Dinda
avevano
deliberato
di
rimanere
fino
a
quando
sarebbe
stato
possibile
;
e
Berto
voleva
attendere
un
altro
anno
:
lì
,
ormai
,
quasi
tutti
i
lavori
più
faticosi
erano
finiti
e
per
l
'
invernata
aveva
messo
in
serbo
molte
legna
da
bruciare
.
Dunque
,
non
gli
conveniva
la
fretta
.
Remigio
sentiva
la
sfiducia
;
ma
non
sapeva
bene
di
che
si
trattava
.
Gli
dicevano
:
"
Per
il
podere
,
bisognerebbe
spendere
di
più
!
"
E
avevano
l
'
aria
di
dirgli
anche
:
"
Lo
sappiamo
che
i
denari
non
ci
sono
!
"
.
Dopo
questi
discorsi
,
egli
ricordava
certe
giornate
;
quando
,
guardando
il
turchino
,
gli
era
parso
di
vedervi
l
'
immutabilità
della
sua
tristezza
.
Ma
,
mentre
allora
gli
restava
come
un
compenso
dentro
la
coscienza
,
ormai
trovavasi
di
fronte
alle
cose
,
come
una
inimicizia
.
Anche
il
suo
podere
era
un
nemico
;
e
sentiva
che
perfino
le
viti
e
il
grano
si
farebbero
amare
soltanto
se
egli
impedisse
a
qualunque
altro
di
doventarne
il
proprietario
.
La
casa
stessa
gli
era
ostile
:
bastava
guardare
gli
spigoli
delle
cantonate
.
Se
non
aveva
l
'
animo
di
distruggerla
e
di
ricostruirla
,
anche
la
casa
non
ce
lo
voleva
.
Da
tutto
,
la
dolcezza
era
sparita
.
L
'
avvocato
gli
aveva
detto
che
era
riescito
a
rimandare
di
due
mesi
la
causa
;
e
Remigio
sperava
che
finisse
senza
che
Giulia
vincesse
.
Ma
,
intanto
,
s
'
aggiungeva
anche
la
querela
di
Chiocciolino
;
e
capiva
che
quattro
assalariati
,
con
un
ragazzo
,
non
potevano
fare
in
tempo
tutte
le
faccende
.
C
'
erano
restate
le
viti
da
sarchiare
:
una
vergogna
grossa
;
e
le
viti
pativano
,
piene
di
succhioni
più
lunghi
dei
tralci
,
con
i
filari
empiti
di
erbacce
.
Tutti
le
vedevano
,
e
pareva
che
non
avessero
padrone
!
La
terra
,
restata
soda
,
vi
nascevano
le
canapicchie
e
gli
stoppioni
.
Lorenzo
l
'
aveva
arata
soltanto
dov
'
era
meno
faticosa
,
perché
le
vacche
sarebbero
crepate
dalla
fatica
;
anche
se
non
avessero
avuto
poche
settimane
alla
figliatura
.
Ci
sarebbe
voluto
un
paio
di
bovi
,
di
quelli
grossi
!
Giacomo
li
comprava
sempre
,
tutte
le
primavere
;
quando
non
mancava
da
governarli
a
piacere
con
l
'
erbaio
,
senza
manomettere
il
fieno
;
e
li
rivendeva
quando
l
'
erba
nei
campi
cominciava
a
finire
.
Allora
,
le
vacche
potevano
riposarsi
;
e
figliavano
bene
!
Tutti
gli
anni
,
due
vitelli
!
Le
mandava
al
pascolo
,
giù
tra
i
pioppi
,
dove
l
'
umidità
della
Tressa
faceva
crescere
l
'
erba
più
alta
;
e
mangiavano
quanto
volevano
.
Tornavano
su
gonfie
!
Quest
'
anno
,
invece
,
erano
magre
e
sciupate
.
Stronfiavano
anche
a
tirare
il
carro
;
e
Lorenzo
aveva
avuto
paura
che
abortissero
.
Giacomo
teneva
almeno
anche
quattro
maiali
,
per
ingrassarli
;
e
,
nell
'
inverno
,
tre
li
vendeva
e
uno
lo
faceva
scannare
per
casa
.
Il
podere
era
arato
,
e
la
terra
pulita
;
ora
,
invece
,
cominciavano
da
per
tutto
le
gramigne
;
e
mancava
il
tempo
di
potare
l
'
uliveta
.
Anche
i
solchi
acquaioli
,
che
tutti
gli
anni
bisognava
ripulire
,
restavano
interrati
;
e
non
servivano
più
a
niente
.
Così
,
quando
pioveva
,
l
'
acqua
andava
giù
a
scatafascio
;
guastando
le
semine
.
Poi
,
bisognava
fare
altri
lavori
,
per
la
casa
:
il
pozzo
non
reggeva
più
l
'
acqua
;
due
travi
della
stalla
dovevano
essere
rinforzate
;
e
,
prima
che
venisse
l
'
inverno
,
era
necessario
trovare
da
dove
la
pioggia
passava
in
cantina
;
perché
tra
le
botti
l
'
acqua
ci
faceva
la
melma
e
ci
nasceva
l
'
erba
;
lunga
lunga
e
gialla
.
Anche
le
finestre
avevano
bisogno
d
'
essere
riverniciate
;
e
il
muro
dell
'
aia
era
stato
spaccato
spingendoci
il
carro
carico
,
senza
sapere
da
chi
.
XXII
La
notte
,
il
fontone
pareva
uno
specchio
disteso
sotto
la
luna
.
Attorno
,
le
crete
rilucevano
;
anche
perché
rendevano
la
luce
assorbita
durante
il
giorno
.
La
luna
era
là
,
e
sapeva
da
sé
la
sua
strada
;
la
luna
forte
e
bella
.
La
Tressa
scrosciava
e
i
pioppi
avevano
messo
la
voce
.
Non
c
'
era
alito
di
vento
che
non
si
sentisse
subito
.
Remigio
andò
ad
accarezzare
l
'
aratro
vecchio
e
scheggiato
;
ma
sempre
buono
:
il
vomere
,
con
la
punta
liscia
e
pulita
,
luccicava
;
quasi
gli
rispondesse
a
quel
modo
.
Picciòlo
,
dopo
il
bisticcio
per
il
vitello
che
ripigliava
vigore
,
non
gli
parlava
più
volentieri
come
prima
;
e
perciò
,
benché
anche
lui
fosse
fuori
di
casa
,
non
gli
si
avvicinò
.
Remigio
avrebbe
voluto
chiamarlo
;
ma
stette
zitto
,
per
non
dargli
troppa
confidenza
e
per
paura
che
gli
rinfacciasse
quelle
parole
dette
in
un
impeto
d
'
ira
:
voleva
imparare
a
contenersi
con
gli
assalariati
,
perché
sentissero
da
sé
che
era
buono
.
Quando
andò
a
dormire
,
la
luna
era
già
bassa
e
così
vicina
a
un
poggetto
come
se
fosse
per
entrarvi
dentro
.
Egli
guardò
i
soffitti
di
tela
intonacata
;
che
,
raggrizzandosi
,
si
sfondavano
e
gonfiavano
.
Anche
i
muri
erano
sporchi
;
e
veniva
via
la
calce
a
strusciarci
appena
la
punta
di
un
dito
.
Un
'
ora
dopo
la
mezzanotte
,
fu
destato
da
un
bagliore
quasi
rosso
;
che
si
faceva
sempre
più
vivo
,
illuminando
distintamente
tutto
ciò
che
era
dentro
la
camera
.
Da
prima
Remigio
non
capì
che
fosse
,
e
si
alzò
a
sedere
sul
letto
.
Poi
,
incuriosito
e
impaurito
,
andò
alla
finestra
:
la
mucchia
del
grano
era
un
'
immensa
fiamma
;
con
una
punta
alta
che
il
vento
moveva
a
pena
.
Mandava
tanta
luce
attorno
che
anche
tutta
la
pendice
del
podere
era
illuminata
.
Svegliò
la
matrigna
;
e
,
battendo
i
piedi
sul
pavimento
,
gli
assalariati
.
Escì
per
il
primo
;
e
gli
pareva
strano
che
la
mucchia
bruciasse
;
tanto
,
qualche
ora
innanzi
,
l
'
aveva
guardata
con
un
sentimento
di
calma
.
Le
manne
del
grano
,
accese
,
si
spandevano
in
terra
;
finendo
di
consumarsi
.
La
mucchia
era
sempre
una
fiamma
sola
,
quasi
silenziosa
;
mentre
,
dentro
,
si
sentivano
scrocchiolare
i
chicchi
del
grano
;
come
se
il
fuoco
li
masticasse
.
Quando
una
manna
era
per
spegnersi
,
restavano
tanti
lunghi
fili
di
bracia
;
che
,
a
poco
a
poco
,
doventava
cenere
.
Dopo
qualche
minuto
,
anche
gli
assalariati
erano
su
l
'
aia
,
mezzo
svestiti
,
guardandosi
nel
viso
.
Nessuno
parlava
.
Si
sentivano
le
donne
,
dalle
finestre
,
raccomandarsi
,
quasi
sottovoce
,
a
Dio
e
alla
Madonna
.
Poi
,
Luigia
gridò
:
"
Pigliate
l
'
acqua
dal
pozzo
e
buttatela
sopra
!
"
Tordo
rispose
:
"
È
inutile
.
Piuttosto
,
guardiamo
che
il
fuoco
non
si
attacchi
alla
capanna
.
"
Lorenzo
,
che
aveva
fatto
il
soldato
,
e
s
'
era
ritrovato
ad
altri
incendi
,
disse
:
"
Leviamo
tutto
quel
che
c
'
è
che
possa
bruciare
.
"
Tirarono
via
l
'
aratro
,
scansarono
il
carro
;
e
spazzarono
i
fuscelli
e
le
foglie
secche
su
l
'
aia
.
Disse
Picciòlo
:
"
Che
non
entri
qualche
favilla
in
capanna
!
Basterebbe
una
favilla
sola
.
"
"
L
'
uscio
è
chiuso
;
ma
la
finestra
aperta
.
"
"
Bisogna
chiudere
anche
quella
.
"
"
Bisognerebbe
entrare
dentro
!
"
"
Appoggiamoci
,
con
la
scala
,
una
tavola
di
fuori
:
è
lo
stesso
.
"
Trovarono
una
tavola
e
ve
la
puntellarono
;
ma
le
faville
potevano
entrare
anche
di
tra
le
tegole
del
tetto
.
"
Se
si
provasse
a
buttare
un
poco
d
'
acqua
attorno
?
"
"
Meglio
farebbe
la
terra
!
L
'
acqua
si
può
avere
soltanto
un
secchio
per
volta
.
"
Remigio
non
apriva
bocca
:
Luigia
scese
e
gli
mise
un
braccio
attorno
al
collo
.
Egli
,
a
poco
a
poco
,
le
fece
togliere
il
braccio
e
andò
dove
c
'
era
un
poco
d
'
ombra
:
accanto
alla
parata
.
La
mucchia
,
intanto
,
aveva
cambiato
di
forma
;
s
'
era
arrembata
da
una
parte
,
sbasandosi
:
crollava
giù
a
tratti
e
a
scosse
;
che
facevano
dare
un
lungo
guizzo
a
tutta
la
fiamma
.
Alla
fine
non
restò
che
un
monte
di
bracia
,
che
si
riaccendeva
e
si
rispegneva
a
seconda
del
vento
.
Allora
,
si
fece
buio
;
nell
'
aia
,
le
persone
parevano
nere
;
e
si
vedevano
soltanto
quando
attraversavano
davanti
.
In
casa
,
Gegia
e
Dinda
avevano
acceso
il
lume
ad
olio
alla
Madonna
;
e
pregavano
.
Anche
Cecchina
,
per
non
parere
che
non
gliene
importasse
niente
,
s
'
inginocchiò
dietro
a
loro
.
Gli
uomini
,
benché
la
notte
fosse
umida
,
sudavano
:
s
'
erano
seduti
tutti
sul
carro
e
su
l
'
aratro
;
e
aspettavano
ad
andare
in
casa
,
benché
non
ci
fosse
niente
da
fare
.
Moscino
quasi
si
addormentava
,
appoggiato
al
fratello
.
Picciòlo
disse
:
"
Questa
è
stata
una
disgrazia
che
il
nostro
padrone
non
meritava
.
"
Tordo
,
che
aveva
voglia
di
chiacchierare
per
mostrarsi
intelligente
,
rispose
:
"
La
mucchia
non
avrà
mica
preso
fuoco
da
sé
!
"
Berto
,
con
un
ghigno
cattivo
,
approvò
:
"
Lo
dico
anch
'
io
!
"
Picciòlo
,
a
cui
non
importava
del
loro
parere
,
riprese
:
"
O
dispetto
o
disgrazia
,
sono
un
migliaio
di
lire
perdute
.
"
Ma
gli
assalariati
desideravano
di
non
parlare
,
e
Picciòlo
disse
a
Luigia
che
singhiozzava
:
"
Padrona
,
bisogna
rimettersi
alla
volontà
di
Dio
.
"
Ella
gli
chiese
:
"
Sarà
restato
punto
grano
nel
mezzo
della
mucchia
?
"
Berto
fu
pronto
a
rispondere
:
"
È
impossibile
:
se
non
abbrustolito
,
s
'
è
cotto
di
certo
.
Domattina
,
vedremo
.
Remigio
si
mosse
dalla
parata
e
disse
:
"
"
Andate
in
casa
.
"
Picciòlo
rispose
:
"
Io
,
ormai
,
non
prendo
più
sonno
!
"
Remigio
gli
disse
,
con
dolcezza
:
"
Non
importa
:
andate
a
riposarvi
.
"
"
E
lei
non
va
?
"
"
Andrò
anch
'io."
Luigia
gli
disse
:
"
Non
chiudo
la
porta
.
"
Perché
lo
lasciassero
in
pace
,
le
promise
:
"
Ora
vengo
.
"
Ma
restò
su
l
'
aia
.
Dove
non
erano
arrivate
le
vampate
calde
della
fiamma
,
tutto
restava
fradicio
di
guazza
.
Non
ci
si
vedeva
più
;
con
un
'
ombra
così
fitta
,
come
se
non
esistesse
più
niente
.
Egli
non
sapeva
che
fare
;
e
gli
pareva
che
l
'
incendio
della
mucchia
fosse
già
di
un
tempo
lontano
.
Quando
ricominciò
a
poter
pensare
,
si
faceva
giorno
;
e
,
benché
nelle
vallate
fosse
nebbia
,
un
chiarore
umido
e
fresco
si
allargava
sempre
di
più
sopra
i
campi
.
Il
cielo
impallidiva
e
pareva
che
l
'
aria
lo
lavasse
;
e
le
caligini
,
che
prima
erano
grigie
,
doventavano
leggere
e
bianche
.
Allora
,
apparve
la
prima
luce
dell
'
alba
;
e
tutte
le
cose
ripresero
colore
:
da
prima
sbiadite
,
ma
poi
con
luccichii
che
abbagliavano
.
Su
l
'
aia
egli
vide
il
monte
della
cenere
e
della
paglia
nera
.
Perché
non
era
fuggito
?
Perché
non
fuggiva
prima
di
rivedere
qualcuno
?
Ma
,
chi
sa
da
dove
,
un
gallo
cantò
:
allora
,
sentì
che
cominciava
un
'
altra
giornata
:
ne
sentì
,
chiaramente
,
lo
stacco
e
la
differenza
.
Il
gallo
cantò
un
'
altra
volta
;
e
Remigio
quasi
ebbe
paura
di
non
essere
più
in
tempo
a
ricominciare
la
vita
con
tutti
gli
altri
uomini
.
Verso
la
mezzanotte
,
Chiocciolino
era
passato
davanti
alla
Casuccia
;
con
un
branco
di
vitelli
,
che
portava
di
Maremma
per
conto
di
un
mercante
.
Briaco
e
mezzo
stordito
dal
vino
,
vide
la
mucchia
del
grano
;
e
l
'
ombra
sua
fino
nella
strada
:
allora
,
pensò
di
darle
fuoco
.
Lasciò
andare
avanti
i
vitelli
;
che
,
scalpicciando
,
alzavano
una
strisciata
di
polvere
splendente
in
mezzo
alla
luce
della
luna
.
Nell
'
aia
cavò
la
scatola
dei
fiammiferi
,
e
ne
accese
uno
;
ma
lo
spense
,
soffiandoci
.
Stette
lì
almeno
un
quarto
d
'
ora
;
poi
accese
un
altro
fiammifero
e
lo
mise
tra
le
manne
:
la
paglia
s
'
accese
subito
.
Egli
saltò
nella
strada
,
e
cominciò
a
picchiare
bastonate
ai
vitelli
;
perché
andassero
al
trotto
.
Quando
fu
vicino
a
Siena
,
si
volse
a
dietro
;
e
vide
giù
,
nelle
incertezze
dei
campi
,
il
fuoco
.
A
giorno
fatto
,
Luigia
disse
a
Remigio
che
avvertisse
i
carabinieri
.
La
sera
,
andò
alla
Casuccia
un
brigadiere
;
che
né
meno
scese
da
cavallo
;
e
,
lisciandosi
i
baffi
,
chiese
quanto
tempo
la
mucchia
aveva
messo
a
bruciare
.
Poi
,
non
sapendo
quel
che
dire
,
mise
a
galoppo
il
cavallo
:
la
serata
limpida
lo
invogliava
a
correre
.
XXIII
Remigio
avrebbe
voluto
far
dimenticare
anche
agli
altri
l
'
incendio
della
mucchia
;
e
,
quando
gliene
parlavano
,
diceva
che
non
ci
pensava
.
Ma
si
sentiva
scoraggiare
sempre
di
più
;
e
restava
abbattuto
perfino
troppo
.
I
denari
consumati
erano
ormai
parecchi
;
e
,
tutti
i
giorni
,
per
la
spesa
di
casa
ne
bisognavano
.
Aveva
dovuto
pagare
due
altri
mesi
agli
assalariati
;
e
,
in
tutto
,
non
erano
bastate
mille
lire
.
In
modo
che
,
pagando
anche
il
vitello
,
gli
restavano
soltanto
seicento
lire
;
troppo
poche
per
i
diritti
di
successione
e
i
bimestri
delle
tasse
.
Tra
meno
di
un
mese
,
il
primo
d
'
agosto
,
c
'
era
la
prima
scadenza
della
cambiale
,
e
,
perciò
,
non
poteva
toccare
niente
delle
settecento
lire
serbate
a
posta
.
Ma
quando
dovette
andare
dal
Pollastri
,
che
non
volle
alleggerire
il
conto
né
meno
di
un
centesimo
,
restò
con
trecento
lire
soltanto
.
Cominciò
ad
avere
paura
;
e
,
quando
la
macchina
tribbiatrice
,
trainata
da
due
paia
di
bovi
,
passò
davanti
alla
Casuccia
senza
fermarsi
,
gli
parve
di
perdere
il
cuore
.
Prima
veniva
la
macchina
verniciata
di
verde
,
con
il
fornello
spento
e
il
tubo
ripiegato
indietro
;
poi
,
la
tribbiatrice
,
rossa
e
con
le
figure
dei
Santi
appiccicate
sopra
le
bocchette
del
grano
:
lasciava
i
solchi
nella
strada
;
i
ferri
e
le
tavole
rimbalzavano
alle
scosse
,
facendo
un
fracasso
che
si
sentiva
a
distanza
.
Il
macchinista
e
il
fuochista
camminavano
dietro
;
quasi
lasciandosi
tirare
,
con
una
mano
attaccata
a
certi
pezzi
di
catena
.
Remigio
,
perché
non
lo
salutassero
,
entrò
sotto
la
parata
;
e
il
giorno
dopo
andò
a
farsi
consigliare
dal
Neretti
.
Quasi
tutti
,
tra
quelli
che
per
solito
stanno
fermi
alla
Croce
del
Travaglio
a
parlare
di
mercature
e
di
poderi
,
sapevano
della
mucchia
bruciata
;
e
gli
domandarono
se
avesse
scoperto
perché
aveva
preso
fuoco
,
ben
lontani
dal
supporre
che
per
Remigio
era
una
molestia
umiliante
.
Infatti
,
per
ognuno
di
loro
,
sarebbe
stato
tutto
il
contrario
.
Trovò
l
'
avvocato
a
ridere
con
Giangio
,
guardando
una
caricatura
.
Si
provò
a
ridere
anche
lui
,
ma
non
gli
riescì
;
e
,
allora
,
il
Neretti
lo
guardò
,
chiedendogli
:
"
Ti
è
accaduto
qualche
altra
cosa
?
Scommetto
che
ti
hanno
fatto
un
'
altra
causa
.
Dimmi
subito
la
verità
.
"
"
No
;
ti
devo
confidare
...
"
Il
Neretti
ghignò
,
ma
bonariamente
:
"
Che
mi
devi
confidare
?
"
Remigio
gli
fece
capire
che
voleva
essere
solo
con
lui
;
e
il
Neretti
acconsentì
:
"
Vieni
di
qua
,
nello
studio
.
"
Entrarono
,
e
il
Neretti
gli
disse
immediatamente
:
"
Ho
capito
:
hai
bisogno
di
denari
.
Ti
si
vede
da
sé
.
"
Remigio
era
stupito
,
e
gli
sorrise
di
gratitudine
.
L
'
avvocato
proseguì
:
"
Io
,
i
miei
clienti
,
l
'
indovino
con
un
'
occhiata
.
E
come
hai
fatto
a
finire
quelli
della
cambiale
?
"
"
Li
ho
dovuti
spendere
.
"
"
Hai
fatto
male
.
Ma
bisogna
rimediare
.
Quanto
ti
occorre
?
"
"
Non
saprei
né
meno
io
.
"
L
'
avvocato
fece
una
risata
,
e
gli
chiese
:
"
Te
lo
devo
dire
io
,
insomma
?
"
Remigio
,
doventato
sempre
più
incerto
,
balbettò
:
"
La
mucchia
del
grano
s
'
è
bruciata
...
Non
te
l
'
avevo
detto
ancora
.
"
"
Se
ti
eri
già
assicurato
,
non
le
davano
fuoco
!
Ma
,
ormai
,
è
troppo
tardi
.
Quanto
ti
ci
vuole
?
"
"
Credo
un
migliaio
di
lire
.
"
L
'
avvocato
si
mise
a
rosicchiarsi
l
'
unghia
d
'
un
pollice
,
pensando
a
come
procurargliele
.
Remigio
gli
chiese
:
"
Sono
troppe
?
"
"
Non
so
se
al
Banco
di
Roma
te
le
vorranno
dare
,
senza
che
io
ne
parli
al
direttore
;
come
feci
l
'
altra
volta
.
Ma
se
non
te
le
danno
lì
,
non
importa
.
C
'
è
il
Monte
dei
Paschi
,
la
Banca
Popolare
...
oppure
si
trovano
da
qualche
mio
amico
.
Vuoi
provare
al
Monte
dei
Paschi
?
"
"
Come
mi
consigli
tu
.
"
"
Ora
mando
Giangio
a
comprare
una
cambiale
.
Ma
sei
sicuro
che
ti
bastano
mille
lire
?
Fino
a
quando
ti
potranno
durare
?
"
Remigio
non
aveva
più
fiato
,
e
tutto
quel
che
doveva
dire
lo
spossava
.
"
Io
non
lo
so
.
"
"
Non
capisci
niente
.
Prendine
subito
duemila
.
Se
no
,
tra
un
mese
,
dovrai
riprenderne
un
'
altra
volta
.
Ma
bisogna
che
ti
venga
giudizio
e
che
tu
metta
al
posto
i
tuoi
affari
.
Con
la
matrigna
vai
d
'
accordo
?
"
"
Abbastanza
.
Ora
devo
firmare
al
suo
avvocato
,
il
Ceccherini
,
il
contratto
dell
'
usufrutto
che
le
spetta
.
"
"
Perché
non
l
'
hai
fatta
venire
da
me
?
Avreste
speso
meno
tutti
e
due
.
E
tu
credi
che
l
'
avvocato
Ceccherini
la
faccia
contentare
soltanto
di
un
contratto
?
Vedrai
,
io
lo
so
,
che
consiglia
la
tua
matrigna
di
fare
un
'
ipoteca
su
la
Casuccia
;
per
essere
più
garantita
.
"
Remigio
non
avrebbe
voluto
credere
al
Neretti
;
il
quale
,
preoccupandosi
da
vero
di
come
vedeva
andare
le
cose
,
aggiunse
:
"
Vedrai
che
tutto
andrà
come
ti
dico
io
.
Se
,
poi
,
dovrai
dare
le
ottomila
lire
alla
Cappuccini
,
dove
le
troverai
?
Dovrai
fare
un
'
altra
ipoteca
,
purché
la
tua
matrigna
acconsenta
.
"
Remigio
non
sapeva
che
dire
:
si
sentiva
completamente
stupido
.
L
'
avvocato
chiamò
Giangio
:
"
Vada
a
comprare
una
cambiale
di
duemila
lire
;
lei
ci
farà
la
firma
come
su
quella
del
Banco
di
Roma
,
da
accettante
;
e
,
poi
,
la
porti
,
a
nome
mio
,
al
Monte
dei
Paschi
.
"
Giangio
si
mise
il
cappello
ed
escì
.
Questa
volta
,
Remigio
era
impaziente
di
mettere
la
firma
,
di
giratario
,
dietro
la
cambiale
:
e
ne
provò
un
piacere
che
non
sapeva
spiegarsi
.
Quando
tornò
a
casa
,
chiese
subito
alla
matrigna
:
"
Perché
non
m
'
ha
detto
che
vuole
garantirsi
con
un
'
ipoteca
?
"
La
matrigna
si
stizzì
d
'
essere
stata
scoperta
prima
della
sua
intenzione
:
"
Non
lo
sapevo
né
meno
io
:
è
stato
il
mio
avvocato
.
E
,
io
,
ormai
,
mi
fido
di
lui
;
e
,
quel
che
fa
,
sta
tutto
bene
.
Chi
te
l
'
ha
detto
?
"
"
L
'
avvocato
Neretti
.
"
"
E
a
lui
che
gliene
importa
,
razza
di
un
cane
?
Ti
ha
sconsigliato
?
Bada
che
io
,
senza
l
'
ipoteca
,
non
intendo
di
fare
le
cose
in
buono
accordo
.
Io
ti
voglio
essere
di
aiuto
e
non
di
peso
;
perciò
,
non
ti
opporre
all
'ipoteca."
"
Mi
pare
,
però
,
che
non
aveva
nessun
motivo
per
sospettare
di
me
!
"
"
Io
non
sospetto
di
te
;
anzi
,
mi
fido
e
ti
voglio
bene
.
Ma
mi
piace
che
i
nostri
interessi
siano
regolati
una
volta
per
sempre
.
E
,
allora
,
non
ci
sarà
bisogno
di
tornarci
sopra
.
Chi
mi
dice
,
per
esempio
,
che
a
te
,
prendendo
moglie
,
non
venga
l
'
idea
di
mandarmi
via
di
casa
?
Non
si
sa
mai
quel
che
può
succedere
!
Perché
anche
la
nostra
volontà
dipende
dalle
circostanze
.
Oggi
siamo
amici
e
domani
nemici
;
magari
anche
contro
i
nostri
sentimenti
.
Ed
ella
,
per
quanto
Remigio
le
dicesse
che
acconsentiva
,
non
ebbe
più
pace
finché
l
'
ipoteca
non
fu
trattata
e
convenuta
in
presenza
dell
'
avvocato
Ceccherini
;
dopo
né
meno
una
settimana
.
Remigio
aveva
preso
le
duemila
lire
con
la
seconda
cambiale
;
e
con
i
denari
nel
portafogli
si
rianimava
;
credendo
perfino
,
che
a
forza
di
pazienza
,
sarebbe
riescito
a
togliere
tutti
i
debiti
.
Amava
sempre
di
più
il
podere
,
e
passava
lunghe
ore
solo
senza
fare
niente
.
Il
giorno
che
doveva
andare
dall
'
avvocato
Ceccherini
per
l
'
ipoteca
della
matrigna
,
era
stato
giù
fino
alla
Tressa
;
attraversando
una
pendice
di
stoppia
,
tutta
piena
di
certi
fiori
bianchi
che
spandevano
nell
'
aria
un
odore
amaro
,
quasi
repugnante
.
Le
galline
raspavano
nei
fossetti
della
strada
,
ed
egli
udiva
un
cinguettìo
,
che
pareva
lontanissimo
,
nel
silenzio
dei
campi
.
Sopra
una
poggiata
,
c
'
era
una
fila
di
bovi
.
Il
cielo
luccicava
come
una
falce
arrotata
,
e
Dinda
sciacquava
i
cenci
al
fontone
dell
'
orto
.
Passò
accanto
alle
vacche
,
che
ruminavano
ferme
:
avevano
gli
occhi
umidi
,
e
la
pancia
della
gravidanza
faceva
loro
due
buche
al
posto
dei
fianchi
.
Tese
un
braccio
,
per
toccarne
una
;
ma
la
vacca
dette
una
scrollata
e
se
ne
andò
.
Gli
pareva
di
potersi
nascondere
in
mezzo
al
podere
;
e
di
non
farsi
mai
più
guardare
da
nessuno
.
Quando
fu
l
'
ora
di
andare
a
Siena
,
trovò
la
matrigna
già
pronta
che
lo
aspettava
.
Per
la
strada
,
non
si
parlarono
quasi
mai
.
Ella
si
sventagliava
;
a
capo
basso
;
e
soltanto
quando
ebbe
paura
di
una
scrofa
che
scappava
grugnendo
,
lo
prese
sotto
il
braccio
.
Poi
,
lo
rilasciò
:
prima
,
voleva
essere
sicura
di
lui
.
Anche
in
presenza
dell
'
avvocato
stette
zitta
,
sempre
seduta
in
un
cantuccio
;
avendo
già
tutto
combinato
il
giorno
avanti
.
Ma
non
le
sfuggiva
niente
di
quel
che
l
'
avvocato
faceva
;
guardandolo
riempire
le
pagine
con
quella
sua
calligrafia
a
lische
;
imbronciata
,
come
la
volessero
mettere
in
mezzo
.
Quand
'
ebbe
finito
,
gli
chiese
:
"
S
'
è
dimenticato
di
niente
?
Badi
di
far
le
cose
con
coscienza
!
"
Il
Ceccherini
la
guardò
ridendo
,
quantunque
dietro
il
collo
gli
ci
fosse
venuto
un
frignolo
che
gli
dava
fastidio
quando
gli
si
sdrusciava
il
solino
per
alzare
la
testa
;
si
divertiva
che
fosse
così
sfidata
e
che
le
battesse
sempre
il
cuore
.
Il
Ceccherini
,
gobbo
soltanto
dinanzi
,
aveva
gli
occhi
furbeschi
,
il
naso
all
'
ingiù
,
a
civetta
;
e
i
capelli
bianchi
.
Portava
una
giubba
a
coda
di
rondine
,
vecchia
e
unta
;
e
tossiva
sempre
.
Le
disse
,
con
la
sua
voce
in
falsetto
:
"
Che
Dio
la
benedica
!
Ma
crede
che
io
la
voglia
mettere
in
mezzo
?
"
"
Né
meno
io
"
disse
Remigio
.
"
Di
lei
"
rispose
l
'
avvocato
"
può
magari
non
fidarsi
;
perché
,
in
questo
caso
,
si
tratta
di
fare
un
contratto
e
lei
ne
è
parte
interessata
.
"
Remigio
se
n
'
ebbe
a
male
:
"
Ma
lei
non
può
dire
così
di
me
!
"
L
'
avvocato
s
'
inquietò
:
"
Perché
devo
fare
un
'
eccezione
per
lei
?
Io
sono
qui
a
tutelare
la
mia
cliente
.
Il
suo
avvocato
non
è
il
Neretti
?
"
La
matrigna
disse
:
"
Non
lo
interrompere
.
Lascialo
fare
.
"
Poi
,
si
fece
rileggere
il
contratto
a
voce
alta
;
sebbene
lo
sapesse
quasi
a
memoria
.
L
'
avvocato
,
alla
fine
d
'
ogni
periodo
,
la
guardava
come
per
dirle
:
non
sente
che
c
'
è
tutto
?
E
non
essendoci
nulla
da
cambiare
,
furono
trovati
due
testimoni
:
un
monco
e
uno
storpio
,
che
facevano
quel
mestiere
per
una
lira
.
Quando
Remigio
e
la
matrigna
escirono
,
ebbero
una
mezz
'
ora
di
sentimenti
e
di
propositi
affettuosi
.
Remigio
s
'
inteneriva
a
sentirla
parlare
;
ed
ella
,
quasi
commossa
,
ringraziandolo
,
gli
disse
:
"
Ora
che
hai
fatto
il
tuo
dovere
,
puoi
contare
su
di
me
quanto
tu
vuoi
.
"
Remigio
rispose
:
"
Vedrà
che
andremo
sempre
d
'accordo."
Per
approfittare
subito
di
quelle
buone
intenzioni
,
lo
pregò
:
"
Accompagnami
fino
alla
Casuccia
.
"
"
Io
mi
fermerei
a
San
Lazzaro
,
perché
vorrei
vendere
un
poco
di
quel
fieno
che
è
in
capanna
.
"
"
Dai
retta
a
me
:
non
lo
vendere
ancora
.
Perché
,
poi
,
te
lo
pagheranno
di
più
.
"
"
Ma
se
va
a
male
?
"
"
Già
!
Non
mi
ricordavo
che
gli
è
piovuto
addosso
!
Fai
quel
che
credi
meglio
,
allora
.
"
"
È
bene
ch
'
io
lo
venda
,
se
trovo
il
compratore
.
"
"
Per
un
altro
anno
,
se
darai
retta
a
me
,
farai
più
prato
.
E
anche
più
grano
.
Pensa
,
Dio
benedetto
,
che
non
solo
non
ce
n
'
è
restato
per
mangiare
,
ma
né
meno
per
il
seme
.
"
Remigio
avrebbe
desiderato
parlare
d
'
altro
,
e
disse
:
"
Non
bisogna
scoraggiarsi
!
"
Quando
furono
al
podere
di
San
Lazzaro
,
Remigio
si
fermò
:
"
Lei
si
avvii
;
io
tra
un
'
ora
sarò
a
casa
.
E
ceneremo
.
"
"
Se
tu
avessi
in
tasca
da
darmi
qualche
lira
,
comprerei
il
tonno
alla
Coroncina
;
dove
,
ora
,
ce
l
'
hanno
buono
.
"
Egli
le
dette
cinque
lire
,
e
le
suggerì
che
comprasse
anche
il
salame
.
Augusto
Centini
,
padrone
di
San
Lazzaro
,
stava
su
l
'
uscio
di
casa
,
in
maniche
di
camicia
,
a
prendere
il
fresco
,
tra
la
moglie
e
la
cognata
.
Erano
tutti
e
tre
grassi
e
tondi
;
con
i
capelli
color
di
stoppa
e
gli
occhi
ceruli
,
quasi
bianchi
.
Remigio
salutò
e
chiese
al
Centini
:
"
Vorrebbe
comprare
qualche
quintale
del
mio
fieno
?
"
Il
Centini
,
prima
di
rispondere
,
lo
costrinse
ad
avvicinarsi
:
"
Venga
qua
,
si
metta
a
sedere
con
noi
.
"
Remigio
dovette
accettare
.
Quando
fu
seduto
,
disse
alla
moglie
e
alla
cognata
:
"
Questo
giovane
è
il
proprietario
della
Casuccia
:
il
figliolo
del
povero
signor
Selmi
.
"
Le
due
donne
lo
guardarono
,
sbadigliando
e
accennando
con
la
testa
che
avevano
capito
.
Il
Centini
riprese
:
"
Ora
,
lei
,
mi
dica
la
verità
:
vuol
vendere
a
me
quel
fieno
che
le
andò
a
male
:
così
mi
è
stato
detto
.
Anzi
,
mi
pare
di
averlo
visto
da
me
quand
'
era
da
raccogliere
di
sul
campo
.
"
Remigio
mozzò
tutte
quelle
circospezioni
,
che
a
lui
non
parevano
simpatiche
:
"
È
quello
:
non
ce
n
'
ho
altro
.
"
Il
Centini
non
tenne
conto
della
sincerità
risoluta
,
quasi
indispettita
;
e
pensò
soltanto
che
non
era
un
affare
dei
migliori
.
Poi
,
si
risolvette
:
"
E
quanto
ne
vuole
?
"
Già
nella
voce
di
Remigio
si
sentiva
la
paura
di
non
essere
capace
a
nulla
.
"
Me
lo
paghi
al
prezzo
che
c
'
è
quest
'
anno
!
"
"
Senta
:
il
fieno
buono
,
ma
proprio
quello
di
lusso
,
quest
'
anno
si
compra
a
dodici
lire
.
Quello
un
poco
al
di
sotto
,
a
dieci
e
anche
a
nove
lire
.
"
E
strinse
con
tutte
le
dita
della
destra
prima
il
pollice
e
poi
l
'
indice
della
sinistra
;
per
significare
che
all
'
infuori
di
quei
due
prezzi
,
non
c
'
era
altro
.
Le
due
donne
ascoltavano
,
approvando
ogni
parola
.
Remigio
si
vergognò
,
e
si
sentì
così
da
poco
dinanzi
a
loro
che
si
pentì
d
'
esserci
andato
.
Il
Centini
,
dopo
aver
guardato
le
donne
,
a
una
per
volta
,
e
dopo
aver
preso
da
una
tasca
,
fattasi
fare
apposta
,
una
pipa
grossa
come
un
pugno
,
legata
con
un
cordoncino
a
due
colori
,
continuò
:
"
Come
vede
,
quel
fieno
lì
verrà
a
costare
la
metà
,
sì
e
no
,
di
quello
buono
!
Se
me
lo
vuol
dare
,
io
le
do
cinque
lire
.
Guardi
;
questo
è
il
portafogli
,
e
dentro
ci
sono
i
denari
.
"
Prese
il
portafogli
e
ci
ficcò
le
dita
come
quando
cavava
il
trinciato
per
la
pipa
.
"
Perché
io
pago
subito
:
i
debiti
non
li
voglio
.
Se
io
avessi
uno
che
avanzasse
da
me
,
gli
tirerei
una
fucilata
dalla
finestra
.
Il
fieno
si
pesa
.
Si
fa
il
conto
e
lei
riscuote
.
Perché
a
chiedere
i
denari
da
me
io
non
ce
lo
faccio
venire
!
"
Remigio
non
sapeva
quel
che
decidere
;
e
sebbene
capisse
che
di
più
non
avrebbe
potuto
venderlo
,
rispose
:
"
Spero
di
venderlo
meglio
.
"
"
E
lei
provi
!
Lei
ha
diritto
di
provare
quanto
vuole
.
Se
non
trova
di
meglio
,
torni
da
me
.
Quando
mi
vuole
,
tutti
i
giorni
lei
mi
trova
qui
a
sedere
.
E
se
non
sono
qui
a
sedere
,
vuol
dire
che
dormo
o
mangio
.
Ma
lei
può
fare
un
fischio
;
e
io
,
oppure
una
di
queste
mie
donne
,
s
'
affaccerà
.
Quelle
,
sorridenti
,
accennavano
con
il
capo
;
facendosi
fresco
con
due
ventagli
eguali
,
larghi
un
mezzo
metro
,
di
tela
rossa
,
e
le
stecche
di
legno
.
Il
Centini
s
'
asciugò
il
sudore
con
un
fazzoletto
che
non
gli
entrava
né
meno
in
tasca
;
ed
egli
,
anche
per
averlo
meglio
a
portata
di
mano
,
lo
metteva
in
punta
a
un
ginocchio
.
Poi
,
chiese
:
"
Non
per
sapere
i
suoi
fatti
,
ma
il
podere
come
va
ora
?
Va
sempre
male
?
"
Remigio
si
stupì
che
gli
volesse
parlare
con
tanta
calma
,
di
cose
che
lo
martoriavano
;
e
rispose
:
"
Ora
,
sono
più
contento
.
"
Il
Centini
dette
un
'
occhiata
alle
due
donne
;
e
seguitò
:
"
Mi
dicevano
,
invece
,
che
lei
non
ci
guadagna
niente
!
"
"
Non
è
vero
!
"
"
Se
non
è
vero
,
mi
fa
piacere
.
"
Si
grattò
la
mosca
colore
di
stoppa
,
appena
visibile
sotto
il
labbro
;
e
gli
chiese
:
"
Quanto
è
all
'
anno
la
sua
entrata
?
"
Una
delle
due
donne
disse
:
"
Qui
,
noi
abbiamo
guadagnato
,
nelle
annate
migliori
,
anche
diecimila
lire
.
"
L
'
altra
disse
:
"
È
vero
!
È
vero
!
"
Ma
Remigio
non
rispose
:
si
alzò
per
non
ritenersi
da
meno
della
loro
serva
venuta
su
l
'
uscio
,
tranquilla
e
nutrita
bene
,
a
domandare
se
la
gallina
già
spennata
doveva
essere
cotta
in
padella
o
allo
spiedo
.
XXIV
Eppure
,
la
sera
stessa
,
alla
Casuccia
,
Remigio
si
sentiva
contento
,
e
si
mise
a
scherzare
con
Moscino
.
Anche
Lorenzo
raccontò
una
barzelletta
che
fece
ridere
;
ma
Berto
stava
ad
ascoltare
come
se
avesse
creduto
che
ridessero
di
lui
;
e
,
quando
passò
il
gatto
di
Tordo
,
gli
attraventò
il
cappello
.
Remigio
disse
:
"
Povera
bestia
!
"
"
Se
fosse
mio
,
a
quest
'
ora
,
gli
avrei
tirato
una
fucilata
:
i
gatti
non
li
posso
patire
.
"
Disse
Picciòlo
:
"
Anche
loro
hanno
diritto
a
vivere
,
perché
sono
stati
creati
come
noi
.
Mi
ricordo
di
un
contadino
che
li
faceva
morire
tutti
quanti
gliene
nascevano
,
strizzandoli
tra
l
'
uscio
e
il
muro
;
ma
non
finì
bene
!
Già
,
ho
sempre
sentito
dire
,
da
tutti
i
vecchi
,
che
ad
ammazzare
i
gatti
ci
si
porta
disgrazia
.
E
quel
che
dicono
i
vecchi
è
vero
!
"
Berto
si
ritenne
già
provocato
,
e
rispose
:
"
Io
,
per
ora
,
sono
più
giovane
che
vecchio
;
e
,
perciò
,
non
ho
nessuna
paura
ad
ammazzare
anche
un
uomo
!
"
E
saltò
a
sedere
sul
pozzo
,
incrociando
le
braccia
.
Picciòlo
,
allora
,
disse
ai
suoi
figlioli
:
"
Perché
non
cavate
il
vitello
?
Un
poco
d
'
aria
libera
gli
farà
bene
.
È
stato
,
fin
ad
ora
,
sempre
nella
stalla
.
"
Benché
lo
reggessero
in
due
,
il
vitellino
entrò
nell
'
aia
a
lanci
;
e
sarebbe
scappato
dal
cancello
,
se
Tordo
non
l
'
avesse
chiuso
prima
.
Picciòlo
,
vedendolo
gagliardo
a
quel
modo
in
faccia
agli
altri
assalariati
,
pareva
briaco
dalla
contentezza
;
e
cercava
di
abbracciarlo
e
di
accarezzarlo
.
Ma
il
vitellino
gli
dava
certi
urtoni
che
lo
facevano
sempre
barellare
;
e
,
quando
non
trovò
dove
appoggiarsi
con
un
braccio
,
ruzzolò
a
gambe
ritte
.
Si
misero
a
ridere
tutti
;
anche
Lorenzo
che
lasciò
la
fune
.
Il
vitellino
,
allora
,
saltò
una
siepe
,
rasente
la
parata
,
e
si
dette
a
scorazzare
per
il
podere
.
Si
fermava
ai
filari
delle
viti
;
fiutava
i
pampini
come
se
avesse
voluto
farne
una
boccata
;
ma
,
dopo
aver
finto
di
fermarsi
,
ricominciava
a
scappare
,
troncando
e
pesticciando
i
saggineti
lasciati
per
seme
.
Gli
occhi
gli
scintillavano
;
e
rizzava
la
coda
,
allungata
e
ravversata
.
Picciòlo
si
raccomandava
gridando
:
"
Pigliatelo
,
perché
c
'
è
caso
che
si
spezzi
una
gamba
!
Allora
,
bisognerebbe
mandarlo
al
macellaio
.
La
colpa
è
mia
,
perché
l
'
ho
detto
io
di
cavarlo
dalla
stalla
!
"
I
suoi
figliuoli
,
aiutati
da
Tordo
,
correndo
fino
alla
Tressa
,
tutti
sudati
,
riescirono
a
metterselo
in
mezzo
e
a
ripigliargli
la
fune
.
Berto
non
s
'
era
mosso
;
e
disse
,
scotendo
la
testa
:
"
Vecchio
rimbambito
!
Sono
sciocchezze
che
fanno
rabbia
!
"
Remigio
,
che
trovava
nelle
parole
di
Berto
quasi
sempre
un
suggerimento
utile
,
ebbe
l
'
idea
di
rimproverare
Picciòlo
:
"
Perché
vi
siete
fatto
buttare
in
terra
?
"
"
Se
chi
è
più
forte
di
me
non
stesse
soltanto
a
guardare
,
il
vitellino
non
scappava
!
"
Berto
gli
dette
un
'
occhiataccia
di
traverso
e
sputò
,
pulendosi
poi
la
bocca
e
i
baffi
a
una
manica
.
E
Remigio
disse
a
Moscino
,
che
riportava
la
bestia
:
"
Mettilo
nella
stalla
.
"
Il
vitellino
,
scontento
di
non
stare
più
fuori
,
guardava
sempre
a
dietro
;
mugliando
.
I
contadini
si
lavarono
le
mani
al
secchio
del
pozzo
,
e
andarono
a
cena
.
Tirava
un
vento
caldo
e
pesante
,
che
levava
il
respiro
;
e
pareva
che
dovesse
far
cambiare
di
colore
al
turchino
del
cielo
.
E
sotto
quell
'
aria
gli
olivi
piegavano
giù
i
rami
fino
ai
solchi
.
Le
nuvole
,
nella
parte
più
bassa
della
valle
,
verso
Buonconvento
,
dove
non
c
'
erano
monti
e
l
'
orizzonte
pareva
scavato
nell
'
argilla
,
gonfiavano
;
e
lampeggiava
fitto
.
Tra
i
granturchetti
,
ingialliti
e
bruciati
dall
'
arsura
,
sembrava
che
la
Tressa
dovesse
asciugarsi
prima
di
buio
;
e
i
pascoli
bruciare
.
Le
tegole
vecchie
della
capanna
e
della
parata
schiantavano
.
Tutta
l
'
argilla
,
calda
e
abbagliata
,
ribolliva
;
e
,
forse
,
il
ciliegio
sarebbe
morto
prima
d
'
arrivare
ad
un
altr
'
anno
.
Qualche
pioppo
s
'
era
seccato
.
Un
cipressetto
giovane
,
legato
con
il
filo
di
ferro
a
un
sostegno
perché
il
vento
non
lo
storcesse
,
cigolava
.
Ma
non
si
sentiva
né
meno
un
uccello
;
e
Remigio
guardava
Siena
;
le
cui
vie
,
di
lontano
a
quel
modo
,
somigliavano
a
screpolature
di
case
.
In
tutto
il
cielo
c
'
erano
soltanto
quattro
stelle
.
Remigio
,
ripensando
a
quel
che
gli
aveva
detto
il
padrone
di
San
Lazzaro
,
stava
per
rientrare
in
capanna
a
rivedere
il
fieno
;
ma
Ilda
lo
chiamò
per
fargli
sapere
che
nella
botte
a
mano
non
c
'
era
più
vino
.
"
Ha
detto
la
zia
Luigia
:
che
si
beve
stasera
?
"
"
Bisognerà
mettere
la
cannella
all
'
altra
botte
.
"
"
Ci
pensa
lei
?
"
"
Sì
:
ora
chiamerò
Picciòlo
,
ad
aiutarmi
.
"
Egli
scese
in
cantina
con
l
'
assalariato
;
che
,
per
non
farlo
attendere
,
smise
di
mangiare
.
Sfilarono
la
cannella
dalla
botte
vuota
,
la
rifasciarono
di
stoppa
;
e
la
infilarono
a
una
piena
.
Ilda
dette
la
candela
a
Picciòlo
;
e
attinse
un
fiasco
.
Ma
l
'
assalariato
,
mentre
Ilda
esciva
di
cantina
,
gli
disse
:
"
Perché
lei
si
lascia
mettere
su
a
quel
modo
da
Berto
?
Mi
scusi
,
ma
non
sta
bene
da
vero
.
A
me
non
importa
:
glielo
dico
perché
il
padrone
dev
'
essere
lei
.
"
"
Che
mi
ha
detto
di
male
?
"
"
Lo
lascio
considerare
a
lei
.
Ormai
,
lei
ha
un
'
età
che
capisce
le
cose
da
sé
.
"
Remigio
,
per
scusarsi
,
disse
:
"
È
meglio
che
io
non
lo
ascolti
più
.
"
"
È
troppo
buono
.
"
Remigio
sentiva
una
contentezza
insolita
a
parlare
con
lui
;
e
gli
chiese
:
"
Perché
?
"
"
Se
ne
accorgerà
in
seguito
.
A
me
quell
'
uomo
non
mi
garba
.
"
"
Ha
detto
qualche
altra
cosa
,
quando
io
non
c
'
ero
?
"
"
Io
non
l
'
ascolto
né
meno
.
Ci
badi
da
sé
.
Il
mio
dovere
d
'
avvertirlo
l
'
ho
fatto
.
"
"
Ha
capito
,
forse
,
che
lo
voglio
mandare
via
.
"
"
Se
non
lo
manda
via
,
andrà
da
sé
.
"
"
Ne
sei
sicuro
?
"
"
Ci
metterei
la
mano
sul
fuoco
.
"
"
Non
me
ne
importa
.
"
"
Ma
,
allora
,
finché
sta
qui
con
lei
deve
tenere
il
suo
posto
.
"
"
Vedrai
che
da
qui
in
avanti
ci
penserò
io
.
"
"
Faccia
come
crede
.
Vuole
altro
?
"
"
No
;
grazie
.
"
Picciòlo
gli
dette
la
buona
notte
e
tornò
a
cenare
.
Ma
il
vino
di
quella
botte
era
andato
a
male
,
e
aveva
preso
la
mercorella
.
Luigia
,
che
ne
aveva
voluto
assaggiare
un
sorso
prima
di
mettersi
a
tavola
,
lo
risputò
:
"
Benedetto
Dio
!
Pare
ranno
!
Io
preferisco
l
'acqua."
Remigio
si
rassegnò
subito
:
"
Beveremo
l
'acqua."
Alla
matrigna
crebbe
il
malumore
:
"
Per
una
sera
,
non
me
ne
importa
;
ma
io
sono
abituata
a
bevere
il
vino
.
E
,
poi
,
non
sai
che
l
'
acqua
del
pozzo
non
è
buona
?
Non
sai
che
su
i
tetti
ci
vengono
i
piccioni
dei
contadini
confinanti
?
Io
non
voglio
prendere
il
tifo
.
Un
bicchiere
di
vino
fa
sempre
bene
.
"
"
E
,
allora
,
vuole
che
lo
compriamo
alla
Coroncina
?
"
"
Io
non
dico
che
tu
lo
debba
comprare
,
ma
bisogna
pigliarci
rimedio
.
Oppure
,
intanto
,
comprane
un
barile
di
quello
più
basso
.
Basta
che
si
possa
bevere
.
Che
peccato
!
Quanto
tiene
la
botte
?
"
"
Venti
barili
,
almeno
;
credo
!
"
"
Tuo
padre
avrebbe
saputo
farlo
ridoventare
buono
;
ma
io
non
so
come
faceva
.
Bisogna
andare
dal
farmacista
:
ci
mandava
sempre
Giulia
!
"
"
Domani
,
ci
vada
lei
che
lo
conosce
.
"
"
Io
?
Io
mi
occupo
delle
faccende
di
casa
.
Ti
pare
che
io
voglia
andare
dal
farmacista
per
il
vino
!
"
Remigio
,
stizzito
,
la
rimbeccò
:
"
Stia
zitta
:
ci
andrò
io
.
"
"
Oh
,
io
sto
zitta
!
Se
dovessi
lamentarmi
tutte
le
volte
che
ce
ne
è
la
ragione
!
"
Remigio
si
provò
a
mandar
giù
qualche
bicchiere
del
vino
;
ma
era
impossibile
;
e
Luigia
non
smetteva
più
di
far
boccacce
,
storcendo
il
viso
tutte
le
volte
che
doveva
bevere
l
'
acqua
.
"
Le
cose
così
non
vanno
bene
!
Era
meglio
se
il
Signore
aveva
tolto
di
vita
me
!
Che
ci
faccio
nel
mondo
io
?
La
minchiona
.
"
E
rimproverò
Ilda
;
perché
,
sorridendo
,
aveva
detto
a
Remigio
che
le
pareva
buono
.
Era
addirittura
inviperita
:
"
Tu
sei
una
bambina
,
e
devi
tenere
il
tuo
posto
.
Ricordati
che
la
tua
mamma
ti
ha
affidato
a
me
,
perché
tu
m
'
obbedisca
come
a
lei
.
"
Ilda
fece
una
spallucciata
,
e
rispose
:
"
Beverò
l
'
acqua
anch
'
io
.
O
se
,
invece
,
andassi
da
Picciòlo
a
farmi
dare
un
poco
del
suo
vinello
?
"
"
Peggio
!
È
tutto
pieno
di
moscerini
!
E
,
poi
,
dobbiamo
andare
a
chiedere
l
'
elemosina
dai
nostri
sottoposti
?
No
,
da
vero
!
Fino
a
questo
punto
,
non
mi
ci
voglio
ridurre
,
io
!
"
"
E
,
allora
,
stia
zitta
!
"
le
rispose
la
bambina
.
Remigio
mangiò
;
e
,
poi
,
uscì
perché
non
aveva
sonno
.
Tordo
gli
disse
:
"
Lo
sente
come
piange
una
delle
vacche
?
È
per
figliare
.
"
Anche
Remigio
andò
nella
stalla
.
Picciòlo
e
Lorenzo
,
reggendo
un
lume
ciascuno
,
guardavano
la
vacca
;
che
,
stesa
a
giacere
,
teneva
la
testa
alta
e
mugliava
.
L
'
altra
vacca
seguitava
a
mangiare
;
e
si
sentiva
il
suo
mastichìo
molle
.
Picciòlo
gli
disse
:
"
Ha
fatto
bene
a
venire
anche
lei
.
"
"
Figlierà
stasera
?
"
"
Ci
deve
aver
poco
.
"
Lorenzo
,
preso
dall
'
importanza
della
cosa
,
disse
:
"
Io
scommetto
che
figlia
subito
.
"
Infatti
,
la
vacca
prese
un
'
altra
giacitura
;
come
per
stare
più
comoda
;
e
,
dopo
poco
,
cominciò
a
fare
gli
sforzi
con
tutto
il
corpo
che
cambiava
continuamente
di
forma
;
e
,
di
fuori
,
si
vedevano
i
rivoltoloni
che
faceva
il
vitello
.
Tordo
disse
:
"
Mi
pare
che
il
vitellino
dentro
si
muova
troppo
.
Deve
farla
patire
parecchio
.
"
Picciòlo
la
guardò
e
aggiunse
:
"
Speriamo
che
Sant
'
Antonio
l
'aiuti."
Mentre
parlavano
a
quel
modo
,
cominciò
a
venire
fuori
una
zampa
.
Lorenzo
disse
:
"
Bisogna
tirare
noi
il
vitello
,
perché
questa
vacca
non
avrebbe
forza
a
farlo
escire
da
sé
.
"
"
Prendiamo
un
cencio
,
per
avvolgerlo
alle
mani
.
Altrimenti
,
sguisciano
e
non
si
può
fare
niente
.
"
Trovarono
una
mezza
balla
,
e
ne
fecero
due
pezzi
:
uno
lo
prese
Lorenzo
e
uno
Tordo
.
La
vacca
,
come
se
avesse
capito
,
si
sforzava
sempre
di
più
;
e
la
zampa
si
allungò
.
Allora
,
Tordo
l
'
afferrò
;
tirandola
forte
tutte
le
volte
che
la
madre
faceva
lo
sforzo
.
Picciòlo
gli
disse
:
"
Attento
di
andare
a
tempo
con
lei
.
Quando
riposa
,
state
fermo
anche
voi
.
"
Poi
,
apparve
anche
l
'
altra
zampa
;
allora
Lorenzo
l
'
afferrò
come
Tordo
.
Dopo
un
minuto
,
il
vitellino
nacque
.
La
vacca
,
che
era
stata
slegata
,
cominciò
a
leccarlo
.
Ma
il
vitello
teneva
gli
occhi
chiusi
,
aveva
il
muso
quasi
bianco
;
e
non
dava
segni
di
vita
.
Le
sue
gambe
parevano
quattro
pezzi
di
legno
bistorti
;
ed
era
così
magro
come
schiacciato
.
"
È
possibile
che
sia
morto
mentre
nasceva
?
"
Tordo
rispose
:
"
Un
momento
fa
,
era
vivo
di
certo
!
"
Lorenzo
disse
:
"
Badate
che
questa
vacca
,
ora
che
ci
penso
,
ha
figliato
almeno
un
mese
prima
del
tempo
.
"
"
È
stata
troppo
strapazzata
!
"
Remigio
non
aveva
mai
visto
figliare
;
e
gli
dispiaceva
per
la
vacca
,
che
credendo
il
figliolo
fosse
vivo
seguitava
a
leccarlo
e
pareva
che
lo
volesse
alzare
in
piedi
.
L
'
altra
vacca
aveva
smesso
di
mangiare
e
guardava
.
Anche
il
vitellino
comprato
,
dal
suo
posto
,
allungava
il
collo
e
non
stava
più
fermo
.
Remigio
disse
:
"
Sfortunato
come
me
non
c
'
è
nessuno
!
"
Lorenzo
gli
rispose
,
come
a
una
litania
:
"
Pare
un
destino
.
"
Tordo
disse
:
"
Speriamo
che
l
'
altra
vacca
,
che
pare
più
rigogliosa
,
ne
faccia
uno
vivo
.
"
Picciòlo
,
per
vederci
meglio
,
staccò
uno
dei
lumi
;
e
s
'
inginocchiò
su
la
paglia
.
Tordo
guardava
stando
corpugioni
,
con
le
mani
su
le
gambe
:
Lorenzo
teneva
una
mano
allo
spigolo
della
mangiatoia
,
e
Remigio
guardava
la
vacca
che
gli
faceva
compassione
.
Se
non
si
fosse
vergognato
degli
assalariati
,
avrebbe
voluto
piangere
insieme
con
lei
;
e
disse
:
"
Vorrei
sapere
perché
tutto
mi
va
male
.
"
Picciòlo
gli
rispose
:
"
Non
se
la
prenda
troppo
.
Andrà
bene
la
figliatura
di
quest
'
altra
!
"
Tordo
stava
zitto
,
perché
anche
a
lui
dispiaceva
.
Allora
,
Lorenzo
disse
:
"
Bisognerà
sotterrarlo
ad
un
olivo
!
Lo
porteremo
via
domattina
.
"
"
Lo
vorresti
lasciare
tutta
la
notte
qui
?
"
"
Se
lo
portate
fuori
ora
,
c
'
è
caso
che
qualcuno
di
questi
cani
randagi
lo
sciupi
e
lo
mangi
.
"
"
Ficchiamolo
,
allora
,
dentro
una
cesta
ricoperta
con
una
tavola
e
una
pietra
sopra
:
così
,
potrà
stare
tutta
la
notte
magari
nella
parata
.
Remigio
era
restato
sconvolto
,
e
si
sentiva
tremare
tutto
.
I
muggiti
della
vacca
gli
facevano
venire
da
piangere
;
e
non
poteva
più
guardarle
gli
occhi
tanto
afflitti
che
parevano
più
scuri
e
più
fondi
.
Allora
,
salì
in
casa
;
per
dire
alla
matrigna
quel
che
era
avvenuto
.
Luigia
impallidì
,
ed
esclamò
:
"
Abbiamo
la
maledizione
sopra
di
noi
!
"
Poi
,
picchiò
Ilda
,
perché
era
andata
nella
stalla
a
vedere
.
Non
l
'
aveva
mai
picchiata
a
quel
modo
!
Remigio
scese
un
'
altra
volta
nell
'
aia
,
mentre
gli
assalariati
accomodavano
la
cesta
tra
il
muro
e
una
ruota
del
carro
;
perché
i
cani
non
la
potessero
smuovere
.
C
'
era
anche
Berto
,
che
disse
a
voce
alta
;
perché
fosse
sentito
:
"
Io
credo
che
queste
cose
non
avvengano
senza
che
Dio
non
le
desideri
.
"
Remigio
quasi
gli
s
'
avventò
,
gridando
:
"
Perché
dici
così
?
"
"
Perché
questo
è
il
mio
parere
.
"
La
questione
fu
inevitabile
:
"
Bada
che
io
,
fino
ad
ora
,
ti
ho
sempre
sopportato
.
"
Anche
Berto
perse
il
lume
degli
occhi
;
e
gli
rispose
,
gridando
più
forte
di
lui
:
"
E
io
ho
sempre
sopportato
lei
.
"
"
Che
ho
fatto
io
a
te
?
Se
il
vitello
fosse
stato
tuo
,
avresti
avuto
piacere
di
sentirti
dire
quel
che
tu
hai
detto
a
me
?
"
Ma
Berto
buttò
via
una
fune
del
carro
che
aveva
raccattato
di
terra
,
per
fare
posto
alla
cesta
;
e
salì
di
corsa
in
casa
.
Remigio
e
gli
altri
pensarono
che
sarebbe
risceso
con
una
falce
o
con
un
pennato
;
e
Picciòlo
spinse
Remigio
perché
se
n
'
andasse
.
Lorenzo
disse
:
"
Quando
vien
la
sera
,
il
malvagio
si
dispera
!
"
Erano
addolorati
,
e
non
volevano
che
Berto
facesse
qualche
pazzia
.
Ma
la
moglie
lo
aveva
agguantato
per
le
braccia
e
gli
fece
cadere
l
'
accetta
.
Egli
gridava
:
"
Lasciami
fare
!
Non
mi
tenere
.
"
Alla
fine
,
sentendo
gli
altri
assalariati
su
per
le
scale
,
le
disse
quasi
sottovoce
:
"
Sarà
per
un
'
altra
volta
.
Non
la
scampa
.
"
Remigio
,
chiusosi
in
camera
,
si
guardò
lungamente
allo
specchio
;
con
la
faccia
scomposta
;
e
disse
a
voce
alta
:
"
Perché
mi
odia
a
quel
modo
?
"
Spogliandosi
,
preso
da
un
malessere
sempre
più
vivo
,
pensò
alla
vacca
ed
al
vitello
morto
;
e
si
sentì
confortare
.
XXV
La
mattina
dopo
egli
non
si
sentiva
disposto
a
riparlare
per
il
primo
a
Berto
;
non
aveva
dormito
ed
era
debole
e
stanco
.
Meglio
che
passassero
alcuni
giorni
:
intanto
,
voleva
vedere
come
si
sarebbe
comportato
!
Ma
Berto
si
voltava
sempre
da
un
'
altra
parte
,
e
Cecchina
lo
salutava
da
adirata
.
Allora
,
ebbe
il
bisogno
che
qualcuno
gli
volesse
bene
,
qualcuno
che
si
degnasse
di
rincorare
la
sua
coscienza
.
Andò
a
una
specie
di
nascondiglio
,
che
s
'
era
trovato
su
la
greppa
della
Tressa
:
come
dentro
un
letto
di
erba
;
dove
con
il
corpo
aveva
fatto
ormai
una
buca
.
Sopra
l
'
acqua
limpida
,
un
velo
di
sudicio
si
spezzava
;
trascinato
via
dalla
corrente
:
un
velo
biancastro
,
che
bucavano
e
tagliavano
certi
insetti
galleggiando
con
la
punta
delle
zampe
alte
.
In
mezzo
a
un
prato
,
dall
'
altra
parte
della
Tressa
,
c
'
era
steso
in
terra
il
tronco
di
un
melo
,
nero
e
marcio
;
che
però
aveva
messo
alcune
foglie
stente
e
di
un
verde
patito
.
Mentre
larghe
prese
di
granturco
luccicavano
su
per
il
poggio
;
e
le
ombre
delle
nuvole
,
rapide
come
se
avessero
fretta
,
passavano
sopra
l
'
erba
e
sopra
le
groppe
di
una
mandria
di
bovi
;
salendovi
come
se
le
saltassero
.
La
rugiada
bagnava
ancora
le
piante
.
I
ciuffi
dell
'
erba
,
specie
del
setolino
,
erano
gremiti
d
'
insetti
.
Su
le
cime
dei
pioppi
,
facendole
tentennare
,
le
passere
andavano
via
e
tornavano
,
a
brancate
fitte
.
Una
fattoria
era
tutta
chiusa
e
segregata
dai
suoi
cipressi
.
Egli
stava
per
assopirsi
,
quando
Ilda
,
salita
sopra
un
poggetto
,
parandosi
il
sole
con
le
mani
,
lo
chiamò
.
Alzandosi
,
le
rispose
:
"
Che
vuoi
?
"
"
Hanno
portato
una
lettera
.
"
Gliela
mandava
l
'
avvocato
Mino
Neretti
,
per
dirgli
che
andasse
subito
a
Siena
;
per
la
causa
della
Cappuccini
.
La
matrigna
,
rosa
dalla
curiosità
,
gli
domandò
:
"
È
del
tuo
avvocato
?
Ho
visto
,
dietro
la
busta
,
il
suo
nome
a
stampa
.
"
"
Sì
;
è
sua
.
"
Ma
questa
risposta
non
l
'
appagava
:
temette
che
lo
avesse
mandato
a
chiamare
per
l
'
ipoteca
.
E
,
quasi
per
mortificarlo
di
non
dire
tutto
da
sé
,
girandogli
attorno
,
gli
domandò
anche
:
"
Perché
devi
andare
a
Siena
così
di
fretta
?
"
"
C
'
è
un
'
udienza
al
tribunale
,
credo
.
"
Ella
finse
di
meravigliarsi
,
per
farselo
dire
un
'
altra
volta
:
"
Di
già
?
"
"
Anche
io
me
n
'
ero
scordato
!
"
Si
sentì
subito
sollevata
;
e
,
senza
volere
,
mostrò
la
sua
contentezza
.
Egli
le
disse
:
"
Che
Giulia
riesca
a
farsi
dare
ottomila
lire
,
oltre
tutte
le
spese
del
processo
,
non
gliene
importa
?
"
Luigia
arrossì
.
"
Me
ne
importa
,
perché
dovrai
cavarle
,
in
un
modo
o
in
un
altro
,
dalla
Casuccia
.
"
Quand
'
egli
ebbe
fatto
un
poco
di
strada
,
camminando
lesto
per
non
giungere
tardi
,
lo
arrivò
Bùbbolo
in
calesse
.
Guidando
con
una
mano
sola
,
mise
di
passo
il
cavallo
;
e
gli
chiese
:
"
Perché
non
sale
con
me
?
C
'
è
posto
anche
per
lei
!
Si
metta
qui
!
Guardi
:
qui
ci
sta
bene
!
Se
non
accetta
,
mi
offenderebbe
!
"
Remigio
diceva
di
no
;
ma
Bùbbolo
cominciò
perfino
a
bestemmiare
:
"
Santa
Madonna
,
né
meno
a
dirle
di
venire
in
calesse
,
lei
mi
risponde
come
dovrebbe
!
Non
le
faccio
sporcare
le
scarpe
,
e
non
si
stanca
!
Venga
su
!
Madonna
dei
sette
dolori
!
Non
mi
faccia
stizzire
di
mattinata
!
Non
vede
che
ho
tenuto
il
cavallo
a
posta
,
benché
io
abbia
fretta
?
"
Allora
,
Remigio
salì
sul
calesse
.
"
Oh
,
ora
,
ha
avuto
giudizio
!
Lo
vuol
comprare
lei
questo
cavallino
?
Glielo
do
per
pochi
fogli
da
cento
,
con
il
calesse
e
tutto
!
Badi
come
è
bravo
!
"
Lo
toccò
con
la
punta
della
sferza
,
e
il
cavallo
,
sbruffando
e
dimenando
la
coda
mozza
,
si
mise
a
trottare
;
benché
ci
fosse
molta
salita
.
Vicini
alla
Porta
Romana
,
Bùbbolo
disse
:
"
Vuol
vedere
come
fa
anche
questo
pezzo
di
erta
?
Vai
,
Lillino
!
"
Il
cavallo
mise
giù
la
testa
ai
ginocchi
e
obbedì
.
Era
baio
e
lucente
,
con
le
cosce
tonde
e
corte
;
e
siccome
cambiava
il
pelo
,
fece
impelare
tutto
il
vestito
di
Remigio
e
di
Bùbbolo
;
che
disse
:
"
Ora
,
quando
arriviamo
alla
stalla
,
le
do
io
una
spazzola
;
e
si
pulisce
.
Stia
tranquillo
,
così
lei
può
andare
dove
vuole
.
Dove
deve
andare
?
Ha
piacere
che
ce
lo
accompagni
io
?
Per
me
,
è
lo
stesso
:
invece
di
voltare
il
cavallo
alla
stalla
,
andiamo
dove
mi
dice
lei
.
O
Chiocciolino
l
'
ha
più
visto
?
È
buono
sa
!
Creda
a
me
!
È
un
poco
imbroglione
"
e
,
qui
,
confuse
la
voce
dentro
una
risata
di
gola
"
come
bisogna
essere
noi
sensali
;
ma
le
garantisco
che
ha
un
cuore
d
'
oro
.
E
lei
se
lo
dovrebbe
tenere
amico
.
Io
a
lui
gli
voglio
bene
come
a
un
fratello
.
"
Remigio
,
vinto
il
primo
senso
d
'
importunità
,
divenne
di
buon
umore
;
e
andò
a
trovare
l
'
avvocato
con
la
faccia
quasi
ridente
.
L
'
avvocato
,
che
era
arrabbiato
,
gli
disse
,
con
violenza
:
"
Il
presidente
del
tribunale
t
'
ha
condannato
a
pagare
tutte
le
ottomila
lire
alla
Cappuccini
e
le
spese
del
processo
.
"
"
Non
c
'
era
un
'
altra
udienza
,
stamani
?
"
"
Chi
te
l
'
ha
detto
?
"
"
M
'
era
parso
che
fosse
scritto
nella
tua
lettera
.
"
"
Non
sai
né
meno
leggere
.
Lo
sapevo
che
non
capisci
niente
.
E
te
lo
avevo
detto
che
avresti
perduto
la
causa
.
Ti
sta
bene
!
Così
,
imparerai
a
vivere
.
"
Ma
tu
la
prendi
con
me
!
"
L
'
avvocato
lo
guardò
con
scherno
,
e
allungò
il
passo
;
per
lasciarlo
.
Remigio
gli
andò
dietro
e
gli
chiese
,
quasi
raccomandandosi
,
perché
gli
parlasse
con
meno
collera
:
"
Come
faccio
a
dare
ottomila
lire
alla
Cappuccini
?
"
L
'
avvocato
gli
rispose
:
"
Vieni
al
mio
studio
,
tra
una
mezz
'ora."
"
Lo
sai
da
te
che
io
non
ho
denaro
.
"
Il
Neretti
si
fece
affabile
;
e
gli
disse
,
sorridendo
:
"
Se
tutti
i
clienti
fossero
come
te
,
mi
metterebbe
un
bel
tornaconto
!
"
Remigio
,
credendo
di
rammentargli
una
ragione
bastante
,
gli
disse
:
"
Ma
io
ti
sono
amico
!
"
Il
Neretti
gli
dette
la
mano
,
e
lo
accontentò
:
"
Torna
tra
una
mezz
'
ora
allo
studio
.
Ci
penseremo
insieme
.
"
Remigio
si
sentiva
portare
via
la
testa
,
e
camminava
senza
sapere
dove
andasse
.
Gli
pareva
di
fare
un
chilometro
ad
ogni
passo
;
e
,
quando
gli
veniva
all
'
orecchio
qualche
parola
di
gente
sconosciuta
,
si
sarebbe
fermato
,
come
per
istinto
,
a
raccontare
tutto
.
Questa
volta
,
non
poteva
sperare
di
nulla
;
e
si
abbandonava
completamente
al
suo
sentimento
.
Perché
non
era
scappato
la
notte
che
la
mucchia
bruciava
?
Perché
era
tornato
a
Siena
,
se
suo
padre
voleva
morire
senza
farglielo
sapere
?
Perché
doveva
doventare
il
padrone
della
Casuccia
quasi
di
sotterfugio
?
Egli
aveva
paura
di
una
cosa
ignota
,
più
consistente
del
suo
animo
.
Ma
,
benché
non
avesse
più
pensato
a
Dio
da
tanti
anni
,
non
poteva
credere
che
Dio
volesse
annientarlo
a
quel
modo
.
Che
cosa
aveva
fatto
di
male
?
Perché
non
poteva
esistere
anche
la
sua
volontà
?
Ricordò
,
allora
,
la
sorgente
dell
'
orto
,
sottile
come
un
filo
,
quando
da
ragazzo
si
divertiva
a
chiuderla
con
un
poco
di
argilla
:
bastava
che
vi
pigiasse
sopra
il
pollice
.
Pensò
anche
a
tutta
la
gente
che
conosceva
ed
era
morta
senza
che
gliene
fosse
importato
nulla
.
Anch
'
egli
,
ora
,
poteva
morire
,
e
nessuno
lo
avrebbe
rimpianto
.
Dopo
qualche
anno
,
nessuno
se
ne
sarebbe
più
ricordato
.
Mentre
la
Casuccia
,
a
ogni
primavera
,
ridoventava
verde
e
fresca
;
e
i
pioppi
della
Tressa
si
innalzavano
sempre
di
più
.
Ora
,
sentiva
la
sua
miseria
!
L
'
avvocato
,
vedendolo
così
avvilito
,
gli
disse
con
una
chiarezza
che
poteva
rianimarlo
:
"
Se
tu
vuoi
dar
retta
a
me
,
dovresti
fare
subito
un
'
ipoteca
con
il
Credito
Fondiario
del
Monte
dei
Paschi
.
Tu
hai
già
due
cambiali
da
scontare
,
e
sono
sicuro
che
non
avrai
il
denaro
per
tutte
le
scadenze
.
Guarda
quanto
è
tutto
insieme
il
denaro
che
devi
dare
,
e
fai
un
debito
solo
.
È
meglio
.
Così
,
ogni
sei
mesi
,
potrai
pagare
le
rate
;
che
non
sono
molto
grosse
.
In
tutto
,
mi
pare
che
tu
abbia
una
passività
di
quasi
quattordicimila
lire
.
Devi
calcolare
,
poi
,
le
dugento
lire
per
il
sensale
e
altre
spese
che
ti
possano
capitare
prima
che
il
podere
cominci
a
fruttarti
.
Si
arriva
,
direi
,
a
quindicimila
lire
.
Bisogna
,
però
,
che
la
tua
matrigna
acconsenta
a
cedere
il
suo
diritto
di
prima
ipotecaria
al
Credito
Fondiario
.
Questa
è
la
condizione
indispensabile
.
Credi
che
la
tua
matrigna
acconsentirà
?
"
"
Io
non
lo
so
.
"
"
Glielo
domanderai
più
presto
che
è
possibile
.
Se
vuoi
che
la
convinca
io
,
mandala
da
me
.
Ma
bada
che
anche
il
mio
conto
cresce
.
Ora
,
vai
a
casa
e
non
perdere
tempo
.
"
Senza
volere
,
il
Neretti
sorrideva
della
sua
aria
sbigottita
;
ma
egli
stesso
non
sapeva
come
consigliarlo
meglio
e
vedeva
che
sarebbe
stato
costretto
a
fargli
vendere
,
o
prima
o
dopo
,
la
Casuccia
.
La
sorte
anche
di
tanti
altri
,
che
gli
erano
capitati
!
Remigio
raccontò
tutto
alla
matrigna
;
che
rispose
con
il
garbo
di
un
'
istrice
:
"
Io
,
così
alla
sprovvista
,
non
so
quel
che
pensare
.
Domani
,
se
tu
sei
proprio
deciso
,
andrò
dal
mio
avvocato
;
e
sentirò
quel
che
mi
dice
.
"
Egli
le
chiese
quasi
con
terrore
,
per
rimproverarla
:
"
E
se
l
'
avvocato
le
dicesse
di
no
,
che
dovrei
fare
io
?
Dove
trovo
i
denari
?
"
"
Io
agirò
anche
secondo
la
mia
coscienza
.
Tu
credi
che
io
non
pensi
a
quel
che
è
necessario
,
ma
non
è
vero
.
Ilda
,
tu
non
devi
ascoltare
.
Pulisci
l
'
insalata
e
voltati
di
là
!
"
Remigio
disse
:
"
Non
voglio
né
meno
io
.
La
mandi
fuori
dell
'
uscio
:
alla
conca
.
"
Ilda
prese
i
cesti
dell
'
insalata
,
li
mise
nello
zinale
;
ed
escì
.
"
Non
vorrei
che
ci
fossero
né
meno
i
muri
!
"
"
Ora
siamo
soli
,
e
possiamo
parlare
quanto
vuoi
!
Ma
,
quel
che
vorrei
dirti
,
che
sento
dentro
di
me
,
lo
sa
soltanto
il
Signore
!
"
Remigio
taceva
.
Allora
Luigia
gli
disse
:
"
E
se
io
acconsento
anche
a
farti
fare
questa
ipoteca
,
me
ne
sarai
riconoscente
?
"
Remigio
gridò
:
"
Perché
me
lo
domanda
?
"
"
Non
t
'
arrabbiare
.
Ormai
sono
presa
anch
'
io
con
il
laccio
al
collo
e
devo
fare
quel
che
vuole
il
destino
.
Te
l
'
ho
domandato
,
perché
avevo
bisogno
di
sentirtelo
dire
anche
con
la
tua
voce
.
"
"
Basta
!
Io
non
voglio
commovermi
.
Lei
lo
sa
da
sé
.
Vado
nel
campo
,
perché
ho
bisogno
di
distrarmi
.
"
"
Perché
non
resti
qui
con
me
?
Pensi
soltanto
a
distrarti
per
te
?
Credi
che
io
non
stia
altrettanto
male
?
Non
mi
lasciare
sola
!
"
"
È
meglio
che
io
vada
a
vedere
quel
che
fanno
gli
assalariati
.
"
La
matrigna
fece
il
viso
da
piangere
.
Remigio
le
prese
una
mano
e
gliela
strinse
;
dicendo
:
"
Non
capisce
che
se
io
l
'
ho
subito
tenuta
in
casa
con
me
vuol
dire
che
intendo
di
volerle
bene
?
"
Un
singhiozzo
quasi
la
fece
sbalzare
:
"
Pensa
che
faresti
un
'
azione
,
che
io
non
mi
merito
!
"
Egli
rispose
,
chinando
la
testa
:
"
Ha
sempre
paura
!
"
E
andò
nel
campo
;
quasi
allegro
.
Parlò
con
tenerezza
agli
assalariati
;
e
credette
di
aver
fatto
pentire
Berto
,
perché
non
rispondeva
né
meno
una
parola
.
Nell
'
aria
era
come
un
incendio
;
le
galline
,
accovacciate
sotto
la
parata
,
crocchiolavano
di
rado
;
quasi
non
avessero
più
voce
.
Sembrava
che
dovessero
doventare
incapaci
a
moversi
di
lì
;
come
il
muro
dell
'
aia
;
come
le
pietre
.
Egli
si
lasciava
prendere
dal
desiderio
di
sentirsi
buono
,
e
sognava
che
i
pioppi
della
Tressa
lo
sapessero
.
La
mattina
dopo
,
era
domenica
;
e
mentre
la
gente
passava
per
andare
alla
messa
stava
appoggiato
a
un
pilastro
del
cancello
.
I
contadini
pigliavano
anche
attraverso
i
campi
,
per
i
viottoli
;
e
alcuni
dovevano
guadare
la
Tressa
.
La
chiesa
di
Colle
,
in
cima
a
un
poggetto
aguzzo
,
tra
quattro
cipressi
alti
,
con
le
fronde
soltanto
in
punta
,
come
pennacchi
rotondi
,
suonava
.
La
campagna
dinanzi
alla
Casuccia
era
coltivata
;
ma
senza
case
.
Soltanto
un
poderuccio
;
che
pareva
ficcato
dentro
un
cocuzzolo
di
creta
.
Punte
di
cipressi
,
in
fila
,
si
vedevano
dietro
un
lungo
poggio
.
La
terra
lavorata
era
violacea
e
grigia
:
nel
grembo
della
valle
,
fino
alla
Tressa
,
quasi
verde
.
Poi
,
salendo
e
allontanandosi
,
si
inazzurrava
sempre
di
più
;
a
strisce
;
e
il
cielo
era
di
una
tinta
più
sbiadita
.
Cecchina
,
per
timore
di
fare
tardi
,
escì
frettolosa
dalla
Casuccia
;
ma
Gegia
la
rincorse
;
prendendola
a
braccetto
per
scherzo
:
"
Non
mi
volete
con
voi
?
Ho
la
gamba
buona
anch
'
io
!
"
Portavano
tutte
e
due
il
cappello
di
paglia
con
i
nastri
di
seta
bianca
,
larghi
,
scendenti
sul
vestito
nero
,
più
giù
dei
fianchi
;
e
chiacchierarono
,
ridendosi
,
fino
alla
chiesa
.
Le
ragazze
si
tenevano
per
mano
,
a
quattro
o
cinque
per
volta
;
e
i
giovanotti
le
facevano
sghignazzare
;
ma
,
poi
,
quand
'
era
troppo
,
camminavano
più
piano
perché
quelli
passassero
avanti
e
le
lasciassero
stare
.
Dinda
portò
con
sé
Moscino
;
Lorenzo
e
Tordo
erano
andati
a
Siena
.
Berto
arrivò
,
secondo
il
solito
,
fino
alla
chiesa
;
ma
senza
entrare
.
Picciòlo
,
che
prima
aveva
voluto
portare
la
semola
al
vitellino
,
fece
tardi
;
e
si
abbottonava
le
maniche
della
camicia
camminando
.
Poi
,
infilandosi
la
giubba
,
disse
a
Remigio
:
"
E
lei
perché
non
viene
mai
?
"
Remigio
si
sentì
prendere
da
un
sentimento
,
al
quale
non
aveva
mai
voluto
dare
retta
;
e
desiderò
di
credere
.
Avrebbe
voluto
rispondere
:
"
aspettami
"
;
ma
,
invece
,
sorrise
impacciato
,
e
basta
.
Picciòlo
,
vedendo
la
sua
indecisione
,
gli
disse
un
'
altra
volta
:
"
Venga
con
me
!
"
"
Ormai
,
no
.
"
"
Crede
che
non
le
farebbe
bene
venire
alla
messa
?
Dopo
,
ci
si
sente
meglio
.
Via
!
Non
si
lasci
prendere
dalla
svogliatezza
!
Non
crede
in
Dio
?
"
"
Non
vengo
!
"
Picciòlo
,
credendo
che
si
fosse
avuto
a
male
della
insistenza
,
gli
disse
parlando
lentamente
;
per
dare
risalto
alle
parole
:
"
Mi
perdoni
se
mi
son
permesso
di
consigliarla
così
!
Ma
dal
tetto
in
su
nessuno
sa
quanto
ci
è
.
"
"
Anzi
,
avete
fatto
bene
.
"
E
gli
porse
la
mano
.
Picciòlo
s
'
era
dimenticato
di
mettersi
dritto
il
cappello
;
e
camminava
mezzo
sciancato
;
dondolando
le
braccia
avanti
e
indietro
.
A
forza
di
vangare
,
un
ginocchio
cominciava
a
volergli
rimanere
piegato
;
e
anche
le
mani
gli
si
erano
storte
.
Altri
vecchi
,
che
passavano
per
andare
alla
messa
,
s
'
erano
conciati
anche
peggio
,
sempre
di
più
;
con
la
testa
in
avanti
,
per
lo
stare
curvi
a
zappare
.
Le
donne
,
invece
,
pareva
che
si
scorciassero
;
con
le
mani
e
i
fianchi
deformi
.
Avevano
la
faccia
del
colore
delle
mele
cotte
,
e
parecchie
con
una
gamba
più
corta
e
una
più
lunga
.
Passarono
anche
la
moglie
e
la
cognata
del
padrone
di
San
Lazzaro
,
che
dal
grasso
potevano
a
pena
muoversi
;
con
un
ombrellino
di
fuori
bianco
e
di
sotto
verde
;
e
la
serva
,
dietro
,
a
due
passi
di
distanza
,
con
le
mani
sul
ventre
.
Escirono
dal
cancello
anche
Luigia
e
Ilda
.
L
'
azzurro
brillava
;
i
poggi
e
i
cocuzzoli
di
argilla
,
un
poco
glauchi
e
un
poco
cinerei
,
abbaglianti
,
s
'
ammucchiavano
sempre
più
alti
e
più
chiusi
,
verso
Siena
;
tutta
rossa
;
fatta
con
i
mattoni
di
quell
'
argilla
cotta
.
XXVI
Giulia
era
stata
due
giorni
a
letto
,
e
il
Crestai
quando
non
era
in
tipografia
non
si
muoveva
mai
dalla
sua
camera
.
Soltanto
allora
cominciavano
ad
amarsi
da
vero
;
e
sapevano
indovinare
i
loro
pensieri
.
La
sera
,
sentivano
cantare
da
dentro
le
osterie
;
e
pareva
che
tutte
quelle
casupole
di
Via
dei
Pispini
,
con
i
muri
sottili
,
tremassero
alle
voci
di
briachi
;
come
se
anch
'
esse
avessero
bevuto
con
tutti
i
loro
pigionali
.
A
pena
ella
poté
stare
in
piedi
,
andò
con
lui
dall
'
avvocato
Boschini
,
e
riescirono
a
farsi
promettere
che
si
sarebbe
occupato
della
causa
con
più
impegno
.
"
Anche
perché
"
egli
disse
"
il
mio
conto
lo
dovrà
pagare
il
Selmi
;
e
da
lui
mi
farò
pagare
molto
meglio
!
Si
crede
di
essere
un
signore
,
ma
io
gli
farò
provare
le
prime
durezze
della
vita
.
Non
è
giusto
che
egli
si
goda
quello
che
non
doveva
essere
suo
!
Avrebbe
dovuto
darle
le
ottomila
lire
senza
che
ce
lo
costringessimo
noi
;
ma
si
pentirà
di
averla
fatta
aspettare
!
Le
farò
avere
anche
tutti
i
frutti
,
fin
dalla
morte
del
signor
Giacomo
.
Ed
è
giusto
!
"
Egli
,
perciò
,
fermò
il
Neretti
in
strada
,
e
gli
disse
:
"
Mi
meraviglio
che
tu
non
abbia
capito
che
qui
si
tratta
di
un
dovere
,
quasi
morale
,
del
tuo
cliente
!
"
Il
Neretti
gli
rispose
,
sorpreso
di
sentirgli
fare
quei
discorsi
:
"
Mi
pare
che
tu
sia
già
più
che
a
mezzo
del
tuo
intento
!
Io
voglio
,
però
,
che
la
causa
continui
perché
avete
chiesto
troppo
.
"
"
I
testimoni
,
mio
caro
,
hanno
detto
le
cose
come
stanno
.
"
Il
Neretti
si
mise
a
ridere
:
"
Bisognerebbe
vedere
se
i
tuoi
testimoni
...
"
Ma
il
Boschini
non
ne
volle
parlare
e
gli
rispose
:
"
Noi
non
possiamo
discutere
dei
testimoni
;
dal
momento
che
il
Selmi
non
ha
potuto
dimostrare
niente
in
contrario
.
Io
volevo
dirti
che
tu
lasciassi
,
ormai
,
dare
la
sentenza
;
anche
per
risparmiargli
altre
spese
;
perché
tu
sai
come
me
che
non
può
essere
dubbio
l
'
esito
della
causa
.
"
"
Come
tu
difendi
la
Cappuccini
,
io
difendo
il
Selmi
!
"
"
Verrò
a
trovarti
,
per
riparlarne
.
"
E
si
salutarono
.
Quando
il
tribunale
ebbe
condannato
Remigio
,
Giulia
lo
seppe
subito
;
perché
il
Crestai
andava
tutti
i
giorni
ad
informarsi
dall
'
avvocato
.
Salì
in
casa
di
lei
,
a
due
scalini
per
volta
.
Giulia
fu
presa
da
una
gioia
convulsa
,
e
non
sapeva
fare
altro
che
stringergli
con
le
unghie
le
braccia
.
Si
riebbe
,
subito
,
di
salute
;
e
pareva
perfino
più
giovane
.
Ma
l
'
odio
di
Berto
s
'
era
fatto
sempre
più
forte
;
e
,
quando
vedeva
Remigio
nel
campo
,
gli
veniva
voglia
di
avventarglisi
.
Il
lunedì
mattina
,
Remigio
gli
disse
di
prendere
l
'
accetta
e
di
andare
con
lui
a
buttare
giù
una
cascia
,
con
la
quale
voleva
rifare
il
timone
del
carro
.
Berto
aveva
il
cuore
grosso
e
gli
tremava
:
il
respiro
pareva
che
glielo
spezzasse
.
Cecchina
gli
disse
:
"
Non
andare
tu
:
digli
che
vada
con
Tordo
.
"
"
Ci
vado
io
,
invece
!
"
La
donna
non
osò
guardarlo
in
faccia
,
e
non
gli
disse
altro
.
Si
mise
a
sedere
,
perché
le
girava
la
testa
;
e
non
poteva
stare
sola
.
Remigio
aspettava
Berto
in
mezzo
all
'
aia
;
e
,
quando
lo
vide
,
gli
disse
:
"
Possiamo
andare
.
"
Si
guardava
attorno
,
come
se
qualcuno
dovesse
venire
a
chiamarlo
;
e
gli
venne
in
mente
di
dire
a
Luigia
che
egli
andava
giù
con
Berto
alla
proda
del
confine
.
Perciò
si
soffermò
;
ma
cambiò
subito
pensiero
.
Camminava
avanti
all
'
assalariato
,
e
voleva
voltarsi
per
sorridergli
;
ma
non
poteva
,
ed
aveva
paura
.
In
certi
momenti
,
non
l
'
udiva
né
meno
,
benché
gli
si
avvicinasse
sempre
di
più
.
Quando
furono
alla
proda
,
pensò
:
"
Quest
'
altre
cascie
,
tra
due
anni
,
saranno
cresciute
!
"
Vide
un
pero
giovane
,
che
ancora
non
aveva
il
pedano
forte
,
e
pensò
:
"
Farà
presto
le
pere
,
e
sono
di
qualità
buona
!
"
.
Berto
guardava
il
ferro
dell
'
accetta
e
lo
lisciava
con
una
mano
:
il
ferro
,
arrotato
da
poco
,
luccicava
.
Intanto
,
non
c
'
erano
più
le
zolle
dell
'
aratura
,
e
su
la
proda
i
piedi
ci
spianavano
bene
.
Remigio
seguitava
a
camminare
avanti
.
Allora
,
infuriatosi
,
Berto
gli
dette
l
'
accetta
su
la
nuca
.
Qualche
ora
dopo
,
venne
una
grandinata
.
I
pampini
e
l
'
uva
acerba
si
sparpagliarono
su
la
terra
;
insieme
con
le
rame
dei
frutti
schiantati
.
Luigia
,
piangendo
abbracciata
ad
Ilda
,
mandò
Picciòlo
e
Lorenzo
a
coprire
Remigio
con
l
'
incerato
del
carro
.
Narrativa ,
a
Luigi
Pirandello
CAPITOLO
I
Giulio
chiamò
il
fratello
:
-
Niccolò
!
Déstati
!
Quegli
fece
una
specie
di
grugnito
,
bestemmiò
,
si
tirò
più
giù
la
tesa
del
cappello
;
e
richiuse
gli
occhi
.
Stava
accoccolato
su
una
sedia
,
con
le
mani
in
tasca
dei
calzoni
e
la
testa
appoggiata
a
uno
scaffale
della
libreria
;
vicino
a
una
cassapanca
antica
,
che
tenevano
lì
in
mostra
per
i
forestieri
;
tutta
ingombra
di
vasi
,
di
piatti
e
di
pitture
.
-
Ohé
!
Non
ti
vergogni
a
dormire
!
È
tutta
la
mattina
!
Fai
rabbia
!
Niccolò
,
allora
,
si
sdrusciò
forte
le
labbra
e
aprì
gli
occhi
,
guardando
il
fratello
.
-
Ma
che
vuoi
?
Io
,
fino
all
'
ora
di
mangiare
,
dormo
!
-
Volevo
dirti
che
io
devo
andare
alla
banca
!
Stamani
,
c
'
è
un
rinnovo
.
Niccolò
fece
una
sbuffata
e
rispose
:
-
Vai
!
C
'
era
bisogno
di
destarmi
?
-
Alla
bottega
chi
ci
bada
?
-
A
quest
'
ora
,
non
viene
nessun
imbecille
a
comprare
i
libri
!
Vai
!
Ci
bado
io
!
Niccolò
,
mentre
il
fratello
cercava
il
tubino
,
si
alzò
,
giunse
fino
alla
porta
,
come
se
avesse
voluto
mettersi
a
correre
,
prendendo
lo
slancio
;
e
tornò
a
dietro
,
rincantucciandosi
a
sedere
.
Era
alto
e
grasso
;
con
la
barbetta
brizzolata
,
le
labbra
grandi
e
gli
occhi
bigi
.
Allora
,
perché
Giulio
andava
da
sé
alla
banca
,
invece
di
mandarci
lui
o
l
'
altro
fratello
,
lo
guardò
e
chiese
con
premura
studiata
:
-
Enrico
dov
'
è
?
Dobbiamo
sempre
fare
tutto
noi
anche
per
lui
?
-
Sarà
a
spasso
,
a
quest
'
ora
!
Dove
vuoi
che
sia
?
Lo
sai
che
a
quest
'
ora
ha
sempre
bisogno
di
fare
una
passeggiata
.
-
E
rimproveravi
me
perché
me
ne
sto
qui
a
dormire
?
Giulio
voleva
sorridere
;
ma
si
mise
le
lenti
,
guardò
la
firma
su
la
cambiale
e
disse
:
-
Bada
anche
tu
se
ti
pare
venuta
bene
!
Niccolò
alzò
le
spalle
e
non
rispose
.
Giulio
disse
,
con
una
specie
di
ammirazione
sempre
meno
involontaria
:
-
M
'
è
venuta
proprio
bene
!
Il
fratello
abbassò
la
testa
e
fece
un
'
altra
sbuffata
;
poi
si
mise
a
battere
lesto
lesto
la
punta
d
'
un
piede
;
e
,
allora
,
tremava
tutta
la
cassapanca
con
quel
che
c
'
era
sopra
.
-
Smetti
:
farai
rompere
tutto
!
-
Non
sarebbe
meglio
?
Giulio
,
grattandosi
vicino
alla
bocca
,
quasi
sorpreso
,
lo
guardò
:
-
Con
te
non
ci
si
capisce
niente
!
Ormai
,
mio
caro
,
anche
se
volessimo
smettere
,
sarebbe
tardi
.
Piuttosto
,
speriamo
che
troveremo
i
denari
per
pagare
le
cambiali
!
-
E
se
alla
banca
scoprono
prima
che
tu
...
che
noi
facciamo
le
firme
false
?
Giulio
era
il
più
melanconico
dei
tre
fratelli
Gambi
,
ma
anche
il
più
forte
e
quello
che
sperava
perciò
di
guadagnare
tanto
con
la
libreria
,
da
non
correre
più
nessun
pericolo
.
Era
stato
lui
a
proporre
quell
'
espediente
;
ed
era
lui
che
aveva
imparato
ad
imitare
le
firme
.
Ma
quando
il
fratello
gli
diceva
a
quel
modo
,
si
perdeva
d
'
animo
e
andava
alla
banca
soltanto
perché
era
indispensabile
a
guadagnare
tempo
.
È
vero
anche
,
però
,
che
era
doventata
un
'
abitudine
;
che
lo
preoccupava
piuttosto
per
la
puntualità
che
ci
voleva
.
Perfino
lusingato
che
ormai
da
tre
anni
la
cosa
andasse
bene
:
avevano
preso
più
di
cinquantamila
lire
senza
destare
nessun
sospetto
,
e
il
cavaliere
Orazio
Nicchioli
,
che
aveva
fatto
da
vero
il
favore
di
firmare
qualche
cambiale
,
non
indovinava
ancora
niente
.
Seguitava
sempre
ad
essere
il
loro
amico
,
e
ad
andare
alla
libreria
tutte
le
sere
;
a
fare
la
chiacchierata
.
Giulio
era
anche
più
alto
di
Niccolò
;
ma
senza
barba
e
più
giovane
,
sebbene
i
suoi
capelli
fossero
tutti
bianchi
.
I
baffetti
erano
ancora
biondi
;
il
viso
roseo
;
e
gli
occhi
celesti
facevano
pensare
a
qualche
pietra
di
quel
colore
.
Il
più
intelligente
e
il
solo
che
avesse
voglia
di
lavorare
,
stando
dentro
la
libreria
dalla
mattina
alla
sera
.
Niccolò
,
invece
,
faceva
anche
l
'
antiquario
;
e
stava
quasi
sempre
fuori
di
Siena
,
a
cercare
alle
fattorie
antiche
e
nei
paesi
qualche
cosa
da
comprare
.
Enrico
faceva
il
legatore
,
a
una
piccola
bottega
vicino
alla
libreria
.
Era
basso
,
con
i
baffi
più
scuri
;
sgarbato
e
prepotente
.
Soltanto
Niccolò
aveva
moglie
;
ma
vivevano
tutti
insieme
con
due
giovinette
orfane
,
loro
nipoti
.
Il
loro
padre
era
stato
fortunato
,
e
anch
'
essi
da
prima
stavano
bene
;
poi
,
a
poco
a
poco
,
la
libreria
aveva
sempre
fruttato
meno
.
Giulio
si
mise
il
tubino
,
dopo
averlo
spolverato
con
il
gomito
;
stette
un
poco
incerto
a
esaminare
la
cambiale
aperta
su
lo
scrittoio
;
si
grattò
vicino
alla
bocca
,
la
prese
e
se
la
mise
in
tasca
.
Niccolò
lo
guardava
,
imprecando
e
bestemmiando
.
-
È
inutile
bestemmiare
.
-
Che
devo
dire
,
allora
?
-
Niente
.
Rassegnarsi
.
-
Ma
io
in
galera
non
ci
voglio
andare
!
Aveva
la
voce
forte
e
robusta
,
e
quando
gridava
a
quel
modo
non
si
sapeva
se
faceva
sul
serio
o
per
canzonatura
.
Allora
anche
a
Giulio
era
impossibile
sentirsi
afflitto
e
umiliato
.
E
rispose
,
con
la
sua
pacatezza
di
uomo
educato
:
-
Ci
metteranno
me
in
galera
!
Sei
contento
?
Ma
Niccolò
gridò
:
-
Torna
presto
,
perché
io
qui
dentro
non
voglio
che
mi
ci
venga
un
accidente
!
Giulio
,
tenendo
la
mano
in
tasca
dov
'
era
la
cambiale
,
perché
aveva
paura
che
potesse
escirgli
fuori
,
andò
alla
banca
;
cercando
di
camminare
a
testa
alta
e
di
farsi
vedere
senza
preoccupazioni
;
sicuro
di
quel
che
faceva
.
Niccolò
restò
su
la
sua
sedia
;
e
si
mise
a
biascicare
un
sigaro
,
sputando
i
pezzetti
sotto
lo
scrittoio
;
allungando
le
gambe
fin
nel
mezzo
della
bottega
.
Quando
entrò
un
signore
,
che
conosceva
perché
una
volta
erano
andati
a
caccia
insieme
,
Niccolò
non
si
mosse
né
meno
.
Quegli
chiese
:
-
Come
sta
?
-
Io
,
bene
.
E
lei
?
-
Un
poco
di
raffreddore
.
Niccolò
sorrise
,
dicendogli
con
una
serietà
finta
di
cui
nessuno
alla
prima
si
accorgeva
:
-
Si
abbia
riguardo
!
Il
signor
Riccardo
Valentini
,
allora
,
guardò
qualche
libro
,
e
Niccolò
richiuse
gli
occhi
come
se
non
ci
fosse
stato
né
meno
.
Tutti
quelli
che
lo
conoscevano
,
non
si
rivolgevano
mai
a
lui
per
comprare
;
ma
a
Giulio
,
magari
aspettando
che
tornasse
,
se
non
c
'
era
.
Il
Valentini
gli
disse
:
-
Bella
vita
,
sempre
a
sedere
!
-
Lo
so
!
Me
la
invidia
anche
lei
?
-
Io
?
No
,
da
vero
.
Anzi
,
ci
ho
piacere
.
-
E
io
campo
da
signore
per
dispetto
a
quelli
che
mi
vorrebbero
vedere
a
mendicare
.
Non
faccio
bene
?
Devono
tutti
mangiarsi
il
fegato
dalla
rabbia
!
Il
signor
Valentini
fece
una
risata
.
-
Oggi
,
a
pranzo
,
tordi
e
quaglie
.
E
mi
son
fatto
mandare
da
una
delle
migliori
tenute
del
Chianti
un
vino
che
,
se
lo
bevesse
lei
,
resterebbe
stupito
.
Dio
!
Come
mi
voglio
godere
!
Per
me
,
nella
vita
,
non
c
'
è
altro
!
Sono
nato
un
signore
,
io
;
più
di
lei
!
-
Più
di
me
?
Ah
,
lo
credo
!
Lei
non
ha
quelle
preoccupazioni
di
cui
io
non
posso
fare
a
meno
.
Anche
stamani
son
dovuto
venire
a
Siena
,
perché
il
fattore
mi
s
'
è
ammalato
.
Come
si
fa
a
rimandare
al
giorno
dopo
gli
affari
,
con
una
tenuta
di
trenta
poderi
come
io
ho
su
le
mie
spalle
!
Senza
mentovare
,
poi
,
anche
le
mercature
.
Niccolò
si
sollazzava
a
quelle
confidenze
;
e
,
fregatesi
le
mani
,
disse
:
-
Vino
e
ponci
!
Ma
i
ponci
li
faccio
da
me
.
Mezzo
litro
di
rumme
per
volta
!
Ah
,
io
sto
bene
!
Nella
sua
voce
c
'
era
una
gioia
rabbiosa
e
violenta
.
Ed
egli
,
ridendo
a
quel
modo
,
restava
simpatico
a
tutti
.
-
Ora
,
quando
torna
Giulio
,
che
è
andato
a
un
appuntamento
con
una
bella
signora
,
si
chiude
questa
paretaia
;
e
si
va
a
mangiare
.
Che
mangiata
!
Vorrei
avere
due
ventri
!
Uno
non
mi
basta
!
Ho
fatto
comprare
,
dalla
nostra
serva
,
un
chilo
di
parmigiano
e
certe
pere
che
passano
una
libbra
l
'
una
!
Scommetto
che
le
viene
voglia
di
desinare
con
me
!
Il
signor
Valentini
rise
e
gli
batté
una
mano
su
la
spalla
.
Poi
,
chiese
:
-
Che
Madonna
è
quella
,
lì
nel
mezzo
alla
cassapanca
?
Quella
lì
ritta
?
Niccolò
doventò
serio
.
-
Non
me
lo
vuol
dire
?
-
Anzi
!
A
lei
dirò
la
verità
:
è
una
Madonna
che
ho
trovato
in
casa
d
'
un
contadino
.
Non
me
la
volevano
vendere
a
nessun
costo
.
L
'
ho
pagata
cento
lire
sole
!
Si
alzò
,
e
con
la
voce
che
doventava
acuta
,
ripeté
gongolando
:
-
Cento
lire
!
Cento
lire
!
Me
l
'
ha
regalata
!
Ci
voleva
un
idiota
come
quello
!
-
E
lei
quante
ce
ne
prenderà
?
La
voce
di
Niccolò
si
fece
tonante
:
-
Io
?
Poi
,
con
sprezzo
:
-
Ieri
,
un
inglese
mi
dava
quattromila
lire
,
quattromila
lire
!
-
E
non
l
'
ha
data
?
La
voce
parve
calmarsi
,
farsi
esatta
:
-
Ce
ne
prenderò
seimila
.
E
siccome
s
'
era
rimesso
a
sedere
,
si
alzò
di
scatto
,
battendo
i
piedi
e
ricominciando
a
gridare
:
-
Cento
lire
!
Quell
'
idiota
!
Ci
voleva
un
idiota
come
lui
,
per
darmela
!
E
finse
di
ridere
tanto
,
come
fosse
sul
punto
di
soffocare
.
Giulio
,
con
il
cappello
su
gli
occhi
,
come
senza
avvedersene
si
metteva
sempre
tornando
dalla
banca
,
entrò
serio
:
-
Di
che
ti
esalti
?
Niccolò
smise
istantaneamente
;
e
s
'
avventò
alla
porta
,
come
se
fuggisse
perché
non
valeva
la
pena
di
rispondergli
.
CAPITOLO
II
Fuori
camminava
a
testa
ritta
,
nel
mezzo
della
strada
,
facendo
il
grande
;
rispondeva
a
pena
se
lo
salutavano
,
tirava
via
come
se
sprezzasse
tutti
;
lesto
,
come
se
non
avesse
tempo
da
perdere
.
Giunse
,
per
la
Via
Cavour
,
fin
dov
'
era
una
fruttaiola
;
e
,
allora
,
guardò
le
ceste
in
mostra
;
ma
senza
fermarsi
,
girando
un
poco
il
collo
come
se
avesse
da
accomodarsi
il
solino
.
L
'
odore
delle
frutta
gli
fece
allargare
e
stringere
le
narici
,
e
gli
si
piegarono
le
ginocchia
;
ma
seguitò
a
camminare
:
benché
senza
raccapezzarsi
più
dove
andasse
,
e
a
ogni
pochi
passi
urtando
qualcuno
;
poi
tornò
a
dietro
,
pensando
alle
frutta
vedute
,
che
se
le
immaginava
più
buone
e
più
saporite
di
quante
ne
aveva
mangiate
durante
tutta
la
sua
vita
.
Quasi
gli
venivano
le
lagrime
,
perché
si
trovava
senza
denaro
in
tasca
.
Ma
decise
di
supplicare
il
fratello
,
perché
glie
le
comprasse
.
In
bottega
non
c
'
era
più
il
signor
Valentini
;
ed
egli
disse
a
Giulio
:
-
Che
voleva
quel
vagabondo
?
Quando
viene
in
bottega
,
un
'
altra
volta
,
lo
prendo
a
calci
nei
ginocchi
.
-
Che
t
'
ha
fatto
di
male
?
-
gli
chiese
Giulio
,
ridendo
.
-
Toh
!
C
'
è
bisogno
che
mi
faccia
qualche
cosa
di
male
?
Non
lo
posso
né
vedere
né
sopportare
:
ecco
quel
che
m
'
ha
fatto
!
-
Tu
non
puoi
vedere
nessuno
.
Sei
mezzo
matto
!
Già
,
non
saresti
della
nostra
razza
!
Allora
,
Niccolò
gli
strinse
un
braccio
e
gli
disse
,
dopo
aver
fatto
scricchiare
i
denti
,
come
un
ragazzo
che
non
può
più
contenersi
:
-
Giulio
,
Giulio
mio
!
Ho
visto
certe
mele
e
certe
pere
che
...
se
le
potessi
assaggiare
,
darei
dieci
anni
!
Me
ne
sono
invaghito
.
Giulio
,
divertendosi
della
sua
ghiottoneria
,
gli
chiese
:
-
Erano
belle
da
vero
?
-
Meravigliose
!
Con
una
buccia
grassa
,
che
dev
'
essere
come
il
burro
!
Io
oggi
non
mangio
,
se
non
mi
levo
anche
la
voglia
di
quelle
!
-
Ci
manderemo
Enrico
,
quando
viene
!
-
Sì
,
sì
!
Piglia
tutto
quel
che
abbiamo
incassato
stamani
;
e
mandacelo
.
Fa
'
invogliare
anche
lui
.
-
Non
ci
vorrà
di
molto
!
Enrico
entrò
sbattendo
l
'
uscio
,
per
chiuderlo
;
perché
quando
una
volta
potevano
tenere
un
commesso
,
se
lo
faceva
sempre
chiudere
e
aprire
.
Guardò
tutta
la
bottega
;
per
vedere
se
c
'
era
qualcuno
;
sospettoso
e
pronto
a
qualche
villania
.
Giulio
gli
chiese
:
-
Dove
sei
stato
?
-
Sei
mio
padre
,
perché
io
te
lo
debba
dire
?
Te
lo
domando
mai
io
a
te
?
Niccolò
disse
:
-
Hai
ragione
!
-
Tu
stai
zitto
!
-
gli
rispose
Enrico
,
con
la
sua
voce
nasale
e
strascicata
-
Hai
sempre
voglia
di
ruzzare
.
Ho
visto
escire
il
Valentini
:
che
ci
viene
a
fare
in
bottega
,
se
non
compra
mai
un
libro
?
Già
,
non
sa
né
meno
leggere
!
Perché
non
sta
a
casa
sua
?
L
'
impiantito
,
quando
è
consumato
,
bisogna
rifarlo
fare
con
i
nostri
denari
!
Se
stesse
a
casa
,
il
fattore
non
terrebbe
compagnia
alla
sua
moglie
!
-
È
vero
?
Chi
te
l
'
ha
detto
?
Che
soddisfazione
mi
dài
!
-
Lo
so
.
Quando
dico
una
cosa
io
,
mi
chiedete
sempre
da
chi
l
'
ho
saputa
!
Ma
,
se
non
ci
credete
,
per
me
è
lo
stesso
.
Giulio
aprì
il
cassetto
dello
scrittoio
,
prese
con
la
punta
delle
dita
dieci
lire
e
gliele
porse
:
-
Vai
da
Cicia
,
e
compra
due
chili
tra
mele
e
pere
.
-
Io
ci
devo
andare
?
O
voi
non
siete
capaci
?
Niccolò
non
gli
parlava
più
e
non
lo
guardava
né
meno
,
come
se
lo
avesse
irritato
.
Giulio
gli
disse
:
-
È
lui
che
ti
vuol
mandare
.
-
Ma
io
,
se
devo
andarci
,
compro
anche
un
pezzo
di
gorgonzola
dal
nostro
pizzicagnolo
.
-
Fa
'
quel
che
vuoi
.
Enrico
s
'
avviò
verso
l
'
uscio
;
e
Niccolò
,
allora
,
disse
:
-
Purché
tu
ti
spicci
;
invece
di
star
qui
tra
i
piedi
!
E
,
quando
fu
escito
,
seguitò
:
-
Non
ha
voglia
di
fare
niente
.
Ma
tutti
e
due
doventarono
silenziosi
.
Soltanto
dopo
una
mezz
'
ora
,
Giulio
,
che
s
'
era
seduto
allo
scrittoio
battendo
a
colpi
regolari
le
lenti
su
la
carta
sugante
,
disse
:
-
Con
la
cambiale
d
'
oggi
,
sono
cinquemila
lire
di
più
.
-
A
me
lo
dici
?
-
A
chi
devo
dirlo
?
-
Non
me
ne
importa
.
Io
non
voglio
né
meno
sentirne
parlare
.
-
Hai
paura
di
guastarti
il
sangue
?
-
Giulio
!
Smettila
!
Tu
sai
quel
che
ho
nel
cuore
.
È
una
spina
grossa
come
il
mio
pollice
.
-
Lo
so
:
sarà
eguale
alla
mia
.
Allora
,
Niccolò
divenne
affettuoso
;
la
sua
voce
quasi
supplichevole
e
dolce
;
e
sarebbe
stato
capace
di
fargli
anche
le
moine
:
-
Se
non
ci
si
volesse
bene
tra
noi
,
vorrei
doventare
una
bestia
...
un
rospo
!
Giulio
lo
guardò
con
tenerezza
;
ma
il
fratello
gli
disse
:
-
Non
mi
guardare
!
-
Quelle
bambine
hanno
bisogno
di
vestiti
da
inverno
.
-
Glieli
farai
comprare
.
Subito
!
Per
loro
,
faccio
anche
a
meno
delle
scarpe
!
Di
tutto
!
Mi
lascio
morire
di
fame
!
Quando
aveva
di
questi
propositi
,
che
gli
duravano
poco
,
si
drizzava
con
tutta
la
persona
;
mandando
in
fuora
il
petto
;
camminando
in
su
e
in
giù
per
la
bottega
,
che
allora
per
lui
pareva
troppo
stretta
.
Egli
era
soddisfatto
di
se
stesso
e
dava
occhiate
di
orgoglio
affettuoso
;
ansando
come
se
avesse
dovuto
difendere
precipitosamente
le
due
nipoti
.
Pareva
che
non
potesse
star
fermo
mai
più
.
-
Per
noi
,
quelle
bambine
devono
esser
sacre
.
Non
è
vero
?
-
L
'
ho
sempre
detto
anch
'
io
.
-
Ma
Enrico
...
ti
pare
che
Enrico
sia
del
nostro
sentimento
?
-
Diamine
!
Ma
Niccolò
cambiò
subito
discorso
:
-
O
quando
torna
con
le
frutta
?
-
Sono
dieci
minuti
soli
che
è
andato
via
!
E
Giulio
sbirciò
il
suo
orologio
.
-
Io
vado
a
casa
,
e
vi
aspetto
là
tutti
e
due
.
Vieni
presto
!
Ma
Giulio
,
restato
solo
,
si
mise
a
preparare
alcune
fatture
da
riscuotere
.
Mentre
scriveva
,
entrò
,
come
faceva
tutte
le
mattine
,
venendo
dall
'
Archivio
di
Stato
,
un
giovane
francese
,
critico
d
'
arte
,
stabilitosi
a
Siena
per
studiare
certi
pittori
del
quattrocento
.
Era
vestito
sempre
bene
;
con
i
baffi
biondi
e
un
bastone
con
il
pomo
d
'
avorio
cerchiato
d
'
oro
.
Aveva
gli
occhi
turchini
,
e
i
baffi
parevano
un
peso
sul
sorriso
.
-
Buon
giorno
,
signor
Nisard
.
-
Buon
giorno
.
-
Che
mi
dice
di
nuovo
?
-
Ho
trovato
una
cosa
molto
importante
su
Matteo
di
Giovanni
.
Una
cosa
straordinaria
!
Una
scoperta
che
farà
effetto
!
Sono
molto
contento
!
Giulio
domandò
:
-
Si
può
sapere
?
-
Mi
servirà
per
il
libro
che
sto
preparando
!
-
Allora
non
voglio
essere
indiscreto
:
non
voglio
che
me
la
dica
.
Il
libraio
aveva
una
specie
di
ammirazione
per
tutto
ciò
che
facevano
gli
altri
;
e
aveva
piacere
se
glie
lo
dicevano
.
Era
perciò
un
buon
amico
,
uno
di
quelli
da
confidenze
.
Gli
pareva
che
gli
altri
,
non
compromessi
come
lui
e
i
suoi
fratelli
,
appartenessero
a
un
mondo
che
per
lui
esisteva
soltanto
prima
delle
firme
false
.
Ora
si
sentiva
,
sempre
di
più
,
costretto
a
subire
anche
le
conseguenze
morali
della
sua
colpa
.
Non
avrebbe
ardito
né
meno
di
chiedere
a
un
altro
che
gli
si
mostrasse
pronto
a
stimarlo
.
Anzi
,
non
voleva
.
Si
schermiva
,
doventava
timido
;
faceva
in
modo
che
gli
altri
non
gli
dessero
mai
nulla
dei
loro
sentimenti
;
perché
non
voleva
ingannarli
.
Giudicatosi
da
sé
,
accettava
soltanto
la
consapevolezza
dei
fratelli
.
Perciò
il
suo
sorriso
restava
sempre
impacciato
e
riservato
;
e
quelle
erano
le
occasioni
della
sua
tristezza
.
Niccolò
non
voleva
amicizie
e
lo
rimproverava
tutte
le
volte
che
era
stato
affabile
con
qualcuno
.
Gli
diceva
:
-
Tu
sai
che
tra
noi
e
gli
altri
c
'
è
una
cosa
,
che
nessuno
ci
perdonerà
.
Anche
noi
,
perciò
,
con
gli
altri
non
dobbiamo
avere
tenerezze
.
Giulio
ascoltava
il
Nisard
,
con
le
mani
nelle
tasche
della
giubba
,
senza
alzare
gli
occhi
,
come
un
povero
riesce
ad
essere
più
contento
se
sta
insieme
qualche
mezz
'
ora
con
un
ricco
.
Non
avrebbe
voluto
né
meno
che
il
Nisard
gli
desse
la
mano
!
Quel
giorno
il
Nisard
,
pensando
che
a
Siena
spendevano
pochi
denari
per
comprare
i
libri
,
gli
chiese
per
dirne
male
con
lui
:
-
Va
bene
la
bottega
?
Giulio
scosse
la
testa
;
e
,
poi
,
disse
:
-
Non
so
come
facciamo
a
andare
avanti
!
E
,
allora
,
il
piacere
sentito
ascoltando
il
Nisard
,
lo
fece
soffrire
.
Gli
pareva
una
grande
ingiustizia
e
una
privazione
acuta
che
egli
non
potesse
come
lui
lavorare
,
senza
imbarazzi
,
a
qualche
cosa
.
Gli
venivano
in
mente
parecchi
progetti
,
e
vi
rinunciava
a
pena
li
aveva
pensati
;
sebbene
,
qualche
volta
,
gliene
restasse
il
ricordo
nel
suo
amor
proprio
.
Il
Nisard
gli
disse
:
-
Per
fortuna
ella
ha
guadagnato
in
altri
tempi
,
e
ora
ha
i
denari
per
vivere
!
Giulio
restò
un
poco
perplesso
,
e
poi
rispose
:
-
Già
:
è
una
fortuna
da
vero
!
Ma
io
non
me
ne
voglio
preoccupare
!
Sarà
quel
che
Dio
vorrà
.
Il
Nisard
,
credendo
che
esagerasse
per
spilorceria
e
per
grettezza
,
si
mise
a
ridere
.
Giulio
socchiuse
gli
occhi
,
e
seguitò
:
-
Lei
non
mi
crede
.
-
Ma
,
signor
Giulio
,
vuol
darmi
ad
intendere
...
-
Io
non
dico
mai
bugie
;
cioè
,
non
vorrei
mai
dirle
!
E
restò
soprapensiero
.
Il
Nisard
lo
guardava
in
viso
,
come
se
avesse
capito
lo
scherzo
;
e
gli
domandò
:
-
Crede
che
io
vada
a
raccontarlo
all
'
agente
delle
tasse
,
perché
gliele
cresca
?
In
quel
mentre
,
aprì
la
porta
Enrico
,
senza
richiuderla
;
tenendo
con
ambedue
le
braccia
tutte
le
frutta
comprate
.
Egli
disse
,
allegro
:
-
Ora
,
ci
manca
il
gorgonzola
!
Non
inventerete
che
io
penso
prima
a
me
e
poi
a
voi
!
Dite
sempre
che
io
sono
un
egoista
!
Il
Nisard
si
divertiva
a
vedere
come
Giulio
era
restato
male
e
imbarazzato
.
Ma
Giulio
esclamò
:
-
Le
pere
son
belle
da
vero
!
Enrico
chiese
:
-
Posso
andare
a
casa
?
C
'
è
altro
da
comprare
?
Il
fratello
gli
accennò
la
porta
,
e
quegli
uscì
.
Enrico
,
quando
aveva
comprato
qualche
cosa
,
non
salutava
né
meno
:
doventava
più
arrogante
e
rispondeva
male
.
Allora
,
Giulio
disse
:
-
La
tavola
bene
apparecchiata
è
una
nostra
debolezza
.
Siamo
tutti
eguali
:
anche
la
mia
cognata
,
Modesta
,
l
'
abbiamo
avvezzata
male
.
Egli
ora
era
impaziente
di
essere
a
casa
;
perché
non
lo
avrebbero
aspettato
;
e
sapeva
che
i
primi
sceglievano
sempre
i
bocconi
più
buoni
.
Se
non
ci
fosse
stato
il
Nisard
,
avrebbe
chiuso
subito
la
bottega
;
quantunque
un
signore
gli
avesse
detto
che
sarebbe
passato
a
comprare
alcuni
libri
.
Egli
,
pentito
,
soffriva
anche
di
essersi
impegnato
ad
aspettarlo
;
e
,
perciò
,
si
dolse
:
-
Non
capisco
come
si
possano
buttar
via
i
denari
per
comprare
la
carta
stampata
!
Io
sto
qui
dentro
,
sacrificato
tutto
il
giorno
;
non
vedo
mai
di
che
colore
è
il
cielo
;
m
'
è
venuto
a
noia
perfino
a
toccarli
,
i
libri
!
Bella
cosa
sarebbe
mandarli
tutti
al
macero
!
-
Ma
lei
è
così
intelligente
,
e
parla
sul
serio
a
questo
modo
?
-
Sono
stato
intelligente
.
Ora
,
è
finita
.
Ho
quarant
'
anni
,
e
mi
sembra
di
averne
ottanta
o
cento
.
Lei
non
mi
crede
né
meno
ora
!
Il
Nisard
allargò
le
braccia
;
e
,
sorridendo
,
disse
che
si
rassegnava
a
credergli
.
Ma
Giulio
cercava
di
ricordarsi
se
avevano
comprato
il
parmigiano
da
grattare
su
i
maccheroni
;
e
,
dentro
di
sé
,
diceva
:
"
Chi
sa
come
resta
male
Niccolò
quando
sente
che
non
è
di
quello
come
piace
a
noi
!
"
.
E
gli
pareva
di
vedere
il
fratello
che
se
la
prendeva
con
la
moglie
;
senza
smettere
più
,
per
tutto
il
pranzo
.
Era
capace
di
alzarsi
da
tavola
,
quando
aveva
finito
di
mangiare
,
e
di
escire
senza
voler
parlare
più
alla
moglie
fino
al
giorno
dopo
;
mentre
le
nipoti
,
Chiarina
e
Lola
,
ci
ridevano
;
ed
Enrico
diceva
che
era
una
sconvenienza
da
pazzo
.
Queste
cose
deliziavano
Giulio
;
che
si
fermò
nel
mezzo
di
bottega
,
con
il
viso
ubriaco
di
godimento
.
Ad
un
tratto
,
si
sentirono
suoni
di
parecchie
campane
insieme
.
Era
mezzogiorno
.
Giulio
,
per
esserne
più
sicuro
,
escì
nella
strada
;
ascoltando
.
L
'
orologio
municipale
batteva
le
ore
,
con
una
cadenza
placida
;
e
anche
San
Cristoforo
,
la
chiesa
più
vicina
alla
libreria
,
in
Piazza
Tolomei
,
si
dette
a
suonare
.
La
gente
era
meno
rada
,
e
cominciavano
a
passare
gli
impiegati
.
Allora
,
egli
disse
,
con
dolcezza
:
-
Posso
chiudere
!
Il
Nisard
,
che
doveva
andare
alla
villa
presa
in
affitto
fuor
di
Porta
Camollia
,
lo
salutò
frettolosamente
.
Dopo
cinque
minuti
,
l
'
orologio
replicò
le
ore
;
e
a
Giulio
parve
che
rispondessero
proprio
a
lui
,
e
fossero
saporite
e
allegre
come
una
leccornia
.
CAPITOLO
III
Dopo
mangiato
,
Niccolò
era
sempre
disposto
all
'
allegria
,
ma
così
volubilmente
che
ingiuriava
chiunque
gli
diceva
una
parola
più
di
quelle
che
volesse
ascoltare
.
Giulio
,
invece
,
durante
tutto
il
chilo
,
faceva
ripetizione
alle
nipoti
;
ed
Enrico
andava
a
dormire
per
un
paio
d
'
ore
.
Niccolò
disse
:
-
Non
mi
parlate
,
perché
vado
in
bestia
!
Mi
fate
rodere
dalla
rabbia
!
Mi
sentivo
così
allegro
,
invece
!
Lasciatemi
:
sto
bene
solo
,
a
parlare
con
me
stesso
.
Io
solo
m
'
intendo
!
Poi
escì
camminando
lentamente
e
strenfiando
;
quasi
sudando
,
benché
fosse
d
'
ottobre
.
Gli
era
venuta
la
gotta
,
come
agli
altri
fratelli
;
e
,
da
quanto
aveva
impippiato
,
moveva
a
pena
le
gambe
.
Per
la
strada
,
fingeva
di
fare
il
viso
da
ridere
;
e
se
qualcuno
,
allora
,
si
preparava
a
fargli
altrettanto
,
egli
lesto
si
scansava
e
mostravasi
arcigno
;
quasi
offeso
.
Tornato
dalla
passeggiata
alla
Lizza
,
che
gli
bastava
per
fumare
tutto
il
sigaro
,
trovò
in
bottega
un
suo
amico
,
Vittorio
Corsali
,
che
era
agente
d
'
una
compagnia
d
'
assicurazioni
.
-
Oh
,
oggi
,
non
voglio
discorrere
troppo
!
Mi
fa
fatica
!
-
Non
so
come
faccio
a
darti
fastidio
se
non
ho
aperto
bocca
da
quando
sei
venuto
!
-
Non
importa
!
A
me
le
persone
danno
fastidio
anche
se
stanno
zitte
!
-
Ma
io
,
come
dicevo
a
tuo
fratello
Giulio
,
ero
venuto
per
proporti
un
buon
affare
!
-
Non
ho
voglia
di
affari
!
Parlane
con
lui
.
Ma
quando
non
ci
sono
io
,
perché
oggi
non
posso
sopportare
né
meno
una
mosca
che
vola
.
E
si
mise
a
ridere
,
come
per
fare
una
bravata
da
smargiasso
.
Era
un
riso
violento
,
sensuale
e
acre
.
Il
Corsali
disse
a
Giulio
:
-
Aspetterò
che
gli
passi
!
Niccolò
,
allora
,
fu
preso
dal
furore
:
-
E
io
ti
dico
che
non
devi
parlarmi
!
Hai
capito
?
Io
ti
prendo
per
il
collo
,
e
ti
metto
fuori
di
bottega
!
Egli
respirava
forte
,
mordendosi
le
mani
.
Il
Corsali
,
che
era
per
aversene
a
male
,
quantunque
Giulio
gli
facesse
cenno
che
non
lo
prendesse
sul
serio
,
allungò
un
passo
verso
la
porta
,
per
andarsene
.
Niccolò
gli
fece
,
a
pena
voltato
,
una
risata
così
spontanea
e
gioconda
,
che
quegli
restò
stupefatto
.
-
Non
ti
eri
accorto
che
celiavo
?
-
Non
è
questo
il
modo
di
trattare
gli
amici
.
Ma
Niccolò
non
voleva
sentirselo
dire
;
e
ridoventò
minaccioso
e
provocante
.
Vittorio
Corsali
era
magro
,
senza
capelli
e
i
baffi
bianchi
.
Quando
parlava
,
gli
si
vedevano
i
denti
;
e
tutta
la
testa
pareva
,
all
'
incirca
,
un
cranio
di
volpe
.
Giulio
domandò
al
fratello
:
-
Quando
è
che
ti
senti
disposto
ad
ascoltarlo
?
Ci
farai
il
piacere
di
dircelo
.
-
Tutte
le
volte
che
vuoi
,
meno
che
oggi
.
-
Ma
domani
io
vado
con
il
calesse
a
Radicondoli
,
per
affari
della
mia
compagnia
d
'
assicurazioni
.
E
là
,
dal
piovano
,
ho
visto
un
crocifisso
d
'
argento
...
Niccolò
,
che
cominciava
ad
ascoltare
,
si
volse
con
veemenza
:
-
Lo
vende
?
-
È
quello
che
volevo
dirti
!
Niccolò
pareva
adirato
e
come
se
avesse
da
leticare
:
-
Sei
sicuro
che
mi
piacerà
?
-
Io
credo
.
-
Tu
non
capisci
niente
:
non
mi
fido
.
-
Lo
so
che
tu
mi
ritieni
uno
sciocco
!
Giulio
chiese
:
-
Quanto
pretende
?
È
avaro
?
-
Ci
vogliono
,
a
quel
che
ho
capito
,
due
fogli
da
cento
.
Niccolò
fremeva
:
-
Digli
al
prete
che
se
lo
ficchi
in
gola
!
Non
fa
per
me
.
Io
compro
da
quelli
che
non
sanno
vendere
.
Se
capita
nella
libreria
,
lo
prendo
a
pedate
.
Diglielo
!
Dio
ne
guardi
,
se
mi
viene
a
cercare
!
E
spalancò
la
bocca
,
come
se
avesse
voluto
morderlo
.
Poi
,
sorridendo
,
si
racchetò
.
Si
mise
disteso
su
la
sedia
,
guardando
ora
il
fratello
e
ora
l
'
amico
,
con
gli
occhi
luccicanti
di
godimento
;
stimolandoli
a
ridere
.
Aveva
in
tutto
il
viso
una
ilarità
così
piacevole
,
che
anche
gli
altri
la
sentirono
subito
.
Ma
quando
Niccolò
li
vide
così
cambiarsi
,
disse
con
rammarico
afflitto
e
brusco
:
-
Non
mi
parlate
!
Poi
,
come
se
il
Corsali
non
ci
fosse
,
si
mise
a
parlare
con
il
fratello
:
-
Hai
mandato
quelle
fatture
?
-
Devo
metterle
dentro
le
buste
.
-
O
che
aspetti
?
-
In
giornata
ci
penserò
.
-
Hai
segnato
bene
tutto
?
-
Ho
ricopiato
dal
libro
.
-
Con
le
date
?
-
Con
le
date
.
-
Vorrei
sapere
perché
non
pagano
!
-
I
signori
vogliono
fare
il
loro
comodo
.
Niccolò
picchiò
con
l
'
anello
del
mignolo
su
la
cassapanca
;
poi
,
disse
,
sbadigliando
:
-
Mi
duole
la
testa
:
m
'
ha
fatto
male
quell
'
intingolo
troppo
impepato
.
-
Sei
tu
che
lo
vuoi
così
!
-
Stasera
,
c
'
è
il
pollo
?
-
Credo
.
-
Se
no
,
vado
a
mangiare
a
qualche
trattoria
.
-
Ci
puoi
andare
:
nessuno
te
lo
proibisce
.
Non
è
la
prima
volta
.
-
E
tu
che
mangi
,
Vittorio
?
-
Io
?
Io
mangio
quel
che
trovo
:
minestra
magari
come
la
broscia
,
lesso
,
e
poi
,
se
c
'
è
,
un
cirindello
di
cacio
quanto
basterebbe
per
metterlo
nella
trappola
a
un
topo
.
Niccolò
fece
una
risata
,
e
disse
:
-
Io
vorrei
trovarmi
la
tacchina
;
per
domani
.
Ci
credi
che
il
lesso
io
non
lo
potrei
né
meno
mettere
in
bocca
per
biascicarlo
?
Egli
era
gaio
e
festoso
;
e
si
mise
a
raccontare
una
delle
sue
barzellette
.
Ne
sapeva
sempre
nuove
;
e
allora
rideva
anche
con
lo
stomaco
,
sussultando
:
-
Questa
è
bella
da
vero
!
Trovatene
un
altro
che
le
scovi
come
me
!
Anche
Giulio
rideva
,
ma
a
gola
chiusa
.
Niccolò
seguitò
:
-
Dio
,
come
rido
!
Mi
vengono
perfino
le
lacrime
agli
occhi
!
Mi
fa
perfino
male
!
Stanotte
,
la
mia
moglie
s
'
è
destata
e
m
'
ha
detto
:
o
che
hai
da
ridere
?
Perché
mi
ricordavo
sognando
di
quella
che
dissi
l
'
altro
giorno
.
Ripetila
anche
a
lui
,
Giulio
!
Le
mie
facezie
bisognerebbe
stamparle
.
Ma
divenne
serio
,
perché
Enrico
entrava
in
bottega
.
Era
ancora
assonnato
e
intontito
;
camminava
tutto
dinoccolato
e
cozzò
nel
banco
dov
'
era
lo
scaffale
dei
libri
.
-
Oh
,
non
ci
vedo
!
Ho
dormito
male
:
c
'
era
,
sotto
le
finestre
,
il
marmista
che
faceva
un
chiasso
,
con
certi
tonfi
!
Quando
si
sa
che
c
'
è
uno
a
dormire
,
dovrebbero
avere
più
riguardo
!
Pareva
che
facesse
a
posta
!
Vorrei
sapere
che
bisogno
avesse
di
sbatacchiare
!
-
Gli
sarà
arrivato
il
marmo
!
-
Eh
,
ma
si
tratta
di
educazione
!
Non
ci
sta
mica
lui
solo
nella
casa
!
Che
m
'
importa
del
suo
marmo
?
Sarebbe
lo
stesso
che
importasse
a
me
delle
sue
corna
!
La
moglie
glie
le
fa
tutti
i
giorni
.
Lo
dicono
!
-
E
a
lui
che
importava
se
tu
volevi
dormire
?
-
Che
discorsi
mi
fate
?
Dei
due
,
domandiamolo
a
chi
volete
,
la
ragione
l
'
ho
io
.
Io
ci
scommetto
quel
che
volete
:
qualunque
gentiluomo
darebbe
ragione
a
me
.
Perché
,
se
io
dormo
,
lui
può
lavorare
lo
stesso
;
mentre
io
mi
son
dovuto
destare
.
Quando
sono
sceso
,
volevo
leticarci
.
Ma
,
un
'
altra
volta
,
non
starò
zitto
.
Sono
troppo
buono
!
E
tu
perché
ti
sei
succhiata
tutta
la
bottiglia
del
cognacche
?
Niccolò
rispose
:
-
Compratene
una
per
te
.
-
Certo
!
Da
qui
in
avanti
,
farò
così
!
Anche
se
tra
fratelli
ci
si
tratta
a
questo
modo
!
Io
credevo
di
trovarcene
almeno
un
bicchierino
!
-
E
hai
bevuto
l
'
acqua
?
-
L
'
acqua
?
Vorrei
mi
schizzassero
via
gli
occhi
,
se
io
ne
ho
messo
mai
in
bocca
una
gocciola
.
Con
quella
mi
ci
netto
il
codrione
.
Egli
,
quando
s
'
arrabbiava
,
aveva
la
voce
di
cattivo
;
e
seguitò
:
-
Me
lo
dite
per
offendermi
;
ma
io
so
tenervi
al
posto
!
Perché
mi
avete
domandato
se
ho
bevuto
l
'
acqua
?
O
che
tra
fratelli
non
ci
si
deve
portare
rispetto
?
Non
è
vero
,
Vittorio
?
Se
me
lo
ripetono
un
'
altra
volta
,
questiono
per
da
vero
.
Perché
io
sono
permaloso
.
E
,
poi
,
per
le
cose
giuste
!
Niccolò
gli
chiese
:
-
Perché
non
vai
nella
tua
legatoria
?
-
Io
faccio
il
mio
comodo
.
Ne
ho
diritto
quanto
te
.
I
libri
non
si
rilegano
mica
con
la
mia
pelle
!
Se
avete
voglia
di
questionare
,
io
sono
sempre
pronto
;
anche
se
siete
in
due
contro
di
me
.
Giulio
lo
guardò
meravigliato
e
rispose
:
-
Mi
sembra
che
noi
ti
lasciamo
spifferare
tutto
quel
che
vuoi
.
-
Per
forza
!
Ho
ragione
!
-
Io
non
ti
dico
di
no
.
-
E
,
allora
,
perché
volete
insistere
?
-
Ti
dico
che
io
non
ho
nessuna
voglia
di
alzare
la
voce
.
-
Tu
,
no
;
ma
Niccolò
,
sì
.
Allora
,
Niccolò
disse
a
Giulio
:
-
Consiglialo
che
se
ne
vada
!
E
prese
in
mano
un
vaso
antico
.
-
E
tu
,
per
rompermi
la
testa
,
sciuperesti
codesto
vaso
?
Io
adopro
le
mani
!
Fagli
posare
il
vaso
!
Non
mica
perché
io
abbia
paura
,
ma
perché
la
roba
di
bottega
la
deve
tenere
di
conto
!
È
d
'
una
terraglia
che
si
scheggia
a
guardarla
.
E
,
poi
,
badate
com
'
ha
ammaccato
con
i
piedi
la
cassapanca
!
Sei
un
lezzone
e
uno
sciupone
.
Vittorio
,
che
aveva
voglia
di
ridere
,
disse
:
-
Fatemi
il
piacere
di
smettere
,
tutti
e
due
.
È
vergogna
,
tra
fratelli
.
O
non
vi
volete
bene
?
Enrico
rispose
:
-
Lui
no
:
mi
farebbe
a
pezzetti
se
potesse
!
Giulio
disse
:
-
Non
è
vero
!
-
Tu
lo
scusi
sempre
,
ma
è
così
.
Fagli
posare
il
vaso
.
Non
vuol
dare
mica
retta
!
Non
lo
vuoi
posare
?
Me
ne
vado
io
!
Accidenti
a
quando
sono
venuto
!
Dette
un
'
occhiata
stizzosa
anche
allo
scaffale
dei
libri
,
ed
escì
.
Allora
,
Niccolò
disse
:
-
Bisogna
metterci
riparo
!
Deve
smettere
!
-
Ma
sei
anche
tu
che
non
lo
sai
prendere
!
-
Io
vorrei
che
morisse
.
Il
Corsali
chiese
:
-
E
perché
?
-
Il
perché
lo
so
io
!
Non
mi
fate
parlare
!
Se
fossimo
io
e
Giulio
soli
,
le
cose
non
ci
andrebbero
come
ci
vanno
!
È
tanto
tempo
che
desidero
d
'
essere
io
e
Giulio
soltanto
!
-
Ma
ormai
,
c
'
è
anche
lui
;
ed
è
bene
che
ci
resti
fino
a
quando
...
Il
Corsali
non
capì
a
che
alludesse
;
ma
Niccolò
gli
tagliò
lo
stesso
le
parole
,
tremando
tutto
:
-
Zitto
!
Giulio
capì
che
poteva
commettere
un
'
imprudenza
.
E
il
Corsali
,
accortosene
,
disse
perché
fossero
tranquilli
:
-
I
fatti
vostri
non
li
voglio
conoscere
.
Io
vengo
qui
da
amico
;
e
potete
essere
sicuri
che
non
sono
né
un
pettegolo
né
un
maligno
.
Giulio
,
allora
,
si
riprese
:
-
È
Niccolò
che
fa
immaginare
non
si
sa
che
;
con
le
sue
gaglioffate
.
Niccolò
,
picchiando
le
ginocchia
insieme
,
esclamò
:
-
Zitto
,
ti
dico
!
-
Che
cosa
ho
detto
?
-
Zitto
,
zitto
!
E
si
turò
la
bocca
con
una
mano
.
Il
Corsali
s
'
era
incuriosito
,
ma
ormai
capì
che
di
più
non
avrebbero
sciorinato
.
-
Se
avete
paura
di
me
,
io
vi
lascio
.
Niccolò
gli
gridò
:
-
No
:
voglio
che
tu
resti
!
Giulio
arrossiva
come
una
giovinetta
imbarazzata
.
Il
Corsali
disse
:
-
Pochi
minuti
fa
,
eravate
così
allegri
!
Niccolò
gli
gridò
più
forte
:
-
Io
allegro
?
Questa
è
la
più
grande
calunnia
che
mi
si
possa
inventare
!
Io
non
rido
mai
!
Mai
,
hai
capito
?
-
Perché
non
te
ne
ricordi
!
-
Basta
!
Basta
!
Basta
!
Se
lo
dico
io
che
non
rido
!
Giulio
fece
cenno
al
Corsali
che
se
ne
andasse
.
E
,
quando
se
ne
fu
andato
,
Niccolò
si
mise
a
singhiozzare
.
-
E
,
ora
,
perché
piangi
?
-
Non
ne
posso
più
!
Allora
anche
Giulio
,
che
lo
guardava
,
in
piedi
,
da
dietro
la
scrivania
,
sentì
gli
occhi
empirsi
di
lacrime
bollenti
;
che
lo
accecavano
.
E
non
ebbero
il
coraggio
di
guardarsi
ancora
.
CAPITOLO
IV
Il
cavaliere
Orazio
Nicchioli
,
assessore
comunale
e
capo
di
parecchie
congregazioni
di
carità
,
era
sicuro
di
trovare
sempre
la
stessa
accoglienza
deferente
.
Entrava
con
un
'
aria
di
bonarietà
affettuosa
,
procurando
di
non
far
sentire
che
egli
si
considerava
il
padrone
della
libreria
;
e
voleva
bene
da
vero
a
tutti
e
tre
i
fratelli
.
Aveva
una
bocca
da
bambino
,
e
l
'
arricciava
sempre
.
Guardava
,
abbassando
la
testa
,
da
sopra
le
lenti
.
Il
giorno
dopo
che
i
due
fratelli
avevano
pianto
,
domandò
sottovoce
a
Giulio
perché
non
sentisse
Niccolò
:
-
Come
vanno
le
cose
?
Giulio
arrossì
,
e
gli
rispose
:
-
Non
cambiano
.
-
Ma
...
niente
di
peggio
?
-
No
,
no
!
Niccolò
aspettava
che
gli
rivolgesse
per
primo
la
parola
,
e
con
lui
era
quasi
umile
.
Gli
chiese
:
-
A
me
non
parla
?
-
Perché
dovrei
fare
una
differenza
tra
lei
e
Giulio
?
Lei
se
ne
sta
sempre
rincantucciato
in
codesta
sedia
!
Povero
signor
Niccolò
!
-
Qui
ci
sto
meglio
che
in
tutti
gli
altri
posti
.
Quasi
involontariamente
,
gli
venne
da
scherzare
anche
con
lui
;
ma
sorrise
e
basta
.
Giulio
,
invece
,
si
sentiva
un
poco
sconvolto
;
e
doveva
stare
attento
di
non
perdere
la
testa
.
Sarebbe
andato
via
volentieri
,
per
fare
a
meno
di
parlargli
;
come
quando
trovava
il
pretesto
magari
d
'
andare
a
comprarsi
un
francobollo
,
ed
esciva
trattenendosi
fuori
più
che
poteva
.
O
come
Enrico
che
fingeva
d
'
avere
un
sacco
di
faccende
,
svignandosela
subito
;
sebbene
Niccolò
non
gliela
perdonasse
.
Ma
il
Nicchioli
doventava
,
qualche
volta
,
così
affettuoso
che
essi
non
sapevano
più
che
contegno
tenere
.
E
Niccolò
disse
:
-
Giulio
,
dàgli
una
sedia
!
-
La
prendo
da
me
.
-
Non
ci
mancherebbe
altro
!
Piuttosto
,
le
do
la
mia
.
Ma
nondimeno
non
si
alzò
;
seguitando
a
dire
:
-
Siccome
lei
ci
fa
sempre
il
piacere
di
venirci
a
trovare
,
sia
tanto
buono
di
trattenersi
quanto
vuole
.
Il
cavaliere
,
allora
,
s
'
intenerì
;
ed
essi
,
avvedendosene
,
cercarono
di
dirgli
cose
gradite
:
-
Come
sta
sua
moglie
?
-
Sta
bene
:
grazie
.
-
E
il
bambino
?
-
Ingrassa
sempre
più
.
-
Che
bel
bambino
!
Il
cavaliere
n
'
era
tanto
orgoglioso
che
non
trovava
né
meno
più
le
parole
per
lodarlo
a
modo
suo
:
-
È
...
veramente
...
un
prodigio
!
Bello
...
forte
...
Come
devo
dire
?
...
Robusto
...
ben
fatto
...
i
piedini
...
le
manine
...
Intelligente
!
...
Capisce
più
di
noi
!
...
Basta
fargli
...
psi
...
psi
...
si
volta
subito
...
E
ha
quattordici
mesi
precisi
...
L
'
ha
compiuti
tre
giorni
fa
...
È
la
mia
consolazione
!
...
Niccolò
cominciava
ad
aver
voglia
di
ridere
,
ma
fece
finta
di
starnutire
.
Il
cavaliere
disse
a
Giulio
:
-
Venga
con
me
:
facciamo
una
passeggiata
insieme
.
Così
,
ne
parliamo
un
poco
!
Giulio
,
non
potendo
rifiutare
,
si
mise
il
tubino
e
rispose
:
-
Vengo
subito
!
-
Io
parlo
volentieri
soltanto
di
lui
.
Per
me
,
al
mondo
non
c
'
è
altro
.
Niccolò
gli
faceva
cenno
di
sì
con
la
testa
.
Andarono
fino
a
Porta
Camollia
e
poi
in
Pescaia
,
per
rientrare
in
città
da
Fontebranda
.
La
strada
di
Pescaia
cala
girando
sotto
una
poggiaia
dirupata
e
sterposa
,
sempre
più
alta
;
e
Siena
si
ritira
e
si
nasconde
sempre
di
più
dietro
ad
essa
.
La
campagna
,
a
destra
,
divalla
dentro
un
collineto
lunghissimo
e
avvignato
.
Al
Madonnino
Scapato
,
si
scopre
soltanto
San
Domenico
;
massiccio
e
rosso
,
su
un
rialzo
che
sporge
.
Il
cielo
era
tinto
di
una
nebbiolina
rosea
;
e
il
Monistero
,
su
un
'
altura
più
ritta
e
più
lontana
,
pareva
dello
stesso
rosso
,
con
due
cipressi
accanto
;
scuricci
e
acuminati
.
Un
torrente
affossato
,
strosciando
giù
per
le
gorate
,
veniva
dalla
sua
collina
fino
alla
strada
,
tra
un
arruffio
tremolante
di
pioppi
storti
e
arrembati
;
impolloniti
.
Accanto
ai
pioppi
,
c
'
era
l
'
erba
di
un
verde
così
forte
e
fresco
che
il
Nicchioli
smise
di
parlare
del
suo
bambino
,
per
dire
a
Giulio
:
-
Questi
campi
li
baratterei
volentieri
con
i
miei
di
Monteriggioni
.
Ma
si
riprese
subito
,
e
non
dette
tempo
al
libraio
di
rispondere
.
Egli
aveva
raccontato
,
benché
non
fosse
la
prima
volta
,
quanti
medici
avevano
assistito
la
sua
moglie
partoriente
;
tutto
quel
che
era
accaduto
,
con
i
pericoli
ed
i
rimedii
.
Poi
,
quante
balie
aveva
dovuto
provare
,
prima
di
azzeccarne
una
che
avesse
latte
sufficiente
.
Ora
,
era
giunto
all
'
infiammazione
delle
gengive
per
i
denti
che
cominciavano
a
spuntare
.
Cavò
di
tasca
un
libretto
foderato
di
cartone
bianco
,
con
i
margini
dorati
;
e
disse
:
-
Vede
:
io
,
per
non
dimenticare
niente
,
segno
tutto
qui
.
Il
bambino
non
piange
mai
...
né
meno
la
notte
...
ma
quando
lo
sentimmo
piangere
...
mia
moglie
,
sensibile
e
nervosa
com
'
è
...
si
allarmò
subito
...
perché
a
nessuno
dei
due
era
venuto
in
mente
che
poteva
trattarsi
dei
denti
...
mandammo
,
immediatamente
,
le
dico
immediatamente
,
a
chiamare
il
medico
di
casa
...
che
,
per
dire
la
verità
,
a
suo
onore
...
venne
subito
...
in
carrozza
...
È
uno
dei
pochi
medici
scrupolosi
,
dei
quali
ci
si
possa
fidare
...
Io
non
ne
chiamerei
mai
un
altro
...
Badi
,
m
'
ero
scordato
di
dirle
...
che
il
bambino
aveva
la
febbre
...
In
casa
avevamo
già
perso
la
testa
...
chi
correva
di
qua
...
chi
di
là
...
Era
venuta
anche
la
mia
suocera
,
che
voleva
mettere
le
mignatte
...
Ma
io
non
volli
...
sebbene
sia
un
rimedio
che
non
mi
dispiaccia
...
Mia
moglie
piangeva
...
Le
lascio
immaginare
tutto
il
rimanente
!
...
E
siccome
egli
temeva
che
Giulio
si
distraesse
,
lo
costringeva
sempre
a
guardarlo
negli
occhi
come
faceva
lui
.
Quando
tornarono
alla
libreria
,
Giulio
non
ne
poteva
più
.
E
il
cavaliere
disse
a
Niccolò
:
-
Abbiamo
fatto
una
magnifica
passeggiata
.
Lo
domandi
a
suo
fratello
.
-
Lo
credo
;
se
me
lo
dice
lei
!
-
Ma
ne
faremo
,
presto
,
un
'
altra
!
E
verrà
lei
con
me
,
Niccolò
!
-
Io
a
piedi
non
posso
camminare
.
-
E
perché
?
Se
cammino
perfino
io
!
Giulio
disse
:
-
Noi
abbiamo
tutti
e
tre
la
gotta
,
come
lei
sa
!
-
È
una
cosa
che
fa
vergogna
.
Mi
permettano
di
dirlo
francamente
...
Ah
,
se
l
'
avessi
io
...
-
Che
cosa
farebbe
?
Ma
il
cavaliere
non
seppe
quel
che
rispondere
;
e
restò
male
,
a
pensarci
.
Dopo
cinque
minuti
,
riprese
:
-
Se
l
'
avessi
io
...
vorrei
guarire
!
Ah
,
non
potrei
sopportarla
!
E
fissò
in
viso
i
due
fratelli
;
che
si
affrettarono
a
farsi
vedere
convinti
.
Ma
Giulio
aveva
paura
che
il
Nicchioli
volesse
farli
parlare
parecchio
per
conoscere
meglio
il
loro
animo
.
E
,
siccome
si
riteneva
più
colpevole
degli
altri
,
gli
pareva
che
il
Nicchioli
già
sospettasse
.
E
tutte
le
volte
che
egli
entrava
in
bottega
,
si
sentiva
già
perso
e
chiudeva
gli
occhi
.
Anche
Niccolò
aveva
paura
,
ma
cercava
di
pensare
ad
altro
;
perché
lo
pigliava
una
specie
d
'
immobilità
.
E
,
allora
,
sbagliava
anche
a
rispondere
;
come
se
fosse
stato
sordo
e
non
capisse
.
Gli
saliva
il
sangue
alla
testa
;
e
,
se
il
cavaliere
si
tratteneva
molto
,
stava
male
tutta
la
giornata
.
Giulio
,
a
lungo
andare
,
aveva
perso
la
salute
;
e
dimagrava
;
benché
,
ormai
,
il
suo
carattere
non
potesse
più
cambiarsi
.
Una
volta
era
stato
di
modi
distinti
,
quasi
signorili
;
ed
ora
si
rassegnava
male
a
portare
sempre
lo
stesso
vestito
blu
;
lustro
e
magagnato
.
Il
Nicchioli
li
ammonì
:
-
È
inutile
che
ve
lo
ridica
,
mi
pare
:
se
il
denaro
dei
vostri
incassi
fosse
poco
,
me
lo
dovete
avvertire
.
Badate
che
io
,
in
contraccambio
del
favore
che
vi
ho
fatto
,
non
esigo
da
voi
altra
sincerità
...
Voi
capite
che
anch
'
io
...
benché
possa
essere
...
fino
a
un
certo
punto
...
un
signore
...
devo
sapere
come
...
si
trova
il
mio
denaro
.
Niccolò
andò
a
cambiare
di
posto
a
una
fila
di
libri
;
spolverandoli
con
un
gomito
.
Ma
anche
Giulio
stette
zitto
.
Il
cavaliere
si
meravigliò
un
poco
;
e
,
credendo
d
'
averli
offesi
,
seguitò
:
-
Badiamo
che
io
...
vi
parlo
così
..
perché
vi
sono
amico
...
ve
ne
do
la
prova
...
Non
mi
crediate
cattivo
o
...
pentito
della
firma
messa
...
Vi
ho
detto
che
...
a
farmi
restituire
ciò
che
è
mio
...
non
ho
nessuna
fretta
...
Io
so
che
voi
siete
buoni
e
leali
...
come
me
...
Mi
vergognerei
a
sospettare
...
Non
mi
sbalùgina
né
meno
per
la
mente
!
Giulio
lo
avrebbe
supplicato
di
smettere
;
e
Niccolò
ficcava
all
'
incontrario
i
libri
nello
scaffale
,
che
era
anche
troppo
corto
.
Passava
tutto
il
reggimento
,
e
si
sentivano
soltanto
i
passi
cadenzati
.
Involontariamente
,
tutti
e
tre
si
voltarono
ai
vetri
della
porta
;
sempre
con
lo
stesso
stato
d
'
animo
,
che
si
faceva
anzi
più
intenso
.
All
'
improvviso
,
la
banda
attaccò
,
con
tutti
gli
strumenti
,
una
marcia
.
I
vetri
tremarono
;
e
tutti
e
tre
si
riscossero
.
Essi
ascoltavano
;
e
i
loro
sentimenti
parevano
aumentare
,
benché
in
contrasto
con
la
musica
sgargiante
;
come
stupefatti
.
Quando
si
fu
allontanata
,
essi
si
sentirono
un
'
altra
volta
insieme
,
allo
stesso
punto
,
con
l
'
animo
sospeso
.
Il
Nicchioli
aspettò
un
poco
,
e
poi
riprese
:
-
Vedete
come
siete
voi
?
...
Io
sono
differente
...
non
per
vantarmene
...
Niccolò
disse
con
la
sua
voce
robusta
,
che
faceva
subito
credere
:
-
Se
lei
vuole
,
noi
restituiremo
il
suo
denaro
dentro
due
mesi
!
Al
Nicchioli
questa
risposta
dispiacque
,
perché
credette
di
avere
irritato
il
loro
amor
proprio
.
-
Lei
prende
le
cose
sempre
per
il
peggio
!
Giulio
,
con
una
dolcezza
che
gli
repugnava
,
disse
:
-
Il
cavaliere
non
intendeva
dire
questo
!
Con
te
non
si
può
mai
parlare
!
Lo
scusi
,
perché
né
meno
lui
sa
quello
che
si
dica
!
Doventa
irresponsabile
.
Il
Nicchioli
fu
soddisfatto
,
e
disse
:
-
Nessuno
...
più
di
me
...
conosce
la
vostra
onestà
...
nessuno
,
più
di
me
...
vi
stima
.
E
non
vi
basta
!
...
Ci
conosciamo
fino
da
ragazzi
...
e
sarei
pronto
a
restare
per
voi
senza
pane
...
se
non
avessi
famiglia
!
Io
vi
chiedo
soltanto
di
trattarmi
...
da
amico
...
perché
non
credo
che
possiate
lamentarvi
di
me
.
Niccolò
riescì
a
ridere
e
gli
disse
:
-
Lo
sa
come
io
sono
lunatico
!
Ma
il
cavaliere
non
s
'
era
ancora
sfogato
,
e
Giulio
dovette
ascoltarlo
per
quasi
una
mezz
'
ora
.
Quando
se
ne
andò
,
Giulio
disse
:
-
Oh
,
finalmente
respiriamo
!
Niccolò
propose
:
-
E
se
gli
dicessimo
della
cambiale
falsa
?
Io
scommetto
che
la
pagherebbe
!
È
così
benefico
!
Non
hai
sentito
come
parla
?
-
E
che
importa
se
parla
in
quel
modo
?
Non
bisogna
approfittarne
;
e
,
forse
,
né
meno
credergli
.
-
Tu
non
vuoi
mai
tentare
!
-
Perché
sono
sicuro
di
quello
che
succederebbe
!
-
Giulino
,
dai
retta
a
me
!
Ti
dico
che
pagherebbe
la
cambiale
!
Dammi
retta
,
almeno
una
volta
!
-
Vuoi
assumerti
tu
la
responsabilità
di
dirglielo
?
-
Io
?
Io
,
finché
non
se
ne
accorge
,
non
gli
dico
niente
.
Enrico
,
zoppicando
per
la
gotta
,
aprì
l
'
uscio
.
-
Son
venuto
a
prendere
una
ventina
di
lire
per
il
pesce
!
M
'
hanno
detto
che
al
mercato
c
'
è
una
palomba
bianca
come
il
sale
,
e
una
cesta
d
'
anguille
ancora
vive
!
-
Allora
,
hai
fatto
bene
a
tornare
!
Ma
,
un
'
altra
volta
,
se
ci
lasci
soli
quand
'
entra
il
cavaliere
,
ti
giuro
che
a
casa
non
ti
ci
voglio
più
.
Ma
siccome
Giulio
rideva
,
Enrico
capì
che
non
c
'
era
pericolo
di
leticare
.
E
disse
:
-
Che
vi
ha
detto
?
Non
capisco
perché
tutti
i
giorni
si
zeppi
qui
,
come
se
la
nostra
libreria
fosse
il
suo
confessionale
!
È
un
'
indecenza
.
Quando
la
gente
può
stare
tutto
il
giorno
senza
fare
nulla
,
cerca
di
passare
le
ore
con
le
chiacchiere
!
Io
,
ora
,
se
mi
date
i
soldi
,
vado
a
comprare
il
pesce
.
Ci
vado
da
me
,
perché
lo
voglio
scegliere
.
Suderò
come
un
ciuco
,
a
portarlo
fin
su
a
casa
.
-
Fallo
portare
dal
pesciaiolo
!
-
No
,
no
:
non
mi
fido
.
Ti
ricordi
quando
ci
barattò
le
triglie
che
puzzavano
,
e
io
le
avevo
scelte
,
a
una
a
una
,
fresche
?
Non
c
'
è
da
fidarsi
!
Datemi
i
denari
;
se
no
,
c
'
è
caso
che
lo
compri
qualche
trattore
o
qualche
signore
.
Giulio
cavò
dal
portafogli
venti
lire
.
Ed
Enrico
,
prendendole
come
se
fosse
riescito
a
truffarle
,
disse
:
-
Il
cavaliere
parla
sempre
di
quel
bambino
,
che
crede
suo
!
Più
imbecille
di
lui
,
non
c
'
è
nessuno
.
E
tutti
e
tre
fecero
una
risata
.
CAPITOLO
V
Modesta
era
una
paciona
che
viveva
soltanto
per
la
famiglia
:
non
sapeva
fare
altro
e
non
capiva
di
più
.
Energica
e
robusta
,
passava
le
giornate
in
casa
;
e
lavorava
più
lei
che
la
donna
di
servizio
.
Per
farsi
portare
qualche
ora
a
spasso
,
le
sue
nipoti
dovevano
tentare
tutti
gli
espedienti
.
Alta
quanto
Niccolò
,
non
era
meno
massiccia
e
meno
grassa
.
Il
marito
e
i
cognati
le
empivano
la
casa
di
provviste
da
mangiare
;
ed
ella
doveva
soltanto
preoccuparsi
di
cucinarle
.
Ma
aveva
subodorato
che
le
nascondevano
qualche
cosa
;
e
non
era
più
tranquilla
e
contenta
come
una
volta
.
Mentre
Niccolò
finiva
di
asciugarsi
il
viso
e
le
mani
,
ella
gli
chiese
:
-
Perché
ti
lamenti
sempre
che
la
libreria
non
guadagna
,
e
in
vece
facciamo
i
signori
;
come
se
i
denari
ci
fossero
a
palate
?
Niccolò
temette
di
lei
,
ma
rispose
con
disinvoltura
:
-
Tu
stai
al
tuo
posto
.
Queste
domande
,
la
mia
moglie
non
le
deve
fare
.
Ella
voleva
tenergli
testa
,
ma
le
venne
da
ridere
.
Egli
,
allora
,
seguitò
con
il
suo
solito
brio
:
-
Le
donne
devono
pensare
alla
calza
!
Ella
si
perse
di
franchezza
;
ma
non
volle
stare
più
zitta
.
-
Sono
sicura
che
non
mi
dici
la
verità
.
Niccolò
rise
più
forte
.
-
Troppe
volte
ti
ho
visto
preoccupato
,
e
troppe
volte
hai
detto
che
noi
ci
possiamo
trovare
nella
miseria
!
-
Non
farmi
andare
in
collera
di
mattinata
!
Mi
ero
alzato
così
di
buonumore
,
e
tu
me
lo
vuoi
guastare
.
-
Non
fare
il
buffo
!
-
E
tu
le
bizze
.
-
Non
faccio
bizze
:
sono
stizzita
da
vero
.
-
Come
ti
devo
ragionare
io
?
Ti
devo
guarire
io
?
T
'
ho
detto
di
lasciarmi
vestire
in
pace
.
Te
lo
chiedo
per
favore
.
Ella
,
allora
,
andò
in
cucina
;
a
preparargli
la
cioccolata
.
Egli
s
'
affrettò
a
mettersi
la
giubba
,
prima
che
tornasse
.
Modesta
non
si
sarebbe
arrischiata
ad
insistere
,
ma
la
sua
ansia
le
dette
forza
.
E
,
portatagli
la
cioccolata
in
camera
,
senza
farlo
andare
in
salotto
,
per
esser
soli
,
gli
disse
ancora
:
-
Io
andrò
,
oggi
,
dal
cavaliere
Nicchioli
.
-
Vai
da
chi
ti
pare
!
Niccolò
era
ancora
disposto
ad
essere
mite
,
credendo
che
la
moglie
la
facesse
finita
.
Ma
non
si
sarebbe
sentito
sicuro
,
se
non
avesse
pensato
ai
fratelli
.
Egli
aveva
il
viso
afflitto
;
e
,
pure
di
potersene
andare
,
non
gli
importava
che
la
cioccolata
gli
bruciasse
la
lingua
.
-
Tu
,
nonostante
il
bene
che
ti
voglio
e
gli
anni
del
nostro
matrimonio
,
tenti
di
nascondermi
quello
che
fai
capire
anche
a
guardarti
.
Bada
che
non
è
una
celia
!
-
Mi
minacci
?
Ora
non
potrai
dire
più
d
'
essere
una
buona
moglie
come
credevo
.
E
come
ti
vantavi
.
Ella
restò
senza
fiato
,
ma
senza
sentirsi
avvilita
.
Il
marito
non
le
poteva
mentire
,
ed
ella
era
stata
una
sciocca
.
Ma
,
nondimeno
,
il
suo
istinto
non
la
persuadeva
.
Come
quando
aveva
creduto
di
sognare
un
terno
sicuro
,
e
tornava
a
rigiocare
i
numeri
;
con
quel
suo
fanatismo
testardo
e
assurdo
.
Ella
,
allora
,
aspettando
che
Enrico
entrasse
in
salotto
a
bevere
il
caffè
,
mentre
gli
preparava
le
fette
imburrate
,
decise
di
parlarne
con
lui
.
Con
Giulio
non
ancora
,
perché
lo
avrebbe
ridetto
al
marito
.
Enrico
era
con
lei
sornione
,
e
qualche
volta
cupo
.
Le
parlava
a
distanza
,
sempre
da
sgarbato
.
Vedendolo
entrare
più
burbero
del
solito
,
temette
che
le
rispondesse
troppo
male
.
Ma
gli
chiese
:
-
Come
vanno
gli
interessi
della
libreria
?
-
Non
c
'
è
il
tuo
marito
?
Perché
non
lo
domandi
a
lui
?
Perché
lo
domandi
a
me
?
Questo
latte
non
è
più
buono
,
come
prima
!
-
Niccolò
non
ha
voluto
dirmi
niente
!
-
E
,
perciò
,
ti
rivolgi
a
me
?
-
Ma
lo
saprò
lo
stesso
.
-
Le
donne
riescono
a
tutto
.
-
Non
mi
sarà
difficile
,
allora
!
-
Senti
:
lasciami
far
colazione
in
pace
!
Piuttosto
,
hai
messo
poco
burro
su
le
fette
!
Bisognerà
che
ce
lo
stenda
da
me
.
Meno
che
io
voglio
parlare
con
te
,
e
più
tu
mi
vieni
attorno
.
Ella
non
sapeva
se
s
'
ingannava
o
se
aveva
ragione
di
sospettare
.
Egli
la
guardava
con
disprezzo
,
accigliato
e
con
una
serietà
ostile
;
come
se
l
'
avesse
odiata
.
Qualche
volta
egli
le
era
restato
antipatico
,
ma
s
'
era
subito
rimproverata
;
come
di
una
sconvenienza
.
Non
poteva
prendersela
con
un
cognato
!
Pensò
,
allora
,
di
supplicarlo
;
ma
a
pena
egli
se
ne
accorse
,
le
disse
:
-
Ti
prego
di
smettere
e
di
andartene
!
Ella
obbedì
,
pentita
d
'
aver
creduto
ch
'
egli
l
'
avrebbe
ascoltata
.
Enrico
,
invece
di
fare
la
passeggiata
di
tutte
le
mattine
,
andò
difilato
a
bottega
e
disse
a
Niccolò
:
-
Mi
pare
che
la
tua
moglie
metta
su
presunzione
!
-
Che
t
'
ha
detto
?
-
Suppongo
che
prima
abbia
chiesto
a
te
quel
che
chiedeva
a
me
.
Niccolò
,
per
non
passare
da
debole
dinanzi
al
fratello
,
rispose
:
-
Con
me
,
se
n
'
è
guardata
bene
.
-
Mi
credi
un
idiota
?
Mettiamoci
,
invece
,
d
'
accordo
.
E
,
quando
viene
Giulio
,
domandiamolo
anche
a
lui
.
-
Veramente
,
non
credo
che
possiamo
rimproverarla
.
-
Ed
io
ti
dico
di
sì
.
Non
fare
il
sentimentale
.
-
Oggi
,
le
parleremo
tutti
e
tre
insieme
.
Perché
non
dovete
supporre
che
io
mi
sia
lasciato
scappare
né
meno
un
ette
!
-
Ti
saresti
fatto
pigliare
proprio
alla
tagliola
.
-
Non
c
'
è
pericolo
!
Sono
abbastanza
furbo
,
benché
lei
sia
una
donna
.
-
Appunto
perché
è
una
donna
ci
vuole
doppio
giudizio
.
E
bisogna
metterla
subito
al
posto
.
-
Io
non
le
permetto
né
meno
di
fiatare
!
-
Pare
di
sì
:
altrimenti
,
non
avrebbe
osato
,
mentre
facevo
colazione
,
di
mettersi
lì
ad
affrontarmi
.
Io
non
me
l
'
aspettavo
.
-
Stai
tranquillo
che
non
sa
niente
.
Piuttosto
,
la
strozzo
.
-
Io
le
ho
portato
sempre
rispetto
,
da
buon
cognato
,
ma
ora
glie
lo
farei
scontare
.
-
Con
la
mia
moglie
ci
penso
da
me
.
Basto
io
!
Giulio
,
quando
gli
raccontarono
tutto
,
disse
:
-
Siamo
rovinati
!
Non
c
'
è
più
scampo
!
Le
donne
son
più
astute
del
diavolo
.
Chi
avrebbe
immaginato
che
quella
sciocca
...
Scommetto
che
ha
sentito
qualche
nostro
discorso
.
Ierisera
parlammo
sottovoce
,
al
buio
.
Può
darsi
che
sia
stata
ad
ascoltare
.
Ma
Niccolò
disse
:
-
Oggi
,
prima
di
metterci
a
tavola
,
la
facciamo
pentire
.
-
Senza
tanti
riguardi
!
Giulio
propose
:
-
È
meglio
con
le
buone
!
Enrico
ribatté
:
-
Allora
,
io
non
me
ne
occupo
.
Farete
da
voi
.
Giulio
chiese
,
come
se
riflettesse
da
sé
,
a
voce
alta
:
-
È
meglio
con
le
buone
o
con
le
cattive
?
Enrico
rispose
:
-
Io
ho
sempre
sentito
dire
...
Ma
Niccolò
gridò
:
-
Ci
penso
io
!
Basta
!
Voi
starete
lì
soltanto
;
e
,
se
ce
ne
sarà
bisogno
,
mi
aiuterete
.
Enrico
scosse
la
testa
,
ed
escì
.
Ma
Giulio
era
anche
spiacente
di
obbligare
la
cognata
a
non
immischiarsi
nelle
faccende
degli
interessi
.
-
O
chi
glie
lo
avrà
messo
in
mente
?
Mi
pare
impossibile
che
nessuno
l
'
abbia
messa
su
.
Sempre
così
quieta
come
una
pecora
!
Non
c
'
è
stato
mai
una
mezza
questione
!
-
Sono
ubbie
del
suo
cervello
.
Ti
garantisco
che
non
sa
niente
!
-
Lo
spero
.
A
mezzogiorno
,
Niccolò
,
la
fece
chiamare
in
salotto
;
e
mandò
le
nipoti
in
cucina
,
chiuse
insieme
con
la
donna
di
servizio
.
E
le
disse
:
-
Siamo
tutti
e
tre
sorpresi
dei
discorsi
che
hai
cominciato
stamani
.
Diteglielo
anche
voi
:
non
è
così
?
Modesta
si
sentì
addirittura
incapace
di
difendersi
.
Era
il
suo
istinto
che
le
dava
ragione
,
ma
avrebbe
voluto
piuttosto
essere
rovinata
da
vero
che
trovarsi
lì
a
quel
modo
.
Non
s
'
aspettava
né
meno
che
il
marito
le
avrebbe
fatto
sopportare
quella
parte
!
Se
fosse
stata
sola
con
lui
,
si
sarebbe
buttata
in
ginocchio
;
e
invece
si
sentiva
venire
meno
,
come
se
le
si
piegassero
le
gambe
,
ed
ella
non
avesse
più
forza
di
tenersi
ritta
.
Era
sbigottita
;
e
,
nello
stesso
tempo
,
meravigliata
.
Ben
lontana
da
indovinare
che
Giulio
le
avrebbe
chiesto
perdono
,
e
che
Enrico
sarebbe
stato
pronto
,
più
degli
altri
,
per
viltà
,
a
dirle
tutto
.
Niccolò
sentiva
per
lei
un
affetto
che
durante
qualche
attimo
rasentava
l
'
adorazione
.
Ella
li
credeva
indignati
,
e
pieni
d
'
ira
.
E
se
,
invece
,
avesse
detto
una
mezza
parola
,
tutti
e
tre
non
avrebbero
più
osato
di
apparirle
dinanzi
.
Ma
ella
,
a
pena
si
fu
un
poco
rimessa
,
bisbigliò
:
-
Non
dovete
badare
a
me
!
Enrico
rispose
:
-
Non
voglio
sapere
altro
:
mi
basta
.
Niccolò
aggiunse
:
-
Un
'
altra
volta
sarai
più
prudente
.
Giulio
non
le
disse
nulla
,
perché
si
vergognava
.
Allora
,
ella
,
piena
di
gioia
quasi
delirante
,
andò
in
cucina
a
dire
alle
nipoti
che
potevano
portare
la
minestra
.
Durante
il
pranzo
,
incitava
gli
altri
a
ridere
e
a
essere
allegri
;
sentendo
una
felicità
non
provata
mai
.
Le
pareva
perfino
troppa
;
e
di
essersi
ubriacata
,
benché
non
avesse
bevuto
più
del
solito
.
Niccolò
l
'
approvava
,
e
burlava
Giulio
quando
stava
serio
.
Egli
presentiva
che
presto
non
avrebbero
più
riso
;
e
,
allora
,
con
la
sua
ilarità
avrebbe
voluto
insultare
tutti
.
Se
l
'
avessero
sentito
sghignazzare
il
cassiere
e
il
direttore
della
banca
,
sarebbe
stato
disposto
a
dare
da
vero
dieci
anni
della
sua
vita
.
Erano
risate
sorde
,
ma
spumose
;
risate
piene
di
impazienza
;
che
,
ad
ascoltarle
bene
,
parevano
brividi
;
lente
e
comode
,
larghe
e
insolenti
.
Egli
rideva
anche
con
la
voce
;
i
suoi
occhi
luccicavano
,
destando
la
malcreanza
di
Enrico
,
e
la
timidità
corrotta
di
Giulio
.
Ma
,
a
un
certo
punto
,
pareva
che
dovessero
ridere
anche
i
piatti
;
battendo
su
la
tavola
.
Tutto
doventava
ridicolo
e
piacevole
.
Giulio
disse
:
-
Ora
,
è
troppo
!
Chiarina
e
Lola
gridarono
:
-
No
,
no
!
Non
dovete
smettere
!
Soltanto
Enrico
riescì
a
farli
tornare
in
sé
,
dicendo
:
-
Questa
baldoria
non
mi
piace
!
Quantunque
Niccolò
gli
rispondesse
pronto
con
una
sguaiataggine
tutt
'
altro
che
pulita
,
risero
meno
,
tra
i
denti
.
Enrico
disse
ancora
:
-
Che
tu
sei
il
più
sboccato
,
lo
sapevo
.
Ma
le
sudicerie
le
devi
serbare
per
la
bottega
.
In
presenza
delle
bambine
,
no
.
Metti
il
grifo
dentro
ai
piatti
e
taci
.
-
Se
non
vuoi
ascoltare
...
Giulio
disse
:
-
Non
prendiamo
le
inezie
troppo
sul
serio
!
Cionchiamoci
sopra
un
bicchiere
di
vino
;
e
vi
passerà
la
voglia
di
fare
un
bisticcio
.
È
meglio
divertirsi
che
altercare
!
Niccolò
faceva
il
pentito
,
con
un
'
aria
che
rimetteva
la
voglia
di
ridere
.
Le
due
nipoti
lo
guardavano
con
una
ammirazione
ingenua
;
quasi
rapite
.
Modesta
si
alzò
,
andò
dietro
alla
sua
sedia
;
e
,
prendendogli
la
testa
,
lo
baciò
.
Egli
si
strofinò
con
il
tovagliolo
dov
'
era
stato
baciato
;
e
,
allontanandola
con
una
spinta
,
disse
:
-
Queste
confidenze
non
le
devi
prendere
.
O
che
non
puoi
ritenerti
?
CAPITOLO
VI
Chiarina
e
Lola
,
crescendo
,
si
volevano
sempre
più
bene
.
Tutte
e
due
bruttine
,
nàchere
e
tracagnotte
,
troppo
grasse
;
e
si
assomigliavano
.
Chiarina
la
maggiore
.
Vestivano
alla
buona
,
cucendo
da
sé
;
e
di
grazioso
non
avevano
niente
.
Si
parlavano
sempre
sottovoce
,
anche
se
erano
sole
;
perché
credevano
che
avessero
da
dirsi
cose
troppo
insulse
;
da
nascondere
.
Quando
la
zia
le
sorprendeva
a
parlarsi
,
facevano
una
risatina
;
e
,
con
gli
occhi
,
si
raccomandavano
di
non
confessare
.
Ma
nascondevano
soltanto
il
loro
pudore
e
la
loro
innocenza
.
E
si
promettevano
sempre
di
non
parlarsi
più
a
quel
modo
;
quantunque
,
specie
certi
giorni
,
la
loro
amicizia
avesse
bisogno
di
sottrarsi
a
chiunque
.
Erano
contente
di
pensare
a
cose
eguali
;
e
avevano
fatto
proponimento
,
giurando
,
di
essere
sempre
così
;
non
desiderando
un
'
altra
fortuna
migliore
.
A
tutte
e
due
piacevano
le
passeggiate
in
campagna
.
E
la
zia
,
sebbene
non
più
di
due
volte
la
settimana
,
le
portava
fuori
di
città
,
per
una
strada
solitaria
e
quieta
.
Dovevano
passare
davanti
alla
loro
Scuola
Normale
;
e
allora
davano
un
'
occhiata
dentro
la
porta
;
per
vedere
se
ci
fosse
la
direttrice
a
salutare
qualcuna
del
convitto
,
che
i
parenti
erano
andati
a
prendere
.
Dando
quell
'
occhiata
,
sghignazzavano
e
camminavano
più
leste
;
arrivando
a
Porta
Tufi
quando
la
zia
stava
ancora
a
metà
della
scesa
.
Si
voltavano
,
tenendosi
a
braccetto
,
per
guardare
il
muraglione
,
a
mattoni
,
del
giardino
della
scuola
;
in
cima
al
quale
s
'
attacca
una
pianta
d
'
edera
;
sbrandellandosi
.
Di
fronte
,
un
muro
più
basso
fatica
a
reggere
un
campo
;
che
quasi
strabocca
.
Sopra
l
'
arco
della
Porta
,
di
fuori
,
una
meridiana
vecchia
e
stinta
;
senza
il
ferro
.
Un
arco
più
alto
,
fatto
di
pietre
grigie
;
chiuso
quando
riadattarono
l
'
entrata
.
Da
ambedue
le
parti
,
congiunte
alla
Porta
,
cominciano
due
muraglie
;
d
'
un
rosso
scuro
,
con
qualche
chiazza
giallastra
;
e
,
dietro
a
quelle
,
viti
e
olivi
.
Non
c
'
era
mai
nessun
rumore
;
ed
elle
facevano
un
passo
più
nel
mezzo
della
strada
quando
all
'
improvviso
sentivano
il
fruscìo
di
una
scala
messa
da
qualche
contadino
tra
i
rami
di
un
fico
.
Una
delle
muraglie
,
dopo
un
cancello
di
legno
,
coperto
sotto
un
piccolo
tetto
a
doppio
pendìo
,
termina
a
un
caseggiato
d
'
un
rosso
cupo
,
con
le
finestre
anguste
,
fino
al
Cimitero
della
Misericordia
.
Ma
le
due
giovinette
,
dopo
averlo
domandato
alla
zia
,
prendevano
sempre
la
Strada
del
Mandorlo
.
E
allora
,
tra
gli
olivi
,
dietro
un
muricciolo
basso
,
sul
quale
ci
si
può
anche
mettere
seduti
,
si
ricomincia
a
vedere
Siena
.
Quando
Chiarina
e
Lola
si
soffermarono
lì
,
ad
aspettare
la
zia
,
il
cielo
era
tutto
cinereo
,
ma
chiaro
;
e
il
sole
faceva
doventare
abbarbagliante
la
nebbia
dove
restava
ficcato
.
La
campagna
,
sotto
il
Monte
Amiata
,
sempre
più
sbiadita
e
uniforme
.
I
contorni
dei
poggi
si
attenuavano
,
quasi
sparendo
.
Anche
i
cipressi
si
velavano
;
meno
che
quelli
vicini
.
Le
mura
della
cinta
cascano
dentro
la
terra
gialla
,
tra
l
'
erba
delle
grosse
greppaie
.
E
Siena
strapiomba
su
un
rialzo
alto
,
separata
dalla
sua
cinta
che
in
quel
punto
è
quasi
dritta
;
mentre
,
verso
la
Porta
San
Marco
,
stramba
a
saliscendi
.
Dalle
case
della
città
esce
fuori
soltanto
il
campanile
del
Carmine
;
a
punta
.
Seguitando
la
china
,
sentivano
i
loro
passi
risonare
;
perché
la
strada
si
fa
più
stretta
tra
i
suoi
muri
sempre
più
alti
.
La
poggiaia
fuori
di
Porta
Romana
s
'
appiana
,
aprendosi
con
le
sue
campagne
sparse
da
per
tutto
.
Più
in
là
,
ma
come
della
stessa
altezza
,
i
poggi
azzurri
,
dopo
una
striscia
violacea
;
con
le
file
nere
dei
cipressi
.
Giunsero
,
quasi
senza
più
parlare
,
ad
una
villa
con
la
facciata
scolorita
dall
'
umidità
;
con
una
finestra
finta
e
le
persiane
verdi
;
con
rappezzature
fatte
a
calce
,
come
patacche
bianche
.
Incontrarono
un
portalettere
sciancato
;
con
la
pipa
in
bocca
;
volta
in
giù
;
con
la
borsa
logora
a
tracolla
ed
una
fazzolettata
di
chiocciole
in
mano
.
Chiarina
e
Lola
fecero
le
boccacce
.
Poi
,
incontrarono
due
preti
:
uno
basso
,
tarpagno
;
e
un
altro
secco
come
un
nocciolo
d
'
oliva
.
E
alle
due
sorelle
venne
da
ridere
.
Poi
,
giunsero
ad
un
'
altra
casa
,
tenuta
su
,
perché
non
franasse
,
con
certi
rinforzi
di
mattoni
,
a
pendìo
,
che
arrivavano
al
tetto
.
Aveva
la
facciata
gialleggiante
di
licheni
.
Ora
,
i
muri
della
strada
erano
tutti
storti
e
piegati
;
sbilenchi
;
con
rigonfiature
che
si
spaccano
come
se
fossero
per
sfiancarsi
.
Elle
si
misero
a
canticchiare
;
ma
,
stonando
e
non
andando
a
tempo
,
dovevano
sempre
rifarsi
da
capo
.
Non
pensavano
a
niente
;
e
la
zia
disse
loro
:
-
Non
camminate
troppo
,
perché
sudate
.
Lola
chiese
:
-
Non
arriviamo
fino
alla
cappella
?
-
È
troppo
lontana
;
poi
,
per
tornare
a
dietro
,
è
salita
.
-
Non
t
'
impaurire
.
Ti
porteremo
noi
.
Modesta
ripensava
al
contrasto
del
giorno
avanti
,
con
il
marito
e
i
cognati
.
Era
stato
uno
sbaglio
di
lei
che
avrebbe
potuto
finire
in
litigio
.
E
benché
se
ne
sentisse
ancora
pentita
,
era
più
serena
e
sicura
.
Dunque
,
il
suo
istinto
,
questa
volta
,
l
'
aveva
ingannata
.
Ma
le
due
sorelle
volevano
fare
la
passeggiata
più
lunga
,
perché
avevano
da
dirle
un
gran
segreto
;
volevano
anche
esserci
preparate
e
vederla
disposta
bene
.
Veramente
,
a
parlare
,
toccava
a
Chiarina
;
perché
il
segreto
riguardava
lei
;
ma
non
ne
erano
ben
certe
.
In
due
,
si
sarebbero
fatte
coraggio
meglio
.
Chiarina
pregò
Lola
:
-
Diglielo
tu
.
Appunto
perché
si
tratta
di
me
,
mi
parrebbe
d
'
essere
troppo
temeraria
.
-
E
,
se
per
caso
,
mi
dovessi
fidanzare
io
,
che
faresti
tu
?
-
Lo
sai
:
glielo
direi
io
.
Mi
ci
viene
da
piangere
.
-
Aspetta
a
quando
torneremo
a
casa
.
-
A
forza
d
'
aspettare
,
non
glielo
diremo
mai
.
Guarda
che
more
grosse
e
mature
.
-
Bisognerebbe
fare
un
salto
,
per
arrivarle
.
-
C
'
è
da
bucarsi
le
mani
.
Erano
in
fondo
alla
Strada
del
Mandorlo
,
alla
cappella
.
Dirimpetto
a
loro
,
su
un
siepone
pieno
di
roghi
,
c
'
è
una
ventina
di
cipressi
;
tutti
diseguali
anche
d
'
altezza
.
La
cappella
pare
un
casotto
;
con
due
scalini
corti
,
di
pietra
,
e
con
un
'
inferriata
arrugginita
sopra
una
finestrucola
nella
porta
.
Due
statuette
,
come
due
fantocci
di
pietra
scortecciata
,
una
di
San
Bernardino
e
una
di
Santa
Caterina
,
in
proda
al
tetto
di
tegole
smosse
.
-
Ce
la
diranno
mai
la
messa
?
-
C
'
entrerebbe
soltanto
il
prete
.
-
Sicuro
!
Scommetto
che
a
sentire
la
messa
restano
di
fuori
;
qui
dove
siamo
noi
.
Più
in
là
,
dove
sboccava
un
'
altra
strada
,
c
'
è
una
croce
di
legno
;
con
un
gallo
colorato
in
cima
;
in
mezzo
a
due
cipressi
.
Due
donne
,
accoccolate
sul
ceppo
della
croce
,
si
spartivano
una
grembialata
d
'
uva
.
Quand
'
erano
più
piccole
,
Chiarina
e
Lola
dicevano
sempre
qualche
avemaria
.
Anche
ora
,
si
sentivano
preoccupate
e
confuse
,
quasi
sperse
;
come
se
la
croce
proibisse
loro
di
star
sole
senza
la
zia
.
-
Non
sarebbe
meglio
che
tu
non
ti
fidanzassi
?
Chiarina
voltò
le
spalle
alla
croce
e
si
discostò
:
-
Perché
me
lo
dici
qui
?
-
È
peccato
qui
?
-
Mi
pare
.
-
Andiamo
via
subito
,
allora
!
Ma
Chiarina
stava
tra
la
paura
della
croce
e
il
suo
desiderio
;
e
disse
:
-
La
zia
vorrà
riposarsi
!
-
E
tu
non
esagerare
,
dunque
!
Se
si
riposerà
,
glielo
dirò
subito
.
Oggi
o
mai
più
!
-
Bada
che
,
se
le
dispiace
,
la
colpa
è
tua
!
-
Va
bene
:
la
prenderò
io
.
Modesta
giunse
,
trenfiando
.
Lola
le
disse
,
prendendola
a
braccetto
:
-
Zia
,
Chiarina
ha
da
confessarti
una
cosa
!
-
C
'
è
bisogno
che
tu
porti
l
'
ambasciata
?
-
Da
sé
non
te
lo
può
dire
.
-
Fate
sempre
le
giuccarelle
,
come
se
tu
non
avessi
ormai
quindici
anni
e
lei
diciassette
!
Chiarina
,
allora
,
andò
di
corsa
a
dare
un
pugno
a
Lola
.
-
Ohi
!
M
'
hai
fatto
male
!
-
E
tu
perché
non
sei
stata
zitta
?
-
Ma
mi
hai
fatto
male
troppo
!
-
E
io
voglio
sapere
quel
che
avete
tra
voi
!
Vi
fate
sempre
le
moine
!
-
Te
lo
dirà
Chiarina
da
sé
!
Io
non
voglio
né
meno
ascoltare
.
Ma
Chiarina
,
dopo
aver
dato
il
pugno
alla
sorella
,
piangeva
;
sebbene
quelle
due
donne
la
guardassero
.
-
Io
-
disse
Modesta
ricordandosi
un
'
altra
volta
del
giorno
avanti
-
non
voglio
arrabbiarmi
per
voi
!
Vi
fa
vergogna
!
Ormai
,
siete
grandi
e
grosse
,
da
marito
!
Lola
chiese
,
ridendo
:
-
Da
marito
?
Modesta
,
allora
,
cercò
di
riflettere
se
aveva
detto
una
cosa
fuori
posto
.
Ma
Lola
seguitò
,
doventando
però
così
seria
e
nervosa
che
si
sentiva
tirare
tutti
i
tendini
fino
alla
punta
dei
piedi
:
-
Chiarina
ti
voleva
dire
questo
!
La
sorella
smise
di
piangere
,
e
la
picchiò
su
le
spalle
e
su
la
testa
;
quanto
poteva
.
Modesta
glie
la
tolse
di
sotto
e
le
chiese
:
-
È
vero
,
sì
o
no
?
Lola
,
per
vendicarsi
,
rispose
per
la
sorella
;
lagrimando
:
-
È
vero
!
È
vero
!
Ma
Chiarina
,
allora
,
non
sapendo
come
meglio
nascondersi
,
l
'
abbracciò
stretta
stretta
;
con
tutta
la
sua
amorevolezza
,
che
la
faceva
tremare
.
Lola
,
pentita
d
'
essersi
vendicata
a
quel
modo
,
la
schiacciava
a
sé
,
con
il
desiderio
di
non
lasciarla
più
.
Modesta
,
benché
quelle
due
donne
,
incuriosite
,
ridessero
,
prese
le
nipoti
insieme
;
e
le
baciò
.
E
Lola
raccontò
come
un
giovanotto
,
impiegato
al
Demanio
,
era
riescito
a
far
sapere
a
Chiarina
,
dopo
averla
fatta
innamorare
,
quanto
già
era
lui
,
che
avrebbe
domandato
in
casa
di
fidanzarsi
.
Tornarono
a
dietro
,
fuori
di
sé
dalla
contentezza
.
Modesta
aveva
dovuto
promettere
a
Chiarina
di
non
dire
niente
,
ancora
,
a
nessuno
degli
zii
.
Ma
ella
,
la
sera
stessa
,
lo
fece
sapere
a
Giulio
;
che
,
grattandosi
vicino
alla
bocca
,
rispose
:
-
Bisognerà
informarsi
bene
chi
è
lui
.
Modesta
gli
chiese
:
-
Devo
dirlo
anche
a
Niccolò
?
-
Io
direi
d
'
aspettare
.
Perché
Niccolò
la
piglierebbe
in
burletta
e
chi
sa
come
darebbe
la
baia
a
Chiarina
.
E
Chiarina
non
voleva
mettersi
né
meno
a
tavola
;
se
non
l
'
avesse
persuasa
la
sorella
.
Si
vergognava
;
e
s
'
impensieriva
senza
saper
perché
,
vedendo
lo
zio
Giulio
più
serio
del
solito
.
La
sorella
,
dopo
,
le
chiese
:
-
Mi
accompagni
al
pianoforte
?
-
No
,
no
!
Non
mi
riesce
!
-
Dio
mio
!
Ma
è
possibile
che
tu
faccia
così
?
-
Ho
un
'
irrequietezza
che
mi
noia
.
Avrei
bisogno
di
distrarmi
.
-
Perciò
vieni
con
me
al
pianoforte
!
-
Mi
farebbe
peggio
!
Lola
le
suggerì
:
-
Chiudi
gli
occhi
.
-
Non
mi
riesce
più
.
-
Te
li
chiudo
io
,
con
le
mani
.
Ti
passa
?
Ma
Chiarina
voleva
esser
più
forte
del
suo
sentimento
;
e
le
disse
:
-
Non
è
facile
,
anche
per
me
,
capire
quel
che
ho
.
-
Andremo
a
letto
prima
.
-
No
:
voglio
stare
al
buio
,
con
la
finestra
aperta
.
Voglio
provare
così
!
Dalla
finestra
della
loro
camera
,
si
vedeva
la
campagna
,
tra
Porta
Ovile
e
Porta
Pispini
.
Ma
era
già
troppo
buio
,
e
la
campagna
doventava
di
un
colore
cinerognolo
tutto
eguale
.
Soltanto
dove
cominciava
,
il
cielo
rimaneva
come
un
lungo
taglio
più
chiaro
;
che
,
però
,
affievoliva
.
Il
vento
frusciava
nei
giardini
e
negli
orti
,
a
piè
delle
case
;
dentro
la
cinta
delle
mura
di
Siena
.
Si
sentiva
chiudere
qualche
persiana
,
sbattendo
;
e
c
'
era
un
piccolo
eco
affilato
e
rauco
,
che
ripeteva
pazientemente
in
fondo
agli
orti
quel
rumore
;
come
se
andasse
ad
appiattarsi
laggiù
;
dove
gli
archi
della
fonte
di
Follonica
s
'
interrano
fino
a
mezzo
;
impiastricciati
di
muschi
,
che
si
sfanno
con
il
tartaro
dell
'
acquiccia
.
L
'
erta
delle
case
,
silenziosa
,
morta
,
non
sentiva
le
foglie
di
un
gran
tiglio
,
sotto
la
finestra
della
camera
,
staccarsi
l
'
una
dopo
l
'
altra
;
senza
che
potessero
smettere
più
.
Lola
era
in
salotto
,
a
studiare
un
libro
di
scuola
;
e
Chiarina
si
voltò
per
guardare
fisso
il
Cristo
d
'
ebano
e
d
'
avorio
,
quello
della
prima
comunione
,
su
la
parete
del
letto
.
CAPITOLO
VII
Giulio
diede
subito
importanza
a
quel
che
gli
aveva
detto
la
cognata
.
Ma
da
solo
non
riesciva
a
vedere
come
avrebbe
fatto
a
fingere
che
la
ragazza
avesse
almeno
una
dote
piccola
.
Era
curioso
di
conoscere
il
giovine
;
e
aspettava
,
da
un
giorno
all
'
altro
,
che
capitasse
in
bottega
;
perché
,
certamente
,
avrebbe
dovuto
prima
parlare
a
lui
.
Ma
,
poi
,
non
volle
preoccuparsene
troppo
;
perché
,
convinto
che
tutto
ormai
gli
dovesse
essere
contrario
,
si
racchiocciolava
e
non
desiderava
più
che
la
sua
sfortuna
mutasse
;
e
aveva
perduto
ogni
senso
di
volontà
.
Però
,
fu
di
parere
di
dirlo
ai
fratelli
:
Enrico
rispose
che
non
ci
credeva
e
che
si
trattava
molto
probabilmente
d
'
una
fisima
da
donnicciole
,
e
Niccolò
garantì
che
non
valeva
la
pena
né
meno
di
occuparsene
.
Allora
,
Giulio
volle
impegnarsi
da
solo
a
fare
per
Chiarina
quel
che
avrebbe
potuto
.
Tutto
il
suo
sentimento
d
'
uomo
gli
dava
un
piacere
d
'
energia
,
che
si
trovava
d
'
accordo
con
la
sua
coscienza
.
E
credette
,
così
,
di
rendersi
meno
abbandonato
a
se
stesso
.
Non
aveva
fatto
mai
niente
che
avesse
un
intento
morale
,
ed
ora
gliene
capitava
l
'
occasione
!
Volle
riprovarsi
a
discorrerne
più
a
lungo
con
Niccolò
,
e
gli
disse
:
-
Tu
che
sei
tanto
affezionato
,
e
non
lo
metto
in
dubbio
,
a
quelle
due
bambine
,
perché
ti
rifiuti
ora
di
prendere
sul
serio
la
possibilità
che
una
abbia
trovato
da
sistemarsi
bene
?
-
Giulio
,
lo
sai
!
Io
di
queste
bazzecole
non
me
ne
intendo
punto
!
-
O
perché
?
-
Perché
io
,
da
qui
in
avanti
,
più
che
ci
s
'
avvicina
all
'
abisso
,
voglio
mangiare
e
bere
soltanto
!
-
Mi
pare
che
l
'
una
cosa
non
escluda
l
'
altra
!
-
Ma
che
dovrei
fare
?
-
Siccome
è
un
impiegato
al
Demanio
,
tu
che
conosci
il
direttore
,
dovresti
informartene
.
Niccolò
si
mise
a
ridere
:
-
Ti
pare
che
io
sia
proprio
adatto
?
Poi
disse
con
violenza
,
alzandosi
in
piedi
e
battendosi
una
mano
aperta
sul
ventre
:
-
Se
è
uno
che
cerca
la
dote
,
ha
sbagliato
!
La
dote
non
c
'
è
e
non
la
piglia
.
Si
trovi
un
'
altra
fidanzata
!
Poi
,
con
una
voce
,
che
gli
sbatteva
insieme
con
le
sue
risate
brusche
e
quasi
minacciose
,
seguitò
gridando
:
-
Ti
pare
che
la
sposi
senza
una
dote
?
Ah
,
io
non
ci
credo
!
Sarebbe
un
bell
'
imbecille
!
Sono
il
primo
a
dirglielo
!
Avete
voluto
mandare
a
scuola
anche
lei
,
e
invece
doveva
entrare
a
farsi
monaca
!
L
'
ho
sempre
detto
!
Non
mi
sento
mica
un
gonzo
!
-
Ormai
,
è
inutile
avere
codeste
idee
.
-
E
,
allora
,
fate
quel
che
volete
.
Io
resto
del
mio
parere
.
E
rise
,
sempre
più
aspramente
.
Mentre
rideva
,
entrò
un
giovine
vestito
abbastanza
bene
;
con
i
baffi
rossi
e
le
lenti
.
Niccolò
gli
chiese
,
con
un
risolino
beffardo
:
-
Vuol
qualche
libro
?
-
Volevo
parlare
a
uno
di
loro
.
Non
so
a
chi
.
-
Parli
al
mio
fratello
!
E
,
abbottonatasi
la
giubba
,
scappò
.
Giulio
escì
da
dietro
la
scrivania
,
e
il
giovine
si
presentò
:
-
Sono
il
ragioniere
Bruno
Pallini
,
impiegato
da
un
anno
al
Demanio
di
Siena
.
Giulio
,
inchinandosi
,
gli
rispose
:
-
Mi
dica
pure
quello
che
vuole
.
Il
giovine
stette
un
momento
zitto
.
-
Sa
...
è
la
prima
volta
ch
'
io
parlo
con
lei
!
Mi
scusi
!
Io
desidererei
l
'
onore
di
fidanzarmi
con
la
signorina
Chiarina
.
Aveva
gli
occhi
luccicanti
,
e
gli
tremavano
anche
le
lenti
.
Aspettava
ansioso
che
il
libraio
aprisse
bocca
.
-
Non
c
'
è
nulla
in
contrario
,
se
la
mia
nipote
acconsente
:
purché
lei
sia
disposto
anche
se
le
condizioni
...
attuali
...
della
ragazza
sono
piuttosto
modeste
.
Il
giovine
,
esaltato
,
disse
senza
riflettere
:
-
Ah
,
non
le
voglio
né
meno
sapere
!
-
Allora
...
la
cosa
può
essere
fattibile
!
Oggi
ne
parlerò
alla
sua
zia
e
a
lei
.
-
Quando
vuole
che
torni
?
-
A
comodo
suo
.
Stasera
,
domattina
...
Meglio
domattina
.
Il
giovine
avrebbe
voluto
stare
con
lui
più
a
lungo
,
ma
siccome
non
trovava
niente
da
dire
,
sorrise
tutto
imbarazzato
e
timido
,
gli
tese
la
mano
;
e
se
ne
andò
.
Giulio
restò
fermo
,
allo
stesso
posto
;
facendo
girare
le
lenti
fra
le
dita
.
Poi
,
disse
:
-
E
ora
?
Ma
entrò
Costanzo
Nisard
tutto
azzimato
e
gioioso
;
con
un
crisantemo
che
pareva
d
'
oro
;
tenendolo
insieme
con
un
manoscritto
arrotolato
.
-
Disturbo
,
forse
?
-
Anzi
,
mi
fa
piacere
.
C
'
è
stato
,
mezzo
minuto
fa
,
un
signore
a
chiedere
la
mano
d
'
una
mia
nipote
;
di
Chiarina
.
Il
Nisard
,
a
cui
piaceva
fare
i
complimenti
,
esclamò
:
-
Mi
duole
di
essere
arrivato
troppo
tardi
!
Lo
avrei
conosciuto
volentieri
.
-
Pare
serio
.
Dev
'
essere
meridionale
;
come
quasi
tutti
gli
impiegati
che
mandano
qua
.
-
È
ricco
?
-
Io
non
gliel
'
ho
chiesto
.
Ma
il
Nisard
aveva
parlato
abbastanza
di
quell
'
argomento
,
e
disse
:
-
Ero
venuto
per
sapere
se
lei
ha
un
fascicolo
del
Burlington
Magazine
,
dov
'
è
uno
studio
sul
Sassetta
del
Berenson
.
Mi
scusi
se
io
cerco
quel
che
interessa
me
.
-
Ora
,
guarderemo
se
lo
troviamo
!
-
Non
ho
nessuna
fretta
.
Ma
comparve
Niccolò
,
ghignando
;
e
s
'
accomodò
a
sedere
senza
dire
niente
.
-
Era
lui
quello
che
ci
domanda
di
Chiarina
-
gli
disse
Giulio
.
-
Lo
sapevo
.
E
perciò
me
la
son
battuta
.
Allora
il
Nisard
gli
chiese
scherzando
,
con
la
sua
voce
crepitante
come
fatta
di
aghi
,
con
un
sorriso
che
sgrigliolava
liscio
e
pulito
come
le
sue
scarpe
sempre
nuove
e
sempre
lucide
:
-
E
lei
è
contento
?
Niccolò
lo
ragguardò
in
viso
,
ridendo
;
e
ora
,
il
suo
riso
era
tranquillo
,
ma
dileggiante
lo
stesso
.
Si
calcò
il
cappello
fin
sugli
occhi
,
in
modo
che
le
sopracciglia
toccarono
la
tesa
,
e
gli
rispose
:
-
Le
pare
che
io
pensi
agli
sposalizii
?
Il
Nisard
,
con
una
voce
che
pareva
donnesca
,
si
raccomandò
che
non
si
prendesse
gioco
anche
della
nipote
.
E
restò
con
il
sorriso
sospeso
,
aspettando
a
ricominciarlo
quando
il
libraio
gli
avesse
risposto
.
Allora
rise
come
se
gli
facessero
il
solletico
;
rannicchiandosi
con
le
spalle
;
e
torcendosi
le
mani
.
-
Ma
via
!
È
troppo
grossa
!
Soltanto
lei
dice
cose
simili
!
Giulio
,
con
il
suo
sorriso
che
si
sottometteva
,
un
sorriso
che
si
mutava
subito
nella
voce
,
gli
disse
:
-
Non
c
'
è
da
far
caso
più
di
niente
con
lui
!
Ma
Niccolò
,
con
un
ridere
agro
,
che
scherniva
:
-
Io
non
me
ne
intendo
!
Poi
,
chinò
la
testa
,
e
dopo
un
poco
ronfava
.
Il
Nisard
sfogliò
,
sul
banco
,
il
fascicolo
del
Magazine
;
batté
la
punta
del
bastone
su
le
ginocchia
di
Niccolò
,
per
salutarlo
.
Ma
Niccolò
finse
di
non
destarsi
.
Quando
sentì
ch
'
era
escito
,
fece
uno
sbadiglio
lungo
come
una
ragliata
,
a
più
riprese
,
e
disse
:
-
Non
so
perché
i
quadri
debbano
stare
nei
musei
,
e
invece
non
li
dànno
a
me
,
per
venderli
!
Caro
Giulio
,
senza
un
quadro
di
autore
vero
,
saremo
sempre
miserabili
.
Giulio
,
pensieroso
,
rispose
:
-
Lo
so
!
Ma
bada
se
ti
riesce
a
staccarne
almeno
qualcuno
da
dove
li
tengono
chiusi
a
chiave
.
-
Ecco
qui
!
Siamo
costretti
a
fare
l
'
industria
delle
antichità
false
!
Come
le
trecche
!
Rise
con
un
suono
,
che
pareva
quello
di
un
trombone
;
e
,
spalancando
la
bocca
con
un
altro
sbadiglio
,
continuò
:
-
Una
volta
,
almeno
,
si
poteva
cercare
per
la
campagna
!
Ora
il
governo
ha
fatto
inventariare
tutto
senza
pensare
al
nostro
mestiere
!
Ci
ha
rovinato
tutti
!
Poi
,
con
una
voce
più
naturale
:
-
Dimmi
almeno
quel
che
t
'
ha
detto
!
-
Chi
?
-
Quel
signore
,
che
è
venuto
a
posta
per
Chiarina
!
-
Ah
,
m
'
era
passato
di
mente
!
Niccolò
parve
preso
dall
'
impazienza
:
-
Che
t
'
ha
detto
?
Ma
ambedue
si
volsero
verso
la
porta
,
sentendo
toccare
la
maniglia
:
era
il
cavaliere
Nicchioli
.
Allora
,
Niccolò
richiuse
lesto
gli
occhi
.
Il
cavaliere
disse
tutto
festoso
:
-
Ho
incontrato
il
Nisard
,
e
m
'
ha
detto
che
la
vostra
Chiarina
è
per
fidanzarsi
.
Me
ne
congratulo
,
quantunque
...
al
mio
bambino
sia
venuta
una
tossetta
...
piuttosto
cattiva
.
Giulio
sorrise
:
-
Sono
certo
che
domani
tutta
Siena
saprà
che
è
venuto
un
giovine
a
domandarmi
il
consenso
di
...
-
Oh
,
lo
sapranno
tutti
!
Si
figuri
:
ho
parlato
con
due
miei
amici
,
che
sapevano
perché
ho
dovuto
cambiare
la
donna
di
servizio
...
che
non
si
prestava
...
amorevolmente
...
con
il
mio
bambino
.
-
È
una
cosa
meravigliosa
.
-
Siena
è
fatta
così
;
e
nessuno
ci
cambierà
;
se
Dio
vuole
!
Anch
'
io
,
del
resto
,
non
vivrei
volentieri
a
Siena
se
non
fosse
possibile
conoscere
quel
che
si
desidera
degli
altri
.
Perché
non
mi
piacciono
le
grandi
città
?
Principalmente
,
perché
io
non
potrei
stare
senza
conoscere
gli
altri
come
me
stesso
.
È
una
curiosità
,
che
abbiamo
nel
sangue
.
E
nessuno
ce
la
leva
.
Anzi
,
io
,
le
persone
che
non
sono
di
qui
,
non
ce
le
vorrei
né
meno
!
Che
ci
fanno
?
Stiamo
bene
tra
noi
;
essendo
tutti
eguali
e
dello
stesso
seme
.
Dorme
davvero
Niccolò
?
La
voce
del
cavaliere
pareva
malata
,
un
poco
saponosa
,
d
'
una
timidità
floscia
.
Il
libraio
gli
rispose
:
-
Credo
.
Non
fa
altro
!
-
Mi
dica
che
giovine
è
.
-
Ancora
non
ho
avuto
tempo
di
chiederlo
a
nessuno
.
-
O
che
aspetta
?
Vuole
che
me
ne
incarichi
io
?
Lo
faccio
con
vero
piacere
.
Mi
dia
il
nome
.
Scrisse
il
nome
,
e
riescì
dicendo
:
-
Tra
un
'
ora
...
lei
saprà
con
precisione
quanti
anni
ha
,
di
che
famiglia
è
nato
,
e
se
è
un
partito
da
farsi
.
Si
fidi
di
me
.
Giulio
,
allora
,
chiese
al
fratello
:
-
Ti
sei
addormentato
da
vero
?
Niccolò
se
ne
vantò
:
-
Sognavo
perfino
!
Dentro
la
libreria
c
'
era
poca
luce
e
dovevano
accendere
presto
il
gasse
.
Nella
strada
,
vedevano
passare
sempre
le
stesse
persone
;
e
qualcuna
si
fermava
a
guardare
la
vetrina
.
Allora
,
Niccolò
,
che
occhiava
dal
suo
cantuccio
,
cominciò
a
dire
:
-
Quello
è
il
pazzo
che
dovette
fuggire
da
Siena
,
quando
scoprirono
che
aveva
rubato
al
cugino
l
'
eredità
;
che
non
doveva
toccare
a
lui
...
Una
di
quelle
due
signore
,
la
più
brutta
,
è
la
moglie
di
un
tale
che
s
'
è
fatto
pagare
i
debiti
dal
suocero
...
Ecco
la
contessa
,
che
al
servizio
non
vuol
tenere
donne
...
Oh
,
ecco
la
marchesa
tradita
dal
marito
con
la
governante
dei
figlioli
...
Lo
sai
chi
è
quel
prete
?
È
un
canonico
del
Duomo
:
si
dice
che
abbia
per
amante
la
zia
di
quel
signore
che
l
'
altro
giorno
comprò
tutti
quei
libri
di
chimica
...
quella
è
l
'
amante
del
barone
che
va
sempre
con
l
'
automobile
...
stai
attento
:
tra
poco
passa
anche
lui
...
Eccolo
!
Che
ti
dicevo
,
Giulio
?
Lo
vedi
che
è
vero
?
...
E
batté
le
mani
dalla
compiacenza
:
-
Scommetto
che
sono
esciti
,
a
quest
'
ora
,
per
vedersi
!
...
Oh
,
ecco
la
governante
che
tradisce
la
marchesa
!
È
giovine
!
Si
vede
che
dev
'
essere
l
'
amante
di
lui
!
Basta
guardarla
in
faccia
!
Stai
sicuro
che
non
ci
si
sbaglia
!
Lo
vedi
che
io
so
tutto
?
E
hai
visto
come
soffre
la
marchesa
?
...
Bada
quella
signorina
che
si
tinge
sempre
!
...
M
'
hanno
detto
che
la
mantiene
quel
conte
tanto
ricco
,
che
ha
le
tenute
a
Poggibonsi
.
Io
ci
credo
!
Se
no
,
chi
glieli
comprerebbe
i
vestiti
a
quel
modo
?
E
suo
padre
è
contento
.
Anche
questo
so
.
Chi
me
l
'
ha
detto
,
la
conosce
fin
da
bambina
...
Come
fa
schifo
quella
signora
vecchia
!
Non
la
posso
né
meno
guardare
.
Come
biascica
!
Non
ha
più
né
meno
un
dente
!
...
Almeno
la
baronessa
,
che
va
sempre
a
spasso
con
gli
ufficiali
,
se
li
è
messi
finti
.
È
andata
da
un
dottore
americano
,
che
sta
a
Firenze
.
Ha
speso
una
somma
favolosa
!
Ma
si
turbò
,
dicendo
:
-
Ecco
questo
screanzato
.
Era
Enrico
che
zoppicava
anche
più
del
solito
.
Niccolò
gli
chiese
:
-
Che
vuoi
?
-
Quel
che
mi
pare
.
Giulio
lo
difese
:
-
Ha
ragione
.
-
Mi
ha
detto
il
Nisard
che
è
venuto
quel
giovine
,
per
il
fidanzamento
.
-
Lo
sai
anche
tu
?
-
Se
non
lo
so
io
?
Non
è
anche
mia
nipote
?
Dimmi
,
piuttosto
,
le
tue
impressioni
.
-
Né
buone
né
cattive
.
-
Parla
bene
?
Era
disinvolto
?
-
È
un
gingillino
,
di
pelo
rosso
,
mogio
,
un
poco
anemico
!
Ma
decente
.
-
Io
non
capisco
perché
sia
capitato
proprio
lui
!
Speriamo
che
sia
una
buona
fortuna
.
Per
l
'
appunto
è
il
primo
e
l
'
unico
.
Non
c
'
è
né
meno
da
scegliere
,
così
!
-
E
chi
è
che
può
imbroccare
se
si
deve
dirgli
di
no
o
di
sì
?
-
Se
sono
innamorati
,
io
direi
di
non
rimandarlo
via
!
E
,
tu
,
Niccolò
,
l
'
hai
visto
?
Niccolò
non
gli
rispose
,
e
si
mise
a
togliere
la
polvere
di
sopra
alla
cassapanca
.
Allora
,
Enrico
disse
:
-
Io
,
invece
di
prendere
moglie
,
mi
metterei
un
pietrone
al
collo
e
m
'
affogherei
.
-
Ma
tutti
non
sono
come
te
!
-
Perché
non
hanno
la
mia
furbizia
!
E
con
la
voce
,
che
gli
cambiava
tono
,
quando
voleva
preparare
gli
altri
a
udire
qualche
scappata
,
proseguì
:
-
Bel
piacere
a
prender
moglie
!
Allora
,
anche
di
me
direbbero
che
ho
le
corna
!
E
rise
,
stridendo
come
un
topo
e
spruzzolando
lontano
la
saliva
.
CAPITOLO
VIII
Enrico
era
stato
uno
di
quei
ragazzi
impertinenti
e
sfacciati
,
dei
quali
si
dice
che
non
se
ne
ricaverà
mai
nulla
.
Ma
i
fratelli
,
minacciando
che
lo
avrebbero
mandato
fuori
di
casa
,
riescirono
a
mettergli
un
poco
di
giudizio
.
Egli
,
però
,
doventava
sempre
più
intrattabile
.
In
casa
ci
s
'
era
trovato
bene
,
specie
dopo
il
matrimonio
di
Niccolò
;
e
così
cercava
di
andare
d
'
accordo
più
ch
'
era
possibile
.
Egli
,
qualche
volta
,
aveva
tentato
di
comandare
e
d
'
imporsi
agli
altri
;
ma
,
essendo
meno
intelligente
,
specie
di
Giulio
,
aveva
dovuto
sempre
sottomettersi
.
Dentro
di
sé
,
è
vero
,
glie
ne
era
rimasta
la
presunzione
;
e
non
avrebbe
mai
voluto
essere
né
disapprovato
e
né
biasimato
.
Ma
egli
aveva
la
convinzione
che
i
fratelli
parlassero
male
di
lui
anche
con
gli
altri
;
e
,
perciò
,
si
vantava
d
'
essere
sempre
diffidente
.
Ora
che
s
'
avvicinava
la
scadenza
di
un
'
altra
cambiale
,
piuttosto
grossa
,
anch
'
egli
sapeva
com
'
era
difficile
trovare
il
denaro
per
scontarla
,
o
almeno
,
com
'
erano
soliti
,
per
scemarla
d
'
un
quinto
.
Egli
disse
:
-
Giulio
,
tu
che
hai
fatto
sempre
bene
e
con
prudenza
,
bisogna
che
anche
questa
volta
suggerisca
il
mezzo
di
toglierci
d
'
imbarazzo
!
È
proprio
indispensabile
!
Egli
sapeva
che
non
aveva
niente
da
proporgli
,
e
fingeva
di
aver
fiducia
in
lui
.
-
Questa
volta
bisognerà
raccomandarsi
a
Dio
!
-
Che
c
'
entra
Dio
?
Bada
di
non
scherzare
.
Egli
,
indispettito
,
piantò
il
fratello
nell
'
intrigo
;
pensando
con
disprezzo
che
non
sarebbe
stato
capace
ad
escirne
.
E
incontrato
Niccolò
nella
strada
,
gli
disse
:
-
Lo
sapevo
che
quel
menno
lì
avrebbe
compromesso
anche
noi
!
Niccolò
,
allora
,
difese
il
fratello
,
e
rispose
:
-
È
meglio
che
tu
non
me
ne
parli
!
Enrico
borbottò
le
sue
solite
ingiurie
,
e
andò
in
una
bettola
a
giocare
a
briscola
.
Egli
giocava
anche
dopo
cena
,
fino
alla
mezzanotte
.
E
disse
ai
suoi
amici
:
-
È
una
bella
sfortuna
avere
un
micco
di
fratello
,
che
non
capisce
niente
.
Gli
amici
non
badavano
se
aveva
ragione
o
torto
;
ed
egli
poteva
dirne
quante
voleva
.
Perciò
,
quasi
tutte
le
volte
che
aveva
messo
la
sua
carta
,
domandava
a
qualcuno
,
senza
che
nessuno
gli
rispondesse
mai
:
-
Che
gli
faresti
se
tu
avessi
un
fratello
come
il
mio
?
Non
sarebbe
meglio
nascere
soli
?
Non
dovrei
trovare
il
modo
,
magari
per
mezzo
di
tribunale
,
di
farmi
rispettare
?
Alla
fine
di
parecchie
partite
,
toccava
a
lui
scozzare
le
carte
.
Ma
egli
tenne
il
mazzo
chiuso
in
mano
;
e
disse
:
-
Voi
credete
ch
'
io
faccia
una
bella
vita
.
Non
è
mica
vero
!
Vi
giuro
,
sul
mio
onore
,
che
io
non
ho
mai
un
giorno
di
bene
.
Ma
come
dovrei
fare
a
separarmi
dai
fratelli
?
Ormai
da
tanti
anni
stiamo
insieme
,
e
sono
già
troppo
anziano
.
Ma
Dio
mi
scortichi
se
nessuno
di
voi
ci
resisterebbe
.
Non
ci
credete
?
Ci
resisto
io
,
perché
li
lascio
fare
come
vogliono
,
e
sono
remissivo
;
anzi
,
dolce
.
Fanno
di
me
come
se
fossi
un
ragazzo
!
È
sempre
stato
il
mio
torto
.
Egli
aveva
un
'
aria
sincera
e
afflitta
come
quando
si
lamentava
dei
tormenti
della
gotta
.
-
Vedete
:
io
vengo
qui
a
giocare
e
a
sorsellare
un
gocciolo
di
vino
,
perché
ho
bisogno
di
distrarmi
!
Non
ho
altra
consolazione
.
Dalla
mattina
alla
sera
,
non
ho
altro
svago
.
Mi
si
può
rimproverare
,
dunque
?
E
pare
,
secondo
loro
,
che
io
sia
un
essere
spregevole
;
uno
che
non
è
buono
a
niente
.
Come
se
fossi
incastronito
.
Ma
io
l
'
ho
specie
con
Giulio
,
che
è
responsabile
di
tutti
i
nostri
affari
.
Non
dovrebbe
essermi
riconoscente
se
io
,
di
mia
volontà
,
mi
son
tirato
in
disparte
?
Ma
gli
amici
non
volevano
ascoltarlo
,
e
gli
gridavano
che
desse
le
carte
.
-
No
,
oggi
,
non
gioco
più
;
perché
sono
troppo
stordito
.
Posò
le
carte
,
e
andò
a
dire
le
stesse
cose
al
padrone
della
bettola
;
che
,
per
fargli
piacere
,
gli
dette
ragione
.
Egli
,
allora
,
aggiunse
:
-
Tutti
sanno
che
io
,
per
esempio
,
ai
teatri
non
mi
ci
reco
;
perché
non
mi
ci
diverto
;
anche
alla
banda
,
la
domenica
,
mi
annoierei
.
Faccio
qualche
passeggiata
,
sempre
solo
;
e
non
cerco
mai
di
nessuno
.
-
Ma
con
la
cognata
va
d
'
accordo
?
-
Perché
è
merito
mio
.
Io
non
le
rivolgo
mai
la
parola
,
altro
che
quando
siamo
a
tavola
;
per
convenienza
.
E
,
così
,
evito
qualunque
diverbio
.
E
pure
non
me
ne
dolgo
!
Io
,
anzi
,
non
dico
mai
male
di
lei
;
e
mi
rimetto
sempre
a
quel
che
fanno
gli
altri
!
E
,
pure
,
trovano
da
ridire
anche
sul
mio
carattere
e
sul
mio
contegno
,
che
meglio
non
potrebbe
essere
.
-
Ma
Niccolò
è
tanto
allegro
!
Lo
giudico
anche
simpatico
!
-
Quando
pare
a
lui
!
Ma
non
mica
con
me
!
Le
giuro
che
non
mi
può
vedere
!
Giulio
,
poi
,
è
un
testardo
e
basta
.
Non
dice
mai
niente
di
quello
che
fa
,
e
pretende
che
io
ne
sia
contento
.
Se
non
ci
fosse
lui
in
mezzo
,
forse
con
Niccolò
mi
potrei
affiatare
.
Ci
sono
io
che
penso
a
tutto
.
La
spesa
la
faccio
io
,
per
il
mangiare
dò
l
'
ordine
io
...
Io
,
lo
so
,
ho
finito
con
il
sacrificarmi
e
con
il
doventare
ingiusto
anche
verso
me
stesso
!
È
la
mia
disgrazia
.
Avrei
dovuto
prendere
moglie
,
e
stare
per
conto
mio
.
Vedrà
che
,
un
giorno
,
dovranno
chiudere
la
libreria
e
anche
la
legatoria
.
Anzi
,
bisogna
che
vada
a
farmi
vedere
;
se
no
,
montano
in
bestia
tutti
e
due
.
Ma
il
padrone
della
bettola
stava
,
ora
,
attento
a
tre
che
bestemmiavano
per
un
litro
di
vino
;
perché
s
'
erano
scordati
di
portarglielo
,
e
non
lo
salutò
né
meno
;
quantunque
si
fosse
affissato
di
gusto
ad
ascoltare
quel
grumolo
di
bestemmie
.
Enrico
non
entrò
in
bottega
e
si
appoggiò
,
invece
,
al
muro
;
vicino
alla
porta
.
Era
deciso
a
dire
le
sue
ragioni
;
quantunque
,
pensandoci
meglio
,
dentro
di
sé
non
ne
trovasse
né
meno
una
.
In
fondo
,
riconosceva
che
aveva
forse
torto
,
e
che
non
doveva
lagnarsi
di
niente
.
E
,
scontento
di
sentirsi
solo
,
entrò
in
bottega
;
dove
doveva
esserci
il
Nisard
e
anche
il
Corsali
.
Egli
sapeva
che
quei
due
erano
piuttosto
amici
dei
suoi
fratelli
;
ma
gli
era
venuto
voglia
di
farseli
amici
anche
lui
.
E
,
siccome
c
'
erano
appunto
tutti
e
due
,
cercò
di
dire
subito
qualche
cosa
che
attirasse
la
loro
attenzione
.
Quand
'
egli
voleva
mostrarsi
affabile
,
dava
ragione
a
qualunque
cosa
che
uno
dicesse
;
e
,
sentendo
che
il
Nisard
sosteneva
che
il
Pinturicchio
gli
piaceva
meno
del
Perugino
,
egli
disse
:
-
Io
sono
del
suo
parere
!
Bravo
!
Ci
voleva
proprio
un
forestiero
a
dire
la
verità
.
Ma
Niccolò
,
per
deriderlo
,
gli
gridò
:
-
Tu
di
che
t
'
intendi
?
-
Io
me
ne
intendo
quanto
te
e
più
di
te
.
Niccolò
dette
in
una
di
quelle
sue
risate
,
che
non
si
dimenticavano
più
per
un
giorno
intero
;
e
facevano
divertire
anche
a
ripensarci
dopo
un
pezzo
.
Anche
il
Nisard
rise
,
come
un
flauto
stonato
.
Giulio
gli
disse
:
-
Che
ti
salta
in
testa
?
Enrico
lo
guardò
con
risentimento
e
gli
rispose
:
-
Lo
vedremo
chi
di
noi
due
ha
più
cervello
!
Per
cosa
molto
più
seria
di
questa
.
Ché
questa
è
una
buffonata
e
basta
!
Io
ti
voglio
vedere
alla
prova
,
da
qui
a
qualche
giorno
!
Non
c
'
è
mica
molto
!
Del
resto
,
il
Nisard
è
più
competente
di
voi
,
e
io
ho
approvato
lui
.
Giulio
doventò
pallido
e
si
sentì
pieno
di
dolore
.
-
Io
me
ne
lavo
le
mani
di
tutto
:
te
lo
fischio
davanti
a
testimoni
.
Io
e
tu
sappiamo
a
quel
che
voglio
alludere
.
Il
Corsali
disse
:
-
Ho
capito
!
È
una
delle
vostre
bazzecole
di
famiglia
!
E
,
per
così
poco
,
siete
vicini
a
leticare
?
-
Tu
stai
zitto
,
perché
non
sai
quel
che
snàcchero
.
Ma
chi
mi
deve
intendere
,
non
è
sordo
!
A
buon
intenditor
,
poche
parole
.
Giulio
era
anche
convulso
e
non
riesciva
a
rimpiattare
niente
.
Il
suo
dolore
gli
faceva
girare
la
testa
;
e
non
sentiva
più
quel
che
dicevano
;
benché
alzassero
tutti
la
voce
.
Niccolò
stringeva
i
pugni
nelle
tasche
della
giubba
,
per
nascondere
la
sua
ira
.
Il
Corsali
disse
:
-
Ho
capito
!
C
'
è
qualche
cosa
di
grosso
,
che
vorrebbe
trapelare
da
sé
.
Ma
,
allora
,
aspettate
di
essere
soli
.
Il
Nisard
,
vedendo
Giulio
così
pallido
che
le
chiazze
rosse
delle
guance
gli
eran
doventate
livide
,
si
fece
serio
pur
senza
capire
di
che
si
trattava
.
Egli
,
appoggiato
alla
scrivania
,
chinò
la
testa
,
aspettando
che
tornasse
la
giovialità
di
prima
.
Il
Corsali
,
credendo
di
far
bene
,
disse
:
-
Ormai
nella
vostra
bottega
non
ci
si
viene
più
volentieri
!
Rizzate
sempre
qualche
chiassata
che
disturba
.
Dite
quel
che
avete
e
non
vi
adirate
l
'
uno
con
l
'
altro
.
Il
Nisard
non
se
ne
andava
per
non
essere
maleducato
con
Giulio
.
Egli
sentiva
che
aveva
ragione
lui
;
ed
era
irritato
d
'
Enrico
;
ma
non
se
ne
fece
accorgere
.
Enrico
ricominciò
,
volgendosi
a
Giulio
:
-
Perché
non
dici
chiaramente
qual
è
la
ragione
della
mia
arrabbiatura
?
Se
lo
dici
,
a
me
ormai
non
importa
più
nulla
.
-
Vuoi
dare
a
me
la
colpa
di
tutto
?
Enrico
non
s
'
arrischiò
a
rispondere
.
Ma
Giulio
proseguì
:
-
La
prendo
io
!
Tu
che
ne
pensi
,
Niccolò
?
Voglio
conoscere
anche
il
tuo
sentimento
.
Niccolò
si
storse
tutto
;
e
,
raccattando
il
sigaro
acceso
che
gli
era
caduto
di
bocca
,
disse
al
fratello
:
-
Io
vorrei
soffrire
come
te
.
Mi
pare
giusto
!
Ma
tutti
non
si
può
soffrire
.
Uno
,
soffrendo
,
piange
;
e
io
,
invece
,
rido
.
Allora
Giulio
,
avendo
bisogno
di
una
parola
buona
,
chiese
:
-
E
di
lui
che
ne
pensi
?
-
Stasera
non
gli
parrà
vero
di
parlarti
come
deve
!
Ma
Enrico
rimbeccò
:
-
Sbagliate
tutti
e
due
.
Niccolò
disse
al
Nisard
:
-
Mi
faccia
la
cortesia
lei
:
lo
porti
fuori
di
bottega
!
Il
Nisard
si
accostò
ad
Enrico
,
tirandolo
per
una
spalla
:
-
Venga
con
me
.
Enrico
,
quasi
lusingato
che
il
Nisard
si
intromettesse
,
si
fece
portare
fuori
.
Da
principio
,
voleva
stare
zitto
;
ma
,
poi
,
disse
:
-
Lo
vede
come
mi
trattano
?
Se
non
c
'
era
lei
mi
sbattevano
la
porta
in
faccia
.
Il
Nisard
non
gradiva
ascoltare
quelle
confidenze
,
e
non
gli
rispondeva
.
Allora
Enrico
,
sentendosi
troppo
sotto
a
lui
,
gli
disse
,
con
uno
sgarbo
che
non
riescì
a
velare
:
-
Non
s
'
incomodi
per
me
.
Io
vado
nella
bettola
,
dove
sono
stato
dianzi
.
Là
ci
sono
i
miei
amici
.
Il
Nisard
voleva
sgridarlo
,
ma
torse
la
bocca
e
lasciò
che
facesse
il
suo
comodo
.
Poi
,
affrettandosi
,
tornò
nella
libreria
.
Il
Corsali
diceva
cose
sciocche
e
senza
senso
;
credendo
fosse
suo
dovere
a
mettere
bocca
.
Né
Giulio
né
Niccolò
lo
ascoltavano
:
Niccolò
guardava
per
tutti
i
versi
la
cassapanca
e
la
roba
che
c
'
era
sopra
,
come
se
mancasse
qualche
cosa
.
Giulio
cercava
d
'
inghiottire
la
sua
amarezza
;
che
gli
pareva
inverosimile
.
Il
Nisard
disse
con
sdegno
affettuoso
:
-
È
andato
a
giocare
.
Soltanto
il
Corsali
gli
rispose
:
-
Quello
è
il
suo
posto
!
Allora
il
Nisard
dette
la
mano
ai
due
fratelli
,
si
tolse
il
cappello
al
sensale
;
e
se
la
svignò
.
I
tre
rimasti
non
si
parlarono
più
,
per
parecchio
tempo
;
alla
fine
si
salutarono
e
basta
.
Enrico
tornò
al
tavolino
dove
i
suoi
amici
giocavano
ancora
.
Ma
,
essendo
incominciata
la
partita
,
egli
dovette
sedersi
in
disparte
.
Pensava
ai
fratelli
,
e
gli
pareva
di
avere
agito
bene
.
Ora
,
finalmente
,
s
'
era
fatto
intendere
!
Gli
pareva
di
essere
stato
bravo
come
a
giocare
a
briscola
!
E
loro
non
conoscevano
né
meno
le
carte
!
Loro
non
avevano
il
coraggio
di
venire
a
giocare
,
come
lui
!
Egli
non
voleva
avere
più
nessun
affetto
per
Niccolò
,
comportandosi
come
se
Giulio
non
esistesse
né
meno
!
Stette
così
fino
a
buio
,
su
uno
sgabello
;
con
una
gamba
accavalciata
sopra
l
'
altra
;
avvinazzandosi
.
Ma
quando
fu
in
casa
,
benché
avesse
giurato
che
non
ce
lo
avrebbero
più
visto
,
domandò
premuroso
a
Modesta
:
-
Sono
venuti
i
fratelli
?
-
Stanno
già
a
tavola
.
-
Ora
vengo
subito
anch
'
io
.
Ed
,
entrato
dov
'
erano
a
mangiare
,
si
scusò
d
'
aver
fatto
più
tardi
del
solito
.
CAPITOLO
IX
Pareva
che
Giulio
escisse
da
una
malattia
lunga
.
Emaciato
,
con
la
pelle
del
viso
più
floscia
,
si
capiva
che
era
molto
abbattuto
d
'
animo
.
Il
Nisard
tornò
subito
il
giorno
dopo
a
trovarli
,
ma
s
'
avvide
che
non
avevano
voglia
di
burlare
.
Egli
disse
:
-
Ma
!
Non
bisogna
mai
stare
male
più
di
quanto
è
necessario
!
Niccolò
,
che
sonnecchiava
,
aprì
gli
occhi
e
li
richiuse
smovendo
la
lingua
come
se
l
'
avesse
allappata
.
Sapeva
qualche
cosa
il
Nisard
,
forse
?
A
lui
,
in
quel
momento
,
non
glie
ne
importava
.
Giulio
pensò
che
doveva
subito
investigare
,
ma
bastò
ch
'
egli
guardasse
il
Nisard
per
rassicurarsi
.
Allora
,
sfilò
un
libro
dallo
scaffale
che
gli
era
dietro
,
lo
aprì
a
una
pagina
che
conosceva
e
gli
fece
leggere
,
tenendo
l
'
indice
sotto
le
parole
e
scorrendolo
:
Fili
,
sic
dicas
in
omni
re
:
Domine
,
si
tibi
placitum
fuerit
,
fiat
hoc
ita
.
Rimise
subito
il
libro
al
posto
,
e
chiese
:
-
Non
ha
ragione
chi
ha
scritto
così
?
Il
francese
voleva
contraddirlo
,
ma
restò
colpito
che
il
libraio
gli
avesse
fatto
leggere
l
'
Imitazione
di
Cristo
.
Non
era
delicato
né
opportuno
farne
una
discussione
da
passatempo
.
Però
,
egli
aveva
intuito
che
le
cose
della
libreria
dovessero
andare
di
molto
male
e
che
ne
dovessero
apparire
presto
le
conseguenze
.
E
se
non
gliene
dicevano
niente
,
vuol
dire
che
diffidavano
anche
di
lui
.
Egli
si
disse
,
vergognandosi
di
questa
diffidenza
:
"
Ma
!
Soltanto
tra
sé
sanno
quel
che
accade
!
"
E
,
perché
quel
giorno
aveva
voglia
di
sentirsi
lieto
,
non
si
trattenne
come
il
solito
.
Niccolò
si
alzò
di
scatto
dalla
sedia
,
stirandosi
e
mettendo
il
petto
in
fuori
.
Egli
pensava
a
cose
addirittura
infantili
per
aiutare
il
fratello
;
ch
'
era
costretto
a
pregarlo
che
lo
lasciasse
fare
.
Quando
si
fu
stirato
,
tanto
che
gli
parve
di
essere
molto
più
alto
di
quel
che
era
,
disse
:
-
Vendiamo
la
libreria
al
primo
che
capita
,
e
noi
faremo
un
altro
mestiere
!
Io
vado
a
Milano
,
a
Torino
,
a
Roma
;
e
trovo
il
compratore
.
Lo
porto
qua
con
me
;
e
il
rimedio
è
preso
!
E
picchiò
forte
le
mani
insieme
;
poi
,
fece
una
giravolta
;
che
lasciò
i
segni
del
tacco
sul
pavimento
.
-
Oh
,
ma
non
bisogna
perdere
tempo
!
Giulio
scosse
la
testa
;
con
le
mani
nelle
tasche
dei
calzoni
e
gli
occhi
fissi
su
gli
sgorbi
della
cartasuga
.
I
suoi
occhi
doventavano
luminosi
e
trasparenti
;
e
avevano
una
tristezza
,
che
avrebbe
fatto
pietà
a
chiunque
.
Dopo
un
poco
,
Niccolò
trasse
fuori
un
'
altra
proposta
;
anche
più
seriamente
:
-
Facciamoci
firmare
una
cambiale
dal
signor
Riccardo
Valentini
.
-
La
firmerà
la
prima
volta
,
ma
la
seconda
no
.
E
,
poi
,
se
non
ci
fossero
quelle
false
e
quelle
vere
del
Nicchioli
!
-
Già
!
Non
ci
avevo
pensato
!
Il
meglio
è
dirlo
al
cavaliere
,
dunque
!
-
Potremo
andare
qualche
altro
mese
,
ma
poi
?
-
Bisogna
resistere
fino
all
'
ultimo
.
-
Abbiamo
fatto
già
tutto
il
possibile
.
-
Seguiteremo
.
Giulio
aprì
il
cassetto
della
scrivania
,
come
se
avesse
potuto
trovarci
qualche
cosa
che
gli
fosse
utile
.
Toccò
tutti
i
mucchi
delle
carte
che
c
'
erano
,
e
con
le
unghie
volle
levare
uno
spillo
restato
dentro
una
commettitura
del
legno
.
Poi
,
si
mise
a
bucarsi
la
punta
delle
dita
.
-
Vogliamo
dire
tutte
le
cose
,
come
stanno
,
al
direttore
della
banca
?
Ci
vado
io
.
E
gli
chiedo
che
ci
lasci
tempo
di
riparare
alla
nostra
uscita
.
-
Io
mi
strabilio
come
non
ti
rendi
conto
che
tu
farnetichi
.
-
Vado
a
rubare
,
piuttosto
!
Ma
in
prigione
per
le
cambiali
false
,
no
.
M
'
ammazzo
!
Il
malessere
di
Giulio
si
eccitava
anche
di
più
;
e
finì
che
egli
ebbe
più
compassione
per
il
fratello
che
per
se
stesso
.
Di
Enrico
pensò
che
era
un
cretino
.
Niccolò
gridava
sempre
di
più
:
-
Come
!
Due
uomini
non
siamo
capaci
a
slegarci
da
quest
'
impicci
!
Faremo
ridere
tutta
Siena
!
Chi
sa
quanta
gente
ci
avrà
piacere
.
Ma
io
me
ne
strafotto
!
Basta
che
non
mi
vengano
sotto
il
viso
!
Sarà
una
festa
per
parecchi
il
nostro
fallimento
.
-
Zitto
!
Non
dire
questa
parola
.
Niccolò
si
volse
attorno
impaurito
,
e
chiese
:
-
Non
siamo
soli
?
E
,
data
una
stratta
alla
sedia
,
la
fece
rompere
.
Allora
,
come
un
matto
,
escì
di
bottega
.
Giulio
rimise
insieme
i
pezzi
della
sedia
,
legandoli
con
lo
spago
.
Niccolò
andò
a
casa
,
quasi
correndo
.
Giù
per
la
scesa
di
Via
del
Re
ci
mancò
poco
che
non
sdrucciolasse
.
Come
se
fosse
ammattito
da
vero
,
tremando
tutto
,
baciò
le
nipoti
e
disse
alla
moglie
:
-
Modesta
,
non
ti
affaticare
troppo
per
il
mangiare
!
Non
voglio
!
Anche
tu
hai
ragione
di
riposarti
,
qualche
volta
.
Dacci
pane
,
acqua
e
qualche
cipolla
cruda
.
Io
non
voglio
altro
!
Modesta
si
spaventò
e
si
volse
a
guardare
le
nipoti
.
-
Che
hai
?
La
febbre
!
Quando
t
'
è
venuta
?
Egli
entrava
da
una
stanza
a
un
'
altra
,
e
riesciva
subito
.
Non
capivano
quel
che
volesse
.
Egli
chiese
,
sempre
senza
fermarsi
:
-
Chiarina
,
è
venuto
già
il
tuo
fidanzato
?
La
ragazza
gli
rispose
,
ridendo
:
-
Viene
questa
sera
.
Lo
zio
le
fece
una
carezza
sotto
il
mento
e
girò
gli
occhi
su
attorno
al
soffitto
.
-
Niccolò
,
che
hai
?
Mi
fai
battere
il
cuore
.
Io
mando
a
chiamare
il
medico
.
-
Il
medico
?
Non
ce
n
'
è
bisogno
.
Sono
venuto
a
farvi
una
visita
e
a
cercare
il
mio
cappello
sodo
,
che
mi
pareva
d
'
averlo
attaccato
in
questa
stanza
.
Ma
non
s
'
era
ancora
fermato
;
e
la
moglie
gli
domandò
:
-
E
,
ora
,
dove
te
ne
vai
?
Ella
e
le
nipoti
gli
andavano
dietro
,
di
stanza
in
stanza
.
-
Voi
,
piuttosto
,
che
volete
da
me
?
O
se
io
volessi
vivere
solo
da
qui
in
avanti
?
Toh
,
non
mi
piace
più
avere
moglie
e
stare
con
tutti
voi
.
Siamo
troppi
!
Modesta
,
allora
,
credette
che
burlasse
;
e
gli
disse
,
facetamente
,
sebbene
non
del
tutto
rassicurata
:
-
Se
mi
vuoi
lasciare
,
io
ne
sono
più
contenta
di
te
.
Egli
rise
a
singhiozzi
,
come
sforzandocisi
.
E
,
rendendosi
conto
del
suo
stato
d
'
animo
,
all
'
improvviso
,
lo
continuò
finché
non
fu
all
'
uscio
:
l
'
aprì
,
mandò
indietro
la
moglie
e
saltò
giù
per
le
scale
.
Egli
si
chiedeva
perché
gli
fosse
venuto
quell
'
estro
poco
serio
,
mentre
in
bottega
aveva
lasciato
Giulio
solo
.
Gli
chiese
,
rientrando
:
-
Che
hai
fatto
mentre
non
c
'
ero
?
Giulio
gli
sorrise
:
-
T
'
ho
accomodato
la
sedia
e
mi
son
messo
a
segnare
sul
registro
quel
pacco
di
libri
arrivato
stamani
.
-
Che
roba
è
?
-
Romanzi
,
novelle
...
-
Pappa
sciapa
per
chi
non
ha
niente
da
pensare
.
Al
macero
!
E
,
messosi
a
ciancicarsi
le
unghie
,
disse
:
-
Io
prenderei
quelli
che
scrivono
i
libri
e
con
una
frusta
li
farei
ballare
a
suon
di
lividure
.
-
Codesti
son
ghiribizzi
!
-
O
alla
cambiale
non
ci
pensi
più
?
Giulio
,
che
se
n
'
era
un
poco
dimenticato
,
gli
disse
:
-
Lasciami
respirare
!
-
Ho
capito
:
ci
penso
più
io
di
te
.
-
Perché
?
Che
hai
fatto
?
Hai
trovato
i
denari
?
-
È
inutile
che
tu
mi
faccia
l
'
ironico
.
E
sperò
che
Giulio
avesse
già
rimediato
,
parendogli
più
tranquillo
.
Perciò
,
lo
guardò
,
aspettando
che
tenesse
a
bocca
dolce
anche
lui
.
Ma
Giulio
gli
disse
,
accorato
:
-
Questa
volta
scivoliamo
senza
poterci
aggrappare
a
niente
!
Tu
,
ancora
,
non
ci
vuoi
credere
!
-
Fino
ad
ora
,
la
fortuna
ci
ha
sempre
assistito
!
-
Ed
ora
ci
ha
lasciato
.
-
Vuol
dire
che
subiremo
insieme
la
stessa
sorte
:
io
non
sono
come
Enrico
.
-
Pensavo
,
invece
,
se
qualcuno
di
voi
si
potesse
salvare
.
-
A
quale
scopo
?
-
È
vero
:
se
tocca
a
me
,
anche
voi
dovete
fare
lo
stesso
.
Ma
Niccolò
non
avrebbe
potuto
resistere
di
più
alla
monotonia
di
questa
tristezza
sconsolata
.
Egli
cominciò
a
muoversi
e
poi
a
dimenarsi
su
la
sedia
;
come
quando
,
d
'
estate
,
per
chiappare
una
mosca
picchiava
e
sbatacchiava
le
mani
da
per
tutto
.
Giulio
se
ne
accorse
e
gli
disse
:
-
Vai
a
fare
una
bella
scorpacciata
d
'
aria
!
Non
è
mica
necessario
che
tu
stia
qui
perché
ci
sto
io
!
Ma
il
suo
dolore
,
che
doveva
sopportare
da
solo
,
si
fece
più
vivo
;
con
un
'
acutezza
felina
.
Niccolò
rispose
:
-
Ti
garantisco
che
non
perderò
mai
il
mio
appetito
.
Se
,
stasera
,
avessimo
una
mezza
dozzina
di
beccacce
arrosto
,
io
pulirei
anche
gli
ossi
.
La
soddisfazione
di
farmi
stare
male
non
l
'
avrà
mai
nessuno
.
Alla
bottega
sarei
il
primo
io
a
darle
fuoco
!
Perché
te
la
vuoi
prendere
,
Giulio
?
-
C
'
è
bisogno
che
tu
mi
metta
coraggio
?
Io
non
mi
sono
mai
sentito
galantuomo
e
leale
come
ora
!
Mi
sembra
di
non
avere
più
nulla
da
chiedere
;
né
agli
uomini
né
a
Dio
.
La
mia
volontà
consiste
appunto
nel
rendermi
conto
del
mio
tracollo
.
È
una
specie
di
orgoglio
alla
rovescia
;
ma
sempre
orgoglio
.
Ho
fatto
di
tutto
non
per
essere
un
signore
,
perché
non
sarebbe
stato
possibile
,
ma
per
mantenerci
quel
che
avevamo
avuto
da
nostro
padre
.
Se
non
m
'
è
riescito
,
non
è
colpa
mia
.
Nondimeno
,
mi
prendo
lo
stesso
la
colpa
;
e
voglio
morire
con
più
coscienza
di
quella
che
avevo
due
o
tre
anni
fa
.
Era
destinato
ch
'
io
dovessi
finire
male
,
e
non
me
ne
lamento
.
Qualcuno
potrà
dire
che
s
'
era
sbagliato
ad
avermi
stima
;
e
io
gli
rispondo
che
ora
faccio
a
meno
di
qualunque
stima
.
Sono
io
,
proprio
io
,
che
gli
toglierei
qualunque
illusione
.
Nessuno
può
pretendere
da
me
che
io
non
sia
come
Dio
mi
ha
messo
al
mondo
.
Non
ho
mai
recato
,
volontariamente
,
male
a
nessuno
.
Ho
fatto
le
firme
false
,
solo
perché
la
mia
firma
vera
non
avrebbe
contato
nulla
.
Niccolò
,
per
approvare
,
fece
una
specie
di
grugnito
;
e
disse
un
'
imprecazione
con
una
parola
oscena
.
Ma
Giulio
si
sentiva
come
morire
,
desiderando
lo
stesso
di
sacrificarsi
senza
chiedere
un
limite
.
-
Nessuno
,
se
sapesse
ch
'
io
sono
un
falsario
,
mi
darebbe
la
mano
.
Non
me
ne
importa
più
!
Gli
mancava
anche
il
respiro
,
e
dovette
riposarsi
.
Niccolò
gli
disse
:
-
Io
solo
,
che
t
'
ho
sentito
parlare
così
,
e
ti
sono
fratello
,
posso
apprezzarti
.
Ma
anche
di
me
non
te
ne
deve
importare
!
Sono
io
che
seguo
te
,
se
non
vuoi
che
io
sparisca
alla
chetichella
.
Ora
,
stiamo
zitti
perché
entra
il
verro
!
Enrico
,
con
la
sua
collottola
dura
di
lardo
e
di
cotenna
,
entrò
anche
più
fosco
e
imbiecato
degli
altri
giorni
.
Giulio
,
senza
nessun
rancore
e
senza
nessuna
animosità
,
gli
chiese
:
-
Che
vuoi
?
Egli
,
prima
,
biascicò
senza
rispondere
;
poi
,
disse
:
-
Domani
è
domenica
:
vogliamo
mangiare
una
spiedonata
di
tordi
?
Li
ho
visti
da
Cicia
,
legati
a
mazzi
.
Mi
son
parsi
grassi
abbastanza
.
Niccolò
,
allora
,
bofonchiò
:
-
Io
domani
non
mangio
con
voi
!
-
E
perché
?
Dove
vai
?
Niccolò
,
con
un
tono
da
gradassata
,
insolente
,
rispose
:
-
A
Firenze
.
È
tanto
tempo
che
non
assaggio
più
i
fagioli
cotti
in
forno
;
come
li
fanno
i
fiorentini
.
Questi
di
Siena
non
sono
buoni
.
Giulio
rispose
,
ad
ambedue
,
con
una
voce
pacata
;
che
commoveva
:
-
Domani
tu
mangerai
i
fagioli
a
Firenze
,
e
tu
comprerai
i
tordi
da
Cicia
.
Vi
manca
altro
?
CAPITOLO
X
La
domenica
,
Giulio
e
il
cavaliere
Nicchioli
fecero
un
'
altra
passeggiata
.
Niccolò
era
andato
a
Firenze
;
e
perché
non
lo
dissuadessero
,
aveva
evitato
di
parlare
a
solo
con
i
fratelli
.
Quando
prendeva
di
queste
decisioni
,
doventava
intrattabile
;
rifiutando
di
darne
qualunque
giustificazione
.
Non
riescivano
né
meno
a
trovarlo
.
Il
cavaliere
chiese
a
Giulio
:
-
Vogliamo
andare
da
Ovile
a
Pispini
?
Il
libraio
era
distratto
,
e
rispose
:
-
Dove
vuole
lei
.
Per
me
,
è
lo
stesso
.
Nell
'
aria
c
'
era
una
dolcezza
pungente
;
e
le
campagne
parevano
gli
avanzi
della
primavera
.
Quasi
tutti
i
contadini
avevano
vendemmiato
;
e
perciò
i
cancelli
su
le
strade
erano
aperti
;
ma
portavano
ancora
le
spine
.
Siena
è
come
tante
strisce
dritte
di
tetti
e
di
facciate
,
della
stessa
altezza
;
che
si
alzano
invece
all
'
improvviso
dove
le
case
vengono
più
in
fuori
,
pigliando
un
poco
di
poggetto
.
Ma
San
Francesco
e
Provenzano
,
con
spicchi
di
case
in
mezzo
,
da
un
'
altra
parte
della
città
,
taglierebbero
quelle
strisce
quasi
ad
angolo
retto
se
in
quel
punto
la
pendenza
non
fosse
più
ripida
.
E
le
mura
della
cinta
,
trattenute
dalle
loro
torrette
smozzicate
e
vuote
,
lasciano
un
gran
spazio
libero
;
venendo
fin
giù
alla
strada
;
come
una
corda
allentata
.
Poi
,
la
strada
gira
troppo
sotto
la
cinta
;
e
Siena
non
si
vede
più
.
Ma
dopo
un
poco
ritorna
;
con
le
case
ammucchiate
alla
ridossa
.
E
la
Torre
del
Mangia
pare
che
si
spenzoli
,
su
alta
nel
cielo
,
dalle
mura
.
Il
cavaliere
disse
:
-
Si
volti
a
vedere
com
'
è
bella
la
nostra
Siena
!
Ma
Giulio
non
aveva
voglia
di
guardare
.
Aspettando
l
'
ora
dell
'
appuntamento
s
'
era
sempre
più
persuaso
che
a
chiedere
al
Nicchioli
un
'
altra
firma
si
sarebbe
compromesso
;
o
,
per
lo
meno
,
gli
avrebbe
suggerito
un
sospetto
troppo
forte
.
E
,
poi
,
si
sentiva
con
lui
di
una
timidità
molle
.
L
'
averlo
ingannato
gli
metteva
nell
'
animo
il
desiderio
di
compensarlo
con
una
devozione
intima
e
profonda
.
Ma
,
standoci
insieme
,
fu
tentato
;
e
gli
parve
possibile
che
il
cavaliere
avrebbe
annuito
a
firmare
un
'
altra
volta
.
Era
,
del
resto
,
il
mezzo
di
salvarsi
soltanto
per
altre
poche
settimane
e
basta
!
Ma
quando
sentì
che
gli
parlava
con
quella
sua
tenerezza
vanitosa
e
saccente
,
gli
disse
:
-
Domani
avrei
bisogno
da
lei
di
una
gentilezza
che
m
'
ha
fatto
un
'
altra
volta
.
-
Se
posso
,
volentieri
!
Giulio
ebbe
un
gran
rivoltolone
dentro
,
e
continuò
come
se
fosse
fatale
non
potersi
trattenere
più
:
-
Ci
fanno
comodo
altri
denari
...
Il
cavaliere
impallidì
,
e
chiese
:
-
Quanti
?
-
Un
diecimila
lire
!
-
E
perché
?
-
Siamo
restati
al
secco
.
Il
cavaliere
trasecolava
e
allibiva
;
e
Giulio
si
accorse
che
,
parlando
,
aveva
dato
il
tracollo
a
tutto
.
Ma
gli
pareva
già
da
un
tempo
incalcolabile
e
che
fosse
possibile
rimediare
.
Stava
per
dire
che
non
era
vero
,
quando
s
'
accorse
che
il
cavaliere
non
aveva
più
nessuna
stima
di
lui
.
Allora
si
raccomandò
come
un
ragazzo
,
cercando
di
fargli
credere
che
si
trattasse
quasi
di
un
capriccio
,
di
una
necessità
non
indispensabile
;
quasi
di
un
lusso
.
Gli
premeva
che
il
Nicchioli
non
sospettasse
,
e
sorrise
.
Ma
il
cavaliere
,
addirittura
di
un
altro
umore
,
non
dette
retta
a
quel
sorriso
.
Che
gli
era
avvenuto
?
Non
alzava
più
gli
occhi
e
non
aveva
più
voglia
di
parlare
.
Questo
cambiamento
sembrava
pieno
di
conseguenze
cattive
.
Camminava
più
lesto
,
come
se
non
potesse
stare
più
con
lui
.
Era
adirato
?
Era
finita
la
loro
amicizia
?
O
sarebbe
andato
a
informarsi
alla
banca
?
Ma
non
indovinò
nulla
,
benché
il
cavaliere
,
lasciandolo
,
gli
desse
la
mano
in
un
modo
come
per
rimproverarlo
.
In
casa
,
Giulio
trovò
Enrico
che
insegnava
a
giocare
a
dama
alle
nipoti
;
mentre
stava
su
una
poltrona
con
un
piede
dentro
un
senapismo
caldo
,
perché
durante
la
notte
aveva
avuto
un
altro
attacco
di
gotta
.
Modesta
vicino
alla
finestra
,
cuciva
.
Egli
entrò
in
camera
,
e
ci
si
chiuse
.
Sentì
che
per
lui
vivere
era
doventata
una
cosa
del
tutto
involontaria
.
Non
gli
importava
più
di
niente
,
e
le
voci
di
quelli
che
parlavano
nella
stanza
accanto
gli
sembrava
che
si
fermassero
a
una
specie
d
'
ostacolo
;
che
le
lasciava
passare
oltre
.
Egli
,
a
un
certo
momento
,
si
voltò
perfino
per
vedere
se
quell
'
ostacolo
era
visibile
!
Non
riesciva
né
meno
ad
essere
triste
e
a
preoccuparsi
:
una
chiarezza
fatale
ed
inalterata
gli
faceva
conoscere
,
con
un
gran
guazzabuglio
di
ricordi
e
di
pensieri
,
ch
'
egli
non
avrebbe
potuto
cambiare
nulla
.
Sentiva
dissolversi
ogni
cosa
e
non
riusciva
più
a
prendere
una
decisione
.
Anzi
,
gli
pareva
proibito
per
sempre
che
egli
potesse
trovare
una
ragione
qualunque
di
quel
silenzio
cosciente
.
Se
uno
avesse
parlato
di
cose
allegre
,
gli
avrebbe
fatto
piacere
;
e
gli
sarebbe
parso
naturale
.
Pensava
volentieri
che
Niccolò
era
andato
a
Firenze
per
divertirsi
;
ed
egli
stesso
non
credeva
più
che
il
giorno
dopo
c
'
era
la
scadenza
d
'
una
cambiale
.
S
'
allontanava
agevolmente
dalla
realtà
;
e
gli
pareva
che
avrebbe
potuto
fare
a
meno
di
riavvicinarcisi
.
S
'
accorse
che
non
parlavano
più
;
ed
Enrico
,
sporgendo
la
testa
dall
'
uscio
,
dopo
un
bel
pezzo
,
gli
chiese
:
-
Sei
stato
con
il
cavaliere
?
-
Sì
:
quasi
due
ore
.
C
'
è
qualche
motivo
perché
tu
me
lo
domandi
?
-
Volevo
sapere
quel
che
ne
pensi
,
e
se
gli
hai
detto
niente
.
Non
te
ne
fidare
:
è
doppio
come
le
cipolle
.
-
Ma
ti
pare
che
io
volessi
entrare
con
lui
in
certi
gineprai
?
Egli
aveva
tutt
'
altro
per
la
testa
.
Non
sarebbe
stato
né
meno
educazione
!
-
Allora
,
hai
agito
bene
.
-
Sono
venuto
al
mondo
stamattina
?
-
Lo
so
.
Ma
te
l
'
ho
chiesto
tanto
per
potermi
regolare
nel
caso
che
lo
incontrassi
io
.
-
Tu
farai
sempre
conto
di
cadere
dalle
nuvole
,
qualunque
cosa
ti
domandi
.
-
Siamo
d
'
accordo
.
O
perché
te
ne
stai
costì
solo
?
Vieni
di
qua
anche
tu
.
Le
bambine
escono
con
Modesta
.
Giulio
rispose
come
se
il
fratello
cercasse
di
fargli
commettere
qualche
errore
:
-
Perché
devo
muovermi
di
qui
?
Ci
sto
così
bene
!
-
Allora
,
se
credi
,
fai
il
tuo
comodo
.
E
,
ritirata
la
testa
,
chiuse
l
'
uscio
.
Ma
,
istantaneamente
,
Giulio
si
sentì
invadere
come
da
un
delirio
senza
scampo
.
Chi
lo
avrebbe
trattenuto
perché
non
andasse
in
mezzo
alla
cognata
e
alle
nipoti
gridando
?
Come
avrebbe
potuto
fare
a
non
buttarsi
a
capofitto
contro
il
muro
?
Chi
lo
poteva
tenere
,
nella
strada
,
che
non
corresse
per
tutta
Siena
?
Bisognava
,
dunque
,
che
egli
si
preparasse
a
commettere
chi
sa
quale
stravaganza
,
che
avrebbe
fatto
effetto
a
tutti
.
"
Ecco
,
egli
pensava
,
come
un
uomo
può
cambiarsi
!
È
lo
stesso
di
una
malattia
,
che
viene
quando
non
ci
si
pensa
né
meno
!
"
Ma
egli
restava
a
sedere
;
e
nessuno
,
vedendolo
,
avrebbe
potuto
sospettare
di
niente
.
Gli
seccò
che
le
nipoti
andassero
a
salutarlo
e
a
baciarlo
.
Pensava
:
"
C
'
è
bisogno
di
queste
smancerie
?
"
E
non
si
rendeva
conto
che
esse
avevano
fatto
sempre
così
.
Poi
,
pensava
:
"
Tutta
la
nostra
regola
di
vivere
dev
'
essere
intesa
in
un
altro
modo
.
Altrimenti
,
vuol
dire
che
io
,
in
quarant
'
anni
che
ho
,
non
sono
mai
riescito
ad
imbastire
attorno
a
me
una
cosa
che
mi
possa
fare
veramente
piacere
e
che
risponda
ai
miei
sentimenti
.
Perché
gli
altri
mi
credono
eguale
a
loro
?
Perché
gliel
'
ho
fatto
credere
io
.
E
perché
se
io
dicessi
a
loro
quel
che
penso
,
è
certo
che
ne
proverebbero
dispiacere
e
non
vorrebbero
?
Vuol
dire
che
io
li
ho
tanto
abituati
a
me
stesso
e
ad
essere
così
,
che
io
ho
perduto
ormai
qualunque
diritto
a
ricredermi
.
Ho
fatto
bene
o
male
?
E
non
potrebbe
essere
un
bene
anche
per
loro
se
io
riescissi
a
far
conoscere
quel
che
penso
?
Io
ho
continuato
a
vivere
adattandomi
sempre
,
e
costringendo
me
stesso
a
una
certa
regolarità
,
che
mi
sembrava
giusta
ed
opportuna
.
Ora
m
'
accorgo
che
posso
esser
vissuto
soltanto
provvisoriamente
,
finché
un
giorno
dovesse
sopravvenire
un
fatto
decisivo
,
come
quello
della
cambiale
,
che
farà
doventare
debole
ciò
che
prima
mi
sembrava
sicuramente
forte
e
scelto
bene
.
E
se
io
non
volessi
più
obbedire
a
tutto
ciò
che
fa
parte
anche
di
me
stesso
,
mi
troverei
obbligato
a
non
stare
più
in
questa
casa
e
forse
ad
andarmene
chi
sa
dove
.
L
'
impazienza
del
mio
stato
d
'
animo
deliberativo
dipende
soltanto
da
me
;
finché
io
non
l
'
ho
manifestato
a
nessuno
.
Ma
,
siccome
per
eseguire
la
mia
volontà
,
dovrei
necessariamente
,
in
un
modo
o
in
un
altro
,
farla
conoscere
a
loro
,
io
non
sarei
più
libero
come
mi
credo
;
ed
io
,
perciò
,
mi
sono
illuso
da
vero
di
godere
e
di
soffrire
soltanto
per
un
effetto
della
mia
coscienza
.
La
paura
che
io
ho
di
sbagliare
a
prendere
qualche
decisione
,
l
'
impossibilità
anzi
di
prenderla
,
è
la
causa
della
mia
indifferenza
.
Non
vale
,
dunque
,
la
pena
ch
'
io
soffra
;
perché
non
soffro
soltanto
per
me
ma
anche
per
gli
altri
.
Io
vivo
così
perché
essi
vivono
insieme
con
me
.
"
Allora
gli
pareva
possibile
cedere
e
trasmettere
la
sua
sofferenza
a
qualcuno
di
loro
;
ed
egli
ritrarsi
verso
qualche
punto
,
dal
quale
avrebbe
potuto
soltanto
assistere
.
Non
vide
più
perché
egli
avesse
dovuto
continuare
a
vivere
,
e
il
desiderio
della
morte
gli
parve
preferibile
e
necessario
.
"
Essi
mi
fanno
morire
,
senza
ch
'
io
abbia
il
diritto
di
rifiutarmi
.
Anzi
non
mi
preparo
né
meno
a
rifiutarmi
.
E
perché
?
"
Ma
il
perché
non
lo
trovava
;
e
,
a
forza
di
pensarci
,
gli
vennero
in
mente
altre
cose
,
che
con
quella
domanda
non
avevano
più
nessun
legame
.
Almeno
,
quand
'
era
giovine
,
non
gli
era
mai
capitato
di
perdersi
in
queste
possibilità
negative
,
che
ora
filtravano
anche
nel
suo
passato
più
remoto
;
in
quel
passato
che
credeva
invulnerabile
.
Invece
non
esisteva
nessuna
resistenza
;
e
un
giorno
di
disperazione
si
trovava
subito
a
contatto
con
la
sua
giovinezza
;
che
,
con
una
rapidità
da
far
paura
,
era
doventata
soltanto
una
verità
del
suo
sentimento
.
Escì
di
camera
con
un
viso
che
Enrico
gli
domandò
se
si
sentisse
male
.
-
Io
?
Perché
?
Non
sono
mai
stato
come
oggi
!
Niccolò
a
Firenze
s
'
era
divertito
a
girare
tutto
il
giorno
;
senza
parlare
a
nessuno
.
Egli
s
'
incoraggiava
con
energia
ad
essere
senza
preoccupazioni
;
e
camminava
a
testa
alta
,
tronfio
e
rimpettito
,
come
un
signore
che
avesse
a
fare
visite
da
insuperbire
;
e
,
solleticando
il
suo
amor
proprio
,
fossero
dicevoli
soltanto
alle
sue
ricchezze
.
La
giornata
gli
parve
troppo
breve
;
e
soltanto
in
treno
,
mentre
si
riavvicinava
a
Siena
,
ebbe
qualche
dubbio
se
avesse
dovuto
stare
insieme
con
Giulio
.
Ma
si
portò
almeno
un
centinaio
di
ragioni
,
l
'
una
migliore
dell
'
altra
;
che
lo
approvarono
.
"
Avrei
poco
giudizio
se
io
me
la
prendessi
prima
del
tempo
!
Per
oggi
,
è
bene
ch
'
io
abbia
fatto
così
.
"
Quando
il
treno
arrivò
,
era
vicino
a
buio
;
e
Niccolò
non
si
sentì
nessuna
fretta
di
andare
a
casa
.
Lasciò
passarsi
avanti
tutti
gli
altri
scesi
alla
stazione
;
seguiti
dai
facchini
con
le
valigie
in
spalla
;
ed
egli
guardava
Siena
come
se
la
vedesse
per
la
prima
volta
.
Era
tentato
,
perfino
,
di
domandare
quale
strada
dovesse
prendere
!
Si
fermò
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
a
guardare
la
basilica
di
San
Francesco
;
già
scura
d
'
ombra
.
Dirimpetto
,
né
meno
a
mezzo
chilometro
,
il
pendio
d
'
una
collina
era
invece
ancora
chiaro
;
e
,
tra
essa
e
la
basilica
,
la
vallata
che
s
'
allarga
in
pianura
,
non
smettendo
fino
ai
monti
lontani
,
era
azzurrognola
e
placida
;
con
anche
certi
colori
di
grigio
quasi
bianco
.
Un
cipresso
,
da
sopra
una
sporgenza
che
non
si
vede
,
pareva
sospeso
sopra
alla
pianura
.
Sotto
San
Francesco
,
le
case
d
'
Ovile
;
sospinte
e
sdrucciolate
giù
per
lunghi
scarichi
.
Niccolò
si
volse
intorno
,
per
vedere
se
nessuno
lo
notava
.
Desiderava
che
lo
giudicassero
pieno
di
boria
e
d
'
alterigia
;
e
,
andando
a
casa
,
si
soffermò
a
tutte
le
botteghe
dove
erano
ghiottonerie
e
robe
da
mangiare
.
A
casa
disse
giubilando
,
per
vantarsi
:
-
Come
sono
stato
bene
!
Una
giornata
incantevole
!
E
,
poi
,
fingendo
una
magnanimità
compunta
:
-
Scommetto
che
voi
vi
siete
annoiati
!
CAPITOLO
XI
Il
Nicchioli
non
aveva
sospettato
;
ma
gli
era
parso
che
il
libraio
volesse
troppo
approfittarsi
di
lui
;
e
,
perciò
,
s
'
era
imbroncito
.
Dopo
,
però
,
s
'
avvide
ch
'
egli
avrebbe
potuto
essere
più
fermo
senza
alterarsi
.
E
aveva
in
mente
di
spiegarlo
al
Gambi
;
disposto
magari
,
in
seguito
,
e
dopo
aver
visto
le
cose
con
chiarezza
,
a
non
rifiutare
il
suo
aiuto
;
quando
non
ci
fossero
stati
veri
pericoli
.
Non
poteva
darsi
pace
,
anzi
,
d
'
essere
stato
costretto
a
un
diniego
così
reciso
e
anche
umiliante
.
Ma
la
sua
stessa
albagia
buonacciona
non
gli
permetteva
né
meno
di
temere
che
Giulio
avesse
fatto
qualche
imbroglio
.
Egli
,
intanto
,
per
evitare
di
chiedergli
troppo
presto
scusa
e
anche
di
accondiscendere
,
pensò
che
non
doveva
tornare
almeno
per
un
poco
di
tempo
alla
libreria
;
e
,
il
lunedì
,
sebbene
non
ce
ne
avesse
bisogno
,
andò
alle
sue
tenute
di
Monteriggioni
:
così
,
se
lo
avessero
cercato
,
non
lo
avrebbero
trovato
in
casa
.
Bisogna
essere
buoni
,
ma
fino
a
un
certo
punto
!
Il
lunedì
mattina
,
tutti
e
tre
i
fratelli
si
trovarono
nella
libreria
.
Enrico
bofonchiava
abbacchiato
ed
immusonito
;
con
gli
occhi
gonfi
e
pesti
.
Cavò
l
'
orologio
dal
taschino
,
e
disse
:
-
Oh
,
a
presentare
la
cambiale
,
c
'
è
ormai
due
ore
sole
!
Niccolò
,
che
stava
a
capo
riverso
su
la
sua
sedia
,
sbattendo
i
denti
insieme
,
gli
fece
una
sghignazzata
rabbiosa
e
gridò
:
-
Tu
stattene
cheto
!
Giulio
si
raccomandò
che
non
si
mettessero
a
imbastire
un
litigio
,
perché
gli
avrebbero
fatto
perdere
di
più
la
testa
.
Egli
era
sempre
mite
;
e
restava
assorto
a
almanaccare
la
via
di
scampo
più
prudente
.
Si
teneva
il
mento
con
una
mano
,
e
non
alzava
mai
gli
occhi
.
Le
mani
gli
s
'
erano
affilate
e
parevano
fatte
soltanto
di
tendini
.
Niccolò
non
voleva
essere
distornato
dal
guardarlo
,
aspettando
;
e
preparandogli
un
risolino
.
Ma
Giulio
disse
,
con
una
dolcezza
rassegnata
:
-
Farò
un
'
altra
firma
falsa
.
I
due
fratelli
,
che
s
'
aspettavano
di
meglio
,
restarono
zitti
;
quasi
contrariati
.
Giulio
sentì
che
avevano
ragione
,
e
non
aggiunse
altre
parole
.
Allora
,
Enrico
disse
,
con
una
certa
vivacità
che
credeva
approvata
da
Niccolò
:
-
Se
non
trovi
un
santo
più
fidato
!
-
Non
abbiamo
fatto
così
le
altre
volte
?
-
Ma
...
sarebbe
tempo
di
smettere
.
Niccolò
si
drizzò
e
disse
a
Giulio
,
andando
alla
scrivania
:
-
Dammi
quel
che
ci
vuole
per
comprare
la
cambiale
:
ci
vado
io
.
Enrico
disse
:
-
Aspetta
!
Riflettiamo
,
prima
!
Allora
,
Giulio
rimise
i
soldi
nella
ciotola
di
legno
;
pigiandoci
la
punta
delle
dita
sopra
.
Niccolò
sembrava
abbonito
,
quasi
contento
;
come
se
,
anzi
,
avesse
la
bramosia
di
comprare
la
cambiale
.
Egli
ci
teneva
a
farsi
vedere
il
più
sveglio
,
quasi
il
più
sagace
;
ma
siccome
gli
altri
restavano
ancora
indecisi
,
egli
spazientito
si
ributtò
su
la
sedia
,
spingendola
a
dietro
con
tutto
il
corpo
e
puntando
i
piedi
in
terra
.
Badò
se
ci
aveva
un
mezzo
sigaro
,
e
poi
si
mise
a
cacciarsi
le
dita
nel
naso
.
Giulio
teneva
gli
occhi
bassi
,
benché
fosse
voltato
dalla
parte
di
Enrico
;
e
sentiva
le
ciglia
chiudersi
da
sé
,
su
gli
occhi
.
Enrico
disse
:
-
O
quel
mascalzone
del
Nicchioli
non
potrebbe
cavarci
d
'
impiccio
?
Giulio
accennò
di
no
,
con
la
testa
.
-
Ma
bisognerebbe
almeno
che
tu
provassi
!
Giulio
si
fece
di
porpora
,
e
disse
:
-
Glie
ne
parlai
ieri
.
Niccolò
,
allora
,
smosse
un
'
altra
volta
la
sedia
;
che
scricchiolò
come
se
si
sfondasse
.
E
gridò
:
-
Le
bugie
né
meno
tu
me
le
devi
dire
.
-
Che
male
ho
fatto
?
Niccolò
riprendeva
gagliardia
,
quasi
baldanza
.
Andò
fino
alla
porta
,
tornò
a
dietro
;
poi
fece
lo
stesso
altre
due
volte
.
Enrico
gli
disse
:
-
Smetti
.
Non
senti
come
sventoli
?
Egli
,
allora
,
si
piantò
a
sedere
;
e
gridò
:
-
Di
qui
non
mi
alzo
!
Mentre
Giulio
stava
per
dire
a
Enrico
che
intanto
poteva
decidersi
lui
a
comprare
la
cambiale
da
qualche
tabaccaio
,
purché
non
andasse
troppo
lontano
,
entrò
il
Corsali
;
che
aveva
voglia
di
raccontare
un
pettegolezzo
su
certi
suoi
pigionali
;
uno
di
quei
pettegolezzi
che
li
mettevano
di
buon
umore
.
Niccolò
lo
aggredì
:
-
Che
vuoi
?
Non
è
giornata
,
oggi
!
-
Che
ti
è
accaduto
?
Io
non
ne
so
mica
niente
!
-
Vattene
.
-
Oh
,
ma
potresti
usare
modi
più
garbati
!
Niccolò
ringhiò
,
battendo
forte
i
piedi
.
Giulio
gli
fece
capire
,
con
un
cenno
della
testa
,
che
non
potevano
dargli
retta
.
Allora
,
il
Corsali
s
'
arrischiò
:
-
Se
io
posso
esservi
utile
...
Enrico
disse
,
come
se
si
rivolgesse
ai
fratelli
:
-
Non
se
ne
vuole
mica
andare
!
Entra
,
qua
dentro
,
franco
,
quasi
con
brio
...
e
pretende
che
lo
si
tratti
da
persona
educata
!
La
colpa
è
vostra
,
perché
è
sempre
venuto
a
trovare
voi
!
Io
non
l
'
avrei
fatto
passare
né
meno
una
volta
!
Il
Corsali
,
adirato
,
gli
chiese
:
-
E
tu
che
hai
da
guaire
contro
di
me
?
Finché
vi
ho
fatto
comodo
...
Niccolò
rispose
:
-
A
me
non
fa
comodo
nessuno
.
Altro
che
i
signori
.
E
oggi
né
meno
quelli
!
Vattene
,
e
basta
!
-
Mi
meraviglio
di
Giulio
!
Ma
anche
Giulio
sbuffò
;
e
il
Corsali
escì
,
minacciandoli
.
Erano
tutti
e
tre
fuori
di
sé
dalla
collera
;
ed
erano
i
soli
momenti
che
si
volevano
veramente
bene
.
Giulio
,
sicuro
che
nessuno
avrebbe
contraddetto
,
disse
ad
Enrico
:
-
Vai
a
prenderla
!
Restati
soli
,
Giulio
e
Niccolò
sentivano
l
'
uno
per
l
'
altro
una
tenerezza
che
pareva
una
cosa
sola
con
la
loro
collera
.
Anche
Giulio
,
ora
,
era
più
spigliato
;
e
,
quando
venne
la
cambiale
,
la
stese
subito
su
la
scrivania
.
Scelse
una
penna
che
faceva
bene
,
e
la
provò
con
l
'
unghia
del
pollice
;
ma
,
siccome
gli
tremavano
un
poco
le
mani
,
disse
:
-
Prima
è
meglio
ch
'
io
mi
calmi
!
Gli
altri
due
fratelli
,
appoggiati
agli
scaffali
,
gli
stavano
attorno
.
Giulio
accese
una
sigaretta
;
e
,
fumatala
mezza
,
disse
:
-
Ora
sono
in
ordine
!
Si
strinse
forte
le
mani
insieme
,
poi
un
dito
per
volta
della
destra
;
tuffò
la
penna
,
guardò
che
non
fosse
inchiostrata
troppo
;
e
,
tenendo
ferma
la
cambiale
con
la
sinistra
,
cominciò
la
firma
.
In
quel
momento
si
entusiasmava
;
e
,
benché
si
sentisse
sempre
rimescolare
e
come
un
'
interruzione
nella
sua
coscienza
,
non
avrebbe
potuto
fare
a
meno
di
finire
la
firma
;
quasi
protetto
e
scusato
dalla
certezza
della
sua
bravura
.
Egli
esaminò
la
firma
,
da
tutte
le
parti
;
e
la
mostrò
ai
fratelli
;
che
la
trovarono
perfetta
,
confrontandola
con
una
vera
del
Nicchioli
.
Ma
,
fatta
la
firma
,
bisognava
portare
la
cambiale
.
E
la
titubanza
cominciava
qui
.
Per
portarla
,
doveva
ragionare
presso
a
poco
così
:
"
Ormai
è
fatta
,
e
sarei
ridicolo
che
me
ne
pentissi
e
me
ne
vergognassi
.
Se
è
fatta
,
vuol
dire
ch
'
io
devo
prendere
la
cambiale
e
portarla
alla
banca
.
A
che
cosa
servirebbe
,
se
no
?
Sono
doventato
un
ragazzo
che
non
sa
quello
che
deve
lambiccare
?
"
Ma
quella
mattina
non
ebbe
tempo
per
queste
riflessioni
,
e
né
meno
per
altre
più
brevi
;
perché
tanto
Niccolò
che
Enrico
gli
intimarono
:
-
Non
bisogna
perdere
più
tempo
!
C
'
è
mezz
'
ora
soltanto
!
Alzati
da
sedere
!
Egli
prese
la
cambiale
ed
obbedì
.
Ma
,
per
la
strada
,
sentiva
di
perdere
quella
specie
di
sicurezza
;
e
camminava
sempre
più
a
rilento
.
Avrebbe
potuto
tornare
a
dietro
o
strappare
la
cambiale
?
Egli
ci
pensò
,
un
attimo
solo
e
come
a
una
cosa
impossibile
.
C
'
erano
dinanzi
a
lui
tante
vie
,
ma
egli
doveva
prendere
quella
della
banca
.
Quando
fu
su
per
le
scale
,
pulite
ed
eleganti
,
riconobbe
l
'
odore
che
veniva
sempre
da
quegli
uffici
.
Molta
gente
scendeva
e
saliva
;
egli
ne
conosceva
parecchi
e
s
'
affrettava
a
salutarli
.
Giunto
allo
sportello
dove
accettavano
gli
sconti
,
dovette
attendere
perché
c
'
erano
almeno
una
dozzina
di
persone
.
Ma
non
gli
venne
mai
in
mente
di
andarsene
;
anzi
,
ostentava
di
avere
fretta
;
e
consegnò
la
cambiale
all
'
impiegato
,
con
un
sorriso
convenzionale
;
da
commerciante
conosciuto
e
accreditato
.
Poi
chiese
,
scherzando
:
-
Va
bene
?
L
'
impiegato
,
con
un
moto
della
testa
,
rispose
:
-
Benissimo
!
E
buttò
la
cambiale
,
insieme
con
le
altre
,
in
una
cestina
di
vimini
.
Giulio
,
scendendo
con
più
allegrezza
,
pensava
:
"
Anche
questa
volta
il
colpo
è
fatto
!
"
Ma
s
'
accorgeva
che
la
sua
allegria
era
impacciata
e
malsicura
:
pareva
che
egli
non
avesse
forza
.
Si
sentiva
,
ora
,
come
un
convalescente
;
che
comincia
a
riconoscere
le
proprie
sensazioni
e
le
trova
troppo
vecchie
e
usate
.
E
vuole
averle
più
intense
.
Ma
non
tardò
molto
a
confessarsi
ripreso
in
mezzo
al
disordine
delle
sue
preoccupazioni
.
In
bottega
c
'
era
il
Nisard
,
che
parlava
con
quella
voce
che
viene
quando
ci
si
trova
tra
persone
in
lutto
.
Egli
non
capiva
che
cosa
avessero
;
ma
voleva
rendersi
gradevole
e
non
far
pesare
quella
specie
di
giocondità
corretta
,
quasi
precisa
e
convenuta
,
che
era
della
sua
indole
;
pur
senza
essere
costretto
a
lasciarla
per
gli
altri
.
Giulio
,
con
un
cenno
,
fece
capire
ai
fratelli
che
la
cambiale
era
stata
presa
;
e
si
mise
alla
scrivania
,
un
poco
impacciato
e
incuriosito
di
quel
che
parlavano
.
Soffiò
meticolosamente
la
polvere
su
la
scrivania
;
quasi
toccandola
con
le
guance
,
per
piegare
la
testa
e
sogguardare
da
vicino
e
contro
luce
.
Il
Nisard
gli
piaceva
,
anche
perché
gli
parlava
di
pittura
antica
;
e
con
lui
poteva
mostrare
la
sua
erudizione
di
bibliofilo
;
sempre
con
un
'
ironia
astuta
e
bonaria
.
Possedeva
parecchi
libri
rari
;
e
,
facendoli
vedere
con
una
compiacenza
particolare
,
li
sfogliava
come
se
li
accarezzasse
.
S
'
intendeva
bene
di
stampe
vecchie
e
le
riconosceva
subito
;
sorridendo
come
una
zitellona
,
con
il
labbro
di
sotto
che
gli
pendeva
.
Il
Nisard
capì
,
con
un
'
occhiata
,
che
anche
Giulio
era
molto
differente
agli
altri
giorni
;
e
perché
fossero
costretti
ad
ammirare
la
sua
amabilità
,
sfoggiò
,
prima
di
andarsene
,
qualche
parola
come
egli
solo
sapeva
scegliere
in
certe
circostanze
.
Come
fu
escito
,
Giulio
disse
:
-
Domani
sapremo
se
la
cambiale
sarà
accettata
dalla
banca
!
Niccolò
rispose
:
-
Ne
sono
arcisicuro
!
Ma
Enrico
non
era
del
suo
parere
e
scuoteva
la
testa
.
Poi
s
'
impennò
:
-
Se
io
fossi
certo
che
la
respingono
,
anderei
ad
ammazzarli
uno
per
volta
!
Ladri
!
Che
ci
rimettono
,
loro
,
a
farci
questo
piacere
?
Vorrei
che
si
trovassero
con
l
'
acqua
alla
gola
come
noi
!
Niccolò
seguitò
,
per
un
pezzo
,
a
sostenere
che
aveva
torto
.
-
Ah
,
ah
,
ah
!
Tu
non
ne
infili
né
meno
una
!
Anzi
sono
sicuro
,
appunto
perché
tu
dici
di
no
,
che
la
cambiale
sarà
presa
!
Andrà
a
vele
gonfie
!
Mi
par
di
vederla
,
quando
la
prenderanno
in
mano
quelli
che
devono
decidere
!
Perdio
!
Siamo
galantuomini
,
per
ora
!
Anche
Giulio
allora
si
rifece
animo
;
e
disse
cose
strampalate
:
-
Ci
penserò
tutto
il
giorno
;
così
,
la
cambiale
doventerà
viva
come
se
nel
suo
posto
ci
fossi
io
e
potrà
parlare
da
sé
!
Enrico
chiese
:
-
O
,
allora
,
perché
dianzi
ci
siamo
tanto
rannuvolati
?
Se
viene
il
Corsali
,
quando
io
non
ci
sono
,
ditegli
a
nome
mio
che
non
lo
volevo
offendere
sul
serio
!
Giulio
gli
chiese
:
-
E
dove
hai
da
andare
?
-
Vado
a
giocare
due
o
tre
briscole
;
perché
non
ne
posso
fare
a
meno
!
Mi
parrebbe
di
non
essere
più
io
!
Niccolò
era
così
nervosamente
allegro
che
cominciò
a
canticchiare
sguaiataggini
.
Giulio
lo
ascoltava
;
ma
ad
un
tratto
,
senza
osare
di
dirlo
a
lui
,
sentì
come
un
fendente
dal
capo
ai
piedi
.
Per
salvarsi
,
nascose
il
viso
tra
le
mani
.
CAPITOLO
XII
Alla
banca
,
un
amico
del
Nicchioli
si
stupì
che
egli
avesse
firmato
per
i
Gambi
un
'
altra
cambiale
;
e
pensò
di
dirglielo
.
Il
Nicchioli
non
voleva
crederci
,
e
restò
così
sconvolto
ed
atterrito
delle
conseguenze
che
né
meno
la
moglie
riescì
a
calmarlo
.
Si
spense
in
lui
ogni
stima
per
gli
altri
;
e
se
si
fosse
ritrovato
,
da
un
giorno
a
un
altro
,
senza
più
niente
,
non
avrebbe
potuto
accasciarsi
di
più
.
La
moglie
gli
diceva
che
,
dopo
tutto
,
sessanta
o
settanta
mila
lire
perdute
,
se
dal
fallimento
non
ci
fosse
stato
da
prendere
né
meno
una
lira
,
erano
per
lui
soltanto
un
anno
e
forse
meno
di
rendita
.
Egli
le
dava
ragione
,
le
baciava
le
mani
mentre
ella
lo
accarezzava
;
ma
,
dopo
un
poco
,
ricominciava
a
smaniare
più
di
prima
;
senza
sapere
se
andava
la
sera
stessa
a
trovare
i
Gambi
o
se
aspettava
il
giorno
dopo
;
quando
si
fosse
rimesso
e
fosse
tornato
in
sé
.
La
moglie
non
lo
fece
escire
;
ed
egli
la
notte
non
poté
mai
addormentarsi
.
Verso
la
mattina
,
pianse
per
più
di
un
'
ora
,
zitto
zitto
;
e
poté
assopirsi
anche
perché
era
sfinito
.
Si
alzò
con
il
proposito
di
andare
alla
libreria
,
a
farsi
vedere
sdegnato
e
a
trattar
male
i
Gambi
;
ma
,
per
la
strada
,
la
sua
furia
diminuiva
;
ed
era
così
debole
che
sudava
.
Egli
non
ebbe
animo
d
'
entrare
solo
;
e
andò
a
prendere
,
in
casa
,
il
Corsali
;
che
credeva
piuttosto
di
sognare
.
Intanto
,
i
Gambi
sapevano
che
la
cambiale
era
stata
non
solo
respinta
,
ma
anche
denunciata
.
Pareva
che
già
lo
sapesse
anche
tutta
Siena
;
perché
molti
ne
parlavano
a
voce
alta
,
fermandosi
davanti
alla
libreria
;
dicendo
che
si
trattava
di
quasi
novantamila
lire
;
e
qualcuno
assicurava
centomila
.
Enrico
era
andato
a
quella
bettola
,
a
combinare
una
partita
a
carte
per
la
sera
;
e
un
suo
conoscente
gli
aveva
riso
su
la
faccia
.
Egli
,
sgattaiolando
,
corse
ad
avvertire
i
fratelli
;
facendo
loro
vedere
con
che
aria
la
gente
si
fermava
davanti
alla
libreria
.
Non
c
'
era
più
niente
da
sperare
!
Giulio
cadde
in
deliquio
;
e
Niccolò
,
stringendo
la
sua
testa
tra
le
mani
,
lo
baciava
e
lo
chiamava
per
nome
.
Enrico
,
per
non
trovarsi
a
qualche
umiliazione
brutta
,
andò
a
turarsi
in
casa
.
E
,
per
essere
il
primo
,
disse
tutto
a
Modesta
;
che
cominciò
a
disperarsi
strillando
,
insieme
con
le
nipoti
.
Quando
Giulio
si
riebbe
,
non
pianse
;
ma
aveva
gli
occhi
di
chi
ha
sparso
sempre
lagrime
.
Niccolò
non
stava
fermo
,
andava
per
tutti
i
cantucci
della
libreria
;
fremendo
,
bestemmiando
e
insultando
chiunque
gli
veniva
alla
mente
.
La
sua
voce
sembrava
un
legno
grosso
che
si
stronca
;
ma
c
'
era
sempre
una
specie
di
risata
,
che
la
rendeva
più
tagliente
e
sanguigna
.
Quando
apparve
il
Nicchioli
seguito
dal
Corsali
,
che
avrebbe
voluto
non
essere
lì
,
per
paura
che
poi
i
Gambi
si
sarebbero
rifatti
sfogandosi
contro
di
lui
,
Niccolò
si
fermò
di
botto
,
sbiancando
come
se
dovesse
venirgli
male
;
e
Giulio
cadde
un
'
altra
volta
in
deliquio
.
Il
Nicchioli
disse
a
Niccolò
,
senz
'
essere
sicuro
che
egli
l
'
ascoltasse
:
-
Avrei
diritto
di
dirvi
quel
che
penso
e
tutto
quel
che
volessi
,
ma
ho
compassione
di
voi
!
Niccolò
fece
un
gesto
,
come
per
trattenerlo
e
per
accennargli
Giulio
abbandonato
addosso
alla
scrivania
;
ma
il
Nicchioli
non
volle
sentire
niente
,
e
rispose
:
-
Non
ce
n
'
è
bisogno
.
Mi
aspettavo
più
coscienza
!
Il
Corsali
,
che
si
teneva
a
una
certa
distanza
,
gli
aprì
la
porta
;
e
,
prima
di
escire
anche
lui
,
disse
:
-
Più
tardi
tornerò
!
Allora
a
Niccolò
venne
da
ridere
;
ma
a
vedere
il
fratello
come
un
morto
s
'
infuriava
;
e
lo
sollevò
di
peso
,
accomodandolo
su
la
sedia
.
Egli
pensava
:
"
Ci
dovrebbe
essere
Modesta
!
Io
non
lo
so
assistere
!
"
Giulio
,
aprendo
gli
occhi
,
disse
:
-
Che
m
'
è
accaduto
?
Mi
son
sentito
girare
la
testa
.
Guarda
che
le
mie
lenti
non
si
siano
rotte
.
Niccolò
glie
le
dette
,
e
gli
disse
:
-
Bisogna
che
tu
sia
più
forte
!
Giulio
,
tentando
di
sorridere
,
chiese
:
-
Il
Nicchioli
se
n
'
è
andato
subito
?
-
Quasi
.
-
Che
ti
ha
detto
?
Volevo
parlargli
io
!
-
Non
ha
detto
niente
!
Se
non
fosse
un
imbecille
,
dovrebbe
pagare
la
cambiale
;
e
anche
lui
eviterebbe
quel
che
cerca
facendoci
fallire
!
Giulio
disse
:
-
Mi
pare
di
sentirmi
male
.
Ma
Niccolò
vide
alcune
persone
ferme
dinanzi
alla
bottega
;
allora
,
andò
dietro
i
vetri
e
fece
una
risata
:
le
persone
,
sorprese
e
vergognose
s
'
allontanarono
.
-
Credono
che
io
gliela
dia
vinta
!
Altro
che
fallimenti
ci
vogliono
!
Niccolò
non
si
leva
di
cappello
a
nessuno
!
Senti
,
Giulio
,
non
ti
affliggere
come
fai
.
Non
ti
posso
sopportare
.
Guarda
il
contegno
che
tengo
io
!
Guarda
:
non
mi
tremano
né
meno
le
mani
!
E
tese
il
braccio
;
ma
la
mano
gli
tremava
così
forte
che
la
ritirò
subito
.
-
Che
gente
!
Pare
che
i
soldi
li
abbiamo
presi
a
loro
!
Che
gliene
importa
?
Non
si
sapesse
,
che
sono
tutti
peggio
di
noi
!
Poi
,
credendo
di
avere
già
influito
sul
fratello
,
disse
:
-
Per
me
,
sono
contento
se
mi
resta
questa
cassapanca
.
Me
la
faccio
mettere
in
camera
,
e
me
la
guarderò
quanto
voglio
.
Ma
Giulio
si
sentiva
trafitto
,
e
non
avrebbe
voluto
parlare
più
.
Egli
,
nello
stesso
tempo
,
provava
una
grande
dolcezza
,
quasi
una
grande
contentezza
,
che
gli
faceva
desiderare
sofferenze
più
acute
.
Gli
pareva
d
'
essere
doventato
,
invece
,
insensibile
;
e
questo
lo
deludeva
.
Non
c
'
era
altro
,
dunque
,
da
inventare
acciocché
egli
fosse
costretto
a
patire
quanto
aveva
sognato
?
Perché
,
dunque
,
viveva
?
Non
era
incompatibile
che
vivesse
se
i
suoi
occhi
vedevano
gli
stessi
scaffali
e
suo
fratello
?
Non
era
immorale
se
egli
,
forse
tra
pochi
minuti
,
doveva
parlare
,
come
una
volta
,
a
Modesta
e
alle
nipoti
?
A
quale
fine
sarebbe
stato
così
differente
a
Enrico
e
anche
a
Niccolò
?
Sapeva
da
sé
quello
che
ormai
era
:
nessuno
glie
lo
avrebbe
potuto
dire
con
più
asprezza
.
Ecco
perché
le
angosce
degli
altri
giorni
oggi
non
tornavano
!
Ecco
perché
sentiva
una
specie
di
serenità
incerta
e
nebulosa
;
ma
quasi
soave
;
come
se
i
suoi
pensieri
si
purificassero
da
sé
,
a
contatto
di
una
misericordia
.
Disse
a
Niccolò
:
-
Io
invidio
quelli
che
possono
credere
.
Niccolò
,
con
un
'
alterezza
violenta
,
chiese
:
-
A
che
?
-
A
Dio
.
Niccolò
non
voleva
sentirne
parlare
,
e
s
'
impazientì
di
più
.
-
Giulio
,
oggi
tu
hai
perso
la
testa
!
Non
ti
giudicavo
così
.
Fammi
sentire
il
polso
se
hai
la
febbre
!
Allora
,
Giulio
disse
:
-
Ho
detto
...
una
cosa
qualunque
.
Piuttosto
,
ora
dovremo
andare
a
casa
;
e
non
potremo
più
nascondere
niente
.
-
Ah
,
certo
!
È
bene
che
anche
Modesta
faccia
buon
viso
alla
sventura
.
Subito
ci
si
deve
avvezzare
!
Ci
penso
io
!
Guai
a
lei
se
piange
!
Non
ci
dormirei
né
meno
insieme
.
Perdio
!
Le
turo
la
bocca
con
le
mani
.
Ci
hai
il
vino
in
casa
?
Ma
anche
egli
,
benché
il
suo
istinto
fosse
sempre
forte
,
si
sentiva
esasperare
;
e
gli
mancava
sempre
di
più
l
'
animo
.
Ed
aveva
paura
di
doversi
pentire
.
Nondimeno
,
per
ora
,
sembrava
capace
di
qualunque
resistenza
e
anche
di
qualunque
eccesso
.
Egli
,
infatti
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
e
il
sigaro
in
bocca
,
benché
non
avesse
voluto
accenderlo
,
si
mise
al
vetro
della
porta
,
fissando
in
viso
tutti
quelli
che
si
voltavano
;
non
smettendo
se
essi
non
erano
i
primi
.
Poi
,
disse
quasi
allegro
,
benché
con
una
certa
punta
d
'
agrezza
:
-
Giulio
,
fatti
vedere
anche
tu
.
-
Ma
perché
dài
importanza
a
queste
nànnole
?
Vieni
più
in
dentro
,
e
lasciali
stare
quanti
sono
.
Ora
chiudiamo
,
e
andiamo
a
casa
.
Poi
,
sentiremo
quel
che
ci
dovrà
capitare
.
Verranno
a
mettere
i
sigilli
alla
porta
e
poi
...
-
E
poi
?
-
Se
io
sarò
vivo
,
vedrò
.
-
E
io
lo
stesso
.
Escirono
insieme
,
come
non
facevano
da
anni
;
e
insieme
non
ci
sapevano
camminare
.
Giulio
affettava
di
essere
indifferente
e
anche
di
non
dare
importanza
alla
faccenda
;
mentre
Niccolò
guardava
tutti
con
un
'
aria
arrogante
e
sguaiata
.
In
Via
del
Re
,
a
un
certo
punto
,
Giulio
disse
:
-
Senti
come
puzzano
queste
stalle
!
Di
qui
non
ci
si
dovrebbe
mai
passare
!
Scesi
dal
Vicolo
di
San
Vigilio
,
si
trovarono
al
Palazzo
Piccolomini
:
uno
dei
suoi
spigoli
pareva
rasente
alla
Torre
;
come
se
fosse
stata
staccata
da
esso
con
un
taglio
.
E
il
Palazzo
,
di
pietra
,
con
le
finestre
inferriate
,
fa
sempre
un
'
impressione
,
ch
'
è
addolcita
dalle
Logge
,
benché
deserte
e
polverose
,
chiuse
dalla
vecchia
cancellata
.
Niccolò
,
alzando
gli
occhi
,
che
ridoventarono
furbi
e
maliziosi
,
alle
finestre
,
disse
:
-
Se
mi
lasciassero
entrare
dove
sono
le
pergamene
!
Altro
che
cambiale
!
Ma
quando
si
trattò
di
girare
la
chiave
nella
serratura
di
casa
,
egli
non
ebbe
più
voglia
di
scherzare
;
e
il
viso
gli
doventò
scuro
.
Giulio
,
prima
d
'
aprire
,
si
raccomandò
che
lasciasse
fare
a
lui
;
senza
montare
in
furie
,
anche
se
Modesta
avesse
voluto
dire
qualche
cosa
;
perché
,
del
resto
,
aveva
diritto
a
non
stare
zitta
.
E
,
sebbene
poco
rassicurato
,
aprì
.
Allora
,
come
se
fosse
stata
lì
ad
attenderli
,
Modesta
si
avventò
al
collo
del
marito
e
non
lo
voleva
più
lasciare
;
singhiozzando
e
torcendosi
tutta
,
quasi
da
cadere
insieme
con
lui
.
Niccolò
,
a
cui
non
piaceva
quella
passione
insensata
e
si
asciugava
il
viso
che
la
donna
gli
bagnava
con
le
lacrime
,
disse
a
Giulio
:
-
Levamela
tu
di
dosso
!
Prendila
!
Io
non
vorrei
farle
male
a
staccarla
;
da
quanto
mi
stringe
!
Ma
in
quel
punto
le
due
nipoti
afferrarono
Giulio
,
e
con
il
loro
peso
lo
fecero
perfino
traballare
.
Giulio
,
però
,
si
commosse
;
e
avrebbe
desiderato
che
non
lo
lasciassero
più
.
Ma
disse
loro
che
andassero
a
prendere
la
zia
e
la
portassero
in
salotto
.
Egli
non
s
'
aspettava
che
sapessero
già
tutto
;
e
non
gli
veniva
in
mente
che
poteva
essere
stato
Enrico
.
Niccolò
gli
disse
:
-
Hai
visto
che
sentimento
ha
quella
donna
?
Non
ha
detto
né
meno
una
parola
cattiva
!
-
Vai
da
lei
!
Niccolò
andò
in
salotto
e
si
mise
a
sedere
accanto
alla
moglie
;
ma
,
a
vederlo
,
faceva
ridere
,
tanto
ci
stava
goffamente
e
malvolentieri
.
Egli
non
le
diceva
nulla
;
e
quando
ella
,
per
affetto
,
voleva
fissarlo
negli
occhi
,
egli
a
poco
a
poco
li
girava
altrove
e
fingeva
di
fare
così
per
distrarsi
quanto
fosse
possibile
.
-
Perché
non
mi
avete
detto
la
verità
prima
?
Vedi
ch
'
io
ero
stata
indovina
?
Non
meritavo
,
allora
,
che
tu
fossi
stato
schietto
?
Egli
storceva
la
bocca
e
chiudeva
gli
occhi
.
-
Forse
avrei
potuto
consigliarti
.
Allora
,
Niccolò
si
scosse
e
fece
l
'
atto
di
alzarsi
;
ma
si
rilasciò
su
la
sedia
.
-
Certamente
,
non
avrei
permesso
che
spendessimo
tanto
!
Egli
,
risolutamente
,
si
alzò
.
E
le
disse
,
con
una
specie
di
autorità
canzonatoria
:
-
Ne
parleremo
domani
.
Giulio
,
nella
sua
camera
,
si
sentiva
assai
più
triste
che
nella
libreria
;
e
gli
sarebbe
stato
impossibile
rimanerci
a
lungo
.
Mangiò
un
pezzo
di
pane
intinto
nel
vino
,
e
andò
a
serrarsi
dentro
la
libreria
;
a
stracciare
carte
e
a
preparare
i
bilanci
dei
registri
.
Lavorava
in
fretta
e
con
una
facilità
che
non
aveva
sempre
avuta
.
Lavorava
come
se
avesse
potuto
riparare
a
qualche
cosa
;
e
si
sentiva
calmo
;
ma
con
una
di
quelle
calme
che
pesano
come
il
piombo
e
se
ne
ha
paura
;
perché
si
sa
che
esse
ci
costringeranno
a
qualche
tristizia
inaudita
.
La
sera
non
mangiò
niente
,
e
barcollando
si
gettò
subito
sul
letto
.
Dormì
con
un
senso
di
dolcezza
che
lo
affascinava
.
Poi
,
rimpianse
di
essersi
destato
:
in
certi
casi
non
si
lascerebbe
mai
il
sonno
.
Niccolò
tentò
di
parlare
con
Enrico
,
ma
gli
fu
impossibile
.
Uno
diceva
una
cosa
e
uno
un
'
altra
;
e
nessun
dei
due
pareva
disposto
a
capire
quel
che
dicevano
.
Enrico
sembrava
addirittura
idiota
,
quasi
inconsapevole
della
cambiale
.
Pareva
che
soltanto
a
stento
ammettesse
che
era
vero
;
e
,
alla
fine
,
disse
che
anche
a
parlarne
non
ne
ricavavano
nessuna
utilità
.
Egli
non
aveva
né
meno
aperto
la
legatoria
;
e
i
due
o
tre
operai
,
saputo
del
perché
,
se
n
'
erano
andati
.
Niccolò
avrebbe
voluto
stare
con
Giulio
;
ma
questi
gli
aveva
detto
di
no
.
Allora
,
pensò
di
trovare
il
Nisard
;
ma
non
riuscì
ad
incontrarlo
.
Non
poteva
stare
senza
discorrere
;
e
,
tornato
a
casa
,
si
mise
a
fare
il
chiasso
con
le
nipoti
;
mentre
Modesta
,
distesa
su
una
greppina
,
teneva
gli
orecchi
turati
con
le
mani
.
Ogni
tanto
,
Enrico
si
affacciava
alla
stanza
;
e
tornava
via
senza
dire
niente
.
Egli
stava
con
i
gomiti
appuntellati
al
davanzale
della
finestra
,
sbadigliando
.
A
tavola
,
disse
:
-
Il
peggio
sarà
che
non
potremo
mangiare
come
abbiamo
fatto
fino
ad
ora
!
Il
resto
,
poi
,
non
conta
niente
.
CAPITOLO
XIII
La
mattina
,
Giulio
si
disse
:
"
No
;
non
mi
lascerò
illudere
.
Ho
capito
,
ormai
,
che
le
cose
bisogna
guardarle
in
un
modo
come
ancora
non
sapevo
!
Se
io
accettassi
di
vivere
,
giacché
non
mi
sento
per
ora
nessun
male
che
mi
possa
togliere
la
vita
,
sarebbe
lo
stesso
io
trovassi
gusto
a
farmi
martoriare
.
Ma
questo
non
può
essere
,
per
quanto
io
soffra
molto
meno
.
Non
può
essere
mi
manchi
la
forza
di
fare
a
me
quello
che
non
farei
agli
altri
.
Forse
,
sbaglierò
;
ma
è
necessario
io
faccia
la
prova
della
morte
.
Stanotte
,
mi
pareva
già
di
non
avere
più
a
che
fare
con
la
mia
solita
vita
,
alla
quale
ho
creduto
fino
ad
ora
;
e
non
rimpiangevo
niente
.
Non
avevo
mai
sognato
così
bene
!
"
Ma
la
calma
della
sera
innanzi
s
'
era
già
rivelata
per
una
enfiagione
di
cose
malaticce
.
Ed
egli
continuò
a
pensare
,
con
piacere
:
"
Qualcuno
crederà
che
io
mi
uccida
buttandomi
dalla
finestra
;
un
altro
che
io
vada
ad
annegarmi
.
No
:
così
non
mi
ucciderò
.
"
Ed
escì
di
casa
.
La
mattina
era
umida
e
fresca
.
Si
fermò
a
vedere
una
sciancata
;
che
,
aiutandosi
con
il
bastone
e
appoggiandosi
anche
con
una
mano
alla
sporgenza
della
balaustrata
,
cercava
di
salire
le
scale
della
Chiesa
di
San
Martino
.
Egli
non
aveva
mai
visto
un
'
altra
ostinazione
così
vogliosa
e
nello
stesso
tempo
un
'
altra
impazienza
forse
così
piena
di
gioia
.
Egli
sentiva
che
quella
donnàcchera
poteva
significare
una
cosa
,
che
cercò
in
vano
.
E
la
sua
disperazione
crebbe
.
Il
giorno
dopo
,
la
legge
avrebbe
fatto
mettere
i
sigilli
alla
libreria
;
ed
egli
aveva
dinanzi
a
sé
soltanto
poche
ore
,
per
prendere
qualche
risoluzione
che
potesse
essere
definitiva
.
Svoltando
per
una
strada
,
s
'
imbatté
con
il
Nisard
;
che
gli
andò
incontro
mentre
il
suo
viso
doventava
rapidamente
compunto
.
Egli
disse
:
-
Ma
che
disgrazia
!
Come
mi
dispiace
!
Giulio
lo
guardò
con
il
viso
scomposto
,
quasi
irriconoscibile
per
i
sentimenti
che
ora
gli
si
vedevano
.
Poi
aggiunse
:
-
Una
cosa
inevitabile
!
Vuole
accompagnarmi
un
poco
?
Ero
diretto
alla
libreria
;
ma
se
lei
non
si
vergogna
a
venire
con
me
,
specie
per
la
gente
,
andremo
un
poco
insieme
.
Il
Nisard
troncò
subito
la
sua
titubanza
e
tornò
a
dietro
con
lui
.
Presero
,
come
se
l
'
uno
volesse
far
piacere
all
'
altro
,
per
Via
delle
Terme
,
dove
potevano
incontrare
meno
conoscenti
.
Le
case
alte
e
strette
insieme
dànno
un
senso
d
'
angustia
monotona
;
con
i
vicoli
di
Fontebranda
come
tanti
baratri
che
lasciano
vedere
,
lontana
,
una
collina
verde
e
intramezzata
di
cipressi
neri
.
In
Piazza
di
San
Domenico
si
fermarono
;
sicuri
che
lì
non
li
avrebbe
uditi
nessuno
.
C
'
è
un
giardinetto
mezzo
devastato
con
un
abete
in
mezzo
;
su
cui
s
'
arrampicavano
un
branco
di
monelli
.
La
Chiesa
è
d
'
un
rosso
tutto
eguale
;
con
le
finestre
tappate
a
mattoni
e
la
torre
crettata
da
cima
a
fondo
.
Dentro
uno
spiazzo
,
tra
due
mura
sporgenti
accanto
alla
torre
,
su
per
un
arco
chiuso
che
arriva
fino
al
tetto
,
una
striscia
d
'
erba
sempre
più
larga
in
basso
;
che
va
a
unirsi
con
quella
del
prato
.
A
Giulio
pareva
di
respirare
con
una
boccata
sola
tutta
l
'
aria
della
piazza
;
ed
era
come
un
ragazzo
che
si
trova
dinanzi
a
cose
che
non
può
capire
,
ma
vi
si
attacca
lo
stesso
.
Sentiva
che
poteva
parlare
con
quanta
sincerità
voleva
;
una
sincerità
immensa
.
Egli
,
nondimeno
,
voleva
evitare
che
il
Nisard
lo
mettesse
al
punto
di
parlare
di
se
stesso
;
e
insisteva
perché
mai
cadesse
il
discorso
anche
su
le
cambiali
false
.
Il
Nisard
si
meravigliava
di
questa
noncuranza
tranquilla
;
attribuendola
,
a
torto
,
a
poca
scrupolosità
;
quasi
a
un
cinismo
che
gli
pareva
spaventevole
,
e
che
egli
non
osava
discutere
.
Perciò
,
senza
volere
,
assecondava
il
desiderio
del
libraio
;
e
,
visto
che
presso
a
poco
poteva
parlargli
come
tutte
le
altre
volte
,
lo
portò
a
guardare
Siena
;
dal
muricciolo
della
Fortezza
.
Gli
disse
:
-
Venga
a
vedere
come
,
a
quest
'
ora
,
i
colori
sono
più
belli
che
la
sera
.
Io
me
ne
sono
convinto
venendo
qui
la
mattina
e
il
giorno
.
Viene
subito
alla
vista
un
gran
rigonfio
di
case
;
e
,
dentro
,
la
Cattedrale
.
In
Fontebranda
,
le
case
invece
si
biforcano
,
lasciando
in
mezzo
uno
spazio
vuoto
.
Stanno
come
attaccate
e
schiacciate
sotto
la
Cattedrale
;
a
strapiombo
su
gli
orti
e
su
la
campagna
.
Poi
si
abbassano
sempre
di
più
fino
a
sparire
,
sotto
una
balza
;
e
allora
si
vedono
soltanto
i
loro
tetti
.
Quelle
più
grosse
reggono
le
altre
;
e
non
è
possibile
capire
dove
siano
le
vie
;
perché
le
case
paiono
separate
l
'
una
dall
'
altra
da
spacchi
e
da
tagli
quasi
bizzarri
,
alla
rinfusa
;
a
crocicchi
rasenti
,
contrari
,
di
tutte
le
lunghezze
e
di
tutte
le
specie
.
E
i
tetti
,
in
quelle
picce
e
in
quegli
arrembamenti
,
in
quelle
spezzettature
di
ogni
forma
,
sono
sempre
più
rari
di
mano
in
mano
che
le
case
si
spargono
per
le
chine
.
La
campagna
era
d
'
un
'
ampiezza
,
che
non
finiva
mai
;
e
Siena
,
in
quel
silenzio
,
quasi
taciturno
ma
soave
,
sembrava
tutta
raccolta
in
se
stessa
e
inaccostabile
.
Mentre
le
cime
più
lontane
,
fino
alle
Cornate
di
Gerfalco
,
si
sbandavano
e
riempivano
l
'
orizzonte
sperduto
.
Giulio
guardò
con
avidità
:
non
mai
,
come
allora
,
aveva
amato
la
sua
Siena
;
e
ne
fu
orgoglioso
.
Il
Nisard
gli
spiava
nel
viso
l
'
effetto
,
e
lo
riportò
via
subito
perché
gli
sembrava
che
fosse
troppo
forte
.
Giulio
disse
:
-
Ci
sarei
stato
per
sempre
!
-
Lei
è
senese
,
e
scommetto
che
qui
non
c
'
era
mai
venuto
.
-
È
vero
:
soltanto
da
ragazzo
,
ma
allora
non
capivo
.
-
Ci
tornerà
,
ora
,
da
sé
?
-
Chi
lo
sa
?
Oggi
siamo
vivi
e
domani
già
morti
!
E
,
poi
,
io
!
Mi
ricordo
di
quand
'
ero
giovine
.
Bastava
che
restassi
una
mezz
'
ora
solo
e
non
avessi
niente
da
fare
,
perché
mi
venisse
una
specie
di
sospetto
che
mi
faceva
paura
.
Io
non
ero
né
meno
sicuro
di
vivere
.
Il
sospetto
che
avevo
non
glie
lo
so
spiegare
;
ma
cercherò
di
farglielo
capire
.
Lei
sognando
,
qualche
volta
,
ha
certamente
avuto
nello
stesso
istante
una
sensazione
vaga
,
non
si
sa
se
con
piacere
o
con
dolore
,
che
le
impediva
di
credere
al
suo
sogno
;
e
avrebbe
voluto
che
fosse
stata
la
realtà
,
invece
.
Ma
quella
sensazione
staccava
il
suo
sogno
,
lo
teneva
discosto
,
senza
riescire
però
a
fare
di
lei
stesso
e
del
sogno
una
cosa
sola
.
Ebbene
la
realtà
-
la
chiamano
realtà
-
che
m
'
era
intorno
,
mi
faceva
lo
stesso
effetto
.
Io
non
sapevo
se
quel
che
vedevo
era
un
sogno
più
vasto
,
continuo
,
a
cui
mi
ero
abituato
;
e
del
quale
soltanto
poche
volte
avevo
coscienza
.
Per
farla
capire
meglio
,
imagini
che
il
presente
stesso
era
per
me
il
senso
d
'
una
realtà
convenzionale
.
Ma
al
Nisard
questo
parlare
non
piaceva
;
e
,
arricciando
il
naso
,
si
discostò
dal
libraio
senza
dirgli
niente
.
Quegli
seguitò
:
-
Io
,
questi
pochi
minuti
che
sono
stato
con
lei
in
Fortezza
,
ho
capito
come
vivevo
per
tanti
anni
di
seguito
.
E
non
vorrei
ricominciare
da
capo
.
Pare
che
la
nostra
memoria
sparisca
e
poi
si
faccia
anche
più
viva
di
quel
che
non
ci
aspettiamo
noi
.
Il
Nisard
storceva
la
bocca
;
e
,
ridacchiando
,
disse
:
-
Capisco
!
Capisco
!
Ma
egli
avrebbe
voluto
dirgli
:
"
Ero
venuto
con
lei
per
la
curiosità
che
ho
di
sapere
tutta
la
storia
delle
cambiali
;
e
invece
lei
mi
fa
di
queste
divagazioni
fuori
di
luogo
;
che
sembrano
sciocchezze
d
'
una
mente
alterata
!
"
E
,
per
non
trovarsi
più
a
disagio
,
disse
che
doveva
lasciarlo
,
per
tornare
a
San
Domenico
;
a
vedere
una
tavola
di
Matteo
di
Giovanni
,
ch
'
egli
studiava
.
Andò
in
chiesa
ridendo
e
proponendosi
di
raccontare
tutto
,
perché
ridesse
anche
qualche
altro
.
E
,
dicendosi
troppo
credulo
e
troppo
debole
ad
aver
pensato
ch
'
egli
doveva
consolare
un
pazzo
di
quel
genere
,
entrò
nella
cappella
,
dov
'
era
attaccata
quella
tavola
;
e
lo
dimenticò
subito
.
Ma
Giulio
era
restato
come
ebbro
;
e
aveva
una
specie
di
gaudio
amaro
.
Dentro
di
lui
sentiva
moversi
come
una
quantità
di
cose
parassite
e
malvagie
;
che
volevano
prendere
il
sopravvento
.
I
suoi
stati
di
coscienza
si
erano
solidificati
l
'
uno
vicino
all
'
altro
,
ma
irriducibilmente
;
ed
egli
tentava
in
vano
di
metterli
d
'
accordo
e
di
spiegarli
con
un
solo
mezzo
.
Non
si
sentiva
più
libero
e
comprendeva
che
la
coscienza
quotidiana
si
era
inspirata
non
ai
suoi
sentimenti
,
sempre
mobili
,
ma
a
certe
invariabilità
;
alle
quali
,
forse
,
quei
sentimenti
si
erano
sempre
attaccati
.
Ora
,
anche
il
desiderio
di
morire
era
invariabile
.
Non
gli
parve
necessario
rivedere
quelli
della
sua
famiglia
;
perché
credeva
che
dovesse
restare
più
solo
che
fosse
possibile
;
come
un
dovere
.
Egli
,
in
quel
momento
,
non
poteva
avere
più
nessun
affetto
per
loro
;
e
,
quando
fu
alla
libreria
,
ne
aprì
la
porta
come
se
andasse
a
conoscere
la
realtà
del
suo
sentimento
.
Nella
libreria
,
con
gli
sportelli
chiusi
,
c
'
era
buio
ed
egli
accese
il
gasse
.
Il
rumore
del
gasse
,
prendendo
fuoco
,
lo
fece
tremare
di
spavento
.
Girò
gli
occhi
attorno
,
e
gli
venne
voglia
di
avventarsi
a
quelle
pareti
.
Loro
lo
avevano
fatto
mentire
e
poi
perdere
;
loro
le
più
forti
.
Ad
un
tratto
,
sentì
bussare
:
Niccolò
,
lo
chiamava
.
Doveva
rispondere
?
Non
allora
.
Egli
era
troppo
da
più
di
lui
,
perché
gli
permettesse
di
chiamarlo
ancora
.
Lasciò
che
egli
smettesse
di
battere
le
nocche
;
e
,
dal
cassetto
della
scrivania
,
prese
una
corda
forte
,
con
la
quale
era
stato
legato
un
pacco
di
libri
.
Egli
,
allora
,
non
credette
più
che
si
sarebbe
ammazzato
!
Perciò
salì
sopra
uno
sgabello
e
provò
,
ficcandoci
il
manico
del
martello
dentro
,
se
un
gancio
alla
trave
veniva
via
.
Era
proprio
sicuro
che
non
si
sarebbe
ammazzato
!
Ci
legò
la
fune
,
a
nodo
scorsoio
.
Poi
,
ridiscese
dallo
sgabello
e
si
mise
a
guardarla
da
tutte
le
parti
;
sentendo
la
voglia
di
sorridere
.
La
guardava
scherzando
;
ma
pensò
di
toglierla
perché
aveva
paura
che
le
avrebbe
dato
retta
,
mettendoci
il
collo
dentro
.
Egli
delirando
le
parlava
,
perché
non
lo
tentasse
.
Ma
non
osava
più
toccarla
.
Egli
disse
:
"
La
lascerò
qui
per
sempre
.
Perché
si
veda
a
che
punto
mi
sono
ridotto
.
"
Era
ormai
come
un
pazzo
;
e
appuntellò
la
porta
per
paura
che
venisse
un
branco
di
gente
a
buttarla
giù
.
Non
dovevano
tardare
molto
.
Li
sentiva
venire
,
da
tutte
le
parti
.
Non
c
'
era
più
modo
di
resistere
:
i
puntelli
saltavano
via
.
Su
la
cassapanca
,
tutti
quegli
oggetti
falsamente
antichi
gli
dissero
:
"
Tu
sei
eguale
a
noi
!
È
inutile
che
tu
cerchi
d
'
evitarci
!
"
Egli
rispose
a
voce
alta
:
"
Aspettate
,
faccio
una
firma
.
"
E
vide
la
sua
firma
falsa
saltellare
sul
pavimento
.
Si
chinò
per
chiapparla
;
entrò
con
la
testa
sotto
gli
scaffali
:
la
firma
c
'
era
,
ma
egli
non
la
vedeva
più
.
"
Guardate
:
in
mano
non
ce
l
'
ho
!
"
Allora
,
spense
la
luce
.
E
,
al
buio
,
senza
rendersi
conto
che
si
ammazzava
,
mise
la
testa
dentro
il
laccio
.
Sentendosi
stringere
,
avrebbe
voluto
gridare
;
ma
non
gli
riescì
.
CAPITOLO
XIV
Il
pretore
fece
staccare
il
cadavere
e
portarlo
all
'
Istituto
Anatomico
.
Ma
,
dopo
due
giorni
,
fu
dato
il
permesso
di
seppellirlo
nel
cimitero
del
Laterino
.
Enrico
e
Niccolò
lo
accompagnarono
,
dietro
la
lettiga
d
'
incerato
verde
;
ma
erano
sospettosi
di
tutti
e
desideravano
di
fare
presto
,
come
se
temessero
di
essere
arrestati
insieme
con
il
morto
.
C
'
era
soltanto
il
becchino
che
li
aiutò
a
collocare
il
cadavere
dentro
la
cassa
.
Pochi
minuti
dopo
,
venne
il
cappellano
del
cimitero
;
che
,
messa
la
stola
,
benedì
con
l
'
aspersorio
un
altro
morto
.
Era
un
vecchio
prete
atticciato
,
con
il
viso
adusto
e
le
scarpe
imbullettate
;
da
contadino
.
I
due
fratelli
stavano
a
capo
scoperto
e
badavano
di
non
mettere
i
piedi
sopra
certi
fiori
già
putridi
,
caduti
da
qualche
ghirlanda
:
anch
'
essi
avevano
macchiato
il
pavimento
della
piccola
cappella
.
Il
prete
,
arrossendo
e
accennando
con
il
mento
la
bara
del
Gambi
,
chiese
:
-
Come
si
è
ammazzato
?
Niccolò
era
pieno
d
'
ira
.
Ma
Enrico
rispose
:
-
Con
un
nodo
scorsoio
.
Il
prete
,
allora
,
li
salutò
;
andandosene
come
se
avesse
avuto
furia
,
con
l
'
ombrello
e
il
cappello
in
mano
.
Egli
andava
e
veniva
tra
la
sua
casa
e
il
cimitero
;
e
non
aveva
mai
tempo
da
perdere
.
Era
un
cielo
grigio
;
quasi
giallognolo
;
con
una
umidità
che
bagnava
tutto
.
Anche
la
cancellata
del
cimitero
sgocciolava
giù
per
le
spranghe
di
ferro
;
le
lapidi
si
lavavano
e
la
cima
dei
cipressi
restava
nascosta
nella
nebbia
;
e
,
benché
fossero
ormai
le
dieci
,
sembrava
sempre
l
'
alba
.
Siena
,
con
un
velo
addosso
che
la
faceva
assomigliare
ad
una
superficie
tutta
piana
e
unita
,
cominciava
a
schiarirsi
allora
;
lasciando
distinguere
e
riconoscere
le
case
e
i
loro
aggruppamenti
;
poi
anche
i
loro
colori
;
tutti
un
poco
ceruli
però
.
Finché
restò
su
l
'
orizzonte
un
vapore
bianco
e
luccicante
.
Niccolò
disse
:
-
Io
non
mi
reggo
più
in
piedi
.
-
A
me
dolgono
le
ginocchia
:
è
la
mia
gotta
reumatica
.
Ma
,
ormai
,
bisogna
aspettare
.
Il
becchino
chiamò
due
compagni
;
e
misero
il
morto
in
una
fossa
.
Poi
,
cominciarono
subito
a
buttarci
la
terra
con
le
pale
.
I
due
fratelli
piangevano
,
tappandosi
gli
occhi
.
Sentivano
che
lì
dentro
lasciavano
e
perdevano
quel
che
essi
non
avevano
;
ed
erano
veramente
commossi
.
Giulio
s
'
era
preso
la
responsabilità
di
tutto
,
e
li
aveva
salvati
.
Ma
,
all
'
escita
del
cimitero
,
Niccolò
chiese
al
fratello
:
-
Tu
passi
per
la
strada
più
corta
per
andare
a
casa
?
-
O
che
vuoi
ch
'
io
faccia
?
-
Io
,
invece
,
giro
da
San
Marco
.
-
Perché
?
Andiamo
insieme
!
Ma
Niccolò
,
pigliando
rasente
uno
dei
muri
della
strada
,
affrettò
il
passo
e
lo
lasciò
a
dietro
.
Andò
a
comprare
un
sigaro
,
dove
era
sicuro
non
sapevano
che
tornava
dal
cimitero
e
s
'
affrettò
a
trovare
il
Corsali
.
E
in
meno
di
due
ore
si
misero
d
'
accordo
:
anche
lui
avrebbe
fatto
l
'
agente
d
'
assicurazione
;
perché
appunto
bisognava
trovare
uno
che
conoscesse
bene
i
paesi
del
circondario
e
fosse
disposto
ad
andarci
.
Soltanto
Modesta
aveva
da
parte
qualche
centinaio
di
lire
;
e
,
a
tavola
,
Niccolò
disse
al
fratello
:
-
Io
mi
son
già
sistemato
da
me
;
e
voglio
pensare
alla
moglie
e
alle
bambine
.
Anche
tu
,
se
credi
,
arrangiati
!
-
Dammi
almeno
tempo
!
-
No
,
no
!
Stasera
non
verrai
né
meno
a
dormire
;
perché
non
ti
ci
voglio
:
non
c
'
è
posto
.
Io
e
la
mia
moglie
prendiamo
una
casa
più
piccola
;
e
tu
farai
portare
via
la
tua
roba
.
Si
trattava
di
un
estro
forse
meditato
in
quei
due
giorni
,
e
poi
venuto
fuori
lì
per
lì
.
E
sarebbe
stato
inutile
fargli
capire
ch
'
era
troppo
repentino
.
Modesta
,
non
per
cattiveria
,
trovò
giusto
quel
che
disse
il
marito
;
ed
Enrico
tentò
invano
di
cavare
qualche
cosa
da
lei
;
perché
,
Niccolò
,
che
stava
alle
vedette
,
le
proibì
di
rispondergli
e
a
lui
ripeté
che
doveva
fare
come
gli
aveva
detto
.
-
Non
ci
doveva
essere
né
meno
il
bisogno
che
te
lo
suggerissi
io
!
Enrico
,
senza
nessuna
idea
in
capo
,
gli
disse
:
-
Prestami
,
almeno
,
un
poco
di
denaro
che
mi
basti
per
trovarmi
una
camera
!
Niccolò
non
gli
voleva
dare
niente
;
ma
Modesta
escì
dalla
stanza
dove
egli
le
aveva
detto
che
si
chiudesse
;
e
,
allungando
un
braccio
,
gli
porse
cento
lire
.
Enrico
le
strinse
e
se
ne
andò
;
barellando
come
un
ubriaco
.
Al
processo
,
come
se
si
fossero
messi
d
'
accordo
prima
,
incolparono
Giulio
compiangendolo
;
ed
essi
furono
assolti
.
Ma
non
restava
loro
più
nulla
;
ed
il
cavaliere
Nicchioli
ricavò
a
pena
la
metà
della
cambiale
firmata
da
vero
.
Enrico
non
voleva
darsi
a
niente
;
e
le
cento
lire
,
che
s
'
era
tenute
in
tasca
invece
di
pagare
la
retta
della
camera
,
gli
bastarono
poco
più
d
'
una
settimana
.
Egli
non
poteva
fare
a
meno
delle
sue
abitudini
,
e
andava
sempre
anche
a
quella
bettola
.
Là
si
doleva
,
e
attribuiva
a
Niccolò
la
sua
miseria
.
La
gotta
lo
perseguitava
e
s
'
era
ridotto
molto
male
.
Alla
fine
,
si
dette
a
fermare
tutti
i
clienti
più
ricchi
della
libreria
,
chiedendo
qualche
lira
.
Essi
,
dopo
le
prime
volte
,
fingevano
di
non
vederlo
e
si
scansavano
;
e
,
se
erano
in
più
d
'
uno
,
gli
facevano
capire
che
non
potevano
dargli
retta
,
prima
che
s
'
avvicinasse
.
Ma
Enrico
era
capace
d
'
aspettare
e
di
seguirli
,
finché
,
sopraggiungendoli
,
quando
credeva
il
momento
opportuno
,
li
costringeva
almeno
ad
ascoltarlo
.
Diceva
,
quasi
sempre
:
-
Niccolò
non
s
'
è
vergognato
a
mandarmi
via
e
m
'
ha
tolto
tutto
quello
che
avevo
.
Lo
divorerei
vivo
con
il
mio
odio
.
A
tal
carne
,
tal
coltello
!
Io
non
posso
mettermi
a
lavorare
perché
sono
impedito
dalla
gotta
.
Se
non
ci
credono
,
guardino
che
nodi
noccioluti
m
'
è
venuto
alle
dita
!
Faccio
pietà
!
Ora
ho
anche
l
'
uremia
nervosa
e
intestinale
.
Bisogna
che
m
'
aiutino
.
Ma
Niccolò
,
sempre
più
libero
dopo
il
processo
,
cominciava
a
trovarsi
discretamente
.
Gli
amici
,
che
gli
restavano
ancora
quasi
in
ogni
paese
,
dove
l
'
avevano
conosciuto
quando
faceva
l
'
antiquario
,
non
era
difficile
che
lo
invitassero
a
mangiare
;
ed
egli
,
allora
,
si
compensava
delle
strettezze
in
famiglia
.
Era
tornato
di
buon
umore
,
benché
fosse
invecchiato
a
fretta
.
Egli
diceva
,
picchiandosi
il
petto
:
-
Io
ho
fortuna
!
E
,
a
testa
ritta
,
si
faceva
vedere
ancora
ben
portante
e
sciolto
:
qualche
volta
,
si
metteva
a
camminare
lesto
a
posta
;
con
gli
occhi
più
sgargi
di
prima
.
In
casa
,
erano
stati
afflitti
in
un
'
angustia
repentina
;
e
pareva
che
non
potessero
dimenticare
più
i
tempi
di
una
volta
.
Chiarina
non
aveva
perso
il
fidanzato
;
ma
s
'
era
fatta
anche
più
dimessa
;
e
con
Lola
non
rideva
quasi
più
.
Modesta
portava
sempre
,
per
voto
,
le
candele
alla
Madonna
del
Duomo
;
e
tra
le
nipoti
pregava
lunghe
ore
,
sotto
le
fiammelle
delle
lampade
d
'
argento
,
con
gli
occhi
intenti
all
'
altare
,
in
mezzo
alle
pareti
coperte
dai
cuori
di
tutte
le
dimensioni
e
dai
gioielli
.
La
Madonna
,
dietro
il
vetro
lustro
e
luccicante
,
si
scorgeva
a
pena
;
ma
l
'
ambascia
infervorava
sempre
di
più
quella
disgraziata
;
che
,
senza
la
fede
,
non
si
sarebbe
sentita
più
né
meno
un
essere
umano
.
Niccolò
non
avrebbe
voluto
che
andasse
sempre
in
chiesa
,
ma
non
si
arrischiava
a
rimproverarla
.
Soltanto
,
continuava
a
fare
il
proprio
comodo
;
con
quella
sua
giocondità
irascibile
e
beffarda
,
che
gli
traluceva
anche
dagli
occhi
.
Non
aveva
altra
soddisfazione
che
di
farsi
invitare
a
pranzo
;
e
,
poi
,
tornato
a
Siena
,
di
raccontarlo
a
Modesta
;
che
,
a
biasciare
il
pane
,
le
pareva
meno
saporito
.
Ma
ringraziava
Dio
che
Niccolò
s
'
ingegnasse
a
quel
modo
;
e
anche
lei
,
qualche
volta
,
si
rinfrancava
a
vederlo
sempre
eguale
.
Nondimeno
egli
,
verso
la
fine
dell
'
anno
,
a
pena
due
mesi
dopo
il
suicidio
di
Giulio
,
cominciò
ad
avere
certi
dolori
alla
testa
che
lo
lasciavano
sbigottito
.
Contro
di
essi
,
non
poteva
fare
niente
,
e
gli
andava
via
la
voglia
di
celiare
.
Poi
,
gli
venne
anche
l
'
insonnia
;
e
il
giorno
dopo
non
si
sentiva
mai
capace
di
prendere
il
treno
.
Restava
a
letto
finché
,
per
non
avere
rimorsi
,
zoppicando
,
esciva
a
rimettere
in
pari
gli
affari
della
Compagnia
di
Assicurazione
.
L
'
insonnia
gli
lasciava
il
senso
di
vivere
troppo
,
quasi
il
doppio
.
E
,
lì
a
letto
,
lo
assalivano
mille
tristezze
,
che
lo
abbattevano
.
-
Modesta
,
che
pensi
quando
io
non
rido
più
?
È
vero
che
,
allora
,
la
casa
pare
morta
?
Quando
rido
,
io
la
scuoto
tutta
e
anche
voi
state
meglio
.
Peccato
ch
'
io
non
portassi
a
casa
la
mia
cassapanca
,
che
avevo
nella
libreria
!
Qui
a
letto
,
non
ci
ho
niente
da
guardare
.
L
'
avrei
messa
a
una
di
queste
pareti
;
e
avrebbe
abbellito
la
stanza
.
Poi
si
voltava
verso
la
finestra
,
e
diceva
:
-
Gli
occhi
mi
s
'
annebbiano
:
non
so
perché
.
Ma
se
Modesta
gli
si
metteva
attorno
,
magari
per
portargli
un
guanciale
di
più
,
egli
non
voleva
a
nessun
costo
.
Poi
,
se
Modesta
cominciava
a
lagrimare
,
egli
le
rifaceva
il
verso
;
e
voleva
che
le
nipoti
,
sentendolo
attraverso
l
'
uscio
aperto
,
ridessero
.
-
Mi
dovete
obbedire
!
Volete
farmi
crepare
di
lagrime
!
Vuol
dire
che
non
mi
sapete
voler
bene
!
Quando
ridevano
,
egli
alzava
la
testa
e
chiedeva
:
-
Chi
ve
l
'
ha
dato
il
permesso
?
E
,
crucciato
,
stava
ore
ed
ore
senza
parlare
.
Egli
sperava
di
guarire
e
voleva
,
a
primavera
,
andare
ai
bagni
caldi
;
ma
peggiorò
sempre
di
più
.
Oltre
all
'
insonnia
,
che
gli
faceva
spavento
soltanto
a
ricordarsene
,
gli
vennero
i
delirii
.
Dapprima
,
non
ci
fecero
caso
;
credendo
che
sognasse
troppo
forte
;
ma
poi
,
si
destavano
e
lo
ascoltavano
con
terrore
.
Egli
diceva
cose
lubriche
o
insensate
.
Gli
pareva
sempre
che
lo
avessero
chiuso
nella
libreria
e
non
volessero
lasciarlo
più
.
E
lo
costringevano
a
dondolare
Giulio
penzoloni
.
Anche
gli
pareva
che
lo
facessero
camminare
nudo
,
con
le
mani
e
con
i
piedi
.
Alla
fine
faceva
una
risata
che
non
finiva
più
;
una
risata
bavosa
,
che
gli
bagnava
il
pizzo
.
I
delirii
doventarono
più
intensi
in
poche
settimane
.
Quando
andavano
via
,
gli
restava
il
dolore
alla
testa
;
che
era
quasi
peggio
.
Ma
,
durante
il
giorno
,
esciva
come
prima
;
e
non
voleva
nessuno
con
sé
.
Andava
per
strade
solitarie
;
e
se
lo
incontravano
i
ragazzi
che
tornavano
di
scuola
,
gli
facevano
la
chiucchiurlaia
.
Egli
non
se
la
prendeva
;
anzi
,
se
ne
vantava
;
e
alla
moglie
gliene
parlava
come
se
fosse
andato
ad
una
festa
.
Allora
ella
temeva
che
fosse
per
perdere
la
ragione
;
e
voleva
farlo
visitare
.
Bastava
ch
'
ella
dicesse
così
,
perché
ritornasse
in
sé
,
strafinefatto
;
e
riprendesse
subito
il
suo
solito
aspetto
.
Si
capiva
,
però
,
ch
'
era
uno
sforzo
;
perché
,
dopo
poco
,
mentre
anche
la
pelle
gli
si
faceva
floscia
e
pallida
,
il
viso
doventava
paralizzato
,
solido
,
privo
di
qualsiasi
intelligenza
.
Una
notte
,
gli
venne
un
delirio
così
violento
che
rotolò
dal
letto
.
A
sedere
in
terra
,
tra
le
sedie
rovesciate
,
egli
incominciò
a
gridare
;
come
non
aveva
fatto
mai
.
La
sua
voce
,
a
stratte
,
si
faceva
sempre
più
acuta
e
più
forte
;
con
una
rapidità
che
metteva
raccapriccio
.
Talvolta
,
invece
,
era
cupa
e
bassa
,
quasi
piatta
;
talvolta
,
scivolava
con
una
ilarità
acuminata
;
una
voce
senza
più
parole
e
senza
senso
;
ma
con
dolcezze
tenere
;
intonata
.
Non
riesciva
,
ormai
,
più
a
calmarsi
;
e
per
quanto
,
durante
qualche
intervallo
,
egli
si
ricordasse
di
quando
stava
bene
e
invocasse
di
guarire
,
subito
dopo
la
sua
bocca
restava
spalancata
e
torta
.
Ed
egli
si
sbatteva
giù
in
terra
,
fuori
di
sé
.
Questo
delirio
,
che
fece
ammalare
Modesta
e
sconvolse
i
nervi
alle
bambine
,
durò
quasi
tre
ore
;
senza
attenuarsi
mai
.
Finché
la
voce
venne
sempre
di
più
a
mancargli
.
Allora
,
gli
cominciò
il
rantolo
,
che
pareva
una
risata
repressa
;
gorgogliante
nel
sangue
diacciato
dall
'
apoplessia
reumatica
.
CAPITOLO
XV
Enrico
,
come
della
cambiale
,
seppe
alla
bettola
che
Niccolò
era
morto
prima
dell
'
alba
.
Era
,
ormai
,
stralinco
;
con
le
mani
e
le
gambe
gonfie
;
con
la
bocca
livida
;
da
cui
non
esciva
più
nessuna
parola
che
non
facesse
sentire
una
cattiveria
quasi
repugnante
.
Stava
seduto
,
con
un
bicchiere
di
vino
davanti
.
Si
grattò
i
capelli
sul
collo
,
pieni
di
lendini
,
e
disse
:
-
Comincio
a
credere
che
ci
sia
Dio
!
È
morto
prima
di
me
,
razza
di
un
cane
!
Ha
fatto
di
tutto
per
straziarmi
;
ma
,
questa
volta
,
è
partito
prima
lui
!
Ohè
!
Avete
sentito
quel
che
m
'
è
stato
detto
?
È
morto
quel
farabutto
di
mio
fratello
!
Ora
voglio
vedere
stesa
la
sua
moglie
,
quel
pezzaccio
di
carnaccia
e
di
grasso
!
E
io
non
seguo
quello
scimunito
di
Giulio
che
,
appeso
al
soffitto
,
scalciava
per
dare
la
benedizione
con
i
piedi
!
I
suoi
amici
,
da
un
bugigattolo
buio
e
puzzolente
,
risero
;
e
risposero
,
rifacendogli
la
voce
un
poco
strascicata
:
-
Quando
morirai
tu
,
si
piglia
tutti
la
sbornia
!
Quel
giorno
,
il
nostro
oste
non
ci
metterà
l
'
acqua
.
Credi
di
averci
molto
da
campare
?
-
Che
m
'
importa
a
me
?
Se
fossi
un
signore
come
prima
!
-
Un
signore
non
sei
stato
mai
.
-
Del
resto
,
una
volta
,
mi
portavate
tutti
rispetto
.
Allora
,
uno
gli
andò
a
versare
una
bottiglia
d
'
acqua
dentro
il
collo
,
mentre
non
se
l
'
aspettava
;
perché
sollevava
con
una
mano
la
tendina
rossa
della
porta
e
teneva
gli
occhi
ai
vetri
.
Sbalzò
dallo
sgabello
,
scuotendosi
:
-
O
non
lo
sapete
che
mi
potete
far
morire
da
vero
,
con
la
gotta
come
ho
io
?
E
non
sono
mica
guarito
dell
'
uremia
nervosa
e
viscerale
!
-
Che
ce
ne
importa
a
noi
?
Dici
sempre
la
stessa
tiritera
!
-
Io
dico
quel
che
ho
,
e
non
invento
niente
!
Ma
,
visto
ch
'
era
inutile
arrabbiarsi
o
protestare
,
anche
perché
non
ci
avrebbe
ricavato
nulla
,
si
ributtò
a
sedere
;
e
,
voltando
le
spalle
a
quelli
,
si
mise
a
discorrere
con
l
'
oste
che
stava
con
una
mano
appoggiata
allo
spigolo
dell
'
uscio
e
la
fronte
sopra
.
-
Stamani
il
conte
,
quello
che
ha
più
corna
che
quattrini
,
non
s
'
è
vergognato
di
mettermi
in
mano
mezza
lira
sola
!
Gli
ho
tenuto
dietro
per
tutta
Siena
,
e
gli
ho
detto
che
non
avevo
né
meno
da
mangiare
!
Se
fossi
un
signore
io
,
vorrei
insegnare
a
quanti
sono
.
Mi
voglio
mettere
a
vendere
le
corna
dei
signori
,
per
arricchire
anch
'
io
.
L
'
oste
gli
rispose
:
-
Sarebbe
il
mestiere
più
adatto
per
te
!
Prima
l
'
oste
gli
dava
del
lei
,
poi
aveva
fatto
come
tutti
gli
altri
;
ed
Enrico
aveva
detto
:
-
Sì
,
sì
;
a
farmi
dare
del
tu
mi
piace
.
Enrico
,
allora
,
gli
fece
una
lunga
spiegazione
:
-
Il
carretto
,
come
fanno
tanti
che
vanno
a
prendere
le
valige
alla
stazione
,
io
non
lo
tirerò
mai
;
perché
non
l
'
ho
mai
tirato
.
Mi
dovrei
mettere
a
fare
il
fabbro
?
E
la
forza
dove
l
'
ho
?
È
inutile
:
quando
si
nasce
con
l
'
animo
di
signore
,
non
si
perde
mai
.
Ci
vuole
altro
!
-
E
a
dormire
dove
vai
?
-
In
una
panchina
della
Lizza
,
sotto
agli
abeti
.
Ma
comincio
a
starci
male
,
perché
è
freddo
.
Con
la
malattia
che
ho
,
reumatismo
e
gotta
,
mi
scricchiolano
le
ossa
e
mi
vengono
certe
nevralgie
che
mi
fanno
perdere
i
sensi
.
Mi
dolgono
tutte
le
ossa
,
e
mi
chiappa
un
malessere
indefinibile
che
non
mi
lascia
addormentare
.
Non
posso
stare
in
nessun
modo
;
e
,
anche
se
avessi
una
coperta
,
non
potrei
adoprarla
,
perché
addosso
non
sopporterei
nulla
.
Basta
anche
toccarmi
con
un
dito
,
per
farmi
saltare
dallo
spasimo
.
Perciò
,
scendo
giù
dalla
panchina
e
mi
metto
a
passeggiare
;
anche
perché
il
freddo
mi
faccia
meno
male
e
non
mi
sbatta
i
denti
.
Passeggio
fin
quasi
a
giorno
;
e
,
allora
,
potrei
quasi
addormentarmi
;
ma
ci
sono
i
giardinieri
che
mi
destano
;
e
così
non
riposo
mai
.
-
Ma
non
hai
trovato
né
meno
un
buco
,
una
spelonca
,
che
so
io
?
dove
ficcarti
,
per
essere
più
riparato
?
O
quando
piove
?
-
Ho
dormito
,
per
quasi
una
settimana
,
in
quelle
grotte
che
sono
giù
per
la
strada
di
Pescaia
.
Ma
ci
venivano
a
fare
all
'
amore
;
e
,
poi
,
la
notte
,
due
o
tre
giovinastri
,
vagabondi
,
che
la
insozzavano
da
non
respirarci
più
dal
puzzo
.
La
mattina
,
a
digiuno
,
mi
sentivo
quasi
svenire
.
Alla
Lizza
,
invece
,
sarebbe
un
luogo
più
sicuro
e
più
pulito
!
Però
,
vorrei
sapere
perché
ti
diverti
a
sentirmi
squadernare
queste
delizie
!
-
Hai
sempre
la
stessa
boria
:
non
c
'
è
verso
di
fartela
passare
.
Ora
,
vattene
!
Bada
se
raccapezzi
qualche
altro
soldo
!
Vattene
:
se
no
,
il
passeggio
dei
signori
finisce
.
Enrico
si
alzò
e
chiese
a
quelli
dentro
il
bugigattolo
:
-
Volete
niente
da
me
?
Quelli
non
risposero
.
Allora
,
egli
ci
si
avvicinò
.
-
Vi
ho
chiesto
se
volete
niente
da
me
.
Uno
gli
disse
:
-
Tieni
:
piglia
questa
cicca
.
Se
tu
ne
avessi
parecchie
,
potresti
levarti
la
fame
!
Enrico
se
la
mise
in
bocca
,
per
biascicarla
.
Il
suo
vestito
non
ne
poteva
più
e
mancavano
tutti
i
bottoni
.
Non
sapendo
come
arzigogolare
il
tempo
,
andò
al
cimitero
.
Ma
il
guardiano
non
lo
voleva
far
passare
;
credendo
che
volesse
portarsi
via
qualche
cosa
.
Allora
egli
,
risentito
,
con
i
suoi
denti
ancora
intatti
e
bianchi
,
come
quelli
di
un
lupo
,
che
gli
si
vedevano
quand
'
era
arrabbiato
e
gli
s
'
arricciava
la
bocca
,
gli
disse
:
-
Non
mi
riconosci
?
Pochi
mesi
fa
son
venuto
a
sotterrare
quel
mio
fratello
che
si
suicidò
.
Oggi
vengo
a
veder
sotterrare
quell
'
altro
fratello
,
che
allora
era
con
me
.
-
Come
si
chiama
?
-
Niccolò
Gambi
.
-
È
sotterrato
.
L
'
hanno
portato
giù
stamani
.
-
Dove
l
'
hanno
messo
?
-
Nel
quadrilatero
più
vecchio
,
che
ora
per
ordine
del
municipio
si
ributta
all
'
aria
.
Quasi
in
fondo
.
La
fossa
si
riconosce
,
perché
è
la
più
fresca
.
-
Ho
capito
:
vado
!
Ma
il
guardiano
,
non
rassicurato
del
tutto
,
gli
disse
:
-
Aspettami
un
momento
:
ti
ci
porto
io
.
Devo
venire
da
quella
parte
per
preparare
un
'
altra
fossa
.
Cominciava
a
pioviscolare
,
ed
era
un
'
acqua
così
diaccia
che
faceva
venire
i
brividi
.
Tutto
il
vecchio
cimitero
era
stato
scavato
.
Avevano
addossato
le
lapidi
al
muro
di
cinta
;
e
le
croci
erano
tutte
una
catasta
accanto
a
un
cippo
.
I
cipressi
odoravano
;
come
se
la
pioggia
facesse
escire
i
loro
succhi
.
E
gli
uccelli
saltellavano
sul
muro
di
cinta
.
Il
guardiano
,
per
avvertire
ch
'
era
venuto
,
fischiò
al
becchino
;
e
disse
a
Enrico
:
-
La
fossa
è
quella
.
-
Sei
proprio
sicuro
?
-
Per
una
settimana
almeno
,
me
ne
ricordo
di
tutte
e
sono
sicuro
di
non
sbagliare
.
Ora
che
cosa
fai
?
-
Ho
voluto
vedere
qual
è
per
tornarci
con
più
agio
.
Gironzolò
un
poco
attorno
alla
fossa
,
fin
quasi
a
metterci
un
piede
sopra
;
poi
,
tornò
via
.
Il
guardiano
gli
tenne
gli
occhi
dietro
finché
non
ebbe
ripassato
la
cancellata
.
Enrico
,
allora
,
si
ricordò
di
come
il
fratello
l
'
aveva
lasciato
proprio
in
quel
punto
;
e
sentì
stringersi
i
pugni
:
non
gli
pareva
che
già
fosse
morto
!
Ma
non
si
decideva
ad
entrare
in
città
.
Quella
Porta
è
più
stretta
delle
altre
;
e
ci
passano
soltanto
per
andare
al
cimitero
.
Egli
s
'
era
soffermato
,
ma
siccome
la
guardia
daziaria
,
dall
'
apertura
del
suo
casotto
di
legno
,
lo
spiava
per
capire
quel
che
voleva
fare
,
entrò
.
Alzando
gli
occhi
a
sinistra
,
vide
l
'
Ospizio
de
'
Vecchi
Impotenti
:
ce
n
'
era
uno
,
vestito
di
nero
,
con
una
suora
ritta
accanto
;
e
stava
seduto
sul
muraglione
alto
,
con
il
dorso
verso
la
strada
.
Allora
pensò
che
anch
'
egli
,
con
la
raccomandazione
di
qualche
signore
,
avrebbe
potuto
farsi
prendere
con
gli
altri
lì
dentro
.
Strascicava
una
gamba
;
e
,
per
quel
giorno
,
non
aveva
trovato
ancora
né
meno
da
spilluzzicare
.
Il
vecchio
stava
lassù
,
tranquillo
sotto
una
pergola
;
riparato
dal
vento
e
dall
'
acqua
.
Egli
,
invece
,
si
sentiva
male
e
non
ne
poteva
più
.
Ma
a
Modesta
,
che
ora
campicchiava
con
le
trine
e
i
ricami
,
pareva
di
far
male
a
lasciarlo
finire
in
quel
modo
;
senza
mai
dirgli
almeno
una
parola
.
Perciò
andava
quasi
ad
appostarlo
dove
indovinava
ch
'
egli
potesse
passare
.
E
siccome
egli
tirava
di
lungo
,
facendo
finta
di
non
averla
guardata
,
ella
aspettava
un
poco
,
tutta
dritta
;
poi
lo
raggiungeva
.
Gli
metteva
nella
mano
,
ch
'
egli
non
apriva
subito
,
qualche
lira
;
e
seguitando
a
camminargli
di
fianco
,
perché
egli
non
si
voltava
né
meno
allora
,
gli
diceva
:
-
Perché
,
almeno
,
non
ti
converti
a
Dio
?
Anche
il
povero
Niccolò
è
morto
senza
potersi
confessare
;
e
Giulio
s
'
è
ucciso
.
Forse
,
stanno
male
tutti
e
due
;
ora
.
Bisogna
pensare
alle
loro
anime
.
Enrico
faceva
il
viso
cattivo
;
e
si
raggomitolava
tutto
;
perch
'
ella
non
lo
vedesse
.
La
donna
proseguiva
:
-
Vai
a
farti
aiutare
dai
canonici
del
Duomo
.
Fermali
quando
escono
dal
coro
,
la
mattina
.
Tu
non
hai
da
compicciare
niente
in
tutta
la
giornata
!
Ella
voleva
che
chiedesse
l
'
elemosina
ai
canonici
,
perché
a
poco
a
poco
gli
venisse
l
'
idea
di
entrare
in
chiesa
.
Ma
Enrico
ai
preti
non
voleva
ricorrere
;
e
le
rispondeva
con
la
voce
velata
:
-
Ora
basta
!
Vattene
!
Modesta
,
prima
di
lasciarlo
,
gli
chiedeva
:
-
Hai
bisogno
che
ti
lavi
qualche
fazzoletto
,
almeno
?
Vieni
in
casa
nostra
,
a
farti
ricucire
i
calzoni
:
li
hai
troppo
rotti
.
Ma
egli
tirava
di
lungo
;
ed
ella
tornava
a
casa
con
la
stessa
tristezza
,
sebbene
un
poco
sdebitata
di
coscienza
.
Enrico
non
le
dava
ascolto
,
perché
non
voleva
che
le
bambine
,
vedendolo
,
si
vergognassero
di
lui
.
Quando
le
scorgeva
di
lontano
,
spariva
;
magari
entrando
dentro
un
uscio
,
finché
non
fossero
passate
.
E
,
se
era
dentro
la
bettola
,
diceva
agli
amici
:
-
Quelle
sono
due
angeli
.
Ho
riguardo
soltanto
dei
loro
occhi
innocenti
,
che
non
mi
vedano
così
.
Aveva
imparato
tutti
i
luoghi
più
deserti
e
più
sporchi
di
Siena
.
Soltanto
a
quelli
ci
si
avvicinava
sicuro
;
come
quando
andava
a
riposarsi
in
Via
del
Sole
,
sotto
le
case
di
Salicotto
,
e
doveva
stare
attento
che
i
cenci
tesi
alle
finestre
,
legati
alle
forcelle
di
legno
e
i
fili
di
ferro
,
non
gli
sgocciolassero
addosso
.
E
,
poi
,
c
'
era
caso
che
lo
colpissero
su
la
testa
con
qualche
scarpa
vecchia
,
attraventata
giù
,
o
magari
con
le
bucce
di
pomodoro
quando
le
donne
ripulivano
le
pentole
e
i
piatti
.
Buttavano
via
anche
pezzi
di
vestiti
logori
;
e
i
suoi
occhi
ci
si
fermavano
sopra
per
ore
intere
.
Alla
fine
,
dopo
avere
atteso
per
un
altro
mese
,
i
primi
di
febbraio
lo
presero
all
'
Ospizio
di
Mendicità
.
Egli
avrebbe
voluto
rifiutare
,
perché
si
vergognava
;
ma
dovette
cedere
.
Era
sempre
meglio
di
quando
moriva
di
fame
in
qualche
immondezzaio
,
e
qualche
cane
randagio
,
con
le
costole
sottili
che
tremolavano
,
andava
a
raspare
nei
mucchi
della
spazzatura
e
delle
putrilagini
;
e
trovava
un
osso
;
ed
egli
,
allora
,
guardava
il
cane
che
mangiava
,
e
gli
veniva
la
saliva
alla
bocca
.
Lo
misero
in
un
camerone
,
dove
c
'
era
un
centinaio
di
letti
e
nessuno
vuoto
.
Quando
lo
fecero
lavare
e
gli
dettero
un
vestito
come
avevano
tutti
gli
altri
,
rossiccio
e
grosso
,
con
un
berretto
filettato
di
turchino
,
si
sentì
avvilire
.
I
primi
giorni
,
non
poteva
fare
a
meno
di
guardare
fisso
quel
che
gli
altri
mangiavano
;
e
a
lui
pareva
che
la
sua
parte
non
bastasse
.
Siccome
era
dei
meno
vecchi
,
lo
mandarono
nell
'
orto
a
raccattare
le
potature
restate
sotto
gli
olivi
.
Poi
,
con
due
compagni
,
a
portarle
in
un
piazzale
;
dove
erano
le
serre
dei
limoni
.
Egli
pensava
sempre
alle
nipoti
;
e
avrebbe
voluto
che
le
domeniche
fossero
andate
a
trovarlo
.
Ma
esse
non
andavano
ancora
;
perché
non
sapevano
il
suo
desiderio
;
e
passavano
tutte
le
sere
dinanzi
all
'
Ospizio
di
Mendicità
.
Una
mattina
,
mentre
raccattava
le
potature
,
disse
a
quelli
con
lui
:
-
Se
io
muoio
presto
,
vi
prego
di
dire
alle
mie
due
nipoti
,
che
verranno
a
vedermi
,
che
io
m
'
ero
messo
a
lavorare
.
Gli
altri
alzarono
gli
occhi
da
terra
;
e
lo
guardarono
,
senza
rispondergli
.
Allora
,
egli
si
spiegò
:
-
Anch
'
io
ho
un
briciolo
di
coscienza
.
E
soltanto
quelle
bambine
capiscono
che
è
vero
.
I
più
vecchi
si
misero
ad
ascoltarlo
;
e
,
per
ascoltarlo
,
non
lavoravano
.
Qualcuno
cercò
di
sorridere
e
non
ci
riescì
:
smosse
le
labbra
,
come
se
ciancicasse
.
Egli
proseguì
:
-
Sono
mesi
e
mesi
che
non
mi
parlano
più
.
Ed
egli
pensava
,
senza
osare
di
dirlo
:
"
Mi
porterebbero
una
boccina
di
vino
"
.
Ma
egli
aveva
patito
troppo
;
e
,
una
notte
,
preso
da
una
nuova
crisi
di
gotta
,
che
gli
aveva
ormai
infettato
tutto
il
sangue
,
morì
senza
né
meno
accorgersene
.
La
mattina
era
freddo
come
il
marmo
del
refettorio
.
Lola
e
Chiarina
gli
misero
due
mazzetti
di
fiori
sul
letto
,
uno
a
destra
e
uno
a
sinistra
.
C
'
era
una
sola
candela
;
che
,
essendo
di
sego
,
si
piegava
per
il
calore
della
sua
fiamma
rossa
come
se
avesse
nello
stoppino
un
poco
di
sangue
morticcio
.
Esse
pregavano
inginocchiate
,
con
le
mani
congiunte
vicino
ai
mazzetti
di
fiori
;
e
,
in
mezzo
a
loro
,
il
morto
doventava
sempre
più
buono
.
Il
giorno
dopo
,
spaccarono
il
salvadanaio
di
coccio
e
fecero
comprare
da
Modesta
tre
croci
eguali
;
per
metterle
al
Laterino
.
Narrativa ,
CAMPAGNA
ROMANA
Caro
Cavacchioli
,
tu
mi
chiedi
qualche
spunto
autobiografico
.
Ti
ringrazio
sinceramente
,
ma
non
abbocco
.
Tutto
al
più
,
posso
raccontare
a
te
e
a
pochi
lettori
come
ho
passato
a
Roma
la
scorsa
estate
.
Torno
,
ormai
,
molto
di
rado
in
Toscana
,
e
sempre
per
pochi
giorni
.
Perciò
,
insieme
con
qualche
amico
,
quando
non
piglio
la
bicicletta
,
cerco
di
respirare
all
'
aria
aperta
e
non
mi
lascio
mai
alloppiare
dalla
vita
cittadina
.
Questa
estate
,
andavamo
a
Maccarese
:
tra
Roma
e
Civitavecchia
.
Bisognava
alzarsi
dal
letto
prima
di
giorno
;
e
alla
stazione
di
Termini
,
mentre
compravamo
il
biglietto
,
vedevamo
,
alla
luce
ancora
incerta
,
stormi
di
ragazze
che
invece
sceglievano
Ladispoli
o
Santa
Marinella
.
Sartine
,
dattilografe
,
impiegate
,
passavano
a
coppie
o
a
branchetti
,
di
rado
accompagnate
dai
parenti
,
portando
in
mano
l
'
asciugatoio
e
la
biancheria
per
il
bagno
.
Ce
ne
erano
di
anemiche
,
ma
anche
di
quelle
bellocce
o
belle
addirittura
.
E
noi
le
seguivamo
con
gli
occhi
e
con
una
voglia
matta
d
'
attaccare
discorso
e
portarne
due
o
tre
con
noi
,
di
quelle
più
piacevoli
e
benevole
.
Orio
Vergani
,
allora
,
faceva
sempre
la
proposta
di
distribuire
,
per
la
volta
prossima
,
parecchi
foglietti
dove
fosse
stampato
,
a
modo
di
pubblicità
,
che
i
bagni
di
Maccarese
erano
preferibili
anche
per
la
salute
a
quelli
di
qualunque
altra
spiaggia
.
E
,
intanto
,
da
bel
giovane
che
è
,
si
ficcava
in
mezzo
alle
ragazze
per
capire
se
ce
ne
fossero
disposte
a
farsi
tenere
compagnia
.
Ma
,
saliti
in
treno
,
non
ci
si
pensava
più
;
ed
era
meglio
.
A
scendere
alla
stazione
di
Maccarese
eravamo
noi
soli
,
salvo
qualche
buttero
;
e
,
dopo
aver
bevuto
un
bicchierino
di
acquavite
,
che
ci
levava
gli
ultimi
rimasugli
del
sonno
,
ci
mettevamo
in
cammino
.
L
'
aria
era
grossa
da
tagliarsi
con
il
coltello
,
e
la
strada
lunga
.
Ma
noi
prendevamo
attraverso
i
campi
,
per
una
scorciatoia
che
si
vedeva
dalla
stazione
fino
a
una
macchia
dove
s
'
interna
;
perché
l
'
erba
non
fa
in
tempo
a
rinascervi
,
e
la
terra
si
spacca
in
un
modo
che
a
non
stare
attenti
c
'
entrano
i
tacchi
dentro
.
Le
interminabili
file
degli
olmi
,
più
neri
che
verdi
,
s
'
incrociano
da
ogni
parte
;
chiudendo
in
mezzo
le
paludi
,
dentro
le
quali
i
giunchi
selvatici
sono
così
fitti
da
non
potercisi
muovere
.
Finalmente
,
quando
la
stanchezza
e
il
sudore
cominciavano
a
dar
noia
e
a
scoraggiare
,
tra
i
ginepri
enormi
,
si
sentiva
il
tuono
largo
,
quasi
sinistro
,
del
mare
.
Riprendevamo
forza
;
e
,
barcollando
su
la
rena
troppo
asciutta
,
che
faceva
inciampare
e
affondare
fino
ai
polpacci
delle
gambe
,
andavamo
avanti
.
Alla
fine
si
vedeva
il
mare
:
una
riga
turchina
e
immobile
che
sembrava
più
alta
di
noi
.
L
'
aria
si
faceva
respirabile
;
e
ci
guardavamo
lietamente
.
Facendo
a
chi
arrivava
prima
,
andavamo
sotto
una
specie
di
capanna
tutta
aperta
,
costruita
con
quattro
sostegni
di
legno
sorreggenti
una
copertura
di
frasche
secche
.
Io
mi
spogliavo
subito
,
e
mi
piaceva
sentire
quel
brivido
ghiaccio
su
tutta
la
persona
.
Michele
Abramich
apriva
i
cartocci
delle
provviste
e
cavava
fuori
,
da
un
tascapane
militare
,
un
uovo
sodo
per
ciascuno
.
Io
facevo
con
le
mani
una
buca
nella
sabbia
e
vi
mettevo
dentro
,
fino
alla
bocca
,
i
fiaschi
del
«
Chianti
»
.
L
'
Abramich
mi
guardava
ridendo
,
pronto
,
però
,
a
sgridarmi
se
non
facevo
le
cose
per
bene
;
e
l
'
ultima
manciatina
di
terra
che
ricopriva
il
«
Chianti
»
al
fresco
,
la
dava
sempre
lui
;
perché
nessuno
lo
avrebbe
contentato
.
Senza
Michele
Abramich
,
direttore
del
Museo
di
Aquileia
,
non
sono
mai
andato
a
Maccarese
.
Con
noi
,
oltre
allo
scultore
Ercole
Drei
e
a
Orio
Vergani
,
che
è
forse
il
più
intelligente
fra
i
suoi
coetanei
di
vent
'
anni
,
è
venuto
una
volta
Stefano
Pirandello
.
Il
Drei
si
fidava
un
poco
troppo
dei
suoi
nervi
romagnoli
e
la
sera
sghignazzava
meno
della
mattina
.
Il
Vergani
non
voleva
rinunciare
né
meno
la
notte
innanzi
ai
caffè
e
alle
amanti
;
e
il
sole
gli
faceva
girare
subito
la
testa
.
Qualche
volta
,
è
venuto
a
caccia
Alessandro
Salvini
;
che
per
quel
giorno
non
si
ricordava
di
essere
attore
cinematografico
e
drammatico
.
Ma
torniamo
in
carreggiata
!
La
spiaggia
,
completamente
deserta
,
cominciava
già
ad
essere
calda
;
e
le
onde
scintillavano
.
Io
,
completamente
nudo
,
facevo
una
corsa
di
un
mezzo
chilometro
,
e
poi
tornavo
addietro
;
e
dicevano
che
assomigliavo
a
un
fauno
piuttosto
grasso
.
L
'
Abramich
aveva
già
messo
insieme
un
mucchietto
di
fuscelli
e
di
legni
e
li
accendeva
in
modo
che
il
fumo
,
portato
dal
vento
sotto
il
riparo
di
frasche
,
ci
assicurava
di
più
che
nessuna
zanzara
ci
avrebbe
punto
regalandoci
la
malaria
.
Ad
una
certa
ora
il
sole
faceva
biancheggiare
,
quasi
splendere
addirittura
,
il
caseggiato
nuovo
di
Ladispoli
;
e
le
nebbie
uscivano
di
fra
gli
olmi
e
la
grande
pineta
solitaria
,
lunga
fra
i
cinque
e
i
sette
chilometri
.
Reso
sempre
di
più
impaziente
da
quella
meravigliosa
solitudine
,
entravo
nell
'
acqua
.
L
'
Abramich
aspettava
,
scrupolosamente
,
che
fossero
le
undici
.
Dopo
il
bagno
facevamo
,
per
lo
più
affiancati
insieme
,
un
'
altra
corsa
;
che
bastava
ad
asciugarci
;
e
,
poi
,
ci
sdraiavamo
in
terra
,
per
mangiare
.
E
siccome
l
'
appetito
era
sempre
pronto
,
bisognava
mandare
giù
i
bocconi
senza
masticare
troppo
,
perché
si
faceva
a
chi
era
più
lesto
.
Prima
veniva
il
prosciutto
crudo
,
poi
quello
cotto
;
poi
le
olive
.
In
un
batter
d
'
occhio
,
spariva
tutto
.
E
non
era
difficile
che
le
cinque
dita
aperte
d
'
uno
dovessero
contendere
con
quelle
d
'
un
altro
l
'
ultima
fetta
o
l
'
ultima
oliva
.
Qualche
volta
,
cucinavamo
da
noi
il
prosciutto
;
facendolo
bollire
dentro
un
catinaccio
scrostato
,
che
l
'
Abramich
aveva
preso
dentro
una
capanna
di
certi
pescatori
.
Intanto
,
rapidamente
,
il
vino
calava
.
L
'
Abramich
apriva
le
scatole
delle
acciughe
in
salsa
piccante
;
ed
io
,
ghiotto
di
quella
broda
oliosa
,
quand
'
erano
nuotate
,
me
le
scolavo
in
bocca
o
vi
inzuppavo
un
pezzo
di
pane
dentro
;
che
a
ricavarlo
dovevo
anche
bestemmiare
.
Non
bisognava
muoversi
senza
precauzione
,
perché
il
vento
copriva
subito
di
sabbia
ogni
cosa
;
e
,
allora
,
si
sentiva
scricchiolare
sotto
i
denti
.
Alle
frutta
,
l
'
appetito
cominciava
a
calmarsi
;
ma
mi
ricordo
come
,
in
mancanza
d
'
altro
,
succiavamo
lungamente
anche
i
noccioli
rossi
delle
pesche
o
finivamo
con
l
'
inghiottire
le
bucce
delle
mele
e
delle
pere
.
Allora
,
ricorrevamo
alla
distribuzione
delle
sigarette
.
Ma
,
già
,
la
stanchezza
,
e
il
caldo
ci
facevano
venir
sonno
;
ed
era
un
godimento
solenne
quello
di
chiudere
a
poco
a
poco
gli
occhi
e
di
chinare
la
testa
grave
e
avvinata
.
Ma
a
trovare
una
buona
posizione
non
era
facile
,
senza
indolenzirsi
o
i
fianchi
o
le
braccia
;
e
,
poi
,
a
mettersi
bocconi
,
come
sarebbe
stato
più
comodo
,
non
si
poteva
respirare
perché
entrava
la
sabbia
in
bocca
e
dentro
le
ciglia
.
Alla
fine
il
sonno
metteva
da
sé
le
cose
in
pace
,
e
dormivamo
anche
tre
ore
di
seguito
.
Guai
a
quello
che
si
destava
ultimo
,
perché
si
sentiva
giungere
un
calcio
su
le
chiappe
!
Qualche
volta
,
aprendo
sì
e
no
gli
occhi
,
vedevamo
i
branchi
delle
bufale
o
dei
bovi
passare
rasente
a
noi
,
soffermandosi
a
fiutare
e
a
curiosare
.
Le
bufale
,
con
gli
occhi
neri
e
acuti
,
avevano
un
'
insistenza
che
non
ci
piaceva
affatto
;
ma
il
sonno
e
il
vino
non
ci
consentivano
di
alzarci
da
terra
;
e
,
perciò
,
non
abbiamo
mai
avuto
paura
.
Anche
le
vipere
non
mancano
,
anzi
quelle
di
Maccarese
sono
famose
;
per
dire
la
verità
,
non
sono
mai
venute
dove
eravamo
noi
.
Con
gli
occhi
sempre
intontiti
,
guardavo
il
mare
più
turchino
e
più
bello
,
e
vedevo
stuoli
di
alcioni
alzarsi
a
volo
come
se
fossero
stati
scossi
dalle
onde
sempre
uguali
e
disuguali
.
Sopra
le
macchie
volavano
,
invece
,
corvi
e
falchi
.
Alla
foce
dell
'
Arrone
,
dove
al
tempo
degli
Etruschi
,
tanto
per
fare
un
poco
di
storia
,
era
la
città
di
Fregenae
,
e
dove
l
'
aria
e
le
fiamme
del
calore
ora
brulicavano
insieme
,
si
vedeva
un
polverio
enorme
:
guardando
meglio
si
capiva
che
vi
andavano
a
bere
le
bufale
e
i
bovi
.
Prima
che
il
sole
tramontasse
,
facevamo
un
altro
bagno
;
e
,
se
il
mare
era
molto
mosso
,
stavamo
a
prendere
i
colpi
delle
onde
su
le
spalle
e
su
la
nuca
:
tenendoci
a
catena
,
per
non
essere
travolti
.
Tuttavia
Ercole
Drei
,
un
giorno
,
corse
lo
stesso
il
pericolo
di
affogare
.
Verso
sera
,
quando
un
'
umidità
calda
e
pesante
cominciava
a
venire
da
tutte
le
parti
,
e
la
spiaggia
non
brillava
più
,
ci
rivestivamo
e
tornavamo
verso
la
stazione
.
E
siccome
era
già
l
'
ora
di
cena
,
entravamo
dentro
una
«
dispensa
»
;
dietro
il
castello
barocco
di
San
Giorgio
.
L
'
Arrone
,
che
viene
dal
lago
di
Bracciano
,
sembrava
bianco
da
quanti
moscerini
vi
stavano
sopra
.
Se
passava
qualche
bufala
,
anche
sopra
essa
s
'
aggirava
una
nuvola
di
moscerini
;
e
gli
eucalipti
odoravano
lungo
la
strada
,
dove
si
inciampava
a
motivo
della
polvere
alta
e
ammucchiata
dalle
ruote
dei
carri
.
A
quel
tempo
,
a
Porto
San
Giorgio
,
c
'
erano
parecchi
prigionieri
tedeschi
e
austriaci
;
e
quelli
presi
dalla
malaria
,
gialli
e
spolpati
,
li
vedevamo
seduti
sull
'
argine
dell
'
Arrone
con
le
spalle
a
qualche
eucalipto
.
Una
volta
capitò
loro
anche
il
vaiuolo
;
e
bruciavano
i
pagliericci
dei
morti
,
abbandonandoli
alla
corrente
;
che
,
a
poco
a
poco
,
li
portava
fino
al
mare
,
già
mezzi
inceneriti
e
distrutti
.
La
«
dispensa
»
era
uno
stanzone
con
il
soffitto
a
volta
;
e
ci
stava
un
oste
con
la
moglie
;
tutti
e
due
con
la
malaria
.
Al
nostro
arrivo
,
benché
non
fosse
prudenza
perché
si
attiravano
le
zanzare
,
accendeva
una
candela
di
sego
e
l
'
infilava
dentro
il
collo
d
'
una
bottiglia
.
Dopo
un
'
ora
di
attesa
,
quasi
al
buio
,
le
paste
nel
sugo
erano
pronte
;
nere
di
pepe
.
E
ne
trangugiavamo
sempre
due
piatti
per
ciascuno
:
non
c
'
era
di
meglio
e
bisognava
adattarsi
.
Il
vino
,
grosso
e
pesante
,
metteva
il
fuoco
nel
sangue
.
E
,
benché
rimpiangessimo
di
non
avere
più
il
«
Chianti
»
,
si
buttava
giù
a
litri
.
Alle
altre
tavole
dello
stanzone
stavano
i
lavoranti
della
tenuta
,
i
pastori
e
i
butteri
.
E
sempre
arrivava
qualcuno
con
la
febbre
addosso
,
presa
durante
la
giornata
;
il
quale
andava
a
sedersi
un
poco
in
disparte
,
verso
la
porta
.
La
poca
luce
non
ci
permetteva
di
scorgere
bene
i
visi
;
e
tra
le
gambe
venivano
almeno
cinque
o
sei
cani
randagi
che
non
erano
mai
gli
stessi
.
L
'
oste
era
sgarbato
e
svogliato
;
e
,
per
farlo
rispondere
,
bisognava
ripetergli
la
domanda
più
d
'
una
volta
.
Pareva
che
gli
mancasse
un
pezzo
di
testa
dietro
;
e
la
fronte
,
a
forza
di
stringersi
,
era
riuscita
ad
essere
piccola
quanto
una
noce
.
La
moglie
,
magra
e
cerea
,
legnosa
,
non
aveva
fiato
di
reggersi
in
piedi
;
e
,
quando
era
stata
costretta
ad
aiutare
lui
,
si
risedeva
subito
;
muovendo
gli
occhi
attorno
ai
piedi
,
come
fanno
quelli
che
non
ne
possono
più
dalla
stanchezza
.
Tanto
lui
che
lei
non
ci
guardavano
mai
;
anzi
,
non
guardavano
nulla
;
e
parlavano
solo
quando
non
potevano
farne
a
meno
.
Soltanto
l
'
oste
,
di
quando
in
quando
,
con
qualche
conoscente
,
malediceva
Maccarese
;
e
gli
rispondeva
un
sospiro
della
moglie
.
I
pastori
erano
più
loquaci
,
e
avevano
sempre
da
raccontare
quante
pecore
erano
morte
durante
la
giornata
;
con
la
pancia
scoppiata
per
aver
bevuto
l
'
acqua
cattiva
.
I
butteri
,
entrando
,
appoggiavano
dietro
la
porta
le
aste
,
con
le
quali
,
a
cavallo
,
picchiano
gli
armenti
quando
si
sbandano
:
avevano
gli
stivali
fin
sopra
i
ginocchi
e
compravano
,
avendo
più
denari
da
spendere
,
il
cacio
a
libbre
.
I
lavoranti
,
stavano
a
tavola
con
il
capo
giù
,
il
collo
irrigidito
,
i
gomiti
stesi
e
le
mani
allacciate
insieme
.
Si
mettevano
fermi
a
quel
modo
specialmente
dopo
aver
mangiato
,
e
non
aprivano
mai
bocca
altro
che
per
dolersi
della
fatica
e
del
disagio
.
Ogni
tanto
,
il
grido
di
qualche
civetta
,
sopra
un
eucalipto
,
faceva
volgere
la
testa
verso
la
porta
.
Restava
l
'
ultimo
tratto
di
strada
fino
alla
stazione
,
ed
era
già
buio
.
La
luna
,
sottile
e
larga
,
esciva
di
tra
gli
olmi
nebbiosi
;
e
rischiarava
abbastanza
,
e
io
provavo
non
poco
dispiacere
a
dover
salire
in
treno
;
perché
non
m
'
importava
più
nulla
di
Roma
,
e
m
'
aveva
fatto
bene
quella
giornata
senza
né
meno
ricordarmi
della
letteratura
e
dei
libri
.
Michele
Abramich
si
volgeva
verso
la
luna
;
e
,
scotendo
con
una
mano
i
soldi
di
rame
dentro
una
tasca
,
con
l
'
altra
le
mostrava
un
piccolo
Priapo
di
bronzo
,
che
aveva
trovato
in
certi
scavi
:
era
un
rito
pagano
.
Poi
la
guardava
tutto
soddisfatto
e
beato
;
e
,
a
quel
chiarore
,
gli
vedevo
brillare
gli
occhi
nella
faccia
rosolata
dal
sole
.
Mi
diceva
,
tutto
esaltato
:
-
Fa
'
così
anche
tu
!
Ma
io
camminavo
di
malavoglia
;
e
dentro
di
me
studiavo
invano
come
avrei
potuto
fare
per
non
tornare
a
Roma
.
Le
file
degli
olmi
erano
più
nere
della
notte
,
e
la
pianura
impiccioliva
.
Qualche
bosco
incendiato
,
sopra
una
collina
bassa
bassa
,
scintillava
con
una
giocondità
cattiva
.
Pareva
che
la
luna
mi
dicesse
:
«
Perché
non
torni
lungo
il
mare
?
Ti
tengo
compagnia
io
»
.
E
,
tra
un
passo
e
l
'
altro
,
rimpiangevo
di
sapere
che
il
giorno
dopo
qualcuno
mi
avrebbe
ricordato
la
mia
triste
ambizione
.
Come
,
lungo
il
mare
,
tutto
m
'
era
parso
inutile
e
fastidioso
!
Come
m
'
avevano
fatto
pietà
e
schifo
gli
scrittori
,
i
giornali
e
i
libri
!
Giunto
a
casa
,
non
potevo
pigliare
sonno
.
In
un
incubo
bollente
rivedevo
le
bufale
,
le
vipere
,
i
ramarri
;
e
mi
pareva
di
volare
,
come
un
uccellaccio
,
incontro
a
qualche
montagna
innalzate
dal
mio
pensiero
.
Ma
andavamo
anche
sul
Monte
Soratte
.
Scesi
dal
tranvai
,
alla
stazione
di
Sant
'
Oreste
,
prendevamo
su
per
una
oliveta
scura
e
immobile
;
addossata
sotto
il
macigno
crudo
tagliente
.
Prima
,
bisogna
arrivare
al
paese
di
Sant
'
Oreste
;
le
cui
case
hanno
lo
stesso
colore
della
pietra
dove
stanno
a
picco
;
su
una
vallata
che
si
stende
a
perdita
d
'
occhio
.
Per
entrare
in
paese
bisogna
varcarne
la
porta
;
ma
c
'
è
una
tabella
di
legno
dov
'
è
scritto
:
È
vietata
l
'
introduzione
e
la
circolazione
degli
animali
suini
nell
'
interno
del
paese
.
Perciò
,
noi
ci
guardavamo
sbigottiti
e
restavamo
di
fuori
.
Ci
si
ficcava
,
invece
,
dentro
la
trattoria
;
che
è
di
fianco
.
Le
pareti
hanno
un
colore
turchiniccio
;
e
,
in
fondo
,
dietro
il
bancone
padronale
,
c
'
è
il
busto
in
gesso
di
Vittorio
Emanuele
II
,
tra
due
grandi
corna
di
bue
e
sopra
una
mensola
verde
sovraccarica
di
bottiglie
e
di
scatole
da
conserva
.
L
'
ostessa
prima
non
risponde
;
poi
borbotta
sottovoce
,
scappando
;
poi
intende
a
traverso
;
e
,
alla
fine
,
data
un
'
occhiata
che
vorrebbe
divorarci
vivi
,
si
decide
a
cavare
la
voce
.
E
,
allora
,
si
capisce
che
è
una
burbera
molto
buona
e
tranquilla
.
Fatto
uno
spuntino
e
prese
le
provviste
,
cominciavamo
l
'
ascensione
del
Soratte
.
Dura
un
'
ora
o
poco
più
;
ma
noi
la
facevamo
anche
in
meno
;
non
badando
a
qualche
sdrucciolone
e
a
qualche
ginocchiata
.
L
'
aria
si
fa
più
leggera
quasi
ad
ogni
passo
;
e
la
vallata
del
Tevere
,
dalla
parte
opposta
a
quella
donde
siamo
saliti
fino
al
paese
,
comincia
a
spiegarsi
senza
usura
dinanzi
a
una
meravigliosa
vista
di
montagne
;
e
sono
tante
che
per
avvedersi
di
tutte
,
senza
saltarne
nessuna
,
bisogna
guardarle
a
una
per
volta
.
Ma
più
che
si
guardano
e
più
se
ne
scoprono
;
e
ognuna
sembra
desiderosa
di
essere
la
più
bella
.
Il
cielo
e
l
'
aria
vi
stanno
sopra
come
se
avessero
paura
di
toccarle
;
e
solo
il
vento
s
'
arrischia
,
almeno
a
sentirselo
passare
rasente
gli
orecchi
,
a
andare
fino
là
senza
perdere
la
strada
.
Il
Soratte
,
durante
l
'
estate
,
è
tutto
fiorito
.
Le
eriche
rosse
escono
dai
buchi
della
selce
;
e
,
qualche
volta
,
ci
sono
anche
certe
campanule
pallide
che
s
'
attorcigliano
come
ghirlandette
.
Testucchi
e
lecci
nani
,
a
cespugli
,
crescono
sul
fianco
del
monte
,
dalla
parte
del
Tevere
,
e
il
loro
colore
s
'
incupa
di
mano
in
mano
che
scende
giù
nella
vallata
,
insieme
con
il
mentastro
e
la
nepitella
.
L
'
ombra
del
monte
è
così
grande
che
il
sole
si
stende
soltanto
di
là
dal
fiume
,
che
,
di
lassù
,
pare
fermo
.
Mentre
,
dalla
parte
di
Roma
e
del
mare
,
la
vallata
se
è
un
poco
nebbiosa
,
abbarbaglia
e
luccica
in
tanti
seni
di
tutte
le
dimensioni
.
Il
silenzio
fa
udire
quel
che
si
pensa
.
L
'
ultima
volta
che
salii
,
le
cavalle
avevano
figliato
;
e
pascolavano
sul
dorso
acuminato
del
monte
.
Mi
ricordo
anche
d
'
aver
sentito
ragliare
un
asino
giù
in
fondo
alla
vallata
,
e
quel
raglio
mi
sembrò
dolcissimo
e
perfino
musicale
;
perché
la
distanza
gli
toglieva
il
troppo
e
lo
sgradevole
.
Sul
Soratte
,
una
volta
c
'
erano
quattro
conventi
;
uno
per
ogni
punta
:
San
Silvestro
,
Santa
Maria
delle
Grazie
,
Sant
'
Antonio
,
Santa
Lucia
.
Ora
,
intero
c
'
è
rimasto
soltanto
quello
di
Santa
Maria
delle
Grazie
;
e
i
ruderi
di
quello
di
San
Silvestro
.
Il
viottolo
mena
ad
essi
.
A
metà
della
salita
,
in
mezzo
a
una
boscaglia
di
lecci
,
c
'
è
una
cappellina
;
e
dentro
,
lungo
le
pareti
laterali
,
due
sedili
:
una
croce
fatta
con
il
carbone
dove
dovrebbe
essere
un
'
immagine
.
Seguitando
,
si
vede
la
cinta
del
convento
di
Santa
Maria
;
fatta
di
sassi
a
secco
,
sotto
una
greppaia
rossa
di
rosolacci
,
che
non
stanno
mai
fermi
.
E
sotto
la
cinta
,
una
pergola
di
viti
;
che
fa
ombra
a
una
striscia
larga
e
sbilenca
di
grano
.
Il
convento
è
disabitato
da
parecchi
anni
;
ma
c
'
è
andato
a
stare
Fra
'
Camillo
Coppini
,
nato
a
Grassina
,
nei
dintorni
di
Firenze
.
Non
è
difficile
che
venga
a
spalancare
la
porta
senza
scarpe
e
senza
calze
,
con
la
tonaca
nera
tirata
su
alla
cintola
;
e
una
falce
in
mano
,
con
la
quale
era
a
mietere
il
fieno
quando
abbiamo
tirato
la
campanella
.
Dopo
le
prime
parole
,
egli
dichiara
subito
di
essere
un
uomo
«
storico
»
;
cioè
un
uomo
che
appartiene
,
ormai
,
alla
storia
.
E
,
per
convincere
,
butta
in
terra
la
falce
,
si
ficca
le
mani
in
seno
e
tira
fuori
il
libro
che
sta
componendo
.
Il
titolo
del
libro
,
scritto
da
lui
stesso
con
una
penna
spuntata
e
con
l
'
inchiostro
di
more
mature
,
ha
questo
titolo
:
«
Il
trionfo
dell
'
Umanità
naturale
e
la
distruzione
della
Fisumana
;
dove
si
trova
il
proscioglimento
della
vera
filosofia
con
la
vera
difesa
della
Vita
;
ovverosia
il
Tesoro
secondo
l
'
epoca
e
il
tempo
»
.
E
,
per
accertare
che
si
tratta
d
'
una
cosa
seria
e
immortale
,
avverte
che
l
'
hanno
letto
Dante
Alighieri
e
cinque
o
sei
altre
persone
che
s
'
accostano
a
quel
calibro
.
Ma
non
basta
.
Sempre
dal
seno
,
cava
altri
suoi
libri
di
minore
importanza
,
che
sono
come
i
commentari
di
quello
;
e
allora
si
capisce
perché
la
tonaca
,
impataccata
e
sporca
,
gli
stia
gonfia
sopra
la
cintola
come
se
fosse
pregno
.
Il
suo
viso
scarno
,
dove
sono
soltanto
le
pieghe
della
pelle
,
si
fa
più
attento
e
si
illumina
;
gli
occhi
,
neri
e
dolci
,
pigliano
un
fanatismo
vigile
e
impaziente
.
Uno
di
noi
gli
chiede
:
-
Che
cosa
vuol
dire
Fisumana
?
Ed
egli
spiega
,
con
energica
enfasi
:
-
La
Fisumana
è
la
cattiveria
degli
uomini
,
e
io
ho
trovato
il
modo
di
renderla
innocua
.
Intanto
,
si
entra
in
un
praticello
erboso
;
in
mezzo
al
quale
c
'
è
soltanto
un
gelso
.
Fra
'
Camillo
ci
segue
e
ci
studia
;
per
capire
che
gente
siamo
.
Passatagli
la
diffidenza
,
la
sua
voce
si
fa
più
amichevole
;
e
si
capisce
che
ha
una
gran
voglia
di
confidarsi
.
Ma
noi
,
invece
,
secondo
il
solito
,
abbiamo
fame
,
e
glielo
diciamo
.
Egli
non
se
lo
fa
ripetere
due
volte
:
entra
,
quasi
di
corsa
,
dentro
il
convento
;
per
pigliare
un
tavolino
e
le
sedie
.
Poi
,
rispettosamente
ma
dignitosamente
,
domanda
:
-
Vogliono
bere
un
bicchiere
d
'
acqua
fresca
?
Dopo
due
o
tre
volte
che
siamo
stati
sul
Soratte
,
è
doventato
nostro
amico
;
e
io
voglio
ricordare
una
visita
più
lunga
delle
solite
.
Tralascio
l
'
arrivo
e
salto
al
desinare
.
Fra
'
Camillo
,
mentre
stiamo
per
finire
le
ultime
briciole
del
tonno
,
frugando
tra
le
pieghe
della
carta
unta
,
ci
propone
un
piatto
d
'
insalata
.
Si
leva
da
sedere
e
va
all
'
orticello
.
Per
entrare
,
deve
togliere
prima
,
ad
una
per
volta
,
un
mucchio
di
pietre
addossate
al
cancellino
sfasciato
.
Tra
due
sassi
piatti
e
incavati
,
dove
dovrebbero
essere
gli
arpioni
,
prende
un
falcetto
e
comincia
a
tagliare
erba
e
insalata
insieme
.
Quando
gli
pare
che
basti
,
ci
grida
:
-
Ora
vado
a
sciacquare
quel
che
ho
preso
.
È
inutile
protestare
che
l
'
erba
non
ci
piace
:
egli
ci
garantisce
che
è
buona
quanto
l
'
insalata
.
E
,
per
convincerci
,
se
ne
mette
in
bocca
una
pianta
.
Ma
l
'
olio
puzza
come
quello
delle
macchine
.
Quando
glielo
diciamo
,
resta
sorpreso
e
scontento
del
nostro
gusto
,
con
la
bocca
piena
e
l
'
erba
mezza
dentro
e
mezza
giù
per
il
mento
.
Noi
non
possiamo
andare
avanti
,
e
Fra
'
Camillo
Coppini
,
mortificato
,
finisce
da
solo
ogni
cosa
.
Povero
e
onesto
,
campa
con
quel
che
gli
frutta
l
'
orticello
e
la
fetta
di
terra
;
che
coltiva
da
sé
.
Intanto
,
vengono
due
ragazzi
che
pasturano
le
capre
fuori
della
cinta
.
Uno
tiene
per
le
gambe
un
falchetto
,
che
non
ha
messo
ancora
le
penne
.
Pare
involtato
in
una
lanugine
grigia
,
e
apre
il
becco
spenzolando
la
lingua
.
Gli
occhi
aperti
sbattono
,
ma
senza
chiudersi
;
e
torce
il
collo
,
come
può
,
per
guardare
verso
noi
.
Il
pastore
lo
butta
sopra
un
muricciolo
,
e
propone
al
compagno
di
ammazzarlo
lapidandolo
;
per
fare
la
scommessa
a
chi
tira
più
dritto
.
Io
dico
che
non
voglio
;
e
Michele
Abramich
,
gongolando
di
speranza
che
gli
accende
di
più
il
viso
sempre
infiammato
e
gli
brilla
negli
occhi
azzurri
,
domanda
loro
se
possono
procurargli
almeno
un
litro
di
latte
o
una
ricotta
di
qualche
chilo
.
I
due
ragazzi
spariscono
subito
a
mungere
le
capre
.
Allora
,
Fra
'
Camillo
piglia
il
falco
e
lo
mette
dentro
un
secchio
,
dicendo
che
ce
lo
friggerà
a
cena
.
Ma
noi
vogliamo
che
egli
faccia
un
discorso
;
e
ci
contenta
subito
.
Batte
le
mani
insieme
e
salta
sopra
un
sedile
di
pietra
,
all
'
ombra
di
un
leccio
.
Tossendo
,
si
spurga
;
poi
,
tende
un
braccio
.
La
nostra
attenzione
silenziosa
lo
anima
;
e
sorride
,
già
sicuro
che
lo
dovremo
acclamare
.
Comincia
:
«
Io
,
Fra
'
Camillo
Coppini
,
povero
fraticello
eremita
,
ho
scritto
il
gran
libro
della
Fisumana
;
ed
ora
dirò
due
parole
alla
buona
così
come
mi
vengono
»
.
Fissa
gli
occhi
da
una
parte
,
accanto
a
sé
;
fa
schioccare
le
dita
,
e
il
suo
viso
pare
tormentato
.
Ma
,
con
uno
scatto
fiero
,
quasi
maestoso
,
erge
la
testa
;
e
continua
:
«
Il
Paradiso
di
Satana
,
il
Purgatorio
di
Lucifero
,
e
il
Limbo
degli
uomini
temperati
,
com
'
io
nel
mio
pensiero
li
ho
visti
più
di
una
volta
...
»
.
Ma
la
parola
gli
manca
,
per
ora
;
ed
egli
ci
fa
comprendere
,
con
un
largo
gesto
esecratorio
della
mano
,
quel
che
vorrebbe
dire
.
Fa
una
lunga
risata
,
perché
ha
bisogno
di
tenere
i
nervi
al
posto
,
ma
l
'
occhio
gli
si
rischiara
,
le
righe
della
faccia
si
appianano
,
tutto
il
viso
ha
un
'
aria
ascetica
,
le
parole
vengono
con
una
facondia
irruente
ed
efficace
.
Ad
un
certo
punto
,
grida
:
«
La
spianata
delle
tombe
,
dei
re
,
dei
regni
,
delle
montagne
e
di
tutti
i
vigliacchi
che
sono
su
la
terra
,
dovrà
assicurare
all
'
umanità
il
trionfo
dei
buoni
e
degli
onesti
.
Il
mio
Libro
è
il
centro
aeroso
dell
'
Universo
;
e
io
,
frate
Camillo
Coppini
,
nutrirò
la
coscienza
di
tutti
.
Ciò
che
si
vede
su
la
pianura
della
terra
deve
divenire
,
un
giorno
,
cenere
e
polvere
.
Meno
che
cinque
cose
,
o
bene
sei
,
sono
eterne
:
la
luce
del
giorno
e
la
notte
;
i
venti
,
le
acque
e
la
terra
;
il
Padrone
del
macchinario
del
movimento
di
questo
mondo
,
ossia
Dio
!
»
La
sua
parola
fantastica
,
chiara
e
impetuosa
,
ormai
ha
preso
la
rincorsa
,
e
ci
trincia
sentenze
e
ammonimenti
.
Dopo
averlo
applaudito
,
lo
portiamo
di
peso
sopra
le
spalle
.
Fra
'
Camillo
ride
a
bocca
aperta
e
ringrazia
;
e
sappiamo
dai
suoi
occhi
che
ci
è
riconoscente
di
averlo
capito
e
di
prenderlo
sul
serio
.
Intanto
la
metà
della
giornata
è
trascorsa
,
e
il
Tevere
è
sempre
raggomitolato
nel
suo
letto
di
terre
incolte
.
Per
parecchi
chilometri
lustra
a
pezzi
,
secondo
i
suoi
giri
;
e
una
nebbiolina
,
trasparente
più
d
'
un
velo
che
sia
per
sparire
,
lo
segue
fin
dove
i
nostri
occhi
non
vedono
più
.
Questa
nebbiolina
è
anche
ai
piedi
delle
montagne
,
e
sembra
che
riesca
a
dissolverle
;
perché
si
giurerebbe
che
non
sono
soffici
e
molli
;
più
delle
ombre
turchine
che
le
nuvole
lasciano
cadere
giù
nella
vallata
.
Ma
,
quando
il
sole
è
per
discendere
,
le
montagne
fanno
biancheggiare
per
qualche
mezz
'
ora
i
loro
paesetti
;
e
poi
,
con
lo
sbiadirsi
della
sera
li
rinascondono
dentro
se
stesse
.
Allora
,
il
lago
di
Bracciano
sembra
uno
specchio
caliginoso
,
l
'
Appennino
Umbro
indossa
un
celeste
più
tranquillo
e
il
Gran
Sasso
si
schiara
.
Non
so
perché
,
Fra
'
Camillo
ci
parla
a
modo
suo
della
«
sventura
»
del
Calvario
;
mentre
ci
rechiamo
dalla
punta
di
Santa
Maria
a
quella
di
San
Silvestro
;
per
un
sentiero
non
sempre
piano
;
e
il
vento
ci
butta
quasi
in
terra
.
Sotto
a
noi
,
tra
le
sporgenze
acuminate
dei
macigni
,
s
'
intravede
il
gran
precipizio
del
baratro
;
e
fa
l
'
effetto
di
essere
tirati
giù
a
battere
la
testa
.
Ma
,
mentre
si
sta
lì
a
fare
queste
considerazioni
,
un
falco
,
con
le
ali
aperte
,
viene
a
oscillare
lentissimamente
nell
'
aria
;
e
poi
si
ferma
.
Guardando
meglio
nelle
lontananze
,
ne
vediamo
parecchi
altri
;
tutti
sospesi
a
quel
modo
.
Intanto
,
siamo
entrati
nella
Chiesa
di
San
Silvestro
;
che
è
monumento
nazionale
.
Squarciata
dai
fulmini
e
dai
temporali
,
ogni
anno
perde
qualche
pezzo
di
muro
;
che
si
sbriciola
su
la
roccia
.
Una
volta
,
i
pastori
ci
si
rifugiavano
con
le
pecore
e
ci
accendevano
il
fuoco
;
ma
Fra
'
Camillo
Coppini
,
ora
,
la
tiene
pulita
e
chiusa
a
chiave
.
Scendiamo
a
vedere
e
a
tastare
con
le
nocche
il
sasso
dove
dormiva
San
Silvestro
;
incastrato
dentro
una
grotta
buia
,
sotto
l
'
altare
.
Dove
è
stato
tolto
l
'
intonaco
,
le
pareti
sono
coperte
da
affreschi
del
Trecento
,
e
la
cripta
conserva
ancora
alcuni
bassorilievi
romanici
e
dell
'
antico
tempio
di
Apollo
;
sopra
il
quale
fu
eretta
la
chiesa
cristiana
.
Da
quella
cima
,
l
'
orizzonte
è
anche
più
vasto
;
e
si
vede
perfino
il
Monte
Amiata
,
al
confine
del
territorio
senese
.
Stiamo
lassù
fino
a
buio
fatto
,
dopo
che
il
sole
s
'
è
lasciato
pigliare
dentro
una
ragnaia
di
nuvole
.
Per
cena
,
riesciamo
ad
evitare
che
Fra
'
Camillo
tiri
il
collo
al
falchetto
;
ma
mentre
mangiamo
nel
refettorio
,
perché
fuori
è
troppo
freddo
,
sentiamo
l
'
uccello
lamentarsi
con
una
specie
di
fischio
intasato
e
sbattere
le
ali
dentro
il
secchio
.
Il
refettorio
è
tutto
polveroso
,
con
quattro
tavolinacci
rozzi
e
tarlati
.
Stiamo
vicino
a
una
finestrucola
inferriata
,
che
dà
a
picco
su
la
valle
.
Un
pipistrello
si
attacca
all
'
architrave
e
si
dondola
.
Dovremmo
mandare
giù
,
ma
non
ci
riesce
,
una
frittata
.
Fra
'
Camillo
ci
ha
messo
troppo
sale
;
e
,
volendola
fare
con
le
cipolle
,
ci
ha
tagliato
anche
i
gambi
,
che
sono
restati
crudi
.
Inoltre
,
non
avendo
più
vino
,
ci
propone
di
mettere
nell
'
acqua
un
poco
di
aceto
;
come
fa
sempre
lui
.
Il
buio
accresce
la
paura
che
la
giornata
non
finisca
allegramente
;
e
né
meno
a
cantare
con
quanto
fiato
abbiamo
in
corpo
ci
riesce
a
ridere
senza
essere
troppo
nervosi
.
Il
romito
,
sempre
attento
,
se
ne
avvede
;
e
reca
due
candele
accese
.
Allora
,
facciamo
un
ultimo
tentativo
di
baldoria
;
ma
il
nostro
amico
resta
inquieto
lo
stesso
;
e
noi
ci
convinciamo
che
è
meglio
andare
a
dormire
.
Intanto
,
veniamo
a
sapere
che
egli
è
stato
una
volta
frate
laico
e
andava
alla
cerca
,
ed
ora
veste
a
quel
modo
per
amore
all
'
abitudine
.
Ci
accompagna
in
una
stanzucola
,
dove
non
c
'
è
se
non
uno
strato
di
paglia
;
che
puzza
di
topi
e
di
muffa
;
e
qualche
tarpone
nero
,
infatti
,
s
'
è
visto
correre
su
per
le
scale
.
Ma
,
prima
che
ci
stendiamo
,
apre
una
finestruccia
,
e
ci
indica
Roma
:
un
bagliore
lontano
e
basta
.
Preso
sonno
,
senza
spegnere
le
candele
infilzate
in
un
ferro
a
punta
,
ci
viene
a
destare
,
per
sbaglio
,
un
'
ora
prima
.
Sono
soltanto
le
tre
e
mezzo
;
ma
esciamo
lo
stesso
,
per
avviarci
giù
alla
stazione
.
La
nebbia
è
fittissima
e
scura
;
e
lampeggia
proprio
all
'
altezza
del
convento
.
Per
non
rifare
la
stessa
strada
,
Fra
'
Camillo
ci
fa
prendere
una
scorciatoia
scavata
giù
per
la
china
più
ripida
del
monte
.
Non
vediamo
dove
mettere
i
piedi
e
ci
si
aiuta
con
le
mani
,
per
non
scivolare
in
dietro
.
Ma
egli
va
giù
a
salti
,
aprendo
le
braccia
e
facendo
rotolare
i
sassi
perché
si
sentano
rimbalzare
e
battere
fino
in
fondo
.
Allora
,
ci
piglia
paura
di
cadere
a
capofitto
;
e
,
prima
di
movere
il
passo
,
cerchiamo
sempre
di
afferrarci
a
qualche
sporgenza
o
a
qualche
cespuglio
.
Quando
il
frate
non
ci
aspetta
,
dopo
due
metri
non
si
scorge
più
.
I
falchi
,
di
mano
in
mano
che
scendiamo
,
spiccano
il
volo
;
e
sentiamo
ventare
le
loro
ali
.
Il
frate
,
che
pare
un
lugubre
fantoccio
nero
,
gesticola
e
grida
;
poi
,
sghignazza
del
nostro
impaccio
.
A
un
certo
punto
,
crediamo
che
si
debba
ammattire
anche
noi
;
e
la
china
non
finisce
mai
.
La
nebbia
pare
che
ci
pesi
su
le
spalle
,
e
proviamo
una
specie
di
disperazione
e
di
scoraggiamento
.
I
falchi
si
levano
da
tutte
le
parti
;
la
selce
,
urtata
dalle
scarpe
,
fa
un
rumore
secco
ed
aspro
.
Alla
fine
,
non
resta
che
da
attraversare
un
lunghissimo
prato
,
dove
c
'
è
una
vacca
soltanto
;
e
siamo
prossimi
alla
stazione
.
Fra
'
Camillo
ci
deve
salutare
,
e
si
duole
della
sua
solitudine
.
Ci
dice
:
-
Mi
troveranno
morto
,
come
un
falco
,
tramezzo
i
sassi
;
che
cade
giù
,
e
tutto
è
finito
!
Anche
quest
'
anno
conto
e
spero
di
tornare
a
Maccarese
e
al
Soratte
.
In
quanto
alla
letteratura
,
me
ne
sto
più
lontano
che
è
possibile
;
anzi
,
non
voglio
mai
che
se
ne
parli
in
mia
presenza
,
né
meno
dagli
amici
;
e
il
mio
più
forte
orgoglio
è
di
sentirmi
tutto
quanto
preso
dal
lavoro
senza
mai
insozzarmi
con
i
bacherozzoli
,
che
vengono
da
sé
a
farsi
spiaccicare
sotto
le
scarpe
.
L
'
AMORE
La
mattinata
nuvolosa
si
schiariva
,
ma
il
mare
restava
di
un
colore
pallido
.
Virginia
Secci
era
già
escita
,
e
s
'
allontanava
sempre
di
più
verso
la
punta
del
molo
fatto
di
spranghe
e
di
tavole
.
Io
la
guardavo
dalla
finestra
della
mia
casa
;
ch
'
era
a
pochi
metri
dalla
spiaggia
.
Le
barche
vicine
avevano
le
vele
gialle
e
aranciate
;
mentre
quelle
lontane
parevano
come
il
mare
o
quasi
bianche
.
I
miei
occhi
non
perdevano
di
vista
Virginia
,
perché
me
n
'
ero
innamorato
;
ed
ero
tanto
triste
,
che
non
mi
veniva
voglia
di
escire
.
Tutte
le
volte
che
la
guardavo
,
ero
triste
così
;
forse
,
perché
l
'
amavo
troppo
.
Avrei
voluto
dirle
tante
cose
buone
e
ingenue
;
anche
perché
dovevo
badarmi
da
suo
marito
.
Ma
io
l
'
amavo
a
malgrado
di
lui
,
e
non
volevo
rinunciare
al
mio
lungo
desiderio
.
Aspettai
,
perciò
,
ch
'
ella
stessa
tornasse
dalla
passeggiata
.
Intanto
,
mi
piaceva
di
pensare
a
quelle
cose
buone
e
ingenue
,
dolcissimamente
;
che
io
non
le
dicevo
mai
.
Quando
mi
passò
proprio
accanto
,
perché
io
m
'
ero
seduto
all
'
uscio
di
casa
,
ed
ella
abitava
per
lì
,
mi
riscossi
da
quella
specie
di
estasi
che
mi
pigliava
;
e
la
guardai
senza
né
meno
salutarla
.
Sentii
che
doventavo
bianco
,
e
dopo
aver
incontrato
i
suoi
occhi
,
fissai
il
mio
sguardo
su
la
rena
.
E
l
'
ascoltai
camminare
.
Se
avessi
avuto
la
voce
come
i
miei
pensieri
,
non
avrei
temuto
a
parlarle
;
ma
io
non
avevo
la
voce
di
tutti
gli
altri
giorni
,
quella
con
la
quale
parlavo
a
tutti
,
di
qualunque
cosa
.
Come
il
solito
,
dopo
averla
veduta
,
mi
chiusi
in
casa
.
Dalle
imposte
socchiuse
battevano
,
sul
muro
di
fronte
,
della
stanza
a
pianterreno
,
i
riflessi
chiari
e
luminosi
delle
onde
;
come
se
fossero
stati
specchi
mobili
e
leggieri
.
Nel
pomeriggio
,
mi
affacciai
alla
finestra
;
per
quanto
fossi
quasi
sicuro
che
non
avrei
rivisto
Virginia
;
e
provavo
un
dolore
che
mi
pareva
torvo
e
ambiguo
come
il
volto
del
suo
marito
.
Mentre
stavo
così
,
il
mare
cominciò
a
farsi
più
turchino
;
e
,
allora
,
il
cielo
era
più
pallido
di
esso
.
Sul
mare
,
c
'
erano
lunghissime
strisce
,
quasi
bianche
;
che
,
giunte
fin
quasi
alla
spiaggia
,
sparivano
.
Non
ricordavo
più
da
quanto
tempo
mi
trovassi
a
Cattolica
;
e
mi
pareva
,
quasi
,
di
essere
arrivato
in
quel
momento
.
E
,
allora
,
se
Virginia
mi
avesse
parlato
,
io
le
avrei
detto
che
l
'
amavo
.
Il
giorno
dopo
,
il
cielo
era
interamente
grigio
;
e
,
durante
le
ultime
ore
della
notte
,
aveva
piovuto
.
Il
mare
era
verdastro
verso
la
riva
;
e
violaceo
verso
l
'
orizzonte
.
E
io
non
vidi
Virginia
.
Non
so
perché
,
quasi
credevo
di
poterla
dimenticare
;
e
,
invece
,
a
sera
,
non
potei
darmi
pace
di
non
averla
veduta
.
Mi
sentivo
pronto
a
inventare
una
scusa
,
per
recarmi
alla
sua
casa
;
perché
,
se
avessi
saputo
ch
'
era
morta
,
non
avrei
sofferto
a
quel
modo
.
Ma
venne
un
temporale
;
con
uno
scirocco
fortissimo
,
che
lo
portò
sopra
Rimini
.
Molte
barche
di
pescatori
rientrarono
,
infilandosi
a
stento
in
un
fiumiciattolo
tortuoso
;
che
si
chiama
Tavollo
.
La
notte
non
potei
dormire
;
e
mi
proposi
,
non
so
se
sognando
o
pensando
da
vero
,
di
vedere
Virginia
il
giorno
dopo
;
anche
se
avessi
dovuto
cercarla
io
stesso
.
Ma
,
alzatomi
,
non
mi
sentivo
più
capace
di
mantenere
quel
proposito
;
e
restai
all
'
uscio
di
casa
,
aspettando
ch
'
ella
facesse
la
sua
passeggiata
fino
al
molo
.
E
invece
,
non
escì
.
Dopo
mezzogiorno
,
il
cielo
si
fece
chiaro
,
quasi
sereno
;
e
il
mare
prese
subitamente
un
turchino
stupendo
.
I
casotti
dei
bagnanti
facevano
tutti
una
piccola
ombra
,
oblunga
,
da
una
parte
.
A
non
vedere
Virginia
,
mi
pareva
quasi
una
cattiveria
folle
.
Ma
,
intanto
,
m
'
ero
dovuto
convincere
che
l
'
avvocato
Germano
Secci
,
suo
marito
,
veniva
a
passeggiare
sempre
più
a
lungo
attorno
alla
mia
casa
.
Se
avesse
voluto
parlarmi
,
come
da
prima
avevo
supposto
,
avrebbe
potuto
trovarne
il
modo
;
ma
certo
è
ch
'
egli
si
comportava
come
se
avesse
voluto
farsi
notare
da
me
.
E
io
,
invece
,
lo
evitavo
;
non
perché
ne
avessi
timore
,
ma
per
la
sua
aria
troppo
triste
.
Era
alto
,
pallido
e
magro
;
sempre
vestito
di
nero
;
e
i
pantaloni
gli
sventolavano
in
fondo
alle
gambe
e
alle
ginocchia
quando
tirava
anche
un
poco
di
vento
.
Aveva
un
grosso
bastone
in
mano
;
e
,
molte
volte
,
mi
faceva
l
'
effetto
che
quel
bastone
fosse
più
vivo
di
lui
.
Quest
'
uomo
metteva
nel
mio
sentimento
un
senso
di
angoscia
;
mentre
il
desiderio
di
Virginia
si
faceva
sempre
più
acuto
.
Verso
sera
il
mare
si
fece
di
un
turchino
lucente
,
con
strisce
più
scure
da
per
tutto
.
Le
vele
sembravano
d
'
oro
,
e
il
cielo
era
un
poco
roseo
in
fondo
all
'
orizzonte
.
Me
ne
ricordo
bene
,
perché
proprio
in
quell
'
ora
passò
Virginia
dinanzi
a
me
.
Me
n
'
accorsi
soltanto
quando
mi
fu
a
qualche
passo
;
e
a
pena
feci
in
tempo
ad
alzare
gli
occhi
per
vederla
in
viso
.
Mi
guardai
attorno
,
per
assicurarmi
che
non
ci
fosse
suo
marito
e
m
'
arrischiai
a
seguirla
;
perché
mi
proponevo
di
parlarle
da
vero
;
quando
fosse
più
sera
.
Ella
andò
sopra
il
molo
e
quando
fu
in
fondo
si
sedette
.
Io
feci
lo
stesso
,
ma
senza
sedermi
.
Guardavo
l
'
acqua
tra
le
spranghe
del
molo
;
con
le
mani
dietro
la
schiena
.
E
tendevo
gli
orecchi
,
senza
voltarmi
a
lei
.
Il
vento
mi
faceva
quasi
piangere
;
ma
più
forte
era
il
mio
sentimento
e
più
sentivo
che
m
'
era
impossibile
voltarmi
a
lei
;
e
mi
sentivo
attratto
a
cadere
nell
'
acqua
.
Il
fracasso
delle
onde
pareva
una
specie
di
scampanio
;
almeno
al
mio
udito
.
Intanto
cominciarono
a
escire
le
barche
per
la
pesca
.
Andavano
come
zoppicando
;
e
,
dopo
una
mezz
'
ora
,
sebbene
sembrassero
lentissime
,
erano
già
tutte
sparse
sul
mare
.
Vedendo
che
i
pescatori
,
rasentando
le
spranghe
del
molo
,
guardavano
più
in
dietro
a
me
,
capivo
che
Virginia
era
ancora
seduta
;
e
arrossivo
,
provando
una
vergogna
che
mi
faceva
male
anche
alla
testa
.
Quella
specie
di
scampanio
dentro
le
onde
spumose
,
che
increspavano
tutto
il
piano
dell
'
acqua
,
durava
ancora
;
e
lo
scricchiolio
delle
tavole
su
le
spranghe
,
qualche
volta
,
mi
pareva
come
una
voce
che
cominciasse
a
parlare
,
e
poi
si
spezzasse
subito
.
Tanto
ero
fuori
di
me
.
Che
faceva
Virginia
?
Pensava
a
me
o
forse
non
faceva
né
meno
caso
che
ci
fossi
?
Alla
fine
sentii
che
tornava
via
;
e
,
allora
,
anch
'
io
volli
fare
lo
stesso
;
ma
,
a
forza
di
stare
fermo
,
pareva
che
non
sapessi
più
camminare
,
e
inciampai
in
una
tavola
schiodata
.
Anche
la
distanza
tra
il
mare
e
la
mia
casa
mi
pareva
raddoppiata
.
In
certi
casi
,
la
solitudine
allunga
le
distanze
fino
all
'
infinito
.
Il
giorno
dopo
,
mentre
facevo
qualche
passo
dinanzi
a
casa
mia
,
fumando
una
sigaretta
,
mi
sentii
mettere
una
mano
sopra
una
spalla
.
Mi
voltai
,
e
l
'
avvocato
Secci
mi
disse
:
-
Lei
è
innamorato
di
mia
moglie
.
Mi
dispiacque
mentire
,
ma
risposi
:
-
Non
è
vero
.
-
Perché
non
dire
la
verità
?
Lei
non
è
un
uomo
come
tutti
gli
altri
e
non
le
parrà
ridicolo
come
io
le
voglio
parlare
.
Mi
ascolti
,
invece
.
Lei
non
riderà
di
me
;
ne
sono
sicuro
.
Anch
'
io
sono
innamorato
di
mia
moglie
.
L
'
amo
più
di
tutti
i
suoi
amanti
.
Ne
sono
sicuro
.
Ogni
anno
ella
mi
tradisce
con
un
nuovo
amante
.
Nessuno
,
quando
l
'
ha
guardata
,
può
fare
a
meno
di
non
innamorarsene
.
È
bella
.
Lei
sola
è
bella
.
Non
c
'
è
un
'
altra
donna
come
lei
.
Ma
quand
'
io
voglio
accarezzarla
ella
mi
dice
che
io
sono
sensuale
e
che
l
'
amo
soltanto
per
il
bisogno
ch
'
ella
sia
mia
.
Anche
i
suoi
amanti
li
rimprovera
con
le
stesse
parole
;
e
tutti
la
desiderano
soltanto
per
la
sua
bellezza
.
Sono
cinque
anni
che
io
l
'
ho
sposata
;
e
si
è
fatta
sempre
più
bella
.
Io
provavo
una
specie
di
ribrezzo
,
ma
il
Secci
seguitò
stringendomi
una
mano
:
-
Mi
sia
amico
,
e
comprenda
la
mia
amicizia
.
Non
si
disguidi
da
me
,
e
non
mi
giudichi
come
farebbe
un
uomo
qualunque
.
Lei
mi
deve
aiutare
.
Divenga
suo
amante
e
la
porti
via
con
sé
.
Non
la
lasci
mai
più
.
Io
voglio
avere
la
certezza
che
non
la
vedrò
mai
più
.
Non
la
dimenticherò
mai
,
ma
soffrirò
meno
.
La
prenda
lei
.
Allora
quest
'
uomo
,
che
prima
m
'
era
parso
perfino
tra
losco
e
stupido
,
mise
dentro
di
me
un
sentimento
inatteso
.
E
volli
rassicurarlo
che
potevo
sentirmi
suo
amico
.
Allora
,
passeggiammo
,
in
silenzio
,
lungo
il
mare
.
Il
vento
era
fortissimo
,
come
se
tonasse
.
Il
mare
fragoroso
.
Di
là
da
Rimini
,
lampeggiava
da
entro
una
nuvola
nerissima
.
Egli
mi
disse
:
-
Andiamo
in
casa
sua
,
perché
ella
escirà
;
e
non
deve
vederci
insieme
.
Entrammo
ma
ci
era
impossibile
parlare
,
e
restavamo
a
guardare
dalla
finestra
aperta
.
Io
ero
sconvolto
;
ed
egli
,
con
gli
occhi
e
con
il
volto
,
cercava
di
farmi
quietare
.
Ma
non
era
possibile
,
perché
m
'
aveva
detto
che
Virginia
sarebbe
escita
.
Il
mare
era
sempre
più
mosso
,
e
s
'
era
fatto
quasi
buio
.
I
lampi
illuminavano
,
a
tratti
,
tutto
il
mare
di
un
turchino
cupo
,
ma
tagliato
da
strisce
bianchissime
di
spuma
,
quasi
luccicanti
.
Il
Secci
mi
disse
,
tremando
:
-
Eccola
!
Io
mi
volsi
verso
Virginia
,
con
tutto
il
mio
animo
ansioso
.
Passò
rasente
la
finestra
,
alta
e
morbida
;
con
le
lunghe
gambe
e
il
petto
come
le
più
belle
statue
greche
.
Ma
pensando
che
ormai
le
avrei
dovuto
parlare
,
mi
sgomentò
il
presentimento
voluttuoso
;
e
caddi
in
ginocchio
.
Il
Secci
mi
sorresse
,
e
poi
mi
dette
un
bicchiere
di
acqua
.
UNA
SERA
PRESSO
IL
TEVERE
Avete
mai
amato
,
soltanto
a
sentirne
parlare
,
le
amanti
degli
altri
?
Io
,
sì
.
O
,
per
lo
meno
,
ho
avuto
per
queste
donne
una
simpatia
;
ch
'
era
più
dell
'
amicizia
.
Conoscendo
soltanto
le
loro
parole
e
il
loro
modo
di
amare
,
ho
avuto
il
desiderio
di
conoscerle
.
Nate
,
per
me
,
dalle
confidenze
de
'
miei
amici
,
hanno
cessato
di
esistere
sempre
troppo
presto
;
ma
più
presto
di
loro
finiscono
anche
quasi
tutte
le
cose
reali
,
che
sono
state
nostre
o
ci
hanno
interessato
.
Quelle
donne
,
invece
,
anche
se
ce
ne
ricordiamo
dopo
tanto
tempo
,
pigliano
sempre
un
senso
di
eternità
.
A
Roma
,
mangiavo
a
trattoria
ogni
giorno
con
molti
amici
;
tutti
pittori
e
scultori
.
Una
sera
,
io
e
uno
di
loro
,
Giovanni
Fossi
,
ci
prendemmo
a
braccetto
;
e
andammo
a
fumare
una
sigaretta
lungo
il
Tevere
.
Ci
trovammo
,
camminando
pian
piano
,
al
ponte
Sant
'
Angelo
,
dopo
aver
passato
per
non
so
quanti
vicoli
stretti
e
bui
;
dove
s
'
incontravano
sempre
donne
che
ci
sorridevano
non
si
sa
se
con
la
bocca
o
con
la
cicatrice
rossa
di
qualche
sfregio
lungo
le
guance
.
Era
caligine
,
e
il
primo
arco
del
ponte
Sant
'
Angelo
,
con
le
statue
,
illuminato
;
gli
altri
,
nel
buio
,
scuri
.
Di
là
dal
ponte
,
l
'
acqua
di
un
violetto
torbo
;
con
quattro
lunghi
riflessi
elettrici
,
a
punta
.
L
'
altro
parapetto
,
quello
incontro
a
noi
,
nero
.
Poi
,
il
fiume
doventava
di
un
verde
sudicio
;
e
l
'
acqua
,
scorrendo
,
si
raggrinziva
,
qua
e
là
,
alla
superficie
.
C
'
erano
ancora
i
resti
del
ponte
di
ferro
,
come
una
gabbia
ellittica
;
e
dietro
le
sbarre
si
vedevano
passare
i
tranvai
,
sul
nuovo
ponte
Vittorio
Emanuele
;
quasi
di
fianco
al
Palazzo
di
Giustizia
come
un
rettangolo
enorme
e
bianchiccio
,
illuminato
dalla
luce
elettrica
.
Alcuni
ragazzi
tiravano
sassi
contro
un
'
intavolatura
fatta
per
la
demolizione
del
ponte
di
ferro
.
Il
mio
amico
era
un
giovine
di
ventiquattro
anni
,
con
il
viso
glabro
,
di
vecchio
;
con
gli
occhi
febbricitanti
;
magrissimo
.
Il
fresco
della
sera
ci
faceva
bene
ad
ambedue
;
e
ci
piacevano
le
case
lungo
il
Tevere
;
silenziose
,
grigie
,
scure
;
con
qualche
lampadina
elettrica
su
per
le
scale
,
che
si
vedevano
dalle
finestre
aperte
.
Egli
mi
stringeva
le
braccia
;
e
la
voce
,
qualche
volta
tremolante
,
appassionata
e
secca
,
nervosa
,
mi
faceva
pensare
ai
suoi
tendini
tesi
.
Ad
un
tratto
,
senza
che
io
gli
avessi
chiesto
niente
,
mi
disse
:
-
Io
ti
dirò
perché
le
donne
non
mi
piacciono
più
.
Lo
guardai
bene
nel
viso
,
sorridendo
,
e
capii
ch
'
era
per
farmi
una
bellissima
confessione
;
un
poco
ingenua
e
sincera
.
-
T
'
ascolto
.
-
Ti
sarai
accorto
ch
'
io
molte
volte
sembro
trasognato
.
-
Sì
.
-
Devi
,
dunque
,
sapere
ch
'
io
penso
sempre
alla
stessa
cosa
.
Non
mi
riesce
non
pensarla
.
Due
mesi
fa
,
a
Lucca
,
io
mi
sono
innamorato
della
moglie
di
mio
zio
.
-
Ed
ella
ti
voleva
bene
?
-
Fu
lei
,
anzi
,
la
prima
.
-
T
'
ascolto
.
Parla
lentamente
.
-
Io
le
avevo
cominciato
un
ritratto
:
per
desiderio
del
suo
marito
...
Non
lo
chiamerò
mai
zio
.
È
lo
stesso
,
del
resto
.
Egli
non
stava
sempre
a
Lucca
,
perché
è
commesso
viaggiatore
.
Noi
due
potevamo
parlarci
a
comodo
nostro
.
Anzi
,
devi
sapere
ch
'
io
stavo
addirittura
in
casa
con
loro
.
«
Ti
dirò
soltanto
che
,
due
anni
innanzi
,
avevo
cominciato
a
capire
qualche
cosa
del
suo
sentimento
verso
di
me
.
«
Ma
io
me
ne
ripartii
senza
che
ci
fosse
stata
nessuna
parola
segreta
.
Quando
,
due
mesi
fa
,
tornai
,
allora
non
ebbi
più
riguardi
.
«
Io
,
da
principio
,
non
volevo
amarla
;
ma
non
mi
pareva
il
vero
che
cercasse
sempre
di
parlarmi
quando
eravamo
soli
.
Volevo
fare
in
modo
che
fosse
la
prima
a
dirmi
quel
che
sentiva
.
«
Intanto
,
io
le
raccontai
che
una
volta
avevo
sentito
così
il
bisogno
d
'
essere
amato
,
che
m
'
ero
messo
a
piangere
;
e
aggiunsi
che
,
se
avessi
trovato
una
donna
che
mi
amasse
altrettanto
,
sarei
stato
capace
,
per
lei
,
anche
di
uccidermi
.
In
parte
mi
pareva
vero
,
e
in
parte
esageravo
a
posta
.
La
seconda
volta
che
le
dissi
così
,
doventò
pallida
e
seria
;
e
mi
chiese
:
«
-
Non
si
può
,
dunque
,
voler
bene
a
te
?
«
E
pianse
.
Io
me
ne
andai
nella
mia
camera
.
La
sera
,
ci
rivedemmo
,
e
non
le
dissi
niente
.
Ma
,
sul
punto
di
lasciarci
per
andare
a
letto
,
mi
prese
il
viso
e
mi
baciò
.
Io
mi
sentii
venir
meno
.
Mi
baciò
,
mordendomi
il
labbro
di
sopra
;
e
non
dimenticherò
mai
più
quel
che
provai
in
quel
momento
.
Ebbi
a
pena
la
forza
di
ribaciarla
;
e
,
invece
di
andare
a
dormire
,
escimmo
nel
giardino
.
Era
un
giardino
tutto
chiuso
da
un
muro
.
«
Le
dissi
:
«
-
Credi
tu
di
volermi
bene
come
desidero
?
«
Volevo
ancora
essere
sicuro
,
e
stavo
bene
attento
a
quel
che
mi
rispondeva
.
«
Allora
,
mi
rispose
:
«
-
Tuo
zio
è
un
uomo
volgare
,
e
non
mi
ha
mai
compresa
.
Te
solo
voglio
amare
...
«
E
quella
fu
la
prima
volta
.
»
Io
risi
;
e
guardai
il
Tevere
,
che
ora
pareva
di
olio
verdastro
e
sporco
.
Ma
una
grande
dolcezza
mi
aveva
invaso
.
Anche
il
mio
amico
guardava
il
fiume
,
tacendo
.
-
E
poi
?
Egli
tacque
ancora
.
-
Raccontami
tutto
.
-
Ti
ripeto
ch
'
io
volli
assicurarmi
che
mi
voleva
bene
;
e
,
finché
non
ne
fui
sicuro
,
ero
io
che
mi
ricusavo
a
lei
.
La
mattina
,
prima
di
scendere
giù
in
salotto
dove
stava
il
marito
,
apriva
l
'
uscio
della
mia
camera
e
veniva
a
baciarmi
.
Il
Fossi
si
mise
le
mani
su
gli
occhi
.
-
Mi
pare
ancora
di
rivederla
,
quando
la
pregai
di
farsi
vedere
tutta
.
-
Era
fatta
bene
?
-
Ah
,
tu
vedessi
!
E
poi
si
mise
da
sé
in
una
posa
;
che
io
voglio
dipingere
.
Io
risi
un
'
altra
volta
.
Ma
egli
mi
guardò
serio
,
ed
io
allora
smisi
.
Pareva
che
Roma
ci
si
chiudesse
attorno
;
prima
con
gli
argini
del
fiume
,
poi
con
le
case
;
poi
con
il
cielo
.
Egli
mi
dette
un
colpo
forte
sul
braccio
,
perché
non
mi
distraessi
;
e
proseguì
:
-
Voleva
,
a
tutti
i
costi
,
fuggire
di
casa
con
me
;
era
pronta
a
portar
via
i
suoi
gioielli
.
Avevamo
già
combinato
di
andare
in
un
villaggio
delle
Alpi
;
dove
io
ero
stato
a
fare
certi
studii
.
E
dove
,
forse
,
tornerò
.
-
E
perché
non
andaste
?
-
Per
colpa
mia
.
Io
scrissi
una
lettera
anonima
a
mio
zio
,
facendogli
sapere
tutto
.
E
gli
dissi
anche
dove
avrebbe
potuto
sorprenderci
.
In
fatti
,
egli
ci
trovò
insieme
.
-
E
allora
?
Il
Fossi
stette
zitto
lungo
tempo
.
Ma
io
lo
spiavo
troppo
intensamente
;
e
,
benché
con
meno
franchezza
,
convenne
che
seguitasse
:
-
Lei
negò
tutto
;
e
se
n
'
andò
,
fingendosi
sdegnata
di
me
e
del
marito
.
-
Ma
tu
facesti
male
,
mi
pare
!
Avresti
avuto
un
altro
mezzo
per
farla
finita
.
-
Io
volli
che
mio
zio
sapesse
tutto
,
per
umiliarlo
.
Perché
non
mi
credeva
intelligente
e
non
capiva
la
mia
arte
.
-
Ma
ci
voleva
riguardo
per
la
donna
che
ti
amava
.
-
Di
lei
volli
vendicarmi
,
perché
era
riescita
a
prendermi
in
quel
modo
.
-
Non
ti
capisco
.
Allora
il
Fossi
cominciò
a
dirmi
:
-
Tu
non
puoi
farti
un
'
idea
di
quel
che
valevo
io
allora
per
me
stesso
,
e
com
'
era
necessario
che
allontanassi
ogni
donna
.
Mio
zio
,
poi
,
avrebbe
dovuto
capire
quant
'
io
valevo
più
di
lui
,
per
tutto
,
e
perciò
tenermi
lontano
da
lei
.
-
E
non
l
'
hai
più
vista
?
-
Mai
più
.
So
che
mio
zio
ha
creduto
a
lei
e
non
a
me
.
E
l
'
altra
settimana
mi
scrisse
dicendomi
ch
'
era
pronto
a
perdonarmi
anche
d
'
avere
inventato
una
cosa
simile
.
-
Dovresti
,
almeno
,
rispondere
.
-
Io
non
risponderò
affatto
.
Non
gli
scrivo
né
meno
ora
,
che
non
mi
vengono
più
i
denari
che
mia
madre
mi
manda
dall
'
America
.
Sono
certo
che
,
se
tornassi
a
casa
sua
,
sarebbe
lo
stesso
come
prima
.
-
E
con
lei
come
ti
conterresti
?
-
Se
mi
facesse
qualche
allusione
,
sarei
pronto
anche
a
prenderla
a
schiaffi
.
Perché
quel
che
importa
a
me
è
di
non
passare
da
bugiardo
.
-
Allora
,
vuol
dire
che
non
l
'
hai
amata
mai
.
Gli
dissi
così
con
una
voce
strozzata
dalla
voluttà
.
Una
voluttà
che
riescii
a
dominare
contrapponendole
l
'
odio
per
lui
.
Se
quella
donna
l
'
avessi
conosciuta
io
,
mi
sarei
fatto
sfinire
dal
suo
amore
e
dalla
sua
bocca
.
Avevo
io
,
per
lui
,
il
rimorso
che
fosse
stata
trattata
a
quel
modo
.
La
mia
anima
sensuale
mi
stordiva
.
Ma
il
mio
amico
era
convinto
del
contrario
;
e
capii
che
,
inoltre
,
per
puntiglio
,
non
mi
avrebbe
mai
dato
ragione
.
Aveva
incrociato
le
braccia
,
e
guardava
verso
la
cupola
di
San
Pietro
;
a
pena
visibile
.
Indovinando
che
voleva
essere
più
forte
di
me
,
gli
chiesi
:
-
Vuoi
che
andiamo
là
?
Ma
,
indispettito
dei
contrasti
trovati
in
me
,
rispose
quasi
disprezzandomi
:
-
Stiamo
bene
qui
.
Anzi
,
sediamoci
sul
muro
del
fiume
.
Io
,
però
,
restai
in
piedi
;
accendendo
un
'
altra
sigaretta
alla
cicca
di
quella
già
consumata
.
Stemmo
qualche
tempo
senza
parlarci
,
e
parve
che
la
nostra
amicizia
finisse
tutto
a
un
tratto
.
Io
lo
guardai
;
ed
egli
,
tutte
le
volte
che
incontrava
i
miei
occhi
,
si
rimetteva
a
guardare
il
fiume
.
Poi
,
disse
:
-
Senti
:
comincia
a
piovere
.
Passarono
due
soldati
e
un
uomo
con
l
'
ombrello
aperto
.
Pioveva
poco
;
e
uno
degli
alberi
che
sono
lungo
il
Tevere
ci
riparava
abbastanza
.
Tuttavia
,
ormai
,
mi
sentivo
solo
,
e
avrei
voluto
ch
'
egli
se
ne
andasse
.
Pensavo
di
scrivere
una
lunga
lettera
appassionata
a
quella
donna
.
Ma
prese
,
dalla
tasca
interna
della
giubba
,
un
fazzolettino
di
seta
;
e
me
lo
dette
,
dicendomi
:
-
Questo
è
un
regalo
di
lei
.
Subito
sperai
ch
'
egli
l
'
amasse
ancora
;
e
gli
chiesi
con
dolcezza
:
-
Lo
porti
sempre
?
Si
mise
a
ridere
.
E
io
chiesi
:
-
Perché
,
dunque
,
lo
porti
?
-
Questo
è
soltanto
un
ricordo
e
non
di
più
.
-
E
lo
tieni
volentieri
?
-
Se
tu
vuoi
,
io
lo
regalo
a
te
.
Odoralo
:
è
ancora
profumato
come
quando
l
'
ebbi
io
.
Lo
fissai
negli
occhi
con
ira
impaziente
e
gli
risposi
per
sgarbo
:
-
No
:
tienlo
tu
.
-
Come
vuoi
.
E
lo
rimise
in
tasca
.
Poi
,
disse
:
-
Ora
andiamo
:
dev
'
essere
tardi
.
Mi
riprese
a
braccetto
,
ma
non
avevamo
più
nulla
da
dirci
.
Pioveva
sempre
più
forte
,
e
camminavamo
in
fretta
.
Sul
marciapiede
,
i
tavolini
di
un
caffè
erano
bagnati
di
pioggia
.
I
colori
dei
manifesti
sembravano
più
vivaci
,
e
le
lampade
elettriche
perdevano
una
luce
violacea
sopra
i
ciòttoli
delle
vie
.
Quando
,
in
Piazza
Venezia
,
ci
lasciammo
,
mi
disse
:
-
Forse
,
non
vengo
più
a
mangiare
a
quella
trattoria
!
-
E
,
allora
,
quando
ci
rivediamo
?
Egli
non
rispose
;
e
salì
sopra
un
tranvai
,
mentre
correva
.
Da
allora
,
io
ho
amato
quella
donna
.
AI
BAGNI
Era
di
luglio
,
e
mi
trovavo
da
tre
giorni
a
Levanto
;
annoiatissimo
,
per
non
avervi
potuto
fare
nessuna
relazione
.
Ero
per
tornarmene
via
e
cambiare
spiaggia
,
quando
capitò
,
proprio
nello
stesso
albergo
,
il
mio
giovane
amico
Michele
Pagni
con
sua
moglie
Cesarina
.
E
siccome
egli
,
dopo
pranzo
,
dovette
andare
a
Spezia
per
certi
suoi
impegni
,
tornando
la
sera
stessa
a
Levanto
,
io
gli
promisi
che
avrei
accompagnato
sua
moglie
alla
stazione
.
Intanto
,
per
tenerle
compagnia
,
nel
salotto
dell
'
albergo
,
ci
mettemmo
a
fumare
.
Ella
stava
in
una
sedia
a
dondolo
;
io
sul
canapè
,
mezzo
steso
,
ma
con
le
gambe
in
terra
.
Cesarina
faceva
dondolare
la
sua
sedia
e
non
toglieva
mai
i
suoi
occhi
dai
miei
;
quando
aveva
finito
la
sigaretta
,
io
glie
ne
davo
un
'
altra
,
mettendogliela
in
bocca
;
e
poi
accendevo
il
fiammifero
.
Ella
,
allora
,
perché
io
non
dovessi
scomodarmi
troppo
,
si
chinava
verso
me
;
avanzandosi
in
punta
alla
sedia
tutta
piegata
in
avanti
;
e
mi
ringraziava
con
quel
suo
sorriso
così
nervoso
che
,
se
non
fosse
stata
la
moglie
di
un
amico
,
l
'
avrei
subito
baciata
.
Era
un
poco
magra
e
pallida
;
con
gli
occhi
turchini
;
e
,
sotto
,
erano
cerchiati
di
pavonazzo
.
Non
mi
ricordo
né
meno
di
quel
che
parlammo
;
ma
,
dopo
un
'
ora
,
eravamo
seduti
più
vicini
.
Mi
disse
:
-
Che
fate
qua
solo
in
questo
paese
?
-
Niente
!
Ma
ella
non
ci
credette
;
ed
io
ero
imbarazzato
a
provarle
che
era
vero
.
-
E
non
state
male
così
solo
?
-
Ma
certo
!
Se
voi
non
foste
venuta
,
io
stasera
sarei
andato
via
.
Tutto
il
suo
viso
mi
pareva
madreperlaceo
,
e
que
'
suoi
occhi
,
contro
luce
,
lustravano
.
Ella
,
forse
per
farmele
vedere
,
mise
le
mani
su
i
bracciali
della
sedia
di
vimini
:
le
sue
mani
con
le
unghie
lucide
e
rosee
.
Poi
,
mise
una
gamba
sopra
un
'
altra
;
e
ricominciò
a
dondolarsi
.
Io
,
con
il
volto
proteso
verso
di
lei
,
il
mento
appoggiato
a
una
mano
,
e
il
gomito
sopra
un
ginocchio
,
le
dissi
:
-
Stasera
,
invece
,
penserò
sempre
a
voi
.
-
A
me
da
vero
?
E
mi
prese
una
mano
.
Io
pensai
di
baciargliela
subito
;
ma
qualcuno
attraversò
l
'
andito
dinanzi
al
salotto
ch
'
era
senz
'
uscio
:
mi
parve
una
cameriera
.
Ella
si
rimise
a
dondolarsi
,
tutta
appoggiata
alla
spalliera
della
sedia
;
con
le
mani
sotto
le
gambe
.
Mi
disse
,
pallida
e
sconvolta
:
-
Domani
,
alle
undici
,
venite
a
trovarmi
.
Ora
,
usciamo
.
-
Ma
dove
andiamo
?
Perché
non
restiamo
qui
?
Ella
si
bagnò
il
labbro
di
sotto
con
quello
di
sopra
,
si
lisciò
una
gamba
;
e
rispose
:
-
No
,
esciamo
,
esciamo
!
Si
alzò
,
e
mi
parve
come
esaltata
.
Io
n
'
ero
già
innamorato
,
e
credevo
perfino
di
amarla
.
Mi
sarei
innamorato
di
qualunque
donna
.
Andammo
lungo
il
mare
,
dove
erano
i
camerini
e
i
bagnanti
;
e
Cesarina
pareva
che
si
fermasse
a
posta
vicino
ai
loro
gruppi
,
di
mano
in
mano
che
l
'
incontravamo
;
per
non
restare
a
sola
con
me
.
E
quando
al
Kursaal
si
accesero
i
lumi
e
cominciò
la
musica
,
la
spiaggia
e
il
mare
si
fecero
deserti
.
Soltanto
qualche
barca
,
che
però
non
era
di
Levanto
;
qualche
barca
che
si
muoveva
come
rasente
l
'
orizzonte
.
Tornato
il
mio
amico
,
cenammo
tutti
e
tre
insieme
;
poi
,
li
lasciai
.
La
mia
amicizia
con
Cesarina
aveva
avuto
momenti
in
cui
m
'
era
sembrata
già
di
lungo
tempo
;
in
altri
momenti
(
almeno
pareva
a
me
)
si
scopriva
tutta
la
sua
superficialità
;
e
allora
anche
la
nostra
voce
ridoventava
estranea
,
quasi
sarcastica
,
benché
sempre
molle
.
Io
ero
stato
compagno
di
scuola
di
Michele
;
ma
,
da
quando
aveva
avuto
il
posto
di
professore
di
matematica
,
non
l
'
avevo
più
visto
;
e
Cesarina
m
'
era
stata
presentata
soltanto
pochi
mesi
prima
che
io
la
incontrassi
a
Levanto
,
da
certi
parenti
di
lui
.
Quei
tre
giorni
a
Levanto
li
avevo
passati
con
un
crescente
desiderio
di
amare
qualche
donna
,
allettato
da
certe
bellissime
bagnanti
,
qualcuna
forestiera
,
che
poi
la
sera
ritrovavo
nel
giardinetto
del
paese
,
trasformato
in
birreria
.
Elle
non
portavano
calze
e
andavano
in
sandali
.
Quando
vedevo
un
uomo
e
una
donna
insieme
,
io
guardavo
la
donna
come
se
l
'
uomo
non
ci
fosse
stato
o
avessi
potuto
mandarlo
via
a
mio
comodo
.
La
mattina
dopo
mi
svegliai
pensando
subito
,
e
non
ad
altro
,
al
mio
appuntamento
.
Era
,
come
ho
detto
,
alle
undici
;
e
non
erano
né
meno
le
nove
.
Mi
vestii
e
scesi
.
Cesarina
e
Michele
avevano
la
camera
sopra
la
mia
.
Andai
,
dopo
aver
preso
un
cognac
,
non
dalla
parte
dove
la
spiaggia
è
tutta
visibile
come
una
specie
di
arco
di
rena
e
di
ghiaia
gialliccia
,
ma
dalla
parte
opposta
dove
non
ero
mai
stato
.
Percorsi
due
o
tre
vicoletti
,
dovetti
quasi
scavalcare
un
muricciolo
le
cui
pietre
però
erano
state
smosse
per
poterci
passare
meglio
.
Sempre
lungo
il
mare
,
le
cui
onde
venivano
a
biancheggiare
sul
viottolo
e
a
cozzare
in
una
distesa
di
ghiaia
molto
grossa
,
che
rotolava
in
giù
quando
l
'
onda
si
ritraeva
,
girai
uno
di
quegli
scogli
che
sporgono
verso
l
'
acqua
,
mi
soffermai
in
una
piccola
insenatura
pendente
,
poi
passai
un
altro
scoglio
,
trovai
un
'
altra
insenatura
anche
più
piccola
,
tutta
chiusa
dalle
rocce
intorno
come
una
specie
di
grotta
se
non
fosse
stata
aperta
sopra
la
testa
dove
il
macigno
della
roccia
è
a
picco
ed
altissimo
.
Non
volendo
allontanarmi
molto
,
mi
sedei
nella
quarta
insenatura
:
non
potevo
vedere
che
il
mare
;
e
nessuno
avrebbe
potuto
vedere
me
.
Alzai
la
testa
:
ma
di
lassù
non
poteva
che
rotolare
qualche
sasso
.
Sulla
ghiaia
vidi
un
piccolo
fazzoletto
;
e
soltanto
a
passarci
vicino
si
sentiva
che
era
profumato
.
Con
un
calcio
,
lo
tirai
in
mare
.
C
'
era
una
luce
immensa
:
il
mare
era
quasi
trasparente
,
calmo
,
ma
le
sue
onde
così
bianche
e
spumeggianti
che
mi
pareva
impossibile
il
turchino
potesse
cambiare
così
di
colore
.
Del
resto
,
m
'
annoiavo
:
e
su
quella
ghiaia
non
stavo
molto
bene
.
Ma
bisognava
che
facessi
l
'
ora
.
Sbadigliando
,
procurai
di
pensare
a
qualcosa
;
ma
all
'
infuori
di
Cesarina
mi
pareva
che
non
ci
fosse
altro
.
Quando
mancò
una
mezz
'
ora
soltanto
,
mi
alzai
perché
non
avevo
più
calma
:
avrei
perso
il
rimanente
del
tempo
al
caffè
.
Ma
quando
fui
per
entrare
nell
'
altra
insenatura
,
tornando
indietro
,
un
grido
mi
fermò
.
Guardai
e
la
vidi
quasi
piena
di
donne
.
Parevano
tutte
popolane
e
venute
a
bagnarsi
lì
,
per
non
spendere
niente
.
Quelle
che
s
'
erano
già
tolte
la
camicia
,
se
l
'
appoggiarono
sul
petto
;
quelle
che
erano
per
spogliarsi
,
smisero
;
un
'
altra
che
non
aveva
niente
in
mano
,
si
buttò
bocconi
.
Ce
ne
erano
di
tutte
le
età
,
e
saranno
state
almeno
otto
.
Io
tornai
a
dietro
e
impaziente
gridai
:
-
Quando
posso
passare
,
ditelo
.
Aspetto
qua
:
non
vedo
nulla
.
Sentii
ridere
;
e
,
probabilmente
,
non
mi
capirono
;
com
'
io
non
avrei
capito
il
loro
dialetto
.
Aspettai
un
quarto
,
poi
altri
dieci
minuti
.
Mi
riavvicinai
e
chiesi
:
-
Cosa
fate
costà
?
Ho
bisogno
di
passare
!
Non
mi
risposero
,
ma
alzarono
le
voci
per
parlare
tra
sé
,
tutte
insieme
.
Poi
,
riescii
a
capire
una
;
che
,
certo
,
voleva
farsi
udire
da
me
;
ma
senza
parlarmi
direttamente
:
-
Siamo
senza
costume
,
e
,
perciò
,
se
non
andate
via
di
costà
,
non
possiamo
bagnarci
.
Io
m
'
infuriai
,
e
mi
venne
l
'
idea
di
passare
lo
stesso
.
Ma
come
potevo
fare
a
suggerire
loro
questa
cosa
?
D
'
altra
parte
avevo
paura
che
qualcuno
dei
loro
uomini
avesse
poi
voluto
leticare
con
me
.
Allora
dissi
che
se
non
volevano
farsi
vedere
nude
,
siccome
io
non
potevo
restare
là
dietro
lo
scoglio
altro
tempo
,
si
rivestissero
alla
meglio
.
Io
sarei
passato
;
e
,
poi
,
si
sarebbero
bagnate
.
Prima
risero
,
poi
non
intesero
,
poi
strillarono
,
poi
dovettero
mettersi
d
'
accordo
.
Quando
,
persa
tutta
la
pazienza
,
passai
senza
chiedere
se
fossero
pronte
,
le
più
erano
ancora
con
la
camicia
tra
le
braccia
come
prima
.
Allora
,
invece
di
voltarmi
verso
il
mare
,
per
quanto
pensassi
all
'
appuntamento
con
Cesarina
,
le
guardai
tutte
.
Di
mano
in
mano
che
ne
guardavo
una
,
il
suo
sorriso
smetteva
;
e
le
altre
non
facevano
più
chiasso
.
A
tutte
le
rimanenti
insenature
,
successe
lo
stesso
;
e
io
,
dietro
le
spalle
,
sentivo
insultarmi
e
vociare
con
collera
.
Quando
riescii
ad
entrare
in
paese
,
era
già
tardi
d
'
una
mezz
'
ora
.
Salii
,
ansimante
,
tutta
la
scala
dell
'
albergo
,
bussai
alla
camera
:
nessuno
rispose
.
Accortomi
che
l
'
uscio
non
era
chiuso
,
lo
spinsi
.
La
camera
era
vuota
.
Entrai
e
vidi
che
c
'
erano
ancora
le
valigie
del
mio
amico
.
Che
dovevo
fare
?
Aspettarla
lì
?
Il
marito
era
tornato
a
Spezia
per
una
ripetizione
,
questa
volta
,
a
un
alunno
che
doveva
fare
un
esame
.
Ma
Cesarina
dove
era
?
Sarebbe
stato
bene
e
prudente
chiedere
di
lei
all
'
albergatore
?
Non
ero
nella
possibilità
di
giudicare
da
me
;
ma
per
quanto
ne
avessi
voglia
non
mi
decidevo
.
Allora
,
piano
piano
,
escii
di
camera
,
e
mi
misi
ad
aspettare
nell
'
andito
.
Gli
occhi
mi
bruciavano
,
per
aver
guardato
troppo
il
sole
;
e
sentivo
la
testa
congestionata
.
Dov
'
era
?
Dov
'
era
?
Mi
veniva
voglia
di
toccare
la
sua
vestaglia
,
che
avevo
vista
sopra
il
ferro
del
letto
.
Una
sensualità
improvvisa
,
piena
di
sole
,
mi
chiudeva
la
gola
;
mi
faceva
palpitare
come
se
mi
fossi
spaventato
.
Era
inutile
ch
'
io
escissi
per
andare
a
cercarla
lungo
la
spiaggia
!
Come
avrebbe
fatto
Cesarina
a
tornare
a
dietro
,
anche
se
l
'
avessi
trovata
?
Mi
pareva
che
fossero
di
sole
anche
le
pareti
dell
'
albergo
,
ch
'
erano
perfino
sporche
e
scalcinate
invece
.
Mi
girava
la
testa
;
mi
pareva
di
sentirmi
agitato
da
una
lunga
onda
,
sempre
la
stessa
,
che
mi
moveva
avanti
e
indietro
,
quasi
facendomi
cadere
.
E
,
in
fatti
,
mi
attenni
al
muro
.
Quelle
donne
le
rivedevo
gesticolare
,
le
riudivo
urlare
;
con
una
precisione
,
che
m
'
illudeva
.
Le
loro
risa
mi
straziavano
;
provavo
un
odio
feroce
contro
tutto
;
e
specie
,
non
so
perché
,
contro
il
mare
.
Sentivo
venirmi
la
febbre
,
non
ci
vedevo
più
.
Sarei
entrato
nella
camera
di
Cesarina
,
a
piangere
.
Stetti
lassù
,
senza
che
venisse
nessuno
,
fino
a
mezzodì
.
Poi
,
la
fame
mi
vinse
;
e
discesi
,
per
prendere
prima
un
poco
di
aria
libera
e
calmarmi
e
poi
per
mangiare
:
forse
,
Cesarina
l
'
avrei
trovata
a
tavola
.
Ma
,
del
resto
,
ella
m
'
aveva
dato
appuntamento
così
inattesamente
che
mi
pareva
reale
soltanto
il
tempo
che
si
ricollegava
,
ora
,
con
la
mia
delusione
.
Era
un
'
avventura
che
non
doveva
accadere
,
e
mai
più
!
Ma
,
quando
l
'
avrei
riveduta
,
che
cosa
ci
saremmo
detti
?
E
pure
,
ero
certo
di
rivederla
:
e
questa
certezza
mi
faceva
piacere
!
E
progettavo
già
quel
che
inventare
per
tenermi
in
corrispondenza
con
Michele
.
Quando
ero
per
escire
dall
'
albergo
,
un
cameriere
mi
chiamò
e
mi
consegnò
un
biglietto
.
Era
di
lui
e
diceva
:
«
Mia
moglie
sarebbe
restata
a
Levanto
;
ma
non
avendoti
visto
in
tutta
la
mattinata
,
e
non
sapendo
dove
tu
fossi
,
s
'
è
decisa
a
venire
a
Spezia
con
me
.
E
siccome
non
vuole
più
tornare
a
Levanto
,
verrò
io
a
salutarti
domani
»
.
Provai
lo
stesso
effetto
di
un
gran
colpo
su
la
testa
.
E
,
prima
che
tornasse
Michele
,
fuggii
con
il
treno
di
Genova
.
IL
VINO
Teofilo
Bettarini
aveva
il
viso
come
una
rammendatura
,
dove
era
a
pena
posto
per
gli
occhi
.
I
capelli
sempre
pettinati
e
lisci
;
neri
.
Beveva
per
mandar
via
la
tristezza
dei
quarant
'
anni
.
Non
andava
alle
bettole
;
ma
,
dopo
mangiato
,
si
chiudeva
nella
sua
camera
di
scapolo
scontento
;
poi
levava
l
'
olio
a
un
fiasco
di
Chianti
,
e
si
sedeva
con
dignità
dopo
averlo
posato
con
tutte
le
precauzioni
sul
tavolino
.
Quando
aveva
fiori
,
glieli
infilava
alla
rivestitura
di
stiancia
.
Lasciava
che
il
mento
gli
s
'
appoggiasse
sul
petto
,
per
il
peso
delle
lunghe
riflessioni
;
e
,
di
quando
in
quando
,
sospirava
,
alzando
gli
occhi
verso
il
lume
a
petrolio
fasciato
di
cartavelina
rossa
.
Ripensava
a
quel
che
aveva
fatto
durante
la
giornata
;
poi
sputava
due
o
tre
volte
;
ed
empiva
il
primo
bicchiere
.
Lo
beveva
tutto
d
'
una
sorsata
,
lo
riempiva
subito
,
e
ribeveva
.
Soltanto
allora
gli
pareva
che
il
vino
gli
tenesse
compagnia
.
Ma
,
per
esserne
più
sicuro
,
il
bicchiere
doveva
restare
sempre
pieno
;
avendolo
così
a
disposizione
a
pena
cominciasse
ad
accorgersi
d
'
essere
solo
.
Il
terzo
bicchiere
e
i
successivi
li
vuotava
metà
per
volta
;
con
una
specie
di
dolcezza
piuttosto
cupa
;
una
dolcezza
indefinibile
,
che
però
cominciava
a
farlo
sognare
da
vero
.
E
,
allora
,
si
prendeva
le
mani
,
se
le
stringeva
insieme
;
sentendo
il
bisogno
di
parlarsi
a
voce
alta
.
Egli
doventava
buono
;
e
si
commoveva
di
qualunque
cosa
che
gli
passasse
per
la
mente
.
Cominciava
a
ricordarsi
della
cena
:
la
padrona
di
casa
,
un
donnone
grasso
,
di
una
grassezza
quasi
bella
,
gli
aveva
domandato
se
la
minestra
era
salata
come
voleva
lui
.
E
perciò
ora
egli
ne
sentiva
tale
riconoscenza
che
avrebbe
voluto
farla
doventare
ricca
.
Era
proprio
un
suo
dovere
!
Lui
solo
doveva
far
questo
!
La
mattina
dopo
,
a
pena
desto
.
Ma
come
avrebbe
potuto
?
Non
gl
'
importava
di
trovare
il
come
;
ma
doveva
fare
così
.
Non
beveva
,
forse
,
per
lei
?
Ma
c
'
era
anche
la
donna
che
veniva
a
lavare
i
piatti
.
O
a
lei
non
ci
doveva
pensare
lo
stesso
?
Poi
l
'
amico
dell
'
ufficio
che
gli
aveva
regalato
mezzo
sigaro
.
Si
metteva
,
allora
,
a
giurare
.
Sicuro
!
E
giù
un
altro
bicchiere
!
Com
'
era
buono
il
vino
!
Avrebbe
baciato
il
fiasco
.
Già
da
parecchi
mesi
faceva
così
,
di
nascosto
.
Una
sera
,
a
mezzo
fiasco
,
non
riescì
più
a
ricordarsi
di
quel
che
aveva
pensato
prima
di
riempire
il
bicchiere
.
Egli
si
ostinava
a
volersene
ricordare
.
Quasi
si
vergognasse
,
e
gli
veniva
da
piangere
.
Gli
girava
un
poco
la
testa
.
E
si
sentiva
la
bocca
asciutta
.
Allora
si
alzò
,
e
fece
per
aprire
la
porta
;
perché
,
forse
,
parlando
alla
padrona
di
casa
,
gli
sarebbe
andata
via
quell
'
angoscia
così
malinconica
che
non
la
sopportava
più
.
Ma
tornò
a
dietro
,
e
si
mise
ritto
ad
una
parete
.
Poi
bevve
un
altro
bicchiere
;
e
cominciò
a
canticchiare
.
Gli
pareva
,
allora
,
che
tutti
nella
casa
cantassero
,
e
dall
'
appartamento
di
sotto
veniva
una
musica
che
gli
metteva
la
voglia
di
ballare
;
e
le
voci
che
ricordava
avevano
una
dolcezza
meravigliosa
.
«
Dio
,
come
sono
tutti
buoni
!
»
Ma
la
sua
tristezza
cresceva
sempre
;
con
un
sapor
di
rimorso
immenso
;
che
non
sapeva
spiegare
.
Disse
al
muro
:
«
Abbracciamoci
»
.
E
bevve
un
altro
bicchiere
.
Ma
,
ad
un
tratto
,
sentì
picchiare
all
'
uscio
.
Era
la
padrona
di
casa
,
Gegia
.
-
Può
entrare
!
Ma
quella
,
senza
aprire
,
disse
:
-
Ero
venuta
a
prendere
la
giubba
,
per
smacchiarla
.
Egli
si
mise
a
ridere
.
-
La
giubba
!
La
giubba
!
Ma
entri
,
se
la
vuole
!
Gegia
si
fece
avanti
.
Egli
s
'
inginocchiò
,
le
baciò
le
mani
:
-
Senta
:
mi
deve
dire
se
con
lei
sono
stato
cattivo
e
se
ha
da
dolersi
di
me
.
Creda
che
,
se
non
me
lo
dice
,
mi
ammazzo
subito
.
Mi
butto
dalla
finestra
.
Gegia
si
spaventò
.
Era
possibile
che
all
'
improvviso
fosse
impazzito
fino
a
quel
segno
?
-
Com
'
è
bella
,
signora
Gegia
!
-
Io
bella
?
-
Bellissima
.
Stasera
la
vedo
bene
.
Ne
sono
sicurissimo
.
Ella
si
sforzò
di
ridere
;
ma
,
siccome
egli
cominciava
ad
accarezzarla
,
se
n
'
andò
e
richiuse
lesta
lesta
la
porta
.
Allora
,
fu
preso
da
un
'
allegrezza
tale
che
cominciò
a
ballettare
;
tenendosi
le
mani
su
i
fianchi
.
In
vece
Gegia
,
preoccupata
,
andò
a
chiamare
gli
altri
pigionali
che
stavano
accanto
:
un
calzolaio
con
la
moglie
e
la
figliola
.
E
così
tutti
e
quattro
si
misero
ad
ascoltare
dietro
l
'
uscio
.
Teofilo
fischiava
:
s
'
interrompeva
soltanto
per
bere
.
Allora
,
aprirono
;
perché
smettesse
di
ubriacarsi
a
quel
modo
.
Avevano
deciso
di
metterlo
a
letto
e
di
portargli
via
il
fiasco
.
Ma
Teofilo
li
accolse
con
una
risata
,
che
fece
ridere
anche
loro
.
Poi
il
calzolaio
disse
:
-
Signor
Teofilo
!
-
Sì
:
è
vero
:
io
sono
un
signore
,
un
gran
signore
.
La
sposo
io
la
tua
figliola
.
Dammi
la
tua
figliola
.
Con
un
'
occhiata
,
decisero
,
per
il
meglio
,
di
secondare
lo
scherzo
;
e
Gegia
rispose
:
-
Sta
bene
,
come
dice
.
Palmira
,
dagli
la
mano
.
Palmira
,
una
scioccarella
che
ridendo
si
scoteva
tutta
senza
smettere
più
,
fece
un
passo
verso
di
lui
.
-
Ti
sposerò
a
pena
che
saranno
finiti
questi
fiaschi
di
vino
.
E
il
Bettarini
,
che
voleva
abbracciarla
,
giurò
che
da
quella
sera
si
riteneva
fidanzato
con
lei
.
Ma
,
restato
solo
,
si
mise
a
sedere
sul
letto
,
riflettendo
al
suo
fidanzamento
.
Come
!
Sposava
Palmira
!
E
siccome
prendeva
sul
serio
quel
che
aveva
detto
e
non
voleva
aver
moglie
a
nessun
costo
,
tentò
di
rivestirsi
;
per
mandare
tutto
a
monte
subito
.
-
Io
non
la
sposo
!
Non
la
voglio
!
Non
è
brutta
,
è
giovine
.
Ma
che
m
'
importa
?
E
come
l
'
hanno
data
subito
!
Che
buona
gente
!
Che
cuore
!
Lo
sapevo
che
non
me
l
'
avrebbero
rifiutata
!
Ma
bada
come
hanno
creduto
subito
a
uno
scherzo
qualunque
!
Parrebbe
perfino
impossibile
!
Ma
è
vero
,
capisci
,
Teofilo
!
Ti
sei
fidanzato
!
Ma
domani
fuggo
:
non
mi
faccio
più
vedere
.
Piuttosto
m
'
ammazzo
da
vero
!
Sono
venuti
in
camera
a
posta
!
Come
stavano
là
pronti
!
Signora
Gegia
!
Signora
Gegia
!
Finge
di
non
udirmi
:
anche
lei
c
'
è
d
'
accordo
.
Ma
perché
?
Piuttosto
,
bevo
un
altro
fiasco
di
vino
!
Alla
fine
,
si
addormentò
;
mezzo
svestito
.
La
mattina
dopo
si
destò
più
tardi
del
solito
.
Cominciò
a
bestemmiare
e
a
maledire
il
vino
,
quando
la
signora
Gegia
picchiò
all
'
uscio
per
dirgli
che
era
già
tardi
,
e
non
gli
fece
nessuna
parola
su
Palmira
,
come
aveva
desiderato
lui
!
Ma
la
sera
,
dopo
i
primi
bicchieri
,
ricominciò
ad
aspettare
che
Palmira
tornasse
;
e
così
,
per
una
settimana
intera
,
quando
aveva
la
sbornia
,
credeva
sempre
di
essere
fidanzato
.
Alla
fine
ci
pensò
anche
il
giorno
;
e
non
distingueva
più
se
era
sempre
l
'
effetto
dei
fiaschi
.
Perché
egli
sentiva
di
aver
promesso
;
e
non
avrebbe
voluto
mancare
di
parola
.
D
'
altra
parte
,
il
calzolaio
e
la
moglie
cominciavano
a
dirsi
che
se
il
Bettarini
avesse
fatto
sul
serio
non
sarebbe
stato
un
brutto
partito
;
e
,
per
quanto
paresse
loro
troppa
fortuna
,
si
proposero
di
fargliene
riparlare
.
E
cercarono
di
incontrarlo
il
più
possibile
:
la
moglie
del
calzolaio
,
Carolina
,
andava
con
una
scusa
a
trovare
Gegia
quando
sapeva
che
Teofilo
era
tornato
dall
'
ufficio
;
e
gli
domandava
notizie
della
salute
,
invitandolo
a
farle
visita
.
Il
Bettarini
credeva
che
Carolina
aspettasse
da
lui
una
conferma
definitiva
;
e
,
per
non
passare
da
ridicolo
,
avrebbe
pagato
non
si
sa
che
a
non
vedersela
ormai
dinanzi
tutte
le
volte
che
s
'
era
seduto
a
tavola
.
Ma
pigliar
moglie
mai
!
A
lui
bastava
di
sentirsi
fidanzato
quando
aveva
la
sbornia
.
Era
una
debolezza
,
dopo
tutto
,
innocua
;
e
non
c
'
era
bisogno
che
s
'
incattivissero
con
lui
.
Carolina
,
vedendolo
impacciato
a
quel
modo
,
prese
anche
più
speranza
;
e
si
confidò
con
Gegia
perché
l
'
aiutasse
.
Gegia
stette
tre
giorni
a
riflettere
se
si
trattava
di
una
cosa
lecita
o
no
,
perché
le
pareva
che
ad
approfittarsi
di
un
momento
d
'
incoscienza
non
fosse
una
buona
azione
.
Bisognava
,
però
,
capire
se
per
caso
il
Bettarini
ci
fosse
stato
disposto
anche
senza
sbornia
.
Perché
,
per
dire
la
verità
,
non
sapeva
spiegarsi
quella
sua
scappata
.
E
,
allora
,
durante
un
pranzo
più
lauto
dei
soliti
,
gli
chiese
:
-
E
alla
sua
Palmira
quando
glielo
dà
l
'
anello
?
Egli
arrossì
fino
alla
congestione
,
tentò
di
balbettare
qualche
risposta
:
ma
non
ci
riescì
:
abbassò
gli
occhi
e
finì
di
mangiare
il
parmigiano
senza
dire
più
niente
.
Ma
Gegia
,
tremando
dalla
paura
di
quel
turbamento
che
non
riesciva
a
capire
,
e
temendo
che
le
lasciasse
sfitta
la
camera
,
quando
gli
portò
il
caffè
gli
mise
proprio
sotto
il
naso
la
zuccheriera
colma
:
-
Se
n
'
è
avuto
a
male
?
-
Io
?
E
la
guardò
fisso
.
Poi
riprese
:
-
Io
?
Gegia
aveva
voglia
di
sorridere
,
ma
si
torse
la
bocca
perché
non
se
n
'
accorgesse
.
Ed
egli
continuò
,
con
una
voce
doventata
infantile
:
-
Io
?
E
,
poi
,
con
una
voce
che
si
spezzò
tremando
:
-
Io
?
-
Prenda
il
caffè
,
e
sia
tranquillo
.
Egli
allora
le
dette
un
'
occhiata
così
dolce
,
che
le
fece
battere
il
cuore
.
Poi
si
alzò
,
cozzando
la
sedia
,
che
cadde
:
-
Signora
Gegia
!
Lei
mi
conosce
ormai
da
parecchi
anni
.
Ho
mai
detto
una
menzogna
io
?
Mai
.
Non
per
niente
ho
tra
i
miei
colleghi
un
rispetto
che
è
superiore
ai
miei
meriti
d
'
ufficio
.
Mi
consigli
lei
,
dunque
:
se
crede
che
io
debba
sposare
Palmira
,
benché
la
mia
volontà
sia
contraria
a
qualsiasi
matrimonio
,
e
benché
per
me
meglio
si
convenga
piuttosto
una
donna
della
mia
età
...
A
questo
punto
,
Gegia
,
sperando
in
una
legittima
allusione
,
si
sentì
commovere
.
E
lo
ascoltò
di
più
.
Egli
s
'
interruppe
e
riprese
:
-
Dico
:
piuttosto
una
donna
della
mia
età
...
Ma
se
mi
sono
compromesso
,
sono
pronto
a
tutto
per
il
mio
onore
e
il
mio
decoro
.
Nessuno
potrà
dire
mai
che
Teofilo
Bettarini
ha
rifiutato
di
adempiere
un
impegno
,
sia
pure
che
non
ci
avesse
mai
pensato
.
Non
ci
crede
?
Vedo
che
lei
non
ci
crede
.
Gegia
,
non
disse
né
sì
né
no
;
ed
egli
insisté
:
-
Glielo
giuro
,
glielo
giuro
.
Porti
qua
un
crocifisso
:
sono
pronto
a
giurare
.
-
E
perché
non
ha
promesso
a
me
quella
sera
?
Egli
rimase
esterrefatto
.
Ma
Gegia
arrossì
e
si
chiuse
in
cucina
.
Ascoltando
,
la
sentì
piangere
.
Stette
un
poco
in
ascolto
,
e
uscì
di
casa
;
per
evitare
una
spiegazione
.
Quando
tornò
,
la
sera
,
Gegia
aveva
già
mangiato
da
sola
;
e
trovò
tutti
i
piatti
preparati
su
la
tavola
;
coperti
perché
non
si
freddassero
.
Anch
'
egli
mangiò
da
solo
;
e
poi
si
chiuse
in
camera
;
dopo
avere
atteso
in
vano
Gegia
.
Non
la
sentì
né
meno
razzolare
.
In
camera
,
tolse
l
'
olio
a
un
altro
fiasco
;
e
ricominciò
a
bere
.
Ma
non
ci
provava
più
la
stessa
dolcezza
di
una
volta
:
il
vino
non
gli
piaceva
più
.
E
perciò
,
dopo
né
meno
un
mese
,
Teofilo
sposò
Gegia
.
LA
GALLINA
DISFATTISTA
Il
signor
Demetrio
Serti
,
a
cinquant
'
anni
,
si
era
fatto
sentimentale
.
In
villeggiatura
ci
andava
perché
,
dopo
cena
,
quando
la
digestione
gli
faceva
passare
quei
deliziosi
brividi
di
freddo
su
lo
stomaco
,
era
certo
di
provare
,
stando
alla
finestra
,
certe
emozioni
indefinibili
che
gli
inumidivano
gli
occhi
;
e
allora
,
difatti
,
guardava
sopra
le
olivete
come
un
innamorato
,
e
sospirava
.
Per
l
'
appunto
,
proprio
nel
caldo
del
luglio
,
una
sera
che
aveva
invitato
gli
altri
villeggianti
e
i
contadini
per
festeggiare
con
un
ballo
su
l
'
aia
quattro
giovinotti
che
dal
Piave
erano
venuti
in
licenza
,
un
colpo
d
'
aria
gli
fece
gonfiare
una
gengiva
.
Spasimava
da
battere
la
testa
nel
muro
,
ma
impossibile
rimandare
la
festa
!
Poteva
,
anzitutto
cambiare
il
tempo
;
poi
,
alcuni
degli
altri
villeggianti
dovevano
tornare
in
città
;
e
,
infine
,
perché
le
cose
riescono
bene
quando
si
fanno
a
pena
dette
.
C
'
era
la
sua
figliuola
,
in
vacanze
,
Paolina
,
che
doveva
divertirsi
!
C
'
era
la
moglie
!
E
quei
quattro
giovinotti
non
meritavano
un
poco
di
affetto
?
Per
una
gengiva
infiammata
farsi
deridere
proprio
da
quelli
che
tornavano
dalla
guerra
?
E
la
patria
non
contava
più
d
'
una
gengiva
gonfia
?
Egli
lo
sapeva
,
perché
portava
la
cravatta
tricolore
e
nelle
dimostrazioni
non
si
risparmiava
.
Dunque
,
dopo
aver
bevuto
alcune
tazze
di
brodo
,
perché
a
masticare
non
gli
sarebbe
stato
possibile
,
si
fasciò
con
un
fazzoletto
di
seta
e
con
la
bambagia
,
si
sciacquò
la
bocca
con
il
cognacche
e
poi
biascicò
un
garofano
.
Egli
avrebbe
sonato
la
chitarra
;
e
Berto
,
uno
dei
quattro
soldati
,
l
'
organetto
.
Bisognava
che
ridessero
per
forza
!
Quando
apparve
con
lo
strumento
sotto
il
braccio
,
lo
accolsero
con
evviva
.
Ma
egli
si
mise
una
mano
sul
fazzoletto
,
dalla
parte
gonfia
,
scosse
la
testa
;
e
,
ritto
nel
mezzo
dell
'
aia
,
cominciò
ad
accordare
.
Berto
pigiò
qualche
tasto
,
ma
tutti
gli
gridarono
:
-
Tu
aspetta
!
Volevano
la
chitarra
e
l
'
eroico
signor
Demetrio
!
Le
donne
,
specie
le
serve
delle
quattro
famiglie
riunite
,
provarono
come
uno
strappo
giocondo
dentro
il
cuore
;
e
,
senza
né
meno
accorgersene
fecero
qualche
passo
ballando
.
Subito
i
giovanotti
andarono
intorno
a
loro
chiudendosele
in
mezzo
.
Le
signorine
,
guidate
da
Paolina
che
strillava
anche
per
dire
una
parola
sola
,
canticchiarono
,
un
poco
sottovoce
,
un
ballabile
.
Berto
esclamò
:
-
Codesto
sarebbe
bello
da
vero
,
ma
qui
con
l
'
organetto
non
lo
so
suonare
.
Una
di
loro
rispose
:
-
Non
importa
!
Non
importa
!
Ci
divertiremo
di
più
se
suonerete
a
modo
vostro
,
come
se
foste
in
trincea
.
Uno
dei
soldati
rispose
:
-
In
trincea
si
suonava
anche
con
il
fucile
!
Le
ragazze
restarono
un
poco
mortificate
,
ma
avevano
creduto
di
far
piacere
a
ricordare
la
guerra
.
I
giovinotti
dei
villeggianti
(
c
'
erano
fra
essi
due
studenti
e
due
impiegati
)
convennero
di
ballare
con
le
contadine
.
E
allora
le
signorine
,
contente
,
decisero
subito
di
prendersi
i
reduci
.
I
babbi
e
le
mamme
restarono
a
sedere
,
chi
su
le
sedie
,
chi
sopra
un
muricciolo
e
chi
sopra
un
mucchio
di
travi
.
Non
ci
mancava
che
cominciare
!
Il
signor
Demetrio
provò
due
accordi
,
ma
mentre
tutti
s
'
erano
presi
per
mano
,
e
aspettavano
la
prima
nota
per
moversi
,
si
sentì
fare
crac
:
s
'
era
rotta
una
corda
!
Il
signor
Demetrio
,
come
offeso
,
disse
:
-
È
l
'
umidità
:
lo
sapevo
che
sarebbe
stato
difficile
che
tutto
andasse
bene
!
-
Ed
ora
?
-
gli
chiese
la
figliola
,
mettendogli
una
mano
sopra
una
spalla
e
tenendo
un
piede
alzato
.
Alcuni
gridarono
:
-
Suoni
l
'
organino
solo
!
Berto
,
che
l
'
invidia
della
chitarra
aveva
fatto
doventare
serio
e
taciturno
,
sentì
tremarsi
tutto
dalla
gioia
:
senza
né
meno
rispondere
,
cominciò
una
polca
;
e
,
per
non
sbagliare
,
si
accompagnava
fischiettando
.
I
primi
balli
andarono
benissimo
:
i
vecchi
si
sbellicavano
dalle
risa
;
e
per
ridere
si
torcevano
,
mettendo
il
capo
quasi
tra
le
ginocchia
.
Il
signor
Demetrio
era
escito
dal
mezzo
e
s
'
era
steso
,
con
la
chitarra
accanto
,
sul
muricciolo
,
perché
la
guancia
gli
stesse
calda
.
Si
esaltava
;
e
,
mentre
gli
altri
ballavano
come
dannati
,
gridava
con
quanta
voce
aveva
in
gola
:
-
Viva
l
'
Italia
!
Ma
,
al
quinto
ballo
,
e
Berto
suonava
sempre
la
stessa
cosa
,
qualche
coppia
sparì
:
al
sesto
eran
rimasti
soltanto
una
serva
e
un
giovanotto
,
una
signorina
e
un
reduce
:
il
più
grullo
e
il
più
impacciato
.
Quelli
seduti
avevano
una
certa
sonnolenza
e
una
pesantezza
dentro
la
testa
,
che
i
ballabili
aumentavano
sempre
di
più
.
A
un
tratto
,
senza
saper
perché
,
una
delle
signore
s
'
accorse
che
mancavano
quasi
tutti
.
Si
alzò
;
e
,
andando
accanto
alla
moglie
del
signor
Demetrio
,
le
disse
,
sottovoce
,
con
un
'
aria
di
rimprovero
:
-
Signora
Caterina
,
ma
dove
sono
andati
tutti
gli
altri
?
La
signora
Caterina
arrossì
,
e
decise
di
chiederlo
al
marito
;
ma
il
signor
Demetrio
s
'
era
addormentato
,
sognando
trincee
e
battaglie
;
e
quando
,
destandosi
,
si
stropicciò
gli
occhi
e
sentì
come
una
trafitta
di
spillo
nella
gengiva
,
non
seppe
raccapezzarsi
di
niente
;
anzi
voleva
ostinarsi
a
dire
ch
'
erano
già
andati
a
letto
e
che
perciò
erano
più
furbi
di
lui
.
Ma
siccome
la
signora
insisteva
che
si
trattava
di
una
cosa
quasi
indecente
,
egli
fece
chetare
Berto
facendogli
un
cenno
con
una
mano
e
mandò
i
quattro
ballerini
rimasti
in
cerca
degli
altri
.
Prima
che
fossero
tutti
ritrovati
e
ritornati
su
l
'
aia
,
era
già
mezzanotte
:
i
più
dissero
che
erano
andati
a
chiappare
le
lucciole
.
La
mattina
dopo
,
però
,
Paolina
aveva
un
raffreddore
forte
;
e
le
altre
signorine
chi
più
e
chi
meno
,
si
sentivano
poco
bene
e
temevano
i
dolori
reumatici
.
Dicevano
:
-
Non
siamo
buone
a
niente
!
Figuriamoci
se
dovessimo
vivere
come
i
soldati
!
E
si
vergognavano
.
Ma
quella
signora
,
si
chiamava
Egidia
,
che
aveva
fatto
notare
alla
moglie
di
Demetrio
la
diminuzione
delle
coppie
,
aveva
perso
una
spilla
d
'
oro
di
quasi
seicento
lire
,
diceva
lei
.
Come
si
poteva
fare
per
ritrovarla
?
Il
signor
Demetrio
non
ci
credeva
e
scoteva
la
faccia
gonfia
:
la
signora
Caterina
supponeva
che
l
'
avesse
persa
per
strada
e
che
dicesse
così
perché
il
marito
si
arrabbiasse
meno
contro
di
lei
.
Tutti
i
contadini
,
interrogati
uno
per
volta
,
avevano
detto
di
non
aver
trovato
niente
,
le
serve
,
perfino
minacciate
,
lo
stesso
.
E
allora
?
Per
tre
giorni
non
fu
parlato
d
'
altro
,
ma
senza
resultato
.
La
signora
Egidia
,
che
aveva
perduto
da
vero
la
spilla
,
s
'
adirò
;
e
il
signor
Demetrio
ebbe
da
leticare
con
il
marito
di
lei
;
ma
Paolina
,
a
malgrado
della
questione
scoppiata
,
andava
scrupolosamente
la
mattina
e
la
sera
a
cercare
la
spilla
per
conto
suo
.
La
vedevano
curva
,
con
il
mento
su
la
gola
e
una
bacchetta
in
mano
,
girare
da
per
tutto
;
ed
ella
,
quando
incontrava
uno
dei
contadini
,
chiedeva
:
-
Né
meno
voi
?
-
Né
meno
io
,
signorina
!
Finirono
con
il
sospettare
,
chi
sa
perché
,
uno
zio
di
Berto
;
ma
lo
zio
di
Berto
,
giurando
e
bestemmiando
,
con
certe
bestemmie
che
facevano
fare
ognuna
un
passo
in
dietro
alla
signora
Caterina
,
convinse
ch
'
era
innocente
;
e
dovettero
chiedergli
scusa
.
Dei
reduci
non
sospettavano
:
anzi
,
davanti
a
loro
,
nessuno
parlava
né
meno
della
spilla
:
tutti
,
irresistibilmente
,
sentivano
del
rispetto
dinanzi
ai
soldati
:
tutti
,
dinanzi
a
loro
,
si
sentivano
piccoli
.
Ma
,
allora
,
gli
altri
contadini
cominciarono
a
dire
che
se
i
signori
non
si
fidavano
di
loro
,
avrebbero
fatto
meglio
a
non
invitarli
a
ballare
.
Nacque
,
così
,
un
malumore
sordo
in
tutti
,
che
i
villeggianti
non
erano
né
meno
più
salutati
.
Invano
il
signor
Demetrio
,
guarito
della
gengiva
,
andava
pazientemente
a
prendere
gli
uomini
per
le
maniche
della
camicia
,
e
le
donne
per
i
grembiuli
!
Alzavano
le
spalle
e
non
lo
guardavano
né
meno
in
faccia
.
Egli
diceva
disperato
:
-
Ma
se
vi
difendo
io
!
È
quella
strega
della
signora
Egidia
,
venuta
a
metter
sottosopra
anche
la
casa
nostra
!
Ora
per
colpa
sua
non
si
potrà
più
né
meno
mettere
su
una
festa
ai
vostri
figlioli
finché
sono
in
licenza
!
E
io
che
avevo
perfino
comprato
una
damigiana
di
vino
,
per
farla
bere
a
loro
una
di
queste
sere
!
E
la
mia
figliola
che
con
le
sue
amiche
voleva
imbandire
tutti
gli
alberi
attorno
all
'
aia
!
Ma
se
vedevano
il
signor
Demetrio
,
i
ragazzi
scappavano
tirandogli
i
sassi
;
la
signora
Caterina
piangeva
quasi
tutto
il
giorno
;
e
Paolina
non
s
'
arrischiava
più
ad
andare
sola
.
Era
evidente
che
tutto
quel
sacro
patriottismo
stava
passando
un
pericolo
grave
!
Dopo
quasi
due
settimane
,
una
contadina
trovò
,
sotto
un
mucchio
di
travi
,
una
gallina
morta
.
Ella
l
'
aprì
con
il
coltello
per
sapere
di
che
male
era
morta
:
dentro
,
pareva
sana
;
e
le
interiora
e
il
fegato
non
avevano
colori
sospetti
.
Quando
fu
allo
stomaco
,
vide
la
spilla
.
Era
stata
lei
,
dunque
,
la
ladra
a
far
nascere
tanti
malumori
!
Rimessasi
dalla
sorpresa
,
corse
nell
'
aia
;
e
,
gridando
di
gioia
,
chiamò
tutti
quanti
intorno
a
sé
.
E
tutti
quanti
non
staccavano
gli
occhi
da
quella
carne
spezzata
e
sanguinolente
dove
luccicava
la
capocchia
della
spilla
.
Venne
anche
la
signora
Egidia
,
che
,
convintasi
di
come
stavano
le
cose
e
dell
'
onestà
dei
suoi
amici
,
fece
il
viso
rosso
e
non
trovava
a
dire
parola
.
Ma
la
contadina
le
disse
:
-
Come
!
Per
colpa
di
questa
bestia
ingorda
,
non
vorrebbe
fare
la
pace
?
Il
signor
Demetrio
sentì
che
toccava
a
lui
;
e
,
inchinatosi
alla
signora
Egidia
,
la
invitò
a
restare
.
Allora
,
tutte
le
donne
si
baciarono
,
a
due
a
due
.
La
sera
stessa
fu
data
la
festa
ai
soldati
;
e
ognuno
volle
mangiare
almeno
un
boccone
di
quella
gallina
,
che
da
vile
disfattista
era
stata
punita
come
si
meritava
.
LA
MIA
AMICIZIA
Mi
parve
che
suonassero
il
campanello
.
Mi
alzai
ed
andai
ad
aprire
:
non
c
'
era
nessuno
.
Vidi
anche
che
il
campanello
non
era
stato
mosso
.
Ma
siccome
non
ammettevo
che
mi
fossi
sbagliato
,
stetti
un
pezzetto
ad
ascoltare
alle
scale
.
Da
quel
giorno
odiai
la
mia
casa
;
e
passavo
le
giornate
intere
a
cercarmene
un
'
altra
.
Allora
mi
venne
in
mente
che
avrei
potuto
andare
dal
mio
amico
Guglielmo
,
che
con
la
moglie
stava
verso
la
Via
Angelica
;
dietro
i
quartieri
dei
Prati
di
Castello
.
Quelle
località
mi
piacevano
,
tra
la
campagna
e
la
città
.
Quando
mi
decisi
a
provare
,
erano
i
primi
di
febbraio
;
ma
una
giornata
con
un
cielo
anche
troppo
turchino
:
mi
faceva
proprio
l
'
effetto
di
una
tinta
che
non
si
è
potuta
sciogliere
bene
perché
manca
lo
spazio
sufficiente
.
Le
case
bianche
come
il
gesso
,
alte
e
rettangolari
,
lasciate
lì
senza
compagnia
,
avevano
ombre
verdognole
sopra
le
finestre
.
Su
l
'
immenso
prato
erboso
accanto
agli
avanzi
dell
'
esposizione
per
il
cinquantenario
di
Roma
,
calcinacci
sgretolati
e
cenci
ad
asciugare
.
Quasi
in
mezzo
al
prato
,
affatto
deserto
,
un
uomo
,
steso
bocconi
,
dormiva
;
poi
,
una
fontana
di
cemento
,
sfasciata
,
vicino
a
certi
alberelli
patiti
e
secchi
.
Monte
Mario
era
un
poco
nebbioso
;
e
,
nei
suoi
colori
,
tutti
i
segni
dell
'
inverno
.
Verso
una
strada
bianca
,
un
branco
di
pecore
con
un
filo
di
luce
addosso
,
che
accendeva
i
loro
contorni
;
e
,
più
in
là
,
alta
,
la
cupola
di
San
Pietro
.
Una
tromba
suonava
stonando
,
dalle
caserme
.
Io
mi
sentivo
sempre
di
più
invogliato
,
giungendo
al
villino
.
Credetti
che
il
campanello
elettrico
suonasse
per
il
contatto
dei
miei
nervi
.
Trovai
il
mio
amico
Guglielmo
a
fumare
a
pipa
,
steso
nella
poltrona
,
con
i
piedi
sopra
una
sedia
;
al
sole
.
La
moglie
era
in
terrazza
;
e
la
sentivo
discorrere
con
non
so
chi
.
-
Mio
caro
-
gli
dissi
-
io
di
casa
solo
non
ci
sto
più
!
Egli
mi
guardò
con
i
suoi
occhi
azzurri
,
da
sopra
gli
occhiali
;
sorridendo
.
Io
continuai
:
-
Vengo
a
stare
con
te
.
-
Questo
deve
essere
uno
scherzo
imaginato
bene
.
Io
gli
misi
una
mano
su
le
ginocchia
,
e
gli
dissi
:
-
Trovo
giusto
che
tu
mi
risponda
così
;
ma
ti
voglio
convincere
che
ho
pensato
questa
cosa
sul
serio
.
Guglielmo
,
continuando
a
guardarmi
da
sopra
gli
occhiali
,
smise
di
sorridere
;
e
ficcò
la
pipa
dentro
un
recipiente
di
coccio
.
Sembrava
sbigottito
.
Io
pensai
che
non
fosse
un
buon
amico
,
al
quale
potevo
ricorrere
in
caso
di
bisogno
;
e
mi
sentii
molto
contrariato
,
quasi
offeso
.
Perciò
,
gli
dissi
con
più
forza
di
prima
:
-
Ora
si
starà
a
vedere
come
ti
dovrò
giudicare
.
Rifletti
bene
a
quello
che
mi
rispondi
;
perché
io
sono
capace
di
vendicarmi
,
e
di
trattarti
come
tu
tratti
me
.
Egli
tirò
giù
le
gambe
dalla
sedia
.
Allora
io
cominciai
a
supplicarlo
.
Sentivo
di
volergli
così
bene
che
,
se
avessi
saputo
di
fargli
piacere
,
mi
sarei
inginocchiato
.
Ma
Guglielmo
non
capiva
il
mio
sentimento
:
non
se
ne
curava
né
meno
.
Ero
proprio
afflitto
e
disperato
;
e
mi
sentivo
umiliare
sempre
più
.
Non
avevo
parole
per
fargli
intendere
tutto
il
mio
affetto
e
la
mia
amicizia
.
Egli
mi
pareva
il
più
puro
e
il
migliore
degli
uomini
,
e
non
capivo
perché
mi
rifiutasse
quel
che
gli
chiedevo
.
Che
amarezza
!
Metteva
forse
in
dubbio
la
mia
sincerità
?
Ci
voleva
molto
a
rendersi
conto
che
si
portava
male
verso
di
me
?
Ma
speravo
di
non
dovermi
piegare
a
questa
delusione
.
Egli
chiamò
la
moglie
.
Subito
io
credetti
che
la
chiamasse
per
contentarmi
:
non
era
possibile
che
anche
da
lei
avessi
soltanto
un
rifiuto
,
che
mi
faceva
tanto
male
.
Ma
Gina
mi
parve
perfino
finta
quando
disse
:
-
Signor
Giuseppe
,
non
possiamo
da
vero
!
Se
ella
m
'
avesse
detto
che
,
per
dare
loro
una
prova
della
mia
amicizia
,
mi
dovevo
far
tagliare
la
testa
,
avrei
obbedito
volentieri
.
Anzi
,
ero
dispiacente
che
da
sé
non
me
ne
parlassero
.
Era
così
naturale
!
Io
,
allora
,
cominciai
a
supplicare
anche
lei
,
ma
il
suo
viso
in
vece
si
faceva
sempre
più
risoluto
.
Mi
rispose
lui
:
-
Caro
Beppe
,
io
non
so
spiegarmi
come
ti
sia
venuta
questa
idea
!
-
Se
lo
vuoi
sapere
,
te
lo
dirò
.
Non
te
lo
volevo
dire
per
non
annoiarti
.
Egli
scambiò
un
'
occhiata
con
la
moglie
,
e
mi
disse
:
-
Non
voglio
sapere
delle
tue
cose
intime
...
-
Ma
io
per
te
non
ho
nessun
segreto
.
Non
voglio
averne
,
capisci
,
con
te
!
Perché
tu
non
puoi
mettere
in
dubbio
la
mia
amicizia
...
La
signora
Gina
disse
:
-
Anche
se
non
ci
fossero
altre
ragioni
,
mancherebbe
una
stanza
in
più
per
darla
a
lei
.
-
Lo
so
.
-
E
dunque
?
Vedi
bene
,
Beppe
,
che
tu
ci
chiedi
quel
che
non
possiamo
fare
.
Allora
,
doventai
furente
.
Non
era
quello
il
modo
di
comportarsi
con
me
.
E
io
che
avevo
sempre
creduto
alla
loro
amicizia
!
Cominciavo
ad
accorgermi
che
non
bisogna
mai
confidare
troppo
in
nessuno
.
-
Ascolta
-
gli
dissi
.
-
Se
io
sono
venuto
da
te
,
vuol
dire
che
mi
aspettavo
di
essere
accolto
in
un
altro
modo
!
Guglielmo
si
alzò
dalla
poltrona
,
scosse
la
cenere
che
gli
era
restata
tra
le
pieghe
della
giubba
;
e
mi
disse
:
-
Piuttosto
,
son
pronto
ad
aiutarti
in
tutto
quello
che
hai
bisogno
.
-
Ma
io
,
ora
,
ho
bisogno
di
questo
e
non
d
'
altro
.
-
Non
insistere
.
Se
non
ti
conoscessi
da
parecchi
anni
,
crederei
che
tu
fossi
pazzo
.
Questa
parola
mi
fece
fare
il
viso
rosso
,
e
non
seppi
più
quel
che
dire
.
Ma
se
,
prima
ch
'
egli
l
'
avesse
detta
,
io
ero
disposto
ad
andarmene
,
mi
sentii
di
più
ostinato
a
far
valere
la
mia
buona
ragione
.
E
se
,
per
caso
gli
avessi
chiesto
diecimila
lire
,
perché
non
avrebbe
voluto
darmele
?
Il
mio
sentimento
d
'
amicizia
non
ammetteva
nessuna
differenza
tra
me
e
lui
.
Tanto
più
che
,
senza
quell
'
amicizia
,
io
non
mi
credevo
più
nulla
.
Stavo
,
appunto
,
per
farglielo
capire
,
quando
m
'
accorsi
che
la
signora
Gina
aveva
sorriso
di
me
a
lui
,
credendo
che
io
non
la
vedessi
.
Io
lo
guardai
e
gli
dissi
:
-
Non
so
quel
che
tu
pensi
di
me
.
Non
lo
so
.
Egli
mi
rispose
con
stizza
:
-
Né
meno
io
!
Ebbi
la
certezza
che
dissimulava
;
e
,
perciò
,
persi
ogni
rispetto
.
La
signora
Gina
era
seccata
e
faceva
capire
bene
che
aspettava
ch
'
io
me
ne
andassi
;
perché
non
ne
poteva
più
.
Ma
io
,
ormai
,
come
affascinato
di
me
stesso
,
continuai
:
-
Lasciami
dire
tutto
quello
che
voglio
!
Guglielmo
riprese
rabbiosamente
la
pipa
,
e
mi
rispose
:
-
Ti
ascolto
.
Soffriva
:
lo
vedevo
bene
.
La
signora
Gina
mi
disse
:
-
L
'
ascolto
anch
'
io
.
-
Da
vero
?
-
Certamente
.
Allora
fui
invasato
un
'
altra
volta
,
in
un
modo
violento
,
dalla
mia
amicizia
e
avrei
voluto
trovare
le
parole
più
belle
.
-
È
inutile
ch
'
io
mi
rifaccia
da
capo
,
però
!
-
dissi
quasi
con
angoscia
.
Presi
il
mio
cappello
da
dove
l
'
avevano
messo
,
ed
escii
senza
né
meno
salutare
.
Quando
giunsi
a
casa
,
volevo
subito
troncare
ogni
amicizia
con
Guglielmo
.
E
mi
misi
a
letto
con
una
febbre
nervosa
;
con
certi
brividi
che
mi
facevano
saltare
.
Il
giorno
dopo
tornai
difilato
da
Guglielmo
;
e
gli
chiesi
:
-
Hai
ripensato
a
quel
che
mi
bisogna
?
Mi
rispose
,
quasi
adirato
:
-
No
.
Io
gli
diedi
un
pugno
sul
viso
,
e
me
ne
andai
.
Speravo
di
guarire
.
Volevo
guarire
.
E
in
vece
sono
stato
più
di
cinque
anni
al
manicomio
.
Ora
che
mi
hanno
lasciato
perché
dicono
che
sono
guarito
non
ho
più
voglia
di
vivere
.
Sento
che
forse
c
'
è
ancora
in
me
qualche
forza
di
giovanezza
;
ma
io
non
mi
arrischio
né
meno
a
lasciare
la
casa
.
È
come
se
io
fossi
stato
di
legno
e
ora
fossi
bruciato
;
e
restasse
di
me
soltanto
la
possibilità
di
concepirmi
.
La
gente
che
conoscevo
non
ha
più
nulla
a
fare
con
me
.
Non
penso
né
meno
,
e
comincio
a
gustare
sempre
di
più
la
mia
idiozia
.
Perché
l
'
idiozia
è
una
cosa
dolce
.
Scrivo
in
un
libriccino
i
sogni
che
faccio
la
notte
;
e
cerco
di
ricordarmeli
tutti
.
Sto
lunghe
ore
a
ripassarli
,
uno
alla
volta
;
con
una
pazienza
scrupolosa
;
abituandomi
a
questa
specie
d
'
esercizio
spirituale
;
all
'
infuori
del
quale
mi
sento
insoddisfatto
.
Me
ne
vengono
alcuni
bellissimi
e
lunghi
.
Non
avrei
mai
creduto
che
,
alla
fine
,
potessi
vivere
a
modo
mio
,
così
separato
dagli
uomini
e
da
tutto
il
resto
;
e
credo
alla
mia
esistenza
soltanto
quando
sogno
.
IL
MARITO
Avevano
detto
a
Mariano
che
la
moglie
lo
tradiva
.
Ma
egli
,
che
non
ci
credeva
,
non
rispondeva
né
meno
;
scotendo
la
testa
,
con
un
sorriso
di
uomo
furbo
e
sicuro
di
se
stesso
.
-
Credete
che
io
me
la
prenda
,
se
volete
scherzare
anche
su
l
'
onestà
della
mia
moglie
?
Fate
pure
,
e
dite
quel
che
volete
.
Io
non
me
la
prendo
da
vero
!
Io
agli
scherzi
ci
so
stare
!
Allora
,
una
volta
,
anche
Quaglia
si
mise
a
ridere
;
divertendosi
a
guardarlo
:
-
Credi
che
anche
io
te
lo
dica
per
scherzo
?
-
O
che
mi
prendi
per
uno
che
non
capisce
?
-
Come
credi
meglio
.
E
siccome
in
quel
mentre
la
moglie
tornava
con
due
brocche
empite
giù
alla
fonte
dell
'
orto
,
Mariano
la
prese
per
una
gamba
,
per
farla
inciampare
.
E
le
disse
:
-
Lo
senti
quel
che
dicono
di
te
,
Càtera
?
La
donna
,
per
non
cadere
,
si
fermò
.
Era
tutta
sudata
,
ma
non
poteva
asciugarsi
la
fronte
con
le
maniche
del
vestito
,
finché
non
avesse
posato
quei
due
pesi
su
l
'
acquaio
.
Sorrise
a
Quaglia
,
e
rispose
:
-
E
tu
non
ti
vergogni
a
far
dire
certe
cose
di
me
?
Il
marito
le
lasciò
la
gamba
,
ed
ella
entrò
in
casa
.
Poi
,
tornò
su
l
'
uscio
,
e
tutta
inviperita
si
volse
a
Quaglia
.
-
Che
vi
fa
di
male
il
mio
Mariano
?
Se
io
avessi
le
sue
braccia
,
vi
romperei
il
ceffo
.
Lasciatelo
stare
!
Perché
è
un
buon
uomo
,
ve
ne
volete
approfittare
tutti
.
Quaglia
sghignazzava
,
ma
ella
lo
fece
smettere
;
prendendo
la
granata
e
battendogliela
addosso
.
Mariano
la
guardava
;
tutto
orgoglioso
di
lei
,
così
risoluta
.
E
si
arrischiava
ad
approvare
.
Ora
,
a
tutti
quelli
che
conoscevano
Mariano
era
venuto
in
proposito
di
fargli
trovare
la
moglie
proprio
mentr
'
era
con
qualcuno
;
sul
fatto
,
come
dicevano
loro
.
Ma
come
potevano
?
Ella
era
furba
quanto
tutti
loro
messi
insieme
,
e
poi
le
volevano
bene
perché
non
diceva
di
no
a
nessuno
,
quando
la
sapevano
pigliare
con
le
buone
.
Per
lei
era
doventata
un
'
abitudine
;
e
a
farla
smettere
se
ne
sarebbe
avuta
a
male
.
Per
lei
era
una
cosa
come
se
le
avessero
impedito
di
far
del
bene
agli
altri
.
Era
una
specie
di
mania
,
che
la
convinceva
a
fare
il
comodo
suo
e
che
le
faceva
piacere
.
Come
poteva
smettere
se
ormai
aveva
cominciato
,
e
tutti
lo
sapevano
?
Le
sarebbe
parso
una
vergogna
;
come
se
non
avesse
avuto
più
da
dare
un
pezzo
di
pane
a
un
povero
.
Ed
ella
stessa
difendeva
il
marito
;
e
voleva
anzitutto
che
gli
altri
fossero
più
umili
con
lui
e
gli
volessero
bene
.
Ella
temeva
anche
che
,
smettendo
,
la
rifacessero
con
lui
;
e
si
vendicassero
troppo
.
Le
domeniche
lo
mandava
alla
messa
più
pulito
degli
altri
;
con
una
bella
ciarpa
che
aveva
imparato
a
stirargli
da
una
serva
d
'
una
villeggiante
.
E
quando
sapeva
ch
'
era
escito
di
casa
tutto
contento
e
magari
che
andasse
a
pigliare
una
mezza
sbornia
,
allora
ella
cercava
di
trovarsi
con
qualcuno
.
Anche
Mariano
aveva
per
lei
un
rispetto
che
avrebbe
potuto
chiamarsi
ammirazione
.
Tutto
quel
che
ella
diceva
era
giusto
,
tutto
quel
che
ella
faceva
dinotava
una
saggezza
che
egli
apprezzava
sempre
di
più
.
Figlioli
,
chi
sa
perché
,
non
ne
avevano
;
e
i
due
sposi
erano
andati
sempre
d
'
accordo
,
proprio
tutti
i
giorni
.
Mariano
era
uno
spilungone
magro
,
con
le
maniche
della
camicia
che
gli
tiravano
e
gli
facevano
male
ai
polsi
quando
erano
abbottonate
,
perché
gli
restavano
sempre
corte
.
Anche
i
pantaloni
non
gli
arrivavano
bene
fino
agli
zoccoli
.
Aveva
una
faccia
che
pareva
affondata
a
posta
da
due
fitte
dietro
la
bocca
,
in
modo
che
il
naso
appariva
anche
più
lungo
di
quel
che
non
fosse
.
Portava
i
capelli
piuttosto
lunghi
;
ed
essendo
lisci
,
gli
stavano
a
zazzera
su
gli
orecchi
e
su
le
sopracciglia
.
Le
mani
così
magre
che
facevano
pensare
al
suo
scheletro
.
Càtera
era
olivastra
,
con
gli
occhi
piccoli
e
neri
;
con
un
ciuffo
di
peli
agli
angoli
della
bocca
grassoccia
.
Una
volta
,
tutti
i
contadini
più
giovani
del
vicinato
studiarono
il
modo
perché
riescissero
a
far
trovare
da
Mariano
la
sua
Càtera
con
qualcuno
di
loro
.
Ce
lo
avrebbero
portato
magari
per
forza
!
Pronti
,
però
,
a
reggerlo
se
avesse
voluto
bastonarla
.
Decisero
che
il
più
svelto
e
il
più
malizioso
,
il
Rossino
,
andasse
con
lei
,
la
sera
,
in
mezzo
all
'
oliveta
;
e
gli
altri
sarebbero
andati
a
prendere
lui
.
Non
volevano
far
saper
niente
a
Càtera
,
pensando
che
non
si
sarebbe
prestata
alla
burla
;
ma
ella
,
che
da
certi
discorsi
e
da
certi
preparativi
aveva
capito
tutto
,
fu
contenta
lo
stesso
;
e
stette
anche
lei
d
'
accordo
con
loro
.
Si
mise
a
braccetto
del
Rossino
;
e
,
voltandosi
in
dietro
ridendo
agli
altri
,
si
nascose
con
lui
dietro
una
pianta
.
L
'
oliveta
era
deserta
;
ma
c
'
erano
tanti
grilli
che
saltavano
perfino
addosso
.
La
luna
si
levava
allora
,
come
un
pezzo
di
coccio
;
e
il
cielo
era
pieno
di
stelle
cadenti
.
Nel
silenzio
della
sera
si
udiva
qualche
barrocciaio
che
cantava
,
forse
briaco
;
poi
qualche
campana
che
smetteva
quasi
subito
come
se
si
rompesse
;
e
nient
'
altro
.
Gli
altri
andarono
a
casa
di
Mariano
,
e
lo
trovarono
che
,
benché
avesse
già
cenato
,
mangiava
una
fetta
di
lardo
con
il
pane
.
La
stringeva
così
forte
che
le
dita
ci
facevano
i
buchi
.
-
Mariano
,
sei
in
casa
?
Egli
rispose
,
con
la
bocca
piena
:
-
Lasciatemi
in
pace
!
-
Hai
paura
che
ti
leviamo
il
boccone
di
bocca
?
Esci
fuori
.
-
Non
esco
.
Ora
deve
tornare
la
mia
moglie
.
Venite
dentro
voi
.
Allora
,
entrarono
tutti
insieme
.
Erano
sette
o
otto
;
e
non
facevano
altro
che
ridere
.
Mariano
,
vedendoli
,
doventò
allegro
subito
anche
lui
.
Uno
chiese
:
-
Dov
'
è
andata
Càtera
?
-
Io
non
lo
so
.
E
che
m
'
importa
?
Essi
non
sapevano
quel
che
dire
,
benché
si
fossero
consigliati
prima
.
La
cucina
era
brutta
.
Al
muro
dell
'
acquaio
,
sopra
una
mensola
fatta
con
una
tavola
senza
piallare
,
c
'
era
una
fila
di
pignatte
;
in
ordine
di
grossezza
.
Al
muro
più
largo
,
una
madonna
a
colori
e
un
sant
'
Isidoro
dentro
una
cornice
senza
vetro
.
E
,
vicino
,
il
fucile
,
a
due
canne
,
sempre
carico
;
perché
,
nel
caso
avessero
sentito
i
ladri
dentro
il
pollaio
,
Mariano
avrebbe
tirato
.
Ma
le
cariche
a
stoppaccio
ci
stavano
da
un
anno
all
'
altro
,
con
i
cani
alzati
in
vano
;
e
il
fucile
si
arrugginiva
;
finché
a
Pasqua
non
lo
ripulivano
,
quando
il
prete
andava
a
benedire
le
case
.
Sopra
la
tavola
c
'
era
un
tegame
ormai
diaccio
e
vuoto
,
dove
Càtera
aveva
cucinato
mezzo
coniglio
.
La
gatta
,
rosicchiava
un
ossicino
.
Mariano
disse
:
-
Mettetevi
a
sedere
.
-
No
:
in
vece
,
vieni
con
noi
nella
tua
oliveta
.
-
A
fare
che
?
A
quest
'
ora
?
Non
mi
moverei
né
meno
se
pigliasse
fuoco
il
pagliaio
.
-
Vieni
con
noi
.
-
Io
credo
che
siate
briachi
fradici
.
Volete
bere
dell
'
altro
,
piuttosto
?
Non
so
dove
quella
strega
della
mia
moglie
ha
nascosto
il
vino
,
ma
piglio
la
chiave
di
cantina
,
e
si
beve
tutti
alla
botte
;
finché
ce
n
'
è
.
Allora
,
uno
disse
:
-
La
tua
moglie
è
con
il
Rossino
.
Mariano
lo
guardò
:
-
E
che
ci
fa
con
il
Rossino
?
-
Vieni
a
vedere
:
siamo
venuti
a
posta
a
prenderti
.
-
Ragazzi
,
sono
troppo
stracco
.
Ho
lavorato
tutto
il
giorno
:
non
mi
frastornate
.
Tutti
sbruffarono
dal
troppo
ridere
.
-
Vieni
sì
o
no
,
con
le
buone
?
-
Non
vengo
.
Quando
torna
mi
dirà
dove
è
stata
.
Lasciatela
in
pace
anche
lei
,
povera
donna
.
Sarà
andata
a
mangiar
due
fichi
alla
pianta
;
perché
s
'
è
alzata
da
sedere
e
aveva
sempre
fame
.
-
Ti
diciamo
dov
'
è
in
vece
.
Vieni
a
vederla
con
i
tuoi
occhi
.
-
Insomma
,
ve
ne
volete
andare
o
no
?
Lo
scherzo
dura
da
troppo
,
ed
è
sempre
lo
stesso
.
Ora
basta
.
Levatevi
di
qui
.
La
pazienza
finisce
anche
a
me
.
E
rispetto
lo
voglio
anch
'
io
.
Mariano
s
'
era
già
impermalito
;
e
,
drittosi
in
piedi
,
anche
perché
aveva
mangiato
tutto
il
companatico
,
incrociò
le
braccia
.
Cominciava
a
sdegnarsi
da
vero
:
gli
si
vedeva
dal
viso
.
I
giovani
non
sapevano
come
contenersi
,
e
non
riescivano
a
ridere
più
.
Quasi
s
'
erano
pentiti
d
'
aver
pensato
quello
scherzo
.
Ma
allora
la
presero
sul
serio
,
e
qualcuno
gli
disse
sottovoce
,
per
provocarlo
,
qualche
mala
parola
.
Ora
volevano
sul
serio
che
Mariano
andasse
con
loro
nell
'
oliveta
,
magari
a
costo
di
far
succedere
qualche
brutta
cosa
.
Allora
uno
disse
,
arrabbiato
:
-
Ecco
:
non
ce
n
'
andiamo
finché
tu
non
ci
dai
retta
.
Essi
dimenticavano
completamente
lo
scopo
,
per
il
quale
s
'
erano
riuniti
e
messi
d
'
accordo
.
Mariano
gli
rispose
:
-
Se
tu
non
mi
dici
la
verità
,
t
'
apro
la
testa
con
la
vanga
;
com
'
è
vero
Dio
!
Dovete
farla
finita
!
-
È
la
verità
.
-
Andiamo
,
dunque
.
Andiamo
!
E
dette
un
'
occhiata
al
fucile
,
il
cui
scheggiale
di
cuoio
,
per
portarlo
a
tracolla
,
si
recideva
a
forza
di
stare
in
vece
su
al
chiodo
del
muro
.
-
Il
fucile
non
lo
prendere
!
-
Piglierai
,
invece
,
un
palo
da
qualche
vite
;
se
ce
ne
sarà
bisogno
.
-
Io
piglio
quel
che
voglio
.
Oppure
affilo
la
coltella
alla
pietra
;
prima
di
venire
.
-
Non
c
'
è
tempo
:
è
meglio
che
tu
ti
spicci
.
-
Ma
mi
volete
dire
,
sì
o
no
,
perché
la
mia
moglie
dovrebbe
essere
con
il
Rossino
?
-
Lo
vedrai
da
te
.
-
Siete
un
branco
di
gentaccia
.
E
non
vorrei
che
mi
capitasse
qualche
dispiacere
,
a
darvi
retta
.
-
La
colpa
non
è
nostra
.
Egli
rispose
minaccioso
:
-
E
di
chi
è
?
-
Zitto
,
Mariano
.
Lo
presero
chi
per
una
manica
e
chi
per
il
panciotto
;
mentre
un
altro
lo
spinse
per
le
spalle
.
Ma
egli
disse
:
-
Fate
piano
,
perché
non
voglio
farmi
del
male
.
Attraversarono
l
'
aia
;
e
siccome
egli
era
scalzo
,
sentì
freddo
ai
piedi
.
Pensò
se
non
doveva
infilarsi
almeno
gli
zoccoli
;
ma
gli
altri
seguitavano
a
tirarlo
e
a
spingerlo
.
Dentro
di
sé
si
pentiva
d
'
aver
dato
retta
,
e
pensava
con
dolcezza
alla
moglie
;
sperando
che
si
trattasse
di
una
burla
,
ch
'
ella
non
venisse
né
meno
a
risapere
.
Era
certo
che
non
ci
fosse
Càtera
nell
'
oliveta
;
e
,
forse
,
ci
avevano
portato
qualche
spauracchio
vestito
da
donna
;
e
dentro
di
sé
cercava
d
'
indovinare
quel
che
avessero
inventato
,
per
volersi
divertire
.
Era
scontento
,
ma
nello
stesso
tempo
ci
provava
piacere
anche
lui
;
e
gli
pareva
già
di
fare
una
lunga
risata
tutti
insieme
.
Almeno
che
la
moglie
,
poi
,
non
lo
brontolasse
!
E
perciò
,
pur
prestandosi
volentieri
,
camminava
di
malavoglia
.
Giunti
al
cominciare
dell
'
oliveta
,
gli
altri
alzarono
la
voce
per
avvertire
Càtera
e
il
Rossino
.
E
ricominciarono
a
ridacchiare
.
Mariano
,
fingendo
di
credere
a
loro
,
ficcava
gli
occhi
da
tutte
le
parti
e
s
'
atteggiava
a
irato
,
stringendo
i
pugni
.
Pareva
che
volesse
dire
:
«
Ho
capito
bene
la
parte
che
devo
fare
?
Siete
contenti
ora
?
Che
ci
sarà
?
Uno
spauracchio
o
una
cagna
legata
?
»
Gli
altri
,
che
capivano
,
si
sollazzavano
anche
di
più
;
ed
erano
impazienti
di
giungere
al
punto
stabilito
.
Ad
un
tratto
,
uno
disse
sottovoce
:
-
Eccoli
là
:
ci
son
tutti
e
due
.
Mariano
si
spinse
innanzi
;
e
aguzzò
gli
occhi
,
protendendosi
con
tutta
la
persona
.
Sentiva
nel
cuore
non
si
sa
che
miscuglio
di
allegria
e
di
sospetto
.
E
quando
credette
di
avere
riconosciuto
la
moglie
,
che
stava
vicina
a
un
'
ombra
che
pareva
da
vero
quella
del
Rossino
,
chiamò
forte
,
fermandosi
:
-
Càtera
!
Càtera
!
Gli
altri
le
fecero
cenno
che
non
rispondesse
;
ma
il
contadino
si
volse
a
loro
con
mal
garbo
:
-
Se
è
lei
,
perché
volete
che
non
mi
risponda
?
E
chiamò
più
forte
,
mettendosi
le
mani
alla
bocca
:
-
Càtera
.
Ella
allora
,
temendo
che
lo
scherzo
finisse
male
,
gli
mosse
incontro
;
e
gli
disse
:
-
Sono
io
,
non
aver
paura
.
Egli
rispose
teneramente
,
abbracciandola
.
-
Lo
sapevo
che
eri
tu
.
E
chi
c
'
era
con
te
?
La
donna
facendogli
la
bocca
dolce
,
gli
disse
:
-
Il
Rossino
.
Non
ci
credi
?
E
,
per
convincerlo
,
chiamò
:
-
Vieni
qua
anche
tu
,
Rossino
!
Tutti
erano
stupefatti
e
scornati
;
perché
capivano
che
ormai
non
succedeva
niente
.
E
lo
volevano
pigliare
a
zollate
.
Ma
egli
,
ora
era
desolato
ed
esclamava
piangendo
:
-
Perché
,
dunque
,
quegli
impazziti
mi
hanno
fatto
venire
nel
campo
al
buio
?
Càtera
si
fece
risoluta
:
-
Io
non
lo
so
.
Lo
domando
a
te
.
Faresti
meglio
a
non
moverti
di
casa
altro
che
quando
te
lo
dico
io
.
-
Sono
giovani
,
e
non
hanno
cervello
.
E
poi
,
volgendosi
agli
amici
:
-
Io
credevo
che
mi
aveste
fatto
un
bello
scherzo
da
vero
.
Non
siete
capaci
.
Lo
dovevo
indovinare
prima
.
Ma
un
'
altra
volta
,
lo
giuro
sul
Vangelo
,
non
vi
do
retta
da
vero
.
E
,
presa
per
mano
la
moglie
,
li
lasciò
tutti
a
dietro
.
Singhiozzava
così
forte
,
anche
con
la
voce
,
che
pareva
il
guaito
di
un
cane
.
UN
PEZZO
DI
LETTERA
...
Qualche
volta
,
non
posso
fare
a
meno
delle
cose
ripugnanti
.
Mi
sento
arrossire
e
ne
provo
una
sensazione
di
rimorso
;
ma
resisto
per
essere
disgustato
quanto
è
possibile
,
fino
in
fondo
;
finché
nella
mia
anima
non
pare
quasi
un
sogno
.
Tu
mi
dirai
,
mia
amica
,
perché
scrivo
così
.
Ecco
:
ricopio
qui
una
lettera
che
ti
avevo
scritto
l
'
altro
ieri
e
che
non
osai
mandarti
.
Ma
la
leggerai
ora
...
Ho
un
appuntamento
con
quella
solita
donna
maritata
,
di
cui
t
'
ho
parlato
altre
volte
.
Erano
più
di
sei
mesi
che
non
la
vedevo
perché
quella
che
ci
tiene
di
mano
l
'
avevano
mandata
via
di
casa
,
e
non
aveva
potuto
trovarne
subito
un
'
altra
dove
fosse
possibile
trovarci
.
Ora
,
sta
in
via
del
Pignattello
,
in
un
casamento
dove
sono
almeno
quaranta
inquilini
,
tutti
poveri
;
all
'
ultimo
piano
.
Non
sapevo
se
era
meglio
salire
in
fretta
per
tentare
che
non
mi
vedesse
nessuno
;
o
se
fingere
di
esserci
stato
già
un
'
altra
volta
.
Non
ho
fatto
né
in
un
modo
né
in
un
altro
;
cioè
,
ho
salito
quasi
di
corsa
una
branca
di
scale
,
al
pianerottolo
dove
s
'
aprono
subito
due
lunghissimi
corridoi
,
pieni
di
usci
.
Mi
dimenticavo
di
dirti
che
questo
casamento
prima
era
un
vastissimo
seminario
,
e
che
mi
soffermavo
per
assicurarmi
che
non
scendeva
nessuno
.
Siccome
era
di
mattina
e
l
'
aria
non
ancora
cambiata
bene
,
ho
sentito
ogni
specie
di
odori
:
latrina
,
cavolo
bollito
,
lezzo
,
sudiciume
ed
altro
ancora
.
M
'
è
venuta
la
sputarella
.
Finalmente
ho
trovato
l
'
uscio
.
-
Marianna
!
-
Oh
!
Entri
pure
.
Marianna
lavava
,
con
uno
strofinaccio
,
una
di
quelle
lanterne
che
attaccano
sotto
il
carro
i
contadini
.
-
Richiuda
subito
l
'
uscio
.
-
Non
è
venuta
ancora
?
Ella
mi
ha
fatto
cenno
di
no
,
sorridendo
;
e
s
'
è
rimessa
al
suo
lavoro
.
-
La
pulisco
perché
è
vergogna
restituirla
così
:
me
la
prestò
un
contadino
,
perché
feci
buio
e
avevo
da
attraversare
una
trave
sopra
un
borro
.
Io
non
ho
risposto
.
Ho
guardato
com
'
è
la
cucina
.
Siccome
siamo
al
tetto
e
senza
soffitta
,
da
una
parte
,
sopra
il
focolare
,
bisogna
chinarsi
per
non
battere
la
testa
.
Ho
dato
un
'
occhiata
alla
camera
,
dall
'
uscio
aperto
,
e
ho
visto
due
enormi
letti
,
alti
quasi
due
metri
;
fatti
con
materassi
sopra
due
caprette
di
legno
.
Tre
piccioni
beccavano
il
granturco
,
sul
cassettone
,
cozzando
con
la
coda
,
per
moversi
e
girare
intorno
,
una
pettinina
unta
e
piena
di
capelli
sporchi
.
Un
pezzo
di
specchio
è
appoggiato
al
muro
.
Gli
orinali
non
sono
stati
vuotati
.
-
Quanti
dormite
di
là
?
M
'
ha
risposto
,
ridendo
:
-
In
quattro
!
Io
,
il
mio
cognato
,
il
mio
figliolo
e
...
-
E
...
-
Perché
lo
vuol
sapere
?
-
Ho
capito
.
-
E
il
mio
ganzo
.
S
'
è
asciugata
le
mani
;
e
,
battendosele
sul
ventre
,
ha
seguitato
:
-
E
un
altro
figliolo
l
'
ho
qui
dentro
.
Ho
riso
anch
'
io
.
-
Se
la
vuole
aspettare
in
camera
,
ci
vada
pure
.
Le
porto
una
sedia
.
Si
metta
a
sedere
!
Sono
entrato
in
camera
,
facendo
paura
ai
piccioni
.
Marianna
,
togliendosi
il
grembiule
bagnato
d
'
acqua
,
e
accennandomi
i
letti
,
m
'
ha
detto
:
-
Almeno
,
là
sopra
,
c
'
è
sollo
!
Io
ho
risposto
:
-
Voi
andate
in
cucina
,
e
state
alla
finestra
.
Io
mi
chiudo
di
qua
:
così
se
viene
qualcuno
da
voi
,
non
mi
vedono
.
-
Ora
!
Ora
!
C
'
è
tempo
!
Io
credo
che
si
sia
mezzo
spogliata
non
per
cambiarsi
,
ma
per
piacermi
.
Infatti
,
sbottonandosi
il
giacchetto
,
mi
guardava
fissa
e
sorridente
;
perché
io
le
dicessi
qualche
parola
.
È
così
sudicia
che
quando
s
'
è
grattata
il
collo
il
sudicio
nero
e
grasso
le
veniva
via
;
appastellandosi
tra
le
dita
.
Ha
anche
un
occhio
pieno
di
cipicchia
;
che
pare
catarro
.
Agli
angoli
della
bocca
c
'
è
qualche
cosa
biancastra
e
filaccicosa
.
Le
mancano
i
due
denti
di
mezzo
.
È
andata
in
cucina
;
e
io
,
quasi
atterrito
d
'
essere
qui
ad
aspettare
,
mi
son
messo
a
scrivere
a
te
.
Ora
,
ti
racconto
tutto
di
mano
in
mano
.
Torna
,
all
'
improvviso
,
con
un
bicchiere
che
sarebbe
impossibile
lavare
.
-
Vuol
bere
?
E
alzando
l
'
altra
mano
da
dietro
il
dorso
,
dove
la
teneva
nascosta
,
mi
fa
vedere
un
fiaschetto
.
Io
rispondo
:
-
Grazie
!
-
È
buono
sa
!
Guardi
che
bel
colore
.
E
mesce
un
vinello
torbido
,
che
odora
di
aceto
:
l
'
ho
sentito
perfino
con
tutto
il
puzzo
della
camera
;
puzzo
,
forse
,
di
piedi
non
lavati
.
Il
mio
stomaco
si
chiude
.
E
perché
scrivo
a
te
che
sei
l
'
anima
più
pura
che
io
amo
?
Io
non
lo
so
.
Me
lo
dirai
tu
.
Dalla
finestra
,
che
pare
una
gattaiola
,
vedo
soltanto
il
tetto
di
una
chiesa
,
un
tetto
vecchio
;
e
di
là
,
come
se
non
ci
fossero
altre
case
,
benché
ce
ne
siano
parecchie
invece
,
la
campagna
;
che
non
pare
lontana
.
Vedo
,
anzi
,
un
pezzo
di
campagna
piena
di
alberi
,
vicino
ad
una
strada
dove
noi
siamo
stati
insieme
.
E
vedo
anche
il
cielo
,
se
m
'
abbasso
e
guardo
in
su
.
Ma
ho
paura
che
ci
sia
gente
alle
finestre
di
faccia
.
Sento
,
giù
nella
strada
,
ruzzare
i
ragazzi
e
qualche
donna
che
chiacchiera
.
Spero
che
Angelina
non
venga
,
perché
dovrei
salire
su
uno
di
quei
due
letti
;
che
mi
fanno
lo
stesso
effetto
del
letame
ammucchiato
.
Certo
,
qui
non
torneremo
più
.
E
temevo
che
su
quel
letto
,
anche
Angelina
m
'
avesse
ripugnato
;
e
che
non
avessi
avuto
,
dopo
,
più
desiderio
di
lei
,
ma
ricordavo
com
'
ella
si
profuma
con
la
cipria
,
e
n
'
ero
eccitato
.
Si
mette
un
odore
che
si
mescola
così
bene
con
quello
della
sua
carne
che
pare
uno
solo
.
Allora
,
sul
letto
,
è
come
una
rosa
che
si
stropiccia
tra
le
mani
;
e
l
'
odore
della
carne
si
fa
sempre
più
acuto
...
Marianna
riapre
l
'
uscio
,
e
mi
chiede
:
-
S
'
annoia
?
Venga
di
qua
con
me
.
-
Ma
ci
sentono
parlare
?
-
Oh
!
Che
importa
?
In
casa
mia
non
posso
far
venire
chi
voglio
?
-
E
se
,
poi
,
vedono
salire
anche
lei
?
-
La
signora
Angelina
?
-
E
,
poi
,
sapete
che
posso
essere
riconosciuto
...
Ella
si
gratta
i
capelli
con
una
forcella
e
mi
risponde
:
-
Faccia
come
vuole
!
-
Scusate
:
bisogna
far
così
per
precauzione
,
e
non
per
altro
!
-
Dio
cristiano
,
ho
capito
!
M
'
ero
messa
a
pensare
ad
una
cosa
:
non
mi
ero
mica
avuta
a
male
di
niente
!
-
A
che
pensate
?
-
Il
fornaio
deve
avere
diciotto
lire
,
e
m
'
ha
mandato
a
far
sapere
,
per
il
mio
ragazzo
,
che
se
domani
non
lo
pago
,
non
mi
dà
più
pane
.
Accidenti
!
E
si
piglia
la
testa
tra
le
mani
.
-
Il
mio
cognato
è
troppo
vecchio
;
e
,
in
questi
giorni
,
per
di
più
,
è
piovuto
;
sicché
non
ha
potuto
lavorare
.
Fa
il
manovale
!
Il
mio
ganzo
,
anche
lui
,
bisogna
che
pensi
a
'
suoi
fatti
.
Ci
ha
un
figliolo
che
lo
vuole
ammazzare
;
perché
viene
da
me
.
-
Ora
,
prima
d
'
andarmene
,
vi
darò
qualcosa
io
.
-
Non
ho
mica
detto
così
perché
lei
mi
desse
qualcosa
!
Io
lo
fo
per
amicizia
:
è
tanto
tempo
che
conosco
la
signora
Angelina
.
-
Ma
io
vi
darò
qualcosa
lo
stesso
!
Ella
s
'
è
messa
a
spazzolarsi
le
scarpe
e
io
sono
rientrato
in
camera
.
È
passata
una
mezz
'
ora
già
:
ho
sentito
battere
l
'
orologio
della
chiesa
.
Mi
alzo
,
e
dico
a
Marianna
:
-
Scommetto
che
non
viene
.
È
già
tardi
!
-
Accidenti
anche
a
lei
!
Non
è
la
prima
volta
che
fa
così
.
Che
si
senta
male
la
sua
bambina
?
Io
richiudo
l
'
uscio
,
stringendo
,
con
impazienza
,
il
croccino
;
mi
rimetto
a
sedere
,
su
questa
seggiola
che
a
pena
sta
ritta
,
e
penso
:
«
Se
crede
di
burlarsi
di
me
,
sbaglia
!
Non
mi
vuol
più
bene
!
Non
me
n
'
ero
accorto
quando
la
incontravo
per
la
strada
?
Ma
è
l
'
ultima
volta
che
le
parlo
!
»
Tuttavia
,
nella
mia
rabbia
,
c
'
è
anche
una
esasperazione
sensuale
.
Non
posso
fare
a
meno
di
averne
desiderio
.
Angelina
entrerà
,
domanderà
sottovoce
se
ci
sono
,
poi
mi
verrà
quasi
addosso
;
io
le
bacerò
la
bocca
;
lei
si
discosterà
subito
e
mi
dirà
:
-
Quante
volte
m
'
hai
tradito
?
Io
,
in
quel
momento
,
non
me
lo
ricorderò
da
vero
,
in
buona
fede
,
e
subito
la
ribacerò
;
pregandola
,
in
un
orecchio
,
che
si
spogli
...
Ella
sorriderà
,
guardandomi
,
con
quella
sua
aria
tranquilla
ma
così
bella
e
sensuale
.
-
Mi
devo
spogliare
anch
'
oggi
?
Io
le
prenderò
i
polsi
e
le
griderò
sottovoce
:
-
Non
mi
vuoi
bene
!
Glielo
dirò
tante
volte
ch
'
ella
,
perché
io
non
glielo
dica
più
,
risponderà
senza
guardarmi
:
-
Non
è
mica
vero
!
In
vece
te
lo
voglio
.
E
,
poi
,
smettendo
di
slacciarsi
,
e
appoggiandosi
con
una
mano
a
me
:
-
Zitto
!
Chi
c
'
è
?
Non
è
mica
Marianna
sola
!
Oh
,
che
paura
!
Allora
finisco
io
di
spogliarla
.
Toltasi
la
camicia
,
ella
ha
meno
pudore
di
me
.
Quasi
tutte
le
donne
,
o
tutte
,
sono
così
.
Mi
dimenticavo
che
scrivo
per
te
!
Il
lapis
mi
ha
fatto
indolenzire
le
dita
;
e
perciò
interrompo
la
lettera
...
La
riprendo
.
Sono
così
contento
di
scrivere
a
te
!
Ormai
,
Angelina
non
verrà
di
certo
;
ma
,
ora
,
più
di
dianzi
,
l
'
aspetto
e
mi
illudo
che
debba
venire
.
Mi
pare
perfino
impossibile
che
io
sia
stato
qui
solo
tutto
questo
tempo
!
E
pure
è
proprio
così
.
Suonano
le
undici
:
è
già
un
'
ora
!
A
mezzogiorno
,
il
suo
marito
torna
a
casa
e
quindi
non
ci
sarebbe
né
meno
più
tempo
.
Che
le
sia
avvenuto
?
L
'
ha
chiusa
a
chiave
?
È
andata
ad
un
altro
appuntamento
?
Si
è
fermata
in
qualche
bottega
?
S
'
è
ammalata
la
sua
bambina
?
Chiamo
Marianna
,
perché
sono
molto
stizzito
:
-
È
un
bel
modo
!
Mi
fa
venire
quassù
,
e
lei
non
si
vede
.
-
Se
ne
sia
dimenticata
?
Questa
domanda
mi
fa
dubitare
che
Marianna
la
conosca
meglio
di
me
:
avevo
già
notato
ch
'
ella
è
molto
astuta
.
In
generale
,
io
detesto
l
'
astuzia
;
ma
quando
,
magari
quella
degli
altri
,
mi
può
essere
utile
,
mi
fa
piacere
:
è
una
specie
di
vendetta
giusta
che
difende
la
mia
fiducia
.
Tuttavia
,
rispondo
:
-
È
impossibile
!
Ella
mi
guarda
;
capisce
che
c
'
entra
il
mio
amor
proprio
;
e
,
a
capo
basso
,
dice
:
-
E
allora
?
-
Io
non
lo
so
.
Lo
sapete
voi
?
Scuotendo
la
testa
,
e
pulendosi
il
naso
con
le
unghie
,
mi
risponde
:
-
Io
né
meno
.
-
Me
ne
vado
,
dunque
!
-
Aspetti
un
altro
poco
:
se
la
incontra
per
le
scale
?
-
È
vero
:
non
potrei
risalire
,
per
via
dei
pigionali
.
Rientro
in
camera
e
mi
rimetto
a
scriverti
.
Di
quando
in
quando
,
il
puzzo
della
stanza
vince
la
mia
pazienza
,
e
io
mi
vergogno
di
star
qui
;
e
mi
vien
voglia
di
trattare
male
Marianna
.
Ma
è
inutile
:
il
desiderio
di
Angelina
è
troppo
.
Quando
richiamo
Marianna
,
bisogna
che
nasconda
il
tremito
della
voce
.
Ed
io
guardo
questa
donna
di
quarant
'
anni
,
sporca
e
puzzolente
,
quasi
provando
piacere
.
Ella
se
n
'
accorge
e
mi
sta
intorno
,
cozzandomi
qualche
volta
.
Non
vedo
i
suoi
capelli
e
il
suo
collo
,
ma
soltanto
le
calze
sdrucite
con
la
pelle
scoperta
,
e
allora
mi
viene
la
tentazione
di
alzarle
le
sottane
.
Non
so
come
mi
reggo
.
Ella
se
n
'
accorge
sempre
di
più
,
ride
,
fa
la
lasciva
;
mi
picchia
sopra
una
mano
.
Sento
che
dopo
soffrirei
,
con
una
umiliazione
terribile
:
devo
fare
uno
sforzo
per
nasconderle
la
nausea
che
mi
fa
la
sua
faccia
.
Ella
ride
e
aspetta
.
Mi
tremano
le
mani
e
non
potrei
parlarle
:
o
l
'
uccido
o
cedo
...
Mi
distraggo
;
pensando
a
te
:
fra
lei
e
me
sento
la
tua
anima
.
E
perché
questo
bestiale
obbrobrio
?
Se
lo
risapesse
Angelina
?
È
una
cosa
sozza
.
No
!
No
!
Mi
par
d
'
aver
in
bocca
il
suo
odore
disgustoso
!
Sarà
lo
stesso
che
una
cagna
.
Penso
a
te
,
continuamente
;
e
,
allora
,
mi
pare
una
cosa
ridicola
.
Penso
ad
Angelina
,
e
mi
vergogno
.
Ma
ho
atteso
troppo
e
non
so
più
quel
che
faccio
...
Dio
mio
!
Com
'
è
stato
possibile
?
Mi
par
d
'
essere
ancora
sporco
;
e
quell
'
odore
,
ancora
su
dentro
il
naso
!
Non
vedrò
mai
più
Angelina
.
E
questa
lettera
ti
parrà
pazzesca
.
Ma
se
,
in
quella
camera
,
non
avessi
pensato
a
te
,
vorrebbe
dire
che
io
non
avrei
l
'
anima
che
ho
.
Appunto
,
tutto
quel
putridume
lercio
innalzava
la
mia
anima
verso
te
;
e
di
più
sentivo
come
è
meravigliosa
e
pura
la
nostra
amicizia
.
La
mia
anima
respirava
dentro
la
tua
,
e
tutte
quelle
cose
così
indegne
le
insegnavano
quanta
gratitudine
io
ti
devo
.
Sei
convinta
,
come
me
,
ch
'
ero
tuo
anche
allora
?
...
ELIA
E
VANNINA
Elìa
amava
la
moglie
più
di
quando
se
n
'
era
innamorato
;
e
desiderava
di
amarla
sempre
di
più
.
Era
alto
e
magro
,
con
il
volto
a
fetta
,
schiacciato
dalle
parti
,
con
gli
orecchi
rossi
che
parevano
tutti
attaccati
;
sempre
imberbe
,
benché
avesse
trent
'
anni
.
La
moglie
,
Vannina
,
era
in
vece
piacente
e
delicata
;
ma
di
una
delicatezza
sensuale
.
Quando
escivano
fuori
insieme
,
egli
la
guardava
continuamente
;
mentre
ella
non
guardava
nulla
,
e
camminava
un
poco
avanti
a
lui
,
come
distratta
.
Tornati
a
casa
,
egli
le
chiedeva
:
-
Volevi
passeggiare
ancora
?
Ma
Vannina
,
senza
rispondergli
,
andava
dritta
in
camera
a
togliersi
i
guanti
e
il
cappello
.
Elìa
la
seguiva
,
e
le
si
metteva
vicino
,
aspettando
che
dicesse
qualche
cosa
.
Ma
ella
si
spogliava
,
per
infilarsi
subito
la
vestaglia
da
casa
.
Egli
l
'
aiutava
,
le
prendeva
il
volto
,
e
voleva
baciarle
la
bocca
:
-
Ti
voglio
bene
,
sai
?
Ella
lo
fissava
come
per
avventarglisi
addosso
:
-
Me
lo
devi
volere
.
Una
sera
,
mentre
egli
le
accomodava
dietro
le
spalle
il
bavero
della
vestaglia
,
ella
disse
:
-
Lasciami
,
perché
devo
riscaldare
la
cena
.
C
'
è
rimasto
d
'
oggi
un
pezzo
di
agnello
arrosto
.
Ci
aggiunterò
l
'
insalata
.
-
Vengo
in
cucina
con
te
.
Vannina
si
mise
al
focolare
senza
aprire
più
bocca
.
Ma
,
quand
'
egli
accese
una
sigaretta
,
si
voltò
e
gli
disse
,
con
quella
falsa
dolcezza
che
fa
sentire
fino
in
fondo
il
proposito
e
l
'
abitudine
d
'
imporsi
a
tutti
i
costi
:
-
Aspetta
a
fumare
.
Egli
spense
la
sigaretta
e
le
chiese
scusa
.
-
Tutte
le
sere
devo
dirti
lo
stesso
!
Perché
non
vai
a
fumare
su
la
terrazza
?
Egli
ci
andò
;
ma
,
quando
fu
per
accendere
un
'
altra
volta
la
sigaretta
,
preferì
buttarla
via
,
e
tornò
in
cucina
.
Fuori
,
nel
cielo
,
c
'
erano
le
stelle
che
bruciavano
come
i
carboni
del
fornello
;
e
,
nella
strada
buia
,
si
udiva
parlare
la
gente
che
passava
.
Poi
,
riveniva
il
silenzio
.
Elìa
,
allora
,
quando
era
sicuro
che
sotto
non
c
'
era
più
nessuno
,
sputava
;
restando
ad
ascoltare
lo
sputo
battere
sopra
il
lastrico
,
dopo
aver
rasentato
il
lampione
acceso
.
Vannina
guardava
il
marito
;
ma
smetteva
quando
egli
aveva
voltato
un
'
altra
volta
le
spalle
alla
finestra
.
Elìa
,
quella
sera
,
si
sentiva
tutto
invaso
dal
suo
sentimento
;
ed
ella
gli
disse
:
-
Bisogna
che
ti
ricucia
una
tasca
della
giubba
:
ho
visto
che
ti
s
'
è
sdrucita
.
Perché
ti
s
'
è
sciupata
?
-
Non
so
...
Forse
,
a
qualche
chiodo
?
-
Non
lo
sai
da
vero
?
-
No
:
ti
giuro
che
non
lo
so
.
-
Allora
,
vuol
dire
che
non
te
ne
sei
accorto
,
perché
certo
ti
devi
essere
accostato
troppo
a
qualche
chiodo
,
in
ufficio
.
Hai
guardato
se
nel
tuo
ufficio
c
'
è
qualche
chiodo
che
sporge
in
fuori
?
-
Domani
ci
guarderò
,
e
te
lo
dirò
.
-
Bisogna
che
tu
stia
attento
,
perché
cotesta
giubba
te
l
'
ho
ricucita
un
'
altra
volta
.
-
Un
mese
fa
,
mi
pare
.
-
Pare
anche
a
me
.
Vieni
qua
sotto
il
lume
:
guardo
meglio
se
si
è
scucita
o
se
si
è
strappata
.
Elìa
si
avvicinò
,
prendendo
in
mano
il
pinzo
della
giubba
dove
era
la
tasca
;
e
alzandolo
.
Ella
rovesciò
l
'
orlo
della
tasca
,
poi
disse
:
-
C
'
è
uno
strappo
.
Come
hai
fatto
,
Dio
mio
?
Egli
sorrise
,
ma
siccome
la
moglie
era
tutta
agitata
e
tremante
,
e
si
faceva
bianca
in
viso
,
si
pentì
d
'
essere
andato
a
casa
con
la
tasca
che
ella
doveva
ricucire
.
-
Non
so
né
meno
se
ci
ho
il
cotone
di
cotesto
colore
.
-
Lo
comprerai
domani
.
-
Ma
io
te
la
volevo
ricucire
per
domani
mattina
,
prima
che
tu
escissi
!
-
Mi
metterò
un
'
altra
giubba
!
-
E
se
ti
sciupi
anche
quella
?
Vannina
lo
guardò
con
una
tale
paura
,
ch
'
egli
si
vergognò
come
un
ragazzo
.
E
,
allora
,
si
sentì
timido
;
e
non
osò
più
né
meno
di
starle
vicino
.
Ella
stessa
,
quando
ebbe
finito
di
preparare
la
cena
,
dovette
dirgli
che
si
mettesse
a
sedere
.
Intanto
egli
,
udendo
passare
altra
gente
,
aveva
pensato
che
non
poteva
andare
alla
finestra
per
sputare
.
Dette
un
'
occhiata
alle
stelle
,
e
andò
a
sedersi
.
Perché
non
aveva
studiato
astronomia
?
La
moglie
tagliò
l
'
agnello
e
fece
le
parti
;
poi
condì
l
'
insalata
.
Ruppe
il
sale
tra
le
dita
e
lo
sparse
su
le
foglie
;
dove
l
'
olio
era
restato
a
gocciole
,
senza
mescolarsi
con
l
'
aceto
.
Si
udiva
la
fiamma
del
lume
a
petrolio
,
che
saliva
a
filo
su
per
il
tubo
.
Ad
un
tratto
,
da
qualche
finestra
,
buttavano
una
cartata
di
avanzi
;
giù
ai
gatti
,
che
la
razzolavano
.
Elìa
si
sentiva
così
contento
che
non
osava
né
meno
dirlo
.
Ma
ella
,
inghiottendo
quel
che
aveva
in
bocca
,
senza
finire
di
masticarlo
,
si
pulì
le
labbra
con
il
tovagliolo
,
e
disse
con
la
voce
afflitta
che
faceva
venire
le
lacrime
a
lui
:
-
La
cravatta
comincia
a
recidersi
.
Te
la
vedranno
anche
gli
altri
che
non
è
più
nuova
!
Egli
cercò
di
guardarsela
;
ma
se
la
tappava
,
in
vece
,
con
il
mento
sopra
.
Allora
volle
cavarla
fuori
dal
panciotto
e
sganciarla
dietro
il
colletto
.
Ella
gridò
:
-
Fermo
,
fermo
!
Hai
le
mani
unte
!
Te
la
guarderai
allo
specchio
.
-
Ma
anche
lo
specchio
non
fa
bene
,
perché
è
troppo
distante
dalla
luce
della
finestra
.
-
E
dove
vorresti
tenerlo
?
È
un
'
idea
tua
,
questa
!
Dove
vorresti
tenerlo
?
Dimmelo
.
Tu
hai
sempre
avuto
voglia
di
ravversare
la
camera
a
modo
tuo
;
tanto
per
fare
lo
scontento
.
Ma
se
levi
lo
specchio
da
dove
è
ora
,
dove
metti
il
canterano
?
Come
volti
il
nostro
letto
?
Come
si
farebbe
a
passare
di
lì
,
per
spolverare
o
per
qualunque
altro
bisogno
?
Vannina
discuteva
con
tale
sicurezza
,
ch
'
egli
s
'
imbrogliava
subito
,
come
quando
all
'
ufficio
gli
parlavano
di
qualche
cosa
troppo
difficile
.
Ma
sorrise
,
persuaso
di
aver
detto
una
sciocchezza
troppo
grossa
;
che
,
prima
di
addormentarsi
,
avrebbe
cercato
di
spiegare
.
Ma
la
moglie
non
sorrideva
.
Con
tutto
il
viso
e
il
collo
teso
verso
lui
,
gli
faceva
capire
che
aspettava
in
vano
una
risposta
ragionevole
.
Le
si
gonfiava
certa
carne
del
collo
.
Poi
,
alla
fine
,
stanca
di
quello
sforzo
,
smise
.
Elìa
,
per
togliersi
d
'
imbarazzo
,
cercò
di
farla
doventare
allegra
.
Per
solito
,
raccontava
qualche
cosa
dell
'
ufficio
,
oppure
si
metteva
a
fischiettare
qualche
romanza
dell
'
ultima
operetta
rappresentata
al
teatro
.
Gli
piaceva
molto
fischiare
a
quel
modo
;
e
la
moglie
l
'
ascoltava
con
una
serietà
che
mostrava
quanto
lo
apprezzasse
.
Anche
quella
sera
fischiò
,
e
l
'
effetto
venne
;
perché
ella
gli
disse
:
-
Ecco
una
cosa
di
cui
sei
bravo
!
Fischi
così
bene
!
-
Perché
ci
metto
tutta
la
mia
anima
.
Non
vedi
che
mi
commovo
?
-
Basta
,
però
;
perché
ti
fa
male
.
-
Fischierei
tre
ore
di
seguito
!
E
siccome
,
per
caso
,
passò
un
ragazzo
cantando
,
si
sentì
sdegnare
:
-
Lo
farei
mettere
in
prigione
.
Ma
non
senti
che
sudiceria
canta
?
Quando
fischiavo
io
,
era
musica
da
vero
!
-
Ma
tu
sei
un
uomo
serio
!
Ti
vuoi
paragonare
con
un
ragazzo
?
Esultò
che
la
moglie
lo
sapesse
così
subito
capire
;
proteggendolo
,
quasi
.
Poi
,
le
disse
:
-
Peccato
che
né
tu
né
io
sappiamo
suonare
il
pianoforte
!
Allora
,
sottovoce
,
si
misero
a
cantare
insieme
.
Alla
fine
,
egli
l
'
abbracciò
,
guardandosela
come
quando
se
n
'
era
innamorato
.
No
:
egli
,
ancora
,
in
dieci
anni
di
matrimonio
,
non
aveva
finito
di
dirle
quanto
l
'
amava
!
Se
fosse
stato
poeta
,
come
si
sentiva
nell
'
anima
e
come
qualche
suo
collega
d
'
ufficio
,
le
avrebbe
scritto
un
sonetto
,
ricopiandolo
con
bella
calligrafia
e
a
lettere
filettate
d
'
oro
.
A
ogni
onomastico
suo
,
ci
s
'
era
provato
;
ma
non
gli
era
venuto
fuori
né
meno
una
parola
.
Doveva
contentarsi
di
regalarle
un
mazzo
di
fiori
;
e
Vannina
,
per
fargli
piacere
,
finché
non
glielo
dicesse
lui
stesso
,
lo
teneva
sempre
allo
stesso
posto
nel
mezzo
del
canterano
,
anche
quando
perfino
i
gambi
s
'
erano
avvizziti
e
puzzavano
dentro
l
'
acqua
.
Egli
non
si
doleva
che
la
moglie
fosse
meno
espansiva
;
perché
,
secondo
lui
,
non
stava
bene
che
le
donne
facessero
capire
che
amano
:
dovevano
soltanto
fingere
di
lasciarsi
amare
.
Era
certo
che
una
donna
come
lei
non
l
'
aveva
nessuno
.
Era
sicuro
d
'
aver
trovato
la
migliore
e
la
più
onesta
;
e
,
quando
ne
parlava
agli
amici
,
faceva
sempre
ridere
con
le
sue
esagerazioni
.
Arrivava
perfino
ad
assicurar
questo
:
-
Mia
moglie
sarebbe
più
brava
e
più
intelligente
del
nostro
capodivisione
.
Vedreste
come
filerebbe
dritto
il
ministero
!
Egli
si
faceva
raccontare
da
lei
stessa
tutto
ciò
che
ricordava
di
quando
era
bambina
e
poi
giovinetta
;
perché
voleva
amarla
anche
prima
di
averla
conosciuta
.
Glielo
diceva
sempre
.
Ma
,
quando
ella
gli
rispondeva
,
scherzando
,
che
prima
di
sposarla
aveva
conosciuto
altre
donne
,
la
supplicava
che
tacesse
.
Diceva
:
-
Si
sa
forse
quel
che
si
fa
,
quando
non
si
capisce
niente
?
Che
colpa
ho
io
se
non
ti
conoscevo
fin
da
ragazzo
?
-
Ma
se
tu
non
mi
avessi
conosciuta
mai
?
-
Non
è
possibile
.
-
E
se
io
fossi
morta
quand
'
ero
ancora
giovane
?
-
Non
lo
dire
,
perché
tu
vedi
che
effetto
mi
fa
.
Ed
ella
,
non
per
contraddirlo
,
ma
per
bisogno
di
ragionare
logicamente
,
gli
presentava
altre
difficoltà
,
sempre
più
debolmente
,
però
:
per
non
affliggerlo
e
per
contentarlo
.
E
perché
era
superba
che
egli
l
'
amasse
a
quel
modo
.
Con
il
passare
del
tempo
,
egli
giunse
a
tal
punto
che
la
moglie
doveva
suggerirgli
qualunque
cosa
.
Senza
di
lei
,
non
pensava
né
meno
più
;
e
ne
era
tutto
soddisfatto
.
Un
cervello
,
in
fatti
,
bastava
per
tutti
e
due
.
Si
doleva
soltanto
che
anche
prima
non
avessero
fatto
così
;
ma
anche
la
moglie
pensava
sempre
di
meno
,
contentandosi
delle
sue
abitudini
,
che
anch
'
esse
,
alla
loro
volta
,
diminuivano
e
si
restringevano
.
La
vita
dei
due
sposi
si
attenuava
come
un
dipinto
che
si
scolora
.
Benché
ancora
abbastanza
giovani
,
avevano
ormai
soltanto
quegli
istinti
che
resistono
fino
al
giorno
della
morte
:
simili
alle
corde
d
'
un
istrumento
che
si
siano
allentate
.
Erano
doventati
da
vero
un
'
unica
persona
,
con
un
solo
egoismo
.
Non
vedevano
che
se
stessi
.
Tra
loro
e
il
rimanente
della
vita
,
c
'
era
una
distanza
sempre
più
vasta
.
Invecchiando
,
quell
'
egoismo
era
indispensabile
a
loro
quanto
il
respirare
;
quell
'
egoismo
fatto
delle
loro
mani
,
dei
loro
piedi
,
del
loro
stomaco
,
della
loro
bocca
.
Guardandosi
negli
occhi
,
ne
erano
affascinati
sempre
di
più
.
Elìa
le
aveva
fatto
fare
,
qualche
diecina
d
'
anni
prima
,
un
medaglione
.
Era
un
medaglione
piuttosto
piccolo
,
da
spilla
,
a
miniatura
,
incastonato
in
un
cerchio
d
'
oro
.
Era
per
lui
la
stessa
cosa
tanto
amare
la
moglie
quanto
il
medaglione
.
Egli
aveva
soltanto
lo
scrupolo
di
essere
infedele
ad
esso
o
a
lei
.
Non
altro
.
LA
STESSA
DONNA
Quando
i
due
amici
si
rividero
dopo
tre
anni
,
ebbero
quasi
vergogna
di
se
stessi
:
benché
si
fossero
scritti
sempre
,
era
come
una
riconciliazione
timida
,
che
li
molestava
.
E
Raffaello
,
per
tentare
l
'
amicizia
di
Felice
,
gli
chiese
:
-
Che
hai
fatto
in
tutto
questo
tempo
?
Felice
,
con
un
'
ostilità
involontaria
,
rispose
:
-
Lo
sai
.
E
allora
ebbero
voglia
di
rimescolare
insieme
tutti
i
loro
sentimenti
.
Il
tempo
della
lontananza
si
scorciava
sempre
di
più
,
rapidamente
.
Ma
non
si
dicevano
nulla
.
Stavano
bene
insieme
,
e
basta
.
-
Guarda
:
piove
!
Guardarono
insieme
la
pioggia
,
quasi
con
gli
stessi
occhi
;
e
,
poi
,
Felice
disse
come
per
fare
un
confronto
ironico
:
-
Ti
ricordi
di
quando
ci
ammollavamo
per
ore
intere
?
E
desiderarono
,
ambedue
,
che
piovesse
;
perché
avevano
bisogno
di
credere
che
non
si
sarebbero
separati
troppo
presto
.
Felice
era
stato
sul
punto
di
prendere
moglie
.
Raffaello
lo
sapeva
e
vi
pensava
con
un
fremito
di
curiosità
.
Ma
felice
non
voleva
parlarne
;
perché
amava
ancora
.
E
Raffaello
soffriva
in
vece
che
non
gliene
parlasse
.
Alla
fine
,
chiese
:
-
Perché
non
hai
preso
moglie
?
Felice
gli
strinse
una
mano
e
gli
disse
:
-
Un
giorno
lo
saprai
.
L
'
altro
lo
guardò
.
-
Lo
vuoi
sapere
subito
?
Non
mi
riesce
a
parlarne
con
calma
,
a
te
.
-
Ma
le
hai
voluto
bene
da
vero
?
Felice
poteva
dire
la
verità
,
ma
sentì
che
doveva
rispondere
di
no
.
Egli
doveva
parlargli
di
questa
donna
non
secondo
la
verità
,
ma
secondo
quel
che
in
quel
momento
gli
faceva
piacere
.
E
gli
pareva
,
perciò
,
d
'
essere
più
buono
con
il
suo
amico
.
-
Io
-
disse
Raffaello
-
ho
continuato
sempre
la
vita
che
anche
tu
una
volta
facevi
insieme
a
me
.
E
mentì
anche
lui
,
perché
gli
dispiaceva
raccontare
la
verità
.
Ognuno
di
loro
doveva
dissimulare
.
Ora
,
la
loro
amicizia
li
molestava
da
vero
:
era
come
una
sorpresa
della
loro
coscienza
.
Sentivano
che
,
se
fossero
stati
sempre
insieme
,
avrebbero
vissuto
in
un
altro
modo
.
Ma
il
passato
parve
loro
egualmente
dolce
e
tanto
intimo
.
La
pioggia
seguitava
,
sempre
più
forte
;
come
se
avesse
avuto
fretta
di
distruggere
tutti
i
loro
ricordi
che
formavano
i
loro
sentimenti
.
Raffaello
tentò
di
cambiare
discorso
:
-
È
bella
la
città
dove
ora
stai
?
Ma
Felice
pensava
troppo
al
suo
amore
,
e
perciò
non
rispose
.
Non
riesciva
più
a
dimenticarsene
;
e
si
alzò
,
impallidendo
.
Raffaello
disse
:
-
Anch
'
io
soffro
!
-
Come
ci
avvengono
le
stesse
cose
!
Io
capisco
che
anche
tu
hai
amato
.
-
Ma
ho
voluto
vincermi
.
-
E
perché
non
me
ne
hai
scritto
niente
?
-
Perché
tu
mi
parlavi
di
te
,
e
io
non
volevo
dirti
che
anch
'
io
ero
come
te
.
-
Proprio
come
me
?
Si
misero
a
ridere
.
Poi
Raffaello
disse
:
-
È
meglio
parlare
d
'
altro
.
-
Non
ci
riesce
.
Il
caffè
,
dov
'
erano
,
s
'
empiva
di
gente
;
che
v
'
entrava
per
ripararsi
dalla
pioggia
.
I
due
grandi
specchi
messi
alle
pareti
riflettevano
la
gente
e
i
tavolini
;
come
se
anche
essi
avessero
ripreso
a
fare
qualche
cosa
;
quello
che
dovevano
far
sempre
.
Giacché
erano
gli
specchi
di
un
caffè
,
pareva
che
avessero
l
'
incarico
di
accogliere
subito
la
gente
.
Alcuni
giovani
entrarono
nella
stanza
dei
bigliardi
,
e
si
sentirono
poco
dopo
i
colpi
dei
birilli
.
A
un
tavolino
,
coperto
con
un
piccolo
tappeto
verde
,
giocavano
a
carte
;
a
un
altro
,
sfogliavano
i
giornali
illustrati
,
fumando
.
Lungo
le
pareti
verniciate
di
bianco
,
stavano
i
divani
coperti
di
velluto
rosso
.
Nel
caffè
c
'
era
una
certa
allegria
un
poco
sommessa
.
Felice
disse
,
con
un
'
allegria
più
nervosa
:
-
Se
io
avessi
preso
moglie
,
non
sarei
più
tornato
a
Roma
.
L
'
amico
rispose
,
come
si
fosse
trattato
di
una
bravata
:
-
Sarei
venuto
io
a
trovarti
.
Felice
,
di
rimando
,
come
se
parlasse
chi
sa
di
quali
paesi
lontani
,
gli
chiese
:
-
Fino
a
Bologna
?
Allora
ci
presero
gusto
,
benché
con
sospetto
.
-
Certo
:
qualche
volta
,
avrei
avuto
modo
di
venire
.
Ma
chi
è
,
dunque
,
questa
donna
che
volevi
sposare
?
È
una
principessa
?
Ad
un
tratto
,
allora
,
sentirono
che
la
voce
si
cambiava
:
-
L
'
hai
conosciuta
anche
tu
.
L
'
amico
,
istintivamente
,
si
vendicò
:
-
Anche
tu
hai
conosciuto
la
mia
.
Risero
tutti
e
due
,
ma
con
una
certa
paura
.
Ormai
,
era
certo
che
si
sarebbero
detti
il
nome
.
Sentivano
ch
'
era
male
;
ma
Felice
non
si
tenne
:
-
Si
chiama
Ines
.
Raffaello
ebbe
una
scossa
di
rabbia
;
e
disse
sottovoce
:
-
Era
Ines
?
-
Lei
.
Raffaello
voleva
ridere
e
non
poteva
.
Continuò
,
invece
,
a
vendicarsi
quasi
balbettando
:
-
E
non
ti
ha
detto
mai
che
ne
ero
innamorato
io
,
prima
che
venisse
a
Bologna
?
Ma
Felice
era
più
mite
.
-
Mai
.
Poi
si
passò
una
mano
su
gli
occhi
,
e
disse
:
-
Ora
mi
sembra
un
'
allucinazione
.
Raffaello
taceva
,
esasperato
e
dolente
.
-
Bisognerebbe
ritrovarla
insieme
.
So
che
è
a
Roma
.
-
Andiamo
subito
a
cercarla
.
-
Ma
,
prima
,
raccontiamoci
tutto
.
Era
come
se
si
aiutassero
a
rivederla
insieme
;
era
come
se
l
'
amassero
insieme
,
senza
pensare
a
togliersela
l
'
uno
all
'
altro
.
Felice
si
sentiva
come
un
colpevole
;
e
restarono
un
pezzo
senza
potersi
parlare
e
né
meno
guardare
.
Credevano
anche
che
si
dovesse
rompere
la
loro
amicizia
;
e
ciascuno
ripensava
ad
Ines
secondo
come
gli
era
sembrata
.
Ma
nessuno
dei
due
si
figurava
che
Ines
era
andata
dall
'
uno
all
'
altro
soltanto
per
il
capriccio
di
farsi
amare
da
due
amici
così
sinceri
tra
sé
.
Ella
già
aveva
calcolato
di
non
essere
né
dell
'
uno
né
dell
'
altro
.
Ma
anch
'
ella
,
più
che
per
civetteria
,
aveva
voluto
far
questa
prova
con
una
certa
serietà
;
quasi
con
il
desiderio
di
far
piacere
a
tutti
e
due
appunto
perché
si
volevano
bene
.
Quando
aveva
capito
che
il
sentimento
era
da
vero
per
comprometterla
,
trovava
il
modo
di
allontanarsi
;
e
tutto
per
lei
restava
una
specie
di
amicizia
un
poco
sensuale
;
senza
ch
'
ella
volesse
rendersi
conto
che
i
due
giovani
s
'
erano
lasciati
prendere
da
un
sentimento
molto
più
profondo
e
di
un
'
altra
natura
.
Da
ultimo
se
n
'
era
pentita
;
e
desiderava
non
incontrarli
più
.
Era
bionda
e
magra
;
e
bella
quando
sorrideva
.
Ora
,
lì
,
in
quel
caffè
,
dove
la
gente
entrava
tutta
bagnata
di
pioggia
,
essi
silenziosamente
se
la
competevano
per
difenderla
e
per
odiarla
nello
stesso
tempo
.
Raffaello
disse
:
-
Ti
riesce
a
capire
perché
ha
fatto
così
con
tutti
e
due
?
-
Io
non
lo
so
;
ma
non
me
ne
parlare
.
Felice
si
sentiva
,
all
'
improvviso
,
pieno
di
gelosia
.
E
,
quando
doveva
convincersi
ch
'
ella
non
lo
aveva
amato
di
più
,
soffriva
.
Egli
sarebbe
andato
a
trovarla
,
ma
solo
;
per
farsi
amare
e
per
toglierla
tutta
all
'
amico
.
Ma
avrebbe
voluto
toglierla
perfino
dal
ricordo
;
e
questo
non
era
possibile
.
Anche
Raffaello
aveva
lo
stesso
diritto
;
e
perciò
si
sentiva
furioso
e
ridicolo
.
Avrebbe
desiderato
che
si
trattasse
soltanto
di
un
sogno
morboso
.
Raffaello
aveva
tutto
il
suo
amor
proprio
sottosopra
;
si
riteneva
il
più
tradito
,
e
perciò
era
quello
che
odiava
di
più
Ines
.
Quantunque
,
contro
la
sua
volontà
,
gli
piacesse
pensare
ch
'
egli
l
'
aveva
amata
prima
di
Felice
.
Guardando
la
gente
agli
altri
tavolini
;
credevano
di
essere
beffati
.
Si
fermarono
,
perciò
,
a
guardare
le
bocche
che
sorridevano
;
i
gesti
e
i
movimenti
.
Ma
Felice
chiese
:
-
Che
colpa
ne
abbiamo
tra
noi
?
Raffaello
avrebbe
voluto
rispondere
male
;
ma
sentiva
che
non
poteva
;
e
,
a
suo
malgrado
,
dovette
essere
buono
anche
lui
.
E
rispose
:
-
Nessuna
.
-
Perché
,
dunque
,
non
ci
parliamo
più
?
-
Io
credo
che
abbiamo
pensato
le
stesse
cose
.
Non
riescivano
però
ancora
a
guardarsi
negli
occhi
,
perché
erano
in
collera
;
e
bastava
che
tacessero
un
poco
perché
il
loro
risentimento
ripigliasse
il
sopravvento
.
Ambedue
si
sentivano
in
balia
della
stessa
cosa
cattiva
e
spiacevole
.
Volevano
mandarla
via
,
subito
;
e
non
era
possibile
.
-
Le
riparlerai
mai
più
?
Raffaello
fu
preso
da
una
gran
voglia
di
essere
sincero
,
che
lo
scuoteva
tutto
.
-
Mai
.
-
Né
meno
io
.
E
,
vedendosi
negli
occhi
,
capirono
che
ambedue
erano
stati
afflitti
fino
in
fondo
;
ambedue
volevano
togliersi
dall
'
anima
questa
colpa
involontaria
.
Allora
,
Raffaello
disse
:
-
Andiamo
insieme
a
casa
mia
,
e
bruciamo
tutto
ciò
che
serbiamo
di
lei
:
lettere
,
fiori
,
fotografie
,
i
libri
regalati
...
Vuoi
?
Felice
non
voleva
averla
amata
in
vano
.
Ma
acconsentì
.
Pagarono
e
escirono
;
sotto
lo
stesso
ombrello
.
Prima
,
Felice
passò
dall
'
albergo
,
dove
teneva
le
valigie
;
e
prese
tutto
ciò
che
aveva
di
Ines
.
Le
mani
gli
tremavano
,
ma
si
sforzava
di
ridere
.
In
casa
di
Raffaello
misero
tutto
insieme
;
sopra
un
tavolino
.
Felice
cercava
di
non
guardare
più
;
e
lasciava
fare
all
'
altro
.
Ma
anche
l
'
altro
non
era
più
forte
;
e
i
suoi
occhi
s
'
inumidivano
di
lacrime
.
Avrebbe
desiderato
che
fosse
stato
Felice
a
buttare
tutte
quelle
cose
dentro
il
caminetto
;
che
ardeva
come
se
aspettasse
per
fare
la
fiamma
più
grande
.
-
Pigliamo
quel
che
è
sul
tavolino
con
le
nostre
mani
insieme
.
Felice
obbedì
;
ma
,
al
contatto
delle
mani
di
Raffaello
,
discostò
le
sue
;
con
avversione
.
L
'
altro
se
ne
accorse
,
e
cercò
di
affrettare
.
Le
lettere
e
i
libri
cominciarono
a
fiammeggiare
,
dopo
aver
fatto
un
fumo
denso
che
esciva
fuori
della
stufa
.
-
Anche
le
fotografie
?
-
Anche
quelle
.
Le
videro
tra
le
fiamme
,
come
se
fossero
andate
a
rifugiarsi
tra
le
pagine
ancora
intatte
.
Poi
,
dopo
essersi
tese
al
calore
,
si
piegarono
;
divennero
irriconoscibili
;
si
bruciarono
,
quasi
senza
fiamma
.
I
libri
,
con
le
pagine
mangiate
dal
fuoco
,
s
'
appiattivano
sempre
di
più
,
aprendosi
e
incenerendosi
.
Essi
non
avevano
tolto
gli
occhi
dal
caminetto
;
sentendosi
troppo
vicini
l
'
uno
all
'
altro
.
E
quando
si
fissarono
in
viso
,
i
loro
sguardi
erano
pieni
di
odio
violento
.
Felice
,
allora
,
si
mise
il
cappello
ed
escì
;
perché
ambedue
si
vergognavano
a
non
avere
la
forza
di
uccidere
.
LA
VENDETTA
Questa
necessità
di
ucciderlo
io
l
'
ho
percepita
da
prima
come
un
'
idea
affatto
indipendente
da
me
,
una
specie
di
nucleo
distaccato
e
che
io
potevo
isolare
anche
di
più
;
sebbene
fosse
capace
di
procurarmi
un
malessere
diffusamente
intimo
.
Era
come
una
specie
di
formazione
;
a
cui
io
non
prendevo
parte
.
Una
volta
mi
son
sentito
invece
invaso
da
una
vera
vertigine
,
che
era
più
forte
della
mia
volontà
:
sono
stato
sul
punto
di
commettere
il
delitto
,
quasi
provando
il
principio
di
uno
svenimento
,
che
mi
avrebbe
dato
giusto
il
tempo
di
agire
.
Sentivo
che
le
mie
mani
erano
per
moversi
per
la
forza
di
un
fascino
;
ma
sono
stato
in
tempo
a
pregare
Dio
,
sebbene
sentissi
che
veramente
si
trattava
per
me
di
una
rinuncia
che
m
'
avrebbe
fatto
sopportare
uno
stato
morale
molto
depresso
.
Dunque
,
da
questo
sintomo
,
devo
convenire
che
veramente
io
sono
stato
capace
di
effettuare
l
'
omicidio
:
altrimenti
non
avrei
provato
quel
deprezzamento
involontario
di
me
stesso
;
nel
quale
non
entra
affatto
quel
che
si
chiama
orgoglio
o
amor
proprio
.
Ma
l
'
uomo
,
ne
concludo
,
si
trova
in
certi
casi
,
per
i
quali
non
può
fare
a
meno
di
uccidere
.
Se
non
uccide
,
deve
corrompersi
;
e
rassegnarsi
a
sentirsi
per
tutto
il
rimanente
della
vita
capace
anche
di
essere
immorale
senza
rimorso
.
Quella
volta
l
'
omicidio
mi
parve
una
naturale
conseguenza
;
ed
avendola
evitata
,
per
uno
spavento
morale
,
quasi
per
un
rimorso
preventivo
,
io
non
mi
sento
maggiormente
buono
,
ma
piuttosto
cattivo
;
anzi
,
direi
corrotto
.
L
'
omicidio
è
il
mio
dovere
morale
.
Ora
sento
il
ritorno
di
questa
forza
sotto
la
specie
di
tentazione
;
ma
però
non
sufficiente
a
farmi
agire
.
Mi
piace
,
anzi
,
la
sensazione
di
questa
voluttà
senza
annettervi
la
necessità
di
doverla
seguire
.
Ma
so
che
mi
dà
una
melanconia
che
insiste
molto
,
una
melanconia
che
diviene
anche
violenta
;
e
che
mi
strazia
,
perché
non
mi
sono
vendicato
.
Allora
mi
domando
perché
io
voglia
contenermi
.
Ho
forse
preso
a
sfruttare
quei
sentimenti
che
stanno
attorno
alla
mia
anima
?
E
se
io
compiessi
questo
omicidio
,
non
smetterei
forse
di
piangere
?
Ma
dopo
?
Che
cosa
sarebbe
della
mia
anima
,
dopo
?
Sarebbe
veramente
una
soddisfazione
,
com
'
ora
mi
pare
?
Certo
è
che
la
vendetta
,
agli
uomini
onesti
e
forti
,
è
necessaria
.
Ne
abbiamo
il
diritto
;
perché
nessuno
può
sapere
quanto
un
uomo
onesto
e
forte
ne
soffre
.
A
giornate
,
io
non
penso
ad
altro
;
senza
riescire
mai
a
distrarmi
.
Anzi
,
tutto
mi
porge
l
'
occasione
di
dirmi
:
«
Che
fai
?
Perché
non
ti
decidi
?
»
Certo
,
io
sono
straziato
troppo
.
Ma
,
a
quel
che
sembra
,
non
basta
né
meno
pensare
che
quest
'
atto
mi
riporterebbe
all
'
innocenza
dei
miei
primi
anni
.
Lo
sento
:
ne
sono
sicuro
.
Se
io
uccidessi
,
doventerei
da
vero
un
ragazzo
.
Ora
,
no
:
questa
insoddisfazione
agisce
nella
mia
anima
in
troppe
guise
,
influisce
in
tutto
quel
che
io
faccia
.
Non
c
'
è
un
mio
sentimento
che
ne
sia
immune
,
anche
quelli
che
sono
tra
i
più
delicati
e
spirituali
.
I
miei
pensieri
,
ora
,
hanno
un
'
ombra
:
quella
dell
'
insoddisfazione
.
E
,
per
contrasto
,
certe
cose
del
passato
hanno
una
serenità
innocente
;
che
mi
spinge
a
riacquistarla
.
C
'
era
in
me
,
questo
istinto
;
o
forse
è
nato
fin
da
quando
la
mia
anima
è
stata
troncata
?
Io
non
lo
so
.
Certo
,
mi
sentirei
più
uomo
rispettabile
se
avessi
già
ucciso
da
vero
.
Quegli
che
io
voglio
e
devo
ammazzare
è
forse
un
uomo
invidioso
,
cupo
,
triste
,
affezionato
soltanto
alla
propria
casa
;
e
diffidente
di
tutto
.
Questa
è
l
'
idea
che
di
lui
m
'
ero
fatto
prima
che
mi
venisse
il
desiderio
di
ammazzarlo
.
Ora
,
invece
,
non
saprei
né
meno
quel
che
ne
penso
!
Ma
è
bene
raccontare
come
stanno
le
cose
.
Da
ragazzo
mi
chiudevo
in
una
capanna
,
perché
non
mi
vedesse
più
nessuno
.
Sotto
di
me
,
il
mucchio
del
fieno
pareva
che
cadesse
come
quando
lo
taglia
la
falce
;
e
il
suo
odore
specie
quando
non
era
ancora
secco
bene
,
mi
piaceva
tanto
che
io
con
le
braccia
mi
facevo
una
buca
sempre
più
fonda
;
e
ficcavo
giù
la
faccia
per
sentirlo
tutto
,
sino
all
'
impiantito
.
Se
udivo
il
volo
di
qualche
uccello
,
allora
mettevo
gli
occhi
a
uno
spacco
tra
due
mattoni
;
da
dove
però
vedevo
soltanto
la
luce
nel
cielo
.
E
ridevo
di
gioia
.
Quest
'
uomo
,
che
io
non
voglio
né
meno
nominare
ma
che
tutti
conosceranno
quando
avrò
il
processo
,
una
volta
mi
trovò
così
in
mezzo
al
fieno
.
Egli
non
mi
disse
nulla
;
né
meno
quando
s
'
avvide
che
m
'
aveva
fatto
paura
e
che
cercavo
di
rassicurarmi
.
Eppure
egli
sapeva
chi
fossi
,
perché
stava
come
la
mia
famiglia
nella
stessa
casa
!
Avrei
voluto
sempre
parlargli
di
quel
giorno
,
ma
egli
mi
voltava
sempre
il
dorso
e
poi
si
divertiva
a
guardarmi
quando
io
ero
già
allontanato
da
lui
.
Aveva
i
capelli
riccioli
e
neri
;
gli
occhi
luccicanti
.
Quando
,
molti
anni
dopo
,
presi
moglie
,
egli
ridacchiava
tutte
le
volte
che
c
'
imbattevamo
fuori
o
per
le
scale
.
Io
mi
indignavo
e
m
'
arrabbiavo
;
ma
egli
non
ne
faceva
nessun
conto
.
Una
volta
,
io
ero
in
casa
e
credevo
che
mia
moglie
non
fosse
ancora
tornata
.
Perciò
,
l
'
aspettavo
;
seduto
sul
nostro
canapè
.
La
mia
gattina
saltò
giù
dalla
sedia
dove
stava
a
sonnecchiare
;
e
,
come
faceva
sempre
,
tremando
tutta
,
mi
s
'
arrampicò
sopra
le
spalle
e
cominciò
a
leccarmi
il
collo
.
Allora
,
non
mi
riesciva
a
farla
smettere
;
né
meno
se
cercavo
di
tirarla
giù
per
forza
,
senza
farle
male
però
.
E
se
l
'
avevo
costretta
a
scendere
,
essa
restava
ferma
dinanzi
alle
mie
ginocchia
,
a
guardarmi
con
gli
occhi
aperti
e
addirittura
verdi
:
dov
'
era
una
specie
di
voluttà
profonda
e
incosciente
.
Poi
,
alzando
il
muso
verso
di
me
,
metteva
le
unghie
su
le
ginocchia
;
e
risaliva
sopra
le
spalle
.
Impaziente
che
mia
moglie
non
tornasse
,
la
tirai
giù
con
una
stratta
;
ed
essa
andò
a
sbattere
contro
la
porta
di
cucina
.
Allora
io
,
pentito
,
perché
da
lì
continuava
a
guardarmi
,
senza
sapere
se
potesse
tornare
da
me
,
mi
alzai
per
accarezzarla
.
Chinatomi
giù
,
sentii
parlare
sommesso
in
cucina
.
Aprii
la
porta
,
e
vidi
mia
moglie
insieme
con
quell
'
uomo
che
io
ormai
aborrivo
con
un
senso
di
ripugnanza
perfino
pazzesca
.
Io
non
dissi
una
parola
e
stetti
immobile
a
fissarli
ambedue
con
lo
sguardo
,
benché
la
vista
mi
si
velasse
,
come
non
m
'
aveva
fatto
mai
.
Egli
,
dopo
qualche
minuto
di
questo
silenzio
,
si
fece
alla
porta
,
mi
scansò
con
uno
spintone
ed
escì
fuori
.
I
miei
occhi
,
allora
,
si
empirono
di
lacrime
e
mi
buttai
a
piangere
sopra
il
canapè
.
Quando
smisi
di
piangere
avevo
deciso
,
non
so
con
quanta
logica
di
riflessioni
,
che
non
avrei
parlato
mai
più
a
mia
moglie
.
E
così
feci
per
tutta
quella
giornata
.
Io
speravo
ch
'
ella
si
pentisse
e
che
venisse
almeno
a
giustificarsi
;
ma
tutto
era
come
prima
,
per
lei
.
E
nessuno
sforzo
mio
di
mostrarle
quanto
soffrivo
le
faceva
il
più
piccolo
effetto
.
Il
giorno
dopo
,
quella
mia
decisione
mi
era
insopportabile
;
e
avrei
desiderato
troncarla
io
per
primo
.
Mi
doleva
il
cuore
e
temevo
che
mi
ci
venisse
male
.
Nei
miei
occhi
era
restato
il
pianto
rasciutto
;
e
mi
bruciavano
,
dandomi
fastidio
;
e
non
li
potevo
chiudere
.
Per
un
mese
intero
,
io
e
mia
moglie
non
ci
parlammo
.
Quel
silenzio
era
terribile
.
Quando
incontravo
il
mio
nemico
,
per
evitare
che
io
lo
vedessi
sorridere
,
abbassavo
subito
la
testa
.
Perché
soltanto
a
pensare
che
avrebbe
potuto
sorridere
,
mi
sentivo
scoppiare
di
vergogna
.
Il
mio
stato
nervoso
non
era
più
come
prima
:
e
al
cuore
sentivo
certe
trafitte
,
che
mi
facevano
disperare
.
Ma
,
ormai
,
credevo
che
fosse
ridicolo
dire
qualche
cosa
a
mia
moglie
o
chiederle
perché
quell
'
uomo
fosse
stato
in
casa
con
lei
.
Già
m
'
ero
rassegnato
,
e
provavo
una
dolcezza
melanconica
che
mi
distraeva
abbastanza
.
Dalla
finestra
della
mia
stanza
,
dove
passavo
quasi
tutto
il
tempo
,
vedevo
ogni
domenica
,
giù
nella
vecchia
piazza
,
due
saltimbanchi
che
davano
sempre
gli
stessi
spettacoli
alla
gente
uscita
dalla
messa
.
Erano
un
uomo
e
una
donna
,
forse
marito
e
moglie
;
vestiti
ambedue
di
una
maglia
rossa
;
un
poco
come
il
sangue
.
Siccome
la
finestra
era
alta
e
chiusa
,
e
abbastanza
distante
,
io
non
udivo
nulla
.
Ma
i
loro
movimenti
che
facevano
ridere
gli
altri
,
aumentavano
la
mia
disperazione
.
Io
li
guardavo
con
terrore
;
come
se
avessi
visto
la
mia
pazzia
con
sempre
più
certezza
,
come
un
pericolo
senza
scampo
.
Quando
se
ne
andavano
,
mi
pareva
che
la
morte
mi
dovesse
schiacciare
da
sopra
la
testa
.
Ma
io
ero
in
grado
di
sentirmi
interamente
liberato
dalla
moglie
.
E
non
mi
capacitavo
perché
continuasse
a
stare
con
me
,
se
io
non
le
volevo
più
bene
.
Tuttavia
,
non
la
odiavo
;
e
mi
teneva
compagnia
lo
stesso
,
seguitando
a
fare
tutte
le
faccende
di
casa
come
una
volta
.
Ma
io
avevo
un
desiderio
enorme
di
mostrarle
che
con
una
altra
donna
avrei
avuto
una
vita
felice
;
e
,
benché
mi
dispiacesse
per
lei
,
le
davo
a
capire
,
più
che
non
fosse
vero
,
ch
'
io
m
'
ero
come
innamorato
d
'
una
giovane
che
veniva
a
fare
la
sarta
su
all
'
ultimo
piano
della
nostra
casa
.
Purché
non
se
n
'
accorgesse
,
il
mio
nemico
!
Alla
fine
,
dopo
qualche
mese
,
io
m
'
arrischiai
a
parlare
a
quella
giovane
;
una
sera
che
era
più
buio
del
solito
.
Ella
era
figliola
di
contadini
e
cominciava
allora
a
ingentilirsi
e
a
vestirsi
con
più
garbo
.
Per
quanto
avessi
moglie
,
ella
mi
disse
che
mi
amava
e
che
le
ero
rimasto
sempre
simpatico
,
fino
da
ragazzo
.
Perché
ella
era
della
mia
età
;
e
mi
conosceva
benché
io
non
avessi
mai
fatto
caso
a
lei
.
Io
me
ne
innamorai
da
vero
,
con
tutta
la
mia
forza
;
benché
il
legame
che
sentivo
ancora
con
la
moglie
,
che
era
stato
più
forte
,
desse
un
disgustoso
impedimento
al
mio
animo
.
Io
non
ero
capace
,
né
meno
allora
,
a
tradire
la
moglie
!
Elisa
non
aveva
mai
amato
nessuno
;
ma
,
quando
me
ne
parlava
,
mi
faceva
capire
che
aveva
un
gran
segreto
da
confidarmi
e
che
se
ne
asteneva
per
non
farmi
dispiacere
.
Alla
fine
,
dopo
avercela
costretta
,
in
un
momento
di
passione
,
con
molte
lagrime
mie
e
sue
insieme
,
mi
disse
che
da
bambina
un
uomo
era
riescito
a
sorprenderla
mentre
era
sola
:
e
aveva
voluto
baciarla
.
Poi
,
impaurendola
con
certe
minacce
,
alle
quali
ella
aveva
creduto
,
era
riescito
a
farsi
promettere
che
,
prima
di
essere
di
un
altro
,
sarebbe
stata
di
lui
.
Io
le
chiesi
:
-
E
continua
ancora
a
molestarti
?
Ella
,
con
un
gran
singhiozzo
che
pareva
dovesse
scioglierle
anche
la
veste
,
mi
rispose
in
un
modo
che
appena
la
intesi
:
-
Sempre
.
Mi
venne
un
gran
brivido
su
dalla
pianta
dei
piedi
:
e
volli
sapere
,
a
tutti
i
costi
,
chi
fosse
.
Ma
ella
,
per
paura
di
lui
,
mi
supplicò
che
non
insistessi
.
Tuttavia
,
un
'
altra
sera
,
dopo
avermi
fatto
giurare
che
non
gli
avrei
fatto
niente
di
male
,
perché
non
si
vendicasse
peggio
,
mi
disse
chi
era
.
I
miei
occhi
non
videro
più
nulla
;
e
l
'
abbracciai
stretta
perché
mi
parve
che
allora
il
mio
nemico
fosse
riescito
a
entrare
anche
dentro
il
mio
cuore
e
la
mia
carne
.
Era
sempre
quell
'
uomo
,
a
cui
io
non
avevo
fatto
niente
di
male
,
che
per
la
terza
volta
mi
faceva
piangere
;
sconvolgendomi
la
vita
!
Il
dolore
fu
più
forte
di
tutti
gli
altri
;
e
decisi
di
farmi
cattivo
e
risoluto
come
lui
.
E
io
,
un
giorno
che
avrò
pianto
troppo
,
l
'
ammazzerò
con
il
coltello
che
ho
avuto
il
coraggio
di
comprare
a
posta
.
Ho
fatto
male
a
comprare
il
coltello
,
ma
lo
ammazzerò
.
ROBERTO
E
NATALIA
Roberto
spalancò
la
finestra
;
e
una
ventata
umida
gli
batté
su
la
faccia
,
gli
entrò
sotto
le
palpebre
.
Il
solito
pensiero
,
rapido
più
della
ventata
,
gli
chiese
:
-
Sei
ben
certo
di
amare
Natalia
?
Ed
egli
si
mise
a
scriverle
.
Scriveva
in
fretta
,
perché
si
immaginava
ch
'
ella
leggesse
la
lettera
di
mano
in
mano
che
gli
venivano
le
parole
;
e
non
voleva
farla
smettere
.
Alla
fine
della
seconda
pagina
egli
non
scrisse
più
;
e
stette
ad
ascoltare
,
dentro
di
sé
,
quel
che
gli
diceva
l
'
amica
.
Stava
come
se
ascoltasse
da
vero
,
pigiando
l
'
unghia
del
pollice
sopra
la
carta
;
attento
e
immobile
in
tutto
il
resto
della
persona
.
Poi
,
disse
a
voce
alta
:
-
Se
volete
,
noi
ci
vedremo
stasera
;
e
ci
parleremo
.
Ella
gli
rispose
:
-
Perché
?
-
Voglio
portarvi
un
mazzo
di
rose
.
Egli
sentì
il
peso
del
mazzo
e
poi
gli
parve
che
Natalia
glielo
togliesse
di
mano
:
erano
proprio
le
dita
di
lei
.
Allora
il
suo
cuore
fu
più
largo
.
Ritornò
in
sé
,
lesse
quel
che
aveva
scritto
;
e
poi
riprese
la
penna
.
Sentiva
una
dolcezza
così
forte
che
aveva
paura
gli
venisse
male
.
Chiuse
la
lettera
e
la
portò
da
sé
alla
pensione
dove
stava
Natalia
.
Come
tutti
gli
innamorati
,
egli
aveva
paura
che
venisse
voglia
a
qualcuno
di
aprire
la
busta
;
ed
era
difficile
convincerlo
che
non
avrebbero
né
meno
tentato
.
Ripensava
a
quattro
giorni
innanzi
,
quando
ella
era
stata
alla
sua
villa
;
su
la
collina
del
Gianicolo
.
Le
parlava
tenendo
dentro
l
'
acqua
d
'
una
vecchia
vasca
rotonda
la
cima
del
bastone
;
e
Natalia
,
con
la
punta
di
un
guanto
,
che
s
'
era
sfilato
per
dargli
la
mano
,
toccava
lieve
lieve
le
piante
di
capelvenere
.
Roberto
le
disse
:
-
Perché
vuoi
andartene
?
-
Per
non
avere
rimorsi
.
Egli
impallidì
;
e
le
sue
guancie
si
contrassero
,
mentre
i
muscoli
si
sollevavano
lungo
la
linea
piatta
della
mandibola
.
Ma
Natalia
gli
spiegò
:
-
Sono
troppo
più
anziana
di
te
.
Tu
stesso
,
dianzi
,
hai
detto
di
avermi
visto
un
capello
bianco
.
Egli
alzò
gli
occhi
alle
sue
trecce
nere
;
e
sorrise
;
come
per
dirle
che
non
era
vero
.
Ma
non
seppe
trovare
né
meno
una
parola
adatta
.
Non
s
'
arrischiava
né
meno
a
guardarla
,
tenendo
gli
occhi
alla
cima
del
bastone
dentro
l
'
acqua
.
Ma
,
piegatosi
un
poco
verso
il
viso
di
lei
,
vide
i
suoi
occhi
arrossati
bagnarsi
di
lacrime
.
E
il
viso
colorirsi
come
quello
di
una
febbricitante
.
Tutte
le
volte
che
la
vedeva
a
quel
modo
,
era
incapace
di
consolarla
;
ed
era
costretto
quasi
a
scostarsi
da
lei
.
Anche
quella
volta
Natalia
se
n
'
avvide
e
lo
seguì
,
anzi
,
senza
rimproverarlo
.
Quand
'
egli
finalmente
trovò
quel
che
dirle
,
gli
occhi
di
lei
erano
tornati
asciutti
;
e
il
volto
era
soffuso
di
un
pallore
sereno
e
fermo
.
E
,
forse
,
non
ce
n
'
era
più
bisogno
.
Egli
ora
ricordava
ciò
;
e
,
dopo
aver
lasciata
la
lettera
,
si
sentiva
meno
colpevole
;
con
la
sicurezza
che
Natalia
sarebbe
andata
a
trovarlo
un
'
altra
volta
.
Anche
gli
alberi
della
villa
pareva
che
l
'
attendessero
come
lui
;
con
le
loro
fronde
fitte
,
che
chiudevano
tutto
.
Anche
la
fontana
era
là
;
come
una
colpevole
che
avrebbe
saputo
comportarsi
meglio
;
con
il
capelvenere
alto
,
che
tremolava
sotto
lo
spruzzo
dello
zampillo
debole
;
perché
intasato
dal
tartaro
giallo
e
rosso
.
Egli
pensò
:
«
Perché
non
debbo
riescire
ad
amarla
come
ne
ho
il
desiderio
?
»
.
E
il
bel
volto
di
Natalia
gli
apparve
nel
ricordo
come
una
risposta
.
Gli
parve
di
vederla
in
uno
dei
loro
momenti
più
buoni
e
più
tranquilli
;
quando
negli
occhi
di
lei
c
'
era
tutta
la
dolcezza
dell
'
aria
serena
;
e
dalla
sua
bocca
non
escivano
che
parole
soavi
.
Ma
quand
'
ella
andò
da
vero
,
Roberto
non
era
più
lo
stesso
.
Ad
attenderla
troppo
,
era
doventato
esigente
ed
inquieto
;
ed
ella
si
mise
a
rimproverarlo
.
Egli
le
chiese
:
-
Perché
,
dunque
,
sei
venuta
?
Subito
il
viso
di
lei
mostrò
un
dolore
quasi
disgustoso
.
Allora
Roberto
la
trasse
a
sé
;
per
baciarla
subito
,
su
gli
orecchi
e
su
la
bocca
,
perché
non
si
allargasse
di
più
quel
senso
di
allontanamento
ch
'
era
già
tra
loro
.
Ma
,
per
la
prima
volta
,
sentì
che
anche
a
baciarla
era
inutile
.
Anzi
,
peggio
;
perché
gli
parve
di
fare
una
cosa
stupida
e
senza
senso
.
Così
egli
avrebbe
potuto
mettere
le
labbra
su
qualunque
oggetto
della
stanza
dove
erano
.
Ella
era
soltanto
la
cosa
vivente
,
che
respirava
come
lui
,
in
mezzo
alle
altre
cose
inanimate
.
Ma
la
differenza
era
poca
.
Forse
,
se
si
fosse
avvicinato
al
mazzo
di
rose
fresche
su
la
scrivania
,
si
sarebbe
scosso
di
più
;
avrebbe
avuto
di
più
la
sensazione
di
fare
una
cosa
piacevole
.
Perché
doveva
amarla
?
Non
c
'
era
nessun
motivo
.
La
pettinatura
dei
capelli
gli
parve
un
artificio
quasi
antipatico
;
la
pelle
di
lei
una
cosa
meno
bella
di
tante
altre
.
Anzi
,
non
doveva
né
meno
permetterle
di
farla
avvicinare
con
le
mani
!
L
'
illusione
di
tutti
gli
esseri
gli
apparve
in
un
modo
irreparabile
e
maligno
.
Egli
non
doveva
amare
né
lei
né
un
'
altra
;
ma
doveva
soltanto
capire
in
che
consistesse
il
senso
indefinibile
di
una
bellezza
più
vasta
che
si
schiariva
sempre
di
più
nella
sua
intelligenza
.
Egli
viveva
piuttosto
in
balia
della
sua
intelligenza
e
ad
essa
soltanto
doveva
credere
.
Tutta
la
cura
di
Natalia
per
essere
più
bella
,
lo
irritò
:
le
unghie
lucidate
,
la
catena
d
'
oro
a
un
polso
,
un
nastro
che
doveva
essere
nuovo
,
il
cappello
scelto
forse
per
piacergli
di
più
.
Tutta
quella
roba
,
che
si
poteva
comprare
!
Egli
pensò
ironicamente
:
«
Forse
,
se
si
spogliasse
!
»
Ma
,
guardandola
attentamente
,
continuò
:
«
Né
meno
allora
,
perché
forse
si
lascerebbe
le
calze
o
le
vedrei
qualche
pettine
tra
i
capelli
!
E
perché
io
l
'
amo
adesso
se
qualche
anno
fa
io
non
la
conoscevo
né
meno
?
Quand
'
era
bambina
,
la
sua
esistenza
non
aveva
niente
a
che
fare
con
me
.
Che
mi
piaccia
,
non
basta
perché
io
l
'
ami
.
Io
non
amo
né
meno
me
stesso
;
ma
soltanto
le
cose
che
io
penso
,
quando
non
si
riferiscono
a
quelle
presenti
;
quando
non
so
né
meno
che
cosa
siano
e
non
saprei
nominarle
»
.
Natalia
,
accorgendosi
ch
'
egli
le
era
ostile
,
si
alzò
subito
e
andò
allo
specchio
;
come
faceva
tutte
le
volte
ch
'
era
per
andarsene
.
Egli
continuò
a
pensare
:
«
Che
si
specchi
pure
.
Non
mi
riguarda
.
Quando
mi
vedo
io
,
dov
'
ella
ora
si
guarda
,
sono
anche
più
triste
»
.
Ma
le
vide
gli
occhi
rossi
di
lacrime
come
,
tre
giorni
innanzi
,
alla
fontana
;
e
disse
a
se
stesso
:
«
È
venuta
a
piangere
!
Ora
la
devo
abbracciare
;
perché
smetta
»
.
Si
alzò
anch
'
egli
,
e
l
'
abbracciò
.
E
,
istantaneamente
,
come
per
un
miracolo
,
la
baciò
con
tutto
il
suo
sentimento
sopra
il
collo
un
poco
scoperto
;
tra
i
capelli
e
il
bavero
della
veste
.
Allora
,
di
nuovo
,
fu
deluso
:
«
Se
le
baciassi
la
veste
,
sarebbe
lo
stesso
!
»
.
Ma
Natalia
lo
aveva
preso
con
le
sue
mani
larghe
,
che
talvolta
gli
facevano
quasi
paura
;
e
allora
gli
parve
che
lì
,
accanto
a
lei
,
ci
fosse
un
senso
di
vastità
che
non
trovava
né
meno
restando
solo
e
dritto
,
per
mezze
ore
,
a
guardare
con
gli
occhi
immobili
l
'
orizzonte
dal
balcone
della
sua
villa
.
C
'
era
lì
,
accanto
a
lei
,
l
'
appagamento
di
tutti
quei
suoi
desideri
;
che
sembravano
nascere
dall
'
istinto
della
morte
.
E
disse
a
se
stesso
:
«
Ha
ragione
lei
:
io
la
devo
amare
»
.
No
:
i
suoi
anni
non
dovevano
restare
in
una
solitudine
isolata
e
arcigna
!
Non
doveva
essere
sempre
intelligente
.
Doveva
fare
come
tutti
gli
altri
.
Dipendeva
soltanto
da
lui
,
perché
Natalia
lo
amava
e
non
gli
chiedeva
niente
di
più
.
Roberto
,
ormai
,
sapeva
quel
che
doveva
dirle
per
avere
da
lei
una
risposta
piuttosto
che
un
'
altra
;
cioè
quella
risposta
che
gli
avrebbe
fatto
piacere
ed
era
conforme
al
suo
stato
d
'
animo
.
Poteva
fare
così
con
tutti
.
Nessuno
era
capace
a
distrarlo
o
a
capirlo
,
se
egli
non
avesse
voluto
.
Toccava
sempre
a
lui
ad
avere
l
'
iniziativa
di
attuare
i
suoi
desideri
.
Dagli
altri
egli
poteva
trarre
quel
che
voleva
e
bastava
.
Non
c
'
era
mai
caso
che
si
stancasse
a
fare
così
;
perché
gli
era
possibile
,
per
natura
,
di
vedere
e
di
pensare
più
di
tutti
gli
altri
.
Specie
in
certe
giornate
,
i
suoi
pensieri
erano
come
evidenti
e
visibili
;
e
lo
appagavano
.
Natalia
non
era
che
l
'
essere
scelto
tra
tutti
gli
altri
;
l
'
essere
che
gli
era
capitato
;
e
non
di
più
.
L
'
essere
a
cui
si
confidava
.
Ma
,
forse
,
avrebbe
potuto
confidarsi
non
a
lei
soltanto
;
e
,
allora
,
non
c
'
era
nessuna
ragione
che
le
fosse
fedele
perché
ella
lo
amava
.
Infatti
,
non
poteva
essere
amato
anche
da
altre
donne
?
Egli
non
viveva
soltanto
per
la
realtà
del
presente
;
ma
c
'
era
anche
un
'
altra
realtà
eguale
a
quella
:
il
mondo
non
era
limitato
da
un
giorno
qualsiasi
e
né
meno
dai
suoi
gusti
personali
.
Tanto
meno
dalle
circostanze
.
La
realtà
era
eterna
,
sempre
identica
;
ed
egli
la
preferiva
.
Quando
gli
pareva
che
Natalia
appartenesse
a
quella
specie
di
eternità
,
poteva
amarla
;
altrimenti
,
no
.
Egli
non
voleva
.
Sarebbe
stato
uno
sbaglio
.
Se
tutti
e
due
non
fossero
mai
morti
e
avessero
continuato
a
vivere
come
un
'
eccezione
,
allora
si
sarebbe
sentito
attratto
verso
di
lei
.
Perciò
,
essendo
giunto
a
queste
riflessioni
,
le
disse
:
-
Come
sei
bella
!
Natalia
ebbe
su
la
bocca
un
segno
rapido
di
angoscia
;
e
lo
guardò
.
Ed
egli
proseguì
:
-
Perché
ti
lascio
andare
via
,
se
ti
amo
così
?
Non
andartene
mai
più
.
Come
farò
senza
di
te
?
Resta
con
me
.
Non
te
n
'
andare
.
Ho
tanto
bisogno
di
stringermi
a
te
.
E
le
mise
la
faccia
tra
il
collo
e
il
petto
.
Natalia
piegò
un
poco
la
testa
,
per
tenerlo
più
chiuso
dove
s
'
era
messo
.
Roberto
sentiva
il
caldo
della
sua
pelle
,
ma
quel
caldo
era
meno
forte
del
brivido
diaccio
che
non
smetteva
mai
.
Perciò
si
strinse
di
più
a
lei
,
ed
ella
piegò
di
più
la
testa
.
Allora
,
gli
parve
che
un
poco
della
vita
di
Natalia
gli
si
comunicasse
;
e
non
pianse
.
Ma
avrebbe
voluto
dirle
:
«
Io
voglio
che
tu
sia
libera
.
Non
voglio
che
tu
sacrifichi
a
me
la
tua
giovinezza
.
Lasciami
soffrire
da
solo
.
Perché
io
so
soltanto
soffrire
»
.
Ma
ella
voltò
in
su
la
faccia
e
lo
baciò
sopra
la
bocca
;
e
poi
gli
disse
:
-
Tu
sei
come
un
ragazzo
.
Non
mi
lasciare
.
Come
sono
fredde
le
tue
mani
!
Hai
un
tremito
da
per
tutto
!
Roberto
le
rispose
:
-
Come
ti
amo
!
-
È
bene
che
tu
mi
ami
così
.
Egli
sorrise
con
amarezza
,
e
le
disse
:
-
Bisognerebbe
che
tu
non
dovessi
più
andartene
.
Bisognerebbe
che
tu
fossi
libera
come
me
.
E
tu
non
fossi
costretta
ad
andartene
.
Io
guardo
sempre
la
tua
fotografia
di
quando
eri
giovinetta
,
perché
mi
sembra
di
amarti
da
allora
;
e
che
siamo
stati
sempre
insieme
.
Invece
non
è
vero
!
Ma
come
ti
avrei
voluto
sempre
bene
!
Ora
che
credo
al
nostro
amore
,
soffro
troppo
quando
penso
che
non
sei
libera
!
-
Ti
amo
lo
stesso
!
-
Ma
anche
tra
poco
le
tue
mani
non
mi
potranno
tenere
più
.
Natalia
gli
disse
,
con
dolcezza
:
-
Non
ci
pensare
!
-
Ci
penso
sempre
,
invece
.
Ma
giungeva
l
'
ora
che
Natalia
doveva
essere
alla
pensione
;
perché
,
forse
,
il
marito
l
'
aspettava
già
.
Allora
,
egli
,
all
'
improvviso
,
capì
perché
non
potevano
amarsi
quanto
avevano
bisogno
.
Non
per
nessuna
paura
o
per
qualche
pregiudizio
;
ma
a
lui
ripugnava
amare
una
donna
sposata
ad
un
altro
.
A
Natalia
non
gliel
'
aveva
mai
detto
,
perché
gli
sarebbe
parso
di
essere
troppo
cattivo
;
ma
,
d
'
altra
parte
,
egli
non
era
capace
a
passare
sopra
a
una
cosa
simile
.
Era
proprio
il
suo
istinto
di
amare
che
glielo
vietava
.
E
non
riesciva
né
meno
a
vincere
il
disgusto
che
gli
faceva
Natalia
;
sebbene
gli
sembrasse
una
profanazione
vile
e
bassa
.
Egli
voleva
scuoterla
da
quella
ripugnanza
,
e
non
gli
riesciva
;
sentendo
che
o
prima
o
dopo
avrebbe
dovuto
separarsi
per
sempre
da
lei
.
Perché
non
gli
riesciva
ad
amarla
lo
stesso
?
Egli
avrebbe
voluto
confessarsi
a
lei
;
ma
sentiva
ch
'
ella
non
avrebbe
potuto
capire
e
si
sarebbe
offesa
.
Perciò
,
quando
si
sentiva
costretto
a
tacere
proprio
con
lei
,
aveva
voglia
di
lasciarla
.
Sarebbe
bastato
che
ella
avesse
capito
com
'
egli
soffriva
per
questa
ragione
!
Ma
ella
era
inerme
contro
di
lui
;
ed
egli
le
avrebbe
fatto
soltanto
del
male
.
Come
poteva
invece
Natalia
amarlo
senza
avere
gli
stessi
disgusti
?
Forse
lo
amava
per
consolarsi
di
non
amare
il
marito
;
ma
questo
gli
pareva
una
debolezza
antipatica
;
e
non
la
scusava
.
Anzi
lo
faceva
irare
contro
di
lei
;
e
il
suo
amore
era
contraddetto
sempre
;
senza
scampo
,
senza
mai
una
possibilità
di
rendere
pura
la
donna
come
voleva
essere
puro
il
loro
legame
.
E
perché
allora
non
vi
rinunciavano
tutti
e
due
?
Non
era
un
controsenso
che
si
amassero
a
quel
modo
?
Egli
prevedeva
già
,
inesorabilmente
,
che
avrebbe
dovuto
lasciarla
,
rinunciando
alla
sola
donna
che
gli
fosse
piaciuta
a
quel
modo
.
Si
sentiva
condannato
a
lasciarla
;
e
ne
aveva
ribrezzo
.
Come
sarebbe
stato
meglio
ch
'
egli
l
'
avesse
avvicinata
come
tante
altre
donne
!
Ma
Natalia
era
per
lui
la
donna
a
cui
ci
si
lega
per
sempre
;
alla
quale
si
consegna
la
propria
esistenza
.
La
donna
che
porta
l
'
uomo
dove
ella
vuole
;
la
sola
donna
che
pare
bella
.
Che
raccapriccio
angoscioso
a
non
averla
per
sé
!
Perché
non
essere
certi
che
resterà
nella
propria
casa
per
sempre
?
Roberto
ci
s
'
era
attaccato
con
quell
'
amore
che
non
smette
mai
;
con
quell
'
amore
che
piglia
tutti
i
sentimenti
,
facendoli
buoni
e
dolci
,
perché
gli
si
obbedisce
più
che
a
noi
stessi
.
Egli
sentiva
il
bisogno
di
parlare
a
lei
;
come
quando
,
senza
la
donna
amata
,
si
vorrebbe
piuttosto
impazzire
e
smettere
di
essere
vivi
.
Eppure
la
doveva
lasciare
!
Soltanto
a
pensarci
,
gli
pareva
che
un
brivido
tagliente
dovesse
risolvere
tutto
.
Quel
brivido
avrebbe
dovuto
avere
la
forza
di
uccidere
:
forse
il
marito
,
forse
Natalia
,
forse
lui
stesso
.
Egli
soffriva
come
quando
aveva
pensato
alla
propria
morte
.
E
,
quando
se
ne
scordava
invece
,
gli
pareva
di
sorridere
di
gaudio
,
come
si
fa
nei
sogni
;
e
d
'
avere
tra
le
labbra
una
dolcezza
un
poco
umida
e
fresca
.
Pensando
così
,
egli
non
osava
guardarla
;
ed
aveva
orrore
di
se
stesso
;
quasi
disistima
.
Natalia
stava
lì
,
ed
avrebbe
dovuto
essere
sua
perché
si
amavano
;
invece
non
era
sua
,
ed
egli
,
con
l
'
angoscia
mortale
,
che
gli
pigliava
il
cuore
,
con
le
mani
incapaci
a
tenerla
,
la
doveva
tradire
;
perché
non
gli
riesciva
ad
amarla
.
Ma
con
quanta
devozione
le
voleva
bene
,
allora
!
Egli
la
temeva
perfino
.
Si
sentiva
indegno
di
lei
;
e
le
sue
carezze
gli
parevano
prese
ad
inganno
.
Le
guardava
le
belle
mani
,
larghe
e
chiare
;
e
gli
pareva
che
avessero
la
forza
di
mandare
via
quella
ripugnanza
disagevole
.
Glielo
voleva
dire
;
e
gli
veniva
da
piangere
.
Era
lì
,
accanto
a
lui
;
la
poteva
piegare
a
sé
,
e
non
bastava
.
La
voleva
nascondere
,
farla
vivere
dentro
la
villa
.
Ed
era
inorridito
che
non
fosse
sua
da
vero
,
perché
nessun
'
altra
perdita
avrebbe
potuto
colpirlo
con
maggiore
atrocia
.
E
siccome
s
'
avvicinava
la
decisione
di
non
rivederla
più
,
per
accertarsi
ch
'
era
già
tardi
,
come
per
fare
forza
a
se
stesso
,
guardò
verso
la
finestra
.
C
'
era
già
su
le
cime
degli
alberi
quel
colore
che
ha
il
sole
quando
deve
tramontare
;
e
che
scoraggia
.
Ai
piedi
del
Gianicolo
,
Roma
pareva
frantumata
.
Essi
sentirono
freddo
;
e
stettero
accanto
senza
parlarsi
.
Allora
videro
la
città
come
se
si
sbriciolasse
tutta
e
divenisse
un
'
alta
stesa
di
polvere
grigia
,
un
poco
dorata
e
luccicante
.
Poi
,
si
disfece
anche
di
più
;
e
divenne
simile
alla
cenere
leggiera
che
se
ne
va
.
I
monti
Albani
sparirono
.
Soltanto
allora
udirono
la
fontana
della
villa
.
Egli
disse
:
-
Vattene
:
fai
tardi
.
Natalia
prese
in
fretta
i
guanti
,
e
si
mise
il
cappello
.
Quando
fu
uscita
,
la
sentì
ancora
muovere
per
la
stanza
;
e
i
suoi
occhi
,
aperti
nel
buio
della
sera
,
non
la
potevano
dimenticare
.
LA
CAPANNA
Alberto
Dallati
,
benché
ormai
non
fosse
più
un
ragazzo
,
non
aveva
voglia
di
lavorare
.
Si
alzava
tardi
e
si
sedeva
al
sole
,
appoggiato
al
muro
;
fumando
sigarette
e
tirando
sassate
al
gatto
quando
attraversava
l
'
aia
.
La
casa
era
stata
fatta
su
per
una
salita
,
in
modo
che
la
fila
delle
cinque
persiane
era
sempre
meno
alta
da
terra
;
e
,
all
'
uscio
,
dalla
parte
della
strada
,
una
pietra
murata
in
piano
faceva
da
scalino
.
A
quindici
anni
egli
seguitava
a
dimagrire
e
ad
assottigliarsi
;
con
gli
occhi
chiari
e
le
ciglia
piccole
e
lucide
;
la
bocca
e
le
dita
di
bambina
;
e
i
capelli
come
il
pelame
di
un
topo
nero
.
Una
malattia
di
petto
l
'
aveva
lasciato
parecchio
gracile
;
e
seduto
al
sole
,
divertendosi
anche
a
battere
la
punta
d
'
un
bastone
sempre
su
lo
stesso
posto
,
egli
pensava
cose
cattive
;
e
gli
ci
veniva
da
sorridere
,
credendo
che
qualcuno
se
ne
accorgesse
.
Quando
c
'
era
l
'
uva
,
benché
suo
padre
fosse
anche
proprietario
del
podere
,
andava
a
mangiarla
nei
vigneti
degli
altri
;
e
le
frutta
dove
le
trovava
più
belle
.
Gli
restava
sempre
un
bisogno
vivo
di
essere
allegro
,
benché
in
tutto
il
giorno
facesse
quel
che
voleva
;
gli
restava
qualche
idea
stravagante
,
che
non
poteva
reprimere
.
E
,
allora
,
gli
pigliavano
certi
scatti
di
gatto
;
che
graffia
quand
'
uno
meno
se
l
'
aspetta
.
Dava
noia
,
da
dietro
le
persiane
,
alle
persone
che
non
conosceva
,
e
non
veniva
il
verso
di
farlo
obbedire
per
nessuna
cosa
;
specie
quando
,
in
una
fonte
vicino
a
casa
,
c
'
erano
le
rane
;
per
imparare
ad
ammazzarle
mentre
saltavano
dentro
.
D
'
inverno
,
in
vece
,
si
metteva
vicino
al
focolare
,
e
sembrava
tutto
disposto
a
quel
che
voleva
la
sua
famiglia
.
Ma
,
a
poco
a
poco
,
ricominciava
a
dire
:
-
Io
non
posso
sopportare
le
vostre
prediche
!
Se
mi
lasciate
fare
,
può
darsi
che
vi
contenti
;
e
,
se
no
,
conto
di
non
conoscervi
né
meno
.
Spartaco
,
da
padre
risoluto
,
ci
s
'
arrabbiava
,
ma
non
gli
diceva
quasi
mai
niente
.
In
vece
,
maltrattava
la
moglie
.
Allora
,
Alberto
,
dopo
essere
stato
a
sentire
,
in
disparte
,
lo
biasimava
battendosi
le
mani
sul
petto
:
-
Lei
non
ci
ha
colpa
.
Dillo
a
me
quel
che
vuoi
dire
.
Ma
il
padre
,
guardatolo
,
faceva
una
specie
di
grugnito
;
e
,
bestemmiando
contro
le
donne
e
la
famiglia
,
se
ne
andava
nel
campo
a
fumare
la
pipa
.
Alberto
diceva
:
-
È
un
imbecille
,
benché
io
sia
suo
figlio
.
E
tu
perché
non
gli
rispondi
male
?
Perché
ti
metti
a
piangere
in
vece
?
Raffaella
,
spaventata
,
allora
lo
supplicava
che
fosse
buono
e
si
cambiasse
.
Ella
ci
aveva
quasi
perso
la
salute
;
e
le
era
venuta
sul
viso
e
nella
persona
un
'
aria
dolorosa
.
Spartaco
,
soprannominato
Rampino
perché
piuttosto
piccolo
e
perché
camminava
come
se
avesse
gli
artigli
e
li
attaccasse
,
guardava
,
anche
parlando
,
dentro
la
pipa
,
e
ci
ficcava
continuamente
le
dita
;
e
credeva
di
far
del
bene
alla
moglie
,
abituandola
a
esser
forte
.
E
siccome
Alberto
dichiarava
ch
'
egli
ormai
non
aveva
più
bisogno
di
ascoltare
i
discorsi
di
nessuno
e
che
ormai
gli
s
'
addiceva
il
comodo
proprio
,
perché
non
c
'
era
niente
di
meglio
,
ella
gli
rispondeva
:
-
Perché
non
sei
buono
al
meno
tu
?
Perché
,
secondo
la
sua
testa
,
tutti
dovevano
essere
buoni
.
E
anche
parlando
dei
suoi
canarini
,
che
Alberto
e
Spartaco
volevano
ammazzare
,
buttando
al
letamaio
la
gabbia
,
diceva
:
-
Sono
tanto
buoni
!
Il
marito
l
'
assordava
con
le
sue
grida
;
come
quando
domava
i
cavalli
,
facendoli
correre
attorno
all
'
aia
;
mentre
Alberto
stava
nel
mezzo
a
tenere
ferma
la
fune
legata
al
loro
collo
.
E
questa
era
per
lui
la
sola
fatica
non
antipatica
.
Dopo
,
si
metteva
un
fazzoletto
perché
era
sudato
;
e
andava
subito
a
sedersi
dove
batteva
il
sole
.
Si
sentiva
già
uomo
fatto
,
e
pensava
a
tante
cose
ch
'
egli
desiderava
soltanto
per
sé
.
E
perciò
si
proponeva
di
rendersi
più
indipendente
,
liberandosi
dal
padre
e
dalla
madre
.
Qualche
volta
diceva
ai
contadini
:
-
Io
non
so
che
pretendono
da
me
.
Ma
egli
si
sentiva
anche
solo
;
e
una
grande
tristezza
gli
gravava
attorno
.
Il
podere
e
la
casa
erano
poco
per
lui
.
Sapeva
che
in
quelle
sei
stanze
ci
si
era
,
da
bambino
,
trascinato
con
le
mani
e
con
i
piedi
;
certe
pareti
erano
restate
sciupate
dalle
sue
unghie
.
Egli
sentiva
troppo
a
ridosso
l
'
infanzia
;
e
le
voci
dei
genitori
non
s
'
erano
ancora
cambiate
ai
suoi
orecchi
.
Ora
egli
era
già
a
un
altro
autunno
,
senza
che
avesse
fatto
niente
.
S
'
era
abbastanza
distratto
a
vedere
vendemmiare
,
da
un
podere
a
un
altro
;
aiutando
un
poco
tutti
,
anche
in
cose
di
strapazzo
.
Il
sole
ci
stava
poco
all
'
uscio
della
casa
,
e
già
c
'
erano
nell
'
aria
i
primi
freddi
.
Una
sera
,
dopo
essere
stato
tutto
il
giorno
con
le
mani
in
tasca
nel
mezzo
della
strada
,
in
su
e
in
giù
,
entrò
nella
stalla
,
e
si
mise
a
guardare
i
due
cavalli
che
rodevano
l
'
avena
.
Prese
la
frusta
e
cominciò
a
picchiarli
.
I
due
cavalli
si
misero
a
scalciare
,
cercando
di
rompere
le
cavezze
.
Raffaella
,
che
su
da
casa
aveva
sentito
tutto
quel
rumore
,
scese
;
e
vide
di
che
si
trattava
.
Cercò
subito
di
levargli
di
mano
la
frusta
;
ma
Alberto
,
per
ripicco
,
si
mise
a
dare
anche
con
più
forza
.
Raffaella
andò
a
dirlo
al
marito
;
che
,
infuriato
,
la
schiaffeggiò
perché
non
era
stata
capace
di
farlo
smettere
lei
stessa
;
e
andò
di
corsa
nella
stalla
.
Senza
che
Alberto
se
ne
accorgesse
,
prese
un
pezzo
di
legno
;
e
glielo
batté
dietro
la
testa
.
Il
ragazzo
cadde
disteso
,
insanguinando
un
mucchio
di
paglia
,
che
era
dietro
l
'
uscio
.
Spartaco
posò
il
pezzo
di
legno
e
stette
zitto
a
guardare
quel
sangue
;
mentre
i
cavalli
respiravano
forte
e
non
stavano
fermi
.
Dopo
due
giorni
di
febbre
,
con
il
pericolo
della
commozione
cerebrale
,
Alberto
scese
nell
'
aia
.
Aveva
la
testa
fasciata
;
ma
se
ne
teneva
come
quando
per
la
prima
comunione
aveva
portato
i
guanti
.
Non
parlava
al
padre
;
che
s
'
era
pentito
di
avergli
fatto
male
a
quel
modo
.
Anzi
,
cominciò
a
dire
a
tutti
che
si
voleva
vendicare
.
Guardando
la
luce
,
sentiva
che
anche
la
sua
giovinezza
era
più
larga
;
e
che
la
sua
casa
era
quasi
niente
.
Allora
egli
,
per
vendicarsi
,
cominciò
a
parlare
male
del
padre
con
tutti
i
conoscenti
di
casa
.
E
siccome
seppe
che
stava
per
vendere
una
cavalla
,
andò
dal
compratore
e
gli
disse
ch
'
era
ombrosa
e
che
aveva
il
vizio
di
tirare
i
calci
.
Facendo
così
,
egli
si
sentiva
più
eguale
alla
vita
;
gli
pareva
di
non
essere
più
il
solito
buon
ragazzo
che
si
lascia
ingannare
e
non
se
ne
avvede
.
Gli
pareva
di
conoscere
tutti
gli
altri
e
come
doveva
contenersi
.
Non
era
più
l
'
ingenuo
,
che
aveva
rispettato
tutto
e
che
non
si
era
permesso
mai
niente
.
Aveva
trovato
la
maniera
di
farsi
innanzi
da
sé
,
senza
attendere
che
passassero
gli
anni
.
Si
compiaceva
della
sua
malizia
e
di
non
avere
più
scrupoli
.
Maligno
,
anzi
,
doveva
essere
da
qui
in
avanti
.
Maligno
!
Maligno
sempre
!
Gli
pareva
di
sentire
che
i
suoi
occhi
raggiassero
,
e
che
non
ci
fossero
più
ostacoli
per
lui
.
Credeva
di
essere
doventato
forte
,
e
voleva
rifarsi
del
tempo
perduto
.
E
siccome
voleva
fare
a
meno
del
padre
ed
essere
più
forte
di
lui
,
benché
ne
avesse
anche
paura
,
si
dette
a
lavorare
;
ma
facendo
quel
che
gli
piaceva
di
più
.
E
cominciò
a
coltivare
,
a
modo
suo
,
un
pezzo
di
terreno
.
Perché
guarisse
,
e
temendo
sempre
che
tutto
fosse
la
conseguenza
di
quella
bastonata
,
non
gli
dicevano
più
niente
.
Invece
non
guariva
;
e
tutte
le
volte
che
vedeva
un
bastone
,
sbiancava
allontanandosi
lesto
lesto
.
Allora
lo
fecero
visitare
da
un
medico
,
che
non
capì
niente
;
e
rise
di
Spartaco
e
di
Raffaella
.
Ma
qualche
cosa
era
successo
da
vero
,
perché
Alberto
s
'
era
fatto
sempre
più
irritabile
,
e
non
poteva
dormire
.
Avrebbe
voluto
,
prima
d
'
andare
a
letto
,
far
capire
al
padre
tutte
le
ragioni
che
ormai
sentiva
dentro
di
sé
;
ma
,
quando
ci
si
provava
,
non
gli
poteva
parlare
;
e
invece
avrebbe
voluto
mettergli
un
braccio
al
collo
tenendolo
stretto
a
sé
.
Tuttavia
sentiva
che
qualche
cosa
di
male
e
di
amaro
era
nel
suo
destino
;
e
ne
era
contento
.
Allora
egli
faceva
su
la
tavola
,
con
la
punta
delle
dita
,
certe
macchie
d
'
inchiostro
che
gli
parevano
cipressi
;
e
gli
piacevano
perché
erano
più
neri
di
quelli
nei
campi
.
Oppure
pensava
che
una
vipera
,
entrata
sotto
il
letto
dalla
siepe
della
strada
,
gli
mordesse
un
polpastrello
della
mano
o
le
dita
dei
piedi
,
ed
egli
dovesse
morirne
in
poco
meno
di
una
mezz
'
ora
.
E
perciò
,
prima
d
'
entrare
a
letto
,
guardava
in
tutti
i
cantucci
.
Una
volta
gli
parve
di
stare
capovolto
e
di
cadere
giù
tra
le
stelle
.
Addormentandosi
pensava
al
padre
con
una
intensità
acuta
,
mettendo
sempre
di
più
una
spalla
fuori
delle
coperte
come
se
avesse
potuto
avvicinarglisi
;
sembrandogli
di
parlare
e
invece
facendo
piccoli
gridi
con
la
bocca
che
restava
chiusa
.
Una
mattina
,
arrivarono
tre
carri
di
vino
.
A
ogni
barile
che
portavano
giù
in
cantina
egli
doveva
guardare
di
quanti
litri
era
e
segnarli
sopra
un
pezzo
di
carta
,
in
colonna
,
per
fare
,
dopo
,
la
somma
.
Ma
egli
non
ci
riesciva
:
sbagliava
sempre
.
E
non
s
'
accorse
quando
suo
padre
,
che
voleva
sapere
la
somma
,
gli
saltò
addosso
per
picchiarlo
.
Rialzatosi
da
terra
sbalordito
,
ebbe
voglia
di
fuggire
.
Ma
a
pena
egli
si
moveva
,
Spartaco
con
un
grido
lo
faceva
stare
fermo
,
ritto
al
muro
della
casa
.
Allora
gli
venne
da
piangere
.
Voleva
chiudere
gli
occhi
per
non
vedere
più
niente
;
perché
non
osava
guardarsi
né
meno
attorno
.
Aveva
perfino
paura
che
avrebbe
potuto
essere
un
albero
e
non
un
uomo
;
un
albero
come
quello
rasente
alla
casa
.
Quando
,
alla
fine
,
Spartaco
si
scordò
di
lui
,
egli
poté
staccarsi
dal
muro
e
nascondersi
dentro
l
'
erba
.
Ma
il
padre
,
vistolo
,
lo
minacciò
di
picchiarlo
più
forte
.
Tuttavia
la
sua
voce
era
dolce
:
Alberto
sentiva
nella
voce
del
padre
la
stessa
dolcezza
sua
.
Spartaco
gli
prese
il
viso
e
guardò
negli
occhi
,
perché
credette
che
ci
fosse
entrata
la
terra
.
Poi
disse
:
-
Vai
a
lavarteli
alla
pompa
!
-
Ma
non
c
'
è
niente
.
-
Non
importa
.
Vieni
:
te
li
lavo
io
:
ti
farà
bene
.
Spartaco
allora
,
fece
pompare
l
'
acqua
e
gli
rinfrescò
gli
occhi
.
Poi
glieli
asciugò
con
il
fazzoletto
.
Ma
,
ormai
,
il
ragazzo
si
sentiva
triste
e
scoraggiato
;
benché
non
avesse
più
paura
di
essere
un
albero
,
e
gli
sembrasse
di
sentirsi
crescere
,
così
,
mentre
respirava
.
Gli
sembrava
,
in
un
momento
,
di
doventare
grande
;
e
perciò
un
poco
si
riebbe
.
Spartaco
gli
disse
:
-
Non
stare
così
.
Vai
a
ruzzare
.
Bastarono
queste
parole
,
perché
né
meno
lui
pensasse
più
a
quel
che
era
avvenuto
.
Ora
egli
voleva
stare
sempre
con
il
padre
;
e
perché
non
lo
mandasse
via
e
sopra
a
tutto
non
gli
dicesse
di
lavorare
,
cercava
di
aiutarlo
e
di
farsi
benvolere
.
Quando
lo
vedeva
andare
nel
campo
,
egli
aspettava
un
poco
e
poi
si
alzava
da
sedere
al
sole
e
lo
seguiva
,
tenendosi
a
una
certa
distanza
;
finché
non
poteva
fare
a
meno
d
'
essergli
vicino
se
udiva
che
comandava
o
spiegava
qualche
cosa
ai
contadini
.
Una
volta
,
non
vedendolo
riescire
subito
dalla
capanna
,
gli
venne
paura
che
si
fosse
sentito
male
là
in
mezzo
alla
paglia
.
Non
era
più
curiosità
!
Il
cuore
gli
batteva
forte
forte
,
quasi
tremando
.
Attraversò
l
'
aia
e
scostò
l
'
uscio
,
perché
entrasse
la
luce
dentro
.
Poi
restò
su
la
soglia
come
allibito
:
suo
padre
accarezzava
la
faccia
alla
donna
di
servizio
,
una
giovinetta
grassa
,
che
non
riesciva
mai
né
a
pettinarsi
né
a
legarsi
i
legacci
delle
scarpe
.
Gli
venne
voglia
di
gridare
e
di
picchiarli
tutti
e
due
.
Ma
tornò
a
dietro
e
si
rimise
a
sedere
;
senza
più
la
forza
di
alzarsi
.
Teneva
gli
occhi
,
con
la
fronte
abbassata
,
all
'
uscio
della
capanna
;
aspettando
che
suo
padre
e
Concetta
uscissero
.
Dopo
un
pezzo
,
chi
sa
quanto
,
escì
prima
Concetta
che
,
rossa
rossa
,
andò
in
casa
;
senza
né
meno
guardarlo
.
Poi
venne
fuori
Spartaco
che
,
accigliato
e
burbero
,
andò
dritto
nella
stalla
.
Alberto
aveva
paura
.
Avrebbe
voluto
rassicurarlo
che
non
aveva
pensato
niente
di
male
e
che
gli
voleva
molto
bene
;
ma
non
ebbe
animo
di
alzarsi
né
meno
allora
.
E
la
sera
,
a
cena
,
meno
che
Spartaco
era
un
poco
pallido
,
non
si
sarebbe
capito
niente
.
È
vero
che
i
giorni
dopo
fu
di
meno
parole
e
non
lo
voleva
più
dietro
a
lui
.
Glielo
faceva
capire
alzando
la
voce
mentre
parlava
con
gli
altri
;
e
Alberto
mogio
mogio
tornava
via
.
Era
sempre
smilzo
e
i
contadini
dicevano
che
era
leggero
come
il
gatto
e
che
anche
lui
sarebbe
stato
capace
di
saltare
fino
al
cornicione
delle
finestre
.
Ma
,
dopo
qualche
settimana
,
la
madre
gli
disse
che
suo
padre
aveva
stabilito
di
mandarlo
in
un
collegio
a
studiare
agricoltura
;
in
un
collegio
molto
lontano
che
egli
non
aveva
né
meno
sentito
nominare
.
Dopo
quattro
anni
sarebbe
stato
già
capace
di
amministrare
una
fattoria
.
Egli
allora
,
invece
di
rispondere
male
,
si
sentì
tutto
disposto
ad
obbedire
.
E
benché
Spartaco
avesse
diffidato
sempre
finché
non
lo
vide
in
treno
,
il
ragazzo
era
quasi
lieto
di
andarsene
.
Non
sapeva
né
meno
se
la
madre
si
fosse
accorta
di
niente
.
Quand
'
era
per
finire
il
primo
anno
di
collegio
il
direttore
gli
disse
che
doveva
partire
immediatamente
perché
suo
padre
stava
male
e
desiderava
parlargli
.
Alberto
lo
trovò
già
morto
.
Anche
Concetta
s
'
era
tutta
abbrunata
e
Raffaella
parlava
con
lei
come
se
fosse
stata
un
'
altra
figliola
.
Egli
,
mentre
sentiva
il
pianto
dentro
gli
occhi
,
aveva
un
gran
rancore
invece
;
e
pensava
come
fare
per
vendicarsi
.
La
giovinetta
era
sempre
la
stessa
.
Egli
,
invece
,
s
'
era
fatto
un
quarto
di
metro
più
alto
;
s
'
era
perfino
un
po
'
ingrassato
e
gli
spuntavano
sopra
la
bocca
i
primi
peli
vani
.
Dire
ogni
cosa
alla
madre
non
gli
piaceva
;
sopra
a
tutto
perché
ormai
si
sentiva
un
uomo
e
un
uomo
non
doveva
fare
a
quel
modo
.
Doveva
pensarci
da
solo
!
La
giovinetta
gli
si
teneva
lontana
e
sembrava
più
appenata
per
lui
che
per
la
morte
del
padrone
.
Questo
contegno
gli
piaceva
;
e
il
rancore
si
mutava
sempre
di
più
in
simpatia
.
Era
una
simpatia
un
poco
ambigua
;
ma
non
poteva
trattenerla
.
E
Concetta
,
sempre
più
sicura
di
questo
cambiamento
,
gli
parlava
con
una
voce
sempre
meno
dura
e
più
aperta
.
Allora
,
una
volta
,
avendola
vista
entrare
nella
capanna
,
proprio
come
quel
giorno
,
egli
si
assicurò
che
sua
madre
non
era
a
nessuna
finestra
;
poi
si
fece
all
'
uscio
e
lo
scostò
,
ma
più
risolutamente
.
La
giovinetta
,
vedendolo
entrare
,
si
fece
bianca
e
stette
ferma
ad
attendere
ch
'
egli
dicesse
quel
che
voleva
.
Era
bianca
e
sudava
.
Le
sue
tempie
s
'
inumidivano
come
se
la
vena
che
andava
verso
l
'
occhio
dovesse
doventare
senza
colore
e
farsi
piena
d
'
acqua
.
Concetta
aveva
una
bella
bocca
ed
era
tanto
buona
.
Che
male
gli
aveva
fatto
?
Egli
si
sentì
come
lacerare
tutto
,
con
un
piacere
rapido
:
in
collegio
,
aveva
finito
con
il
desiderarla
.
Fissandola
a
lungo
,
le
disse
:
-
Perché
fai
la
stupidaggine
di
non
dirmi
niente
,
ora
?
Ella
si
rigirò
di
scatto
,
per
andarsene
.
Ma
egli
la
prese
tra
le
braccia
e
la
baciò
.
Anche
lui
,
finalmente
l
'
aveva
baciata
!
Anche
lui
,
quando
era
stanco
e
aveva
sudato
a
domare
un
cavallo
,
si
faceva
portare
da
lei
un
bicchiere
di
vino
!
Narrativa ,
I
L
'
arrivo
del
"
Senegal
"
Alle
tre
,
quando
la
campana
annunziò
la
fine
della
lezione
,
il
professore
Domenico
Perez
non
lasciò
liberi
,
come
avrebbe
dovuto
,
i
suoi
discepoli
.
Spiegava
da
due
ore
un
atto
dell
'
Edipo
Re
e
non
voleva
interromperlo
.
Dominando
con
la
voce
ferma
e
severa
i
moti
d
'
impazienza
della
classe
,
andò
avanti
per
un
'
altra
diecina
di
minuti
,
sino
alla
fine
;
poi
pronunziò
la
frase
sacramentale
:
-
Basterà
per
oggi
.
Appena
uscito
nel
corridoio
,
in
compagnia
degli
alunni
più
diligenti
che
gli
rivolgevano
ancora
domande
intorno
alle
cose
udite
,
si
vide
accostare
da
Baldassare
,
il
bidello
.
-
Signor
professore
,
c
'
è
un
signore
che
lo
aspetta
.
-
Chi
è
?
-
Non
ha
detto
il
nome
...
Dice
che
è
venuto
da
Firenze
apposta
per
lei
.
-
Da
Firenze
?
...
Dov
'
è
?
-
L
'
ho
fatto
accomodare
nella
sala
di
convegno
...
Vi
è
rimasto
un
pezzo
a
dormire
,
sul
divano
!
...
Prima
di
sonare
la
campana
sono
andato
ad
avvertirlo
;
allora
è
sceso
giù
nel
cortile
!
...
Ha
un
'
aria
...
una
cert
'
aria
...
Perez
sorrise
vedendo
la
smorfia
con
la
quale
Baldassare
intendeva
esprimere
l
'
aria
dello
sconosciuto
,
e
s
'
affacciò
dal
ballatoio
.
Non
distinguendo
nessuno
in
mezzo
alla
folla
degli
scolari
sciamanti
giù
per
la
corte
,
discese
le
scale
;
sull
'
ultimo
ripiano
,
scorgendo
il
visitatore
che
pareva
appostato
per
attenderlo
al
varco
-
una
figura
alta
e
smilza
,
un
paio
di
gambe
lunghe
chiuse
in
calzoni
strettissimi
,
una
faccia
magra
tagliata
da
due
baffi
chiari
uncinati
-
esclamò
:
-
Bertini
!
...
Ma
come
?
Sei
tu
,
Lodovico
?
-
Sono
io
.
-
Senza
avvertirmi
?
...
Senza
scrivermi
una
parola
?
...
-
soggiunse
,
buttandogli
le
braccia
al
collo
e
baciandolo
con
grande
effusione
sulle
due
guance
.
-
Non
importa
;
grazie
egualmente
!
...
Che
piacere
!
...
Sai
che
non
ci
vediamo
da
Valsorrisa
?
...
Quant
'
è
?
Due
anni
!
...
Quando
sei
arrivato
?
-
Da
un
'
ora
.
-
E
sei
venuto
per
me
?
Che
bravo
!
Andiamo
via
!
Sono
libero
.
Sono
tutto
per
te
.
Quanto
ti
tratterrai
?
-
Riparto
stasera
.
-
Come
?
-
protestò
l
'
altro
,
fermandosi
,
tra
stupito
e
crucciato
,
sul
punto
di
varcare
il
portone
del
Liceo
.
-
Ma
niente
affatto
!
...
Dopo
due
anni
che
aspetto
questa
tua
visita
,
vieni
per
mezza
giornata
?
Che
dico
?
Per
qualche
ora
appena
!
-
Non
posso
fermarmi
di
più
.
-
Hai
da
fare
?
Che
hai
da
fare
?
Non
ammetto
pretesti
!
Ti
sequestro
.
Almeno
sino
a
domani
.
-
Ti
prego
non
insistere
.
Non
posso
.
Perez
gli
fermò
addosso
lo
sguardo
.
Nel
primo
momento
,
nella
sorpresa
del
riconoscimento
,
non
aveva
fatto
attenzione
all
'
aspetto
dell
'
amico
suo
;
ora
,
udendo
quella
risposta
proferita
brevemente
,
in
tono
che
non
ammetteva
replica
,
e
rammentando
le
parole
di
Baldassare
sullo
strano
atteggiamento
del
visitatore
,
scorgeva
realmente
qualche
cosa
d
'
insolito
in
lui
.
Magrissimo
era
sempre
stato
,
ma
d
'
una
magrezza
sana
,
ossea
e
nervosa
;
ora
il
suo
viso
lungo
ed
affilato
pareva
emaciato
come
dopo
una
malattia
;
le
tempie
,
dove
i
capelli
cominciavano
a
incanutire
,
eran
solcate
da
vene
inturgidite
;
gli
occhi
si
volgevano
intorno
esitanti
,
inquieti
,
quasi
sospettosi
;
anche
il
passo
era
malfermo
.
-
Sia
come
vuoi
,
-
concesse
Perez
,
tenendo
temporaneamente
per
sé
quelle
osservazioni
,
ma
proponendosi
di
cogliere
o
di
far
nascere
più
tardi
l
'
occasione
di
manifestarle
.
-
Vieni
a
casa
mia
?
-
Per
fare
?
-
Niente
!
Sono
libero
,
ti
ripeto
;
posso
dedicarti
tutto
il
pomeriggio
.
Dicevo
così
,
nel
caso
che
volessi
riposarti
.
Sei
all
'
albergo
?
-
No
,
ho
lasciato
la
valigia
alla
stazione
.
-
Dovresti
essere
stanco
;
ho
sentito
che
ti
sei
addormentato
,
aspettandomi
.
-
Ora
sono
riposato
.
-
Va
bene
;
allora
verrai
da
noi
a
pranzo
stasera
:
è
inteso
.
La
mamma
sarà
felice
di
vederti
.
Per
il
momento
vogliamo
andare
al
caffè
?
-
Grazie
;
io
non
prendo
nulla
.
-
Allora
...
-
fece
Perez
,
un
poco
imbarazzato
,
cercando
che
cosa
potesse
piacere
all
'
amico
;
-
allora
...
montiamo
in
carrozza
e
giriamo
un
poco
in
città
o
in
campagna
?
Solo
quell
'
offerta
riuscì
gradita
all
'
invitato
.
-
Andiamo
al
mare
?
-
propose
.
-
Dove
tu
vuoi
!
...
Vetturino
!
...
-
chiamò
,
fermando
con
un
gesto
del
braccio
una
carrozza
che
passava
loro
dinanzi
in
quel
momento
.
-
Monta
su
,
caro
,
ti
prego
...
Vetturino
,
alla
Gettata
!
...
-
Poi
,
accomodatosi
nel
suo
cantuccio
,
battendo
con
la
mano
sul
ginocchio
dell
'
amico
,
esclamò
giocondamente
:
-
E
così
?
-
E
così
?
-
ripeté
l
'
altro
,
come
un
'
eco
.
Cavata
di
tasca
la
borsa
del
tabacco
e
cominciando
ad
arrotolare
una
sigaretta
,
soggiunse
:
-
Che
fai
?
...
Sei
contento
?
...
Lavori
?
-
Lavoro
,
sì
.
E
tu
?
-
A
che
lavori
?
-
insisté
l
'
interrogato
,
come
se
non
avesse
udito
la
domanda
.
-
Vuoi
?
-
concluse
,
offrendogli
da
fumare
.
-
Grazie
!
Ti
dirò
che
sono
in
un
periodo
di
grande
fecondità
.
Mentre
la
carrozza
attraversava
i
quartieri
popolari
,
arrestandosi
tratto
tratto
per
l
'
ingombro
dei
tram
,
delle
automobili
,
dei
legni
,
dei
carri
,
dei
veicoli
d
'
ogni
sorta
,
Perez
cominciò
a
parlare
delle
sue
occupazioni
letterarie
.
Scrittore
di
commedie
prima
che
insegnante
di
lettere
greche
,
egli
adempiva
con
tutta
coscienza
l
'
ufficio
scolastico
;
ma
più
che
la
cattedra
lo
attirava
il
palcoscenico
,
dove
aveva
raccolto
e
raccoglieva
ancora
i
premî
più
ambiti
.
Quanti
ammiravano
in
lui
l
'
artista
geniale
,
l
'
arguto
dipintore
dei
costumi
contemporanei
,
non
riuscivano
a
spiegarsi
come
egli
potesse
essere
anche
un
dotto
cultore
delle
classiche
discipline
;
in
realtà
,
il
giovane
aveva
sofferto
d
'
un
intimo
disagio
vivendo
con
la
mente
,
per
ragioni
di
studio
,
in
tempi
tanto
remoti
e
disformi
da
quello
nel
quale
era
nato
,
del
quale
osservava
,
intendeva
ed
amava
i
caratteri
,
nella
vita
reale
;
ma
il
disagio
era
finito
,
e
le
due
occupazioni
si
erano
conciliate
,
perché
l
'
amore
della
modernità
gli
aveva
impedito
di
isterilirsi
nel
fanatismo
del
passato
e
gli
aveva
fatto
ricercare
ed
intendere
nelle
antiche
letterature
solo
ciò
che
vi
resta
di
veramente
vivo
,
di
eternamente
giovane
e
fresco
.
Proprio
in
quei
giorni
,
dopo
una
vivace
polemica
sostenuta
con
un
Tedesco
erudito
e
pedante
,
egli
aveva
concepito
l
'
idea
d
'
un
saggio
intorno
alle
"
Forme
letterarie
fossili
"
,
e
nell
'
esporre
all
'
amico
gli
argomenti
coi
quali
si
accingeva
a
sostenere
la
propria
tesi
,
si
animava
ed
accalorava
:
piccolo
,
vivacissimo
,
tutto
fuoco
,
roteava
gli
occhi
e
mulinava
con
le
braccia
come
sostenendo
un
assalto
contro
avversarî
invisibili
,
bucava
l
'
aria
con
l
'
indice
disteso
come
per
trapassare
da
parte
a
parte
gli
autori
incriminati
.
-
Nel
mondo
della
creazione
artistica
,
come
nella
natura
vivente
,
le
specie
appariscono
,
vivono
più
o
meno
a
lungo
e
poi
dànno
luogo
ad
altre
più
o
meno
diverse
.
Il
poema
e
la
tragedia
hanno
fatto
il
loro
tempo
come
gl
'
ittiosauri
e
i
teromorfi
;
sono
finiti
con
gli
elmi
e
gli
scudi
,
coi
manti
e
le
corone
:
roba
da
museo
.
Al
giorno
d
'
oggi
che
i
re
,
quelli
che
restano
,
portano
il
cappello
a
cencio
e
le
scarpe
con
le
gomme
,
e
i
militari
si
vestono
di
grigio
per
non
lasciarsi
scorgere
da
lontano
,
e
gli
eroi
si
trovano
,
quando
si
trovano
,
nel
corpo
dei
pompieri
o
tra
i
casellanti
delle
strade
ferrate
,
non
vi
sono
altre
forme
possibili
che
il
romanzo
o
la
novella
e
il
dramma
o
la
commedia
.
Il
naturalista
ricostruisce
con
senso
religioso
i
formidabili
giganti
della
fauna
antica
,
ma
non
nutre
la
folle
idea
di
richiamarli
in
vita
.
Io
m
'
inginocchio
dinanzi
a
Sofocle
,
ma
rido
di
chi
presume
mettere
al
mondo
nuovi
"
Edipi
"
.
Le
commedie
nostre
saranno
benissimo
semplici
coccodrilli
,
e
se
vuoi
umilissime
lucertole
a
petto
dei
colossi
antidiluviani
;
ma
la
colpa
non
è
nostra
se
quegli
stampi
sono
andati
distrutti
.
-
E
le
tue
commedie
nuove
?
-
Tre
,
mio
caro
;
non
meno
di
tre
:
omne
trinum
...
E
tre
casi
di
adulterio
,
uno
dopo
l
'
altro
!
I
critici
e
i
commissarî
dei
concorsi
governativi
mi
lapideranno
,
ma
il
pubblico
verrà
a
sentire
.
Non
dico
ad
applaudire
.
Può
darsi
benissimo
che
mi
fischi
di
santa
ragione
;
ma
la
colpa
sarà
stata
mia
,
non
dell
'
argomento
.
Non
ne
conosco
altri
che
appassionino
tanto
le
platee
,
perché
nessun
altro
offre
una
così
intima
associazione
del
comico
col
drammatico
,
e
se
vuoi
col
tragico
,
ma
nel
senso
moderno
della
parola
.
La
nostra
civiltà
ha
preteso
disciplinare
l
'
indisciplinabile
,
quel
sentimento
che
il
mito
antico
,
più
accorto
,
aveva
simboleggiato
in
un
fanciullo
,
bendato
per
giunta
,
cioè
due
volte
cieco
,
doppiamente
irresponsabile
.
Il
matrimonio
,
l
'
unione
eterna
e
indissolubile
,
è
il
più
bel
tentativo
di
correggere
la
realtà
,
di
realizzare
l
'
ideale
;
ma
la
natura
,
che
noi
disconosciamo
,
si
prende
giuoco
di
noi
,
scombussola
i
nostri
piani
,
sconvolge
la
nostra
vita
.
Dico
la
nostra
,
e
non
la
loro
,
della
gente
coniugata
:
perché
,
sentimentalmente
,
la
situazione
è
la
stessa
,
sia
nelle
giuste
nozze
,
sia
negli
amori
liberi
.
Quante
volte
hai
giurato
ad
una
donna
,
con
tutta
la
sincerità
del
cuore
,
con
tutto
il
convincimento
della
volontà
,
che
l
'
ami
unicamente
,
che
l
'
amerai
sempre
?
E
quante
volte
,
con
quanto
dolore
,
ti
sei
accorto
dell
'
inganno
?
Bertini
,
rivoltatosi
bruscamente
,
buttò
via
la
sigaretta
non
ancora
finita
di
fumare
;
poi
,
raddrizzatosi
sul
sedile
incrociò
le
braccia
e
chinò
il
capo
.
Perez
,
senza
aspettare
risposta
alle
domande
espresse
non
tanto
per
curiosità
di
sapere
quanto
per
bisogno
di
affermare
,
riprese
:
-
La
poesia
ha
inventato
l
'
anima
sorella
,
l
'
anima
gemella
,
che
andiamo
cercando
,
che
presto
o
tardi
incontriamo
e
che
allora
ci
prende
tutti
per
sé
;
ma
la
natura
,
quando
crediamo
di
esserci
assortiti
con
la
creatura
predestinata
,
ce
ne
sospinge
dinanzi
,
un
bel
giorno
,
a
nostra
insaputa
,
un
'
altra
che
ci
piace
di
più
,
che
ci
par
fatta
per
noi
meglio
dell
'
altra
,
che
distrugge
il
prestigio
dell
'
altra
,
che
vogliamo
e
dobbiamo
ottenere
,
a
qualunque
costo
di
morirne
,
salvo
a
ricrederci
ancora
una
volta
,
quando
ci
troviamo
esposti
ad
una
terza
seduzione
ancora
più
forte
,
o
semplicemente
diversa
.
Sai
che
lo
ha
detto
anche
Napoleone
;
il
matrimonio
non
è
istituzione
fondata
su
leggi
di
natura
,
e
Balzac
lo
ha
scritto
in
fronte
alla
sua
"
Fisiologia
"
.
La
natura
non
vuole
amori
unici
ed
eterni
;
esige
anzi
,
per
il
conseguimento
dei
suoi
fini
,
il
più
gran
numero
di
amori
.
Noi
siamo
come
i
germi
che
essa
sparpaglia
a
milioni
per
l
'
aria
,
sulla
terra
,
nelle
acque
,
per
moltiplicare
le
probabilità
che
s
'
incontrino
e
si
fecondino
e
si
schiudano
in
nuove
forme
di
vita
.
Uomini
e
donne
,
tutti
quanti
siamo
,
nonostante
i
nostri
codici
scritti
e
la
nostra
morale
intima
,
che
altro
facciamo
,
io
ti
domando
,
se
non
cercarci
per
sedurci
,
se
non
sfoggiare
ed
accrescere
le
nostre
doti
per
suscitare
il
più
gran
numero
di
desiderî
dai
quali
deriveranno
il
più
gran
numero
di
accostamenti
?
Perché
mai
tu
scolpisci
le
tue
statue
,
ed
io
scrivo
le
mie
commedie
,
e
il
nostro
Natali
dipinge
i
suoi
quadri
,
e
Luigi
Albani
compone
le
sue
musiche
,
se
non
per
abbagliare
queste
signore
con
l
'
aureola
della
gloria
?
E
queste
signore
perché
mai
passano
metà
della
loro
vita
dalla
sarta
e
dinanzi
allo
specchio
,
se
non
per
fulminarci
col
fulgore
della
loro
bellezza
?
In
tutti
i
loro
rapporti
,
in
quelli
che
sembrano
più
innocenti
,
uomini
e
donne
non
fanno
altro
che
scherzare
col
fuoco
:
la
fedeltà
dei
mariti
,
delle
mogli
e
degli
amanti
è
un
miracolo
altrettanto
grande
quanto
la
preservazione
di
una
santabarbara
fra
il
grandinare
delle
granate
.
-
L
'
albergo
di
Francia
è
in
questa
via
?
L
'
oratore
si
sentì
così
bruscamente
interrotto
nel
bel
mezzo
dell
'
argomentazione
da
quella
domanda
,
che
per
un
momento
rimase
senza
parola
.
-
L
'
albergo
di
Francia
?
...
Qui
siamo
sul
corso
Vittorio
Emanuele
;
l
'
albergo
di
Francia
è
nella
via
Cavour
.
-
Passiamo
di
là
,
se
non
ti
dispiace
.
-
Vetturino
,
per
via
Cavour
...
Ma
sai
che
sei
un
bel
tipo
?
-
esclamò
poi
,
fra
crucciato
e
sorridente
.
-
Mi
fai
sgolare
senza
darmi
retta
,
e
non
mi
narri
nulla
di
te
,
delle
cose
tue
!
Perché
hai
trasferito
lo
studio
a
Firenze
?
-
Per
finire
il
monumento
a
Mazzini
:
te
lo
scrissi
.
-
Un
tempo
non
potevi
lavorare
fuori
della
pace
di
Promonte
...
Come
sta
tua
sorella
?
Il
dottore
tuo
cognato
?
I
tuoi
nipotini
?
-
Stanno
bene
,
grazie
.
-
Che
desiderio
di
tornare
lassù
!
Bisogna
che
scriva
alla
signora
Laura
.
Il
tuo
monumento
,
dalle
figure
che
ne
ho
viste
sui
fogli
illustrati
,
è
una
bellezza
.
So
che
vi
hai
lavorato
molto
;
forse
troppo
?
Sei
un
poco
affaticato
?
-
Un
poco
.
-
Si
vede
.
Te
lo
volevo
dire
.
Non
sei
stato
sofferente
?
-
Un
poco
.
-
Perché
non
ti
riposi
?
Perché
non
ti
fermi
con
noi
?
Ti
prometto
di
farti
divagare
.
Hai
qui
tanti
ammiratori
!
E
non
poche
ammiratrici
,
sai
?
Ecco
l
'
albergo
di
Francia
.
Ferma
,
vetturino
...
-
No
!
no
!
-
protestò
vivacemente
Bertini
,
trattenendo
col
braccio
il
braccio
dell
'
amico
,
ed
ordinando
poi
al
cocchiere
,
con
voce
breve
:
-
Via
!
E
mentre
la
carrozza
trascorreva
dinanzi
alla
facciata
dell
'
albergo
,
vi
fermò
lo
sguardo
,
rivoltandosi
a
guardarvi
anche
dopo
che
l
'
edificio
fu
oltrepassato
.
Perez
era
rimasto
in
silenzio
,
non
comprendendo
.
-
Se
ti
decidessi
a
restare
-
riprese
poi
,
tanto
per
dire
-
non
ti
consiglierei
quest
'
albergo
,
né
gli
altri
del
centro
.
Sono
i
più
frequentati
dalla
gente
danarosa
,
ma
c
'
è
troppo
frastuono
intorno
.
Dovresti
andare
all
'
Hotel
Monsalvato
,
sul
Colle
d
'
Elsa
,
a
quattrocento
metri
sul
livello
della
baraonda
cittadina
;
è
un
incanto
.
-
Forse
andrò
in
Val
d
'
Aosta
,
dai
Mauri
.
-
Ah
,
i
Mauri
!
Che
brava
gente
!
Vi
andrò
probabilmente
anche
io
,
quest
'
ottobre
.
Sai
che
Aurelia
è
sposa
?
Allora
il
discorso
si
volse
sul
tema
degli
amici
comuni
.
Quantunque
neanche
ora
Bertini
fosse
molto
loquace
,
Perez
non
volle
sforzarlo
con
osservazioni
che
potevano
riuscire
indiscrete
.
Serbava
inappagata
la
curiosità
di
sapere
che
cosa
lo
occupasse
,
perché
mai
avesse
voluto
esaminare
la
facciata
e
passare
a
rassegna
le
finestre
dell
'
albergo
di
Francia
.
E
continuò
a
discorrere
per
due
,
evocando
i
ricordi
d
'
altri
tempi
,
quando
,
giunta
la
carrozza
sulla
Gettata
,
in
faccia
al
mare
,
Lodovico
lo
interruppe
ancora
una
volta
:
-
Vogliamo
passare
dal
semaforo
,
se
non
ti
dispiace
?
-
Non
mi
dispiace
niente
affatto
.
Ma
prima
di
tutto
,
scusa
,
che
vuoi
farvi
,
al
semaforo
?
Aspetti
telegrammi
con
telegrafo
senza
fili
?
Un
ambiguo
sorriso
,
un
sorriso
veramente
strano
,
increspò
le
labbra
di
Lodovico
.
-
Forse
!
-
E
poi
,
perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Il
semaforo
non
è
al
mare
,
è
sulla
collina
di
San
Rocco
.
-
Andiamo
sulla
collina
.
-
A
San
Rocco
!
La
carrozza
prese
un
'
altra
direzione
,
e
la
conversazione
dei
due
amici
,
o
piuttosto
il
monologo
di
Perez
,
anch
'
esso
.
Ora
lo
scrittore
dimostrava
allo
statuario
,
con
un
senso
di
compiacimento
,
l
'
enorme
sviluppo
preso
dalla
città
industre
,
i
quartieri
sorti
come
per
incanto
sul
lido
orientale
,
verso
la
cinta
delle
vecchie
fortificazioni
.
-
Guarda
quante
ville
e
quanti
fumaioli
!
...
Vedi
quelle
caserme
?
Sono
le
case
degli
operai
:
il
primo
tentativo
di
risolvere
seriamente
questa
parte
del
gran
problema
sociale
...
Un
borgo
marinaro
sulla
riva
,
un
rione
industriale
dalla
parte
opposta
:
in
mezzo
la
città
vecchia
che
si
va
rinnovando
!
Vedi
quella
selva
di
antenne
?
È
il
porto
...
-
Sapranno
al
semaforo
-
domandò
ad
un
tratto
Bertini
-
a
che
ora
arriverà
il
"
Senegal
"
?
-
Ma
come
?
-
esclamò
Perez
,
con
aria
di
stupore
.
-
Volevi
salire
fin
lassù
solo
per
questo
?
Ma
gli
arrivi
dei
piroscafi
sono
annunziati
alle
Messaggerie
!
C
'
è
di
meglio
:
basta
passare
dalla
Vedetta
!
...
Vetturino
,
torna
indietro
.
Alla
Vedetta
marittima
.
Ancora
una
volta
la
carrozza
cambiò
rotta
.
Perez
restò
un
pezzo
in
silenzio
aspettando
che
il
suo
compagno
dicesse
qualche
cosa
;
poi
,
vedendolo
assorto
,
con
lo
sguardo
vagante
per
il
panorama
della
città
,
domandò
a
bruciapelo
:
-
Aspetti
un
amico
,
con
questo
"
Senegal
"
?
Lo
stesso
sorriso
,
sottile
e
falso
,
spuntò
sulle
labbra
dello
scultore
.
-
Sì
!
-
Chi
,
se
è
lecito
?
L
'
interrogato
non
rispose
subito
.
Mosse
il
capo
con
un
breve
atto
d
'
imbarazzo
,
lo
volse
a
guardare
dietro
di
sé
,
esitante
e
sospettoso
;
poi
,
afferrata
la
mano
di
Perez
,
proferì
:
-
Lo
saprai
fra
poco
...
Non
mi
chieder
nulla
,
per
ora
...
Il
bidello
non
s
'
era
ingannato
:
c
'
era
qualcosa
di
molto
strano
nell
'
aspetto
di
Bertini
,
un
pensiero
molesto
che
corrugava
la
sua
fronte
e
fermava
il
suo
sguardo
,
una
inquietudine
che
rendeva
nervosi
i
suoi
minimi
gesti
.
Perez
rispettò
la
preghiera
;
non
interrogò
,
non
disse
più
nulla
,
mentre
la
carrozza
rotolava
sordamente
sull
'
inghiaiato
della
riviera
Margherita
,
domandando
solo
a
se
stesso
da
che
parte
del
mondo
veniva
quel
piroscafo
,
quale
persona
restituiva
in
Italia
che
stesse
tanto
a
cuore
a
Lodovico
.
Una
donna
,
probabilmente
?
La
vita
intima
dello
scultore
era
stata
sempre
molto
mossa
:
egli
aveva
nutrito
passioni
gagliarde
e
tempestose
.
Non
era
più
giovane
,
certo
;
doveva
ormai
aver
varcato
la
quarantina
.
L
'
aveva
varcata
senza
meno
:
due
anni
addietro
,
a
Valsorrisa
,
non
ne
aveva
annunziato
l
'
arrivo
imminente
?
Ma
per
una
natura
appassionata
come
la
sua
,
non
era
ancora
l
'
età
della
rinunzia
;
era
anzi
la
più
pericolosa
.
Proprio
a
Valsorrisa
,
nelle
poche
settimane
che
vi
avevano
trascorse
insieme
,
non
si
era
infiammato
per
la
bella
signora
Lariani
?
Poco
dopo
,
nell
'
autunno
,
era
andato
improvvisamente
a
porre
il
suo
studio
a
Firenze
,
per
finire
-
aveva
detto
-
il
monumento
a
Mazzini
:
verità
,
o
non
piuttosto
semplice
pretesto
?
Cominciata
infatti
a
Promonte
e
destinata
a
Palermo
,
perché
mai
quell
'
opera
doveva
esser
compiuta
proprio
in
Toscana
?
Qualche
grossa
novità
era
sopravvenuta
nella
vita
dell
'
artista
:
nonostante
il
suo
silenzio
,
Perez
ne
aveva
pur
avuto
qualche
sentore
,
aveva
udito
parlare
di
una
signora
,
straniera
,
per
la
quale
l
'
amico
suo
doveva
aver
fatto
una
nuova
passione
.
Forse
costei
aveva
dovuto
lasciarlo
,
era
andata
lontano
,
ed
ora
tornava
a
lui
?
Ma
nel
suo
aspetto
,
nelle
sue
parole
,
non
c
'
era
la
gioia
,
se
pur
e
ansiosa
,
di
chi
aspetta
una
persona
cara
;
c
'
era
l
'
inquietudine
,
l
'
ambascia
,
una
specie
di
paura
...
-
D
'
ordinario
,
i
postali
dall
'
Africa
arrivano
nel
pomeriggio
?
L
'
improvvisa
domanda
distolse
Perez
dalle
sue
riflessioni
.
-
Non
lo
so
-
rispose
,
comprendendo
confusamente
che
dall
'
Africa
Lodovico
non
poteva
aspettare
un
'
amante
.
-
Ma
ti
caverai
la
curiosità
fra
due
minuti
.
Stiamo
per
arrivare
.
La
carrozza
si
era
messa
al
passo
,
per
la
rampa
di
Bevagna
.
Lo
scultore
non
levava
gli
occhi
dall
'
immensa
distesa
delle
acque
,
liquido
smeraldo
sotto
le
balze
della
costa
,
d
'
un
azzurro
carico
come
inchiostro
più
oltre
,
fino
all
'
estremo
orizzonte
.
-
Ecco
la
Vedetta
.
Scesero
entrambi
dinanzi
al
gabbiotto
di
legno
dipinto
di
verde
con
pretese
da
chiosco
orientale
.
Dall
'
uscio
socchiuso
si
scorgeva
un
cannocchiale
girevole
sopra
un
treppiedi
piantato
nel
centro
del
bussolotto
.
Una
tabellina
di
lavagna
,
sull
'
entrata
,
portava
scritto
col
gesso
:
"
Il
piroscafo
"
Senegal
"
arriverà
oggi
alle
ore
17
"
.
Bertini
,
consultato
l
'
orologio
,
osservò
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Dovrebbe
essere
in
vista
.
L
'
uomo
di
guardia
rispose
:
-
Sissignore
.
Già
si
scorge
a
occhio
nudo
.
Guardi
in
direzione
della
punta
di
Platania
.
Lo
scultore
si
accostò
alla
ringhiera
che
correva
lungo
l
'
orlo
della
balza
e
vi
si
afferrò
con
tutte
e
due
le
mani
sprofondando
lo
sguardo
nella
direzione
indicata
.
Perez
guardò
anch
'
egli
verso
quel
punto
,
ma
non
distinse
nulla
.
Ad
occidente
era
tutto
uno
sfolgorio
d
'
oro
,
nel
cielo
dove
il
sole
rutilava
,
nel
mare
dove
l
'
immensa
scaglia
del
suo
riflesso
si
stemperava
tremolando
.
-
Lodovico
!
-
gridò
a
un
tratto
Perez
,
riportando
lo
sguardo
verso
il
compagno
e
vedendolo
talmente
piegato
sulla
ringhiera
,
che
un
altro
poco
e
sarebbe
precipitato
nell
'
abisso
.
-
Lodovico
,
bada
!
...
Non
facciamo
scherzi
!
...
L
'
altro
si
ritrasse
,
guardando
gli
scogli
della
riva
sottoposta
,
bruni
e
brulli
a
fiore
delle
acque
smeraldine
.
-
Quanto
sarà
alto
?
...
-
disse
.
-
Trenta
metri
?
...
Quaranta
?
...
Temi
che
non
sarebbe
igienico
tuffarsi
in
mare
da
qui
?
...
Senza
rilevare
la
lugubre
facezia
,
Perez
rispose
con
un
'
altra
domanda
:
-
Dove
vuoi
andare
,
ora
?
-
Vorrei
andare
al
porto
,
ma
non
in
carrozza
.
Congeda
il
vetturino
.
-
Come
ti
piace
...
Ecco
fatto
-
soggiunse
,
dopo
aver
pagato
la
corsa
.
-
Andiamo
?
Mentre
la
carrozza
se
ne
tornava
in
città
dalla
parte
alta
,
essi
discesero
la
china
.
Bertini
si
voltava
tratto
tratto
,
guardando
il
mare
della
Platania
,
dove
una
nubecola
di
fumo
rivelava
ormai
la
corsa
del
"
Senegal
"
.
Perez
restò
ancora
un
poco
senza
dir
nulla
;
a
un
tratto
,
prendendo
il
braccio
dell
'
amico
,
con
voce
di
dolce
rimprovero
,
esclamò
,
piano
:
-
Allora
,
senti
,
io
non
crederò
più
che
tu
sia
venuto
per
i
miei
begli
occhi
!
...
-
E
ancora
più
piano
,
con
tono
di
affettuosa
confidenza
:
-
Chi
aspetti
?
...
Che
hai
?
...
Bertini
si
fermò
,
si
tolse
il
cappello
passandosi
la
destra
sulla
fronte
,
se
lo
ripose
in
capo
con
un
gesto
brusco
,
poi
disse
:
-
No
,
Domenico
;
non
sono
venuto
per
te
...
Sono
venuto
da
te
perché
non
posso
sentirmi
solo
,
in
quest
'
ora
d
'
angoscia
;
perché
ho
bisogno
di
udire
una
voce
fraterna
,
di
appoggiarmi
ad
un
braccio
sicuro
...
-
Eccomi
qua
!
...
-
esclamò
Perez
,
chinandosi
verso
di
lui
,
offrendogli
il
braccio
,
che
egli
prese
un
momento
e
poi
lasciò
.
-
Che
posso
fare
per
alleviare
la
tua
pena
?
Non
dirmene
nulla
,
se
ti
costa
...
-
Mi
costa
tacere
!
...
Ho
bisogno
di
gridare
!
...
Perdonami
se
non
ti
ho
dato
retta
...
Ma
ti
ho
udito
bene
,
sai
!
Certe
tue
proposizioni
mi
hanno
fatto
fremere
,
tanto
parevano
dette
per
me
:
tutto
quanto
hai
enunziato
,
a
proposito
dei
tuoi
lavori
,
intorno
all
'
amore
,
al
matrimonio
,
all
'
adulterio
...
Pronunziò
questi
nomi
con
voce
vibrante
,
stridente
,
quasi
acre
,
come
se
gli
scottassero
le
labbra
;
poi
,
dopo
una
pausa
,
più
tranquillamente
,
ma
anche
più
dolorosamente
:
-
No
,
che
non
c
'
è
differenza
,
quando
si
ama
,
fra
le
unioni
che
il
mondo
giudica
libere
,
e
quelle
che
sanziona
con
le
sue
leggi
!
Quando
pare
che
nessuna
legge
ci
governi
,
il
cuore
impone
le
sue
,
e
sono
le
ferree
...
Guarda
,
-
soggiunse
sopra
un
altro
tono
,
esitando
,
fermandosi
,
rivoltandosi
verso
l
'
amico
:
-
Guarda
...
come
farò
a
spiegarti
la
situazione
in
cui
mi
trovo
?
...
C
'
è
una
donna
che
m
'
appartiene
,
perché
si
è
data
a
me
,
perché
mi
sono
dato
a
lei
,
perché
ci
amiamo
,
perché
tale
è
la
sua
e
la
mia
volontà
:
va
bene
?
Ora
questa
donna
,
mia
da
tre
anni
oramai
,
il
cui
possesso
io
mi
sono
assicurato
con
la
fedeltà
più
cieca
e
l
'
adorazione
più
devota
,
che
mi
è
rimasta
anche
lei
fedele
strenuamente
,
sinceramente
;
questa
donna
,
oggi
,
stasera
,
fra
qualche
ora
mi
tradirà
.
Fra
poco
,
prima
di
notte
,
quando
sarà
giunto
il
"
Senegal
"
,
questa
donna
cadrà
fra
le
braccia
di
un
altro
,
all
'
albergo
di
Francia
:
capisci
?
Io
sono
qui
per
vedere
arrivare
questo
"
Senegal
"
,
per
passare
sotto
le
finestre
di
questo
albergo
dove
l
'
infamia
sarà
consumata
.
Né
io
,
né
tu
,
né
alcuno
può
nulla
per
impedirlo
:
nulla
capisci
?
Io
posso
fare
una
cosa
sola
,
quella
che
tu
m
'
hai
consigliata
:
restarmene
qui
,
fino
a
domani
.
Questo
sì
,
posso
farlo
.
Posso
scendere
,
anzi
,
all
'
albergo
di
Francia
,
precisamente
;
cercare
anzi
di
avere
una
camera
attigua
alla
loro
,
passare
la
notte
lì
,
dietro
l
'
uscio
che
ci
dividerà
.
Eccolo
,
quel
che
posso
fare
,
se
tu
persisti
a
trattenermi
!
Perez
non
disse
verbo
,
turbato
dall
'
espressione
quasi
iraconda
con
la
quale
Lodovico
aveva
proferito
le
ultime
parole
.
La
conferma
,
improvvisamente
ottenuta
,
delle
sue
supposizioni
intorno
alla
natura
tutta
sentimentale
delle
inquietudini
dell
'
amico
non
gli
procurava
il
più
piccolo
compiacimento
per
la
propria
perspicacia
,
tanto
il
caso
si
rivelava
grave
.
Molte
domande
gli
salivano
alle
labbra
:
"
Perché
ti
tradisce
?
...
Non
t
'
ama
più
?
...
Vi
siete
lasciati
?
...
Chi
arriva
col
"Senegal"?..."
ma
l
'
altro
non
gli
diede
il
tempo
di
formularle
.
Facendoglisi
accosto
con
un
nuovo
moto
di
confidenza
,
riprendendo
a
parlare
con
voce
ancora
grossa
,
ma
più
pacata
,
riprese
:
-
Capisci
ora
perché
me
ne
vado
?
Capisci
che
stanotte
non
posso
restar
qui
,
che
ho
bisogno
di
sentirmi
portar
via
,
non
importa
dove
,
col
treno
più
rapido
che
mi
trascini
il
più
lontano
possibile
?
-
E
ad
un
moto
di
Perez
,
che
si
era
rivoltato
per
interromperlo
:
-
Che
cosa
vorresti
dirmi
?
Che
debbo
rassegnarmi
,
se
non
c
'
è
da
far
nulla
?
Eh
,
lo
vedi
,
mi
rassegno
!
...
Hai
temuto
che
volessi
buttarmi
in
mare
?
...
Non
aver
paura
!
...
Non
sarei
venuto
a
cercarti
,
se
avessi
voluto
spiccare
il
salto
!
...
Non
ho
armi
addosso
:
prova
un
po
'
;
non
sono
venuto
per
ammazzare
nessuno
...
Niente
ammazzamenti
,
se
anche
quella
donna
fosse
mia
moglie
...
Noi
non
siamo
di
quelli
che
ammazzano
,
né
le
mogli
né
le
amanti
,
è
vero
?
...
Perché
si
ammazzano
anche
le
amanti
,
è
vero
?
non
le
sole
mogli
!
...
Ah
,
come
hai
ben
detto
che
non
c
'
è
nessuna
differenza
,
per
il
sentimento
,
fra
l
'
unione
libera
e
il
matrimonio
!
Se
questa
donna
fosse
mia
moglie
,
io
non
potrei
infrangere
il
vincolo
coniugale
in
un
paese
come
il
nostro
che
non
ammette
il
divorzio
;
potrei
infrangerlo
altrove
;
ma
divorziato
o
separato
,
forse
che
soffrirei
più
di
quanto
soffro
adesso
,
per
aver
perduta
la
creatura
che
fu
mia
,
che
volevo
mia
?
...
Se
fosse
mia
moglie
,
vedi
,
e
sapessi
che
oggi
,
qui
,
in
quest
'
albergo
,
ella
avesse
un
convegno
con
un
altro
uomo
...
se
fosse
mia
moglie
,
ecco
,
non
potendo
assassinare
né
lei
né
lui
,
non
dovendo
ammazzarmi
,
non
volendo
chiamare
un
commissario
e
due
guardie
che
frenerebbero
le
risa
accertando
la
mia
disgrazia
,
qual
altra
cosa
potrei
fare
,
se
non
quella
che
faccio
:
spiare
l
'
arrivo
dell
'
uomo
che
viene
a
portarmela
via
,
aggirarmi
per
i
luoghi
del
loro
incontro
,
immaginare
,
antivedere
,
non
veder
altro
con
gli
occhi
della
mente
fuorché
i
loro
abbracciamenti
,
e
quando
l
'
infamia
starà
per
compiersi
fuggire
,
fuggire
,
fuggire
?
...
-
No
,
scusa
!
-
proruppe
finalmente
Perez
,
non
appena
la
voce
di
Bertini
perdette
qualche
cosa
della
sua
veemenza
;
-
scusa
,
non
crederò
mai
che
,
marito
o
amante
,
un
uomo
nella
tua
condizione
non
possa
fare
altro
!
Come
hai
scoperto
che
sta
per
tradirti
?
-
Non
l
'
ho
scoperto
!
Me
l
'
ha
detto
lei
stessa
!
-
E
tu
non
hai
parlato
,
non
hai
pregato
,
non
hai
ingiunto
,
non
sei
riuscito
a
trattenerla
?
E
chi
è
costui
che
viene
dagli
antipodi
a
portartela
via
?
Un
tuo
predecessore
,
naturalmente
?
Un
primo
amante
a
cui
ora
ritorna
?
No
?
...
Ma
non
l
'
avrà
mica
sedotta
per
lettera
o
per
mezzo
degli
annunzî
economici
di
qualche
giornale
!
La
conosce
?
Come
la
conosce
?
Lodovico
si
voltò
a
guardarlo
,
con
espressione
di
stupore
e
d
'
impazienza
,
quasi
non
potendo
spiegarsi
come
mai
l
'
amico
non
comprendesse
.
-
È
suo
marito
.
Perez
ammutolì
.
Avrebbe
voluto
domandare
:
"
Perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Perché
non
l
'
hai
detto
subito
?
Come
potevo
sospettarlo
,
se
parlavi
della
possibilità
che
fosse
tua
moglie
?..."
.
Gli
pareva
che
il
narratore
fosse
stato
reticente
,
che
avesse
posto
una
specie
di
studio
nel
mantenere
,
nel
prolungare
l
'
equivoco
.
Ma
non
si
sentiva
di
rimproverarlo
,
vedendolo
tanto
eccitato
,
in
preda
a
un
così
angoscioso
tormento
.
-
Ah
,
suo
marito
!
...
-
ripeté
soltanto
,
sommessamente
,
meccanicamente
,
dopo
che
entrambi
ebbero
mossi
lunghi
passi
senza
dire
una
sillaba
.
-
E
tu
non
lo
conosci
?
-
soggiunse
dopo
un
altro
silenzio
.
-
Non
lo
conosco
,
non
credetti
neppure
che
esistesse
,
quando
la
incontrai
.
Era
un
marito
così
lontano
,
invisibile
,
introvabile
!
Viveva
nell
'
Africa
australe
,
in
uno
Stato
nuovo
,
mezzo
barbaro
,
quasi
selvaggio
,
lo
Stato
libero
della
Stanlesia
,
dove
era
andato
ad
ordinare
l
'
esercito
,
lasciando
quello
inglese
,
a
cui
prima
apparteneva
.
Mi
parve
sul
principio
che
un
marito
di
questa
fatta
fosse
un
personaggio
da
pochade
,
inventato
per
coonestare
una
situazione
illegale
,
per
attribuire
un
padre
putativo
a
creature
innocenti
...
-
Vi
sono
figli
?
-
Ve
ne
sono
due
,
ma
il
più
grandicello
era
ed
è
in
collegio
a
Calcutta
,
io
ne
conobbi
uno
solo
,
il
piccolino
che
ella
aveva
seco
.
-
A
Valsorrisa
?
-
domandò
rapidamente
Perez
,
ripensando
alla
Lariani
,
che
Lodovico
aveva
corteggiata
lassù
.
-
A
Valsorrisa
:
te
ne
rammenti
?
-
E
come
!
La
signora
Rosanna
Lariani
?
-
Lei
...
-
confermò
il
dolente
,
così
piano
che
Perez
comprese
piuttosto
dal
moto
del
capo
che
dal
suono
della
parola
.
-
È
dunque
lei
la
straniera
di
cui
mi
avevano
parlato
!
...
Sarà
certamente
più
conosciuta
col
nome
del
marito
?
...
-
Harrington
,
sì
.
-
Ma
,
in
verità
,
allora
non
mi
parve
...
-
Tu
andasti
via
troppo
presto
-
riprese
il
narratore
,
senza
lasciargli
esprimere
il
suo
pensiero
;
-
partisti
pochi
giorni
dopo
il
suo
arrivo
,
non
sapesti
quel
che
seppi
di
lei
,
da
lei
stessa
.
Nessuno
la
conosceva
.
Mi
narrò
la
storia
complicata
del
suo
matrimonio
,
con
questo
capitano
inglese
,
diventato
di
botto
colonnello
nella
Stanlesia
,
dove
ella
aveva
seguito
il
padre
,
ingegnere
italiano
emigrato
anche
lui
per
cercare
lavoro
nelle
miniere
laggiù
,
ai
primi
tempi
della
costituzione
di
quello
Stato
...
Nessuno
la
conosceva
a
Valsorrisa
;
nessuno
poteva
confermare
o
smentire
quella
narrazione
,
il
romanzesco
episodio
del
loro
incontro
sotto
la
tenda
,
mentre
il
padre
di
lei
agonizzava
,
assassinato
da
un
minatore
cinese
;
il
cavalleresco
aiuto
offertole
dal
colonnello
in
quella
terribile
circostanza
,
la
salvezza
che
il
matrimonio
propostole
ed
accettato
era
stata
per
lei
,
orfana
e
sola
in
mezzo
ad
un
mondo
ignoto
ed
ostile
.
Dovevo
credere
che
ella
avesse
lasciato
questo
marito
laggiù
a
causa
del
clima
?
Che
costui
si
contentasse
di
vederla
durante
i
pochi
mesi
di
permesso
che
quel
Governo
gli
accordava
ogni
quattro
anni
?
...
Chi
ha
conosciute
donne
italiane
che
hanno
sposato
ufficiali
inglesi
al
servizio
della
Stanlesia
,
e
che
se
ne
rimangono
in
Europa
,
andando
e
venendo
dall
'
Inghilterra
in
Italia
e
dall
'
Italia
in
Inghilterra
,
vagabondando
per
le
stazioni
climatiche
,
senz
'
altra
compagnia
tranne
quella
di
un
bambino
?
...
Ma
sì
,
ma
sì
;
vi
fu
un
momento
in
cui
credetti
di
aver
da
fare
con
un
'
avventuriera
!
Non
mi
costa
dirti
la
nuda
e
cruda
verità
,
dopo
averla
detta
tale
e
quale
a
lei
stessa
!
...
Ella
mi
diede
la
prova
del
mio
inganno
,
ed
il
rimorso
degl
'
ingiuriosi
sospetti
cominciò
a
stringermi
a
lei
.
Prima
era
stato
desiderio
,
appetito
,
ammirazione
professionale
per
la
sua
bellezza
statuaria
.
Poi
fu
stupore
e
fascino
per
la
singolarità
della
sua
persona
morale
.
Hai
mai
sognato
di
trovare
una
donna
a
cui
poter
dire
tutto
,
capace
di
comprendere
tutto
,
di
scusare
le
tue
debolezze
,
di
perdonare
i
tuoi
difetti
,
di
ammettere
la
fatalità
delle
tue
colpe
,
di
amarti
nonostante
le
tue
infamie
?
Una
donna
che
si
mostri
a
te
come
tu
ti
mostri
a
lei
,
senza
veli
,
fino
all
'
ultimo
fondo
del
cervello
e
del
cuore
?
Dev
'
esser
proprio
vero
che
la
parola
ci
fu
data
per
nascondere
i
nostri
pensieri
,
tante
sono
le
menzogne
piccole
e
grandi
che
andiamo
spacciando
,
anche
quando
crediamo
di
essere
più
sinceri
,
per
apparire
più
belli
,
più
leali
,
più
generosi
,
più
amabili
.
Sì
,
lo
hai
detto
:
noi
lavoriamo
continuamente
all
'
opera
di
seduzione
;
ma
non
soltanto
con
gli
sforzi
dell
'
ingegno
e
gli
artifizî
della
toletta
;
ma
anche
,
e
più
,
con
la
mascherata
del
sentimento
.
Ed
hai
mai
pensato
che
forse
solo
gli
amanti
criminali
,
le
coppie
delle
prostitute
e
degli
assassini
si
conoscono
quali
sono
realmente
?
Noi
,
nella
nostra
società
timorata
e
pudibonda
,
c
'
incontriamo
,
ci
uniamo
,
restiamo
più
o
meno
a
lungo
congiunti
,
e
ci
lasciamo
conoscendoci
meno
di
prima
.
Nessuno
riesce
a
leggere
nell
'
altro
,
perché
ciascuno
si
studia
di
nascondersi
.
Quando
il
grave
abito
della
menzogna
ci
opprime
,
quando
vorremmo
buttarlo
via
,
la
paura
di
scoprirci
dinanzi
a
chi
resta
protetto
,
di
disarmarci
dinanzi
a
chi
resta
agguerrito
,
ci
fa
sopportare
la
maschera
della
finzione
,
la
cappa
dell
'
ipocrisia
.
Ora
,
con
questa
donna
,
dopo
quarant
'
anni
di
bugie
dette
alle
altre
ed
a
me
stesso
,
io
ho
potuto
essere
finalmente
sincero
.
Più
che
con
lei
,
con
me
stesso
.
Ora
,
questa
volta
,
la
prima
volta
,
ho
visto
un
'
anima
nuda
.
E
non
credere
che
te
ne
voglia
tessere
l
'
elogio
,
da
innamorato
,
da
cieco
.
Ho
visto
le
sue
bruttezze
,
sai
,
e
non
sono
poche
.
Ma
forse
ella
non
ne
è
responsabile
;
forse
la
vita
dura
,
un
'
esperienza
precoce
,
infinitamente
rara
alla
sua
età
e
nel
suo
sesso
,
l
'
ha
fatta
così
.
Non
è
una
scuola
di
idealità
lo
spettacolo
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
tra
la
schiuma
della
emigrazione
europea
in
Africa
,
nelle
miniere
della
Stanlesia
,
con
la
febbre
dell
'
oro
,
la
follia
delle
ricchezze
,
la
cecità
della
fortuna
,
lo
scatenamento
di
tutti
gl
'
istinti
peggiori
.
Forse
ella
sarebbe
stata
un
'
altra
,
se
non
avesse
perduto
bambina
la
mamma
sua
,
se
il
padre
non
l
'
avesse
condotta
seco
laggiù
,
se
non
fosse
vissuta
in
mezzo
ad
una
natura
primitiva
e
ad
una
umanità
imbestialita
,
se
non
avesse
dovuto
difendersi
armata
mano
contro
la
concupiscenza
di
qualcuno
,
che
non
potendo
comprarla
con
un
pugno
di
diamanti
,
tentava
di
sottoporla
per
forza
di
muscoli
...
E
poi
,
quand
'
anche
ella
portasse
dalla
nascita
i
suoi
difetti
,
potrei
io
esser
severo
con
lei
dopo
averle
rivelato
la
feccia
del
mio
pensiero
e
del
mio
sentimento
?
Io
e
tu
e
tutti
quanti
siamo
,
non
abbiamo
i
nostri
torti
ed
i
nostri
vizî
?
Una
bellezza
rara
e
divina
riscatta
i
suoi
:
la
schiettezza
,
la
sincerità
,
la
semplicità
con
le
quali
si
è
svelata
...
La
passione
vibrava
,
tremava
,
fremeva
nella
voce
di
Lodovico
,
lo
traeva
fuori
del
filo
del
ragionamento
:
né
Perez
diceva
nulla
per
rimetterlo
in
carreggiata
,
vinto
dal
calore
di
quella
parola
,
preso
dall
'
interesse
di
quella
confessione
.
-
Ma
che
volevo
dirti
?
-
esclamò
lo
stesso
confidente
,
arrestandosi
,
come
non
ritrovandosi
più
,
come
sovvenendosi
di
qualche
cosa
dimenticata
.
-
Ah
,
questo
:
che
anche
quando
l
'
evidenza
mi
costrinse
ad
ammettere
l
'
esistenza
del
marito
,
io
non
lo
conobbi
,
non
vidi
com
'
era
fatto
,
lo
seppi
assente
,
lontano
,
in
un
'
altra
parte
del
mondo
,
dove
ella
non
sarebbe
mai
più
andata
,
di
dove
egli
forse
sarebbe
tornato
,
ma
non
si
sapeva
quando
,
tardi
certamente
,
non
prima
di
tre
anni
,
forse
quando
l
'
amor
mio
per
lei
sarebbe
finito
,
poiché
io
le
dichiaravo
che
sarebbe
finito
!
ed
ella
lo
sapeva
!
come
sapeva
e
dichiarava
che
sarebbe
finito
il
suo
per
me
Quando
ti
dico
che
abbiamo
rinunziato
alle
finzioni
,
che
abbiamo
guardato
in
faccia
la
realtà
,
la
più
triste
,
la
più
dolorosa
,
la
più
malvagia
!
Ma
vedi
:
la
verità
è
salutare
.
Noi
andiamo
continuamente
giurando
che
ogni
nostro
amore
è
eterno
,
perché
questo
giuramento
ci
è
richiesto
,
perché
noi
stessi
crediamo
di
far
bella
figura
dichiarandoci
capaci
di
amare
eternamente
.
Ma
ogni
volta
che
giuri
,
nello
stesso
preciso
momento
che
le
parole
solenni
ti
escono
dalle
labbra
,
sentendo
dentro
di
te
che
giuri
il
falso
,
che
prometti
l
'
impossibile
,
un
senso
di
fastidio
,
un
impeto
di
ribellione
non
comincia
a
menomare
l
'
amor
tuo
?
Con
lei
,
con
questa
donna
,
ammettendo
entrambi
l
'
amara
verità
,
riconoscendo
che
l
'
amor
nostro
,
che
ogni
amore
è
mortale
,
io
mi
sono
sentito
invece
come
dinanzi
a
una
creatura
cara
i
cui
giorni
sono
contati
,
per
la
quale
daremmo
tutto
il
nostro
sangue
,
alla
quale
ci
afferriamo
con
l
'
ardore
della
disperazione
.
Ora
,
vedi
,
in
questa
trepidazione
dell
'
anima
,
in
questo
terrore
di
poterla
perdere
,
di
doverla
perdere
,
ecco
,
un
bel
giorno
una
lettera
dall
'
Africa
annunzia
che
suo
marito
s
'
imbarca
,
che
fra
un
mese
sarà
di
ritorno
con
l
'
altro
figlio
.
Oggi
,
vedi
,
egli
arriva
;
ed
ella
è
venuta
naturalmente
ad
incontrarlo
,
perché
questo
è
il
suo
piacere
,
di
lui
;
perché
questo
è
il
dovere
di
lei
,
e
perché
io
non
ho
il
diritto
di
impedirlo
.
Io
non
posso
impedir
nulla
,
perché
una
volta
,
quando
si
parlò
,
ipoteticamente
,
della
possibilità
che
ella
fosse
libera
,
le
dissi
che
non
l
'
avrei
sposata
,
ed
ella
mi
fu
grata
della
mia
schiettezza
.
No
,
ella
non
può
sottrarsi
per
me
a
quest
'
uomo
che
le
ha
dato
il
suo
nome
,
i
suoi
figli
,
che
le
dà
l
'
agiatezza
della
vita
,
la
sicurezza
del
domani
;
ma
quando
riconosco
questa
necessità
,
quando
penso
che
ella
doveva
pure
un
giorno
o
l
'
altro
essermi
portata
via
,
allora
immagino
anche
che
cosa
accadrà
di
lei
,
oggi
stesso
,
dal
momento
che
sarà
ricongiunta
a
quell
'
uomo
;
e
allora
,
no
,
non
voglio
che
un
altro
me
la
prenda
!
Che
m
'
importa
se
è
suo
marito
?
Perché
è
suo
marito
non
deve
farmi
nulla
che
me
la
porti
via
?
-
Vi
sono
molti
...
-
fece
per
dire
Perez
;
ma
l
'
infervorato
gli
troncò
la
frase
sulle
labbra
,
riprendendo
con
nuovo
impeto
:
-
Lo
so
,
lo
so
,
vi
sono
molti
,
vi
sono
tanti
che
non
ne
soffrirebbero
,
che
si
compiacerebbero
anzi
pensando
:
"
In
fin
dei
conti
,
questa
donna
io
stesso
l
'
ho
portata
via
al
suo
possessore
legittimo
"
.
Bravo
!
Lo
so
!
Ma
perché
potessi
acquetarmi
a
questo
pensiero
,
come
ci
acqueta
ordinariamente
,
bisognava
averla
conosciuta
nelle
circostanze
ordinarie
,
insieme
con
l
'
uomo
a
cui
appartiene
.
Quando
tu
t
'
innamori
della
donna
d
'
un
altro
,
cominci
col
vedere
costui
al
suo
fianco
,
lo
hai
già
visto
prima
d
'
innamorarti
,
lo
hai
udito
chiamarla
per
nome
,
dirle
parole
dolci
,
trattarla
come
cosa
propria
:
tu
non
puoi
dunque
dolerti
di
questa
condizione
preesistente
,
conosciuta
ed
inevitabile
.
Puoi
soffrire
,
più
tardi
,
quando
quella
creatura
è
tua
,
perché
non
è
tutta
tua
;
ma
ti
rassegni
,
naturalmente
;
non
ti
costa
troppo
rinunziare
al
possesso
esclusivo
,
ad
un
bene
impossibile
,
che
immagini
soltanto
,
che
non
hai
provato
.
E
allora
il
pensiero
egoista
,
il
sentimento
volgare
,
il
compiacimento
del
ladro
che
ride
del
derubato
,
ti
è
conforto
;
allora
tu
pensi
che
se
un
altro
,
esercitando
il
suo
diritto
di
proprietà
,
t
'
impedisce
d
'
avere
tutta
per
te
la
creatura
amata
,
tu
lo
punisci
,
ti
vendichi
,
ingannandolo
,
portandogli
via
una
parte
del
suo
bene
.
Ma
io
,
pensa
,
io
non
le
ho
visto
mai
nessuno
d
'
intorno
,
non
ho
neppure
creduto
sulle
prime
che
fosse
d
'
un
altro
,
e
quando
l
'
ho
dovuto
ammettere
,
ho
saputo
che
costui
era
lontano
,
enormemente
,
in
un
paese
quasi
favoloso
,
ubi
sunt
leones
.
Io
non
posso
persuadermi
d
'
averla
portata
via
a
nessuno
,
se
l
'
ho
trovata
sola
,
abbandonata
a
se
stessa
,
padrona
delle
sue
mosse
,
se
non
ho
dovuto
nascondermi
da
nessuno
,
se
ho
dovuto
trionfare
della
sua
resistenza
soltanto
.
Che
ella
appartenesse
ad
un
altro
,
non
è
stato
mai
per
me
un
fatto
presente
,
visibile
,
tangibile
:
è
stata
una
cosa
perduta
nel
passato
e
nel
futuro
,
nel
tempo
lontano
del
suo
matrimonio
,
quando
non
la
conoscevo
ancora
,
in
quello
di
là
da
venire
della
loro
riunione
.
La
sola
cosa
presente
,
visibile
,
tangibile
,
è
stato
il
mio
possesso
.
Io
ho
avuto
questa
donna
per
me
,
ti
dico
;
tutta
,
per
me
solo
,
due
anni
;
io
sono
andato
a
stabilirmi
a
Firenze
per
averla
accanto
,
per
lavorare
a
riprodurre
la
sua
forma
divina
.
Attraversavo
una
crisi
terribile
,
col
cuore
vuoto
ed
il
cervello
esausto
;
non
sapevo
fare
più
nulla
,
mi
sentivo
vecchio
ed
inutile
,
avevo
un
cimitero
dentro
di
me
e
la
morte
dinanzi
.
Non
credevo
mai
più
di
finire
il
monumento
a
Mazzini
;
covavo
da
anni
un
germe
d
'
idea
per
la
statua
dell
'
"
Azione
"
senza
potergli
dare
il
grado
di
calore
necessario
perché
si
schiudesse
,
senza
trovare
il
modello
che
incarnasse
il
tipo
immaginato
.
Ella
è
stata
la
mia
ispirazione
,
mi
ha
ridato
la
fiducia
,
l
'
energia
,
tutta
una
nuova
giovinezza
.
L
'
"
Azione
"
,
è
lei
;
la
"
Diana
"
dell
'
esposizione
di
Venezia
è
lei
,
la
"
Valchiria
"
di
Monaco
è
lei
,
la
"
Forza
"
e
la
"
Volontà
"
del
monumento
a
Bismarck
per
il
concorso
internazionale
di
Amburgo
sono
lei
;
tutti
questi
corpi
di
donna
robusti
ed
agili
,
tutte
questa
membra
possenti
e
delicate
,
tutte
le
purezze
di
queste
fronti
,
tutti
gli
slanci
di
questi
atteggiamenti
sono
suoi
,
di
lei
.
La
natura
e
la
vita
l
'
hanno
fatta
così
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
forte
e
soave
,
superba
e
gentile
;
così
come
l
'
ho
vista
,
io
l
'
ho
riprodotta
ed
eternata
nel
marmo
e
nel
bronzo
.
Queste
sono
cose
visibili
e
tangibili
,
che
non
ammettono
dubbie
interpretazioni
.
Questo
è
il
fondamento
dei
miei
diritti
su
lei
e
dei
suoi
su
me
stesso
.
Suo
marito
?
Che
importa
se
colui
che
sta
per
arrivare
è
suo
marito
?
Marito
,
amante
,
è
un
altro
a
cui
io
non
posso
disputarla
,
a
cui
ella
va
ad
offrirsi
.
Marito
,
amante
:
che
cosa
significano
queste
parole
?
Che
valore
hanno
queste
convinzioni
?
Il
marito
sono
io
,
sono
stato
io
,
quando
ho
colmato
la
sua
solitudine
,
quando
ho
condiviso
la
sua
vita
,
quando
ho
palpitato
e
gioito
e
sofferto
e
creato
per
lei
;
l
'
amante
,
il
rivale
,
il
ladro
,
è
lui
che
viene
a
rubarmela
!
...
-
Ma
lei
?
-
domandò
finalmente
Perez
,
che
non
aveva
più
tentato
di
interromperlo
,
rispettoso
della
sua
ambascia
;
-
ma
lei
,
con
che
cuore
gli
va
incontro
?
Se
t
'
ama
ancora
,
se
va
a
lui
per
semplice
dovere
,
di
che
ti
lagni
?
-
Ah
,
sì
:
di
che
mi
lagno
!
Se
mi
ama
ancora
,
dovrebbe
bastarmi
,
non
dovrei
chieder
altro
!
Perché
indagare
quale
specie
di
dovere
,
quale
gradazione
di
sentimento
,
quale
sfumatura
di
affetto
la
lega
a
lui
?
È
una
curiosità
indiscreta
,
va
bene
?
Ma
se
capisco
,
se
vedo
,
se
sento
che
egli
non
esercita
un
semplice
diritto
legale
,
riprendendola
;
che
vanta
diritti
anche
sul
cuore
di
lei
?
...
Quando
tu
ami
le
donne
d
'
altri
,
lo
sai
cosa
ti
induce
a
sopportare
di
non
averle
tutte
per
te
?
Oltre
all
'
impossibilità
d
'
evitare
il
possesso
promiscuo
,
ti
piega
e
ti
placa
la
fiducia
che
esse
ti
ispirano
,
assicurandoti
d
'
amare
te
soltanto
,
di
provare
antipatia
,
ripugnanza
,
disprezzo
e
ribrezzo
per
l
'
altro
.
Molte
volte
tu
hai
per
l
'
appunto
trionfato
perché
hai
trovato
donne
la
cui
anima
è
stata
offesa
,
il
cui
corpo
è
stato
profanato
,
la
cui
vita
è
stata
spezzata
da
mariti
brutali
,
indegni
,
malvagi
.
Che
sentimento
di
gelosia
puoi
tu
concepire
per
opera
di
costoro
,
ai
quali
le
creature
dolorose
si
sottopongono
perché
non
possono
fare
altrimenti
,
perché
una
stolta
legge
sancisce
l
'
iniqua
necessità
?
Agguagliate
a
semplici
cose
,
a
proprietà
materiali
,
private
dell
'
esercizio
della
volontà
e
della
libertà
,
esse
sono
sopraffatte
nello
stato
d
'
inerzia
,
d
'
incoscienza
,
di
sorda
e
cupa
e
disperata
ribellione
:
tu
non
puoi
provare
gelosia
,
ma
ira
,
sdegno
e
pietà
.
Lo
so
:
qualche
altra
volta
ti
hanno
mentito
,
giurandoti
di
amare
te
soltanto
,
di
restar
fredde
e
insensibili
fra
le
braccia
dell
'
altro
;
ma
non
ti
sei
accorto
della
menzogna
,
l
'
hai
creduta
perché
ti
giovava
crederla
,
e
te
ne
sei
compiaciuto
e
inorgoglito
.
Io
sono
dinanzi
a
una
creatura
a
cui
ho
chiesto
,
da
cui
ho
ottenuto
sempre
e
soltanto
la
verità
.
Non
solamente
ella
non
mi
ha
detto
che
detesta
suo
marito
,
mi
ha
confessato
di
amarlo
.
Di
amarlo
,
ti
dico
,
e
non
sarai
tu
quello
che
ti
stupirai
perché
ci
ama
entrambi
.
Tu
sai
le
complicazioni
reali
del
cuore
,
così
diverse
dalla
schematica
semplicità
che
gli
attribuisce
la
convenzione
,
la
presunzione
,
l
'
ipocrisia
.
Lo
ama
,
d
'
un
amor
senza
dubbio
diverso
dal
mio
:
ma
che
importa
?
Che
consolazione
me
ne
può
venire
?
Io
ho
dovuto
udire
l
'
elogio
di
suo
marito
,
per
l
'
affetto
profondo
che
le
porta
,
per
le
prove
che
gliene
ha
date
e
gliene
dà
,
per
la
condiscendenza
con
cui
,
nonostante
il
suo
orgoglio
britannico
,
ha
lasciato
che
uno
dei
figli
,
il
più
piccolo
,
sia
da
lei
educato
in
Italia
,
all
'
italiana
;
per
la
fedeltà
che
le
serba
,
laggiù
,
nella
Stanlesia
,
non
ostante
la
facilità
di
avere
quante
donne
gli
piacerebbero
...
Allora
,
sì
,
ho
pensato
che
la
menzogna
ha
del
buono
,
che
la
verità
è
talvolta
insopportabile
.
Ma
ella
non
è
donna
da
mentire
né
da
disdirsi
.
La
sua
volontà
è
forte
,
tenace
,
ostinata
.
Come
dice
ciò
che
pensa
,
così
fa
ciò
che
vuole
.
Le
ho
chiesto
almeno
una
cosa
,
una
sola
:
di
non
venire
fin
qui
ad
incontrarlo
,
di
aspettarlo
a
casa
,
a
Firenze
.
Non
potendo
impedire
che
egli
ve
la
raggiungesse
,
mi
sarei
rassegnato
per
forza
;
all
'
idea
che
ella
stessa
si
movesse
per
andare
ad
offrirglisi
mi
ribellavo
.
Ella
ha
detto
di
no
,
che
non
può
,
che
ha
promesso
,
che
ha
fatto
così
tutte
le
altre
volte
,
prima
di
me
;
che
io
pretendo
troppo
,
ciò
che
non
può
darmi
,
l
'
assurdo
:
ed
eccomi
qui
per
assistere
al
loro
incontro
,
in
queste
condizioni
,
con
queste
certezze
:
capisci
ora
,
capisci
?
...
Egli
gridò
le
ultime
parole
;
a
un
tratto
,
guardandosi
intorno
,
come
uscendo
da
un
sogno
,
domandò
ansiosamente
:
-
Dove
siamo
?
Che
ora
è
?
Anche
Perez
volse
intorno
lo
sguardo
.
Entrambi
avevano
smarrito
la
nozione
del
luogo
e
del
tempo
;
lo
sfondo
del
paesaggio
,
giù
per
il
vallone
della
Marcia
,
più
oltre
fino
alla
riviera
delle
Palme
,
era
sfilato
loro
dinanzi
senza
che
lo
riconoscessero
;
ora
si
ritrovavano
nel
rione
di
Mezzo
,
dove
la
folla
,
il
movimento
della
città
ricominciavano
a
circondarli
.
-
Sono
le
quattro
e
un
quarto
-
disse
Perez
.
-
Le
quattro
e
un
quarto
!
...
Via
,
al
porto
!
...
Sarà
troppo
tardi
!
...
Perez
lo
seguì
senza
dir
nulla
.
Fu
sul
punto
di
proporgli
di
cercare
un
'
altra
carrozza
,
ma
poi
pensò
che
avrebbero
fatto
più
presto
a
piedi
,
prima
di
andare
alla
stazione
più
vicina
.
Lodovico
,
con
l
'
ansia
che
lo
sospingeva
,
col
suo
lungo
passo
,
lo
sopravvanzava
;
tratto
tratto
si
rivoltava
bensì
,
ma
per
domandargli
,
senza
fermarsi
:
"
Dove
siamo
?
...
Quanto
manca
ancora
?
...
A
destra
o
a
sinistra
?..."
.
E
Perez
gli
dava
le
indicazioni
richieste
,
affrettandosi
anch
'
egli
,
quantunque
la
ragione
gli
suggerisse
di
opporsi
al
disegno
dell
'
appassionato
,
di
trascinarlo
altrove
per
impedirgli
di
assistere
a
quell
'
incontro
.
Ma
la
certezza
che
ogni
tentativo
sarebbe
riuscito
vano
,
che
Lodovico
sarebbe
andato
solo
se
egli
avesse
rifiutato
di
accompagnarlo
,
gli
chiudeva
la
bocca
.
Un
senso
di
curiosità
,
anche
,
il
bisogno
istintivo
di
sapere
qualche
altra
cosa
,
di
conoscere
altre
circostanze
dell
'
avventura
,
di
indagare
le
intenzioni
dell
'
amico
,
lo
tratteneva
.
Quali
accordi
avevano
presi
gli
amanti
?
Quel
marito
che
veniva
dalla
Stanlesia
in
Europa
a
così
rari
intervalli
,
quanto
sarebbe
rimasto
presso
la
moglie
?
Presto
o
tardi
non
sarebbe
ripartito
?
...
-
Torna
per
sempre
?
-
non
poté
trattenersi
dal
domandare
,
quando
il
dubbio
gli
si
affacciò
.
Parve
che
la
domanda
traesse
troppo
violentemente
il
cogitabondo
dai
suoi
pensieri
e
gli
riuscisse
incomprensibile
;
perché
,
volgendosi
di
scatto
,
rispose
:
-
Chi
?
-
Poi
,
senza
aspettare
la
spiegazione
,
riprendendo
la
via
,
soggiunse
:
-
Non
so
.
Andrà
a
Londra
.
-
Solo
,
o
con
lei
?
-
Non
so
.
A
destra
?
-
A
destra
.
Allora
,
quando
la
rivedrai
?
-
Quando
le
piacerà
.
Mi
ha
imposto
di
non
lasciarmi
vedere
finché
sarà
con
lui
.
-
Ha
ragione
!
-
Di
allontanarmi
da
Firenze
,
di
andarmene
a
Promonte
,
dai
miei
,
finché
non
mi
richiamerà
lei
stessa
.
-
È
prudenza
.
E
tu
cominci
a
disubbidirle
troppo
presto
,
seguendola
fin
qui
!
-
No
!
-
replicò
con
forza
.
-
Questo
l
'
ho
ottenuto
!
Questo
l
'
ho
messo
come
patto
!
-
Perché
?
-
Perché
così
!
Non
si
arriva
mai
?
-
Ci
siamo
.
Oltrepassata
la
riviera
,
erano
giunti
dinanzi
al
porto
,
infatti
;
ma
Perez
sostò
,
esitante
.
-
Bisogna
sapere
a
quale
calata
dirigerci
.
Guardandosi
intorno
vide
un
gruppo
di
scaricatori
di
carbone
,
con
le
labbra
rosseggianti
e
gli
occhi
lucenti
sulle
facce
da
negri
.
-
Dove
si
attracca
il
"
Senegal
"
?
-
Al
ponte
della
Boa
.
-
Grazie
!
Ripresero
la
via
,
e
il
ponte
apparve
,
oltre
la
strada
ferrata
,
sbarrato
da
una
cancellata
,
ingombro
in
fondo
dalla
folla
che
aspettava
l
'
arrivo
del
piroscafo
.
Perez
vide
che
il
cancello
era
chiuso
,
che
un
gruppo
di
tre
o
quattro
persone
parlamentavano
col
doganiere
posto
a
guardia
dell
'
entrata
.
Lodovico
doveva
aver
veduto
anch
'
egli
,
perché
affrettò
ancora
il
passo
,
procedendo
verso
il
cancello
che
si
schiudeva
in
quel
punto
.
-
Dove
va
?
Non
si
può
!
...
-
disse
la
guardia
,
arrestandolo
con
un
gesto
della
mano
,
dopo
aver
lasciato
passare
gli
altri
.
-
Perché
?
Quei
signori
sono
pure
entrati
!
...
-
Ha
il
permesso
?
Occorre
il
permesso
della
Capitaneria
.
-
Dov
'
è
questa
Capitaneria
?
Ma
un
fischio
lungo
e
rauco
lo
fece
rivolgere
:
la
prora
del
piroscafo
spuntava
dietro
la
fila
dei
legni
dell
'
àncora
,
tutto
il
corpo
della
nave
si
veniva
avanzando
,
a
piccolo
moto
.
-
Non
siamo
più
a
tempo
...
Lasciateci
passare
...
Che
vi
fa
?
-
Non
si
può
.
-
Ma
lasciateci
passare
,
vi
dico
!
...
Il
tono
della
voce
,
l
'
espressione
del
viso
impaurirono
Perez
.
Fece
per
intervenire
,
ma
già
Lodovico
,
visto
un
graduato
sopraggiungere
,
gli
si
accostava
dicendo
,
con
altro
tono
,
di
preghiera
,
quasi
di
supplicazione
:
-
Senta
,
brigadiere
...
Non
abbiamo
avuto
il
tempo
di
fornirci
di
permesso
...
Aspettiamo
persone
care
...
Ci
consenta
di
entrare
...
Il
graduato
rivolse
alla
guardia
un
cenno
d
'
assenso
:
i
due
amici
penetrarono
nel
recinto
.
Per
un
lungo
tratto
esso
era
sgombro
;
la
folla
si
stringeva
in
fondo
,
contro
la
seconda
cancellata
.
Vi
era
gente
d
'
ogni
grado
ed
età
,
signori
,
popolani
,
contadini
,
marinai
,
donne
,
vecchi
,
bambini
,
facchini
coi
carretti
pronti
per
lo
sbarco
dei
bagagli
,
emigranti
seduti
sulle
casse
e
sui
sacchi
delle
povere
masserizie
,
dame
riparate
dal
sole
sotto
le
cupolette
dei
variopinti
ombrellini
.
Perez
vide
Lodovico
fermarsi
a
un
tratto
,
trasalendo
.
-
Che
hai
?
-
Eccola
.
Taci
.
Seguendo
lo
sguardo
dell
'
amico
egli
scorse
una
signora
vestita
tutta
di
bianco
,
col
cappello
rosso
e
l
'
ombrellino
dello
stesso
colore
.
Quasi
avvertita
da
un
senso
magnetico
,
ella
si
volse
verso
i
due
sopravvenuti
,
ma
non
un
muscolo
del
suo
viso
si
contrasse
,
non
il
più
piccolo
moto
la
tradì
.
Perez
riconobbe
subito
la
figura
ammirata
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
:
meravigliosamente
bella
nel
corpo
e
nel
viso
,
alta
e
flessuosa
come
Diana
,
come
la
Valchiria
,
con
un
prezioso
volume
di
bionde
chiome
lucenti
sulla
nuca
e
sulla
fronte
,
dove
,
come
in
tutto
il
viso
,
il
riflesso
dell
'
ala
del
cappello
e
dell
'
ombrellino
diffondeva
un
chiaror
caldo
di
fiamma
.
Dopo
aver
rivolto
ai
due
amici
lo
sguardo
inespressivo
e
quasi
cieco
con
cui
si
guardano
gli
sconosciuti
,
ella
si
voltò
verso
una
donna
che
le
stava
da
presso
tenendo
per
mano
un
bambino
:
la
governante
ed
il
figlio
.
Chinatasi
a
dire
qualche
cosa
al
fanciullo
,
si
raddrizzò
,
tornò
a
rivoltarsi
verso
il
piroscafo
.
La
massa
enorme
del
"
Senegal
"
si
avanzava
ancora
più
lentamente
,
di
fianco
;
si
udivano
i
fischi
del
comando
,
si
vedeva
a
prora
il
gruppo
dei
marinai
pronti
alla
manovra
dell
'
àncora
,
dominati
dall
'
ufficiale
che
faceva
cenni
verso
la
plancia
.
La
barca
del
pilota
,
con
la
stessa
bandiera
azzurra
e
stellata
che
sventolava
all
'
albero
maestro
della
nave
,
la
precedeva
guidandola
;
a
un
nuovo
fischio
,
a
un
ordine
:
"
Mòlla
!
"
l
'
àncora
si
staccò
dal
fianco
possente
,
scivolò
col
fragore
delle
ferre
catene
,
precipitò
in
mare
sollevando
una
nappa
di
spuma
.
Tutt
'
intorno
,
dalle
murate
dei
piroscafi
attraccati
,
marinai
e
passeggeri
seguivano
curiosamente
la
manovra
;
la
folla
era
densa
a
bordo
d
'
un
grosso
transatlantico
tedesco
,
il
"
Braunschweig
"
,
che
aveva
issato
la
bandiera
di
partenza
,
e
le
cui
gru
stridevano
tirando
a
bordo
balle
e
bauli
,
e
per
le
cui
scale
era
un
continuo
andirivieni
.
Più
fitto
ancora
era
il
formicolio
a
bordo
del
"
Senegal
"
,
e
dalla
riva
alla
nave
,
come
dalla
nave
alla
riva
,
gli
avidi
sguardi
degli
arrivanti
e
degli
aspettanti
si
cercavano
,
si
incrociavano
,
e
già
qualche
fazzoletto
sventolava
,
ai
primi
riconoscimenti
.
Con
la
macchina
ormai
ferma
,
per
la
sola
forza
acquisita
,
il
"
Senegal
"
si
avanzò
ancora
un
poco
,
girò
su
se
stesso
mentre
la
barca
del
pilota
portava
a
terra
,
alle
prese
d
'
ormeggio
,
le
gomene
che
i
marinai
vi
annodavano
;
poi
gli
argani
stridettero
tesandole
,
e
la
nave
si
dispose
lungo
la
calata
.
La
folla
si
rimescolò
,
ciascuno
percorse
la
banchina
in
su
e
in
giù
,
cercando
di
avvicinarsi
il
più
possibile
alle
persone
care
,
chiamandole
per
nome
,
e
saluti
e
notizie
brevi
cominciarono
a
scambiarsi
.
Nei
movimenti
confusi
di
quella
massa
di
persone
lo
sguardo
di
Lodovico
seguiva
intento
ed
ardente
la
cupoletta
dell
'
ombrellino
rosso
,
ed
anche
Perez
non
la
perdeva
d
'
occhio
,
cercando
di
scoprire
in
mezzo
ai
passeggeri
affacciati
dal
ponte
della
prima
classe
chi
fosse
l
'
aspettato
da
quella
donna
.
A
un
tratto
l
'
ombrellino
si
abbassò
e
rialzò
due
o
tre
volte
,
come
una
bandiera
,
in
segno
di
saluto
,
e
dal
piroscafo
,
dall
'
angolo
della
scala
,
un
uomo
rispose
con
un
gesto
del
braccio
,
ed
un
giovinetto
che
gli
stava
a
fianco
agitò
festosamente
il
fazzoletto
.
Perez
sentì
afferrarsi
la
mano
come
dentro
una
morsa
e
udì
la
voce
rauca
dell
'
amico
esclamare
:
-
Eccolo
...
È
lui
!
Liberato
dalla
stretta
,
egli
considerò
attentamente
quell
'
uomo
.
Era
alto
e
robusto
,
con
un
petto
largo
su
cui
la
folta
barba
castana
appena
brizzolata
si
diffondeva
a
ventaglio
;
aveva
un
nobile
portamento
;
tutta
la
persona
rigidamente
composta
nel
costume
da
viaggio
,
con
la
tunica
a
cintola
,
i
calzoni
corti
,
le
gambe
strette
dalle
lunghe
uose
,
rivelava
l
'
abito
del
comando
,
la
professione
marziale
.
Fermo
contro
la
murata
,
non
si
sporgeva
,
portava
soltanto
la
mano
all
'
orecchio
per
cogliere
le
parole
che
la
moglie
ed
il
figlioletto
gli
rivolgevano
dalla
riva
,
e
rispondeva
con
qualche
monosillabo
,
od
a
brevi
cenni
del
capo
e
della
mano
,
mentre
l
'
adolescente
che
era
seco
,
un
collegiale
di
forse
dieci
anni
,
gridava
saluti
e
domande
al
fratellino
ed
alla
madre
.
Costei
,
addossata
ad
una
presa
d
'
ormeggio
,
riparata
contro
il
sole
dall
'
ombrellino
appoggiato
alla
spalla
,
non
si
rivoltava
,
pareva
non
sospettasse
neppure
la
presenza
dei
due
amici
,
dell
'
amante
,
e
Perez
era
talmente
compreso
dall
'
ambascia
di
quest
'
ultimo
,
che
temeva
di
doverla
vedere
da
un
momento
all
'
altro
prorompere
.
Con
le
mascelle
contratte
,
coi
pugni
chiusi
,
Lodovico
guardava
così
fisso
il
nuovo
arrivato
,
che
costui
avrebbe
finito
con
l
'
accorgersene
;
ed
ecco
:
già
pareva
a
Perez
che
se
ne
fosse
accorto
,
che
volgesse
su
loro
uno
sguardo
inquieto
e
sospettoso
.
-
Moviamoci
...
Vieni
da
questa
parte
...
-
propose
all
'
amico
,
trascinandolo
qualche
passo
più
lontano
,
guardando
qua
e
là
sul
ponte
del
piroscafo
,
per
darsi
un
contegno
,
per
fingere
di
cercare
qualcuno
tra
i
passeggeri
,
impaziente
di
uscire
da
quella
situazione
pericolosa
;
ma
a
bordo
,
compiute
le
operazioni
di
ormeggio
,
abbassati
i
pontili
,
i
viaggiatori
che
tentavano
di
scendere
erano
trattenuti
dai
marinai
di
guardia
alle
scale
,
per
lasciar
libero
il
passo
ai
facchini
.
I
bagagli
avevano
la
precedenza
su
gli
uomini
,
e
fremiti
d
'
impazienza
e
sospiri
d
'
ansia
passavano
tra
i
circostanti
,
mentre
sfilavano
i
bauli
di
tutte
le
fogge
e
grandezze
,
le
casse
,
le
valigie
,
le
scatole
,
i
cesti
,
le
cappelliere
.
Le
creature
umane
anelanti
di
riabbracciarsi
dopo
separazioni
lunghe
e
crudeli
erano
ancora
costrette
a
guardarsi
da
lontano
,
a
farsi
cenno
con
la
mano
,
a
soffocare
l
'
impeto
degli
affetti
;
né
tutte
le
anime
erano
in
festa
;
si
vedevano
molti
con
gli
occhi
arrossati
al
pensiero
di
dover
partecipare
o
ricevere
le
nuove
delle
sciagure
sopravvenute
,
dei
disinganni
patiti
nel
tempo
della
solitudine
.
Un
gruppo
di
donne
,
anziane
,
giovani
e
adolescenti
,
tutte
egualmente
vestite
di
lutto
greve
,
piangevano
silenziosamente
,
evitando
di
guardarsi
,
senza
guardar
neppure
verso
la
nave
:
certo
,
essa
non
recava
loro
la
persona
diletta
,
perduta
lontano
,
di
là
dai
mari
,
ma
fredde
e
inerti
reliquie
.
A
bordo
i
viaggiatori
,
affratellati
dalla
convivenza
,
si
salutavano
commossi
sul
punto
di
disperdersi
per
il
vasto
mondo
senza
probabilità
di
mai
più
rivedersi
,
e
l
'
enorme
casa
galleggiante
continuava
a
vuotarsi
delle
sue
masserizie
,
pareva
destinata
a
spopolarsi
,
come
un
luogo
infausto
,
colpito
dalla
sciagura
.
Un
baule
stretto
e
lungo
come
un
feretro
era
tratto
fuori
da
due
uomini
che
lo
reggevano
dai
due
capi
,
e
Perez
sentiva
il
contagio
di
quella
tristezza
diffusa
tutt
'
intorno
,
del
dramma
che
martoriava
il
cuore
dell
'
amico
suo
,
che
doveva
certamente
turbare
quello
della
donna
;
quando
a
un
tratto
i
suoni
fragorosi
e
giocondi
d
'
una
fanfara
squillarono
:
la
musica
del
"
Braunschweig
"
,
nel
punto
che
l
'
enorme
nave
stava
per
salpare
,
intonava
una
marcia
militare
,
quasi
a
stordire
le
altre
anime
più
afflitte
degli
espatrianti
che
trascinava
verso
l
'
ignoto
,
forse
verso
la
morte
,
strappandoli
ai
congiunti
lacrimosi
sulla
riva
materna
.
-
Quando
finiranno
?
-
esclamò
lo
scrittore
,
irritato
da
quei
suoni
,
smanioso
ormai
di
andar
via
;
ma
Lodovico
non
rispose
.
Non
rompeva
il
silenzio
dal
momento
che
aveva
riconosciuto
il
marito
,
e
i
suoi
sguardi
non
lasciavano
la
figura
di
quell
'
uomo
,
sempre
immobile
accanto
al
figlio
,
se
non
per
rivolgersi
verso
il
punto
dove
la
fiamma
dell
'
ombrellino
rivelava
la
presenza
della
donna
accanto
all
'
altra
creaturina
.
Ma
egli
non
si
esponeva
più
come
prima
,
si
ritraeva
anzi
,
studiava
di
nascondersi
dietro
gli
altri
spettatori
;
e
non
già
per
la
prudenza
consigliata
da
Perez
,
bensì
per
un
improvviso
impaccio
,
per
un
senso
di
timidezza
e
quasi
d
'
umiliazione
sorto
dapprima
confusamente
nell
'
anima
sua
,
poi
cresciuto
e
divenuto
insopportabile
.
Tutti
i
diritti
poc
'
anzi
vantati
nel
narrare
la
sua
storia
,
tutte
le
ragioni
addotte
per
dimostrare
all
'
amico
ed
a
se
stesso
che
quella
donna
gli
apparteneva
,
si
rivelavano
ora
arbitrarî
e
sofistici
,
si
disperdevano
dinanzi
ad
una
verità
lampante
e
crudele
:
egli
era
un
estraneo
,
un
intruso
,
tra
quei
coniugi
che
si
ritrovavano
,
tra
quei
figli
e
quei
genitori
che
ricostituivano
l
'
unità
della
famiglia
.
Tanto
tempo
e
tanto
spazio
li
avevano
divisi
,
ed
ecco
:
si
tendevano
le
braccia
;
un
istante
ancora
,
ed
avrebbero
tornato
a
formare
un
vivente
complesso
dal
quale
egli
era
escluso
.
Che
stava
a
far
lì
?
Quella
donna
non
era
sua
,
se
ora
egli
non
poteva
avanzarsi
verso
di
lei
e
portarsela
via
;
quell
'
uomo
non
era
un
ladro
che
gliela
involava
,
se
veniva
a
prendersela
alla
luce
del
sole
,
dinanzi
alla
folla
;
il
ladro
era
lui
stesso
,
che
doveva
trarsi
in
disparte
e
farsi
piccolo
per
non
lasciarsi
scorgere
.
Egli
era
un
intruso
,
una
spia
,
un
frodolento
.
Nella
mortificazione
e
nell
'
avvilimento
che
occupavano
il
suo
cuore
,
la
stessa
memoria
del
possesso
esercitato
fino
al
giorno
innanzi
si
ritraeva
in
un
passato
lontano
,
si
annebbiava
e
attenuava
come
quella
d
'
una
finzione
.
Il
passato
,
remoto
o
prossimo
,
era
passato
;
solo
l
'
ora
presente
esisteva
,
e
in
quell
'
ora
il
suo
possesso
era
distrutto
.
-
Andiamo
via
!
...
-
suggerì
Perez
,
smanioso
.
-
Fermiamoci
alla
dogana
,
fammi
il
piacere
!
-
No
!
-
gli
rispose
con
voce
dura
,
che
non
ammetteva
insistenze
.
Voleva
restare
,
doveva
vedere
.
Una
forza
superiore
a
quella
della
ragione
,
una
specie
di
fascino
lo
inchiodava
lì
,
dietro
la
siepe
degli
aspettanti
,
sollevato
sulla
punta
dei
piedi
,
coi
muscoli
del
collo
irrigiditi
,
tutti
i
nervi
tesi
.
Più
forte
del
dolore
,
più
forte
dell
'
umiliazione
era
l
'
avidità
di
vedere
,
la
necessità
di
non
perdere
un
solo
particolare
di
quella
scena
.
Un
ferro
aguzzo
e
tagliente
gli
ricercava
le
carni
,
recideva
le
vive
fibre
del
legame
che
aveva
fatto
di
lui
e
di
quella
donna
un
corpo
solo
,
un
essere
solo
;
ma
sul
punto
di
sentirsi
mutilato
non
voleva
perdere
la
coscienza
di
sé
,
resisteva
alle
esortazioni
dell
'
amico
come
avrebbe
respinto
un
torpente
sopra
un
letto
operatorio
,
per
assistere
allo
scempio
.
E
già
,
finito
lo
sbarco
dei
bagagli
,
le
guardie
lasciavano
i
loro
posti
,
i
primi
viaggiatori
si
affollavano
verso
le
scale
non
più
vietate
.
Egli
vide
il
marito
avanzarsi
,
ma
senza
fretta
,
dando
una
mano
al
giovinetto
,
dividendosi
con
l
'
altra
la
barba
sul
petto
.
L
'
ombrellino
rosso
si
mosse
anch
'
esso
,
ed
egli
stesso
fece
un
passo
;
ma
allora
,
col
coraggio
della
paura
,
Perez
esclamò
a
voce
bassa
e
concitata
:
-
Lodovico
,
ti
prego
!
...
Non
commettere
imprudenze
!
...
Resta
lì
:
siamo
già
troppo
vicini
.
La
governante
e
il
bambino
possono
riconoscerti
.
Obbedì
,
si
fermò
,
vide
a
poco
a
poco
diminuire
la
distanza
che
separava
i
due
gruppi
:
la
donna
col
figlio
e
la
familiare
avanzarsi
in
prima
linea
,
sull
'
orlo
della
banchina
,
il
padre
e
l
'
altro
figlio
scendere
i
gradini
della
scala
di
bordo
e
porre
il
piede
a
terra
.
Oltre
il
gruppo
delle
donne
piangenti
,
dietro
un
carro
carico
di
bauli
,
avvenne
finalmente
l
'
incontro
.
Egli
trattenne
il
respiro
,
e
lo
stesso
moto
del
suo
cuore
parve
arrestarsi
un
istante
;
ma
il
sangue
gli
rifluì
rapidamente
per
tutte
le
arterie
e
il
petto
gli
si
gonfiò
al
soffio
dell
'
aria
,
in
un
improvviso
senso
di
sollievo
,
quasi
di
gioia
,
di
timida
e
incredula
gioia
,
vedendo
che
quell
'
uomo
non
si
stringeva
con
impeto
alla
donna
sua
ritrovata
dopo
tanto
corso
di
tempo
,
non
l
'
abbracciava
con
tutta
la
forza
delle
sue
braccia
nerborute
,
non
restava
a
guardarla
negli
occhi
per
riconoscerne
e
possederne
l
'
anima
;
ma
le
dava
due
baci
sulle
due
guance
,
due
baci
calmi
,
appena
fraterni
,
quasi
distratti
,
e
subito
dopo
si
volgeva
,
prima
ancora
di
abbracciare
il
figliuoletto
,
a
cercare
i
bagagli
.
Per
un
momento
,
a
quella
vista
che
aveva
temuta
atroce
e
insostenibile
,
tutta
l
'
oppressura
,
tutta
la
mortificazione
dell
'
anima
si
disperse
,
tutta
la
coscienza
della
sua
forza
e
del
suo
diritto
tornò
ad
assicurarlo
.
Quella
donna
era
sua
per
quel
che
gli
costava
di
fremiti
,
di
spasimi
,
di
estasi
,
di
pianti
;
gliel
'
aveva
guadagnata
,
gliel
'
aveva
meritata
il
fuoco
divampato
nel
suo
cuore
,
la
fiamma
dell
'
estro
accesa
nel
suo
pensiero
e
nella
sua
fantasia
.
Ella
gli
si
era
accordata
perché
si
era
sentita
necessaria
a
lui
,
perché
quegli
ardori
,
quelle
febbri
si
erano
comunicati
a
lei
,
rivelandole
tutto
un
mondo
,
tutta
una
vita
dei
quali
non
aveva
sospettato
l
'
esistenza
accanto
a
quell
'
uomo
freddo
e
misurato
.
Un
moto
d
'
orgoglio
,
un
senso
di
trionfo
lo
animò
;
ma
fu
un
lampo
.
Già
ella
si
stringeva
all
'
altro
figlio
,
già
i
figli
si
stringevano
ai
genitori
formando
un
cerchio
dal
quale
la
stessa
domestica
si
teneva
lontana
.
Era
lì
,
sotto
i
suoi
occhi
,
la
famiglia
riunita
,
il
nucleo
umano
primordiale
,
il
cardine
d
'
ogni
consorzio
;
e
nessuno
,
e
tanto
meno
lui
,
poteva
penetrare
in
quella
intimità
fondata
sulla
perpetuazione
della
carne
e
del
sangue
...
Allora
,
mentre
Perez
non
faceva
e
non
diceva
più
nulla
per
porre
termine
a
quello
spettacolo
,
egli
stesso
,
afferrato
bruscamente
un
braccio
dell
'
amico
e
stringendolo
forte
,
esclamò
con
voce
arrochita
:
-
Via
!
...
Andiamo
via
!
...
Si
allontanarono
,
infatti
,
facendosi
strada
tra
la
folla
,
schivando
i
carri
,
passando
accanto
a
quello
dove
il
marito
riconosceva
la
sua
roba
,
mentre
dava
ai
facchini
l
'
indirizzo
dell
'
albergo
di
Francia
.
Quando
furono
nello
spazio
libero
affrettarono
il
passo
;
ma
usciti
fuori
della
cancellata
e
giunti
presso
la
dogana
,
Lodovico
si
fermò
voltandosi
a
guardare
indietro
.
-
Che
fai
lì
?
-
domandò
Perez
,
irritato
;
-
non
ne
hai
abbastanza
?
-
No
:
taci
;
aspetta
.
I
coniugi
,
distaccatisi
dalla
folla
,
preceduti
dal
facchino
coi
bauli
,
seguiti
dalla
governante
coi
figli
,
si
avanzavano
:
il
marito
non
si
appendeva
al
braccio
della
moglie
,
non
le
dava
il
braccio
;
le
andava
accanto
,
parlando
senza
gesti
;
ella
era
invece
tutta
animata
,
diceva
qualcosa
con
espressione
vivace
.
Vedendoli
avvicinarsi
,
Perez
sentì
rinascere
,
con
la
paura
,
un
senso
di
ribellione
contro
l
'
audace
che
sfidava
il
pericolo
d
'
essere
riconosciuto
e
quasi
si
compiaceva
dell
'
ambascia
propria
e
di
quella
che
infliggeva
;
e
quando
la
coppia
fu
giunta
al
loro
fianco
,
tremò
vedendo
il
marito
fermare
lo
sguardo
su
Lodovico
,
quasi
leggendogli
in
faccia
il
suo
secreto
,
mentre
la
compagna
passava
senza
neppure
guardarli
,
come
non
accorgendosi
di
loro
.
Per
buona
sorte
il
figlio
più
piccolo
,
intento
a
narrare
qualche
cosa
al
fratello
,
non
levò
gli
occhi
,
distrasse
anche
l
'
attenzione
della
governante
rivolgendole
una
domanda
;
e
solo
dopo
che
la
comitiva
si
fu
allontanata
avviandosi
alla
dogana
,
il
trepidante
trasse
liberamente
il
respiro
.
-
Io
domando
se
questa
è
una
cosa
ragionevole
!
...
Che
gusto
tormentarsi
così
!
...
Vogliamo
ora
andar
via
una
buona
volta
,
in
nome
di
Dio
?
-
No
.
Aspetta
.
Volle
ancora
indugiarsi
,
ostinato
,
inflessibile
,
sordo
;
aspettò
sinché
la
famiglia
non
riuscì
dalla
dogana
e
non
ebbe
preso
posto
nell
'
omnibus
dell
'
albergo
,
sinché
il
pesante
carrozzone
non
si
scosse
,
non
si
mosse
verso
la
città
,
non
fu
scomparso
dietro
una
fila
di
carri
di
merci
allungati
sul
binario
.
Allora
soltanto
Perez
poté
finalmente
trascinarlo
presso
una
carrozza
e
spingerlo
a
prendervi
posto
.
-
Vieni
a
casa
mia
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
...
-
Ma
sì
...
Non
ti
trattengo
!
...
Te
ne
andrai
appena
ti
sarai
rimesso
...
Per
ora
vieni
con
me
...
Sei
troppo
agitato
...
Aspetta
di
calmarti
...
Vieni
un
istante
!
-
soggiunse
,
accostando
le
mani
in
atto
di
preghiera
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
II
Il
convegno
-
Castelmaggiore
!
...
A
Castelmaggiore
!
Il
treno
,
entrato
rapido
e
strepitoso
sotto
la
tettoia
,
rallentò
improvvisamente
la
corsa
,
stridendo
per
tutte
le
ferree
giunture
;
la
voce
del
conduttore
risonò
annunziando
il
nome
della
città
,
e
Lodovico
Bertini
sorse
in
piedi
,
nello
scompartimento
deserto
,
e
si
accostò
allo
sportello
.
Un
facchino
,
un
vecchio
a
cui
la
candida
barba
scendeva
fin
sul
petto
del
camiciotto
di
lavoro
,
lo
aperse
togliendo
di
mano
al
viaggiatore
la
valigia
e
la
borsa
.
-
Dove
va
il
signore
?
All
'
albergo
?
-
No
;
mi
fermo
qui
,
al
Caffè
.
Riparto
col
direttissimo
delle
9
e
15;
verrete
a
riprendere
il
bagaglio
qualche
minuto
prima
dell
'
arrivo
del
treno
.
-
Stia
tranquillo
:
alle
9
e
10
sarò
da
lei
.
I
viaggiatori
in
partenza
si
affollavano
dinanzi
alle
carrozze
;
gli
arrivati
facevano
ressa
all
'
entrata
del
ristorante
,
intorno
al
bancone
con
le
vivande
e
le
bevande
;
il
carro
coi
sacchi
della
posta
cigolava
sulle
tre
ruote
,
spinto
a
mano
da
un
fattorino
che
avvertiva
di
far
largo
;
il
capostazione
esaminava
un
foglio
alla
luce
di
una
delle
grandi
lampade
ad
arco
.
Entrato
nella
sala
,
Bertini
udì
le
voci
del
personale
di
servizio
richiamare
al
loro
posto
i
partenti
,
lo
sbattere
degli
sportelli
,
il
fischio
della
locomotiva
;
quando
sedette
dinanzi
al
tavolino
di
marmo
vide
il
convoglio
sfilare
col
suo
carico
di
vite
,
con
le
sue
luci
fioche
dietro
i
vetri
appannati
e
le
tendine
abbassate
.
Un
cameriere
gli
si
presentò
,
domandando
:
-
Comanda
?
-
Tè
e
latte
,
con
qualche
biscotto
.
Quantunque
non
avesse
desinato
prima
di
mettersi
per
via
,
sentiva
di
non
poter
prendere
cibo
.
Aveva
la
gola
stretta
e
la
testa
in
fiamme
.
Dalle
grandi
arcate
aperte
sotto
la
tettoia
veniva
una
brezza
frizzante
che
gli
faceva
passare
qualche
brivido
per
il
corpo
senza
rinfrescargli
la
fronte
.
Quando
il
vassoio
con
le
cogome
,
il
piattello
,
la
chicchera
e
la
salvietta
gli
fu
posto
dinanzi
,
egli
non
toccò
nessuna
di
quelle
cose
:
trasse
dalla
tasca
interna
dell
'
abito
il
portafogli
e
ne
cavò
la
lettera
ricevuta
due
sere
innanzi
,
per
espresso
.
Appena
due
sere
innanzi
,
dopo
un
mese
e
mezzo
di
silenzio
,
cinquanta
giorni
dopo
l
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
egli
aveva
rivisto
i
caratteri
di
Rosanna
!
Sette
settimane
erano
trascorse
senza
che
ella
avesse
trovato
modo
di
fargli
pervenire
una
parola
,
lasciandolo
solo
col
suo
dolore
,
vagante
di
luogo
in
luogo
,
senza
casa
,
senza
pace
,
senza
tregua
.
Fuggito
la
stessa
sera
dell
'
arrivo
del
piroscafo
,
non
si
era
sentito
capace
di
ridursi
,
secondo
le
prescrizioni
di
lei
,
a
Promonte
,
sul
lago
,
presso
i
parenti
.
Come
portare
nella
casa
paterna
l
'
ambascia
che
lo
struggeva
?
Come
spiegare
alla
sorella
,
al
cognato
,
la
tempesta
scatenatasi
nel
suo
cuore
?
In
quei
luoghi
dove
pure
aveva
tanto
vissuto
,
dove
aveva
dato
forma
alle
sue
concezioni
più
vaste
,
ora
sentiva
che
gli
sarebbe
mancato
il
respiro
.
Che
avrebbe
fatto
,
non
potendo
più
lavorare
?
Che
avrebbe
detto
,
non
potendo
parlare
se
non
di
lei
?
...
Alla
verde
conca
del
lago
meraviglioso
,
sulle
vette
dominatrici
della
terra
,
adunatrici
di
nembi
,
nelle
valli
inargentate
dalle
acque
spumose
,
sotto
i
boschi
solenni
,
egli
aveva
sognato
di
tornare
;
ma
con
lei
,
per
molto
o
per
poco
,
pur
di
farla
partecipe
di
quelle
bellezze
,
pur
di
associarla
ai
ricordi
della
sua
prima
vita
.
Ma
ella
si
era
negata
,
adducendo
di
non
poter
entrare
nella
sua
casa
,
di
non
voler
presentarsi
ai
suoi
parenti
,
a
sua
sorella
,
che
doveva
conoscere
o
sospettare
i
loro
rapporti
,
e
che
l
'
avrebbe
severamente
giudicata
;
e
,
come
sempre
,
nulla
era
valso
a
farla
ricredere
.
Troppo
,
a
quell
'
ora
,
gli
sarebbe
stato
grave
chiudersi
lassù
,
mentre
non
solo
il
suo
sogno
si
disperdeva
,
ma
anch
'
ella
era
come
perduta
per
lui
;
e
col
bisogno
di
stordirsi
,
di
evitare
quanto
potesse
rammentargli
la
sua
condizione
sciagurata
,
di
fuggire
da
se
stesso
,
era
andato
dove
nessuno
lo
conosceva
,
dove
nessuno
gli
avrebbe
chiesto
che
cosa
lo
martoriasse
:
in
Isvizzera
,
errando
per
monti
e
per
valli
,
saltando
dai
treni
sui
piroscafi
e
dai
piroscafi
sui
treni
,
riparando
dalle
città
rumorose
negli
alpestri
villaggi
,
tornando
dalle
alte
solitudini
alla
baraonda
dei
grandi
alberghi
e
dei
"
Kursaal
"
,
cercando
ovunque
invano
di
dimenticare
i
pensieri
molesti
e
di
dissipare
le
immagini
odiose
.
Disperando
di
riuscirvi
,
non
sapendo
che
fare
della
sua
vita
,
era
ridisceso
in
Italia
per
ridursi
finalmente
,
secondo
il
volere
di
lei
,
al
paese
natale
,
presso
i
congiunti
,
sostenuto
dalla
superstiziosa
lusinga
che
lì
,
dove
ella
gli
aveva
raccomandato
di
recarsi
e
promesso
di
scrivergli
,
la
sua
lettera
sarebbe
arrivata
più
presto
.
Ma
,
sul
punto
di
eseguire
i
suoi
comandamenti
,
la
tentazione
di
rivederla
,
non
fosse
che
da
lontano
,
di
sfuggita
,
un
istante
,
passando
secretamente
da
Firenze
,
si
era
impadronita
del
suo
spirito
e
lo
aveva
soggiogato
.
Andato
a
nascondersi
nello
studio
ancora
tutto
odorante
di
lei
,
tutto
pieno
dei
ricordi
di
lei
,
dei
fiori
secchi
,
delle
trine
,
dei
ventagli
,
dei
ritratti
,
delle
crete
dove
egli
aveva
riprodotto
la
stupenda
sua
forma
,
si
era
tenuto
lontano
dai
ritrovi
degli
amici
e
dei
conoscenti
,
aveva
poi
cominciato
ad
aggirarsi
cautamente
intorno
ai
luoghi
dove
avrebbe
potuto
incontrarla
:
invano
.
Una
notte
s
'
era
spinto
fin
sotto
la
sua
casa
,
ma
il
domani
all
'
alba
era
fuggito
ancora
una
volta
,
per
aver
visto
e
immaginato
con
gli
occhi
della
mente
,
dietro
quelle
finestre
chiuse
,
dietro
quei
muri
ciechi
,
un
altro
al
suo
posto
,
accanto
a
lei
,
carezzare
la
sua
fronte
,
baciare
le
sue
labbra
,
vivere
la
sua
vita
.
Allora
,
allora
soltanto
si
era
rifugiato
a
Promonte
,
per
rintanarsi
nel
suo
covo
come
una
bestia
ferita
.
Aveva
il
cuore
lacerato
e
sanguinante
.
Invano
la
ragione
gli
rappresentava
che
questo
era
lo
scotto
inevitabile
del
bene
fruito
;
invano
l
'
egoismo
gli
consigliava
di
aspettare
tranquillamente
il
giorno
in
cui
ella
lo
avrebbe
richiamato
.
Non
era
più
sicuro
di
riacquistare
la
felicità
di
prima
.
Quand
'
anche
null
'
altro
dovesse
sopravvenire
a
distruggerla
,
il
ricordo
delle
pene
sofferte
l
'
avrebbe
intorbidata
.
Al
pensiero
che
la
creatura
amata
era
stata
di
un
altro
,
un
moto
di
repugnanza
,
repugnanza
fisica
,
lo
arretrava
.
Ma
non
solamente
sentiva
che
ella
era
stata
contaminata
nel
corpo
,
vedeva
che
anche
l
'
anima
sua
gli
sfuggiva
.
Per
aver
lasciato
passare
tanto
tempo
senza
rammentarglisi
,
bisogna
che
un
rivolgimento
fosse
avvenuto
nel
suo
cuore
,
nella
sua
vita
.
Come
negare
,
contro
l
'
evidenza
,
la
forza
degli
affetti
,
dei
doveri
e
degli
interessi
che
lo
avevano
prodotto
?
L
'
uomo
che
le
aveva
dato
il
proprio
nome
,
che
dedicava
alla
casa
fondata
con
lei
tutte
le
sue
energie
,
che
le
assicurava
un
'
esistenza
facile
e
larga
,
godeva
di
privilegi
indistruttibili
;
ne
godeva
il
figlio
tornato
a
lei
,
forse
più
che
l
'
altro
vissuto
sempre
al
suo
fianco
.
Di
questa
creaturina
,
del
posto
che
aveva
occupato
nel
cuore
della
madre
,
egli
era
stato
geloso
.
Ora
la
gelosia
impotente
lo
rodeva
,
lo
umiliava
al
pensiero
che
la
madre
era
tutta
dei
figli
,
la
moglie
tutta
del
marito
.
Parlandole
o
scrivendole
,
egli
avrebbe
potuto
farsi
valere
,
rammentarle
le
parole
dettegli
e
le
prove
dategli
,
contrastarla
a
tutti
coloro
che
la
riprendevano
,
vincerla
ancora
una
volta
;
da
lontano
,
costretto
al
silenzio
,
doveva
incrociare
le
braccia
,
abbandonare
indifesa
la
causa
dalla
quale
dipendeva
la
sua
vita
.
O
forse
insistere
,
contraddirla
,
contrariarla
,
sarebbe
stato
inutile
,
come
era
stato
inutile
tutto
quanto
le
aveva
detto
perché
non
andasse
incontro
al
marito
,
perché
si
contentasse
di
aspettarlo
a
casa
sua
.
Che
cosa
era
dunque
il
bene
che
gli
voleva
,
se
non
la
faceva
capace
di
arrendersi
a
un
suo
desiderio
,
sia
pure
smodato
?
...
Poi
pensava
che
anch
'
egli
l
'
aveva
ferita
,
una
volta
,
molto
più
profondamente
,
dicendole
che
,
libera
,
non
l
'
avrebbe
sposata
;
e
allora
riconosceva
che
entrambi
si
erano
mantenuti
fedeli
al
proponimento
di
esser
sinceri
,
di
uniformarsi
alla
realtà
esteriore
ed
intima
,
alla
verità
necessaria
ed
amabile
.
Ma
ora
,
no
;
ora
non
più
;
ora
non
riconosceva
altra
verità
fuorché
il
suo
dolore
,
altra
realtà
fuorché
il
bisogno
di
lenirlo
;
ora
non
chiedeva
,
non
aspettava
,
non
cercava
altro
che
una
menzogna
,
ma
pietosa
e
salutare
.
E
non
ne
trovava
,
e
non
ne
sperava
.
Ella
non
gli
avrebbe
mai
scritto
,
come
non
gli
aveva
mai
detto
:
"
Amo
te
solo
,
odio
mio
marito
"
.
Una
simile
certezza
lo
avrebbe
forse
pacificato
,
gli
avrebbe
dato
forza
per
sopportare
le
separazioni
,
le
contrarietà
,
la
partecipazione
di
un
altro
al
possesso
di
quel
corpo
la
cui
anima
sarebbe
stata
tutta
sua
.
Egli
doveva
invece
contentarsi
di
una
parte
di
quella
vita
,
della
minor
parte
.
L
'
avrebbe
forse
totalmente
perduta
,
se
il
marito
non
fosse
andato
più
via
.
Non
era
questo
il
pericolo
?
Che
fare
per
evitarlo
,
come
riprendersi
il
suo
bene
,
senza
che
nessuno
mai
più
glielo
potesse
contendere
?
...
Talvolta
egli
aveva
tentato
di
reagire
contro
la
passione
,
di
resisterle
,
di
contenerla
.
Altri
amori
giudicati
necessarî
alla
sua
vita
non
erano
finiti
senza
che
egli
ne
fosse
morto
?
Prima
non
si
era
appagato
di
ciò
che
le
donne
altrui
avevano
potuto
o
voluto
accordargli
?
All
'
idea
di
prenderne
una
per
sé
non
si
era
sempre
ribellato
?
Due
o
tre
volte
,
bensì
,
nella
prima
giovinezza
,
la
tentazione
era
stata
fortissima
,
avvalorata
dai
consigli
dei
parenti
,
dalle
esortazioni
della
madre
;
ma
non
si
era
sempre
vinto
,
e
sua
madre
non
era
morta
col
dolore
di
lasciarlo
solo
?
La
libertà
non
gli
era
sembrata
un
bene
tanto
grande
da
potersi
pagare
con
qualche
cosa
di
più
penoso
ancora
che
non
la
solitudine
?
Nel
matrimonio
non
aveva
visto
una
convenzione
micidiale
all
'
amore
,
e
dell
'
amore
non
aveva
sempre
avuto
bisogno
per
le
sue
ispirazioni
d
'
artista
?
...
Ma
il
ragionamento
,
il
ricordo
della
tenacissima
opinione
di
tutta
la
sua
vita
restavano
inefficaci
contro
il
dolore
.
Nel
suo
dolore
egli
riconosceva
ora
che
il
legame
indissolubile
,
sempre
evitato
come
il
più
grave
dei
danni
,
non
era
un
ostacolo
alla
felicità
,
se
altri
ora
se
ne
giovava
per
distruggere
la
felicità
sua
.
Quella
convenzione
giudicata
funesta
all
'
amore
era
il
patto
che
garentiva
il
possesso
.
La
sua
condizione
di
amante
costretto
a
nascondersi
,
a
fuggire
,
a
cedere
il
posto
usurpato
,
a
vedere
un
altro
occuparlo
da
padrone
legittimo
,
era
sciagurata
e
intollerabile
.
I
giorni
e
le
settimane
erano
passati
lenti
,
eterni
,
numerati
ad
uno
ad
uno
,
misurati
ad
ora
ad
ora
,
senza
che
egli
sapesse
che
cosa
accadeva
della
creatura
diletta
,
che
cosa
potesse
fare
egli
stesso
per
averne
notizie
:
se
tornare
a
Firenze
,
se
scrivere
a
qualche
amico
,
se
scriverle
direttamente
,
a
rischio
di
tradirla
.
La
paura
che
il
caso
l
'
avesse
tradita
,
che
suo
marito
avesse
scoperto
il
loro
secreto
,
trovando
una
lettera
,
udendo
qualche
parola
sfuggita
al
bambino
od
ai
servi
,
arrestava
il
moto
del
suo
cuore
;
ma
quantunque
il
sospetto
non
fosse
da
escludere
,
qualche
altra
cosa
,
una
voce
interiore
,
un
oscuro
presentimento
gli
diceva
che
no
,
che
nulla
era
stato
scoperto
,
che
ella
era
al
sicuro
,
che
il
suo
silenzio
dipendeva
unicamente
dalla
sua
volontà
.
Infinitamente
più
che
l
'
impossibilità
di
far
nulla
per
avere
qualche
notizia
,
per
uscire
da
quell
'
ansia
,
lo
umiliava
,
lo
mortificava
e
lo
avviliva
l
'
idea
che
la
volontà
di
lei
fosse
determinata
da
ragioni
che
egli
non
poteva
combattere
.
Il
bisogno
di
signoreggiare
quella
vita
,
di
occuparla
tutta
di
sé
,
di
uniformare
alla
propria
volontà
quella
volontà
forte
e
tenace
,
alimentava
il
fuoco
della
sua
passione
.
Nessun
'
altra
donna
lo
aveva
avvinto
con
le
blandizie
,
con
le
lusinghe
,
con
le
illusioni
,
quanto
costei
con
la
resistenza
e
l
'
ostilità
.
Tutto
quanto
aveva
fatto
,
nei
primi
tempi
,
per
vincerla
,
era
stato
invano
:
ella
gli
si
era
accordata
,
inaspettatamente
,
quando
aveva
voluto
,
quando
egli
ne
aveva
perduto
la
speranza
.
Nonostante
la
dedizione
,
dopo
il
possesso
,
con
tutte
le
prove
d
'
amore
ottenute
,
egli
aveva
più
volte
sentito
di
non
essere
penetrato
fino
agli
ultimi
recessi
dell
'
anima
sua
.
Ora
che
un
altro
gliela
contendeva
,
ora
che
egli
non
poteva
vivere
senza
trionfare
di
costui
,
senza
saperla
sua
interamente
,
perdutamente
,
come
una
cosa
inerte
,
come
la
cera
duttile
,
come
la
creta
malleabile
,
ora
ella
si
dava
tutta
a
quell
'
altro
,
restava
lontana
,
chiusa
,
inaccessibile
.
La
tentazione
di
fuggirla
,
piuttosto
che
contentarsi
del
poco
che
gli
avrebbe
concesso
,
si
era
insinuata
allora
nel
suo
pensiero
,
lo
aveva
investito
e
dominato
.
Non
era
giustizia
,
no
,
che
egli
spasimasse
così
,
mentre
nella
nuova
vita
che
ella
ora
viveva
non
trovava
modo
d
'
infondergli
fede
,
di
dargli
speranza
e
coraggio
...
Improvvisamente
,
la
sua
lettera
era
giunta
,
quella
lettera
sulla
quale
si
era
precipitato
avidamente
,
che
aveva
letta
e
riletta
tanto
da
poterla
ripetere
senza
dimenticarne
una
sillaba
,
e
che
,
nondimeno
,
ora
,
nel
silenzio
della
stazione
deserta
,
tornava
a
rileggere
ancora
una
volta
.
La
lettera
diceva
:
Partirò
posdomani
,
sola
,
col
direttissimo
delle
7
e
25
per
arrivare
a
Milano
il
giorno
dopo
,
alle
7
e
50
.
Torna
domani
a
Firenze
,
prenota
due
cabine
della
"
Sleeping
"
facendoti
dare
due
biglietti
separati
,
e
mandami
il
mio
.
Riparti
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
scendi
alla
stazione
di
Castelmaggiore
e
aspetta
alle
9
e
15
il
passaggio
del
mio
treno
,
dove
salirai
a
raggiungermi
.
Alla
stazione
di
Milano
mi
lascerai
:
mio
marito
ritorna
da
Londra
.
Tutto
era
stato
puntualmente
eseguito
.
Lasciato
immediatamente
Promonte
,
egli
era
corso
a
Firenze
,
all
'
ufficio
della
Compagnia
dei
"
Wagons
-
Lits
"
.
Il
commesso
aveva
voluto
rilasciare
un
solo
biglietto
per
le
due
cabine
,
non
comprendendo
come
persone
che
dovevano
viaggiare
insieme
avessero
bisogno
di
biglietti
separati
;
ma
poi
glieli
aveva
pur
dati
,
ed
egli
aveva
spedito
a
Rosanna
,
in
lettera
raccomandata
,
quello
che
doveva
servire
per
lei
.
Era
partito
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
aspettava
ora
il
passaggio
del
direttissimo
;
ma
,
rileggendo
quella
lettera
,
come
quando
l
'
aveva
letta
la
prima
volta
,
tutte
queste
istruzioni
,
tutte
le
circostanze
nelle
quali
le
aveva
effettuate
,
sparivano
dalla
sua
memoria
:
i
suoi
occhi
e
il
suo
pensiero
si
fermavano
sulle
parole
dell
'
ultimo
rigo
:
"
Mio
marito
ritorna
da
Londra
"
.
Per
tornarne
,
doveva
esservi
andato
;
se
ella
gli
moveva
ora
incontro
,
non
ve
lo
aveva
accompagnato
;
era
dunque
rimasta
solo
per
qualche
tempo
,
poco
o
molto
,
non
poteva
dir
quanto
,
una
settimana
per
lo
meno
:
e
di
quel
tempo
di
libertà
non
aveva
saputo
o
voluto
profittare
per
richiamarlo
,
per
rivederlo
,
dovunque
,
comunque
!
Lo
richiamava
ora
,
sul
punto
di
andare
ancora
una
volta
incontro
a
quell
'
uomo
,
per
rivederlo
un
giorno
più
presto
!
...
A
un
fischio
di
locomotiva
,
breve
,
acuto
,
lontano
,
egli
si
riscosse
,
si
guardò
intorno
.
La
stazione
era
ancora
deserta
;
il
padrone
del
Caffè
sonnecchiava
dentro
un
bussolotto
illuminato
dalla
fiamma
gialla
d
'
una
lampada
a
gas
;
il
cameriere
;
dinanzi
al
banco
delle
vivande
,
parlottava
con
un
manovratore
.
Egli
ripiegò
la
lettera
e
la
richiuse
nel
portafogli
.
Si
versò
un
poco
di
latte
e
di
tè
,
ne
assaggiò
un
sorso
,
e
ripose
la
chicchera
.
L
'
orologio
,
sul
quadro
dell
'
orario
,
segnava
le
otto
e
un
quarto
.
A
quell
'
ora
ella
doveva
essere
già
partita
,
il
treno
che
la
portava
già
correva
verso
di
lui
.
Un
senso
di
gioia
,
trepida
ma
grande
,
lo
invase
a
quella
certezza
;
egli
sentì
il
suo
rancore
dissiparsi
.
All
'
idea
che
fra
un
'
ora
sarebbe
giunta
,
che
l
'
avrebbe
avuta
tutta
una
notte
per
sé
,
che
avrebbe
potuto
finalmente
sfogare
la
piena
dei
sentimenti
accumulati
nel
suo
cuore
,
l
'
immobilità
gli
riuscì
intollerabile
.
Chiamato
il
cameriere
e
pagatolo
,
si
alzò
,
uscì
fuori
della
sala
,
sotto
la
pensilina
.
I
binarî
liberi
si
dilungavano
,
convergendo
nella
lontananza
,
perdendosi
verso
le
masse
scure
delle
cabine
e
dei
depositi
,
verso
le
linee
rigide
formate
dalle
colonne
delle
carrozze
e
dei
carri
mobili
sotto
il
fioco
lume
della
luna
non
ancora
al
primo
quarto
.
Gli
ufficî
erano
quasi
tutti
chiusi
;
solo
quelli
del
capostazione
,
del
telegrafo
e
dei
biglietti
proiettavano
sul
marciapiedi
la
luce
delle
loro
lampade
incappucciate
di
verde
.
Due
o
tre
commessi
stavano
curvi
sulle
scrivanie
,
dinanzi
a
grossi
registri
ed
a
fogli
di
carta
stampata
;
non
si
udiva
altro
rumore
fuorché
il
ticchettare
degli
apparecchi
telegrafici
.
Chiuse
le
sale
d
'
aspetto
,
tranne
quella
della
terza
classe
,
sopra
i
cui
nudi
banchi
il
facchino
dalla
barba
candida
ed
un
suo
compagno
erano
distesi
a
dormire
.
Per
ingannare
il
tempo
egli
si
mise
a
percorrere
la
fronte
della
stazione
,
da
un
capo
all
'
altro
;
poi
riattraversò
la
sala
del
Caffè
ed
uscì
sul
piazzale
.
Non
una
carrozza
,
non
un
passante
,
non
un
rumore
.
Sulla
facciata
esteriore
dell
'
edifizio
erano
aperti
l
'
ufficio
del
Dazio
,
dove
due
impiegati
chiacchieravano
fumando
nelle
pipe
,
e
il
passaggio
d
'
entrata
,
col
gabbiotto
della
giornalaia
:
una
vecchietta
sonnecchiante
in
mezzo
alla
mostra
dei
fogli
illustrati
,
aperti
nelle
pagine
più
vistose
,
fra
le
grosse
intestazioni
dei
quotidiani
e
le
copertine
dei
libercoli
pornografici
.
Le
pozzanghere
formate
dall
'
acquazzone
del
pomeriggio
rendevano
malagevole
l
'
avventurarsi
oltre
il
marciapiedi
;
rinunziando
ad
entrare
in
città
,
egli
cominciò
a
misurarlo
tra
i
due
cancelli
che
lo
chiudevano
,
come
aveva
fatto
dell
'
altro
.
Il
tempo
scorreva
con
una
lentezza
disperante
.
Passando
e
ripassando
dinanzi
al
Dazio
,
i
suoi
occhi
erano
attratti
dall
'
orologio
i
cui
indici
parevano
immobili
;
per
vederli
un
poco
spostati
verso
l
'
ora
attesa
con
la
febbre
nei
polsi
,
egli
prometteva
a
se
stesso
di
non
guardarli
troppo
spesso
;
ma
poi
,
quando
li
fissava
dopo
aver
voltato
le
spalle
più
volte
,
trovava
che
era
trascorso
qualche
minuto
appena
.
Fermandosi
,
chiudendo
gli
occhi
,
tentava
raffigurarsi
la
donna
amata
come
doveva
essere
atteggiata
in
quel
momento
:
raccolta
in
un
angolo
della
carrozza
sussultante
nella
corsa
vertiginosa
,
sotto
la
luce
della
lampada
elettrica
,
col
viso
ravvolto
in
un
velo
,
col
capo
appoggiato
alla
mano
guantata
,
con
gli
occhi
allo
sportello
,
immobile
nella
persona
,
ma
con
l
'
anima
tesa
verso
di
lui
;
e
allora
la
tenerezza
e
il
rancore
,
l
'
amore
e
la
gelosia
,
il
bisogno
di
stringersela
al
cuore
e
l
'
impeto
di
respingerla
si
avvicendavano
tanto
tumultuosamente
da
confondersi
in
un
unico
fremito
,
in
uno
spasimo
solo
.
Le
nove
meno
un
quarto
.
Ancora
quaranta
minuti
.
La
stazione
restava
deserta
:
si
udiva
soltanto
qualche
fischio
rauco
,
soffocato
,
di
macchine
manovranti
lontano
;
qualche
passo
risonava
,
ma
di
persone
che
uscivano
,
avviandosi
alla
città
.
Nessun
viaggiatore
sarebbe
venuto
a
prendere
quel
treno
della
notte
?
Nessun
parente
od
amico
sarebbe
sopraggiunto
ad
aspettare
qualcuno
?
...
Alle
nove
,
mancando
mezz
'
ora
all
'
arrivo
del
treno
,
egli
entrò
per
vedere
se
l
'
ufficio
dei
biglietti
fosse
aperto
.
Era
ancora
chiuso
;
il
facchino
dormiva
ancora
sulla
panca
della
sala
d
'
aspetto
.
La
vendita
sarebbe
forse
cominciata
solo
venti
minuti
prima
dell
'
arrivo
del
treno
?
L
'
attesa
di
quegli
altri
dieci
minuti
fu
eterna
.
Pareva
che
il
tempo
si
fosse
arrestato
,
che
non
potesse
più
scorrere
,
che
la
stazione
fosse
abbandonata
,
che
la
vicina
città
fosse
morta
.
L
'
arrivo
di
due
o
tre
persone
,
silenziose
,
senza
bagaglio
,
gli
parve
un
avvenimento
,
un
ritorno
alla
vita
.
Ma
nessuno
sportello
si
schiudeva
ancora
,
nulla
preannunziava
la
partenza
,
neanche
ora
che
mancavano
venti
minuti
soltanto
,
che
ne
mancavano
diciannove
.
Che
cosa
avveniva
?
Quand
'
anche
il
treno
fosse
in
ritardo
,
la
vendita
dei
biglietti
non
doveva
cominciare
all
'
ora
regolare
?
Forse
gli
orologi
esterni
anticipavano
su
quello
del
capostazione
?
Per
quale
incantesimo
nessuno
appariva
?
Non
era
egli
in
preda
ad
un
incubo
?
Aveva
realmente
ricevuto
una
lettera
di
lei
?
Era
una
cosa
reale
,
quel
convegno
in
treno
?
Non
era
una
stravaganza
,
una
immaginazione
,
una
irragionevole
speranza
?
...
Diciotto
minuti
soltanto
-
e
gli
sportelli
restavano
ancora
sbarrati
...
Allora
,
per
uscire
da
quell
'
incubo
,
per
udire
una
voce
,
per
sapere
qualcosa
,
s
'
avvicino
alla
giornalaia
.
-
Il
direttissimo
non
arriva
alle
nove
e
un
quarto
?
-
Alle
nove
e
un
quarto
,
sissignore
.
-
Ma
allora
perché
non
aprono
la
biglietteria
?
La
vecchia
inforcò
gli
occhiali
,
guardò
un
suo
grosso
orologio
di
acciaio
,
e
disse
:
-
Ecco
:
apriranno
a
momenti
.
Ma
passò
ancora
un
altro
minuto
,
ne
passarono
due
,
senza
che
gli
sportelli
si
schiudessero
.
E
a
un
tratto
due
uomini
uscirono
dall
'
interno
della
stazione
,
uno
dei
quali
diceva
all
'
altro
:
-
Non
si
parte
fino
a
domani
.
Egli
credé
d
'
aver
frainteso
.
Poi
il
sangue
gli
rifluì
tutto
al
cuore
e
la
vista
gli
si
offuscò
.
Con
passo
dapprima
malfermo
,
poi
precipitato
,
rientrò
sotto
la
tettoia
nel
punto
che
alcuni
manovali
attraversavano
i
binarî
e
gruppi
di
commessi
si
formavano
dinanzi
agli
ufficî
,
scambiando
notizie
e
domande
e
commenti
.
-
Al
bivio
del
Saliceto
...
La
linea
è
ingombra
...
Si
appronta
il
carro
-
attrezzi
...
Una
falsa
manovra
dello
scambio
...
Il
treno
merci
è
rovesciato
...
E
il
direttissimo
?
Una
fiamma
gli
salì
al
viso
,
il
suolo
gli
mancò
sotto
i
piedi
.
Corse
all
'
ufficio
del
capostazione
,
non
lo
riconobbe
perché
tutti
gli
usci
erano
aperti
,
ormai
,
e
tutte
le
stanze
illuminate
;
domandò
a
un
uomo
seduto
dinanzi
ad
una
scrivania
:
-
Scusi
,
signore
:
mi
vuol
dire
che
cosa
è
accaduto
?
-
Non
so
precisamente
;
la
linea
è
ingombra
.
Riuscì
,
trovò
finalmente
il
capo
sulla
soglia
del
suo
ufficio
,
intento
a
rimproverare
uno
dei
suoi
dipendenti
.
-
Non
ho
bisogno
delle
vostre
osservazioni
!
...
Andate
al
vostro
posto
senza
tante
chiacchiere
...
Desidera
?
-
domandò
poi
,
con
voce
appena
meno
brusca
,
al
viaggiatore
che
portava
la
mano
al
cappello
.
-
Vuol
favorire
di
dirmi
che
cosa
è
accaduto
?
Io
aspetto
il
direttissimo
delle
nove
e
un
quarto
...
-
La
linea
è
stata
ostruita
da
un
treno
merci
che
manovrava
al
bivio
del
Saliceto
.
-
Ma
il
direttissimo
?
-
Il
direttissimo
sarà
avvertito
e
fermato
a
tempo
e
luogo
...
Poi
,
voltategli
le
spalle
ed
avvicinatosi
al
telefono
,
gridò
nel
portavoce
:
-
Signor
ingegnere
?
...
Sì
,
la
seconda
squadra
sarà
pronta
a
momenti
...
Com
'
è
?
...
La
gru
sta
in
consegna
al
Movimento
...
Prenda
le
binde
da
otto
tonnellate
...
Va
bene
?
...
Sissignore
:
alla
cabina
numero
8
...
Come
?
...
Ha
deragliato
?
...
Perdio
!
...
Vengo
subito
!
...
Lasciato
l
'
apparecchio
,
lanciò
un
ordine
al
sottocapo
:
-
Trattenga
l'842
a
Santa
Rufina
,
telegrafi
che
per
linea
ingombra
non
lo
posso
ricevere
.
Mi
mandi
subito
la
seconda
squadra
.
E
s
'
allontanò
rapidamente
,
scavalcando
le
linee
dei
binari
,
facendo
cenno
con
tutt
'
e
due
le
mani
di
seguirlo
agli
uomini
schierati
sul
marciapiedi
centrale
.
Stordito
,
smarrito
,
Bertini
volse
intorno
lo
sguardo
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Nessuno
glielo
avrebbe
spiegato
?
Un
brivido
gli
passò
per
la
schiena
al
pensiero
del
pericolo
che
minacciava
la
creatura
diletta
,
al
disastro
che
forse
era
già
avvenuto
.
Non
era
forviato
il
convoglio
che
la
trasportava
?
O
il
treno
che
facevano
fermare
a
Santa
Rufina
era
il
suo
?
-
Per
favore
!
...
Sentite
!
...
-
disse
ad
un
guardasala
,
fermandolo
mentre
gli
passava
dinanzi
.
-
Qual
è
il
numero
del
direttissimo
che
si
aspettava
per
le
nove
e
un
quarto
?
-
28.35
,
signore
.
-
Siete
sicuro
che
non
sia
l'842
?
-
Sicurissimo
!
L'842
è
un
misto
che
dovrebbe
arrivare
alle
9
e
42
,
ma
che
sarà
fermato
a
Santa
Rufina
.
-
E
il
direttissimo
?
-
Era
già
transitato
da
Santa
Rufina
quando
è
sopravvenuto
l
'
accidente
al
treno
merci
.
-
Ma
allora
come
e
dove
sarà
avvertito
del
pericolo
?
-
È
stata
formata
la
correntale
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
Ogni
guardiano
va
al
casello
vicino
trasmettendo
al
compagno
la
notizia
dell
'
accidente
e
l
'
ordine
di
disporre
i
segnali
di
fermata
.
-
E
quanto
occorrerà
per
liberare
la
linea
?
-
Signor
mio
,
chi
può
dirlo
?
...
Due
ore
potevano
bastare
;
ma
forse
non
ne
basteranno
quattro
...
Il
capotecnico
e
il
capodeposito
avevano
subito
avvertito
il
Servizio
trazione
;
il
signor
ingegnere
con
la
prima
squadra
era
subito
accorso
sopra
una
macchina
,
il
carro
-
attrezzi
era
già
pronto
;
ma
quando
hanno
fatto
per
attaccarlo
alla
macchina
ha
deragliato
.
Se
lo
vuol
vedere
,
vada
laggiù
in
fondo
,
presso
il
castelletto
idraulico
,
dove
c
'
è
quel
chiaro
...
Lavorano
a
soccorrere
il
carro
di
soccorso
!
...
E
sorrise
discretamente
,
gettando
intorno
una
cauta
occhiata
,
per
paura
che
l
'
avessero
udito
.
Bertini
corse
nella
direzione
indicata
.
La
fatalità
si
complicava
,
una
volontà
ostile
e
maligna
pareva
volesse
accumulare
gli
ostacoli
,
moltiplicare
i
pericoli
.
Alla
luce
fumosa
delle
torce
a
vento
si
vedeva
il
carro
degli
attrezzi
pencolare
fuori
delle
rotaie
:
la
piattaforma
dalla
quale
doveva
essere
spinto
nella
buona
direzione
non
era
stata
assicurata
,
non
aveva
le
rotaie
combinanti
con
quelle
del
binario
,
e
poco
era
mancato
che
la
massa
pesante
non
si
fosse
rovesciata
.
-
Via
le
leve
!
-
gridava
il
capostazione
agli
uomini
intenti
alla
manovra
.
-
Tofano
e
Giacomelli
,
montate
su
a
scaricare
le
binde
...
Quelle
da
quattro
basteranno
...
Animo
,
via
!
...
Gli
uomini
si
arrampicarono
sul
carro
carico
d
'
ogni
sorta
d
'
ordegni
e
di
congegni
:
argani
,
morse
,
chiavi
,
martelli
,
mazze
,
una
fucina
,
ruote
di
cordami
,
spessori
di
legno
,
torce
a
vento
,
fiaccole
a
petrolio
.
Sollevata
una
binda
da
quattro
tonnellate
,
la
passarono
oltre
il
parapetto
,
porgendola
ai
compagni
.
-
A
noi
,
svelti
!
-
ordinò
ancora
il
capo
.
-
Disponetela
fra
la
testata
e
il
traversone
...
Più
su
,
più
su
:
all
'
angolo
,
ho
detto
...
Ma
qui
,
perdio
,
sotto
lo
spigolo
,
o
parlo
turco
?
...
Così
...
Forza
di
braccia
!
Le
braccia
nerborute
girarono
il
manubrio
della
macchina
,
dapprima
agevolmente
,
poi
,
quando
essa
affrontò
il
peso
del
carro
,
con
una
tensione
violenta
,
con
uno
sforzo
penoso
.
Sotto
la
spinta
possente
il
carro
si
scosse
un
poco
,
si
sollevò
di
qualche
centimetro
;
a
un
tratto
traballò
scricchiolando
.
-
Ferma
!
Tolta
una
fiaccola
di
mano
a
un
operaio
,
il
capo
si
cacciò
sotto
le
prime
ruote
,
ne
esaminò
la
posizione
;
poi
percorse
tutto
il
fianco
fino
a
quelle
posteriori
.
-
Un
'
altra
binda
qui
,
al
centro
del
traversone
...
-
Ma
udendo
improvvisamente
un
lontano
tintinnare
di
campanello
,
si
volse
a
chiamare
:
-
Marziani
!
...
Il
capotecnico
?
-
Eccomi
,
signor
capo
.
-
Diriga
lei
l
'
operazione
.
Io
vado
a
ricevere
l
'
accelerato
.
Un
treno
sopravveniva
infatti
dall
'
altra
parte
della
linea
,
dove
nessun
ostacolo
si
era
frapposto
;
e
Bertini
domandava
tra
sé
per
quale
fatalità
l
'
accidente
aveva
dovuto
prodursi
dalla
parte
di
Firenze
,
nel
preciso
momento
in
cui
,
dopo
tanta
pena
,
egli
aspettava
Rosanna
.
E
in
un
improvviso
ritorno
dell
'
ansia
sopita
dinanzi
allo
spettacolo
dello
sforzo
sostenuto
dai
lavoratori
,
si
volse
ad
uno
degli
astanti
:
-
Il
direttissimo
è
stato
fermato
?
-
Certamente
,
a
quest
'
ora
...
Se
no
,
sarebbe
andato
a
sfondare
il
treno
merci
,
deragliato
.
-
Come
si
saprebbe
?
-
domandò
ancora
,
trepidante
.
-
Eh
!
Le
male
nuove
le
porta
il
vento
.
-
A
che
distanza
da
qui
è
il
bivio
del
Saliceto
?
-
A
quattro
chilometri
e
mezzo
.
-
E
Santa
Rufina
?
-
A
dodici
chilometri
.
Restava
sapere
in
qual
punto
della
via
interposta
fosse
fermato
il
convoglio
.
Certo
,
in
aperta
campagna
,
lontano
dalle
stazioni
,
senza
precise
notizie
dell
'
accaduto
,
del
pericolo
corso
,
della
durata
della
sosta
.
Come
far
sapere
qualche
cosa
a
Rosanna
?
Come
rassicurarla
?
Egli
si
struggeva
di
non
poter
far
nulla
,
invidiava
gli
operai
sudanti
a
mettere
in
piano
il
carro
,
si
torceva
le
mani
per
non
poterle
adoperare
com
'
essi
,
per
non
potersi
cacciare
sotto
le
ruote
a
rimetterle
al
posto
,
con
la
febbre
di
veder
rimossi
gli
ostacoli
,
quel
primo
ostacolo
.
Le
notizie
dell
'
accidente
passavano
ora
di
bocca
in
bocca
,
con
più
precisi
particolari
:
il
deviatore
della
cabina
numero
quattro
,
per
un
falso
segnale
del
manovratore
,
aveva
aperto
lo
scambio
al
treno
merci
mentre
la
colonna
era
in
moto
;
l
'
ago
si
era
spostato
fra
un
'
asse
e
l
'
altra
del
primo
carro
,
dando
la
diramazione
sopra
il
binario
per
il
quale
doveva
transitare
il
direttissimo
,
ostruendo
la
linea
di
corsa
:
l
'
ingegnere
dell
'
ufficio
di
trazione
,
con
una
squadra
di
operai
raccolta
alla
prima
notizia
,
era
sul
posto
,
ma
non
poteva
far
nulla
senza
gli
attrezzi
.
E
dalla
stazione
,
cessato
lo
squillare
del
campanello
,
veniva
il
rombo
del
treno
accelerato
arrivante
a
tutto
vapore
,
fischiando
e
stridendo
,
condannato
poi
anch
'
esso
a
restarsene
inerte
,
ad
aspettare
la
liberazione
del
binario
e
l
'
arrivo
del
direttissimo
.
La
macchina
si
staccava
e
si
allontanava
;
i
viaggiatori
,
avvertiti
dell
'
accaduto
,
si
sparpagliavano
in
folla
sotto
la
tettoia
,
entravano
nel
Caffè
,
si
spingevano
verso
la
piattaforma
attratti
dal
chiarore
delle
torce
,
e
Bertini
vide
fra
gli
altri
una
coppia
di
giovani
sposi
in
costume
da
viaggio
,
il
marito
appoggiato
al
braccio
della
moglie
,
stretto
a
lei
,
sfiorante
con
la
falda
del
berretto
basco
il
velo
che
ella
teneva
sollevato
sulla
fronte
e
che
lasciava
scoperto
un
visetto
rotondo
,
grazioso
,
infantile
.
-
Largo
!
...
Indietro
!
...
Favoriscano
di
sgombrare
!
Il
capo
,
sopravvenuto
,
faceva
scostare
i
curiosi
con
aspra
voce
di
comando
;
Bertini
dovette
obbedire
in
preda
ad
un
nuovo
cruccio
,
quasi
ricacciato
più
lontano
da
Rosanna
,
quasi
impedito
di
affrettare
con
la
tensione
della
volontà
e
l
'
impeto
del
desiderio
la
liberazione
del
carro
.
Sotto
la
tettoia
crocchi
di
viaggiatori
si
scambiavano
le
notizie
,
commentandole
aspramente
;
alcuni
stranieri
volgevano
intorno
sguardi
incerti
e
sospettosi
;
visi
inquieti
di
donne
si
vedevano
spiare
dai
finestrini
del
treno
immobile
;
il
Caffè
era
invaso
,
tutti
i
tavolini
occupati
da
gente
rumorosa
e
contrariata
;
solo
i
due
giovani
sposi
,
l
'
uomo
sempre
al
braccio
della
donna
,
si
sorridevano
,
fermi
dinanzi
al
banco
,
scegliendo
nei
quadri
mobili
delle
cartoline
illustrate
quelle
con
le
vedute
di
Castelmaggiore
:
liberato
il
braccio
della
moglie
,
il
marito
le
offriva
una
penna
col
serbatoio
,
ed
ella
riempiva
i
cartoncini
uno
dopo
l
'
altro
,
curva
sopra
un
angolo
del
banco
,
passandoli
poi
al
compagno
che
vi
aggiungeva
la
propria
firma
.
Un
moto
d
'
irritazione
cacciò
Bertini
lontano
dallo
spettacolo
di
quella
felicità
.
Riavvicinandosi
alla
piattaforma
,
vide
le
luci
muoversi
e
una
colonna
di
candido
vapore
sprigionarsi
dal
fumaiolo
della
macchina
,
mentre
un
fischio
breve
ed
acuto
lacerava
l
'
aria
:
il
carro
,
finalmente
liberato
,
era
trainato
verso
il
luogo
del
bisogno
.
Allora
,
come
trascinato
anch
'
egli
da
quella
forza
bruta
,
come
attratto
da
un
potere
occulto
,
s
'
avviò
lungo
i
binarî
deserti
diramantisi
a
ventaglio
gli
uni
dagli
altri
.
Non
sapeva
fin
dove
sarebbe
andato
,
ma
si
sentiva
sospinto
nella
direzione
del
convoglio
immobile
in
mezzo
alla
campagna
deserta
.
Secondo
che
avanzava
,
oltre
gli
edifizî
e
le
cabine
e
i
castelli
idraulici
,
il
ventaglio
si
restringeva
,
le
stecche
d
'
acciaio
rientravano
una
nell
'
altra
,
riducendosi
al
doppio
binario
di
corsa
.
Fitte
siepi
lo
fiancheggiavano
,
una
bassa
e
intricata
vegetazione
di
robinie
,
dalla
quale
emergevano
i
fusti
frondosi
degli
eucalitti
;
tratto
tratto
un
cancelletto
vi
si
apriva
,
oltre
il
quale
si
vedeva
la
campagna
bagnata
dal
lume
della
luna
vicina
al
tramonto
:
un
chiarore
scialbo
ed
umido
avvolgente
i
filari
dei
gelsi
e
dei
salici
,
qua
e
là
riverberato
da
pozze
d
'
acqua
.
Non
una
bava
di
vento
,
non
una
voce
nel
silenzio
grave
dell
'
alta
notte
;
solo
l
'
arpeggio
eolio
dei
fili
telegrafici
,
in
prossimità
dei
pali
risonanti
come
casse
di
strumenti
armonici
.
Le
rotaie
d
'
acciaio
si
distendevano
rigide
e
diritte
,
sempre
più
lontano
;
parevano
rincorrersi
a
perdita
di
vista
,
verso
l
'
infinito
,
verso
l
'
inarrivabile
.
Bertini
procedeva
per
la
solitudine
,
con
gli
occhi
,
gli
orecchi
,
tutti
i
sensi
aperti
ed
intenti
a
cogliere
segni
di
vita
,
credendo
di
udire
l
'
eco
dei
fischi
della
locomotiva
di
soccorso
,
di
scorgere
il
chiarore
delle
fiaccole
rischiaranti
il
lavoro
dei
manovali
;
ma
nulla
si
scorgeva
ancora
,
nulla
si
udiva
.
La
vista
della
stazione
e
dei
fabbricati
che
l
'
attorniavano
era
anch
'
essa
perduta
nella
lontananza
:
solo
una
punta
di
vivo
fuoco
rosseggiava
in
cima
a
un
disco
.
Fremente
,
febbricitante
,
egli
andava
,
andava
,
col
proposito
,
col
bisogno
di
raggiungere
il
bivio
del
Saliceto
,
di
sapere
qualche
cosa
di
preciso
;
ma
più
s
'
inoltrava
,
più
l
'
inquietudine
,
l
'
ansia
,
la
paura
gli
facevano
tremare
il
cuore
.
Quantunque
la
via
ferrata
fosse
una
guida
infallibile
,
gli
pareva
di
non
poter
più
trovare
quel
bivio
,
d
'
essersi
avviato
sopra
un
altro
binario
,
d
'
aver
lasciato
la
buona
strada
.
Perduta
la
nozione
del
tempo
,
credeva
d
'
aver
percorso
chilometri
e
chilometri
,
d
'
essersi
dilungato
enormemente
,
d
'
aver
marciato
da
ore
:
l
'
orologio
,
che
aveva
dimenticato
di
rimontare
,
non
andava
più
.
La
linea
non
doveva
essere
libera
,
ormai
?
Il
convoglio
non
stava
per
sopravvenire
,
precipitoso
,
inarrestabile
,
portandosi
via
la
creatura
amata
,
lasciandolo
solo
in
mezzo
alla
campagna
muta
ed
oscura
?
La
prudenza
consigliava
di
tornare
indietro
,
di
raggiungere
la
stazione
,
di
aspettare
lì
,
tranquillamente
,
come
gli
altri
viaggiatori
,
come
i
due
sposi
in
viaggio
di
nozze
;
ma
allora
,
rivedendo
con
la
mente
quella
coppia
felice
,
egli
sentiva
più
acuta
,
più
tormentosa
,
più
intollerabile
tutta
la
propria
pena
.
Spasimava
da
due
mesi
,
dal
giorno
in
cui
era
giunto
l
'
avviso
dell
'
arrivo
del
marito
,
ma
non
mai
come
ora
.
Se
per
un
istante
,
al
pensiero
dell
'
imminente
incontro
con
la
diletta
,
aveva
potuto
illudersi
sperando
nel
ritorno
dei
giorni
felici
,
ora
,
nelle
tenebre
addensate
col
tramonto
della
falce
lunare
,
nel
sonno
silenzioso
della
terra
,
nella
solitudine
inanimata
di
quegli
ignoti
luoghi
,
l
'
inganno
riusciva
evidente
.
Che
vita
era
questa
che
lo
sbalestrava
fuori
della
sua
casa
,
fuori
del
suo
paese
,
che
lo
faceva
errare
a
quell
'
ora
per
la
campagna
,
aspettando
un
treno
arrestato
da
un
improvviso
pericolo
?
Superato
quello
,
quali
altri
,
quanti
altri
sarebbero
sorti
?
Rosanna
andava
a
raggiungere
ancora
una
volta
il
marito
:
dove
,
come
,
quando
,
per
quanto
tempo
l
'
avrebbe
rivista
?
Quell
'
uomo
sarebbe
ripartito
,
forse
,
ma
per
ritornare
;
il
tempo
della
sua
lontananza
se
ne
sarebbe
volato
via
,
come
se
n
'
era
volato
tant
'
altro
.
La
serena
fiducia
,
la
certezza
del
possesso
assoluto
,
della
comunione
perfetta
non
era
possibile
senza
l
'
unione
che
egli
aveva
dichiarato
di
non
voler
contrarre
neppure
ipoteticamente
,
e
che
sempre
,
prima
di
quell
'
amore
,
aveva
giudicata
odiosa
e
repugnante
.
Allora
tutta
la
sua
vita
sentimentale
,
dai
primi
albori
,
dagli
ingenui
amori
dell
'
adolescenza
alle
fiamme
della
giovinezza
,
gli
passò
per
la
memoria
:
quante
prove
fallaci
,
quante
illusioni
perdute
,
ritrovate
,
riperdute
ancora
,
fino
a
quest
'
ultima
!
Stanco
,
vecchio
,
morto
,
il
suo
cuore
aveva
palpitato
ancora
una
volta
grazie
alla
creatura
miracolosa
;
egli
aveva
gioito
,
sofferto
,
vissuto
per
lei
;
comprendeva
che
dopo
di
lei
non
avrebbe
potuto
ricominciare
,
e
che
,
quand
'
anche
,
mai
più
avrebbe
trovato
un
'
anima
simile
a
quella
;
sentiva
che
tutti
questi
motivi
lo
spingevano
ad
afferrarsi
a
lei
,
disperatamente
;
ed
a
quell
'
ora
,
con
quell
'
ansia
nel
cuore
,
ecco
,
finalmente
riconosceva
che
il
legame
solenne
,
sancito
,
benedetto
,
era
il
solo
che
potesse
umanamente
garantire
il
possesso
;
e
nulla
gli
pareva
più
desiderabile
e
degno
che
prendersi
Rosanna
,
unirsi
a
lei
per
la
vita
e
per
la
morte
,
dare
al
mondo
lo
spettacolo
della
loro
felicità
come
lo
davano
quegli
sposi
in
viaggio
di
nozze
,
sorridenti
della
contrarietà
sopravvenuta
,
noncuranti
di
giungere
un
poco
più
presto
o
un
poco
più
tardi
,
certi
di
portare
con
sé
tutto
il
proprio
bene
.
Perché
non
era
ella
libera
?
Che
cosa
occorreva
perché
si
liberasse
?
...
Allora
,
come
al
bagliore
di
lampi
interiori
,
i
recessi
più
tenebrosi
del
suo
pensiero
si
illuminavano
,
quelli
dove
appariscono
le
possibilità
più
chimeriche
,
dove
sorgono
le
tentazioni
inconfessabili
...
Un
chiarore
lontano
,
incerto
,
sorto
dal
fondo
della
linea
,
fermò
ad
un
tratto
la
sua
attenzione
.
Un
uomo
con
una
lanterna
in
mano
si
veniva
avanzando
;
la
lanterna
,
pendente
dal
braccio
disteso
lungo
il
fianco
,
lasciava
in
ombra
il
viso
del
sopravveniente
,
bagnandogli
i
piedi
di
luce
.
-
Venite
dal
bivio
di
Saliceto
?
-
domandò
Bertini
quando
colui
,
un
cantoniere
,
gli
giunse
dinanzi
e
alzò
la
lanterna
per
guardarlo
in
faccia
.
-
Nossignore
,
vengo
dal
casello
374
.
-
Dove
è
stato
fermato
il
direttissimo
?
-
Al
passaggio
a
livello
del
Fossone
.
-
Quanto
manca
perché
la
linea
si
sgombri
?
-
La
linea
è
sgombra
;
vado
a
...
-
È
sgombra
?
Egli
non
udì
altro
,
voltò
le
spalle
al
guardiano
,
corse
verso
la
stazione
,
con
la
folle
paura
di
non
giungervi
in
tempo
.
Sull
'
angusto
passaggio
dove
s
'
era
avanzato
agevolmente
a
brevi
passi
,
riusciva
malagevole
correre
;
più
volte
sul
punto
di
perdere
l
'
equilibrio
,
più
volte
distese
le
braccia
per
ripararsi
dall
'
imminente
caduta
.
Con
le
orecchie
fischianti
,
gli
pareva
di
udire
il
lontano
rombo
del
treno
in
moto
,
si
rivoltava
un
istante
a
guardare
indietro
,
poi
riprendeva
la
corsa
,
rassicurato
per
poco
.
Al
pensiero
che
la
notizia
non
era
ancora
giunta
alla
stazione
,
moderò
l
'
andatura
,
riprese
a
correre
col
timore
che
le
disposizioni
per
ricevere
il
convoglio
fossero
state
trasmesse
per
telegrafo
o
per
telefono
.
Una
voce
,
sul
punto
che
passava
dinanzi
a
un
casello
,
gridò
:
-
Ferma
!
...
Chi
è
?
...
Non
rispose
,
non
si
fermò
,
spronato
dalla
vista
del
riverbero
diffuso
lontanamente
dai
lumi
della
stazione
.
Quando
vi
giunse
,
trafelato
,
ansante
,
il
campanello
annunziante
che
il
disco
era
aperto
cominciava
a
squillare
;
i
viaggiatori
rimasti
a
terra
riprendevano
i
loro
posti
sull
'
accelerato
,
si
udivano
voci
di
richiamo
,
gli
sportelli
sbattere
con
colpi
secchi
:
-
In
vettura
!
...
In
vettura
!
...
Non
c
'
erano
più
facchini
;
egli
si
rivolse
al
cameriere
del
Caffè
perché
gli
portasse
le
valigie
.
E
finalmente
i
fanali
del
treno
,
i
grossi
occhi
roventi
apparvero
nella
distanza
,
s
'
ingrossarono
sulla
metallica
fronte
della
locomotiva
spinta
a
tutta
forza
,
vomitante
dense
volute
di
nero
fumo
squarciate
dal
candido
vapore
del
fischio
lungo
,
insistente
,
interminabile
.
Figure
di
uomini
e
di
donne
in
piedi
si
profilarono
nei
vani
luminosi
delle
finestre
,
nessuno
nella
carrozza
coi
letti
,
tutta
chiusa
,
come
deserta
.
Un
dubbio
attraversò
il
pensiero
di
Bertini
:
Rosanna
non
c
'
era
?
Se
non
era
partita
,
per
un
contrattempo
,
per
un
caso
imprevedibile
?
-
Il
signore
ha
la
cabina
7
e
8
?
-
gli
domandò
il
conduttore
aiutandolo
a
montare
sul
terrazzino
.
-
Sì
.
Da
che
parte
?
-
Favorisca
...
-
Avete
saputo
dell
'
accidente
?
-
E
come
!
...
Siamo
rimasti
più
di
tre
ore
fermi
in
aperta
campagna
!
...
Ecco
la
sua
cabina
.
Desidera
che
le
prepari
il
letto
?
Gli
rispose
di
sì
dopo
un
istante
di
esitazione
,
pensando
che
il
breve
indugio
lo
avrebbe
liberato
per
sempre
da
quell
'
uomo
.
Cercò
di
sporgersi
da
un
finestrino
per
vedere
l
'
ora
all
'
orologio
della
stazione
e
regolare
il
suo
:
i
vetri
erano
rialzati
e
fermati
.
-
L
'
ora
,
per
piacere
?
-
È
la
una
meno
un
quarto
.
Già
la
macchina
,
dopo
la
rapida
sosta
,
lanciava
un
nuovo
fischio
:
la
carrozza
si
scosse
,
cominciò
la
corsa
.
E
non
appena
il
conduttore
lo
lasciò
solo
,
egli
apri
l
'
uscio
del
gabinetto
di
toletta
.
Vedendo
apparire
una
figura
maschile
,
trasalì
indietreggiando
per
istinto
;
poi
riconobbe
se
stesso
nel
giuoco
degli
specchi
.
Portò
la
mano
ancora
tremante
alla
maniglia
dell
'
altro
uscio
,
lo
aperse
.
Vide
gli
occhi
di
Rosanna
cercare
i
suoi
.
Era
seduta
sul
lettuccio
,
col
velo
rialzato
sulla
fronte
,
le
mani
nude
congiunte
in
grembo
.
Le
cadde
in
ginocchio
dinanzi
,
le
prese
le
mani
,
se
le
strinse
al
petto
.
Soffocato
dal
tempestoso
pulsare
delle
arterie
,
non
poté
nel
primo
istante
articolare
una
parola
,
poi
balbettò
:
-
Sei
tu
?
...
Sei
tu
?
...
-
Che
è
stato
?
Siamo
in
ritardo
?
-
Come
?
...
Non
sai
?
...
Quattro
ore
,
quattro
ore
che
aspetto
,
tremando
,
fremendo
al
pensiero
del
tuo
pericolo
...
Non
ti
sei
accorta
di
nulla
?
...
Dormivi
?
...
-
Ho
dormito
,
sì
:
ero
tanto
stanca
.
Ma
tra
veglia
e
sonno
m
'
accorgevo
che
il
treno
era
immobile
,
udivo
rumore
di
passi
,
voci
di
sconosciuti
...
Che
è
stato
?
-
La
linea
ingombra
,
ostruita
da
un
treno
merci
...
Ma
che
importa
?
Tanto
meglio
,
se
non
hai
saputo
...
Sei
tu
?
Sei
tu
?
Sei
tu
?
...
Lasciati
guardare
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
non
ti
vedo
?
...
Che
luce
fioca
mandano
queste
lampade
!
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
ti
aspetto
?
Lo
sai
che
ti
credevo
perduta
?
Lo
sai
che
non
ti
vo
'
perdere
?
Anch
'
ella
alzò
lo
sguardo
luminoso
al
grappolo
delle
lampadine
elettriche
.
La
cabina
,
con
la
levigatezza
del
suo
mogano
,
con
la
lucentezza
dei
suoi
ottoni
,
aveva
l
'
aspetto
di
un
mobile
,
di
un
grande
armadio
rotolante
.
Quantunque
nel
fracasso
della
corsa
vertiginosa
nessuno
potesse
udire
dal
prossimo
scompartimento
,
egli
abbassò
ancora
la
voce
,
le
domandò
quasi
all
'
orecchio
:
-
Sei
tu
?
E
sei
mia
?
Sei
mia
,
di
'
?
...
Rivoltatasi
verso
di
lui
,
passandogli
una
mano
sulla
fronte
,
ella
rispose
:
-
Non
vedi
che
cosa
faccio
per
te
?
Allora
tutta
la
sua
passione
soffocata
,
umiliata
,
disconosciuta
,
traboccò
.
Scotendo
la
testa
,
con
voce
amara
,
egli
protestò
:
-
Che
fai
?
Sei
rimasta
sola
,
non
so
quanto
,
mentre
quell
'
uomo
era
a
Londra
,
e
mi
chiami
ora
soltanto
,
ora
che
vai
ad
incontrarlo
un
'
altra
volta
!
Ella
non
rispose
.
-
Mentre
una
cosa
sola
confortava
il
mio
dolore
,
l
'
idea
che
non
fossi
libera
,
che
ti
torturassi
come
me
per
non
potermi
vedere
,
per
non
poter
dir
nulla
,
tu
eri
padrona
di
te
stessa
,
e
non
mi
chiamavi
,
non
mi
scrivevi
!
...
E
ora
ti
stupisci
dei
miei
dubbi
!
...
Non
sai
dunque
,
non
capisci
,
non
intuisci
quel
che
ho
sofferto
,
quel
che
soffro
,
dal
giorno
che
ti
lasciai
dinanzi
al
"
Senegal
"
,
da
quando
ti
vidi
al
fianco
di
quell
'
uomo
,
ricongiunta
a
lui
,
baciata
da
lui
?
All
'
evocazione
del
ricordo
,
la
gioia
di
averla
ritrovata
,
di
sentirsela
vicina
,
cadde
repentinamente
;
il
dolore
,
la
gelosia
,
il
corruccio
,
tutte
le
immagini
esasperanti
e
tutti
i
pensieri
maligni
tornarono
a
invaderlo
.
-
Che
hai
fatto
?
Dove
sei
stato
?
-
domandò
ella
,
dolcemente
,
prendendogli
una
mano
,
come
per
placarlo
.
-
Non
lo
so
,
che
cosa
ho
fatto
;
non
lo
so
ridire
,
come
ho
vissuto
.
Sono
stato
a
Promonte
,
ma
prima
a
Firenze
,
per
tentar
di
vederti
...
Rimproverami
,
anche
!
-
esclamò
con
più
forza
,
vedendola
accigliarsi
.
-
I
torti
sono
miei
,
anche
!
Io
dovevo
starmene
tranquillo
,
dovevo
sentirmi
sicuro
e
felice
,
dopo
averti
vista
laggiù
,
sulla
banchina
,
tutta
occupata
di
quell
'
uomo
e
dei
vostri
figli
,
senza
un
saluto
,
un
cenno
,
uno
sguardo
per
me
;
dopo
essermi
nascosto
da
voi
,
da
te
,
come
una
spia
,
come
un
ladro
!
Non
so
,
non
so
;
senza
l
'
amico
che
mi
stava
accanto
,
non
so
come
,
non
so
dove
avrei
trovato
la
forza
di
padroneggiarmi
.
-
Era
Perez
?
Non
le
rispose
a
voce
,
assentì
con
un
breve
moto
del
capo
,
incalzando
:
-
Mi
passasti
accanto
,
dinanzi
al
cancello
,
e
non
mi
guardasti
neppure
;
non
t
'
accorgesti
neppure
allora
di
me
che
fremevo
e
spasimavo
,
tutta
infervorata
non
so
da
che
,
non
so
perché
!
-
Ti
vidi
.
-
Che
gli
dicevi
?
-
Non
mi
rammento
.
-
Non
ti
rammenti
!
Ma
mi
rammento
io
,
io
che
ti
vidi
sparire
in
quel
carrozzone
d
'
albergo
,
io
che
mi
sentii
a
un
tratto
divenuto
estraneo
a
te
,
solo
,
abbandonato
,
perduto
,
senza
saper
che
fare
della
mia
vita
,
con
la
folle
tentazione
di
seguirti
ancora
,
di
raggiungerti
per
afferrarti
e
portarti
via
,
sotto
i
suoi
occhi
,
sotto
gli
occhi
dei
tuoi
figli
,
dinanzi
a
tutti
;
poi
col
bisogno
di
fuggire
,
di
non
restare
più
un
solo
istante
in
quei
luoghi
,
quella
sera
,
quella
notte
,
la
notte
della
contaminazione
...
Con
voce
grave
,
guardandolo
negli
occhi
,
ella
disse
:
-
Fosti
tu
che
volesti
seguirmi
.
Non
ti
pregai
di
rinunziare
a
quest
'
idea
?
Che
vi
hai
guadagnato
?
Egli
rispose
duramente
:
-
Avrei
sofferto
peggio
se
non
vi
avessi
visti
.
E
mi
pento
di
non
aver
preso
una
stanza
in
quell
'
albergo
!
Avrei
meglio
misurato
tutta
la
tua
capacità
di
fingere
!
E
lasciò
la
sua
mano
,
la
respinse
,
si
ritrasse
.
-
Perché
?
Ella
era
calma
,
serena
,
sicura
di
se
stessa
;
il
tono
della
sua
voce
nel
muovere
la
domanda
rivelava
una
curiosità
che
non
teneva
molto
ad
essere
appagata
.
Egli
la
guardò
un
tratto
senza
dir
nulla
.
Il
convoglio
precipitava
la
sua
corsa
,
si
sprofondava
nelle
tenebre
,
rombando
e
strepitando
,
come
quello
che
lo
aveva
portato
via
la
notte
della
contaminazione
.
Egli
non
fuggiva
questa
volta
,
come
allora
;
si
vedeva
anzi
al
fianco
la
donna
che
aveva
allora
lasciata
ad
un
altro
;
ma
il
ricordo
dell
'
incubo
risorse
nella
sua
memoria
.
Si
rivide
con
la
fronte
ardente
al
gelido
vetro
,
con
gli
occhi
sbarrati
nelle
tenebre
fuggenti
,
o
fisi
all
'
orologio
,
per
calcolare
il
momento
nel
quale
la
coppia
sarebbe
rimasta
.
sola
:
"
Alle
dieci
...
o
forse
alle
undici
...
fra
un
'
ora
...
fra
mezz
'
ora
...
Ora
!
"
.
Una
pesantezza
plumbea
lo
aveva
abbattuto
sul
sedile
,
moti
di
nausea
gli
erano
saliti
dalle
viscere
alla
gola
nei
tempestosi
scotimenti
di
quella
corsa
pazza
,
traendolo
dallo
stuporoso
assopimento
.
Poche
altre
notti
erano
tanto
durate
nella
sua
vita
;
nessuna
luce
egli
aveva
tanto
spiata
come
quella
del
nuovo
giorno
,
con
la
quale
ella
sarebbe
finalmente
uscita
dalle
braccia
di
quell
'
uomo
;
ma
né
il
nuovo
giorno
,
né
i
tanti
altri
che
erano
seguiti
,
né
tutti
quelli
che
seguirebbero
potevano
dissipare
interamente
l
'
incubo
e
ridargli
le
fede
perduta
.
Ecco
:
Rosanna
era
lì
,
accanto
a
lui
,
sola
con
lui
nella
carrozza
lanciata
attraverso
lo
spazio
,
ma
egli
sentiva
di
non
averla
per
sé
.
Ella
diceva
,
tranquillamente
:
-
Che
cosa
pretendevi
?
Volevi
che
non
mi
occupassi
di
mio
marito
per
badare
a
te
?
Volevi
che
mi
sottraessi
al
suo
abbraccio
,
ai
suoi
baci
,
che
non
li
ricambiassi
?
Per
qual
motivo
?
Con
quale
pretesto
?
Egli
stese
le
braccia
,
alzò
il
viso
,
proruppe
con
voce
tremante
di
tenerezza
amara
,
di
timido
rimprovero
,
di
passione
umiliata
:
-
Perché
sei
mia
,
perché
sei
l
'
amor
mio
,
la
donna
mia
...
-
Non
è
vero
.
-
Non
è
vero
?
Ella
fece
per
replicare
con
altrettanta
vivacità
;
poi
parve
farsi
forza
,
stringendosi
una
mano
nell
'
altra
.
Dopo
una
pausa
,
tranquillamente
,
lentamente
,
spiegò
:
-
Lo
sai
,
qual
è
la
verità
,
e
non
dovrei
aver
bisogno
di
ripeterla
,
ora
.
Per
il
mondo
,
per
la
legge
,
per
i
miei
figli
,
io
sono
di
mio
marito
.
La
fatalità
mi
ti
sospinse
dinanzi
un
giorno
,
quando
ero
sola
,
quando
cercavo
un
amico
.
Cercavo
un
amico
,
ed
ho
preso
un
amante
...
Ma
no
,
non
credere
che
io
vada
mendicando
attenuanti
.
Ti
avrei
preso
anche
se
non
fossi
stata
sola
.
Mi
turbasti
troppo
,
mi
piacesti
troppo
:
anche
questa
è
verità
.
Forse
altre
avrebbero
resistito
alla
tentazione
;
io
provai
,
ma
non
vi
riuscii
.
Pago
la
mia
debolezza
,
sai
!
O
credi
d
'
essere
il
solo
a
soffrire
,
con
la
tua
gelosia
?
Io
soffro
della
falsità
in
cui
vivo
,
delle
menzogne
che
dico
,
degli
inganni
che
ordisco
.
Tu
ti
senti
ingannato
,
ed
hai
ragione
,
sì
;
perché
se
ti
amassi
come
nei
romanzi
o
sul
teatro
,
avvelenerei
mio
marito
,
piuttosto
che
sottopormi
alle
sue
carezze
!
Ti
senti
ingannato
,
ne
soffri
,
e
nel
tuo
dolore
non
pensi
all
'
altro
inganno
che
io
infliggo
,
al
tradimento
che
commetto
,
infinitamente
più
grave
.
-
No
,
perché
egli
non
sa
.
Chi
non
sa
non
soffre
.
-
Hai
ragione
;
perché
io
non
conto
.
Che
importa
se
soffro
io
?
Vi
era
tanto
rimprovero
nella
calma
apparente
della
sua
risposta
,
che
Lodovico
chinò
la
fronte
,
con
l
'
atteggiamento
di
chi
sente
il
proprio
torto
senza
potere
o
volere
confessarlo
.
Dopo
un
breve
silenzio
le
riprese
la
mano
,
appoggiò
la
fronte
sulla
sua
spalla
,
mormorando
:
-
Mi
perdoni
,
Rosanna
?
-
Di
che
?
-
fece
ella
,
scotendo
il
capo
,
con
un
sorriso
ironico
e
indulgente
insieme
.
-
Di
che
?
Di
volermi
bene
?
-
Lo
capisci
,
lo
sai
,
lo
senti
che
se
dico
queste
cose
,
se
soffro
questi
tormenti
,
è
perché
ti
voglio
bene
?
-
A
voce
più
bassa
,
ma
più
fervida
,
più
appassionata
,
soggiunse
:
-
Te
ne
voglio
più
che
non
credessi
,
sai
!
Non
te
ne
ho
voluto
mai
tanto
.
Ora
,
ora
soltanto
conosco
e
misuro
quanto
te
ne
voglio
.
Appressatosi
a
lei
,
spinto
addosso
a
lei
dagli
sbattimenti
del
treno
serpeggiante
precipitosamente
per
vie
curve
,
si
sentì
tutto
aderire
al
suo
fianco
soave
.
La
cinse
con
le
braccia
,
le
ricercò
con
la
bocca
la
bocca
.
Ella
si
ritrasse
,
sciolse
il
nodo
delle
mani
intrecciatesi
alla
sua
vita
:
-
No
,
lasciami
.
La
sua
voce
era
sommessa
e
dolce
,
ma
ferma
e
risoluta
.
Egli
obbedì
,
tacitamente
.
-
Tu
misuri
ora
soltanto
-
riprese
ella
-
il
bene
che
mi
vuoi
,
io
misuro
ora
soltanto
la
colpa
che
ho
commessa
.
Quando
mi
vincesti
,
quando
mi
diedi
a
te
,
la
prima
volta
,
non
provai
nulla
del
rimorso
che
avrebbe
dovuto
invadermi
.
Ti
rammenti
che
te
lo
dissi
,
ti
rammenti
,
di
'
?
-
Sì
.
-
Guardai
dentro
di
me
,
dissi
a
me
stessa
:
"
Ho
tradito
la
fede
giurata
,
sono
adultera
,
adultera
"
.
Ma
queste
parole
non
ebbero
nulla
del
loro
senso
.
E
non
già
perché
mi
fossi
assuefatta
all
'
idea
della
caduta
.
Mi
conosci
.
Te
lo
direi
.
Mi
ero
anzi
creduta
padrona
di
me
stessa
,
mi
pareva
moralmente
e
materialmente
impossibile
tradire
mio
marito
.
Perché
lo
avrei
tradito
?
Perché
era
lontano
?
Per
appagare
un
appetito
,
allora
?
...
Ma
quando
ti
conobbi
,
quando
ti
amai
,
mi
parve
altrettanto
impossibile
resistere
a
questo
amore
.
Tu
dubitasti
dell
'
esistenza
di
mio
marito
perché
era
assente
;
io
me
ne
dimenticai
.
Come
tu
non
t
'
inquietasti
al
pensiero
che
un
giorno
sarebbe
tornato
,
così
non
vi
pensai
neanch
'
io
.
Noi
abbiamo
sempre
coraggio
per
affrontare
i
pericoli
lontani
.
Ora
egli
è
qui
.
Io
sono
caduta
nelle
sue
braccia
uscendo
dalle
tue
...
Egli
domandò
furiosamente
:
-
Di
'
,
che
ti
ha
fatto
?
Ma
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
una
sillaba
,
ingiunse
con
mal
contenuta
violenza
,
chiudendole
la
bocca
:
-
No
!
Taci
!
Ella
rise
d
'
un
riso
sottile
ed
ambiguo
.
Voleva
dire
che
non
avrebbe
parlato
,
anche
senza
il
divieto
?
O
che
egli
stesso
,
fra
poco
,
avrebbe
ripetuta
la
domanda
?
O
che
parlare
e
tacere
era
tutt
'
uno
?
-
Ora
vedi
-
riprese
pacatamente
,
-
io
so
che
cosa
è
il
tradimento
.
Lo
so
ora
,
che
v
'
inganno
entrambi
.
-
No
!
-
scattò
egli
ancora
.
-
Tu
non
lo
inganni
,
lui
!
-
No
?
-
O
non
lo
inganni
più
,
perché
sei
tornata
a
lui
e
ti
sottrai
a
me
,
e
sei
pentita
d
'
esserti
data
a
me
,
perché
lo
ami
;
o
ricominci
ad
amarlo
,
mentre
non
mi
ami
più
,
se
pure
mi
amasti
mai
!
Dapprima
ella
scosse
il
capo
,
poi
fece
un
gesto
d
'
assenso
,
poi
ripeté
:
-
Non
ti
amo
;
non
t
'
ho
mai
amato
.
Naturalmente
.
-
Mi
ami
?
Mi
ami
ancora
?
D
'
amore
,
ami
me
solo
?
-
No
.
-
Ci
ami
entrambi
?
Come
puoi
amare
due
uomini
a
una
volta
?
Ami
in
lui
il
tuo
protettore
,
il
padre
dei
tuoi
figli
?
Di
quali
sofistiche
distinzioni
sei
capace
?
Parla
,
rispondi
!
Che
cosa
ti
sentiresti
di
fare
per
provarmi
l
'
amore
che
dici
di
portarmi
?
-
Che
cosa
vorresti
che
facessi
?
-
Lascialo
,
seguimi
,
dammi
tutta
la
tua
vita
!
L
'
espressione
del
sentimento
pervenuto
al
parossismo
,
della
necessità
intuita
negli
interminabili
giorni
vissuti
insopportabilmente
lontano
da
lei
,
riconosciuta
un
'
ora
innanzi
,
al
sorgere
del
mortale
pericolo
sulla
via
ignota
,
in
mezzo
alle
tenebre
,
gli
era
salita
alle
labbra
impetuosa
,
irrefrenabile
,
irrevocabile
.
Stretto
alle
braccia
di
lei
,
con
gli
occhi
perduti
negli
occhi
di
lei
,
aspettava
ora
la
parola
che
avrebbe
segnato
il
suo
destino
.
Con
l
'
animo
sospeso
,
sentì
che
il
treno
rallentava
,
in
prossimità
di
una
stazione
:
attenuandosi
il
frastuono
,
arrestandosi
la
corsa
,
gli
parve
che
anche
quel
formidabile
ed
incosciente
congegno
partecipasse
all
'
ansiosa
sua
aspettazione
.
Ella
indugiava
a
rispondere
.
Lo
guardava
fiso
,
negli
occhi
,
nell
'
anima
.
Mentre
le
voci
dei
conduttori
annunziavano
un
nome
incomprensibile
,
disse
finalmente
,
pianissimo
,
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Vuoi
che
lo
lasci
?
...
Lo
vuoi
proprio
?
...
Sarebbe
molto
più
facile
che
tu
non
creda
.
Sulle
prime
egli
non
comprese
.
Poi
,
come
un
lampo
,
un
dubbio
gli
attraversò
la
mente
,
il
dubbio
antico
,
dei
primi
giorni
:
ella
non
doveva
essere
unita
legalmente
a
quell
'
uomo
.
Tutti
i
sospetti
concepiti
due
anni
innanzi
,
nell
'
incontrarla
sola
,
in
un
albergo
di
montagna
,
lo
invasero
,
confusamente
;
rivide
in
lei
l
'
avventuriera
sospettata
,
riprovò
il
moto
di
diffidenza
che
lo
aveva
fatto
indietreggiare
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
proferì
,
dopo
una
lunga
pausa
,
mentre
il
suono
soffocato
della
cornetta
e
il
fischio
della
locomotiva
annunziavano
la
ripresa
della
corsa
.
-
Dico
che
la
nostra
unione
non
è
indissolubile
.
-
Non
siete
maritati
?
L
'
ambiguo
sorriso
tornò
ad
incresparle
l
'
angolo
della
bocca
.
-
Siamo
maritati
.
-
Allora
?
Ella
si
prese
la
sinistra
nella
destra
,
considerando
il
cerchietto
d
'
oro
dell
'
anello
nuziale
lucente
nella
penombra
.
Lo
fece
girare
un
poco
nel
dito
eburneo
,
poi
lo
trasse
,
lo
guardò
contro
la
luce
.
-
Allora
,
possiamo
divorziare
.
Quando
ti
domandai
se
,
libera
,
mi
avresti
sposata
,
ti
spiegai
che
la
mia
domanda
non
t
'
impegnava
a
nulla
,
perché
la
legge
della
Stanlesia
non
ammette
il
divorzio
.
Ti
nascosi
la
verità
...
quella
volta
sola
!
...
Nella
Stanlesia
il
divorzio
è
ammesso
;
come
negli
Stati
più
liberali
dell
'
America
del
Nord
,
si
può
pronunziare
per
dodici
motivi
diversi
...
Questo
anello
si
può
spezzare
,
io
posso
tornare
libera
,
sposare
chi
voglio
...
E
lo
guardò
.
Considerando
anch
'
egli
il
cerchietto
d
'
oro
,
sentì
lo
sguardo
di
lei
pesargli
addosso
.
Comprendeva
di
dover
dire
,
con
impeto
:
"
Sì
,
è
ciò
che
sognavo
,
è
ciò
che
volevo
,
è
ciò
che
voglio
;
la
soluzione
insperata
,
la
felicità
assicurata
.
Perché
non
me
lo
hai
detto
prima
?
Perché
non
mi
hai
risparmiato
tante
pene
?..."
.
Ma
una
specie
di
afasia
gli
impediva
di
proferir
verbo
.
Sentiva
di
doverle
strappare
quell
'
anello
,
di
dover
fare
il
gesto
di
buttarlo
via
;
ma
una
specie
di
paralisi
gli
saliva
dalla
mano
al
braccio
,
come
un
gelo
.
Il
suo
lungo
dolore
degli
ultimi
mesi
,
il
suo
spasimo
di
un
'
ora
addietro
per
la
campagna
oscura
e
taciturna
,
la
sua
decisione
d
'
un
istante
prima
,
cadevano
,
si
disperdevano
,
nel
crescere
e
nell
'
aggravarsi
di
un
senso
di
diffidenza
ostile
.
Un
dubbio
gli
balenava
nella
mente
:
non
aveva
ella
taciuto
finora
per
calcolo
,
per
esasperarlo
,
per
portarlo
al
grado
della
follia
...
?
Lo
aveva
ingelosito
per
ridurlo
docile
,
inerte
,
pronto
ai
suoi
voleri
.
Voleva
essere
sposata
.
Non
gli
aveva
chiesto
una
prima
volta
,
come
per
misurare
l
'
amor
suo
,
se
,
libera
,
l
'
avrebbe
sposata
?
Questo
era
,
evidentemente
,
il
suo
scopo
!
Ed
egli
che
un
momento
prima
si
sarebbe
legate
le
mani
e
i
piedi
pur
di
averla
tutta
e
per
sempre
sua
,
ora
,
a
un
tratto
,
poiché
la
proposta
veniva
da
lei
,
ma
non
francamente
pronunziata
,
insinuata
piuttosto
,
come
una
semplice
possibilità
;
ora
che
ella
gli
poneva
dinanzi
,
quasi
per
adescarlo
,
il
cerchietto
d
'
oro
lucente
,
il
simbolo
della
catena
,
ora
egli
si
ribellava
,
sentendosi
preso
come
in
un
tranello
.
Di
no
,
di
no
,
doveva
rispondere
di
no
,
spiegando
tutto
il
suo
pensiero
,
poiché
si
era
proposto
di
dir
sempre
la
verità
,
poiché
l
'
aveva
detta
e
l
'
aveva
pretesa
da
lei
;
ma
quando
alzò
gli
occhi
,
quando
si
vide
guardato
negli
occhi
,
gli
mancò
il
coraggio
di
significare
una
verità
della
quale
comprendeva
la
bruttezza
.
-
Egli
consentirebbe
?
-
domandò
,
per
indugiare
ancora
un
poco
prima
di
dire
la
menzogna
.
-
Se
saprà
che
ho
un
amante
,
domanderà
egli
stesso
il
divorzio
.
-
Perché
non
m
'
hai
detto
prima
che
avevamo
questa
via
d
'
uscita
?
Con
la
fronte
e
le
sopracciglia
un
poco
corrugate
nello
sforzo
di
fissare
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
ella
rispose
domandando
a
sua
volta
:
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
mentre
egli
era
lontano
e
tu
tranquillo
?
-
Hai
ragione
!
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
quando
mi
dichiaravi
che
la
libertà
ti
era
troppo
cara
?
-
Hai
ragione
!
Ed
io
sono
stato
punito
di
quella
risposta
!
Ma
benedico
le
mie
sofferenze
perché
mi
hanno
preparato
quest
'
ora
di
gioia
.
Tu
spezzerai
questo
anello
,
ne
porterai
un
altro
,
il
mio
,
fino
alla
morte
.
Senza
lasciarlo
con
gli
occhi
,
stringendosi
ancora
più
a
lui
,
ella
insisté
:
-
Vuoi
?
...
Proprio
,
vuoi
?
-
Ne
dubiti
?
-
Non
lo
dici
per
condiscendenza
?
Ti
senti
di
legarti
per
sempre
?
Sei
sincero
come
le
altre
volte
?
Non
mi
nascondi
nulla
,
in
fondo
all
'
anima
?
Dopo
un
istante
di
lotta
interiore
,
egli
confessò
:
-
Sì
,
ti
ho
nascosto
qualche
cosa
...
Non
sono
stato
sincero
.
Mi
è
parso
...
ho
creduto
...
non
so
...
Ti
giuro
che
mi
sarebbe
sembrato
un
sogno
,
se
m
'
avessero
detto
che
potevi
ancora
liberarti
da
quell
'
uomo
...
Ma
ora
...
quando
l
'
hai
annunziato
tu
stessa
...
Non
so
...
il
nostro
cuore
è
così
complicato
...
-
È
vero
.
Hai
temuto
ch
'
io
ti
sforzassi
?
-
No
,
non
questo
precisamente
.
Perché
mi
sforzeresti
?
Tu
hai
tutto
da
perdere
lasciando
tuo
marito
...
Egli
ti
ama
ragionevolmente
,
ti
lascia
sola
per
anni
,
ha
cieca
fiducia
in
te
.
Della
mia
gelosia
,
delle
mie
esigenze
,
sai
già
qualche
cosa
...
Egli
lavora
per
te
,
ti
assicura
una
vita
molto
più
larga
che
io
non
potrei
...
Ma
sì
,
lasciami
dire
:
bisogna
metter
nel
conto
anche
questo
,
se
bisogna
dir
tutto
...
Se
mi
proponi
di
sciogliere
il
tuo
matrimonio
per
unirti
a
me
,
null
'
altro
può
guidarti
fuorché
l
'
amore
che
mi
porti
.
Ti
chiedevo
una
prova
dell
'
amor
tuo
:
me
la
dài
.
Grazie
,
Rosanna
!
Una
gran
tenerezza
gli
faceva
tremare
un
poco
la
voce
.
Tutti
quegli
argomenti
egli
non
li
aveva
cercati
,
non
li
aveva
accattati
come
pretesti
:
erano
vere
ragioni
emerse
spontaneamente
dal
fondo
del
suo
pensiero
,
come
espressioni
di
verità
lampanti
.
I
cattivi
sospetti
erano
stolti
.
Dopo
averlo
riconosciuto
,
dopo
aver
confessato
il
moto
di
diffidenza
,
si
sentiva
migliore
,
degno
del
suo
perdono
.
-
Rosanna
,
tu
m
'
hai
compreso
e
perdonato
.
È
vero
che
mi
credi
senza
che
io
aggiunga
altre
parole
?
-
Sì
,
ti
credo
,
-
proferì
ella
,
gravemente
.
Egli
si
abbandonò
.
Passata
una
mano
alla
sua
vita
,
stringendosi
al
suo
fianco
,
aderendo
a
lei
,
guancia
contro
guancia
,
mormorò
:
-
Rosanna
,
è
detto
.
Da
due
mesi
,
dal
giorno
che
mi
annunziasti
il
suo
ritorno
,
questo
è
il
primo
momento
che
traggo
liberamente
il
respiro
.
Se
mi
avessi
annunziato
prima
la
possibilità
di
questa
soluzione
...
No
:
non
ti
rimprovero
!
Forse
avrei
tentato
di
resistere
,
come
ho
resistito
ora
...
Ma
non
te
ne
dolere
:
è
una
prova
;
vuol
dire
che
il
bisogno
di
averti
tutta
per
me
è
tanto
forte
da
trionfare
delle
mie
inveterate
consuetudini
di
vita
e
di
pensiero
.
Io
non
volli
mai
legarmi
ad
una
donna
,
neanche
a
te
:
lo
sai
,
te
lo
dissi
.
Ma
in
questi
due
mesi
di
spasimi
insopportabili
,
una
rivoluzione
è
avvenuta
nella
mia
vita
;
a
poco
a
poco
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
che
passavo
lontano
da
te
,
sentivo
sorgere
,
ingigantire
ed
urlare
la
necessità
di
farti
mia
,
di
farmi
tuo
,
per
sempre
.
Stanotte
,
qualche
ora
addietro
,
quando
ti
ho
aspettata
struggendomi
di
desiderio
doloroso
,
quando
ho
udito
che
un
pericolo
terribile
era
sorto
sulla
tua
via
,
compresi
che
questa
vita
non
è
più
possibile
.
Rosanna
,
la
legge
sociale
e
morale
vuole
che
ogni
uomo
abbia
una
sua
propria
donna
:
io
l
'
ho
trasgredita
,
ma
perché
non
avevo
ancora
trovato
chi
prendermi
.
È
venuta
la
mia
ora
,
l
'
ora
della
crisi
,
della
rinnovazione
.
Grazie
a
Dio
non
è
troppo
tardi
,
ma
non
è
neanche
presto
,
e
non
ho
più
tempo
da
perdere
.
Affretta
il
giorno
della
tua
liberazione
,
e
di
qui
ad
allora
ti
giuro
che
non
farò
più
nulla
che
ti
dispiaccia
.
Se
vuoi
che
non
ti
veda
più
,
che
non
ti
scriva
più
,
che
sparisca
,
non
mi
costerà
nulla
obbedirti
,
sorretto
dalla
divina
speranza
,
dalla
certezza
beata
.
Andrò
ad
aspettarti
in
capo
al
mondo
,
o
a
Promonte
.
Ci
sposeremo
lassù
,
vedrai
finalmente
il
mio
paese
,
entrerai
da
padrona
nella
mia
casa
;
ci
sposeremo
nella
chiesa
dove
si
sposò
la
mamma
mia
...
Sentì
che
ella
scoteva
la
testa
.
Si
volse
a
guardarla
.
Ella
diceva
di
no
,
con
una
mossa
del
capo
,
tacitamente
.
-
Non
a
Promonte
?
In
un
altro
sito
?
...
Dove
tu
vorrai
!
-
No
.
-
Come
?
...
Non
vuoi
?
...
Non
mi
credi
?
...
-
Ti
credo
,
te
l
'
ho
già
detto
.
Ma
perché
questo
matrimonio
si
sciolga
,
perché
io
torni
libera
di
contrarne
un
altro
con
te
,
c
'
è
ancora
una
difficoltà
.
-
Quale
?
Ella
sorse
in
piedi
.
Lungo
le
strette
curve
sulle
quali
il
treno
volava
,
la
carrozza
era
scossa
,
urtata
,
sbattuta
così
violentemente
,
che
riusciva
molto
difficile
mantenersi
ritti
.
Afferrata
con
la
sinistra
all
'
orlo
della
cuccetta
superiore
,
ella
distese
la
destra
a
cercare
qualche
cosa
in
mezzo
alle
borse
ed
alle
scatole
che
vi
erano
sparpagliate
.
-
Che
ti
occorre
?
-
domandò
egli
,
sorgendo
a
sua
volta
.
-
La
borsetta
a
mano
.
-
Quella
di
cuoio
?
-
No
,
quella
di
maglia
.
-
Eccola
.
Frugatovi
dentro
,
tra
il
fazzolettino
di
pizzo
,
le
fialette
,
il
portamonete
,
ne
trasse
una
lettera
,
gliela
porse
senza
dir
nulla
e
si
lasciò
ricadere
sul
lettuccio
.
Egli
rimase
in
piedi
,
addossato
alla
parete
,
per
leggere
sotto
la
lampada
.
La
lettera
portava
un
francobollo
inglese
,
con
la
stampiglia
dell
'
ufficio
di
Londra
;
sulla
busta
,
il
nome
e
l
'
indirizzo
di
Rosanna
,
scritti
con
caratteri
grandi
,
larghi
,
forti
:
la
scrittura
del
marito
,
che
egli
riconobbe
per
averla
vista
sopra
un
'
altra
lettera
odiosa
:
quella
annunziante
il
suo
ritorno
.
Il
testo
,
in
inglese
,
diceva
:
Cara
Rosanna
,
mia
cara
moglie
,
ti
avverto
che
ripartirò
per
l
'
Italia
lunedì
prossimo
e
che
arriverò
a
Milano
martedì
,
col
treno
delle
7
e
55
del
mattino
.
Come
mi
promettesti
,
ti
aspetto
laggiù
per
tornare
insieme
con
te
a
casa
nostra
,
dove
passeremo
gli
ultimi
giorni
prima
della
cerimonia
.
Io
sono
pronto
,
e
non
dubito
che
anche
tu
abbia
tutto
preparato
.
Ho
molto
piacere
che
tu
abbia
scelto
un
paesetto
del
lago
dove
nessun
indiscreto
ci
disturberà
;
approvo
pienamente
che
i
ragazzi
siano
affidati
alla
famiglia
di
tua
cugina
.
Cara
moglie
mia
,
a
ben
presto
e
per
sempre
.
Dopo
aver
letto
,
egli
rilesse
ancora
,
per
comprendere
,
ascrivendo
alla
sua
imperfetta
conoscenza
della
lingua
l
'
oscurità
di
quelle
espressioni
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
le
domandò
poi
,
abbassando
il
foglio
,
senza
tornarle
a
fianco
.
-
Non
hai
capito
?
-
Io
no
...
Tranne
...
-
Tranne
?
-
Che
tu
non
m
'
abbia
ingannato
,
assicurandomi
che
siete
legalmente
uniti
.
-
Non
ti
ho
ingannato
.
Ma
ti
ho
spiegato
che
ci
maritammo
con
una
legge
che
consente
il
divorzio
,
che
lo
pronunzia
molto
facilmente
,
per
molti
motivi
,
compreso
il
consenso
reciproco
.
-
Allora
?
-
Allora
,
quella
cerimonia
i
cui
effetti
si
possono
annullare
con
un
semplice
atto
di
volontà
,
quel
matrimonio
contratto
fuori
del
mondo
civile
,
dinanzi
ad
un
giudice
di
pace
mezzo
selvaggio
,
non
ci
sembrò
la
cosa
solenne
che
dovrebbe
essere
,
che
è
per
tutti
gli
altri
.
Allora
,
siccome
mio
marito
è
cattolico
,
e
più
che
cattolico
,
credente
,
fu
stabilito
che
avremmo
celebrato
un
giorno
il
rito
religioso
in
Europa
,
per
santificare
la
nostra
unione
,
per
renderla
veramente
indissolubile
.
-
E
non
ci
avete
pensato
ancora
?
-
Non
ancora
.
-
E
lo
celebrerete
ora
?
-
Sì
.
-
Egli
è
venuto
apposta
?
-
No
.
Io
stessa
gli
ho
chiesto
di
effettuare
il
nostro
antico
proponimento
.
-
Tu
?
Quando
?
Ora
?
-
pronunziò
egli
con
impeto
.
-
Ora
.
La
guardò
,
poi
si
guardò
intorno
,
come
non
sapendo
dove
fosse
,
come
cercando
qualche
cosa
intorno
a
sé
.
Nella
corsa
sempre
più
turbinosa
,
pareva
che
da
un
momento
all
'
altro
le
lucide
e
fragili
pareti
della
cabina
dovessero
sfasciarsi
,
che
il
pesante
carrozzone
dovesse
forviare
e
frantumarsi
.
Ora
,
sotto
una
lunga
successione
di
interminabili
gallerie
,
il
fracasso
era
talmente
assordante
come
se
intere
montagne
franassero
.
-
Tu
?
...
-
ripeté
l
'
esterrefatto
,
pianissimo
,
quasi
in
un
soffio
,
chinandosi
verso
di
lei
,
afferrandola
agli
omeri
,
figgendole
gli
occhi
nell
'
anima
,
trapassandola
con
lo
sguardo
infiammato
.
-
Sì
,
io
.
-
Tu
,
ora
?
Dopo
aver
visto
la
mia
pena
al
solo
pensiero
del
ritorno
di
quell
'
uomo
?
Quando
c
'
era
una
via
d
'
uscita
da
quest
'
inferno
,
tu
stessa
l
'
hai
chiusa
?
Mi
dirai
almeno
perché
?
E
le
strinse
così
forte
le
mani
,
che
ella
disse
,
con
un
ritorno
dell
'
ambiguo
sorriso
:
-
Mi
fai
male
,
sai
!
-
Ti
spezzo
!
-
scattò
egli
,
esasperato
dal
suo
sorriso
,
improvvisamente
e
confusamente
sovvenendosi
dei
suoi
lunghi
dinieghi
,
delle
sue
resistenze
,
delle
sue
ostilità
,
con
l
'
impeto
folle
di
trarne
vendetta
,
d
'
infrangere
le
morbide
forme
di
quell
'
anima
dura
ed
avversa
.
-
Se
tu
persisti
in
questo
proposito
,
se
non
dichiari
a
quell
'
uomo
che
hai
mutato
idea
,
ti
spezzo
,
ti
uccido
piuttosto
.
Ella
rise
più
sottilmente
ancora
,
dicendo
:
-
Via
,
non
esagerare
...
Noi
non
ci
amiamo
fino
al
delitto
.
Improvvisamente
egli
la
lasciò
,
le
voltò
le
spalle
,
mosse
un
passo
,
afferrò
la
maniglia
dell
'
uscio
per
ripassare
nella
propria
cabina
.
La
voce
di
lei
lo
trattenne
:
la
voce
non
più
fredda
e
incisiva
,
ma
tenera
e
dolce
come
nei
momenti
migliori
.
-
Sei
capace
di
riconoscere
la
verità
?
-
Che
cosa
vuoi
dirmi
?
-
proruppe
egli
ancora
.
-
Che
recito
?
Che
recitiamo
entrambi
?
Che
recitano
tutti
?
Che
l
'
amor
nostro
,
che
tutto
l
'
amore
è
una
finzione
,
che
tutta
la
vita
è
un
inganno
?
Grazie
.
Lo
so
.
Ella
gli
stese
le
due
mani
,
prese
le
sue
,
se
lo
trasse
a
fianco
.
-
Stammi
a
sentire
...
Vienimi
qui
vicino
,
così
...
Stammi
a
sentire
senza
interrompermi
...
La
vita
è
quella
che
è
.
Così
com
'
è
,
una
logica
rigorosa
la
governa
...
Un
giorno
tu
mi
dicesti
che
non
mi
avresti
sposata
,
e
fosti
sincero
.
Zitto
,
lasciami
parlare
:
non
voglio
essere
interrotta
,
ti
dico
!
...
Fosti
sincero
,
fosti
nella
logica
della
situazione
d
'
allora
.
Io
ero
sola
;
nessuno
ti
dava
ombra
;
perché
avresti
menomata
la
tua
libertà
?
...
Sai
perché
ti
feci
quella
domanda
?
Per
vedere
se
avresti
mentito
.
Mentii
io
stessa
,
ti
nascosi
la
possibilità
di
sciogliere
il
mio
matrimonio
,
per
proporti
il
caso
astratto
,
per
leggere
nel
fondo
del
tuo
pensiero
.
Una
promessa
bugiarda
mi
avrebbe
fatto
dubitare
di
tutte
le
altre
tue
parole
.
Fosti
sincero
,
e
mi
piacesti
,
e
te
ne
fui
grata
.
Ora
dici
che
mi
sposeresti
,
ora
ti
duoli
perché
voglio
escluderne
la
possibilità
,
e
sei
sincero
ancora
.
Con
la
tua
gelosia
contro
l
'
uomo
che
viene
a
riprendermi
,
non
trovi
,
non
puoi
trovare
altra
uscita
fuorché
nel
rompere
questo
legame
e
nell
'
accettare
di
unirti
con
me
.
Anche
questa
è
logica
,
anche
ora
dici
quel
che
senti
,
quel
che
devi
sentire
:
io
non
dubito
delle
tue
parole
.
Ma
se
ciò
che
ora
ti
seduce
si
avverasse
,
se
io
fossi
tua
moglie
,
sai
quale
sarebbe
la
logica
della
situazione
nuova
?
Quando
mio
marito
non
fosse
più
mio
marito
,
quando
non
avesse
più
nessun
diritto
su
me
,
quando
non
si
frapponesse
più
fra
noi
,
tu
non
saresti
più
geloso
di
lui
,
ma
probabilmente
di
altri
;
e
allora
ti
pentiresti
di
avere
rinunziato
alla
possibilità
di
lasciarmi
se
io
ti
tradissi
,
o
più
semplicemente
il
giorno
in
cui
l
'
amor
nostro
fosse
finito
;
perché
lo
sai
,
è
vero
?
che
l
'
amore
,
come
ogni
altra
cosa
,
finisce
?
Un
uomo
giunto
all
'
età
tua
senza
avere
provato
il
bisogno
di
prender
moglie
,
può
ridursi
a
portar
via
quella
d
'
un
altro
,
ma
per
pentirsene
poi
,
per
accusare
di
sciocchezza
se
stesso
e
di
calcolo
quell
'
altra
...
-
Che
dici
?
-
tentò
di
interrompere
egli
,
in
un
impeto
di
protesta
.
-
Non
io
;
lo
hai
già
sospettato
tu
stesso
,
or
ora
...
-
Non
m
'
hai
compreso
!
Non
m
'
hai
perdonato
!
-
Ma
sì
,
ma
sì
:
ho
compreso
benissimo
.
Nulla
di
più
naturale
ed
umano
...
-
Ma
non
sai
che
un
'
altra
donna
,
nella
tua
condizione
...
-
Lo
so
:
altre
donne
,
nella
mia
condizione
,
darebbero
qualche
anno
di
vita
per
la
possibilità
di
unirsi
indissolubilmente
all
'
amante
.
Lo
so
:
vi
sono
mogli
che
per
raggiungere
questo
scopo
fanno
l
'
impossibile
,
affrontano
lunghi
processi
,
adducono
le
più
tristi
e
penose
menzogne
,
rinnegano
la
patria
...
E
stammi
a
sentire
:
finché
non
ti
avevo
incontrato
,
io
mi
rallegravo
del
mio
privilegio
.
Non
ammettevo
di
dover
tradire
mio
marito
;
ma
pensavo
pure
talvolta
,
leggendo
un
romanzo
,
udendo
una
musica
,
ricordando
i
sogni
della
prima
gioventù
,
che
un
giorno
avrei
potuto
essere
esposta
ad
una
tentazione
irresistibile
...
Quel
giorno
avrei
potuto
mettere
d
'
accordo
il
mio
cuore
e
la
mia
coscienza
,
con
la
facilità
di
ottenere
il
divorzio
dalla
legge
africana
.
E
se
alla
nostra
unione
manca
ancora
la
consacrazione
religiosa
,
dopo
tanti
anni
,
ciò
non
è
stato
già
per
la
lontananza
di
mio
marito
,
per
i
troppo
brevi
suoi
ritorni
;
ma
perché
io
stessa
ho
indugiato
pensando
che
fosse
stolto
rinunziare
alla
via
d
'
uscita
,
nel
caso
che
avessi
amato
un
altro
uomo
.
-
E
vi
rinunzi
ora
che
mi
ami
?
-
disse
egli
,
interrompendola
violentemente
,
torcendole
una
mano
.
Ella
rispose
,
guardandolo
in
faccia
:
-
Sì
,
perché
ti
amo
.
Per
un
momento
egli
rimase
attonito
,
senza
fiato
,
come
sospeso
in
un
dubbio
oscuro
.
Ella
gli
prese
la
testa
fra
le
mani
,
gli
accostò
la
bocca
alla
bocca
.
-
Perché
t
'
amo
,
capisci
?
mio
malgrado
,
contro
ragione
,
non
so
come
,
non
so
quanto
;
e
perché
questo
è
il
solo
modo
d
'
amarti
ancora
e
d
'
essere
amata
da
te
.
Tu
m
'
amerai
finché
sarò
d
'
un
altro
:
che
m
'
importa
del
tuo
tormento
?
Finché
sarai
geloso
,
mi
amerai
,
da
morirne
;
il
giorno
che
fossi
tua
moglie
l
'
amor
tuo
finirebbe
nella
sicurezza
,
nella
sazietà
.
Io
sono
orgogliosa
anche
,
sai
,
e
non
voglio
doverti
nulla
.
Anche
se
fossi
povero
e
mi
dessi
il
solo
tuo
nome
,
ti
resterei
obbligata
,
e
non
voglio
!
Voglio
obbligarti
io
,
invece
;
voglio
che
tu
stesso
debba
a
me
qualche
cosa
,
poco
o
molto
,
non
importa
,
non
foss
'
altro
ciò
che
l
'
amor
mio
è
stato
finora
nella
tua
vita
d
'
uomo
e
d
'
artista
.
Allora
egli
tremò
,
abbagliato
dalla
nuova
bellezza
diffusa
nel
viso
di
Rosanna
,
dalla
luce
sfolgorante
nel
suo
sguardo
,
oppresso
e
come
impaurito
dall
'
ebbrezza
prodotta
dalle
parole
di
lei
,
dal
ritrovare
in
lei
finalmente
,
dopo
i
lunghi
dubbi
e
gli
sconforti
e
le
disperazioni
,
la
donna
amante
che
gli
si
era
concessa
dopo
una
lunga
resistenza
,
ma
senza
falsi
pudori
,
senza
ipocrisie
,
senza
calcoli
,
per
impeto
di
simpatia
,
per
forza
di
desiderio
,
per
slancio
di
passione
;
allora
,
col
cuore
stretto
dalla
vergogna
per
i
sospetti
concepiti
un
momento
prima
,
con
l
'
anima
chiusa
dal
dolore
nel
vedere
dileguarsi
per
volere
di
lei
l
'
insperata
possibilità
,
egli
pianse
.
Non
una
parola
gli
uscì
dalla
gola
stretta
nello
spasmo
,
dalle
labbra
bagnate
dalle
grosse
lacrime
che
gli
rigavano
il
volto
.
-
Non
voglio
che
tu
pianga
!
-
disse
ella
,
accigliandosi
,
ritraendosi
.
-
Non
mi
piace
il
pianto
d
'
un
uomo
.
E
poi
,
di
che
ti
lagni
?
Hai
dimenticato
ciò
che
mi
dicesti
una
volta
?
Egli
la
guardò
senza
rispondere
,
senza
comprendere
.
Tante
cose
le
aveva
dette
!
A
quale
alludeva
?
-
Non
ti
rammenti
che
prevedendo
la
fine
dell
'
amor
nostro
,
io
previdi
anche
che
dopo
di
te
avrei
preso
necessariamente
un
altro
amante
,
e
poi
un
terzo
,
e
poi
un
quarto
,
e
che
mi
sarei
a
poco
a
poco
ridotta
come
le
donne
che
hanno
perduto
ogni
diritto
al
rispetto
?
Il
ricordo
atroce
irruppe
nella
sua
mente
.
Infatti
!
...
Senza
una
parola
né
un
accento
di
rimprovero
,
accertando
semplicemente
una
verità
patente
ed
una
legge
ineluttabile
,
ella
aveva
affermato
l
'
impossibilità
di
fermarsi
nella
via
degli
errori
;
gli
aveva
riferito
il
giudizio
letto
in
un
libro
:
"
Si
trovano
donne
che
non
hanno
avuto
mai
amanti
,
non
se
ne
trovano
che
ne
abbiano
avuto
uno
solo
"
.
Atroce
,
atroce
la
pena
allora
sofferta
.
Ella
non
gli
aveva
rimproverato
di
averla
sospinta
per
la
lubrica
china
,
ma
egli
stesso
ne
aveva
provato
un
rimorso
acutissimo
.
Una
gelosia
inaudita
,
la
gelosia
contro
gli
ignoti
ancora
a
lei
stessa
,
in
braccio
ai
quali
ella
sarebbe
caduta
,
lo
aveva
morso
.
Per
evitare
l
'
estremo
avvilimento
di
quella
creatura
,
per
evitare
a
se
stesso
il
rimorso
intollerabile
,
per
salvare
le
anime
loro
,
egli
le
aveva
proposto
di
lasciarsi
,
piuttosto
,
in
piena
passione
,
di
amarsi
da
lontano
,
dolorosamente
ma
puramente
,
di
non
amarsi
piuttosto
in
nessun
modo
,
se
a
questo
patto
ella
si
sarebbe
sentita
sicura
da
nuove
cadute
.
-
Non
ti
rammenti
che
mi
offristi
di
rinunziare
a
me
,
per
salvarmi
?
...
Te
ne
rammenti
,
è
vero
?
...
E
allora
,
non
ti
lagnare
!
Lasciami
stringere
a
mio
marito
:
è
il
mezzo
di
garentirmi
contro
nuovi
pericoli
e
di
vivere
solo
,
eternamente
,
nella
mia
memoria
.
Egli
chinò
il
capo
,
chiudendosi
la
bocca
col
fazzoletto
,
per
reprimere
il
nuovo
impeto
di
pianto
.
-
Non
piangere
!
-
ingiunse
ella
ancora
.
-
Tu
che
comprendi
tante
cose
,
-
le
rispose
,
amaramente
,
con
voce
rotta
,
-
non
comprendi
il
mio
dolore
?
...
Non
comprendi
che
io
darei
la
vita
per
averti
conosciuta
prima
,
quando
nessun
'
ombra
aveva
sfiorato
questa
tua
anima
,
quando
nulla
avrebbe
potuto
impedirti
di
accettare
il
mio
nome
?
Ella
tacque
un
poco
,
a
capo
chino
,
con
lo
sguardo
fiso
;
poi
disse
,
piano
:
-
Sì
,
prima
...
forse
...
-
Ed
anche
ora
!
-
insisté
egli
,
stendendo
le
braccia
,
cercando
di
stringerla
a
sé
,
di
vincerla
con
la
forza
dei
muscoli
e
l
'
impeto
delle
parole
.
-
Ed
anche
ora
,
Rosanna
;
se
tu
vuoi
,
se
credi
all
'
amor
mio
,
se
sei
capace
di
leggermi
nel
cuore
,
di
vedervi
la
fiamma
che
lo
investe
e
lo
brucia
.
Se
non
vuoi
che
il
rimorso
avveleni
tutta
la
mia
vita
,
dimmi
di
sì
,
dimmi
di
sì
;
altrimenti
dovrò
credere
che
tu
intenda
punirmi
,
giustamente
,
perché
quando
mi
proponesti
la
prima
volta
l
'
ipotesi
della
nostra
unione
,
ricusai
di
accoglierla
.
Sii
generosa
,
non
mi
serbare
rancore
...
-
Non
te
ne
serbo
.
-
Allora
non
t
'
impegnare
,
Rosanna
!
Sei
ancora
in
tempo
!
Non
ti
chiedo
altro
che
d
'
aspettare
ancora
un
poco
,
per
rassicurarti
,
per
provarti
che
non
posso
mutare
,
qualunque
cosa
avvenga
;
che
abbandonarmi
a
te
,
riposare
in
te
,
darti
quanto
mi
resta
di
sentimento
,
di
ingegno
e
di
vita
,
è
l
'
unico
mio
desiderio
,
l
'
ultimo
mio
bisogno
...
Ella
scosse
il
capo
,
senza
rialzarlo
.
-
No
.
Mai
.
Egli
si
premé
tra
le
mani
la
fronte
scottante
;
poi
,
levatosi
,
si
appressò
al
finestrino
,
col
petto
oppresso
,
il
respiro
mozzato
dall
'
aria
ormai
greve
della
cabina
,
avido
di
ristorarsi
al
soffio
della
flotte
.
Restò
invaso
dallo
stupore
alzando
la
tenda
:
albeggiava
,
il
cielo
impallidiva
sulla
terra
ancora
avvolta
nell
'
ombra
,
le
masse
vegetali
profilavano
dense
e
nere
sul
lividore
dell
'
orizzonte
.
Oltre
la
linea
della
siepe
fuggente
e
stormente
al
soffio
impetuoso
prodotto
dalla
corsa
del
treno
,
i
campi
rigati
dai
solchi
delle
piantagioni
,
pezzati
dalle
culture
,
divisi
dai
fossi
;
i
casolari
vigilati
dagli
alberi
d
'
alto
fusto
,
nel
mezzo
dei
chiusi
,
dormivano
ancora
,
parevano
abbandonati
,
deserti
,
senza
forme
viventi
,
senza
chiarori
alle
finestre
,
senza
fumi
ai
comignoli
:
solo
nelle
profondità
dello
spazio
ricominciava
la
vita
col
dramma
eterno
della
notte
e
del
giorno
,
con
la
tacita
pugna
della
luce
e
delle
tenebre
personificata
nei
miti
antichissimi
,
perpetuantesi
nel
tempo
interminabile
Il
convoglio
fuggiva
verso
la
notte
in
fuga
,
come
nella
folle
intenzione
di
raggiungerla
,
e
gli
occhi
del
dolente
tentavano
di
rifugiarvisi
,
gonfi
di
nuove
lacrime
dinanzi
all
'
agonia
di
quella
notte
d
'
amore
e
di
dolore
.
-
È
giorno
?
La
voce
di
lei
,
la
mano
di
lei
appoggiatasi
alla
sua
spalla
lo
fecero
trasalire
.
-
Di
già
!
Poi
,
scorgendo
gli
occhi
lacrimanti
:
-
Ancora
?
-
soggiunse
,
crucciata
.
Egli
disse
,
in
tono
di
amara
preghiera
,
scrollando
il
capo
:
-
Che
ti
fa
?
...
Lasciami
piangere
!
Il
suo
pianto
era
queto
e
dolce
,
senza
singhiozzi
.
Piangendo
le
passò
un
braccio
attorno
al
collo
,
posò
la
fronte
sulla
sua
spalla
.
Sempre
tentando
d
'
infrenare
l
'
impeto
della
commozione
,
disse
:
-
Capisco
...
capisco
...
Forse
hai
ragione
...
forse
l
'
amore
finirebbe
se
ti
avessi
tutta
per
me
...
Tristo
cuore
,
il
nostro
...
Tristo
amore
,
che
ha
bisogno
di
sentirsi
insidiato
,
di
lottare
per
vivere
...
-
Tutta
la
vita
è
lotta
.
-
È
vero
.
È
vero
.
Di
momento
in
momento
la
luce
si
diffondeva
vittoriosa
;
il
cielo
dell
'
orizzonte
già
splendeva
con
un
'
immensa
lastra
d
'
argento
tagliata
da
un
fuso
di
nubi
che
s
'
indorava
dalla
parte
del
sole
imminente
.
Egli
volse
lo
sguardo
da
quello
spettacolo
agli
occhi
della
donna
.
Anche
in
lei
,
anche
nell
'
anima
sua
,
un
contrasto
di
luci
e
d
'
ombre
,
fulgori
di
bellezze
e
oscurità
profonde
.
Come
giudicarla
,
se
anch
'
egli
aveva
il
sentimento
della
propria
miseria
,
se
temeva
di
spingere
lo
sguardo
nelle
oscure
profondità
della
propria
coscienza
?
...
-
Che
ore
saranno
?
...
-
domandò
la
sua
voce
.
Egli
trasse
l
'
orologio
.
-
Sono
le
sei
e
dieci
.
-
Milano
è
vicina
!
...
Rientra
nella
tua
cabina
.
Ho
bisogno
di
restar
sola
.
-
Vado
.
Mi
richiamerai
?
-
Sì
.
Le
sfiorò
la
fronte
con
un
bacio
lieve
,
e
la
lasciò
.
Ancora
il
giuoco
degli
specchi
,
nel
passaggio
,
lo
fece
sussultare
;
poi
,
aperto
il
finestrino
della
sua
cabina
,
si
abbandonò
sul
lettuccio
.
Con
gli
occhi
alla
luce
trionfante
,
abbacinato
,
cullato
dal
moto
del
treno
dopo
la
notte
insonne
,
sentì
il
suo
pensiero
annebbiarsi
.
Era
partito
la
sera
precedente
?
Non
era
passato
un
tempo
lunghissimo
,
dal
momento
che
aveva
ricevuto
la
lettera
di
Rosanna
?
Quante
cose
,
nel
giro
di
poche
ore
!
L
'
attesa
alla
stazione
,
il
pericolo
sulla
linea
ingombra
,
la
corsa
lungo
il
binario
...
Ma
quanti
maggiori
mutamenti
nelle
disposizioni
del
suo
cuore
,
quanti
più
gravi
avvenimenti
nella
sua
intima
vita
!
Dalla
gioia
al
pensiero
di
rivederla
dopo
tanta
separazione
,
al
proposito
di
rimproverarla
acremente
per
il
lungo
abbandono
;
dalla
paura
di
perderla
spaventosamente
in
uno
scontro
di
treni
,
all
'
ebbrezza
di
stringersela
viva
sul
vivo
cuore
;
dalla
rivelazione
della
possibilità
del
divorzio
,
alla
inesorabile
deliberazione
del
ribadimento
della
catena
...
Di
un
altro
!
Di
un
altro
!
Era
d
'
un
altro
,
restava
d
'
un
altro
,
sarebbe
sempre
stata
d
'
un
altro
.
Il
treno
la
trasportava
con
la
velocità
del
vento
incontro
a
quell
'
uomo
,
traversava
senza
fermarsi
le
stazioni
minori
,
sostava
un
istante
nelle
più
importanti
,
riprendeva
la
sua
corsa
fatale
verso
la
mèta
.
Ora
non
più
ostacoli
lungo
la
via
ferrata
,
libera
fino
all
'
estremo
orizzonte
sui
pingui
campi
ridestati
dal
sole
.
Così
fossero
sorti
altri
ostacoli
!
Se
almeno
quel
convoglio
si
fosse
infranto
contro
un
altro
,
se
si
fosse
precipitato
in
un
abisso
,
se
si
fosse
bruciato
tra
le
fiamme
d
'
un
incendio
inestinguibile
!
Null
'
altro
avrebbe
potuto
impedire
che
Rosanna
raggiungesse
suo
marito
,
che
rendesse
più
stretto
il
nodo
coniugale
.
Meglio
la
morte
,
meglio
morire
schiacciato
,
arso
,
annientato
con
lei
,
dopo
avere
intravvisto
la
possibilità
di
farla
sua
!
...
Ecco
,
roteanti
nella
corsa
del
treno
,
le
case
del
suburbio
milanese
;
ecco
il
conduttore
apparire
sull
'
uscio
:
"
Siamo
a
Londra
,
signore
"
.
A
Londra
?
Come
mai
tanto
lontano
?
Ma
via
,
giù
dal
letto
per
entrare
nella
cabina
di
lei
,
a
darle
l
'
ultimo
bacio
.
Vuota
,
la
cabina
;
ella
stava
fuori
,
nel
corridoio
,
in
piedi
dinanzi
ad
una
finestra
,
fra
gli
altri
viaggiatori
pronti
a
discendere
;
e
non
uno
sguardo
per
lui
,
quasi
fosse
divenuto
un
estraneo
,
quasi
non
lo
avesse
mai
conosciuto
.
Non
si
conoscevano
più
,
come
sotto
il
"
Senegal
"
:
ella
era
d
'
un
altro
.
Ecco
:
quell
'
altro
aspettava
sotto
la
tettoia
,
faceva
cenni
di
saluto
alla
donna
sua
;
ma
allora
ella
si
rivoltava
,
rientrava
un
istante
nella
cabina
e
traendolo
a
sé
lo
baciava
sulla
bocca
...
Il
bacio
lo
destò
.
Il
sogno
non
era
stato
tutto
ingannatore
;
ella
era
china
su
di
lui
,
sorridente
,
odorante
,
fresca
dopo
il
lavacro
mattutino
.
-
Lèvati
,
dormiglione
:
siamo
a
Milano
.
Distese
le
braccia
per
stringerla
a
sé
ma
ad
un
tratto
udì
picchiare
.
Rialzatasi
rapidamente
,
ella
sparì
dietro
l
'
uscio
del
gabinetto
.
-
Avanti
,
chi
è
?
Il
conduttore
entrò
annunziando
:
-
Siamo
arrivati
,
signore
.
-
Grazie
.
Va
bene
.
Pensate
alle
mie
valigie
.
Si
alzò
,
si
ricompose
,
uscì
nei
corridoio
.
Ella
vi
era
già
,
gli
sorrise
,
gli
stese
la
mano
,
come
riconoscendolo
in
quel
punto
.
-
Avete
dormito
bene
,
Bertini
?
..
-
A
voce
più
bassa
soggiunse
:
-
Ti
permetto
di
accompagnarmi
.
Egli
dubitò
di
avere
udito
male
.
Non
gli
aveva
scritto
che
alla
stazione
di
Milano
doveva
lasciarla
,
che
dovevano
fingere
di
non
conoscersi
.
Ma
poiché
ella
si
rivoltava
,
quasi
a
richiamarlo
,
ad
attirarlo
presso
di
sé
,
la
raggiunse
e
l
'
aiutò
a
discendere
.
Un
altro
treno
sopraggiungeva
in
quel
momento
,
empiva
la
tettoia
di
frastuono
e
di
fumo
.
-
Chiasso
?
-
domandò
ella
al
facchino
.
-
Chiasso
,
sissignora
.
Ella
cercò
tra
la
folla
dei
viaggiatori
attraversanti
i
binarî
,
avviantisi
alle
scale
d
'
uscita
.
-
Eccolo
!
...
-
disse
,
riconoscendo
l
'
alta
figura
del
marito
,
intento
anch
'
egli
a
guardarsi
intorno
;
poi
ingiunse
:
-
Seguimi
.
Lodovico
la
seguì
macchinalmente
.
Prima
che
potesse
riflettere
,
che
potesse
considerare
quale
fosse
la
nuova
volontà
di
lei
,
la
vide
scambiare
un
bacio
col
consorte
e
poi
rivolgendosi
verso
di
lui
:
-
Francesco
,
ho
il
piacere
di
presentarti
il
signor
Bertini
...
un
grande
scultore
italiano
...
un
mio
buon
amico
,
col
quale
ho
fatto
insieme
il
viaggio
...
III
Sul
lago
Acque
grigie
,
cielo
grigio
,
veli
di
nebbie
erranti
sulle
coste
dei
monti
,
solitudine
e
silenzio
sulle
rive
fuggenti
dinanzi
al
battello
vibrante
e
pulsante
.
Ai
rintocchi
della
campana
del
timoniere
,
Perez
,
ritto
a
poppa
con
gli
sguardi
verso
le
lontananze
vaporose
del
bacino
di
Morganella
,
si
rivolse
,
vide
il
pontile
sporgente
dalla
sponda
sinistra
,
lesse
col
cannocchiale
il
nome
scritto
sull
'
arco
dell
'
approdo
:
"
Promonte
-
Fraida
"
,
e
andò
a
cercare
la
sua
valigia
,
deposta
sotto
coperta
per
timore
che
venisse
a
piovere
.
Il
"
Ticino
"
era
mezzo
vuoto
,
in
quella
uggiosa
mattinata
d
'
autunno
;
nessun
forestiere
tra
gli
scarsi
viaggiatori
della
prima
classe
;
popolata
solo
la
seconda
,
di
paesani
:
fattori
di
campagna
con
sacchi
e
fagotti
,
operai
con
gli
strumenti
del
mestiere
,
qualche
contadina
col
capo
avvolto
nel
fazzoletto
vistoso
,
due
preti
che
si
preparavano
a
scendere
mentre
il
moto
delle
ruote
si
arrestava
,
per
riprendere
subito
dopo
in
senso
inverso
.
Sul
pontile
non
c
'
erano
né
viaggiatori
né
curiosi
:
solo
due
marinai
della
"
Lacustre
"
pronti
ad
afferrare
le
gomene
lanciate
dai
loro
compagni
di
bordo
.
Sbarcato
con
la
sua
valigia
in
mano
,
Perez
si
guardò
intorno
,
un
poco
imbarazzato
:
Lodovico
gli
aveva
scritto
che
lo
avrebbe
rilevato
all
'
approdo
,
e
non
si
vedeva
nessuno
.
-
Non
c
'
è
una
carrozza
?
Un
omnibus
dall
'
albergo
?
-
domandò
a
uno
dei
marinai
.
-
Nossignore
.
A
questa
stagione
c
'
è
aperto
il
solo
"
Grand
-
Hôtel
"
,
alla
Fraida
;
ma
l
'
omnibus
scende
soltanto
alla
stazione
della
ferrovia
,
a
Gozzana
.
-
Si
troverà
almeno
qualcuno
che
mi
porti
la
valigia
e
mi
insegni
la
via
?
-
Dove
va
?
-
Dal
signor
Bertini
,
il
cognato
del
dottor
Salfi
...
-
Ah
,
bene
!
-
rispose
quell
'
uomo
,
con
espressione
di
rispetto
,
udendo
pronunziare
i
due
nomi
.
-
Aspetti
un
momento
che
il
battello
sia
ripartito
:
proveremo
all
'
osteria
del
Morello
;
e
se
mai
,
sono
qua
io
.
Ma
quando
il
"
Ticino
"
liberato
dalle
gomene
,
fischiò
sul
punto
di
riprendere
la
corsa
,
Perez
udì
il
fischio
prolungarsi
in
un
tintinnìo
di
sonagliere
.
Rivoltatosi
,
vide
un
calessino
avanzarsi
a
tutta
carriera
,
arrestarsi
di
botto
dinanzi
al
pontile
:
Lodovico
lo
guidava
.
-
Manca
di
funicolari
,
questa
tua
Promonte
!
-
gli
disse
allegramente
,
caricando
la
valigia
sullo
svelto
veicolo
.
-
Quando
si
sta
fra
le
nubi
,
si
fa
trovare
almeno
un
ippogrifo
!
-
Scusami
,
-
rispose
l
'
altro
.
-
Ho
calcolato
male
il
tempo
.
Ti
prego
di
scusarmi
.
-
Non
ti
scuso
niente
affatto
:
ti
ringrazio
.
Almeno
una
volta
in
vita
mia
avrò
potuto
pronunziare
una
parola
regale
:
"
Poco
mancò
non
mi
toccasse
aspettare
!..."
.
Rise
della
propria
facezia
;
poi
,
osservando
il
cavallino
fremente
per
la
corsa
vertiginosa
e
carezzandolo
sulla
groppa
in
sudore
,
esclamò
:
-
Ma
guarda
questa
povera
bestiola
,
come
l
'
hanno
conciata
!
...
Ma
che
maniera
di
guidare
!
...
Denunzieremo
il
signor
padrone
alla
Società
zoofila
del
capoluogo
!
Quando
ebbe
preso
posto
accanto
all
'
ospite
,
quando
il
legnetto
s
'
avviò
per
la
salita
,
gli
mancò
il
cuore
di
scherzare
.
Se
non
avesse
visto
l
'
amico
suo
da
tre
anni
invece
che
da
tre
soli
mesi
,
l
'
opera
del
tempo
avrebbe
spiegato
la
trasformazione
operatasi
in
lui
;
il
solo
dolore
dell
'
anima
non
poteva
averla
prodotta
.
I
capelli
delle
tempie
erano
quasi
tutti
incanutiti
;
sul
viso
scarnito
e
soffuso
d
'
un
lividore
malsano
le
occhiaie
si
erano
gonfiate
d
'
umore
,
come
negl
'
infermi
di
nefrite
;
i
solchi
delle
rughe
erano
più
profondi
,
le
vene
temporali
più
turgide
e
serpiginose
.
Bisognava
domandargli
:
"
Soffri
?
Perché
non
ti
curi
?..."
ma
le
parole
gli
morivano
sulle
labbra
,
per
paura
di
toccare
la
piaga
secreta
di
quell
'
anima
in
pena
.
Egli
stesso
ruppe
il
silenzio
per
domandargli
:
-
Sei
partito
iersera
?
-
Iersera
.
-
Hai
fatto
colazione
?
-
Sì
,
male
,
a
bordo
.
-
Prenderai
qualche
cosa
arrivando
.
-
No
,
grazie
;
aspetterò
il
pranzo
,
oramai
.
Il
cavallino
scodinzolava
,
dondolava
la
testa
,
annitriva
,
quasi
scacciandosi
di
dosso
la
stanchezza
per
vincere
l
'
erta
della
via
tagliata
sul
vivo
e
nudo
fianco
della
montagna
.
-
Che
vista
!
...
-
esclamò
Perez
,
volgendo
lo
sguardo
al
lago
,
che
dall
'
altezza
gradatamente
crescente
si
slargava
,
svelando
tutte
le
sinuosità
delle
sue
coste
,
tutte
le
macchie
dei
paeselli
adagiati
sulle
rive
o
inerpicati
su
per
le
frastagliate
pendici
.
-
Una
lastra
d
'
acciaio
,
-
riprese
lo
spettatore
ammirato
ed
estatico
,
-
in
fondo
a
una
conca
di
lavagna
:
guarda
che
stupenda
intonazione
!
...
È
questo
il
punto
da
dove
prendesti
il
bozzetto
che
mi
mandasti
dopo
la
prima
rappresentazione
del
"
Fascino
"
?
...
Ma
nel
tuo
quadretto
c
'
è
il
sole
,
c
'
è
l
'
azzurro
,
c
'
è
il
verde
...
Tacque
,
per
la
rinnovata
paura
di
toccare
un
tasto
falso
.
Dopo
un
'
altra
lunga
pausa
domandò
:
-
A
casa
tua
stanno
tutti
bene
?
-
Bene
,
grazie
.
Come
affrontare
l
'
argomento
scottante
?
Come
riprendere
la
conversazione
interrotta
da
tre
mesi
,
all
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
dopo
quanto
aveva
saputo
?
...
Accompagnato
l
'
amico
alla
stazione
,
quella
sera
,
con
vane
parole
di
esortazione
alla
calma
,
con
la
viva
raccomandazione
di
non
lasciarlo
almeno
senza
notizie
,
non
aveva
più
ricevuto
da
lui
se
non
qualche
cartolina
illustrata
da
diverse
città
e
stazioni
climatiche
svizzere
.
Gli
aveva
scritto
egli
stesso
;
ma
la
sua
lettera
,
diretta
alla
posta
di
Lucerna
,
non
doveva
essergli
pervenuta
,
perché
era
rimasta
senza
risposta
.
Aveva
chiesto
di
lui
a
sua
sorella
,
a
Promonte
,
ed
ella
gli
aveva
fatto
sapere
che
era
tornato
lassù
,
con
lei
,
ma
in
condizioni
di
salute
e
di
spirito
che
la
impensierivano
.
Si
era
proposto
di
chiedere
qualche
giorno
di
licenza
per
andarlo
a
trovare
,
quando
una
strana
lettera
gli
aveva
preannunziato
l
'
imminente
scioglimento
del
dramma
.
Sulla
busta
,
con
l
'
intestazione
del
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
-
una
frazione
di
Promonte
,
dall
'
altra
parte
del
lago
-
la
scrittura
dell
'
indirizzo
gli
era
riuscita
ignota
.
Cercata
,
prima
di
leggere
,
la
sottoscrizione
,
il
nome
di
Rosanna
Lariani
lo
aveva
stupito
.
Che
mai
poteva
volere
da
lui
?
...
Ella
gli
si
rammentava
,
evocando
rapidamente
i
ricordi
di
Valsorrisa
;
poi
gli
chiedeva
senz
'
altro
un
favore
.
Al
suo
matrimonio
,
contratto
civilmente
nella
Stanlesia
,
era
mancata
-
narrava
-
la
benedizione
religiosa
;
un
po
'
tardi
,
ma
in
tempo
,
aveva
deciso
,
d
'
accordo
col
marito
,
di
accostarsi
all
'
altare
;
per
evitare
l
'
indiscreta
curiosità
dei
conoscenti
,
sarebbero
andati
a
sposarsi
in
un
paesetto
fuori
mano
,
a
Promonte
sul
Lago
,
la
terra
natale
del
comune
amico
Bertini
;
e
poiché
questi
aveva
accettato
di
essere
suo
testimonio
,
ella
chiedeva
a
lui
stesso
se
voleva
servire
da
testimonio
al
marito
;
in
caso
affermativo
,
lo
pregava
di
trovarsi
lassù
per
la
mattina
del
27
ottobre
,
alle
7;
la
cerimonia
si
sarebbe
celebrata
,
beninteso
,
con
estrema
semplicità
,
senza
la
minima
concessione
alle
consuetudini
mondane
,
senza
nessun
altro
spettatore
fuorché
i
due
amici
testimoni
,
ai
quali
era
data
viva
preghiera
di
astenersi
da
ogni
formalità
,
di
non
darsi
altro
disturbo
fuorché
quello
di
assistere
al
compimento
del
rito
...
Naturalmente
egli
aveva
risposto
accettando
,
annunziando
anche
a
Lodovico
che
sarebbe
arrivato
con
la
seconda
corsa
del
26
.
Nulla
gli
aveva
chiesto
di
spiegargli
,
come
se
avesse
compreso
ogni
cosa
;
e
in
verità
,
quantunque
ignorasse
quanto
era
sopravvenuto
,
aveva
intuito
la
gravità
della
crisi
.
Per
ribadire
l
'
anello
che
la
legava
al
marito
,
bisognava
che
quella
donna
volesse
sottrarsi
all
'
amante
;
ma
perché
mai
,
allora
,
proprio
l
'
amante
doveva
assistere
a
quelle
nozze
?
Un
secreto
accordo
era
intervenuto
fra
loro
?
Ma
allora
che
cosa
crucciava
,
quale
pena
rodeva
l
'
amico
suo
?
-
Volendo
ripartire
domani
,
-
gli
domandò
,
per
dire
qualche
cosa
,
per
interrompere
il
silenzio
penoso
,
-
quale
corsa
mi
conviene
prendere
?
-
Quella
del
pomeriggio
.
La
mattina
il
battello
in
discesa
passa
alle
5;
bisognerebbe
levarsi
alle
3
per
giungere
in
tempo
.
-
No
,
non
ho
furia
;
preferisco
aspettare
.
Tacque
ancora
;
poi
ridomandò
:
-
E
tu
,
ti
tratterrai
un
pezzo
quassù
?
...
Tornerai
a
Firenze
?
...
Che
cosa
ti
proponi
di
fare
?
L
'
interrogato
si
voltò
a
guardarlo
con
espressione
di
meraviglia
.
-
Mi
tratterrò
?
...
Dove
andrò
?
...
Che
cosa
farò
?
...
Pareva
in
preda
a
un
grande
stupore
,
come
se
le
domande
fossero
troppo
bizzarre
e
stravaganti
.
-
E
tu
,
lo
sai
che
cosa
farai
?
...
Lo
sa
nessuno
,
quel
che
farà
?
...
Conosci
qualcuno
che
faccia
ciò
che
vuole
?
...
Ah
,
sì
!
...
Un
carro
in
discesa
era
apparso
da
una
svoltata
e
s
'
avanzava
incrociandosi
col
calessino
.
L
'
uomo
che
lo
guidava
,
un
contadino
di
dubbia
età
,
con
le
labbra
sottili
interamente
sbarbate
,
gli
occhietti
lucenti
,
il
collo
avvolto
in
un
fazzoletto
,
salutò
profondamente
,
cavandosi
il
berretto
.
-
Riverisco
,
signoria
!
-
Ciao
,
Pin
!
...
-
gli
gridò
lo
scultore
,
improvvisamente
animato
,
con
un
sorriso
ed
un
gesto
vivace
.
-
Tien
duro
,
Pin
!
...
Non
mollare
!
...
Vendiamolo
caro
,
quel
seme
.
-
Stia
pur
sicuro
!
...
-
gridò
a
sua
volta
il
passante
,
con
un
riso
sonoro
.
-
A
Pinella
Scórcola
non
la
fanno
mica
!
...
-
Bravo
Pinella
!
...
Ma
gettata
quella
voce
d
'
approvazione
all
'
uomo
già
lontano
,
lo
sguardo
del
dolente
si
spense
.
-
Quel
bruto
,
sì
,
fa
ciò
che
vuole
;
sa
quanto
deve
vendere
il
suo
raccolto
,
come
può
frodare
il
compratore
.
-
Dando
un
colpo
di
frusta
al
cavallo
che
trasalì
e
quasi
s
'
impennò
all
'
inusato
maltrattamento
,
soggiunse
:
-
Tu
lo
sai
ciò
che
vuoi
:
arrivare
presto
alla
stalla
,
mangiare
il
tuo
sacco
di
biada
...
Ma
io
,
ma
noi
...
-
È
vero
!
-
mormorò
Perez
,
chinando
il
capo
,
pensando
alla
stranezza
del
caso
che
lo
faceva
salire
su
quell
'
alpe
per
assistere
alle
rinnovate
nozze
d
'
un
uomo
che
non
conosceva
e
della
donna
per
cui
l
'
amico
suo
spasimava
.
Ma
Lodovico
,
con
voce
rauca
,
strozzata
da
un
colpo
di
tosse
,
ribatté
:
-
È
vero
,
che
cosa
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
vero
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
reale
?
...
Io
ti
domando
se
questa
scena
che
ci
sta
dinanzi
esiste
,
se
noi
che
parliamo
esistiamo
,
se
l
'
universo
e
la
vita
hanno
nulla
di
consistente
...
Divago
?
Hai
paura
che
mi
giri
?
-
Vedo
che
soffri
.
-
Ora
?
In
questo
momento
?
No
.
Ora
non
soffro
.
Perez
tentò
di
prendergli
la
mano
guantata
che
stringeva
le
redini
,
esclamando
:
-
Lodovico
,
lasciami
dire
...
Ma
egli
continuò
,
come
se
non
avesse
udito
l
'
interruzione
:
-
Ora
mi
par
di
sognare
...
Ti
giuro
che
il
solo
sentimento
ancora
vivo
in
me
è
lo
stupore
...
Non
mi
riconosco
,
non
riconosco
niente
intorno
a
me
...
Tutto
ha
un
senso
nuovo
,
insolito
,
impenetrabile
...
La
memoria
m
'
inganna
...
Ho
tardato
a
ordinare
che
attaccassero
perché
non
pensavo
più
che
tu
dovessi
arrivare
a
quest
'
ora
...
quantunque
il
motivo
del
tuo
viaggio
...
quello
,
no
,
non
mi
fosse
uscito
di
mente
!
...
Rise
d
'
un
riso
così
doloroso
,
che
Perez
ripeté
con
una
nuova
effusione
il
gesto
,
gli
strinse
con
più
forza
la
mano
ed
espresse
finalmente
tutta
la
sua
inquieta
curiosità
domandando
,
a
frasi
rotte
,
per
accenni
:
-
Ma
perché
?
...
Che
cosa
significa
?
...
Siete
d
'
accordo
?
...
Con
quale
intenzione
?
...
Abbandonate
le
redini
per
rispondere
alla
stretta
della
mano
amica
,
Lodovico
mormorò
,
battendo
le
ciglia
sugli
occhi
stanchi
:
-
Perché
!
...
Perché
questa
è
la
logica
,
dice
,
della
nostra
situazione
...
Perché
il
nodo
che
la
stringe
a
suo
marito
è
troppo
saldo
,
perché
quell
'
uomo
soffrirebbe
troppo
nel
perderla
,
perché
i
figli
non
possono
essere
abbandonati
...
-
Va
bene
;
ma
quale
necessità
di
compiere
la
nuova
cerimonia
?
...
-
Non
potendo
disfare
questo
nodo
,
bisogna
,
dice
,
rinsaldarlo
.
Si
sono
sentiti
,
dice
,
poco
maritati
dalla
legge
africana
,
che
consente
il
divorzio
con
estrema
facilità
;
vogliono
,
vuole
,
una
conferma
irrevocabile
.
-
E
tu
,
proprio
tu
,
devi
servirle
da
testimonio
?
-
Io
.
E
la
cerimonia
deve
celebrarsi
proprio
qui
,
nella
chiesa
del
mio
paese
;
e
tu
,
il
mio
migliore
amico
,
il
mio
confidente
,
anche
tu
devi
esser
presente
.
-
Lo
so
,
ma
non
capisco
.
Perché
?
-
Perché
!
Forse
perché
io
non
possa
dubitare
che
il
suo
proponimento
è
stato
attuato
;
perché
neanche
in
sogno
io
creda
più
alla
possibilità
che
torni
libera
.
-
Ma
dunque
...
volevi
che
divorziasse
?
Il
dolente
strinse
anche
più
forte
la
mano
fraterna
.
-
Non
posso
vivere
senza
di
lei
.
-
Volevi
sposarla
?
...
-
insisté
Perez
,
stupito
.
-
Ti
pare
incredibile
?
Non
te
ne
sai
dare
ragione
?
...
Ma
capisci
ora
la
parte
che
questa
donna
ha
presa
nella
mia
vita
?
...
Sì
,
ho
voluto
unirla
a
me
,
per
sempre
...
E
la
perdo
,
invece
,
per
volontà
sua
,
unicamente
.
E
non
posso
maledirla
...
Tu
che
studi
il
cuore
umano
,
studia
questo
caso
:
ella
mi
sfugge
perché
mi
ama
.
Questa
è
,
dice
,
la
più
gran
prova
d
'
amore
che
m
'
abbia
data
.
Ascolta
,
tu
che
passi
come
me
la
vita
a
cercare
immagini
di
bellezza
:
io
le
dissi
un
giorno
,
ai
primi
tempi
dell
'
amor
nostro
,
che
bisognava
fare
una
cosa
bella
di
questo
nostro
amore
,
che
bisognava
salvarlo
dalla
corruzione
,
dalle
volgarità
...
Quando
mi
è
parso
che
la
dissoluzione
del
suo
matrimonio
e
la
nostra
unione
fossero
ciò
che
di
meglio
potessimo
fare
per
la
bellezza
dell
'
esempio
che
avremmo
dato
al
mondo
,
ella
ha
sdegnosamente
sorriso
,
mi
ha
dimostrato
che
ci
saremmo
odiati
il
domani
delle
nostre
nozze
;
mentre
,
dal
momento
che
ci
saremo
uniformati
alla
necessità
,
che
avremo
sacrificato
il
nostro
piacere
al
dovere
,
che
avrò
assistito
alla
benedizione
del
suo
anello
nuziale
,
la
nostra
fiamma
purificata
arderà
più
alta
,
la
stessa
memoria
dell
'
amor
nostro
sarà
benedetta
...
La
sua
voce
si
spense
in
un
brivido
.
Lasciata
la
mano
del
compagno
,
riafferrò
le
redini
,
le
trasse
forte
a
sé
,
fece
arrestare
la
bestia
e
balzò
a
terra
.
-
Lodovico
!
Che
fai
?
-
Nulla
:
mi
muovo
.
Perez
scese
anche
lui
,
gli
si
pose
a
fianco
,
incapace
di
proferir
parola
.
Sentiva
l
'
inutilità
di
qualunque
commento
,
l
'
intimo
accordo
dei
loro
giudizi
nel
riconoscere
che
quella
soluzione
era
veramente
la
più
degna
,
la
sola
degna
.
Soltanto
,
mentre
egli
la
considerava
teoricamente
,
da
spettatore
disinteressato
,
il
cuore
dell
'
amico
suo
sanguinava
.
Come
confortarlo
?
Che
dirgli
?
Il
cavallo
,
nonostante
la
minor
gravezza
della
soma
e
la
minore
pendenza
della
strada
già
presso
al
termine
,
non
aveva
modificato
l
'
andatura
.
Ora
il
lago
era
scomparso
dietro
le
spalle
dei
viandanti
,
in
una
insenatura
della
montagna
si
scorgeva
il
paesetto
con
le
sue
casette
bianche
sparse
come
un
gregge
intorno
ad
una
massa
alta
e
scura
:
la
chiesa
.
Fra
poche
ore
,
lassù
,
si
sarebbe
compiuto
il
rito
.
Come
avrebbe
Lodovico
sostenuto
la
commozione
ineffabile
,
se
il
solo
pensiero
di
ciò
che
si
preparava
lo
turbava
così
?
E
che
cosa
sarebbe
poi
avvenuto
dei
due
amanti
?
L
'
intenzione
di
attingere
nella
benedizione
nuziale
nuova
forza
per
resistere
alla
tentazione
e
tornare
al
suo
ufficio
di
moglie
e
di
madre
,
chiudendo
nel
cuore
la
fiamma
del
sentimento
vietato
,
deponeva
senza
dubbio
in
favore
di
quella
donna
;
ma
i
migliori
proponimenti
sarebbero
poi
valsi
contro
l
'
abito
contratto
,
contro
la
forza
dei
ricordi
?
Che
ostacolo
avrebbe
ella
potuto
trovare
nel
compimento
della
cerimonia
religiosa
al
proseguimento
dei
loro
secreti
rapporti
?
Vedendo
l
'
angoscia
dell
'
amico
,
Perez
pensava
di
confortarlo
con
questo
argomento
:
"
Non
ti
disperare
:
costei
che
ti
dà
una
prova
d
'
amore
rifiutando
di
unirsi
a
te
,
ma
per
restare
tua
con
la
memoria
,
col
cuore
,
tornerà
a
te
,
nell
'
altro
modo
,
quando
vorrai
...
"
ma
uno
scrupolo
lo
tratteneva
,
un
senso
come
di
pudore
all
'
idea
di
negare
una
cosa
bella
,
la
saldezza
dei
buoni
propositi
di
lei
,
la
possibilità
che
entrambi
perseverassero
nel
sacrifizio
.
-
Partiranno
subito
?
-
domandò
tuttavia
,
per
dedurne
quando
e
dove
avrebbero
potuto
rivedersi
.
-
Subito
...
Scenderanno
a
Gozzana
per
prendere
il
treno
delle
undici
e
cinque
.
-
Tornano
a
Firenze
?
-
Per
prendere
i
figli
.
Ripartono
per
l
'
Inghilterra
.
-
Suo
marito
non
torna
in
Africa
?
Lodovico
rispose
di
no
con
una
mossa
del
capo
.
-
No
?
Non
vi
torna
più
?
Con
uno
sforzo
su
se
stesso
,
l
'
interrogato
proferì
:
-
No
....
Si
è
dimesso
...
Si
stabiliscono
a
Londra
...
A
quell
'
annunzio
,
improvvisamente
,
Perez
ebbe
la
piena
coscienza
del
proprio
torto
.
Il
sacrifizio
era
totale
,
per
volontà
di
lei
,
evidentemente
;
ella
aveva
sentito
che
non
bastava
unirsi
spiritualmente
al
marito
,
ma
che
doveva
restare
al
suo
fianco
,
materialmente
,
vigilata
dal
suo
affetto
,
lontana
dalla
tentazione
.
Nulla
restava
da
dire
per
consolare
l
'
afflitto
;
nulla
,
fuorché
lodare
la
bellezza
di
quell
'
anima
;
ma
ogni
parola
di
lode
non
avrebbe
aperto
una
nuova
ferita
nell
'
anima
dell
'
amante
?
Procedettero
ancora
un
pezzo
in
silenzio
;
poi
,
alla
Croce
del
Calvario
,
scoprendosi
il
panorama
della
Valsilvana
,
simile
ad
uno
squarcio
enorme
nel
fianco
della
terra
,
con
le
vene
denudate
del
Borchio
e
della
Marsaglia
,
Perez
sostò
un
momento
,
volgendo
lo
sguardo
per
il
paesaggio
.
-
E
questo
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
?
-
domandò
all
'
amico
.
-
Io
non
me
ne
rammento
.
-
Dall
'
altra
parte
della
montagna
,
oltre
il
bosco
dei
larici
.
-
La
conosco
,
Fraida
;
dico
che
questo
albergo
due
anni
addietro
non
c
'
era
.
-
È
nuovo
,
dell
'
altro
anno
.
Superato
l
'
ultimo
tratto
dell
'
erta
,
il
cavallo
s
'
arrestò
al
principio
d
'
un
viale
piano
e
diritto
.
Pareva
che
l
'
intelligente
animale
volesse
significare
:
"
È
ora
di
risalire
"
.
Lodovico
,
infatti
,
riprese
il
proprio
posto
,
seguito
dall
'
amico
.
Appena
sentì
le
redini
in
mano
al
padrone
,
la
bestia
ripartì
al
piccolo
trotto
,
con
la
testa
alta
,
scodinzolando
.
In
pochi
minuti
percorse
il
viale
,
sino
in
fondo
alla
piazza
La
chiesa
la
dominava
da
una
specie
di
alta
terrazza
alla
quale
si
saliva
per
una
larga
gradinata
:
una
chiesa
severa
come
un
castello
,
munita
di
due
campanili
che
parevano
torri
,
coi
muri
disadorni
anneriti
dall
'
età
,
umidi
e
rivestiti
di
musco
alla
base
.
Un
poco
più
in
alto
della
chiesa
,
di
fianco
,
tra
una
folta
macchia
di
alberi
,
un
vasto
e
basso
casamento
,
con
una
specie
di
rustico
portico
,
formato
da
colonne
di
mattoni
:
la
vecchia
casa
dei
Bertini
.
Il
cavallo
s
'
avviò
lentamente
per
la
ripidissima
viottola
che
portava
lassù
.
Sotto
il
portico
i
parenti
dell
'
ospite
aspettavano
:
la
sorella
,
il
cognato
i
nipoti
.
-
Benvenuto
!
...
Bentornato
fra
noi
!
...
-
esclamo
il
dottore
,
con
un
sorriso
cordiale
sulla
faccia
barbuta
,
stendendo
le
braccia
nerborute
a
prendere
la
valigia
,
a
stringere
le
due
mani
dell
'
ospite
.
-
Da
quanto
tempo
ci
aveva
promesso
questa
desideratissima
visita
!
...
-
Si
vede
-
soggiunse
la
sorella
,
scrollando
il
capo
precocemente
bianco
di
chiome
;
ma
roseo
e
fresco
di
carnagione
-
che
il
nostro
paese
non
gli
piace
,
e
forse
neanche
la
nostra
casa
!
Perez
protestò
vivacemente
:
-
Signora
Laura
,
non
mi
mortifichi
,
adesso
!
...
Sarei
di
difficile
contentatura
se
non
giudicassi
il
paese
semplicemente
meraviglioso
;
e
quanto
alla
loro
casa
,
è
proprio
sicura
che
sia
tutta
loro
,
dopo
che
io
vi
sono
venuto
?
-
Questo
è
anche
vero
!
Ma
se
non
esercitate
la
vostra
parte
di
proprietà
,
c
'
è
il
caso
d
'
incappare
nella
prescrizione
!
-
Eccomi
qui
ad
interromperla
!
...
Come
cresce
questa
gioventù
!
...
-
esclamò
poi
,
rivolgendosi
ai
due
adolescenti
,
posando
la
mano
sulle
loro
spalle
,
e
fermandosi
estatico
dinanzi
alla
piccola
Rita
.
-
Ma
guardate
un
poco
come
ci
siamo
fatte
grandi
e
belle
,
zitte
zitte
,
senza
dirne
nulla
allo
zio
del
cuore
!
...
Non
te
ne
rammenti
più
,
dello
zio
del
cuore
?
...
Abbiamo
perduto
un
poco
di
memoria
,
intanto
che
ci
siamo
fatte
signorine
?
...
La
bimba
avvampò
.
Bruna
con
gli
occhi
azzurri
,
il
viso
magro
e
allungato
dei
Bertini
,
la
personcina
slanciata
,
l
'
espressione
dolce
e
patetica
,
pareva
una
figura
spiccata
da
un
quadro
.
-
Se
lo
zio
del
cuore
vuol
vedere
la
stanza
che
gli
abbiamo
preparata
...
-
Sicuro
che
voglio
vederla
!
E
bada
bene
che
se
non
è
bella
come
quella
dell
'
altra
volta
,
mi
prenderò
la
tua
!
Era
ancora
la
stessa
,
all
'
angolo
di
mezzogiorno
e
di
levante
,
con
le
sue
finestre
aperte
sulle
vedute
della
valle
e
del
lago
:
un
grosso
mazzo
di
violette
,
in
un
vaso
di
cristallo
sulla
scrivania
,
la
profumava
.
Egli
vi
si
trattenne
il
tempo
di
disfare
la
valigia
,
di
mettere
in
ordine
le
sue
cose
e
cambiarsi
;
subito
dopo
uscì
nel
salotto
in
cerca
di
Lodovico
.
-
Mio
fratello
è
andato
un
momento
fuori
-
gli
disse
la
signora
Laura
.
-
Se
avete
bisogno
di
qualche
cosa
...
-
Grazie
!
Di
nulla
!
...
Non
sarà
nello
studio
?
...
-
Oh
,
nello
studio
!
...
-
esclamò
l
'
interrogata
,
con
espressione
di
profondo
rammarico
.
-
Non
vi
ha
posto
piede
da
che
è
qui
;
non
ne
ha
neppure
cercato
la
chiave
!
-
Non
se
ne
dolga
.
Lo
lasci
riposare
.
-
È
quel
che
ho
detto
per
iscusarlo
,
a
chi
si
lagna
della
sua
inerzia
.
Vi
ha
parlato
almeno
del
monumento
sull
'
Antalba
?
-
No
.
-
Vedete
?
...
Il
suo
nome
fu
concordemente
suggerito
da
tutti
,
quando
sorse
l
'
idea
d
'
innalzare
una
grande
immagine
sacra
su
quella
vetta
.
Si
sono
raccolte
più
di
trentamila
lire
:
somma
ragguardevole
,
se
pensate
che
il
nostro
paese
non
è
ricco
,
e
che
,
naturalmente
,
questo
denaro
dovrà
servire
alle
sole
spese
vive
.
Per
la
scelta
del
tema
si
sono
interamente
affidati
alla
sua
fantasia
d
'
artista
;
monsignor
Garbarini
,
il
nostro
vescovo
,
gli
ha
fatto
sapere
che
se
i
fondi
disponibili
non
basteranno
allo
svolgimento
di
un
'
idea
grandiosa
,
supplirà
del
suo
.
Ma
dopo
molte
promesse
,
dopo
le
calde
sollecitazioni
rivoltegli
da
Don
Pietro
Castelli
,
il
nostro
vecchio
e
buon
curato
orgoglioso
di
lui
più
che
un
padre
del
figlio
,
egli
non
parla
neppure
di
mettersi
al
lavoro
.
Aveva
detto
che
doveva
risalire
su
quel
monte
,
per
ispirarsi
:
dacché
è
qui
,
è
uscito
oggi
la
prima
volta
,
per
venirvi
incontro
.
-
Ha
lavorato
tanto
,
a
Firenze
...
-
Non
è
il
lavoro
quello
che
lo
abbatte
così
;
io
so
di
quali
sforzi
è
capace
quando
ha
sereno
lo
spirito
...
Sentite
,
Perez
,
giacché
siamo
su
questo
doloroso
argomento
...
Noi
abbiamo
aspettato
con
tanta
impazienza
questa
vostra
visita
perché
speriamo
molto
in
voi
...
Non
vedete
com
'
è
ridotto
il
mio
povero
Lodovico
?
-
Mi
pare
un
poco
sofferente
,
infatti
.
Che
ha
?
-
Lo
sappiamo
,
forse
?
...
Mio
marito
non
è
riuscito
ad
osservarlo
,
non
gli
ha
potuto
strappare
una
sola
parola
.
Dichiara
che
sta
benissimo
!
E
non
digerisce
,
passa
le
notti
insonni
...
-
Neurastenia
,
dispepsia
nervosa
,
probabilmente
.
-
Poterlo
credere
!
...
Noi
facciamo
assegnamento
su
voi
,
Perez
,
che
gli
siete
tanto
amico
,
che
avete
la
sua
confidenza
...
Con
noi
è
chiuso
,
irritabile
a
un
grado
che
non
posso
dirvi
...
Interrogatelo
,
diteci
che
ha
,
che
cosa
possiamo
fare
per
lui
;
fate
voi
stesso
qualche
cosa
per
guarirlo
;
per
divagarlo
...
-
Proverò
,
signora
Laura
;
ma
bisognerebbe
aver
tempo
,
e
disgraziatamente
i
giorni
della
mia
licenza
sono
contati
.
-
Già
,
dimenticavo
che
siete
venuto
per
la
cerimonia
di
domani
,
non
per
noi
...
Siete
molto
più
amico
di
quei
signori
che
nostro
!
L
'
espressione
di
fiduciosa
preghiera
,
di
cordiale
abbandono
che
aveva
animato
il
suo
viso
e
la
sua
voce
diede
luogo
,
mentre
ella
proferiva
queste
ultime
parole
,
a
un
senso
di
riserva
,
quasi
di
diffidenza
.
-
Amico
no
,
davvero
!
...
-
protestò
Perez
.
-
No
?
-
Conobbi
la
signora
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
,
quando
passammo
la
stagione
lassù
con
Lodovico
.
-
Giovane
?
Bella
?
-
domandò
l
'
altra
,
a
denti
stretti
.
-
Ma
come
?
Non
la
conosce
?
-
Io
no
.
-
Non
sono
qui
col
marito
,
alla
Fraida
?
-
Sì
,
ho
sentito
che
vi
sono
tornati
da
qualche
giorno
,
dopo
esservi
stati
un
mese
fa
,
per
la
richiesta
delle
pubblicazioni
;
ma
io
non
li
ho
visti
,
né
allora
né
ora
...
Perez
tacque
un
poco
;
poi
,
come
spiegando
la
cosa
a
se
stesso
,
riprese
:
-
Senza
dubbio
,
nella
loro
condizione
particolarissima
,
hanno
bisogno
di
solitudine
,
di
raccoglimento
...
-
Senza
dubbio
!
-
ripeté
la
signora
Laura
.
-
Nessun
indiscreto
-
soggiunse
,
sottolineando
la
parola
con
l
'
intonazione
della
voce
e
un
gesto
della
mano
-
li
disturberà
.
-
Però
,
con
loro
...
coi
parenti
di
Lodovico
...
-
Ma
già
:
è
quel
che
si
potrebbe
pensare
,
se
gli
sono
tanto
amici
da
scegliere
proprio
il
suo
paese
per
compiervi
questa
...
Non
pronunziò
la
parola
;
dopo
una
breve
reticenza
riprese
:
-
Non
mancavano
certamente
siti
fuori
mano
,
in
Toscana
...
se
stanno
a
Firenze
...
-
Vi
sta
la
signora
.
Il
marito
è
rimasto
finora
in
Africa
,
nella
Stanlesia
...
Suo
fratello
non
le
ha
narrato
?
-
Lodovico
non
è
stato
mai
molto
loquace
;
ora
,
poi
...
Parve
che
ella
volesse
aggiungere
qualche
cosa
,
ma
si
rivoltò
a
un
tratto
udendo
rumore
di
passi
:
lo
scultore
apparve
sull
'
uscio
.
-
Laura
-
disse
alla
sorella
-
non
mi
riesce
di
trovar
la
chiave
dello
studio
.
Dove
l
'
avranno
cacciata
?
-
L
'
ho
serbata
io
.
Ti
serve
?
-
Bisognerebbe
aprirlo
per
mettervi
un
po
'
d
'
ordine
.
-
Subito
.
Faccio
da
me
,
o
vieni
anche
tu
?
-
No
,
io
resto
con
Perez
.
I
due
amici
uscirono
sulla
terrazza
.
Il
velo
della
nebbia
si
era
sollevato
un
poco
;
un
sole
pallido
,
senza
raggi
,
pendeva
sulla
cima
Antalba
.
-
Ho
sentito
del
monumento
sacro
che
vogliono
innalzare
lassù
-
disse
Perez
-
Ti
disponi
a
lavorare
?
-
Io
?
...
Se
mi
dài
un
'
idea
,
se
mi
spieghi
che
cosa
debbo
fare
!
...
Si
appoggiò
a
una
delle
colonne
,
strappò
alcune
foglie
gialle
dalla
vite
che
vi
si
attorcigliava
,
e
soggiunse
,
pianissimo
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Domattina
verrà
qui
.
-
Ho
sentito
che
tua
sorella
non
la
conosce
ancora
.
-
No
.
Non
ha
voluto
conoscere
nessuno
dei
miei
,
non
ha
voluto
entrare
in
questa
casa
,
prima
della
funzione
sacra
...
Perez
chinò
il
capo
in
atto
d
'
approvazione
,
senza
pronunziare
le
parole
di
lode
che
gli
venivano
alle
labbra
.
-
A
proposito
!
...
-
esclamò
poi
,
-
vorrei
dirti
una
cosa
...
La
signora
Lariani
mi
scrisse
di
astenermi
dalle
solite
formalità
;
ma
fiori
vorrei
pure
mandarne
...
anche
come
annunzio
che
sono
arrivato
.
Lodovico
rispose
,
con
lo
stesso
tono
raccolto
:
-
Fiori
,
sì
.
Li
mando
anch
'
io
...
-
Ne
avete
sempre
tanti
,
in
giardino
?
Tuo
cognato
li
coltiva
con
la
stessa
passione
?
-
Sempre
...
La
piccola
Rita
attraversava
in
quel
momento
la
terrazza
correndo
.
Visti
i
due
amici
,
si
fermò
di
botto
.
-
Rita
,
-
le
domandò
lo
zio
,
-
dov
'
è
tuo
padre
?
-
L
'
hanno
mandato
a
chiamare
da
Cecco
della
Gervasa
...
Dice
che
sta
molto
male
.
-
E
tu
dove
vai
?
-
In
giardino
,
a
coglier
fiori
per
la
cappella
del
Redentore
.
-
Lasciane
,
dei
belli
...
Ne
ho
bisogno
.
-
Eh
!
...
-
rispose
la
bimba
,
facendo
col
braccino
un
gesto
largo
.
-
Prima
che
li
colga
tutti
!
...
Ma
se
vuoi
scegliere
,
perché
non
vieni
con
me
?
-
Mi
pare
che
la
mia
nipotina
del
cuore
abbia
proprio
ragione
-
approvo
Perez
.
-
Andiamo
anche
noi
.
Si
avviarono
.
Dietro
l
'
edificio
principale
,
oltre
la
corte
interna
,
dirimpetto
ai
corpi
rustici
,
il
vecchio
granaio
che
lo
scultore
aveva
trasformato
e
adattato
a
studio
già
mostrava
il
grande
uscio
e
le
finestre
spalancate
La
signora
Laura
,
vedendo
passare
la
piccola
brigata
,
venne
innanzi
sulla
soglia
.
-
Dove
andate
?
-
In
giardino
-
rispose
Rita
.
-
Laura
,
-
soggiunse
lo
scultore
,
-
io
e
Perez
abbiamo
bisogno
di
fiori
,
per
stasera
.
-
Ma
...
-
fece
ella
,
esitante
,
e
quasi
con
un
moto
di
contrarietà
.
-
Domani
,
veramente
,
bisognerebbe
ornare
la
cappella
,
alla
Guardiola
.
Un
lampo
passò
nello
sguardo
di
Lodovico
.
Egli
rispose
,
con
voce
dura
:
-
Se
bisogna
ornare
la
cappella
,
cercheremo
altrove
...
-
Ma
no
,
ma
no
...
fa
'
pure
...
ce
ne
sarà
per
tutti
...
-
soggiunse
tosto
la
signora
Laura
,
riguardosa
a
un
tratto
,
e
come
pentita
delle
prime
parole
mentre
suo
fratello
,
voltatosi
verso
la
bambina
,
le
ingiungeva
brevemente
:
-
Rita
,
andiamo
!
La
bimba
,
quasi
comprendendo
il
secreto
dissenso
dei
parenti
,
si
voltò
a
guardare
la
madre
coi
grandi
occhi
inquieti
,
poi
si
mosse
dietro
allo
zio
.
Allora
,
con
voce
concitata
e
dolente
,
la
signora
Laura
trattenne
un
istante
l
'
amico
.
-
Vedete
,
Perez
?
...
Ha
preso
fuoco
...
Che
gli
ho
detto
?
-
Sst
!
...
Stia
zitta
!
...
Venga
,
venga
con
noi
...
-
E
procedendo
a
brevi
passi
,
in
modo
da
far
crescere
la
distanza
dai
due
che
li
precedevano
,
l
'
ospite
riprese
:
-
Scusi
,
mia
buona
amica
,
ma
neanche
a
me
sembra
che
la
nostra
richiesta
le
abbia
fatto
molto
piacere
...
Vivacemente
,
schiettamente
,
ella
confessò
:
-
È
vero
,
sì
...
e
ve
ne
chiedo
scusa
!
...
Ma
che
volete
!
...
Se
dovessi
dirvi
che
vediamo
con
molta
simpatia
questa
donna
,
non
sarei
punto
sincera
.
-
Mi
permette
di
dirle
che
ha
torto
?
-
Perché
è
venuta
qui
?
Perché
si
nasconde
da
noi
?
Che
cosa
significa
questo
tardivo
matrimonio
religioso
?
Che
cosa
vuole
da
mio
fratello
?
...
No
,
Perez
:
bisogna
che
vi
dica
tutto
,
una
buona
volta
..
Io
sento
che
il
male
di
Lodovico
viene
da
lei
.
Egli
rispose
,
con
voce
grave
:
-
Il
male
,
ma
forse
anche
il
bene
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
Erano
sulla
soglia
del
giardino
,
dove
lo
scultore
e
la
sua
nipotina
cominciavano
ad
aggirarsi
,
chinati
sulle
aiuole
,
sui
vasi
,
sulle
piccole
tettoie
che
riparavano
le
piante
più
delicate
dalle
intemperie
.
-
Signora
Laura
,
a
una
donna
d
'
alti
sentimenti
come
lei
si
può
,
si
deve
anzi
dir
tutto
,
affinché
giudichi
serenamente
...
La
signora
Lariani
è
stata
una
grande
passione
di
Lodovico
;
non
è
mancato
per
lui
se
,
invece
di
rendere
indissolubile
il
nodo
coniugale
,
ella
non
lo
ha
sciolto
,
chiedendo
ed
ottenendo
il
divorzio
in
Africa
per
sposare
suo
fratello
.
Lei
stessa
si
è
opposta
a
questo
disegno
;
lei
stessa
,
stringendosi
al
padre
dei
propri
figli
,
rende
impossibile
la
pazzia
che
Lodovico
avrebbe
commessa
a
cuor
leggero
.
Non
ha
voluto
lei
stessa
conoscere
nessuno
di
loro
,
finché
la
benedizione
nuziale
non
avrà
cancellato
il
ricordo
del
legame
colpevole
e
riscattato
l
'
errore
.
-
Ah
!
...
-
fece
la
signora
Laura
,
fermandosi
e
guardando
l
'
ospite
con
un
senso
d
'
immenso
stupore
.
-
Domani
,
dopo
la
cerimonia
,
prima
di
partire
per
l
'
Inghilterra
,
dove
vanno
a
stabilirsi
,
verrà
qui
.
Veda
lei
,
nella
sua
bontà
,
nella
sua
giustizia
,
se
merita
di
essere
accolta
ostilmente
...
IV
Il
rito
Il
domani
,
all
'
alba
,
mentre
ancora
tutta
la
casa
era
immersa
nel
sonno
,
Perez
fu
destato
dalla
cameriera
che
venne
a
portargli
il
caffè
.
Si
levò
,
si
vestì
rapidamente
,
e
andò
a
picchiare
all
'
uscio
di
Lodovico
.
Lo
trovò
seduto
alla
scrivania
,
con
la
testa
fra
le
mani
:
vedendo
il
letto
non
ancora
disfatto
e
le
molte
carte
strappate
nel
cestino
,
comprese
che
aveva
passata
la
notte
a
scrivere
ed
a
stracciare
i
suoi
scritti
.
-
Se
la
cerimonia
è
per
le
sette
,
-
gli
disse
,
senza
dare
a
dividere
d
'
essersi
accorto
di
nulla
,
-
non
abbiamo
molto
tempo
da
perdere
.
-
Sono
pronto
.
Uscirono
insieme
nella
corte
,
montarono
sul
calessino
già
attaccato
,
guidato
questa
volta
dal
fattore
,
che
prese
la
via
della
Fraida
.
Non
scambiarono
una
parola
durante
il
breve
percorso
,
sotto
il
bosco
dei
larici
.
La
nebbia
si
era
riaddensata
,
nella
notte
,
ma
un
vento
fresco
che
cominciava
a
levarsi
la
discacciava
ora
lungo
le
coste
dei
monti
,
la
faceva
svaporare
dalla
valle
come
da
una
immensa
caldaia
.
Una
carrozza
a
quattro
posti
stava
ferma
dinanzi
al
cancello
del
"
Grand
-
Hôtel
"
;
gli
sposi
aspettavano
nel
salottino
del
pian
terreno
rialzato
.
In
un
semplicissimo
abito
da
viaggio
,
di
color
grigio
,
senza
trine
,
senza
nastri
,
con
una
sola
spilla
al
colletto
,
formata
da
tre
serpentelli
annodati
in
un
triplice
simbolo
di
eternità
,
la
signora
Lariani
,
in
piedi
accanto
alla
finestra
,
leggeva
un
libro
che
posò
sul
davanzale
per
volgersi
ai
sopravvenuti
.
-
Grazie
dei
fiori
!
-
disse
,
mostrando
i
mazzi
disposti
in
due
grandi
vasi
sul
pianoforte
.
-
Grazie
a
voi
,
Perez
,
d
'
avere
accettato
...
-
Rivolta
al
marito
,
presentò
:
-
Domenico
Perez
,
Francesco
;
il
dotto
e
l
'
artista
di
cui
ti
ho
tanto
parlato
,
che
ci
fa
il
piacere
di
esser
tuo
testimonio
.
Il
colonnello
Harrington
gli
strinse
la
mano
,
dicendo
in
un
italiano
alquanto
dentale
:
-
Le
sono
molto
grato
dell
'
onore
che
mi
fate
.
-
Lieto
e
fortunato
io
stesso
...
-
Sono
le
sette
precise
,
-
riprese
ella
,
dopo
aver
guardato
l
'
orologio
,
e
rivolgendosi
allo
scultore
,
a
cui
il
colonnello
si
era
avvicinato
,
salutandolo
con
molta
cordialità
.
-
Non
si
potrebbe
essere
più
puntuali
!
Il
tempo
di
prendere
una
tazza
di
tè
:
volete
?
-
Grazie
,
no
...
-
si
scusò
egli
,
inchinandosi
.
-
Allora
voi
,
Perez
?
-
Volentieri
,
signora
.
-
Poco
latte
o
molto
?
-
Moltissimo
.
-
Quante
altre
volte
siete
venuto
quassù
?
-
gli
domandò
ancora
,
servendolo
.
-
Tre
o
quattro
;
ma
non
mi
sono
bastate
.
Bisognerebbe
viverci
tutta
la
vita
.
-
Tutta
è
forse
troppo
;
ma
pochi
luoghi
,
veramente
,
ho
visto
di
una
bellezza
così
perfetta
.
È
vero
,
Francesco
?
-
Sicuramente
,
-
confermò
l
'
interrogato
,
cominciando
ad
infilarsi
i
guanti
.
-
Vi
sono
paesaggi
di
più
maestà
,
ma
nessuno
così
...
così
graceful
.
-
Ben
detto
,
-
approvò
Perez
.
-
La
grazia
è
propriamente
la
qualità
di
queste
linee
.
-
Do
you
speak
english
?
-
Yes
,
Sir
.
-
I
am
very
glad
...
Mentre
essi
parlavano
in
inglese
,
ella
s
'
avvicinò
a
Bertini
,
che
sfogliava
il
libretto
da
lei
lasciato
sul
davanzale
della
finestra
.
Era
un
opuscolo
di
poche
decine
di
pagine
,
legato
di
tela
verde
con
fregi
d
'
oro
;
sul
fronte
miniato
si
leggeva
:
"
Il
Matrimonio
cristiano
,
con
l
'
aggiunta
della
Messa
per
gli
sposi
"
.
Ogni
pagina
,
inquadrata
di
rosso
,
era
divisa
in
due
colonne
:
una
per
il
testo
,
l
'
altra
per
la
traduzione
della
Benedictio
anuli
e
della
Missa
pro
sponso
et
sponsa
.
-
Io
non
sono
dotta
come
voi
,
-
spiegò
ella
,
con
un
sorriso
di
scusa
.
-
Ho
bisogno
di
aiuto
per
comprendere
le
formole
del
rituale
.
Egli
rispose
,
senza
alzare
lo
sguardo
,
continuando
a
sfogliare
macchinalmente
le
pagine
:
-
È
un
latino
molto
facile
.
-
Sì
,
quello
della
messa
comune
lo
conosco
anch
'
io
;
ma
vi
sono
parti
nuove
,
in
quelle
che
andiamo
ad
ascoltare
...
A
questo
proposito
...
S
'
interruppe
,
sollevò
le
mani
,
si
trasse
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
e
glielo
porse
.
Egli
depose
il
libro
,
senza
stendere
la
mano
.
Il
suo
sguardo
pareva
cieco
;
il
viso
era
livido
e
inespressivo
come
una
maschera
.
-
Prendete
,
custoditelo
;
tocca
a
voi
consegnarlo
al
sacerdote
.
La
mano
che
egli
sollevò
lentamente
tremava
;
quando
ella
vi
ebbe
deposto
il
cerchietto
d
'
oro
,
si
abbassò
come
gravata
d
'
un
peso
insostenibile
.
-
Stanlesia
has
been
founded
twenty
years
ago
-
spiegava
il
colonnello
a
Perez
;
-
it
is
a
free
State
of
english
speaking
people
...
-
Se
non
vi
dispiace
,
-
diss
'
ella
,
volgendosi
dalla
loro
parte
,
-
continuerete
la
vostra
conversazione
in
carrozza
;
ora
è
tempo
d
'
andare
...
Raccolse
da
una
poltrona
i
guanti
e
il
mantello
,
che
Perez
corse
a
reggerle
;
poi
,
preso
il
libretto
della
messa
nuziale
,
disse
a
Bertini
che
chiudeva
con
un
gesto
automatico
l
'
anello
nel
portamonete
:
-
Datemi
il
braccio
.
Si
avviarono
così
,
a
fianco
l
'
uno
dell
'
altra
.
Ella
era
,
come
sempre
,
perfettamente
padrona
di
sé
,
sciolta
nelle
mosse
,
serena
nel
viso
.
Il
braccio
di
lui
tremava
tanto
,
il
suo
passo
era
così
malfermo
,
che
ella
sostò
un
momento
,
nel
giardino
.
-
La
mattinata
è
fresca
.
Vi
levate
mai
così
presto
?
-
Talvolta
...
Tremava
anche
la
sua
voce
,
pareva
che
egli
non
potesse
più
dominarsi
.
Ella
si
volse
a
guardare
dietro
di
sé
.
Perez
,
rimasto
solo
mentre
il
colonnello
dava
ordini
al
portinaio
ed
al
cameriere
,
si
avanzava
a
raggiungerli
.
-
Quanto
tempo
è
,
Perez
,
gli
domandò
-
che
assisteste
in
duello
il
vostro
amico
?
-
Molti
anni
,
signora
;
troppi
anni
!
...
-
Sottolineando
con
l
'
espressione
della
voce
e
dello
sguardo
l
'
esortazione
al
coraggio
che
era
nell
'
allusione
di
lei
,
soggiunse
:
-
Ti
rammenti
,
Lodovico
?
Sopraggiunto
il
marito
,
salirono
in
carrozza
:
ella
prima
,
additando
a
Bertini
il
posto
accanto
al
suo
;
Perez
e
il
colonnello
poi
,
sedendo
sui
posti
dirimpetto
.
Il
vento
,
ringagliardito
,
aveva
squarciato
il
velo
della
nebbia
;
candidi
lembi
ne
rimanevano
ancora
attaccati
alle
asperità
delle
montagne
,
simili
a
brandelli
d
'
una
gran
veste
lacerata
;
fiocchi
di
vapori
s
'
insinuavano
fra
i
solchi
della
terra
in
modo
da
porne
in
evidenza
tutta
la
plastica
.
-
La
cima
Antalba
è
quella
?
-
domandò
ella
,
rivolta
a
Bertini
,
e
additando
la
vetta
più
alta
della
Gobba
del
Cammello
.
-
Sì
.
-
Lassù
dovrebbe
sorgere
il
vostro
monumento
?
Egli
rispose
con
una
impercettibile
scossa
delle
spalle
.
Riprendendo
l
'
animato
discorso
in
inglese
col
marito
,
Perez
non
lasciava
con
gli
occhi
l
'
amico
,
e
il
ricordo
evocato
dalla
signora
Lariani
si
precisava
ora
nella
sua
memoria
.
Nella
prima
gioventù
,
forse
più
di
venti
anni
addietro
,
in
seguito
a
una
discussione
artistica
invelenitasi
e
degenerata
in
diverbio
,
egli
aveva
assistito
Lodovico
sul
terreno
,
a
Roma
.
In
una
simile
mattinata
autunnale
,
lungo
la
via
Appia
,
si
era
trovato
seduto
come
ora
dinanzi
al
compagno
in
procinto
di
battersi
;
ma
il
pericolo
a
cui
il
giovane
andava
allora
incontro
lo
aveva
reso
loquace
,
ilare
,
quasi
felice
,
mentre
l
'
uomo
maturo
pareva
ora
smarrito
all
'
appressarsi
dell
'
ultimo
atto
della
sua
ultima
passione
.
Salita
e
girata
dalla
parte
del
monte
,
la
carrozza
venne
ad
arrestarsi
dinanzi
alla
porticina
destra
della
chiesa
:
la
sola
aperta
,
delle
tre
.
Le
poche
persone
che
stavano
giù
nella
piazza
volsero
appena
il
capo
:
certamente
la
curiosità
di
assistere
ad
una
cerimonia
nuziale
le
avrebbe
spinte
a
raggiungere
la
comitiva
;
ma
nessuno
sospettò
che
a
quell
'
ora
,
senza
apparato
,
si
stesse
per
celebrare
un
matrimonio
:
evidentemente
i
forestieri
accompagnati
dal
signor
Bertini
andavano
visitando
le
cose
notevoli
di
Promonte
.
Dall
'
interno
,
il
tendone
di
pelle
imbottita
che
difendeva
l
'
entrata
della
porticina
si
sollevò
:
il
vecchio
custode
apparve
,
inchinandosi
a
tutti
,
salutando
con
rispettosa
cordialità
lo
scultore
.
-
Signor
Lodovico
,
suo
servo
.
Ella
domandò
entrando
:
-
Non
vi
è
qui
un
'
opera
del
signor
Bertini
?
-
Eccola
!
-
rispose
il
vecchio
,
additando
l
'
acquasantaio
.
Un
grande
angelo
,
con
le
ali
raccolte
,
lo
sguardo
al
cielo
,
le
braccia
protese
ed
arcuate
,
reggeva
con
ambe
le
mani
un
'
anfora
antica
.
Le
forme
disegnate
sotto
il
peplo
leggero
erano
quelle
d
'
un
adolescente
,
senza
sesso
,
o
piuttosto
ambiguamente
partecipe
dei
caratteri
dei
due
sessi
:
un
divino
ermafrodito
,
agile
e
forte
come
un
efebo
,
coi
fianchi
e
il
seno
soavi
d
'
una
giovinetta
canefora
,
il
viso
d
'
una
bellezza
ideale
e
propriamente
oltreumana
.
-
Pare
un
Donatello
,
-
disse
il
colonnello
,
rompendo
il
silenzio
.
-
Infatti
!
-
rispose
Perez
,
molto
stupito
d
'
udire
un
così
sagace
giudizio
artistico
in
bocca
ad
un
uomo
d
'
arme
piovuto
dall
'
estrema
Africa
orrenda
.
Il
vecchio
,
con
voce
tremante
di
orgoglio
e
di
tenerezza
insieme
,
soggiunse
:
-
Il
signor
Lodovico
aveva
appena
vent
'
anni
quando
lavorò
per
la
sua
chiesa
...
Questa
è
la
chiesa
del
signor
Bertini
...
Qui
sono
sepolti
i
suoi
nonni
,
qui
si
sposarono
i
suoi
genitori
,
qui
fu
tenuto
a
battesimo
...
Me
ne
rammento
come
fosse
ieri
,
e
se
ne
rammenta
Don
Pietro
...
Lì
,
dinanzi
al
fonte
...
la
sua
sorellina
e
gli
altri
bambini
che
reggevano
i
ceri
...
ed
era
buono
anche
nelle
fasce
,
il
nostro
signor
Lodovico
...
Lo
scultore
pareva
non
udisse
,
considerando
il
marmo
;
ma
non
pareva
neanche
che
vi
riconoscesse
l
'
opera
propria
,
tanto
il
suo
sguardo
era
attonito
.
-
Ora
si
aspetta
la
statua
che
lavorerà
per
la
cima
Antalba
...
L
'
ha
promessa
a
Monsignore
!
...
Chi
sa
che
bellezza
...
Perez
tagliò
corto
,
osservando
:
-
Non
facciamo
aspettare
il
signor
curato
.
Per
la
navata
di
destra
,
nella
cui
penombra
splendevano
le
luci
delle
lampade
votive
,
la
comitiva
s
'
avviò
alla
sacristia
.
Don
Pietro
,
già
vestito
del
camice
e
della
pianeta
,
finiva
di
cingere
la
stola
ed
il
manipolo
:
vecchissimo
,
con
una
tenue
aureola
di
capelli
bianchi
intorno
alla
fronte
ed
alla
nuca
che
parevano
scolpite
nell
'
avorio
antico
,
egli
manteneva
ancora
diritta
l
'
alta
persona
,
e
solo
le
sue
mani
tremavano
un
poco
.
Le
distese
ai
sopravvenuti
,
chinando
la
bella
testa
in
atto
di
saluto
,
e
disse
:
-
Se
gli
sposi
vogliono
udire
la
lettura
del
"
Contrahant
"
,
non
resterà
poi
che
apporre
la
loro
firma
,
con
quella
dei
testimoni
,
dopo
la
cerimonia
.
Assentendo
tutti
,
prese
dalle
mani
del
chierico
il
foglio
e
lesse
la
formula
di
consentimento
dell
'
autorità
ecclesiastica
.
Poi
chiese
:
-
L
'
anello
?
Ella
si
volse
a
Bertini
:
ma
poiché
pareva
che
questi
non
comprendesse
,
spiegò
:
-
Bertini
,
volete
dare
l
'
anello
al
reverendo
?
Allora
soltanto
egli
trasse
il
cerchietto
d
'
oro
e
lo
consegnò
al
sacerdote
.
Tutti
tornarono
in
chiesa
.
Non
vi
erano
se
non
due
donne
,
due
contadine
,
inginocchiate
sotto
il
pergamo
.
Gli
ori
dell
'
altare
rifulgevano
alla
luce
dei
ceri
che
il
sacrista
veniva
accendendo
.
Due
inginocchiatoi
stavano
disposti
sopra
un
breve
tappeto
,
poco
discosti
dal
primo
gradino
,
per
gli
sposi
;
più
indietro
,
due
sedie
per
i
testimoni
.
Il
celebrante
salì
sull
'
altare
,
lentamente
,
sostando
ad
ogni
gradino
.
Fece
l
'
atto
di
genuflettersi
,
distese
le
braccia
,
chinò
la
fronte
e
baciò
la
tovaglia
.
Poi
,
ridisceso
,
si
appressò
agli
sposi
.
Nel
silenzio
augusto
domandò
con
voce
solenne
:
-
Voi
,
Francesco
Patrizio
Harrington
,
volete
prendere
per
vostra
legittima
moglie
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Rosanna
Lariani
?
Rigidamente
composto
,
come
dinanzi
ad
un
capo
,
come
sulla
fronte
del
suo
reggimento
,
l
'
interrogato
si
sciolse
dall
'
atteggiamento
marziale
,
s
'
inchinò
e
disse
con
voce
vibrante
di
commozione
contenuta
:
-
Sì
.
-
E
voi
,
Rosanna
Lariani
,
volete
prendere
per
vostro
legittimo
marito
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Francesco
Patrizio
Harrington
?
Ella
che
reggeva
con
le
due
mani
intrecciate
il
libretto
,
a
testa
china
,
prosciolse
le
braccia
,
rialzò
la
fronte
e
rispose
fermamente
:
-
Sì
.
Un
senso
d
'
indefinibile
inquietudine
guadagnò
l
'
animo
di
Perez
.
Senza
volgere
il
capo
egli
guardò
con
la
coda
dell
'
occhio
alla
sua
destra
.
Lodovico
,
ritto
dietro
la
seggiola
,
ne
aveva
strettamente
afferrata
la
spalliera
con
una
mano
;
l
'
altra
,
con
la
quale
reggeva
il
cappello
,
era
scossa
da
un
tremito
violento
.
Col
viso
cadaverico
,
le
mascelle
contratte
,
lo
sguardo
fiso
e
ardente
,
era
evidente
che
faceva
uno
sforzo
straordinario
per
non
tradirsi
.
Ma
già
,
alzate
le
braccia
paterne
,
distese
le
venerabili
mani
tremolanti
,
socchiusi
i
miti
occhi
,
il
sacerdote
pronunziava
con
voce
ispirata
le
parole
irrevocabili
:
-
Ego
coniungo
vos
in
matrimonium
,
in
nomine
Patris
,
et
Filii
,
et
Spiritus
Sancti
.
L
'
inquietudine
,
la
commozione
,
il
turbamento
di
Perez
,
al
pensiero
della
tempesta
che
imperversava
in
quel
punto
nel
cuore
dell
'
amico
,
divennero
insostenibili
;
col
bisogno
di
reagire
,
di
scuotersi
,
di
far
qualche
cosa
,
depose
il
cappello
sulla
seggiola
e
cominciò
a
cavarsi
i
guanti
.
Ora
,
risalito
sull
'
altare
,
il
sacerdote
iniziava
la
cerimonia
della
Benedizione
,
proferiva
le
formule
alle
quali
l
'
accolito
dava
le
dovute
risposte
.
-
Adiutorum
nostrum
in
nomine
Domini
.
-
Qui
fecit
coelum
et
terram
.
-
Domine
,
exaudi
orationem
meam
.
-
Et
clamor
meus
ad
te
veniat
...
Quale
secreta
virtù
possedevano
le
parole
antiche
,
le
formule
che
per
secoli
e
secoli
erano
state
ripetute
dalle
anime
pie
,
che
per
secoli
e
secoli
avrebbero
echeggiato
sotto
le
volte
sacre
al
raccoglimento
ed
alla
penitenza
,
sopra
le
culle
e
sopra
le
bare
?
Appartenevano
ad
una
lingua
non
più
parlata
dagli
uomini
,
ma
eternamente
viva
,
come
la
più
propria
espressione
della
preghiera
.
E
il
significato
ne
era
così
chiaro
,
si
traduceva
così
facilmente
anche
agli
ignari
:
-
Benedici
,
Signore
,
questo
anello
che
noi
nel
tuo
nome
benediciamo
,
affinché
colei
che
lo
porterà
,
tenendo
integra
fede
al
suo
sposo
,
rimanga
in
pace
e
nella
volontà
tua
,
ed
in
carità
scambievole
sempre
viva
.
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Il
cerchietto
d
'
oro
era
stato
deposto
in
un
vassoio
d
'
argento
.
Curvata
l
'
alta
persona
a
prendere
l
'
aspersorio
che
l
'
accolito
gli
porgeva
,
il
sacerdote
tracciò
con
mano
non
più
tremante
un
segno
di
croce
sul
simbolo
;
poi
lo
consegnò
allo
sposo
,
che
lo
passò
all
'
anulare
sinistro
della
donna
sua
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
-
Così
sia
.
-
Conferma
,
Signore
,
ciò
che
noi
operammo
.
-
Dal
tempio
santo
tuo
che
è
in
Gerusalemme
.
-
Kyrie
eleison
...
Allora
accadde
una
cosa
terribile
.
Come
un
brivido
sonoro
,
come
l
'
anelito
e
il
gemito
d
'
un
'
anima
ferita
e
penante
echeggiò
sotto
le
volte
della
vecchia
chiesa
;
poi
la
voce
potente
dell
'
organo
si
affermò
,
si
modulò
,
si
svolse
nelle
note
lunghe
e
gravi
d
'
un
canto
solenne
.
Perez
si
sentì
opprimere
il
petto
e
mozzare
il
fiato
e
velare
lo
sguardo
da
una
commozione
veemente
,
che
un
repentino
moto
di
collera
soffocò
e
poi
disperse
.
Chi
aveva
ordinata
quella
musica
?
Alla
cerimonia
da
celebrare
con
estrema
semplicità
,
chi
aveva
aggiunto
l
'
irresistibile
prestigio
di
quel
canto
d
'
implorazione
,
di
fede
e
di
speranza
?
Non
bastava
il
tormento
inflitto
allo
spettatore
di
quelle
nozze
;
bisognava
anche
,
per
colmo
di
raffinatezza
,
esasperarlo
con
la
sottile
e
profonda
malìa
dei
suoni
e
dei
ritmi
?
...
E
col
cuore
tremante
di
carità
imponente
,
sapendo
di
non
poter
far
altro
che
appagare
il
secreto
senso
di
curiosità
sempre
vigile
nel
suo
spirito
indagatore
,
egli
si
volse
a
guardare
l
'
amico
.
Lodovico
Bertini
era
rimasto
nello
stesso
atteggiamento
,
con
la
destra
alla
spalliera
,
con
l
'
altro
braccio
pendente
lungo
il
fianco
;
ma
non
tremava
più
,
non
si
stringeva
con
la
forza
di
prima
al
sostegno
.
Pareva
che
tutte
le
sue
membra
rilassate
si
fossero
rapprese
in
quella
positura
;
soltanto
la
fronte
si
era
abbassata
,
e
dalle
palpebre
gonfie
le
lacrime
sgorgavano
,
solcavano
le
guance
emaciate
,
stillavano
a
terra
.
I
coniugi
gli
voltavano
le
spalle
;
l
'
officiante
,
sull
'
altare
,
era
intento
alla
celebrazione
del
rito
:
nessuno
poteva
scorgere
il
suo
pianto
.
Se
anche
lo
avessero
scorto
,
egli
non
sarebbe
riuscito
a
frenarlo
.
Non
piangeva
da
tanto
tempo
,
dalla
notte
passata
in
viaggio
,
sul
treno
,
con
lei
.
Non
aveva
più
pianto
,
alla
stazione
di
Milano
,
vedendola
andar
via
con
quell
'
uomo
a
cui
aveva
dovuto
stringere
la
mano
e
rivolgere
parole
senza
nesso
né
significato
.
Non
aveva
pianto
neanche
dopo
averli
riveduti
entrambi
,
alla
Fraida
,
invitato
da
lei
,
quando
vi
erano
venuti
per
le
pubblicazioni
;
dopo
averla
udita
annunziare
che
,
insieme
con
Perez
,
egli
,
egli
stesso
,
sarebbe
stato
testimonio
alle
nozze
,
e
che
,
compiuta
la
cerimonia
e
ripresi
i
figli
a
Firenze
,
sarebbero
andati
a
stabilirsi
in
Inghilterra
.
Tutte
queste
cose
lo
avevano
troppo
stordito
,
come
colpi
di
mazza
sulla
nuca
.
Le
poche
parole
scambiate
da
solo
a
sola
con
lei
,
in
un
momento
di
libertà
,
gli
avevano
dimostrato
che
nulla
gli
restava
da
fare
se
non
obbedirla
,
fino
all
'
ultimo
,
covando
il
suo
corruccio
,
nutrendosi
del
suo
dolore
.
Durante
l
'
ultima
notte
aveva
vegliato
,
tentando
di
significarlo
,
per
lei
;
cercando
parole
che
non
sarebbero
più
uscite
dalla
memoria
,
che
le
avrebbero
eternamente
attestato
la
forza
della
sua
passione
,
che
l
'
avrebbero
implacabilmente
accompagnata
,
come
la
voce
del
rimorso
,
come
il
rantolo
dell
'
agonia
;
ma
aveva
lacerato
tutte
le
sue
scritture
,
non
trovando
neppur
una
espressione
capace
di
rendere
tutto
il
suo
pensiero
,
giudicando
vana
la
ricerca
,
artificioso
lo
studio
,
riconoscendo
l
'
inutilità
d
'
ogni
tentativo
di
influire
in
qualunque
modo
su
quell
'
anima
risoluta
ed
inflessibile
.
Era
rimasto
inchiodato
sulla
poltrona
,
innanzi
alla
scrivania
,
con
le
membra
di
piombo
,
con
gli
occhi
aridi
e
bruciati
.
Aveva
trasalito
all
'
arrivo
dell
'
amico
,
rabbrividito
al
freddo
dell
'
alba
autunnale
,
tremato
entrando
nell
'
albergo
,
ritrovandosi
dinanzi
a
lei
ed
all
'
uomo
che
gliela
portava
via
senza
speranza
più
di
ritorno
.
Quando
ella
si
era
tolto
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
affidandoglielo
,
per
poco
non
lo
aveva
lasciato
cadere
,
ma
non
già
in
un
impeto
di
ribellione
,
bensì
dalla
violenza
dello
stordimento
.
Egli
,
egli
stesso
,
che
aveva
voluto
spezzare
quell
'
anello
e
dargliene
uno
suo
,
per
la
vita
e
per
la
morte
,
egli
stesso
doveva
ora
custodirlo
affinché
un
altro
lo
ripassasse
,
benedetto
,
al
suo
dito
,
per
la
vita
e
per
la
morte
?
...
Nulla
aveva
più
avuto
senso
,
durante
il
ritorno
a
Promonte
,
in
carrozza
,
in
chiesa
,
dinanzi
all
'
opera
giovanile
,
alla
statua
scolpita
da
qualcuno
di
cui
si
era
rammentato
confusamente
,
come
di
una
conoscenza
perduta
,
come
di
un
morto
.
Delle
parole
del
custode
non
aveva
compreso
altro
che
l
'
evocazione
dei
suoi
morti
,
rivedendo
le
salme
deposte
su
quel
livido
marmo
,
in
un
tempo
lontano
,
o
forse
ieri
.
Nello
spirito
ottenebrato
,
nell
'
anima
smarrita
,
i
preparativi
della
cerimonia
,
le
figure
e
i
gesti
e
le
voci
avevano
assunto
un
carattere
irreale
,
come
nei
sogni
.
Sì
,
ella
aveva
risposto
di
sì
,
inevitabilmente
,
come
negli
incubi
,
quando
nulla
si
può
fare
per
impedire
che
le
fatalità
si
compiano
,
quando
non
si
può
accorrere
,
quando
non
si
può
gridare
.
E
l
'
anello
nuziale
che
era
stato
in
suo
potere
era
tornato
al
dito
di
lei
,
per
mano
d
'
un
altro
!
A
un
tratto
,
udendo
gli
accordi
dell
'
organo
,
riconoscendo
la
voce
delle
vecchie
canne
armoniose
come
gole
umane
,
la
voce
che
aveva
impetrato
requie
eterna
ai
suoi
morti
,
che
cantava
requie
alla
sua
speranza
,
il
suo
pianto
troppo
a
lungo
contenuto
traboccò
.
La
voce
diceva
:
"
La
speranza
è
morta
,
la
gioia
è
finita
,
la
stessa
tua
vita
finisce
:
esala
gli
ultimi
sospiri
qui
dove
traesti
i
primi
vagiti
;
aspetta
di
raggiungere
colei
che
lungamente
invano
sognò
di
vederti
un
giorno
dinanzi
a
questo
altare
,
accanto
alla
tua
sposa
,
di
udirti
pronunziare
la
sillaba
del
consenso
,
la
sillaba
che
ella
stessa
disse
all
'
uomo
col
quale
ti
generò
;
paga
ora
i
tuoi
errori
,
sconta
la
tua
gioia
effimera
e
peccaminosa
;
nascondi
lo
strazio
dell
'
anima
tua
all
'
uomo
che
offendesti
e
che
riprende
i
suoi
diritti
;
piangi
tutte
le
tue
lacrime
perché
il
tuo
sogno
è
svanito
senza
ritorno
mai
più
,
china
la
fronte
superba
dinanzi
alla
divina
maestà
d
'
una
legge
che
disconoscesti
e
calpestasti
,
ai
giorni
del
folle
orgoglio
,
della
baldanza
cieca
...
"
Poi
il
canto
solenne
e
potente
del
Kyrie
si
abbassò
di
tono
,
si
spezzò
nelle
frasi
d
'
un
mottetto
accompagnante
la
recitazione
del
Pater
:
-
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
,
santificato
il
nome
tuo
,
venga
a
noi
il
tuo
regno
,
sia
la
tua
volontà
...
Una
volontà
fatale
si
compiva
,
infatti
.
Contesa
da
due
affetti
,
quella
donna
tornava
necessariamente
al
primo
.
Egli
non
assisteva
semplicemente
alla
consacrazione
di
quelle
nozze
,
ma
vi
contribuiva
per
una
necessità
evidente
.
Ogni
atto
ed
ogni
gesto
,
dinanzi
a
quell
'
altare
,
avevano
un
significato
recondito
che
egli
ora
discopriva
;
rendendo
l
'
anello
,
egli
rendeva
al
possessore
legittimo
la
donna
già
stata
sua
.
Colui
che
l
'
aveva
impalmata
e
poi
perduta
,
la
riotteneva
ora
da
lui
.
Non
era
soltanto
necessario
ma
giusto
.
Nella
vita
di
quella
donna
egli
era
stato
un
episodio
,
un
'
illusione
,
un
errore
:
errore
anch
'
esso
fatale
,
ma
emendabile
...
-
Dànne
il
nostro
pane
...
non
indurne
in
tentazione
...
La
preghiera
aveva
anch
'
essa
un
senso
profondo
:
chiedendo
di
non
essere
tentate
,
le
creature
umane
confessavano
tutta
la
debolezza
loro
.
Ella
era
caduta
,
come
tante
altre
;
ma
per
rialzarsi
,
come
poche
altre
.
Ed
il
Pater
noster
di
quella
Benedizione
nuziale
non
si
chiudeva
come
l
'
ordinario
:
la
voce
dell
'
accolito
si
sposava
a
quella
del
prete
,
implorando
ancora
:
-
Liberane
dal
male
.
-
Salva
i
tuoi
servi
.
-
In
te
,
mio
Dio
,
speranti
.
-
Manda
loro
,
Signore
,
un
santo
aiuto
.
-
E
da
Sionne
custodiscili
.
-
Sii
ad
essi
,
Signore
,
torre
di
fortezza
.
-
Contro
la
faccia
del
nemico
.
-
Signore
,
esaudisci
la
mia
prece
.
-
E
salga
a
te
la
voce
mia
.
-
Il
Signore
sia
con
voi
.
-
E
con
lo
Spirito
tuo
.
Il
canto
tacque
,
e
le
labbra
del
dolente
cessarono
di
tremare
e
gli
occhi
di
piangere
.
Tutta
la
sua
attenzione
era
diretta
a
comprendere
le
formule
sacre
,
a
non
perderne
una
sillaba
sola
.
Rivolto
ancora
ai
coniugi
,
il
sacerdote
ora
supplicava
:
-
Volgiti
in
grazia
,
Signore
,
sopra
questi
tuoi
servi
,
ed
agli
istituti
tuoi
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
dell
'
umano
genere
,
benignamente
assisti
,
affinché
coloro
che
dall
'
autorità
tua
sono
congiunti
,
col
tuo
ausilio
ti
servano
.
Era
giusto
che
sull
'
amore
fecondo
di
quegli
sposi
,
di
quei
genitori
,
si
stendesse
la
benedizione
divina
.
L
'
amor
suo
era
stato
invece
condannato
alla
sterilità
;
tutti
i
suoi
amori
fuori
legge
erano
stati
senza
frutto
,
spasimi
vani
,
adulterazioni
dell
'
ufficio
di
natura
.
I
suoi
occhi
inariditi
si
fermarono
sul
corpo
della
donna
genuflessa
ora
dinanzi
all
'
altare
,
con
lo
sguardo
sulle
pagine
del
libro
sacro
.
Nella
positura
abbattuta
,
dietro
l
'
ampio
giro
della
veste
cadente
,
le
sue
forme
parevano
scomparse
;
né
la
memoria
gliele
rappresentava
ormai
più
.
Aveva
egli
premuto
quel
corpo
con
le
mani
tremanti
di
desiderio
,
con
le
labbra
ardenti
di
febbre
?
A
quell
'
ora
lo
stesso
ricordo
del
possesso
un
tempo
esercitato
era
svanito
;
come
non
vedeva
il
corpo
di
lei
,
egli
non
sentiva
più
il
proprio
,
assiderato
,
congelato
nella
rigidità
del
dolore
.
-
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Finita
la
Benedizione
,
cominciava
ora
la
Messa
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
Mi
accosterò
all
'
altare
di
Dio
.
-
A
Dio
che
è
letizia
della
giovinezza
mia
.
La
voce
dell
'
organo
accompagnò
la
recitazione
del
Salmo
;
un
supplice
ardore
,
uno
slancio
di
tutta
l
'
anima
sulle
ali
della
speranza
;
poi
queruli
gridi
soffocati
di
dolore
e
rimorso
,
la
prostrazione
,
l
'
abbattimento
;
e
poi
ancora
il
richiamo
potente
della
fede
sicura
,
squilli
di
gloria
trionfale
.
"
Giudicami
,
Signore
,
e
scerni
la
causa
mia
da
quella
della
gente
non
santa
...
Poiché
tu
sei
,
Dio
,
mia
fortezza
,
come
mai
m
'
allontani
da
te
?
...
Canterò
al
suono
della
cetra
le
vostre
lodi
,
mio
Dio
;
perché
sei
triste
,
anima
mia
,
e
perché
mi
conturbi
?
Confida
nel
Signore
,
poiché
lo
loderò
ancora
come
mia
salute
e
mio
Dio
...
Mi
confesso
a
Dio
onnipotente
...
Abbia
misericordia
di
voi
l
'
onnipotente
Iddio
,
e
perdonàti
i
vostri
peccati
vi
conduca
alla
vita
eterna
...
Dimostrane
,
Signore
,
la
tua
misericordia
e
concedine
la
grazia
tua
salutare
"
...
Baciato
l
'
altare
,
il
sacerdote
recitò
una
preghiera
sommessa
;
poi
,
con
voce
ispirata
,
disse
agli
sposi
il
passo
di
Tobia
:
-
Il
Dio
d
'
Israello
vi
unisca
ed
egli
stesso
sia
con
voi
.
Fa
'
,
Signore
,
che
da
oggi
questi
due
più
che
prima
ti
benedicano
.
Beati
coloro
che
temono
il
Signore
e
procedono
per
le
sue
vie
.
Sia
gloria
al
Padre
,
al
Figlio
ed
allo
Spirito
Santo
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Christe
eleison
.
-
Christe
eleison
.
Una
gran
voce
,
un
coro
di
voci
clamanti
percosse
l
'
aria
,
fece
tremare
i
vetri
delle
alte
finestre
.
Al
più
rapido
ritmo
il
penitente
sentì
slargarsi
il
petto
oppresso
,
riaffrettarsi
il
debole
polso
,
un
'
onda
di
sangue
salirgli
al
viso
ed
alla
fronte
.
-
Esaudiscine
,
onnipotente
e
misericordioso
Iddio
,
affinché
ciò
che
per
nostro
ufficio
è
amministrato
,
dalla
tua
benedizione
sia
meglio
adempiuto
.
Per
Cristo
Signore
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
La
muta
voce
dell
'
anima
vinta
assentì
:
"
Così
sia
"
.
La
ribellione
era
vana
,
la
rassegnazione
inevitabile
.
Egli
non
ne
era
più
avvilito
,
come
una
volta
.
Nelle
frasi
dell
'
Epistola
agli
Efesini
,
che
il
sacerdote
ora
leggeva
,
lo
spirito
stanco
riconosceva
verità
necessarie
,
attuali
ed
eterne
.
"
Siano
le
donne
soggette
ai
loro
sposi
come
a
Dio
,
poiché
l
'
uomo
è
capo
della
donna
...
"
ed
era
bastato
che
quell
'
uomo
si
fosse
presentato
perché
tosto
riprendesse
la
donna
sua
...
"
Uomini
,
amate
le
vostre
spose
...
"
e
colui
amava
la
consorte
d
'
un
amore
sincero
,
sicuro
,
costante
,
senza
convulsioni
,
senza
follie
.
"
Chi
ama
la
sua
sposa
ama
se
stesso
...
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
suo
e
la
madre
sua
,
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
...
"
.
L
'
immagine
di
quelle
due
carni
aderenti
,
la
visione
di
quei
due
corpi
accoppiati
,
la
gelosia
fisica
delle
voluttà
procurate
a
quella
donna
da
un
altro
,
ora
non
lo
torturavano
più
,
egli
non
presumeva
più
che
ella
ne
fosse
stata
contaminata
.
Il
salmo
del
Graduale
e
del
Tratto
risonarono
in
mezzo
a
una
melodia
dolce
e
lene
,
ad
un
fremito
d
'
ale
che
finì
in
un
clangore
di
trombe
e
di
tube
.
-
La
tua
sposa
sia
come
una
vite
abbondante
tra
le
mura
della
tua
casa
.
Siano
i
tuoi
figli
come
novelle
piante
d
'
olivo
nel
cerchio
della
tua
mensa
.
Alleluja
!
Alleluja
!
Mandi
a
voi
il
Signore
aiuto
dal
suo
santuario
,
e
da
Sionne
vi
custodisca
.
Alleluja
!
Ecco
così
sarà
benedetto
l
'
uomo
che
teme
il
Signore
.
Ti
benedica
il
Signore
da
Sionne
,
e
vedrai
i
beni
di
Gerusalemme
per
tutti
i
giorni
della
vita
tua
,
e
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
.
Pace
sopra
Israello
...
Le
formole
sacre
si
ripetevano
,
ritornavano
più
e
più
volte
,
integralmente
,
o
appena
modificate
,
quasi
perché
s
'
incidessero
profondamente
sulle
fronti
,
nei
cuori
,
come
un
indelebile
stampo
di
fuoco
.
La
Sequentia
dell
'
Evangelo
di
San
Matteo
diceva
:
"
In
quel
tempo
si
accostarono
a
Gesù
i
Farisei
tentatori
e
dissero
:
È
lecito
all
'
uomo
abbandonare
la
donna
sua
per
qualsivoglia
cagione
?
Il
quale
rispose
loro
:
Non
leggeste
che
chi
creò
l
'
uomo
in
principio
li
fece
maschio
e
femmina
?
E
disse
:
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
e
la
madre
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
.
Talmente
che
non
sono
due
,
ma
una
carne
.
Ciò
dunque
che
Iddio
congiunse
,
l
'
uomo
non
divida
"
.
Era
stato
il
sogno
d
'
un
'
ora
,
poter
disgiungere
quegli
sposi
,
distruggere
quella
famiglia
per
crearsene
una
sulle
rovine
.
Ella
aveva
avuto
ragione
di
opporsi
,
di
frapporre
l
'
ostacolo
insuperabile
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
e
bisognava
passare
sopra
troppi
dolori
per
giungere
ad
una
gioia
dubbiosa
e
insidiata
.
Lasciare
quella
donna
al
suo
destino
,
andare
incontro
al
proprio
,
null
'
altro
era
possibile
.
Le
vie
che
essi
seguivano
si
erano
incrociate
,
per
poi
divergere
sempre
più
,
nella
vastità
del
mondo
e
della
vita
.
Era
l
'
ultim
'
ora
dell
'
incontro
;
che
cosa
sarebbe
accaduto
di
lui
,
da
quell
'
ora
in
avanti
?
-
In
te
sperai
,
Signore
;
dissi
a
me
stesso
:
tu
sei
il
mio
Dio
,
nelle
tue
mani
stanno
i
giorni
miei
.
Allora
,
dalle
più
intime
fibre
,
dalle
viscere
più
profonde
,
il
fremito
percorritore
dell
'
ispirazione
si
propagò
per
tutto
l
'
essere
suo
.
Mentre
il
celebrante
prendeva
dalla
patena
e
sollevava
l
'
ostia
,
l
'
opera
alla
quale
egli
aveva
pensato
invano
,
le
immagini
da
collocare
sulla
cima
Antalba
,
gli
balenarono
dinanzi
agli
occhi
della
mente
;
un
asceta
con
la
fronte
al
cielo
,
una
penitente
coi
ginocchi
sulla
terra
,
prossimi
e
pur
separati
,
concordi
ed
uniti
solo
nell
'
adorazione
dell
'
ignota
potenza
che
governa
l
'
universo
.
Mentre
il
sacerdote
deponeva
l
'
ostia
sul
corporale
e
mesceva
il
vino
e
l
'
acqua
nel
calice
,
e
l
'
offeriva
,
e
si
chinava
davanti
all
'
altare
,
mentre
l
'
organo
distendeva
sulla
trama
dell
'
Offertorio
un
tenue
ricamo
di
sospiri
melodiosi
,
le
immagini
si
precisarono
:
egli
vide
in
se
stesso
l
'
uomo
lontano
ormai
dalle
vie
del
mondo
,
inaccessibile
alle
cupidità
dei
sensi
,
consunto
da
un
interno
ardore
;
vide
in
lei
la
creatura
ancora
bisognosa
di
soccorso
,
ancora
genuflessa
per
implorare
aiuto
nelle
prove
della
vita
.
-
Con
spirito
d
'
umiltà
ed
animo
contrito
,
accogline
,
Signore
,
e
sia
tale
il
nostro
sacrifizio
oggi
nel
tuo
cospetto
,
che
piaccia
a
te
,
Dio
Signore
.
Il
senso
recondito
della
volontà
di
lei
,
nel
costringerlo
a
prender
parte
a
quella
cerimonia
,
si
manifestava
ora
chiaramente
:
rinunziando
entrambi
alla
gioia
contesa
,
mortificando
entrambi
la
loro
passione
,
entrambi
dovevano
farne
olocausto
ai
piedi
dell
'
altare
,
entrambi
dovevano
attinger
forza
e
trovar
pace
nel
pensiero
di
Dio
.
-
Laverò
le
mie
mani
fra
gl
'
innocenti
e
circonderò
il
tuo
altare
,
o
Signore
,
per
udire
la
voce
delle
tue
lodi
e
narrare
le
universe
tue
meraviglie
.
Ella
aveva
fatto
assegnamento
sulla
santità
del
luogo
,
sulla
solennità
del
rito
,
per
compiere
l
'
opera
di
persuasione
;
sulle
parole
,
gli
accenti
,
i
gesti
del
celebrante
;
sulle
melodie
e
le
armonie
dell
'
organo
,
sulle
luci
velate
filtranti
dalle
finestre
istoriate
,
sulle
faci
ardenti
dinanzi
alle
immagini
sante
.
-
O
Signore
,
amai
lo
splendore
della
tua
casa
e
il
luogo
ove
abita
la
gloria
tua
.
Non
fare
che
si
perda
con
gli
empi
,
Dio
,
l
'
anima
mia
...
E
come
un
'
onda
venuta
di
lontano
,
sospinta
ed
incalzata
da
soffi
gagliardi
,
ingrossata
nella
corsa
rapida
e
fragorosa
;
come
la
piena
d
'
un
torrente
improvvisamente
gonfio
dei
mille
rivoli
d
'
una
lunga
pioggia
dirotta
,
la
memoria
della
fede
nutrita
nella
remota
adolescenza
,
delle
preghiere
recitate
con
cuore
sincero
,
delle
paure
e
delle
speranze
per
la
salute
dell
'
anima
invasero
lo
spirito
suo
Le
parole
della
Secreta
,
mormorate
dal
celebrante
a
capo
chino
,
non
si
udirono
;
ma
nelle
supplicazioni
del
Canone
,
nel
pietoso
Memento
dei
vivi
e
dei
morti
,
nel
mistero
della
Consacrazione
e
dell
'
Elevazione
,
tutto
ciò
che
di
più
dolente
e
di
più
grandioso
,
di
più
mortificato
e
di
più
trionfale
era
nell
'
immortale
poesia
dei
Salmi
,
toccò
una
viva
fibra
del
suo
cuore
,
tradusse
un
pensiero
della
sua
mente
.
Tutta
la
sua
vita
trascorsa
,
le
sue
gioie
e
i
suoi
dolori
,
le
sue
lusinghe
e
i
suoi
disinganni
,
le
sue
aspettazioni
e
i
suoi
rimpianti
,
gli
parvero
un
punto
:
nell
'
estremo
tratto
di
via
che
ancora
gli
restava
da
percorrere
vide
e
sentì
che
due
cose
sole
poteva
e
doveva
fare
:
meditare
il
formidabile
enimma
del
destino
umano
,
significarlo
con
l
'
arte
sua
.
Ed
era
ancora
merito
di
lei
:
all
'
inizio
dell
'
amor
loro
,
come
nel
punto
del
distacco
,
ella
lo
ispirava
,
gli
additava
il
suo
ufficio
,
gli
suggeriva
visioni
di
bellezza
e
di
nobiltà
.
-
Preghiamo
.
Da
salutari
precetti
ammoniti
,
ed
alla
divina
istituzione
uniformati
,
osiamo
dire
:
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
...
Ogni
parola
della
reiterata
preghiera
gli
passò
nell
'
anima
come
un
elettuario
che
irrita
al
primo
contatto
la
nuda
carne
della
piaga
,
per
diffondere
subito
dopo
un
senso
di
refrigerio
.
Ma
il
sacerdote
,
prima
di
soggiungere
il
Libera
,
rivolto
nuovamente
agli
sposi
dal
lato
dell
'
Evangelo
,
implorò
con
nuovo
slancio
:
-
Sii
propizio
,
Signore
,
alle
preci
nostre
;
ed
a
questi
tuoi
istituti
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
del
genere
umano
,
presta
la
tua
benigna
assistenza
,
affinché
quanto
da
te
è
congiunto
col
tuo
aiuto
sia
serbato
.
O
Dio
che
per
virtù
della
tua
potenza
dal
nulla
il
tutto
creasti
;
che
,
ordinati
i
principi
dell
'
universo
,
e
fatto
l
'
uomo
a
tua
immagine
,
fondasti
l
'
inseparabile
aiuto
della
donna
,
in
modo
che
originando
il
corpo
femmineo
dalla
stessa
carne
virile
,
c
'
insegnasti
mai
non
esser
lecito
disgiungere
ciò
che
da
un
sol
corpo
ti
piacque
formare
;
Dio
che
con
tanto
eccellente
mistero
l
'
amplesso
coniugale
consacrasti
,
che
nell
'
alleanza
nuziale
predesignasti
il
sacramento
di
Cristo
e
della
Chiesa
;
Dio
,
per
cui
la
donna
si
unisce
all
'
uomo
,
e
questa
società
,
fin
dal
principio
ordinata
,
si
munì
della
sola
benedizione
non
cancellata
né
per
la
pena
del
peccato
originale
né
per
la
sentenza
del
diluvio
:
volgi
lo
sguardo
sopra
questa
tua
serva
che
dovendosi
unire
in
coniugale
consorzio
chiede
d
'
essere
munita
della
tua
protezione
.
Era
la
benedizione
delle
vergini
spose
proferita
altra
volta
da
quelle
stesse
labbra
per
le
nozze
della
sorella
sua
.
La
sorella
era
stata
ostile
a
quella
creatura
,
aveva
visto
in
lei
la
colpevole
,
la
seduttrice
,
colei
che
lo
aveva
indotto
in
tentazione
e
trascinato
al
peccato
:
non
sapeva
che
il
tentatore
era
stato
lui
stesso
;
nella
calma
imperturbata
della
sua
virtù
ignorava
e
non
ammetteva
le
tempeste
che
sconvolgono
le
vite
umane
.
-
Sia
in
essa
il
giogo
dell
'
amore
e
della
pace
;
fedele
e
casta
si
sposi
in
Gesù
Cristo
e
viva
imitatrice
delle
donne
sante
.
Sia
amabile
allo
sposo
suo
come
Rachele
,
saggia
come
Rebecca
,
longeva
e
fedele
come
Sara
.
Nulla
di
lei
,
degli
atti
di
lei
,
usurpi
l
'
autore
della
prevaricazione
.
Sia
ferma
nella
fede
e
nei
comandamenti
,
stretta
ad
un
solo
talamo
,
fugga
i
contatti
illeciti
,
munisca
la
sua
debolezza
con
la
forza
della
disciplina
;
sia
rispettabile
per
verecondia
,
venerabile
per
pudore
,
erudita
nelle
dottrine
celesti
,
feconda
nella
prole
,
laudabile
ed
innocente
,
e
giunga
al
riposo
dei
beati
ed
al
regno
celeste
,
e
vedano
entrambi
i
figli
dei
figli
loro
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
e
pervengano
alla
desiderata
vecchiezza
...
Era
come
un
lavacro
,
come
una
redenzione
.
L
'
errore
antico
doveva
esserle
rimesso
in
nome
di
Colui
che
difese
l
'
adultera
.
Si
era
confessata
,
infatti
,
ed
era
stata
assolta
,
poiché
il
celebrante
,
dopo
avere
recitato
il
Libera
,
dopo
avere
portato
il
calice
alle
labbra
per
bere
un
sorso
del
vino
mistico
,
si
accingeva
a
comunicarla
.
Chiuso
il
libro
,
levata
la
fronte
dalla
mano
con
la
quale
l
'
aveva
sorretta
,
ella
protendeva
ora
il
capo
per
ricevere
l
'
ostia
che
il
prete
,
discesi
i
gradini
dell
'
altare
,
e
paternamente
chinato
verso
di
lei
,
le
offriva
mentre
l
'
organo
cantava
il
suo
più
alato
canto
.
-
Ecco
sia
così
benedetto
ogni
uomo
che
teme
il
Signore
,
e
tu
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
:
pace
sopra
Israello
.
Qualche
cosa
di
quella
benedizione
,
di
quella
pace
piamente
invocata
,
scese
su
di
lui
;
poiché
,
nel
proferire
la
formula
,
il
sacerdote
lo
guardò
.
Egli
si
sentì
leggere
nell
'
anima
dallo
sguardo
limpido
e
dolce
,
si
sentì
compreso
e
compatito
e
perdonato
dal
vecchio
prete
che
lo
aveva
asperso
,
bambino
,
dell
'
acqua
lustrale
.
-
Ti
preghiamo
,
onnipotente
Iddio
,
di
accompagnare
con
benigno
favore
le
istituzioni
della
tua
provvidenza
,
sicché
coloro
che
unisci
in
legittima
società
conservi
in
lunga
pace
.
Per
Cristo
Signor
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
-
Benediciamo
il
Signore
.
Anche
la
messa
era
finita
.
Restava
ancora
l
'
ultima
formula
.
Ancora
una
volta
dirigendo
la
parola
agli
sposi
,
il
prete
invocò
:
-
Il
Dio
di
Abramo
,
il
Dio
d
'
Isacco
e
il
Dio
di
Giacobbe
sia
con
voi
,
affinché
vediate
i
figli
dei
figli
vostri
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
,
e
poscia
abbiate
vita
eterna
senza
fine
,
con
l
'
aiuto
del
Signore
nostro
Gesù
Cristo
,
che
insieme
col
Padre
e
con
lo
Spirito
Santo
vive
e
regna
,
unico
Dio
,
per
tutti
i
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Con
parola
libera
,
non
più
costretta
nelle
formule
liturgiche
,
il
celebrante
riprese
:
-
Sposi
cristiani
,
l
'
esempio
che
avete
dato
accostandovi
all
'
altare
,
santificando
la
vostra
unione
,
non
resterà
infecondo
.
Così
possiate
serbare
intatto
il
tesoro
della
fede
e
amarvi
scambievolmente
e
vivere
nel
timore
di
Dio
.
Preso
ancora
l
'
aspersorio
,
li
benedisse
:
-
Piaccia
a
te
,
Santa
Trinità
...
-
poi
lesse
le
parole
del
Vangelo
di
San
Giovanni
:
-
In
principio
era
il
Verbo
...
-
Lodovico
...
Il
suono
del
suo
nome
,
mormorato
da
Perez
,
lo
scosse
.
Voltatosi
,
vide
che
la
chiesa
non
era
più
tutta
deserta
come
prima
:
alcune
donne
venute
a
compiere
le
consuete
devozioni
,
qualche
curioso
attratto
dal
suono
dell
'
organo
,
erano
sparsi
qua
e
là
,
dinanzi
alle
cappelle
,
intorno
all
'
altare
maggiore
.
Ma
già
tutta
la
cerimonia
era
finita
:
il
sacerdote
,
raccolto
il
calice
,
inchinatosi
dinanzi
all
'
altare
,
s
'
avviava
alla
sacristia
.
Perez
mosse
un
passo
verso
la
sposa
,
stendendole
la
mano
:
-
Tutti
i
miei
rallegramenti
!
Ella
rispose
,
ricambiando
la
stretta
:
-
Grazie
,
Perez
.
Mentre
questi
rinnovava
il
gesto
col
marito
,
ella
offerse
la
mano
al
suo
testimonio
:
-
Bertini
,
grazie
.
La
sua
voce
era
grave
,
l
'
espressione
del
suo
viso
serena
,
la
stretta
di
mano
franca
e
forte
come
quella
d
'
un
amico
,
d
'
un
buon
camerata
.
Anche
il
marito
strinse
cordialmente
la
mano
ai
due
amici
;
poi
,
a
un
invito
del
custode
,
tutti
ripassarono
nella
sacristia
.
-
Poiché
abbiamo
dato
lettura
dell
'
atto
nuziale
,
-
disse
Don
Pietro
,
-
non
resta
se
non
che
questi
signori
lo
firmino
.
Piegò
il
foglio
in
due
,
per
il
lungo
,
e
scrisse
sul
fianco
,
sillabando
le
parole
che
veniva
tracciando
lentamente
:
-
I
sotto
-
scritti
sposi
hanno
pre
-
stato
il
loro
mutuo
con
-
senso
dinanzi
a
me
cu
-
rato
ed
ai
sotto
-
scritti
testi
-
monî
...
Il
marito
firmò
primo
,
poi
la
moglie
,
poi
Perez
,
da
ultimo
Bertini
.
-
Ed
ora
non
occorre
altro
,
-
disse
Don
Pietro
,
spargendo
di
sabbia
rossa
la
fresca
scrittura
.
-
Il
Signore
vi
abbia
nella
sua
santa
custodia
.
Mille
anni
felici
!
Ella
gli
baciò
la
mano
,
il
colonnello
gliela
strinse
,
prendendo
poi
a
parte
il
sacrista
ed
il
custode
per
distribuire
del
denaro
.
Mentre
Perez
intratteneva
la
sposa
dopo
essersi
inchinato
al
sacerdote
,
questi
fermò
lo
scultore
che
gli
aveva
anch
'
egli
baciato
la
mano
.
-
Lodovico
,
figliuolo
mio
,
quando
ci
darai
l
'
opera
promessa
?
...
Guarda
che
il
tempo
passa
,
e
che
gl
'
iniziatori
sono
impazienti
di
vedere
attuato
il
loro
disegno
.
-
Non
so
,
Padre
...
Mi
dia
ancora
qualche
tempo
.
-
Possibile
che
tu
non
abbia
fatto
nulla
,
sinora
?
...
Neanche
un
abbozzo
?
...
Un
lavoratore
instancabile
come
te
!
-
Bisogna
che
m
'
intenda
con
lei
...
Forse
ho
trovato
qualche
cosa
...
Quando
potrò
vederla
?
-
Quando
vorrai
.
Lo
sai
che
per
te
qualunque
ora
è
buona
.
-
Grazie
,
Padre
...
Allora
,
arrivederla
presto
.
-
Arrivederci
presto
,
figliuolo
mio
.
V
L
'
addio
Sulla
spianata
,
dinanzi
alla
chiesa
,
il
cocchiere
che
aspettava
il
ritorno
degli
sposi
,
fumando
,
spense
il
sigaro
e
lo
intascò
,
vedendo
uscire
la
comitiva
,
la
moglie
a
braccio
del
marito
,
i
due
testimonî
ai
due
lati
della
coppia
;
e
cavatosi
il
cappello
,
già
apriva
lo
sportello
della
carrozza
perché
tutti
vi
rimontassero
,
quando
la
signora
gli
disse
:
-
No
,
non
ancora
:
aspettate
...
Sentite
Bertini
,
-
soggiunse
rivolta
allo
scultore
,
-
mio
marito
ed
io
saremmo
lieti
di
salutare
un
momento
i
vostri
parenti
...
-
Saranno
essi
lietissimi
...
Per
il
sentiero
serpeggiante
sul
dorso
della
montagna
,
chiuso
tra
bassi
muricciuoli
dai
quali
sporgevano
le
siepi
di
vitalba
,
si
avviarono
tutti
alla
casa
.
Il
cielo
si
era
ancora
più
schiarito
,
le
ultime
volute
dei
vapori
si
diffondevano
come
chiome
disciolte
e
ondeggianti
al
vento
,
canute
nella
bassa
conca
del
lago
,
bionde
nel
sole
delle
altitudini
.
-
Vi
fermate
a
lungo
?
-
domandò
ella
a
Perez
,
col
quale
procedeva
ora
avanti
.
-
Non
tanto
quanto
vorrei
.
Debbo
purtroppo
tornare
alla
scuola
.
-
Tenete
compagnia
al
vostro
amico
,
-
soggiunse
;
poi
,
dopo
una
breve
pausa
,
con
voce
più
bassa
ma
con
più
calore
d
'
accento
:
-
Ne
ha
bisogno
.
In
fondo
al
sentiero
,
tra
le
sbarre
di
un
cancelletto
di
legno
,
si
vide
una
testolina
affacciarsi
,
poi
ad
un
tratto
sparire
con
un
breve
grido
di
sorpresa
.
-
La
vostra
nipotina
?
-
domandò
ella
,
voltandosi
verso
Bertini
.
-
E
la
mia
,
del
cuore
!
-
rispose
Perez
.
Ora
il
cancello
si
schiudeva
,
e
la
bimba
,
precedendo
il
babbo
,
la
mamma
ed
i
fratelli
,
si
avanzava
con
le
manine
incrociate
sul
seno
per
reggere
un
enorme
fascio
di
fiori
e
di
fronde
,
una
messe
tanto
copiosa
che
la
vestiva
tutta
e
quasi
le
nascondeva
il
visino
.
Giunta
dinanzi
alla
sposa
si
fermò
,
la
guardò
con
gli
occhi
color
di
cielo
,
e
disse
:
-
Signora
,
la
mamma
ed
io
...
Ma
già
ella
si
chinava
su
di
lei
,
quasi
in
ginocchio
,
tenendole
le
braccia
,
attirandola
a
sé
:
-
Cara
,
cara
,
bimba
mia
cara
...
Fu
una
cosa
difficile
raccogliere
quei
fiori
,
ricomporli
,
staccare
i
gambi
delle
rose
impigliati
nelle
pieghe
della
vesticciuola
della
donatrice
.
La
signora
Laura
vi
diede
mano
,
dicendo
in
tono
d
'
amabile
rimprovero
:
-
Ma
bisognava
ripulirli
e
legarli
...
Non
si
offrono
i
fiori
a
questo
modo
...
-
Lasci
,
lasci
!
...
Sono
anzi
più
belli
!
Scambiarono
così
le
prime
parole
prima
della
presentazione
:
poi
,
quando
lo
scultore
ebbe
pronunziato
:
"
Mia
sorella
...
"
la
signora
Laura
stese
la
mano
alla
visitatrice
dicendo
con
un
sorriso
di
grande
gentilezza
e
di
profonda
bontà
:
-
Sia
la
benvenuta
fra
noi
.
Mi
permetta
di
esprimerle
i
nostri
auguri
più
sinceri
...
-
La
ringrazio
,
signora
.
Creda
che
sono
fra
i
più
graditi
.
Compita
la
presentazione
,
scambiati
gli
inchini
e
le
strette
di
mano
,
i
padroni
di
casa
lasciarono
il
passo
agli
ospiti
.
-
Rita
!
...
-
chiamò
la
straniera
,
volgendosi
alla
bambina
.
-
Ti
chiami
Rita
,
lo
so
!
...
Dammi
la
tua
manina
.
La
fanciulletta
parve
tutta
orgogliosa
di
tornare
a
casa
stringendo
la
destra
della
sposa
,
che
reggeva
con
l
'
altra
mano
i
fiori
offerti
da
lei
.
Traversata
la
terrazza
,
dato
uno
sguardo
al
panorama
,
tutti
entrarono
nel
salotto
.
-
Bertini
,
io
interpreto
il
desiderio
di
mio
marito
ed
esprimo
il
mio
direttamente
,
chiedendovi
di
farci
vedere
il
vostro
studio
.
-
Sì
,
signora
!
-
rispose
pronta
la
minuscola
donnina
.
-
Lo
zio
non
vi
lavora
più
dacché
è
a
Firenze
,
ma
vi
sono
dentro
tante
belle
cose
...
C
'
è
anche
la
mia
statua
,
di
quando
ero
piccina
...
-
Ah
,
sì
?
-
rispose
ella
sorridendo
.
-
Rappresenterà
un
angioletto
!
...
Andiamo
a
vederla
.
Lo
studio
,
vastissimo
,
tutto
illuminato
da
un
largo
lucernario
,
ingombro
nel
mezzo
da
una
forte
impalcatura
,
pieno
di
gessi
,
di
cere
,
di
crete
,
con
le
pareti
nascoste
da
pezzi
di
scultura
antica
,
da
modelli
anatomici
,
da
quadri
,
da
bozzetti
,
da
stampe
,
da
stoffe
,
da
armi
,
aveva
un
solo
angolo
ospitale
,
dietro
un
paravento
:
un
largo
divano
basso
,
qualche
sgabello
,
un
tavolino
a
due
palchetti
sovraccarico
di
albi
e
di
libri
d
'
arte
.
Ma
gli
ospiti
non
vi
si
fermarono
;
guidati
dalle
due
donne
,
girarono
per
lo
stanzone
,
esaminando
le
opere
che
vi
erano
disseminate
.
-
Questo
è
il
bozzetto
dell
'
acquasantaio
?
...
Questo
è
il
gesso
del
"
Fiore
della
memoria
"
?
...
Il
busto
del
"
Leopardi
"
...
L
'
amica
dell
'
artista
riconosceva
ad
una
ad
una
tutte
le
sue
opere
e
le
additava
al
marito
,
che
le
considerava
da
vicino
per
esaminarne
la
fattura
,
e
poi
se
ne
discostava
per
coglierne
l
'
effetto
totale
.
-
E
questa
statua
di
quando
eri
piccina
?
-
Eccola
,
signora
:
venga
con
me
.
In
un
angolo
,
sopra
un
tripode
,
la
statuina
di
bronzo
,
alta
poco
più
di
un
palmo
,
rappresentava
la
piccoletta
,
ritta
in
piedi
,
con
la
testolina
piegata
,
le
braccine
protese
,
le
manine
dischiuse
,
nell
'
atto
di
offrirsi
ad
una
persona
diletta
.
-
Che
mossa
!
...
Che
vita
!
...
-
esclamò
Perez
.
-
Se
non
par
che
si
muova
!
-
È
la
vita
fermata
nel
metallo
-
confermò
il
colonnello
.
Ella
disse
soltanto
:
-
È
molto
bella
.
-
Mi
permettete
di
offrirvela
?
-
E
come
,
Bertini
!
...
Sono
permessi
che
si
accordano
molto
volentieri
...
Ma
non
vorrei
privare
i
vostri
cari
...
-
No
,
signora
,
-
soggiunse
la
sorella
,
-
noi
abbiamo
la
nostra
copia
,
in
sala
da
pranzo
.
Il
dottore
colse
l
'
occasione
per
proporre
:
-
Se
vogliono
gradire
una
tazza
di
cioccolata
...
-
Grazie
,
dottore
;
ma
abbiamo
i
minuti
contati
,
e
vorremmo
ancora
vedere
tutte
queste
altre
cose
belle
.
-
Prendono
il
battello
delle
10
e
15
?
-
No
,
scendiamo
a
Gozzana
,
prendiamo
il
treno
delle
11
.
-
Ma
si
potrebbe
anche
fare
un
'
altra
cosa
,
-
soggiunse
la
signora
Laura
:
-
far
servire
qui
stesso
la
cioccolata
...
Mentre
ella
andava
a
dare
gli
ordini
,
la
visita
continuò
.
Gli
ospiti
passarono
dinanzi
a
tutto
ciò
che
restava
degli
antichi
lavori
dello
scultore
,
copie
od
abbozzi
.
Non
vi
era
frammento
che
l
'
amica
non
riconoscesse
-
Questo
è
uno
studio
per
la
"
Giovanna
d
'
Arco
"
?
...
La
prima
idea
dell
'
"
Amerigo
Vespucci
"
...
Aveste
ragione
di
modificare
quelle
figure
di
selvaggi
:
rammentavano
troppo
i
mori
del
monumento
mediceo
di
Livorno
.
Si
aggirò
per
ogni
angolo
,
vide
ogni
cosa
,
rimosse
tutti
i
cavalletti
girevoli
,
lesse
tutte
le
firme
dei
bozzetti
pittorici
,
tutti
i
titoli
dei
libri
sul
tavolino
.
Vedendo
sopra
una
mensoletta
un
calice
da
fiori
,
vuoto
,
disse
alla
piccola
Rita
:
-
Ma
come
?
Tu
lasci
senza
fiori
lo
studio
dello
zio
,
e
ne
dài
tanti
agli
estranei
?
E
mentre
la
piccina
balbettava
qualche
confusa
parola
di
scusa
,
ella
stessa
scelse
tre
rose
dal
fascio
,
una
bianca
,
una
gialla
ed
una
rossa
,
e
le
dispose
nel
calice
.
-
Ricordati
che
sono
senz
'
acqua
,
pensa
a
dar
loro
nuova
vita
.
Quando
il
servizio
fu
pronto
sul
tavolino
sbarazzato
dai
libri
,
la
conversazione
,
divenuta
generale
,
sfiorò
molti
argomenti
:
la
floricoltura
del
dottore
,
il
movimento
dei
forestieri
sul
lago
,
le
bellezze
della
natura
e
dell
'
arte
italiana
.
-
Ora
,
-
ella
disse
,
levandosi
,
dando
il
segno
dell
'
addio
,
-
non
bisogna
dormire
sugli
allori
,
Bertini
!
-
Glielo
dica
lei
,
signora
!
-
soggiunse
la
sorella
.
-
Forse
le
sue
raccomandazioni
riusciranno
più
efficaci
delle
nostre
.
-
Di
questo
gruppo
sacro
,
sulla
cima
Antalba
,
guardate
che
vogliamo
avere
presto
notizia
!
Non
è
possibile
che
quassù
,
dinanzi
a
questo
sublime
spettacolo
,
non
troviate
motivi
d
'
ispirazione
.
Erano
di
nuovo
usciti
sulla
terrazza
;
dopo
una
breve
sosta
,
ridiscesero
tutti
,
ospiti
e
padroni
di
casa
,
verso
la
chiesa
.
Tutte
le
nebbie
erano
ormai
disciolte
,
nel
trionfo
del
sole
;
solo
un
ultimo
fiocco
ne
restava
,
sull
'
Antalba
,
piegato
dal
vento
in
modo
da
simulare
il
fumo
d
'
un
vulcano
.
Pareva
veramente
che
,
per
un
'
improvvisa
eruzione
,
dalle
viscere
del
monte
esalasse
un
ardente
fiato
.
-
Meraviglioso
!
Divino
!
...
-
mormorò
ella
ancora
,
girando
lo
sguardo
per
la
conca
lacustre
,
quasi
a
raccogliere
e
imprimersi
nella
mente
tutti
i
particolari
di
quella
visione
,
come
aveva
fatto
di
ogni
angolo
e
di
ogni
opera
dello
studio
.
Poi
,
rivolta
alla
padrona
di
casa
:
-
Signora
...
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Si
tennero
un
momento
per
mano
,
guardandosi
;
poi
,
con
moto
concorde
,
si
accostarono
,
si
baciarono
sulle
due
guance
.
Chinatasi
sulla
piccina
,
la
straniera
le
prese
la
testolina
fra
le
mani
,
la
baciò
sulla
fronte
.
-
Rammenta
tu
allo
zio
che
vogliamo
vedere
altre
statue
.
Digli
che
ti
scolpisca
lassù
!
...
Strinse
la
mano
a
lui
da
ultimo
,
dopo
aver
preso
congedo
da
tutti
gli
altri
.
-
Fate
contenti
i
vostri
cari
e
i
vostri
amici
!
...
Avete
un
dovere
,
se
non
dinanzi
ad
essi
,
dinanzi
all
'
Arte
che
aspetta
grandi
cose
da
voi
.
Egli
non
poté
rispondere
;
chinò
soltanto
il
capo
,
per
nascondere
l
'
ultima
contrazione
del
viso
.
Quando
fu
in
carrozza
,
dopo
che
la
frusta
schioccò
e
i
cavalli
si
mossero
,
ella
salutò
ancora
,
con
la
mano
,
col
capo
;
lanciò
ancora
un
'
ultima
esortazione
:
-
Siamo
intesi
,
Bertini
!
...
Al
lavoro
!
...
Buon
lavoro
!
...
Narrativa ,
AL
LETTORE
Questo
libro
non
è
che
l
'
autobiografia
d
'
un
povero
tipografo
.
Il
manoscritto
mi
fu
affidato
da
una
signora
,
che
lo
trovò
in
una
soffitta
dei
sobborghi
di
Torino
:
ella
aveva
conosciuto
il
giovane
,
che
viveva
isolato
,
e
di
cui
non
avrebbe
mai
potuto
sospettare
lo
strano
e
disperato
progetto
.
Da
sue
indagini
risulta
la
probabilità
ch
'
egli
sia
perito
nell
'
ultima
inondazione
del
Po
,
dove
più
d
'
un
coraggioso
rimase
vittima
del
proprio
eroismo
.
Lo
scritto
,
che
ho
tutt
'
intero
copiato
e
talvolta
interpretato
,
era
sul
rovescio
d
'
un
fascio
di
bozze
.
Evidentemente
s
'
era
molto
indugiato
su
di
esso
,
per
abitudine
professionale
e
per
un
istinto
d
'
artista
ch
'
egli
possedeva
senza
dubbio
.
Fece
egli
le
due
copie
di
cui
parla
nella
prima
pagina
?
Forse
sì
,
e
può
darsi
che
quel
lavoro
lo
distraesse
alfine
dal
suo
folle
proposito
:
o
fors
'
anco
egli
portava
indosso
il
suo
memoriale
,
quando
,
mentre
vagava
disoccupato
poco
lungi
dal
villaggio
natìo
,
gli
si
offerse
un
'
opportunità
d
'
azione
più
immediata
,
più
imperiosa
e
più
umana
.
Egli
era
uno
dei
tipi
caratteristici
del
nostro
periodo
,
uno
di
quegli
organismi
di
pura
sensibilità
e
intelligenza
,
che
il
caso
della
nascita
espone
ad
essere
inesorabilmente
schiacciati
dal
meccanismo
ancora
rudimentale
della
nostra
società
.
La
loro
esistenza
è
un
sintomo
.
Perciò
ho
pubblicato
questo
scritto
,
in
cui
non
intervenni
che
per
mutar
qualche
nome
e
aggiungere
un
titolo
che
mi
pareva
chiaramente
indicato
dal
contesto
.
GLI
AMMONITORI
È
venuto
il
tempo
di
compiere
il
mio
grande
atto
.
Fra
alcuni
giorni
tutto
sarà
finito
.
Questo
memoriale
,
di
cui
preparo
due
copie
,
l
'
una
che
porterò
indosso
d
'
or
innanzi
,
l
'
altra
per
inviare
ad
un
giornale
,
ha
il
solo
scopo
di
dichiarare
-
in
caso
che
si
volessero
travisare
le
mie
intenzioni
o
spiegare
l
'
avvenuto
come
un
accidente
fortuito
-
il
processo
in
cui
io
venni
nella
determinazione
di
morire
in
modo
tanto
eccezionale
.
I
.
Nacqui
a
Gàssino
,
nella
valle
del
Po
.
Non
ho
conosciuto
mia
madre
.
Mio
padre
era
fornaciaio
:
colle
gambe
nude
nella
fossa
,
tagliava
la
creta
gialla
,
l
'
impastava
,
la
metteva
nella
forma
da
mattoni
:
e
s
'
allineavano
innumerevoli
i
mattoni
sull
'
aia
levigata
,
parevano
grandi
pani
,
inzuccherati
di
sabbia
fina
.
Pane
invece
non
ne
guadagnava
molto
:
ma
i
suoi
ottanta
centesimi
giornalieri
procuravano
a
lui
e
a
me
polenta
il
mezzogiorno
e
minestra
la
sera
.
L
'
inverno
non
si
lavorava
;
quando
i
primi
geli
ci
avevano
coperte
le
mani
di
crepacci
,
cessavamo
:
ci
riparavamo
allora
nella
stalla
d
'
un
vicino
che
aveva
bestiame
,
e
quando
non
nevicava
,
andavamo
a
far
legna
nei
boschi
dei
signori
,
raccogliendo
soltanto
il
seccume
e
i
ceppi
putridi
che
vendevamo
a
un
soldo
il
fascio
:
stando
tutto
il
giorno
nei
boschi
e
portando
sulla
schiena
fino
al
villaggio
due
o
tre
fasci
,
guadagnavamo
sette
od
otto
soldi
.
Perciò
l
'
inverno
si
mangiava
meno
,
quantunque
avessi
molta
più
fame
:
è
vero
che
il
pane
di
granoturco
,
pesante
e
giallo
come
i
nostri
mattoni
,
ci
faceva
credere
d
'
aver
sempre
lo
stomaco
pieno
.
A
febbraio
,
sull
'
aia
!
E
anch
'
io
nella
mota
gialla
fin
sopra
il
ginocchio
,
col
sole
che
dava
la
febbre
:
per
ciò
mio
padre
era
giallo
e
io
ho
l
'
aria
d
'
aver
l
'
itterizia
.
Ma
questo
non
monta
.
Mio
padre
morì
.
Il
sindaco
ricorse
per
me
a
Torino
e
fui
raccolto
nella
Pia
Casa
.
Qui
mi
si
insegnò
qualche
cosa
:
d
'
inverno
al
paese
ero
andato
a
scuola
e
sapevo
il
catechismo
e
la
storia
sacra
:
qui
mi
fecero
ripetere
la
storia
sacra
e
il
catechismo
e
un
po
'
di
storia
romana
,
Muzio
Scevola
e
Bruto
,
più
i
diritti
e
doveri
del
cittadino
italiano
.
Più
tardi
mi
posero
come
apprendista
in
una
stamperia
.
Correvo
tutto
il
giorno
per
città
a
portare
commissioni
e
bozze
e
tornavo
all
'
ospizio
la
sera
.
La
domenica
si
passava
gran
parte
in
chiesa
e
solo
il
canto
e
l
'
organo
me
la
facevano
parere
meno
gravosa
.
Quando
mi
misero
alla
cassa
di
compositore
,
imparai
rapidamente
.
Ebbi
tosto
un
buon
salario
e
potei
uscire
dalla
Pia
Casa
.
Intanto
frequentavo
le
scuole
serali
:
studiai
parecchio
:
imparai
l
'
italiano
e
il
francese
e
così
,
da
me
,
nella
mia
soffitta
-
abitavo
in
Borgo
San
Secondo
e
mangiavo
alla
Cucina
popolare
-
volli
anche
conoscere
un
po
'
la
grammatica
latina
,
senza
di
cui
non
si
possono
approfondire
quelle
lingue
.
Perché
il
mio
scopo
era
di
diventare
correttore
.
A
dir
il
vero
,
sui
diciott
'
anni
mi
domandai
se
non
avessi
delle
attitudini
a
far
parecchie
altre
cose
,
a
cantare
,
a
disegnare
,
a
scrivere
e
perfino
a
far
della
filosofia
...
Mi
ricordo
vagamente
d
'
una
primavera
in
cui
affermai
a
me
stesso
con
un
certo
turbamento
che
la
vita
doveva
essere
assai
bella
:
il
cielo
,
la
terra
,
le
cose
e
le
persone
,
tutto
era
pieno
d
'
una
grande
simpatia
per
me
!
Ciò
durò
poco
.
Sentendomi
divenir
malinconico
,
mi
riposi
a
studiare
.
Non
avevo
alcuna
preoccupazione
che
mi
frastornasse
seriamente
:
ottenni
presto
un
posto
di
correttore
alla
Società
Editrice
Scientifica
;
dapprima
fui
impiegato
in
lavori
di
poco
conto
;
indi
,
conosciutasi
la
mia
buona
volontà
,
mi
si
pose
attorno
a
lavori
di
maggiore
importanza
,
sopratutto
a
traduzioni
di
opere
scientifiche
.
La
mia
professione
mi
dava
molte
compiacenze
.
Ero
a
contatto
con
gente
di
scienza
e
talvolta
cercavo
mostrare
a
qualcuno
,
che
comprendevo
molto
di
più
che
non
desse
a
presumere
la
mia
condizione
:
più
d
'
uno
mi
piantò
gli
occhi
in
faccia
con
stupore
,
quando
gli
indicai
certe
contraddizioni
nel
corso
d
'
un
lavoro
o
gli
suggerii
umilmente
certe
trasposizioni
che
avrebbero
giovato
all
'
ordine
,
all
'
equilibrio
non
soltanto
tipografico
,
d
'
una
trattazione
.
Passarono
,
credo
,
cinque
o
sei
anni
.
Nel
gettar
su
carta
questi
ricordi
non
ho
tempo
d
'
indugiarmi
:
ricordare
è
dolce
,
anche
i
dolori
,
ma
la
vita
incalza
-
o
piuttosto
la
morte
...
Or
son
quattro
anni
,
andai
ad
abitare
in
Borgo
San
Donato
.
A
questo
punto
incomincia
la
mia
vita
:
Perché
prima
non
avevo
vissuto
,
vale
a
dire
non
avevo
sentito
nulla
dentro
di
me
,
non
mi
ero
detto
neanche
un
momento
:
"
To
'
,
sei
qui
,
Martino
:
c
'
è
tanta
gente
al
mondo
:
tu
vali
quanto
qualcheduno
...
"
.
Abitavo
nelle
soffitte
della
casa
n
.
*
*
di
via
San
Donato
.
C
'
erano
142
scalini
che
facevo
ogni
sera
a
due
per
volta
,
riducendoli
così
a
metà
.
Allora
non
avevo
il
batticuore
...
Una
sera
,
montavo
allungando
il
braccio
alla
ringhiera
di
ferro
,
a
testa
china
;
rischiai
di
sfondare
il
ventre
a
uno
che
discendeva
,
il
quale
per
l
'
urto
sedette
sugli
scalini
senza
fiato
.
Ahi
,
lo
stesso
m
'
era
accaduto
qualche
settimana
prima
con
un
giovinotto
elegante
che
aveva
alzato
il
bastone
a
percuotermi
,
ma
aveva
colpito
soltanto
la
ringhiera
,
perché
io
era
già
in
alto
...
Chiesi
perdono
con
una
grande
vergogna
al
povero
diavolo
che
avevo
dinanzi
.
Vidi
un
sorriso
di
fanciullo
in
una
faccia
pallida
e
patita
:
l
'
aiutai
ad
alzarsi
:
era
piccolo
,
di
membra
gracili
,
con
un
viso
fine
dominato
da
una
fronte
enorme
.
Egli
riprese
a
discendere
,
dopo
avermi
guardato
con
due
occhi
acuti
e
dolci
,
indimenticabili
.
Io
non
avevo
mai
badato
di
proposito
agli
inquilini
delle
soffitte
.
Uscivo
la
mattina
,
alle
cinque
d
'
estate
,
alle
sei
d
'
inverno
,
e
non
tornavo
che
la
sera
tardi
,
stanchissimo
.
Qualche
bestemmia
di
ubbriaco
,
qualche
urlo
di
donna
percossa
,
qualche
strillo
di
bimbo
,
le
martellate
di
un
calzolaio
matto
,
chiamato
Cimisin
,
mi
destavano
talvolta
d
'
improvviso
,
ma
non
mi
davano
inquietudine
.
A
poco
a
poco
,
senza
volerlo
,
vidi
chi
fosse
l
'
ubriacone
e
la
donna
percossa
che
stavano
entrambi
nella
soffitta
attigua
alla
mia
,
e
parecchi
degli
squallidi
abitanti
di
quel
lunghissimo
corridoio
a
ferro
di
cavallo
,
fiancheggiato
d
'
una
quarantina
di
cellette
dall
'
uscio
color
caffè
,
quasi
sempre
chiuse
lungo
il
giorno
e
piene
la
notte
di
agitazioni
e
di
sonni
più
pesanti
che
la
morte
.
Il
giorno
dopo
,
era
una
domenica
di
ottobre
,
rimasi
in
casa
fino
a
tardi
,
cosa
che
mi
capitava
ben
di
rado
,
perché
quel
bugigattolo
non
m
'
invitava
a
trattenermi
fuorché
per
dormire
,
e
,
nato
in
campagna
,
amavo
passarvi
tutto
il
dì
festivo
,
da
vero
vagabondo
solitario
...
(
Feci
perfino
una
piccola
collezione
di
piante
e
d
'
insetti
,
aiutandomi
per
la
classificazione
con
le
visite
al
museo
zoologico
)
.
La
ragione
era
in
questo
,
che
attendevo
dal
calzolaio
matto
le
mie
scarpe
,
e
quegli
non
se
la
sbrigava
.
Bel
tipo
!
Egli
zufolava
come
un
flauto
e
sapeva
a
memoria
tutto
il
Barbiere
,
che
eseguiva
secondandolo
colla
battuta
del
martello
o
colle
bracciate
dello
spago
:
zufolava
dei
fu
fu
interminabili
o
vocalizzava
agilissimamente
lalla
liro
lirolla
!
Un
merlo
in
una
gabbia
gareggiava
con
lui
,
ripetendo
migliaia
di
volte
la
prima
battuta
dell
'
Inno
di
Garibaldi
.
Cimisin
aveva
inventato
una
macchina
per
volare
e
diceva
che
senza
i
framassoni
essa
sarebbe
già
adottata
dall
'
esercito
italiano
.
Dopo
averlo
lasciato
fischiettar
Rossini
parecchie
ore
,
mi
risolvetti
ad
affrontarlo
nella
sua
tana
.
Aveva
sempre
l
'
uscio
aperto
,
anche
la
notte
,
perché
temeva
che
i
fabbri
glielo
scassinassero
,
-
i
fabbri
erano
altri
suoi
persecutori
,
come
i
framassoni
-
soltanto
teneva
sempre
dinanzi
alla
porta
una
tenda
,
per
la
decenza
.
Stavo
per
gridare
:
"
Si
può
?
"
,
quando
al
fondo
del
corridoio
vedo
uscir
dall
'
ombra
una
figura
di
giovinetta
,
pallidissima
,
cogli
occhi
stravolti
,
come
pazza
.
Io
occupavo
il
passaggio
:
quando
mi
fu
vicina
si
coprì
la
faccia
,
strisciò
lungo
il
muro
e
prese
a
scendere
rapidamente
.
Appena
scomparsa
lei
,
dalla
stessa
parte
un
uomo
si
slancia
.
Era
il
giovane
che
avevo
urtato
per
le
scale
il
giorno
prima
.
Aveva
la
faccia
come
pesta
e
gli
occhi
smarriti
.
-
Mia
sorella
?
-
singhiozzò
rivolgendosi
a
me
.
-
È
scesa
,
-
diss
'
io
subito
.
Si
precipitò
anch
'
egli
per
la
scala
.
Ed
io
dietro
in
ciabatte
,
chiedendogli
con
imbarazzo
:
-
Signore
,
scusi
,
signore
!
Giunsi
anch
'
io
sulla
strada
.
Ma
la
portinaia
,
che
avea
veduto
scendere
il
giovane
,
lo
afferrò
per
un
braccio
e
lo
spinse
nella
sua
camera
.
Là
la
sorella
,
accosciata
in
terra
,
si
torceva
in
singhiozzi
convulsivi
.
Egli
diede
un
gran
sospiro
,
strinse
il
braccio
di
lei
per
sollevarla
:
ma
il
corpo
non
consentiva
:
l
'
alzò
con
forza
,
con
ira
.
Poi
s
'
intenerì
subito
:
-
Povera
Lena
!
-
mormorò
.
La
sua
voce
era
profonda
e
vibrante
d
'
una
dolcezza
repressa
.
Ad
un
tratto
strinse
con
ambo
le
mani
la
faccia
di
lei
,
figgendole
gli
occhi
negli
occhi
,
poi
lasciò
cader
le
braccia
come
esausto
:
-
Vieni
sopra
,
Lena
!
Ella
chinò
gli
occhi
e
obbedì
.
Scoprii
un
istante
un
volto
bianco
,
delle
labbra
pallide
,
non
segnato
che
da
due
grandi
occhi
dalle
sopracciglia
nere
.
Ricordai
ad
un
tratto
quelle
sopracciglia
,
il
cui
disegno
puro
mi
s
'
era
certo
impresso
negli
occhi
sfiorando
lei
chissà
quante
volte
distrattamente
per
le
scale
.
Che
fare
?
Seguirli
mi
pareva
sconveniente
.
Quando
furono
saliti
,
chiesi
alla
portinaia
:
-
Che
avviene
?
Ne
sapete
qualcosa
voi
?
-
Eh
!
non
ne
so
niente
...
Ma
lo
dicevo
io
!
I
signori
sono
tutti
uguali
.
I
signori
?
Non
si
riferiva
certo
ai
miei
compagni
delle
soffitte
.
-
Che
c
'
entrano
i
signori
?
-
dissi
.
-
Mah
!
Misteri
!
Del
resto
lo
sanno
tutti
.
Non
ha
osservato
mai
un
bel
giovinotto
nei
corridoi
?
Era
lui
.
E
adesso
chi
l
'
ha
visto
l
'
ha
visto
.
Tutti
compagni
...
Buon
giorno
,
signor
Stanga
!
E
mi
piantò
in
asso
.
Risalii
.
Appoggiato
al
davanzale
della
mia
finestra
,
che
dava
nel
cortile
,
ascoltavo
.
Trattavasi
forse
del
giovinotto
elegante
da
me
urtato
sulle
scale
giorni
prima
...
?
Le
finestre
di
fronte
eran
tutte
aperte
,
fuorché
una
;
doveva
esser
quella
...
E
un
pianto
lontano
,
pianto
di
bambino
,
non
discernevo
se
di
lei
o
del
fratello
,
si
mescolava
ora
al
fischiettìo
allegrissimo
del
mio
calzolaio
.
La
mia
vita
,
il
lavoro
,
le
lezioni
serali
all
'
Università
Popolare
,
mi
ripresero
.
Ma
rincasando
tardi
,
mentre
sedevo
a
sbrigare
i
miei
còmpiti
sotto
la
lampada
a
petrolio
,
davo
più
retta
ora
ai
rumori
della
soffitta
,
alla
vita
notturna
di
quella
specie
di
chiostro
aereo
ove
nessuno
conosceva
o
vedeva
forse
mai
il
vicino
;
esseri
umani
le
cui
sofferenze
,
le
cui
gioie
di
un
attimo
,
i
cui
riposi
pesanti
,
divisi
soltanto
da
un
sottil
muro
,
gettavan
nei
corridoi
rumori
indistinti
,
vagiti
,
gemiti
,
ronfi
,
bestemmie
.
E
allora
sentivo
qualcosa
che
entrava
in
me
,
qualcosa
di
tutti
quegli
esseri
,
con
un
senso
quasi
di
molestia
:
pareva
che
la
lor
vita
grave
pesasse
sulla
mia
:
non
mi
sentivo
più
libero
di
esser
solo
:
non
ero
più
solo
:
coloro
m
'
imponevano
qualcosa
ch
'
io
non
accettavo
se
non
con
riluttanza
.
Forse
s
'
io
non
avessi
mai
sofferto
,
non
avrei
sentito
questo
:
ora
la
sofferenza
altrui
ridestava
quella
mia
antica
,
sopita
nelle
mie
fibre
di
fanciullo
:
e
il
pensiero
che
altri
ora
dolorava
com
'
io
allora
,
mi
dava
l
'
illusione
che
degli
altri
me
stesso
,
degli
altri
esseri
come
quel
fanciullo
giallo
ch
'
io
vedevo
e
vedo
ancora
,
col
ventre
lacerato
dalla
fame
e
le
gambe
nella
mota
,
raspassero
eternamente
nella
terra
infeconda
,
per
coricarvisi
alla
fine
.
Intanto
io
che
prima
lavoravo
ai
libri
di
poca
importanza
,
passai
a
correggere
opere
di
gran
valore
.
Fu
allora
che
lessi
per
mio
ufficio
volumi
di
cui
non
capivo
gran
fatto
,
ma
ove
,
dopo
cento
pagine
per
me
mute
,
certi
periodi
spandevano
nella
mia
mente
onde
di
splendore
.
Basti
dire
che
corressi
le
opere
tradotte
di
Darwin
,
di
Haechel
,
di
Schopenhauer
,
di
William
James
,
di
Wundt
,
di
Flammarion
.
Ogni
sera
dinanzi
alla
mia
lampada
rileggevo
quelle
pagine
,
di
cui
dal
bozzista
compiacente
,
con
qualche
pretesto
,
mi
facevo
tirare
una
bozza
per
me
;
e
le
pareti
della
mia
soffitta
si
dilatavano
,
scomparivano
:
la
mia
lampada
diventava
un
sole
.
Talvolta
il
mio
capo
era
talmente
pieno
di
calore
,
percorso
da
fremiti
e
posseduto
dalla
febbre
,
che
aprivo
la
finestra
e
mi
pareva
d
'
immergermi
nelle
stelle
.
Oh
!
gl
'
immensi
mondi
,
nati
ieri
o
già
decrepiti
,
pieni
di
vita
o
bruciati
,
irradiati
o
spenti
nelle
tenebre
!
E
sovente
la
finestra
di
fronte
era
illuminata
:
talvolta
s
'
apriva
,
e
una
mezza
figura
si
curvava
sul
davanzale
,
la
gran
fronte
del
fratello
di
Lena
.
Una
sera
(
era
gennaio
:
son
già
quasi
due
anni
!
)
mi
avviavo
all
'
Università
Popolare
,
dopo
cena
:
aveva
nevicato
tutto
il
giorno
.
In
piazza
Statuto
lo
spettacolo
era
stranissimo
ed
energico
.
Mucchi
di
neve
venivano
ammonticchiati
qua
e
là
da
uomini
neri
,
i
cui
volti
erano
illuminati
fortemente
da
fumiganti
torce
a
vento
,
piantate
in
cima
a
quelli
:
carretti
si
caricavano
e
trascinavano
fino
alle
botole
,
ove
il
carico
si
sprofondava
.
Mi
soffermai
a
contemplare
un
istante
.
Ad
un
tratto
fui
colpito
da
stupore
.
Un
mingherlino
,
avvolto
in
un
pastrano
assai
leggero
,
con
due
occhi
ardenti
sotto
un
gran
cappello
a
cencio
,
sollevava
a
stento
le
sue
palate
di
neve
che
gettava
sul
cumulo
:
lui
!
il
fratello
di
Lena
.
Mi
scorse
e
sorrise
:
-
Buona
sera
-
disse
con
la
voce
tenera
e
profonda
.
-
Anche
lei
qui
?
-
esclamai
.
-
Come
vede
!
Bisogna
lavorare
!
Ma
le
sue
mani
erano
gracili
e
livide
,
e
le
braccia
facevano
fatica
a
sollevar
la
pala
.
-
Non
è
lavoro
per
lei
,
credo
!
-
Quando
non
c
'
è
altro
!
...
Ieri
ho
guadagnato
due
lire
.
-
E
la
sua
faccia
magra
pareva
raggiasse
di
gioia
.
Un
assistente
s
'
avvicinava
.
Mi
incamminai
.
Al
mio
ritorno
egli
era
là
ancora
:
-
Non
viene
a
casa
?
È
quasi
mezzanotte
.
-
Sì
,
a
momenti
.
-
Allora
,
l
'
attendo
.
Era
trafelato
,
col
cappello
buttato
indietro
sulla
nuca
;
e
la
sua
gran
fronte
splendeva
alla
luce
sanguigna
delle
torce
.
Intorno
a
lui
il
lavoro
diveniva
più
lento
,
prossimo
alla
fine
,
monotono
e
triste
:
pareva
una
fatica
interminabile
d
'
una
bolgia
dantesca
.
S
'
avvicinò
l
'
assistente
.
Era
mezzanotte
Aveva
un
foglio
in
mano
e
chiamava
ciascuno
.
Io
stavo
attento
;
ad
un
nome
,
Cràstino
!
egli
si
levò
e
s
'
avvicinò
a
colui
.
Si
chiamava
Cràstino
:
il
mio
latino
me
ne
diceva
qualcosa
:
con
un
nome
simile
doveva
essere
un
trovatello
.
Venne
a
me
sfinito
e
contento
:
-
Tre
lire
oggi
!
-
Ma
perché
non
cerca
un
'
altra
occupazione
più
adatta
per
lei
?
-
diss
'
io
.
-
Dall
'
aspetto
immagino
che
abbia
studiato
.
-
Appunto
!
Perciò
sono
un
buono
a
nulla
.
Questo
è
un
lavoro
che
non
richiede
preparazione
.
Dovrei
avere
un
buon
mestiere
,
ecco
.
-
Non
potrebbe
trovar
lavoro
in
qualche
ufficio
,
come
segretario
,
o
in
una
tipografia
,
o
che
so
io
?
-
Ho
provato
:
non
si
trova
nulla
.
Io
pensavo
:
avrei
cercato
io
stesso
,
poi
sarei
stato
ben
contento
di
offrirgli
un
posto
...
-
E
sua
sorella
?
-
osai
domandargli
.
Egli
sospirò
profondamente
,
ma
non
rispose
.
Di
lì
a
un
momento
riprese
:
-
Tre
lire
...
Nevicherà
di
nuovo
,
non
è
vero
?
-
E
guardò
il
cielo
brillante
di
stelle
.
-
Non
credo
-
risposi
.
-
Domani
è
sole
;
d
'
altronde
è
domenica
.
-
È
vero
.
La
domenica
dev
'
esserci
il
sole
,
per
chi
lavora
tutta
la
settimana
.
Chi
sa
quando
lavorerò
di
nuovo
!
Dovrebbe
nevicare
domani
notte
,
no
?
-
Se
le
fa
piacere
!
-
e
risi
anch
'
io
.
-
Ci
son
di
quelli
che
guadagnano
uno
scudo
:
l
'
assistente
ti
squadra
,
ti
pesa
coll
'
occhio
,
e
ti
fa
la
tara
.
Io
peso
poco
.
Eravamo
giunti
al
nostro
palazzo
.
Aprimmo
:
dallo
scalone
coperto
di
tappeto
,
intiepidito
dal
calorifero
,
alla
scaletta
nuda
del
nostro
lubbione
,
i
gradini
erano
sempre
più
alti
:
traversavamo
così
ogni
sera
tutte
le
zone
della
società
:
caldo
,
temperato
,
freddo
:
noi
eravamo
al
polo
.
In
cima
della
scala
io
voltavo
da
una
banda
e
lui
dall
'
altra
:
-
Viene
un
momento
da
me
?
Sono
solo
.
E
come
io
esitavo
:
-
Domani
lei
non
lavora
...
Chiacchieriamo
.
Viene
?
E
mi
prese
per
un
braccio
.
Traversato
il
corridoio
pieno
come
di
ronzii
indistinti
,
entrammo
.
Era
la
mia
soffitta
tal
e
quale
:
la
medesima
disposizione
del
letto
,
col
capezzale
verso
la
parete
maggiore
e
i
piedi
verso
lo
spiovente
,
poiché
la
forma
del
tetto
non
ne
comporta
altra
.
Un
angolo
era
nascosto
da
una
tenda
.
È
solo
lei
ora
?
-
gli
domandai
.
-
Solo
,
sì
.
E
mi
guardò
in
modo
che
pareva
mostrasse
una
intensa
pietà
di
me
:
e
gli
occhi
gli
si
empierono
di
lacrime
.
Aggiunse
:
-
Lei
non
può
dormire
?
-
Io
dormo
come
un
ghiro
!
Al
mattino
non
mi
leverei
mai
.
-
Perché
si
mette
alla
finestra
tardissimo
?
-
Oh
un
momento
,
per
cacciare
il
puzzo
del
petrolio
,
dopo
avere
scritto
o
letto
per
ore
intere
.
-
Ah
,
studia
lei
?
Ha
dei
libri
?
-
E
i
suoi
occhi
s
'
illuminarono
.
-
Moltissimo
.
Ho
una
curiosa
biblioteca
.
Sono
correttore
di
bozze
alla
Società
Editrice
.
-
Perdio
!
-
interruppe
egli
.
-
Dunque
lei
può
leggere
Spencer
,
Nietzsche
...
-
Sicuro
!
Li
posseggo
quasi
per
intero
,
e
molti
altri
.
-
Li
ha
là
,
in
quella
soffitta
?
-
e
s
'
appressò
alla
finestra
come
per
penetrare
laggiù
con
lo
sguardo
.
Ma
il
suo
entusiasmo
cedette
subito
S
'
abbandonò
a
sedere
sul
letto
,
che
fece
un
crepitìo
di
foglie
pigiate
:
appoggiò
il
gomito
al
cuscino
e
la
testa
sulla
mano
,
poi
riprese
colla
voce
dolce
e
profonda
:
-
D
'
altronde
,
è
inutile
studiare
.
Io
so
già
tutto
.
Ciascuno
sa
quello
che
gli
è
necessario
.
La
lucerna
gli
illuminava
la
fronte
troppo
ampia
,
sotto
cui
le
orbite
si
approfondivano
:
gli
zigomi
prominenti
e
le
mascelle
forti
contrastavano
colla
forma
della
bocca
nettamente
segnata
sotto
baffi
neri
e
radi
e
le
labbra
avevano
increspamenti
infantili
con
una
perenne
piega
dolorosa
agli
angoli
.
La
sua
affermazione
lo
fece
sorridere
col
suo
sorriso
melanconico
.
Soggiunse
:
-
E
lei
non
sente
che
il
necessario
a
sapersi
è
molto
poco
?
-
Non
saprei
,
caro
signore
-
risposi
.
-
Io
ho
studiato
moltissimo
e
credo
che
non
cesserò
mai
di
studiare
,
finché
non
senta
di
saperne
abbastanza
,
cioè
fino
a
quando
quel
poco
che
conosco
sarà
unito
e
compatto
.
Oh
,
so
bene
!
Ogni
ramo
di
scienza
richiede
una
vita
intera
.
Io
ero
pazzo
per
l
'
entomologia
:
ebbene
,
l
'
ho
piantata
perché
sentivo
che
sarei
andato
al
camposanto
senza
conoscerla
interamente
.
-
Se
la
sarebbe
fatta
insegnare
dai
vermi
!
-
No
,
perché
mi
farò
cremare
.
Egli
si
mise
a
ridere
:
-
Inutile
,
amico
.
Ci
sono
i
microbî
che
ci
fanno
vivere
e
quelli
che
ci
fanno
morire
.
Questi
ultimi
la
vinceranno
...
E
ci
sono
altri
microbî
che
spazzano
anche
le
nostre
spoglie
per
far
posto
ai
nuovi
arrivati
.
-
Questo
l
'
ho
letto
anch
'
io
.
E
dunque
vero
?
-
Verissimo
.
-
Già
:
noi
siamo
colonie
.
Ogni
gruppo
di
microrganismi
ha
l
'
ufficio
di
mantenere
un
organo
.
Una
volontà
regge
tutta
questa
collettività
.
Ecco
l
'
uomo
!
Rimasi
stupito
della
mia
audacia
:
stupito
e
insieme
felice
,
come
se
in
quel
momento
io
primo
avessi
scoperto
d
'
un
balzo
quella
verità
.
Egli
mi
guardò
sorridendo
di
compiacenza
:
-
Questo
non
c
'
entra
...
Saremo
amici
,
non
è
vero
?
-
E
tosto
si
oscurò
.
Mi
afferrò
la
mano
,
poi
la
ritrasse
subito
e
si
stese
sul
letto
:
-
La
vita
è
un
male
.
-
No
,
la
vita
è
un
bene
-
protestai
incoraggiato
e
quasi
petulante
.
Ero
così
poco
avvezzo
a
parlare
con
persone
colte
di
cui
non
avessi
soggezione
,
che
il
trovar
finalmente
uno
col
quale
parlare
da
pari
a
pari
delle
cose
che
erano
divenute
tutta
la
mia
vita
mi
riempiva
di
entusiasmo
e
di
un
'
audacia
che
non
sapevo
contenere
.
-
È
il
solo
bene
la
vita
!
-
affermai
con
forza
.
-
Tutto
il
resto
non
esiste
che
nella
nostra
immaginazione
:
l
'
abbiamo
farneticato
perché
non
sapevamo
il
valore
della
vita
.
-
E
questo
che
esiste
nella
nostra
immaginazione
vale
molto
più
che
la
realtà
-
egli
riprese
.
-
Io
vedo
un
'
altra
vita
e
confido
in
essa
...
Guardi
un
po
'
fuori
della
finestra
.
Perché
non
si
mette
alla
finestra
come
le
altre
sere
?
...
Io
sono
troppo
stanco
!
Apersi
:
là
dentro
era
freddo
e
senz
'
aria
.
La
notte
invece
pareva
quasi
tepida
.
I
tetti
bianchi
:
una
distesa
interminata
di
tetti
,
su
cui
i
camini
in
fila
parevano
armenti
immobili
e
candidi
.
Un
augusto
mistero
splendeva
in
cielo
ove
le
stelle
limpidissime
tremolavano
.
Egli
aveva
gli
occhi
chiusi
.
Disse
:
-
Il
cielo
!
Che
bellezza
!
Quando
spengo
il
lume
,
la
finestra
par
che
si
apra
sull
'
immenso
!
Poi
,
dopo
un
po
'
:
-
Sa
lei
che
io
ho
fatto
un
libro
di
poesie
?
Non
ha
mai
letto
il
mio
nome
?
Io
mi
chiamo
Vigile
Cràstino
:
pare
uno
pseudonimo
.
Infatti
c
'
è
chi
nasce
sotto
uno
pseudonimo
...
Chi
sa
qual
anima
di
rivoluzionario
mi
dette
questo
nome
,
affatto
fuor
di
proposito
!
Perché
io
non
sono
né
del
domani
,
né
dell
'
oggi
.
Sono
fuor
della
vita
...
Sa
lei
che
significa
?
-
Sì
;
so
un
po
'
di
latino
.
Ma
io
l
'
ho
sentito
chiamar
Luigi
...
-
Infatti
Vigi
era
il
mio
nome
da
bimbo
,
e
così
mi
chiama
mia
sorella
.
Tacque
un
istante
,
poi
ripigliò
:
-
Ma
per
me
non
c
'
è
né
oggi
,
né
domani
.
C
'
è
l
'
eternità
,
cioè
un
punto
,
e
tutto
è
contemporaneo
:
il
tempo
e
lo
spazio
non
sono
che
apparenze
:
le
variazioni
,
il
numero
,
gli
individui
non
sono
che
apparenze
.
La
realtà
è
l
'
uno
,
l
'
Essere
.
-
Cosicché
lei
non
vive
,
e
neanch
'
io
...
-
Non
esistiamo
.
Ombre
...
Così
non
abbiamo
colpa
e
merito
di
quello
che
agitiamo
nella
nostra
vita
,
come
non
l
'
abbiamo
nel
sonno
.
La
vita
è
un
sonno
.
Ci
sveglieremo
.
Allora
io
potrò
anche
abbracciare
mia
sorella
e
baciarla
in
fronte
...
-
E
morta
dunque
?
-
interruppi
io
pieno
di
stupore
.
E
mi
sorse
nettamente
negli
occhi
il
volto
dalle
grandi
sopracciglia
e
dalle
labbra
pallide
.
Ne
sentii
come
un
disagio
al
cuore
.
-
No
.
È
nel
sonno
come
noi
.
Ma
il
suo
sonno
è
un
incubo
.
Ella
soffre
fisicamente
e
moralmente
,
dolore
e
onta
.
Mia
sorella
!
...
Non
poté
proseguire
,
la
voce
divenne
stridula
,
si
spense
.
Indi
riprese
con
un
grande
sforzo
e
con
voce
mutata
:
-
Mia
sorella
è
una
disgraziata
!
Pareva
che
da
un
sogno
di
languore
fosse
piombato
in
una
realtà
disgustosa
.
Io
non
seppi
che
soggiungere
.
Dopo
un
po
'
mi
feci
coraggio
,
ma
non
osai
interrogarlo
direttamente
:
-
Dunque
pensa
lei
che
non
esiste
la
colpa
o
il
merito
.
Esiste
il
perdono
:
no
?
-
No
,
no
!
Né
colpa
,
né
perdono
.
Quello
che
deve
avvenire
avverrà
.
Perché
siam
nati
noi
?
Non
sappiamo
,
io
e
mia
sorella
,
chi
ci
ha
messi
al
mondo
.
Un
burlone
ci
chiamò
Cràstino
,
come
se
ci
affidasse
una
missione
e
forse
una
vendetta
,
di
che
?
e
noi
siamo
perfettamente
all
'
oscuro
.
Che
dobbiamo
fare
?
Intanto
mia
sorella
ha
ripetuto
quello
che
ha
fatto
probabilmente
mia
madre
...
Ella
è
ricoverata
alla
Maternità
...
-
Qui
?
-
chiesi
io
,
volgendomi
verso
di
lui
e
sentendomi
afferrare
da
una
gran
commozione
.
-
Lei
va
a
trovarla
?
Domani
è
festa
.
Andiamo
a
trovarla
?
Posso
accompagnarla
?
Mi
stupii
del
mio
ardire
.
Avevo
quasi
il
senso
di
un
'
intrusione
ch
'
io
compiessi
,
ma
mi
ci
sentivo
spinto
irresistibilmente
.
-
Da
due
settimane
non
me
le
feci
più
vedere
...
Non
so
perché
.
Ho
una
immensa
pietà
,
ma
sento
in
fondo
una
specie
di
rancore
.
Che
obbligo
aveva
ella
verso
di
me
?
Io
sì
,
grandissimo
,
verso
di
lei
.
Ella
guadagnava
da
vivere
per
entrambi
.
Io
sono
buono
a
nulla
:
non
sono
un
uomo
io
.
Non
dovevo
nascere
:
perciò
desidero
morire
!
Tuffò
la
faccia
nel
cuscino
e
io
udii
come
se
il
suo
petto
si
rompesse
.
Che
fare
?
Forse
il
meglio
era
ch
'
io
lo
lasciassi
piangere
.
E
avevo
un
nodo
in
gola
,
e
i
miei
occhi
dilatati
verso
la
notte
si
riempivano
di
lacrime
.
Riprese
dopo
un
momento
:
-
Non
aveva
confidenza
in
me
.
Sono
sempre
stato
fuori
della
vita
.
Ero
sempre
astratto
.
Ella
sentiva
forse
degl
'
impulsi
prepotenti
nel
suo
corpo
robusto
.
Che
ne
so
io
?
Uno
studente
,
un
commesso
,
un
seduttore
di
professione
,
un
signore
,
dice
la
portinaia
...
doveva
essere
bello
e
ben
vestito
,
che
ne
so
io
?
Io
non
l
'
ho
mai
veduto
,
non
ho
sospettato
nulla
.
Forse
chi
sa
quante
volte
ella
fu
in
procinto
di
confidarsi
:
doveva
pesarle
il
segreto
...
massime
quando
lui
scomparve
senza
lasciarle
una
parola
d
'
addio
...
Infine
non
ne
poté
più
.
Un
giorno
credette
ch
'
io
le
osservassi
i
fianchi
:
m
'
era
caduto
lo
sguardo
lì
:
non
sapevo
nulla
,
io
!
...
E
ruppe
a
piangere
e
mi
svelò
tutto
...
Tutto
?
Cioè
nulla
.
Un
giovane
...
Chi
?
Dove
abita
?
Nulla
.
E
non
lo
saprò
mai
...
Ora
avrà
un
figlio
...
di
chi
?
Lo
chiamerà
Cràstino
anche
quello
,
e
così
di
generazione
in
generazione
,
procrastinando
...
Lo
scherzo
orribile
mi
riscosse
.
La
tirannia
delle
parole
!
Gli
si
era
imposta
,
ed
egli
aveva
dovuto
eruttarla
per
liberarsene
.
N
'
ebbi
maggior
pietà
.
Mi
gli
appressai
:
aveva
sulla
faccia
una
smorfia
amara
...
Gli
presi
una
mano
e
mi
sedetti
accanto
:
-
Sei
mio
amico
,
hai
detto
.
Diamoci
del
tu
:
quassù
non
si
fanno
cerimonie
.
Io
non
credo
che
la
vita
è
un
sogno
.
Prima
e
dopo
la
vita
non
c
'
è
nulla
per
noi
,
vale
a
dire
per
la
nostra
coscienza
che
è
la
nostra
memoria
e
la
nostra
induzione
dal
passato
al
futuro
,
dico
bene
?
Perciò
dobbiamo
vivere
la
vita
.
Tua
sorella
ha
tentato
di
vivere
...
Bene
o
male
?
(
Perché
abbiamo
anche
quelle
parole
lì
.
Ma
quelle
parole
lì
non
hanno
mica
il
significato
che
dà
loro
la
portinaia
,
ad
esempio
)
.
Io
dico
:
bene
.
Bene
,
se
ella
pensa
che
ha
amato
,
che
fu
amata
forse
un
istante
,
che
una
nuova
vita
nasce
da
lei
,
affidata
alla
sua
lealtà
.
Voi
non
avete
che
da
ricevere
questo
dono
che
vi
fa
la
vita
,
lealmente
,
ed
essere
poi
leali
con
essa
,
con
lui
,
col
nuovo
essere
,
quando
acquisterà
il
diritto
di
sapere
chi
egli
è
,
dico
giusto
?
Egli
taceva
:
aveva
gli
occhi
chiusi
,
pareva
dormire
,
ma
il
suo
respiro
era
troppo
silenzioso
:
ascoltava
.
-
Vedi
,
-
continuai
.
-
C
'
è
qui
sopra
un
centinaio
di
sofferenti
e
tutti
sono
estranei
l
'
uno
all
'
altro
.
Sembrano
estranei
,
e
non
sono
.
Io
sento
pesare
su
me
le
loro
sofferenze
:
così
essi
devono
sentir
le
mie
,
e
nessuno
cerca
di
togliersi
di
dosso
questo
malessere
.
Noi
,
per
esempio
,
guardavamo
le
nostre
finestre
illuminate
,
ed
ecco
che
un
pensiero
ci
univa
,
questo
solo
pensiero
:
"
egli
è
là
"
.
E
ci
siamo
avvicinati
:
ora
la
nostra
mutua
sofferenza
non
ci
pesa
più
tanto
,
perché
la
conosciamo
e
la
dividiamo
.
Egli
aperse
gli
occhi
:
-
E
tu
...
soffri
?
-
Io
no
,
ora
.
Ma
ho
sofferto
moltissimo
in
una
età
in
cui
non
ci
dovrebbe
essere
sofferenza
.
Ora
soffro
soltanto
del
dolore
degli
altri
,
ed
ho
tale
desiderio
di
sollevarlo
,
che
ciò
mi
diventa
un
tormento
,
e
non
posso
scuotermelo
se
non
coll
'
azione
.
Cosicché
vo
pensando
ad
un
'
azione
ch
'
io
debbo
fare
,
e
non
la
trovo
.
-
Dovresti
scrivere
.
-
Non
sono
capace
.
Le
mie
idee
sono
confuse
.
Potrei
scrivere
,
per
esempio
,
quello
che
ho
detto
a
te
adesso
,
ma
questo
serve
soltanto
per
il
tuo
caso
.
Io
,
vedi
,
avrei
bisogno
di
sistemarmi
tutti
questi
pensieri
,
di
farne
un
organismo
saldo
,
e
darlo
agli
uomini
perché
vedano
chiaro
...
Tacemmo
un
istante
.
-
No
:
sarebbe
una
cosa
fredda
.
Gli
uomini
non
vanno
innanzi
con
la
luce
che
apparisce
alla
ragione
,
ma
col
sentimento
...
Questo
non
conclude
che
io
ti
seguirei
.
Dovresti
far
delle
conferenze
.
Ma
io
non
ti
credo
.
-
Conferenze
?
Ho
paura
...
E
poi
,
un
correttore
di
bozze
!
È
vero
che
adesso
anche
gli
operai
fanno
delle
conferenze
...
Socrate
diceva
:
"
So
di
non
sapere
"
.
Ora
io
non
posso
dir
questo
,
ma
non
posso
neanche
dire
:
"
So
di
sapere
"
.
Ho
udito
dei
professori
di
Università
i
quali
non
dicevano
una
sola
cosa
ch
'
io
non
sapessi
già
,
ma
la
dicevano
in
modo
,
come
se
sapessero
molto
di
più
,
anzi
,
come
non
esistessero
più
misteri
per
essi
.
Io
non
sono
neanche
sicuro
di
quello
che
so
...
O
meglio
,
finche
non
l
'
ho
tirato
fuori
,
non
ne
sono
sicuro
.
Ma
quando
l
'
ho
affermato
,
allora
ne
sono
certo
.
Per
esempio
,
io
credo
fermamente
a
tutto
quello
che
t
'
ho
detto
questa
notte
.
Chiacchierammo
così
ancora
per
un
po
'
di
tempo
,
e
io
venni
in
tal
modo
a
raccontargli
la
mia
povera
storia
e
lui
la
sua
.
Poi
andai
a
dormire
,
dopo
averlo
fatto
coricare
,
e
copertolo
ben
bene
.
Entrato
in
letto
,
mi
sentivo
contento
,
e
mi
pareva
anche
di
essere
diventato
qualche
cosa
,
o
almeno
di
aver
riconosciuto
una
forza
dentro
di
me
che
stava
nascosta
prima
.
II
.
Al
mattino
mi
svegliai
tardissimo
sotto
l
'
impressione
d
'
un
sogno
affatto
fuor
di
proposito
,
ma
,
secondo
me
,
molto
bello
,
sì
che
potrebbe
fornire
un
ottimo
argomento
per
un
dramma
.
Io
non
sono
capace
di
concretar
nulla
,
sebbene
mi
senta
nato
superiore
a
tanti
altri
.
Ma
è
certo
che
se
io
fossi
stato
in
condizioni
di
svolgermi
secondo
la
mia
forza
interiore
armonicamente
,
e
intorno
tutto
non
mi
avesse
compresso
,
come
un
germoglio
tra
i
sassi
e
gli
sterpi
...
Via
!
Purché
arrivi
il
tempo
in
cui
tutti
i
nati
dell
'
uomo
siano
eguali
di
fronte
alla
vita
,
affinché
diventino
quello
che
devono
,
di
per
sé
stessi
.
Adesso
intanto
si
nasce
malamente
:
le
nostre
madri
ci
foggiano
come
possono
,
da
povere
affamate
e
sfinite
che
sono
...
Le
nostre
madri
!
Mia
madre
!
...
Basta
.
Ecco
il
sogno
:
Dunque
,
piazza
Statuto
,
e
la
stessa
scena
della
sera
innanzi
.
Le
piante
coperte
di
neve
,
la
piramide
del
Fréjus
coll
'
angelo
sospeso
nel
cielo
.
Cràstino
è
là
,
in
mezzo
al
brulichio
dei
piccoli
uomini
incappucciati
che
le
torce
a
vento
arrossano
di
scorcio
,
e
la
neve
è
tutta
rosata
.
Da
quanto
tempo
raspano
il
selciato
e
per
quanto
tempo
ancora
?
Ma
il
silenzio
è
stranissimo
.
La
neve
soffoca
ogni
rumore
e
tutti
quei
gesti
e
quell
'
agitazione
senza
strepito
dànno
proprio
l
'
impressione
di
un
sogno
senza
tempo
.
Cràstino
è
fermo
,
appoggiato
al
manico
della
pala
:
si
prova
a
fare
un
gran
respiro
per
sollevarsi
il
petto
:
quando
una
carrozza
passa
...
Un
giovinotto
è
lì
dentro
.
È
lui
!
Chi
?
Adesso
si
ricorda
:
l
'
aveva
veduto
per
le
scale
e
non
l
'
aveva
mai
notato
.
È
lui
certo
.
Un
moto
fulmineo
:
il
giovane
cade
dalla
carrozza
,
stramazza
,
colpito
alla
testa
da
un
colpo
di
pala
...
Un
'
agitazione
enorme
.
Un
fanciullo
di
sei
o
sette
anni
si
lancia
alle
ginocchia
di
Cràstino
,
come
per
proteggerlo
contro
la
furia
dei
circostanti
.
È
tutto
stranamente
silenzioso
...
Cràstino
salta
su
un
cumulo
di
neve
e
fa
grandi
gesti
e
apre
la
bocca
come
volendo
gridare
.
Infatti
si
sente
,
ma
fiochissimo
:
"
Fratelli
,
quell
'
uomo
ha
fatto
morire
mia
sorella
dopo
averla
resa
madre
...
È
morta
alla
Maternità
...
morta
di
parto
,
perché
aveva
troppo
sofferto
...
Io
e
mia
sorella
siamo
trovatelli
:
suo
figlio
,
eccolo
,
non
ha
conosciuto
la
madre
.
Eccolo
!
"
.
Lo
prende
sulle
braccia
e
lo
alza
sul
suo
capo
.
Allora
si
leva
un
tumulto
sterminato
.
La
piazza
è
gremita
d
'
un
popolo
immenso
,
bimbi
,
donne
,
vecchi
.
Tutti
gridano
con
grida
altissime
.
In
un
momento
Crastino
è
afferrato
da
due
guardie
nere
,
scompare
.
Ma
il
tumulto
non
cessa
.
Tutta
quella
turba
si
stringe
,
alza
i
pugni
:
tutte
le
braccia
sono
levate
,
tutte
le
voci
vanno
al
cielo
:
e
un
uomo
altissimo
ha
afferrato
il
fanciullo
alla
vita
e
lo
solleva
colle
due
braccia
al
disopra
del
suo
capo
:
-
Il
tuo
bimbo
,
popolo
!
Destatomi
,
il
tumulto
continuava
nelle
mie
orecchie
.
Ma
non
era
già
quello
:
veniva
dal
pianerottolo
,
dalla
scala
,
dal
corridoio
.
Era
un
vocìo
di
bimbi
e
di
mamme
.
C
'
era
il
sole
.
Aprii
la
finestra
e
guardai
di
fronte
.
Quella
di
Crastino
era
chiusa
ancora
.
Il
pianerottolo
,
in
cui
il
sole
scialbo
gettava
un
largo
sprazzo
,
era
brulicante
di
bimbi
.
Alcuni
avevano
il
grembialino
pulito
:
i
più
erano
laceri
e
sporchi
in
viso
.
Una
donna
frugava
nella
selva
ispida
d
'
una
testa
riluttante
.
Un
ragazzo
,
tutto
bianco
di
gesso
,
un
bicc
,
muratore
,
esponeva
al
sole
i
suoi
piedi
escoriati
dalla
calce
e
dai
geloni
.
Un
carbonaio
rigirava
la
testa
sotto
il
robinetto
comune
dell
'
acqua
potabile
,
inzuppandosi
d
'
un
sapone
dall
'
odor
nauseabondo
.
Un
uomo
stava
seduto
in
terra
appoggiato
al
muro
,
con
una
faccia
ebete
e
gli
occhi
proprii
degli
ubriachi
e
dei
morti
,
simili
ad
acini
d
'
uva
mezzo
crepati
:
cantava
una
nenia
compassionevole
:
Minca
'
n
crous
,
Minca
'
n
crous
Le
ninsole
son
pa
nous
E
le
nous
son
pa
ninsole
...
1
Spuntò
dal
basso
della
scala
un
cappello
color
caffè
,
due
spalle
curve
,
e
un
viso
da
bulldogg
si
alzò
nel
sole
a
guardar
la
canaglia
.
Poi
traversò
senza
badar
molto
accuratamente
dove
mettesse
i
piedi
,
fra
i
cenci
e
le
gambette
dei
bambini
,
e
cominciò
a
bussare
all
'
uscio
del
n.1
.
Era
il
segretario
della
casa
.
Tutte
le
domeniche
egli
faceva
il
suo
giro
a
riscuotere
i
fitti
del
mese
:
cominciava
sorridendo
e
finiva
ruggendo
e
bestemmiando
:
spesso
,
la
sera
della
domenica
,
il
pianerottolo
era
ingombro
dei
mobili
di
qualche
inquilino
scacciato
.
Di
lì
a
poco
sentii
vociare
e
strillare
nella
soffitta
attigua
alla
mia
,
n.7
.
Era
la
moglie
dell
'
ubriaco
:
protestava
al
segretario
che
non
aveva
da
mangiare
,
né
da
sfamare
i
suoi
tre
bimbi
:
uno
,
il
più
piccino
,
strillava
nelle
sue
braccia
.
Sul
pianerottolo
un
ragazzo
patito
,
dalla
faccia
pallida
e
intelligente
,
occhi
inquieti
,
gran
bocca
ed
orecchie
ad
ansa
,
inginocchiato
su
un
gradino
,
sporgendo
la
testa
sul
balcone
,
guardava
verso
quella
finestra
:
doveva
essere
suo
figlio
.
Una
bambina
ricciuta
,
colle
guancie
flosce
e
le
labbra
mocciose
,
tendeva
una
manuccia
verso
di
lui
e
raggiuntolo
lo
tirava
pel
piede
,
piagnucolando
:
"
Notu
,
Notu
!
"
.
Notu
le
diede
un
calcio
e
scappò
lungo
il
corridoio
.
Il
segretario
si
acquietava
con
la
moglie
dell
'
ubriaco
.
Ciò
continuava
da
mesi
:
il
segretario
finiva
sempre
con
acquietarsi
,
il
che
non
avveniva
con
nessun
altro
inquilino
,
fuorché
con
la
Salamandra
,
una
ragazza
equivoca
che
era
lo
zimbello
e
insieme
il
castigo
dei
monelli
.
Passata
la
mia
soffitta
(
io
pagavo
anticipato
al
suo
ufficio
,
ogni
mese
)
bussò
al
n.9
.
Chi
ci
abitava
?
Nelle
rare
notti
in
cui
non
potevo
dormire
udivo
,
dopo
mezzanotte
,
scricchiare
la
chiave
nella
toppa
e
due
passi
pesanti
avanzarsi
di
là
dal
muro
e
talvolta
un
piccolo
tonfo
,
come
d
'
un
sacco
.
Nient
'
altro
.
Nessuno
rispose
alla
picchiata
,
ed
egli
passò
oltre
.
Quando
,
di
lì
a
qualche
tempo
,
mi
parve
d
'
intravederlo
nella
soffitta
di
Crastino
,
rimasi
un
momento
ansioso
.
Ma
come
si
tratteneva
più
che
nelle
altre
,
mi
risolvetti
di
intervenire
.
Traversai
il
pianerottolo
:
"
Ciao
,
tipografo
!
"
,
mi
mormorò
l
'
ubriaco
.
Le
donne
mi
guardarono
con
indifferenza
.
Bussai
alla
porta
:
-
Son
io
.
Stanga
.
-
Avanti
!
-
rispose
la
voce
di
Crastino
.
Il
segretario
mi
ricevette
sorridendo
in
aria
di
condiscendenza
.
Salutai
l
'
amico
:
-
Hai
dormito
?
-
Sì
.
La
fatica
,
vedi
.
Un
mestiere
...
Faticare
...
non
c
'
è
di
meglio
.
Appunto
chiedevo
al
signor
segretario
se
avesse
qualcosa
da
farmi
fare
...
Il
segretario
sorrideva
tra
il
furbo
e
il
fatuo
.
Che
mistero
,
la
bruttezza
!
Colui
aveva
un
naso
rintanato
nella
faccia
come
se
tutta
fosse
stata
dissestata
da
un
pugno
;
gli
occhi
sporgevano
,
le
labbra
e
i
denti
grossi
e
gialli
si
protendevano
.
Aveva
qualcosa
di
un
batrace
.
Quando
rideva
era
orribile
.
Un
tic
all
'
occhio
sinistro
lo
faceva
ammiccare
spesso
fuor
di
proposito
.
-
Veda
,
signor
Stanga
-
cominciava
con
la
sua
pronunzia
balbuziente
.
-
Io
sono
lietissimo
di
vederli
amici
,
loro
due
.
Il
signor
Crastino
...
non
può
che
avvantaggiarsi
della
compagnia
d
'
un
giovane
ammodo
e
pratico
come
lei
!
Vede
,
io
sono
molto
ben
disposto
verso
il
signor
Crastino
.
E
siccome
so
in
che
condizioni
si
trova
,
e
la
disgrazia
di
sua
sorella
...
vorrei
perdonargli
la
pigione
,
affinché
porti
un
regaletto
a
lei
...
"
Buon
cuore
?
"
pensavo
diffidente
.
Ma
l
'
amico
gli
porse
il
denaro
con
un
gesto
brusco
.
L
'
altro
lo
intascò
affettando
noncuranza
.
-
A
rivederla
,
signor
Stanga
.
Lei
è
un
giovane
assestato
.
Ci
ho
una
bella
camera
per
lei
,
al
quarto
piano
,
se
vuol
discendere
.
Ah
,
lei
è
un
amico
prezioso
.
Se
il
Crastino
l
'
avesse
conosciuto
prima
...
sua
sorella
...
-
A
rivederla
-
l
'
interruppi
,
indovinando
dove
parava
.
-
Sì
,
sì
,
lei
è
un
giovane
...
-
richiuse
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
mormorando
lungo
il
corridoio
.
-
L
'
hai
trovato
lì
,
colui
che
ti
darà
un
impiego
!
-
esclamai
a
Crastino
.
-
Non
accetterei
neanche
un
bicchier
d
'
acqua
!
Immagini
che
possa
rendere
un
servigio
a
qualcuno
?
-
È
vero
,
ma
a
chi
vuoi
tu
che
mi
rivolga
?
Ora
vedevo
il
segretario
in
un
'
altra
soffitta
:
era
seduto
su
un
letto
,
immobile
,
le
mani
nelle
tasche
dei
calzoni
.
Una
donna
giovane
,
ma
colla
figura
cadente
e
sciupata
,
dimenava
le
braccia
davanti
a
lui
,
come
per
respingere
qualcosa
d
'
invisibile
che
le
si
stringesse
intorno
.
Non
udendo
le
voci
traverso
quei
vetri
,
mi
pareva
ch
'
egli
fosse
un
ragno
schifoso
che
guardasse
con
cupidigia
una
mosca
dibattersi
nella
sua
tela
.
"
Trovar
cinque
lire
mensili
è
dunque
sì
terribile
?
"
riflettei
.
-
Quella
è
la
Salamandra
-
disse
Crastino
:
-
credo
che
paghi
più
degli
altri
per
poter
abitar
qui
.
"
Tre
classi
della
società
?
pensai
.
In
realtà
ce
n
'
è
un
'
altra
:
la
classe
di
quelli
che
non
mangiano
,
non
pagano
pigione
,
muoiono
continuamente
,
fino
allo
strappo
definitivo
che
li
stacca
dalla
vita
...
"
.
E
continuai
ad
alta
voce
:
-
Senti
.
Io
guadagno
quattro
lire
al
giorno
:
non
ho
nulla
che
fare
con
costoro
,
ma
ne
sono
sì
vicino
,
che
ne
soffro
come
se
fossi
dei
loro
.
Ora
,
metà
del
mio
salario
può
essere
impiegato
a
beneficio
di
quelli
che
non
ne
hanno
alcuno
.
Come
fare
?
-
Non
giova
,
caro
mio
-
rispos
'
egli
naturalmente
come
se
avesse
seguito
da
principio
le
mie
riflessioni
:
-
il
tuo
danaro
servirebbe
forse
a
impedire
a
un
povero
diavolo
di
sloggiare
,
da
un
momento
all
'
altro
,
dalla
soffitta
e
dal
mondo
,
ma
le
cose
rimarrebbero
allo
stesso
punto
.
Soltanto
lascerebbe
a
te
l
'
illusione
di
aver
fatto
la
tua
parte
,
di
crederti
sdebitato
verso
gli
altri
...
-
È
vero
.
Ma
il
danaro
può
far
due
cose
,
questa
che
tu
dici
,
poi
un
'
altra
:
diffondere
la
verità
,
la
scienza
,
la
scienza
che
dice
:
"
Ecco
,
tu
,
ricco
,
non
sei
felice
:
ti
stordisci
e
chiami
questo
la
gioia
:
pròvati
a
guardar
in
te
stesso
:
ci
troverai
tanti
cantucci
inesplorati
,
tante
fibre
che
ti
dànno
dolore
:
perché
?
Sono
le
fibre
che
ti
legano
agli
altri
,
agli
altri
che
soffrono
:
ed
esse
soffrono
.
Per
farle
tacere
,
per
sanarle
,
bisogna
sanare
il
dolore
altrui
"
.
Allora
si
capirà
che
la
felicità
consiste
nella
giustizia
,
cioè
nella
tua
rinunzia
libera
a
qualcosa
,
che
è
necessario
per
il
tuo
vicino
.
L
'
equilibrio
,
l
'
armonia
è
la
felicità
...
-
Fai
delle
conferenze
,
Stanga
!
Tutto
questo
è
buono
,
ma
è
lungo
!
Sarà
per
il
secolo
venturo
.
Per
ora
,
ecco
...
Sei
nato
?
Colpa
tua
!
Paga
il
fitto
dell
'
esistenza
.
Né
in
terra
né
in
aria
c
'
è
posto
per
le
tue
quattr
'
ossa
.
Paga
!
Non
hai
soldi
?
Ingègnati
!
...
Ah
!
Sei
un
utopista
,
come
me
,
caro
amico
.
-
Hai
ragione
.
Ti
annoio
.
-
No
,
no
:
al
contrario
.
Come
ti
ammiro
!
Dovevi
farti
prete
.
Cioè
,
tu
sei
uno
dei
preti
nuovi
,
della
religione
nuova
...
Fu
interrotto
da
due
colpi
rapidi
alla
porta
.
-
Avanti
!
-
rispose
egli
,
avvicinandosi
curioso
all
'
uscio
.
Rimanemmo
entrambi
interdetti
.
Era
una
signorina
sorridente
,
rosea
,
coi
capelli
lisci
,
a
bande
,
fino
agli
angoli
degli
occhi
.
-
Oh
,
lei
qui
!
-
disse
ella
appena
mi
scorse
.
-
Lei
è
il
correttore
della
Società
Editrice
...
-
Sì
,
signorina
.
Io
la
conosco
...
Vedi
,
-
aggiunsi
rivolgendomi
premuroso
a
Crastino
,
e
sentendo
che
arrossivo
fino
alle
orecchie
-
la
signorina
dottoressa
...
-
Non
importa
,
m
'
interruppe
ella
con
un
gesto
...
E
lei
è
il
signor
Crastino
?
-
disse
all
'
amico
.
-
Io
conosco
sua
sorella
,
le
voglio
molto
bene
.
Oggi
lei
doveva
venire
a
vederla
?
Il
volto
di
Crastino
si
oscurò
:
-
C
'
è
qualche
pericolo
?
Le
fanno
l
'
operazione
?
-
proruppe
con
ansia
.
-
No
,
nulla
per
ora
.
Ma
il
medico
la
tiene
in
osservazione
:
non
vuol
che
abbia
nessun
motivo
di
commuoversi
,
vuol
che
si
riposi
,
perché
l
'
operazione
è
imminente
.
Sua
sorella
è
molto
estenuata
e
...
potrebbe
esser
grave
...
Crastino
si
sedette
sul
letto
e
si
strinse
la
fronte
tra
le
mani
.
Ci
fu
un
momento
di
silenzio
lungo
.
-
Lei
va
in
tipografia
domani
?
-
mi
chiese
la
signorina
.
-
Io
devo
passarci
-
aggiunse
guardandomi
con
intenzione
.
Ebbi
un
brivido
.
-
Signor
Crastino
!
-
cominciò
la
dottoressa
con
la
sua
voce
infantile
.
Tutta
la
sua
persona
era
infantile
.
Pareva
che
non
dovesse
aver
coscienza
affatto
della
gravità
di
quel
che
mi
aveva
fatto
indovinare
.
-
Signor
Crastino
!
-
e
gli
pose
la
mano
sugli
occhi
,
una
manina
di
bimba
.
-
Si
faccia
coraggio
.
Domani
lei
verrà
a
vederla
:
ci
sarò
anch
'
io
.
Io
voglio
bene
a
lei
,
signor
Crastino
.
Ho
letto
le
sue
poesie
e
le
ammiro
.
Lei
può
far
molto
:
è
giovane
:
ha
un
bel
dono
che
è
dato
a
pochi
,
e
deve
tenerne
buon
conto
...
Domani
lei
può
venire
verso
le
due
del
pomeriggio
.
Verrà
anche
lei
,
signore
-
disse
rivolgendosi
a
me
.
Parlava
in
fretta
,
di
sèguito
,
premurosa
di
andarsene
.
Io
sentivo
un
tremore
interno
.
Volevo
raffigurarmi
la
sorella
di
Crastino
fra
le
mura
bianche
d
'
un
ospedale
.
Pareva
invece
che
mi
si
delineasse
una
figura
tante
volte
veduta
,
non
guardata
,
lungo
i
ripiani
delle
scale
,
negli
sfondi
dei
corridoi
.
Il
volto
dalle
grandi
sopracciglia
e
dalle
labbra
pallide
dominava
ora
una
personcina
smilza
vestita
di
grigio
.
Tutta
la
figura
emergeva
ora
nella
mia
memoria
.
Crastino
s
'
era
acquietato
e
la
guardava
con
gli
occhi
atoni
,
come
attendesse
ad
altro
:
ella
ne
pareva
preoccupata
e
lo
esaminava
,
mentre
proseguiva
,
come
per
rompere
la
dolorosa
impressione
ch
'
ella
ci
aveva
portata
:
-
Io
conosco
queste
soffitte
.
Ho
fatto
una
statistica
sulle
abitazioni
operaie
,
l
'
anno
scorso
:
poi
parecchi
di
questi
bimbi
vengono
al
Pane
quotidiano
.
-
Veramente
queste
non
sono
abitazioni
operaie
,
signorina
-
aggiunsi
io
prontamente
,
arrossendo
di
nuovo
e
molestato
dalla
mia
timidità
.
-
Sono
nidi
da
gufi
per
gente
che
non
lavora
e
non
mangia
.
Su
cento
inquilini
o
poco
meno
,
venti
soli
lavorano
:
gli
altri
succhiano
il
sangue
di
questi
:
le
mogli
e
i
figli
.
E
le
famiglie
dove
l
'
uomo
non
lavora
e
si
ubriaca
,
o
è
assente
,
o
è
morto
,
mangiano
la
neve
dei
tetti
,
ché
non
hanno
altro
...
Solo
io
e
Cimisin
siamo
senza
famiglia
...
e
Crastino
pel
momento
...
Questi
si
mosse
udendo
il
suo
nome
:
mi
guardò
con
un
profondo
scoramento
,
e
vòlto
verso
la
signorina
,
forse
per
una
specie
di
rancore
,
vedendola
tutta
un
mite
sorriso
,
un
mite
fiore
di
giardino
al
sole
,
mormorò
fra
i
denti
:
-
La
vita
è
un
cosa
orribile
.
-
Sì
-
diss
'
ella
semplicemente
.
-
Bisogna
mutarla
!
-
Bisogna
...
E
le
braccia
di
lui
si
levarono
rigide
in
atto
di
violenza
...
Ma
si
rilassarono
subito
.
Gli
occhi
gli
si
riempirono
di
lacrime
.
-
Bisogna
finirla
!
Ed
appoggiò
un
braccio
al
muro
e
vi
premè
la
testa
singhiozzando
.
-
Povero
fanciullo
!
-
disse
ella
con
voce
commossa
e
cantante
,
chinandosi
a
guardare
dei
libri
logori
su
un
cassettone
.
-
Povero
fanciullo
,
che
è
nato
per
cantare
e
per
far
della
musica
come
gli
usignuoli
,
nato
per
godere
il
sole
e
gli
alberi
fioriti
della
primavera
,
nato
per
sentirsi
padrone
dell
'
aria
e
del
giorno
,
e
rinchiuso
qui
colle
ali
legate
.
Povero
fanciullo
!
La
voce
era
tenerissima
e
pareva
cantare
per
non
spezzarsi
d
'
emozione
;
e
le
sue
mani
e
i
suoi
occhi
passavano
da
libro
a
libro
,
come
se
non
sostenesse
di
guardare
e
di
essere
guardata
.
Anch
'
io
sentivo
una
strana
soggezione
.
Sentivo
qualcosa
di
vibrante
sospeso
nell
'
aria
fra
noi
.
E
non
mi
pareva
d
'
essere
estraneo
fra
lor
due
,
fra
l
'
addolorato
e
la
consolatrice
,
che
non
mi
sembravano
più
due
individui
,
ma
da
una
parte
l
'
uomo
che
si
crede
re
della
vita
e
se
ne
sente
lo
zimbello
,
e
la
donna
dall
'
altra
,
che
vede
la
vita
qual
'
è
,
frenando
gli
slanci
imprudenti
,
sollevando
gli
abbattimenti
,
immagine
della
vita
stessa
,
che
è
buona
.
E
con
un
tono
di
risoluzione
:
-
Su
,
infine
...
Non
siate
tanto
debole
.
Domani
verrete
da
vostra
sorella
.
Addio
.
Datemi
la
mano
,
su
...
Gli
prese
la
mano
e
la
strinse
,
poi
si
volse
per
partire
.
-
L
'
accompagno
fin
sulla
strada
?
-
chiesi
io
in
fretta
.
-
No
.
Ci
sono
avvezza
.
Resti
...
A
rivederla
-
aggiunse
guardandomi
.
Rinchiusi
l
'
uscio
.
Crastino
s
'
era
seduto
sul
letto
e
aveva
la
faccia
nel
cuscino
.
Io
guardai
dalla
finestra
.
Sul
pianerottolo
un
vocìo
:
"
Signorina
Lavriano
,
signorina
Lavriano
!
"
.
Il
ragazzo
dalle
orecchie
ad
ansa
le
correva
dietro
zoppicando
.
-
A
proposito
.
Sai
chi
è
?
-
dissi
a
Crastino
.
-
E
la
figlia
del
grande
psicologo
,
la
dottoressa
Eva
Lavriano
.
Egli
non
si
mosse
,
come
se
non
avesse
inteso
.
Io
ascoltai
le
voci
scendere
dietro
la
signorina
.
Comparve
in
basso
,
traversò
il
cortile
seguìta
da
un
nugolo
di
bimbi
.
Un
fiore
di
sole
.
E
pensai
che
la
donna
sanerà
la
società
inferma
.
III
.
Il
giorno
dopo
,
seduto
nel
gabbiotto
dei
correttori
,
lavoravo
distratto
.
Nulla
di
peggio
!
I
refusi
passano
davanti
agli
occhi
lungo
le
linee
fitte
.
Che
tormento
i
refusi
!
Io
li
sogno
di
notte
.
Nel
principio
dell
'
assopimento
i
caratteri
,
nitidi
sul
bianco
,
mi
scorrono
dinanzi
,
con
lo
stesso
moto
irresistibile
di
un
viale
d
'
alberi
o
d
'
una
serie
di
solchi
interminabili
davanti
allo
sportello
d
'
un
vagone
,
che
vi
porta
fatalmente
,
senza
che
la
vostra
volontà
possa
farlo
rallentare
o
sostare
.
Quando
si
scorrono
bozze
,
l
'
occhio
e
perfino
la
testa
intorno
al
collo
prendono
un
moto
regolare
automatico
:
mentre
infilzate
un
refuso
sul
margine
bianco
,
l
'
occhio
e
il
capo
continuano
il
loro
moto
di
pendolo
e
arrestarlo
è
quasi
un
dolore
fisico
,
un
urto
al
cervello
.
Per
correggere
bisogna
essere
tutt
'
occhio
:
la
mente
deve
eclissarsi
:
se
pensate
al
senso
intimo
del
periodo
,
i
soldatini
di
piombo
vi
sfuggono
affatto
o
vi
nascondono
una
parte
del
loro
uniforme
vecchio
o
rotto
o
irregolare
.
Talvolta
un
soldato
d
'
un
altro
corpo
s
'
è
intruso
fra
estranei
,
un
corazziere
tra
bersaglieri
.
(
Immagini
tolte
al
militarismo
.
Ne
ho
rimorso
)
.
Bisogna
passare
in
rassegna
i
caratteri
come
individui
a
sé
.
E
certi
esseri
invisibili
anche
i
vuoti
,
cioè
.
Bianchi
tra
nero
e
nero
,
sono
entità
di
cui
bisogna
tener
conto
,
punti
e
interlinee
.
Ma
io
faccio
un
trattato
...
Fatto
sta
,
nondimeno
,
che
i
profani
a
stento
riescono
a
capire
da
qual
pesante
lavoro
materiale
risulti
il
leggero
foglio
su
cui
gli
occhi
afferrano
,
come
a
volo
,
le
più
delicate
sfumature
di
sentimenti
e
le
idee
eteree
.
Innumerevoli
e
minuscoli
prismi
di
piombo
accostati
ad
uno
ad
uno
formano
le
pagine
:
una
pagina
pesa
d
'
ordinario
...
da
un
chilo
in
su
:
un
giumento
non
porterebbe
sulla
groppa
un
volumetto
di
vaporosi
versi
elzeviriani
.
Io
diventai
un
pessimissimo
correttore
.
Leggevo
:
cercavo
inconsciamente
di
capire
,
e
se
il
testo
mi
prendeva
la
mano
,
andavo
innanzi
,
deponevo
la
penna
e
lasciavo
che
gli
errori
facessero
il
comodo
loro
,
facessero
gazzarra
,
sfacciatamente
:
sicché
mi
toccava
riprendere
poi
da
capo
,
afferrando
ben
bene
la
mia
attenzione
,
dividendola
cioè
in
due
,
ardua
faccenda
,
una
parte
costringendo
a
badar
a
'
segni
neri
,
l
'
altra
facendo
tacere
il
più
possibile
.
Quella
mattina
ero
più
distratto
del
solito
.
Guardavo
spesso
verso
la
porta
,
e
chinando
la
testa
sulle
prove
,
vedevo
ad
ogni
momento
l
'
immagine
della
sorridente
,
di
quel
vivente
sorriso
,
che
entrava
e
guardava
verso
la
gabbia
nel
canto
,
ov
'
era
scritto
in
grande
:
Correttori
.
Ed
ecco
appunto
,
di
lì
a
poco
,
entrare
la
signorina
,
dire
una
parola
ad
un
ragazzo
e
guardare
verso
il
nostro
angolo
,
volgendomi
un
saluto
,
mentre
il
ragazzo
giungeva
a
me
col
messaggio
.
-
La
signorina
Lavriano
la
desidera
un
momento
.
Mi
mossi
col
batticuore
.
I
compositori
avevano
vòlto
la
testa
dalle
loro
casse
a
ricevere
quel
sorriso
che
raggiava
dal
vano
della
porta
sotto
la
gran
volta
vetrata
,
fumicosa
e
buia
.
Era
vietato
di
entrare
,
ma
ella
spesso
con
la
sua
imperturbabile
tranquillità
si
affacciava
all
'
uscio
e
talvolta
traversava
le
corsìe
,
andava
fino
alle
macchine
o
alla
legatoria
per
parlare
con
qualche
ragazza
.
Il
direttore
sorrideva
anch
'
egli
,
non
senza
un
'
occhiata
di
rimprovero
verso
quella
gentil
distrazione
che
attirava
tutti
gli
sguardi
per
un
momento
e
li
rallegrava
.
Mi
trasse
nel
gabinetto
del
direttore
e
mi
disse
,
con
un
moto
di
tristezza
subitanea
che
la
fece
somigliare
ad
una
bimba
che
stesse
per
dare
in
pianto
:
La
signorina
Crastino
,
sa
?
è
in
condizioni
disperate
.
Questione
di
giorni
.
Una
fitta
al
cuore
.
Rimasi
accasciato
.
-
Perciò
è
necessario
-
riprese
-
di
preparare
fin
da
oggi
il
fratello
,
e
prima
ancora
che
egli
la
veda
,
alla
possibilità
della
sua
morte
.
Perché
la
sorella
,
che
sa
di
morire
,
è
capace
di
dirglielo
d
'
un
colpo
,
e
ciò
gli
potrebbe
far
molto
male
.
Mio
padre
lo
crede
un
po
'
debole
di
cervello
e
magari
epilettico
...
Lei
non
conosce
le
poesie
del
francese
Verlaine
?
C
'
è
molta
affinità
fra
i
due
temperamenti
,
salvo
i
costumi
e
l
'
incoerenza
.
Crastino
è
un
debole
,
condannato
probabilmente
ad
una
malattia
progressiva
di
esaurimento
.
Un
'
emozione
forte
potrebbe
essergli
fatale
.
Io
era
fortemente
colpito
da
quelle
rivelazioni
.
Ella
aveva
ripreso
la
sua
serenità
.
La
miseria
,
la
malattia
,
la
morte
eran
divenute
il
suo
ambiente
ordinario
,
la
sua
atmosfera
,
perché
ella
vi
si
movesse
con
una
tale
calma
?
Parlava
tenendo
le
mani
incrociate
sul
grembo
come
una
bimba
che
voglia
darsi
l
'
aria
di
donnina
,
ma
spesso
le
sue
mani
scappavano
a
toccare
un
oggetto
sul
tavolo
,
a
brandire
un
tagliacarte
,
una
penna
.
Com
'
io
la
esaminavo
con
evidente
curiosità
,
mista
d
'
ammirazione
,
ella
restava
qualche
istante
leggermente
interdetta
,
poi
sorrideva
.
-
E
di
lui
che
avverrà
dopo
la
morte
della
sorella
?
-
ripresi
io
.
-
Non
si
potrà
già
nascondergliela
per
molto
tempo
...
E
il
bambino
?
Non
potremo
mica
affidare
un
bambino
a
questo
fanciullo
...
-
Il
bambino
è
morto
-
interruppe
ella
-
fortunatamente
.
Un
disgraziato
di
meno
.
Quanto
a
lui
,
ci
penseremo
.
Ne
ho
già
parlato
a
mio
padre
:
chi
sa
,
nell
'
insegnamento
o
in
un
ufficio
d
'
Opera
pia
...
-
Forse
è
incapace
d
'
una
qualsiasi
occupazione
continuata
.
Conosce
lei
la
sua
infanzia
?
E
le
raccontai
in
breve
quello
che
avevo
udito
da
lui
qualche
giorno
prima
.
Dalla
Casa
dell
'
Infanzia
Abbandonata
,
la
Ca
'
Granda
,
i
due
orfani
erano
passati
ad
un
Orfanotrofio
,
sempre
tenuti
con
molto
riguardo
.
Poi
una
donna
li
aveva
ritirati
e
aveva
provveduto
loro
fino
alla
sua
morte
,
avvenuta
due
anni
prima
.
Ella
viveva
agiatamente
,
faceva
dar
lezioni
ai
bimbi
,
creduti
suoi
figli
;
ma
alla
sua
morte
non
aveva
lasciato
nulla
affatto
.
Con
la
vendita
dei
mobili
,
gli
orfani
avevano
vissuto
un
anno
.
Poi
la
Lena
s
'
era
messa
a
lavorar
di
ricamo
e
di
cucito
,
il
che
le
rendeva
qualcosa
.
Avevano
continuato
così
altri
due
anni
.
-
Quanto
alla
loro
nascita
non
sanno
nulla
essi
?
-
Nulla
affatto
:
la
donna
pare
avesse
detto
che
il
figlio
doveva
la
vita
ad
un
alto
personaggio
morto
or
sono
pochi
anni
,
che
bazzicava
sovente
in
via
San
Donato
.
Favole
!
-
Ah
!
-
fece
lei
.
-
Può
darsi
.
Quel
sobborgo
era
molto
di
moda
,
anni
fa
...
-
E
i
suoi
occhi
ebbero
una
punta
d
'
ira
.
Tacque
un
momento
,
come
riflettendo
,
poi
depose
il
tagliacarte
che
aveva
stretto
nervosamente
,
e
si
levò
con
un
piccolo
scatto
.
In
quel
punto
il
mezzogiorno
era
scoccato
.
Ella
rimase
tacita
un
istante
,
come
ascoltando
piena
di
stupore
.
Io
sorrisi
.
Allo
scocco
del
mezzodì
le
macchine
s
'
arrestano
come
per
incanto
e
il
silenzio
che
ne
segue
reca
un
breve
intontimento
anche
ai
più
assuefatti
.
E
subito
nel
corridoio
un
rimescolìo
di
voci
e
di
passi
.
Donne
e
uomini
,
giovani
in
gran
parte
,
vi
si
ingolfarono
e
ciascuno
dava
una
occhiata
curiosa
per
la
porta
aperta
.
Ella
mi
porse
la
mano
.
-
Verrà
anche
lei
oggi
?
Vada
a
pigliarlo
a
casa
,
non
lo
abbandoni
in
questi
giorni
.
-
Non
dubiti
,
signorina
.
E
si
inoltrò
nella
folla
.
Afferrai
le
mie
bozze
e
corsi
verso
casa
.
Ingollando
prestamente
un
boccon
di
colazione
,
non
riuscivo
a
fissar
la
mente
sulle
pagine
che
tenevo
innanzi
,
secondo
il
mio
uso
di
intrattenermi
con
qualche
libro
o
giornale
durante
l
'
antipatica
faccenda
di
rifornire
la
macchina
...
Mi
preoccupava
il
pensiero
del
povero
amico
,
e
sopratutto
l
'
immagine
della
sorella
.
Che
cosa
aveva
pensato
di
me
quando
l
'
avevo
rasentata
,
chi
sa
quante
volte
,
salendo
o
scendendo
le
scale
a
salti
come
facevo
,
rincantucciata
su
un
pianerottolo
ad
aspettar
che
passasse
la
valanga
de
'
miei
passi
giganti
?
Dovevo
sembrare
uno
strano
animale
,
un
di
quei
ragni
magri
del
granturco
,
d
'
autunno
.
Fatto
è
che
ora
mi
pareva
di
averla
veduta
durante
anni
ed
anni
:
mi
pareva
che
anche
allora
,
qualcosa
fosse
entrato
in
me
,
forse
soltanto
un
alito
della
sua
atmosfera
.
Non
è
così
?
Ognuno
di
noi
ha
intorno
un
'
atmosfera
propria
,
come
le
stelle
...
Quando
bussai
al
n.30
,
Crastino
attese
un
momento
prima
d
'
aprirmi
,
non
senza
cagionarmi
ansietà
:
aveva
la
faccia
stanchissima
e
pallida
e
gli
occhi
rossi
.
Gli
chiesi
se
aveva
mangiato
.
Mi
rispose
:
-
Credo
.
Non
potei
far
a
meno
di
sorridere
.
Avevo
portato
meco
due
ova
crude
e
lo
pregai
di
berle
,
il
che
fece
docilmente
e
con
indifferenza
.
-
Andiamo
?
-
dissi
.
-
Come
vuoi
.
È
già
tempo
?
E
si
guardò
in
un
pezzo
di
specchio
sostenuto
sul
muro
da
tre
chiodi
:
si
dette
un
colpo
ai
capelli
colla
mano
:
-
Come
sono
pallido
!
Sono
mortuario
...
-
Perché
non
sai
farti
coraggio
.
Bella
faccia
che
porti
dinanzi
a
tua
sorella
!
Afferrai
la
spazzola
e
gli
pulii
il
pastrano
pieno
di
polvere
:
gli
porsi
il
cappello
.
Egli
si
rigirava
intorno
come
se
dovesse
cercar
molte
cose
da
portar
seco
.
Prese
un
libro
e
fece
per
uscire
.
Poi
si
rivolse
e
alzò
la
tenda
:
c
'
erano
alcune
sottane
appese
al
muro
e
un
lettino
ripiegato
:
mise
le
mani
in
un
piccolo
baule
:
brancicò
non
so
che
:
-
Non
avrà
bisogno
di
qualcosa
?
Che
devo
portarle
delle
cose
sue
,
qui
?
Io
lo
afferrai
per
un
braccio
e
lo
spinsi
fuori
.
I
corridoi
erano
deserti
e
silenziosi
.
A
un
tratto
scoppiò
un
pianto
fortissimo
di
donna
.
Mi
volsi
indietro
:
tutti
gli
usci
erano
chiusi
:
doveva
venir
dal
fondo
.
-
È
la
Biondina
del
40
-
disse
Crastino
.
-
Le
è
morto
il
bambino
iersera
:
lei
è
a
letto
,
assistita
dalla
moglie
dell
'
ubriaco
,
e
il
bimbo
nella
culletta
:
un
'
ora
fa
dormivano
tutti
e
due
;
sì
,
pareva
che
dormissero
tutti
e
due
.
Va
'
a
vederla
.
Mi
ricordai
.
Era
l
'
inquilina
dell
'
ultima
soffitta
,
una
cantarina
bionda
di
I7
anni
,
sarta
;
sul
rullìo
della
macchina
a
cucire
la
sua
voce
instancabile
finiva
per
dar
noia
a
chi
dovea
sentirla
a
lungo
:
a
me
che
ben
di
rado
tornavo
a
casa
durante
la
giornata
,
faceva
l
'
effetto
d
'
uno
sprazzo
di
sole
.
Un
giorno
la
ragazza
aveva
messo
al
mondo
un
bimbo
:
di
chi
?
Nessuno
lo
sapeva
.
Lo
portava
in
braccio
,
seminudo
,
per
tutta
la
casa
,
continuamente
:
entrambi
con
una
faccia
tondeggiante
,
bianca
e
rosa
,
ella
pareva
la
sorella
maggiore
del
suo
bimbo
.
Una
signora
del
piano
inferiore
,
che
aveva
avuto
,
pochi
giorni
dopo
,
una
bambina
troppo
affamata
,
la
mandava
sopra
a
finir
di
pascere
,
e
io
avevo
veduto
una
volta
la
ragazza
con
due
batuffoli
rosei
in
braccio
,
baloccandosi
:
doveva
divertirsi
un
mondo
.
-
Non
abbiamo
tempo
-
dissi
a
Crastino
.
-
Povera
ragazza
!
Ma
d
'
altra
parte
non
è
meglio
così
?
per
lei
no
,
forse
,
ma
per
il
bimbo
...
Scendemmo
.
Il
fischiettio
di
Cimisin
trillava
a
tutt
'
andare
al
battito
del
martello
.
Ai
pianti
di
donna
e
alle
bestemmie
degli
ubriachi
,
da
tanti
anni
,
l
'
allegria
di
quel
pazzo
innocuo
si
mescolava
senza
riposo
.
Non
ricordo
molto
di
quella
visita
.
Ricordo
un
viso
bianco
,
capelli
neri
umidi
e
appiccicati
alle
tempie
:
le
fattezze
parevano
di
marmo
.
A
un
certo
momento
sotto
le
grandi
sopracciglia
nerissime
i
grandi
occhi
s
'
aprirono
e
le
labbra
bianche
sorrisero
.
Quegli
occhi
!
Io
guardavo
in
essi
per
la
prima
volta
,
ma
li
avevo
veduti
e
li
ricordavo
.
Essi
m
'
avevano
guardato
certo
ed
erano
entrati
in
me
.
Così
li
vidi
sempre
di
poi
,
così
mi
sorgono
ora
dinanzi
in
un
volto
d
'
alabastro
,
come
trasparente
per
un
lume
nascosto
.
Disse
qualche
parola
,
fiochissima
;
era
così
stanca
!
Ma
gli
occhi
erano
profondi
,
intensi
,
volevano
significare
quello
che
non
potevano
dire
le
labbra
:
passavano
da
Vigi
a
me
,
come
se
volessero
intessere
fra
noi
una
misteriosa
trama
che
ci
unisse
per
sempre
.
Intorno
erano
altri
letti
bianchi
,
altre
teste
esangui
,
altri
occhi
che
ci
guardavano
.
E
il
sole
era
stranamente
pallido
e
dolce
in
quell
'
aria
immobile
e
tepida
.
La
dottoressa
venne
per
condurci
via
.
Si
sedette
un
momento
,
prese
la
mano
dell
'
inferma
e
cominciò
a
parlare
,
come
per
cullarla
,
con
parole
carezzevoli
,
le
parole
dell
'
illusione
per
la
moribonda
e
per
il
povero
fratello
,
che
non
si
sarebbero
veduti
mai
più
.
Poi
ci
guidò
fino
alla
porta
.
In
tutto
quel
tempo
Crastino
rimase
stranamente
calmo
.
IV
.
Tornato
dall
'
ospizio
in
tranvia
,
il
tragitto
fu
silenzioso
.
Egli
era
molto
accasciato
.
Giunti
in
piazza
dello
Statuto
scendemmo
.
Io
volevo
trarlo
lontano
da
casa
.
Entrammo
nello
stradale
di
Francia
.
-
Facciamo
due
passi
?
-
proposi
.
-
Io
ho
vacanza
oggi
.
-
Come
vuoi
.
Camminammo
un
buon
tratto
in
silenzio
.
I
prati
erano
vellutati
di
bianco
.
La
neve
prendeva
una
leggerissima
tinta
azzurra
nella
lontananza
:
gli
alberi
neri
non
parevano
scarni
,
ma
aprivano
contro
il
cielo
dei
ventagli
di
piume
.
Quando
fummo
fuori
dell
'
abitato
,
le
Alpi
si
presentarono
in
tutta
la
loro
enormità
,
dalle
punte
spiccanti
sul
cielo
morbido
,
bianche
e
chiazzate
qua
e
là
di
azzurro
denso
,
alle
basi
che
poggiavano
sulla
linea
vaporosa
della
pianura
...
Crastino
,
che
camminava
curvo
col
mento
in
seno
,
alzò
a
poco
a
poco
la
testa
,
e
i
suoi
occhi
parevano
rischiararsi
.
Vicino
a
un
ponticello
si
volse
indietro
come
a
misurar
la
distanza
percorsa
dopo
le
case
,
poi
guardò
dinanzi
a
sé
:
-
I
monti
!
Che
bellezza
!
Ad
un
tratto
la
sua
bocca
si
contrasse
,
gli
occhi
si
empirono
di
lacrime
Fece
uno
sforzo
grande
e
riprese
con
voce
naturale
:
-
Ti
darò
a
leggere
i
miei
versi
.
Ne
ho
dei
nuovi
anche
.
Ma
da
un
po
'
di
tempo
non
posso
più
comporre
.
La
poesia
nasce
adesso
in
me
:
quando
sarò
meno
infelice
,
me
ne
ricorderò
e
scriverò
.
Adesso
,
ecco
,
se
fossi
solo
,
piangerei
.
La
notte
,
il
sole
,
la
neve
mi
fanno
sempre
piangere
.
Io
sono
sempre
solo
.
Si
avviluppò
nel
pastrano
e
prese
a
camminare
più
rapidamente
.
-
Ho
freddo
.
Non
hai
freddo
tu
?
Io
patisco
molto
il
freddo
:
per
questo
l
'
estate
è
la
mia
stagione
:
proprio
nel
meriggio
,
cammino
per
la
campagna
delle
ore
intere
.
Credo
che
morirò
di
freddo
.
-
Via
!
Fai
conto
di
proseguire
nella
vita
irregolare
che
hai
tenuto
finora
?
Lavorerai
:
avrai
un
impiego
,
e
nelle
ore
libere
farai
dei
versi
.
-
Hai
ragione
.
Lavorerò
e
non
farò
più
dei
versi
...
Devo
pensare
a
mia
sorella
adesso
.
L
'
immagine
della
morente
mi
si
ripresentò
,
dandomi
una
commozione
violenta
.
Una
figura
umana
tutta
curva
e
affastellata
sotto
un
gran
cappello
logoro
dalle
tese
pendenti
veniva
verso
di
noi
.
Quando
fu
a
pochi
passi
,
scorgemmo
un
vecchio
appoggiato
a
un
bastone
nodoso
,
con
tre
giacche
logore
indossate
l
'
una
sull
'
altra
e
il
petto
aperto
rugoso
e
rosso
:
si
fermò
e
ci
guardò
con
due
piccoli
occhi
azzurri
:
tra
la
bocca
ispida
e
il
cappellaccio
non
si
scorgeva
altro
della
faccia
.
Gli
porsi
una
moneta
.
-
Grazie
.
Ora
pro
eis
!
S
'
incamminò
,
poi
si
rivolse
:
-
Sentite
,
giovanotti
:
laggiù
c
'
è
il
re
:
adesso
passerà
sulla
macchina
.
Proseguimmo
la
passeggiata
:
-
Hai
sentito
?
-
diss
'
io
.
-
Laggiù
c
'
è
il
re
.
Che
sia
andato
a
Rivoli
in
automobile
?
-
Il
re
!
...
C
'
era
un
re
,
-
rispose
con
la
sua
aria
di
trasognato
-
un
re
!
...
Ami
le
leggende
?
Io
ne
sapevo
tante
.
Mia
madre
...
mia
zia
,
via
!
,
quella
che
ti
ho
detto
che
ci
teneva
con
sé
,
ne
sapeva
d
'
ogni
colore
.
Ella
parlava
sempre
di
re
,
di
duchi
,
di
conti
...
Era
un
'
aristocratica
!
-
Anch
'
io
ne
sapevo
molte
.
Andavo
nella
stalla
,
d
'
inverno
.
Dopo
il
rosario
e
i
paternoster
a
tutti
i
santi
che
ci
liberino
dal
feu
,
da
la
losna
e
dal
troun
(
I
)
2
,
mia
nonna
ne
contava
delle
interminabili
.
Era
del
tempo
di
Napoleone
:
piegata
in
due
dalla
sciatica
,
sembrava
una
povera
bestia
supplichevole
.
Poi
,
sull
'
aia
della
fornace
,
piena
di
sole
,
io
cantavo
coi
bambini
:
Andouma
a
Rouma
a
coumpré
una
courouña
,
'
na
courouña
par
un
Re
.
Giurapapé.3
Volevo
farlo
rallegrare
.
Il
sole
cadeva
dietro
i
monti
e
il
cielo
su
di
essi
era
divenuto
roseo
.
Laggiù
appunto
,
di
là
dai
monti
,
era
forse
il
paese
delle
leggende
...
Crastino
disse
:
-
Eppure
sono
esse
,
le
leggende
,
che
ci
fanno
inabili
a
vivere
.
Io
,
per
esempio
,
penso
sempre
a
Nausica
,
alle
sibille
,
ai
Nibelunghi
,
a
Bruto
,
magari
:
e
più
ancora
alla
Madonna
,
a
Santa
Teresa
,
a
San
Francesco
d
'
Assisi
...
Tutto
questo
mi
ha
fatto
dimenticare
che
mia
sorella
lavorava
per
me
,
che
un
bel
giovane
può
passare
per
la
strada
e
farle
delle
proposte
,
e
che
l
'
amore
conduce
all
'
ospedale
...
Si
tirò
su
il
bavero
e
affondò
le
mani
nelle
tasche
:
-
Io
penso
alla
Biondina
del
n
.
40
.
Che
diverrà
?
Mi
pare
perfino
che
l
'
amerei
.
Sciocco
!
Intanto
non
mi
ha
mai
neanche
guardato
...
Eppure
qualche
anno
fa
le
donne
mi
guardavano
con
certi
occhi
!
Non
hai
mai
amato
tu
?
-
Io
no
.
Non
ci
ho
mai
pensato
,
o
quasi
.
-
Io
non
lo
so
.
Ma
credo
che
non
ho
mai
amato
.
Mi
ha
sempre
disgustato
.
È
vero
che
non
ho
mai
incontrato
una
donna
sopra
la
mia
condizione
.
Ma
credo
che
una
donna
viva
non
potrei
amarla
.
Io
amerei
la
principessa
di
Tripoli
,
per
esempio
,
ossia
Elisabetta
d
'
Austria
...
Una
forma
nera
in
mezzo
alla
strada
,
lontanissima
,
ingrossava
rapidamente
avvicinandosi
.
L
'
automobile
del
re
?
In
brevissimo
tempo
fu
accanto
a
noi
e
passò
.
Due
ciclisti
lo
seguivano
.
Mi
pareva
avere
scorto
la
fisionomia
del
re
,
giovane
e
ardita
.
Guardammo
indietro
seguendolo
coll
'
occhio
.
Una
piccolissima
figura
nera
,
il
mendicante
,
era
ferma
in
mezzo
alla
strada
:
s
'
udì
la
tromba
:
il
mendicante
si
scostò
.
Avevamo
avuto
un
momento
d
'
ansia
.
-
Se
l
'
avesse
travolto
?
-
disse
Crastino
.
-
Orribile
!
-
Per
il
mendico
è
lo
stesso
...
ma
per
lui
,
dopo
;
-
aggiunse
egli
dopo
un
silenzio
.
-
Infatti
...
-
risposi
,
e
non
proseguii
.
E
c
'
immergemmo
in
un
pensiero
che
ci
dava
i
brividi
.
Tornammo
che
i
fanali
erano
già
accesi
.
Lo
condussi
alle
Cucine
,
presso
casa
;
entrava
per
la
prima
volta
in
un
ambiente
simile
.
Sedemmo
ad
un
posto
libero
.
Il
luogo
era
pieno
di
strepito
e
d
'
un
vapore
nauseabondo
.
Io
mangiai
,
secondo
l
'
abitudine
,
in
gran
fretta
e
macchinalmente
:
l
'
amico
provò
a
trangugiare
qualche
boccone
,
ma
la
gola
gli
si
chiudeva
e
gli
occhi
gli
s
'
empievano
di
lacrime
.
Alla
sua
destra
un
grosso
uomo
appoggiava
al
tavolo
due
enormi
braccia
che
sostenevano
un
testone
bovino
;
egli
metteva
in
moto
due
grandi
ganasce
.
In
faccia
a
questo
,
la
Salamandra
mangiava
svogliata
,
versandosi
di
frequente
un
vino
nero
e
denso
;
gettandogli
qualche
parola
e
voltandosi
a
sorridere
intorno
con
aria
di
civetteria
.
-
Non
sei
mai
venuto
qui
?
-
domandai
a
Crastino
.
-
No
.
Mi
fa
nausea
.
-
Ma
si
paga
poco
.
D
'
altronde
potresti
mandar
a
prenderti
da
mangiare
per
mezzo
d
'
un
ragazzo
.
Volevo
così
insegnargli
a
vivere
da
solo
.
Lo
accompagnai
fino
alla
sua
stanza
e
gli
diedi
la
buona
notte
.
Seduto
al
mio
tavolo
,
sotto
la
lampada
a
petrolio
che
aveva
assistito
alle
mie
veglie
sui
còmpiti
di
scuola
,
alle
mie
lotte
contro
i
refusi
,
alle
mie
divagazioni
fantastiche
sopra
i
periodi
che
più
afferravano
la
mia
intelligenza
,
mi
provai
a
figgere
gli
occhi
sul
Wundt
che
avevo
portato
dalla
tipografia
.
E
tosto
l
'
immagine
di
Lena
mi
si
affacciò
:
mi
guardava
con
gli
occhi
supplichevoli
,
quasi
imperativi
:
mi
pareva
che
m
'
imponesse
con
una
dolce
forza
il
pensiero
costante
che
aveva
animato
la
sua
vita
per
quello
strano
fanciullo
che
da
due
giorni
mi
era
divenuto
fratello
.
Un
passo
pesante
nel
corridoio
,
accompagnato
da
urti
contro
le
pareti
e
da
spergiuri
,
interruppe
le
mie
riflessioni
:
l
'
ubriaco
aveva
fatto
il
lunedì
.
Un
uscio
s
'
aperse
;
poi
un
tonfo
,
e
non
sentii
più
nulla
:
quella
sera
non
avrebbe
più
avuto
la
forza
di
picchiare
la
moglie
...
Ripresi
a
scorrere
le
mie
bozze
;
inutilmente
.
Non
potevo
fermare
la
mia
attenzione
;
forse
d
'
ora
innanzi
queste
cose
,
l
'
ufficio
,
la
scuola
,
i
libri
,
non
mi
avrebbero
mai
più
interessato
come
prima
:
alcun
che
di
estraneo
era
subitamente
penetrato
in
me
e
faceva
sì
ch
'
io
non
mi
sentissi
più
come
prima
affatto
libero
e
solo
.
Ne
avevo
a
tratti
una
punta
di
malessere
che
mi
pareva
fosse
puramente
immaginario
;
in
fondo
non
avrei
affatto
desiderato
che
non
fosse
avvenuto
così
.
Ad
un
certo
momento
mi
domandai
:
"
Ma
che
faccio
io
nella
vita
?
"
Fino
a
quel
punto
dunque
io
non
mi
ero
ancora
accorto
di
me
stesso
,
perché
non
guardavo
che
me
e
nessun
altro
:
non
avevo
termini
di
paragone
.
Che
facevo
io
?
Lavoravo
,
cioè
vendevo
la
mia
opera
ad
un
padrone
,
estranei
l
'
uno
all
'
altro
.
Fortunatamente
,
non
amando
il
padrone
o
i
padroni
,
che
non
conoscevo
,
né
il
salario
se
non
come
una
necessità
,
amavo
invece
il
mio
lavoro
e
avevo
un
ideale
di
me
stesso
a
cui
il
mio
lavoro
poteva
condurmi
.
E
d
'
intorno
a
me
?
Correttori
,
compositori
,
macchinisti
,
entravano
,
uscivano
,
vendevano
mente
e
mano
a
ore
e
a
tariffa
fissa
.
Nessun
amore
al
loro
lavoro
,
cioè
alla
loro
vita
,
e
nessun
ideale
.
Ciascuno
vedeva
di
continuo
uscir
dalle
sue
mani
per
sempre
e
anonima
la
fatica
di
un
'
ora
,
un
frammento
,
e
nessuno
poteva
dir
mai
di
qualche
cosa
:
"
Quello
l
'
ho
fatto
io
!
"
Che
cosa
resterà
loro
alla
fin
della
vita
a
provare
che
hanno
vissuto
?
Non
hanno
vissuto
:
questa
è
la
verità
.
O
forse
in
quella
uniformità
d
'
azione
,
estraneo
,
lontano
dal
monotono
affaticarsi
che
li
esaurisce
,
qualcosa
esiste
,
sorride
,
splende
?
Qualcuno
ha
un
piccolo
usignuolo
che
gli
canta
in
cuore
mentre
le
sue
mani
s
'
insudiciano
attorno
alle
ruote
?
E
qui
,
intorno
,
in
queste
celle
tra
di
prigione
e
di
chiostro
,
qualcuno
di
quelli
che
tornano
ogni
sera
abbrutiti
dallo
sforzo
della
giornata
,
si
assopisce
in
un
sogno
sereno
e
un
ritornello
di
canzone
suona
al
ritmo
del
suo
respiro
?
Guardai
intorno
la
mia
soffitta
:
non
era
più
sì
fredda
,
sì
nuda
.
La
lampada
diffondeva
in
essa
una
luce
calma
,
dorata
,
che
pareva
quasi
sottilmente
intepidire
l
'
aria
.
O
era
il
senso
d
'
una
presenza
invisibile
?
Appoggiai
la
testa
su
ambe
le
mani
e
chiusi
gli
occhi
:
traverso
le
palpebre
la
luce
mi
riempiva
le
pupille
d
'
uno
splendore
marmoreo
.
Rimasi
a
lungo
così
,
quasi
ascoltando
il
brusìo
nelle
mie
vene
d
'
un
tepore
nuovo
e
vibrante
.
La
finestra
dietro
il
paralume
era
tutta
azzurra
.
La
neve
era
azzurra
,
il
cielo
quasi
nero
seminato
di
stelle
.
Apersi
.
Anche
la
finestra
di
fronte
era
aperta
e
una
figura
v
'
era
in
mezzo
,
china
sui
gomiti
.
Non
mi
meravigliò
:
non
mi
pareva
infatti
testè
quasi
d
'
essermi
sentito
chiamare
?
Che
avveniva
in
quella
gran
sala
bianca
,
lontano
?
Rabbrividii
.
Ma
un
'
altra
finestra
laggiù
nell
'
angolo
,
l
'
ultima
,
era
illuminata
:
vi
si
vedevano
due
candele
,
e
un
gemito
uguale
ne
usciva
,
tranquillo
come
se
perdurasse
nel
sonno
.
Un
'
ombra
di
donna
anche
vi
si
moveva
,
alcuno
vegliava
il
morticino
,
forse
la
moglie
dell
'
ubriaco
...
Il
silenzio
era
infinito
.
Le
stelle
palpitavano
,
il
cielo
non
pareva
una
vòlta
cupa
,
ma
lo
spazio
senza
limite
in
cui
stavano
sospese
nel
loro
moto
impercettibile
quelle
vite
luminose
.
In
terra
tutto
era
bianco
:
tetti
senza
fine
,
e
in
fondo
il
profilo
delle
Alpi
:
esse
parevano
inerti
e
morte
.
La
vita
era
qui
,
intorno
a
me
,
su
queste
altezze
tese
verso
il
cielo
:
la
vita
e
la
morte
.
Lungo
le
scale
un
passo
saliva
e
una
luce
si
proiettò
sul
pianerottolo
,
scomparve
nel
corridoio
.
Dopo
un
po
'
,
lo
sentii
tornare
,
più
pesante
e
cauto
;
vidi
vacillare
su
la
parete
lungo
la
scala
il
profilo
d
'
un
uomo
con
in
spalla
un
oggetto
oblungo
:
discendeva
.
Nella
soffitta
d
'
angolo
le
candele
si
mossero
,
l
'
ombra
della
donna
si
disegnò
un
momento
sui
vetri
;
poi
si
spensero
.
Il
gemito
continuava
uguale
nel
sonno
.
-
Crastino
!
-
chiesi
verso
la
finestra
dirimpetto
,
pianissimo
,
come
temendo
di
svegliare
quel
gemito
.
Egli
si
mosse
,
accennò
con
la
mano
alla
finestra
ora
buia
e
si
ritrasse
.
Tre
giorni
dopo
fui
chiamato
nella
sala
d
'
ingresso
della
tipografia
.
Mi
attendeva
un
signore
alto
,
biondo
,
che
avevo
già
veduto
nel
laboratorio
,
il
dottor
Semmi
.
Infatti
egli
rivedeva
delle
bozze
.
Riconobbi
il
primo
foglio
di
un
'
opera
che
passava
ora
sotto
le
mie
mani
.
-
Senta
-
incominciò
egli
guardandomi
con
due
occhi
azzurro
-
chiari
.
-
La
dottoressa
Lavriano
m
'
incarica
di
informarla
che
la
sorella
del
suo
amico
è
morta
iersera
...
Quantunque
fossi
preparato
alla
notizia
,
ne
rimasi
costernato
;
egli
lo
vide
e
i
suoi
occhi
tranquilli
si
velarono
leggermente
:
-
La
dottoressa
è
andata
stamani
a
trovare
il
suo
amico
:
intanto
vuol
ch
'
io
avverta
lei
,
perché
l
'
assista
questa
notte
,
che
può
essere
terribile
per
il
giovane
,
un
po
'
ammalato
,
a
quanto
mi
si
dice
...
Io
non
seppi
rispondere
parola
.
Egli
proseguì
:
-
È
morta
d
'
emorragia
.
Se
fosse
venuta
all
'
ospizio
subito
...
Invece
ha
creduto
poter
superare
la
crisi
da
sola
.
Quando
ce
l
'
ha
portata
la
dottoressa
Lavriano
,
era
già
tardi
;
aveva
già
dei
guasti
interni
cui
non
si
poté
rimediare
...
Diede
un
'
occhiata
alle
sue
bozze
,
poi
si
decise
a
posar
la
penna
e
volgendosi
tutto
a
me
,
mi
chiese
:
-
Il
fratello
,
che
tipo
è
?
-
Oh
,
un
bravo
giovine
!
-
m
'
affrettai
a
rispondere
.
-
Probabilmente
non
ha
saputo
nulla
di
nulla
.
È
un
poeta
.
Ha
scritto
Tenebre
...
-
La
rimproverava
,
che
lei
sappia
?
-
Non
credo
.
Soltanto
,
ella
doveva
averne
soggezione
,
da
quel
che
posso
immaginarmi
.
Doveva
poi
temere
enormemente
di
addolorarlo
.
Credo
che
gli
facesse
un
po
'
da
madre
...
-
Ah
,
le
parti
s
'
erano
invertite
!
Lui
,
certo
non
sapeva
proteggerla
.
Lì
sta
il
male
.
-
Lo
crede
colpevole
?
-
Non
posso
giudicarne
.
Ad
ogni
modo
,
tutti
gli
uomini
sono
colpevoli
in
complesso
,
se
non
della
morte
dei
neonati
(
quelli
,
pazienza
!
)
,
certo
della
morte
delle
madri
;
non
sono
soltanto
indirettamente
responsabili
...
Ora
lei
legge
il
mio
libro
?
La
signorina
mi
dice
che
lei
ha
studiato
molto
di
questioni
sociali
.
-
Io
?
-
protestai
confuso
,
sentendomi
arrossire
.
-
Io
non
ho
studiato
che
le
bozze
che
vo
correggendo
da
dieci
anni
.
-
Bene
!
Mi
dicono
che
dà
dei
punti
agli
autori
,
qualche
volta
.
-
E
sorrise
della
mia
confusione
:
nei
suoi
occhi
brillava
un
'
ironìa
benevola
che
non
mi
cagionava
disagio
.
In
quel
momento
il
sole
che
entrava
dalla
finestra
l
'
aveva
raggiunto
sulla
sedia
e
illuminava
la
sua
bella
testa
bionda
,
dall
'
alta
fronte
calva
,
dai
baffi
radi
spioventi
,
traverso
i
quali
i
denti
brillavano
nel
sorriso
simpatico
.
Aveva
qualcosa
del
sognatore
e
dell
'
apostolo
;
e
subito
sentii
per
lui
un
segreto
moto
di
simpatia
.
Egli
si
trasse
indietro
dal
sole
e
riprese
la
penna
,
ma
tosto
la
depose
per
porgermi
la
mano
.
Io
la
strinsi
e
tornai
al
mio
gabbiotto
.
Il
seguito
delle
sue
bozze
che
avevo
dinanzi
(
L
'
allevamento
dell
'
Uomo
)
diceva
:
"
Il
dovere
primo
e
assoluto
d
'
una
società
civile
è
di
favorire
e
sorvegliare
le
nascite
.
Tutti
gli
altri
momenti
della
vita
umana
sono
secondari
vicino
a
questo
,
e
in
essi
l
'
individuo
può
in
diverso
grado
provvedere
a
se
stesso
:
qui
due
vite
sono
in
pericolo
e
l
'
una
,
la
più
indifesa
,
comincia
appena
,
e
guai
se
comincia
male
!
"
Invece
oggi
la
nascita
è
lasciata
al
caso
.
La
procreazione
,
ch
'
è
in
fondo
il
solo
fine
visibile
della
vita
,
viene
dall
'
uomo
considerata
come
la
spiacevole
conseguenza
d
'
un
atto
di
piacere
egoistico
,
dalla
donna
ora
una
sofferenza
senza
compenso
,
ora
una
condanna
,
una
diminuzione
del
suo
essere
,
tutt
'
al
più
una
funzione
semplicemente
animale
.
"
Una
gran
parte
di
coloro
che
sentono
in
sé
inquietudine
,
squilibrio
fisico
,
difetti
od
eccessi
,
germi
di
male
,
di
pazzia
,
di
delitto
,
possono
rintracciarne
la
causa
nella
nascita
.
Chi
ne
ha
la
colpa
?
Di
rado
la
madre
,
spesso
il
padre
,
sempre
la
società
...
"
.
Quando
fui
libero
dal
mio
lavoro
m
'
affrettai
verso
casa
.
Crastino
,
nel
suo
letto
,
aveva
un
febbrone
.
Delirava
.
Minca
,
la
moglie
dell
'
ubriaco
,
lo
assisteva
,
colla
sua
faccia
patita
e
la
persona
lunga
e
magra
:
gli
umettava
le
labbra
ardenti
e
cercava
di
farlo
rimanere
quieto
e
coperto
.
Non
mi
riconobbe
,
e
rimasi
lunghe
ore
accanto
al
letto
,
mezzo
intorpidito
e
colla
testa
ondeggiante
e
vuota
.
La
febbre
durò
sei
giorni
.
Il
medico
era
inquieto
e
la
dottoressa
,
che
venne
più
volte
,
temette
seriamente
che
il
cervello
gli
si
sconvolgesse
.
Era
divenuto
spaventosamente
arido
e
secco
.
Un
giorno
scorsi
così
nitida
la
forma
del
teschio
sotto
la
sua
barba
rada
che
n
'
ebbi
un
istantaneo
ribrezzo
.
Nondimeno
si
risollevò
lentamente
.
Pareva
che
si
fosse
dimenticato
d
'
ogni
cosa
e
una
dolce
convalescenza
mi
fece
apparire
il
mio
povero
amico
come
un
fanciullo
nuovo
e
ingenuo
,
ignaro
d
'
ogni
dolore
,
anche
privo
d
'
ogni
pensiero
,
come
una
pianta
,
un
semplice
essere
di
senso
.
Poi
si
ricordò
,
a
sprazzi
,
del
passato
;
ma
con
lieve
dolore
.
L
'
attività
del
suo
cervello
ridestatosi
all
'
improvviso
con
un
vigor
nuovo
,
lo
elevava
subito
,
dai
singoli
casi
,
alle
considerazioni
generali
della
vita
:
essendo
stato
sì
vicino
alla
morte
,
diceva
egli
,
non
si
contava
più
fra
i
vivi
e
i
sofferenti
,
pensava
agli
altri
che
soffrivano
e
immaginava
come
avrebbero
potuto
non
soffrire
,
trovando
ciò
,
infine
,
molto
facile
,
tanto
viveva
nell
'
astratto
.
Io
lo
vedevo
due
volte
al
giorno
.
Era
debolissimo
,
talché
ci
volle
più
d
'
un
mese
,
prima
ch
'
io
potessi
condurlo
a
fare
qualche
passo
all
'
aperto
.
A
mano
a
mano
che
la
primavera
coloriva
la
terra
e
l
'
aria
,
vedevo
il
volto
dell
'
amico
animarsi
,
illuminarsi
.
Passammo
così
alcuni
mesi
in
una
intimità
ineffabile
:
io
amai
quel
ragazzo
di
genio
come
avrei
amato
una
creatura
mia
,
la
mia
donna
o
mio
figlio
.
La
bellezza
di
quell
'
essere
,
che
sorpassava
la
mia
facoltà
d
'
ammirazione
,
che
mi
riempiva
spesso
di
stupore
e
di
riverenza
,
come
dinanzi
a
un
mistero
che
si
manifestasse
in
lui
,
mi
affascinava
.
La
figura
divina
ch
'
egli
appariva
,
quando
i
suoi
occhi
contemplavano
certi
spettacoli
eterni
di
natura
o
d
'
umanità
,
non
mi
uscirà
più
dalla
mente
.
Mi
condusse
a
visitare
le
gallerie
,
ove
mi
colpì
la
sua
dottrina
e
la
sua
ammirazione
ragionata
e
istintiva
dei
capolavori
.
Lo
incantava
il
museo
egiziano
,
ov
'
egli
passava
ore
intere
a
sognare
in
presenza
delle
mummie
e
dei
resti
così
viventi
e
strani
di
quel
popolo
misterioso
.
Diceva
che
gli
Egiziani
dovevano
somigliare
ai
grandi
uccelli
e
ai
grandi
fiori
delle
acque
,
creature
sospese
su
una
linea
d
'
orizzonte
,
e
sopra
,
il
cielo
infinito
,
e
sotto
,
lo
specchio
del
cielo
infinito
:
null
'
altro
che
cielo
:
perciò
furono
astronomi
e
matematici
,
e
probabilmente
musici
...
Ma
la
natura
vivente
aveva
potere
di
trasfigurarlo
.
Dinanzi
al
paesaggio
dilatava
gli
occhi
che
diventavano
luminosi
come
se
concentrassero
in
sé
quei
colori
e
quella
luce
.
Guardavamo
così
,
al
tramonto
,
il
cielo
grande
che
si
continuava
dentro
lo
specchio
del
Po
,
chiuso
dalle
masse
dei
pioppi
.
In
principio
gli
sfuggiva
qualche
monosillabo
:
ero
ancora
presente
a
lui
.
Poi
mi
dimenticava
affatto
:
drizzava
le
sue
spalle
gracili
,
ergeva
il
petto
come
per
levarsi
un
'
oppressione
e
respirava
a
larghi
sorsi
:
non
tornava
a
me
che
all
'
annerirsi
delle
forme
,
per
ripetermi
con
rare
frasi
,
tirate
fuori
a
stento
,
le
sue
solite
tristezze
,
la
sua
inettitudine
ad
un
'
opera
grande
,
la
morte
che
lo
chiamava
con
voce
sempre
più
insistente
.
Le
piccole
agitazioni
degli
uomini
lo
toccavano
talvolta
prontamente
e
vivacemente
.
Egli
gironzolava
per
la
città
,
ruminando
di
continuo
i
suoi
pensieri
o
"
connettendo
a
musaico
"
,
com
'
egli
diceva
,
qualche
sonetto
.
I
moti
soliti
dei
passanti
non
lo
distraevano
punto
:
ma
ogni
più
minuto
incidente
insolito
lo
richiamava
;
e
come
usciva
da
un
mondo
di
sogni
,
la
cosa
prendeva
un
senso
profondo
e
gli
dava
subito
cagione
di
risalire
a
idee
generali
o
a
visioni
d
'
umanità
che
lo
prendevano
alla
gola
;
uso
sempre
,
sciupandolo
,
il
suo
modo
d
'
esprimersi
.
Ricordo
che
,
avendolo
incontrato
una
domenica
in
corso
Vittorio
tutto
in
preda
a
'
suoi
pensieri
,
non
mi
peritai
di
distrarnelo
,
salutandolo
e
accompagnandomi
con
lui
.
Ma
pareva
ch
'
egli
durasse
fatica
a
mantenersi
meco
nel
mondo
reale
.
Ad
un
tratto
una
fanfara
sbocca
da
un
angolo
di
via
e
parecchie
squadre
di
ragazzi
marciano
dietro
di
essa
.
I
primi
gonfiavano
le
gote
rosse
sulle
loro
trombe
con
un
misto
di
letizia
e
di
baldanza
:
gli
altri
marciavano
serii
,
ma
baldi
e
lieti
anch
'
essi
,
come
compresi
della
loro
azione
,
che
era
di
solidarietà
e
di
armonia
,
di
fiducia
verso
l
'
avvenire
.
Egli
li
guardò
passare
con
gli
occhi
lucidi
,
attentissimo
,
li
seguì
a
lungo
con
lo
sguardo
:
poi
lo
prese
l
'
affanno
,
aprì
la
bocca
a
respirar
forte
per
non
piangere
,
singhiozzò
due
o
tre
volte
,
indi
si
acquetò
.
Di
lì
a
un
momento
:
-
Vedi
?
Disse
-
I
nostri
figli
quelli
...
i
nostri
nipoti
!
...
Come
sono
belli
,
sani
!
E
gli
altri
,
i
nostri
fratelli
!
Là
,
su
le
soffitte
o
nelle
tane
.
I
nostri
fratelli
!
Ma
il
mondo
cammina
,
caro
Stanga
,
domani
camminerà
così
,
come
questi
bimbi
...
quando
noi
saremo
sotterra
!
Una
sera
volle
portarmi
ad
ogni
costo
a
vedere
il
Faust
.
Fu
per
entrambi
una
fonte
di
grande
emozione
.
Egli
pianse
dal
principio
alla
fine
.
Io
gli
tenevo
una
mano
nella
mia
,
premendola
ad
ogni
tratto
fortemente
,
quando
temevo
che
scoppiasse
in
singhiozzi
:
ma
il
suo
pianto
era
piuttosto
calmo
.
Eravamo
in
loggione
:
egli
appoggiava
la
testa
sul
parapetto
,
senza
mai
guardare
il
palco
:
ed
io
sentivo
con
angoscia
inesprimibile
ch
'
egli
faceva
una
trasposizione
:
ascoltava
la
storia
di
sua
sorella
.
Ma
io
,
che
non
conoscevo
se
non
gli
spettacoli
delle
chiese
e
la
musica
degli
organi
e
dei
cori
,
facevo
amare
riflessioni
.
Ecco
:
il
pubblico
ama
questi
quadri
:
dei
burattini
ridipinti
,
caricature
dell
'
uomo
,
con
gesti
che
tradiscono
le
cerniere
nascoste
nelle
giunture
,
fanno
grandi
passi
,
si
voltano
verso
il
pubblico
quando
devono
parlare
coll
'
amante
:
nel
duetto
i
due
amanti
fanno
perfino
un
mezzo
giro
l
'
uno
intorno
all
'
altro
,
come
i
gruppi
dei
musei
che
hanno
un
perno
sotto
il
piedestallo
...
Il
mio
amico
era
pienamente
afferrato
dall
'
azione
,
o
piuttosto
dalla
musica
e
dalla
sua
stessa
fantasia
.
Io
pensavo
a
quella
Margherita
.
Ecco
che
cosa
è
la
donna
oggidì
.
Da
una
parte
il
diavolo
che
la
tira
per
la
lunga
treccia
,
dall
'
altra
Dio
,
che
finisce
col
salvarla
per
far
piacere
agli
spettatori
e
con
lei
l
'
altra
allegra
vittima
del
diavolo
,
Faust
.
Margherita
non
esiste
di
per
sé
:
soffre
,
uccide
la
sua
creatura
...
Che
strazio
e
che
ridicolo
insieme
in
quella
scena
alla
porta
della
chiesa
!
Accanto
a
noi
c
'
erano
delle
ragazze
che
avevano
veramente
paura
.
E
mi
s
'
affacciò
irresistibile
la
domanda
:
"
Dov
'
è
questa
religione
consolatrice
degli
afflitti
?
"
.
Dio
finisce
col
trionfare
,
ma
che
importa
se
il
diavolo
ha
continuato
a
torturarmi
durante
quattro
atti
e
mezzo
,
cioè
quasi
tutta
la
vita
?
Più
tardi
Vigi
divenne
sempre
più
instancabile
e
inquieto
.
La
mia
compagnia
non
gli
bastava
più
.
Egli
mi
dimenticava
spesso
quando
l
'
accompagnavo
:
si
concentrava
e
rimaneva
muto
,
non
rispondeva
;
non
udiva
,
forse
,
il
più
delle
volte
.
Io
l
'
annoiavo
,
probabilmente
,
e
ricordando
gli
sguardi
supplichevoli
di
sua
sorella
,
una
profonda
angoscia
mi
prendeva
.
Mi
sentivo
impotente
,
meschino
,
nullo
:
in
certi
momenti
avrei
voluto
stendermi
a
'
suoi
piedi
,
farmi
calpestare
,
perché
s
'
accorgesse
di
me
.
Talvolta
poi
,
all
'
improvviso
,
parlava
e
le
sue
frasi
erano
una
continuazione
di
un
discorso
interno
ch
'
io
non
riuscivo
a
ricostruire
.
E
l
'
idea
insistente
era
l
'
amore
.
Che
cos
'
era
quest
'
amore
,
per
cui
sua
sorella
aveva
tanto
sofferto
in
silenzio
ed
era
morta
con
tanta
serenità
?
Lena
aveva
certo
amato
.
Amava
ancora
quando
moriva
?
Perché
mi
feci
tante
volte
questa
domanda
,
e
perché
non
osai
farla
giammai
a
Crastino
?
Quante
volte
essa
insisteva
nel
mio
cervello
fino
al
tormento
mentre
gli
parlavo
di
cose
indifferenti
,
ma
non
riuscii
mai
a
superare
la
mia
timidezza
.
L
'
amore
!
Io
non
ci
ho
mai
pensato
.
O
per
dir
meglio
:
ho
pensato
moltissimo
alla
donna
,
senza
che
potessi
neanche
concepire
di
aver
mai
una
donna
mia
,
una
famiglia
mia
.
I
miei
coetanei
,
i
miei
colleghi
di
lavoro
sono
tutti
ammogliati
:
ma
si
dibattono
in
tali
difficoltà
,
che
il
far
saltare
sulle
ginocchia
l
'
ultimo
marmocchio
e
veder
gli
altri
rotolarsi
nei
prati
,
fuori
porta
,
seduti
colla
mogliettina
sotto
la
pergola
di
qualche
osteria
,
è
loro
troppo
scarso
compenso
.
Altri
non
vogliono
rampolli
,
e
sono
i
più
duri
e
i
più
chiusi
,
quelli
che
sorridono
di
più
,
ma
di
un
sorriso
scoraggiante
,
motteggiatore
;
tristissimi
certo
,
in
fondo
.
Parlate
di
amore
e
di
una
famiglia
in
una
società
che
dà
la
medesima
razione
di
pane
a
chi
è
solo
e
a
chi
ha
moglie
e
bimbi
!
Ma
tutto
ciò
non
bastava
a
tenermi
lontano
dal
matrimonio
.
In
fondo
io
ho
un
'
immensa
nostalgia
della
carezza
femminile
che
non
ricordo
d
'
aver
sentita
mai
.
Forse
,
appena
messo
in
luce
,
mia
mamma
poté
ancora
stringermi
al
suo
seno
e
baciarmi
?
Non
lo
so
.
Ma
mi
pare
che
una
donna
(
ora
sono
vecchio
,
ho
trent
'
anni
)
,
una
donna
che
mi
avesse
amato
come
avevo
bisogno
di
essere
amato
,
sarebbe
stata
un
pochino
mia
mamma
,
e
avrei
avuto
bisogno
,
sì
,
di
piangere
,
quando
l
'
avessi
sentita
mia
,
quando
avessi
sentito
che
tutto
il
suo
mondo
ero
io
,
io
;
di
piangere
nel
suo
seno
tutte
le
lagrime
che
non
ho
pianto
in
trent
'
anni
;
di
versare
tutta
la
immensa
tristezza
accumulata
giorno
per
giorno
,
da
bimbo
nelle
giornate
fredde
e
senza
pane
,
da
ragazzo
nella
reclusione
priva
sempre
del
conforto
d
'
una
faccia
femminile
,
da
giovanotto
quando
la
sera
trovavo
sempre
la
mia
soffitta
buia
e
gelida
.
Avevo
una
forza
,
accumulata
in
tanti
anni
di
lotta
contro
un
vero
strato
di
terra
pesante
su
di
me
:
non
sono
uscito
dalla
mia
tomba
di
creta
come
un
germoglio
in
mezzo
a
un
sentiero
battuto
?
Non
avevo
rinunziato
a
quello
che
molti
altri
hanno
,
alla
vita
facile
,
apparecchiata
dinanzi
a
loro
come
una
mensa
imbandita
:
rinunziato
,
perché
ero
riuscito
a
non
desiderare
,
sebbene
me
ne
sentissi
un
diritto
uguale
a
quello
di
essi
?
E
avevo
una
debolezza
organica
,
portata
in
me
sia
dalle
inconscie
sofferenze
e
privazioni
dell
'
infanzia
,
sia
da
quella
rinunzia
terribile
.
Una
donna
avrebbe
soddisfatto
a
questo
mio
bisogno
di
proteggere
e
di
essere
protetto
.
Non
venne
.
L
'
attendevo
e
non
la
cercavo
.
Non
osavo
cercarla
:
ero
timidissimo
di
fronte
alla
donna
,
perché
conscio
fin
da
ragazzo
del
mio
aspetto
triste
e
deficiente
.
Io
sono
alto
,
magro
,
giallo
,
con
un
torso
gracile
,
gambe
e
braccia
troppo
lunghe
:
a
sedici
anni
mi
ricordo
d
'
aver
avuto
per
un
periodo
di
tempo
una
fame
da
cannibale
:
quando
cessò
,
io
ero
cresciuto
di
trenta
centimetri
!
Da
qualche
anno
non
mi
guardo
più
nelle
vetrine
,
e
quando
per
caso
l
'
occhio
mi
cade
sul
mio
individuo
riflesso
,
m
'
esilaro
non
poco
:
ma
prima
fui
di
una
suscettibilità
malaticcia
.
Avevo
un
orecchio
prodigioso
per
sentir
dietro
di
me
tutte
le
gaiezze
ch
'
io
suggerivo
alle
ragazze
che
mi
passavano
accanto
,
e
il
mio
occhio
,
che
pare
un
po
'
uguale
e
muto
,
non
si
lasciava
sfuggire
i
menomi
moti
che
apparivano
su
le
facce
dei
passanti
.
A
qualche
monello
avrei
ben
volentieri
non
poche
volte
tirato
le
orecchie
.
Ma
mi
contenevo
:
chiudevo
gelosamente
tutte
queste
ferite
di
spillo
:
credo
che
avevo
una
vera
faccia
di
diplomatico
,
tanto
sapevo
dissimulare
.
Ora
dicono
invece
che
ho
una
faccia
buona
come
il
pan
caldo
.
Gli
è
che
vedo
di
quante
piccole
cose
soffrono
gli
uomini
:
e
sono
tanto
indulgente
verso
il
me
stesso
d
'
allora
,
che
m
'
intenerisco
stranamente
all
'
aspetto
di
tutte
le
piccole
sofferenze
che
gemono
o
tacciono
intorno
a
me
.
Non
avevo
poi
molto
tempo
da
cercarla
...
Era
necessario
ch
'
io
incontrassi
per
caso
una
donna
che
mi
guardasse
,
mi
trovasse
simpatico
,
mi
parlasse
e
mi
conoscesse
:
conosciutomi
,
mi
avrebbe
probabilmente
amato
,
perché
mi
pare
impossibile
,
dio
buono
!
,
il
contrario
.
Ciascuno
di
noi
ha
dentro
di
sé
di
che
far
felice
un
altro
essere
.
Ma
dov
'
è
quest
'
altro
?
Ecco
tutto
.
Lei
era
forse
ben
lontana
e
io
stavo
là
nel
mio
buco
di
correttore
...
O
era
forse
a
due
passi
:
forse
m
'
ha
guardato
,
m
'
avrà
anche
parlato
...
ma
non
m
'
ha
conosciuto
:
e
neppur
io
.
Dunque
io
scrivo
qui
come
su
una
pietra
sepolcrale
:
IO
NON
HO
AMATO
.
Tutte
queste
riflessioni
e
questi
rimpianti
furono
sollevati
in
me
dalla
intimità
con
Crastino
.
Egli
viveva
così
intensamente
dentro
di
sé
che
le
sue
parole
,
da
cui
ricevevo
delle
momentanee
rivelazioni
,
come
dei
lampi
,
di
quella
vita
,
mi
riconducevano
immediatamente
alla
mia
e
mi
sentivo
tutto
rimescolato
.
Una
volta
uscivamo
da
una
chiesa
,
entrativi
a
udire
i
cori
dei
vespri
(
la
chiesa
,
le
madonne
,
la
musica
!
...
Se
volete
dell
'
arte
,
del
sentimento
,
oggidì
,
siate
ricchi
!
Solo
la
chiesa
dispensa
dell
'
arte
ai
diseredati
!
)
e
il
sole
era
così
bello
!
Crastino
disse
:
-
Io
non
ho
mai
creduto
veramente
a
una
vita
mia
oltre
a
questa
,
ad
una
vita
individuale
:
non
ci
ho
mai
creduto
,
ma
ho
vissuto
come
se
ci
credessi
:
vale
a
dire
che
,
in
vista
di
un
'
altra
vita
,
non
ho
vissuto
questa
...
"
Vero
"
,
riflettei
.
E
pensavo
a
me
:
io
ho
fatto
lo
stesso
:
anche
nel
mio
piccolo
avrei
ottenuto
qualche
felicità
se
l
'
avessi
voluta
con
tutte
le
forze
.
Credo
che
molti
oggidì
sono
simili
a
me
:
non
ci
si
rifà
a
nuovo
tanto
facilmente
.
Ma
vedo
che
nostri
figli
nascono
già
diversi
:
guardano
il
sole
con
maggior
confidenza
.
Il
sole
è
il
nostro
vero
bene
:
per
ora
non
ce
n
'
è
uno
maggiore
.
Godetelo
,
figli
nostri
!
Quella
osservazione
di
Crastino
era
forse
dedotta
da
mie
idee
anteriori
che
ero
venuto
quasi
costruendo
e
connettendo
dinanzi
a
lui
:
a
mano
a
mano
che
le
dicevo
,
si
organizzavano
e
diventavano
più
persuasive
,
solide
anche
dinanzi
a
me
stesso
.
Io
dunque
ebbi
una
influenza
sul
suo
pensiero
:
ho
paura
,
ahimè
,
di
averla
avuta
anche
sulla
sua
vita
,
o
,
dirò
meglio
,
sulla
sua
morte
!
Ma
non
ho
rimorsi
.
Il
professor
Lavriano
gli
aveva
trovato
un
impiego
nel
dazio
:
lo
esortava
a
mantenercisi
per
un
mese
,
intanto
ch
'
egli
avrebbe
cercato
qualcosa
di
più
consentaneo
alle
sue
attitudini
.
Crastino
ci
si
mise
di
buona
volontà
.
Tornava
a
casa
parlandomi
dei
carri
pittoreschi
che
scendevano
dalle
Alpi
ed
entravano
nella
barriera
di
Francia
,
dei
sotterfugi
curiosissimi
a
cui
ricorrevano
i
carrettieri
per
nascondere
qualche
chilo
di
salame
o
qualche
litro
di
vino
.
Ma
ben
presto
il
lavorìo
dei
calcoli
e
della
contabilità
lo
annoiò
,
lo
irritò
,
e
,
passato
il
mese
,
se
ne
partì
,
insalutato
ospite
.
Allora
il
professore
lo
ammise
nella
redazione
d
'
una
rivista
di
sociologia
,
affidandogli
,
poiché
non
aveva
alcuna
cognizione
speciale
della
materia
,
la
compilazione
dei
fascicoli
.
Né
ciò
gli
piaceva
gran
che
.
Pure
tirò
innanzi
qualche
tempo
.
Un
giorno
,
cadeva
una
pioggia
fitta
,
accidiosa
,
ero
venuto
a
casa
nel
meriggio
,
contro
il
mio
costume
,
e
stavo
per
tornare
alla
tipografia
,
quando
sento
altamente
urlare
fuori
.
Mi
pareva
la
voce
dello
zoppetto
,
Notu
.
Infatti
lo
scorgo
sul
tetto
opposto
,
aggrapparsi
agli
spigoli
delle
ardesie
,
colle
mani
gonfie
.
Nella
soffitta
attigua
alla
mia
l
'
ubriaco
urlava
,
sporgendosi
dalla
finestra
e
minacciando
di
tirargli
una
scarpa
.
Il
ragazzo
si
voltava
con
una
faccia
pavonazza
:
piangeva
e
insieme
gli
faceva
le
beffe
.
Che
era
andato
a
fare
lassù
?
La
Biondina
aveva
aperto
la
sua
finestra
e
lo
chiamava
,
lanciando
degl
'
insulti
all
'
ubriaco
.
Ora
il
ragazzo
si
trovava
sul
crinale
,
all
'
altezza
dell
'
abbaino
di
Crastino
.
D
'
un
tratto
,
torcendosi
verso
di
noi
,
perdette
presa
colla
mano
,
i
piedi
scivolarono
...
Dei
gridi
di
terrore
seguirono
...
Il
ragazzo
era
sceso
bocconi
coi
piedi
innanzi
e
le
mani
uncinate
sulle
ardesie
.
Il
canale
di
scolo
lo
arrestò
.
Rimase
immobile
un
secondo
.
Allora
la
finestra
di
Crastino
s
'
aprì
e
la
Biondina
gli
afferrò
un
braccio
.
Era
salvo
.
Respirai
.
Per
un
momento
ebbi
la
visione
di
un
mucchietto
di
cenci
sparso
sul
lastricato
del
cortile
.
Udii
allora
aprirsi
l
'
uscio
attiguo
al
mio
ed
uscir
l
'
ubriaco
.
Lo
seguii
.
Egli
andava
senza
dubbio
a
continuar
la
scenata
nella
stanza
di
Crastino
...
Ma
giuntovi
,
afferrò
il
ragazzo
e
se
lo
strinse
al
petto
piangendo
forte
.
Noi
lo
guardavamo
sdegnati
e
inteneriti
.
Io
dovetti
correre
all
'
ufficio
.
Fu
allora
che
s
'
iniziò
l
'
amicizia
fra
la
Biondina
e
Crastino
,
che
doveva
presto
mutarsi
in
amore
,
e
togliermi
per
sempre
quella
dolce
intimità
che
m
'
era
divenuta
necessaria
.
VI
.
Intanto
era
penetrata
nel
nostro
convento
una
grande
novità
.
Un
giovanotto
,
un
pittore
,
era
venuto
al
n.27
.
Egli
non
vi
dormiva
spesso
in
principio
,
avendo
anche
un
'
altra
abitazione
.
Era
un
bellissimo
tipo
,
un
modello
d
'
umanità
:
alto
,
proporzionato
,
elastico
,
con
una
testa
dalle
fattezze
forse
un
po
'
troppo
fine
,
ma
resa
maschia
da
due
grossi
baffi
e
da
una
gran
barba
,
che
si
mescolavano
a
coprirgli
tutta
la
parte
inferiore
del
viso
d
'
una
ondulata
seta
color
di
bronzo
;
nonchè
da
una
capigliatura
folta
cui
sormontava
un
piccolo
cappello
tondo
.
Un
gran
vocione
dalle
sonorità
di
rame
dava
tale
eco
nel
suo
largo
petto
,
che
a
qualche
distanza
,
quando
l
'
udivo
nei
corridoi
,
non
distinguevo
più
le
parole
,
e
pareva
talvolta
un
bordone
d
'
organo
.
E
l
'
udivo
spesso
,
perché
egli
,
appena
tornato
dal
lavoro
(
era
disegnatore
nella
fonderia
Nebiolo
)
,
interpellava
tutti
gl
'
inquilini
delle
soffitte
,
provocava
le
loro
risa
con
facezie
a
freddo
,
si
traeva
dietro
tutti
i
bimbi
,
a
cui
gettava
dei
pomi
e
delle
noci
lungo
il
corridoio
,
per
farli
ruzzolare
a
mucchi
e
scompisciar
dalle
risa
.
Non
so
quando
dormisse
,
perché
la
sua
soffitta
era
sempre
illuminata
e
lavorava
moltissimo
di
notte
,
traendosi
dentro
i
modelli
;
un
dopo
l
'
altro
tutti
i
piccoli
scavezzacolli
dell
'
aeropoli
.
Aeropoli
è
il
battesimo
ch
'
egli
aveva
dato
al
nostro
convento
,
che
era
,
a
suo
avviso
,
il
più
numeroso
e
vasto
di
Torino
:
ed
era
il
titolo
d
'
un
album
di
acqueforti
che
voleva
eseguire
e
mandare
in
Francia
,
ad
un
suo
amico
pittore
che
là
veniva
molto
valutato
e
aveva
promesso
di
farlo
conoscere
e
chiamarvelo
ben
presto
.
Egli
lavorava
la
notte
e
tutto
il
giorno
di
festa
.
Aveva
fatto
subito
conoscenza
con
tutti
gli
abitanti
della
nostra
piccola
città
;
fatto
lo
schizzo
di
tutti
.
Di
Crastino
,
di
me
e
della
Biondina
volle
fare
dei
veri
ritratti
.
Non
ho
mai
creduto
d
'
aver
una
fisonomia
interessante
.
Le
mie
fattezze
oggi
mi
sono
perfettamente
indifferenti
.
Ma
Quibio
(
che
nome
strano
!
)
,
altrimenti
detto
Cribio
!
4era
un
mago
.
Il
ritratto
di
Crastino
è
meraviglioso
e
io
non
ho
visto
più
bello
il
mio
amico
ne
'
suoi
momenti
di
trasfigurazione
:
quando
gli
sarà
resa
giustizia
e
i
suoi
pochi
versi
saranno
considerati
come
i
più
significativi
che
abbia
prodotto
la
poesia
italiana
in
questi
ultimi
vent
'
anni
,
questo
ritratto
costituirà
un
prezioso
documento
.
Ora
non
è
che
uno
dei
tipi
più
suggestivi
di
un
aeropoli
!
Il
mio
è
molto
strano
e
non
credo
di
essermi
mai
veduto
con
quell
'
espressione
,
per
quanto
quelle
siano
certo
,
ad
una
ad
una
,
le
mie
fattezze
.
Tutto
è
alterato
curiosamente
;
la
pallidezza
sopratutto
colpisce
e
un
senso
di
terrore
che
ho
negli
occhi
.
Forse
ciò
proviene
dal
momento
in
cui
egli
eseguì
il
disegno
,
un
momento
che
non
dimenticherò
più
.
Ma
andiamo
per
ordine
.
Quibio
aveva
la
più
buona
indole
del
mondo
,
sebbene
la
portinaia
,
ch
'
era
moglie
d
'
una
guardia
civica
,
lo
guardasse
con
diffidenza
.
Il
segretario
era
evidentemente
orgoglioso
di
tenere
un
simile
inquilino
e
lo
aveva
consultato
a
proposito
di
certe
oleografie
che
voleva
comprare
per
il
padrone
di
casa
il
giorno
delle
sue
nozze
d
'
argento
,
al
che
Quibio
gli
aveva
dato
del
filisteo
e
peggio
.
Ma
la
considerazione
e
la
diffidenza
della
portinaia
e
del
segretario
provenivano
da
certe
lettere
profumate
che
gli
pervenivano
,
e
più
ancora
dal
fatto
straordinario
che
più
d
'
una
signora
(
o
era
probabilmente
sempre
la
stessa
)
aveva
fermato
la
carrozza
davanti
alla
casa
ed
era
salita
a
veder
lo
studio
.
Per
alcuni
mesi
,
Quibio
fu
la
mia
compagnia
nelle
ore
di
libertà
,
poiché
Vigi
s
'
era
evidentemente
allontanato
da
me
per
passar
quasi
le
intere
giornate
solo
con
la
Biondina
,
verso
la
quale
sentivo
una
specie
di
rancore
.
Vissuto
per
tanti
anni
solitario
e
ignorato
anche
a
me
stesso
,
me
ne
rivalevo
,
cercando
ad
ogni
costo
quella
compagnia
che
mi
dimostrava
che
esistevo
,
ch
'
ero
vivo
,
e
che
,
in
fondo
,
meritavo
anche
di
vivere
.
Una
domenica
Quibio
bussò
al
mio
uscio
.
Entrò
tutto
lieto
.
-
Due
notizie
,
Martino
-
cominciò
col
suo
vocione
:
-
una
:
che
ho
vinto
il
concorso
della
Calcografia
di
Roma
,
l
'
altra
...
che
gli
abitanti
di
Marte
fanno
segnali
verso
la
Terra
.
-
Tutt
'
e
due
dello
stesso
valore
queste
notizie
?
-
risposi
io
.
-
Sì
-
riprese
.
-
Ecco
qui
l
'
annunzio
della
Calcografia
e
il
Popolo
di
stamane
col
telegramma
di
Marte
.
Ora
ti
afferro
con
una
mano
,
e
vado
ad
afferrar
Vigi
coll
'
altra
,
poi
partiamo
per
Valsalice
a
far
festa
.
Non
ci
fu
modo
di
replicare
.
Mentre
mi
vestivo
,
egli
andò
da
Crastino
a
partecipargli
la
doppia
notizia
.
Io
avevo
sentito
d
'
un
romanzo
inglese
molto
strano
in
cui
si
supponeva
un
'
invasione
di
Marziani
sulla
Terra
.
Ora
l
'
annunzio
del
giornale
,
che
alcuni
punti
luminosi
,
supponenti
una
direzione
intelligente
,
fossero
stati
notati
sul
nostro
pianeta
più
affine
,
mi
colpì
fortemente
.
Il
mio
cervello
,
forse
per
mancanza
d
'
un
organismo
scientifico
complesso
,
è
prontissimo
ad
accettare
di
botto
le
cose
più
straordinarie
.
Questa
concezione
mi
dava
un
singolare
senso
quasi
di
smarrimento
,
quasi
sentissi
di
essere
veramente
colla
terra
lanciato
nello
spazio
.
Io
credo
che
quando
codesti
pensieri
siano
entrati
profondamente
in
noi
,
potremo
sentir
meglio
la
vertigine
dell
'
isolamento
nell
'
infinito
.
Dicono
di
non
so
qual
poeta
francese
,
che
avesse
trovato
un
frisson
nouveau
.
Questo
pare
invece
a
me
il
brivido
nuovo
.
Uscirono
dal
corridoio
e
mi
attesero
un
momento
sul
pianerottolo
.
Scendemmo
.
Quibio
era
in
preda
alla
sua
allegria
rumorosa
e
rideva
con
tutti
i
suoi
denti
brillanti
in
mezzo
a
quel
barbone
biondo
.
Crastino
pareva
invece
un
po
'
contrariato
.
Da
qualche
tempo
non
lo
vedevo
più
:
lasciato
l
'
impiego
,
s
'
era
chiuso
nella
soffitta
:
lavorava
?
Era
diventato
diafano
,
cogli
occhi
cerchiati
e
ardenti
,
le
narici
mobilissime
e
la
bocca
nervosa
.
Io
m
'
ero
inquietato
molto
per
la
sua
salute
:
il
suo
aspetto
ora
mi
aumentava
l
'
inquietudine
.
Nonostante
la
gaiezza
del
pittore
cui
cercavo
di
tener
dietro
,
Vigi
taceva
,
pur
rimanendo
in
apparenza
sereno
e
un
po
'
assorto
in
se
stesso
.
Quibio
era
tanto
felice
,
che
me
ne
sentivo
anch
'
io
contentissimo
:
parlando
,
talvolta
la
voce
gli
si
alterava
;
la
gioia
lo
prendeva
alla
gola
.
Ah
,
che
gusto
di
sentir
ridere
a
quel
modo
!
C
'
è
chi
nasce
prepotentemente
felice
.
Valsalice
era
piena
di
gente
:
tutte
le
cantine
risonavano
di
organetti
e
rigurgitavano
di
borghesi
e
di
operai
indomenicati
.
Quibio
si
piaceva
enormemente
dell
'
allegria
popolare
in
campagna
:
e
io
pure
me
ne
consolo
tutto
:
è
sincera
,
larga
,
sana
.
Ci
sedemmo
sotto
un
pergolato
,
e
il
pittore
fece
portare
un
certo
vinetto
frizzante
,
che
l
'
inuzzoliva
tutto
e
gli
faceva
schioccar
la
lingua
.
Crastino
ne
assaggiò
un
sorso
e
fece
una
smorfia
:
io
sono
astemio
.
-
Ah
miei
cari
!
-
fece
Quibio
.
-
Che
bella
cosa
se
la
terra
producesse
più
barbèra
e
meno
ferro
da
cannone
.
Che
ne
dite
?
La
vigna
è
il
segreto
della
pace
universale
.
Guardate
:
appena
due
uomini
sono
brilli
,
subito
si
abbracciano
.
Non
è
vero
,
Minca
'
n
Crous
?
-
disse
alzando
la
voce
verso
la
padrona
grossa
e
rubiconda
che
si
affannava
a
portar
bicchieri
qua
e
là
...
Si
era
innamorato
di
quel
nome
,
e
lo
ripeteva
a
tutte
le
donne
.
Un
organetto
entrò
nel
cortile
e
cominciò
a
suonare
.
Tosto
Quibio
si
levò
e
afferrò
la
padrona
per
le
braccia
:
questa
,
girando
pesantemente
,
rideva
e
oscillava
tutta
.
La
lasciò
subito
quando
vide
entrare
una
ragazza
con
un
gran
cappello
a
piume
di
gallo
.
-
Oh
!
-
esclamò
.
-
La
principessa
d
'
Aeropoli
.
Facciamo
un
giro
?
Era
la
Salamandra
.
E
senza
lasciarla
rifiatare
la
trascinò
in
un
valzer
vertiginoso
.
Polvere
e
ciottoli
sprizzavano
dalle
sue
scarpe
chiodate
.
Quando
non
ne
poté
più
,
si
fermò
e
trasse
la
ragazza
fino
al
nostro
tavolo
.
Ella
sedette
,
guardandoci
con
atto
tra
d
'
interrogazione
e
di
noncuranza
;
poi
bevve
d
'
un
fiato
il
bicchiere
che
Quibio
le
porse
.
Io
sentivo
un
leggero
batticuore
,
il
senso
che
ho
sempre
di
fronte
a
una
donna
,
di
timidezza
e
insieme
di
dispetto
contro
la
mia
timidità
.
-
Ebbene
,
come
va
la
salute
,
Minchin
?
-
chiese
Quibio
sorridendo
.
-
Sempre
bene
la
mia
-
rispose
la
ragazza
quasi
offesa
.
-
Chiamami
Olga
intanto
!
-
Quanti
anni
hai
?
Venti
,
non
è
vero
?
-
Ventuno
.
Quibio
rise
fragorosamente
:
ella
gli
dié
del
ventaglio
sul
capo
.
Aveva
i
cappelli
biondissimi
,
radi
,
gli
occhi
allungati
agli
angoli
da
una
riga
di
bistro
,
la
pelle
delle
guancie
disuguale
e
guasta
:
la
bocca
,
assai
bella
,
nelle
mosse
del
discorso
prendeva
sempre
delle
inflessioni
ignobili
.
Aveva
forse
quell
'
età
e
poteva
anche
avere
più
di
trent
'
anni
.
-
Che
farai
quando
sarai
vecchia
?
-
Io
vecchia
?
-
rise
,
e
un
'
ombra
d
'
inquietudine
mi
parve
le
passasse
un
momento
sul
viso
:
-
Farò
l
'
affittacamere
per
le
ragazze
come
me
.
-
Bene
!
Per
vendicarti
di
chi
ti
fa
fare
questa
vita
?
Tu
ti
ripagherai
sulle
disgraziate
come
te
;
la
tua
padrona
fa
lo
stesso
ora
,
e
la
catena
non
finirà
più
-
disse
Quibio
tra
grave
e
ironico
.
Ella
volgeva
gli
occhi
sovente
a
osservare
Crastino
:
d
'
improvviso
chiese
a
me
,
sommesso
,
ma
sì
che
lui
sentisse
:
-
Sua
sorella
dov
'
è
?
-
Morta
-
risposi
subito
sottovoce
.
Crastino
ci
guardò
entrambi
con
un
rimprovero
triste
negli
occhi
.
Ella
diede
un
sospiro
,
crollò
il
capo
,
poi
percosse
il
pittore
forte
sulla
spalla
:
-
Andiamo
a
ballare
,
biondo
?
-
No
,
grazie
.
Troppo
liscio
il
pavimento
e
tu
pesi
troppo
,
cara
Olga
mia
,
e
poi
...
io
non
voglio
essere
un
rivale
per
nessuno
...
E
accennò
ad
un
giovanotto
che
sedeva
davanti
a
un
bicchier
di
birra
tutto
solo
e
guardando
fissamente
il
nostro
gruppo
.
La
Salamandra
lo
adocchiò
di
sfuggita
e
arrossì
:
-
Quello
...
sapete
chi
è
quello
là
?
Guai
se
ve
lo
dicessi
!
-
Brr
!
-
fece
Quíbio
.
-
È
il
re
dei
gargagnan
,
scommettiamo
!
-
e
vedendo
passare
la
padrona
,
ordinò
un
altro
mezzo
litro
.
-
Quello
è
il
contino
Raffi
:
ha
pochi
soldi
ma
molta
sfacciataggine
,
e
mezzi
i
barabba
delle
Ca
'
neire
gli
fanno
i
servitori
.
Si
volse
a
lui
e
lo
guardò
fisso
atteggiando
la
faccia
a
un
disprezzo
indicibile
,
poi
si
levò
,
cercò
collo
sguardo
tutt
'
intorno
,
e
si
sedette
di
nuovo
rassicurata
.
-
Vuol
che
facciamo
un
giretto
,
signor
Crastino
?
Io
posso
contarle
delle
belle
cose
...
E
la
Biondina
non
è
venuta
?
Crastino
arrossì
e
rise
nervosamente
,
poi
mise
le
labbra
al
bicchiere
e
bevve
con
una
smorfia
.
-
Ti
proibisco
di
sedurre
il
poeta
!
-
vociò
Quibio
.
-
Lui
è
tutto
scombussolato
perché
Marte
fa
dei
segni
a
Venere
,
sbaglio
,
alla
Terra
...
e
non
bisogna
disturbarlo
nelle
sue
meditazioni
...
-
Sì
,
sì
,
lasciamolo
meditare
.
Che
vuol
dire
aver
la
testa
nelle
nuvole
!
Poi
si
fece
improvvisamente
seria
:
-
Ma
è
malato
il
vostro
amico
,
non
vedete
?
Egli
era
difatti
pallidissimo
,
ma
protestò
vivamente
.
La
padrona
si
avvicinava
:
depose
il
vino
sul
tavolo
con
una
leggera
smorfia
verso
la
ragazza
,
che
si
levava
dando
un
colpo
di
ventaglio
a
Quibio
.
-
Vedi
qui
la
donna
onesta
e
spietata
-
mi
disse
Quibio
sommesso
,
accennando
alla
padrona
.
-
È
vero
-
riflettei
,
mentre
seguivo
coll
'
occhio
la
Salamandra
.
Subito
il
giovane
solo
che
dapprima
ci
osservava
fece
una
mossa
per
avvicinarla
.
Ella
gli
lanciò
un
'
occhiata
che
l
'
inchiodò
sulla
panca
,
poi
s
'
appressò
ad
una
tavola
,
ove
un
ubriaco
in
mezzo
a
parecchi
bevitori
urlava
con
quanto
fiato
aveva
nei
polmoni
:
Cruce
delissia
,
Cruce
delissia
,
Delissia
al
cor
!
E
si
sedette
nel
gruppo
,
accanto
a
un
giovanotto
mingherlino
.
Quando
ella
gli
accennò
il
contino
,
i
due
si
guardarono
,
e
il
mingherlino
ebbe
un
istante
la
faccia
illuminata
da
un
sorriso
così
maligno
,
fino
ed
energico
,
ch
'
io
ne
fui
scosso
.
Aveva
due
occhi
agilissimi
e
mutevoli
,
che
in
certi
momenti
parevano
quasi
luccicare
fuor
d
'
una
guaina
e
ringuainarsi
sotto
le
palpebre
subito
.
Io
pensai
che
il
suo
coltello
doveva
apparire
e
scomparire
bene
spesso
a
quel
modo
.
La
sua
fisionomia
non
m
'
era
nuova
.
Quegli
occhi
dovevano
aver
fissato
me
pure
altra
volta
...
C
'
è
dunque
una
società
sotterranea
dove
la
soperchieria
,
la
lotta
,
la
solidarietà
,
sono
praticate
all
'
insaputa
dell
'
altra
,
ma
con
la
stessa
intensità
.
Qualche
sommovimento
lancia
ogni
tanto
alla
superficie
un
cadavere
.
E
tutto
ciò
viveva
accanto
a
me
:
ne
sentivo
le
pulsazioni
quando
rincasavo
tardi
la
sera
e
udivo
dei
susurri
o
delle
risse
negli
angiporti
:
qualche
volta
avevo
inteso
accanto
a
me
,
nell
'
ombra
,
due
parole
che
mi
causavano
un
fremito
di
terrore
e
subito
dopo
mi
aveva
colto
un
moto
di
fiducia
e
quasi
di
compiacenza
:
"
No
,
è
Stanga
!
"
Mi
conoscevano
dunque
:
avevano
una
polizia
anch
'
essi
:
io
ero
nella
lista
degl
'
innocui
o
degl
'
insignificanti
...
Tutto
ciò
nelle
tenebre
.
Alla
luce
del
sole
nient
'
altro
che
uno
sguardo
d
'
odio
,
di
provocazione
,
di
vittoria
,
come
quello
che
avevo
veduto
luccicare
un
momento
sulla
faccia
di
quel
mingherlino
...
Intanto
un
'
altra
reminiscenza
mi
perseguitava
.
Avevo
già
visto
io
il
conte
?
Imbruniva
.
Il
cortile
si
riempiva
sempre
più
.
Entravano
ora
famiglie
intere
con
marmocchi
e
sedevano
alle
tavole
facendo
preparare
da
mangiare
.
Mangiavamo
anche
noi
in
mezzo
al
tumulto
,
ma
tutti
tre
eravamo
taciturni
;
l
'
allegria
del
pittore
era
sparita
.
Ci
levammo
e
movemmo
per
uscire
.
Ad
un
tratto
mi
sentii
toccare
.
Era
il
mingherlino
che
mi
sorrideva
coi
suoi
occhi
aguzzi
:
-
Una
parola
.
-
Dica
-
feci
io
imbarazzato
.
Tacque
un
momento
,
poi
accennò
dall
'
altra
parte
,
al
contino
.
-
La
sorella
del
vostro
amico
...
Eccolo
là
!
...
E
ora
lasciate
fare
a
me
.
Nient
'
altro
.
Stia
tranquillo
,
monssù
Stanga
.
E
sparì
nella
folla
che
ingombrava
il
portone
.
Noi
ci
avviammo
verso
la
città
.
Molta
gente
scendeva
per
lo
stradone
battuto
e
bianco
.
Le
donne
,
stanche
,
si
sospendevano
al
braccio
degli
uomini
,
i
bimbi
ruzzolavano
per
le
chine
:
su
tutte
le
facce
era
la
stanchezza
e
l
'
intontimento
delle
giornate
di
sole
passate
all
'
aperto
da
gente
che
vive
l
'
intera
settimana
nei
laboratori
e
nelle
case
buie
.
A
un
certo
punto
Quibio
prese
per
una
via
traversa
:
-
Allungheremo
un
poco
,
ma
saremo
tranquilli
.
Era
un
sentiero
fra
le
vigne
:
a
quando
a
quando
si
cingeva
ai
lati
di
siepi
o
di
muri
a
secco
.
Le
viti
,
vendemmiate
,
cominciavano
ad
arrossare
.
Il
cielo
era
tutto
popolato
di
nubi
ineguali
,
fra
cui
il
sole
spargeva
i
suoi
colori
.
-
Mi
par
che
il
paesaggio
vada
mutando
-
incominciò
Quibio
-
o
muto
io
?
o
mutiamo
tutti
?
Io
non
so
più
come
si
può
dipingere
il
cielo
:
è
molto
più
difficile
che
una
volta
,
perché
bisogna
far
intravedere
qualcosa
di
là
.
-
È
vero
-
aggiunsi
io
.
-
I
pittori
dipingono
uno
strato
d
'
aria
azzurra
o
un
movimento
di
nuvole
.
Ma
ciò
non
è
il
cielo
,
è
semplicemente
l
'
atmosfera
.
-
Oh
certo
!
-
rispose
Quibio
ridendo
.
-
Non
vorrai
mica
che
dipingiamo
fuori
dell
'
atmosfera
!
Ma
chi
sa
?
Il
mio
amico
Chedda
mi
mandò
da
Parigi
delle
fotografie
di
un
certo
Redon
,
da
cui
ho
presentito
quel
che
potrebbe
fare
uno
che
conoscesse
il
cielo
,
come
dici
tu
,
Stanga
...
-
È
la
letteratura
che
deve
precedere
-
esclamò
Crastino
che
usciva
un
momento
dalla
sua
distrazione
.
-
È
vero
-
confermai
.
-
Io
conosco
ben
poca
letteratura
,
ma
quel
poco
che
ho
sfogliato
non
mi
interessa
per
nulla
.
Dopo
d
'
aver
parlato
tanto
di
sé
stesso
,
l
'
uomo
c
'
insiste
ancora
;
eppure
ne
parla
a
vanvera
,
perché
vede
poco
di
sé
stesso
;
si
vede
poco
perché
non
vede
per
nulla
tutto
il
resto
,
la
terra
,
il
cielo
.
Dico
l
'
uomo
letterato
...
Infatti
chi
sa
che
cosa
è
l
'
uomo
?
L
'
uomo
non
è
altro
che
la
realizzazione
della
coscienza
della
terra
,
è
la
terra
che
sente
se
stessa
...
Che
cos
'
è
la
terra
?
un
punto
.
È
la
figlia
del
sole
,
un
punto
un
po
'
più
grande
...
Il
sole
l
'
ha
creata
...
Il
sole
scalda
l
'
aria
,
trae
l
'
atmosfera
dai
poli
all
'
equatore
e
crea
il
vento
;
il
sole
crea
le
correnti
del
mare
,
assorbe
i
vapori
e
li
cristallizza
sui
monti
in
ghiacciai
e
ne
fa
scendere
i
fiumi
;
il
sole
solleva
il
mare
come
un
seno
che
respira
.
Il
sole
forse
solleva
il
cuor
della
terra
,
il
nucleo
plastico
che
freme
dentro
la
scorza
,
e
lo
trae
a
sè
e
lo
farà
esplodere
un
giorno
.
Noi
siamo
figli
del
sole
.
-
Bravo
!
-
gridò
Quibio
.
-
E
tu
sei
figlio
dei
libri
.
Qual
è
l
'
ultimo
libro
che
hai
letto
?
-
È
vero
:
questo
è
una
mia
sintesi
dell
'
ultimo
libro
che
ho
corretto
,
la
Geologia
generale
,
semplicemente
.
E
che
perciò
?
La
poesia
sta
tutta
lì
.
-
Sì
,
-
interruppe
Crastino
colla
gola
stretta
.
-
Questa
è
la
poesia
nuova
!
Sentii
nella
sua
voce
le
lacrime
.
Lo
guardai
:
la
luce
del
tramonto
illuminava
la
pallidezza
della
sua
fronte
:
aveva
i
pomelli
accesi
come
per
febbre
.
-
Chi
la
farà
?
-
aggiunse
.
Tacque
.
Il
cielo
si
chiudeva
:
le
nuvole
s
'
erano
assiepate
,
avvicinando
i
lor
nuclei
bigi
fra
cui
brillavano
delle
lagune
d
'
argento
.
-
Il
giornale
-
ripresi
io
-
stima
che
la
notizia
dei
segnali
di
Marte
sia
una
fantasia
di
un
astronomo
poeta
.
Può
darsi
.
Che
importa
?
Non
ne
sappiamo
nulla
,
ma
intanto
l
'
ipotesi
che
il
cielo
tutto
sia
vivente
non
ci
stupisce
più
.
Com
'
è
ciò
?
Forse
tra
i
mondi
esiste
qualche
mezzo
di
comunicazione
che
gli
psicologi
direbbero
subcosciente
:
forse
domani
questo
sarà
coscienza
.
Avete
notato
come
le
scoperte
più
strabilianti
si
accettino
con
un
'
estrema
facilità
?
Ma
mi
accorsi
che
i
miei
compagni
non
mi
seguivano
più
.
Essi
erano
entrambi
assorti
in
se
stessi
,
nella
lor
vita
particolare
.
Ne
ebbi
la
sensazione
quando
Crastino
concluse
quasi
un
suo
ragionamento
interiore
,
che
pareva
anche
chiudere
il
mio
discorso
.
-
E
dopo
tutto
si
muore
.
-
No
-
protestai
con
veemenza
.
-
La
vita
ha
forse
un
fine
rispetto
all
'
eternità
.
Per
noi
,
che
siamo
un
attimo
,
non
ha
né
principio
né
fine
.
Muore
chi
non
ha
vissuto
,
chi
non
ha
creato
.
Bisogna
creare
,
una
cellula
,
un
'
idea
,
un
moto
...
e
non
si
muore
!
-
Si
muore
,
si
muore
!
...
-
insistè
egli
quasi
con
angoscia
.
-
Purtroppo
,
caro
Stanga
!
-
appoggiò
Quibio
.
-
E
ciò
non
impedisce
che
non
me
n
'
importi
un
fico
secco
!
Io
e
Crastino
abbiamo
la
stessa
idea
della
vita
,
intendo
della
nostra
particolare
;
ma
lui
pensa
alla
fine
,
io
penso
...
a
prima
della
fine
,
al
momento
.
Ecco
la
differenza
.
Tu
poi
vivi
nelle
nuvole
e
nei
libri
o
,
se
vuoi
,
di
là
dalle
nuvole
...
Sei
un
uomo
felice
!
Essi
pensavano
infatti
alla
lor
vita
particolare
.
Il
crepuscolo
li
inteneriva
mentre
contemplavano
in
se
stessi
un
'
immagine
d
'
amore
.
Per
un
momento
io
sentii
acutamente
la
nostalgia
di
questa
accompagnatrice
esistenza
femminile
che
la
natura
assegna
come
complemento
a
tutti
gli
uomini
.
Allora
m
'
accorsi
d
'
una
puntura
interna
,
come
d
'
una
di
quelle
ferite
troppo
rapide
e
dirette
che
non
si
avvertono
subito
e
si
rivelano
al
bruciore
lentamente
.
"
La
sorella
del
vostro
amico
...
Eccolo
là
"
Avevo
compreso
?
M
'
era
rimasto
nell
'
orecchio
...
Ora
percepivo
la
cosa
in
tutto
il
suo
orrore
e
in
tutta
la
sua
profonda
miseria
.
Anelai
di
esser
solo
per
interrogarmi
e
sentirmi
.
Giunto
a
casa
,
mi
coricai
e
spensi
il
lume
e
m
'
immersi
in
me
stesso
.
Fu
prima
un
tumulto
confuso
e
doloroso
che
mi
riempiva
il
capo
e
il
petto
,
una
ridondanza
di
amarezza
e
di
calore
da
soffocarmi
.
Poi
divenni
straordinariamente
lucido
e
calmo
,
come
se
il
mio
sangue
si
fosse
sedato
e
tacesse
,
e
sola
l
'
intelligenza
splendesse
come
una
luce
a
illuminare
il
mio
passato
e
la
mia
miseria
e
la
miseria
di
tutti
i
miei
simili
.
Amare
,
amare
,
amare
!
Sentirsi
vivo
e
complesso
e
perfetto
nell
'
amore
dell
'
altra
creatura
necessaria
,
sentirsi
una
perfetta
unità
,
che
tende
a
una
comunità
,
a
una
umanità
più
ricca
e
piena
.
L
'
ideale
mi
appariva
semplice
e
lucido
,
e
per
me
lontano
,
passato
,
morto
forse
con
quella
povera
morta
che
m
'
aveva
sorriso
nell
'
agonia
.
Ella
era
una
povera
creatura
:
aveva
seguito
innocentemente
il
suo
istinto
di
felicità
:
la
perfidia
e
la
morte
l
'
avevano
ghermita
.
E
l
'
acre
gioia
e
l
'
angoscia
datami
dalla
scoperta
dell
'
infame
che
l
'
aveva
tradita
,
si
dissiparono
.
Potevo
io
vendicarmi
di
colui
?
Chi
era
egli
?
Forse
nulla
:
forse
un
essere
non
ancora
apparso
alla
superficie
ove
respirano
gli
esseri
coscienti
.
Aveva
seguito
il
suo
istinto
pervertito
dall
'
eredità
di
generazioni
oppressive
e
malefiche
.
Creature
che
nascono
senza
doveri
,
ricche
di
tutti
i
diritti
,
che
possono
fare
se
non
approfittarne
?
Reagire
su
di
esse
!
Reagire
colla
luce
!
Ma
i
malvagi
si
sopprimono
fra
loro
.
Quello
era
in
buone
mani
e
avrei
voluto
potergli
desiderare
che
la
punizione
non
fosse
fatale
,
da
impedirgli
un
ritorno
alla
sua
vera
natura
umana
.
Ma
sono
uomo
e
figlio
d
'
uomo
.
Io
vorrei
credere
ad
una
legge
inflessibile
:
chi
ha
fatto
soffrire
,
soffra
!
E
risolsi
di
non
dirne
nulla
a
Vigi
.
A
che
pro
'
?
VII
.
Devo
all
'
amico
Quibio
i
pochi
momenti
d
'
espansione
e
di
buon
umore
che
ebbi
in
questi
ultimi
anni
.
Mi
fu
anche
causa
di
qualche
piccola
soddisfazione
d
'
amor
proprio
:
dapprima
non
mostrava
curarsi
di
me
e
talvolta
mi
lasciava
intravedere
un
po
'
di
sprezzo
,
come
per
un
ingenuo
un
po
'
scemo
;
poi
mutò
concetto
,
finché
andò
anche
all
'
eccesso
opposto
.
Egli
aveva
una
tale
esuberanza
di
temperamento
,
che
doveva
continuamente
darle
sfogo
colla
più
varia
attività
,
quasi
sempre
spesa
a
benefizio
altrui
,
senza
compenso
,
sebbene
affermasse
che
gl
'
importava
poco
del
prossimo
.
Tra
le
altre
cose
,
s
'
era
offerto
un
giorno
di
dipingere
la
sala
dei
concerti
d
'
una
Società
corale
.
Mi
volle
condurre
all
'
inaugurazione
.
Io
credo
che
un
grande
elemento
di
pacificazione
e
di
elevazione
sia
la
musica
e
sopratutto
il
canto
:
questa
preghiera
fuggitiva
e
continua
è
la
cosa
più
commovente
che
l
'
umanità
possa
dare
di
sè
nella
sua
aspirazione
oltre
la
terra
.
Ricordo
il
primo
giorno
che
entrai
nella
Pia
Casa
.
Mezzo
rincantucciato
in
fondo
al
cortile
,
rimanevo
cupo
,
selvaggio
,
sentendomi
disperatamente
imprigionato
per
tutta
la
vita
.
Il
fiume
,
il
verde
,
il
cielo
,
com
'
erano
lontani
!
spariti
per
sempre
.
D
'
un
tratto
una
voce
si
leva
.
Cantava
delle
parole
incomprensibili
:
re
sol
la
si
...
Un
'
altra
si
spicca
e
la
raggiunge
,
poi
altre
,
e
si
fondevano
,
procedevano
unite
,
si
svolgevano
,
s
'
annodavano
,
sostavano
,
riprendevano
...
e
sempre
quelle
stesse
parole
discordi
su
un
canto
concorde
.
Il
mio
cuore
s
'
ammolliva
,
il
mio
singhiozzo
si
diradava
,
i
miei
occhi
lasciavano
cadere
lagrime
tranquille
.
Tutti
i
giorni
,
nell
'
ora
della
ricreazione
,
io
mi
rincantucciavo
,
ascoltavo
la
preghiera
del
Mosè
.
Più
tardi
fui
arruolato
nel
piccolo
coro
.
Possedevo
una
vocina
di
soprano
che
si
guastò
presto
con
una
serie
di
raffreddori
.
La
Società
corale
aveva
la
sua
sede
fuori
di
porta
.
Da
quel
lato
i
circoli
da
ballo
s
'
alternano
coi
ricreatori
infantili
,
le
osterie
coi
monasteri
.
Il
vento
d
'
autunno
mulinava
le
foglie
rugginose
,
ma
il
freddo
non
s
'
era
ancora
fatto
sentire
.
Chiacchieravamo
come
al
solito
,
essendo
io
divenuto
un
ostinato
parlatore
,
mentr
'
egli
ben
sapeva
tenermi
bordone
.
Mi
pareva
che
si
facesse
anch
'
egli
accessibile
alla
emozione
delle
idee
.
Io
poi
me
ne
inebriavo
come
d
'
un
vino
.
Con
lui
vincevo
la
mia
faticosa
lentezza
d
'
espressione
;
diventavo
eloquente
e
inesauribile
.
Confesso
che
mi
ci
preparavo
un
poco
...
Mi
ricordo
che
una
discussione
fervida
s
'
impegnò
a
proposito
di
quanto
ci
si
offrì
un
momento
allo
sguardo
.
Erano
i
ragazzi
d
'
un
Collegio
clericale
che
marciavano
col
fucile
a
spalla
dietro
una
piccola
banda
di
trombe
e
di
tamburi
.
Il
pretino
che
seguiva
tentava
di
aggiustare
il
suo
sui
piccoli
passi
.
-
Ecco
la
musica
che
tu
ami
-
incominciò
Quibio
.
-
Appunto
-
rispos
'
io
prontamente
.
-
Perché
no
?
Io
non
amo
la
musica
per
se
stessa
e
neanche
la
pittura
,
se
ti
piace
.
Amo
l
'
arte
tutt
'
intera
,
non
come
un
abbellimento
delle
cose
,
ma
come
la
loro
misura
,
la
loro
battuta
in
cadenza
...
Sono
sicuro
che
mi
piacerà
la
tua
pittura
perché
sarà
adatta
alla
sala
e
allo
scopo
di
essa
...
Ebbene
,
i
fanciulli
che
vanno
a
passo
di
musica
mi
entusiasmano
;
essi
imparano
a
camminare
insieme
,
ti
par
poco
?
a
misurare
il
loro
respiro
,
il
giuoco
dei
loro
muscoli
,
il
loro
movimento
simultaneo
verso
una
meta
comune
.
-
L
'
arte
dunque
,
o
mio
dottrinario
,
è
il
maestro
di
cappella
che
mette
d
'
accordo
e
in
battuta
le
cose
...
-
Esattamente
.
-
E
i
fucili
,
-
ribattè
egli
subito
-
dovrebbero
anche
spararsi
a
battuta
?
-
I
fucili
saranno
dei
giocattoli
,
domani
,
speriamo
...
come
oggi
le
alabarde
nelle
processioni
.
Soltanto
costeranno
meno
,
e
quanto
più
saranno
vecchi
,
tanto
più
riusciranno
venerabili
.
-
Quanto
a
me
non
so
che
dirmene
-
soggiunse
Quibio
ridendo
.
-
Sai
,
un
giorno
un
mio
amico
,
uno
studente
di
medicina
,
quando
ero
al
reclusorio
mi
offrì
di
essere
complice
con
lui
in
una
allegra
impresa
.
Si
trattava
,
appena
usciti
,
di
spandere
alcuni
tubi
di
bacilli
del
colera
nella
conduttura
dell
'
acqua
potabile
d
'
una
grande
città
.
Io
rifiutai
soltanto
perché
pensavo
che
,
una
volta
aperto
il
vaso
di
Pandora
,
la
poteva
essere
spacciata
non
solo
per
me
,
ma
per
tutta
l
'
umanità
,
e
allora
...
addio
speranza
di
svignarcela
da
questa
terra
che
si
raffredda
e
scappare
in
un
altro
pianeta
come
tu
predici
!
Stavamo
per
abbandonare
la
strada
provinciale
ed
entrare
in
una
valletta
.
Ad
un
tratto
compare
poco
lontano
un
'
enorme
automobile
,
disotto
al
quale
pareva
si
vomitassero
dei
nuvoloni
bianchi
.
Appena
il
tempo
di
gettarci
nel
fosso
.
-
Vi
caschino
i
piedi
!
-
urlò
Quibio
,
mentre
io
chiudevo
gli
occhi
e
tossivo
soffocato
.
Avevo
avuto
il
tempo
di
vedere
due
uomini
e
due
donne
,
irriconoscibili
,
sotto
un
baldacchino
che
scuotevasi
come
un
sinistro
uccellaccio
.
-
Parlami
di
pace
,
ora
!
-
disse
il
pittore
fremendo
.
-
Quando
gli
aristocratici
cercano
di
nascondere
le
unghie
per
non
esasperarti
,
ecco
qui
i
borghesi
parvenus
che
vengono
a
schiaffeggiarti
a
casa
tua
.
Sì
,
perché
la
strada
provinciale
è
del
contadino
,
è
del
povero
!
Vedi
!
Io
prenderei
uno
per
pugno
quei
due
mostricciattoli
e
li
sbatterei
insieme
in
presenza
di
quelle
altre
due
smorfiose
occhialute
in
waterproof
!
Per
dieci
minuti
il
polverone
rimase
sospeso
sulla
strada
.
Noi
infilammo
tosto
la
valletta
e
c
'
immergemmo
nel
verde
e
nell
'
aria
pura
.
Ricordai
la
passeggiata
d
'
un
mese
prima
,
con
Crastino
.
Né
Quibio
né
io
avevamo
più
potuto
vederlo
.
Doveva
rimanere
delle
giornate
intere
nella
sua
soffitta
.
Lavorava
?
-
Credo
che
lavori
-
disse
Quibio
.
-
Ma
dubito
anche
che
si
esaurisca
in
tutti
i
modi
.
È
di
quelle
nature
nervose
che
reggono
a
lungo
,
poi
si
spezzano
d
'
un
colpo
.
Quel
ragazzo
lì
m
'
inquieta
assai
.
Io
ricordavo
come
Crastino
m
'
avesse
confidato
le
sue
aspirazioni
amorose
,
rivolte
a
semplici
figure
di
leggenda
.
Era
dunque
molto
mutato
.
E
riflettei
che
la
vita
si
gioca
spesso
delle
nostre
più
accarezzate
fantasie
.
Eravamo
giunti
a
un
bivio
.
Guardammo
lungo
le
viottole
serpeggianti
.
A
destra
scendeva
una
serie
di
grossi
fusti
d
'
abete
che
doveva
servire
per
una
conduttura
di
forza
elettrica
.
A
sinistra
scorgemmo
poco
lontano
una
bandiera
sui
tetti
d
'
una
vecchia
cascina
.
-
È
là
-
fece
Quibio
.
-
Vedi
lì
accanto
-
accennai
al
pittore
mentre
salivamo
-
una
forza
che
servirà
domani
ad
ammazzare
in
un
modo
spedito
...
Per
conto
mio
ci
tengo
assolutamente
a
che
gli
uomini
non
s
'
ammazzino
più
fra
di
loro
.
-
Qualcuno
ti
accuserebbe
di
pusillanimità
.
-
Avrebbe
torto
-
soggiunsi
piccato
,
cogliendo
una
sua
rapida
occhiata
alla
mia
persona
.
-
Io
credo
che
desiderare
la
pace
non
significhi
viltà
,
ma
elevazione
nel
tipo
umano
.
Il
pugno
massiccio
è
dell
'
antropopiteco
...
Eravamo
giunti
presso
una
vecchia
cascina
circondata
da
orti
e
da
giardini
pieni
di
crisantemi
che
spandevano
i
lor
ciuffi
variopinti
.
Un
muro
la
cingeva
,
mezzo
coperto
di
rovi
,
coi
mattoni
sgretolati
e
scavati
dai
passeri
,
su
cui
le
lucertole
correvano
come
razzi
.
Quibio
si
fermò
davanti
al
cancello
.
-
Ecco
,
parliamoci
chiaro
-
fece
egli
,
ancora
un
po
'
vibrante
dell
'
impazienza
che
gli
era
entrata
in
corpo
poco
prima
.
-
Tu
vorresti
fare
di
me
un
tuo
proselite
.
È
inutile
che
tu
protesti
;
con
tutta
l
'
aria
di
lasciar
liberi
gli
altri
,
tu
imponi
le
tue
idee
.
Veniamo
al
sodo
:
in
fondo
,
tu
vuoi
ch
'
io
rinunci
a
qualche
cosa
,
a
molte
cose
,
a
favore
degli
altri
...
-
Ma
non
tu
,
-
l
'
interruppi
-
non
tu
,
povero
diavolo
come
me
!
-
Sì
,
io
!
-
ribattè
con
volto
infiammato
e
in
un
tono
d
'
inusata
violenza
.
-
Anch
'
io
voglio
conquistare
tutta
intera
la
vita
.
Se
bado
a
non
far
male
agli
altri
(
e
questi
altri
che
ho
in
mente
,
son
dei
furfanti
)
io
rinunzio
a
troppo
,
a
tutto
quel
che
mi
è
necessario
e
che
ora
è
in
mano
di
questi
altri
...
Perché
devo
dunque
rinunziare
?
Per
l
'
onore
?
per
la
patria
?
per
la
razza
?
Lascia
parlar
di
razza
coloro
che
ebbero
degli
avi
.
Noi
non
ne
abbiamo
,
a
parte
la
pietà
verso
quei
poveri
esseri
a
cui
toccò
di
darci
la
vita
;
non
ne
abbiamo
più
che
non
ne
abbiano
le
galline
o
le
raganelle
o
queste
lucertole
qui
...
Così
dicendo
sferrò
una
bastonata
a
un
mucchio
d
'
ortiche
,
d
'
onde
sorse
un
gran
fruscìo
.
-
Perfettamente
-
dissi
richiamando
alla
calma
il
buon
gigante
.
-
Ma
credi
ch
'
io
m
'
opponga
a
che
tu
conquisti
la
tua
vita
?
Io
non
so
quello
che
ti
è
necessario
e
che
appartiene
ad
altri
.
Gli
è
che
probabilmente
non
appartiene
a
nessuno
...
-
Hai
ragione
-
concluse
pensoso
,
e
tirò
con
forza
il
campanello
.
-
Perché
non
scrivi
tutto
questo
?
Tu
dici
delle
cose
che
non
ho
mai
udite
...
Un
uomo
comparve
ad
un
uscio
in
fondo
al
cortile
,
poi
si
volse
verso
l
'
interno
.
Subito
una
moltitudine
ne
apparì
.
Gli
abiti
chiari
delle
donne
vi
spiccavano
.
-
Presto
,
-
gridò
un
giovane
bruno
e
smilzo
avanzandosi
di
corsa
-
non
mancavi
che
tu
.
Quibio
mi
presentò
e
mi
fece
il
suo
nome
,
Picaday
.
Io
lo
guardai
tra
il
curioso
e
rispettoso
:
era
il
terribile
caricaturista
del
Pasquino
.
Non
l
'
avevo
mai
incontrato
,
sebbene
egli
fosse
noto
a
tutta
Torino
,
dalle
sartine
al
sindaco
Di
Nole
.
Il
maestro
era
dietro
di
lui
e
abbracciò
il
pittore
,
trascinandolo
,
fra
il
cicaleccio
delle
signore
,
nella
sala
.
Io
rimasi
tagliato
fuori
e
mi
ci
rassegnai
.
M
'
intimidivano
tutte
quelle
gonne
.
La
sala
era
piena
zeppa
.
Per
fortuna
la
mia
statura
mi
permetteva
di
vedere
.
Un
fruscìo
di
carte
e
un
silenzio
subitaneo
:
indi
il
coro
attaccò
Il
riso
di
padre
Martini
,
che
mi
fece
sussultare
di
piacere
:
da
tanti
anni
non
avevo
più
sentito
quella
gaia
musica
.
Oh
l
'
infanzia
,
così
bella
...
perché
lontana
!
Poi
saltò
su
Picaday
,
che
lanciò
una
bizzarra
improvvisazione
,
in
un
linguaggio
semi
-
giandujesco
i
cui
spunti
mi
tornano
spesso
a
mente
come
una
musica
stranissima
.
Secondo
lui
,
la
prima
volta
che
l
'
uomo
sentì
la
propria
voce
,
doveva
esserne
rimasto
spaventato
,
non
potendo
immaginare
che
uscisse
dal
suo
petto
;
immaginar
lo
stupore
d
'
un
contrabbasso
che
tutto
ad
un
tratto
si
ascoltasse
!
Poi
se
ne
diverti
e
se
ne
giovò
...
Io
non
fo
qui
che
spogliar
delle
immagini
brillanti
e
delle
sfaccettature
iridate
,
i
concetti
che
esprimeva
il
caricaturista
dal
viso
arguto
di
satiretto
.
Che
fa
la
campagnola
nel
meriggio
e
nel
crepuscolo
,
quando
il
pieno
sole
o
l
'
ombra
calante
la
riempiono
di
sgomento
?
Canta
.
Ella
è
piccola
,
smarrita
,
ma
la
sua
voce
,
la
sua
inquietudine
,
la
sua
baldanza
invadono
tutta
la
campagna
.
L
'
umanità
,
dentro
il
cielo
troppo
grande
,
fa
appunto
come
la
piccola
villanella
.
Canta
.
"
E
quando
la
voce
più
non
basta
,
vengono
gli
strumenti
.
E
la
polifonia
si
chiude
in
un
tempio
ed
ecco
infine
il
più
maraviglioso
degli
strumenti
,
la
cupola
!
"
.
Si
può
avere
,
aggiungeva
egli
,
un
modello
più
attraente
di
una
società
ideale
che
nel
coro
?
C
'
è
un
più
rigoroso
e
insieme
libero
legame
fra
uomini
,
che
nello
svolgersi
d
'
un
canto
di
Palestrina
?
In
un
alternarsi
di
sentimenti
in
tutte
le
gradazioni
,
tutte
le
parti
in
perfetto
accordo
conservano
la
loro
personalità
,
che
or
si
nasconde
,
ora
emerge
...
E
il
maestro
non
forma
che
una
volontà
,
un
segno
d
'
unità
,
un
centro
.
A
un
certo
punto
non
è
più
lui
che
guida
,
non
è
più
il
coro
che
consente
a
lui
;
ma
ne
risulta
un
tutto
,
in
cui
il
maestro
non
è
più
che
il
gesto
del
ritmo
...
Anche
la
personalità
del
maestro
,
cioè
chi
rappresenta
la
norma
,
la
legge
,
tace
.
Perché
la
legge
è
entrata
in
tutti
,
la
legge
è
il
movimento
stesso
della
vita
,
la
legge
è
il
flusso
,
in
tutti
i
petti
,
del
medesimo
sangue
umano
.
"
E
questa
legge
intima
non
è
che
la
pulsazione
del
piccolo
pianeta
di
cui
siamo
materiati
,
rispondente
alla
pulsazione
dei
mondi
,
dell
'
Essere
.
Quando
questa
legge
agirà
liberamente
in
noi
,
non
ci
sarà
più
bisogno
di
codici
,
né
di
governi
"
.
Dopo
il
discorso
,
altri
corali
seguirono
.
Io
guardavo
,
ascoltando
,
le
volute
decorative
del
soffitto
dipinto
da
Quibio
,
che
mi
parevano
svolgersi
con
una
stessa
armonia
.
Le
arti
non
sono
manifestazioni
di
uno
stesso
desiderio
,
d
'
uno
stesso
moto
continuo
dell
'
uomo
verso
l
'
infinito
?
Pochi
probabilmente
degli
assistenti
avevano
compreso
il
discorso
del
disegnatore
,
non
cogliendone
che
i
motti
e
i
paragoni
inattesi
.
Era
quello
un
singolare
miscuglio
di
persone
.
Fra
operai
e
commessi
di
negozio
stavano
artisti
,
professori
d
'
Università
,
un
grande
scultore
e
un
libraio
tedesco
;
la
musica
fondeva
tutta
insieme
questa
gente
,
la
cui
vita
svolgevasi
distante
e
diversa
,
e
anche
negli
intervalli
la
medesima
cordialità
creava
nell
'
atmosfera
come
un
tepore
,
un
sorriso
.
Uscimmo
che
declinava
il
sole
.
La
valle
era
tutta
fiorita
e
mossa
d
'
abiti
chiari
e
d
'
ombrelli
variopinti
,
come
se
l
'
inverno
imminente
non
soffiasse
nell
'
aria
.
Picaday
a
braccetto
con
Quibio
andava
innanzi
,
ed
io
dietro
,
sentendomi
un
po
'
isolato
,
ma
con
un
gran
desiderio
di
non
essere
un
estraneo
nella
folla
che
ora
si
riversava
lungo
la
viuzza
sinuosa
.
Un
gruppo
,
fra
cui
predominavano
le
donne
,
raggiunse
i
due
,
facendo
loro
ala
:
i
due
si
erano
fermati
a
guardare
il
lavoro
sospeso
lungo
il
ciglione
.
Era
la
trasmissione
elettrica
.
La
città
appariva
in
distanza
velata
di
nebbia
;
più
presso
,
il
Po
tra
i
pioppi
;
a
pochi
passi
,
la
strada
bianca
e
polverosa
di
Moncalieri
.
Picaday
parlava
del
telegrafo
Marconi
.
-
Nulla
va
perduto
-
diceva
egli
.
-
Gli
esseri
che
sono
intorno
,
dalle
cose
alle
persone
,
agiscono
su
noi
,
onde
noi
siamo
ricevitori
,
condensatori
,
trasmettitori
...
Forse
anche
le
cose
che
diciamo
morte
,
sono
più
vive
di
quando
vennero
all
'
esistenza
.
Le
case
,
le
stanze
,
i
mobili
,
si
può
dire
che
sono
vivi
soltanto
quando
c
'
è
morto
dentro
qualcuno
,
e
forse
accumulano
un
'
energia
di
vite
passate
che
si
scarica
su
noi
ad
ogni
contatto
.
Onde
e
pulsazioni
,
tutto
l
'
universo
non
è
altro
,
dal
nostro
cuore
al
sole
!
Io
mi
raffiguravo
infatti
un
'
incisione
che
avevo
veduta
nei
giornali
.
Delle
antenne
,
nient
'
altro
.
L
'
uomo
ha
trovato
le
sue
antenne
,
come
gli
insetti
:
esse
palpano
l
'
aria
.
E
così
la
terra
viene
avviluppata
dall
'
anima
umana
.
Oltre
l
'
atmosfera
,
oltre
i
pianeti
,
oltre
,
oltre
!
E
Picaday
continuava
tormentandosi
la
barbetta
e
sorridendo
:
-
Chi
sa
dirmi
perché
l
'
uomo
cammina
in
piedi
,
cioè
parallelo
al
raggio
della
terra
e
del
sole
?
Perché
egli
è
un
vero
raggio
della
terra
,
egli
la
irradia
nell
'
infinito
.
Io
rimanevo
come
trasognato
.
Quelle
erano
le
idee
che
io
ruminavo
da
anni
e
il
solo
sentire
che
un
altro
le
esprimeva
mi
faceva
un
effetto
strano
,
come
d
'
una
prova
,
infine
,
che
esse
esistevano
.
E
quegli
pareva
estrarle
dalla
confusione
della
mia
mente
,
pronte
e
lucide
,
come
dell
'
oro
dalla
ganga
.
La
sera
scendeva
.
Le
donne
ridevano
.
-
Che
belle
fantasie
!
-
dicevano
al
disegnatore
.
Infatti
,
siamo
ancor
ben
lontani
da
tutto
ciò
.
Fantasie
!
E
mi
sentii
solo
,
solo
,
come
quando
,
bambino
,
correvo
troppo
innanzi
nei
sentieri
,
e
non
udivo
più
dietro
me
il
passo
zoppicante
di
mio
padre
.
Stavamo
per
sboccare
nella
strada
provinciale
.
A
un
tratto
alcuni
ciclisti
passarono
.
Un
piccolo
automobile
scivolò
tranquillo
dinanzi
a
noi
:
altri
ciclisti
seguivano
.
-
Il
re
!
-
dissero
alcuni
.
Passò
a
distanza
di
pochi
passi
.
E
d
'
un
colpo
la
confusa
,
dispersa
,
informe
mole
della
società
mi
s
'
affacciò
,
mi
circondò
,
mi
assorbì
.
Che
ironia
!
Che
caduta
dal
sogno
armonioso
di
Picaday
!
Ma
non
basterebbe
volere
?
No
:
prima
bisogna
sapere
,
e
prima
di
sapere
,
vivere
...
-
Che
stai
almanaccando
,
Martino
?
-
mi
domandò
Quibio
,
toccandomi
la
spalla
.
Il
mio
pensiero
correva
dietro
il
veicolo
già
lontano
.
-
Siamo
sempre
allo
stesso
punto
,
amico
mio
!
Bisogna
che
tutti
abbiano
prima
di
che
vivere
...
-
Roba
vecchia
!
-
Sì
,
ma
nessuno
incomincia
,
nessuno
opera
:
ciascuno
pensa
per
sè
e
nessuno
pensa
a
tutti
...
Un
'
idea
repentina
aveva
lampeggiato
nella
mia
mente
.
Giunto
a
casa
,
scrissi
sulla
fronte
d
'
un
quaderno
:
IL
PIANTO
DEL
POPOLO
.
Poi
rimasi
lungo
tempo
con
la
penna
in
aria
fissando
la
lucerna
.
La
commozione
mi
gonfiava
il
petto
,
come
se
mi
accingessi
ad
un
'
opera
grandiosa
in
cui
sarei
rimasto
certo
inferiore
al
còmpito
,
ma
avrei
infuso
tanta
intensità
di
fede
da
rimovere
una
montagna
.
Rimasi
a
lungo
senza
raccapezzarmi
:
non
già
che
mi
mancassero
le
idee
:
esse
tumultuavano
come
un
fiume
che
non
trovasse
sbocco
.
In
breve
il
mio
capo
s
'
appesantì
e
gli
occhi
s
'
intorbidirono
.
Dovetti
coricarmi
.
Sedato
il
primo
tumulto
,
cominciai
a
vedere
e
discernere
ne
'
miei
pensieri
.
Era
necessaria
molta
brevità
,
molta
chiarezza
,
e
una
gran
passione
.
Non
si
racconta
di
certi
Santi
,
che
avevano
una
tale
efficacia
di
persuasione
da
guadagnare
il
cuore
degli
stessi
tiranni
?
Ci
voleva
un
esordio
rivelatore
,
una
trattazione
bene
equilibrata
e
particolareggiata
,
e
una
perorazione
che
bruciasse
come
la
fiamma
.
La
prima
e
l
'
ultima
parte
potevano
improvvisarsi
dopo
aver
bene
allestito
la
mediana
che
era
la
più
ardua
.
Scelsi
e
respinsi
successivamente
molti
progetti
.
Dipingere
il
male
delle
diverse
classi
e
propugnare
la
necessità
della
loro
fusione
?
Ma
io
non
ne
conosco
che
una
...
Ripigliar
il
programma
non
mai
attuato
:
Libertà
,
eguaglianza
,
fraternità
?
Parole
andate
fuori
d
'
uso
...
Classificar
le
materie
secondo
i
diversi
ministeri
del
Regno
?
E
mi
sentii
d
'
un
tratto
umiliato
,
stupido
,
nullo
!
Per
quindici
anni
m
'
ero
tuffato
in
tutte
le
correnti
del
sapere
,
ma
da
egoista
,
per
soddisfare
soltanto
la
mia
sete
enorme
.
Da
tutta
la
mole
di
cognizioni
che
mi
gravava
dentro
,
io
non
sapevo
estrarre
una
semplice
regola
di
vita
,
né
per
me
,
né
per
gli
altri
...
E
desiderai
subito
di
addormentarmi
,
di
isolarmi
,
di
sottrarmi
a
tutte
queste
pressioni
intorno
,
che
mi
imponevano
qualcosa
ch
'
io
non
vedevo
né
sapevo
,
qualche
còmpito
troppo
faticoso
...
Ah
,
poter
dormire
!
C
'
era
tanta
gente
,
che
non
avrebbe
dovuto
dormire
!
Io
ero
solo
,
solo
,
senza
un
cane
!
Io
non
dovevo
nulla
a
nessuno
!
Ma
non
mi
addormentavo
.
Una
cosa
soltanto
ero
sicuro
di
poter
ben
fare
.
Dipingere
la
gente
che
soffre
e
che
muore
.
Molte
cose
muoiono
insieme
ad
essa
:
l
'
amore
,
la
fiducia
nella
giustizia
presente
,
la
fede
nella
giustizia
avvenire
.
Per
molti
non
resta
che
la
disperazione
,
e
in
essa
non
sono
più
neanche
sostenuti
dal
pensiero
d
'
una
condanna
comune
.
Ognuno
morendo
sa
che
ha
diritto
di
vivere
,
e
che
ne
avrebbe
il
potere
,
se
l
'
altro
uomo
,
se
una
coalizione
d
'
uomini
non
glielo
rubasse
...
La
critica
della
società
presente
mi
sarebbe
dunque
stata
facile
;
e
questo
era
la
prima
parte
del
mio
programma
.
La
seconda
consisterebbe
nel
ricostruire
.
Delle
diverse
sorta
di
socialismo
avevo
poca
conoscenza
,
ma
sopratutto
mi
scontentava
in
esse
l
'
importanza
eccessiva
accordata
al
danaro
,
a
tutto
quello
che
forma
bensì
la
condizione
sine
qua
non
dell
'
esistenza
,
ma
che
di
per
sè
è
troppo
poco
.
Finalmente
mi
attenni
a
un
progetto
che
mi
parve
men
preciso
nella
sua
composizione
,
ma
che
dava
maggior
riposo
al
mio
spirito
.
Mi
alzai
e
lo
buttai
su
carta
subito
.
Ecco
.
-
Un
re
,
che
contempla
una
società
in
uno
stadio
più
alto
,
vuol
condurvi
con
un
metodo
di
governo
i
suoi
sudditi
,
col
proposito
anche
di
abdicare
quando
li
sentirà
veramente
liberi
.
Suo
strumento
principale
:
i
Medici
e
i
Maestri
.
Da
una
parte
libertà
,
dall
'
altra
azione
.
Libertà
anche
all
'
errore
,
ma
tutto
il
favore
e
l
'
aiuto
efficace
alla
luce
.
Tendenza
all
'
abolizione
di
tutti
i
legami
,
da
quelli
materiali
per
i
delinquenti
e
i
pazzi
,
a
quelli
morali
per
tutti
gli
uomini
;
dalle
manette
ai
codici
.
Abolizione
graduale
della
proprietà
ereditaria
:
dato
il
sufficiente
ad
ogni
nato
d
'
uomo
,
ricada
tutto
il
suo
acquisto
,
alla
sua
morte
,
nel
fondo
comune
.
Personalità
giuridica
della
donna
,
uguaglianza
dei
sessi
di
fronte
alla
conquista
della
personalità
,
della
libertà
,
della
felicità
.
Libero
sforzo
di
ciascuno
verso
la
propria
vita
,
verso
il
proprio
amore
.
Protezione
della
nascita
e
dell
'
allevamento
dell
'
uomo
.
Riposo
assicurato
ai
vecchi
.
Sorveglianza
continua
sulla
salute
pubblica
fino
alla
eliminazione
della
malattia
.
Massimo
favore
alle
industrie
,
al
commercio
,
alle
scienze
,
incoraggiando
l
'
uomo
alla
conquista
di
se
stesso
,
della
terra
,
del
cielo
.
Fede
nel
progresso
dell
'
umanità
,
come
se
non
fosse
,
e
non
è
,
destinata
a
morire
colla
Terra
.
Culto
della
vita
...
E
mi
addormentai
intenerito
da
una
grande
speranza
.
VIII
.
Era
di
marzo
.
Fuori
un
gran
vento
:
dentro
la
soffitta
di
Quibio
una
pace
tranquilla
sotto
la
grossa
lampada
che
spandeva
una
gran
luce
bianca
e
uguale
.
Io
voltavo
le
spalle
alla
finestra
:
egli
avea
voluto
quello
sfondo
perché
le
sponde
dell
'
abbaino
mi
facevano
da
cornice
.
Disegnava
rapidamente
:
la
mossa
della
sua
faccia
e
del
suo
sguardo
,
dalla
carta
a
me
,
mi
davano
un
po
'
d
'
inquietudine
.
Egli
mi
disse
:
-
Pensa
a
qualche
cosa
e
cerca
di
star
immobile
.
Per
esempio
,
pensa
a
qualcosa
di
astratto
;
Non
hai
un
problema
di
geometria
da
risolvere
?
o
di
astronomia
?
Tu
sei
astronomo
,
non
è
vero
?
...
E
se
parlo
,
non
rispondermi
.
Fissati
su
qualche
pensiero
e
non
rispondermi
.
Cercavo
di
fissarmi
,
com
'
ei
diceva
,
ma
non
ci
riuscivo
.
Pensai
al
mio
Memoriale
che
avevo
ricominciato
più
volte
.
Eran
passati
quattro
mesi
dacché
l
'
avevo
ideato
.
Io
che
sapevo
a
mente
la
storia
delle
nebulose
e
della
terra
e
degli
organismi
,
ignoravo
la
semplice
storia
del
primate
,
dell
'
homo
sapiens
.
Prendendola
a
studiare
trovai
che
nelle
parabole
delle
civiltà
,
tutto
quello
che
immaginavo
come
società
ideale
,
era
già
in
qualche
modo
esistito
L
'
ascesa
di
un
popolo
sarebbe
in
avvenire
l
'
ascesa
dell
'
umanità
intera
,
nient
'
altro
.
E
dopo
?
Dopo
il
benessere
,
la
decadenza
.
La
nazione
gode
,
non
si
propaga
,
i
barbari
la
sopprimono
.
Quando
tutta
l
'
umanità
sarà
felice
,
ecco
finita
l
'
umanità
...
In
fondo
poi
importa
qualcosa
?
Tutta
la
storia
,
un
punto
sul
quadrante
dell
'
immensità
.
-
Hai
una
faccia
stanca
-
disse
Quibio
...
-
Così
non
va
.
Ripòsati
un
momento
.
Mi
alzai
,
mentre
egli
appiccicava
il
suo
orlo
di
cera
a
una
piccola
lastra
cui
avrebbe
dato
l
'
acido
la
dimani
ch
'
era
festa
.
Egli
disegnava
tutta
la
settimana
e
lavorava
la
lastra
alla
domenica
.
Diedi
un
'
occhiata
in
giro
per
la
stanza
.
Egli
mutava
spesso
la
posizione
degli
oggetti
,
numerosi
e
bizzarri
,
che
teneva
sui
mobili
e
appesi
al
muro
.
In
mezzo
alla
parete
scorsi
una
figurina
,
una
signora
vestita
di
bianco
,
il
cui
volto
fino
era
disegnato
di
profilo
su
un
fondo
d
'
alberi
:
la
figurina
si
moveva
con
grazia
indicibile
.
Quibio
mi
guardò
e
sorrise
:
-
Che
ne
dici
?
-
Bellissima
.
-
Lei
è
più
bella
...
Egli
tacque
,
sorridendo
internamente
.
-
Che
cos
'
è
quell
'
arpa
?
-
chiesi
,
osservando
una
stranissima
caricatura
appiccata
alla
parete
.
Era
un
uomo
lunghissimo
,
di
profilo
,
il
cui
busto
,
le
cui
gambe
e
un
braccio
allungato
fino
a
toccare
i
piedi
colla
punta
delle
dita
formavano
un
triangolo
o
un
'
arpa
:
l
'
altra
mano
pizzicava
le
corde
tese
che
gli
legavano
busto
e
gambe
.
-
Non
vedi
?
-
rispose
egli
tutto
esilarato
.
-
È
il
sindaco
Di
Nole
che
riceve
i
sovrani
,
caricatura
musicale
di
Picaday
.
Come
ti
piace
Picaday
?
-
Simpaticissimo
!
-
È
un
terribile
mangiatore
di
libri
,
come
te
.
Credo
che
v
'
intendereste
.
Ti
racconterò
una
storiella
che
ti
prego
di
tener
segreta
.
È
stato
mio
compagno
alla
scuola
d
'
arti
e
mestieri
.
Poi
non
l
'
avevo
più
visto
.
Cinque
anni
fa
m
'
imbatto
in
lui
a
Strassbourg
,
cioè
a
Porta
Palazzo
.
Stava
contemplandosi
in
una
vetrina
,
e
non
era
affatto
bello
,
te
l
'
assicuro
.
Io
me
gli
metto
accanto
e
saluto
la
sua
figura
barbina
tra
i
cappelli
di
signora
inalberati
di
là
dal
vetro
.
"
Ciao
,
Pica
"
-
Ciao
,
Quibio
!
"
Uscito
dal
mio
abbraccio
un
po
'
vigoroso
,
lo
vedo
vacillare
e
impallidire
.
"
Cos
'
hai
,
Pica
"
-
Non
ho
mangiato
da
tre
giorni
!
"
Lo
condussi
in
una
trattoria
e
mangiai
anch
'
io
con
lui
,
per
cerimonia
;
erano
le
due
.
Quando
ebbe
finito
,
mi
caricò
d
'
insulti
e
se
n
'
andò
.
Solo
l
'
anno
scorso
l
'
ho
riveduto
,
rifatto
a
nuovo
,
e
,
caro
mio
,
s
'
è
buttato
a
piangere
nelle
mie
braccia
come
un
fanciullo
.
Egli
aveva
terminata
la
sua
bisogna
:
mi
disse
di
rimettermi
in
posa
,
il
che
feci
.
Poi
ricominciò
:
-
Sai
la
novità
?
-
Che
?
-
Non
vedi
là
il
ritratto
di
Cimisin
?
Non
l
'
avevo
mai
potuto
cogliere
.
Ora
finalmente
...
povero
diavolo
!
Già
tu
non
sai
mai
niente
:
vivi
nelle
nuvole
!
...
Gli
è
capitata
bella
!
Dicono
che
in
dieci
anni
che
è
qui
non
ha
mai
chiuso
l
'
uscio
per
paura
che
un
fabbro
framassone
lo
scassini
.
L
'
altra
mattina
lo
si
vide
chiuso
.
Puoi
immaginarti
...
E
c
'
era
un
pezzo
di
carta
appiccicato
su
:
Chiuso
per
decesso
dell
'
inquilino
!
Ce
l
'
aveva
scritto
lui
.
Allora
venne
il
segretario
e
mandò
per
la
Questura
.
Fu
aperto
e
si
trovò
il
povero
vecchio
disteso
sul
letto
colla
febbre
.
Accanto
,
per
terra
,
c
'
era
un
braciere
,
non
consumato
però
.
Il
povero
diavolo
s
'
era
ubbriacato
per
aver
del
coraggio
:
nota
che
non
beveva
mai
...
poi
s
'
era
buttato
sul
letto
.
Ma
il
vino
gli
aveva
fatto
male
,
e
l
'
aveva
vomitato
mezzo
sul
braciere
...
-
Che
destino
!
-
esclamai
.
-
Credevo
che
almeno
quello
lì
fosse
felice
!
-
Un
particolare
.
La
gabbia
era
vuota
.
Probabilmente
aveva
dato
la
libertà
al
merlo
dell
'
Inno
...
Rimase
un
po
'
in
silenzio
,
indi
riprese
,
quasi
per
intrattenermi
;
mi
sentivo
divenir
tristissimo
:
-
Hai
visto
lo
sciopero
di
Loani
?
Quattro
contadini
morti
.
Gridavano
:
Viva
il
re
!
dopo
avere
dato
fuoco
al
municipio
...
Come
siamo
indietro
!
È
ancora
il
concetto
di
mio
nonno
,
di
Sciolze
,
che
,
essendo
in
lite
con
un
consigliere
comunale
,
voleva
andar
dal
re
a
farsi
rendere
giustizia
.
-
Ma
credi
tu
-
gli
opposi
-
che
un
re
non
potrebbe
mutar
la
faccia
d
'
un
paese
,
tanto
più
sentendo
questo
appoggio
nell
'
anima
della
razza
?
-
Tu
sei
un
reazionario
,
caro
mio
!
-
rispose
egli
ridendo
.
-
Sta
'
in
guardia
!
Abbiamo
una
costituzione
e
un
parlamento
:
supponi
pure
che
entrambi
siano
cattivi
,
ma
è
il
popolo
sovrano
che
li
ha
voluti
.
Non
indaghiamo
qual
sia
stato
il
popolo
sovrano
di
allora
:
non
era
diverso
da
quello
d
'
adesso
...
Sotto
ce
n
'
era
un
altro
?
Questo
non
ha
voce
in
capitolo
,
caro
mio
:
egli
non
vede
nessun
soccorso
vicino
,
perché
gli
sta
sopra
quell
'
altro
popolo
:
perciò
domanda
aiuto
molto
lontano
,
alla
provvidenza
,
che
è
per
lui
rappresentata
in
terra
dal
re
.
Questo
ti
spiega
i
plichi
che
gettano
nell
'
aula
della
Camera
.
Ah
!
Bellissimo
!
-
e
Quibio
si
esilarava
sempre
più
.
-
Ma
l
'
uomo
del
plico
ha
già
un
'
anima
borghese
...
Il
popolo
vero
invece
va
direttamente
dal
re
...
Perché
non
ci
vai
tu
?
Gli
fai
un
discorso
...
Lo
scherzo
mi
colpì
d
'
uno
stupore
improvviso
,
come
se
ad
un
tratto
fossi
stato
scoperto
in
un
pensiero
indegno
o
molto
sciocco
.
Reagii
intimamente
e
tacqui
.
-
Hai
visto
Crastino
in
questi
giorni
?
-
fece
egli
cambiando
tono
,
quasi
per
farsi
perdonare
.
-
L
'
ho
visto
domenica
scorsa
.
Tornava
dal
lato
della
Barriera
di
Francia
.
Sembrava
stanchissimo
:
lei
l
'
aveva
a
braccetto
e
pareva
che
lo
sostenesse
...
-
Quel
ragazzo
è
finito
!
-
sentenziò
Quìbio
.
Mi
parve
d
'
esser
colpito
al
cuore
.
N
'
ebbi
un
brivido
di
paura
.
Io
non
ho
mai
veduto
un
'
agonia
.
Ero
forse
presente
quando
morì
mio
padre
,
ma
una
vicina
mi
trascinò
fuor
della
camera
e
io
non
lo
vidi
più
.
D
'
altronde
non
posso
più
concepire
la
morte
,
se
non
come
un
passaggio
,
una
crisi
.
Oltre
,
che
c
'
è
?
Non
so
.
Ma
la
morte
,
la
fine
,
non
esiste
.
-
Che
cosa
sei
tu
in
politica
?
-
continuava
Quibio
,
intento
a
disegnare
.
-
Io
sono
stato
anarchico
,
ma
anarchico
amorfista
,
intendiamoci
bene
:
tu
mi
sembri
un
di
quegli
anarchici
utopisti
che
erano
per
noi
il
fumo
negli
occhi
,
Reclus
,
Bakounine
,
Tolstoi
,
Ibsen
...
"
Uomini
,
siete
nati
buoni
:
perché
non
v
'
abbracciate
?
"
Ma
allora
,
vedi
,
avevo
fame
e
tenevo
una
moglie
tisica
...
perché
io
sono
vedovo
,
non
lo
sai
?
Sentivo
un
piede
che
mi
calpestava
e
mordevo
...
cioè
:
mi
facevo
mordere
,
perché
,
così
come
mi
vedi
,
senz
'
aver
mai
fatto
male
a
una
mosca
,
per
semplice
sospetto
,
fui
portato
in
un
astuccio
da
Piacenza
a
Capri
,
al
reclusorio
,
e
ci
stetti
un
anno
.
E
mia
moglie
,
nota
bene
,
mi
aspettò
tanto
da
poter
morirmi
nelle
braccia
.
Aveva
venti
anni
.
Tacque
.
Le
sue
mascelle
scricchiolarono
.
Si
levò
sul
busto
,
diede
un
respirone
,
poi
si
chinò
sulla
tavoletta
:
-
Tu
non
hai
fatto
il
servizio
militare
?
-
No
:
ero
inabile
,
troppo
lungo
e
smilzo
...
-
Quanti
anni
mi
dài
?
-
proseguì
.
-
Trenta
almeno
!
Ne
ho
venticinque
...
Che
cosa
sono
in
politica
?
Sono
un
bon
enfant
che
vuol
vivere
facendo
dei
forti
quadri
della
vita
che
mi
freme
dintorno
,
nient
'
altro
.
Ma
voglio
aver
libertà
di
pensare
,
di
lavorare
,
di
amare
...
Ci
sono
dei
paesi
dove
ciò
non
è
tanto
impedito
:
di
questi
il
più
affascinante
è
Parigi
.
Non
è
vero
?
Ah
la
libertà
,
l
'
arte
,
la
vita
!
S
'
interruppe
un
momento
e
strizzando
gli
occhi
verso
di
me
:
-
Così
va
bene
.
Abbi
pazienza
un
minuto
e
ti
lascio
...
E
s
'
immerse
nel
suo
lavoro
.
Io
non
l
'
ascoltavo
già
più
.
Pensavo
.
Conosco
un
uomo
privato
,
un
amico
del
mio
direttore
,
un
filantropo
,
che
senza
una
religione
cui
potesse
far
appello
,
ha
allevato
centinaia
di
fanciulli
,
sfamato
e
vestito
gran
numero
di
pezzenti
,
sollevato
innumerevoli
miserie
ignote
.
Supponiamo
che
un
tale
apostolo
fosse
deputato
,
fosse
ministro
...
Io
sono
ignorante
di
politica
...
"
Lo
rovescierebbero
!
"
Ma
perché
?
Quando
evidentemente
fa
un
gran
bene
?
Ma
costui
dovrebbe
vivere
con
un
solo
pensiero
,
con
un
solo
desiderio
,
e
questo
desiderio
dovrebbe
essere
la
sostanza
della
sua
vita
.
Supponiamo
che
costui
avesse
il
potere
più
esteso
che
un
uomo
possa
avere
in
una
nazione
.
Invece
,
se
un
uomo
investito
di
questo
potere
non
fa
nessun
atto
perché
cessi
uno
stato
di
cose
intollerabile
...
Evidentemente
bisogna
concluderne
che
non
lo
conosce
.
Perché
io
sento
che
in
tal
caso
farei
miracoli
:
e
quando
non
riuscissi
a
nulla
,
eh
!
che
so
io
che
cosa
sarei
,
infelicissimo
!
...
Dunque
egli
non
sa
.
C
'
è
chi
gli
fa
ressa
intorno
perché
non
veda
;
c
'
è
chi
gli
prepara
ai
lati
due
siepi
di
facce
prosperose
,
perché
non
possa
sospettare
la
miseria
,
la
fame
.
la
morte
...
Trovare
chi
sappia
chiamarlo
,
condurlo
per
mano
nel
sottosuolo
maledetto
!
Il
pittore
mi
guardava
e
affrettava
il
suo
lavoro
con
una
specie
di
febbre
.
Io
mi
sentivo
rimuovere
dentro
con
una
lenta
inquietudine
,
come
se
qualcosa
stesse
per
schiudersi
nel
mio
cervello
,
un
'
idea
,
ma
luce
.
Ma
un
gemito
anche
mi
pareva
sentire
dentro
di
me
;
un
gemito
venuto
chi
sa
da
qual
profondità
del
mio
essere
,
e
l
'
inquietudine
cresceva
,
e
un
senso
d
'
affanno
cresceva
,
mi
riempiva
a
poco
a
poco
,
mi
montava
alla
gola
:
una
specie
di
terrore
mi
afferrava
,
mi
dilatava
il
capo
.
E
un
silenzio
...
!
Il
gesto
del
pittore
mi
pareva
muto
,
strano
e
pauroso
:
a
un
certo
punto
i
suoi
occhi
mi
divennero
intollerabili
.
Ad
un
tratto
un
grido
acutissimo
mi
colpì
:
pareva
strapparsi
dal
fondo
delle
mie
viscere
.
Il
pittore
scattò
in
piedi
.
Aperse
la
finestra
;
guardò
nel
buio
:
-
È
là
!
La
soffitta
di
Crastino
...
Ci
slanciammo
entrambi
nel
corridoio
.
L
'
uscio
di
Crastino
s
'
apriva
allora
e
un
rettangolo
di
luce
si
gettava
nel
muro
opposto
,
e
un
'
ombra
in
mezzo
.
Prima
che
si
richiudesse
affatto
,
giungemmo
ed
entrammo
senza
picchiare
.
Era
la
moglie
dell
'
ubriaco
ch
'
era
entrata
,
e
la
Biondina
,
discinta
,
coi
capelli
sciolti
e
la
faccia
scomposta
,
che
le
aveva
aperto
,
si
buttò
traverso
il
letto
con
un
gemito
profondo
di
bestia
ferita
.
Sul
cuscino
la
testa
di
Crastino
immota
,
rigida
,
pareva
sorridere
.
-
Morto
!
-
disse
il
pittore
,
mettendogli
la
mano
sul
petto
.
Io
mi
lanciai
verso
il
povero
amico
,
gli
afferrai
la
testa
fra
le
mani
.
Lo
chiamai
sommesso
,
ma
con
tutta
l
'
intensità
del
mio
desiderio
.
Pesante
,
pesante
,
inerte
.
La
ragazza
stava
supina
traverso
le
ginocchia
del
morto
,
con
le
mani
ficcate
nelle
coltri
,
emettendo
il
suo
gemito
che
non
aveva
più
d
'
umano
,
quasi
tutta
coperta
dei
suoi
capelli
.
Minca
la
scosse
,
cercò
sollevarla
:
ella
si
volse
con
impeto
,
mostrandoci
un
viso
terribile
.
Senza
dubbio
ella
voleva
tutto
per
sè
quel
suo
bimbo
doloroso
anche
nella
morte
.
-
Qui
bisogna
far
qualcosa
-
disse
Quibio
.
-
Sì
-
diss
'
io
.
-
Intanto
un
medico
!
-
E
inutile
.
Ma
si
può
provare
.
Si
potesse
almeno
saper
qualcosa
da
costei
!
-
La
ragazza
è
qui
da
un
'
ora
e
mezza
-
disse
Minca
.
-
L
'
ho
chiamata
io
.
Passando
,
avevo
udito
il
lamento
del
giovanotto
e
gli
avevo
domandato
se
desiderasse
qualcosa
.
Allora
lei
è
venuta
,
tutta
affannata
,
e
li
ho
lasciati
soli
.
Io
mi
precipitai
a
cercare
il
medico
del
quartiere
.
Abitava
a
poca
distanza
.
Venne
subito
.
Si
appressò
al
letto
,
palpò
,
ascoltò
,
crollò
il
capo
.
Allora
ci
domandò
spiegazioni
:
gli
indicammo
la
ragazza
,
che
si
era
levata
conservando
la
sua
faccia
chiusa
e
terribile
.
-
Com
'
è
avvenuto
?
-
le
chiese
in
tono
perentorio
.
Il
suo
volto
si
decompose
:
ella
scoppiò
in
singulti
.
-
Non
so
-
cominciò
singhiozzando
.
-
Pareva
tranquillo
:
credevo
di
averlo
addormentato
.
Tutto
ad
un
tratto
mi
serrò
le
braccia
colle
mani
tanto
da
farmi
male
...
Balzò
su
a
sedere
,
diede
un
rantolo
e
cadde
rovescio
.
Il
medico
strinse
le
labbra
:
-
È
così
.
Doveva
accadere
...
Ora
pensiamo
ai
vivi
.
Voi
siete
uomini
-
aggiunse
volgendosi
a
noi
.
-
Quel
povero
giovane
era
tisico
e
affetto
da
mal
di
cuore
.
Pensateci
...
E
intanto
portatemi
via
queste
donne
.
Non
c
'
è
altro
a
fare
.
Buona
notte
!
-
E
se
n
'
andò
.
La
ragazza
ricompose
adagio
le
coltri
sul
petto
e
sulle
spalle
del
morto
,
rimboccò
il
lenzuolo
.
La
bella
testa
affondava
nel
guanciale
:
ella
rilevò
i
capelli
su
la
gran
fronte
pura
.
Nessuna
ruga
su
quel
viso
:
la
morte
aveva
disteso
nel
riposo
quei
muscoli
che
gli
davano
espressioni
mutevoli
e
intense
:
le
grandi
orbite
,
le
palpebre
immote
erano
sigillate
per
sempre
:
una
testa
marmorea
,
che
soltanto
la
piega
indecisa
della
bocca
rendea
viva
d
'
un
lontano
ricordo
di
vita
;
un
ricordo
indefinibile
,
triste
e
dolce
,
che
non
poteva
contemplarsi
senza
un
acuto
intenerimento
,
tanto
appariva
lontano
e
pur
presente
,
manifesto
ai
vivi
,
ma
con
un
'
impronta
d
'
eternità
.
Lo
stesso
senso
di
augusto
mistero
doveva
penetrare
il
pittore
e
Minca
,
perché
,
senza
staccar
gli
occhi
dal
morto
,
sentivo
ch
'
essi
lo
contemplavano
,
e
non
respiravano
,
per
ascoltare
il
silenzio
eterno
,
che
sospendeva
sul
nostro
capo
e
intorno
a
noi
per
un
istante
il
tempo
e
la
vita
.
Quanto
rimasi
così
,
fuor
di
me
stesso
?
Allor
che
mi
riscossi
,
avvertendo
un
gran
freddo
ai
piedi
e
alla
schiena
che
appoggiavo
al
muro
,
non
c
'
era
più
nella
stanza
che
la
ragazza
,
seduta
accosto
al
letto
,
con
la
testa
immersa
nelle
coltri
,
immobile
.
Dormiva
?
La
lampada
impallidiva
,
perché
il
cielo
imbiancava
,
traverso
i
vetri
nudi
,
e
l
'
aria
intorno
mi
pareva
mortalmente
gelida
,
come
se
la
morte
emanasse
da
quello
ch
'
era
stato
il
mio
povero
amico
e
m
'
entrasse
tenacemente
nelle
membra
.
Il
giorno
dopo
era
bellissimo
.
Il
sole
riempiva
il
cortile
di
scintillii
.
Le
finestre
del
palazzo
si
aprirono
di
buon
'
ora
,
le
donne
uscirono
sui
ballatoi
sottostanti
,
assonnate
e
sorridenti
nei
loro
accappatoi
chiari
.
La
notizia
che
c
'
era
un
morto
nelle
soffitte
non
scemò
l
'
animazione
delle
gallerie
interne
,
ove
i
ragazzi
si
rincorrevano
o
si
chiamavano
tra
'
cancelli
.
Solo
le
soffitte
restavano
silenziose
e
tetre
,
essendo
cessato
anche
il
vocalizzo
e
il
martello
di
Cimisin
.
Di
buon
'
ora
tutti
gli
inquilini
,
compresi
i
fanciulli
,
sfilarono
nella
soffitta
di
Crastino
,
poi
si
rinchiusero
o
abbandonarono
le
tristi
celle
per
scendere
nelle
vie
.
Più
volte
all
'
anno
così
Aeropoli
portava
il
lutto
.
Io
andai
al
Municipio
,
poi
combinai
i
funerali
per
il
mattino
seguente
.
Avevo
trovato
un
modo
di
smagrire
un
po
'
il
mio
gruzzolo
.
Scrissi
alla
dottoressa
per
informarnela
:
scrissi
all
'
editore
,
sebbene
sentissi
con
ira
che
questa
morte
gli
avrebbe
profittato
non
poco
:
forse
avrebbe
giovato
anche
alla
memoria
del
poeta
.
Tornai
a
mezzodì
:
la
ragazza
era
sola
presso
il
morto
:
con
la
donna
gli
aveva
fatto
l
'
ultima
teletta
:
ora
egli
poteva
partire
.
Invano
volli
indurla
a
prender
qualche
cibo
:
cupa
e
risoluta
,
pareva
mal
tollerare
che
gli
altri
si
occupassero
di
lei
e
del
suo
povero
amico
:
nondimeno
certi
sguardi
talora
sembravano
domandarmi
perdono
.
La
notte
il
pittore
venne
con
la
sua
tavoletta
e
il
carbone
.
La
ragazza
diede
in
smanie
a
vederlo
:
poi
s
'
acquetò
stanca
com
'
era
.
Due
candele
,
l
'
una
presso
il
capo
,
l
'
altra
lontana
,
doravano
la
testa
marmorea
d
'
una
luce
molle
e
tranquilla
.
Ma
lo
strisciar
del
carboncino
sulla
carta
mi
dava
fastidio
.
Sebbene
comprendessi
l
'
impulso
invincibile
dell
'
artista
,
non
riuscivo
a
tòrmi
il
senso
d
'
una
profanazione
.
Ma
quanti
atti
che
la
consuetudine
non
ci
fa
più
avvertire
,
hanno
della
profanazione
di
fronte
alla
morte
!
E
i
funerali
stessi
che
io
avevo
combinato
con
un
impresario
?
Ah
miseria
nostra
!
Forse
quello
del
buon
artista
era
il
tributo
più
sincero
e
di
maggior
valore
che
il
povero
poeta
avrebbe
avuto
mai
.
Così
pensavo
,
uscito
fuori
nei
corridoi
e
appoggiato
sulla
ringhiera
del
balcone
che
dà
nella
corte
.
In
basso
qualche
finestra
era
illuminata
:
che
avveniva
là
dentro
?
Visioni
rapide
e
vaghe
di
passione
,
di
maternità
mi
passarono
negli
occhi
.
Poi
guardai
il
cielo
.
Nero
,
cupo
,
senza
una
stella
.
Dov
'
erano
i
mondi
in
cui
immaginiamo
vite
fraterne
,
e
che
la
morte
,
l
'
inconcepibile
distacco
d
'
un
essere
ideale
dalla
creta
corruttibile
,
ci
rende
più
prossimi
e
imminenti
?
Lì
,
oltre
quella
cortina
di
nubi
nere
.
Quello
che
fummo
e
quello
che
saremo
oltre
il
piccolo
spazio
che
abbiamo
occupato
qui
,
esiste
forse
in
una
di
quelle
luci
che
ci
guardano
come
occhi
d
'
un
essere
caro
...
Custodisco
io
forse
in
fondo
agli
occhi
miei
lo
sguardo
di
mia
madre
?
La
vita
,
un
respiro
:
una
bolla
nasce
in
fondo
all
'
acqua
,
sale
,
si
frange
.
Muoiono
gli
esseri
e
ci
lasciano
il
loro
sguardo
...
Io
vorrei
lasciare
un
sorriso
.
Al
mattino
comprai
un
giornale
.
Portava
un
breve
necrologio
di
Crastino
,
opera
certo
dell
'
editore
.
Egli
si
presentò
difatti
alla
soffitta
,
sorvegliò
il
lavoro
dei
becchini
che
inchiodarono
la
cassa
:
la
fece
scendere
in
portineria
:
tutto
ciò
con
un
'
aria
quasi
di
padronanza
.
Era
piccolo
,
obeso
,
con
un
testone
giallo
e
calvo
;
faccia
imbozzacchita
tra
due
fedine
color
di
stoppia
.
I
suoi
occhi
frugavano
tutt
'
intorno
,
nel
cassetto
del
tavolo
e
sugli
scaffali
sbilenchi
:
era
evidentemente
imbarazzato
dalla
mia
presenza
.
Poco
dopo
giunse
la
dottoressa
,
infantilmente
serena
come
sempre
:
la
malattia
e
la
morte
erano
spettacoli
consueti
per
lei
:
diede
un
'
occhiata
in
giro
per
la
soffitta
:
-
Tutto
questo
dove
andrà
?
-
disse
.
-
È
vero
,
non
ci
ho
pensato
-
risposi
.
-
Chi
vuol
che
prenda
questa
roba
?
D
'
altronde
,
pochi
libri
,
alcuni
panni
:
un
letto
di
ferro
...
-
Se
nessuno
l
'
esige
,
la
prendo
io
-
aggiunse
ella
.
-
Il
letto
mi
serve
.
Sono
certa
che
il
povero
Crastino
mi
approverebbe
.
Che
ne
dice
?
-
Credo
anch
'
io
-
risposi
,
ammirando
la
sua
praticità
di
massaia
dei
poveri
.
-
Però
converrebbe
parlarne
alla
Biondina
.
Poi
trasse
due
giornali
:
-
Certo
non
avete
veduto
l
'
articolo
di
mio
papà
sul
Popolo
.
C
'
è
anche
qui
una
Cronaca
letteraria
della
Stampa
che
lo
riguarda
.
Leggerete
poi
.
Quanto
alle
sue
carte
,
credo
meglio
che
le
prendiate
voi
subito
.
Vedremo
sul
da
farsi
.
Ma
non
lasciate
che
se
n
'
impadronisca
l
'
editore
.
Questi
risaliva
appunto
,
dopo
aver
fatto
disporre
la
bara
nella
portineria
.
Salutò
ossequiosamente
la
dottoressa
:
-
Dappertutto
,
la
fata
!
-
disse
con
voce
nasale
.
-
Sì
,
ma
arriviamo
sempre
troppo
tardi
noi
,
non
è
vero
?
-
rispose
ella
semplicemente
.
S
'
inchinò
e
uscì
.
Il
vecchio
mi
scrutava
con
una
certa
preoccupazione
:
-
Voi
eravate
suo
amico
,
non
è
vero
?
-
Suo
parente
,
signore
-
risposi
.
Avevo
pensato
al
modo
di
contrastare
l
'
ingordigia
del
vecchio
.
-
Ah
,
mi
congratulo
.
Lei
aveva
un
cugino
veramente
geniale
.
Se
avesse
saputo
aiutarsi
un
poco
...
Intanto
la
prego
di
ricordarsi
di
me
.
Lei
sa
se
avesse
qualcosa
di
compiuto
?
Conosce
i
suoi
manoscritti
?
E
guardava
intorno
,
ove
nulla
era
rimasto
in
evidenza
,
contro
tutte
le
abitudini
del
mio
amico
,
la
qual
circostanza
cominciava
a
preoccuparmi
.
Egli
uscì
dandomi
una
lunga
stretta
di
mano
.
Un
pensiero
mi
traversò
la
mente
Non
avrebbe
egli
potuto
stampar
il
mio
Memoriale
?
Mi
diedi
dello
sciocco
.
Un
correttore
di
bozze
,
via
!
Eppoi
,
come
sarebbe
pervenuto
alla
sua
destinazione
?
Chiusi
l
'
uscio
Apersi
il
tavolino
:
nulla
.
Frugai
nella
scansia
,
sfogliai
alcuni
libri
.
Evidentemente
tutti
i
manoscritti
erano
stati
messi
in
salvo
da
Crastino
stesso
e
affidati
a
qualcuno
.
Forse
alla
Biondina
?
Ma
ella
era
coricata
come
in
torpore
,
sul
suo
letto
,
trattenuta
nei
momenti
di
rinvenimento
subitaneo
dalla
donna
dell
'
ubriaco
.
Eran
le
otto
.
Scesi
.
Molta
gente
era
adunata
ai
lati
del
portone
,
giovani
,
studenti
forse
.
Una
bella
corona
di
rose
era
sulla
bara
:
guardai
la
dottoressa
,
come
a
interrogarla
.
Ella
sorrise
:
-
Amava
tanto
i
fiori
!
Quibio
entrò
:
-
Va
a
vedere
,
Martino
.
Il
nostro
morto
non
ci
appartiene
più
.
Tutta
la
strada
è
piena
di
gente
.
Un
'
altra
grossa
corona
fu
portata
da
due
giovani
:
aveva
un
nastro
rosso
fiammante
,
su
cui
era
scritto
:
Avvenire
.
Poi
altre
quattro
successivamente
:
l
'
ultima
enorme
.
Una
era
dell
'
editore
,
le
altre
anonime
;
una
,
fittissima
,
tutta
di
viole
.
Questa
portava
un
verso
del
poeta
:
Fior
moribondi
sopra
un
morto
cuore
.
Giunse
il
carro
modesto
ch
'
io
avevo
comandato
.
L
'
editore
si
precipitò
in
portineria
con
un
registro
ch
'
era
andato
a
comprare
sul
momento
,
seguito
subito
da
tre
o
quattro
,
che
apposero
la
loro
firma
dietro
la
sua
.
Io
e
il
pittore
ci
guardammo
indignati
.
Quibio
fece
un
moto
per
lanciarsi
sul
libro
:
lo
arrestò
lo
sguardo
della
dottoressa
,
che
sorrise
:
-
Che
fa
?
Ciò
non
impedirà
che
questo
sia
un
funerale
ben
nuovo
.
Vedrete
.
Infatti
il
portone
e
la
strada
erano
talmente
ingombri
,
che
le
guardie
dovettero
intervenire
per
far
largo
alla
bara
e
poi
al
carro
che
s
'
avviava
.
E
una
vera
folla
circondò
il
carro
e
s
'
incamminò
dietro
ad
esso
.
Stormi
di
giovani
,
molti
con
fiore
rosso
all
'
occhiello
;
qua
e
là
alcune
barbe
bianche
,
teste
di
soldati
d
'
un
tempo
,
oggi
sognatori
della
terra
promessa
;
una
carrozza
nera
ove
intravedevasi
una
figura
di
donna
;
giovanette
,
studentesse
forse
,
dal
viso
alto
e
tranquillo
;
e
in
fondo
la
lamentevole
schiera
degli
abitanti
di
Aeropoli
,
i
veri
compagni
del
morto
,
che
sentivano
con
lui
la
fatale
solidarietà
che
li
aveva
uniti
in
vita
e
li
portava
ora
dietro
la
sua
bara
,
tutti
.
Eccetto
quest
'
ultima
schiera
,
non
aveva
,
tutta
questa
folla
,
una
fisionomia
di
circostanza
:
un
brusìo
ne
usciva
,
come
di
molte
voci
sommesse
:
riflessione
,
risoluzione
e
speranza
facevan
sereni
quei
visi
e
quegli
occhi
,
intesi
più
ai
barlumi
annunziatori
del
domani
che
non
alla
chiarezza
del
bel
giorno
di
fin
di
marzo
.
Si
parlavano
,
s
'
informavano
:
un
compianto
comune
avvinceva
subito
i
prossimi
e
li
innalzava
a
comuni
pensieri
e
aspirazioni
.
Un
avviso
di
giornale
e
l
'
appello
di
un
uomo
di
cuore
avevano
adunato
dietro
il
feretro
d
'
un
derelitto
tutti
i
cuori
insofferenti
della
miseria
e
dell
'
ingiustizia
.
-
Povero
Crastino
!
-
mormorò
Quibio
.
Osservai
ch
'
egli
gettava
qualche
occhiata
rapida
alla
carrozza
nera
,
che
s
'
era
avviata
dietro
il
corteo
,
a
distanza
.
-
È
ben
triste
!
-
risposi
io
.
Ma
il
cuore
mi
palpitava
forte
,
e
pensavo
a
lui
con
un
senso
di
tenerezza
,
come
quando
mi
avviene
di
essere
assalito
da
un
presentimento
vago
di
un
bene
segreto
a
persona
che
mi
è
cara
.
Poi
il
pensiero
del
mio
memoriale
mi
assorbì
.
L
'
umanità
,
un
attimo
!
Come
ero
avvezzo
a
queste
astrazioni
!
Ma
ecco
che
la
realtà
mi
riprendeva
:
il
sole
,
i
volti
umani
,
il
dolore
,
la
morte
.
E
lo
sgomento
mi
assaliva
.
Perché
mi
sciupavo
il
cervello
su
uno
schema
di
Società
astratta
,
fissa
,
mentre
tutta
l
'
umanità
intorno
a
me
ondeggiava
come
un
mare
?
Ecco
qui
,
da
un
lato
,
aeropoli
,
i
condannati
-
il
determinismo
sociologico
!
-
Dall
'
altro
l
'
idealismo
-
quelli
che
vivono
nell
'
utopia
.
Da
una
parte
gli
oppressi
,
dall
'
altra
i
martiri
:
rifiuti
gli
uni
e
gli
altri
...
E
intorno
intorno
al
piccolo
nucleo
,
il
vuoto
:
il
vuoto
ostile
...
cioè
la
folla
,
la
folla
amorfa
,
il
formicaio
enorme
in
cui
dei
piccoli
esseri
s
'
aggòmitano
,
si
mordono
,
si
schiacciano
,
si
asfissiano
in
una
innumerabile
e
disordinata
ascesa
verso
la
vita
,
la
luce
,
la
felicità
.
E
la
volontà
individuale
,
la
mia
volontà
che
può
fare
?
Indurre
un
soffio
di
follia
,
sollevare
le
pietre
del
selciato
,
schizzare
del
sangue
umano
sulle
faccie
d
'
una
massa
ebete
;
questo
forse
...
Ma
confortare
,
guarire
,
illuminare
,
far
felici
?
...
Il
corteo
,
ingrossatosi
a
mano
a
mano
lungo
i
viali
e
a
Porta
Palazzo
,
traendo
seco
nuovi
seguaci
e
curiosi
per
la
singolarità
della
gente
che
lo
componeva
,
giunse
al
Cimitero
.
Nel
campo
dei
poveri
,
fra
le
croci
basse
e
rugginose
,
la
bara
fu
deposta
sull
'
orlo
della
fossa
.
Un
mormorio
corse
nella
folla
.
Si
attendeva
.
I
becchini
calarono
la
cassa
.
Fiori
si
spiccarono
dalle
corone
e
caddero
sul
legno
nudo
.
La
signorina
Eva
salì
su
un
mucchio
di
terra
accumulata
sul
ciglio
,
alzò
un
mazzetto
di
rose
che
teneva
in
mano
e
parlò
.
Riporto
le
parole
,
che
furono
stampate
sul
Popolo
:
"
Hanno
portato
qui
una
corona
che
reca
un
verso
di
Crastino
:
Fior
moribondi
sopra
un
morto
cuore
,
"
Di
chi
è
la
corona
?
Non
importa
saperlo
.
È
il
tributo
dei
fratelli
a
colui
che
ha
interpretato
la
loro
inquietudine
e
il
loro
dolore
,
la
loro
lotta
e
la
loro
speranza
,
la
loro
aspirazione
verso
la
serenità
e
l
'
armonia
.
Era
un
usignuolo
,
nato
per
godere
la
libertà
della
terra
e
del
cielo
.
La
macchina
mostruosa
che
è
la
società
moderna
gli
ruppe
le
ali
e
lo
uccise
.
Egli
era
la
libertà
,
era
la
bellezza
,
era
la
felicità
che
vi
canta
in
cuore
,
o
fratelli
,
o
suoi
fratelli
:
era
l
'
amore
.
Noi
gli
poseremo
sul
petto
questi
fiori
moribondi
,
sul
povero
petto
consunto
,
sul
cuore
morto
d
'
inanizione
.
Ma
noi
che
non
crediamo
alla
morte
,
gli
getteremo
anche
a
piene
mani
i
nostri
fiori
più
vivi
,
le
nostre
speranze
,
il
nostro
lavoro
di
preparazione
per
un
domani
migliore
,
o
fratelli
,
la
felicità
e
la
riconoscenza
degli
uomini
avvenire
!
"
.
IX
.
Egli
era
assolutamente
fuori
di
posto
nella
società
presente
.
Dal
suo
volume
di
versi
che
aveva
raggiunto
due
edizioni
,
non
aveva
ricavato
che
seicento
lire
,
e
la
metà
l
'
aveva
lasciata
dall
'
editore
comprando
continuamente
libri
.
Avrebbe
avuto
bisogno
d
'
un
editore
quale
ho
letto
che
ce
ne
furono
in
Francia
al
tempo
del
Parnasse
e
più
tardi
,
che
anticipavano
denaro
ai
poeti
od
assegnavano
loro
una
somma
mensile
.
Sono
convinto
che
ottanta
o
cento
lire
al
mese
l
'
avrebbero
fatto
felice
e
gli
avrebbero
permesso
di
gustare
senza
difficoltà
né
rimorsi
le
due
tazze
di
caffè
giornaliere
che
,
a
suo
dire
,
gli
erano
necessarie
come
l
'
aria
.
Ma
anche
l
'
aria
,
povero
diavolo
,
gli
si
concedeva
scarsa
e
di
pessima
qualità
.
Mi
parlò
molto
di
poesia
e
avrei
voluto
raccogliere
tutte
le
considerazioni
preziose
che
mi
veniva
sgranando
di
continuo
ad
ogni
occasione
,
se
non
fossi
disgraziatamente
affatto
ignaro
perfino
della
prosodia
.
Egli
era
anche
un
profondo
musicista
.
Ma
la
musica
di
cui
egli
parlava
maggiormente
e
di
cui
si
diceva
nato
cultore
era
l
'
armonia
dell
'
universo
,
era
il
cielo
,
l
'
innumerevole
unità
del
cielo
:
soltanto
,
egli
l
'
amava
troppo
,
e
si
dimenticava
di
vivere
,
di
essere
,
su
una
minima
stella
,
una
minima
nota
di
quest
'
immensa
armonia
.
Rinunziava
a
vivere
,
ad
amare
(
amare
l
'
amore
,
cioè
la
propria
integrazione
,
se
stesso
)
per
pensare
;
si
uccideva
nel
corpo
per
vivere
della
mente
,
rompendo
in
sé
quella
musica
che
adorava
nell
'
universo
.
È
vero
che
il
suo
corpo
non
lo
induceva
ad
amar
l
'
esistenza
.
Esso
non
gli
si
faceva
sentire
altrimenti
che
come
un
peso
o
una
sofferenza
:
la
miseria
e
la
lenta
inanizione
,
peggiore
della
fame
,
perché
poco
si
avverte
e
non
provoca
reazione
,
infiacchendo
sempre
più
gli
organi
del
senso
animale
ed
acuendo
le
sensazioni
superiori
,
lo
avevano
reso
indifferente
alle
esigenze
del
corpo
:
non
le
sentiva
più
.
E
alla
fine
una
febbre
,
una
specie
di
ebrietà
continua
che
lo
teneva
in
una
strana
illusione
di
felicità
,
di
gioia
,
lo
estenuarono
affatto
.
Il
giorno
dopo
tutti
i
giornali
dell
'
Alta
Italia
,
riferendo
la
morte
del
giovane
poeta
e
facendone
grandi
elogi
,
rintracciavano
nei
suoi
stessi
versi
le
querele
su
la
noia
di
vivere
e
le
invocazioni
alla
morte
,
come
sintomi
e
presentimenti
.
Uno
proponeva
l
'
erezione
d
'
un
asilo
per
i
pensatori
e
gli
artisti
,
lamentando
le
tristi
condizioni
d
'
una
società
ove
gli
uomini
d
'
alto
intelletto
sono
costretti
a
dedicare
la
maggior
parte
della
loro
attività
alla
bisogna
del
pane
e
ad
esercitar
la
loro
massima
forza
che
li
costituisce
re
dell
'
umanità
,
quasi
di
straforo
,
di
furto
,
se
non
vogliono
morir
di
privazioni
.
Io
ricordavo
quel
ch
'
egli
m
'
aveva
raccontato
un
giorno
:
aveva
inviato
dei
versi
a
parecchie
riviste
sociali
e
la
risposta
era
stata
:
che
la
poesia
è
inutile
alla
società
e
trastullo
de
'
scioperati
.
-
Vedi
,
-
mi
diceva
-
ho
la
disgrazia
di
non
poter
leggere
che
giornali
socialisti
.
Gli
altri
hanno
maggior
coltura
,
eleganza
e
varietà
,
ma
ne
usano
per
difendere
e
ornare
le
cause
egoistiche
ed
abbiette
.
Sono
i
sofisti
d
'
Atene
.
Quelli
socialisti
sono
i
soli
in
cui
non
trovi
degli
insulti
personali
contro
di
me
e
di
te
e
di
tutti
quelli
che
ci
sono
più
vicini
,
i
poveri
diavoli
.
Ma
essi
non
mi
vogliono
,
senza
dubbio
per
cecità
,
perché
non
mi
riconoscono
:
non
sanno
ch
'
io
sono
loro
amico
e
necessario
.
Mi
ameranno
,
troppo
tardi
,
naturalmente
...
Borghesi
dunque
e
socialisti
non
lo
volevano
,
la
società
moderna
insomma
,
in
cui
era
nato
per
sua
disgrazia
.
Una
volta
aveva
mandato
tre
sonetti
alla
Domenica
Italiana
domandandone
un
dieci
lire
.
Erano
stati
subito
pubblicati
,
ma
i
danari
non
vennero
!
La
società
moderna
non
vuole
l
'
arte
:
vuole
una
certa
arte
:
quella
del
prestigiatore
,
dell
'
illusionista
,
del
lusingatore
.
Un
giorno
gli
dissi
:
-
Perché
non
scrivi
tutte
queste
cose
?
Nel
nostro
momento
sociale
molte
vite
sono
un
segno
e
un
ammonimento
.
Affinché
muti
al
più
presto
questa
intollerabile
galera
ch
'
è
la
vita
per
gran
parte
degli
uomini
,
alcune
autobiografie
piene
di
verità
e
di
passione
desteranno
i
sentimenti
di
giustizia
negli
uni
,
di
rivolta
negli
altri
...
Ma
egli
stimava
inutile
tutto
ciò
:
-
Soffrono
?
Perché
vivono
?
Si
lascino
morire
!
Ed
è
scomparso
.
Inutilmente
dunque
una
simile
apparizione
è
passata
sulla
terra
?
No
.
Una
vita
intensa
si
prolunga
lontano
.
Uomini
e
cose
intorno
avranno
qualcosa
di
quella
vita
senza
saperlo
...
E
pensavo
che
soltanto
la
vita
mia
era
priva
d
'
insegnamento
:
io
non
avevo
fatto
nulla
e
nulla
mai
mi
era
accaduto
...
Nondimeno
cominciavo
a
presentire
che
pure
a
me
il
destino
qualche
cosa
riserbava
.
E
me
ne
cresceva
il
desiderio
.
In
quel
tempo
io
mi
immersi
tutto
nel
mio
Memoriale
.
M
'
animava
un
'
energia
strana
.
La
mia
intelligenza
era
divenuta
talmente
libera
,
che
nei
momenti
più
inopportuni
,
lavorando
e
persino
mangiando
,
essa
si
lanciava
nello
spazio
,
dandomi
spesso
,
al
richiamo
della
realtà
,
quasi
una
scossa
al
cervello
,
impercettibile
,
ma
singolare
,
che
mi
teneva
un
attimo
nel
timor
della
follìa
.
Scrissi
in
quel
tempo
precipitosamente
molte
pagine
,
che
più
tardi
cercai
invano
di
ordinare
e
alcune
perfino
mi
riuscirono
indecifrabili
.
È
quello
che
avveniva
,
dicono
,
al
Nietzsche
,
a
parte
l
'
immodestia
.
L
'
ebbrezza
delle
idee
dà
un
delirio
che
si
oblia
facilmente
.
Dal
naufragio
del
mio
Memoriale
(
dirò
poi
perché
lo
abbandonai
)
ne
salvo
qui
alcune
.
*
*
*
È
un
destino
che
ci
tormentiamo
continuamente
a
far
delle
leggi
,
sapendo
che
i
nostri
figli
dovranno
sudar
sangue
nello
spezzarle
?
Noi
tramandiamo
,
centuplicata
,
un
'
eredità
di
dolore
.
Leggo
che
la
vita
umana
si
allunga
.
La
notizia
non
è
fatta
per
consolare
colui
che
considera
come
l
'
uomo
faccia
,
fino
alla
virilità
,
quattro
passi
,
e
torni
indietro
di
tre
,
prima
di
morire
.
Le
idee
camminano
,
la
scienza
corre
a
precipizio
:
l
'
uomo
,
animale
abitudinario
,
va
lentissimo
,
cosicché
noi
siamo
in
gran
parte
dei
barbari
che
usano
del
telefono
e
del
radiotelegrafo
.
Bisognerebbe
che
la
vita
umana
fosse
composta
di
parecchie
diverse
vite
e
che
potessimo
non
solo
mutar
idee
,
ma
organismi
d
'
idee
.
Ciò
non
sarebbe
poi
troppo
difficile
,
se
la
nostra
educazione
non
fosse
stranamente
imbecille
.
I
nostri
padri
e
maestri
ci
dànno
un
'
educazione
evoluzionistica
a
rovescio
!
Mi
spiego
:
essi
credono
necessario
,
invece
di
farci
partire
dal
punto
a
cui
essi
sono
arrivati
,
farci
rintracciare
non
solo
il
loro
cammino
,
ma
quello
dei
proavi
,
e
direi
perfino
tutta
la
scala
animale
inversa
.
Tutti
gli
errori
per
cui
è
passata
l
'
umanità
,
essi
ce
li
fanno
credere
,
dall
'
adorazione
dei
feticci
ad
una
religione
di
terrore
,
dalla
rinuncia
alla
propria
ragione
a
una
fede
ultraterrena
nel
premio
e
nel
castigo
.
A
vent
'
anni
,
i
giovani
trovano
che
hanno
creduto
ad
un
'
illusione
,
indi
abbandonano
questa
per
un
'
altra
e
per
un
'
altra
ancora
.
Allora
poi
si
ripete
loro
:
"
Cercate
,
studiate
"
.
Come
faranno
a
gettar
quel
carico
?
Le
nostalgie
dell
'
infanzia
e
della
gioventù
accompagnano
degli
errori
:
gettandoli
,
bisogna
spogliarsi
anche
di
quelle
nostalgie
,
di
tutta
la
poesia
dell
'
età
fervente
.
E
ora
:
"Credete!..."
Hanno
essi
ancora
forza
di
credere
?
Gli
errori
dell
'
umanità
vanno
insegnati
solo
in
rapporto
colla
verità
d
'
oggi
.
*
*
*
I
Medici
e
i
Maestri
:
questi
riprendono
l
'
opera
di
quelli
.
Tutte
le
azioni
vitali
si
connettono
e
si
integrano
:
l
'
igiene
presta
alla
morale
dei
solidi
appoggi
e
delle
terribili
sanzioni
e
il
colpevole
si
punisce
in
se
stesso
e
nei
suoi
figli
.
La
malattia
,
la
miseria
sono
errori
individuali
e
sociali
di
cui
portano
la
pena
tutti
i
responsabili
,
poiché
la
tubercolosi
,
la
contaminazione
,
la
delinquenza
afferrano
quasi
con
predilezione
i
fini
rampolli
degli
oppressori
e
degli
sfruttatori
.
*
*
*
Mi
si
dice
un
ideologo
,
un
visionario
,
un
monomane
.
Quest
'
ultimo
epiteto
mi
fu
largito
da
un
compagno
che
mi
vede
sempre
leggere
sui
giornali
i
fatti
gravissimi
e
mortali
dovuti
alla
rivolta
contro
la
miseria
o
alla
fuga
di
essa
fuor
della
vita
.
Sì
,
temo
perfino
d
'
esser
crudele
.
I
fatti
di
cronaca
,
i
suicidii
sopratutto
m
'
attirano
:
li
leggo
avidamente
per
scorgere
in
essi
un
continuo
ammonimento
.
I
giornali
illustrati
dovrebbero
scegliere
piuttosto
,
tra
i
fattacci
,
quelli
che
eccitano
alla
bontà
,
alla
riflessione
sulle
miserie
sociali
,
al
desiderio
di
rimediarvi
.
Il
sangue
è
sempre
fecondo
:
è
forse
il
solo
reagente
che
scuota
la
società
inerte
e
curante
soltanto
d
'
un
benessere
corporale
.
Esso
nuoce
alla
digestione
,
e
chi
vuol
ben
digerire
deve
cercar
un
rimedio
.
Sono
gli
strappi
della
catena
che
molti
non
sentono
al
piede
,
foderati
come
sono
d
'
ovatta
e
di
velluto
...
Siam
tutti
legati
gli
uni
agli
altri
;
così
volle
la
natura
.
Ad
ogni
forte
strappo
qualche
lieve
ammaccatura
si
produce
anche
nei
più
grassi
e
prosperosi
.
Ah
se
tutti
nascessero
nudi
,
invece
che
imbottiti
,
e
sentissero
tutti
il
roder
del
ferro
!
Allora
si
cercherebbe
insieme
che
la
catena
si
mutasse
in
ghirlanda
...
*
*
*
Oh
la
lotta
colla
parola
!
Non
riuscirò
dunque
mai
a
concretare
l
'
essenza
del
mio
pensiero
?
Sono
io
socialista
o
individualista
?
Non
lo
so
.
Sono
io
.
Ecco
un
'
umile
affermazione
che
non
intende
punto
esagerare
il
mio
posto
nell
'
umanità
e
nell
'
universo
.
Il
nucleo
del
mio
pensiero
è
questo
.
L
'
umanità
si
sviluppa
nel
senso
della
sociabilità
.
L
'
individuo
tanto
più
accresce
la
sua
persona
quanto
più
partecipa
dell
'
altrui
.
Chi
è
circoscritto
dalla
sua
epidermide
ha
una
vita
meschina
e
povera
:
chi
invece
sente
i
suoi
nervi
innestarsi
nei
nervi
,
le
sue
arterie
penetrare
nelle
arterie
di
una
prossima
e
lontana
umanità
,
chi
irradia
,
fruisce
di
tanto
maggior
vita
,
quanto
è
capace
di
comprenderne
.
Chi
più
dà
di
sé
,
più
riceve
.
Per
questa
comunicazione
,
compenetrazione
,
si
fondono
gl
'
individui
in
famiglie
,
gli
Stati
in
Unioni
.
Soltanto
quando
l
'
umanità
sarà
una
,
potrà
provvedere
a
se
stessa
e
guardare
là
dove
ora
guardano
soltanto
gli
astronomi
...
*
*
*
Su
La
Stampa
del
15
gennaio
19**
.
Una
ragazza
madre
,
non
trovando
di
che
sfamar
la
sua
creatura
,
la
depone
in
una
chiesa
,
poi
corre
alla
Questura
a
denunziarsi
come
colpevole
d
'
averla
abbandonata
.
La
sera
prima
era
stata
trovata
per
istrada
col
bambino
e
ricoverata
in
Questura
.
Era
forse
qualche
pietoso
questurino
che
le
aveva
insegnato
il
solo
modo
col
quale
la
società
moderna
avrebbe
permesso
alla
sua
creatura
di
vivere
?
Il
bimbo
fu
portato
all
'
Ospizio
.
Ma
,
quel
ch
'
è
miserabilmente
comico
,
la
donna
fu
condannata
e
messa
in
carcere
.
Un
ordinamento
sociale
ov
'
è
possibile
una
tal
contraddizione
non
merita
più
d
'
essere
puntellato
dalle
coscienze
nuove
.
*
*
*
S
'
io
potessi
ammettere
ch
'
esiste
un
uomo
responsabile
di
tutto
questo
,
e
lo
scoprissi
...
sarei
un
infame
se
non
l
'
uccidessi
a
costo
della
vita
.
Ma
io
so
che
non
esiste
.
Ed
è
questo
che
complica
la
cosa
,
più
che
non
pensino
gli
anarchici
.
Esistono
invece
piccole
e
grandi
dosi
di
male
,
che
ciascuno
di
noi
fa
subire
,
o
subisce
,
ed
esistono
uomini
che
possono
procurare
altrui
secondo
le
loro
forze
un
bene
minimo
o
grandissimo
...
*
*
*
Nota
al
Memoriale
.
Sovente
ho
nell
'
orecchio
un
ritornello
:
"
Chi
ha
fatto
soffrire
,
soffra
"
.
Donde
viene
?
È
atavismo
?
Istinto
di
padri
selvaggi
?
Mi
assale
nei
momenti
cattivi
,
specie
quando
ho
mal
di
denti
.
Parecchie
di
queste
pagine
furono
scritte
durante
un
terribile
mal
di
denti
.
V
'
ha
un
male
più
stupido
?
Tutto
ciò
per
l
'
antipatica
operazione
di
rifornire
la
macchina
!
Oh
i
piaceri
della
tavola
,
per
tutti
i
mangiatori
di
granturco
che
marciscono
nelle
basse
del
Po
!
Un
microbio
s
'
introduce
nelle
vostre
ganasce
e
rosica
impercettibilmente
.
La
mascella
,
le
tempie
,
tutto
il
cranio
sono
in
congestione
:
è
una
tortura
senza
tempo
,
fissa
come
un
'
ossessione
,
che
fa
pensare
al
suicidio
!
...
E
tanto
supina
e
miserabile
che
non
ha
mai
avuto
l
'
onore
della
letteratura
.
Mi
ricordo
una
caricatura
d
'
un
leone
con
le
mascelle
fasciate
d
'
una
pezzuola
!
...
Anche
un
de
'
miei
ricordi
più
atroci
v
'
è
connesso
.
Io
ho
anche
immagini
di
mio
padre
nella
memoria
:
lo
vedo
il
più
delle
volte
zappare
nella
creta
con
la
testa
nuda
e
le
gambe
nell
'
acqua
.
Ma
talvolta
lo
vedo
in
un
'
attitudine
spaventosa
.
Egli
è
inginocchiato
sul
pagliericcio
ov
'
io
mi
distendevo
tutte
le
sere
accanto
a
lui
:
ha
gli
occhi
stralunati
e
si
preme
le
guance
colle
mani
e
apre
la
bocca
con
gemiti
strozzati
che
interrompe
soltanto
qualche
requemeterna
!
Requemeterna
!
...
e
io
mi
rannicchio
contro
le
sue
ginocchia
piangendo
di
terrore
...
*
*
*
Nella
compagine
del
più
duro
metallo
i
fisici
dicono
che
le
molecole
hanno
dei
movimenti
proprii
estesissimi
.
Così
noi
uomini
c
'
incontriamo
,
ci
incrociamo
,
ci
allontaniamo
,
ma
invano
cerchiamo
di
sottrarci
alla
compagine
dell
'
umanità
.
E
la
libertà
consiste
nell
'
essere
consci
di
questo
vero
,
nel
secondarlo
,
in
luogo
di
contrastarlo
inutilmente
...
Il
mondo
morale
di
Dante
,
pensava
Crastino
,
era
più
ricco
del
nostro
...
È
vero
?
Certo
un
mondo
di
cui
l
'
uomo
costituisce
il
centro
,
componendo
a
sua
immagine
terra
e
cielo
,
demonio
e
Dio
,
riesce
grandioso
.
Ma
l
'
uomo
d
'
allora
,
che
informava
di
sé
un
mondo
irreale
,
era
schiavo
delle
creature
uscite
dalla
sua
immaginazione
:
ora
egli
è
libero
e
re
in
questo
piccolo
angolo
d
'
universo
che
ha
riconosciuto
suo
.
*
*
*
Alcuni
concepiscono
la
società
a
somiglianza
di
certi
enormi
casoni
d
'
affitto
moderni
,
dalle
innumerevoli
camere
;
dalle
innumerevoli
finestre
uguali
,
un
monotono
parallelepipedo
a
traforo
.
Invece
dovrebbe
essere
l
'
ardita
,
complessa
,
nervosa
cattedrale
,
dai
robusti
contrafforti
e
dalle
nervature
agili
,
ove
ogni
capitello
è
una
personalità
e
tutto
è
una
armonia
e
di
sulle
cupole
brilla
verso
il
cielo
il
genio
.
Oggi
che
cos
'
è
?
Una
massiccia
piramide
ove
le
pietre
brute
durano
da
secoli
nello
sforzo
di
sostenere
le
superiori
e
l
'
ultima
,
senza
proprii
impulsi
,
senza
slancio
,
schiave
d
'
una
sola
legge
,
il
peso
,
l
'
oppressione
...
*
*
*
Ci
sono
altri
mondi
.
Quelli
del
nostro
sistema
solare
hanno
qualche
affinità
con
la
Terra
?
La
vita
vi
ha
manifestazioni
paragonabili
?
Giove
,
ad
esempio
,
è
in
formazione
:
forse
le
prime
cellule
vi
nascono
ora
nel
primo
sedarsi
della
lotta
tra
gli
elementi
.
Dovrà
in
esso
la
vita
superiore
,
quella
che
potrebbe
dirsi
l
'
umanità
di
Giove
,
percorrere
la
stessa
sanguinosa
evoluzione
che
la
nostra
,
senza
che
le
nostre
esperienze
dolorose
possano
servirle
in
nulla
?
La
mia
fede
nel
migliorismo
mi
risponde
risolutamente
di
no
.
Io
non
ne
so
nulla
;
ma
in
questa
universale
tendenza
all
'
armonia
,
correnti
ignote
,
che
forse
non
ci
saranno
più
un
mistero
nel
futuro
,
devono
collegare
continuamente
le
vite
planetarie
.
Ad
esempio
,
possiamo
noi
spiegarci
con
elementi
attinti
in
noi
e
attorno
a
noi
l
'
idea
?
No
:
esse
furono
perfino
credute
immanenti
di
per
sé
:
non
sarebbero
esse
il
legame
fra
le
vite
intelligenti
del
mondo
siderale
?
L
'
ideale
è
in
noi
e
nello
stesso
tempo
viene
di
fuori
,
cioè
è
l
'
essenza
di
noi
stessi
che
fa
parte
con
quella
di
altri
esseri
ignoti
alla
nostra
coscienza
,
ma
sentiti
oscuramente
dall
'
istinto
.
Io
non
so
se
alcuno
abbia
già
enunciata
questa
verità
:
può
essere
un
ricordo
rimastomi
delle
mie
bozze
,
senza
ch
'
io
lo
avvertissi
.
Ma
in
vero
mi
pare
che
i
professori
non
parlino
punto
di
queste
cose
.
Essi
sono
troppo
timidi
nelle
sintesi
.
Per
esempio
:
io
vorrei
vedere
in
un
quadro
rapido
disegnata
questa
evoluzione
interiore
dell
'
umanità
.
Una
grafica
quasi
astratta
,
esclusi
assolutamente
Alessandro
,
Muzio
Scevola
,
Carlo
V
,
Marat
e
tutti
questi
individui
che
se
non
guastarono
nell
'
evoluzione
dell
'
umanità
,
guastano
certamente
nella
storia
scritta
dai
professori
.
I
quali
,
se
leggeranno
questo
mio
scritto
,
sentiranno
pietà
di
me
e
mi
classificheranno
fra
gl
'
imprudenti
pei
quali
la
scienza
è
una
lampada
che
brucia
le
ali
.
Ma
la
mia
scienza
abborracciata
alla
meglio
,
dirò
piuttosto
rubata
o
spigolata
come
faceva
mia
madre
il
grano
nei
campi
dei
padroni
,
mi
serve
,
a
me
:
mi
è
nutrimento
,
mi
è
sangue
del
cuore
.
Per
essi
è
anche
nutrimento
,
sì
...
Abbasso
i
saggi
,
i
veggenti
che
tengono
le
mani
nelle
tasche
,
mentre
i
lor
fratelli
per
errore
si
sgozzano
a
vicenda
!
*
*
*
Una
striscia
di
sole
sul
mio
letto
,
dalle
imposte
socchiuse
.
Come
mi
sento
vivo
,
lucido
,
agile
,
allo
apparir
del
sole
!
E
in
quel
piccolo
raggio
miriadi
di
pulviscoli
.
All
'
ombra
non
si
vedono
,
per
noi
non
esistono
:
ed
ecco
,
il
sole
ce
li
rivela
illuminandoli
.
Così
il
cielo
è
pieno
di
mondi
nell
'
ombra
o
illuminati
:
pulviscoli
.
Tutto
si
somiglia
nell
'
universo
,
date
le
proporzioni
:
nella
mia
stanza
e
nello
spazio
immenso
polvere
,
null
'
altro
.
La
Chiesa
dice
:
"
Ricordati
che
polvere
sei
e
polvere
tornerai
...
"
Ha
ragione
:
ma
l
'
errore
è
qui
:
la
polvere
non
è
la
morte
:
nella
mia
soffitta
e
nello
spazio
immenso
vive
.
Un
giorno
un
di
questi
pulviscoli
si
staccò
-
un
attimo
-
da
un
granello
più
grande
,
per
tornarvi
dopo
quell
'
attimo
.
E
durante
quell
'
attimo
,
ecco
,
il
pulviscolo
,
la
Terra
,
come
un
figlio
che
cessa
d
'
appartenere
al
grembo
materno
,
acquista
una
vita
sua
:
si
consolida
la
sua
ossatura
;
si
sviluppano
gli
organi
,
i
cristalli
,
le
piante
,
gli
animali
;
e
il
cervello
infine
,
cioè
l
'
uomo
plasmato
d
'
infinito
...
Tutto
il
resto
è
l
'
organismo
speciale
della
Terra
:
l
'
intelligenza
è
ciò
che
la
unisce
agli
altri
organismi
giganti
dello
spazio
.
Perché
l
'
intelligenza
si
lancia
fuor
della
Terra
.
E
mentre
il
granello
move
nello
spazio
,
ecco
che
quest
'
intelligenza
si
agita
sulla
sua
corteccia
.
Da
prima
a
prender
coscienza
di
sé
.
Fatto
concreto
nell
'
uomo
,
lo
spirito
della
terra
spunta
nell
'
Oriente
e
nell
'
Occidente
.
Varie
di
climi
e
di
razza
,
le
civiltà
germogliano
,
s
'
innestano
,
si
diffondono
,
possiedono
l
'
estensione
della
Terra
.
Ed
ecco
quest
'
intelligenza
penetrar
nella
terra
,
leggervi
dentro
,
traverso
gli
strati
delle
civiltà
,
traverso
gli
strati
accumulati
nell
'
infanzia
della
vita
,
fino
al
nucleo
ardente
,
ch
'
è
la
sostanza
del
sole
.
E
la
Terra
si
conosce
,
ora
,
e
prende
possesso
di
se
stessa
.
Di
poi
s
'
irradierà
nell
'
infinito
.
Le
epoche
primordiali
,
la
storia
umana
,
il
ritorno
nel
grembo
del
sole
padre
,
un
attimo
.
E
il
turbinio
della
polvere
di
stelle
nello
spazio
immenso
non
sarà
mutato
d
'
un
punto
.
Questo
ha
pensato
,
un
mattino
di
sole
,
il
correttore
di
bozze
che
non
sentì
mai
umiliazione
d
'
essere
minuscolo
,
d
'
essere
polvere
.
X
.
Com
'
è
ch
'
io
sento
tanta
compiacenza
nel
redigere
queste
note
?
Quanto
più
procedo
,
più
m
'
indugio
e
quasi
,
in
qualche
momento
,
mi
scompare
dalla
vista
la
conclusione
,
l
'
atto
che
deve
dare
ad
esse
il
valore
ed
il
suggello
.
Ma
io
non
ho
più
nessuna
esitazione
interiore
:
ho
risoluto
.
E
questo
stesso
indugio
sulla
mia
breve
vita
di
due
anni
mi
pare
talvolta
il
ricordo
d
'
un
sogno
.
Questa
scena
che
racconterò
è
rimasta
nella
mia
visione
stranamente
intera
e
viva
in
tutti
i
suoi
particolari
.
Essa
mi
pose
per
un
momento
a
contatto
con
l
'
anima
profonda
di
esseri
,
che
avevo
sempre
veduti
dissimulati
sotto
la
comune
e
uniforme
inquietudine
della
lotta
quotidiana
e
mi
diede
chiaro
e
inesorabile
il
senso
della
loro
condanna
e
del
loro
inevitabile
naufragio
.
Il
più
fiero
sole
d
'
agosto
era
sceso
dietro
le
Alpi
.
Io
sedevo
sulla
finestra
di
Quibio
con
un
libro
in
mano
,
mentre
egli
lavorava
.
Le
gallerie
interne
della
casa
cominciavano
ad
animarsi
di
bambini
e
di
donne
,
mentre
lungo
la
giornata
dal
vuoto
del
cortile
profondo
parevano
venir
su
fino
alle
soffitte
e
disperdersi
nell
'
atmosfera
dei
faticosi
respiri
d
'
un
grande
organismo
oppresso
d
'
asfissia
.
Ora
sui
ballatoi
dei
piani
superiori
vociavano
i
bimbi
,
le
donne
traevano
esclamazioni
di
sollievo
,
le
braccia
nude
,
molli
nelle
vestaglie
chiare
,
rimandandosi
l
'
una
all
'
altra
delle
frasi
pigre
.
La
magrissima
gatta
della
Salamandra
mi
guardava
pietosamente
di
sul
letto
di
Quibio
.
Questi
l
'
aveva
attirata
altra
volta
nella
sua
soffitta
per
disegnarla
,
insieme
al
gattone
bianco
e
soffice
di
una
signora
dei
piani
inferiori
,
ed
ora
entrambi
si
contemplavano
in
perpetuo
in
un
'
acquaforte
color
ruggine
.
Il
gatto
borghese
era
presto
scomparso
,
reclamato
,
con
insolenza
,
dalla
sua
biliosa
padrona
,
il
che
,
venuto
all
'
orecchio
della
Salamandra
,
aveva
cagionato
da
parte
di
costei
molte
considerazioni
astiose
e
allusioni
ad
alta
voce
su
la
fortuna
dei
gatti
e
degli
uomini
,
o
più
precisamente
delle
donne
,
perché
fra
lei
,
affermava
,
e
la
signora
del
piano
di
sotto
non
era
differenza
che
di
fortuna
.
Il
disegno
di
Quibio
d
'
altronde
portava
alla
medesima
conclusione
.
Ora
la
gatta
dai
peli
grigi
ritti
e
radi
aveva
posto
amore
a
Quibio
e
s
'
insinuava
nella
sua
stanza
ogni
volta
che
la
vedeva
socchiusa
,
guardandolo
con
due
occhi
strazianti
e
troppo
grandi
nel
testone
angoloso
.
-
Non
leggi
più
?
-
mi
domandò
Quibio
forbendo
la
sua
lastra
.
-
A
momenti
è
qui
Picaday
.
Entrò
di
fatti
poco
dopo
il
caricaturista
,
portandosi
dietro
Notu
.
Questi
rideva
fino
alle
orecchie
,
che
si
drizzavano
come
quelle
della
gatta
.
Aveva
fra
le
mani
un
grosso
corvo
.
Ci
salutammo
.
Io
avevo
incontrato
più
di
una
volta
Picaday
ed
eravamo
diventati
amici
d
'
un
tratto
.
Era
simpaticissimo
,
sebbene
d
'
una
chiaroveggenza
che
mi
dava
soggezione
.
S
'
era
subito
interessato
a
me
,
quantunque
forse
troppo
da
curioso
.
Egli
mi
aveva
spiegato
qual
fosse
la
differenza
tra
me
e
Quibio
...
Io
era
una
di
quelle
piante
pensili
che
si
nutrono
d
'
aria
e
si
dissolvono
nell
'
aria
.
Quibio
era
invece
una
quercia
ben
radicata
,
che
germogliava
in
altre
quercie
:
"
Tu
non
hai
conosciuto
tua
madre
e
non
hai
una
donna
tua
.
Quando
non
c
'
è
una
donna
,
nella
vita
d
'
un
uomo
,
val
quanto
dire
che
egli
non
ha
carne
né
sangue
.
Sei
troppo
staccato
dalla
vita
:
non
sei
neanche
riuscito
ad
a
adottare
qualcuno
,
come
fanno
i
buoni
bottegai
che
hanno
l
'
istinto
della
propagazione
.
C
'
è
qui
tanti
miserabili
,
grandi
e
piccini
,
e
tu
hai
un
bel
dirti
che
sono
tuoi
fratelli
,
ma
non
li
senti
.
Io
d
'
altronde
faccio
lo
stesso
.
Noi
amiamo
l
'
umanità
,
cioè
un
'
astrazione
:
i
nostri
fratelli
non
li
amiamo
...
"
Era
forse
vero
?
Ciò
mi
aveva
molto
impensierito
.
-
Una
novità
-
cominciò
Picaday
,
carezzando
la
gatta
che
era
subito
scesa
a
supplicarlo
della
sua
attenzione
.
-
I
tipografi
della
Nazionale
hanno
votato
lo
sciopero
per
domani
.
-
Ben
fatto
!
-
approvò
Quibio
.
-
No
.
Non
otterranno
nulla
e
sarà
peggio
.
Lo
sciopero
se
non
si
vince
è
un
disastro
.
E
guai
se
le
altre
tipografie
accetteranno
di
appoggiarlo
.
Questo
inverno
digiuneranno
tutti
.
-
Ma
se
hanno
ragione
!
-
interruppi
.
-
Non
basta
.
Ci
vuole
la
forza
.
Non
vedi
?
Il
governo
garantisce
la
libertà
.
Viva
la
libertà
!
Sappiamo
tutti
cos
'
è
la
libertà
.
Io
ti
dico
:
Stanga
,
sei
libero
!
Ma
il
suolo
dove
posi
i
piedi
è
mio
,
l
'
aria
che
respiri
è
mia
,
vale
a
dire
che
tu
sei
mio
.
Il
governo
garantisce
la
libertà
di
quelli
che
ti
possiedono
come
una
cosa
!
Dei
soffii
,
poi
dei
miagolii
uscirono
di
sotto
il
letto
.
Era
Notu
che
lanciava
sulla
povera
gatta
il
corvo
,
il
quale
apriva
le
due
valve
del
becco
come
per
ingoiarla
.
-
Animale
!
-
fece
Quibio
afferrando
il
ragazzo
per
la
collottola
.
-
Siediti
qui
e
sta
quieto
e
fa
ben
attenzione
a
quello
che
dicono
i
grandi
.
Perché
hai
preso
il
corvo
?
-
Cimisin
l
'
ha
lasciato
scappare
.
Adesso
glielo
porto
.
Il
corvo
era
un
nuovo
compagno
del
vecchio
matto
.
Anch
'
esso
era
molto
vecchio
:
aveva
il
becco
enorme
e
tutto
spelato
alla
radice
,
dove
le
piume
parevano
canute
.
Saltava
agitando
le
ali
e
la
coda
monche
.
Poi
abbassava
il
capo
nelle
spalle
e
s
'
appisolava
.
Quibio
l
'
aveva
già
registrato
nella
sua
Aero
poli
.
Comunque
-
riprese
Picaday
,
-
questo
impedirà
di
fare
più
tardi
uno
sciopero
in
regola
.
I
proprietari
approfitteranno
dell
'
avvisaglia
e
si
prepareranno
a
sconfiggerli
.
Gli
operai
sono
troppo
confidenti
nella
loro
nuova
potenza
...
Udimmo
picchiare
all
'
uscio
.
Netu
balzò
alla
maniglia
,
e
comparì
la
testa
della
Salamandra
.
-
La
mia
Ninì
?
-
Eccola
-
disse
Quibio
indicando
la
gatta
.
-
E
quell
'
impertinente
!
-
fece
ella
allungando
le
mani
verso
le
orecchie
di
Notu
.
-
Non
le
ha
fatto
nulla
,
è
uno
scherzo
!
-
interruppe
Quibio
,
proteggendo
il
monello
e
invitando
la
ragazza
.
-
Entra
,
non
aver
paura
.
Ti
presento
Picaday
.
-
Ah
!
Una
cittadina
di
Aeropoli
-
disse
questi
sorridendo
alla
donna
.
-
Vi
ho
già
ammirata
...
-
Mi
ha
fatta
troppo
brutta
!
-
protestò
ella
,
accennando
ad
uscire
.
Quibio
la
fece
sedere
su
una
scranna
.
-
Se
attendi
qualche
minuto
,
beveremo
un
gotto
.
Oggi
è
il
ferragosto
.
Va
a
chiamar
tua
mamma
-
aggiunse
volgendosi
a
Notu
.
Il
monello
s
'
illuminò
ed
uscì
come
un
razzo
.
-
Voglio
molto
bene
a
quel
monello
.
Farà
qualchecosa
.
Vedessi
come
disegna
!
E
trasse
di
fra
le
carte
un
foglio
che
porse
a
Picaday
.
La
Salamandra
aveva
spesso
,
quando
m
'
incontrava
per
le
scale
,
un
sorriso
sardonico
che
m
'
irritava
segretamente
:
ella
mi
volse
una
simile
occhiata
anche
questa
volta
ed
io
alzai
le
spalle
...
-
Bello
!
-
esclamò
Picaday
meravigliato
,
dopo
aver
osservato
lo
schizzo
.
-
Ma
è
un
disegnatore
consumato
.
Chi
lo
avrebbe
detto
?
Ne
faremo
un
caricaturista
di
prim
'
ordine
!
Era
uno
sgorbio
a
penna
.
Un
fanciullo
che
pareva
un
signorino
sbucciava
una
mela
,
con
dignità
accondiscendente
;
in
faccia
a
lui
un
altro
assai
più
piccolo
,
seminudo
,
traeva
la
lunga
buccia
a
spirale
,
per
mangiarsela
contento
.
Così
me
l
'
aveva
interpretato
Quibio
.
-
E
che
ironia
incosciente
!
-
continuò
Picaday
.
-
Bisogna
scriverci
sotto
:
Eguaglianza
.
Ecco
un
altro
microbio
,
di
quei
che
ti
dicevo
...
-
soggiunse
rivolgendosi
a
me
.
-
Vedrete
che
bel
dissolvente
sarà
quel
monello
!
Bisogna
educarlo
!
M
'
aveva
spiegato
infatti
Picaday
,
ch
'
egli
stesso
non
era
se
non
un
microbio
,
di
quelli
che
si
mangiano
le
cose
corrotte
,
per
far
piazza
pulita
.
Tutti
sanno
d
'
altronde
a
chi
si
devono
certi
bozzetti
sarcastici
,
colla
firma
stafilococcus
o
bacillo
virgola
.
Egli
affettava
anzi
una
crudeltà
inesorabile
colle
sue
vittime
,
eppure
era
di
cuor
tenero
come
una
fanciulla
.
Temeva
sempre
di
mettere
del
rancore
personale
nelle
sue
caricature
:
è
certo
che
alcuni
grossi
personaggi
te
li
aveva
conciati
talmente
,
che
tutta
la
cittadinanza
non
li
vedeva
più
se
non
a
quel
modo
.
Ma
aveva
sofferto
tanto
,
che
comprendevo
anche
un
pochino
di
crudeltà
da
parte
sua
.
Egli
aveva
fatto
tutti
i
mestieri
possibili
,
dal
lustrascarpe
al
venditore
di
bibbie
,
aveva
mangiato
delle
radici
e
dei
rimasugli
di
strada
,
e
quattro
inverni
di
seguito
li
aveva
passati
all
'
ospedale
.
Ora
era
contento
di
tutto
ciò
come
d
'
una
superiorità
.
Diceva
che
conosceva
tutta
la
gamma
della
vita
,
toute
la
lyre
.
E
la
gustava
come
un
dono
squisito
,
perché
tutto
,
anche
il
pane
quotidiano
,
gli
faceva
l
'
effetto
d
'
una
ricchezza
,
d
'
un
lusso
.
-
Allora
si
fa
il
ferragosto
!
-
esclamò
la
Salamandra
.
-
Ecco
!
-
E
per
tutta
risposta
Quibio
trasse
di
sotto
il
tavolo
due
bottiglie
.
Sciorinò
una
tovaglia
,
aprì
due
pacchi
e
ne
dispose
il
contenuto
in
alcuni
piatti
.
Accese
una
grossa
lampada
a
petrolio
armata
d
'
un
largo
paralume
rosso
.
-
E
adesso
,
allegri
!
-
concluse
.
Entrò
la
moglie
dell
'
ubriaco
e
Notu
con
la
sorellina
scema
.
-
Non
ci
manca
che
Cimisin
-
fece
Quibio
.
Ma
la
Salamandra
inquieta
:
-
Allora
me
ne
vado
io
!
-
Perché
?
Oltre
il
rogo
non
vive
ira
nemica
-
asserì
Quibio
.
-
Cimisin
è
risuscitato
ed
è
molto
più
innocuo
di
prima
.
Adesso
provo
a
chiamarlo
...
-
Me
ne
vado
io
,
me
ne
vado
io
!
-
protestò
ella
.
-
Chiamerai
anche
la
Biondina
,
non
è
vero
?
-
Eh
!
venisse
!
Ma
non
provo
neanche
a
invitarla
,
povera
ragazza
!
Siedi
lì
,
intanto
-
concluse
,
obbligandola
a
restare
.
La
Minca
si
era
rincantucciata
,
facendosi
più
piccola
che
poteva
con
la
sua
bimba
e
trattenendo
invano
il
monello
,
che
ormai
la
faceva
da
padrone
.
-
E
il
bimbo
,
Minca
?
-
disse
la
Salamandra
.
-
Coricato
.
-
E
dov
'
è
l
'
ubriaco
?
-
insinuò
la
ragazza
con
un
sorriso
pungente
.
Minca
rispose
supplichevole
:
-
Non
lo
so
...
Non
parlarmene
!
Ormai
non
va
più
a
bottega
.
Spesso
non
torna
più
a
casa
neanche
la
notte
,
e
quando
torna
dorme
due
giorni
di
seguito
.
-
Che
non
torni
più
!
-
fece
la
Salamandra
rabbonita
.
-
Dove
piglia
i
soldi
per
ubriacarsi
?
Quell
'
uomo
ti
fa
delle
brutte
cose
,
Minca
.
S
'
udì
come
un
litigio
nel
corridoio
.
Era
Cimisin
,
che
guardò
nella
stanza
,
poi
si
ritrasse
diffidente
.
Quibio
lo
spinse
dentro
:
-
Diavolo
!
Non
vi
mangeranno
mica
!
-
E
rivolgendosi
a
Picaday
con
un
gesto
solenne
:
-
Ho
l
'
onore
di
presentarti
al
signor
Verrua
,
detto
Cimisin
dalla
plebe
ignorante
...
Il
vecchio
salutò
il
disegnatore
come
se
già
lo
conoscesse
.
Conosceva
infatti
molte
persone
in
tutta
la
città
,
giovani
specialmente
,
che
si
divertivano
alle
sue
spalle
lodando
le
sue
invenzioni
aeronautiche
,
e
da
vero
grand
'
uomo
vedeva
in
tutte
le
facce
sorridenti
un
ammiratore
,
e
un
nemico
in
tutti
gli
indifferenti
.
Sedette
presso
il
tavolo
e
aspettò
che
parlassero
di
lui
.
Incominciò
subito
il
monello
,
dicendogli
che
il
suo
corvo
stava
pensando
anch
'
esso
inutilmente
al
modo
di
volare
...
Il
corvo
in
due
salti
fu
sulle
ginocchia
del
vecchio
.
-
Siete
fautore
del
"
più
pesante
dell
'
aria
?
"
-
gli
domandò
di
botto
Picaday
.
-
Più
pesante
dell
'
aria
;
ma
certo
!
...
Non
c
'
è
un
insetto
che
voli
,
che
non
sia
più
pesante
dell
'
aria
.
-
E
afferrato
l
'
uccello
si
impegnò
subito
in
un
complicato
discorso
,
stirandone
l
'
ali
e
la
coda
spennate
.
Parlava
con
grandi
gesti
,
agitando
la
blusa
ampia
di
cotone
che
indossava
sempre
,
d
'
estate
e
d
'
inverno
,
e
tendendo
spesso
in
alto
il
braccio
sinistro
come
a
proteggersi
la
fronte
da
un
nemico
.
Teneva
sempre
l
'
avambraccio
fasciato
e
armato
,
sotto
la
manica
,
d
'
un
bracciale
di
latta
,
per
servirsene
a
mo
'
di
scudo
contro
gli
assalitori
,
che
potevano
portarlo
,
come
già
un
'
altra
volta
,
al
Manicomio
.
-
Orsù
,
finiamola
-
fece
Quibio
.
E
cominciò
ad
affettare
un
coteghino
:
poi
trasse
un
prosciutto
e
infine
sviluppò
da
una
cassetta
un
rosario
di
salamini
che
attaccò
ad
un
chiodo
.
-
Tutto
questo
è
dovuto
al
bulino
,
o
signori
.
Viva
l
'
arte
sociale
!
Era
il
compenso
di
un
menu
che
aveva
eseguito
per
un
albergatore
.
A
quella
vista
la
gatta
pareva
diventata
ubriaca
.
La
bimba
scema
grugniva
e
la
Salamandra
affettava
le
nausee
:
-
Troppo
salume
!
-
fece
ella
con
una
smorfia
.
Allora
Quibio
scoperse
una
scatola
di
paste
e
di
frutta
candita
,
orlata
di
pizzo
.
Gli
occhi
della
ragazza
si
placarono
.
Le
vettovaglie
sparivano
come
per
incanto
.
Lo
spettacolo
che
dava
la
povera
Minca
era
commovente
:
ella
divorava
e
sorrideva
e
aveva
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
Ella
sentiva
di
dover
attenuare
col
sorriso
l
'
espressione
bestiale
che
la
fame
doveva
dare
a
tutta
la
sua
faccia
,
nell
'
ansia
di
soddisfarsi
,
mentre
la
bimba
mangiava
con
tutta
l
'
applicazione
,
come
la
gatta
per
cui
quell
'
occupazione
era
l
'
intento
di
tutte
le
ore
.
Il
corvo
,
già
sazio
,
rubava
e
si
nascondeva
a
riporre
i
rimasugli
.
Io
consideravo
tutto
ciò
con
una
tristezza
profonda
,
perché
il
senso
che
ne
avevo
non
era
di
simpatia
,
di
pietà
,
ma
di
rancore
.
Era
la
mia
umanità
,
era
l
'
idea
di
me
stesso
che
vedevo
umiliata
,
calpestata
.
E
pensando
che
la
fame
degli
uni
,
dei
molti
,
l
'
ignobile
sofferenza
del
ventre
,
è
la
conseguenza
dell
'
ingordigia
di
pochi
,
mi
sentivo
invadere
da
un
impeto
di
violenza
disperata
.
-
E
pensare
che
quando
abbiamo
preso
Roma
,
e
io
c
'
ero
,
credevamo
che
ci
sarebbe
da
mangiare
per
tutti
d
'
or
innanzi
!
-
Siete
voi
che
avete
preso
Roma
!
-
gridò
la
Salamandra
.
-
Chi
ci
crede
!
-
Invece
-
continuò
Cimisin
senza
raccogliere
l
'
interruzione
e
guardando
la
Minca
-
si
sono
messi
d
'
accordo
col
Papa
.
Per
me
,
sono
costituzionale
,
non
c
'
è
che
dire
,
ma
ecco
,
lasciarci
prendere
Tunisi
...
è
stata
grossa
!
Potevano
mandarci
tutta
quella
gente
!
-
aggiunse
accennando
agli
affamati
.
-
Andateci
voi
-
strillò
la
ragazza
buttandogli
un
racimolo
d
'
uva
,
cui
egli
oppose
pronto
il
braccio
blindato
.
-
Cavour
e
Vittorio
!
-
sospirò
rannuvolandosi
il
vecchio
.
-
Poi
più
niente
,
più
niente
...
-
Basta
.
All
'
avvenire
dell
'
aeronautica
!
-
esclamò
Quibio
offrendo
un
bicchiere
a
Cimisin
.
-
Sono
astemio
-
dichiarò
questi
con
dignità
.
Picaday
bevette
alla
salute
degli
aeropolitani
.
Ma
anch
'
egli
continuava
a
guardare
la
Minca
con
curiosità
triste
.
Io
alzai
il
mio
bicchiere
d
'
acqua
:
-
Al
giorno
del
pane
per
tutti
!
-
Non
ci
saremo
più
,
allora
!
-
soggiunse
la
Salamandra
come
beffandomi
.
-
D
'
altronde
e
il
vino
?
Il
vino
anche
è
necessario
.
Sentite
,
amici
...
senti
,
Quibio
!
Se
non
ci
fosse
il
vino
,
io
mi
butterei
dalla
tua
finestra
,
adesso
,
subito
!
Si
alzò
con
la
faccia
brillante
,
poi
ricadde
accasciata
sulla
scranna
.
-
C
'
è
più
d
'
uno
qui
,
-
riprese
poi
con
una
smorfia
sarcastica
-
c
'
è
più
d
'
uno
qui
che
vorrebbe
finirla
,
in
una
maniera
da
accorgersene
il
meno
possibile
,
non
è
vero
,
Cimisin
?
E
anche
tu
,
Minca
,
non
è
vero
?
...
Cimisin
vuole
volare
.
Tutti
vogliamo
volare
,
non
è
vero
,
Stanga
?
La
sua
voce
diveniva
rauca
,
il
suo
occhio
fisso
e
opaco
:
ne
sentivo
un
disagio
crescente
.
-
Tu
sei
felice
,
Quibio
,
io
lo
so
!
Io
vorrei
esserti
sempre
vicino
per
difenderti
colle
unghie
,
come
quel
corvo
lì
,
come
la
mia
gatta
,
e
che
tu
non
mi
vedessi
...
Ma
io
non
sono
sempre
stata
la
Salamandra
.
La
mia
compagnia
non
vi
fa
onore
e
voi
siete
troppo
buoni
.
Voi
siete
forti
,
siete
uomini
e
fate
la
vostra
strada
.
Ma
se
foste
delle
donne
,
ebbene
,
ve
lo
giuro
che
voi
non
sareste
usciti
fuori
,
non
sareste
diventati
qualche
cosa
,
ve
lo
giuro
...
-
Vado
a
dormire
!
-
interruppe
Cimisin
afferrando
il
suo
corvo
.
-
La
Salamandra
ha
il
vino
malinconico
.
Le
voci
nel
cortile
si
erano
spente
.
Un
gran
silenzio
regnava
nel
cielo
in
cui
la
luna
diffondeva
un
chiarore
calmo
,
tingendo
il
tetto
opposto
e
i
monti
lontani
come
d
'
un
velo
azzurro
.
-
Vi
annoio
,
eh
?
-
continuò
la
donna
.
Quibio
protestò
:
-
No
!
Tu
sei
una
creatura
umana
come
noi
,
non
c
'
è
differenza
al
mondo
.
-
Eh
,
sì
,
amico
mio
!
Adesso
che
ci
ripenso
,
le
trovo
le
differenze
.
Vedi
lì
...
La
Minca
muor
di
fame
.
Io
mi
dico
bene
che
quando
saremo
morte
sarà
la
stessa
cosa
per
tutte
e
due
.
Ma
adesso
no
,
che
volete
!
Mi
pare
di
essere
come
l
'
Ubriaco
.
Lui
non
torna
più
indietro
.
Non
bisognava
camminare
...
Bisognava
morire
allora
,
quando
il
primo
vigliacco
vi
offerse
la
prima
cena
non
guadagnata
con
le
dita
bucate
...
Io
non
ho
nessuna
scusa
.
Potevo
morire
come
la
Minca
e
morirò
come
la
Salamandra
...
il
più
tardi
possibile
però
...
Allegro
,
vecchio
mio
!
Fece
per
afferrare
Cimisin
che
usciva
,
ma
questi
le
sfuggì
,
mentre
ella
rideva
tenendosi
i
fianchi
e
finì
in
uno
scoppio
di
tosse
.
-
Voi
non
ne
sapete
niente
,
d
'
altronde
-
continuò
facendosi
cupa
.
-
Al
mio
paese
,
laggiù
...
era
proprio
in
questo
mese
,
e
avevo
diciott
'
anni
...
il
parroco
fece
la
predica
su
lo
scandalo
del
paese
,
e
io
ero
in
chiesa
,
e
tutti
mi
guardavano
così
che
volevo
sprofondare
...
Ebbene
,
perché
non
era
lui
lo
scandalo
,
lo
studente
nipote
suo
che
m
'
aveva
ridotta
in
quello
stato
?
Allora
ero
una
brava
ragazza
.
Chi
se
ne
ricorda
!
...
E
un
altro
scoppio
di
tosse
la
interruppe
.
La
Minca
si
levò
e
le
si
avvicinò
premurosa
.
Un
passo
pesante
s
'
udì
sul
pianerottolo
.
-
È
papà
!
-
fece
Notu
,
colle
orecchie
dritte
.
La
bimba
che
dormicchiava
spalancò
gli
occhi
pieni
di
terrore
:
una
viva
inquietudine
apparve
sul
viso
della
madre
.
Ella
si
mosse
,
attrasse
la
bimba
e
scivolò
via
senza
rumore
.
-
Povera
gente
!
-
fece
Picaday
tristissimo
.
-
La
batterà
?
La
Salamandra
s
'
appressò
al
tavolo
,
tese
la
mano
verso
un
bicchiere
pieno
,
ma
la
ritrasse
subito
.
-
Ti
ringrazio
,
Quibio
!
-
E
diede
in
singhiozzi
.
-
Non
sono
ubriaca
...
Me
ne
ricorderò
per
sempre
.
Vi
ringrazio
tutti
!
Mi
fece
un
cenno
di
saluto
...
Picaday
le
tese
la
mano
.
Ella
uscì
senza
prenderla
.
Allora
noi
ci
lasciammo
.
Quibio
tentava
di
sorridere
e
di
rasserenarci
,
ma
non
trovava
le
parole
e
mi
strinse
la
mano
fino
a
schiacciarmela
.
Volli
accompagnare
Picaday
sino
alla
strada
,
ma
anche
noi
non
trovammo
una
parola
.
Risalendo
le
scale
nel
buio
sentii
come
una
vertigine
che
mi
spingeva
a
cader
nel
vuoto
.
Giunsi
nella
mia
soffitta
e
mi
ficcai
sotto
le
coltri
con
un
gran
gelo
nelle
membra
.
E
non
dormii
.
Il
giorno
dopo
in
tipografia
c
'
era
un
certo
fermento
mal
celato
.
Ma
lo
sciopero
della
Nazionale
finì
presto
e
malamente
.
Da
quel
giorno
nondimeno
si
cominciò
a
parlare
d
'
uno
sciopero
di
tutti
gli
operai
tipografi
della
città
come
d
'
una
cosa
possibile
e
da
considerare
sul
serio
.
Ed
ecco
introdursi
poche
settimane
dopo
nel
nostro
stabilimento
una
novità
inquietante
.
Una
linotype
.
Era
in
un
gabinetto
riservato
e
difficilmente
si
era
ammessi
a
vederla
.
Come
ci
riuscii
non
ricordo
,
ma
potei
contemplarla
a
mio
agio
.
Era
uno
strumento
complicatissimo
,
su
cui
una
signorina
,
nella
sua
calma
esotica
,
pareva
combinare
coi
tasti
delle
armonie
non
udibili
...
Mentre
la
signorina
move
le
dita
,
le
fini
pulegge
girano
interminabilmente
,
una
pioggerella
di
stellette
cade
come
attirata
in
una
bocca
d
'
insetto
.
Pare
veramente
una
bocca
d
'
insetto
colle
complicate
mandibole
e
i
palpi
minuti
,
attivissimi
.
Di
quando
in
quando
un
braccio
forte
e
nervoso
si
abbassa
a
raccogliere
come
nel
pugno
qualcosa
che
una
manina
gli
porge
;
se
ne
spicca
tornando
in
alto
,
donde
la
piccola
pioggia
e
il
lavorìo
ridiscende
,
si
riproduce
all
'
infinito
...
In
breve
le
macchine
furono
quattro
.
Poi
ne
venne
una
quinta
,
d
'
altro
genere
,
la
monotype
,
un
altro
organismo
nero
e
lucente
,
altra
specie
di
gigantesco
insetto
dagli
innumerevoli
arti
,
che
attrae
,
avvince
lo
sguardo
,
nel
giro
delle
sue
piccole
ruote
,
nel
rimenìo
delle
piccole
mascelle
e
delle
braccia
nervose
,
con
un
fascino
irresistibile
.
E
gli
operai
osservavano
preoccupati
e
tristi
,
come
se
qualcosa
della
loro
vita
si
inghiottisse
,
sparisse
lì
dentro
.
XI
.
È
forse
l
'
assenza
della
donna
nella
mia
vita
,
madre
,
sorella
o
moglie
,
che
mi
permette
di
considerarla
oggettivamente
,
come
un
essere
il
cui
destino
è
estraneo
al
mio
destino
?
Io
ho
sempre
visto
quello
che
nessuno
vede
,
il
sacrifizio
ora
inconscio
,
ora
volontario
e
sempre
misconosciuto
di
questa
porzione
dell
'
umanità
,
di
quest
'
elemento
femminile
che
l
'
origine
dice
equivalente
all
'
uomo
e
che
l
'
uomo
sa
soltanto
adorare
o
calpestare
.
Un
pomeriggio
,
attendendo
alla
seconda
edizione
de
L
'
Allevamento
dell
'
Uomo
(
la
prima
s
'
era
smaltita
in
pochi
mesi
)
,
mentre
la
macchina
era
pronta
per
un
nuovo
foglio
,
m
'
imbattei
,
rivedendo
le
aggiunte
,
in
un
passaggio
che
mi
riusciva
inesplicabile
.
Non
c
'
era
in
quel
momento
un
messo
disponibile
:
lo
dissi
al
direttore
e
m
'
incamminai
io
stesso
alla
volta
della
Maternità
.
Ci
passavo
accanto
ogni
giorno
,
mentre
mi
recavo
al
lavoro
:
per
tanti
anni
non
avevo
guardato
l
'
edificio
con
occhio
diverso
da
quello
con
cui
vedevo
tutti
gli
altri
palazzi
splendenti
di
vetrine
:
quel
pezzo
di
via
mi
pareva
soltanto
più
monotono
,
nient
'
altro
.
Ma
dopo
la
morte
della
povera
Lena
ne
avevo
sentito
un
crescente
fascino
.
Entrai
:
mi
si
fece
attendere
un
momento
.
Il
cuore
mi
batteva
forte
.
L
'
uscio
della
sala
ove
aspettavo
era
aperto
,
e
ci
passavano
dinanzi
le
infermiere
vestite
di
bianco
e
qualche
suora
.
Di
lì
a
poco
,
apparì
in
fondo
al
corridoio
il
dottor
Semmi
in
un
bianco
camicione
,
su
cui
la
lunga
testa
bionda
s
'
alzava
nobilmente
.
Gli
esposi
il
passo
controverso
,
ch
'
egli
chiarì
subito
.
Non
mi
restava
che
andarmene
:
le
macchine
attendevano
:
-
Lei
non
ha
tempo
da
perdere
,
non
è
vero
,
dottore
?
arrischiai
.
-
Io
,
no
davvero
...
Mai
!
...
Perché
?
Esitai
un
istante
,
poi
mi
feci
coraggio
:
-
Si
potrebbe
vedere
una
sala
della
Maternità
?
-
No
-
s
'
affrettò
a
rispondere
.
-
È
impossibile
.
Fuorché
per
casi
eccezionali
.
Mi
duole
...
Ma
s
'
interruppe
tosto
,
mi
guardò
e
sorrise
:
-
Attenda
un
momento
e
torno
subito
.
Tornò
di
lì
a
un
minuto
e
mi
disse
semplicemente
:
-
Venga
.
Io
stesso
voglio
fare
un
giro
.
Da
più
giorni
arrivo
alla
clinica
e
me
ne
scappo
subito
.
C
'
è
tanta
miseria
fuori
!
...
Avevo
un
gran
batticuore
.
Traversammo
il
lungo
corridoio
ed
entrammo
nella
prima
sala
.
C
'
erano
alcuni
letti
:
non
si
scorgevano
su
di
essi
che
le
teste
delle
inferme
.
Una
visione
lontana
mi
si
presentò
violentemente
,
quasi
da
farmi
svenire
.
Il
dottore
s
'
avvicinò
ad
un
letto
:
-
Come
va
?
E
il
bimbo
?
Non
l
'
hai
più
?
Dove
l
'
hai
?
-
chiese
con
voce
carezzevole
.
L
'
altra
tacque
.
-
Te
l
'
han
portato
via
,
eh
?
I
tuoi
?
...
A
balia
?
...
All
'
ospizio
!
Ella
si
voltò
dall
'
altra
parte
,
la
faccia
terrea
le
si
contrasse
:
si
coprì
con
le
coltri
fino
ai
capelli
.
La
vicina
era
bruna
,
florida
,
con
due
grand
'
occhi
curiosi
:
-
Va
bene
,
eh
?
-
le
domandò
il
dottore
tastandole
il
polso
.
-
E
il
bimbo
?
Quella
sorrise
:
-
È
all
'
ospizio
,
ma
poi
lo
manderò
a
balia
.
Non
ho
latte
...
-
Hai
marito
?
Quanti
anni
hai
?
-
Diciotto
...
Mi
sposerà
.
Un
'
altra
accanto
la
guardava
con
invidia
:
-
E
tu
,
non
l
'
hai
il
bimbo
?
-
Io
sì
,
che
l
'
ho
...
Ho
sofferto
tanto
!
-
Hai
marito
?
-
No
...
-
Ti
sposerà
?
-
Ma
?
Si
sa
bene
,
gli
uomini
!
...
Mio
padre
è
impiegato
al
municipio
:
io
l
'
ho
disonorato
...
Ah
il
castigo
vien
sempre
!
Abbiam
fatto
all
'
amore
un
anno
,
poi
mi
son
lasciata
...
Mio
padre
è
venuto
stamani
.
-
Non
lo
vuole
il
bimbo
in
casa
?
-
No
!
Ma
io
andrò
a
lavorare
da
sola
e
me
lo
terrò
;
ho
sofferto
tanto
!
...
Volete
che
lo
butti
via
!
Ho
sofferto
tanto
per
lui
...
Uscimmo
.
Nel
corridoio
il
dottore
aggiunse
:
-
Creda
:
l
'
egoismo
e
l
'
incoscienza
dell
'
uomo
sono
mostruosi
.
La
donna
è
di
molto
superiore
moralmente
all
'
uomo
.
Io
avevo
il
petto
chiuso
come
entro
una
morsa
.
Aprì
un
altro
uscio
.
Un
'
altra
sala
,
altre
sofferenze
.
In
faccia
alla
porta
,
un
letto
portava
in
mezzo
come
un
tumulo
,
e
avvicinandomi
scorsi
,
dietro
,
affondata
nei
cuscini
,
una
testa
livida
,
cogli
occhi
fuor
delle
orbite
:
n
'
usciva
un
gemito
rabbioso
.
Due
mani
ghermivano
i
ferri
della
testata
e
si
torcevano
.
Una
infermiera
si
avvicinò
al
dottore
.
-
A
quando
?
-
fece
questi
.
-
Stassera
.
Un
altro
letto
,
di
fronte
,
simile
a
quello
.
La
donna
era
calma
,
una
bruna
magra
,
di
età
indefinibile
.
Il
dottore
le
disse
non
so
che
parole
,
poi
trasse
in
giù
le
coltri
...
Ho
tutto
ciò
negli
occhi
!
Che
mistero
tremendo
,
mostruoso
,
inesplicabile
!
Uscimmo
,
per
entrare
in
un
'
altra
sala
.
Due
ammalate
stavan
sedute
in
mezzo
di
essa
.
Il
dottore
s
'
appressò
e
si
rivolse
alla
più
giovane
,
una
ragazza
bellissima
:
-
Come
stai
?
Non
ti
sei
ancora
coricata
?
-
È
muta
-
intervenne
l
'
altra
.
-
Venuta
stamattina
...
-
Muta
?
-
riprese
quegli
accigliato
.
E
rivolgendosi
a
me
:
-
Vede
,
non
è
ancora
sviluppata
del
tutto
...
Avrà
sedici
anni
?
Indifesa
!
...
Indifesa
!
La
ragazza
ci
guardava
con
due
grandi
occhi
e
un
sorriso
ingenuo
.
Comprendeva
qualcosa
di
quel
che
le
accadeva
?
Pareva
affatto
ignara
.
-
Che
dice
?
-
domandò
il
dottore
alla
vicina
.
-
Che
fa
?
-
È
a
servizio
.
L
'
ha
portata
la
sua
padrona
.
-
E
la
riprenderà
?
-
Sì
,
pare
che
la
riprenderà
.
-
E
il
bimbo
?
...
All
'
ospizio
...
-
concluse
egli
senza
attendere
risposta
.
Allora
vidi
dirimpetto
una
donna
alzarsi
sul
letto
a
sedere
,
scoprirsi
il
seno
e
avvicinarvi
un
batuffolo
bianco
:
una
testina
rossa
,
grande
come
un
pugno
,
vi
affondava
tutta
la
faccia
.
Una
manina
impercettibile
brancicava
il
seno
roseo
.
La
donna
non
era
bella
,
una
campagnuola
robusta
e
sana
,
ma
aveva
sul
viso
qualcosa
d
'
inesprimibile
che
infondeva
riverenza
e
tenerezza
.
Il
dottore
s
'
appressò
sorridendo
:
-
Questo
è
il
primo
?
Ella
rise
:
-
Il
quinto
:
tutti
vivi
.
-
Hai
sofferto
molto
?
Perché
sei
venuta
qui
?
-
Sono
a
servizio
.
Un
'
altra
si
levò
e
s
'
accostò
il
bimbo
al
petto
:
-
E
tu
-
le
chiese
il
dottore
-
che
fai
?
-
Lavandaia
.
Mio
marito
è
falegname
.
-
Com
'
è
grosso
!
Tu
ti
senti
bene
?
-
Ne
ho
due
,
-
fece
ella
,
ed
alzò
le
coltri
.
Un
altro
batuffolo
molto
più
piccolo
:
stringeva
le
palpebre
aprendo
la
boccuccia
.
-
Perché
non
dài
a
mangiare
a
quella
lì
che
ne
ha
più
bisogno
?
È
una
femmina
,
eh
?
Prepotenti
sempre
i
maschi
...
-
aggiunse
rivolgendosi
a
me
.
-
Questo
vivrà
-
disse
la
donna
.
-
Io
le
dò
bene
da
mangiare
a
quella
lì
,
ma
questo
mi
divora
tutta
...
Due
altre
guardavano
le
felici
;
entrambe
erano
tristissime
.
L
'
una
assai
bella
,
aveva
vent
'
anni
.
Il
bimbo
,
mandato
all
'
ospizio
.
Perché
?
Perché
,
lui
,
era
un
militare
.
-
Ti
sposerà
?
-
chiese
il
dottore
.
-
Mi
scrive
ancora
...
-
e
nei
suoi
occhi
vagava
un
'
incertezza
sconsolata
.
Ci
allontanammo
per
uscire
.
Nel
corridoio
il
dottore
m
'
indicò
una
scala
.
-
Lì
sopra
-
disse
-
ci
sono
quelle
che
vogliono
rimanere
incognite
.
Ce
n
'
è
una
trentina
!
Io
ci
sono
addetto
,
e
discendo
di
rado
.
Qui
abbasso
è
ben
più
terribile
!
La
signorina
Lavriano
è
proprio
quello
che
si
dice
la
provvidenza
per
queste
creature
!
Mi
parve
che
la
sua
voce
s
'
intenerisse
un
momento
.
Lo
guardai
:
egli
divenne
pensieroso
.
-
Creda
,
aggiunse
dopo
un
istante
-
è
una
gran
piaga
.
Sopratutto
crescono
di
numero
le
fanciulle
madri
.
L
'
uomo
volgare
,
il
soldato
specialmente
,
non
ha
più
il
freno
della
religione
che
lo
allontani
dal
delitto
(
ché
è
un
vero
delitto
!
)
e
trova
impossibile
o
troppo
difficile
il
matrimonio
.
E
la
ragazza
vien
qui
...
Come
ha
veduto
,
sono
troppo
numerose
,
troppo
fitte
.
Se
vedesse
poi
gli
altri
ospedali
!
La
questione
degli
ospedali
è
una
questione
di
vita
e
di
morte
per
la
società
.
Egli
mi
guardava
.
Riflettevo
che
forse
stimava
inutile
dire
a
me
tutto
ciò
;
ma
ci
era
tanto
avvezzo
e
n
'
era
tanto
convinto
che
ripeterlo
,
anche
a
un
povero
invalido
sociale
com
'
io
sono
,
gli
costituiva
uno
sfogo
.
Oh
,
pensavo
,
avere
la
forza
,
il
potere
:
essere
un
legislatore
,
un
benefattore
!
-
E
non
c
'
è
nessun
rimedio
per
ora
-
continuò
.
-
I
deputati
hanno
altro
da
pensare
che
agli
ospedali
!
I
lasciti
non
ci
vengono
che
rarissimi
,
dopo
che
gli
ospedali
sono
laici
;
e
crescono
le
domande
di
ricovero
,
a
causa
dell
'
accentramento
nelle
città
,
a
causa
del
buon
trattamento
che
ha
vinto
le
prevenzioni
del
popolo
.
L
'
ospedale
,
vede
,
dovrebbe
essere
la
casa
dell
'
uomo
nel
momento
che
s
'
acuisce
la
lotta
fra
lui
e
gli
elementi
di
dissoluzione
.
La
città
dev
'
essere
costituita
in
modo
che
tutti
i
cittadini
possano
venir
a
passare
quella
che
direi
la
loro
purificazione
in
un
ambiente
propizio
e
immune
.
Riconoscevo
qui
le
idee
da
lui
propugnate
con
tanta
foga
nel
suo
libro
.
Egli
si
fermò
d
'
un
tratto
e
mi
domandò
:
-
Mi
dica
la
verità
.
Una
visita
simile
turba
molto
,
eh
?
Ebbene
,
pensi
,
nel
momento
che
lei
ha
passato
qui
,
quanti
bambini
sono
nati
in
Italia
,
e
quanti
sarebbe
meglio
che
morissero
subito
!
No
,
vivranno
,
soffriranno
e
daranno
la
vita
ad
altri
miserabili
...
Io
mi
sentivo
la
mente
confusa
.
Dopo
la
prima
sala
,
in
cui
ero
stato
afferrato
da
una
commozione
violenta
,
mi
ero
sentito
divenir
ottuso
e
quasi
insensibile
.
Me
ne
rimproveravo
e
me
ne
sgomentavo
;
soltanto
osservavo
con
avidità
,
quasi
ripetendomi
interiormente
:
"
Vedi
tutto
,
afferra
,
ricorderai
poi
e
sentirai
...
"
E
pensavo
al
mio
Memoriale
che
andava
svolgendosi
fantasticamente
nelle
nuvole
!
-
È
un
'
impressione
enorme
-
risposi
al
dottore
che
mi
guardava
con
un
sorriso
indagatore
.
-
Ne
sono
interamente
disorientato
.
Mi
pareva
che
qualcosa
si
rimovesse
in
fondo
a
me
stesso
come
un
peso
informe
.
Pensare
mi
diventava
una
fatica
:
eppure
presentivo
che
quando
sarei
riuscito
a
svellere
il
mio
pensiero
da
quell
'
ammasso
di
sensazioni
,
ne
avrei
tratto
una
conseguenza
capace
di
dirigere
una
vita
.
Eravamo
nel
cortile
.
Dalla
porta
opposta
a
quella
ond
'
eravamo
usciti
cominciò
a
sfollare
uno
stuolo
di
giovinette
.
Immaginai
che
fossero
le
allieve
levatrici
:
poche
erano
belle
,
in
gran
parte
di
fattezze
grossolane
(
era
forse
un
'
impressione
momentanea
)
,
e
nessuna
pareva
compresa
del
mistero
terribile
che
gravava
dentro
quelle
mura
.
Un
vecchio
curvo
,
dal
volto
burbero
,
le
seguiva
.
Al
vederlo
,
il
dottor
Semmi
si
volse
a
me
con
precipitazione
:
-
Il
direttore
...
La
saluto
,
a
rivederci
!
-
mi
disse
col
suo
sorriso
e
tendendomi
la
mano
.
Poi
si
appressò
al
vecchio
.
Quando
fui
nella
strada
,
guardai
intorno
e
tutto
mi
parve
nuovo
.
C
'
era
una
piazzetta
,
degli
alberi
,
poi
due
file
di
case
ai
lati
.
La
strada
era
deserta
,
ma
un
vecchio
apparì
da
una
via
traversa
,
poi
un
carretto
di
lattivendolo
,
e
dal
lato
opposto
una
donna
con
una
fanciulla
.
Oh
l
'
angoscia
che
mi
diede
la
vista
di
queste
due
creature
!
Poi
,
andando
innanzi
vidi
altre
donne
,
e
nessuna
pareva
preoccupata
:
alcune
erano
belle
e
chiacchieravano
e
ridevano
.
Mi
riusciva
dolorosamente
strano
che
potessero
pensare
ad
altro
.
E
per
alcuni
giorni
,
attraverso
le
mie
occupazioni
usuali
,
il
mio
cervello
pareva
ondeggiasse
pieno
di
una
visione
formidabile
,
in
cui
l
'
umanità
ad
ogni
minuto
,
assiduamente
,
mentr
'
io
leggevo
,
camminavo
,
respiravo
,
pullulava
fuori
dalle
profondità
della
vita
inferiore
,
passava
,
passava
,
per
aver
foce
nel
mare
dell
'
essere
.
Soltanto
dopo
qualche
settimana
riuscii
a
ristabilire
il
mio
pensiero
nelle
correnti
normali
.
E
mi
s
'
affacciarono
queste
domande
:
La
vita
umana
merita
che
si
soffra
tanto
allo
scopo
di
prolungarla
sulla
terra
?
Se
l
'
amore
non
fosse
,
come
si
dice
,
cieco
,
l
'
uomo
(
e
sopratutto
la
donna
)
accetterebbe
il
compito
della
procreazione
?
Tanta
parte
dell
'
umanità
,
le
nostre
madri
,
le
nostre
sorelle
,
durante
il
miglior
periodo
della
lor
vita
,
sono
in
un
'
alternazione
di
minuscole
malattie
che
preparano
altri
malori
terribili
.
La
nascita
è
una
malattia
,
un
lungo
,
grave
,
talora
mortale
guasto
dell
'
organismo
materno
.
V
'
ha
un
mistero
più
augusto
,
un
pensiero
che
possa
far
tremare
il
nostro
cuore
più
di
questo
?
La
vita
ha
dunque
un
valore
immenso
se
poveri
esseri
,
per
cui
la
maternità
vuol
dire
il
disonore
,
la
miseria
,
la
morte
,
amano
il
bimbo
nato
da
loro
.
"
M
'
ha
costato
tanto
dolore
,
volete
che
non
l
'
ami
?
"
Ora
,
l
'
amore
non
dev
'
essere
cieco
!
L
'
amore
fatto
cosciente
,
l
'
afflusso
,
la
tensione
,
l
'
espansione
suprema
e
volontaria
della
propria
vitalità
,
l
'
attimo
dell
'
unione
fra
due
esseri
reso
concreto
in
un
nuovo
essere
,
deve
apparire
ben
più
augusto
che
non
l
'
istantaneo
e
imprevidente
spasimo
egoistico
.
Amore
e
morte
?
Ecco
una
formola
poetica
che
fu
bella
quando
l
'
amore
voleva
significare
soltanto
il
soddisfacimento
di
due
desideri
.
"
Dopo
noi
il
diluvio
!
"
Ma
amore
e
vita
,
se
esso
è
la
vera
integrazione
.
Ed
ecco
che
il
pensiero
della
morte
perde
tutto
il
suo
valore
e
il
suo
significato
a
petto
del
pensiero
della
nascita
.
La
Chiesa
porta
i
suoi
fedeli
dinanzi
al
letto
di
morte
e
dice
:
-
Tremate
!
-
La
religione
nuova
deve
condurre
i
neofiti
al
letto
dove
nasce
l
'
uomo
.
Ed
ecco
la
differenza
fra
la
vecchia
età
e
la
nuova
.
Oggidì
il
vecchio
muore
e
non
vuol
morire
,
non
vuol
finire
individualmente
:
vuol
vivere
al
di
là
con
lo
spirito
,
e
prolungarsi
materialmente
al
di
qua
nel
figlio
:
perciò
con
la
vita
gli
ha
dato
tutto
il
suo
lavoro
e
la
ricchezza
ch
'
egli
ha
accumulato
per
sé
,
togliendo
ai
suoi
fratelli
quanto
più
poteva
.
Così
l
'
eredità
favorisce
l
'
individuo
,
il
prolungamento
limitato
dell
'
individuo
e
l
'
egoismo
.
Invece
concentriamo
la
nostra
attenzione
non
sulla
morte
,
ma
sulla
nascita
.
Allora
sentiremo
la
necessità
che
ciascuno
nasca
nelle
condizioni
più
favorevoli
,
e
circonderemo
di
benessere
,
di
rispetto
e
d
'
amore
l
'
età
in
cui
l
'
individuo
diviene
.
L
'
individuo
si
svilupperà
poi
,
si
fonderà
con
la
famiglia
,
accrescendo
la
sua
vita
con
tutto
quello
che
lo
attornia
,
fino
al
suo
declino
;
ma
i
suoi
figli
nascano
e
si
nutrano
nella
comunità
,
per
individualizzarsi
poi
a
loro
volta
,
com
'
egli
fece
,
un
istante
.
L
'
uomo
è
come
quell
'
insetto
che
insinua
il
suo
ovulo
nel
gemmulario
d
'
un
fiore
,
perché
la
sua
larva
trovi
a
pascere
la
polpa
del
frutto
fino
a
quando
abbia
l
'
ali
per
possedere
il
cielo
e
la
terra
.
Possano
tutte
le
madri
trovar
un
calice
di
fiore
per
le
loro
larve
!
È
così
vasto
il
mondo
!
Ma
quella
vista
!
Io
non
mi
raffiguro
più
la
faccia
spasimante
su
quel
letto
...
Un
senso
violento
di
rivolta
m
'
invade
,
come
per
una
sopraffazione
mostruosa
della
natura
sulla
povera
umanità
.
Eppure
ho
sentito
d
'
allora
che
,
nei
peggiori
momenti
in
cui
i
miei
istinti
avrebber
potuto
prendere
il
sopravvento
sui
miei
ideali
,
il
richiamar
quella
visione
mi
sarebbe
stato
salutare
.
E
forse
avrei
invocato
quel
ricordo
quando
mi
fossi
trovato
di
fronte
ad
un
'
impresa
terribile
o
ad
un
sacrificio
mortale
.
XII
.
L
'
ultima
passeggiata
,
l
'
ultimo
pomeriggio
passato
con
Quibio
,
l
'
ultima
ora
di
sole
.
La
vita
conta
proprio
soltanto
per
le
ore
in
cui
ci
siamo
sentiti
vivi
!
Io
ho
vissuto
alcune
giornate
.
Il
resto
ho
,
come
direi
?
tirato
innanzi
...
come
il
giumento
che
gira
sempre
attorno
alla
stessa
macina
ruminando
la
stessa
cattiva
biada
.
Era
l
'
ultima
domenica
di
settembre
.
Quibio
irruppe
nella
mia
stanza
.
Io
stavo
scrivendo
.
-
Oggi
si
va
fuori
-
gridò
.
-
Con
una
giornata
simile
star
tappato
in
casa
!
E
non
spalanchi
neanche
la
finestra
!
Ma
tu
ammuffisci
:
non
vedi
il
sole
,
non
senti
l
'
appello
del
verde
,
della
campagna
!
Non
sei
un
provinciale
tu
,
sei
un
meschinissimo
e
limitatissimo
cittadino
!
Egli
ci
teneva
ad
essere
provinciale
:
tutti
i
grandi
uomini
,
secondo
lui
,
nascono
in
campagna
.
Spalancò
la
finestra
,
spalancò
l
'
uscio
:
dal
corridoio
sbucò
una
corrente
che
mi
scompigliò
i
fogli
sul
tavolo
e
mi
fece
rientrar
la
testa
nelle
spalle
.
-
Miserabile
serbatoio
di
reumatismi
,
tu
avrai
l
'
asma
a
quarant
'
anni
.
Hai
paura
dell
'
aria
che
ti
fa
vivere
!
Si
mise
a
ridere
fragorosamente
.
I
marmocchi
scalzi
e
col
petto
scoperto
che
ballavano
sul
balcone
gli
fecero
eco
.
Dal
corridoio
lo
zufolìo
di
Cimisin
di
nuovo
giocherellava
come
uno
zampillo
.
Tutto
pareva
gaio
e
rinnovato
.
Dal
fondo
del
cortile
salì
d
'
improvviso
il
suono
d
'
un
organetto
.
Le
donne
si
posero
a
guardare
mezzo
accecate
dal
sole
.
Cercammo
entrambi
la
finestra
della
Biondina
:
era
spalancata
anch
'
essa
e
i
passeri
vi
saltellavano
intorno
come
al
solito
,
ma
il
suo
capo
non
si
chinò
fuor
del
davanzale
,
come
faceva
una
volta
ad
ogni
musica
che
venisse
dalla
corte
.
-
Hai
più
saputo
nulla
?
-
mi
chiese
egli
,
mentre
scendevamo
.
-
Nulla
.
Non
ho
più
potuto
parlarle
.
-
Credo
che
abbia
fatto
amicizia
colla
dottoressa
Lavriano
;
o
per
lo
meno
questa
l
'
ha
cercata
più
volte
.
-
Mi
par
diventata
muta
,
selvaggia
.
La
sola
che
può
entrare
da
lei
è
Minca
.
Credo
che
la
signorina
Lavriano
potrebbe
ammansarla
.
-
Sai
dove
andiamo
?
-
chiese
il
pittore
.
-
Niente
affatto
.
-
Al
Teatro
Nazionale
per
decidere
su
lo
sciopero
di
tutte
le
tipografie
.
N
'
avevo
sentito
parlare
vagamente
:
-
Sciopereremo
!
-
Montiamo
su
quella
tranvia
?
-
Va
benissimo
!
Dissimulavo
la
mia
tristezza
.
Ero
tanto
stanco
!
Il
mio
lavoro
d
'
ufficio
mi
riusciva
ora
gravissimo
:
il
mio
Memoriale
non
avanzava
d
'
un
punto
e
le
pagine
che
andavo
rileggendo
e
logorando
a
forza
di
ritoccarle
mi
sembravano
mute
,
scolorite
.
Mi
pareva
che
qualcosa
avesse
distrutto
la
coesione
di
tutte
le
parti
del
mio
essere
.
Piazza
Statuto
,
Via
Garibaldi
erano
piene
di
gente
:
i
portici
di
Po
rigurgitavano
:
erano
le
buone
famiglie
che
vanno
alla
messa
a
S
.
Francesco
da
Paola
e
a
San
Filippo
e
n
'
escono
a
mezzogiorno
per
far
due
passi
e
ostentare
le
ragazze
da
marito
.
-
Non
vai
a
quella
passeggiata
mai
?
Io
ci
vado
:
ci
sono
dei
fior
di
ragazze
.
-
Ma
non
mi
hai
detto
che
sei
innamorato
?
-
Perdio
!
E
come
!
Ma
ciò
non
m
'
impedisce
di
guardare
le
belle
donne
.
Giuro
che
non
mi
passa
in
cuore
neppur
l
'
ombra
d
'
un
desiderio
:
è
puramente
un
godimento
degli
occhi
.
Ma
tu
non
sei
artista
.
Infatti
io
non
comprendevo
ciò
.
D
'
altronde
io
non
m
'
intendo
affatto
di
bellezza
:
quando
m
'
è
accaduto
di
indicar
a
Quibio
una
donna
che
io
dicevo
bella
,
me
lo
vedevo
ridere
sul
muso
:
-
Hai
gli
occhi
che
guardano
in
dentro
.
Egli
voleva
dire
con
ciò
ch
'
io
non
vedevo
,
non
udivo
,
non
vivevo
coi
sensi
,
ma
solamente
col
pensiero
.
Forse
aveva
ragione
.
Certo
,
un
bel
paesaggio
mi
allarga
il
respiro
,
ma
egli
mi
diceva
che
anche
una
palude
è
un
bel
paesaggio
;
una
bella
donna
mi
eleva
e
mi
rasserena
gli
spiriti
,
ma
egli
sosteneva
che
è
bella
anche
una
donna
perduta
:
egli
trovava
belli
i
pezzenti
,
i
cenciosi
,
i
morenti
di
fame
...
No
!
no
!
Un
giorno
però
gli
ho
chiesto
se
avrebbe
trovato
meno
bella
la
terra
quando
non
ci
fossero
più
paludi
né
malaria
,
mendicanti
né
donne
perdute
,
ed
egli
rimase
pensoso
.
-
Eh
via
!
Muterà
anche
il
nostro
gusto
.
Eravamo
in
fondo
ai
Portici
.
Egli
accennò
alla
collina
.
-
E
lo
sciopero
?
-
feci
.
-
Ho
altro
a
pensare
in
questo
momento
-
rispose
egli
alzando
le
spalle
-
che
compromettermi
collo
sciopero
!
Andiamo
fuori
,
in
campagna
,
all
'
aria
libera
...
Arrivammo
così
sul
Monte
dei
Cappuccini
.
Il
cielo
era
d
'
una
tersità
di
cristallo
:
il
Po
limpido
e
piano
come
uno
specchio
:
una
pianura
di
tetti
rosso
-
cupi
e
di
ardesie
si
stendeva
all
'
infinito
e
sembrava
giungere
da
una
parte
ai
pie
'
del
Monviso
che
parea
vicinissimo
,
dall
'
altra
a
Superga
splendente
.
La
Mole
Antonelliana
appuntava
il
suo
ago
nel
cielo
:
sotto
,
le
vie
diritte
incrociantesi
parevano
delle
fosse
nere
e
strettissime
.
-
Guarda
il
Monviso
!
-
disse
Quibio
indicandomi
la
cuspide
a
lato
,
verso
la
Francia
.
Il
glorioso
arco
delle
Alpi
si
stendeva
in
giro
,
emergendo
per
intero
fuor
della
nebbia
azzurro
-
cupa
che
stagnava
,
dagli
ultimi
lembi
della
città
,
dal
campanile
acutissimo
di
Santa
Zita
,
fino
alle
prime
valli
.
-
Questa
è
la
bellezza
che
comprendo
-
dissi
a
Quibio
,
non
senza
un
subitaneo
sentimento
d
'
orgoglio
.
-
Capisco
che
ti
basti
-
mi
rispose
egli
sommesso
.
Mi
veniva
da
quello
spettacolo
un
gran
senso
di
forza
e
di
serenità
.
La
neve
,
che
riempiva
tutti
gli
angoli
e
le
insenature
,
accusava
fortemente
le
fisionomie
di
quei
gruppi
giganti
,
cui
tutto
quel
biancore
vestiva
di
freschezza
,
di
sincerità
e
di
giocondità
austera
.
Dissi
la
mia
impressione
al
pittore
.
-
E
il
bianco
che
fa
questo
.
-
Sia
quel
che
si
vuole
:
che
ne
sai
tu
col
tuo
bianco
?
Egli
cercava
così
gli
elementi
di
tutti
i
grandi
spettacoli
,
e
li
impiccoliva
.
-
Tu
non
sei
un
artista
,
Stanga
:
sei
un
poeta
!
un
poeta
che
non
guasta
il
suo
sentimento
cercandone
le
cause
per
riprodurlo
.
Io
sono
un
pittore
:
e
questo
,
caro
mio
,
è
proprio
il
bianco
.
E
riprese
a
ridere
:
-
E
ora
in
gambe
!
Fra
mezz
'
ora
sederemo
a
tavola
.
Lo
seguii
,
non
senza
un
certo
impeto
di
vigorìa
,
entratomi
addosso
coll
'
aria
dell
'
altura
.
Tornando
al
basso
,
la
sera
,
lo
prese
la
malinconia
.
Scendevamo
dalla
collina
di
San
Vito
:
ad
ogni
tratto
,
a
sinistra
,
gli
alberi
della
strada
mancavano
ed
appariva
il
cielo
affocato
del
tramonto
dietro
la
cuspide
nera
del
Monviso
;
e
il
Po
,
vasto
,
in
basso
,
chiudeva
un
altro
lembo
di
cielo
sommerso
.
Così
da
bimbo
io
sognavo
di
scendere
,
con
tutta
la
mia
culla
,
nel
cielo
:
cielo
sopra
e
sotto
e
intorno
e
io
navigante
in
esso
come
una
piuma
:
così
la
terra
deve
sentirsi
andare
andare
,
se
si
sente
.
Quibio
accennò
da
quella
parte
:
-
Sai
che
oggi
sono
stato
a
rischio
di
darti
l
'
addio
.
Là
,
la
Francia
!
Chi
sa
,
se
ci
giungerò
mai
?
Quando
una
cosa
è
vicina
,
quando
un
gran
sogno
è
presso
a
concretarsi
,
allora
non
par
che
ti
manchi
la
terra
sotto
i
piedi
?
Non
par
che
questi
pochi
giorni
siano
insuperabili
?
Penso
perfino
che
potrei
morire
!
-
Eh
via
!
Tu
sei
tanto
coraggioso
!
-
Hai
ragione
.
-
Affermò
egli
.
-
Io
ho
una
fede
in
me
e
nel
mio
avvenire
che
stupisce
me
stesso
;
è
certo
presunzione
!
Ma
lo
scoramento
,
quando
viene
è
più
profondo
.
Eh
caro
mio
!
Se
si
trattasse
di
me
solo
!
Non
so
quando
,
dicevi
:
Vivere
ciascuno
come
se
fossimo
nella
società
che
sogniamo
!
Hai
un
bel
dire
tu
che
sei
solo
.
Supponi
invece
che
il
destino
ti
abbia
unito
ad
un
'
altra
creatura
.
Tu
ami
una
donna
:
ella
ti
ama
e
non
è
libera
...
E
allora
mi
raccontò
.
L
'
aveva
incontrata
in
una
esposizione
:
poi
vi
si
erano
riveduti
.
Lettere
strane
avevano
seguìto
,
in
cui
ella
sfoggiava
uno
scetticismo
a
fior
di
pelle
e
una
falsa
esperienza
amorosa
presa
nei
romanzi
di
Bourget
.
In
fatto
era
una
povera
donna
.
Sposata
a
sedici
anni
con
un
banchiere
,
fin
dai
primi
mesi
s
'
era
accorta
che
non
aveva
nulla
di
comune
con
suo
marito
:
questi
l
'
obbligava
a
frequentare
assiduamente
la
società
e
,
sebbene
entrambi
indifferenti
alla
religione
,
ad
andare
in
chiesa
e
praticare
,
perché
ciò
conciliava
clienti
.
-
Doveva
far
da
insegna
alla
ditta
,
capisci
!
Ed
era
vissuta
con
lui
dieci
anni
.
Ma
quante
cose
in
tutto
questo
tempo
!
Ella
aveva
letto
molti
romanzi
,
visitato
molti
musei
:
s
'
era
annoiata
mortalmente
.
Aveva
tentato
distrarsi
colla
vita
mondana
:
aveva
tentato
di
amare
ed
era
stata
disgustata
fin
dai
primi
flirts
.
Aveva
fatto
della
beneficenza
...
Egli
s
'
era
manifestato
a
lei
come
un
uomo
che
sa
quello
che
vuole
.
"
Se
vi
amerò
,
-
le
aveva
scritto
-
cioè
se
vi
farete
amare
,
vi
proporrò
di
abbandonare
la
vostra
casa
e
venir
con
me
"
.
E
si
erano
amati
.
Egli
aveva
giurato
di
non
darle
un
bacio
se
non
quando
fosse
affatto
sua
.
Poi
era
stato
vinto
dalla
foga
dell
'
amore
di
lei
e
dal
proprio
desiderio
.
Si
erano
incontrati
.
Ella
era
perfino
venuta
a
trovarlo
fugacemente
in
soffitta
:
era
la
figurina
vestita
di
nero
che
io
avevo
intravista
una
volta
nel
corridoio
.
-
Hai
veduto
la
Diana
del
Louvre
?
Io
ne
ho
una
fotografia
.
È
lei
,
svelta
,
risoluta
,
lottatrice
.
La
mia
vera
compagna
.
E
che
anima
!
L
'
ho
tratta
io
dalla
scorza
di
scetticismo
e
di
frivolezza
che
le
si
era
appiccata
intorno
!
Un
'
intelligenza
più
libera
della
mia
,
infinitamente
più
diritta
e
logica
.
Strano
com
'
è
sana
questa
donna
,
che
venne
fuori
da
una
famiglia
borghese
,
figlia
d
'
un
professore
di
latino
,
e
stette
dieci
anni
in
un
ambiente
come
quello
!
E
gli
occhi
di
Quibio
luccicavano
.
Parlava
sommesso
,
facendo
un
grande
sforzo
per
contenere
la
felicità
che
lo
riempiva
,
ma
s
'
interrompeva
ad
ogni
tratto
come
se
gli
mancasse
il
respiro
e
il
cuore
gli
saltasse
in
gola
.
-
Ebbene
,
-
proruppe
oscurandosi
d
'
improvviso
-
sai
che
cosa
mi
aspetto
?
Ella
è
troppo
franca
ora
,
e
troppo
audace
:
farà
una
grossa
imprudenza
e
nascerà
uno
scandalo
.
Io
le
ho
proposto
di
partire
subito
,
e
stasera
dovevamo
passar
la
frontiera
.
Ella
chiede
alcuni
giorni
di
tempo
.
Perché
?
Ah
,
le
donne
sono
troppo
intente
ai
particolari
,
alla
pratica
:
son
sicuro
che
si
preoccupa
dei
mezzi
di
sussistenza
e
vuol
portare
qualcosa
della
sua
dote
,
o
che
so
io
!
Tempo
perduto
e
adito
ai
sospetti
!
-
Che
cosa
ti
potrebbe
accadere
se
si
sapesse
?
-
chiesi
io
.
-
A
me
nulla
,
per
ora
.
Ma
a
lei
?
E
se
ci
cogliessero
insieme
,
un
processo
,
la
prigione
...
che
a
me
non
fa
niente
.
Ma
a
lei
?
-
Credi
che
un
uomo
simile
provocherebbe
uno
scandalo
?
Eravamo
giunti
al
ponte
Isabella
.
Il
Po
,
nero
,
immobile
,
moltiplicava
nelle
sue
acque
,
come
interminabili
collane
di
perle
,
i
globi
elettrici
sospesi
sulle
rive
.
La
tranvia
affollata
ci
portava
rapidamente
verso
il
centro
della
città
.
Un
po
'
di
nebbia
che
smorzava
la
luce
delle
vie
rendeva
più
intensa
quella
del
carrozzone
,
che
pareva
una
sala
procedente
rapida
in
mezzo
a
un
deserto
.
Tutta
quella
gente
,
seduti
uno
in
faccia
agli
altri
,
si
guardavano
in
viso
alternativamente
:
celava
forse
ciascuno
la
sua
pena
o
la
sua
felicità
?
Quibio
s
'
era
rasserenato
,
attratto
subito
dalle
fisionomie
,
ch
'
egli
esaminava
senza
volerlo
;
poi
chiuse
gli
occhi
come
assorto
in
se
stesso
.
In
borgo
San
Donato
la
luce
era
più
rara
e
la
nebbia
più
fitta
.
Io
aprii
la
porta
di
casa
e
salimmo
adagio
.
Accendevamo
un
zolfanello
dopo
l
'
altro
.
Sul
primo
pianerottolo
un
uomo
si
schermì
,
appoggiandosi
ad
una
statua
ficcata
in
una
nicchia
.
Lo
guardammo
curiosi
.
Al
secondo
,
sostammo
come
per
lasciarlo
passare
.
Allora
egli
chiese
,
con
una
cortesia
ironica
,
chi
di
noi
fosse
il
signor
Quibio
.
-
Io
-
disse
il
pittore
con
un
tremito
.
-
Salga
,
-
aggiunse
l
'
uomo
-
c
'
è
gente
lassù
che
l
'
aspetta
.
Quibio
strinse
i
pugni
,
poi
riprese
a
salire
rapidamente
.
-
Chi
può
essere
?
-
dissi
:
e
pensavo
a
lei
.
-
Oh
no
-
diss
'
egli
indovinando
.
-
È
un
tranello
!
Avevi
ragione
testé
!
E
io
non
ci
pensavo
!
Vedi
come
ci
si
sbarazza
facilmente
d
'
un
uomo
!
Davanti
alla
porta
della
sua
soffitta
un
altro
uomo
attendeva
:
aprì
la
giacca
e
mostrò
la
sciarpa
:
-
Veniamo
per
una
perquisizione
...
Quibio
aperse
,
si
gettò
sul
letto
,
tuffò
la
faccia
nei
cuscini
e
pianse
come
un
bambino
.
Mi
si
mandò
fuori
.
Rimasi
sul
balcone
ad
attendere
.
Non
ebbi
molto
da
aspettare
:
di
lì
a
poco
sentii
dei
passi
nel
corridoio
.
Uno
portava
la
candela
.
Seguiva
Quibio
,
che
mi
abbracciò
con
un
singhiozzo
represso
,
e
discese
lentamente
con
essi
.
Io
entrai
nella
mia
soffitta
,
mi
spogliai
:
presi
il
mio
manoscritto
,
me
lo
posi
sul
petto
sotto
la
flanella
,
e
mi
buttai
sul
letto
,
avvilito
,
indolenzito
come
se
mi
avessero
battuto
.
XIII
.
Ci
sono
veramente
degli
uomini
cattivi
?
Molti
opprimono
direttamente
il
loro
prossimo
per
il
proprio
interesse
,
ma
non
senza
rimorso
.
Esistono
veramente
coloro
che
fanno
il
male
per
il
male
,
torturano
un
miserabile
con
una
vera
voluttà
?
Io
non
so
.
Ma
se
esistono
,
non
possono
essere
che
un
fenomeno
artificiale
,
una
corruzione
dell
'
uomo
operata
dall
'
uomo
stesso
.
Esistono
sopra
tutto
in
una
categoria
di
persone
che
è
autorizzata
ad
essere
o
mostrarsi
malvagia
.
La
giustizia
della
legge
è
una
cosa
teorica
.
ora
l
'
uomo
opera
non
come
una
forza
considerata
geometricamente
,
mi
spiego
?
ma
come
un
essere
di
sentimento
.
Io
potrei
immaginare
,
con
molta
buona
volontà
,
in
un
giudice
un
'
imparzialità
di
bilancia
di
precisione
,
ma
negli
esecutori
no
.
La
giustizia
e
la
vendetta
per
i
cervelli
grossi
sono
la
stessa
cosa
.
Queste
considerazioni
mi
sorgevano
nel
cervello
dopo
una
visita
ormai
inaspettata
che
mi
destò
l
'
indomani
.
Un
delegato
e
un
questurino
,
bussato
gentilmente
,
entrarono
e
mi
chiesero
il
permesso
di
fare
una
perquisizione
.
In
tutta
la
notte
avrei
potuto
trafugare
un
carro
di
documenti
,
e
la
mia
premura
a
indossare
un
pastrano
non
diede
loro
alcun
sospetto
.
Sulla
faccia
del
questurino
non
era
che
una
goffa
aria
di
autorità
e
di
presunzione
,
su
quella
del
delegato
,
fina
e
dalle
labbra
sottilissime
,
una
ostentazione
di
gentilezza
affatto
maligna
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altro
erano
l
'
effigie
nivea
della
giustizia
.
Mi
sequestrarono
,
indovinate
che
cosa
!
Il
pane
altrui
di
Turghenieff
,
La
nuova
Repubblica
di
Wells
,
e
una
gran
quantità
di
bozze
,
sebbene
fosse
stampato
su
ogni
pacco
Società
Ed
.
Scientifica
.
Poi
se
ne
andarono
,
persuasi
forse
d
'
avermi
nel
sacco
.
Infatti
-
proseguiva
il
mio
pensiero
,
mentre
mi
palpavo
sul
petto
il
manoscritto
salvato
-
degli
uomini
profondamente
malvagi
esistono
:
essi
divengono
tali
perché
il
sentimento
generale
a
loro
riguardo
è
appunto
questo
,
che
debbano
mostrarsi
terribili
castigatori
dei
birbanti
.
Ora
,
supponiamo
che
in
un
dato
luogo
non
esistessero
più
birbanti
:
il
desiderio
di
costoro
li
farebbe
nascere
.
Non
sento
io
che
il
desiderio
del
bene
fa
nascere
,
intorno
alle
persone
che
veramente
ispirano
il
bene
,
una
quantità
di
buone
azioni
?
Esiste
una
reciproca
suggestione
.
Sognate
azioni
malvagie
e
ne
vedrete
sorgere
intorno
a
voi
.
Chiamate
uno
ladro
e
ruberà
,
dice
il
proverbio
.
E
talvolta
basta
un
bruscolo
per
far
cadere
un
disgraziato
in
una
contravvenzione
,
che
porta
una
recidiva
,
che
suggerisce
un
delitto
,
e
via
di
seguito
.
Intanto
ecco
il
caso
mio
.
Comunque
,
io
sarò
notato
fra
gli
individui
sospetti
:
supposto
che
il
delegato
sia
convinto
dai
superiori
sulla
mia
innocuità
,
nessuno
si
curerà
di
convincerne
il
questurino
.
Per
lui
dunque
io
sono
un
individuo
pericoloso
:
lo
sarò
domani
per
il
suo
compagno
e
posdomani
per
tutti
i
questurini
del
Borgo
San
Donato
.
Ogni
mio
atto
sarà
spiato
,
seguito
,
interpretato
sempre
in
un
senso
.
Un
giorno
avviene
una
dimostrazione
,
uno
sciopero
:
io
torno
a
casa
dalla
tipografia
e
m
'
incontro
con
gli
scioperanti
:
mi
s
'
agguanta
,
se
non
mi
si
è
già
messo
al
sicuro
prima
.
Alcuni
giorni
di
prigione
mi
esasperano
:
le
mie
idee
diventano
sentimenti
,
poi
discorsi
,
poi
azioni
..
Ma
quel
buon
amico
mio
!
Nessun
mezzo
gli
restava
per
cancellar
la
macchia
che
la
Questura
vedeva
in
lui
,
fuorché
farsi
prete
o
frate
.
Invece
egli
s
'
era
innamorato
d
'
una
donna
d
'
altri
.
Ed
era
bastata
una
vaga
denunzia
per
farlo
richiudere
in
prigione
.
Certo
gli
acidi
del
suo
mestiere
potevano
venire
scambiati
per
miscugli
tonanti
!
Due
giorni
dopo
ricevetti
una
lettera
di
lui
:
la
inserisco
tra
questi
fogli
:
Caro
Martino
,
"
Ti
affido
i
miei
lavori
,
che
pregoti
far
tenere
,
disegni
,
lastre
e
fogli
tirati
,
a
Mr
Carlo
Chedda
,
artiste
peintre
,
67
,
rue
Lépic
,
Paris
XVIII
.
Spero
uscir
presto
:
é
stato
qui
il
deputato
del
Borgo
:
affidiamoci
alle
autorità
una
volta
tanto
:
egli
è
socialista
...
ministeriale
.
Ricorda
quello
che
t
'
ho
raccontato
di
lei
e
tienmi
informato
di
tutto
ciò
che
potrai
sapere
.
"
Ti
abbraccio
con
tutta
l
'
anima
.
QUIBIO
"
.
"
Indirizzo
:
On
.
Fabio
Ansaldi
,
presso
Il
Popolo
"
.
Eccomi
d
'
improvviso
mescolato
a
un
dramma
,
pensai
non
senza
paura
,
e
forse
ad
un
processo
.
Non
essendo
mai
stato
preso
,
neanche
come
testimonio
,
negli
ingranaggi
intimi
della
macchina
sociale
,
perfino
la
conoscenza
d
'
un
rappresentante
del
popolo
mi
dava
soggezione
,
figuriamoci
poi
d
'
un
magistrato
!
Unico
bene
reale
della
relativa
libertà
in
cui
viviamo
è
,
per
mio
conto
,
di
poter
essere
solo
e
ignorato
perfino
all
'
agente
delle
tasse
.
La
sera
una
donna
mi
attendeva
all
'
uscio
della
soffitta
.
Ella
mi
porse
un
biglietto
:
-
Son
venuta
oggi
,
-
mi
disse
-
alle
quattro
.
Ma
non
l
'
ho
trovata
.
Faccia
subito
quello
che
è
detto
lì
dentro
,
perché
il
treno
parte
alle
undici
.
Apersi
con
un
tremito
nelle
mani
.
Calligrafia
di
donna
:
ecco
:
Gentilissimo
Signore
,
"
Che
dirà
del
mio
ardire
?
Ma
io
ho
in
Lei
la
stessa
fiducia
che
ha
posta
il
mio
amico
Quibio
,
ora
così
crudelmente
colpito
.
Mi
aiuti
a
fare
ogni
possibile
per
lui
.
La
prego
,
intanto
,
di
raccogliere
tutti
gli
oggetti
ai
quali
egli
teneva
di
più
,
che
la
mia
domestica
porterà
subito
alla
stazione
.
Io
partirò
per
Parigi
stassera
alle
11,30
.
La
prego
pure
di
trovarsi
a
quell
'
ora
presso
il
treno
.
Prima
che
si
mova
,
s
'
avvicini
alla
donna
vestita
di
nero
che
Le
porgerà
un
libro
.
Occorrerebbe
ch
'
Ella
lo
consegnasse
per
Quibio
al
deputato
Ansaldi
.
"
Mi
perdoni
:
è
un
gran
servigio
che
imploro
da
Lei
in
nome
dell
'
amico
suo
.
E
La
ringrazio
"
.
Quali
erano
le
cose
a
cui
egli
teneva
di
più
?
Riempii
la
sua
valigia
dei
rami
già
toccati
,
dei
disegni
,
di
tutte
le
carte
che
potei
scoprire
:
non
bastando
,
riempii
la
valigia
mia
.
Scesi
con
la
donna
,
la
feci
salire
con
esse
su
una
vettura
.
Erano
le
otto
.
Andai
a
mangiare
un
boccone
,
poi
uscii
.
Avevo
la
febbre
.
Sentivo
,
insieme
ad
un
turbamento
puerile
,
una
specie
d
'
orgoglio
e
di
contentezza
d
'
esser
mescolato
ad
un
romanzo
,
io
che
avevo
passato
una
vita
così
grigia
!
In
due
anni
quanti
drammi
intorno
a
me
!
E
io
tiravo
innanzi
la
mia
vita
uguale
e
monotona
.
Ma
qualcosa
sarebbe
accaduto
a
me
pure
,
qualcosa
di
non
comune
:
io
mi
sentivo
chiamato
verso
qualche
atto
di
vita
o
di
morte
,
solitario
forse
,
ma
non
infecondo
.
Quando
mi
sarebbe
venuto
incontro
il
dramma
?
Stassera
stessa
,
forse
?
Comunque
,
io
mi
sentivo
eccitato
,
esaltato
,
come
se
fossi
stato
un
personaggio
di
questo
romanzo
d
'
amore
e
si
trattasse
della
vita
,
o
d
'
una
persona
che
mi
fosse
più
cara
della
vita
.
Passeggiai
alquanto
,
poi
entrai
a
prendere
un
caffè
.
Irresistibilmente
m
'
incamminai
verso
la
stazione
.
Entrai
al
caffè
Ligure
e
presi
un
'
altra
tazza
.
Afferrai
alcuni
giornali
un
dopo
l
'
altro
:
non
c
'
era
nulla
:
suicidii
,
assassinii
,
cronaca
,
appendice
...
Anch
'
io
finalmente
penetravo
in
un
mondo
fantastico
,
in
una
atmosfera
che
spira
e
s
'
agita
dentro
l
'
atmosfera
eguale
della
vita
di
tutti
i
giorni
:
ma
in
quella
vive
soltanto
la
passione
,
il
sacrificio
e
la
morte
.
E
mi
posi
a
scorrere
la
Stampa
della
sera
.
Vedevo
torbido
:
mi
colpivano
gli
occhi
qua
e
là
i
titoli
delle
rubriche
:
I
volontari
della
morte
!
...
Sì
,
e
perché
?
...
E
questo
giornalista
che
ha
trovato
un
sì
bel
titolo
di
rubrica
da
poter
collocare
là
accanto
al
listino
della
borsa
!
La
vita
è
in
ribasso
...
L
'
importazione
degl
'
italiani
al
Capo
...
L
'
importazione
!
...
bellissimo
.
Un
attentato
contro
lo
Scià
di
Persia
...
ecco
un
altro
volontario
...
Povero
folle
!
Ah
,
L
'
attentato
è
smentito
...
"
Nella
calca
un
individuo
poveramente
vestito
si
spinse
verso
la
carrozza
,
ma
fu
travolto
dai
cavalli
...
Lo
Scià
fu
molto
impressionato
...
L
'
individuo
portava
in
mano
una
supplica
...
"
.
Levai
gli
occhi
dal
giornale
.
Una
commozione
violenta
m
'
aveva
invaso
:
m
'
asciugai
gli
occhi
senza
farmi
scorgere
e
appoggiai
la
fronte
sulle
mani
.
Ero
come
stordito
:
le
tempia
mi
facevano
un
rumore
di
un
torrente
o
di
un
treno
in
moto
,
e
tutte
le
mie
membra
s
'
appesantivano
,
con
questo
spaventevole
tumulto
nel
cervello
.
Ad
un
tratto
sentii
come
uno
schianto
.
Un
'
immagine
passò
come
un
lampo
in
fondo
ai
miei
occhi
.
Ero
io
là
in
quella
calca
...
mi
avventavo
...
E
cominciai
a
guardare
le
persone
intorno
a
me
,
temendo
anche
mi
osservassero
:
molte
sorbivano
il
loro
caffè
e
leggevano
la
loro
Stampa
con
beatitudine
o
noia
:
ma
certe
altre
,
con
fisionomie
incisive
,
con
occhi
oscuri
sotto
la
luce
piovente
dall
'
alto
,
dovevano
covare
qualcosa
in
petto
!
E
subito
le
pareti
,
la
sala
del
Ligure
mi
parvero
diverse
,
o
forse
non
le
avevo
mai
esaminate
.
Con
tante
lampade
gli
angoli
erano
oscuri
o
si
oscuravano
quando
vi
guardavo
,
e
le
porte
s
'
aprivano
sulle
tenebre
...
Uscii
.
Sulla
piazza
della
stazione
le
tranvie
piene
di
luce
s
'
incrociavano
,
suscitando
scintille
lungo
i
fili
e
lungo
le
rotaie
nell
'
aria
umida
:
sotto
i
portici
una
folla
passava
in
un
via
vai
interminabile
.
L
'
orologio
della
gran
facciata
segnava
le
9
e
mezzo
.
Allora
mi
posi
a
camminare
forte
verso
il
Po
.
Gli
alberi
parevano
chinarsi
sotto
l
'
umidità
,
che
pioveva
dal
cielo
e
m
'
immollava
i
panni
.
Sul
ponte
di
ferro
un
po
'
di
nebbia
era
sospesa
lungo
le
acque
.
Due
lumi
erravano
proprio
nel
mezzo
del
fiume
:
dovevano
essere
due
barche
invisibili
,
che
or
s
'
approssimavano
,
or
s
'
allontanavano
.
Anche
nel
seno
gelido
del
Po
quante
disperazioni
s
'
erano
rifugiate
!
Che
cosa
cercavano
quei
due
lumi
?
Tornai
lentamente
.
M
'
avvicinai
alla
stazione
.
Molte
carrozze
giungevano
.
Guardai
da
lontano
sotto
la
tettoia
dei
Depositi
e
non
ci
vidi
nessuno
.
Presi
un
biglietto
d
'
entrata
e
mi
ficcai
tra
la
folla
.
Non
osai
mostrarmi
presso
il
treno
di
Modane
,
finché
non
sentii
i
primi
gridi
:
Partenza
!
Allora
m
'
avvicinai
e
attesi
che
chiudessero
gli
sportelli
Mi
tenevo
accanto
al
primo
carrozzone
e
guardavo
indietro
.
Una
figurina
vestita
di
nero
,
con
gran
feltro
in
capo
,
si
sporse
da
un
finestrino
di
seconda
,
parve
guardarmi
,
poi
si
ritrasse
tosto
.
Mi
sentivo
battere
il
cuore
come
se
stesse
per
rompersi
,
ma
giravo
intorno
lo
sguardo
e
la
persona
,
con
noncuranza
,
tenendo
d
'
occhio
quel
carrozzone
.
La
macchina
fischiò
,
le
catene
si
tesero
con
forti
scosse
.
Allora
la
figurina
si
sporse
di
nuovo
e
guardò
me
direttamente
:
io
mi
avvicinai
e
presi
un
oggetto
che
ella
mi
porse
:
-
Buona
permanenza
,
signor
Stanga
!
Io
mi
volsi
,
già
lontano
:
ella
mi
tendeva
la
mano
,
ma
non
osai
tornare
indietro
.
Feci
una
grande
scappellata
,
e
uscii
prima
che
il
treno
fosse
fuor
della
tettoia
.
Che
cosa
aveva
pensato
la
signora
della
mia
goffaggine
?
Le
avevo
strappato
il
libro
come
un
ladro
.
Avevo
intraveduto
nel
carrozzone
la
domestica
che
m
'
aveva
portato
il
biglietto
perché
non
aveva
fatto
porgere
il
libro
da
lei
?
Evidentemente
aveva
voluto
darmi
un
segno
di
gentilezza
e
di
gratitudine
.
E
io
non
le
avevo
neanche
detto
:
"
Buon
viaggio
!
"
.
Senza
dubbio
la
mia
parte
nel
romanzo
era
mancata
.
Giunto
a
casa
,
volli
aprire
il
volumetto
che
era
legato
da
nastro
nero
.
Ma
soltanto
la
copertina
si
apriva
:
la
massa
interna
era
un
cofanetto
chiuso
.
Debbo
dire
che
ebbi
un
senso
di
delusione
?
Mi
parve
d
'
essere
piombato
in
pieno
romanticismo
.
Forse
là
dentro
non
c
'
era
nulla
d
'
importante
,
qualche
ricordo
d
'
amore
,
dei
fiori
...
Ma
un
pensiero
opposto
m
'
assalì
subito
.
Del
danaro
forse
.
Ebbene
,
perché
no
?
Ma
quel
danaro
e
la
cura
di
tutte
le
piccole
cose
erano
state
causa
della
rovina
di
Quibio
...
Il
giorno
dopo
mi
recai
di
buon
ora
alla
tipografia
,
non
senza
un
sospetto
che
lo
sciopero
,
che
serpeggiava
negli
stabilimenti
della
città
,
fosse
stato
esteso
anche
a
noi
e
proclamato
la
sera
precedente
.
Infatti
ero
ancora
lontano
d
'
un
isolato
,
che
mi
s
'
appressa
un
compagno
correttore
,
con
aspetto
ostile
:
-
Oggi
non
si
lavora
...
Spero
che
non
vorrai
tradirci
!
-
Tutt
'
altro
,
-
risposi
tosto
,
mentre
m
'
accorgevo
che
altri
pure
,
sparsi
qua
e
là
,
mi
osservavano
astiosamente
.
E
anch
'
io
sentii
subito
che
le
mie
mani
m
'
imbarazzavano
e
le
nascosi
nelle
tasche
,
com
'
essi
.
Una
guardia
ci
passò
accanto
squadrandoci
:
sulla
porta
della
tipografia
un
gruppo
di
guardie
custodiva
l
'
ingresso
.
-
Oggi
c
'
è
un
comizio
al
teatro
Nazionale
.
Non
si
entra
senza
biglietto
.
Eccolo
.
Presi
il
foglio
che
il
compagno
mi
offriva
e
gli
voltai
le
spalle
.
Mi
era
scortese
perché
lo
aiutavo
sovente
a
correggere
le
parole
latine
?
Mi
accorgevo
che
il
mio
timido
isolamento
mi
aveva
accumulato
addosso
del
rancore
.
Eppure
io
mi
sentivo
attratto
verso
la
loro
miseria
troppo
inquieta
:
evidentemente
la
mia
simpatia
non
era
mai
riuscita
a
manifestarsi
...
Avevo
meco
il
cofanetto
che
intendevo
portare
,
nell
'
ora
libera
,
all
'on.Ansaldi
.
Ci
andai
subito
.
È
un
uomo
simpatico
,
alto
,
ricciuto
,
cogli
occhi
scintillanti
.
Guardò
il
cofanetto
ed
ebbe
un
sorriso
ironico
:
-
Tutti
misteriosi
questi
anarchici
!
Anche
lei
è
anarchico
?
-
Io
,
no
:
e
neanche
Quibio
.
-
Sul
serio
?
-
fece
egli
incredulo
.
-
Sul
serio
.
-
Be
'
,
questo
non
monta
:
alla
questura
è
segnalato
come
tale
,
sebbene
non
pericoloso
-
aggiunse
.
-
Ad
ogni
modo
lo
lasceranno
espatriare
alla
prima
occasione
senz
'
alcuna
difficoltà
.
È
cosa
certa
.
È
questo
che
lui
vuole
,
non
è
vero
?
-
aggiunse
con
un
fine
sorriso
.
-
Credo
-
diss
'
io
serio
.
-
Vorrebbe
andar
a
Parigi
da
certi
suoi
amici
artisti
.
E
mi
congedai
un
po
'
rassicurato
sulla
sorte
del
mio
amico
.
Ma
il
mio
pessimismo
riguardo
alla
polizia
è
atavistico
.
Tutti
i
proverbi
del
mio
villaggio
dicono
che
dalle
grinfe
della
giustizia
non
si
esce
vivo
.
Ho
torto
,
ma
è
un
istinto
.
E
la
sua
piccola
Diana
?
Laggiù
,
nella
gran
Babilonia
,
attende
,
attende
...
La
raggiungerà
egli
?
Lo
spero
.
Entrambi
avevano
una
sì
gran
fiducia
nella
loro
stella
,
da
veri
fatalisti
!
Forse
chi
vuol
essere
felice
,
ha
grandi
probabilità
di
pervenirvi
...
Avea
veramente
un
viso
bellissimo
e
fiero
la
sua
Diana
lottatrice
!
Ma
c
'
è
lotta
possibile
contro
tutti
,
contro
i
malvagi
e
i
deboli
e
gl
'
inerti
che
formano
la
società
,
piccola
Diana
?
Nel
pomeriggio
volli
andare
al
comizio
.
Oltre
a
un
migliaio
di
tipografi
,
v
'
assistevano
molti
lavoratori
d
'
altre
industrie
,
fra
i
quali
i
nostri
si
distinguevano
facilmente
per
una
maggior
coltura
esteriore
.
I
rappresentanti
dissero
ad
alta
voce
molte
cose
che
avevo
udite
e
riudite
dai
compagni
sulla
lotta
di
classe
,
su
la
conquista
del
pane
,
sul
miglioramento
delle
nostre
condizioni
...
Tutto
ciò
non
aveva
più
potere
di
commovermi
.
Ciascuno
di
quelli
che
s
'
alzavano
a
parlare
mi
pareva
che
diventasse
meschino
e
nullo
quand
'
usciva
dalla
folla
.
Ma
la
folla
mi
riempiva
d
'
un
senso
nuovo
.
Io
sentivo
ripercuotersi
in
me
le
sue
emozioni
come
se
ne
facessi
parte
:
ne
facevo
parte
:
era
come
se
io
diventassi
permeabile
,
penetrato
,
attraversato
dalle
onde
di
un
'
ira
,
di
un
'
aspirazione
,
d
'
una
passione
comune
,
enorme
,
in
cui
l
'
individuo
pareva
ad
istanti
naufragare
,
e
ad
istanti
si
esaltava
la
sua
potenza
.
Sentivo
tendersi
il
mio
torace
,
stringersi
i
miei
pugni
sino
ad
infiggermi
le
unghie
nelle
palme
...
Si
levasse
su
quel
palcoscenico
un
uomo
possente
,
e
tutta
quella
tensione
si
sarebbe
risolta
in
una
forza
da
sollevare
un
mondo
!
Il
popolo
ha
bisogno
d
'
uomini
grandi
e
la
sua
sostanza
,
sempre
sincera
e
sempre
rinnovata
,
è
ricca
di
germi
di
grandezza
.
Ma
i
falsi
grandi
non
li
lasciano
sorgere
.
Ricevetti
qualche
settimana
dopo
da
Quibio
un
biglietto
di
ringraziamento
.
Egli
si
mostrava
sereno
e
pieno
di
speranza
.
Il
fatto
di
aver
contribuito
in
qualche
modo
a
dargli
quella
contentezza
,
mi
commosse
fino
alle
lacrime
.
Poi
non
seppi
più
nulla
di
lui
.
Questo
mio
scritto
servirà
a
qualcosa
in
suo
favore
?
XIV
.
Lo
sciopero
era
cessato
il
giorno
dopo
.
Quando
ci
presentammo
alla
tipografia
,
parecchi
operai
erano
congedati
,
ed
io
fra
essi
.
Cinque
signorine
sedevano
allineate
dinanzi
a
cinque
nuove
macchine
:
pareva
si
gingillassero
colle
dita
sui
tasti
...
Rimasi
sconvolto
.
Uscii
e
trassi
un
gran
respiro
.
Ero
dunque
libero
?
Ma
la
mia
libertà
improvvisa
m
'
imbarazzava
assai
,
sebbene
possedessi
di
che
sopportare
senza
danno
una
disoccupazione
di
qualche
mese
.
Dopo
alcuni
giorni
mi
sentii
come
un
pesce
fuor
d
'
acqua
:
mi
pareva
che
ogni
passante
mi
rimproverasse
,
mi
disprezzasse
...
Una
breve
diversione
mi
distolse
dalla
cupa
tristezza
che
cominciava
a
impadronirsi
di
me
.
Una
sera
la
Biondina
mi
fermò
nel
corridoio
e
mi
pregò
di
seguirla
nella
sua
soffitta
.
Un
alito
di
gentilezza
spirava
dai
mille
oggettini
raccolti
in
quel
piccolo
spazio
.
Un
lettuccio
in
un
angolo
,
sotto
il
piovente
del
tetto
:
a
lato
presso
la
finestra
,
una
gabbietta
,
ove
due
canarini
addormentati
si
stringevano
l
'
un
contro
l
'
altro
su
un
piuolo
.
Negli
angoli
,
mensolette
con
statuine
di
gesso
e
sulla
testata
del
letto
una
Santa
Cecilia
di
Donatello
.
Sotto
la
finestra
una
macchina
da
cucire
.
Ella
mi
porse
una
sedia
,
poi
si
volse
a
frugare
nel
suo
tavolino
da
lavoro
e
ne
trasse
un
quaderno
legato
con
un
nastrino
rosso
:
-
Questo
è
il
manoscritto
di
Crastino
-
disse
,
porgendomelo
con
un
gesto
come
toccasse
una
cosa
sacra
.
-
Ah
!
-
non
potei
a
meno
di
esclamare
.
-
Immaginavo
che
doveva
essere
in
salvo
:
soltanto
non
pensavo
...
-
E
a
chi
doveva
affidarlo
egli
?
-
disse
guardandomi
con
rimprovero
.
-
È
vero
!
-
risposi
,
riflettendo
a
quello
ch
'
ella
era
stata
per
lui
.
Alcuni
mesi
erano
bastati
per
una
donna
ad
acquistar
tutti
i
diritti
;
perché
nessuno
nella
vita
doveva
avergli
dato
quanto
lei
in
quel
breve
tempo
.
Osservavo
la
ragazza
:
era
dimagrita
assai
,
il
che
le
scopriva
marcatamente
la
forma
del
viso
ch
'
era
d
'
una
gran
purezza
:
la
lucerna
le
disegnava
fortemente
la
fronte
e
gli
zigomi
,
mettendole
molta
ombra
negli
occhi
,
che
ardevano
come
per
febbre
ed
acquistavano
una
profondità
d
'
espressione
quale
non
si
poteva
immaginare
nella
bimba
espansiva
e
incurante
che
appariva
prima
.
-
Lei
sa
certamente
quanto
può
costare
la
stampa
di
questo
libro
;
dev
'
essere
bello
,
s
'
intende
:
come
questo
qui
.
E
mi
trasse
da
una
piccola
scansia
dietro
le
mie
spalle
il
primo
libro
di
Crastino
.
Era
in
compagnia
dei
Miserabili
,
dell
'
Odissea
,
dell
'
Eneide
,
della
Gerusalemme
.
-
Questi
me
li
ha
dati
lui
-
disse
,
vedendomi
esaminare
i
libri
nella
loro
modesta
ma
pulita
legatura
;
-
li
ho
letti
:
qualche
volta
me
ne
leggeva
lui
dei
canti
interi
.
Ah
,
che
musica
!
Lui
mi
buttò
via
tutti
i
miei
romanzi
e
mi
lasciò
soltanto
i
Miserabili
.
Questo
qui
,
come
mi
ha
commossa
!
Quelle
storie
-
aggiunse
indicando
i
poemi
-
sono
molto
belle
e
divertenti
,
ma
non
fanno
piangere
...
Adesso
però
non
posso
aprirli
senza
sentirmi
un
gruppo
al
cuore
,
perché
sento
la
sua
voce
,
che
legge
in
un
modo
tanto
stanco
e
dolce
...
Ma
mi
dica
dunque
,
quanto
può
costare
?
-
Da
tre
a
quattrocento
lire
.
Ella
mi
guardò
spaventata
,
poi
le
si
riempirono
gli
occhi
di
lagrime
:
-
Io
non
avrò
mai
trecento
lire
.
Non
potei
far
a
meno
di
sorridere
:
-
Ma
non
poteva
lei
consigliarsi
con
qualche
amico
,
parlarne
coll
'
editore
?
-
Sì
?
Lui
mi
ha
detto
tante
cose
di
lei
!
Le
voleva
molto
bene
:
non
mi
parlava
che
di
lei
:
diceva
che
era
un
filosofo
.
Voleva
che
mi
consigliassi
con
lei
e
con
la
dottoressa
che
venne
qui
di
poi
.
Ma
io
avrei
voluto
farlo
tutto
da
me
:
fargli
questo
regalo
dopo
morto
.
Ah
se
fosse
mio
,
tutto
mio
!
Per
questo
ho
aspettato
tanto
prima
di
parlargliene
...
-
Bene
,
-
diss
'
io
,
commosso
-
io
sono
a
sua
disposizione
per
un
anticipo
allo
stampatore
,
se
lei
accetta
...
Ma
pensi
un
po
'
:
l
'
editore
,
se
lei
glielo
porta
,
lo
stamperà
senza
costo
di
spesa
,
anzi
dandole
un
tanto
per
cento
sul
guadagno
,
che
sarà
importante
,
poiché
Crastino
adesso
ha
una
fama
:
avrà
un
posto
nella
poesia
italiana
.
Ella
mi
guardò
tra
offesa
e
intimorita
:
-
Vendere
,
guadagnare
!
Ma
come
può
lei
parlare
così
?
Ma
c
'
è
il
suo
sangue
,
qui
,
la
sua
vita
,
ed
anche
la
mia
!
Ah
!
Lei
non
può
capire
!
Lo
legga
,
lo
legga
...
Io
lo
sentirò
fino
alla
morte
.
È
tutto
quello
che
mi
ha
contato
dei
suoi
dolori
,
tutto
l
'
amore
per
sua
sorella
:
e
poi
...
mio
povero
amore
,
povero
amore
!
E
si
pose
a
piangere
disperatamente
.
Io
la
lasciai
sfogarsi
un
momento
.
Tutta
la
sua
persona
,
smagrita
,
era
scossa
dai
singhiozzi
.
I
capelli
,
scioltisi
,
le
inondavano
la
faccia
:
notai
che
la
gran
capigliatura
bionda
era
tagliata
poco
più
sotto
le
spalle
.
-
Ascolti
un
momento
,
la
prego
-
feci
io
.
-
Ci
penseremo
meglio
.
Possiamo
benissimo
stamparlo
a
nostre
spese
:
quello
che
si
ricava
andrà
per
una
tomba
conveniente
al
nostro
povero
amico
.
Io
leggerò
subito
il
libro
:
domattina
glielo
riporto
.
Ella
si
volse
a
me
tutta
racconsolata
.
Le
strinsi
la
mano
commosso
e
uscii
.
Quello
che
soffersi
e
piansi
quella
notte
è
indicibile
.
Che
cosa
orrenda
la
vita
,
se
un
essere
può
soffrire
come
ha
sofferto
quel
povero
fanciullo
:
che
cosa
terribile
l
'
arte
,
che
condanna
un
uomo
a
frugare
,
rivoltare
,
lavorare
questo
dolore
come
se
fosse
una
creta
da
cui
deve
uscire
la
statua
!
Che
orribile
dono
la
poesia
!
Per
questi
esseri
è
una
maledizione
,
uno
strumento
che
intensifica
la
sofferenza
.
Io
non
ho
mai
sofferto
de
'
miei
dolori
più
roventi
,
de
'
miei
desiderii
d
'
amore
frustrati
,
quanto
ho
sofferto
per
la
visione
di
questa
esistenza
disumanamente
infelice
...
Eppure
io
l
'
avevo
sentito
esclamare
con
voce
costernata
:
"
Vivere
,
vivere
!
...
Troppo
tardi
!
Troppo
tardi
!
"
Dunque
aveva
desiderato
la
vita
,
ci
s
'
era
aggrappato
alla
fine
con
tutte
le
forze
.
Effetto
delle
mie
teorie
?
No
.
Bastò
che
in
una
vita
d
'
inferno
entrasse
uno
sguardo
di
donna
!
Questo
ha
potuto
fare
quella
semplice
creatura
,
solo
perché
era
una
donna
:
egli
si
è
sentito
per
un
momento
saldo
,
forte
,
completo
,
uomo
:
ha
cantato
il
suo
breve
inno
alla
vita
,
poi
è
sparito
.
Un
poemetto
racconta
il
rapido
dramma
della
sorella
:
meditazioni
sulla
nascita
e
sulla
morte
,
l
'
aspettazione
d
'
una
vita
novella
uscita
da
un
seme
ignoto
,
ch
'
egli
carezzerebbe
con
un
'
interrogazione
inutile
negli
occhi
e
un
timore
nell
'
anima
,
il
timore
dello
sconosciuto
che
s
'
era
intruso
e
ingrandirebbe
fra
sua
sorella
e
lui
.
Il
poemetto
finiva
lì
.
La
morte
di
lei
non
ha
lasciato
che
vaghi
e
cupi
echi
in
alcune
poesie
di
solitudine
e
di
morte
,
ove
il
senso
del
mistero
ha
risonanze
di
terrore
.
Una
collana
di
sonetti
densi
e
per
me
alquanto
oscuri
racchiude
in
brevi
sintesi
i
concetti
moderni
della
vita
umana
:
espansione
libera
dell
'
infanzia
,
rivelazione
scientifica
della
vita
,
l
'
iniziazione
dell
'
amore
,
la
fusione
di
due
esseri
,
la
propagazione
della
esistenza
nello
spazio
e
nel
tempo
,
ai
contemporanei
e
ai
posteri
:
idee
astratte
,
rese
sensibili
con
parole
viventi
,
più
che
con
immagini
.
Qui
egli
mostra
veramente
la
via
della
poesia
di
domani
:
è
un
precursore
.
Poi
una
parte
s
'
inizia
con
un
'
esplosione
di
gioia
.
È
come
se
un
sole
presente
che
si
sentiva
dietro
una
cortina
di
nubi
invada
subitamente
una
landa
,
dissecchi
le
pozzanghere
e
tragga
dalla
terra
un
trionfo
di
vegetazione
.
Seguono
alate
poesie
d
'
amore
,
ove
una
figura
viva
si
disegna
,
si
colora
e
sorride
,
semplice
,
incolta
e
profonda
,
colla
freschezza
d
'
un
fiore
di
monte
.
L
'
incontro
nella
miserabile
cornice
delle
soffitte
,
mutate
nelle
cupole
e
nelle
guglie
d
'
una
cattedrale
:
due
vite
canore
,
aeree
,
e
l
'
una
gorgheggia
e
l
'
altra
piange
.
Io
non
rilessi
il
libro
,
ma
l
'
impressione
è
profondissima
in
me
,
la
visione
vivissima
.
Io
vedo
quel
piccolo
corpo
di
bimba
,
stretto
intorno
alle
membra
scarse
di
calore
del
mio
povero
amico
,
come
per
infondergli
la
gioia
,
e
nulla
ho
mai
veduto
né
immaginato
più
bello
di
quel
gruppo
.
Egli
parla
,
egli
affascina
la
piccola
cingallegra
,
colla
sua
musica
che
le
canterà
in
cuore
fino
alla
morte
,
ed
ella
ascolta
-
e
adora
:
adora
l
'
ignoto
che
splende
per
lei
in
quel
corpo
che
abbraccia
,
pallido
e
ardente
.
Al
mattino
,
appena
vidi
la
Biondina
aprir
la
finestra
,
metter
fuori
la
gabbietta
e
i
piccoli
vasi
,
serena
e
seria
come
se
la
fonte
del
riso
fosse
in
lei
esaurita
,
bussai
alla
sua
porta
.
Dovevo
aver
in
viso
la
riverenza
e
l
'
ammirazione
che
sentivo
dentro
,
perché
ella
sorrise
quasi
di
gratitudine
.
Accanto
a
lei
,
seduto
su
una
coperta
di
lana
stesa
sul
pavimento
,
era
un
bimbo
di
due
anni
,
con
una
scodella
fra
le
gambette
,
vuota
,
in
cui
rigirava
un
cucchiaio
che
portava
alle
labbra
inutilmente
.
-
Vede
che
ho
un
bambino
anch
'
io
-
disse
sorridendo
.
-
È
della
Minca
?
-
chiesi
.
-
Sì
:
gli
voglio
tanto
bene
.
Non
è
vero
che
è
bello
?
Lo
considerai
un
momento
:
bello
non
era
affatto
:
aveva
le
gote
molli
e
pallide
,
due
grandi
orecchie
e
una
bocca
enorme
dalle
labbra
di
mulatto
:
ma
gli
occhi
brillavano
,
fissi
su
me
,
come
due
carbonchi
.
-
Sì
,
è
bellino
-
risposi
.
-
Ho
pensato
tutta
la
notte
a
quel
che
lei
m
'
ha
detto
iersera
.
Gli
faremo
un
bel
monumento
come
quello
di
Silvio
Pellico
,
nel
camposanto
nuovo
.
So
io
,
chi
glielo
farà
:
io
andrò
dal
signor
Leonardi
e
gli
darò
il
libro
,
e
dirò
che
sono
io
...
-
Conosce
il
Leonardi
?
Quello
sì
che
può
farlo
,
un
bel
monumento
,
anche
con
un
piccolo
marmo
!
-
Sì
:
avevo
un
'
amica
che
è
stata
sua
modella
.
Poi
si
è
maritata
.
Una
volta
è
andata
da
lui
a
dirgli
che
il
suo
bimbo
era
morto
:
egli
ha
fatto
il
ritratto
e
gliel
'
ha
regalato
...
-
Il
libro
servirà
a
comprar
il
marmo
!
Vuol
andar
lei
dall
'
editore
?
È
necessario
parlarne
anche
alla
signorina
Lavriano
.
Io
ero
tormentato
da
un
'
interrogazione
.
Le
domandai
:
-
Senta
...
dove
sono
i
suoi
capelli
?
-
Li
ho
venduti
-
rispose
subito
,
turbata
,
ma
con
un
lievissimo
sorriso
.
-
Non
ci
credo
!
Ella
scoppiò
a
piangere
,
ma
con
in
faccia
uno
strano
miscuglio
di
pudore
e
di
gioia
:
-
Non
lo
sa
nessuno
-
confessò
.
-
Quanto
crede
mi
avrebbero
dato
?
Settanta
lire
m
'
ha
offerto
una
volta
il
parrucchiere
qui
abbasso
.
Erano
belli
,
non
e
vero
?
E
lui
li
amava
tanto
!
...
Prima
che
gli
chiudessero
la
cassa
...
La
Minca
non
se
n
'
accorse
affatto
.
Era
contenta
come
una
bimba
.
Io
mi
raffigurai
i
bei
capelli
sul
petto
del
povero
morto
.
Il
bimbo
rotolandosi
sulla
coperta
aveva
valicato
l
'
orlo
e
così
,
con
le
cosce
nude
sull
'
ammattonato
,
la
scodella
rovesciata
tra
i
piedi
,
mi
guardava
ridendo
.
-
Su
,
batuffolo
!
-
esclama
lei
togliendogli
la
scodella
e
ponendolo
a
sedere
sul
suo
letto
;
e
rivolta
a
me
:
-
Ha
due
anni
suonati
e
non
cammina
ancora
.
A
proposito
,
sa
che
l
'
Ubriaco
è
in
prigione
?
Lei
che
ha
dei
mezzi
dovrebbe
aiutare
la
Minca
.
Finirà
male
:
ho
paura
che
impazzisca
o
ne
faccia
una
cattiva
.
-
Perché
l
'
hanno
messo
in
prigione
?
-
L
'
hanno
preso
per
un
manutengolo
:
era
sull
'
angolo
di
via
Bonzanigo
mentre
i
ladri
scassinavano
il
negozio
del
gioielliere
:
forse
li
conosceva
:
qui
siamo
costretti
a
conoscere
anche
i
ladri
e
le
donne
disgraziate
...
O
non
li
conosceva
affatto
.
Quella
povera
donna
!
Le
monache
di
Santa
Zita
le
portano
qualcosa
,
e
poi
i
ragazzi
vanno
al
Pane
Quotidiano
tutti
i
giorni
.
Lei
non
mangia
più
:
bisogna
metterle
il
boccone
in
bocca
.
Io
voglio
occuparmi
del
piccino
,
ma
e
gli
altri
due
?
Notu
ha
nove
anni
,
l
'
altra
,
una
bimbetta
mezzo
scema
,
ne
ha
sei
.
Adesso
lei
guadagna
,
sapete
quanto
?
sei
lire
al
mese
,
a
far
la
camera
d
'
un
impiegato
del
lotto
al
quarto
piano
.
Qualche
mese
fa
aveva
molte
camere
da
fare
e
riusciva
a
metter
insieme
fino
a
trenta
soldi
al
giorno
.
Quando
le
hanno
messo
in
prigione
il
marito
,
nessuno
ha
più
voluto
saperne
,
eccetto
quel
giovine
del
lotto
che
forse
non
lo
sa
ancora
o
che
sarà
un
socialista
...
Figuriamoci
:
moglie
d
'
un
ubriacone
,
pazienza
,
ma
di
un
ladro
!
Non
è
vero
,
Gip
?
-
seguitò
,
baciando
il
bimbo
.
-
Adesso
le
domando
io
se
questo
innocente
deve
saperne
qualcosa
,
lui
!
Ad
un
tratto
sbarrò
gli
occhi
guardando
fuori
,
sul
tetto
.
Mi
volsi
da
quella
parte
:
un
piccolo
spazzacamino
era
sbucato
da
un
abbaino
,
s
'
era
piantato
cogli
scarponi
su
la
cresta
,
poco
lontano
dalla
mia
soffitta
,
e
girava
lo
sguardo
sicuro
tutt
'
intorno
.
-
Per
quello
là
non
c
'
è
da
aver
paura
-
osservò
la
ragazza
.
-
Si
ricorda
del
Notu
?
Che
spavento
!
Lo
spazzacamino
si
scioglieva
la
corda
dai
fianchi
,
deponeva
la
raspa
,
indi
,
inerpicatosi
su
un
comignolo
,
vi
faceva
scendere
la
sua
spazzola
di
ferro
,
poi
ne
la
ritraeva
con
tutta
forza
.
Il
cielo
era
cosparso
di
nuvole
argentee
investite
dal
vento
,
e
mentre
esse
movevano
compatte
,
pareva
che
la
piccola
figura
nera
e
il
comignolo
e
il
tetto
navigassero
in
un
moto
lento
che
dava
la
vertigine
.
-
E
quel
povero
bimbo
lì
!
Chi
sa
dove
ha
la
mamma
:
dicono
che
ci
sono
delle
mamme
che
li
vendono
,
li
dànno
a
nolo
per
tre
o
quattr
'
anni
...
Che
orrore
!
E
la
giustizia
lascia
fare
tutto
questo
?
-
La
giustizia
?
Chi
è
la
giustizia
,
buona
figliola
?
Insomma
lei
è
una
piccola
socialista
,
eh
?
-
Io
?
-
rispose
ella
guardandomi
curiosamente
.
-
Crede
lei
?
Vorrei
bene
essere
qualche
cosa
,
ma
non
sono
niente
.
Vigi
diceva
bene
che
ero
...
non
so
più
che
cosa
...
Ha
letto
?
Che
belle
cose
,
eh
?
Io
ero
umiliata
,
prima
,
davanti
a
lui
:
ma
lui
mi
diceva
soltanto
che
fossi
bella
e
che
sorridessi
,
e
che
gli
bastava
.
Mi
contemplava
delle
ore
intere
ed
io
m
'
inquietavo
per
paura
che
non
mi
trovasse
come
mi
voleva
,
ma
poi
lo
vedevo
così
felice
!
Io
sono
sicura
che
non
mi
guardava
me
,
ma
che
guardandomi
gli
venivano
chi
sa
quante
belle
memorie
e
quante
belle
idee
...
Voleva
sempre
che
sorridessi
,
e
io
ho
sorriso
fino
alla
fine
,
con
che
pena
,
mentre
lo
vedevo
morire
!
Abbracciò
strettamente
il
bimbo
,
che
si
ritrasse
un
po
'
stupito
;
poi
si
asciugò
gli
occhi
:
-
E
mentre
sorridevo
senza
parlare
,
-
non
parlavo
mai
!
-
lui
pensava
alle
rose
,
ai
paesaggi
ed
alle
stelle
e
diceva
ch
'
io
ero
della
stessa
famiglia
e
anche
lui
...
Quante
volte
m
'
indicava
le
stelle
!
Guardavamo
fuori
della
finestra
,
sulle
creste
dei
tetti
,
nel
cielo
nero
,
e
lui
mi
diceva
che
sono
tutte
vive
o
che
lo
saranno
,
e
che
lui
andrebbe
presto
in
una
di
quelle
...
Difatti
io
sono
sicura
ch
'
egli
è
ancora
vivo
.
Ho
visto
morire
il
mio
bambino
,
e
ho
pianto
tanto
!
Ma
dopo
mi
faceva
l
'
effetto
d
'
un
canarino
che
mi
è
morto
:
era
proprio
finito
tutto
,
finito
!
Ma
lui
...
non
può
essere
!
Ha
parlato
fino
alla
fine
e
mi
ha
detto
delle
cose
che
non
posso
ricordare
...
oh
quanto
mi
affatico
per
ricordarle
,
ma
non
posso
!
Eppure
io
mi
sento
un
'
altra
donna
dopo
quelle
parole
,
e
voglio
vivere
,
sebbene
desiderassi
di
morire
con
lui
:
sento
che
devo
vivere
,
perché
devo
fare
qualche
cosa
.
Non
so
che
cosa
,
e
aspetto
...
Io
consideravo
quella
ragazza
semplice
e
la
vedevo
penetrata
d
'
una
forza
misteriosa
,
come
se
una
volontà
energica
le
si
fosse
trasfusa
.
Sorrise
come
per
dissipare
l
'
impressione
delle
parole
gravi
che
le
erano
uscite
dal
cuore
quasi
inconsciamente
:
ma
sotto
il
sorriso
e
nell
'
occhio
pensoso
vedevo
che
esse
dovevano
formar
ormai
il
fondo
della
sua
sostanza
.
L
'
amore
aveva
fatto
questo
miracolo
e
una
acuta
malinconia
m
'
assalì
,
come
sempre
,
davanti
a
quello
che
era
e
che
deve
restare
per
me
un
ignoto
ineffabile
.
Intanto
,
la
lettura
della
vita
di
Crastino
m
'
aveva
confermato
un
'
idea
che
era
germogliata
nella
mia
mente
già
quando
l
'
avevo
sentita
narrare
da
lui
e
la
confrontavo
colla
mia
.
Il
mio
Memoriale
,
colle
sue
divisioni
scolastiche
,
pure
imprecise
,
col
suo
sforzo
di
esattezza
che
lo
rendeva
arido
,
colla
sua
dottrina
incerta
ed
affastellata
,
com
'
era
inefficace
,
di
fronte
alla
semplice
narrazione
personale
d
'
una
esistenza
!
La
stessa
parte
che
descriveva
la
miseria
presente
,
riusciva
monca
e
imperfetta
.
Forse
,
ripetei
a
me
stesso
,
il
nudo
racconto
della
mia
vita
può
essere
più
rappresentativo
,
più
suggestivo
che
non
una
trattazione
,
per
la
quale
mi
manca
una
disciplina
d
'
anni
.
E
quanto
alla
forma
,
s
'
io
non
ho
la
potenza
d
'
arte
di
Crastino
,
ho
la
passione
,
ho
una
volontà
di
afferrare
il
mondo
nelle
mie
mani
e
di
torcerlo
e
di
foggiarlo
come
la
creta
in
cui
sono
nato
,
una
volontà
talmente
intensa
che
ne
soffro
e
mi
consumo
.
Pochi
giorni
dopo
incominciai
questa
narrazione
.
Quanto
al
modo
di
ottener
udienza
,
ero
sicuro
,
comunque
,
di
pervenirvi
...
xv
.
Nondimeno
feci
più
d
'
un
tentativo
per
tornare
alla
mia
tipografia
.
Richiesi
infine
delle
spiegazioni
.
E
allora
compresi
.
Un
nuovo
direttore
era
entrato
,
un
mese
prima
dello
sciopero
,
nello
stabilimento
:
il
precedente
usava
forse
molta
indulgenza
con
me
?
Lo
immagino
,
perché
i
rimproveri
e
le
multe
,
che
mi
assegnava
il
nuovo
,
erano
quasi
sempre
giustificati
.
Dovevo
essere
permanentemente
assorto
nei
casi
che
avvenivano
intorno
a
me
e
turbato
,
perché
gravi
errori
mi
sfuggivano
sovente
.
Un
gran
mutamento
doveva
pur
essere
avvenuto
nel
mio
contegno
,
perché
il
contegno
dei
miei
colleghi
correttori
con
cui
stavo
,
su
uno
stesso
banco
,
gomito
a
gomito
,
intere
giornate
,
era
affatto
mutato
verso
di
me
.
Forse
non
udivo
qualche
loro
domanda
e
non
rispondevo
,
o
gettavo
là
qualche
frase
distratta
e
impaziente
.
Non
so
:
so
che
ho
visto
su
pochi
visi
un
po
'
di
rincrescimento
perché
non
rientravo
.
L
'
ultima
volta
contemplai
a
lungo
con
una
infinita
tristezza
quella
vasta
tettoia
vetrata
dove
avevo
passato
quasi
dieci
anni
!
Dieci
anni
!
Le
file
dei
compositori
nel
loro
camicione
grigio
stavano
intente
alle
casse
:
nelle
corsie
ad
ogni
tratto
passavano
due
uomini
,
l
'
un
dietro
l
'
altro
,
portando
una
"
forma
"
su
una
tavola
,
il
foglio
pronto
per
le
macchine
,
come
portassero
una
barella
o
un
feretro
.
Dirimpetto
i
cilindri
giravano
con
fragore
,
i
fogli
si
rovesciavano
l
'
un
sull
'
altro
:
le
donne
nel
loro
grembialone
di
prigioniere
ripetevano
il
gesto
monotono
di
collocare
i
fogli
sul
cilindro
o
di
raccoglierli
in
mucchio
.
Su
due
ballatoi
laterali
le
legatrici
si
agitavano
continuamente
.
Un
centinaio
di
donne
e
un
centinaio
d
'
uomini
.
Immaginare
che
potesse
stabilirsi
qualche
rapporto
fra
quegli
esseri
fatti
per
integrarsi
a
vicenda
,
qualche
rapporto
diverso
da
quello
che
esiste
fra
l
'
uno
e
l
'
altro
pezzo
d
'
una
macchina
,
è
impossibile
.
Eppure
nell
'
ininterrotto
affaccendarsi
di
tutti
quegl
'
individui
,
ridotti
a
essere
come
i
denti
d
'
un
ingranaggio
,
nascevano
,
si
annodavano
,
traverso
il
minuto
lavorìo
della
composizione
e
il
fragore
delle
piattaforme
volanti
,
sorrisi
,
desideri
,
amori
,
e
quando
la
campana
del
mezzodì
liberava
d
'
un
subito
tutti
quegli
esseri
,
legati
,
irrigiditi
per
ore
e
ore
in
un
immenso
organismo
meccanico
,
e
la
folla
si
riversava
fitta
traverso
i
corridoi
e
fuor
della
porta
nella
strada
soleggiata
,
che
gioia
vederli
tornar
vivi
,
tornar
esseri
umani
,
sorridersi
,
parlarsi
,
interpellarsi
,
salutarsi
dividendosi
,
o
andar
di
conserva
come
amici
o
stringersi
a
braccetto
come
amanti
!
Fra
quelle
ragazze
che
,
uniformemente
vestite
sfoggiavano
tutta
la
loro
bellezza
nell
'
acconciatura
dei
capelli
,
qualcuna
forse
mi
guardò
non
affatto
sprezzante
o
indifferente
?
Ho
in
fondo
agli
occhi
qualche
leggero
sorriso
,
qualche
sguardo
di
simpatia
,
e
non
so
più
a
qual
figura
assegnarli
.
Forse
là
era
una
donna
che
avrei
amata
?
Dieci
anni
!
Ero
dunque
infine
libero
.
Per
la
prima
volta
mi
sentivo
indipendente
,
senza
padrone
.
Nella
Pia
Casa
ero
soggetto
,
lungo
le
ore
di
lavoro
,
al
padrone
presso
cui
mi
mandavano
e
nel
resto
del
tempo
agli
assistenti
dell
'
Istituto
;
poi
passai
di
padrone
in
padrone
,
col
senso
perenne
della
soggezione
,
sì
che
alla
festa
non
potevo
mai
liberarmi
dal
peso
della
schiavitù
del
domani
e
delle
settimane
prossime
.
Forse
che
mi
sento
io
ora
pienamente
libero
?
No
:
ho
in
fondo
una
timidezza
irragionevole
che
costituisce
una
inferiorità
reale
:
s
'
io
volessi
fare
un
atto
d
'
indipendenza
,
certamente
sarebbe
esagerato
e
rasenterebbe
la
ribellione
:
credo
che
ciò
sia
avvenuto
infatti
nei
miei
rapporti
col
direttore
della
tipografia
.
E
per
godere
intera
la
sensazione
almeno
della
libertà
fisica
,
mi
diedi
a
grandi
corse
traverso
le
colline
di
Torino
:
che
respiri
,
che
bagni
d
'
aria
e
di
sole
in
mezzo
agli
effluvii
dell
'
autunno
,
che
stupori
dinanzi
alla
scoperta
improvvisa
degli
orizzonti
luminosi
e
sconfinati
!
Io
non
mi
ero
mai
sentito
vivere
con
tale
espansione
.
Ah
,
quando
dicevo
a
Crastino
che
la
vita
è
buona
!
Sì
:
basta
essere
sani
di
corpo
e
di
mente
:
la
felicità
è
forse
una
cosa
molto
semplice
e
molto
facile
.
Essere
vivi
:
molti
se
ne
contentano
,
e
questa
non
è
ancora
la
felicità
.
Senza
dubbio
la
felicità
è
sentirsi
vivi
.
A
misura
che
la
vita
è
complessa
,
larga
,
intensa
in
un
uomo
,
cresce
la
sua
felicità
,
e
coloro
che
contengono
maggior
quantità
di
vita
sono
coloro
che
più
son
capaci
di
felicità
.
È
questo
ch
'
io
avevo
pensato
sempre
,
così
semplice
e
per
così
inintelligibile
per
la
maggior
parte
.
Ma
il
giorno
che
questo
vero
così
luminoso
e
vittorioso
apparirà
a
tutti
,
non
sarà
mutata
la
vita
sociale
?
Un
giorno
nelle
mie
gambate
traverso
i
colli
mi
trovai
vicino
a
Gassino
.
Ci
entrai
.
Riconobbi
qualche
casetta
screpolata
,
ma
nessuna
fisionomia
mi
richiamò
qualche
immagine
d
'
un
passato
tanto
remoto
.
Non
mi
sentii
vincolato
più
a
quei
poveri
contadini
che
vedevo
moversi
tra
i
seminati
,
che
all
'
altro
povero
e
cieco
genere
umano
.
Pure
,
presso
le
fornaci
,
affatto
trasformate
e
irriconoscibili
,
la
vista
della
terra
gialla
in
cui
io
e
mio
padre
e
i
miei
nonni
,
intere
generazioni
forse
,
avevamo
frugato
rintanati
come
talpe
,
svegliò
un
vago
miscuglio
di
sensazioni
dolorose
insieme
e
dolci
in
fondo
al
mio
essere
.
Uscendo
dal
paese
,
vedo
,
seduto
al
sole
,
di
fronte
al
Po
e
al
piano
immenso
,
un
vecchio
,
rotto
in
due
dalla
sciatica
:
faccia
raggrumata
,
occhietti
umidi
e
morti
.
Così
sarebbe
stato
mio
padre
se
fosse
vissuto
:
così
avrei
finito
io
pure
.
La
terra
in
cui
hanno
frugato
tutta
la
vita
,
li
ghermisce
pel
collo
,
li
curva
,
li
soffoca
nel
suo
seno
.
Ci
tornai
.
Una
sera
,
imbruniva
,
la
campana
del
villaggio
,
la
sola
voce
festiva
della
mia
infanzia
,
era
di
sabato
,
sonava
a
concerto
annunziando
la
festa
.
E
un
ritornello
...
me
lo
trovai
lì
nella
memoria
,
nell
'
orecchio
,
sulle
labbra
:
d
'
onde
veniva
?
E
io
camminavo
,
camminavo
,
verso
la
città
,
solo
nella
strada
provinciale
.
E
cominciai
a
cantare
e
a
piangere
,
a
piangere
e
a
cantare
...
Canté
,
canté
,
fijete
,
canté
touzour
!
...
così
ostinato
,
così
doloroso
,
così
aspramente
,
lungamente
penetrante
...
da
impazzire
!
E
saltai
nel
seminato
,
mi
affondai
nei
solchi
recenti
,
bocconi
,
ficcando
le
mani
tra
le
radici
,
mordendo
,
suggendo
le
erbe
.
O
terra
,
mia
terra
,
umile
e
cara
sola
madre
mia
!
Chi
mi
ha
divelto
dal
tuo
seno
,
sì
presto
,
ch
'
io
avevo
dimenticato
perfino
il
tuo
sapore
?
Ma
non
tardai
,
dopo
aver
vagato
per
due
settimane
,
a
sentir
troppo
grave
il
peso
della
mia
solitudine
scioperata
.
Ah
poter
agire
!
Fare
qualcosa
di
grande
,
di
immensamente
benefico
!
E
meditavo
.
Avrei
potuto
forse
dedicarmi
ad
un
'
opera
paziente
,
continua
,
serena
,
come
quella
buona
dottoressa
Lavriano
,
il
cui
sorriso
e
il
tocco
della
mano
gentile
dovevano
aver
sollevato
o
guarito
chi
sa
quanti
mali
?
Sentivo
una
strana
impazienza
:
ciò
era
troppo
minuto
e
troppo
lungo
,
e
io
non
avevo
tempo
.
Da
parecchi
mesi
sentivo
in
tutti
i
miei
atti
l
'
impulso
ad
affrettarmi
,
perché
il
tempo
davanti
a
me
s
'
accorciava
;
e
che
cosa
s
'
avvicinava
con
esso
?
Una
sventura
?
Una
malattia
?
Forse
nel
corpo
sociale
ci
sono
delle
molecole
che
devono
scomparire
per
salvare
l
'
organismo
.
Io
sento
in
certi
momenti
l
'
esaltazione
e
la
voluttà
di
prodigarmi
.
Sono
anch
'
io
un
tipo
patologico
?
Ci
sarebbe
a
stupire
che
non
lo
fossi
.
Ci
sono
dei
tipi
normali
ammirabili
,
come
la
Lavriano
.
La
sua
azione
è
molteplice
,
diffusa
,
piena
d
'
insuccessi
e
di
qualche
successo
,
lentissimamente
progressiva
.
Coglie
,
annoda
,
compone
innumerevoli
fili
;
par
che
tessa
un
arazzo
di
cui
ella
non
compierà
che
una
minima
parte
e
che
abbia
ereditata
l
'
opera
da
una
generazione
per
affidarla
ad
un
'
altra
.
Ebbene
,
io
non
posso
darmi
a
piccole
dosi
:
io
m
'
impaziento
,
mi
irrito
.
Cercavo
qualcosa
di
pronto
,
di
fulmineo
e
non
trovavo
,
non
trovavo
...
fuorché
la
distruzione
?
Due
visioni
s
'
erano
impadronite
del
mio
spirito
con
ugual
forza
,
sebbene
l
'
una
reale
,
l
'
altra
fantastica
.
Nell
'
una
Crastino
ed
io
ci
volgevamo
indietro
in
un
gran
viale
fiancheggiato
ai
lati
da
grossi
cumuli
di
neve
:
un
punto
lontano
ingrandiva
rapidamente
avvicinandosi
:
il
veicolo
tozzo
e
fulmineo
passava
,
lasciandoci
appena
indovinare
una
figura
su
di
esso
Lo
seguivo
coll
'
occhio
:
un
piccolo
mucchio
nero
là
innanzi
stava
fermo
in
mezzo
alla
strada
e
l
'
automobile
si
lanciava
..
La
visione
si
spegneva
d
'
un
tratto
lasciandomi
un
gelo
nella
schiena
.
Nell
'
altra
,
una
carrozza
pesante
correva
in
una
strada
di
città
assiepata
di
gente
:
un
uomo
si
gettava
verso
di
essa
e
veniva
fracassato
dai
zoccoli
d
'
un
cavallo
.
E
mi
pareva
di
sentir
un
colpo
al
cervello
...
E
cominciai
un
mattino
a
svegliarmi
con
l
'
idea
d
'
una
cosa
che
dovevo
fare
,
oggi
?
domani
?
E
tutte
le
mattine
avevo
la
stessa
sensazione
di
aspettativa
insieme
e
di
obbligo
,
come
d
'
una
promessa
che
dovessi
adempiere
e
differissi
di
giorno
in
giorno
per
cause
non
del
tutto
dipendenti
dalla
mia
volontà
.
La
cosa
che
dovevo
fare
era
affatto
intima
,
era
semplicemente
di
accettare
un
atto
ancora
oscuro
che
mi
s
'
imponeva
lentamente
con
forza
e
ostinazione
,
perché
di
poi
è
cessata
affatto
l
'
inquietudine
che
m
'
invadeva
ogni
mattina
e
che
diminuiva
soltanto
la
sera
mentre
dicevo
a
me
stesso
:
Domani
!
...
coll
'
intenzione
implicita
di
considerare
e
infine
di
accettare
;
quasi
per
far
tacere
una
voce
insistente
e
irritante
che
mi
ripeteva
sempre
lo
stesso
:
"
È
necessario
!
"
.
Ed
ecco
il
fatto
che
mi
determinò
.
Quel
mattino
avevo
aperto
gli
occhi
colla
immagine
vaga
d
'
un
sogno
o
d
'
una
allucinazione
che
svaniva
.
Ero
in
presenza
d
'
un
uomo
:
avvicinarlo
mi
era
parso
una
gran
fatica
,
come
un
'
ascensione
gravosa
,
e
il
rimanervi
un
pericolo
mortale
.
Ora
egli
mi
guardava
.
Io
avevo
da
dirgli
una
gran
parola
,
ma
non
mi
usciva
dalle
labbra
:
sentivo
che
le
mie
labbra
si
movevano
,
che
la
mia
faccia
si
contraeva
,
che
forse
emettevo
un
suono
inarticolato
...
ed
egli
mi
guardava
e
non
comprendeva
e
i
suoi
occhi
diventavano
irati
,
terribili
...
E
avrei
voluto
uccidermi
a
'
suoi
piedi
perché
mi
comprendesse
!
Levatomi
,
l
'
impressione
svanì
,
o
mi
parve
.
Fatto
è
che
corsi
subito
alla
Biblioteca
Civica
per
immergermi
nei
libri
,
come
facevo
già
da
parecchi
giorni
,
per
imprigionare
la
mia
attenzione
e
sedare
l
'
inquietudine
che
mi
tormentava
.
Ero
divenuto
d
'
una
tale
instabilità
nervosa
,
che
nella
strada
una
voce
improvvisa
,
il
rullìo
d
'
una
carrozza
,
una
scampanellata
di
tranvia
,
mi
tiravano
,
dal
lato
da
cui
venivano
,
dei
tuffi
di
sangue
.
Uscito
dalla
Biblioteca
Civica
ove
avevo
finito
la
Risurrezione
di
Tolstoi
cominciata
giorni
prima
,
me
ne
tornavo
colla
testa
tutta
scombussolata
.
Vi
ero
rimasto
sei
ore
:
il
sole
tramontava
:
il
cielo
,
lontano
,
dietro
l
'
angolo
del
monumento
al
Fréjus
,
discendeva
leggerissimo
sulle
creste
bianche
ed
azzurre
delle
Alpi
.
Respiravo
a
pieni
polmoni
,
anche
per
sollevarmi
l
'
oppressione
morale
.
Il
romanzo
mi
aveva
lasciato
un
enorme
senso
di
sgomento
:
esso
descrive
con
tal
potenza
la
massa
dell
'
iniquità
sociale
,
che
i
personaggi
pieni
di
buona
volontà
e
i
precetti
di
vita
che
dà
l
'
autore
diventano
sproporzionati
,
inefficaci
,
strani
.
E
pensavo
ch
'
io
ero
forse
,
come
codesti
russi
,
un
'
anima
ingenua
che
vede
tutta
la
mostruosità
degli
organismi
sociali
e
crede
poterli
atterrare
con
una
spallata
.
Forse
val
meglio
scomporli
vite
per
vite
,
ruota
per
ruota
,
come
farebbe
un
esperto
meccanico
.
Ma
come
persuadere
questi
capi
macchina
ad
esaminare
,
riformare
,
rinnovare
i
lor
vecchi
strumenti
,
traverso
cui
l
'
uomo
moderno
esce
falsato
,
deformato
,
talvolta
stritolato
?
Ero
giunto
in
piazza
Statuto
.
Ho
l
'
abitudine
di
soffermarmi
presso
ai
chioschi
dei
giornalai
.
Mi
avvicinai
ad
uno
per
guardare
su
un
giornale
in
che
giorno
eravamo
.
Era
la
Gazzetta
di
Torino
,
uscita
allora
,
e
mi
colpì
subito
la
scritta
:
Il
dramma
di
Via
San
Donato
.
Simultaneamente
avverto
il
gridìo
che
alcuni
venditori
facevano
per
le
strade
,
colle
stesse
parole
.
Un
tremore
inesplicabile
m
'
assalse
,
comprai
il
giornale
:
era
un
'
intera
colonna
:
il
cronista
faceva
un
lungo
e
lacrimoso
preambolo
:
"
La
donna
può
avere
quarant
'anni...:
marito
in
prigione
...
Ella
aveva
mandato
i
tre
figli
...
il
maggiore
teneva
l
'
ultimo
in
braccio
e
l
'
altro
per
mano
...
al
Pane
Quotidiano
...
La
donna
stava
inginocchiata
contro
la
parete
in
un
angolo
della
soffitta
...
Un
braciere
...
"
.
Mi
sentii
toccare
sulla
spalla
:
mi
volsi
.
Era
la
dottoressa
Eva
:
era
molto
turbata
:
-
Ho
fatto
fermare
la
tranvia
,
vedendo
lei
qui
.
Che
cosa
orribile
!
-
disse
,
accennandomi
il
giornale
.
-
È
la
Minca
,
non
è
vero
?
-
Sì
.
Lei
non
sa
ancora
nulla
?
Venga
con
me
.
Io
l
'
ho
vista
:
ora
ho
portato
i
due
ragazzi
a
casa
mia
,
poi
vedrò
...
È
morta
verso
mezzogiorno
,
sembra
.
Stamattina
aveva
mandato
i
bambini
da
noi
.
Pareva
che
lo
sapesse
,
il
povero
Notu
;
non
ha
voluto
mangiare
:
è
stato
tutto
il
giorno
ammusonito
,
cupo
.
Che
cosa
crede
che
diventerà
quel
ragazzo
lì
?
Io
ero
come
stordito
.
-
Aveva
chiuso
le
imposte
e
turato
il
caminetto
...
-
continuò
la
signorina
.
-
Ha
preso
tutte
le
precauzioni
più
minute
:
tutte
le
fessure
dell
'
uscio
e
della
finestra
erano
tappate
.
Ha
fatto
presto
l
'
ossido
di
carbonio
a
raggiungerla
,
così
inginocchiata
a
terra
...
Aveva
ingannato
anche
la
Biondina
,
che
ha
bussato
soltanto
quando
sono
tornati
i
ragazzi
,
alle
due
,
ed
essi
dovevano
stare
fuori
fino
a
sera
...
Notu
pareva
che
lo
sapesse
.
È
lui
che
si
è
messo
a
piangere
davanti
all
'
uscio
,
picchiando
,
e
gli
altri
due
anche
essi
...
Così
il
marito
della
portinaia
ha
sospettato
e
ha
forzato
l
'
uscio
.
Me
lo
raccontava
la
Biondina
...
Eravamo
giunti
,
quasi
correndo
,
alla
casa
.
Sotto
il
portone
le
donne
chiacchieravano
,
coi
visi
curiosi
e
inquieti
.
Salimmo
.
L
'
uscio
era
chiuso
e
due
guardie
passeggiavano
lungo
il
corridoio
.
Avrei
voluto
vedere
un
momento
la
povera
morta
,
ma
le
due
faccie
arcigne
me
ne
distolsero
.
Da
parecchi
giorni
era
entrato
in
me
un
vago
timore
delle
guardie
:
mi
sentivo
fissato
,
nelle
strade
,
con
insistenza
,
con
diffidenza
.
Forse
il
mio
aspetto
s
'
era
fatto
più
tristo
:
mi
sentivo
inquieto
e
umiliato
nella
mia
disoccupazione
...
Andammo
fino
in
fondo
,
nella
camera
della
Biondina
.
La
Biondina
colla
faccia
piangente
teneva
stretto
in
collo
un
bimbo
,
il
bimbo
della
morta
,
che
mordeva
un
tozzo
di
mela
senza
stupirsi
degli
abbracci
e
delle
lacrime
di
lei
.
Quando
ella
ci
vide
,
parve
acquietarsi
,
guardò
la
dottoressa
che
conservava
la
sua
mirabile
calma
.
-
Non
si
ha
mai
la
mente
a
tutto
-
diceva
costei
.
-
Le
cose
vanno
innanzi
lentamente
!
Io
pensavo
anche
a
questa
disgraziata
,
ma
è
inutile
:
noi
non
possiamo
mai
aver
il
senso
immediato
dell
'
urgenza
,
dell
'
imminenza
,
della
necessità
!
Il
mio
aiuto
sarebbe
giunto
fra
un
mese
,
o
più
:
e
chi
può
misurare
le
forze
di
resistenza
d
'
una
creatura
?
Pare
forte
oggi
.
Domani
è
sfasciata
a
terra
come
un
cencio
!
Tutto
questo
dramma
mi
pareva
una
continuazione
,
uno
svolgimento
di
quello
che
un
genio
possente
mi
aveva
edificato
davanti
agli
occhi
:
ma
con
qual
semplicità
spaventevole
il
destino
mi
gettava
dinanzi
una
realtà
così
enorme
!
Una
semplicità
che
mi
incuteva
il
terrore
del
mistero
.
Ecco
:
una
creatura
aveva
voluto
morire
.
Era
morta
,
niente
di
più
facile
.
Così
facile
...
e
irreparabile
!
Ma
la
dottoressa
pensava
al
marito
,
ai
figli
.
Ella
non
si
tratteneva
mai
sull
'
irreparabile
e
andava
innanzi
.
Ogni
triste
avvenimento
la
stimolava
ad
agire
sempre
più
prontamente
:
tutto
le
era
occasione
di
complicare
sempre
più
le
fila
delle
sue
operazioni
,
come
un
generale
che
approfitta
d
'
ogni
menomo
vantaggio
contro
un
nemico
formidabile
.
Così
ogni
crisi
le
era
favorevole
per
condurre
i
suoi
conoscenti
verso
le
sue
idee
o
verso
la
sua
opera
:
ogni
morte
le
lasciava
un
'
eredità
.
-
Sapete
che
ho
fatto
una
conquista
?
-
aggiunse
dopo
un
poco
,
indicando
la
ragazza
.
-
Ho
una
recluta
nuova
che
mi
può
esser
preziosa
,
sapete
perché
?
Perché
è
bella
:
io
avevo
estremo
bisogno
d
'
una
donna
bella
e
che
sapesse
sorridere
bene
.
I
miei
bambini
se
la
disputeranno
.
E
vedendo
le
tacite
proteste
e
le
denegazioni
di
lei
,
come
per
vincere
un
'
ultima
riluttanza
:
-
È
troppo
modesta
.
Crede
di
non
esser
buona
a
nulla
...
e
infatti
è
proprio
necessario
esser
buone
a
qualcosa
?
C
'
è
del
pane
da
distribuire
,
c
'
è
da
accogliere
dei
poveri
affamati
mezzo
nudi
:
che
cosa
è
più
facile
che
aver
pietà
?
Che
cosa
è
più
desiderabile
che
aver
delle
ceste
di
pane
,
dei
pentolini
di
minestra
da
distribuire
?
E
continuava
col
suo
fluido
eloquio
di
propagandista
:
-
Vedere
ogni
giorno
tanti
miserabili
non
è
punto
allegro
,
lo
so
anch
'
io
!
È
un
malessere
,
un
disagio
che
ci
prende
...
Ma
il
malessere
che
ci
viene
dalla
vista
della
sofferenza
,
è
subito
sollevato
dal
fatto
di
poterla
far
cessare
,
per
un
momento
almeno
,
e
senza
fatica
...
Lei
è
una
buona
sarta
:
faremo
tanti
vestitini
:
avremo
della
stoffa
...
Ci
sono
due
opere
dove
la
nostra
Biondina
può
far
tanto
bene
.
La
Cassa
per
la
Maternità
...
Lei
è
della
stessa
classe
.
Non
ho
ragione
,
Stanga
?
Va
a
trovar
le
madri
di
famiglia
,
le
persuade
a
pagar
due
soldi
al
mese
,
due
soldi
,
capisce
,
per
aver
di
che
vivere
a
casa
e
curarsi
nel
tempo
della
gravidanza
...
E
poi
il
Pane
Quotidiano
,
dove
non
sono
che
vecchi
e
bambini
,
bambini
e
vecchi
,
che
hanno
bisogno
della
gioventù
e
dell
'
allegria
.
E
allora
la
rivedremo
fiorire
,
la
nostra
bella
cara
,
che
vuol
lasciarsi
ammalare
,
lasciarsi
morire
...
E
con
una
mossa
tenerissima
s
'
era
avvicinata
:
le
carezzò
i
capelli
,
l
'
abbracciò
e
la
baciò
in
fronte
.
Il
viso
della
ragazza
parve
irradiarsi
.
-
Sono
due
settimane
che
la
catechizzo
-
mi
diss
'
ella
.
-
Ora
il
libro
del
povero
Crastino
è
in
corso
di
stampa
:
uscirà
presto
:
abbiamo
trovato
un
buon
editore
,
l
'
editore
di
mio
papà
.
Leonardi
farà
il
monumento
e
lei
andrà
a
posare
per
un
bel
bassorilievo
di
cui
ho
già
visto
il
disegno
,
bellissimo
.
Dopo
,
che
le
resterà
da
fare
?
-
È
vero
,
-
disse
la
ragazza
costernata
-
la
mia
vita
è
finita
lì
.
-
Perciò
-
insistè
la
signorina
,
fatta
improvvisamente
grave
-
bisogna
mutar
vita
:
quei
giorni
devono
restar
puri
.
Tu
devi
considerarti
sua
per
sempre
,
non
è
vero
?
È
lui
che
t
'
ha
detto
di
vivere
,
e
ha
desiderato
che
tu
vivessi
in
modo
che
potesse
sempre
volerti
bene
,
non
è
vero
,
cara
?
L
'
altra
alzò
la
testa
guardandola
con
due
occhi
fermi
e
luminosi
:
-
Verrò
quando
lei
vorrà
.
-
Allora
domani
!
Non
perdiamo
tempo
.
Verrò
a
prenderti
.
La
baciò
sulla
guancia
,
poi
si
volse
verso
di
me
:
-
E
lei
che
fa
ora
?
Io
mi
sentii
leggermente
turbato
come
per
un
celato
rimprovero
:
-
Non
so
.
Mi
preparo
...
Credo
che
troverò
qualche
cosa
.
-
Vuol
che
trovi
io
qualche
cosa
anche
per
lei
?
Vuol
che
domandi
al
dottor
Semmi
,
che
dice
tanto
bene
di
lei
?
Vuol
essere
reclutato
nell
'
esercito
del
bene
?
Ci
penserò
e
voglio
un
po
'
vedere
se
oserà
rifiutare
!
Ma
nel
corridoio
si
fece
un
gran
rumore
di
passi
pesanti
.
Vedemmo
una
cassa
entrare
nell
'
uscio
.
La
ragazza
scoppiò
in
un
pianto
disperato
,
cui
seguì
per
riflesso
il
bimbo
.
Ricordava
ella
un
'
altra
cassa
,
nello
stesso
corridoio
,
e
il
suo
morto
amore
?
La
dottoressa
la
richiuse
nella
sua
soffitta
,
poi
avviandosi
disse
a
me
che
l
'
accompagnavo
:
-
Non
si
lasci
prendere
il
sopravvento
dalla
tristezza
,
dalla
tristezza
sterile
.
Ora
vò
un
momento
dalla
Salamandra
.
È
ammalata
,
lo
sa
?
...
E
stringendomi
forte
la
mano
:
-
Bisogna
agire
,
si
ricordi
!
Dietro
di
lei
mi
parve
che
la
mia
poca
forza
di
vivere
se
n
'
andasse
per
sempre
.
"
Bisogna
agire
...
"
.
Apersi
il
giornale
che
avevo
comprato
.
Come
potevano
i
lettori
veder
altro
in
quelle
colonne
,
altro
che
il
dramma
spaventoso
?
Come
avevano
potuto
i
redattori
occuparsi
d
'
altro
?
"
La
Banca
sconto
...
La
rendita
al
4
per
cento
...
L
'
Eritrea
...
L
'
unione
delle
forze
costituzionali
!
"
.
Ah
miseria
!
E
io
,
che
avevo
fatto
per
quella
povera
donna
?
Forse
io
avrei
potuto
impedire
quel
suicidio
?
Le
avevo
dato
qualche
denaro
,
ed
ecco
tutto
.
Era
soltanto
questo
il
mio
dovere
?
Ed
ecco
un
'
altra
cagione
di
malessere
per
me
...
Son
io
che
devo
provvedere
a
che
la
gente
non
s
'
ammazzi
?
Eppure
io
ho
una
parte
di
colpa
.
E
tutti
abbiamo
una
parte
di
colpa
.
È
intollerabile
!
E
il
senso
dell
'
impotenza
mi
abbattè
.
Aver
tanta
energia
,
tanta
passione
,
tanto
furore
,
e
sentirmi
oppresso
come
dalle
pareti
d
'
un
monte
!
...
Ma
io
sono
come
un
germoglio
di
quercia
in
un
vecchio
muro
,
e
quanti
di
questi
germogli
intorno
a
me
!
Così
si
sgretola
,
si
spacca
il
vecchio
muro
!
Io
non
posso
dunque
che
distruggere
:
non
posso
edificare
,
non
posso
impiegare
la
mia
forza
in
nulla
.
Nessuno
vuole
la
mia
vera
forza
.
Tanto
non
varrebbe
buttarla
come
un
cencio
ai
piedi
di
chi
può
?
Forse
avrei
avuto
mezzo
di
portare
qualche
meschino
aiuto
ai
miseri
che
mi
morirono
d
'
intorno
:
potrei
forse
contare
al
mio
attivo
molte
piccole
azioni
,
molte
consolazioni
,
molte
parole
,
molte
lagrime
spese
a
pro
di
essi
...
Ma
era
necessario
ch
'
io
vedessi
costoro
soltanto
,
ch
'
io
fossi
miope
,
ch
'
io
non
lanciassi
la
mia
mente
,
il
mio
cuore
ad
abbracciare
tutte
le
miserie
della
terra
,
ch
'
io
non
ne
formassi
una
mole
che
mi
annienta
...
E
io
avevo
ben
altro
da
dare
,
posseggo
ben
altro
!
Ecco
perché
non
posso
pensare
che
ad
un
'
azione
sintetica
,
grandiosa
,
feconda
.
Quella
sera
(
come
mi
par
già
lontana
!
)
errai
per
Torino
in
giri
interminabili
.
Si
accesero
i
fanali
,
si
riempirono
i
recinti
all
'
aria
aperta
dei
caffè
:
poi
i
teatri
riversarono
fuori
le
loro
folle
,
le
strade
si
sgombrarono
,
si
decimarono
le
lampade
e
la
città
prese
il
suo
aspetto
notturno
,
triste
e
deserto
.
Allora
rimase
viva
soltanto
la
gente
oscura
:
le
donne
aspettanti
negli
angoli
delle
strade
,
con
la
testa
scoperta
e
le
mani
sotto
il
grembiale
,
i
ciccaioli
col
lumicino
rasente
il
selciato
,
come
cani
randagi
,
i
cerinai
che
corrono
zoppicando
dall
'
uno
all
'
altro
dei
due
o
tre
caffè
aperti
tutta
la
notte
...
La
sensazione
era
per
me
nuova
e
aveva
il
suo
fascino
d
'
incubo
.
Volli
entrare
in
uno
.
Una
vecchia
calva
dalla
faccia
ignobile
mi
aperse
la
porta
,
alzandomi
in
faccia
un
paniere
di
cerini
e
d
'
altri
oggetti
.
Nell
'
aria
fumosa
sedevano
fitti
,
intorno
ai
tavolini
,
giovanotti
dalla
faccia
di
vecchio
e
ragazze
dai
vestiti
e
dai
cappelli
fronzuti
e
irrequieti
:
esse
parevano
alberi
nani
agitati
da
un
vento
continuo
.
Alcuni
giocavano
fumando
e
bevendo
birra
.
Io
pensavo
alle
osterie
di
campagna
in
cui
ero
andato
qualche
volta
la
domenica
,
e
alle
ubriacature
che
prendeva
alcuno
dei
miei
compagni
.
Quanto
meglio
che
non
tutto
questo
!
Uscito
dalla
birreria
Dreher
errai
ancora
,
quasi
senza
rendermene
conto
,
avendo
affatto
perduto
la
nozione
del
tempo
.
A
un
certo
punto
mi
parve
di
essere
seguito
:
mi
volsi
e
non
vidi
nessuno
.
Affrettai
il
passo
,
poi
lo
rallentai
per
paura
di
farmi
notare
.
Mi
trovai
sul
ponte
della
Gran
Madre
,
salii
sul
Monte
dei
Cappuccini
e
coi
gomiti
sul
parapetto
della
terrazza
contemplai
a
lungo
la
massa
nera
della
città
e
il
fiume
tranquillo
e
cupo
in
cui
si
sospendevano
i
fanali
coi
loro
riflessi
come
una
duplice
collana
di
stelle
,
e
ne
scesi
col
cuore
stretto
e
col
senso
vago
di
qualcosa
ch
'
io
stessi
abbandonando
giorno
per
giorno
,
minuto
per
minuto
,
come
se
a
tutte
le
cose
,
una
per
una
,
ch
'
io
vedevo
,
dovessi
dare
un
addio
per
sempre
.
Per
il
Corso
Vittorio
un
sonno
invincibile
mi
prese
,
e
una
stanchezza
mortale
.
Entrai
nel
caffè
della
Stazione
e
bevvi
un
latte
caldo
.
Non
vi
rimasi
che
pochi
istanti
.
Che
spettacolo
!
Vi
parevano
accolti
tutti
i
mostri
della
notte
,
atroci
scherzi
d
'
umanità
,
nani
,
sciancati
,
gobbi
,
rattrappiti
,
monchi
,
coi
loro
oggetti
di
vendita
,
che
parevano
fare
parte
della
loro
deformità
,
e
nessuno
destava
pietà
,
ma
soltanto
ripugnanza
e
sdegno
.
Pareva
che
tutti
questi
infelicissimi
si
sforzassero
e
riuscissero
stranamente
a
simulare
le
infermità
da
cui
erano
affetti
,
come
odiose
caricature
di
veri
infelici
.
E
le
celie
ed
i
lazzi
che
ad
essi
rivolgevano
certe
donne
dalle
occhiaie
pavonazze
,
dalle
bocche
rugose
e
sbilenche
mi
destavano
dei
fremiti
d
'
irritazione
e
mi
spingevano
degl
'
insulti
alle
labbra
.
Appena
fuori
,
l
'
aria
frizzante
mi
diede
una
scossa
salutare
.
Mi
si
rinfrescarono
le
idee
e
le
mie
visioni
d
'
incubo
svanirono
.
Erano
le
quattro
e
tutta
la
città
era
d
'
un
curioso
colore
azzurro
sotto
il
cielo
che
albeggiava
.
Mi
pareva
d
'
aver
sognato
.
Mi
posi
a
camminare
verso
casa
rapidamente
.
Mi
sentivo
le
membra
pesanti
e
indolenzite
:
una
pàtina
amara
in
bocca
mi
dava
la
nausea
.
In
piazza
Castello
alcuni
operai
alla
luce
d
'
un
fanale
a
nafta
,
luminosissimo
,
collocavano
delle
rotaie
,
e
i
gran
colpi
di
martello
,
riscotendomi
,
parevano
dare
alle
mie
idee
un
tono
salubre
e
saldo
.
Il
loro
lavoro
,
tra
il
sonno
della
gran
città
e
il
piccolo
agitarsi
di
quegli
esseri
di
vizio
e
d
'
avvilimento
donde
uscivo
,
mi
commoveva
.
Non
era
in
essi
la
verità
e
la
giustizia
?
Ebbi
un
momento
l
'
impulso
di
dirlo
a
uno
.
Io
sono
forse
un
retore
o
forse
un
artista
:
ma
le
cose
che
immagino
con
una
estrema
vivacità
e
forza
e
che
spesso
formulo
inconsciamente
,
non
passano
mai
dal
pensiero
all
'
atto
.
Forse
ero
nato
oratore
,
o
scrittore
?
Mentre
osservavo
,
due
guardie
mi
si
avvicinarono
.
Trasalii
intimamente
,
ma
rimasi
e
non
mi
mossi
finché
non
le
sentii
oltrepassate
.
Allora
riflettei
anche
,
essere
assolutamente
necessario
ch
'
io
non
fossi
sospettato
per
nulla
,
se
mi
proponevo
in
qualsiasi
modo
d
'
agire
.
Ma
come
avrei
voluto
persuadere
coloro
ch
'
io
non
sarei
mai
nocivo
...
se
non
a
me
stesso
?
Quella
fu
la
sola
notte
ch
'
io
passai
interamente
fuori
di
casa
(
il
tempo
e
lo
spazio
come
si
sconnettono
nel
mio
cervello
!
)
,
e
mi
fece
un
'
impressione
enorme
.
Esisteva
dunque
una
popolazione
sotterranea
che
sbucava
la
notte
fuor
dalle
cloache
,
al
par
degli
idrofili
neri
che
si
sbattono
contro
i
globi
perlacei
della
luce
elettrica
:
una
popolazione
che
vive
sulla
viltà
,
sulla
bassezza
,
sul
vizio
degli
altri
,
degli
altri
che
dormono
al
mattino
dei
sonni
senza
rimorsi
?
Che
cos
'
era
dunque
l
'
umanità
,
quest
'
amalgama
di
sacrificio
e
di
oppressione
,
di
purezza
e
di
infamia
?
Per
tali
esseri
poteva
trovarsi
una
salvezza
?
Bisogna
attendere
le
generazioni
degli
uomini
sani
e
buoni
e
la
prole
della
loro
prole
!
Com
'
è
lontano
tutto
ciò
!
Ad
un
certo
punto
,
non
so
come
,
scorsi
distintamente
nella
mia
fantasia
due
figure
,
che
non
avevo
mai
dapprima
associate
,
una
testa
serena
d
'
apostolo
e
una
faccina
di
bimba
,
il
dottor
Semmi
e
la
signorina
Eva
.
Che
gioia
n
'
ebbi
,
un
momento
,
che
gioia
!
Giunto
a
casa
,
una
gran
calma
era
entrata
in
me
.
Avevo
accettato
.
E
mi
addormentai
d
'
un
sonno
tranquillo
e
profondo
.
E
così
la
mia
vita
è
passata
.
C
'
è
forse
della
gente
libera
,
che
viaggia
,
che
osserva
paesi
e
costumi
,
ed
altra
che
gode
,
mangia
,
ride
,
va
alle
corse
,
ai
bagni
,
accanto
a
quella
che
muore
,
muore
continuamente
...
Io
non
fui
tra
nessuno
di
costoro
.
Io
passai
accanto
alla
vita
,
ma
non
ne
toccai
che
un
lato
e
un
istante
solo
;
intravidi
appena
il
mare
enorme
e
l
'
onda
inesauribile
:
qualche
essere
emerse
,
fino
a
venire
scorto
da
'
miei
occhi
.
Ora
il
mare
si
richiude
sopra
il
mio
capo
per
sempre
.
E
ho
scritto
...
A
mano
a
mano
mi
pareva
di
liberarmi
da
me
stesso
,
dalla
mia
vita
,
dalla
mia
miseria
,
per
entrare
nudo
e
puro
nella
grande
vita
.
È
venuta
la
dottoressa
Eva
,
tutta
affaccendata
a
trasportar
la
Salamandra
all
'
ospedale
.
Altri
occuperà
la
sua
soffitta
.
Alle
note
finestre
visi
d
'
ignoti
si
affacciano
e
mi
guardano
senza
uscir
dalle
loro
preoccupazioni
miserevoli
.
Non
rimane
se
non
il
fischiettìo
di
Cimisin
che
il
gusto
del
veleno
non
ha
troppo
amareggiato
.
Dacché
egli
abita
qui
,
quanti
sono
affondati
nel
vortice
!
E
sull
'
ombra
che
si
richiude
il
vecchio
pazzo
zufola
...
Ecco
,
in
fondo
al
cortile
la
signorina
Eva
.
Scompare
...
Addio
,
visione
di
sole
!
Possa
io
averti
negli
occhi
morendo
!
Mi
ha
fatto
cenno
di
saluto
da
lontano
...
Come
era
bello
il
sole
!
...
XVI
.
Ed
eccomi
solo
,
ora
,
definitivamente
,
dinanzi
a
me
stesso
.
Temo
io
forse
?
No
.
Mi
vedo
.
Un
punto
nero
appare
lontano
lontano
;
ingrossa
,
avanza
,
s
'
avventa
.
Ecco
:
balzo
in
mezzo
alla
strada
,
chiudo
gli
occhi
immoto
,
rigido
...
Ah
!
Da
quell
'
attimo
,
da
quell
'
urto
incomincerà
per
Qualcuno
una
nuova
vita
...
forse
per
molti
.
Si
traviserà
la
cosa
?
Scriveranno
i
giornali
d
'
un
povero
pazzo
...
?
Per
qualche
ora
,
poi
si
farà
la
luce
.
Uno
di
questi
giorni
,
tutto
sarà
finito
;
forse
domani
.
Non
ho
nessuna
ragione
che
mi
trattenga
.
Io
credo
aver
trovato
il
senso
della
vita
generale
.
L
'
individuo
non
può
esser
felice
per
se
stesso
,
perché
in
fondo
a
tutto
ciò
è
la
morte
.
Il
segreto
dunque
della
felicità
anche
per
l
'
individuo
mortale
è
di
sentirsi
immortale
,
di
sentirsi
cioè
vivere
dentro
gli
altri
,
dentro
l
'
umanità
,
dentro
l
'
Essere
universale
.
La
morte
dunque
non
m
'
importa
:
ripugna
a
tutta
la
compagine
che
forma
il
mio
essere
,
ripugna
alla
vaga
coscienza
che
hanno
tutte
le
mie
molecole
,
tutte
le
unità
elementari
che
formano
di
me
una
colonia
;
esse
anzi
mi
faranno
sentire
tutta
la
loro
forza
coesiva
al
momento
dell
'
atto
:
ma
non
ripugna
alla
mia
coscienza
superiore
.
Vivere
è
per
me
troppo
doloroso
:
ogni
sofferenza
altrui
si
ripercuote
ora
in
me
con
troppa
violenza
.
Io
potrei
essere
il
più
sfortunato
dei
miei
simili
e
non
soffrirei
un
millesimo
di
quello
che
soffro
ora
,
che
mi
sento
penetrato
,
inebriato
da
tutta
la
sofferenza
degli
uomini
.
Fuggire
l
'
agglomeramento
,
la
città
,
il
contatto
dei
miei
simili
e
rifugiarmi
nei
campi
,
isolarmi
in
mezzo
alla
natura
sana
e
serena
?
Ma
ora
anche
le
lande
,
ove
gli
eremiti
si
seppellivano
,
sono
proprietà
d
'
alcuno
e
in
nessuna
parte
tace
l
'
eco
della
miseria
...
D
'
altronde
è
troppo
tardi
.
Ho
trovato
per
gli
altri
la
ragione
di
vivere
e
per
me
la
ragione
di
morire
.
Il
suicidio
è
viltà
quando
significa
fuga
.
Io
non
fuggo
.
Io
m
'
immergo
nella
vita
:
io
dò
certamente
,
colla
mia
morte
,
comunque
fruttifichi
,
e
il
sacrifizio
non
è
mai
senza
frutto
,
un
maggior
senso
di
libertà
e
di
solidarietà
ai
miei
simili
.
Io
dico
a
chiunque
viva
oggidì
,
posto
dalla
società
in
qualsiasi
condizione
:
"
Bisogna
operare
e
amare
.
Bisogna
limitare
il
proprio
volere
,
congiungerlo
in
armonia
col
volere
dei
nostri
simili
.
Umile
o
precipua
parte
nel
coro
sociale
,
espandi
in
tutta
la
sua
potenza
l
'
anima
che
ti
diede
il
destino
,
abbraccia
l
'
umanità
e
la
natura
,
compenetrati
e
fortificati
di
esse
:
opera
ed
ama
!
"
.
La
scossa
ch
'
io
dò
a
quest
'
onda
repentina
d
'
umanità
che
va
faticosamente
orientandosi
nell
'
armonia
,
sarà
come
l
'
urto
che
sconquassa
un
organamento
vizioso
,
liberandone
gli
elementi
,
acciocché
trovino
la
lor
via
e
il
loro
posto
.
La
mia
morte
volontaria
dunque
è
una
testimonianza
in
favore
della
vita
.
Stanotte
dormirò
?
Fra
qualche
giorno
tutto
sarà
finito
.
Non
temo
di
me
stesso
:
solo
soffrirò
in
questo
tempo
molte
impazienze
e
inquietudini
,
aspettando
l
'
attimo
.
Poi
...
dormirò
.
FINE
1
cantilena
piemontese
2
dal
fuoco
,
dal
fulmine
,
dal
tuono
3
andiamo
a
Roma
,
a
comprare
una
corona
,
una
corona
per
un
re
,
giurapapè
.
cantilena
di
ragazzi
piemontesi
4
imprecazione
piemontese
Narrativa ,
I
-
Accusato
,
alzatevi
.
Come
vi
chiamate
?
-
Faraone
Raffaele
.
-
Vostro
padre
?
-
Ferdinando
.
-
Quanti
anni
avete
?
-
Ventitre
.
-
Dove
siete
nato
?
-
A
Sant
Eufemia
di
Marmore
,
provincia
d
Aquila
.
-
La
vostra
professione
?
-
Sergente
nel
Reggimento
Lancieri
di
Parma
.
-
Avete
inteso
l
atto
d
accusa
e
la
sentenza
della
commissione
d
inchiesta
?
Sapete
di
qual
reato
siete
chiamato
a
rispondere
?
-
Lo
so
.
-
Dite
al
Tribunale
tutto
ciò
che
sapete
in
ordine
allo
stesso
,
ovvero
le
ragioni
che
credete
possano
discolparvi
.
-
Sono
innocente
.
-
Seguitate
dunque
a
negare
d
essere
l
autore
del
furto
qualificato
pel
mezzo
e
pel
valore
di
tremilasettecentottantasei
lire
e
trenta
centesimi
perpetrato
con
scasso
e
chiave
falsa
nell
ufficio
di
Maggiorità
del
Reggimento
Lancieri
di
Parma
in
Napoli
la
notte
dal
28
al
29
giugno
scorso
?
-
Nego
.
-
Non
potete
ignorare
che
esistono
contro
di
voi
gravi
indizi
.
-
Sissignore
.
-
Gli
indizi
non
sono
prove
e
se
anche
a
questi
indizi
si
volesse
dare
il
carattere
di
prove
,
essi
non
avrebbero
alcun
valore
di
fronte
alla
mia
innocenza
.
-
Correte
un
po
troppo
:
dal
vostro
punto
di
vista
può
darsi
benissimo
che
anche
le
prove
debbano
svanire
di
fronte
alla
vostra
innocenza
,
dato
che
voi
siate
innocente
,
ma
dovete
ammettere
che
il
Tribunale
nel
giudicarvi
deve
partire
da
ben
altri
criteri
-
dirò
così
-
esteriori
,
e
se
realmente
le
prove
si
accumulano
contro
di
voi
,
prove
certe
,
matematiche
,
la
vostra
innocenza
non
è
più
che
un
asserzione
pura
e
semplice
.
Ma
io
non
voglio
parlare
di
prove
,
parlo
di
indizi
e
voglio
pure
ammonirvi
che
il
Tribunale
ha
facoltà
piena
ed
assoluta
d
apprezzamento
anche
degli
indizi
;
tocca
a
voi
annientarli
.
-
Signor
colonnello
,
se
durante
l
istruttoria
lunghissima
si
son
volute
ritorcere
contro
di
me
alcune
circostanze
del
tutto
estranee
al
furto
avvenuto
e
a
queste
circostanze
dare
il
titolo
di
indizi
per
farmi
risultare
colpevole
ad
ogni
costo
,
io
non
le
posso
distruggere
,
potrò
solamente
spiegarle
,
e
forse
nemmeno
tutte
.
-
Spiegatele
.
-
Un
momento
.
Prima
d
andare
innanzi
è
bene
che
per
la
moralità
della
causa
i
signori
giudici
conoscano
i
vostri
precedenti
,
la
vostra
educazione
,
le
vostre
avventure
,
i
vostri
istinti
buoni
e
cattivi
:
cercherò
io
di
riassumere
tutto
ciò
sommariamente
,
come
l
ho
desunto
dalla
minuziosa
lettura
degli
atti
procedurali
.
Sarà
in
vostra
facoltà
,
secondo
il
vostro
diritto
di
accusato
,
di
rettificare
gli
errori
involontari
o
le
omissioni
di
circostanze
che
riterrete
favorevoli
.
State
attento
.
-
Sissignore
.
-
Voi
appartenete
a
una
buona
famiglia
degli
Abruzzi
,
vostra
madre
porta
un
nome
patrizio
,
vostro
padre
è
,
o
era
,
uno
dei
maggiori
possidenti
di
Sant
Eufemia
.
Come
figlio
unico
maschio
,
tutte
le
gioie
e
tutte
le
speranze
della
famiglia
si
raccolsero
sopra
di
voi
,
niuna
cura
fu
risparmiata
per
la
vostra
educazione
;
avevate
ingegno
pronto
e
vivace
;
attraversaste
con
plauso
le
scuole
ginnasiali
,
tutto
faceva
supporre
che
i
pronostici
felicissimi
dei
genitori
e
dei
parenti
si
sarebbero
avverati
assai
presto
;
una
zia
,
senza
figli
,
morendo
vi
lasciò
erede
della
sua
sostanza
,
un
capitaletto
d
una
ventina
di
mille
lire
;
a
sedici
anni
eravate
studente
di
liceo
in
un
collegio
d
Aquila
tenuto
da
ecclesiastici
e
il
primo
della
vostra
classe
;
un
bel
mattino
,
insalutato
ospite
,
spariste
dal
collegio
;
dopo
due
giorni
di
ricerche
la
polizia
vi
trovò
nascosto
in
un
lupanare
.
-
Non
avevo
altro
mezzo
che
la
fuga
per
ottenere
da
mio
padre
la
liberazione
da
quella
schiavitù
che
mi
era
divenuta
insopportabile
;
speravo
...
anzi
avevo
deciso
di
recarmi
a
Roma
,
dove
avrei
proseguito
i
miei
studi
con
il
frutto
del
capitale
ereditato
dalla
zia
,
senza
dipendere
da
alcuno
.
-
Benissimo
.
Naturalmente
dopo
una
prodezza
simile
,
non
ostante
l
affetto
e
la
stima
che
avevate
saputo
accaparrarvi
dai
vostri
superiori
,
i
quali
non
saprei
dire
se
più
pel
vostro
talento
o
la
vostra
ipocrisia
-
vi
tenevano
in
concetto
d
un
vero
prodigio
,
naturalmente
le
porte
del
collegio
non
vi
si
riaprirono
più
,
e
questo
era
il
maggiore
dei
vostri
desideri
;
foste
accompagnato
a
casa
,
a
Sant
Eufemia
,
da
un
agente
di
Pubblica
Sicurezza
...
-
Da
un
delegato
!
-
Da
un
delegato
.
-
Disperazione
di
vostro
padre
,
di
vostra
madre
,
dell
intera
famiglia
...
ma
c
è
un
altro
fatto
da
notare
in
quella
congiuntura
:
lo
stesso
giorno
della
fuga
dall
orribile
carcere
in
un
monastero
...
meno
rigido
,
il
professore
di
greco
e
latino
,
che
era
anche
vicerettore
e
nutriva
per
voi
una
predilezione
singolarissima
,
avvertì
un
altra
fuga
bizzarra
e
altrettanto
spiacevole
,
dal
suo
cassetto
:
quella
molto
prosaica
di
un
biglietto
da
cento
lire
;
non
voglio
insinuare
che
tra
le
due
fughe
ci
fosse
il
minimo
rapporto
,
ma
la
questura
ne
ebbe
qualche
sospetto
non
del
tutto
gratuito
,
operò
delle
indagini
nella
casa
dove
il
rifugio
vi
era
stato
concesso
,
e
forse
non
si
sarebbe
appagata
d
un
semplice
accompagnamento
a
Sant
Eufemia
,
se
il
professore
non
avesse
subito
interrotta
l
istruttoria
preliminare
,
dichiarando
generosamente
d
aver
rinvenuto
in
una
farragine
di
carte
quel
biglietto
da
cento
che
a
tutta
prima
egli
aveva
supposto
rubato
o
smarrito
.
-
Non
si
trattava
d
essere
generoso
,
si
trattava
di
dire
la
pura
verità
.
-
Infatti
,
sfolgorando
la
verità
,
ogni
supposizione
fiscale
-
diciamo
così
-
cadde
e
l
inchiesta
fu
troncata
sui
primordi
!
!
!
Per
amore
o
per
forza
rimaneste
in
famiglia
,
al
vostro
paese
,
il
resto
dell
anno
,
studiando
per
conto
vostro
,
e
senza
l
aiuto
di
professori
preparandovi
all
esame
di
licenza
liceale
:
un
istinto
d
ambizione
,
soccorso
mirabilmente
da
un
vero
talento
d
uomo
che
vuole
arrivare
,
vi
inchiodava
per
ore
ed
ore
sui
libri
scolastici
e
classici
,
a
decifrarli
da
voi
solo
,
a
superarne
le
difficoltà
,
come
in
altri
momenti
un
istinto
di
lussuria
,
se
pure
non
sarebbe
più
giusto
denominarlo
istinto
di
vanità
,
vi
trascinava
,
adolescente
innamorato
della
sua
persona
,
alle
imprese
e
alle
conquiste
di
Don
Giovanni
.
Fu
in
quel
torno
che
per
causa
vostra
un
ingegnere
delle
ferrovie
scannò
la
moglie
sotto
i
vostri
occhi
...
senza
che
un
grido
,
un
gesto
,
un
atto
qualunque
partisse
da
voi
per
tentare
d
impedire
l
atroce
carneficina
.
-
Non
ero
armato
...
mi
trovavo
materialmente
in
condizioni
tali
...
che
ogni
tentativo
da
parte
mia
di
porgere
soccorso
alla
vittima
pur
troppo
sarebbe
stato
inutile
;
sono
io
il
primo
a
deplorare
,
ma
sfido
chiunque
nel
caso
mio
...
-
Chiunque
nel
caso
vostro
sarebbe
balzato
fuori
dal
vituperio
del
suo
nascondiglio
dietro
i
cortinaggi
del
letto
coniugale
!
Almeno
avrebbe
urlato
,
chiamato
gente
...
-
Non
avrei
fatto
che
inferocire
dippiù
quell
energumeno
,
non
avevo
armi
,
ripeto
,
né
alcun
istrumento
di
ferro
o
di
legno
,
e
se
mi
fossi
messo
a
gridare
,
dalla
finestra
,
nel
cuor
della
notte
,
i
soccorsi
sarebbero
sempre
giunti
troppo
tardi
,
e
il
marito
avrebbe
trovato
lui
la
maniera
di
farmi
subito
tacere
.
-
Viva
Dio
!
Uomo
contro
uomo
!
Non
si
lascia
sgozzare
così
una
povera
donna
senza
farsi
vivo
,
neppure
per
fuggire
!
La
fuga
stessa
sarebbe
stata
meno
vile
dell
immobilità
,
poiché
durante
un
attimo
avreste
affrontato
l
energumeno
,
e
la
vostra
apparizione
repentina
forse
l
avrebbe
distolto
dall
eccidio
della
moglie
per
inseguirvi
.
Uomo
contro
uomo
!
avesse
avuto
magari
una
spiringarda
,
e
voi
,
in
camicia
,
nient
altro
che
le
vostre
mani
...
Oh
!
In
due
,
corpo
a
corpo
,
coi
denti
,
colle
unghie
,
c
è
sempre
mezzo
di
tentare
la
lotta
,
una
lotta
disperata
!
...
Non
parliamone
più
;
chi
è
morto
giace
;
se
quella
donna
ci
ha
rimesso
la
pelle
per
amor
vostro
,
sorpresa
nell
adulterio
da
un
marito
fanatico
,
se
questo
marito
,
che
pel
suo
servizio
avrebbe
dovuto
quella
notte
trovarsi
a
Isernia
o
a
Sulmona
,
fu
così
imbecille
da
credere
a
una
lettera
anonima
e
giungere
a
casa
improvvisamente
e
la
mattina
dopo
farsi
stritolare
da
un
treno
...
in
fin
dei
conti
...
l
uomo
è
cacciatore
,
massime
quand
è
giovine
come
voi
,
bel
giovine
,
buona
gamba
e
stomaco
robusto
,
non
è
vero
?
Va
a
caccia
dove
può
,
e
se
c
è
dei
merli
che
ci
restano
,
tanto
peggio
pei
merli
!
-
Andiamo
avanti
.
-
La
supplico
,
signor
colonnello
,
mi
risparmi
queste
frecciate
d
ironia
!
...
sono
qui
sul
banco
degli
accusati
...
è
abbastanza
angosciosa
la
mia
posizione
e
abbastanza
umiliante
perché
io
possa
invocare
la
misericordia
del
Presidente
a
proposito
di
fatti
molto
antichi
...
estranei
a
quello
che
oggi
mi
si
vorrebbe
attribuire
.
-
Andiamo
avanti
.
-
Come
non
poteva
essere
altrimenti
,
la
vostra
avventura
suscitò
in
paese
uno
scandalo
enorme
:
c
erano
due
cadaveri
da
seppellire
,
c
erano
degli
orfani
da
raccogliere
,
una
famiglia
annientata
,
nell
ignominia
e
nel
sangue
;
la
vostra
permanenza
a
Sant
Eufemia
sarebbe
stata
un
insulto
ed
anche
un
rischio
temerario
,
d
altra
parte
a
voi
non
sembrava
vero
di
togliervi
alle
continue
rimostranze
di
vostro
padre
,
agli
eterni
piagnistei
di
vostra
madre
e
delle
sorelle
;
l
occasione
era
ottima
per
andarvene
,
finalmente
a
Roma
,
libero
,
indipendente
,
con
dei
quattrini
in
saccoccia
...
-
Non
molti
:
dopo
il
tristissimo
avvenimento
essendo
in
rotta
con
mio
padre
,
mese
per
mese
io
non
ricevevo
da
lui
che
il
frutto
assai
magro
delle
ventimila
lire
di
mia
proprietà
,
più
un
assegno
di
cinquanta
lire
;
a
Roma
costa
assai
cara
la
vita
...
-
Non
c
è
dubbio
,
in
ispecie
quando
si
vuole
scialarla
la
vita
e
godersela
da
gran
signore
,
frequentare
i
salotti
,
i
clubs
e
i
ritrovi
sportivi
dell
aristocrazia
,
i
cenacoli
del
demi
-
monde
,
mantenere
con
sfarzo
il
lusso
proprio
e
di
qualche
creatura
esotica
...
più
che
mondana
.
La
piccola
somma
che
vi
si
spediva
da
casa
come
assegno
mensile
era
una
goccia
d
acqua
nell
Atlantico
per
voi
che
avevate
preso
a
prestito
da
vostra
madre
il
nome
e
il
titolo
della
sua
famiglia
per
spacciarvi
duca
di
Pietragalla
;
ma
i
quattrini
non
vi
facevano
difetto
,
stante
la
mediazione
di
un
pezzo
grosso
vostro
compaesano
che
vi
aveva
aperto
la
borsa
degli
strozzini
più
insigni
di
Roma
e
più
ancora
per
la
condiscendenza
di
vostra
madre
,
la
quale
si
lasciò
indurre
a
certi
sotterfugi
di
vendite
e
ipoteche
dei
suoi
beni
parafernali
per
sopperire
ai
vostri
scialacqui
all
insaputa
del
marito
.
E
così
,
messi
da
banda
gli
studi
universitari
cominciati
,
vi
lanciaste
nel
vortice
,
non
senza
ostentare
un
elegante
dilettantismo
letterario
che
aggiungeva
alla
vostra
fama
di
epulone
minorenne
un
profumo
di
poesia
:
pubblicaste
,
se
non
erro
,
un
volumetto
di
versi
e
faceste
pure
rappresentare
al
teatro
una
specie
di
vaudeville
in
un
atto
,
omaggio
a
un
attrice
,
beniamina
del
pubblico
e
anche
vostra
.
.
.
.
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.
.
.
-
Capisco
e
lodo
gli
scrupoli
dell
egregio
avvocato
,
capisco
come
troppo
non
garbi
a
lui
né
al
suo
difeso
che
si
vadano
rinvangando
certi
fatti
in
un
terreno
vulcanico
,
dove
il
fuoco
è
ancora
latente
sotto
la
prima
crosta
;
mi
permetto
però
d
osservargli
anzitutto
che
circa
l
opportunità
di
esporre
alla
luce
questi
fatti
più
o
meno
inerenti
alla
causa
,
sono
io
unico
arbitro
,
in
virtù
del
potere
discrezionale
che
mi
conferisce
la
legge
;
quanto
poi
al
timore
,
velatamente
e
abilmente
espresso
,
che
i
signori
giudici
possano
per
avventura
ricevere
dal
mio
racconto
,
dalle
mie
chiose
,
dal
mio
tono
di
voce
un
impressione
sfavorevole
all
accusato
,
risponderò
che
conosco
troppo
bene
i
giudici
componenti
questo
Tribunale
ed
essi
conoscono
troppo
bene
il
loro
Presidente
perché
un
tale
timore
abbia
ragione
di
sussistere
;
anche
se
io
fin
d
ora
presumessi
un
dominio
che
non
ho
,
l
affermazione
della
loro
indipendenza
non
tarderebbe
.
Ripigliamo
il
filo
.
-
Puntellata
giorno
per
giorno
a
furia
d
espedienti
d
alta
fantasia
,
una
vita
simile
non
poteva
durare
,
il
barbaglio
non
poteva
esserne
che
fittizio
:
le
cambiali
nuove
non
bastavano
più
a
impedire
i
protesti
delle
vecchie
,
certi
loschi
personaggi
che
a
voi
,
Faraone
,
avevano
prestato
il
loro
nome
per
supplire
alla
vostra
minorità
,
un
mondo
d
onesti
creditori
da
una
parte
,
d
usurai
dall
altra
,
cominciarono
a
strepitare
,
vi
si
strinsero
attorno
minacciosi
,
tutta
gente
che
aveva
fatto
a
fidanza
col
duca
di
Pietragalla
e
presentiva
di
doversene
rimanere
a
denti
asciutti
,
col
danno
e
le
beffe
.
Con
abilità
raffinata
riusciste
ancora
per
qualche
tempo
a
tener
su
la
baracca
dopo
che
già
le
screpolature
si
erano
palesate
dal
tetto
alla
cantina
;
chi
diede
il
crollo
fu
appunto
quell
artista
del
Quirino
,
alla
quale
bruciaste
i
vostri
incensi
durante
una
stagione
:
costei
-
pare
che
avesse
tra
le
mani
un
giuramento
vostro
solennissimo
,
scritto
col
sangue
,
nientemeno
,
sopra
carta
bollata
!
-
si
era
fitta
in
capo
di
diventare
duchessa
di
Pietragalla
,
e
aspettando
pazientemente
che
il
giorno
propizio
maturasse
,
languente
d
amore
casto
e
puro
,
non
apriva
più
che
a
voi
la
sua
porta
,
per
dimostrarvi
come
sapesse
rendersi
degna
di
cingere
ad
un
tempo
le
due
corone
nuziale
e
ducale
!
Quando
una
bella
sera
,
memoranda
nei
fasti
delle
gelosie
,
dopo
un
avvicendarsi
di
sospetti
,
d
alterchi
,
di
preghiere
,
di
minacce
,
acquistò
la
certezza
d
essere
stata
soppiantata
da
un
altra
aspirante
e
voi
tranquillamente
gliela
ribadiste
in
faccia
togliendole
ogni
e
qualunque
velleità
di
ritorno
,
non
fece
che
attendere
il
mattino
per
sporgere
querela
di
truffa
a
carico
vostro
,
tirando
in
ballo
certi
gioielli
d
alto
prezzo
,
spariti
,
poi
ritrovati
,
poi
di
nuovo
spariti
...
-
La
querela
non
ebbe
corso
.
-
Mi
sarei
affrettato
a
dirlo
,
se
voi
non
mi
aveste
interrotto
.
-
Non
ebbe
corso
per
l
intromissione
di
benevoli
mediatori
,
perché
nel
garbuglio
erano
immischiati
due
o
tre
ragazzacci
protetti
dal
loro
nome
autentico
e
da
un
pietoso
arrabattarsi
su
e
giù
,
a
destra
e
a
sinistra
,
di
personaggi
potenti
e
così
anche
voi
ne
approfittaste
.
-
Non
so
nulla
di
queste
cose
.
-
Il
processo
venne
strozzato
,
ma
non
per
questo
fu
minore
lo
scandalo
e
chi
più
di
tutti
ne
uscì
colla
testa
rotta
foste
voi
:
i
ritrovi
mondani
vi
furono
chiusi
,
anche
i
meno
onesti
;
gli
amici
di
baldoria
non
vi
guardavano
più
in
faccia
;
per
contro
il
risvegliarsi
e
l
assedio
continuo
dei
creditori
,
citazioni
da
ogni
parte
,
minacce
furibonde
d
altre
querele
;
e
frattanto
,
a
Sant
Eufemia
,
la
famiglia
in
lagrime
,
vostra
madre
nell
angoscia
di
sapersi
coll
acqua
alla
gola
e
d
avere
per
voi
sperperato
quel
poco
che
possedeva
di
suo
,
vostro
padre
,
irritatissimo
,
affranto
lui
pure
per
altri
dissesti
,
senza
modo
materiale
di
far
fronte
subito
alla
crescente
marea
che
travolgendo
voi
travolgeva
l
intera
famiglia
;
possibilità
o
speranza
di
tornare
a
galla
,
nessuna
;
vostro
padre
vi
scriveva
:
«
guardati
bene
dal
mettere
più
piede
in
casa
,
ci
hai
tradito
e
vituperato
;
questa
casa
non
è
più
tua
;
mi
aprirò
le
vene
e
pagherò
,
pagherò
,
se
occorre
,
col
sangue
,
ma
per
noi
sei
morto
,
sei
morto
!
»
.
-
Era
un
impeto
di
sdegno
momentaneo
;
poco
dopo
mio
padre
finì
per
perdonarmi
.
-
Sicuro
,
quando
gli
sembrò
di
scorgere
in
voi
i
segni
d
un
vero
pentimento
e
non
fossero
bugiarde
le
promesse
,
più
coi
fatti
che
colle
parole
,
d
una
trasformazione
radicale
di
vita
.
Egli
stesso
,
irremovibile
,
nel
negarvi
l
autorizzazione
e
i
mezzi
di
fuggire
in
Egitto
o
in
America
o
al
Transvaal
,
come
ne
avevate
l
idea
,
perché
capiva
che
oltre
essere
ignominiosa
,
una
fuga
di
questo
genere
vi
avrebbe
condotto
a
certa
morte
o
in
galera
-
egli
stesso
vi
suggerì
l
unica
via
di
salvezza
,
l
unica
che
potesse
riabilitarvi
.
-
Se
fossi
partito
allora
pel
Transvaal
,
avrei
subito
ottenuto
a
Pretoria
un
impiego
nella
Compagnia
delle
miniere
,
grazie
a
potenti
raccomandazioni
di
una
...
cioè
d
un
Ambasciatore
estero
.
-
Senza
saper
l
inglese
?
-
L
avrei
imparato
durante
il
viaggio
;
la
buona
volontà
non
mi
sarebbe
mancata
.
-
Fatto
sta
che
vostro
padre
,
ripugnandogli
di
vedervi
abbandonare
la
patria
come
l
abbandonano
i
malfattori
,
in
buon
punto
si
rammentò
d
avere
un
parente
per
parte
della
moglie
,
che
comandava
a
Udine
un
reggimento
di
cavalleria
...
-
Mio
cugino
,
il
colonnello
Navarra
.
-
E
fu
una
fortuna
per
voi
:
così
aveste
saputo
approfittarne
!
-
Davanti
al
bivio
del
precipizio
o
della
riabilitazione
,
un
lampo
di
resipiscenza
vi
illuminò
:
proseguire
gli
studi
in
una
qualunque
università
che
non
fosse
Roma
,
inutile
pensarci
-
almeno
pel
momento
-
dato
il
fermo
rifiuto
di
vostro
padre
di
somministrarvi
l
assegno
più
modico
,
e
partiste
per
Udine
e
vi
arruolaste
semplice
soldato
,
come
volontario
ordinario
,
nel
reggimento
del
colonnello
Navarra
,
vostro
cugino
.
-
Siccome
non
avevo
ancora
smesso
l
intenzione
di
laurearmi
avvocato
,
speravo
che
mi
sarebbe
stato
concesso
d
iscrivermi
all
università
di
Padova
e
poi
a
suo
tempo
avrei
ottenuto
licenza
di
recarmi
a
Padova
durante
il
periodo
degli
esami
.
-
Comunque
sia
,
arruolato
colla
ferma
d
anni
cinque
e
ammesso
al
plotone
allievi
sergenti
,
per
leale
debito
di
verità
mi
compiaccio
constatare
che
fino
dal
primo
giorno
vi
dimostraste
il
modello
delle
reclute
e
poi
,
in
progresso
di
tempo
,
l
ottimo
dei
soldati
,
non
saprei
dire
se
per
la
sorveglianza
speciale
del
colonnello
,
o
per
un
desiderio
in
voi
di
vita
nuova
,
o
per
una
felice
conversione
di
sentimenti
;
ossequente
alla
rigida
disciplina
della
caserma
,
pronto
e
volenteroso
in
tutti
i
servizi
anche
meno
piacevoli
,
massimamente
ostici
sul
principio
,
ardito
a
cavallo
,
cavaliere
elegante
,
svelto
...
insomma
vi
accaparraste
assai
presto
la
benevolenza
dei
vostri
superiori
e
la
loro
stima
,
che
vale
più
della
benevolenza
.
Caporale
dopo
sei
mesi
,
poi
caporal
maggiore
,
in
meno
d
un
anno
foste
promosso
sergente
e
per
vostra
sventura
dal
reggimento
Cavalleggeri
di
Faenza
trasferito
nei
Lancieri
di
Parma
a
Savigliano
,
dove
il
nuovo
colonnello
,
naturalmente
,
non
avendo
con
voi
relazioni
di
famiglia
né
speciali
motivi
per
invigilarvi
come
l
altro
comandante
e
d
altra
parte
ben
prevenuto
dalle
splendide
note
del
vostro
foglio
caratteristico
,
vi
lasciò
tutta
la
libertà
che
i
regolamenti
consentono
.
-
Non
credo
d
averne
abusato
,
massime
in
una
guarnigione
così
modesta
com
è
quella
di
Savigliano
!
-
Non
ne
abusaste
nel
vero
senso
della
parola
,
quantunque
risulti
che
dopo
pochi
mesi
di
soggiorno
,
anche
a
Savigliano
ricominciaste
a
intavolare
qualche
debito
,
di
modo
che
più
d
un
creditore
sporse
reclamo
al
Comando
...
-
Uno
solo
,
e
non
per
denari
presi
a
prestito
,
ma
per
una
tenuta
fuori
ordinanza
che
mi
ero
fatta
fare
,
mosso
dalla
piccola
vanità
di
far
colpo
sui
miei
nuovi
colleghi
.
Ormai
avevo
abbandonato
ogni
idea
di
laurea
,
e
preso
gusto
alla
vita
militare
,
che
insomma
aveva
fatto
di
me
un
altr
uomo
;
sedotto
facilmente
dalla
prospettiva
delle
spalline
e
d
una
carriera
brillante
,
non
pensavo
più
che
al
giorno
in
cui
mi
sarebbe
stata
aperta
la
scuola
di
Modena
e
vestendo
,
nelle
ore
d
uscita
insieme
ai
miei
compagni
,
una
divisa
più
appariscente
,
mi
sembrava
d
essere
già
quasi
ufficiale
e
di
potermi
permettere
il
lusso
d
una
certa
vanagloria
.
-
Capisco
.
Infatti
avevate
quasi
la
certezza
morale
d
essere
ammesso
a
suo
tempo
alla
scuola
di
Modena
dei
sottufficiali
e
ottenere
le
spalline
.
Tanto
è
vero
che
più
tardi
,
qui
a
Napoli
,
foste
visto
qualche
volta
,
di
sera
,
in
tenuta
d
ufficiale
.
Lasciamo
correre
.
La
vostra
promozione
non
avvenne
...
in
grandissima
parte
per
colpa
vostra
,
un
poco
a
causa
-
come
potrei
chiamarla
?
-
di
quella
benedetta
febbre
che
continuamente
vi
bruciava
il
sangue
,
d
incarnarvi
nella
pelle
di
Don
Giovanni
,
molto
più
per
certi
sospetti
d
irregolarità
amministrative
...
-
Fui
vittima
d
una
calunnia
!
-
...
Dapprima
il
Reggimento
mutò
stanza
,
passò
da
Savigliano
a
Napoli
,
col
vostro
squadrone
voi
andaste
in
distaccamento
a
Nocera
e
fu
appunto
là
che
,
propalate
non
si
sa
da
chi
,
giunsero
all
orecchio
del
colonnello
certe
voci
a
carico
vostro
...
-
Calunniose
,
ripeto
,
e
potrei
provarlo
,
se
volessi
!
-
...
Forse
calunniose
,
le
quali
vi
accusavano
di
favoreggiamento
e
di
partecipazione
ai
lucri
vistosi
,
molto
loschi
,
che
sul
fieno
e
sulla
biada
e
sulla
paglia
pei
cavalli
faceva
un
fornitore
mediante
un
sistema
di
buoni
falsi
o
falsificati
.
L
inchiesta
nulla
poté
accertare
contro
di
voi
,
ma
bastarono
i
sospetti
,
bastò
anzi
il
germe
del
dubbio
per
precludervi
la
carriera
:
il
colonnello
dovette
,
malgrado
suo
,
cancellarvi
dal
quadro
dei
proposti
per
Modena
.
-
Fu
tutta
una
trama
scellerata
,
ordita
a
mio
danno
per
spirito
di
vendetta
...
e
di
gelosia
...
una
persona
...
una
persona
,
che
non
voglio
nominare
,
aveva
astio
contro
di
me
e
non
sapendo
come
vendicarsi
in
altro
modo
,
si
giovò
della
circostanza
che
io
frequentavo
con
una
certa
dimestichezza
la
casa
di
quel
tale
fornitore
...
si
giovò
di
alcuni
biglietti
da
me
scritti
alla
moglie
del
fornitore
stesso
e
perfidamente
sottratti
mediante
la
complicità
d
una
serva
...
-
Entriamo
in
particolari
di
genere
intimo
,
a
proposito
dei
quali
su
per
giù
,
il
Tribunale
può
dichiararsi
già
sufficientemente
istruito
,
ora
che
conosce
il
sommario
morale
della
vostra
vita
.
-
Volete
proseguire
?
non
intendo
affatto
di
togliervi
la
parola
.
Sia
per
non
detto
:
proseguite
pure
.
-
Non
ho
più
nulla
da
aggiungere
,
signor
Presidente
.
-
Benissimo
.
-
L
udienza
è
sospesa
per
cinque
minuti
.
-
Ed
ora
,
sergente
Faraone
,
veniamo
all
accusa
vera
,
al
fatto
sostanziale
,
caratteristico
,
che
ha
dato
origine
al
processo
odierno
.
-
Ripeto
che
sono
innocente
.
-
Pel
vostro
onore
e
pel
vostro
avvenire
,
per
la
vostra
famiglia
mi
auguro
e
desidero
che
vi
riesca
di
darcene
la
dimostrazione
.
-
Lo
spero
.
-
La
mattina
del
29
giugno
scorso
il
tenente
contabile
ufficiale
signor
Pasquiroli
Olindo
,
entrato
secondo
il
solito
nell
ufficio
di
Maggiorità
,
dove
già
si
trovavano
il
furiere
Bonalumi
e
il
caporale
Greco
,
si
accorse
con
brutta
sorpresa
che
la
serratura
del
suo
tavolino
era
stata
sforzata
e
dal
cassetto
portate
via
circa
trecento
lire
che
appunto
nel
cassetto
aveva
riposto
il
giorno
prima
,
alla
chiusura
dei
conti
.
-
Più
volte
,
quando
lavoravo
in
Maggiorità
,
ebbi
occasione
di
mettere
sull
avviso
il
signor
tenente
Pasquiroli
che
non
lasciasse
mai
denaro
,
suo
o
dell
Amministrazione
,
dentro
il
cassetto
del
tavolo
,
ché
la
serratura
non
offriva
nessuna
garanzia
e
prima
o
dopo
,
qualche
notte
,
un
latrocinio
sarebbe
successo
,
infallantemente
.
-
Il
peggio
fu
che
più
tardi
,
forse
un
ora
dopo
,
aperta
la
cassa
corrente
,
ossia
,
diciamo
così
,
per
intenderci
col
difensore
,
la
cassa
secondaria
destinata
all
uso
giornaliero
,
il
tenente
ebbe
una
sorpresa
ancora
più
brutta
dell
altra
:
constatò
,
nientemeno
,
la
sparizione
di
tutto
il
fondo
di
cassa
,
verificato
la
vigilia
:
tremila
quattrocento
ottanta
lire
!
sorridete
?
-
Nulla
...
nulla
!
-
Pretendereste
di
ripetere
,
qui
davanti
al
Tribunale
,
voi
accusato
,
pretendereste
di
ripetere
l
insinuazione
già
scagliata
contro
il
tenente
Pasquiroli
nel
periodo
dell
istruttoria
,
che
egli
avesse
trafugato
l
intera
somma
e
poi
architettata
la
commedia
del
doppio
furto
,
l
uno
con
rottura
,
l
altro
con
chiave
falsa
,
per
premunirsi
da
qualunque
sospetto
?
-
La
mia
non
era
,
non
voleva
essere
insinuazione
,
signor
Presidente
;
il
cielo
me
ne
guardi
!
fra
le
tante
era
un
ipotesi
come
un
altra
...
e
non
venne
in
mente
a
me
solo
.
Se
a
lei
piace
,
dichiaro
che
la
ritengo
ingiusta
,
assurda
...
-
Pensate
a
scolparvi
,
invece
d
aguzzare
la
punta
velenosa
delle
vostre
ironie
!
-
È
dal
giorno
in
cui
venni
arrestato
,
che
ci
penso
,
e
sono
già
parecchi
mesi
,
signor
colonnello
!
Mesi
d
angoscia
,
mesi
di
tortura
,
che
pesano
come
anni
nella
vita
d
un
uomo
,
massime
quando
quest
uomo
è
innocente
,
e
giorno
e
notte
si
vede
davanti
la
prospettiva
d
una
condanna
...
quasi
certa
!
-
Questa
è
la
vostra
fede
nella
giustizia
e
nella
vostra
innocenza
?
-
In
complesso
erano
dunque
tremilasettecento
ottantasei
lire
involate
durante
la
notte
:
da
chi
?
Uno
o
più
ladri
?
Estranei
o
individui
del
Reggimento
?
Se
varie
circostanze
,
come
,
ad
esempio
,
quella
che
dei
tre
tavolini
esistenti
nella
stanza
solo
il
tavolino
dell
ufficiale
venne
scassinato
,
quella
della
lucerna
a
olio
trovata
nell
ufficio
la
mattina
,
lucerna
da
lunghissimo
tempo
non
adoperata
,
anzi
lasciata
arrugginire
nel
ripostiglio
attiguo
ed
ora
improvvisamente
fornita
d
olio
e
di
stoppino
da
chi
ne
conosceva
l
esistenza
,
quella
d
un
vecchio
tappeto
tirato
fuori
anch
esso
dal
ripostiglio
e
disteso
sulla
porta
a
vetri
che
dà
nel
corridoio
,
infine
quella
della
chiave
falsa
preparata
con
tutto
l
agio
possibile
-
se
queste
circostanze
indicavano
gente
pratica
del
luogo
e
delle
consuetudini
,
d
altra
parte
,
i
ladri
che
avrebbero
dovuto
già
trovarsi
in
caserma
o
entrare
tranquillamente
per
la
via
ordinaria
,
risulta
che
vennero
dal
di
fuori
scegliendo
il
mezzo
meno
propizio
,
ossia
scavalcando
il
muro
di
cinta
del
cortile
dalla
parte
del
vicolo
chiuso
di
Caifasso
,
rompendo
un
vetro
d
una
finestra
a
pianterreno
sotto
il
porticato
per
penetrare
nella
sala
di
scherma
e
da
questa
nel
bugigattolo
che
si
trova
immediatamente
sotto
il
ripostiglio
della
Maggiorità
,
collocando
uno
sull
altro
due
cassoni
e
un
tavolo
per
giungere
al
soffitto
di
legno
e
alzare
una
botola
,
e
per
mezzo
della
botola
da
tutti
ignorata
,
introducendosi
nel
ripostiglio
.
-
I
signori
giudici
hanno
ben
seguito
e
compreso
l
itinerario
?
ecco
la
carta
topografica
del
quartiere
.
-
Faccio
osservare
che
anche
essendo
in
caserma
,
i
ladri
dovevano
per
forza
servirsi
della
botola
,
poiché
di
notte
l
uscio
della
Maggiorità
è
sempre
chiuso
a
catenaccio
e
il
minimo
tentativo
di
sforzamento
avrebbe
svegliato
il
piantone
e
dato
l
allarme
.
-
Comprendo
come
sia
vostro
intento
dimostrare
che
i
ladri
erano
in
caserma
e
non
venuti
dal
di
fuori
;
purtroppo
non
può
sussistere
ombra
di
dubbio
,
dal
momento
che
appiedi
del
muro
,
sia
di
qua
sia
di
là
,
sul
terreno
molle
per
la
pioggia
si
riscontrarono
tracce
di
scarpe
e
dal
lato
esteriore
del
muro
stesso
nel
vicolo
di
Caifasso
,
si
rinvenne
una
pertica
abbastanza
lunga
,
senza
aiuto
della
quale
il
ladro
,
anche
buon
ginnastico
,
non
avrebbe
potuto
compiere
la
scalata
.
-
Dalle
tracce
sul
terreno
si
sarà
constatato
facilmente
se
si
trattava
d
una
persona
sola
o
di
varie
persone
.
-
Infatti
dalle
impronte
numerose
,
ancora
fresche
,
si
pensò
a
tutta
prima
che
fossero
parecchi
coloro
che
avevano
scavalcato
il
muro
di
cinta
,
ma
non
riuscì
difficile
stabilire
che
esse
erano
d
un
individuo
unico
,
moltiplicate
a
bello
studio
anche
nel
percorso
sotto
il
porticato
fin
sotto
la
finestra
della
sala
di
scherma
;
ma
qui
casca
l
asino
:
tolto
l
ostacolo
d
un
vetro
,
dopo
averlo
impiastricciato
di
fango
per
attutirne
sul
lastrico
il
rumore
dei
pezzi
rotti
,
e
introdottosi
nell
interno
,
il
lestofante
non
si
curò
più
dei
pretesi
compagni
,
ossia
dimenticò
di
simularne
le
tracce
,
e
tanto
nella
sala
come
nel
bugigattolo
non
apparvero
che
i
segni
del
terriccio
lasciati
da
un
solo
paio
di
scarpe
.
-
In
fondo
queste
risultanze
non
mi
fanno
caldo
né
freddo
:
le
ho
contraddette
e
seguito
a
contraddirle
,
perché
mi
sembrano
inverosimili
,
perché
non
è
affatto
escluso
che
siano
state
ordite
dai
veri
autori
per
sviare
le
indagini
.
Non
ignoro
sopra
quali
elementi
,
purtroppo
assai
più
gravi
,
si
fonda
contro
di
me
l
accusa
del
Pubblico
Ministero
.
-
Veniamo
alle
supposizioni
,
ai
sospetti
,
non
appena
il
latrocinio
si
rivelò
in
tutta
la
sua
temerità
,
quasi
artistica
.
Data
la
certezza
che
si
trattava
di
gente
familiare
all
ufficio
,
e
meglio
ancora
,
di
malfattori
insigni
pel
loro
talento
e
per
la
loro
astuzia
,
l
ipotesi
fatta
ora
da
voi
che
si
fosse
voluto
con
simulati
artifizi
trascinare
l
autorità
sopra
una
falsa
pista
,
non
era
da
disprezzarsi
;
intanto
bisognava
procedere
per
eliminazione
,
cominciando
dal
colonnello
,
maggior
relatore
,
direttore
dei
conti
,
venendo
giù
giù
fino
all
ultimo
piantone
.
-
Se
il
signor
Presidente
me
lo
concede
,
vorrei
dire
che
questo
sistema
mi
sembra
molto
pericoloso
:
si
parte
da
un
preconcetto
più
forte
della
volontà
,
che
s
impone
a
qualunque
esame
,
a
qualunque
scrupolo
;
in
casi
simili
chi
potrebbe
sospettare
seriamente
d
un
colonnello
o
d
un
maggior
relatore
?
questo
no
,
perché
è
colonnello
;
quest
altro
nemmeno
,
perché
è
capitano
;
quest
altro
nemmeno
,
perché
è
tenente
...
a
furia
d
eliminare
dalla
scacchiera
i
pezzi
grossi
,
in
ballo
non
rimangono
più
che
i
pedoni
!
-
Oltre
essere
poco
rispettosa
e
inopportuna
,
la
vostra
osservazione
è
anche
ingiusta
:
dovreste
rammentarvi
che
uno
dei
primi
ad
essere
scartato
,
foste
appunto
voi
.
-
Sfido
!
...
non
ero
presente
al
Reggimento
.
-
Verissimo
,
non
eravate
presente
e
allora
nessuno
pensò
di
sospettarvi
.
-
Ma
non
si
pensò
neppure
d
approfondire
le
ricerche
con
quella
minuziosa
inquisizione
che
più
tardi
si
usò
a
carico
mio
per
dar
corpo
alle
ombre
e
che
forse
,
allora
,
avrebbe
prodotto
risultati
molto
diversi
:
eliminando
,
eliminando
,
avendo
quasi
paura
di
trovare
il
filo
,
non
si
venne
a
capo
di
nulla
,
la
matassa
restò
più
imbrogliata
che
mai
,
e
i
veri
colpevoli
a
ridere
nel
buio
più
che
mai
,
ad
applaudirsi
d
averla
fatta
franca
in
barba
a
tutte
le
inchieste
,
a
tutti
i
codici
,
a
tutti
i
tribunali
di
questo
mondo
.
-
Sergente
Faraone
,
vi
ammonisco
ancora
una
volta
!
da
quando
in
qua
non
siete
più
militare
,
per
darvi
il
lusso
di
assumere
questo
tono
d
arroganza
e
di
beffa
davanti
ai
vostri
giudici
che
non
cessano
d
essere
vostri
superiori
?
Non
intendo
menomare
i
diritti
né
la
libertà
di
parola
...
-
Signor
col
...
-
Tacete
!
aspettate
che
io
vi
interroghi
!
-
Oggi
l
accusato
siete
voi
:
pensate
a
difendervi
,
non
ad
accusare
altre
persone
;
siete
voi
l
accusato
:
giovatevi
del
vostro
talento
per
convincerci
che
siete
innocente
e
se
la
prova
non
potete
fornirla
se
non
accusando
,
fuori
i
nomi
.
Abbiate
il
coraggio
,
abbiate
la
schiettezza
,
almeno
una
volta
in
vita
vostra
!
I
nomi
e
le
prove
!
Ma
mezzi
termini
non
ne
voglio
e
non
ammetto
insinuazioni
!
Siamo
intesi
!
-
Otteneste
nel
mese
di
giugno
una
piccola
licenza
di
giorni
quindici
per
Sant
Eufemia
:
che
giorno
siete
partito
?
-
La
mattina
del
18
.
-
Vi
presentaste
poi
di
ritorno
al
Reggimento
?
-
La
mattina
del
5
luglio
.
-
Dunque
non
figuravate
presente
la
notte
dal
28
al
29
giugno
,
questo
è
indubitato
.
Per
quali
ragioni
domandaste
e
otteneste
la
licenza
?
-
Mia
madre
era
seriamente
ammalata
.
-
In
giugno
?
-
In
giugno
.
-
Da
un
rapporto
dei
Carabinieri
di
Sant
Eufemia
non
risulta
.
-
Feci
vedere
le
lettere
della
famiglia
che
mi
chiamavano
a
casa
,
al
signor
capitano
Bentivoglio
,
aiutante
maggiore
.
-
Dicono
i
Carabinieri
che
vostra
madre
fu
bensì
ammalata
,
ma
nel
mese
di
aprile
,
e
non
fu
mai
in
pericolo
.
-
Domandi
al
signor
capitano
Bentivoglio
.
-
Domanderemo
.
Si
sospetta
però
che
voi
abbiate
ingannata
la
buona
fede
del
capitano
,
mostrandogli
le
lettere
ricevute
due
mesi
prima
.
Ad
ogni
modo
,
se
vostra
madre
cadde
inferma
nell
aprile
,
perché
non
chiedeste
allora
la
piccola
licenza
?
-
Le
informazioni
dei
carabinieri
non
sono
esatte
,
mia
madre
s
ammalò
nel
mese
d
aprile
,
questo
è
vero
,
poi
si
riebbe
e
non
fu
più
necessario
che
io
accorressi
al
suo
letto
;
sostengo
che
in
giugno
fece
una
ricaduta
assai
grave
,
assai
pericolosa
,
e
fu
in
giugno
che
nello
spazio
di
una
settimana
ricevetti
dalla
famiglia
parecchie
lettere
allarmanti
.
Non
so
come
i
Carabinieri
persistano
a
negare
un
fatto
notorio
,
che
l
intera
popolazione
di
Sant
Eufemia
potrebbe
confermare
.
-
Voi
dunque
dichiarate
fermamente
che
nella
notte
dal
28
al
29
giugno
non
eravate
a
Napoli
?
-
L
ho
sempre
dichiarato
fin
dal
mio
primo
interrogatorio
:
tutti
mi
hanno
visto
giungere
a
Sant
Eufemia
il
19
mattina
e
ripartire
il
4
luglio
.
-
Dov
eravate
...
-
guardatemi
bene
in
faccia
-
dov
eravate
la
famosa
notte
del
furto
?
-
A
Sant
Eufemia
.
-
Pare
di
no
!
-
I
testimoni
lo
affermeranno
.
-
Altri
testimoni
diranno
invece
il
contrario
.
-
Uno
solo
!
E
ho
fiducia
di
convincere
il
Tribunale
che
costui
mentisce
.
-
E
se
ce
ne
fossero
degli
altri
?
-
Nell
istruttoria
non
mi
vennero
contestati
.
-
Si
farà
il
confronto
all
udienza
,
a
suo
tempo
.
-
Non
mi
sembra
regolare
:
prima
che
essi
compariscano
a
deporre
contro
di
me
ho
diritto
di
sapere
chi
essi
siano
e
che
cosa
vengano
a
deporre
.
-
Va
bene
,
prima
che
essi
compariscano
vi
informerò
circa
le
loro
dichiarazioni
.
-
Frattanto
,
secondo
l
accusa
,
quale
è
la
morale
che
scaturisce
da
questa
vostra
partenza
,
più
o
meno
legittima
,
per
Sant
Eufemia
?
che
con
un
piano
abilmente
architettato
voi
abbiate
saputo
premeditare
la
consumazione
del
furto
nelle
sue
varie
modalità
e
stabilirvi
l
alibi
ad
un
tempo
;
sempre
secondo
l
accusa
del
Pubblico
Ministero
,
voi
avreste
concepito
l
idea
madre
e
predisposto
i
mezzi
che
dovevano
agevolarvi
l
opera
,
sareste
quindi
partito
colla
vostra
brava
licenza
in
saccoccia
e
vi
sareste
fatto
vedere
in
paese
durante
alcuni
giorni
,
di
nascosto
sareste
ripartito
,
tornato
a
Napoli
di
nascosto
,
fatto
il
colpo
,
tornato
tranquillo
a
Sant
Eufemia
.
-
Il
Pubblico
Ministero
non
è
infallibile
,
deve
provare
le
sue
asserzioni
.
-
Come
voi
dovete
provare
le
vostre
.
-
Quelle
del
Pubblico
Ministero
sono
congetture
.
-
Del
resto
,
il
momento
scelto
per
svaligiare
non
solo
la
cassa
corrente
ma
anche
la
cassa
principale
,
che
temporaneamente
si
era
dovuta
trasportare
nello
stesso
locale
per
lunghi
lavori
di
riattamento
all
ufficio
del
capitano
direttore
dei
conti
,
il
momento
non
avrebbe
potuto
essere
più
opportuno
,
cioè
sugli
ultimi
del
mese
,
quando
d
ordinario
gli
stipendi
imminenti
degli
ufficiali
e
il
saldo
dei
conti
importano
dalla
Tesoreria
una
riscossione
rilevante
;
anche
questa
circostanza
era
stata
sapientemente
preveduta
;
se
fu
magro
il
bottino
dobbiamo
credere
che
qualche
santo
abbia
protetto
l
Erario
,
facendo
ritardare
di
ventiquattro
ore
il
solito
mandato
del
Ministero
,
di
guisa
che
per
una
fortuita
combinazione
la
cassa
principale
quella
notte
era
completamente
vuota
e
si
ha
motivo
di
credere
che
anch
essa
sia
stata
aperta
e
visitata
.
Aggiungo
che
se
il
ladro
fosse
stato
un
individuo
,
anzi
un
ufficiale
,
presente
al
Corpo
,
costui
avrebbe
differito
a
sua
volta
di
ventiquattro
ore
,
ossia
fin
dopo
la
riscossione
della
forte
somma
che
si
doveva
incassare
da
un
momento
all
altro
.
-
Bisognerebbe
essere
nella
pelle
del
ladro
per
sapere
se
forse
la
prudenza
non
gli
consigliava
di
pigliarsi
soltanto
un
paio
di
mille
lire
invece
di
cinquanta
o
settantamila
;
chi
lo
sa
?
cinquanta
o
settanta
mila
lire
ad
una
banca
il
ladro
non
può
portarle
,
e
deve
nasconderle
,
e
se
capita
una
perquisizione
e
saltano
fuori
,
come
le
giustifica
?
-
Lo
schiarimento
è
più
specioso
che
convincente
;
non
importa
,
ammettiamolo
pure
e
tiriamo
innanzi
.
Voi
dunque
la
notte
dal
28
al
29
giugno
eravate
a
Sant
Eufemia
di
Marmore
negli
Abruzzi
:
come
va
che
la
mattina
del
29
,
festa
di
San
Pietro
,
verso
le
cinque
,
foste
visto
alla
stazione
di
Napoli
dal
soldato
Cenatiempo
?
-
Nego
recisamente
d
essere
stato
visto
dal
soldato
Cenatiempo
.
-
Egli
dichiara
d
avervi
anche
parlato
.
-
Non
sa
quel
che
si
dice
,
avrà
avuto
una
strana
allucinazione
,
avrà
parlato
con
un
altro
,
oppure
mentisce
.
-
Lo
sosterrà
qui
,
in
vostro
confronto
.
-
Seguiterà
a
mentire
.
-
Afferma
d
avervi
visto
nell
atrio
della
stazione
allo
sportello
dei
biglietti
,
poi
sotto
la
tettoia
dove
s
incontrò
con
voi
faccia
a
faccia
.
-
Bisogna
notare
che
alle
5.40
parte
da
Napoli
il
treno
omnibus
per
la
linea
Sulmona
-
Aquila
.
-
Egli
vi
fece
il
saluto
militare
,
voi
passaste
frettoloso
senza
rispondergli
,
poi
,
pentito
,
quasi
subito
vi
voltaste
indietro
chiamandolo
per
nome
,
chiedendogli
dove
si
recasse
,
e
lo
ammoniste
di
non
rivelare
ad
anima
viva
d
avervi
incontrato
a
Napoli
quella
mattina
.
-
È
così
grave
quella
dichiarazione
del
Cenatiempo
e
così
contraria
alla
verità
,
che
fin
dal
primo
momento
in
cui
mi
venne
affacciata
dal
capitano
istruttore
,
pensai
a
tutta
una
macchina
tenebrosa
,
a
una
cabala
fabbricata
per
rovinarmi
.
-
Dal
Cenatiempo
?
-
Non
da
lui
ma
da
chi
poteva
trarne
profitto
e
si
servì
e
si
serve
del
Cenatiempo
come
d
un
burattino
.
Ho
già
detto
in
istruttoria
e
ripeto
oggi
al
Tribunale
e
cento
testimoni
possono
confermarlo
,
che
in
varie
riprese
il
Cenatiempo
fu
punito
da
me
per
mancanze
disciplinari
,
che
una
volta
in
seguito
a
mio
rapporto
si
buscò
quindici
giorni
di
prigione
di
rigore
e
trenta
di
prigione
semplice
,
che
manifestò
coi
compagni
la
minaccia
di
vendicarsi
;
se
in
tutto
il
Reggimento
c
era
un
uomo
creato
apposta
per
essere
sobillato
a
farsi
mio
calunniatore
,
astuto
,
bugiardo
,
vendicativo
,
quest
uomo
non
poteva
essere
che
il
Cenatiempo
;
me
ne
appello
ai
motivi
delle
punizioni
iscritte
nel
suo
foglio
matricolare
.
-
Dopo
la
deposizione
,
ne
farò
dar
lettura
in
sua
presenza
.
-
Si
rifletta
all
assurdità
di
quanto
egli
asserisce
:
io
gli
avrei
ingiunto
di
non
rivelare
a
chicchessia
di
avermi
visto
quella
mattina
a
Napoli
!
Ma
se
realmente
io
mi
fossi
incontrato
con
lui
,
avrei
spinto
la
mia
dabbenaggine
fino
a
metterlo
sull
avviso
,
a
suggerirgli
il
sospetto
che
io
mi
trovassi
in
contrabbando
?
-
Dato
l
astio
che
egli
nutriva
verso
di
me
,
proibirgli
di
riferire
un
fatto
qualunque
,
proibirlo
a
lui
,
Cenatiempo
,
era
lo
stesso
come
essere
sicuri
che
cinque
minuti
dopo
l
avrebbe
strombazzato
all
universo
.
-
Può
accadere
che
nell
orgasmo
di
trovarsi
impensatamente
tra
i
piedi
un
individuo
compromettente
,
ci
si
appigli
a
una
risoluzione
subitanea
,
irrimediabile
,
che
il
raziocinio
più
elementare
avrebbe
sconsigliato
.
-
E
ci
dirà
,
il
soldato
Cenatiempo
,
quando
verrà
qui
a
deporre
,
ci
dirà
perché
attese
quindici
o
venti
giorni
...
-
Questo
ve
lo
dirò
io
fin
d
ora
:
sia
che
non
ci
abbia
più
pensato
,
sia
che
abbia
tenuto
conto
del
vostro
divieto
,
fatto
sta
che
durante
una
ventina
di
giorni
non
parlò
mai
d
avervi
visto
;
quand
è
che
gli
sfuggì
un
accenno
sull
incontro
del
29
giugno
?
Per
caso
:
nel
regolare
le
sue
indennità
col
furiere
Bonalumi
;
e
questi
pretendendo
che
fosse
partito
in
piccola
licenza
,
il
30
anziché
il
29
,
esso
Cenatiempo
invocò
la
vostra
testimonianza
,
come
l
unica
che
valesse
a
suffragare
il
suo
asserto
.
-
È
una
versione
stiracchiata
e
ad
ogni
modo
non
attesta
troppo
l
esattezza
del
furiere
Bonalumi
nella
contabilità
:
che
bisogno
c
era
d
una
testimonianza
verbale
se
esiste
il
registro
apposito
,
dal
quale
risulta
la
data
precisa
,
matematica
,
della
partenza
e
del
ritorno
d
ogni
soldato
?
-
Insomma
,
il
Cenatiempo
fu
esplicito
nelle
sue
dichiarazioni
;
vedremo
tra
poco
se
lo
sarà
altrettanto
al
dibattimento
.
-
Ora
che
avete
da
obiettare
al
rapporto
dei
Carabinieri
di
Sant
Eufemia
,
i
quali
,
in
perlustrazione
,
il
27
giugno
s
imbatterono
con
voi
dopo
il
mezzodì
,
con
voi
che
eravate
in
bicicletta
e
in
abiti
borghesi
,
sulla
strada
provinciale
da
Sant
Eufemia
a
Sulmona
?
-
Rammento
benissimo
,
era
il
pomeriggio
del
28
,
non
del
27;
non
andavo
a
Sulmona
,
andavo
alla
stazione
di
Beffi
ad
attendere
un
amico
mio
.
-
Pare
che
l
amico
non
ci
fosse
,
poiché
a
Beffi
non
vi
si
vide
né
solo
né
in
compagnia
.
Chi
era
quest
amico
?
-
Il
principe
di
Caranello
,
volontario
d
un
anno
in
Piemonte
Reale
.
Per
lettera
ero
stato
invitato
a
passare
con
lui
due
giorni
di
festa
alla
sua
villa
della
Lattara
.
Egli
doveva
giungere
da
S
.
Maria
di
Capua
;
era
a
S
.
Maria
di
guarnigione
;
all
ultim
ora
fu
punito
e
non
poté
più
partire
;
non
vedendolo
scendere
a
Beffi
,
com
eravamo
rimasti
d
accordo
,
tornai
indietro
,
senz
altro
.
-
Siete
ben
sicuro
che
il
vostro
convegno
a
Beffi
col
Caranello
fosse
pel
28
o
non
piuttosto
pel
27
?
-
Sicurissimo
:
s
interroghi
il
principe
.
-
Il
principe
venne
interrogato
,
rammenta
soltanto
il
progetto
molto
vago
,
ideato
da
voi
,
d
una
scampagnata
alla
Lattara
,
progetto
che
poi
non
ebbe
seguito
,
non
sa
più
perché
,
e
non
è
in
grado
di
fornire
schiarimenti
precisi
.
-
Era
il
28
,
venerdì
,
vigilia
di
due
feste
consecutive
.
-
Capisco
come
a
voi
giovi
sostenere
che
si
tratta
del
28
e
non
del
27
perché
se
vi
riesce
dimostrarlo
,
precipita
l
edifizio
dell
accusa
;
infatti
coll
orario
alla
mano
,
le
coincidenze
dei
treni
non
permettono
di
toccar
Napoli
nella
sera
a
chi
non
parte
da
Sulmona
prima
di
mezzogiorno
.
-
Passando
per
Isernia
,
a
qualunque
ora
si
parta
da
Sulmona
non
si
può
giungere
a
Napoli
che
all
indomani
.
-
Si
vede
che
l
orario
delle
ferrovie
l
avete
molto
studiato
.
Nel
loro
rapporto
i
Carabinieri
assicurano
d
avervi
incontrato
lungo
la
strada
provinciale
venerdì
27;
salta
subito
agli
occhi
un
errore
grossolano
di
calendario
:
quest
anno
il
27
giugno
cadeva
in
giovedì
,
non
in
venerdì
;
ma
tale
errore
consiste
nello
specificare
erroneamente
il
giorno
della
settimana
ovvero
il
giorno
del
mese
?
In
altri
termini
,
scrivendo
per
un
lapsus
calami
venerdì
27
giugno
,
intendevano
di
scrivere
giovedì
27
,
oppure
venerdì
28
?
Questo
è
l
enigma
che
essi
stessi
non
sanno
sciogliere
,
forse
per
dimenticanza
,
forse
per
una
bizzarra
associazione
di
idee
,
prodotta
dal
succedersi
delle
due
feste
.
-
Suppongo
che
non
sarà
in
base
a
un
rapporto
simile
che
il
Tribunale
mi
condannerà
.
-
Comunque
sia
,
è
certo
che
partendo
da
Sulmona
alle
15.16
per
la
linea
d
Avezzano
,
si
può
essere
a
Roma
la
sera
stessa
alle
22.55
,
e
bisogna
credere
che
i
Carabinieri
di
Sant
Eufemia
abbiano
errato
nell
indicare
il
giorno
della
settimana
e
non
quello
del
mese
,
cioè
il
27
,
dappoiché
il
28
mattino
voi
eravate
a
Roma
.
-
Chi
lo
dice
?
-
Dove
e
come
abbiate
passato
la
notte
,
per
ora
non
si
sa
:
la
mattina
del
28
eravate
a
Roma
all
ufficio
centrale
del
telegrafo
e
spediste
un
telegramma
firmato
Radamés
.
-
Chi
lo
dice
?
Sarebbero
ancora
i
soliti
Carabinieri
di
Sant
Eufemia
che
mi
avrebbero
visto
a
Roma
?
-
Che
alcuno
v
abbia
visto
,
o
per
meglio
dire
v
abbia
riconosciuto
in
quella
circostanza
,
non
risulta
.
Però
,
spedito
il
telegramma
,
dimenticaste
un
portasigarette
d
argento
,
notissimo
ai
vostri
amici
,
da
una
parte
cesellato
a
geroglifici
egiziani
,
recante
dall
altra
,
sullo
smalto
,
una
testa
di
sfinge
.
Eccolo
:
lo
riconoscete
?
-
Sì
,
è
mio
.
-
Dunque
ammettete
...
-
L
ho
smarrito
o
mi
venne
rubato
a
Napoli
,
poco
dopo
il
mio
ritorno
da
Nocera
alla
sede
del
Reggimento
.
-
Insieme
a
una
moltitudine
d
altri
oggetti
furtivi
fu
rinvenuto
in
possesso
d
un
ladruncolo
il
quale
dichiarò
subito
d
averlo
trovato
il
giorno
prima
,
cioè
il
28
giugno
,
sul
marmo
d
uno
degli
sportelli
nell
ufficio
telegrafico
in
piazza
San
Silvestro
.
-
Il
ladro
ha
mentito
per
ingannare
la
questura
:
io
rammento
perfettamente
che
la
sparizione
del
mio
portasigarette
avvenne
a
Napoli
e
so
d
essermene
lagnato
in
quartiere
coi
miei
colleghi
...
-
Fatalità
vuole
che
niuno
dei
vostri
colleghi
se
ne
rammenti
.
Ad
ogni
modo
più
tardi
li
sentiremo
e
si
vedrà
se
confermeranno
in
questo
senso
le
loro
deposizioni
scritte
.
Andiamo
avanti
.
Verificato
il
registro
dei
telegrammi
,
la
coincidenza
delle
figure
egiziane
sul
portasigarette
dimenticato
il
giorno
28
e
della
firma
Radamés
dava
a
presumere
che
il
ladro
non
avesse
mentito
,
ma
la
Questura
credette
invece
d
essere
sulle
tracce
d
un
furto
cospicuo
perpetrato
allora
allora
in
danno
d
un
gioielliere
romano
,
lasciò
trascorrere
parecchie
settimane
prima
di
occuparsi
del
cosidetto
Radamés
...
-
...
che
non
ero
io
!
-
...
del
cosidetto
Radamés
,
cercando
e
interrogando
subito
,
com
era
ovvio
e
naturale
,
la
persona
alla
quale
,
qui
in
Napoli
,
il
telegramma
era
stato
diretto
,
una
certa
Rosa
Di
Crescenzio
,
Santa
Maria
Egiziaca
a
Pizzofalcone
;
nel
frattempo
costei
era
sparita
dal
domicilio
indicato
e
tuttora
si
mantiene
irreperibile
.
-
Volete
dire
qualche
cosa
?
-
...
Nossignore
.
-
Telegramma
innocuo
apparentemente
.
Eccolo
«
Tortora
mi
aspetti
oggi
senza
fallo
.
Radamés
»
.
Nient
altro
.
Telegramma
innocuo
e
sibillino
ad
un
tempo
.
Vedremo
forse
,
andando
avanti
,
se
Tortora
aveva
il
significato
d
un
nomignolo
affettuoso
,
era
un
nome
convenzionale
oppure
un
nome
vero
.
Frattanto
,
nessun
dubbio
che
Rosa
Di
Crescenzio
fosse
un
personaggio
vivo
e
reale
,
ma
un
personaggio
interposto
,
molto
servizievole
,
a
cui
spettasse
il
compito
di
recapitare
ad
altri
,
che
dovevano
per
prudenza
rimanere
nell
ombra
,
certe
corrispondenze
epistolari
o
telegrafiche
,
con
una
data
firma
,
troppo
pericolose
;
quindi
non
è
da
far
meraviglia
che
Radamés
,
impensierito
dall
imperdonabile
dimenticanza
del
portasigarette
,
si
sia
affrettato
a
trovare
alla
Di
Crescenzio
un
nuovo
domicilio
,
dove
non
seppero
scovarla
né
allora
né
poi
le
più
rigorose
indagini
.
-
Ciò
non
mi
riguarda
.
Ripeto
che
Radamés
non
sono
io
,
dichiaro
che
di
tutto
questo
viluppo
di
Tortora
e
Di
Crescenzio
non
so
nulla
affatto
e
i
Tortora
e
i
Di
Crescenzio
in
Napoli
si
contano
a
centinaia
.
-
Va
bene
.
Non
ignorate
come
un
impiegato
della
questura
di
Roma
,
gran
dilettante
di
rebus
,
abbia
scoperto
nei
geroglifici
del
portasigarette
il
vostro
nome
coll
indicazione
del
Reggimento
...
-
Facile
scoperta
.
-
...
e
come
il
vostro
colonnello
,
avuto
l
oggetto
tra
le
mani
,
già
grandemente
scosso
dalle
rivelazioni
del
Cenatiempo
e
da
altri
indizi
,
non
abbia
più
dubitato
...
o
almeno
abbia
avuto
una
maggiore
conferma
dei
suoi
sospetti
.
-
Signor
Presidente
,
poiché
il
soldato
Cenatiempo
torna
in
ballo
,
la
prego
fin
d
ora
,
per
non
dimenticarmene
,
di
domandargli
,
quando
sarà
interrogato
,
se
alla
stazione
di
Napoli
egli
mi
vide
vestito
in
tenuta
militare
o
in
abiti
borghesi
.
-
Si
domanderà
.
Egli
afferma
nel
suo
interrogatorio
scritto
che
eravate
in
piccola
tenuta
,
cioè
in
berretto
,
e
senza
sciabola
.
-
Ai
signori
giudici
non
sarà
sfuggito
che
i
Carabinieri
di
Sant
Eufemia
dichiararono
invece
nel
loro
rapporto
d
essersi
imbattuti
con
me
,
lungo
la
strada
di
Sulmona
,
che
ero
in
bicicletta
e
in
borghese
.
La
contraddizione
è
patente
:
quand
è
che
avrei
potuto
mutarmi
d
abiti
?
Portavo
forse
con
me
una
valigia
?
In
bicicletta
,
una
valigia
!
?
-
Anche
questa
è
una
circostanza
importante
che
vedremo
se
sarà
possibile
dilucidare
esaminando
i
testi
.
Non
so
se
la
contraddizione
sia
davvero
così
patente
come
voi
dite
,
perocché
nulla
ci
impedisce
di
supporre
,
almeno
allo
stato
attuale
delle
cose
,
che
a
Napoli
abbiate
lasciato
in
qualche
vostro
sito
familiare
-
presso
il
Tortora
,
per
esempio
-
una
tenuta
di
ricambio
prima
di
partire
per
goder
la
licenza
.
È
manifesto
che
al
ladro
conveniva
usar
la
divisa
non
tanto
per
introdursi
in
caserma
poiché
si
era
proposto
di
saltare
il
muro
,
quanto
per
ovviare
a
qualunque
incontro
fortuito
sotto
il
porticato
.
-
Ed
ora
spiegatemi
come
mai
nei
quattro
ultimi
giorni
di
giugno
tutti
i
vostri
amici
e
conoscenti
di
Sant
Eufemia
abbiano
notato
la
vostra
improvvisa
scomparsa
dal
paese
.
-
In
ogni
caso
sarebbero
non
gli
ultimi
quattro
,
ma
gli
ultimi
tre
,
ossia
il
28
-
quando
mi
recai
a
Beffi
in
bicicletta
e
i
Carabinieri
ebbero
con
me
quel
famoso
incontro
-
il
29
e
il
30;
la
spiegazione
è
presto
data
:
nel
tornare
in
paese
,
dopo
andata
a
monte
la
scampagnata
col
principe
di
Caranello
,
disgrazia
volle
che
correndo
a
tutta
forza
giù
per
la
discesa
del
Gigante
,
manovrando
per
schivare
un
fanciullo
immobile
nel
mezzo
della
strada
,
lo
sterzo
mi
tradisse
e
andassi
a
pigliar
d
assalto
un
mucchio
di
pietre
,
con
tale
violenza
...
-
...
da
rotolar
per
terra
voi
e
la
bicicletta
,
non
è
vero
?
da
riportarne
delle
contusioni
,
delle
escoriazioni
...
insomma
delle
ferite
non
gravissime
,
ma
abbastanza
serie
per
impedire
d
uscir
di
casa
durante
tre
o
quattro
giorni
.
Va
bene
.
Chiamaste
un
medico
?
-
Non
ne
valeva
la
pena
.
-
Ecco
una
trascuranza
della
quale
dovrete
certo
pentirvi
:
se
un
medico
fosse
venuto
a
visitarvi
,
avreste
oggi
per
voi
e
per
l
alibi
che
invocate
il
più
formidabile
dei
testimoni
.
-
Se
possedessi
il
dono
di
prevedere
gli
avvenimenti
,
signor
colonnello
,
non
sarei
un
semplice
sergente
di
cavalleria
,
ridotto
su
questo
banco
a
lottare
disperatamente
,
come
può
lottare
un
uomo
aggredito
dal
destino
,
che
difende
la
propria
vita
!
-
È
strano
che
nessuno
,
proprio
nessuno
dei
vostri
conoscenti
sia
entrato
in
casa
vostra
,
e
che
le
persone
di
servizio
,
per
quanto
disposte
in
vostro
favore
,
circa
questo
particolare
sieno
tutte
d
una
memoria
imperfettissima
.
-
Anche
l
inverosimile
è
vero
molte
volte
.
-
Passiamo
ad
altre
circostanze
,
ricapitolate
come
indizi
nell
atto
d
accusa
,
che
avrebbero
preceduto
la
vostra
partenza
da
Napoli
.
È
vero
che
una
domenica
,
all
ora
della
libera
uscita
,
foste
scoperto
dal
piantone
Sinopoli
nell
ufficio
di
Maggiorità
,
a
mettere
olio
in
una
vecchia
lucerna
fuori
d
uso
,
abbandonata
nel
ripostiglio
?
-
È
vero
.
-
Sapete
che
questa
lucerna
fu
trovata
sulla
cassaforte
la
mattina
del
29
giugno
?
Evidentemente
aveva
rischiarato
l
opera
dei
ladri
e
non
è
presumibile
che
i
ladri
si
fossero
indugiati
a
fornirla
dell
occorrente
quella
stessa
notte
.
-
Io
so
che
qualche
volta
mi
occorreva
di
lavorare
di
nottetempo
per
certi
miei
studi
letterarii
o
di
scienze
sociali
,
e
d
ordine
del
signor
colonnello
il
contatore
del
gaz
chiudendosi
tutte
le
sere
,
dovevo
servirmi
d
una
lampada
a
petrolio
,
e
pensai
di
tener
pronta
la
lucerna
pel
caso
che
alla
lampada
scoppiasse
il
vetro
.
-
Lavoravate
in
Maggiorità
?
-
Me
l
aveva
concesso
il
furiere
Bonalumi
,
però
,
uscendo
dall
ufficio
,
ero
obbligato
di
svegliare
il
piantone
e
consegnargli
la
chiave
.
-
Sempre
?
-
Sempre
.
-
Sapete
che
il
ripostiglio
della
Maggiorità
è
soprastante
al
bugigattolo
attiguo
alla
sala
di
scherma
?
-
L
ho
imparato
dall
atto
d
accusa
.
-
Vuol
dire
che
avete
sempre
ignorato
l
esistenza
d
una
botola
nel
pavimento
del
ripostiglio
?
-
L
ignoravo
io
,
come
suppongo
che
l
ignorassero
quasi
tutti
gli
ufficiali
e
quasi
tutti
i
sottufficiali
e
soldati
.
-
Quasi
?
Perché
non
tutti
?
-
Se
taluno
seppe
giovarsene
,
è
chiaro
che
la
conosceva
.
-
Foste
voi
che
dal
ripostiglio
faceste
trasportare
abbasso
nel
bugigattolo
due
cassoni
vuoti
?
-
Nossignore
.
-
Mediante
tale
trasporto
chi
l
ordinò
ottenne
doppio
scopo
:
quello
di
sgomberare
il
ripostiglio
in
guisa
che
di
sotto
si
potesse
agevolmente
sollevare
la
botola
,
e
quello
di
prepararsi
nel
bugigattolo
un
sufficiente
rialzo
per
giungere
al
soffitto
.
-
Ne
convengo
,
ma
io
non
so
nulla
.
-
Badate
:
il
trasporto
venne
eseguito
pochi
giorni
prima
della
vostra
partenza
.
-
Non
è
una
ragione
perché
si
ritenga
che
l
abbia
ordinato
io
.
-
Dal
primo
all
ultimo
tutti
quanti
i
graduati
del
Reggimento
negano
d
aver
dato
quest
ordine
.
-
Se
tutti
negano
e
nego
io
pure
,
perché
debbono
essere
creduti
tutti
gli
altri
ed
io
no
?
Dove
sono
i
soldati
che
hanno
fatto
il
trasporto
?
Vengano
,
ci
dicano
da
chi
hanno
ricevuto
l
ordine
.
-
Sapete
benissimo
,
e
ve
ne
approfittate
,
che
col
congedamento
della
classe
avvenuto
in
settembre
,
dispersi
i
soldati
,
un
indagine
a
questo
riguardo
sarebbe
stata
impossibile
.
Tuttavia
c
è
ancora
il
caporal
maggiore
Criscuolo
che
si
rammenta
d
avere
assistito
all
operazione
del
trasporto
,
non
sa
indicare
gli
uomini
comandati
a
quel
servizio
,
ma
afferma
in
modo
positivo
che
voi
eravate
presente
.
-
Può
darsi
:
con
altri
miei
colleghi
mi
sarò
trovato
a
quell
ora
nella
sala
di
scherma
,
forse
mi
sarò
anche
avvicinato
al
bugigattolo
per
curiosità
;
non
mi
rammento
affatto
.
-
Il
tenente
contabile
signor
Pasquiroli
dov
era
solito
tenere
la
chiave
principale
della
cassaforte
nelle
ore
in
cui
gli
era
affidata
?
-
Non
lo
so
:
ce
lo
dirà
lui
.
-
Lo
dirà
lui
.
L
accusa
sostiene
che
voi
abbiate
avuto
agio
molte
volte
,
trovandovi
solo
in
ufficio
,
di
frugare
nelle
tasche
della
sua
giacca
appesa
al
muro
e
asportarne
la
chiave
,
o
almeno
trarne
l
impronta
sulla
cera
.
È
notorio
che
in
opposizione
ai
regolamenti
,
per
lo
più
la
cassa
era
chiusa
con
una
sola
chiave
.
-
Tutte
le
supposizioni
più
temerarie
,
più
assurde
,
sono
lecite
all
accusa
.
-
Non
frequentavate
qui
a
Napoli
il
negozio
di
ferramenta
e
d
armaiuolo
del
signor
Blunn
a
Monte
Oliveto
?
-
Acquistai
in
quel
negozio
un
paio
o
due
di
speroni
fuori
d
ordinanza
e
delle
cartucce
a
percussione
centrale
,
modello
Walsrode
,
pel
mio
fucile
da
caccia
.
-
Nient
altro
?
-
Nient
altro
,
ch
io
sappia
.
-
Nelle
ore
d
uscita
libera
andavate
spesso
a
sedervi
dal
signor
Blunn
come
noi
si
andrebbe
al
caffè
:
non
potete
negarlo
.
-
Non
lo
nego
:
sono
appassionato
per
le
armi
portatili
,
amo
tenermi
al
corrente
delle
novità
,
ero
in
buona
relazione
col
primo
commesso
della
casa
Blunn
,
niente
di
più
naturale
che
di
quando
in
quando
mi
recassi
da
lui
,
come
da
un
amico
,
a
far
quattro
chiacchiere
di
sport
e
a
vedere
gli
ultimi
arrivi
dalla
Germania
o
dall
Inghilterra
.
Non
avrei
mai
creduto
che
tutti
i
miei
passi
fossero
spiati
fino
a
questo
punto
.
-
Furono
inquisite
le
vostre
abitudini
quando
i
sospetti
cominciarono
ad
aggravarsi
su
di
voi
;
prima
,
a
nessuno
venne
mai
in
mente
di
spiarvi
nelle
ore
di
libertà
.
-
Pensateci
bene
:
dal
negozio
Blunn
non
faceste
acquisto
d
utensili
e
istrumenti
meccanici
,
come
sarebbero
lime
di
varia
forma
,
punzoni
,
trapani
,
morse
,
e
via
discorrendo
?
-
Il
Commesso
del
signor
Blunn
lo
asserisce
?
-
Non
occupatevi
del
commesso
;
francamente
:
sì
o
no
?
-
Sì
.
Sì
.
-
Perché
avete
negato
poco
fa
?
-
Perché
a
tutta
prima
non
me
ne
ricordavo
.
Ella
mi
incalza
di
domande
,
signor
Presidente
:
la
mia
memoria
come
può
essere
così
limpida
,
massime
nell
orgasmo
in
cui
mi
trovo
,
da
farmi
rivedere
in
uno
specchio
,
minuto
per
minuto
,
tutte
quante
le
azioni
della
mia
vita
?
In
epoche
diverse
dovetti
provvedermi
d
utensili
per
le
riparazioni
occorrenti
alla
bicicletta
:
dove
?
quando
?
indicate
con
precisione
matematica
il
giorno
e
l
ora
,
il
negozio
,
la
fabbrica
,
la
via
,
le
persone
...
-
e
guai
se
mi
sfugge
un
particolare
o
mi
attardo
nell
esame
di
coscienza
!
-
Dove
sono
attualmente
questi
utensili
?
-
In
casa
di
mio
padre
,
a
Sant
Eufemia
.
-
L
autorità
giudiziaria
non
li
ha
trovati
.
-
Non
avrà
saputo
cercarli
.
-
O
forse
,
per
evitare
il
rischio
della
perquisizione
e
del
sequestro
,
la
prudenza
vi
consigliò
di
farli
sparire
.
-
L
avrei
fatto
senza
dubbio
,
sapendomi
reo
;
poiché
sono
innocente
,
ho
un
motivo
di
più
per
imprecare
al
destino
che
converte
a
mio
danno
le
minime
circostanze
e
accumula
sul
mio
capo
tutta
un
apparenza
d
indizi
.
Il
giudice
istruttore
non
mi
ha
interrogato
mai
circa
questi
istrumenti
;
perché
?
Forse
per
cogliermi
in
fallo
davanti
al
Tribunale
e
davanti
al
pubblico
?
Egli
,
che
dal
commesso
del
signor
Blunn
già
sapeva
,
che
preparava
la
perquisizione
e
il
sequestro
,
se
me
ne
avesse
parlato
avrebbe
ottenuto
da
me
utili
indicazioni
.
Ritorni
a
Sant
Eufemia
l
autorità
giudiziaria
e
cerchi
meglio
e
troverà
;
a
meno
che
taluno
della
mia
famiglia
,
a
mia
insaputa
...
-
Una
perizia
avrebbe
potuto
stabilire
se
di
cotesti
istrumenti
alcuni
erano
idonei
a
scassinare
la
serratura
dello
scrittoio
e
anche
quella
della
cassa
,
nel
caso
disperato
che
non
si
fosse
potuto
aprirla
con
falsa
chiave
,
altri
a
modificare
i
congegni
di
qualche
chiave
analoga
alla
vera
-
quella
cioè
che
servì
ad
aprire
la
cassa
-
ma
la
perizia
,
pure
pronunziandosi
in
senso
affermativo
come
ritengo
,
non
ci
avrebbe
mai
fatto
uscire
dal
campo
delle
congetture
.
L
importante
per
noi
era
di
udire
la
vostra
risposta
.
-
Mi
pare
d
averla
data
esplicita
.
-
Dopo
aver
negato
.
-
I
signori
giudici
hanno
inteso
la
spiegazione
ovvia
del
mio
diniego
non
volontario
:
giudicheranno
.
-
Intanto
è
bene
che
i
signori
giudici
sappiano
altresì
come
la
ditta
Blunn
rappresenti
a
Napoli
la
casa
Jefferson
di
New
York
,
fabbricante
di
casseforti
,
e
come
voi
,
durante
le
lunghe
stazioni
nel
negozio
,
abbiate
avuto
opportunità
di
farvi
spiegare
,
tra
una
chiacchiera
e
l
altra
,
a
titolo
di
semplice
dilettante
,
i
meccanismi
complicati
e
i
segreti
delle
casseforti
in
genere
,
e
specialmente
di
coteste
americane
.
-
Avendo
concorso
,
sebbene
con
poca
speranza
,
all
Esattoria
del
Comune
di
Sulmona
,
mio
padre
avrebbe
dovuto
provvedersi
d
una
cassaforte
e
mi
incaricò
ad
ogni
buon
fine
,
poiché
mi
trovavo
a
Napoli
,
di
raccogliere
notizie
circa
i
prezzi
e
le
marche
più
riputate
:
si
capisce
che
le
prime
informazioni
io
le
abbia
attinte
nel
negozio
che
avevo
l
abitudine
di
frequentare
.
-
Le
due
casse
del
vostro
Reggimento
portano
la
marca
Jefferson
!
-
L
ho
saputo
dall
ufficiale
istruttore
.
-
Ultima
contestazione
:
assai
prima
della
vostra
licenza
,
vale
a
dire
nel
maggio
,
il
colonnello
vi
chiamò
,
vi
fece
vedere
parecchi
reclami
di
gente
che
avanzava
denaro
da
voi
,
per
somministrazioni
varie
d
oggetti
...
di
lusso
e
per
amichevoli
imprestiti
.
-
Amichevoli
...
purché
fossero
saldati
!
-
Prometteste
di
scrivere
alla
vostra
famiglia
,
ritengo
che
non
abbiate
scritto
,
ad
ogni
modo
la
risposta
non
fu
comunicata
,
e
dopo
nuove
rimostranze
e
nuove
sollecitazioni
,
il
colonnello
si
vide
nella
dolorosa
necessità
di
scrivere
lui
a
vostro
padre
.
-
Eravamo
già
nel
mese
di
giugno
.
Il
signor
colonnello
mi
mostrò
la
lettera
che
egli
intendeva
di
spedire
a
mio
padre
,
lettera
brusca
,
minacciosa
,
che
sarebbe
stata
causa
d
infinite
amarezze
;
lo
pregai
di
soprassedere
,
supplicandolo
di
concedermi
una
breve
licenza
,
promettendogli
che
a
qualunque
costo
sarei
tornato
a
Napoli
in
grado
di
soddisfare
i
creditori
principali
;
il
signor
colonnello
mi
rifiutò
la
licenza
e
mi
ordinò
alla
sala
.
-
Ed
ecco
comparire
le
lettere
annunzianti
la
malattia
gravissima
di
vostra
madre
.
Partiste
.
Che
è
che
non
è
,
al
vostro
ritorno
una
parte
dei
debiti
fu
immediatamente
estinta
.
-
L
avevo
promesso
.
-
Per
non
parlar
dei
minori
,
il
solo
orefice
Amalfitano
,
al
Largo
della
Carità
,
ebbe
da
voi
oltre
millecinquecento
lire
;
altre
mille
furono
riscosse
da
un
certo
don
Nicola
Capece
...
-
Milleduecento
.
-
Meglio
.
E
i
fondi
?
-
Esposi
a
mio
padre
la
critica
situazione
in
cui
mi
ero
messo
per
la
seconda
volta
...
impetrai
perdono
...
giunsi
a
manifestare
il
proposito
di
farmi
saltare
le
cervella
anziché
tornare
al
Reggimento
a
mani
vuote
dopo
tante
promesse
...
-
E
otteneste
la
somma
che
vi
occorreva
?
-
Non
interamente
;
supplirono
le
mie
sorelle
coi
loro
risparmi
.
-
All
infuori
dei
componenti
la
vostra
famiglia
che
la
legge
non
consente
d
interrogare
,
sapreste
addurre
qualche
testimonio
?
-
Ho
indicato
diverse
persone
di
servizio
,
uomini
e
donne
,
che
vivono
in
casa
nostra
.
-
Le
stesse
che
dovranno
dirci
a
suo
tempo
se
eravate
a
Sant
Eufemia
gli
ultimi
quattro
giorni
di
giugno
.
Tolto
il
caso
che
mutino
al
dibattimento
le
loro
deposizioni
,
costoro
hanno
assistito
a
scene
domestiche
poco
edificanti
cagionate
dalle
vostre
insistenti
richieste
di
denaro
,
ma
sul
fatto
d
esser
voi
riuscito
a
raggranellare
una
somma
considerevole
,
purtroppo
ne
sanno
meno
di
noi
.
-
Anche
da
mia
madre
ebbi
qualche
centinaio
di
lire
;
potrà
attestarlo
la
cameriera
Agata
De
Liberis
.
-
Infatti
lo
attesta
,
ma
siamo
ancora
lontani
dalla
cifra
totale
dei
debiti
saldati
al
vostro
ritorno
.
Frattanto
,
come
conciliate
la
munificenza
ottenuta
da
vostro
padre
colla
lettera
pietosissima
che
egli
scrisse
al
colonnello
in
risposta
alla
sua
?
-
La
lettera
fu
scritta
sui
primi
di
giugno
.
-
Come
conciliate
l
abbattimento
d
un
uomo
sotto
il
peso
della
sventura
,
d
un
uomo
che
mette
a
nudo
la
sua
povertà
fino
allora
gelosamente
mascherata
,
lo
sfacelo
della
casa
per
innumerevoli
dissesti
,
e
singhiozza
e
chiede
misericordia
per
sé
e
per
suo
figlio
,
promettendo
di
pagare
dopo
il
raccolto
del
frumento
-
come
conciliate
questa
lettera
,
ripeto
,
coll
improvvisa
somministrazione
di
fondi
?
-
Dai
primi
di
giugno
ai
primi
di
luglio
corre
un
mese
:
in
un
mese
di
tempo
,
un
proprietario
come
mio
padre
,
al
quale
non
è
mai
mancato
il
credito
nelle
province
dei
tre
Abruzzi
,
trova
sempre
poche
migliaia
di
lire
per
soccorrere
suo
figlio
.
-
Un
proprietario
trova
talvolta
le
centomila
lire
e
non
sa
a
chi
rivolgersi
per
averne
mille
.
A
mio
avviso
,
se
egli
avesse
avuto
,
non
dico
la
certezza
né
la
speranza
,
ma
un
barlume
di
probabilità
,
non
avrebbe
mai
scritto
al
colonnello
nei
termini
in
cui
scrisse
.
-
Passiamo
oltre
.
L
orefice
Amalfitano
ebbe
a
minacciarvi
d
una
querela
per
truffa
?
-
Dopo
il
mio
ritorno
da
casa
?
-
Prima
della
vostra
partenza
.
-
Minacce
puerili
che
certi
negozianti
fanno
spesso
ai
figli
di
famiglia
,
come
le
fanno
anche
gli
strozzini
,
per
atterrire
i
debitori
e
indurli
più
presto
al
pagamento
.
-
Si
trattava
di
gioielli
acquistati
da
voi
a
credito
e
rivenduti
immediatamente
a
un
prezzo
derisorio
.
Puerile
o
no
,
la
minaccia
dell
Amalfitano
fu
assai
più
persuasiva
della
paternale
del
colonnello
:
prova
ne
è
che
conseguì
il
suo
effetto
,
come
,
del
resto
,
anche
don
Nicola
Capece
vi
strinse
tra
l
uscio
e
il
muro
,
mostrandovi
diversi
foglietti
cambiari
,
sui
quali
la
firma
d
un
avallante
non
era
precisamente
scritta
dalla
persona
indicata
.
-
Caddi
nelle
unghie
d
una
baraonda
di
farabutti
,
la
mia
buona
fede
venne
sorpresa
a
tradimento
!
-
Calmatevi
,
non
siete
chiamato
qui
a
rispondere
del
reato
di
falso
.
-
...
e
il
Tribunale
non
imparerà
certo
da
me
come
moltissime
volte
le
firme
false
sulle
cambiali
sieno
volute
o
soggerite
a
furia
d
artifizi
dagli
stessi
strozzini
per
avere
nelle
mani
un
arma
terribile
contro
il
debitore
!
-
Terribile
,
è
vero
:
tanto
terribile
che
per
parare
il
colpo
non
vi
restava
altro
mezzo
se
non
quello
di
gettare
l
offa
nelle
canne
del
cerbero
,
a
costo
di
qualunque
sacrificio
,
di
qualunque
umiliazione
,
di
qualunque
temerità
!
-
Un
uomo
d
onore
paga
sempre
,
a
qualunque
costo
.
-
Avete
altro
da
aggiungere
?
-
Aggiungo
che
pagate
a
don
Nicola
Capece
milleduecento
lire
,
sono
tuttavia
in
debito
con
lui
di
altre
tremilasettecento
e
in
denaro
sonante
non
arrivai
a
riscuoterne
duemila
.
-
Avete
altro
da
aggiungere
?
-
Non
ho
altro
.
-
I
signori
giudici
hanno
domande
da
rivolgere
all
accusato
?
Nessuna
?
Va
bene
.
Si
avvertano
i
testimoni
:
l
udienza
è
rinviata
a
domani
mattina
.
II
-
Sergente
Faraone
,
dopo
le
arringhe
del
Pubblico
Ministero
e
del
difensore
,
la
legge
vi
concede
ultimo
la
parola
.
-
Grazie
.
-
Rinunciate
?
-
Rendo
grazie
alla
legge
che
mi
offre
il
mezzo
d
afferrarmi
a
un
ultima
tavola
di
salvamento
e
supplico
il
Tribunale
di
non
ascrivermi
a
colpa
se
rimasi
fino
a
questo
punto
nell
incertezza
angosciosa
d
approfittarne
.
-
Dite
pure
.
-
Non
so
troppo
come
incominciare
.
Prima
di
tutto
vorrei
che
non
mi
si
accusasse
d
aver
fatto
perdere
al
Tribunale
un
tempo
prezioso
,
d
aver
sciupato
in
gran
parte
l
eloquenza
del
Pubblico
Ministero
e
la
generosa
difesa
del
mio
avvocato
;
giuro
che
se
rimasi
perplesso
fino
ad
ora
,
una
battaglia
terribile
si
è
combattuta
nell
animo
mio
dacché
cominciò
il
mio
interrogatorio
...
cinque
giorni
interi
,
cinque
giorni
e
quattro
notti
di
spasimi
,
di
paure
,
d
ondeggiamenti
,
senza
sapermi
risolvere
...
illudendomi
,
sperando
sempre
in
un
avvenimento
nuovo
,
in
un
miracolo
,
che
mi
liberasse
dalla
più
mortificante
delle
confessioni
!
...
-
Voi
dunque
confessate
?
-
...
Ancora
adesso
,
un
minuto
fa
,
quando
il
signor
Presidente
mi
dava
la
parola
,
fui
sul
punto
di
non
accettarla
,
e
qualunque
fosse
stato
il
destino
che
mi
attende
,
portare
con
me
il
mio
segreto
;
ripetevo
a
me
stesso
:
che
serve
?
I
giudici
non
ti
crederanno
e
per
dippiù
,
oltre
essere
bugiardo
,
sarai
anche
vile
ai
loro
occhi
!
Vile
,
come
lo
sei
ai
tuoi
occhi
in
questo
momento
!
-
Perché
vile
?
Fatevi
coraggio
,
non
lasciatevi
abbattere
:
la
confessione
non
è
mai
una
viltà
,
nemmeno
quando
è
suggerita
dalla
paura
;
può
essere
un
eroismo
talvolta
,
può
essere
un
segno
di
pentimento
e
di
redenzione
.
-
Ho
tutta
la
mia
vita
da
redimere
,
signor
colonnello
,
breve
d
anni
,
troppo
lunga
d
errori
,
e
se
bastasse
la
confessione
a
redimerla
,
quasi
per
intero
lei
me
l
ha
già
strappata
dall
anima
la
confessione
,
signor
Presidente
!
-
Ma
non
si
tratta
di
ciò
:
son
vile
perché
dopo
tante
oscillanze
tra
la
voce
dello
spirito
e
le
tentazioni
della
carne
,
ho
finito
per
cedere
alla
carne
,
alla
carne
inferma
,
alla
carne
miserabile
che
ha
paura
!
Son
vile
,
perché
sarei
ancora
in
tempo
a
tornare
indietro
se
volessi
,
e
non
ne
ho
più
il
coraggio
!
-
Calmatevi
.
Volete
che
io
sospenda
l
udienza
per
pochi
minuti
?
Potrete
ripigliare
la
vostra
difesa
quando
sarete
più
tranquillo
.
-
È
inutile
.
-
Signori
del
Tribunale
,
ora
la
carta
è
gettata
.
Ebbene
,
sì
:
ho
mentito
!
sfacciatamente
,
ribellandomi
a
tutti
i
testimoni
,
a
tutte
le
prove
che
sorgevano
contro
di
me
da
ogni
parte
.
Finché
si
trattava
dei
Carabinieri
che
mi
avevano
incontrato
sulla
strada
di
Sulmona
o
del
mio
portasigarette
rinvenuto
a
Roma
nell
ufficio
telegrafico
,
anche
del
soldato
Cenatiempo
che
giurava
d
avermi
visto
,
d
aver
parlato
con
me
la
mattina
del
29
alla
stazione
di
Napoli
,
avevo
tanto
in
mano
da
difendermi
,
da
infirmare
queste
testimonianze
,
per
lo
meno
da
avvolgerle
in
una
nebbia
di
sospetto
che
mi
sarebbe
stata
favorevole
,
ma
quando
comparvero
nuovi
testimoni
in
virtù
del
potere
discrezionale
,
scovati
dalla
sagacia
del
Presidente
,
e
costoro
;
come
la
signorina
Ada
Mesener
canzonettista
e
la
sua
cameriera
,
confermarono
il
mio
passaggio
per
Roma
,
ovvero
come
i
conniugi
Tortora
negarono
dapprima
e
poi
ammisero
d
avermi
ospitato
qui
in
Napoli
,
nella
casa
loro
,
il
28
giugno
,
dopo
essere
stati
avvisati
dalla
Di
Crescenzio
del
mio
arrivo
,
allora
ogni
resistenza
da
parte
mia
diveniva
impossibile
e
assurda
,
eppure
seguitai
a
negare
colla
persistenza
insensata
di
chi
affoga
e
si
attacca
agli
specchi
o
ai
rasoi
e
protestai
sempre
più
,
accusando
di
falso
i
testimoni
,
di
non
esser
venuto
a
Napoli
durante
la
licenza
,
perché
tale
era
il
mio
dovere
,
perché
mantenevo
un
segreto
che
non
è
mio
,
e
se
fossi
un
galantuomo
e
un
gentiluomo
,
a
rischio
d
essere
condannato
a
dieci
,
a
vent
anni
di
reclusione
,
all
ergastolo
,
alla
forca
,
dovrei
seguitare
a
negare
!
Ebbene
,
ammetto
d
essere
partito
da
Sant
Eufemia
il
27
giugno
in
bicicletta
e
da
Sulmona
in
ferrovia
per
la
linea
d
Avezzano
,
d
aver
toccato
Roma
dove
per
poche
ore
ebbi
ospitalità
dalla
Mesener
,
d
essere
arrivato
a
Napoli
il
28
nel
pomeriggio
recandomi
in
casa
dei
coniugi
Tortora
presso
i
quali
avevo
lasciato
in
custodia
i
miei
abiti
militari
,
d
esserne
ripartito
all
alba
del
29
e
d
essermi
incontrato
quella
mattina
col
soldato
Cenatiempo
.
Il
destino
che
per
mia
maledizione
mi
perseguita
dal
giorno
in
cui
venni
al
mondo
,
il
destino
,
tragico
nei
suoi
scherzi
scellerati
,
volle
che
la
stessa
notte
dal
28
al
29
si
perpetrasse
il
furto
nella
Caserma
del
mio
Reggimento
,
accumulò
sul
mio
capo
tutta
la
varietà
degli
indizi
perché
fossi
ritenuto
io
l
autore
del
misfatto
.
Ebbene
:
di
questi
indizi
,
qual
è
il
maggiore
,
il
più
grave
,
l
unico
veramente
che
si
possa
chiamare
indizio
?
La
mia
venuta
a
Napoli
.
Ebbene
:
son
venuto
a
Napoli
,
lo
ammetto
,
lo
confesso
,
lo
dichiaro
ad
alta
voce
,
me
ne
vanto
se
vi
fa
piacere
;
il
Pubblico
Ministero
ha
stabilito
su
questo
punto
la
sua
piattaforma
,
il
difensore
ha
adoperato
per
combatterlo
e
annientarlo
tutti
gli
argomenti
erculei
del
suo
ingegno
;
tempo
perso
e
fatica
sprecata
;
son
venuto
!
condannatemi
,
sopra
questo
miserabile
indizio
!
Mi
credano
i
signori
giudici
o
non
mi
credano
,
rida
o
non
rida
il
signor
avvocato
fiscale
,
certo
è
che
,
a
voce
,
qualunque
spiegazione
mi
si
domandi
,
io
non
la
darò
.
Indovinate
.
-
Ho
spedito
da
Roma
un
telegramma
firmato
Radamés
a
una
Rosa
Di
Crescenzio
,
e
poiché
dovevo
di
necessità
adoperare
un
nome
convenzionale
per
tenermi
celato
,
mi
giovai
della
Di
Crescenzio
per
due
motivi
:
primo
,
perché
i
coniugi
Tortora
la
Erma
Radamés
non
l
avrebbero
compresa
e
assolutamente
mi
occorreva
che
in
occasione
delle
due
feste
non
si
recassero
in
campagna
,
dovendo
vestire
la
divisa
che
tenevano
in
casa
loro
;
secondo
,
perché
la
Di
Crescenzio
avrebbe
saputo
tra
le
righe
del
mio
telegramma
leggere
ciò
che
non
era
affatto
specificato
,
e
quindi
informare
del
mio
arrivo
un
altra
persona
,
la
quale
mi
aspettava
sempre
con
desiderio
,
ma
non
sempre
aveva
la
libertà
del
suo
tempo
e
delle
sue
azioni
.
-
Questa
persona
,
suppongo
,
non
intendete
nominarla
?
-
...
Non
la
nomino
.
-
Che
necessità
vi
spingeva
a
mutare
i
vostri
abiti
borghesi
in
quelli
di
divisa
,
allorquando
in
simili
avventure
la
più
grossolana
prudenza
vi
avrebbe
soggerito
il
contrario
?
-
Gli
abiti
borghesi
che
indossavo
erano
ridotti
in
uno
stato
miserando
,
addirittura
indecenti
,
per
essere
caduto
di
bicicletta
lungo
la
strada
,
come
mi
pare
d
aver
detto
nel
mio
interrogatorio
,
e
non
avevo
con
me
sufficiente
denaro
per
procurarmene
dei
nuovi
.
-
Che
avvenne
della
Rosa
Di
Crescenzio
?
-
Lo
ignoro
.
-
La
Questura
ne
ha
perso
le
tracce
,
affermano
i
coniugi
Tortora
d
aver
inteso
vociferare
che
fino
dallo
scorso
autunno
,
o
anche
prima
,
si
sia
imbarcata
per
l
Argentina
.
-
Lo
ignoro
.
-
Pare
che
non
avesse
famiglia
e
vivesse
di
piccoli
espedienti
,
più
o
meno
fruttiferi
in
patria
,
ma
certo
non
troppo
lusinghieri
né
troppo
facili
per
una
donna
già
anziana
che
si
trova
ad
un
tratto
sbalestrata
in
un
paese
dove
non
conosce
né
la
lingua
né
gli
usi
.
Ad
ogni
modo
,
è
scomparsa
.
Come
spiegate
questa
sparizione
?
-
Sono
in
carcere
da
molti
mesi
,
l
ho
ignorato
fino
a
questi
ultimi
giorni
e
non
so
spiegarla
neppur
io
.
-
Neppur
voi
...
non
ostante
la
consuetudine
dei
segreti
servigi
che
la
Di
Crescenzio
vi
prestava
?
Non
ostante
la
reciproca
intrinsichezza
dei
vostri
rapporti
?
-
Così
è
,
signor
Presidente
,
e
niuno
più
di
me
deplora
una
tale
scomparsa
,
poiché
la
testimonianza
della
Di
Crescenzio
ora
ridonderebbe
tutta
a
mio
vantaggio
,
confermando
la
giustificazione
della
mia
venuta
a
Napoli
.
-
Avete
altro
da
aggiungere
?
-
Ho
da
aggiungere
che
il
Tribunale
non
potrà
non
tener
conto
della
lotta
acerrima
che
mi
toccò
sostenere
in
questi
giorni
di
dibattimento
,
solo
per
non
mancare
al
primo
dovere
d
un
gentiluomo
,
perché
non
si
dicesse
che
ridotto
agli
estremi
,
serrato
dall
accusa
in
un
cerchio
di
ferro
,
tentavo
la
mia
salvezza
inventando
qui
su
due
piedi
un
capitolo
di
romanzo
sentimentale
e
misterioso
.
Ho
da
aggiungere
che
nessuna
umiliazione
mi
venne
risparmiata
,
ed
io
non
proferii
verbo
e
non
mossi
lamento
,
nessuna
umiliazione
-
a
fin
di
bene
,
non
ne
dubito
,
nell
interesse
della
giustizia
,
ma
non
per
questo
meno
dolorosa
-
cominciando
dalla
pubblica
esposizione
della
mia
vita
intima
,
delle
mie
miserande
avventure
,
dei
miei
falli
,
dei
miei
rimorsi
,
delle
mie
ricadute
;
chi
siede
su
questo
banco
taccia
e
sopporti
,
pianga
e
non
invochi
diritti
:
diritti
non
esistono
per
lui
,
tanto
è
vero
che
fin
dal
primo
giorno
,
al
mio
avvocato
difensore
,
il
quale
si
meravigliava
che
il
signor
Presidente
mi
interrogasse
usando
il
voi
invece
del
lei
come
è
prescritto
pei
sottufficiali
,
rivolsi
preghiera
di
non
darsene
per
inteso
e
lasciasse
correre
.
Non
è
una
protesta
che
io
faccio
,
lo
creda
il
signor
Presidente
,
non
è
neppure
una
lagnanza
diretta
a
lui
o
al
suo
metodo
d
interrogare
,
ho
voluto
addurre
semplicemente
un
esempio
...
senz
ombra
di
atteggiarmi
a
vittima
e
senza
risentimento
,
lo
dichiaro
ad
alta
voce
.
-
Ho
da
aggiungere
infine
che
se
il
Tribunale
non
fosse
ancora
persuaso
circa
i
motivi
che
originarono
il
mio
viaggio
clandestino
,
posseggo
i
documenti
irrefragabili
di
quanto
asserisco
.
Eccoli
.
Non
dispiaccia
al
signor
avvocato
fiscale
,
mi
riuscì
di
sottrarli
a
tutte
le
perquisizioni
,
di
eludere
la
continua
vigilanza
esercitata
in
carcere
sulla
mia
persona
,
avendo
avuto
tempo
,
quand
ero
alla
sala
prima
che
fosse
spiccato
il
mandato
d
arresto
,
di
cucirli
dentro
la
fodera
del
pastrano
.
Eccoli
:
affido
questa
busta
al
signor
Presidente
e
alla
sua
lealtà
:
non
l
apra
ora
,
aspetti
ad
aprirla
in
camera
di
consiglio
,
lo
supplico
.
-
Un
momento
:
che
documenti
sono
?
-
Mi
si
dispensi
dal
dirlo
:
certo
non
sono
tali
da
leggersi
in
pubblica
udienza
e
il
Presidente
comprenderà
tra
qualche
minuto
perché
fino
all
ultimo
io
abbia
resistito
,
lottando
con
tutte
le
mie
forze
,
alla
tentazione
di
produrli
.
-
Non
posso
accettarli
se
non
nelle
forme
e
nei
modi
voluti
dalla
legge
;
il
Pubblico
Ministero
ha
il
diritto
di
conoscerli
e
prima
ancora
che
egli
affermi
cotesto
diritto
,
io
debbo
assolutamente
rifiutarmi
a
una
violazione
di
legge
così
patente
e
manifesta
come
sarebbe
quella
d
introdurre
in
camera
di
consiglio
alcuni
documenti
nuovi
,
dei
quali
non
solo
non
sia
stata
data
lettura
in
udienza
,
ma
dei
quali
si
sia
impedito
il
Pubblico
Ministero
di
prender
visione
.
Segretario
,
favorisca
...
-
Mi
oppongo
alla
lettura
...
mi
oppongo
con
tutte
le
forze
dell
anima
mia
...
mi
oppongo
in
nome
di
una
donna
,
la
cui
mem
...
ossia
,
la
cui
riputazione
rimarrebbe
vituperata
,
in
nome
di
quel
sentimento
cavalleresco
che
i
miei
giudici
non
vorranno
mai
soffocare
nell
animo
loro
di
soldati
...
-
Era
da
prevedersi
che
agli
atti
del
processo
una
pagina
di
romanzo
sarebbe
stata
aggiunta
infallibilmente
.
Se
vi
opponete
alla
lettura
di
coteste
carte
,
perché
le
avete
presentate
?
-
Ignoravo
che
non
fosse
permesso
al
Tribunale
di
esaminarle
in
via
riservatissima
,
quasi
sotto
il
sigillo
della
confessione
.
Supplico
il
mio
avvocato
difensore
,
supplico
lo
stesso
rappresentante
della
legge
,
di
unirsi
a
me
e
impedire
la
propalazione
d
un
segreto
che
in
un
momento
d
oblio
ho
affidato
,
agguantandomi
a
un
ultima
tavola
di
salvezza
,
alla
coscienza
,
all
onore
,
alla
generosità
dei
miei
giudici
,
non
alla
curiosità
della
folla
.
-
Sta
bene
:
poiché
,
come
dite
,
il
carattere
intimo
dei
documenti
prodotti
non
consente
che
sieno
letti
in
pubblico
,
ordino
che
si
proceda
a
porte
chiuse
per
ragione
di
moralità
.
Il
signor
avvocato
fiscale
è
del
mio
avviso
?
L
egregio
difensore
crede
di
sollevare
un
eccezione
in
proposito
?
No
?
sta
bene
.
Usciere
,
faccia
sgomberare
la
sala
.
-
Preferisco
ritirarli
e
distruggerli
...
distruggerli
in
questo
momento
e
con
le
mie
mani
,
anziché
...
-
Ormai
sono
acquisiti
al
processo
.
-
Signor
Presidente
,
per
l
ultima
volta
la
scongiuro
...
-
non
è
una
minaccia
,
Dio
me
ne
guardi
,
è
una
preghiera
,
una
preghiera
ultima
-
la
scongiuro
di
considerare
l
incidente
come
non
avvenuto
e
restituirmi
quelle
carte
!
-
Non
è
in
mia
facoltà
.
Se
ora
vi
pentite
d
un
atto
inconsulto
,
la
vostra
resipiscenza
giunge
troppo
tardi
.
-
Sono
usciti
tutti
dalla
sala
?
-
Dio
mi
è
testimonio
che
ho
fatto
quanto
stava
in
me
per
evitare
dolorose
conseguenze
!
-
Quali
conseguenze
?
Che
intendete
dire
?
Spiegatevi
:
quali
conseguenze
?
-
Non
so
nulla
,
non
insisto
più
.
Il
signor
Presidente
dia
un
occhiata
al
primo
foglio
e
veda
se
anche
a
porte
chiuse
certi
segreti
possano
essere
manifestati
.
-
E
non
era
vostra
intenzione
che
cotesti
segreti
noi
li
imparassimo
in
camera
di
consiglio
?
-
Io
non
sarei
stato
presente
.
-
Avreste
rossore
...
o
paura
?
Finiamola
.
Apro
io
la
busta
e
leggerò
io
medesimo
.
Per
contentarvi
in
parte
,
chiedo
facoltà
al
Tribunale
,
al
Pubblico
Ministero
e
alla
difesa
di
omettere
i
nomi
di
persone
estranee
al
processo
,
se
questi
non
sono
assolutamente
necessari
allo
scoprimento
della
verità
e
se
temete
che
la
loro
divulgazione
,
anche
fra
noi
soli
che
abbiamo
l
obbligo
morale
del
segreto
,
possa
nuocere
all
onore
...
di
qualcheduno
.
«
.
.
.
.
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.
»
-
...
Usciere
,
favorisca
un
bicchier
d
acqua
.
Credo
d
avere
a
sufficienza
interpretato
i
vostri
desideri
,
non
lasciando
neppur
lontanamente
trapelare
il
nome
e
la
condizione
della
persona
che
ha
scritto
queste
lettere
.
Senza
dubbio
il
tribunale
ne
terrà
conto
.
Non
capisco
però
come
mai
,
sergente
Faraone
,
abbiate
voluto
dare
tanta
importanza
a
un
carteggio
...
erotico
fin
troppo
,
il
quale
se
conferma
la
vostra
fama
di
un
Don
Giovanni
fortunato
e
se
basta
a
compromettere
irreparabilmente
una
donna
,
non
solo
non
rischiara
il
mistero
,
ma
coll
accusa
che
vi
è
mossa
non
ha
alcuna
relazione
diretta
né
indiretta
.
-
Frattanto
io
risuggello
la
busta
con
le
debite
forme
.
Accusato
,
avete
più
nulla
da
dire
?
-
Nulla
.
-
Il
dibattimento
è
chiuso
.
Il
Tribunale
si
ritira
per
deliberare
.
III
-
Signori
giudici
,
qui
in
camera
di
consiglio
,
nel
segreto
delle
nostre
deliberazioni
,
non
dirò
una
parola
che
possa
menomamente
far
pendere
il
vostro
voto
da
una
parte
piuttosto
che
dall
altra
della
bilancia
;
mi
asterrò
anche
nel
modo
più
rigoroso
dal
manifestare
la
mia
opinione
,
nel
mentre
voi
sarete
liberi
di
discutere
e
comunicarvi
a
vicenda
le
impressioni
avute
nel
corso
del
dibattimento
.
Però
,
prima
di
entrare
nel
merito
,
prima
ancora
di
interrogare
la
vostra
coscienza
e
ponderare
il
vostro
voto
,
concedetemi
una
facoltà
,
la
maggiore
forse
che
sia
mai
stata
chiesta
da
un
presidente
,
a
malgrado
di
tutti
i
suoi
poteri
discrezionali
.
Taluno
di
voi
ha
manifestato
il
desiderio
d
avere
ancora
una
volta
sotto
gli
occhi
le
carte
che
il
sergente
Faraone
produsse
all
ultimo
momento
e
che
da
me
furono
lette
in
udienza
:
permettetemi
di
non
accondiscendere
.
Non
dubito
della
lealtà
vostra
e
della
vostra
discrezione
,
ma
a
qual
pro
rimescolare
le
turpitudini
che
già
conosciamo
per
averle
intese
pochi
momenti
sono
?
Pensandoci
,
approverete
la
mia
condotta
.
L
audizione
di
alcune
lettere
,
di
alcuni
telegrammi
ci
ha
abbastanza
edificati
sui
rapporti
intimi
d
amicizia
tra
una
signora
maritata
e
il
sergente
Faraone
;
quanto
al
ritratto
in
fotografia
unito
alle
lettere
e
che
esuberantemente
conferma
tali
rapporti
,
mi
sia
lecito
lasciarlo
dormire
nella
busta
risuggellata
,
lasciarlo
nelle
tenebre
per
quelle
stesse
ragioni
di
prudenza
elementare
che
mi
consigliarono
di
tacere
non
soltanto
i
nomi
ma
altresì
tutte
quelle
indicazioni
che
a
certi
zelanti
o
dilettanti
avrebbero
offerto
un
appiglio
per
costruire
almanacchi
.
Ora
,
ciò
che
importa
è
questo
:
dalla
lettura
dei
documenti
in
parola
possiamo
dedurre
che
per
amore
e
invito
d
una
donna
il
sergente
Faraone
sia
venuto
a
Napoli
in
modo
così
clandestino
?
Noi
giudici
,
abbiamo
la
prova
dell
alibi
nella
notte
dal
28
al
29
giugno
?
In
altri
termini
,
l
affermazione
indubitabile
dell
adulterio
ci
può
convincere
che
precisamente
quella
notte
l
adulterio
sia
stato
consumato
,
nel
mentre
in
caserma
si
perpetuava
il
furto
?
Altro
problema
da
sciogliere
:
fu
buona
arte
di
difesa
,
quella
usata
dal
Faraone
?
Era
schietto
il
suo
rammarico
,
sincera
la
sua
perplessità
nel
voler
dire
e
non
dire
,
legittimo
il
suo
rimorso
nel
vedersi
coatto
dall
istinto
di
salvazione
a
rivelare
il
più
geloso
e
il
più
caro
dei
segreti
per
un
galantuomo
-
galantuomo
secondo
il
codice
dell
umana
commedia
-
,
a
mettere
in
piazza
l
ignominia
della
donna
che
lo
amava
?
Non
ne
so
nulla
;
tempo
perso
lambiccarsi
il
cervello
nell
indagine
se
fu
meditato
e
preparato
con
malizia
da
artista
il
colpo
finale
d
ammettere
la
venuta
a
Napoli
dopo
averla
negata
ostinatamente
durante
l
interrogatorio
,
e
di
fronte
ai
testimoni
,
dopo
aver
lasciato
che
il
difensore
sprecasse
tutti
i
tesori
dell
ingegno
,
tutti
i
sofismi
dell
arte
oratoria
per
dimostrarci
come
i
testimoni
pigliassero
abbaglio
o
mentissero
e
il
suo
cliente
non
si
fosse
mosso
dal
territorio
di
Sant
Eufemia
.
Chi
può
dire
quante
facce
assuma
l
ipocrisia
e
quante
volte
la
verità
ci
apparisca
bugiarda
?
Quante
volte
ci
lasciamo
ingannare
da
un
preconcetto
d
antipatia
o
di
simpatia
e
ricusiamo
fede
a
un
anima
candida
e
crediamo
ciecamente
a
un
farabutto
che
si
burla
di
noi
?
Questo
ho
voluto
premettere
alla
discussione
circa
il
fatto
specifico
del
reato
ascritto
al
sergente
Faraone
,
perché
la
causa
vi
tornasse
davanti
sfrondata
da
ogni
parvenza
eterogenea
,
perché
il
vostro
giudizio
fosse
sgombro
d
ogni
apprezzamento
estraneo
al
fatto
in
se
stesso
.
Dimentichiamo
,
signori
,
l
ultima
fase
del
dibattimento
,
spontanea
o
artificiosa
che
sia
,
ributtante
o
compassionevole
;
dato
l
uomo
,
secondo
abbiamo
avuto
agio
di
studiarne
l
organismo
morale
nel
lungo
corso
della
discussione
,
ricostrutte
ad
una
ad
una
le
circostanze
che
precedettero
,
accompagnarono
e
seguirono
il
furto
,
vagliati
al
crogiuolo
gli
indizi
d
accusa
e
le
obiezioni
defensionali
,
non
ci
resta
che
interrogare
la
nostra
coscienza
e
ad
essa
attingere
il
vero
perché
del
nostro
voto
,
sì
,
o
no
,
senza
rispetti
umani
,
senza
titubanze
,
senza
preoccuparci
delle
conseguenze
.
Può
accadere
che
il
nostro
convincimento
sia
erroneo
,
ed
erroneo
il
voto
che
ne
scaturisce
,
tanto
di
condanna
quanto
d
assoluzione
,
ma
la
giustizia
degli
uomini
è
sempre
giusta
,
ad
un
patto
:
che
non
abbiano
rimorso
gli
uomini
che
la
pronunciano
.
-
Passiamo
alla
votazione
:
sì
o
no
,
senz
altro
.
Potrei
formulare
il
quesito
:
è
colpevole
il
sergente
Faraone
?
Ma
nella
sua
crudezza
darebbe
adito
a
restrizioni
mentali
o
anche
esplicite
,
le
quali
necessariamente
importerebbero
un
nuovo
scrutinio
subalterno
;
stimo
quindi
più
semplice
e
opportuno
redigerlo
in
questi
termini
:
esistono
sufficienti
indizi
per
ritenere
il
sergente
Faraone
autore
del
furto
qualificato
in
danno
dell
Amministrazione
militare
,
commesso
in
Napoli
,
nel
quartiere
del
Reggimento
«
Lancieri
di
Parma
»
la
notte
dal
28
al
29
giugno
18
...
?
-
Procediamo
per
ordine
inverso
d
anzianità
.
Sì
o
no
.
A
lei
per
il
primo
,
capitano
Della
Freccia
.
-
No
.
-
Capitano
Agar
?
-
Sì
.
-
Capitano
Torcigliani
?
-
No
.
-
Maggiore
Cavalcabò
?
-
No
.
-
Tenente
colonnello
Roda
?
-
No
.
-
La
maggioranza
si
è
pronunciata
per
il
no
.
Sta
bene
.
Ritengo
inutile
che
il
Presidente
esprima
il
suo
voto
.
-
Segretario
,
si
compiaccia
stendere
la
sentenza
:
il
Tribunale
assolve
il
sergente
Faraone
Raffaele
dell
ascrittogli
reato
,
per
insufficienza
di
indizi
.
IV
-
Hai
un
fiammifero
,
Torcigliani
?
-
Grazie
.
Non
fumi
tu
?
non
sbuffi
neppure
?
il
cielo
ti
benedica
,
te
e
la
tua
pazienza
,
uomo
...
sublime
!
-
Se
Dio
vuole
,
ormai
siamo
agli
sgoccioli
.
-
Speriamo
,
purché
il
segretario
abbia
compassione
di
noi
e
nel
comporre
la
sentenza
non
si
creda
in
dovere
di
ricapitolare
dall
alfa
all
omega
tutto
il
dibattimento
.
Ma
sai
che
son
lunghi
cinque
giorni
d
udienza
?
Preferisco
cinque
giorni
filati
di
piazza
d
anni
.
-
Che
ore
sono
?
ho
una
fame
canina
.
-
Vieni
qui
,
Torcigliani
:
sia
detto
tra
noi
due
in
camera
charitatis
:
non
ti
pare
?
Troppo
meticoloso
,
troppo
sofistico
il
Presidente
!
Viene
dalle
aquile
dello
Stato
Maggiore
e
facciamogli
di
cappello
,
ma
domando
io
,
che
bisogno
c
era
,
che
bisogno
,
per
cristallina
!
di
tenerci
noi
,
poveri
diavoli
,
cinque
giorni
inchiodati
su
quei
durissimi
segghioni
per
un
processo
mal
costrutto
,
senza
base
,
senza
fondamento
...
-
Hai
un
fiammifero
?
-
...
per
ripetere
cento
volte
la
medesima
cosa
e
farla
ripetere
dai
testimoni
...
-
Anche
a
Verona
,
cinque
o
sei
anni
fa
,
ero
giudice
del
Tribunale
,
avevamo
per
presidente
il
colonnello
...
aiutami
a
dire
...
il
colonnello
...
veniva
dai
Bersaglieri
,
era
passato
al
34
...
-
Urban
?
-
Urban
era
già
morto
e
sepolto
a
quell
epoca
.
Un
bel
tipo
,
Urban
;
l
ho
avuto
maggiore
al
47;
lo
chiamavamo
...
come
lo
chiamavamo
?
-
Insomma
,
Presidente
a
Verona
non
era
l
Urban
,
era
...
-
impossibile
che
tu
non
l
abbia
conosciuto
,
veniva
dai
Bersaglieri
,
ti
dico
,
romagnuolo
,
due
baffoni
...
era
stato
ufficiale
d
ordinanza
di
Pianell
...
-
Marosetti
?
-
Marosetti
,
bravo
.
-
È
morto
anche
lui
,
appena
promosso
generale
nella
riserva
.
-
Quello
era
un
Presidente
coi
fiocchi
,
pronto
svelto
...
e
di
manica
larga
:
per
esempio
,
un
imputato
di
furto
diceva
:
io
non
ho
rubato
le
venti
lire
al
mio
compagno
,
ho
voluto
solamente
fargli
uno
scherzo
...
e
il
Presidente
,
con
una
crollatina
di
spalle
:
in
fondo
anche
questo
può
essere
uno
scherzo
come
un
altro
:
chi
ci
assicura
che
realmente
non
abbia
inteso
di
fare
uno
scherzo
?
E
così
mandava
il
ladro
a
farsi
impiccare
da
un
altro
.
-
Sia
detto
fra
noi
due
,
in
camera
charitatis
:
il
nostro
Presidente
è
di
tutt
altra
pasta
:
il
suo
desiderio
sarebbe
stato
di
picchiar
sodo
sulle
spalle
di
Faraone
e
adesso
ci
tiene
il
broncio
per
avergli
negato
la
condanna
.
Guardalo
là
,
solo
,
a
masticarsi
i
baffi
e
contemplare
le
nuvole
attraverso
i
vetri
.
-
Anche
Marosetti
,
a
Verona
,
se
noi
giudici
non
si
votava
come
l
intendeva
lui
,
faceva
il
diavolo
a
quattro
.
Mi
ricordo
che
un
giorno
il
tenente
colonnello
...
-
come
diavolo
si
chiamava
?
ora
è
colonnello
anziano
-
glielo
cantò
in
musica
,
noi
votiamo
secondo
la
nostra
coscienza
e
non
secondo
il
Presidente
!
-
Capisci
?
un
tenente
colonnello
d
Artiglieria
,
piemontese
...
si
chiamava
...
l
ho
qui
sulla
punta
della
lingua
...
-
Tu
mi
dirai
:
in
coscienza
,
Faraone
è
colpevole
o
non
è
colpevole
?
E
io
rispondo
:
Faraone
è
una
schiuma
di
brigante
,
colpevole
di
questo
e
di
cento
altri
reati
e
merita
cento
forche
non
una
sola
,
ma
prove
dirette
,
vere
prove
contro
di
lui
non
ne
abbiamo
ed
io
,
giudice
,
me
ne
lavo
le
mani
e
lo
mando
,
come
il
tuo
Marosetti
,
a
farsi
impiccare
da
un
altro
.
-
Dammi
ancora
un
fiammifero
.
-
Io
invece
ragiono
diversamente
:
Faraone
sarà
un
brigante
,
scaltro
,
malizioso
,
canaglia
da
far
le
fusa
a
Satanasso
in
persona
,
ma
questa
volta
l
autore
del
furto
alla
cassa
del
suo
Reggimento
non
è
lui
,
e
non
è
lui
,
perché
...
per
mille
ragioni
!
...
perché
...
perché
...
insomma
non
è
lui
!
mi
spiego
?
Che
fosse
presente
a
Napoli
quella
notte
,
per
me
non
prova
nulla
:
o
non
potrebbe
esser
venuto
davvero
per
uno
dei
suoi
intrighi
con
una
donna
maritata
?
Anche
a
me
-
ero
sottotenente
a
Bologna
,
al
29
-
toccò
di
rientrare
nascostamente
dalla
licenza
per
un
avventura
di
questo
genere
;
sai
con
chi
mi
trovo
alla
stazione
,
becco
a
becco
?
col
mio
Capitano
,
l
uomo
più
sospettoso
che
abbia
mai
passeggiato
sulla
crosta
della
terra
:
un
sardo
!
-
Era
il
marito
?
-
Peggio
del
marito
:
era
il
mio
concorrente
!
Un
sardo
,
figurati
!
Non
so
cosa
ne
sia
successo
,
l
ho
perso
di
vista
;
se
mi
dai
mezzo
minuto
,
ti
dico
il
nome
;
dovresti
averlo
conosciuto
;
è
andato
via
da
maggiore
nei
distretti
;
impossibile
che
in
Italia
o
in
Africa
non
te
lo
sia
trovato
fra
i
piedi
:
tutto
nervi
,
tutto
fegato
,
basso
,
pelle
bruciata
,
irrequieto
,
attaccabrighe
;
si
chiamava
...
aiutami
tu
:
non
ti
ricordi
,
tu
che
sei
stato
in
Africa
con
lui
durante
la
spedizione
San
Marzano
?
Si
chiamava
...
-
Pensaci
,
io
intanto
vado
a
farmi
dare
un
fiammifero
da
Cavalcabò
;
la
tua
scatola
è
vuota
.
-
Cavalcabò
...
-
Parla
piano
,
il
segretario
sta
elaborando
la
sentenza
,
e
non
ti
consiglio
di
frastornarlo
,
se
vogliamo
arrivare
a
casa
per
l
ora
di
pranzo
.
-
Dovrebbe
tosto
aver
finito
,
per
cristallina
!
Guarda
:
trentacinque
minuti
d
orologio
dacché
si
è
rinchiuso
dietro
il
suo
paravento
.
Cosa
scrive
?
Un
trattato
di
Sant
Agostino
?
Bastano
quattro
righe
senza
tanti
considerando
e
attesoché
per
buttar
giù
una
sentenza
d
assolutoria
.
Mi
viene
un
idea
:
Cavalcabò
,
se
picchiassimo
due
colpetti
contro
il
paravento
,
piano
,
piano
,
per
sollecitarlo
a
sbrigarsi
?
-
Sta
fermo
,
che
il
Presidente
ci
guarda
.
-
Niente
paura
,
son
persuaso
che
anche
il
Presidente
...
-
Parla
piano
!
-
...
anche
il
Presidente
non
aspetta
altro
che
di
battere
in
ritirata
e
sfogare
lontano
da
qui
il
suo
malumore
-
Se
mi
dai
ancora
un
fiammifero
,
mi
fai
piacere
;
che
razza
di
virginia
ci
regala
il
governo
,
io
non
lo
so
:
serviranno
ai
muti
,
forse
;
per
uno
che
voglia
fumare
e
discorrere
,
non
c
è
verso
,
ogni
quattro
parole
si
spengono
.
-
Dimmi
una
cosa
,
Della
Freccia
,
ma
mi
raccomando
,
parla
piano
:
in
tutta
confidenza
che
te
ne
sembra
di
quell
epistolario
galante
,
letto
a
vapore
dal
Presidente
?
-
Molto
galante
,
e
molto
...
come
si
direbbe
?
molto
...
espressivo
da
parte
d
una
signora
,
che
a
giudicarla
tra
le
linee
,
sulla
scala
sociale
dovrebb
essere
più
vicina
all
Olimpo
che
ai
rigagnoli
di
via
Mardones
.
Fortunato
Faraone
!
Compatisco
il
marito
vattalapesca
chi
sia
-
ma
invidio
Faraone
,
e
siccome
le
droghe
tanto
più
mi
danno
buon
sangue
quanto
più
sono
piccanti
,
alla
lettura
mi
son
divertito
un
mondo
.
-
D
accordo
,
ma
poiché
il
pubblico
era
stato
mandato
via
,
che
necessità
di
non
lasciarci
pasteggiare
il
romanzetto
tra
di
noi
,
in
famiglia
,
come
un
bicchierino
di
rosolio
?
Pochi
discorsi
:
i
documenti
si
leggono
perché
i
giudici
possano
farsene
un
concetto
,
ovvero
per
gettar
loro
una
nuvola
di
polvere
negli
occhi
?
Leggendo
lui
a
precipizio
e
a
rompicollo
,
saltando
degli
interi
periodi
,
certo
i
più
scabrosi
e
più
interessanti
,
mugolando
,
soffiando
,
ansimando
,
il
Presidente
ha
scoperto
troppo
il
suo
giuoco
che
era
quello
di
farci
capire
il
meno
possibile
e
arrivar
presto
alla
fine
.
-
In
camera
charitatis
,
se
ho
a
dirtela
schietta
,
io
ebbi
l
impressione
che
appena
aperto
il
plico
,
il
Presidente
sia
rimasto
di
sasso
,
quasi
terrorizzato
,
come
se
dalla
busta
gli
fosse
scivolato
improvvisamente
una
biscia
sulle
mani
.
Perché
?
Questo
ti
domando
io
,
Cavalcabò
del
mio
cuore
:
perché
?
-
Fu
svelto
a
rimettersi
subito
in
carreggiata
,
ma
quanto
a
darci
il
bandolo
della
matassa
non
era
certo
nelle
sue
intenzioni
,
e
così
per
salvare
le
apparenze
...
rammenti
il
Ballo
in
maschera
?
Fuggi
fuggi
per
l
orrida
via
...
attraverso
una
lettura
vertiginosa
.
-
E
chiuso
il
dibattimento
,
ritiratici
per
la
votazione
,
ero
sì
o
no
nel
mio
diritto
d
arrischiare
l
umilissima
istanza
che
il
Tribunale
fosse
un
po
meglio
informato
,
rileggendo
le
lettere
e
i
telegrammi
d
amore
,
osservando
il
ritratto
dell
eroina
?
Invece
...
uno
,
due
,
tre
:
tac
!
la
busta
era
già
sparita
.
Un
discorsetto
agrodolce
del
Presidente
che
ci
ammoniva
di
non
rompergli
i
tabernacoli
,
la
nostra
solita
pecoraggine
di
chinar
sempre
la
testa
per
disciplina
anche
dove
la
disciplina
non
entra
...
e
felicissima
notte
.
-
Felicissima
notte
,
ma
per
centomila
milioni
di
milioni
di
diavoli
,
una
sbirciatina
al
ritratto
avrei
voluto
dargliela
anch
io
.
-
Una
delle
due
:
o
conosciamo
la
persona
che
è
in
ballo
o
non
la
conosciamo
.
-
Prima
di
tutto
,
non
ci
si
venga
a
declamare
la
predica
dello
scandalo
e
della
reputazione
intangibile
d
una
pedina
!
Sta
ben
attento
:
non
la
conosciamo
?
tanto
meglio
,
amen
,
e
non
se
ne
parli
più
:
la
conosciamo
invece
?
-
Qui
ti
voglio
:
appunto
:
e
se
tutti
invece
la
conoscessimo
?
Oppure
due
o
tre
di
noi
?
O
anche
uno
solo
la
conoscesse
?
-
Il
mondo
non
cascherebbe
.
Ci
si
direbbe
tra
di
noi
,
all
orecchio
,
che
neanche
l
aria
sentisse
:
«
guarda
,
guarda
:
la
tale
!...»
e
poi
,
usciti
di
qui
,
acqua
in
bocca
.
Siamo
uomini
;
o
siamo
ragazzi
?
Che
stima
avete
di
noi
se
non
vi
fidate
della
nostra
prudenza
e
con
destrezza
ci
fate
sparire
le
carte
sotto
gli
occhi
?
Uomo
retto
,
uomo
imparziale
,
uomo
superiore
,
aquila
volante
sulle
cime
dell
Hymalaia
,
tutto
vi
concedo
e
m
inchino
alla
vostra
altezza
,
al
vostro
talento
,
alla
vostra
abilità
,
ai
vostri
numeri
insomma
,
ma
non
vi
concedo
l
arbitrio
della
diffidenza
verso
di
noi
.
Parlo
bene
?
Non
so
se
mi
spiego
.
Dimmelo
tu
,
Della
Freccia
:
parlo
bene
?
Francamente
.
-
Quanto
a
me
,
in
camera
charitatis
...
-
Sottovoce
.
-
...
se
dipendesse
da
lui
,
scommetto
che
l
amico
ci
metterebbe
volentieri
agli
arresti
pel
nostro
voto
non
conforme
alle
sue
intenzioni
,
il
tenente
colonnello
Roda
prima
di
tutti
,
e
poi
te
,
che
sei
maggiore
...
-
Tutti
agli
arresti
,
meno
Agar
.
-
Già
,
Agar
,
che
ha
votato
per
il
sì
,
lui
solo
,
forse
perché
Faraone
gli
era
specialmente
antipatico
.
-
Faraone
appartiene
al
suo
Reggimento
.
Siamo
giusti
:
voler
o
no
Agar
,
che
l
ha
pure
avuto
al
suo
squadrone
,
è
in
grado
d
averlo
conosciuto
bene
e
studiato
a
fondo
più
di
noi
.
-
Discorsi
!
pel
fatto
d
averlo
avuto
quindici
o
venti
giorni
al
suo
squadrone
,
anche
un
mese
,
se
vuoi
,
anche
due
,
vorresti
darmi
ad
intendere
che
possiede
lui
nelle
mani
quelle
prove
matematiche
di
reità
che
noi
non
abbiamo
saputo
trovare
,
nemmeno
a
cercarle
col
lanternino
?
Sai
piuttosto
?
Mi
fa
l
effetto
d
un
uomo
invaso
dallo
spirito
di
contraddizione
e
che
veda
sempre
tutto
in
nero
.
-
Gli
è
morta
la
moglie
.
-
Me
ne
dispiace
tanto
,
ma
non
è
questa
una
ragione
...
Bada
,
io
non
critico
il
suo
voto
,
il
voto
è
libero
e
incensurabile
,
critico
la
sua
perpetua
taciturnità
,
il
non
volersi
affiatare
con
noi
altri
che
siamo
ufficiali
come
lui
in
fin
dei
conti
,
e
senza
prove
mandare
un
giovinotto
in
galera
,
giurando
attraverso
i
suoi
occhiali
affumicati
.
-
Soffre
di
nevrastenia
,
non
lo
sai
?
Parla
piano
,
che
potrebbe
udirci
.
-
Non
temere
:
subito
dopo
la
votazione
si
è
rifugiato
in
solitudine
sul
terrazzo
a
sfidare
il
freddo
e
la
tramontana
.
-
Per
agguerrirsi
alle
intemperie
della
stagione
come
a
quelle
della
fortuna
.
-
E
buscarsi
un
malanno
,
piuttosto
d
attaccar
discorso
con
me
,
per
esempio
,
che
non
appartengo
alla
Cavalleria
.
-
Sei
maligno
.
Ti
ripeto
che
soffre
di
nevrastenia
,
aggravatasi
allo
stato
acuto
appunto
dopo
la
morte
quasi
fulminea
della
moglie
.
In
confidenza
:
al
suo
Reggimento
si
va
sussurrando
a
bassa
voce
di
qualche
attacco
d
epilessia
più
o
meno
larvata
;
a
cavallo
non
monta
più
da
un
pezzo
e
finirà
,
oggi
o
domani
,
per
chiedere
l
aspettativa
.
Tale
e
quale
come
sua
moglie
:
a
poco
a
poco
si
scava
la
fossa
coll
uso
sempre
crescente
della
morfina
.
-
L
hai
conosciuta
sua
moglie
?
-
So
ben
che
scherzi
:
io
,
povero
fantaccino
,
una
signora
di
Cavalleria
?
Per
principio
,
conosco
solo
le
signore
del
mio
Reggimento
,
e
non
tollero
che
la
mia
signora
faccia
e
renda
altre
visite
.
Spirito
di
corpo
.
-
Tu
piuttosto
l
avrai
conosciuta
,
uomo
brillante
,
sempre
giovine
,
sempre
conquistatore
,
che
frequenti
l
altissima
società
.
-
Non
mi
crederai
:
quella
donna
mi
ha
sempre
fatto
paura
.
-
Per
cristallina
!
-
Paura
.
In
questo
senso
:
la
sognavo
di
notte
,
e
di
giorno
,
avvicinandola
,
mi
accorgevo
di
essere
davanti
a
una
sfinge
impenetrabile
.
Non
già
che
io
ne
fossi
innamorato
,
ma
...
non
so
se
mi
spiego
:
a
volte
un
gesto
benigno
,
direi
quasi
...
cristianamente
misericordioso
,
uno
sguardo
limpido
di
dolcezza
nel
quale
pareva
che
nuotassero
come
in
un
lago
tutte
le
vele
bianche
dell
innocenza
,
a
volte
certe
mezze
parole
troppo
significative
,
e
negli
occhi
certi
lampi
di
perfidia
che
mi
atterrivano
.
-
...
Dammi
un
fiammifero
.
-
Appena
la
vedevo
comparire
in
un
salotto
,
per
esempio
,
ai
balli
dell
Unione
,
della
Croce
Rossa
,
della
Caccia
,
mi
appiattavo
timido
tra
la
folla
degli
invitati
,
per
non
essere
visto
da
lei
e
se
lei
,
passando
,
mi
ravvisava
e
mi
porgeva
la
mano
e
mi
salutava
,
in
quel
momento
io
,
maggiore
d
Artiglieria
,
che
conosco
i
miei
galletti
e
segnatamente
le
mie
galline
,
in
quel
momento
avrei
implorato
come
una
grazia
del
cielo
che
la
terra
si
fosse
spalancata
sotto
i
miei
piedi
e
mi
avesse
inghiottito
l
abisso
.
-
Cose
che
succedono
.
-
Ma
paura
di
che
,
insomma
?
-
Non
lo
so
.
Paura
!
Forse
di
innamorarmene
?
Forse
che
ella
si
innamorasse
di
me
?
Non
lo
so
.
Era
una
creatura
troppo
...
come
dire
,
troppo
danubiana
.
-
Danubiana
?
-
Sì
,
bulgara
...
moldovalacca
...
di
quei
paesi
laggiù
sulle
sponde
del
Danubio
,
dove
pare
che
le
donne
d
alto
bordo
,
almeno
quelle
che
capitano
qui
da
noi
,
scommettano
a
chi
incarna
il
romanzo
più
stravagante
.
-
Bella
donna
?
-
Secondo
i
gusti
e
le
simpatie
.
Non
era
una
di
quelle
bellezze
che
s
impongono
senza
discussione
,
però
gli
uomini
l
innalzavano
al
settimo
cielo
e
per
lei
molti
avrebbero
lastricato
di
smeraldi
il
campo
delle
loro
corse
alla
conquista
.
Bellissima
,
no
,
ma
affascinante
!
...
affascinante
per
qualche
cosa
di
zingaresco
che
aveva
nei
gesti
e
nella
voce
gutturale
,
per
la
fiamma
che
le
balenava
negli
occhi
...
occhi
tenebrosi
,
d
inferno
,
caro
Della
Freccia
!
E
mi
dici
niente
il
contrasto
di
quelle
pupille
notturne
con
una
capigliatura
quasi
scarlatta
?
Artificio
?
Va
benissimo
,
ma
artificio
da
artista
non
da
parrucchiere
,
come
,
del
resto
,
si
rivelava
sempre
artista
in
ogni
minuto
e
in
ogni
atto
della
sua
vita
,
nell
eleganza
e
nell
originalità
del
vestire
,
nella
musica
,
nel
cavalcare
,
nel
discorrere
col
primo
venuto
d
arte
e
di
frivolezze
...
-
...
nell
essere
innamorata
del
marito
!
-
E
perché
no
?
anche
questo
può
darsi
,
a
titolo
d
un
capriccio
originale
e
d
una
stravaganza
,
in
certo
modo
artistica
essa
pure
da
aggiungersi
a
tutte
le
altre
.
Comunque
,
se
ebbe
delle
fantasie
extraconiugali
,
furono
avvolte
in
un
mistero
così
sapiente
che
non
trapelarono
mai
ad
onta
delle
più
zelanti
inquisizioni
di
certi
cani
da
fiuto
che
ci
rimisero
la
fatica
,
inquisizioni
malvagie
,
sobillate
dall
invidia
di
certe
signore
...
-
Bada
,
adesso
tocca
a
me
suggerirti
di
parlar
piano
.
-
...
l
ultima
volta
che
la
vidi
fu
verso
la
fine
di
luglio
,
a
Castellamare
,
al
gran
lunch
sul
yacht
del
principe
di
Villa
Formosa
pel
battesimo
della
bandiera
.
Tutta
vestita
di
bianco
a
scintille
d
argento
:
un
barbaglio
sotto
il
sole
da
farti
chiudere
gli
occhi
.
Rammento
che
così
bianca
e
sfavillante
com
era
,
con
un
cappello
bianco
alla
Rubens
,
semplicissimo
e
immenso
,
ricco
nient
altro
che
d
una
penna
di
struzzo
favolosa
che
le
scendeva
a
metà
spalla
,
appena
giunta
a
bordo
,
con
quella
sua
disinvoltura
balcanica
,
miscuglio
d
alterezza
e
di
brio
,
si
creò
da
sé
regina
della
festa
e
puoi
immaginarti
se
a
bordo
d
un
yacht
principesco
,
in
una
circostanza
così
solenne
,
mancavano
duchesse
e
principesse
,
giovani
e
belle
,
e
taluna
anche
più
bella
di
lei
,
ma
non
altrettanto
incantatrice
!
-
Acqua
,
padre
,
che
il
convento
brucia
!
E
vuoi
darmi
ad
intendere
che
non
ne
eri
innamorato
,
anzi
avevi
paura
di
cotesta
donna
?
-
Parla
piano
,
parla
piano
!
-
Otto
giorni
dopo
,
giorno
per
giorno
,
cotesta
donna
era
morta
!
-
Si
parlò
di
suicidio
,
se
non
erro
.
-
Lo
sai
tu
?
se
ne
dissero
tante
e
infatti
da
qualche
silaba
sfuggita
ai
medici
pare
che
quella
d
una
morte
volontaria
sia
la
versione
più
accreditata
.
Suicidio
per
avvelenamento
.
E
la
causa
?
Buio
pesto
:
un
colpo
improvviso
di
pazzia
cagionato
dall
abuso
della
morfina
,
secondo
gli
uni
:
debiti
enormi
a
insaputa
del
marito
,
secondo
gli
altri
...
-
Si
vociferava
che
fosse
ricchissima
e
che
,
sposandola
,
Agar
avesse
fatto
un
salto
nelle
miniere
di
Creso
.
-
Intanto
i
debiti
sono
rimasti
,
questo
è
certo
,
e
se
il
marito
non
ha
altre
miniere
che
quelle
,
poveri
creditori
!
-
A
sentire
altre
voci
,
minaccia
terribile
,
imminente
di
cecità
e
nessuna
speranza
di
salvezza
:
abbandono
repentino
da
parte
d
un
amante
segreto
...
anche
questo
si
disse
per
iniqua
mania
di
mormorazione
,
però
senza
l
ombra
d
un
pretesto
lontanamente
plausibile
.
Fatto
sta
che
da
un
alba
all
altra
,
l
abbia
voluto
lei
di
sua
elezione
o
l
abbia
voluto
il
destino
,
precipitò
nelle
tenebre
.
-
Requiem
aeternam
.
-
In
camera
charitatis
,
tu
hai
bel
difenderla
a
spada
tratta
e
si
capisce
,
ma
se
fossi
io
il
vedovo
d
una
valacca
di
questa
risma
,
assai
più
che
dalla
sua
partenza
verso
il
seno
d
Abramo
,
sarei
afflitto
dall
idea
di
doverne
pagare
i
debiti
.
Oh
!
eccolo
che
torna
,
l
inconsolabile
eroe
,
dai
freschi
vagabondaggi
sul
terrazzo
.
-
Il
Presidente
è
andato
a
chiamarlo
,
segno
che
la
nostra
clausura
sta
per
finire
.
Grazie
al
cielo
,
era
tempo
.
-
Vieni
qui
:
gli
sei
amico
,
tu
?
-
Di
Agar
?
-
Di
Agar
.
-
Amicizia
...
relativa
.
-
Nei
tuoi
panni
comincerei
adesso
ad
aver
paura
.
-
Perché
?
-
Non
vedi
che
faccia
stravolta
e
che
occhi
spiritati
?
-
Ebbene
?
-
Sta
in
guardia
.
Lei
viva
,
nessun
rischio
,
data
la
perpetua
cecità
di
noi
mariti
,
specie
se
la
tua
dama
bianca
era
così
prudente
come
dici
:
morta
,
è
un
altro
paio
di
maniche
:
speriamo
che
egli
non
attraversi
un
brutto
momento
di
gelosia
postuma
,
perché
a
vederlo
con
quell
aria
truce
e
gli
occhi
che
gli
scappano
dalla
testa
,
certi
amici
relativi
sarebbe
capace
d
infilzarli
tutti
.
-
Ti
giuro
sulla
mia
parola
d
onore
...
-
Cannas
Cadeddu
!
Cannas
Cadeddu
!
-
Che
c
è
,
Torcigliani
?
sei
diventato
matto
?
-
Quando
mi
si
ficca
un
chiodo
nel
cranio
,
se
non
riesco
a
strapparlo
io
sono
un
uomo
morto
.
Si
chiamava
Cannas
Cadeddu
quel
capitano
sardo
di
cui
ti
parlavo
.
Figurati
come
rimasi
quando
alla
stazione
di
Bologna
...
-
Signori
giudici
,
il
segretario
ha
terminato
di
stendere
la
sentenza
.
È
molto
lunga
.
Favoriscano
prender
posto
e
udirne
attentamente
la
lettura
prima
di
sottoscriverla
.
-
Debbo
io
pure
firmarla
?
-
Senza
dubbio
.
-
Io
che
ho
votato
per
la
colpabilità
del
sergente
Faraone
?
-
Lei
come
gli
altri
,
capitano
.
-
Anche
contro
la
mia
intima
convinzione
?
-
Anche
:
la
sua
convinzione
personale
,
qualunque
sia
,
deve
cedere
di
fronte
a
quella
della
maggioranza
.
-
Ha
errato
la
maggioranza
!
-
Non
tocca
a
lei
sindacarla
,
e
mi
meraviglio
...
-
Colonnello
,
se
io
mi
rifiutassi
di
firmare
?
-
Ella
ha
troppo
rispetto
alla
legge
per
ribellarsi
ai
diritti
della
maggioranza
e
troppo
buon
senso
per
non
comprendere
che
un
simile
rifiuto
sarebbe
non
soltanto
un
offesa
verso
i
giudici
suoi
colleghi
ma
un
atto
inconsulto
di
disobbedienza
,
ed
io
,
Presidente
,
non
sarò
costretto
ad
usare
della
mia
autorità
per
richiamarla
alla
disciplina
.
-
Io
potrei
rivelare
ai
miei
colleghi
...
-
Che
cosa
?
-
....
..
-
Che
cosa
potrebbe
rivelare
?
-
Non
mi
crederebbero
,
lo
so
,
non
mi
crederebbero
,
eppure
...
se
io
parlassi
...
-
Capitano
Agar
,
che
reticenze
son
queste
,
si
spieghi
.
-
Ah
!
mancano
gli
indizi
a
carico
del
sergente
Faraone
e
voi
lo
avete
assolto
!
Bravi
.
Andrò
io
a
denunciarlo
al
Procuratore
del
Re
.
Se
non
ci
fosse
che
il
furto
...
ma
c
è
ben
altro
,
e
andrò
io
a
denunciarlo
.
Guardate
,
se
avete
occhi
:
c
è
qui
una
donna
,
in
questa
stanza
,
io
la
vedo
,
era
pure
in
sala
d
udienza
,
ritta
,
di
fianco
all
accusato
e
poi
è
entrata
con
noi
in
camera
di
consiglio
e
non
mi
si
moveva
d
accanto
e
volli
fuggire
e
mi
ha
inseguito
sul
terrazzo
...
-
Capitano
Agar
,
non
voglio
supporre
che
ella
in
questo
momento
si
prenda
gioco
di
noi
.
Pensa
a
quello
che
dice
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
Aprite
le
finestre
...
spalancate
le
finestre
!
...
ho
un
groppo
alla
gola
che
mi
soffoca
...
non
voglio
morire
strozzato
!
...
spalancate
le
finestre
,
vi
dico
!
-
Si
calmi
,
capitano
,
lei
è
in
preda
a
un
eccitazione
nervosa
...
non
è
niente
,
passerà
tra
un
minuto
.
-
Signori
ufficiali
,
si
uniscano
a
me
per
consigliargli
la
calma
.
Aprano
le
finestre
.
-
Segga
e
si
riposi
,
si
riposi
un
momento
,
qui
,
accanto
a
me
.
-
Mi
aiutino
a
sbottonargli
la
giubba
.
Adagiamolo
sopra
questa
poltrona
.
-
Vede
?
le
finestre
sono
aperte
.
Respira
meglio
adesso
?
-
Lasciatemi
,
lasciatemi
libero
,
non
mi
circondate
così
,
non
mi
afferrate
per
le
braccia
!
Voi
mi
opprimete
,
m
impedite
di
vedere
la
Rosa
Di
Crescenzio
...
scostatevi
,
voglio
vederla
...
non
mi
fa
ribrezzo
quel
cadavere
!
-
(
Capitano
Della
Freccia
,
corra
a
chiamare
un
medico
,
subito
,
non
perda
tempo
.
Quest
uomo
è
in
pieno
delirio
,
sotto
l
incubo
d
una
terribile
allucinazione
;
non
sappiamo
quel
che
possa
accadere
.
Corra
,
spedisca
due
,
tre
soldati
alla
farmacia
più
vicina
,
alla
caserma
San
Francesco
dove
un
dottore
militare
sarà
certamente
.
Anche
lei
,
segretario
,
mi
raccomando
,
il
primo
medico
che
trova
ce
lo
porti
subito
!
)
-
...
Non
mi
opprimete
così
...
mi
state
tutti
addosso
e
mi
soffocate
.
Non
vedo
più
la
Rosa
Di
Crescenzio
...
non
importa
,
se
volete
saperlo
vi
dirò
io
perché
al
dibattimento
mancata
la
sua
testimonianza
.
-
Più
tardi
lo
sapremo
.
Ora
lei
ha
bisogno
di
calma
e
di
tranquillità
.
Più
tardi
.
Mi
ascolti
,
capitano
,
per
amor
del
cielo
,
non
si
agiti
,
abbia
confidenza
in
noi
,
ci
conosce
tutti
,
pensi
che
siamo
tutti
suoi
amici
...
-
È
comparsa
al
dibattimento
...
l
ho
vista
comparire
nella
sala
quando
fu
pronunciato
il
suo
nome
,
ma
voi
non
avevate
occhi
per
vederla
...
ero
io
solo
che
la
vedevo
!
...
un
cadavere
putrefatto
nell
acqua
,
lacerato
sott
acqua
dai
denti
degli
scogli
...
e
stava
in
piedi
,
ritta
come
persona
viva
,
e
tutti
quanti
vi
fissava
,
e
c
era
una
fiamma
nelle
caverne
delle
sue
orbite
...
e
vi
fissava
sogghignando
,
nell
udire
i
rapporti
della
Questura
che
non
aveva
saputo
scoprirne
le
tracce
da
nessuna
parte
...
Poveri
imbecilli
!
bisognava
andarla
a
pescare
sotto
la
punta
di
Posillipo
...
-
....
..
!
?
-
...
in
fondo
al
mare
,
con
un
ancora
da
pescatori
al
collo
,
presso
la
punta
di
Posillipo
.
-
Chi
è
che
l
ha
affogata
?
-
Zitti
!
non
l
interrompano
.
-
...
Le
chiesi
,
pieno
di
spavento
e
d
angoscia
:
perché
venire
a
torturarmi
?
Perché
ho
da
esser
io
,
io
solo
,
quello
che
vieni
a
torturare
,
trasfondendomi
nel
sangue
il
tuo
odio
e
la
tua
sete
di
vendetta
?
E
la
Rosa
Di
Crescenzio
sogghignava
...
-
È
atroce
come
i
morti
si
fanno
intendere
senza
parlare
e
il
loro
linguaggio
lo
percepite
nello
spasimo
d
essere
morti
anche
voi
e
in
un
lampo
di
vedere
ad
una
ad
una
,
ma
con
altri
occhi
da
quelli
del
corpo
,
tutte
le
circostanze
d
un
passato
ignoto
...
terribile
,
che
vi
si
rivela
in
un
lampo
-
Lasciatemi
dire
.
Son
calmo
.
La
Rosa
Di
Crescenzio
non
c
è
più
.
-
Per
carità
,
non
l
interrompano
.
-
...
Aver
preso
tante
cautele
,
credersi
al
sicuro
e
improvvisamente
sentirsi
sul
capo
la
minaccia
dei
primi
sospetti
!
I
minuti
incalzano
.
Rosa
Di
Crescenzio
,
se
trapela
il
tuo
nome
e
sei
condotta
innanzi
alla
giustizia
,
guai
.
Finché
servi
da
intermediaria
galante
,
per
quattro
soldi
il
segreto
lo
mantieni
,
è
il
tuo
mestiere
,
ma
per
poco
che
il
giudice
ti
metta
alle
strette
,
addio
:
canti
che
è
una
delizia
.
La
famosa
operazione
fosse
riuscita
cospicua
come
non
si
dubitava
,
a
imbarcarti
per
le
Americhe
si
farebbe
presto
:
non
fosse
in
ballo
che
il
signorino
,
l
anima
gli
basterebbe
d
affrontarne
cinquecento
vecchie
male
femmine
del
tuo
conio
,
ma
la
signora
...
la
signora
che
lo
tiene
tra
le
unghie
,
l
ultima
carta
la
vuol
giuocare
...
è
più
temeraria
di
lui
perché
ha
paura
!
L
ha
istigato
al
gran
colpo
,
gliel
ha
imposto
con
minacce
e
con
lagrime
per
goderne
il
frutto
,
e
ora
inferocita
dal
pericolo
non
sapendo
ella
stessa
se
ha
più
paura
di
perdere
l
amante
o
d
essere
travolta
con
lui
,
giuoca
l
ultima
carta
sulla
tua
pelle
!
È
irremovibile
,
è
feroce
:
non
si
fida
che
dei
suoi
occhi
:
a
casa
non
tornerà
finché
sotto
i
suoi
occhi
non
t
avrà
vista
sparire
...
con
una
cravatta
di
ferro
al
collo
!
-
Notte
scura
e
serena
.
O
dolce
Napoli
...
La
luna
è
all
altezza
di
Posillipo
.
Sparisci
,
Rosa
Di
Crescenzio
!
-
Neppure
il
tempo
di
gettare
un
urlo
...
il
breve
dibattersi
del
corpo
e
tutto
è
finito
.
L
uomo
l
ha
strangolata
,
in
un
attimo
,
a
tradimento
,
mediante
la
cinghia
della
sciabola
.
-
In
barca
?
-
Lui
solo
?
-
...
Forse
non
è
morta
!
...
Il
tuffo
freddo
le
smorzerà
gli
ardori
.
Occorre
sbrigarsi
.
Ma
il
canape
da
pesca
,
umido
e
massiccio
,
egli
non
sa
maneggiarlo
,
i
nodi
non
tengono
,
per
legarla
all
ancora
solidamente
gli
tocca
pure
servirsi
della
dragona
.
La
signora
regge
il
fanale
.
A
bagno
!
a
bagno
!
Peggio
d
un
mastodonte
di
piombo
cotesta
carcassa
d
una
vecchia
!
Non
vuoi
sparire
?
Dalla
parte
dei
piedi
la
signora
agguanta
anche
lei
...
spinge
...
-
È
sparita
!
-
....
..
-
O
dolce
Napoli
,
o
mar
beato
...
la
melodia
lontana
,
nel
golfo
,
d
una
canzonetta
palpitante
tra
i
mandolini
al
lume
delle
stelle
...
questo
ci
vorrebbe
per
l
effetto
drammatico
...
ma
il
golfo
è
taciturno
.
-
La
compagna
dell
assassino
...
l
ha
riconosciuta
?
-
Guiderò
io
le
indagini
nel
punto
preciso
che
sarà
necessario
scandagliare
,
là
,
sotto
il
castello
di
Donn
Anna
,
dove
il
cadavere
fu
trascinato
dalle
acque
e
si
ammarrò
in
una
dentiera
di
scogli
...
e
a
Mergellina
...
a
Mergellina
...
-
Chiude
gli
occhi
.
-
...
Non
mi
lasciate
addormentare
...
Ho
un
gran
sonno
...
se
mi
addormento
...
lo
so
,
ci
vado
soggetto
...
appena
svegliato
non
ricordo
più
nulla
...
gli
altri
insistono
:
hai
detto
questo
,
pensaci
bene
,
hai
fatto
quest
altro
...
e
non
ricordo
più
nulla
!
-
Zitti
!
...
così
fosse
che
potesse
davvero
pigliar
sonno
!
-
...
Lo
troverò
io
a
Mergellina
il
padrone
della
barca
...
egli
potrà
dirlo
alla
giustizia
,
una
sera
capitarono
in
tre
a
domandargli
la
barca
...
un
militare
e
due
donne
...
una
di
esse
...
-
Colonnello
,
è
qui
il
medico
.
-
...
Silenzio
...
!
-
...
Era
vestita
come
le
inglesi
in
viaggio
,
sul
cappello
e
tutt
attorno
alla
faccia
un
velo
spesso
,
impenetrabile
...
-
È
qui
il
medico
.
-
Ho
capito
!
Venga
.
-
...
Il
medico
...
se
avesse
una
goccia
di
morfina
...
ma
non
l
avrà
...
non
ne
hanno
mai
i
medici
quando
in
nome
di
Dio
gliela
chiedete
per
calmare
lo
spasimo
!
...
-
Si
assopisce
.
-
....
..
-
Dottore
,
vede
in
quale
stato
si
trova
da
più
di
mezz
ora
?
Che
c
è
da
fare
?
dica
lei
.
Sulle
prime
pareva
che
ragionasse
,
ad
un
tratto
ci
cadde
nelle
braccia
dibattendosi
,
aveva
la
schiuma
alla
bocca
,
cominciò
a
delirare
...
-
...
Dorme
.
-
Un
deliquio
?
-
Manco
per
idea
.
Lasciatelo
così
,
non
toccatelo
.
Ora
dorme
.
-
Non
c
è
niente
da
fare
?
-
Niente
pel
momento
,
altro
che
coricarlo
sul
divano
.
Io
qui
rimango
.
Vedremo
più
tardi
,
quando
sarà
svegliato
,
probabilmente
tra
un
ora
circa
,
forse
prima
,
forse
dopo
;
chi
lo
sa
?
-
Fenomeni
nervosi
,
senza
dubbio
.
-
Perfettamente
:
fenomeni
neuropatici
,
variabilissimi
non
solo
da
individuo
a
individuo
,
ma
pure
nello
stesso
soggetto
.
-
Non
ci
sta
un
divano
?
Colonnello
,
mi
raccomando
,
fate
portare
un
divano
.
-
Non
so
troppo
...
segretario
,
dove
si
piglia
un
divano
?
-
In
ufficio
non
abbiamo
che
quello
dell
avvocato
fiscale
.
-
Faccia
portare
quello
dell
avvocato
fiscale
,
subito
!
-
E
due
cuscini
pure
,
se
non
vi
dispiace
,
segretario
.
-
Intanto
vorrei
chiederle
una
cosa
,
dottore
:
e
la
sentenza
?
Il
capitano
deve
firmare
la
sentenza
già
votata
e
assistere
alla
lettura
in
sala
d
udienza
.
Potrà
farlo
dentr
oggi
?
Sotto
pena
di
nullità
il
Tribunale
non
può
muoversi
finché
la
sentenza
sia
stata
letta
in
pubblico
,
presenti
tutti
i
giudici
.
SENSO ( BOITO CAMILLO , 1883 )
Narrativa ,
ÿþVade
retro
,
Satana
1
Il
prete
aveva
i
gomiti
poggiati
sul
davanzale
;
stava
immobile
,
con
lo
sguardo
fisso
.
Era
la
prima
volta
in
dieci
anni
che
vedeva
dalla
canonica
del
villaggio
(
il
più
alto
villaggio
del
Trentino
)
la
tempesta
sotto
i
suoi
piedi
,
intanto
che
il
sole
,
un
sole
pallido
,
quasi
intimorito
,
brillava
sulle
case
del
paesello
e
sulle
cime
delle
montagne
circostanti
.
Il
giovine
prete
,
a
intervalli
,
tossiva
.
Il
suo
collo
scoperto
era
candido
e
magro
;
la
sua
bella
faccia
affilata
in
quel
momento
sembrava
impassibile
.
Eppure
,
studiando
bene
i
lineamenti
del
volto
,
si
avrebbe
potuto
indovinare
il
di
dentro
:
tra
le
narici
e
gli
angoli
delle
labbra
pallide
nascevano
due
solchi
dritti
;
la
fronte
alta
ed
aperta
aveva
una
ruga
profonda
,
che
contrastava
con
la
espressione
dolce
,
quasi
infantile
degli
occhi
d
'
un
colore
celeste
d
'
oltremare
,
simile
a
quello
dell
'
acqua
nel
Lago
di
Garda
.
L
'
arteria
del
collo
batteva
forte
;
le
mani
delicate
si
stringevano
febbrilmente
;
i
capelli
biondi
,
cacciati
indietro
dal
vento
,
coprivano
la
chierica
.
E
intanto
le
nubi
si
agglomeravano
,
s
'
aggomitolavano
,
quali
onde
di
una
burrasca
fantastica
.
Era
un
lago
,
che
,
riempiendo
tutta
l
'
ampia
vallata
,
urtava
contro
la
corona
dei
monti
,
come
se
volesse
rovesciarne
le
roccie
,
i
boschi
,
i
ghiacciai
per
inghiottire
ogni
cosa
nel
proprio
fondo
,
nero
più
d
'
una
tomba
.
Si
vedeva
quel
fondo
a
intervalli
qua
e
là
secondo
gli
scherzi
del
turbine
,
quando
nei
flutti
delle
nubi
s
'
apriva
uno
squarcio
;
e
allora
l
'
occhio
piombava
dentro
nella
valle
,
dove
lampeggiavano
i
fulmini
,
mentre
sul
dorso
ai
mucchi
bianchi
dei
densi
vapori
le
saette
sembravano
appena
scintille
.
Uno
dei
buchi
tenebrosi
lasciò
indovinare
il
villaggio
di
Cogo
;
poi
quel
baratro
si
chiuse
,
e
se
n
'
aperse
un
altro
di
lontano
,
che
mostrò
per
un
istante
la
torre
del
castello
di
Sanna
.
E
il
prete
guardava
sospirando
,
sempre
coi
pugni
stretti
.
Sul
davanzale
aveva
lasciato
aperto
il
Breviario
,
che
il
vento
si
divertiva
a
scartabellare
.
Ma
il
vecchio
Menico
,
il
quale
stava
da
un
po
'
di
tempo
borbottando
dietro
il
curato
,
prese
il
libro
con
un
certo
suo
gesto
dispettoso
,
lo
chiuse
e
lo
depose
sulla
scrivania
.
Poi
,
raccogliendo
le
carte
,
che
il
vento
aveva
sparpagliate
sul
suolo
,
disse
ad
alta
voce
:
-
Un
bel
gusto
davvero
,
pigliarsi
un
raffreddore
!
Senza
niente
sul
capo
,
senza
un
fazzoletto
al
collo
-
.
E
aggiunse
un
po
'
più
basso
:
-
La
è
da
matto
,
proprio
da
matto
-
.
Uscì
di
camera
sbattendo
l
'
imposta
;
ma
poco
dopo
rientrò
,
andò
a
pigliare
sul
letto
il
calottino
del
padrone
e
,
alzandosi
in
punta
di
piedi
,
glielo
mise
sulla
chierica
.
Il
prete
si
voltò
irritato
e
,
agguantato
il
calottino
,
lo
buttò
in
terra
dinanzi
a
Menico
,
gridando
:
-
Ho
caldo
,
vattene
via
.
Tornò
a
guardare
le
nuvole
;
ma
non
erano
scorsi
due
minuti
che
si
voltò
di
nuovo
,
cercando
con
gli
occhi
Menico
.
Non
c
'
era
;
andò
in
cucina
,
non
c
'
era
;
andò
nel
piano
superiore
,
una
specie
di
soffitta
mezzo
aperta
all
'
acqua
ed
alla
neve
,
non
c
'
era
.
Lo
trovò
a
'
piedi
della
stretta
e
scricchiolante
scala
di
legno
,
che
dal
piano
,
per
così
dire
,
nobile
dell
'
edificio
scendeva
esternamente
al
sagrato
della
chiesa
,
dove
cinque
o
sei
contadini
,
ragionando
sulla
novità
del
temporale
,
guardavano
ancora
con
tanto
d
'
occhi
alla
valle
,
in
cui
le
folgori
avevano
cessato
di
scoppiare
,
i
lampi
avevano
smesso
di
balenare
,
e
le
nubi
s
'
andavano
via
via
diradando
.
Il
prete
si
accostò
al
vecchio
e
,
nello
stendergli
la
mano
,
gli
disse
in
modo
che
i
contadini
potessero
udire
:
-
Menico
,
perdonami
-
.
Il
vecchio
girò
il
viso
dall
'
altro
lato
,
alzando
le
spalle
e
tenendo
le
mani
in
tasca
.
Era
piccolo
,
magro
,
sparuto
;
aveva
la
barba
meno
grigia
che
bianca
,
rasa
la
settimana
innanzi
,
irta
come
spilli
,
ma
le
folte
sopracciglia
,
sugli
occhietti
piccoli
,
erano
ancora
d
'
un
nero
d
'
inchiostro
.
Il
sacerdote
piegò
il
corpo
alto
ed
esile
,
e
,
umilmente
,
con
voce
tranquilla
,
dolce
,
ripeteva
:
-
Menico
,
ti
prego
di
scusarmi
-
.
I
contadini
ridevano
sotto
i
baffi
.
A
un
tratto
il
vecchio
,
afferrata
la
mano
del
padrone
,
senza
lasciare
a
questi
il
tempo
di
ritrarla
,
gliela
baciò
più
volte
;
e
gli
occhietti
piccoli
erano
lustri
di
lagrime
.
Il
prete
,
ritornato
nella
sua
camera
,
aveva
ripreso
il
Breviario
.
Lette
appena
due
facce
,
seguendo
,
come
vuole
la
Chiesa
,
con
gli
occhi
intenti
lo
scritto
e
pronunciando
sottovoce
ogni
sillaba
,
chiuse
sconfortato
il
volume
.
-
Non
posso
-
mormorò
-
non
posso
.
L
'
Officio
si
deve
recitare
con
attenzione
e
devozione
:
Officium
recitandum
est
attente
et
devote
...
Or
io
sento
in
tutte
le
membra
una
inquietudine
di
cui
non
so
capire
il
perché
,
come
se
migliaia
di
formiche
girassero
e
rigirassero
sulla
mia
pelle
.
Cerco
di
fissare
la
mente
all
'
un
pensiero
od
all
'
altro
,
e
la
mente
scappa
dove
le
garba
,
compiacendosi
in
cento
nuove
immagini
strane
e
puerili
.
Sarà
forse
l
'
aria
,
così
carica
oggi
d
'
elettricità
.
Forse
la
mia
consueta
febbriciattola
va
peggiorando
-
.
Si
pose
all
'
inginocchiatoio
,
davanti
ad
un
Crocifisso
allampanato
.
Vi
stette
qualche
minuto
con
le
mani
giunte
,
il
capo
chino
,
bisbigliando
preghiere
:
poi
,
alzatosi
di
botto
,
disse
:
-
Oratio
sine
attentione
interna
non
est
oratio
.
In
quel
mentre
,
spalancando
l
'
uscio
,
comparve
il
cane
del
curato
,
un
bel
cane
da
caccia
,
e
si
mise
a
saltellare
intorno
al
caro
padrone
.
Questi
lo
accarezzò
distrattamente
,
e
ripeteva
tra
sé
,
intanto
che
con
il
pugno
serrato
continuava
a
picchiarsi
forte
il
petto
indolenzito
:
-
Il
sacerdote
dovrebb
'
essere
sempre
come
il
sole
sereno
di
poco
fa
:
dovrebbe
contemplare
la
tempesta
dall
'
alto
,
quieto
,
puro
,
intangibile
.
Entrò
,
senza
bussare
,
il
medico
dei
tre
villaggi
della
Val
Castra
,
bene
sbarbato
e
vestito
appuntino
:
-
Buon
giorno
,
signor
curato
.
Presto
,
levi
di
dosso
quella
giacchetta
,
metta
il
collarino
,
infili
la
sua
vesta
più
bella
,
e
venga
con
me
.
Il
demonio
la
vuole
,
reverendo
;
ma
che
caro
demonio
.
M
'
ha
detto
in
furia
queste
precise
parole
:
«
Corra
subito
,
mio
caro
dottore
(
ha
proprio
detto
mio
caro
dottore
)
,
corra
subito
dal
signor
curato
;
gli
racconti
il
mio
male
,
aggiunga
che
ho
bisogno
di
sentire
la
voce
del
cielo
,
che
sono
una
pecorella
pronta
a
rientrare
all
'
ovile
»
.
E
ripeteva
:
«
Voglio
il
curato
,
voglio
Don
Giuseppe
»
.
Il
prete
diventò
bianco
e
grave
.
-
È
in
pericolo
di
morte
?
-
chiese
.
Il
dottore
uscì
in
uno
scoppio
di
riso
:
-
Ci
vuol
sotterrare
tutti
,
reverendo
.
È
uno
scherzo
di
nervi
:
roba
di
donne
galanti
.
Non
ho
potuto
neanche
toccarle
il
polso
.
Mi
ha
cacciato
qui
senza
lasciarmi
tempo
di
fiatare
:
e
noti
che
venivo
dritto
,
sotto
le
nubi
e
i
fulmini
,
da
Ledizzo
,
e
sull
'
asino
.
Manco
male
che
avevo
l
'
ombrello
e
il
pastrano
.
Insomma
,
Don
Giuseppe
,
si
va
o
non
si
va
?
-
Non
vengo
-
,
rispose
il
prete
,
a
cui
la
fronte
e
le
gote
erano
diventate
rosse
infiammate
;
e
,
alzando
i
pugni
,
con
voce
da
far
tremare
le
muraglie
,
soggiunse
:
-
Quella
donna
e
i
suoi
drudi
sono
l
'
infamia
,
e
saranno
l
'
ultima
rovina
di
questa
valle
.
Dio
li
maledica
!
Il
dottore
,
scandolezzato
,
guardò
l
'
altro
negli
occhi
,
mormorando
:
-
Signor
curato
,
la
carità
cristiana
!
-
La
carità
cristiana
?
Io
mangio
polenta
e
cacio
,
qualche
volta
un
po
'
di
carne
di
maiale
,
mentre
il
mio
corpo
fragile
,
estenuato
,
roso
,
com
'
ella
sa
,
dottore
,
da
una
malattia
che
aspetta
ma
non
risparmia
,
avrebbe
bisogno
d
'
altri
sostentamenti
.
Io
vivo
in
mezzo
al
sudiciume
di
questo
paese
,
alle
miserie
di
questi
montanari
,
a
'
quali
ho
dato
quel
poco
che
ho
guadagnato
in
dieci
anni
.
La
sera
negli
otto
mesi
d
'
inverno
mi
faccio
piccolo
per
insegnare
ai
bimbi
del
villaggio
;
non
c
'
è
fanciullo
o
ragazza
dai
sette
anni
in
su
che
non
sappia
leggere
e
scrivere
e
distinguere
il
bene
dal
male
.
Al
vescovo
,
che
mi
voleva
parroco
nella
pianura
,
ho
risposto
:
«
Monsignore
,
amo
oramai
la
solitudine
e
la
neve
,
le
privazioni
e
l
'
ingratitudine
»
.
Amo
infatti
queste
grandezze
della
natura
selvaggia
,
nelle
quali
il
mio
corpo
è
rimasto
puro
e
sono
vissuto
fino
ad
ora
in
una
cara
povertà
di
spirito
.
Ho
dovuto
abbandonare
da
un
po
'
di
tempo
il
mio
più
vivo
conforto
mondano
,
la
caccia
,
e
rinunciare
alle
lunghe
passeggiate
solitarie
su
per
i
dorsi
dei
monti
.
La
mia
pelle
già
ruvida
e
bruna
-
e
il
prete
guardava
pietosamente
le
proprie
mani
-
è
diventata
morbida
e
bianca
,
come
quella
di
una
donna
galante
.
Dicono
che
,
così
magro
e
così
smorto
,
sembro
ringiovanito
:
ho
trent
'
anni
e
ne
mostro
venti
:
torno
fanciullo
.
Chi
mi
ridà
la
salute
e
la
forza
?
-
Il
dottore
sorrise
,
e
il
prete
continuò
:
-
Un
giorno
a
Trento
il
vicario
del
vescovo
mi
dice
con
ironia
:
«
Ella
,
reverendo
,
è
un
montanaro
d
'
Arcadia
»
.
I
miei
parrocchiani
,
salvo
pochi
,
mi
guardano
di
traverso
.
La
carità
cristiana
!
Ecco
che
in
questo
paese
,
il
più
alto
e
il
più
povero
del
Trentino
,
dove
gli
uomini
sono
attivi
,
sobrii
,
leali
,
e
le
donne
non
hanno
altra
bellezza
che
la
loro
virtù
,
viene
a
piantarsi
una
masnada
di
truffatori
e
sgualdrine
.
Inventano
delle
miniere
;
gridano
a
tutti
i
venti
che
nel
nostro
suolo
la
natura
ha
deposto
i
suoi
tesori
di
ferro
;
le
Gazzette
del
Tirolo
,
della
Germania
,
sono
piene
di
annunzii
e
di
lodi
sulla
famosa
Compagnia
siderurgica
della
valle
di
Castra
;
cinquemila
azioni
da
cinquecento
lire
ciascuna
,
interessi
,
dividendi
,
almeno
il
cento
per
cento
!
Troveranno
i
gonzi
,
intascheranno
i
milioni
,
una
parte
almeno
,
e
scapperanno
,
lasciando
alle
nostre
montagne
due
grotte
di
più
,
due
buchi
.
Ma
intanto
si
pianta
qui
,
per
alcune
settimane
,
in
un
palazzo
improvvisato
,
il
capo
dell
'
impresa
con
la
sua
ganza
;
e
servi
e
operai
e
donnacce
riempiono
il
villaggio
di
scandali
;
s
'
aprono
bettole
,
si
balla
tutta
notte
,
ci
si
ubbriaca
e
peggio
.
Alle
miniere
,
alle
ferrovie
ci
pensa
pincone
.
Tre
famiglie
del
paese
hanno
già
venduto
le
loro
giovenche
per
barattarle
con
le
mirifiche
azioni
siderurgiche
:
altre
seguiranno
l
'
esempio
.
Alla
rovina
materiale
si
rimedierà
,
ma
l
'
abiezione
morale
sarà
senza
riparo
.
Due
delle
più
ingenue
paesanelle
,
l
'
una
di
diciotto
,
l
'
altra
di
sedici
anni
,
la
Giulia
di
Pietro
...
La
voce
del
prete
,
rauca
e
fiera
,
s
'
interruppe
di
botto
.
Era
stato
un
torrente
di
parole
:
sembrava
che
non
dovesse
fermarsi
più
;
non
aveva
tossito
neanche
una
volta
.
L
'
indignazione
bolliva
da
un
pezzo
in
quello
spirito
ingenuo
,
ed
era
scoppiata
;
ma
dopo
l
'
ultima
frase
Don
Giuseppe
rimase
improvvisamente
impacciato
,
mortificato
.
Guardò
in
volto
il
dottore
per
ispiare
se
questi
avesse
potuto
intendere
il
senso
del
periodo
appena
incominciato
;
e
si
confortò
un
poco
,
vedendo
che
teneva
la
testa
bassa
,
come
sbalordito
dalla
foga
del
lungo
sermone
.
Il
curato
girò
gli
occhi
ad
un
angolo
della
stanza
,
li
fissò
un
istante
sul
Crocifisso
,
che
gli
parve
più
sanguinolento
,
più
addolorato
del
solito
,
e
recitò
un
'
orazione
interna
,
breve
,
ma
fervidissima
.
Un
sordo
,
esercitato
a
leggere
sulle
labbra
,
avrebbe
colto
dai
moti
convulsi
di
quelle
del
prete
alcune
voci
spezzate
:
Strictissima
obligatio
...
inviolabiliter
...
sigillum
confessionis
.
Frattanto
il
dottore
sorrideva
,
pensando
alla
rusticità
del
curato
.
Aveva
compiuto
egli
i
suoi
studi
di
scienza
medica
niente
meno
che
a
Vienna
,
e
in
quegli
otto
mesi
n
'
aveva
proprio
viste
di
belline
.
Le
raccontava
,
adombrate
appena
di
un
velo
,
persino
a
sua
moglie
.
Sì
,
signori
,
per
allargarsi
la
mente
,
per
non
lasciarsi
afferrare
dalle
idee
storte
e
sentimentali
,
per
acquistare
l
'
esperienza
del
mondo
,
per
imparare
i
modi
garbati
,
è
necessario
vivere
,
almeno
un
certo
tempo
,
nella
capitale
.
Fra
le
montagne
non
si
possono
educare
che
gli
orsi
.
Povero
curato
,
il
suo
massimo
viaggio
era
stato
quello
di
Trento
!
-
Don
Giuseppe
,
mi
permetta
di
parlarle
schietto
:
ella
,
scusi
,
mi
sembra
un
tantino
pessimista
-
.
Dette
queste
parole
quasi
per
tentare
il
terreno
,
il
medico
ristette
,
aspettando
una
risposta
.
La
risposta
non
venne
:
Don
Giuseppe
aveva
assunto
un
'
attitudine
raccolta
e
placida
.
Fattosi
coraggio
,
il
dottore
continuò
:
-
Può
darsi
,
non
lo
nego
,
che
le
cose
previste
da
lei
,
reverendo
,
sieno
tutte
vangelo
,
e
che
una
brutta
catastrofe
sovrasti
alla
povera
valle
;
ma
potrebbe
anche
darsi
,
chi
lo
sa
?
che
le
faccende
andassero
lisce
.
Lavorano
negli
scavi
,
hanno
fatto
gli
assaggi
;
né
sarebbe
impossibile
che
il
metallo
sbucasse
fuori
,
tanto
più
che
si
trovano
nei
nostri
monti
le
tracce
di
molte
vecchie
ferriere
.
Se
l
'
impresa
andasse
bene
,
quanta
ricchezza
non
ne
verrebbe
egli
a
tutti
i
luoghi
qui
intorno
?
Dall
'
altra
parte
questo
signor
banchiere
e
barone
,
avviato
l
'
affare
e
toltosi
il
ghiribizzo
della
vita
montanina
,
andrà
via
con
il
suo
codazzo
,
lasciando
i
veri
lavoratori
,
gli
onesti
operai
;
e
tutto
rientrerà
nell
'
ordine
consueto
,
con
qualche
soldo
e
qualche
comodità
di
più
,
che
ce
n
'
è
di
bisogno
.
-
Dio
voglia
!
-
Era
un
Dio
voglia
buttato
là
tanto
per
mutare
discorso
.
Il
curato
chiese
infatti
senza
interruzione
al
dottore
:
-
Mi
dica
un
po
'
,
come
sta
oggi
la
signora
Carlina
?
-
Non
c
'
è
male
,
grazie
.
Mangia
poco
,
quasi
niente
,
sebbene
io
la
faccia
sgambettare
dietro
di
me
il
più
possibile
.
-
E
di
umore
?
-
Così
così
.
Quando
esco
la
mattina
o
dopo
il
desinare
per
le
mie
passeggiate
mediche
,
potrei
dire
per
i
miei
viaggi
quotidiani
,
m
'
abbraccia
e
si
mette
a
piangere
.
Qualche
volta
,
confesso
,
perdo
un
po
'
la
pazienza
.
-
Tolleri
,
dottore
.
È
una
bambina
,
e
le
vuol
tanto
bene
.
Dirò
di
più
,
veda
di
trattarla
con
infinita
indulgenza
,
con
ogni
sorta
di
amorevolezze
e
di
cure
.
La
tenga
come
una
pianticella
tenera
,
delicata
e
sottile
,
trapiantata
da
tre
mesi
soltanto
,
e
che
vuole
essere
irrorata
d
'
affetto
.
-
In
fondo
non
è
mai
malata
.
Qualche
dolor
di
capo
,
nient
'
altro
;
ma
non
ingrassa
.
E
poi
è
tanto
rustica
:
vorrebbe
stare
sempre
sola
o
con
me
.
Detesta
la
gente
nuova
;
anzi
,
a
dirgliela
,
Don
Giuseppe
,
sono
impacciato
.
La
bella
baronessa
vuole
vedere
mia
moglie
a
ogni
costo
.
Appena
entro
nella
sua
camera
grida
:
«
E
la
sposina
?
»
.
-
Per
amor
della
Vergine
Maria
non
gliela
conduca
.
Profanare
il
candore
,
il
pudore
della
giovinetta
semplice
,
della
colomba
di
diciott
'
anni
con
l
'
alito
della
donna
infame
!
-
Reverendo
,
ella
dice
bene
;
ma
io
ho
pur
bisogno
di
tutti
.
Nato
in
questa
valle
,
non
ho
intenzione
di
morirvi
.
Per
guadagnarmi
da
vivere
devo
fare
sulle
scorciatoie
dei
monti
tre
o
quattro
ore
di
cammino
ogni
giorno
al
rischio
di
cadere
in
un
precipizio
,
di
gelare
l
'
inverno
in
mezzo
alla
neve
o
di
crepare
giovine
d
'
un
vizio
di
cuore
.
Risparmio
il
mulo
ed
il
ciuco
,
tiranneggio
me
e
anche
un
poco
mia
moglie
per
mettere
da
parte
qualche
danaro
,
che
mi
permetta
di
piantarmi
in
una
città
,
dov
'
io
possa
fare
il
medico
davvero
.
Cavar
sangue
,
strappar
denti
,
aggiustar
ossa
a
questi
villani
non
è
poi
un
mestiere
decente
per
chi
ha
studiato
nella
capitale
e
s
'
è
assuefatto
a
nobili
desiderii
.
-
La
nobiltà
del
desiderio
consiste
,
dottore
,
nella
volontà
del
bene
;
e
il
bene
è
tanto
più
difficile
a
farsi
,
ma
tanto
più
meritorio
quanto
è
più
basso
e
,
aggiungerò
,
più
schifoso
l
'
oggetto
a
cui
si
rivolge
.
-
Ella
parla
d
'
oro
,
signor
curato
.
Ammiro
la
virtù
sublime
,
ma
tutti
non
hanno
,
neanche
secondo
il
Vangelo
,
l
'
obbligo
di
esser
santi
.
Si
può
vivere
da
galantuomini
,
si
può
beneficare
il
prossimo
anche
nelle
città
,
ed
io
mi
sento
nato
per
la
vita
civile
.
Ora
veda
,
Don
Giuseppe
,
quella
signora
,
chiamiamola
baronessa
o
altrimenti
,
mi
dà
quattro
fiorini
per
visita
e
mi
chiama
quasi
ogni
giorno
.
Il
mio
salvadanaio
ne
gongola
.
-
Dottore
,
la
signora
Carlina
non
approverebbe
questi
sentimenti
.
-
E
avrebbe
torto
.
Posso
io
rifiutare
a
colui
che
invoca
il
mio
ministero
l
'
aiuto
della
mia
scienza
?
Non
ci
sono
altri
medici
nella
valle
;
occorrerebbero
sette
ore
od
otto
per
averne
uno
:
intanto
il
malato
rischia
di
crepar
come
un
cane
.
È
poi
lecito
il
distinguere
un
contadino
da
un
signore
,
una
donna
onesta
da
una
bagascia
,
o
non
si
devono
soccorrere
tutti
ugualmente
?
Mi
dica
lei
,
Don
Giuseppe
,
se
un
peccatore
,
se
una
peccatrice
implorasse
,
anche
senza
sentirsi
in
punto
di
morte
,
una
parola
dal
ministro
di
Dio
,
una
parola
che
potesse
confortare
,
migliorare
,
illuminare
un
'
anima
sviata
,
avrebb
'
ella
il
diritto
di
dir
di
no
?
Stendere
la
mano
al
prossimo
smarrito
o
perverso
,
aiutarlo
a
ritrovare
la
via
diritta
,
non
è
forse
il
primo
,
il
più
sacro
dovere
del
pastor
buono
?
Queste
ultime
parole
vennero
pronunciate
con
molta
enfasi
dal
dottore
,
il
quale
teneva
i
suoi
occhi
furbi
fissi
negli
occhi
ingenui
del
prete
.
Seguì
un
silenzio
,
in
cui
si
potevano
udire
i
canti
e
le
risa
della
gente
del
villaggio
raccolta
nella
piazzetta
della
fontana
.
Il
curato
meditava
.
Fece
un
gesto
risoluto
,
andò
a
pigliare
il
collarino
nell
'
armadio
,
se
lo
affibbiò
senza
guardarsi
nello
specchietto
che
,
appeso
ad
un
chiodo
sul
telaio
della
finestra
,
gli
serviva
per
radersi
la
barba
,
e
infilò
la
sua
veste
nera
,
l
'
unica
che
avesse
;
poi
disse
:
-
Andiamo
.
In
quel
punto
al
baccano
sempre
crescente
dei
villani
s
'
unì
un
gran
frastuono
di
trombe
,
di
corni
,
di
cornette
e
d
'
altri
strumenti
d
'
ottone
,
i
quali
stonavano
e
scroccavano
maledettamente
;
e
,
fuori
del
paese
,
sul
dorso
del
monte
,
rispondevano
gli
spari
dei
mortaletti
.
Era
una
festa
solenne
:
avevano
fatto
venire
la
banda
musicale
dal
capoluogo
del
circondario
,
niente
meno
;
ed
il
Capo
-
comune
presiedeva
alla
cerimonia
.
Si
trattava
anzi
di
una
vera
marcia
trionfale
.
Gli
eroi
erano
due
ragazzi
in
sui
dodici
anni
,
l
'
uno
bruno
,
l
'
altro
biondo
,
incoronati
di
fiori
selvatici
,
e
tirati
in
uno
di
quei
veicoli
,
i
quali
servono
in
montagna
a
trasportare
il
letame
,
ed
hanno
,
curvi
come
sono
al
dinanzi
,
un
certo
aspetto
d
'
antica
biga
romana
.
Il
carro
,
tutto
a
ghirlande
e
a
festoni
,
era
tirato
da
due
maestosi
buoi
bianchi
,
ma
i
due
fanciulli
,
anziché
mostrare
la
baldanza
de
'
conquistatori
,
mostravano
una
gran
paura
di
essere
sbalzati
a
terra
,
quando
le
ruote
o
si
alzavano
sugli
enormi
sassi
,
di
cui
sono
sparse
le
tortuose
,
strette
ed
erte
vie
del
paesello
,
o
si
sprofondavano
nelle
buche
di
pantano
,
da
cui
schizzava
intorno
la
melma
.
I
due
monelli
guardavano
in
giro
,
confusi
di
tanto
chiasso
,
desiderosi
d
'
una
cosa
soltanto
,
di
saltar
giù
dal
carro
trionfale
per
unirsi
a
'
loro
compagni
e
dimenarsi
liberamente
e
gridare
anch
'
essi
:
Viva
,
viva
!
La
cagione
della
loro
gran
gloria
era
spiegata
da
Menico
ad
un
vecchio
,
venditore
ambulante
di
quegli
enormi
ombrelloni
rossi
e
azzurri
,
i
quali
mettono
nella
malinconia
del
paesaggio
,
quando
piove
,
una
pennellata
allegra
.
Il
caso
dunque
era
stato
questo
:
i
due
ragazzi
,
nel
principio
della
passata
primavera
,
andavano
a
raccogliere
sul
monte
della
Malga
,
quello
che
manda
la
più
lunga
ombra
nella
Val
della
Castra
,
le
radici
di
una
certa
erba
medicinale
.
È
uno
dei
piccoli
guadagni
dei
montanari
,
i
quali
per
un
grosso
peso
di
arnica
,
di
genziana
,
di
aconito
,
di
lichene
,
o
che
so
io
,
racimolati
sulle
roccie
,
alla
cima
dei
dirupi
,
col
rischio
di
rompersi
il
cranio
nella
voragine
,
pigliano
qualche
soldo
.
La
neve
al
basso
si
andava
squagliando
,
ma
i
due
fanciulli
,
raspandola
via
via
,
senza
pensare
ad
altro
,
salivano
sempre
più
in
un
luogo
che
da
otto
mesi
non
vedeva
anima
nata
.
All
'
improvviso
,
sotto
ad
un
pino
,
che
il
vento
aveva
gettato
a
terra
e
che
su
quel
lenzuolo
candido
con
il
suo
tronco
ed
i
suoi
rami
secchi
pareva
uno
scheletro
,
odono
un
fruscìo
.
Tendono
le
orecchie
;
il
fruscìo
si
rinnova
;
s
'
avvicinano
,
ed
ecco
che
sbuca
una
bestia
bruna
,
simile
ad
un
cane
non
grande
.
La
bestia
scappa
e
va
a
nascondersi
di
nuovo
in
una
macchia
di
arbusti
;
ed
i
fanciulli
dietro
.
Avevano
due
bastoni
,
e
si
mettono
a
picchiare
con
tutta
la
forza
di
cui
erano
capaci
,
l
'
uno
di
qua
,
l
'
altro
di
là
della
macchia
di
arbusti
,
la
quale
,
sebbene
priva
di
foglie
,
era
folta
.
Volevano
acchiappare
il
cane
.
La
bestia
,
in
fatti
,
spaurita
,
irritata
,
esce
fuori
,
ma
,
invece
di
fuggire
,
avventandosi
alle
braccia
di
uno
dei
fanciulli
,
le
addenta
e
ne
fa
uscire
il
sangue
,
che
arrossa
la
neve
;
ma
il
fanciullo
,
niente
paura
,
quanto
più
si
sente
mordere
tanto
più
tiene
saldo
.
Ed
ecco
l
'
altro
che
in
buon
punto
dà
con
la
mazza
un
forte
colpo
sulla
testa
dell
'
animale
,
ed
un
secondo
colpo
,
e
l
'
accoppa
.
Il
ferito
,
più
allegro
che
mai
,
tiene
per
un
poco
le
braccia
nella
neve
,
poi
,
con
il
compagno
,
scende
giù
a
sbalzi
portando
la
sua
preda
.
Erano
incerti
se
fosse
un
cane
o
una
volpe
.
Ma
,
prima
di
entrare
nel
villaggio
,
incontrano
un
vecchio
di
ottant
'
anni
,
alto
,
di
corpo
asciutto
,
dritto
ancora
come
un
fuso
,
svelto
ancora
come
un
cavriolo
,
che
andava
a
passeggiare
con
la
sua
carabina
ad
armacollo
.
La
fama
di
codesto
vecchio
esce
dalla
Val
della
Castra
:
Trento
stessa
lo
conosce
.
Nella
sua
vita
ha
ucciso
venti
orsi
;
l
'
ultimo
,
dopo
sbagliato
il
colpo
del
fucile
,
l
'
uccise
abbracciandolo
,
e
l
'
uomo
cacciava
all
'
orso
il
coltello
nel
ventre
,
e
poi
,
sempre
in
un
amplesso
,
arrotolarono
un
pezzo
sulla
china
del
monte
,
finché
l
'
orso
morì
,
e
l
'
uomo
di
ottant
'
anni
s
'
alzò
dritto
e
placido
.
Ora
quel
vecchio
chiamò
i
fanciulli
,
che
gli
passavano
innanzi
,
e
disse
:
-
Figliuoli
,
dove
avete
pescato
questa
bestiola
?
-
I
ragazzi
risposero
:
-
L
'
abbiamo
uccisa
noi
;
ma
è
una
volpe
od
un
cane
?
-
È
un
'
orsacchiotta
,
fortunati
figliuoli
:
fortunati
che
non
avete
trovato
la
sua
madre
,
e
fortunati
che
vi
beccate
trentasette
fiorini
belli
d
'
argento
.
Fate
l
'
istanza
al
Capitano
-
.
Dette
queste
parole
ripigliò
il
cammino
,
guardando
i
ghiacciai
sul
cucuzzolo
delle
montagne
.
Menico
mostrò
all
'
ombrellaio
,
tra
la
folla
,
un
montanaro
che
soverchiava
gli
altri
di
quasi
tutto
il
capo
,
e
che
guardava
con
serietà
i
due
piccoli
trionfatori
:
era
il
vecchio
degli
orsi
.
Per
farla
breve
,
i
ragazzi
avevano
potuto
dopo
qualche
mese
riscuotere
i
trentasette
fiorini
,
che
il
Governo
dà
quale
premio
per
l
'
uccisione
di
un
'
orsa
;
e
la
festa
era
fatta
a
commemorazione
e
a
rallegramento
del
caso
.
Bisogna
aggiungere
,
per
amore
di
verità
,
che
era
stata
anche
pensata
da
qualche
cervello
ingegnoso
per
avere
una
nuova
scusa
di
ballar
con
la
banda
tutta
notte
nell
'
osteria
e
di
scialacquare
in
istravizii
e
bordelli
;
e
,
perché
il
curato
lo
sapeva
bene
,
non
aveva
voluto
ingerirsi
né
con
la
sua
chiesa
,
né
con
la
sua
persona
in
così
fatta
commedia
.
Dall
'
altro
canto
la
caccia
dell
'
orso
aveva
lasciato
nell
'
animo
del
prete
un
rimorso
non
piccolo
.
S
'
era
imbattuto
un
inverno
anch
'
egli
fra
le
nevi
in
un
orsacchino
da
poppa
;
aveva
pigliato
l
'
orsacchino
e
,
picchiandolo
un
poco
,
l
'
aveva
fatto
guaire
,
perché
l
'
orsa
,
che
non
poteva
essere
lontana
,
lo
udisse
.
Venne
in
fatti
,
e
precipitò
furibonda
,
mentre
il
prete
mirava
attento
e
colpiva
giusto
.
L
'
orsa
,
ferita
a
morte
,
si
trascinò
accanto
al
suo
piccino
,
che
continuava
a
guaire
,
e
lo
leccava
in
atto
d
'
infinito
amore
.
Il
prete
tornò
a
casa
pensieroso
,
lasciando
nel
bosco
la
madre
morta
e
l
'
orsacchino
libero
.
La
sera
scartabellò
i
volumi
della
sua
piccola
libreria
per
conoscere
se
l
'
inganno
è
innocente
quando
si
volga
contro
le
bestie
feroci
;
ma
non
gli
riescì
di
raccapezzar
nulla
che
facesse
al
suo
caso
:
solo
nel
secondo
volume
del
Gury
,
Compendium
Theologiae
moralis
,
trovò
che
al
sacerdote
è
lecita
la
caccia
non
clamorosa
cum
sclopeto
et
uno
cane
.
Non
trovò
altro
;
ma
non
poté
mai
dimenticare
la
generosa
,
e
sviscerata
passione
di
quella
madre
morente
,
e
,
ripensandovi
,
sentiva
nel
cuore
uno
stringimento
.
Ripeté
ancora
al
dottore
:
-
Andiamo
-
ed
uscirono
,
allontanandosi
dal
frastuono
del
villaggio
in
festa
.
2
La
villa
del
barone
banchiere
era
sorta
all
'
improvviso
.
A
un
tiro
di
schioppo
fuori
del
paese
si
vedeva
dianzi
una
casa
costrutta
in
sasso
e
in
cemento
,
miracolo
in
quel
villaggio
fatto
tutto
di
legno
.
Era
stata
alzata
dieci
anni
addietro
da
un
brav
'
uomo
,
il
quale
,
essendo
andato
per
mezzo
secolo
a
lavorare
giù
per
l
'
Italia
da
calderaio
,
e
avendo
raggruzzolato
molte
migliaia
di
lire
,
voleva
godersele
con
la
famiglia
in
santa
pace
nell
'
aria
pura
e
nelle
lunghe
nevi
del
suo
caro
luogo
natale
.
Non
l
'
avesse
pensato
mai
!
Il
dì
che
fu
messa
la
prima
pietra
,
ecco
gli
muore
la
figliuola
;
appena
finito
il
solaio
del
primo
piano
,
ecco
gli
si
ammazza
giù
per
una
rupe
il
figliuolo
;
appena
compiuto
il
tetto
,
passa
a
miglior
vita
la
moglie
.
Il
misero
signorotto
,
solo
,
disperato
,
pieno
di
acciacchi
e
di
paure
,
camminò
un
anno
nelle
stanze
vuote
,
meditando
con
desiderio
ineffabile
al
tempo
della
sua
miseria
,
quando
la
moglie
ed
i
figli
,
sani
e
robusti
,
mangiavano
polenta
asciutta
,
ed
egli
martellava
quindici
ore
della
giornata
su
caldaie
e
padelle
.
Morì
di
settant
'
anni
lasciando
la
sua
casa
al
Comune
,
il
quale
vi
teneva
il
fieno
,
giacché
,
un
poco
per
cagione
dell
'
uso
di
abitare
in
isconquassate
catapecchie
di
legno
,
un
poco
per
l
'
idea
che
quell
'
edificio
fosse
stregato
e
recasse
sventura
,
nessuno
offriva
un
quattrino
per
andarvi
a
prendere
alloggio
.
I
vetri
delle
finestre
non
c
'
erano
più
,
le
imposte
cominciavano
a
sconnettersi
;
ma
il
palazzotto
così
bianco
e
alto
e
regolare
,
con
la
sua
bella
cornice
e
i
suoi
balconi
sporgenti
,
rallegrava
la
vista
,
in
mezzo
alle
capanne
ed
ai
tugurii
neri
della
valle
.
S
'
aggiunga
ch
'
era
piantato
in
uno
dei
più
bei
siti
:
sul
contrafforte
del
monte
,
dove
i
paeselli
della
vallata
di
qua
e
di
là
si
vedono
tutti
,
e
l
'
occhio
si
spinge
sino
al
piano
verde
ed
al
castello
di
Sanna
;
e
di
dietro
l
'
ombreggiava
una
folta
macchia
di
larici
antichi
,
mentre
dinanzi
lo
rallegrava
una
prateria
quasi
orizzontale
,
piena
di
grandi
arbusti
di
sambuco
rosso
,
con
i
suoi
grappoli
che
sembravano
coralli
infiammati
,
e
ricca
di
fiori
color
di
rosa
,
dondolanti
sui
gambi
altissimi
,
di
fiori
gialli
,
violetti
,
bianchi
,
da
farne
la
più
gentile
e
variopinta
corona
per
una
vergine
sposa
.
La
casa
del
calderaio
,
già
bella
,
era
diventata
un
incanto
.
Sulla
fronte
,
nel
piano
terreno
,
sporgeva
una
nuova
loggia
,
chiusa
durante
le
ore
del
sole
da
tende
che
parevano
di
splendido
drappo
persiano
;
nei
fianchi
uscivano
fuori
due
nuove
ali
in
forma
di
padiglione
,
da
cui
quattro
gradinate
esterne
scendevano
alla
prateria
trasformata
in
giardino
,
dove
non
mancavano
le
zolle
simmetriche
,
l
'
ampia
vasca
circolare
con
l
'
acqua
limpida
e
i
pesci
d
'
oro
,
né
i
sedili
dondolanti
sparsi
nei
luoghi
più
misteriosi
ed
ombrati
.
Nel
lato
posteriore
dell
'
edificio
un
nuovo
portico
riparava
le
cavalcature
mentre
aspettavano
i
cavalieri
;
la
cucina
,
la
scuderia
de
'
muli
,
l
'
abitazione
dei
servi
ed
altri
luoghi
di
basso
uso
avevano
trovato
posto
in
una
specie
di
casa
rustica
,
unita
alla
palazzina
per
mezzo
di
una
lunga
tettoia
,
la
quale
veniva
tutta
nascosta
da
piante
arrampicanti
e
da
arboscelli
trapiantati
.
Queste
nuove
fabbriche
erano
di
legno
,
alzate
su
in
fretta
e
destinate
alla
vita
di
tre
mesi
:
non
importava
che
le
prossime
nevi
ed
i
geli
le
sfasciassero
tutte
.
Ai
lavori
aveva
presieduto
il
vero
scopritore
,
o
,
per
meglio
dire
,
inventore
delle
miniere
,
un
farabutto
matricolato
,
al
paragone
del
quale
il
presidente
della
Società
siderurgica
,
il
barone
banchiere
,
poteva
dirsi
una
perla
.
Lo
chiamavano
Gregorio
Viorz
,
e
si
bucinava
che
fosse
stato
due
volte
in
carcere
per
truffa
;
gli
attribuivano
anche
un
veneficio
,
commesso
per
interesse
,
ma
le
prove
mancavano
e
la
giustizia
non
se
n
'
era
impacciata
.
Comunque
sia
,
ad
Innsbruck
,
sua
città
natale
,
n
'
aveva
fatte
tante
,
che
non
poteva
più
rimettervi
il
piede
.
Dio
l
'
aveva
dotato
,
per
disgrazia
degli
uomini
,
di
un
ingegno
feracissimo
e
di
un
'
attività
senza
pari
;
tanto
che
con
la
metà
della
fatica
e
del
cervello
,
ch
'
egli
impiegava
nelle
vie
torte
e
buie
,
avrebbe
potuto
lungo
la
strada
dritta
rendersi
ricco
e
stimato
e
sicuro
della
propria
fortuna
.
Ma
dall
'
animo
perverso
nascono
inevitabilmente
certe
debolezze
fatali
,
le
quali
sciupano
tutto
;
e
il
Viorz
ne
aveva
due
.
Prima
:
assottigliava
troppo
,
sicché
,
studiando
nelle
imprese
tutti
i
pericoli
e
industriandosi
di
mettere
a
tutti
un
anticipato
rimedio
,
creava
spesso
le
difficoltà
nell
'
atto
in
cui
voleva
prevenirle
.
Seconda
:
man
mano
che
si
avvicinava
il
momento
di
raccogliere
il
frutto
delle
sue
iniquità
,
la
gioia
e
l
'
orgoglio
del
buon
successo
gli
scemavano
la
calma
,
lo
inebbriavano
,
e
la
prima
cautela
volpina
si
trasformava
,
nella
lotta
contro
gli
ultimi
intoppi
,
in
violenza
brutale
.
Un
così
fatto
personaggio
non
poteva
dare
il
suo
nome
a
nessun
affare
d
'
industria
o
di
banca
;
anzi
si
doveva
tenere
avvolto
,
almeno
sul
principio
,
in
un
prudente
mistero
.
Aveva
dunque
bisogno
di
qualcuno
da
mettere
in
mostra
:
un
galantuomo
no
,
perché
non
si
sarebbe
prestato
a
simili
birbonate
;
un
noto
birbante
no
,
perché
avrebbe
,
invece
di
adescarla
,
fatto
scappare
la
gente
.
Ci
voleva
,
per
esempio
,
un
signore
che
si
fosse
mangiato
il
patrimonio
:
vizioso
e
in
urgente
necessità
di
quattrini
;
d
'
intelletto
bastevole
per
capire
e
secondare
le
finezze
dell
'
impresa
,
ma
di
poca
inventiva
,
perché
non
gli
saltasse
un
giorno
il
ghiribizzo
di
fare
da
sé
;
di
bei
modi
signorili
,
con
un
bel
nome
e
un
titolo
sonoro
.
A
tutte
le
indicate
qualità
bisognava
unirne
un
'
ultima
:
quella
di
non
essere
punto
conosciuto
nella
classe
degli
uomini
di
banca
,
o
,
meglio
,
di
esservi
conosciuto
favorevolmente
.
Questa
prerogativa
s
'
univa
alle
altre
nel
barone
di
Steinach
.
Era
piuttosto
un
uomo
scettico
e
leggiero
,
che
propriamente
perverso
.
L
'
uso
della
società
galante
di
Vienna
e
di
Parigi
l
'
aveva
rotto
ad
ogni
vizio
,
senza
fargli
perdere
il
garbo
delle
maniere
aristocratiche
ed
una
certa
sensibilità
di
natura
.
S
'
era
impacciato
tre
o
quattro
volte
in
affari
grossi
e
romorosi
,
ma
,
puntualmente
,
con
indifferenza
,
aveva
pagato
le
perdite
,
rimettendoci
sino
all
'
ultimo
soldo
.
Allora
,
dopo
avere
conosciuto
Gregorio
Viorz
,
che
non
lo
perdette
mai
più
di
vista
e
che
lo
richiamò
in
gran
fretta
,
qualche
anno
appresso
,
appena
avuta
la
prima
ispirazione
della
Compagnia
siderurgica
,
andò
a
Monaco
al
giuoco
,
facendosi
prestare
la
posta
,
e
guadagnò
;
e
con
quel
guadagno
,
piantatosi
a
Parigi
,
cominciò
la
vita
del
cavaliere
d
'
industria
.
In
un
modo
o
in
un
altro
se
la
campava
,
sempre
abbigliato
,
benché
con
un
'
ombra
di
gofferia
teutonica
,
secondo
l
'
ultima
voga
,
in
un
quartierino
di
nobile
apparenza
e
pieno
di
gingilli
artistici
,
dove
regnava
questa
o
quella
signora
,
bruna
,
bionda
,
fulva
o
rossa
,
ch
'
egli
ripescava
qua
o
là
e
rimutava
,
al
più
,
ogni
sei
mesi
.
Così
era
giunto
al
sessantesimo
anno
,
robusto
ancora
e
pieno
di
vita
,
che
pareva
un
miracolo
pensando
a
'
suoi
vizi
e
disordini
;
né
l
'
età
si
manifestava
in
lui
altrimenti
che
in
due
cose
:
nella
rotondità
del
ventre
,
che
con
il
suo
consueto
panciotto
bianco
diventava
anche
più
maestoso
,
e
nel
serbare
com
'
egli
faceva
presso
di
sé
da
un
anno
l
'
ultima
baronessa
,
rossa
di
capelli
,
senza
provare
nessun
desiderio
di
sostituirne
una
nuova
.
Il
curato
non
aveva
aperto
bocca
nel
cammino
da
casa
sua
alla
villa
,
sebbene
il
dottore
lo
andasse
stuzzicando
.
Pareva
distratto
;
guardava
le
nubi
strane
,
che
imbiancavano
una
parte
del
cielo
.
Un
domestico
,
in
livrea
turchina
con
la
pistagna
color
cremisi
e
i
gran
bottoni
dorati
,
fece
entrare
i
due
visitatori
nella
sala
,
dove
il
barone
faceva
il
chilo
col
resto
della
compagnia
,
pregandoli
di
aspettare
che
la
signora
baronessa
li
potesse
ricevere
.
Il
barone
,
che
fumava
il
sigaro
immerso
in
una
larga
poltrona
,
s
'
alzò
,
andò
incontro
al
prete
,
e
,
stringendogli
la
mano
,
gli
disse
un
mondo
di
belle
cose
.
Aveva
bisogno
di
vederlo
,
conosceva
le
sue
virtù
,
desiderava
aiutare
i
poveri
del
paese
,
sapeva
che
la
baronessa
ne
'
primi
dì
del
suo
soggiorno
in
villa
era
stata
alla
canonica
a
portare
delle
elemosine
;
egli
voleva
fare
qualcosa
di
più
durevole
,
cento
idee
di
carità
gli
frullavano
nel
cervello
,
ma
per
metterle
in
atto
attendeva
il
consiglio
del
savio
e
sant
'
uomo
,
che
lo
guidasse
,
che
gl
'
insegnasse
a
fare
il
bene
utilmente
.
Quei
modi
cortesi
,
quel
sorriso
aperto
,
sopra
tutto
quelle
liberali
profferte
,
mettevano
il
povero
prete
in
un
terribile
impaccio
.
Già
rinasceva
nella
sua
mente
la
solita
tenzone
:
posso
io
respingere
il
danaro
del
diavolo
?
Posso
io
togliere
a
'
poverelli
i
soccorsi
di
cui
hanno
tanto
bisogno
?
Non
devo
io
anzi
sollecitare
codeste
larghezze
,
qualunque
sia
la
lor
causa
,
lasciando
a
Dio
di
entrare
nell
'
anima
dei
peccatori
?
Il
barone
continuava
a
discorrere
in
piedi
,
davanti
alla
finestra
,
da
cui
si
scorgeva
tutta
intiera
la
valle
e
si
vedeva
in
fondo
ad
essa
il
torrente
,
sinuoso
e
lucido
,
come
un
nastro
d
'
argento
puro
,
svolazzante
al
sole
.
Intanto
gli
ospiti
del
barone
chiacchieravano
intorno
ad
una
tavola
rotonda
piena
di
libri
e
giornali
,
nell
'
angolo
opposto
della
sala
.
A
un
tratto
il
maestro
di
pianoforte
della
baronessa
,
un
giovinetto
piccolo
,
con
gli
occhiali
sul
naso
a
ballotta
,
allievo
poco
fortunato
del
Conservatorio
di
Dresda
,
tolta
la
fascia
ad
uno
dei
giornali
illustrati
,
guardando
la
prima
pagina
,
esclama
:
-
Oh
bello
,
magnifico
stupendo
davvero
!
-
Poi
,
fatta
vedere
l
'
incisione
agli
altri
,
che
s
'
accordano
negli
ah
e
negli
oh
ammirativi
,
sbalza
accanto
al
barone
per
mostrargli
niente
meno
che
la
veduta
della
sua
villa
.
C
'
era
la
loggia
con
i
panneggiamenti
;
c
'
erano
i
padiglioni
con
le
quattro
gradinate
,
ma
con
l
'
aggiunta
,
per
verità
,
di
due
cupole
e
di
due
Fortune
sulla
cima
,
rimaste
,
pare
,
nella
fantasia
dell
'
architetto
restauratore
;
c
'
erano
le
fontane
con
nuovi
getti
d
'
acqua
:
insomma
una
reggia
.
Si
leggeva
sotto
:
Residenza
del
direttore
della
Compagnia
siderurgica
nella
valle
di
Castra
.
Il
barone
,
dopo
avere
gettato
uno
sguardo
sul
disegno
,
mormorò
tra
se
stesso
:
-
Astuzie
di
quella
volpe
del
Viorz
-
e
restituì
il
foglio
al
maestro
di
cembalo
,
il
quale
si
mise
a
leggere
l
'
articolo
che
accompagnava
e
spiegava
l
'
incisione
.
Era
un
inno
alla
nuova
impresa
:
le
miniere
gonfie
di
metallo
;
le
ferriere
vulcani
;
e
già
le
braccia
non
bastavano
più
al
lavoro
,
e
le
richieste
del
commercio
soverchiavano
venti
volte
la
produzione
dell
'
industria
;
bisognava
praticare
dei
nuovi
squarci
nei
fianchi
del
monte
miracoloso
,
moltiplicare
le
fucine
,
emettere
nuove
azioni
alla
banca
.
Seguivano
la
parte
artistica
e
la
parte
sentimentale
:
le
descrizioni
del
palazzo
e
del
giardino
;
le
beneficenze
del
direttore
,
vera
provvidenza
,
vero
Messia
della
valle
:
asili
d
'
infanzia
fondati
e
già
frequentati
da
trecento
bimbi
,
che
,
oltre
all
'
insegnamento
,
vi
ricevevano
gratis
la
colazione
e
il
desinare
;
nuove
strade
in
lavoro
;
farmacie
aperte
,
eccetera
,
eccetera
:
una
rigenerazione
.
Il
maestro
di
pianoforte
leggeva
ad
alta
voce
,
con
enfasi
,
facendo
spiccare
le
più
belle
frasi
;
né
badava
punto
al
barone
,
il
quale
,
interrompendo
il
suo
ragionamento
col
prete
,
gridava
:
-
Basta
,
basta
;
leggerete
poi
-
.
Ma
il
prete
non
porgeva
più
nessuna
attenzione
alle
lusinghe
dell
'
altro
;
tendeva
invece
le
orecchie
per
udir
la
lettura
,
avvicinandosi
anzi
passo
passo
alla
tavola
tonda
.
A
un
certo
punto
,
senz
'
aspettare
la
fine
,
strappò
dalle
mani
del
leggitore
il
foglio
e
lo
stracciò
in
più
brani
,
ripetendo
:
-
Sono
tutte
menzogne
,
tutte
menzogne
.
Il
barone
uscì
dalla
stanza
,
il
medico
scomparve
.
Ci
fu
un
mezzo
minuto
di
silenzio
e
d
'
immobilità
generale
;
poi
si
vide
alzarsi
un
ufficiale
dei
cacciatori
,
che
stava
accanto
al
maestro
di
pianoforte
.
S
'
accostò
al
prete
e
,
dopo
un
formidabile
ruggito
d
'
ira
,
gridò
:
-
Ringrazii
la
sua
chierica
ed
il
suo
collare
se
questo
braccio
...
-
e
alzava
il
braccio
in
atto
di
minaccia
.
In
quel
momento
il
servo
in
livrea
turchina
con
le
mostre
cremisi
e
i
gran
bottoni
dorati
entrò
e
annunziò
dall
'
uscio
:
-
La
signora
baronessa
prega
il
reverendo
signor
curato
di
passare
nella
sua
camera
.
Il
curato
piegò
la
testa
in
atto
di
saluto
e
,
lentamente
,
uscì
dalla
sala
.
3
Aperto
l
'
uscio
della
camera
e
fatto
un
profondo
inchino
,
il
servo
si
ritirò
,
lasciando
il
prete
solo
con
la
donna
.
Nel
primo
istante
non
la
vide
,
perché
la
camera
sembrava
un
grazioso
incendio
,
e
gli
occhi
restavano
abbacinati
.
Le
tappezzerie
,
i
canapè
,
le
poltrone
,
tutto
era
di
stoffa
rossa
,
d
'
un
rosso
roseo
brillante
,
con
certi
disegni
gialli
sinuosi
,
come
a
fiamma
;
e
il
sole
del
tramonto
,
caldo
,
vivo
,
d
'
oro
,
entrava
dalle
due
finestre
spalancate
,
gettando
sul
rosso
e
sul
giallo
della
stanza
certi
lumi
incandescenti
e
certi
lustri
,
che
somigliavano
a
fuochi
e
a
scintille
.
Un
odore
di
essenze
,
acuto
,
inebbriante
,
si
effondeva
dalla
toletta
a
trine
e
a
ricami
,
dove
,
sotto
al
baldacchino
,
tenuto
in
aria
volando
da
un
putto
alato
,
luccicavano
dinanzi
alla
cornice
dello
specchio
,
tutta
a
fiori
di
vetro
,
innumerevoli
vasetti
di
metallo
bianco
e
pettiniere
e
saponiere
e
ampollette
di
cristallo
terso
e
ninnoli
d
'
ogni
maniera
.
Il
prete
,
entrando
,
si
sentì
una
vampa
alla
testa
:
avrebbe
voluto
fuggire
.
La
donna
lo
chiamò
con
voce
soave
come
un
liuto
lontano
.
Era
sdraiata
sopra
un
sofà
nel
solo
angolo
ombroso
della
stanza
,
lungo
il
lato
delle
finestre
,
in
fondo
,
lì
dove
le
pieghe
delle
ampie
tende
scemavano
sui
fianchi
la
luce
e
lasciavano
come
una
insenatura
fra
il
parato
ed
il
muro
.
-
Si
metta
qui
,
signor
curato
,
qui
accanto
,
in
questo
seggiolone
.
Mi
sento
così
debole
,
che
appena
appena
posso
parlar
sottovoce
.
Il
prete
rispose
ruvido
:
-
Scusi
,
ho
fretta
.
Sono
venuto
perché
il
medico
mi
aveva
detto
ch
'
ella
era
malata
e
aveva
bisogno
di
me
.
Posso
servirla
in
qualcosa
?
-
Sono
malata
,
e
come
!
Ma
quel
dottore
sventato
non
capisce
nulla
.
Ella
.
signor
curato
,
dotto
e
santo
com
'
è
,
può
dirmi
una
parola
,
che
mi
conforti
,
che
mi
rianimi
e
,
col
ridonarmi
la
fede
in
me
stessa
e
nelle
cose
del
mondo
,
tornarmi
forse
la
salute
del
corpo
.
Il
mio
male
sta
qui
-
.
Si
toccò
il
seno
.
Era
coperta
d
'
una
vesta
a
fiorami
,
che
lasciava
vedere
tutto
il
collo
,
una
parte
del
petto
candido
e
il
principio
delle
spalle
rotonde
,
sulle
quali
cadevano
,
sciolti
,
i
suoi
capelli
increspati
,
d
'
un
biondo
rossigno
.
Principiavano
bassi
,
in
riccioletti
matti
.
Il
naso
appiccicato
alla
fronte
,
quasi
senza
incavo
,
con
un
piano
vigoroso
e
largo
;
le
narici
gonfie
,
da
cui
la
donna
sbuffava
alle
volte
al
pari
d
'
una
cavalla
araba
;
le
labbra
tumide
,
le
gote
piene
,
e
il
mento
rientrante
davano
a
quel
viso
un
non
so
che
di
pecorino
e
lascivo
.
Il
cinabro
della
bocca
era
anzi
un
poco
troppo
vivace
,
il
roseo
delle
guance
un
poco
troppo
sfumato
,
e
la
forma
delle
brune
sopracciglia
un
poco
troppo
sottilmente
arcuata
per
poter
credere
che
l
'
arte
non
ci
entrasse
in
nulla
.
E
sotto
gli
occhi
cerulei
stava
un
lividetto
,
che
li
faceva
sembrare
più
grandi
.
Era
bella
insomma
alla
sua
maniera
e
carnale
.
Il
prete
rimaneva
in
piedi
.
Ella
si
alzò
con
fatica
,
andò
verso
di
lui
,
lo
prese
per
mano
e
,
condottolo
due
passi
innanzi
,
lo
fece
sedere
nel
seggiolone
.
Poi
,
guardandolo
fisso
,
come
se
ella
si
destasse
in
quel
punto
,
stirò
le
braccia
,
che
le
maniche
larghe
lasciarono
vedere
quasi
fino
alle
ascelle
;
e
il
petto
si
arrotondò
fieramente
.
Tornò
a
buttarsi
sul
sofà
,
lasciando
cadere
a
terra
dal
piede
destro
la
pantofola
ricamata
.
Gli
occhi
cerulei
erano
diventati
di
bragia
.
La
voce
non
aveva
più
la
stanchezza
e
la
dolcezza
di
prima
.
Vi
dominava
un
timbro
secco
,
strozzato
,
rabbioso
,
quando
disse
al
prete
interrottamente
:
-
Mi
dica
un
po
'
,
Don
Giuseppe
,
perché
mi
sfugge
?
Perché
non
vuole
vedermi
più
?
Quand
'
io
passo
nel
villaggio
a
cavallo
della
mia
mula
,
perché
mi
chiude
in
faccia
le
imposte
della
sua
casa
?
Dopo
avermi
ricevuta
in
principio
quattro
volte
nella
canonica
,
perché
ha
ora
dato
l
'
ordine
di
non
lasciarmi
entrare
,
nemmeno
quando
io
reco
il
denaro
dei
poveri
?
Non
posso
metter
piede
in
sagrestia
;
è
molto
che
non
mi
caccino
,
come
un
cane
,
fuori
di
chiesa
.
Mi
si
rimandano
i
doni
che
faccio
al
tempio
.
Con
qual
diritto
?
Chi
può
mai
rifiutare
le
offerte
che
si
porgono
a
Dio
?
-
Sbalzò
in
piedi
e
si
piantò
di
contro
il
prete
,
domandando
:
-
L
'
odio
,
signor
curato
,
è
forse
una
virtù
cristiana
?
Il
curato
affermò
pacatamente
,
ma
con
la
voce
che
tremolava
:
-
L
'
odio
del
male
è
una
virtù
cristiana
.
-
Virtù
cristiana
,
reverendo
,
è
l
'
amore
.
Me
lo
insegnarono
da
fanciulla
,
quando
andava
in
chiesa
alla
dottrina
;
me
lo
hanno
ripetuto
al
confessionale
.
Poi
,
divenuta
donna
,
vidi
che
l
'
amor
vero
mi
rialzava
l
'
anima
,
mi
purificava
lo
spirito
,
mi
avvicinava
al
cielo
.
L
'
amor
vero
passò
,
e
,
giuro
,
senza
mia
colpa
.
Allora
,
abbandonata
,
povera
,
gettata
in
una
società
piena
di
seduzioni
e
di
corruzioni
,
cascai
nella
finzione
dell
'
amore
.
Ma
la
finzione
dell
'
amore
,
non
è
amore
,
è
odio
;
è
l
'
odio
anzi
più
vile
,
abbietto
,
pauroso
,
straziante
che
si
possa
provare
.
Quest
'
odio
m
'
uccide
.
Il
cuore
intanto
arde
,
e
cerca
da
molti
anni
invano
il
refrigerio
di
un
affetto
violento
e
sincero
.
Ho
bisogno
dell
'
amore
che
brucia
.
Il
prete
,
afferrando
con
un
supremo
sforzo
di
volontà
i
pensieri
,
che
svanivano
dalla
sua
testa
,
mormorò
:
-
Calmatevi
,
poverina
,
mettete
in
pace
la
fantasia
eccitata
dalle
sventure
e
dalle
colpe
della
vostra
vita
.
Fate
di
desiderare
una
sola
cosa
,
il
bene
.
Uscite
da
queste
sozzure
d
'
inganni
e
di
vizii
,
in
cui
si
trascina
e
imbratta
la
vostra
esistenza
.
Tornate
sola
e
povera
,
ma
pentita
e
buona
.
Allora
tutti
vi
dovranno
amare
,
perché
,
amando
voi
,
ameranno
la
virtù
.
-
Anche
voi
,
Don
Giuseppe
,
mi
amerete
anche
voi
?
E
gli
prese
la
mano
,
e
la
strinse
,
e
il
prete
s
'
avvicinò
.
La
donna
continuava
sommessamente
:
-
Don
Giuseppe
,
guidatemi
.
Insegnatemi
la
via
,
conducetemi
dove
vi
piace
.
Sarò
la
vostra
schiava
.
Sarò
,
se
vorrete
,
la
vostra
santa
.
Il
vostro
cuore
dev
'
essere
grande
e
nobile
,
deve
specchiare
il
cielo
,
come
i
vostri
occhi
.
Mi
piacete
perché
siete
bello
,
perché
siete
candido
,
perché
indovino
che
non
avete
mai
amato
,
perché
voglio
essere
il
vostro
primo
peccato
,
il
vostro
primo
rimorso
.
Datemi
il
vostro
amore
,
Don
Giuseppe
,
il
vostro
amore
.
La
donna
,
arrovesciata
sul
sofà
,
teneva
sempre
con
le
due
mani
la
mano
del
prete
,
il
quale
tremava
dalla
testa
ai
piedi
.
Il
sole
era
tramontato
;
la
camera
diventava
buia
.
Ma
,
mentre
la
femmina
ripeteva
le
ultime
parole
,
sembrò
al
curato
che
d
'
improvviso
un
soffio
fresco
gli
passasse
sul
fronte
;
e
di
repente
gli
comparve
davanti
la
figura
tetra
e
sanguinosa
del
suo
Cristo
dell
'
inginocchiatoio
,
solo
che
il
volto
,
anziché
piegato
e
morto
,
era
vivo
e
guardava
minaccioso
e
fierissimo
.
Il
prete
scattò
e
,
prima
che
la
donna
potesse
pronunziare
una
sillaba
,
era
uscito
dalla
stanza
.
Quando
il
servo
con
la
livrea
turchina
e
con
le
mostre
cremisi
vide
scappare
il
prete
dalla
villa
,
quasi
correndo
,
senza
voltarsi
,
come
se
dietro
le
spalle
lo
minacciasse
il
demonio
,
sorrise
maliziosamente
,
ponendosi
l
'
indice
della
mano
destra
sulla
punta
del
naso
.
4
Il
prete
girò
,
senza
saperlo
,
a
sinistra
,
dove
la
strada
sale
e
s
'
interna
nella
montagna
;
passò
a
'
piedi
della
chiesetta
di
San
Rocco
,
posta
sul
vertice
di
una
rupe
acuta
,
e
camminò
verso
il
prato
così
detto
del
Lago
.
Incontrava
parecchi
di
quei
carri
alpini
che
,
formati
delle
sole
ruote
dinanzi
e
di
due
lunghissime
stanghe
,
le
quali
si
trascinano
per
terra
con
la
loro
estremità
posteriore
,
servono
a
portare
il
carico
voluminoso
di
una
erba
appena
tagliata
,
olezzante
d
'
ogni
grato
profumo
e
tempestata
de
'
fiorellini
d
'
ogni
allegro
colore
.
I
poveri
buoi
,
scendendo
lenti
e
gravi
dall
'
erta
ripidissima
,
puntavano
vigorosamente
le
zampe
tra
i
sassi
enormi
,
docili
alla
parola
delle
montanine
che
li
guidavano
,
maestosi
e
rassegnati
,
con
l
'
occhio
umido
,
un
poco
inquieto
e
assai
mesto
.
Le
donne
salutavano
,
ma
il
curato
non
rispondeva
.
Una
volta
rischiò
di
rimanere
schiacciato
sotto
a
un
carro
,
che
non
aveva
scansato
in
tempo
.
Lasciò
la
strada
;
andò
su
per
i
sentieri
,
su
per
le
roccie
nude
.
La
notte
era
diventata
scura
,
e
il
prete
andava
senza
sapere
dove
mettesse
i
piedi
.
Si
trovò
a
un
tratto
sulla
riva
dell
'
alto
lago
,
uno
scolo
de
'
ghiacciai
,
dove
finalmente
il
rumore
di
due
torrentelli
,
che
precipitavano
dalle
cime
e
si
frangevano
tra
i
sassi
,
e
il
vento
rigido
delle
gole
,
e
la
tosse
,
che
gli
spezzava
il
petto
,
richiamarono
in
sé
il
curato
,
il
quale
cadde
con
le
ginocchia
a
terra
e
,
giungendo
le
mani
e
fissando
gli
occhi
nella
vòlta
tutta
nera
del
cielo
,
ringraziò
con
una
lunga
preghiera
il
figliuolo
di
Dio
.
In
Menico
frattanto
crescevano
le
ansie
.
L
'
orologio
della
canonica
aveva
suonato
la
mezza
dopo
le
dodici
,
e
il
padrone
non
ritornava
.
Il
vecchietto
aveva
visto
spegnersi
i
lumi
nella
villa
del
barone
e
sapeva
bene
che
non
c
'
erano
moribondi
nel
paese
:
dove
diamine
quella
testa
sventata
era
dunque
andato
a
passar
la
notte
?
Non
s
'
attentava
di
allontanarsi
troppo
di
casa
;
guardava
dalle
finestre
,
ma
non
vedeva
altro
che
tenebre
fitte
.
Se
non
fosse
stato
il
servo
di
un
sacerdote
si
sarebbe
sfogato
assai
volentieri
con
qualche
grossa
bestemmia
.
Tendeva
le
orecchie
,
un
cane
aveva
abbaiato
,
nulla
;
si
sentiva
un
calpestio
lontano
,
ascoltava
,
nulla
.
-
O
il
reverendo
l
'
avrà
da
fare
con
me
.
Starsene
via
tutta
notte
senza
neanche
avvisare
!
Siamo
cani
?
E
poi
,
col
rischio
di
pigliarsi
un
nuovo
malanno
in
tali
disordini
da
scomunicati
,
e
con
quella
maledettissima
tosse
,
che
non
lo
lascia
mai
stare
.
Figurarsi
,
sono
ore
queste
da
gironzare
per
le
strade
e
da
tenere
alzati
i
galantuomini
?
Gliele
voglio
cantare
secche
,
ma
secche
.
Farebbe
perdere
la
pazienza
a
san
Luigi
Gonzaga
-
.
Tornava
a
guardare
nell
'
oscurità
e
ad
origliare
;
niente
.
Alla
fine
gli
parve
di
udire
in
su
,
distante
,
il
passo
di
un
uomo
;
era
un
uomo
,
certo
,
che
scendeva
dalla
montagna
;
il
passo
s
'
affrettava
,
rintronava
;
i
cani
abbaiavano
:
era
il
passo
del
curato
.
Allora
il
piccolo
vecchio
si
pose
dinanzi
alla
porta
con
il
muso
arcigno
e
gli
occhi
da
cui
schizzavano
scintille
di
rabbia
;
aveva
i
pugni
piantati
sulle
anche
in
atto
di
sfida
,
come
se
volesse
impedire
al
prete
l
'
ingresso
della
canonica
,
e
già
schiudeva
le
labbra
per
cominciare
la
ramanzina
quando
,
vista
la
faccia
del
padrone
,
ammutolì
e
lo
lasciò
passare
.
Borbottava
tra
i
denti
o
per
meglio
dire
tra
le
gengive
:
-
Dio
santo
,
che
mutria
!
E
come
ha
conciato
i
panni
!
Mi
ci
vorrà
un
mese
a
ricucirli
e
a
rimetterli
un
po
'
in
assetto
.
Bella
carità
cristiana
.
Il
curato
passò
il
resto
della
notte
all
'
inginocchiatoio
,
davanti
al
Crocifisso
,
che
lo
aveva
salvato
.
L
'
alba
fece
parere
più
livido
,
più
macilento
,
più
contorto
e
più
sanguinoso
quel
Cristo
in
croce
,
con
la
sua
testa
china
incoronata
di
spine
.
All
'
aurora
principiò
il
concerto
delle
campane
.
Le
suonava
Menico
,
facendosi
aiutare
durante
i
suoi
servigii
di
sagrestia
e
di
chiesa
,
o
quando
si
sentiva
le
braccia
stanche
,
da
un
ragazzotto
,
che
per
solito
era
uno
dei
due
monelli
trionfatori
del
giorno
innanzi
,
e
propriamente
quello
bruno
,
il
quale
della
metà
dei
trentasette
fiorini
guadagnati
per
l
'
uccisione
dell
'
orsacchiotta
non
aveva
visto
il
becco
di
un
soldo
,
tanto
i
suoi
parenti
erano
stati
lesti
a
mangiarli
tutti
ed
a
berli
.
Era
la
domenica
,
e
la
messa
del
curato
doveva
principiare
alle
dieci
.
Verso
le
otto
un
contadino
,
che
veniva
dalla
valle
,
consegnò
a
Menico
una
lettera
per
il
suo
padrone
.
L
'
indirizzo
,
scritto
in
calligrafia
sottile
,
snella
,
elegante
,
palesava
una
mano
di
donna
.
Il
prete
pigliò
la
lettera
,
la
guardò
;
le
dita
gli
bruciavano
,
le
mani
gli
tremavano
;
una
visione
terribilmente
allettevole
di
donna
mezza
nuda
gli
passò
nella
fantasia
,
e
gli
parve
di
udire
nelle
orecchie
l
'
eco
seducente
e
paurosa
di
una
voce
che
bisbigliasse
:
Datemi
il
vostro
amore
,
Don
Giuseppe
,
il
vostro
amore
!
-
Il
curato
voleva
ad
ogni
costo
sapere
chi
avesse
mandata
la
lettera
:
ma
il
contadino
doveva
essere
già
lontano
,
né
Menico
aveva
avvertito
da
che
parte
fosse
andato
via
.
-
Del
resto
,
-
osservò
il
vecchietto
,
alzando
le
spalle
,
-
apra
e
vedrà
chi
scrive
-
.
Il
prete
stracciò
in
fatti
la
busta
e
spiegò
i
fogli
,
ch
'
erano
parecchi
,
con
un
gesto
d
'
angoscia
;
ma
tosto
si
rasserenò
,
si
mise
a
sedere
e
a
leggere
.
La
lettera
era
della
signora
Carlina
,
la
moglie
del
dottore
.
«
Reverendo
signor
curato
,
Ho
bisogno
di
tutta
la
pazienza
,
di
tutta
la
indulgenza
del
suo
cuore
.
Il
mio
buon
Don
Giuseppe
si
è
mostrato
in
questi
mesi
tanto
dolce
verso
di
me
,
ch
'
io
non
esito
ad
aprirgli
la
mia
anima
intera
,
con
le
sue
tristezze
,
i
suoi
dubbii
e
le
sue
paure
.
Mi
pare
anche
di
non
agire
come
dovrei
;
ed
ella
mi
rimproveri
o
mi
conforti
,
ma
sopra
tutto
mi
consigli
,
giacché
la
mia
esperienza
è
così
piccola
e
la
mia
natura
,
pur
troppo
,
così
timida
,
ch
'
io
non
solo
non
so
risolvermi
a
operare
,
ma
spesso
non
distinguo
bene
quale
sia
il
cammino
da
scegliere
.
Mi
compatisca
,
signor
curato
.
Ho
diciott
'
anni
compiuti
:
dovrei
essere
quasi
una
matrona
:
però
sino
a
tre
mesi
addietro
,
sino
al
giorno
del
mio
matrimonio
,
io
era
vissuta
come
una
bambina
,
fra
mio
padre
,
ottimo
uomo
,
ma
severissimo
,
e
mia
madre
,
donna
tutta
di
casa
.
Non
si
vedeva
nessuno
,
io
non
aveva
passione
per
la
lettura
;
ricamava
,
teneva
i
libri
di
cucina
volentieri
,
mettendo
nell
'
arte
della
cuoca
,
massime
ne
'
piattini
dolci
(
bisogna
,
Don
Giuseppe
,
ch
'
ella
venga
ad
assaggiarne
uno
il
primo
giorno
che
avrà
tempo
.
S
'
intenda
con
Amilcare
)
,
mettendoci
,
confesso
,
un
poco
d
'
ambizione
.
Del
resto
dicevano
che
la
mia
salute
era
delicata
.
Ella
,
signor
curato
,
mi
guarda
qualche
volta
in
faccia
con
un
cert
'
occhio
compassionevole
,
come
se
dicesse
:
poveraccia
,
è
tanto
magra
,
tanto
pallida
!
Amilcare
mi
ha
,
come
dice
lui
,
ascoltata
più
volte
:
non
ha
trovato
,
dice
lui
,
neanche
l
'
ombra
del
male
.
Fatto
sta
che
io
non
sono
mai
obbligata
a
rimanere
a
letto
,
e
che
posso
dichiararmi
sul
serio
una
grande
camminatrice
,
una
vera
alpinista
.
Anzi
,
a
questo
proposito
,
vorrei
ch
'
ella
persuadesse
Amilcare
a
farmi
camminare
meno
.
Quand
'
egli
va
nelle
montagne
alla
visita
de
'
suoi
malati
,
vuole
,
quasi
ogni
volta
,
ch
'
io
lo
accompagni
;
ieri
mi
condusse
con
quel
sole
,
verso
le
due
,
sino
a
Masine
dalle
scorciatoie
dei
viottoli
;
un
'
ora
e
mezzo
di
salita
,
e
che
salita
,
e
che
sassi
!
Giunta
nel
paese
,
mi
cacciai
a
sedere
in
un
angolo
della
chiesa
,
una
chiesa
umida
e
melanconica
,
dove
mi
toccò
attendere
due
orette
buone
che
Amilcare
avesse
finito
di
dar
ricette
e
di
cavar
sangue
,
e
intanto
mi
sentiva
tutta
intirizzita
da
un
'
aria
fredda
gelata
.
Non
ho
coraggio
di
dir
di
no
.
Amilcare
osserva
giustamente
che
il
camminare
desta
l
'
appetito
,
e
che
io
,
avendo
bisogno
di
rinvigorirmi
,
devo
mangiare
,
carne
sopra
tutto
,
e
bere
almeno
un
bicchiere
di
vino
;
ma
il
vino
proprio
mi
ripugna
,
non
lo
dico
per
affettazione
,
e
la
stanchezza
mi
toglie
anche
quella
poca
voglia
di
mangiare
che
aveva
dianzi
.
Signor
curato
,
ella
non
ignora
come
fu
il
caso
delle
mie
nozze
.
Amilcare
è
il
mio
solo
cugino
;
era
,
si
può
dire
,
il
solo
giovinotto
che
,
ne
'
mesi
d
'
autunno
,
frequentasse
la
nostra
casa
;
e
poi
buono
,
bello
,
di
bei
modi
cortesi
,
e
con
una
vivacità
di
parlare
tutta
sua
;
studiava
molto
;
a
Vienna
si
faceva
onore
;
era
diventato
dottore
,
e
poi
medico
condotto
in
questa
valle
.
In
somma
,
quanti
sogni
io
andava
mulinando
nel
mio
cervello
!
Stava
desta
la
notte
per
poter
continuare
le
belle
fantasie
,
parendomi
che
la
intera
giornata
non
bastasse
a
tante
care
e
interminabili
meditazioni
.
Mio
padre
si
mostrava
poco
contento
;
gli
piaceva
poco
ch
'
io
dovessi
sposare
un
medico
;
diceva
che
i
medici
sono
tutti
materialisti
,
parola
ch
'
io
non
capiva
bene
,
ma
che
non
mi
piaceva
affatto
;
e
mi
dipingeva
la
vita
di
questa
valle
come
una
specie
di
sepoltura
:
otto
mesi
d
'
inverno
,
la
neve
alta
sei
piedi
,
tredici
gradi
di
freddo
,
impossibile
a
una
donna
l
'
uscir
di
casa
,
le
ansie
per
il
marito
,
un
mondo
di
guai
.
Ed
io
pensavo
all
'
opposto
dentro
di
me
;
l
'
inverno
sarà
il
mio
paradiso
;
due
stanzette
ben
calde
,
fiori
accanto
alle
stufe
,
i
miei
ricami
,
la
mia
cucinetta
,
qualche
lettera
alla
mamma
,
e
poi
,
anzi
prima
di
tutto
,
sopra
tutto
,
il
mio
Amilcare
sempre
indulgente
,
sempre
grazioso
,
sempre
allegro
,
e
che
lunghi
discorsi
,
e
come
sarà
contento
di
tornare
nella
sua
casina
,
presso
la
sua
Carluccia
,
che
gli
vorrà
tanto
bene
!
Scusi
,
signor
curato
:
sono
una
vera
sciocca
.
Dunque
ci
siamo
sposati
;
il
viaggetto
di
nozze
,
un
incanto
;
il
primo
mese
in
questa
valle
una
delizia
.
A
dirgliela
però
Amilcare
fumava
un
poco
troppo
anche
in
principio
,
e
mi
appestava
la
camera
.
Io
non
diceva
niente
;
ma
qualche
volta
mi
mancava
il
respiro
,
mi
sentiva
un
tantino
di
mal
di
stomaco
.
Cose
da
nulla
.
Il
mio
sposo
mi
amava
;
discorreva
sempre
del
futuro
,
quando
ci
pianteremo
in
una
città
,
e
il
suo
nome
diventerà
celebre
,
e
guadagnerà
tanti
quattrini
,
e
gli
pioveranno
addosso
tanti
onori
,
e
darà
delle
grandi
feste
,
nelle
quali
io
dovrò
essere
acconciata
da
vera
regina
.
Quest
'
ultima
parte
non
mi
andava
a
'
versi
;
ho
sempre
avuta
poca
inclinazione
a
figurar
nella
gente
.
Certe
piccolezze
mi
davano
già
ombra
,
m
'
offendevano
un
poco
;
aveva
torto
.
Il
male
è
cominciato
quasi
ad
un
tratto
,
quando
venne
ad
abitare
nella
villa
accanto
a
lei
,
signor
curato
,
quella
donna
che
dicono
la
baronessa
,
e
quando
,
fino
dal
primo
giorno
del
suo
arrivo
,
mandò
in
gran
furia
a
chiamar
mio
marito
.
Da
quel
momento
non
è
stato
più
lui
.
Ha
cento
fumi
per
la
testa
;
pare
che
si
vergogni
di
me
;
e
non
ostante
mi
sforza
a
seguirlo
nelle
sue
camminate
sui
monti
,
ma
non
mi
guarda
,
non
mi
parla
,
non
m
'
aiuta
nemmeno
a
salire
un
'
erta
o
a
passare
un
'
acqua
.
Anche
in
casa
,
se
gli
parlo
,
mi
risponde
sì
o
no
,
o
non
risponde
affatto
;
ogni
sua
parola
,
quando
finalmente
la
dice
,
è
un
rimprovero
o
,
che
mi
duole
ancora
più
,
un
sarcasmo
:
non
so
più
né
vestirmi
,
né
pettinarmi
,
né
quasi
mettere
alla
bocca
il
cucchiaio
,
né
adoperare
la
forchetta
e
il
coltello
.
La
casa
gli
sembra
piccola
;
non
gli
piace
né
il
desinare
né
la
cena
,
per
quanto
io
mi
lambicchi
nell
'
indovinare
i
suoi
gusti
e
nel
condire
e
cuocere
le
vivande
.
È
andato
quattro
volte
a
cenare
all
'
osteria
con
i
carrettieri
,
ed
anche
le
altre
sere
,
quando
non
è
alla
villa
o
non
esce
per
i
suoi
malati
,
va
a
bere
la
genziana
,
e
ne
beve
(
mi
vergogno
)
più
di
un
bicchierino
di
certo
.
Allora
poi
!
Mio
signor
curato
,
mio
buon
Don
Giuseppe
,
mi
aiuti
:
io
ci
perdo
la
testa
e
ci
muoio
.
A
mio
padre
,
alla
mamma
non
posso
dir
nulla
;
ella
,
Don
Giuseppe
,
è
la
sola
persona
sulla
terra
che
mi
sappia
compatire
e
soccorrere
.
E
divento
anche
cattiva
.
M
'
affatico
a
stargli
intorno
con
le
carezze
,
con
le
dolcezze
;
mi
respinge
,
ed
io
torno
più
mansueta
che
mai
;
ma
qualche
volta
non
posso
;
sento
nascermi
dentro
come
uno
spirito
fiero
di
ribellione
,
nuovissimo
,
incomprensibile
,
e
ch
'
è
pure
tanto
contrario
alla
pieghevolezza
della
mia
natura
.
Provo
una
sensazione
che
non
aveva
provata
mai
:
un
'
agrezza
,
un
'
amarezza
profonda
.
Oramai
conosco
il
sapore
del
fiele
.
Comprendo
tante
cose
di
cui
prima
non
capiva
nulla
:
un
mondo
brutto
mi
si
apre
dinanzi
.
Mi
sono
guardata
bene
nello
specchio
.
Sì
,
sono
magra
;
sì
,
sono
pallida
;
ma
i
miei
occhi
mi
paiono
neri
e
grandi
,
la
mia
fronte
,
la
mia
bocca
,
tutti
i
miei
lineamenti
sono
regolari
,
e
il
mio
corpo
non
è
poi
uno
scheletro
.
Non
ostante
,
al
mio
marito
di
tre
mesi
,
al
mio
sposo
non
piaccio
più
.
Cita
le
bellezze
tonde
della
baronessa
.
Le
ho
viste
io
quelle
sfacciate
bellezze
:
è
passata
tre
volte
sotto
le
mie
finestre
,
seguìta
da
corteggiatori
e
da
servi
,
sulla
sua
mula
bianca
.
Le
ho
piantato
gli
occhi
in
faccia
e
la
ho
studiata
bene
:
sulle
guance
ha
il
rossetto
,
sulle
labbra
la
polvere
di
corallo
,
e
le
sue
magnifiche
sopracciglia
sono
tracciate
col
pennello
.
Falsa
al
di
fuori
come
dev
'
essere
bugiarda
al
di
dentro
.
E
mi
ha
rubata
la
stima
,
mi
ha
rubata
l
'
affezione
di
Amilcare
!
Ora
,
un
'
ultima
parola
,
signor
curato
.
Amilcare
vuole
che
io
vada
a
visitar
la
sua
ganza
.
Ho
detto
di
no
,
ed
egli
insiste
,
ed
io
,
caschi
il
mondo
,
non
voglio
.
Ho
ragione
?
Ho
torto
?
Don
Giuseppe
,
mi
pigli
per
la
mano
.
Ella
che
vede
le
cose
di
questo
mondo
dall
'
altezza
della
sua
santa
pace
;
m
'
insegni
a
uscire
dalle
bassezze
di
questi
miei
nuovi
sospetti
e
dalle
viltà
di
queste
mie
nuove
angoscie
.
In
un
mese
come
è
mutata
La
sua
disgraziatissima
CARLINA
»
.
Il
prete
aveva
letto
la
lettera
attentamente
,
sospirando
in
principio
,
fremendo
alla
fine
.
-
Povera
santa
!
-
esclamò
;
e
scrisse
questo
polizzino
con
la
sua
scrittura
larga
e
affrettata
:
«
Verrò
domani
.
Discorreremo
,
e
vedrà
che
i
suoi
dubbii
non
sono
giusti
.
Pazienza
,
indulgenza
,
dolcezza
:
ecco
i
rimedii
.
Preghi
la
Santissima
Vergine
Maria
,
che
conosce
le
debolezze
e
le
ambascie
dei
mortali
.
A
rivederci
domani
»
.
Menico
aveva
annunziato
da
un
po
'
di
tempo
,
che
una
donna
,
la
Pina
del
Rosso
,
ed
il
vecchio
padre
di
lei
chiedevano
di
parlare
al
reverendo
signor
curato
.
Entrarono
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
;
e
la
donna
,
singhiozzando
,
raccontò
che
il
suo
marito
voleva
vendere
le
giovenche
,
tutte
,
una
ventina
,
l
'
unica
loro
ricchezza
,
per
impiegare
il
denaro
nella
impresa
delle
ferriere
:
-
Deve
condurre
le
bestie
doman
l
'
altro
al
mercato
di
Malè
,
e
ci
andranno
con
le
loro
mandre
altri
cinque
o
sei
di
questi
indemoniati
.
Daranno
via
il
bestiame
per
niente
:
e
poi
a
tali
imprese
,
che
il
diavolo
se
le
porti
,
io
non
ci
credo
.
Sono
trufferie
;
lo
dice
anche
mio
padre
,
che
sa
il
vivere
del
mondo
-
.
E
il
povero
vecchio
mezzo
paralitico
accennava
di
sì
,
crollando
mestamente
il
capo
.
-
Non
glielo
avessi
mai
detto
al
mio
uomo
!
S
'
è
infuriato
,
mi
ha
picchiata
;
veda
queste
lividure
-
e
mostrava
le
spalle
maculate
.
-
Ma
io
insisteva
,
e
lui
giù
botte
da
orbo
.
Non
ho
potuto
rimuoverlo
di
un
ette
.
Ci
salvi
lei
,
signor
curato
;
scriva
a
Trento
,
scriva
all
'
imperatore
;
impedisca
la
distruzione
del
villaggio
,
per
carità
.
Il
prete
s
'
era
alzato
e
,
ascoltando
la
donna
,
camminava
su
e
giù
per
la
stanza
,
in
preda
ad
un
'
agitazione
vivissima
.
Ripeteva
:
-
Infami
-
.
Poi
disse
ad
alta
voce
:
Parlerò
al
Capocomune
,
m
'
intenderò
con
lui
,
e
qualcosa
,
se
Dio
ci
aiuta
,
riusciremo
a
fare
.
-
Il
Capocomune
!
Un
bel
soccorso
!
-
ripigliò
la
donna
.
-
È
lui
che
ha
fatto
impazzir
la
gente
;
è
lui
che
suggerisce
a
tutti
di
barattare
il
bestiame
,
il
quale
dà
tanti
pensieri
,
come
dice
,
e
così
poco
profitto
,
con
quei
fogli
di
carta
che
fruttano
del
bell
'
oro
solo
a
guardarli
.
L
'
ho
sentito
io
con
le
mie
orecchie
,
signor
curato
.
Povero
il
nostro
armento
!
E
poi
(
la
ho
da
dire
?
)
a
quelli
che
rispondevano
che
Don
Giuseppe
non
crede
a
così
fatti
miracoli
,
il
Capocomune
replicava
:
«
Ah
sì
!
Quel
...
(
la
taccio
per
rispetto
)
quel
...
lo
caccieremo
via
,
e
presto
.
È
ora
di
finirla
con
quel
...
Non
vede
più
là
del
naso
e
pretende
d
'
insegnare
alla
gente
»
.
Poi
,
sottovoce
,
aggiungeva
:
«
Sappiate
che
durerà
poco
,
una
settimana
al
più
;
lo
so
io
,
e
basta
»
.
Il
prete
continuava
a
camminare
,
invaso
dall
'
ira
:
-
Ebbene
,
andrò
domani
dal
capitano
a
Malè
,
chiamerò
il
signor
giudice
,
farò
processare
tutta
questa
canaglia
-
.
Ma
Menico
,
dalla
soglia
della
camera
,
diceva
:
-
Signor
curato
,
sono
quasi
le
dieci
:
venga
a
vestirsi
per
la
messa
-
.
Dovette
avvicinarsi
al
padrone
e
ripeterglielo
più
volte
,
tanto
il
prete
era
fuori
di
sé
.
Don
Giuseppe
cercò
di
ricomporsi
un
poco
,
salutò
la
donna
e
il
vecchio
contadino
,
uscì
dalla
canonica
e
,
traversando
il
sagrato
,
entrò
dalla
porticina
esterna
in
sagrestia
,
intanto
che
il
ragazzotto
uccisore
dell
'
orsa
suonava
a
distesa
l
'
ultima
chiamata
.
Mentre
Menico
s
'
affaccendava
nell
'
aiutare
il
padrone
a
vestirsi
,
questi
premeva
violentemente
il
petto
con
la
mano
lì
dove
il
cuore
pulsa
,
come
se
avesse
voluto
impedirgli
di
battere
,
e
bisbigliava
le
preci
.
Mosse
all
'
altare
con
gli
occhi
a
terra
,
senza
veder
nessuno
;
s
'
inchinò
dinanzi
ai
gradini
,
poi
andò
a
baciare
la
tavola
consacrata
;
e
nello
stesso
tempo
ch
'
egli
pronunciava
le
parole
rituali
faceva
nell
'
interno
queste
giaculatorie
:
-
Io
sono
indegno
di
avvicinarmi
all
'
ara
dove
stanno
le
reliquie
dei
Santi
;
io
sono
indegno
di
essere
ammesso
al
divin
desco
dove
s
'
imbandisce
il
Santo
dei
Santi
.
Fate
,
oh
Signore
,
ch
'
io
non
vi
porga
un
bacio
simile
a
quello
di
Giuda
.
Ah
,
Signore
,
salvatemi
da
tanta
nefandità
purificando
il
mio
spirito
...
Oramus
te
Domine
...
Kyrie
eleison
...
Oh
,
dolce
Signore
,
quanti
beni
avete
dato
agli
uomini
,
e
come
questi
vi
restituiscono
il
male
.
Eccovi
in
faccia
il
più
ingrato
,
il
più
colpevole
di
tutti
.
Perdonatemi
,
Signore
;
compatite
alla
mia
miseria
;
abbiate
pietà
di
me
...
Gloria
in
excelsis
Deo
...
Il
prete
,
sempre
con
gli
occhi
a
terra
,
si
voltò
verso
il
popolo
;
e
mentre
con
la
bocca
leggeva
l
'
Epistola
dalla
parte
destra
dell
'
altare
,
mormorava
dentro
:
-
Agnello
senza
colpa
,
che
avete
voluto
essere
calunniato
,
deriso
,
offeso
per
compiere
gli
oracoli
della
Scrittura
,
fate
ch
'
io
possa
imitare
la
vostra
innocenza
negli
atti
e
la
vostra
pazienza
nelle
afflizioni
-
.
Tornò
alla
sinistra
e
cominciò
la
lettura
del
Vangelo
:
-
Munda
cor
meum
...
Verbo
grazioso
nella
dolcezza
e
nell
'
umiltà
,
fate
che
la
dolcezza
e
l
'
umiltà
non
abbandonino
mai
il
mio
cuore
...
Credo
in
unum
Deum
...
Il
prete
scopre
il
calice
,
lo
ricopre
,
si
purifica
le
mani
a
lato
dell
'
altare
,
mostra
il
volto
a
'
credenti
,
e
,
sempre
con
lo
sguardo
basso
,
dice
:
-
Orates
frates
-
.
Alza
poi
l
'
ostia
,
come
immagine
di
Gesù
alzato
sulla
croce
,
e
,
consacrato
il
vino
,
solleva
il
calice
.
-
Oh
sangue
prezioso
,
sgorga
insino
a
me
quale
nuovo
battesimo
.
Oh
se
potessi
versare
il
mio
sangue
tutto
per
te
,
il
mio
sangue
fino
all
'
ultima
stilla
...
per
omnia
saecula
...
Il
prete
spezza
in
due
parti
l
'
ostia
santa
,
a
similitudine
dell
'
anima
di
Gesù
che
si
stacca
dal
corpo
;
mette
una
parte
dell
'
ostia
nel
calice
e
la
consuma
picchiandosi
il
petto
:
-
Domine
non
sum
dignus
...
-
Indi
riceve
il
sangue
prezioso
nel
calice
,
e
,
dopo
essersi
comunicato
,
procede
alle
abluzioni
:
-
Dominus
vobiscum
...
Nella
ineffabile
gioia
di
vedervi
salire
al
cielo
,
oh
Salvatore
del
mondo
,
sento
la
contentezza
di
possedervi
ancora
qui
in
terra
;
la
mia
fede
vi
adora
sul
trono
del
vostro
amore
nell
'
Eucarestia
,
in
quello
stesso
modo
che
vi
adora
sul
trono
della
vostra
gloria
in
Paradiso
...
Nel
dire
:
-
Ite
Missa
est
-
il
sacerdote
alzò
gli
occhi
e
vide
dinanzi
alla
folla
,
seduta
nella
prima
linea
di
panche
,
Olimpia
,
la
baronessa
,
accanto
al
maestrino
di
pianoforte
.
Il
collo
di
neve
ed
il
principio
del
seno
candido
,
spiccavano
nella
mezza
oscurità
del
tempio
.
Ella
sorrideva
colle
sue
labbra
tumide
e
rosse
,
fissando
gli
occhi
negli
occhi
di
Don
Giuseppe
,
lasciva
e
sfacciata
.
Il
prete
sentì
un
velo
calargli
sulle
palpebre
;
non
ci
vide
più
;
traballò
;
il
sangue
gli
corse
tutto
al
cuore
.
Un
istante
dopo
gli
corse
tutto
al
cervello
,
e
allora
non
poté
più
frenarsi
,
e
cominciò
sui
gradini
stessi
dell
'
altare
,
con
la
voce
tonante
,
con
il
gesto
del
Cristo
nel
Giudizio
di
Michelangelo
,
una
predica
furibonda
.
-
Via
dalla
casa
del
Signore
i
perversi
e
gli
ipocriti
.
Fuori
i
profanatori
dal
tempio
.
Voglio
impugnare
lo
scudiscio
di
Gesù
per
cacciare
lontano
questi
corruttori
delle
anime
,
questi
ingannatori
delle
coscienze
,
questi
avidi
succhiatori
del
danaro
del
povero
.
E
voi
,
gente
illusa
,
non
vedete
,
orbi
che
siete
,
quale
precipizio
vi
si
apre
sotto
ai
piedi
?
Rovinate
il
paese
,
gettate
nella
miseria
i
vostri
figliuoli
,
la
vostra
moglie
,
i
vostri
vecchi
per
correre
dietro
all
'
inganno
.
Aprite
gli
occhi
,
figliuoli
.
Credete
a
me
,
che
da
dieci
anni
sono
con
tutto
il
cuore
vostro
padre
e
fratello
,
credete
a
me
,
che
piuttosto
di
lasciare
questa
cara
montagna
morirei
cento
volte
.
Ed
io
vi
scongiuro
,
come
pregavo
momenti
fa
il
Signore
,
padrone
di
tutte
quante
le
cose
:
ravvedetevi
,
tornare
ai
vostri
costumi
onesti
e
semplici
,
alla
cura
dei
vostri
armenti
,
all
'
amore
di
chi
vi
ama
davvero
.
Avrete
la
pace
in
terra
,
e
la
gioia
in
cielo
.
Rammentatevi
i
comandamenti
di
Dio
.
Nel
sesto
i
Canoni
penitenziali
gridano
anatema
contro
la
femmina
che
si
imbelletta
per
piacere
agli
uomini
;
nel
settimo
e
nel
nono
gridano
anatema
contro
colui
che
ruba
con
la
violenza
,
con
la
frode
,
o
con
le
false
lusinghe
.
Fuggite
i
peccatori
.
Dio
v
'
aiuti
e
vi
ispiri
.
5
Il
prete
,
poiché
si
fu
sfogato
,
rientrò
nella
sua
camera
livido
in
volto
,
salvo
due
cerchi
rosei
nel
mezzo
delle
gote
,
con
la
gola
arsa
,
con
il
petto
divorato
da
fiamme
interne
,
tossendo
,
sputando
nel
fazzoletto
larghe
chiazze
di
sangue
,
ma
abbastanza
calmo
,
mentre
al
di
fuori
invece
la
tempesta
s
'
andava
addensando
contro
di
lui
.
In
chiesa
,
nell
'
udire
la
voce
terribile
rintronar
sotto
le
vòlte
,
nessuno
aveva
ardito
di
fiatare
;
ma
poi
,
finita
la
predica
,
uscendo
all
'
aperto
,
fu
un
bisbiglio
,
un
interrogarsi
,
un
esclamare
,
uno
scandalizzarsi
quasi
generale
.
Chi
non
aveva
bene
afferrato
il
senso
delle
parole
se
le
faceva
spiegar
dal
compagno
.
La
baronessa
era
sparita
;
il
Capocomune
era
corso
a
dar
l
'
ordine
che
sellassero
il
mulo
,
intendendo
volare
a
Trento
per
ottenere
,
diceva
,
che
i
pazzi
furiosi
venissero
finalmente
mandati
al
manicomio
.
Il
dì
seguente
,
appena
giorno
,
non
ostante
la
febbre
,
il
curato
scese
a
piedi
nella
valle
,
e
poi
da
Cogo
,
montato
sopra
una
carretta
di
contadini
,
andò
a
Malè
per
vedere
il
Capitano
,
il
quale
,
ascoltate
le
parole
del
prete
con
qualche
impazienza
,
gli
disse
che
le
sue
proprie
informazioni
risultavano
differenti
;
non
c
'
erano
pericoli
;
non
c
'
era
un
perché
di
pigliarsela
tanto
calda
;
queste
cose
,
del
resto
,
riguardare
l
'
autorità
civile
,
non
l
'
ecclesiastica
;
stesse
quieto
dunque
e
tornasse
a
casa
.
Nel
ritorno
il
prete
,
avvilito
,
sfinito
,
si
fermò
dalla
signora
Carlina
,
che
era
sola
.
Si
rammentò
della
lettera
ricevuta
il
dì
innanzi
,
e
principiò
con
savie
ragioni
a
tentare
di
confortarla
;
ma
,
mentre
parlava
,
le
lagrime
gli
rigavano
le
guance
,
ed
ansava
.
La
buona
giovane
con
bel
garbo
lo
fece
tacere
,
lo
sforzò
dolcemente
a
pigliare
un
poco
di
brodo
,
un
mezzo
bicchier
di
vino
e
due
bocconcini
di
una
certa
torta
ch
'
ella
aveva
preparata
con
le
sue
bianche
mani
.
Il
prete
si
calmò
;
ascoltava
la
voce
tranquilla
,
soave
della
poverina
,
la
quale
aveva
dimenticato
i
suoi
proprii
dolori
per
alleviare
quelli
del
suo
caro
curato
.
Non
voleva
lasciarlo
andare
,
lo
pregava
a
mani
giunte
che
non
si
rimettesse
in
cammino
;
ma
il
prete
,
sospirando
,
ripeteva
:
-
Compirò
il
mio
dovere
.
Nell
'
uscire
da
quella
casa
si
sentì
più
robusto
,
più
leggero
e
più
puro
.
Prima
di
avviarsi
all
'
erta
della
sua
montagna
volle
tornare
indietro
una
ventina
di
passi
per
inginocchiarsi
ad
una
cappelletta
.
Un
lumino
rischiarava
l
'
immagine
della
Santa
,
la
quale
,
certo
,
non
era
stata
dipinta
né
dal
Beato
Angelico
,
né
da
Raffaello
da
Urbino
.
I
capelli
,
fatti
a
linee
ondulate
mezze
giallognole
e
mezze
rossigne
,
le
cadevano
sulle
spalle
,
ed
erano
circondati
da
una
grande
aureola
a
raggi
,
simile
alle
ruote
di
un
carro
;
aveva
le
guance
porporine
;
aveva
la
bocca
a
forma
di
sgraffa
orizzontale
d
'
un
bel
colore
vermiglio
;
e
le
sopracciglia
dovevano
essere
state
tracciate
con
le
seste
,
prendendo
a
centro
le
pupille
azzurre
,
tanto
il
loro
semicerchio
appariva
netto
e
preciso
.
Ma
quando
il
prete
,
nel
fervore
della
sua
orazione
,
alzò
gli
occhi
a
quella
figura
,
gli
parve
che
fosse
uno
scherzo
del
diavolo
.
Credé
di
vedere
un
'
atroce
caricatura
di
Olimpia
,
e
subito
sentì
il
cuore
martellargli
orribilmente
,
e
si
alzò
disperato
.
Mille
idee
ribollivano
nel
suo
cervello
;
ma
ce
n
'
era
una
piccola
,
la
quale
si
metteva
innanzi
a
ogni
tratto
,
ed
era
questa
:
-
La
donna
infame
ha
sì
o
no
le
labbra
,
le
gote
e
le
sopracciglia
dipinte
?
La
signora
Carlina
aveva
visto
bene
,
o
l
'
innocente
gelosia
le
aveva
forse
offuscato
il
giudizio
?
-
E
al
sospetto
che
fossero
finzioni
,
il
prete
sentiva
un
certo
vago
rammarico
.
Poi
si
vergognava
di
quegli
indegni
pensieri
,
s
'
affaticava
a
ritrovare
il
filo
della
preghiera
interrotta
;
ma
quanto
più
raccoglieva
le
sue
forze
per
cacciar
via
l
'
immagine
della
donna
oscena
,
tanto
più
quell
'
immagine
viva
,
imperiosa
,
seducente
,
supremamemte
bella
,
gli
si
piantava
ostinatamente
in
faccia
.
Il
dì
seguente
alle
cinque
del
mattino
il
curato
stava
seduto
nel
confessionario
ad
ascoltare
e
a
perdonare
i
peccati
monotoni
delle
paesane
.
Era
il
dì
di
San
Rocco
,
e
le
donne
timorate
,
prima
di
unirsi
con
la
candela
alla
processione
,
che
,
verso
le
quattro
della
sera
,
doveva
avere
luogo
tra
la
chiesa
del
villaggio
e
l
'
oratorio
del
Santo
,
volevano
mettere
la
coscienza
in
pace
.
Ad
ogni
assoluzione
il
prete
ripeteva
dentro
di
sé
,
compunto
e
devoto
,
i
versetti
del
cinquantesimo
Salmo
,
e
,
per
vincere
la
stanchezza
e
la
noia
,
riandava
nella
memoria
i
capitali
precetti
sul
ben
confessare
,
massime
quelli
dati
da
sant
'
Alfonso
dei
Liguori
,
il
quale
insegnò
a
rimanere
sempre
nel
giusto
mezzo
,
non
declinando
neque
ad
dexteram
rigorismi
,
neque
ad
sinistram
laxitatis
.
Una
ventina
di
penitenti
aveva
già
ricevuto
l
'
Ego
te
absolvo
quando
il
prete
sentì
un
olezzo
come
di
viole
,
soavissimo
,
e
vide
dai
bucherelli
della
fitta
grata
un
'
ombra
tutta
nera
.
In
quell
'
incavo
buio
del
confessionario
non
si
potevano
scorgere
i
lineamenti
del
volto
,
ch
'
erano
,
per
di
più
,
ricoperti
di
un
velo
nero
a
ricami
.
Il
sacerdote
principiò
in
tono
pieno
di
benevolenza
:
-
Ringraziamo
il
Signore
,
figliuola
mia
,
che
vi
ha
condotta
quest
'
oggi
al
tribunale
della
penitenza
.
Non
temete
:
io
non
sono
altro
che
il
vicario
del
suo
amore
,
vicarius
amoris
Christi
.
Dio
vuole
consolarvi
:
fate
dunque
cuore
;
io
vi
aiuterò
.
Qualunque
cosa
vi
sia
succeduta
,
col
soccorso
divino
rimedieremo
a
tutto
.
Dite
dunque
con
santa
confidenza
.
-
Padre
,
sono
io
.
Il
prete
scattò
e
fece
per
uscire
dal
confessionario
;
ma
poi
,
credendo
che
fosse
una
tentazione
del
demonio
,
strinse
la
croce
che
gli
pendeva
dal
collo
e
mormorò
una
preghiera
.
-
Padre
,
sono
io
,
-
ripeteva
la
voce
dell
'
ombra
nera
,
-
e
voglio
che
mi
ascoltiate
.
Il
prete
rimase
a
sedere
,
pensando
che
non
è
lecito
respingere
un
penitente
,
e
balbettò
,
mentre
grosse
stille
di
sudore
gli
gocciolavano
dalla
fronte
:
-
Siete
pentita
?
Propriamente
pentita
?
Sapete
che
cosa
è
la
contrizione
?
È
l
'
odio
del
peccato
commesso
con
la
ferma
volontà
di
emendarsi
.
-
Don
Giuseppe
,
vengo
a
salvarvi
.
-
Si
tratta
di
me
soltanto
?
-
Di
voi
solo
.
-
Allora
questo
non
è
il
luogo
.
Scrivetemi
.
-
Non
posso
.
Quel
che
vi
dirò
deve
rimanere
segreto
.
-
Sotto
suggello
di
confessione
?
-
Sotto
suggello
di
confessione
.
-
Vi
avverto
allora
che
non
dovete
pronunciare
nomi
di
colpevoli
o
complici
:
i
Concilii
hanno
riprovato
formalmente
queste
delazioni
.
-
Dirò
una
cosa
;
tacerò
i
nomi
.
Don
Giuseppe
,
siete
un
ostacolo
;
vogliono
torvi
di
mezzo
.
-
Lotterò
.
-
Don
Giuseppe
,
vogliono
farvi
morire
.
-
Mi
difenderò
.
-
Vi
avveleneranno
domani
.
Badate
all
'
ampolla
del
vino
.
Chiudete
la
sagrestia
;
mutate
il
vino
;
spezzate
l
'
ampolla
:
salvatevi
.
Addio
-
.
E
l
'
ombra
nera
scomparve
dalla
chiesa
,
mentre
il
sole
cominciava
a
indorare
la
cima
del
campanile
.
Il
curato
ripigliò
le
sue
confessioni
con
la
stessa
pazienza
,
con
la
identica
dolcezza
di
prima
.
Tutto
il
giorno
fu
affaccendato
nella
processione
,
nelle
visite
dei
preti
della
valle
,
ai
quali
dovette
offrire
del
vino
,
quello
ben
leggiero
e
acidetto
che
aveva
,
ed
in
molti
altri
uffici
ed
impicci
.
Diede
le
disposizioni
per
la
cerimonia
della
mattina
seguente
,
giacché
la
immagine
di
San
Rocco
,
ch
'
era
stata
solennemente
portata
dall
'
oratorio
alla
chiesa
del
villaggio
,
doveva
venire
di
nuovo
riportata
al
suo
luogo
,
e
,
salutato
Menico
,
si
rinchiuse
alla
fine
nella
propria
camera
più
morto
che
vivo
,
benché
la
febbre
fosse
diminuita
e
la
tosse
gli
avesse
lasciato
un
po
'
di
tregua
.
Subito
dopo
la
rivelazione
di
Olimpia
il
prete
era
diventato
un
altr
'
uomo
.
Le
incertezze
,
le
angoscie
,
il
malcontento
di
sé
,
le
lotte
basse
,
che
doveva
combattere
contro
la
propria
immaginazione
,
la
guerra
spietata
,
che
doveva
muovere
a
'
propri
sensi
,
il
dubbio
di
essere
già
caduto
,
per
causa
delle
sue
debolezze
,
in
qualche
grave
peccato
:
tutto
ciò
lo
aveva
incurvato
della
persona
e
prostrato
di
spirito
.
Si
era
tosto
raddrizzato
e
animato
;
aveva
tosto
assunto
un
'
aria
lieta
,
quasi
baldanzosa
.
-
Morirò
-
ripeteva
-
morirò
sull
'
altare
.
Uscirò
da
questo
sozzo
involucro
di
carne
;
diventerò
puro
spirito
.
Non
più
contrasti
,
non
più
rimorsi
,
la
quiete
dell
'
eternità
.
Ma
,
durante
il
giorno
,
gli
erano
nati
degli
scrupoli
.
Poteva
egli
bere
senz
'
altro
?
Non
aveva
egli
l
'
obbligo
di
serbarsi
alle
miserie
mortali
per
amor
del
prossimo
?
Il
segreto
della
confessione
doveva
spingersi
fino
a
danneggiare
se
stesso
,
quando
il
salvarsi
non
poteva
creare
sospetti
verso
nessuno
?
Cercò
nelle
decisioni
dei
Concilii
,
nel
Rituale
romano
;
guardò
il
Tractatus
de
Sacramento
Poenitentiae
;
consultò
gli
scritti
del
cardinale
di
Lugo
,
del
Coninck
sulla
Confessione
;
esaminò
le
opere
di
san
Tommaso
.
In
nessun
luogo
all
'
inviolabilità
del
sigillo
erano
ammesse
eccezioni
.
Il
prete
anzi
,
con
sommo
sconforto
,
rinvenne
un
caso
identico
al
suo
,
quello
del
beato
padre
del
Buffalo
,
fondatore
dei
Missionarii
del
Prezioso
Sangue
,
il
quale
,
avvertito
che
il
vino
delle
ampolle
era
avvelenato
,
andò
ugualmente
a
celebrare
la
messa
,
si
servì
di
quelle
ampolle
,
di
quel
vino
e
morì
.
Bisogna
,
in
una
parola
,
che
il
sacerdote
ignori
,
anche
per
sé
,
a
qualunque
costo
,
sempre
,
ciò
che
ha
udito
nel
confessionario
.
Messo
bene
in
sodo
questo
punto
essenziale
,
e
ringraziato
con
caldissima
effusione
il
Cristo
dell
'
inginocchiatoio
,
il
curato
si
pose
a
letto
,
dove
trovò
,
dopo
tante
tempeste
,
un
sonno
lungo
e
placido
.
Menico
dovette
scuotere
più
volte
il
corpo
delicato
del
prete
prima
che
questi
riescisse
a
destarsi
bene
.
Buon
pro
le
faccia
,
signor
curato
,
-
disse
il
vecchio
bisbetico
.
-
È
ora
di
alzarsi
.
Non
sente
che
suonano
per
la
messa
?
-
Vengo
,
vengo
,
buon
Menico
-
.
E
in
venti
minuti
era
già
parato
in
sagrestia
,
e
ripeteva
,
beato
,
il
Veni
Creator
.
Entrò
in
chiesa
come
se
entrasse
in
Paradiso
;
aveva
gli
occhi
esultanti
;
il
suo
incesso
non
era
mai
stato
così
maestoso
;
la
sua
persona
non
era
mai
stata
così
superba
;
sembrava
ch
'
egli
,
raggiando
,
salisse
i
gradini
del
trono
di
Dio
.
Introibo
ad
altare
...
Introibo
ad
altare
...
e
Menico
,
che
doveva
risponder
messa
,
non
capitava
.
Finalmente
entrò
dalla
porticina
della
sagrestia
,
recando
sul
piccolo
vassoio
le
due
ampolle
di
vetro
,
e
s
'
affrettò
verso
l
'
altare
.
Ma
,
mentre
passava
,
un
'
ombra
vestita
di
nero
,
col
velo
che
le
copriva
la
faccia
,
s
'
alzò
,
e
come
se
volesse
precipitosamente
uscire
di
chiesa
,
diede
di
cozzo
al
vecchietto
piccolo
,
sicché
vassoio
e
ampolle
andarono
per
terra
.
Si
sentì
un
gran
fracasso
,
e
le
ampolle
si
ruppero
in
cento
pezzi
.
Il
vino
e
l
'
acqua
formarono
due
rigagnoletti
.
Non
si
può
dire
la
confusione
che
ne
nacque
.
Chi
è
stato
,
chi
non
è
stato
?
Una
donna
.
È
fuggita
.
L
'
ha
fatto
apposta
?
E
quello
sciocco
di
Menico
!
Ora
come
si
farà
?
Non
si
dirà
più
la
messa
.
Bisognerà
riconsacrare
la
chiesa
.
È
una
minaccia
del
cielo
.
-
Andate
a
pigliare
le
boccette
nell
'
oratorio
di
San
Rocco
.
Questo
consiglio
fu
immediatamente
seguito
,
e
,
dopo
un
quarto
d
'
ora
,
la
messa
poté
ricominciare
.
Dopo
la
messa
ebbe
luogo
la
processione
,
con
i
relativi
stendardi
,
le
solite
bambine
vestite
da
angioletti
,
i
soliti
incappati
di
rosso
e
di
verde
,
ed
i
consueti
brontolii
.
La
statua
di
San
Rocco
,
in
legno
colorito
,
con
il
suo
cappellone
a
larghe
tese
,
la
conchiglia
del
pellegrino
e
la
mano
che
mostra
le
piaghe
della
gamba
,
fu
rimessa
nella
nicchia
dell
'
oratorio
,
e
la
cerimonia
ebbe
fine
.
Il
curato
aveva
estremo
bisogno
di
rimanere
solo
.
Entrando
nella
canonica
,
vide
in
piedi
vicino
alla
finestra
dell
'
andito
due
persone
,
che
lo
dovevano
certo
aspettare
.
Erano
il
Capocomune
ed
un
ecclesiastico
,
appena
giunti
da
Trento
.
Li
pregò
di
mettersi
a
sedere
;
ma
l
'
ecclesiastico
,
in
attitudine
umile
e
compunta
,
porse
al
curato
una
grande
lettera
,
suggellata
con
le
armi
di
Monsignor
Vescovo
.
Il
curato
,
lette
le
prime
righe
,
impallidì
e
chiese
licenza
di
ritirarsi
per
un
momento
nella
sua
camera
.
Appoggiò
al
muro
le
spalle
e
continuò
a
leggere
,
poi
cadde
sulle
ginocchia
di
contro
al
Cristo
sanguinoso
e
pregò
alcuni
minuti
.
La
lettera
sospendeva
il
prete
dalle
sue
funzioni
di
curato
,
gli
ordinava
di
consegnare
immediatamente
la
chiesa
con
tutti
gli
oggetti
sacri
,
e
la
canonica
con
tutto
ciò
che
non
fosse
di
proprietà
sua
personale
,
all
'
ecclesiastico
esibitore
del
foglio
,
d
'
accordo
,
per
ciò
che
potesse
riferirsi
alla
potestà
civile
,
con
il
signor
Capocomune
.
Quanto
alle
ragioni
di
una
ordinanza
tanto
severa
era
detto
poco
.
Si
citava
questo
precetto
:
Parochus
debet
,
in
quantum
potest
,
cum
debita
prudentia
scandala
de
medio
tollere
;
ora
,
non
solamente
il
curato
aveva
mancato
di
prudenza
nel
cercare
di
togliere
via
gli
scandali
,
ma
ne
aveva
fatto
nascere
di
nuovi
e
gravissimi
,
senza
volersi
fermare
alla
sua
condotta
sospetta
,
o
per
lo
meno
incauta
anche
rispetto
alla
morale
.
Perduta
oramai
ogni
autorità
nella
parrocchia
,
doveva
lasciar
ad
altri
il
suo
ufficio
.
-
Firmato
:
GIOVANNI
Vescovo
.
L
'
ordine
era
perentorio
;
bisognava
ubbidire
.
Chiamò
Menico
,
pregandolo
di
fare
senza
indugio
un
involto
della
sua
poca
biancheria
,
della
veste
talare
,
di
un
paio
di
scarpe
,
di
tre
o
quattro
volumi
teologici
:
nient
'
altro
.
Si
mise
in
tasca
i
ritratti
in
dagherrotipo
del
padre
e
della
madre
defunti
,
ed
uscì
nell
'
andito
,
dicendo
:
-
Sono
pronto
.
Principiamo
,
se
credono
,
dalla
sagrestia
.
L
'
ecclesiastico
così
subito
non
voleva
;
facesse
il
comodo
suo
;
v
'
era
tempo
;
desiderava
anzi
mostrargli
la
propria
costernazione
;
bramava
che
si
sapesse
come
non
avrebbe
accettato
senza
il
vincolo
della
santa
ubbidienza
.
Don
Giuseppe
insistette
,
e
si
principiò
la
consegna
oggetto
per
oggetto
.
La
faccenda
non
avrebbe
dovuto
riuscire
lunga
,
tanto
la
chiesa
era
povera
e
l
'
armadio
della
sagrestia
piccolo
;
ma
il
nuovo
curato
voleva
esaminare
tutto
appuntino
,
e
con
voce
untuosa
,
con
accento
mellifluo
notava
:
-
O
Dio
,
com
'
è
sudicio
!
Santa
Vergine
Maria
,
com
'
è
stracciato
!
Ne
manca
un
pezzo
!
V
'
è
una
macchia
d
'
olio
!
Che
pitoccheria
!
Che
indecenza
!
-
Vi
fu
un
istante
in
cui
Don
Giuseppe
guardò
nel
viso
il
pretino
soave
,
poi
disse
con
la
frase
rotta
e
rapida
dell
'
impazienza
:
-
Reverendo
,
la
parrocchia
è
tanto
misera
!
Ho
dato
per
la
chiesa
tutto
quel
poco
che
avevo
,
tutto
fino
all
'
ultimo
centesimo
:
non
ho
saputo
far
meglio
.
Compatisca
-
.
L
'
altro
diventò
ancora
più
zuccherino
e
ostinato
.
Nominava
in
latino
gli
oggetti
e
li
esaminava
uno
ad
uno
meticolosamente
:
Purificatorium
lineum
...
è
tutto
sfilacciato
!
Mappa
triplex
ex
lino
vel
cannabe
confecta
...
vi
sono
due
buchi
,
anzi
tre
,
anzi
quattro
!
Calix
et
patena
...
di
ottone
,
e
quante
ammaccature
!
Missale
cum
puvillo
...
non
c
'
è
un
foglio
che
abbia
l
'
angolo
intiero
!
Paramenta
albi
,
rubri
,
viridis
,
violacei
et
nigri
coloris
...
oh
che
colori
sbiaditi
,
non
si
distinguono
più
l
'
uno
dall
'
altro
!
Bursa
,
velum
,
manutergium
...
roba
da
buttar
via
!
Ampullae
vitreae
...
-
Le
ampolle
non
c
'
erano
;
e
qui
la
faccia
del
novello
pastore
assunse
una
espressione
tra
lo
scandalizzato
,
il
disgustato
e
il
pietoso
,
chinando
il
capo
a
sinistra
e
giugnendo
le
mani
all
'
altezza
della
bocca
.
Nella
canonica
Don
Giuseppe
disse
:
-
Lascio
tutto
,
eccetto
,
se
permettono
,
questo
fardello
-
,
e
mostrava
la
roba
che
c
'
era
dentro
.
Continuò
lesto
,
come
se
le
parole
gli
bruciassero
le
labbra
:
-
Prego
il
signor
Capocomune
di
accettare
in
mia
memoria
questo
fucile
da
caccia
;
prego
il
reverendo
signor
curato
di
distribuire
ai
poveri
del
paese
un
poco
di
danaro
,
a
giudizio
suo
,
in
compenso
di
questi
mobili
,
di
tutti
questi
oggetti
,
che
sono
mia
proprietà
e
che
abbandono
alla
canonica
-
.
L
'
ecclesiastico
,
grave
e
contegnoso
,
dopo
avere
ben
guardato
in
ogni
angolo
della
stanza
,
assentì
col
capo
.
La
voce
di
Don
Giuseppe
ripigliò
fioca
,
strozzata
dal
dolore
:
-
Mi
faccia
poi
una
grazia
,
reverendo
:
ai
miei
...
scusi
,
ai
suoi
buoni
parrocchiani
rechi
l
'
ultimo
addio
del
povero
pastore
senza
gregge
.
Li
ho
tanto
amati
,
e
devo
partire
,
dopo
dieci
anni
,
senza
salutarli
con
una
sola
parola
d
'
affetto
,
e
nell
'
andarmene
sento
l
'
anima
straziata
ed
il
corpo
disfatto
,
e
mi
restano
pochi
giorni
di
vita
,
ma
in
questi
pochi
giorni
pregherò
per
essi
come
il
padre
prega
per
i
suoi
cari
figliuoli
-
.
Le
lagrime
spuntarono
negli
occhi
di
quel
disgraziato
.
Dalla
via
che
conduce
tosto
fuori
del
paese
,
il
prete
,
in
compagnia
di
Menico
,
s
'
avviò
rapido
giù
per
la
china
;
ma
,
dopo
un
centinaio
di
passi
,
si
fermò
come
avesse
scordato
una
cosa
di
suprema
importanza
.
Stette
un
poco
a
pensare
,
poi
,
dandosi
coraggio
,
tornò
indietro
e
bussò
alla
canonica
.
Quando
il
nuovo
curato
se
lo
vide
ancora
davanti
,
non
poté
trattenere
un
moto
di
dispetto
;
e
Don
Giuseppe
,
confuso
,
pauroso
,
bisbigliò
:
-
Perdoni
,
reverendo
;
un
minuto
solo
;
abbia
pietà
del
misero
prete
,
ch
'
ella
non
vedrà
mai
più
.
Il
suo
cuore
sia
generoso
,
senta
,
non
s
'
adiri
,
mi
faccia
un
dono
,
il
più
gran
dono
ch
'
io
possa
ricevere
in
questo
mondo
-
.
L
'
altro
aveva
negli
occhi
l
'
impazienza
,
lo
sprezzo
,
l
'
avarizia
,
ma
sulle
labbra
il
suo
perpetuo
sorriso
.
Don
Giuseppe
continuò
,
sempre
dalla
porta
,
timidamente
,
umilmente
,
al
modo
di
uno
che
implori
l
'
elemosina
:
-
Nella
camera
v
'
è
un
Cristo
in
croce
,
il
solo
conforto
mio
,
e
lo
ho
pregato
sempre
,
e
sempre
mi
ha
aiutato
,
e
sempre
mi
ha
salvato
dalle
tentazioni
della
carne
.
Senza
quel
Cristo
non
potrei
più
vivere
,
né
morire
.
Reverendo
,
abbia
compassione
di
me
,
mi
regali
quel
Cristo
.
Il
nuovo
curato
si
avvicinò
all
'
inginocchiatoio
e
guardò
la
figura
:
l
'
intaglio
era
grossolano
,
la
dipintura
goffa
,
con
il
rosso
grumoso
del
sangue
,
che
sprizzava
dalla
fronte
incoronata
di
spine
e
sgorgava
dalle
ampie
ferite
del
costato
;
e
le
membra
da
cadavere
si
contorcevano
tutte
;
e
la
lunga
e
magra
e
livida
faccia
metteva
disgusto
e
terrore
.
Il
degno
sacerdote
staccò
dalla
parete
il
Cristo
e
lo
porse
a
Don
Giuseppe
,
dicendo
:
-
L
'
immagine
del
Figliuolo
di
Dio
mi
piace
più
benigna
e
più
bella
.
La
religione
non
dev
'
essere
uno
spauracchio
da
bimbi
e
da
perversi
;
e
le
anime
dolci
,
come
la
mia
,
anelano
la
dolcezza
.
Prenda
e
vada
con
Dio
.
Menico
aspettava
fuori
del
villaggio
,
tenendo
in
mano
il
fardello
,
e
insistette
per
portare
anche
il
Cristo
,
ma
Don
Giuseppe
non
volle
.
Le
aveva
involto
in
uno
straccio
di
tela
verde
,
ma
lo
teneva
sotto
l
'
ascella
cautamente
,
come
fosse
stato
di
vetro
;
era
in
fatti
di
legno
tanto
tarlato
e
di
pezzi
così
male
incollati
insieme
che
certo
,
cadendo
in
terra
,
non
sarebbe
rimasto
intiero
.
Padrone
e
servo
si
guardavano
sovente
,
senza
pronunciare
una
sillaba
.
Cominciava
a
imbrunire
e
la
strada
era
deserta
.
Il
prete
sentiva
una
spossatezza
simile
a
quella
che
segue
le
grandi
febbri
,
e
aveva
la
fronte
bagnata
di
sudore
;
si
mise
a
sedere
sopra
un
sasso
,
quasi
in
terra
,
nascondendo
la
faccia
nelle
palme
delle
scarne
mani
e
posando
i
gomiti
sulle
ginocchia
;
pianse
;
poi
,
rialzando
la
testa
e
guardando
Menico
,
disse
:
-
Eppure
,
Menico
,
io
non
sono
colpevole
.
Non
ho
fatto
,
ch
'
io
sappia
,
niente
di
male
.
Ho
resistito
al
demonio
;
l
'
ho
vinto
.
Ho
amato
i
miei
parrocchiani
.
-
E
tornò
a
nascondere
il
volto
ed
a
piangere
.
Menico
si
fece
coraggio
,
e
chiese
finalmente
quel
che
voleva
domandare
da
un
pezzo
:
-
Signor
padrone
,
dove
intende
di
andare
?
-
Fino
a
Cogo
,
per
questa
sera
.
-
Ma
poi
?
-
Non
lo
so
.
-
E
allora
?
-
Mi
affido
alla
Provvidenza
.
-
La
Provvidenza
,
va
bene
;
ma
,
scusi
,
signor
padrone
,
ha
danari
in
tasca
?
-
No
.
-
Già
non
ne
poteva
avere
.
Li
consegnava
tutti
a
me
,
che
facevo
le
spese
.
Ma
se
non
me
ne
ricordavo
io
...
-
e
porse
al
padrone
un
vecchio
portamonete
,
soggiungendo
:
-
Vi
sono
cento
lire
.
-
Cento
lire
,
in
che
modo
?
Io
non
posso
averti
consegnato
tanto
.
-
Sì
,
signor
padrone
.
-
Dimmi
la
verità
.
-
Ebbene
,
c
'
è
dentro
qualche
cosa
de
'
miei
risparmi
.
-
Tutti
,
rispondi
il
vero
.
E
vuoi
restare
senza
nulla
?
-
Ho
bisogno
di
poco
.
-
Sei
un
cuor
d
'
oro
;
ma
non
voglio
.
Accetterò
venti
lire
.
-
Sessanta
per
lo
meno
.
-
No
,
venti
.
-
Eccone
venti
sole
,
-
e
Menico
diceva
una
bugia
.
Ne
aveva
lasciate
sessanta
.
-
Ora
va
,
Menico
;
è
vicina
la
notte
;
pare
che
voglia
far
temporale
;
dammi
il
fardello
e
torna
al
villaggio
.
Il
vecchietto
non
voleva
a
nessun
patto
;
intendeva
scendere
almeno
sino
a
Cogo
e
passarvi
la
notte
:
il
dì
seguente
il
cielo
avrebbe
provvisto
.
Ma
in
realtà
Menico
,
già
stracco
motto
,
camminava
zoppicando
e
inciampando
in
tutti
i
sassi
della
via
,
sicché
per
forza
si
dovette
fermare
.
Allora
il
prete
,
dando
un
bacio
sulla
fronte
al
vecchio
che
piangeva
,
gli
disse
addio
.
Nemmeno
il
cane
da
caccia
,
il
quale
aveva
seguito
il
suo
padrone
saltellandogli
intorno
,
voleva
tornare
indietro
;
e
Don
Giuseppe
,
mentre
lo
accarezzava
,
esaminò
nella
propria
coscienza
se
gli
fosse
lecito
d
'
ora
in
poi
ricevere
un
qualche
conforto
dal
gaio
affetto
della
bestia
fedele
,
ma
concluse
dentro
di
sé
vergognandosi
del
desiderio
profano
e
mormorando
:
-
Per
me
la
terra
non
deve
più
avere
nessuna
consolazione
-
.
Il
cane
,
legato
ad
una
funicella
e
tirato
da
Menico
,
si
contentò
di
rifare
con
la
coda
fra
le
gambe
il
cammino
alle
calcagna
del
vecchio
,
il
quale
andava
a
passi
di
lumaca
;
e
la
bestia
,
inquieta
,
insospettita
,
mandava
degli
ululati
lunghi
,
strazianti
,
che
si
diffondevano
come
voci
di
triste
presagio
nel
silenzio
delle
montagne
.
Quando
il
prete
non
poté
più
vederlo
,
Menico
si
sdraiò
sull
'
erba
,
brontolando
:
-
Gliel
'
ho
fatta
.
Egli
crede
che
io
ritorni
al
villaggio
;
invece
mi
riposo
un
'
oretta
,
e
poi
scendo
a
Cogo
a
raggiungerlo
,
e
sarà
bravo
chi
mi
potrà
staccare
da
lui
-
.
Di
tratto
in
tratto
ripeteva
:
-
O
che
caso
,
o
che
brutto
caso
!
6
Il
prete
restò
solo
.
La
via
piegava
in
quel
luogo
,
entrando
a
ghirigoro
in
un
'
altra
vallata
stretta
,
dalla
quale
non
si
poteva
più
scorgere
il
villaggio
alpino
.
Don
Giuseppe
si
voltò
per
guardare
la
sua
chiesa
,
il
suo
monte
,
e
fissare
gli
occhi
ancora
una
volta
sui
ghiacciai
della
cima
,
che
staccavano
biancastri
sulle
nubi
nella
luce
d
'
un
crepuscolo
grigio
e
monotono
.
Il
pover
'
uomo
non
tossiva
,
non
sentiva
nessun
bruciore
nel
petto
,
non
aveva
quella
febbriciattola
e
quelle
subitanee
accensioni
da
cui
era
tormentato
quasi
continuamente
:
ringraziò
il
cielo
,
che
gli
dava
un
'
ora
di
salute
il
giorno
in
cui
gli
aveva
tolto
ogni
altra
cosa
mortale
.
Solo
provava
uno
sfinimento
di
tutte
le
membra
,
il
quale
non
era
privo
di
una
certa
dolcezza
,
e
metteva
l
'
animo
in
uno
stato
di
vaga
e
come
sognante
ebrietà
.
Passando
dal
paesello
di
Ledizzo
,
alzò
gli
occhi
alle
finestre
della
casa
dove
abitava
la
signora
Carlina
.
Ella
che
guardava
appunto
nella
via
,
aspettando
il
dottore
,
vide
negli
ultimi
bagliori
della
sera
camminare
lentamente
il
suo
buon
Don
Giuseppe
,
e
lo
salutò
,
e
tutta
allegra
lo
pregò
di
salire
.
Al
prete
infelice
la
voce
purissima
di
quella
ingenua
creatura
parve
scendesse
dalle
alture
del
cielo
.
-
È
l
'
angelo
buono
-
mormorò
,
e
questo
pensiero
gli
richiamò
nella
fantasia
con
la
rapidità
del
fulmine
l
'
angelo
cattivo
,
il
demonio
terribilmente
bello
:
allora
,
scoperto
dal
drappo
verde
sdruscito
il
volto
sanguinoso
del
Cristo
che
teneva
sotto
l
'
ascella
,
gli
impresse
un
bacio
disperato
,
come
se
invocasse
da
quel
legno
la
propria
salvezza
.
Ma
la
signora
Carlina
insisteva
:
-
Venga
su
,
venga
,
signor
curato
;
ho
tante
cose
da
dirle
-
.
Il
prete
non
rispose
,
e
tirò
di
lungo
;
ma
,
dopo
venti
passi
,
mentre
stava
di
fianco
alla
cappelletta
,
ove
s
'
era
fermato
due
giorni
addietro
,
non
potendo
più
reggersi
sulle
gambe
,
sentendosi
vacillare
e
mancare
,
vi
entrò
.
Al
chiarore
incerto
del
lumino
,
l
'
immagine
goffa
della
santa
gli
tornò
a
sembrare
il
ritratto
infernale
di
Olimpia
.
Trascorse
una
mezz
'
ora
.
La
signora
Carlina
,
che
aveva
visto
il
prete
entrare
nella
cappella
,
dalla
quale
si
spandeva
in
un
breve
spazio
di
via
un
fioco
barlume
,
non
vedendolo
uscire
,
impensierita
cominciando
a
insospettirsi
di
qualcosa
,
scese
con
la
fantesca
e
andò
ella
stessa
a
vedere
.
Don
Giuseppe
,
accasciato
in
un
angolo
,
non
dava
segno
di
vita
:
le
braccia
penzoloni
,
il
capo
reclinato
all
'
indietro
,
gli
occhi
spenti
,
la
bocca
da
morto
.
Fu
chiesto
aiuto
,
e
il
corpo
del
povero
prete
venne
sollevato
,
portato
piano
piano
alla
casa
del
dottore
e
adagiato
sul
letto
nella
camera
della
signora
Carlina
,
la
quale
aveva
mandato
a
chiamare
in
gran
furia
il
marito
lì
dove
poteva
essere
a
quell
'
ora
,
dalla
baronessa
,
nelle
osterie
.
Ella
con
dita
leggiere
,
trattenendo
il
respiro
,
slacciò
il
goletto
del
prete
,
gli
sbottonò
la
sottoveste
,
e
pose
la
mano
sinistra
sul
petto
nudo
,
spiando
le
pulsazioni
.
Le
parve
di
sentire
che
il
cuore
battesse
;
allora
,
buttatasi
con
le
ginocchia
a
terra
,
ripeté
più
volte
:
-
Il
mio
buon
Don
Giuseppe
,
oh
Dio
di
misericordia
,
salvatemi
il
mio
buon
Don
Giuseppe
!
-
Poi
tornava
subito
a
sentire
se
proprio
il
cuore
batteva
.
Il
prete
mandò
un
sospiro
così
lieve
che
non
avrebbe
mosso
la
fiamma
di
un
cerino
;
ma
la
giovine
donna
che
se
n
'
accorse
e
sulle
labbra
della
quale
spuntava
il
bel
sorriso
della
speranza
,
avvicinò
una
guancia
alle
labbra
livide
dell
'
infermo
per
accertarsi
se
ne
uscisse
davvero
un
poco
di
fiato
.
L
'
infermo
respirava
,
e
aprì
gli
occhi
trasognati
,
ma
le
membra
restarono
irrigidite
.
La
prima
cosa
ch
'
egli
domandò
e
che
la
signora
Carlina
comprese
più
dal
moto
della
bocca
che
non
dal
suono
della
parola
,
fu
questa
:
-
Il
mio
Cristo
,
il
mio
Crocifisso
-
.
Lo
avevano
trovato
infatti
,
adagiato
accuratamente
sopra
il
fardello
nell
'
oratorio
,
e
lo
avevano
recato
in
camera
.
La
signora
Carlina
,
alzandosi
in
punta
di
piedi
,
mise
la
estremità
del
braccio
inferiore
della
croce
sul
cassettone
e
appoggiò
il
Cristo
alla
parete
,
dritto
,
in
faccia
alla
testiera
del
letto
,
sicché
il
prete
,
senza
muovere
il
capo
,
lo
potesse
guardare
.
La
croce
spiccava
negra
sulla
tinta
chiara
e
tersa
del
muro
,
in
mezzo
a
due
litografie
colorate
,
chiuse
tra
filetti
d
'
oro
,
l
'
una
delle
quali
figurava
Paolo
e
Virginia
al
guado
,
l
'
altra
la
morte
della
fanciulla
e
l
'
amante
che
se
ne
dispera
.
Il
Cristo
sanguinoso
e
sconquassato
sembrava
più
terribile
che
mai
nella
pulitezza
linda
e
leggiadra
della
camera
,
dove
non
c
'
era
una
macchia
od
un
granello
di
polvere
:
le
tende
di
bucato
a
bei
fiorami
inamidate
,
i
parati
del
letto
bianchi
a
disegni
di
rilievo
e
a
merletti
usciti
dalle
dita
sapienti
della
padrona
di
casa
,
e
ricami
a
lane
di
ogni
colore
sulle
poltrone
e
sulle
seggiole
,
e
fiocchi
e
nappe
e
passamani
condotti
da
lei
pensando
,
sognando
un
paradiso
ingenuo
,
modesto
,
virtuoso
,
nel
quale
vagava
da
un
po
'
di
tempo
questo
desiderio
indistinto
,
che
il
suo
Amilcare
somigliasse
al
suo
buon
Don
Giuseppe
.
Don
Giuseppe
,
che
non
fissava
più
il
Cristo
,
aveva
mutato
faccia
:
sembrava
spaventato
e
nello
stesso
tempo
attratto
da
una
visione
;
sbarrava
gli
occhi
verso
il
soffitto
per
vedere
meglio
,
e
apriva
la
bocca
sporgendo
le
labbra
come
per
aspirare
qualcosa
.
Bisbigliava
con
la
voce
esile
,
ma
ora
piena
di
terrori
,
ora
piena
di
esaltamenti
:
-
Vade
retro
,
Satana
.
Lucifero
.
Bella
,
bionda
e
infame
,
la
tua
mano
è
una
tenaglia
rovente
.
Nascondi
il
piede
ed
il
seno
.
Taci
...
Don
Giuseppe
il
tuo
amore
,
voglio
il
tuo
amore
;
sono
la
tua
schiava
;
un
bacio
...
Indietro
,
Lucifero
.
No
,
vieni
,
vieni
,
tentatrice
,
in
mezzo
alle
fiamme
;
ti
abbraccio
.
Dammi
le
labbra
,
lasciamele
succhiare
;
voglio
vedere
se
le
hai
colorite
di
rosso
.
Guardami
con
i
tuoi
occhi
celesti
;
lasciami
esaminare
quei
lividori
lì
sotto
se
sono
l
'
opera
del
pennello
o
l
'
opera
della
lussuria
.
Sozza
e
santa
,
i
tuoi
capelli
brillano
di
raggi
d
'
oro
,
più
lucenti
d
'
un
'
aureola
,
più
splendenti
di
un
nimbo
.
Copriti
,
per
carità
.
Non
posso
fissare
gli
occhi
nel
tuo
collo
,
nel
tuo
petto
:
come
i
ghiacciai
sugli
alti
vertici
delle
mie
montagne
quando
il
sole
di
mezzodì
li
illumina
in
un
caldo
giorno
di
estate
,
il
tuo
collo
ed
il
tuo
petto
mi
accecano
.
Ahi
,
non
istringermi
tanto
con
quelle
tue
braccia
morbide
e
rosee
,
che
mi
fai
male
.
Sì
,
stringi
,
soffocami
,
stritolami
,
fa
'
presto
:
vedi
le
fiamme
che
guizzano
intorno
a
noi
e
già
ci
ardono
i
piedi
,
le
gambe
,
il
cuore
,
la
testa
...
La
signora
Carlina
ascoltava
con
l
'
orecchio
teso
;
aveva
le
guance
rosse
di
vergogna
e
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
Ripeteva
:
-
Anche
lui
,
anche
lui
!
-
e
si
copriva
la
faccia
con
le
due
mani
.
A
troncare
il
vaneggiamento
che
le
straziava
l
'
anima
,
alzò
il
capo
del
prete
,
volgendolo
dalla
parte
del
Crocifisso
,
e
gridò
:
-
Guardi
,
Don
Giuseppe
,
il
suo
Cristo
-
.
Gli
occhi
del
delirante
caddero
sulla
croce
,
e
a
poco
a
poco
una
influenza
benefica
agì
dentro
di
lui
;
si
andò
calmando
;
le
labbra
cominciarono
a
biascicar
preghiere
;
il
viso
bianco
si
rasserenava
,
riprendeva
la
sua
tranquilla
,
dolce
,
innocente
,
quasi
eterea
espressione
;
e
la
signora
Carlina
,
riconfortata
,
esclamava
:
-
Così
siete
bello
,
mio
buon
Don
Giuseppe
:
adesso
il
cielo
vi
si
specchia
nel
volto
-
;
e
il
prete
respirava
più
libero
,
e
già
poteva
stringere
con
la
propria
mano
la
mano
della
ingenua
infermiera
.
Lenta
lenta
,
ella
avvicinò
la
sua
bocca
pura
alla
fronte
pura
di
lui
.
Don
Giuseppe
non
se
n
'
accorse
:
guardava
sorridente
il
suo
Cristo
.
In
quell
'
istante
s
'
udì
un
gran
fracasso
alla
porta
di
casa
,
poi
un
passo
incerto
e
pesante
fece
scricchiolare
la
scala
di
legno
,
e
il
dottore
,
ubbriaco
,
entrò
nella
camera
sbattendo
violentemente
sugli
stipiti
l
'
imposta
dell
'
uscio
.
A
quell
'
urto
i
mobili
oscillarono
.
Allora
il
Cristo
,
perduto
l
'
equilibrio
,
precipitò
a
terra
,
rompendosi
in
tanti
pezzi
.
La
testa
rotolò
in
un
angolo
della
stanza
;
le
braccia
,
le
gambe
,
il
torso
,
si
sparsero
qua
e
là
;
il
rosso
del
sangue
pareva
sgorgasse
dalle
membra
squartate
.
Il
prete
,
avendo
seguito
con
lo
sguardo
quella
distruzione
,
invaso
da
uno
spavento
infernale
,
stravolto
,
contraffatto
,
orribile
a
vedersi
,
mandò
un
urlo
che
gli
spezzò
il
petto
.
Quando
il
medico
,
fetente
di
acquavite
,
s
'
avvicinò
al
letto
,
Don
Giuseppe
era
morto
.
Macchia
grigia
Questa
macchia
grigia
,
ch
'
io
vedo
dentro
ai
miei
occhi
,
può
essere
la
cosa
più
comune
della
vostra
scienza
oculistica
;
ma
mi
dà
gran
fastidio
,
e
vorrei
guarire
.
Esaminerete
con
i
vostri
ordigni
eleganti
,
quando
verrò
costà
fra
una
quindicina
di
giorni
,
cornea
,
pupilla
,
retina
e
il
resto
.
Intanto
,
giacché
la
vostra
amicizia
mi
sollecita
,
vi
descriverò
,
come
posso
,
il
mio
nuovo
malanno
.
In
mezzo
alla
molta
luce
ho
la
vista
da
lupo
cerviere
.
Il
giorno
nelle
vie
,
la
sera
in
teatro
distinguo
,
cento
passi
lontano
,
il
neo
sulla
guancia
di
una
bella
donna
.
Leggo
per
dieci
ore
di
fila
,
senza
stancarmi
,
il
più
minuto
caratterino
inglese
.
Non
ho
mai
avuto
bisogno
di
occhiali
;
posso
anzi
imbrancarmi
fra
quegli
animali
di
sì
altera
vista
,
che
,
come
dice
il
Petrarca
,
incontro
al
sol
pur
si
difende
.
Non
ho
mai
tanto
amato
il
sole
,
quanto
lo
amo
da
due
mesi
a
questa
parte
:
appena
comincia
l
'
aurora
,
spalanco
le
finestre
e
lo
benedico
.
Odio
le
tenebre
.
La
sera
,
di
mano
in
mano
che
cresce
l
'
oscurità
,
si
fa
più
intensa
di
contro
a
me
,
proprio
nel
punto
dove
fisso
gli
occhi
,
una
macchia
color
cenere
,
mutabile
,
informe
.
Durante
il
crepuscolo
o
mentre
splende
la
luna
,
è
pallidissima
,
quasi
impercettibile
;
ma
nella
notte
diventa
enorme
.
Ora
è
senza
moto
,
sicché
,
guardando
il
cielo
nero
,
sembra
uno
squarcio
chiaro
a
lembi
irregolari
,
come
la
carta
dei
cerchi
da
saltimbanco
quando
v
'
è
passato
in
mezzo
il
corpo
di
pagliaccio
;
e
si
crederebbe
di
vedere
,
attraverso
a
quel
buco
,
un
altro
brutto
cielo
di
là
dalle
stelle
.
Ora
s
'
agita
,
s
'
alza
,
s
'
abbassa
,
s
'
allarga
,
s
'
allunga
,
caccia
fuori
de
'
tentacoli
da
polipo
,
delle
corna
da
lumaca
,
delle
zampe
da
rospo
,
diventa
mostruosa
,
gira
a
destra
,
poi
rigira
a
sinistra
,
e
va
intorno
così
delle
ore
furiosamente
innanzi
al
mio
sguardo
.
Ho
accennato
a
queste
immagini
tanto
per
procurare
di
farmi
intendere
;
ma
veramente
non
c
'
è
ombra
di
forma
.
In
un
mese
,
dacché
devo
godermi
un
tale
spettacolo
,
non
ho
mai
potuto
afferrare
una
figura
determinata
.
Quando
mi
sembra
di
trovare
certe
analogie
con
certi
animali
,
con
qualche
oggetto
,
sia
pure
fantastico
,
con
qualche
cosa
insomma
di
definibile
,
ecco
che
quel
disegno
in
un
attimo
si
contorce
e
si
rimuta
indecifrabilmente
.
È
una
cosa
laida
,
una
cosa
volgare
.
Se
si
potesse
annasarla
,
puzzerebbe
.
Sembra
una
larga
pillacchera
di
fango
;
sembra
una
chiazza
animata
,
una
lacerazione
purulenta
che
viva
.
È
un
orrore
.
Non
dico
di
vederla
sempre
.
La
vedo
tutte
le
notti
,
ma
più
o
meno
a
lungo
,
secondo
la
disposizione
,
non
so
se
del
mio
animo
o
del
mio
corpo
.
Spesso
,
Dio
volendo
,
appena
comparsa
sparisce
.
Il
terribile
è
che
mi
compare
davanti
all
'
improvviso
,
mentre
sto
pensando
a
tutt
'
altro
.
Stringevo
al
barlume
di
una
lucerna
morente
la
mano
di
una
cara
fanciulla
,
dicendole
quel
che
non
si
racconta
neanche
a
voi
altri
medici
,
ed
ecco
a
un
tratto
la
macchia
che
le
sporca
il
seno
.
Mi
sentii
inorridire
.
Anche
di
giorno
s
'
io
entro
,
mettete
,
in
una
chiesa
buia
,
rischio
di
trovare
quella
sudiceria
sotto
l
'
ombra
fitta
dell
'
organo
,
sui
vecchi
dipinti
affumicati
,
nel
finestrello
nero
del
confessionario
.
La
paura
di
vederla
me
la
fa
scorgere
più
presto
.
La
notte
non
guardo
mai
impunemente
l
'
acqua
di
un
fiume
o
del
mare
.
Andai
giorni
addietro
a
Genova
.
Era
una
bella
sera
,
un
resto
d
'
estate
.
La
vòlta
del
cielo
tutta
serena
,
tutta
di
una
tinta
appena
digradata
da
ponente
a
levante
con
un
po
'
di
giallo
,
un
po
'
di
verde
,
un
poco
di
paonazzo
,
mostrava
nondimeno
,
quasi
sull
'
orizzonte
,
una
zona
isolata
di
nubi
dense
.
Una
striscia
sottilissima
,
limpidissima
d
'
aria
brillava
tra
le
nubi
ed
il
mare
.
Il
sole
,
che
era
rimasto
nascosto
un
poco
di
tempo
,
da
quelle
nubi
,
scendeva
dal
loro
lembo
inferiore
per
tuffarsi
nelle
onde
quiete
.
Prima
il
suo
oro
,
quando
non
si
vedeva
di
esso
che
il
segmento
di
sotto
,
parve
una
lumiera
sospesa
alle
nuvole
;
poi
il
cerchio
infiammato
toccò
con
la
circonferenza
per
un
minuto
nuvole
e
mare
;
poi
si
cacciò
pian
piano
nell
'
acqua
,
mostrando
nel
segmento
di
sopra
il
fuoco
incandescente
di
una
immane
bocca
da
forno
.
Avevo
desinato
bene
con
qualche
mio
vecchio
amico
.
Si
pigliò
un
battello
e
si
vogò
al
largo
.
Dopo
lo
splendore
del
tramonto
il
crepuscolo
fu
di
una
dolcezza
ineffabile
.
Cantavamo
a
mezza
voce
,
sognando
.
Annottava
.
L
'
acqua
d
'
un
verde
scuro
scintillava
,
luccicava
.
All
'
improvviso
vidi
lontan
lontano
nuotare
la
mia
macchia
grigia
;
e
ritrassi
paurosamente
lo
sguardo
entro
il
battello
,
e
la
mia
macchia
mi
seguì
tra
le
forcole
e
i
remi
,
e
,
gelato
di
ribrezzo
,
mi
ricondusse
,
compagna
lurida
,
a
terra
.
Certo
(
dottore
mio
,
non
ridete
)
è
offesa
la
retina
:
v
'
è
qualche
punto
cieco
,
un
piccolo
spazio
paralizzato
,
uno
scotoma
insomma
.
Ho
letto
come
sulla
retina
,
nell
'
occhio
dei
condannati
a
morte
,
s
'
è
trovato
,
dopo
recisa
la
testa
,
il
ritratto
degli
ultimi
oggetti
,
in
cui
i
disgraziati
avevano
ficcato
lo
sguardo
.
La
retina
dunque
,
non
solo
rimane
fuggevolmente
dipinta
:
in
certi
casi
resta
veramente
scolpita
.
Notate
poi
che
,
quando
chiudo
gli
occhi
per
dormire
,
io
sento
la
mia
macchia
dentro
di
me
.
E
allora
è
un
supplizio
diverso
.
La
macchia
non
si
aggira
più
intorno
a
se
stessa
,
ma
cammina
,
corre
.
Corre
in
su
,
e
nel
correre
tira
in
su
la
pupilla
;
sicché
mi
pare
che
il
globo
dell
'
occhio
debba
rovesciarsi
,
arrotolando
dentro
nell
'
orbita
.
Poi
corre
in
giù
,
poi
corre
dalle
parti
,
e
il
globo
dell
'
occhio
la
segue
,
e
i
legamenti
quasi
si
schiantano
,
ed
io
dopo
un
poco
mi
sento
dolere
,
proprio
effettivamente
dolere
gli
occhi
.
La
mattina
,
anche
dopo
dormito
,
gli
ho
indolenziti
e
un
po
'
gonfi
.
Voi
altri
medici
avete
la
virtù
di
essere
curiosi
;
volete
penetrare
nelle
cause
,
rimontare
al
seme
.
Vi
dirò
dunque
in
quali
circostanze
mi
si
è
manifestata
la
malattia
,
che
dovete
guarire
.
E
,
abbiate
pazienza
,
lo
dirò
nei
più
indifferenti
particolari
,
giacché
so
come
da
una
di
quelle
inezie
,
le
quali
sfuggono
all
'
attenzione
dei
profani
,
voi
scienziati
potete
cavare
la
scintilla
,
che
rischiara
poi
le
verità
più
riposte
.
*
*
*
Il
dì
24
dello
scorso
ottobre
,
sul
far
della
sera
,
passavo
dal
Ponte
dei
Re
accanto
a
Garbe
per
andare
sino
a
Vestone
,
mia
passeggiata
consueta
del
dopo
pranzo
,
come
quella
della
mattina
era
verso
Vobarno
,
quando
non
preferivo
arrampicarmi
sulla
schiena
dei
monti
,
o
fare
qualche
viaggetto
,
sempre
pedestre
,
a
Bagolino
,
a
Gardone
,
in
Tirolo
.
Di
due
mesi
e
mezzo
passati
nella
Val
Sabbia
,
le
prime
due
settimane
furono
tutte
calme
,
altre
due
tutte
fuoco
,
e
il
rimanente
tristezze
e
terrori
.
Alle
bellezze
della
natura
,
che
tutti
corrono
a
vedere
e
che
tutti
ammirano
,
avevo
preferito
la
vallata
modesta
,
povera
,
dove
i
monti
hanno
già
un
certo
aspetto
selvaggio
,
e
dove
non
c
'
è
il
pericolo
di
vedere
mai
la
persona
allampanata
di
un
Inglese
,
e
neanche
la
barba
nera
di
un
alpinista
italiano
.
Mangiavo
le
belle
trote
rosee
del
lago
d
'
Idro
,
gamberi
saporiti
,
funghi
,
uccelli
,
cacini
di
capra
,
molte
ova
,
molta
polenta
.
V
'
è
ad
Idro
un
alberguccio
con
due
stanzine
ariose
,
pulite
.
Chi
non
ha
rimorsi
vive
colà
nella
quiete
del
paradiso
,
senza
giornali
,
senza
botteghe
da
caffè
,
senza
pettegolezzi
,
guardando
lo
specchio
del
lago
,
le
giovanotte
che
vogano
,
la
Rocca
d
'
Anfo
sull
'
altra
sponda
,
esercitando
più
le
gambe
che
il
cervello
,
abbrutendosi
anzi
a
poco
a
poco
nella
cara
,
nella
beata
libertà
del
non
pensare
a
nulla
e
del
non
far
proprio
niente
.
Quando
il
cielo
è
popolato
di
nubi
,
spinte
a
gran
corsa
dal
vento
,
l
'
aspetto
di
quel
paese
riesce
mutabile
all
'
infinito
.
I
monti
che
si
accavalcano
,
le
rupi
che
portano
muraglie
ruinate
di
castelli
o
chiesette
con
il
loro
campanile
bianco
,
i
colli
bassi
coronati
di
pini
,
cangiano
di
figura
ad
ogni
minuto
.
Ora
le
nuvole
mettono
in
ombra
il
dinanzi
del
quadro
,
e
il
sole
brilla
nel
fondo
;
ora
il
sole
splende
sul
dinanzi
,
e
il
fondo
rimane
buio
;
ora
invece
questa
parte
o
quella
del
centro
stacca
nera
in
mezzo
alla
luce
o
luminosa
in
mezzo
all
'
oscurità
,
e
s
'
accendono
e
si
spengono
ad
ogni
tratto
innumerevoli
sprazzi
di
colori
vari
e
vivissimi
.
Bisogna
salire
sul
monte
roccioso
,
che
sta
di
contro
alla
chiesetta
di
San
Gottardo
,
dall
'
altra
parte
del
Chiese
.
Il
monte
,
verso
il
fiume
,
scende
a
perpendicolo
.
A
destra
si
vede
sulla
bizzarra
collina
la
chiesa
di
Sabbio
,
alta
e
sottile
;
a
sinistra
si
scopre
da
lontano
la
Rocca
di
Nozza
,
della
quale
non
rimane
che
qualche
pezzo
di
muro
cadente
;
sotto
a
'
piedi
s
'
apre
il
vuoto
profondo
.
Ci
si
tiene
con
le
mani
agli
arbusti
,
e
si
guarda
in
giù
.
Il
Chiese
corre
in
arco
,
rompendo
le
onde
rapidissime
ai
sassi
enormi
,
di
cui
è
sparso
il
suo
letto
.
Garbe
abbasso
,
un
poco
a
dritta
,
e
più
in
là
,
già
ben
alto
sulla
montagna
,
il
campanile
di
Provaglio
.
Quasi
a
piombo
,
benché
dall
'
altra
parte
della
strettissima
valle
,
che
si
strozza
in
quel
punto
,
lasciando
appena
appena
luogo
al
fiume
ed
alla
strada
postale
,
si
vede
dall
'
alto
in
basso
la
chiesetta
di
San
Gottardo
,
di
cui
la
torre
scorcia
tanto
che
diventa
nana
,
e
gli
archi
del
piccolo
portico
sembrano
schiacciati
.
La
prima
volta
poco
mancò
che
non
mi
venisse
il
capogiro
.
Volevo
andare
più
alto
,
lì
dove
la
rupe
nuda
,
quasi
verticale
,
concede
appena
il
posto
per
mettere
il
piede
tra
le
sue
strette
fessure
.
Guardai
indietro
.
Il
monte
,
che
mi
stava
alle
spalle
,
tutto
ombroso
,
spiccava
sull
'
aria
celestina
.
Saranno
state
le
cinque
di
sera
,
due
settimane
dopo
il
mio
arrivo
a
Garbe
.
Il
sole
cominciava
a
scendere
dietro
il
giogo
della
montagna
;
un
vento
fresco
soffiava
dalla
gola
della
vallata
,
e
bisognava
tenere
il
cappello
perché
non
piombasse
nel
precipizio
,
quando
uno
sbuffo
impetuoso
,
mentre
coglievo
con
le
due
mani
non
so
che
strane
foglie
,
lo
fece
arrotolare
un
tratto
,
poi
andare
a
balzelloni
dall
'
una
all
'
altra
sporgenza
delle
acutissime
roccie
.
Gli
dissi
addio
,
e
continuavo
a
capo
nudo
le
mie
osservazioni
estetiche
sulle
piante
,
allorché
,
passati
appena
dieci
minuti
,
mi
comparve
innanzi
all
'
improvviso
una
montanara
,
la
quale
,
un
poco
imbarazzata
e
con
rustico
garbo
,
mi
porse
il
disgraziato
cappello
.
La
ringraziai
di
cuore
,
e
la
guardai
in
viso
.
Poteva
avere
dai
sedici
ai
diciassette
anni
:
abbronzita
,
ma
sotto
la
tinta
del
sole
s
'
indovinava
l
'
incarnato
fresco
;
nella
bocca
piccola
splendevano
i
denti
,
ammirabili
di
regolarità
e
di
bianchezza
;
negli
occhi
v
'
era
un
certo
che
di
selvatico
e
di
curioso
,
una
timidità
un
poco
impertinente
.
-
Bella
giovane
,
siete
di
Garbe
?
-
Signor
no
.
Sono
di
Idro
.
-
E
vi
fermate
qua
?
-
Parto
domani
con
mio
padre
,
che
è
lì
tra
i
cespugli
insieme
con
le
nostre
capre
.
Lo
vede
?
Guardi
bene
,
lì
in
fondo
-
e
m
'
indicava
il
luogo
,
ma
io
distinguevo
appena
di
lontano
un
uomo
che
aveva
la
barba
bianca
.
-
E
ad
Idro
dove
state
?
-
Fuori
del
paese
circa
due
miglia
,
sulla
via
che
conduce
al
monte
Pinello
.
-
E
che
nome
avete
,
bella
fanciulla
?
-
Teresa
,
a
'
suoi
comandi
,
signore
.
Si
continuò
a
discorrere
.
Io
la
tempestavo
di
interrogazioni
,
guardandola
negli
occhi
,
i
quali
ora
vagavano
di
qua
e
di
là
impacciati
dal
mio
sguardo
,
ora
mi
si
ficcavano
in
volto
,
anzi
addirittura
nel
cuore
.
Ad
uno
sposo
non
aveva
pensato
mai
:
non
sapeva
,
e
lo
giurava
ridendo
e
spalancando
gli
occhi
sinceri
,
che
cosa
fosse
amore
.
Ella
non
aveva
nessuno
al
mondo
,
salvo
il
padre
,
che
l
'
adorava
,
s
'
intende
,
e
non
l
'
aveva
mai
lasciata
un
giorno
dacché
era
nata
;
ma
il
buon
vecchio
doveva
andare
appunto
allora
per
quindici
dì
a
Gardegno
a
far
valere
i
proprii
diritti
sulla
successione
di
un
fratello
,
morto
con
molto
ben
di
Dio
e
senza
figliuoli
.
Il
vecchio
,
già
caporale
sotto
l
'
Austria
,
leggeva
e
scriveva
come
un
notaio
,
era
uomo
di
conto
e
per
giunta
più
agile
,
più
vigoroso
,
più
coraggioso
di
un
giovanotto
di
vent
'
anni
.
La
fanciulla
,
nell
'
assenza
del
padre
,
rimaneva
ad
Idro
,
affidata
ad
una
santola
di
settant
'
anni
.
Dottore
,
ve
lo
immaginate
,
andai
per
quindici
giorni
ad
abitare
il
pulito
e
solitario
alberguccio
di
Idro
.
Tutte
le
mattine
e
tutte
le
sere
salivo
lungo
la
stradicciuola
erta
,
torta
,
sparsa
di
sassi
acuti
,
che
conduce
a
monte
Pinello
,
e
mi
fermavo
alla
casa
della
montanara
gentile
.
Due
giorni
disse
di
no
;
poi
non
ci
fu
angolo
erboso
di
quella
scoscesa
china
su
cui
non
ci
si
adagiasse
a
discorrere
,
di
giorno
cercando
l
'
ombra
più
cupa
sulle
sponde
di
un
torrentello
,
entro
una
grotta
naturale
,
negli
ampi
interstizii
dei
massi
enormi
precipitati
Dio
sa
quando
dalle
creste
del
monte
;
di
sera
,
durante
le
prime
ore
della
notte
,
cercando
una
zolla
morbida
sotto
il
cielo
stellato
.
La
Teresa
,
certo
,
non
somigliava
alle
ragazze
di
città
:
la
sua
pelle
era
ruvida
,
la
sua
passione
quasi
ferina
.
Nei
primi
giorni
amava
tre
cose
:
il
suo
padre
,
le
sue
capre
e
me
;
dopo
una
settimana
non
parlava
più
del
padre
,
non
badava
più
alle
capre
,
mi
aspettava
sull
'
uscio
del
casolare
a
cominciare
dall
'
alba
,
spesso
mi
veniva
incontro
sino
ad
Idro
,
mi
trascinava
,
mi
violentava
,
mi
buttava
in
terra
come
se
volesse
sbranarmi
.
Certe
volte
dal
suo
corpo
esalava
un
odore
acre
e
inebbriante
di
erbe
selvatiche
,
certe
volte
un
puzzo
di
capra
nauseabondo
,
e
non
di
rado
un
fetore
di
strame
,
che
ammorbava
.
Insomma
invocavo
tra
me
il
ritorno
del
vecchio
.
Il
giorno
innanzi
al
suo
arrivo
cercai
di
preparare
Teresa
alla
mia
partenza
:
le
dissi
che
dovevo
andare
a
Brescia
e
a
Milano
,
ma
mi
affrettai
a
soggiungere
che
sarei
tornato
presto
,
dopo
due
settimane
al
più
,
forse
dopo
una
.
Ella
non
piangeva
:
tremava
tutta
,
ed
era
diventata
del
colore
del
piombo
.
Ripeteva
con
voce
strozzata
:
-
Lo
so
che
non
torni
più
,
lo
so
che
non
torni
-
.
Io
promettevo
,
giuravo
,
ma
ella
mi
continuava
a
guardare
con
gli
occhi
senza
lagrime
,
e
,
fatta
veggente
dalla
passione
,
insisteva
:
-
Non
torni
più
;
lo
sento
qui
nel
cuore
che
non
torni
più
-
.
Non
potei
cavarle
altre
parole
.
Invece
di
andare
a
Brescia
o
a
Milano
,
tornai
a
Garbe
.
Avevo
l
'
anima
rósa
dal
rimorso
:
tante
volte
mi
sentivo
spinto
dalla
coscienza
a
correre
ad
Idro
,
alla
capanna
di
Teresa
;
poi
gli
abbracciamenti
suoi
,
furiosi
e
disperati
,
mi
facevano
paura
,
e
non
di
meno
io
non
potevo
pensare
ad
altro
che
a
lei
.
Non
sapevo
se
l
'
amassi
,
benché
l
'
immagine
sua
mi
stesse
scolpita
sempre
davanti
.
Finalmente
,
dopo
una
trentina
di
giorni
,
la
coscienza
vinse
,
forse
anche
la
curiosità
.
Andai
ad
Idro
,
e
,
traversando
i
magri
prati
,
arrampicandomi
sulle
roccie
,
risalendo
il
letto
di
un
torrente
asciutto
,
mi
trovai
di
contro
al
casolare
dall
'
altra
parte
della
stradicciuola
;
gli
alberi
ed
i
cespugli
mi
nascondevano
.
La
fanciulla
stava
sull
'
uscio
,
immobile
,
esposta
senza
riparo
ai
raggi
del
sole
.
Nel
primo
istante
non
la
riconobbi
:
la
carnagione
era
diventata
d
'
un
rosso
cupo
,
i
capelli
le
cadevano
sulla
fronte
e
sulle
spalle
a
ciocche
sconvolte
,
il
viso
appariva
stranamente
smagrito
e
allungato
,
il
labbro
inferiore
pendeva
in
giù
,
gli
occhi
spenti
fissavano
innanzi
senza
vedere
:
non
so
perché
,
credetti
di
essere
in
faccia
a
un
cadavere
bruciato
.
In
quell
'
istante
una
voce
d
'
uomo
chiamò
dall
'
interno
del
casolare
così
sinistra
e
soffocata
che
pareva
uscisse
da
un
sepolcro
:
-
Teresa
,
Teresa
-
.
La
fanciulla
non
diede
segno
di
avere
udito
,
e
la
voce
continuava
tetra
e
straziante
:
-
Teresa
,
Teresa
.
Scappai
;
corsi
a
Brescia
,
ma
il
rumore
della
città
mi
riescì
insopportabile
:
tornai
a
Garbe
,
dove
,
a
forza
di
ripetere
a
me
stesso
,
che
il
tempo
rimedia
a
tutti
i
mali
,
anche
agli
strazii
della
passione
e
dell
'
abbandono
,
trovai
qualche
momento
di
pace
.
Non
ostante
,
dormivo
poco
,
tormentato
com
'
ero
da
sogni
orribili
e
da
inquietudini
febbrili
;
mangiavo
pochissimo
;
camminavo
molto
,
sperando
nella
stanchezza
.
*
*
*
Vi
dicevo
dunque
,
dottore
,
che
il
dì
24
dello
scorso
ottobre
passavo
sul
far
della
sera
dal
Ponte
dei
Re
accanto
a
Garbe
.
Un
uomo
,
appoggiando
i
gomiti
sul
parapetto
e
il
mento
sulle
palme
,
guardava
molto
attentamente
l
'
acqua
del
fiume
.
Uscivano
tra
le
sue
dita
delle
ciocche
di
barba
bianchissima
;
la
faccia
,
mezzo
nascosta
dal
cappello
tirato
sulla
fronte
,
non
si
vedeva
bene
.
Non
era
vestito
propriamente
né
da
contadino
,
né
da
operaio
:
portava
una
casacca
e
de
'
larghi
calzoni
d
'
un
colore
chiaro
grigiastro
.
Passai
accanto
al
vecchio
;
non
si
mosse
;
continuò
a
fissare
l
'
acqua
vicino
alla
pila
del
ponte
,
dove
,
stringendosi
per
attraversare
le
due
arcate
,
gorgoglia
impetuosamente
.
Guardai
abbasso
anch
'
io
,
credendo
che
vi
fosse
qualcosa
di
curioso
a
vedere
;
non
avvertii
niente
di
strano
,
ma
quel
gioco
di
onde
,
a
cui
non
avevo
mai
badato
,
mi
piacque
.
È
una
lotta
formidabile
tra
l
'
acqua
che
corre
e
i
sassi
colossali
che
tentano
di
sbarrarle
la
via
.
E
le
onde
,
incalzate
da
quelle
che
sono
dietro
,
e
queste
cacciate
innanzi
dalle
altre
più
lontane
,
a
cominciare
dai
rigagnoli
nascenti
nelle
nubi
,
quanta
fatica
,
quanta
astuzia
devono
adoperare
,
e
come
s
'
affannano
a
spuntarla
di
proseguire
il
loro
cammino
!
Lo
spettacolo
del
contrasto
fatale
tra
il
moto
e
l
'
immobilità
,
eterno
e
d
'
ogni
attimo
,
mette
nell
'
anima
un
timido
scoramento
,
e
nello
stesso
tempo
fa
sorridere
di
un
così
cieco
impeto
nell
'
operare
e
di
una
così
orba
caparbietà
nel
resistere
.
C
'
è
dei
momenti
,
in
cui
le
forze
opposte
della
natura
somigliano
a
fanciulli
mal
educati
,
l
'
uno
dei
quali
gridi
voglio
,
e
l
'
altro
,
pestando
i
piedi
,
ripeta
non
voglio
.
E
su
quei
massi
,
i
quali
spuntano
fuori
dal
letto
,
che
non
è
un
letto
di
pace
,
vegetano
,
seminati
dal
vento
in
un
pugno
di
terra
deposta
colà
dallo
stesso
vento
a
un
granello
alla
volta
,
de
'
virgulti
di
salici
,
degli
arboscelli
di
pioppo
,
i
quali
canzonano
,
deboli
e
flessuosi
,
la
furia
che
li
circonda
.
La
natura
,
come
la
vita
,
è
una
catena
di
vani
sogghigni
.
Se
il
masso
non
solleva
molto
la
testa
,
l
'
acqua
gli
corre
su
,
e
scende
poi
in
cascate
gaie
,
cercando
il
piano
più
basso
:
è
un
cristallo
terso
,
curvo
,
regolare
,
una
campana
lucida
,
un
ombrello
trasparente
,
con
qualche
filetto
opaco
di
vetro
di
Murano
;
e
si
frange
poi
a
'
piedi
in
ispruzzi
d
'
infinite
perlette
bianche
,
di
quelle
che
le
Muranelle
infilano
le
sere
d
'
estate
,
sedute
sul
gradino
della
porta
di
casa
,
ciarlando
di
Tita
e
di
Nane
.
L
'
onda
è
avveduta
:
sceglie
per
solito
il
cammino
migliore
.
Ma
qualche
volta
si
trova
chiusa
tra
i
sassi
,
e
allora
,
non
potendo
aspettare
,
scatta
in
uno
sprazzo
e
via
;
tal
'
altra
si
caccia
distrattamente
in
un
laberinto
,
e
gira
e
rigira
e
,
se
vuole
uscirne
,
le
conviene
tornare
indietro
;
finalmente
accade
che
ella
si
smarrisca
in
uno
spazio
dove
il
caso
ha
messo
un
insormontabile
sostegno
di
pietre
,
e
allora
si
ferma
impaurita
,
perde
la
bussola
,
s
'
accascia
e
da
turbine
diventa
specchio
.
E
sotto
all
'
acqua
,
che
riflette
in
iride
la
tinta
del
cielo
o
che
si
trasforma
in
ispuma
d
'
argento
,
v
'
ha
il
vario
e
brioso
colore
dei
sassi
,
giallo
,
rosso
,
bianco
,
verde
di
muschi
e
di
licheni
.
La
gran
battaglia
si
concentrava
alla
pila
del
ponte
.
Le
onde
combattevano
le
onde
,
che
cozzavano
insieme
,
si
spezzavano
,
si
frantumavano
,
s
'
accavalcavano
,
s
'
ammonticchiavano
,
diventavano
matte
di
furor
bellicoso
,
mandavano
bava
in
vece
di
sangue
,
e
gocciole
e
stille
sino
al
parapetto
del
ponte
,
con
un
romore
,
con
un
frastuono
da
far
tremare
un
eroe
.
Il
vecchio
guardava
sempre
impassibile
.
Andai
per
la
mia
strada
,
senza
curarmi
di
lui
,
passo
passo
fino
a
Nozza
.
Il
cielo
nuvoloso
,
minaccioso
,
principiava
a
oscurarsi
,
e
soffiava
un
vento
assai
fresco
dalle
alte
montagne
.
Rinunciai
a
proseguire
la
passeggiata
,
e
tornai
indietro
.
Al
Ponte
dei
Re
c
'
era
sempre
il
vecchio
,
nello
stesso
posto
,
nella
stessa
attitudine
di
prima
.
Guardava
sempre
a
'
piedi
della
pila
.
La
cosa
mi
parve
bizzarra
;
mi
avvicinai
al
vecchio
e
gli
dissi
:
-
Buon
uomo
,
scusate
-
.
Non
si
mosse
.
Continuai
:
-
Scusate
se
vi
disturbo
;
ma
il
cielo
è
negro
,
minaccia
il
temporale
e
non
è
lontana
la
notte
.
Se
abitate
discosto
,
dovreste
incamminarvi
.
Il
vecchio
si
rizzò
lento
lento
,
mi
guardò
in
viso
come
trasognato
,
e
,
senza
aprir
bocca
,
tornò
ad
appoggiarsi
al
parapetto
e
a
contemplare
il
fiume
.
Io
insistetti
:
-
Avete
bisogno
di
nulla
?
-
No
-
,
rispose
senza
voltarsi
.
Gli
diedi
la
buona
notte
e
m
'
avviai
verso
Garbe
.
Fatti
cento
passi
mi
voltai
.
Non
so
se
fosse
curiosità
o
compassione
:
nella
faccia
di
quel
vecchio
bianco
credevo
di
avere
letto
un
dolore
profondo
,
una
sinistra
melanconia
.
Pallido
,
con
gli
occhi
infossati
,
con
le
labbra
nericcie
,
mi
aveva
fatto
pietà
e
terrore
.
Mi
trovai
al
suo
fianco
,
portato
da
una
forza
quasi
involontaria
,
e
gli
dissi
interrottamente
,
aspettando
una
risposta
che
non
veniva
:
-
Scusate
di
nuovo
.
Ditemi
se
posso
giovarvi
in
qualcosa
.
Vi
sentite
poco
bene
?
Vi
offro
una
stanza
a
Garbe
per
questa
notte
.
Mi
sembrate
forestiero
.
È
accaduto
anche
a
me
fuor
di
paese
di
trovarmi
senza
danaro
:
ne
avete
forse
bisogno
?
Dopo
queste
ultime
parole
il
vecchio
si
voltò
gravemente
,
tentando
di
muovere
le
labbra
a
un
sorriso
.
-
Grazie
,
non
mi
occorre
nulla
-
,
rispose
.
Poi
,
messa
la
mano
nella
tasca
dei
calzoni
,
ne
cavò
il
pugno
serrato
e
,
alzatolo
sopra
il
parapetto
,
l
'
aperse
.
Il
vento
fece
volar
via
nel
fiume
,
sparpagliati
qua
e
là
,
forse
una
ventina
di
piccoli
biglietti
.
Mentre
io
,
irritato
,
stavo
per
rimproverarlo
,
balbettò
con
voce
strozzata
:
-
Ho
sete
.
-
Scendete
a
bere
nel
fiume
-
,
esclamai
duramente
.
Il
vecchio
s
'
incamminò
alla
rampa
scoscesa
,
che
va
giù
a
lato
di
una
testata
del
ponte
;
ma
,
giunto
lì
,
vacillò
sulle
gambe
mal
ferme
.
Corsi
ad
aiutarlo
e
,
sostenendolo
per
l
'
ascella
,
lo
condussi
al
fiume
.
Riempii
io
stesso
il
suo
cappello
di
acqua
.
Bevette
a
brevi
sorsi
.
-
Non
vi
rimettete
subito
il
cappello
bagnato
in
testa
,
che
non
vi
faccia
male
.
Abitate
lontano
?
-
No
.
-
Ma
non
siete
di
questo
paese
?
-
No
.
-
E
dove
state
di
casa
?
Vi
accompagnerò
.
-
Non
importa
.
Sto
vicino
.
-
V
'
accompagnerò
ad
ogni
modo
.
Il
vecchio
mi
guardò
dritto
negli
occhi
,
e
con
accento
risoluto
disse
:
-
Non
voglio
.
Poi
,
meno
seccamente
,
aggiunse
quasi
con
ripugnanza
:
-
Aspetto
qualcuno
.
-
Un
figlio
forse
?
-
Non
ho
figli
.
-
Un
parente
?
-
Non
ho
parenti
.
-
Un
amico
?
-
Non
ho
amici
.
-
Chi
dunque
?
Pensò
un
poco
e
rispose
:
-
Il
destino
.
S
'
appoggiò
di
nuovo
al
parapetto
del
ponte
e
tornò
a
guardare
l
'
acqua
di
sotto
.
-
Perdonate
alla
mia
insistenza
.
Di
che
paese
siete
?
-
Di
un
paese
dove
si
muor
di
dolore
.
-
E
andate
?
-
In
un
paese
che
non
conosco
.
Queste
risposte
misteriose
fecero
nascere
nel
mio
cervello
uno
sciocco
sospetto
.
Esclamai
con
espansione
:
-
Se
dovete
rimanere
nascosto
,
se
la
giustizia
vi
cerca
,
giuro
che
non
vi
tradirò
.
Il
vecchio
s
'
alzò
dritto
in
piedi
,
e
rispose
alteramente
:
-
Non
ho
nulla
da
nascondere
agli
uomini
-
.
Poi
,
mormorando
tra
sé
:
-
La
mia
coscienza
è
pura
.
-
Gli
uomini
vi
hanno
ingannato
forse
,
vi
hanno
fatto
del
male
?
Avete
trovato
al
mondo
molti
nemici
?
-
De
'
nemici
?
Ne
ho
avuto
uno
solo
.
Quest
'
ultima
frase
venne
pronunciata
dal
vecchio
con
voce
così
cupa
,
il
suo
occhio
era
così
bieco
,
ch
'
io
mi
sentii
gelare
.
Gli
dissi
:
-
Vi
lascio
dunque
,
e
Dio
vi
benedica
.
-
Dio
,
Dio
!
-
sentii
ripetere
parecchie
volte
;
e
la
voce
sepolcrale
del
vecchio
si
perdeva
nel
muggito
del
Chiese
.
*
*
*
Non
intendevo
di
abbandonare
il
pover
'
uomo
.
In
quattro
salti
fui
a
Garbe
con
l
'
intenzione
di
parlare
al
sindaco
,
medico
valente
e
cuor
d
'
oro
,
e
di
condurre
meco
due
contadini
,
i
quali
facessero
la
guardia
,
foss
'
anche
per
tutta
la
notte
,
al
vecchio
strano
.
Trovai
il
sindaco
sotto
il
portone
della
sua
casa
,
una
casa
antica
,
murata
da
un
suo
antenato
,
gentiluomo
francese
,
fuggito
dalla
strage
di
San
Bartolomeo
.
Il
sindaco
discorreva
con
il
segretario
comunale
e
con
l
'
oste
di
Sabbio
,
due
tipi
curiosi
.
Questi
con
la
faccia
tonda
,
grasso
,
grosso
,
il
pizzo
lungo
e
folto
sotto
a
due
gran
baffi
neri
,
le
sopracciglia
spaventose
,
la
voce
tonante
,
un
cappello
in
testa
di
larghe
tese
,
a
cui
non
manca
altro
che
la
piuma
per
potersi
dire
spagnuolo
;
famigliare
con
tutti
,
spavaldo
,
buon
diavolo
,
mette
la
mano
in
atto
di
protezione
sulla
spalla
dell
'
avvocato
,
del
farmacista
,
del
signor
cavaliere
,
e
apre
volentieri
la
larga
bocca
al
riso
sguaiato
,
mentre
dice
una
barzelletta
sporca
;
una
specie
d
'
idalgo
,
che
versa
maestosamente
il
vino
dal
boccale
nel
bicchiere
de
'
suoi
avventori
,
che
tiene
il
pugno
al
fianco
,
maravigliato
di
non
trovarvi
la
spada
,
e
s
'
è
mangiato
in
qualche
mese
per
darsi
il
gusto
di
parere
un
negoziante
in
grosso
il
poco
suo
patrimonio
,
e
spera
di
portare
le
ossa
in
una
grande
città
degna
di
lui
,
lontano
dalle
piccolezze
montanare
,
dove
si
sente
proprio
fuori
di
posto
.
L
'
altro
,
il
segretario
comunale
,
sottile
e
lungo
come
il
campanile
di
Garbe
:
veste
da
contadino
,
con
la
giacchetta
e
i
calzoni
di
quella
certa
stoffa
lustra
color
cannella
sudicio
,
ma
tiene
la
giacchetta
buttata
sulle
spalle
,
mostrando
la
camicia
,
che
non
pare
sempre
di
bucato
,
e
le
braccia
,
e
il
petto
nudi
,
assai
più
scuri
dell
'
abito
;
ha
letto
Dante
,
scrive
da
letterato
fino
,
sa
a
mente
tutte
le
innumerevoli
ordinanze
,
tutte
le
infinite
circolari
prefettizie
indirizzate
al
Comune
,
che
è
cosa
miracolosa
;
cita
versi
e
proverbii
latini
;
non
ha
casa
;
l
'
inverno
dorme
sulla
tavola
nuda
del
Consiglio
comunale
,
con
una
busta
dell
'
archivio
per
origliere
e
per
coperta
il
tappeto
verde
:
l
'
estate
dorme
sotto
il
piccolo
portico
di
quella
chiesa
di
San
Gottardo
,
della
quale
ho
parlato
indietro
,
poggiando
il
capo
allo
scalino
di
granito
,
lungo
disteso
sulle
lastre
sconnesse
del
pavimento
,
godendosi
il
vento
fresco
,
che
soffia
senza
interruzione
dalla
stretta
gola
dei
monti
;
vive
di
pane
e
di
cipolle
,
di
polenta
e
cacio
pecorino
,
ma
si
compensa
con
qualche
bicchieretto
di
acquavite
,
e
,
quando
ne
ha
bevuto
un
tantino
più
del
bisogno
,
vuole
abbracciare
tutti
,
l
'
ostessa
,
il
reverendo
parroco
,
il
sindaco
,
persino
i
carabinieri
in
pattuglia
.
Questi
signori
,
e
tre
contadini
,
che
ero
andato
a
scovare
nella
bettola
vicina
,
s
'
avviarono
meco
al
ponte
.
Si
passò
dalla
chiesa
di
San
Gottardo
,
palazzo
d
'
estate
del
segretario
;
ma
,
quando
fui
lì
,
non
mi
potei
trattenere
:
lasciai
che
il
vecchio
sindaco
procedesse
con
il
suo
passo
,
che
egli
,
poveretto
,
cercava
di
affrettare
,
ma
che
mi
sembrava
ancora
troppo
lento
,
e
corsi
innanzi
.
Andai
su
e
giù
per
il
ponte
,
precipitai
abbasso
dalla
rampa
del
fiume
,
guardai
di
qua
e
di
là
in
quel
buio
della
brutta
notte
che
era
già
principiata
:
non
si
vedeva
un
'
anima
.
Gli
altri
mi
raggiunsero
ansanti
.
In
un
batter
d
'
occhio
diedi
le
mie
istruzioni
.
Il
sindaco
doveva
fermarsi
sul
ponte
;
l
'
idalgo
doveva
perlustrare
un
mezzo
chilometro
della
strada
di
Nozza
;
il
segretario
doveva
rimontare
il
corso
del
Chiese
lungo
un
viottolo
a
sinistra
;
i
tre
contadini
dovevano
salire
i
meno
erti
sentieri
delle
montagne
.
Quanto
alle
vie
più
scoscese
non
era
neanche
da
pensare
che
il
misero
vecchio
avesse
potuto
tentarle
.
Quartiere
generale
:
il
ponte
.
Io
m
'
ero
serbato
le
capanne
dei
carbonai
,
di
là
dal
Chiese
.
In
quindici
minuti
salii
alla
prima
casupola
.
Tutti
dormivano
;
picchiai
forte
;
nessuno
rispose
;
tornai
a
picchiare
con
tanta
violenza
che
i
colpi
rimbombarono
nella
valle
,
e
udii
finalmente
delle
voci
e
delle
imprecazioni
.
Dopo
un
poco
di
tempo
s
'
aperse
il
finestrello
e
vidi
una
testa
nera
,
nella
quale
brillavano
due
occhi
da
gatto
.
-
Sapete
niente
di
un
vecchio
con
la
barba
bianca
,
lunga
,
mezzo
malato
,
vestito
di
panno
chiaro
,
un
forestiere
che
vagava
stasera
presso
il
Ponte
dei
Re
?
-
Andate
all
'
inferno
.
-
Domandatene
,
di
grazia
,
ai
vostri
compagni
.
-
Andate
all
'
inferno
voi
e
il
vecchio
-
e
chiuse
la
finestra
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
avevo
già
rifatto
il
cammino
,
ed
ero
salito
da
un
'
altra
parte
ad
un
'
altra
capanna
.
Il
mio
bastone
nell
'
urtare
sul
legno
del
piccolo
uscio
destò
quattro
o
cinque
echi
sulle
cime
dei
monti
.
-
Chi
è
là
?
-
Un
amico
.
-
Il
nome
?
-
Un
amico
.
-
Non
apro
.
-
Venite
alla
finestra
.
-
Non
mi
muovo
.
-
Avete
visto
un
vecchio
?
-
Non
ho
visto
nessuno
.
-
Un
vecchio
vestito
di
chiaro
,
con
la
barba
lunga
e
bianca
,
infermo
.
-
Non
ho
visto
nessuno
.
-
Passeggiava
stasera
sul
Ponte
dei
Re
e
nelle
strade
vicine
.
-
Non
ho
visto
nessuno
,
vi
dico
-
e
tornò
a
russare
.
Tre
quarti
d
'
ora
dopo
eravamo
tutti
sul
ponte
.
Non
s
'
era
trovato
niente
,
non
s
'
era
saputo
niente
.
Neppure
i
due
carabinieri
di
Vestone
,
che
l
'
idalgo
aveva
incontrati
sulla
via
e
aveva
condotti
seco
,
ci
poterono
aiutare
in
nulla
.
Il
sindaco
giudicò
allora
,
che
noi
dovevamo
andare
a
dormire
.
Era
,
infatti
,
la
sola
cosa
ragionevole
che
ci
restasse
da
fare
.
Vi
ho
detto
,
caro
dottore
,
come
il
mio
sindaco
sia
una
perla
d
'
uomo
.
Ha
un
modo
suo
proprio
di
curare
la
difterite
,
in
grazia
del
quale
salva
realmente
tutti
i
bambini
del
Comune
.
Parla
de
'
suoi
rimedi
con
entusiasmo
giovanile
:
non
fallano
;
ad
una
infiammazione
ci
vuole
il
salasso
,
anzi
ogni
malanno
guasta
il
sangue
,
ed
il
sangue
corrotto
va
tolto
via
,
perché
se
ne
formi
del
sano
.
Ora
vive
senza
troppe
angustie
,
badando
a
'
suoi
pochi
campi
;
ma
fu
trent
'
anni
medico
condotto
,
e
quando
ricorda
le
fatiche
lunghe
e
mal
compensate
,
il
sollione
,
la
neve
,
il
gelo
,
i
turbini
sulle
montagne
,
lo
fa
con
tanta
dolcezza
,
che
pare
quasi
un
rimpianto
.
Discorre
de
'
suoi
malati
volentieri
,
con
modestia
affettuosa
,
e
,
se
può
dire
di
averli
strappati
alla
morte
,
due
lagrime
di
compiacenza
gli
scendono
sulle
gote
.
Ha
la
barba
grigia
,
i
capelli
appena
brizzolati
,
i
denti
candidissimi
,
gli
occhi
celestini
,
la
fronte
da
uomo
intelligente
e
virtuoso
.
Piglia
tabacco
e
lo
offre
.
Dichiara
ogni
anno
che
non
vuole
più
essere
sindaco
;
poi
ci
ricasca
.
Non
sa
dire
di
no
:
tutti
,
anche
i
cattivi
,
lo
rispettano
e
gli
vogliono
bene
.
Non
l
'
ho
mai
sentito
pronunciare
su
nessuno
,
fosse
il
più
grande
scellerato
,
una
parola
severa
,
aspra
o
pungente
:
non
trova
in
quella
sua
anima
mite
un
accento
sgarbato
nemmeno
per
l
'
omeopatia
,
ch
'
è
tutto
dire
.
Narra
molto
naturalmente
i
casi
semplici
della
sua
vita
,
quando
,
studente
all
'
Università
di
Padova
e
ricco
di
una
sola
svanzica
al
giorno
,
si
faceva
dare
all
'
osteria
il
riso
stantìo
per
pagarlo
un
soldo
meno
,
e
ossi
di
manzo
scarnati
,
e
culi
di
salame
:
non
beveva
mai
vino
.
Un
dì
,
avendo
visto
nella
Piazza
dei
Signori
un
giuocatore
di
bussolotti
,
gli
si
fece
amico
,
andò
a
desinare
con
lui
più
volte
,
finché
imparò
il
segreto
della
magia
,
pensando
che
se
la
medicina
falliva
,
quest
'
altra
arte
lo
avrebbe
potuto
soccorrere
.
Racconta
una
interminabile
filza
di
storielle
,
parte
da
stare
allegri
,
parte
da
spaventare
.
*
*
*
Bisogna
ch
'
io
entri
finalmente
nel
cuore
del
mio
racconto
.
Vi
siete
accorto
che
mi
ripugna
;
infatti
nello
scorrere
gli
sgorbii
buttati
sulla
carta
conosco
di
avere
fatto
come
colui
,
al
quale
duole
un
dente
e
va
per
farselo
strappare
.
Esce
lesto
,
quasi
correndo
;
ma
,
di
mano
in
mano
che
si
avvicina
alla
casa
del
dentista
,
rallenta
i
passi
,
finché
,
giunto
alla
porta
,
si
ferma
perplesso
,
chiedendo
a
sé
medesimo
:
-
Il
dente
ora
mi
duole
o
non
mi
duole
?
-
E
così
torna
indietro
un
buon
tratto
di
via
;
e
ogni
inezia
gli
serve
per
tirare
in
lungo
,
un
avviso
sulla
cantonata
,
un
cane
che
abbaia
.
Poi
si
vergogna
,
e
sale
fino
all
'
uscio
,
e
quando
,
risoluto
,
ha
già
in
mano
il
cordone
del
campanello
,
domanda
a
se
stesso
di
nuovo
:
-
Me
lo
devo
far
cavare
sì
o
no
?
Insomma
,
coraggio
.
Quella
sera
,
dopo
avere
dato
a
'
tre
contadini
i
soldi
per
bere
qualche
boccale
,
dopo
avere
salutato
il
sindaco
,
che
rientrava
in
casa
,
il
segretario
,
che
andava
ad
augurare
la
felice
notte
all
'
acquavitaia
,
e
l
'
idalgo
,
che
,
canterellando
con
la
sua
voce
di
basso
,
tornava
a
Sabbio
,
io
non
mi
sentii
nessuna
voglia
di
dormire
,
e
neanche
di
scrivere
,
di
leggere
o
di
discorrere
.
Avevo
un
gran
peso
alla
testa
,
e
provavo
il
bisogno
di
aspirare
,
di
cacciar
negli
ultimi
meati
dei
polmoni
l
'
aria
frizzante
.
C
'
era
stata
,
sere
addietro
,
nell
'
osteria
una
interminabile
discussione
intorno
a
questo
punto
;
se
,
tra
Vestone
e
Vobarno
,
le
trote
si
peschino
più
facilmente
sul
far
della
sera
,
la
mattina
di
buon
'
ora
,
la
notte
con
la
luna
o
la
notte
buia
.
Un
pescatore
giurava
che
nell
'
oscurità
profonda
ne
acchiappava
un
subisso
.
Presa
la
canna
e
un
lanternino
andai
a
piantarmi
dall
'
altra
banda
del
Chiese
,
dove
certi
enormi
massi
formano
una
specie
di
diga
.
Mi
pareva
di
quando
in
quando
di
sentire
abboccar
l
'
amo
,
e
tiravo
su
;
niente
.
Stufo
,
mi
posi
a
sedere
sopra
una
pietra
e
a
guardare
intorno
.
Non
si
vedeva
un
bel
nulla
.
Nero
il
cielo
,
nera
la
terra
:
non
una
stella
,
non
un
lume
.
Garve
,
nascosta
da
un
gruppo
di
alberi
,
a
quell
'
ora
dormiva
.
Sul
dorso
del
monte
,
lì
nel
sito
ove
doveva
essere
Provaglio
,
apparve
un
luccichìo
,
forse
una
candela
accesa
al
capezzale
di
un
moribondo
.
Era
un
sepolcro
di
tenebre
,
ma
un
sepolcro
pieno
di
frastuoni
.
Il
Chiese
,
battendo
contro
i
sassi
,
faceva
una
musica
da
assordare
:
c
'
erano
dentro
tutti
i
toni
,
tutti
gli
accordi
,
e
il
vento
v
'
aggiungeva
le
estreme
note
acute
.
A
un
poco
per
volta
si
finiva
ad
assuefare
gli
occhi
all
'
oscurità
e
a
distinguere
qualche
cosa
:
i
grossi
rospi
schifosi
,
per
esempio
,
che
sbalzavano
di
traverso
accanto
a
me
,
la
spuma
bianca
,
anche
il
verde
cupo
dell
'
acqua
.
Avevo
ripreso
la
canna
per
ritentare
la
sorte
,
quando
vidi
correre
a
precipizio
con
le
onde
e
fermarsi
alla
diga
una
massa
grande
,
biancastra
.
Non
capivo
che
cosa
fosse
,
e
pure
un
brivido
mi
corse
dalla
testa
ai
piedi
.
Presi
il
lanternino
,
che
avevo
lasciato
sul
sentiero
;
ma
,
mentre
mi
avvicinavo
col
lume
a
quell
'
oggetto
grigio
,
l
'
acqua
,
che
gli
aveva
fatto
intorno
un
gran
lavorìo
,
lo
sollevò
e
lo
portò
a
venti
passi
lontano
,
dove
diede
di
cozzo
in
una
gran
pietra
che
usciva
dal
fiume
.
L
'
attenzione
intensa
mi
aguzzava
la
vista
.
Aiutato
dal
pallido
chiarore
della
lanterna
tentai
di
guadare
il
piccolo
tratto
,
mettendo
i
piedi
sulle
teste
dei
sassi
:
non
mi
riuscì
.
Stetti
immobile
,
con
gli
occhi
fissi
.
Le
onde
percuotevano
la
massa
informe
,
schizzando
bava
,
come
se
fossero
adirate
,
e
le
giravano
intorno
,
formando
un
vortice
rapidissimo
:
il
Chiese
s
'
ostinava
rabbiosamente
nel
volere
trascinar
via
la
sua
preda
.
La
spuntò
.
L
'
oggetto
strano
fece
il
giro
del
sasso
e
ripigliò
il
suo
cammino
,
rovesciato
in
gran
furia
dal
fiume
.
Allora
principiò
una
lotta
terribile
tra
me
,
che
volevo
conoscere
il
mistero
di
quella
cosa
biancastra
,
e
il
fiume
che
me
lo
voleva
nascondere
.
Conoscevo
a
passo
a
passo
i
viottoli
della
sponda
:
in
un
solo
luogo
la
roccia
,
che
si
alza
quasi
verticale
per
un
centinaio
di
metri
,
obbliga
a
salire
e
a
discendere
;
il
resto
della
via
,
fino
a
Sabbio
,
è
piano
.
Ma
quella
salita
e
sopra
tutto
quella
discesa
non
erano
senza
pericolo
nelle
viuzze
strette
,
fiancheggiate
da
un
burrone
,
la
notte
.
Le
piogge
dei
giorni
precedenti
avevano
fatto
franare
in
un
punto
la
terra
del
viottolo
,
e
bisognava
sbalzare
sul
precipizio
.
Saltai
senza
pensarci
,
non
sapendo
dove
avrei
messo
i
piedi
,
e
mi
trovai
dall
'
altra
parte
sano
e
salvo
,
ma
col
lumino
spento
.
Continuai
la
strada
da
capre
nel
buio
,
intoppando
negli
sterpi
,
chiuso
tra
gli
arbusti
spinosi
,
scivolando
giù
dalla
china
sui
ciottoli
tondi
,
che
rotolavano
al
piano
.
Finalmente
giunsi
di
nuovo
alla
riva
del
fiume
.
Ma
,
dov
'
era
andata
la
massa
grigia
?
Era
corsa
innanzi
senza
intoppi
,
o
gli
ostacoli
,
di
cui
è
pieno
il
Chiese
,
l
'
avevano
trattenuta
?
Aspettai
un
pezzo
senza
batter
le
palpebre
,
con
gli
occhi
inariditi
che
mi
bruciavano
.
Alla
fine
passò
nella
corrente
,
in
un
attimo
.
Ripresi
a
correre
anch
'
io
su
quel
margine
,
dove
nascono
i
salici
sottili
e
le
larghe
foglie
delle
ninfee
.
Più
su
il
prato
è
verde
,
smaltato
di
fiori
,
e
ai
pioppi
si
mischiano
i
pini
,
gli
olmi
,
qualche
piccola
quercia
.
Lì
m
'
ero
posto
a
sedere
tante
volte
sopra
un
tronco
abbattuto
,
studiando
le
formiche
,
ammirando
gl
'
insetti
gialli
d
'
oro
,
rossi
di
rubino
,
verdi
di
smeraldo
,
leggendo
un
bel
libro
o
fantasticando
alle
cose
gaie
nella
vacuità
della
vita
.
Poco
lontano
,
dove
il
viottolo
costeggia
un
campo
di
magre
pannocchie
,
m
'
ero
sdraiato
una
mattina
a
guardare
per
un
'
ora
di
seguito
tre
giovani
donne
,
che
raccoglievano
le
noci
,
le
quali
,
scosse
da
un
ragazzo
sull
'
albero
,
cadevano
nel
fiume
,
e
le
tre
donne
,
ridendo
,
mostravano
le
grosse
gambe
fin
sopra
il
ginocchio
,
con
le
gonne
legate
ai
fianchi
.
La
macchia
grigia
era
andata
ad
arenarsi
sopra
un
banco
di
ghiaia
,
accanto
alla
riva
.
Mi
tolsi
le
scarpe
e
le
calze
,
mi
arrotolai
i
calzoni
alle
cosce
,
e
camminai
tra
le
onde
.
Non
mi
reggevo
in
piedi
.
Il
fiume
mi
tirava
giù
con
una
violenza
invincibile
.
Sentii
la
piccolezza
dell
'
uomo
in
faccia
alla
volontà
delle
cose
insensate
.
In
quell
'
istante
il
Chiese
dovette
chiamare
in
aiuto
tutte
le
forze
de
'
suoi
abissi
:
coperse
il
banco
di
ghiaia
con
un
'
ondata
impetuosa
e
,
avvoltolando
l
'
orrido
oggetto
biancastro
,
lo
portò
via
inesorabilmente
.
Mi
sentii
vinto
.
Rientrando
nella
mia
camera
di
Garbe
ero
inzuppato
d
'
acqua
e
di
sudore
,
sfinito
;
avevo
gli
occhi
gonfi
,
la
testa
in
fiamme
;
i
polsi
martellavano
.
Non
potei
chiudere
occhio
.
Appena
giorno
mi
alzai
barcollando
,
e
sulla
sinistra
del
Chiese
,
lungo
la
via
postale
,
andai
a
Sabbio
.
Ora
le
mie
membra
erano
tutte
ghiacciate
,
ora
dovevo
asciugarmi
la
fronte
.
A
Sabbio
,
dove
spesso
andavo
a
far
colazione
,
l
'
idalgo
e
la
sua
moglie
ostessa
m
'
accolsero
con
un
mondo
di
cortesie
,
chiedendomi
venti
volte
se
stavo
male
.
-
Non
è
niente
,
-
rispondevo
,
-
l
'
aria
fresca
,
la
passeggiata
e
la
colazione
mi
rimetteranno
-
.
Non
mangiai
nulla
.
Guardavo
come
in
sogno
il
largo
portico
adorno
di
ragnateli
,
le
chioccie
che
venivano
a
beccheggiare
i
minuzzoli
di
polenta
per
portarli
a
'
pulcini
,
la
chiesa
della
Madonna
,
la
quale
,
alta
com
'
è
sul
colle
e
posta
lì
proprio
accanto
,
pareva
piantata
sopra
i
tetti
dell
'
osteria
.
Mentre
io
stavo
immerso
in
queste
visioni
,
entra
uno
dei
figliuoli
dell
'
ostessa
,
Pierino
,
bel
ragazzotto
di
sette
anni
,
saltando
,
e
si
mette
a
gridare
:
-
Mamma
,
l
'
ho
visto
,
sai
?
-
Chi
?
-
L
'
uomo
che
hanno
trovato
nel
fiume
stamattina
.
-
È
bello
?
-
No
,
è
tanto
brutto
.
Domandalo
alla
Nina
.
La
Nina
era
entrata
insieme
col
fratello
,
ma
s
'
era
tosto
rincantucciata
in
un
angolo
del
portico
,
con
le
mani
giunte
,
mormorando
qualcosa
sotto
voce
.
Si
sentiva
a
intervalli
la
parola
Requiem
,
flebile
,
soffocata
.
-
È
giovine
o
vecchio
?
-
ripigliò
la
madre
.
La
Nina
non
rispose
.
Rispose
Pierino
:
-
È
vecchio
,
ha
la
barba
bianca
,
lunga
lunga
.
Ha
gli
occhi
stralunati
.
-
Dov
'
è
?
Voglio
vederlo
-
gridai
scattando
in
piedi
.
L
'
ostessa
mi
sbirciò
,
e
bisbigliando
:
-
Dio
,
che
gusti
!
-
ordinò
a
Pierino
di
accompagnarmi
.
In
quattro
salti
fui
alla
chiesa
,
quella
del
paese
basso
.
In
una
stanza
umida
annessa
alla
sagrestia
avevano
esposto
il
corpo
dell
'
annegato
.
La
stanza
era
piena
zeppa
di
contadini
.
Uno
diceva
:
-
Chi
lo
deve
conoscere
?
Si
vede
bene
da
'
panni
che
non
è
del
paese
.
Un
altro
soggiungeva
:
-
Io
dico
che
è
tedesco
.
-
No
,
è
di
Milano
.
-
Indosso
non
gli
hanno
trovato
niente
?
-
chiedeva
un
giovinotto
.
-
Niente
:
né
una
carta
,
né
un
soldo
.
-
Si
sarà
affogato
per
la
miseria
.
-
Io
dico
che
è
cascato
nel
fiume
.
-
Io
dico
che
ve
l
'
hanno
gettato
.
-
L
'
occhio
è
da
demonio
.
-
Con
quella
bocca
aperta
sembra
che
ci
voglia
mangiare
vivi
.
Una
bambina
si
nascondeva
,
tremando
,
dietro
al
corpo
del
padre
,
e
ripeteva
:
-
Ho
paura
,
ho
paura
;
andiamo
via
.
Il
padre
intanto
esaminava
da
vicino
l
'
abito
dell
'
annegato
,
lo
toccava
e
sentenziava
:
-
Bel
fustagno
!
Dev
'
essergli
costato
caro
.
M
'
ero
cacciato
innanzi
tra
la
folla
.
Il
vecchio
del
Ponte
dei
Re
fissava
gli
occhi
nel
mio
volto
,
sinistri
,
minacciosi
.
Sentivo
in
quello
sguardo
immobile
un
supremo
rimprovero
.
Alle
orecchie
mi
ronzava
un
soffio
da
tomba
,
che
diceva
:
-
Tu
mi
hai
lasciato
morire
:
sii
maledetto
.
Tu
potevi
salvarmi
,
tu
mi
hai
lasciato
morire
:
sii
maledetto
.
Tu
avevi
indovinato
quel
che
io
stavo
per
compiere
,
tu
mi
hai
lasciato
morire
:
sii
maledetto
.
Il
soffitto
della
stanza
mi
crollava
sul
capo
;
la
folla
mi
stritolava
.
Credevo
di
essere
nell
'
inferno
,
in
mezzo
ai
diavoli
,
giudicato
dalla
voce
cavernosa
e
dagli
occhi
implacabili
di
un
cadavere
grigio
.
Entrò
un
contadino
,
che
avevo
visto
a
Idro
.
Guardando
l
'
annegato
,
esclamò
:
-
Povero
vecchio
,
le
voleva
tanto
bene
!
Due
giorni
soli
ha
potuto
vivere
dopo
morta
la
sua
Teresa
!
*
*
*
Mi
posero
a
letto
con
una
febbre
da
cavallo
.
Le
impressioni
di
quella
mattina
,
le
fatiche
della
sera
precedente
,
i
rimorsi
,
produssero
il
loro
effetto
:
avevo
delle
allucinazioni
spaventose
.
Gli
occhi
infiammati
mi
dolevano
assai
.
Il
mio
buon
sindaco
veniva
a
visitarmi
due
volte
al
giorno
,
e
mi
stava
accanto
delle
lunghe
ore
,
porgendomi
egli
stesso
le
medicine
e
raccontandomi
piano
,
quando
gli
sembravo
un
po
'
quieto
,
qualche
storiella
,
che
non
mi
faceva
sorridere
.
D
'
allora
in
poi
la
febbre
s
'
è
mitigata
,
ma
,
ad
onta
del
chinino
,
non
m
'
ha
voluto
lasciare
.
I
medici
dicono
che
è
di
quelle
periodiche
,
le
quali
si
pigliano
facilmente
con
l
'
umidità
e
con
gli
strapazzi
.
Io
la
sopporto
in
pace
;
ma
non
posso
tollerare
in
nessun
modo
questa
maledetta
macchia
negli
occhi
.
Appena
uscito
dai
vaneggiamenti
,
me
la
son
vista
dinanzi
,
e
continuo
a
vederla
,
come
vi
ho
descritto
,
ostinata
,
abbominevole
...
Ecco
,
anche
in
questo
momento
uno
spettro
scialbo
e
confuso
mi
balla
di
contro
,
ecco
che
insudicia
il
foglio
bianco
.
Il
sole
è
già
tramontato
,
e
la
scrivania
rimane
in
una
penombra
,
che
mi
basta
a
gettare
sulla
carta
in
furia
queste
parole
,
ma
che
non
mi
lascerebbe
rileggerle
.
Volevo
finire
prima
di
accendere
il
lume
,
e
la
macchia
si
giova
della
mezza
oscurità
per
lacerarmi
il
cervello
...
La
macchia
cresce
,
la
macchia
-
cosa
nuova
!
-
prende
una
forma
d
'
uomo
Le
spuntano
le
braccia
,
le
spuntano
le
gambe
,
le
nasce
il
capo
.
È
il
mio
vecchio
,
il
mio
terribile
vecchio
!
Parto
stasera
;
vi
consegnerò
io
stesso
domani
questo
manoscritto
.
O
guarisco
o
mi
strappo
gli
occhi
.
Il
collare
di
Budda
Gioacchino
aveva
certo
qualcosa
nella
fantasia
,
che
gli
dava
fastidio
.
Si
metteva
a
sedere
,
piantando
i
gomiti
sulla
tavola
e
posando
le
guance
scarne
sulle
mani
stecchite
,
e
abbassava
le
palpebre
come
se
volesse
meditare
lungamente
su
qualche
grave
sciagura
;
ma
,
dopo
un
minuto
,
balzava
in
piedi
,
andava
allo
specchio
appannato
e
piccolo
che
era
posto
sul
cassettone
,
contemplava
la
sua
triste
imagine
con
lo
sguardo
stralunato
,
e
vedendosi
più
giallo
del
solito
(
non
aveva
chiuso
occhio
in
tutta
la
notte
)
sentiva
un
brivido
scorrergli
dalla
testa
ai
piedi
.
Allora
si
tastava
il
polso
e
gli
pareva
di
aver
la
febbre
.
La
finestra
era
spalancata
,
ma
,
benché
non
fossero
ancora
le
sette
della
mattina
,
faceva
un
caldo
d
'
inferno
.
Il
sole
di
luglio
dardeggiava
una
luce
spietata
,
che
,
seguendo
in
quel
momento
la
direzione
della
stradicciuola
larga
un
metro
o
poco
più
,
andava
a
battere
sul
lastrico
,
diventato
una
striscia
di
fuoco
bianco
;
sicché
,
quando
l
'
inquieto
giovine
s
'
affacciò
alla
finestra
,
gli
parve
di
accecare
.
A
poco
a
poco
,
assuefattosi
alla
luce
,
fermò
lo
sguardo
all
'
estremità
della
calle
,
sul
ponte
storto
e
su
quel
caro
verde
dei
rii
veneziani
,
che
riposa
la
vista
.
Gioacchino
trovò
infatti
un
istante
di
requie
nel
bel
colore
di
smeraldo
oscillante
.
Giù
nella
calle
,
all
'
ombra
di
una
tenda
rossa
a
rappezzi
,
stava
seduto
Zaccaria
,
nella
bottega
del
quale
si
vedeva
un
paio
di
scarpe
rotte
esposte
accanto
ad
un
bacile
lustro
di
rame
,
tutto
figure
a
sbalzo
,
simile
ai
piatti
enormi
che
brillano
nel
negozio
ambulante
di
Zamaria
dalle
fritole
;
accanto
ad
un
paio
di
calzoni
rattoppati
e
ad
uno
spiedo
arrugginito
stava
una
spada
ad
elsa
dorata
,
eredità
d
'
un
consigliere
aulico
dell
'
Austria
,
ed
una
tabacchiera
con
certi
amorini
allegri
,
miniati
un
secolo
fa
da
un
pittore
francese
.
Gioacchino
dal
suo
quarto
piano
chiamò
:
-
Zaccaria
-
.
Zaccaria
alzò
le
due
punte
della
barba
grigia
.
Il
giovine
gli
chiese
con
voce
rauca
:
-
C
'
è
stato
nessuno
?
-
L
'
altro
si
contentò
di
stringersi
nelle
spalle
,
e
tornò
a
guardare
per
terra
.
Il
giovine
,
rientrato
nella
penombra
della
sua
camera
,
s
'
era
messo
a
guardare
una
specie
di
pesante
monile
di
metallo
bianco
,
largo
quattro
dita
,
sul
quale
stavano
incise
in
carattere
gotico
le
tre
lettere
F
.
A
.
Q
.
e
con
una
pezzuola
lo
andava
ripulendo
.
Gli
venne
una
idea
,
che
lo
rallegrò
:
la
collana
poteva
essere
d
'
argento
.
Si
vestì
in
fretta
.
Il
goletto
,
i
polsini
posticci
,
bianchi
di
bucato
,
erano
appiccati
ad
una
camicia
un
po
'
sudicia
;
ma
il
vestito
nero
pareva
nuovo
e
fatto
apposta
per
il
corpo
allampanato
del
nostro
Gioacchino
.
Solo
i
calzoni
leggeri
lasciavano
sconciamente
intravvedere
,
appena
sotto
alle
ginocchia
,
le
trombe
degli
stivali
.
Certo
quegli
stivali
,
ereditati
da
uno
zio
,
erano
larghi
per
le
gambe
magre
,
e
nei
calori
dell
'
estate
dovevano
dare
gran
noia
.
Insomma
Gioacchino
uscì
tenendo
in
mano
il
monile
,
e
a
cento
passi
dalla
sua
casa
entrò
in
una
botteguccia
piccola
,
bassa
,
che
aveva
nella
vetrina
qualche
orologio
d
'
ottone
,
qualche
enorme
cipolla
d
'
argento
,
cinque
o
sei
catenelle
d
'
acciaio
e
alcune
paia
di
orecchini
d
'
oro
sospetto
.
Mettendo
il
piede
sulla
soglia
non
ci
vide
più
nulla
:
bujo
pesto
.
Ma
un
po
'
alla
volta
cominciò
a
distinguere
le
cose
.
In
un
angolo
,
dove
entrava
un
tantino
di
luce
di
riflesso
pallida
,
stava
un
vecchio
con
gli
occhiali
sul
naso
,
che
guardava
,
attraverso
ad
una
lente
grossissima
,
la
carcassa
di
un
orologio
sconquassato
.
-
Oh
,
signor
Gioacchino
!
È
un
pezzo
che
non
la
si
vede
.
C
'
è
qualcosa
da
comprare
?
-
No
,
ho
bisogno
di
un
favore
.
-
Eccomi
pronto
,
purché
non
sieno
denari
.
Potrebbero
strapparmi
sette
denti
,
come
per
cavar
soldi
fece
a
un
ebreo
quel
re
d
'
Inghilterra
,
e
all
'
ottavo
non
troverei
una
lira
.
È
vero
che
non
ne
ho
sette
tra
tutte
due
le
mascelle
;
e
d
'
altra
parte
lei
,
signor
Gioacchino
,
n
'
ha
tanti
da
prestarne
a
tutti
,
e
denti
e
quattrini
.
In
che
cosa
posso
servirla
?
-
Veda
questa
roba
.
Il
vecchio
diede
un
'
occhiata
all
'
oggetto
di
metallo
,
e
disse
tosto
:
-
È
argento
,
argento
massiccio
e
puro
.
-
Quanto
potrebbe
valere
?
-
Lo
vuol
vendere
?
-
No
,
glie
l
'
ho
detto
.
-
Allora
pesiamo
.
Trenta
lire
,
piuttosto
meno
che
più
.
L
'
ha
trovato
,
questo
collare
?
-
Sì
.
Pensavo
bene
io
che
non
fosse
il
collare
d
'
un
suo
cane
.
I
cani
-
e
guardava
sardonicamente
agli
spropositati
stivaloni
del
giovinotto
-
i
cani
le
piacciono
poco
,
mi
pare
,
come
alla
buon
'
anima
di
suo
zio
.
Mentre
l
'
orefice
e
orologiaio
,
ridendo
a
squassi
,
borbottava
queste
ultime
parole
,
passava
un
monello
,
che
gridava
con
voce
argentina
:
-
L
'
«
Adriatico
»
,
l
'
«
Adriatico
»
,
col
gran
fatto
accaduto
...
Gioacchino
disse
un
grazie
rapido
al
vecchio
,
e
corse
dietro
al
monello
per
comperare
il
giornale
,
poi
se
lo
portò
su
in
camera
,
salendo
a
tre
a
tre
gli
scalini
alti
delle
branche
strettissime
.
Cercò
alla
fine
della
terza
pagina
,
e
trovò
in
carattere
grosso
l
'
avviso
,
che
tutti
i
fogli
del
giorno
innanzi
avevano
già
pubblicato
:
«
Chi
avesse
smarrito
un
collare
da
cane
con
tre
iniziali
,
la
prima
delle
quali
F
,
è
pregato
di
recarsi
a
ricuperarlo
il
più
presto
possibile
alla
bottega
portante
l
'
insegna
dello
Scudo
d
'
oro
,
in
calle
della
Forca
,
numero
512
.
Il
collare
verrà
consegnato
sulla
indicazione
delle
altre
due
lettere
,
senza
esigere
nessuna
mancia
»
.
V
'
erano
tre
o
quattro
errori
tipografici
;
ma
,
insomma
,
il
testo
appariva
chiaro
.
Suonarono
le
otto
.
Il
giovine
tornò
ad
uscire
in
gran
fretta
,
spinse
forte
l
'
uscio
due
o
tre
volte
per
essere
ben
certo
che
fosse
serrato
,
e
,
passando
vicino
alla
bottega
dello
Scudo
d
'
oro
,
disse
a
Zaccaria
,
il
quale
stava
ancora
seduto
sotto
la
tenda
rossa
:
-
Siamo
intesi
:
se
viene
qualcuno
a
chiedere
il
collare
,
mandatelo
al
cassiere
della
Banca
di
Sicurtà
commerciale
.
Va
bene
?
-
Ho
capito
,
ho
capito
.
Me
la
ricantò
ieri
cento
volte
la
solfa
.
-
Dunque
mi
fido
.
E
Zaccaria
,
nell
'
ombra
della
calletta
angusta
,
dove
il
sole
non
batteva
più
,
mormorò
tra
i
denti
,
sbirciando
Gioacchino
,
che
saliva
il
ponte
quasi
di
corsa
:
-
È
curiosa
!
Che
smania
di
restituire
la
roba
gli
è
venuta
d
'
un
tratto
.
Anche
questa
s
'
ha
da
vedere
!
-
Gioacchino
dal
canto
suo
pensava
:
-
È
d
'
argento
,
correranno
a
pigliarlo
.
*
*
*
Bisogna
sapere
che
Gioacchino
non
era
punto
avaro
;
ma
l
'
antiquario
dello
Scudo
d
'
oro
non
aveva
torto
:
quella
smania
riesciva
stravagante
.
Il
giovine
,
come
vedremo
,
spendeva
tutto
quello
che
guadagnava
.
La
sua
camera
non
si
poteva
dir
sudicia
,
benché
la
moglie
borbottona
di
Zaccaria
non
togliesse
la
polvere
dal
cassettone
,
dallo
specchio
,
dalle
quattro
scranne
,
dalla
poltrona
zoppa
e
dalla
tavola
tarlata
se
non
una
volta
ogni
due
settimane
.
Codesti
mobili
erano
assoluta
proprietà
di
Gioacchino
,
il
quale
pagava
cinque
lire
al
mese
la
stanza
vuota
,
e
dava
mensualmente
per
il
servizio
della
degna
sposa
di
Zaccaria
una
lira
:
molto
più
di
quello
che
si
meritasse
.
Ora
mettiamo
il
mangiare
,
il
vestire
,
i
divertimenti
,
e
giungeremo
alle
tre
lire
al
giorno
,
né
più
né
meno
.
Gioacchino
aveva
ereditato
dallo
zio
,
un
sant
'
uomo
,
centomila
lire
o
giù
di
lì
,
e
gli
affari
della
cassa
alla
Banca
di
Sicurtà
gli
avevano
dato
nell
'
ultimo
bilancio
un
frutto
netto
di
diecimila
lire
,
che
doveva
crescere
del
doppio
l
'
anno
seguente
;
ma
questo
non
era
guadagno
proprio
suo
,
era
guadagno
del
denaro
suo
:
bisogna
distinguere
.
Gioacchino
,
fra
le
altre
virtù
,
aveva
quella
della
modestia
:
valutava
poco
l
'
opera
propria
;
e
il
lavoro
di
tredici
ore
,
dalle
otto
della
mattina
alle
sei
e
dalle
otto
della
sera
alle
undici
,
gli
era
sembrato
,
dopo
molti
e
profondi
calcoli
,
degno
di
tre
lire
al
giorno
soltanto
.
L
'
entrata
dunque
e
l
'
uscita
si
pareggiavano
.
Anzi
,
di
quando
in
quando
gli
veniva
il
sospetto
di
essere
un
cervello
sventato
;
e
allora
resecava
un
po
'
sulle
spese
,
sicché
del
proprio
guadagno
effettivo
aveva
messo
da
parte
un
centinaio
di
lire
,
più
qualche
centesimo
,
destinate
in
casi
straordinarii
a
certi
matti
dispendii
.
Non
è
male
che
un
giovine
previdente
si
prepari
così
un
fondo
di
cassa
disponibile
agli
ultimi
estremi
per
una
qualche
pazzia
.
Il
momento
della
pazzia
,
una
vera
ed
improvvisa
pazzia
,
era
venuto
.
Sulle
donne
Gioacchino
aveva
delle
idee
molto
sentimentali
.
Non
gli
piacevano
quelle
che
si
fanno
pagare
;
ma
dall
'
altra
parte
a
quelle
che
non
si
fanno
pagare
non
sembra
che
Gioacchino
piacesse
troppo
.
Con
le
ragazze
ci
sono
gl
'
impegni
e
spesso
le
noie
de
'
fratelli
o
del
padre
;
quanto
alle
donne
maritate
,
la
moralità
sua
lo
salvava
dal
pensarvi
,
e
anche
un
poco
la
paura
dei
mariti
bisbetici
.
Così
dunque
il
nostro
giovine
,
con
la
sua
faccia
d
'
un
pallore
giallastro
,
gli
occhietti
bigi
,
le
labbra
grosse
violacee
,
il
pizzo
rado
,
le
guance
infossate
,
la
testa
quasi
pelata
,
magro
come
uno
stecchino
,
viveva
in
una
castità
molto
impaziente
.
Una
sera
,
alle
sei
e
mezzo
,
in
Merceria
di
San
Salvatore
,
mentre
usciva
dalla
sua
Cassa
,
ecco
si
imbatte
in
una
fanciulla
ammirabile
.
Alta
,
snella
,
con
certi
occhioni
neri
da
far
venire
la
pelle
d
'
oca
,
e
i
capelli
corvini
,
e
la
carnagione
(
si
vedeva
un
poco
più
giù
del
collo
)
d
'
un
bruno
caldo
,
infiammato
,
che
sembrava
un
riflesso
d
'
incendio
.
Gioacchino
sentì
nel
cuore
un
gran
colpo
,
e
,
fatti
due
passi
,
voltò
la
testa
.
In
quel
punto
voltava
il
capo
anche
la
bella
giovane
,
saettando
con
gli
occhioni
neri
.
Gioacchino
incerto
,
tremante
,
quando
la
ragazza
fu
lontana
ebbe
il
coraggio
di
seguirla
.
Alla
svolta
di
una
calle
od
alla
discesa
di
un
ponte
,
se
la
perdeva
di
vista
,
affrettava
il
passo
,
correva
;
poi
,
scopertala
,
si
fermava
di
botto
,
e
s
'
ella
stava
un
minuto
a
guardare
dinanzi
alla
mostra
d
'
una
bottega
,
egli
andava
a
rifugiarsi
vergognosamente
in
un
sottoportico
buio
.
Si
studiava
di
camminare
come
se
non
fosse
fatto
suo
,
fischiettando
,
guardando
in
aria
.
Passava
dalla
paura
all
'
ardire
:
tre
o
quattro
volte
gli
venne
l
'
impeto
di
accostarsi
alla
fanciulla
;
faceva
due
passi
,
e
l
'
animo
gli
mancava
.
Così
passarono
da
San
Bartolomeo
,
poi
dal
ponte
dell
'
Olio
,
poi
dalla
salizzada
di
San
Giovanni
Grisostomo
,
e
finalmente
dal
campo
de
'
Santi
Apostoli
,
dove
la
fanciulla
incontrò
una
vecchia
vestita
di
nero
,
con
il
cappellino
a
fiori
color
di
rosa
.
Il
sole
,
splendente
ancora
nella
vasta
piazza
,
bruciava
.
Svoltato
l
'
angolo
della
calle
del
Pistor
,
nel
ramo
delle
Zotte
,
in
fondo
al
quale
si
vedeva
brillare
il
verde
dell
'
acqua
e
passare
il
felse
di
una
gondola
nera
,
la
fanciulla
e
la
vecchia
sparirono
.
Per
farla
breve
,
cinque
giorni
dopo
,
la
vecchia
piccola
,
grassa
,
grinzosa
,
dal
cappellino
ornato
di
rose
,
aveva
già
con
infinite
astuzie
cavato
quaranta
lire
dal
salvadanaio
disponibile
del
nostro
giovine
cauto
.
Irene
era
propriamente
la
Dea
della
seduzione
.
Quando
stava
ritta
il
suo
mento
ovale
soverchiava
in
altezza
il
cocuzzolo
mezzo
pelato
di
Gioacchino
,
ma
si
piegava
con
tanta
grazia
!
Nello
slanciarsi
,
nell
'
incurvarsi
,
nell
'
ondeggiare
aveva
della
pantera
;
aveva
del
serpente
nell
'
attorcigliarsi
,
nell
'
aggomitolarsi
,
nello
strisciare
.
E
poi
era
tanto
allegra
.
Il
suo
labbro
superiore
rimaneva
naturalmente
alzato
,
massime
alle
estremità
in
una
curva
adorabile
,
che
faceva
pensare
a
non
so
che
di
canino
,
e
che
lasciava
sempre
vedere
i
denti
bianchissimi
.
Gl
'
incisivi
dovevano
essere
arrotati
come
lame
di
coltello
,
ed
i
canini
erano
certo
puntuti
come
pugnali
.
Il
riso
le
stava
tanto
bene
:
gli
occhi
scintillavano
e
mandava
un
fremito
di
gaiezza
,
che
pareva
selvaggio
.
Gioacchino
aveva
perso
la
testa
.
Andava
in
calle
delle
Zotte
subito
dopo
il
desinare
e
vi
restava
fino
alle
sette
e
tre
quarti
,
l
'
ora
di
tornare
alla
Cassa
.
Vi
sarebbe
andato
anche
di
giorno
se
avesse
potuto
scappare
,
non
foss
'
altro
per
dieci
minuti
,
dalla
Banca
di
Sicurtà
;
vi
sarebbe
tornato
la
sera
tardi
,
se
la
fanciulla
e
la
vecchia
mamma
non
glielo
avessero
proibito
,
dicendo
che
andavano
sempre
a
dormire
innanzi
i
polli
,
e
che
non
intendevano
mettere
a
repentaglio
nel
vicinato
il
loro
nome
di
donne
oneste
.
Fatto
sta
che
il
settimo
giorno
,
a
contare
dal
primo
incontro
,
la
vecchia
strappò
al
giovinotto
ancora
trentacinque
lire
.
Ma
Irene
gli
voleva
tanto
bene
,
gli
si
buttava
addosso
con
tanto
furore
,
che
era
un
incanto
!
Aveva
anzi
il
caro
costume
di
morsecchiare
;
e
Gioacchino
,
la
sera
,
spogliandosi
,
guardava
con
infinita
compiacenza
le
lividure
delle
proprie
carni
.
Un
dopo
pranzo
(
si
conoscevano
da
nove
giorni
)
la
fanciulla
era
più
gaia
e
Gioacchino
anche
più
acceso
del
solito
.
Irene
gridò
improvvisamente
:
-
Voglio
mostrarti
d
'
un
colpo
tutto
quanto
il
mio
amore
-
e
si
avventò
contro
di
lui
e
,
afferrandolo
per
le
spalle
,
lo
girò
,
e
sotto
alla
nuca
gli
diede
un
gran
morso
con
que
'
suoi
denti
taglienti
e
puntuti
.
-
Sangue
,
sangue
!
-
ripeteva
sghignazzando
.
E
Gioacchino
,
benché
gli
facesse
un
poco
male
,
e
sopra
tutto
gli
rincrescesse
che
il
goletto
e
la
cravatta
avessero
ad
imbrattarsi
,
rideva
anche
lui
con
quella
sua
faccia
sparuta
e
squallida
,
e
si
asciugava
la
ferita
con
la
pezzuola
.
Erano
quasi
le
otto
.
Uscì
felice
,
toccandosi
a
brevi
intervalli
col
fazzoletto
la
nuca
,
dove
le
gocce
di
sangue
si
rinnovavano
ad
ogni
tratto
;
ma
,
poiché
il
sangue
non
voleva
stagnare
,
entrò
in
una
farmacia
a
farsi
mettere
sulla
ferita
un
pezzetto
di
cerotto
giallo
.
Di
notte
sentì
un
pizzicore
,
che
lo
tenne
svegliato
.
La
sera
seguente
Gioacchino
spasimava
d
'
amore
,
benché
durante
la
giornata
si
fosse
sentito
in
tutte
le
membra
una
spossatezza
grandissima
.
All
'
ora
consueta
la
vecchia
lo
aspettava
sulla
porta
di
strada
.
Quando
Gioacchino
la
vide
bisbigliò
:
-
Ci
siamo
!
-
La
vecchia
infatti
lo
tirò
nella
cucina
,
dove
due
pentole
,
un
candelotto
,
cinque
o
sei
tondi
e
qualche
posata
arrugginita
ornavano
la
credenza
.
Principiò
le
lamentazioni
.
Irene
non
ne
sapeva
nulla
,
poveretta
!
ma
certi
impegni
urgentissimi
,
gli
ultimi
creditori
impertinenti
da
far
tacere
;
bastavano
trenta
lire
;
era
tanto
buono
,
tanto
gentile
;
non
l
'
avrebbe
seccato
mai
più
,
lo
giurava
sulla
immagine
di
Santa
Brigida
.
Gioacchino
teneva
duro
.
Allora
la
vecchia
,
piantandosi
le
mani
ai
fianchi
,
smessa
la
studiata
dolcezza
del
volto
grinzoso
e
la
mellifluità
della
voce
fessa
,
continuò
ringhiando
.
Irene
dipendeva
da
lei
;
non
c
'
è
amore
che
tenga
;
gli
avrebbe
dato
un
calcio
da
quella
parte
,
e
poi
chiusa
la
porta
in
faccia
in
saecula
saeculorum
,
una
bella
faccia
davvero
!
Se
voleva
continuare
a
veder
la
ragazza
doveva
contribuire
anche
lui
alle
spese
di
casa
;
e
poi
una
ragazza
tutta
per
lui
,
così
pura
,
così
innocente
;
infine
si
trattava
di
poche
lire
;
era
una
spilorceria
,
una
sordidezza
;
o
con
chi
credeva
di
aver
da
fare
?
le
persone
si
devono
apprezzare
per
quel
che
meritano
,
e
lei
e
la
figliuola
volevano
essere
tenute
in
conto
di
donne
dabbene
;
l
'
aveva
intesa
sì
o
no
?
Gioacchino
diede
le
ultime
venticinque
lire
.
Oramai
dei
risparmi
sull
'
onorario
,
che
aveva
concesso
a
sé
medesimo
,
gli
restava
qualche
misero
soldo
;
ma
il
giovine
si
sentiva
tanti
bollori
addosso
,
che
l
'
intaccare
all
'
occorrenza
d
'
un
altro
centinaio
di
lire
le
ventimila
,
che
il
suo
danaro
doveva
in
quell
'
anno
fruttargli
,
non
gli
appariva
la
cosa
più
atroce
di
questa
terra
mortale
.
Irene
stava
sdraiata
sull
'
ottomana
.
Faceva
un
caldo
grave
umido
,
soffocante
.
Era
vestita
d
'
una
sottana
piuttosto
corta
e
d
'
un
casacchino
,
dal
quale
s
'
erano
strappati
quasi
tutti
i
bottoni
.
Gioacchino
,
vedendola
,
si
rasserenò
:
i
suoi
occhietti
si
spalancarono
,
il
viso
smorto
pigliò
un
bel
colore
rosato
.
Bisbigliò
nell
'
orecchio
della
fanciulla
la
eterna
parola
:
-
Mi
vuoi
bene
?
L
'
altra
rispose
a
voce
alta
,
ridendo
:
-
T
'
adoro
.
-
Ami
me
solo
?
Pensi
sempre
a
me
?
Io
,
vedi
,
darei
tutto
il
mio
sangue
per
la
mia
cara
Irene
.
E
le
rimproverò
dolcemente
il
morso
della
sera
innanzi
,
dicendole
che
ancora
la
nuca
gli
pizzicava
forte
.
Aveva
messo
il
capo
sulle
ginocchia
di
lei
.
Immerso
in
una
specie
di
sopore
beato
,
guardava
,
senza
pensare
,
alla
polvere
densa
,
che
da
più
mesi
non
era
stata
disturbata
sotto
ai
pochi
mobili
sconquassati
,
alle
sporcizie
del
pavimento
,
delle
quali
si
sarebbe
scandalezzata
persino
la
degna
sposa
di
Zaccaria
,
ed
alle
tendine
delle
finestre
rabescate
di
lordura
.
Dal
canale
quasi
asciutto
saliva
un
fetore
acre
.
Qualcosa
di
bianchiccio
,
di
lustro
,
dietro
ad
una
delle
gambette
storte
dell
'
armadio
,
fermò
lo
sguardo
di
Gioacchino
.
-
Guarda
,
che
cosa
c
'
è
lì
sotto
?
-
chiese
ad
Irene
,
e
senz
'
aspettar
la
risposta
andò
a
pigliare
l
'
oggetto
.
Era
un
collare
col
suo
fermaglio
e
le
tre
lettere
F
.
A
.
Q
.
La
faccia
di
Gioacchino
diventò
livida
.
-
Un
cane
,
c
'
è
stato
un
cane
in
questa
casa
.
Rispondi
.
Irene
rideva
,
mostrando
i
denti
.
-
C
'
è
stato
un
cane
e
ha
perduto
il
collare
?
Quando
?
-
Ieri
mattina
.
-
Ieri
?
-
Sì
,
ieri
;
-
e
la
donna
ci
pensò
un
attimo
,
poi
soggiunse
:
-
Entrò
dall
'
uscio
della
scala
,
che
la
mamma
con
questi
caldi
tiene
sempre
aperto
.
Ma
io
non
ho
paura
dei
cani
.
Anzi
guarda
-
e
mostrò
alla
polpa
della
gamba
destra
due
ferite
vicine
,
lunghe
,
parallele
,
non
ancora
rimarginate
.
-
È
stato
il
cane
?
-
gridò
Gioacchino
con
gli
occhi
fuori
dalla
testa
.
-
Sì
,
il
cane
.
Non
me
ne
rammentavo
quasi
più
.
-
E
non
hai
fatto
bruciare
la
piaga
?
-
Fossi
matta
!
Perché
mi
restasse
il
segno
tutta
la
vita
.
-
E
il
cane
dov
'
è
?
-
Lo
so
io
!
Non
l
'
avevo
mai
visto
.
È
scappato
,
e
buon
viaggio
.
-
Scappato
subito
?
-
Subito
,
e
tanto
in
furia
che
pareva
arrabbiato
.
-
Arrabbiato
,
arrabbiato
!
-
e
si
toccava
la
morsicatura
della
nuca
,
che
da
un
minuto
gli
bruciava
la
carne
come
un
tizzone
ardente
.
Mise
in
tasca
il
collare
e
scappò
,
precipitando
giù
dalle
scale
,
correndo
nelle
calli
,
sui
ponti
,
lungo
le
fondamenta
,
dando
degli
spintoni
a
tutti
quelli
che
incontrava
,
finché
giunse
all
'
Ospedale
maggiore
,
dove
chiese
del
chirurgo
di
guardia
.
Voleva
farsi
medicare
col
ferro
e
col
fuoco
;
ma
il
chirurgo
disse
che
non
si
poteva
tentare
più
nulla
,
giacché
la
piaga
era
bell
'
e
cicatrizzata
.
Del
resto
,
saputo
il
caso
,
affermò
dottrinariamente
che
la
rabbia
non
si
trasfonde
da
uomo
ad
uomo
,
eccitò
Gioacchino
a
dormire
quindi
i
suoi
sonni
tranquilli
,
e
gli
voltò
le
spalle
.
Gioacchino
pensava
:
-
Menzogna
,
inganno
pietoso
.
Voglio
sapere
la
verità
ad
ogni
costo
-
e
nel
correre
verso
casa
,
passando
innanzi
alla
Farmacia
di
Santa
Fosca
,
di
cui
conosceva
il
principale
,
vi
entrò
difilato
.
Giunto
al
banco
starnutò
.
L
'
aria
impregnata
degli
odori
di
droghe
,
di
olii
,
di
mantecche
e
di
elettuarii
,
gli
punzecchiava
le
papille
del
naso
.
La
Farmacia
di
Santa
Fosca
è
celebre
.
Delle
sue
pillole
miracolose
si
occupò
più
volte
niente
meno
che
il
Gran
Consiglio
della
Repubblica
di
Venezia
.
La
sala
,
piuttosto
vasta
,
appare
molto
solenne
;
un
resto
,
perfettamente
conservato
,
dell
'
arte
barocca
:
grandi
armadii
tutt
'
intorno
in
legno
massiccio
,
a
pilastri
,
a
cornicioni
,
a
timpani
,
con
riquadri
arzigogolati
e
volute
gobbe
;
sulla
porta
di
mezzo
,
in
faccia
all
'
ingresso
,
il
busto
di
un
vecchio
sapiente
,
in
atto
di
consultare
un
librone
enorme
di
farmacopea
;
sulla
porta
a
destra
il
busto
d
'
un
giovine
,
che
tiene
una
storta
,
e
sulla
porta
a
sinistra
quello
di
un
altro
giovine
,
che
pesta
nel
mortaio
;
all
'
alto
dei
frontespizii
certe
figure
allegoriche
di
donne
sdraiate
e
dorate
;
qua
e
là
delfini
e
caducei
.
Il
soppalco
a
travi
regolari
,
dipinti
in
fiorami
gialli
,
non
ha
una
ragnatela
;
nelle
scansie
i
vetri
di
maiolica
,
bianchi
con
gli
ornati
di
fogliami
celesti
e
le
iscrizioni
a
lettere
gotiche
nere
,
i
più
grossi
e
panciuti
nel
palchetto
più
alto
,
in
mezzo
i
mezzani
e
sotto
i
piccoli
,
stanno
schierati
l
'
uno
accanto
all
'
altro
con
una
regolarità
,
dove
s
'
indovina
la
mano
avvezza
agli
scrupoli
d
'
oncia
.
Se
la
discorrevano
insieme
nella
stanza
vicina
,
intorno
alla
tavola
tonda
,
quattro
medici
,
mentre
,
dietro
al
banco
,
lo
speziale
attendeva
a
pesare
e
ad
incartare
non
si
sa
quali
polveri
bianche
.
Gioacchino
,
vergognandosi
di
parlare
di
sé
,
principiò
a
narrare
allo
speziale
il
caso
di
un
amico
suo
,
che
era
stato
morsicato
da
una
donna
,
la
quale
alla
sua
volta
era
stata
morsicata
da
un
cane
,
probabilmente
rabbioso
.
Nell
'
andare
innanzi
,
infervoratosi
nei
particolari
della
storia
,
alzò
a
poco
a
poco
la
voce
,
sicché
i
medici
,
dall
'
uscio
aperto
,
si
posero
ad
ascoltare
.
Il
punto
sul
quale
Gioacchino
voleva
essere
illuminato
era
questo
:
-
L
'
idrofobia
si
può
trasmettere
dall
'
uomo
all
'
uomo
?
-
Il
farmacista
non
sapeva
che
cosa
rispondere
;
ma
intanto
entrò
una
vecchietta
a
chiedere
tre
once
di
olio
di
ricino
,
e
il
farmacista
,
conducendo
Gioacchino
nella
stanza
attigua
,
espose
ai
medici
la
domanda
di
lui
,
mentre
la
vecchietta
gli
tirava
la
falda
dell
'
abito
perché
si
sbrigasse
a
darle
quel
purgante
,
il
quale
doveva
servire
a
guarir
dalla
colica
la
sua
nuora
,
un
bel
pezzo
di
giovinotta
,
che
aveva
mangiato
,
essendo
giorno
di
magro
,
un
subisso
di
baccalà
.
I
quattro
medici
,
i
quali
stavano
aspettando
invano
di
essere
chiamati
da
qualche
cliente
,
e
intanto
non
sapevano
come
ingannare
il
tempo
,
giudicarono
la
quistione
bella
,
ma
molto
intricata
.
Uno
,
il
più
vecchio
,
si
rammentava
di
avere
letto
nello
«
Sperimentale
»
di
un
caso
d
'
idrofobia
comunicata
ad
un
fanciullo
dalla
morsicatura
di
una
ragazza
,
innanzi
che
le
si
manifestasse
la
rabbia
.
Gioacchino
allibì
.
Vero
è
che
la
notizia
fu
poi
smentita
nello
stesso
periodico
.
Gioacchino
respirò
.
Frattanto
il
secondo
dottore
,
sbarbato
,
con
i
capelli
biondi
e
lunghi
e
gli
occhiali
sul
naso
,
era
andato
a
frugare
nella
libreria
,
che
pigliava
tre
lati
della
stanza
(
la
più
ricca
libreria
delle
farmacie
di
Venezia
)
e
ne
aveva
cavato
il
fascicolo
del
giugno
1880
del
«
Giornale
internazionale
delle
scienze
mediche
»
.
Interrompendo
senz
'
altro
i
discorsi
dei
colleghi
si
mise
a
leggere
lentamente
,
gravemente
alla
pagina
488
questo
articoletto
:
«
Sulla
trasmissibilità
della
Rabbia
»
,
pel
dottor
Raynaud
.
Fino
ad
ora
si
teneva
per
indiscutibile
che
l
'
uomo
rabido
non
sia
atto
a
trasmettere
ad
altri
la
malattia
;
oggi
pare
che
tale
questione
sia
entrata
in
una
fase
tutt
'
altro
che
rassicurante
.
Da
alcune
esperienze
è
lecito
dedurre
che
il
virus
rabido
dell
'
uomo
è
contagioso
.
L
'
inoculazione
fatta
nei
conigli
della
saliva
o
del
detrito
della
glandula
salivale
di
un
uomo
affetto
da
rabbia
,
per
morso
riportato
da
animale
sospetto
,
diede
luogo
ai
sintomi
rabidi
,
indi
alla
morte
.
Da
ciò
si
deduce
la
trasmissione
della
rabbia
non
solo
dall
'
uomo
agli
animali
,
ma
eziandio
da
uomo
ad
uomo
;
e
,
ciò
ammesso
,
si
comprende
come
bisogna
guardarsi
con
scrupolosa
attenzione
così
dai
morsi
degli
infermi
affetti
da
rabbia
,
come
anche
dalla
loro
saliva
e
dagli
oggetti
che
ne
fossero
imbrattati
,
specialmente
nel
caso
che
nelle
mani
esista
qualche
taglio
o
scalfittura
o
piaga
»
.
Gioacchino
era
diventato
verde
e
immobile
come
un
cadavere
:
soltanto
le
sue
labbra
tremavano
;
ma
i
medici
,
incaloriti
nella
questione
,
non
gli
badavano
affatto
.
Uno
di
essi
,
il
più
giovane
de
'
quattro
,
piccoletto
,
gobbetto
,
tutto
malizia
negli
occhi
e
nella
bocca
,
osservò
:
-
L
'
articolo
non
vuol
dir
nulla
.
Gli
uomini
,
è
vero
,
somigliano
ai
conigli
nell
'
animo
,
ma
non
si
possono
confondere
con
i
conigli
nel
fisico
.
Io
in
questa
materia
la
so
lunga
,
pur
troppo
!
La
mia
tesi
di
laurea
ebbe
a
tema
l
'
idrofobia
:
ho
dovuto
consultare
un
monte
di
libri
,
e
sono
stato
aiutato
dal
professore
Lussana
,
che
ha
compiuto
delle
belle
esperienze
.
Vi
ricordate
certo
di
quel
povero
dottore
Agostino
Marin
,
medico
condotto
di
Cervarese
Santa
Croce
,
tanto
buono
,
tanto
amato
da
tutti
,
il
quale
,
morsicato
da
un
cane
,
sentendosi
dopo
tre
mesi
i
primi
sintomi
dell
'
idrofobia
,
montò
in
carrettella
e
,
guidando
da
sé
,
si
recò
all
'
Ospedale
di
Padova
,
dove
al
medico
di
guardia
disse
quietamente
:
-
Vengo
a
finire
qui
,
per
non
funestare
con
l
'
orrendo
spettacolo
della
mia
morte
la
mia
moglie
ed
i
miei
figliuoli
,
che
amo
tanto
-
.
Morì
in
fatti
qualche
giorno
appresso
;
e
il
Lussana
,
avendo
avuto
un
poco
di
sangue
di
quel
disgraziato
,
lo
iniettò
nella
vena
femorale
di
due
cani
.
Uno
de
'
cani
poco
dopo
morì
,
l
'
altro
fu
ucciso
:
era
stata
comunicata
a
tutti
e
due
la
così
detta
idrofobia
lipemaniaca
o
taciturna
.
Il
medico
biondo
interruppe
:
-
O
dunque
,
se
ai
conigli
e
ai
cani
,
con
la
saliva
e
col
sangue
la
rabbia
si
trasmette
,
perché
non
s
'
ha
a
trasmettere
all
'
uomo
?
-
Caro
dottore
,
o
perché
i
cavalli
,
i
ciuchi
ed
i
buoi
vanno
soggetti
a
malattie
diverse
da
quelle
della
bestia
umana
?
Non
ci
sono
forse
dei
veleni
che
accoppano
certi
dati
animali
,
non
facendo
agli
altri
né
caldo
né
freddo
?
L
'
Hertwigx
dichiara
che
solo
il
quinto
degli
uomini
addentati
direttamente
da
cani
idrofobi
s
'
ammala
;
e
il
Giraud
,
il
Bezard
,
il
Parvisse
,
il
Gauhier
,
il
Vaughan
...
-
Basta
,
per
carità
!
-
gridò
lo
speziale
dal
suo
banco
.
-
...
Il
Giraud
,
il
Babington
praticarono
l
'
innesto
senza
ottenere
mai
ombra
d
'
idrofobia
.
Nessuno
dei
coraggiosi
dissettori
che
,
studiando
i
cadaveri
di
idrofobi
,
s
'
erano
fatti
alle
mani
o
tagli
o
graffiature
,
ebbe
a
soffrire
nulla
,
salvo
uno
,
pare
,
se
si
deve
credere
all
'
Andry
.
-
La
conclusione
è
questa
-
notò
il
medico
vecchio
-
che
non
sappiamo
nulla
;
ma
non
vorrei
,
lo
confesso
,
neanche
a
ricoprirmi
d
'
oro
,
sperimentare
nella
mia
carne
i
denti
di
un
uomo
idrofobo
.
Gioacchino
era
caduto
sopra
una
seggiola
:
tendeva
l
'
orecchio
,
ma
non
respirava
più
.
Si
fece
coraggio
,
e
chiese
,
balbettando
,
al
medico
gobbetto
,
che
gli
stava
accanto
:
-
La
rabbia
,
scusi
,
negli
uomini
e
nei
cani
si
può
sempre
riconoscere
dalle
loro
furie
,
dagli
ululati
,
dalla
bava
,
da
qualche
altro
segno
sicuro
?
Il
novello
Esculapio
,
lietissimo
di
poter
sciorinare
la
sua
sapienza
,
rispose
:
-
No
.
La
rabbia
non
si
manifesta
con
accessi
di
furore
,
anzi
è
una
malattia
,
a
prima
giunta
,
di
apparenza
benigna
;
ma
fino
dal
principio
la
saliva
riesce
virulenta
,
cioè
contiene
il
germe
inoculabile
;
ed
il
cane
,
o
anche
l
'
uomo
,
senza
fallo
,
è
allora
più
pericoloso
per
le
carezze
della
sua
lingua
,
che
non
per
la
tendenza
a
mordere
.
La
copia
della
bava
non
appare
un
indizio
costante
:
talvolta
la
gola
resta
umida
,
talvolta
secca
.
In
una
varietà
particolare
,
che
si
denomina
rabbia
muta
,
la
mascella
inferiore
si
discosta
assai
dalla
superiore
,
e
si
vede
sino
al
fondo
la
gola
nera
.
Sovente
il
cane
cammina
con
il
passo
vacillante
,
con
la
coda
rilassata
,
con
la
testa
china
e
gli
occhi
spalancati
e
la
lingua
pendente
fuori
della
bocca
,
lunga
,
azzurrastra
.
Alza
il
capo
per
mordere
,
e
poi
subito
ripiglia
il
suo
fatale
cammino
.
-
E
nei
rimedii
-
chiese
il
medico
vecchio
,
il
quale
non
aveva
più
voglia
di
tenere
dietro
ai
progressi
dubbiosi
della
sua
scienza
-
dopo
il
vano
tentativo
del
curaro
,
hanno
inventato
altro
?
-
La
tracheotomia
-
rispose
il
gobbetto
.
-
La
tracheotomia
-
brontolò
con
un
soffio
di
voce
Gioacchino
.
-
Che
cosa
è
?
-
È
un
taglio
lungo
la
trachea
-
e
il
medico
mostrava
la
gola
più
giù
del
colletto
.
-
Il
pathos
eminens
dell
'
idrofobia
consiste
in
uno
spasmo
laringo
-
faringeo
;
non
potendo
dunque
respirare
di
su
,
si
spacca
la
gola
e
si
respira
più
sotto
.
Gioacchino
inorridiva
,
ma
il
medico
,
senza
guardarlo
,
continuava
:
-
Vero
è
che
alla
stretta
dei
conti
si
muore
ugualmente
,
strozzati
,
epilettici
,
furiosi
,
con
la
bava
e
il
sangue
alla
bocca
,
ballando
come
nel
delirium
tremens
il
più
orribile
e
infernale
dei
can
-
can
.
Il
dottore
biondo
,
quello
con
gli
occhiali
,
mentre
i
colleghi
suoi
ragionavano
,
non
aveva
fatto
altro
che
togliere
dalla
libreria
dei
volumi
e
scartabellarli
e
ammonticchiarli
sulla
tavola
.
Sfogliandone
uno
,
dopo
avere
scorso
una
mezza
pagina
,
si
pose
a
ridere
,
dicendo
:
-
Sentite
,
amici
,
niente
meno
che
l
'
Encyclopêdie
,
quella
del
Diderot
e
del
d
'
Alembert
,
quella
che
ha
illuminato
il
mondo
.
Ecco
l
'
articolo
Rage
.
Rabbia
dunque
ce
n
'
è
di
sette
sorte
:
quattro
hanno
rimedio
:
per
le
altre
v
'
ha
un
riparo
soltanto
:
tuer
le
chien
enragé
.
E
delle
medicine
questa
è
amena
:
«
Pigliate
il
peso
di
sei
scudi
di
sugo
d
'
assenzio
,
il
peso
di
due
scudi
di
polvere
d
'
aloe
,
il
peso
di
due
scudi
di
corno
di
cervo
bruciato
,
due
dramme
di
agarico
e
il
peso
di
sei
scudi
di
vino
bianco
:
mêlez
le
tout
ensemble
,
et
les
faites
avaler
»
.
Qui
scoppiò
una
lunga
risata
;
ma
il
dottore
biondo
continuava
imperterrito
:
-
Farmaco
per
impedire
che
la
rabbia
si
manifesti
:
«
Pigliate
del
latte
di
vacca
appena
munto
,
mettetegli
in
fusione
della
pimpinella
selvatica
,
e
fatene
bere
tutte
le
mattine
per
nove
giorni
»
.
Lo
speziale
,
messo
in
curiosità
dalle
risa
dei
dottori
,
era
andato
ad
ascoltare
.
-
Ha
inteso
?
-
disse
a
Gioacchino
-
basta
bere
per
nove
mattine
il
latte
con
la
pimpinella
.
Ma
il
quarto
medico
,
il
quale
non
aveva
mai
aperto
bocca
,
e
pareva
che
sonnecchiasse
,
si
alzò
e
,
preso
in
disparte
Gioacchino
,
gli
bisbigliò
con
molta
solennità
in
un
orecchio
:
-
Lasci
sbraitare
questi
signori
.
Il
fatto
è
questo
,
che
la
trasmissione
dell
'
idrofobia
da
uomo
ad
uomo
è
cosa
oramai
certissima
.
Se
dunque
il
cane
era
idrofobo
,
l
'
amico
è
spacciato
.
Il
punto
sta
qui
:
sapere
se
il
cane
era
idrofobo
;
e
,
poiché
i
cani
idrofobi
non
guariscono
mai
,
sapere
se
il
cane
è
vivo
e
sano
.
Se
il
suo
amico
o
lei
o
qualche
conoscente
avessero
bisogno
di
un
medico
,
eccole
il
mio
biglietto
da
visita
.
Gioacchino
uscì
sbalordito
,
mezzo
tramortito
,
barcollando
sulle
magre
gambe
.
Sapere
se
il
cane
è
vivo
!
Gioacchino
si
rammentò
del
collare
che
aveva
in
tasca
.
Gli
venne
una
grande
idea
:
corse
la
sera
stessa
agli
uffici
de
'
giornali
che
si
pubblicano
la
mattina
,
e
la
mattina
seguente
,
per
tempo
,
agli
uffici
de
'
giornali
che
si
pubblicano
la
sera
;
e
fece
stampare
l
'
avviso
che
conosciamo
.
*
*
*
Lo
abbiamo
lasciato
che
andava
alla
sua
Cassa
,
dove
giunse
in
ritardo
,
ruminando
nel
cervello
cento
storie
terribili
di
cani
arrabbiati
,
d
'
uomini
morti
negli
spasimi
più
tremendi
,
quando
meno
se
l
'
aspettavano
,
molte
settimane
,
molti
mesi
,
molti
anni
dopo
morsicati
.
Vivere
in
tante
ambasce
!
meglio
buttarsi
subito
nel
canale
con
una
pietra
al
collo
.
E
contava
i
biglietti
di
banca
con
la
sicurezza
meccanica
della
consuetudine
lunga
;
e
pensava
intanto
al
suo
povero
zio
,
che
,
vedendo
un
cane
,
allibiva
,
sgattaiolava
lungo
i
muri
,
si
rannicchiava
ne
'
canti
;
al
suo
povero
zio
,
quel
sant
'
uomo
,
che
,
dopo
avere
mangiato
pane
e
cipolle
tutta
la
vita
,
gli
aveva
lasciato
centomila
lire
,
facendogli
giurare
solennemente
di
portare
sempre
gli
stivali
sino
alle
ginocchia
,
poiché
i
cani
hanno
l
'
usanza
di
addentare
alle
polpe
.
Si
presentò
allo
sportello
della
Cassa
la
testa
unta
di
Zaccaria
,
e
in
atto
di
mistero
disse
:
-
C
'
è
quel
signore
.
-
Chi
?
-
Quello
del
collare
.
Gioacchino
scattò
,
e
gli
passò
sulla
fronte
un
lampo
di
gioia
.
Il
proprietario
del
collare
era
un
bel
giovinotto
,
alto
e
robusto
,
tenente
di
fanteria
marina
,
il
quale
,
dette
le
due
lettere
che
l
'
avviso
chiedeva
e
ringraziato
il
cassiere
,
dichiarò
di
voler
pagare
,
non
foss
'
altro
,
le
spese
delle
pubblicazioni
;
ma
Gioacchino
non
rispondeva
.
Guardava
intorno
,
cercando
il
cane
:
-
E
il
cane
dov
'
è
?
-
Il
cane
è
scappato
.
-
Quando
?
-
Ier
l
'
altro
.
Gioacchino
si
sentì
gelare
,
e
,
come
parlasse
a
sé
medesimo
,
con
un
accento
di
strazio
mortale
,
bisbigliò
:
-
Il
giorno
in
cui
ha
morsicato
Irene
!
-
Appunto
.
È
un
cane
mansueto
come
un
agnello
;
ma
non
bisogna
tirargli
le
orecchie
.
Irene
gliele
tirò
,
ed
egli
dentro
coi
denti
nelle
polpe
.
Allora
gliene
diedi
tante
e
tante
,
che
scappò
giù
dalle
scale
,
e
non
l
'
ho
più
veduto
.
Ma
tornerà
,
ne
son
certo
;
mi
capiterà
tra
i
piedi
o
al
caffè
,
o
in
qualche
casa
dove
ho
per
costume
di
andare
.
Non
è
la
prima
volta
che
mi
fa
questi
scherzi
.
-
Era
sano
?
-
Come
un
pesce
,
ma
con
questi
calori
non
si
sa
mai
.
Gioacchino
,
alzando
gli
occhi
e
guardando
il
volto
rotondo
e
gioviale
del
tenente
,
chiese
tremando
:
-
Ella
conosce
Irene
?
L
'
altro
si
mise
a
ridere
,
come
se
volesse
dire
:
e
chi
non
la
conosce
?
-
Scusi
,
ci
andò
ier
l
'
altro
per
caso
?
-
Sono
tre
mesi
che
ci
vado
tre
o
quattro
volte
la
settimana
e
le
ho
condotto
quasi
tutti
gli
ufficiali
del
battaglione
.
-
Irene
in
calle
delle
Zotte
,
numero
120
,
quella
ragazza
che
abita
con
la
madre
?
-
Una
bella
madre
davvero
!
-
Ma
insomma
,
Irene
...
?
-
Non
lo
sapeva
?
Allora
soltanto
il
bel
giovine
s
'
avvide
che
il
disgraziato
cassiere
non
si
sentiva
bene
,
e
,
poiché
Gioacchino
pregava
di
essere
lasciato
solo
,
il
tenente
,
senza
darsi
la
briga
di
capire
codesto
imbroglio
,
se
ne
andò
via
,
intendendosela
con
l
'
antiquario
dello
Scudo
d
'
oro
,
perché
,
quando
a
quel
matto
del
cassiere
fosse
piaciuto
,
gli
portasse
a
casa
il
collare
.
Zaccaria
s
'
inchinò
tanto
che
toccò
quasi
il
suolo
con
le
due
punte
della
barba
grigia
.
-
E
mi
costa
cento
lire
!
-
ripeteva
Gioacchino
,
e
,
mentre
contava
i
danari
allo
sportello
,
andava
ripensando
alla
pietra
da
legarsi
al
collo
e
al
canale
ove
affogarsi
.
Poi
esclamava
:
-
Voglio
vendicarmi
;
voglio
uccidere
la
vecchia
prima
e
la
giovane
poi
-
.
E
tremava
di
paura
.
Alle
sette
di
sera
,
senza
sapere
quel
che
si
facesse
,
entrò
nel
chiassuolo
delle
Zotte
.
La
porta
era
aperta
,
salì
e
sul
pianerottolo
si
fermò
un
istante
:
gli
pareva
di
sentirsi
strozzare
,
non
poteva
più
inghiottir
la
saliva
,
aveva
il
granchio
alle
mani
,
il
cuore
con
i
suoi
gran
colpi
voleva
spezzargli
il
petto
.
-
Ci
siamo
-
pensò
-
mi
restano
poche
ore
di
vita
-
.
Mise
il
piede
sulla
soglia
della
camera
d
'
Irene
.
Irene
,
sdraiata
come
al
solito
sull
'
ottomana
,
scherzava
con
un
cane
.
Gioacchino
si
voltò
per
fuggire
,
ma
Irene
gli
gridò
:
-
Vieni
,
vieni
,
guarda
com
'
è
grazioso
.
Poi
,
parlando
al
cane
:
-
Non
mi
morderai
più
,
non
è
vero
?
Era
il
cane
che
Gioacchino
cercava
,
sano
,
allegro
,
saltellante
.
Gioacchino
,
trasformato
,
cavò
di
tasca
il
collare
e
s
'
avvicinò
alla
bestia
,
la
quale
,
sentendo
l
'
odore
della
roba
sua
,
sbalzò
ai
piedi
del
giovinotto
,
e
ballandogli
intorno
abbaiava
di
gioia
.
Gioacchino
affibbiò
al
cane
il
collare
,
poi
con
un
ginocchio
a
terra
,
si
pose
ad
accarezzare
il
suo
pelo
nero
,
vellutato
,
morbido
;
e
il
cane
s
'
avvoltolava
,
e
con
la
pancia
all
'
aria
dimenava
le
zampe
.
Irene
rideva
a
crepapelle
.
A
un
tratto
Gioacchino
s
'
alzò
dignitosamente
,
e
cercando
di
dare
alla
sua
fisonomia
squallida
,
a
'
suoi
occhietti
piccoli
e
spenti
una
espressione
terribile
,
disse
con
la
sua
voce
stridula
:
-
Signora
,
vi
lascio
al
tenente
di
fanteria
marina
ed
al
suo
battaglione
;
vi
lascio
al
padrone
di
questa
bestia
.
So
tutto
,
tutto
-
e
s
'
avviò
risoluto
all
'
uscio
.
L
'
ilarità
di
Irene
non
ebbe
più
freno
;
si
sganasciava
,
e
,
battendo
le
mani
,
gridava
al
cane
:
-
Acchiappa
,
Budda
,
acchiappa
il
ladro
,
acchiappalo
-
e
incitava
il
cane
col
gesto
.
Budda
,
ringhiando
,
corse
giù
per
le
scale
dietro
a
Gioacchino
;
ma
questi
era
stato
più
lesto
e
aveva
chiuso
la
porta
.
La
vecchia
infame
gettò
dalla
finestra
sul
cappello
del
giovine
,
mentre
usciva
,
una
buccia
di
limone
.
*
*
*
Il
nostro
cassiere
tornò
alla
sua
vita
di
prima
,
regolare
e
monotona
;
non
s
'
attentò
più
di
seguire
nelle
vie
le
belle
brune
;
si
rimise
a
'
risparmii
,
e
comperò
un
paio
di
stivaloni
nuovi
,
per
proteggere
anche
le
ginocchia
.
Santuario
1
Era
l
'
ultimo
giorno
dell
'
anno
,
un
anno
pieno
di
malinconie
e
di
fastidii
.
Avevo
pagato
il
conto
all
'
oste
dei
Tre
Turchi
,
e
m
'
ero
acconciato
nella
carrettella
,
che
doveva
condurmi
al
Santuario
:
una
salita
di
settecento
metri
,
a
dir
poco
.
Il
sole
cadente
picchiettava
di
ombrette
e
di
scintille
il
fango
della
strada
,
il
quale
,
schizzando
a
destra
e
a
sinistra
,
pareva
borbottasse
pettegolo
contro
le
ruote
,
che
ne
disturbavano
la
quiete
molle
.
Su
quella
mota
nerastra
,
tormentata
a
lunghi
intervalli
dai
pesanti
carri
delle
ferriere
vicine
,
si
distendevano
ampie
striscie
o
s
'
alzavano
grandi
cumuli
di
neve
,
chiazzata
qua
e
là
di
brutte
macchie
di
melma
e
bruna
al
paragone
dei
lenzuoli
candidi
,
che
coprivano
i
campi
ondeggiati
,
divisi
da
fossatelli
,
e
i
tetti
dei
casolari
e
delle
villette
sparse
sulle
alture
.
Di
mano
in
mano
che
si
andava
in
su
,
il
fango
scompariva
per
lasciare
posto
anche
sulla
strada
alla
neve
,
solcata
da
poche
linee
profonde
;
e
,
un
'
ora
prima
di
giungere
al
Santuario
,
i
due
cavalli
,
sbuffando
,
sudando
,
tendendo
faticosamente
i
muscoli
,
cacciando
le
gambe
nella
neve
fino
alle
ginocchia
,
riuscivano
a
malapena
a
tirare
il
legnetto
,
di
cui
le
ruote
si
sprofondavano
quasi
fino
all
'
asse
.
La
temperatura
,
ch
'
era
stata
assai
mite
,
essendosi
fatta
freddissima
,
principiavo
a
sentirmi
i
piedi
gelati
e
le
mani
intirizzite
.
Battevo
i
denti
quando
,
verso
le
sette
,
al
buio
,
si
giunse
nel
primo
cortile
dell
'
ospizio
.
Le
gradinate
magnifiche
erano
scomparse
;
qualche
pezzo
di
balaustro
,
le
cimase
,
i
vasi
barocchi
,
non
si
vedeva
altro
.
Le
immense
ali
dell
'
edificio
s
'
alzavano
tetre
,
e
gli
archi
aperti
del
vasto
atrio
,
in
quella
luce
notturna
della
neve
,
azzurrognola
e
pallidissima
,
sembravano
l
'
ingresso
d
'
un
cimitero
fantastico
.
Il
vento
cacciava
sotto
all
'
atrio
un
pulviscolo
ghiacciato
,
sottile
,
turbinante
,
che
si
faceva
strada
fra
il
collo
e
la
pistagna
della
pelliccia
,
fra
le
maniche
e
i
polsi
.
Un
uomo
mi
venne
incontro
con
la
lanterna
;
e
mentre
io
gli
chiedevo
del
signor
rettore
dell
'
ospizio
,
e
lo
pregavo
di
condurmi
subito
al
fuoco
,
ecco
che
s
'
avanza
a
un
tratto
fra
lui
e
me
una
testina
bionda
di
donna
:
e
le
sue
labbra
sorridevano
,
ma
fissò
gli
occhi
ne
'
miei
con
uno
sguardo
così
audace
e
lungo
che
io
rimasi
turbato
.
Quella
sfacciataggine
non
s
'
accordava
coi
lineamenti
soavi
del
volto
,
né
coll
'
abito
della
bella
persona
.
Aveva
il
capo
chiuso
in
una
specie
di
cuffia
bianca
e
il
vestito
di
colore
azzurro
;
un
grembiule
candido
le
si
annodava
alla
vita
sottile
e
contornava
i
fianchi
e
si
alzava
a
coprire
la
curva
del
petto
,
sulla
quale
scendeva
,
appesa
ad
una
fettuccia
di
velluto
nero
,
una
croce
d
'
argento
.
Mentre
io
guardavo
la
strana
fanciulla
dalla
testa
ai
piedi
,
ella
,
immobile
,
impassibile
,
continuava
a
fissarmi
.
In
quello
sguardo
dritto
e
fiero
c
'
era
qualcosa
di
tanto
singolare
,
ch
'
io
,
che
già
tremavo
dal
freddo
,
mi
sentii
rabbrividire
.
Il
servo
,
nel
vedere
la
donna
,
non
si
scompose
,
ma
le
disse
dolcemente
:
-
Signora
,
piglierà
un
raffreddore
;
venga
con
me
-
e
,
pregandomi
di
aspettarlo
due
minuti
,
la
accompagnò
lungo
il
lato
destro
del
portico
.
Ella
lo
seguì
sommessa
,
senza
voltare
il
capo
.
La
lanterna
che
,
ad
intervalli
regolari
,
spariva
per
un
istante
dietro
alle
colonne
delle
logge
,
allontanandosi
e
diventando
sempre
più
smorta
,
s
'
andò
a
perdere
in
una
vasta
ombra
,
che
mi
parve
quella
d
'
una
chiesa
.
E
mi
sembrò
che
dall
'
ombra
cupa
uscisse
un
suono
flebile
e
dolce
.
Quando
il
servo
tornò
,
gli
domandai
:
-
Cantano
in
chiesa
?
-
Le
Figlie
di
Gesù
pregano
la
Madonna
.
-
E
pellegrini
ce
n
'
è
?
-
Neanche
uno
.
Con
questo
tempo
!
bisognerebbe
essere
matti
.
Volevo
chiedergli
qualcosa
della
fanciulla
bizzarra
,
ma
mi
trattenni
.
Il
buon
uomo
,
zoppicando
un
poco
,
mi
rischiarava
i
gradini
dello
scalone
.
2
La
stanza
del
rettore
era
un
paradisetto
.
Faceva
caldo
.
Nel
camino
brillava
un
gran
fuoco
,
e
dinanzi
ad
esso
un
uomo
lungo
e
stecchito
,
una
specie
di
Don
Chisciotte
prete
,
si
stava
scaldando
la
schiena
con
le
mani
dietro
.
Appena
mi
vide
entrare
,
innanzi
di
aprire
la
lettera
ch
'
io
gli
presentavo
,
mi
chiese
se
avessi
fame
,
se
avessi
freddo
,
se
fossi
stanco
,
se
volessi
bere
;
e
senz
'
attendere
la
risposta
,
andò
alla
credenza
a
cavarne
una
bottiglia
,
mi
fece
sedere
nella
poltrona
accanto
al
fuoco
,
e
chiamò
il
servo
,
ordinandogli
di
preparare
la
cena
.
Bevetti
il
vermouth
,
due
bicchieri
,
e
il
rettore
voleva
farmi
bere
il
terzo
a
ogni
costo
.
Lieto
come
una
pasqua
,
mi
pigliava
per
le
mani
,
mi
picchiava
famigliarmente
sulle
ginocchia
,
sorrideva
con
un
certo
ghigno
bonario
tutto
cuore
,
e
diceva
:
-
Ci
ho
proprio
gusto
:
mi
rincresceva
davvero
di
finire
l
'
anno
solo
come
un
eremita
.
Sia
benedetto
il
cielo
:
ho
trovato
un
compagno
.
Pasquale
,
un
'
altra
brancata
di
fascine
,
un
altro
ceppo
ben
secco
.
Bada
all
'
arrosto
,
che
non
s
'
abbrustolisca
troppo
.
E
andava
su
e
giù
per
la
stanza
con
le
sue
gambe
interminabili
,
facendo
svolazzare
la
veste
;
poi
si
tornava
a
piantare
ritto
innanzi
al
camino
,
e
allora
l
'
ombra
oscillante
de
'
suoi
stinchi
,
proiettata
dalla
fiamma
,
si
distendeva
sul
pavimento
,
e
il
torso
si
sbatacchiava
sulla
parete
opposta
,
e
il
collo
e
il
capo
tracciavano
la
loro
forma
allungata
sul
soffitto
,
sicché
la
figura
nera
appariva
spezzata
in
tre
lati
,
e
si
muoveva
ora
di
qua
ora
di
là
,
come
un
pulcinella
di
legno
dislogato
da
un
ragazzo
impaziente
.
Alla
fine
il
rettore
lesse
la
lettera
di
presentazione
,
e
gli
Oh
!
e
gli
Ah
!
non
terminavano
più
.
-
Oh
,
ah
,
il
figliuolo
del
mio
caro
Gigi
!
È
proprio
lei
?
Sa
che
da
trent
'
anni
...
che
cosa
dico
?
da
quarant
'
anni
...
sicuro
,
fu
nel
...
non
mi
rammento
bene
...
ma
in
somma
sono
passati
quarant
'
anni
almeno
dacché
vidi
per
l
'
ultima
volta
il
mio
buon
Gigi
.
E
non
sapevo
che
avesse
preso
moglie
,
ed
ignoravo
che
avesse
un
rampollo
così
grande
e
grosso
,
scusi
,
come
lei
.
È
succeduto
quel
che
succede
sempre
quando
ci
si
vuol
bene
davvero
:
non
ci
si
scrive
mai
.
Ma
,
lo
creda
,
pensavo
sempre
all
'
amico
del
Liceo
e
del
Ginnasio
,
e
chiedevo
a
me
stesso
:
Gigi
sarà
vivo
,
sarà
sano
?
Egli
ignora
forse
ch
'
io
sono
canonico
,
ed
io
ignoro
...
A
proposito
,
a
che
professione
s
'
è
mai
dato
suo
padre
?
Mi
pareva
che
avesse
poca
voglia
di
sgobbare
a
quei
tempi
.
E
dove
s
'
è
piantato
?
A
Venezia
?
Ho
sempre
avuto
un
gran
prurito
di
andarci
;
ma
poi
,
seminario
,
noviziato
,
canonicato
,
rettorato
,
il
diavolo
che
mi
...
E
lei
da
qual
parte
del
mondo
mi
capita
qua
?
Oh
!
Ah
!
Vedi
bel
caso
.
Bene
,
benone
,
arcibenissimo
.
Pasquale
,
un
'
altra
brancata
di
fascine
,
e
la
cena
presto
,
e
il
Grignolino
del
1870
,
intendi
bene
?
Non
pareva
una
cena
da
mille
metri
sul
livello
del
mare
,
né
da
Siberia
.
Si
mangiava
,
si
beveva
allegramente
.
-
Pasquale
,
un
'
altra
bottiglia
.
Il
Barbera
del
1860
.
-
Grazie
,
ho
bevuto
abbastanza
.
-
Via
,
via
,
l
'
ultima
sera
dell
'
anno
!
E
per
il
figliuolo
del
mio
più
vecchio
amico
!
E
sta
bene
Gigi
?
Sarà
diventato
grasso
,
mi
figuro
,
e
grigio
.
Porta
la
barba
intiera
o
il
pizzo
o
i
soli
baffi
o
ha
la
faccia
pelata
come
me
?
Quarant
'
anni
fa
era
una
buona
pelle
quando
ci
si
metteva
.
Una
certa
servotta
,
la
Santina
:
aveva
le
mani
e
le
guance
rosse
,
e
i
capelli
crespi
.
Una
sera
...
Dio
me
lo
perdoni
...
E
si
turava
con
le
due
mani
la
bocca
enorme
,
e
sghignazzava
.
Il
naso
lungo
e
adunco
,
gli
occhi
piccoli
e
biancastri
,
il
mento
aguzzo
e
sporgente
,
la
fronte
schiacciata
e
bassa
,
tutto
era
in
moto
in
quel
volto
,
su
quel
collo
interminabile
,
su
quella
interminabile
persona
scarnita
;
e
dimenava
le
braccia
come
un
mulino
a
vento
.
-
Pasquale
,
Pasquale
,
una
bottiglia
di
Barolo
,
di
quello
che
Sua
Eminenza
bevette
l
'
ultima
volta
,
ma
bada
di
non
sbagliare
,
del
più
vecchio
,
c
'
è
scritto
l
'
anno
1850
,
e
non
iscuotere
la
bottiglia
,
portala
adagio
adagio
come
se
fosse
una
reliquia
.
-
Grazie
,
non
posso
,
ho
bevuto
troppo
.
-
L
'
ultimo
dì
dell
'
anno
,
mi
canzona
!
E
com
'
è
stata
ch
'
è
venuto
qui
a
passare
l
'
ultima
notte
?
-
Ero
ai
Tre
Turchi
...
Pasquale
annunziò
una
deputazione
.
La
deputazione
si
componeva
di
un
solo
vecchietto
bianco
e
curvo
,
che
,
in
nome
dei
cinque
o
sei
sacerdoti
,
i
quali
vivono
rannicchiati
nelle
loro
camerette
dell
'
ospizio
anche
gli
eterni
mesi
dell
'
inverno
,
era
venuto
ad
augurare
il
buon
anno
al
signor
rettore
.
Borbottata
con
impaccio
infantile
qualche
parola
,
il
pretucolo
se
ne
andò
via
,
spaurito
del
suo
gaio
e
inquietissimo
superiore
,
del
forestiero
nuovo
,
e
forse
degli
avanzi
della
cena
sardanapalesca
.
-
Ero
ai
Tre
Turchi
da
due
giorni
per
certi
affari
urgenti
di
mio
padre
,
un
fallimento
improvviso
;
e
dovendo
partire
domani
sera
...
Pasquale
annunziò
un
'
altra
deputazione
.
Entrarono
due
donne
.
L
'
una
si
avanzò
placidamente
verso
il
rettore
,
che
prese
un
aspetto
compunto
,
abbassando
gli
occhi
e
giungendo
le
mani
all
'
altezza
del
petto
;
l
'
altra
rimase
all
'
uscio
e
mi
piantò
gli
occhi
addosso
.
Era
la
fanciulla
bionda
,
che
avevo
vista
nell
'
atrio
.
A
un
tratto
si
staccò
dalla
soglia
,
e
con
tre
o
quattro
passi
leggeri
e
lenti
mi
venne
accanto
;
e
sempre
mi
guardava
fisso
,
come
se
volesse
frugarmi
dentro
nell
'
anima
o
ricercare
un
segreto
nelle
mie
viscere
profonde
.
Sentivo
sulla
mia
faccia
il
suo
alito
.
La
sua
compagna
,
che
aveva
finito
il
proprio
discorsetto
,
la
chiamò
due
volte
,
e
alla
fine
,
presala
dolcemente
per
un
braccio
,
la
condusse
fuori
.
Io
restai
sopraffatto
da
un
senso
arcano
,
che
somigliava
alla
paura
.
Anche
il
rettore
era
rimasto
un
poco
sopra
pensiero
.
Ci
sedemmo
al
fuoco
.
Desideravo
sapere
qualcosa
della
ragazza
bionda
;
ma
il
canonico
,
rientrato
già
nel
torrente
de
'
suoi
ricordi
giovanili
,
non
lasciava
posto
a
intromettervi
una
parola
,
e
s
'
io
tentavo
di
opporre
un
intoppo
alla
sua
straripante
eloquenza
,
egli
lo
spazzava
via
senza
neanche
darsene
per
inteso
.
A
un
certo
punto
,
giovandomi
astutamente
di
una
pausa
,
dissi
:
-
Reverendo
,
mi
cavi
una
curiosità
.
Chi
è
mai
quella
fanciulla
bionda
,
ch
'
è
venuta
dianzi
?
Il
prete
alzò
lo
sguardo
al
soffitto
.
-
Ha
certi
occhi
,
che
attraggono
e
che
spaventano
.
È
una
suora
?
-
Fece
segno
di
no
,
e
tacque
.
-
L
'
ho
vista
nell
'
atrio
sola
,
in
mezzo
alla
neve
.
È
qui
da
un
pezzo
?
-
Da
tre
settimane
.
Ci
vorrebbe
un
miracolo
,
e
lo
invoco
con
tutta
la
forza
dell
'
anima
mia
.
E
cominciò
allora
a
parlare
dei
miracoli
della
immagine
santa
.
L
'
estate
scorsa
,
mentre
c
'
erano
al
Santuario
quattromila
persone
,
un
contadino
ricuperò
la
favella
,
perduta
da
quindici
anni
;
un
falegname
paralitico
si
rizzò
in
piedi
,
lesto
come
un
daino
;
una
donna
,
la
quale
s
'
era
fratturata
una
gamba
,
in
due
giorni
guarì
.
Dai
prodigi
contemporanei
risalì
via
via
agli
antichissimi
,
e
nel
discorrerne
assumeva
una
espressione
ispirata
,
tanta
era
la
schietta
fede
che
traluceva
da
quegli
occhi
piccini
.
Ma
interruppe
la
litania
per
dire
:
-
Già
si
sa
,
ella
,
caro
signor
mio
,
è
un
poco
incredulo
.
Debolezza
dei
tempi
!
Nella
mia
gioventù
anch
'
io
avevo
,
come
il
buon
Gigi
,
il
cervello
storto
;
ma
s
'
ella
rimanesse
alcuni
mesi
su
questo
monte
,
in
mezzo
alle
nubi
,
accanto
alla
effigie
dipinta
da
san
Luca
,
e
fosse
testimonio
delle
effusioni
di
mille
e
mille
disgraziati
,
che
dalle
valli
,
dai
paesi
lontani
salgono
a
piedi
a
invocare
l
'
aiuto
del
cielo
,
e
vedesse
le
lagrime
e
udisse
i
sospiri
,
e
notasse
poi
la
espressione
giuliva
dei
loro
volti
;
s
'
ella
sapesse
le
consolazioni
,
le
santificazioni
segrete
,
e
come
la
fede
rammollisce
il
macigno
,
purifica
le
lordure
,
rialza
e
nobilita
l
'
abbiezione
più
vile
,
ella
,
stupito
dai
miracoli
operati
sui
cuori
,
crederebbe
agevolmente
agli
altri
materiali
ed
esterni
.
Salvare
un
'
anima
è
cosa
mille
volte
più
ardua
che
racconciare
una
gamba
o
ridare
il
moto
ai
nervi
e
ai
muscoli
di
membra
intorpidite
.
Vedesse
i
voti
di
cui
è
piena
la
chiesa
!
Se
non
fosse
questo
freddo
,
vorrei
condurvela
subito
.
-
Magari
!
-
Andiamo
dunque
.
3
Mi
gettai
la
pelliccia
sulle
spalle
,
ed
uscii
dalla
stanza
col
rettore
,
il
quale
correva
innanzi
svelto
,
senza
neanche
aspettare
che
il
servo
gli
facesse
lume
.
S
'
andò
in
fondo
alla
loggia
lunghissima
,
e
poi
si
scese
da
una
scaletta
a
chiocciola
,
rispondente
alla
sagrestia
.
Il
prete
andò
a
prendere
in
un
angolo
un
grosso
cero
,
e
lo
accese
alla
lanterna
di
Pasquale
.
Qua
e
là
nelle
cappelle
luccicavano
i
lumini
delle
lampade
.
Il
tempio
era
deserto
,
il
silenzio
sepolcrale
.
Innanzi
alla
immagine
del
Tabernacolo
solenne
ardevano
due
candele
;
ma
la
figura
non
si
vedeva
affatto
,
solo
scintillavano
su
di
essa
le
pietre
preziose
e
brillavano
gli
ori
,
posti
,
s
'
indovinava
,
in
forma
di
diadema
,
di
pendenti
,
di
monili
,
di
spilloni
,
di
catenelle
,
di
braccialetti
,
e
ammonticchiati
alla
base
.
Poiché
il
rettore
ebbe
detto
,
in
tre
minuti
al
più
,
fervorosissimamente
,
le
sue
giaculatorie
,
si
principiò
in
fretta
la
visita
dei
voti
:
quadri
grandi
,
mezzani
e
piccoli
,
innumerevoli
,
nei
quali
appena
si
distinguevano
al
fioco
lume
le
pietose
istorie
di
bimbi
malati
in
cuna
,
di
operai
precipitati
dal
tetto
,
di
viandanti
assassinati
,
di
carrozze
rovesciate
,
di
case
fulminate
,
di
navi
naufragate
,
di
terribili
massacri
in
battaglia
;
cuori
d
'
argento
con
la
loro
fiamma
;
corone
,
croci
,
grucce
,
stampelle
;
ghirlande
e
mazzi
di
fiori
artificiali
;
nastri
di
seta
con
frange
inargentate
;
bambole
e
altri
ninnoli
da
ragazzi
:
in
somma
,
una
farragine
di
roba
,
che
copriva
dall
'
alto
al
basso
le
pareti
delle
navi
e
del
presbiterio
,
le
facce
dei
pilastri
e
i
fusti
delle
colonne
.
Il
vento
,
soffiando
,
scuoteva
i
vetri
delle
finestre
,
e
vi
schiacciava
sopra
violentemente
i
larghi
fiocchi
di
neve
;
ma
nella
chiesa
si
sentiva
un
tepore
grave
e
umido
,
con
un
odore
stagnante
,
nauseabondo
d
'
incenso
.
Nell
'
uscire
si
passò
a
lato
di
un
confessionale
,
dove
,
ritto
,
al
posto
del
confessore
,
stava
immerso
nell
'
oscurità
un
fantasima
.
Era
la
fanciulla
bionda
,
immobile
come
una
morta
.
Il
rettore
le
parlò
sottovoce
,
poi
la
affidò
a
Pasquale
,
che
la
menò
pian
piano
al
fondo
del
portico
,
dove
l
'
aveva
condotta
quando
la
incontrammo
nell
'
atrio
.
Il
rettore
bisbigliava
:
-
Poveretta
,
poveretta
!
Il
momento
mi
parve
buono
per
tornare
alle
domande
;
ma
il
prete
si
contentò
di
rispondere
:
-
Non
fa
male
a
nessuno
;
gira
da
sé
dappertutto
,
quieta
,
trasognata
.
Non
dorme
quasi
mai
.
Il
medico
dice
che
bisogna
lasciarla
fare
tutto
quel
che
le
garba
.
Dio
la
protegga
!
La
tristezza
non
s
'
addiceva
al
corpo
,
alla
faccia
,
alla
voce
del
reverendo
:
aveva
bisogno
di
agitare
le
braccia
,
di
scattare
,
di
ciarlare
,
di
ridere
.
Quando
pigliava
un
'
aria
addolorata
,
il
lungo
naso
mutava
contorno
,
il
profilo
non
era
più
lo
stesso
,
e
,
se
non
fosse
stato
il
corpo
a
pertica
e
il
collo
da
struzzo
,
tali
da
farlo
riconoscere
tra
un
milione
di
preti
,
la
mestizia
avrebbe
potuto
servirgli
di
maschera
.
Il
cordoglio
,
del
resto
,
lo
annebbiava
per
poco
.
Un
sospiro
da
mantice
,
uno
sguardo
al
cielo
,
una
scrollatina
di
testa
,
ed
ecco
era
tornata
,
come
per
incanto
,
la
bontà
chiassosa
ed
arzilla
dell
'
uomo
ingenuo
.
Si
bevette
un
altro
bicchiere
,
si
parlò
ancora
una
mezz
'
oretta
,
o
,
per
meglio
dire
,
egli
parlava
ed
io
fantasticavo
;
poi
,
alle
undici
,
m
'
accompagnò
in
camera
:
niente
meno
che
la
camera
destinata
a
monsignor
vescovo
,
quando
,
ogni
cinque
anni
,
si
reca
a
visitare
il
Santuario
.
-
Buona
notte
.
-
Buona
notte
,
e
veda
di
principiare
bene
il
nuovo
anno
con
una
santa
dormita
.
Io
domattina
non
potrò
venire
a
salutarla
:
devo
uscire
per
tempo
.
Si
figuri
che
morì
iersera
il
barbiere
,
un
ciarlone
,
un
burlone
,
che
Dio
l
'
abbia
in
gloria
;
ma
un
fior
di
galantuomo
,
e
gli
volevo
bene
come
a
un
fratello
-
e
il
prete
sospirò
,
mandando
dai
denti
,
che
aveva
radi
e
cavallini
,
un
fischietto
acuto
.
-
Pasquale
verrà
a
portarle
il
caffè
;
faremo
colazione
assieme
un
'
ora
prima
ch
'
ella
parta
,
giacché
vuole
proprio
partire
;
intanto
dorma
tranquillo
,
e
felice
notte
.
-
Felice
notte
.
4
La
camera
,
assai
grande
,
era
posta
in
un
angolo
dell
'
immenso
edificio
;
aveva
due
finestre
piccole
,
dalle
quali
si
vedeva
giù
nella
notte
una
zona
biancastra
e
poi
uno
spazio
nero
,
che
si
confondeva
con
le
tenebre
fitte
del
cielo
.
Continuava
a
nevicare
,
e
tirava
vento
.
Il
letto
alto
e
larghissimo
aveva
l
'
ampio
padiglione
di
damasco
cremisi
a
fiorami
gialli
,
con
quattro
angioletti
dorati
sulle
aste
torte
;
la
coperta
,
che
scendeva
sino
a
terra
,
era
di
raso
giallo
con
disegni
verdi
,
orlata
di
pizzo
bianco
.
Accanto
al
letto
stava
l
'
inginocchiatoio
,
e
sull
'
inginocchiatoio
spiccava
dal
parato
del
muro
un
crocifisso
d
'
ebano
.
Una
delle
pareti
era
ornata
di
un
quadro
assai
bello
,
che
figurava
un
santo
col
bambino
Gesù
;
nelle
altre
si
vedevano
in
piccole
cornici
alquante
riproduzioni
della
sacra
Immagine
,
qua
ricamata
a
fili
di
seta
rossa
in
raso
bianco
,
lì
eseguita
a
bucherelli
e
ritagli
in
cartoncino
,
o
modellata
in
cera
tramezzo
a
nuvole
di
cherubini
e
a
ghirlande
di
frutta
e
fiori
.
Nella
camera
reverendissima
stonava
la
scatola
di
cerini
,
che
Pasquale
aveva
lasciato
,
dove
dall
'
una
parte
si
vedeva
un
caporale
,
che
fa
la
sua
brava
dichiarazione
alla
cuoca
,
e
dall
'
altra
una
silfide
molto
scollacciata
e
sbracciata
.
Mi
sdraiai
nel
seggiolone
,
e
m
'
occupai
un
pezzo
a
guardare
le
scintille
del
fuoco
,
che
scoppiettava
.
Non
volevo
andare
a
letto
prima
che
l
'
orologio
segnasse
le
dodici
.
Nell
'
animo
pieno
di
una
vaga
afflizione
mi
sentii
nascere
il
desiderio
acuto
dei
miei
parenti
,
de
'
miei
amici
,
che
avevo
lasciato
pochi
giorni
addietro
,
ma
che
avrei
voluto
vedere
in
quell
'
ora
appunto
,
nella
quale
l
'
anno
vecchio
spirava
e
il
novello
vedeva
la
luce
.
Poi
dicevo
tra
me
:
-
Sono
ubbie
.
Non
ci
ho
pensato
fino
a
questo
momento
,
ed
ora
perché
ci
penso
?
Che
differenza
c
'
è
egli
tra
l
'
una
e
l
'
altra
mezzanotte
?
Non
sono
forse
tutti
uguali
i
giorni
dell
'
anno
?
-
E
non
ostante
provavo
dentro
un
certo
stringimento
:
mi
pareva
di
essere
rimasto
a
un
tratto
solo
in
questo
mondo
,
e
sentivo
un
vuoto
nuovo
nella
mia
vita
,
un
nuovo
e
lacerante
distacco
dagli
affetti
mortali
.
Pensavo
ad
altre
prime
notti
dell
'
anno
:
alle
speranze
,
che
si
spingevano
audaci
nei
campi
allettatori
dell
'
avvenire
,
ai
rinnovamenti
del
cuore
umano
,
che
,
pure
invecchiando
,
crede
di
ringiovanirsi
;
e
fra
tutte
quelle
notti
,
ce
n
'
era
una
,
una
,
che
mi
tornava
con
tenace
insistenza
nella
memoria
,
come
il
ricordo
straziante
d
'
una
gran
gioia
irremissibilmente
perduta
.
Il
minuto
in
cui
un
anno
si
connette
ad
un
altro
è
una
pietra
miliare
nell
'
esistenza
dell
'
uomo
,
o
è
la
cifra
d
'
un
numero
,
che
si
muta
?
Guardavo
la
lancetta
ed
ascoltavo
il
tic
tac
del
mio
oriuolo
nel
silenzio
profondo
.
Non
si
sentì
neanche
un
rintocco
,
neanche
un
botto
di
campana
in
quell
'
ora
in
cui
la
immaginazione
dei
poeti
e
dei
bambini
evoca
le
streghe
e
gli
spettri
.
Mezzanotte
era
passata
da
un
po
'
di
tempo
,
quando
udii
un
fruscìo
,
come
di
persona
che
si
muovesse
fuori
,
ed
un
bisbiglio
,
come
di
voce
che
parlasse
sommessa
.
Tesi
l
'
orecchio
:
il
romore
continuava
.
Pigliai
allora
la
candela
,
e
,
spalancando
l
'
uscio
della
camera
,
guardai
nella
vasta
,
ricca
e
freddissima
sala
,
che
la
precedeva
.
I
grandi
ritratti
appesi
alle
pareti
,
nel
lume
pallido
sembravano
vivi
.
Forse
quei
personaggi
che
,
dopo
visitato
il
Santuario
,
avevano
mandato
in
larghe
cornici
dorate
le
loro
gravi
immagini
,
conversavano
insieme
:
erano
dame
in
abito
da
corte
,
magistrati
in
divisa
,
marescialli
in
uniformi
,
principi
,
due
re
,
tre
regine
.
La
porta
della
sala
dava
sulla
loggia
:
nella
loggia
,
sullo
scalone
non
c
'
era
un
'
anima
.
-
Oh
sta
a
vedere
che
ho
da
far
con
gli
spiriti
!
-
brontolai
fra
me
stesso
.
Rientrai
nella
camera
risoluto
a
lasciare
che
si
sbizzarrissero
a
loro
posta
,
e
,
non
avendo
sonno
,
mi
sdraiai
daccapo
nel
seggiolone
.
Il
fuoco
s
'
andava
spegnendo
,
e
la
candela
mi
lasciava
quasi
al
buio
.
Buttai
nel
camino
un
fascio
di
legne
grosse
.
Ma
ecco
che
il
bisbiglio
ed
il
fruscìo
vanno
crescendo
,
e
in
un
angolo
della
camera
s
'
apre
un
uscio
a
muro
,
ch
'
io
non
avevo
visto
,
ed
entra
col
lume
in
mano
,
parlando
tra
sé
a
frasi
lente
e
brevi
,
la
bella
bionda
.
Mi
sentii
pietrificare
.
La
donna
,
che
doveva
essere
ben
pratica
di
quella
stanza
come
dell
'
intiero
ospizio
,
dove
,
tutto
essendo
affidato
all
'
onestà
e
alla
decenza
,
gli
usci
mancavano
di
serrature
,
andò
dritta
alla
parete
sulla
quale
stava
appeso
il
quadro
,
e
,
posata
innanzi
ad
esso
,
sopra
un
tavolino
,
la
lampada
con
cui
era
venuta
,
si
mise
a
guardarlo
fissamente
con
quel
suo
occhio
che
trapassava
gli
oggetti
.
La
tela
rappresentava
un
santo
giovane
,
di
volto
pallido
,
delicato
,
soave
;
aveva
la
barba
alla
nazarena
,
i
capelli
neri
,
lo
sguardo
tenero
e
le
labbra
socchiuse
,
come
se
pronunciasse
flebilmente
una
parola
d
'
affetto
.
Accanto
,
sopra
un
altare
,
in
mezzo
a
festoni
di
allegri
fiori
,
si
vedeva
il
Bambino
,
tutto
nudo
,
che
,
alzando
i
braccini
e
facendo
atto
di
saltare
,
pareva
volesse
uscir
di
botto
dalla
cornice
per
gettarsi
nelle
braccia
di
chi
lo
stava
guardando
.
Era
roseo
,
era
paffutello
,
era
gaio
,
vispo
,
gentile
,
carezzevole
:
un
amorino
da
mangiar
di
baci
.
La
bella
bionda
guardava
ora
il
santo
,
ora
il
bambino
.
Al
santo
diceva
:
-
Ti
ricordi
,
Giovanni
,
la
mattina
in
cui
ci
siamo
sposati
?
La
mamma
non
voleva
,
il
babbo
non
voleva
;
facevano
tanti
discorsi
,
che
non
capivo
.
Io
credeva
soltanto
a
te
.
Che
lieta
mattina
!
Mi
stringevi
la
mano
,
e
mi
dicevi
una
parola
...
Ripetila
,
te
ne
scongiuro
.
La
indovino
dalla
tua
bocca
.
Eravamo
in
paradiso
,
seduti
l
'
uno
accanto
all
'
altra
sotto
un
baldacchino
,
in
mezzo
a
un
prato
fiorito
,
e
le
fanciulle
e
i
giovinetti
ci
venivano
intorno
a
cantare
,
a
suonare
,
a
ballare
;
ci
facevano
una
riverenza
,
e
noi
salivamo
nel
nostro
trono
un
gradino
più
in
su
,
poi
un
altro
gradino
e
un
altro
gradino
ancora
:
era
la
scala
di
Giacobbe
.
Quando
fummo
arrivati
al
più
alto
di
tutti
i
cieli
,
mentre
ti
davo
un
bacio
,
una
mano
di
ferro
mi
buttò
giù
d
'
un
colpo
,
e
allora
precipitai
dalle
nuvole
a
capo
fitto
,
e
scendevo
,
scendevo
sempre
,
e
il
viaggio
non
terminava
mai
.
Era
un
sogno
.
Ti
ho
ritrovato
;
eppure
non
somigli
a
quello
di
prima
.
Prima
mi
parlavi
,
mi
baciavi
,
mi
stringevi
fra
le
tue
braccia
;
eravamo
in
festa
tutta
la
settimana
;
ora
sì
,
mi
vuoi
bene
,
non
dico
di
no
,
ma
sei
tutto
misteri
.
Vuoi
che
aspetti
?
Sempre
aspettare
,
sempre
.
Domani
,
doman
l
'
altro
,
non
ti
risolvi
mai
.
T
'
amo
tanto
,
che
mi
contento
di
guardarti
,
Giovanni
,
Giovanni
.
Aveva
un
sorriso
pieno
di
lagrime
;
la
sua
voce
insinuante
,
rispettosa
,
timida
,
avrebbe
rammollito
una
rupe
.
Continuò
a
guardare
e
tacque
per
un
istante
;
poi
,
mutando
espressione
,
si
volse
al
putto
:
-
Bambino
mio
,
anche
tu
mi
dici
di
attendere
.
Domani
,
doman
l
'
altro
!
Sei
cattivo
.
La
tua
mamma
t
'
adora
,
luce
degli
occhi
miei
,
sangue
del
mio
sangue
,
carino
,
diavolino
mio
;
e
tu
mi
stendi
le
manine
care
e
ti
rivolgi
verso
di
me
,
ma
non
t
'
affretti
a
ricadere
sul
seno
che
t
'
ha
nutrito
.
Non
ingannarmi
,
monello
.
Dormivi
in
una
cuna
ornata
di
brillanti
,
e
gli
angioletti
ti
cantavano
la
ninna
nanna
,
e
le
farfalle
con
le
loro
ali
di
tutti
quanti
i
colori
ti
svolazzavano
intorno
;
ma
un
dì
sei
scomparso
,
non
t
'
ho
trovato
più
,
sparito
sotto
un
monte
di
fiori
,
sotto
un
manto
ricamato
d
'
oro
e
d
'
argento
,
in
mezzo
ai
ceri
,
ai
bimbi
,
ai
canti
...
Ora
che
sei
tornato
,
perché
non
mi
balzi
in
grembo
?
Non
l
'
ami
più
questo
petto
?
-
e
si
sbottonava
dinanzi
il
vestito
azzurro
,
e
mostrava
al
figliuolo
il
seno
ignudo
,
mentre
la
immagine
dipinta
del
fanciullo
continuava
a
sogguardarla
e
a
ridere
.
Un
forte
scoppiettìo
del
fuoco
,
che
in
quel
silenzio
da
tomba
sembrò
un
fracasso
diabolico
,
le
fece
voltare
il
capo
,
e
mi
vide
.
Mi
cacciai
nel
fondo
della
poltrona
,
cercando
di
farmi
piccino
,
di
schiacciarmi
nella
spalliera
imbottita
,
tanto
da
sfuggire
all
'
occhio
tranquillo
e
tremendo
.
Mi
si
avvicinò
piano
piano
,
senza
curarsi
di
allacciare
l
'
abito
;
mi
porse
le
mani
piccole
e
bianche
,
facendo
segno
che
le
dessi
le
mie
:
gliele
diedi
;
allora
ella
,
stringendomele
,
mi
tirò
a
sé
lentamente
,
ma
vigorosamente
,
sicché
mi
alzai
ritto
di
contro
a
lei
,
confuso
e
tremante
.
Mi
prese
il
capo
fra
le
mani
,
e
si
pose
ad
esaminarmi
.
-
I
tuoi
capelli
,
-
bisbigliava
,
-
sono
mutati
.
Mi
sembrano
meno
neri
.
Ti
sei
fatto
radere
la
barba
-
e
passava
le
mani
delicate
intorno
alle
mie
guance
ed
al
mento
.
-
I
tuoi
occhi
non
brillano
più
del
loro
fuoco
divoratore
.
Ma
io
,
Giovanni
,
t
'
amo
tanto
,
tanto
!
Aggrottava
le
ciglia
come
se
tentasse
di
pensare
.
Avvicinò
le
sue
labbra
alle
mie
;
io
mi
ritrassi
;
ma
ella
,
che
mi
stringeva
sempre
il
capo
fra
le
mani
,
trattenendomi
,
pose
la
sua
sulla
mia
bocca
.
Le
labbra
erano
di
ghiaccio
,
e
il
respiro
di
quella
larva
di
donna
pareva
un
lievo
soffio
gelato
.
Mormorò
:
-
Dimmi
che
mi
ami
.
Non
sono
sempre
la
tua
sposa
,
la
tua
cara
,
la
tua
bella
?
Nello
studiarmi
di
retrocedere
quasi
insensibilmente
e
nel
tentare
di
svincolarmi
da
quella
stretta
rigida
,
caddi
sulla
poltrona
.
La
giovine
si
mise
a
sedere
sulle
mie
ginocchia
,
circondandomi
il
collo
con
il
braccio
sinistro
,
mentre
con
l
'
altra
mano
m
'
accarezzava
il
volto
.
-
Senti
,
ho
freddo
,
-
diceva
.
-
Vieni
,
vieni
a
scaldarmi
-
,
e
mi
sussurrava
nell
'
orecchio
delle
parole
,
ch
'
io
non
volevo
intendere
.
Intanto
il
fuoco
illuminava
di
luce
rossa
e
oscillante
quei
lunghi
capelli
d
'
oro
,
la
faccia
gentile
,
il
collo
,
i
seni
nudi
e
turgidi
.
Sentivo
offuscarmi
il
cervello
,
come
se
il
vecchio
vino
bevuto
alla
cena
mi
portasse
di
colpo
tutti
i
suoi
fumi
alla
testa
.
Non
riescivo
a
liberarmi
dal
peso
e
dall
'
abbraccio
di
lei
,
che
mi
fissava
sempre
con
il
suo
sguardo
di
donna
innamorata
in
un
mondo
vano
di
spettri
,
e
nella
quale
i
segni
della
passione
terrena
prendevano
l
'
aspetto
innocente
e
agghiacciante
di
una
fatalità
tutta
inconscia
.
Ripeteva
:
-
Vieni
a
scaldarmi
,
vieni
,
-
e
m
'
obbligava
a
porle
una
mano
sul
petto
e
a
baciarla
.
Dagli
alari
cadde
sul
pavimento
un
tizzone
acceso
,
che
rotolò
fino
ai
piedi
della
donna
.
La
sollevai
di
sbalzo
e
mi
precipitai
per
rimettere
con
le
molle
nel
focolare
il
legno
ardente
,
profittando
poi
subito
della
confusione
per
fuggire
nella
gran
sala
attigua
,
senza
che
la
giovane
se
n
'
avvedesse
.
Ascoltai
all
'
uscio
:
non
si
sentiva
più
nulla
.
Dopo
qualche
minuto
,
inquieto
di
quello
stesso
silenzio
,
socchiudendo
l
'
imposta
,
guardai
nella
camera
.
La
bionda
stava
di
nuovo
immobile
rimpetto
al
quadro
,
contemplandolo
.
Non
parlava
,
non
sorrideva
.
Finalmente
,
sottovoce
,
ma
con
accento
di
fiducia
sublime
,
ripeté
più
volte
:
-
Tornerò
domani
,
tornerò
domani
-
,
e
,
ripreso
il
lume
,
senza
guardare
intorno
,
lenta
,
grave
,
se
n
'
andò
via
dall
'
uscio
dond
'
era
entrata
.
5
Quel
dolore
,
svanito
nelle
memorie
e
nelle
speranze
,
mi
aveva
straziato
l
'
anima
.
M
'
accorsi
di
essere
assiderato
,
e
andai
a
letto
,
dove
,
tremando
dal
freddo
tutta
la
notte
,
non
mi
riuscì
di
chiudere
occhio
neanche
un
minuto
.
Alle
nove
uscivo
dal
Santuario
per
arrampicarmi
sul
monte
.
Nel
passare
dall
'
atrio
scansai
Pasquale
,
che
dianzi
,
portandomi
il
caffè
,
con
la
gamba
destra
zoppicante
e
col
muso
ingrugnato
,
non
aveva
neanche
avuto
la
degnazione
di
darmi
il
buon
giorno
.
Vedendomi
andare
in
fretta
,
mi
chiamò
:
-
Scusi
,
signore
,
se
incontrasse
suor
Maria
la
rimandi
all
'
ospizio
.
-
Suor
Maria
,
chi
è
?
La
chiamiamo
così
tanto
per
intenderci
.
È
la
signora
bionda
,
vestita
con
l
'
abito
delle
Figlie
di
Gesù
,
ch
'
ella
vide
qui
ieri
a
sera
.
-
È
uscita
?
-
Pur
troppo
.
Non
la
ho
trovata
né
in
chiesa
,
né
in
nessun
altro
luogo
.
Un
contadino
dice
di
aver
incontrato
alle
sette
circa
una
Figlia
di
Gesù
sulla
strada
delle
cappelle
.
È
la
prima
volta
in
tre
settimane
che
suor
Maria
s
'
allontana
così
dall
'
ospizio
.
Dio
voglia
che
non
le
accada
una
disgrazia
su
queste
rupi
,
con
questa
neve
.
Lo
predicavo
io
che
lasciarla
così
sola
e
libera
era
un
'
imprudenza
-
.
Due
grosse
lagrime
scendevano
sulle
ruvide
guance
di
Pasquale
,
e
sospirava
forte
.
-
Sentite
,
Pasquale
,
non
ha
parenti
quella
poveretta
?
-
Ha
padre
e
madre
;
ma
non
vogliono
veder
la
figliuola
,
perché
si
maritò
senza
il
loro
consenso
:
gente
cattiva
,
malvista
da
tutto
il
paese
.
-
E
il
marito
?
-
Un
poco
di
buono
.
Le
mangiò
quel
po
'
di
dote
,
e
un
bel
giorno
se
ne
scappò
via
,
in
America
,
pare
,
piantandola
senza
un
soldo
,
con
un
bambino
di
cinque
mesi
.
-
E
il
bambino
?
-
Tre
giorni
dopo
fuggito
il
padre
,
morì
.
Allora
la
disgraziata
...
-
e
Pasquale
agitò
due
volte
la
mano
destra
innanzi
alla
fronte
,
poi
continuò
:
-
Il
nostro
rettore
,
sant
'
uomo
,
ch
'
era
il
suo
confessore
e
non
voleva
fosse
consegnata
ai
cattivi
genitori
,
la
fece
venire
qui
,
affidandola
alle
Figlie
di
Gesù
.
Per
carità
,
signore
,
veda
se
può
trovarla
sulla
china
del
monte
,
verso
le
cappelle
.
Io
non
mi
posso
muovere
.
-
State
quieto
,
buon
uomo
,
cercherò
,
dappertutto
.
Ma
tornerà
senza
dubbio
da
sé
.
-
Dio
lo
voglia
.
Ho
un
brutto
presentimento
.
Mi
fermai
fuori
della
cancellata
un
poco
a
studiare
le
orme
.
Cercavo
quelle
di
due
piedi
piccoli
,
e
mi
parve
di
trovarle
.
La
neve
alta
,
non
essendo
gelata
alla
superficie
,
serbava
le
impronte
.
Scintillava
come
se
fosse
tutta
cosparsa
di
brillantini
;
raddolciva
gli
avvallamenti
del
terreno
,
i
precipizii
,
i
burroni
,
ma
li
mascherava
,
e
le
tortuosità
della
viuzza
erta
,
che
,
tagliata
nel
masso
,
conduceva
su
su
alle
cappelle
,
s
'
indovinava
appena
.
Non
solo
aveva
smesso
di
nevicare
,
ma
il
cielo
,
in
gran
parte
sereno
,
con
quel
contrasto
del
bianco
della
terra
,
che
abbagliava
gli
occhi
,
appariva
d
'
un
colore
turchino
splendido
.
Camminavo
seguendo
le
peste
leggiere
,
le
quali
ora
,
per
un
buon
tratto
,
si
seguivano
regolarmente
,
ora
si
smarrivano
di
qua
o
di
là
per
rientrare
poco
dopo
sulla
linea
torta
della
via
,
e
nello
stesso
tempo
guardavo
in
basso
alla
valle
,
alla
pianura
.
Sulla
pianura
stava
,
immobile
,
una
massa
non
interrotta
,
lunghissima
di
nubi
dense
,
che
si
vedevano
dall
'
alto
al
basso
.
Illuminate
dal
vivo
sole
parevano
candide
sul
dorso
,
d
'
un
candore
argenteo
,
e
coperte
come
di
ondulazioni
,
di
vette
,
di
punte
strane
,
che
le
facevano
somigliare
a
catene
di
monti
nevosi
,
e
sembrava
di
potervi
camminare
sopra
;
ma
di
giù
erano
brune
,
tenebrose
,
fracide
di
folgori
e
di
tempeste
,
e
mettevano
in
un
'
ombra
triste
e
nera
i
paeselli
e
i
campi
della
vallata
lontana
.
Sotto
a
quella
coltre
,
a
quella
cappa
plumbea
doveva
farci
notte
.
Le
traccie
si
perdevano
.
A
destra
,
dalla
parte
del
mezzodì
,
il
monte
alzandosi
a
picco
sopra
la
strada
,
serbava
in
essa
la
neve
tanto
ghiacciata
,
lustra
,
sdrucciolevole
,
che
non
si
poteva
reggersi
in
piedi
.
Poco
appresso
le
pedate
ricomparivano
.
Giunto
a
'
piedi
della
prima
cappella
,
m
'
arrampicai
più
lesto
:
guardai
dentro
,
non
v
'
era
nessuno
,
ma
si
vedeva
sul
suolo
il
segno
della
neve
portata
di
fresco
dalle
scarpe
d
'
una
persona
,
la
quale
era
andata
fino
al
cancello
,
che
divide
la
parte
destinata
ai
preganti
dalla
parte
destinata
alle
immagini
.
La
scena
rappresentava
in
molte
figure
grandi
al
naturale
,
eseguite
in
terra
cotta
e
dipinte
a
briosi
colori
,
la
Natività
di
nostro
Signore
;
personaggi
sacri
e
personaggi
profani
,
animali
e
prospettive
,
tutto
sembrava
il
vero
tale
e
quale
,
un
vero
che
stupiva
e
che
disgustava
.
Tornai
a
camminare
con
l
'
animo
sempre
più
inquieto
e
con
ansia
sempre
più
affannata
.
Mi
asciugavo
la
fronte
,
da
cui
gocciolava
il
sudore
;
sbottonavo
la
pelliccia
;
le
ginocchia
mi
tremavano
;
dovetti
fermarmi
un
istante
a
riprender
fiato
.
In
quel
mentre
si
distendeva
giù
,
dal
Santuario
verso
il
piccolo
cimitero
,
l
'
accompagnamento
funebre
del
barbiere
.
Innanzi
alla
bara
,
portata
da
quattro
contadini
,
camminavano
il
sagrestano
col
crocifisso
,
il
rettore
,
più
dritto
,
più
lungo
,
più
magro
della
sera
innanzi
e
occupato
a
tenere
in
freno
le
sue
gambe
interminabili
ed
impazienti
,
e
due
preti
vecchi
,
i
quali
stropicciavano
i
piedi
sulla
neve
,
temendo
di
scivolare
a
ogni
passo
.
Dietro
alla
bara
venivano
sei
Figlie
di
Gesù
,
delle
quali
le
voci
limpide
,
soavemente
accordate
insieme
,
destavano
gli
echi
lenti
della
montagna
.
Dieci
o
dodici
persone
chiudevano
il
breve
corteo
,
che
andava
strisciando
come
un
serpe
le
curve
della
strada
stretta
.
Intanto
io
giungevo
alla
seconda
cappella
,
poi
alla
terza
,
alla
quarta
.
Le
orme
si
fermavano
alla
porta
di
questa
ultima
.
Esclamai
con
gioia
:
-
È
salva
-
,
e
mi
precipitai
nell
'
interno
dell
'
oratorio
.
Chiamavo
:
-
Suor
Maria
,
suor
Maria
.
Tutto
era
sossopra
.
Una
parte
del
cancello
,
scassinata
a
forza
,
stava
rovesciata
sul
pavimento
;
le
figure
in
terra
cotta
rappresentavano
la
Strage
degli
Innocenti
.
Tutti
i
bimbi
erano
stati
strappati
dalle
branche
dei
carnefici
,
e
deposti
regolarmente
l
'
uno
accanto
all
'
altro
sul
gradino
del
parapetto
.
Ai
manigoldi
mancavano
la
testa
,
le
mani
o
le
braccia
,
e
codeste
membra
si
vedevano
sparse
sul
suolo
.
Erode
,
circondato
dai
grandi
satrapi
e
dalle
sue
cortigiane
,
guardava
impassibile
dall
'
alto
del
trono
alla
bizzarra
punizione
dei
proprii
sgherri
;
e
costoro
,
in
attitudini
furiosamente
crudeli
,
mutilati
a
quel
modo
,
apparivano
anche
più
spaventosi
,
mentre
le
donne
discinte
,
disperate
,
continuavano
a
trascinarsi
alle
loro
ginocchia
,
implorando
pietà
.
Mi
cacciai
per
entro
alla
confusione
.
Fra
quelle
sculture
,
che
parevano
la
verità
viva
,
fra
quelle
madri
nel
parossismo
del
dolore
,
fra
quei
fanciulli
squartati
,
vidi
finalmente
una
figura
di
donna
stesa
a
terra
con
le
mani
insanguinate
,
con
le
vesti
a
brandelli
,
coi
capelli
biondi
,
ed
un
sorriso
angelico
sulle
labbra
bianche
,
e
nel
volto
una
espressione
di
beatitudine
soprannaturale
.
Stringeva
al
petto
uno
dei
putti
di
terra
cotta
,
roseo
e
ricciuto
.
Era
gelata
,
il
suo
cuore
non
batteva
più
,
viveva
unicamente
nel
suo
sorriso
.
La
coprii
con
la
mia
pelliccia
,
e
corsi
fuori
per
cercare
aiuto
.
Passava
giù
nella
strada
del
cimitero
,
quasi
a
piombo
,
il
funerale
del
barbiere
.
Mi
posi
a
gridare
con
tutta
la
forza
de
'
miei
polmoni
:
-
Signor
rettore
,
signor
rettore
,
suor
Maria
è
moribonda
qui
nella
cappella
;
non
c
'
è
un
minuto
da
perdere
;
venga
,
per
carità
,
venga
subito
-
.
Il
rettore
diede
uno
sbalzo
,
piantò
lì
la
bara
,
e
principiò
a
salire
con
quelle
sue
gambe
a
pertica
,
saltando
sulla
neve
,
facendo
passi
da
gigante
,
aiutandosi
con
le
ginocchia
,
con
le
mani
,
affrontando
senza
esitare
gli
ostacoli
,
non
curando
i
pericoli
,
volando
.
Quando
giunse
all
'
oratorio
,
la
bella
bionda
,
ch
'
era
morta
,
sorrideva
ancora
.
Quattr
'
ore
al
lido
Schizzo
dal
vero
.
L
'
acqua
era
tiepida
,
il
mare
uno
specchio
.
Nuotando
ora
lesto
,
ora
tardo
,
m
'
ero
allontanato
bene
dalla
riva
,
sicché
la
barca
di
salvamento
mi
veniva
dietro
,
e
i
barcaiuoli
gridavano
che
gli
Avvisi
proibiscono
di
scostarsi
troppo
dai
Bagni
.
Uomo
avvisato
,
mezzo
salvato
.
Vedendo
che
non
davo
retta
alla
legge
,
i
barcaiuoli
se
ne
tornarono
indietro
,
e
mi
lasciarono
solo
.
Nell
'
acqua
profonda
sentivo
di
quando
in
quando
una
corrente
fresca
,
e
mi
scorreva
sulla
pelle
un
leggiero
brivido
;
poi
tornavo
nel
tepore
quieto
e
beato
.
Quella
libertà
delle
membra
in
mezzo
a
quella
immensità
di
mare
è
un
conforto
ineffabile
,
un
'
allegria
sublime
.
Non
un
'
onda
,
non
una
voce
.
L
'
edificio
dei
Bagni
era
diventato
piccino
.
Mi
pareva
di
entrare
nell
'
infinito
.
Cacciavo
sotto
il
capo
con
gli
occhi
aperti
per
vedere
il
verde
diafano
,
di
una
gradazione
così
delicata
,
così
gentile
,
che
avrei
voluto
sprofondarmici
dentro
,
sicuro
di
trovare
al
fondo
del
colore
smeraldino
una
sirena
bionda
.
Bevevo
l
'
acqua
salata
.
Tornavo
fuori
con
la
testa
,
quando
mi
mancava
tutta
l
'
aria
nel
petto
,
e
aspiravo
in
furia
,
e
sbuffavo
,
e
in
ogni
boccata
d
'
aria
c
'
era
qualche
goccia
di
sale
.
Ma
l
'
istante
in
cui
si
esce
dall
'
incanto
del
gorgo
è
terribile
.
Non
si
vede
più
nulla
:
sembra
di
entrare
,
asfitici
,
nelle
tenebre
della
morte
.
I
capelli
si
appiccicano
sugli
occhi
,
l
'
acqua
che
sgocciola
dal
fronte
impedisce
alle
palpebre
di
aprirsi
.
Si
respira
con
ansia
,
ma
si
è
ciechi
,
d
'
una
cecità
spaventosa
,
che
dura
meno
di
un
minuto
secondo
.
Quand
'
ero
un
po
'
stanco
,
facevo
il
morto
.
Mi
coricavo
sul
mare
come
sopra
il
più
morbido
dei
cuscini
,
immobile
,
con
le
braccia
aperte
e
con
le
gambe
unite
.
Il
mare
mi
dondolava
placidamente
,
cantandomi
la
ninna
nanna
.
Sull
'
orizzonte
non
vedevo
dinanzi
a
me
altro
che
le
punte
de
'
miei
piedi
;
ma
di
contro
al
mio
viso
si
apriva
la
grandezza
dei
cieli
.
Guardavo
le
nubi
in
faccia
.
Come
nelle
carrozze
della
ferrovia
accade
spesso
di
credere
che
si
vada
in
direzione
opposta
a
quella
nella
quale
corre
il
treno
,
e
si
sbalza
,
e
si
guarda
esterrefatti
;
così
a
me
sembrò
per
un
istante
di
essere
in
piedi
,
e
di
vedere
l
'
abisso
azzurro
al
di
sopra
e
al
di
sotto
.
Mi
pareva
di
stare
appoggiato
ad
una
parete
verticale
interminabile
,
nel
mezzo
ad
una
immensità
vertiginosa
di
colori
strani
.
Lo
splendore
del
tramonto
prendeva
figura
come
di
fuoco
diffuso
,
di
oro
liquefatto
,
di
vapore
celeste
misteriosissimo
,
di
brune
macchie
minacciose
e
di
bizzarri
luccicori
d
'
argento
:
l
'
atmosfera
del
sole
vista
nel
sole
non
può
essere
diversa
.
Ma
una
ondetta
,
passandomi
sul
fronte
,
mi
richiamava
alla
realtà
;
e
allora
io
mi
gustavo
di
nuovo
la
dolcezza
di
quel
giaciglio
soffice
e
fresco
.
E
di
botto
mi
rivoltavo
,
e
coi
remi
delle
braccia
e
delle
gambe
,
andando
rapido
,
ma
in
giusta
simmetria
e
senza
fatica
,
vogavo
un
pezzo
;
poi
sbattevo
le
mani
e
i
piedi
sull
'
acqua
,
alzando
una
spuma
candida
di
perlette
,
che
subito
si
scioglieva
nell
'
ampio
verde
.
Il
verde
nel
mare
è
di
una
varietà
,
che
gl
'
impasti
dei
più
raffinati
colori
e
le
più
sottili
velature
non
possono
imitare
neanche
di
lontano
.
Non
parlo
delle
spiagge
e
dei
mari
diversi
;
lo
stesso
mare
,
la
stessa
spiaggia
nella
stessa
stagione
non
ha
mai
la
stessa
tinta
l
'
un
giorno
e
l
'
altro
.
Ad
ogni
moto
dell
'
acqua
corrisponde
una
gradazione
differente
di
verde
,
di
azzurro
,
di
tinte
neutre
,
e
i
moti
dell
'
acqua
sono
innumerevoli
,
dalla
impassibile
calma
ai
furori
ciechi
della
tempesta
.
Anche
senza
andare
fino
allo
spavento
dei
cavalloni
,
il
nuotatore
lo
sa
.
Conosce
le
ondette
piccole
,
che
,
come
il
passo
rapido
e
breve
di
una
crestaina
,
si
seguono
l
'
una
all
'
altra
senza
romore
:
sono
verdoline
con
un
pizzico
di
giallo
.
Conosce
le
ondette
larghe
,
lente
,
ancora
graziose
e
leggermente
azzurrognole
,
indizio
di
una
bufera
lontana
.
E
poi
le
onde
maestose
,
quasi
direi
di
stile
classico
,
nelle
quali
il
nuotatore
si
lascia
calare
all
'
avvallamento
e
portare
al
colmo
con
il
viso
e
con
i
capelli
asciutti
,
basta
premere
le
mani
e
incurvare
la
persona
in
forma
di
sirena
,
mentre
il
flutto
s
'
innalza
;
e
dall
'
alto
si
vedono
le
creste
regolari
,
allineate
delle
altre
onde
,
che
sembrano
i
solchi
di
un
immenso
campo
;
e
nel
basso
si
crede
di
essere
caduti
al
fondo
di
un
fosso
,
tanto
i
marosi
,
che
chiudono
la
vista
,
somigliano
a
sponde
erbose
e
ripide
.
In
mare
il
tempo
s
'
allunga
.
L
'
allegria
o
la
tristezza
,
l
'
ardire
o
la
paura
fermano
l
'
attimo
;
e
si
pensa
in
un
minuto
più
e
meglio
di
quel
che
in
terra
si
penserebbe
in
un
'
ora
.
E
un
altro
dì
ci
sono
le
onde
pettegole
,
che
scherzano
intorno
sgarbate
,
vi
spruzzano
,
ciarlando
,
la
loro
saliva
in
volto
,
non
vi
lasciano
respirare
,
vi
tirano
di
qua
,
vi
premono
di
là
,
vi
gridano
nelle
orecchie
con
un
fracasso
assordante
ed
impertinente
,
come
le
donne
delle
Baruffe
chioggiotte
.
Ma
Dio
vi
salvi
dalle
onde
matte
,
uscite
dai
manicomii
del
gorgo
,
coperte
della
loro
densa
bava
bianca
,
nelle
quali
,
a
un
tratto
,
vi
sentite
sommerso
,
arrovesciato
,
travolto
,
e
quando
finalmente
mettete
fuori
la
testa
,
un
'
altra
onda
vi
si
sbatte
in
faccia
e
vi
spezza
il
respiro
;
poi
,
diventato
sospettoso
,
guardate
in
giro
con
tanto
d
'
occhi
,
e
vi
apprestate
a
ricevere
degnamente
sul
petto
una
ondata
minacciosa
,
che
vedete
precipitarsi
contro
di
voi
,
e
già
quasi
vi
seppellisce
,
ma
ecco
invece
che
si
spiana
e
si
risolve
in
nulla
;
gli
assalti
vi
vengono
vigliaccamente
dai
fianchi
e
dalle
spalle
,
senz
'
ordine
,
senza
ragione
;
vi
stancate
,
vi
spossate
,
cominciate
a
disperare
;
date
quasi
un
addio
alla
terra
,
e
toccate
dopo
sovrumani
sforzi
la
riva
,
uscendo
da
quell
'
acqua
sciaguattata
da
tutti
i
venti
,
nera
,
orlata
di
certe
frange
e
certi
fiocchi
d
'
argento
sudicio
,
che
le
dànno
aspetto
di
uno
sconfinato
drappo
funereo
.
Eppure
nel
mare
quieto
o
nel
mare
agitato
l
'
uomo
si
sente
pieno
di
vigoria
.
La
sua
buona
vanità
gli
fa
credere
o
di
dominar
la
natura
,
o
di
essere
tanto
grande
,
che
Dio
,
per
ischiacciarlo
,
debba
scatenargli
contro
tutte
le
furie
degli
abissi
.
Svaniscono
le
noie
mortali
,
il
cuore
si
ritempra
,
si
fa
provvisione
di
coraggio
e
di
forza
.
Un
'
ora
in
mare
è
un
'
ora
bene
impiegata
:
in
quella
salsedine
c
'
è
un
po
'
di
ferro
per
l
'
anima
.
Uscendo
dall
'
acqua
si
diventa
Greci
.
Dopo
essere
saliti
le
lunghe
scale
di
legno
,
dove
sui
gradini
viscidi
s
'
arrischia
di
sdrucciolare
e
le
alghe
fanno
talvolta
dei
brevi
taglietti
ai
piedi
,
si
entra
nel
proprio
camerino
e
si
avvolge
il
corpo
nudo
in
un
ampio
lenzuolo
;
poi
si
esce
così
drappeggiati
sul
ballatoio
,
che
guarda
il
mare
.
Alcuni
bagnanti
stanno
ancora
in
acqua
presso
la
riva
,
tenendosi
-
disgraziati
!
-
alle
corde
,
e
piantati
sull
'
arena
,
dove
passeggiano
i
granchi
.
L
'
immobilità
li
intirizzisce
,
li
raggricchia
:
paiono
ranocchie
umane
.
E
quant
'
è
difficile
trovare
il
corpo
bello
di
un
uomo
!
Nella
donna
la
bellezza
delle
membra
è
men
rara
:
basta
l
'
armonia
delle
parti
,
una
certa
rotondità
gentile
,
una
certa
bianchezza
trasparente
e
rosea
,
e
forse
il
desiderio
ci
fa
meno
difficili
.
Ma
nell
'
uomo
la
vigoria
sana
deve
accoppiarsi
alla
snellezza
morbida
;
le
membra
sciolte
,
giuste
,
né
troppo
asciutte
,
né
pesanti
di
polpa
;
una
espressione
generale
di
ardire
elegante
.
Gli
antichi
volevano
la
grazia
persino
sui
campi
di
battaglia
.
In
Tessaglia
la
iscrizione
di
una
statua
diceva
:
Ad
Elatione
,
che
ben
ballò
la
battaglia
,
questa
statua
il
popolo
.
La
sproporzione
,
da
noi
moderni
tollerata
con
indifferenza
,
era
insopportabile
agli
antichi
.
Un
dì
ad
un
mimo
tarchiato
e
grasso
il
pubblico
vociò
ridendo
:
Non
isfondare
il
palco
;
un
altro
dì
ad
un
mimo
pallido
e
mingherlino
mandò
ironicamente
questo
saluto
:
Fa
di
star
sano
,
e
un
'
altra
volta
ad
uno
di
troppo
alta
statura
,
figurante
Capaneo
che
si
avventa
alle
mura
di
Tebe
,
gridò
indispettito
:
Scavalca
il
muro
,
non
hai
bisogno
di
scale
.
Sul
ballatoio
,
verso
il
mare
,
si
atteggiavano
dunque
dieci
o
dodici
uomini
panneggiati
di
bianco
.
Avevano
messo
sul
capo
l
'
asciugamano
in
forma
di
Palliolum
,
e
si
avvolgevano
il
corpo
con
il
lenzuolo
a
modo
di
Pallium
,
nelle
diverse
fogge
,
che
piacevano
meglio
a
quella
naturale
affettazione
,
da
cui
l
'
uomo
coperto
di
un
gran
manto
non
si
sa
quasi
mai
liberare
.
I
Greci
avevano
venti
modi
di
acconciarsi
il
pallio
:
affibbiato
sul
petto
,
affibbiato
alle
spalle
,
senza
ripiegatura
,
addoppiato
,
con
le
mani
nascoste
,
con
un
braccio
fuori
dalla
spaccatura
di
destra
,
con
un
lembo
sopra
una
spalla
corto
,
con
un
lembo
sopra
una
spalla
lungo
,
stretto
alle
anche
con
pieghettine
trite
,
ondeggiante
in
gonfi
svolazzi
o
libero
di
cadere
in
larghi
piani
ed
in
ampie
curve
.
Ogni
maniera
aveva
il
suo
proprio
nome
,
conveniente
ai
zerbinotti
,
ai
filosofi
,
ai
viaggiatori
,
ad
ogni
classe
di
persone
.
Tacito
si
lagnava
già
delle
vesticciuole
misere
degli
oratori
romani
,
e
che
le
portassero
male
.
Figuratevi
noi
la
bella
figura
che
facciamo
,
usciti
dall
'
acqua
,
in
quei
pallii
bagnati
e
appiccicaticci
!
L
'
aria
salata
e
la
ginnastica
del
nuoto
mettono
in
corpo
una
gran
fame
.
Andai
sul
terrazzo
de
'
Bagni
,
e
ordinai
da
pranzare
.
L
'
edificio
,
che
si
distende
in
una
lunghissima
linea
retta
,
è
tutto
di
legno
e
piantato
su
alte
palafitte
,
le
quali
lasciano
sfogo
ai
marosi
quando
il
mare
è
grosso
,
e
quando
è
tranquillo
rompono
a
'
loro
piedi
le
onde
placide
,
che
pure
mandano
romore
a
intervalli
misurato
e
grave
,
quasi
battute
sorde
di
un
maestro
di
cappella
.
Il
coro
,
l
'
armonia
di
quell
'
ora
non
si
può
descrivere
.
Tutto
si
fonde
in
un
accordo
pieno
e
gaio
,
profondo
e
vago
:
arpa
eolia
dell
'
infinito
.
Il
sole
baciava
quasi
l
'
orizzonte
,
e
scendeva
dalla
parte
opposta
al
mare
,
dietro
al
Lido
,
dietro
alla
laguna
,
dietro
a
Venezia
.
I
suoi
raggi
orizzontali
non
toccavano
più
la
superficie
della
marina
,
che
era
diventata
scura
e
azzurrastra
;
ma
andavano
a
ferire
dritti
due
vele
lontane
di
due
barche
da
pescatori
,
facendole
brillare
d
'
un
colore
giallo
dorato
,
fiammelle
fantastiche
.
Il
piano
immenso
del
mare
nudo
;
non
uno
scoglio
,
non
una
lingua
di
terra
per
quanto
l
'
occhio
cercasse
:
pareva
di
navigare
sopra
un
vascello
fatato
nell
'
Oceano
a
mille
miglia
da
terra
.
E
le
due
vele
splendevano
;
e
il
cielo
pigliava
una
tinta
brunetta
ancora
cilestra
,
qua
e
là
rallegrata
da
qualche
nuvola
mezza
in
ombra
e
mezza
in
luce
,
la
quale
vagava
lenta
e
a
poco
a
poco
s
'
impiccoliva
e
svaniva
.
L
'
appetito
mi
faceva
parere
squisite
le
vivande
,
e
la
salsedine
,
che
mi
restava
in
bocca
,
dava
al
vino
una
dolcezza
inebbriante
.
Il
ventre
si
confortava
,
e
gli
occhi
s
'
incantavano
;
e
questi
e
quello
mi
riempivano
l
'
anima
di
una
felicità
solenne
,
la
quale
porta
il
riso
sulle
labbra
e
le
lagrime
sul
ciglio
.
V
'
era
poca
gente
.
La
banda
cominciò
a
suonare
.
A
sinistra
,
intorno
ad
una
tavola
,
stava
un
gruppo
d
'
Inglesi
.
Una
delle
signore
,
vestita
di
seta
cruda
con
grandi
nastri
rossi
sull
'
abito
e
sul
cappello
,
parlava
allegra
,
faceva
mille
graziose
smorfiette
col
viso
strano
e
piacente
.
L
'
altra
alta
di
statura
,
snella
,
flessuosa
,
con
il
collo
un
po
'
lungo
,
come
le
Diane
antiche
,
il
volto
regolare
,
delicato
,
d
'
un
rosa
pallido
,
gli
occhi
di
un
fine
azzurro
marino
,
le
mani
troppo
affilate
,
ma
nobilissime
e
dello
stesso
candore
di
quel
po
'
di
pelle
,
che
il
modesto
squarcio
dell
'
abito
lasciava
vedere
sotto
la
gola
.
Si
alzava
di
tratto
in
tratto
per
correre
dietro
ad
un
bambino
di
due
anni
,
biondo
,
paffuto
,
il
quale
alla
sua
volta
correva
dietro
ad
un
grosso
cane
nero
-
un
bel
cane
,
che
nuotava
meglio
di
me
,
e
che
mentre
facevo
il
mio
bagno
in
alto
mare
,
era
venuto
a
salutarmi
con
molta
grazia
.
La
signora
vestiva
di
seta
colore
perlino
,
col
cappello
a
larghe
tese
della
medesima
stoffa
;
e
mi
ricordo
che
il
tono
neutro
e
chiarissimo
faceva
,
come
dicono
i
pittori
,
un
buco
sul
cielo
,
pareva
cioè
più
lontano
del
fondo
.
Ma
da
questo
errore
di
tavolozza
veniva
nella
gentile
persona
un
non
so
che
di
aereo
,
un
non
so
che
di
ammaliante
.
Non
era
una
donna
:
era
una
fata
.
E
il
putto
continuava
a
scapparle
ad
ogni
momento
,
e
voleva
vedere
tutto
,
toccare
tutto
;
sghignazzava
di
un
riso
da
angioletto
,
pestava
i
piedi
e
batteva
le
mani
;
si
metteva
a
sedere
sulle
ginocchia
della
gente
,
e
la
mamma
andava
allora
a
pigliarlo
,
dicendogli
qualche
parola
con
una
severità
tutta
soave
,
e
carezzandogli
con
la
mano
sottile
i
lunghi
ricci
d
'
oro
.
Ella
era
la
regina
del
terrazzo
:
una
regina
dolce
,
sicura
di
sé
,
com
'
è
sicura
l
'
innocenza
,
e
disinvolta
,
com
'
è
disinvolto
il
pudore
.
Codesta
madre
pareva
il
simbolo
della
verginità
:
credetti
in
quel
momento
al
mistero
della
Immacolata
Concezione
.
Ma
la
soave
creatura
principesca
stava
in
compagnia
di
un
signore
,
che
sembrava
vecchio
se
si
badava
a
'
suoi
capelli
grigi
e
alla
sua
barba
mezza
bianca
,
ma
che
sembrava
giovine
se
si
guardava
ai
lineamenti
e
all
'
espressione
del
volto
.
Era
il
padre
,
era
il
marito
?
Questo
problema
mi
torturò
il
cervello
per
una
buona
mezz
'
ora
.
Più
lontani
,
sparsi
a
gruppi
di
due
,
di
tre
,
di
quattro
o
solitarii
,
stavano
degli
altri
forestieri
e
qualche
raro
veneziano
,
la
più
parte
immobili
,
ascoltando
la
musica
,
guardando
in
giro
,
o
discorrendo
sotto
voce
senza
gesticolare
.
Il
mare
tranquillo
innamora
e
sgomenta
.
Quei
flutti
,
che
si
frangono
perennemente
alla
riva
e
mandano
sempre
l
'
identico
suono
;
quell
'
aria
quieta
e
fresca
,
che
si
aspira
con
lunga
voluttà
;
quell
'
orizzonte
sconfinato
,
che
pare
nello
stesso
tempo
una
linea
retta
infinita
ed
un
cerchio
infinito
:
tutto
contribuisce
a
produrre
l
'
impressione
maestosa
di
un
tempio
enorme
,
in
cui
ci
si
toglie
reverenti
il
cappello
e
ci
si
sprofonda
nella
propria
coscienza
.
Non
ho
mai
visto
nessuno
,
per
quanto
fosse
povero
di
fantasia
,
d
'
ingegno
e
di
cuore
,
il
quale
nel
mettere
i
piedi
sulla
soglia
di
una
cattedrale
bisantina
o
gotica
non
si
sentisse
invaso
da
un
arcano
senso
di
rispetto
,
e
non
interrompesse
le
parole
che
stava
pronunciando
;
ma
la
vera
chiesa
di
Dio
è
l
'
immensità
.
Lo
stato
naturale
dell
'
uomo
in
faccia
al
mare
è
il
silenzio
.
Quei
gruppi
di
persone
staccavano
bizzarramente
sul
campo
del
cielo
,
il
quale
diventava
sempre
più
fosco
:
erano
tinte
intiere
,
senza
ombreggiatura
,
che
non
trovavano
nel
tono
del
fondo
nessuna
maniera
di
fusione
;
e
già
i
colori
perdevano
la
loro
vivacità
nell
'
oscurarsi
crescente
della
sera
,
mentre
il
contorno
si
distingueva
tuttavia
preciso
e
un
po
'
secco
.
A
destra
si
muoveva
una
macchia
nera
di
camerieri
,
i
quali
,
non
sapendo
che
cosa
fare
,
discorrevano
tra
loro
.
Io
intanto
,
assottigliando
quanto
più
potevo
la
vista
,
fissavo
ancora
quelle
due
vele
lontane
,
le
quali
,
da
fiammeggianti
che
erano
quando
il
sole
mandava
loro
gli
ultimi
suoi
raggi
,
diventarono
grigie
,
e
poi
via
via
più
scure
,
finché
si
dipinsero
nere
sull
'
aria
già
lugubre
,
e
a
poco
a
poco
mi
sfuggivano
dallo
sguardo
.
Già
si
riducevano
ad
una
pennellata
quasi
impercettibile
.
Un
minuto
dopo
non
si
discernevano
più
.
Mi
rincrebbe
.
In
ogni
veduta
v
'
è
un
punto
,
al
quale
l
'
occhio
si
ferma
con
tenace
predilezione
;
e
quando
sparisce
ci
si
sente
come
strappare
qualcosa
,
e
si
piglia
quel
caso
semplice
e
inevitabile
per
un
segno
di
cattivo
augurio
.
In
faccia
al
mare
l
'
animo
si
riempie
di
pregiudizii
.
I
camerieri
accendevano
le
lampade
.
Il
cielo
si
era
lentamente
annuvolato
:
non
brillava
neanche
una
fetta
di
luna
,
non
luccicava
neanche
una
stella
.
L
'
aria
e
il
mare
si
confondevano
nel
buio
.
Solo
a
guardare
giù
dal
parapetto
del
terrazzo
si
scopriva
a
intervalli
un
po
'
del
bianco
della
spuma
sulle
onde
,
le
quali
mandavano
più
forte
,
più
frequente
e
quasi
minaccioso
il
loro
muggito
.
Uscii
dallo
Stabilimento
e
,
traversando
a
piedi
il
breve
spazio
che
divide
il
mare
dalla
laguna
,
sospirai
per
la
prima
volta
:
avrei
voluto
sentire
sul
mio
braccio
il
peso
leggiero
di
un
altro
braccio
,
e
udire
accanto
,
dopo
il
fruscìo
del
mare
,
quello
di
un
vestito
di
donna
.
Il
vaporetto
mandò
il
suo
fischio
,
e
si
partì
per
Venezia
.
La
notte
era
nera
,
la
laguna
era
cupa
.
Non
si
vedeva
altro
che
il
fanale
rosso
di
un
piccolo
vapore
,
che
veniva
,
sbuffando
,
incontro
a
noi
,
e
lontano
i
lumi
della
città
,
che
parevano
una
costellazione
piombata
in
terra
e
mezzo
spenta
.
Si
passò
la
punta
del
Giardino
,
poi
si
costeggiò
la
Riva
degli
Schiavoni
.
Il
campanile
di
San
Marco
usciva
dai
palazzi
che
lo
circondavano
e
,
illuminato
dai
fanali
della
Piazza
,
si
alzava
gigante
,
sfumandosi
nella
oscurità
verso
la
cima
e
cacciando
la
sua
punta
nelle
tenebre
delle
nubi
.
La
luce
della
Piazza
mi
abbagliò
.
I
musaici
della
chiesa
avevano
sull
'
orlo
delle
striscie
scintillanti
.
Le
finestre
spalancate
delle
Procuratìe
Vecchie
lasciavano
vedere
le
allegre
sale
illuminate
.
La
loggia
del
Palazzo
Ducale
si
perdeva
in
un
'
ombra
opaca
.
Mezz
'
ora
dopo
,
la
mia
madonnina
inglese
,
sorridente
,
svelta
,
correva
dietro
al
suo
putto
biondo
fra
le
seggiole
del
Caffè
Florian
.
Meno
di
un
giorno
La
stavo
aspettando
alla
stazione
di
Treviglio
.
Ell
'
aveva
passato
il
mese
di
settembre
ad
Iseo
,
in
villa
,
presso
la
sua
famiglia
,
e
doveva
partire
quel
giorno
,
sola
,
per
Milano
.
Avevamo
combinato
che
ella
scrivesse
a
Milano
annunziando
il
suo
arrivo
pel
dì
seguente
con
la
prima
corsa
.
Si
doveva
stare
in
compagnia
quell
'
intervallo
di
quindici
ore
:
un
saggio
del
paradiso
.
Mi
sentivo
dentro
le
furie
indiavolate
dell
'
impazienza
e
le
prostrazioni
delle
speranze
troppo
ripensate
.
Ora
stavo
rannicchiato
sulla
panca
della
sala
d
'
aspetto
,
ora
camminavo
a
gran
passi
nel
piazzale
della
stazione
,
dove
tre
o
quattro
cocchieri
di
birocci
sbraitavano
insieme
.
Tutt
'
a
un
tratto
mi
fermavo
e
giravo
gli
occhi
verso
Treviglio
,
pauroso
di
vedere
avvicinarsi
qualcuno
che
mi
conoscesse
,
che
conoscesse
lei
.
Studiavo
l
'
orario
delle
ferrovie
,
alla
pagina
26
,
Venezia
-
Milano
;
il
treno
doveva
giungere
alle
quattro
ore
e
quarantasette
minuti
.
Lo
sapevo
bene
,
ma
tornavo
a
leggere
quei
numeri
con
occhio
intento
,
quasi
che
ad
ogni
poco
m
'
uscissero
dalla
memoria
.
Guardavo
l
'
oriuolo
.
Questa
frase
del
Re
Giovanni
:
Veglio
su
voi
come
il
minuto
su
l
'
ora
,
mi
passò
nel
cervello
.
L
'
idea
dell
'
eternità
,
che
non
si
afferra
meditando
alla
lunga
serie
dei
secoli
,
diventa
chiara
seguendo
il
cammino
lento
della
lancetta
dei
minuti
.
Il
polso
batte
disuguale
,
rapido
;
una
irritazione
convulsa
invade
tutte
le
membra
;
si
sente
l
'
attimo
che
,
impassibile
,
crea
l
'
infinito
:
e
la
caduta
di
questa
stilla
di
tempo
nel
mare
senza
sponde
pare
meschina
e
immensa
,
ridicola
e
spaventosa
come
il
picchiettare
del
tarlo
nelle
veglie
di
una
lunga
notte
.
Aprivo
spesso
la
cassa
dell
'
orologio
per
contemplarne
il
fondo
.
Vi
stava
un
bel
ritratto
di
lei
.
Seguendo
i
delicati
contorni
del
mento
,
della
guancia
,
del
fronte
,
dei
capelli
,
avevo
ritagliata
tempo
addietro
quella
fotografia
con
attentissima
cura
,
per
incollarla
sopra
un
cerchio
di
cartoncino
celeste
,
corrispondente
appunto
alla
misura
del
tondo
dell
'
orologio
.
Il
ritratto
dal
suo
sicuro
nascondiglio
ogni
tanto
mi
sorrideva
;
e
avevo
mezzo
guastata
la
molla
della
custodia
.
La
testa
occupava
quasi
tutto
lo
spazio
,
sicché
il
candido
collo
scoperto
,
scendendo
giù
sino
al
lembo
,
non
lasciava
posto
neanche
al
principio
del
goletto
dell
'
abito
.
Sul
volume
dei
capelli
castani
spiccava
piccolo
,
fine
,
elegantissimo
l
'
orecchio
.
Ella
sapeva
di
averlo
bello
:
non
portava
orecchini
.
il
fronte
era
bassetto
,
e
la
distanza
tra
il
naso
e
la
bocca
lunghetta
;
le
narici
si
alzavano
in
su
un
tantino
,
dando
alla
regolarità
perfetta
del
naso
una
cert
'
aria
procace
:
ma
gli
occhi
cerulei
e
la
bocca
sottile
e
il
mento
piccolo
mischiavano
in
quel
caro
volto
una
gentile
melanconia
all
'
apparenza
sensuale
delle
altre
parti
.
Gli
occhi
,
gli
occhi
erano
tremendi
!
Sembravano
cerulei
,
ma
in
certi
momenti
diventavano
come
neri
:
erano
grandi
,
e
giravano
lenti
,
e
avevano
alle
volte
uno
sguardo
,
che
pareva
insieme
fisso
e
vago
,
scrutatore
e
distratto
.
Dopo
un
lungo
bacio
io
le
stringevo
le
mani
,
e
me
le
piantavo
dinanzi
fissandola
nelle
pupille
:
ella
mi
contemplava
serena
,
senza
batter
palpebra
.
Mi
sentivo
allora
invaso
dall
'
ardore
della
passione
e
insieme
da
un
misterioso
senso
di
paura
;
il
cuore
mi
si
serrava
,
e
le
chiedevo
:
-
Pensi
a
me
,
Matilde
?
Era
un
pezzo
che
non
la
vedevo
sola
,
senza
timori
.
Ci
avevamo
scritto
spesso
delle
lunghe
lettere
,
ma
la
penna
riesciva
tarda
,
ghiacciata
,
impotente
a
esprimere
il
pensiero
:
avevo
un
terribile
bisogno
di
dirle
a
voce
tante
cose
e
di
farle
tante
domande
.
Il
treno
era
in
ritardo
di
due
minuti
:
già
cominciavo
ad
agitarmi
in
un
mar
di
spaventi
,
quando
squillò
la
campanella
della
stazione
.
Si
principiava
a
sentire
il
rombo
della
macchina
lontana
,
e
cresceva
,
cresceva
,
finché
comparve
la
locomotiva
fumante
,
che
io
vedevo
con
ansia
ingigantirsi
via
via
,
pigra
alla
mia
impazienza
,
mentre
udivo
la
nota
del
fischio
sempre
più
acuta
e
stridente
.
Il
convoglio
allentò
la
corsa
.
Prima
che
si
fermasse
avevo
ricercato
ad
una
ad
una
con
rapidissimo
sguardo
le
finestrelle
dei
vagoni
.
Niente
.
Il
cuore
mi
batteva
impetuoso
;
un
dubbio
acre
mi
nasceva
nel
petto
,
e
mormoravo
:
-
Se
avesse
avuto
paura
,
se
non
m
'
amasse
abbastanza
per
affrontare
tanti
pericoli
!
Il
conduttore
aprì
finalmente
gli
sportelli
,
gridando
:
-
Treviglio
-
.
Da
una
carrozza
di
prima
classe
sbalzò
a
terra
snella
,
sicura
,
una
donna
,
coperta
il
volto
da
un
fittissimo
velo
nero
.
Un
istante
dopo
,
la
sua
mano
serrava
forte
la
mia
,
e
la
sua
voce
soave
diceva
:
-
Quanto
sono
felice
!
-
La
trassi
,
senza
parlare
,
beato
,
ad
una
timonella
,
che
avevo
fermata
dianzi
;
la
feci
salire
,
me
la
misi
accanto
e
gridai
al
cocchiere
:
-
A
Caravaggio
.
-
Al
Santuario
?
-
No
,
all
'
albergo
del
Pellegrino
.
Guardai
la
mia
compagna
lungamente
.
Ella
,
appena
la
carrozzetta
fu
posta
in
moto
,
sollevò
il
velo
per
sorridermi
.
-
Come
sei
bella
!
-
le
dissi
.
-
Ti
sembro
bella
davvero
?
Ho
voluto
essere
bella
per
te
,
per
queste
nostre
quindici
ore
di
paradiso
.
-
Ti
sta
bene
quest
'
abito
.
È
anche
troppo
attillato
.
-
Lo
feci
fare
a
Milano
prima
di
partire
,
e
in
campagna
non
lo
mettevo
mai
senza
mandarti
un
sospiro
di
desiderio
.
Ho
tanto
patito
,
sai
,
di
non
poterti
vedere
questo
eterno
mese
.
-
E
t
'
hanno
detto
bella
anche
in
campagna
,
non
è
vero
?
-
Non
lo
so
.
Mi
basta
sentirlo
dire
da
te
.
-
Eppure
,
sii
schietta
,
te
l
'
hanno
detto
.
-
O
Dio
,
avresti
voluto
che
paressi
proprio
la
befana
?
-
Vorrei
,
confesso
,
che
non
ti
dessi
tanta
briga
di
piacere
alla
gente
.
-
Sai
che
non
m
'
importa
di
piacere
ad
altri
che
a
te
,
a
te
solo
,
a
te
che
sei
un
cattivo
egoista
.
Se
ti
dicessero
che
sono
brutta
o
che
mi
vesto
senza
garbo
dorrebbe
pure
alla
tua
vanità
.
-
Certo
.
-
E
vorresti
che
fossi
tanto
stupida
da
non
avvedermi
che
non
sembro
né
goffa
,
né
brutta
?
-
Te
n
'
avvedi
e
te
ne
compiaci
.
-
Dunque
sono
una
civetta
-
,
e
ritirò
la
sua
mano
dalla
mia
.
-
Perdonami
,
Matilde
.
Io
sono
,
lo
sai
,
una
bestia
fastidiosissima
.
Tu
invece
sei
la
più
buona
,
la
più
angelica
creatura
di
questo
mondo
.
Perdonami
:
ti
amo
tanto
!
Ella
continuava
a
guardare
i
campi
,
stringendo
le
labbra
in
atto
dispettoso
e
svincolandosi
dal
mio
braccio
,
che
voleva
circondarle
il
busto
.
A
un
tratto
mi
guardò
in
faccia
;
aveva
gli
occhi
umidi
.
Mormorò
:
-
Sei
pure
cattivo
,
cattivo
oggi
,
nei
primi
momenti
che
siamo
soli
,
dopo
averlo
tanto
desiderato
,
mentre
metto
in
pericolo
il
mio
onore
per
te
,
forse
la
mia
vita
.
La
nube
,
che
mi
aveva
oscurato
per
un
istante
il
cervello
,
svanì
;
un
'
allegria
nuova
,
divina
,
mi
invase
tutto
,
e
certo
il
mio
volto
dovette
trasfigurarsi
perché
Matilde
esclamò
raggiante
di
gioia
:
-
Così
mi
piaci
,
così
sono
beata
!
I
ciottoli
del
paesucolo
di
Caravaggio
ci
risvegliarono
alla
vita
;
ma
quando
la
timonella
si
fu
fermata
all
'
albergo
del
Pellegrino
,
mettendo
il
piede
a
terra
e
aiutando
la
mia
compagna
a
scendere
,
mi
parve
di
barcollare
.
Ella
mi
disse
infatti
con
un
riso
pieno
di
compiacenza
:
-
Sei
ubriaco
,
bada
di
non
cadere
.
Due
servi
e
la
padrona
,
vecchietta
,
grassoccia
e
sorridente
,
ci
vennero
incontro
,
e
chi
toglieva
lo
scialle
e
la
sacchetta
alla
mia
compagna
,
chi
mi
liberava
dalla
spolverina
e
dall
'
ombrello
,
solleciti
,
premurosi
:
s
'
indovinava
che
l
'
albergo
era
vuoto
.
-
Vorremmo
desinare
,
ma
bene
e
presto
-
dissi
alla
padrona
.
Il
cuoco
,
che
con
il
suo
grembiule
quasi
bianco
s
'
era
affacciato
all
'
uscio
della
cucina
,
corse
ai
fornelli
.
-
Si
trattengono
la
notte
?
-
chiese
la
vecchietta
con
voce
insinuante
.
-
Sì
,
mi
raccomando
la
pulitezza
.
-
Non
dubiti
.
La
biancheria
è
tutta
di
tela
fina
,
candida
come
il
latte
.
Precedetti
Matilde
nella
vasta
sala
da
pranzo
.
Una
immensa
tavola
pigliava
tutta
la
sua
lunghezza
.
Alle
pareti
ornate
di
grandi
fiorami
gialli
su
fondo
verde
,
dipinti
a
stampo
,
pendevano
otto
quadretti
,
con
certe
litografie
miniate
,
rappresentanti
otto
miracoli
della
Madonna
di
Caravaggio
.
Il
soffitto
era
inghirlandato
di
ragnatele
.
Dalle
due
finestre
,
che
guardavano
in
una
stradicciuola
stretta
,
si
vedeva
in
faccia
una
casa
antica
,
con
la
muraglia
di
mattoni
bruni
e
il
cornicione
gotico
;
non
aveva
imposte
né
vetri
,
e
dentro
era
buia
buia
:
sembrava
il
palazzo
degli
spiriti
.
L
'
uscio
della
sala
s
'
apriva
in
un
lunghissimo
corridoio
,
occupato
anch
'
esso
da
due
interminabili
tavole
di
legno
greggio
,
portate
da
cavalletti
e
chiazzate
di
macchie
pavonazze
.
I
pellegrini
,
che
vanno
la
settimana
della
Madonna
a
far
voti
al
Santuario
,
promettono
tutto
,
salvo
l
'
astinenza
;
e
l
'
albergo
nei
dì
di
sagra
(
mi
diceva
il
servitore
mentre
in
un
angolo
dell
'
ampia
tavola
stava
apparecchiando
due
posate
)
è
così
pieno
zeppo
di
penitenti
,
uomini
e
donne
,
che
un
cantuccio
non
vi
rimane
vuoto
.
Il
giuoco
della
mora
s
'
alterna
alle
salmodie
;
e
queste
e
quello
asciugano
la
gola
.
Mentre
Matilde
entrava
,
portavano
la
minestra
.
Eravamo
allegri
,
mangiavamo
,
discorrevamo
della
nostra
gioia
,
di
cento
cose
.
Di
tratto
in
tratto
per
altro
si
sospirava
,
si
taceva
un
pezzetto
e
ci
si
stringeva
le
mani
.
-
Due
ore
e
mezzo
son
già
passate
!
-
mormorò
Matilde
;
ma
poi
subito
:
-
E
via
!
Ce
ne
restano
dodici
e
mezzo
-
e
tornò
tutta
gaia
.
Dopo
il
desinare
ci
si
avviò
lentamente
al
Santuario
,
girando
intorno
alla
cittaduzza
.
Cominciava
a
imbrunire
.
I
raggi
della
luna
vincevano
già
la
luce
del
crepuscolo
quando
entrammo
nel
grande
viale
,
che
,
lungo
un
miglio
,
fiancheggiato
da
antichi
pini
,
mena
dritto
alla
chiesa
.
La
strada
larghissima
era
,
mezz
'
ora
dopo
,
regolarmente
listata
dalle
ombre
nere
degli
alberi
,
i
quali
,
neri
anch
'
essi
,
andavano
rimpicciolendosi
via
via
alla
vista
e
convergendo
in
angolo
sotto
la
cupola
del
tempio
,
che
a
quella
distanza
,
involta
nei
vapori
della
notte
,
pareva
enorme
.
Spiccavano
dall
'
una
parte
e
dall
'
altra
a
brevi
intervalli
,
candidi
sulla
tinta
fosca
del
terreno
,
i
sedili
di
marmo
bianco
.
Matilde
,
poggiata
la
mano
sulla
mia
spalla
,
mentre
io
la
circondavo
col
braccio
alla
cintura
,
camminava
tacendo
.
Io
ero
immerso
in
una
contemplazione
indeterminata
:
il
mio
cuore
si
scioglieva
,
si
evaporava
nella
beatitudine
:
sentivo
come
le
molecole
volanti
della
mia
anima
diffondersi
e
sparpagliarsi
in
una
immensa
parte
di
terra
,
in
una
immensa
parte
di
cielo
.
Il
mio
pensiero
non
afferrava
più
nulla
:
invadeva
tutto
.
Guardavamo
a
'
nostri
piedi
le
ombre
.
Di
quando
in
quando
alzavamo
gli
occhi
per
fissarci
in
viso
teneramente
:
e
le
nostre
labbra
si
toccavano
.
Ci
trovammo
a
un
tratto
in
una
grande
ombra
opaca
,
e
udimmo
nello
stesso
tempo
un
salmeggiare
sommesso
di
voci
femminili
.
Alla
sinistra
del
viale
s
'
alzava
una
chiesetta
:
aveva
il
portico
sostenuto
da
esili
colonnine
e
coperto
da
una
larga
tettoia
di
legno
.
La
porta
spalancata
mandava
un
chiarore
fioco
fioco
.
Entrammo
.
Un
frate
solenne
con
la
barba
d
'
argento
leggeva
le
litanie
al
lume
di
un
cerino
aggomitolato
,
che
teneva
nella
mano
tremante
,
e
ad
ogni
versetto
una
dozzina
di
contadine
inginocchiate
rispondevano
cantando
.
Nelle
tenebre
della
chiesa
il
moccolo
del
frate
mandava
un
barlume
oscillante
sulle
teste
immobili
delle
donne
,
e
faceva
intravedere
non
so
che
bizzarre
e
lugubri
forme
.
Pareva
che
nello
sfondo
della
nave
s
'
aprisse
una
lunga
serie
di
pesanti
arcate
,
e
in
fondo
luccicassero
pallidi
due
stoppini
;
pareva
che
le
muraglie
fossero
dipinte
a
bieche
figure
di
santi
,
di
dannati
e
di
mostri
;
pareva
che
il
negro
soffitto
di
grosse
travature
si
trasformasse
nella
cupa
scala
delle
regioni
de
'
fantasimi
.
Dalla
stretta
finestra
di
una
cappella
entrava
un
raggio
di
luna
smorto
.
Le
litanie
correvano
più
spedite
e
le
voci
sembravano
crescere
ed
echeggiare
,
quando
in
un
istante
le
donne
si
alzarono
e
il
frate
spense
il
cerino
.
Tutto
entrò
nella
oscurità
,
eccetto
dove
la
luna
mandava
sul
pavimento
della
cappella
la
lista
sottile
di
luce
.
Alcune
ombre
ci
passarono
innanzi
senza
vederci
.
Rimanemmo
soli
in
quel
triste
silenzio
.
La
chiesetta
era
diventata
d
'
una
vastità
smisurata
.
Matilde
s
'
avvinghiò
al
mio
corpo
,
ed
io
sentii
sulla
mia
guancia
un
morso
divino
.
-
Mi
amerai
sempre
?
-
chiesi
a
Matilde
con
un
soffio
di
voce
.
-
Finch
'
io
vivrò
,
sempre
sempre
.
-
Me
lo
giuri
?
-
Sì
,
te
lo
giuro
.
Su
tutto
ciò
che
ho
di
più
sacro
,
in
questo
luogo
,
sulla
tua
vita
stessa
,
te
lo
giuro
.
E
tu
m
'
amerai
sempre
?
-
Oh
sì
,
sempre
,
lo
sai
-
.
Poi
soggiunsi
,
esitando
un
poco
:
-
Giurami
che
non
hai
amato
altri
che
me
.
-
Non
ho
bisogno
di
giurartelo
,
caro
.
-
Giuramelo
,
te
ne
supplico
.
-
Conosci
tutta
la
mia
vita
,
cattivo
:
tutta
,
meglio
di
me
,
perché
io
te
la
ho
svelata
intiera
,
e
tu
ci
ripensi
,
mentre
oramai
io
me
la
sono
scordata
.
La
mia
memoria
non
mi
serve
che
per
te
solo
.
-
Ti
scongiuro
,
giuramelo
-
replicai
con
un
fremito
.
-
Puoi
tu
pensare
che
io
abbia
provato
per
nessuno
ciò
che
provo
per
te
?
Non
si
può
amare
che
una
volta
,
una
volta
sola
come
io
t
'
amo
.
A
poco
a
poco
s
'
era
avvicinata
alla
porta
.
Mi
trascinò
per
la
mano
,
dicendomi
:
-
Usciamo
.
Avevamo
fatto
quaranta
passi
sulla
strada
,
quando
s
'
udì
cigolare
le
imposte
della
porta
della
chiesetta
.
Si
continuò
la
via
verso
il
Santuario
.
Non
passava
un
'
anima
.
Ci
fermammo
qualche
minuto
nel
vasto
piazzale
del
tempio
,
circondato
dai
lunghi
portici
di
mattoni
,
che
al
lume
della
luna
parevano
neri
.
Le
parole
di
Matilde
,
invece
di
confortarmi
,
mi
avevano
messo
sossopra
.
Il
cuore
mi
picchiava
dentro
con
battiti
furiosi
e
disuguali
;
avevo
la
gola
arida
:
un
fantasima
mi
camminava
a
lato
,
e
mi
guardava
,
sogghignando
con
una
certa
smorfia
di
canzonatura
spietata
,
come
se
dicesse
:
-
L
'
ho
colto
io
il
fiore
di
quell
'
affetto
.
Contentati
dei
resti
.
La
voce
non
voleva
uscirmi
dalla
strozza
.
Tacqui
un
pezzo
.
Matilde
mi
spiava
di
quando
in
quando
con
una
occhiata
rapida
,
senza
aprir
bocca
.
Non
volevo
toccare
lì
dove
proprio
mi
doleva
;
mi
vergognavo
verso
di
lei
,
verso
me
stesso
;
temevo
,
sfogandomi
,
d
'
infuriare
ciecamente
;
sentivo
una
profonda
ripugnanza
a
funestare
con
acerbi
e
vani
discorsi
quelle
ore
,
le
quali
dovevano
essere
tutte
destinate
alla
gioia
;
e
poi
ripetevo
a
me
stesso
,
senza
riescire
affatto
a
persuadermi
della
buona
e
semplice
ragione
:
-
Che
colpa
ne
ha
lei
?
In
fondo
,
è
suo
marito
.
Alla
fine
,
non
mi
potendo
trattenere
,
dissi
con
accento
rotto
e
strozzato
,
tanto
per
dire
qualcosa
di
diverso
da
ciò
che
mi
stava
fisso
nel
cervello
:
-
Senti
,
Matilde
,
se
io
morissi
o
se
ti
abbandonassi
,
e
se
tuo
marito
fosse
morto
,
torneresti
a
maritarti
?
Non
rispose
.
Irritato
da
quel
silenzio
,
insistetti
:
-
Ti
prego
,
dimmelo
.
Matilde
sospirò
e
tacque
ancora
;
ma
io
,
ch
'
ero
entrato
in
quella
nuova
ostinazione
,
ripetei
:
-
Dimmelo
,
te
ne
prego
.
Ella
rispose
un
po
'
infastidita
:
-
No
,
no
,
non
tornerei
a
maritarmi
.
-
Avresti
torto
.
Già
se
io
ti
abbandonassi
,
quali
obblighi
serberesti
verso
di
me
?
E
se
morissi
,
perché
dovresti
sacrificarti
nell
'
inutile
culto
d
'
una
memoria
?
Aggiungi
i
casi
della
vita
:
restare
senz
'
aiuto
con
i
figliuoli
;
le
difficoltà
dell
'
educarli
,
del
dirigerli
;
le
strettezze
economiche
.
E
perché
non
potresti
,
fra
cinque
,
fra
dieci
anni
,
sbolliti
i
fumi
della
fantasia
,
incontrarti
con
un
uomo
attempato
,
onesto
,
ricco
,
che
ti
amasse
e
al
quale
tu
volessi
bene
?
-
Sarà
sempre
impossibile
.
-
Perché
?
-
ribattevo
con
tenacità
acre
e
noiosa
.
-
Non
foss
'
altro
perché
non
potrei
rimaritarmi
senza
svelare
al
secondo
marito
di
avere
tradito
il
primo
.
-
Certe
cose
,
si
dicono
?
Mi
fissò
negli
occhi
con
uno
sguardo
,
che
mi
fece
arrossire
;
ma
io
continuavo
a
tasteggiare
,
a
stuzzicare
.
-
C
'
è
dei
galantuomini
ai
quali
il
passato
non
preme
.
La
sincerità
può
accordarsi
con
l
'
utile
.
Nuovo
silenzio
lungo
,
durante
il
quale
si
sentivano
gracidare
in
coro
le
ranocchie
dei
fossati
.
Ripigliai
:
-
È
singolare
!
Può
darsi
dunque
,
presto
o
tardi
,
che
ti
accada
di
innamorarti
d
'
un
altro
.
Io
avevo
l
'
illusione
che
la
tua
vita
fosse
indissolubilmente
legata
alla
mia
.
Aspettai
in
vano
una
risposta
,
che
avevo
onta
di
sollecitare
,
tanto
le
mie
proprie
parole
mi
sembravano
sciocche
e
vili
.
La
bile
mi
suggerì
:
-
Strano
!
Unisci
la
passione
dell
'
oggi
,
profonda
,
infrenabile
,
per
quanto
affermi
...
-
E
il
fatto
lo
mostra
,
mi
pare
.
-
...
la
unisci
con
una
certa
cautela
pratica
per
l
'
avvenire
.
-
Non
ho
detto
di
volermi
rimaritare
.
Già
mio
marito
vive
,
e
tu
mi
ami
,
e
io
t
'
amo
tanto
,
e
te
lo
provo
.
Non
ci
affatichiamo
a
tormentarci
senza
un
perché
.
Si
avventò
per
darmi
un
bacio
.
La
respinsi
.
-
Senti
,
giurami
che
non
ti
rimariteresti
in
nessun
caso
,
mai
.
-
Giuro
per
il
passato
,
quando
so
di
giurare
il
vero
,
ma
per
l
'
avvenire
,
benché
certa
,
non
posso
.
-
Bella
certezza
!
Conosco
dei
giuocatori
di
lotto
che
sono
sicuri
di
non
vincere
;
ma
la
polizza
non
la
buttano
via
.
Tu
non
vuoi
lacerare
la
polizza
del
futuro
.
Del
resto
,
adesso
a
giurare
sarebbe
tardi
.
Sono
cose
d
'
impeto
,
d
'
istinto
:
il
male
sta
nel
doverci
pensare
.
-
Abbi
pazienza
,
caro
.
Quando
vuoi
ch
'
io
giuri
sulla
tua
vita
io
non
posso
mai
farlo
senza
riandare
in
me
stessa
tutte
le
azioni
,
tutti
i
pensieri
,
tutti
i
sentimenti
,
che
si
riferiscono
al
giuramento
.
Un
giuramento
solenne
e
tremendo
non
isvanisce
:
dura
per
sempre
.
Mi
accosto
ad
esso
come
ad
un
altare
,
con
la
coscienza
sicura
,
ma
con
la
mente
turbata
.
Voglio
che
,
insieme
con
il
cuore
,
risponda
il
giudizio
.
Mi
credi
?
Ti
contenti
della
mia
promessa
?
-
Credo
che
ora
il
solo
pensare
ad
un
nuovo
legame
debba
sembrarti
cosa
abbominevole
;
ma
poi
,
quando
la
nostra
relazione
dovesse
,
nell
'
un
modo
o
nell
'
altro
,
finire
,
quando
tu
fossi
libera
...
-
Mai
,
mai
,
non
potrei
amarti
come
ti
amo
se
questo
affetto
non
dovesse
riempirmi
l
'
anima
sino
all
'
ultimo
istante
della
vita
.
-
Oggi
ti
ripugna
il
pensiero
,
lo
vedo
:
ma
non
credi
il
fatto
assolutamente
impossibile
.
-
Sì
,
lo
credo
impossibile
.
-
E
se
lo
credi
impossibile
,
perché
non
giuri
?
M
'
ero
allontanato
un
poco
da
Matilde
;
mi
asciugavo
con
la
mano
il
sudore
dalla
fronte
;
avevo
sulle
labbra
un
'
amarezza
che
voleva
schizzar
fuori
.
Matilde
mi
si
avvinghiò
stretta
stretta
,
gridando
:
-
Sì
giuro
,
giuro
sulla
mia
vita
.
-
Sulla
mia
,
giuralo
.
-
Sì
.
-
Dillo
.
-
Sì
,
sulla
tua
vita
lo
giuro
.
Il
mio
spirito
,
confuso
,
pentito
,
vergognoso
,
tornò
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
beato
d
'
una
beatitudine
tutta
fuoco
e
tutta
fiamme
.
Matilde
si
sentiva
stanca
.
Tornando
all
'
albergo
s
'
appoggiò
forte
al
mio
braccio
.
La
camera
grande
,
bassa
,
fredda
,
era
quasi
vuota
.
Il
letto
alto
,
con
una
coperta
rossa
scarlatta
,
il
cassettone
ornato
di
due
mazzi
di
fiori
artificiali
sotto
le
polverose
campane
di
vetro
,
qualche
seggiola
impagliata
,
una
tavola
su
cui
stava
confusamente
la
nostra
roba
:
ecco
tutto
.
Guardai
se
gli
scuretti
delle
finestre
erano
chiusi
,
ed
origliai
agli
usci
laterali
per
sentire
se
le
camere
vicine
fossero
abitate
.
Tutto
taceva
.
L
'
orologio
del
corridoio
aveva
suonato
da
un
po
'
di
tempo
le
dodici
quando
s
'
udì
un
gran
fracasso
:
qualcuno
entrava
nella
camera
a
destra
,
e
dalle
fessure
della
porta
si
vide
una
striscia
di
luce
.
Due
stivaloni
furono
gettati
sul
pavimento
,
un
corpo
si
buttò
sul
letto
,
e
,
dopo
qualche
minuto
,
principiò
un
russare
profondo
,
continuo
.
La
mattina
seguente
io
provavo
un
certo
inesplicabile
stringimento
al
cuore
.
Nel
cielo
d
'
un
bell
'
azzurro
dolce
veleggiavano
poche
nuvolette
dorate
;
ma
la
luce
del
giorno
mi
sembrò
melanconica
.
Doveva
esserci
nel
mio
sorriso
qualche
cosa
di
strano
,
perché
Matilde
,
pallida
,
mi
chiese
due
volte
:
-
Che
cos
'
hai
?
Ti
senti
poco
bene
?
Le
pigliavo
la
mano
bisbigliando
:
-
Non
ho
nulla
.
Ti
amo
tanto
!
Quando
la
vidi
entrare
in
vagone
e
,
con
i
begli
occhi
pieni
di
lagrime
sempre
fissi
su
di
me
,
allontanarsi
nel
lungo
treno
e
sparire
,
mi
sentii
come
alleggerito
di
un
peso
.
Avevo
l
'
animo
vuoto
,
ma
il
respiro
più
libero
.
Il
demonio
muto
1
Nipote
mio
,
ho
compiuto
quest
'
oggi
i
miei
novant
'
anni
,
e
ho
fatto
il
mio
testamento
.
Lascio
quasi
tutti
i
miei
soldi
,
circa
un
centinaio
di
mila
lire
,
a
tua
sorella
Maria
,
che
ha
sette
figliuoli
ed
è
vedova
,
con
il
patto
di
passare
tremila
lire
l
'
anno
alla
mia
buona
Menica
,
la
quale
è
troppo
vecchia
e
stanca
per
attendere
agli
affari
.
Vero
è
che
la
mia
buona
Menica
mi
fa
arrabbiare
tutte
le
sante
sere
.
Non
vuole
andare
a
letto
prima
di
me
,
per
quanto
io
la
preghi
e
scongiuri
;
e
mentre
scrivo
al
lume
di
questa
lucerna
e
ne
smoccolo
i
lucignoli
,
ecco
lì
la
tua
zia
,
dall
'
altra
parte
di
questa
tavola
,
che
dorme
col
gatto
nero
sulle
ginocchia
.
Da
mezzo
secolo
si
fa
la
stessa
vita
placida
e
dolce
e
tanto
rapida
che
le
settimane
volano
come
giorni
;
e
la
mia
cara
vecchietta
tutta
linda
,
con
la
sua
cuffia
bianca
inamidata
,
quando
si
sveglia
e
,
alzando
il
capo
,
fissa
a
un
tratto
gli
occhi
ne
'
miei
,
e
mi
chiama
:
-
Carlo
!
-
mi
fa
ribollire
nelle
vene
un
sangue
da
giovinotto
.
Per
conto
tuo
non
hai
bisogno
di
nulla
.
Sei
solo
,
agiato
e
non
avido
.
Ma
sai
che
,
sebbene
io
non
ti
veda
troppo
di
rado
in
queste
montagne
,
pure
ho
sempre
sentito
un
grande
affetto
per
te
,
e
lo
meriti
;
e
mi
rincrescerebbe
che
,
quando
sarò
volato
via
da
questa
terra
,
tu
non
avessi
nessuna
occasione
di
rammentarti
dell
'
antico
parente
.
Da
parecchi
giorni
vado
dunque
intorno
in
questa
casa
mezzo
diroccata
per
trovare
un
oggetto
che
possa
non
dispiacerti
.
Ma
ogni
cosa
è
logora
,
sbeccucciata
,
sbiadita
,
sconnessa
:
corrisponde
insomma
ai
capelli
canuti
ed
alle
rughe
dei
padroni
.
Da
trent
'
anni
non
sono
neanche
più
andato
a
Brescia
:
si
può
dire
ch
'
io
non
abbia
più
comperato
nulla
.
Le
cose
più
belle
in
questo
polveroso
palazzo
,
dove
le
finestre
mostrano
ancora
i
loro
vetri
tondi
,
ondulati
dal
centro
alla
periferia
,
come
fa
un
sasso
quando
si
butta
nell
'
acqua
,
dove
i
pavimenti
paiono
un
mare
in
burrasca
,
sono
le
cose
più
vecchie
.
Sai
che
ho
quattro
di
quelle
casse
di
legno
intagliato
,
che
si
mettevano
a
'
piedi
del
letto
degli
sposi
,
tutte
a
putti
che
giuocano
,
ad
amorini
alati
,
a
ninfe
nude
;
e
vi
stanno
gli
antichi
stemmi
della
nostra
famiglia
.
Poi
ho
dei
seggioloni
enormi
a
grossi
fogliami
nei
bracciuoli
e
nella
spalliera
,
che
punzecchiano
le
mani
e
la
schiena
,
e
certe
lettiere
spropositate
a
colonne
ed
a
timpani
,
che
paiono
monumenti
sepolcrali
.
Poi
ho
quegli
otto
grandissimi
ritratti
nelle
loro
massicce
cornici
d
'
un
oro
diventato
nero
:
memoria
dei
nostri
augusti
antenati
,
che
Dio
li
abbia
in
gloria
:
quei
ritratti
che
,
quando
da
bambino
venivi
qui
a
passare
i
mesi
delle
vacanze
,
ora
ti
facevano
ridere
ed
ora
ti
mettevano
paura
.
La
dama
,
ti
ricordi
?
con
il
guardinfante
verdone
e
con
una
piramide
rossa
per
acconciatura
,
che
pare
una
bottiglia
sigillata
;
il
cavaliero
con
il
grande
cappellaccio
alla
spagnuola
,
il
tabarro
bruno
,
la
mano
sull
'
elsa
e
l
'
occhio
truce
,
e
poi
il
Beato
Antonio
,
il
santo
Missionario
,
il
grande
onore
della
Val
Trompia
,
che
ti
faceva
scappar
via
.
È
pallido
come
un
fantasma
,
magro
stecchito
,
con
gli
occhi
infossati
e
un
sorriso
sulle
labbra
da
far
ghiacciare
il
sangue
.
In
mano
ha
due
cilicii
spaventosi
,
l
'
uno
a
scudiscio
pieno
di
terribili
punte
,
l
'
altro
a
ruote
dentate
.
Mi
raccontava
Giovanni
(
sai
?
devo
avertene
parlato
,
il
servitore
che
in
gioventù
assisteva
il
Beato
Antonio
,
quand
'
era
infermo
,
e
da
vecchio
aveva
cura
di
me
e
mi
conduceva
alla
scuola
)
Giovanni
mi
raccontava
,
ed
io
tremavo
di
spavento
,
che
una
mattina
,
essendo
entrato
all
'
improvviso
nella
nuda
camera
del
Santo
,
vide
in
un
angolo
una
camicia
,
che
stava
in
piedi
da
sé
sola
e
ch
'
era
di
color
pavonazzo
.
Guarda
,
tocca
:
il
sangue
,
di
cui
appariva
inzuppata
,
raggrumandosi
e
indurando
,
aveva
ridotto
la
tela
rigida
come
un
legno
.
Don
Antonio
aveva
le
mani
così
scarne
e
le
dita
così
slogate
,
che
con
le
unghie
poteva
toccar
l
'
avambraccio
.
Era
un
miracolo
di
eloquenza
,
un
miracolo
di
abnegazione
.
Parlava
a
dodici
a
quattordicimila
persone
,
che
correvano
a
udirlo
dalle
valli
,
dai
monti
lontani
,
e
si
faceva
sentire
da
tutti
.
Eppure
,
se
tu
vai
a
Brescia
,
puoi
vedere
nella
chiesa
di
San
Filippo
,
appesa
all
'
altare
del
Santo
,
una
lingua
d
'
argento
,
voto
di
Don
Antonio
,
quando
per
intercessione
di
Filippo
Neri
guarì
dalla
balbuzie
.
A
Roma
,
poco
prima
di
morire
,
predicando
nella
chiesa
del
Gesù
,
fece
piangere
il
Papa
.
Aveva
per
consuetudine
,
ne
'
siti
dove
egli
andava
,
di
parlare
contro
i
vizii
che
più
dominavano
in
paese
.
A
Desenzano
tuonò
contro
l
'
ubbriachezza
.
Il
dì
dopo
tutte
le
osterie
,
tutte
quante
le
bettole
erano
chiuse
,
e
l
'
Autorità
dovette
farne
aprire
alcune
per
forza
a
servizio
dei
forestieri
.
All
'
ultimo
sermone
non
voleva
altro
che
i
miserabili
:
era
la
predica
sulla
Povertà
.
Dopo
avere
mostrato
la
vanità
delle
ricchezze
,
dopo
avere
eccitato
gli
animi
al
disprezzo
degli
agi
,
chiamava
ad
uno
ad
uno
i
suoi
ascoltatori
,
e
divideva
con
essi
tutto
intiero
il
guadagno
del
Quaresimale
e
i
pochi
panni
che
gli
restavano
.
Senti
questa
.
Giovanni
stava
dietro
al
pulpito
,
mentre
Don
Antonio
predicava
un
dì
sull
'
Inferno
.
Dopo
una
pausa
,
il
Beato
Antonio
con
voce
rimbombante
grida
:
-
Pentitevi
,
figliuoli
,
tornate
nella
via
della
virtù
;
giacché
per
voi
,
o
perversi
,
che
continuate
a
vivere
nel
peccato
,
che
state
duri
nel
vizio
,
i
sepolcri
-
e
gridava
sempre
più
alto
,
come
ispirato
dal
cielo
-
i
sepolcri
si
spalancheranno
,
e
,
precipitando
sulle
ossa
degli
antichi
scheletri
,
nella
notte
e
nel
gelo
,
sarete
a
poco
a
poco
rosicchiati
vivi
dai
vermi
-
.
Allora
Giovanni
udì
come
un
fruscìo
,
un
muoversi
improvviso
,
ma
sordo
,
lamenti
soffocati
,
singhiozzi
repressi
.
Guarda
dal
parapetto
del
pulpito
,
e
vede
,
cosa
strana
!
nella
chiesa
,
la
quale
prima
era
così
zeppa
di
gente
,
che
una
presa
di
tabacco
-
diceva
Giovanni
tabaccone
-
non
avrebbe
potuto
cadere
in
terra
,
vede
il
pavimento
nudo
in
larghi
spazii
,
vede
scoperte
di
popolo
tutte
le
grandi
lapidi
delle
tombe
.
La
gente
,
spaventata
dalle
parole
del
Missionario
,
s
'
era
ritirata
dai
sepolcri
,
e
,
sempre
in
ginocchio
,
piangendo
e
picchiandosi
il
petto
,
si
pigiava
,
si
schiacciava
,
si
accatastava
a
gruppi
,
e
implorava
sotto
voce
il
perdono
di
Dio
.
Di
questi
ritratti
neri
e
di
questi
mobili
tarlati
tu
non
sapresti
che
cosa
fare
.
Qui
invece
stanno
bene
,
così
impietriti
al
loro
posto
.
Dopo
tanti
anni
che
le
pareti
,
le
masserizie
,
i
quadri
si
guardano
,
e
forse
nel
loro
linguaggio
si
parlano
sommessamente
,
lo
strappare
qualcosa
parrebbe
un
'
amputazione
,
sarebbe
una
crudeltà
.
Quando
i
figliuoli
di
tua
sorella
,
diventati
forti
giovinotti
,
vorranno
passare
alcune
settimane
cacciando
sui
monti
,
uccellando
nelle
valli
o
pescando
le
trote
rosee
nel
lago
d
'
Idro
o
nel
Chiese
,
troveranno
intatta
l
'
antichità
di
questo
palazzaccio
.
Si
scalderanno
al
fuoco
del
caminone
di
marmo
giallo
,
in
cui
dodici
uomini
possono
stare
comodamente
seduti
;
guarderanno
i
soffitti
a
travature
sagomate
e
dipinte
,
e
cammineranno
su
e
giù
nella
galleria
dove
,
tra
gli
stucchi
sgretolati
,
il
vento
gavazza
.
Tu
sentissi
che
musiche
sa
comporre
il
vento
in
queste
gole
alpestri
e
in
queste
muraglie
rovinose
:
sono
tripudii
o
spaventi
,
fischii
lieti
e
trilli
e
scale
e
accordi
sonori
e
poi
il
finimondo
,
e
sempre
continua
il
pedale
,
come
dicono
gli
organisti
,
del
romore
sinistro
,
che
le
acque
del
Chiese
fanno
nel
loro
letto
sassoso
ed
erto
.
2
Ho
trovato
,
nipote
mio
,
quel
che
ti
devo
lasciare
.
È
una
cosa
che
mi
salvò
quasi
la
vita
.
Prima
che
tu
nascessi
,
i
medici
di
Brescia
e
di
Milano
mi
avevano
spacciato
.
Una
maledetta
malattia
nervosa
del
ventricolo
s
'
era
ostinata
a
volermi
spingere
al
mondo
di
là
,
ed
ero
ridotto
,
per
tutto
pasto
,
a
nutrirmi
di
pezzettini
di
cacio
lodigiano
che
tenevo
in
bocca
,
e
di
cui
a
poco
a
poco
succhiavo
la
sostanza
.
Pigliai
questo
malanno
,
il
primo
e
l
'
ultimo
della
mia
vita
,
cacciando
nelle
valli
,
quando
,
dopo
avere
mal
dormito
qualche
ora
in
un
casolare
,
alle
tre
della
notte
mi
alzavo
,
camminavo
fino
alle
sei
in
cerca
del
miglior
sito
della
palude
,
con
il
freschetto
del
dicembre
o
del
gennaio
ed
una
sottile
umidità
che
entrava
nelle
ossa
,
e
poi
dall
'
alba
al
tramonto
mi
piantavo
immobile
nell
'
acqua
e
nella
nebbia
ad
aspettare
una
folaga
,
la
quale
molto
spesso
non
voleva
mostrarsi
.
Mi
scordavo
di
mangiare
.
Bevevo
,
io
che
sono
sempre
stato
mezzo
astemio
,
de
'
larghi
sorsi
di
acquavite
.
Vedi
bestia
che
è
l
'
uomo
!
Amando
le
montagne
e
le
balze
,
cacciarsi
con
tanta
fatica
e
con
sì
misero
fine
dentro
ai
pantani
!
Tornavo
a
casa
,
dopo
qualche
giorno
,
affranto
,
sfinito
.
La
Menica
mi
dava
brodi
,
petti
di
pollo
,
latte
di
gallina
,
vino
vecchio
e
il
suo
sorriso
tutta
bontà
;
ma
io
non
avevo
fame
e
digerivo
male
.
Pensa
che
malinconia
m
'
era
venuta
addosso
!
Non
potevo
uscire
di
camera
:
andavo
dal
letto
al
lettuccio
.
Se
per
caso
giravo
gli
occhi
allo
specchio
,
vedendo
un
coso
allampanato
con
le
guance
smunte
,
gli
occhi
spenti
,
il
quale
non
somigliava
affatto
al
mio
signor
io
,
non
sapevo
vincere
l
'
ombra
di
un
tristissimo
sorriso
,
che
mi
correva
sulle
labbra
e
si
trasmutava
tosto
in
due
lagrime
lente
.
Da
quindici
giorni
,
all
'
aprirsi
della
primavera
,
mangiavo
,
non
ostante
,
un
pochino
di
più
,
dicevo
qualche
parola
volentieri
,
cavavo
qualche
accordo
flebile
con
meno
stento
dalla
mia
amata
chitarra
,
la
quale
mi
stava
accanto
sul
sofà
o
sul
letto
.
Quand
'
ecco
a
un
tratto
,
una
sera
,
mi
sento
esinanire
.
La
Menica
si
spaventa
.
Era
un
gran
pezzo
ch
'
ella
non
dormiva
sotto
le
coltri
,
non
andava
nel
brolo
a
respirare
una
boccata
d
'
aria
,
non
faceva
altro
che
starmi
intorno
sollecita
,
sempre
attenta
ad
un
'
allegria
fiduciosa
e
serena
,
che
non
le
veniva
dal
cuore
,
ma
che
ella
simulava
virtuosamente
per
il
suo
povero
infermo
.
Ell
'
aveva
pensato
fino
allora
al
mio
corpo
:
pensò
in
quel
punto
alla
mia
anima
.
Mezz
'
ora
dopo
entrò
il
curato
e
,
sottovoce
,
mi
chiese
s
'
io
volessi
confessarmi
.
Gli
occhi
della
Menica
m
'
imploravano
.
La
camera
era
buia
,
silenziosa
,
sepolcrale
.
Mi
confessai
a
spizzico
,
quasi
senza
fiato
;
ma
non
fu
cosa
lunga
,
poiché
non
credo
in
mia
vita
di
avere
mai
desiderato
male
a
nessuno
.
Toccai
la
mano
alla
mia
buona
infermiera
,
che
mi
ringraziò
con
effusione
angelica
e
mi
baciò
sulla
fronte
.
Mi
sentivo
sollevato
.
Il
prete
stava
sempre
in
piedi
a
sinistra
del
letto
,
duro
duro
,
brontolando
le
sue
preghiere
.
Negl
'
infermi
le
impressioni
son
rapide
come
il
lampo
.
Guardai
fisso
il
volto
del
prete
,
e
nell
'
osservarlo
provai
dentro
un
irrefrenabile
impeto
di
riso
.
Bisogna
che
tu
sappia
come
quel
curato
,
uomo
di
mezza
età
,
rubicondo
,
tarchiato
,
panciuto
,
ottimo
di
cuore
,
ma
un
po
'
beone
e
mangiatore
insaziabile
,
era
il
più
gioviale
matto
di
questa
terra
.
Cantava
certe
canzonette
da
fare
sbellicare
dalle
risa
,
faceva
certi
giuochi
di
prestigio
con
i
bussolotti
da
maravigliare
un
mago
,
scriveva
sonetti
buffoneschi
,
imitava
con
la
sola
varietà
dei
fischi
la
predica
del
Vescovo
biascicone
e
con
la
sola
varietà
delle
inflessioni
di
voce
tutte
le
lingue
,
compresa
la
turca
;
faceva
dietro
una
tela
bianca
le
ombre
chinesi
con
le
mani
,
figurando
cigni
,
lepri
,
porci
,
elefanti
,
gatti
e
una
pantomima
di
burattini
,
in
cui
Arlecchino
era
innamorato
di
Rosaura
e
bastonava
Pantalone
;
finalmente
con
la
faccia
rappresentava
il
temporale
,
agitando
ora
lenti
,
ora
impetuosi
tutti
i
muscoli
delle
gote
,
del
naso
,
della
bocca
,
del
fronte
,
persino
le
orecchie
,
così
che
pareva
proprio
di
vedere
i
primi
lampi
,
di
sentire
il
rombo
dei
primi
tuoni
,
e
poi
via
via
crescere
la
tempesta
e
scrosciare
la
pioggia
e
scoppiare
le
folgori
,
finché
un
po
'
alla
volta
,
con
qualche
ritorno
di
vento
e
d
'
acqua
,
la
bufera
si
dileguava
e
,
rinata
la
calma
,
tornava
a
splendere
la
viva
luce
del
giorno
.
Tu
avessi
visto
come
a
questo
punto
il
viso
del
prete
sbocciava
,
come
s
'
irradiava
,
come
brillava
:
era
il
sole
tale
e
quale
.
Il
gaio
curato
veniva
,
prima
della
mia
malattia
,
tutte
le
domeniche
a
desinare
da
noi
,
e
di
quando
in
quando
,
bevuta
una
bottiglia
di
quel
vecchio
,
ci
dava
lo
spettacolo
esilarante
del
suo
temporale
.
Ora
,
al
vedere
il
muso
tondo
,
comicamente
solenne
,
a
cui
neanche
l
'
aspetto
della
morte
avrebbe
potuto
cancellare
l
'
impronta
della
giovialità
,
borbottare
le
orazioni
fra
i
denti
agitando
le
labbra
,
battendo
le
ciglia
ed
increspando
la
fronte
,
mi
tornò
alla
memoria
il
temporale
,
e
scoppiai
in
una
fragorosa
e
interminabile
risata
.
Il
prete
,
che
era
lesto
di
cervello
,
capì
in
un
attimo
la
ragione
delle
mie
risa
e
,
scordando
il
suo
ministero
,
non
potendosi
più
tenere
cominciò
a
sghignazzare
a
crepapelle
.
La
Menica
e
la
serva
,
che
erano
presenti
,
ci
credettero
impazziti
;
ma
,
giacché
il
riso
è
contagioso
ed
il
prete
riesciva
tanto
bizzarro
nei
suoi
contorcimenti
,
si
misero
a
ridere
anch
'
esse
.
La
solennità
dell
'
olio
santo
s
'
era
trasformata
così
in
una
farsetta
da
carnevale
.
Allora
io
pigliai
da
lato
la
mia
chitarra
e
cominciai
gli
accordi
,
e
il
prete
intonò
una
canzone
delle
sue
più
sguaiate
;
ed
egli
cantava
con
pazza
gioia
ed
io
accompagnavo
con
tanto
felice
ardore
,
che
mi
pareva
di
essere
il
dio
della
contentezza
.
Ma
la
saggia
Menica
mi
fece
smettere
per
forza
,
e
mandò
via
il
curato
bislacco
,
che
si
sentiva
ridere
ancora
sulle
scale
e
in
istrada
di
questo
suo
penitente
mezzo
morto
,
resuscitato
.
Il
dì
seguente
mi
svegliai
con
un
rabbioso
appetito
.
Due
giorni
dopo
giravo
tutta
la
casa
;
quattro
giorni
appresso
andavo
nel
brolo
e
nel
paese
,
e
,
passata
una
settimana
,
mi
arrampicavo
sui
monti
e
avrei
mangiato
i
gusci
delle
ostriche
.
La
mia
guarigione
fu
cominciata
dalle
smorfie
del
prete
,
ma
fu
compiuta
dalla
chitarra
.
Tu
non
puoi
pensare
quale
beatitudine
fosse
la
mia
nel
potere
di
nuovo
agitare
fieramente
le
corde
di
quello
strumento
,
che
amo
sin
da
fanciullo
,
e
che
mi
è
sempre
stato
una
grande
consolazione
nelle
traversìe
della
vita
giovanile
e
ne
'
piccoli
fastidii
della
vecchiaia
.
Tu
mi
hai
sentito
suonare
.
Sono
un
buon
chitarrista
,
non
è
vero
?
Ho
le
mie
ambizioncelle
anch
'
io
,
caro
nipote
.
Quando
andavo
sotto
il
balcone
della
Menica
,
settant
'
anni
addietro
,
e
suonavo
dolce
dolce
un
minuetto
del
Monteverde
,
la
gente
stava
ad
ascoltarmi
a
bocca
aperta
,
e
il
cuore
batteva
forte
alla
mia
fidanzata
,
che
mi
scoccava
dalle
imposte
socchiuse
delle
occhiate
assassine
.
Adesso
ancora
mi
diverto
a
cercare
nelle
antiche
melodie
le
antiche
memorie
.
Vado
nella
cappella
del
palazzo
,
che
è
,
come
tu
sai
,
all
'
angolo
della
galleria
,
ed
ha
l
'
altare
tutto
di
legno
ad
angeli
paffuti
e
a
cartocci
barocchi
,
i
quali
mostrano
ne
'
luoghi
più
riposti
i
segni
delle
scomparse
dorature
:
e
vi
sono
i
vetri
a
figure
colorate
,
qua
e
là
rotti
e
restaurati
con
pezzi
di
vetri
bianchi
,
sicché
ad
un
Santo
manca
la
testa
,
all
'
altro
un
braccio
o
una
gamba
:
e
non
ostante
la
chiesetta
ha
qualcosa
di
severo
e
di
sacro
nella
sua
mezza
oscurità
.
Non
c
'
è
neanche
un
quadro
;
le
pareti
son
nude
;
solo
da
una
parte
si
vede
appesa
ad
un
chiodo
la
mia
chitarra
,
che
è
quasi
una
reliquia
.
Stacco
lo
strumento
,
e
,
salendo
dallo
scalone
interno
,
quello
scalone
lungo
e
diritto
,
che
ha
i
suoi
dugento
gradini
tutti
sconnessi
,
vado
pian
piano
nel
giardino
alto
,
da
cui
si
domina
il
villaggio
e
la
valle
,
e
mi
metto
a
sedere
sui
graticci
,
i
quali
,
servendo
solo
per
i
bachi
da
seta
,
restano
quasi
tutto
l
'
anno
accatastati
nel
padiglione
delle
feste
.
Questo
magazzino
,
gioia
dei
topi
e
dei
ragni
,
era
una
piccola
reggia
tre
secoli
addietro
.
I
nostri
antenati
vi
godevano
le
loro
orgie
,
che
non
invidio
:
donne
,
balli
,
buffoni
,
cene
,
le
quali
non
terminavano
prima
dell
'
alba
e
lasciavano
uomini
e
femmine
arrotolati
per
terra
.
Col
vino
scorreva
qualche
volta
il
sangue
.
I
muri
portano
ancora
,
quasi
cancellati
dal
tempo
,
i
nomi
ed
i
motti
di
qualcuno
dei
violenti
e
gaudenti
cavalieri
.
V
'
è
,
tra
le
altre
,
sotto
al
disegno
rozzo
di
un
cuore
trafitto
,
l
'
impresa
:
Dopo
il
bacio
il
pugnale
.
Così
,
seduto
al
fresco
ne
'
bei
giorni
d
'
estate
,
strappo
alle
corde
i
miei
vecchi
ricordi
in
questi
ultimi
anni
,
che
sono
i
più
tranquilli
e
i
più
lieti
della
mia
vita
.
Lascio
morire
flebilmente
le
armonie
sotto
la
vòlta
della
sala
,
seguendo
attentissimo
con
l
'
orecchio
le
ultime
oscillazioni
,
che
si
dileguano
nel
brontolìo
lontano
del
Chiese
.
Poi
,
sentendomi
ringalluzzito
,
picchio
forte
su
tutte
quante
le
corde
e
comincio
un
allegro
amoroso
,
una
gavotta
saltellante
;
ma
pur
troppo
la
mia
mano
sinistra
ha
perduto
un
poco
di
agilità
,
e
la
mia
destra
è
scemata
un
poco
di
vigore
.
Oggi
son
più
valente
negli
adagi
,
nelle
ariette
patetiche
:
ai
vecchi
s
'
addice
meglio
il
rimpianto
.
La
mia
chitarra
ha
cinque
corde
doppie
;
sale
dal
la
al
mi
,
due
ottave
e
mezzo
.
È
uno
strumento
ammirabile
per
la
sonorità
e
l
'
eleganza
.
La
rosa
,
intagliata
a
minuti
intrecci
e
trafori
di
cerchi
,
di
triangoli
,
di
foglioline
,
pare
un
'
opera
in
filigrana
.
Il
manico
,
intarsiato
di
avorio
e
di
ebano
con
dei
filetti
d
'
oro
,
rappresenta
una
caccia
in
figure
alte
un
'
oncia
:
cavalcatori
,
dame
,
falconieri
,
con
cani
,
cavrioli
,
lepri
,
cignali
e
ogni
sorta
di
selvaggina
.
Al
basso
della
cassa
armonica
s
'
ammira
poi
una
figuretta
d
'
argento
,
un
Apollo
sdraiato
che
suona
la
cetra
,
cosa
che
più
graziosa
al
mondo
non
si
potrebbe
vedere
.
Oltre
a
ciò
,
accomodate
in
vago
ornamento
,
stanno
un
centinaio
di
perle
,
alcune
assai
grosse
,
e
così
bene
incastonate
,
che
sette
soltanto
si
sono
rotte
o
perdute
.
Insomma
questa
chitarra
magnifica
desidero
,
dopo
la
mia
morte
,
lasciarla
al
mio
caro
nipote
.
Fors
'
è
un
'
ubbia
dello
zio
quasi
rimbambito
,
ma
non
vorrei
che
la
chitarra
uscisse
dalla
nostra
famiglia
.
C
'
è
sotto
una
storiella
.
Te
la
racconterò
,
prima
perché
giova
che
tu
la
sappia
,
e
poi
per
amore
di
me
medesimo
.
Non
posso
dormire
,
come
accade
ai
vecchioni
,
più
di
due
o
tre
ore
la
notte
,
e
ho
gli
occhi
sani
,
e
non
cavo
troppo
gusto
a
leggere
libri
per
cagione
della
memoria
,
che
mi
serve
benissimo
nelle
cose
lontane
,
ma
pochissimo
nelle
vicine
,
sicché
alla
fine
di
un
volume
rischio
di
non
rammentarmi
il
principio
.
Bisogna
dunque
ch
'
io
metta
un
poco
di
nero
sul
bianco
per
occupar
la
sera
in
qualcosa
,
mentre
la
Menica
,
tenendo
in
grembo
il
suo
micio
,
pisola
nel
seggiolone
.
3
Ti
scrivo
di
giorno
all
'
ombra
dell
'
antico
padiglione
e
all
'
aria
aperta
,
nel
giardino
ora
tutto
intralciato
e
spinoso
,
che
sta
innanzi
al
padiglione
ed
è
protetto
da
balaustri
spezzati
e
da
pilastri
,
su
cui
piantano
de
'
mozziconi
di
Ercoli
,
di
Diane
e
di
Veneri
!
La
roccia
scende
a
perpendicolo
dietro
il
palazzo
,
del
quale
da
questa
altura
si
dominano
i
tetti
vicini
;
più
giù
,
a
sinistra
,
si
vede
la
piazza
del
paese
,
e
più
giù
ancora
il
ponte
ed
una
lunga
e
sinuosa
striscia
di
fiume
.
È
un
'
afa
,
che
non
si
può
respirare
.
Me
ne
sto
qui
da
un
pezzo
a
guardare
le
montagne
ed
il
cielo
.
Le
curve
ripide
e
rotte
del
monte
di
San
Gottardo
alla
destra
e
dell
'
altro
,
che
gli
sorge
di
contro
,
pare
si
tocchino
a
'
piedi
,
tanto
è
stretta
la
spaccatura
del
Chiese
.
In
mezzo
a
quelle
due
chine
brulle
d
'
un
colore
cupo
rossastro
si
vede
quasi
orizzontalmente
il
dorso
celestino
di
un
monte
lontanissimo
.
Le
nubi
s
'
erano
squarciate
e
,
sul
largo
campo
azzurro
,
da
quell
'
angolo
basso
saliva
saliva
una
nuvola
bianca
,
illuminata
dal
sole
.
Prima
sembrò
una
corona
d
'
argento
posta
sul
culmine
del
monte
lontano
;
poi
si
espanse
,
invase
una
gran
parte
del
cielo
.
Pigliò
figura
di
un
toro
immane
,
che
si
avanzasse
con
la
sua
testa
cornuta
.
Le
corna
venivano
sino
alla
metà
della
vòlta
celeste
;
una
gamba
poggiava
sopra
uno
dei
monti
,
l
'
altra
sull
'
altro
.
Poi
,
in
un
minuto
,
il
toro
mutò
apparenza
:
la
testa
da
grossa
che
era
si
allungò
,
diventò
il
grugno
di
un
porco
,
le
corna
si
accorciarono
in
orecchie
,
le
gambe
si
restrinsero
a
zampini
,
e
la
figura
,
che
prima
era
maestosa
,
diventò
grottesca
.
Poi
la
nuvola
grande
si
sciolse
in
diverse
nuvolette
candide
:
qua
e
là
de
'
gruppi
di
punti
argentei
si
raccoglievano
come
in
tanti
palloncini
aereostatici
,
i
quali
vagavano
un
pezzo
innanzi
di
ridursi
al
nulla
.
L
'
aria
è
restata
d
'
un
celeste
purissimo
,
su
cui
le
due
montagne
vicine
tagliano
scure
,
e
l
'
ultimo
monte
appena
stacca
in
quasi
impercettibile
sfumatura
.
Intanto
il
Chiese
,
ingrossato
dalle
ultime
piogge
,
mugghia
più
iracondo
che
mai
.
Le
case
,
brune
,
ancora
bagnate
,
hanno
de
'
bizzarri
scintillamenti
,
e
gli
alberi
sono
lustri
.
Giù
nelle
strade
fangose
le
capre
passano
,
accompagnate
da
fanciulli
,
che
portano
sul
capo
immense
frasche
fronzute
di
castagno
o
di
quercia
,
sotto
alle
quali
restano
curvati
e
nascosti
.
Son
piante
che
camminano
;
e
quando
diciotto
o
venti
di
quei
ragazzi
scendono
così
dai
sentieri
delle
montagne
l
'
un
dietro
all
'
altro
,
pare
che
un
pezzo
di
bosco
si
muova
,
e
si
pensa
-
non
mi
rammento
bene
,
ma
qualcosa
mi
resta
nella
memoria
di
spaventoso
-
a
quel
re
,
a
cui
,
dopo
la
profezia
di
certe
orribili
streghe
,
venne
incontro
così
una
foresta
minacciante
e
vendicatrice
.
Dalla
parte
di
San
Gottardo
sai
che
si
va
a
Bagolino
,
costeggiando
il
melanconico
Lago
d
'
Idro
,
passando
dalle
mura
merlate
della
Rocca
d
'
Anfo
e
camminando
un
pezzo
sulla
stupenda
strada
,
che
lascia
ben
basso
il
Caffaro
,
e
dai
parapetti
della
quale
si
vedono
i
precipizii
vertiginosi
,
dove
nella
cupezza
del
fondo
le
acque
del
torrente
,
col
rimbalzare
da
un
masso
all
'
altro
,
col
piombare
in
cascate
,
col
frangersi
alle
roccie
,
mostrano
il
luccichìo
della
loro
spuma
.
In
quelle
orridezze
si
rovesciano
spesso
uomini
e
cavalli
e
,
senza
che
la
loro
caduta
mandi
il
più
lieve
romore
,
vanno
a
seppellirsi
nella
gran
fossa
del
monte
.
La
via
bellissima
è
sparsa
di
panporcini
e
di
croci
.
O
quante
volte
son
passato
su
quella
strada
cantando
,
con
il
mio
fucile
a
pietra
sulla
spalla
,
la
fiaschetta
piena
di
polvere
,
la
ventriera
fasciata
alla
vita
e
ben
provvista
di
palle
e
pallini
,
e
la
carniera
ad
armacollo
!
Avevo
con
me
Lampo
e
Bigio
,
oppure
Livia
e
Toti
.
Non
c
'
è
una
svolta
ch
'
io
non
ricordi
,
né
una
cappelletta
,
né
una
pietra
migliaria
.
A
Nozza
,
avendo
pigliato
una
scorciatoia
,
trovai
sul
viottolo
rasente
al
Chiese
due
vipere
,
ed
una
ne
uccisi
coi
tacchi
de
'
miei
grossi
stivali
.
A
Vestone
il
povero
Lampo
ebbe
un
formidabile
calcio
da
un
ciuco
,
e
continuò
poi
a
guaire
tutta
la
giornata
.
Ad
Anfo
c
'
era
un
'
ostessa
gobbetta
e
zoppa
,
la
quale
mi
dava
il
vino
bianco
e
le
tinche
fritte
.
Facevo
centro
a
Bagolino
,
ma
poi
,
partendo
all
'
alba
e
spesso
non
tornando
la
sera
,
correvo
lontano
a
cacciare
i
camosci
sulle
balze
e
le
starne
nei
boschi
.
La
prima
volta
che
salii
solo
alla
cittaduzza
alpestre
,
e
avevo
allora
,
che
ero
giovane
,
un
'
aria
baldanzosa
ed
una
gran
barba
nera
,
un
vecchietto
mi
venne
incontro
e
,
togliendosi
rispettosamente
il
cappello
e
sorridendo
con
malizia
,
mi
fece
segno
di
seguirlo
.
Dopo
avermi
condotto
,
senz
'
aprir
bocca
,
un
trecento
passi
all
'
in
su
e
all
'
in
giù
per
quelle
viuzze
sudicie
e
strette
,
il
vecchietto
si
ferma
e
alzando
il
braccio
mi
mostra
coll
'
indice
una
lapide
antica
infissa
nella
rovinosa
muraglia
di
una
casa
.
Vi
leggo
a
stento
questi
bei
versi
:
Oggi
non
è
il
tempo
Né
la
stagione
Di
stare
in
questo
loco
Chi
non
sta
a
ragione
.
Prima
che
avessi
agio
di
pigliarmela
col
sardonico
vecchietto
e
chiedergli
la
causa
della
sua
minaccia
,
egli
se
l
'
era
prudentemente
svignata
.
Lo
cercai
tutt
'
in
giro
senza
poterlo
trovare
.
Desinai
all
'
osteria
del
Pavone
,
e
poi
,
essendo
domenica
e
non
avendo
sentito
messa
,
m
'
arrampicai
sulle
interminabili
gradinate
della
chiesa
ed
entrai
a
pregare
.
Il
sole
mandava
i
suoi
raggi
quasi
orizzontalmente
dalle
finestre
della
facciata
sino
all
'
altar
maggiore
,
gettando
su
questo
la
luce
infiammata
del
tramonto
e
facendo
scintillare
la
custodia
dorata
del
ciborio
.
La
chiesa
era
deserta
.
Solo
si
sentiva
un
leggiero
picchio
a
intervalli
regolari
ora
di
qua
ora
di
là
.
Una
vecchia
,
tanto
curva
che
il
suo
mento
giungeva
appena
all
'
altezza
delle
panche
,
passava
abbastanza
lesta
da
un
altare
all
'
altro
,
mettendo
innanzi
ad
ogni
passo
il
suo
bastoncino
,
su
cui
poggiava
il
peso
del
corpo
cadente
.
Mentre
uscivo
,
ell
'
era
accanto
alla
pila
dell
'
acqua
santa
,
le
diedi
qualche
soldo
:
mi
ringraziò
tremolando
.
Il
sole
scendeva
in
quel
punto
dietro
le
montagne
.
Non
sapendo
come
passare
il
tempo
,
mi
posi
a
sedere
sul
parapetto
del
portico
e
guardai
intorno
le
chine
verdi
;
ma
nell
'
abbassare
lo
sguardo
,
sopra
un
quadratello
di
marmo
bianco
,
incassato
nelle
lastre
scure
del
pavimento
,
mi
parve
di
vedere
il
nome
della
nostra
famiglia
.
Sentii
punzecchiarmi
dalla
curiosità
e
guardai
bene
.
Potei
leggere
,
oltre
al
casato
,
Don
Antonio
,
e
l
'
anno
MDCCLXX
;
ma
il
testo
,
tra
l
'
essere
logoro
dallo
stropiccìo
de
'
piedi
e
l
'
essere
scritto
in
latino
,
non
mi
entrava
nel
cervello
.
Stavo
così
lambiccandomi
da
dieci
minuti
,
quand
'
odo
dietro
di
me
una
voce
fessa
e
biascicante
,
la
quale
brontola
,
come
se
ripetesse
una
lezione
imparata
a
memoria
:
«
Sul
sagrato
di
questa
chiesa
Don
Antonio
,
maestro
di
virtù
,
fece
ardere
in
benefica
pira
gli
strumenti
del
peccato
,
e
scacciò
il
Demonio
muto
dal
cuore
dei
penitenti
»
.
Non
capii
nulla
neanche
nella
traduzione
,
e
,
vincendo
il
ribrezzo
che
la
vecchia
mi
metteva
addosso
,
le
chiesi
s
'
ella
poteva
spiegarmi
il
mistero
dell
'
epigrafe
.
Mi
pigliò
per
il
braccio
con
la
sua
mano
adunca
,
che
pareva
un
artiglio
,
e
mi
trascinò
sul
piazzale
,
nel
mezzo
,
tra
il
portico
della
chiesa
e
le
gradinate
della
roccia
,
le
quali
scendono
al
paese
;
poi
,
sempre
tenendosi
al
mio
braccio
,
fece
il
segno
con
la
punta
del
suo
bastoncino
di
un
largo
circolo
intorno
a
noi
,
e
disse
:
-
Qui
,
proprio
qui
.
Era
un
gran
fuoco
.
Pareva
un
incendio
.
I
ragazzi
avevano
portato
le
fascine
secche
;
gli
uomini
avevano
accomodato
le
legne
in
una
immensa
catasta
;
le
donne
con
le
mani
giunte
,
inginocchiate
,
pregavano
.
Poi
una
si
alza
e
,
togliendosi
i
pendenti
dalle
orecchie
,
li
getta
nelle
fiamme
;
e
,
dopo
questa
,
tutte
,
ad
una
ad
una
,
o
un
monile
,
o
un
braccialetto
,
od
uno
spillone
,
o
quel
che
hanno
di
prezioso
e
di
bello
gettano
nel
fuoco
.
Le
litanie
si
sollevano
al
cielo
:
lo
scoppiettare
e
lo
stridere
del
rogo
pare
un
inferno
.
Si
avanzano
gli
uomini
come
spiritati
.
È
notte
,
e
le
fiamme
,
tingendo
la
chiesa
e
le
case
di
un
rosso
sanguigno
,
dànno
ai
devoti
l
'
aspetto
di
demonii
.
Ecco
che
volano
sul
fuoco
mandolini
,
flauti
,
tamburini
,
tiorbe
.
Due
alzano
una
spinetta
,
e
giù
sulle
brace
.
Quante
chitarre
!
Una
,
fra
le
altre
,
di
avorio
,
di
ebano
,
d
'
oro
,
di
perle
!
Che
bellezza
!
...
Mi
sentii
serrare
il
braccio
più
forte
.
La
vecchia
s
'
era
interrotta
,
tremava
in
tutte
le
membra
,
e
sulle
guance
grinzose
e
terrose
sgocciolava
qualche
lagrima
.
Si
percuoteva
il
petto
col
pomo
del
bastoncino
.
Durò
un
pezzo
a
rimettersi
,
e
poi
alzò
sopra
di
me
gli
occhi
così
stravolti
,
che
ne
ebbi
paura
.
Certo
,
era
matta
.
Continuò
,
facendo
da
sé
sola
dieci
passi
indietro
e
picchiando
tre
volte
col
bastoncino
in
terra
:
-
Qui
stava
il
Santo
,
immobile
,
maestoso
.
Guardava
in
alto
.
Qualche
volta
faceva
un
gesto
con
la
mano
,
e
allora
quelli
che
gli
erano
vicini
gridavano
:
Silenzio
.
E
tutti
tacevano
,
e
si
sentiva
,
accompagnata
dal
romore
della
legna
ardente
,
la
voce
di
lui
,
che
gridava
:
«
Distruggete
,
fratelli
,
disperdete
gli
strumenti
del
vizio
.
Quegl
'
infami
oggetti
sono
del
diavolo
.
Regalateli
a
me
,
ch
'
io
li
dono
a
Dio
.
Non
più
balli
,
non
più
suoni
,
non
più
gioielli
.
Via
gli
eccitamenti
alla
corruzione
,
le
tentazioni
al
peccato
.
Vivete
,
pensando
solamente
alla
morte
ed
al
cielo
»
.
E
di
quando
in
quando
si
sentiva
la
stessa
voce
,
che
dominava
il
turbinoso
frastuono
del
popolo
,
ripetere
:
«
Distruggete
,
fratelli
,
disperdete
gli
strumenti
del
vizio
»
.
Mi
sembrò
che
i
pochi
capelli
bianchi
della
vecchia
le
si
rizzassero
sul
cranio
.
Dopo
una
pausa
ripigliò
:
-
Io
era
giovane
allora
,
bella
,
sana
,
ricca
,
empia
.
Mi
scaldavo
le
mani
alla
catasta
e
ridevo
.
Puoi
pensare
,
nipote
mio
,
se
queste
parole
della
strega
avevano
solleticato
la
mia
voglia
di
sapere
ogni
cosa
,
e
se
io
la
tempestassi
d
'
interrogazioni
.
Ma
ella
non
rispondeva
più
niente
.
Pareva
che
fantasticasse
a
qualcosa
di
là
dal
mondo
.
Finalmente
,
infastidita
dalla
mia
insistenza
,
mi
chiese
con
ira
:
-
Chi
è
lei
che
m
'
interroga
?
Che
cosa
importa
a
lei
di
queste
storie
di
mezzo
secolo
addietro
?
Non
può
lasciarmi
quieta
nelle
mie
memorie
e
ne
'
miei
rimorsi
?
Cercai
di
placarla
,
e
per
iscusare
la
importunità
le
dissi
il
mio
casato
e
ch
'
io
ero
pronipote
del
Beato
Antonio
.
-
Nipote
!
-
gridò
,
spalancando
gli
occhi
cisposi
.
-
Figlio
del
figlio
d
'
un
suo
fratello
.
-
Figlio
del
figlio
d
'
un
suo
fratello
-
mormorava
la
vecchia
fra
le
gengive
,
come
se
studiasse
questo
grado
di
parentela
.
Mi
guardò
nel
volto
con
attenzione
minutissima
,
e
invasa
da
una
crescente
contentezza
:
-
È
lui
-
esclamò
-
lui
stesso
.
Ecco
il
naso
aquilino
,
il
fronte
alto
,
le
labbra
sottili
,
le
folte
sopracciglia
,
gli
occhi
neri
.
È
lui
,
lui
,
proprio
lui
!
Nel
sottopormi
a
questo
esame
la
vecchia
decrepita
s
'
accostava
al
mio
viso
,
vicino
vicino
,
giacché
il
crepuscolo
cominciava
a
imbrunire
.
Sentivo
l
'
acre
respiro
di
quel
cadavere
ischeletrito
.
-
Lo
stesso
sguardo
-
continuava
-
e
la
stessa
voce
!
È
lui
,
proprio
lui
-
.
E
intanto
si
faceva
il
segno
della
croce
,
e
mi
baciava
il
lembo
della
cacciatora
.
-
Avrei
dato
-
ripigliò
-
tutta
la
poca
vita
che
mi
resta
per
trovare
un
discendente
del
Santo
.
Ora
posso
morire
in
pace
.
Restituirò
al
nipote
ciò
che
ho
rubato
all
'
avo
.
Venga
con
me
fino
al
mio
casolare
,
là
sulla
montagna
.
Non
c
'
è
tempo
da
perdere
.
Potrei
morire
da
un
momento
all
'
altro
-
e
s
'
incamminò
.
Già
cominciava
a
far
buio
.
Il
cielo
,
che
s
'
era
tornato
a
coprire
di
nubi
,
diventava
nero
.
Scendemmo
dietro
la
chiesa
un
centinaio
di
passi
;
poi
,
entrati
in
una
viuzza
,
si
principiò
a
salire
.
La
vecchia
ansava
.
La
strada
era
formata
di
sassi
puntuti
e
sconnessi
,
con
pozzanghere
ad
ogni
tratto
e
qualche
torrentello
.
Incespicavo
negli
sterpi
.
Dei
tronchi
d
'
albero
disseccati
sbarravano
il
sentiero
.
Udivo
de
'
fruscii
:
vidi
la
coda
di
un
lungo
serpe
nero
guizzare
in
una
buca
.
La
vecchia
andava
a
piccoli
sbalzi
,
picchiando
sempre
con
il
suo
bastoncino
,
e
voltandosi
indietro
a
guardarmi
.
Ad
una
svolta
si
fermò
e
si
mise
a
sedere
in
terra
.
Sembrava
una
pallottola
.
-
Ero
dunque
giovane
-
disse
-
e
bella
.
Avevo
sposato
Angelo
il
Moro
,
il
sicario
.
Egli
viaggiava
per
le
sue
faccende
,
e
quando
tornava
,
dopo
tre
o
quattro
mesi
,
mi
portava
tanto
oro
,
ch
'
io
duravo
fatica
a
spenderlo
tutto
in
vesti
,
in
balli
,
in
orgie
.
Angelo
mi
regalava
i
gioielli
rapiti
alle
dame
.
Una
volta
mi
portò
una
chitarra
,
una
maraviglia
,
rubata
a
una
duchessa
di
Milano
.
Io
,
che
mi
divertivo
a
suonare
quello
strumento
,
ne
fui
beata
;
ma
l
'
amante
mio
,
che
amavo
ancora
più
della
chitarra
,
me
la
chiese
,
e
gliela
diedi
.
L
'
infame
mi
tradì
poco
dopo
.
Da
quel
fagotto
schiacciato
al
suolo
continuava
a
uscire
una
voce
rauca
:
-
Ero
alta
di
corpo
,
snella
;
avevo
gli
occhi
bruni
ed
i
capelli
biondi
.
Ballavo
dal
tramonto
all
'
alba
,
nuotavo
nel
lago
d
'
Idro
,
facevo
all
'
amore
.
Una
sera
,
sentendo
che
il
Beato
Antonio
,
di
cui
parlavano
le
valli
e
i
monti
,
ma
che
io
non
avevo
ancora
veduto
,
ordinava
di
bruciare
gli
strumenti
da
musica
e
gli
ornamenti
delle
donne
,
volli
goder
lo
spettacolo
.
Alcuni
de
'
miei
corteggiatori
s
'
erano
convertiti
alla
fede
del
Santo
,
altri
non
si
attentarono
ad
accompagnarmi
,
uno
solo
venne
con
me
travestito
per
non
farsi
conoscere
.
Quella
sera
sentivo
dentro
un
diavolo
:
ero
ubbriaca
di
peccato
.
A
un
tratto
vidi
il
mio
amante
traditore
accanto
a
me
,
il
quale
stava
per
gettare
nel
fuoco
la
mia
chitarra
.
Sentii
ribollirmi
il
sangue
.
Nel
baccano
e
nella
confusione
,
appena
la
chitarra
fu
sul
rogo
,
io
,
al
rischio
di
bruciarmi
le
vesti
,
mi
scagliai
sulle
fiamme
e
la
trassi
fuori
intatta
.
Qualche
giorno
appresso
Angelo
fu
appiccato
in
Brescia
.
Mi
ammalai
:
restai
povera
e
sola
.
La
megera
si
alzò
,
e
continuò
il
cammino
.
Era
notte
scura
;
non
vedevo
dove
mettessi
i
piedi
;
sdrucciolavo
;
tre
o
quattro
volte
fui
lì
lì
per
cadere
.
Il
nome
del
Moro
mi
rammentava
i
raccapricci
d
'
infanzia
,
quando
il
mio
vecchio
servo
Giovanni
raccontava
le
prodezze
del
famoso
assassino
,
il
quale
,
per
esperimentare
la
curiosità
d
'
una
sua
fidanzata
,
le
aveva
lasciato
in
deposito
un
paniere
coperto
di
foglie
fresche
,
proibendole
di
guardarvi
dentro
,
e
dopo
un
'
ora
torna
e
trova
la
ragazza
in
deliquio
,
perché
ella
aveva
trovato
nel
paniere
una
testa
d
'
uomo
tagliata
.
La
vecchia
continuava
interrottamente
,
fermandosi
ad
ogni
venti
passi
:
-
Mi
nacque
a
poco
a
poco
nel
cuore
una
cosa
nuova
,
il
rimorso
.
Entrai
qualche
volta
in
chiesa
;
ascoltai
qualche
messa
.
Passato
un
anno
,
tornò
a
Bagolino
il
Beato
Antonio
.
M
'
acconciai
per
il
primo
sermone
accanto
al
pulpito
,
e
vidi
il
Santo
pallido
,
smunto
,
salire
faticosamente
i
gradini
.
Annunziò
con
voce
fioca
l
'
argomento
della
predica
:
Il
Demonio
muto
.
La
sua
parola
era
lenta
,
quasi
stentata
,
ma
tanto
semplice
,
tanto
chiara
,
che
nasceva
negli
ascoltatori
una
certa
maraviglia
di
non
avere
pensato
prima
da
sé
a
così
naturali
discorsi
.
«
Nell
'
animo
nostro
(
egli
diceva
)
noi
nascondiamo
quasi
sempre
,
spesso
senza
volerlo
,
qualche
volta
senza
saperlo
,
la
memoria
o
il
desiderio
di
un
peccato
.
Come
non
lo
confessiamo
al
prete
,
così
non
lo
confessiamo
a
noi
stessi
.
E
pure
quel
punto
,
quella
piccola
ulcera
venefica
un
po
'
alla
volta
s
'
allarga
,
si
estende
e
incancrenisce
via
via
l
'
anima
intera
.
Ci
credevamo
giusti
,
ci
troviamo
iniqui
»
.
E
il
Santo
veniva
agli
esempii
:
la
moglie
,
che
dal
grato
ricordo
di
una
stretta
di
mano
scivola
alla
infedeltà
;
il
negoziante
,
che
dalla
prima
menzogna
sul
prezzo
di
una
merce
scende
al
fallimento
bugiardo
;
il
servo
,
che
ruba
prima
un
soldo
sulla
spesa
,
e
poi
,
vedendo
come
la
padrona
non
se
n
'
accorge
,
ne
ruba
due
,
dieci
,
venti
,
e
finisce
col
rubare
nella
borsa
e
nello
scrigno
;
il
giovinotto
,
che
dal
primo
stravizio
precipita
all
'
ubbriachezza
:
e
così
per
ognuno
quasi
degli
ascoltatori
c
'
era
una
parola
che
lo
toccava
dentro
.
«
Nella
più
remota
e
angusta
cameretta
del
cuore
alloggia
il
Demonio
muto
.
Egli
se
ne
sta
lì
accovacciato
,
arrotolato
,
silenzioso
;
ma
poi
,
quando
gli
pare
che
l
'
uomo
sia
più
distratto
o
più
fiacco
,
stende
le
membra
,
s
'
adagia
,
s
'
impadronisce
di
una
stanza
,
dell
'
altra
,
e
riesce
ad
occupare
tutta
quanta
la
casa
della
nostra
coscienza
.
La
nostra
coscienza
diventa
allora
un
inferno
.
Tutto
sta
dunque
nel
guardarci
dentro
e
nel
trovare
il
nostro
mortale
nemico
,
quand
'
egli
è
ancora
quasi
impercettibile
:
tutto
sta
nel
cacciare
via
subito
il
piccolo
Demonio
muto
»
.
Ma
il
Santo
cangiava
voce
.
Da
dolce
e
insinuante
ch
'
era
in
principio
,
diventava
aspra
,
violenta
,
terribile
.
Parlava
sul
Demonio
muto
delle
coscienze
già
infami
:
delle
donne
empie
,
degli
uomini
perversi
,
che
occultano
un
peccato
obbrobrioso
.
Terminò
tuonando
,
sicché
la
chiesa
rimbombava
:
«
Furti
,
assassinii
,
inganni
,
sacrilegii
,
lordure
d
'
ogni
specie
,
venite
fuori
dal
petto
di
voi
che
m
'
ascoltate
,
entrate
nelle
mie
orecchie
;
e
salga
il
vostro
rimorso
e
il
vostro
pentimento
a
Dio
.
Dio
è
misericordioso
!
»
.
Il
popolo
si
gettava
per
terra
e
,
piangendo
,
gridava
:
«
Pietà
,
pietà
!
»
.
La
vecchia
,
già
stanca
,
sedeva
nel
mezzo
della
strada
,
e
ormai
l
'
oscurità
era
così
fitta
,
ch
'
io
appena
distinguevo
il
corpiciattolo
bruno
.
Sembrava
che
la
voce
uscisse
da
sotto
terra
.
Cominciai
a
sentirmi
de
'
brividi
nelle
membra
,
poiché
tirava
un
vento
fresco
,
il
quale
faceva
stormire
le
foglie
e
produceva
dei
fischi
e
come
degli
ululati
lamentevoli
e
strani
.
Neanche
un
lume
lontano
;
neanche
una
stella
.
Il
suono
fesso
delle
parole
della
vecchia
che
ricominciava
:
-
Uscii
dalla
chiesa
,
convertita
e
spaventata
.
Tornai
a
casa
correndo
.
Mi
prese
una
febbre
,
che
per
dieci
giorni
tenne
il
mio
corpo
in
orridi
vaneggiamenti
.
Non
ero
guarita
,
quando
una
mattina
scappai
dal
sito
dove
abitavo
,
distante
un
'
ora
,
e
,
portando
con
me
la
chitarra
,
che
avevo
rubata
al
rogo
del
Santo
,
andai
a
Bagolino
per
confessarmi
.
Il
Beato
Antonio
era
già
andato
a
Gardone
,
assai
malato
anch
'
esso
,
quasi
morente
.
Presi
una
carrettella
,
e
,
sempre
col
mio
strumento
maledetto
,
partii
.
Il
giorno
appresso
ero
in
val
Trompia
,
a
Gardone
.
Corsi
tosto
alla
chiesa
,
e
la
vidi
tutta
parata
di
nero
,
tutta
a
ceri
ardenti
.
L
'
infinito
popolo
singhiozzava
e
pregava
;
i
sacerdoti
cantavano
a
morto
.
Nel
mezzo
,
sopra
un
immenso
catafalco
,
seduto
in
un
trono
maestoso
,
vestito
degli
abiti
sacri
,
col
calice
in
mano
,
stava
il
Santo
,
più
livido
che
mai
.
Era
immobile
.
Aveva
gli
occhi
aperti
e
fissi
.
Pareva
che
guardasse
.
Il
cadavere
,
certo
,
mi
malediva
.
La
vecchia
riprese
a
camminare
assai
lenta
.
Io
le
andavo
dietro
senza
vedere
più
nulla
.
-
Siamo
lontani
?
-
le
domandai
.
Non
rispose
.
Si
continuò
a
salire
la
montagna
.
La
vecchia
era
diventata
taciturna
,
ma
sentivo
sempre
il
picchio
del
suo
bastoncino
sui
sassi
.
Finalmente
si
giunse
dinanzi
ad
un
casolare
.
La
vecchia
spinse
l
'
uscio
ed
entrò
.
Cercò
qualcosa
,
e
poi
,
battendo
con
l
'
acciarino
,
fece
uscire
dalla
pietra
qualche
scintilla
;
accese
l
'
esca
e
un
lumino
,
il
quale
rischiarava
assai
male
la
miserabile
stanza
.
Un
po
'
di
strame
in
un
angolo
,
una
panca
,
una
ciotola
;
il
tetto
nascosto
dai
ragnateli
;
il
pavimento
di
mota
lubrica
;
i
muri
di
sassi
tutti
sconnessi
e
cadenti
.
La
strega
,
gettandosi
per
terra
,
levò
le
foglie
muffite
del
suo
giaciglio
e
cominciò
a
raschiare
con
le
unghie
il
terreno
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
mi
fece
segno
di
accostarmele
,
e
vidi
il
coperchio
di
una
cassa
;
aiutai
la
vecchia
a
levarlo
,
ed
apparve
la
famosa
chitarra
con
le
sue
corde
spezzate
.
Alla
luce
del
lumino
fumoso
le
perle
sembravano
scintillette
scialbe
e
l
'
argento
del
piccolo
Apollo
brillava
appena
.
La
vecchia
mi
porse
lo
strumento
con
un
sorriso
che
le
contorceva
la
bocca
,
e
disse
tra
sé
:
-
Morirò
più
quieta
.
Salutai
la
povera
donna
,
ed
uscii
dal
casolare
,
dove
il
tanfo
cominciava
a
nausearmi
.
Solo
,
nelle
tenebre
più
nere
,
con
la
chitarra
sotto
il
braccio
e
senza
rammentarmi
il
cammino
,
puoi
pensare
,
nipote
mio
,
se
mi
sentissi
lieto
.
Mi
guidarono
le
punte
dei
grossi
sassi
della
via
,
martoriandomi
i
piedi
.
Dio
volendo
,
a
mezzanotte
bussai
alla
porta
dell
'
Albergo
,
dove
tutti
dormivano
;
e
,
andato
a
letto
,
sognai
tutta
notte
lemuri
,
fantasmi
,
diavoli
,
megere
e
streghe
.
Sei
mesi
dopo
tornai
a
Bagolino
per
le
mie
caccie
,
e
volli
andare
a
salutar
la
mia
vecchia
.
Trovai
con
grande
stento
il
casolare
.
Era
deserto
.
Domandai
notizie
di
essa
ai
contadini
della
montagna
ed
allo
scaccino
della
chiesa
.
Era
sparita
da
un
pezzo
,
proprio
come
una
strega
.
Nessuno
ne
ha
saputo
più
nulla
.
4
Oggi
è
stata
una
magnifica
festa
,
di
quelle
che
lasciano
il
cuore
più
sereno
e
più
alto
.
Si
cominciò
ier
sera
con
i
fuochi
sulle
montagne
.
Tu
avessi
visto
com
'
era
bello
quell
'
improvviso
accendersi
,
quell
'
alternarsi
di
qua
,
di
là
,
delle
fiamme
d
'
allegria
,
alla
distanza
di
più
miglia
,
dall
'
una
e
dall
'
altra
parte
della
valle
;
e
come
pareva
che
le
cime
dei
monti
si
rispondessero
nel
gaio
linguaggio
di
fuoco
!
Le
campane
suonavano
ora
a
distesa
,
ora
a
rapidi
rintocchi
,
ed
ora
con
una
certa
ingenua
pretensione
d
'
imitare
qualche
arietta
popolare
,
senza
colpa
del
campanaro
se
tre
note
su
sette
dovevano
restar
nel
battaglio
.
Verso
le
otto
,
che
era
ben
buio
,
andai
con
la
mia
Menica
nel
mezzo
del
ponte
,
a
godermi
per
una
mezz
'
oretta
questo
spettacolo
;
e
il
Chiese
,
riflettendo
i
fuochi
delle
alture
,
pareva
se
la
godesse
anche
lui
.
Stamane
poi
all
'
alba
è
stato
un
scoppio
di
gioia
.
Mortaletti
da
tutte
le
parti
,
come
cannonate
d
'
una
finta
battaglia
;
la
banda
musicale
di
Salò
,
che
soffiava
e
batteva
a
tutto
andare
;
il
popolo
,
che
riempiva
le
piazze
e
le
vie
,
ilare
,
chiassoso
,
vestito
da
festa
,
con
fazzoletti
da
collo
e
scialli
d
'
un
rosso
scarlatto
.
M
'
è
venuto
il
ghiribizzo
di
andare
incontro
anch
'
io
al
nuovo
Curato
,
che
faceva
il
suo
ingresso
trionfale
.
Appena
mi
ha
visto
è
sceso
dalla
carrozzetta
,
dove
stava
con
il
Sindaco
.
Ha
voluto
per
forza
che
mi
appoggiassi
al
suo
braccio
,
e
così
a
piedi
siamo
andati
insieme
fino
al
piazzale
della
chiesa
,
in
mezzo
a
due
fitte
ale
di
popolo
,
che
salutava
rispettosamente
.
Il
curato
rispondeva
ai
saluti
con
pronta
affabilità
.
Ha
i
bei
capelli
folti
tutti
d
'
argento
,
che
gli
circondano
il
capo
come
un
'
aureola
;
gli
occhi
azzurri
limpidi
,
d
'
una
soavità
da
fanciulla
;
i
denti
bianchissimi
e
perfetti
.
Veste
pulito
,
quasi
accurato
.
Parla
con
una
dolcezza
semplice
,
profonda
,
affettuosa
,
che
affascina
.
È
,
dicono
,
il
più
virtuoso
prete
della
diocesi
di
Brescia
:
dà
tutto
ai
poveri
:
mangia
polenta
,
cacio
,
latte
soltanto
;
ma
nasconde
la
sua
carità
e
la
sua
povertà
volontaria
sotto
un
aspetto
di
persona
studiosa
e
gentile
.
Mi
ha
detto
:
-
So
ch
'
ella
,
signor
Carlo
,
è
il
più
vecchio
e
più
savio
uomo
di
questi
monti
.
Permetterà
ch
'
io
venga
a
discorrere
spesso
con
lei
e
che
mi
chiami
suo
amico
.
Il
maestro
di
scuola
si
è
avanzato
per
leggere
,
balbettando
,
la
sua
poesia
;
una
fanciulletta
dell
'
Asilo
ha
recitato
lesta
il
suo
discorsino
;
i
preti
della
Parrocchia
hanno
presentato
al
nuovo
pastore
,
con
una
lunga
orazione
latina
,
le
chiavi
della
chiesa
,
portate
sopra
un
cuscino
di
seta
bianca
a
frangie
ed
a
nappe
d
'
oro
.
Ed
è
cominciata
la
processione
:
stendardi
rossi
con
la
Madonna
dipinta
in
mezzo
,
banderuole
,
croci
,
torchi
,
baldacchini
;
fanciulle
inghirlandate
di
fiori
e
tutte
vestite
di
bianco
,
le
quali
portavano
in
mano
con
gran
compunzione
quale
un
Agnello
di
carta
,
quale
un
Bambino
Gesù
in
fasce
,
quale
una
Vergine
incoronata
;
ragazzi
con
mitrie
o
con
turbanti
,
e
dietro
una
coda
interminabile
di
donne
e
d
'
uomini
,
la
quale
,
vista
un
poco
dall
'
alto
,
sembrava
tutta
d
'
un
pezzo
,
e
pareva
che
così
lunga
lunga
si
muovesse
flessuosamente
secondo
l
'
avvallarsi
,
il
girare
o
il
rialzarsi
della
strada
.
A
stare
accanto
alla
chiesa
e
appartati
,
come
abbiamo
fatto
la
mia
buona
Menica
ed
io
,
che
siamo
troppo
vecchi
per
cacciarci
nella
folla
,
si
sentiva
l
'
organo
suonare
un
'
allegra
marcia
con
tutti
i
pedali
e
campanelli
e
tamburi
e
piatti
,
poi
le
campane
suonavano
sul
nostro
capo
,
poi
scoppiavano
i
mortaletti
,
che
era
un
frastuono
da
diventare
sordi
;
ma
quando
per
caso
,
in
certi
momenti
,
tutti
questi
romori
cessavano
,
s
'
udiva
,
già
lontano
,
il
salmeggiare
basso
dei
sacerdoti
della
processione
e
l
'
armonia
vaga
,
lunga
,
angelica
della
risposta
delle
donne
.
*
*
*
La
vecchiaia
è
orrenda
.
Non
ci
sono
lagrime
negli
occhi
,
non
ci
sono
singhiozzi
nel
petto
.
La
disperazione
non
si
espande
nella
pietà
degli
altri
,
non
si
getta
al
di
fuori
con
le
parole
,
con
i
gesti
,
con
le
grida
.
Lo
strazio
è
solitario
.
Si
guarda
al
proprio
dolore
tranquilli
,
con
le
ciglia
asciutte
.
È
una
calma
bieca
;
è
una
freddezza
spaventosa
.
Par
di
uscire
da
se
stessi
,
e
di
aggirarsi
nel
nulla
.
Non
si
pensa
,
non
si
sente
:
si
vive
in
una
tomba
.
La
mia
Menica
è
morta
.
Dieci
giorni
sono
,
mercoledì
sera
,
si
sentiva
un
po
'
stanca
,
e
s
'
addormentò
,
come
al
solito
,
nella
sua
poltrona
.
Io
leggevo
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
il
micio
nero
sbalza
in
terra
e
miagola
come
impaurito
.
Non
gli
bado
.
Alle
dieci
mi
alzo
,
e
mormoro
nell
'
orecchio
della
Menica
:
-
Mia
buona
,
è
l
'
ora
di
andare
a
letto
-
.
Non
risponde
.
Le
metto
,
così
per
giuoco
,
le
due
mani
sul
fronte
.
Lo
sento
di
ghiaccio
.
Era
morta
.
Beata
lei
,
che
è
morta
com
'
era
vissuta
,
nella
sua
santa
placidezza
!
*
*
*
La
casa
è
deserta
,
le
montagne
sono
bianche
di
neve
,
e
gela
.
A
desinare
,
così
solo
,
non
mangio
più
.
La
sera
non
c
'
è
nessuno
che
mi
dia
con
affetto
la
buona
notte
,
e
la
mattina
mi
vesto
nella
camera
vuota
,
intristito
dal
silenzio
fatale
.
La
ragazza
,
che
mi
serve
da
pochi
mesi
,
mi
guarda
con
occhio
indifferente
,
annoiato
.
Pensa
forse
che
i
vecchi
stanno
meglio
nella
bara
.
Ha
ragione
.
Ho
un
solo
conforto
,
il
Curato
.
È
un
santo
uomo
.
Parliamo
di
religione
,
e
la
mia
vecchia
fede
si
ravviva
.
Ieri
mi
diceva
:
-
Signor
Carlo
,
si
prepari
alla
felicità
del
Paradiso
.
Si
stacchi
dalle
cose
di
questa
terra
.
Pensi
a
Dio
.
Non
ho
rimorsi
,
eppure
un
certo
stringimento
di
cuore
mi
dice
forse
che
c
'
è
una
macchia
nella
mia
vita
.
Quando
sono
seduto
al
fuoco
nell
'
interno
del
gran
camino
della
sala
,
e
vedo
sulla
parete
di
contro
il
ritratto
del
Beato
Antonio
,
smorto
,
severo
,
minaccioso
,
mi
sembra
ch
'
egli
apra
le
labbra
ed
alzi
la
mano
per
rimproverarmi
qualcosa
.
Che
cosa
?
Non
ho
mai
fatto
male
apposta
a
nessuno
.
Ho
amato
i
miei
genitori
,
i
miei
parenti
,
la
mia
Menica
.
Ho
seguito
la
dottrina
e
i
riti
della
Chiesa
.
E
non
ostante
,
gli
occhi
dipinti
del
ritratto
di
Don
Antonio
,
che
sono
vivi
,
mi
scrutano
dentro
nelle
viscere
,
mi
strappano
fuori
un
non
so
che
dall
'
anima
.
È
uno
scavo
nella
coscienza
.
Forse
il
mio
Demonio
muto
.
Chi
lo
sa
?
Forse
quell
'
oggetto
di
profano
piacere
,
che
io
vagheggiavo
,
e
che
può
avermi
distolto
spesso
dalla
contemplazione
di
Dio
!
Sì
,
quel
maledetto
strumento
,
rubato
da
un
sicario
e
destinato
al
rogo
,
poi
di
nuovo
rubato
da
una
femmina
iniqua
.
Certo
,
a
quello
sguardo
,
che
scintilla
fuor
della
tela
,
ci
deve
essere
una
profonda
cagione
.
Don
Antonio
,
bisogna
ch
'
io
ti
plachi
.
Interrogai
il
Curato
.
Perdonami
,
nipote
mio
:
ho
già
provvisto
a
te
nel
codicillo
del
testamento
,
ma
ritiro
il
dono
,
che
ti
avevo
fatto
.
Il
buon
prete
mi
consiglia
di
distruggere
quella
mia
vecchia
gioia
mondana
,
che
oggi
mi
è
occasione
di
rimorsi
e
di
paure
.
*
*
*
Ieri
sera
nevicava
,
tirava
vento
,
si
sentivano
certe
voci
lugubri
a
tutte
le
finestre
ad
a
tutti
gli
usci
.
Non
avevo
dormito
da
una
settimana
.
Andai
nella
cappella
a
staccar
la
chitarra
e
la
potrai
nella
sala
.
Al
lume
del
fuoco
le
perlette
e
l
'
oro
brillavano
,
e
la
figuretta
di
Apollo
sorrideva
.
Il
demonio
mi
tentò
e
toccai
le
corde
.
Un
suono
rauco
e
terribile
uscì
dallo
strumento
scordato
.
Allora
feci
aggiungere
molta
legna
sul
fuoco
,
e
quando
la
vampa
toccò
la
cappa
altissima
del
camino
,
fatto
un
supremo
sforzo
,
gettai
la
chitarra
sul
rogo
,
seguendola
attentamente
con
gli
occhi
.
Le
corde
si
contorsero
come
serpi
,
mandando
un
sibilo
di
dolore
;
il
legno
sottile
della
cassa
armonica
diventò
nero
,
si
spaccò
in
più
luoghi
,
e
,
senza
infiammarsi
,
si
ridusse
a
carbone
;
le
perlette
sparirono
;
il
manico
durò
un
gran
pezzo
a
bruciare
,
e
le
figurette
della
caccia
,
staccandosi
ad
una
ad
una
,
caddero
nelle
brace
.
Chiamai
la
serva
,
che
gettasse
dell
'
altra
legna
sul
fuoco
.
Tutto
fu
consumato
.
Nell
'
uscire
dalla
sala
,
passando
innanzi
al
ritratto
di
Don
Antonio
,
mentre
le
ultime
brace
ardenti
lo
irradiavano
di
una
luce
oscillante
e
sanguigna
,
credetti
che
lo
sguardo
del
Santo
mi
seguisse
ancora
tenace
,
torvo
,
implacabile
.
Gelai
tutto
e
svenni
.
Mando
un
addio
a
te
,
a
tua
sorella
ed
ai
suoi
figliuoli
;
e
mi
dolgo
che
siate
troppo
lontani
,
perch
'
io
vi
possa
vedere
mai
più
.
Sono
alzato
e
ti
scrivo
dal
tavolino
;
ma
sento
dentro
di
me
come
un
presentimento
felice
.
Ho
chiamato
per
questa
sera
il
mio
buon
Curato
.
Mi
confesserà
e
mi
darà
l
'
olio
santo
.
Senso
Dallo
scartafaccio
segreto
della
contessa
Livia
.
Ieri
nel
mio
salotto
giallo
,
mentre
l
'
avvocatino
Gino
,
con
la
voce
rauca
della
passione
lungamente
repressa
,
mi
susurrava
nell
'
orecchio
:
-
Contessa
,
abbia
compassione
di
me
:
mi
cacci
via
,
ordini
ai
servi
di
non
lasciarmi
più
entrare
;
ma
,
in
nome
di
Dio
,
mi
tolga
da
una
incertezza
mortale
,
mi
dica
se
posso
o
se
non
posso
sperare
-
;
mentre
il
povero
giovane
mi
si
gettava
ai
piedi
,
io
,
ritta
,
impassibile
,
mi
guardavo
nello
specchio
.
Esaminava
il
mio
volto
per
trovarmi
una
ruga
.
La
mia
fronte
,
su
cui
scherzano
i
riccioletti
,
è
liscia
e
tersa
come
quella
di
una
bimba
;
a
'
lati
delle
mie
ampie
narici
,
al
di
sopra
delle
mie
labbra
un
po
'
grosse
e
rosse
,
non
si
vede
una
grinza
.
Non
ho
mai
scoperto
un
filo
bianco
ne
'
lunghi
capelli
,
i
quali
,
sciolti
,
cadono
in
belle
onde
lucide
,
neri
più
dell
'
inchiostro
,
sulle
mie
spalle
candide
.
Trentanove
anni
!
...
tremo
nello
scrivere
questa
orribile
cifra
.
Diedi
un
colpetto
leggiero
con
le
mie
dita
affusolate
sulla
mano
calda
dell
'
avvocatino
,
la
quale
brancolava
verso
di
me
,
e
m
'
avviai
per
uscire
;
ma
,
spinta
da
non
so
quale
sentimento
(
certo
un
sentimento
lodevole
di
compassione
e
di
amicizia
)
,
voltandomi
sulla
soglia
,
bisbigliai
,
credo
,
questa
parola
:
-
Sperate
.
Ho
bisogno
di
mortificare
la
vanità
.
Alla
inquietudine
,
che
rode
la
mia
anima
e
che
lascia
quasi
intatto
il
mio
corpo
,
s
'
alterna
la
presunzione
della
mia
bellezza
:
né
trovo
altro
conforto
che
questo
solo
,
il
mio
specchio
.
Troverò
,
spero
,
un
altro
conforto
nello
scrivere
i
miei
casi
di
sedici
anni
addietro
,
ai
quali
vado
ripensando
con
acre
voluttà
.
Lo
scartafaccio
,
chiuso
a
tre
chiavi
nel
mio
scrigno
segreto
,
non
potrà
essere
visto
da
occhio
umano
,
e
,
appena
compiuto
,
lo
getterò
sul
fuoco
,
disperdendone
le
ceneri
;
ma
il
confidare
alla
carta
i
vecchi
ricordi
deve
servire
a
mitigarne
l
'
acerbità
e
la
tenacia
.
Mi
resta
scolpita
in
mente
ogni
azione
,
ogni
parola
e
sopra
tutto
ogni
vergogna
di
quell
'
affannoso
periodo
del
mio
passato
;
e
tento
sempre
e
ricerco
le
lacerazioni
della
piaga
non
rimarginata
;
né
so
bene
se
ciò
ch
'
io
provo
sia
,
in
fondo
,
dolore
o
solletico
.
O
che
gioia
,
confidarsi
unicamente
a
sé
,
liberi
da
scrupoli
,
da
ipocrisie
,
da
reticenze
,
rispettando
nella
memoria
la
verità
anche
in
ciò
che
le
stupide
affettazioni
sociali
rendono
più
difficile
a
proclamare
,
le
proprie
bassezze
!
Ho
letto
di
santi
anacoreti
,
i
quali
vivevano
in
mezzo
ai
vermi
ed
alle
putrefazioni
(
quelle
,
certo
,
erano
lordure
)
,
ma
credevano
di
alzarsi
tanto
più
in
su
quanto
più
si
avvoltolavano
nel
fango
.
Così
il
mio
spirito
nell
'
umiliarsi
si
esalta
.
Sono
altera
di
sentirmi
affatto
diversa
dalle
altre
donne
:
il
mio
sguardo
non
teme
nessuno
spettacolo
;
c
'
è
nella
mia
debolezza
una
forza
audace
;
somiglio
alle
Romane
antiche
,
a
quelle
che
giravano
il
pollice
verso
terra
,
a
quelle
di
cui
tocca
il
Parini
in
una
ode
...
non
mi
rammento
bene
,
ma
so
che
quando
la
lessi
mi
sembrava
proprio
che
il
poeta
alludesse
a
me
.
Se
non
fosse
dall
'
una
parte
la
febbre
delle
vive
ricordanze
,
dall
'
altra
lo
spavento
della
vecchiaia
,
dovrei
essere
una
donna
felice
.
Mio
marito
,
vecchio
,
acciaccoso
,
pieno
di
fiducia
in
me
,
mi
lascia
spendere
quanto
voglio
e
fare
quel
che
mi
piace
;
sono
una
delle
prime
dame
di
Trento
:
corteggiatori
non
mi
mancano
,
e
la
cara
invidia
delle
mie
buone
amiche
,
invece
di
scemare
,
si
rinfocola
sempre
più
.
Di
venti
anni
ero
,
naturalmente
,
più
bella
.
Non
che
le
fattezze
del
mio
volto
sieno
mutate
,
o
che
il
mio
corpo
sembri
meno
svelto
e
flessuoso
;
ma
negli
occhi
miei
c
'
era
una
fiamma
,
che
ora
pur
troppo
si
va
smorzando
.
Il
nero
stesso
delle
pupille
mi
pare
,
a
guardarlo
bene
,
un
poco
meno
intenso
.
Dicono
che
il
sommo
della
filosofia
consista
nel
conoscere
se
stessi
:
io
mi
studio
con
tanta
trepidazione
da
tanti
anni
,
ora
per
ora
,
minuto
per
minuto
,
che
credo
di
conoscermi
a
fondo
e
di
potermi
proclamare
una
filosofessa
perfetta
.
Direi
di
avere
toccato
il
colmo
della
mia
bellezza
(
c
'
è
sempre
nel
fiorire
della
donna
un
periodo
breve
di
suprema
espansione
)
quando
avevo
di
poco
varcato
i
ventidue
anni
,
a
Venezia
.
Era
il
luglio
dell
'
anno
1865
.
Maritata
da
pochi
giorni
,
facevo
il
viaggio
di
nozze
.
Per
mio
marito
,
che
avrebbe
potuto
essere
mio
nonno
,
sentivo
una
indifferenza
mista
di
pietà
e
disprezzo
:
portava
i
suoi
sessantadue
anni
e
l
'
ampia
pancia
con
apparente
energia
;
si
tingeva
i
radi
capelli
e
i
folti
baffi
con
un
unguento
puzzolente
,
il
quale
lasciava
sui
guanciali
delle
larghe
macchie
giallastre
.
Del
rimanente
,
buon
uomo
,
pieno
,
alla
sua
maniera
,
di
attenzioni
per
la
giovine
sposa
,
inclinato
alla
crapula
,
bestemmiatore
all
'
occorrenza
,
fumatore
instancabile
,
aristocratico
burbanzoso
,
violento
verso
i
timidi
e
pauroso
in
faccia
ai
violenti
,
raccontatore
vivace
di
storielle
lubriche
,
che
ripeteva
a
ogni
tratto
,
né
avaro
,
né
scialacquatore
.
Si
pavoneggiava
nel
tenermi
al
suo
braccio
,
ma
guardava
le
donnette
facili
,
che
passeggiavano
accanto
a
noi
nella
piazza
di
San
Marco
,
con
un
sorriso
d
'
intelligenza
lasciva
;
ed
io
da
un
lato
n
'
avevo
gusto
,
giacché
l
'
avrei
cacciato
volontieri
in
braccio
di
chicchessia
pure
di
liberarmene
,
dall
'
altro
ne
sentivo
dispetto
.
Lo
avevo
pigliato
spontaneamente
,
anzi
lo
avevo
proprio
voluto
io
.
I
miei
erano
contrarii
ad
un
matrimonio
così
male
assortito
;
né
,
bisogna
dire
la
verità
,
il
pover
'
uomo
ardiva
di
chiedere
la
mia
mano
.
Ma
io
mi
sentivo
stufa
della
mia
qualità
di
zitella
:
volevo
avere
carrozze
mie
,
brillanti
,
abiti
di
velluto
,
un
titolo
,
e
sopra
tutto
,
la
mia
libertà
.
Ce
ne
vollero
delle
occhiate
per
accendere
il
cuore
nel
gran
ventre
del
conte
;
ma
,
una
volta
acceso
,
non
provò
pace
finché
non
m
'
ebbe
,
né
badò
alla
piccola
dote
,
né
pensò
all
'
avvenire
.
Io
,
innanzi
al
prete
,
risposi
un
Sì
fermo
e
sonoro
.
Ero
contenta
di
quello
che
avevo
fatto
,
ed
oggi
,
dopo
tanti
anni
,
non
ne
sono
pentita
.
In
fondo
,
non
mi
pareva
di
dovermene
pentire
neanche
in
quei
giorni
in
cui
,
aperta
l
'
anima
quasi
d
'
un
tratto
,
mi
sfogavo
nel
parossismo
di
una
prima
passione
cieca
.
Sino
ai
ventidue
anni
passati
il
mio
cuore
era
rimasto
chiuso
.
Le
mie
amiche
,
deboli
in
faccia
alle
lusinghe
dell
'
amore
sentimentale
,
m
'
invidiavano
e
mi
rispettavano
:
nella
mia
freddezza
,
nella
mia
sdegnosa
noncuranza
delle
parole
tenere
e
delle
occhiate
languide
vedevano
una
preminenza
di
raziocinio
e
di
forza
.
A
sedici
anni
avevo
assodata
già
la
mia
fama
scherzando
con
l
'
affetto
di
un
bel
giovane
del
mio
paese
e
disprezzandolo
poi
,
sicché
il
misero
tentò
di
uccidersi
e
,
guarito
,
scappò
da
Trento
in
Piemonte
,
e
si
arruolò
volontario
,
e
in
una
delle
battaglie
del
'59
,
non
mi
ricordo
quale
,
morì
.
Ero
troppo
giovane
allora
per
sentirne
rimorso
;
e
dall
'
altra
parte
i
miei
genitori
e
parenti
e
conoscenti
,
tutti
affezionati
al
governo
dell
'
Austria
,
che
servivano
fedelmente
quali
militari
e
impiegati
,
non
avevano
trovata
altra
orazione
funebre
in
onore
del
povero
esaltato
se
non
questa
:
-
Gli
sta
bene
.
A
Venezia
rinascevo
.
La
mia
bellezza
sbocciava
intiera
.
Negli
occhi
degli
uomini
brillava
,
quando
mi
guardavano
,
un
lampo
di
desiderio
;
sentivo
le
fiamme
degli
sguardi
rivolti
sulla
mia
persona
anche
senza
vederli
.
Persino
le
donne
mi
fissavano
in
volto
,
poi
mi
ricercavano
giù
giù
sino
ai
piedi
,
ammirando
.
Sorridevo
come
un
regina
,
come
una
dea
.
Diventavo
,
nella
contentezza
della
mia
vanità
,
buona
,
indulgente
,
famigliare
,
spensierata
,
spiritosa
:
la
grandezza
del
mio
trionfo
mi
faceva
quasi
apparire
modesta
.
Mio
marito
,
ch
'
era
stato
uno
dei
rappresentanti
della
nobiltà
tirolese
nella
dieta
di
Innsbruck
,
fu
invitato
con
me
ai
pranzi
ed
alle
conversazioni
del
Luogotenente
imperiale
.
Quando
entravo
nella
sala
con
le
braccia
nude
,
con
il
collo
e
un
poco
del
seno
scoperti
,
con
un
abito
di
velo
e
trine
a
lunghissima
coda
,
e
un
grande
fiore
di
rubini
a
foglie
di
smeraldi
sul
capo
,
sentivo
un
fremito
correre
tutt
'
intorno
.
Un
rossore
di
compiacenza
mi
coloriva
il
viso
;
facevo
qualche
passo
lento
,
solenne
e
semplice
,
senza
guardare
nessuno
;
e
,
mentre
la
padrona
di
casa
mi
veniva
incontro
e
m
'
invitava
a
sederle
accanto
,
agitavo
il
ventaglio
innanzi
alla
mia
faccia
,
come
per
nascondermi
pudicamente
agli
occhi
della
gente
stupita
.
Ai
freschi
,
alle
serenate
non
mancavo
mai
.
In
piazza
di
San
Marco
al
caffè
Quadri
avevo
intorno
un
nuvolo
di
satelliti
:
ero
il
sole
di
un
nuovo
sistema
planetario
:
ridevo
,
scherzavo
,
canzonavo
chi
voleva
pigliarmi
con
i
sospiri
o
con
i
versi
,
mi
mostravo
una
fortezza
inespugnata
,
ma
non
mi
affaticavo
poi
troppo
,
per
non
iscoraggire
nessuno
,
a
sembrare
proprio
inespugnabile
.
La
mia
corte
si
componeva
in
massima
parte
di
ufficialetti
e
d
'
impiegati
tirolesi
piuttosto
scipiti
e
assai
tronfii
,
tanto
che
i
più
dilettevoli
erano
i
più
scapati
,
quelli
che
avevano
nella
scostumatezza
acquistato
non
foss
'
altro
l
'
audacia
petulante
delle
proprie
sciocchezze
.
Tra
questi
ne
conobbi
uno
,
il
quale
usciva
dal
mazzo
per
due
ragioni
.
Alla
dissolutezza
sbadata
,
univa
,
per
quanto
i
suoi
stessi
amici
affermavano
,
una
così
cinica
immoralità
di
principii
,
che
niente
gli
pareva
rispettabile
in
questo
mondo
,
salvo
il
codice
penale
e
il
regolamento
militare
.
Oltre
a
ciò
era
veramente
bellissimo
e
straordinariamente
vigoroso
:
un
misto
di
Adone
e
di
Alcide
.
Bianco
e
roseo
,
con
i
capelli
biondi
ricciuti
,
il
mento
privo
di
barba
,
le
orecchie
tanto
minute
che
sembravano
quelle
di
una
fanciulla
,
gli
occhi
grandi
e
inquieti
di
colore
celeste
:
in
tutto
il
volto
una
espressione
ora
dolce
,
ora
violenta
,
ma
di
una
violenza
o
dolcezza
mitigata
dai
segni
di
un
'
ironia
continua
,
quasi
crudele
.
La
testa
piantata
superbamente
sul
collo
robusto
;
le
spalle
non
erano
quadre
e
massiccie
,
ma
scendevano
giù
con
grazia
;
il
corpo
muscoloso
,
stretto
nella
divisa
bianca
dell
'
ufficiale
austriaco
,
s
'
indovinava
tutto
,
e
rammentava
le
statue
romane
dei
gladiatori
.
Questo
tenente
di
linea
,
il
quale
aveva
solo
ventiquattro
anni
,
due
più
di
me
,
era
riuscito
a
divorarsi
la
ricca
sostanza
paterna
,
e
continuando
sempre
a
giuocare
,
a
pagar
donne
,
a
scialarla
da
signore
,
nessuno
oramai
sapeva
come
vivesse
;
ma
nessuno
lo
vinceva
nel
nuoto
,
nella
ginnastica
,
nella
forza
del
braccio
.
Non
aveva
mai
avuto
occasione
di
trovarsi
in
guerra
;
non
amava
i
duelli
,
anzi
due
ufficialetti
mi
raccontarono
una
sera
,
che
,
piuttosto
che
battersi
,
aveva
più
volte
ingoiato
atrocissimi
insulti
.
Forte
,
bello
,
perverso
,
vile
,
mi
piacque
.
Non
glielo
lasciavo
intendere
,
perché
mi
compiacevo
nell
'
irritare
e
tormentare
quell
'
Ercole
.
Venezia
,
che
non
avevo
mai
vista
e
che
avevo
tanto
desiderato
di
vedere
,
mi
parlava
più
ai
sensi
che
all
'
anima
;
i
suoi
monumenti
,
dei
quali
non
conoscevo
la
storia
e
non
intendevo
la
bellezza
,
m
'
importavano
meno
dell
'
acqua
verde
,
del
cielo
stellato
,
della
luna
d
'
argento
,
dei
tramonti
d
'
oro
,
e
sopra
tutto
della
gondola
nera
,
in
cui
,
sdraiata
,
mi
lasciavo
andare
ai
più
voluttuosi
capricci
della
immaginazione
.
Nei
calori
gravi
del
luglio
,
dopo
una
giornata
di
fuoco
,
il
ventolino
fresco
mi
accarezzava
la
fronte
andando
in
barca
tra
la
Piazzetta
e
l
'
isola
di
Sant
'
Elena
o
,
più
lontano
,
verso
Santa
Elisabetta
e
San
Nicolò
del
Lido
:
quello
zeffiro
,
impregnato
dell
'
acre
profumo
salso
,
rianimandomi
le
membra
e
lo
spirito
,
pareva
che
bisbigliasse
nelle
mie
orecchie
i
misteri
fervidi
dell
'
amor
vero
.
Cacciavo
nell
'
acqua
sino
al
gomito
il
braccio
nudo
,
bagnando
il
merletto
che
ornava
la
corta
manica
;
e
guardavo
poi
cadere
una
ad
una
dalle
mie
unghie
le
gocciole
somiglianti
a
brillantini
purissimi
.
Una
sera
tolsi
dal
dito
un
anello
,
dono
di
mio
marito
,
dove
splendeva
un
grosso
diamante
,
e
lo
gettai
lontano
dalla
barca
in
laguna
:
mi
parve
di
avere
sposato
il
mare
.
La
moglie
del
Luogotenente
volle
condurmi
un
giorno
a
vedere
la
galleria
dell
'
Accademia
di
belle
arti
:
non
ci
capii
quasi
nulla
.
Poi
con
i
viaggi
,
con
la
conversazione
dei
pittori
(
uno
,
bello
come
Raffaello
Sanzio
,
voleva
ad
ogni
costo
insegnarmi
a
dipingere
)
qualche
cosa
ho
imparato
;
ma
allora
,
benché
non
sapessi
niente
,
quell
'
allegrezza
di
colori
,
quella
sonorità
di
rossi
,
di
gialli
,
di
verdi
e
di
azzurri
e
di
bianchi
,
quella
musica
dipinta
con
tanto
ardore
di
amor
sensuale
non
mi
sembrò
un
'
arte
,
mi
sembrò
una
faccia
della
natura
veneziana
;
e
le
canzoni
,
che
avevo
udito
cantare
dal
popolo
sboccato
,
mi
tornavano
nella
memoria
innanzi
alla
dorata
Assunta
di
Tiziano
,
alla
Cena
pomposa
di
Paolo
,
alle
figure
carnose
,
carnali
e
lucenti
del
Bonifacio
.
Mio
marito
fumava
,
russava
,
diceva
male
del
Piemonte
,
comperava
cosmetici
:
io
avevo
bisogno
di
amare
.
Ora
ecco
in
qual
modo
principiò
la
mia
terribile
passione
per
l
'
Alcide
,
per
l
'
Adone
in
assisa
bianca
,
il
quale
si
chiamava
con
un
nome
che
non
m
'
andava
a
'
versi
-
Remigio
.
Costumavo
tutte
le
mattine
di
recarmi
al
bagno
galleggiante
di
Rima
,
posto
fra
il
giardinetto
del
Palazzo
Reale
e
la
punta
della
Dogana
.
Avevo
preso
per
un
'
ora
,
dalle
sette
alle
otto
,
una
Sirena
,
cioè
una
delle
due
vasche
per
donne
,
grande
quanto
bastava
per
nuotarvi
qualche
poco
,
e
la
mia
cameriera
veniva
a
spogliarmi
e
a
vestirmi
;
ma
,
siccome
nessun
altro
poteva
entrare
,
così
non
mi
davo
la
briga
di
mettermi
l
'
abito
da
bagno
.
La
vasca
,
chiusa
intorno
da
pareti
di
legno
e
coperta
da
una
tenda
cenerognola
a
larghe
zone
rosse
,
aveva
il
fondo
di
assi
accomodato
a
tale
profondità
sott
'
acqua
che
alle
signore
di
piccola
statura
rimanesse
fuori
la
testa
.
A
me
restavano
fuori
le
spalle
intiere
.
Oh
la
bella
acqua
smeraldina
,
ma
limpida
,
sotto
alla
quale
vedevo
ondeggiare
vagamente
le
mie
forme
sino
ai
piedi
sottili
!
e
qualche
pesce
piccoletto
e
argentino
mi
guizzava
intorno
.
Nuotavo
quant
'
era
lunga
la
Sirena
;
battevo
l
'
acqua
con
le
mani
aperte
,
finché
la
spuma
candida
coprisse
il
verde
diafano
;
mi
sdraiavo
supina
,
lasciando
che
si
bagnassero
i
miei
lunghi
capelli
e
tentando
di
rimanere
per
un
istante
a
galla
,
immobile
;
spruzzavo
la
cameriera
,
che
fuggiva
lontana
;
ridevo
come
una
bimba
.
Molte
larghe
aperture
,
appena
sotto
il
livello
dell
'
acqua
,
lasciavano
entrare
e
passare
l
'
acqua
liberamente
,
e
le
pareti
,
mal
commesse
,
permettevano
,
attraverso
le
fessure
,
di
vedere
,
applicandovi
l
'
occhio
,
qualche
cosa
al
di
fuori
-
il
campanile
rosso
di
San
Giorgio
,
una
linea
di
laguna
,
dove
fuggivano
leste
le
barche
,
una
fetta
sottile
del
Bagno
militare
,
che
galleggiava
a
piccola
distanza
della
mia
Sirena
.
Sapevo
che
tutte
le
mattine
,
alle
sette
,
il
tenente
Remigio
vi
andava
a
nuotare
.
In
acqua
era
un
eroe
:
saltava
dall
'
alto
a
capo
fitto
,
ripescava
una
bottiglia
sul
fondo
,
usciva
dal
recinto
attraversando
di
sotto
lo
spazio
dei
camerini
.
Avrei
dato
non
so
che
cosa
per
poterlo
vedere
,
tanto
m
'
attraevano
l
'
agilità
e
la
forza
.
Una
mattina
,
mentre
guardavo
sulla
mia
coscia
destra
una
macchietta
livida
,
forse
una
contusione
leggiera
,
che
deturpava
un
poco
la
bianchezza
rosea
della
pelle
,
udii
fuori
un
romore
come
di
persona
,
la
quale
nuotasse
rapidamente
.
L
'
acqua
si
agitò
,
la
ondulazione
fresca
mi
fece
correre
un
brivido
per
le
membra
,
e
da
uno
dei
larghi
fori
tra
il
suolo
e
le
pareti
entrò
improvviso
nella
Sirena
un
uomo
.
Non
gridai
,
non
ebbi
paura
.
Mi
parve
fatto
di
marmo
,
tanto
era
candido
e
bello
;
ma
il
suo
ampio
torace
si
agitava
per
il
respiro
profondo
,
e
i
suoi
occhi
celesti
brillavano
,
e
dai
capelli
biondi
cadevano
le
gocciole
come
pioggia
di
lucenti
perle
.
Ritto
in
piedi
,
mezzo
velato
dall
'
acqua
ancora
tremolante
,
alzò
le
braccia
muscolose
e
morbide
:
pareva
che
ringraziasse
i
numi
e
dicesse
:
-
Finalmente
!
Così
principiò
la
nostra
relazione
;
e
d
'
allora
in
poi
lo
vidi
ogni
giorno
o
al
passeggio
,
o
al
caffè
,
o
al
ristorante
,
dove
mio
marito
,
che
aveva
preso
a
volergli
bene
,
lo
invitava
sovente
.
Lo
vedevo
anche
in
segreto
,
anzi
via
via
i
nostri
colloqui
misteriosi
diventarono
a
dirittura
quotidiani
.
Spesso
si
stava
insieme
una
o
due
ore
da
solo
a
sola
,
mentre
il
conte
dormiva
tra
la
colazione
ed
il
pranzo
o
andava
a
gironzare
per
la
città
,
poi
si
passavano
due
o
tre
ore
in
compagnia
pubblicamente
,
dandoci
di
sfuggita
qualche
stretta
di
mano
.
Talvolta
egli
premeva
di
soppiatto
con
il
suo
piede
il
mio
,
e
non
di
rado
mi
faceva
tanto
male
che
diventavo
tutta
rossa
in
volto
;
ma
quello
stesso
dolore
mi
piaceva
.
Non
ero
mai
parsa
tanto
bella
alla
gente
e
a
me
stessa
,
mai
tanto
sana
e
allegra
e
contenta
di
me
,
della
vita
,
di
tutto
e
di
tutti
.
La
seggiola
di
paglia
su
cui
mi
adagiavo
in
Piazza
San
Marco
diventava
un
trono
;
credevo
che
la
banda
militare
,
la
quale
suonava
i
valzer
degli
Strauss
e
le
melodie
del
Meyerbeer
innanzi
alle
Procuratìe
vecchie
,
indirizzasse
la
sua
musica
soltanto
a
me
,
e
mi
sembrava
che
il
cielo
azzurro
e
i
monumenti
antichi
godessero
della
mia
contentezza
.
Il
luogo
dei
nostri
ritrovi
non
era
sempre
il
medesimo
.
Alle
volte
Remigio
in
una
gondola
chiusa
mi
aspettava
alla
riva
sudicia
di
una
lunga
calletta
buia
,
che
riesciva
ad
un
canale
stretto
,
fiancheggiato
di
casupole
tanto
gobbe
e
storpie
da
parere
crollanti
,
e
alle
finestre
delle
quali
pendevano
cenci
di
ogni
colore
;
alle
volte
,
lasciata
la
prudenza
,
si
entrava
in
barca
da
qualche
luogo
frequentato
della
città
,
persino
dal
Molo
innanzi
alla
Piazzetta
.
Coperta
il
viso
d
'
un
denso
velo
nero
,
andavo
da
lui
in
una
casa
accanto
alla
caserma
di
San
Sepolcro
,
incontrando
nell
'
ombra
fitta
delle
scale
tortuose
ufficiali
e
soldati
,
che
non
mi
lasciavano
passare
senza
porgermi
un
segno
della
loro
galanteria
.
In
quella
casa
,
dove
il
sole
non
batteva
mai
,
il
tanfo
della
umidità
si
univa
al
puzzo
nauseabondo
del
fumo
di
tabacco
,
stagnante
nelle
camere
non
ventilate
.
*
*
*
Questo
avvocatino
Gino
mi
secca
.
Guarda
con
certi
occhi
stralunati
,
che
spesso
mi
fanno
ridere
,
ma
qualche
volta
mi
fanno
gelare
;
dice
che
non
può
più
vivere
senza
la
carità
d
'
una
mia
parola
d
'
affetto
;
implora
,
piange
,
singhiozza
;
mi
va
ripetendo
:
-
Contessa
,
si
ricorda
quel
giorno
in
cui
lì
sull
'
uscio
,
voltandosi
,
mi
disse
con
la
voce
di
un
angelo
:
Sperate
?
-
ed
insiste
,
e
torna
ad
invocare
pietà
,
a
singhiozzare
ed
a
piangere
.
Non
ne
posso
più
.
Giorni
sono
gli
lasciai
la
mano
:
la
baciò
più
volte
così
forte
che
mi
restarono
per
un
poco
delle
macchie
livide
sulla
pelle
.
Insomma
,
sono
stufa
.
Ieri
,
persa
la
pazienza
,
gli
gridai
che
mi
lasciasse
in
pace
,
che
non
si
attentasse
mai
più
di
rimettere
il
piede
in
casa
mia
,
e
che
se
avesse
ardito
ancora
di
comparirmi
innanzi
,
l
'
avrei
fatto
cacciare
dai
servi
e
avrei
raccontato
ogni
cosa
al
conte
.
L
'
avvocatino
impallidì
per
modo
che
i
suoi
occhi
neri
parvero
due
buchi
in
una
faccia
di
gesso
;
s
'
alzò
dal
canapè
barcollando
ed
uscì
senza
guardarmi
.
Tornerà
,
tornerà
,
scommetto
.
Ma
è
un
gran
dire
che
a
commuovermi
l
'
anima
non
ci
sia
altro
verso
che
il
rammentarmi
d
'
un
uomo
,
nel
quale
,
ad
onta
della
mia
furibonda
passione
,
vedevo
intiera
la
bassezza
infame
.
*
*
*
Remigio
ogni
tanto
mi
domandava
danaro
.
In
principio
la
pigliava
un
poco
larga
:
era
un
debito
di
giuoco
;
era
un
pranzo
che
doveva
offrire
ai
compagni
per
non
so
quale
occasione
:
avrebbe
restituito
la
somma
pochi
giorni
appresso
.
Finì
col
chiedere
senza
pretesti
ora
cento
fiorini
,
ora
dugento
;
una
volta
mi
chiese
mille
lire
.
Io
davo
,
e
mi
faceva
piacere
di
dare
.
Avevo
dei
risparmii
miei
,
poi
mio
marito
largheggiava
con
me
,
anzi
era
lieto
quando
gli
domandavo
qualcosa
;
ma
venne
un
momento
in
cui
gli
parve
che
spendessi
troppo
.
Mi
offesi
,
mi
adirai
tempestosamente
;
egli
,
bonone
per
solito
e
pieghevole
,
tenne
duro
una
giornata
intiera
.
Quella
giornata
appunto
Remigio
aveva
bisogno
urgente
,
immediato
di
dugentocinquanta
fiorini
:
mi
accarezzava
,
mi
diceva
tante
cose
belle
e
con
una
voce
così
ardente
d
'
amore
,
che
mi
sentii
beata
di
potergli
donare
uno
spillone
di
brillanti
,
il
quale
costava
,
se
mi
rammento
bene
,
quaranta
napoleoni
d
'
oro
.
Il
dì
seguente
Remigio
mancò
all
'
appuntamento
.
Dopo
avere
passeggiato
su
e
giù
per
certe
callette
al
di
là
del
Ponte
di
Rialto
una
ora
buona
,
sicché
la
gente
mi
guardava
con
curiosità
e
con
malizia
,
ed
i
motti
scherzosi
mi
scoppiettavano
intorno
,
alla
fine
,
con
le
guance
infiammate
dalla
vergogna
e
gli
occhi
pieni
di
lagrime
d
'
ira
,
disperando
oramai
d
'
incontrare
l
'
amante
,
fantasticando
Dio
sa
che
sventure
,
corsi
a
casa
sua
trafelata
,
quasi
fuori
di
senno
.
La
sua
ordinanza
,
che
stava
lucidando
la
sciabola
,
mi
disse
come
il
tenente
dal
giorno
innanzi
non
si
fosse
veduto
.
-
Tutta
la
notte
fuori
?
-
domandai
,
non
avendo
capito
bene
.
Il
soldato
,
zufolando
,
fece
di
sì
con
la
testa
.
-
In
nome
di
Dio
,
correte
,
informatevi
di
lui
:
gli
sarà
seguita
qualche
disgrazia
:
ferito
forse
,
ucciso
!
Il
soldato
alzò
le
spalle
ghignando
.
-
Ma
,
rispondete
,
dov
'
è
il
povero
padrone
?
-
e
avevo
afferrato
per
le
braccia
il
soldato
mentre
continuava
a
ridere
,
e
lo
scuotevo
forte
.
Avvicinò
il
suo
mustacchio
al
mio
viso
;
mi
gettai
indietro
,
ma
ripetevo
:
-
Per
carità
,
rispondete
.
Brontolò
finalmente
:
-
A
cena
con
la
Gigia
,
o
la
Cate
,
o
la
Nana
,
o
con
tutte
e
tre
in
compagnia
.
Altro
che
disgrazie
!
Compresi
allora
che
il
tenente
Remigio
era
la
mia
vita
.
Il
sangue
mi
si
gelò
,
caddi
quasi
priva
di
sensi
sul
letto
nella
camera
buia
,
e
s
'
egli
non
fosse
apparso
in
quell
'
istante
all
'
uscio
,
il
cuore
in
un
parossismo
di
sospetti
e
di
rabbia
mi
si
sarebbe
spezzato
.
Ero
gelosa
fino
alla
pazzia
;
avrei
potuto
diventare
all
'
occasione
gelosa
fino
al
delitto
.
Mi
piaceva
in
quell
'
uomo
la
stessa
viltà
.
Quando
esclamava
:
-
Ti
giuro
,
Livia
,
non
amerò
e
non
abbraccierò
mai
altra
donna
che
te
-
io
gli
credevo
;
e
,
mentre
egli
mi
stava
innanzi
ginocchioni
,
lo
guardavo
adorando
,
come
fosse
un
Dio
.
Se
mi
avessero
chiesto
:
-
Vuoi
che
Remigio
diventi
Leonida
?
-
avrei
risposto
:
-
No
-
.
Che
cosa
mi
doveva
importare
dell
'
eroe
?
Anzi
la
perfetta
virtù
mi
sarebbe
parsa
scipita
e
sprezzabile
al
paragone
de
'
suoi
vizii
;
la
sua
mancanza
di
fede
,
di
onestà
,
di
delicatezza
,
di
ritegno
mi
sembrava
il
segno
di
una
vigoria
arcana
,
ma
potente
,
sotto
alla
quale
ero
lieta
,
ero
orgogliosa
di
piegarmi
da
schiava
.
Quanto
più
il
suo
cuore
appariva
basso
,
tanto
più
il
suo
corpo
splendeva
bello
.
Due
sole
volte
e
per
un
solo
istante
l
'
avrei
bramato
diverso
.
Passavamo
un
giorno
lungo
una
fondamenta
che
guarda
la
cinta
dell
'
Arsenale
.
La
mattina
era
allegra
d
'
un
sole
abbagliante
;
alla
sinistra
spiccavano
sull
'
aria
turchina
gli
alti
fumaiuoli
a
campana
capovolta
e
le
cornici
candide
e
i
tetti
rossi
,
mentre
sulla
destra
correva
il
lungo
muraglione
dei
Cantieri
,
severo
e
chiuso
.
Gli
occhi
abbacinati
riposavano
in
certe
ombre
cupe
,
lì
dove
si
affondava
un
sottoportico
o
si
stringeva
una
calle
;
e
l
'
acqua
brillava
di
tutti
i
verdi
,
rifletteva
tutti
i
colori
,
si
perdeva
qua
e
là
in
buchi
e
striscie
di
un
nero
denso
.
Correvano
e
saltavano
sulla
fondamenta
,
la
quale
dalla
parte
del
canale
non
aveva
nessun
riparo
,
dieci
o
dodici
monelli
,
vociando
a
squarciagola
.
Ve
n
'
erano
di
piccini
e
di
grandetti
.
Uno
dei
piccoli
,
quasi
nudo
,
grassotto
,
con
i
riccioletti
biondi
,
che
gli
coronavano
la
faccia
rosea
e
paffutella
,
faceva
un
chiasso
da
indemoniato
,
dando
scappellotti
,
pizzicando
i
compagni
e
poi
scappando
via
come
un
fulmine
.
Mi
fermai
a
guardare
,
mentre
Remigio
mi
raccontava
le
sue
grandezze
passate
.
A
un
tratto
quel
diavoletto
di
bimbo
,
non
potendo
in
una
corsa
precipitosa
fermare
il
piede
al
ciglio
della
fondamenta
,
volò
nel
canale
.
S
'
udì
uno
strido
ed
un
tonfo
,
poi
subito
intronarono
l
'
aria
le
grida
di
tutti
quanti
i
ragazzi
e
di
tutte
quante
le
donne
,
le
quali
prima
se
la
discorrevano
nella
via
o
guardavano
dalla
finestra
;
ma
in
quel
clamore
dominava
lo
strillo
acuto
,
disperato
,
straziante
della
giovine
madre
,
che
,
slanciatasi
ai
piedi
di
Remigio
,
unico
uomo
presente
a
quella
scena
,
urlava
:
-
Me
lo
salvi
,
per
carità
,
me
lo
salvi
!
-
Remigio
,
freddo
,
ghiacciato
,
rispose
alla
donna
:
-
Non
so
nuotare
-
.
Intanto
uno
dei
fanciulli
più
grandi
s
'
era
buttato
in
acqua
,
aveva
pigliato
per
i
ricci
biondi
il
piccino
e
lo
aveva
tirato
a
riva
.
Fu
un
attimo
.
Lo
stridìo
si
mutò
in
applauso
frenetico
;
donne
e
ragazzi
piangevano
di
gioia
;
la
gente
correva
da
tutte
le
parti
a
vedere
,
e
il
putto
biondo
guardava
intorno
con
i
suoi
occhioni
celesti
,
maravigliato
di
tanto
baccano
.
Remigio
con
uno
strappo
violento
mi
cavò
dalla
folla
.
L
'
altra
volta
che
un
poco
il
mio
amante
mi
spiacque
fu
per
questa
cagione
.
S
'
era
fatto
udire
nel
caffè
Quadri
,
ciarlando
in
tedesco
a
voce
alta
con
alcuni
impiegati
tirolesi
,
a
dir
male
dei
Veneziani
.
Un
signore
,
che
stava
in
un
canto
,
s
'
alzò
di
sbalzo
,
e
piantandosi
di
contro
a
lui
,
che
era
in
uniforme
,
gridò
:
-
Vigliacco
d
'
un
militare
-
e
gli
buttò
in
faccia
tre
o
quattro
de
'
suoi
biglietti
da
visita
.
Ne
nacque
un
parapiglia
.
Il
dì
seguente
i
padrini
dovevano
combinare
il
duello
;
ma
Remigio
,
avendo
notato
che
il
suo
avversario
era
piccolo
,
mingherlino
e
gracilissimo
,
rifiutò
la
pistola
,
rifiutò
la
spada
,
e
,
benché
la
scelta
delle
armi
spettasse
allo
sfidato
,
volle
ad
ogni
costo
la
sciabola
,
sicuro
com
'
egli
era
della
forza
del
proprio
braccio
.
Il
Veneziano
si
piegò
alla
prepotenza
;
ma
,
prima
del
duello
,
era
già
in
carcere
,
ed
a
Remigio
veniva
trasmesso
l
'
ordine
di
andare
immediatamente
ad
una
nuova
destinazione
in
Croazia
.
Quando
seppi
la
cosa
mi
disperai
:
senza
quell
'
uomo
io
non
potevo
vivere
.
Tanto
feci
presso
la
moglie
del
Luogotenente
,
e
tanto
si
adoperò
mio
marito
,
sollecitato
da
me
,
presso
il
Governatore
ed
i
Generali
,
che
Remigio
ottenne
di
venire
mandato
a
Trento
,
dove
io
ed
il
conte
dovevamo
tornare
appunto
in
quei
giorni
.
Tutto
fino
allora
era
andato
a
seconda
della
mia
cieca
passione
.
*
*
*
Da
tre
mesi
non
vedo
questo
mio
scartafaccio
.
Non
mi
sono
attentata
di
portarlo
in
viaggio
,
e
mi
doleva
,
confesso
,
di
averlo
lasciato
a
Trento
.
Riandando
nella
memoria
i
casi
di
tanti
anni
or
sono
,
il
cuore
torna
a
palpitare
e
sento
un
'
aura
calda
di
gioventù
,
che
mi
spira
d
'
intorno
.
Il
manoscritto
è
rimasto
serrato
a
tripla
chiave
nel
mio
scrigno
segreto
,
dietro
all
'
alcova
della
mia
camera
;
e
stava
chiuso
con
cinque
suggelli
in
una
grande
busta
,
su
cui
,
prima
di
partire
,
avevo
scritto
a
grossi
caratteri
:
«
Affido
all
'
onore
di
mio
marito
il
segreto
di
queste
carte
,
ch
'
egli
,
dopo
la
mia
morte
,
brucierà
senza
dissuggellarle
»
.
Me
ne
andai
tranquillissima
:
ero
certa
che
il
conte
,
anche
sospettando
,
avrebbe
religiosamente
adempiuto
la
volontà
di
sua
moglie
.
Ho
avuto
adess
'
adesso
dalla
cameriera
una
notizia
,
che
mi
ha
disgustata
:
l
'
avvocatino
Gino
prende
moglie
.
Ecco
la
costanza
degli
uomini
,
ecco
la
saldezza
delle
passioni
!
-
Contessa
Livia
,
muoio
,
mi
uccido
;
la
sua
immagine
sparirà
dal
mio
petto
con
l
'
ultima
goccia
del
mio
sangue
;
mi
calpesti
come
uno
schiavo
,
ma
mi
permetta
di
adorarla
come
una
Dea
-
.
Frasi
da
melodramma
.
Pochi
mesi
,
e
tutto
svanisce
.
Amore
,
furore
,
giuramenti
,
lagrime
,
singhiozzi
,
non
c
'
è
più
nulla
!
Schifosa
natura
umana
.
E
a
vedere
quegli
occhi
neri
in
quella
faccia
smorta
si
sarebbe
detto
che
vi
lampeggiasse
la
sincerità
profonda
dell
'
anima
appassionata
.
Come
balbettavano
le
labbra
e
pulsavano
le
arterie
e
tremavano
le
mani
e
la
persona
tutta
strisciava
umile
sotto
a
'
miei
piedi
.
L
'
avvocatino
scrofoloso
e
miserabile
meritò
davvero
il
calcio
che
ricevette
da
me
.
Bifolco
.
E
chi
sposa
?
Una
scioccherella
di
diciotto
anni
,
che
i
suoi
parenti
non
hanno
voluto
condurre
in
casa
mia
,
perché
la
contessa
Livia
,
si
sa
,
è
donna
troppo
galante
;
una
scipita
con
due
mele
ingranate
per
guance
,
le
mani
corte
,
grasse
e
rosse
,
i
piedi
da
stalliere
,
e
un
'
aria
impertinentina
da
santarella
,
che
consola
.
E
l
'
uomo
il
quale
piglia
una
tale
bamboccia
ha
osato
amarmi
e
dirmelo
!
Sento
le
brace
sul
viso
...
*
*
*
Il
mio
ufficiale
di
sedici
anni
addietro
,
se
non
era
un
grand
'
uomo
,
era
almeno
un
vero
uomo
.
Mi
stringeva
alla
vita
in
modo
da
stritolarmi
,
e
mi
mordeva
le
spalle
facendomele
sanguinare
.
Cominciavano
a
diffondersi
delle
vaghe
voci
di
guerra
,
poi
le
solite
notizie
contradditorie
e
le
consuete
smentite
:
armano
,
non
armano
,
sì
,
no
;
intanto
un
certo
movimento
insieme
febbrile
e
misterioso
si
propagava
dai
militari
ai
civili
,
i
treni
della
ferrovia
principiavano
a
ritardare
,
a
portare
giù
nuovi
soldati
e
cavalli
e
carriaggi
e
cannoni
,
mentre
i
giornali
non
ismettevano
di
negare
pur
l
'
ombra
dell
'
armamento
.
Io
,
senza
badare
agli
occhi
miei
,
credevo
ai
giornali
,
tanto
il
pensiero
di
una
guerra
mi
spaventava
.
Temevo
per
la
vita
dell
'
amante
;
ma
temevo
anche
più
il
distacco
lungo
,
inevitabile
,
che
avrebbe
dovuto
seguire
tra
noi
due
.
A
Remigio
,
in
fatti
,
l
'
ultimo
dì
di
marzo
fu
ordinato
di
recarsi
a
Verona
.
Ottenne
,
innanzi
di
partire
,
due
giorni
di
permesso
,
che
passammo
insieme
,
senza
lasciarci
mai
un
minuto
,
nella
misera
camera
di
un
'
osteria
sul
laghetto
di
Cavedine
;
ed
egli
mi
giurava
di
venire
presto
a
vedermi
,
ed
io
gli
giuravo
di
andare
a
Verona
quando
non
avesse
potuto
muoversi
di
lì
.
Nel
dargli
l
'
ultimo
abbraccio
gli
gettai
nella
tasca
un
borsellino
con
cinquanta
marenghi
.
Il
conte
,
ritornando
dalla
campagna
,
mi
trovò
,
dieci
o
dodici
giorni
dopo
la
partenza
di
Remigio
,
smagrita
e
pallida
.
Soffrivo
in
realtà
moltissimo
.
Di
quando
in
quando
sentivo
delle
accensioni
alla
testa
e
mi
venivano
dei
capogiri
,
tanto
che
tre
o
quattro
volte
,
barcollando
,
dovetti
appoggiarmi
alla
parete
o
ad
un
mobile
per
non
cadere
.
I
medici
,
che
mio
marito
,
premuroso
ed
inquieto
,
volle
consultare
,
ripetevano
,
stringendosi
nelle
spalle
:
-
Affare
di
nervi
-
;
mi
raccomandarono
di
far
moto
,
di
mangiare
,
di
dormire
e
di
stare
allegra
.
Eravamo
alla
metà
dell
'
aprile
ed
oramai
gli
apprestamenti
si
facevano
senza
maschera
:
militari
d
'
ogni
sorta
ingombravano
le
vie
;
marciavano
i
battaglioni
al
suono
delle
bande
e
dei
tamburi
;
volavano
sui
loro
cavalli
gli
aiutanti
di
campo
;
i
vecchi
generali
,
un
po
'
curvi
sulla
sella
,
passavano
al
trotto
seguiti
dallo
Stato
maggiore
,
baldo
,
brillante
,
caracollante
.
Quei
preparativi
mi
riempivano
di
paure
fantastiche
.
L
'
Italia
voleva
passare
a
fil
di
spada
tutti
quanti
gli
Austriaci
;
Garibaldi
,
con
le
sue
orde
di
demonii
rossi
,
voleva
scannare
tutti
quelli
che
gli
sarebbero
capitati
in
mano
:
si
presagiva
un
'
ecatombe
.
Avevo
le
furie
in
corpo
:
da
Verona
in
sei
settimane
m
'
erano
capitate
quattro
lettere
sole
.
La
posta
si
può
dire
che
non
esistesse
più
;
bisognava
consegnare
,
pregando
e
pagando
,
i
fogli
a
qualcuno
che
,
disposto
ad
affrontare
gli
ostacoli
e
gli
interminabili
ritardi
del
viaggio
,
avesse
necessità
e
ardire
di
recarsi
da
un
luogo
all
'
altro
.
Io
,
non
potendo
più
vivere
nelle
angoscie
,
in
cui
mi
teneva
notte
e
giorno
il
silenzio
o
volontario
o
innocente
di
Remigio
,
m
'
ero
risoluta
di
tentare
il
viaggio
;
ma
come
fare
senza
che
mio
marito
ne
sapesse
nulla
?
come
fare
io
donna
e
sola
e
giovane
e
bella
in
mezzo
alla
brutalità
dei
soldati
,
resi
più
audaci
dalla
disciplina
allentata
e
dal
pensiero
degli
stessi
pericoli
a
cui
andavano
incontro
?
Una
mattina
,
all
'
alba
,
dopo
una
eterna
notte
di
smanie
,
m
'
ero
addormentata
,
quando
a
un
tratto
un
romore
mi
sveglia
;
apro
gli
occhi
e
mi
vedo
accanto
Remigio
.
Mi
parve
un
sogno
.
L
'
aurora
illuminava
già
di
luce
lieve
e
rossastra
la
camera
;
scesi
con
un
balzo
dal
letto
per
chiudere
le
tende
dell
'
alcova
,
e
si
cominciò
sotto
voce
a
discorrere
.
Ero
inquieta
;
il
conte
,
che
dormiva
a
due
stanze
d
'
intervallo
,
poteva
sentire
,
poteva
venire
;
i
domestici
potevano
avere
visto
il
mio
amante
entrare
furtivamente
a
quell
'
ora
.
Egli
mi
rassicurò
con
poche
parole
impazienti
:
aveva
picchiato
,
come
altre
volte
,
ai
vetri
della
finestra
terrena
,
dove
la
cameriera
dormiva
;
ella
pian
piano
gli
aveva
aperto
il
portone
,
ed
era
entrato
senza
che
nessuno
sospettasse
di
nulla
.
Della
cameriera
m
'
importava
poco
,
giacché
sapeva
ogni
cosa
;
ma
il
peggio
stava
nell
'
uscire
:
bisognava
spicciarsi
.
Tornai
a
sbalzare
dal
letto
;
andai
ad
origliare
all
'
uscio
della
stanza
di
mio
marito
:
russava
.
-
Ti
fermi
a
Trento
,
non
è
vero
?
-
Sei
matta
.
-
Qualche
giorno
almeno
?
-
È
impossibile
.
-
Uno
?
-
Parto
fra
un
'
ora
.
Rimasi
accasciata
;
il
mio
cuore
,
pieno
un
minuto
prima
di
gaie
speranze
,
si
riempì
d
'
affanni
e
di
paure
.
-
E
non
tentare
di
trattenermi
.
In
tempo
di
guerra
non
si
scherza
.
-
Guerra
maledetta
!
-
Maledetta
sì
.
Dovrà
essere
terribile
,
a
quanto
pare
.
-
Senti
,
non
potresti
fuggire
,
non
potresti
nasconderti
?
Ti
aiuterò
.
Non
voglio
che
la
tua
vita
sia
messa
in
pericolo
.
-
Fanciullaggini
.
Mi
scoprirebbero
,
mi
piglierebbero
,
e
sarei
fucilato
per
disertore
.
-
Fucilato
!
-
Ho
bisogno
di
te
.
-
La
mia
vita
,
tutto
.
-
No
.
Duemilacinquecento
fiorini
.
-
Dio
,
come
faccio
?
-
Vuoi
salvarmi
?
-
Ad
ogni
costo
.
-
Senti
dunque
.
Con
duemilacinquecento
fiorini
i
due
medici
dell
'
ospedale
e
i
due
della
brigata
mi
fanno
un
certificato
di
malattia
,
e
vengono
a
visitarmi
ogni
tanto
per
confermare
presso
il
Comando
una
mia
infermità
qualunque
,
la
quale
mi
renda
inabile
affatto
al
servizio
.
Non
perdo
il
mio
grado
,
non
perdo
il
mio
soldo
,
scanso
ogni
pericolo
e
rimango
a
casa
tranquillo
,
zoppicando
un
poco
,
è
vero
,
per
una
sciatica
maligna
o
per
una
lesione
all
'
osso
della
gamba
,
ma
quieto
e
beato
.
Troverò
qualche
impiegatuzzo
con
cui
giuocare
a
briscola
;
berrò
,
mangierò
,
farò
le
lunghe
dormite
;
avrò
la
noia
di
stare
a
casa
nel
giorno
,
ma
la
notte
,
sempre
zoppicando
un
poco
per
prudenza
,
mi
potrò
sfogare
.
Ti
piace
?
-
Mi
piacerebbe
,
se
tu
fossi
a
Trento
.
Verrei
da
te
ogni
giorno
,
due
volte
al
giorno
.
Già
quando
ti
credono
malato
,
stare
a
Verona
o
a
Trento
non
è
lo
stesso
?
-
No
,
i
regolamenti
vogliono
che
il
militare
malato
stia
nella
sede
del
Comando
,
sotto
la
continua
e
coscienziosa
vigilanza
dei
medici
.
Ma
,
appena
finita
la
guerra
,
tornerò
qua
.
La
guerra
sarà
fiera
,
ma
breve
.
-
Mi
amerai
sempre
,
mi
sarai
sempre
fedele
,
non
guarderai
nessun
'
altra
donna
?
Me
lo
giuri
?
-
Sì
,
sì
,
te
lo
giuro
;
ma
l
'
ora
passa
,
e
i
duemilacinquecento
fiorini
mi
occorrono
.
-
Subito
?
-
Sicuro
,
devo
portarli
con
me
.
-
Ma
nello
scrignetto
credo
di
avere
appena
una
cinquantina
di
napoleoni
d
'
oro
.
Tengo
sempre
poco
denaro
.
-
Insomma
,
trovali
.
-
Come
vuoi
ch
'
io
li
trovi
?
Posso
chiederli
a
mio
marito
a
quest
'
ora
,
così
,
con
quale
pretesto
,
per
darli
a
chi
?
-
L
'
amore
si
conosce
dai
sacrifizii
.
Non
mi
ami
.
-
Non
ti
amo
?
io
che
ti
darei
volentieri
tutto
il
mio
sangue
.
-
Queste
sono
parole
.
Se
non
hai
denaro
,
dammi
i
gioielli
.
Non
risposi
e
mi
sentii
impallidire
.
Accortosi
della
impressione
che
mi
avevano
fatto
le
sue
ultime
parole
,
Remigio
mi
serrò
tra
le
braccia
di
ferro
,
e
mutato
tono
,
ripeté
più
volte
:
-
Sai
che
ti
amo
infinitamente
,
Livia
mia
,
e
ti
amerò
finché
avrò
un
soffio
di
vita
;
ma
questa
vita
salvamela
,
te
ne
scongiuro
,
salvala
per
te
,
se
mi
vuoi
bene
.
Mi
prendeva
le
mani
,
e
le
baciava
.
Ero
già
vinta
.
Andai
alla
scrivania
a
prendere
le
tre
piccole
chiavi
dello
scrignetto
:
temevo
di
far
romore
;
camminavo
in
punta
di
piedi
,
benché
avessi
i
piedi
nudi
.
Remigio
mi
accompagnò
nel
gabinetto
dietro
l
'
alcova
;
serrai
l
'
uscio
,
perché
il
conte
non
potesse
udire
,
ed
aperto
lo
scrigno
con
qualche
difficoltà
,
tanto
ero
agitata
,
ne
trassi
un
fornimento
intiero
di
brillanti
,
mormorando
:
-
Ecco
,
prendi
.
Costò
quasi
dodicimila
lire
.
Troverai
da
venderlo
?
Remigio
mi
tolse
di
mano
l
'
astuccio
;
guardò
i
gioielli
e
disse
:
-
Usurai
ce
n
'
è
dappertutto
.
-
Sarebbe
un
peccato
il
darlo
via
per
poco
.
Cerca
modo
di
poterlo
ricuperare
.
Mi
piangeva
il
cuore
.
Il
diadema
specialmente
mi
stava
tanto
bene
.
-
E
i
denari
me
li
dai
?
-
chiese
Remigio
,
-
mi
farebbero
comodo
.
Cercai
nello
scrigno
i
napoleoni
d
'
oro
,
che
avevo
messi
in
un
mucchietto
,
e
,
senza
contarli
,
glieli
diedi
.
Mi
baciò
e
,
frettolosamente
,
fece
per
uscire
.
Lo
trattenni
.
Con
un
atto
d
'
impazienza
mi
respinse
,
dicendo
:
-
Se
ti
preme
la
mia
vita
,
lasciami
andare
.
-
Fa
piano
,
non
senti
che
gli
stivali
scricchiolano
?
E
poi
,
aspetta
.
Voglio
vedere
se
c
'
è
la
cameriera
;
bisogna
ch
'
ella
venga
ad
accompagnarti
.
La
cameriera
,
infatti
,
attendeva
in
una
stanza
vicina
.
-
Mi
scriverai
subito
?
-
Sì
.
-
Ogni
due
giorni
?
Volevo
dare
un
ultimo
bacio
all
'
amante
mio
,
che
amavo
tanto
:
era
già
sparito
.
Aperte
le
invetriate
,
guardai
nella
via
.
Il
sole
indorava
le
alte
cime
dei
monti
.
Innanzi
al
portone
stavano
discorrendo
fra
loro
il
mozzo
di
stalla
ed
il
guattero
.
Alzarono
gli
occhi
e
mi
videro
;
poi
videro
uscire
dal
palazzo
Remigio
,
che
camminava
in
fretta
con
le
tasche
dell
'
abito
rigonfie
.
Tornai
a
letto
e
piansi
tutto
il
giorno
:
l
'
energia
della
mia
natura
era
fiaccata
.
Il
medico
la
mattina
appresso
trovò
che
bruciavo
e
che
avevo
una
gran
febbre
;
ordinò
il
chinino
,
che
non
presi
:
avrei
voluto
morire
.
Una
settimana
intiera
dopo
la
visita
di
Remigio
la
cameriera
mi
portò
con
la
sua
solita
placidezza
una
lettera
,
che
,
appena
vista
,
le
strappai
di
mano
rabbiosamente
:
avevo
indovinato
,
era
di
lui
,
la
prima
dopo
la
sua
partenza
,
e
mi
posi
a
leggerla
con
sì
furiosa
avidità
che
,
giunta
alla
fine
,
dovetti
ricominciare
:
non
ne
avevo
capito
nulla
.
Me
la
ricordo
ancora
oggi
parola
per
parola
,
tante
volte
la
lessi
e
tante
volte
i
casi
terribili
,
che
la
seguirono
,
me
ne
fecero
risovvenire
:
«
Livia
adorata
,
M
'
hai
salvato
la
vita
.
Ho
venduto
l
'
astuccio
a
un
Salomone
qualunque
,
per
poco
,
a
dire
il
vero
,
ma
in
queste
circostanze
di
trambusti
e
di
spaventi
non
si
poteva
esigere
di
più
,
duemila
fiorini
,
i
quali
sono
bastati
a
riempire
la
vorace
pancia
dei
medici
.
Prima
di
dovermi
ammalare
ho
trovato
una
bella
stanza
verso
l
'
Adige
in
via
Santo
Stefano
al
numero
147
(
scrivimi
a
questo
indirizzo
)
,
grande
,
pulita
,
con
una
anticamera
tutta
per
me
,
da
cui
si
esce
direttamente
sulla
scala
;
mi
sono
provvisto
di
tabacco
,
di
rum
,
di
carte
da
giuoco
e
di
tutti
i
volumi
di
Paolo
di
Koch
e
di
Alessandro
Dumas
.
Non
manco
di
compagnia
piacevole
,
tutti
maschi
(
non
ti
agitare
)
,
tutti
scrocconi
,
e
se
non
fosse
che
devo
parere
zoppo
e
che
di
giorno
non
posso
uscire
di
casa
,
mi
direi
l
'
uomo
più
felice
del
mondo
.
Certo
,
mi
manca
una
cosa
,
la
tua
persona
,
cara
Livia
,
che
adoro
e
che
vorrei
avere
il
dì
e
la
notte
fra
le
mie
braccia
.
Dunque
non
ti
dar
pensiero
di
nulla
.
Io
leggerò
le
notizie
della
guerra
fumando
;
e
quanti
più
Italiani
e
Austriaci
se
ne
andranno
all
'
inferno
tanto
più
ci
avrò
gusto
.
Amami
sempre
come
io
t
'
amo
;
appena
la
guerra
sarà
finita
e
questi
cani
di
dottori
,
i
quali
mi
costano
un
occhio
della
testa
,
m
'
avranno
lasciato
in
pace
,
correrà
ad
abbracciarti
,
più
ardente
che
mai
,
il
tuo
REMIGIO
»
.
La
lettera
mi
lasciò
sconcertata
e
disgustata
,
così
mi
parve
volgare
;
ma
poi
,
nel
tornarvi
su
,
a
poco
a
poco
mi
persuasi
che
il
tono
in
cui
era
scritta
fosse
affettatamente
leggiero
e
gaio
,
e
che
l
'
amante
avesse
fatto
un
crudele
,
ma
nobilissimo
sforzo
nel
contenere
l
'
impeto
del
suo
cuore
,
tanto
per
non
gettare
nuova
esca
nella
mia
passione
,
che
era
già
un
incendio
,
e
per
quietarmi
un
poco
l
'
animo
,
ch
'
egli
sapeva
terribilmente
ansioso
.
Ristudiai
la
lettera
in
ogni
frase
,
in
ogni
sillaba
.
Avevo
bruciate
tutte
le
altre
quasi
appena
ricevute
;
serbai
questa
in
un
taschino
del
portamonete
,
per
cavarnela
spesso
quando
ero
sola
,
dopo
avere
serrato
a
chiave
gli
usci
della
stanza
.
Tutto
mi
confermava
nella
mia
credenza
benevola
:
quelle
espressioni
d
'
affetto
mi
apparivano
tanto
più
potenti
quanto
più
erano
rapide
,
e
quei
periodi
grossolani
e
cinici
mi
si
presentavano
alla
fantasia
sublimi
di
generoso
sacrifizio
.
Avevo
tanto
bisogno
di
credere
che
la
mia
smania
trovasse
una
scusa
nella
smania
dell
'
altro
;
e
la
viltà
di
lui
mi
riempiva
il
seno
d
'
entusiasmo
,
purché
io
credessi
di
esserne
la
cagione
.
Ma
il
mio
cervello
galoppante
non
si
fermava
qui
.
Chi
sa
,
pensavo
tra
me
,
chi
sa
che
questa
lettera
sia
tutta
un
magnanimo
inganno
!
Forse
egli
è
già
partito
per
il
campo
,
forse
egli
sta
di
contro
al
nemico
;
ma
,
più
curante
di
me
che
di
lui
,
non
volendo
farmi
morire
negli
sbigottimenti
e
nei
terrori
,
m
'
addormenta
con
la
menzogna
pietosa
.
Appena
un
tale
pensiero
si
fece
adito
nel
mio
spirito
,
me
ne
sentii
tutta
invasa
.
Le
insonnie
,
l
'
avversione
al
mangiare
,
i
disturbi
fisici
contribuivano
ad
una
vera
esaltazione
mentale
.
Vivevo
quasi
nella
solitudine
.
Già
la
mia
società
s
'
era
andata
via
via
restringendo
,
poiché
le
famiglie
nobili
trentine
,
avverse
alle
opinioni
politiche
del
conte
,
avevano
da
un
pezzo
lasciato
con
bel
garbo
lui
e
me
affatto
in
disparte
;
i
giovani
,
frementi
d
'
italianismo
,
ci
sfuggivano
senza
riguardi
e
ci
odiavano
;
gl
'
impiegati
del
paese
,
non
sapendo
come
la
guerra
sarebbe
andata
a
finire
,
per
non
rischiare
di
compromettersi
né
in
un
modo
né
in
un
altro
,
oramai
si
astenevano
dal
mettere
piede
in
casa
nostra
:
vedevamo
,
in
somma
,
qualche
nobile
austriacante
,
spiantato
e
parassita
,
qualche
alto
funzionario
tirolese
,
duro
,
testardo
,
puzzolente
di
birra
e
di
cattivo
tabacco
.
I
militari
non
trovavano
più
l
'
agio
né
la
voglia
di
occuparsi
di
me
.
La
mia
relazione
col
tenente
Remigio
,
conosciuta
da
tutti
,
eccetto
che
da
mio
marito
,
aveva
accresciuto
il
mio
isolamento
,
il
quale
,
del
resto
,
m
'
era
gradito
,
anzi
necessario
nello
stato
d
'
animo
in
cui
da
un
po
'
di
tempo
vivevo
.
Remigio
,
dopo
la
lettera
famosa
,
non
aveva
più
scritto
.
Sognavo
per
lui
de
'
pericoli
,
che
mi
apparivano
tanto
più
orrendi
quanto
più
erano
incerti
.
Avrei
potuto
sopportare
forse
la
sicurezza
dei
rischi
d
'
una
battaglia
;
ma
il
non
sapere
se
il
mio
amante
andasse
alla
guerra
o
no
,
era
un
dubbio
che
mi
faceva
impazzire
.
Scrissi
a
Verona
ad
un
generale
che
conoscevo
,
a
due
colonnelli
,
poi
a
qualcuno
di
quegli
ufficialetti
,
i
quali
mi
avevano
tanto
corteggiato
a
Venezia
:
nessuno
rispose
.
Tempestavo
Remigio
di
lettere
;
niente
.
Intanto
le
ostilità
principiarono
:
la
vita
civile
era
soppressa
;
la
ferrovia
,
le
strade
non
servivano
ad
altro
che
ai
carriaggi
delle
munizioni
,
delle
ambulanze
,
delle
proviande
,
agli
squadroni
di
cavalleria
,
che
passavano
in
mezzo
a
nuvoli
di
polvere
,
alle
batterie
,
che
facevano
tremare
le
case
,
ai
reggimenti
di
fanteria
,
che
si
svolgevano
l
'
uno
dopo
l
'
altro
interminabili
,
sinuosi
,
striscianti
come
un
verme
,
il
quale
volesse
abbracciare
nelle
sue
enormi
spire
tutta
quanta
la
terra
.
Una
mattina
calda
,
affannosa
,
il
26
del
giugno
,
capitarono
le
prime
notizie
di
una
battaglia
orribile
:
l
'
Austria
era
disfatta
,
diecimila
morti
,
ventimila
feriti
,
le
bandiere
perdute
,
Verona
ancora
nostra
,
ma
vicina
a
cedere
,
come
le
altre
fortezze
,
all
'
impeto
infernale
degli
Italiani
.
Mio
marito
era
in
villa
,
e
doveva
starci
una
settimana
.
Suonai
con
furia
;
la
cameriera
non
veniva
;
tornai
a
suonare
;
si
presentò
all
'
uscio
il
domestico
.
-
Dormite
tutti
?
maledetti
poltroni
.
Fammi
venire
subito
il
cocchiere
,
ma
subito
,
intendi
?
Qualche
minuto
dopo
entrò
Giacomo
sbigottito
,
abbottonandosi
la
livrea
.
-
Da
qui
a
Verona
quante
miglia
ci
sono
?
Stette
un
poco
a
pensare
.
-
Dunque
?
-
ripresi
stizzita
.
Giacomo
faceva
i
suoi
conti
:
-
Da
qui
a
Roveredo
circa
quattordici
;
da
Roveredo
a
Verona
dovrebbero
essere
...
non
saprei
...
ci
si
mette
con
due
buoni
cavalli
dieci
ore
,
poco
più
,
poco
meno
,
senza
contare
le
fermate
.
-
Ci
sei
mai
stato
con
i
cavalli
da
Trento
a
Verona
?
-
No
,
signora
contessa
;
andai
da
Roveredo
a
Verona
.
-
Fa
lo
stesso
.
Da
qui
a
Roveredo
so
bene
anch
'
io
che
occorrono
due
ore
.
-
Due
ore
e
mezzo
,
scusi
,
signora
contessa
.
-
Dunque
due
e
dieci
fanno
dodici
in
tutto
.
-
Mettiamo
tredici
,
signora
contessa
,
e
di
buon
trotto
.
-
Quanti
cavalli
ha
preso
con
sé
il
padrone
?
-
La
sua
solita
cavallina
morella
.
-
Ne
restano
quattro
in
scuderia
.
-
Sì
,
signora
padrona
:
Fanny
,
Candida
,
Lampo
e
lo
stallone
.
-
Potresti
attaccarli
tutti
quattro
?
-
Insieme
?
-
Sì
,
insieme
.
Giacomo
sorrise
con
una
cert
'
aria
di
benevola
compassione
:
-
Scusi
,
signora
contessa
,
non
è
possibile
.
Lo
stallone
...
-
Ebbene
,
attacca
gli
altri
tre
.
-
Lampo
ha
una
sciancatura
,
povero
Lampo
,
non
può
neanche
trascinarsi
al
passo
.
-
Attacca
dunque
come
al
solito
Fanny
e
Candida
,
in
nome
di
Dio
-
gridai
,
pestando
i
piedi
,
e
soggiunsi
:
-
Domattina
alle
quattro
.
-
Sarà
servita
,
signora
padrona
;
e
,
scusi
,
per
regolarmi
nella
biada
da
portar
via
,
dove
si
va
?
-
A
Verona
.
-
A
Verona
,
misericordia
!
In
quanti
giorni
?
-
Dalla
mattina
alla
sera
.
-
Signora
padrona
,
scusi
,
ma
questo
proprio
non
si
può
.
-
Ed
io
lo
voglio
,
hai
capito
?
-
replicai
con
accento
così
imperioso
che
il
pover
'
uomo
trovò
appena
il
coraggio
di
balbettare
:
-
Abbia
compassione
di
me
.
Accopperemo
le
due
cavalle
,
e
il
padrone
mi
caccerà
sulla
strada
.
-
La
responsabilità
è
mia
.
Obbedisci
e
non
pensare
ad
altro
-
e
gli
diedi
quattro
marenghi
.
-
Ti
darò
il
doppio
quando
saremo
tornati
,
ad
un
patto
per
altro
,
che
tu
non
dica
niente
a
nessuno
.
-
Per
questo
non
c
'
è
pericolo
;
ma
gl
'
ingombri
della
strada
,
carri
,
i
cannoni
,
le
prepotenze
dei
soldati
,
le
seccature
dei
gendarmi
?
-
Ci
penso
io
.
Giacomo
piegò
il
capo
,
rassegnato
,
ma
non
persuaso
.
-
A
che
ora
giungeremo
a
Verona
?
-
Quando
vorrà
il
cielo
,
signora
padrona
;
e
sarà
un
miracolo
se
ci
arriveremo
vivi
,
lei
,
signora
padrona
,
io
e
le
due
povere
bestie
.
Per
me
poco
importa
,
ma
per
lei
e
per
le
bestie
!
-
Bene
,
alle
quattro
dunque
,
e
silenzio
.
Se
taci
avrai
quello
che
ti
ho
promesso
,
se
parli
ti
licenzio
sui
due
piedi
e
senza
salario
.
Hai
inteso
?
Bada
che
tutti
,
anche
la
cameriera
,
devono
credere
che
andiamo
a
San
Michele
,
dalla
marchesa
Giulia
.
Giacomo
,
rannuvolato
,
s
'
inchinò
ed
uscì
dalla
stanza
.
All
'
alba
ero
in
carrozza
,
e
via
.
Avevo
chiuso
le
tendine
degli
sportelli
,
e
guardavo
da
un
angolo
ai
fantaccini
trafelati
e
polverosi
,
i
quali
credendo
che
nel
cocchio
stesse
un
qualche
gran
personaggio
,
si
schieravano
lungo
i
fossati
;
alcuni
facevano
il
saluto
militare
.
Di
quando
in
quando
bisognava
rallentare
la
corsa
con
mio
fiero
dispetto
,
o
a
dirittura
fermarsi
alcuni
minuti
per
aspettare
che
i
pesanti
e
cigolanti
carri
avessero
lasciato
libero
il
passo
:
le
cose
per
altro
andavano
assai
meglio
di
quello
che
avesse
predetto
Giacomo
.
Una
pattuglia
di
gendarmi
a
cavallo
fermò
la
carrozza
,
ma
il
sergente
,
vedendo
che
c
'
era
dentro
una
signora
,
si
contentò
di
gridare
cavallerescamente
:
-
Buon
viaggio
-
.
Più
giù
di
Roveredo
,
a
Pieve
,
ci
si
trattenne
a
rinfrescare
un
poco
;
poi
a
Borghetto
,
staccate
le
giumente
,
che
non
ne
potevano
più
,
passammo
tre
ore
buone
,
che
mi
parvero
tre
anni
,
rannicchiata
com
'
ero
nella
carrozza
,
udendo
i
lamenti
e
le
bestemmie
dei
soldati
,
i
quali
si
lasciavano
cascare
in
terra
a
squadre
per
pochi
istanti
vicino
all
'
osteria
,
sotto
la
scarsa
ombra
degli
alberi
magri
,
e
mangiavano
un
tozzo
di
pagnotta
e
bevevano
un
sorso
d
'
acqua
.
Avrò
chiamato
dieci
volte
Giacomo
,
il
quale
veniva
allo
sportello
con
tanto
di
grugno
,
sforzandosi
di
parere
composto
,
e
si
toglieva
il
cappello
,
e
ripeteva
:
-
Signora
contessa
,
ancora
dieci
minuti
-
.
Si
ripigliò
,
quando
Dio
volle
,
il
cammino
.
L
'
Adige
,
che
costeggiavamo
,
era
quasi
asciutto
,
i
campi
sembravano
arsi
,
la
strada
brillava
d
'
un
candore
abbagliante
,
non
si
vedeva
una
macchia
nel
cielo
azzurro
,
le
pareti
della
carrozza
bruciavano
,
e
in
quell
'
afa
grave
,
in
quella
densa
polvere
,
io
mi
sentivo
soffocare
.
La
fronte
mi
gocciolava
e
battevo
i
piedi
per
l
'
impazienza
.
Non
badai
alla
Chiusa
:
ascoltavo
lo
scoppiettìo
della
frusta
di
Giacomo
.
A
Pescantina
si
tornò
a
rinfrescare
:
le
buone
bestie
camminavano
a
stento
,
e
a
giungere
a
Verona
ci
volevano
ancora
dieci
lunghe
miglia
.
Il
sole
era
scomparso
in
un
nimbo
di
fuoco
.
Sempre
carri
e
soldati
,
ronde
di
gendarmi
,
polvere
,
e
a
momenti
un
frastuono
assordante
e
uno
stridore
acuto
di
ferramenta
,
a
momenti
un
mormorio
confuso
e
pauroso
,
nel
quale
si
distinguevano
gemiti
e
imprecazioni
e
le
strofe
di
qualche
canzonaccia
oscena
,
cantata
da
voci
strozzate
.
Fino
ad
ora
eravamo
scesi
con
la
corrente
degli
uomini
e
dei
veicoli
,
ora
ci
s
'
incontrava
in
qualche
vettura
d
'
ambulanza
,
in
qualche
compagnia
pedestre
di
militari
leggermente
feriti
,
col
braccio
al
collo
,
una
fasciatura
alla
testa
,
verdi
in
volto
,
curvi
,
zoppicanti
,
laceri
.
E
Remigio
,
Remigio
!
Gridavo
a
Giacomo
di
battere
le
bestie
col
manico
della
frusta
.
Cominciava
a
far
notte
.
S
'
arrivò
alle
mura
di
Verona
verso
le
nove
;
e
tanto
era
il
timor
panico
,
tanto
il
trambusto
,
che
nessuno
badò
alla
carrozza
,
e
si
poté
giungere
all
'
albergo
della
Torre
di
Londra
senz
'
altri
intoppi
.
Non
c
'
era
più
una
camera
,
non
c
'
era
un
buco
dove
poter
dormire
,
né
in
quell
'
albergo
,
né
,
per
quanto
mi
assicurarono
,
in
nessuna
altra
locanda
della
città
:
tutto
era
stato
requisito
per
gli
ufficiali
.
I
cavalli
,
morti
di
stanchezza
,
vennero
legati
nel
cortile
;
Giacomo
doveva
attendere
ad
essi
;
io
finalmente
sbalzai
a
terra
.
Mi
feci
accompagnare
a
piedi
da
un
ragazzaccio
nella
via
Santo
Stefano
al
numero
147
.
Si
dovette
camminare
più
volte
su
e
giù
nella
strada
,
guardando
all
'
alto
delle
porte
,
innanzi
di
distinguere
nel
barlume
dei
rari
fanali
il
numero
della
casa
.
Se
Remigio
c
'
era
,
volevo
fargli
una
improvvisata
:
le
mie
membra
tremavano
tutte
d
'
impazienza
e
di
desiderio
,
ma
poteva
essere
a
letto
,
poteva
stare
in
compagnia
di
qualcuno
,
e
,
sebbene
volessi
ad
ogni
costo
vederlo
subito
,
pure
mi
sembrò
di
dover
mandare
il
ragazzo
avanti
in
esplorazione
.
Era
furbo
e
capì
al
volo
:
doveva
suonare
,
chiedere
del
tenente
per
una
faccenda
urgentissima
,
insistere
perché
gli
aprissero
,
salire
,
dirgli
una
fandonia
qualunque
,
per
esempio
che
un
signore
,
del
quale
s
'
era
scordato
il
nome
e
che
alloggiava
all
'
albergo
della
Torre
di
Londra
,
bramava
,
senza
ritardo
,
avere
notizie
della
sua
salute
.
Il
fanciullo
nel
venir
fuori
aveva
da
lasciare
aperti
l
'
uscio
del
quartiere
e
la
porta
di
strada
.
Io
mi
nascosi
sul
fianco
della
casa
,
in
un
chiassuolo
tra
la
via
ed
il
fiume
.
Il
fanciullo
suonò
.
S
'
udì
una
voce
rabbiosa
dall
'
ultimo
piano
:
-
Chi
è
?
-
Sta
qui
il
tenente
Remigio
Ruz
?
-
L
'
altro
campanello
,
quello
di
mezzo
:
alla
malora
.
Il
fanciullo
suonò
all
'
altro
campanello
.
Passò
un
minuto
,
che
mi
sembrò
interminabile
,
e
nessuno
comparve
;
il
ragazzo
tornò
a
suonare
;
allora
dal
secondo
piano
una
voce
di
donna
chiese
:
-
Chi
è
?
-
Sta
qui
il
tenente
Remigio
Ruz
?
-
Sì
,
ma
non
riceve
nessuno
.
-
Ho
bisogno
di
parlargli
.
-
Domattina
dopo
le
nove
.
-
No
,
questa
sera
.
Hanno
paura
dei
ladri
?
Passò
un
altro
minuto
e
finalmente
la
porta
si
aprì
.
Remigio
c
'
era
!
la
gioia
mi
spezzava
il
cuore
:
mi
si
offuscò
la
vista
e
,
non
potendo
reggermi
sulle
gambe
,
m
'
appoggiai
alla
muraglia
.
Poco
dopo
il
fanciullo
tornò
:
s
'
era
fatto
mandare
al
diavolo
,
ma
aveva
potuto
lasciare
l
'
uscio
e
la
porta
socchiusi
.
Mi
tornarono
le
forze
,
diedi
qualche
moneta
all
'
astuto
monello
,
e
,
strisciando
,
entrai
nella
casa
.
Avevo
previsto
che
mi
sarebbero
occorsi
i
fiammiferi
;
al
pianerottolo
del
secondo
piano
v
'
erano
due
usci
,
sopra
uno
dei
quali
stava
appiccato
il
biglietto
da
visita
di
Remigio
;
spinsi
l
'
imposta
,
che
cedette
,
ed
entrai
senza
romore
in
una
stanza
quasi
buia
.
Toccavo
la
cima
delle
mie
speranze
,
sentivo
già
le
braccia
dell
'
amante
mio
,
per
il
quale
avrei
dato
senza
esitare
tutto
quello
ch
'
io
avevo
e
la
mia
vita
insieme
,
schiacciarmi
impetuosamente
sopra
il
suo
largo
torace
,
sentivo
i
suoi
denti
incidere
la
mia
pelle
,
e
pregustavo
un
mondo
inenarrabile
di
allegrezze
furiose
.
La
consolazione
mi
fiaccava
:
dovetti
sedermi
sopra
una
seggiola
,
che
stava
accanto
all
'
ingresso
.
Udivo
e
vedevo
come
se
fossi
immersa
in
un
sogno
:
avevo
perso
il
senso
della
realtà
.
Ma
qualcuno
lì
d
'
appresso
rideva
rideva
:
era
un
riso
di
donna
stridulo
,
sguaiato
,
sgangherato
,
che
a
poco
a
poco
mi
destò
.
Ascoltai
,
mi
rizzai
e
,
trattenendo
il
respiro
,
m
'
avvicinai
ad
un
uscio
spalancato
,
dal
quale
si
vedeva
in
una
vasta
camera
illuminata
.
Io
stavo
nell
'
ombra
,
né
mi
si
poteva
scorgere
.
Oh
,
perché
in
quel
punto
Dio
non
mi
accecò
!
V
'
era
una
tavola
,
co
'
resti
d
'
una
cena
;
v
'
era
,
dietro
alla
tavola
,
un
largo
canapè
verde
su
cui
Remigio
,
sdraiato
,
faceva
per
gioco
il
solletico
sotto
l
'
ascella
ad
una
ragazza
,
la
quale
sghignazzava
,
si
sbellicava
,
si
dimenava
,
si
contorceva
tutta
,
sforzandosi
invano
di
svincolarsi
dalle
mani
dell
'
uomo
,
che
le
dava
baci
sulle
braccia
,
sul
collo
,
sulla
nuca
,
dove
capitava
.
Io
non
mi
potevo
più
muovere
;
ero
inchiodata
al
mio
posto
,
con
gli
occhi
fissi
,
le
orecchie
tese
,
la
gola
arsa
.
L
'
uomo
,
stufo
della
burla
,
afferrò
alla
vita
la
ragazza
,
mettendosela
a
sedere
sulle
ginocchia
.
Allora
cominciarono
i
discorsi
,
interrotti
spesso
da
scherzi
e
da
carezze
.
Sentivo
le
parole
,
il
senso
mi
sfuggiva
.
A
un
tratto
la
donna
pronunciò
il
mio
nome
.
-
Mostrami
i
ritratti
della
contessa
Livia
.
-
Li
hai
visti
tante
volte
.
-
Mostrameli
,
te
ne
prego
.
L
'
uomo
,
rimanendo
disteso
sul
canapè
,
alzò
un
lembo
della
tovaglia
,
aperse
il
cassetto
della
tavola
e
ne
cavò
delle
carte
.
La
ragazza
,
diventata
seria
,
cercò
fra
quelle
i
ritratti
e
li
guardò
lungamente
,
poi
:
-
È
bella
la
contessa
Livia
?
-
Lo
vedi
.
-
Non
mi
capisci
:
voglio
sapere
se
ti
par
più
bella
di
me
.
-
Nessuna
donna
mi
può
parer
più
bella
di
te
.
-
Vedi
,
in
questa
fotografia
il
vestito
da
ballo
lascia
scoperte
le
braccia
intiere
e
le
spalle
giù
giù
-
e
la
fanciulla
s
'
accomodava
la
camicia
,
confrontando
con
il
ritratto
:
-
Guarda
,
ti
sembro
più
bella
?
L
'
uomo
la
baciò
in
mezzo
al
petto
,
esclamando
:
-
Mille
volte
più
bella
.
La
fanciulla
,
accanto
alla
lucerna
,
fissando
negli
occhi
l
'
uomo
,
che
sorrideva
,
pigliò
ad
uno
ad
uno
i
quattro
ritratti
,
e
lenta
lenta
li
lacerò
ciascuno
in
quattro
pezzi
;
e
lasciava
cadere
quei
brani
sulla
tavola
in
mezzo
ai
tondi
e
ai
bicchieri
.
L
'
uomo
continuava
a
sorridere
.
-
Ma
tu
,
cattivo
,
le
dici
pure
di
volerle
bene
.
-
Sai
che
glielo
dico
il
meno
possibile
;
ma
ho
bisogno
di
lei
,
e
non
saremmo
qui
insieme
,
cara
,
se
non
m
'
avesse
dato
il
danaro
che
sai
.
Quei
maledetti
medici
me
l
'
hanno
fatta
pagar
salata
la
vita
.
-
Quanto
t
'
è
rimasto
?
-
Cinquecento
fiorini
,
che
sono
già
in
parte
sfumati
.
Bisogna
scrivere
a
Trento
alla
cassa
:
ogni
parola
dolce
,
un
marengo
.
-
Eppure
-
disse
la
donna
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
-
eppure
mi
pesa
.
L
'
uomo
se
la
tirò
vicina
vicina
sul
canapè
verde
,
mormorando
:
-
Lagrime
non
ne
voglio
.
In
quel
punto
il
cuore
mi
si
rivoltolò
dentro
:
l
'
amore
era
diventato
esecrazione
.
Mi
trovai
nella
strada
.
Andavo
senza
sapere
dove
;
mi
passavano
accanto
nella
oscurità
,
urtandomi
,
gruppi
di
soldati
,
barelle
,
da
cui
venivano
gemiti
lunghi
o
strilli
di
dolore
,
qualche
cittadino
frettoloso
,
qualche
contadino
spaurito
;
nessuno
badava
a
me
,
che
scivolavo
lungo
i
muri
delle
case
ed
ero
vestita
tutta
di
nero
con
un
fitto
velo
sul
volto
.
Riescii
ad
un
largo
viale
piantato
di
alberi
cupi
,
dove
il
fiume
,
corrente
alla
mia
destra
,
rinfrescava
un
poco
l
'
aria
affannosa
.
L
'
acqua
si
perdeva
quasi
nelle
tenebre
;
ma
non
mi
venne
,
neanche
per
un
attimo
,
la
tentazione
del
suicidio
.
Era
già
nato
in
me
,
senza
ch
'
io
neppure
me
ne
fossi
avveduta
,
un
pensiero
bieco
,
ancora
indeterminato
,
ancora
annebbiato
,
il
quale
m
'
invadeva
adagio
adagio
l
'
anima
intiera
e
la
mente
,
il
pensiero
della
vendetta
.
Avevo
offerto
tutto
a
quell
'
uomo
,
ero
vissuta
per
lui
,
senza
di
lui
m
'
ero
sentita
morire
,
con
lui
ero
salita
in
cielo
;
ed
il
suo
cuore
,
i
suoi
baci
egli
li
dava
ad
un
'
altra
!
La
scena
a
cui
avevo
assistito
,
mi
si
dipingeva
tutta
dinanzi
;
vedevo
ancora
sotto
a
'
miei
occhi
quelle
lascivie
.
Infame
!
Corro
per
lui
,
superando
ogni
ostacolo
,
sprezzando
ogni
pericolo
,
gettando
nel
fango
il
mio
nome
:
corro
ad
aiutarlo
,
corro
a
confortarlo
,
e
lo
trovo
sano
,
più
bello
che
mai
e
nelle
braccia
di
una
donna
!
E
lui
,
che
mi
deve
tutto
,
e
la
sua
ganza
,
calpestano
insieme
la
mia
dignità
ed
il
mio
affetto
e
mi
scherniscono
e
mi
vituperano
.
E
sono
io
che
pago
le
loro
orgie
;
e
quella
donna
bionda
si
vanta
,
nuda
,
di
essere
più
bella
di
me
;
e
lui
,
lui
(
m
'
era
serbato
questo
supremo
obbrobrio
)
la
proclama
lui
stesso
più
bella
!
Tante
emozioni
m
'
avevano
affranto
:
l
'
ira
,
che
bolliva
dentro
di
me
,
aveva
messo
in
tutto
il
mio
corpo
una
febbre
ardente
,
che
mi
faceva
tremare
le
gambe
.
Non
sapevo
dove
fossi
;
non
volevo
,
né
potevo
farmi
accompagnare
da
un
passante
fino
all
'
albergo
per
chiudermi
di
nuovo
nella
carrozza
;
mi
posi
a
sedere
sulla
sponda
del
fiume
,
fissando
gli
occhi
nel
cielo
nero
.
Non
trovavo
requie
;
rientrai
nelle
vie
della
città
;
impazzivo
;
cascavo
di
fatica
;
da
diciotto
ore
non
avevo
mangiato
.
Mi
trovai
per
caso
di
contro
ad
una
modesta
bottega
da
caffè
,
e
,
dopo
avere
più
volte
girato
innanzi
alla
vetrina
,
parendomi
che
non
ci
fosse
nessuno
,
andai
a
pormi
nel
canto
più
lontano
e
scuro
,
ordinando
qualcosa
.
Nell
'
angolo
opposto
,
sdraiati
sullo
stesso
sofà
rosso
,
che
circondava
la
sala
vasta
,
bassa
,
umida
e
mezza
buia
,
stavano
due
militari
,
fumando
e
sbadigliando
.
Poco
dopo
entrarono
due
altri
ufficiali
;
un
giovinetto
,
che
poteva
avere
diciannove
anni
,
lungo
,
smilzo
,
con
i
baffetti
sottili
,
ed
un
uomo
sui
quaranta
,
tozzo
,
pesante
,
con
il
muso
pavonazzo
a
bitorzoli
ed
a
bernoccoli
,
le
larghe
sopracciglia
nere
come
il
carbone
e
due
mustacchi
sotto
il
naso
grosso
così
folti
ed
irti
che
parevano
setole
;
aveva
in
bocca
una
pipa
boema
,
corta
nel
cannello
,
ma
enorme
nel
camino
,
dalla
quale
uscivano
ampie
nubi
di
fumo
,
che
andavano
l
'
una
dopo
l
'
altra
ad
annerire
il
soppalco
.
Il
giovinetto
andò
dritto
a
salutare
gli
ufficiali
nell
'
angolo
.
Sentii
che
diceva
:
-
Ne
ho
visti
morire
quaranta
in
due
ore
nella
sala
delle
operazioni
sotto
i
ferri
dei
chirurghi
,
i
quali
buttavano
via
braccia
e
gambe
come
se
giuocassero
al
pallone
,
e
trapanavano
e
aggiustavano
teste
...
-
Bisognerebbe
che
aggiustassero
quelle
dei
nostri
generali
-
brontolò
il
Boemo
,
ghignando
.
Nessuno
badava
a
me
.
Entrò
,
sola
,
una
ragazza
,
pareva
una
crestaia
,
e
si
pose
a
sedere
a
lato
dell
'
ufficialetto
magro
,
chiedendogli
ad
alta
voce
:
-
Me
lo
paghi
un
caffè
?
Dopo
alcuni
discorsi
,
ai
quali
non
posi
attenzione
,
uno
dei
militari
sdraiati
disse
alla
ragazza
,
senza
muoversi
:
-
Sai
,
Costanza
,
ho
visto
il
tuo
tenente
Remigio
-
Quando
?
-
chiese
la
femmina
.
-
Oggi
.
Sono
andato
da
lui
.
Era
insieme
con
Giustina
.
La
conosci
Giustina
?
-
Sì
,
quella
biondona
,
che
ha
tre
denti
rimessi
.
-
Non
me
ne
sono
accorto
.
-
Guardala
bene
.
E
come
sta
Remigio
?
-
Qualche
doloretto
alla
gamba
,
che
lo
fa
guaire
ogni
tanto
,
e
zoppica
un
poco
,
ecco
tutto
.
È
stata
proprio
una
malattia
provvidenziale
quella
.
Gli
altri
arrischiano
la
pelle
,
si
logorano
nelle
fatiche
,
nei
calori
d
'
inferno
,
nella
fame
,
in
tutte
le
maledizioni
di
questa
guerra
,
e
lui
mangia
,
beve
e
sta
allegro
e
trova
chi
lo
mantiene
.
-
Chi
vuoi
che
lo
mantenga
quel
buon
mobile
?
-
Una
signora
.
-
Una
vecchia
bavosa
.
-
No
,
mia
cara
,
una
signora
bella
,
giovane
e
,
per
giunta
,
milionaria
e
contessa
e
innamorata
matta
di
lui
.
-
E
paga
le
bellezze
del
tenente
?
-
Gli
dà
del
danaro
,
e
molto
.
-
Povera
sciocca
!
-
Remigio
la
chiama
la
sua
Messalina
.
Non
me
ne
ha
detto
il
casato
,
ma
mi
ha
confidato
ch
'
è
di
Trento
e
che
ha
nome
Livia
.
C
'
è
nessuno
qui
che
sia
pratico
di
Trento
?
L
'
ufficialetto
smilzo
disse
:
-
M
'
informerò
io
e
vi
riferirò
ogni
cosa
domani
a
sera
,
se
saremo
a
Verona
.
Contessa
Silvia
,
non
è
vero
?
-
Contessa
Livia
,
Livia
,
ricordatelo
bene
-
gridò
l
'
ufficiale
sdraiato
.
Costanza
riprese
:
-
Ma
Remigio
è
malato
per
davvero
?
-
Oh
per
questo
poi
sì
.
Capisci
bene
che
non
la
si
dà
a
bere
a
quattro
medici
:
uno
del
reggimento
di
Remigio
,
un
altro
scelto
dal
generale
in
un
altro
reggimento
e
due
dell
'
ospedale
militare
.
Ogni
tre
giorni
vanno
a
visitarlo
;
palpano
la
gamba
-
e
picchiano
e
tirano
e
lo
fanno
strillare
.
Una
volta
svenne
.
Ora
sta
meglio
.
-
Finita
la
guerra
,
guarita
la
gamba
insistette
la
Costanza
.
-
Non
lo
dite
neanche
per
ischerzo
-
osservò
il
secondo
ufficiale
sdraiato
,
il
quale
fino
allora
non
aveva
fatto
sentir
la
sua
voce
.
-
Sai
che
per
il
solo
sospetto
di
un
inganno
il
tenente
ed
i
medici
verrebbero
fucilati
in
ventiquattt
'
ore
,
l
'
uno
come
disertore
dal
campo
di
battaglia
,
gli
altri
come
complici
e
manutengoli
?
-
E
se
la
meriterebbero
,
per
Dio
-
esclamò
ruggendo
il
Boemo
senza
cavarsi
la
pipa
di
bocca
.
L
'
ufficialetto
aggiunse
:
-
Il
generale
Hauptmann
non
aspetterebbe
neanche
ventiquattr
'
ore
.
A
queste
parole
l
'
idea
,
che
già
mi
stava
in
nebbia
nel
cervello
,
splendette
di
vivissima
luce
;
avevo
trovato
,
avevo
risoluto
.
-
Il
generale
Hauptmann
!
-
ripetevo
tra
me
.
Le
vampe
,
che
mi
salivano
al
capo
,
m
'
obbligarono
a
togliere
del
tutto
il
velo
dalla
faccia
;
bruciavo
:
chiamai
perché
mi
portassero
dell
'
acqua
.
Gli
ufficiali
,
che
allora
s
'
accorsero
di
me
,
mi
furono
tutti
attorno
.
-
O
la
bella
donna
!
-
Ha
bisogno
di
qualcosa
?
-
Vuole
un
bicchierino
di
Marsala
?
-
Possiamo
tenerle
compagnia
?
-
Aspetta
qualcuno
?
-
Occhi
stupendi
!
-
Labbra
da
baci
!
-
L
'
ufficialetto
magro
mi
si
era
cacciato
accanto
sul
sofà
:
essendo
il
più
giovane
voleva
mostrarsi
il
più
ardito
.
Mi
svincolai
dalle
sue
mani
e
cercai
di
alzarmi
per
fuggire
,
ma
due
altri
mi
trattenevano
;
il
Boemo
sudicio
guardava
e
fumava
.
Mi
rivolsi
a
lui
gridando
:
-
Signore
,
sono
una
gentildonna
,
m
'
aiuti
e
mi
accompagni
a
casa
,
alla
Torre
di
Londra
-
.
Il
Boemo
si
fece
largo
,
dando
degli
spintoni
di
qua
e
di
là
e
mandando
quasi
con
le
gambe
all
'
aria
l
'
ufficialetto
novello
;
poi
,
duro
,
serio
,
mettendo
in
tasca
la
pipa
,
m
'
offerse
il
braccio
.
Uscii
con
lui
.
Durante
la
via
,
che
non
era
lunga
,
mi
disse
poche
e
rispettose
parole
.
Io
gli
chiesi
chi
fosse
il
generale
Hauptmann
,
dove
avesse
il
suo
uffizio
e
altre
notizie
,
le
quali
mi
premevano
per
le
mie
buone
ragioni
.
Seppi
come
il
generale
del
Comando
stesse
in
Castel
San
Pietro
.
Il
portone
dell
'
albergo
rimaneva
spalancato
,
benché
il
tocco
dopo
mezzanotte
fosse
suonato
da
un
pezzo
:
c
'
era
un
grande
andirivieni
di
militari
e
di
borghesi
.
Ringraziai
l
'
ufficiale
,
che
puzzava
di
maledetto
tabacco
,
e
m
'
accomodai
alla
meglio
sui
cuscini
della
mia
carrozza
,
posta
in
un
angolo
del
cortile
.
Stracca
morta
com
'
ero
,
m
'
assopii
tosto
;
ma
mi
destò
in
sussulto
il
picchiare
forte
di
una
mano
sullo
sportello
.
La
voce
rauca
e
volgare
del
Boemo
ripeteva
:
-
Sono
io
,
signora
contessa
,
io
che
vorrei
dirle
,
col
debito
ossequio
,
una
sola
parola
.
Abbassai
il
cristallo
,
e
l
'
ufficiale
mi
porse
qualcosa
:
era
il
mio
portamonete
,
dimenticato
sulla
tavola
della
bottega
da
caffè
,
mentre
stavo
per
pagare
e
successe
il
tafferuglio
.
Lo
avevano
trovato
e
riportato
i
tre
compagni
di
lui
,
il
quale
disse
con
gravità
solenne
:
-
Non
manca
né
una
carta
,
né
un
soldo
.
-
Ma
le
carte
sono
state
lette
?
-
e
pensavo
alla
lettera
di
Remigio
,
l
'
unica
serbata
da
me
e
che
non
avrei
voluto
per
cosa
al
mondo
vedermi
uscire
di
mano
.
-
No
,
signora
contessa
.
Sono
stati
visti
i
suoi
biglietti
da
visita
e
il
ritratto
del
tenente
Remigio
:
niente
altro
,
lo
dichiaro
sul
mio
onore
.
La
mattina
seguente
,
prima
delle
nove
,
mi
feci
condurre
nella
mia
carrozza
al
Comando
della
fortezza
.
L
'
erta
mi
pareva
interminabile
:
gridavo
a
Giacomo
di
frustare
i
cavalli
.
Una
folla
di
militari
d
'
ogni
colore
,
di
feriti
,
di
popolani
,
ingombrava
il
piazzale
innanzi
al
Castello
;
ma
giunsi
senza
ostacoli
all
'
anticamera
degli
uffizii
,
dove
un
vecchio
invalido
pigliò
il
mio
biglietto
da
visita
.
Dopo
qualche
minuto
ritornò
,
dicendomi
che
il
generale
Hauptmann
mi
pregava
di
passare
nel
suo
quartiere
privato
,
e
che
appena
sbrigati
certi
affari
urgentissimi
,
sarebbe
venuto
a
presentarmi
il
suo
omaggio
.
Fui
condotta
attraverso
logge
,
corridoi
e
terrazze
in
una
sala
,
che
dominava
dalle
tre
larghe
finestre
la
città
intiera
.
L
'
Adige
,
interrotto
da
'
suoi
ponti
,
si
torceva
in
una
S
,
avente
la
prima
delle
sue
pancie
a
'
piedi
del
monticello
su
cui
sorge
Castel
San
Pietro
,
e
la
seconda
a
'
piedi
di
un
altro
bruno
castello
merlato
;
e
sorgevano
dalle
case
i
culmini
e
le
torri
delle
vecchie
basiliche
;
e
in
un
largo
spazio
si
vedeva
l
'
ovale
enorme
dell
'
Arena
antica
.
Il
sole
mattutino
rallegrava
l
'
abitato
ed
i
colli
,
e
dall
'
una
parte
indorava
le
montagne
,
dall
'
altra
gettava
una
luce
placida
sulla
interminabile
pianura
verde
,
sparsa
di
villaggi
bianchi
,
di
case
,
di
chiese
,
di
campanili
.
Entrarono
nella
sala
con
fracasso
di
risa
e
salti
due
bimbe
,
le
quali
avevano
il
volto
color
di
rosa
e
i
capelli
biondi
paglierini
.
Vedendomi
,
di
primo
botto
rimasero
impacciate
,
ma
poi
subito
si
fecero
coraggio
e
mi
vennero
accanto
.
La
più
grandicella
disse
:
-
Signora
,
s
'
accomodi
.
Vuole
che
vada
a
chiamare
la
mamma
?
-
No
,
fanciulla
mia
,
aspetto
il
tuo
babbo
.
-
Il
babbo
non
l
'
abbiamo
ancora
visto
stamane
.
Ha
tanto
da
fare
.
-
Lo
voglio
vedere
io
il
babbo
-
gridò
la
più
piccina
.
-
Gli
voglio
tanto
bene
io
al
babbo
.
In
quella
entrò
il
generale
,
e
le
bimbe
gli
corsero
incontro
,
gli
si
avviticchiarono
alle
gambe
,
tentavano
di
saltargli
sulle
spalle
;
egli
prendeva
l
'
una
e
l
'
alzava
e
le
dava
un
bacio
,
poi
prendeva
l
'
altra
;
e
le
due
pazzerelle
ridevano
,
e
negli
occhi
del
generale
spuntavano
due
lagrime
di
tenerezza
beate
.
Si
volse
a
me
,
dicendo
:
-
Scusi
,
signora
;
s
'
ella
ha
figliuoli
mi
compatirà
-
.
Si
mise
a
sedere
in
faccia
a
me
,
e
soggiunse
:
-
Conosco
di
nome
il
signor
conte
,
e
sarei
lieto
se
potessi
servire
in
qualcosa
la
signora
contessa
.
Feci
un
cenno
al
generale
perché
allontanasse
le
bambine
,
ed
egli
disse
loro
con
voce
piena
di
dolcezza
:
-
Andate
,
figliuole
mie
,
andate
,
dobbiamo
parlare
con
la
signora
.
Le
bambine
fecero
un
passo
verso
di
me
come
per
darmi
un
bacio
;
voltai
la
testa
;
se
ne
andarono
finalmente
un
poco
mortificate
.
-
Generale
-
mormorai
-
vengo
a
compiere
un
dovere
di
suddita
fedele
.
-
La
signora
contessa
è
tedesca
?
-
No
,
sono
trentina
.
-
Ah
,
va
bene
-
esclamò
,
guardandomi
con
una
cert
'
aria
di
stupore
e
d
'
impazienza
.
-
Legga
-
e
gli
porsi
in
atto
risoluto
la
lettera
di
Remigio
,
quella
che
avevo
ritrovata
nel
taschino
del
portamonete
.
Il
generale
,
dopo
avere
letto
:
-
Non
capisco
;
la
lettera
è
indirizzata
a
lei
?
-
Sì
,
generale
.
-
Dunque
l
'
uomo
che
scrive
è
il
suo
amante
.
Non
risposi
.
Il
generale
cavò
di
tasca
un
sigaro
e
lo
accese
,
s
'
alzò
da
sedere
e
si
pose
a
camminare
su
e
giù
per
la
sala
;
tutt
'
a
un
tratto
mi
si
piantò
innanzi
e
,
ficcandomi
gli
occhi
in
volto
,
disse
:
-
Dunque
,
ho
fretta
,
si
sbrighi
.
-
La
lettera
è
di
Remigio
Ruz
,
luogotenente
del
terzo
reggimento
granatieri
.
-
E
poi
?
-
La
lettera
parla
chiaro
.
S
'
è
fatto
credere
malato
,
pagando
i
quattro
medici
-
e
aggiunsi
con
l
'
accento
rapido
dell
'
odio
:
-
È
disertore
dal
campo
di
battaglia
.
-
Ho
inteso
.
Il
tenente
era
l
'
amante
suo
e
l
'
ha
piantata
.
Ella
si
vendica
facendolo
fucilare
,
e
insieme
con
lui
facendo
fucilare
i
medici
.
È
vero
?
-
Dei
medici
non
m
'
importa
.
Il
generale
stette
un
poco
meditabondo
con
le
ciglia
aggrottate
,
poi
mi
stese
la
lettera
,
che
gli
avevo
data
:
-
Signora
,
ci
pensi
:
la
delazione
è
un
'
infamia
e
l
'
opera
sua
è
un
assassinio
.
-
Signor
generale
-
esclamai
,
alzando
il
viso
e
guardandolo
altera
-
compia
il
suo
dovere
.
La
sera
,
verso
le
nove
,
un
soldato
portò
all
'
albergo
della
Torre
di
Londra
,
dove
finalmente
mi
avevano
trovato
una
camera
,
un
biglietto
,
che
diceva
così
:
«
Domattina
alle
quattro
e
mezzo
precise
verranno
fucilati
nel
secondo
cortile
di
Castel
San
Pietro
il
tenente
Remigio
Ruz
ed
il
medico
del
suo
reggimento
.
Questo
foglio
servirà
per
assistere
alla
esecuzione
.
Il
sottoscritto
chiede
scusa
alla
signora
contessa
di
non
poterle
offrire
anche
lo
spettacolo
della
fucilazione
degli
altri
medici
,
i
quali
,
per
ragioni
che
qui
è
inutile
riferire
,
vennero
rimandati
ad
un
altro
Consiglio
di
guerra
.
GENERALE
HAUPTMANN
»
.
Alle
tre
e
mezzo
nella
notte
buia
uscivo
a
piedi
dall
'
albergo
,
accompagnata
da
Giacomo
.
Al
basso
del
colle
di
Castel
San
Pietro
gli
ordinai
che
mi
lasciasse
,
e
cominciai
sola
a
salire
la
strada
erta
;
avevo
caldo
,
soffocavo
;
non
volevo
togliermi
il
velo
dalla
faccia
,
bensì
,
sciolti
i
primi
bottoni
dell
'
abito
,
rivoltai
i
lembi
dello
scollo
al
di
dentro
;
quel
po
'
d
'
aria
sul
seno
mi
faceva
respirare
meglio
.
Le
stelle
impallidivano
,
si
diffondeva
intorno
un
albore
giallastro
.
Seguii
de
'
soldati
,
che
girando
il
fianco
del
Castello
,
entrarono
in
un
cortile
chiuso
dagli
alti
e
cupi
muri
di
cinta
.
Vi
stavano
già
schierate
due
squadre
di
granatieri
,
immobili
.
Nessuno
badava
a
me
in
quel
brulichìo
silenzioso
di
militari
e
in
quelle
mezze
tenebre
.
Si
sentivano
le
campane
suonare
giù
nella
città
,
dalla
quale
salivano
mille
romori
confusi
.
Cigolò
una
porta
bassa
del
Castello
,
e
ne
uscirono
due
uomini
con
le
mani
legate
dietro
la
schiena
;
l
'
uno
magro
,
bruno
,
camminava
innanzi
ritto
,
sicuro
,
con
la
fronte
alta
;
l
'
altro
,
fiancheggiato
da
due
soldati
,
che
lo
reggevano
con
molta
fatica
alle
ascelle
,
si
strascinava
singhiozzando
.
Non
so
che
cosa
seguisse
;
leggevano
,
credo
;
poi
udii
un
gran
frastuono
,
e
vidi
il
giovane
bruno
cadere
,
e
nello
stesso
punto
mi
accorsi
che
Remigio
era
nudo
fino
alla
cintura
,
e
quelle
braccia
,
quelle
spalle
,
quel
collo
,
tutte
quelle
membra
,
che
avevo
tanto
amato
,
m
'
abbagliarono
.
Mi
volò
nella
fantasia
l
'
immagine
del
mio
amante
,
quando
a
Venezia
,
nella
Sirena
,
pieno
di
ardore
e
di
gioia
,
m
'
aveva
stretta
per
la
prima
volta
fra
le
sue
braccia
d
'
acciaio
.
Un
secondo
frastuono
mi
scosse
:
sul
torace
ancora
palpitante
e
bianco
più
del
marmo
s
'
era
slanciata
una
donna
bionda
,
cui
schizzavano
addosso
i
zampilli
di
sangue
.
Alla
vista
di
quella
femmina
turpe
si
ridestò
in
me
tutto
lo
sdegno
,
e
con
lo
sdegno
la
dignità
e
la
forza
.
Avevo
la
coscienza
del
mio
diritto
,
m
'
avviai
per
uscire
,
tranquilla
nell
'
orgoglio
di
un
difficile
dovere
compiuto
.
Alla
soglia
del
cancello
mi
sentii
strappare
il
velo
dal
volto
;
mi
girai
e
vidi
innanzi
a
me
il
grugno
sporco
dell
'
ufficiale
Boemo
.
Cavò
dalla
bocca
enorme
il
cannello
della
sua
pipa
,
e
,
avvicinando
al
mio
viso
il
suo
mustacchio
,
mi
sputò
sulla
guancia
...
*
*
*
L
'
avevo
detto
io
che
l
'
avvocatino
Gino
sarebbe
tornato
.
Bastò
una
riga
:
Venite
,
faremo
la
pace
,
perché
capitasse
a
precipizio
.
Ha
piantato
quella
bamboccia
della
sua
sposa
una
settimana
innanzi
al
giorno
destinato
pel
matrimonio
;
e
va
ripetendo
ogni
tanto
,
stringendomi
quasi
con
la
vigoria
del
tenente
Remigio
:
-
Livia
,
sei
un
angelo
!
COSIMA ( DELEDDA GRAZIA , 1937 )
Narrativa ,
La
casa
era
semplice
,
ma
comoda
:
due
camere
per
piano
,
grandi
,
un
po
'
basse
,
coi
pianciti
e
i
soffitti
di
legno
;
imbiancate
con
la
calce
;
l
'
ingresso
diviso
in
mezzo
da
una
parete
:
a
destra
la
scala
,
la
prima
rampata
di
scalini
di
granito
,
il
resto
di
ardesia
;
a
sinistra
alcuni
gradini
che
scendevano
nella
cantina
.
Il
portoncino
solido
,
fermato
con
un
grosso
gancio
di
ferro
,
aveva
un
battente
che
picchiava
come
un
martello
,
e
un
catenaccio
e
una
serratura
con
la
chiave
grande
come
quella
di
un
castello
.
La
stanza
a
sinistra
dell
'
ingresso
era
adibita
a
molti
usi
,
con
un
letto
alto
e
duro
,
uno
scrittoio
,
un
armadio
ampio
,
di
noce
,
sedie
quasi
rustiche
,
impagliate
,
verniciate
allegramente
di
azzurro
:
quella
a
destra
era
la
sala
da
pranzo
,
con
un
tavolo
di
castagno
,
sedie
come
le
altre
,
un
camino
col
pavimento
battuto
.
Null
'
altro
.
Un
uscio
solido
pur
esso
e
fermato
da
ganci
e
catenacci
,
metteva
nella
cucina
.
E
la
cucina
era
,
come
in
tutte
le
case
ancora
patriarcali
,
l
'
ambiente
più
abitato
,
più
tiepido
di
vita
e
d
'
intimità
.
C
'
era
il
camino
,
ma
anche
un
focolare
centrale
,
segnato
da
quattro
liste
di
pietra
:
e
sopra
,
ad
altezza
d
'
uomo
,
attaccato
con
quattro
corde
di
pelo
,
alle
grosse
travi
del
soffitto
di
canne
annerite
dal
fumo
,
un
graticcio
di
un
metro
quadrato
circa
,
sul
quale
stavano
quasi
sempre
,
esposte
al
fumo
che
le
induriva
,
piccole
forme
di
cacio
pecorino
,
delle
quali
l
'
odore
si
spandeva
tutto
intorno
.
E
attaccata
a
sua
volta
a
uno
spigolo
del
graticcio
,
pendeva
una
lucerna
primitiva
,
di
ferro
nero
,
a
quattro
becchi
;
una
specie
di
padellina
quadrata
,
nel
cui
olio
allo
scoperto
nuotava
il
lucignolo
che
si
affacciava
a
uno
dei
becchi
.
Del
resto
tutto
era
semplice
e
antico
nella
cucina
abbastanza
grande
,
alta
,
bene
illuminata
da
una
finestra
che
dava
sull
'
orto
e
da
uno
sportello
mobile
dell
'
uscio
sul
cortile
.
Nell
'
angolo
vicino
alla
finestra
sorgeva
il
forno
monumentale
,
col
tubo
in
muratura
e
tre
fornelli
sull
'
orlo
:
in
un
braciere
accanto
a
questi
si
conservava
,
giorno
e
notte
accesa
e
coperta
di
cenere
,
un
po
'
di
brace
,
e
sotto
l
'
acquaio
di
pietra
,
presso
la
finestra
,
non
mancava
mai
,
in
una
piccola
conca
di
sughero
,
un
po
'
di
carbone
;
ma
per
lo
più
le
vivande
si
cucinavano
con
la
fiamma
del
camino
o
del
focolare
,
su
grossi
treppiedi
di
ferro
che
potevano
servire
da
sedili
.
Tutto
era
grande
e
solido
,
nelle
masserizie
della
cucina
;
la
padella
di
rame
accuratamente
stagnate
,
le
sedie
basse
intorno
al
camino
,
le
panche
,
la
scansia
per
le
stoviglie
,
il
mortaio
di
marmo
per
pestare
il
sale
,
la
tavola
e
la
mensola
sulla
quale
,
oltre
alle
pentole
,
stava
un
recipiente
di
legno
sempre
pieno
di
formaggio
grattato
,
e
un
canestro
di
asfodelo
col
pane
d
'
orzo
e
il
companatico
per
i
servi
.
Gli
oggetti
più
caratteristici
erano
sulla
scansia
;
ecco
una
fila
di
lumi
di
ottone
,
e
accanto
l
'
oliera
per
riempirli
,
col
lungo
becco
e
simile
a
un
arnese
di
alchimista
:
e
il
piccolo
orcio
di
terra
con
l
'
olio
buono
,
e
un
armamento
di
caffettiere
,
e
le
antiche
tazze
rosse
e
gialle
,
e
i
piatti
di
stagno
che
parevano
anch
'
essi
venuti
da
qualche
scavo
delle
età
preistoriche
:
e
infine
il
tagliere
pastorale
,
cioè
un
vassoio
di
legno
,
con
l
'
incavo
,
in
un
angolo
,
per
il
sale
.
Altri
oggetti
paesani
davano
all
'
ambiente
un
colore
inconfondibile
:
ecco
una
sella
attaccata
alla
parete
accanto
alla
porta
,
e
accanto
un
lungo
sacco
di
tessuto
grezzo
di
lana
,
che
serviva
da
mantello
e
da
coperta
al
servo
:
e
la
bisaccia
anch
'
essa
di
lana
,
sulla
quale
alla
notte
dormiva
,
quando
era
in
paese
,
lo
stesso
servo
,
pastore
o
contadino
che
fosse
.
Sull
'
acquaio
non
mancava
mai
un
paiolino
di
rame
pieno
d
'
acqua
attinta
al
pozzo
del
cortile
,
e
su
una
panca
l
'
anfora
di
creta
con
l
'
acqua
potabile
,
faticosamente
portata
dalla
fontana
distante
dall
'
abitato
.
L
'
acqua
era
allora
un
problema
,
e
se
ne
misurava
,
d
'
estate
,
ogni
stilla
;
a
meno
che
non
sopraggiungesse
un
buon
acquazzone
a
riempire
la
tinozza
collocata
sotto
il
tubo
di
scolo
dei
tetti
:
eppure
la
pulizia
più
diligente
,
praticata
a
secco
,
rendeva
piacevole
tutta
la
casa
.
Dalla
finestra
,
munita
d
'
inferriata
,
come
tutte
le
altre
del
piano
terreno
,
si
vedeva
il
verde
dell
'
orto
;
e
fra
questo
verde
il
grigio
e
l
'
azzurro
dei
monti
.
La
porta
invece
,
come
si
è
detto
,
dava
sul
cortile
triangolare
,
piuttosto
lungo
e
occupata
quasi
a
metà
da
una
rustica
tettoia
dalla
quale
,
per
un
usciolino
,
si
andava
nell
'
orto
.
In
fondo
c
'
era
il
pozzo
,
e
,
sotto
il
muro
alto
di
cinta
,
una
catasta
di
legna
da
ardere
,
rifugio
di
numerosi
gatti
e
delle
galline
che
vi
nascondevano
il
nido
delle
uova
.
Un
'
asse
appoggiata
su
due
ceppi
,
accanto
al
muro
laterale
della
casa
,
ancora
grezzo
e
sul
quale
,
al
primo
piano
,
si
apriva
una
sola
finestra
(
le
finestre
erano
tutte
senza
persiane
)
,
serviva
da
sedile
.
E
un
grande
portone
fermato
anch
'
esso
da
ganci
e
stanghe
,
tinto
di
un
color
marrone
scuro
,
dava
sulla
strada
.
Di
giorno
era
quasi
socchiuso
,
e
,
più
che
il
portoncino
della
facciata
,
serviva
per
il
passaggio
degli
abitanti
e
degli
amici
della
casa
.
A
questo
portone
,
una
mattina
di
maggio
,
si
affaccia
una
bambina
bruna
,
seria
,
con
gli
occhi
castanei
,
limpidi
e
grandi
,
le
mani
e
i
piedi
minuscoli
,
vestita
di
un
grembiale
grigiastro
con
le
tasche
,
con
le
calze
di
grosso
cotone
grezzo
e
le
scarpe
rustiche
a
lacci
,
più
paesana
che
borghese
,
e
aspetta
,
dondolandosi
,
che
passi
qualcuno
o
qualcuno
si
affacci
a
una
finestra
di
fronte
,
per
comunicare
una
notizia
importante
.
Ma
la
strada
,
stretta
e
sterrata
,
in
quell
'
ora
fresca
del
mattino
è
ancora
deserta
come
un
sentiero
di
campagna
,
e
nella
vecchia
casa
di
contro
,
anch
'
essa
con
l
'
alto
muro
di
un
cortile
a
fianco
e
un
portone
rossastro
,
non
si
vede
nessuno
.
Questa
casa
è
abitata
da
un
canonico
,
un
lungo
e
nero
asceta
taciturno
,
e
da
una
sua
giovane
nipote
intelligente
,
che
avrebbe
voluto
farsi
suora
,
ma
dopo
qualche
mese
di
noviziato
è
stata
rimandata
a
casa
per
la
sua
cagionevole
salute
.
Gente
per
bene
,
semplice
e
austera
.
Il
canonico
si
lamenta
che
nessuno
,
per
la
strada
,
lo
saluti
:
è
lui
,
invece
,
che
cammina
sempre
ad
occhi
bassi
e
assorto
nelle
sue
speculazioni
religiose
:
la
nipote
,
visto
che
Dio
non
l
'
ha
voluta
in
sposa
,
si
compiace
della
corte
discreta
di
un
bel
giovane
ebanista
,
decisa
però
a
non
sposarlo
perché
non
è
un
proprietario
o
un
funzionario
come
converrebbe
a
lei
.
La
bambina
sul
portone
,
sa
queste
cose
,
e
considera
i
suoi
vicini
di
casa
come
personaggi
straordinari
.
Tutto
,
del
resto
,
è
straordinario
per
lei
:
pare
venuta
da
un
mondo
diverso
da
quello
dove
vive
,
e
la
sua
fantasia
è
piena
di
ricordi
confusi
di
quel
mondo
di
sogno
,
mentre
la
realtà
di
questo
non
le
dispiace
,
se
la
guarda
a
modo
suo
,
cioè
anch
'
esso
copi
colori
della
sua
fantasia
.
Odori
di
campagna
vengono
dal
fondo
della
strada
;
il
silenzio
è
profondo
,
e
solo
il
rintocco
delle
ore
e
dei
quarti
suonati
dall
'
orologio
della
cattedrale
,
lo
interrompono
.
Passano
le
rondini
a
volo
,
sul
cielo
azzurro
denso
,
un
po
'
basso
come
nei
paesaggi
dei
pittori
spagnoli
,
ma
anche
le
rondini
sono
silenziose
.
Finalmente
una
finestra
si
apre
nella
casa
di
fronte
,
e
un
viso
bruno
,
coi
grandi
occhi
velati
dei
miopi
,
si
sporge
a
guardare
qua
e
là
negli
sfondi
della
strada
.
È
la
signorina
Peppina
,
la
nipote
del
canonico
.
La
bambina
si
solleva
tutta
,
afferrandosi
allo
spigolo
del
portone
per
allungarsi
meglio
,
e
grida
la
notizia
per
lei
importantissima
:
-
Signora
Peppina
,
abbiamo
un
bambino
nuovo
:
un
Sebastianino
.
Risultò
poi
che
era
una
femmina
:
ma
la
bambina
desiderava
un
fratellino
;
e
se
lo
era
inventato
,
col
nome
e
tutto
.
Soddisfatta
,
rientrò
nella
cucina
e
aspettò
che
la
serva
finisse
di
cuocere
il
latte
per
la
colazione
.
Bisogna
dire
due
parole
di
questa
serva
,
che
,
a
ricordarla
,
sembra
anch
'
essa
una
invenzione
fuori
della
realtà
.
Si
chiamava
Nanna
;
e
adesso
siede
certamente
alla
destra
di
Dio
,
fedele
ancora
ai
suoi
padroni
,
nella
schiera
dei
Patriarchi
.
Da
venti
anni
era
al
servizio
della
casa
,
altri
venti
ne
doveva
trascorrere
.
Aveva
allora
trent
'
anni
;
era
venuta
bambina
,
da
un
tugurio
di
santi
poveri
,
per
badare
al
primo
bambino
dei
padroni
,
che
era
morto
dopo
pochi
mesi
dalla
nascita
,
ma
lasciando
il
posto
nella
culla
ad
un
altro
.
Primitiva
era
anche
questa
culla
,
come
scavata
nel
tronco
d
'
un
noce
,
senza
veli
né
ornamenti
,
e
non
rimaneva
mai
vuota
.
Nanna
era
ancora
una
bella
donna
,
con
gli
occhi
castanei
di
cane
buono
,
un
mazzetto
di
peli
all
'
angolo
destro
della
bocca
,
i
seni
lunghi
e
bassi
delle
razze
schiave
.
Schiava
non
era
certo
,
in
quella
casa
,
e
tutto
le
veniva
affidato
,
compresi
i
bambini
,
che
dormivano
con
lei
,
e
che
lei
si
trascinava
appresso
quando
andava
per
le
commissioni
.
Se
lavorava
giorno
e
notte
lo
faceva
volontariamente
:
andava
a
prendere
l
'
acqua
alla
fontana
,
a
lavare
i
panni
lontano
,
dove
si
trovasse
qualche
rigagnolo
,
puliva
la
farina
e
faceva
,
con
la
padrona
,
il
pane
di
frumento
e
quello
di
orzo
:
andava
a
battere
gli
olivi
nel
podere
,
a
cogliere
ghiande
per
il
maiale
,
nel
bosco
della
montagna
;
spaccava
la
legna
,
dava
da
mangiare
al
cavallo
;
le
toccava
anche
di
spazzare
il
tratto
di
strada
davanti
alla
casa
,
poiché
il
Comune
non
se
ne
incaricava
;
e
al
tempo
della
vendemmia
pigiava
l
'
uva
coi
suoi
forti
piedi
nudi
rivestiti
d
'
una
pelle
che
sembrava
conciata
.
E
lo
stipendio
glielo
serbava
il
padrone
,
che
lo
metteva
a
frutto
:
quando
ella
aveva
avuto
venti
anni
ed
era
bella
e
quasi
bionda
i
maligni
dicevano
che
il
padrone
aveva
un
debole
per
lei
;
ma
erano
chiacchiere
e
il
tempo
le
dissipò
.
Ecco
adesso
ella
cuoce
attenta
il
latte
sul
fornello
sopra
il
forno
grande
:
per
l
'
occasione
del
parto
della
padrona
si
è
messa
le
scarpe
,
senza
calze
s
'
intende
,
pronta
a
tutti
gli
ordini
:
una
ruga
le
solca
la
fronte
e
le
sue
orecchie
sono
tese
come
quelle
delle
lepri
.
La
responsabilità
della
casa
è
adesso
tutta
sua
,
ed
ella
profitta
della
sua
padronanza
solo
per
sorbirsi
qualche
tazzina
di
caffè
in
più
,
sola
sua
passione
.
I
ragazzi
vengono
uno
ad
uno
a
prendere
il
caffè
e
latte
,
che
ella
versa
nelle
rotonde
tazze
di
creta
gialla
e
rossa
:
anche
i
più
grandi
,
che
sono
maschi
e
frequentano
già
il
ginnasio
della
piccola
città
.
Il
maggiore
,
Santus
,
è
un
bel
ragazzo
col
profilo
e
gli
occhi
grandi
,
d
'
un
grigio
celeste
,
dalla
sclerotica
azzurra
:
ha
un
'
aria
pensosa
e
leale
,
veste
già
con
qualche
ricercatezza
,
e
mentre
beve
il
suo
caffè
e
latte
finisce
di
ripassare
la
lezione
di
latino
.
L
'
avvenimento
della
casa
non
lo
sorprende
né
lo
turba
:
ne
conosce
il
mistero
e
lo
accetta
come
una
cosa
naturale
.
I
suoi
sensi
sono
calmi
,
quasi
freddi
:
la
fantasia
misurata
.
Non
ama
le
donne
,
non
pensa
che
a
studiare
,
approfondire
le
cose
della
vita
,
ma
attraverso
i
libri
.
No
,
non
ho
fantasia
,
ma
forse
anche
lui
è
un
po
'
visionario
,
come
la
sorella
piccola
,
e
viene
da
un
mondo
lontano
dalla
cruda
realtà
.
Ha
fretta
di
andare
a
scuola
,
coi
libri
ben
legati
con
una
cinghia
,
e
non
si
preoccupa
se
l
'
altro
fratello
invece
ritarda
e
forse
dorme
ancora
nella
loro
camera
all
'
ultimo
piano
che
ha
due
finestre
,
una
sulla
facciata
,
l
'
altra
sui
tetti
sottostanti
della
dispensa
e
della
rimessa
e
di
altri
ripostigli
.
E
infatti
prima
di
lui
scendono
le
due
sorelle
maggiori
,
Enza
e
Giovanna
,
che
vanno
anch
'
esse
a
scuola
,
piccole
di
statura
,
quasi
eguali
come
due
gemelle
,
con
gli
occhi
celesti
e
i
capelli
neri
stretti
stretti
in
una
treccia
che
finisce
con
un
ricciolo
.
I
loro
vestiti
sono
davvero
buffi
,
con
la
sottana
larga
e
lunga
allacciata
alla
vita
intorno
alla
camicetta
a
sprone
con
le
maniche
abbondanti
:
il
tutto
di
un
tessuto
a
striscie
colorate
:
della
stessa
stoffa
è
la
borsa
per
i
libri
:
hanno
anch
'
esse
le
calze
bianche
e
gli
scarponcini
coi
chiodi
;
e
in
testa
fazzoletti
di
seta
che
già
però
esse
annodano
con
civetteria
sulla
guancia
sinistra
,
lasciando
scoperti
i
capelli
fino
a
metà
testa
.
La
piccola
,
Cosima
,
che
ancora
non
ha
l
'
età
di
andare
a
scuola
,
le
guarda
con
ammirazione
e
invidia
,
ma
anche
con
un
certo
timore
,
poiché
esse
,
specialmente
Enza
,
non
solo
non
giocano
volentieri
con
lei
,
ma
le
prodigano
pugni
,
spintoni
e
bòtte
e
parolacce
:
tutta
roba
imparata
dalle
compagne
di
scuola
.
Più
buono
,
con
lei
,
è
il
fratello
Andrea
.
Ecco
che
,
quando
le
due
sorelle
sono
già
anch
'
esse
avviate
a
scuola
,
il
ragazzo
scende
,
ma
disdegna
di
prendere
il
caffè
e
latte
;
roba
di
donnicciuole
,
dice
.
Lui
mangerebbe
già
una
fetta
di
carne
rossa
mezzo
cruda
,
e
non
essendoci
questa
si
contenta
di
tirar
giù
il
canestro
dei
servi
e
rosicchia
coi
suoi
forti
denti
il
pane
duro
e
una
crosta
di
formaggio
.
Nanna
gli
va
appresso
supplichevole
,
con
la
tazza
colma
in
mano
:
poiché
questo
Andrea
è
il
suo
idolo
maggiore
,
il
suo
affanno
e
la
sua
preoccupazione
.
-
Mi
sembri
un
pastore
,
-
dice
,
mettendogli
davanti
la
tazza
.
-
Prendi
questo
;
prendi
,
agnello
;
il
maestro
ti
sentirà
l
'
odore
di
formaggio
.
-
E
lui
,
chi
è
?
Io
sono
un
pastore
ricco
,
ma
lui
è
un
povero
accattone
,
un
ubriacone
pidocchioso
.
Così
parla
Andrea
del
suo
professore
di
latino
;
e
lo
dice
con
convinzione
poiché
tutta
la
gente
che
vive
di
lavoro
intellettuale
è
per
lui
più
povera
dei
mandriani
e
dei
manovali
.
La
sua
mentalità
è
davvero
da
ricco
pastore
,
che
fa
una
vita
rude
ma
ha
bestiame
,
terre
e
denaro
;
e
sopra
tutto
libertà
di
azione
,
tanto
per
il
bene
come
per
il
male
.
Anche
la
sua
persona
è
tozza
,
squadrata
,
le
vesti
trasandate
;
ma
la
testa
è
caratteristica
,
possente
,
tutta
capelli
nerissimi
;
il
profilo
è
camuso
,
con
le
labbra
sensuali
;
gli
occhi
d
'
un
grigio
dorato
,
corruscanti
come
quelli
del
falco
.
Non
ama
lo
studio
,
ed
è
felice
solo
quando
può
scappare
di
casa
,
a
cavallo
,
come
un
centauro
adolescente
.
Nessuno
gli
ha
insegnato
a
cavalcare
:
eppure
egli
monta
anche
senza
sella
sui
puledri
indomiti
,
e
i
suoi
urli
per
aizzarli
gareggiano
coi
loro
nitriti
.
Nell
'
accorgersi
di
Cosima
,
che
se
ne
stava
quieta
seduta
su
una
seggiolina
bassa
,
con
la
scodella
in
grembo
,
le
sorrise
e
prima
di
uscire
le
si
avvicinò
dicendole
sottovoce
,
con
un
accento
sommesso
di
complicità
:
-
Domenica
ti
porterò
,
a
cavallo
,
al
Monte
:
ma
zitta
,
eh
!
I
grandi
occhi
di
lei
si
aprirono
,
lucenti
di
gioia
e
di
speranza
:
e
questa
promessa
del
fratello
,
piena
di
lusinghe
e
di
visioni
straordinarie
,
si
mischiò
alle
sue
fantasticherie
,
intorno
al
mistero
della
creatura
nata
quella
notte
in
casa
,
venuta
non
si
sa
di
dove
,
come
,
né
perché
.
Questa
nascita
,
inoltre
,
portava
un
certo
cambiamento
di
vita
.
Le
due
sorelle
maggiori
dovevano
sistemarsi
nella
camera
alta
,
per
lasciare
posto
,
nel
letto
di
Nanna
,
a
lei
Cosima
,
e
alla
piccola
Beppa
che
ancora
dormiva
nella
culla
in
camera
dei
genitori
.
Beppa
aveva
circa
tre
anni
,
ma
ne
dimostrava
di
meno
e
ancora
non
parlava
bene
perché
aveva
la
cartilagine
sotto
la
lingua
più
corta
del
solito
:
e
si
parlava
di
fare
un
piccolo
taglio
per
sciogliere
la
lingua
dal
suo
impaccio
.
Ecco
che
anche
lei
fa
comparsa
in
cucina
,
portata
a
mano
dalla
nonna
.
La
nonna
non
viveva
con
loro
ma
aveva
passato
la
notte
in
casa
per
assistere
,
lei
,
col
solo
aiuto
di
Nanna
,
la
figlia
partoriente
.
E
tutto
era
andato
bene
,
senza
strepiti
,
senza
disordine
.
Adesso
la
puerpera
e
la
bambina
riposavano
,
e
anche
il
padre
,
che
aveva
vegliato
tutta
la
notte
leggendo
o
passeggiando
silenzioso
nella
camera
attigua
a
quella
della
moglie
,
s
'
era
addormentato
su
un
vecchio
sofà
.
La
nonna
invece
non
sentiva
il
bisogno
di
dormire
,
sebbene
fosse
una
piccolissima
donna
fragile
,
quasi
nana
,
con
mani
e
piedi
da
bambina
;
e
anche
gli
occhi
color
nocciola
,
con
lunghe
ciglia
nere
,
erano
pieni
d
'
innocenza
,
come
mai
avessero
veduto
l
'
ombra
del
male
.
Una
cuffietta
di
panno
nero
le
raccoglieva
i
capelli
già
bianchi
,
ma
qualche
ricciolo
scappava
sulla
nuca
e
sulle
orecchie
,
e
le
dava
un
'
aria
sbarazzina
.
Le
nipotine
la
consideravano
come
una
loro
eguale
,
mentre
avevano
suggezione
della
madre
,
e
Cosima
provava
uno
strano
senso
di
sogno
quando
la
vedeva
comparire
d
'
improvviso
.
Ma
più
che
di
sogno
era
un
senso
fisico
di
ricordo
inafferrabile
,
una
lieve
vertigine
,
come
un
baleno
sanguigno
,
che
più
tardi
ella
si
spiegò
col
crederlo
un
affiorare
e
subito
di
nuovo
sommergersi
di
vita
anteriore
rimasta
o
rinata
nel
subcosciente
.
La
nonna
,
poi
,
le
ricordava
,
-
ma
questo
un
po
'
volontariamente
,
-
certe
donnine
favolose
,
o
piccole
fate
,
buone
o
cattive
secondo
l
'
occasione
,
che
la
leggenda
popolare
affermava
abitassero
un
tempo
in
piccole
case
di
pietra
,
scavate
nella
roccia
,
specialmente
negli
altipiani
granitici
del
luogo
.
E
queste
minuscole
abitazioni
preistoriche
esistevano
ed
esistono
ancora
,
monumenti
megalitici
che
risalgono
a
epoche
remote
,
chiamati
appunto
le
Case
delle
piccole
Fate
.
La
nonnina
prese
il
caffè
,
fece
mangiare
e
poi
lavò
la
piccola
,
e
infine
mandò
la
serva
a
fare
la
spesa
:
spesa
presto
fatta
,
poiché
in
casa
c
'
erano
tutte
le
provviste
,
compreso
il
pane
,
e
non
si
trattava
che
di
comprare
la
carne
per
il
brodo
,
o
un
po
'
di
pesce
,
se
per
caso
raro
venuto
dalla
spiaggia
orientale
dell
'
isola
.
Cosima
,
con
la
sua
scodella
vuota
,
era
incerta
se
seguire
la
serva
nella
breve
uscita
mattutina
,
o
eseguire
un
suo
progetto
.
Voleva
penetrare
nella
camera
della
mamma
e
vedere
la
bambina
;
profittò
quindi
del
momento
in
cui
la
nonna
attingeva
l
'
acqua
dal
pozzo
,
per
infilarsi
nelle
scale
silenziose
.
Dopo
la
prima
rampata
,
tutta
di
scalini
di
granito
,
su
un
piccolo
pianerottolo
si
apriva
l
'
uscio
di
una
specie
di
dispensa
,
col
pavimento
di
legno
e
il
soffitto
,
come
quello
della
cucina
,
di
canne
che
formavano
un
graticcio
solido
e
fresco
.
Di
solito
l
'
uscio
era
chiuso
a
chiave
:
questa
volta
,
nella
confusione
della
notte
,
era
stato
lasciato
aperto
.
E
prima
di
proseguire
verso
la
sua
mèta
,
Cosima
non
esitò
ad
esplorare
la
grande
stanza
,
che
anch
'
essa
rappresentava
per
lei
un
ripostiglio
di
misteri
.
E
ce
n
'
era
ragione
:
poiché
le
cose
e
gli
oggetti
più
disparati
stavano
raccolti
là
dentro
,
in
una
vaga
luce
che
penetrava
dallo
sportello
di
una
finestra
tutta
d
'
un
pezzo
,
aperto
su
un
lontano
sfondo
di
orizzonte
montuoso
.
Mucchi
di
frumento
,
di
orzo
,
di
mandorle
,
di
patate
,
occupavano
gli
angoli
,
mentre
una
tavola
lunga
era
sovraccarica
di
lardo
e
di
salumi
,
e
intorno
i
cestini
di
asfodelo
pieni
di
fave
,
fagiuoli
,
lenticchie
e
ceci
,
facevano
corte
agli
orci
di
strutto
,
di
conserve
,
di
pomidori
secchi
e
salati
.
Ma
quello
che
più
attirava
la
bramosia
di
Cosima
erano
alcuni
grappoli
d
'
uva
e
di
pere
raggrinzite
che
ancora
pendevano
da
una
delle
travi
di
sostegno
del
soffitto
:
un
'
ape
,
o
una
vespa
che
fosse
,
vi
ronzava
intorno
beata
,
mentre
a
lei
non
era
permesso
di
toccare
un
acino
:
sapeva
però
che
c
'
era
una
canna
,
spaccata
in
cima
,
per
staccare
il
giunco
che
legava
i
grappolo
e
tirarli
giù
in
salvamento
:
la
trovò
,
dietro
l
'
uscio
,
la
sollevò
come
lo
scaccino
quando
accende
in
alto
le
candele
:
l
'
ape
volò
via
,
un
grappolo
fu
afferrato
,
ma
a
metà
discesa
scappò
dei
denti
della
canna
,
cadde
,
si
sciolse
sul
pavimento
come
una
collana
rotta
.
Sulle
prime
ella
si
sbigottì
;
poi
pensò
che
la
mamma
,
la
più
severa
della
casa
,
non
poteva
accorgersi
del
piccolo
disastro
;
e
con
una
pazienza
di
volontà
che
lei
sola
possedeva
,
raccolse
uno
per
uno
gli
acini
,
li
mise
dentro
il
suo
fazzoletto
,
fece
sparire
i
raspi
e
il
giunco
,
ripose
la
canna
,
e
quando
ogni
traccia
del
danno
scomparve
,
pensò
che
sarebbe
anche
lei
stata
buona
,
come
sentiva
raccontare
dai
servi
quando
ritornavano
di
campagna
,
a
commettere
un
furto
,
un
abigeato
,
e
farne
sparire
le
traccie
in
modo
che
nessuno
avrebbe
mai
sospettato
il
vero
colpevole
.
Queste
fantasie
barbariche
non
le
mancavano
nella
mente
;
ma
erano
gli
stessi
servi
e
gli
altri
paesani
che
frequentavano
la
casa
,
e
spesso
anche
i
borghesi
,
i
parenti
,
gli
amici
del
babbo
,
gli
ospiti
che
venivano
dai
paesi
dei
monti
e
delle
valli
,
a
seminarle
nei
fanciulli
curiosi
e
sensibili
coi
racconti
delle
avventure
brigantesche
che
allora
fiorivano
come
un
residuo
di
imprese
e
di
guerriglie
medioevali
,
in
un
raggio
di
chilometri
e
chilometri
intorno
.
Con
questi
fermenti
,
i
ragazzi
però
venivano
su
anche
coraggiosi
,
pronti
a
combattere
coi
malviventi
,
e
le
ragazza
,
anche
se
piccole
,
come
Cosima
,
avevano
già
istinti
di
amazzoni
.
La
educazione
materna
,
tutta
religione
e
austerità
,
smorzava
fin
che
poteva
la
vivezza
interiore
dei
figli
;
e
più
ancora
avrebbe
fatto
quella
paterna
,
poiché
il
capo
della
famiglia
,
il
signor
Antonio
,
era
l
'
uomo
più
mite
e
giusto
della
regione
:
ma
egli
era
troppo
occupato
nei
suoi
affari
,
spinto
dal
bisogno
di
assicurare
una
solida
agiatezza
ai
figli
,
per
potersi
dedicare
anche
alla
loro
ricchezza
spirituale
.
Li
mandava
a
scuola
,
è
vero
,
e
in
sua
presenza
essi
,
sia
per
rispetto
e
affetto
naturali
verso
di
lui
,
sia
per
ipocrisia
,
si
mostravano
buoni
e
beneducati
.
Cosima
,
poi
,
sentiva
per
lui
un
senso
sconfinato
di
confidenza
e
qualche
volta
anche
di
ammirazione
.
Non
si
preoccupò
,
quindi
,
nel
vederlo
apparire
in
alto
,
sul
pianerottolo
del
primo
piano
,
mentre
ella
saliva
il
secondo
rampante
delle
scale
.
Adesso
gli
scalini
erano
di
lavagna
,
bene
illuminati
dalla
finestra
del
pianerottolo
:
e
questo
era
grande
come
una
camera
,
con
un
armadio
a
muro
ricoperto
da
una
tendina
di
percalle
,
la
macchina
da
cucire
e
alcune
sedie
;
e
vi
si
aprivano
gli
usci
della
camera
matrimoniale
e
di
un
'
altra
che
serviva
anch
'
essa
per
gli
ospiti
,
quando
erano
più
di
uno
,
il
che
avveniva
spesso
.
Da
questa
camera
,
che
era
la
meglio
arredata
della
casa
,
con
due
finestre
,
una
sulla
strada
l
'
altra
sul
cortile
,
il
sofà
e
un
tavolino
rotondo
intarsiato
di
legno
bianco
,
usciva
appunto
in
quel
momento
il
signor
Antonio
,
fermandosi
ad
origliare
all
'
uscio
della
moglie
.
Nell
'
accorgersi
della
piccola
Cosima
le
accennò
di
non
far
rumore
:
ed
ella
si
fermò
appoggiata
alla
parte
della
scala
,
intimidita
ma
non
troppo
.
Il
babbo
era
sopra
di
lei
;
le
sembrava
alto
,
quasi
gigantesco
,
mentre
invece
era
piccolo
e
un
po
'
grasso
.
Ma
se
le
gambe
erano
corte
,
il
busto
era
forte
,
grande
,
e
la
testa
grossa
,
calva
,
con
una
ghirlandina
di
ricciolo
già
grigi
che
dalle
orecchie
rosee
pendeva
intorno
alla
nuca
possente
.
E
anche
il
viso
sembrava
a
Cosima
il
più
straordinario
di
tutti
quelli
che
conosceva
:
un
viso
in
realtà
pieno
di
carattere
,
con
la
fronte
alta
,
il
naso
corto
a
scarpa
,
la
bocca
piccola
e
stretta
fra
il
grande
labbro
superiore
e
il
mento
quadrato
.
Glabro
ma
sempre
con
un
po
'
di
prepotente
peluria
sulle
guancie
larghe
,
aveva
,
quel
viso
semplice
di
paesano
diventato
borghese
,
i
segni
e
i
solchi
di
una
intelligenza
e
di
una
saggezza
non
comuni
;
e
gli
occhi
grigi
o
azzurri
o
verdastri
secondo
la
luce
del
momento
,
potevano
essere
quelli
di
un
santo
ma
anche
quelli
di
un
guerriero
.
In
quel
momento
erano
azzurri
,
quasi
riflettendo
il
colore
del
cielo
sopra
la
finestra
,
e
ammiccavano
infantilmente
verso
la
bambina
appoggiata
alla
parete
;
ma
subito
si
fecero
grigi
,
poiché
nella
camera
si
udiva
un
vagito
.
Allora
accennò
a
Cosima
di
salire
e
aprì
l
'
uscio
.
La
bambina
si
sentì
battere
il
cuore
.
Come
faceva
il
padre
a
indovinare
il
suo
desiderio
?
Si
trovò
nella
camera
,
dietro
di
lui
,
e
rivide
le
note
cose
:
il
letto
grande
con
una
sopracoperta
di
percalle
a
fiori
,
la
consolle
di
noce
,
che
era
il
mobile
più
elegante
della
casa
,
i
quadri
,
il
caminetto
bianco
:
ma
tutto
le
parve
mutato
,
come
se
una
luce
di
miracolo
avesse
dato
alle
cose
un
aspetto
diverso
,
d
'
incantamento
,
come
quando
si
vedono
riflesse
nell
'
acqua
od
anche
sui
vetro
spalancati
di
una
finestra
;
e
quel
riverbero
si
spandeva
da
una
fonte
straordinaria
:
da
un
canestro
di
asfodelo
,
deposto
sulla
pietra
del
camino
,
e
dove
,
fra
cuscini
e
pannolini
,
era
la
neonata
.
Fasciata
con
le
manine
dentro
,
come
allora
si
usava
,
aveva
la
testina
coperta
da
una
cuffietta
di
trina
rosa
;
e
da
questa
cuffietta
il
viso
rosso
,
gonfio
,
con
la
bocca
già
spalancata
al
pianto
,
dava
l
'
idea
di
un
boccio
che
si
spacca
per
fiorire
.
Per
Cosima
fu
una
delusione
:
poiché
ella
si
era
immaginata
la
nuova
sorellina
già
tutta
ricciuta
,
bionda
e
levigata
come
il
bambino
che
nel
quadro
sopra
il
letto
era
tenuto
in
braccio
da
un
bonario
e
rossastri
san
Giuseppe
,
e
da
qualunque
parte
lo
si
guardasse
volgeva
gli
occhioni
celesti
come
un
pargolo
vivo
.
La
madre
sonnecchiava
:
lei
sola
non
era
cambiata
,
col
suo
pallido
viso
dal
naso
un
po
'
aquilino
,
la
bocca
già
appassita
e
i
capelli
già
grigi
:
né
giovane
né
vecchia
,
come
la
bambina
l
'
aveva
sempre
conosciuta
;
né
allegra
né
triste
,
quasi
impassibile
e
quasi
enigmatica
.
Quando
al
padre
parve
che
Cosima
avesse
soddisfatto
la
sua
curiosità
,
le
accennò
di
andarsene
;
ed
ella
se
ne
andò
,
ma
profittando
sempre
dell
'
occasione
continuò
ad
esplorare
la
casa
.
Visitò
la
camera
dall
'
altro
lato
del
pianerottolo
;
passò
il
dito
sugli
intarsi
del
vecchio
sofà
le
cui
molle
si
erano
abbassate
.
Le
piacevano
i
mobili
diversi
dai
soliti
di
casa
;
e
invero
anche
le
sedie
imbottite
,
di
noce
e
di
stoffa
verdastra
,
che
completavano
l
'
arredamento
di
quella
camera
quasi
signorile
,
erano
interessanti
;
poiché
il
sedile
era
mobile
e
si
poteva
toglierlo
dal
fondo
della
sedia
per
spazzolarlo
con
comodo
.
Ecco
che
ella
ne
solleva
uno
piano
piano
,
osservandone
l
'
imbottitura
interna
sostenuta
da
striscie
di
grossa
tela
;
e
pensa
che
se
avesse
qualche
cosa
da
nascondere
,
quello
sarebbe
il
posto
migliore
.
Nascondere
!
Questa
,
anche
,
era
una
delle
sue
più
segrete
e
forti
aspirazioni
,
e
questa
,
anche
,
si
spiegò
più
tardi
,
collegandola
all
'
istinto
degli
avi
che
vivevano
sulle
montagne
e
nascondevano
le
loro
cose
per
sottrarle
alla
rapina
dei
nemici
.
Poi
ritornò
sulla
scala
;
altre
cose
interessanti
,
per
lei
,
erano
una
finestrina
vuota
aperta
sulla
parete
interna
fra
una
rampata
e
l
'
altra
,
e
,
affaciandovisi
,
ella
fantasticava
un
precipizio
,
una
cascata
di
lava
soffermatasi
con
quei
gradini
azzurrognolo
;
e
sopra
tutto
una
finestra
più
grande
,
segnata
ma
non
aperta
sull
'
alto
della
parere
che
finiva
sul
soffitto
.
Chi
aveva
segnato
quell
'
apertura
che
non
si
apriva
,
quel
rettangolo
scavato
sul
muro
che
,
se
sfondato
,
avrebbe
lasciato
vedere
un
grande
orizzonte
di
cielo
e
di
lontananza
?
Forse
era
stato
un
capriccio
del
muratore
,
forse
si
pensava
a
una
sopraelevazione
della
casa
,
cui
sarebbe
stata
poi
utile
quell
'
apertura
:
ad
ogni
modo
,
Cosima
si
incantava
ogni
volta
a
guardarla
;
l
'
apriva
con
la
sua
fantasia
,
e
mai
in
vita
sua
vide
un
orizzonte
più
ampio
e
favoloso
di
quello
che
si
immaginava
nello
sfondo
di
quel
segno
polveroso
e
pieno
di
ragnatele
.
Però
,
anche
l
'
armadio
a
muro
del
pianerottolo
,
era
della
stessa
famiglia
;
e
poiché
nella
camera
della
madre
s
'
era
di
nuovo
fatto
silenzio
,
ella
ridiscese
cauta
,
e
sollevò
la
tendina
di
percalle
a
fiori
rossi
e
gialli
.
Tante
cose
straordinarie
arricchivano
le
due
mensole
trasversali
:
a
quella
più
alta
Cosima
non
poteva
arrivarci
,
e
doveva
allontanarsi
di
due
passi
per
vederci
bene
;
ed
era
giusto
che
le
cose
lassù
non
dovessero
toccarsi
,
come
non
si
toccano
i
sacri
oggetti
dell
'
altare
.
Con
l
'
altare
la
mensola
aveva
qualche
rassomiglianza
,
coi
quattro
candelabri
in
fila
,
due
di
ottone
,
due
di
rame
;
e
in
mezzo
un
vaso
di
vetro
;
ma
l
'
oggetto
più
meraviglioso
era
un
grande
piatto
di
cristallo
,
finemente
inciso
come
nel
diamante
appoggiato
alla
parete
di
fondo
;
Cosima
non
ricordava
di
averlo
mai
veduto
adoperare
,
e
neppure
aveva
un
'
idea
dell
'
uso
che
poteva
farsene
;
questo
lo
rendeva
più
raro
,
quasi
misterioso
:
le
pareva
,
vagamente
,
un
simbolo
,
un
piatto
sacro
,
proveniente
da
antichi
tesori
,
e
magari
una
immagine
del
sole
,
della
luna
,
dell
'
ostensorio
quando
il
sacerdote
lo
innalza
e
lo
fa
vedere
alle
folle
adoranti
.
E
lei
lo
adorava
davvero
quel
piatto
,
alto
,
intoccabile
;
lo
adorava
,
-
e
questo
anche
lo
capì
molto
più
tardi
,
-
perché
rappresentava
l
'
arte
e
la
bellezza
.
Nella
mensola
di
sotto
c
'
erano
stoviglie
,
ampolle
,
e
alcune
tazze
per
caffè
,
bellissime
anch
'
esse
,
dipinte
di
rose
pallide
e
dorature
delicate
;
e
i
relativi
cucchiaini
di
ottone
,
col
manico
lavorato
;
fin
qui
il
dito
di
Cosima
poteva
arrivare
,
ma
solo
il
dito
,
per
sfiorare
una
rosellina
sul
candore
della
porcellana
,
come
si
sfiora
una
rosa
vera
che
è
proibito
di
cogliere
;
poi
la
tenda
ricade
,
come
un
sipario
,
su
quell
'
altare
,
su
quel
giardino
;
ed
ella
ritorna
sulla
scala
,
conta
i
gradini
,
è
sull
'
ultimo
pianerottolo
,
quasi
eguale
a
quello
di
sotto
;
ma
invece
dell
'
armadio
a
muro
c
'
è
qui
un
'
altra
comodità
:
due
fornelli
,
caso
mai
si
dovesse
un
giorno
servirsi
di
quell
'
ambiente
per
uso
di
cucina
.
E
la
piccola
sognatrice
pensa
che
un
giorno
dovrà
anche
lei
sposarsi
,
come
la
madre
,
come
le
zie
,
e
abitare
lassù
.
E
in
quei
fornelli
manipolare
i
cibi
per
sé
e
la
famiglia
.
Per
adesso
le
due
camere
,
a
destra
e
a
sinistra
,
coi
pavimenti
di
legno
quasi
ancora
grezzo
,
sono
le
più
povere
della
casa
;
con
lettini
di
ferro
,
i
paglierecci
pieni
di
foglie
crepitanti
di
granone
,
una
tavola
,
alcune
sedie
.
Ma
in
quella
dei
ragazzi
esiste
pure
una
grande
ricchezza
;
uno
scaffale
pieno
di
libri
:
libri
vecchi
e
libri
nuovi
,
alcuni
di
scuola
,
altri
comprati
da
Santus
nell
'
unica
libreria
della
piccola
città
.
Cosima
non
sa
ancora
leggere
,
ma
capisce
le
figure
,
e
sebbene
anche
qui
sia
proibito
di
toccare
,
apre
piano
piano
un
grande
libro
di
fogli
grossi
,
anzi
di
cartoni
color
cilestrino
,
tutti
segnati
di
punti
gialli
,
ch
'
ella
sa
che
cosa
sono
:
sono
le
stelle
,
nell
'
atlante
celeste
.
Dopo
di
che
non
le
rimane
che
guardare
dalle
finestre
aperte
;
una
sulla
strada
,
l
'
altra
sullo
spazio
dell
'
orto
e
poi
su
degli
orti
attigui
,
fin
dove
questi
scendono
alla
valle
invisibile
,
dalla
quale
si
sollevano
i
monti
:
monti
grigi
vicini
,
con
macchie
di
boschi
,
con
profili
marcati
di
roccie
,
con
torri
di
granito
:
monti
più
lontani
,
di
calcare
azzurrognolo
,
quasi
luminosi
al
sole
di
maggio
;
e
altri
monti
ancora
,
più
alti
,
più
azzurri
,
evanescenti
,
monti
di
leggenda
e
di
sogno
.
La
finestra
che
guarda
è
meno
pittoresca
,
ma
anch
'
essa
interessante
e
viva
.
Solo
un
breve
marciapiede
corre
davanti
la
casa
:
il
resto
della
strada
è
selciato
di
ciottoli
,
con
una
cunetta
centrale
per
lo
scolo
dell
'
acqua
piovana
.
Le
case
sono
abbastanza
civili
;
appartengono
quasi
tutte
ai
parenti
del
signor
Antonio
.
Quella
in
fondo
è
del
fratello
prete
,
don
Ignazio
tabaccone
e
trasandato
;
poi
viene
quella
di
zia
Paolina
,
vedova
benestante
con
figli
pastori
e
agricoltore
;
poi
anche
quella
di
zia
Tonia
,
anche
lei
benestante
,
con
un
figlio
che
studia
per
droghiere
.
Il
padre
di
questo
ragazzo
è
morto
,
tuttavia
zia
Tonia
non
è
vedova
;
poiché
ha
preso
un
secondo
marito
,
ma
dopo
un
mese
di
matrimonio
lo
ha
cacciato
via
di
casa
,
e
infine
si
è
separata
legalmente
da
lui
;
è
una
donna
simpatica
,
energica
,
intelligente
,
e
le
persone
più
gioviali
del
quartiere
la
visitano
giornalmente
nelle
ore
di
riposo
;
giocano
a
carte
,
discutono
,
combinano
burle
,
mascherate
di
carnevale
,
tengono
allegro
tutto
il
vicinato
.
La
casa
più
importante
è
però
quella
abitata
dal
canonico
,
di
fronte
:
un
vero
fortilizio
,
con
cortili
e
giardini
interni
,
uno
dei
quali
,
quasi
pensile
,
pieno
di
rose
,
di
melograni
,
con
un
gelso
alto
carico
di
piccolo
frutti
violetti
.
Di
là
si
stende
un
panorama
di
case
e
casupole
che
formano
il
quartiere
più
caratteristico
e
popolare
della
piccola
città
,
e
il
campanile
bianco
della
chiesa
del
Rosario
emerge
sopra
i
tetti
bassi
e
scuri
come
un
faro
tra
gli
scogli
.
Adesso
il
signor
Antonio
è
nella
stanza
al
pianterreno
,
seduto
allo
scrittoio
,
e
sbriga
la
sua
corrispondenza
,
adoperando
certi
grandi
fogli
a
quadretti
che
,
scritta
con
la
sua
nitida
e
sobria
calligrafia
la
lettera
,
egli
piega
in
modo
da
formare
una
busta
e
questa
ferma
e
sigilla
con
certe
piccole
ostie
colorate
che
sono
una
delle
altre
attrazioni
di
Cosima
.
La
corrispondenza
riguarda
quasi
tutta
affari
abbastanza
ingenti
;
una
delle
lettere
è
indirizzata
a
uno
spedizioniere
della
costa
,
che
si
occupa
di
caricare
su
un
battello
mercantile
partite
di
carbone
vegetale
e
di
cenere
spedite
dal
signor
Antonio
;
un
'
altra
per
un
proprietario
che
vuol
vendere
un
bosco
,
appunto
per
il
taglio
da
ridurre
a
carbone
e
cenere
;
un
'
altra
ad
un
capomacchia
dell
'
Appennino
pistoiese
,
che
deve
arrivare
con
un
nucleo
di
operai
sul
posto
,
specializzati
per
la
lavorazione
delle
carbonaie
.
Ma
c
'
è
anche
una
lettera
di
amicizia
,
per
il
signor
Francesco
,
possidente
,
di
un
paese
distante
cinque
ore
di
viaggio
a
cavallo
dalla
piccola
città
.
Da
tanti
anni
il
signor
Antonio
e
il
signor
Francesco
sono
amici
,
anzi
compari
,
poiché
il
secondo
ha
tenuto
a
battesimo
la
piccola
Cosima
;
adesso
l
'
amico
gli
scrive
per
annunziargli
la
nascita
dell
'
ultima
bambina
,
e
lo
invita
per
la
nuova
festa
battesimale
.
Poi
cominciarono
ad
arrivare
le
visite
.
Dapprima
fu
don
Sebastiano
,
il
fratello
della
puerpera
.
In
quel
tempo
i
preti
sceglievano
la
loro
carriera
per
non
saper
che
altro
fare
;
ma
lo
zio
Sebastiano
,
sebbene
di
famiglia
povera
,
aveva
scelta
la
sua
per
vocazione
sincera
.
Era
un
uomo
intelligente
e
anche
colto
,
che
sapeva
di
lettere
e
di
latino
,
tanto
che
una
volta
,
essendo
stato
a
Roma
,
con
un
sacerdote
polacco
che
non
conosceva
l
'
italiano
si
erano
perfettamente
intesi
nella
lingua
di
Cicerone
.
Al
contrario
dell
'
altro
prete
di
famiglia
,
don
Ignazio
,
fratello
del
signor
Antonio
,
egli
amava
la
povertà
,
era
di
umore
allegro
,
e
l
'
unica
sua
debolezza
era
di
mandar
giù
,
fin
dalla
mattina
,
bicchierini
di
acquavite
e
di
vino
buono
.
Fu
Cosima
a
riceverlo
,
poiché
il
padre
finiva
le
sue
lettere
:
egli
sedette
a
gambe
aperte
,
nella
stanza
da
pranzo
,
tirando
su
la
sottana
sui
pantaloni
neri
sui
quali
pendevano
due
larghe
tasche
colme
di
carte
,
di
libri
e
di
altre
cose
;
mise
il
cappello
sulla
sedia
accanto
e
il
suo
viso
roseo
e
sodo
,
col
naso
corto
,
s
'
illuminò
di
gioia
quando
la
serva
gli
portò
un
calice
di
vino
bianco
.
Anche
la
manina
piccola
gli
si
era
avvicinata
con
confidenza
,
e
tirava
una
di
quelle
tasche
misteriose
che
attiravano
a
lui
i
fanciulli
come
comandava
Gesù
:
anzi
,
la
manina
di
lei
s
'
introdusse
nella
spaccatura
di
quella
specie
di
bisaccia
,
e
ne
trasse
un
piccolo
dolce
schiacciato
nel
suo
involucro
di
carta
velina
.
Cosima
volle
sgridarla
;
le
diede
un
colpettino
sulla
mano
,
ma
avrebbe
voluto
frugare
anche
lei
,
e
più
a
fondo
,
nelle
tasche
dello
zio
.
Egli
lasciava
fare
,
ridendo
;
poi
prese
entrambe
le
bambine
fra
le
sue
gambe
e
le
strinse
piuttosto
forte
,
mentre
traeva
dolci
,
frutta
secche
e
giuggiole
dalla
profondità
delle
saccocce
.
Ne
trasse
anche
due
numeri
della
Unità
cattolica
,
il
giornale
listato
a
nero
per
il
lutto
del
perduto
potere
temporale
del
pontefice
,
e
li
porse
al
signor
Antonio
,
entrato
in
qual
momento
.
Era
il
solo
giornale
che
essi
leggevano
,
passandoselo
uno
con
l
'
altro
;
e
anche
quella
mattina
discussero
l
'
articolo
di
fondo
di
don
Margotti
,
e
poi
la
critica
acerba
che
si
faceva
alla
moglie
di
un
ministro
del
Governo
usurpatore
;
poiché
la
signora
era
intervenuta
ad
una
festa
da
ballo
con
un
vestito
che
si
diceva
costasse
la
favolosa
somma
di
venti
mila
lire
.
Poi
andarono
tutti
,
comprese
le
bambine
che
si
attaccavano
alla
sottana
dello
zio
come
a
quella
di
una
donna
,
a
vedere
la
puerpera
.
Fu
,
quello
,
un
inverno
lungo
e
crudelissimo
,
quale
mai
non
s
'
era
conosciuto
.
Prima
venne
una
gran
neve
che
seppellì
i
monti
e
i
paesi
;
davanti
alla
casa
si
alzò
,
in
una
notte
,
oltre
un
metro
e
si
dovette
praticare
una
scia
,
in
mezzo
,
per
poter
passare
senza
affondarsi
.
I
ragazzi
,
sulle
prime
,
erano
felici
,
specialmente
quelli
che
avevano
la
scusa
di
non
andare
a
scuola
.
Andrea
fece
nell
'
orto
una
grande
statua
monumentale
,
con
due
castagne
per
pupille
e
un
berretto
di
pelo
in
testa
:
Santus
invece
tentò
di
andare
a
scuola
,
ma
dovette
tornare
indietro
perché
le
Scuole
erano
in
un
antico
Convento
al
limite
estremo
della
cittadina
e
la
neve
era
così
alta
che
non
ci
si
poteva
arrivare
.
Allora
lo
studente
si
chiuse
nella
camera
alta
,
con
un
freddo
siberiano
,
e
si
mise
a
studiare
.
Quella
che
più
si
divertiva
era
Cosima
.
Per
la
prima
volta
vedeva
la
neve
in
tutta
la
sua
terribile
bellezza
,
e
le
cose
le
sembravano
infinitamente
grandi
,
trasformate
in
nuvole
.
Un
altro
spettacolo
per
lei
meraviglioso
era
il
fuoco
.
Tutti
i
camini
erano
accesi
e
anche
il
focolare
centrale
della
cucina
;
pareva
che
la
fiamma
scaturisse
naturale
dal
pavimento
,
piegandosi
di
qua
e
di
là
curiosa
e
quasi
desiderosa
di
staccarsi
e
correre
intorno
;
il
fumo
saliva
verso
il
soffitto
e
verso
ogni
apertura
,
ma
tornava
indietro
come
respinto
dal
freddo
di
fuori
,
e
allora
si
faceva
dispettoso
e
annoiava
la
gente
.
Per
fortuna
un
servo
era
tornato
il
giorno
prima
dal
seminerio
,
cioè
dai
campi
ove
seminava
il
grano
,
e
adesso
,
bloccato
dalla
neve
,
restava
in
casa
e
si
rendeva
utile
in
cento
modi
:
spezzava
la
legna
sotto
la
tettoia
,
badava
al
cavallo
confinato
nella
stalla
,
al
maiale
e
alle
galline
rattrappite
dal
freddo
,
attizzava
il
fuoco
,
attingeva
l
'
acqua
dal
pozzo
,
e
infine
andò
anche
in
cerca
di
un
po
'
di
carne
per
fare
il
brodo
ai
padroni
.
Le
altre
provviste
erano
tutte
in
casa
,
e
non
c
'
era
da
aver
paura
anche
se
la
neve
durava
per
settimane
intere
.
Verso
sera
infatti
ricominciò
a
cadere
,
fitta
e
incessante
;
furono
chiuse
e
sprangate
porte
e
finestre
,
quasi
contro
un
nemico
,
e
nel
silenzio
profondo
le
voci
della
casa
vibrarono
come
in
un
rifugio
di
montagna
.
Nella
stanza
da
pranzo
,
c
'
era
anche
un
braciere
intorno
al
quale
sedevano
la
madre
e
le
bambine
:
Cosima
cercò
di
prender
posto
fra
le
sorelle
,
ma
le
due
,
al
solito
,
la
respinsero
e
la
punzecchiarono
,
nonostante
i
rimproveri
della
madre
:
paziente
e
silenziosa
ella
si
ritrasse
e
se
ne
andò
in
cucina
.
Lì
si
stava
forse
meglio
,
sebbene
il
fumo
continuasse
a
velare
l
'
ambiente
.
La
serva
sedeva
davanti
al
camino
e
già
sonnecchiava
,
mentre
il
servo
stava
lontano
dal
fuoco
,
poiché
un
uomo
forte
non
ha
e
non
deve
avere
freddo
,
e
,
per
spirito
d
'
imitazione
,
Andrea
gli
sedeva
accanto
,
entrambi
su
due
seggioline
basse
.
Cosima
a
sua
volta
sedette
a
fianco
della
serva
e
le
posò
la
testa
sul
grembo
un
po
'
grasso
e
tiepido
.
Il
servo
era
un
uomo
dei
paesi
:
si
chiamava
Proto
;
basso
e
tozzo
,
con
una
gran
barba
rossiccia
quadrata
e
gli
occhi
verdognoli
,
aveva
un
aspetto
quasi
fratesco
;
e
infatti
era
molto
religioso
e
semplice
,
di
una
innata
bontà
francescana
;
raccontava
sempre
storie
di
Santi
,
sebbene
Andrea
e
la
stessa
Cosima
preferissero
leggende
o
racconti
briganteschi
:
ma
questi
egli
li
lasciava
all
'
altro
servo
,
che
era
amico
dei
latitanti
ed
anche
dei
banditi
:
per
contentare
i
padroncini
Proto
sceglieva
una
via
di
mezzo
e
narrava
certe
lunghe
favole
che
sembravano
romanzi
.
-
Questa
,
-
diceva
quella
sera
,
-
non
è
inventata
:
è
proprio
vera
,
ed
è
accaduta
quando
io
ero
bambino
.
Al
mio
paese
l
'
inverno
è
più
lungo
e
rigido
di
questo
,
perché
stiamo
sui
monti
,
e
i
pastori
devono
scendere
con
le
greggie
a
svernare
in
pianura
,
le
donne
non
escono
mai
di
casa
,
i
mufloni
scendono
dalle
cime
in
cerca
di
cibo
.
-
Anche
i
lupi
?
-
domanda
Andrea
.
-
No
,
lupi
non
ce
ne
sono
.
Siamo
gente
buona
,
noi
,
e
anche
le
bestie
sono
buone
.
Non
c
'
è
animale
più
dolce
del
muflone
,
che
è
una
specie
di
capra
selvatica
,
ma
più
bello
e
agile
della
capra
;
e
assolutamente
innocuo
.
I
cacciatori
che
lo
prendono
,
e
vengono
anche
molto
di
lontano
per
questo
,
sono
più
crudeli
del
più
selvatico
di
essi
.
Una
volta
,
dunque
,
uno
di
questi
buoni
animali
,
spinto
dalla
fame
,
scese
fino
all
'
ultima
casa
del
paese
e
vi
si
aggirò
intorno
tutta
la
notte
.
Ora
dovete
sapere
che
in
quella
casa
viveva
una
fanciulla
il
cui
fidanzato
,
ricco
pastore
di
pecore
,
era
un
mese
avanti
partito
per
i
pascoli
del
sud
:
ma
durante
il
viaggio
si
era
ammalato
,
di
polmonite
,
e
adesso
giaceva
in
un
paese
lontano
,
mentre
i
suoi
servi
continuavano
il
viaggio
col
gregge
.
Il
dolore
più
grave
opprimeva
la
ragazza
:
avrebbe
voluto
raggiungere
il
fidanzato
,
ma
i
genitori
non
lo
permettevano
.
Quindi
piangeva
sempre
e
alla
notte
non
dormiva
.
Sentì
dunque
il
lieve
fruscìo
che
il
muflone
destava
intorno
alla
casa
.
Sulle
prime
si
spaventò
,
credendo
fossero
i
ladri
;
poi
pensò
che
forse
il
fidanzato
era
morto
e
il
suo
spirito
,
ritornato
nei
luoghi
della
loro
felicità
,
la
cercasse
.
Allora
si
alzò
e
aprì
la
finestra
.
La
notte
era
fredda
,
ma
serena
e
senza
neve
.
La
luna
illuminava
la
china
del
monte
,
che
scendeva
fino
alla
casa
:
e
in
quel
chiarore
la
ragazza
vide
il
muflone
,
che
frugava
qua
e
là
in
cerca
di
cibo
:
era
una
graziosa
bestia
,
col
pelo
color
rame
lucidato
dal
freddo
,
gli
occhi
grandi
e
dolci
scintillanti
alla
luna
.
Ella
pensò
:
è
certamente
il
suo
spirito
,
che
ha
preso
questa
forma
e
viene
a
salutarmi
prima
di
andarsene
all
'
altro
mondo
.
Scese
al
pian
terreno
e
socchiuse
la
porta
:
la
bestia
,
però
,
fuggì
.
Allora
lei
si
mise
il
cappuccio
e
andò
verso
una
muriccia
sotto
la
china
del
monte
:
il
muflone
non
tornava
,
ed
ella
si
persuase
che
non
era
lo
spirito
.
Rientrò
in
casa
,
e
mise
fuori
della
porta
un
canestro
con
fieno
ed
orzo
:
e
poco
dopo
sentì
il
ruminare
del
muflone
affamato
.
La
notte
dopo
fu
la
stessa
cosa
.
La
terza
notte
ella
lasciò
la
porta
aperta
e
mise
il
canestro
sulla
soglia
.
Seduta
accanto
al
focolare
,
vide
la
bestia
avanzarsi
,
tornare
indietro
,
avanzarsi
ancora
e
mangiare
.
Alla
quarta
notte
mise
il
canestro
nell
'
interno
della
cucina
,
accanto
alla
porta
spalancata
:
e
la
bestia
si
fece
coraggio
ed
entrò
.
Così
,
un
po
'
alla
volta
,
divennero
amici
;
ed
ella
si
affezionò
talmente
al
suo
protetto
,
che
provò
quasi
sollievo
alla
sua
pena
.
Lo
aspettava
tutte
le
notti
,
come
un
innamorato
,
e
se
esso
tardava
s
'
inquietava
per
lui
.
Non
raccontava
a
nessuno
l
'
avventura
,
per
timore
che
qualcuno
molestasse
la
bestia
:
la
raccontò
solo
al
fidanzato
,
quando
tornò
,
guarito
,
in
primavera
;
e
Alessio
,
così
si
chiamava
il
giovine
,
divenne
stranamente
geloso
.
Ma
il
muflone
,
adesso
,
non
scendeva
più
dai
monti
:
non
aveva
più
fame
;
inoltre
,
nel
tempo
bello
la
gente
stava
fuori
e
poteva
dargli
la
caccia
.
La
fanciulla
credette
di
non
rivederlo
più
:
si
sposò
in
autunno
;
e
ai
primi
d
'
inverno
lo
sposo
dovette
ripartire
con
la
greggia
,
i
servi
,
i
cani
.
Ed
ecco
,
la
notte
stessa
,
freddissima
notte
di
gelo
,
il
muflone
ritornò
:
ella
lo
sentì
battere
le
corna
alla
porta
e
scese
ad
aprire
col
cuore
che
le
pulsava
come
per
un
appuntamento
clandestino
.
La
storia
ricominciò
:
il
muflone
si
aggirava
famigliarmente
nella
cucina
,
come
un
cane
,
si
avvicinava
al
fuoco
;
e
la
sposa
gli
raccontava
sottovoce
tutte
le
sue
vicende
.
Ella
non
era
superstiziosa
;
non
credeva
,
come
altre
donne
del
paese
,
che
gli
spiriti
e
spesso
anche
gli
uomini
vivi
si
trasformino
in
bestie
,
specialmente
di
notte
:
ci
aveva
creduto
un
momento
,
al
primo
apparire
del
muflone
,
quando
si
sentiva
infelice
per
la
malattia
del
fidanzato
;
ma
adesso
che
era
felice
pensava
che
la
bestia
per
sé
stessa
era
una
creatura
straordinaria
,
sì
,
ma
semplicemente
bestia
,
che
le
voleva
bene
.
E
anche
lei
gliene
voleva
;
avrebbe
voluto
tenerselo
in
casa
;
le
dispiaceva
però
tenerlo
prigioniero
e
così
,
dopo
la
solita
visita
,
gli
riapriva
la
porta
.
E
adesso
viene
la
cosa
importante
.
Per
Natale
tornò
lo
sposo
.
Ella
fu
incerta
se
raccontargli
o
no
la
sua
avventura
:
però
non
nascose
una
certa
inquietudine
,
e
,
come
nelle
prime
notti
,
mise
il
canestro
col
fieno
e
l
'
orzo
fuori
della
porta
.
Il
mattino
dopo
lo
trovò
intatto
:
segno
che
la
bestia
non
era
venuta
.
E
non
tornò
,
per
tutte
le
notti
che
lo
sposo
restò
in
paese
.
Allora
un
senso
di
superstizione
riprese
la
giovine
donna
.
Si
,
certo
,
il
muflone
doveva
avere
qualche
cosa
di
umano
:
dimostrava
troppa
intelligenza
per
essere
solamente
un
animale
selvatico
.
D
'
altra
parte
ella
pensava
che
potevano
averlo
ucciso
,
e
ne
provava
un
vago
dolore
.
Lo
sposo
se
ne
accorgeva
,
e
non
sapeva
se
riderne
o
irritarsi
:
poiché
qualcuno
gli
aveva
riferito
che
una
voce
correva
in
paese
:
cioè
che
la
sposa
,
sebbene
da
così
poche
settimane
maritata
,
apriva
la
notte
la
porta
a
un
uomo
misterioso
,
venuto
di
lontano
,
che
correva
in
modo
da
non
lasciarsi
distinguere
.
Ed
ecco
il
giovane
marito
riparte
;
la
casetta
rimane
di
nuovo
triste
senza
di
lui
;
il
paese
è
coperto
di
neve
.
La
sposa
veglia
;
aspetta
il
suo
amico
,
ma
senza
troppa
speranza
di
rivederlo
.
Invece
il
muflone
,
come
avvertito
da
un
istinto
sovrannaturale
,
ritorna
:
ella
lo
accoglie
tremante
,
lo
nutre
,
lo
accarezza
,
lo
sente
palpitare
e
ansare
,
quasi
aspetta
di
sentirlo
parlare
.
E
osserva
che
la
bestia
,
questa
volta
,
non
ha
fretta
di
andarsene
.
E
ancora
ella
è
tentata
di
tenerselo
in
casa
;
che
male
ci
sarebbe
!
Finalmente
si
decide
a
riaprire
la
porta
,
e
l
'
amico
riparte
:
un
minuto
,
e
di
dietro
dalla
muriccia
bianca
di
neve
parte
un
colpo
di
fucile
:
la
bestia
cade
;
nel
silenzio
grande
si
sentono
i
cani
abbaiare
e
qualche
finestrina
si
apre
:
la
sposa
ha
un
presentimento
;
aspetta
che
tutto
sia
di
nuovo
quieto
;
esce
;
al
chiarore
della
neve
si
avanza
fino
alla
muriccia
e
trova
il
muflone
ucciso
,
con
gli
occhioni
spalancati
che
brillano
ancora
di
dolore
.
Ella
lo
coprì
di
neve
,
con
le
sue
mani
;
poi
tutta
la
notte
pianse
.
Non
si
accennò
all
'
avventura
;
e
quando
le
nevi
si
sciolsero
e
fu
ritrovata
la
spoglia
del
muflone
lo
si
credette
morto
di
fame
e
di
assideramento
.
Non
se
ne
parlò
più
;
neppure
col
marito
,
quando
egli
fu
di
ritorno
;
ma
una
cosa
terribile
accadde
.
In
settembre
nacque
alla
giovane
sposa
un
bambino
:
era
bello
,
coi
capelli
color
rame
e
gli
occhi
grandi
e
dolci
come
quelli
del
muflone
:
ma
era
sordomuto
.
La
storia
piacque
a
Cosima
.
Col
capo
appoggiato
al
grembo
della
serva
,
credeva
di
sognare
:
vedeva
il
paese
di
Proto
,
con
le
case
coperte
di
assi
annerite
dal
tempo
,
e
i
monti
scintillanti
di
neve
e
di
luna
;
ma
sopra
tutto
le
destava
una
impressione
profonda
,
quasi
fisica
,
il
mistero
della
favola
,
quel
silenzio
finale
,
grave
di
cose
davvero
grandiose
e
terribili
,
il
mito
di
una
giustizia
sovrannaturale
,
l
'
eterna
storia
dell
'
errore
,
del
castigo
,
del
dolore
umano
.
La
neve
durò
parecchi
giorni
;
più
disastroso
fu
un
periodo
di
pioggie
torrenziali
che
per
quattordici
giorni
diluviarono
ininterrottamente
,
accompagnate
da
raffiche
di
scirocco
quasi
calde
.
Adesso
il
fumo
non
tentava
neppure
di
uscire
dalla
cucina
;
la
pioggia
penetrava
dalle
finestre
,
sgocciolava
dai
tetti
;
una
vera
sorgente
scaturì
dalla
cantina
e
il
signor
Antonio
dovette
in
fretta
far
costruire
dal
fabbro
-
stagnaio
un
tubo
di
ferro
e
prendere
due
uomini
per
scaricare
l
'
acqua
della
cantina
nella
strada
.
Anche
la
strada
era
diventata
un
torrente
;
l
'
orto
uno
stagno
:
si
aveva
l
'
impressione
di
essere
in
una
barca
che
faceva
acqua
da
tutte
le
parti
.
Poi
le
ragazze
si
ammalarono
:
anche
Cosima
si
sentì
stringere
la
gola
,
fu
assalita
da
una
febbre
altissima
e
cominciò
a
sognare
le
cose
più
strane
e
spaventose
.
Giaceva
nel
letto
della
camera
a
pian
terreno
,
e
nei
momenti
di
lucidità
vedeva
il
viso
pallido
della
madre
piegarsi
sul
suo
e
ne
provava
un
senso
di
frescura
come
se
una
ninfea
umida
la
sfiorasse
:
ma
un
giorno
,
il
giorno
di
Sant
'
Antonio
,
grosse
gocce
di
rugiada
parvero
cadere
da
quel
fiore
:
era
ardente
,
però
,
quella
rugiada
;
e
Cosima
ne
sentì
anche
il
sapore
salato
:
il
sapore
del
più
grande
dolore
che
possa
colpire
una
donna
.
Venne
una
parente
,
per
domandare
come
stavano
le
ragazze
;
entrando
,
per
non
dimostrare
inquietudine
,
domandò
con
voce
allegra
:
-
Oggi
è
la
festa
del
padrone
di
casa
:
farete
banchetto
:
dov
'
è
il
porcellino
di
latte
?
-
Il
porcellino
per
la
festa
è
su
,
in
camera
delle
bambine
,
-
disse
la
madre
,
con
voce
rauca
.
E
la
parente
andò
a
vedere
:
era
morta
Giovanna
,
la
più
bella
di
tutte
le
cinque
sorelline
.
Dopo
la
morte
di
Giovanna
,
l
'
umore
della
mamma
cambiò
.
Era
stata
sempre
seria
;
adesso
diveniva
melanconica
,
taciturna
,
chiusa
in
un
mondo
tutto
suo
;
badava
ai
figli
e
alle
cose
domestiche
,
ma
con
una
freddezza
quasi
meccanica
,
con
scrupoli
di
un
dovere
dal
quale
non
si
aspetta
nessun
premio
.
Era
giovane
ancora
,
bella
,
ben
fatta
,
sebbene
di
piccola
statura
;
ma
a
volte
sembrava
vecchia
,
piegata
,
stanca
.
Forse
il
mistero
della
sua
tristezza
derivava
dal
fatto
ch
'
ella
si
era
sposata
senza
amore
,
ad
un
uomo
di
venti
anni
più
vecchio
di
lei
,
che
la
circondava
di
cure
,
che
viveva
solo
per
lei
e
la
famiglia
,
ma
non
poteva
darle
la
soddisfazione
e
il
piacere
dei
quali
tutte
le
donne
giovani
hanno
bisogno
.
Ed
ella
non
poteva
procurarseli
fuori
del
recinto
domestico
:
non
poteva
,
per
dovere
innato
.
Aveva
una
volta
amato
?
Si
diceva
che
,
sì
,
prima
di
sposarsi
,
avesse
corrisposto
ad
un
giovine
povero
:
nessuno
sapeva
però
chi
era
,
e
forse
neppure
esisteva
.
Ci
sono
mole
donne
che
vivono
del
ricordo
di
un
amore
fantastico
;
e
l
'
amore
vero
è
per
esse
un
mistero
grande
e
inafferrabile
come
quello
della
divinità
.
Inoltre
la
famiglia
della
mamma
era
tutta
un
po
'
strana
.
Il
padre
,
d
'
origine
straniera
,
chi
diceva
genovese
,
chi
addirittura
spagnuolo
,
aveva
fatto
un
po
'
tutti
i
mestieri
:
in
ultimo
,
proprietario
di
una
casa
e
di
un
piccolo
podere
nella
valle
,
si
era
ritirato
in
questo
,
in
una
capanna
,
e
viveva
da
eremita
,
coltivando
la
poca
terra
e
allevando
uccelli
e
gatti
selvatici
.
Eppure
i
figli
erano
venuti
su
bene
,
perché
la
loro
piccola
madre
li
educava
santamente
:
uno
era
prete
,
l
'
altro
segretario
comunale
in
un
paese
del
circondario
:
le
figlie
sposate
:
ma
tutti
avevano
un
carattere
diverso
da
quello
degli
abitanti
del
luogo
;
mattoidi
,
li
chiamavano
,
questi
altri
abitanti
beffardi
e
scrutatori
,
mentre
i
figli
dell
'
eremita
erano
distratti
e
sognatori
e
quando
parlavano
dicevano
sempre
parole
di
tagliente
verità
.
Fra
questa
gente
e
in
questo
ambiente
è
cresciuta
dunque
la
piccola
Cosima
:
adesso
ha
sette
anni
e
va
anche
lei
a
scuola
,
con
la
sorella
maggiore
che
ripete
la
quarta
elementare
.
Il
viaggio
,
per
arrivare
al
Convento
che
serve
da
scuola
,
è
tutto
avventuroso
per
lei
:
bisogna
scendere
per
strade
anguste
male
selciate
,
attraverso
casette
di
povera
gente
,
fino
alla
piazza
,
dove
è
il
quartiere
aristocratico
,
con
case
alte
,
balconi
,
tende
inamidate
alle
finestre
.
Siedono
per
terra
,
in
un
lato
della
piazza
,
le
erbivendole
coi
loro
cestini
di
verdura
:
per
lo
più
sono
serve
,
che
vendono
i
prodotti
degli
orti
dei
loro
padroni
,
e
raccontano
i
fatti
di
questi
;
a
volte
c
'
è
anche
un
carro
che
viene
dai
paesi
della
costa
,
carico
di
pesce
,
o
di
cocomeri
e
di
melloni
;
allora
è
un
accorrere
di
compratori
golosi
,
e
lo
stesso
signor
Antonio
,
se
gli
capita
,
acquista
un
chilogramma
di
cefali
o
un
popone
fragrante
e
lo
porta
a
casa
dentro
il
fazzolettone
a
scacchi
.
Dalla
piazza
lo
stradone
provinciale
,
che
attraversa
il
paese
,
prende
il
nome
di
Via
Maggiore
:
c
'
è
un
lungo
palazzo
signorile
,
che
con
le
sue
logge
e
i
suoi
cornicioni
forma
la
meraviglia
di
Cosima
;
c
'
è
,
più
giù
,
il
caffè
con
le
porte
vetrate
e
,
dentro
,
gli
specchi
e
i
divani
,
altra
meraviglia
di
Cosima
:
e
qua
e
là
negozi
e
mercerie
,
botteghe
di
panno
e
botteghe
di
commestibili
:
ma
quella
che
più
interessa
la
nostra
scolaretta
è
la
libreria
del
signor
Carlino
,
dove
si
vendono
i
quaderni
,
l
'
inchiostro
,
i
pennini
;
tutte
quelle
cose
magiche
,
insomma
,
con
le
quali
si
può
tradurre
in
segni
la
parola
,
e
più
che
la
parola
il
pensiero
dell
'
uomo
.
Qualcuno
di
questi
segni
straordinarii
Cosima
lo
sa
già
tracciare
,
perché
lo
zio
Sebastiano
glielo
ha
insegnato
;
in
modo
che
ella
non
va
alla
prima
,
ma
addirittura
alla
seconda
elementare
.
Il
Convento
ha
due
ingressi
,
uno
per
i
maschi
e
l
'
altro
per
le
femmine
:
a
questo
si
sale
per
una
breve
scaletta
esterna
,
e
si
entra
in
un
lungo
corridoio
chiaro
e
pulito
sul
quale
si
aprono
le
aule
:
piccole
aule
che
sanno
ancora
di
odore
claustrale
,
con
le
finestre
munite
d
'
inferriata
,
dalle
quali
però
si
vede
il
verde
degli
orti
e
si
sente
il
fruscìo
dei
pioppi
e
delle
canne
della
valle
sottostante
.
Uccellini
verdognoli
si
posano
sui
davanzali
,
le
nuvole
color
di
rame
dei
primi
giorni
di
ottobre
passano
sul
ciclo
basso
di
un
azzurro
intenso
eppure
luminoso
,
e
la
voce
della
maestra
risona
nel
silenzio
come
quella
del
mandriano
che
su
una
china
alpestre
richiama
le
caprette
sbandate
.
E
delle
caprette
dai
grandi
occhi
liquidi
di
un
colore
azzurrognolo
,
le
ragazzine
,
una
quindicina
in
tutto
,
hanno
la
voglia
di
evadere
dal
recinto
,
ove
si
pascola
l
'
erba
del
sapere
,
per
precipitarsi
nei
meandri
della
valle
e
arrampicarsi
sui
pioppi
lungo
il
torrentello
ancora
asciutto
.
Sono
quasi
tutte
ragazzine
un
po
'
selvatiche
,
sebbene
alcune
,
come
Cosima
,
di
famiglie
benestanti
e
quasi
signorili
:
le
sue
compagne
di
banco
sono
però
figlie
una
di
pastori
,
l
'
altra
di
un
fabbro
che
venuto
da
un
paese
lontano
sulle
prime
dovette
,
per
la
sua
grande
povertà
,
prendere
alloggio
in
una
grotta
poco
distante
dal
paese
,
poi
a
poco
a
poco
fece
fortuna
e
adesso
ha
una
bella
casa
e
un
'
officina
che
lavora
giorno
e
notte
.
Anche
la
maestra
non
è
del
luogo
;
anzi
viene
di
molto
lontano
,
d
'
oltre
mare
,
e
la
chiamano
appunto
la
Continentale
:
è
una
donna
ancora
bella
,
coi
capelli
biondi
crespi
,
ma
irascibile
e
nervosa
.
Cosima
sola
ha
da
lei
una
accoglienza
buona
e
gentile
:
la
bambina
però
,
istintiva
,
prova
subito
un
senso
di
diffidenza
per
quella
signora
dalla
voce
grossa
e
gli
occhi
vuoti
,
e
rimane
ferma
,
rigida
,
al
suo
posto
accanto
alla
finestra
.
Per
nove
mesi
dell
'
anno
ella
occupò
quel
posto
,
profittando
delle
lezioni
più
di
ogni
altra
scolaretta
;
era
una
delle
più
piccole
,
ma
la
più
brava
,
e
quando
veniva
l
'
ispettore
era
sempre
lei
l
'
interrogata
.
E
faceva
bella
figura
,
sebbene
l
'
uomo
,
con
una
grossa
testa
carducciana
,
scuro
il
viso
,
le
destasse
un
brivido
di
spavento
:
ma
anche
di
ammirazione
:
poiché
egli
era
l
'
arca
santa
del
sapere
,
colui
che
davvero
poteva
interpretare
le
carte
scritte
e
le
pagine
stampate
come
i
sacerdoti
i
libri
sacri
.
E
Cosima
aveva
una
gran
voglia
di
sapere
:
più
che
i
giocattoli
l
'
attiravano
i
quaderni
;
e
la
lavagna
della
classe
,
con
quei
segni
bianchi
che
la
maestra
vi
tracciava
,
e
che
aveva
per
lei
il
fascino
di
una
finestra
aperta
sull
'
azzurro
scuro
di
una
notte
stellata
.
Fu
promossa
senza
esame
:
la
maestra
le
consegno
una
letterina
per
il
signor
Antonio
,
con
la
fausta
notizia
;
ed
ella
la
portò
a
casa
sventolandola
ogni
tanto
come
una
bandiera
di
trionfo
;
tanto
che
la
sorella
maggiore
le
dava
,
per
il
dispetto
,
pizzicotti
e
spintoni
;
ma
quando
il
padre
aprì
il
messaggio
rimase
piuttosto
freddo
,
ed
anzi
un
sorriso
sarcastico
gli
strinse
le
labbra
sottili
:
poiché
la
signora
maestra
,
il
cui
marito
era
un
noto
ubriacone
,
e
anche
lei
,
si
diceva
,
non
sdegnava
qualche
bicchierotto
di
vino
buono
,
gli
chiedeva
denari
in
prestito
.
Questa
fu
una
delle
prime
commediole
tragiche
della
realtà
che
diede
a
Cosima
una
lezione
pratica
della
vita
.
Gli
altri
anni
di
scuola
passarono
presto
:
tre
in
tutto
,
poiché
la
quarta
classe
fu
ripetuta
,
ed
ella
ebbe
facilmente
il
primo
premio
,
consistente
in
un
libro
del
Tommaseo
con
la
copertina
bianca
fregiata
di
oro
.
Adesso
aveva
dieci
anni
,
e
la
sua
precocità
gliene
accresceva
qualcun
altro
.
Due
bizzarre
famiglie
,
disordinate
e
forestiere
tutte
e
due
,
erano
intanto
venute
ad
abitare
nel
piccolo
quartiere
;
una
era
quella
di
un
armaiolo
,
cacciatore
infaticato
,
che
quando
era
in
casa
faceva
rintronare
i
dintorni
con
gli
urli
contro
la
moglie
e
le
figlie
giovinette
.
Da
queste
ragazze
,
che
già
avevano
girato
un
bel
po
'
di
mondo
,
Cosima
apprese
i
misteri
che
fanno
della
donna
e
dell
'
uomo
un
essere
solo
:
non
ne
fu
molto
turbata
,
perché
i
suoi
sensi
erano
chiusi
ancora
in
un
boccio
che
la
vita
castissima
della
sua
famiglia
non
tendeva
certo
a
far
fiorire
.
Ma
le
cose
,
specialmente
della
natura
,
le
apparvero
già
in
un
barlume
nuovo
,
come
di
aurora
che
segue
l
'
incerto
biancore
dell
'
alba
.
Ecco
,
più
che
le
confidenze
a
bassa
voce
delle
sue
amichette
straniere
,
la
colpiscono
i
diversi
profumi
del
piccolo
orto
;
quello
dei
gigli
,
sopra
tutto
,
e
delle
rose
;
ella
chiude
gli
occhi
nel
piegare
il
viso
sui
fiori
appena
sbocciati
,
e
quel
misterioso
senso
subcosciente
di
una
vita
anteriore
,
che
prova
nel
vedere
la
nonnina
,
la
riprende
più
forte
.
Già
ella
ne
capiva
qualche
cosa
,
e
tentava
di
spiegarsela
,
vagamente
,
come
si
cerca
d
'
interpretare
i
sogni
.
Anche
leggendo
già
di
nascosto
i
libri
del
fratello
maggiore
,
e
quelli
che
esistevano
in
casa
,
pensava
a
una
vita
lontana
,
diversa
dalla
sua
,
e
che
pure
le
sembrava
di
aver
un
giorno
conosciuto
.
Così
,
a
quell
'
età
,
lesse
i
primi
romanzi
:
uno
dei
quali
era
I
Martiri
di
Chateaubriand
,
che
lasciò
nella
sua
fantasia
una
traccia
profonda
.
Non
è
detto
però
che
anche
nel
suo
ambiente
la
vita
non
cominciasse
a
mostrarle
la
faccia
della
realtà
,
e
gli
avvenimenti
non
prendessero
,
a
volte
,
colori
e
movimenti
insoliti
.
Uno
dei
fatti
più
impressionanti
e
dolorosi
fu
la
scoperta
fatta
un
giorno
dal
padre
,
di
denari
che
mancavano
dal
suo
cassetto
chiuso
a
chiave
.
Egli
non
si
ingannò
un
attimo
solo
:
chiamò
il
figlio
Andrea
,
che
allora
aveva
sedici
anni
,
e
lo
interrogò
a
lungo
.
Andrea
era
rimasto
un
ragazzo
basso
e
robusto
,
senza
voglia
di
studiare
,
e
frequentava
altri
ragazzi
di
famiglie
paesane
,
benestanti
e
prepotenti
.
Alcune
donne
di
malaffare
,
appollaiate
in
certe
casupole
del
quartiere
di
San
Pietro
,
il
più
schiettamente
popolare
della
cittadina
,
attiravano
questi
giovanetti
esuberanti
di
vita
e
abbandonati
a
se
stessi
.
Il
signor
Antonio
,
un
po
'
tardi
,
si
avvedeva
di
aver
dato
anche
lui
troppa
libertà
al
ragazzo
,
buono
e
generoso
in
fondo
,
ma
con
tutti
gli
istinti
di
una
razza
ancora
primitiva
.
Un
furore
muto
,
alimentato
di
rimorso
,
di
paura
per
l
'
avvenire
,
di
propositi
di
fermezza
e
di
repressione
ad
ogni
costo
,
lo
sostenne
nel
lungo
interrogatorio
che
fece
ad
Andrea
.
Il
giovane
negava
di
aver
preso
i
denari
:
allora
il
padre
lo
perquisì
;
gli
trovò
alcune
monete
e
la
chiave
che
apriva
il
cassetto
.
Andrea
continuava
a
negare
.
Allora
il
signor
Antonio
prese
una
corda
e
la
lanciò
ad
una
trave
della
cucina
:
chiuse
le
porte
e
le
finestre
,
mandò
fuori
le
donne
.
Disse
con
calma
:
-
Vedi
,
Andrea
:
io
stesso
farò
giustizia
immediatamente
,
se
tu
non
riconosci
la
tua
colpa
.
Ti
impiccherò
con
le
mie
mani
.
E
l
'
altro
confessò
.
Tutto
parve
cancellato
:
eppure
un
'
ombra
rimase
sopra
la
famiglia
:
poiché
padre
e
figlio
erano
d
'
improvviso
apparsi
in
una
luce
di
terrore
e
di
morte
.
La
madre
si
fece
ancora
più
triste
:
Cosima
si
piegò
come
uno
dei
suoi
gigli
sciupati
dal
vento
.
Ma
il
giovane
parve
immediatamente
emendarsi
.
Dichiarò
che
non
voleva
proseguire
inutilmente
gli
studi
,
e
desiderava
lavorare
.
Allora
il
padre
pensò
di
associarlo
ai
suoi
affari
:
lo
mandò
a
sorvegliare
le
lavorazioni
di
carbone
e
di
cenere
che
aveva
sui
boschi
della
montagna
,
non
solo
,
ma
lo
fece
partire
per
un
viaggio
d
'
istruzione
commerciale
,
con
lettere
di
presentazione
e
raccomandazioni
ai
suoi
corrispondenti
di
Napoli
e
di
Livorno
.
Anche
Santus
era
fuori
:
già
da
due
anni
frequentava
il
liceo
di
Cagliari
,
e
prometteva
di
diventare
un
bravo
dottore
in
lettere
o
in
medicina
.
Preferì
quest
'
ultima
,
pure
non
abbandonando
i
suoi
studi
e
i
suoi
gusti
letterari
.
Quando
tornava
per
le
vacanze
era
un
ampio
respiro
di
nuova
vita
che
animava
la
casa
.
Portava
libri
e
regali
,
ed
era
vestito
con
modesta
ma
accurata
eleganza
.
Ed
era
bello
,
col
viso
fine
che
sembrava
quello
di
una
razza
diversa
dalla
sua
,
i
grandi
occhi
chiari
,
trasparenti
di
intelligenza
e
di
bontà
.
Non
parlava
molto
,
ma
parlava
bene
,
e
aveva
già
una
cultura
larga
e
profonda
,
aiutata
da
una
memoria
straordinaria
.
E
quello
che
più
stupiva
in
lui
era
la
serietà
,
quasi
l
'
austerità
dei
costumi
:
non
fumava
,
non
beveva
,
non
guardava
le
donne
:
studiava
sempre
,
anche
durante
le
vacanze
.
Qualche
volta
veniva
a
cercarlo
un
suo
compagno
di
studi
;
Antonino
,
si
chiamava
,
un
bellissimo
giovane
bruno
dall
'
aria
un
po
'
beffarda
,
vestito
inappuntabilmente
alla
moda
di
allora
,
-
cappellino
di
paglia
con
nastro
di
tulle
e
veletta
all
'
estate
,
mantello
azzurro
d
'
inverno
,
drappeggiato
con
eleganza
dannunziana
,
-
(
almeno
così
Antonino
dava
ad
intendere
,
chiamando
fraternamente
col
solo
nome
di
Gabriele
il
giovanissimo
poeta
che
aveva
degnato
di
una
sua
visita
il
paese
di
Cosima
)
.
Anche
lui
,
Antonino
,
apparteneva
ad
una
famiglia
mista
,
fra
borghese
e
paesana
:
la
madre
e
le
sorelle
vestivano
in
costume
,
mentre
lui
e
i
fratelli
,
tutti
studenti
,
avevano
quasi
un
'
aria
aristocratica
.
Il
padre
,
veramente
,
era
esattore
d
'
imposte
,
un
uomo
rude
,
taciturno
,
poco
pratico
della
lingua
italiana
(
come
i
maggiori
signori
del
resto
)
,
di
mirabile
animo
e
nobiltà
.
Ben
caratteristica
era
la
loro
abitazione
,
l
'
ultima
del
paese
,
costituita
da
fabbricati
bassi
che
davano
su
un
cortile
chiuso
,
e
dove
,
oltre
la
loro
famiglia
,
vivevano
altri
parenti
,
con
numerosi
ragazzi
:
una
specie
di
clan
,
ma
di
gente
incivilita
,
anzi
,
intelligentissima
.
I
ragazzi
studiavano
tutti
,
ed
erano
caustici
,
osservatori
,
beffardi
.
Una
bella
vigna
che
guardava
sulla
valle
e
verso
i
monti
a
nord
,
in
dolce
pendìo
,
era
attigua
alla
casa
:
più
tardi
il
padre
di
Antonino
costruì
in
un
angolo
di
questa
vigna
una
casina
alta
,
dove
lo
studente
,
nelle
poche
settimane
che
rimaneva
in
paese
,
viveva
come
in
una
torre
d
'
avorio
,
studiando
,
o
fingendo
di
studiare
.
Fu
il
primo
,
il
lungo
amore
di
Cosima
.
Quando
egli
veniva
a
cercare
Santus
,
ella
si
nascondeva
,
presa
dal
terrore
che
egli
potesse
rivolgerle
un
semplice
sguardo
.
Ma
non
c
'
era
pericolo
:
egli
passava
accanto
a
lei
e
alle
altre
ragazze
anche
maggiori
e
più
belle
ed
esperte
di
lei
,
senza
neppure
vederle
;
e
se
veniva
a
cercare
Santus
era
perché
con
lui
poteva
parlare
delle
cose
e
delle
persone
conosciute
nella
città
dei
loro
studi
;
e
perché
Santus
,
poi
,
lo
attirava
con
la
sua
singolare
intelligenza
e
la
sua
originalità
.
Adesso
,
poi
,
il
futuro
medico
,
si
dedica
insolitamente
ad
altre
cose
all
'
infuori
dei
suoi
studi
.
Costruisce
,
per
esempio
,
un
pallone
volante
,
come
li
chiamavano
allora
,
e
riesce
a
meraviglia
:
nessuno
conosce
il
segreto
del
suo
apparecchio
;
ma
è
certo
che
il
pallone
,
di
carta
-
seta
,
per
il
cui
finanziamento
Santus
è
riuscito
a
farsi
dare
qualche
sussidio
dalla
madre
,
un
bel
giorno
sale
dal
cortile
della
casa
,
leggero
e
colorato
come
una
grande
bolla
di
sapone
;
vola
sopra
il
paese
,
richiamando
l
'
attenzione
e
l
'
ammirazione
di
tutti
,
sparisce
,
non
ritorna
.
Qualche
giorno
dopo
si
seppe
che
era
sceso
,
senza
incendiarsi
,
in
un
angolo
della
montagna
.
Alcuni
piccoli
pastori
di
capre
lo
avevano
veduto
librarsi
sopra
le
roccie
,
illuminato
dal
tramonto
,
credendolo
una
cosa
sovrannaturale
,
e
,
nel
vederlo
scendere
,
si
erano
inginocchiati
presi
da
terrore
superstizioso
,
gridando
:
È
lo
Spirito
Santo
,
è
lo
Spirito
Santo
.
Lusingato
da
questo
successo
,
lo
studente
ne
tentò
un
altro
.
Costruì
una
ruota
pirotecnica
,
che
doveva
innalzarsi
come
il
pallone
e
accendersi
con
fuochi
artificiali
di
sorprendente
effetto
.
Alcuni
razzi
di
prova
riuscirono
bene
:
guizzarono
in
alto
,
una
sera
di
agosto
,
si
aprirono
in
meravigliosi
getti
di
fiori
incandescenti
:
ma
quando
si
trattò
di
issare
e
far
funzionare
la
ruota
,
questa
s
'
incendiò
,
con
grande
spavento
della
famiglia
,
e
il
giovine
inventore
ne
ebbe
una
mano
e
un
braccio
gravemente
ustionati
.
L
'
insuccesso
e
il
male
lo
avvilirono
:
dovette
mettersi
a
letto
,
e
per
placargli
le
sofferenze
e
farlo
dormire
,
il
dottore
gli
ordinò
una
miscela
alla
quale
era
mescolato
del
cognac
.
Egli
si
addormentò
;
ma
come
se
gli
avessero
propinato
una
bevanda
magica
,
si
svegliò
stordito
,
e
quando
le
sofferenze
della
sua
scottatura
lo
tormentavano
,
si
preparava
la
bevanda
e
ricadeva
in
sopore
.
Il
suo
umore
cambiò
:
divenne
irascibile
e
pigro
,
trascurò
i
suoi
libri
,
si
assentò
per
intere
giornate
da
casa
senza
dire
dove
andava
.
Solo
la
compagnia
di
Antonino
pareva
piacergli
:
si
chiudevano
per
lunghe
ore
nella
camera
alta
della
casa
,
e
se
Cosima
,
con
la
forza
della
curiosità
e
della
passione
,
riusciva
a
mettersi
in
ascolto
nel
pianerottolo
li
sentiva
leggere
ad
alta
voce
e
commentare
e
discutere
di
cose
letterarie
.
Antonino
recitava
i
versi
ultimi
del
suo
diletto
poeta
:
una
mattina
la
sua
voce
risonò
più
alta
del
solito
,
e
nell
'
umile
sereno
silenzio
della
piccola
casa
patriarcale
,
si
diffuse
come
una
musica
che
raccontava
di
città
lontane
,
luminose
di
fontane
,
di
statue
,
di
giardini
,
popolate
solo
di
amanti
,
di
donne
bellissime
,
di
gente
felice
.
Quante
volte
,
in
su
'
mattini
chiari
e
tiepidi
io
l
'
aspetto
!
Ella
ancora
ne
'
l
suo
letto
ride
ai
sogni
mattutini
.
Su
la
piazza
Barberini
s
'
apre
il
ciel
,
zaffiro
schietto
.
Il
Tritone
del
Bernini
leva
il
candido
suo
getto
.
Intorno
a
quel
tempo
morì
la
nonnina
.
L
'
estate
era
certamente
stagione
più
felice
.
C
'
erano
giornate
caldissime
,
ma
era
un
caldo
fermo
,
quasi
lucido
,
e
l
'
azzurro
del
cielo
,
un
po
'
basso
,
sembrava
quello
dei
quadri
di
Zuloaga
.
Qualche
servo
tornava
dalla
mietitura
,
abbrustolito
come
da
un
incendio
,
e
si
buttava
,
febbricitante
di
malaria
,
su
una
stuoia
nell
'
angolo
della
tettoia
:
in
cambio
le
donne
che
,
all
'
ombra
del
cortile
,
spezzavano
mucchi
di
mandorle
che
un
incettatore
veniva
tutti
gli
anni
a
comprare
,
ridevano
e
cantavano
stornelli
paesani
che
facevano
un
contrasto
ben
curioso
coi
rondò
preziosissimi
recitati
da
Antonino
nella
camera
di
Santus
.
Erano
gridi
di
passione
,
profonda
e
ardente
come
quel
cielo
sopra
la
terra
bruciata
dal
sole
:
e
chi
,
di
quelle
donne
giovani
e
brune
che
non
pensavano
ad
altro
che
all
'
amore
,
si
lamentava
di
vivere
in
mezzo
alle
spine
,
per
un
solo
innamorato
:
chi
diceva
all
'
amante
:
a
cara
bellu
ja
ses
,
traitore
che
a
Zudas
:
bello
di
viso
,
traditore
come
Giuda
;
chi
invitava
un
altro
a
succhiarle
il
sangue
vivo
dal
cuore
;
qualche
volta
la
voce
di
una
donna
disillusa
si
alzava
però
ad
ammonire
le
appassionate
,
e
allora
il
coro
femminile
taceva
,
con
una
pausa
quasi
spaventata
.
L
'
ammonimento
diceva
:
Su
sordadu
in
sa
gherra
nan
chi
s
'
est
,
olvidadu
;
no
s
'
ammentat
,
de
Deus
.
Torrat
,
su
corpus
meu
,
pustis
chi
es
,
sepultadu
,
a
sett
'
unzas
de
terra
.
Il
soldato
,
nella
guerra
,
-
dicono
che
si
è
dimenticato
,
-
non
si
ricorda
di
Dio
.
-
Ritorna
il
corpo
mio
,
-
dopo
che
è
seppellito
,
-
a
sette
oncie
di
terra
.
Verso
sera
,
andate
via
le
donne
,
raccolte
entro
sacchi
puliti
le
mandorle
sgusciate
,
la
serva
,
le
ragazze
,
qualche
volta
la
madre
,
sedevano
al
fresco
del
cortile
,
sotto
le
grandi
stelle
dell
'
Orsa
le
cui
ruote
viaggiavano
verso
un
paese
di
sogno
.
Il
servo
malarico
,
riavutosi
alquanto
,
si
sollevava
e
prendeva
parte
alle
chiacchiere
famigliari
.
Era
un
bel
giovine
,
lontano
parente
del
signor
Antonio
,
olivastro
e
coi
denti
bianchissimi
:
pareva
un
etiope
,
ed
anche
il
suo
modo
di
pensare
aveva
un
colore
barbarico
.
Parlava
sempre
di
banditi
e
delle
loro
imprese
brigantesche
.
Bisogna
dire
che
,
in
quel
tempo
,
il
banditismo
locale
aveva
ancora
un
carattere
quasi
epico
.
Odî
di
famiglia
,
sete
di
vendetta
,
pregiudizî
di
onore
erano
per
lo
più
l
'
origine
di
questi
episodî
di
sangue
che
funestavano
la
vita
del
paese
e
di
intere
contrade
.
Il
giovane
servo
,
poi
,
abbelliva
le
avventure
dei
banditi
con
la
sua
fantasia
,
e
lui
stesso
si
lasciava
travolgere
da
una
suggestione
malefica
che
lo
spingeva
a
farneticare
sogni
di
libertà
,
di
imprese
ove
,
più
che
altro
,
il
ribelle
alle
leggi
sociali
,
ha
modo
di
spiegare
il
suo
coraggio
,
la
sua
abilità
,
la
sua
forza
d
'
animo
,
il
disprezzo
per
il
pericolo
e
la
morte
.
Era
,
infine
,
una
specie
di
anarchico
,
che
non
potendo
eguagliare
la
sorte
degli
uomini
liberi
e
svincolarsi
dal
suo
destino
di
servo
,
intendeva
distruggere
il
bene
degli
altri
e
crearsi
una
potenza
,
una
regola
di
vita
diversa
da
quella
usuale
.
In
quel
tempo
,
specialmente
una
banda
di
uomini
armati
di
tutto
punto
,
decisi
a
tutto
,
protetti
anche
,
o
per
amicizia
,
o
per
complicità
,
o
per
paura
,
da
una
vasta
rete
di
favoreggiatori
,
infieriva
nel
Circondario
.
I
capi
erano
due
fratelli
,
giovanissimi
,
terribili
,
si
diceva
anche
feroci
:
la
radice
del
loro
odio
contro
la
società
era
una
ingiustizia
da
loro
subita
,
una
condanna
per
un
reato
del
quale
erano
innocenti
:
condanna
alla
quale
d
'
altronde
sfuggivano
con
la
loro
latitanza
.
Bisogna
dire
però
che
,
o
per
istinto
,
o
esasperati
dalla
loro
mala
sorte
,
non
rispettavano
la
roba
altrui
;
così
che
in
pochi
anni
s
'
erano
fatti
un
patrimonio
:
possedevano
terre
,
case
,
bestiame
,
servi
e
pastori
.
Un
giorno
,
durante
quell
'
ultima
estate
,
una
giovane
donna
,
quasi
fanciulla
,
si
presentò
di
mattina
nella
casa
del
signor
Antonio
e
chiese
di
parlargli
.
Egli
la
ricevette
nella
stanza
dove
sbrigava
i
suoi
affari
,
e
le
domandò
benevolmente
che
cosa
desiderava
.
Ella
era
vestita
in
costume
:
aveva
un
viso
pallido
e
fine
,
con
due
grandi
;
occhi
neri
sormontati
da
sopracciglia
foltissime
,
rivelatrici
di
un
carattere
forte
.
Disse
,
con
una
certa
umiltà
:
-
Lei
possiede
,
sul
Monte
Orthobene
,
un
bosco
di
lecci
,
che
tutti
gli
anni
affitta
per
il
pascolo
delle
ghiande
ai
porci
.
Si
vorrebbe
averlo
noi
in
affitto
,
questa
prossima
stagione
.
-
È
già
affittato
-
dice
il
signor
Antonio
;
-
per
tre
anni
lo
ha
esclusivamente
il
proprietario
di
bestiame
Elias
Porcu
.
-
Elias
lo
cederà
volentieri
,
se
vossignoria
lo
permette
.
-
Non
credo
possa
cederlo
volentieri
:
ne
ha
bisogno
assoluto
.
-
Se
vossignoria
glielo
impone
,
Elias
lo
cederà
immediatamente
.
Calmo
e
fermo
,
col
piccolo
pugno
bianco
sul
tavolo
,
l
'
uomo
replica
:
-
Io
non
ho
mai
imposto
a
nessuno
cosa
che
non
fosse
giusta
.
-
Ma
anche
adesso
sarebbe
una
cosa
giusta
.
Poiché
i
miei
fratelli
hanno
bisogno
,
per
il
loro
branco
di
suini
,
di
un
pascolo
di
ghiande
;
e
tutti
i
proprietari
dicono
di
averli
già
affittati
,
mentre
non
è
vero
.
-
Io
non
so
quello
che
possono
dire
gli
altri
proprietari
;
ciò
che
so
è
che
il
mio
bosco
è
già
affittato
:
e
basta
!
-
concluse
,
sollevando
il
pugno
;
ma
subito
lo
riposò
sul
tavolo
senza
picchiarvi
sopra
:
i
suoi
occhi
però
avevano
preso
la
luce
argentea
e
lucente
dell
'
acciaio
affilato
.
La
ragazza
non
cedeva
:
anche
i
suoi
occhi
brillarono
,
tuttavia
cupi
sotto
le
tempestose
sopracciglia
.
-
Vossignoria
sa
chi
sono
i
miei
fratelli
?
-
E
poiché
l
'
altro
non
dimostrava
curiosità
,
aggiunse
con
fierezza
,
quasi
vantasse
una
parentela
di
eroi
:
-
Sono
i
fratelli
...
-
e
pronunziò
un
nome
.
-
I
banditi
.
Allora
il
signor
Antonio
sorrise
.
-
Fossero
pure
i
sette
fratelli
della
favola
,
i
banditi
che
diedero
il
loro
nome
ai
monti
sui
quali
si
nascondevano
,
io
non
manco
di
impegno
con
Elias
Porcu
.
E
basta
!
-
ripeté
;
e
questa
volta
batté
il
pugno
,
come
quando
sigillava
una
lettera
con
le
ostie
colorate
.
La
ragazza
si
alzò
:
non
proferì
una
minaccia
,
ma
se
ne
andò
senza
salutare
.
Il
signor
Antonio
non
disse
nulla
in
famiglia
,
sebbene
tutti
si
fossero
accorti
della
visita
e
ne
provassero
inquietudine
.
E
un
fatto
strano
accadde
la
sera
stessa
,
a
ora
tarda
,
quando
tutti
erano
già
a
letto
,
e
solo
il
padrone
vegliava
ancora
nella
stanza
da
pranzo
,
leggendo
un
numero
arretrato
della
sua
prediletta
nerolistata
Unità
cattolica
.
D
'
un
tratto
qualcuno
bussò
lievemente
alla
porta
.
Il
signor
Antonio
aprì
,
e
neppure
per
un
attimo
si
illuse
sullo
scopo
di
quella
visita
insolita
.
La
strada
era
buia
,
ma
al
chiarore
che
,
per
il
corridoio
d
'
ingresso
,
arrivava
alla
porta
,
egli
vide
,
nel
vano
di
questa
,
come
in
un
quadro
a
fondo
scuro
,
una
figura
gigantesca
,
con
un
ruvido
costume
nero
dalle
brache
giallastre
,
che
aveva
qualche
cosa
di
demoniaco
.
Il
viso
color
bronzo
era
circondato
da
una
barba
a
collare
,
di
un
nero
corvino
,
che
lasciava
scoperte
le
grosse
labbra
sanguigne
:
gli
occhi
,
con
le
sopracciglia
come
quelle
della
sorella
dei
banditi
,
ma
esageratamente
più
abbondanti
,
avevano
la
pupilla
grande
e
la
sclerotica
azzurra
.
Sono
perduto
,
pensò
il
signor
Antonio
,
ma
non
finse
neppure
di
sorridere
per
nascondere
la
sua
forza
.
Fece
entrare
l
'
uomo
,
e
notò
che
costui
,
nonostante
la
mole
massiccia
della
sua
persona
,
camminava
silenzioso
e
leggero
come
un
daino
:
aveva
ai
grandi
piedi
calzari
di
pelle
grezza
,
allacciati
sotto
le
uose
di
orbace
:
calzari
da
uomo
che
usa
correre
furtivo
e
allontanarsi
in
poche
ore
dal
luogo
del
suo
misfatto
,
in
modo
da
procurarsi
un
infallibile
alibi
.
Questo
,
stanotte
mi
strozza
,
pensa
il
signor
Antonio
;
tuttavia
lo
fa
entrare
nella
stanza
ospitale
,
gli
assegna
il
posto
d
'
onore
davanti
alla
tavola
,
ma
non
si
affretta
a
offrirgli
da
bere
per
dimostrargli
la
sua
sicurezza
.
Anche
prima
di
essere
interrogato
,
l
'
uomo
comincia
a
parlare
:
la
sua
voce
e
bassa
e
quieta
;
la
parola
lenta
,
prudente
.
E
subito
il
signor
Antonio
respira
:
poiché
tutto
nell
'
uomo
,
anche
l
'
occhio
,
può
mentire
:
mai
la
voce
,
anche
se
egli
cerchi
di
mascherarla
.
E
la
voce
di
quell
'
uomo
che
pareva
un
ciclope
venuto
giù
dai
monti
pietrosi
per
abbattere
qualche
cosa
che
non
gli
andava
a
genio
,
era
quella
di
un
saggio
.
L
'
argomento
era
quello
:
l
'
affitto
del
bosco
ghiandifero
ai
banditi
.
Egli
non
disse
che
era
un
loro
favoreggiatore
,
anzi
un
loro
complice
,
ancora
a
piede
libero
perché
troppo
furbo
e
prudente
per
lasciarsi
scoprire
;
narrò
che
era
un
loro
amico
,
perché
i
disgraziati
erano
pur
degni
di
avere
amici
,
fra
tanti
nemici
che
li
perseguitavano
come
i
cacciatori
i
cinghiali
,
colpevoli
solo
della
loro
fiera
indipendenza
:
questi
nemici
arrivavano
al
punto
di
impedire
ai
due
fratelli
di
far
pascolare
le
loro
greggie
e
i
loro
branchi
di
porci
in
terre
di
cristiani
:
onde
il
signor
Antonio
era
pregato
di
aver
compassione
delle
bestie
e
dei
loro
padroni
.
-
Questo
è
il
denaro
:
due
,
trecento
scudi
;
quello
che
vuole
,
signor
Antonio
.
Trasse
dal
petto
un
portafogli
legato
con
una
correggia
,
e
fece
atto
di
toglierne
il
denaro
:
la
mano
bianca
dell
'
altro
fermò
la
sua
,
e
non
se
ne
staccò
,
mentre
gli
occhi
chiari
del
galantuomo
cercavano
di
penetrare
in
quelli
scuri
del
colosso
come
un
fanciullo
fiducioso
che
si
avanza
in
un
bosco
spinoso
certo
di
trovarci
un
sentiero
.
Disse
:
-
Amico
,
voi
sapete
che
la
cosa
è
impossibile
.
Quel
contatto
,
quello
sguardo
,
sopra
tutto
la
parola
amico
pronunziata
in
quel
modo
e
in
quel
momento
,
operarono
,
come
l
'
uomo
ebbe
a
dire
più
tardi
,
un
vero
miracolo
.
Egli
rimise
il
portafogli
,
ma
insisté
nella
sua
richiesta
,
calcando
,
forse
con
sincerità
da
parte
sua
,
sul
bisogno
assoluto
che
i
fratelli
S
.
avevano
di
protezione
e
di
soccorso
da
parte
delle
buone
persone
che
conoscevano
le
loro
disavventure
.
-
L
'
unico
soccorso
che
io
posso
suggerire
ai
due
sviati
,
è
che
si
costituiscano
subito
alle
autorità
,
-
disse
il
signor
Antonio
:
-
prima
che
sia
tardi
per
loro
,
ed
anche
per
i
loro
amici
.
L
'
uomo
ha
un
sogghigno
:
il
suo
viso
rassomiglia
proprio
,
in
quel
momento
,
a
quello
del
diavolo
.
Ma
l
'
altro
continua
:
-
Noi
un
giorno
ci
rivedremo
;
e
allora
mi
darete
ragione
.
Quei
due
giovani
sono
come
due
pietruzze
staccatesi
dalla
cima
di
una
roccia
:
cadono
,
ne
travolgono
altre
,
precipitano
sulla
china
,
diventano
una
valanga
,
finiscono
nell
'
abisso
.
-
Certo
,
se
nessuno
li
aiuta
,
-
brontola
il
gigante
.
-
È
facile
parlare
così
,
seduti
davanti
a
una
tavola
tranquilla
,
col
foglio
in
mano
.
Bisogna
però
trovarsi
nel
loro
covo
,
nelle
loro
difficoltà
,
per
pensare
in
altro
modo
.
E
bisognerebbe
parlare
con
loro
,
non
coi
loro
ambasciatori
.
-
Io
sono
disposto
a
parlare
con
loro
,
e
convincerli
a
cambiare
strada
.
Procuratemi
un
abboccamento
,
dove
e
quando
essi
vogliono
;
parlerò
ai
due
disgraziati
ragazzi
come
fossi
il
padre
loro
.
Pensando
forse
che
essi
invece
,
noti
anche
per
la
loro
loquela
impetuosa
e
appassionata
,
avrebbero
convinto
lui
,
procurandosi
in
tal
modo
un
nuovo
amico
e
protettore
potente
per
la
sua
sola
bontà
e
la
fama
della
sua
rettitudine
,
l
'
uomo
della
montagna
si
animò
insolitamente
.
Accettò
il
bicchiere
di
vino
che
l
'
ospite
gli
offriva
,
e
sene
andò
silenzioso
,
dopo
aver
promesso
di
tornare
.
Tornò
,
infatti
,
ma
per
il
colloquio
coi
S
.
non
si
poté
concludere
nulla
.
I
banditi
erano
diffidenti
,
e
i
discorsi
romantici
del
signor
Antonio
li
facevano
ridere
.
Costituirsi
?
Può
un
guerriero
barbaro
,
che
difende
la
sua
libertà
e
la
sua
sanguigna
fame
di
vivere
,
darsi
prigioniero
al
nemico
?
Eppure
la
profezia
del
signor
Antonio
si
avverò
.
Di
delitto
in
delitto
,
di
rapina
in
rapina
,
essi
e
la
loro
banda
precipitarono
in
un
abisso
.
Fra
gli
illusi
da
loro
travolti
,
vi
fu
anche
,
con
dolore
del
signor
Antonio
,
e
di
tutta
la
famiglia
,
anche
il
giovane
servo
,
malarico
e
visionario
,
Juanniccu
,
che
,
senza
aver
commesso
la
più
lieve
colpa
,
solo
per
spirito
di
avventura
,
si
unì
negli
ultimi
tempi
alla
banda
e
fu
con
loro
preso
.
In
compenso
l
'
uomo
della
montagna
tornò
spesso
dal
signor
Antonio
,
e
diventò
il
suo
pastore
porcaro
.
Per
lunghi
anni
fu
uno
dei
dipendenti
più
fedeli
e
affezionati
al
signor
Antonio
.
E
confessò
che
quella
notte
era
venuto
con
la
sinistra
intenzione
di
sopprimerlo
,
se
non
si
piegava
ai
voleri
dei
malvagi
.
Giusto
e
buono
era
il
signor
Antonio
,
e
tutti
lo
amavano
.
Esercitava
,
senza
volerlo
,
senza
accorgersene
,
un
fascino
benefico
su
tutti
quelli
che
lo
avvicinavano
.
Eppure
la
sua
parola
era
semplice
,
disadorna
;
ma
il
suono
della
sua
voce
che
saliva
profondo
dall
'
anima
tutta
fatta
di
verità
e
d
'
indulgenza
,
era
come
una
musica
che
esprimeva
l
'
inesprimibile
.
Del
resto
egli
aveva
una
certa
cultura
,
ed
era
,
in
fondo
,
un
poeta
.
Aveva
studiato
a
Cagliari
,
quando
ancora
si
viaggiava
da
una
città
all
'
altra
a
cavallo
,
e
aveva
portato
i
suoi
libri
e
le
sue
provviste
entro
le
bisaccie
,
come
un
pastore
o
un
contadino
che
va
a
seminare
il
grano
in
luoghi
lontani
.
Aveva
studiato
ciò
che
in
quel
tempo
si
chiamava
Rettorica
,
o
preso
il
diploma
di
procuratore
.
A
dire
il
vero
non
esercitava
questa
nobile
professione
,
ma
molti
ricorrevano
a
lui
per
consigli
e
consultazioni
legali
,
profondamente
persuasi
della
sua
saggezza
e
sopra
tutto
della
sua
rettitudine
.
Il
commercio
lo
aveva
quasi
arricchito
.
Ma
,
come
un
umanista
primitivo
,
egli
coltivava
anche
gli
studi
poetici
:
le
sue
poesie
erano
dialettali
,
tuttavia
in
una
forma
che
si
avvicinava
alla
lingua
italiana
.
Bravo
anche
come
poeta
estemporaneo
,
raccoglieva
a
volte
intorno
a
sé
altri
campioni
famosi
in
quelle
gare
,
e
competeva
coi
più
bravi
e
inspirati
.
E
aveva
iniziative
geniali
,
anche
come
proprietario
e
come
agricoltore
.
Tentò
piantagioni
di
agrumi
,
di
sommaco
,
di
barbabietole
:
l
'
aridità
della
terra
rocciosa
,
bruciata
da
lunghe
siccità
,
frustrò
i
suoi
tentativi
.
Impiantò
anche
una
piccola
tipografia
e
stampò
a
sue
spese
un
giornaletto
,
e
le
poesie
sue
e
dei
suoi
amici
:
fallimento
completo
anche
questo
.
Nelle
ore
di
riposo
,
alla
bella
stagione
,
sedeva
all
'
ombra
della
casa
,
davanti
alla
porta
,
leggendo
i
giornali
.
Tutti
quelli
che
passavano
lo
salutavano
o
si
fermavano
addirittura
a
conversare
con
lui
.
E
se
passava
una
donna
bisognosa
,
egli
traeva
in
silenzio
dal
taschino
una
moneta
e
gliela
porgeva
,
accennandole
,
col
dito
sulla
bocca
,
di
non
fiatare
.
Così
,
tutti
si
allontanavano
consolati
.
Oltre
ad
Antonino
,
frequentava
la
casa
un
altro
giovanissimo
studente
,
già
compagno
di
scuola
di
Andrea
.
Era
un
ragazzo
smilzo
,
dal
profilo
rapace
,
gli
occhi
inquieti
e
diffidenti
,
orgoglioso
e
ambizioso
,
e
di
una
serietà
insolita
alla
sua
età
.
Ma
anche
lui
apparteneva
ad
una
famiglia
mista
,
che
non
era
borghese
ma
neppure
esclusivamente
paesana
,
che
anzi
vantava
essere
di
pura
e
antica
razza
locale
:
abitavano
in
una
casa
buia
,
in
fondo
a
un
cortile
chiuso
,
quasi
murato
come
una
prigione
;
e
tutti
della
famiglia
,
il
padre
alto
e
già
quasi
vecchio
,
i
fratelli
,
le
sorelle
,
delle
quali
una
bellissima
e
con
rari
occhi
celesti
,
erano
di
una
rigidità
quasi
tragica
.
Scarso
il
patrimonio
,
tanto
che
quando
si
trattò
di
mandare
il
ragazzo
a
studiare
a
Cagliari
,
si
dovette
fare
sacrifici
.
Ma
Gioanmario
,
lo
studente
,
dava
buone
promesse
.
Durante
quelle
ultime
vacanze
,
mentre
si
preparava
a
partire
,
le
sue
visite
diventarono
più
frequenti
.
Tutte
le
sere
cercava
di
Andrea
,
pur
sapendo
che
l
'
amico
non
era
in
casa
,
e
coglieva
tutte
le
scuse
per
attardarsi
con
le
ragazze
.
I
suoi
discorsi
le
interessavano
:
per
lo
più
egli
riportava
le
notizie
del
paese
,
i
pettegolezzi
,
le
storielle
di
innocenti
amori
fra
studenti
e
fanciulle
del
luogo
:
Cosima
e
sopra
tutto
Enza
lo
ascoltavano
incantate
.
Enza
era
già
quasi
una
signorina
,
un
po
'
strana
,
a
volte
taciturna
a
volte
di
una
allegria
insolente
e
isterica
.
Non
si
tardò
ad
accorgersi
che
lei
e
Gioanmario
si
erano
stretti
con
un
legame
d
'
amore
;
trovarono
il
modo
di
vedersi
in
segreto
e
l
'
opposizione
della
famiglia
di
lei
,
che
sperava
in
un
matrimonio
più
sollecito
e
solido
,
aumentò
la
loro
passione
.
Fu
una
vera
passione
,
alimentata
dal
carattere
quasi
violento
dei
due
ragazzi
.
Gioanmario
si
mise
a
studiare
con
dura
tenacia
,
e
in
soli
due
anni
superò
gli
esami
del
liceo
,
inscrivendosi
poi
alla
facoltà
di
legge
.
Ma
lo
studio
,
le
privazioni
,
l
'
orgoglio
punto
dalla
persistente
ostilità
della
famiglia
di
Enza
,
lo
rendevano
cupo
e
nervoso
.
A
volte
i
suoi
occhi
erano
venati
di
rosso
,
e
la
voce
aspra
,
le
parole
amare
.
Vennero
però
tristi
giorni
anche
per
la
famiglia
di
Cosima
:
Andrea
non
andava
bene
:
si
diceva
che
già
avesse
un
figlio
,
da
una
bella
ragazza
del
popolo
,
e
che
giocasse
coi
suoi
amici
scapestrati
.
Invano
il
signor
Antonio
cercava
di
richiamarlo
sulla
buona
strada
:
lo
mandava
a
sorvegliare
i
lavori
delle
carbonaie
,
a
vigilare
i
poderi
.
Andrea
obbediva
;
era
,
come
si
disse
,
buono
e
molto
generoso
,
ma
anche
lui
trascinato
da
istinti
di
razza
,
sensuale
e
impulsivo
.
E
anche
l
'
altro
,
il
maggiore
,
si
era
,
dopo
la
disgrazia
dei
fuochi
artificiali
,
come
incrinato
.
Incrinato
:
come
s
'
incrina
ad
un
urto
una
tazza
di
cristallo
,
un
vaso
di
porcellana
.
Continuava
i
suoi
studi
,
all
'
Università
di
Cagliari
,
mentre
Antonino
aveva
ottenuto
,
poiché
la
sua
famiglia
ne
aveva
a
sufficienza
i
mezzi
,
di
andare
a
Roma
.
Forse
anche
la
lontananza
dell
'
amico
fu
per
Santus
dannosa
:
egli
cominciò
a
frequentare
compagni
meno
intelligenti
e
fini
,
e
a
domandare
denari
più
del
necessario
.
Anche
di
lui
si
seppe
che
studiava
sempre
meno
,
e
che
beveva
.
Questo
fu
un
grave
dispiacere
per
tutti
.
Il
signor
Antonio
divenne
pensieroso
;
la
madre
sempre
più
taciturna
e
melanconica
.
Che
fare
?
La
vita
segue
il
suo
corso
fluviale
,
inesorabile
:
vi
sono
tempi
di
calma
e
tempi
torbidi
,
a
cui
nulla
può
mettere
riparo
:
e
invano
si
tenta
di
arginarla
,
di
opporsi
anche
di
traverso
nella
corrente
per
impedire
che
altri
venga
travolto
.
Forze
occulte
.
Fatali
,
spingono
l
'
uomo
al
bene
o
al
male
;
la
natura
stessa
,
che
sembra
perfetta
,
è
sconvolta
dalle
violenze
di
una
sorte
ineluttabile
.
Il
signor
Antonio
,
e
più
di
lui
la
signora
Francesca
,
si
piegavano
sulla
china
che
pareva
franasse
sotto
i
piedi
dei
loro
figliuoli
:
si
rimproveravano
,
ciascuno
però
per
conto
proprio
,
di
non
aver
saputo
creare
,
con
l
'
educazione
,
l
'
energia
,
la
costanza
,
il
sacrificio
di
tutte
le
ore
,
un
terreno
più
solido
e
sicuro
per
il
cammino
dei
loro
figli
:
il
signor
Antonio
aveva
loro
comprato
terreni
e
greggi
,
la
signora
Francesca
aveva
per
loro
risparmiato
anche
il
centesimo
:
che
valeva
?
Anzi
valeva
forse
dannosamente
,
perché
,
senza
il
benessere
e
l
'
avvenire
assicurato
,
i
ragazzi
sarebbero
stati
costretti
a
lavorare
e
crearsi
da
loro
una
posizione
.
Fantasie
,
forse
,
anche
queste
:
poiché
c
'
erano
intorno
esempi
di
gente
povera
,
o
mediocre
,
che
tuttavia
era
spinta
da
un
destino
di
dolore
e
di
colpa
,
molto
più
triste
di
quello
dei
fratelli
di
Cosima
.
Se
n
'
era
avuto
un
caso
nel
disgraziato
Juanniccu
.
E
un
altro
caso
anche
più
doloroso
colpì
un
cugino
,
figlio
di
una
sorella
del
signor
Antonio
,
severa
e
intelligentissima
donna
,
rimasta
vedova
in
giovine
età
con
parecchi
figli
da
allevare
:
possedeva
,
è
vero
,
una
certa
sostanza
,
e
non
le
mancava
l
'
aiuto
dell
'
altro
fratello
sacerdote
che
conviveva
con
lei
;
ma
era
una
donna
litigiosa
,
che
per
motivi
da
nulla
intentava
causa
ai
suoi
vicini
e
confinanti
di
terra
e
di
domicilio
,
e
si
faceva
mangiare
buona
parte
delle
sue
entrate
dagli
avvocati
e
dalle
spese
di
giustizia
.
Da
piccoli
proprietari
che
erano
,
i
figli
custodivano
personalmente
il
loro
patrimonio
;
ma
il
cugino
era
sanguigno
,
ambizioso
e
violento
,
e
cominciò
con
l
'
appropriarsi
di
qualche
capo
di
bestiame
per
aumentare
il
suo
gregge
.
Scoperto
,
fu
punito
.
Aveva
venticinque
anni
:
era
bello
,
alto
,
robusto
;
in
guerra
sarebbe
stato
un
ottimo
condottiero
.
Ma
la
vita
,
l
'
ambiente
,
il
destino
,
erano
così
.
E
anche
nella
casa
di
Cosima
s
'
era
introdotto
il
male
,
subdolo
,
velenoso
,
forse
inevitabile
,
come
tutti
i
mali
del
mondo
.
Anche
Andrea
fu
trascinato
,
una
notte
,
ad
una
impresa
di
quelle
che
certi
giovani
facevano
più
per
spacconeria
che
per
malvagità
.
Rubarono
galline
:
ma
furono
anch
'
essi
presi
.
Un
lutto
più
che
mortale
ottenebrò
la
famiglia
del
signor
Antonio
:
egli
si
accorò
talmente
che
,
fatto
ogni
più
grave
sforzo
per
salvare
il
figliuolo
,
si
accasciò
e
si
ammalò
.
Furono
mesi
e
mesi
di
dolore
rodente
,
quasi
di
disperazione
.
Finché
l
'
uomo
buono
,
l
'
uomo
saggio
e
giusto
,
cadde
,
e
la
famiglia
rimase
come
l
'
umile
erba
tremante
all
'
ombra
della
quercia
fulminata
.
E
poiché
la
famiglia
era
in
questo
cerchio
d
'
ombra
,
restava
rassegnata
,
in
attesa
di
vederla
un
giorno
diradare
.
Con
la
morte
del
padre
,
Andrea
parve
metter
giudizio
;
prese
lui
ad
amministrare
il
patrimonio
rimasto
ancora
in
comune
;
ma
ne
profittava
largamente
,
in
modo
che
rimaneva
appena
il
tanto
per
aiutare
negli
studi
l
'
altro
fratello
,
e
per
pagare
le
tasse
.
La
madre
si
lamentava
sempre
,
per
queste
tasse
,
e
se
ne
preoccupava
tanto
da
non
dormire
la
notte
.
Per
fortuna
nella
casa
c
'
era
ogni
provvista
,
e
le
ragazze
si
contentavano
di
nulla
.
Il
lutto
per
il
padre
fu
lungo
:
per
mesi
interi
le
finestre
rimasero
chiuse
e
nessuna
delle
donne
,
tranne
la
serva
,
metteva
il
piede
fuori
della
porta
:
ma
Enza
si
consolava
scrivendo
lettere
interminabili
al
suo
Gioanmario
e
le
tre
piccole
,
intelligentissime
,
leggevano
sempre
,
chiacchierando
e
anche
discutendo
fra
di
loro
,
in
perfetto
accordo
.
Chi
non
andava
bene
era
Santus
.
La
morte
del
padre
,
invece
di
richiamarlo
in
sé
,
parve
sprofondarlo
di
più
nella
china
abissale
dove
di
giorno
in
giorno
precipitava
.
Studiò
fino
ad
arrivare
al
quarto
anno
di
medicina
:
ma
beveva
.
Durante
le
ultime
vacanze
fu
trascurato
anche
da
Antonino
,
che
non
andò
più
a
cercarlo
:
né
lui
parve
preoccuparsene
,
chiuso
sempre
in
una
sua
indifferenza
da
animale
malato
.
Se
ne
stava
nella
sua
camera
,
chiuso
a
chiave
,
-
poiché
Andrea
s
'
era
stabilito
in
quella
che
doveva
funzionare
da
salotto
,
-
e
non
usciva
se
non
per
andare
a
cercare
da
bere
.
Del
resto
era
innocuo
;
non
molestava
nessuno
;
nelle
ore
buone
scendeva
in
cortile
e
fabbricava
giocattoli
con
la
ferula
,
per
i
bambini
del
vicinato
;
tutti
gli
volevano
bene
,
ma
la
sua
ombra
gravava
intorno
e
accresceva
il
lutto
della
madre
e
delle
sorelle
.
Dopo
quelle
ultime
vacanze
,
verso
ottobre
,
parve
svegliarsi
dal
suo
malefico
incantesimo
;
preparò
i
suoi
libri
,
disse
che
avrebbe
fatto
ogni
sforzo
per
compiere
entro
l
'
anno
scolastico
il
resto
degli
studi
e
laurearsi
.
L
'
arcobaleno
della
speranza
illuminò
il
grigio
orizzonte
della
famiglia
:
fu
raccolto
il
gruzzolo
necessario
per
fa
sua
partenza
,
e
la
madre
,
anzi
,
gli
diede
i
pochi
risparmi
che
teneva
nascosti
per
riserva
,
in
caso
di
bisogni
impreveduti
.
Fu
una
festa
,
la
partenza
di
lui
,
e
anche
un
senso
di
liberazione
per
la
casa
;
alla
sua
camera
fu
data
aria
,
come
a
quella
di
uno
che
è
morto
o
guarito
dopo
lunga
malattia
,
e
finalmente
fu
vista
la
madre
sorridere
e
prender
parte
alle
conversazioni
animate
delle
ragazze
.
Sei
notti
dopo
la
partenza
di
Santus
,
fu
sentito
,
sul
tardi
,
qualcuno
bussare
replicatamente
alla
porta
.
Dopo
mezzo
secolo
di
vita
,
Cosima
ricorda
ancora
quel
picchiare
come
di
tamburo
che
annunzia
una
disgrazia
:
lo
sente
ancora
rimbombare
dentro
il
suo
cuore
;
è
il
suono
più
terribile
che
abbia
mai
udito
,
più
funebre
di
quello
che
annunzia
la
morte
,
più
del
suono
della
campana
che
chiama
a
spegnere
un
incendio
.
La
buona
serva
si
alza
;
ma
prima
di
aprire
ascolta
,
con
ansia
paurosa
.
Chi
può
essere
?
Un
bandito
,
un
ladro
,
un
uomo
della
giustizia
?
Anche
un
fantasma
può
essere
,
un
morto
che
passa
nella
strada
e
bussa
alle
porte
per
avvertire
i
viventi
che
l
'
inferno
li
aspetta
.
Era
qualche
cosa
di
peggio
ancora
:
un
morto
vivente
che
annunziava
l
'
inferno
,
sì
,
ma
prima
della
morte
,
nella
vita
stessa
.
Era
Santus
,
con
gli
occhi
azzurri
velati
,
la
lingua
legata
.
Per
misurare
la
gravità
di
queste
disgrazie
bisogna
considerare
anche
l
'
intransigenza
malevola
dell
'
ambiente
dove
si
svolgevano
.
Tutti
si
conoscevano
,
nella
piccola
città
,
tutti
si
giudicavano
severamente
,
e
quelli
che
meno
avrebbero
dovuto
scagliare
la
prima
pietra
erano
i
più
inesorabili
.
Quando
si
seppe
del
ritorno
e
della
perdizione
di
Santus
,
fu
un
lungo
compiacersi
e
sogghignare
,
fra
i
conoscenti
della
famiglia
;
e
i
più
cattivi
erano
i
parenti
.
C
'
erano
due
cugine
della
signora
Francesca
,
due
vecchie
zitelle
che
facevano
pensione
a
un
canonico
,
-
questo
veramente
santo
,
-
e
stavano
sempre
in
chiesa
.
Ogni
tanto
si
presentavano
nella
casa
di
Cosima
,
rigide
e
composte
,
dure
come
due
mummie
;
non
parlavano
molto
,
ma
ogni
loro
parola
era
una
frecciata
:
e
di
tutto
,
anche
quando
le
cose
andavano
egregiamente
,
trovavano
da
ridire
,
persino
se
le
ragazze
avevano
un
abituccio
nuovo
,
o
si
ornavano
di
un
nastro
economico
ritagliato
magari
da
un
fazzoletto
di
seta
logoro
.
Piombarono
in
casa
il
giorno
dopo
del
ritorno
di
Santus
,
e
fecero
piangere
la
signora
Francesca
,
addossandole
tutta
la
colpa
del
disordine
famigliare
.
Tutto
,
intorno
,
per
loro
,
era
una
tragedia
;
e
lo
era
,
sì
,
ma
forse
,
almeno
per
le
ragazze
,
non
irreparabile
.
Irreparabile
lo
era
per
le
due
vecchie
zitelle
,
che
,
istintivamente
,
senza
precisa
cattiveria
,
riversavano
sul
destino
degli
altri
il
proprio
squilibrio
.
Una
carica
particolare
,
quasi
non
bastasse
la
prima
,
fu
fatta
contro
Enza
,
della
quale
si
conoscevano
gli
amori
segreti
e
palesi
con
Gioanmario
:
per
le
due
acri
e
sterili
zie
,
che
mai
avevano
conosciuto
l
'
amore
,
il
romanzo
innocente
e
in
fondo
melanconico
dei
due
giovani
innamorati
era
tragico
e
terribile
quasi
come
quello
di
Isotta
la
bionda
e
Tristano
,
o
di
Paolo
e
Francesca
.
Predissero
le
cose
più
sinistre
per
l
'
immorale
e
sfrontata
ragazza
,
mormorarono
che
per
causa
di
lei
la
famiglia
e
l
'
intero
parentado
erano
scherniti
e
disprezzati
da
tutta
la
gente
benpensante
,
e
che
il
disonore
ricadeva
anche
sulle
sorelle
che
mai
avrebbero
trovato
marito
.
La
madre
piangeva
:
che
altro
poteva
fare
?
E
,
certo
,
neppure
lei
era
contenta
per
la
storia
di
Enza
,
sebbene
,
dopo
le
ultime
disgrazie
famigliari
,
la
sua
ostilità
verso
Gioanmario
fosse
diminuita
,
e
pensasse
che
un
uomo
ordinato
ed
energico
,
in
casa
,
sarebbe
stato
di
grande
aiuto
:
ma
non
rispondeva
alle
insinuazioni
vituperose
delle
cugine
,
e
tale
sua
quasi
accondiscendenza
fu
quella
che
più
esasperò
Enza
,
la
quale
naturalmente
origliava
all
'
uscio
.
D
'
un
tratto
si
sentirono
alte
grida
ululanti
,
e
il
tonfo
d
'
un
corpo
che
cade
.
Era
lei
,
l
'
infelice
ragazza
,
presa
da
un
attacco
isterico
,
quasi
epilettico
.
Allora
la
madre
si
sollevò
,
come
la
cerbiatta
alla
quale
vien
ferito
il
figlio
,
e
trovò
l
'
energia
di
cacciar
via
le
donne
e
di
sollevare
e
confortare
la
sua
bambina
.
Poiché
tutti
i
figli
,
per
lei
,
compreso
il
più
traviato
,
anzi
lui
forse
più
degli
altri
,
erano
ancora
deboli
creature
che
il
Signore
avrebbe
fatto
crescere
e
rinsavire
.
Il
risultato
fu
che
Gioanmario
fu
riconosciuto
come
fidanzato
di
Enza
,
e
si
fissarono
le
nozze
per
l
'
estate
seguente
,
appena
egli
si
fosse
laureato
.
Nozze
umili
e
quasi
tristi
;
non
quali
il
padre
aveva
sognate
e
preparate
per
le
sue
figliuole
.
Ai
due
giovani
sposi
fu
assegnata
una
modesta
rendita
,
e
concessa
per
abitazione
una
vecchia
casa
che
la
famiglia
possedeva
in
un
quartiere
eccentrico
della
cittadina
.
Ma
era
una
casa
troppo
grande
,
con
una
scala
erta
,
le
camere
vaste
dai
pavimenti
di
legno
,
le
finestre
piccole
,
le
pareti
imbiancate
con
la
calce
;
Enza
ci
si
immelanconì
e
si
strapazzò
a
pulirla
e
renderla
abitabile
,
aiutata
solo
da
una
donna
a
mezzo
servizio
.
Presto
cominciarono
i
guai
.
Gioanmario
,
entrato
nello
studio
di
un
avvocato
,
vi
rimaneva
tutto
il
giorno
,
e
ancora
senza
compenso
.
Il
dover
vivere
con
la
piccola
rendita
della
moglie
lo
umiliava
e
lo
esasperava
.
Provocato
dal
malumore
di
lei
cominciò
a
rinfacciarle
la
fretta
di
essersi
voluta
sposare
:
ella
rispondeva
aspra
:
litigi
violenti
scoppiavano
fra
di
loro
,
seguiti
da
riconciliazioni
che
duravano
poco
,
da
fughe
di
lui
che
rimaneva
assente
il
più
possibile
.
Una
triste
mattina
,
la
donna
che
andava
da
loro
per
i
servizi
,
corse
spaventata
a
casa
dei
parenti
,
dicendo
che
aveva
trovato
la
piccola
padrona
stesa
a
letto
senza
sensi
,
fredda
come
una
morta
.
L
'
aveva
fatta
rinvenire
;
ma
temeva
che
la
cosa
fosse
grave
.
La
signora
Francesca
era
sofferente
anch
'
essa
,
per
un
male
alle
reni
,
e
le
ragazze
giudicarono
di
non
spaventarla
con
le
notizie
di
Enza
.
Cosima
,
che
spesso
andava
dai
giovani
sposi
ed
era
al
corrente
della
loro
disordinata
e
dolorosa
vita
,
corse
lei
con
la
speranza
che
si
trattasse
di
uno
dei
soliti
disturbi
nervosi
della
sorella
.
La
trovò
insolitamente
calma
,
troppo
calma
,
abbandonata
sul
letto
pallidissima
,
coi
grandi
occhi
spauriti
.
Non
parlava
,
non
si
moveva
;
ma
un
odore
sgradevole
e
caldo
esalava
dal
letto
,
e
quando
Cosima
,
con
un
coraggio
superiore
alla
sua
età
,
cercò
di
scoprire
il
mistero
si
accorse
che
l
'
infelice
Enza
giaceva
in
una
pozza
di
sangue
nero
.
Arrivò
il
medico
e
disse
che
si
trattava
di
un
aborto
.
Alla
meglio
tentarono
di
riparare
:
ma
era
tardi
:
prima
che
il
marito
tornasse
da
una
seduta
al
Tribunale
,
Enza
era
morta
.
Morta
,
senza
dolore
,
senza
coscienza
,
vuota
di
tutto
il
suo
sangue
malato
e
turbolento
:
adesso
era
bianca
,
bella
,
purificata
,
come
una
statua
di
marmo
scolpita
sul
suo
modello
.
Prima
di
avvertire
la
madre
e
le
sorelle
,
prima
ancora
che
Gioanmario
rientrasse
,
Cosima
,
da
sola
,
chiuse
i
grandi
occhi
vitrei
di
Enza
,
ne
lavo
il
corpo
,
trasportato
in
un
lettuccio
della
camera
attigua
a
quella
matrimoniale
;
lo
profumò
;
compose
i
bei
capelli
castani
intorno
al
viso
diafano
,
e
infine
la
rivestì
del
modesto
abito
bianco
di
sposa
e
le
calzò
anche
le
scarpette
di
raso
.
Agiva
sotto
l
'
impulso
di
una
forza
quasi
sovrannaturale
,
come
in
uno
stato
di
ebbrezza
.
Ebbrezza
di
dolore
,
di
disinganno
,
di
spavento
della
vita
,
che
,
come
tutte
le
ubriachezze
violente
,
le
lasciò
un
fondo
di
amarezza
,
anzi
di
terrore
;
un
terrore
che
non
l
'
abbandonò
mai
più
,
sebbene
accuratamente
sepolto
da
lei
in
fondo
al
cuore
come
il
segreto
di
una
colpa
misteriosa
e
involontaria
:
l
'
antica
colpa
dei
primi
padri
,
quella
che
attirò
sul
mondo
il
dolore
e
ricade
indistintamente
su
tutti
gli
uomini
.
Adesso
Cosima
aveva
quattordici
anni
,
e
conosceva
dunque
la
vita
nelle
sue
più
fatali
manifestazioni
.
Ma
nonostante
quella
paura
misteriosa
della
fatalità
che
si
era
annidata
nel
suo
cuore
,
poiché
questo
cuore
era
poi
fisicamente
e
moralmente
forte
,
ella
aveva
ereditato
dal
padre
e
dagli
avi
paterni
,
quasi
tutti
agricoltori
e
pastori
,
quindi
patriarcalmente
unici
alla
terra
e
alla
natura
,
un
fondo
di
bontà
,
d
'
intelligenza
,
di
filosofia
,
e
sentiva
profonda
la
gioia
di
vivere
.
Durante
l
'
infanzia
aveva
avuto
le
malattie
comuni
a
tutti
i
bambini
,
ma
adesso
era
,
sebbene
gracile
e
magra
,
sana
e
relativamente
agile
e
forte
.
Piccola
di
statura
,
con
la
testa
piuttosto
grossa
,
mani
e
piedi
minuscoli
,
con
tutte
le
caratteristiche
fisiche
sedentarie
delle
donne
della
sua
razza
,
forse
d
'
origine
libica
,
con
lo
stesso
profilo
un
po
'
camuso
,
i
denti
selvaggi
e
il
labbro
superiore
molto
allungato
;
aveva
però
una
carnagione
chiara
e
vellutata
,
bellissimi
capelli
neri
lievemente
ondulati
e
gli
occhi
grandi
,
a
mandorla
,
di
un
nero
dorato
e
a
volte
verdognolo
,
con
la
grande
pupilla
appunto
delle
donne
di
razza
camitica
,
che
un
poeta
latino
chiamò
doppia
pupilla
,
di
un
fascino
passionale
,
irresistibile
.
Per
la
morte
di
Enza
fu
ripreso
il
lutto
,
chiuse
ancora
le
finestre
,
ripresa
una
vita
veramente
claustrale
.
Ma
un
lievito
di
vita
,
un
germogliare
di
passioni
e
una
fioritura
freschissima
d
'
intelligenza
simile
a
quella
dei
prati
cosparsi
di
fiori
selvatici
a
volte
più
belli
di
quelli
dei
giardini
,
univa
le
tre
sorelle
in
una
specie
di
danza
silenziosa
piena
di
grazia
e
di
poesia
.
Le
due
piccole
,
Pina
e
Coletta
,
leggevano
già
anch
'
esse
avidamente
tutto
quello
che
loro
capitava
in
mano
,
e
,
quando
erano
sole
con
Cosima
,
si
abbandonavano
insieme
a
commenti
e
discussioni
che
uscivano
dal
loro
ambiente
e
dalle
ristrettezze
della
loro
vita
quotidiana
.
E
Cosima
,
come
costretta
da
una
forza
sotterranea
,
scriveva
versi
e
novelle
.
Da
sua
parte
Andrea
aveva
molti
difetti
,
ma
era
anche
generoso
e
gioviale
.
Forse
troppo
:
e
la
sua
generosità
era
alimentata
da
un
po
'
di
amor
proprio
,
di
vanità
,
di
boria
:
ma
spesso
era
schietta
e
istintiva
:
aveva
,
poi
,
impeti
di
vero
entusiasmo
per
cose
che
agli
altri
sembravano
degne
di
poco
aiuto
,
se
non
proprio
di
essere
contrariate
;
e
allora
gli
sembrava
di
fare
atto
di
giustizia
mettendosi
dalla
parte
del
debole
.
Così
,
quando
si
venne
a
sapere
che
la
sua
sorellina
Cosima
,
quella
ragazzina
di
quattordici
anni
che
ne
dimostrava
meno
e
sembrava
selvaggia
e
timida
come
una
piccola
cerbiatta
,
era
invece
una
specie
di
ribelle
a
tutte
le
abitudini
,
le
tradizioni
,
gli
usi
della
famiglia
e
anzi
della
razza
,
poiché
s
'
era
messa
a
scrivere
versi
e
novelle
,
e
tutti
cominciarono
a
guardarla
con
una
certa
stupita
diffidenza
,
se
non
pure
a
sbeffeggiarla
e
prevedere
per
lei
un
quasi
losco
avvenire
,
Andrea
prese
a
proteggerla
e
tentò
,
in
modo
invero
molto
intelligente
ed
efficace
,
ad
aiutarla
.
Egli
aveva
fatto
solo
il
ginnasio
,
e
sebbene
avesse
appena
ventidue
anni
si
occupava
adesso
dell
'
amministrazione
dei
beni
lasciati
dal
padre
,
traendone
,
è
vero
,
molto
profitto
per
sé
e
per
i
suoi
divertimenti
;
ma
leggeva
,
anche
,
e
in
certo
modo
era
al
corrente
degli
avvenimenti
letterarî
.
L
'
eco
di
questi
era
sempre
portata
alla
piccola
città
da
Antonino
,
lo
studente
di
lettere
del
più
intimo
amico
di
Andrea
.
Questo
fratello
si
chiamava
Salvatore
,
e
aveva
anche
lui
preferito
allo
studio
la
vita
beata
del
piccolo
proprietario
sempre
a
cavallo
per
i
suoi
campi
ad
aizzare
il
lavoro
dei
servi
e
a
divertirsi
poi
con
le
belle
e
ardenti
ragazze
del
paese
:
e
si
beffava
,
pur
ammirandolo
in
segreto
,
di
Antonino
,
che
aveva
le
mani
bianche
e
affusolate
di
donna
e
gli
occhi
pieni
di
sogni
;
e
non
era
buono
neppure
a
montare
sulla
giumenta
sulla
quale
balzavano
d
'
un
salto
le
servette
di
casa
per
andare
a
prender
l
'
acqua
alla
fontana
:
come
nei
suoi
eterni
studi
,
nelle
Università
più
celebri
del
Continente
,
spendendo
tutti
i
risparmi
della
famiglia
,
non
riusciva
o
non
voleva
riuscire
a
prendere
la
laurea
.
Ad
ogni
modo
questo
bellissimo
,
questo
elegante
e
quasi
principesco
studente
(
e
in
quei
tempi
e
in
quel
luogo
la
parola
studente
significava
ancora
un
essere
superiore
:
un
uomo
al
quale
potevano
essere
assegnati
i
più
alti
e
potenti
destini
della
terra
)
portava
davvero
nella
cerchia
familiare
,
primitiva
,
isolata
,
quasi
condannata
a
un
esilio
dal
mondo
grande
,
un
soffio
di
quella
grandezza
tanto
più
luminosa
quanto
più
lontana
.
Egli
parlava
di
Re
,
di
Regine
,
di
alti
personaggi
politici
,
di
artisti
e
di
letterati
,
come
fossero
tutti
suoi
intimi
amici
.
Sulla
figura
di
Gabriele
d
'
Annunzio
,
allora
in
tutto
il
suo
più
radioso
splendore
,
circonfusa
inoltre
dall
'
aureola
di
notizie
leggendarie
,
egli
si
appoggiava
sopra
tutto
,
come
il
credente
si
appoggia
alla
colonna
del
tempio
per
riceverne
forza
e
maestà
.
Le
cose
raccontate
dal
buono
,
dall
'
epico
Antonino
,
infiammavano
di
folli
sogni
il
cuore
del
rude
,
ma
anche
lui
a
suo
modo
epico
Andrea
.
Egli
cominciò
a
fantasticare
sulla
piccola
Cosima
.
Bisognava
pertanto
aiutarla
.
La
mandò
a
prendere
lezioni
d
'
italiano
,
poiché
a
dire
il
vero
ella
scriveva
più
in
dialetto
che
in
lingua
,
da
un
professore
di
ginnasio
.
Queste
lezioni
accrebbero
il
senso
di
ostilità
istintiva
che
la
piccola
scrittrice
provava
per
ogni
genere
di
studi
libreschi
,
a
meno
che
non
fossero
romanzi
o
poesie
.
Più
efficaci
furono
le
lezioni
pratiche
che
il
fratello
volonteroso
le
procurò
facendole
conoscere
tipi
di
vecchi
pastori
che
raccontavano
storie
più
mirabili
di
quelle
scritte
sui
libri
,
e
portandola
in
giro
,
nei
villaggi
più
caratteristici
della
contrada
,
alle
feste
campestri
,
agli
ovili
sparsi
nei
pascoli
solitari
e
nascosti
come
nidi
nelle
conche
boscose
della
montagna
.
Una
di
queste
gite
fu
meravigliosa
,
anche
perché
fatta
in
buona
compagnia
.
Oltre
al
fratello
di
Antonino
,
c
'
erano
altri
amici
di
Andrea
,
quasi
tutti
studenti
mancati
,
che
ai
tormentosi
fasti
del
vocabolario
preferivano
quelli
della
fisarmonica
e
la
Odissea
,
se
la
creavano
da
sé
prendendosi
a
pugni
per
qualche
bella
giovane
paesana
e
poi
riconciliandosi
in
banchetti
ove
le
ossa
degli
agnelli
arrostiti
alla
viva
fiamma
si
ammucchiavano
ai
loro
piedi
come
sotto
le
mense
degli
eroi
e
conti
di
Re
Carlo
.
Uno
di
questi
banchetti
fu
apprestato
quel
giorno
,
nell
'
ovile
delle
tancas
paterne
di
Andrea
e
di
Cosima
.
Ai
pastori
porcari
,
che
avevano
finito
la
loro
stagione
,
erano
seguiti
quelli
di
pecore
e
di
capre
.
Le
pecore
brucavano
l
'
asfodelo
secco
,
i
cui
lunghi
steli
dorati
scrocchiavano
fra
i
denti
delle
bestie
come
grissini
,
e
le
capre
nere
,
dalle
teste
diaboliche
,
si
profilavano
sulla
madreperla
delle
cime
rocciose
.
Quel
giorno
Cosima
imparò
più
cose
che
in
dieci
lezioni
del
professore
di
belle
lettere
.
Imparò
a
distinguere
la
foglia
dentellata
della
quercia
da
quella
lanceolata
del
leccio
,
e
il
fiore
aromatico
del
tasso
barbasso
da
quello
del
vilucchio
.
E
da
un
castello
di
macigni
sopra
i
quali
volteggiavano
i
falchi
che
parevano
attirati
dal
sole
come
le
farfalle
notturne
dalle
lampade
,
vide
una
grande
spada
luccicante
messa
ai
piedi
di
una
scogliera
come
in
segno
che
l
'
isola
era
stata
tagliata
dal
continente
e
tale
doveva
restare
per
l
'
eternità
.
Era
il
mare
che
Cosima
vedeva
per
la
prima
volta
.
Certo
,
fu
una
giornata
indimenticabile
,
come
quella
della
cresima
,
quando
un
fanciullo
che
crede
fermamente
in
Dio
si
sente
più
vicino
a
lui
,
lavato
del
tutto
dal
peccato
originale
.
Tutto
pareva
straordinario
a
Cosima
,
persino
il
grido
rapace
delle
ghiandaie
e
i
cardi
spinosi
fra
le
pietre
arse
:
ma
invece
di
esaltarsi
si
sentiva
piccola
e
umile
accanto
alle
rocce
che
scintillavano
come
rivestite
di
scaglie
,
e
ai
lecci
millenari
che
sembravano
più
antichi
delle
stesse
rocce
.
L
'
ombra
era
fitta
,
e
se
qualche
nuvoletta
solcava
il
cielo
sembrava
si
afferrasse
alle
cime
più
alte
,
in
certi
piccoli
squarci
del
bosco
,
come
i
fanciulli
che
guardano
in
fondo
a
un
pozzo
.
Ma
il
banchetto
fu
servito
in
una
radura
,
per
terra
s
'
intende
,
tutta
circondata
da
un
colonnato
di
tronchi
come
un
salone
regale
:
per
Cosima
Andrea
preparò
con
una
sella
e
una
bisaccia
una
comoda
poltrona
;
e
i
migliori
bocconi
furono
per
lei
:
per
lei
il
rognone
dell
'
agnello
,
tenero
e
dolce
come
una
sorba
matura
;
per
lei
il
cocuzzolo
del
formaggello
arrostito
allo
spiedo
,
per
lei
il
più
bel
grappolo
d
'
uva
primaticcia
portata
appositamente
dal
fratello
premuroso
.
Si
accorsero
,
i
convitati
,
di
queste
gentilezze
quasi
galanti
,
e
cominciarono
a
urtarsi
coi
gomiti
;
e
come
se
una
parola
d
'
ordine
si
trasmettesse
fra
loro
con
questo
gesto
,
un
bel
momento
tutti
sporsero
verso
Cosima
le
loro
curiose
forchette
di
stecchi
di
legno
,
e
ad
esse
infilati
pezzetti
di
carne
,
di
pane
,
di
cacio
,
di
tutte
le
vivande
che
si
trovavano
sulla
mensa
.
Ella
arrossì
,
ma
non
pronunziò
una
parola
:
non
aveva
mai
aperto
bocca
,
del
resto
,
durante
tutto
il
tempo
del
banchetto
,
e
pareva
una
estranea
,
sulla
sua
sella
ricoperta
dal
drappo
arcaico
della
bisaccia
,
coi
suoi
grandi
occhi
silenziosi
,
oscuri
del
cupo
verde
dell
'
ombra
del
bosco
:
come
una
delle
piccole
fate
ambigue
,
non
sai
se
buone
o
cattive
,
che
popolano
le
grotte
del
monte
e
da
millennii
vi
tessono
,
dentro
,
nei
loro
telai
d
'
oro
reti
per
imprigionare
i
falchi
,
i
venti
,
le
nuvole
,
i
sogni
degli
uomini
.
Era
un
po
'
stizzita
,
però
,
che
il
fratello
l
'
avesse
esposta
alla
beffa
,
per
quanto
rispettosa
,
dei
compagni
;
e
non
toccò
più
cibo
,
e
,
appena
sfuggita
all
'
attenzione
dei
convitati
,
si
volse
di
fianco
e
parve
balzare
dalla
sella
come
da
un
cavallo
in
corsa
.
Si
allontanò
rapida
tra
le
felci
della
radura
,
sfiorandole
con
le
braccia
aperte
,
come
una
rondine
che
vola
basso
all
'
avvicinarsi
del
temporale
,
e
tornò
poi
in
cima
al
dirupo
donde
si
vedeva
il
mare
.
Il
mare
:
il
grande
mistero
,
la
landa
di
cespugli
azzurri
,
con
a
riva
una
siepe
di
biancospini
fioriti
;
il
deserto
che
la
rondine
sognava
di
trasvolare
verso
le
meravigliose
regioni
del
Continente
.
Se
non
altro
ella
avrebbe
voluto
restare
lì
sullo
spalto
dei
macigni
,
come
la
castellana
nel
solitario
maniero
,
a
guardare
l
'
orizzonte
in
attesa
che
una
vela
vi
apparisse
con
i
segni
della
speranza
,
o
sulla
riva
balzasse
,
vestito
dei
colori
del
mare
,
il
Principe
dell
'
amore
.
Le
grida
dei
giovani
nella
radura
la
richiamavano
alla
realtà
:
si
udivano
anche
i
fischi
dei
pastori
che
radunavano
il
gregge
,
e
ogni
voce
,
ogni
suono
vibrava
nel
grande
silenzio
con
un
'
eco
limpida
come
in
una
casa
di
cristallo
.
Il
sole
calava
dalla
parte
opposta
,
sopra
le
montagne
di
là
della
pianura
,
e
già
le
capre
,
ancora
arrampicate
sulle
vette
,
avevano
gli
occhi
rossi
come
quelli
dei
falchi
.
Era
tempo
di
ritornare
a
casa
;
e
ricordando
le
sue
giornate
ancora
fanciullesche
,
rallegrate
solo
dalle
storielle
ch
'
ella
raccontava
a
sé
stessa
,
ella
si
sentiva
al
cospetto
del
mare
e
sopra
i
grandi
precipizi
rossi
di
tramonto
,
come
la
capretta
sulla
vetta
merlata
della
roccia
,
che
vorrebbe
imitare
il
volo
del
falco
e
invece
,
al
fischio
del
pastore
,
deve
ritornare
allo
stabbio
.
E
,
invece
,
un
fischio
,
più
acuto
e
diverso
dagli
altri
,
le
arrivò
come
una
freccia
,
seguito
da
altri
che
lo
imitavano
beffardi
.
Era
Andrea
che
la
chiamava
,
avvertendola
che
non
bisognava
abusare
della
sua
indulgenza
di
guardiano
:
e
l
'
irrisione
dei
compagni
le
ricordava
meglio
ancora
che
le
sue
scorribande
non
erano
sopportate
che
una
volta
sola
dalle
leggi
della
comunità
dov
'
ella
era
destinata
a
vivere
.
Allora
ella
si
alzò
,
ma
scosse
di
nuovo
le
braccia
,
verso
il
mare
,
sembrandole
di
sfiorare
le
onde
come
poco
prima
aveva
sfiorato
le
felci
della
radura
,
quale
rondine
che
migra
,
dopo
l
'
inverno
caldo
,
sì
,
ma
sterile
,
degli
altipiani
libici
,
verso
le
terre
del
sole
,
i
rossi
crepuscoli
estivi
,
l
'
amore
che
solo
concede
il
dono
dell
'
eternità
.
Questo
sogno
,
da
allora
,
non
l
'
abbandonò
mai
più
.
Quando
nelle
sere
d
'
inverno
,
accanto
al
braciere
e
alla
luce
di
due
lampadine
ad
olio
(
qualche
volta
ne
accendeva
anche
tre
)
,
o
nei
mattini
di
primavera
,
nell
'
orticello
fiorito
di
rose
e
ronzante
di
mosconi
,
e
poi
d
'
estate
nella
camera
su
in
alto
col
paesaggio
sonnolento
dei
monti
alla
finestra
,
poteva
aver
fra
le
mani
una
rivista
illustrata
,
ne
studiava
a
lungo
le
figure
,
specialmente
le
riproduzioni
fotografiche
di
strade
,
monumenti
,
palazzi
di
grandi
città
.
Roma
era
la
sua
mèta
:
lo
sentiva
.
Non
sapeva
ancora
come
sarebbe
riuscita
ad
andarci
:
non
c
'
era
nessuna
speranza
,
nessuna
probabilità
:
non
l
'
illusione
di
un
matrimonio
che
l
'
avrebbe
condotta
laggiù
:
eppure
sentiva
che
ci
sarebbe
arrivata
.
Ma
non
era
ambizione
mondana
,
la
sua
,
non
pensava
a
Roma
per
i
suoi
splendori
:
era
una
specie
di
città
santa
,
Gerusalemme
dell
'
arte
,
il
luogo
dove
si
è
più
vicini
a
Dio
,
e
alla
gloria
.
Come
giungessero
fino
a
lei
i
giornali
illustrati
non
si
sa
:
forse
era
Santus
,
o
lo
stesso
Andrea
a
procurarli
:
il
fatto
è
che
allora
,
nella
capitale
,
dopo
l
'
aristocratico
editore
Sommaruga
,
era
venuto
su
,
da
operaio
di
tipografia
,
un
editore
popolare
che
fra
molte
pubblicazioni
di
cattivo
gusto
ne
aveva
buone
,
quasi
fini
,
e
sapeva
divulgarle
anche
nei
paesi
più
lontani
della
penisola
.
Arrivavano
anche
nella
casa
di
Cosima
;
erano
giornali
per
ragazzi
,
riviste
agili
e
bene
figurate
,
giornali
di
varietà
e
di
moda
.
Sicuro
,
l
'
Ultima
Moda
,
coi
suoi
figurini
di
donna
dall
'
alta
pettinatura
imbottita
,
la
vita
sottile
e
il
paniere
prominente
,
l
'
ombrellino
grande
a
merletti
come
quello
del
Santissimo
Sacramento
,
e
i
ventagli
di
piume
simili
a
quelli
del
Sultano
,
era
la
gioia
,
il
tormento
,
la
corruzione
delle
ragazze
.
Nelle
ultime
pagine
c
'
era
sempre
una
novella
,
scritta
bene
,
spesso
con
una
grande
firma
:
non
solo
,
ma
il
direttore
del
giornale
era
un
uomo
di
gusto
,
un
poeta
,
un
letterato
a
quei
tempi
notissimo
,
della
schiera
scampata
al
naufragio
del
Sommaruga
e
rifugiatasi
in
parte
nella
barcaccia
dell
'
editore
Perino
.
E
dunque
alla
nostra
Cosima
salta
nella
testa
chiusa
ma
ardita
di
mandare
una
novella
al
giornale
di
mode
,
con
una
letterina
piena
di
graziose
esibizioni
,
come
,
per
esempio
,
la
sommaria
pittura
della
sua
vita
,
del
suo
ambiente
,
delle
sue
aspirazioni
,
e
sopra
tutto
con
forti
e
prodi
promesse
per
il
suo
avvenire
letterario
.
E
forse
,
più
che
la
composizione
letteraria
,
dove
del
resto
si
raccontava
di
una
fanciulla
quasi
simile
a
lei
,
fu
questa
prima
epistola
ad
aprirle
il
cuore
del
buon
poeta
che
presiedeva
al
mondo
femminile
artificiosetto
del
giornale
di
mode
,
e
con
il
cuore
di
lui
le
porte
della
fama
.
Fama
che
come
una
bella
medaglia
aveva
il
suo
rovescio
segnato
da
una
croce
dolorosa
:
poiché
se
il
direttore
dell
'
Ultima
Moda
,
nel
pubblicare
la
novella
presentò
al
mondo
dell
'
arte
,
con
nobile
slancio
,
la
piccola
scrittrice
,
e
subito
la
invitò
a
mandare
altri
lavori
,
in
paese
la
notizia
che
il
nome
di
lei
era
apparso
stampato
sotto
due
colonne
di
prosa
ingenuamente
dialettale
,
e
che
,
per
maggiore
scandalo
,
parlavano
di
avventure
arrischiate
,
destò
una
esecrazione
unanime
e
implacabile
.
Ed
ecco
le
zie
,
le
due
vecchie
zitelle
,
che
non
sapevano
leggere
e
bruciavano
i
fogli
con
le
figure
di
peccatori
e
di
donne
maledette
,
precipitarsi
nella
casa
malaugurata
,
spargendovi
il
terrore
delle
loro
critiche
e
delle
peggiori
profezie
.
Ne
fu
scosso
persino
Andrea
:
i
suoi
sogni
sull
'
avvenire
di
Cosima
si
velarono
di
vaghe
paure
:
ad
ogni
modo
consigliò
la
sorella
di
non
scrivere
più
storie
d
'
amore
,
tanto
più
che
alla
sua
età
,
con
la
sua
poca
esperienza
in
materia
,
oltre
a
farla
passare
per
una
ragazza
precoce
e
già
corrotta
,
non
potevano
essere
del
tutto
verosimili
.
L
'
estate
era
certamente
la
stagione
più
bella
,
per
Cosima
sopra
tutto
.
Grande
era
il
caldo
,
a
giorni
,
ma
un
caldo
secco
,
che
alla
notte
si
placava
in
un
senso
di
straordinaria
dolcezza
.
Arrivavano
allora
,
dalla
valle
e
dai
campi
mietuti
,
odori
di
stoppia
,
di
cespugli
aromatici
;
e
le
voci
delle
donne
accoccolate
nella
strada
a
godere
il
fresco
risonavano
con
bassi
accordi
musicali
.
Lunghi
erano
i
vesperi
,
rossi
,
glauchi
,
violetti
sopra
la
montagna
,
e
se
la
luna
spuntava
sopra
le
roccie
il
suo
chiarore
si
fondeva
con
quello
dell
'
ultimo
giorno
in
un
crepuscolo
quasi
orientale
.
E
poi
era
la
stagione
in
cui
Antonino
tornava
per
le
vacanze
.
Cosima
aspettava
questo
ritorno
come
altri
aspettano
la
primavera
o
il
fare
del
giorno
.
Quell
'
anno
,
poi
,
alla
sua
attesa
si
mischiava
una
vaga
paura
:
paura
che
Antonino
avesse
saputo
la
grande
novità
,
che
anche
lei
era
diventata
una
scrittrice
,
una
candidata
alla
gloria
,
e
che
sorridesse
di
lei
,
con
quel
suo
ironico
sorriso
di
famiglia
,
velato
però
,
in
lui
,
da
una
finissima
melanconia
,
come
quella
dei
grandi
,
dei
veramente
grandi
e
forti
,
per
i
piccoli
e
deboli
.
In
fondo
non
le
importava
gran
che
,
ferma
nella
sua
ambiziosa
sicurezza
di
non
aver
bisogno
di
forze
diverse
dalle
sue
per
andar
diritta
nella
strada
che
Dio
stesso
le
aveva
tracciata
:
e
da
Antonino
non
sperava
niente
,
non
solo
,
ma
non
voleva
niente
,
neppure
che
egli
sospettasse
del
suo
amore
per
lui
.
Amore
.
La
parola
era
finalmente
sbocciata
,
nel
cuore
e
sopra
tutto
nella
coscienza
di
lei
,
da
quel
giorno
sulle
rocce
:
come
sboccia
la
rosa
rossa
e
fragrante
che
basta
a
illuminare
un
giardino
desolato
.
Eppure
il
corpo
di
Antonino
non
esisteva
per
lei
;
e
neppure
il
lontano
desiderio
,
neppure
per
istinto
,
di
un
solo
bacio
di
lui
,
le
vibrava
nel
sangue
.
Di
lui
non
conosceva
che
la
linea
,
una
linea
quasi
azzurra
,
poiché
egli
vestiva
quasi
sempre
di
colore
turchino
chiaro
,
quasi
soffusa
del
chiarore
della
lontananza
in
cui
egli
le
appariva
,
anche
se
in
realtà
la
sua
figura
spuntava
in
fondo
alla
strada
solitaria
.
Egli
doveva
attraversare
per
forza
quella
strada
,
per
scendere
dalla
sua
casa
al
centro
del
paese
:
ella
lo
sapeva
,
e
lo
aspettava
alla
finestra
,
ma
appena
la
figura
di
lui
appariva
ella
si
nascondeva
.
Ma
questa
volta
ella
lo
vede
sotto
una
luce
diversa
,
su
uno
sfondo
che
ha
del
fantastico
.
Era
andata
,
con
la
sorella
Pina
,
a
trovare
le
loro
amiche
,
cugine
di
Antonino
.
La
serva
le
ha
accompagnate
,
consegnandole
alla
signora
Lucia
,
con
la
promessa
che
sarebbe
andata
a
riprenderle
verso
sera
.
È
poco
,
eppure
è
una
festa
per
Cosima
,
che
può
respirare
l
'
aria
del
cortile
e
della
vigna
di
Antonino
.
Come
si
è
detto
,
le
case
delle
quattro
famiglie
si
aprono
tutte
su
questo
grande
cortile
arioso
,
lastricato
bene
,
con
panchine
di
granito
poggiate
al
muro
,
accanto
alle
porte
.
Quella
della
signora
Lucia
è
a
un
solo
pianterreno
,
ma
le
stanze
sono
comode
,
e
c
'
è
anche
il
salotto
,
col
tavolino
rotondo
in
mezzo
,
e
il
sofà
con
la
spalliera
ricoperta
da
una
trina
all
'
uncinetto
.
Le
ragazze
vi
si
raccolgono
e
cominciano
a
pigolare
:
anche
l
'
amica
di
Cosima
e
quella
di
Pina
,
della
stessa
età
,
sono
piccoline
,
brune
,
intelligenti
e
lingue
lunghe
.
Finito
di
parlar
male
delle
comuni
conoscenze
,
cominciano
a
punzecchiarsi
scambievolmente
,
con
istintive
malignità
e
derisioni
.
Le
due
ragazze
M
.
vestono
bene
,
perché
il
padre
è
impiegato
al
Tribunale
ed
ha
una
sorella
a
Sassari
,
dove
spesso
le
ragazze
passano
qualche
settimana
e
apprendono
le
eleganze
cittadine
.
Oggetto
della
loro
beffa
sono
quindi
i
goffi
vestitini
delle
altre
due
,
fatti
dalla
sarta
paesana
.
Giallo
,
con
guarnizioni
rosse
,
quello
di
Cosima
,
che
parrebbe
ridicolo
e
pure
dà
risalto
al
suo
viso
pallido
e
ai
folti
capelli
neri
.
-
Sembri
una
ciliegia
che
comincia
a
maturare
,
-
le
dice
l
'
amica
Lenedda
,
e
Cosima
arrossisce
e
tace
,
ma
la
sorella
Pina
,
squadrando
il
vestito
verde
e
nero
dell
'
altra
,
ribatte
:
-
E
tu
sembri
una
vipera
.
L
'
altra
ride
;
dice
:
-
Non
mi
ricordavo
che
ti
hanno
tagliato
il
filo
della
lingua
.
Infatti
era
vero
:
da
piccola
Pina
balbutiva
poiché
lo
scilinguagnolo
sotto
la
sua
lingua
era
eccessivamente
corto
:
e
le
fu
tagliato
;
cosa
che
tutti
,
per
il
resto
della
vita
,
le
rinfacciarono
.
-
A
te
non
occorreva
tagliartelo
,
il
filo
della
lingua
:
anzi
bisognerebbe
ricucirlo
.
Risero
,
le
ragazze
,
perché
in
fondo
erano
allegre
e
si
divertivano
delle
loro
stesse
malizie
:
fu
portato
il
caffè
,
e
si
riprese
a
parlar
male
delle
altre
cugine
,
le
sorelle
di
Antonino
,
che
spiavano
dalle
finestre
di
faccia
,
ma
non
si
degnavano
di
venire
a
salutare
le
piccole
borghesi
.
Poiché
esse
vestivano
in
costume
,
sì
,
ma
in
modo
sfarzoso
,
ed
erano
più
ricche
delle
altre
,
in
modo
che
la
loro
madre
diceva
convinta
:
-
Per
le
mie
figlie
occorrono
uomini
in
alto
,
fieri
e
potenti
.
Invece
la
maggiore
,
molti
anni
più
tardi
,
sposò
un
possidente
paesano
,
e
la
minore
un
ricco
commerciante
.
Quel
giorno
,
esse
non
si
unirono
alla
compagnia
delle
nostre
ragazze
neppure
quando
,
verso
il
tramonto
,
le
quattro
amiche
uscirono
nella
vigna
attigua
alla
casa
.
Bellissimo
era
il
luogo
in
pendìo
sopra
la
valle
,
in
faccia
ai
monti
arrossati
dal
sole
calante
:
un
muricciuolo
lo
separava
dal
sentiero
che
andava
a
perdersi
verso
i
pendii
di
un
'
altra
valle
,
a
nord
,
e
su
questo
muricciuolo
,
di
contro
uno
sfondo
di
cielo
abbagliante
come
una
lamina
d
'
oro
,
sedeva
,
con
un
giornale
in
mano
,
l
'
agile
Antonino
.
Quando
dal
fondo
del
vialetto
della
vigna
Cosima
lo
vide
,
si
piegò
in
avanti
come
dovesse
cadere
,
chiudendo
gli
occhi
quasi
con
angoscia
.
Ella
non
sapeva
che
era
tornato
,
come
del
resto
non
lo
sapevano
neppure
le
cugine
di
lui
,
che
lo
guardarono
con
curiosità
insolente
e
gli
corsero
incontro
senza
salutarlo
battendogli
i
pugni
sulle
ginocchia
.
Egli
le
respinse
,
preoccupato
solo
per
la
piega
dei
suoi
pantaloni
,
e
non
avrebbe
neppure
smesso
di
leggere
senza
la
presenza
delle
altre
due
ragazze
.
Stentò
un
po
'
a
ricordarsi
chi
erano
,
ma
quando
ebbe
riconosciuto
bene
Cosima
balzò
in
piedi
e
la
salutò
,
con
quel
suo
sorriso
dolce
,
stanco
e
beffardo
che
gli
sollevava
il
labbro
sopra
i
denti
luminosi
.
Tutto
era
luminoso
,
in
lui
,
in
quel
momento
,
e
la
luce
d
'
oro
del
tramonto
pareva
scaturisse
dai
suoi
occhi
,
dal
suo
viso
bruno
,
dai
capelli
raggianti
.
Per
tutta
la
sua
vita
Cosima
lo
ricordò
così
:
e
basta
ancora
che
pensi
a
lui
per
sentire
una
gioia
misteriosa
,
fatta
di
luce
e
di
angoscia
,
come
si
prova
soltanto
al
primo
rivelarsi
della
vita
cosciente
,
anche
se
l
'
immagine
della
vita
sorrida
come
in
quell
'
attimo
sorrideva
Antonino
.
Eppure
,
in
fondo
al
suo
pensiero
rimaneva
il
ricordo
delle
sue
prime
esperienze
d
'
arte
,
e
aspettava
con
orgoglio
che
il
giovane
accennasse
alla
sua
novella
,
pronta
a
difendersi
se
gliela
derideva
.
Ma
pareva
ch
'
egli
non
sapesse
nulla
:
o
almeno
non
accennò
nulla
.
Domandò
solo
di
Santus
,
e
disse
che
sarebbe
andato
a
trovarlo
.
Cosima
arrossì
;
egli
se
ne
accorse
e
non
insisté
.
Poi
le
due
ragazze
minori
essendosi
allontanate
,
rimasero
accanto
al
muricciuolo
le
due
maggiori
,
e
Lenedda
cominciò
a
stuzzicare
Antonino
,
permettendosi
di
pigliarlo
in
giro
,
per
il
modo
con
cui
vestiva
,
e
perché
i
capelli
gli
lucevano
troppo
.
-
Ti
sei
messo
l
'
olio
di
lentischio
,
come
le
donne
di
Oliena
.
A
chi
vuoi
piacere
,
in
questo
paese
di
selvaggi
?
Qui
,
dame
non
ce
ne
sono
.
Cosima
abbassava
gli
occhi
.
La
speranza
ch
'
egli
volesse
rispondere
alla
cugina
,
sull
'
argomento
scottante
,
le
faceva
battere
il
cuore
:
ma
egli
non
badava
a
Lenedda
più
che
alle
pietre
del
muro
sul
quale
si
appoggiava
:
però
si
passava
la
mano
bianca
,
con
le
unghie
che
riflettevano
l
'
oro
del
tramonto
,
sui
capelli
divisi
da
un
lato
da
una
sottile
scriminatura
candida
,
e
se
li
tormentava
come
per
dimostrare
che
non
erano
lucidi
per
artifizio
.
-
E
poi
,
perché
non
hai
il
corpetto
?
L
'
hai
perduto
?
La
tua
camicia
sembra
la
camicetta
di
una
donna
.
Cosima
taceva
,
mortificata
e
offesa
per
lui
,
e
provò
una
gioia
cattiva
quando
egli
allungò
il
giornale
e
lo
sbatté
più
volte
sulla
testa
della
cuginetta
insolente
:
ma
non
fu
tutto
:
allorché
Lenedda
,
con
un
piccolo
salto
felino
tentò
di
tirargli
i
capelli
,
egli
l
'
afferrò
per
un
braccio
,
la
fece
girare
intorno
a
sé
come
una
trottola
,
la
spinse
costringendola
a
scendere
di
precipizio
nel
vialetto
in
declino
.
Ella
strillava
come
una
ghiandaia
,
e
lui
non
rideva
,
tutt
'
altro
,
anzi
stringeva
un
po
'
crudelmente
i
denti
,
e
continuava
ad
agitare
il
giornale
,
come
avesse
un
gran
caldo
.
Cosima
stava
lì
quasi
tramortita
,
e
avrebbe
voluto
non
assistere
a
quella
scena
.
Poiché
il
suo
idolo
si
scomponeva
alquanto
;
eppure
se
egli
avesse
fatto
su
di
lei
lo
scempio
toccato
alla
cugina
,
ne
sarebbe
stata
paurosamente
felice
.
Egli
però
le
mostrava
,
pur
con
la
sua
indifferenza
,
il
massimo
rispetto
;
non
solo
,
ma
ella
aveva
l
'
impressione
che
la
lezione
data
a
Lenedda
fosse
in
suo
omaggio
,
per
non
essere
diminuito
agli
occhi
di
lei
.
Ad
ogni
modo
ella
respirò
quando
egli
,
dopo
averla
salutata
con
un
lieve
cenno
del
capo
se
ne
andò
senza
far
più
caso
degli
strilli
della
cugina
.
Ma
ella
doveva
incontrarlo
ancora
in
condizioni
più
felici
,
insperate
e
quasi
favolose
.
Sopra
la
piccola
città
,
che
era
già
a
seicento
metri
sul
livello
del
mare
,
sulla
cima
dell
'
Orthobene
,
sovrastante
fra
boschi
di
lecci
e
rocce
di
granito
,
poco
distante
dalla
proprietà
della
famiglia
di
Cosima
e
da
dove
per
la
prima
volta
ella
aveva
veduto
il
mare
lontano
,
sorgeva
una
piccola
chiesa
detta
appunto
Madonna
del
Monte
,
su
uno
spiazzo
sollevato
e
recinto
di
massi
.
Piccole
stanzette
erano
addossate
alla
chiesa
,
sotto
lo
stesso
tetto
,
e
una
specie
di
portichetto
si
apriva
davanti
alle
due
porte
,
una
a
mezzodì
l
'
altra
a
ponente
,
con
sedili
in
muratura
tutto
intorno
.
Nelle
stanzette
dimoravano
i
fedeli
,
durante
il
periodo
della
novena
e
della
festa
della
piccola
Madonna
.
La
leggenda
raccontava
che
un
vescovo
,
forse
di
Pisa
,
nel
viaggiare
per
la
sua
visita
pastorale
nell
'
isola
,
colto
da
tempesta
,
aveva
promesso
,
se
il
naviglio
si
salvava
,
di
erigere
un
santuario
sulla
prima
cima
di
montagna
apparsa
all
'
orizzonte
.
E
immediatamente
il
mare
si
era
calmato
,
e
una
cima
rocciosa
era
emersa
fra
le
nuvole
sopra
l
'
isola
.
Lo
zio
di
Cosima
,
il
tabaccoso
prete
Ignazio
,
che
aveva
una
parrucca
rossa
con
la
chierica
,
fungeva
da
cappellano
della
chiesetta
.
La
sorella
Paola
lo
accompagnava
:
avevano
per
loro
uso
,
oltre
la
piccola
sagrestia
,
nel
cui
armadietto
zia
Paola
nascondeva
i
dolci
per
sottrarli
all
'
avidità
dei
ragazzi
,
una
stanzetta
pulita
per
il
prete
,
con
una
branda
e
il
materasso
,
e
una
vasta
grezza
stanza
col
pavimento
sterrato
e
tanti
piuoli
fissi
al
muro
per
attaccarvi
le
robe
.
In
questo
primitivo
ambiente
,
che
aveva
della
capanna
e
della
caverna
,
e
riceveva
luce
solo
dalla
porticina
aperta
sul
bosco
,
Cosima
quell
'
anno
,
poiché
la
zia
Paola
l
'
aveva
invitata
con
le
sorelle
a
trascorrere
con
lei
il
tempo
della
novena
,
passò
i
giorni
più
belli
della
sua
vita
.
Fu
proprio
un
sogno
,
bello
,
completo
,
pieno
di
cose
misteriose
,
come
i
veri
sogni
.
Il
viaggio
,
circa
due
ore
di
salita
per
un
sentiero
appena
tracciato
fra
i
dirupi
,
gli
avvallamenti
,
il
basco
,
fu
attraversato
a
piedi
dalle
ragazze
pazzamente
felici
ed
ebbre
di
quella
meravigliosa
mattina
di
agosto
,
mentre
un
carro
tirato
da
buoi
e
carico
di
masserizie
e
provviste
,
le
seguiva
traballando
sui
sassi
e
gli
sterpi
.
La
prima
sosta
,
breve
,
fatta
non
per
stanchezza
ma
per
divertimento
,
fu
al
cominciare
del
bosco
fitto
,
sotto
una
strana
pietra
poggiata
su
altre
e
detta
la
tomba
del
gigante
.
Sembrava
una
grande
bara
,
di
granito
,
coperta
da
un
drappo
di
musco
,
solenne
nella
vasta
solitudine
del
luogo
.
Un
tempo
,
diceva
la
leggenda
,
i
giganti
abitavano
la
montagna
,
e
uno
di
essi
,
a
turno
,
vigilava
l
'
ingresso
della
foresta
:
l
'
ultimo
,
si
stese
per
morire
sulla
pietra
di
confine
,
che
si
richiuse
su
di
lui
e
ancora
custodisce
il
suo
corpo
.
Era
davvero
,
quello
,
l
'
ingresso
al
mondo
degli
eroi
,
dei
forti
,
di
quelli
che
non
possono
concepire
pensieri
meschini
;
e
Cosima
toccò
il
masso
,
come
in
altri
luoghi
,
abbelliti
di
leggende
sacre
,
si
tocca
la
pietra
dove
si
sia
riposato
qualche
santo
.
Il
sogno
confuso
della
fanciulla
era
già
illuminato
da
un
desiderio
,
oltre
che
di
purezza
,
di
cose
grandi
,
al
di
sopra
delle
difficoltà
quotidiane
:
e
le
sembrava
davvero
,
riprendendo
a
salire
il
sentiero
tra
le
felci
e
le
chine
già
morbide
di
capelvenere
e
di
sottilissime
erbe
di
montagna
,
all
'
ombra
dei
grandi
elci
patriarcali
,
di
evadere
dal
suo
piccolo
mondo
e
ritrovarsi
fra
i
giganti
che
vivono
alti
sino
quasi
al
cielo
,
compagni
dei
venti
,
del
sole
e
degli
astri
.
Una
seconda
tappa
fu
alla
sorgente
d
'
acqua
pura
e
luminosa
come
il
diamante
,
che
scaturiva
in
una
piccola
conca
di
pietre
e
si
spandeva
modesta
e
quasi
furtiva
fra
l
'
erba
calpestata
e
fangosa
,
in
un
cerchio
di
lecci
qua
e
là
arrampicati
sulle
cime
azzurre
.
Già
si
sentiva
il
grido
delle
ghiandaie
,
e
l
'
aria
sembrava
un
liquore
profumato
di
menta
.
Le
ragazze
s
'
inginocchiarono
sulla
pietra
e
si
protesero
a
bere
nella
fontana
:
e
nel
piccolo
specchio
d
'
onice
dell
'
acqua
in
ombra
Cosima
vide
i
suoi
occhi
che
le
parvero
della
stessa
miracolosa
luce
:
luce
che
scaturiva
dalla
profondità
della
sua
terra
e
aveva
un
giorno
riflesso
davvero
l
'
anima
assetata
di
divinità
dei
suoi
avi
pastori
e
poeti
.
La
realtà
doveva
consistere
nell
'
abitazione
che
,
simile
alla
capanna
scavata
fra
le
rocce
dai
medesimi
avi
,
aspettava
questa
nuova
tribù
di
fanciulle
che
anelavano
allo
spazio
del
mondo
lontano
,
alle
città
affollate
e
rumorose
.
E
le
sorelle
di
Cosima
si
rivoltarono
,
sul
principio
,
nel
vedere
che
il
giaciglio
,
in
comune
con
la
zia
Paola
,
era
steso
per
terra
,
fatto
di
uno
strato
di
felci
,
di
coperte
,
cuscini
e
grosse
lenzuola
;
che
gli
armadii
erano
i
piuoli
e
,
per
lavarsi
,
c
'
era
in
un
angolo
,
su
una
panchina
di
pietra
,
accanto
alla
brocca
per
bere
,
un
vaso
di
creta
;
e
per
ribellarsi
,
ma
anche
divertirsi
,
cominciarono
a
rotolarsi
sul
giaciglio
,
scovarono
la
parrucca
dello
zio
Ignazio
,
che
viveva
nella
stanzetta
accanto
,
e
ne
fecero
scempio
.
Ma
poi
uscirono
nel
bosco
e
si
confortarono
con
lo
sfarzo
del
meraviglioso
luogo
pieno
di
recessi
,
di
divani
coperti
di
musco
,
di
quadri
e
broccati
mai
visti
così
belli
,
dei
quali
erano
ricchi
gli
sfondi
.
Solo
Cosima
non
era
disillusa
:
anzi
l
'
interno
dell
'
abitazione
,
col
suo
odore
di
umido
e
di
felci
,
coi
suoi
arnesi
trogloditici
,
con
quella
porticina
coperta
dalla
tenda
sul
verdone
del
bosco
,
quei
sedili
di
pietra
grezza
,
quell
'
anfora
di
creta
e
i
recipienti
pastorali
fatti
di
sughero
e
di
corno
,
le
diedero
uno
strano
senso
di
ricordanze
remote
,
come
quello
che
provava
da
bambina
incosciente
nel
veder
apparire
la
piccola
nonna
materna
,
-
la
nonnina
che
partecipava
della
natura
delle
fate
nane
della
tradizione
locale
,
che
abitavano
nelle
casette
di
granito
in
mezzo
ai
monti
e
sugli
altipiani
rocciosi
:
-
e
prima
di
raggiungere
le
sorelle
si
diede
da
fare
per
rendere
più
abitabile
la
primordiale
dimora
.
Cominciò
con
l
'
appendere
i
pochi
vestiti
suoi
e
delle
sorelle
ai
piuoli
,
coprendoli
con
uno
scialle
per
preservarli
dalla
polvere
e
dalla
curiosità
degli
estranei
;
stese
davanti
al
giaciglio
,
dalla
parte
dove
avrebbero
dormito
loro
,
a
mo
'
di
tappeto
,
un
lungo
sacco
di
lana
che
invero
ne
aveva
lo
spessore
;
nascose
le
scarpe
in
un
cestino
,
e
infine
,
con
un
piccolo
specchio
e
una
mensoletta
che
aveva
previdentemente
portato
da
casa
sua
,
preparò
la
toeletta
.
Intanto
,
fuori
,
il
servo
di
zia
Paola
costruiva
una
capanna
di
frasche
,
abbastanza
alta
e
larga
,
che
doveva
servire
da
cucina
.
Avevano
portato
un
fornello
a
mano
e
un
sacco
di
carbone
;
ma
la
serva
volle
dietro
la
capanna
,
in
un
angolo
riparato
,
una
specie
di
focolare
di
pietre
e
dichiarò
che
avrebbe
cucinato
col
fuoco
di
legna
.
E
queste
non
mancavano
davvero
a
portata
di
mano
,
quali
erano
e
pronte
ad
accendersi
come
torcie
.
Anche
alcune
sedie
e
un
tavolo
erano
stati
portati
sul
carro
;
e
il
tavolo
avrebbe
dovuto
servire
per
i
pasti
e
per
scrittoio
a
prete
Ignazio
,
ma
egli
non
intendeva
perdere
neppure
un
minuto
per
impugnare
la
penna
;
e
così
il
tavolo
fu
collocato
nella
stanza
grande
,
accanto
alla
luce
della
porta
e
servi
,
sì
,
per
i
pasti
,
ma
anche
da
scrittoio
a
Cosima
.
Oh
,
e
ben
il
calamaio
ella
aveva
portato
,
avvolto
in
uno
straccio
nero
e
ficcato
dentro
una
scarpa
perché
nel
transito
non
si
rovesciasse
;
e
trovò
anche
,
nella
primordiale
dimora
,
una
specie
di
nicchia
,
che
avrebbe
dovuto
servire
per
qualche
lumino
e
qualche
immagine
sacra
,
e
della
quale
,
invece
,
ella
si
servì
per
deporvi
il
calamaio
,
la
penna
,
il
suo
scartafaccio
e
alcuni
libri
,
formandone
così
un
altarino
per
i
suoi
misteri
d
'
arte
.
Poi
raggiunse
le
sorelle
nel
bosco
;
e
furono
ore
e
poi
giorni
di
appassionata
gioia
.
Non
fu
tutto
un
sogno
?
Uno
di
quei
sogni
che
bastano
a
illuminare
una
vita
,
anche
negli
angoli
più
ombrosi
,
come
il
sole
e
la
luna
illuminavano
,
in
quei
favolosi
giorni
di
agosto
,
la
boscaglia
di
elci
intorno
alla
miracolosa
chiesetta
.
Che
importava
l
'
umiltà
e
la
rozza
accoglienza
della
capanna
?
Serviva
di
rifugio
solo
nella
notte
,
e
a
Cosima
nelle
ore
delle
sue
scritture
;
il
rumorio
del
bosco
la
copriva
col
suo
suono
di
organo
,
e
la
luna
col
suo
drappo
d
'
argento
.
E
le
ragazze
dormivano
cullate
da
quella
musica
che
non
aveva
l
'
eguale
poiché
era
la
musica
della
fanciullezza
che
risuona
una
sola
volta
nella
vita
.
Ma
per
Cosima
era
qualche
cosa
di
più
grande
e
trepido
:
era
tutta
una
rete
di
mistero
,
uno
svolgersi
di
cose
sorprendenti
,
come
se
ella
galleggiasse
in
un
fondo
oceanico
,
circondata
,
non
dal
selvaggio
bosco
di
elci
e
dalle
roccie
fantastiche
,
ma
da
tutte
le
meraviglie
delle
foreste
sottomarine
.
E
tutto
questo
,
oltre
la
reale
dolcezza
del
soggiorno
,
allietato
dalla
libertà
e
dallo
spazio
del
luogo
,
dalla
bellezza
del
paesaggio
e
delle
lontananze
e
dai
semplici
svaghi
della
poca
gente
che
dimorava
intorno
alla
chiesetta
,
dipendeva
dalla
presenza
,
in
una
delle
stanze
verso
la
parte
opposta
di
quella
del
cappellano
,
della
famiglia
di
Antonino
.
Egli
non
c
'
era
,
ma
doveva
pure
qualche
giorno
venirci
,
come
tutti
gli
altri
giovani
della
città
,
che
anche
se
i
loro
parenti
non
erano
lassù
,
combinavano
gite
e
passavano
anche
la
notte
nel
luogo
incantevole
,
accendendo
grandi
fuochi
,
combinando
cene
e
balli
,
bivaccando
sotto
gli
alberi
e
facendo
la
corte
alle
ragazze
;
doveva
arrivare
;
e
la
sola
speranza
di
vederlo
,
anche
alla
sfuggita
,
in
quello
sfondo
che
era
lo
sfondo
stesso
della
Poesia
,
riempiva
l
'
animo
di
Cosima
di
una
gioia
senza
limiti
.
Ma
ella
non
andava
mai
dalla
parte
ove
la
famiglia
di
lui
abitava
,
e
ne
sfuggiva
le
sorelle
come
per
paura
che
indovinassero
il
suo
segreto
e
la
sbeffeggiassero
,
o
semplicemente
perché
il
suo
segreto
era
per
lei
grande
e
sacro
come
un
tabernacolo
che
nessuno
doveva
profanare
.
Ed
ecco
egli
arriva
davvero
,
un
giorno
:
è
solo
,
a
piedi
,
con
una
fronda
in
una
mano
e
il
cappello
di
paglia
nell
'
altra
.
Cosima
,
che
vigilava
sempre
sul
sentiero
dall
'
alto
di
una
roccia
,
lo
vede
salire
un
po
'
stanco
,
frustando
le
felci
con
la
sua
fronda
:
le
sembra
scontento
e
disincantato
,
e
pensa
che
,
certo
,
il
luogo
,
per
quanto
pittoresco
,
non
è
degno
di
lui
:
per
lui
occorrono
i
parchi
coi
viali
lisci
come
il
velluto
,
le
scalee
e
le
terrazze
delle
ville
principesche
,
le
fontane
e
le
grotte
artificiali
dei
giardini
settecenteschi
,
come
ella
li
ammirava
nelle
riviste
illustrate
.
E
sentì
quasi
pietà
di
lui
,
decisa
a
nascondersi
per
non
aumentargli
il
malumore
che
doveva
provare
.
Eppure
la
sola
idea
che
egli
era
lì
,
nell
'
umile
portico
dove
le
sorelle
gli
servivano
il
caffè
,
illuminava
ancora
di
più
,
se
era
possibile
,
il
paesaggio
intorno
:
e
le
felci
toccate
da
lui
scintillavano
come
palme
dorate
,
e
il
cielo
era
più
vasto
e
azzurro
.
Incantesimi
della
fanciullezza
,
che
nel
ricordo
dànno
un
'
idea
di
quello
che
debba
essere
un
giorno
,
per
l
'
anima
che
ci
crede
e
lo
aspetta
in
ricompensa
degli
innumerevoli
disinganni
della
vita
,
il
regno
di
Dio
sulla
terra
.
Adesso
Cosima
è
di
nuovo
nella
sua
casa
melanconica
,
dove
ogni
cosa
,
dopo
il
ritorno
dalla
montagna
,
ha
preso
un
aspetto
più
triste
,
quasi
di
decadenza
,
o
meglio
di
appassimento
,
un
colore
umido
di
autunno
,
un
odore
funebre
di
crisantemi
.
Ella
ha
freddo
,
nell
'
alta
stanza
dalla
cui
finestra
si
vede
il
Monte
,
già
anch
'
esso
coperto
di
nebbia
:
il
grido
dei
corvi
annunzia
l
'
inverno
.
Ma
ancora
ci
sono
,
per
lei
,
momenti
nei
quali
il
cielo
torna
a
spalancarsi
,
e
un
tepore
primaverile
le
scalda
il
sangue
.
Ella
scrive
:
piegata
sul
suo
scartafaccio
,
quando
le
sorelle
tengono
a
bada
la
madre
,
e
Andrea
è
fuori
in
campagna
,
e
Santus
dorme
uno
dei
suoi
soliti
terribili
sonni
,
ella
si
slancia
nel
mondo
delle
sue
fantasie
,
e
scrive
,
scrive
,
per
un
bisogno
fisico
,
come
altre
adolescenti
corrono
per
i
viali
dei
giardini
,
o
vanno
a
un
luogo
loro
proibito
;
se
possono
,
a
un
convegno
d
'
amore
.
Anche
lei
,
nelle
sue
scritture
,
combina
convegni
di
amore
:
è
una
storia
,
la
sua
,
dove
la
protagonista
è
lei
,
il
mondo
è
il
suo
,
il
sangue
dei
personaggi
,
la
loro
ingenuità
,
le
loro
innocenti
follie
sono
le
sue
.
Il
titolo
del
libro
non
può
essere
che
quello
che
è
:
Rosa
di
macchia
.
E
un
giorno
,
quando
è
finito
,
ella
lo
sente
palpitare
vivo
fra
le
sue
mani
fredde
,
come
un
uccello
che
le
sguscia
fremente
fra
le
dita
e
vola
a
batter
le
ali
contro
i
vetri
chiusi
della
finestra
.
Ella
non
esita
a
cercare
il
modo
di
liberarlo
,
lasciarlo
andar
via
per
gli
spazi
infiniti
.
Scrive
all
'
editore
della
rivista
di
mode
,
e
l
'
uomo
,
che
ha
l
'
intelligenza
istintiva
e
il
cuore
grande
del
lavoratore
sbocciato
dal
popolo
,
capisce
con
chi
ha
da
fare
.
Risponde
che
gli
mandi
il
manoscritto
.
Cosima
si
stacca
con
dolore
ed
orgoglio
dalla
famiglia
dei
suoi
personaggi
,
e
la
manda
per
il
vasto
mondo
.
Il
plico
del
manoscritto
è
accuratamente
involto
in
tela
e
carta
,
con
una
rete
di
spaghi
che
deve
resistere
al
lungo
viaggio
di
terra
e
di
mare
:
ed
è
anche
raccomandato
:
tutte
spese
che
Cosima
non
può
sopportare
col
suo
scarno
bilancio
personale
composto
dai
pochi
centesimi
che
la
madre
le
dà
ogni
domenica
.
Ma
poiché
è
necessario
andare
avanti
a
tutti
i
costi
,
ecco
che
la
scrittrice
,
la
poetessa
,
la
creatura
delle
nuvole
,
scende
in
cantina
e
ruba
un
litro
d
'
olio
:
è
facile
,
questa
ladroneria
,
perché
lei
e
le
sorelle
,
quando
la
madre
e
la
serva
sono
occupate
in
cucina
,
e
qualche
donna
viene
a
comprare
olio
o
vino
,
non
sdegnano
di
servirla
.
Arriva
dunque
la
donna
di
servizio
della
famiglia
del
cancelliere
del
Tribunale
,
che
abita
da
pochi
giorni
la
casa
della
zia
Paola
,
in
fondo
alla
strada
,
e
compra
un
fiasco
d
'
olio
:
Cosima
riceve
la
somma
,
in
piccole
monete
di
argento
da
mezza
lira
l
'
una
:
a
lungo
,
andata
via
la
donna
,
ella
tiene
quei
semi
bianchi
entro
il
pugno
,
fino
a
scaldarli
;
ha
scrupolo
,
ha
paura
,
anche
un
po
'
di
vergogna
;
ma
poi
pensa
che
un
familiare
non
esita
a
intascare
metà
del
fitto
del
bosco
e
del
provento
delle
mandorle
,
per
sprecarlo
col
gioco
e
con
le
donne
,
e
divide
anche
lei
le
monete
:
metà
alla
casa
,
metà
alla
gloria
.
È
vero
che
poi
rivelò
il
peccato
al
confessore
,
dicendo
di
aver
rubato
,
senza
però
riferirne
il
motivo
:
e
per
penitenza
digiunò
il
venerdì
e
il
sabato
.
Presto
arrivarono
le
bozze
di
stampa
del
romanzo
.
Cosima
non
sapeva
con
precisione
di
che
si
trattasse
:
credette
che
l
'
editore
le
mandasse
un
campione
,
e
si
meravigliò
che
le
pagine
fossero
lunghe
come
le
colonne
di
stampa
dei
giornali
.
Le
tenne
lì
,
trovando
buffo
e
quasi
allucinante
quel
trasformarsi
del
suo
lavoro
.
Il
suo
nome
,
in
cima
,
sovrastante
al
titolo
,
le
dava
quasi
soggezione
:
le
pareva
fosse
troppo
esposto
alla
curiosità
del
lettore
.
Non
vedendo
ritornare
le
bozze
l
'
editore
scrisse
quasi
seccato
,
richiedendole
corrette
.
Allora
Cosima
si
decise
a
correggere
i
molti
errori
di
stampa
,
e
sentì
la
prima
tortura
di
ricercare
le
doppie
lettere
sul
frusto
vocabolario
che
era
appartenuto
a
suo
padre
e
ancora
aveva
odore
e
macchie
di
tabacco
da
naso
:
ma
le
correzioni
ella
le
fece
in
un
modo
nuovo
,
mai
veduto
,
cioè
non
sul
margine
del
foglio
,
sibbene
sul
corpo
stesso
delle
parole
errate
;
talché
ne
germogliò
una
fioritura
selvatica
di
sgorbi
,
un
groviglio
che
terrorizzò
il
tipografo
destinato
a
sbrogliarlo
.
L
'
editore
decise
di
non
mandare
le
ulteriori
bozze
alla
scrittrice
,
ma
le
richiese
una
fotografia
da
mettere
sulla
porta
del
romanzo
.
Di
fotografie
Cosima
ne
possedeva
solo
una
,
che
era
stata
anch
'
essa
una
delle
prime
sue
disillusioni
personali
.
S
'
era
voluta
fotografare
coi
capelli
sciolti
,
col
vestito
nuovo
color
viola
di
mezzo
lutto
e
il
fermaglio
d
'
argento
al
collo
:
ne
era
venuta
una
immagine
torva
,
corrucciata
,
con
gli
occhi
selvaggi
,
la
bocca
sdegnosa
,
il
petto
legnoso
;
la
prima
deformazione
della
sua
personalità
spirituale
,
che
sotto
le
asprezze
fisiche
dell
'
adolescenza
ella
sentiva
invece
bella
e
fina
.
Era
abbastanza
vanitosa
per
non
pensar
neppure
di
mandare
quel
cupo
ritratto
di
sé
stessa
ad
affacciarsi
all
'
apertura
del
suo
libro
di
sogni
:
ma
farne
un
altro
era
un
po
'
difficile
,
ed
anche
dispendioso
.
Forza
e
coraggio
,
e
sopra
tutto
astuzia
:
altri
mezzi
litri
di
olio
e
di
vino
furono
sottratti
al
bilancio
domestico
:
fu
combinata
una
gita
ad
un
orto
di
proprietà
della
famiglia
,
vicino
alla
casa
del
fotografo
,
e
tutto
,
questa
volta
,
riuscì
bene
:
la
testa
di
Cosima
emergeva
da
un
grande
ventaglio
di
piume
di
struzzo
nere
,
ch
'
ella
aveva
con
arte
aperto
sul
suo
scarno
petto
:
emergeva
come
da
un
'
ala
,
che
poteva
anche
avere
un
simbolo
;
e
gli
occhi
avevano
il
loro
languore
orientale
,
un
po
'
esagerato
,
il
viso
tutto
dolce
,
sornione
,
un
po
'
per
volontà
di
lei
,
un
po
'
per
abilità
del
fotografo
intelligente
,
che
aveva
capito
a
modo
suo
di
che
si
trattava
.
Aveva
capito
che
quell
'
immagine
era
destinata
a
un
amatore
,
a
qualcuno
che
Cosima
voleva
attirare
per
passione
,
ma
anche
per
arte
:
e
questo
primo
innamorato
lontano
,
ricco
come
un
re
e
forse
anche
più
potente
,
era
il
pubblico
dei
lettori
,
specialmente
giovani
,
intelligenti
e
affini
all
'
anima
e
alle
fantasie
di
lei
.
Il
libro
invece
ebbe
un
successo
femminile
:
lo
lessero
le
fanciulle
,
e
vi
si
ritrovarono
,
coi
loro
amori
più
libreschi
che
reali
,
coi
loro
convegni
notturni
immaginari
,
con
le
loro
finte
ali
di
struzzo
che
non
possono
volare
.
L
'
editore
mandò
cento
copie
del
volume
,
per
tutto
compenso
dell
'
opera
:
il
valore
non
superava
quello
dell
'
olio
e
del
vino
rubati
in
cantina
;
e
il
grosso
pacco
piombò
in
casa
come
un
bolide
sconquassatore
.
La
madre
ne
fu
atterrita
,
la
sera
gli
girò
attorno
con
la
diffidenza
spaventata
di
un
cane
che
vede
un
animale
sconosciuto
:
per
fortuna
Cosima
ricordò
che
un
suo
cugino
in
terzo
grado
aveva
una
bottega
di
barbiere
e
spacciava
giornali
e
riviste
.
Era
un
intellettuale
anche
lui
,
a
modo
suo
,
perché
mandava
la
corrispondenza
locale
al
giornale
del
capoluogo
:
e
la
proposta
di
Cosima
,
di
spacciare
qualche
copia
del
romanzo
,
fu
da
lui
accolta
con
disinteresse
assoluto
.
Ma
per
la
scrittrice
fu
un
disastro
morale
completo
:
non
solo
le
zie
inacidite
,
ma
i
ben
pensanti
del
paese
,
e
le
donne
che
non
sapevano
leggere
ma
consideravano
i
romanzi
come
libri
proibiti
,
tutti
si
rivoltarono
contro
la
fanciulla
:
fu
un
rogo
di
malignità
,
di
supposizioni
scandalose
,
di
profezie
libertine
:
la
voce
del
Battista
che
dalla
prigione
opaca
della
sua
selvaggia
castità
urlava
contro
Erodiade
era
meno
inesorabile
.
Lo
stesso
Andrea
era
scontento
:
non
così
aveva
sognato
la
gloria
della
sorella
:
della
sorella
che
si
vedeva
minacciata
dal
pericolo
di
non
trovare
marito
.
Ma
a
consolare
l
'
umiliazione
sdegnosa
di
Cosima
arrivarono
le
prime
lettere
delle
sue
ammiratrici
,
ed
anche
di
qualche
giovanissimo
ammiratore
,
cosa
che
maggiormente
la
confortò
.
Uno
le
mandò
,
da
Roma
,
-
da
Roma
!
-
una
piccola
poesia
d
'
amore
,
musicata
,
dedicata
a
lei
.
Ella
aveva
già
un
certo
spirito
critico
per
giudicare
puerili
e
sgrammaticati
i
versi
,
-
non
più
dei
suoi
,
ma
incoraggiò
la
propria
vanità
col
credere
che
la
musica
fosse
migliore
;
per
conto
suo
non
conosceva
una
nota
,
e
di
musica
aveva
finora
sentito
quella
della
chitarra
e
della
fisarmonica
e
quella
dell
'
organo
della
cattedrale
:
ma
quello
che
più
la
lusingava
e
la
cullava
in
una
risonanza
immaginaria
,
era
il
fatto
che
l
'
omaggio
veniva
da
un
giovane
,
forse
un
ragazzo
,
un
ragazzo
che
se
sapeva
comporre
musica
,
oltre
a
poesia
,
doveva
essere
di
condizione
civile
,
di
gente
educata
;
forse
era
un
Antonino
ancora
acerbo
,
forse
anzi
in
via
d
'
evoluzione
più
raffinata
di
quella
dell
'
esteta
locale
;
e
aveva
su
di
questi
il
vantaggio
di
essere
meno
indifferente
,
e
di
pensare
dunque
a
lei
,
di
essere
all
'
altra
riva
del
solitario
oceano
di
sogni
dov
'
ella
viveva
.
Fu
il
suo
primo
amore
lontano
,
tutto
suo
,
poiché
dell
'
ignoto
musicista
non
seppe
mai
l
'
indirizzo
,
neppure
il
nome
,
-
e
se
ne
sapeva
l
'
età
e
il
sesso
era
perché
i
versi
li
svelavano
:
-
ed
egli
non
scrisse
,
non
parlò
,
non
cantò
più
.
Fu
come
un
grido
d
'
uccello
nella
notte
,
un
richiamo
passeggero
di
usignuolo
,
illuso
anche
lui
dal
chiarore
delle
lontananze
;
la
serenata
di
un
fantasma
di
trovatore
sceso
dalla
foresta
lunare
delle
pagine
di
un
libro
romantico
.
Questo
fatto
cominciò
a
staccarla
da
Antonino
,
tanto
più
che
egli
non
diede
il
minimo
segno
di
essersi
accorto
di
quello
che
per
lei
,
certo
,
era
un
avvenimento
straordinario
.
Un
filo
di
dispetto
si
intrecciò
ai
ricordo
di
lui
,
anzi
fu
come
una
trama
che
si
rompe
,
in
un
tessuto
prezioso
,
e
a
poco
a
poco
tira
le
altre
,
irrimediabilmente
.
Poi
un
'
altra
cosa
accadde
:
un
altro
poeta
si
accorse
di
lei
:
e
questo
era
vicino
e
accostabile
:
oh
,
anche
troppo
,
accostabile
,
poiché
egli
faceva
di
tutto
per
esserlo
.
Ma
,
ahimè
!
era
un
ben
piccolo
e
triste
e
meschino
poeta
,
in
tutto
.
Era
zoppo
,
fin
dalla
nascita
;
non
poteva
studiare
per
mancanza
di
mezzi
,
non
riusciva
a
trovare
un
posto
decoroso
per
mancanza
di
studio
:
era
il
figlio
illegittimo
del
cancelliere
,
quello
venuto
ad
abitare
in
fondo
alla
strada
,
e
,
si
diceva
,
del
cancelliere
stesso
,
che
non
lo
riconosceva
ma
se
lo
tirava
appresso
,
lo
manteneva
,
gli
faceva
fare
il
copista
,
e
gli
permetteva
di
scrivere
versi
.
Il
cancelliere
era
vedovo
:
aveva
due
figlie
già
anziane
,
una
tutta
riccioli
neri
,
tinti
e
grassi
,
l
'
altra
di
un
biondo
di
stoppia
bruciata
,
con
una
guancia
pelosa
come
quella
di
un
gatto
.
Si
volevano
tutti
bene
:
le
ragazze
sognavano
un
ricco
matrimonio
per
il
presunto
fratello
.
Fortunio
,
si
chiamava
,
ed
esse
speravano
che
il
nome
gli
portasse
fortuna
:
ed
era
anche
bello
di
viso
,
con
due
grandi
occhi
castanei
,
femminei
,
i
capelli
lisci
,
dello
stesso
colore
,
quasi
della
stessa
lucentezza
,
un
non
so
che
di
carezzevole
e
languido
in
tutta
la
persona
,
anche
nel
modo
di
trascinare
la
gamba
storta
con
la
scarpa
che
pareva
di
ferro
.
Le
sorelle
riuscirono
a
fare
amicizia
con
Cosima
;
un
'
amicizia
un
po
'
sostenuta
e
cerimoniosa
,
però
;
mandavano
la
serva
a
domandare
quando
potevano
,
senza
disturbo
,
far
visita
,
e
arrivavano
puntuali
,
coi
vestiti
nuovi
,
i
cappellini
che
sembravano
spoglie
di
pappagalli
;
e
trovavano
sempre
il
modo
di
parlare
di
Fortunio
:
sì
,
anche
Fortunio
aveva
pubblicato
un
volumetto
di
versi
;
anche
Fortunio
scriveva
un
romanzo
;
anche
Fortunio
riceveva
e
spediva
tante
lettere
.
Ne
mandò
una
anche
a
lei
,
con
la
serva
,
e
istintivamente
Cosima
la
nascose
:
ma
quando
l
'
aprì
rise
,
un
po
'
delusa
,
poiché
il
collega
la
pregava
di
tradurgli
in
italiano
una
parola
dialettale
molto
usata
nella
città
,
ma
della
quale
egli
non
sapeva
con
precisione
il
significato
.
Ella
rispose
:
egli
scrisse
ancora
,
ringraziando
.
Le
loro
lettere
avevano
le
impronte
oleose
delle
dita
della
serva
.
Poi
l
'
amicizia
si
strinse
:
Cosima
andò
con
le
sorelle
a
visitare
le
nuove
amiche
e
osservò
che
la
loro
casa
era
povera
,
disordinata
,
quasi
sudicia
:
e
quei
riccioli
neri
unti
,
quella
frangia
di
stoppia
che
ricadeva
fin
sugli
occhi
bianchi
della
più
vecchia
delle
zitelle
,
le
destarono
un
senso
di
diffidenza
,
quasi
di
ripugnanza
.
Che
si
ingrandì
questo
senso
,
quando
,
non
seppe
come
,
le
due
streghe
trovarono
il
modo
di
condurre
le
ragazze
più
piccole
a
vedere
un
vaso
di
gerani
nella
loggetta
della
casa
,
e
nella
stanzetta
che
serviva
da
pranzo
e
da
ricevere
entrò
come
per
caso
lo
zoppo
.
Ella
che
s
'
era
piegata
a
guardare
sul
tavolo
coperto
da
un
tappeto
fatto
con
orribili
ritagli
di
scatole
di
fiammiferi
,
alcune
di
quelle
immagini
con
paesaggi
,
sentì
la
scarpa
di
lui
come
la
zampata
di
un
cavallo
che
si
ferma
davanti
ad
un
ostacolo
:
e
balzò
in
piedi
rossa
e
spaventata
.
A
dire
il
vero
anche
lui
arrossì
e
le
sue
labbra
tremarono
:
ma
ciò
valse
a
far
notare
a
Cosima
che
egli
aveva
una
bella
bocca
,
carnosa
ma
non
sensuale
,
o
,
se
mai
,
di
una
sensualità
sana
e
attraente
come
quella
di
un
frutto
maturo
.
Per
la
prima
volta
ella
ebbe
la
sensazione
di
ciò
che
doveva
essere
un
bacio
,
la
sensazione
fisica
;
un
bacio
carnale
,
fra
due
che
si
desiderano
e
sono
spinti
ad
attaccarsi
l
'
uno
all
'
altro
da
una
terribile
forza
di
natura
:
e
anche
la
sua
bocca
tremò
,
ma
come
quella
di
un
bambino
che
sta
per
piangere
e
neppur
lui
sa
perché
.
Fortunio
fu
certo
,
almeno
in
apparenza
,
fortunato
con
Cosima
.
Ma
lo
fu
perché
era
audace
e
spinto
,
in
fondo
,
da
un
misterioso
senso
di
odio
verso
di
lei
e
verso
tutta
la
classe
boriosa
e
orgogliosa
senza
motivo
alla
quale
ella
apparteneva
.
Ella
era
quasi
ricca
,
quasi
nobile
,
e
nonostante
le
gravi
pecche
dei
fratelli
,
considerata
una
ragazza
di
rango
superiore
.
La
sua
stessa
ambigua
qualità
di
scrittrice
le
attirava
,
dopo
tutto
,
l
'
attenzione
di
un
intero
paese
,
e
di
gente
più
lontana
ancora
:
e
Fortunio
era
abbastanza
intelligente
per
capire
ch
'
ella
giocava
una
carta
:
poteva
perdere
ma
poteva
anche
vincere
.
Lui
sapeva
benissimo
,
meglio
di
quelli
del
paese
,
che
un
vero
artista
non
manca
mai
al
suo
avvenire
.
E
in
Cosima
egli
sentiva
l
'
artista
;
mentre
lui
era
diseredato
in
tutto
,
anche
nelle
sue
velleità
di
intellettuale
.
La
passione
che
egli
cominciò
a
provare
sul
serio
per
lei
era
in
parte
sincera
,
in
parte
avida
e
interessata
.
Le
lettere
che
cominciò
arditamente
a
scriverle
,
facendogliele
pervenire
incollate
nelle
copertine
dei
libri
che
si
scambiavano
apertamente
,
erano
belle
,
poetiche
,
sensuali
;
forse
le
cose
migliori
che
egli
scrisse
in
tutta
la
sua
,
d
'
altronde
breve
,
carriera
di
scrittore
:
Cosima
se
le
sorbiva
con
avidità
,
e
le
nascondeva
ben
bene
per
il
terrore
che
venissero
scoperte
da
Andrea
:
se
Andrea
le
avesse
scoperte
sarebbero
successi
certamente
dei
guai
.
Poiché
Fortunio
era
per
lui
un
essere
assolutamente
inferiore
,
socialmente
e
fisicamente
:
era
peggio
di
un
servo
,
peggio
di
un
suonatore
ambulante
,
e
come
tale
gli
perdonava
,
anche
perché
nulla
ancora
di
sospetto
gli
passava
nella
mente
,
le
serenate
che
,
con
chitarra
e
relative
appassionate
canzoni
dialettali
,
il
giovane
zoppo
,
con
altri
suoi
amici
,
si
permetteva
di
eseguire
sotto
le
finestre
di
casa
.
Era
un
uso
locale
,
abbastanza
antico
sebbene
del
tutto
diverso
da
quello
delle
vere
serenate
popolari
composte
di
cori
vocali
e
di
canzoni
arcaiche
,
quello
delle
serenate
diremo
borghesi
,
combinate
da
studenti
e
giovanotti
della
classe
non
esclusivamente
paesana
.
Canzoni
semi
-
dotte
accompagnate
dalla
musica
della
chitarra
,
del
mandolino
,
anche
della
fisarmonica
,
facevano
sollevare
la
testa
dai
loro
guanciali
quasi
monastici
,
alle
fanciulle
sognanti
:
ma
era
un
po
'
difficile
identificare
a
chi
la
voce
appassionata
che
rompeva
il
silenzio
notturno
coi
suoi
richiami
d
'
amore
,
era
diretta
:
poiché
l
'
amatore
,
per
lo
più
ostacolato
nelle
sue
aspirazioni
amorose
,
per
crearsi
una
specie
di
impunità
non
si
fermava
,
con
la
sua
compagnia
solo
sotto
le
finestre
dell
'
amata
,
ma
sotto
molte
altre
dove
c
'
erano
fanciulle
:
così
che
il
suo
sfogo
poteva
passare
per
quello
di
un
dilettante
di
serenate
,
di
uno
spirito
innamorato
del
suo
universale
sogno
d
'
amore
:
o
anche
di
un
artista
in
esercizio
di
canto
e
di
notturne
melodie
.
Cosima
non
si
ingannò
un
istante
quando
una
notte
sentì
,
dapprima
lontana
,
poi
sempre
più
vicina
e
quasi
tempestosa
e
tiepida
,
quasi
palpabile
,
come
appunto
il
levarsi
del
vento
dalle
lontananze
del
mare
e
poi
dalla
valle
,
nelle
notti
di
marzo
,
il
vento
che
porta
dalle
terre
d
'
Oriente
l
'
annunzio
della
primavera
,
la
voce
di
Fortunio
.
Bisogna
dirlo
,
era
una
voce
potente
,
calda
,
un
po
'
raffreddata
come
quella
di
un
vero
tenore
,
-
e
anche
su
questa
le
sorelle
di
Fortunio
contavano
,
sperando
di
far
di
lui
un
cantante
;
-
ed
egli
sapeva
scegliere
,
aggiustandole
con
anelli
di
sua
invenzione
,
le
poesie
più
adatte
a
penetrare
come
in
sogno
nel
letto
delle
fanciulle
,
ad
avvolgerle
con
ali
d
'
angelo
sempre
più
calde
,
sempre
più
strette
,
fino
a
tramutarsi
in
un
abbraccio
umano
appassionato
.
Cosima
tenta
di
reagire
:
in
fondo
non
è
romantica
e
già
,
per
tante
prove
crudeli
,
conosce
la
vita
;
ma
la
monotonia
dei
giorni
senza
speranza
di
notevole
mutamento
le
gravava
intorno
come
una
ingiusta
condanna
,
-
antica
condanna
delle
donne
della
sua
stirpe
,
-
e
lei
ardeva
tutta
di
desideri
di
volo
,
di
più
vasti
orizzonti
,
di
vita
movimentata
.
Così
diede
ascolto
alla
voce
lusingatrice
,
sebbene
Fortunio
le
destasse
diffidenza
e
quasi
disprezzo
.
Un
giorno
,
in
maggio
,
quando
le
prime
ebbrezze
della
sua
avventura
letteraria
erano
dileguate
,
per
lasciar
posto
,
in
lei
,
ad
uno
scoraggiamento
pesante
,
per
colmo
di
disdetta
,
le
arriva
una
lunga
critica
,
manoscritta
,
della
sua
povera
ma
sincera
fatica
:
il
romanzo
,
la
novella
,
persino
un
timido
racconto
per
bambini
pubblicato
in
una
rivistina
per
ragazzi
,
tutto
e
stroncato
,
e
non
con
debole
malizia
,
ma
a
vigorosi
colpi
di
accetta
:
tutto
,
con
logica
,
con
coscienza
:
tutto
ridotto
a
scheggie
,
buone
,
-
conclude
il
critico
,
-
per
accendere
il
fuoco
del
forno
ove
la
madre
di
Cosima
cuoce
il
pane
.
Torni
,
torni
,
la
piccola
grafomane
,
nel
limite
dell
'
orticello
paterno
,
a
coltivare
i
garofani
e
la
madreselva
;
torni
a
fare
la
calza
,
a
crescere
,
ad
aspettare
un
buon
marito
,
a
prepararsi
ad
un
avvenire
sano
di
affetti
famigliari
e
di
maternità
.
Cosima
piange
;
di
rabbia
,
di
umiliazione
:
piange
,
ma
in
fondo
si
sente
tutta
scossa
,
ha
coscienza
di
aver
sbagliato
strada
,
decide
di
ritornare
davvero
al
chiuso
esilio
del
suo
vero
destino
.
Strappa
il
foglio
di
condanna
,
e
riprende
i
suoi
lavori
di
ricamo
,
di
cucina
,
le
passeggiate
con
le
sorelle
,
le
gite
confortevoli
nelle
belle
campagne
rallegrate
dalla
fastosa
primavera
.
Ad
una
di
queste
gite
presero
parte
anche
le
sorelle
di
Fortunio
:
anzi
furono
loro
che
portarono
le
provviste
per
fare
una
merenda
sull
'
erba
,
accanto
alla
sorgente
dell
'
acqua
che
scaturiva
da
una
roccia
alle
falde
del
monte
.
E
furono
ore
di
schietta
,
innocente
allegria
;
e
Cosima
poté
anche
,
contemplando
il
tramonto
sulle
cime
opposte
della
valle
,
sopra
gli
oliveti
sognanti
,
mettere
da
parte
i
tenebrosi
propositi
di
abbandonare
i
suoi
sogni
di
poesia
;
la
ferita
si
chiudeva
,
ed
ella
provava
come
una
gioia
di
convalescenza
,
quando
,
a
stendere
un
'
ombra
sulla
luce
del
suo
cuore
,
-
la
sola
luce
ch
'
ella
sentiva
di
essere
vera
,
limpida
e
dissetante
come
la
sorgente
della
roccia
,
-
apparve
,
sulla
strada
sovrastante
,
la
figura
di
Fortunio
.
Al
solito
,
pareva
che
egli
fosse
sopraggiunto
per
caso
.
Dall
'
alto
del
paracarri
si
affacciò
e
parlamentò
con
le
sorelle
,
che
lo
invitavano
ad
avvicinarsi
,
a
prender
parte
alla
merenda
,
con
un
certo
diritto
,
poiché
la
roba
l
'
avevano
portata
loro
:
ma
egli
rifiutò
,
severo
e
triste
,
conscio
,
anche
lui
,
del
posto
che
gli
spettava
:
affacciato
al
parapetto
dello
stradone
in
modo
che
la
sua
gamba
storta
non
si
vedesse
,
e
risaltasse
la
bella
testa
con
gli
occhi
e
le
vivide
fresche
labbra
lucenti
al
riflesso
del
tramonto
,
guardava
con
tristezza
lontano
,
e
appoggiava
la
guancia
alla
mano
fina
,
dalle
unghie
che
parevano
di
alabastro
rosa
.
A
Cosima
pareva
una
di
quelle
figure
romantiche
che
le
piacevano
nelle
vignette
di
qualche
antica
edizione
di
Chateaubriand
,
possedute
da
Santus
;
così
,
un
giovine
sventurato
,
preso
da
una
segreta
passione
,
che
si
smarrisce
nella
solitudine
di
un
tramonto
campestre
e
appoggiato
al
riparo
di
un
precipizio
,
o
seduto
sul
tronco
abbattuto
di
una
quercia
,
fra
tralci
d
'
edera
e
rupi
coperte
dal
fiore
del
muschio
,
medita
sulla
sua
triste
sorte
.
Triste
,
certo
,
era
la
sorte
del
giovine
Fortunio
,
e
il
cuore
di
Cosima
non
poteva
non
accoglierne
l
'
eco
,
fra
le
voci
poetiche
che
le
raccontavano
l
'
eterna
poesia
del
dolore
umano
:
e
così
,
quando
la
comitiva
prese
la
via
del
ritorno
,
lasciando
lo
sventurato
poeta
solo
appoggiato
alla
roccia
della
sorgente
,
intento
a
sentirne
anche
lui
il
mormorio
melanconico
,
fra
le
ombre
già
dorate
del
crepuscolo
,
ella
si
sbandava
,
a
capo
chino
,
mentre
le
compagne
si
ricorrevano
nello
stradone
e
cantavano
e
ridevano
come
figlie
di
contadini
,
al
ritorno
dal
lavoro
dei
campi
.
Sorge
la
luna
,
fra
i
denti
del
monte
,
sopra
i
macigni
che
dànno
l
'
illusione
delle
rovine
di
un
castello
:
il
suo
chiarore
lilla
si
fonde
con
quello
arancione
dell
'
orizzonte
;
l
'
odore
della
vegetazione
inumidisce
l
'
aria
tiepida
;
canti
lontani
rispondono
a
quelli
delle
fanciulle
che
accompagnano
e
trasportano
sull
'
ala
del
loro
coro
la
tristezza
indistinta
di
Cosima
.
Che
cosa
vuole
,
Cosima
?
Non
lo
sa
bene
neppure
lei
:
vorrebbe
fermarsi
,
non
tornare
nella
sua
casa
soffocante
,
appoggiarsi
anche
lei
al
parapetto
dello
stradone
,
sopra
la
valle
piena
di
mistero
,
seguire
il
corso
della
luna
sul
cielo
sempre
più
chiaro
e
luminoso
.
Le
compagne
non
badavano
a
lei
:
le
sorelle
,
stordite
dall
'
allegria
delle
amiche
,
si
lasciavano
trascinare
avanti
,
e
lei
rimaneva
sola
,
sperduta
,
come
dimenticata
nella
strada
e
nel
mondo
.
Sopraggiungeva
qualche
carro
di
contadini
,
trainato
dai
buoi
sonnolenti
,
qualche
uomo
a
cavallo
,
qualche
tarda
donnicciuola
che
ritornava
dall
'
aver
lavato
i
panni
al
torrente
:
le
ombre
si
allungavano
di
traverso
sulla
strada
bianca
,
le
voci
e
i
passi
risonavano
dolci
nell
'
aria
molle
e
profumata
.
Ed
ecco
un
passo
diverso
dagli
altri
,
con
qualche
cosa
di
ambiguo
,
come
il
passo
di
un
essere
fantastico
,
uno
gnomo
,
un
gigante
che
tenta
di
non
far
rumore
,
o
un
Belfagor
fatale
,
o
un
arcangelo
che
con
un
batter
d
'
ali
può
trasportarti
fra
le
torri
d
'
argento
e
gli
spalti
lunari
della
montagna
.
È
Fortunio
:
sarebbe
stato
più
in
carattere
con
la
chitarra
a
tracolla
,
come
un
trovatore
sceso
appunto
dai
boschi
d
'
elci
che
circondavano
gli
illusorii
castelli
dell
'
orizzonte
:
ad
ogni
buon
fine
aveva
ancora
un
libro
in
mano
:
un
libro
che
biancheggiava
alla
luna
,
con
le
parole
magiche
che
aprono
la
porta
dei
sogni
.
Versi
;
versi
d
'
amore
.
Raggiunse
Cosima
e
le
si
mise
a
fianco
,
silenzioso
.
Ella
non
si
stupì
:
tutto
doveva
procedere
così
;
e
quando
egli
le
cinse
lievemente
le
spalle
col
braccio
che
tremava
ella
non
protestò
,
non
cercò
di
liberarsi
.
Tutto
doveva
procedere
così
:
era
una
cosa
ordita
dalle
sorelle
maliziose
di
Fortunio
,
ma
pareva
anche
un
incantesimo
prodotto
dall
'
ora
,
dal
luogo
,
dalla
sorte
che
protegge
gl
'
innamorati
.
Anche
l
'
ombra
folta
che
si
stendeva
al
margine
dello
stradone
,
in
una
svolta
ove
le
rocce
scendevano
fino
al
paracarri
,
parve
una
tenda
di
velluto
,
che
avvolse
i
due
giovani
poeti
e
permise
ai
loro
freschi
volti
di
formarne
uno
solo
:
il
volto
dell
'
amore
.
Tutto
sembrava
proteggerli
:
il
modo
facile
di
scambiarsi
le
lettere
,
la
strada
in
comune
,
la
vicinanza
dei
loro
orti
.
E
dell
'
orto
di
Cosima
,
di
notte
,
quando
si
sapeva
che
la
madre
e
le
sorelle
riposavano
,
la
prima
avvolta
anche
nel
sonno
dal
suo
velo
di
sofferenza
e
di
preghiere
,
le
seconde
nei
loro
sogni
ancora
bianchi
di
innocenza
,
Fortunio
riusciva
,
nonostante
la
sua
infermità
,
a
scavalcare
il
muricciuolo
,
e
ritrovare
,
sinceramente
ansante
e
appassionato
,
all
'
ombra
di
un
angolo
protettore
,
la
sua
piccola
amica
che
sembrava
,
così
sbalordita
e
silenziosa
,
il
fantasma
di
sé
stessa
.
Ella
si
lasciava
baciare
da
lui
,
ne
sentiva
il
calore
della
persona
,
i
fremiti
e
gli
ànsiti
di
eroe
incatenato
,
la
violenza
impotente
con
la
quale
egli
avrebbe
voluto
portarsela
via
;
ma
una
fredda
,
quasi
malvagia
potenza
di
analisi
la
sosteneva
in
quella
specie
di
lotta
dei
sensi
contro
sé
stessa
e
contro
l
'
altro
;
e
ne
usciva
stanca
,
disgustata
,
amara
di
umiliazione
e
di
rimorso
.
Anche
di
rimorso
:
poiché
credeva
,
fra
le
altre
cose
,
di
commettere
peccato
:
ella
non
avrebbe
mai
sposato
Fortunio
.
Finché
la
vicenda
non
trapelò
,
destando
una
nuova
ondata
di
scandalo
fra
la
gente
per
bene
del
luogo
.
Eh
!
si
capiva
;
Cosima
sola
era
capace
di
quelle
avventure
,
con
uno
storpio
,
un
bastardo
,
un
rinnegato
dalla
sorte
.
E
un
giorno
Andrea
disse
,
in
pubblica
piazza
,
che
avrebbe
fracassato
col
bastone
l
'
altra
gamba
del
suonatore
di
chitarra
;
e
a
Cosima
somministrò
una
dose
di
schiaffi
e
pugni
che
oltre
le
membra
le
pestarono
l
'
anima
come
il
sale
nel
mortaio
.
Anche
questa
lezione
le
servì
per
la
scuola
della
vita
;
sentì
che
ella
davvero
non
rassomigliava
e
non
doveva
rassomigliare
alle
ragazze
di
buona
famiglia
,
che
commettono
incoscienti
ma
astute
i
loro
peccatucci
d
'
amore
;
che
Dio
le
aveva
dato
una
intelligenza
superiore
alla
comune
e
sopra
tutto
una
coscienza
limpida
e
profonda
come
un
'
acqua
nella
quale
si
vede
ogni
filo
di
luce
e
di
ombra
,
per
guidarsi
da
sola
nella
strada
della
verità
.
Il
castigo
per
il
suo
capriccio
con
Fortunio
,
capriccio
di
curiosità
sentimentale
,
ma
anche
sensuale
,
le
parve
giusto
;
e
decise
di
sorvegliarsi
,
di
vivere
con
una
sua
certa
religione
.
Anche
il
pensiero
per
Antonino
le
si
svelò
,
ad
un
tratto
,
quasi
morboso
.
Perché
perseguire
una
chimera
inutile
e
,
in
fondo
,
per
lei
,
umiliante
?
Non
si
mise
più
alla
finestra
,
per
aspettare
il
passaggio
della
meteora
:
non
andò
più
,
con
le
sorelle
,
a
far
visite
alle
amiche
;
si
chiuse
in
un
cerchio
di
silenzio
,
di
rassegnazione
,
di
lavoro
.
E
poi
la
vita
quotidiana
incalzava
,
i
giorni
si
facevano
scuri
e
arcigni
come
per
un
inverno
che
doveva
durare
a
lungo
.
Una
notte
si
sentì
,
nella
casa
uno
strano
lamento
,
poi
la
voce
di
Andrea
che
cercava
di
convincere
il
fratello
Santus
a
mettersi
a
letto
e
calmarsi
;
ma
il
disgraziato
si
dibatteva
,
gridando
che
sotto
il
suo
letto
c
'
era
un
uomo
nero
che
voleva
strangolarlo
;
poi
toccava
le
pareti
urlando
che
erano
piene
di
tarantole
e
di
scolopendre
.
In
un
attimo
la
madre
,
la
serva
e
le
ragazze
furono
in
piedi
,
circondarono
i
due
fratelli
,
si
avvidero
che
Santus
,
pallido
,
tutto
preso
da
un
tremito
convulso
e
con
gli
occhi
grandi
,
metallici
,
allucinati
,
delirava
.
Ma
era
un
delirio
terribile
il
suo
;
peggiore
del
delirio
di
un
moribondo
o
di
un
idrofobo
:
Andrea
lo
capiva
.
Un
terrore
mai
prima
conosciuto
invase
Cosima
,
come
se
davvero
la
casa
fosse
piena
di
uomini
neri
e
abbominevoli
nascosti
e
pronti
ad
ogni
crudeltà
,
e
,
le
pareti
brulicassero
di
rettili
velenosi
.
La
madre
credette
che
Santus
fosse
invaso
dallo
spirito
maligno
,
e
pensò
di
mandare
a
chiamare
uno
dei
preti
di
casa
per
esorcizzarlo
.
Ma
Andrea
sogghignava
;
riuscì
a
far
ritornare
a
letto
il
fratello
,
e
lo
vegliò
tutta
la
notte
.
Notte
di
angoscia
indimenticabile
,
durante
la
quale
Cosima
conobbe
un
'
altra
pagina
del
libro
terribile
della
vita
.
Invece
del
prete
venne
il
dottore
,
il
quale
consigliò
che
Santus
e
Andrea
,
il
quale
si
offrì
di
sorvegliare
il
fratello
,
andassero
ad
abitare
in
una
casupola
che
la
famiglia
possedeva
in
un
orto
non
molto
distante
dalla
casa
.
Furono
riattate
e
ammobiliate
alla
meglio
,
le
povere
stanzette
terrene
,
che
di
buono
avevano
solo
alcune
finestrine
dalle
quali
si
vedevano
i
monti
lontani
:
e
Santus
vi
si
lasciò
condurre
docilmente
:
era
buono
e
mite
,
in
fondo
,
e
il
primo
ad
essere
mortalmente
triste
del
suo
vizio
,
che
il
dottore
aveva
dichiarato
essere
null
'
altro
che
una
malattia
dalla
quale
il
paziente
non
può
,
anche
con
tutta
la
sua
volontà
,
mai
guarire
,
era
lui
.
Un
dolore
profondo
gli
si
leggeva
negli
occhi
chiari
:
di
tanto
in
tanto
pareva
sollevarsi
,
smetteva
,
e
tentava
di
lavorare
:
ma
poi
ricadeva
,
come
un
virgulto
stroncato
,
non
ancora
morto
nelle
radici
ma
irrimediabilmente
inutile
a
se
stesso
e
dannoso
agli
altri
.
Nella
casa
delle
fanciulle
ci
fu
una
relativa
tranquillità
:
ma
l
'
ombra
del
dolore
la
velava
;
e
la
madre
si
fece
ancora
più
silenziosa
,
pallida
,
e
qualche
volta
inquieta
,
di
quell
'
inquietudine
di
uno
che
ha
smarrito
qualche
cosa
di
prezioso
.
Cominciò
anche
a
diventare
un
po
'
strana
:
a
volte
usciva
di
casa
furtiva
,
con
qualche
oggetto
o
qualche
pacco
nascosto
sotto
lo
scialle
:
andava
nella
casetta
dei
figli
;
a
portar
loro
da
mangiare
e
da
vestirsi
.
Non
che
ad
essi
nulla
mancasse
,
anzi
,
quando
l
'
altro
era
tranquillo
,
Andrea
tornava
a
mangiare
con
la
famiglia
,
ed
entrambi
frequentavano
giornalmente
la
casa
:
ma
la
madre
aveva
paura
che
essi
mancassero
del
necessario
:
pensava
a
loro
come
a
bambini
smarriti
nel
bosco
,
e
andava
a
cercarli
,
e
si
smarriva
anche
lei
nelle
ombre
di
una
selva
pericolosa
:
quella
della
disperazione
.
Attiguo
alla
casetta
dei
fratelli
,
c
'
era
,
anch
'
esso
di
proprietà
della
famiglia
,
un
frantoio
per
olive
:
era
un
lungo
stanzone
irregolare
,
scuro
eppure
lucido
,
come
scavato
in
una
montagna
di
schisto
:
nero
,
come
unto
anch
'
esso
,
era
il
forte
cavallo
paziente
che
faceva
girare
la
ruota
dentro
la
vasca
rotonda
dove
venivano
pestate
le
olive
:
la
pasta
violacea
di
queste
,
versata
entro
sporte
rotonde
,
la
spremeva
il
torchio
di
ferro
;
ma
il
torchio
,
collocato
in
una
specie
di
nicchia
scavata
nella
parete
,
erano
gli
uomini
che
lo
manovravano
,
con
una
stanga
:
il
mugnaio
o
un
suo
aiutante
.
L
'
olio
cadeva
nero
e
grasso
entro
un
grande
paiuolo
,
e
le
sanse
,
finita
di
spremere
la
pasta
,
venivano
buttate
da
una
larga
finestra
giù
nell
'
orto
,
formando
un
monticello
odoroso
che
a
suo
tempo
veniva
acquistato
dallo
stesso
negoziante
che
in
estate
comprava
le
mandorle
della
famiglia
:
ed
era
una
discreta
rendita
,
assieme
con
quella
dell
'
olio
,
che
i
proprietari
delle
olive
lasciavano
in
compenso
per
la
manipolazione
.
Ma
bisognava
stare
molto
attenti
,
perché
il
mugnaio
,
un
piccolo
uomo
religioso
con
due
occhi
di
vero
santo
,
che
serviva
da
anni
e
anni
la
famiglia
,
e
le
era
sinceramente
affezionato
,
rubava
a
man
salva
,
tanto
ai
clienti
quanto
ai
padroni
.
Il
luogo
era
sempre
pieno
di
gente
,
anche
perché
in
un
angolo
,
tra
la
finestra
e
il
torchio
,
ardeva
sempre
un
grande
fuoco
con
su
un
paiuolo
d
'
acqua
bollente
,
dove
venivano
immerse
e
lavate
le
sporte
:
e
intorno
a
questo
fuoco
si
riuniva
un
gruppo
d
'
individui
che
,
verso
sera
specialmente
,
formavano
un
quadro
degno
di
Rembrandt
.
Erano
tutti
disoccupati
e
poveri
,
ma
di
una
strana
povertà
dovuta
più
a
loro
stessi
che
alla
sorte
:
e
venivano
lì
a
riscaldarsi
,
a
confortarsi
l
'
uno
col
contatto
dell
'
altro
.
Capo
fila
era
un
uomo
rossiccio
,
che
era
stato
ricco
e
aveva
dilapidato
la
sua
sostanza
con
le
donne
e
il
vino
:
poi
un
vecchione
con
la
barba
di
patriarca
,
anche
lui
decaduto
,
che
faceva
il
giardiniere
a
tempo
perso
e
viveva
con
la
caccia
dei
gatti
,
dei
quali
si
nutriva
;
e
altri
reietti
,
che
non
sdegnavano
di
unirsi
con
i
bravi
contadini
e
i
piccoli
proprietari
che
portavano
a
macinare
le
loro
olive
,
e
lo
stesso
padrone
del
frantoio
,
Andrea
,
che
capitava
ogni
tanto
per
sorvegliare
il
mugnaio
.
Santus
,
poi
,
non
mancava
mai
,
e
quando
appariva
lui
tutti
si
scostavano
per
fargli
posto
;
camminava
anche
lui
nella
fatale
scia
dei
miserabili
compagnoni
raccolti
intorno
al
fuoco
,
ma
tutti
ancora
lo
rispettavano
,
perché
ancora
la
sua
famiglia
lo
sostentava
ed
egli
aveva
un
rifugio
e
la
protezione
del
fratello
;
anzi
,
sapendolo
generoso
,
cercavano
la
sua
amicizia
per
potergli
spillare
un
po
'
di
quattrini
;
ma
egli
,
nonostante
la
torbida
incoscienza
in
cui
spesso
affondava
,
capiva
il
suo
stato
,
conosceva
il
cuore
del
prossimo
,
e
amava
solo
la
compagnia
dei
rinnegati
del
frantoio
perché
appunto
si
sentiva
già
loro
compagno
di
fatalità
.
Non
si
creda
che
queste
riunioni
fossero
melanconiche
.
Tutt
'
altro
.
Quando
il
fuoco
aveva
seccato
addosso
i
poveri
vestiti
,
spesso
bagnati
dalla
pioggia
,
di
questa
specie
di
vagabondi
,
e
,
per
benignità
della
sorte
,
essi
erano
riusciti
a
bere
vino
,
o
meglio
ancora
acquavite
,
l
'
allegria
più
infantile
regnava
fra
loro
:
uno
di
essi
arrivava
a
cantare
pezzi
d
'
opera
,
un
altro
tirava
fuori
un
pane
,
lo
spaccava
,
si
faceva
facilmente
versare
sulla
mollica
un
filo
d
'
olio
,
e
lo
abbrustoliva
sulla
brace
,
dividendolo
poi
fraternamente
coi
compagni
.
E
Santus
mandava
a
comprare
un
fiasco
di
vino
,
che
bevevano
alla
salute
di
tutti
.
Salute
e
lunghi
anni
:
la
vita
è
di
chi
si
contenta
di
viverla
.
Le
giornate
erano
quasi
sempre
grigie
,
nel
freddo
mattino
del
tardo
autunno
:
ma
a
poco
a
poco
il
cielo
si
schiariva
e
si
sollevava
sopra
i
monti
che
prendevano
una
lucentezza
opaca
di
stagno
,
e
sull
'
alto
si
apriva
l
'
occhio
,
bianco
prima
,
poi
perlato
del
sole
,
come
di
un
dormiente
che
dopo
aver
lottato
con
un
triste
sogno
si
sveglia
ridente
alla
dolce
realtà
.
Allora
tutto
prendeva
colore
;
il
cielo
sembrava
un
mare
sparso
d
'
isolette
rocciose
,
sui
rami
degli
alberi
le
ultime
foglie
palpitavano
come
farfalle
d
'
oro
e
i
monti
riprendevano
le
loro
tinte
azzurre
e
rosee
.
Quando
il
tempo
era
bello
capitavano
nell
'
orto
la
padrona
che
non
sdegnava
di
coltivare
i
cavoli
e
i
carciofi
,
e
le
bambine
.
Cosima
aveva
già
venti
anni
;
ma
a
volte
ne
dimostrava
di
meno
,
a
volte
di
più
.
Il
viso
bianco
,
corrucciato
,
gli
occhi
che
sembravano
selvaggi
,
la
fronte
coi
capelli
tirati
su
e
stretti
con
la
noncuranza
delle
donne
vecchie
,
si
aprivano
e
illuminavano
come
il
cielo
in
quelle
ambigue
mattine
,
quando
il
riso
schietto
le
sgorgava
dai
denti
stretti
con
la
violenza
d
'
un
'
acqua
sorgiva
dalla
roccia
.
Ora
,
nelle
assenze
di
Andrea
,
spesso
costretto
a
recarsi
in
campagna
per
sorvegliare
chi
lavorava
,
sapendo
che
di
Santus
il
mugnaio
poteva
,
con
l
'
aiuto
diabolico
dell
'
acquavite
,
farne
quello
che
voleva
,
ella
penetrava
con
coraggio
nel
frantoio
,
e
faceva
le
sue
brave
ispezioni
.
C
'
era
,
anche
nella
cameruccia
di
Andrea
,
un
registro
dove
venivano
segnate
le
macinate
delle
olive
;
ogni
macinata
sette
quarti
di
ettolitro
di
olive
;
compenso
due
litri
d
'
olio
grezzo
lasciato
nel
paiuolo
apposito
o
,
se
il
proprietario
preferiva
,
due
lire
in
contanti
.
Molti
lasciavano
correre
il
tempo
,
prima
di
pagare
,
e
allora
il
conto
rimaneva
aperto
.
Ed
ecco
Cosima
,
seduta
al
tavolo
dove
c
'
erano
gli
avanzi
del
pane
e
dei
cibi
dei
fratelli
,
sfogliare
l
'
unto
registro
e
segnare
in
fila
i
nomi
e
il
numero
delle
macinate
;
era
una
poesia
anche
quella
,
e
il
sole
,
che
sbaragliava
le
ultime
rocciose
nuvolette
e
splendeva
alto
sui
monti
,
dorava
il
foglio
dove
lei
scriveva
e
lucidava
i
suoi
capelli
severi
.
Così
ella
veniva
a
contatto
col
popolo
,
col
vero
popolo
,
laborioso
e
mite
,
che
se
pure
poteva
,
come
il
mugnaio
,
mettere
le
grinfie
sulla
piccola
roba
del
prossimo
,
lo
faceva
con
parsimonia
e
poi
andava
a
confessarsene
.
Magari
anche
la
confessione
era
un
po
'
fraudolenta
,
come
quella
del
famoso
contadino
che
tentò
d
'
ingannare
il
confessore
dicendogli
di
aver
rubato
una
corda
,
e
alle
insistenti
inquisizioni
dell
'
uomo
di
Dio
,
finì
col
dire
che
alla
corda
c
'
era
attaccato
un
bue
:
ad
ogni
modo
tutta
gente
buona
:
donnine
rispettose
e
sornione
,
uomini
che
dovevano
combattere
con
la
terra
ingrata
e
solitaria
e
i
venti
e
gli
uccelli
e
le
volpi
per
strappare
il
grano
e
il
vino
,
dei
quali
si
nutrivano
come
il
sacerdote
nella
Messa
.
Cosima
li
osservava
,
li
studiava
,
ne
imparava
il
linguaggio
,
le
superstizioni
,
le
maledizioni
e
le
preghiere
:
e
dal
suo
posto
di
osservazione
vedeva
anche
il
quadro
e
le
figure
del
frantoio
:
sentiva
le
storielle
che
vi
si
raccontavano
,
le
canzoni
dell
'
ubriaco
,
e
se
le
doleva
il
cuore
o
piegava
la
testa
umiliata
nel
vedere
Santus
,
il
fratello
nato
per
grandi
destini
,
intagliare
carrettini
di
ferula
per
i
bambini
del
mugnaio
,
o
spolpare
le
ossa
di
un
arrosto
di
gatto
con
gli
altri
compagnoni
,
pensava
che
solo
la
pietà
può
sollevare
l
'
anima
piegata
dal
male
degli
altri
,
e
portarla
sulle
sue
ali
fino
alle
altissime
soglie
di
un
mondo
ove
un
giorno
tutti
saremo
eguali
nella
gioia
di
Dio
.
Fra
un
segno
e
l
'
altro
del
registro
i
clienti
del
frantoio
le
raccontavano
i
loro
guai
,
i
loro
drammi
:
qualcuno
la
pregava
di
scrivergli
una
lettera
o
una
supplica
:
così
le
venne
lo
spunto
per
un
nuovo
romanzo
;
attinto
dal
vero
:
attinto
come
la
pasta
nera
delle
olive
dalla
vasca
del
frantoio
,
che
si
mutava
in
olio
,
in
balsamo
,
in
luce
:
e
mise
un
titolo
grigio
,
che
sotto
però
nascondeva
anch
'
esso
il
seme
del
fuoco
:
lo
intitolò
Rami
caduti
.
Questa
volta
la
fortuna
le
arrise
compiuta
.
Ella
tentò
presso
un
editore
di
una
certa
notorietà
,
che
non
solo
accettò
e
pubblicò
il
romanzo
,
ma
lo
fece
accompagnare
dalla
prefazione
di
uno
scrittore
illustre
:
ed
ecco
d
'
un
tratto
la
figura
di
Cosima
balzò
sull
'
orizzonte
letterario
,
circonfusa
d
'
un
'
aureola
quasi
di
mistero
.
Mistero
creato
dalla
lontananza
di
lei
e
della
sua
terra
,
dalle
vaghe
notizie
sulla
sua
vita
quasi
selvatica
,
ma
sopra
tutto
dalla
forza
ingenua
e
nello
stesso
tempo
vigorosa
del
suo
racconto
,
dalla
sua
prosa
scorretta
e
primitiva
eppure
efficace
,
e
dall
'
evidenza
dei
suoi
personaggi
.
D
'
un
colpo
ella
diventa
celebre
:
giornali
e
riviste
le
domandano
novelle
:
e
l
'
editore
manda
denari
.
Non
molti
,
ma
tanti
quanti
a
lei
bastano
per
non
frodare
più
la
cantina
,
e
comprarsi
un
bel
vestito
di
setina
nera
a
puntini
d
'
oro
e
un
boa
di
piume
di
struzzo
nere
e
bianche
che
ha
del
serpente
e
dell
'
uccello
.
Quando
apparve
,
con
le
sorelle
alle
quali
aveva
regalato
per
confortarle
eleganti
sciarpe
di
velo
,
alla
Messa
celebrata
dal
Vescovo
,
in
una
brillante
mattina
di
autunno
,
una
schiera
di
giovanotti
,
i
più
intellettuali
e
spregiudicati
del
luogo
,
che
andavano
in
chiesa
solo
per
sbirciare
le
donne
,
si
allineò
fra
una
navata
e
l
'
altra
della
bella
Cattedrale
,
e
i
loro
occhi
la
serrarono
in
un
nutrito
fuoco
di
fila
.
Anche
le
donne
la
guardavano
,
alle
spalle
,
affascinate
,
più
che
altro
,
dal
suo
vestito
e
dal
suo
boa
dai
colori
di
notte
stellata
,
piegata
sul
suo
libro
di
preghiere
.
Ella
volava
:
le
pareva
di
essere
una
rondine
;
sentiva
voglia
di
piangere
;
era
un
rigurgito
di
gioia
,
di
trionfo
,
ma
anche
di
dolore
profondo
;
e
se
sollevava
gli
occhi
umidi
e
vedeva
i
finestroni
alti
sotto
la
volta
della
chiesa
,
azzurri
di
miraggi
quasi
marini
,
pensava
allo
sfondo
della
finestra
del
frantoio
e
alle
povere
donne
unte
di
olio
nuovo
che
le
raccontavano
le
loro
pene
.
Allora
una
lieve
vertigine
le
saliva
dalle
radici
dell
'
anima
,
come
quando
bambina
l
'
immagine
della
nonna
le
rimescolava
nel
subcosciente
un
mondo
atavico
avventuroso
e
fiabesco
.
La
cerimonia
e
la
musica
accrescevano
l
'
incanto
.
Il
Vescovo
era
alto
,
aristocratico
;
ricordava
i
prelati
pittoreschi
dei
grandi
romanzi
francesi
dell
'
Ottocento
;
solo
la
sua
voce
era
un
po
'
aspra
,
ma
si
sperdeva
,
col
fumo
dell
'
incenso
,
nel
rombare
nostalgico
dell
'
organo
,
che
suonava
il
coro
del
Nabucco
:
Va
pensiero
su
l
'
ali
dorate
E
tutto
,
luce
,
suoni
,
colori
,
accresceva
la
luminosa
illusione
di
Cosima
,
che
si
vedeva
trasportata
in
un
mondo
fantastico
.
Fu
proprio
da
quei
tempo
che
la
sua
vita
prese
un
ritmo
fiabesco
.
I
giornali
parlavano
di
lei
.
Arrivò
persino
,
fino
alla
casa
di
lei
,
da
una
città
lontana
,
un
alto
,
grasso
,
biondo
giornalista
,
la
cui
presenza
mise
in
subbuglio
tutto
il
vicinato
.
In
Cosima
quella
visita
suscitò
il
più
alto
orgoglio
e
la
più
cocente
umiliazione
.
Umiliazione
di
doverlo
ricevere
in
quella
stanza
terrena
quasi
povera
,
dove
nella
vecchia
libreria
si
vedevano
ancora
le
carte
d
'
affari
del
padre
morto
;
però
,
le
sorelle
avevano
steso
un
'
antica
tovaglietta
di
pizzo
sul
tavolino
dove
fu
servito
il
caffè
:
ella
aveva
indossato
il
suo
vestito
di
seta
stellata
,
ma
non
sapeva
che
dire
,
mentre
l
'
uomo
biondo
la
scrutava
coi
piccoli
occhi
verdognoli
che
,
a
guardarli
di
sfuggita
,
quasi
con
spavento
,
a
lei
ricordavano
quelli
dei
gatti
selvatici
in
agguato
contro
gli
uccellini
di
primo
volo
.
Egli
però
fu
gentile
,
e
nel
suo
giornale
scrisse
che
la
scrittrice
pallida
,
piccola
,
nervosa
,
(
nervosa
?
non
sapeva
che
cosa
questa
parola
significasse
:
tuttavia
la
lusingò
)
questa
fragile
creatura
che
,
senza
mai
essere
uscita
dal
suo
quieto
nido
,
conosce
tuttavia
,
in
modo
che
fa
quasi
sbalordire
,
i
misteri
del
cuore
umano
eccetera
.
(
Oh
,
grande
uomo
biondo
che
vivi
nella
metropoli
,
a
contatto
col
mondo
più
tumultuoso
,
tu
non
saprai
mai
per
tua
esperienza
quello
che
Cosima
conosce
attraverso
la
propria
)
.
L
'
intervista
fu
commentata
,
riprodotta
,
colorita
.
Il
libro
di
Cosima
si
vendeva
;
altri
articoli
lo
resero
quasi
di
moda
.
Ella
,
al
solito
,
nonostante
appunto
le
sue
esperienze
e
i
suoi
saggi
propositi
,
ricominciò
a
fantasticare
:
perché
non
avrebbe
potuto
sposare
il
biondo
gigante
?
:
l
'
avrebbe
portata
nel
turbine
della
vita
.
Gli
scrisse
per
ringraziarlo
;
egli
rispose
:
la
chiamava
piccola
grande
amica
parve
farle
la
corte
:
tanto
che
un
giorno
Andrea
intercettò
una
lettera
,
ma
ne
fu
contento
.
Ecco
uno
che
finalmente
andava
bene
per
la
sorellina
.
E
lei
passeggiava
intorno
all
'
orticello
,
come
un
'
aquiletta
catturata
,
pronta
a
spiccare
il
lungo
volo
appena
avesse
potuto
.
L
'
orticello
era
tutto
in
fiore
:
rose
paesane
,
gigli
e
garofani
vi
spandevano
un
profumo
di
altare
quando
si
celebra
il
mese
di
Maria
.
Anche
per
lei
era
arrivato
il
mese
della
sua
gloria
.
Scrisse
finalmente
anche
quel
superbone
di
Antonino
,
che
continuava
a
studiare
per
poter
vivere
in
città
:
faceva
i
complimenti
e
gli
auguri
a
Cosima
,
e
le
domandava
anche
notizie
di
Santus
.
Ella
non
rispose
,
ma
conservò
il
biglietto
di
lui
fra
i
ricordi
che
la
seguirono
nelle
strade
della
vita
.
Adesso
pensava
all
'
altro
,
al
grande
biondo
dagli
occhi
tigreschi
:
e
dopo
una
lunga
ambigua
corrispondenza
,
egli
un
giorno
le
mandò
,
una
lettera
strana
,
dove
,
fra
le
altre
cose
spiacevoli
,
le
diceva
che
ella
gli
era
sembrata
quasi
una
nana
.
Pertanto
le
esperienze
di
Cosima
continuavano
.
Vi
furono
giorni
di
nuovo
fulgore
.
Arrivarono
contemporaneamente
due
lettere
:
e
una
veniva
di
molto
lontano
,
dal
castello
di
un
principe
tedesco
,
col
sigillo
d
'
argento
e
su
impressa
appunto
una
corona
di
principe
.
Forse
era
il
suo
segretario
,
che
aveva
letto
il
romanzo
di
Cosima
e
le
scriveva
ancora
turbato
,
dicendole
chiaramente
,
in
ultimo
fi
amo
,
signorina
,
fi
amo
.
Lo
credette
il
segretario
,
poiché
il
nome
era
comune
,
e
Cosima
era
corazzata
di
inguaribile
diffidenza
:
ma
perché
non
poteva
esser
lui
,
il
principe
?
Ella
rispose
,
ringraziando
;
ma
poi
,
immaginandoselo
anche
lui
biondo
e
alto
e
con
gli
occhi
felini
come
il
crudele
giornalista
,
e
per
di
più
principe
o
granduca
,
non
mandò
la
lettera
.
All
'
altra
invece
rispose
.
Ed
era
anche
questa
di
un
principe
di
diversa
specie
;
era
di
un
giovine
di
ventidue
anni
,
che
doveva
essere
molto
ricco
perché
le
scriveva
che
stava
per
partire
,
con
mezzi
suoi
,
per
una
spedizione
nell
'
America
ancora
inesplorata
;
e
le
chiedeva
il
permesso
di
mettere
il
suo
nome
alla
regione
che
egli
avrebbe
attraversata
per
il
primo
:
e
le
dava
l
'
indirizzo
della
estrema
città
dell
'
America
del
Sud
ove
si
sarebbe
fermato
per
formare
la
carovana
.
Ah
,
sì
,
Cosima
adesso
risponde
,
con
lettera
raccomandata
,
e
non
si
proibisce
di
abbandonarsi
con
la
fantasia
,
come
un
angelo
viaggiante
,
al
seguito
dell
'
avventuroso
suo
cavaliere
.
Le
pare
di
vivere
al
tempo
delle
Crociate
:
egli
va
,
col
nome
di
lei
nel
cuore
,
a
combattere
contro
i
pagani
,
i
pellirosse
,
i
serpenti
,
le
foreste
vergini
,
le
erbe
che
uccidono
.
Furono
i
giorni
più
belli
della
vita
di
Cosima
,
più
belli
ancora
di
quelli
passati
sul
Monte
,
a
respirare
l
'
aria
che
respirava
Antonino
.
Era
il
sogno
vivo
,
adesso
,
l
'
avventura
epica
,
alla
quale
ella
prendeva
parte
cavalcando
sulle
nuvole
rosse
dell
'
orizzonte
,
sui
glauchi
mari
delle
sere
di
luna
.
Tutto
le
sembrava
grande
e
luminoso
.
Nella
casa
di
faccia
alla
sua
,
essendo
morto
il
nero
canonico
medioevale
e
sposata
a
un
vecchio
cugino
la
nipote
,
era
venuto
ad
abitare
un
ricco
attempato
,
ma
ancora
sanguigno
e
forte
negoziante
di
scorze
d
'
albero
e
di
sugheri
.
Era
anche
un
cacciatore
famoso
e
ogni
tanto
radunava
gli
amici
per
una
partita
di
caccia
grossa
.
Scalpitavano
i
cavalli
,
nella
strada
stupita
da
tanta
animazione
quasi
guerresca
,
e
i
cavalieri
,
armati
di
tutto
punto
,
alcuni
smilzi
e
dritti
in
sella
,
altri
,
già
anziani
,
barbuti
,
grassi
e
un
po
'
cascanti
,
ma
col
viso
duro
e
deciso
come
di
vetusti
razziatori
abituati
a
far
preda
,
aspettavano
che
il
gruppo
fosse
al
completo
,
mentre
i
cani
s
'
incontravano
e
facevano
,
fra
le
zampe
dei
cavalli
,
una
schermaglia
rintronante
di
guaiti
e
latrati
;
e
appena
usciva
dal
portone
spalancato
il
cacciatore
rosso
dalle
coscie
possenti
e
dagli
occhi
verdi
brillanti
di
gioia
beffarda
e
feroce
,
sul
suo
balzano
quasi
ancora
indomito
,
la
comitiva
si
slanciava
al
galoppo
inondando
la
strada
come
un
'
orda
diretta
alla
conquista
di
un
luogo
nemico
:
i
passi
dei
cavalli
risonavano
a
lungo
,
anche
quando
la
strada
ritornava
deserta
,
e
pareva
uno
scalpitio
di
treno
che
s
'
allontanava
:
Cosima
,
alla
finestra
,
mentre
ritirava
,
dopo
averlo
sgrullato
,
il
piccolo
soppedaneo
del
suo
lettuccio
,
s
'
incontrava
a
seguire
nell
'
aria
l
'
eco
della
cavalcata
:
e
pensava
al
suo
esploratore
,
alla
caccia
dei
selvaggi
;
e
si
sentiva
anche
lei
in
corpo
una
smania
di
amazzone
,
un
ardore
di
eroina
da
avventure
audaci
;
ma
poi
le
toccava
rifare
i
letti
e
pulire
le
camere
,
e
,
per
risalire
a
galla
da
questo
stagno
di
realtà
,
aspettare
almeno
il
passaggio
del
portalettere
.
Era
un
uomo
rude
,
il
portalettere
,
anche
lui
rosso
di
pelo
e
di
pelle
;
e
quando
passava
,
con
le
sue
grosse
scarpe
,
battendo
alle
porte
dei
cittadini
e
gridando
forte
:
posta
,
posta
,
tutti
gli
echi
intorno
si
risvegliavano
,
persino
i
cani
abbaiavano
,
l
'
aria
prendeva
un
colore
di
inquietudine
.
Per
Cosima
rappresentava
un
personaggio
quasi
mitologico
,
apportatore
di
bene
e
di
male
,
e
quando
ne
sentiva
la
voce
di
lontano
tremava
come
se
il
destino
fosse
in
cammino
verso
di
lei
.
Era
stato
lui
,
in
fatti
,
a
portarle
le
lettere
di
gloria
e
di
amore
,
di
umiliazione
e
di
speranza
,
e
il
vaglia
,
e
i
giornali
col
suo
nome
scritto
come
su
lapidi
che
le
parevano
eterne
.
Adesso
ella
aspettava
notizie
da
un
mondo
misterioso
,
lontano
,
quasi
di
là
dai
confini
del
mondo
reale
:
lettere
dell
'
esploratore
,
che
a
quel
suo
mondo
nuovo
voleva
mettere
il
nome
di
lei
.
Ma
il
portalettere
passava
con
la
borsa
,
che
faceva
un
rumorino
speciale
,
sulla
cinghia
di
cuoio
,
come
quello
dei
carnieri
dei
cacciatori
,
e
picchiava
con
violenza
il
battente
della
porta
del
negoziante
di
scorze
,
traendo
dalla
borsa
un
pacco
di
lettere
e
di
giornali
.
E
a
lei
nulla
:
e
la
voce
aspra
dell
'
uomo
della
sorte
che
si
andava
affievolendo
le
pareva
si
burlasse
crudelmente
di
lei
.
Così
passò
la
bella
stagione
:
ella
non
si
curava
più
neppure
di
Antonino
.
Di
nessuno
si
curava
,
tranne
che
delle
sue
scritture
,
illuminate
dalla
luce
di
quel
sogno
che
era
il
più
bello
dei
romanzi
che
ella
avrebbe
mai
potuto
scrivere
.
In
ottobre
ci
fu
,
come
al
solito
,
la
vendemmia
.
No
,
non
come
al
solito
,
poiché
la
madre
,
d
'
accordo
con
Andrea
,
aveva
fatto
costruire
una
piccola
casa
di
pietra
nella
vigna
,
sotto
un
pino
che
vigilava
solitario
la
grande
distesa
quasi
tutta
selvaggia
come
una
landa
,
e
dichiarò
che
la
voleva
abitare
per
qualche
settimana
.
Solo
la
vigna
rallegrava
coi
suoi
quadrati
verdi
e
gialli
,
con
qualche
filare
di
grandi
fichi
bassi
,
la
dolce
triste
solitudine
del
luogo
:
i
monti
lontani
innalzavano
una
muraglia
azzurra
intorno
all
'
orizzonte
.
Un
colono
del
Continente
coltivava
,
fin
dal
tempo
in
cui
era
vivo
il
padre
di
Cosima
,
la
vigna
da
lui
piantata
,
e
un
grande
orto
che
godeva
di
un
rivolo
d
'
acqua
raccolto
in
una
vasca
ampia
come
un
laghetto
,
circondata
di
giunchi
,
canne
e
salici
selvaggi
.
Il
luogo
era
bello
:
una
specie
di
oasi
nella
desolazione
della
pianura
incolta
e
pietrosa
,
saettata
,
nell
'
estate
,
da
un
sole
implacabile
.
Ed
ecco
,
adesso
,
la
casetta
di
pietra
lo
rendeva
più
pittoresco
ed
ospitale
:
erano
appena
due
stanze
,
addossate
ad
un
'
altra
,
piccola
,
che
fino
a
quel
tempo
era
stata
l
'
abitazione
del
solitario
colono
,
il
quale
non
si
moveva
mai
dal
posto
,
rifornito
ogni
tanto
di
pane
e
altri
viveri
da
Andrea
,
che
di
ritorno
portava
a
casa
i
prodotti
dell
'
orto
.
Erano
per
lo
più
patate
,
legumi
,
verze
,
zucche
e
insalate
,
e
qualche
volta
anche
poponi
e
cocomeri
.
E
nella
stagione
l
'
uva
,
quasi
tutta
da
vino
,
quel
vino
leggero
ma
saporoso
che
aveva
aiutato
Cosima
a
comprar
francobolli
e
spedir
manoscritti
.
Fu
dunque
mandato
un
carro
di
mobili
,
come
si
usava
per
andare
al
Monte
:
e
Cosima
si
offrì
ad
accompagnare
la
madre
,
mentre
le
sorelle
,
che
non
volevano
neanche
sentir
parlare
di
un
luogo
sperduto
come
quello
,
sarebbero
rimaste
a
casa
sotto
la
sorveglianza
della
serva
fedele
.
Il
servo
che
accompagnava
il
carro
sarebbe
rimasto
nella
vigna
,
e
anche
Andrea
vi
avrebbe
passato
la
notte
per
maggior
sicurezza
delle
donne
.
Ma
il
luogo
era
tranquillo
;
non
si
era
mai
sentito
parlare
di
vicende
spiacevoli
:
l
'
aperta
e
nuda
pianura
non
permetteva
neppure
il
passaggio
di
malviventi
,
tanto
che
il
colono
non
aveva
un
arma
,
un
cane
.
Ad
ogni
modo
una
pattuglia
dl
carabinieri
a
cavallo
adibita
alla
sicurezza
stradale
,
percorreva
ogni
giorno
lo
stradone
comunale
che
attraversava
quella
specie
di
altipiano
selvaggio
.
Cosima
e
la
madre
s
'
incamminarono
,
a
piedi
,
lungo
lo
stradone
,
dopo
aver
oltrepassato
le
ultime
case
del
paese
.
La
giornata
era
limpida
,
tiepida
:
un
acquazzone
aveva
rinfrescato
i
campi
,
e
gli
stessi
cespugli
e
le
erbe
già
inariditi
della
distesa
intorno
alla
vigna
avevano
ripreso
il
verde
:
le
ginestre
fiorivano
ancora
,
ancora
qualche
sambuco
nano
,
dove
il
terreno
era
umido
,
apriva
le
sue
ombrella
d
'
argento
filigranato
.
Il
pino
,
sopra
la
casetta
che
ancora
odorava
di
calce
,
vibrava
tutto
di
canti
d
'
uccelli
:
ce
n
'
erano
di
ogni
specie
,
sopra
tutto
di
passeracei
,
poiché
era
l
'
unico
rifugio
del
luogo
,
e
il
loro
chiassoso
concerto
strideva
anche
di
voci
di
battaglia
:
tutti
però
,
d
'
accordo
nello
scavare
i
fichi
nella
vigna
e
a
piluccare
l
'
uva
,
nonostante
gli
spauracchi
drizzati
qua
e
là
dall
'
ingegnoso
colono
.
Del
resto
anche
lui
aveva
l
'
aspetto
di
uno
spaventapasseri
,
alto
,
scarno
,
dinoccolato
,
con
gli
enormi
piedi
scalzi
nodosi
,
i
calzoni
logori
di
fustagno
rimboccati
sulle
caviglie
rosse
,
e
altrettanto
le
maniche
sulle
braccia
che
,
se
egli
stringeva
i
grossi
pugni
,
sembravano
clave
.
Tutto
il
suo
aspetto
tra
,
più
che
di
contadino
,
di
vecchio
marinaio
,
di
lupo
di
mare
,
per
il
viso
arso
,
di
terracotta
,
i
capelli
irsuti
di
colore
del
sale
,
e
come
scarmigliati
dal
vento
:
ma
specialmente
per
gli
occhi
piccoli
,
stretti
,
dei
quali
si
vedeva
quasi
solo
la
pupilla
verdognola
.
Quando
arrivarono
le
padrone
egli
aiutava
il
servo
a
scaricare
la
roba
dal
carro
,
e
non
rispondeva
alle
domande
e
agli
scherzi
dell
'
altro
:
pareva
sordo
,
anzi
anche
muto
,
perché
salutò
solo
con
un
cenno
del
capo
,
e
non
aprì
la
lunga
bocca
rientrante
,
quasi
invisibile
.
In
cambio
parlava
molto
il
servo
,
un
giovinotto
bruno
tutto
occhi
e
denti
,
che
ogni
tanto
si
aggiustava
la
cintura
e
rideva
per
nulla
:
la
sua
presenza
metteva
allegria
,
e
quasi
egli
piaceva
alla
signorina
:
lo
trovava
per
lo
meno
della
sua
razza
,
uno
schietto
contadino
,
figlio
della
stessa
terra
,
mentre
il
colono
,
-
già
per
il
nome
stesso
,
che
gli
era
stato
consacrato
dal
vecchio
padrone
,
-
rappresentava
uno
straniero
,
un
lavoratore
di
terre
lontane
,
d
'
origine
ignota
se
non
quasi
misteriosa
.
Infatti
nessuno
aveva
mai
saputo
la
sua
provenienza
,
anche
perché
nessuno
,
dopo
il
tempo
in
cui
,
finita
la
sorveglianza
della
polizia
,
era
stato
assunto
in
servizio
dal
signor
Antonio
e
confinato
lì
nella
vigna
solitaria
,
nessuno
se
ne
era
più
curato
:
neppure
Andrea
,
che
come
il
corvo
ad
Elia
,
gli
portava
il
pane
.
E
infatti
l
'
uomo
si
chiamava
Elia
.
Dopo
che
ebbero
messo
a
posto
,
nelle
due
stanzette
,
i
lettucci
,
due
tavolini
,
alcune
sedie
,
un
attaccapanni
e
qualche
arnese
di
cucina
,
i
due
uomini
se
ne
andarono
a
lavorare
,
a
togliere
i
pampini
superflui
alle
viti
,
perché
l
'
uva
finisse
di
maturare
;
il
giovine
servo
si
mise
a
cantare
,
e
la
sua
voce
sonora
ma
monodica
si
sperdeva
come
nella
vastità
di
una
chiesa
deserta
.
Allora
Cosima
,
come
già
aveva
fatto
sul
Monte
,
cominciò
a
riordinare
e
abbellire
quella
che
,
per
far
sorridere
la
madre
,
chiamava
la
villa
.
La
madre
non
sorrideva
:
come
sempre
era
taciturna
e
chiusa
in
una
tutta
sua
segreta
preoccupazione
:
ma
gli
occhi
le
si
erano
un
po
'
illuminati
,
e
il
da
fare
che
si
diede
,
per
preparare
un
po
'
di
cibo
nel
camino
della
prima
stanzetta
,
adibita
a
cucina
,
sala
da
pranzo
e
da
ricevere
,
la
distrasse
.
Si
sarebbe
potuto
usufruire
,
per
gli
usi
più
comuni
,
della
cameretta
del
colono
,
dove
c
'
era
un
vecchio
e
grande
camino
che
tirava
molto
bene
;
ma
la
padrona
intendeva
rispettare
gli
antichi
privilegi
del
dipendente
,
che
con
la
sua
sola
opera
si
era
costruito
quel
rifugio
da
quando
aveva
assunto
servizio
nella
vigna
,
e
vi
teneva
i
suoi
stracci
e
il
suo
giaciglio
.
Cosima
d
'
altronde
ci
sentiva
odore
di
selvatico
e
non
le
sarebbe
piaciuto
neppure
di
guardare
dentro
se
il
vecchio
non
avesse
attirato
la
sua
curiosa
attenzione
,
interessata
,
di
osservatrice
di
tipi
fuori
del
comune
,
con
la
nebulosità
del
suo
passato
e
la
sagoma
della
sua
figura
.
Egli
avrebbe
forse
potuto
,
ad
esplorarlo
,
a
farlo
diventare
docile
e
confidente
,
raccontarle
qualche
cosa
d
'
interessante
,
con
un
colore
diverso
dal
locale
,
qualche
cosa
da
mettersi
sulla
carta
e
trasformarlo
in
materia
d
'
arte
.
Appena
dunque
l
'
abitazione
fu
in
ordine
,
ella
andò
nella
vigna
,
dove
i
due
uomini
lavoravano
,
e
diede
ascolto
ai
discorsi
del
servo
paesano
,
poiché
l
'
altro
conservava
il
suo
assoluto
e
impassibile
mutismo
.
-
Speriamo
,
-
diceva
il
giovinotto
,
-
che
la
vostra
mutria
si
cambi
in
buon
umore
fra
una
settimana
,
quando
verranno
le
ragazze
a
vendemmiare
.
Verranno
due
mie
cugine
:
ma
quelle
dovete
contentarvi
di
guardarle
da
lontano
e
di
non
toccarle
neppure
con
una
canna
:
le
altre
,
che
la
padrona
sceglierà
di
suo
gusto
,
ve
le
lascio
liberamente
,
vecchio
cinghiale
.
Il
vecchio
cinghiale
pareva
non
lo
sentisse
neppure
:
solo
,
all
'
accenno
di
una
donna
,
una
vedova
già
anziana
,
che
un
tempo
si
diceva
avesse
avuto
relazioni
con
l
'
esiliato
,
i
suoi
occhi
si
allargarono
un
poco
,
ed
egli
scosse
il
mazzo
di
foglie
di
viti
che
teneva
in
mano
:
ma
non
aprì
bocca
,
non
si
volse
a
guardare
Cosima
che
era
arrivata
in
mezzo
al
filare
e
lo
osservava
silenziosa
.
Né
più
fruttuosi
furono
gli
altri
approcci
durante
quella
prima
giornata
,
sebbene
ai
due
uomini
fosse
servito
un
pasto
certo
per
loro
insolito
,
preparato
dalla
padrona
,
e
anche
lei
tentasse
di
attaccare
discorso
col
vecchio
taciturno
.
Egli
rispondeva
sì
e
no
alle
domande
di
lei
,
riguardanti
l
'
orto
e
la
vigna
;
nel
vederla
si
alzava
e
si
piegava
con
segni
di
un
rispetto
quasi
esagerato
:
null
'
altro
.
-
È
un
idiota
,
-
disse
il
servo
,
quando
l
'
altro
non
poteva
sentirlo
.
-
Ma
è
anche
malizioso
,
e
la
sa
lunga
.
E
raccontò
della
vedova
,
che
un
tempo
veniva
a
trovarlo
nella
vigna
,
e
accennò
al
lontano
passato
di
lui
.
Pare
che
avesse
tentato
di
derubare
un
suo
ricchissimo
parente
,
nelle
cui
terre
lavorava
:
sebbene
il
parente
avesse
rimesso
la
querela
,
Elia
era
stato
condannato
.
Poi
la
voce
cambiava
;
il
parente
diventava
un
banchiere
,
o
addirittura
una
banca
,
che
era
stata
svaligiata
da
un
gruppo
di
ladri
,
dopo
narcotizzato
il
custode
,
e
fra
i
manigoldi
era
Elia
.
Disse
la
padrona
:
-
Se
fosse
stato
così
,
il
mio
povero
marito
non
l
'
avrebbe
assunto
al
suo
servizio
.
-
Oh
,
il
signor
Antonio
era
buono
:
era
un
santo
,
di
quelli
che
non
ne
nascono
più
,
-
disse
il
servo
.
Nel
pomeriggio
arrivò
,
a
cavallo
,
Andrea
.
Fra
le
altre
cose
portava
un
giornale
e
una
lettera
per
Cosima
.
Una
lettera
!
Ella
la
prese
,
come
faceva
sempre
,
trepidando
:
le
pareva
,
ogni
volta
,
di
afferrare
un
uccello
a
volo
,
l
'
uccello
favoloso
della
fortuna
e
della
felicità
.
Ma
questa
era
una
semplice
lettera
d
'
invito
a
mandare
i
suoi
libri
a
un
giornaletto
,
che
prometteva
di
parlarne
ai
suoi
lettori
.
Ed
ella
la
lasciò
andare
,
come
appunto
si
lascia
andare
un
uccellino
che
non
serve
a
niente
.
Ad
ogni
modo
la
giornata
finì
bene
:
il
tramonto
arrossava
la
vigna
,
la
vasca
e
i
salici
scintillavano
;
le
distese
della
pianura
avevano
la
calma
e
melanconica
poesia
della
steppa
,
come
Cosima
l
'
aveva
intraveduta
in
qualche
racconto
russo
:
ma
il
punto
centrale
del
paesaggio
,
il
più
bello
,
era
il
pino
solitario
entro
il
quale
vibravano
le
fiamme
del
sole
che
pareva
vi
si
annidasse
come
un
grande
uccello
di
porpora
.
E
Cosima
se
ne
andò
per
un
sentiero
della
brughiera
dove
avrebbe
potuto
camminare
finché
voleva
,
poiché
non
c
'
era
pericolo
di
sperdersi
,
e
dalla
vigna
potevano
sorvegliarla
con
un
solo
sguardo
.
Le
erbe
sembravano
colore
di
rosa
,
ogni
seme
,
ogni
fiorellino
,
ogni
bacca
,
aveva
come
un
occhio
d
'
oro
che
rispondeva
al
suo
sguardo
:
e
i
monti
lontani
,
color
d
'
acquamarina
,
svaporavano
nel
cielo
arancione
e
verde
e
rosso
che
a
poco
a
poco
trascolorava
e
cambiava
tinta
.
Una
coccinella
salì
,
da
un
cespuglio
,
sulla
veste
di
Cosima
,
come
su
un
cespuglio
più
alto
:
andò
su
,
su
,
tranquilla
,
fino
al
braccio
di
lei
,
fino
alla
sua
mano
.
Era
un
essere
meraviglioso
e
quasi
terribile
:
sul
piccolo
dorso
piatto
,
d
'
un
rosso
scuro
di
lacca
,
era
disegnato
in
nero
un
viso
umano
perfetto
,
con
gli
occhi
,
il
naso
,
la
bocca
,
tutti
un
po
'
obliqui
come
nelle
maschere
giapponesi
:
parve
a
Cosima
che
quegli
occhi
la
guardassero
,
con
la
stessa
meraviglia
misteriosa
con
cui
lei
li
guardava
.
Arrivata
all
'
estremità
del
dito
medio
,
sull
'
unghia
rosea
di
tramonto
,
la
coccinella
aprì
due
piccole
ali
iridate
e
volò
via
.
Cosima
avrebbe
voluto
imitarla
,
ma
i
suoi
piedi
erano
legati
alla
terra
,
ed
ella
avrebbe
dovuto
camminare
fino
all
'
estremità
del
mondo
per
potersi
slanciare
così
.
Quando
il
sole
sparì
,
uno
stupore
quasi
infantile
parve
incantare
ogni
cosa
:
il
cielo
si
fece
trasparente
come
l
'
acqua
,
e
la
stella
che
apparve
sull
'
orizzonte
vi
tremolò
come
appunto
riflessa
dal
mare
.
Mai
Cosima
,
neppure
sul
limite
dei
boschi
e
delle
roccie
del
Monte
,
davanti
ai
sontuosi
tramonti
visti
dall
'
alto
,
aveva
provato
una
malia
simile
a
questa
che
l
'
avvolgeva
in
mezzo
alla
terra
incolta
,
guardata
solo
da
Dio
.
Invece
di
sentirsi
piccola
,
e
poiché
era
impotente
a
volare
,
le
parve
di
essere
alta
,
alta
fino
a
toccare
con
la
fronte
la
stella
della
sera
:
eppure
in
quel
momento
dimenticava
tutte
le
sue
ambizioni
,
i
suoi
vani
sogni
,
la
sua
attesa
di
avvenimenti
straordinari
.
La
vita
era
bella
così
,
anche
fra
gli
umili
steli
nati
da
sé
,
fra
le
cose
create
da
Dio
per
la
gioia
del
cuore
che
è
vicino
a
lui
come
il
cuore
del
bambino
e
quello
della
madre
:
ed
ella
ne
ebbe
quasi
la
prima
rivelazione
,
e
si
sentì
uno
scalino
ancora
più
in
alto
,
nella
scala
di
Giacobbe
che
doveva
essere
la
sua
vita
.
Così
,
per
nulla
:
solo
perché
vedeva
la
stella
della
sera
brillare
sopra
i
monti
non
meno
e
non
più
meravigliosa
della
coccinella
,
e
le
erbe
selvatiche
odoravano
al
suo
passaggio
.
Decise
di
non
aspettare
più
nulla
che
le
arrivasse
dall
'
esterno
,
dal
mondo
agitato
degli
uomini
;
ma
tutto
da
sé
stessa
,
dal
mistero
della
sua
vita
interiore
.
Così
,
ebbe
fine
l
'
attesa
delle
notizie
dell
'
esploratore
:
e
anche
lui
,
del
resto
,
non
scrisse
più
Eppure
un
fatto
che
aveva
dell
'
inverosimile
,
le
avvenne
:
un
fatto
che
superò
tutte
le
altre
vicende
accadute
fino
a
quel
tempo
,
che
a
lei
parevano
,
ma
forse
non
erano
,
straordinarie
.
Erano
passati
tre
giorni
da
che
si
trovavano
nella
vigna
,
tutti
e
tre
eguali
,
limpidi
,
sereni
.
Ella
s
'
era
rimessa
a
scrivere
,
sul
tavolinetto
della
camera
da
letto
,
davanti
alla
piccola
finestra
nel
cui
vano
ronzavano
le
vespe
senza
però
venire
dentro
.
Inutile
,
fino
a
quel
momento
,
intervistare
Elia
:
pareva
un
uomo
meccanico
,
Elia
:
si
piegava
,
si
sollevava
,
lavorando
,
senza
muovere
un
muscolo
del
viso
.
E
lingua
in
bocca
,
-
come
diceva
il
servo
che
chiacchierava
per
tutti
e
due
,
ma
per
dir
frasi
,
proverbi
,
canzonette
e
scempiaggini
che
non
interessavano
Cosima
.
Solo
le
mani
di
Elia
avevano
,
a
osservarle
quando
egli
non
se
ne
accorgeva
,
una
strana
sensibilità
:
mani
scure
e
nodose
,
con
le
falangi
coperte
di
peli
,
ma
piccole
,
per
un
uomo
così
alto
e
lavoratore
,
a
volte
adunche
come
artigli
,
a
volte
aperte
e
quasi
molli
,
come
snodate
.
Con
quelle
mani
egli
era
capace
ancora
di
fare
qualsiasi
lavoro
che
gli
venisse
richiesto
o
che
gli
fosse
necessario
.
Infatti
si
cuciva
da
sé
le
vesti
,
lavava
,
si
faceva
le
scarpe
,
gli
occhiali
,
gli
arnesi
di
lavoro
,
preparava
la
conserva
dei
pomidori
e
seccava
i
fichi
,
fabbricava
,
con
una
certa
creta
da
lui
scovata
fra
i
giunchi
,
vasi
e
pentole
:
e
lavorava
anche
da
stagnaio
e
da
falegname
.
La
sua
stanzetta
sembrava
un
museo
archeologico
,
con
una
raccolta
persino
di
pietre
cercate
nella
brughiera
,
che
sembravano
tartarughe
,
conchiglie
,
ossa
fossilizzate
.
E
stava
zitto
,
rispondendo
solo
sì
e
no
alle
domande
della
padrona
,
che
anche
lei
,
del
resto
,
cavava
fuori
le
parole
con
diffidenza
sospettosa
,
come
gemme
da
uno
scrigno
.
Or
dunque
,
quale
non
fu
la
meraviglia
di
Cosima
,
quando
la
sera
del
terzo
giorno
,
ritornando
dalla
solita
passeggiata
,
sentì
che
i
due
taciturni
parlavano
fra
di
loro
.
Stavano
nella
prima
delle
stanzette
e
la
madre
cucinava
qualche
cosa
nel
camino
.
La
porta
era
aperta
,
ed
essi
non
si
accorsero
della
presenza
di
Cosima
,
che
,
ferma
fuori
,
ascoltava
.
Del
resto
il
discorso
era
semplice
:
ma
il
suo
tono
amichevole
,
nella
voce
di
quei
due
,
un
po
'
lamentoso
nella
padrona
,
confortante
in
quella
del
servo
,
sorprese
la
fanciulla
.
La
madre
non
le
aveva
mai
parlato
in
quel
modo
:
e
d
'
altronde
era
proprio
di
lei
che
si
lagnava
.
Diceva
:
-
Andrea
tarda
,
stasera
:
speriamo
non
sia
accaduto
nulla
,
laggiù
:
ho
sempre
paura
.
E
anche
quella
stordita
che
se
ne
va
in
giro
come
una
capra
.
-
Non
abbia
timore
,
-
rispose
l
'
uomo
,
con
una
voce
fra
roca
e
dolce
,
ma
anche
quasi
canora
,
che
la
padroncina
non
gli
conosceva
;
-
c
'
è
Ippolito
che
è
andato
a
raccogliere
sterpi
per
il
fuoco
,
e
la
sorveglia
.
Poi
non
si
è
quasi
mai
sentito
niente
,
in
questi
posti
.
Chi
vuole
che
veda
la
signorina
?
E
poi
è
tanto
savia
,
quella
:
non
c
'
è
pericolo
che
abbia
dato
appuntamento
all
'
innamorato
.
-
Non
si
sa
mai
,
insisteva
la
madre
:
e
Cosima
pensò
in
sua
coscienza
che
realmente
,
su
questo
punto
,
si
potevano
elevare
dubbi
.
-
Le
ragazze
sono
tutte
stordite
:
quella
,
poi
,
ha
certe
idee
in
testa
.
Tutte
quelle
scritture
,
quei
cattivi
libri
,
quelle
lettere
che
riceve
.
E
non
è
venuto
anche
,
a
trovarla
,
un
omaccione
rosso
come
la
volpe
?
e
da
lontano
,
è
venuto
,
e
poi
ha
scritto
di
lei
sui
giornali
?
La
gente
mormora
.
Cosima
non
troverà
mai
da
sposarsi
cristianamente
:
e
anche
le
sorelle
ne
risentiranno
,
perché
in
famiglia
tutto
sta
a
sposar
bene
la
primogenita
.
È
vero
che
-
giunse
con
ancora
più
lamentosa
,
-
ci
sono
anche
i
fratelli
,
che
non
ci
fanno
troppo
da
sostegno
:
oh
,
tu
lo
sai
bene
,
Elia
.
Egli
lo
sapeva
:
eppure
aveva
una
fede
cieca
,
un
attaccamento
appassionato
per
il
signorino
Andrea
:
ed
anche
la
sua
voce
tremolò
quasi
di
pianto
quando
ne
parlò
.
-
No
,
padrona
,
non
si
lamenti
troppo
del
signorino
Andrea
.
È
buono
,
posso
dire
,
quasi
quanto
lo
era
il
signor
Antonio
:
solo
,
è
troppo
generoso
;
è
troppo
amico
di
cattivi
amici
.
Ma
del
resto
bada
alla
roba
,
e
ama
le
sorelle
in
modo
particolare
.
-
Bada
alla
roba
?
Sì
,
ma
per
pigliarsi
lui
quasi
tutta
la
rendita
:
e
gioca
,
e
va
con
le
male
donne
.
Questa
la
chiami
bontà
?
Lo
chiami
amore
per
la
famiglia
?
Andrea
ci
lascia
appena
il
tanto
per
pagare
i
servi
e
le
tasse
.
Io
non
dormo
,
un
giorno
o
l
'
altro
l
'
esattore
verrà
in
casa
a
sequestrare
:
lo
vedo
in
sogno
,
ne
ho
paura
come
del
demonio
.
Oh
,
oh
:
Elia
;
e
tutto
questo
perché
i
miei
figlioli
hanno
abbandonato
le
vie
del
Signore
.
-
Lei
esagera
,
padrona
:
ci
sono
figli
peggiori
:
tutte
le
famiglie
hanno
la
loro
croce
.
Il
signorino
Andrea
,
dopo
tutto
,
bada
alla
roba
e
la
fa
fruttare
:
è
,
dirò
così
,
come
un
fattore
,
che
si
piglia
la
porzione
maggiore
.
Ma
poi
metterà
giudizio
.
-
No
,
Elia
,
non
lo
spero
.
D
'
altronde
,
che
si
fa
?
Siamo
povere
donne
sole
,
con
quel
castigo
terribile
di
Santus
:
e
bisogna
pure
appoggiarsi
ad
Andrea
.
Tante
volte
penso
di
dividere
il
patrimonio
:
a
ciascun
figlio
il
suo
:
ma
sarebbe
peggio
,
poiché
il
disgraziato
Santus
in
pochi
mesi
cadrebbe
nella
miseria
,
e
anche
il
tuo
signorino
Andrea
si
giocherebbe
la
sua
parte
.
Non
c
'
è
via
di
uscita
:
bisogna
soffrire
.
E
poi
io
voglio
bene
ai
miei
figli
:
troppo
bene
gli
voglio
;
più
sono
disgraziati
più
li
amo
e
li
compatisco
.
Ma
quella
Cosima
!
È
quella
che
più
mi
dà
pensiero
.
-
E
invece
sarà
quella
che
più
le
darà
consolazioni
:
vedrà
.
Ma
la
madre
,
mentre
rimuginava
nella
padella
le
patate
che
lentamente
si
arrossavano
e
spandevano
un
buon
odore
,
continuava
a
sospirare
.
-
Non
è
questo
,
Elia
,
io
non
ho
bisogno
di
consolazione
:
la
mia
strada
è
finita
,
e
nulla
esiste
più
per
me
tranne
il
bene
dei
miei
figli
.
Ma
essi
non
seguono
la
via
giusta
,
quella
che
abbiamo
percorsa
io
e
il
padre
loro
,
benedetto
sia
.
Sarà
mia
la
colpa
:
sono
una
donna
senza
forza
e
senza
volontà
;
ma
loro
dovrebbero
capirlo
.
E
se
parlo
così
con
te
,
questa
sera
,
Elia
,
è
perché
so
che
tu
solo
puoi
compatirmi
.
-
Oh
,
padrona
!
-
egli
esclamò
:
e
una
commozione
sincera
,
piena
di
sorpresa
e
di
gratitudine
,
gli
vibrava
nella
voce
:
probabilmente
nessuno
,
da
molto
tempo
,
gli
aveva
parlato
così
.
E
intese
forse
quello
che
la
padrona
voleva
dirgli
,
che
anche
lui
aveva
peccato
e
sofferto
,
ma
era
rientrato
nella
giusta
via
,
perché
aggiunse
:
-
Le
strade
del
Signore
sono
tante
,
ed
Egli
aiuta
sempre
i
buoni
cristiani
.
-
Tu
,
dunque
,
credi
in
Dio
?
Io
,
vedi
,
a
volte
,
non
ci
credo
più
.
-
Non
so
:
anche
io
non
vado
a
messa
da
venti
anni
.
Non
so
:
non
so
:
ma
so
che
ad
essere
buoni
e
pazienti
ci
si
guadagna
sempre
.
E
,
dunque
,
padrona
,
coraggio
.
Tacquero
un
momento
:
si
sentiva
il
friggere
sommesso
della
padella
sulla
fiamma
:
un
odore
di
gente
umile
ma
rassegnata
usciva
da
quella
stanzetta
solitaria
.
Il
pino
vibrava
ancora
di
fruscii
,
di
pigolii
,
di
vaghi
lamenti
,
e
dallo
stradone
arrivava
il
rumore
di
un
passo
di
cavallo
:
Andrea
.
Cosima
sentiva
voglia
di
appoggiarsi
al
muro
e
piangere
:
in
quel
momento
avrebbe
rinunziato
a
tutti
i
suoi
sogni
,
pur
di
consolare
la
madre
:
pensò
che
bisognava
almeno
darle
il
conforto
della
speranza
di
un
buon
matrimonio
,
fra
lei
e
un
qualche
bravo
giovane
del
luogo
,
e
passò
in
rassegna
tutti
i
proprietari
,
i
professionisti
,
gli
impiegati
di
sua
conoscenza
.
Ma
essi
erano
tutti
imbevuti
del
pregiudizio
che
ella
non
potesse
,
con
quella
sua
passione
dei
libri
,
diventare
una
buona
moglie
:
né
,
d
'
altronde
,
ella
voleva
più
umiliarsi
con
nessuno
.
E
fu
in
quel
momento
che
le
venne
l
'
idea
di
muoversi
,
di
uscire
dal
ristretto
ambiente
della
piccola
città
,
e
andare
in
cerca
di
fortuna
.
Per
dare
consolazione
alla
madre
.
Intanto
continuava
a
scrivere
,
davanti
alla
piccola
finestra
ronzante
di
vespe
.
Ma
era
un
po
'
disorientata
,
per
le
parole
della
madre
e
perché
non
trovava
un
vivo
argomento
ai
suoi
nuovi
racconti
.
La
vita
le
sembrava
piatta
,
incolore
,
sebbene
invece
dentro
di
lei
sentisse
muoversi
un
dramma
di
incertezze
,
di
scrupoli
,
di
melanconia
.
Le
pareva
di
esser
già
vecchia
,
piena
di
esperienza
e
col
fiore
della
speranza
già
appassito
fra
le
dita
.
Pensava
fosse
effetto
della
solitudine
,
della
povertà
del
luogo
e
della
sua
stessa
vita
:
e
disperava
di
poter
ritrovare
una
occasione
di
guardare
la
vita
altrui
,
ricca
di
dolori
,
di
miserie
,
di
esaltazioni
e
di
umanità
umile
e
grande
nello
stesso
tempo
,
come
nel
cerchio
nero
del
molino
di
olive
.
Non
contava
più
in
Elia
,
e
neppure
nel
movimento
della
vicina
vendemmia
,
della
quale
aveva
già
conosciuto
i
colori
d
'
idillio
,
e
li
aveva
anche
già
riversati
in
qualche
sua
novella
.
Invece
un
piccolo
accidente
accadde
,
mentre
le
donne
venute
apposta
per
la
faccenda
,
spinte
e
pizzicate
da
Ippolito
,
coglievano
l
'
uva
deponendola
in
cestini
a
doppia
ansa
,
che
poi
trasportavano
in
due
,
dondolandoli
come
culle
,
versandone
i
grappoli
in
un
carro
apposito
,
foderato
di
stuoie
,
che
appena
colmo
veniva
portato
in
città
per
la
manipolazione
del
vino
.
Una
di
queste
donne
aveva
portato
un
bambino
,
che
per
un
po
'
s
'
era
trastullato
tra
i
filari
delle
viti
,
poi
,
scomparso
,
s
'
era
ad
un
tratto
sentito
piangere
e
gridare
.
Tutti
si
slanciarono
a
cercarlo
,
con
urli
di
richiamo
e
di
spavento
:
solo
Elia
non
aprì
bocca
,
ma
andò
dritto
alla
vasca
e
vi
si
gettò
,
vestito
,
traendo
il
bambino
che
scosse
e
fece
sgocciolare
come
uno
straccio
bagnato
.
Fu
solo
un
po
'
di
paura
:
ma
alla
sera
il
vecchio
ebbe
qualche
brivido
di
febbre
,
e
si
fece
più
rigido
del
solito
.
All
'
alba
però
già
era
all
'
opera
nella
vigna
:
finita
la
vendemmia
le
donne
se
ne
andarono
,
ed
anche
la
padrona
dichiarò
che
voleva
tornare
a
casa
per
presiedere
alla
pigiatura
dell
'
uva
:
senonché
Elia
s
'
era
d
'
improvviso
buttato
giù
sul
suo
giaciglio
e
pareva
un
cadavere
.
Non
si
poteva
abbandonarlo
così
;
anzi
si
pensò
di
far
venire
un
dottore
,
e
se
il
servo
si
aggravava
di
portarlo
in
paese
.
Queste
premure
parvero
scuoterlo
e
ravvivarlo
.
Cosima
gli
offrì
una
tazza
di
caffè
,
gli
aggiustò
il
giaciglio
,
rimise
in
ordine
la
stanzetta
.
E
ogni
tanto
lo
guardava
con
occhi
pietosi
,
senza
dimostrare
ripugnanza
per
quel
lungo
corpo
ricoperto
di
stracci
maleodoranti
come
quello
di
un
mendicante
,
coi
grossi
piedi
scalzi
terrosi
e
tutti
tagliuzzati
per
cicatrici
di
sterpi
e
spine
,
che
pareva
avessero
camminato
attraverso
interminabili
lande
per
arrivare
a
quel
piccolo
rifugio
ospitale
.
Egli
stava
ad
occhi
chiusi
;
ma
d
'
improvviso
li
aprì
,
un
po
'
febbrili
e
lucidi
,
e
la
guardò
come
un
cane
malato
.
Uno
sguardo
,
solo
,
ma
Cosima
vide
un
misterioso
balenìo
in
fondo
alle
pupille
che
non
erano
quelle
del
duro
e
freddo
Elia
,
ma
di
un
uomo
disperato
,
che
aveva
paura
di
morire
solo
,
abbandonato
,
come
un
vecchio
cane
.
Gli
si
avvicinò
e
disse
:
-
Come
vi
sentite
?
Faremo
venire
il
dottore
,
o
vi
porteremo
a
casa
.
Egli
accennò
di
no
,
di
no
:
per
quanto
solo
e
malato
,
non
voleva
il
dottore
e
non
voleva
muoversi
dalla
sua
tana
:
ma
l
'
occhio
gli
si
era
rischiarato
,
pieno
di
una
dolcezza
,
quasi
di
un
sorriso
infantile
.
-
Andate
,
andate
pure
,
-
disse
,
-
Vadano
pure
a
casa
,
signorina
,
lei
e
la
signora
padrona
:
bisogna
pigiare
l
'
uva
e
metterla
nel
tino
.
-
Eh
,
non
la
pigiamo
noi
,
coi
nostri
piedi
,
-
disse
Cosima
,
tentando
di
scherzare
.
-
C
'
è
poi
Andrea
,
che
ci
bada
:
non
pensateci
.
E
poi
il
tempo
si
cambia
:
minaccia
di
piovere
.
Non
vogliamo
lasciarti
così
,
zio
Elia
.
Ella
lo
chiamava
così
,
come
si
usava
con
tutti
i
vecchi
servi
;
ma
era
la
prima
volta
che
egli
si
sentiva
accomunato
agli
altri
,
come
fosse
nato
nella
stessa
terra
e
tutto
il
suo
passato
sprofondasse
quasi
in
una
vita
anteriore
.
Tuttavia
non
parlò
,
non
dimostrò
la
sua
gratitudine
:
anzi
fece
un
po
'
indispettire
la
padroncina
col
rispondere
sempre
con
un
cenno
negativo
del
capo
a
tutte
le
sue
domande
premurose
.
No
,
egli
non
voleva
il
dottore
,
non
voleva
muoversi
,
non
voleva
che
nessuno
si
disturbasse
per
lui
.
Vecchio
testardo
.
Pareva
volesse
morire
solo
,
come
solo
era
vissuto
.
Ma
le
padrone
restarono
,
finché
arrivò
Andrea
che
portò
del
chinino
:
si
discusse
però
se
si
doveva
o
no
somministrarlo
al
malato
:
e
del
resto
la
discussione
fu
vana
,
perché
egli
dichiarò
che
non
avrebbe
preso
nessuna
medicina
.
Durante
la
notte
si
scatenò
una
forte
bufera
:
la
grandine
mitragliava
la
piccola
casa
,
e
il
pino
urlava
come
un
mostro
.
Dietro
gli
scurini
mal
connessi
i
vetri
della
finestra
parvero
spaccarsi
e
spargersi
in
frammenti
d
'
oro
e
d
'
ametista
,
con
un
rombo
spaventoso
.
Lampi
e
tuoni
.
Non
c
'
è
da
nascondere
che
Cosima
aveva
paura
e
la
madre
tremava
come
una
fronda
sbattuta
dal
vento
.
Storie
spaventose
di
banditi
e
malfattori
,
che
in
notti
simili
sbucano
come
demoni
dalla
tempesta
e
assalgono
le
dimore
solitarie
,
tornavano
in
mente
alle
donne
:
e
il
fatto
che
il
servo
e
Andrea
erano
rimasti
sul
posto
,
non
le
rassicurava
.
Il
vento
gridava
e
piangeva
nella
pianura
come
nel
mare
,
e
solo
il
pino
pareva
potesse
combattere
con
l
'
uragano
come
un
eroe
inferocito
contro
un
intero
esercito
.
Nel
suo
giaciglio
Elia
,
con
la
febbre
alta
,
ricordava
come
il
signor
Antonio
lo
aveva
accolto
benevolmente
quando
lui
si
era
presentato
in
cerca
di
lavoro
,
mentre
nessun
altro
dei
diffidenti
proprietari
del
luogo
aveva
accettato
la
sua
offerta
;
e
il
padrone
gli
aveva
affidato
la
vigna
nuova
,
l
'
orto
,
fa
terra
intorno
.
Adesso
il
vecchio
amava
questa
terra
con
una
passione
tenace
;
era
diventata
la
sua
nuova
patria
,
la
sua
famiglia
;
e
il
solo
pensiero
che
i
padroni
giovani
avrebbero
potuto
mandarlo
via
,
come
una
vecchia
bestia
che
non
può
più
lavorare
,
lo
colmava
di
tristezza
;
non
per
la
probabile
ventura
povertà
,
ma
per
l
'
amore
alla
terra
che
oramai
faceva
parte
della
sua
carne
e
del
suo
sangue
.
Ed
ecco
,
invece
,
la
padrona
e
la
signorina
,
e
lo
stesso
Andrea
,
si
mostravano
benevoli
,
fino
al
punto
di
restare
vicino
a
lui
in
quella
notte
tempestosa
mentre
avrebbero
potuto
già
essere
nella
loro
casa
tranquilla
.
E
non
lo
avrebbero
cacciato
,
no
:
lo
sentiva
;
lo
aveva
sentito
nella
voce
di
Cosima
,
e
gli
sembrava
che
questa
voce
fosse
l
'
unica
medicina
che
potesse
guarirlo
.
E
la
certezza
che
un
giorno
forse
avrebbe
potuto
dimostrarle
la
sua
riconoscenza
,
già
lo
alleviava
dal
male
.
All
'
alba
il
tempo
si
calmò
,
d
'
un
tratto
,
dopo
un
tuono
formidabile
che
parve
un
ordine
militare
:
la
battaglia
doveva
cessare
.
Solo
il
pino
continuò
in
un
suo
lieve
brontolio
,
quasi
pensieroso
.
Cosima
lo
sentiva
nel
sonno
lieve
del
mattino
:
e
le
pareva
che
il
pino
mormorasse
:
Perché
tutto
questo
?
Si
combatte
,
si
soffre
,
ci
si
tormenta
per
nulla
:
la
forza
del
vento
è
vana
;
tutto
è
vano
e
vuoto
;
eppure
bisogna
combattere
perché
così
vuole
Dio
.
Poi
tacque
anche
l
'
albero
;
ma
quando
Cosima
aprì
la
finestruola
vide
uno
spettacolo
indimenticabile
:
centinaia
di
uccelli
svolazzavano
sui
rami
battuti
dal
sole
,
e
parevano
d
'
oro
e
d
'
argento
:
ogni
loro
battere
d
'
ali
faceva
cadere
goccie
simili
a
scintille
:
e
ad
ogni
ago
delle
foglie
era
infilata
una
perla
dai
colori
dell
'
iride
.
Pareva
un
albero
magico
,
fatto
di
uccelli
,
di
rubini
,
smeraldi
e
diamanti
.
E
fu
certo
una
giornata
di
miracolo
quella
.
Tutto
sembrava
trasformato
;
tutto
,
nell
'
orto
,
nella
vigna
sebbene
spoglia
,
nella
brughiera
riarsa
,
tutto
riluceva
e
sorrideva
.
Dio
era
passato
con
un
corteo
di
tuoni
e
fulmini
,
ma
trovando
gli
uomini
di
buona
volontà
si
placava
e
ritornava
paterno
.
Andrea
ripartì
la
mattina
presto
,
con
la
promessa
di
tornare
nel
pomeriggio
e
passare
la
notte
nella
casetta
,
per
sorvegliare
il
malato
,
mentre
la
madre
e
Cosima
col
servo
sarebbero
tornati
in
città
.
Cosima
portò
il
caffè
ad
Elia
,
che
si
mise
a
sedere
sul
giaciglio
,
e
prese
la
tazza
con
le
mani
tremanti
.
-
Che
,
avete
freddo
?
-
domandò
la
signorina
.
-
Buon
segno
:
vuol
dire
che
la
febbre
passa
:
fatemi
sentire
.
E
gli
toccò
la
grande
orecchia
destra
,
scura
e
dura
come
la
facciata
di
una
grotta
.
Al
contatto
della
piccola
mano
,
egli
rabbrividì
,
come
per
il
solletico
:
i
suoi
occhi
ebbero
di
nuovo
un
balenìo
d
'
occhi
di
cane
accarezzato
.
-
Siete
fresco
come
rosa
,
zio
Elia
:
camperete
ancora
cento
anni
,
quando
anche
la
nostra
memoria
sarà
dispersa
.
Egli
sorbiva
il
caffè
,
versò
nella
tazzina
quello
che
s
'
era
versato
nel
piattino
e
raschiò
il
residuo
dello
zucchero
,
come
fanno
i
bambini
:
ma
anche
dopo
rimase
col
viso
piegato
,
guardando
il
fondo
della
chicchera
come
ci
vedesse
qualche
immagine
.
-
Dov
'
è
la
padrona
?
-
domandò
sottovoce
.
E
Cosima
ebbe
l
'
impressione
che
egli
volesse
dirle
qualche
cosa
,
ma
senza
pericolo
di
essere
ascoltati
.
La
padrona
era
affacendata
nelle
stanzette
attigue
:
ed
egli
disse
:
-
Si
sarà
spaventata
,
stanotte
,
povera
padrona
.
Per
colpa
mia
:
e
anche
lei
.
-
Ma
no
,
zio
Elia
:
anzi
ho
avuto
quasi
piacere
:
non
avevo
mai
sentito
un
diavolìo
così
,
e
in
piena
campagna
poi
.
Oh
,
io
non
sono
paurosa
:
se
in
casa
sento
un
rumore
,
di
notte
,
mi
alzo
e
scendo
anche
in
cantina
esplorando
se
ci
sono
i
ladri
.
Ma
adesso
rimettetevi
giù
e
state
quieto
:
vi
copro
io
,
perché
oggi
fa
freschetto
.
Egli
si
rimise
giù
,
ma
sembrava
meno
quieto
e
duro
del
giorno
avanti
:
anche
perché
si
sentiva
meglio
.
Avrebbe
voluto
alzarsi
e
tornare
al
lavoro
,
ma
Ippolito
,
che
gli
voleva
bene
a
modo
suo
,
minacciò
di
negarlo
se
si
moveva
.
E
la
padroncina
gli
servì
il
brodo
,
con
l
'
uovo
sbattuto
dentro
,
e
anche
un
bicchiere
di
vino
.
Egli
però
lasciò
il
bicchiere
intatto
,
con
una
vespa
che
vi
ronzava
attorno
incantata
.
Il
sole
era
caldo
;
dal
finestrino
si
vedeva
l
'
orizzonte
,
coi
monti
lontani
di
un
azzurro
liquido
d
'
acquamarina
.
Una
quiete
profonda
regnava
dappertutto
e
dalla
brughiera
veniva
un
odore
tiepido
di
erbe
come
nei
meriggi
di
primavera
.
Il
servo
lavorava
nell
'
orto
e
la
padrona
era
andata
fino
alla
vasca
a
lavare
i
panni
.
Cosima
pensò
di
raggiungerla
e
pregarla
di
smettere
e
di
portare
la
roba
sporca
in
paese
;
nel
passare
davanti
al
finestrino
di
Elia
guardò
dentro
;
e
vide
che
il
vecchio
,
seduto
sul
giaciglio
,
le
accennava
di
entrare
,
Entrò
:
si
accorse
che
egli
aveva
bevuto
il
vino
e
aveva
il
viso
lievemente
colorito
e
gli
occhi
insolitamente
bene
aperti
.
-
Dov
'
è
la
padrona
?
-
tornò
nuovamente
a
domandare
.
Saputo
che
lavava
i
panni
,
parve
indispettirsi
.
-
Ecco
,
è
venuta
a
prendere
la
mia
camicia
e
la
lava
lei
,
non
è
bene
.
-
Ma
sì
che
è
bene
,
zio
Elia
:
la
mamma
si
diverte
:
non
può
restare
un
momento
in
ozio
,
povera
mamma
.
-
Povera
padrona
;
con
tutti
quei
pensieri
,
-
egli
disse
,
piegando
la
testa
come
aveva
fatto
la
mattina
:
e
si
fece
pensieroso
.
-
La
mamma
esagera
,
-
disse
Cosima
,
quasi
per
rassicurarlo
:
-
vede
sempre
nero
.
Invece
la
provvidenza
non
manca
mai
.
-
Lei
crede
alla
provvidenza
di
Dio
?
-
Io
sì
,
e
come
!
Allora
accadde
una
cosa
strana
:
egli
si
alzò
,
lungo
,
coi
grossi
piedi
nudi
che
sembravano
ceppi
,
e
andò
a
chiudere
il
finestrino
.
Disse
:
-
Queste
vespe
!
Via
,
via
.
Senta
,
io
le
voglio
far
vedere
una
cosa
:
lei
però
non
deve
dire
nulla
a
nessuno
:
me
lo
promette
?
Nulla
,
mai
a
nessuno
.
Ella
stette
incerta
;
poi
,
più
per
curiosità
che
per
altro
,
disse
:
-
Ve
lo
prometto
.
Fu
tutto
.
Il
vecchio
si
avvicinò
al
camino
,
si
piegò
,
raschiò
con
la
paletta
,
accumulandoli
nell
'
angolo
,
la
cenere
e
gli
avanzi
dei
ceppi
,
poi
con
la
stessa
paletta
sollevò
il
mattone
centrale
.
Apparve
,
sotto
il
mattone
,
una
lastra
di
ferro
,
una
specie
di
sportellino
,
chiuso
con
un
lucchetto
;
ed
egli
si
trasse
dal
seno
una
chiavetta
pendente
da
una
catenella
nera
,
e
apri
il
ripostiglio
:
la
lastra
si
sollevò
,
in
due
piccoli
battenti
,
ed
egli
introdusse
la
mano
nel
vuoto
,
molto
in
fondo
,
parve
come
slegare
un
sacchetto
o
un
involto
che
fosse
in
quel
fondo
e
ne
trasse
un
pugno
di
monete
:
le
guardò
,
nel
cavo
della
mano
,
come
si
guardano
le
sementi
per
assicurarsi
che
sono
buone
,
poi
le
fece
vedere
a
Cosima
.
La
sua
mano
concava
ricordò
alla
fanciulla
la
mestola
con
la
quale
il
diavolo
trae
dalla
pentola
dei
tesori
maledetti
le
monete
tentatrici
delle
anime
:
si
scostò
d
'
un
passo
,
quasi
impaurita
,
e
guardò
in
viso
il
vecchio
.
E
invero
quel
viso
scuro
,
con
gli
occhi
che
sembravano
due
fessure
con
in
fondo
un
'
acqua
verde
opaca
,
e
quella
bocca
chiusa
,
ermetica
,
aveva
qualche
cosa
di
diabolico
:
i
pensieri
più
cattivi
e
paurosi
passarono
in
mente
a
Cosima
:
ebbe
paura
,
guardò
verso
la
porticina
:
la
porticina
era
aperta
,
ed
ella
avrebbe
potuto
subito
salvarsi
se
il
vecchio
tentasse
farle
del
male
.
Egli
dovette
sentire
tutte
queste
cose
perché
il
suo
viso
cambiò
maschera
:
si
fece
triste
.
Mai
Cosima
aveva
veduto
un
viso
così
nobilmente
triste
,
accigliato
e
severo
.
-
Sono
buone
,
-
egli
disse
,
tirando
su
con
le
dita
dell
'
altra
mano
le
monete
,
e
lasciandole
ricadere
nel
pugno
.
Cosima
lo
vedeva
bene
:
erano
monete
che
sembravano
nuove
,
alcune
col
profilo
melanconico
e
rapace
di
Napoleone
III
,
altre
col
grande
gallo
piumato
della
Repubblica
francese
:
monete
d
'
oro
,
schiette
,
moderne
,
da
spendersi
,
se
si
voleva
,
senza
difficoltà
.
Ma
non
le
toccò
e
il
solo
pensiero
che
Elia
avrebbe
potuto
offrirgliele
,
sia
pure
per
generosità
o
affetto
,
le
faceva
spavento
:
poiché
ricordava
le
voci
misteriose
che
correvano
sul
conto
di
lui
,
ed
era
sicura
che
il
tesoro
provenisse
da
una
rapina
.
Ma
egli
richiuse
il
pugno
,
tornò
a
piegarsi
sul
vuoto
del
camino
,
rimise
a
posto
ogni
cosa
,
riaprì
la
finestrina
,
andò
a
sedersi
sul
giaciglio
,
piegò
la
testa
pensieroso
.
La
vespa
da
lui
cacciata
tornò
a
volteggiare
e
ronzare
sullo
sfondo
d
'
acquamarina
dei
monti
lontani
.
Tutto
s
'
era
svolto
in
pochi
minuti
,
come
in
un
passaggio
di
nuvole
;
e
Cosima
si
avvicinava
alla
porticina
per
andarsene
sicura
in
cuor
suo
di
saper
tutto
e
non
volersi
immischiare
nella
pericolosa
faccenda
,
quando
il
vecchio
la
richiamò
:
-
Signorina
,
volevo
dirle
questo
;
quando
sarò
morto
,
o
anche
prima
se
le
occorre
,
quella
roba
è
sua
.
Ella
avrebbe
voluto
protestare
,
dirgli
che
non
voleva
una
sola
di
quelle
monete
,
gridargli
che
sarebbe
stato
meglio
restituirle
a
chi
erano
appartenute
;
ma
vedeva
la
madre
che
risaliva
dall
'
orto
con
la
camicia
di
Elia
attorcigliata
fra
le
mani
ancora
bagnate
,
e
saltò
nello
spiazzo
con
l
'
impressione
di
risvegliarsi
da
un
sogno
.
La
madre
stese
la
camicia
su
una
cordicella
attaccata
fra
due
pali
,
che
appunto
serviva
al
vecchio
per
asciugare
i
suoi
stracci
,
poi
rientrò
nella
casetta
e
cominciò
a
preparare
le
cose
per
la
partenza
.
Cosima
andò
verso
il
pino
e
appoggiò
la
testa
alle
scaglie
rossastre
del
tronco
,
come
per
ascoltare
una
voce
nascosta
dentro
l
'
albero
amico
,
che
la
consigliasse
,
la
salvasse
.
Poiché
le
sembrava
di
essere
coinvolta
in
un
dramma
colpevole
,
di
essere
complice
di
un
furto
,
forse
anche
di
un
delitto
.
Che
doveva
fare
?
Accusare
il
vecchio
?
D
'
altra
parte
egli
era
da
più
di
trent
'
anni
in
paese
,
e
,
se
reato
avesse
commesso
,
esisteva
la
prescrizione
.
E
delitto
di
sangue
non
doveva
esservi
,
se
la
condanna
di
lui
fra
stata
solo
quella
del
domicilio
coatto
.
E
non
poteva
aver
rinvenuto
senza
colpa
il
tesoro
?
Giusto
in
quei
giorni
i
giornali
parlavano
dei
tesoro
di
oltre
un
milione
,
di
monete
d
'
oro
,
trovato
in
casa
di
un
antiquario
,
e
di
un
altro
rinvenuto
nello
scaffale
di
un
medico
stravagante
e
solitario
che
aveva
attirato
gente
da
tutte
le
parti
del
mondo
con
un
suo
specifico
che
guariva
i
dolori
reumatici
.
Durante
l
'
infanzia
,
e
anche
dopo
,
dai
servi
,
dai
contadini
,
dai
pastori
,
Cosima
aveva
continuamente
assorbito
racconti
di
tesori
,
trovati
nelle
rovine
dei
vecchi
castelli
,
dentro
tronchi
d
'
alberi
,
in
piena
terra
.
Uno
pare
venisse
fuori
anche
dal
vecchio
cimitero
,
dalla
tomba
scoperta
di
una
giovine
dama
sepolta
dal
marito
con
tutti
i
suoi
gioielli
e
un
'
anfora
piena
di
monete
d
'
oro
.
Forse
si
poteva
sapere
qualche
cosa
di
più
preciso
da
Elia
:
ma
il
solo
pensiero
di
riparlare
con
lui
le
destava
ripugnanza
e
quasi
terrore
.
D
'
altronde
aveva
promesso
di
non
parlare
con
nessuno
del
segreto
:
e
fermamente
decise
di
non
occuparsene
più
.
Potevano
anche
crederla
visionaria
,
come
del
resto
appariva
a
molti
;
e
lei
stessa
non
era
sicura
di
non
aver
intravveduto
una
delle
sue
tante
fantasie
romanzesche
.
Ad
ogni
modo
non
ebbe
occasione
di
trovarsi
più
sola
,
per
quel
giorno
,
col
vecchio
stregone
;
il
quale
era
ricaduto
nel
suo
mutismo
.
Quella
notte
,
nel
letto
ben
riparato
della
sua
camera
alta
,
Cosima
sognò
la
nonnina
.
La
nonnina
era
viva
,
tale
quale
s
'
era
lasciata
vedere
l
'
ultima
volta
,
col
suo
bei
visino
di
santa
,
tutta
agghindata
piccola
come
una
nana
.
Come
una
nana
.
Anche
nel
sonno
Cosima
ricordava
l
'
offesa
;
e
ricordava
insieme
,
nitidamente
,
l
'
avventura
di
quel
giorno
e
i
suoi
propositi
eroici
di
non
profittare
mai
del
tesoro
equivoco
di
Elia
.
Si
vedrebbe
se
era
una
nana
o
una
gigantessa
.
Verso
la
nonnina
Cosima
aveva
un
rimorso
.
L
'
ultima
volta
che
era
venuta
a
far
visita
in
casa
,
ella
non
le
aveva
dato
il
caffè
,
non
l
'
aveva
quasi
neppure
salutata
:
adesso
,
nel
sogno
,
si
affaccendava
a
preparare
la
bevanda
prediletta
dalla
cara
vecchina
,
ma
l
'
acqua
bollente
rigurgitava
dal
cuccuma
e
spegneva
il
fuoco
.
Lascia
,
bambina
,
diceva
la
nonna
,
con
le
manine
intrecciate
sul
grembo
,
i
grandi
occhi
color
nocciola
e
la
piccola
bocca
circondati
da
raggiere
di
rughe
;
oramai
non
ho
più
bisogno
di
nulla
.
E
d
'
un
tratto
,
voltandosi
,
Cosima
vide
che
la
nonnina
era
vestita
da
sposa
con
un
costume
di
orbace
,
scarlatto
e
broccato
:
il
grembiale
era
ricamato
a
vivi
colori
,
sulle
punte
davanti
del
corsetto
verdeggiavano
due
foglie
di
palma
.
La
benda
che
avvolgeva
la
piccola
testa
,
bianca
e
un
po
'
inamidata
,
pareva
di
antico
bisso
.
Come
sei
bella
,
nonnina
;
adesso
,
sì
,
sembri
davvero
una
fata
.
Ma
perché
la
vecchina
era
vestita
così
?
Ho
ritrovato
il
nonno
Andrea
,
e
adesso
siamo
contenti
,
in
Paradiso
,
sposi
in
eterno
.
Il
nonno
Andrea
,
Cosima
non
lo
aveva
conosciuto
,
ma
sapeva
che
anche
lui
era
un
giorno
arrivato
di
lontano
,
chi
diceva
da
Genova
,
chi
diceva
dalla
Spagna
,
e
s
'
era
messo
a
lavorare
la
terra
;
e
,
anche
dopo
sposato
,
stava
sempre
in
campagna
,
a
lavorare
i
campi
,
in
una
valle
aspra
piena
di
macchie
e
di
bestie
selvatiche
.
Anche
lui
era
selvatico
,
ma
tanto
buono
che
gli
uccelli
gli
si
posavano
sul
braccio
,
le
serpi
accorrevano
al
suo
fischiare
,
quando
alla
sera
si
riposava
davanti
alla
sua
capanna
e
guardava
le
stelle
,
Anche
i
gatti
selvatici
gli
facevano
compagnia
.
La
gente
diceva
che
era
un
po
'
matto
;
ma
con
questo
nome
la
gente
spiega
il
mistero
degli
uomini
diversi
dalla
normalità
.
Chissà
che
cosa
vedeva
il
nonno
Andrea
,
che
conosceva
altre
terre
e
altri
mari
,
negli
occhi
dei
gatti
selvatici
,
nelle
piume
iridate
delle
cornacchie
,
nella
pelle
argentata
delle
biscie
che
si
sollevavano
incantate
dal
suo
fischio
.
Forse
gli
stessi
fantastici
riflessi
che
anche
lei
vedeva
negli
occhi
degli
animali
,
nelle
foglie
,
nelle
pietre
.
Adesso
,
nel
sogno
,
si
spiegava
d
'
un
tratto
molte
cose
;
lo
stesso
senso
di
vertigine
,
dello
spalancarsi
e
richiudersi
rapidissimo
di
un
mondo
anteriore
,
subcosciente
,
che
la
vista
della
nonnina
viva
le
destava
,
adesso
le
appariva
chiaro
:
era
l
'
apparizione
dello
spirito
sognatore
del
nonno
,
di
cui
la
vecchina
ancora
innamorata
portava
l
'
immagine
nella
pupilla
,
e
che
era
anche
l
'
immagine
di
lei
,
di
Cosima
sognatrice
.
Ma
nessuno
le
aveva
mai
raccontato
chiaramente
donde
egli
era
venuto
;
pareva
che
neppure
la
madre
lo
sapesse
con
precisione
.
E
nel
sogno
confondeva
il
passato
del
nonno
con
quello
del
vecchie
Elia
,
provandone
un
'
angoscia
paurosa
:
ma
il
nonno
,
questo
ella
lo
sapeva
benissimo
,
era
morto
povero
in
canna
,
lasciando
nella
sua
capanna
una
famiglia
di
leprotti
addomesticati
;
e
questo
la
confortava
.
Tuttavia
volle
domandare
alla
nonnina
notizie
di
lui
.
Tutte
fandonie
,
disse
la
vecchina
,
senza
scomporsi
:
egli
non
è
venuto
né
da
Genova
né
dalla
Spagna
:
ci
saranno
venuti
i
suoi
avi
,
forse
,
ma
lui
no
.
Egli
arrivava
da
un
paese
di
mare
,
sì
,
dove
la
gente
è
buona
,
e
suo
padre
era
pescatore
:
Andrea
però
non
amava
il
mare
,
perché
troppo
sovente
si
cambia
in
mostro
e
divora
gli
uomini
vivi
:
e
aveva
anche
pietà
dei
pesci
che
vengono
venduti
e
divorati
anch
'
essi
quasi
vivi
:
certo
,
era
un
po
'
sempliciotto
,
ma
buono
,
cristiano
e
dolce
.
Giunse
dunque
qui
,
in
cerca
di
lavoro
,
perché
amava
la
terra
che
non
tradisce
e
dà
all
'
uomo
le
erbe
e
i
frutti
innocenti
.
Persino
dei
fiori
egli
aveva
compassione
;
e
gli
uccelli
e
tutte
le
bestioline
della
valle
,
persino
le
bisce
,
persino
gli
scorpioni
,
gli
diventavano
amici
.
Questa
è
la
sua
vera
storia
.
E
questa
storia
,
sebbene
così
semplice
e
raccontata
in
sogno
,
fece
a
Cosima
un
'
impressione
profonda
,
quasi
come
quella
che
le
aveva
lasciato
il
passaggio
della
coccinella
sulla
sua
persona
:
più
che
tutte
le
storie
di
tesori
,
di
passioni
e
di
guerre
fra
i
popoli
.
Spesso
si
domandava
se
era
religiosa
,
o
superstiziosa
,
o
visionaria
e
d
'
animo
debole
:
ma
sentiva
in
fondo
che
la
sua
rettitudine
era
una
cosa
superiore
a
tutte
le
forze
sovrapposte
dall
'
educazione
e
dalla
crudeltà
della
vita
.
Si
nasce
,
con
questo
dono
di
Dio
,
come
gli
uccelli
nascono
con
la
loro
potenza
di
volo
:
e
se
ne
rallegrava
,
pur
senza
leggere
gli
Evangeli
e
le
laudi
al
Signore
.
Quell
'
inverno
,
rigidissimo
inverno
,
la
fortuna
parve
un
po
'
sorridere
alla
famiglia
così
serena
in
apparenza
,
così
travagliata
in
realtà
.
Beppa
era
allora
assai
fanciulla
:
era
intelligentissima
anche
lei
spregiudicata
,
allegra
e
lingua
lunga
.
Trovava
il
lato
ridicolo
di
tutti
,
cominciando
da
Cosima
,
e
i
suoi
giudizi
sul
prossimo
erano
spietati
.
La
madre
le
rinfacciava
di
averle
tagliato
il
filo
della
lingua
.
Ma
era
bella
,
bianca
,
i
capelli
d
'
un
castaneo
dorato
e
gli
occhi
azzurri
.
Dava
l
'
impressione
di
un
fascio
di
fiori
:
rose
e
gigli
,
fioralisi
e
narcisi
.
E
aveva
spasimanti
più
che
Cosima
:
tutti
però
alla
larga
,
sempre
per
la
triste
ragione
dei
fratelli
.
Quell
'
inverno
però
le
capitò
un
adoratore
più
serio
degli
altri
.
Era
niente
meno
che
il
direttore
della
Scuola
Normale
,
pezzo
grosso
per
la
piccola
città
;
un
bell
'
uomo
alto
,
roseo
,
già
un
po
'
calvo
ma
ancora
possente
,
con
una
parlantina
che
incantava
anche
i
più
imperterriti
attaccabottoni
del
luogo
.
Organizzava
poi
feste
da
ballo
,
rappresentazioni
,
concerti
e
conferenze
,
per
divertire
e
istruire
i
suoi
giovani
allievi
,
che
lo
adoravano
.
In
una
di
queste
riunioni
vide
Beppa
,
che
vi
era
andata
per
un
caso
straordinario
con
la
madre
di
uno
degli
studenti
,
e
ne
rimase
colpito
.
Era
un
tipo
diverso
dalle
altre
ragazze
del
luogo
:
quasi
sembrava
della
razza
di
lui
,
e
forse
fu
questa
specie
di
affinità
che
lo
attiro
.
D
'
un
colpo
,
con
una
facilità
che
rasentava
la
leggerezza
,
strana
in
un
personaggio
che
rappresentava
l
'
educatore
,
il
guidatore
dei
futuri
maestri
di
scuola
,
dichiarò
a
Beppa
il
suo
amore
e
le
chiese
se
voleva
sposarlo
.
Ella
rimase
stordita
:
l
'
uomo
non
le
piaceva
,
anzi
le
destava
quasi
ripugnanza
così
massiccio
e
carnale
com
'
era
,
emanante
dal
viso
,
dal
petto
,
dal
ventre
,
già
un
po
'
prominente
,
un
calore
animalesco
:
ma
d
'
altronde
l
'
occasione
era
ottima
;
il
grande
sogno
di
poter
lasciare
un
giorno
la
piccola
città
per
una
più
grande
e
la
vanità
di
vendicarsi
dei
malevoli
concittadini
;
e
sopra
tutto
il
pensiero
di
dare
un
conforto
alla
madre
sempre
melanconica
e
preoccupata
.
D
'
altronde
la
fanciulla
considerava
anche
lei
la
cosa
con
leggerezza
,
e
senza
troppo
consultare
i
parenti
accettò
la
proposta
.
L
'
uomo
venne
in
casa
a
far
visita
:
portò
libri
,
mandò
regali
.
Lo
ricevevano
le
ragazze
,
e
ridevano
quando
egli
raccontava
storie
allegre
,
non
troppo
adatte
per
loro
.
Andrea
avrebbe
desiderato
una
domanda
ufficiale
fatta
con
regola
,
magari
per
mezzo
di
un
autorevole
paraninfo
,
come
d
'
uso
nel
luogo
;
ma
non
osava
opporsi
alla
progettata
vicenda
,
e
in
fondo
sperava
che
tutto
andasse
bene
.
Solo
minacciava
di
bastonare
le
sorelle
se
per
un
attimo
avessero
lasciati
soli
i
curiosi
fidanzati
.
Neppure
Cosima
era
contenta
:
ma
anche
lei
provava
un
certo
piacere
per
gli
acri
commenti
delle
famiglie
del
paese
,
per
le
invidie
,
i
pettegolezzi
,
le
maldicenze
,
che
la
fortuna
di
Beppa
destava
nell
'
intera
contrada
.
Si
cominciò
a
dir
peste
del
signor
Direttore
:
che
era
un
libertino
,
che
teneva
in
casa
una
bella
ragazza
mora
,
che
la
faceva
camminare
carponi
sui
pavimenti
e
l
'
aizzava
come
una
bestia
:
e
,
infine
,
che
si
burlava
delle
povere
signorine
che
non
avevano
altra
difesa
che
quella
del
selvatico
fratello
.
L
'
uomo
invece
pareva
innamorato
sul
serio
:
faceva
regali
,
complimentava
la
futura
suocera
,
congedò
la
cameriera
mora
per
far
cessare
le
chiacchiere
,
fissò
lui
stesso
la
data
delle
nozze
.
In
ottobre
,
al
ritorno
dalle
vacanze
.
E
tutta
la
rendita
di
quell
'
anno
,
dai
pascoli
sul
Monte
all
'
olio
del
frantoio
,
dalle
mandorle
al
sughero
,
fu
,
con
volontario
sacrifizio
di
Andrea
,
dedicata
al
corredo
.
Cucivano
e
ricucivano
,
le
tre
sorelle
,
tessendo
sogni
candidi
come
i
fiori
delle
tovaglie
e
delle
lenzuola
.
Ma
un
giorno
il
grosso
fidanzato
,
che
passava
le
vacanze
nel
suo
lontano
paese
alpino
,
scrisse
che
era
stato
traslocato
,
che
in
ottobre
non
sarebbe
tornato
,
sibbene
più
tardi
,
per
le
nozze
.
Poi
le
sue
lettere
si
fecero
rade
:
infine
un
giorno
si
presentò
alla
signora
Francesca
un
avvocato
,
che
era
stato
in
relazione
con
lui
per
certi
affari
della
scuola
,
e
domandò
a
quanto
ascendesse
la
dote
di
Beppa
.
Fu
un
colpo
:
ma
questo
era
l
'
uso
dei
paesi
del
fidanzato
.
E
,
dopo
tutto
,
la
piccola
dote
che
per
l
'
eredità
paterna
spettava
alla
fanciulla
,
se
la
sarebbe
goduta
lei
con
la
sua
futura
famiglia
,
Risposta
:
sarà
assegnata
a
Beppa
la
sesta
,
mettiamo
pure
la
quinta
parte
del
patrimonio
:
circa
venticinquemila
lire
in
terreni
poco
redditizi
.
Torna
,
dopo
otto
giorni
di
grigiore
e
d
'
attesa
,
il
messaggero
flemmatico
:
il
fidanzato
si
lamenta
,
dice
che
la
vita
è
difficile
,
che
non
vuol
fare
cattive
figure
,
né
provocare
privazioni
alla
futura
sposina
:
bisogna
che
la
dote
sia
almeno
di
cinquantamila
lire
,
non
solo
,
ma
che
ventimila
siano
in
titoli
garantiti
.
Andrea
fu
preso
da
un
furore
sanguigno
.
Quel
bestione
,
dunque
,
quel
porco
grasso
e
vile
,
non
era
entrato
in
casa
delle
sorelle
per
amore
,
ma
per
interesse
,
e
adesso
tentava
quasi
un
ricatto
,
poiché
sapeva
che
il
matrimonio
andato
a
monte
avrebbe
maggiormente
screditato
le
povere
ragazze
.
Parlò
di
andare
a
scovarlo
,
di
ammazzarlo
con
la
lesina
come
un
maiale
vero
;
ma
la
madre
piangeva
,
e
Cosima
dichiarò
che
avrebbe
ceduto
alla
sorella
la
sua
parte
di
eredità
.
Si
cercò
di
vendere
qualche
cosa
,
ma
le
offerte
erano
irrisorie
,
e
d
'
altronde
non
poteva
spogliare
l
'
intera
famiglia
,
già
tanto
impoverita
e
quasi
bisognosa
.
Fu
allora
che
Cosima
,
visto
l
'
avvilimento
della
madre
e
della
stessa
Beppa
che
deperiva
per
l
'
umiliazione
e
la
delusione
,
fu
raggirata
dal
demonio
.
Pensò
al
tesoro
di
Elia
,
all
'
offerta
di
lui
,
alla
possibilità
di
accettarla
:
ma
poi
il
solo
pensiero
l
'
atterrì
.
Mai
,
mai
:
avrebbe
voluto
flagellarsi
per
scacciare
anche
il
semplice
ricordo
del
maledetto
tesoro
.
Eppure
la
tentazione
,
in
fondo
,
non
l
'
abbandonava
:
le
diceva
:
Sei
una
stupida
,
una
che
nella
vita
non
avrà
mai
bene
,
e
mai
potrà
procurarlo
a
chi
ama
.
E
chi
dice
,
del
resto
,
che
i
denari
del
vecchio
non
siano
suoi
?
Va
,
cerca
di
saper
meglio
,
indaga
,
cerca
,
cerca
...
.
Le
sembrava
di
essere
aizzata
come
un
cane
alla
caccia
della
selvaggina
:
ma
non
si
moveva
,
più
che
mai
ferma
nel
proposito
di
tener
la
promessa
fatta
al
vecchio
,
di
non
rivelare
a
nessuno
il
segreto
di
lui
.
Se
egli
era
colpevole
,
lo
era
davanti
a
Dio
,
e
potevano
intendersela
fra
di
loro
.
Per
sfuggire
meglio
alla
tentazione
,
rinunziò
anche
di
andare
quell
'
anno
alla
vendemmia
:
persino
la
madre
,
tormentata
dai
pensieri
della
triste
faccenda
,
stette
appena
tre
giorni
nella
vigna
.
Il
fidanzato
non
scriveva
più
,
l
'
avvocato
non
si
faceva
vedere
:
il
corredo
già
pronto
venne
chiuso
in
una
cassa
,
come
un
morto
.
Andrea
era
cupo
,
preoccupato
,
più
che
per
il
dispiacere
,
per
il
discredito
della
famiglia
:
quando
veniva
in
casa
,
le
sorelle
si
nascondevano
quasi
con
paura
,
come
colpevoli
delle
cose
accadute
.
Ai
primi
di
novembre
Cosima
rivide
in
sogno
la
piccola
nonna
:
era
sempre
vestita
da
sposa
,
col
rosario
di
madreperla
fra
le
mani
di
bambina
.
E
Cosima
aveva
sempre
il
rimorso
di
non
averle
dato
il
caffè
,
l
'
ultima
volta
che
era
venuta
,
e
si
affaccendava
a
prepararlo
:
ma
la
bevanda
rigurgitava
dalla
caffettiera
e
spegneva
il
fuoco
Lascia
stare
,
disse
la
nonnina
:
noi
,
di
lassù
non
abbiamo
bisogno
di
nulla
.
Sono
venuta
solo
per
un
salutino
,
e
ti
porto
anche
i
saluti
di
Francesco
.
Francesco
era
il
nome
del
fidanzato
di
Beppa
:
pareva
che
la
nonnina
scherzasse
crudelmente
;
ma
poi
si
seppe
che
proprio
quella
notte
,
poco
prima
dell
'
ora
del
sogno
di
Cosima
,
il
commendator
Francesco
era
morto
,
dopo
appena
tre
giorni
di
polmonite
.
Così
secondo
la
misericordia
divina
,
prendeva
anche
lui
parte
alla
famiglia
:
e
le
cose
questo
mondo
erano
appianate
.
E
fu
proprio
in
quei
giorni
che
Dio
parve
compensare
Cosima
in
altro
modo
più
consolante
.
Una
grande
rivista
straniera
domandava
la
traduzione
del
romanzo
Rami
caduti
e
offriva
una
discreta
somma
.
Inoltre
desiderava
notizie
biografiche
della
scrittrice
,
perché
la
traduzione
doveva
essere
preceduta
da
una
nota
critica
.
Ad
occhi
chiusi
sempre
con
l
'
impressione
di
sognare
,
Cosima
accettò
.
Aveva
persino
paura
della
sua
fortuna
:
non
avrebbe
dovuto
scontarla
con
altri
guai
?
Ed
ecco
arrivare
la
somma
,
e
alla
posta
le
viene
pagata
in
monete
d
'
oro
,
simili
e
quelle
del
tesoro
di
Elia
.
Ella
le
guardava
quasi
spaventata
e
non
osava
toccarle
;
fece
cambiare
in
biglietti
di
banca
,
e
parte
le
depositò
in
un
libretto
postale
:
ma
quando
la
madre
vide
il
denaro
lo
guardò
quasi
torva
:
le
sembrava
frutto
di
un
peccato
mortale
.
-
Ebbene
,
-
disse
Cosima
,
-
lo
spenderò
non
voglio
mettere
più
da
parte
niente
;
e
i
miei
guadagni
se
ne
vadano
come
foglie
al
vento
.
Ed
ecco
l
'
occasione
presentarsi
:
una
sua
ammiratrice
,
che
dirigeva
una
rivistina
letteraria
nella
città
di
*
*
*
,
sul
mare
,
la
invitò
ad
andare
ospite
in
casa
sua
:
ed
ella
vi
andò
,
nonostante
i
terrori
della
madre
ed
i
brontolii
di
Andrea
,
che
volle
almeno
accompagnarla
per
un
tratto
del
viaggio
,
in
ferrovia
,
e
quando
la
lasciò
gli
parve
di
averla
imbarcata
sull
'
Atlantico
.
In
fondo
anche
lei
si
sentiva
smarrita
.
Dove
andava
?
Che
voleva
?
Come
Cappuccetto
Rosso
in
mezzo
al
bosco
aveva
l
'
impressione
d
'
incontrare
il
lupo
;
ma
in
fondo
sperava
di
cavarsela
bene
,
poiché
aveva
la
coscienza
tranquilla
,
e
l
'
ombra
del
male
era
simile
a
quelle
grandi
ombre
di
nuvole
già
invernali
che
salivano
dai
monti
scuri
e
lambivano
le
valli
solitarie
lungo
le
cui
coste
correva
il
trenino
che
sembrava
un
giocattolo
.
Il
cielo
era
grande
,
di
un
azzurro
carico
,
e
le
nuvole
correnti
,
spinte
da
un
caldo
vento
di
scirocco
,
lo
facevano
apparire
più
alto
,
più
turchino
A
Cosima
,
affacciata
al
famigliare
ballatoio
del
treno
,
sembrava
un
cielo
straniero
,
inospitale
,
mentre
la
terra
,
sotto
di
lei
,
aveva
ancora
l
'
aspetto
ma
terno
,
ch
'
ella
ben
conosceva
:
le
stesse
chine
coperte
di
erba
tremula
,
le
macchie
,
le
pietre
,
le
quercie
indurite
dal
dolore
dei
secoli
e
dalla
loro
resistenza
al
tempo
e
agli
elementi
.
I
piccoli
villaggi
neri
,
accovacciati
come
cornacchie
sui
loro
nidi
di
roccie
apparivano
e
sparivano
nella
luce
cangiante
della
lontananza
:
qualche
pastore
con
la
sua
greggia
si
profilava
sull
'
orlo
verde
di
un
ciglione
,
e
le
pecore
si
spostavano
come
l
'
ombra
delle
nuvole
al
passare
del
treno
:
e
Cosima
aveva
l
'
impressione
che
tutto
il
paesaggio
si
movesse
per
la
sorpresa
di
veder
lei
a
muoversi
ad
andare
verso
una
nuova
vita
.
A
misura
che
si
scendeva
verso
le
pianure
marine
il
clima
mutava
completamente
:
si
era
ancora
ai
primi
di
autunno
,
laggiù
;
il
cielo
,
sgombro
di
nuvole
,
si
faceva
chiaro
,
verdognolo
,
e
d
'
un
tratto
Cosima
lo
vide
riflesso
in
uno
specchio
d
'
acqua
che
le
ricordò
la
vasca
della
vigna
:
era
uno
stagno
.
Uccelli
mai
veduti
,
grandi
,
con
le
ali
iridate
,
si
sollevarono
dallo
stagno
,
come
sgorgassero
dall
'
acqua
e
disegnarono
sul
cielo
una
specie
di
arcobaleno
:
forse
un
miraggio
:
a
lei
parve
lieto
auspicio
.
E
la
prima
persona
che
vide
,
quando
il
treno
si
fermò
in
una
stazione
che
pareva
,
col
suo
giardino
di
palme
e
in
fondo
un
arco
di
quel
luminoso
cielo
smeraldino
,
un
'
oasi
civilizzata
,
fu
un
giovine
vestito
di
un
color
marrone
dorato
,
con
due
meravigliosi
baffi
dello
stesso
colore
e
gli
occhi
lunghi
orientali
.
La
guardò
come
se
la
conoscesse
,
e
anche
a
lei
parve
di
averlo
già
veduto
in
qualche
posto
:
dove
?
non
sapeva
;
e
dopo
tanti
anni
provò
ancora
quel
misterioso
senso
di
vertigine
che
nell
'
infanzia
e
meno
spesso
nell
'
adolescenza
le
destava
la
presenza
della
nonna
.
Ma
una
piccola
folla
invadeva
il
marciapiede
,
e
l
'
uomo
scomparve
.
Una
signora
vestita
in
modo
quasi
buffo
,
tutta
volanti
e
frangie
,
con
un
cappellino
a
sghimbescio
sui
radi
capelli
gialli
,
balzò
verso
la
fanciulla
,
la
prese
quasi
a
volo
sul
predellino
del
vagone
,
la
strinse
al
suo
petto
scarno
,
le
coprì
il
viso
di
baci
:
i
suoi
occhi
di
un
azzurro
di
porcellana
erano
stillanti
di
lagrime
che
le
colavano
sul
naso
aquilino
e
si
confondevano
con
la
saliva
che
le
schizzava
dalla
bocca
.
E
con
un
singhiozzo
convulso
chiamava
a
voce
alta
la
fanciulla
col
suo
nome
e
cognome
,
tanto
che
Cosima
si
vergognò
:
la
gente
la
guardava
,
qualcuno
doveva
già
conoscere
quel
nome
e
quel
cognome
,
e
salutava
,
fra
il
rispetto
per
lei
e
la
beffa
per
la
sua
chiassosa
ospite
.
Avrebbe
voluto
risalire
sul
treno
e
tornarsene
a
casa
:
ma
era
destino
che
quel
giorno
ella
dovesse
cominciare
a
conoscere
le
tribolazioni
della
celebrità
,
perché
all
'
arrivo
nella
casa
dell
'
ospite
,
-
un
grazioso
palazzo
tutto
balconi
,
di
fronte
a
un
giardino
e
a
una
chiesa
,
-
lungo
la
scala
di
marmo
con
la
ringhiera
ornata
di
tralci
verdi
,
vide
con
mite
terrore
una
fila
di
bambine
e
giovinette
,
quasi
tutte
vestite
di
bianco
,
con
mazzolini
di
fiori
in
mano
.
Sembrava
la
scala
del
Paradiso
,
vigilata
da
angeli
senza
ali
,
e
mentre
il
facchino
scaricava
dalla
carrozzella
la
modesta
vecchia
valigia
di
Cosima
,
reliquia
di
famiglia
,
e
la
stessa
donna
Maria
,
l
'
ospite
palpitante
,
s
'
incaricava
di
portarla
di
sopra
come
un
prezioso
tesoro
,
le
ragazzine
intonarono
un
coro
che
pareva
insegnato
loro
da
un
'
abile
maestra
.
La
maestra
era
stata
donna
Maria
,
e
gli
angioletti
erano
tutte
le
fanciulle
che
abitavano
nel
palazzo
.
A
questo
punto
bisognava
assolutamente
mostrarsi
commossa
,
e
,
potendolo
,
fare
,
dall
'
alto
della
rampata
della
scala
,
un
discorso
di
ringraziamento
,
Cosima
si
coprì
il
viso
col
fazzoletto
,
ma
non
poté
piangere
né
parlare
.
E
del
coro
,
composto
in
suo
onore
,
non
le
rimase
in
mente
che
il
motivo
monotono
e
quasi
triste
,
che
si
confondeva
con
un
rumore
lontano
,
da
lei
non
ancora
mai
bene
inteso
,
che
le
pareva
quello
del
pino
nella
vigna
.
Era
il
rumore
del
mare
.
Era
lì
,
il
mare
,
in
fondo
alla
larga
strada
,
che
costeggiava
una
fila
di
case
nuove
bianche
abbaglianti
.
Cosima
aveva
sempre
più
l
'
impressione
di
trovarsi
in
una
città
orientale
:
palmizii
,
cactus
ed
altri
alberi
esotici
si
movevano
pesanti
su
quel
cielo
caldo
,
sullo
sfondo
turchino
del
lido
.
Sui
balconi
fiorivano
i
garofani
;
un
odore
di
erbe
aromatiche
scendeva
dalla
collinetta
coperta
di
pini
che
chiudeva
l
'
orizzonte
di
fronte
alla
strada
.
E
la
gente
era
tutta
fuori
,
come
nelle
sere
d
'
estate
;
e
canti
e
suoni
di
mandolino
continuavano
,
di
fuori
,
il
coro
in
onore
di
Cosima
:
così
a
lei
sembrava
,
ma
invece
di
orgoglio
ne
provava
quasi
paura
.
Dopo
averla
rimpinzata
di
dolci
e
bevande
,
la
sua
ospite
,
che
continuava
a
baciarla
e
quasi
a
leccarla
come
un
cane
che
ha
ritrovato
il
padrone
,
la
lasciò
sola
nell
'
appartamento
ov
'
ella
abitava
col
paziente
marito
che
era
impiegato
in
un
'
azienda
privata
.
Aveva
destinato
a
Cosima
la
camera
più
bella
,
col
balcone
,
quella
appunto
donde
si
vedeva
il
mare
:
e
le
lasciava
libero
anche
il
salotto
,
pieno
di
fiori
di
carta
,
di
vasi
incrinati
,
di
tovagliette
,
di
oggetti
di
cattivo
gusto
.
-
Qui
potrai
ricevere
i
tuoi
amici
,
i
tuoi
ammiratori
.
Ma
Cosima
non
aveva
amici
,
e
si
atterriva
al
solo
pensiero
di
averne
uno
solo
.
Di
ammiratori
,
poi
,
non
ne
voleva
:
le
pareva
di
esser
già
,
per
lunga
esperienza
,
scottata
da
loro
.
Eppure
d
'
un
tratto
sentì
suonare
alla
porta
dell
'
ingresso
,
e
senza
pensarci
su
tanto
aprì
.
Era
il
garzone
di
un
fioraio
,
che
portava
un
grande
mazzo
di
rose
rosse
,
avvolte
nella
carta
velina
.
Per
lei
?
Proprio
per
lei
:
ma
non
si
sapeva
da
parte
di
chi
.
Ella
stette
a
guardarle
quasi
con
la
sorpresa
paurosa
con
cui
aveva
guardato
nel
pugno
di
Elia
le
monete
d
'
oro
:
e
il
profumo
quasi
violento
delle
rose
,
e
il
loro
colore
,
le
parvero
vivi
,
caldi
,
sanguinanti
:
più
che
dal
coro
delle
fanciulle
e
dal
ronzio
delle
musiche
della
strada
,
sentì
da
quell
'
alito
quasi
carnale
venirle
incontro
la
vita
:
ma
quando
si
decise
a
prendere
il
mazzo
dalle
mani
del
garzone
che
la
guardava
con
occhi
maliziosi
,
si
sentì
pungere
da
una
spina
acuminata
:
e
pensò
che
la
vita
anche
sotto
l
'
illusione
delle
cose
più
belle
e
ricche
,
nasconde
le
unghie
inesorabili
.
Mise
le
rose
in
uno
dei
vasi
del
salotto
,
e
tornò
al
balcone
:
sì
,
era
come
d
'
estate
;
una
grande
luna
rosea
saliva
dai
pini
dell
'
altura
,
e
il
cielo
e
il
mare
,
fra
due
palmizi
che
luccicavano
come
le
palme
dorate
dalla
stagnola
,
usate
per
la
Pasqua
nel
paese
di
Cosima
,
si
confondevano
in
un
colore
di
smeraldo
azzurro
.
I
bambini
,
nella
strada
ancora
bianca
,
giocavano
al
gioco
dell
'
ambasciatore
venuto
a
domandare
una
sposa
:
ed
ella
si
sentiva
trasportata
nel
loro
cerchio
,
come
la
piccola
sposa
richiesta
dall
'
ambasciatore
per
un
misterioso
grande
personaggio
.
Narrativa ,
ÿþCome
andò
che
maestro
Ciliegia
,
falegname
,
trovò
un
pezzo
di
legno
,
che
piangeva
e
rideva
come
un
bambino
.
C
'
era
una
volta
...
-
Un
re
!
-
diranno
subito
i
miei
piccoli
lettori
.
No
,
ragazzi
,
avete
sbagliato
.
C
'
era
una
volta
un
pezzo
di
legno
.
Non
era
un
legno
di
lusso
,
ma
un
semplice
pezzo
da
catasta
,
di
quelli
che
d
'
inverno
si
mettono
nelle
stufe
e
nei
caminetti
per
accendere
il
fuoco
e
per
riscaldare
le
stanze
.
Non
so
come
andasse
,
ma
il
fatto
gli
è
che
un
bel
giorno
questo
pezzo
di
legno
capitò
nella
bottega
di
un
vecchio
falegname
,
il
quale
aveva
nome
mastr
'
Antonio
,
se
non
che
tutti
lo
chiamavano
maestro
Ciliegia
,
per
via
della
punta
del
suo
naso
,
che
era
sempre
lustra
e
paonazza
,
come
una
ciliegia
matura
.
Appena
maestro
Ciliegia
ebbe
visto
quel
pezzo
di
legno
,
si
rallegrò
tutto
e
dandosi
una
fregatina
di
mani
per
la
contentezza
,
borbottò
a
mezza
voce
:
-
Questo
legno
è
capitato
a
tempo
:
voglio
servirmene
per
fare
una
gamba
di
tavolino
.
Detto
fatto
,
prese
subito
l
'
ascia
arrotata
per
cominciare
a
levargli
la
scorza
e
a
digrossarlo
,
ma
quando
fu
lì
per
lasciare
andare
la
prima
asciata
,
rimase
col
braccio
sospeso
in
aria
,
perché
sentì
una
vocina
sottile
,
che
disse
raccomandandosi
:
-
Non
mi
picchiar
tanto
forte
!
Figuratevi
come
rimase
quel
buon
vecchio
di
maestro
Ciliegia
!
Girò
gli
occhi
smarriti
intorno
alla
stanza
per
vedere
di
dove
mai
poteva
essere
uscita
quella
vocina
,
e
non
vide
nessuno
!
Guardò
sotto
il
banco
,
e
nessuno
;
guardò
dentro
un
armadio
che
stava
sempre
chiuso
,
e
nessuno
;
guardò
nel
corbello
dei
trucioli
e
della
segatura
,
e
nessuno
;
apri
l
'
uscio
di
bottega
per
dare
un
'
occhiata
anche
sulla
strada
,
e
nessuno
!
O
dunque
?
...
-
Ho
capito
;
-
disse
allora
ridendo
e
grattandosi
la
parrucca
,
-
si
vede
che
quella
vocina
me
la
sono
figurata
io
.
Rimettiamoci
a
lavorare
.
E
ripresa
l
'
ascia
in
mano
,
tirò
giù
un
solennissimo
colpo
sul
pezzo
di
legno
.
-
Ohi
!
tu
m
'
hai
fatto
male
!
-
gridò
rammaricandosi
la
solita
vocina
.
Questa
volta
maestro
Ciliegia
resta
di
stucco
,
cogli
occhi
fuori
del
capo
per
la
paura
,
colla
bocca
spalancata
e
colla
lingua
giù
ciondoloni
fino
al
mento
,
come
un
mascherone
da
fontana
.
Appena
riebbe
l
'
uso
della
parola
,
cominciò
a
dire
tremando
e
balbettando
dallo
spavento
:
-
Ma
di
dove
sarà
uscita
questa
vocina
che
ha
detto
ohi
?
...
Eppure
qui
non
c
'
è
anima
viva
.
Che
sia
per
caso
questo
pezzo
di
legno
che
abbia
imparato
a
piangere
e
a
lamentarsi
come
un
bambino
?
Io
non
lo
posso
credere
.
Questo
legno
eccolo
qui
;
è
un
pezzo
di
legno
da
caminetto
,
come
tutti
gli
altri
,
e
a
buttarlo
sul
fuoco
,
c
'
è
da
far
bollire
una
pentola
di
fagioli
...
O
dunque
?
Che
ci
sia
nascosto
dentro
qualcuno
?
Se
c
'
è
nascosto
qualcuno
,
tanto
peggio
per
lui
.
Ora
l
'
accomodo
io
!
E
cosi
dicendo
,
agguantò
con
tutt
'
e
due
le
mani
quel
povero
pezzo
di
legno
e
si
pose
a
sbatacchiarlo
senza
carità
contro
le
pareti
della
stanza
.
Poi
si
messe
in
ascolto
,
per
sentire
se
c
'
era
qualche
vocina
che
si
lamentasse
.
Aspettò
due
minuti
,
e
nulla
;
cinque
minuti
,
e
nulla
;
dieci
minuti
,
e
nulla
!
-
Ho
capito
,
-
disse
allora
sforzandosi
di
ridere
e
arruffandosi
la
parrucca
,
-
si
vede
che
quella
vocina
che
ha
detto
ohi
,
me
la
sono
figurata
io
!
Rimettiamoci
a
lavorare
.
E
perché
gli
era
entrata
addosso
una
gran
paura
,
si
provò
a
canterellare
per
farsi
un
po
'
di
coraggio
.
Intanto
,
posata
da
una
parte
l
'
ascia
,
prese
in
mano
la
pialla
,
per
piallare
e
tirare
a
pulimento
il
pezzo
di
legno
;
ma
nel
mentre
che
lo
piallava
in
su
e
in
giù
,
senti
la
solita
vocina
che
gli
disse
ridendo
:
-
Smetti
!
tu
mi
fai
il
pizzicorino
sul
corpo
!
Questa
volta
il
povero
maestro
Ciliegia
cadde
giù
come
fulminato
.
Quando
riaprì
gli
occhi
,
si
trovò
seduto
per
terra
.
Il
suo
viso
pareva
trasfigurato
,
e
perfino
la
punta
del
naso
,
di
paonazza
come
era
quasi
sempre
,
gli
era
diventata
turchina
dalla
gran
paura
.
Maestro
Ciliegia
regala
il
pezzo
di
legno
al
suo
amico
Geppetto
,
il
quale
lo
prende
per
fabbricarsi
un
burattino
maraviglioso
che
sappia
ballare
,
tirar
di
scherma
e
fare
i
salti
mortali
.
In
quel
punto
fu
bussato
alla
porta
.
-
Passate
pure
,
-
disse
il
falegname
,
senza
aver
la
forza
di
rizzarsi
in
piedi
.
Allora
entrò
in
bottega
un
vecchietto
tutto
arzillo
,
il
quale
aveva
nome
Geppetto
;
ma
i
ragazzi
del
vicinato
,
quando
lo
volevano
far
montare
su
tutte
le
furie
,
lo
chiamavano
col
soprannome
di
Polendina
,
a
motivo
della
sua
parrucca
gialla
che
somigliava
moltissimo
alla
polendina
di
granturco
.
Geppetto
era
bizzosissimo
.
Guai
a
chiamarlo
Polendina
!
Diventava
subito
una
bestia
e
non
c
'
era
più
verso
di
tenerlo
.
-
Buon
giorno
,
mastr
'
Antonio
,
-
disse
Geppetto
.
-
Che
cosa
fate
costì
per
terra
?
-
Insegno
l
'
abbaco
alle
formicole
.
-
Buon
pro
vi
faccia
!
-
Chi
vi
ha
portato
da
me
,
compar
Geppetto
?
-
Le
gambe
.
Sappiate
,
mastr
'
Antonio
,
che
son
venuto
da
voi
,
per
chiedervi
un
favore
.
-
Eccomi
qui
,
pronto
a
servirvi
,
-
replicò
il
falegname
,
rizzandosi
su
i
ginocchi
.
-
Stamani
m
'
è
piovuta
nel
cervello
un
'
idea
.
-
Sentiamola
.
-
Ho
pensato
di
fabbricarmi
da
me
un
bel
burattino
di
legno
;
ma
un
burattino
maraviglioso
,
che
sappia
ballare
,
tirare
di
scherma
e
fare
i
salti
mortali
.
Con
questo
burattino
voglio
girare
il
mondo
,
per
buscarmi
un
tozzo
di
pane
e
un
bicchier
di
vino
;
che
ve
ne
pare
?
-
Bravo
Polendina
!
-
gridò
la
solita
vocina
,
che
non
si
capiva
di
dove
uscisse
.
A
sentirsi
chiamar
Polendina
,
compar
Geppetto
diventò
rosso
come
un
peperone
dalla
bizza
,
e
voltandosi
verso
il
falegname
,
gli
disse
imbestialito
:
-
Perché
mi
offendete
?
-
Chi
vi
offende
?
-
Mi
avete
detto
Polendina
!
...
-
Non
sono
stato
io
.
-
Sta
un
po
'
a
vedere
che
sarò
stato
io
!
Io
dico
che
siete
stato
voi
.
-
No
!
-
Si
!
-
No
!
-
Si
!
E
riscaldandosi
sempre
più
,
vennero
dalle
parole
ai
fatti
,
e
acciuffatisi
fra
di
loro
,
si
graffiarono
,
si
morsero
e
si
sbertucciarono
.
Finito
il
combattimento
,
mastr
'
Antonio
si
trovò
fra
le
mani
la
parrucca
gialla
di
Geppetto
,
e
Geppetto
si
accorse
di
avere
in
bocca
la
parrucca
brizzolata
del
falegname
.
-
Rendimi
la
mia
parrucca
!
-
gridò
mastr
'
Antonio
.
-
E
tu
rendimi
la
mia
,
e
rifacciamo
la
pace
.
I
due
vecchietti
,
dopo
aver
ripreso
ognuno
di
loro
la
propria
parrucca
,
si
strinsero
la
mano
e
giurarono
di
rimanere
buoni
amici
per
tutta
la
vita
.
-
Dunque
,
compar
Geppetto
,
-
disse
il
falegname
in
segno
di
pace
fatta
,
-
qual
è
il
piacere
che
volete
da
me
?
-
Vorrei
un
po
'
di
legno
per
fabbricare
il
mio
burattino
;
me
lo
date
?
Mastr
'
Antonio
,
tutto
contento
,
andò
subito
a
prendere
sul
banco
quel
pezzo
di
legno
che
era
stato
cagione
a
lui
di
tante
paure
.
Ma
quando
fu
lì
per
consegnarlo
all
'
amico
,
il
pezzo
di
legno
dette
uno
scossone
e
sgusciandogli
violentemente
dalle
mani
,
ando
a
battere
con
forza
negli
stinchi
impresciuttiti
del
povero
Geppetto
.
-
Ah
!
gli
è
con
questo
bel
garbo
,
mastr
'
Antonio
,
che
voi
regalate
la
vostra
roba
?
M
'
avete
quasi
azzoppito
!
...
-
Vi
giuro
che
non
sono
stato
io
!
-
Allora
sarò
stato
io
!
...
-
La
colpa
è
tutta
di
questo
legno
...
-
Lo
so
che
è
del
legno
:
ma
siete
voi
che
me
l
'
avete
tirato
nelle
gambe
!
-
Io
non
ve
l
'
ho
tirato
!
-
Bugiardo
!
-
Geppetto
,
non
mi
offendete
;
se
no
vi
chiamo
Polendina
!
...
-
Asino
!
-
Polendina
!
-
Somaro
!
-
Polendina
!
-
Brutto
scimmiotto
!
-
Polendina
!
A
sentirsi
chiamar
Polendina
per
la
terza
volta
,
Geppetto
perse
il
lume
degli
occhi
,
si
avvento
sul
falegname
;
e
lì
se
ne
dettero
un
sacco
e
una
sporta
.
A
battaglia
finita
,
mastr
'
Antonio
si
trovo
due
graffi
di
piu
sul
naso
,
e
quell
'
altro
due
bottoni
di
meno
al
giubbetto
.
Pareggiati
in
questo
modo
i
loro
conti
,
si
strinsero
la
mano
e
giurarono
di
rimanere
buoni
amici
per
tutta
la
vita
.
Intanto
Geppetto
prese
con
se
il
suo
bravo
pezzo
di
legno
,
e
ringraziato
mastr
'
Antonio
,
se
ne
tornò
zoppicando
a
casa
.
Geppetto
,
tornato
a
casa
,
comincia
subito
a
fabbricarsi
il
burattino
e
gli
mette
il
nome
di
Pinocchio
.
prime
monellerie
del
burattino
.
La
casa
di
Geppetto
era
una
stanzina
terrena
,
che
pigliava
luce
da
un
sottoscala
.
La
mobilia
non
poteva
essere
più
semplice
:
una
seggiola
cattiva
,
un
letto
poco
buono
e
un
tavolino
tutto
rovinato
.
Nella
parete
di
fondo
si
vedeva
un
caminetto
col
fuoco
acceso
;
ma
il
fuoco
era
dipinto
,
e
accanto
al
fuoco
c
'
era
dipinta
una
pentola
che
bolliva
allegramente
e
mandava
fuori
una
nuvola
di
fumo
,
che
pareva
fumo
davvero
.
Appena
entrato
in
casa
,
Geppetto
prese
subito
gli
arnesi
e
si
pose
a
intagliare
e
a
fabbricare
il
suo
burattino
.
-
Che
nome
gli
metterò
?
-
disse
fra
sé
e
sé
.
-
Lo
voglio
chiamar
Pinocchio
.
Questo
nome
gli
porterà
fortuna
.
Ho
conosciuto
una
famiglia
intera
di
Pinocchi
:
Pinocchio
il
padre
,
Pinocchia
la
madre
e
Pinocchi
i
ragazzi
,
e
tutti
se
la
passavano
bene
.
Il
più
ricco
di
loro
chiedeva
l
'
elemosina
.
Quando
ebbe
trovato
il
nome
al
suo
burattino
,
allora
cominciò
a
lavorare
a
buono
,
e
gli
fece
subito
i
capelli
,
poi
la
fronte
,
poi
gli
occhi
.
Fatti
gli
occhi
,
figuratevi
la
sua
maraviglia
quando
si
accorse
che
gli
occhi
si
muovevano
e
che
lo
guardavano
fisso
fisso
.
Geppetto
,
vedendosi
guardare
da
quei
due
occhi
di
legno
,
se
n
'
ebbe
quasi
per
male
,
e
disse
con
accento
risentito
:
-
Occhiacci
di
legno
,
perché
mi
guardate
?
Nessuno
rispose
.
Allora
,
dopo
gli
occhi
,
gli
fece
il
naso
;
ma
il
naso
,
appena
fatto
,
cominciò
a
crescere
:
e
cresci
,
cresci
,
cresci
diventò
in
pochi
minuti
un
nasone
che
non
finiva
mai
.
Il
povero
Geppetto
si
affaticava
a
ritagliarlo
;
ma
più
lo
ritagliava
e
lo
scorciva
,
e
più
quel
naso
impertinente
diventava
lungo
.
Dopo
il
naso
,
gli
fece
la
bocca
.
La
bocca
non
era
ancora
finita
di
fare
,
che
cominciò
subito
a
ridere
e
a
canzonarlo
.
-
Smetti
di
ridere
!
-
disse
Geppetto
impermalito
;
ma
fu
come
dire
al
muro
.
-
Smetti
di
ridere
,
ti
ripeto
!
-
urlò
con
voce
minacciosa
.
Allora
la
bocca
smesse
di
ridere
,
ma
cacciò
fuori
tutta
la
lingua
.
Geppetto
,
per
non
guastare
i
fatti
suoi
,
finse
di
non
avvedersene
,
e
continuò
a
lavorare
.
Dopo
la
bocca
,
gli
fece
il
mento
,
poi
il
collo
,
le
spalle
,
lo
stomaco
,
le
braccia
e
le
mani
.
Appena
finite
le
mani
,
Geppetto
senti
portarsi
via
la
parrucca
dal
capo
.
Si
voltò
in
su
,
e
che
cosa
vide
?
Vide
la
sua
parrucca
gialla
in
mano
del
burattino
.
-
Pinocchio
!
...
rendimi
subito
la
mia
parrucca
!
E
Pinocchio
,
invece
di
rendergli
la
parrucca
,
se
la
messe
in
capo
per
sé
,
rimanendovi
sotto
mezzo
affogato
.
A
quel
garbo
insolente
e
derisorio
,
Geppetto
si
fece
triste
e
melanconico
,
come
non
era
stato
mai
in
vita
sua
,
e
voltandosi
verso
Pinocchio
,
gli
disse
:
-
Birba
d
'
un
figliuolo
!
Non
sei
ancora
finito
di
fare
,
e
già
cominci
a
mancar
di
rispetto
a
tuo
padre
!
Male
,
ragazzo
mio
,
male
!
E
si
rasciugò
una
lacrima
.
Restavano
sempre
da
fare
le
gambe
e
i
piedi
.
Quando
Geppetto
ebbe
finito
di
fargli
i
piedi
,
sentì
arrivarsi
un
calcio
sulla
punta
del
naso
.
-
Me
lo
merito
!
-
disse
allora
fra
sé
.
-
Dovevo
pensarci
prima
!
Ormai
è
tardi
!
Poi
prese
il
burattino
sotto
le
braccia
e
lo
posò
in
terra
,
sul
pavimento
della
stanza
,
per
farlo
camminare
.
Pinocchio
aveva
le
gambe
aggranchite
e
non
sapeva
muoversi
,
e
Geppetto
lo
conduceva
per
la
mano
per
insegnargli
a
mettere
un
passo
dietro
l
'
altro
.
Quando
le
gambe
gli
si
furono
sgranchite
,
Pinocchio
cominciò
a
camminare
da
sé
e
a
correre
per
la
stanza
;
finché
,
infilata
la
porta
di
casa
,
saltò
nella
strada
e
si
dette
a
scappare
.
E
il
povero
Geppetto
a
corrergli
dietro
senza
poterlo
raggiungere
,
perché
quel
birichino
di
Pinocchio
andava
a
salti
come
una
lepre
,
e
battendo
i
suoi
piedi
di
legno
sul
lastrico
della
strada
,
faceva
un
fracasso
,
come
venti
paia
di
zoccoli
da
contadini
.
-
Piglialo
!
piglialo
!
-
urlava
Geppetto
;
ma
la
gente
che
era
per
la
via
,
vedendo
questo
burattino
di
legno
,
che
correva
come
un
barbero
,
si
fermava
incantata
a
guardarlo
,
e
rideva
,
rideva
e
rideva
,
da
non
poterselo
figurare
.
Alla
fine
,
e
per
buona
fortuna
,
capitò
un
carabiniere
,
il
quale
,
sentendo
tutto
quello
schiamazzo
e
credendo
si
trattasse
di
un
puledro
che
avesse
levata
la
mano
al
padrone
,
si
piantò
coraggiosamente
a
gambe
larghe
in
mezzo
alla
strada
,
coll
'
animo
risoluto
di
fermarlo
e
di
impedire
il
caso
di
maggiori
disgrazie
.
Ma
Pinocchio
,
quando
si
avvide
da
lontano
del
carabiniere
che
barricava
tutta
la
strada
,
s
'
ingegnò
di
passargli
,
per
sorpresa
,
frammezzo
alle
gambe
,
e
invece
fece
fiasco
.
Il
carabiniere
,
senza
punto
smoversi
,
lo
acciuffò
pulitamente
per
il
naso
(
era
un
nasone
spropositato
,
che
pareva
fatto
apposta
per
essere
acchiappato
dai
carabinieri
)
,
e
lo
riconsegnò
nelle
proprie
mani
di
Geppetto
;
il
quale
,
a
titolo
di
correzione
,
voleva
dargli
subito
una
buona
tiratina
d
'
orecchi
.
Ma
figuratevi
come
rimase
quando
,
nel
cercargli
gli
orecchi
,
non
gli
riuscì
di
poterli
trovare
:
e
sapete
perché
?
Perché
,
nella
furia
di
scolpirlo
,
si
era
dimenticato
di
farglieli
.
Allora
lo
prese
per
la
collottola
,
e
,
mentre
lo
riconduceva
indietro
,
gli
disse
tentennando
minacciosamente
il
capo
:
-
Andiamo
a
casa
.
Quando
saremo
a
casa
,
non
dubitare
che
faremo
i
nostri
conti
!
Pinocchio
,
a
questa
antifona
,
si
buttò
per
terra
,
e
non
volle
più
camminare
.
Intanto
i
curiosi
e
i
bighelloni
principiavano
a
fermarsi
lì
dintorno
e
a
far
capannello
.
Chi
ne
diceva
una
,
chi
un
'
altra
.
-
Povero
burattino
!
-
dicevano
alcuni
,
-
ha
ragione
a
non
voler
tornare
a
casa
!
Chi
lo
sa
come
lo
picchierebbe
quell
'
omaccio
di
Geppetto
!
...
E
gli
altri
soggiungevano
malignamente
:
-
Quel
Geppetto
pare
un
galantuomo
!
ma
è
un
vero
tiranno
coi
ragazzi
!
Se
gli
lasciano
quel
povero
burattino
fra
le
mani
,
è
capacissimo
di
farlo
a
pezzi
!
...
Insomma
,
tanto
dissero
e
tanto
fecero
,
che
il
carabiniere
rimise
in
libertà
Pinocchio
e
condusse
in
prigione
quel
pover
'
uomo
di
Geppetto
.
Il
quale
,
non
avendo
parole
lì
per
lì
per
difendersi
,
piangeva
come
un
vitellino
,
e
nell
'
avviarsi
verso
il
carcere
,
balbettava
singhiozzando
:
-
Sciagurato
figliuolo
!
E
pensare
che
ho
penato
tanto
a
farlo
un
burattino
per
bene
!
Ma
mi
sta
il
dovere
!
Dovevo
pensarci
prima
!
...
Quello
che
accadde
dopo
,
è
una
storia
da
non
potersi
credere
,
e
ve
la
racconterò
in
quest
'
altri
capitoli
.
La
storia
di
Pinocchio
col
Grillo
-
parlante
,
dove
si
vede
come
i
ragazzi
cattivi
hanno
a
noia
di
sentirsi
correggere
da
chi
ne
sa
più
di
loro
.
Vi
dirò
dunque
,
ragazzi
,
che
mentre
il
povero
Geppetto
era
condotto
senza
sua
colpa
in
prigione
,
quel
monello
di
Pinocchio
,
rimasto
libero
dalle
grinfie
del
carabiniere
,
se
la
dava
a
gambe
giù
attraverso
ai
campi
,
per
far
più
presto
a
tornarsene
a
casa
;
e
nella
gran
furia
del
correre
saltava
greppi
altissimi
,
siepi
di
pruni
e
fossi
pieni
d
'
acqua
,
tale
e
quale
come
avrebbe
potuto
fare
un
capretto
o
un
leprottino
inseguito
dai
cacciatori
.
Giunto
dinanzi
a
casa
,
trovò
l
'
uscio
di
strada
socchiuso
.
Lo
spinse
,
entrò
dentro
,
e
appena
ebbe
messo
tanto
di
paletto
,
si
gettò
a
sedere
per
terra
,
lasciando
andare
un
gran
sospirone
di
contentezza
.
Ma
quella
contentezza
durò
poco
,
perché
sentì
nella
stanza
qualcuno
che
fece
:
-
Crì
-
crì
-
crì
!
-
Chi
è
che
mi
chiama
?
-
disse
Pinocchio
tutto
impaurito
.
-
Sono
io
!
Pinocchio
si
voltò
e
vide
un
grosso
Grillo
che
saliva
lentamente
su
su
per
il
muro
.
-
Dimmi
,
Grillo
:
e
tu
chi
sei
?
-
Io
sono
il
Grillo
-
parlante
,
ed
abito
in
questa
stanza
da
più
di
cent
'
anni
.
-
Oggi
però
questa
stanza
è
mia
,
-
disse
il
burattino
,
-
e
se
vuoi
farmi
un
vero
piacere
,
vattene
subito
,
senza
nemmeno
voltarti
indietro
.
-
Io
non
me
ne
anderò
di
qui
,
-
rispose
il
Grillo
,
-
se
prima
non
ti
avrò
detto
una
gran
verità
.
-
Dimmela
e
spicciati
.
-
Guai
a
quei
ragazzi
che
si
ribellano
ai
loro
genitori
e
che
abbandonano
capricciosamente
la
casa
paterna
!
Non
avranno
mai
bene
in
questo
mondo
;
e
prima
o
poi
dovranno
pentirsene
amaramente
.
-
Canta
pure
,
Grillo
mio
,
come
ti
pare
e
piace
:
ma
io
so
che
domani
,
all
'
alba
,
voglio
andarmene
di
qui
,
perché
se
rimango
qui
,
avverrà
a
me
quel
che
avviene
a
tutti
gli
altri
ragazzi
,
vale
a
dire
mi
manderanno
a
scuola
e
per
amore
o
per
forza
mi
toccherà
studiare
;
e
io
,
a
dirtela
in
confidenza
,
di
studiare
non
ne
ho
punto
voglia
e
mi
diverto
più
a
correre
dietro
alle
farfalle
e
a
salire
su
per
gli
alberi
a
prendere
gli
uccellini
di
nido
.
-
Povero
grullerello
!
Ma
non
sai
che
,
facendo
così
,
diventerai
da
grande
un
bellissimo
somaro
e
che
tutti
si
piglieranno
gioco
di
te
?
-
Chetati
.
Grillaccio
del
mal
'
augurio
!
-
gridò
Pinocchio
.
Ma
il
Grillo
,
che
era
paziente
e
filosofo
,
invece
di
aversi
a
male
di
questa
impertinenza
,
continuò
con
lo
stesso
tono
di
voce
:
-
E
se
non
ti
garba
di
andare
a
scuola
,
perché
non
impari
almeno
un
mestiere
,
tanto
da
guadagnarti
onestamente
un
pezzo
di
pane
?
-
Vuoi
che
te
lo
dica
?
-
replicò
Pinocchio
,
che
cominciava
a
perdere
la
pazienza
.
-
Fra
tutti
i
mestieri
del
mondo
non
ce
n
'
è
che
uno
solo
,
che
veramente
mi
vada
a
genio
.
-
E
questo
mestiere
sarebbe
?
...
-
Quello
di
mangiare
,
bere
,
dormire
,
divertirmi
e
fare
dalla
mattina
alla
sera
la
vita
del
vagabondo
.
-
Per
tua
regola
,
-
disse
il
Grillo
-
parlante
con
la
sua
solita
calma
,
-
tutti
quelli
che
fanno
codesto
mestiere
finiscono
sempre
allo
spedale
o
in
prigione
.
-
Bada
,
Grillaccio
del
mal
'
augurio
!
...
se
mi
monta
la
bizza
,
guai
a
te
!
-
Povero
Pinocchio
!
Mi
fai
proprio
compassione
!
...
-
Perché
ti
faccio
compassione
?
-
Perché
sei
un
burattino
e
,
quel
che
è
peggio
,
perché
hai
la
testa
di
legno
.
A
queste
ultime
parole
,
Pinocchio
saltò
su
tutt
'
infuriato
e
preso
sul
banco
un
martello
di
legno
lo
scagliò
contro
il
Grillo
-
parlante
.
Forse
non
credeva
nemmeno
di
colpirlo
:
ma
disgraziatamente
lo
colse
per
l
'
appunto
nel
capo
,
tanto
che
il
povero
Grillo
ebbe
appena
il
fiato
di
fare
crì
-
crì
-
crì
,
e
poi
rimase
lì
stecchito
e
appiccicato
alla
parete
.
Pinocchio
ha
fame
,
e
cerca
un
uovo
per
farsi
una
frittata
;
ma
sul
più
bello
,
la
frittata
gli
vola
via
dalla
finestra
.
Intanto
cominciò
a
farsi
notte
,
e
Pinocchio
,
ricordandosi
che
non
aveva
mangiato
nulla
,
senti
un
'
uggiolina
allo
stomaco
,
che
somigliava
moltissimo
all
'
appetito
.
Ma
l
'
appetito
nei
ragazzi
cammina
presto
;
e
di
fatti
dopo
pochi
minuti
l
'
appetito
diventò
fame
,
e
la
fame
,
dal
vedere
al
non
vedere
,
si
converti
in
una
fame
da
lupi
,
una
fame
da
tagliarsi
col
coltello
.
Il
povero
Pinocchio
corse
subito
al
focolare
,
dove
c
'
era
una
pentola
che
bolliva
e
fece
l
'
atto
di
scoperchiarla
,
per
vedere
che
cosa
ci
fosse
dentro
,
ma
la
pentola
era
dipinta
sul
muro
.
Figuratevi
come
restò
.
Il
suo
naso
,
che
era
già
lungo
,
gli
diventò
più
lungo
almeno
quattro
dita
.
Allora
si
dette
a
correre
per
la
stanza
e
a
frugare
per
tutte
le
cassette
e
per
tutti
i
ripostigli
in
cerca
di
un
po
'
di
pane
,
magari
un
po
'
di
pan
secco
,
un
crosterello
,
un
osso
avanzato
al
cane
,
un
po
'
di
polenta
muffita
,
una
lisca
di
pesce
,
un
nocciolo
di
ciliegia
,
insomma
di
qualche
cosa
da
masticare
:
ma
non
trovò
nulla
,
il
gran
nulla
,
proprio
nulla
.
E
intanto
la
fame
cresceva
,
e
cresceva
sempre
:
e
il
povero
Pinocchio
non
aveva
altro
sollievo
che
quello
di
sbadigliare
:
e
faceva
degli
sbadigli
cosi
lunghi
,
che
qualche
volta
la
bocca
gli
arrivava
fino
agli
orecchi
.
E
dopo
avere
sbadigliato
,
sputava
,
e
sentiva
che
lo
stomaco
gli
andava
via
.
Allora
piangendo
e
disperandosi
,
diceva
:
-
Il
Grillo
-
parlante
aveva
ragione
.
Ho
fatto
male
a
rivoltarmi
al
mio
babbo
e
a
fuggire
di
casa
...
Se
il
mio
babbo
fosse
qui
,
ora
non
mi
troverei
a
morire
di
sbadigli
!
Oh
!
che
brutta
malattia
che
è
la
fame
!
Quand
'
ecco
gli
parve
di
vedere
nel
monte
della
spazzatura
qualche
cosa
di
tondo
e
di
bianco
,
che
somigliava
tutto
a
un
uovo
di
gallina
.
Spiccare
un
salto
e
gettarvisi
sopra
,
fu
un
punto
solo
.
Era
un
uovo
davvero
.
La
gioia
del
burattino
è
impossibile
descriverla
:
bisogna
sapersela
figurare
.
Credendo
quasi
che
fosse
un
sogno
,
si
rigirava
quest
'
uovo
fra
le
mani
,
e
lo
toccava
e
lo
baciava
,
e
baciandolo
diceva
:
-
E
ora
come
dovrò
cuocerlo
?
Ne
farò
una
frittata
?
...
No
,
è
meglio
cuocerlo
nel
piatto
!
...
O
non
sarebbe
più
saporito
se
lo
friggessi
in
padella
?
O
se
invece
lo
cuocessi
a
uso
uovo
da
bere
?
No
,
la
più
lesta
di
tutte
è
di
cuocerlo
nel
piatto
o
nel
tegamino
:
ho
troppa
voglia
di
mangiarmelo
!
Detto
fatto
,
pose
un
tegamino
sopra
un
caldano
pieno
di
brace
accesa
:
messe
nel
tegamino
,
invece
d
'
olio
o
di
burro
,
un
po
'
d
'
acqua
:
e
quando
l
'
acqua
principiò
a
fumare
,
tac
!
;
..
spezzò
il
guscio
dell
'
uovo
,
e
fece
l
'
atto
di
scodellarvelo
dentro
.
Ma
invece
della
chiara
e
del
torlo
,
scappò
fuori
un
pulcino
tutto
allegro
e
complimentoso
,
il
quale
,
facendo
una
bella
riverenza
,
disse
:
-
Mille
grazie
,
signor
Pinocchio
,
d
'
avermi
risparmiata
la
fatica
di
rompere
il
guscio
!
Arrivedella
,
stia
bene
e
tanti
saluti
a
casa
!
Ciò
detto
distese
le
ali
e
,
infilata
la
finestra
che
era
aperta
,
se
ne
volò
via
a
perdita
d
'
occhio
.
Il
povero
burattino
rimase
lì
,
come
incantato
,
cogli
occhi
fissi
,
colla
bocca
aperta
e
coi
gusci
delI
'
uovo
in
mano
.
Riavutosi
,
peraltro
,
dal
primo
sbigottimento
,
cominciò
a
piangere
,
a
strillare
,
a
battere
i
piedi
in
terra
,
per
la
disperazione
,
e
piangendo
diceva
:
-
Eppure
il
Grillo
-
parlante
aveva
ragione
!
Se
non
fossi
scappato
di
casa
e
se
il
mio
babbo
fosse
qui
,
ora
non
mi
troverei
a
morire
di
fame
!
Oh
!
che
brutta
malattia
che
è
la
fame
!
...
E
perché
il
corpo
gli
seguitava
a
brontolare
più
che
mai
,
e
non
sapeva
come
fare
a
chetarlo
,
pensò
di
uscir
di
casa
e
di
dare
una
scappata
al
paesello
vicino
,
nella
speranza
di
trovare
qualche
persona
caritatevole
che
gli
avesse
fatto
l
'
elemosina
di
un
po
'
di
pane
.
Pinocchio
si
addormenta
coi
piedi
sul
caldano
,
e
la
mattina
dopo
si
sveglia
coi
piedi
tutti
bruciati
.
Per
l
'
appunto
era
una
nottataccia
d
'
inferno
.
Tuonava
forte
forte
,
lampeggiava
come
se
il
cielo
pigliasse
fuoco
,
e
un
ventaccio
freddo
e
strapazzone
,
fischiando
rabbiosamente
e
sollevando
un
immenso
nuvolo
di
polvere
,
faceva
stridere
e
cigolare
tutti
gli
alberi
della
campagna
.
Pinocchio
aveva
una
gran
paura
dei
tuoni
e
dei
lampi
:
se
non
che
la
fame
era
più
forte
della
paura
:
motivo
per
cui
accostò
l
'
uscio
di
casa
,
e
presa
la
carriera
,
in
un
centinaio
di
salti
arrivò
fino
al
paese
,
colla
lingua
fuori
e
col
fiato
grosso
,
come
un
cane
da
caccia
.
Ma
trova
tutto
buio
e
tutto
deserto
.
Le
botteghe
erano
chiuse
;
le
porte
di
casa
chiuse
;
le
finestre
chiuse
;
e
nella
strada
nemmeno
un
cane
.
Pareva
il
paese
dei
morti
.
Allora
Pinocchio
,
preso
dalla
disperazione
e
dalla
fame
,
si
attaccò
al
campanello
d
'
una
casa
,
e
cominciò
a
suonare
a
distesa
,
dicendo
dentro
di
sé
:
-
Qualcuno
si
affaccierà
.
Difatti
si
affacciò
un
vecchino
,
col
berretto
da
notte
in
capo
,
il
quale
gridò
tutto
stizzito
:
-
Che
cosa
volete
a
quest
'
ora
?
-
Che
mi
fareste
il
piacere
di
darmi
un
po
'
di
pane
?
-
Aspettami
costì
che
torno
subito
,
-
rispose
il
vecchino
,
credendo
di
aver
da
fare
con
qualcuno
di
quei
ragazzacci
rompicollo
che
si
divertono
di
notte
a
suonare
i
campanelli
delle
case
,
per
molestare
la
gente
per
bene
,
che
se
la
dorme
tranquillamente
.
Dopo
mezzo
minuto
la
finestra
si
riaprì
e
la
voce
del
solito
vecchino
gridò
a
Pinocchio
:
-
Fatti
sotto
e
para
il
cappello
.
Pinocchio
si
levò
subito
il
suo
cappelluccio
;
ma
mentre
faceva
l
'
atto
di
pararlo
,
sentì
pioversi
addosso
un
'
enorme
catinellata
d
'
acqua
che
lo
annaffiò
tutto
dalla
testa
ai
piedi
,
come
se
fosse
un
vaso
di
giranio
appassito
.
Tornò
a
casa
bagnato
come
un
pulcino
e
rifinito
dalla
stanchezza
e
dalla
fame
e
perché
non
aveva
più
forza
di
reggersi
ritto
,
si
pose
a
sedere
,
appoggiando
i
piedi
fradici
e
impillaccherati
sopra
un
caldano
pieno
di
brace
accesa
.
E
lì
si
addormentò
;
e
nel
dormire
,
i
piedi
che
erano
di
legno
,
gli
presero
fuoco
e
adagio
adagio
gli
si
carbonizzarono
e
diventarono
cenere
.
E
Pinocchio
seguitava
a
dormire
e
a
russare
,
come
se
i
suoi
piedi
fossero
quelli
d
'
un
altro
.
Finalmente
sul
far
del
giorno
si
svegliò
,
perché
qualcuno
aveva
bussato
alla
porta
.
-
Chi
è
?
-
domandò
sbadigliando
e
stropicciandosi
gli
occhi
.
-
Sono
io
,
-
rispose
una
voce
.
Quella
voce
era
la
voce
di
Geppetto
.
Geppetto
torna
a
casa
,
rifà
i
piedi
al
burattino
e
gli
dà
la
colazione
che
il
pover
'
uomo
aveva
portata
con
sé
.
Il
povero
Pinocchio
,
che
aveva
sempre
gli
occhi
fra
il
sonno
,
non
s
'
era
ancora
avvisto
dei
piedi
,
che
gli
si
erano
tutti
bruciati
:
per
cui
appena
sentì
la
voce
di
suo
padre
,
schizzò
giù
dallo
sgabello
per
correre
a
tirare
il
paletto
;
ma
invece
,
dopo
due
o
tre
traballoni
,
cadde
di
picchio
tutto
lungo
disteso
sul
pavimento
.
E
nel
battere
in
terra
fece
lo
stesso
rumore
,
che
avrebbe
fatto
un
sacco
di
mestoli
.
cascato
da
un
quinto
piano
.
-
Aprimi
!
-
intanto
gridava
Geppetto
dalla
strada
.
-
Babbo
mio
,
non
posso
,
-
rispondeva
il
burattino
piangendo
e
ruzzolandosi
per
terra
.
-
Perché
non
puoi
?
-
Perché
mi
hanno
mangiato
i
piedi
.
-
E
chi
te
li
ha
mangiati
?
-
Il
gatto
,
-
disse
Pinocchio
,
vedendo
il
gatto
che
colle
zampine
davanti
si
divertiva
a
far
ballare
alcuni
trucioli
di
legno
.
-
Aprimi
,
ti
dico
!
-
ripetè
Geppetto
,
-
se
no
quando
vengo
in
casa
,
il
gatto
te
lo
do
io
!
-
Non
posso
star
ritto
,
credetelo
.
O
povero
me
!
povero
me
che
mi
toccherà
a
camminare
coi
ginocchi
per
tutta
la
vita
!
...
Geppetto
,
credendo
che
tutti
questi
piagnistei
fossero
un
'
altra
monelleria
del
burattino
,
pensò
bene
di
farla
finita
,
e
arrampicatosi
su
per
il
muro
,
entrò
in
casa
dalla
finestra
.
Da
principio
voleva
dire
e
voleva
fare
:
ma
poi
quando
vide
il
suo
Pinocchio
sdraiato
in
terra
e
rimasto
senza
piedi
davvero
,
allora
sentì
intenerirsi
;
e
presolo
subito
in
collo
,
si
dette
a
baciarlo
e
a
fargli
mille
carezze
e
mille
moine
,
e
,
coi
luccioloni
che
gli
cascavano
giù
per
le
gote
,
gli
disse
singhiozzando
:
-
Pinocchiuccio
mio
!
Com
'
è
che
ti
sei
bruciato
i
piedi
?
-
Non
lo
so
,
babbo
,
ma
credetelo
che
è
stata
una
nottata
d
'
inferno
e
me
ne
ricorderò
fin
che
campo
.
Tonava
,
balenava
e
io
avevo
una
gran
fame
e
allora
il
Grillo
-
parlante
mi
disse
:
"
Ti
sta
bene
;
sei
stato
cattivo
,
e
te
lo
meriti
"
,
e
io
gli
dissi
:
"
Bada
,
Grillo
!...",
e
lui
mi
disse
:
"
Tu
sei
un
burattino
e
hai
la
testa
di
legno
"
e
io
gli
tirai
un
martello
di
legno
,
e
lui
morì
ma
la
colpa
fu
sua
,
perché
io
non
volevo
ammazzarlo
,
prova
ne
sia
che
messi
un
tegamino
sulla
brace
accesa
del
caldano
,
ma
il
pulcino
scappò
fuori
e
disse
:
"
Arrivedella
...
e
tanti
saluti
a
casa
"
e
la
fame
cresceva
sempre
,
motivo
per
cui
quel
vecchino
col
berretto
da
notte
,
affacciandosi
alla
finestra
mi
disse
:
"
Fatti
sotto
e
para
il
cappello
"
e
io
con
quella
catinellata
d
'
acqua
sul
capo
,
perché
il
chiedere
un
po
'
di
pane
non
è
vergogna
,
non
è
vero
?
me
ne
tornai
subito
a
casa
,
e
perché
avevo
sempre
una
gran
fame
,
messi
i
piedi
sul
caldano
per
rasciugarmi
,
e
voi
siete
tornato
,
e
me
li
sono
trovati
bruciati
,
e
intanto
la
fame
l
'
ho
sempre
e
i
piedi
non
li
ho
più
!
Ih
!
...
ih
!
...
ih
!
...
ih
!
...
E
il
povero
Pinocchio
cominciò
a
piangere
e
a
berciare
così
forte
,
che
lo
sentivano
da
cinque
chilometri
lontano
.
Geppetto
,
che
di
tutto
quel
discorso
arruffato
aveva
capito
una
cosa
sola
,
cioè
che
il
burattino
sentiva
morirsi
dalla
gran
fame
,
tirò
fuori
di
tasca
tre
pere
,
e
porgendogliele
,
disse
:
-
Queste
tre
pere
erano
per
la
mia
colazione
:
ma
io
te
le
do
volentieri
.
Mangiale
,
e
buon
pro
ti
faccia
.
-
Se
volete
che
le
mangi
,
fatemi
il
piacere
di
sbucciarle
.
-
Sbucciarle
?
-
replicò
Geppetto
meravigliato
.
-
Non
avrei
mai
creduto
,
ragazzo
,
mio
,
che
tu
fossi
così
boccuccia
e
così
schizzinoso
di
palato
.
Male
!
In
questo
mondo
,
fin
da
bambini
,
bisogna
avvezzarsi
abboccati
e
a
saper
mangiare
di
tutto
,
perché
non
si
sa
mai
quel
che
ci
può
capitare
.
I
casi
son
tanti
!
...
-
Voi
direte
bene
,
-
soggiunse
Pinocchio
,
-
ma
io
non
mangerò
mai
una
frutta
,
che
non
sia
sbucciata
.
Le
bucce
non
le
posso
soffrire
.
E
quel
buon
uomo
di
Geppetto
,
cavato
fuori
un
coltellino
,
e
armatosi
di
santa
pazienza
,
sbucciò
le
tre
pere
,
e
pose
tutte
le
bucce
sopra
un
angolo
della
tavola
.
Quando
Pinocchio
in
due
bocconi
ebbe
mangiata
la
prima
pera
,
fece
l
'
atto
di
buttar
via
il
torsolo
:
ma
Geppetto
gli
trattenne
il
braccio
,
dicendogli
:
-
Non
lo
buttar
via
:
tutto
in
questo
mondo
può
far
comodo
.
-
Ma
io
il
torsolo
non
lo
mangio
davvero
!
...
-
gridò
il
burattino
,
rivoltandosi
come
una
vipera
.
-
Chi
lo
sa
!
I
casi
son
tanti
!
...
-
ripetè
Geppetto
,
senza
riscaldarsi
.
Fatto
sta
che
i
tre
torsoli
,
invece
di
essere
gettati
fuori
dalla
finestra
,
vennero
posati
sull
'
angolo
della
tavola
in
compagnia
delle
bucce
.
Mangiate
o
,
per
dir
meglio
,
divorate
le
tre
pere
,
Pinocchio
fece
un
lunghissimo
sbadiglio
e
disse
piagnucolando
:
-
Ho
dell
'
altra
fame
!
-
Ma
io
,
ragazzo
mio
,
non
ho
più
nulla
da
darti
.
-
Proprio
nulla
,
nulla
?
-
Ci
avrei
soltanto
queste
bucce
e
questi
torsoli
di
pera
.
-
Pazienza
!
-
disse
Pinocchio
,
-
se
non
c
'
è
altro
,
mangerò
una
buccia
.
E
cominciò
a
masticare
.
Da
principio
storse
un
po
'
la
bocca
;
ma
poi
,
una
dietro
l
'
altra
,
spolverò
in
un
soffio
tutte
le
bucce
:
e
dopo
le
bucce
,
anche
i
torsoli
,
e
quand
'
ebbe
finito
di
mangiare
ogni
cosa
,
si
battè
tutto
contento
le
mani
sul
corpo
,
e
disse
gongolando
:
-
Ora
sì
che
sto
bene
!
-
Vedi
dunque
,
-
osservò
Geppetto
,
-
che
avevo
ragione
io
quando
ti
dicevo
che
non
bisogna
avvezzarsi
né
troppo
sofistici
né
troppo
delicati
di
palato
.
Caro
mio
,
non
si
sa
mai
quel
che
ci
può
capitare
in
questo
mondo
.
I
casi
son
tanti
!
...
Geppetto
rifa
i
piedi
a
Pinocchio
e
vende
la
propria
casacca
per
comprargli
l
'
Abbecedario
.
Il
burattino
,
appena
che
si
fu
levata
la
fame
,
cominciò
subito
a
bofonchiare
e
a
piangere
,
perché
voleva
un
paio
di
piedi
nuovi
.
Ma
Geppetto
,
per
punirlo
della
monelleria
fatta
lo
lasciò
piangere
e
disperarsi
per
una
mezza
giornata
:
poi
gli
disse
:
-
E
perché
dovrei
rifarti
i
piedi
?
Forse
per
vederti
scappar
di
nuovo
da
casa
tua
?
-
Vi
prometto
,
-
disse
il
burattino
singhiozzando
,
-
che
da
oggi
in
poi
sarò
buono
...
-
Tutti
i
ragazzi
,
-
replicò
Geppetto
,
-
quando
vogliono
ottenere
qualcosa
,
dicono
così
.
-
Vi
prometto
che
anderò
a
scuola
,
studierò
e
mi
farò
onore
...
-
Tutti
i
ragazzi
,
quando
vogliono
ottenere
qualcosa
,
ripetono
la
medesima
storia
.
-
Ma
io
non
sono
come
gli
altri
ragazzi
!
Io
sono
più
buono
di
tutti
e
dico
sempre
la
verità
.
Vi
prometto
,
babbo
,
che
imparerò
un
'
arte
e
che
sarò
la
consolazione
e
il
bastone
della
vostra
vecchiaia
.
Geppetto
che
,
sebbene
facesse
il
viso
di
tiranno
,
aveva
gli
occhi
pieni
di
pianto
e
il
cuore
grosso
dalla
passione
di
vedere
il
suo
povero
Pinocchio
in
quello
stato
compassionevole
,
non
rispose
altre
parole
:
ma
,
presi
in
mano
gli
arnesi
del
mestiere
e
due
pezzetti
di
legno
stagionato
,
si
pose
a
lavorare
di
grandissimo
impegno
.
E
in
meno
d
'
un
'
ora
,
i
piedi
erano
bell
'
e
fatti
;
due
piedini
svelti
,
asciutti
e
nervosi
,
come
se
fossero
modellati
da
un
artista
di
genio
.
Allora
Geppetto
disse
al
burattino
:
-
Chiudi
gli
occhi
e
dormi
!
E
Pinocchio
chiuse
gli
occhi
e
fece
finta
di
dormire
.
E
nel
tempo
che
si
fingeva
addormentato
,
Geppetto
con
un
po
'
di
colla
sciolta
in
un
guscio
d
'
uovo
gli
appiccicò
i
due
piedi
al
loro
posto
,
e
glieli
appiccicò
così
bene
,
che
non
si
vedeva
nemmeno
il
segno
dell
'
attaccatura
.
Appena
il
burattino
si
accorse
di
avere
i
piedi
,
saltò
giù
dalla
tavola
dove
stava
disteso
,
e
principiò
a
fare
mille
sgambetti
e
mille
capriole
,
come
se
fosse
ammattito
dalla
gran
contentezza
.
-
Per
ricompensarvi
di
quanto
avete
fatto
per
me
,
-
disse
Pinocchio
al
suo
babbo
,
-
voglio
subito
andare
a
scuola
.
-
Bravo
ragazzo
!
-
Ma
per
andare
a
scuola
ho
bisogno
d
'
un
po
'
di
vestito
.
Geppetto
,
che
era
povero
e
non
aveva
in
tasca
nemmeno
un
centesimo
,
gli
fece
allora
un
vestituccio
di
carta
fiorita
,
un
paio
di
scarpe
di
scorza
di
albero
e
un
berrettino
di
midolla
di
pane
.
Pinocchio
corse
subito
a
specchiarsi
in
una
catinella
piena
d
'
acqua
e
rimase
così
contento
di
sé
,
che
disse
pavoneggiandosi
:
-
Paio
proprio
un
signore
!
-
Davvero
,
-
replicò
Geppetto
,
-
perché
,
tienlo
a
mente
,
non
è
il
vestito
bello
che
fa
il
signore
.
ma
è
piuttosto
il
vestito
pulito
.
-
A
proposito
,
-
soggiunse
il
burattino
,
-
per
andare
alla
scuola
mi
manca
sempre
qualcosa
:
anzi
mi
manca
il
più
e
il
meglio
.
-
Cioè
?
-
Mi
manca
l
'
Abbecedario
.
-
Hai
ragione
:
ma
come
si
fa
per
averlo
?
-
è
facilissimo
:
si
va
da
un
libraio
e
si
compra
.
-
E
i
quattrini
?
-
Io
non
ce
l
'
ho
.
-
Nemmeno
io
,
-
soggiunse
il
buon
vecchio
,
facendosi
tristo
.
E
Pinocchio
,
sebbene
fosse
un
ragazzo
allegrissimo
,
si
fece
tristo
anche
lui
:
perché
la
miseria
,
quando
è
miseria
davvero
,
la
intendono
tutti
:
anche
i
ragazzi
.
-
Pazienza
!
-
gridò
Geppetto
tutt
'
a
un
tratto
rizzandosi
in
piedi
;
e
infilatasi
la
vecchia
casacca
di
fustagno
,
tutta
toppe
e
rimendi
,
uscì
correndo
di
casa
.
Dopo
poco
tornò
:
e
quando
tornò
aveva
in
mano
l
'
Abbecedario
per
il
figliuolo
,
ma
la
casacca
non
l
'
aveva
più
.
Il
pover
'
uomo
era
in
maniche
di
camicia
,
e
fuori
nevicava
.
-
E
la
casacca
,
babbo
?
-
L
'
ho
venduta
.
-
Perché
l
'
avete
venduta
?
-
Perché
mi
faceva
caldo
.
Pinocchio
capì
questa
risposta
a
volo
,
e
non
potendo
frenare
l
'
impeto
del
suo
buon
cuore
,
saltò
al
collo
di
Geppetto
e
cominciò
a
baciarlo
per
tutto
il
viso
.
Pinocchio
vende
l
'
Abbecedario
per
andare
a
vedere
il
teatrino
dei
burattini
.
Smesso
che
fu
di
nevicare
,
Pinocchio
col
suo
bravo
Abbecedario
nuovo
sotto
il
braccio
,
prese
la
strada
che
menava
alla
scuola
:
e
strada
facendo
,
fantasticava
nel
suo
cervellino
mille
ragionamenti
e
mille
castelli
in
aria
,
uno
più
bello
dell
'
altro
.
E
discorrendo
da
sé
solo
diceva
:
-
Oggi
,
alla
scuola
,
voglio
subito
imparare
a
leggere
:
domani
poi
imparerò
a
scrivere
e
domani
l
'
altro
imparerò
a
fare
i
numeri
.
Poi
,
colla
mia
abilità
,
guadagnerò
molti
quattrini
e
coi
primi
quattrini
che
mi
verranno
in
tasca
,
voglio
subito
fare
al
mio
babbo
una
bella
casacca
di
panno
.
Ma
che
dico
di
panno
?
Gliela
voglio
fare
tutta
d
'
argento
e
d
'
oro
,
e
coi
bottoni
di
brillanti
.
E
quel
pover
'
uomo
se
la
merita
davvero
:
perché
,
insomma
,
per
comprarmi
i
libri
e
per
farmi
istruire
,
è
rimasto
in
maniche
di
camicia
...
a
questi
freddi
!
Non
ci
sono
che
i
babbi
che
sieno
capaci
di
certi
sacrifizi
!
...
Mentre
tutto
commosso
diceva
così
gli
parve
di
sentire
in
lontananza
una
musica
di
pifferi
e
di
colpi
di
grancassa
:
pì
pì
pì
zum
,
zum
,
zum
,
zum
.
Si
fermò
e
stette
in
ascolto
.
Quei
suoni
venivano
di
fondo
a
una
lunghissima
strada
traversa
,
che
conduceva
a
un
piccolo
paesetto
fabbricato
sulla
spiaggia
del
mare
.
-
Che
cosa
sia
questa
musica
?
Peccato
che
io
debba
andare
a
scuola
,
se
no
...
E
rimase
lì
perplesso
.
A
ogni
modo
,
bisognava
prendere
una
risoluzione
:
o
a
scuola
,
o
a
sentire
i
pifferi
.
-
Oggi
anderò
a
sentire
i
pifferi
,
e
domani
a
scuola
:
per
andare
a
scuola
c
'
è
sempre
tempo
,
-
disse
finalmente
quel
monello
facendo
una
spallucciata
.
Detto
fatto
,
infilò
giù
per
la
strada
traversa
,
e
cominciò
a
correre
a
gambe
.
Più
correva
e
più
sentiva
distinto
il
suono
dei
pifferi
e
dei
tonfi
della
grancassa
:
pì
pì
pì
..
zum
,
zum
,
zum
,
zum
.
Quand
'
ecco
che
si
trovò
in
mezzo
a
una
piazza
tutta
piena
di
gente
,
la
quale
si
affollava
intorno
a
un
gran
baraccone
di
legno
e
di
tela
dipinta
di
mille
colori
.
-
Che
cos
'
è
quel
baraccone
?
-
domandò
Pinocchio
,
voltandosi
a
un
ragazzetto
che
era
lì
del
paese
.
-
Leggi
il
cartello
,
che
c
'
è
scritto
,
e
lo
saprai
.
-
Lo
leggerei
volentieri
,
ma
per
l
'
appunto
oggi
non
so
leggere
.
-
Bravo
bue
!
Allora
te
lo
leggerò
io
.
Sappi
dunque
che
in
quel
cartello
a
lettere
rosse
come
il
fuoco
c
'
è
scritto
:
GRAN
TEATRO
DEI
BURATTINI
...
-
è
molto
che
è
incominciata
la
commedia
?
-
Comincia
ora
.
-
E
quanto
si
spende
per
entrare
?
-
Quattro
soldi
.
Pinocchio
,
che
aveva
addosso
la
febbre
della
curiosità
,
perse
ogni
ritegno
,
e
disse
senza
vergognarsi
al
ragazzetto
,
col
quale
parlava
:
-
Mi
daresti
quattro
soldi
fino
a
domani
?
-
Te
li
darei
volentieri
,
-
gli
rispose
l
'
altro
canzonandolo
,
-
ma
oggi
per
l
'
appunto
non
te
li
posso
dare
.
-
Per
quattro
soldi
,
ti
vendo
la
mia
giacchetta
,
-
gli
disse
allora
il
burattino
.
-
Che
vuoi
che
mi
faccia
di
una
giacchetta
di
carta
fiorita
?
Se
ci
piove
su
,
non
c
'
è
più
verso
di
cavartela
da
dosso
.
-
Vuoi
comprare
le
mie
scarpe
?
-
Sono
buone
per
accendere
il
fuoco
.
-
Quanto
mi
dai
del
berretto
?
-
Bell
'
acquisto
davvero
!
Un
berretto
di
midolla
di
pane
!
C
'
è
il
caso
che
i
topi
me
lo
vengano
a
mangiare
in
capo
!
Pinocchio
era
sulle
spine
.
Stava
lì
lì
per
fare
un
'
ultima
offerta
:
ma
non
aveva
coraggio
;
esitava
,
tentennava
,
pativa
.
Alla
fine
disse
:
-
Vuoi
darmi
quattro
soldi
di
quest
'
Abbecedario
nuovo
?
-
Io
sono
un
ragazzo
,
e
non
compro
nulla
dai
ragazzi
,
-
gli
rispose
il
suo
piccolo
interlocutore
,
che
aveva
molto
più
giudizio
di
lui
.
-
Per
quattro
soldi
l
'
Abbecedario
lo
prendo
io
,
-
gridò
un
rivenditore
di
panni
usati
,
che
s
'
era
trovato
presente
alla
conversazione
.
E
il
libro
fu
venduto
lì
sui
due
piedi
.
E
pensare
che
quel
pover
'
uomo
di
Geppetto
era
rimasto
a
casa
,
a
tremare
dal
freddo
in
maniche
di
camicia
,
per
comprare
l
'
Abbecedario
al
figliuolo
!
I
burattini
riconoscono
il
loro
fratello
Pinocchio
e
gli
fanno
una
grandissima
festa
;
ma
sul
più
bello
,
esce
fuori
il
burattinaio
Mangiafoco
,
e
Pinocchio
corre
il
pericolo
di
fare
una
brutta
fine
.
Quando
Pinocchio
entrò
nel
teatrino
delle
marionette
,
accadde
un
fatto
che
destò
mezza
rivoluzione
.
Bisogna
sapere
che
il
sipario
era
tirato
su
e
la
commedia
era
già
incominciata
.
Sulla
scena
si
vedevano
Arlecchino
e
Pulcinella
,
che
bisticciavano
fra
di
loro
e
,
secondo
il
solito
,
minacciavano
da
un
momento
all
'
altro
di
scambiarsi
un
carico
di
schiaffi
e
di
bastonate
.
La
platea
,
tutta
attenta
,
si
mandava
a
male
dalle
grandi
risate
,
nel
sentire
il
battibecco
di
quei
due
burattini
,
che
gestivano
e
si
trattavano
d
'
ogni
vitupero
con
tanta
verità
,
come
se
fossero
proprio
due
animali
ragionevoli
e
due
persone
di
questo
mondo
.
Quando
all
'
improvviso
,
che
è
che
non
è
,
Arlecchino
smette
di
recitare
,
e
voltandosi
verso
il
pubblico
e
accennando
colla
mano
qualcuno
in
fondo
alla
platea
,
comincia
a
urlare
in
tono
drammatico
:
-
Numi
del
firmamento
!
sogno
o
son
desto
?
Eppure
quello
laggiù
è
Pinocchio
!
...
-
è
Pinocchio
davvero
!
-
grida
Pulcinella
.
-
è
:
proprio
lui
!
-
strilla
la
signora
Rosaura
,
facendo
capolino
di
fondo
alla
scena
.
-
è
:
Pinocchio
!
è
Pinocchio
!
-
urlano
in
coro
tutti
i
burattini
,
uscendo
a
salti
fuori
delle
quinte
.
è
Pinocchio
!
è
il
nostro
fratello
Pinocchio
!
Evviva
Pinocchio
.
-
Pinocchio
,
vieni
quassù
da
me
,
-
grida
Arlecchino
,
-
vieni
a
gettarti
fra
le
braccia
dei
tuoi
fratelli
di
legno
!
A
questo
affettuoso
invito
Pinocchio
spicca
un
salto
,
e
di
fondo
alla
platea
va
nei
posti
distinti
;
poi
con
un
altro
salto
,
dai
posti
distinti
monta
sulla
testa
del
direttore
d
'
orchestra
,
e
di
lì
schizza
sul
palcoscenico
.
è
:
impossibile
figurarsi
gli
abbracciamenti
,
gli
strizzoni
di
collo
,
i
pizzicotti
dell
'
amicizia
e
le
zuccate
della
vera
e
sincera
fratellanza
,
che
Pinocchio
ricevè
in
mezzo
a
tanto
arruffio
dagli
attori
e
dalle
attrici
di
quella
compagnia
drammatico
-
vegetale
.
Questo
spettacolo
era
commovente
,
non
c
'
è
che
dire
:
ma
il
pubblico
della
platea
,
vedendo
che
la
commedia
non
andava
più
avanti
,
s
'
impazientì
e
prese
a
gridare
:
-
Vogliamo
la
commedia
,
vogliamo
la
commedia
!
Tutto
fiato
buttato
via
,
perché
i
burattini
,
invece
di
continuare
la
recita
,
raddoppiarono
il
chiasso
e
le
grida
,
e
,
postosi
Pinocchio
sulle
spalle
,
se
lo
portarono
in
trionfo
davanti
ai
lumi
della
ribalta
.
Allora
uscì
fuori
il
burattinaio
,
un
omone
così
brutto
,
che
metteva
paura
soltanto
a
guardarlo
.
Aveva
una
barbaccia
nera
come
uno
scarabocchio
d
'
inchiostro
,
e
tanto
lunga
che
gli
scendeva
dal
mento
fino
a
terra
:
basta
dire
che
,
quando
camminava
,
se
la
pestava
coi
piedi
.
La
sua
bocca
era
larga
come
un
forno
,
i
suoi
occhi
parevano
due
lanterne
di
vetro
rosso
,
col
lume
acceso
di
dietro
,
e
con
le
mani
faceva
schioccare
una
grossa
frusta
,
fatta
di
serpenti
e
di
code
di
volpe
attorcigliate
insieme
.
All
'
apparizione
inaspettata
del
burattinaio
,
ammutolirono
tutti
:
nessuno
fiatò
più
.
Si
sarebbe
sentito
volare
una
mosca
.
Quei
poveri
burattini
,
maschi
e
femmine
,
tremavano
tutti
come
tante
foglie
.
-
Perché
sei
venuto
a
mettere
lo
scompiglio
nel
mio
teatro
?
-
domandò
il
burattinaio
a
Pinocchio
,
con
un
vocione
d
'
Orco
gravemente
infreddato
di
testa
.
-
La
creda
,
illustrissimo
,
che
la
colpa
non
è
stata
mia
!
...
-
Basta
cosi
!
Stasera
faremo
i
nostri
conti
.
Difatti
,
finita
la
recita
della
commedia
,
il
burattinaio
andò
in
cucina
,
dov
'
egli
s
'
era
preparato
per
cena
un
bel
montone
,
che
girava
lentamente
infilato
nello
spiedo
.
E
perché
gli
mancavano
la
legna
per
finirlo
di
cuocere
e
di
rosolare
,
chiamò
Arlecchino
e
Pulcinella
e
disse
loro
:
-
Portatemi
di
qua
quel
burattino
che
troverete
attaccato
al
chiodo
.
Mi
pare
un
burattino
fatto
di
un
legname
molto
asciutto
,
e
sono
sicuro
che
,
a
buttarlo
sul
fuoco
,
mi
darà
una
bellissima
fiammata
all
'
arrosto
.
Arlecchino
e
Pulcinella
da
principio
esitarono
;
ma
impauriti
da
un
'
occhiataccia
del
loro
padrone
,
obbedirono
:
e
dopo
poco
tornarono
in
cucina
,
portando
sulle
braccia
il
povero
Pinocchio
,
il
quale
,
divincolandosi
come
un
'
anguilla
fuori
dell
'
acqua
,
strillava
disperatamente
:
-
Babbo
mio
,
salvatemi
!
Non
voglio
morire
,
non
voglio
morire
!
...
Mangiafoco
starnutisce
e
perdona
a
Pinocchio
,
il
quale
poi
difende
dalla
morte
il
suo
amico
Arlecchino
.
Il
burattinaio
Mangiafoco
che
(
questo
era
il
suo
nome
)
pareva
un
uomo
spaventoso
,
non
dico
di
no
,
specie
con
quella
sua
barbaccia
nera
che
,
a
uso
grembiale
,
gli
copriva
tutto
il
petto
e
tutte
le
gambe
;
ma
nel
fondo
poi
non
era
un
cattiv
'
uomo
.
Prova
ne
sia
che
quando
vide
portarsi
davanti
quel
povero
Pinocchio
,
che
si
dibatteva
per
ogni
verso
,
urlando
"
Non
voglio
morire
,
non
voglio
morire
!
"
,
principiò
subito
a
commuoversi
e
a
impietosirsi
e
,
dopo
aver
resistito
un
bel
pezzo
,
alla
fine
non
ne
poté
più
,
e
lasciò
andare
un
sonorissimo
starnuto
.
A
quello
starnuto
,
Arlecchino
,
che
fin
allora
era
stato
afflitto
e
ripiegato
come
un
salcio
piangente
,
si
fece
tutto
allegro
in
viso
,
e
chinatosi
verso
Pinocchio
,
gli
bisbigliò
sottovoce
:
-
Buone
nuove
,
fratello
.
Il
burattinaio
ha
starnutito
,
e
questo
è
segno
che
s
'
è
mosso
a
compassione
per
te
,
e
oramai
sei
salvo
.
Perché
bisogna
sapere
che
,
mentre
tutti
gli
uomini
,
quando
si
sentono
impietositi
per
qualcuno
,
o
piangono
o
per
lo
meno
fanno
finta
di
rasciugarsi
gli
occhi
,
Mangiafoco
,
invece
,
ogni
volta
che
s
'
inteneriva
davvero
,
aveva
il
vizio
di
starnutire
.
Era
un
modo
come
un
altro
,
per
dare
a
conoscere
agli
altri
la
sensibilità
del
suo
cuore
.
Dopo
aver
starnutito
,
il
burattinaio
,
seguitando
a
fare
il
burbero
,
gridò
a
Pinocchio
:
-
Finiscila
di
piangere
!
I
tuoi
lamenti
mi
hanno
messo
un
'
uggiolina
in
fondo
allo
stomaco
...
Sento
uno
spasimo
,
che
quasi
quasi
...
Etcì
etcì
-
e
fece
altri
due
starnuti
.
-
Felicità
!
-
disse
Pinocchio
.
-
Grazie
!
E
il
tuo
babbo
e
la
tua
mamma
sono
sempre
vivi
?
-
gli
domandò
Mangiafoco
.
-
Il
babbo
,
sì
la
mamma
non
l
'
ho
mai
conosciuta
.
-
Chi
lo
sa
che
dispiacere
sarebbe
per
il
tuo
vecchio
padre
,
se
ora
ti
facessi
gettare
fra
quei
carboni
ardenti
!
Povero
vecchio
!
lo
compatisco
!
..
Etcì
etcì
etcì
-
e
fece
altri
tre
starnuti
.
-
Felicità
!
-
disse
Pinocchio
.
-
Grazie
!
Del
resto
bisogna
compatire
anche
me
,
perché
,
come
vedi
,
non
ho
più
legna
per
finire
di
cuocere
quel
montone
arrosto
,
e
tu
,
dico
la
verità
,
in
questo
caso
mi
avresti
fatto
un
gran
comodo
!
Ma
oramai
mi
sono
impietosito
e
ci
vuol
pazienza
.
Invece
di
te
,
metterò
a
bruciare
sotto
lo
spiedo
qualche
burattino
della
mia
Compagnia
...
Olà
,
giandarmi
!
A
questo
comando
comparvero
subito
due
giandarmi
di
legno
,
lunghi
lunghi
,
secchi
secchi
,
col
cappello
a
lucerna
in
testa
e
colla
sciabola
sfoderata
in
mano
.
Allora
il
burattinaio
disse
loro
con
voce
rantolosa
:
-
Pigliatemi
lì
quell
'
Arlecchino
,
legatelo
ben
bene
,
e
poi
gettatelo
a
bruciare
sul
fuoco
.
Io
voglio
che
il
mio
montone
sia
arrostito
bene
!
Figuratevi
il
povero
Arlecchino
!
Fu
tanto
il
suo
spavento
,
che
le
gambe
gli
si
ripiegarono
e
cadde
bocconi
per
terra
.
Pinocchio
,
alla
vista
di
quello
spettacolo
straziante
,
andò
a
gettarsi
ai
piedi
del
burattinaio
e
piangendo
dirottamente
e
bagnandogli
di
lacrime
tutti
i
peli
della
lunghissima
barba
,
cominciò
a
dire
con
voce
supplichevole
:
-
Pietà
,
signor
Mangiafoco
!
...
-
Qui
non
ci
son
signori
!
-
replicò
duramente
il
burattinaio
.
-
Pietà
,
signor
Cavaliere
!
...
-
Qui
non
ci
son
cavalieri
!
-
Pietà
,
signor
Commendatore
!
...
-
Qui
non
ci
son
commendatori
!
-
Pietà
,
Eccellenza
!
...
A
sentirsi
chiamare
Eccellenza
il
burattinaio
fece
subito
il
bocchino
tondo
,
e
diventato
tutt
'
a
un
tratto
più
umano
e
più
trattabile
,
disse
a
Pinocchio
:
-
Ebbene
,
che
cosa
vuoi
da
me
?
-
Vi
domando
grazia
per
il
povero
Arlecchino
!
...
-
Qui
non
c
'
è
grazia
che
tenga
.
Se
ho
risparmiato
te
,
bisogna
che
faccia
mettere
sul
fuoco
lui
,
perché
io
voglio
che
il
mio
montone
sia
arrostito
bene
.
-
In
questo
caso
,
-
gridò
fieramente
Pinocchio
,
rizzandosi
e
gettando
via
il
suo
berretto
di
midolla
di
pane
,
-
in
questo
caso
conosco
qual
è
il
mio
dovere
.
Avanti
,
signori
giandarmi
!
Legatemi
e
gettatemi
là
fra
quelle
fiamme
.
No
,
non
è
giusta
che
il
povero
Arlecchino
,
il
vero
amico
mio
,
debba
morire
per
me
!
...
Queste
parole
,
pronunziate
con
voce
alta
e
con
accento
eroico
,
fecero
piangere
tutti
i
burattini
che
erano
presenti
a
quella
scena
.
Gli
stessi
giandarmi
,
sebbene
fossero
di
legno
,
piangevano
come
due
agnellini
di
latte
.
Mangiafoco
,
sul
principio
,
rimase
duro
e
immobile
come
un
pezzo
di
ghiaccio
:
ma
poi
,
adagio
adagio
,
cominciò
anche
lui
a
commuoversi
e
a
starnutire
.
E
fatti
quattro
o
cinque
starnuti
,
aprì
affettuosamente
le
braccia
e
disse
a
Pinocchio
:
-
Tu
sei
un
gran
bravo
ragazzo
!
Vieni
qua
da
me
e
dammi
un
bacio
.
Pinocchio
corse
subito
,
e
arrampicandosi
come
uno
scoiattolo
su
per
la
barba
del
burattinaio
,
andò
a
posargli
un
bellissimo
bacio
sulla
punta
del
naso
.
-
Dunque
la
grazia
è
fatta
?
-
domandò
il
povero
Arlecchino
,
con
un
fil
di
voce
che
si
sentiva
appena
.
-
La
grazia
è
fatta
!
-
rispose
Mangiafoco
:
poi
soggiunse
sospirando
e
tentennando
il
capo
:
-
Pazienza
!
Per
questa
sera
mi
rassegnerò
a
mangiare
il
montone
mezzo
crudo
,
ma
un
'
altra
volta
,
guai
a
chi
toccherà
!
...
Alla
notizia
della
grazia
ottenuta
,
i
burattini
corsero
tutti
sul
palcoscenico
e
,
accesi
i
lumi
e
i
lampadari
come
in
serata
di
gala
,
cominciarono
a
saltare
e
a
ballare
.
Era
l
'
alba
e
ballavano
sempre
.
Il
burattinaio
Mangiafoco
regala
cinque
monete
d
'
oro
a
Pinocchio
,
perché
le
porti
al
suo
babbo
Geppetto
:
e
Pinocchio
,
invece
,
si
lascia
abbindolare
dalla
Volpe
e
dal
Gatto
e
se
ne
va
con
loro
.
Il
giorno
dipoi
Mangiafoco
chiamò
in
disparte
Pinocchio
e
gli
domandò
:
-
Come
si
chiama
tuo
padre
?
-
Geppetto
.
-
E
che
mestiere
fa
?
-
Il
povero
.
-
Guadagna
molto
?
-
Guadagna
tanto
,
quanto
ci
vuole
per
non
aver
mai
un
centesimo
in
tasca
.
Si
figuri
che
per
comprarmi
l
'
Abbecedario
della
scuola
dovè
vendere
l
'
unica
casacca
che
aveva
addosso
:
una
casacca
che
,
fra
toppe
e
rimendi
,
era
tutta
una
piaga
.
-
Povero
diavolo
!
Mi
fa
quasi
compassione
.
Ecco
qui
cinque
monete
d
'
oro
.
Vai
subito
a
portargliele
e
salutalo
tanto
da
parte
mia
.
Pinocchio
,
com
'
è
facile
immaginarselo
,
ringraziò
mille
volte
il
burattinaio
,
abbracciò
,
a
uno
a
uno
,
tutti
i
burattini
della
Compagnia
,
anche
i
giandarmi
:
e
fuori
di
sé
dalla
contentezza
,
si
mise
in
viaggio
per
tornarsene
a
casa
sua
.
Ma
non
aveva
fatto
ancora
mezzo
chilometro
,
che
incontrò
per
la
strada
una
Volpe
zoppa
da
un
piede
e
un
Gatto
cieco
da
tutt
'
e
due
gli
occhi
,
che
se
ne
andavano
là
là
,
aiutandosi
fra
di
loro
,
da
buoni
compagni
di
sventura
.
La
Volpe
che
era
zoppa
,
camminava
appoggiandosi
al
Gatto
:
e
il
Gatto
,
che
era
cieco
,
si
lasciava
guidare
dalla
Volpe
.
-
Buon
giorno
,
Pinocchio
,
-
gli
disse
la
Volpe
,
salutandolo
garbatamente
.
-
Com
'
è
che
sai
il
mio
nome
?
-
domandò
il
burattino
.
-
Conosco
bene
il
tuo
babbo
.
-
Dove
l
'
hai
veduto
?
-
L
'
ho
veduto
ieri
sulla
porta
di
casa
sua
.
-
E
che
cosa
faceva
?
-
Era
in
maniche
di
camicia
e
tremava
dal
freddo
.
-
Povero
babbo
!
Ma
,
se
Dio
vuole
,
da
oggi
in
poi
non
tremerà
più
!
...
-
Perché
?
-
Perché
io
sono
diventato
un
gran
signore
.
-
Un
gran
signore
tu
?
-
disse
la
Volpe
,
e
cominciò
a
ridere
di
un
riso
sguaiato
e
canzonatore
:
e
il
Gatto
rideva
anche
lui
,
ma
per
non
darlo
a
vedere
,
si
pettinava
i
baffi
colle
zampe
davanti
.
-
C
'
è
poco
da
ridere
,
-
gridò
Pinocchio
impermalito
.
-
Mi
dispiace
davvero
di
farvi
venire
l
'
acquolina
in
bocca
,
ma
queste
qui
,
se
ve
ne
intendete
,
sono
cinque
bellissime
monete
d
'
oro
.
E
tirò
fuori
le
monete
avute
in
regalo
da
Mangiafoco
.
Al
simpatico
suono
di
quelle
monete
la
Volpe
,
per
un
moto
involontario
,
allungò
la
gamba
che
pareva
rattrappita
,
e
il
Gatto
spalancò
tutt
'
e
due
gli
occhi
,
che
parvero
due
lanterne
verdi
:
ma
poi
li
richiuse
subito
,
tant
'
è
vero
che
Pinocchio
non
si
accorse
di
nulla
.
-
E
ora
,
-
gli
domandò
la
Volpe
,
-
che
cosa
vuoi
farne
di
codeste
monete
?
-
Prima
di
tutto
,
-
rispose
il
burattino
,
-
voglio
comprare
per
il
mio
babbo
una
bella
casacca
nuova
,
tutta
d
'
oro
e
d
'
argento
e
coi
bottoni
di
brillanti
:
e
poi
voglio
comprare
un
Abbecedario
per
me
.
-
Per
te
?
-
Davvero
:
perché
voglio
andare
a
scuola
e
mettermi
a
studiare
a
buono
.
-
Guarda
me
!
-
disse
la
Volpe
.
-
Per
la
passione
sciocca
di
studiare
ho
perduto
una
gamba
.
-
Guarda
me
!
-
disse
il
Gatto
.
-
Per
la
passione
sciocca
di
studiare
ho
perduto
la
vista
di
tutti
e
due
gli
occhi
.
In
quel
mentre
un
Merlo
bianco
,
che
se
ne
stava
appollaiato
sulla
siepe
della
strada
,
fece
il
solito
verso
e
disse
:
-
Pinocchio
,
non
dar
retta
ai
consigli
dei
cattivi
compagni
:
se
no
,
te
ne
pentirai
!
Povero
Merlo
,
non
l
'
avesse
mai
detto
!
Il
Gatto
,
spiccando
un
gran
salto
,
gli
si
avventò
addosso
,
e
senza
dargli
nemmeno
il
tempo
di
dire
ohi
se
lo
mangiò
in
un
boccone
,
con
le
penne
e
tutto
.
Mangiato
che
l
'
ebbe
e
ripulitasi
la
bocca
,
chiuse
gli
occhi
daccapo
e
ricominciò
a
fare
il
cieco
,
come
prima
.
-
Povero
Merlo
!
-
disse
Pinocchio
al
Gatto
,
-
perché
l
'
hai
trattato
così
male
?
-
Ho
fatto
per
dargli
una
lezione
.
Così
un
'
altra
volta
imparerà
a
non
metter
bocca
nei
discorsi
degli
altri
.
Erano
giunti
più
che
a
mezza
strada
,
quando
la
Volpe
,
fermandosi
di
punto
in
bianco
,
disse
al
burattino
:
-
Vuoi
raddoppiare
le
tue
monete
d
'
oro
?
-
Cioè
?
-
Vuoi
tu
,
di
cinque
miserabili
zecchini
,
farne
cento
,
mille
,
duemila
?
-
Magari
!
E
la
maniera
?
-
La
maniera
è
facilissima
.
Invece
di
tornartene
a
casa
tua
,
dovresti
venire
con
noi
.
-
E
dove
mi
volete
condurre
?
-
Nel
paese
dei
Barbagianni
.
Pinocchio
ci
pensò
un
poco
,
e
poi
disse
risolutamente
:
-
No
,
non
ci
voglio
venire
.
Oramai
sono
vicino
a
casa
,
e
voglio
andarmene
a
casa
,
dove
c
'
è
il
mio
babbo
che
m
'
aspetta
.
Chi
lo
sa
,
povero
vecchio
,
quanto
ha
sospirato
ieri
,
a
non
vedermi
tornare
.
Pur
troppo
io
sono
stato
un
figliolo
cattivo
,
e
il
Grillo
-
parlante
aveva
ragione
quando
diceva
:
"
I
ragazzi
disobbedienti
non
possono
aver
bene
in
questo
mondo
"
.
E
io
l
'
ho
provato
a
mie
spese
,
Perché
mi
sono
capitate
dimolte
disgrazie
,
e
anche
ieri
sera
in
casa
di
Mangiafoco
,
ho
corso
pericolo
...
Brrr
!
mi
viene
i
bordoni
soltanto
a
pensarci
!
-
Dunque
,
-
disse
la
Volpe
,
-
vuoi
proprio
andare
a
casa
tua
?
Allora
vai
pure
,
e
tanto
peggio
per
te
!
-
Tanto
peggio
per
te
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Pensaci
bene
,
Pinocchio
,
perché
tu
dai
un
calcio
alla
fortuna
.
-
Alla
fortuna
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
I
tuoi
cinque
zecchini
,
dall
'
oggi
al
domani
sarebbero
diventati
duemila
.
-
Duemila
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Ma
com
'
è
mai
possibile
che
diventino
tanti
?
-
domandò
Pinocchio
,
restando
a
bocca
aperta
dallo
stupore
.
-
Te
lo
spiego
subito
,
-
disse
la
Volpe
.
-
Bisogna
sapere
che
nel
paese
dei
Barbagianni
c
'
è
un
campo
benedetto
,
chiamato
da
tutti
il
Campo
dei
miracoli
.
Tu
fai
in
questo
campo
una
piccola
buca
e
ci
metti
dentro
per
esempio
uno
zecchino
d
'
oro
.
Poi
ricuopri
la
buca
con
un
po
'
di
terra
:
l
'
annaffi
con
due
secchie
d
'
acqua
di
fontana
,
ci
getti
sopra
una
presa
di
sale
,
e
la
sera
te
ne
vai
tranquillamente
a
letto
.
Intanto
,
durante
la
notte
,
lo
zecchino
germoglia
e
fiorisce
,
e
la
mattina
dopo
,
di
levata
,
ritornando
nel
campo
,
che
cosa
trovi
?
Trovi
un
bell
'
albero
carico
di
tanti
zecchini
d
'
oro
,
quanti
chicchi
di
grano
può
avere
una
bella
spiga
nel
mese
di
giugno
.
-
Sicché
dunque
,
-
disse
Pinocchio
sempre
più
sbalordito
,
-
se
io
sotterrassi
in
quel
campo
i
miei
cinque
zecchini
,
la
mattina
dopo
quanti
zecchini
ci
troverei
?
-
è
un
conto
facilissimo
,
-
rispose
la
Volpe
,
-
un
conto
che
puoi
farlo
sulla
punta
delle
dita
.
Poni
che
ogni
zecchino
ti
faccia
un
grappolo
di
cinquecento
zecchini
:
moltiplica
il
cinquecento
per
cinque
e
la
mattina
dopo
ti
trovi
in
tasca
duemila
cinquecento
zecchini
lampanti
e
sonanti
.
-
Oh
che
bella
cosa
!
-
gridò
Pinocchio
,
ballando
dall
'
allegrezza
.
-
Appena
che
questi
zecchini
gli
avrò
raccolti
,
ne
prenderò
per
me
duemila
e
gli
altri
cinquecento
di
più
li
darò
in
regalo
a
voi
altri
due
.
-
Un
regalo
a
noi
?
-
gridò
la
Volpe
sdegnandosi
e
chiamandosi
offesa
.
-
Dio
te
ne
liberi
!
-
Te
ne
liberi
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Noi
,
-
riprese
la
Volpe
,
-
non
lavoriamo
per
il
vile
interesse
:
noi
lavoriamo
unicamente
per
arricchire
gli
altri
.
-
Gli
altri
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Che
brave
persone
!
-
pensò
dentro
di
sé
Pinocchio
:
e
dimenticandosi
lì
sul
tamburo
,
del
suo
babbo
,
della
casacca
nuova
,
dell
'
Abbecedario
e
di
tutti
i
buoni
proponimenti
fatti
,
disse
alla
Volpe
e
al
Gatto
:
-
Andiamo
pure
.
Io
vengo
con
voi
.
L
'
osteria
del
Gambero
Rosso
.
Cammina
,
cammina
,
cammina
,
alla
fine
sul
far
della
sera
arrivarono
stanchi
morti
all
'
osteria
del
Gambero
Rosso
.
-
Fermiamoci
un
po
'
qui
,
-
disse
la
Volpe
,
-
tanto
per
mangiare
un
boccone
e
per
riposarci
qualche
ora
.
A
mezzanotte
poi
ripartiremo
per
essere
domani
,
all
'
alba
,
nel
Campo
dei
miracoli
.
Entrati
nell
'
osteria
,
si
posero
tutti
e
tre
a
tavola
:
ma
nessuno
di
loro
aveva
appetito
.
Il
povero
Gatto
,
sentendosi
gravemente
indisposto
di
stomaco
,
non
poté
mangiare
altro
che
trentacinque
triglie
con
salsa
di
pomodoro
e
quattro
porzioni
di
trippa
alla
parmigiana
:
e
perché
la
trippa
non
gli
pareva
condita
abbastanza
,
si
rifece
tre
volte
a
chiedere
il
burro
e
il
formaggio
grattato
!
La
Volpe
avrebbe
spelluzzicato
volentieri
qualche
cosa
anche
lei
:
ma
siccome
il
medico
le
aveva
ordinato
una
grandissima
dieta
,
così
dovè
contentarsi
di
una
semplice
lepre
dolce
e
forte
con
un
leggerissimo
contorno
di
pollastre
ingrassate
e
di
galletti
di
primo
canto
.
Dopo
la
lepre
si
fece
portare
per
tornagusto
un
cibreino
di
pernici
,
di
starne
,
di
conigli
,
di
ranocchi
,
di
lucertole
e
d
'
uva
paradisa
;
e
poi
non
volle
altro
.
Aveva
tanta
nausea
per
il
cibo
,
diceva
lei
,
che
non
poteva
accostarsi
nulla
alla
bocca
.
Quello
che
mangiò
meno
di
tutti
fu
Pinocchio
.
Chiese
uno
spicchio
di
noce
e
un
cantuccino
di
pane
,
e
lasciò
nel
piatto
ogni
cosa
.
Il
povero
figliuolo
col
pensiero
sempre
fisso
al
Campo
dei
miracoli
,
aveva
preso
un
'
indigestione
anticipata
di
monete
d
'
oro
.
Quand
'
ebbero
cenato
,
la
Volpe
disse
all
'
oste
:
-
Dateci
due
buone
camere
,
una
per
il
signor
Pinocchio
e
un
'
altra
per
me
e
per
il
mio
compagno
.
Prima
di
ripartire
schiacceremo
un
sonnellino
.
Ricordatevi
però
che
a
mezzanotte
vogliamo
essere
svegliati
per
continuare
il
nostro
viaggio
.
-
Sissignori
,
-
rispose
l
'
oste
e
strizzò
l
'
occhio
alla
Volpe
e
al
Gatto
,
come
dire
:
"
Ho
mangiata
la
foglia
e
ci
siamo
intesi
!..."
.
Appena
che
Pinocchio
fu
entrato
nel
letto
,
si
addormentò
a
colpo
e
principiò
a
sognare
.
E
sognando
gli
pareva
di
essere
in
mezzo
a
un
campo
,
e
questo
campo
era
pieno
di
arboscelli
carichi
di
grappoli
,
e
questi
grappoli
erano
carichi
di
zecchini
d
'
oro
che
,
dondolandosi
mossi
dal
vento
,
facevano
zin
,
zin
,
zin
,
quasi
volessero
dire
:
"
Chi
ci
vuole
venga
a
prenderci
"
.
Ma
quando
Pinocchio
fu
sul
più
bello
,
quando
,
cioè
,
allungò
la
mano
per
prendere
a
manciate
tutte
quelle
belle
monete
e
mettersele
in
tasca
,
si
trovò
svegliato
all
'
improvviso
da
tre
violentissimi
colpi
dati
nella
porta
di
camera
.
Era
l
'
oste
che
veniva
a
dirgli
che
la
mezzanotte
era
suonata
.
-
E
i
miei
compagni
sono
pronti
?
-
gli
domandò
il
burattino
.
-
Altro
che
pronti
!
Sono
partiti
due
ore
fa
.
-
Perché
mai
tanta
fretta
?
-
Perché
il
Gatto
ha
ricevuto
un
'
imbasciata
,
che
il
suo
gattino
maggiore
,
malato
di
geloni
ai
piedi
,
stava
in
pericolo
di
vita
.
-
E
la
cena
l
'
hanno
pagata
?
-
Che
vi
pare
?
Quelle
lì
sono
persone
troppo
educate
perché
facciano
un
affronto
simile
alla
signoria
vostra
.
-
Peccato
!
Quest
'
affronto
mi
avrebbe
fatto
tanto
piacere
!
-
disse
Pinocchio
,
grattandosi
il
capo
.
Poi
domandò
:
-
E
dove
hanno
detto
di
aspettarmi
quei
buoni
amici
?
-
Al
Campo
dei
miracoli
,
domattina
,
allo
spuntare
del
giorno
.
Pinocchio
pagò
uno
zecchino
per
la
cena
sua
e
per
quella
dei
suoi
compagni
,
e
dopo
partì
.
Ma
si
può
dire
che
partisse
a
tastoni
,
perché
fuori
dell
'
osteria
c
'
era
un
buio
così
buio
,
che
non
ci
si
vedeva
da
qui
a
lì
.
Nella
campagna
all
'
intorno
non
si
sentiva
alitare
una
foglia
.
Solamente
alcuni
uccellacci
notturni
,
traversando
la
strada
da
una
siepe
all
'
altra
,
venivano
a
sbattere
le
ali
sul
naso
di
Pinocchio
,
il
quale
,
facendo
un
salto
indietro
per
la
paura
,
gridava
:
-
Chi
va
là
?
-
e
l
'
eco
delle
colline
circostanti
ripeteva
in
lontananza
:
-
Chi
va
là
?
chi
va
là
?
chi
va
là
?
Intanto
,
mentre
camminava
,
vide
sul
tronco
di
un
albero
un
piccolo
animaletto
che
riluceva
di
una
luce
pallida
e
opaca
,
come
un
lumino
da
notte
dentro
una
lampada
di
porcellana
trasparente
.
-
Chi
sei
?
-
gli
domandò
Pinocchio
.
-
Sono
l
'
ombra
del
Grillo
-
parlante
,
-
rispose
l
'
animaletto
,
con
una
vocina
fioca
fioca
,
che
pareva
venisse
dal
mondo
di
là
.
-
Che
vuoi
da
me
?
-
disse
il
burattino
.
-
Voglio
darti
un
consiglio
.
Ritorna
indietro
e
porta
i
quattro
zecchini
,
che
ti
sono
rimasti
,
al
tuo
povero
babbo
che
piange
e
si
dispera
per
non
averti
più
veduto
.
-
Domani
il
mio
babbo
sarà
un
gran
signore
,
perché
questi
quattro
zecchini
diventeranno
duemila
.
-
Non
ti
fidare
,
ragazzo
mio
,
di
quelli
che
promettono
di
farti
ricco
dalla
mattina
alla
sera
.
Per
il
solito
,
o
sono
matti
o
imbroglioni
!
Dai
retta
a
me
,
ritorna
indietro
.
-
E
io
,
invece
,
voglio
andare
avanti
.
-
L
'
ora
è
tarda
!
...
-
Voglio
andare
avanti
.
-
La
nottata
è
scura
...
-
Voglio
andare
avanti
.
-
La
strada
è
pericolosa
...
-
Voglio
andare
avanti
.
-
Ricordati
che
i
ragazzi
che
vogliono
fare
di
loro
capriccio
e
a
modo
loro
,
prima
o
poi
se
ne
pentono
.
-
Le
solite
storie
.
Buona
notte
,
Grillo
.
-
Buona
notte
,
Pinocchio
,
e
che
il
cielo
ti
salvi
dalla
guazza
e
dagli
assassini
!
Appena
dette
queste
ultime
parole
,
il
Grillo
-
parlante
si
spense
a
un
tratto
,
come
si
spenge
un
lume
soffiandoci
sopra
,
e
la
strada
rimase
più
buia
di
prima
.
Pinocchio
,
per
non
aver
dato
retta
ai
buoni
consigli
del
Grillo
-
parlante
,
s
'
imbatte
negli
assassini
.
-
Davvero
,
-
disse
fra
sé
il
burattino
rimettendosi
in
viaggio
,
-
come
siamo
disgraziati
noialtri
poveri
ragazzi
!
Tutti
ci
sgridano
,
tutti
ci
ammoniscono
,
tutti
ci
danno
consigli
.
A
lasciarli
dire
,
tutti
si
metterebbero
in
capo
di
essere
i
nostri
babbi
e
i
nostri
maestri
;
tutti
:
anche
i
Grilli
-
parlanti
.
Ecco
qui
:
perché
io
non
ho
voluto
dar
retta
a
quell
'
uggioso
di
Grillo
,
chi
lo
sa
quante
disgrazie
,
secondo
lui
,
mi
dovrebbero
accadere
!
Dovrei
incontrare
anche
gli
assassini
!
Meno
male
che
agli
assassini
io
non
ci
credo
,
né
ci
ho
creduto
mai
.
Per
me
gli
assassini
sono
stati
inventati
apposta
dai
babbi
,
per
far
paura
ai
ragazzi
che
vogliono
andare
fuori
la
notte
.
E
poi
se
anche
li
trovassi
qui
sulla
strada
,
mi
darebbero
forse
soggezione
?
Neanche
per
sogno
.
Anderei
loro
sul
viso
,
gridando
:
"
Signori
assassini
,
che
cosa
vogliono
da
me
?
Si
rammentino
che
con
me
non
si
scherza
!
Se
ne
vadano
dunque
per
i
fatti
loro
,
e
zitti
!
"
.
A
questa
parlantina
fatta
sul
serio
,
quei
poveri
assassini
,
mi
par
di
vederli
,
scapperebbero
via
come
il
vento
.
Caso
poi
fossero
tanto
ineducati
da
non
voler
scappare
,
allora
scapperei
io
,
e
così
la
farei
finita
...
Ma
Pinocchio
non
poté
finire
il
suo
ragionamento
,
perché
in
quel
punto
gli
parve
di
sentire
dietro
di
sé
un
leggerissimo
fruscio
di
foglie
.
Si
voltò
a
guardare
e
vide
nel
buio
due
figuracce
nere
tutte
imbacuccate
in
due
sacchi
da
carbone
,
le
quali
correvano
dietro
a
lui
a
salti
e
in
punta
di
piedi
,
come
se
fossero
due
fantasmi
.
-
Eccoli
davvero
!
-
disse
dentro
di
sé
:
e
non
sapendo
dove
nascondere
i
quattro
zecchini
,
se
li
nascose
in
bocca
e
precisamente
sotto
la
lingua
.
Poi
si
provò
a
scappare
.
Ma
non
aveva
ancor
fatto
il
primo
passo
,
che
sentì
agguantarsi
per
le
braccia
e
intese
due
voci
orribili
e
cavernose
,
che
gli
dissero
:
-
O
la
borsa
o
la
vita
!
Pinocchio
non
potendo
rispondere
con
le
parole
,
a
motivo
delle
monete
che
aveva
in
bocca
,
fece
mille
salamelecchi
e
mille
pantomime
per
dare
ad
intendere
a
quei
due
incappati
,
di
cui
si
vedevano
soltanto
gli
occhi
attraverso
i
buchi
dei
sacchi
,
che
lui
era
un
povero
burattino
,
e
che
non
aveva
in
tasca
nemmeno
un
centesimo
falso
.
-
Via
,
via
!
Meno
ciarle
e
fuori
i
denari
!
-
gridavano
minacciosamente
i
due
briganti
.
E
ii
burattino
fece
col
capo
e
colle
mani
un
segno
come
dire
:
"
Non
ne
ho
"
.
-
Metti
fuori
i
denari
o
sei
morto
,
-
disse
l
'
assassino
più
alto
di
statura
.
-
Morto
!
-
ripetè
l
'
altro
.
-
E
dopo
ammazzato
te
,
ammazzeremo
anche
tuo
padre
!
-
Anche
tuo
padre
!
-
No
,
no
,
no
,
il
mio
povero
babbo
no
!
-
gridò
Pinocchio
con
accento
disperato
:
ma
nel
gridare
così
,
gli
zecchini
gli
suonarono
in
bocca
.
-
Ah
!
furfante
!
Dunque
i
denari
te
li
sei
nascosti
sotto
la
lingua
?
Sputali
subito
!
E
Pinocchio
,
duro
!
-
Ah
!
tu
fai
il
sordo
?
Aspetta
un
poco
,
che
penseremo
noi
a
farteli
sputare
!
Difatti
,
uno
di
loro
afferrò
il
burattino
per
la
punta
del
naso
e
quell
'
altro
lo
prese
per
la
bazza
,
e
lì
cominciarono
a
tirare
screanzatamente
,
uno
per
in
qua
e
l
'
altro
per
in
là
,
tanto
da
costringerlo
a
spalancare
la
bocca
:
ma
non
ci
fu
verso
.
La
bocca
del
burattino
pareva
inchiodata
e
ribadita
.
Allora
l
'
assassino
più
piccolo
di
statura
,
cavato
fuori
un
coltellaccio
,
provò
a
conficcarglielo
,
a
guisa
di
leva
e
di
scalpello
,
fra
le
labbra
:
ma
Pinocchio
,
lesto
come
un
lampo
,
gli
azzannò
la
mano
coi
denti
,
e
dopo
avergliela
con
un
morso
staccata
di
netto
,
la
sputò
;
e
figuratevi
la
sua
maraviglia
quando
,
invece
di
una
mano
,
si
accorse
di
aver
sputato
in
terra
uno
zampetto
di
gatto
.
Incoraggiato
da
questa
prima
vittoria
,
si
liberò
a
forza
dalle
unghie
degli
assassini
e
,
saltata
la
siepe
della
strada
,
cominciò
a
fuggire
per
la
campagna
.
E
gli
assassini
a
correre
dietro
a
lui
,
come
due
cani
dietro
una
lepre
:
e
quello
che
aveva
perduto
uno
zampetto
correva
con
una
gamba
sola
,
né
si
è
saputo
mai
come
facesse
.
Dopo
una
corsa
di
quindici
chilometri
,
Pinocchio
non
ne
poteva
più
.
Allora
,
vistosi
perso
,
si
arrampicò
su
per
il
fusto
di
un
altissimo
pino
e
si
pose
a
sedere
in
vetta
ai
rami
.
Gli
assassini
tentarono
di
arrampicarsi
anche
loro
,
ma
giunti
a
metà
del
fusto
sdrucciolarono
e
,
ricascando
a
terra
,
si
spellarono
le
mani
e
i
piedi
.
Non
per
questo
si
dettero
per
vinti
:
che
anzi
,
raccolto
un
fastello
di
legna
secche
a
piè
del
pino
,
vi
appiccarono
il
fuoco
.
In
men
che
non
si
dice
,
il
pino
cominciò
a
bruciare
e
a
divampare
,
come
una
candela
agitata
dal
vento
.
Pinocchio
,
vedendo
che
le
fiamme
salivano
sempre
più
,
e
non
volendo
far
la
fine
del
piccione
arrosto
,
spiccò
un
bel
salto
di
vetta
all
'
albero
,
e
via
a
correre
daccapo
attraverso
ai
campi
e
ai
vigneti
.
E
gli
assassini
dietro
,
sempre
dietro
,
senza
stancarsi
mai
.
Intanto
cominciava
a
baluginare
il
giorno
e
si
rincorrevano
sempre
;
quand
'
ecco
che
Pinocchio
si
trovò
sbarrato
il
passo
da
un
fosso
largo
e
profondissimo
,
tutto
pieno
di
acquaccia
sudicia
,
color
del
caffè
e
latte
.
Che
fare
?
"
Una
,
due
,
tre
!
"
gridò
il
burattino
,
e
slanciandosi
con
una
gran
rincorsa
,
saltò
dall
'
altra
parte
.
E
gli
assassini
saltarono
anche
loro
,
ma
non
avendo
preso
bene
la
misura
,
patatunfete
!
...
cascarono
giù
nel
bel
mezzo
del
fosso
.
Pinocchio
che
sentì
il
tonfo
e
gli
schizzi
dell
'
acqua
,
urlò
ridendo
e
seguitando
a
correre
:
-
Buon
bagno
,
signori
assassini
.
E
già
si
figurava
che
fossero
bell
'
e
affogati
,
quando
invece
,
voltandosi
a
guardare
,
si
accorse
che
gli
correvano
dietro
tutti
e
due
,
sempre
imbacuccati
nei
loro
sacchi
e
grondanti
acqua
come
due
panieri
sfondati
.
Gli
assassini
inseguono
Pinocchio
;
e
,
dopo
averlo
raggiunto
,
lo
impiccano
a
un
ramo
della
Quercia
grande
.
Allora
il
burattino
,
perdutosi
d
'
animo
,
fu
proprio
sul
punto
di
gettarsi
in
terra
e
di
darsi
per
vinto
,
quando
nel
girare
gli
occhi
all
'
intorno
vide
fra
mezzo
al
verde
cupo
degli
alberi
biancheggiare
in
lontananza
una
casina
candida
come
la
neve
.
-
Se
io
avessi
tanto
fiato
da
arrivare
fino
a
quella
casa
,
forse
sarei
salvo
,
-
disse
dentro
di
sé
.
E
senza
indugiare
un
minuto
riprese
a
correre
per
il
bosco
a
carriera
distesa
.
E
gli
assassini
sempre
dietro
.
E
dopo
una
corsa
disperata
di
quasi
due
ore
,
finalmente
tutto
trafelato
arrivò
alla
porta
di
quella
casina
e
bussò
.
Nessuno
rispose
.
Tornò
a
bussare
con
maggior
violenza
,
perché
sentiva
avvicinarsi
il
rumore
dei
passi
e
il
respiro
grosso
e
affannoso
dè
suoi
persecutori
.
Lo
stesso
silenzio
.
Avvedutosi
che
il
bussare
non
giovava
a
nulla
,
cominciò
per
disperazione
a
dare
calci
e
zuccate
nella
porta
.
Allora
si
affacciò
alla
finestra
una
bella
bambina
,
coi
capelli
turchini
e
il
viso
bianco
come
un
'
immagine
di
cera
,
gli
occhi
chiusi
e
le
mani
incrociate
sul
petto
,
la
quale
senza
muovere
punto
le
labbra
,
disse
con
una
vocina
che
pareva
venisse
dall
'
altro
mondo
:
-
In
questa
casa
non
c
'
è
nessuno
.
Sono
tutti
morti
.
-
Aprimi
almeno
tu
!
-
gridò
Pinocchio
piangendo
e
raccomandandosi
.
-
Sono
morta
anch
'
io
.
-
Morta
?
e
allora
che
cosa
fai
costì
alla
finestra
?
-
Aspetto
la
bara
che
venga
a
portarmi
via
.
Appena
detto
così
,
la
bambina
disparve
,
e
la
finestra
si
richiuse
senza
far
rumore
.
-
O
bella
bambina
dai
capelli
turchini
,
-
gridava
Pinocchio
,
-
aprimi
per
carità
!
Abbi
compassione
di
un
povero
ragazzo
inseguito
dagli
assass
...
Ma
non
poté
finir
la
parola
,
perche
sentì
afferrarsi
per
il
collo
,
e
le
solite
due
vociaccie
che
gli
brontolarono
minacciosamente
:
-
Ora
non
ci
scappi
più
!
Il
burattino
,
vedendosi
balenare
la
morte
dinanzi
agli
occhi
,
fu
preso
da
un
tremito
così
forte
,
che
nel
tremare
,
gli
sonavano
le
giunture
delle
sue
gambe
di
legno
e
i
quattro
zecchini
che
teneva
nascosti
sotto
la
lingua
.
-
Dunque
?
-
gli
domandarono
gli
assassini
,
-
vuoi
aprirla
la
bocca
,
sì
o
no
?
Ah
!
non
rispondi
?
...
Lascia
fare
:
ché
questa
volta
te
la
faremo
aprir
noi
!
...
E
cavato
fuori
due
coltellacci
lunghi
lunghi
e
affilati
come
rasoi
,
zaff
...
gli
affibbiarono
due
colpi
nel
mezzo
alle
reni
.
Ma
il
burattino
per
sua
fortuna
era
fatto
d
'
un
legno
durissimo
,
motivo
per
cui
le
lame
,
spezzandosi
,
andarono
in
mille
schegge
e
gli
assassini
rimasero
col
manico
dei
coltelli
in
mano
,
a
guardarsi
in
faccia
.
-
Ho
capito
,
-
disse
allora
uno
di
loro
,
-
bisogna
impiccarlo
!
Impicchiamolo
!
-
Impicchiamolo
,
-
ripetè
l
'
altro
.
Detto
fatto
,
gli
legarono
le
mani
dietro
le
spalle
e
passatogli
un
nodo
scorsoio
intorno
alla
gola
,
lo
attaccarono
penzoloni
al
ramo
di
una
grossa
pianta
detta
la
Quercia
grande
.
Poi
si
posero
là
,
seduti
sull
'
erba
,
aspettando
che
il
burattino
facesse
l
'
ultimo
sgambetto
:
ma
il
burattino
,
dopo
tre
ore
,
aveva
sempre
gli
occhi
aperti
,
la
bocca
chiusa
e
sgambettava
più
che
mai
.
Annoiati
finalmente
di
aspettare
,
si
voltarono
a
Pinocchio
e
gli
dissero
sghignazzando
:
-
Addio
a
domani
.
Quando
domani
torneremo
qui
,
si
spera
che
ci
farai
la
garbatezza
di
farti
trovare
bell
'
e
morto
e
con
la
bocca
spalancata
.
E
se
ne
andarono
.
Intanto
s
'
era
levato
un
vento
impetuoso
di
tramontana
,
che
soffiando
e
mugghiando
con
rabbia
,
sbatacchiava
in
qua
e
in
là
il
povero
impiccato
,
facendolo
dondolare
violentemente
come
il
battaglio
di
una
campana
che
suona
a
festa
.
E
quel
dondolio
gli
cagionava
acutissimi
spasimi
,
e
il
nodo
scorsoio
,
stringendosi
sempre
più
alla
gola
,
gli
toglieva
il
respiro
.
A
poco
a
poco
gli
occhi
gli
si
appannavano
;
e
sebbene
sentisse
avvicinarsi
la
morte
,
pure
sperava
sempre
che
da
un
momento
all
'
altro
sarebbe
capitata
qualche
anima
pietosa
a
dargli
aiuto
.
Ma
quando
,
aspetta
aspetta
,
vide
che
non
compariva
nessuno
,
proprio
nessuno
,
allora
gli
tornò
in
mente
il
suo
povero
babbo
...
e
balbettò
quasi
moribondo
:
-
Oh
babbo
mio
!
se
tu
fossi
qui
!
...
E
non
ebbe
fiato
per
dir
altro
.
Chiuse
gli
occhi
,
aprì
la
bocca
,
stirò
le
gambe
e
,
dato
un
grande
scrollone
,
rimase
lì
come
intirizzito
.
La
bella
Bambina
dai
capelli
turchini
fa
raccogliere
il
burattino
:
lo
mette
a
letto
,
e
chiama
tre
medici
per
sapere
se
sia
vivo
o
morto
.
In
quel
mentre
che
il
povero
Pinocchio
impiccato
dagli
assassini
a
un
ramo
della
Quercia
grande
,
pareva
oramai
più
morto
che
vivo
,
la
bella
Bambina
dai
capelli
turchini
si
affacciò
daccapo
alla
finestra
,
e
impietositasi
alla
vista
di
quell
'
infelice
che
,
sospeso
per
il
collo
,
ballava
il
trescone
alle
ventate
di
tramontana
,
battè
per
tre
volte
le
mani
insieme
,
e
fece
tre
piccoli
colpi
.
A
questo
segnale
si
sentì
un
gran
rumore
di
ali
che
volavano
con
foga
precipitosa
,
e
un
grosso
falco
venne
a
posarsi
sul
davanzale
della
finestra
.
-
Che
cosa
comandate
,
mia
graziosa
Fata
?
-
disse
il
Falco
abbassando
il
becco
in
atto
di
reverenza
(
perché
bisogna
sapere
che
la
Bambina
dai
capelli
turchini
non
era
altro
,
in
fin
dei
conti
,
che
una
buonissima
Fata
,
che
da
più
di
mill
'
anni
abitava
nelle
vicinanze
di
quel
bosco
)
:
-
Vedi
tu
quel
burattino
attaccato
penzoloni
a
un
ramo
della
Quercia
grande
?
-
Lo
vedo
.
-
Orbene
:
vola
subito
laggiù
:
rompi
col
tuo
fortissimo
becco
il
nodo
che
lo
tiene
sospeso
in
aria
e
posalo
delicatamente
sdraiato
sull
'
erba
a
piè
della
Quercia
.
Il
Falco
volò
via
e
dopo
due
minuti
tornò
dicendo
:
-
Quel
che
mi
avete
comandato
,
è
fatto
.
-
E
come
l
'
hai
trovato
?
Vivo
o
morto
?
-
A
vederlo
,
pareva
morto
,
ma
non
dev
'
essere
ancora
morto
perbene
,
perché
,
appena
gli
ho
sciolto
il
nodo
scorsoio
che
lo
stringeva
intorno
alla
gola
,
ha
lasciato
andare
un
sospiro
,
balbettando
a
mezza
voce
:
"
Ora
mi
sento
meglio
!
"
.
Allora
la
Fata
,
battendo
le
mani
insieme
,
fece
due
piccoli
colpi
,
e
apparve
un
magnifico
Can
-
barbone
,
che
camminava
ritto
sulle
gambe
di
dietro
,
tale
e
quale
come
se
fosse
un
uomo
.
Il
Can
-
barbone
era
vestito
da
cocchiere
in
livrea
di
gala
.
Aveva
in
capo
un
nicchiettino
a
tre
punte
gallonato
d
'
oro
,
una
parrucca
bianca
coi
riccioli
che
gli
scendevano
giù
per
il
collo
,
una
giubba
color
di
cioccolata
coi
bottoni
di
brillanti
e
con
due
grandi
tasche
per
tenervi
gli
ossi
che
gli
regalava
a
pranzo
la
padrona
,
un
paio
di
calzoni
corti
di
velluto
cremisi
,
le
calze
di
seta
,
gli
scarpini
scollati
,
e
di
dietro
una
specie
di
fodera
da
ombrelli
,
tutta
di
raso
turchino
,
per
mettervi
dentro
la
coda
,
quando
il
tempo
cominciava
a
piovere
.
-
Su
da
bravo
,
Medoro
!
-
disse
la
Fata
al
Can
-
barbone
;
-
Fai
subito
attaccare
la
più
bella
carrozza
della
mia
scuderia
e
prendi
la
via
del
bosco
.
Arrivato
che
sarai
sotto
la
Quercia
grande
,
troverai
disteso
sull
'
erba
un
povero
burattino
mezzo
morto
.
Raccoglilo
con
garbo
,
posalo
pari
pari
su
i
cuscini
della
carrozza
e
portamelo
qui
.
Hai
capito
?
Il
Can
-
barbone
,
per
fare
intendere
che
aveva
capito
,
dimenò
tre
o
quattro
volte
la
fodera
di
raso
turchino
,
che
aveva
dietro
,
e
partì
come
un
barbero
.
Di
lì
a
poco
,
si
vide
uscire
dalla
scuderia
una
bella
carrozzina
color
dell
'
aria
,
tutta
imbottita
di
penne
di
canarino
e
foderata
nell
'
interno
di
panna
montata
e
di
crema
coi
savoiardi
.
La
carrozzina
era
tirata
da
cento
pariglie
di
topini
bianchi
,
e
il
Can
-
barbone
,
seduto
a
cassetta
,
schioccava
la
frusta
a
destra
e
a
sinistra
,
come
un
vetturino
quand
'
ha
paura
di
aver
fatto
tardi
.
Non
era
ancora
passato
un
quarto
d
'
ora
,
che
la
carrozzina
tornò
,
e
la
Fata
,
che
stava
aspettando
sull
'
uscio
di
casa
,
prese
in
collo
il
povero
burattino
,
e
portatolo
in
una
cameretta
che
aveva
le
pareti
di
madreperla
,
mandò
subito
a
chiamare
i
medici
più
famosi
del
vicinato
.
E
i
medici
arrivarono
subito
,
uno
dopo
l
'
altro
:
arrivò
,
cioè
,
un
Corvo
,
una
Civetta
e
un
Grillo
-
parlante
.
-
Vorrei
sapere
da
lor
signori
,
-
disse
la
Fata
,
rivolgendosi
ai
tre
medici
riuniti
intorno
al
letto
di
Pinocchio
,
-
vorrei
sapere
da
lor
signori
se
questo
disgraziato
burattino
sia
morto
o
vivo
!
...
A
quest
'
invito
,
il
Corvo
,
facendosi
avanti
per
il
primo
,
tastò
il
polso
a
Pinocchio
:
poi
gli
tastò
il
naso
,
poi
il
dito
mignolo
dei
piedi
:
e
quand
'
ebbe
tastato
ben
bene
,
pronunziò
solennemente
queste
parole
:
-
A
mio
credere
il
burattino
è
bell
'
e
morto
:
ma
se
per
disgrazia
non
fosse
morto
,
allora
sarebbe
indizio
sicuro
che
è
sempre
vivo
!
-
Mi
dispiace
,
-
disse
la
Civetta
,
-
di
dover
contraddire
il
Corvo
,
mio
illustre
amico
e
collega
:
per
me
,
invece
,
il
burattino
è
sempre
vivo
;
ma
se
per
disgrazia
non
fosse
vivo
,
allora
sarebbe
segno
che
è
morto
davvero
!
-
E
lei
non
dice
nulla
?
-
domandò
la
Fata
al
Grillo
-
parlante
.
-
Io
dico
che
il
medico
prudente
quando
non
sa
quello
che
dice
,
la
miglior
cosa
che
possa
fare
,
è
quella
di
stare
zitto
.
Del
resto
quel
burattino
lì
non
m
'
è
fisonomia
nuova
:
io
lo
conosco
da
un
pezzo
!
...
Pinocchio
,
che
fin
allora
era
stato
immobile
come
un
vero
pezzo
di
legno
,
ebbe
una
specie
di
fremito
convulso
,
che
fece
scuotere
tutto
il
letto
.
-
Quel
burattino
lì
,
-
seguitò
a
dire
il
Grillo
-
parlante
,
-
è
una
birba
matricolata
...
Pinocchio
aprì
gli
occhi
e
li
richiuse
subito
.
-
è
un
monellaccio
,
uno
svogliato
,
un
vagabondo
.
Pinocchio
si
nascose
la
faccia
sotto
i
lenzuoli
.
-
Quel
burattino
lì
è
un
figliuolo
disubbidiente
,
che
farà
morire
di
crepacuore
il
suo
povero
babbo
!
...
A
questo
punto
si
sentì
nella
camera
un
suono
soffocato
di
pianti
e
di
singhiozzi
.
Figuratevi
come
rimasero
tutti
,
allorché
sollevati
un
poco
i
lenzuoli
,
si
accorsero
che
quello
che
piangeva
e
singhiozzava
era
Pinocchio
.
-
Quando
il
morto
piange
,
è
segno
che
è
in
via
di
guarigione
,
-
disse
solennemente
il
Corvo
.
-
Mi
duole
di
contraddire
il
mio
illustre
amico
e
collega
,
-
soggiunse
la
Civetta
,
-
ma
per
me
,
quando
il
morto
piange
è
segno
che
gli
dispiace
a
morire
.
Pinocchio
mangia
lo
zucchero
,
ma
non
vuol
purgarsi
:
Però
quando
vede
i
becchini
che
vengono
a
portarlo
via
,
allora
si
purga
.
Poi
dice
una
bugia
e
per
gastigo
gli
cresce
il
naso
.
Appena
i
tre
medici
furono
usciti
di
camera
,
la
Fata
si
accostò
a
Pinocchio
e
,
dopo
averlo
toccato
sulla
fronte
,
si
accorse
che
era
travagliato
da
un
febbrone
da
non
si
dire
.
Allora
sciolse
una
certa
polverina
bianca
in
un
mezzo
bicchier
d
'
acqua
,
e
porgendolo
al
burattino
,
gli
disse
amorosamente
:
-
Bevila
,
e
in
pochi
giorni
sarai
guarito
.
Pinocchio
guardò
il
bicchiere
,
storse
un
po
'
la
bocca
,
e
poi
dimanda
con
voce
di
piagnisteo
:
-
è
dolce
o
amara
?
-
è
amara
,
ma
ti
farà
bene
.
-
Se
è
amara
,
non
la
voglio
.
-
Dà
retta
a
me
:
bevila
.
-
A
me
l
'
amaro
non
mi
piace
.
-
Bevila
:
e
quando
l
'
avrai
bevuta
,
ti
darò
una
pallina
di
zucchero
,
per
rifarti
la
bocca
.
-
Dov
'
è
la
pallina
di
zucchero
?
-
Eccola
qui
,
-
disse
la
Fata
,
tirandola
fuori
da
una
zuccheriera
d
'
oro
.
-
Prima
voglio
la
pallina
di
zucchero
,
e
poi
beverò
quell
'
acquaccia
amara
...
-
Me
lo
prometti
?
-
Sì
...
La
fata
gli
dette
la
pallina
,
e
Pinocchio
,
dopo
averla
sgranocchiata
e
ingoiata
in
un
attimo
,
disse
leccandosi
i
labbri
:
-
Bella
cosa
se
anche
lo
zucchero
fosse
una
medicina
!
...
Mi
purgherei
tutti
i
giorni
.
-
Ora
mantieni
la
promessa
e
bevi
queste
poche
gocciole
d
'
acqua
,
che
ti
renderanno
la
salute
.
Pinocchio
prese
di
mala
voglia
il
bicchiere
in
mano
e
vi
ficcò
dentro
la
punta
del
naso
:
poi
se
l
'
accostò
alla
bocca
:
poi
tornò
a
ficcarci
la
punta
del
naso
:
finalmente
disse
:
-
è
troppo
amara
!
troppo
amara
!
Io
non
la
posso
bere
.
-
Come
fai
a
dirlo
se
non
l
'
hai
nemmeno
assaggiata
?
-
Me
lo
figuro
!
L
'
ho
sentita
all
'
odore
.
Voglio
prima
un
'
altra
pallina
di
zucchero
...
e
poi
la
beverò
!
...
Allora
la
Fata
,
con
tutta
la
pazienza
di
una
buona
mamma
,
gli
pose
in
bocca
un
altro
po
'
di
zucchero
;
e
dopo
gli
presentò
daccapo
il
bicchiere
.
-
Così
non
la
posso
bere
!
-
disse
il
burattino
,
facendo
mille
smorfie
.
-
Perché
?
-
Perché
mi
dà
noia
quel
guanciale
che
ho
laggiù
sui
piedi
.
La
Fata
gli
levò
il
guanciale
.
-
è
inutile
!
Nemmeno
così
la
posso
bere
...
-
Che
cos
'
altro
ti
dà
noia
?
-
Mi
dà
noia
l
'
uscio
di
camera
,
che
è
mezzo
aperto
.
La
Fata
andò
e
chiuse
l
'
uscio
di
camera
.
-
Insomma
,
-
gridò
Pinocchio
,
dando
in
uno
scoppio
di
pianto
,
-
quest
'
acquaccia
amara
,
non
la
voglio
bere
,
no
,
no
,
no
!
...
-
Ragazzo
mio
,
te
ne
pentirai
...
-
Non
me
n
'
importa
...
-
La
tua
malattia
è
grave
...
-
Non
me
n
'
importa
...
-
La
febbre
ti
porterà
in
poche
ore
all
'
altro
mondo
...
-
Non
me
n
'
importa
...
-
Non
hai
paura
della
morte
?
-
Punto
paura
!
...
Piuttosto
morire
,
che
bevere
quella
medicina
cattiva
.
A
questo
punto
,
la
porta
della
camera
si
spalancò
ed
entrarono
dentro
quattro
conigli
neri
come
l
'
inchiostro
,
che
portavano
sulle
spalle
una
piccola
bara
da
morto
.
-
Che
cosa
volete
da
me
?
-
gridò
Pinocchio
,
rizzandosi
tutto
impaurito
a
sedere
sul
letto
.
-
Siamo
venuti
a
prenderti
,
-
rispose
il
coniglio
più
grosso
.
-
A
prendermi
?
...
Ma
io
non
sono
ancora
morto
!
...
-
Ancora
no
:
ma
ti
restano
pochi
minuti
di
vita
avendo
tu
ricusato
di
bevere
la
medicina
,
che
ti
avrebbe
guarito
dalla
febbre
!
...
-
O
Fata
,
o
Fata
mia
,
-
cominciò
allora
a
strillare
il
burattino
,
-
datemi
subito
quel
bicchiere
.
Spicciatevi
,
per
carità
,
perché
non
voglio
morire
no
...
non
voglio
morire
...
E
preso
il
bicchiere
con
tutt
'
e
due
le
mani
,
lo
votò
in
un
fiato
.
-
Pazienza
!
-
dissero
i
conigli
.
-
Per
questa
volta
abbiamo
fatto
il
viaggio
a
ufo
.
E
tiratisi
di
nuovo
la
piccola
bara
sulle
spalle
,
uscirono
di
camera
bofonchiando
e
mormorando
fra
i
denti
.
Fatto
sta
che
di
lì
a
pochi
minuti
,
Pinocchio
saltò
giù
dal
letto
,
bell
'
e
guarito
;
perché
bisogna
sapere
che
i
burattini
di
legno
hanno
il
privilegio
di
ammalarsi
di
rado
e
di
guarire
prestissimo
.
E
la
Fata
,
vedendolo
correre
e
ruzzare
per
la
camera
,
vispo
e
allegro
come
un
gallettino
di
primo
canto
,
gli
disse
:
-
Dunque
la
mia
medicina
t
'
ha
fatto
bene
davvero
?
-
Altro
che
bene
!
Mi
ha
rimesso
al
mondo
!
...
-
E
allora
come
mai
ti
sei
fatto
tanto
pregare
a
beverla
?
-
Egli
è
che
noi
ragazzi
siamo
tutti
così
!
Abbiamo
più
paura
delle
medicine
che
del
male
.
-
Vergogna
!
I
ragazzi
dovrebbero
sapere
che
un
buon
medicamento
preso
a
tempo
può
salvarli
da
una
grave
malattia
e
fors
'
anche
dalla
morte
...
-
Oh
!
ma
un
'
altra
volta
non
mi
farò
tanto
pregare
!
Mi
rammenterò
di
quei
conigli
neri
,
colla
bara
sulle
spalle
...
e
allora
piglierò
subito
il
bicchiere
in
mano
,
e
giù
!
...
-
Ora
vieni
un
po
'
qui
da
me
e
raccontami
come
andò
che
ti
trovasti
fra
le
mani
degli
assassini
.
-
Gli
andò
che
il
burattinaio
Mangiafoco
mi
dette
alcune
monete
d
'
oro
,
e
mi
disse
:
"
Tò
,
portale
al
tuo
babbo
!
"
e
io
,
invece
,
per
la
strada
trovai
una
Volpe
e
un
Gatto
,
due
persone
molto
per
bene
,
che
mi
dissero
:
"
Vuoi
che
codeste
monete
diventino
mille
e
duemila
?
Vieni
con
noi
,
e
ti
condurremo
al
Campo
dei
Miracoli
"
.
E
io
dissi
:
"
Andiamo
"
;
e
loro
dissero
:
"
Fermiamoci
qui
all
'
osteria
del
Gambero
Rosso
e
dopo
la
mezzanotte
ripartiremo
"
.
Ed
io
,
quando
mi
svegliai
,
loro
non
c
'
erano
più
,
perché
erano
partiti
.
Allora
io
cominciai
a
camminare
di
notte
,
che
era
un
buio
che
pareva
impossibile
,
per
cui
trovai
per
la
strada
due
assassini
dentro
due
sacchi
da
carbone
,
che
mi
dissero
:
"
Metti
fuori
i
quattrini
"
;
e
io
dissi
:
"
Non
ce
n
'
ho
"
;
perché
le
quattro
monete
d
'
oro
me
l
'
ero
nascoste
in
bocca
,
e
uno
degli
assassini
si
provò
a
mettermi
le
mani
in
bocca
,
e
io
con
un
morso
gli
staccai
la
mano
e
poi
la
sputai
,
ma
invece
di
una
mano
sputai
uno
zampetto
di
gatto
.
E
gli
assassini
a
corrermi
dietro
e
,
io
corri
che
ti
corro
,
finché
mi
raggiunsero
,
e
mi
legarono
per
il
collo
a
un
albero
di
questo
bosco
,
col
dire
:
"
Domani
torneremo
qui
,
e
allora
sarai
morto
e
colla
bocca
aperta
,
e
così
ti
porteremo
via
le
monete
d
'
oro
che
hai
nascoste
sotto
la
lingua
"
.
-
E
ora
le
quattro
monete
dove
le
hai
messe
?
-
gli
domandò
la
Fata
.
-
Le
ho
perdute
!
-
rispose
Pinocchio
;
ma
disse
una
bugia
,
perché
invece
le
aveva
in
tasca
.
Appena
detta
la
bugia
,
il
suo
naso
,
che
era
già
lungo
,
gli
crebbe
subito
due
dita
di
più
.
-
E
dove
le
hai
perdute
?
-
Nel
bosco
qui
vicino
.
A
questa
seconda
bugia
il
naso
seguitò
a
crescere
.
-
Se
le
hai
perdute
nel
bosco
vicino
,
-
disse
la
Fata
,
-
le
cercheremo
e
le
ritroveremo
:
perché
tutto
quello
che
si
perde
nel
vicino
bosco
,
si
ritrova
sempre
.
-
Ah
!
ora
che
mi
rammento
bene
,
-
replicò
il
burattino
,
imbrogliandosi
,
-
le
quattro
monete
non
le
ho
perdute
,
ma
senza
avvedermene
le
ho
inghiottite
mentre
bevevo
la
vostra
medicina
.
A
questa
terza
bugia
,
il
naso
gli
si
allungò
in
un
modo
così
straordinario
,
che
il
povero
Pinocchio
non
poteva
più
girarsi
da
nessuna
parte
.
Se
si
voltava
di
qui
batteva
il
naso
nel
letto
o
nei
vetri
della
finestra
,
se
si
voltava
di
là
,
lo
batteva
nelle
pareti
o
nella
porta
di
camera
,
se
alzava
un
po
'
di
più
il
capo
,
correva
il
rischio
di
ficcarlo
in
un
occhio
alla
Fata
.
E
la
Fata
lo
guardava
e
rideva
.
-
Perché
ridete
?
-
gli
domandò
il
burattino
,
tutto
confuso
e
impensierito
di
quel
suo
naso
che
cresceva
a
occhiate
.
-
Rido
della
bugia
che
hai
detto
.
-
Come
mai
sapete
che
ho
detto
una
bugia
?
-
Le
bugie
,
ragazzo
mio
,
si
riconoscono
subito
!
perché
ve
ne
sono
di
due
specie
:
vi
sono
le
bugie
che
hanno
le
gambe
corte
,
e
le
bugie
che
hanno
il
naso
lungo
:
la
tua
per
l
'
appunto
è
di
quelle
che
hanno
il
naso
lungo
.
Pinocchio
,
non
sapendo
più
dove
nascondersi
per
la
vergogna
,
si
provò
a
fuggire
di
camera
;
ma
non
gli
riuscì
.
Il
suo
naso
era
cresciuto
tanto
,
che
non
passava
più
dalla
porta
.
Pinocchio
ritrova
la
Volpe
e
il
Gatto
,
e
va
con
loro
a
seminare
le
quattro
monete
nel
Campo
dè
Miracoli
.
Come
potete
immaginarvelo
,
la
Fata
lasciò
che
il
burattino
piangesse
e
urlasse
una
buona
mezz
'
ora
,
a
motivo
di
quel
suo
naso
che
non
passava
più
dalla
porta
di
camera
;
e
lo
fece
per
dargli
una
severa
lezione
perché
si
correggesse
dal
brutto
vizio
di
dire
le
bugie
,
il
più
brutto
vizio
che
possa
avere
un
ragazzo
.
Ma
quando
lo
vide
trasfigurato
e
cogli
occhi
fuori
della
testa
dalla
gran
disperazione
,
allora
,
mossa
a
pietà
,
battè
le
mani
insieme
,
e
a
quel
segnale
entrarono
in
camera
dalla
finestra
un
migliaio
di
grossi
uccelli
chiamati
Picchi
,
i
quali
,
posatisi
tutti
sul
naso
di
Pinocchio
,
cominciarono
a
beccarglielo
tanto
e
poi
tanto
,
che
in
pochi
minuti
quel
naso
enorme
e
spropositato
si
trovò
ridotto
alla
sua
grandezza
naturale
.
-
Quanto
siete
buona
,
Fata
mia
,
-
disse
il
burattino
,
asciugandosi
gli
occhi
,
-
e
quanto
bene
vi
voglio
!
-
Ti
voglio
bene
anch
'
io
,
-
rispose
la
Fata
,
-
e
se
tu
vuoi
rimanere
con
me
,
tu
sarai
il
mio
fratellino
e
io
la
tua
buona
sorellina
...
-
Io
resterei
volentieri
...
ma
il
mio
povero
babbo
?
-
Ho
pensato
a
tutto
.
Il
tuo
babbo
è
stato
digià
avvertito
:
e
prima
che
faccia
notte
,
sarà
qui
.
-
Davvero
?
...
-
gridò
Pinocchio
,
saltando
dall
'
allegrezza
.
-
Allora
,
Fatina
mia
,
se
vi
contentate
,
vorrei
andargli
incontro
!
Non
vedo
l
'
ora
di
poter
dare
un
bacio
a
quel
povero
vecchio
,
che
ha
sofferto
tanto
per
me
!
-
Vai
pure
,
ma
bada
di
non
ti
sperdere
.
Prendi
la
via
del
bosco
,
e
sono
sicurissima
che
lo
incontrerai
.
Pinocchio
partì
:
e
appena
entrato
nel
bosco
,
cominciò
a
correre
come
un
capriolo
.
Ma
quando
fu
arrivato
a
un
certo
punto
,
quasi
in
faccia
alla
Quercia
grande
,
si
fermò
,
perché
gli
parve
di
aver
sentito
gente
fra
mezzo
alle
frasche
.
Difatti
vide
apparire
sulla
strada
,
indovinate
chi
?
...
la
Volpe
e
il
Gatto
,
ossia
i
due
compagni
di
viaggio
,
coi
quali
aveva
cenato
all
'
osteria
del
Gambero
Rosso
.
-
Ecco
il
nostro
caro
Pinocchio
!
-
gridò
la
Volpe
,
abbracciandolo
e
baciandolo
.
-
Come
mai
sei
qui
?
-
Come
mai
sei
qui
?
-
ripetè
il
Gatto
.
-
è
una
storia
lunga
,
-
disse
il
burattino
,
-
e
ve
la
racconterò
a
comodo
.
Sappiate
però
che
l
'
altra
notte
,
quando
mi
avete
lasciato
solo
nell
'
osteria
,
ho
trovato
gli
assassini
per
la
strada
...
-
Gli
assassini
?
...
O
povero
amico
!
E
che
cosa
volevano
?
-
Mi
volevano
rubare
le
monete
d
'
oro
.
-
Infami
!
...
-
disse
la
Volpe
.
-
Infamissimi
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Ma
io
cominciai
a
scappare
,
-
continuò
a
dire
il
burattino
,
-
e
loro
sempre
dietro
:
finché
mi
raggiunsero
e
m
'
impiccarono
a
un
ramo
di
quella
quercia
.
E
Pinocchio
accennò
la
Quercia
grande
,
che
era
lì
a
due
passi
.
-
Si
può
sentir
di
peggio
?
-
disse
la
Volpe
.
-
In
che
mondo
siamo
condannati
a
vivere
?
Dove
troveremo
un
rifugio
sicuro
noi
altri
galantuomini
?
...
Nel
tempo
che
parlavano
così
,
Pinocchio
si
accorse
che
il
Gatto
era
zoppo
dalla
gamba
destra
davanti
,
perché
gli
mancava
in
fondo
tutto
lo
zampetto
cogli
unghioli
:
per
cui
gli
domandò
:
-
Che
cosa
hai
fatto
del
tuo
zampetto
?
Il
Gatto
voleva
rispondere
qualche
cosa
,
ma
s
'
imbrogliò
.
Allora
la
Volpe
disse
subito
:
-
Il
mio
amico
è
troppo
modesto
,
-
e
per
questo
non
risponde
.
Risponderò
io
per
lui
.
Sappi
dunque
che
un
'
ora
fa
abbiamo
incontrato
sulla
strada
un
vecchio
lupo
,
quasi
svenuto
dalla
fame
,
che
ci
ha
chiesto
un
po
'
d
'
elemosina
.
Non
avendo
noi
da
dargli
nemmeno
una
lisca
di
pesce
,
che
cosa
ha
fatto
l
'
amico
mio
,
che
ha
davvero
un
cuore
di
Cesare
?
...
Si
è
staccato
coi
denti
uno
zampetto
delle
sue
gambe
davanti
e
l
'
ha
gettato
a
quella
povera
bestia
,
perché
potesse
sdigiunarsi
.
E
la
Volpe
nel
dir
così
,
si
asciugò
una
lacrima
.
Pinocchio
,
commosso
anche
lui
,
si
avvicinò
al
Gatto
,
sussurrandogli
negli
orecchi
:
-
Se
tutti
i
gatti
ti
somigliassero
,
fortunati
i
topi
!
...
-
E
ora
che
cosa
fai
in
questi
luoghi
?
-
domandò
la
Volpe
al
burattino
.
-
Aspetto
il
mio
babbo
,
che
deve
arrivare
qui
di
momento
in
momento
.
-
E
le
tue
monete
d
'
oro
?
-
Le
ho
sempre
in
tasca
,
meno
una
che
la
spesi
all
'
osteria
del
Gambero
Rosso
.
-
E
pensare
che
,
invece
di
quattro
monete
,
potrebbero
diventare
domani
mille
e
duemila
!
Perché
non
dai
retta
al
mio
consiglio
?
Perché
non
vai
a
seminarle
nel
Campo
dei
miracoli
?
-
Oggi
è
impossibile
:
vi
anderò
un
altro
giorno
.
-
Un
altro
giorno
sarà
tardi
,
-
disse
la
Volpe
.
-
Perché
?
-
Perché
quel
campo
è
stato
comprato
da
un
gran
signore
e
da
domani
in
là
non
sarà
più
permesso
a
nessuno
di
seminarvi
i
denari
.
-
Quant
'
è
distante
di
qui
il
Campo
dei
miracoli
?
-
Due
chilometri
appena
.
Vuoi
venire
con
noi
?
Fra
mezz
'
ora
sei
là
:
semini
subito
le
quattro
monete
:
dopo
pochi
minuti
ne
raccogli
duemila
e
stasera
ritorni
qui
colle
tasche
piene
.
Vuoi
venire
con
noi
?
Pinocchio
esitò
un
poco
a
rispondere
,
perché
gli
tornò
in
mente
la
buona
Fata
,
il
vecchio
Geppetto
e
gli
avvertimenti
del
Grillo
-
parlante
;
ma
poi
finì
col
fare
come
fanno
tutti
i
ragazzi
senza
un
fil
di
giudizio
e
senza
cuore
;
finì
,
cioè
,
col
dare
una
scrollatina
di
capo
,
e
disse
alla
Volpe
e
al
Gatto
:
-
Andiamo
pure
:
io
vengo
con
voi
.
E
partirono
.
Dopo
aver
camminato
una
mezza
giornata
arrivarono
a
una
città
che
aveva
nome
"
Acchiappa
-
citrulli
"
.
Appena
entrato
in
città
,
Pinocchio
vide
tutte
le
strade
popolate
di
cani
spelacchiati
,
che
sbadigliavano
dall
'
appetito
,
di
pecore
tosate
che
tremavano
dal
freddo
,
di
galline
rimaste
senza
cresta
e
senza
bargigli
,
che
chiedevano
l
'
elemosina
d
'
un
chicco
di
granturco
,
di
grosse
farfalle
,
che
non
potevano
più
volare
,
perché
avevano
venduto
le
loro
bellissime
ali
colorite
,
di
pavoni
tutti
scodati
,
che
si
vergognavano
a
farsi
vedere
,
e
di
fagiani
che
zampettavano
cheti
cheti
,
rimpiangendo
le
loro
scintillanti
penne
d
'
oro
e
d
'
argento
,
oramai
perdute
per
sempre
.
In
mezzo
a
questa
folla
di
accattoni
e
di
poveri
vergognosi
passavano
di
tanto
in
tanto
alcune
carrozze
signorili
con
dentro
o
qualche
volpe
,
o
qualche
gazza
ladra
o
qualche
uccellaccio
di
rapina
.
-
E
il
Campo
dei
miracoli
dov
'
è
?
-
domandò
Pinocchio
.
-
è
qui
a
due
passi
.
Detto
fatto
traversarono
la
città
e
,
usciti
fuori
dalle
mura
,
si
fermarono
in
un
campo
solitario
che
,
su
per
giù
,
somigliava
a
tutti
gli
altri
campi
.
-
Eccoci
giunti
,
-
disse
la
Volpe
al
burattino
.
-
Ora
chinati
giù
a
terra
,
scava
con
le
mani
una
piccola
buca
nel
campo
e
mettici
dentro
le
monete
d
'
oro
.
Pinocchio
ubbidì
.
Scavò
la
buca
,
ci
pose
le
quattro
monete
d
'
oro
che
gli
erano
rimaste
:
e
dopo
ricoprì
la
buca
con
un
po
'
di
terra
.
-
Ora
poi
,
-
disse
la
Volpe
,
-
vai
alla
gora
qui
vicina
,
prendi
una
secchia
d
'
acqua
e
annaffia
il
terreno
dove
hai
seminato
.
Pinocchio
andò
alla
gora
,
e
perché
non
aveva
lì
per
lì
una
secchia
,
si
levò
di
piedi
una
ciabatta
e
,
riempitala
d
'
acqua
,
annaffiò
la
terra
che
copriva
la
buca
.
Poi
domandò
:
-
C
'
è
altro
da
fare
?
-
Nient
'
altro
,
-
rispose
la
Volpe
.
-
Ora
possiamo
andar
via
.
Tu
poi
ritorna
qui
fra
una
ventina
di
minuti
e
troverai
l
'
arboscello
già
spuntato
dal
suolo
e
coi
rami
tutti
carichi
di
monete
.
Il
povero
burattino
,
fuori
di
sé
dalla
contentezza
,
ringraziò
mille
volte
la
Volpe
e
il
Gatto
,
e
promise
loro
un
bellissimo
regalo
.
-
Noi
non
vogliamo
regali
,
-
risposero
quei
due
malanni
.
-
A
noi
ci
basta
di
averti
insegnato
il
modo
di
arricchire
senza
durar
fatica
,
e
siamo
contenti
come
pasque
.
Ciò
detto
salutarono
Pinocchio
,
e
augurandogli
una
buona
raccolta
,
se
ne
andarono
per
i
fatti
loro
.
Pinocchio
è
derubato
delle
sue
monete
d
'
oro
e
,
per
gastigo
,
si
busca
quattro
mesi
di
prigione
.
Il
burattino
,
ritornato
in
città
,
cominciò
a
contare
i
minuti
a
uno
a
uno
;
e
,
quando
gli
parve
che
fosse
l
'
ora
,
riprese
subito
la
strada
che
menava
al
Campo
dei
miracoli
.
E
mentre
camminava
con
passo
frettoloso
,
il
cuore
gli
batteva
forte
e
gli
faceva
tic
,
tac
,
tic
,
tac
,
come
un
orologio
da
sala
,
quando
corre
davvero
.
E
intanto
pensava
dentro
di
sé
:
-
E
se
invece
di
mille
monete
,
ne
trovassi
su
i
rami
dell
'
albero
duemila
?
...
E
se
invece
di
duemila
,
ne
trovassi
cinquemila
?
...
E
se
invece
di
cinquemila
ne
trovassi
centomila
?
Oh
che
bel
signore
,
allora
,
che
diventerei
!
...
Vorrei
avere
un
bel
palazzo
,
mille
cavallini
di
legno
e
mille
scuderie
,
per
potermi
baloccare
,
una
cantina
di
rosoli
e
di
alchermes
,
e
una
libreria
tutta
piena
di
canditi
,
di
torte
,
di
panettoni
,
di
mandorlati
e
di
cialdoni
colla
panna
.
Così
fantasticando
,
giunse
in
vicinanza
del
campo
,
e
lì
si
fermò
a
guardare
se
per
caso
avesse
potuto
scorgere
qualche
albero
coi
rami
carichi
di
monete
:
ma
non
vide
nulla
.
Fece
altri
cento
passi
in
avanti
,
e
nulla
:
entrò
sul
campo
...
andò
proprio
su
quella
piccola
buca
,
dove
aveva
sotterrato
i
suoi
zecchini
,
e
nulla
.
Allora
diventò
pensieroso
e
,
dimenticando
le
regole
del
Galateo
e
della
buona
creanza
,
tirò
fuori
una
mano
di
tasca
e
si
dette
una
lunghissima
grattatina
di
capo
.
In
quel
mentre
sentì
fischiare
negli
orecchi
una
gran
risata
:
e
voltatosi
in
su
,
vide
sopra
un
albero
un
grosso
pappagallo
che
si
spollinava
le
poche
penne
che
aveva
addosso
.
-
Perché
ridi
?
-
gli
domandò
Pinocchio
con
voce
di
bizza
.
-
Rido
,
perché
nello
spollinarmi
mi
son
fatto
il
solletico
sotto
le
ali
.
Il
burattino
non
rispose
.
Andò
alla
gora
e
riempita
d
'
acqua
la
solita
ciabatta
,
si
pose
nuovamente
ad
annaffiare
la
terra
che
ricuopriva
le
monete
d
'
oro
.
Quand
'
ecco
che
un
'
altra
risata
,
anche
più
impertinente
della
prima
,
si
fece
sentire
nella
solitudine
silenziosa
di
quel
campo
.
-
Insomma
,
-
gridò
Pinocchio
,
arrabbiandosi
,
-
si
può
sapere
,
Pappagallo
mal
educato
,
di
che
cosa
ridi
?
-
Rido
di
quei
barbagianni
,
che
credono
a
tutte
le
scioccherie
e
che
si
lasciano
trappolare
da
chi
è
più
furbo
di
loro
.
-
Parli
forse
di
me
?
-
Sì
,
parlo
di
te
,
povero
Pinocchio
,
di
te
che
sei
così
dolce
di
sale
,
da
credere
che
i
denari
si
possano
seminare
e
raccogliere
nei
campi
,
come
si
seminano
i
fagioli
e
le
zucche
.
Anch
'
io
l
'
ho
creduto
una
volta
,
e
oggi
ne
porto
le
pene
.
Oggi
(
ma
troppo
tardi
!
)
mi
son
dovuto
persuadere
che
per
mettere
insieme
onestamente
pochi
soldi
,
bisogna
saperseli
guadagnare
o
col
lavoro
delle
proprie
mani
o
coll
'
ingegno
della
propria
testa
.
-
Non
ti
capisco
,
-
disse
il
burattino
,
che
già
cominciava
a
tremare
dalla
paura
.
-
Pazienza
!
Mi
spiegherò
meglio
,
-
soggiunse
il
Pappagallo
.
-
Sappi
dunque
che
,
mentre
tu
eri
in
città
,
la
Volpe
e
il
Gatto
sono
tornati
in
questo
campo
:
hanno
preso
le
monete
d
'
oro
sotterrate
,
e
poi
sono
fuggiti
come
il
vento
.
E
ora
chi
li
raggiunge
,
è
bravo
!
Pinocchio
restò
a
bocca
aperta
,
e
non
volendo
credere
alle
parole
del
Pappagallo
,
cominciò
colle
mani
e
colle
unghie
a
scavare
il
terreno
che
aveva
annaffiato
.
E
scava
,
scava
,
scava
,
fece
una
buca
così
profonda
,
che
ci
sarebbe
entrato
per
ritto
un
pagliaio
:
ma
le
monete
non
ci
erano
più
.
Allora
,
preso
dalla
disperazione
,
tornò
di
corsa
in
città
e
andò
difilato
in
tribunale
,
per
denunziare
al
giudice
i
due
malandrini
,
che
lo
avevano
derubato
.
Il
giudice
era
uno
scimmione
della
razza
dei
Gorilla
:
un
vecchio
scimmione
rispettabile
per
la
sua
grave
età
,
per
la
sua
barba
bianca
e
specialmente
per
i
suoi
occhiali
d
'
oro
,
senza
vetri
,
che
era
costretto
a
portare
continuamente
,
a
motivo
di
una
flussione
d
'
occhi
,
che
lo
tormentava
da
parecchi
anni
.
Pinocchio
,
alla
presenza
del
giudice
,
raccontò
per
filo
e
per
segno
l
'
iniqua
frode
,
di
cui
era
stato
vittima
;
dette
il
nome
,
il
cognome
e
i
connotati
dei
malandrini
,
e
finì
col
chiedere
giustizia
.
Il
giudice
lo
ascoltò
con
molta
benignità
:
prese
vivissima
arte
al
racconto
:
s
'
intenerì
,
si
commosse
:
e
quando
il
burattino
non
ebbe
più
nulla
da
dire
,
allungò
la
mano
e
suonò
il
campanello
.
A
quella
scampanellata
comparvero
subito
due
can
mastini
vestiti
da
giandarmi
.
Allora
il
giudice
,
accennando
Pinocchio
ai
giandarmi
,
disse
loro
:
-
Quel
povero
diavolo
è
stato
derubato
di
quattro
monete
d
'
oro
:
pigliatelo
dunque
e
mettetelo
subito
in
prigione
.
Il
burattino
,
sentendosi
dare
questa
sentenza
fra
capo
e
collo
,
rimase
di
princisbecco
e
voleva
protestare
:
ma
i
giandarmi
,
a
scanso
di
perditempi
inutili
,
gli
tapparono
la
bocca
e
lo
condussero
in
gattabuia
.
E
lì
v
'
ebbe
a
rimanere
quattro
mesi
:
quattro
lunghissimi
mesi
:
e
vi
sarebbe
rimasto
anche
di
più
,
se
non
si
fosse
dato
un
caso
fortunatissimo
.
Perché
bisogna
sapere
che
il
giovane
Imperatore
che
regnava
nella
città
di
Acchiappa
-
citrulli
,
avendo
riportato
una
gran
vittoria
contro
i
suoi
nemici
,
ordinò
grandi
feste
pubbliche
,
luminarie
,
fuochi
artificiali
,
corse
di
barberi
e
velocipedi
,
e
in
segno
di
maggiore
esultanza
,
volle
che
fossero
aperte
le
carceri
e
mandati
fuori
tutti
i
malandrini
.
-
Se
escono
di
prigione
gli
altri
,
voglio
uscire
anch
'
io
,
-
disse
Pinocchio
al
carceriere
.
-
Voi
no
,
-
rispose
il
carceriere
,
-
perché
voi
non
siete
del
bel
numero
...
-
Domando
scusa
,
-
replicò
Pinocchio
,
-
sono
un
malandrino
anch
'
io
.
-
In
questo
caso
avete
mille
ragioni
,
-
disse
il
carceriere
;
e
levandosi
il
berretto
rispettosamente
e
salutandolo
,
gli
aprì
le
porte
della
prigione
e
lo
lasciò
scappare
.
Liberato
dalla
prigione
,
si
avvia
per
tornare
a
casa
della
Fata
;
ma
lungo
la
strada
trova
un
serpente
orribile
,
e
poi
rimane
preso
alla
tagliuola
.
Figuratevi
l
'
allegrezza
di
Pinocchio
,
quando
si
sentì
libero
.
Senza
stare
a
dire
che
è
e
che
non
è
,
uscì
subito
fuori
della
città
e
riprese
la
strada
che
doveva
ricondurlo
alla
Casina
della
Fata
.
A
motivo
del
tempo
piovigginoso
,
la
strada
era
diventata
tutta
un
pantano
e
ci
si
andava
fino
a
mezza
gamba
.
Ma
il
burattino
non
se
ne
dava
per
inteso
.
Tormentato
dalla
passione
di
rivedere
il
suo
babbo
e
la
sua
sorellina
dai
capelli
turchini
,
correva
a
salti
come
un
cane
levriero
,
e
nel
correre
le
pillacchere
gli
schizzavano
fin
sopra
il
berretto
.
Intanto
andava
dicendo
fra
sé
e
sé
:
-
Quante
disgrazie
mi
sono
accadute
...
E
me
le
merito
!
perché
io
sono
un
burattino
testardo
e
piccoso
...
e
voglio
far
sempre
tutte
le
cose
a
modo
mio
,
senza
dar
retta
a
quelli
che
mi
voglion
bene
e
che
hanno
mille
volte
più
giudizio
di
me
!
...
Ma
da
questa
volta
in
là
,
faccio
proponimento
di
cambiar
vita
e
di
diventare
un
ragazzo
ammodo
e
ubbidiente
...
Tanto
ormai
ho
bell
'
e
visto
che
i
ragazzi
,
a
essere
disubbidienti
,
ci
scapitano
sempre
e
non
ne
infilano
mai
una
per
il
sù
verso
.
E
il
mio
babbo
mi
avrà
aspettato
?
...
Ce
lo
troverò
a
casa
della
Fata
?
è
tanto
tempo
,
pover
'
uomo
,
che
non
lo
vedo
più
,
che
mi
struggo
di
fargli
mille
carezze
e
di
finirlo
dai
baci
!
E
la
Fata
mi
perdonerà
la
brutta
azione
che
le
ho
fatto
?
...
E
pensare
che
ho
ricevuto
da
lei
tante
attenzioni
e
tante
cure
amorose
...
e
pensare
che
se
oggi
son
sempre
vivo
,
lo
debbo
a
lei
!
Ma
si
può
dare
un
ragazzo
più
ingrato
e
più
senza
cuore
di
me
?
...
Nel
tempo
che
diceva
così
,
si
fermò
tutt
'
a
un
tratto
spaventato
e
fece
quattro
passi
indietro
.
Che
cosa
aveva
veduto
?
...
Aveva
veduto
un
grosso
Serpente
,
disteso
attraverso
alla
strada
,
che
aveva
la
pelle
verde
,
gli
occhi
di
fuoco
e
la
coda
appuntuta
,
che
gli
fumava
come
una
cappa
di
camino
.
Impossibile
immaginarsi
la
paura
del
burattino
:
il
quale
,
allontanatosi
più
di
mezzo
chilometro
,
si
mise
a
sedere
sopra
un
monticello
di
sassi
,
aspettando
che
il
Serpente
se
ne
andasse
una
buona
volta
per
i
fatti
suoi
e
lasciasse
libero
il
passo
della
strada
.
Aspettò
un
'
ora
;
due
ore
;
tre
ore
;
ma
il
Serpente
era
sempre
là
,
e
,
anche
di
lontano
,
si
vedeva
il
rosseggiare
dè
suoi
occhi
di
fuoco
e
la
colonna
di
fumo
che
gli
usciva
dalla
punta
della
coda
.
Allora
Pinocchio
,
figurandosi
di
aver
coraggio
,
si
avvicinò
a
pochi
passi
di
distanza
,
e
facendo
una
vocina
dolce
,
insinuante
e
sottile
,
disse
al
Serpente
:
-
Scusi
,
signor
Serpente
,
che
mi
farebbe
il
piacere
di
tirarsi
un
pochino
da
una
parte
,
tanto
da
lasciarmi
passare
?
Fu
lo
stesso
che
dire
al
muro
.
Nessuno
si
mosse
.
Allora
riprese
colla
solita
vocina
:
-
Deve
sapere
,
signor
Serpente
,
che
io
vado
a
casa
,
dove
c
'
è
il
mio
babbo
che
mi
aspetta
e
che
è
tanto
tempo
che
non
lo
vedo
più
!
...
Si
contenta
dunque
che
io
seguiti
per
la
mia
strada
?
Aspettò
un
segno
di
risposta
a
quella
dimanda
:
ma
la
risposta
non
venne
:
anzi
il
Serpente
,
che
fin
allora
pareva
arzillo
e
pieno
di
vita
,
diventò
immobile
e
quasi
irrigidito
.
Gli
occhi
gli
si
chiusero
e
la
coda
gli
smesse
di
fumare
.
-
Che
sia
morto
davvero
?
...
-
disse
Pinocchio
,
dandosi
una
fregatina
di
mani
dalla
gran
contentezza
:
e
senza
mettere
tempo
in
mezzo
,
fece
l
'
atto
di
scavalcarlo
,
per
passare
dall
'
altra
parte
della
strada
.
Ma
non
aveva
ancora
finito
di
alzare
la
gamba
,
che
il
Serpente
si
rizzò
all
'
improvviso
,
come
una
molla
scattata
:
e
il
burattino
,
nel
tirarsi
indietro
,
spaventato
,
inciampò
e
cadde
per
terra
.
E
per
l
'
appunto
cadde
così
male
,
che
restò
col
capo
conficcato
nel
fango
della
strada
e
con
le
gambe
ritte
su
in
aria
.
Alla
vista
di
quel
burattino
,
che
sgambettava
a
capofitto
con
una
velocità
incredibile
il
Serpente
fu
preso
da
una
tal
convulsione
di
risa
,
che
ridi
,
ridi
,
ridi
,
alla
fine
,
dallo
sforzo
del
troppo
ridere
,
gli
si
strappò
una
vena
sul
petto
:
e
quella
volta
morì
davvero
.
Allora
Pinocchio
ricominciò
a
correre
per
arrivare
a
casa
della
Fata
prima
che
si
facesse
buio
.
Ma
lungo
la
strada
non
potendo
più
reggere
ai
morsi
terribili
della
fame
,
saltò
in
un
campo
coll
'
intenzione
di
cogliere
poche
ciocche
d
'
uva
moscadella
.
Non
l
'
avesse
mai
fatto
!
Appena
giunto
sotto
la
vite
,
crac
...
sentì
stringersi
le
gambe
da
due
ferri
taglienti
,
che
gli
fecero
vedere
quante
stelle
c
'
erano
in
cielo
.
Il
povero
burattino
era
rimasto
preso
da
una
tagliuola
appostata
là
da
alcuni
contadini
per
beccarvi
alcune
grosse
faine
,
che
erano
il
flagello
di
tutti
i
pollai
del
vicinato
.
Pinocchio
è
preso
da
un
contadino
,
il
quale
lo
costringe
a
far
da
can
da
guardia
a
un
pollaio
.
Pinocchio
,
come
potete
figurarvelo
,
si
dette
a
piangere
,
a
strillare
,
a
raccomandarsi
:
ma
erano
pianti
e
grida
inutili
,
perché
lì
all
'
intorno
non
si
vedevano
case
,
e
dalla
strada
non
passava
anima
viva
.
Intanto
si
fece
notte
.
Un
po
'
per
lo
spasimo
della
tagliuola
,
che
gli
segava
gli
stinchi
,
e
un
po
'
per
la
paura
di
trovarsi
solo
e
al
buio
in
mezzo
a
quei
campi
,
il
burattino
principiava
quasi
a
svenirsi
;
quando
a
un
tratto
vedendosi
passare
una
Lucciola
di
sul
capo
,
la
chiamò
e
le
disse
:
-
O
Lucciolina
,
mi
faresti
la
carità
di
liberarmi
da
questo
supplizio
?
...
-
Povero
figliuolo
!
-
replicò
la
Lucciola
,
fermandosi
impietosita
a
guardarlo
.
-
Come
mai
sei
rimasto
colle
gambe
attanagliate
fra
codesti
ferri
arrotati
?
-
Sono
entrato
nel
campo
per
cogliere
due
grappoli
di
quest
'
uva
moscadella
,
e
...
-
Ma
l
'
uva
era
tua
?
-
No
...
-
E
allora
chi
t
'
ha
insegnato
a
portar
via
la
roba
degli
altri
?
...
-
Avevo
fame
...
-
La
fame
,
ragazzo
mio
,
non
è
una
buona
ragione
per
potere
appropriarsi
la
roba
che
non
è
nostra
...
-
è
vero
,
è
vero
!
-
gridò
Pinocchio
piangendo
,
-
ma
un
'
altra
volta
non
lo
farò
più
.
A
questo
punto
il
dialogo
fu
interrotto
da
un
piccolissimo
rumore
di
passi
,
che
si
avvicinavano
.
Era
il
padrone
del
campo
che
veniva
in
punta
di
piedi
a
vedere
se
qualcuna
di
quelle
faine
,
che
mangiavano
di
nottetempo
i
polli
,
fosse
rimasta
al
trabocchetto
della
tagliuola
.
E
la
sua
maraviglia
fu
grandissima
quando
,
tirata
fuori
la
lanterna
di
sotto
il
pastrano
,
s
'
accorse
che
,
invece
di
una
faina
,
c
'
era
rimasto
preso
un
ragazzo
.
-
Ah
,
ladracchiolo
!
-
disse
il
contadino
incollerito
,
-
dunque
sei
tu
che
mi
porti
via
le
galline
?
-
Io
no
,
io
no
!
-
gridò
Pinocchio
,
singhiozzando
.
-
Io
sono
entrato
nel
campo
per
prendere
soltanto
due
grappoli
d
'
uva
!
...
-
Chi
ruba
l
'
uva
è
capacissimo
di
rubare
anche
i
polli
.
Lascia
fare
a
me
,
che
ti
darò
una
lezione
da
ricordartene
per
un
pezzo
.
E
aperta
la
tagliuola
,
afferrò
il
burattino
per
la
collottola
e
lo
portò
di
peso
fino
a
casa
,
come
si
porterebbe
un
agnellino
di
latte
.
Arrivato
che
fu
sull
'
aia
dinanzi
alla
casa
,
lo
scaraventò
in
terra
:
e
tenendogli
un
piede
sul
collo
,
gli
disse
:
-
Oramai
è
tardi
e
voglio
andare
a
letto
.
I
nostri
conti
li
aggiusteremo
domani
.
Intanto
,
siccome
oggi
mi
è
morto
il
cane
che
mi
faceva
la
guardia
di
notte
,
tu
prenderai
subito
il
suo
posto
.
Tu
mi
farai
da
cane
di
guardia
.
Detto
fatto
,
gl
'
infilò
al
collo
un
grosso
collare
tutto
coperto
di
spunzoni
di
ottone
,
e
glielo
strinse
in
modo
da
non
poterselo
levare
passandoci
la
testa
dentro
.
Al
collare
c
'
era
attaccata
una
lunga
catenella
di
ferro
:
e
la
catenella
era
fissata
nel
muro
.
-
Se
questa
notte
,
-
disse
il
contadino
,
-
cominciasse
a
piovere
,
tu
puoi
andare
a
cuccia
in
quel
casotto
di
legno
,
dove
c
'
è
sempre
la
paglia
che
ha
servito
di
letto
per
quattr
'
anni
al
mio
povero
cane
.
E
se
per
disgrazia
venissero
i
ladri
,
ricordati
di
stare
a
orecchi
ritti
e
di
abbaiare
.
Dopo
quest
'
ultimo
avvertimento
,
il
contadino
entrò
in
casa
chiudendo
la
porta
con
tanto
di
catenaccio
:
e
il
povero
Pinocchio
rimase
accovacciato
sull
'
aia
,
più
morto
che
vivo
,
a
motivo
del
freddo
,
della
fame
e
della
paura
.
E
di
tanto
in
tanto
,
cacciandosi
rabbiosamente
le
mani
dentro
al
collare
,
che
gli
serrava
la
gola
,
diceva
piangendo
:
-
Mi
sta
bene
!
...
Pur
troppo
mi
sta
bene
!
Ho
voluto
fare
lo
svogliato
,
il
vagabondo
...
ho
voluto
dar
retta
ai
cattivi
compagni
,
e
per
questo
la
sfortuna
mi
perseguita
sempre
.
Se
fossi
stato
un
ragazzino
per
bene
,
come
ce
n
'
è
tanti
,
se
avessi
avuto
voglia
di
studiare
e
di
lavorare
,
se
fossi
rimasto
in
casa
col
mio
povero
babbo
,
a
quest
'
ora
non
mi
troverei
qui
,
in
mezzo
ai
campi
,
a
fare
il
cane
di
guardia
alla
casa
d
'
un
contadino
.
Oh
,
se
potessi
rinascere
un
'
altra
volta
!
...
Ma
oramai
è
tardi
,
e
ci
vuol
pazienza
!
Fatto
questo
piccolo
sfogo
,
che
gli
venne
proprio
dal
cuore
,
entrò
dentro
il
casotto
e
si
addormentò
.
Pinocchio
scuopre
i
ladri
e
,
in
ricompensa
di
essere
stato
fedele
,
vien
posto
in
libertà
.
Ed
era
già
più
di
due
ore
che
dormiva
saporitamente
;
quando
verso
la
mezzanotte
fu
svegliato
da
un
bisbiglio
e
da
un
pissi
-
pissi
di
vocine
strane
,
che
gli
parve
di
sentire
nell
'
aia
.
Messa
fuori
la
punta
del
naso
dalla
buca
del
casotto
,
vide
riunite
a
consiglio
quattro
bestiuole
di
pelame
scuro
,
che
parevano
gatti
.
Ma
non
erano
gatti
:
erano
faine
,
animaletti
carnivori
,
ghiottissimi
specialmente
di
uova
e
di
pollastrine
giovani
.
Una
di
queste
faine
,
staccandosi
dalle
sue
compagne
,
andò
alla
buca
del
casotto
e
disse
sottovoce
:
-
Buona
sera
,
Melampo
.
-
Io
non
mi
chiamo
Melampo
,
-
rispose
il
burattino
.
-
O
dunque
chi
sei
?
-
Io
sono
Pinocchio
.
-
E
che
cosa
fai
costì
?
-
Faccio
il
cane
di
guardia
.
-
O
Melampo
dov
'
è
?
dov
'
è
il
vecchio
cane
,
che
stava
in
questo
casotto
?
-
è
morto
questa
mattina
.
-
Morto
?
Povera
bestia
!
Era
tanto
buono
!
...
Ma
giudicandoti
alla
fisonomia
,
anche
te
mi
sembri
un
cane
di
garbo
.
-
Domando
scusa
,
io
non
sono
un
cane
!
...
-
O
chi
sei
?
-
Io
sono
un
burattino
.
-
E
fai
da
cane
di
guardia
?
-
Purtroppo
:
per
mia
punizione
!
...
-
Ebbene
,
io
ti
propongo
gli
stessi
patti
,
che
avevo
col
defunto
Melampo
:
e
sarai
contento
.
-
E
questi
patti
sarebbero
?
-
Noi
verremo
una
volta
la
settimana
,
come
per
il
passato
,
a
visitare
di
notte
questo
pollaio
,
e
porteremo
via
otto
galline
.
Di
queste
galline
,
sette
le
mangeremo
noi
,
e
una
la
daremo
a
te
,
a
condizione
,
s
'
intende
bene
,
che
tu
faccia
finta
di
dormire
e
non
ti
venga
mai
l
'
estro
di
abbaiare
e
di
svegliare
il
contadino
.
-
E
Melampo
faceva
proprio
così
?
-
domandò
Pinocchio
.
-
Faceva
così
,
e
fra
noi
e
lui
siamo
andati
sempre
d
'
accordo
.
Dormi
dunque
tranquillamente
,
e
stai
sicuro
che
prima
di
partire
di
qui
,
ti
lasceremo
sul
casotto
una
gallina
bell
'
e
pelata
,
per
la
colazione
di
domani
.
Ci
siamo
intesi
bene
?
-
Anche
troppo
bene
!
...
-
rispose
Pinocchio
:
e
tentennò
il
capo
in
un
certo
modo
minaccioso
,
come
se
avesse
voluto
dire
:
"
Fra
poco
ci
riparleremo
!
"
.
Quando
le
quattro
faine
si
credettero
sicure
del
fatto
loro
,
andarono
difilato
al
pollaio
,
che
rimaneva
appunto
vicinissimo
al
casotto
del
cane
,
e
aperta
a
furia
di
denti
e
di
unghioli
la
porticina
di
legno
,
che
ne
chiudeva
l
'
entratina
,
vi
sgusciarono
dentro
,
una
dopo
l
'
altra
.
Ma
non
erano
ancora
finite
d
'
entrare
,
che
sentirono
la
porticina
richiudersi
con
grandissima
violenza
.
Quello
che
l
'
aveva
richiusa
era
Pinocchio
;
il
quale
,
non
contento
di
averla
richiusa
,
vi
posò
davanti
per
maggior
sicurezza
una
grossa
pietra
,
a
guisa
di
puntello
.
E
poi
cominciò
ad
abbaiare
:
e
,
abbaiando
proprio
come
se
fosse
un
cane
di
guardia
,
faceva
colla
voce
bu
-
bu
-
bu
-
bu
.
A
quell
'
abbaiata
,
il
contadino
saltò
dal
letto
e
,
preso
ii
fucile
e
affacciatosi
alla
finestra
,
domandò
:
-
Che
c
'
è
di
nuovo
?
-
Ci
sono
i
ladri
!
-
rispose
Pinocchio
.
-
Dove
sono
?
-
Nel
pollaio
.
-
Ora
scendo
subito
.
E
infatti
,
in
men
che
non
si
dice
amen
,
il
contadino
scese
:
entrò
di
corsa
nel
pollaio
e
,
dopo
avere
acchiappate
e
rinchiuse
in
un
sacco
le
quattro
faine
,
disse
loro
con
accento
di
vera
contentezza
:
-
Alla
fine
siete
cascate
nelle
mie
mani
!
Potrei
punirvi
,
ma
sì
vil
non
sono
!
Mi
contenterò
,
invece
,
di
portarvi
domani
all
'
oste
del
vicino
paese
,
il
quale
vi
spellerà
e
vi
cucinerà
a
uso
lepre
dolce
e
forte
.
E
'
un
onore
che
non
vi
meritate
,
ma
gli
uomini
generosi
come
me
non
badano
a
queste
piccolezze
!
...
Quindi
,
avvicinatosi
a
Pinocchio
,
cominciò
a
fargli
molte
carezze
,
e
,
fra
le
altre
cose
,
gli
domandò
:
-
Com
'
hai
fatto
a
scuoprire
il
complotto
di
queste
quattro
ladroncelle
?
E
dire
che
Melampo
,
il
mio
fido
Melampo
,
non
s
'
era
mai
accorto
di
nulla
...
Il
burattino
,
allora
,
avrebbe
potuto
raccontare
quel
che
sapeva
:
avrebbe
potuto
,
cioè
,
raccontare
i
patti
vergognosi
che
passavano
fra
il
cane
e
le
faine
:
ma
ricordatosi
che
il
cane
era
morto
,
pensò
subito
dentro
di
sé
:
-
A
che
serve
accusare
i
morti
?
...
I
morti
son
morti
,
e
la
miglior
cosa
che
si
possa
fare
è
quella
di
lasciarli
in
pace
!
...
-
All
'
arrivo
delle
faine
sull
'
aia
,
eri
sveglio
o
dormivi
?
-
continuò
a
chiedergli
il
contadino
.
-
Dormivo
,
-
rispose
Pinocchio
,
-
ma
le
faine
mi
hanno
svegliato
coi
loro
chiacchiericci
,
e
una
è
venuta
fin
qui
al
casotto
per
dirmi
:
"
Se
prometti
di
non
abbaiare
e
di
non
svegliare
il
padrone
,
noi
ti
regaleremo
una
pollastra
bell
'
e
pelata
!..."
.
Capite
,
eh
?
Avere
la
sfacciataggine
di
fare
a
me
una
simile
proposta
!
Perché
bisogna
sapere
che
io
sono
un
burattino
,
che
avrò
tutti
i
difetti
di
questo
mondo
:
ma
non
avrò
mai
quello
di
star
di
balla
e
di
reggere
il
sacco
alla
gente
disonesta
!
-
Bravo
ragazzo
!
-
gridò
il
contadino
,
battendogli
sur
una
spalla
.
-
Cotesti
sentimenti
ti
fanno
onore
:
e
per
provarti
la
mia
grande
soddisfazione
,
ti
lascio
libero
fin
d
'
ora
di
tornare
a
casa
.
E
gli
levò
il
collare
da
cane
.
Pinocchio
piange
la
morte
della
bella
Bambina
dai
capelli
turchini
:
poi
trova
un
Colombo
che
lo
porta
sulla
riva
del
mare
,
e
lì
si
getta
nell
'
acqua
per
andare
in
aiuto
del
suo
babbo
Geppetto
.
Appena
Pinocchio
non
sentì
più
il
peso
durissimo
e
umiliante
di
quel
collare
intorno
al
collo
,
si
pose
a
scappare
attraverso
i
campi
,
e
non
si
fermò
un
solo
minuto
,
finché
non
ebbe
raggiunta
la
strada
maestra
,
che
doveva
ricondurlo
alla
Casina
della
Fata
.
Arrivato
sulla
strada
maestra
,
si
voltò
in
giù
a
guardare
nella
sottoposta
pianura
,
e
vide
benissimo
a
occhio
nudo
il
bosco
,
dove
disgraziatamente
aveva
incontrato
la
Volpe
e
il
Gatto
:
vide
,
fra
mezzo
agli
alberi
,
inalzarsi
la
cima
di
quella
Quercia
grande
,
alla
quale
era
stato
appeso
ciondoloni
per
il
collo
:
ma
guarda
di
qua
,
guarda
di
là
,
non
gli
fu
possibile
di
vedere
la
piccola
casa
della
bella
Bambina
dai
capelli
turchini
.
Allora
ebbe
una
specie
di
tristo
presentimento
e
datosi
a
correre
con
quanta
forza
gli
rimaneva
nelle
gambe
,
si
trovò
in
pochi
minuti
sul
prato
,
dove
sorgeva
una
volta
la
Casina
bianca
.
Ma
la
Casina
bianca
non
c
'
era
più
.
C
'
era
,
invece
,
una
piccola
pietra
di
marmo
sulla
quale
si
leggevano
in
carattere
stampatello
queste
dolorose
parole
:
QUI
GIACE
LA
BAMBINA
DAI
CAPELLI
TURCHINI
MORTA
DI
DOLORE
PER
ESSERE
STATA
ABBANDONATA
DAL
SUO
FRATELLINO
PINOCCHIO
Come
rimanesse
il
burattino
,
quand
'
ebbe
compitate
alla
peggio
quelle
parole
,
lo
lascio
pensare
a
voi
.
Cadde
bocconi
a
terra
e
coprendo
di
mille
baci
quel
marmo
mortuario
,
dette
in
un
grande
scoppio
di
pianto
.
Pianse
tutta
la
notte
,
e
la
mattina
dopo
,
sul
far
del
giorno
,
piangeva
sempre
,
sebbene
negli
occhi
non
avesse
più
lacrime
:
e
le
sue
grida
e
i
suoi
lamenti
erano
così
strazianti
e
acuti
,
che
tutte
le
colline
all
'
intorno
ne
ripetevano
l
'
eco
.
E
piangendo
diceva
:
-
O
Fatina
mia
,
perché
sei
morta
?
...
perché
,
invece
di
te
,
non
sono
morto
io
,
che
sono
tanto
cattivo
,
mentre
tu
eri
tanto
buona
?
...
E
il
mio
babbo
,
dove
sarà
?
O
Fatina
mia
,
dimmi
dove
posso
trovarlo
,
che
voglio
stare
sempre
con
lui
,
e
non
lasciarlo
più
!
più
!
più
!
...
O
Fatina
mia
,
dimmi
che
non
è
vero
che
sei
morta
!
...
Se
davvero
mi
vuoi
bene
...
se
vuoi
bene
al
tuo
fratellino
,
rivivisci
...
ritorna
viva
come
prima
!
...
Non
ti
dispiace
a
vedermi
solo
e
abbandonato
da
tutti
?
Se
arrivano
gli
assassini
.
mi
attaccheranno
daccapo
al
ramo
dell
'
albero
...
e
allora
morirò
per
sempre
.
Che
vuoi
che
faccia
qui
,
solo
in
questo
mondo
?
Ora
che
ho
perduto
te
e
il
mio
babbo
,
chi
mi
darà
da
mangiare
?
Dove
anderò
a
dormire
la
notte
?
Chi
mi
farà
la
giacchettina
nuova
?
Oh
!
sarebbe
meglio
,
cento
volte
meglio
,
che
morissi
anch
'
io
!
Sì
,
voglio
morire
!
...
ih
!
ih
!
ih
!
...
E
mentre
si
disperava
a
questo
modo
,
fece
l
'
atto
di
volersi
strappare
i
capelli
:
ma
i
suoi
capelli
,
essendo
di
legno
,
non
poté
nemmeno
levarsi
il
gusto
di
ficcarci
dentro
le
dita
.
Intanto
passò
su
per
aria
un
grosso
Colombo
,
il
quale
soffermatosi
,
a
ali
distese
,
gli
gridò
da
una
grande
altezza
:
-
Dimmi
,
bambino
,
che
cosa
fai
costaggiù
?
-
Non
lo
vedi
?
piango
!
-
disse
Pinocchio
alzando
il
capo
verso
quella
voce
e
strofinandosi
gli
occhi
colla
manica
della
giacchetta
.
-
Dimmi
,
-
soggiunse
allora
il
Colombo
-
non
conosci
per
caso
fra
i
tuoi
compagni
,
un
burattino
,
che
ha
nome
Pinocchio
?
-
Pinocchio
?
...
Hai
detto
Pinocchio
?
-
ripetè
il
burattino
saltando
subito
in
piedi
.
-
Pinocchio
sono
io
!
Il
Colombo
,
a
questa
risposta
,
si
calò
velocemente
e
venne
a
posarsi
a
terra
.
Era
più
grosso
di
un
tacchino
.
-
Conoscerai
dunque
anche
Geppetto
?
-
domandò
al
burattino
.
-
Se
lo
conosco
?
E
'
il
mio
povero
babbo
!
Ti
ha
forse
parlato
di
me
?
Mi
conduci
da
lui
?
Ma
è
sempre
vivo
?
Rispondimi
per
carità
:
è
sempre
vivo
?
-
L
'
ho
lasciato
tre
giorni
fa
sulla
spiaggia
del
mare
.
-
Che
cosa
faceva
?
-
Si
fabbricava
da
sé
una
piccola
barchetta
per
traversare
l
'
Oceano
.
Quel
pover
'
uomo
sono
più
di
quattro
mesi
che
gira
per
il
mondo
in
cerca
di
te
:
e
non
avendoti
potuto
trovare
,
ora
si
è
messo
in
capo
di
cercarti
nei
paesi
lontani
del
nuovo
mondo
.
-
Quanto
c
'
è
di
qui
alla
spiaggia
?
-
domandò
Pinocchio
con
ansia
affannosa
.
-
Più
di
mille
chilometri
.
-
Mille
chilometri
?
O
Colombo
mio
,
che
bella
cosa
potessi
avere
le
tue
ali
!
...
-
Se
vuoi
venire
,
ti
ci
porto
io
.
-
Come
?
-
A
cavallo
sulla
mia
groppa
.
Sei
peso
di
molto
?
...
-
Peso
?
tutt
'
altro
!
Son
leggiero
come
una
foglia
.
E
lì
,
senza
stare
a
dir
altro
,
Pinocchio
saltò
sulla
groppa
al
Colombo
e
messa
una
gamba
di
qua
e
l
'
altra
di
là
,
come
fanno
i
cavallerizzi
,
gridò
tutto
contento
:
-
Galoppa
,
galoppa
,
cavallino
,
ché
mi
preme
di
arrivar
presto
!
...
Il
Colombo
prese
l
'
aire
e
in
pochi
minuti
arrivò
col
volo
tanto
in
alto
,
che
toccava
quasi
le
nuvole
.
Giunto
a
quell
'
altezza
straordinaria
,
il
burattino
ebbe
la
curiosità
di
voltarsi
in
giù
a
guardare
:
e
fu
preso
da
tanta
paura
e
da
tali
giracapi
che
,
per
evitare
il
pericolo
di
venir
disotto
,
si
avviticchiò
colle
braccia
,
stretto
stretto
,
al
collo
della
sua
piumata
cavalcatura
.
Volarono
tutto
il
giorno
.
Sul
far
della
sera
,
il
Colombo
disse
:
-
Ho
una
gran
sete
!
-
E
io
una
gran
fame
!
-
soggiunse
Pinocchio
.
-
Fermiamoci
a
questa
colombaia
pochi
minuti
;
e
dopo
ci
rimetteremo
in
viaggio
,
per
essere
domattina
all
'
alba
sulla
spiaggia
del
mare
.
Entrarono
in
una
colombaia
deserta
,
dove
c
'
era
soltanto
una
catinella
piena
d
'
acqua
e
un
cestino
ricolmo
di
veccie
.
Il
burattino
,
in
tempo
di
vita
sua
,
non
aveva
mai
potuto
patire
le
veccie
:
a
sentir
lui
,
gli
facevano
nausea
,
gli
rivoltavano
lo
stomaco
:
ma
quella
sera
ne
mangiò
a
strippapelle
,
e
quando
l
'
ebbe
quasi
finite
,
si
voltò
al
Colombo
e
gli
disse
:
-
Non
avrei
mai
creduto
che
le
veccie
fossero
così
buone
!
-
Bisogna
persuadersi
,
ragazzo
mio
,
-
replicò
il
Colombo
,
-
che
quando
la
fame
dice
davvero
e
non
c
'
è
altro
da
mangiare
,
anche
le
veccie
diventano
squisite
!
La
fame
non
ha
capricci
né
ghiottonerie
!
Fatto
alla
svelta
un
piccolo
spuntino
,
si
riposero
in
viaggio
,
e
via
!
La
mattina
dopo
arrivarono
sulla
spiaggia
del
mare
.
Il
Colombo
posò
a
terra
Pinocchio
,
e
non
volendo
nemmeno
la
seccatura
di
sentirsi
ringraziare
per
aver
fatto
una
buona
azione
,
riprese
subito
il
volo
e
sparì
.
La
spiaggia
era
piena
di
gente
che
urlava
e
gesticolava
guardando
il
mare
.
-
Che
cos
'
è
accaduto
?
-
domandò
Pinocchio
a
una
vecchina
.
-
Gli
è
accaduto
che
un
povero
babbo
,
avendo
perduto
il
figliolo
,
gli
è
voluto
entrare
in
una
barchetta
per
andare
a
cercarlo
di
là
dal
mare
;
e
il
mare
oggi
è
molto
cattivo
e
la
barchetta
sta
per
andare
sott
'
acqua
...
-
Dov
'
è
la
barchetta
?
-
Eccola
laggiù
,
diritta
al
mio
dito
,
-
disse
la
vecchia
,
accennando
una
piccola
barca
che
,
veduta
in
quella
distanza
,
pareva
un
guscio
di
noce
con
dentro
un
omino
piccino
piccino
.
Pinocchio
appuntò
gli
occhi
da
quella
parte
,
e
dopo
aver
guardato
attentamente
,
cacciò
un
urlo
acutissimo
gridando
:
-
Gli
è
il
mì
babbo
!
gli
è
il
mì
babbo
!
Intanto
la
barchetta
,
sbattuta
dall
'
infuriare
dell
'
onde
,
ora
spariva
fra
i
grossi
cavalloni
,
ora
tornava
a
galleggiare
:
e
Pinocchio
ritto
sulla
punta
di
un
alto
scoglio
non
finiva
più
dal
chiamare
il
suo
babbo
per
nome
e
dal
fargli
molti
segnali
colle
mani
e
col
moccichino
da
naso
e
perfino
col
berretto
che
aveva
in
capo
.
E
parve
che
Geppetto
,
sebbene
fosse
molto
lontano
dalla
spiaggia
,
riconoscesse
il
figliuolo
,
perché
si
levò
il
berretto
anche
lui
e
lo
salutò
e
,
a
furia
di
gesti
,
gli
fece
capire
che
sarebbe
tornato
volentieri
indietro
,
ma
il
mare
era
tanto
grosso
,
che
gl
'
impediva
di
lavorare
col
remo
e
di
potersi
avvicinare
alla
terra
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
venne
una
terribile
ondata
,
e
la
barca
sparì
.
Aspettarono
che
la
barca
tornasse
a
galla
:
ma
la
barca
non
si
vide
più
tornare
.
-
Pover
'
omo
!
-
dissero
allora
i
pescatori
,
che
erano
raccolti
sulla
spiaggia
:
e
brontolando
sottovoce
una
preghiera
si
mossero
per
tornarsene
alle
loro
case
.
Quand
'
ecco
che
udirono
un
urlo
disperato
,
e
,
voltandosi
indietro
,
videro
un
ragazzetto
che
,
di
vetta
a
uno
scoglio
,
si
gettava
in
mare
gridando
:
-
Voglio
salvare
il
mio
babbo
!
Pinocchio
,
essendo
tutto
di
legno
,
galleggiava
facilmente
e
nuotava
come
un
pesce
.
Ora
si
vedeva
sparire
sott
'
acqua
,
portato
dall
'
impeto
dei
flutti
,
ora
riappariva
fuori
con
una
gamba
o
con
un
braccio
,
a
grandissima
distanza
dalla
terra
.
Alla
fine
lo
persero
d
'
occhio
e
non
lo
videro
più
.
-
Povero
ragazzo
!
-
dissero
alIora
i
pescatori
,
che
erano
raccolti
sulla
spiaggia
:
e
brontolando
sottovoce
una
preghiera
tornarono
alle
loro
case
.
Pinocchio
arriva
all
'
isola
delle
Api
industriose
e
ritrova
la
Fata
.
Pinocchio
,
animato
dalla
speranza
di
arrivare
in
tempo
a
dare
aiuto
al
suo
povero
babbo
,
nuotò
tutta
quanta
la
notte
.
E
che
orribile
nottata
fu
quella
!
Diluviò
,
grandinò
,
tuonò
spaventosamente
,
e
con
certi
lampi
che
pareva
di
giorno
.
Sul
far
del
mattino
,
gli
riuscì
di
vedere
poco
distante
una
lunga
striscia
di
terra
.
Era
un
'
isola
in
mezzo
al
mare
.
Allora
fece
di
tutto
per
arrivare
a
quella
spiaggia
:
ma
inutilmente
.
Le
onde
,
rincorrendosi
e
accavallandosi
,
se
lo
abballottavano
fra
di
loro
,
come
se
fosse
stato
un
fuscello
o
un
filo
di
paglia
.
Alla
fine
,
e
per
sua
buona
fortuna
,
venne
un
'
ondata
tanto
prepotente
e
impetuosa
,
che
lo
scaraventò
di
peso
sulla
rena
del
lido
.
Il
colpo
fu
così
forte
che
,
battendo
in
terra
,
gli
crocchiarono
tutte
le
costole
e
tutte
le
congiunture
:
ma
si
consolò
subito
col
dire
:
-
Anche
per
questa
volta
l
'
ho
proprio
scampata
bella
!
Intanto
a
poco
a
poco
il
cielo
si
rasserenò
;
il
sole
apparve
fuori
in
tutto
il
suo
splendore
e
il
mare
diventò
tranquillissimo
e
buono
come
un
olio
.
Allora
il
burattino
distese
i
suoi
panni
al
sole
per
rasciugarli
e
si
pose
a
guardare
di
qua
e
di
là
se
per
caso
avesse
potuto
scorgere
su
quella
immensa
spianata
d
'
acqua
una
piccola
barchetta
con
un
omino
dentro
.
Ma
dopo
aver
guardato
ben
bene
,
non
vide
altro
dinanzi
a
sé
che
cielo
,
mare
e
qualche
vela
di
bastimento
,
ma
cosi
lontana
,
che
pareva
una
mosca
.
-
Sapessi
almeno
come
si
chiama
quest
'
isola
!
-
andava
dicendo
.
-
Sapessi
almeno
se
quest
'
isola
è
abitata
da
gente
di
garbo
,
voglio
dire
da
gente
che
non
abbia
il
vizio
di
attaccare
i
ragazzi
ai
rami
degli
alberi
;
ma
a
chi
mai
posso
domandarlo
?
A
chi
,
se
non
c
'
è
nessuno
?
...
Quest
'
idea
di
trovarsi
solo
,
solo
,
solo
in
mezzo
a
quel
gran
paese
disabitato
,
gli
messe
addosso
tanta
malinconia
,
che
stava
lì
lì
per
piangere
;
quando
tutt
'
a
un
tratto
vide
passare
,
a
poca
distanza
dalla
riva
,
un
grosso
pesce
,
che
se
ne
andava
tranquillamente
per
i
fatti
suoi
,
con
tutta
la
testa
fuori
dell
'
acqua
.
Non
sapendo
come
chiamarlo
per
nome
,
il
burattino
gli
gridò
a
voce
alta
,
per
farsi
sentire
:
-
Ehi
,
signor
pesce
,
che
mi
permetterebbe
una
parola
?
-
Anche
due
,
-
rispose
il
pesce
,
il
quale
era
un
Delfino
così
garbato
,
come
se
ne
trovano
pochi
in
tutti
i
mari
del
mondo
.
-
Mi
farebbe
il
piacere
di
dirmi
se
in
quest
'
isola
vi
sono
dei
paesi
dove
si
possa
mangiare
,
senza
pericolo
d
'
esser
mangiati
?
-
Ve
ne
sono
sicuro
,
-
rispose
il
Delfino
.
-
Anzi
,
ne
troverai
uno
poco
lontano
di
qui
.
-
E
che
strada
si
fa
per
andarvi
?
-
Devi
prendere
quella
viottola
là
,
a
mancina
,
e
camminare
sempre
diritto
al
naso
.
Non
puoi
sbagliare
.
-
Mi
dica
un
'
altra
cosa
.
Lei
che
passeggia
tutto
il
giorno
e
tutta
la
notte
per
il
mare
,
non
avrebbe
incontrato
per
caso
una
piccola
barchettina
con
dentro
il
mì
babbo
?
-
E
chi
è
il
tuo
babbo
?
-
Gli
è
il
babbo
più
buono
del
mondo
,
come
io
sono
il
figliuolo
più
cattivo
che
si
possa
dare
.
-
Colla
burrasca
che
ha
fatto
questa
notte
,
-
rispose
il
delfino
,
-
la
barchettina
sarà
andata
sott
'
acqua
.
-
E
il
mio
babbo
?
-
A
quest
'
ora
l
'
avrà
inghiottito
il
terribile
Pesce
-
cane
,
che
da
qualche
giorno
è
venuto
a
spargere
lo
sterminio
e
la
desolazione
nelle
nostre
acque
.
-
Che
è
grosso
di
molto
questo
Pesce
-
cane
?
-
domandò
Pinocchio
,
che
digià
cominciava
a
tremare
dalla
paura
.
-
Se
gli
è
grosso
!
...
-
replicò
il
Delfino
.
-
Perché
tu
possa
fartene
un
'
idea
,
ti
dirò
che
è
più
grosso
di
un
casamento
di
cinque
piani
,
ed
ha
una
boccaccia
così
larga
e
profonda
,
che
ci
passerebbe
comodamente
tutto
il
treno
della
strada
ferrata
colla
macchina
accesa
.
-
Mamma
mia
!
-
gridò
spaventato
il
burattino
:
e
rivestitosi
in
fretta
e
furia
,
si
voltò
al
delfino
e
gli
disse
:
-
Arrivedella
,
signor
pesce
:
scusi
tanto
l
'
incomodo
e
mille
grazie
della
sua
garbatezza
.
Detto
ciò
,
prese
subito
la
viottola
e
cominciò
a
camminare
di
un
passo
svelto
;
tanto
svelto
,
che
pareva
quasi
che
corresse
.
E
a
ogni
più
piccolo
rumore
che
sentiva
,
si
voltava
subito
a
guardare
indietro
,
per
la
paura
di
vedersi
inseguire
da
quel
terribile
pesce
-
cane
grosso
come
una
casa
di
cinque
piani
e
con
un
treno
della
strada
ferrata
in
bocca
.
Dopo
mezz
'
ora
di
strada
,
arrivò
a
un
piccolo
paese
detto
"
Il
paese
delle
Api
industriose
"
.
Le
strade
formicolavano
di
persone
che
correvano
di
qua
e
di
là
per
le
loro
faccende
:
tutti
lavoravano
,
tutti
avevano
qualche
cosa
da
fare
.
Non
si
trovava
un
ozioso
o
un
vagabondo
nemmeno
a
cercarlo
col
lumicino
.
-
Ho
capito
,
-
disse
subito
quello
svogliato
di
Pinocchio
,
-
questo
paese
non
è
fatto
per
me
!
Io
non
son
nato
per
lavorare
!
Intanto
la
fame
lo
tormentava
,
perché
erano
oramai
passate
ventiquattr
'
ore
che
non
aveva
mangiato
più
nulla
;
nemmeno
una
pietanza
di
veccie
.
Che
fare
?
Non
gli
restavano
che
due
modi
per
potersi
sdigiunare
:
o
chiedere
un
po
'
di
lavoro
,
o
chiedere
in
elemosina
un
soldo
o
un
boccone
di
pane
.
A
chiedere
l
'
elemosina
si
vergognava
:
perché
il
suo
babbo
gli
aveva
predicato
sempre
che
l
'
elemosina
hanno
il
diritto
di
chiederla
solamente
i
vecchi
e
gl
'
infermi
.
I
veri
poveri
,
in
questo
mondo
,
meritevoli
di
assistenza
e
di
compassione
,
non
sono
altro
che
quelli
che
,
per
ragione
d
'
età
o
di
malattia
,
si
trovano
condannati
a
non
potersi
più
guadagnare
il
pane
col
lavoro
delle
proprie
mani
.
Tutti
gli
altri
hanno
l
'
obbligo
di
lavorare
:
e
se
non
lavorano
e
patiscono
la
fame
,
tanto
peggio
per
loro
.
In
quel
frattempo
,
passò
per
la
strada
un
uomo
tutto
sudato
e
trafelato
,
il
quale
da
sé
tirava
con
gran
fatica
due
carretti
carichi
di
carbone
.
Pinocchio
,
giudicandolo
dalla
fisonomia
per
un
buon
uomo
,
gli
si
accostò
e
,
abbassando
gli
occhi
dalla
vergogna
,
gli
disse
sottovoce
:
-
Mi
fareste
la
carità
di
darmi
un
soldo
,
perché
mi
sento
morir
dalla
fame
?
-
Non
un
soldo
solo
,
-
rispose
il
carbonaio
,
-
ma
te
ne
do
quattro
,
a
patto
che
tu
m
'
aiuti
a
tirare
fino
a
casa
questi
due
carretti
di
carbone
.
-
Mi
meraviglio
!
-
rispose
il
burattino
quasi
offeso
,
-
per
vostra
regola
io
non
ho
fatto
mai
il
somaro
:
io
non
ho
mai
tirato
il
carretto
!
...
-
Meglio
per
te
!
-
rispose
il
carbonaio
.
-
Allora
,
ragazzo
mio
,
se
ti
senti
davvero
morir
dalla
fame
,
mangia
due
belle
fette
della
tua
superbia
e
bada
di
non
prendere
un
'
indigestione
.
Dopo
pochi
minuti
passò
per
la
via
un
muratore
,
che
portava
sulle
spalle
un
corbello
di
calcina
.
-
Fareste
,
galantuomo
,
la
carità
d
'
un
soldo
a
un
povero
ragazzo
,
che
sbadiglia
dall
'
appetito
?
-
Volentieri
;
vieni
con
me
a
portar
calcina
,
-
rispose
il
muratore
,
-
e
invece
d
'
un
soldo
,
te
ne
darò
cinque
.
-
Ma
la
calcina
è
pesa
,
-
replicò
Pinocchio
,
-
e
io
non
voglio
durar
fatica
.
-
Se
non
vuoi
durar
fatica
,
allora
,
ragazzo
mio
,
-
divertiti
a
sbadigliare
,
e
buon
pro
ti
faccia
.
In
men
di
mezz
'
ora
passarono
altre
venti
persone
,
e
a
tutte
Pinocchio
chiese
un
po
'
d
'
elemosina
,
ma
tutte
gli
risposero
:
-
Non
ti
vergogni
?
Invece
di
fare
il
bighellone
per
la
strada
,
và
piuttosto
a
cercarti
un
po
'
di
lavoro
,
e
impara
a
guadagnarti
il
pane
!
Finalmente
passò
una
buona
donnina
che
portava
due
brocche
d
'
acqua
.
-
Vi
contentate
,
buona
donna
,
che
io
beva
una
sorsata
d
'
acqua
alla
vostra
brocca
?
-
disse
Pinocchio
,
che
bruciava
dall
'
arsione
della
sete
.
-
Bevi
pure
,
ragazzo
mio
!
-
disse
la
donnina
,
posando
le
due
brocche
in
terra
.
Quando
Pinocchio
ebbe
bevuto
come
una
spugna
,
borbottò
a
mezza
voce
,
asciugandosi
la
bocca
:
-
La
sete
me
la
sono
levata
!
Così
mi
potessi
levar
la
fame
!
...
La
buona
donnina
,
sentendo
queste
parole
,
soggiunse
subito
:
-
Se
mi
aiuti
a
portare
a
casa
una
di
queste
brocche
d
'
acqua
,
ti
darò
un
bel
pezzo
di
pane
.
Pinocchio
guardò
la
brocca
,
e
non
rispose
né
sì
né
no
.
-
E
insieme
col
pane
ti
darò
un
bel
piatto
di
cavolfiore
condito
coll
'
olio
e
coll
'
aceto
,
-
soggiunse
la
buona
donna
.
Pinocchio
dette
un
'
altra
occhiata
alla
brocca
,
e
non
rispose
né
sì
né
no
.
-
E
dopo
il
cavolfiore
ti
darò
un
bel
confetto
ripieno
di
rosolio
.
-
Alle
seduzioni
di
quest
'
ultima
ghiottoneria
,
Pinocchio
non
seppe
più
resistere
e
,
fatto
un
animo
risoluto
,
disse
:
-
Pazienza
!
Vi
porterò
la
brocca
fino
a
casa
!
La
brocca
era
molto
pesa
,
e
il
burattino
,
non
avendo
forza
da
portarla
colle
mani
,
si
rassegnò
a
portarla
in
capo
.
Arrivati
a
casa
,
la
buona
donnina
fece
sedere
Pinocchio
a
una
piccola
tavola
apparecchiata
e
gli
pose
davanti
il
pane
,
il
cavolfiore
condito
e
il
confetto
.
Pinocchio
non
mangiò
,
ma
diluviò
.
Il
suo
stomaco
pareva
un
quartiere
rimasto
vuoto
e
disabitato
da
cinque
mesi
.
Calmati
a
poco
a
poco
i
morsi
rabbiosi
della
fame
,
allora
alzò
il
capo
per
ringraziare
la
sua
benefattrice
;
ma
non
aveva
ancora
finito
di
fissarla
in
volto
,
che
cacciò
un
lunghissimo
ohhh
!
...
di
maraviglia
e
rimase
là
incantato
,
cogli
occhi
spalancati
,
colla
forchetta
per
aria
e
colla
bocca
piena
di
pane
e
di
cavolfiore
.
-
Che
cos
'
è
mai
tutta
questa
maraviglia
?
-
disse
ridendo
la
buona
donna
.
-
Egli
è
...
-
rispose
balbettando
Pinocchio
,
-
egli
è
...
egli
è
...
che
voi
somigliate
...
voi
mi
rammentate
...
sì
,
sì
,
sì
,
la
stessa
voce
...
gli
stessi
occhi
..
gli
stessi
capelli
...
sì
,
sì
,
sì
...
anche
voi
avete
i
capelli
turchini
...
come
lei
!
...
O
Fatina
mia
!
...
O
Fatina
mia
!
...
ditemi
che
siete
voi
,
proprio
voi
!
...
Non
mi
fate
più
piangere
!
Se
sapeste
!
...
Ho
pianto
tanto
,
ho
patito
tanto
..
E
nel
dir
così
,
Pinocchio
piangeva
dirottamente
,
e
gettandosi
ginocchioni
per
terra
,
abbracciava
i
ginocchi
di
quella
donnina
misteriosa
.
Pinocchio
promette
alla
Fata
di
essere
buono
e
di
studiare
,
perché
è
stufo
di
fare
il
burattino
e
vuol
diventare
un
bravo
ragazzo
.
In
sulle
prime
la
buona
donnina
cominciò
col
dire
che
lei
non
era
la
piccola
Fata
dai
capelli
turchini
:
ma
poi
,
vedendosi
oramai
scoperta
e
non
volendo
mandare
più
a
lungo
la
commedia
,
fini
col
farsi
riconoscere
,
e
disse
a
Pinocchio
:
-
Birba
d
'
un
burattino
!
Come
mai
ti
sei
accorto
che
ero
io
?
-
Gli
è
il
gran
bene
che
vi
voglio
quello
che
me
l
'
ha
detto
.
-
Ti
ricordi
?
Mi
lasciasti
bambina
e
ora
mi
ritrovi
donna
;
tanto
donna
,
che
potrei
quasi
farti
da
mamma
.
-
L
'
ho
caro
dimolto
,
perché
così
,
invece
di
sorellina
,
vi
chiamerò
la
mia
mamma
.
Gli
è
tanto
tempo
che
mi
struggo
di
avere
una
mamma
come
tutti
gli
altri
ragazzi
!
...
Ma
come
avete
fatto
a
crescere
cosi
presto
?
-
è
un
segreto
.
-
Insegnatemelo
:
vorrei
crescere
un
poco
anch
'
io
.
Non
lo
vedete
?
Sono
sempre
rimasto
alto
come
un
soldo
di
cacio
.
-
Ma
tu
non
puoi
crescere
,
-
replicò
la
Fata
.
-
Perché
?
-
Perché
i
burattini
non
crescono
mai
.
Nascono
burattini
,
vivono
burattini
e
muoiono
burattini
.
-
Oh
!
sono
stufo
di
far
sempre
il
burattino
!
-
gridò
Pinocchio
,
dandosi
uno
scappellotto
.
-
Sarebbe
ora
che
diventassi
anch
'
io
un
uomo
come
tutti
gli
altri
.
-
E
lo
diventerai
,
se
saprai
meritartelo
...
-
Davvero
?
E
che
posso
fare
per
meritarmelo
?
-
Una
cosa
facilissima
:
avvezzarti
a
essere
un
ragazzino
perbene
.
-
O
che
forse
non
sono
?
-
Tutt
'
altro
!
I
ragazzi
perbene
sono
ubbidienti
,
e
tu
invece
...
-
E
io
non
ubbidisco
mai
.
-
I
ragazzi
perbene
prendono
amore
allo
studio
e
al
lavoro
,
e
tu
...
-
E
io
,
invece
,
faccio
il
bighellone
e
il
vagabondo
tutto
l
'
anno
.
-
I
ragazzi
perbene
dicono
sempre
la
verità
...
-
E
io
sempre
le
bugie
.
-
I
ragazzi
perbene
vanno
volentieri
alla
scuola
...
-
E
a
me
la
scuola
mi
fa
venire
i
dolori
di
corpo
.
Ma
da
oggi
in
poi
voglio
mutar
vita
.
-
Me
lo
prometti
?
-
Lo
prometto
.
Voglio
diventare
un
ragazzino
perbene
e
voglio
essere
la
consolazione
del
mio
babbo
...
Dove
sarà
il
mio
povero
babbo
a
quest
'
ora
?
-
Non
lo
so
.
-
Avrò
mai
la
fortuna
di
poterlo
rivedere
e
abbracciare
?
-
Credo
di
sì
:
anzi
ne
sono
sicura
.
A
questa
risposta
fu
tale
e
tanta
la
contentezza
di
Pinocchio
,
che
prese
le
mani
alla
Fata
e
cominciò
a
baciargliele
con
tanta
foga
,
che
pareva
quasi
fuori
di
sé
.
Poi
,
alzando
il
viso
e
guardandola
amorosamente
,
le
domandò
:
-
Dimmi
,
mammina
:
dunque
non
è
vero
che
tu
sia
morta
?
-
Par
di
no
,
-
rispose
sorridendo
la
Fata
.
-
Se
tu
sapessi
,
che
dolore
e
che
serratura
alla
gola
che
provai
,
quando
lessi
qui
giace
...
-
Lo
so
:
ed
è
per
questo
che
ti
ho
perdonato
.
La
sincerità
del
tuo
dolore
mi
fece
conoscere
che
tu
avevi
il
cuore
buono
:
e
dai
ragazzi
buoni
di
cuore
,
anche
se
sono
un
po
'
monelli
e
avvezzati
male
,
c
'
è
sempre
da
sperar
qualcosa
:
ossia
,
c
'
è
sempre
da
sperare
che
rientrino
sulla
vera
strada
.
Ecco
perché
son
venuta
a
cercarti
fin
qui
.
Io
sarò
la
tua
mamma
...
-
Oh
!
che
bella
cosa
!
-
gridò
Pinocchio
saltando
dall
'
allegrezza
.
-
Tu
mi
ubbidirai
e
farai
sempre
quello
che
ti
dirò
io
.
-
Volentieri
,
volentieri
,
volentieri
!
-
Fino
da
domani
,
-
soggiunse
la
Fata
,
-
tu
comincerai
coll
'
andare
a
scuola
.
Pinocchio
diventò
subito
un
po
'
meno
allegro
.
-
Poi
sceglierai
a
tuo
piacere
un
'
arte
o
un
mestiere
...
Pinocchio
diventò
serio
.
-
Che
cosa
brontoli
fra
i
denti
?
-
domandò
la
Fata
con
accento
risentito
.
-
Dicevo
...
-
mugolò
il
burattino
a
mezza
voce
,
-
che
oramai
per
andare
a
scuola
mi
pare
un
po
'
tardi
...
-
Nossignore
.
Tieni
a
mente
che
per
istruirsi
e
per
imparare
non
è
mai
tardi
.
-
Ma
io
non
voglio
fare
né
arti
né
mestieri
...
-
Perché
?
-
Perché
a
lavorare
mi
par
fatica
.
-
Ragazzo
mio
,
-
disse
la
Fata
,
-
quelli
che
dicono
cosi
,
finiscono
quasi
sempre
o
in
carcere
o
all
'
ospedale
.
L
'
uomo
,
per
tua
regola
,
nasca
ricco
o
povero
,
è
obbligato
in
questo
mondo
a
far
qualcosa
,
a
occuparsi
,
a
lavorare
.
Guai
a
lasciarsi
prendere
dall
'
ozio
!
L
'
ozio
è
una
bruttissima
malattia
,
e
bisogna
guarirla
subito
,
fin
da
ragazzi
:
se
no
,
quando
siamo
grandi
,
non
si
guarisce
più
.
Queste
parole
toccarono
l
'
animo
di
Pinocchio
,
il
quale
rialzando
vivacemente
la
testa
disse
alla
Fata
:
-
Io
studierò
,
io
lavorerò
,
io
farò
tutto
quello
che
mi
dirai
,
perché
,
insomma
,
la
vita
del
burattino
mi
è
venuta
a
noia
,
e
voglio
diventare
un
ragazzo
a
tutti
i
costi
.
Me
l
'
hai
promesso
,
non
è
vero
?
-
Te
l
'
ho
promesso
,
e
ora
dipende
da
te
.
Pinocchio
va
cò
suoi
compagni
di
scuola
in
riva
al
mare
,
per
vedere
il
terribile
Pescecane
.
Il
giorno
dopo
Pinocchio
andò
alla
scuola
comunale
.
Figuratevi
quelle
birbe
di
ragazzi
,
quando
videro
entrare
nella
loro
scuola
un
burattino
!
Fu
una
risata
,
che
non
finiva
più
.
Chi
gli
faceva
uno
scherzo
,
chi
un
altro
;
chi
gli
levava
il
berretto
di
mano
;
chi
gli
tirava
il
giubbettino
di
dietro
;
chi
si
provava
a
fargli
coll
'
inchiostro
due
grandi
baffi
sotto
il
naso
;
e
chi
si
attentava
perfino
a
legargli
dei
fili
ai
piedi
e
alle
mani
per
farlo
ballare
.
Per
un
poco
Pinocchio
usò
disinvoltura
e
tirò
via
;
ma
finalmente
,
sentendosi
scappar
la
pazienza
,
si
rivolse
a
quelli
,
che
più
lo
tafanavano
e
si
pigliavano
gioco
di
lui
,
e
disse
loro
a
muso
duro
:
-
Badate
,
ragazzi
:
io
non
son
venuto
qui
per
essere
il
vostro
buffone
.
Io
rispetto
gli
altri
e
voglio
essere
rispettato
.
-
Bravo
berlicche
!
Hai
parlato
come
un
libro
stampato
!
-
urlarono
quei
monelli
,
buttandosi
via
dalle
matte
risate
:
e
uno
di
loro
,
più
impertinente
degli
altri
allungò
la
mano
coll
'
idea
di
prendere
il
burattino
per
la
punta
del
naso
.
Ma
non
fece
a
tempo
:
perché
Pinocchio
stese
la
gamba
sotto
la
tavola
e
gli
consegnò
una
pedata
negli
stinchi
.
-
Ohi
!
che
piedi
duri
!
-
urlò
il
ragazzo
stropicciandosi
il
livido
che
gli
aveva
fatto
il
burattino
.
-
E
che
gomiti
!
...
anche
più
duri
dei
piedi
!
-
disse
un
altro
che
,
per
i
suoi
scherzi
sguaiati
,
s
'
era
beccata
una
gomitata
nello
stomaco
.
Fatto
sta
che
dopo
quel
calcio
e
quella
gomitata
Pinocchio
acquistò
subito
la
stima
e
la
simpatia
di
tutti
i
ragazzi
di
scuola
:
e
tutti
gli
facevano
mille
carezze
e
tutti
gli
volevano
un
bene
dell
'
anima
.
E
anche
il
maestro
se
ne
lodava
,
perché
lo
vedeva
attento
,
studioso
,
intelligente
,
sempre
il
primo
a
entrare
nella
scuola
,
sempre
l
'
ultimo
a
rizzarsi
in
piedi
,
a
scuola
finita
.
Il
solo
difetto
che
avesse
era
quello
di
bazzicare
troppi
compagni
:
e
fra
questi
,
c
'
erano
molti
monelli
conosciutissimi
per
la
loro
poca
voglia
di
studiare
e
di
farsi
onore
.
Il
maestro
lo
avvertiva
tutti
i
giorni
,
e
anche
la
buona
Fata
non
mancava
di
dirgli
e
di
ripetergli
più
volte
:
-
Bada
,
Pinocchio
!
Quei
tuoi
compagnacci
di
scuola
finiranno
prima
o
poi
col
farti
perdere
l
'
amore
allo
studio
e
,
forse
forse
,
col
tirarti
addosso
qualche
grossa
disgrazia
.
-
Non
c
'
è
pericolo
!
-
rispondeva
il
burattino
,
facendo
una
spallucciata
e
toccandosi
coll
'
indice
in
mezzo
alla
fronte
,
come
per
dire
:
"
C
'
è
tanto
giudizio
qui
dentro
!
"
.
Ora
avvenne
che
un
bel
giorno
,
mentre
camminava
verso
scuola
,
incontrò
un
branco
dei
soliti
compagni
,
che
andandogli
incontro
,
gli
dissero
:
-
Sai
la
gran
notizia
?
-
No
.
-
Qui
nel
mare
vicino
è
arrivato
un
Pesce
-
cane
,
grosso
come
una
montagna
.
-
Davvero
?
...
Che
sia
quel
medesimo
Pesce
-
cane
di
quando
affogò
il
mio
povero
babbo
?
-
Noi
andiamo
alla
spiaggia
per
vederlo
.
Vieni
anche
tu
?
-
Io
,
no
:
voglio
andare
a
scuola
.
-
Che
t
'
importa
della
scuola
?
Alla
scuola
ci
anderemo
domani
.
Con
una
lezione
di
più
o
con
una
di
meno
,
si
rimane
sempre
gli
stessi
somari
.
-
E
il
maestro
che
dirà
?
-
Il
maestro
si
lascia
dire
.
E
'
pagato
apposta
per
brontolare
tutto
il
giorno
.
-
E
la
mia
mamma
?
...
-
Le
mamme
non
sanno
mai
nulla
,
-
risposero
quei
malanni
.
-
Sapete
che
cosa
farò
?
-
disse
Pinocchio
.
-
Il
Pesce
-
cane
voglio
vederlo
per
certe
mie
ragioni
...
ma
anderò
a
vederlo
dopo
la
scuola
.
-
Povero
giucco
!
-
ribattè
uno
del
branco
.
-
Che
credi
che
un
pesce
di
quella
grossezza
voglia
star
lì
a
fare
il
comodo
tuo
?
Appena
s
'
è
annoiato
,
piglia
il
dirizzone
per
un
'
altra
parte
,
e
allora
chi
s
'
è
visto
s
'
è
visto
.
-
Quanto
tempo
ci
vuole
di
qui
alla
spiaggia
?
-
domandò
il
burattino
.
-
Fra
un
'
ora
,
siamo
bell
'
e
andati
e
tornati
.
-
Dunque
,
via
!
e
chi
più
corre
,
è
più
bravo
!
-
gridò
Pinocchio
.
Dato
cosi
il
segnale
della
partenza
,
quel
branco
di
monelli
,
coi
loro
libri
e
i
loro
quaderni
sotto
il
braccio
,
si
messero
a
correre
attraverso
ai
campi
;
e
Pinocchio
era
sempre
avanti
a
tutti
:
pareva
che
avesse
le
ali
ai
piedi
.
Di
tanto
in
tanto
,
voltandosi
indietro
,
canzonava
i
suoi
compagni
rimasti
a
una
bella
distanza
,
e
nel
vederli
,
ansanti
,
trafelati
,
polverosi
e
con
tanto
di
lingua
fuori
,
se
la
rideva
proprio
di
cuore
.
Lo
sciagurato
in
quel
momento
non
sapeva
a
quali
paure
e
a
quali
orribili
disgrazie
andava
incontro
!
...
Gran
combattimento
fra
Pinocchio
e
i
suoi
compagni
:
uno
dè
quali
essendo
rimasto
ferito
,
Pinocchio
viene
arrestato
dai
carabinieri
.
Giunto
che
fu
sulla
spiaggia
,
Pinocchio
dette
subito
una
grande
occhiata
sul
mare
;
ma
non
vide
nessun
Pesce
-
cane
.
Il
mare
era
tutto
liscio
come
un
gran
cristallo
da
specchio
.
-
O
il
Pesce
-
cane
dov
'
è
?
-
domandò
,
voltandosi
ai
compagni
.
-
Sarà
andato
a
far
colazione
,
-
rispose
uno
di
loro
,
ridendo
.
-
O
si
sarà
buttato
sul
letto
per
far
un
sonnellino
,
-
soggiunse
un
altro
,
ridendo
più
forte
che
mai
.
Da
quelle
risposte
sconclusionate
e
da
quelle
risatacce
grulle
,
Pinocchio
capì
che
i
suoi
compagni
gli
avevano
fatto
una
brutta
celia
,
dandogli
ad
intendere
una
cosa
che
non
era
vera
;
e
pigliandosela
a
male
,
disse
a
loro
con
voce
di
bizza
:
-
E
ora
?
Che
sugo
ci
avete
trovato
a
darmi
ad
intendere
la
storiella
del
Pesce
-
cane
?
-
Il
sugo
c
'
è
sicuro
!
...
-
risposero
in
coro
quei
monelli
.
-
E
sarebbe
?
...
-
Quello
di
farti
perdere
la
scuola
e
di
farti
venire
con
noi
.
Non
ti
vergogni
a
mostrarti
tutti
i
giorni
così
preciso
e
cosi
diligente
alle
lezioni
?
Non
ti
vergogni
a
studiar
tanto
,
come
fai
?
-
E
se
io
studio
,
che
cosa
ve
ne
importa
?
-
A
noi
ce
ne
importa
moltissimo
perché
ci
costringi
a
fare
una
brutta
figura
col
maestro
...
-
Perché
?
-
Perché
gli
scolari
che
studiano
fanno
sempre
scomparire
quelli
,
come
noi
,
che
non
hanno
voglia
di
studiare
.
E
noi
non
vogliamo
scomparire
!
Anche
noi
abbiamo
il
nostro
amor
proprio
!
...
-
E
allora
che
cosa
devo
fare
per
contentarvi
?
-
Devi
prendere
a
noia
,
anche
tu
,
la
scuola
,
la
lezione
e
il
maestro
,
che
sono
i
nostri
tre
grandi
nemici
.
-
E
se
io
volessi
seguitare
a
studiare
?
-
Noi
non
ti
guarderemo
più
in
faccia
,
e
alla
prima
occasione
ce
la
pagherai
!
...
-
In
verità
mi
fate
quasi
ridere
,
-
disse
il
burattino
con
una
scrollatina
di
capo
.
-
Ehi
,
Pinocchio
!
-
gridò
allora
il
più
grande
di
quei
ragazzi
,
andandogli
sul
viso
.
-
Non
venir
qui
a
fare
lo
smargiasso
:
non
venir
qui
a
far
tanto
il
galletto
!
...
Perché
se
tu
non
hai
paura
di
noi
,
noi
non
abbiamo
paura
di
te
!
Ricordati
che
tu
sei
solo
e
noi
siamo
in
sette
.
-
Sette
come
i
peccati
mortali
,
-
disse
Pinocchio
con
una
gran
risata
.
-
Avete
sentito
?
Ci
ha
insultati
tutti
!
Ci
ha
chiamati
col
nome
di
peccati
mortali
!
...
-
Pinocchio
!
chiedici
scusa
dell
'
offesa
...
se
no
,
guai
a
te
!
...
-
Cucù
!
-
fece
il
burattino
,
battendosi
coll
'
indice
sulla
punta
del
naso
,
in
segno
di
canzonatura
.
-
Pinocchio
!
la
finisce
male
!
...
-
Cucù
!
-
Ne
toccherai
quanto
un
somaro
!
...
-
Cucù
!
-
Ritornerai
a
casa
col
naso
rotto
!
...
-
Cucù
!
-
Ora
il
cucù
te
lo
darò
io
!
-
gridò
il
più
ardito
di
quei
monelli
.
-
Prendi
intanto
quest
'
acconto
e
serbalo
per
la
cena
di
stasera
.
E
nel
dir
così
gli
appiccicò
un
pugno
sul
capo
.
Ma
fu
,
come
si
suol
dire
,
botta
e
risposta
;
perché
il
burattino
,
come
c
'
era
da
aspettarselo
,
rispose
con
un
altro
pugno
:
e
lì
,
da
un
momento
all
'
altro
,
il
combattimento
diventò
generale
e
accanito
.
Pinocchio
,
sebbene
fosse
solo
,
si
difendeva
come
un
eroe
.
Con
quei
suoi
piedi
di
legno
durissimo
lavorava
così
bene
,
da
tener
sempre
i
suoi
nemici
a
rispettosa
distanza
.
Dove
i
suoi
piedi
potevano
arrivare
e
toccare
,
ci
lasciavano
sempre
un
livido
per
ricordo
.
Allora
i
ragazzi
,
indispettiti
di
non
potersi
misurare
col
burattino
a
corpo
a
corpo
,
pensarono
bene
di
metter
mano
ai
proiettili
,
e
sciolti
i
fagotti
dè
loro
libri
di
scuola
,
cominciarono
a
scagliare
contro
di
lui
i
Sillabari
,
le
Grammatiche
,
i
Giannettini
,
i
Minuzzoli
,
i
Racconti
del
Thouar
,
il
Pulcino
della
Baccini
e
altri
libri
scolastici
:
ma
il
burattino
,
che
era
d
'
occhio
svelto
e
ammalizzito
,
faceva
sempre
civetta
a
tempo
,
sicché
i
volumi
,
passandogli
di
sopra
al
capo
,
andavano
tutti
a
cascare
nel
mare
.
Figuratevi
i
pesci
!
I
pesci
,
credendo
che
quei
libri
fossero
roba
da
mangiare
,
correvano
a
frotte
a
fior
d
'
acqua
;
ma
dopo
avere
abboccata
qualche
pagina
o
qualche
frontespizio
,
la
risputavano
subito
facendo
con
la
bocca
una
certa
smorfia
,
che
pareva
volesse
dire
:
"
Non
è
roba
per
noi
:
noi
siamo
avvezzi
a
cibarci
molto
meglio
!
"
Intanto
il
combattimento
s
'
inferociva
sempre
più
,
quand
'
ecco
che
un
grosso
Granchio
,
che
era
uscito
fuori
dell
'
acqua
e
s
'
era
adagio
adagio
arrampicato
fin
sulla
spiaggia
,
gridò
con
una
vociaccia
di
trombone
infreddato
:
-
Smettetela
,
birichini
che
non
siete
altro
!
Queste
guerre
manesche
fra
ragazzi
e
ragazzi
raramente
vanno
a
finir
bene
.
Qualche
disgrazia
accade
sempre
!
...
Povero
Granchio
!
Fu
lo
stesso
che
avesse
predicato
al
vento
.
Anzi
quella
birba
di
Pinocchio
,
voltandosi
indietro
a
guardarlo
in
cagnesco
,
gli
disse
sgarbatamente
:
-
Chetati
,
Granchio
dell
'
uggia
!
...
Faresti
meglio
a
succiare
due
pasticche
di
lichene
per
guarire
da
codesta
infreddatura
di
gola
.
Vai
piuttosto
a
letto
e
cerca
di
sudare
!
In
quel
frattempo
i
ragazzi
,
che
avevano
finito
oramai
di
tirare
tutti
i
loro
libri
,
occhiarono
lì
a
poca
distanza
il
fagotto
dei
libri
del
burattino
,
e
se
ne
impadronirono
in
men
che
non
si
dice
.
Fra
questi
libri
,
v
'
era
un
volume
rilegato
in
cartoncino
grosso
,
colla
costola
e
colle
punte
di
cartapecora
.
Era
un
Trattato
di
Aritmetica
.
Vi
lascio
immaginare
se
era
peso
dimolto
!
Uno
di
quei
monelli
agguantò
quel
volume
e
,
presa
di
mira
la
testa
di
Pinocchio
,
lo
scagliò
con
quanta
forza
aveva
nel
braccio
:
ma
invece
di
cogliere
il
burattino
,
colse
nella
testa
uno
dei
compagni
;
il
quale
diventò
bianco
come
un
panno
lavato
,
e
non
disse
altro
che
queste
parole
:
-
O
mamma
mia
,
aiutatemi
...
perché
muoio
!
Poi
cadde
disteso
sulla
rena
del
lido
.
Alla
vista
di
quel
morticino
,
i
ragazzi
spaventati
si
dettero
a
scappare
a
gambe
e
in
pochi
minuti
non
si
videro
più
.
Ma
Pinocchio
rimase
lì
,
e
sebbene
per
il
dolore
e
per
lo
spavento
,
anche
lui
fosse
più
morto
che
vivo
,
nondimeno
corse
a
inzuppare
il
suo
fazzoletto
nell
'
acqua
del
mare
e
si
pose
a
bagnare
la
tempia
del
suo
povero
compagno
di
scuola
.
E
intanto
piangendo
dirottamente
e
disperandosi
,
lo
chiamava
per
nome
e
gli
diceva
:
-
Eugenio
!
...
povero
Eugenio
mio
!
...
apri
gli
occhi
,
e
guardami
!
...
Perché
non
mi
rispondi
?
Non
sono
stato
io
,
sai
,
che
ti
ho
fatto
tanto
male
!
Credilo
,
non
sono
stato
io
!
...
Apri
gli
occhi
,
Eugenio
...
Se
tieni
gli
occhi
chiusi
,
mi
farai
morire
anche
me
...
O
Dio
mio
!
come
farò
ora
a
tornare
a
casa
?
...
Con
che
coraggio
potrò
presentarmi
alla
mia
buona
mamma
?
Che
sarà
di
me
?
...
Dove
fuggirò
?
...
Dove
andrò
a
nascondermi
?
...
Oh
!
quant
'
era
meglio
,
mille
volte
meglio
che
fossi
andato
a
scuola
!
...
Perche
ho
dato
retta
a
questi
compagni
,
che
sono
la
mia
dannazione
?
...
E
il
maestro
me
l
'
aveva
detto
!
...
e
la
mia
mamma
me
lo
aveva
ripetuto
:
"
Guardati
dai
cattivi
compagni
!
"
-
.
Ma
io
sono
un
testardo
...
un
caparbiaccio
...
lascio
dir
tutti
,
e
poi
fo
sempre
a
modo
mio
!
...
E
dopo
mi
tocca
a
scontarle
...
E
così
,
da
che
sono
al
mondo
,
non
ho
mai
avuto
un
quarto
d
'
ora
di
bene
.
Dio
mio
!
Che
sarà
di
me
,
che
sarà
di
me
,
che
sarà
di
me
?
...
E
Pinocchio
continuava
a
piangere
,
e
berciare
,
a
darsi
pugni
nel
capo
e
a
chiamar
per
nome
il
povero
Eugenio
:
quando
sentì
a
un
tratto
un
rumore
sordo
di
passi
che
si
avvicinavano
.
Si
voltò
:
erano
due
carabinieri
-
Che
cosa
fai
così
sdraiato
per
terra
?
-
domandarono
a
Pinocchio
.
-
Assisto
questo
mio
compagno
di
scuola
.
-
Che
gli
è
venuto
male
?
-
Par
di
sì
!
..
-
Altro
che
male
!
-
disse
uno
dei
carabinieri
,
chinandosi
e
osservando
Eugenio
da
vicino
.
-
Questo
ragazzo
è
stato
ferito
in
una
tempia
:
chi
è
che
l
'
ha
ferito
?
-
Io
no
,
-
balbettò
il
burattino
che
non
aveva
più
fiato
in
corpo
.
-
Se
non
sei
stato
tu
,
chi
è
stato
dunque
che
l
'
ha
ferito
?
-
Io
no
,
-
ripetè
Pinocchio
.
-
E
con
che
cosa
è
stato
ferito
?
-
Con
questo
libro
.
-
E
il
burattino
raccattò
di
terra
il
Trattato
di
Aritmetica
,
rilegato
in
cartone
e
cartapecora
,
per
mostrarlo
al
carabiniere
.
-
E
questo
libro
di
chi
è
?
-
Mio
.
-
Basta
così
:
non
occorre
altro
.
Rizzati
subito
e
vieni
via
con
noi
.
-
Ma
io
...
-
Via
con
noi
!
-
Ma
io
sono
innocente
...
-
Via
con
noi
!
Prima
di
partire
,
i
carabinieri
chiamarono
alcuni
pescatori
,
che
in
quel
momento
passavano
per
l
'
appunto
colla
loro
barca
vicino
alla
spiaggia
,
e
dissero
loro
:
-
Vi
affidiamo
questo
ragazzetto
ferito
nel
capo
.
Portatelo
a
casa
vostra
e
assistetelo
.
Domani
torneremo
a
vederlo
.
Quindi
si
volsero
a
Pinocchio
,
e
dopo
averlo
messo
in
mezzo
a
loro
due
,
gl
'
intimarono
con
accento
soldatesco
:
-
Avanti
!
e
cammina
spedito
!
se
no
,
peggio
per
te
!
Senza
farselo
ripetere
,
il
burattino
cominciò
a
camminare
per
quella
viottola
,
che
conduceva
al
paese
.
Ma
il
povero
diavolo
non
sapeva
più
nemmeno
lui
in
che
mondo
si
fosse
.
Gli
pareva
di
sognare
,
e
che
brutto
sogno
!
Era
fuori
di
sé
.
I
suoi
occhi
vedevano
tutto
doppio
:
le
gambe
gli
tremavano
:
la
lingua
gli
era
rimasta
attaccata
al
palato
e
non
poteva
più
spiccicare
una
sola
parola
.
Eppure
,
in
mezzo
a
quella
specie
di
stupidità
e
di
rintontimento
,
una
spina
acutissima
gli
bucava
il
cuore
:
il
pensiero
,
cioè
,
di
dover
passare
sotto
le
finestre
di
casa
della
sua
buona
Fata
,
in
mezzo
ai
carabinieri
.
Avrebbe
preferito
piuttosto
di
morire
.
Erano
già
arrivati
e
stavano
per
entrare
in
paese
,
quando
una
folata
di
vento
strapazzone
levò
di
testa
a
Pinocchio
il
berretto
,
portandoglielo
lontano
una
decina
di
passi
.
-
Si
contentano
,
-
disse
il
burattino
ai
carabinieri
,
-
che
vada
a
riprendere
il
mio
berretto
?
-
Vai
pure
:
ma
facciamo
una
cosa
lesta
.
Il
burattino
andò
,
raccattò
il
berretto
...
ma
invece
di
metterselo
in
capo
,
se
lo
mise
in
bocca
fra
i
denti
,
e
poi
cominciò
a
correre
di
gran
carriera
verso
la
spiaggia
del
mare
.
Andava
via
come
una
palla
di
fucile
.
I
carabinieri
,
giudicando
che
fosse
difficile
raggiungerlo
,
gli
aizzarono
dietro
un
grosso
cane
mastino
,
che
aveva
guadagnato
il
primo
premio
in
tutte
le
corse
dei
cani
.
Pinocchio
correva
,
e
il
cane
correva
più
di
lui
:
per
cui
tutta
la
gente
si
affacciava
alle
finestre
e
si
affollava
in
mezzo
alla
strada
,
ansiosa
di
veder
la
fine
di
questo
palio
feroce
.
Ma
non
poté
levarsi
questa
voglia
,
perché
il
cane
mastino
e
Pinocchio
sollevarono
lungo
la
strada
un
tal
polverone
,
che
dopo
pochi
minuti
non
fu
più
possibile
di
veder
nulla
.
Pinocchio
corre
pericolo
di
essere
fritto
in
padella
come
un
pesce
.
Durante
quella
corsa
disperata
,
vi
fu
un
momento
terribile
,
un
momento
in
cui
Pinocchio
si
credé
perduto
:
perché
bisogna
sapere
che
Alidoro
(
era
questo
il
nome
del
can
-
mastino
)
a
furia
di
correre
e
correre
,
l
'
aveva
quasi
raggiunto
.
Basti
dire
che
il
burattino
sentiva
dietro
di
sé
,
alla
distanza
d
'
un
palmo
,
l
'
ansare
affannoso
di
quella
bestiaccia
e
ne
sentiva
perfino
la
vampa
calda
delle
fiatate
.
Per
buona
fortuna
la
spiaggia
era
oramai
vicina
e
il
mare
si
vedeva
lì
a
pochi
passi
.
Appena
fu
sulla
spiaggia
,
il
burattino
spiccò
un
bellissimo
salto
,
come
avrebbe
potuto
fare
un
ranocchio
,
e
andò
a
cascare
in
mezzo
all
'
acqua
.
Alidoro
invece
voleva
fermarsi
;
ma
trasportato
dall
'
impeto
della
corsa
,
entrò
nell
'
acqua
anche
lui
.
E
quel
disgraziato
non
sapeva
nuotare
;
per
cui
cominciò
subito
ad
annaspare
colle
zampe
per
reggersi
a
galla
:
ma
più
annaspava
e
più
andava
col
capo
sott
'
acqua
.
Quando
torno
a
rimettere
il
capo
fuori
,
il
povero
cane
aveva
gli
occhi
impauriti
e
stralunati
,
e
,
abbaiando
,
gridava
.
-
Affogo
!
Affogo
!
-
Crepa
!
-
gli
rispose
Pinocchio
da
lontano
,
il
quale
si
vedeva
oramai
sicuro
da
ogni
pericolo
.
-
Aiutami
,
Pinocchio
mio
!
...
salvami
dalla
morte
!
...
A
quelle
grida
strazianti
,
il
burattino
,
che
in
fondo
aveva
un
cuore
eccellente
,
si
mosse
a
compassione
,
e
voltosi
al
cane
gli
disse
:
-
Ma
se
io
ti
aiuto
a
salvarti
,
mi
prometti
di
non
darmi
più
noia
e
di
non
corrermi
dietro
?
-
Te
lo
prometto
!
Te
lo
prometto
!
Spicciati
per
carità
,
perché
se
indugi
un
altro
mezzo
minuto
,
son
bell
'
e
morto
.
Pinocchio
esitò
un
poco
:
ma
poi
ricordandosi
che
il
suo
babbo
gli
aveva
detto
tante
volte
che
a
fare
una
buona
azione
non
ci
si
scapita
mai
,
andò
nuotando
a
raggiungere
Alidoro
,
e
,
presolo
per
la
coda
con
tutte
e
due
le
mani
,
lo
portò
sano
e
salvo
sulla
rena
asciutta
del
lido
.
Il
povero
cane
non
si
reggeva
più
in
piedi
.
Aveva
bevuto
,
senza
volerlo
,
tant
'
acqua
salata
,
che
era
gonfiato
come
un
pallone
.
Per
altro
il
burattino
,
non
volendo
fare
a
fidarsi
troppo
,
stimò
cosa
prudente
di
gettarsi
novamente
in
mare
;
e
,
allontanandosi
dalla
spiaggia
,
gridò
all
'
amico
salvato
:
-
Addio
,
Alidoro
,
fai
buon
viaggio
e
tanti
saluti
a
casa
.
-
Addio
,
Pinocchio
,
-
rispose
il
cane
;
-
mille
grazie
di
avermi
liberato
dalla
morte
.
Tu
mi
hai
fatto
un
gran
servizio
:
e
in
questo
mondo
quel
che
è
fatto
è
reso
.
Se
capita
l
'
occasione
,
ci
riparleremo
.
Pinocchio
seguitò
a
nuotare
,
tenendosi
sempre
vicino
alla
terra
.
Finalmente
gli
parve
di
esser
giunto
in
un
luogo
sicuro
;
e
dando
un
'
occhiata
alla
spiaggia
,
vide
sugli
scogli
una
specie
di
grotta
,
dalla
quale
usciva
un
lunghissimo
pennacchio
di
fumo
.
-
In
quella
grotta
,
-
disse
allora
fra
sé
,
-
ci
deve
essere
del
fuoco
.
Tanto
meglio
!
Anderò
a
rasciugarmi
e
a
riscaldarmi
,
e
poi
?
...
E
poi
sarà
quel
che
sarà
.
Presa
questa
risoluzione
,
si
avvicinò
alla
scogliera
;
ma
quando
fu
lì
per
arrampicarsi
,
sentì
qualche
cosa
sotto
l
'
acqua
che
saliva
,
saliva
,
saliva
e
lo
portava
per
aria
.
Tentò
subito
di
fuggire
,
ma
oramai
era
tardi
,
perché
con
sua
grandissima
maraviglia
si
trovò
rinchiuso
dentro
a
una
grossa
rete
in
mezzo
a
un
brulichio
di
pesci
d
'
ogni
forma
e
grandezza
,
che
scodinzolando
si
dibattevano
come
tant
'
anime
disperate
.
E
nel
tempo
stesso
vide
uscire
dalla
grotta
un
pescatore
così
brutto
,
ma
tanto
brutto
,
che
pareva
un
mostro
marino
.
Invece
di
capelli
aveva
sulla
testa
un
cespuglio
foltissimo
di
erba
verde
;
verde
era
la
pelle
del
suo
corpo
,
verdi
gli
occhi
,
verde
la
barba
lunghissima
,
che
gli
scendeva
fin
quaggiù
.
Pareva
un
grosso
ramarro
ritto
su
i
piedi
di
dietro
.
Quando
il
pescatore
ebbe
tirata
fuori
la
rete
dal
mare
,
gridò
tutto
contento
:
-
Provvidenza
benedetta
!
Anch
'
oggi
potrò
fare
una
bella
scorpacciata
di
pesce
!
-
Manco
male
,
che
io
non
sono
un
pesce
!
-
disse
Pinocchio
dentro
di
sé
,
ripigliando
un
po
'
di
coraggio
.
La
rete
piena
di
pesci
fu
portata
dentro
la
grotta
,
una
grotta
buia
e
affumicata
,
in
mezzo
alla
quale
friggeva
una
gran
padella
d
'
olio
,
che
mandava
un
odorino
di
moccolaia
da
mozzare
il
respiro
.
-
Ora
vediamo
un
po
'
che
pesci
abbiamo
presi
!
-
disse
il
pescatore
verde
;
e
ficcando
nella
rete
una
manona
così
spropositata
,
che
pareva
una
pala
da
fornai
,
tirò
fuori
una
manciata
di
triglie
.
-
Buone
queste
triglie
!
-
disse
,
guardandole
e
annusandole
con
compiacenza
.
E
dopo
averle
annusate
,
le
scaraventò
in
una
conca
senz
'
acqua
.
Poi
ripetè
più
volte
la
solita
operazione
;
e
via
via
che
cavava
fuori
gli
altri
pesci
,
sentiva
venirsi
l
'
acquolina
in
bocca
e
gongolando
diceva
:
-
Buoni
questi
naselli
!
...
-
Squisiti
questi
muggini
!
...
-
Deliziose
queste
sogliole
!
...
-
Prelibati
questi
ragnotti
!
...
-
Carine
queste
acciughe
col
capo
!
...
Come
potete
immaginarvelo
,
i
naselli
,
i
muggini
,
le
sogliole
,
i
ragnotti
e
le
acciughe
,
andarono
tutti
alla
rinfusa
nella
conca
,
a
tener
compagnia
alle
triglie
.
L
'
ultimo
che
restò
nella
rete
fu
Pinocchio
.
Appena
il
pescatore
l
'
ebbe
cavato
fuori
,
sgranò
dalla
maraviglia
i
suoi
occhioni
verdi
,
gridando
quasi
impaurito
:
-
Che
razza
di
pesce
è
questo
?
Dei
pesci
fatti
a
questo
modo
non
mi
ricordo
di
averne
mai
mangiati
!
E
tornò
a
guardarlo
attentamente
,
e
dopo
averlo
guardato
ben
bene
per
ogni
verso
,
finì
col
dire
:
-
Ho
già
capito
:
dev
'
essere
un
granchio
di
mare
.
Allora
Pinocchio
mortificato
di
sentirsi
scambiare
per
un
granchio
,
disse
con
accento
risentito
:
-
Ma
che
granchio
e
non
granchio
?
Guardi
come
lei
mi
tratta
!
Io
per
sua
regola
sono
un
burattino
.
-
Un
burattino
?
-
replicò
il
pescatore
.
-
Dico
la
verità
,
il
pesce
burattino
è
per
me
un
pesce
nuovo
!
Meglio
così
!
Ti
mangerò
più
volentieri
.
-
Mangiarmi
?
Ma
la
vuol
capire
che
io
non
sono
un
pesce
?
O
non
sente
che
parlo
,
e
ragiono
come
lei
?
-
è
verissimo
,
-
soggiunse
il
pescatore
,
-
e
siccome
vedo
che
sei
un
pesce
,
che
hai
la
fortuna
di
parlare
e
di
ragionare
,
come
me
,
così
voglio
usarti
anch
'
io
i
dovuti
riguardi
.
-
E
questi
riguardi
sarebbero
?
...
-
In
segno
di
amicizia
e
di
stima
particolare
,
lascerò
a
te
la
scelta
del
come
vuoi
essere
cucinato
.
Desideri
essere
fritto
in
padella
,
oppure
preferisci
di
essere
cotto
nel
tegame
colla
salsa
di
pomidoro
?
-
A
dir
la
verità
,
-
rispose
Pinocchio
,
-
se
io
debbo
scegliere
,
preferisco
piuttosto
di
essere
lasciato
libero
,
per
potermene
tornare
a
casa
mia
.
-
Tu
scherzi
?
Ti
pare
che
io
voglia
perdere
l
'
occasione
di
assaggiare
un
pesce
cosi
raro
?
Non
capita
mica
tutti
i
giorni
un
pesce
burattino
in
questi
mari
.
Lascia
fare
a
me
:
ti
friggerò
in
padella
assieme
a
tutti
gli
altri
pesci
,
e
te
ne
troverai
contento
.
L
'
esser
fritto
in
compagnia
è
sempre
una
consolazione
.
L
'
infelice
Pinocchio
,
a
quest
'
antifona
,
cominciò
a
piangere
,
a
strillare
,
a
raccomandarsi
e
piangendo
diceva
:
-
Quant
'
era
meglio
,
che
fossi
andato
a
scuola
!
...
Ho
voluto
dar
retta
ai
compagni
,
e
ora
la
pago
!
Ih
!
...
Ih
!
...
Ih
!
...
E
perché
si
divincolava
come
un
anguilla
e
faceva
sforzi
incredibili
,
per
isgusciare
dalle
grinfie
del
pescatore
verde
,
questi
prese
una
bella
buccia
di
giunco
,
e
dopo
averlo
legato
per
le
mani
e
per
i
piedi
,
come
un
salame
,
lo
gettò
in
fondo
alla
conca
cogli
altri
.
Poi
,
tirato
fuori
un
vassoiaccio
di
legno
,
pieno
di
farina
,
si
dette
a
infarinare
tutti
quei
pesci
;
e
man
mano
che
li
aveva
infarinati
,
li
buttava
a
friggere
dentro
la
padella
.
I
primi
a
ballare
nell
'
olio
bollente
furono
i
poveri
naselli
:
poi
toccò
ai
ragnotti
,
poi
ai
muggini
,
poi
alle
sogliole
e
alle
acciughe
,
e
poi
venne
la
volta
di
Pinocchio
.
Il
quale
a
vedersi
così
vicino
alla
morte
(
e
che
brutta
morte
!
)
fu
preso
da
tanto
tremito
e
da
tanto
spavento
,
che
non
aveva
più
né
voce
né
fiato
per
raccomandarsi
.
Il
povero
figliuolo
si
raccomandava
cogli
occhi
!
Ma
il
pescatore
verde
,
senza
badarlo
neppure
,
lo
avvoltolò
cinque
o
sei
volte
nella
farina
,
infarinandolo
così
bene
dal
capo
ai
piedi
,
che
pareva
diventato
un
burattino
di
gesso
.
Poi
lo
prese
per
il
capo
,
e
...
Ritorna
a
casa
della
Fata
,
la
quale
gli
promette
che
il
giorno
dopo
non
sarà
più
un
burattino
,
ma
diventerà
un
ragazzo
.
Gran
colazione
di
caffè
-
e
-
latte
per
festeggiare
questo
grande
avvenimento
.
Mentre
il
pescatore
era
proprio
sul
punto
di
buttar
Pinocchio
nella
padella
,
entrò
nella
grotta
un
grosso
cane
condotto
là
dall
'
odore
acutissimo
e
ghiotto
della
frittura
.
-
Passa
via
!
-
gli
gridò
il
pescatore
minacciandolo
e
tenendo
sempre
in
mano
il
burattino
infarinato
.
Ma
il
povero
cane
aveva
una
fame
per
quattro
,
e
mugolando
e
dimenando
la
coda
,
pareva
che
dicesse
:
"
Dammi
un
boccon
di
frittura
e
ti
lascio
in
pace
"
.
-
Passa
via
,
ti
dico
!
-
gli
ripetè
il
pescatore
;
e
allungò
la
gamba
per
tirargli
una
pedata
.
Allora
il
cane
che
,
quando
aveva
fame
davvero
,
non
era
avvezzo
a
lasciarsi
posar
mosche
sul
naso
,
si
rivoltò
ringhioso
al
pescatore
,
mostrandogli
le
sue
terribili
zanne
.
In
quel
mentre
si
udì
nella
grotta
una
vocina
fioca
fioca
,
che
disse
:
-
Salvami
,
Alidoro
!
...
Se
non
mi
salvi
,
son
fritto
!
Il
cane
riconobbe
subito
la
voce
di
Pinocchio
e
si
accorse
con
sua
grandissima
maraviglia
che
la
vocina
era
uscita
da
quel
fagotto
infarinato
che
il
pescatore
teneva
in
mano
.
Allora
che
cosa
fa
?
Spicca
un
gran
lancio
da
terra
,
abbocca
quel
fagotto
infarinato
e
tenendolo
leggermente
coi
denti
,
esce
correndo
dalla
grotta
,
e
via
come
un
baleno
!
Il
pescatore
,
arrabbiatissimo
di
vedersi
strappar
di
mano
un
pesce
,
che
egli
avrebbe
mangiato
tanto
volentieri
,
si
provò
a
rincorrere
il
cane
;
ma
fatti
pochi
passi
,
gli
venne
un
nodo
di
tosse
e
dovè
tornarsene
indietro
.
Intanto
Alidoro
,
ritrovata
che
ebbe
la
viottola
che
conduceva
al
paese
,
si
fermò
e
posò
delicatamente
in
terra
l
'
amico
Pinocchio
.
-
Quanto
ti
debbo
ringraziare
!
-
disse
il
burattino
.
-
Non
c
'
è
bisogno
,
-
replicò
il
cane
.
-
Tu
salvasti
me
,
e
quel
che
è
fatto
,
è
reso
.
Si
sa
:
in
questo
mondo
bisogna
tutti
aiutarsi
l
'
uno
coll
'
altro
.
-
Ma
come
mai
sei
capitato
in
quella
grotta
?
-
Ero
sempre
qui
disteso
sulla
spiaggia
più
morto
che
vivo
,
quando
il
vento
mi
ha
portato
da
lontano
un
odorino
di
frittura
.
Quell
'
odorino
mi
ha
stuzzicato
l
'
appetito
,
e
io
gli
sono
andato
dietro
.
Se
arrivavo
un
minuto
più
tardi
!
...
-
Non
me
lo
dire
!
-
urlò
Pinocchio
che
tremava
ancora
dalla
paura
.
-
Non
me
lo
dire
!
Se
tu
arrivavi
un
minuto
più
tardi
,
a
quest
'
ora
io
ero
bell
'
e
fritto
,
mangiato
e
digerito
.
Brrr
!
...
mi
vengono
i
brividi
soltanto
a
pensarvi
!
...
Alidoro
,
ridendo
,
stese
la
zampa
destra
verso
il
burattino
,
il
quale
gliela
strinse
forte
forte
in
segno
di
grande
amicizia
:
e
dopo
si
lasciarono
.
Il
cane
riprese
la
strada
di
casa
:
e
Pinocchio
,
rimasto
solo
,
andò
a
una
capanna
lì
poco
distante
,
e
domandò
a
un
vecchietto
che
stava
sulla
porta
a
scaldarsi
al
sole
:
-
Dite
,
galantuomo
,
sapete
nulla
di
un
povero
ragazzo
ferito
nel
capo
e
che
si
chiamava
Eugenio
?
...
-
Il
ragazzo
è
stato
portato
da
alcuni
pescatori
in
questa
capanna
,
e
ora
...
Ora
sarà
morto
!
...
-
interruppe
Pinocchio
con
gran
dolore
.
-
No
:
ora
è
vivo
,
ed
è
già
ritornato
a
casa
sua
.
-
Davvero
,
davvero
?
-
gridò
il
burattino
,
saltando
dall
'
allegrezza
.
-
Dunque
la
ferita
non
era
grave
?
-
Ma
poteva
riuscire
gravissima
e
anche
mortale
,
-
rispose
il
vecchietto
,
-
perché
gli
tirarono
sul
capo
un
grosso
libro
rilegato
in
cartone
.
-
E
chi
glielo
tirò
?
-
Un
suo
compagno
di
scuola
:
un
certo
Pinocchio
...
-
E
chi
è
questo
Pinocchio
?
-
domandò
il
burattino
facendo
lo
gnorri
.
-
Dicono
che
sia
un
ragazzaccio
,
un
vagabondo
,
un
vero
rompicollo
...
-
Calunnie
!
Tutte
calunnie
!
-
Lo
conosci
tu
questo
Pinocchio
?
-
Di
vista
!
-
rispose
il
burattino
.
-
E
tu
che
concetto
ne
hai
?
-
gli
chiese
il
vecchietto
.
-
A
me
mi
pare
un
gran
buon
figliuolo
,
pieno
di
voglia
di
studiare
,
ubbidiente
,
affezionato
al
suo
babbo
e
alla
sua
famiglia
...
Mentre
il
burattino
sfilava
a
faccia
fresca
tutte
queste
bugie
,
si
toccò
il
naso
e
si
accorse
che
il
naso
gli
s
'
era
allungato
più
d
'
un
palmo
.
Allora
tutto
impaurito
cominciò
a
gridare
:
-
Non
date
retta
,
galantuomo
,
a
tutto
il
bene
che
ve
ne
ho
detto
:
perché
conosco
benissimo
Pinocchio
e
posso
assicurarvi
anch
'
io
che
è
davvero
un
ragazzaccio
,
un
disubbidiente
e
uno
svogliato
,
che
invece
di
andare
a
scuola
,
va
coi
compagni
a
fare
lo
sbarazzino
!
Appena
ebbe
pronunziate
queste
parole
,
il
suo
naso
raccorcì
e
tornò
della
grandezza
naturale
,
come
era
prima
.
-
E
perché
sei
tutto
bianco
a
codesto
modo
?
-
gli
domandò
a
un
tratto
il
vecchietto
.
-
Vi
dirò
...
senza
avvedermene
,
mi
sono
strofinato
a
un
muro
,
che
era
imbiancato
di
fresco
,
-
rispose
il
burattino
,
vergognandosi
a
confessare
che
lo
avevano
infarinato
come
un
pesce
,
per
poi
friggerlo
in
padella
.
-
O
della
tua
giacchetta
,
dè
tuoi
calzoncini
e
del
tuo
berretto
che
cosa
ne
hai
fatto
?
-
Ho
incontrato
i
ladri
e
mi
hanno
spogliato
.
Dite
,
buon
vecchio
,
non
avreste
per
caso
da
darmi
un
po
'
di
vestituccio
,
tanto
perché
io
possa
ritornare
a
casa
?
-
Ragazzo
mio
,
in
fatto
di
vestiti
,
io
non
ho
che
un
piccolo
sacchetto
,
dove
ci
tengo
i
lupini
.
Se
vuoi
,
piglialo
:
eccolo
là
.
E
Pinocchio
non
se
lo
fece
dire
due
volte
:
prese
subito
il
sacchetto
dei
lupini
che
era
vuoto
,
e
dopo
averci
fatto
colle
forbici
una
piccola
buca
nel
fondo
e
due
buche
dalle
parti
,
se
lo
infilò
a
uso
camicia
.
E
vestito
leggerino
a
quel
modo
,
si
avviò
verso
il
paese
.
Ma
,
lungo
la
strada
,
non
si
sentiva
punto
tranquillo
;
tant
'
è
vero
che
faceva
un
passo
avanti
e
uno
indietro
e
,
discorrendo
da
se
solo
,
andava
dicendo
:
-
Come
farò
a
presentarmi
alla
mia
buona
Fatina
?
Che
dirà
quando
mi
vedrà
?
...
Vorrà
perdonarmi
questa
seconda
birichinata
?
...
Scommetto
che
non
me
la
perdona
!
...
Oh
!
Non
me
la
perdona
di
certo
...
E
mi
sta
il
dovere
:
perché
io
sono
un
monello
che
prometto
sempre
di
correggermi
,
e
non
mantengo
mai
!
...
Arrivò
al
paese
che
era
già
notte
buia
,
e
perché
faceva
tempaccio
e
l
'
acqua
veniva
giù
a
catinelle
,
andò
diritto
diritto
alla
casa
della
Fata
coll
'
animo
risoluto
di
bussare
alla
porta
e
di
farsi
aprire
.
Ma
,
quando
fu
lì
,
sentì
mancarsi
il
coraggio
,
e
invece
di
bussare
si
allontanò
,
correndo
,
una
ventina
di
passi
.
Si
avvicinò
una
seconda
volta
alla
porta
,
e
non
concluse
nulla
:
si
avvicinò
una
terza
volta
,
e
nulla
:
la
quarta
volta
prese
,
tremando
,
il
battente
di
ferro
in
mano
,
e
bussò
un
piccolo
colpettino
.
Aspetta
,
aspetta
,
finalmente
dopo
mezz
'
ora
si
aprì
una
finestra
dell
'
ultimo
piano
(
la
casa
era
di
quattro
piani
)
e
Pinocchio
vide
affacciarsi
una
grossa
Lumaca
,
che
aveva
un
lumicino
acceso
sul
capo
,
la
quale
disse
:
-
Chi
è
a
quest
'
ora
?
-
La
Fata
è
in
casa
?
-
domandò
il
burattino
.
-
La
Fata
dorme
e
non
vuol
essere
svegliata
:
ma
tu
chi
sei
?
-
Sono
io
!
-
Chi
io
?
-
Pinocchio
.
-
Chi
Pinocchio
?
-
Il
burattino
,
quello
che
sta
in
casa
colla
Fata
.
-
Ah
!
ho
capito
,
-
disse
la
Lumaca
.
-
Aspettami
costì
,
che
ora
scendo
giù
e
ti
apro
subito
.
-
Spicciatevi
,
per
carità
,
perché
io
muoio
dal
freddo
.
-
Ragazzo
mio
,
io
sono
una
lumaca
,
e
le
lumache
non
hanno
mai
fretta
.
Intanto
passò
un
'
ora
,
ne
passarono
due
,
e
la
porta
non
si
apriva
:
per
cui
Pinocchio
,
che
tremava
dal
freddo
,
dalla
paura
e
dall
'
acqua
che
aveva
addosso
,
si
fece
cuore
e
bussò
una
seconda
volta
,
e
bussò
più
forte
.
A
quel
secondo
colpo
si
aprì
una
finestra
del
piano
di
sotto
e
si
affacciò
la
solita
Lumaca
.
-
Lumachina
bella
,
-
gridò
Pinocchio
dalla
strada
,
-
sono
due
ore
che
aspetto
!
E
due
ore
,
a
questa
serataccia
,
diventano
più
lunghe
di
due
anni
.
Spicciatevi
,
per
carità
.
-
Ragazzo
mio
-
gli
rispose
dalla
finestra
quella
bestiola
tutta
pace
e
tutta
flemma
,
-
ragazzo
mio
,
io
sono
una
lumaca
,
e
le
lumache
non
hanno
mai
fretta
.
E
la
finestra
si
richiuse
.
Di
lì
a
poco
suonò
la
mezzanotte
:
poi
il
tocco
,
poi
le
due
dopo
mezzanotte
,
e
la
porta
era
sempre
chiusa
.
Allora
Pinocchio
,
perduta
la
pazienza
,
afferrò
con
rabbia
il
battente
della
porta
per
bussare
un
gran
colpo
da
far
rintronare
tutto
il
casamento
:
ma
il
battente
che
era
di
ferro
,
diventò
a
un
tratto
un
'
anguilla
viva
,
che
sgusciandogli
dalle
mani
sparì
nel
rigagnolo
d
'
acqua
in
mezzo
alla
strada
.
-
Ah
,
sì
?
-
gridò
Pinocchio
sempre
più
accecato
dalla
collera
.
-
Se
il
battente
è
sparito
,
io
seguiterò
a
bussare
a
furia
di
calci
.
E
tiratosi
un
poco
indietro
,
lasciò
andare
una
solennissima
pedata
nell
'
uscio
della
casa
.
Il
colpo
fu
così
forte
,
che
il
piede
penetrò
nel
legno
fino
a
mezzo
:
e
quando
il
burattino
si
provò
a
ricavarlo
fuori
,
fu
tutta
fatica
inutile
:
perché
il
piede
c
'
era
rimasto
conficcato
dentro
,
come
un
chiodo
ribadito
.
Figuratevi
il
povero
Pinocchio
!
Dovè
passare
tutto
il
resto
della
notte
con
un
piede
in
terra
e
con
quell
'
altro
per
aria
.
La
mattina
,
sul
far
del
giorno
,
finalmente
la
porta
si
aprì
.
Quella
brava
bestiola
della
Lumaca
,
a
scendere
dal
quarto
piano
fino
all
'
uscio
di
strada
,
ci
aveva
messo
solamente
nove
ore
.
Bisogna
proprio
dire
che
avesse
fatto
una
sudata
!
-
Che
cosa
fate
con
codesto
piede
conficcato
nell
'
uscio
?
-
domandò
ridendo
al
burattino
.
-
E
'
stata
una
disgrazia
.
Vedete
un
po
'
,
Lumachina
bella
,
se
vi
riesce
di
liberarmi
da
questo
supplizio
.
-
Ragazzo
mio
,
così
ci
vuole
un
legnaiolo
,
e
io
non
ho
mai
fatto
la
legnaiola
.
-
Pregate
la
Fata
da
parte
mia
!
...
-
La
Fata
dorme
e
non
vuol
essere
svegliata
.
-
Ma
che
cosa
volete
che
io
faccia
inchiodato
tutto
il
giorno
a
questa
porta
?
-
Divertiti
a
contare
le
formicole
che
passano
per
la
strada
.
-
Portatemi
almeno
qualche
cosa
da
mangiare
,
perché
mi
sento
rifinito
.
-
Subito
!
-
disse
la
Lumaca
.
Difatti
dopo
tre
ore
e
mezzo
Pinocchio
la
vide
tornare
con
un
vassoio
d
'
argento
in
capo
.
Nel
vassoio
c
'
era
un
pane
,
un
pollastro
arrosto
e
quattro
albicocche
mature
.
-
Ecco
la
colazione
che
vi
manda
la
Fata
,
-
disse
la
Lumaca
.
Alla
vista
di
quella
grazia
di
Dio
,
il
burattino
sentì
consolarsi
tutto
.
Ma
quale
fu
il
suo
disinganno
,
quando
incominciando
a
mangiare
,
si
dovè
accorgere
che
il
pane
era
di
gesso
,
il
pollastro
di
cartone
e
le
quattro
albicocche
di
alabastro
,
colorite
al
naturale
.
Voleva
piangere
,
voleva
darsi
alla
disperazione
,
voleva
buttar
via
il
vassoio
e
quel
che
c
'
era
dentro
:
ma
invece
,
o
fosse
il
gran
dolore
o
la
gran
languidezza
di
stomaco
,
fatto
sta
che
cadde
svenuto
.
Quando
si
riebbe
,
si
trovò
disteso
sopra
un
sofà
,
e
la
Fata
era
accanto
a
lui
.
-
Anche
per
questa
volta
ti
perdono
,
-
gli
disse
la
Fata
,
-
ma
guai
a
te
se
me
ne
fai
un
'
altra
delle
tue
!
...
Pinocchio
promise
e
giurò
che
avrebbe
studiato
,
e
che
si
sarebbe
condotto
sempre
bene
.
E
mantenne
la
parola
per
tutto
il
resto
dell
'
anno
.
Difatti
,
agli
esami
delle
vacanze
,
ebbe
l
'
onore
di
essere
il
più
bravo
della
scuola
;
e
i
suoi
portamenti
,
in
generale
,
furono
giudicati
così
lodevoli
e
soddisfacenti
,
che
la
Fata
,
tutta
contenta
,
gli
disse
:
-
Domani
finalmente
il
tuo
desiderio
sarà
appagato
!
-
Cioè
?
-
Domani
finirai
di
essere
un
burattino
di
legno
,
e
diventerai
un
ragazzo
perbene
.
Chi
non
ha
veduto
la
gioia
di
Pinocchio
,
a
questa
notizia
tanto
sospirata
,
non
potrà
mai
figurarsela
.
Tutti
i
suoi
amici
e
compagni
di
scuola
dovevano
essere
invitati
per
il
giorno
dopo
a
una
gran
colazione
in
casa
della
Fata
,
per
festeggiare
insieme
il
grande
avvenimento
:
e
la
Fata
aveva
fatto
preparare
dugento
tazze
di
caffè
-
e
-
latte
e
quattrocento
panini
imburrati
di
sotto
e
di
sopra
.
Quella
giornata
prometteva
d
'
essere
molto
bella
e
molto
allegra
,
ma
...
Disgraziatamente
,
nella
vita
dei
burattini
c
'
è
sempre
un
ma
,
che
sciupa
ogni
cosa
.
Pinocchio
,
invece
di
diventare
un
ragazzo
,
parte
di
nascosto
col
suo
amico
Lucignolo
per
il
Paese
dei
Balocchi
.
Com
'
è
naturale
,
Pinocchio
chiese
subito
alla
Fata
il
permesso
di
andare
in
giro
per
la
città
a
fare
gli
inviti
:
e
la
Fata
gli
disse
:
-
Vai
pure
a
invitare
i
tuoi
compagni
per
la
colazione
di
domani
:
ma
ricordati
di
tornare
a
casa
prima
che
faccia
notte
.
Hai
capito
?
-
Fra
un
'
ora
prometto
di
essere
bell
'
e
ritornato
,
-
replicò
il
burattino
.
-
Bada
,
Pinocchio
!
I
ragazzi
fanno
presto
a
promettere
:
ma
il
più
delle
volte
,
fanno
tardi
a
mantenere
.
-
Ma
io
non
sono
come
gli
altri
:
io
,
quando
dico
una
cosa
,
la
mantengo
.
-
Vedremo
.
Caso
poi
tu
disubbidissi
,
tanto
peggio
per
te
.
-
Perché
?
-
Perché
i
ragazzi
che
non
danno
retta
ai
consigli
di
chi
ne
sa
più
di
loro
,
vanno
sempre
incontro
a
qualche
disgrazia
.
-
E
io
l
'
ho
provato
!
-
disse
Pinocchio
.
-
Ma
ora
non
ci
ricasco
più
!
-
Vedremo
se
dici
il
vero
.
Senza
aggiungere
altre
parole
,
il
burattino
salutò
la
sua
buona
Fata
,
che
era
per
lui
una
specie
di
mamma
,
e
cantando
e
ballando
uscì
fuori
della
porta
di
casa
.
In
poco
più
d
'
un
'
ora
,
tutti
i
suoi
amici
furono
invitati
.
Alcuni
accettarono
subito
e
di
gran
cuore
:
altri
da
principio
si
fecero
un
po
'
pregare
;
ma
quando
seppero
che
i
panini
da
inzuppare
nel
caffè
-
e
-
latte
sarebbero
stati
imburrati
anche
dalla
parte
di
fuori
,
finirono
tutti
col
dire
:
"
Verremo
anche
noi
,
per
farti
piacere
"
.
Ora
bisogna
sapere
che
Pinocchio
,
fra
i
suoi
amici
e
compagni
di
scuola
,
ne
aveva
uno
prediletto
e
carissimo
,
il
quale
si
chiamava
di
nome
Romeo
:
ma
tutti
lo
chiamavano
col
soprannome
di
Lucignolo
,
per
via
del
suo
personalino
asciutto
,
secco
e
allampanato
,
tale
e
quale
come
il
lucignolo
nuovo
di
un
lumino
da
notte
.
Lucignolo
era
il
ragazzo
più
svogliato
e
più
birichino
di
tutta
la
scuola
:
ma
Pinocchio
gli
voleva
un
gran
bene
.
Difatti
andò
subito
a
cercarlo
a
casa
,
per
invitarlo
alla
colazione
,
e
non
lo
trovò
:
tornò
una
seconda
volta
,
e
Lucignolo
non
c
'
era
:
tornò
una
terza
volta
,
e
fece
la
strada
invano
.
Dove
poterlo
ripescare
?
Cerca
di
qua
,
cerca
di
là
,
finalmente
lo
vide
nascosto
sotto
il
portico
di
una
casa
di
contadini
.
-
Che
cosa
fai
costì
?
-
gli
domandò
Pinocchio
,
avvicinandosi
.
-
Aspetto
la
mezzanotte
,
per
partire
...
-
Dove
vai
?
-
Lontano
,
lontano
,
lontano
!
-
E
io
che
son
venuto
a
cercarti
a
casa
tre
volte
!
...
-
Che
cosa
volevi
da
me
?
-
Non
sai
il
grande
avvenimento
?
Non
sai
la
fortuna
che
mi
è
toccata
?
-
Quale
?
-
Domani
finisco
di
essere
un
burattino
e
divento
un
ragazzo
come
te
,
e
come
tutti
gli
altri
.
-
Buon
pro
ti
faccia
.
-
Domani
,
dunque
,
ti
aspetto
a
colazione
a
casa
mia
.
-
Ma
se
ti
dico
che
parto
questa
sera
.
-
A
che
ora
?
-
Fra
poco
.
-
E
dove
vai
?
-
Vado
ad
abitare
in
un
paese
...
che
è
il
più
bel
paese
di
questo
mondo
:
una
vera
cuccagna
!
...
-
E
come
si
chiama
?
-
Si
chiama
il
Paese
dei
Balocchi
.
Perché
non
vieni
anche
tu
?
-
Io
?
no
davvero
!
-
Hai
torto
,
Pinocchio
!
Credilo
a
me
che
,
se
non
vieni
,
te
ne
pentirai
.
Dove
vuoi
trovare
un
paese
più
salubre
per
noialtri
ragazzi
?
Lì
non
vi
sono
scuole
:
lì
non
vi
sono
maestri
:
lì
non
vi
sono
libri
.
In
quel
paese
benedetto
non
si
studia
mai
.
Il
giovedì
non
si
fa
scuola
:
e
ogni
settimana
è
composta
di
sei
giovedì
e
di
una
domenica
.
Figurati
che
le
vacanze
dell
'
autunno
cominciano
col
primo
di
gennaio
e
finiscono
coll
'
ultimo
di
dicembre
.
Ecco
un
paese
,
come
piace
veramente
a
me
!
Ecco
come
dovrebbero
essere
tutti
i
paesi
civili
!
...
-
Ma
come
si
passano
le
giornate
nel
Paese
dei
Balocchi
?
-
Si
passano
baloccandosi
e
divertendosi
dalla
mattina
alla
sera
.
La
sera
poi
si
va
a
letto
,
e
la
mattina
dopo
si
ricomincia
daccapo
.
Che
te
ne
pare
?
-
Uhm
!
...
-
fece
Pinocchio
:
e
tentennò
leggermente
il
capo
,
come
dire
:
"
è
una
vita
che
farei
volentieri
anch
'
io
!
"
.
-
Dunque
,
vuoi
partire
con
me
?
Sì
o
no
?
Risolviti
.
-
No
,
no
,
no
e
poi
no
.
Oramai
ho
promesso
alla
mia
buona
Fata
di
diventare
un
ragazzo
perbene
,
e
voglio
mantenere
la
promessa
.
Anzi
,
siccome
vedo
che
il
sole
va
sotto
,
così
ti
lascio
subito
e
scappo
via
.
Dunque
addio
e
buon
viaggio
.
-
Dove
corri
con
tanta
furia
?
-
A
casa
.
La
mia
buona
Fata
vuole
che
ritorni
prima
di
notte
.
-
Aspetta
altri
due
minuti
.
-
Faccio
troppo
tardi
.
-
Due
minuti
soli
.
-
E
se
poi
la
Fata
mi
grida
?
-
Lasciala
gridare
.
Quando
avrà
gridato
ben
bene
,
si
cheterà
,
-
disse
quella
birba
di
Lucignolo
.
-
E
come
fai
?
Parti
solo
o
in
compagnia
?
-
Solo
?
Saremo
più
di
cento
ragazzi
.
-
E
il
viaggio
lo
fate
a
piedi
?
-
A
mezzanotte
passerà
di
qui
il
carro
che
ci
deve
prendere
e
condurre
fin
dentro
ai
confini
di
quel
fortunatissimo
paese
.
-
Che
cosa
pagherei
che
ora
fosse
mezzanotte
!
...
-
Perché
?
-
Per
vedervi
partire
tutti
insieme
.
-
Rimani
qui
un
altro
poco
e
ci
vedrai
.
-
No
,
no
:
voglio
ritornare
a
casa
.
-
Aspetta
altri
due
minuti
.
-
Ho
indugiato
anche
troppo
.
La
Fata
starà
in
pensiero
per
me
.
-
Povera
Fata
!
Che
ha
paura
forse
che
ti
mangino
i
pipistrelli
?
-
Ma
dunque
,
-
soggiunse
Pinocchio
,
-
tu
sei
veramente
sicuro
che
in
quel
paese
non
ci
sono
punte
scuole
?
...
-
Neanche
l
'
ombra
.
-
E
nemmeno
maestri
?
...
-
Nemmen
'
uno
.
-
E
non
c
'
è
mai
l
'
obbligo
di
studiare
?
-
Mai
,
mai
,
mai
!
-
Che
bel
paese
!
-
disse
Pinocchio
,
sentendo
venirsi
l
'
acquolina
in
bocca
.
-
Che
bel
paese
!
Io
non
ci
sono
stato
mai
,
ma
me
lo
figuro
!
...
-
Perché
non
vieni
anche
tu
?
-
E
inutile
che
tu
mi
tenti
!
Oramai
ho
promesso
alla
mia
buona
Fata
di
diventare
un
ragazzo
di
giudizio
,
e
non
voglio
mancare
alla
parola
.
-
Dunque
addio
,
e
salutami
tanto
le
scuole
ginnasiali
!
...
E
anche
quelle
liceali
,
se
le
incontri
per
la
strada
.
-
Addio
,
Lucignolo
:
fai
buon
viaggio
,
divertiti
e
rammentati
qualche
volta
degli
amici
.
Ciò
detto
,
il
burattino
fece
due
passi
in
atto
di
andarsene
:
ma
poi
,
fermandosi
e
voltandosi
all
'
amico
,
gli
domandò
:
-
Ma
sei
proprio
sicuro
che
in
quel
paese
tutte
le
settimane
sieno
composte
di
sei
giovedì
e
di
una
domenica
?
-
Sicurissimo
.
-
Ma
lo
sai
di
certo
che
le
vacanze
abbiano
principio
col
primo
di
gennaio
e
finiscano
coll
'
ultimo
di
dicembre
?
-
Di
certissimo
!
-
Che
bel
paese
!
-
ripetè
Pinocchio
,
sputando
dalla
soverchia
consolazione
.
Poi
,
fatto
un
animo
risoluto
,
soggiunse
in
fretta
e
furia
:
-
Dunque
,
addio
davvero
:
e
buon
viaggio
.
-
Addio
.
-
Fra
quanto
partirete
?
-
Fra
due
ore
!
-
Peccato
!
Se
alla
partenza
mancasse
un
'
ora
sola
,
sarei
quasi
quasi
capace
di
aspettare
.
-
E
la
Fata
?
...
-
Oramai
ho
fatto
tardi
!
...
E
tornare
a
casa
un
'
ora
prima
o
un
'
ora
dopo
,
è
lo
stesso
.
-
Povero
Pinocchio
!
E
se
la
Fata
ti
grida
?
-
Pazienza
!
La
lascerò
gridare
.
Quando
avrà
gridato
ben
bene
,
si
cheterà
.
Intanto
si
era
già
fatta
notte
e
notte
buia
:
quando
a
un
tratto
videro
muoversi
in
lontananza
un
lumicino
...
e
sentirono
un
suono
di
bubboli
e
uno
squillo
di
trombetta
,
così
piccolino
e
soffocato
,
che
pareva
il
sibilo
di
una
zanzara
!
-
Eccolo
!
-
gridò
Lucignolo
,
rizzandosi
in
piedi
.
-
Chi
è
?
-
domandò
sottovoce
Pinocchio
.
-
E
'
il
carro
che
viene
a
prendermi
.
Dunque
,
vuoi
venire
,
sì
o
no
?
-
Ma
è
proprio
vero
,
-
domandò
il
burattino
,
-
che
in
quel
paese
i
ragazzi
non
hanno
mai
l
'
obbligo
di
studiare
?
-
Mai
,
mai
,
mai
!
-
Che
bel
paese
!
...
che
bel
paese
!
...
che
bel
paese
!
...
Dopo
cinque
mesi
di
cuccagna
,
Pinocchio
,
con
sua
grande
maraviglia
,
sente
spuntarsi
un
bel
paio
d
'
orecchie
asinine
e
diventa
un
ciuchino
,
con
la
coda
e
tutto
.
Finalmente
il
carro
arrivò
:
e
arrivò
senza
fare
il
più
piccolo
rumore
,
perché
le
sue
ruote
erano
fasciate
di
stoppa
e
di
cenci
.
Lo
tiravano
dodici
pariglie
di
ciuchini
,
tutti
della
medesima
grandezza
,
ma
di
diverso
pelame
.
Alcuni
erano
bigi
,
altri
bianchi
,
altri
brizzolati
a
uso
pepe
e
sale
,
e
altri
rigati
a
grandi
strisce
gialle
e
turchine
.
Ma
la
cosa
più
singolare
era
questa
:
che
quelle
dodici
pariglie
,
ossia
quei
ventiquattro
ciuchini
,
invece
di
essere
ferrati
come
tutti
le
altre
bestie
da
tiro
o
da
soma
,
avevano
ai
piedi
degli
stivali
da
uomo
di
vacchetta
bianca
.
E
il
conduttore
del
carro
?
...
Figuratevi
un
omino
più
largo
che
lungo
,
tenero
e
untuoso
come
una
palla
di
burro
,
con
un
visino
di
melarosa
,
una
bocchina
che
rideva
sempre
e
una
voce
sottile
e
carezzevole
,
come
quella
d
'
un
gatto
che
si
raccomanda
al
buon
cuore
della
padrona
di
casa
.
Tutti
i
ragazzi
,
appena
lo
vedevano
,
ne
restavano
innamorati
e
facevano
a
gara
nel
montare
sul
suo
carro
,
per
essere
condotti
da
lui
in
quella
vera
cuccagna
conosciuta
nella
carta
geografica
col
seducente
nome
di
Paese
dei
Balocchi
.
Difatti
il
carro
era
già
tutto
pieno
di
ragazzetti
fra
gli
otto
e
i
dodici
anni
,
ammonticchiati
gli
uni
sugli
altri
,
come
tante
acciughe
nella
salamoia
.
Stavano
male
,
stavano
pigiati
,
non
potevano
quasi
respirare
:
ma
nessuno
diceva
ohi
!
,
nessuno
si
lamentava
.
La
consolazione
di
sapere
che
fra
poche
ore
sarebbero
giunti
in
un
paese
,
dove
non
c
'
erano
né
libri
,
né
scuole
,
né
maestri
,
li
rendeva
così
contenti
e
rassegnati
,
che
non
sentivano
né
i
disagi
,
né
gli
strapazzi
,
né
la
fame
,
né
la
sete
,
né
il
sonno
.
Appena
che
il
carro
si
fu
fermato
,
l
'
omino
si
volse
a
Lucignolo
e
con
mille
smorfie
e
mille
manierine
,
gli
domandò
sorridendo
:
-
Dimmi
,
mio
bel
ragazzo
,
vuoi
venire
anche
tu
in
quel
fortunato
paese
?
-
Sicuro
che
ci
voglio
venire
.
-
Ma
ti
avverto
,
carino
mio
,
che
nel
carro
non
c
'
è
più
posto
.
Come
vedi
,
è
tutto
pieno
!
...
-
Pazienza
!
-
replicò
Lucignolo
,
-
se
non
c
'
è
posto
dentro
,
io
mi
adatterò
a
star
seduto
sulle
stanghe
del
carro
.
E
spiccato
un
salto
,
montò
a
cavalcioni
sulle
stanghe
.
-
E
tu
,
amor
mio
?
...
-
disse
l
'
omino
volgendosi
tutto
complimentoso
a
Pinocchio
.
-
Che
intendi
fare
?
Vieni
con
noi
,
o
rimani
?
...
-
Io
rimango
,
-
rispose
Pinocchio
.
-
Io
voglio
tornarmene
a
casa
mia
:
voglio
studiare
e
voglio
farmi
onore
alla
scuola
,
come
fanno
tutti
i
ragazzi
perbene
.
-
Buon
pro
ti
faccia
!
-
Pinocchio
!
-
disse
allora
Lucignolo
.
-
Dai
retta
a
me
:
vieni
via
con
noi
e
staremo
allegri
.
-
No
,
no
,
no
!
-
Vieni
via
con
noi
e
staremo
allegri
,
-
gridarono
altre
quattro
voci
di
dentro
al
carro
.
-
Vieni
via
con
noi
e
staremo
allegri
,
-
urlarono
tutte
insieme
un
centinaio
di
voci
di
dentro
al
carro
.
-
E
se
vengo
con
voi
,
che
cosa
dirà
la
mia
buona
Fata
?
-
disse
il
burattino
che
cominciava
a
intenerirsi
e
a
ciurlar
nel
manico
.
-
Non
ti
fasciare
il
capo
con
tante
melanconie
.
Pensa
che
andiamo
in
un
paese
dove
saremo
padroni
di
fare
il
chiasso
dalla
mattina
alla
sera
!
Pinocchio
non
rispose
:
ma
fece
un
sospiro
:
poi
fece
un
altro
sospiro
:
poi
un
terzo
sospiro
;
finalmente
disse
:
-
Fatemi
un
po
'
di
posto
:
voglio
venire
anch
'
io
!
...
-
I
posti
son
tutti
pieni
,
-
replicò
l
'
omino
,
-
ma
per
mostrarti
quanto
sei
gradito
,
posso
cederti
il
mio
posto
a
cassetta
...
-
E
voi
?
...
-
E
io
farò
la
strada
a
piedi
.
-
No
,
davvero
,
che
non
lo
permetto
.
Preferisco
piuttosto
di
salire
in
groppa
a
qualcuno
di
questi
ciuchini
!
-
gridò
Pinocchio
.
Detto
fatto
,
si
avvicinò
al
ciuchino
manritto
della
prima
pariglia
e
fece
l
'
atto
di
volerlo
cavalcare
:
ma
la
bestiola
,
voltandosi
a
secco
,
gli
dette
una
gran
musata
nello
stomaco
e
lo
gettò
a
gambe
all
'
aria
.
Figuratevi
la
risatona
impertinente
e
sgangherata
di
tutti
quei
ragazzi
presenti
alla
scena
.
Ma
l
'
omino
non
rise
.
Si
accostò
pieno
di
amorevolezza
al
ciuchino
ribelle
,
e
,
facendo
finta
di
dargli
un
bacio
,
gli
staccò
con
un
morso
la
metà
dell
'
orecchio
destro
.
Intanto
Pinocchio
,
rizzatosi
da
terra
tutto
infuriato
,
schizzò
con
un
salto
sulla
groppa
di
quel
povero
animale
.
E
il
salto
fu
così
bello
,
che
i
ragazzi
,
smesso
di
ridere
,
cominciarono
a
urlare
:
"
Viva
Pinocchio
!
"
e
a
fare
una
smanacciata
di
applausi
,
che
non
finivano
più
.
Quand
'
ecco
che
all
'
improvviso
il
ciuchino
alzò
tutt
'
e
due
le
gambe
di
dietro
,
e
dando
una
fortissima
sgropponata
,
scaraventò
il
povero
burattino
in
mezzo
alla
strada
sopra
un
monte
di
ghiaia
.
Allora
grandi
risate
daccapo
:
ma
l
'
omino
,
invece
di
ridere
,
si
sentì
preso
da
tanto
amore
per
quell
'
irrequieto
asinello
,
che
,
con
un
bacio
,
gli
portò
via
di
netto
la
metà
di
quell
'
altro
orecchio
.
Poi
disse
al
burattino
:
-
Rimonta
pure
a
cavallo
e
non
aver
paura
.
Quel
ciuchino
aveva
qualche
grillo
per
il
capo
:
ma
io
gli
ho
detto
due
paroline
negli
orecchi
e
spero
di
averlo
reso
mansueto
e
ragionevole
.
Pinocchio
montò
:
e
il
carro
cominciò
a
muoversi
:
ma
nel
tempo
che
i
ciuchini
galoppavano
e
che
il
carro
correva
sui
ciotoli
della
via
maestra
,
gli
parve
al
burattino
di
sentire
una
voce
sommessa
e
appena
intelligibile
,
che
gli
disse
:
-
Povero
gonzo
!
Hai
voluto
fare
a
modo
tuo
,
ma
te
ne
pentirai
!
Pinocchio
,
quasi
impaurito
,
guardò
di
qua
e
di
là
,
per
conoscere
da
qual
parte
venissero
queste
parole
;
ma
non
vide
nessuno
:
i
ciuchini
galoppavano
,
il
carro
correva
,
i
ragazzi
dentro
al
carro
dormivano
,
Lucignolo
russava
come
un
ghiro
e
l
'
omino
seduto
a
cassetta
,
canterellava
fra
i
denti
:
Tutti
la
notte
dormono
E
io
non
dormo
mai
...
Fatto
un
altro
mezzo
chilometro
,
Pinocchio
sentì
la
solita
vocina
fioca
che
gli
disse
:
-
Tienlo
a
mente
,
grullerello
!
I
ragazzi
che
smettono
di
studiare
e
voltano
le
spalle
ai
libri
,
alle
scuole
e
ai
maestri
,
per
darsi
interamente
ai
balocchi
e
ai
divertimenti
,
non
possono
far
altro
che
una
fine
disgraziata
!
...
Io
lo
so
per
prova
!
...
E
te
lo
posso
dire
!
Verrà
un
giorno
che
piangerai
anche
tu
,
come
oggi
piango
io
...
ma
allora
sarà
tardi
!
...
A
queste
parole
bisbigliate
sommessamente
,
il
burattino
,
spaventato
più
che
mai
,
saltò
giù
dalla
groppa
della
cavalcatura
e
andò
a
prendere
il
suo
ciuchino
per
il
muso
.
E
immaginatevi
come
restò
,
quando
s
'
accorse
che
il
suo
ciuchino
piangeva
...
e
piangeva
proprio
come
un
ragazzo
!
-
Ehi
,
signor
omino
,
-
gridò
allora
Pinocchio
al
padrone
del
carro
,
-
sapete
che
cosa
c
'
è
di
nuovo
?
Questo
ciuchino
piange
.
-
Lascialo
piangere
:
riderà
quando
sarà
sposo
-
Ma
che
forse
gli
avete
insegnato
anche
a
parlare
?
-
No
:
ha
imparato
da
sé
a
borbottare
qualche
parola
,
essendo
stato
tre
anni
in
una
compagnia
di
cani
ammaestrati
.
-
Povera
bestia
!
...
-
Via
,
via
,
-
disse
l
'
omino
,
-
non
perdiamo
il
nostro
tempo
a
veder
piangere
un
ciuco
.
Rimonta
a
cavallo
,
e
andiamo
:
la
notte
è
fresca
e
la
strada
è
lunga
.
Pinocchio
obbedì
senza
rifiatare
.
Il
carro
riprese
la
sua
corsa
:
e
la
mattina
,
sul
far
dell
'
alba
,
arrivarono
felicemente
nel
Paese
dei
Balocchi
.
Questo
paese
non
somigliava
a
nessun
altro
paese
del
mondo
.
La
sua
popolazione
era
tutta
composta
di
ragazzi
.
I
più
vecchi
avevano
quattordici
anni
:
i
più
giovani
ne
avevano
otto
appena
.
Nelle
strade
,
un
'
allegria
,
un
chiasso
,
uno
strillio
da
levar
di
cervello
!
Branchi
di
monelli
dappertutto
.
Chi
giocava
alle
noci
,
chi
alle
piastrelle
,
chi
alla
palla
,
chi
andava
in
velocipede
,
chi
sopra
a
un
cavallino
di
legno
;
questi
facevano
a
mosca
-
cieca
,
quegli
altri
si
rincorrevano
;
altri
,
vestiti
da
pagliacci
,
mangiavano
la
stoppa
accesa
:
chi
recitava
,
chi
cantava
,
chi
faceva
i
salti
mortali
,
chi
si
divertiva
a
camminare
colle
mani
in
terra
e
colle
gambe
in
aria
;
chi
mandava
il
cerchio
,
chi
passeggiava
vestito
da
generale
coll
'
elmo
di
foglio
e
lo
squadrone
di
cartapesta
;
chi
rideva
,
chi
urlava
,
chi
chiamava
,
chi
batteva
le
mani
,
chi
fischiava
,
chi
rifaceva
il
verso
alla
gallina
quando
ha
fatto
l
'
ovo
;
insomma
un
tal
pandemonio
,
un
tal
passeraio
,
un
tal
baccano
indiavolato
,
da
doversi
mettere
il
cotone
negli
orecchi
per
non
rimanere
assorditi
.
Su
tutte
le
piazze
si
vedevano
teatrini
di
tela
,
affollati
di
ragazzi
dalla
mattina
alla
sera
,
e
su
tutti
i
muri
delle
case
si
leggevano
scritte
col
carbone
delle
bellissime
cose
come
queste
:
Viva
i
balocci
(
invece
di
balocchi
)
:
non
voglamo
più
schole
(
invece
di
non
vogliamo
più
scuole
)
:
abbasso
Larin
Metica
(
invece
di
l
'
aritmetica
)
e
altri
fiori
consimili
.
Pinocchio
,
Lucignolo
e
tutti
gli
altri
ragazzi
,
che
avevano
fatto
il
viaggio
coll
'
omino
,
appena
ebbero
messo
il
piede
dentro
la
città
,
si
ficcarono
subito
in
mezzo
alla
gran
baraonda
,
e
in
pochi
minuti
,
come
è
facile
immaginarselo
,
diventarono
gli
amici
di
tutti
.
Chi
più
felice
,
chi
più
contento
di
loro
?
In
mezzo
ai
continui
spassi
e
agli
svariati
divertimenti
,
le
ore
,
i
giorni
,
le
settimane
,
passavano
come
tanti
baleni
.
-
Oh
!
che
bella
vita
!
-
diceva
Pinocchio
tutte
le
volte
che
per
caso
s
'
imbatteva
in
Lucignolo
.
-
Vedi
,
dunque
,
se
avevo
ragione
?
...
-
ripigliava
quest
'
ultimo
.
-
E
dire
che
tu
non
volevi
partire
!
E
pensare
che
t
'
eri
messo
in
capo
di
tornartene
a
casa
dalla
tua
Fata
,
per
perdere
il
tempo
a
studiare
!
....
Se
oggi
ti
sei
liberato
dalla
noia
dei
libri
e
delle
scuole
,
lo
devi
a
me
,
ai
miei
consigli
,
alle
mie
premure
,
ne
convieni
?
Non
vi
sono
che
i
veri
amici
che
sappiano
rendere
di
questi
grandi
favori
.
-
E
'
vero
,
Lucignolo
!
Se
oggi
io
sono
un
ragazzo
veramente
contento
,
è
tutto
merito
tuo
.
E
il
maestro
,
invece
,
sai
che
cosa
mi
diceva
,
parlando
di
te
?
Mi
diceva
sempre
:
"
Non
praticare
quella
birba
di
Lucignolo
perché
Lucignolo
è
un
cattivo
compagno
e
non
può
consigliarti
altro
che
a
far
del
male
!..."
.
-
Povero
maestro
!
-
replicò
l
'
altro
tentennando
il
capo
.
-
Lo
so
purtroppo
che
mi
aveva
a
noia
e
che
si
divertiva
sempre
a
calunniarmi
,
ma
io
sono
generoso
e
gli
perdono
!
-
Anima
grande
!
-
disse
Pinocchio
,
abbracciando
affettuosamente
l
'
amico
e
dandogli
un
bacio
in
mezzo
agli
occhi
.
Intanto
era
già
da
cinque
mesi
che
durava
questa
bella
cuccagna
di
baloccarsi
e
di
divertirsi
le
giornate
intere
,
senza
mai
vedere
in
faccia
né
un
libro
,
né
una
scuola
,
quando
una
mattina
Pinocchio
,
svegliandosi
,
ebbe
,
come
si
suol
dire
,
una
gran
brutta
sorpresa
che
lo
messe
proprio
di
malumore
.
A
Pinocchio
gli
vengono
gli
orecchi
di
ciuco
,
e
poi
diventa
un
ciuchino
vero
e
comincia
a
ragliare
.
E
questa
sorpresa
quale
fu
?
Ve
lo
dirò
io
,
miei
cari
e
piccoli
lettori
:
la
sorpresa
fu
che
Pinocchio
,
svegliandosi
,
gli
venne
fatto
naturalmente
di
grattarsi
il
capo
;
e
nel
grattarsi
il
capo
si
accorse
...
Indovinate
un
po
'
di
che
cosa
si
accorse
?
Si
accorse
con
sua
grandissima
maraviglia
che
gli
orecchi
gli
erano
cresciuti
più
d
'
un
palmo
.
Voi
sapete
che
il
burattino
,
fin
dalla
nascita
,
aveva
gli
orecchi
piccini
piccini
:
tanto
piccini
che
,
a
occhio
nudo
,
non
si
vedevano
neppure
!
Immaginatevi
dunque
come
restò
,
quando
si
poté
scorgere
che
i
suoi
orecchi
,
durante
la
notte
,
erano
così
allungati
,
che
parevano
due
spazzole
di
padule
.
Andò
subito
in
cerca
di
uno
specchio
,
per
potersi
vedere
:
ma
non
trovando
uno
specchio
,
empì
d
'
acqua
la
catinella
del
lavamano
,
e
specchiandovisi
dentro
,
vide
quel
che
non
avrebbe
mai
voluto
vedere
:
vide
,
cioè
,
la
sua
immagine
abbellita
di
un
magnifico
paio
di
orecchi
asinini
.
Lascio
pensare
a
voi
il
dolore
,
la
vergogna
e
la
disperazione
del
povero
Pinocchio
!
Cominciò
a
piangere
,
a
strillare
,
a
battere
la
testa
nel
muro
:
ma
quanto
più
si
disperava
,
e
più
i
suoi
orecchi
crescevano
,
crescevano
e
diventavano
pelosi
verso
la
cima
.
Al
rumore
di
quelle
grida
acutissime
,
entrò
nella
stanza
una
bella
Marmottina
,
che
abitava
il
piano
di
sopra
:
la
quale
,
vedendo
il
burattino
in
così
grandi
smanie
,
gli
domandò
premurosamente
:
-
Che
cos
'
hai
,
mio
caro
casigliano
?
-
Sono
malato
,
Marmottina
mia
,
molto
malato
...
e
malato
d
'
una
malattia
che
mi
fa
paura
!
Te
ne
intendi
tu
del
polso
?
-
Un
pochino
.
-
Senti
dunque
se
per
caso
avessi
la
febbre
.
La
Marmottina
alzò
la
zampa
destra
davanti
:
e
dopo
aver
tastato
il
polso
di
Pinocchio
gli
disse
sospirando
:
-
Amico
mio
,
mi
dispiace
doverti
dare
una
cattiva
notizia
!
...
-
Cioè
?
-
Tu
hai
una
gran
brutta
febbre
!
...
-
E
che
febbre
sarebbe
?
-
E
'
la
febbre
del
somaro
.
-
Non
la
capisco
questa
febbre
!
-
rispose
il
burattino
,
che
l
'
aveva
pur
troppo
capita
.
-
Allora
te
la
spiegherò
io
,
-
soggiunse
la
Marmottina
.
-
Sappi
dunque
che
fra
due
o
tre
ore
tu
non
sarai
più
burattino
,
né
un
ragazzo
...
-
E
che
cosa
sarò
?
-
Fra
due
o
tre
ore
,
tu
diventerai
un
ciuchino
vero
e
proprio
,
come
quelli
che
tirano
il
carretto
e
che
portano
i
cavoli
e
l
'
insalata
al
mercato
.
-
Oh
!
Povero
me
!
Povero
me
!
-
gridò
Pinocchio
pigliandosi
con
le
mani
tutt
'
e
due
gli
orecchi
,
e
tirandoli
e
strapazzandoli
rabbiosamente
,
come
se
fossero
gli
orecchi
di
un
altro
.
-
Caro
mio
,
-
replicò
la
Marmottina
per
consolarlo
,
-
che
cosa
ci
vuoi
tu
fare
?
Oramai
è
destino
.
Oramai
è
scritto
nei
decreti
della
sapienza
,
che
tutti
quei
ragazzi
svogliati
che
,
pigliando
a
noia
i
libri
,
le
scuole
e
i
maestri
,
passano
le
loro
giornate
in
balocchi
,
in
giochi
e
in
divertimenti
,
debbano
finire
prima
o
poi
col
trasformarsi
in
tanti
piccoli
somari
.
-
Ma
davvero
è
proprio
così
?
-
domandò
singhiozzando
il
burattino
.
-
Purtroppo
è
cosi
!
E
ora
i
pianti
sono
inutili
.
Bisognava
pensarci
prima
!
-
Ma
la
colpa
non
è
mia
:
la
colpa
,
credilo
,
Marmottina
,
è
tutta
di
Lucignolo
!
...
-
E
chi
è
questo
Lucignolo
!
...
-
Un
mio
compagno
di
scuola
.
Io
volevo
tornare
a
casa
:
io
volevo
essere
ubbidiente
:
io
volevo
seguitare
a
studiare
e
a
farmi
onore
...
ma
Lucignolo
mi
disse
:
"
Perché
vuoi
annoiarti
a
studiare
?
Perché
vuoi
andare
alla
scuola
?
Vieni
piuttosto
con
me
,
nel
Paese
dei
Balocchi
:
lì
non
studieremo
più
:
lì
ci
divertiremo
dalla
mattina
alla
sera
e
staremo
sempre
allegri
"
.
-
E
perché
seguisti
il
consiglio
di
quel
falso
amico
?
di
quel
cattivo
compagno
?
-
Perché
?
...
Perché
,
Marmottina
mia
,
io
sono
un
burattino
senza
giudizio
...
e
senza
cuore
.
Oh
!
se
avessi
avuto
un
zinzino
di
cuore
,
non
avrei
mai
abbandonato
quella
buona
Fata
,
che
mi
voleva
bene
come
una
mamma
e
che
aveva
fatto
tanto
per
me
!
...
E
a
quest
'
ora
non
sarei
più
un
burattino
...
ma
sarei
invece
un
ragazzino
a
modo
,
come
ce
n
'
è
tanti
!
Oh
!
...
ma
se
incontro
Lucignolo
,
guai
a
lui
!
Gliene
voglio
dire
un
sacco
e
una
sporta
!
E
fece
l
'
atto
di
volere
uscire
.
Ma
quando
fu
sulla
porta
,
si
ricordò
che
aveva
gli
orecchi
d
'
asino
,
e
vergognandosi
di
mostrarli
al
pubblico
,
che
cosa
inventò
?
...
Prese
un
gran
berretto
di
cotone
,
e
,
ficcatoselo
in
testa
,
se
lo
ingozzò
fin
sotto
la
punta
del
naso
.
Poi
uscì
:
e
si
dette
a
cercar
Lucignolo
dappertutto
.
Lo
cercò
nelle
strade
,
nelle
piazze
,
nei
teatrini
,
in
ogni
luogo
:
ma
non
lo
trovò
.
Ne
chiese
notizia
a
quanti
incontrò
per
la
via
,
ma
nessuno
l
'
aveva
veduto
.
Allora
andò
a
cercarlo
a
casa
:
e
arrivato
alla
porta
bussò
.
-
Chi
è
?
-
domandò
Lucignolo
di
dentro
.
-
Sono
io
!
-
rispose
il
burattino
.
-
Aspetta
un
poco
,
e
ti
aprirò
.
Dopo
mezz
'
ora
la
porta
si
aprì
:
e
figuratevi
come
restò
Pinocchio
quando
,
entrando
nella
stanza
,
vide
il
suo
amico
Lucignolo
con
un
gran
berretto
di
cotone
in
testa
,
che
gli
scendeva
fin
sotto
il
naso
.
Alla
vista
di
quel
berretto
,
Pinocchio
sentì
quasi
consolarsi
e
pensò
subito
dentro
di
sé
:
"
Che
l
'
amico
sia
malato
della
mia
medesima
malattia
?
Che
abbia
anche
lui
la
febbre
del
ciuchino
?..."
E
facendo
finta
di
non
essersi
accorto
di
nulla
,
gli
domandò
sorridendo
:
-
Come
stai
,
mio
caro
Lucignolo
?
-
Benissimo
:
come
un
topo
in
una
forma
di
cacio
parmigiano
.
-
Lo
dici
proprio
sul
serio
?
-
E
perché
dovrei
dirti
una
bugia
?
-
Scusami
,
amico
:
e
allora
perché
tieni
in
capo
codesto
berretto
di
cotone
che
ti
cuopre
tutti
gli
orecchi
?
-
Me
l
'
ha
ordinato
il
medico
,
perché
mi
sono
fatto
male
a
questo
ginocchio
.
E
tu
,
caro
burattino
,
perché
porti
codesto
berretto
di
cotone
ingozzato
fin
sotto
il
naso
?
-
Me
l
'
ha
ordinato
il
medico
,
perche
mi
sono
sbucciato
un
piede
.
-
Oh
!
povero
Pinocchio
!
...
-
Oh
!
povero
Lucignolo
!
...
A
queste
parole
tenne
dietro
un
lunghissimo
silenzio
,
durante
il
quale
i
due
amici
non
fecero
altro
che
guardarsi
fra
loro
in
atto
di
canzonatura
.
Finalmente
il
burattino
,
con
una
vocina
melliflua
e
flautata
,
disse
al
suo
compagno
:
-
Levami
una
curiosità
,
mio
caro
Lucignolo
:
hai
mai
sofferto
di
malattia
agli
orecchi
?
-
Mai
!
...
E
tu
?
-
Mai
!
Per
altro
da
questa
mattina
in
poi
ho
un
orecchio
,
che
mi
fa
spasimare
.
-
Ho
lo
stesso
male
anch
'
io
.
-
Anche
tu
?
...
E
qual
è
l
'
orecchio
che
ti
duole
?
-
Tutt
'
e
due
.
E
tu
?
-
Tutt
'
e
due
.
Che
sia
la
medesima
malattia
?
-
Ho
paura
di
sì
?
-
Vuoi
farmi
un
piacere
,
Lucignolo
?
-
Volentieri
!
Con
tutto
il
cuore
.
-
Mi
fai
vedere
i
tuoi
orecchi
?
-
Perché
no
?
Ma
prima
voglio
vedere
i
tuoi
,
caro
Pinocchio
.
-
No
:
il
primo
devi
essere
tu
.
-
No
,
carino
!
Prima
tu
,
e
dopo
io
!
-
Ebbene
,
-
disse
allora
il
burattino
,
-
facciamo
un
patto
da
buoni
amici
.
-
Sentiamo
il
patto
.
-
Leviamoci
tutt
'
e
due
il
berretto
nello
stesso
tempo
:
accetti
?
-
Accetto
.
-
Dunque
attenti
!
E
Pinocchio
cominciò
a
contare
a
voce
alta
:
-
Uno
!
Due
!
Tre
!
Alla
parola
tre
!
i
due
ragazzi
presero
i
loro
berretti
di
capo
e
li
gettarono
in
aria
.
E
allora
avvenne
una
scena
,
che
parrebbe
incredibile
,
se
non
fosse
vera
.
Avvenne
,
cioè
,
che
Pinocchio
e
Lucignolo
,
quando
si
videro
colpiti
tutt
'
e
due
dalla
medesima
disgrazia
,
invece
di
restar
mortificati
e
dolenti
,
cominciarono
ad
ammiccarsi
i
loro
orecchi
smisuratamente
cresciuti
,
e
dopo
mille
sguaiataggini
finirono
col
dare
in
una
bella
risata
.
E
risero
,
risero
,
risero
da
doversi
reggere
il
corpo
:
se
non
che
,
sul
più
bello
del
ridere
,
Lucignolo
tutt
'
a
un
tratto
si
chetò
,
e
barcollando
e
cambiando
colore
,
disse
all
'
amico
:
-
Aiuto
,
aiuto
,
Pinocchio
!
-
Che
cos
'
hai
?
-
Ohimè
.
Non
mi
riesce
più
di
star
ritto
sulle
gambe
.
-
Non
mi
riesce
più
neanche
a
me
,
-
gridò
Pinocchio
,
piangendo
e
traballando
.
E
mentre
dicevano
così
,
si
piegarono
tutt
'
e
due
carponi
a
terra
e
,
camminando
con
le
mani
e
coi
piedi
,
cominciarono
a
girare
e
a
correre
per
la
stanza
.
E
intanto
che
correvano
,
i
loro
bracci
diventarono
zampe
,
i
loro
visi
si
allungarono
e
diventarono
musi
e
le
loro
schiene
si
coprirono
di
un
pelame
grigiolino
chiaro
,
brizzolato
di
nero
.
Ma
il
momento
più
brutto
per
què
due
sciagurati
sapete
quando
fu
?
Il
momento
più
brutto
e
più
umiliante
fu
quello
quando
sentirono
spuntarsi
di
dietro
la
coda
.
Vinti
allora
dalla
vergogna
e
dal
dolore
,
si
provarono
a
piangere
e
a
lamentarsi
del
loro
destino
.
Non
l
'
avessero
mai
fatto
!
Invece
di
gemiti
e
di
lamenti
,
mandavano
fuori
dei
ragli
asinini
:
e
ragliando
sonoramente
,
facevano
tutt
'
e
due
coro
:
j
-
a
,
j
-
a
,
j
-
a
.
In
quel
frattempo
fu
bussato
alla
porta
,
e
una
voce
di
fuori
disse
:
-
Aprite
!
Sono
l
'
Omino
,
sono
il
conduttore
del
carro
che
vi
portò
in
questo
paese
.
Aprite
subito
,
o
guai
a
voi
!
Diventato
un
ciuchino
vero
,
è
portato
a
vendere
,
e
lo
compra
il
direttore
di
una
compagnia
di
pagliacci
per
insegnargli
a
ballare
e
a
saltare
i
cerchi
;
ma
una
sera
azzoppisce
e
allora
lo
ricompra
un
altro
,
per
far
con
la
sua
pelle
un
tamburo
.
Vedendo
che
la
porta
non
si
apriva
,
l
'
Omino
la
spalancò
con
un
violentissimo
calcio
:
ed
entrato
che
fu
nella
stanza
,
disse
col
suo
solito
risolino
a
Pinocchio
e
a
Lucignolo
:
-
Bravi
ragazzi
!
Avete
ragliato
bene
,
e
io
vi
ho
subito
riconosciuti
alla
voce
.
E
per
questo
eccomi
qui
.
A
tali
parole
,
i
due
ciuchini
rimasero
mogi
mogi
,
colla
testa
giù
,
con
gli
orecchi
bassi
e
con
la
coda
fra
le
gambe
.
Da
principio
l
'
Omino
li
lisciò
,
li
accarezzò
,
li
palpeggiò
:
poi
,
tirata
fuori
la
striglia
,
cominciò
a
strigliarli
perbene
.
E
quando
a
furia
di
strigliarli
,
li
ebbe
fatti
lustri
come
due
specchi
,
allora
messe
loro
la
cavezza
e
li
condusse
sulla
piazza
del
mercato
,
con
la
speranza
di
venderli
e
di
beccarsi
un
discreto
guadagno
.
E
i
compratori
,
difatti
,
non
si
fecero
aspettare
.
Lucignolo
fu
comprato
da
un
contadino
,
a
cui
era
morto
il
somaro
il
giorno
avanti
,
e
Pinocchio
fu
venduto
al
direttore
di
una
compagnia
di
pagliacci
e
di
saltatori
di
corda
,
il
quale
lo
comprò
per
ammaestrarlo
e
per
farlo
poi
saltare
e
ballare
insieme
con
le
altre
bestie
della
compagnia
.
E
ora
avete
capito
,
miei
piccoli
lettori
,
qual
era
il
bel
mestiere
che
faceva
l
'
Omino
?
Questo
brutto
mostriciattolo
,
che
aveva
una
fisionomia
tutta
latte
e
miele
,
andava
di
tanto
in
tanto
con
un
carro
a
girare
per
il
mondo
:
strada
facendo
raccoglieva
con
promesse
e
con
moine
tutti
i
ragazzi
svogliati
,
che
avevano
a
noia
i
libri
e
le
scuole
:
e
dopo
averli
caricati
sul
suo
carro
,
li
conduceva
nel
Paese
dei
Balocchi
,
perché
passassero
tutto
il
loro
tempo
in
giochi
,
in
chiassate
e
in
divertimenti
.
Quando
poi
quei
poveri
ragazzi
illusi
,
a
furia
di
baloccarsi
sempre
e
di
non
studiare
mai
,
diventavano
tanti
ciuchini
,
allora
tutto
allegro
e
contento
s
'
impadroniva
di
loro
e
li
portava
a
vendere
sulle
fiere
e
sui
mercati
.
E
così
in
pochi
anni
aveva
fatto
fior
di
quattrini
ed
era
diventato
milionario
.
Quel
che
accadesse
di
Lucignolo
,
non
lo
so
:
so
,
per
altro
,
che
Pinocchio
andò
incontro
fin
dai
primi
giorni
a
una
vita
durissima
e
strapazzata
.
Quando
fu
condotto
nella
stalla
,
il
nuovo
padrone
gli
empì
la
greppia
di
paglia
:
ma
Pinocchio
,
dopo
averne
assaggiata
una
boccata
,
la
risputò
.
Allora
il
padrone
,
brontolando
,
gli
empì
la
greppia
di
fieno
:
ma
neppure
il
fieno
gli
piacque
.
-
Ah
!
non
ti
piace
neppure
il
fieno
?
-
gridò
il
padrone
imbizzito
.
-
Lascia
fare
,
ciuchino
bello
,
che
se
hai
dei
capricci
per
il
capo
,
penserò
io
a
levarteli
!
...
E
a
titolo
di
correzione
,
gli
affibbiò
subito
una
frustata
nelle
gambe
.
Pinocchio
dal
gran
dolore
,
cominciò
a
piangere
e
a
ragliare
,
e
ragliando
,
disse
:
-
J
-
a
,
j
-
a
,
la
paglia
non
la
posso
digerire
!
...
-
Allora
mangia
il
fieno
!
-
replicò
il
padrone
che
intendeva
benissimo
il
dialetto
asinino
.
-
J
-
a
,
j
-
a
,
il
fieno
mi
fa
dolere
il
corpo
!
...
-
Pretenderesti
,
dunque
,
che
un
somaro
,
par
tuo
,
lo
dovessi
mantenere
a
petti
di
pollo
e
cappone
in
galantina
?
-
soggiunse
il
padrone
arrabbiandosi
sempre
più
e
affibbiandogli
una
seconda
frustata
.
A
quella
seconda
frustata
Pinocchio
,
per
prudenza
,
si
chetò
subito
e
non
disse
altro
.
Intanto
la
stalla
fu
chiusa
e
Pinocchio
rimase
solo
:
e
perché
erano
molte
ore
che
non
aveva
mangiato
cominciò
a
sbadigliare
dal
grande
appetito
.
E
,
sbadigliando
,
spalancava
una
bocca
che
pareva
un
forno
.
Alla
fine
,
non
trovando
altro
nella
greppia
,
si
rassegnò
a
masticare
un
po
'
di
fieno
:
e
dopo
averlo
masticato
ben
bene
,
chiuse
gli
occhi
e
lo
tirò
giù
.
-
Questo
fieno
non
è
cattivo
,
-
poi
disse
dentro
di
sé
,
-
ma
quanto
sarebbe
stato
meglio
che
avessi
continuato
a
studiare
!
...
A
quest
'
ora
,
invece
di
fieno
,
potrei
mangiare
un
cantuccio
di
pan
fresco
e
una
bella
fetta
di
salame
!
...
Pazienza
!
La
mattina
dopo
,
svegliandosi
,
cercò
subito
nella
greppia
un
altro
po
'
di
fieno
;
ma
non
lo
trovò
perché
l
'
aveva
mangiato
tutto
nella
notte
.
Allora
prese
una
boccata
di
paglia
tritata
:
ma
in
quel
mentre
che
la
masticava
si
dovè
accorgere
che
il
sapore
della
paglia
tritata
non
somigliava
punto
né
al
risotto
alla
milanese
né
ai
maccheroni
alla
napoletana
.
-
Pazienza
!
-
ripetè
,
continuando
a
masticare
.
-
Che
almeno
la
mia
disgrazia
possa
servire
di
lezione
a
tutti
i
ragazzi
disobbedienti
e
che
non
hanno
voglia
di
studiare
.
Pazienza
!
...
pazienza
!
-
Pazienza
un
corno
!
-
urlò
il
padrone
,
entrando
in
quel
momento
nella
stalla
.
-
Credi
forse
,
mio
bel
ciuchino
,
ch
'
io
ti
abbia
comprato
unicamente
per
darti
da
bere
e
da
mangiare
?
Io
ti
ho
comprato
perché
tu
lavori
e
perché
tu
mi
faccia
guadagnare
molti
quattrini
.
Su
,
dunque
,
da
bravo
!
Vieni
con
me
nel
Circo
,
e
là
ti
insegnerà
a
saltare
i
cerchi
,
a
rompere
col
capo
le
botti
di
foglio
e
a
ballaré
il
valzer
e
la
polca
,
stando
ritto
sulle
gambe
di
dietro
.
Il
povero
Pinocchio
,
per
amore
o
per
forza
,
dovè
imparare
tutte
queste
bellissime
cose
;
ma
,
per
impararle
,
gli
ci
vollero
tre
mesi
di
lezioni
,
e
molte
frustate
da
levare
il
pelo
.
Venne
finalmente
il
giorno
,
in
cui
il
suo
padrone
poté
annunziare
uno
spettacolo
veramente
straordinario
.
I
cartelloni
di
vario
colore
,
attaccati
alle
cantonate
delle
strade
,
dicevano
cosi
:
Quella
sera
,
come
potete
figurarvelo
,
un
'
ora
prima
che
cominciasse
lo
spettacolo
,
il
teatro
era
pieno
stipato
.
Non
si
trovava
più
né
un
posto
distinto
,
né
un
palco
,
nemmeno
a
pagarlo
a
peso
d
'
oro
.
Le
gradinate
del
Circo
formicolavano
di
bambini
,
di
bambine
e
di
ragazzi
di
tutte
le
età
,
che
avevano
la
febbre
addosso
per
la
smania
di
veder
ballare
il
famoso
ciuchino
Pinocchio
.
Finita
la
prima
parte
dello
spettacolo
,
il
direttore
della
compagnia
,
vestito
in
giubba
nera
,
calzoni
bianchi
a
coscia
e
stivaloni
di
pelle
fin
sopra
ai
ginocchi
,
si
presentò
all
'
affollatissimo
pubblico
,
e
,
fatto
un
grande
inchino
,
recitò
con
molta
solennità
il
seguente
spropositato
discorso
:
"
Rispettabile
pubblico
,
cavalieri
e
dame
!
L
'
umile
sottoscritto
essendo
di
passaggio
per
questa
illustre
metropolitana
,
ho
voluto
procrearmi
l
'
onore
nonché
il
piacere
di
presentare
a
questo
intelligente
e
cospicuo
uditorio
un
celebre
ciuchino
,
che
ebbe
già
l
'
onore
di
ballare
al
cospetto
di
Sua
Maestà
l
'
Imperatore
di
tutte
le
Corti
principali
d
'
Europa
.
"
E
col
ringraziandoli
,
aiutateci
della
vostra
animatrice
presenza
e
compatiteci
!
"
Questo
discorso
fu
accolto
da
molte
risate
e
da
molti
applausi
:
ma
gli
applausi
raddoppiarono
e
diventarono
una
specie
di
uragano
alla
comparsa
del
ciuchino
Pinocchio
in
mezzo
al
Circo
.
Egli
era
tutto
agghindato
a
festa
.
Aveva
una
briglia
nuova
di
pelle
lustra
,
con
fibbie
e
borchie
d
'
ottone
;
due
camelie
bianche
agli
orecchi
;
la
criniera
divisa
in
tanti
riccioli
legati
con
fiocchettini
d
'
argento
attraverso
alla
vita
,
e
la
coda
tutta
intrecciata
con
nastri
di
velluto
amaranto
e
celeste
.
Era
,
insomma
,
un
ciuchino
da
innamorare
!
Il
direttore
,
nel
presentarlo
al
pubblico
,
aggiunse
queste
parole
:
"
Miei
rispettabili
auditori
!
Non
starò
qui
a
farvi
menzogne
delle
grandi
difficoltà
da
me
soppressate
per
comprendere
e
soggiogare
questo
mammifero
,
mentre
pascolava
liberamente
di
montagna
in
montagna
nelle
pianure
della
zona
torrida
.
Osservate
,
vi
prego
,
quanta
selvaggina
trasudi
dà
suoi
occhi
,
conciossiaché
essendo
riusciti
vanitosi
tutti
i
mezzi
per
addomesticarlo
al
vivere
dei
quadrupedi
civili
,
ho
dovuto
più
volte
ricorrere
all
'
affabile
dialetto
della
frusta
.
Ma
ogni
mia
gentilezza
invece
di
farmi
da
lui
benvolere
,
me
ne
ha
maggiormente
cattivato
l
'
animo
.
Io
però
,
seguendo
il
sistema
di
Galles
,
trovai
nel
suo
cranio
una
piccola
cartagine
ossea
che
la
stessa
Facoltà
Medicea
di
Parigi
riconobbe
essere
quello
il
bulbo
rigeneratore
dei
capelli
e
della
danza
pirrica
.
E
per
questo
io
lo
volli
ammaestrare
nel
ballo
nonché
nei
relativi
salti
dei
cerchi
e
delle
botti
foderate
di
foglio
.
Ammiratelo
,
e
poi
giudicatelo
!
Prima
però
di
prendere
cognato
da
voi
,
permettete
,
o
signori
,
che
io
v
'
inviti
al
diurno
spettacolo
di
domani
sera
:
ma
nell
'
apoteosi
che
il
tempo
piovoso
minacciasse
acqua
,
allora
lo
spettacolo
invece
di
domani
sera
,
sarà
posticipato
a
domattina
,
alle
ore
undici
antimeridiane
del
pomeriggio
"
.
E
qui
il
direttore
fece
un
'
altra
profondissima
riverenza
:
quindi
rivolgendosi
a
Pinocchio
,
gli
disse
:
-
Animo
,
Pinocchio
!
...
Avanti
di
dar
principio
ai
vostri
esercizi
,
salutate
questo
rispettabile
pubblico
,
cavalieri
,
dame
e
ragazzi
!
Pinocchio
,
ubbidiente
,
piegò
subito
i
due
ginocchi
davanti
,
fino
a
terra
,
e
rimase
inginocchiato
fino
a
tanto
che
il
direttore
,
schioccando
la
frusta
,
non
gli
gridò
:
-
Al
passo
!
Allora
il
ciuchino
si
rizzò
sulle
quattro
gambe
,
e
cominciò
a
girare
intorno
al
Circo
,
camminando
sempre
di
passo
.
Dopo
un
poco
il
direttore
grido
:
-
Al
trotto
!
-
e
Pinocchio
,
ubbidiente
al
comando
,
cambiò
il
passo
in
trotto
.
-
Al
galoppo
!
...
-
e
Pinocchio
staccò
il
galoppo
.
-
Alla
carriera
!
-
e
Pinocchio
si
dette
a
correre
di
gran
carriera
.
Ma
in
quella
che
correva
come
un
barbero
,
il
direttore
,
alzando
il
braccio
in
aria
,
scaricò
un
colpo
di
pistola
.
A
quel
colpo
il
ciuchino
,
fingendosi
ferito
,
cadde
disteso
nel
Circo
,
come
se
fosse
moribondo
davvero
.
Rizzatosi
da
terra
,
in
mezzo
a
uno
scoppio
di
applausi
,
d
'
urli
e
di
battimani
,
che
andavano
alle
stelle
,
gli
venne
naturalmente
di
alzare
la
testa
e
di
guardare
in
su
...
e
guardando
,
vide
in
un
palco
una
bella
signora
,
che
aveva
al
collo
una
grossa
collana
d
'
oro
,
dalla
quale
pendeva
un
medaglione
.
Nel
medaglione
c
'
era
dipinto
il
ritratto
d
'
un
burattino
.
-
Quel
ritratto
è
il
mio
!
...
quella
signora
è
la
Fata
!
-
disse
dentro
di
sé
Pinocchio
,
riconoscendola
subito
:
e
lasciandosi
vincere
dalla
gran
contentezza
,
si
provò
a
gridare
:
-
Oh
Fatina
mia
!
oh
Fatina
mia
!
Ma
invece
di
queste
parole
,
gli
uscì
dalla
gola
un
raglio
cosi
sonoro
e
prolungato
,
che
fece
ridere
tutti
gli
spettatori
,
e
segnatamente
tutti
i
ragazzi
che
erano
in
teatro
.
Allora
il
direttore
,
per
insegnargli
e
per
fargli
intendere
che
non
è
buona
creanza
mettersi
a
ragliare
in
faccia
al
pubblico
,
gli
diè
col
manico
della
frusta
una
bacchettata
sul
naso
.
Il
povero
ciuchino
,
tirato
fuori
un
palmo
di
lingua
,
durò
a
leccarsi
il
naso
almeno
cinque
minuti
,
credendo
forse
così
di
rasciugarsi
il
dolore
che
aveva
sentito
.
Ma
quale
fu
la
sua
disperazione
quando
,
voltandosi
in
su
una
seconda
volta
,
vide
che
il
palco
era
vuoto
e
che
la
Fata
era
sparita
!
...
Si
sentì
come
morire
:
gli
occhi
gli
si
empirono
di
lacrime
e
cominciò
a
piangere
dirottamente
.
Nessuno
però
se
ne
accorse
e
,
meno
degli
altri
,
il
direttore
,
il
quale
,
anzi
,
schioccando
la
frusta
,
gridò
:
-
Da
bravo
,
Pinocchio
!
Ora
farete
vedere
a
questi
signori
con
quanta
grazia
sapete
saltare
i
cerchi
.
Pinocchio
si
provò
due
o
tre
volte
:
ma
ogni
volta
che
arrivava
davanti
al
cerchio
,
invece
di
attraversarlo
,
ci
passava
più
comodamente
di
sotto
.
Alla
fine
spiccò
un
salto
e
l
'
attraversò
:
ma
le
gambe
di
dietro
gli
rimasero
disgraziatamente
impigliate
nel
cerchio
:
motivo
per
cui
ricadde
in
terra
dall
'
altra
parte
tutto
in
un
fascio
.
Quando
si
rizzò
,
era
azzoppito
,
e
a
malapena
poté
ritornare
alla
scuderia
.
-
Fuori
Pinocchio
!
Vogliamo
il
ciuchino
!
Fuori
il
ciuchino
!
-
gridavano
i
ragazzi
dalla
platea
,
impietositi
e
commossi
al
tristissimo
caso
.
Ma
il
ciuchino
per
quella
sera
non
si
fece
rivedere
.
La
mattina
dopo
il
veterinario
,
ossia
il
medico
delle
bestie
,
quando
l
'
ebbe
visitato
,
dichiarò
che
sarebbe
rimasto
zoppo
per
tutta
la
vita
.
Allora
il
direttore
disse
al
suo
garzone
di
stalla
:
-
Che
vuoi
tu
che
mi
faccia
d
'
un
somaro
zoppo
?
Sarebbe
un
mangiapane
a
ufo
.
Portalo
dunque
in
piazza
e
rivendilo
.
Arrivati
in
piazza
,
trovarono
subito
il
compratore
,
il
quale
domandò
al
garzone
di
stalla
:
-
Quanto
vuoi
di
cotesto
ciuchino
zoppo
?
-
Venti
lire
.
-
Io
ti
do
venti
soldi
.
Non
credere
che
io
lo
compri
per
servirmene
:
lo
compro
unicamente
per
la
sua
pelle
.
Vedo
che
ha
la
pelle
molto
dura
,
e
con
la
sua
pelle
voglio
fare
un
tamburo
per
la
banda
musicale
del
mio
paese
.
Lascio
pensare
a
voi
,
ragazzi
,
il
bel
piacere
che
fu
per
il
povero
Pinocchio
,
quando
sentì
che
era
destinato
a
diventare
un
tamburo
!
Fatto
sta
che
il
compratore
,
appena
pagati
i
venti
soldi
,
condusse
il
ciuchino
sopra
uno
scoglio
ch
'
era
sulla
riva
del
mare
;
e
messogli
un
sasso
al
collo
e
legatolo
per
una
zampa
con
una
fune
che
teneva
in
mano
,
gli
diè
improvvisamente
uno
spintone
e
lo
gettò
nell
'
acqua
.
Pinocchio
,
con
quel
macigno
al
collo
,
andò
subito
a
fondo
;
e
il
compratore
,
tenendo
sempre
stretta
in
mano
la
fune
,
si
pose
a
sedere
sullo
scoglio
,
aspettando
che
il
ciuchino
avesse
tutto
il
tempo
di
morire
affogato
,
per
poi
levargli
la
pelle
.
Pinocchio
,
gettato
in
mare
,
è
mangiato
dai
pesci
e
ritorna
ad
essere
un
burattino
come
prima
;
ma
mentre
nuota
per
salvarsi
,
è
ingoiato
dal
terribile
Pesce
-
cane
.
Dopo
cinquanta
minuti
che
il
ciuchino
era
sott
'
acqua
,
il
compratore
disse
,
discorrendo
da
sé
solo
:
-
A
quest
'
ora
il
mio
povero
ciuchino
zoppo
deve
essere
bell
'
affogato
.
Ritiriamolo
dunque
su
,
e
facciamo
con
la
sua
pelle
questo
bel
tamburo
.
E
cominciò
a
tirare
la
fune
,
con
la
quale
lo
aveva
legato
per
una
gamba
:
e
tira
,
tira
,
tira
,
alla
fine
vide
apparire
a
fior
d
'
acqua
...
indovinate
?
Invece
di
un
ciuchino
morto
,
vide
apparire
a
fior
d
'
acqua
un
burattino
vivo
che
scodinzolava
come
un
'
anguilla
.
Vedendo
quel
burattino
di
legno
,
il
pover
'
uomo
credé
di
sognare
e
rimase
lì
intontito
,
a
bocca
aperta
e
con
gli
occhi
fuori
della
testa
.
Riavutosi
un
poco
dal
suo
primo
stupore
,
disse
piangendo
e
balbettando
:
-
E
il
ciuchino
che
ho
gettato
in
mare
dov
'
è
?
-
Quel
ciuchino
son
io
!
-
rispose
il
burattino
,
ridendo
.
-
Tu
?
-
Io
.
-
Ah
!
mariuolo
!
Pretenderesti
forse
burlarti
di
me
?
-
Burlarmi
di
voi
?
Tutt
'
altro
,
caro
padrone
:
io
vi
parlo
sul
serio
.
-
Ma
come
mai
tu
,
che
poco
fa
eri
un
ciuchino
,
ora
,
stando
nell
'
acqua
sei
diventato
un
burattino
di
legno
?
...
-
Sarà
effetto
dell
'
acqua
del
mare
.
Il
mare
ne
fa
di
questi
scherzi
.
-
Bada
,
burattino
,
bada
!
...
Non
credere
di
divertirti
alle
mie
spalle
.
Guai
a
te
,
se
mi
scappa
la
pazienza
.
-
Ebbene
,
padrone
:
volete
sapere
tutta
la
vera
storia
?
Scioglietemi
questa
gamba
e
io
ve
la
racconterò
.
Quel
buon
pasticcione
del
compratore
,
curioso
di
conoscere
la
vera
storia
,
gli
sciolse
subito
il
nodo
della
fune
,
che
lo
teneva
legato
:
e
allora
Pinocchio
,
trovandosi
libero
come
un
uccello
nell
'
aria
prese
a
dirgli
così
:
-
Sappiate
dunque
che
io
ero
un
burattino
di
legno
come
sono
oggi
:
ma
mi
trovavo
a
tocco
e
non
tocco
di
diventare
un
ragazzo
,
come
in
questo
mondo
ce
n
'
è
tanti
:
se
non
che
per
la
mia
poca
voglia
di
studiare
e
per
dar
retta
ai
cattivi
compagni
,
scappai
di
casa
...
e
un
bel
giorno
,
svegliandomi
,
mi
trovai
cambiato
in
un
somaro
con
tanto
di
orecchi
...
e
con
tanto
di
coda
!
...
Che
vergogna
fu
quella
per
me
!
...
Una
vergogna
,
caro
padrone
,
che
Sant
'
Antonio
benedetto
non
la
faccia
provare
neppure
a
voi
!
Portato
a
vendere
sul
mercato
degli
asini
,
fui
comprato
dal
Direttore
di
una
compagnia
equestre
,
il
quale
si
messe
in
capo
di
far
di
me
un
gran
ballerino
e
un
gran
saltatore
di
cerchi
;
ma
una
sera
durante
lo
spettacolo
,
feci
in
teatro
una
brutta
cascata
,
e
rimasi
zoppo
da
tutt
'
e
due
le
gambe
.
Allora
il
direttore
non
sapendo
che
cosa
farsi
d
'
un
asino
zoppo
,
mi
mandò
a
rivendere
,
e
voi
mi
avete
comprato
!
-
Pur
troppo
!
E
ti
ho
pagato
venti
soldi
.
E
ora
chi
mi
rende
i
miei
poveri
venti
soldi
?
-
E
perché
mi
avete
comprato
?
Voi
mi
avete
comprato
per
fare
con
la
mia
pelle
un
tamburo
!
...
un
tamburo
!
...
-
Pur
troppo
!
...
E
ora
dove
troverò
un
'
altra
pelle
?
-
Non
vi
date
alla
disperazione
,
padrone
.
Dei
ciuchini
ce
n
'
è
tanti
,
in
questo
mondo
!
-
Dimmi
,
monello
impertinente
:
e
la
tua
storia
finisce
qui
?
-
No
,
-
rispose
il
burattino
,
-
ci
sono
altre
due
parole
,
e
poi
è
finita
.
Dopo
avermi
comprato
,
mi
avete
condotto
in
questo
luogo
per
uccidermi
;
ma
poi
,
cedendo
a
un
sentimento
pietoso
d
'
umanità
,
avete
preferito
di
legarmi
un
sasso
al
collo
e
di
gettarmi
in
fondo
al
mare
.
Questo
sentimento
di
delicatezza
vi
onora
moltissimo
,
e
io
ve
ne
serberò
eterna
riconoscenza
.
Per
altro
,
caro
padrone
,
questa
volta
avete
fatto
i
vostri
conti
senza
la
Fata
...
-
E
chi
è
questa
Fata
?
-
E
la
mia
mamma
,
la
quale
somiglia
a
tutte
quelle
buone
mamme
,
che
vogliono
un
gran
bene
ai
loro
ragazzi
e
non
li
perdono
mai
d
'
occhio
,
e
li
assistono
amorosamente
in
ogni
disgrazia
,
anche
quando
questi
ragazzi
,
per
le
loro
scapataggini
e
per
i
loro
cattivi
portamenti
,
meriterebbero
di
essere
abbandonati
e
lasciati
in
balia
a
se
stessi
.
Dicevo
,
dunque
,
che
la
buona
Fata
,
appena
mi
vide
in
pericolo
di
affogare
,
mandò
subito
intorno
a
me
un
branco
infinito
di
pesci
,
i
quali
credendomi
davvero
un
ciuchino
bell
'
e
morto
,
cominciarono
a
mangiarmi
!
E
che
bocconi
che
facevano
!
Non
avrei
mai
creduto
che
i
pesci
fossero
più
ghiotti
anche
dei
ragazzi
!
Chi
mi
mangiò
gli
orecchi
,
chi
mi
mangiò
il
muso
,
chi
il
collo
e
la
criniera
,
chi
la
pelle
delle
zampe
,
chi
la
pelliccia
della
schiena
...
e
fra
gli
altri
,
vi
fu
un
pesciolino
cosi
garbato
,
che
si
degnò
perfino
di
mangiarmi
la
coda
.
-
Da
oggi
in
poi
,
-
disse
il
compratore
inorridito
,
-
faccio
giuro
di
non
assaggiar
più
carne
di
pesce
.
Mi
dispiacerebbe
troppo
di
aprire
una
triglia
o
un
nasello
fritto
e
di
trovargli
in
corpo
una
coda
di
ciuco
!
-
Io
la
penso
come
voi
,
-
replicò
il
burattino
,
ridendo
.
-
Del
resto
,
dovete
sapere
che
quando
i
pesci
ebbero
finito
di
mangiarmi
tutta
quella
buccia
asinina
,
che
mi
copriva
dalla
testa
ai
piedi
,
arrivarono
,
-
com
'
è
naturale
,
all
'
osso
...
o
per
dir
meglio
,
arrivarono
al
legno
,
perché
,
come
vedete
,
io
son
fatto
di
legno
durissimo
.
Ma
dopo
dati
i
primi
morsi
,
quei
pesci
ghiottoni
si
accorsero
subito
che
il
legno
non
era
ciccia
per
i
loro
denti
,
e
nauseati
da
questo
cibo
indigesto
se
ne
andarono
chi
in
qua
chi
in
là
,
senza
voltarsi
nemmeno
a
dirmi
grazie
...
Ed
eccovi
raccontato
come
qualmente
voi
,
tirando
su
la
fune
,
avete
trovato
un
burattino
vivo
,
invece
d
'
un
ciuchino
morto
.
-
Io
mi
rido
della
tua
storia
,
-
gridò
il
compratore
imbestialito
.
-
Io
so
che
ho
speso
venti
soldi
per
comprarti
,
e
rivoglio
i
miei
quattrini
.
Sai
che
cosa
farò
?
Ti
porterò
daccapo
al
mercato
,
e
ti
rivenderò
a
peso
di
legno
stagionato
per
accendere
il
fuoco
nel
caminetto
.
-
Rivendetemi
pure
:
io
sono
contento
,
-
disse
Pinocchio
.
Ma
nel
dir
cosi
,
fece
un
bel
salto
e
schizzò
in
mezzo
all
'
acqua
.
E
nuotando
allegramente
e
allontanandosi
dalla
spiaggia
,
gridava
al
povero
compratore
:
-
Addio
,
padrone
;
se
avete
bisogno
di
una
pelle
per
fare
un
tamburo
,
ricordatevi
di
me
.
E
poi
rideva
e
seguitava
a
nuotare
:
e
dopo
un
poco
,
rivoltandosi
indietro
,
urlava
più
forte
:
-
Addio
,
padrone
:
se
avete
bisogno
di
un
po
'
di
legno
stagionato
,
per
accendere
il
caminetto
,
ricordatevi
di
me
.
Fatto
sta
che
in
un
batter
d
'
occhio
si
era
tanto
allontanato
,
che
non
si
vedeva
quasi
più
:
ossia
,
si
vedeva
solamente
sulla
superficie
del
mare
un
puntolino
nero
,
che
di
tanto
in
tanto
rizzava
le
gambe
fuori
dell
'
acqua
e
faceva
capriole
e
salti
,
come
un
delfino
in
vena
di
buonumore
.
Intanto
che
Pinocchio
nuotava
alla
ventura
,
vide
in
mezzo
al
mare
uno
scoglio
che
pareva
di
marmo
bianco
:
e
su
in
cima
allo
scoglio
,
una
bella
Caprettina
che
belava
amorosamente
e
gli
faceva
segno
di
avvicinarsi
.
La
cosa
più
singolare
era
questa
:
che
la
lana
della
Caprettina
,
invece
di
esser
bianca
,
o
nera
,
o
pallata
di
due
colori
,
come
quella
delle
altre
capre
,
era
invece
turchina
,
ma
d
'
un
color
turchino
sfolgorante
,
che
rammentava
moltissimo
i
capelli
della
bella
Bambina
.
Lascio
pensare
a
voi
se
il
cuore
del
povero
Pinocchio
cominciò
a
battere
più
forte
!
Raddoppiando
di
forza
e
di
energia
si
diè
a
nuotare
verso
lo
scoglio
bianco
:
ed
era
già
a
mezza
strada
,
quando
ecco
uscir
fuori
dall
'
acqua
e
venirgli
incontro
una
orribile
testa
di
mostro
marino
,
con
la
bocca
spalancata
,
come
una
voragine
,
e
tre
filari
di
zanne
che
avrebbero
fatto
paura
anche
a
vederle
dipinte
.
E
sapete
chi
era
quel
mostro
marino
?
Quel
mostro
marino
era
né
più
né
meno
quel
gigantesco
Pesce
-
cane
,
ricordato
più
volte
in
questa
storia
,
e
che
per
le
sue
stragi
e
per
la
sua
insaziabile
voracità
,
veniva
soprannominato
"
l
'
Attila
dei
pesci
e
dei
pescatori
"
.
Immaginatevi
lo
spavento
del
povero
Pinocchio
alla
vista
del
mostro
.
Cerco
di
scansarlo
,
di
cambiare
strada
:
cercò
di
fuggire
:
ma
quella
immensa
bocca
spalancata
gli
veniva
sempre
incontro
con
la
velocità
di
una
saetta
.
-
Affrettati
,
Pinocchio
,
per
carità
!
-
gridava
belando
la
bella
Caprettina
.
E
Pinocchio
nuotava
disperatamente
con
le
braccia
,
col
petto
,
con
le
gambe
e
coi
piedi
.
-
Corri
,
Pinocchio
,
perché
il
mostro
si
avvicina
!
E
Pinocchio
,
raccogliendo
tutte
le
sue
forze
,
raddoppiava
di
lena
nella
corsa
.
-
Bada
,
Pinocchio
!
...
il
mostro
ti
raggiunge
!
...
Eccolo
!
...
Eccolo
!
...
Affrettati
per
carità
,
o
sei
perduto
!
...
E
Pinocchio
a
nuotar
più
lesto
che
mai
,
e
via
,
e
via
,
e
via
,
come
andrebbe
una
palla
di
fucile
.
E
già
era
presso
lo
scoglio
,
e
già
la
Caprettina
,
spenzolandosi
tutta
sul
mare
,
gli
porgeva
le
sue
zampine
davanti
per
aiutarlo
a
uscire
dall
'
acqua
!
Ma
oramai
era
tardi
!
Il
mostro
lo
aveva
raggiunto
:
il
mostro
,
tirando
il
fiato
a
sé
,
si
bevve
il
povero
burattino
,
come
avrebbe
bevuto
un
uovo
di
gallina
:
e
lo
inghiottì
con
tanta
violenza
e
con
tanta
avidità
,
che
Pinocchio
,
cascando
giù
in
corpo
al
Pesce
-
cane
,
battè
un
colpo
cosi
screanzato
,
da
restarne
sbalordito
per
un
quarto
d
'
ora
.
Quando
ritornò
in
sé
da
quello
sbigottimento
,
non
sapeva
raccapezzarsi
,
nemmeno
lui
,
in
che
mondo
si
fosse
.
Intorno
a
sé
c
'
era
da
ogni
parte
un
gran
buio
:
ma
un
buio
così
nero
e
profondo
,
che
gli
pareva
di
essere
entrato
col
capo
in
un
calamaio
pieno
d
'
inchiostro
.
Stette
in
ascolto
e
non
senti
nessun
rumore
:
solamente
di
tanto
in
tanto
sentiva
battersi
nel
viso
alcune
grandi
buffate
di
vento
.
Da
principio
non
sapeva
intendere
da
dove
quel
vento
uscisse
:
ma
poi
capì
che
usciva
dai
polmoni
del
mostro
.
Perché
bisogna
sapere
che
il
Pesce
-
cane
soffriva
moltissimo
d
'
asma
,
e
quando
respirava
,
pareva
proprio
che
tirasse
la
tramontana
.
Pinocchio
,
sulle
prime
,
s
'
ingegnò
di
farsi
un
poco
di
coraggio
:
ma
quand
'
ebbe
la
prova
e
la
riprova
di
trovarsi
chiuso
in
corpo
al
mostro
marino
allora
cominciò
a
piangere
e
a
strillare
:
e
piangendo
diceva
:
-
Aiuto
!
aiuto
!
Oh
povero
me
!
Non
c
'
è
nessuno
che
venga
a
salvarmi
?
-
Chi
vuoi
che
ti
salvi
,
disgraziato
?
...
-
disse
in
quel
buio
una
vociaccia
fessa
di
chitarra
scordata
.
-
Chi
è
che
parla
cosi
?
-
domandò
Pinocchio
,
sentendosi
gelare
dallo
spavento
.
-
Sono
io
!
sono
un
povero
Tonno
,
inghiottito
dal
Pesce
-
cane
insieme
con
te
.
E
tu
che
pesce
sei
?
-
Io
non
ho
che
vedere
nulla
coi
pesci
.
Io
sono
un
burattino
.
-
E
allora
,
se
non
sei
un
pesce
,
perché
ti
sei
fatto
inghiottire
dal
mostro
?
-
Non
son
io
,
che
mi
son
fatto
inghiottire
:
gli
è
lui
che
mi
ha
inghiottito
!
Ed
ora
che
cosa
dobbiamo
fare
qui
al
buio
?
...
-
Rassegnarsi
e
aspettare
che
il
Pesce
-
cane
ci
abbia
digeriti
tutt
'
e
due
!
...
-
Ma
io
non
voglio
esser
digerito
!
-
urlò
Pinocchio
,
ricominciando
a
piangere
.
-
Neppure
io
vorrei
esser
digerito
,
-
soggiunse
il
Tonno
,
-
ma
io
sono
abbastanza
filosofo
e
mi
consolo
pensando
che
,
quando
si
nasce
Tonni
,
c
'
è
più
dignità
a
morir
sott
'
acqua
che
sott
'
olio
!
...
-
Scioccherie
!
-
gridò
Pinocchio
.
-
La
mia
è
un
'
opinione
,
-
replicò
il
Tonno
,
-
e
le
opinioni
,
come
dicono
i
Tonni
politici
,
vanno
rispettate
!
-
Insomma
...
io
voglio
andarmene
di
qui
...
io
voglio
fuggire
...
-
Fuggi
,
se
ti
riesce
!
...
-
è
molto
grosso
questo
Pesce
-
cane
che
ci
ha
inghiottiti
?
-
domandò
il
burattino
.
-
Figurati
che
il
suo
corpo
è
più
lungo
di
un
chilometro
,
senza
contare
la
coda
.
Nel
tempo
che
facevano
questa
conversazione
al
buio
,
parve
a
Pinocchio
di
veder
lontan
lontano
una
specie
di
chiarore
.
-
Che
cosa
sarà
mai
quel
lumicino
lontano
lontano
?
-
disse
Pinocchio
.
-
Sarà
qualche
nostro
compagno
di
sventura
,
che
aspetterà
come
noi
il
momento
di
esser
digerito
!
....
-
Voglio
andare
a
trovarlo
.
Non
potrebbe
darsi
il
caso
che
fosse
qualche
vecchio
pesce
capace
di
insegnarmi
la
strada
per
fuggire
?
-
Io
te
l
'
auguro
di
cuore
,
caro
burattino
.
-
Addio
,
Tonno
.
-
Addio
,
burattino
;
e
buona
fortuna
.
-
Dove
ci
rivedremo
?
...
-
Chi
lo
sa
?
...
è
meglio
non
pensarci
neppure
!
Pinocchio
ritrova
in
corpo
al
Pesce
-
cane
...
Chi
ritrova
?
Leggete
questo
capitolo
e
lo
saprete
.
Pinocchio
,
appena
che
ebbe
detto
addio
al
suo
buon
amico
Tonno
,
si
mosse
brancolando
in
mezzo
a
quel
buio
,
e
cominciò
a
camminare
a
tastoni
dentro
il
corpo
del
Pesce
-
cane
,
avviandosi
un
passo
dietro
l
'
altro
verso
quel
piccolo
chiarore
che
vedeva
baluginare
lontano
lontano
.
E
nel
camminare
sentì
che
i
suoi
piedi
sguazzavano
in
una
pozzanghera
d
'
acqua
grassa
e
sdrucciolona
,
e
quell
'
acqua
sapeva
di
un
odore
così
acuto
di
pesce
fritto
che
gli
pareva
di
essere
a
mezza
quaresima
.
E
più
andava
avanti
,
e
più
il
chiarore
si
faceva
rilucente
e
distinto
:
finché
,
cammina
cammina
,
alla
fine
arrivò
:
e
quando
fu
arrivato
...
che
cosa
trovò
?
Ve
lo
do
a
indovinare
in
mille
:
trovò
una
piccola
tavola
apparecchiata
,
con
sopra
una
candela
accesa
infilata
in
una
bottiglia
di
cristallo
verde
,
e
seduto
a
tavola
un
vecchiettino
tutto
bianco
,
come
se
fosse
di
neve
o
di
panna
montata
,
il
quale
se
ne
stava
lì
biascicando
alcuni
pesciolini
vivi
,
ma
tanto
vivi
,
che
alle
volte
mentre
li
mangiava
,
gli
scappavano
perfino
di
bocca
.
A
quella
vista
il
povero
Pinocchio
ebbe
un
'
allegrezza
così
grande
e
così
inaspettata
,
che
ci
mancò
un
ette
non
cadesse
in
delirio
.
Voleva
ridere
,
voleva
piangere
,
voleva
dire
un
monte
di
cose
;
e
invece
mugolava
confusamente
e
balbettava
delle
parole
tronche
e
sconclusionate
.
Finalmente
gli
riuscì
di
cacciar
fuori
un
grido
di
gioia
e
spalancando
le
braccia
e
gettandosi
al
collo
del
vecchietto
,
cominciò
a
urlare
:
-
Oh
!
babbino
mio
!
finalmente
vi
ho
ritrovato
!
Ora
poi
non
vi
lascio
più
,
mai
più
,
mai
più
!
-
Dunque
gli
occhi
mi
dicono
il
vero
?
-
replicò
il
vecchietto
stropicciandosi
gli
occhi
,
-
Dunque
tu
sé
proprio
il
mì
caro
Pinocchio
?
-
Sì
,
sì
,
sono
io
,
proprio
io
!
E
voi
mi
avete
digià
perdonato
,
non
è
vero
?
Oh
!
babbino
mio
,
come
siete
buono
!
...
e
pensare
che
io
,
invece
...
Oh
!
ma
se
sapeste
quante
disgrazie
mi
son
piovute
sul
capo
e
quante
cose
mi
son
andate
per
traverso
!
Figuratevi
che
il
giorno
che
voi
,
povero
babbino
,
col
vendere
la
vostra
casacca
mi
compraste
l
'
Abbecedario
per
andare
a
scuola
,
io
scappai
a
vedere
i
burattini
,
e
il
burattinaio
mi
voleva
mettere
sul
fuoco
perché
gli
cocessi
il
montone
arrosto
,
che
fu
quello
poi
che
mi
dette
cinque
monete
d
'
oro
,
perché
le
portassi
a
voi
,
ma
io
trovai
la
Volpe
e
il
Gatto
,
che
mi
condussero
all
'
osteria
del
Gambero
Rosso
dove
mangiarono
come
lupi
,
e
partito
solo
di
notte
incontrai
gli
assassini
che
si
messero
a
corrermi
dietro
,
e
io
via
,
e
loro
dietro
,
e
io
via
e
loro
sempre
dietro
,
e
io
via
,
finché
m
'
impiccarono
a
un
ramo
della
Quercia
grande
,
dovecché
la
bella
Bambina
dai
capelli
turchini
mi
mandò
a
prendere
con
una
carrozzina
,
e
i
medici
,
quando
m
'
ebbero
visitato
,
dissero
subito
:
"
Se
non
è
morto
,
è
segno
che
è
sempre
vivo
"
,
e
allora
mi
scappò
detto
una
bugia
,
e
il
naso
cominciò
a
crescermi
e
non
mi
passava
più
dalla
porta
di
camera
,
motivo
per
cui
andai
con
la
Volpe
e
col
Gatto
a
sotterrare
le
quattro
monete
d
'
oro
,
che
una
l
'
avevo
spesa
all
'
osteria
,
e
il
pappagallo
si
messe
a
ridere
,
e
viceversa
di
duemila
monete
non
trovai
più
nulla
,
la
quale
il
giudice
quando
seppe
che
ero
stato
derubato
,
mi
fece
subito
mettere
in
prigione
,
per
dare
una
soddisfazione
ai
ladri
,
di
dove
,
col
venir
via
,
vidi
un
bel
grappolo
d
'
uva
in
un
campo
,
che
rimasi
preso
alla
tagliola
e
il
contadino
di
santa
ragione
mi
messe
il
collare
da
cane
perché
facessi
la
guardia
al
pollaio
,
che
riconobbe
la
mia
innocenza
e
mi
lasciò
andare
,
e
il
Serpente
,
colla
coda
che
gli
fumava
,
cominciò
a
ridere
e
gli
si
strappò
una
vena
sul
petto
e
cosi
ritornai
alla
Casa
della
bella
Bambina
,
che
era
morta
,
e
il
Colombo
vedendo
che
piangevo
mi
disse
:
"
Ho
visto
il
tù
babbo
che
si
fabbricava
una
barchettina
per
venirti
a
cercare
"
,
e
io
gli
dissi
:
"
Oh
!
se
avessi
l
'
ali
anch
'
io
"
,
e
lui
mi
disse
:
"
Vuoi
venire
dal
tuo
babbo
?
"
,
e
io
gli
dissi
:
"
Magari
!
ma
chi
mi
ci
porta
"
,
e
lui
mi
disse
:
"
Ti
ci
porto
io
"
,
e
io
gli
dissi
:
"
Come
?
"
,
e
lui
mi
disse
:
"
Montami
sulla
groppa
"
,
e
così
abbiamo
volato
tutta
la
notte
,
e
poi
la
mattina
tutti
i
pescatori
che
guardavano
verso
il
mare
mi
dissero
:
"
C
'
è
un
pover
'
uomo
in
una
barchetta
che
sta
per
affogare
"
,
e
io
da
lontano
vi
riconobbi
subito
,
perché
me
lo
diceva
il
core
,
e
vi
feci
cenno
di
tornare
alla
spiaggia
...
-
Ti
riconobbi
anch
'
io
,
-
disse
Geppetto
,
-
e
sarei
volentieri
tornato
alla
spiaggia
:
ma
come
fare
?
Il
mare
era
grosso
e
un
cavallone
m
'
arrovesciò
la
barchetta
.
Allora
un
orribile
Pesce
-
cane
che
era
lì
vicino
,
appena
m
'
ebbe
visto
nell
'
acqua
corse
subito
verso
di
me
,
e
tirata
fuori
la
lingua
,
mi
prese
pari
pari
,
e
m
'
inghiottì
come
un
tortellino
di
Bologna
.
-
E
quant
'
è
che
siete
chiuso
qui
dentro
?
-
domandò
Pinocchio
.
-
Da
quel
giorno
in
poi
,
saranno
oramai
due
anni
:
due
anni
,
Pinocchio
mio
,
che
mi
son
parsi
due
secoli
!
-
E
come
avete
fatto
a
campare
?
E
dove
avete
trovata
la
candela
?
E
i
fiammiferi
per
accenderla
,
chi
ve
li
ha
dati
?
-
Ora
ti
racconterò
tutto
.
Devi
dunque
sapere
che
quella
medesima
burrasca
,
che
rovesciò
la
mia
barchetta
,
fece
anche
affondare
un
bastimento
mercantile
.
I
marinai
si
salvarono
tutti
,
ma
il
bastimento
colò
a
fondo
e
il
solito
Pesce
-
cane
,
che
quel
giorno
aveva
un
appetito
eccellente
,
dopo
aver
inghiottito
me
,
inghiottì
anche
il
bastimento
...
-
Come
?
Lo
inghiottì
tutto
in
un
boccone
?
...
-
domandò
Pinocchio
maravigliato
.
-
Tutto
in
un
boccone
:
e
risputò
solamente
l
'
albero
maestro
,
perché
gli
era
rimasto
fra
i
denti
come
una
lisca
.
Per
mia
gran
fortuna
,
quel
bastimento
era
carico
di
carne
conservata
in
cassette
di
stagno
,
di
biscotto
,
ossia
di
pane
abbrostolito
,
di
bottiglie
di
vino
,
d
'
uva
secca
,
di
cacio
,
di
caffè
,
di
zucchero
,
di
candele
steariche
e
di
scatole
di
fiammiferi
di
cera
.
Con
tutta
questa
grazia
di
Dio
ho
potuto
campare
due
anni
:
ma
oggi
sono
agli
ultimi
sgoccioli
:
oggi
nella
dispensa
non
c
'
è
più
nulla
,
e
questa
candela
,
che
vedi
accesa
,
è
l
'
ultima
candela
che
mi
sia
rimasta
...
-
E
dopo
?
...
-
E
dopo
,
caro
mio
,
rimarremo
tutt
'
e
due
al
buio
.
-
Allora
,
babbino
mio
,
-
disse
Pinocchio
,
-
non
c
'
è
tempo
da
perdere
.
Bisogna
pensar
subito
a
fuggire
...
-
A
fuggire
?
...
e
come
?
-
Scappando
dalla
bocca
del
Pesce
-
cane
e
gettandosi
a
nuoto
in
mare
.
-
Tu
parli
bene
:
ma
io
,
caro
Pinocchio
,
non
so
nuotare
.
-
E
che
importa
?
...
Voi
mi
monterete
a
cavalluccio
sulle
spalle
e
io
,
che
sono
un
buon
nuotatore
,
vi
porterò
sano
e
salvo
fino
alla
spiaggia
.
-
Illusioni
,
ragazzo
mio
!
-
replicò
Geppetto
,
scotendo
il
capo
e
sorridendo
malinconicamente
.
-
Ti
par
egli
possibile
che
un
burattino
,
alto
appena
un
metro
,
come
sei
tu
,
possa
aver
tanta
forza
da
portarmi
a
nuoto
sulle
spalle
?
-
Provatevi
e
vedrete
!
A
ogni
modo
,
se
sarà
scritto
in
cielo
che
dobbiamo
morire
,
avremo
almeno
la
gran
consolazione
di
morire
abbracciati
insieme
.
E
senza
dir
altro
,
Pinocchio
prese
in
mano
la
candela
,
e
andando
avanti
per
far
lume
,
disse
al
suo
babbo
:
-
Venite
dietro
a
me
,
e
non
abbiate
paura
.
E
così
camminarono
un
bel
pezzo
,
e
traversarono
tutto
il
corpo
e
tutto
lo
stomaco
del
Pesce
-
cane
.
Ma
giunti
che
furono
al
punto
dove
cominciava
la
gran
gola
del
mostro
,
pensarono
bene
di
fermarsi
per
dare
un
'
occhiata
e
cogliere
il
momento
opportuno
alla
fuga
.
Ora
bisogna
sapere
che
il
Pesce
-
cane
,
essendo
molto
vecchio
e
soffrendo
d
'
asma
e
di
palpitazione
di
cuore
,
era
costretto
a
dormir
a
bocca
aperta
:
per
cui
Pinocchio
,
affacciandosi
al
principio
della
gola
e
guardando
in
su
,
poté
vedere
al
di
fuori
di
quell
'
enorme
bocca
spalancata
un
bel
pezzo
di
cielo
stellato
e
un
bellissimo
lume
di
luna
.
-
Questo
è
il
vero
momento
di
scappare
,
-
bisbigliò
allora
voltandosi
al
suo
babbo
.
-
Il
Pescecane
dorme
come
un
ghiro
:
il
mare
è
tranquillo
e
ci
si
vede
come
di
giorno
.
Venite
dunque
,
babbino
,
dietro
a
me
e
fra
poco
saremo
salvi
.
Detto
fatto
,
salirono
su
per
la
gola
del
mostro
marino
,
e
arrivati
in
quell
'
immensa
bocca
cominciarono
a
camminare
in
punta
di
piedi
sulla
lingua
;
una
lingua
così
larga
e
così
lunga
,
che
pareva
il
viottolone
d
'
un
giardino
.
E
già
stavano
lì
lì
per
fare
il
gran
salto
e
per
gettarsi
a
nuoto
nel
mare
,
quando
,
sul
più
bello
,
il
Pesce
-
cane
starnutì
,
e
nello
starnutire
,
dette
uno
scossone
così
violento
,
che
Pinocchio
e
Geppetto
si
trovarono
rimbalzati
all
'
indietro
e
scaraventati
novamente
in
fondo
allo
stomaco
del
mostro
.
Nel
grand
'
urto
della
caduta
la
candela
si
spense
,
e
padre
e
figliuolo
rimasero
al
buio
.
-
E
ora
?
...
-
domandò
Pinocchio
facendosi
serio
.
-
Ora
ragazzo
mio
,
siamo
bell
'
e
perduti
.
-
Perché
perduti
?
Datemi
la
mano
,
babbino
,
e
badate
di
non
sdrucciolare
!
...
-
Dove
mi
conduci
?
-
Dobbiamo
ritentare
la
fuga
.
Venite
con
me
e
non
abbiate
paura
.
Ciò
detto
,
Pinocchio
prese
il
suo
babbo
per
la
mano
:
e
camminando
sempre
in
punta
di
piedi
,
risalirono
insieme
su
per
la
gola
del
mostro
:
poi
traversarono
tutta
la
lingua
e
scavalcarono
i
tre
filari
di
denti
.
Prima
però
di
fare
il
gran
salto
,
il
burattino
disse
al
suo
babbo
:
-
Montatemi
a
cavalluccio
sulle
spalle
e
abbracciatemi
forte
forte
.
Al
resto
ci
penso
io
.
Appena
Geppetto
si
fu
accomodato
per
bene
sulle
spalle
del
figliuolo
,
Pinocchio
,
sicurissimo
del
fatto
suo
,
si
gettò
nell
'
acqua
e
cominciò
a
nuotare
.
Il
mare
era
tranquillo
come
un
olio
:
la
luna
splendeva
in
tutto
il
suo
chiarore
e
il
Pesce
-
cane
seguitava
a
dormire
di
un
sonno
così
profondo
,
che
non
l
'
avrebbe
svegliato
nemmeno
una
cannonata
.
Finalmente
Pinocchio
cessa
d
'
essere
un
burattino
e
diventa
un
ragazzo
.
Mentre
Pinocchio
nuotava
alla
svelta
per
raggiungere
la
spiaggia
,
si
accorse
che
il
suo
babbo
,
il
quale
gli
stava
a
cavalluccio
sulle
spalle
e
aveva
le
gambe
mezze
nell
'
acqua
,
tremava
fitto
fitto
,
come
se
al
pover
'
uomo
gli
battesse
la
febbre
terzana
.
Tremava
di
freddo
o
di
paura
?
Chi
lo
sa
?
Forse
un
po
'
dell
'
uno
e
un
po
'
dell
'
altro
.
Ma
Pinocchio
,
credendo
che
quel
tremito
fosse
di
paura
,
gli
disse
per
confortarlo
:
-
Coraggio
babbo
!
Fra
pochi
minuti
arriveremo
a
terra
e
saremo
salvi
.
-
Ma
dov
'
è
questa
spiaggia
benedetta
?
-
domandò
il
vecchietto
diventando
sempre
più
inquieto
,
e
appuntando
gli
occhi
,
come
fanno
i
sarti
quando
infilano
l
'
ago
.
-
Eccomi
qui
,
che
guardo
da
tutte
le
parti
,
e
non
vedo
altro
che
cielo
e
mare
.
-
Ma
io
vedo
anche
la
spiaggia
,
-
disse
il
burattino
.
-
Per
vostra
regola
io
sono
come
i
gatti
:
ci
vedo
meglio
di
notte
che
di
giorno
.
Il
povero
Pinocchio
faceva
finta
di
essere
di
buonumore
:
ma
invece
...
Invece
cominciava
a
scoraggiarsi
:
le
forze
gli
scemavano
,
il
suo
respiro
diventava
grosso
e
affannoso
...
insomma
non
ne
poteva
più
,
la
spiaggia
era
sempre
lontana
.
Nuotò
finché
ebbe
fiato
:
poi
si
voltò
col
capo
verso
Geppetto
,
e
disse
con
parole
interrotte
:
-
Babbo
mio
,
aiutatemi
...
perché
io
muoio
!
E
il
padre
e
il
figliuolo
erano
oramai
sul
punto
di
affogare
,
quando
udirono
una
voce
di
chitarra
scordata
che
disse
:
-
Chi
è
che
muore
?
-
Sono
io
e
il
mio
povero
babbo
!
...
-
Questa
voce
la
riconosco
!
Tu
sei
Pinocchio
!
...
-
Preciso
:
e
tu
?
-
Io
sono
il
Tonno
,
il
tuo
compagno
di
prigionia
in
corpo
al
Pesce
-
cane
.
-
E
come
hai
fatto
a
scappare
?
-
Ho
imitato
il
tuo
esempio
.
Tu
sei
quello
che
mi
hai
insegnato
la
strada
,
e
dopo
te
,
sono
fuggito
anch
'
io
.
-
Tonno
mio
,
tu
capiti
proprio
a
tempo
!
Ti
prego
per
l
'
amor
che
porti
ai
Tonnini
tuoi
figliuoli
:
aiutaci
,
o
siamo
perduti
.
-
Volentieri
e
con
tutto
il
cuore
.
Attaccatevi
tutt
'
e
due
alla
mia
coda
,
e
lasciatevi
guidare
.
In
quattro
minuti
vi
condurrò
alla
riva
.
Geppetto
e
Pinocchio
,
come
potete
immaginarvelo
accettarono
subito
l
'
invito
:
ma
invece
di
attaccarsi
alla
coda
,
giudicarono
più
comodo
di
mettersi
addirittura
a
sedere
sulla
groppa
del
Tonno
.
-
Siamo
troppo
pesi
?
...
-
gli
domandò
Pinocchio
.
-
Pesi
?
Neanche
per
ombra
;
mi
par
di
avere
addosso
due
gusci
di
conchiglia
,
-
rispose
il
Tonno
,
il
quale
era
di
una
corporatura
così
grossa
e
robusta
,
da
parere
un
vitello
di
due
anni
.
Giunti
alla
riva
,
Pinocchio
saltò
a
terra
il
primo
,
per
aiutare
il
suo
babbo
a
fare
altrettanto
;
poi
si
voltò
al
Tonno
,
e
con
voce
commossa
gli
disse
:
-
Amico
mio
,
tu
hai
salvato
il
mio
babbo
!
Dunque
non
ho
parole
per
ringraziarti
abbastanza
!
Permetti
almeno
che
ti
dia
un
bacio
in
segno
di
riconoscenza
eterna
!
...
Il
Tonno
cacciò
il
muso
fuori
dall
'
acqua
,
e
Pinocchio
,
piegandosi
coi
ginocchi
a
terra
,
gli
posò
un
affettuosissimo
bacio
sulla
bocca
.
A
questo
tratto
di
spontanea
e
vivissima
tenerezza
,
il
povero
Tonno
,
che
non
c
'
era
avvezzo
,
si
sentì
talmente
commosso
,
che
vergognandosi
a
farsi
veder
piangere
come
un
bambino
,
ricacciò
il
capo
sott
'
acqua
e
sparì
.
Intanto
s
'
era
fatto
giorno
.
Allora
Pinocchio
,
offrendo
il
suo
braccio
a
Geppetto
,
che
aveva
appena
il
fiato
di
reggersi
in
piedi
,
gli
disse
:
-
Appoggiatevi
pure
al
mio
braccio
,
caro
babbino
,
e
andiamo
.
Cammineremo
pian
pianino
come
le
formicole
,
e
quando
saremo
stanchi
ci
riposeremo
lungo
la
via
.
-
E
dove
dobbiamo
andare
?
-
domandò
Geppetto
.
-
In
cerca
di
una
casa
o
d
'
una
capanna
,
dove
ci
diano
per
carità
un
boccon
di
pane
e
un
po
'
di
paglia
che
ci
serva
da
letto
.
Non
avevano
ancora
fatti
cento
passi
,
che
videro
seduti
sul
ciglione
della
strada
due
brutti
ceffi
,
i
quali
stavano
lì
in
atto
di
chiedere
l
'
elemosina
.
Erano
il
Gatto
e
la
Volpe
:
ma
non
si
riconoscevano
più
da
quelli
d
'
una
volta
.
Figuratevi
che
il
Gatto
,
a
furia
di
fingersi
cieco
,
aveva
finito
coll
'
accecare
davvero
:
e
la
Volpe
invecchiata
,
intignata
e
tutta
perduta
da
una
parte
,
non
aveva
più
nemmeno
la
coda
.
Così
è
.
Quella
trista
ladracchiola
,
caduta
nella
più
squallida
miseria
,
si
trovò
costretta
un
bel
giorno
a
vendere
perfino
la
sua
bellissima
coda
a
un
merciaio
ambulante
,
che
la
comprò
per
farsene
uno
scacciamosche
.
-
O
Pinocchio
,
-
gridò
la
Volpe
con
voce
di
piagnisteo
,
-
fai
un
po
'
di
carità
a
questi
due
poveri
infermi
.
-
Infermi
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Addio
,
mascherine
!
-
rispose
il
burattino
.
-
Mi
avete
ingannato
una
volta
,
e
ora
non
mi
ripigliate
più
.
-
Credilo
,
Pinocchio
,
che
oggi
siamo
poveri
e
disgraziati
davvero
!
-
Davvero
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Se
siete
poveri
,
ve
lo
meritate
.
Ricordatevi
del
proverbio
che
dice
:
"
I
quattrini
rubati
non
fanno
mai
frutto
"
.
Addio
,
mascherine
!
-
Abbi
compassione
di
noi
!
...
-
Di
noi
!
...
-
Addio
,
mascherine
!
Ricordatevi
del
proverbio
che
dice
:
"
La
farina
del
diavolo
va
tutta
in
crusca
"
.
-
Non
ci
abbandonare
!
...
-
...
are
!
-
ripetè
il
Gatto
.
-
Addio
,
mascherine
!
Ricordatevi
del
proverbio
che
dice
:
"
Chi
ruba
il
mantello
al
suo
prossimo
,
per
il
solito
muore
senza
camicia
"
.
E
così
dicendo
,
Pinocchio
e
Geppetto
seguitarono
tranquillamente
per
la
loro
strada
:
finché
,
fatti
altri
cento
passi
,
videro
in
fondo
a
una
viottola
in
mezzo
ai
campi
una
bella
capanna
tutta
di
paglia
,
e
col
tetto
coperto
d
'
embrici
e
di
mattoni
.
-
Quella
capanna
dev
'
essere
abitata
da
qualcuno
,
-
disse
Pinocchio
.
-
Andiamo
là
e
bussiamo
.
Difatti
andarono
,
e
bussarono
alla
porta
.
-
Chi
è
?
-
disse
una
vocina
di
dentro
.
-
Siamo
un
povero
babbo
e
un
povero
figliuolo
,
senza
pane
e
senza
tetto
,
-
rispose
il
burattino
.
-
Girate
la
chiave
,
e
la
porta
si
aprirà
,
-
disse
la
solita
vocina
.
Pinocchio
girò
la
chiave
,
e
la
porta
si
apri
.
Appena
entrati
dentro
,
guardarono
di
qua
,
guardarono
di
là
,
e
non
videro
nessuno
.
-
O
il
padrone
della
capanna
dov
'
è
?
-
disse
Pinocchio
maravigliato
.
-
Eccomi
quassù
!
Babbo
e
figliuolo
si
voltarono
subito
verso
il
soffitto
,
e
videro
sopra
un
travicello
il
Grillo
-
parlante
:
-
Oh
!
mio
caro
Grillino
,
-
disse
Pinocchio
salutandolo
garbatamente
.
-
Ora
mi
chiami
il
"
tuo
caro
Grillino
"
,
non
è
vero
?
Ma
ti
rammenti
di
quando
,
per
scacciarmi
di
casa
tua
,
mi
tirasti
un
martello
di
legno
?
...
-
Hai
ragione
,
Grillino
!
Scaccia
anche
me
...
tira
anche
a
me
un
martello
di
legno
:
ma
abbi
pietà
del
mio
povero
babbo
...
-
Io
avrò
pietà
del
babbo
e
anche
del
figliuolo
:
ma
ho
voluto
rammentarti
il
brutto
garbo
ricevuto
,
per
insegnarti
che
in
questo
mondo
,
quando
si
può
,
bisogna
mostrarsi
cortesi
con
tutti
,
se
vogliamo
esser
ricambiati
con
pari
cortesia
nei
giorni
del
bisogno
.
-
Hai
ragione
,
Grillino
,
hai
ragione
da
vendere
e
io
terrò
a
mente
la
lezione
che
mi
hai
data
.
Ma
mi
dici
come
hai
fatto
a
comprarti
questa
bella
capanna
?
-
Questa
capanna
mi
è
stata
regalata
ieri
da
una
graziosa
capra
,
che
aveva
la
lana
d
'
un
bellissimo
colore
turchino
.
-
E
la
capra
dov
'
è
andata
?
-
-
Non
lo
so
.
-
E
quando
ritornerà
?
...
-
domandò
Pinocchio
,
con
vivissima
curiosità
.
-
Non
ritornerà
mai
.
Ieri
è
partita
tutta
afflitta
,
e
,
belando
,
pareva
che
dicesse
:
"
Povero
Pinocchio
...
oramai
non
lo
rivedrò
più
...
il
Pesce
-
cane
a
quest
'
ora
l
'
avrà
bell
'
e
divorato
!..."
.
-
Ha
detto
proprio
così
?
...
Dunque
era
lei
!
...
Era
lei
!
...
era
la
mia
cara
Fatina
!
...
-
cominciò
a
urlare
Pinocchio
,
singhiozzando
e
piangendo
dirottamente
.
Quand
'
ebbe
pianto
ben
bene
,
si
rasciugò
gli
occhi
e
,
preparato
un
buon
lettino
di
paglia
,
vi
distese
sopra
il
vecchio
Geppetto
.
Poi
domandò
al
Grillo
-
parlante
:
-
Dimmi
,
Grillino
:
dove
potrei
trovare
un
bicchiere
di
latte
per
il
mio
povero
babbo
?
-
Tre
campi
distante
di
qui
c
'
è
l
'
ortolano
Giangio
,
che
tiene
le
mucche
.
Và
da
lui
e
troverai
il
latte
,
che
cerchi
.
Pinocchio
andò
di
corsa
a
casa
dell
'
ortolano
Giangio
;
ma
l
'
ortoiano
gli
disse
:
-
Quanto
ne
vuoi
del
latte
?
-
Ne
voglio
un
bicchiere
pieno
.
-
Un
bicchiere
di
latte
costa
un
soldo
.
Comincia
intanto
dal
darmi
il
soldo
.
-
Non
ho
nemmeno
un
centesimo
,
-
rispose
Pinocchio
tutto
mortificato
e
dolente
.
-
Male
,
burattino
mio
,
-
replicò
l
'
ortolano
.
-
Se
tu
non
hai
nemmeno
un
centesimo
,
io
non
ho
nemmeno
un
dito
di
latte
.
-
Pazienza
!
-
disse
Pinocchio
e
fece
l
'
atto
di
andarsene
.
-
Aspetta
un
po
'
,
-
disse
Giangio
.
-
Fra
te
e
me
ci
possiamo
accomodare
.
Vuoi
adattarti
a
girare
il
bindolo
?
-
Che
cos
'
è
il
bindolo
?
-
Gli
è
quell
'
ordigno
di
legno
,
che
serve
a
tirar
su
l
'
acqua
dalla
cisterna
,
per
annaffiare
gli
ortaggi
.
-
Mi
proverò
...
-
Dunque
,
tirami
su
cento
secchie
d
'
acqua
e
io
ti
regalerò
in
compenso
un
bicchiere
di
latte
.
-
Sta
bene
.
Giangio
condusse
il
burattino
nell
'
orto
e
gl
'
insegnò
la
maniera
di
girare
il
bindolo
.
Pinocchio
si
pose
subito
al
lavoro
;
ma
prima
di
aver
tirato
su
le
cento
secchie
d
'
acqua
,
era
tutto
grondante
di
sudore
dalla
testa
ai
piedi
.
Una
fatica
a
quel
modo
non
l
'
aveva
durata
mai
.
-
Finora
questa
fatica
di
girare
il
bindolo
,
-
disse
l
'
ortolano
,
-
l
'
ho
fatta
fare
al
mio
ciuchino
:
ma
oggi
quel
povero
animale
è
in
fin
di
vita
.
-
Mi
menate
a
vederlo
?
-
disse
Pinocchio
.
-
Volentieri
.
Appena
che
Pinocchio
fu
entrato
nella
stalla
vide
un
bel
ciuchino
disteso
sulla
paglia
,
rifinito
dalla
fame
e
dal
troppo
lavoro
.
Quando
l
'
ebbe
guardato
fisso
fisso
,
disse
dentro
di
sé
,
turbandosi
:
-
Eppure
quel
ciuchino
lo
conosco
!
Non
mi
è
fisonomia
nuova
!
E
chinatosi
fino
a
lui
,
gli
domandò
in
dialetto
asinino
:
-
Chi
sei
?
A
questa
domanda
,
il
ciuchino
apri
gli
occhi
moribondi
,
e
rispose
balbettando
nel
medesimo
dialetto
:
-
Sono
Lu
...
ci
...
gno
...
lo
.
E
dopo
richiuse
gli
occhi
e
spirò
.
-
Oh
!
povero
Lucignolo
!
-
disse
Pinocchio
a
mezza
voce
:
e
presa
una
manciata
di
paglia
,
si
rasciugò
una
lacrima
che
gli
colava
giù
per
il
viso
.
-
Ti
commovi
tanto
per
un
asino
che
non
ti
costa
nulla
?
-
disse
l
'
ortolano
.
-
Che
cosa
dovrei
far
io
che
lo
comprai
a
quattrini
contanti
?
-
Vi
dirò
...
era
un
mio
amico
!
...
-
Tuo
amico
?
-
Un
mio
compagno
di
scuola
!
...
-
Come
?
!
-
urlò
Giangio
dando
in
una
gran
risata
.
-
Come
?
!
avevi
dei
somari
per
compagni
di
scuola
!
...
Figuriamoci
i
belli
studi
che
devi
aver
fatto
!
...
Il
burattino
,
sentendosi
mortificato
da
quelle
parole
,
non
rispose
:
ma
prese
il
suo
bicchiere
di
latte
quasi
caldo
,
e
se
ne
tornò
alla
capanna
.
E
da
quel
giorno
in
poi
,
continuò
più
di
cinque
mesi
a
levarsi
ogni
mattina
,
prima
dell
'
alba
,
per
andare
a
girare
il
bindolo
,
e
guadagnare
così
quel
bicchiere
di
latte
,
che
faceva
tanto
bene
alla
salute
cagionosa
del
suo
babbo
.
Né
si
contentò
di
questo
:
perché
a
tempo
avanzato
,
imparò
a
fabbricare
anche
i
canestri
e
i
panieri
di
giunco
:
e
coi
quattrini
che
ne
ricavava
,
provvedeva
con
moltissimo
giudizio
a
tutte
le
spese
giornaliere
.
Fra
le
altre
cose
,
costruì
da
sé
stesso
un
elegante
carrettino
per
condurre
a
spasso
il
suo
babbo
alle
belle
giornate
,
e
per
fargli
prendere
una
boccata
d
'
aria
.
Nelle
veglie
poi
della
sera
,
si
esercitava
a
leggere
e
a
scrivere
.
Aveva
comprato
nel
vicino
paese
per
pochi
centesimi
un
grosso
libro
,
al
quale
mancavano
il
frontespizio
e
l
'
indice
,
e
con
quello
faceva
la
sua
lettura
.
Quanto
allo
scrivere
,
si
serviva
di
un
fuscello
temperato
a
uso
penna
;
e
non
avendo
né
calamaio
né
inchiostro
,
lo
intingeva
in
una
boccettina
ripiena
di
sugo
di
more
e
di
ciliege
.
Fatto
sta
,
che
con
la
sua
buona
volontà
d
'
ingegnarsi
,
di
lavorare
e
di
tirarsi
avanti
,
non
solo
era
riuscito
a
mantenere
quasi
agiatamente
il
suo
genitore
sempre
malaticcio
,
ma
per
di
più
aveva
potuto
mettere
da
parte
anche
quaranta
soldi
per
comprarsi
un
vestitino
nuovo
.
Una
mattina
disse
a
suo
padre
:
-
Vado
qui
al
mercato
vicino
,
a
comprarmi
una
giacchettina
,
un
berrettino
e
un
paio
di
scarpe
.
Quando
tornerò
a
casa
,
-
soggiunse
ridendo
,
-
sarò
vestito
così
bene
,
che
mi
scambierete
per
un
gran
signore
.
E
uscito
di
casa
,
cominciò
a
correre
tutto
allegro
e
contento
.
Quando
a
un
tratto
sentì
chiamarsi
per
nome
:
e
voltandosi
,
vide
una
bella
Lumaca
che
sbucava
fuori
della
siepe
.
-
Non
mi
riconosci
?
-
disse
la
Lumaca
.
-
Mi
pare
e
non
mi
pare
...
-
Non
ti
ricordi
di
quella
Lumaca
,
che
stava
per
cameriera
con
la
Fata
dai
capelli
turchini
?
Non
ti
rammenti
di
quella
volta
,
quando
scesi
a
farti
lume
e
che
tu
rimanesti
con
un
piede
confitto
nell
'
uscio
di
casa
?
-
Mi
rammento
di
tutto
,
-
gridò
Pinocchio
.
-
Rispondimi
subito
,
Lumachina
bella
:
dove
hai
lasciato
la
mia
buona
Fata
?
Che
fa
?
Mi
ha
perdonato
?
Si
ricorda
sempre
di
me
?
Mi
vuol
sempre
bene
?
E
'
molto
lontana
da
qui
?
Potrei
andare
a
trovarla
?
A
tutte
queste
domande
fatte
precipitosamente
e
senza
ripigliar
fiato
,
la
Lumaca
rispose
con
la
sua
solita
flemma
:
-
Pinocchio
mio
!
La
povera
Fata
giace
in
un
fondo
di
letto
allo
spedale
!
...
-
Allo
spedale
?
...
-
Pur
troppo
!
Colpita
da
mille
disgrazie
,
si
è
gravemente
ammalata
e
non
ha
più
da
comprarsi
un
boccon
di
pane
.
-
Davvero
?
...
Oh
!
Che
gran
dolore
che
mi
hai
dato
!
Oh
!
povera
Fatina
!
Povera
Fatina
!
Povera
Fatina
!
...
Se
avessi
un
milione
,
correrei
a
portarglielo
...
Ma
io
non
ho
che
quaranta
soldi
...
eccoli
qui
:
andavo
giusto
a
comprarmi
un
vestito
nuovo
.
Prendili
,
Lumaca
,
e
và
a
portarli
subito
alla
mia
buona
Fata
.
-
E
il
tuo
vestito
nuovo
?
...
-
Che
m
'
importa
del
vestito
nuovo
?
Venderei
anche
questi
cenci
che
ho
addosso
,
per
poterla
aiutare
!
Và
,
Lumaca
,
spicciati
:
e
fra
due
giorni
ritorna
qui
,
che
spero
di
poterti
dare
qualche
altro
soldo
.
Finora
ho
lavorato
per
mantenere
il
mio
babbo
:
da
oggi
in
là
,
lavorerò
cinque
ore
di
più
per
mantenere
anche
la
mia
buona
mamma
.
Addio
,
Lumaca
,
e
fra
due
giorni
ti
aspetto
.
La
Lumaca
,
contro
il
suo
costume
,
cominciò
a
correre
come
una
lucertola
nei
grandi
solleoni
d
'
agosto
.
Quando
Pinocchio
tornò
a
casa
,
il
suo
babbo
gli
domandò
:
-
E
il
vestito
nuovo
?
-
Non
m
'
è
stato
possibile
di
trovarne
uno
che
mi
tornasse
bene
.
Pazienza
!
...
Lo
comprerò
un
'
altra
volta
.
Quella
sera
Pinocchio
,
invece
di
vegliare
fino
alle
dieci
,
vegliò
fino
alla
mezzanotte
suonata
;
e
invece
di
far
otto
canestre
di
giunco
ne
fece
sedici
.
Poi
andò
a
letto
e
si
addormentò
.
E
nel
dormire
,
gli
parve
di
vedere
in
sogno
la
Fata
,
tutta
bella
e
sorridente
,
la
quale
,
dopo
avergli
dato
un
bacio
,
gli
disse
così
.
-
Bravo
Pinocchio
!
In
grazia
del
tuo
buon
cuore
,
io
ti
perdono
tutte
le
monellerie
che
hai
fatto
fino
a
oggi
.
I
ragazzi
che
assistono
amorosamente
i
propri
genitori
nelle
loro
miserie
e
nelle
loro
infermità
,
meritano
sempre
gran
lode
e
grande
affetto
,
anche
se
non
possono
esser
citati
come
modelli
d
'
ubbidienza
e
di
buona
condotta
.
Metti
giudizio
per
l
'
avvenire
,
e
sarai
felice
.
A
questo
punto
il
sogno
finì
,
e
Pinocchio
si
svegliò
con
tanto
d
'
occhi
spalancati
.
Ora
immaginatevi
voi
quale
fu
la
sua
maraviglia
quando
,
svegliandosi
,
si
accorse
che
non
era
più
un
burattino
di
legno
:
ma
che
era
diventato
,
invece
,
un
ragazzo
come
tutti
gli
altri
.
Dette
un
'
occhiata
all
'
intorno
e
invece
delle
solite
pareti
di
paglia
della
capanna
,
vide
una
bella
camerina
ammobiliata
e
agghindata
con
una
semplicità
quasi
elegante
.
Saltando
giù
dal
letto
,
trovò
preparato
un
bel
vestiario
nuovo
,
un
berretto
nuovo
e
un
paio
di
stivaletti
di
pelle
,
che
gli
tornavano
una
vera
pittura
.
Appena
si
fu
vestito
gli
venne
fatto
naturalmente
di
mettere
la
mani
nelle
tasche
e
tirò
fuori
un
piccolo
portamonete
d
'
avorio
,
sul
quale
erano
scritte
queste
parole
:
"
La
Fata
dai
capelli
turchini
restituisce
al
suo
caro
Pinocchio
i
quaranta
soldi
e
lo
ringrazia
tanto
del
suo
buon
cuore
"
.
Aperto
il
portamonete
,
invece
dei
quaranta
soldi
di
rame
,
vi
luccicavano
quaranta
zecchini
d
'
oro
,
tutti
nuovi
di
zecca
.
Dopo
andò
a
guardarsi
allo
specchio
,
e
gli
parve
d
'
essere
un
altro
.
Non
vide
più
riflessa
la
solita
immagine
della
marionetta
di
legno
,
ma
vide
l
'
immagine
vispa
e
intelligente
di
un
bel
fanciullo
coi
capelli
castagni
,
cogli
occhi
celesti
e
con
un
'
aria
allegra
e
festosa
come
una
pasqua
di
rose
.
In
mezzo
a
tutte
queste
meraviglie
,
che
si
succedevano
le
une
alle
altre
,
Pinocchio
non
sapeva
più
nemmeno
lui
se
era
desto
davvero
o
se
sognava
sempre
a
occhi
aperti
.
-
E
il
mio
babbo
dov
'
è
?
-
gridò
tutt
'
a
un
tratto
:
ed
entrato
nella
stanza
accanto
trovò
il
vecchio
Geppetto
sano
,
arzillo
e
di
buonumore
,
come
una
volta
,
il
quale
,
avendo
ripreso
subito
la
sua
professione
d
'
intagliatore
in
legno
,
stava
appunto
disegnando
una
bellissima
cornice
ricca
di
fogliami
,
di
fiori
e
di
testine
di
diversi
animali
.
-
Levatemi
una
curiosità
,
babbino
:
ma
come
si
spiega
tutto
questo
cambiamento
improvviso
?
-
gli
domandò
Pinocchio
saltandogli
al
collo
e
coprendolo
di
baci
.
-
Questo
improvviso
cambiamento
in
casa
nostra
è
tutto
merito
tuo
,
-
disse
Geppetto
.
-
Perché
merito
mio
?
...
-
Perché
quando
i
ragazzi
,
di
cattivi
diventano
buoni
,
hanno
la
virtù
di
far
prendere
un
aspetto
nuovo
e
sorridente
anche
all
'
interno
delle
loro
famiglie
.
-
E
il
vecchio
Pinocchio
di
legno
dove
si
sarà
nascosto
?
-
Eccolo
là
,
-
rispose
Geppetto
;
e
gli
accennò
un
grosso
burattino
appoggiato
a
una
seggiola
,
col
capo
girato
sur
una
parte
,
con
le
braccia
ciondoloni
e
con
le
gambe
incrocicchiate
e
ripiegate
a
mezzo
,
da
parere
un
miracolo
se
stava
ritto
.
Pinocchio
si
voltò
a
guardarlo
;
e
dopo
che
l
'
ebbe
guardato
un
poco
,
disse
dentro
di
sé
con
grandissima
compiacenza
:
-
Com
'
ero
buffo
,
quand
'
ero
un
burattino
!
...
e
come
ora
son
contento
di
essere
diventato
un
ragazzino
perbene
!
...